summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-27 07:57:04 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-27 07:57:04 -0800
commitf8eec0715483ad0627ed259b2938972c188a6ba1 (patch)
tree48a1141321318b6094443a5090176d291da8b035
parent3ccba5a879c714ba5a7bb61b0200088882cb6386 (diff)
NormalizeHEADmain
-rw-r--r--.gitattributes4
-rw-r--r--LICENSE.txt11
-rw-r--r--README.md2
-rw-r--r--old/60069-0.txt5478
-rw-r--r--old/60069-0.zipbin137319 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/60069-h.zipbin231504 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/60069-h/60069-h.htm8183
-rw-r--r--old/60069-h/images/cover.jpgbin87014 -> 0 bytes
8 files changed, 17 insertions, 13661 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes
new file mode 100644
index 0000000..d7b82bc
--- /dev/null
+++ b/.gitattributes
@@ -0,0 +1,4 @@
+*.txt text eol=lf
+*.htm text eol=lf
+*.html text eol=lf
+*.md text eol=lf
diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt
new file mode 100644
index 0000000..6312041
--- /dev/null
+++ b/LICENSE.txt
@@ -0,0 +1,11 @@
+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
diff --git a/README.md b/README.md
new file mode 100644
index 0000000..0299e36
--- /dev/null
+++ b/README.md
@@ -0,0 +1,2 @@
+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
+eBook #60069 (https://www.gutenberg.org/ebooks/60069)
diff --git a/old/60069-0.txt b/old/60069-0.txt
deleted file mode 100644
index a8cdd0c..0000000
--- a/old/60069-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,5478 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Ritratti letterari
-
-Author: Edmondo De Amicis
-
-Release Date: August 6, 2019 [EBook #60069]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- EDMONDO DE AMICIS
-
-
- _Ritratti Letterari_
-
-
- _Seconda edizione._
-
-
-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1881.
-
-
-
-
- Tip. Treves.
-
- _Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge
- e dalle convenzioni internazionali per riservare tutti i diritti di
- proprietà letteraria e di traduzione._
-
-
-
-
-ALFONSO DAUDET
-
-
-Il Daudet è lo scrittore francese più popolare in Italia dopo lo
-Zola. Molti, anzi, li mettono alla pari, e le nature miti antepongono
-all'autore dell'_Assommoir_ l'autore del _Nabab_, naturalista meno
-spietato. La differenza che passa fra loro è più nell'indole che
-nell'arte. Nell'arte impiegano tutti e due quella stessa «formola
-scientifica» che va predicando lo Zola; procedono quasi egualmente
-nell'analisi degli avvenimenti e dei personaggi; tengono lo stesso
-andamento, e quasi la stessa maniera di ripartizione nella descrizione,
-che è grandissima parte, e si potrebbe dire il fondo, dei romanzi
-di tutti e due; ed hanno somigliantissima la condotta del dialogo,
-benchè in quello del Daudet ci sia di più «l'accento e il gusto» della
-commedia. Alle volte, anzi, leggendo il Daudet, si ha per parecchie
-pagine un'illusione: si scorda lui e par di leggere l'altro, tanto
-il colore delle immagini, l'efficacia dei particolari più minuti, e
-il giro dei periodi, monchi dei verbi, e ingegnosamente cadenzati,
-son simili a quelli dello Zola. Ma in capo a poche pagine, vien
-fuori una pennellata, una nota musicale, un sorriso, che fa dire:
-no, è il Daudet. Lo stile dello Zola, come dice egli stesso, è più
-geometrico; quello del Daudet più snello e più di vena, ed anche
-più impennacchiato, che è pure il difetto che lo Zola trova nel
-proprio. Ci sono pagine del _Nabab_ e dei _Rois en exil_ che danno
-l'immagine di mazzi di fiori, o di fasci di zampilli percossi dal
-sole, o di quelle stoffe orientali rabescate d'oro così fittamente,
-che quasi non vi appare più il colore del tessuto; grandi periodi
-ondulati e sonori, qualche volta precipitosi, che travolgono il
-lettore, e sembrano sgorgati dalla bocca d'un oratore nel momento
-più ardente dell'improvvisazione; quantunque il Daudet non fatichi e
-non si tormenti meno dello Zola per dar forma al proprio pensiero.
-La descrizione dello Zola va più addentro alle cose; quella del
-Daudet è più vivace e meno diffusa, e senza dubbio meno grave al
-comune dei lettori. Lo Zola si compiace di provocare e di ferire in
-chi legge quella delicatezza di senso che a lui sembra prodotta da
-un concetto della convenienza artistica, falso e dannoso all'arte;
-il Daudet è meno brutale, usa dei riguardi, non credo per proposito,
-ma per effetto della natura propria ripugnante dagli eccessi. A ciò
-forse allude lo Zola quando dice, non senza malizia, a mio credere,
-che il Daudet ha più di lui quello che ci vuole per piacere alla
-maggioranza dei lettori. Lo Zola è più padrone di sè; il Daudet, di
-natura più meridionale, riesce meno a domarsi; fa capolino dietro
-ai suoi personaggi, interviene a giudicare, si lascia sfuggire delle
-approvazioni gioiose e degli sfoghi d'indignazione; non è sempre così
-impassibile e velato come quell'altro. In questo si ammira di più lo
-sforzo d'una mente poderosa e paziente; nel Daudet la spontaneità
-d'una natura ricca e geniale. Il Daudet è più amabile, lo Zola più
-potente; e lo prova il fatto che quello ritrae in qualche cosa da
-questo, e in specie negli ultimi lavori, ne porta qua e là, benchè
-vaga, l'impronta; mentre lo Zola, se pensa spesso, scrivendo, al suo
-rivale (com'io credo), non ne dà segno. Il naturalismo del Daudet
-è meno nero di quello dello Zola, perchè ha il colore della natura
-simpatica dell'artista: perciò il Daudet è più caro agli ottimisti e
-ai benevoli. Per quanto siano corrotti e scellerati la maggior parte
-dei personaggi, e tristi gli avvenimenti, pure il sentimento generale e
-durevole che ci lasciano i suoi romanzi, non è mai proprio sconsolante:
-a traverso al loro ordito di color fosco, si vede sempre un po' di
-barlume d'azzurro. È perchè nei romanzi del Daudet tengono una più
-grande parte quei «personaggi simpatici» che lo Zola appunto rimprovera
-agli autori drammatici, e che rimprovererebbe al Daudet medesimo, se
-la sua condizione di romanziere rivale, e perciò sospetto di gelosia,
-non gl'imponesse dei riguardi; è perchè il Daudet fa nei suoi romanzi
-una contrapposizione di buoni e di cattivi genii più soddisfacente, e
-per le proporzioni e per la forza, all'istinto generoso che ci porta a
-credere al bene; perchè, infine, egli fa un più largo campo, nei suoi
-libri, a quanto c'è di buono e di nobile nell'anima umana. Il Daudet
-vede il mondo meno scuro; dev'essere stato più felice che lo Zola
-nella sua vita, o avere una di quelle nature, sulle quali il dolore ha
-meno presa. Non vela il male; ma un poco, sia pure leggerissimamente,
-abbellisce il bene. È più affettuoso dello Zola: ha novelle e commedie
-riboccanti di affetto tenerissimo da un capo all'altro; e credo appunto
-che sia l'esempio potente dello Zola quello che gli fece mettere un po'
-più di nero sul roseo nei suoi ultimi scritti. Ed ha anche un'arte,
-se si può dire, più giovanile che lo Zola: gioca più di sorpresa, è
-più teatrale, più capriccioso nel rompere e nel riannodare le fila del
-romanzo, procede più a sbalzi, si abbandona più liberamente ai grilli
-della fantasia, e volteggia, e canta, e celia anche più sovente, e di
-miglior umore che lo Zola; fino a convertire, come fa qualche volta,
-i ritratti e le scene comiche in caricature. Lo Zola ha più di lui un
-qualche cosa di grave, di largamente basato e di macchinoso, che è nel
-Balzac. Bacone, applicando la sua sentenza sulle differenze dei libri,
-direbbe che i romanzi dello Zola si masticano e quelli del Daudet si
-inghiottiscono. Lo Zola è un formidabile artista, senza dubbio; ma
-bisogna riconoscere che ha un meraviglioso tocco di pennello anche
-questo fiammeggiante provenzale del Daudet. Lo Zola ha sviscerato
-più profondamente la natura e i costumi del popolo. Ma quel turbinìo
-vertiginoso e sonoro della vita elegante di Parigi, quella corsa
-sfrenata di donnette, di giovani scapigliati, di vecchi libertini, di
-scrocconi, di principi banditi e di ciarlatani, dall'alcova alla cena,
-al teatro, all'ippodromo, alla borsa, alla rovina, tra le bricconate
-e le buffonate e il lusso impudente e la stupida spensieratezza e le
-baraonde matte, nessuno l'ha descritto con un linguaggio più rapido,
-più variopinto, più trillante, più indiavolato, più proprio alla
-terribile leggerezza dell'argomento, che il Daudet. Egli non saprebbe
-forse descrivere il _train train_ della vita di tutti i giorni con
-la potenza dello Zola, che è più rigorosamente metodico, e sente più
-fortemente il particolare minuto; ma per contro ha certe cose sue
-proprie, in cui è maestro: narrazioni rapide d'avvenimenti drammatici,
-che schizzano fuoco, descrizioni abbarbaglianti e tumultuose, e scene
-comiche che strappano le risa dalle viscere, e certi abbandoni e
-divagamenti poetici che paion sogni, d'una grazia e d'un sentimento
-che innamora. E che belle opposizioni di caratteri iniqui, onesti,
-bizzarri e ameni; che stupenda screziatura di tinte fosche e di tinte
-rosate e di scintillamenti argentini nei suoi romanzi! Non si scordano
-più il Duca di Mora e Nabab, Séphora la bottegaia e Federica la regina,
-quel fanatico e generoso legittimista del Maubert e quell'abbominevole
-fantoccio di Cristiano II, e Sidonia, la perla falsa, e Clara, la perla
-vera, e l'illustre signor Dolabelle, tipo dei commedianti spiantati
-e presuntuosi, e Tom Lévis, tipo dei ruffiani principeschi, e quel
-nobilissimo e strano carattere dell'abate Germane, e quella povera
-e adorabile madre di Jansoulet. Certo il Daudet è un verista; ma
-quanti sdruci non fa nella teoria dello Zola! Anche lui, come dice il
-Goncourt, sente spesso il bisogno di sfuggire al reale, o piuttosto vi
-sfugge senz'avvedersene, forzato dalla sua natura poetica e affettuosa,
-e fa delle _culbutes dans le bleu_, e che _culbutes_! Fa quell'angelo
-purissimo di _Désirèe_, che sembra sbocciata dalla fantasia del
-Lamartine, e la famiglia di Joyeuse, che par tagliata netta da un
-romanzo di Carlo Dickens, e la virtù tutta di un pezzo della regina
-d'Illiria, e il fratello Jacques, d'una bontà più che umana; creature
-che non possono quasi comprendersi nemmeno in quella _realtà poetica_
-fino alla quale spinge le sue concessioni lo Zola. Ma che importa?
-Quel che ci perde in rigore il verismo, lo guadagna lui in simpatia.
-In tutti i suoi romanzi, ed anche nei più brevi suoi racconti, si
-sente ad ogni pagina il profumo d'un'anima nobile e gentile, che serba
-la sua bella serenità anche nella pittura dei più orrendi vizi, che
-sente la bellezza fin nelle più intime fibre, che vibra potentemente
-per ogni idea grande e per ogni grande affetto; aperta e limpida,
-piena di pietà per tutti i dolori, dominata da un sentimento netto
-e profondo del bene e del male, dotata d'un senso comico originale e
-simpatico che non si esprime nella risata plebea, ma in un sorriso fine
-e grazioso, e canzona amabilmente, senza schernire, in modo che ogni
-anima più delicata può sempre farvi eco, sicuro che non riderà mai di
-nulla di triste e di rispettabile. E il Daudet è giovane; forse salirà
-ancora per molti anni. C'è un pericolo non di meno: che per mantenersi
-il favore grande che s'è acquistato, egli sforzi il suo ingegno e lo
-pieghi alla curiosità e al gusto falso del pubblico, sia proseguendo
-la serie dei così detti romanzi â _allusions_, come i suoi ultimi
-due, che è la via più sicura per riuscire a grandi successi librarii
-a scapito dell'arte; sia spingendo anche più oltre quell'efflorescenza
-già soverchia di stile, che si nota principalmente nei _Rois en exil_,
-e che i critici di gusto lamentano, ricordando la bella semplicità
-efficace dei suoi scritti anteriori. È da sperarsi che sì arresti su
-questa china. Frattanto egli appartiene a quella famiglia di scrittori,
-a cui è difficile assegnare un grado nella gerarchia degli ingegni,
-perchè la simpatia che ispirano confonde gli argomenti del giudizio
-letterario. Ci sono ingegni grandi che preferiamo ai grandissimi, come
-edifizi gentili a enormi palazzi di granito. Perchè voler mettere ad
-ogni costo, anche su di loro, il numero d'ordine? Il meglio è lasciarli
-in disparte, dove si trovano; e questa necessità in cui ci mettono di
-ammirarli in una specie di solitudine, è forse il loro più bel titolo
-di gloria. Il Daudet è uno scrittore nato, di quelli, come dice il
-Foscolo, che hanno l'arte nei muscoli e nel midollo delle ossa, e la
-cui potenza risiede in qualche cosa di intimo che sfugge all'analisi.
-Fare i pedanti sull'arte sua, ripugnerebbe, come il criticare la forma
-di un fiore o le sfumature d'un'aurora. E in questa manìa universale
-di «uccider l'arte per vedere com'è fatta» è grato l'incontrare uno
-scrittore come il Daudet, che abbarbaglia e trascina, e fa piangere
-e ridere, e ci si pianta nel cuore, senza lasciarci tempo e modo di
-tormentar lui e noi coi ferri della critica, che tagliano anche dal
-manico. Noi pigliamo il Daudet com'è, con le sue deficienze e coi
-suoi difetti, ad occhi chiusi, facendogli festa amorosamente, come a
-un fratello glorioso. Un critico francese disse tempo fa che bisogna
-contentarsi del Daudet perchè non abbiamo dei genii. — E noi ce ne
-contentiamo — infinitamente.
-
- *
- * *
-
-Il Daudet, come la più parte degli scrittori celebri di Parigi, vive
-molto a sè: non va tra la gente che per studiare, perchè è uno di
-quegli artisti che si reggono più sopra l'osservazione che sopra
-l'immaginazione; ed è difficile arrivare a lui, non perchè faccia
-l'inaccessibile, ma perchè tra il teatro e il _Moniteur_ e i romanzi
-e gli amici e le mosche, ha quasi sempre la giornata presa. È come
-pigliare un biglietto per il _Nouvel-Opéra_, nelle grandi occasioni:
-bisogna pensarci una settimana prima. Sta al quarto piano, malgrado le
-ottanta edizioni del _Nabab_, in un quartierino che guarda sui giardini
-del Lussemburgo, famosi per convegni d'amanti; piccolo, ma pieno di
-luce e allegro, un vero nido di rondini, da cui si sentono appena i
-rumori della strada, che son rari. Non si può immaginare una casa di
-scrittore che corrisponda meglio alla natura dell'ingegno e dell'animo,
-ed anche alla persona del padrone. C'è tutta la varietà e la grazia
-d'ornamenti e di colori del suo stile, e la morbidezza della sua
-indole. Son due stanzine raccolte, quelle che io vidi, piene di fiori,
-di piccoli bronzi, d'oggettini giapponesi e d'acquerelli, che sul primo
-momento confondon la vista, come certe sue pagine fosforescenti: i
-divani e i seggioloni coperti di antiche stoffe a ricami argentati, i
-libri luccicanti di dorature: tutto nitido, piccolo e grazioso. L'amico
-che m'accompagnava mi disse nell'orecchio, accennando intorno: — Ci si
-vede la mano della donna. — E infatti non solamente l'aspetto della
-casa, ma qualcosa d'indefinibile che è nella persona e nei modi del
-Daudet fa indovinare la donna non solo, ma l'amore. Sono gradevolissimi
-quei pochi momenti che si passano nella casa d'uno scrittore ammirato
-e simpatico, aspettando la sua apparizione. Ogni più piccolo oggetto
-par che contenga la rivelazione d'un segreto del suo ingegno e del suo
-cuore, e si vorrebbe scoprire un legame tra il capriccio che gli fece
-scegliere i ninnoli del salotto e il gusto che lo guida nella scelta
-dell'immagine e della frase potente. Si vorrebbe frugare per tutto e
-fiutare ogni cosa. Il visitatore piglia l'aspetto d'un ladro domestico
-che cerchi intorno su che cosa ha da fare il suo colpo. Mentre appunto
-stavo facendo il ladro, si sentì nell'altra stanza una voce sonora e
-dolce, si spalancò una porta con impeto, e comparve Alfonso Daudet.
-
- *
- * *
-
-Non credo che la più appassionata delle lettrici del _Nabab_ si sia
-mai rappresentata, pensando al Daudet, una figura più bella e più
-simpatica della sua figura reale. Di statura media, di proporzioni
-giuste, sottile per i suoi trentott'anni, ha una testa che potrebbe
-servire di modello per un Cristo a un pittore idealista: una grande
-capigliatura nera ondulata che gli fa ombra alla fronte; gli occhi
-neri, d'una lucentezza e d'una fissità strana, che guardano con una
-espressione dolcissima; il viso, perfettamente ovale, d'un color
-bruno pallido; la bocca piccola e benevola, la barba alla nazarena,
-e un naso aquilino della più bella arcatura che possa immaginare un
-pittore. Non posso assicurare che sia il più bel naso della Francia,
-come m'ha detto uno dei suoi ammiratori entusiastici; ma veramente,
-non mi ricordo d'aver mai visto un profilo di volto più puro e più
-nobile di quello del Daudet. Ha delle mani di donna, un sorriso
-giovanile che gli rischiara tutto il viso, e una voce armoniosa,
-pastosa, agile, abbellita da un tremito leggerissimo, che par che
-venga dal profondo del cuore, e dà un'efficacia indicibile alle sue
-parole, quando egli s'esalta nell'espressione d'un bel sentimento.
-Oltre a questo, un modo di muoversi e di discorrere, pieno di vivacità
-e di naturalezza, da buon giovanotto; un fare da pittore allegro e
-cordiale, sorpreso in giacchetta in mezzo al disordine dello studio; e
-una certa trascuratezza artistica nel suo vestimento nero, che s'addice
-benissimo alla graziosa mobilità della sua figura signorile. A chi non
-la conoscesse, parrebbe piuttosto un italiano o un castigliano, che un
-francese. La sua stessa pronunzia non è così serrata e arrotata come
-quella dei parigini, quantunque tradisca appena il provenzale; e la
-sua voce ha un metallo particolare, un colore musicale, come dicono
-là, rarissimo a trovarsi a Parigi. Ora chi ha davanti agli occhi la
-figura nobilissima del Daudet, immagini la strana impressione che mi
-fece, appena fummo seduti intorno al caminetto del suo studio, vedergli
-tirar fuori dal taschino della sottoveste e mettersi in bocca, con un
-atto voluttuoso di vecchio fumatore, una miserabile pipetta di terra,
-uno scandaloso _brûle-gueule_ da muratore, lungo un dito; e dar segno
-di viva soddisfazione quando gli si disse che era _admirablement
-culottée_.
-
-Era una pipa che gli aveva lasciata per memoria il povero Flaubert,
-gran fumatore, il quale si faceva fare delle pipe apposta a Rouen. Il
-Daudet (me ne dispiace) fuma come un ottomano, e quello che è peggio,
-è profondamente persuaso che il fumare non gli faccia danno; dice anzi
-che più fuma e più lavora, tanto che la sera misura il lavoro fatto
-dalla diminuzione del tabacco nella scatola. Secondo lui, ci sono dei
-temperamenti sui quali il tabacco è affatto innocuo. I suoi confratelli
-credono il contrario: Vittor Hugo, il Dumas, lo Zola non fumano;
-l'Augier ha smesso dopo un avvertimento terribile; il Girardin, anni
-sono, bandì la guerra al tabacco, come Urbano VIII; e credono i più che
-derivasse dall'abuso della pipa la penosa lentezza con cui lavorava il
-Flaubert negli ultimi anni.
-
-Il Daudet, però, è grande lavoratore, a dispetto della nicotina. Parlò
-a lungo della sua maniera di lavorare. Raccontò come fece a scrivere
-il _Nabab_. Pazzie! Otto mesi di lavoro furioso, diciotto ore al
-giorno a tavolino, tolti pochi minuti per mangiare; intere settimane
-senza metter piede fuor dell'uscio; una sola enorme fiatata dalla
-prima all'ultima pagina. Capiva bene che ci si finiva; ma non era
-più padrone di sè; il diavolo lo portava via; avrebbe tirato avanti
-egualmente, anche con la certezza di rimetterci la vita. Fu come un
-sogno febbrile di otto mesi. Nelle poche ore di sonno, sentiva urlare
-nella stanza i suoi personaggi, e un rumore continuo e precipitoso,
-come se gli sfogliassero furiosamente negli orecchi un vocabolario
-colossale, con le pagine di metallo. Alle quattro della mattina balzava
-in piedi come spinto su da una molla, balbettando delle frasi sconnesse
-del suo romanzo, come un delirante. La stanza era già ordinata fin
-dalla sera, e i panni preparati in modo da potersi vestire in un
-attimo, e saltar quasi dal letto al tavolino, senza passare per tutti
-quei _petits détails de toilette_, che sono un tormento per chi ha
-nel capo la furia d'un'idea, e danno tempo alla pigrizia di pigliar
-signorìa sulla volontà. La mattina però aveva la mente velata, non
-faceva che un lavoro d'ordine: copiare, correggere, preparare. Il
-grande lavoro veniva dopo, e la vera ispirazione, le pagine facili e
-ardenti, le ondate luminose della fantasia, la sera, verso le nove,
-dopo il desinare; e così andava innanzi per buona parte della notte.
-Ma non distingueva più il dì dalla notte; a un tratto si accorgeva di
-lavorare da molte ore al lume della candela; improvvisamente, dopo
-molte ore di assorbimento, yedeva il sole. E così di settimana in
-settimana, e di mese in mese; dopo giornate intere di tortura, venivan
-giornate piene di gioie e di trionfi, e poi daccapo umiliazioni e
-rabbie mortali, e poi nuovi impeti felici d'ispirazioni e di lavoro. E
-quando scrisse la parola _fine_ rimase sbalordito e quasi spaventato
-dello sforzo insensato che aveva fatto. E come ne pagò il fio, in
-seguito! Immediatamente, per rifarsi, si mise a tirar di scherma in
-casa sua, dalla mattina alla sera, per ore e ore filate, come un matto,
-fino a cader senza fiato sul pavimento. Ma era tardi; aveva esaurite
-le forze. — Non di meno — disse — avevo i _Rois en exil_ nella testa;
-n'ero appassionato; mi rimisi a scrivere. Ah le terribili giornate!
-Ardevo d'impazienza e d'entusiasmo, e il corpo si rifiutava al lavoro.
-La mia povera testa cadeva, gli occhi si chiudevano, mi addormentavo
-sui fogli, mi svegliavo smemorato e spaventato, non raccapezzando dove
-fossi e quanto avessi dormito; non reggevo più alla menoma fatica; e
-il mio nuovo romanzo, come sempre accade dell'ultimo, mi pareva così
-bello! L'idea di non poterlo finire mi uccideva; mi ci rimettevo con
-sforzi disperati.... inutilmente, e piangevo di dolore e di rabbia!
-— Poi venne l'inazione forzata, vennero le lunghe ore d'immobilità
-assoluta e di silenzio; ore desolate e interminabili, in cui il suo
-bel mondo di fantasmi gli appariva di lontano, come la visione di un
-paradiso perduto, e la sua cara vita d'artista gli pareva finita per
-sempre. — «Una notte finalmente....»
-
-Qui si voltò con molta grazia, e disse vivamente, con la sua voce piena
-di dolcezza: — «_Vous me pardonnerez, monsieur. Ce sont des détails de
-notre métier, n'est-ce pas?_ Fra noi altri non sono cose indifferenti.»
-
-Una notte, all'improvviso, si sentì soffocare, credette di morire,
-chiamò sua moglie, fece appena in tempo a dirle: — _Finis mon bouquin!_
-(finisci il mio libro), ed ebbe uno spaventevole sbocco di sangue, che
-lo lasciò come morto.
-
-Poi, lentamente, si ripigliò: ma ora sta in riguardo, e non lavora più
-così furiosamente come nel primo caldo della gioventù.
-
-— _Finis mon bouquin!_ — Che c'è di più commovente di questo artista
-che sul punto di morire, pensa più al suo bel sogno di poeta, che
-alla propria vita, e dice a sua moglie: — finiscilo tu? — _Ma femme_
-— soggiunse poi — _connaît l'art autant que moi;_ avrebbe finito
-il mio _bouquin_ benissimo; non avrei potuto affidarlo meglio che
-alle sue mani. — La signora Daudet, infatti, è scrittrice arguta e
-finissima, e si dice che abbia molta parte nei lavori di suo marito. Si
-asserisce persino che il manoscritto d'uno dei più applauditi romanzi
-di Alfonso portasse la firma del marito e della moglie, e che sia
-stata lei quella che voltò il Daudet alla sua seconda maniera, che lo
-spinse, cioè, verso il naturalismo dei Goncourt, ingentilito. Tutta la
-famiglia Daudet è di sangue artistico. Il fratello è romanziere, e il
-cognato, che fa il giornalista, imita mirabilmente, si dice, lo stile
-dell'autore di _Fromont jeune et Risler aîné_.
-
-Venne poi a parlare del teatro, e delle noie che gli danno le prove
-d'una commedia ricavata dal suo romanzo _Jack_; e si capì da quel
-che disse che è di natura dolce, sì, ma vigorosa e imperiosa quando
-si tratta di far prevalere le sue intenzioni d'artista ai capricci
-degli attori cocciuti. Dal suo _Jack_, poi, fece cadere il discorso
-sull'_Arlésienne_, un grazioso idillio drammatico che fu rappresentato
-al _Vaudeville_, anni sono, con poca fortuna. E qui mostrò
-adorabilmente la sua bella natura calda e appassionata d'artista. Egli
-ci tiene a quella disgraziata _Arlésienne_. Il dramma avrà dei difetti,
-ma il pubblico ha avuto dei torti. La sua prima sfortuna è stata
-quella di presentare quell'idillio al pubblico del _Vaudeville_. Il
-teatro era pieno delle _cocottes_ e dei _viveurs_, che, appunto all'ora
-della rappresentazione, escono dai caffè e dalle trattorie vicine, coi
-fumi del vino alla testa, eccitati dai discorsi che tutti immaginano,
-in una disposizione di animo e di corpo, quale si può pensare, per
-comprendere la poesia d'un amore nobile e profondo, che finisce
-nella morte. Risero. Risero specialmente dell'episodio di Balthazar
-e di madame Nigaud. — È una cosa semplicissima — disse Daudet, e lo
-raccontò con quella sua voce profonda e tremola, in un modo da cavar
-le lacrime. È un contadino di vent'anni, Balthazar, buono, di animo
-onesto e nobile, che s'innamora della sua padrona, e l'ama segretamente
-e umilmente, tremando che il suo segreto sia scoperto; sottomesso e
-devoto come uno schiavo, risoluto a morire d'angoscia piuttosto che
-mancare al suo dovere. E non dice una parola, e neppur la signora a
-lui, benchè gli legga nell'anima. Solamente, qualche volta, quando egli
-è solo nei campi, essa gli va a sedere vicino, e lo guarda. Un giorno,
-bruscamente, gli va incontro e gli dice: — Balthazar, t'amo; vattene! —
-E lui se ne va. Se ne va lontano, con altri padroni; gli anni passano,
-non rivede più madame Nigaud, invecchia col suo amore sepolto nel più
-profondo dell'anima, sempre buono, e un po' triste; ma confortato dalla
-coscienza d'aver fatto il proprio dovere. Ebbene, dopo cinquant'anni,
-la signora Nigaud capita dalle sue parti, e si incontrano faccia
-a faccia, in presenza di molta gente. Rimangono senza parola.... e
-poi si parlano. — Ne abbiamo avuto del coraggio, non è vero? — si
-dicono. — Ma Dio non ha voluto che morissimo senza esserci riveduti.
-Egli ci doveva ben questo per ricompensarci del nostro sacrificio.
-— Quante volte — dice il vecchio colla voce tremante, sorridendo —
-io vedevo dai campi il fumo della vostra casa, e mi pareva che mi
-dicesse: — Vieni, Balthazar, la signora è qui! — Ed io — risponde lei
-— quando sentivo abbaiare i tuoi cani e ti vedevo di lontano con la
-tua lunga cappa, ora te lo posso dire, facevo uno sforzo, sai, per
-non correrti incontro! Ma il nostro dolore è finito ora, non è vero?
-e possiamo guardarci in viso senza arrossire. Ebbene, Balthazar....
-non avresti vergogna di abbracciarmi adesso, vecchia e disfatta dagli
-anni come sono? No? Qua dunque, stringimi una volta sul tuo cuore,
-mio povero vecchio, mio bravo e buon Balthazar! Sono cinquant'anni
-ch'io te lo devo, questo bacio d'amica! — E si gettano singhiozzando
-l'uno nelle braccia dell'altro. — E quei signori risero — soggiunse
-il Daudet, tutto vermiglio d'indignazione, — risero sguaiatamente,
-oltraggiosamente, indecentemente! E il _Figaro_ mi canzonò per venti
-giorni di seguito, secondo che mi aveva promesso il Villemessant, che
-tenne scrupolosamente la sua parola. Ma come non hanno capito, in nome
-di Dio, che quello era vero e sacrosanto e preso dentro alle viscere
-umane! Ah! io mi sento altiero, vedete, di quelle risate!
-
-Tutt'a un tratto si mise a ridere anche lui del miglior cuore del
-mondo, e prese a parlare degli incidenti comici di quella serata.
-— Erano in vena di ridere, che cosa volete? Un personaggio, facendo
-una descrizione della campagna, diceva che si sentiva il _canto degli
-ortolani_. Fu uno scoppio di risa omeriche. Il canto degli ortolani!
-L'ortolano, per i parigini, è una ghiottoneria squisita, un piatto,
-non un uccello. Una platea non può ammettere in nessuna maniera che
-ci siano degli ortolani vivi e pennuti, che volano e che cantano;
-non riconosce che degli ortolani in casseruola, con una fetta di
-lardo sulla schiena. Andatele a parlare del canto degli ortolani! Voi
-conoscete il canto degli ortolani, non è vero? — E qui, infervorandosi
-nel suo discorso, da vero artista, per provare che quei disgraziati
-uccelli cantano anch'essi, prima d'essere serviti coi tartufi, si mise
-a imitare il loro trillo, come un ragazzo, e a spiegarci che cantano in
-certe condizioni di tempo e a certe ore; come in altr'ore, nel Bosco
-di Boulogne, si sente da tutte le parti la nota monotona del cuculo,
-e imitò la voce del cuculo; il quale gli ricordò altri uccelli, di
-cui rifece il verso, ridendo sonoramente, già le mille miglia lontano
-dall'_Arlésienne_ e dal _Vaudeville_, tutto brillante nel viso, rapito
-nei ricordi delle sue passeggiate primaverili e delle sue corse di
-giovanetto a traverso alle campagne della Provenza; e parlando così
-rapido e caldo, si gettava di tratto in tratto in ginocchio davanti al
-caminetto, con la sveltezza d'un giovane di vent'anni, per accendere
-la pipetta del Flaubert, e ricacciava indietro con una scossa del
-capo la grande capigliatura nera che gli cascava sulle guancie rosate:
-disinvolto, allegro, impetuoso, amabile da farsi baciare.
-
-Poi si fece serio improvvisamente e disse: — Risero dell'_Arlésienne_
-e applaudirono _Fromont jeune_.... Tal sia di loro. — E scrollò le
-spalle.
-
-— Ma non potete immaginare — ripigliò subito dopo — che cos'è una prima
-rappresentazione per me! Non lo nascondo, miei buoni amici, non so far
-l'uomo forte; mi sento da meno d'un fanciullo. Già da più giorni prima
-mi trema l'anima. In quei momenti, poi, è uno sconvolgimento di tutto
-il mio essere, da averne terrore. Ogni volta dico a me stesso: — Questa
-sarà l'ultima! — E poi ci ricasco. Ma le più violente emozioni del
-lavoro notturno, dopo mesi di eccitamento e di diavolo in corpo, quando
-si caccian fuori ad un tempo parole, grida, gemiti e lacrime, e par che
-il cranio scoppi e le ondate del sangue rompano le vene, non son nulla
-in confronto dell'inferno che mi rugge nell'anima quando sento nella
-fronte il soffio maledetto d'una platea.
-
-Poco dopo venne a parlare del nuovo romanzo che ha sul telaio, e
-diede la via a un vero torrente d'eloquenza comica e pittoresca, a
-una di quelle splendide sfuriate da parlatore magistrale e da grande
-artista, che rimangono impresse quanto le più belle pagine dei più bei
-libri. Venne a parlare del romanzo a proposito dell'attore La Fontaine
-dell'_Odéon_, che deve recitare nel suo _Jack_, e ch'è un meridionale
-espansivo, tutto fuoco e fiamme, esuberante di vita a segno, che non
-riesce a far bene se non le parti contrarie affatto alla sua natura,
-nelle quali è costretto a frenarsi. Il nuovo romanzo, che si potrebbe
-intitolare l'_Imagination_, riguarda appunto i meridionali, _les gens
-du midi_, quella gente immaginosa, focosa, tempestosa, tutta a scatti
-e a folate, temeraria e invadente, che va dalla provincia a Parigi, e
-conquista la grande città con la sua audacia, con le sue passioni, con
-la sua eloquenza, con la varietà e la vivacità infaticabile e simpatica
-delle sue attitudini. Il tipo di costoro è un avvocato, uno di quegli
-uomini che non son nulla a sangue freddo, ma che possono tutto quando
-s'accendono, e che non pensano se non quando parlano; specie di
-cantanti della vita pubblica, che fanno fortuna con la voce e con la
-passione. Costui, sconosciuto affatto, deve far la sua prima difesa
-alla Corte d'assise, in una causa che disprezza. Ci va di malavoglia,
-dà un'occhiata sbadata alle carte, e comincia a parlare svogliatamente.
-A poco a poco, però, il suono della propria voce lo eccita, la sua
-natura meridionale si sveglia, mille cognizioni e mille idee nascoste
-gli vengon su a ondate come per incanto, le sue facoltà intellettuali
-ingigantiscono rapidissimamente, s'entusiasma di sè, si commuove, i
-suoi occhi si inumidiscono, la sua voce s'innalza in grida e in accenti
-irresistibili, la sua eloquenza sfolgora e soggioga l'uditorio, ed
-egli termina tra un uragano d'applausi, ed esce stupefatto, sbalordito
-di sè medesimo, in mezzo a una folla entusiasmata che lo acclama e lo
-eleva al cielo, _promosso grand'uomo_, in tre ore. Così egli comincia
-la sua carriera. Intorno a costui s'aggruppano altri personaggi dello
-stesso paese e della stessa tempra. Ognuno può immaginare dentro a che
-aria ardente ed elettrica il romanzo si debba svolgere, che diavolerie
-d'avventure ci si debba trovare, che ira di Dio di passioni, che
-tempeste di dialoghi, che lava infocata di lingua.
-
-Condotto a parlare della natura meridionale, eccitato come uno dei
-suoi personaggi, il Daudet ci fece passare dinanzi una lanterna magica
-di originali amenissimi: gente che vive in uno stato di congestione
-cerebrale perpetua, briachi senza bere, a cui si vedono salire al viso,
-di tratto in tratto, onde di sangue infiammato, che gl'imporporano fino
-alla radice dei capelli; — che parlano da soli per la strada, a gesti
-concitati, cogli occhi fissi dinanzi a sè, vedendo passare realmente,
-_come cose salde_, gli spettri della propria fantasia; — gente per cui
-ogni pensiero si fa immagine viva, e ogni immagine ne suscita cento,
-e ogni più piccolo accidente diventa dramma; — fuochi d'artifizio che
-bruciano per tutta la vita; mutabili come «quadri dissolventi;» che
-nello spazio di cinque minuti singhiozzano parlando della madre malata,
-scroccano cinque lire a un amico, criticano furiosamente l'ultima
-commedia dell'Odèon, danno in una gran risata per una barzelletta, e
-balzano in piedi cogli occhi sanguigni e col collo gonfio, tendendo
-il pugno in atto d'imprecazione contro i nemici della repubblica: —
-un misto stranissimo di natura femminea e di virilità selvaggia, di
-spontaneità impetuosa e d'arte sopraffina, matti e furbacchioni ad un
-tempo, pieni di sentimenti generosi e di superstizioni da femminette,
-terribili negli amori e negli odii, spensierati e ostinati, piagnoloni
-e burloni e sballoni, commedianti eterni, creature proteiformi e
-indecifrabili, adorabili e odiosi secondo il colore del tempo. Quanti
-ne fece passare, e con che maestria, dal letterato _bohémien_ che parla
-per cinque ore di seguito, con un affetto sviscerato, della famiglia
-lontana a cui non ha mai dato che dei crepacuori, e s'esalta a poco a
-poco fino al punto, che i suoi amici, temendo un colpo d'apoplessia,
-gli schiacciano improvvisamente sulla nuca un'enorme spugna piena
-d'acqua, che egli riceve ringraziando con voce di moribondo; fino
-al basso sfiatato, il quale, all'annunzio della morte di un amico,
-grida con sincero dolore: — _Mort!_ —; ma sorpreso dalla voce piena e
-inaspettatamente sonora che gli è uscita dal petto, scorda l'amico,
-ripete la nota, cangia di tuono, prova una fioritura, e si frega le
-mani, esclamando gioiosamente: — _Ça y est!_ — Poi rifece mirabilmente
-il dialogo di due di costoro; i quali incontrandosi per la prima volta,
-si fanno a vicenda le più sviscerate proteste d'amicizia, e le più
-calorose profferte di servigi, con le lagrime agli occhi, ciascuno dei
-due non credendo una maledetta alle parole dell'altro; e si lasciano
-dicendo l'un dell'altro: — È un briccone ipocrita; — il che non toglie
-affatto che, incontrandosi daccapo cinque minuti dopo, gettino un grido
-di gioia e si corrano incontro con le braccia aperte, ringraziando il
-cielo della buona ventura; e tutto ciò sinceramente, col viso raggiante
-e con la voce commossa davvero. Ma bisognava vedere come imitava le
-voci, i gesti, gli sguardi, i fremiti delle labbra mobilissime e delle
-narici dilatate, e il roteamento degli occhi bovini, piegando a tutti
-i tuoni la sua voce morbidissima di tenore. Si sarebbe inteso con
-un grande piacere anche non comprendendo il senso delle sue parole,
-tanto la sua voce accarezza l'orecchio, come un canto, e il suo gesto
-spiega il pensiero. Come si vedeva l'artista! Mentre parlava, faceva
-continuamente con la mano destra l'atto di dare un colpo di cesello,
-o un tratto di matita, o di premere col pollice il colore sulla
-tela; e quando in quella foga ardente era costretto a soffermarsi
-un mezzo secondo per cercare la parola propria, s'impazientava e
-fremeva che pareva sotto i ferri d'un chirurgo. Allo studio della
-natura meridionale fu certamente aiutato dalla natura propria; ma
-meraviglioso nondimeno il tesoro di osservazioni che ha raccolto prima
-di mettersi a scrivere il suo romanzo. — Hanno un modo di vedere il
-mondo, e di starci, tutto loro proprio, — disse concludendo: — ma ci
-sono grandi differenze tra loro. Ci sono i meridionali della parte di
-Spagna e quelli della parte d'Italia. Questi hanno la stessa potenza
-d'immaginazione, la stessa effervescenza e le stesse attitudini di
-quegli altri; ma con più fondo latino. Sanno meglio dominarsi. Hanno
-il _savoir faire_ italiano. C'è più _combinazione_ nella loro natura.
-Messi alle prese coi loro fratelli dell'altra parte, gl'insaccano.
-Leone Gambetta è un di loro. — E anche Alfonso Daudet. Egli stesso
-lo disse colla sua grazia arguta, riferendo la risposta data da
-lui a un direttore di teatro, Avignonese, il quale voleva dargli ad
-intendere non so che cosa. — Caro mio, è inutile che vi sgoliate. Io
-son dei vostri. _Nous sommes compliqués, vous savez._ Ci comprendiamo
-benissimo. Mettiamo le carte in tavola senz'altro. — Egli trova molta
-analogia tra i meridionali di Francia e i normanni. I normanni sono
-i meridionali del nord: vedono tutto grosso. — Guardate il Flaubert
-— disse — il Vacquerie, il D'Aurevilly, — e ne citò venti, dando a
-ogni nome una pennellata da ritrattista. Io lo guardavo attentamente
-mentre parlava, e mi faceva meraviglia e paura il vederlo già così
-nervoso e vibrante alle dieci della mattina, prima ancora d'aver
-ricevuto la scossa del lavoro artistico; e più mi meravigliavo pensando
-che non era certo la presenza d'un suo amico intimo e del primo
-straniero capitato, che lo metteva così in ribollimento; che quello
-doveva essere il suo stato abituale, il suo modo di vivere, sempre
-concitato, febbrile, tormentato dal suo pensiero e dal suo sentimento,
-con le mani irrequiete e la voce commossa. — Che sarà quando lavora
-— pensavo — o quando parla davanti a venti persone, in quei giorni in
-cui cinquantamila esemplari d'un suo romanzo spiccano il volo per le
-quattro plaghe dei venti?
-
-Nominato il Flaubert, mutò viso, e parlò dei suoi funerali a Rouen,
-dov'era stato pochi giorni prima, con accento affettuoso e triste, come
-d'un figliuolo; e guardava fisso la pipetta, come se serbasse in sè
-qualche cosa di vivo del suo grande e buon amico. All'improvviso, si
-rasserenò e saltò addosso con tutte le armi del suo arsenale satirico,
-a un disgraziato scrittore francese, che aveva incontrato ai funerali:
-un vecchio poeta bizzarro, non meno famoso per il suo ingegno che per
-i suoi vestimenti teatrali, ornati di nastri e di trine; settuagenario
-di ferro, gran mangiatore, gran bevitore, gran buon diavolo e grande
-_poseur_, che ingigantisce tutto, e parla con una specie di solennità
-imperatoria d'ogni più piccola cosa; e lo tratteggiò, lo colorì, lo
-sballottò per mezz'ora fra le sue piccole dita affusolate di romanziere
-parigino, rifacendo la sua voce stentorea e la sua mimica grandiosa, in
-una maniera da mandarsi male dal ridere. I frizzi, i paragoni comici,
-le osservazioni argute e inattese gli venivan via l'una sull'altra,
-affollate e annodate, che non c'era tempo di goderle tutte: pareva
-di sentir parlare a una voce cinque parigini dei più lepidi e dei
-più facondi. E raccontando certe avventure del suo personaggio, col
-quale è legato, lasciava indovinare a traverso alla vita del collega
-qualche tratto della vita propria, della sua bella vita varia e agitata
-di scrittore parigino: le cene tumultuose con gli amici celebri; il
-festino interrotto alle tre della mattina per andar a correggere le
-stampe al giornale; le lunghe dispute letterarie cento volte interrotte
-e riattaccate, a notte tarda, per le vie solitarie di Parigi; le grandi
-espansioni allegre dopo i grandi lavori gloriosi; qualche leggiero
-abuso di Champagne, una volta tanto, per concedere qualche cosa
-alla mattìa giovanile, non ancor tutta domata dalle fatiche austere
-dell'arte; e le baldorie improvvisate in casa del De Nittis, dove
-qualche volta l'autore del _Nabab_, a cavallo al pittore napoletano,
-con una stecca da bigliardo in resta, ha fatto il _picador_ andaluso,
-tra gli applausi degli amici e le risa delle signore, in mezzo al
-disordine sfarzoso dello studio, pieno di capolavori in gestazione.
-
-Udendo parlare della diffusione dei suoi romanzi in Italia, domandò
-vivamente: — Davvero? — e mostrò quasi d'esserne meravigliato.
-
-Legge l'italiano, ma non lo parla. Quel poco che sa della nostra
-lingua lo imparò abitando per qualche tempo con certi italiani,
-nessuno immaginerebbe mai dove.... dentro a un faro. Non disse di più:
-mi immagino che sia stato un capriccio alla Byron. Ma già tutta la
-sua prima gioventù, da quanto ne accennò vagamente, dev'essere stata
-delle più avventurose. Una parte ne raccontò nella sua _Histoire d'un
-enfant_, in quella carissima autobiografia, che par scritta dall'autore
-del _Copperfield_, con più sveltezza, e con non minore sentimento.
-È nato anche lui, come il suo _petit chose_, in una di quelle città
-della Linguadoca «nelle quali, come in tutte le città del mezzogiorno,
-si trova molto sole, un gran polverìo, un convento di Carmelitane e
-qualche monumento romano.» Figliuolo d'un povero negoziante, rimase
-giovanissimo sul lastrico. Ancora adolescente, entrò istitutore in un
-piccolo collegio per guadagnare da vivere, e andò a cercar fortuna a
-Parigi, dove per un pezzo stentò il pane, e forse patì la fame, facendo
-i primi versi al freddo, e passando per la trafila dei primi amori.
-Quell'angelo di fratello, che fa da madre a _petit chose_, dev'essere
-uno dei suoi fratelli, perchè quei personaggi lì non s'inventano, o
-non si rendono, se son di fantasia, con quella freschezza incantevole
-di colori, anche avendo l'ingegno di due Daudet. Ma poi si riconosce a
-ogni passo, nel protagonista di quella storia gentile, la bella natura
-di artista e di buon figliuolo del futuro autore dei _Contes du lundi_;
-e non solo la sua natura, ma la sua persona. Già adulto, pareva ancora
-un ragazzo, tanto le sue forme erano delicate e quasi femminee. Era
-il ritratto di sua madre. La sua testa «piena di carattere,» come gli
-diceva Irma Borel la avventuriera, poteva servir di modello per un bel
-pifferaro italiano o un grazioso algerino mercante di violette. Irma
-se lo porta via e la signorina Pierrotte se ne incapriccia appena lo
-vede; e il suo buon fratello Giacomo, geloso della signorina, glielo
-dice qualche volta con tristezza: — Ah! tu sei fortunato. A tutti
-piaci, tutti ti vogliono bene: è ben naturale che finisca con amarti
-anche lei! — Povero _petit chose_, povero Daudet di diciassette anni,
-costretto a fare i conti centesimo per centesimo; a campar degli avanzi
-della tavola d'un marchese, che gli porta di soppiatto suo fratello;
-a strapparsi il pane dalla bocca per comprarsi la candela da poter
-lavorare la notte! Poveri romanzieri, fanciulli di genio, che ci
-rallegrano e ci consolano, che ci strappano dal cuore le buone lacrime
-e il riso salutare, che entrano nella nostra vita e ci fanno vivere con
-loro, e diventano nostri amici e nostri fratelli, — poveri romanzieri
-celebrati e festeggiati, — che lacrime di sangue hanno pianto prima che
-il loro nome arrivasse sino a noi, quanto pan duro hanno ingoiato prima
-di cenare dal Brébant, e quante soffitte hanno riempite delle loro
-angoscie prima di possedere quei tappeti, su cui noi passiamo adesso in
-punta di piedi, rispettosamente, venuti di duecento miglia lontano, per
-vederli nel viso!
-
-Mentre continuava a discorrere riaccendendo di tanto in tanto quella
-benedetta pipuccola, che mi rubò almeno mille parole, altre persone
-venivano annunziate, fra le quali pensai che ci fosse qualche
-seccatore, vedendo passare sulla sua fronte, all'annunzio dei nomi,
-una leggiera comicissima espressione di terrore. Ma riceveva tutti con
-la stessa bonarietà franca e festosa, riempiendo la stanza del suo bel
-riso fresco di studente. E si vedeva che anche i suoi amici intimi lo
-stavano a sentire con grande piacere. Era in vena. — Non si direbbe
-che parla — mi disse uno — ma che suona. Questo mi ricordò un appunto
-che gli fanno certi critici: dicono che il suo stile è lo stile di uno
-che recita. Ma l'occhio dell'osservatore più acuto e più malevolo non
-scoprirebbe nel suo parlare e nei suoi atteggiamenti nè un accento nè
-l'ombra d'un gesto che potesse dar sospetto d'artifizio. Era bello a
-vedere, sopra tutto, nei passaggi improvvisi da un discorso faceto a
-uno grave. Quando la sua ilarità sonora era attraversata da un pensiero
-sull'arte o da un ricordo triste, pareva che con lo stesso atto nervoso
-della mano cacciasse indietro i capelli e cancellasse il sorriso dalla
-fronte; e allora appariva aperto, immobile e puro il suo volto pallido
-di Nazareno, così pieno di pensiero, che faceva cessar subito il riso
-intorno a sè, e s'indovinavano le sue parole prima di sentir la sua
-voce.
-
-Così fece quando qualcuno dei presenti nominò Giacomo Leopardi,
-ch'egli aveva letto per la prima volta in quei giorni. I francesi che
-intendono un po' d'italiano, leggendo il Leopardi, trovano quasi sempre
-un intoppo alle prime pagine, e non vanno più oltre, spaventati dalle
-difficoltà che presentano le allusioni mitologiche e la forma un po'
-tormentata e velata di certe canzoni. Rimangono quindi con l'immagine
-dimezzata d'un Leopardi politico, erudito ed astruso, ignorando affatto
-il poeta appassionato e limpido delle liriche seguenti, che è il vero
-e grande Leopardi. Il Daudet andò fino in fondo, e mi fece piacere e
-meraviglia il sentire come l'ha capito profondamente, anche a traverso
-alla traduzione. Ma è ridicolo il dir _meraviglia_, poichè dovrebbe
-meravigliare il contrario, in un artista come il Daudet. Uno dei suoi
-amici non aveva del Leopardi un concetto giusto. Egli lo definì da par
-suo. — No, sapete — disse; — sbaglia, a parer mio, chi rimpiccolisce la
-sua poesia attribuendola a «mal di stomaco.» Non è dispetto contro la
-natura, il suo; è una malinconia grande e profonda, una disperazione
-ragionata e tranquilla, che non deriva dal cuore malato, ma dallo
-spirito persuaso. Guardate come è alta e serena l'immagine della morte
-come egli la presenta! E come l'animo suo rimane gentile malgrado la
-disperazione! È un disperato che dice le più amare verità sulla vita e
-sulla natura; ma che è innamorato di tutto quello che è nobile e bello;
-uno spirito sovranamente generoso e benevolo, compreso d'una pietà
-immensa per i suoi simili; il quale, data la sua filosofia dolorosa,
-che crede meno funesta dell'errore, vuol consolare, non desolare il
-genere umano. Che peccato non poter gustare la sua forma, perchè chi
-sentiva e pensava in quella maniera, deve aver dato alla sua poesia un
-corpo degno dell'anima.
-
-Da ultimo, accompagnandoci all'uscio, e soffermandosi accanto a ogni
-mobile per prolungare la conversazione, venne a parlare di quella gran
-passione d'ogni artista parigino, imprigionato nella città enorme,
-che lo condanna ai lavori forzati, di scappare un bel giorno come un
-uccello, e di volare a traverso al mondo, senza scopo e senza pensieri,
-libero come l'aria, a far buon sangue e a raccogliere vigore per
-tornare più poderoso alla gran battaglia di Parigi. Il suo primo volo
-sarebbe al di qua delle Alpi. — L'Italia è il nostro sogno — disse:
-— quando abbiamo la testa e il cuore affaticati, la nostra fantasia
-scappa laggiù, nel vostro azzurro e nel vostro verde. — Egli l'ha
-presa per tempo la passione dei viaggi. Lo raccontò ne' suoi _Contes
-du lundi_. Passò la sua infanzia in una città attraversata da un
-fiume, pieno di battelli e di traffico, sul quale aveva il suo piccolo
-scalo anche il _père Cornet_, che dava a nolo delle barche. Ah! quel
-_père Cornet_! È stato il satana della sua infanzia, la sua passione
-dolorosa, e il suo rimorso. Svignava di casa, bucava la scuola,
-vendeva i libri, per noleggiare una barca e scappare di città a colpi
-di remo. Non se ne può ricordare senza emozione di quelle deliziose
-fughe sul fiume, in mezzo al grande via vai delle zattere, del legname
-galleggiante, dei piccoli bastimenti a vapore, e dei barconi carichi
-di mele, che gli arrivavano addosso improvvisamente, e da cui una voce
-arrantolata gli gridava: — Fatti in là, moscherino! — Tutto questo gli
-dava l'illusione d'un grande viaggio, della grande vita di bordo, e
-tutto acceso e sudante, col cappello indietro, e i piedi sui quaderni
-di scuola, remando furiosamente con le sue piccole braccia di dodici
-anni, usciva di città, sotto il sole cocente, in mezzo al barbaglio
-argentino delle acque, e andava a riposare contro la sponda, in mezzo
-ai giunchi sonori, sull'acqua stelleggiata di fiori gialli, sfinito
-dalla fatica; e cogli occhi fissi alle isole verdi che apparivano
-all'orizzonte, fantasticava dei viaggi sterminati, dondolandosi
-coll'aria d'un vecchio lupo di mare, e facendo sangue dal naso. — Ma
-viaggerò un giorno — disse — e mi pare che ne ritornerò ringiovanito.
-— E il suo amico avendogli domandato se avrebbe raccontato i suoi
-viaggi come Téophile Gautier, parlò del Gautier. — Egli viene via via
-perdendo nel nostro concetto — disse — il nostro buon Gautier. È un
-gran pittore, un tecnico ammirabile, senza dubbio; ma null'altro. Ha
-dipinto mirabilmente la Russia, chi lo può negare? Ma non ha sentito
-la poesia profonda delle grandi pianure bianche, la tristezza dolce
-della canzone russa, e l'intimità calda delle case coperte di neve,
-che si specchiano nei ghiacci del Volga. Si direbbe che per lui l'anima
-umana non esiste. Non aveva che occhi. Che peccato! — Ma la gravità di
-queste sue censure era temperata da una certa dolcezza rispettosa della
-voce, e da una espressione così sincera di rammarico, che non parevan
-quasi più censure. Era una critica come quelle ch'egli fa nel _Journal
-officiel_, in cui non c'è giudizio, per quanto severo, che non abbia
-colore di gentilezza.
-
-Finalmente, si dovette lasciarlo, e il suo «addio» fu gentile come il
-suo benvenuto. Gli diedi una stretta di mano. Maledette convenienze!
-Gli avrei dato volentieri due baci da amico, dicendogli: questo è per
-Daudet e questo è per _petit chose!_ Ma mi mancò la disinvoltura, e
-me ne uscii col mio abbraccio rientrato, tendendo ancora l'orecchio,
-per un buon tratto di scala, alla sua voce simpatica, che dominava il
-cicalìo degli amici.
-
- *
- * *
-
-Tale è Alfonso Daudet, nato povero, pervenuto alla fortuna e alla
-celebrità a traverso a una gioventù ardimentosa e infaticabile, giovine
-ancora, artista nell'anima, virile al lavoro, delicato di modi come una
-donna, sereno come tutti i caratteri benevoli, con una piccola vena di
-tristezza come tutti i grandi amanti dell'arte; stimato e benvoluto da
-tutti, amabile nei suoi libri e più amabile nel suo salotto, semplice,
-affettuoso e indulgente; la cui vita e la parola e l'aspetto ispirano
-la bontà e confortano al lavoro e alle nobili ambizioni. Non ci rimane
-ad augurargli che una cosa sola: la salute, ossia la moderazione
-nell'esercizio dell'arte gloriosa per cui è nato. Si sforzi di
-preservarla per sè e per la Francia, e per noi, e per tutti. Non abbia
-mai più da chiamare la sua buona amica per dirle: _Finis mon bouquin_.
-Li finisca tutti lui, e ne finisca molti, e possa cominciarne ancora
-una nuova serie quando la sua bella chioma scapigliata di vecchio
-lottatore gli farà una corona d'argento intorno alla corona d'alloro.
-
-
-
-
-EMILIO ZOLA
-
-POLEMISTA.
-
-
-Son ritornato con piacere in quella bella stanza al terzo piano, in
-via di Boulogne, tutta ordinata e nitida, nella quale il principe dei
-veristi lavora da anni alla gran tela dei Rougon-Macquart, e prepara
-prede da sbranare alle platee furibonde, e bandisce il verbo del
-naturalismo, stroncando avversarii, incoraggiando discepoli, ribattendo
-censure; oggi alle prese con Victor Hugo, domani col Gambetta, ora
-con la repubblica, ora con l'Accademia, ora col romanticismo, ora con
-la religione; assalito da cento parti, pronto su cento breccie, in
-un atteggiamento minaccioso di avanguardia del ventesimo secolo, di
-giorno in giorno più testardo, più sdegnoso e più intrepido. Guardando
-quella stanza così raccolta e quieta, prima che egli entrasse,
-pensavo alle tempeste che si erano scatenate da quel silenzio per il
-mondo dell'arte, e al gridìo enorme che avrebbe fatto tremare quelle
-pareti se fossero risonate là per un momento le voci di tutti coloro
-che disputano dell'autore dell'_Assommoir_, nel solo giro d'un'ora,
-da Cadice a Pietroburgo, per levarlo alle stelle o per trascinarlo
-nella polvere. E considerando quanto egli aveva pensato e scritto e
-lottato, in soli tre anni, dall'ultima volta che l'avevo visto, seduto
-a quello stesso tavolino su cui appoggiavo le mani, mi sentivo preso
-da un sentimento d'ammirazione. Sono ammirabili, infatti, comunque
-si giudichi l'ingegno e l'animo loro, e degni di profondo rispetto,
-questi grandi lavoratori, che sacrificano all'arte la pace, la salute,
-i piaceri della gioventù, e tutte le intense e varie facoltà di godere
-la vita, di cui è dotata la loro natura potente; e l'avvicinarli, il
-parlar con loro dà sempre una scossa salutare al sangue, e fortifica
-l'anima e i nervi. E bisogna convenire che ha lavorato e che lavora
-questo terribile Zola! E più si ammira quando si considera la natura
-del lavoro suo; in cui non appare solamente la forza, ma lo sforzo, e
-quasi un'ostinazione superba della volontà; lavoro minuto e difficile
-di analisi e di descrizione, di stile e di lingua, necessariamente
-preceduto da una lunga serie d'osservazioni e d'indagini pazienti
-sul Vero. D'onde piglia l'impulso a un'operosità così costante e così
-faticosa? Egli è una strana natura, veramente. Pare che sia divorato
-dall'ambizione della gloria, e pare nello stesso tempo che non senta
-e non goda quella che s'è acquistata. Vive da sè, nella sua casa
-silenziosa, appartato dal mondo, come un vero certosino dell'arte,
-in mezzo alla grande Parigi che parla di lui come d'un personaggio
-lontano e quasi fantastico; e non interrompe il suo lavoro solitario
-di artista che per assalire o per difendersi fieramente, come un uomo
-disconosciuto e scontento, senza profferir mai una frase o una parola
-che riveli un sentimento lieto della fama a cui è salito, e della
-fortuna che lo accompagna. Dalla povertà, da una vita d'umiliazioni e
-di lotte disperate, è giunto alla gloria e ad una agiatezza splendida;
-ma non si è mutato d'animo, non s'è riconciliato col mondo, e par che
-abbia la società umana _in gran dispitto_, come Farinata l'inferno.
-Senza dubbio, egli deve aver molto sofferto. Lo disse, non è gran
-tempo, a un amico, il quale gli rimprovera la violenza delle sue
-critiche: — Ah! voi non sapete quello che m'hanno fatto soffrire! —
-E forse egli è ancora realmente in credito col mondo. Di qui la sua
-mancanza d'espansività affettuosa, e non so che di cupo e di diffidente
-ch'è in lui. Gentile coi visitatori, sembra però che il suo sguardo
-indagatore scopra sempre nell'animo di chi lo loda qualche piccola
-ipocrisia e qualche piccola perfidia; e che di momento in momento
-debba alzarsi in piedi e dire agli ammiratori che gli fanno corona: —
-Finiamo la commedia: siete una fitta d'impostori che, uscendo di qui,
-lacererete il mio nome. — Ed è raro che la lode si rifletta sul suo
-viso in un'espressione di compiacenza. Nei suoi scritti può trasparir
-l'orgoglio; ma non traspare punto la vanità dalla sua persona. E tale
-è nella vita. Austero, sobrio, alieno dai piaceri materiali e frivoli,
-— senza figli, — vive con sua moglie, come dice egli stesso, _en bon
-camarade_, e non ha l'animo occupato da alcuna grande passione, eccetto
-quella dell'arte, che è sostenuta e vivificata in lui da un immenso
-amore, o piuttosto da un irresistibile bisogno del lavoro. Questo gli è
-nello stesso tempo fatica, riposo, compenso, conforto; a questo dice di
-dovere, più che all'ingegno, tutto quel che ha ottenuto; e ne è altero.
-Lui fortunato, così potente verista nell'arte, e così forte idealista
-nella vita.
-
- *
- * *
-
-Nella sua stanza, in questi ultimi tre anni, si sono moltiplicati i
-quadri e i ninnoli costosi, come le edizioni dei suoi romanzi. Tre
-anni sono, infatti, egli era agiato, ed oggi è ricco. È uno degli
-scrittori francesi che fecero fortuna più rapidamente, dopo averla per
-più lungo tempo aspettata. La pioggia d'oro cominciò coll'_Assommoir_,
-il quale solo, tra romanzo e dramma, gli fruttò un capitale, oltre
-all'impulso enorme che diede allo spaccio di tutti gli altri suoi
-libri; ed ora i dilettanti di finanza letteraria fanno il conto che
-egli cammini a grandi passi verso il milionetto, non ostante che si
-sia soffermato per farsi fabbricare una bella casa a Médan, dove
-passa quasi tutto l'anno. Dice egli stesso che non ha più bisogno
-di lavorare per il denaro, e se ne vanta francamente. Il denaro è
-l'indipendenza e la dignità degli scrittori; i quali, quando o non
-potevano o sdegnavano di trarre la vita dalle fatiche del proprio
-ingegno, erano lacchè di principi, cacciatori spudorati di pensioni,
-e affamati leccazampe di tutti i ciuchi blasonati e danarosi. Sprezza
-il denaro, egli dice, solamente il catonismo ipocrita degl'impotenti.
-E certo il desiderio ardente della ricchezza è in Francia (dove la
-ricchezza può conseguirsi) un potentissimo sprone all'operosità degli
-artisti. La possibilità e la speranza di arricchire in pochi anni, e
-di trovarsi poi in grado di lavorare a bell'agio e meglio intorno a
-soggetti più liberamente scelti e più profondamente meditati, accendono
-negli scrittori quella stessa febbre di lavoro e d'ardimento che
-centuplica le forze della gente d'affari in tutti i paesi; ed è fuor
-di dubbio che noi dobbiamo a quella febbre un grande numero d'opere
-bellissime, e non pochi capolavori, che la sola forza della ispirazione
-artistica, non sostenuta da una attività disperata, non sarebbe bastata
-a produrre. La ricchezza è la grande allettatrice di quasi tutti gli
-scrittori francesi. Giovani, lavorano per giungere all'agiatezza e
-all'indipendenza; quando hanno ottenuto l'una e l'altra, persistono
-a lavorar ardentemente, sia perchè ne hanno contratto l'abitudine
-irresistibile, sia perchè, crescendo in loro, con gli anni, l'amore
-degli agi e la sollecitudine del decoro signorile, sentono il bisogno
-d'arrotondare le rendite. Ed è ancora da aggiungersi a queste ragioni
-d'operosità, se non una singolare attitudine dei francesi al lavoro,
-il continuo e vario stimolo che deve dar loro la vita calda e ricca e
-diversa d'una enorme città intellettuale; e il fatto incontrastabile
-che una città siffatta, non ostante le sue esigenze e le sue
-tentazioni, è per la sua stessa grandezza più favorevole d'una città
-piccola al lavoro continuo e raccolto, per la ragione medesima che è
-più facile rimaner padroni dei propri pensieri in mezzo a una grande
-folla che in un cerchio di quindici conoscenti. Là non esiste, fra
-colleghi letterarii, la _flânerie_ occasionata dagl'incontri fortuiti,
-che piglia tanta parte del nostro tempo anche nelle città più grandi;
-gli amici, per incontrarsi, si devono cercare per la posta; in ogni
-convegno è prefissata l'ora della separazione; la molteplicità delle
-faccende costringe alla pedanteria nell'orario; la furia della vita
-non lascia tempo alla _rêverie_ che sfibra l'animo, come dice il
-Goethe, e fiacca le forze dell'intelligenza; gli inevitabili doveri
-sociali a cui si deve sacrificare una parte della sera, obbligano al
-lavoro mattutino, più fresco e più salutare del notturno; i visitatori
-importuni sono respinti senza riguardi; e tutto va di carriera, e
-ognuno difende accanitamente il suo tempo e la sua libertà di lavoro.
-E uno di quelli che la difendono più accanitamente è lo Zola. Il
-quale vive solitario anche per questa ragione: che avendo combattuto
-acerbamente molte opinioni stabilite, e ferito amor proprii, e
-sollevato ire ed inimicizie, si troverebbe costretto, frequentando la
-società letteraria, a una lotta continua; e mancante com'è del vero e
-proprio «spirito parigino» che è un'arma terribile nelle dispute dei
-salotti e dei circoli, egli sente che non ce la potrebbe in nessun
-modo con le lingue indiavolate, coi fulminei motteggiatori, che gli
-cascherebbero addosso da ogni parte. Per ciò se ne sta rinchiuso nella
-sua officina, spendendo in lavoro tutta la vitalità che risparmia in
-battaglie di conversazione, le quali darebbero troppo facile vittoria
-ai suoi nemici. Victor Hugo, che malgrado la sua corte, vive in una
-specie di solitudine intellettuale, fuori della letteratura vivente,
-è il leone; Emilio Zola è l'orso. E vivono l'uno e l'altro in regioni
-non meno lontane e diverse fra loro che quelle abitate dalle due fiere
-formidabili che simboleggiano.
-
- *
- * *
-
-Mentre stavo in questi pensieri, egli comparve, pallido e coi capelli
-irti, vestito di un farsettone di maglia scura, stretto alla vita,
-senza cravatta, con le scarpe di panno nero; uno strano vestimento, tra
-di lottatore e d'operaio. Mi fece un'impressione inaspettata, diversa
-dalla prima volta. Mi parve assai più piccolo di statura e più esile.
-Ha messo un po' di ventre; ma è notevolmente dimagrato nel viso. Era
-smorto e aveva l'aria triste. E forse a cagione della tristezza la
-sua accoglienza fu più affettuosa di quello che si soglia aspettare da
-lui. Sedette accanto al suo tavolo da lavoro, coperto di giornali e di
-lettere non ancora aperte, e alle solite domande sulla salute, rispose,
-con un accento non meno triste del suo aspetto, che non stava bene.
-
-Poi soggiunse:
-
-— Voi sapete che ho avuto la disgrazia di perdere mia madre.
-
-E gli si empirono gli occhi di lacrime. Dopo qualche momento di
-silenzio, ricordò la morte del Flaubert, la quale pure era stata un
-gran dolore per lui. Il Flaubert era suo maestro e suo amico. Egli
-l'aveva conosciuto e amato fin dai principii della sua carriera.
-La perdita dei genitori letterarii è particolarmente triste per gli
-scrittori che s'avanzano per una via ardita, piena di pericoli: il
-soldato sente più dolorosamente la morte del suo capo, quando combatte
-all'avanguardia.
-
-— Questo è stato un duro anno per me — disse sospirando —; un anno nero
-veramente, che mi peserà sul capo per un pezzo.
-
-E riparlò del suo antico proposito di fare un viaggio in Italia,
-anzi di venirsi a stabilire per qualche tempo fra noi, in una città
-del mezzogiorno. Da molto tempo si sente stanco e ha gran bisogno
-di riposo. Vorrebbe venire in Italia, senza che lo sapesse nessuno,
-fuorchè un piccolo numero di amici, per poter vivere raccolto e quieto
-nel suo cantuccio; non perchè sia selvaggio, e non ami la gente che
-va a lui, mossa da un sentimento di simpatia; ma perchè non sa _jouer
-le prince_, e davanti a tre persone con cui non abbia dimestichezza,
-perde la sua libertà di spirito. Ma per quanto dica, son persuaso che
-il suo viaggio in Italia non sarà mai altro che un proponimento. E
-d'altra parte, quanto s'inganna se crede di venir qui a vivere in pace!
-Il giorno dopo l'arrivo avrebbe un assembramento di veristi davanti
-all'albergo, e sarebbe costretto a esporre la teoria del naturalismo
-dalla finestra.
-
-— Ho bisogno di riposo.... — ripetè con tristezza —; non posso più
-lavorare come una volta.
-
-— Eppure, — gli osservai, — oltre a tutto il resto, riempite ogni
-settimana quattro colonne del _Figaro_. Noi siamo meravigliati della
-vostra operosità.
-
-— No, no, — rispose, scrollando il capo, — credetelo a me, non lavoro
-più come una volta; non sono più quello di prima. Non ho ancora potuto
-rimettermi al mio romanzo. Per scrivere, vedete, bisogna aver dello
-spazio e dell'aria davanti a sè, bisogna credere alla vita.
-
-Mi fecero tristezza queste parole, tanto più perchè non erano smentite
-dal suo aspetto.
-
-Credette per qualche tempo d'aver una malattia di cuore; i medici lo
-disingannarono; ma nondimeno egli sente sempre in sè qualcosa di sordo
-e d'inquietante, che gl'impedisce il lavoro, e lo volge alle previsioni
-nere. Ora avrebbe un disegno. Continuare a scrivere per il _Figaro_
-finchè ce l'obbliga l'impegno assunto; poi uscire dal giornalismo,
-sdarsi interamente, e per sempre dalla polemica, e consacrare tutto il
-suo tempo e tutte le sue forze ai romanzi, curando insieme la raccolta
-e la pubblicazione dei suoi scritti sparsi; i quali tra novelle,
-ritratti e critica, formerebbero otto volumi, e ne uscirebbe uno ogni
-tre mesi. Terminata la storia dei Rougon-Macquart, alla quale mancano
-ancora undici romanzi, farebbe un'edizione definitiva di tutti e venti
-i volumi, collegandoli meglio fra loro (pensiero che deve essergli
-venuto in seguito a uno studio arguto e diligentissimo fatto da uno
-scrittore francese sulle contraddizioni cronologiche e sociali della
-sua storia); e poi si darebbe tutto al teatro, che è sempre il suo
-pensiero dominante. Riguardo al primo romanzo che pubblicherà ora, egli
-è ancora incerto fra tre idee. Dapprima voleva scrivere _Un peintre
-à Paris_; romanzo che abbraccierebbe la vita artistica e la vita
-letteraria, raccontando le lotte e le avventure di un giovane di genio,
-o di parecchi, venuti dalla provincia a Parigi a cercar la gloria e
-la fortuna; ma poichè per trattar questo argomento, dovrebbe fare un
-viaggio in Provenza, terra natale dei suoi personaggi, a raccogliere
-notizie e ispirazioni, intende di lasciarlo da parte per ora. Vorrebbe
-scrivere un romanzo del genere della _Page d'amour_, ma in un altro
-campo sociale, di cui il soggetto sarebbe il dolore, la bontà, la forza
-e il coraggio nella sventura, e gli affetti gentili e profondi; — ma
-teme che un lavoro di questa natura, nello stato di animo in cui si
-trova al presente, rimescolerebbe troppo dolorosamente il suo cuore.
-Propende quindi per un terzo romanzo, del quale m'aveva già parlato
-tre anni or sono, che avrebbe per campo «i grandi magazzini» di Parigi,
-come il _Louvre_ e il _Bon Marché_; e per argomento la lotta del grande
-commercio col piccolo, dei milioni coi cento mila franchi. Questo farà
-più probabilmente; e perciò comincierà tra poco le sue visite e i suoi
-studi minuti di romanziere esperimentale; passerà delle ore e delle ore
-in mezzo al via vai e al rimescolìo rumoroso dei «magazzini» enormi,
-a raccoglier colori per le descrizioni e motti per i dialoghi, e a
-cercar tipi e avventure locali, interrogando commessi e ragionieri, con
-la sua amorosa pazienza di musaicista, come fece nei mercati e nelle
-botteghe dei salumai per scrivere il _Ventre di Parigi_, e nei lavatoi
-e all'ospedale per far l'_Assommoir_. Ma subito non ci si può mettere:
-non riuscirebbe a far nulla.
-
-Gli domandai se gli seguiva spesso, anche nel suo stato abituale, di
-non poter far nulla.
-
-— Ah che tasto toccate! — rispose. — Ci son dei giorni in cui mi pare
-d'essere finito, non per quel giorno, ma per sempre; giorni in cui
-son come morto. Mi metto al tavolino la mattina per tempo, senz'aver
-coscienza del mio stato, e al momento di ripigliare il filo del
-romanzo, mi sento nella testa un vuoto e un silenzio da far paura.
-Personaggi, luoghi, scene, avvenimenti, tutto s'è come agghiacciato
-dentro a una nebbia oscura, in cui mi sembra che non riescirò mai
-più a far penetrare un raggio di sole. E allora resto qui delle ore,
-colla testa sopra una mano e gli occhi fissi alla finestra come uno
-smemorato. E poi.... mi pigliano degli scoraggiamenti terribili anche
-riguardo all'arte mia.
-
-— Come! — gli dissi, — voi, che percorrete una via così nettamente e
-profondamente tracciata, che lavorate con un metodo così rigoroso, e di
-cui parete tanto sicuro, andate soggetto voi pure allo scoraggiamento e
-al dubbio della vostra arte?
-
-— Se ci vado soggetto! — rispose. — Ma chi non ci va soggetto? Ci sono
-due soli artisti in questo secolo, un pittore e un poeta, i quali non
-hanno mai sospettato una volta, neppure alla lontana, il primo di poter
-sbagliare una pennellata, l'altro di poter scrivere un cattivo verso;
-e sono il Coubert e Victor Hugo. Io trovo orribile oggi quello che
-ho fatto ieri — infallibilmente. Se voglio tirar innanzi a lavorare
-di buon animo e con qualche illusione di far bene, bisogna che non mi
-volti mai indietro. Per questo, terminato un libro, non me ne occupo
-più; e non solo sfuggo l'occasione di parlarne, ma faccio uno sforzo
-continuo per dimenticarlo. Guardate: io non rileggo mai, assolutamente
-mai, una pagina dei miei libri, se non son costretto a leggerla, come
-m'accade qualche volta, per scansare una ripetizione in quello che sto
-scrivendo. Ebbene, quando rileggo qualche cosa, faccio compassione a me
-stesso, ma una compassione, vedete, da levarmi il pianto dal cuore.
-
-— Ma per che cosa?
-
-— Ma per il pensiero, per la condotta, per lo stile, per la lingua,
-per tutto. Credete voi che se non vivessi in questo dubbio continuo di
-me stesso, se non mi tormentassi l'anima come faccio, avrei il colore
-che ho, e mi troverei nello stato di salute in cui mi trovo? Guardate
-le mie mani. Pare che io abbia il _delirium tremens_. E non bevo che
-acqua!
-
-E dopo un po' soggiunse:
-
-— M'ammazzo a lavorare, e non riesco a far quello che voglio; sono un
-uomo malcontento, ecco tutto.
-
-Il suo tormento principale è lo stile e la lingua, com'era negli
-ultimi anni per il Flaubert, che urlava sopra una frase ribelle. —
-Noi — egli dice — siamo scrittori troppo nervosi. Il nostro stile è
-uno stile di spolvero, tutto bellezze grosse e patenti, frasi fatte
-e cadenze obbligate. A furia di voler cesellare, brunire, ricamare e
-dipingere, e pretender dalle parole l'odore delle cose, e ingegnarci di
-rendere tutti i suoni, ci siamo formati un linguaggio convenzionale,
-un gergo letterario nostro proprio, tutto stelleggiato e ingioiellato
-d'immagini, tutto tremolante di pennacchietti e di frangie, che non
-potrà piacere a lungo perchè non è la bellezza, ma la moda, non è la
-forza, ma lo sforzo; che anzi invecchierà immancabilmente, e riuscirà
-intollerabile alle generazioni future. Invece di parlare, insomma,
-trilliamo e facciamo delle fioriture. Invece di descrivere le cose,
-come diceva il Goethe, vogliamo troppo descrivere i loro effetti;
-e siamo arrivati in quest'arte a un grado di raffinamento puerile,
-assolutamente. Non è più l'arte, sono i ghiottumi, i tornagusti
-dell'arte. Siamo in piena decadenza di stile, ecco la cosa. — Ora lo
-Zola, dallo stesso principio che lo spinse a semplificare il romanzo,
-e a renderlo quanto più è possibile conforme alla semplicità del vero,
-e quasi all'andamento ordinario della vita, è condotto logicamente
-a fare il medesimo sopra lo stile; cioè a ridurre la forma alla sua
-semplicità massima, ritornando alla lingua secca, come egli dice, alla
-frase netta, allo stile logico, parco d'epiteti, sfrascato, che sia
-panno e non trina, e vesta strettamente il pensiero, senza pieghette
-e senza svolazzi: uno stile di cui tutto il valore consista nella
-evidenza, ottenuta con una parsimonia e una proprietà rigorosa della
-parola. Sogna, insomma, una prosa, come l'aveva in capo il Leopardi,
-e come la definì, senza averla mai scritta, il Giordani; vorrebbe,
-cioè «scrivere in modo che l'arte non si mostri, preoccupato dal solo
-scopo che le cose dette appariscano chiarissime e credibili, e che il
-pensiero passi per mezzo della parola _con quella facile prestezza e
-limpidezza che dai limpidi cristalli ci pervengono all'occhio le specie
-degli oggetti posti al di là_; non frapporsi mai, neppure passando, fra
-il lettore e l'argomento; risalire, in una parola, alla nudità tersa
-degli scrittori del gran secolo, serbando inalterato il sentimento
-ed il pensiero nuovo». In questa direzione egli vorrebbe aprire una
-nuova via. È una grande ambizione. E non si può negare certamente
-ch'egli abbia un concetto netto di quello che vuole. La giovinezza
-sempre fresca dello stile del Voltaire, e la solidità e la nitidezza
-marmorea di quello del Pascal, lo innamorano; e se bastasse, per dar
-corpo al suo ideale di forma, la potenza tecnica di scrittore, non
-c'è dubbio che ci riuscirebbe senza grande fatica. Ma la difficoltà
-massima sta in ciò: che questo rinnovamento dello stile ch'egli ha
-nel capo, richiederebbe inesorabilmente un accrescimento enorme nella
-ricchezza e nella intensità del pensiero. Perchè qual è lo scrittore
-di romanzi che potrebbe resistere a un tale denudamento? A che cosa
-si ridurrebbe un romanzo del tempo che corre, spogliato di tutto ciò
-che egli chiama _pompons_ e _falbalas_ della forma? E specialmente
-il romanzo dello Zola così profusamente descrittivo, e affollato
-d'immagini? Per rimaner saldo e palpabile, dovrebbe avere doppia
-ossatura e doppia carne. Può scrivere con quella meravigliosa austerità
-di stile il Pascal, che condensa in un periodo una lunga e profonda
-meditazione; ma come può farlo uno scrittore, di cui la facoltà
-principale è appunto quella di saper presentare con una evidenza
-straordinaria ogni più sfuggevole aspetto di ogni più piccola cosa? E
-quale scrittore avrà il coraggio di affrontare il gusto dominante con
-una maniera di stile, di cui la perfezione faticosissima rimarrebbe
-indubitatamente incompresa, o parrebbe freddezza, sbiaditura, miseria?
-Questo è il grande struggicuore dello Zola, e gli durerà, credo, per
-tutta la vita. Egli dice che non riesce a liberarsi dal suo vecchio
-stile e a impadronirsi del nuovo, perchè ha troppo fitto nell'ossa,
-come tutta la sua generazione, il veleno del romanticismo. Da giovane,
-dice, mi sono addossato anch'io il carico del frasario romantico, e
-cogli anni mi s'è mutato in gobba. Ma nell'intimo della sua coscienza,
-egli sente certamente che non è questa la ragione che gl'impedisce di
-porre in atto la sua idea: sente che gli manca anzitutto la fede nelle
-proprie forze; o piuttosto sente che non potrebbe riuscire se non a una
-condizione a cui non vorrà piegarsi mai certamente: di fare un romanzo
-solo coi materiali che gli bastano ora per due, e di lavorarci attorno
-tre anni invece di otto mesi, e di rinunziare alla soddisfazione dei
-grandi successi immediati.
-
-Per liberarsi da questa sua spina dello stile, tornò a parlare
-dell'Italia. L'Italia e la Russia sono i due paesi che gli dimostrano
-maggior simpatia; ed egli vi si rifugia col pensiero ogni volta che si
-sente stanco della guerra che gli si fa in patria. Ecco una cosa che i
-nemici arrabbiati dello Zola non possono masticare. — Che cos'è questa
-_toquade_ — ci domandano — che vi prese per lo Zola, voialtri italiani?
-S'ha da vedere anche i vostri Ministri dell'istruzione pubblica menare
-il turibolo davanti all'autore di _Nana_! — Alludono alla lettera del
-De Sanctis, che fece un po' di scandalo. Certo che è un caso letterario
-notevole la grandissima diffusione dei romanzi dello Zola in Italia,
-dove una sola delle due traduzioni dell'_Assommoir_ ebbe più spaccio
-di qualunque libro italiano più popolare; dove tutti i suoi romanzi
-sono tradotti e, quel ch'è più raro, tradotti tutti accuratamente,
-e parecchi benissimo; dove si può dire, anzi, che si deve allo Zola
-il fatto nuovissimo d'una vera gara letteraria di traduttori colti
-e coscienziosi, alla quale il pubblico tenne dietro curiosamente. Si
-direbbe che c'entra po' in questa grande simpatia l'origine italiana
-dello scrittore e il carattere particolare del suo ingegno, per quello
-che ha di discordante e quasi di opposto allo spirito generale degli
-scrittori parigini. È incredibile la quantità di giornali che egli
-riceve dal nostro paese, fin dalle più lontane provincie meridionali;
-fra cui dei giornaletti sconosciuti, dei quali mi fece molta meraviglia
-udirgli ripetere i titoli, con uno sforzo visibilissimo delle labbra. —
-_Je tâche d'être poli avec tout le monde_, disse; ossia di rispondere
-a tutti. Se non ci riesce, non è per difetto di buon volere. Riceve
-tanti giornali che, a furia di provarsi a leggere, è arrivato ormai a
-capire alla meglio l'Italiano, e intende di continuar l'esercizio. E
-infatti dev'esser gradevole e facile imparare una lingua studiandola
-nelle proprie lodi, in modo da godere in ogni difficoltà risolta
-una doppia soddisfazione. Ma non lesse soltanto gli scritti che lo
-riguardavano; quindi gli rimase nel capo un guazzabuglio di nomi di
-romanzieri, di poeti e di giornalisti, dei quali volle saper qualche
-cosa singolarmente; e stette a sentir le informazioni con una certa
-curiosità, mista di stupore, come si starebbe a sentire chi ci
-mettesse al corrente della letteratura patagona. — _Et notre brave
-Cameroni?_ — domandò; — quello è davvero una fontana a getto continuo!
-— Si mostrò molto soddisfatto delle due traduzioni dell'_Assommoir_.
-Credeva però che quella del Petrocchi fosse in patois, e si rallegrò
-di sentire che non è più in dialetto quella traduzione di quello che
-lo sia l'_Assommoir_ originale, poichè i modi e i vocaboli fiorentini
-che vi sono sparsi, non le tolgono di essere tutta intelligibile da
-un capo all'altro d'Italia. Disse poi d'aver ricevuto una lettera di
-Cesare Cantù; e questo non me l'aspettavo. Gli scrisse per domandargli
-informazioni intorno a suo padre, che egli credeva essere uno Zola che
-prese parte nelle cospirazioni carbonaresche del 21. Sorrise per la
-prima volta quando gli dissi: — Vedete; voi non potreste immaginare
-lo strano effetto che farebbero in Italia questi due nomi accoppiati:
-Cesare Cantù e Emilio Zola — collaboratori, per esempio, in un romanzo
-intitolato _Satin_. — Non aveva però cognizione della fama vastissima
-dello storico lombardo, e diede segno di gradire singolarmente la
-lettera, quando seppe bene da chi veniva. Poi domandò bruscamente:
-
-— Perchè non fate un romanzo?
-
-Guardai il pendolo per non abusare del suo tempo; ma era presto: potevo
-rimanere.
-
-— È una vergogna per noi — riprese lo Zola — non studiare la lingua
-e la letteratura italiana, perchè ne potremmo ricavare un vantaggio
-grande, oltre che pel rimanente, per lo stile, ed anche per la lingua
-nostra. I nostri grandi scrittori del buon secolo, e molti del secolo
-scorso, la studiavano. Non ci sarà mai critica larga e feconda in
-Francia fin che non ci dedicheremo coscienziosamente allo studio delle
-letterature straniere. La nostra critica teatrale, per esempio, è
-quella che pecca di più da questo lato. Non si parla che del teatro
-francese, si vede ogni cosa da una parte sola. Quando i nostri critici
-dicono: il teatro, intendono il nostro. Si dovrebbero intender tutti.
-Pare che per loro non esista un teatro tedesco, un teatro inglese,
-un teatro italiano, un teatro spagnuolo. _Merci._ E che teatri sono!
-Così nel resto. È inutile. Bisogna rompere il tetto e spalancare porte
-e finestre, e far entrare dell'aria. Se avessi tempo, vedete, vorrei
-fondare un giornale, il quale non desse che una piccolissima parte
-alla politica, che è la nostra peste, e non avesse altro ufficio che
-di seguire passo a passo, fedelissimamente, il movimento letterario
-degli altri paesi, rendendo conto d'ogni pubblicazione che si facesse
-a Madrid come a Pietroburgo, a Roma come a Stoccolma, con una critica
-largamente espositiva e imparziale, ma piuttosto benevola che severa,
-chiunque fosse l'autore e qualunque la scuola; in modo da far penetrare
-in Francia il maggior numero possibile di scrittori stranieri. Questo
-ci vorrebbe per noi. Ma come potrei farlo? Basta un giornale ad
-assorbir la vita d'un uomo.
-
-Nondimeno, secondo lui, s'è già fatto un gran passo in Francia, dal 70
-in poi, nello studio delle letterature straniere. Oltre che si traduce
-un assai maggior numero di libri che per il passato, e che non par
-più una cosa dell'altro mondo, come una volta pareva, che un giornale
-francese s'occupi d'uno scrittore straniero, se anche non è famoso nel
-mondo; è fuor di dubbio che molti libri inglesi, italiani e tedeschi
-sono letti in Francia, ora, nel testo originale. Ed è cresciuta
-mirabilmente anche la vendita dei libri francesi. Lo Zola, così a
-un di grosso, crede che sia triplicata. Dodici edizioni d'un libro,
-che erano già un gran che, non sono più oggigiorno che un mediocre
-successo librario. E i poeti, in ispecie, hanno torto di lagnarsi.
-D'un volume di versi, in qualsiasi condizione pubblicato, si esitano
-immancabilmente mille esemplari. E si è migliorata pure la condizione
-degli scrittori rispetto agli editori: c'è più buona fede e più fiducia
-reciproca. Non è gran tempo che essi si trattavano a vicenda, e con
-molto chiasso, di scrocconi e di ladri.
-
-Improvvisamente mi fece una grande sorpresa.
-
-— Sapete — disse — ho letto i _Promessi Sposi_.
-
-Avvicinai la seggiola.
-
-Mi parve che titubasse un poco a esprimere la sua opinione, sia perchè
-non l'avesse netta, sia perchè, sospettando la mia, cercasse i termini
-per urtarla il più leggermente che poteva.
-
-— Prima di tutto — disse — debbo confessare che ho letto la traduzione
-francese, e che ho poca fede nelle traduzioni. Credo che la migliore
-sciupi gran parte, e forse la più viva parte di qualunque lavoro, e
-specialmente di un lavoro originale. Perciò i _Promessi Sposi_ non
-mi fecero l'impressione che m'aspettavo. Che so io? Il romanzo, nel
-suo complesso, mi parve troppo fedelmente lucidato dai romanzi di
-Walter Scott. Non mi son fatto un concetto preciso del suo valore.
-Certo però che ci sono delle parti, e molte, che serbano anche nella
-traduzione una bellezza e una potenza meravigliosa; squarci d'un
-realismo magistrale, nei quali si rivelano insieme la forza d'un grande
-pittore e quella d'un pensatore vasto e profondo: la storia della peste
-specialmente, che avrebbe innamorato il Flaubert, col quale il Manzoni
-ha molti punti di somiglianza....
-
-Quello che lo colpì più d'ogni cosa, insomma, fu la descrizione, e di
-tutte le descrizioni, quella che gli rimase impressa più profondamente,
-tanto che ne ricorda tutti i particolari, è la scena che si presenta
-improvvisamente allo sguardo di Renzo, quando s'affaccia alla porta
-del lazzaretto, dopo la sua lunga e avventurosa pellegrinazione a
-traverso a Milano. Quelle compagnie di malati che entrano, quegli
-appestati accovacciati pei fossi, quelle faccie stupidite, quei visi
-sghignazzanti, quei pazzi che raccontano le loro immaginazioni ai
-moribondi, quel cantare alto e continuo di gente già trasfigurata
-dal morbo, quel brulichìo immenso e miserabile, e particolarmente
-quel cavallaccio sfrenato, che fende la folla in mezzo all'urlìo
-dei monatti, montato da un frenetico che gli tempesta il collo di
-pugni, e dispare in un nuvolo di polvere, sono un quadro, egli dice,
-che gli rimarrà davanti agli occhi per tutta la vita. Non disse
-altro, e non me ne stupii. Per quanto ingegno e accorgimento critico
-egli abbia, è impossibile che, per ora, gusti e giudichi rettamente
-un'opera pensata, sentita e condotta così diversamente dalle sue.
-Egli è ancora troppo caldo dell'ispirazione propria, troppo eccitato
-dalla battaglia, troppo immerso con tutte le facoltà nei suoi studi
-altrettanto profondi che rigorosamente circoscritti, e troppo vivente,
-non dico nella letteratura del suo tempo, ma in quella della sua
-giornata. Lo Zola rileggerà i _Promessi Sposi_ in pace, fuori del
-campo di battaglia, come il Voltaire rilesse l'Ariosto, e cangierà
-di parere, come il Voltaire. Gli mancavano d'altra parte, per ora,
-gli elementi necessarii ad un critico per poter giudicare del valore
-intrinseco d'una grande opera letteraria. Rimase stupito udendo che
-i _Promessi Sposi_ furono scritti nel primo quarto del secolo, e che
-il Manzoni, pure seguendo l'esempio del Walter Scott nel suo romanzo,
-fu nella letteratura italiana un novatore, il quale, ai suoi tempi,
-fece «parte da sè stesso»; un miscredente delle scuole, come lo definì
-il genero apologista, un Volteriano dell'arte, un loico del buon
-senso; iniziatore d'una riforma letteraria che bandì l'estrinseco, il
-convenzionale, il falso nel pensiero, nel sentimento, nello stile,
-nella lingua; e che la sua apparizione nella letteratura italiana,
-sollevò ben altre tempeste e diede l'impulso a un ben più largo e nuovo
-movimento d'idee che non abbia fatto lui, per ora, nella letteratura
-francese. Finì col dire che l'avrebbe riletto in italiano, e mostrò
-curiosità di conoscere le tragedie, per aver inteso qualcosa di quella
-maniera libera e tranquilla di condurre l'azione e di sceneggiare, che
-si deve accordare mirabilmente con le sue idee.
-
-Di qui ricascò a parlare della sua stanchezza intellettuale, che lo
-rattristava:
-
-— Ma chi mai — gli dissi — leggendo i vostri articoli, sospetterebbe
-che siete stanco?
-
-— Capisco: non ve n'accorgete; ma è perchè ci metto uno sforzo doppio
-che per il passato, appunto per nascondere la stanchezza.
-
-— E poi — disse dopo qualche momento di riflessione, — sono stanco
-sopratutto della polemica, che mi attira tanti odî. È un'impresa che
-schiaccia le mie forze, e schiaccerebbe le forze di chi che sia, quella
-di fare nello stesso tempo il novatore e il demolitore. Io mi trovo in
-una condizione disgraziata. Vedete Victor Hugo. Certo, nel suo grande
-cammino trionfale egli è stato spinto innanzi dalla forza immensa
-delle simpatie e degli entusiasmi della nazione; ma aveva il vantaggio
-di non esser costretto a combattere a corpo a corpo. Una legione di
-devoti e di fanatici gli andava innanzi sgombrando la strada a colpi di
-spada e d'accetta, e gli faceva largo intorno, gli lasciava un grande
-spazio d'aria libera, nel quale egli procedeva serenamente, tutto
-assorto nella propria ispirazione. Io, invece, debbo far tutto, ossia
-fare e disfare. Ed è quello che non vogliono perdonarmi. — Badate a
-scrivere dei romanzi — mi dicono; — lavorate sul vostro, e lasciate in
-pace gli altri sul proprio: create senza distruggere. — E perchè ciò,
-dal momento che essi tirano a distruggermi, e non creano? Perchè non
-credono ch'io sia in buona fede; perchè credono ch'io critichi, non
-per convinzione, ma per passione; non per abbattere delle scuole che
-credo false e dannose al progresso dell'arte e del pensiero, ma per
-sbarazzarmi di rivali che credo incomodi. Credono che io odii delle
-persone, mentre non combatto che dei principii. Vogliono ad ogni costo
-che sia egoismo di bottegaio quello che è coscienza d'artista. Questo è
-quello che mi affligge. Che cosa ne pensate?
-
-Credetti di dovergli dire quello che sinceramente credevo, cioè
-che fuori di Parigi, fra noi, per esempio, si faceva generalmente
-un giudizio assai diverso della sua critica. — Troviamo nei vostri
-articoli della violenza, ma non dell'odio. Se ci fosse odio, ci sarebbe
-del veleno, e questo non l'avete. Ci paiono critiche di testa, vi
-direbbe un maestro di canto, e non critiche di petto; colpi di mazza,
-non colpi di stile; che è molto diverso. E chi volete che creda che
-coi successi enormi che ottenete, possiate attaccare per gelosia
-letteraria, fra gli altri, degli avversari mille miglia lontani dal
-vostro campo, e quasi sconosciuti fra noi? Del resto, voi potete sempre
-rispondere che non avete ancora detto contro gli altri la metà di
-quello che si disse contro di voi.
-
-— Ah! — esclamò — di quello che si disse contro di me non ne potete
-avere un'idea, voi che vivete lontano da Parigi. Io mi diedi a scrivere
-sul _Figaro_ per non troncare tutt'a un tratto la mia «campagna
-critica» dopo la rottura col _Voltaire_; chè m'avrebbero creduto
-smarrito d'animo e ridotto all'impotenza. Ma sapete perchè ho scelto
-il _Figaro_? Il _Figaro_, prima di tutto, contro cui si fa tanto
-gridare, non è mica peggio degli altri giornali, sotto nessun aspetto.
-La sua disgrazia è che tutti i torti della stampa che ha dei torti,
-si fanno ricadere sulla sua testa; lui è lo scandalo, lui è il morbo
-della nazione, lui raccoglie in sè tutti i vizi, tutte le magagne,
-tutte le brutture del giornalismo francese. È destinato che sia il
-_capro emissario_, e s'intende che se non ci fosse il _Figaro_, non
-ci sarebbe che una stampa purissima e santissima: sta bene. Ma questo
-non monta. Sono collaboratore del _Figaro_, ma non l'ho sposato. Io
-non so quello che ci scrivano; so che ci scrivo quello che voglio.
-Ho scelto il _Figaro_ per questa ragione: che essendo un giornale
-diffusissimo per tutta la Francia e fra ogni ceto di gente, volevo
-cercare, scrivendoci, se ci fosse modo di distruggere quella specie di
-leggenda odiosa e ridicola che s'è formata sulla mia povera persona.
-Una vera leggenda, vi dico. Quelli che l'hanno creata e divulgata,
-i critici e giornalisti, non ci credevano: s'intende benissimo: sono
-maligni, ma non imbecilli. Il grande pubblico, però, l'ha bevuta. Per
-questo grande pubblico io sono un uomo senza coscienza, senza legge,
-senza pudore, senza affetti; uno speculatore d'immoralità, un sacco di
-vizi, un bevitore di sangue, un'anima perduta. Credono che io sguazzi
-veramente in tutte le sozzure, come qualche personaggio dei miei
-romanzi, e non solamente nelle sozzure morali. Un _égoutier_, infine.
-Un uomo da velarsi gli occhi e da turarsi il naso, passandogli accanto.
-Ebbene, io dissi tra me: _je suis un brave homme, après tout_ (non
-c'è vanità a dichiararlo, non è vero?); mi sento un cervello sano nel
-capo e un cuore onesto nel petto; vediamo se, scrivendo in un giornale
-che va per le mani di tutti, provandomi a dirvi le mie ragioni con
-la maggior pacatezza possibile, e a esprimervi i miei sentimenti con
-la mia abituale sincerità, mi riesce di raddrizzare l'opinione storta
-della gente. Prima ancora ch'io scrivessi, al semplice annunzio della
-mia collaborazione, i buoni borghesi, gli onesti abbonati rimasero
-atterriti. Ma come! Lo Zola scrive nel _Figaro_? Saremo costretti
-ad asciugarci la prosa di questo matto pervertito e scandaloso, e
-a nascondere il giornale alle nostre famiglie? Credevano in buona
-fede che ad ogni periodo io buttassi fuori un'oscenità stomachevole
-o sputassi sopra un sentimento gentile o lacerassi un nome onorato.
-Ora io so che molti hanno espresso una grande meraviglia dopo letti i
-primi articoli. In fin dei conti, hanno detto, tutto ben considerato,
-è un uomo — presso a poco — come gli altri. Avrà torto, ma ragiona;
-ragionerà male, ma par persuaso di quello che dice. Porcherie non ne
-scrive; critica, ma non insulta; è un capo originale, ma non è un
-pazzo da catena. Non è lo Zola che ci avevano dato ad intendere. —
-Ora questo è già qualche cosa, ma è poco più di nulla. Per uno che si
-ricrede, cento altri del pecorame immenso continuano a credere. Voi
-non potete immaginare quanto sia difficile in Francia lo sradicare un
-pregiudizio. Una leggenda calunniosa s'è formata sopra di me: ebbene,
-ho quarant'anni, posso viverne ancora altri venti, ma son sicuro di non
-vederne la fine, di quella leggenda. E questo m'addolora.
-
-E disse le ultime parole con un accento di vero rammarico.
-
-— Pensate però — gli osservai — che la leggenda non è uscita
-di Francia, e che noi, lontani, vi giudichiamo diversamente. I
-lettori sensati, che conoscono tutte le vostre opere, e che tengono
-dietro a tutte le manifestazioni dei vostri principii artistici,
-spassionatamente, e senza cocciutaggini scolastiche, sono persuasi che
-quello che si può trovare d'eccessivo, sotto certi aspetti, in alcuni
-dei vostri romanzi, è conseguenza logica del concetto fondamentale
-che avete dell'arte, non predilezione per il brutto, per il tristo e
-per l'orrido, che derivi da animo malvagio. Certo, l'arte ottimista
-che sceglie ad un fine consolante i caratteri e gli avvenimenti, e
-si sforza di alleggerire ai lettori tutte le impressioni ingrate, e
-di girare intorno, senza attrito, a tutte le opinioni che hanno una
-radice nell'animo, cattiva facilmente la simpatia agli scrittori. Ma
-sotto la vostra arte di ferro, noi ammiriamo e amiamo la schiettezza,
-il coraggio, la devozione ardente e indomabile ad un'idea, che non
-è possibile che in un'anima nobile. Gli arrabbiati che leggono i
-vostri romanzi con un occhio solo, non vedono che Lantier, e Bijard,
-e Pierre Rougon, e Renée; noi li leggiamo con due, e vediamo Miette e
-Goujet e Lalie ed Hélène e la piccola Jeanne. Ed è l'intensità, non la
-molteplicità e la diffusione delle manifestazioni del cuore, quella da
-cui giudichiamo l'intima natura dell'artista. Per me, vedete, Hélène,
-che dopo aver visto morir la sua creatura senza poter piangere, e quasi
-chiusa nel suo dolore, getta un urlo improvviso vedendo ai piedi del
-letto le scarpettine che la povera bimba non si metterà mai più; e
-il singhiozzo disperato che lacera il petto di Goujet mentre Gervasa,
-incanutita e convulsa, si sfama sotto i suoi occhi, dovrebbero bastare
-a giudicar l'uomo quanto un poema d'affetto. E molti la pensano a modo
-mio.
-
-— Eppure — osservò sorridendo leggermente — dicono che contamino tutto.
-
-— Lo dissero anche del Flaubert. Dopo che aveva lavorato per cinque
-anni a un romanzo, un critico scrisse che s'era ravvoltolato in una
-fogna e che l'aveva sporcata.
-
-— E che cosa si dice, in Italia, quando si legge una di codeste
-critiche?
-
-— Non so.... credo che si continui a leggere il Flaubert.
-
-— Io credo però che sarà utile, a proposito di critiche, un libro d'un
-nuovo genere, che sto preparando da un pezzo. Man mano che mi cadevano
-sotto gli occhi, sono andato raccogliendo e ordinando le più grossolane
-insolenze, i più spropositati vituperii che vennero vomitati contro di
-me. V'accerto che a leggerli tutti di seguito, come una lunghissima
-lirica furibonda, fanno un singolare effetto. Li pubblicherò in un
-volume, con una grande prefazione sulla critica, e intitolerò il
-volume: _Leurs injures_. Sarà la mia apologia.
-
-Questo è il suo chiodo fisso; per quanto faccia, bisogna sempre che
-torni a batterci su. Il suo grande tormento è d'essere male giudicato
-come uomo. E questo tormento, possono averlo celato, ma lo provarono
-certamente tutti gli artisti, anche i più incuranti e sdegnosi del
-mondo, e i più gloriosi, quando il loro carattere morale fu denigrato.
-Poichè si può ben amare disperatamente la gloria, ma non si può averne
-un godimento pieno e sereno, se non si sente che insieme all'artista
-è stimato l'uomo, suo padre e suo giudice, e depositario del suo
-onore. Prima si ambisce la gloria pur che sia; poi quella tal gloria
-— senza ombra e senza turbamenti; — ossia la stima e l'affetto, che
-sono il calore della sua luce. Il che i nemici cercan di togliere,
-quando non riescono a toglier altro, poichè è una grande consolazione
-dell'amor proprio, dovendo dire che un tale è un grande artista, poter
-soggiungere subito dopo che è un birbante.
-
-— Mah! — esclamò poi lo Zola — quando lavoro dimentico tutto.
-
-— Dateci presto il nuovo romanzo — dissi.
-
-— Mi ci potrei mettere subito — rispose — se ci fossi già preparato.
-Ma ho bisogno di viver prima lungo tempo coi miei personaggi, e
-siccome questo non è un lavoro da tavolino, che m'obblighi a star lì
-cogli occhi sulla carta, così basta anche una leggera preoccupazione
-dell'animo a distrarmene. Ho bisogno di pigliare i miei personaggi ad
-uno ad uno, e poi a due a due, e così avanti, e di farmeli andare e
-venire per la testa, di notte, passeggiando, desinando, ora strappando
-una parola a uno, ora cogliendo a volo un gesto d'un altro, ora
-scoprendo il secreto di un terzo; e di abituarmi a viver con loro
-fino al punto di voltarmi in tronco, quando mi sento un fruscìo alle
-spalle, quasi con la sicurezza di sorprenderne qualcuno in carne ed
-ossa. Fin che non sono arrivato a questo grado d'illusione, non posso
-far nulla. Quando poi i personaggi son diventati così vivi e parlanti,
-e quasi gente di casa mia, il lavoro non m'affatica più; mi metto al
-romanzo, e lascio che facciano loro, che pensin loro a combinarsi e
-a trattare insieme le proprie faccende; io cerco d'entrarci il meno
-possibile, e di restringermi a redigere i verbali. Alle volte mi par
-d'essere estraneo affatto al mio romanzo. Casi, scene, dialoghi si
-succedono da sè, e non ho che a mutar qualche parola nel testo che
-mi si svolge sotto gli occhi. Non è che la descrizione che mi costa
-sforzo. Ma scrivendo, vedo i luoghi così distintamente, sento i rumori,
-gli odori, i contatti in una maniera così viva, che anche qui non ho
-quasi da cercar altro che l'espressione. Rimango tutto stupito, alzando
-gli occhi, di ritrovarmi nella mia stanza, solo, in una gran quiete, e
-cerco per dove sono fuggiti i fantasmi che mi stavano affollati intorno
-un momento prima.
-
-Con tutto ciò m'è parso di indovinare, da qualche sua parola qua e
-là, che la difficoltà che egli trova a rimettersi ai suoi romanzi,
-non deriva soltanto dal suo stato presente di salute e d'animo, ma
-da un sentimento, più forte che non l'abbia mai provato, d'incertezza
-artistica. Egli conosce il mondo letterario e sè stesso: sa di essere
-arrivato al punto forse culminante della sua ascensione d'artista,
-e che di lì non potrà più salire se non facendo un poderosissimo
-sforzo: o un passo in una via nuova, o un perfezionamento grande
-sulla via battuta. Perchè è vero quello che disse il Dumas figlio,
-che il pubblico vuol essere continuamente sorpreso, abbagliato,
-sbalordito, violato. Ora, dopo l'_Assommoir_, lo Zola è andato più
-in là, ma non più in su. I critici assennati non solo non mettono la
-_Page d'amour_ accanto all'_Assommoir_, ma la considerano al di sotto
-della _Fortune des Rougon_ e della _Conquête de Plassans_. _Nana_ fu
-un successo più librario che letterario. Si capisce d'altra parte
-che, per quanto sia grande la sua potenza di scrittore, il genere
-suo, tutto analitico e descrittivo, è quello in cui l'originalità
-perde in più breve tempo la freschezza, abituandosi facilmente il
-pubblico ai procedimenti metodici, di cui può indovinare gli artifizi
-prima di subirne gli effetti. Al che l'aiutano anche gli imitatori;
-gl'inetti scoprendo meglio la meccanica, i valenti mostrando che
-non è difficile impadronirsene. E lo Zola ha ormai un drappello di
-imitatori che non gli stanno indietro che d'un passo. Perciò io credo
-che stenti a ricominciare i romanzi, non tanto perchè è stanco, quanto
-perchè cerca. Mettendosi a scrivere, gli si presentano in folla tutte
-le forme e le industrie già usate, ed egli vuol liberarsene. Non
-gli basta più cambiar soggetto, vorrebbe cambiar maniera. Ed anche
-dall'idea di scrivere un romanzo sulla _bontà e sul dolore_, per
-fare un salto da _Nana_, come scrisse la _Page d'amour_ per fare un
-contrapposto all'_Assommoir_, traspare già il bisogno che egli sente di
-_rinnovellarsi_ come traspare, più che da tutto, dal suo proposito di
-dedicarsi intieramente al teatro.
-
-Parlò da ultimo a proposito di teatro, del dramma ricavato da _Nana_,
-che deve rappresentarsi tra poco. Dell'_Assommoir_ non fu contento: fu
-un eccellente affare finanziario, una magra soddisfazione artistica:
-non era più il suo _Assommoir_. È più soddisfatto del dramma ricavato
-dall'ultimo romanzo. Si è dovuto transigere colle esigenze della
-scena, si sottintende. Il carattere della protagonista è stato un po'
-attenuato, e il linguaggio passato allo staccio. Ma, nell'insieme,
-il dramma è più fedele al romanzo, ossia più naturalistico. C'è più
-_distinzione_ e più _discrezione_. Ma per questo appunto dubita della
-riuscita.
-
-Infine tornò ancora una volta al suo ideale: terminare i romanzi,
-non impicciarsi più di polemica, lavorare riposatamente per il teatro
-nella sua casa tranquilla di Médan, non vedendo che pochi amici....
-Ma per far questo — soggiunse rattristandosi — bisogna sentirsi sani e
-giovani, e sopratutto non aver dolori. L'arte non basta a consolare dei
-grandi dolori.
-
-Pensava a sua madre.
-
-Allora, per distoglierlo da quel pensiero, pensai di saldare un conto
-che avevo con lui da due anni. — Prima di lasciarvi — gli dissi — debbo
-giustificarmi d'un grosso errore che ho commesso a vostro riguardo.
-Ho letto in un libro francese, che parlando d'un articoletto ch'io
-scrissi sopra di voi nel 1878, diceste: — Ma dove diamine è andato a
-pescare il De Amicis ch'io avessi due bambini? — Avete tutte le ragioni
-del mondo di lamentarvi, tanto più che non solo dissi che avevate due
-bambini, ma aggiunsi che li avevo sentiti gridare. Se voi mi credete
-un idealista, dovete aver pensato che è spingere un po' troppo in là
-l'idealismo, quella di regalare dei bimbi — per abbellire il quadro
-— a chi non solamente non ne ha, ma non ne desidera. L'errore deriva
-da ciò, che un vostro amico mi disse che li avevate, e che io non
-avevo una ragione al mondo di non crederci. Quanto all'averli sentiti
-gridare, mi concederete che è un'immaginazione scusabile, perchè o non
-si hanno, ed è affar finito, o si hanno, e allora gridano. Ma vedete
-se son castigato della mia credulità. Sono stato a vedere il Daudet,
-e ne scriverò qualche cosa. So di sicurissimo che ha due bambine,
-ne ho visti i ritratti; potete pensare se mi farebbero comodo per il
-mio quadretto. Ebbene, sono costretto a non nominarle neppure, perchè
-nessuno mi crederebbe più. Vi prego di considerarvi soddisfatto
-
-Si dichiarò soddisfatto, ridendo; ma subito il suo viso si tornò a
-velare.
-
-E salutandomi sull'uscio, mi disse con un accento affettuoso,
-stringendomi la mano:
-
-— _Vous ne me croyez pas un bandit, n'est-ce pas?_
-
-— Ah! non mi conviene — risposi — vivo troppo in vostra compagnia.
-
-E benchè avessi chiuso la conversazione con uno scherzo, me ne andai
-dolente, proprio, di non aver più trovato lo Zola giovane e contento
-dell'altra volta.
-
- *
- * *
-
-Ecco i grandi artisti. Mentre noi gl'invidiamo di lontano, pensando che
-sono famosi, potenti, ricchi, e che debbono essere felici, o almeno
-tutti frementi e splendidi del trionfo, essi son là soli in mezzo
-ai loro libri, afflitti da dolori che ignoriamo, tormentati da mille
-dubbi, sfiduciati di sè, incerti dell'avvenire, e rosi nel cuore dalla
-passione dell'arte propria. Quella coscienza del proprio valore e della
-propria fama, che noi crediamo una sorgente continua di contentezza,
-essendo diventata in loro un sentimento abituale, ha reso insensibile
-il loro amor proprio a tutte le soddisfazioni ordinarie; per il che
-non hanno che assai di rado delle gioie vive, le quali pure svaniscono
-di più in più rapidamente. Il sentimento profondo che hanno della
-vita, per cui l'amano più intensamente, rende a loro più dolorosa la
-coscienza della precarietà propria, e di tutto; e la paura dell'obblio,
-che è il loro affanno perpetuo. L'idea della loro fama, del loro nome
-pronunciato da tutte le bocche, del diritto dato alla moltitudine
-immensa di giudicarli e di notomizzare brutalmente l'anima loro, li
-sgomenta qualche volta, come gente condannata a una berlina senza
-termine. Se vanno tra la gente, sono urtati in mille modi dall'invidia
-e dall'ignoranza; se vivono da sè, sono sopraffatti e soffocati dalla
-propria immaginazione. Continuamente combattuti tra gli interessi
-della vita e la coscienza artistica, tra il bisogno e il furore di
-imparare, e la necessità e la passione di produrre, tra l'intelligenza
-che progredisce, mettendo sempre più alta la meta dell'arte, e le forze
-artistiche che si logorano, scemando la speranza di raggiungere quella
-meta; circondati d'amici continuamente pericolanti sopra l'altalena
-della gelosia; minacciati nella salute dall'abuso del lavoro in cui non
-riescono a moderarsi; dotati d'una malaugurata facoltà di sviscerare sè
-stessi, che inacerbisce il sentimento di tutti i dolori; condannati,
-in fine, al primo segno che diano di stanchezza e di decadimento, a
-sentire da ogni parte la risata trionfale degli emuli, ed il grido
-insolente delle legioni giovanili che si avanzano.... Poveri grandi
-artisti! Ha detto bene Alessandro Dumas: Dante dimenticò di mettere
-questo supplizio in fondo alle bolgie dell'inferno.
-
-
-
-
-EMILIO AUGIER E ALESSANDRO DUMAS
-
-
-Un mio amico di Galata mi raccontò, anni sono, il seguente aneddoto.
-
-— Mi trovavo sopra un piroscafo del Lloyd austriaco, in viaggio
-da Varna a Costantinopoli, in mezzo a una folla di gente che non
-conoscevo; e m'annoiavo mortalmente; quando, per fortuna, m'occorse
-di scambiare qualche parola e poi di attaccare conversazione con un
-viaggiatore francese, che da più d'un'ora stava immobile accanto a
-me, cogli occhi fissi sui mare. Discorremmo per un pezzo. Non spendeva
-molte parole, ma parlava bene, in un certo modo stringato e asciutto,
-e diceva sempre qualche cosa di singolare, che mi costringeva a
-guardarlo. Andava per la prima volta a Costantinopoli. Mi rivolse
-delle domande sull'Oriente, molte delle quali mi misero in imbarazzo,
-e sopra ogni mia risposta faceva un'osservazione, la quale spiegava
-più chiaramente quello ch'io avevo voluto dire, in modo che, a un
-certo punto, m'accorsi con grande vergogna che parlavo male. A notte
-inoltrata lo lasciai per andar a dormire, e per molto tempo non mi
-potei levar dalla testa la sua figura e i suoi discorsi. Non avrei
-saputo dire se mi fosse simpatico o no. Mi dava da pensare, desideravo
-di vederlo per conoscerlo meglio. La mattina dopo, all'alba, si stava
-per entrare nel Bosforo. Salii sul ponte, ricominciammo a discorrere.
-La sua conversazione era argutissima e piena di pensieri; ma che so io?
-Ci sentivo qualche cosa come di secco e di freddo, che mi teneva in
-là, nel tempo stesso che m'attirava e mi metteva in grande curiosità
-di sapere chi fosse. S'entrò nel Bosforo, che egli non aveva mai
-visto. Con mio grande stupore, non diede alcun segno di meraviglia.
-Stava ritto, impalato contro il parapetto, immobile come una statua,
-come se avesse visti quei luoghi cento volte. — Che razza d'uomo è
-costui? — pensavo. Una sola volta, vedendo una moschea bianca sulla
-riva asiatica, si scosse ed esclamò: _Oh quelle jolie bonbonnière!_
-Poi tornò a chiudersi in sè. Passò Buyukdéré, passò Therapia,
-passò Isthènia, passò Kandilli, e non diede segno di vita. S'arrivò
-finalmente a Costantinopoli, e continuò a guardare e a tacere. Il
-bastimento, dopo una breve fermata a Costantinopoli, doveva proseguire
-per l'Egitto. Il mio incognito andava a veder l'inaugurazione del
-canale di Suez; io dovevo scendere a Galata. Prima di scendere, gli
-porsi il mio biglietto di visita; egli mi diede il suo: guardai,
-c'era scritto: _Alexandre Dumas fils_. Come si può pensare, feci
-un atto di meraviglia e di piacere. Egli rimase impassibile. — _Au
-bonheur de vous revoir_ — mi disse. E mentre io me n'andavo voltandomi
-indietro per vederlo ancora, egli guardava da un'altra parte col
-cannocchiale. —
-
-Ho riferito quest'aneddoto perchè l'impressione ricevuta dal mio
-amico è quella che le opere del Dumas lasciano nella maggior parte dei
-lettori italiani.
-
-La crudezza con cui esprime certe verità che ci feriscono nel nostro
-sentimento d'orgoglio _umano_, la brutalità di chirurgo impassibile
-con cui mette le mani nelle piaghe che altri suole trattare con
-pietà delicata, la perspicacia diabolica con cui indovina i segreti
-più intimi di certe nature mostruosamente inique e corrotte, e quasi
-la compiacenza feroce con cui li rende; e più di tutto certi tratti
-indefinibili, che sono nei libri quello che i lampi dell'occhio e i
-guizzi delle labbra sono nei visi, ci fanno immaginare un uomo rigido
-e superbo, poco benevolo per i suoi simili, facile alla passione, ma
-chiuso alla tenerezza, e scettico in fondo; la cui presenza debba
-agghiacciare la parola in bocca all'ammiratore che gli va incontro
-con espansione. Anche nei tratti delle sue opere, che ci sembrano
-riboccanti d'affetto, e che ci commuovono, noi troviamo sempre,
-esaminandoli, piuttosto l'arte profonda d'un'intelligenza che,
-indovinando tutte le cause, riesce a ottenere tutti gli effetti,
-che non il disordine affannoso ed ingenuo che viene dal cuore; e ci
-piglia il sospetto che egli abbia studiato, come il Goëthe, delle
-lettere affettuose di sconosciuti, per impararvi il linguaggio dei
-sentimenti che non provava. Negli stessi suoi scritti d'argomento
-sociale, diretti a uno scopo generoso e benefico, riconosciamo che
-v'è largamente tutto ciò che può giovare alla persuasione: chiarezza
-limpidissima, argomentazione serrata, arte mirabile di presentare le
-contraddizioni e di valersene, ed eloquenza splendida nell'esporre lo
-stato delle cose a cui cerca rimedio; ma non quel soffio irresistibile
-che prorompe dalla pietà ardente e profonda dei dolori e delle
-ingiustizie, e che vince il cuore prima che la ragione sia vinta. Vi
-sentiamo fremere più potentemente l'amore artistico della propria idea,
-che l'amore umano degli oppressi. E quell'apostolato di moralità, di
-virtù, di dovere, che informa specialmente le sue ultime opere, ci ha
-piuttosto l'apparenza d'un grande ed onorevole proposito dell'ingegno
-che intuisce il bene, e se ne fa strumento all'arte; che non la
-passione intima e schietta d'un'anima che lo ami irresistibilmente. La
-soddisfazione che ci lasciano nell'animo le opere sue più evidentemente
-dirette ad un fine a cui anche il nostro cuore e la nostra coscienza
-consentono, non è mai nè piena ne tranquilla; sempre usciamo dal teatro
-o chiudiamo il libro con qualche ferita segreta nell'animo; e la nostra
-immaginazione non ci rappresenta mai, neanche a traverso alle più
-dolci emozioni provate, un Alessandro Dumas altrettanto amabile che
-ammirabile.
-
- *
- * *
-
-Eppure il concetto che ne hanno i suoi amici intimi è assai diverso
-da quello della più parte de' suoi ammiratori lontani. È un un
-_bon garçon_, dicono, senza restrizioni; migliore di suo padre, che
-nondimeno parve più amabile e fu più amato. Conviene anche dire che
-è tutt'altro Dumas da quello che fu in giovinezza. Era dissipato,
-ed ora si vanta d'essere un capo di famiglia esemplare. Della sua
-vita passata dice egli stesso che non conserva più che i ricordi; e
-si assicura che fra questi ricordi ce ne sono dei bellissimi, e di
-molti paesi, e invidiati, e famosi. Ha un sentimento altero di sè; ma
-non costantemente: solo in certi giorni della settimana, e quando lo
-stuzzicano. È servizievole con gli amici, dei quali s'asciuga drammi
-e commedie e romanzi, senza fiatare, ragionando anzi i suoi giudizi
-in letterine mirabili di stringatezza e di sincerità fraterna, con le
-quali rivela agli autori i difetti intimi delle opere e le deficienze
-inconscienti degli ingegni in un modo maestrevolmente scoraggiante. Non
-pecca d'avarizia, come molti credono, e come forse credeva suo padre
-quando essendogli stato detto che il figlio scriveva Le père prodigue,
-soggiunse: — et le fils avare. Non è milionario per gli altri, come
-disse del padre suo egli medesimo, ma è caritatevole, e soccorre in
-particolar modo i letterati e gli artisti poveri, ricordandosi d'aver
-vissuto i suoi primi anni in quella Bohême, che ora brulica a cento
-gran cubiti sotto i suoi piedi; sebbene non sia facile ingannarlo
-col pretesto della beneficenza. L'accusarono d'ingratitudine verso
-suo padre, per qualche parola che gli sfuggì sulla trascuranza in
-cui fu lasciata la sua prima educazione; ma è un'accusa ingiusta.
-Egli dichiarò sempre che non s'è sentito qualcosa se non quando s'è
-paragonato fuori di casa sua. L'apologia che fece del padre nella
-prefazione al _Fils naturel_, dove respinge sdegnosamente la lode di
-coloro che lo mettono al di sopra dell'autore d'_Antony_, è una delle
-poche cose in cui si senta veramente palpitare il suo cuore. Egli
-parla di suo padre ad ogni proposito. Tutti gli aneddoti che possono
-riuscire ad onore del suo cuore, della sua vita e del suo genio, li ha
-continuamente sulle labbra, e li abbellisce sovente, e si dice anche
-che ne inventi. Si sa invece che suo padre era leggermente geloso di
-questa gloria che gli cresceva in casa, dovuta a facoltà tanto diverse
-dalle sue. La sera della rappresentazione di _Madame Aubray_, a un suo
-amico che gli lodava calorosamente il dramma del figliuolo, rispose di
-malumore: Sì, bene, c'è dell'osservazione; _mais comme théâtre, enfin,
-qu'est-ce qu'il y a?_ — Lo difendeva con affetto quando altri gli dava
-addosso; e quando lo lodavan troppo, s'impazientava. Chi ha conosciuto
-l'uno e l'altro, pure riconoscendo la generosità splendida del padre,
-e l'immensa simpatia che ispirava, gli antepone come carattere saldo,
-come cuore sicuro alla prova, come coscienza, infine, il figliuolo. I
-suoi antichi compagni di collegio, migliori giudici dei nuovi amici,
-sono concordi in questo giudizio. Il convittore Dumas, quindicenne,
-aveva uno sconfinato entusiasmo per il _papá_. Non ammirava altri
-e non parlava d'altro. Grazie a lui, tutto il collegio conosceva
-un mese prima dell'Europa l'intreccio dei drammi e dei romanzi del
-grand'Alessandro, e ne leggeva dei brani manoscritti sui banchi
-della scuola, dietro ai vocabolarii. Un giorno che per la partenza
-improvvisa del Dumas padre dalla Francia, si credette che fosse stato
-bandito da Luigi Filippo, il figliuolo ne fu desolato; e i colleghi,
-per consolarlo, rappresentarono nel cortile un dramma improvvisato,
-nel quale il re dei romanzieri era coronato di gloria, e il re dei
-borghesi faceva una pessima figura. Ho visto delle lettere scritte
-in quel tempo dal piccolo Dumas ai suoi compagni, piene di fantocci,
-di capricci calligrafici e di buffonate; ma cordialmente espansive,
-e piene d'un sentimento d'amicizia rarissimo nell'adolescenza. Lo
-strano è che il Dumas, nel collegio, non diede segno nè d'amore allo
-studio, nè d'ambizione, nè d'ingegno più che ordinario, nemmeno in
-letteratura. Non solo non era fra i primi, ma neanche fra i secondi. Se
-aveva un'ambizione, benchè non studiasse, era di diventare un giorno un
-erudito, e anche più che un erudito, un bibliotecario. Come scrittore
-si considerava naturalmente assorbito e annientato da suo padre.
-Viveva in lui e di lui, gli bastava la gloria paterna, gli pareva che
-ne sarebbe vissuto lietamente e tranquillamente per sempre. E i suoi
-grandi trionfi erano quando suo padre veniva a visitarlo al collegio, e
-professori, scolari, assistenti, inservienti, tutti saltavano su, come
-scossi da una scintilla elettrica, per vedere un momento dalle finestre
-e dagli spiragli degli usci quel mago, quel colosso, quel glorioso
-testone scarmigliato, che empiva il mondo della sua fantasia.
-
- *
- * *
-
-Ora l'antico aspirante bibliotecario è uno degli scrittori francesi più
-divulgati nel mondo, ed anche uno di quelli di cui Parigi s'occupa più
-curiosamente, e per la singolarità del suo carattere, e perchè attira
-l'attenzione pubblica come autore drammatico, come polemista nelle più
-ardenti quistioni sociali, come amatore dispendioso delle belle arti
-e come gentiluomo ospitale. Quanto alla sua fortuna, basta dire che
-in non più di sette anni, ossia dopo il _Monsieur Alphonse_, che pure
-è già una commedia della decadenza, il solo teatro gli fruttò poco
-meno d'un milione, di cui deve la quinta parte all'Étrangère, che non
-ebbe un grande successo, e alla ripresa del _Demi-monde_. Oltrechè ha
-un diritto raguardevole sui cento mila esemplari delle opere di suo
-padre che si stampano ancora annualmente in Francia per ispanderle a
-traverso a tutti i continenti. Con tutto ciò non vive sfarzosamente:
-non ha le manie principesche di suo padre. Sta nell'_Avenue de
-Villiers_, dove stanno pure il Meissonier, il Gounod e Sara Bernhardt,
-in una casa propria, graziosa, ma non splendida, fiancheggiata da
-un giardino semplicissimo, senz'aiuole e senza sentieri, disposto
-così perchè la sua Jeannine vi possa scorazzare liberamente; in
-fondo al quale c'è una casa campagnuola d'Alsazia, ch'egli comprò
-bell'e fatta all'Esposizione del 1878, per mettervi i quadri che non
-entravano più nelle sue sale. Nella sua casa non c'è di grandioso
-che lo spazio. Anch'egli sente quel bisogno d'aria viva, di larga
-respirazione, di libertà di mosse e di passi, per cui suo padre stava
-in maniche di camicia dalla mattina alla sera, e riceveva le visite
-in una _toilette_ da fornaio. Non tiene carrozza: la stessa signora
-Dumas, quando deve uscire, fa venire modestamente alla porta un umile
-_fiacre_ inzaccherato, che farebbe fremere l'ombra di suo suocero. La
-villetta dove vanno a passar l'estate non è più magnifica della casa
-in città. L'unica ricchezza della casa sono le opere d'arte. Contro
-alle pareti s'innalzano statue e bassorilievi di grandezza naturale;
-busti di marmo e bronzi ad ogni angolo; e quadri innumerevoli, fitti,
-che si toccano dai pavimenti alle vôlte, nelle sale di ricevimento,
-nelle stanze da letto, nelle stanze d'entrata, sui pianerottoli, per le
-scale, ammonticchiati sui tavoli, ritti sui cassettoni e sui caminetti,
-appoggiati alle spalliere delle seggiole, fin nei cantucci più oscuri
-dove bisogna guardarli col lume, fin sui battenti delle porte: quadri
-di tutte le grandezze e di tutti i generi, di pittori famosi e di
-genii divinati da lui, paesaggi, madonne, belle donne nude — _belles
-bêtes_, com'egli le chiama, — e paesaggi misteriosi che predilige, e
-scenette arrischiate che tiene al buio, e caricature d'ogni specie;
-fra cui brillano qua e là gli acquerelli che regala il Meissonier
-alle sue figliuole per il giorno onomastico, e i cavallini e le porte
-orientali del Pasini: tanti quadri per un milionetto e mezzo, a quel
-che si dice. E più bella di tutte è la sua stanza di studio, dove si
-fanno riscontro il famoso ritratto di lui, fatto dal Meissonier, e
-un busto in marmo di sua moglie, bellissimo, in mezzo a una corona
-di grandi tele; — una vasta stanza a terreno, che dà sul giardino,
-piena di luce, con un enorme tavolo verde nel mezzo, sparso di penne
-d'oca spuntate e smozzicate coi denti nella furia del lavoro. Tutta la
-casa nel suo ricco disordine artistico, nello stesso tempo semplice
-e pomposo, ha non so che aspetto di grandezza, che ispira rispetto;
-e v'aggiungono molto le immagini e i ricordi del padre colossale,
-che vi sono profusi. Sopra un tavolino della sala di studio c'è una
-collezione di mani di donne, di bronzo e di terra; mani piccolissime e
-delicatissime di patrizie oziose, mani robuste d'artiste, mani pienotte
-di belle mondane che debbono aver trattato l'ago prima di portare
-gli anelli ingemmati; mani che, in altri tempi, han forse palleggiato
-il cuore di chi le fece modellare; e in mezzo a tutte queste manine,
-spicca, o piuttosto regna, come la destra d'un sultano, la mano del
-Dumas padre, quella bella e strana mano, dalle dita delicatissime, che
-rappresentano, secondo la fisiologia del figliuolo, la finezza delle
-sensazioni artistiche, e dalla palma larga ed atletica, che esprime
-la potenza dell'esecuzione. Oltre alla mano, ci sono qua e là delle
-immagini di quel largo viso di papà possente e sereno; vecchi libri
-suoi; manoscritti a caratteri di scatola, e la collezione enorme dei
-suoi volumi legati e dorati, che fanno scintillare della sua gloria
-un'intera parete. E uscendo dalla sala di studio, si trova in faccia
-alla porta, in un corridoio semiscuro, sopra un alto piedestallo, un
-busto enorme del gran romanziere, di marmo bianco come la neve, d'una
-rassomiglianza da sbalordire, con un sorriso parlante sulle labbra e
-negli occhi; — il quale, rischiarato com'è da una parte sola, da un
-raggio che vien dall'alto, — ha una tale apparenza di vita, a vederlo
-così all'improvviso, che fa l'effetto dell'apparizione d'un fantasma, o
-piuttosto del padre Dumas in carne ed ossa, risorto allora allora per
-ricominciare il suo lavoro titanico interrotto da uno sbaglio della
-morte.
-
- *
- * *
-
-Qui il Dumas figlio passa le sue mattinate di lavoratore. Prima
-di giorno è su, d'inverno come d'estate; le lettere che ricevono
-i suoi amici nella giornata son tutte state scritte al lume della
-candela, mentre essi dormivano. Lavora di nervo fino a mezzogiorno,
-e a mezzogiorno la sua giornata di scrittore è finita. Passa il dopo
-desinare a cavallo nel Bosco di Boulogne, o negli studi dei pittori, e
-una volta la settimana ha in casa a pranzo una brigata d'amici, la più
-parte scrittori ed artisti, a cui profonde fra la minestra e le frutta
-un tesoro di frizzi, d'aneddoti, di epigrammi politici, di giudizi
-letterari nuovi ed arguti, che girano poi di bocca in bocca, e si
-spargono pei giornali e pel mondo. In casa sua è uno scampanellìo senza
-fine: il servitore che porta le imbasciate potrebbe essere sostituito
-da un automa a movimento perpetuo. Il direttore di teatro s'abbatte
-sull'uscio nel _bohémien_ senza camicia, il commediografo principiante
-nello straniero curioso, il giornalista nel pittore, il tipografo
-nell'attore drammatico spigionato. Ed è poca cosa l'affluenza delle
-persone in confronto a quella delle lettere, una gran parte delle quali
-sono dirette a lui come patrocinatore del divorzio, e grande avvocato
-di tutte le quistioni che si riferiscono alla famiglia, alla donna,
-all'amore: lettere di malmaritate di tutti i paesi che gli domandano
-consigli per la separazione; di mogli pericolanti che invocano il
-soccorso d'un avvertimento paterno; di ragazze di collegio che chiedono
-suggerimenti intorno alla scelta del marito; di figliuoli illegittimi
-che gli raccontano la loro storia; di teste matte d'ogni tinta che gli
-propongono i più strampalati problemi sociali e psicologici; ed egli
-risponde qualche volta, quando la lettera lo fa pensare, e la risposta
-è difficile; e altre volte s'impazienta, e butta ogni cosa nel cestino.
-Così passa la sua vita tra il lavoro, gli amici e l'immenso pubblico
-sconosciuto, sotto una pioggia di biglietti di visita e di biglietti
-di banca, incensato, invidiato, seccato, portando con eguale vigore i
-suoi cinquantasei anni e l'eredità enorme del nome paterno, in mezzo
-alla grande città che lo ammira e lo maligna e gli chiede pascolo
-continuamente alla sua curiosità febbrile di regina annoiata.
-
- *
- * *
-
-La figura del Dumas figlio è una delle più strane e delle più degne di
-studio che possa desiderare un ritrattista letterario. A primo aspetto,
-è il Dumas dei ritratti fotografici, che tutti conoscono: molto alto
-di statura, membruto, ma non grasso, benchè abbia un po' di ventre;
-anzi di forme piuttosto asciutte e svelte, messe in evidenza da un
-portamento diritto di soldato; una grossa testa, calva sul davanti,
-con una corona folta di capelli grigi e crespi, che gli stan tutti tesi
-all'indietro, come se fossero spinti dal vento; i lineamenti del viso
-bruno terreo, regolari, ma arditi, e l'occhio grande, chiaro e freddo,
-di cui lo sguardo fa l'effetto dell'interrogazione d'un giudice mal
-prevenuto. Di viso somiglia un po' al padre, fuorchè nell'espressione
-degli occhi, che è meno benigna, per non dir punto, e nel contorno, che
-è più oblungo. Veste trascuratamente, come l'autore del _Montecristo_.
-— Questo è il Dumas del primo aspetto. — Cambia affatto quando apre
-la bocca; il suo primo sorriso produce una vera meraviglia. — Perdio
-— esclamai dentro di me — è un negro! — Tutta la parte inferiore del
-viso, la sporgenza delle labbra, i denti, il mento, sono assolutamente
-d'un negro: s'indovinerebbe alla prima, non sapendolo, che c'è entrato
-del sangue nero nella sua famiglia. E non solo nella parte inferiore
-del viso; c'è qualcosa nella forma allungata del busto e nella
-struttura delle gambe, e più di tutto negli atteggiamenti, nel modo di
-distendersi e di contrarsi, e in una certa snodatura strana di tutta
-la sua persona, che ricorda in un modo singolarissimo i movimenti
-e le positure feline della razza nera. Mi richiamò alla memoria un
-ufficiale mulatto degli _spahis_, che avevo visto all'Esposizione,
-disteso sopra una panca d'una trattoria. Anche la sua voce ha non so
-che di inaspettato, d'esotico, che stupisce alle prime parole, come
-una voce alterata di proposito. Tutta la sua persona, fuor che i
-piedi piccolissimi, ha qualcosa di rude e di austero, come d'un uomo
-altrettanto esercitato agli strapazzi del corpo che alle fatiche della
-mente. L'ingegno è tutto nella fronte ampia e curva, e in quel grande
-e terribile occhio bigio, che con uno sguardo par che abbia bell'e
-scrutato, pesato e giudicato il vostro cervello e il vostro cuore,
-e, quel che è peggio, senza lasciar indovinare la sentenza. E più
-strano dello sguardo è il riso, o piuttosto la risata. M'avevano detto
-giustamente che ha conservato il suo riso di monello di quindici anni,
-se non proprio nell'espressione della fisionomia, almeno nell'atto.
-Improvvisamente da una gravità accigliata e imperiosa prorompe in uno
-scoppio di risa, come se avesse inteso la più spropositata sciocchezza,
-e ridendo, scrolla le spalle, incurva la schiena e si tura la bocca con
-la mano, come fanno i ragazzi per non farsi scorgere dal maestro: poi
-si ricompone tutt'a un tratto, come uno scolaro colto in flagranti.
-E ha dei gesti risoluti e taglienti, come se segnasse la cadenza di
-certe parlate fulminanti delle scene capitali dei suoi drammi; e tronca
-bruscamente la gesticolazione per sprofondare le mani nelle tasche,
-come per dispetto d'essersene troppo servito. È una strana persona,
-in somma, un misto bizzarro d'artista e di colonnello di cavalleria,
-di avvocato fiscale e di gentiluomo _sans façons_, di giovinetto e
-di vecchio, di parigino e d'africano, che quando s'è visto non desta
-meno curiosità di quella che s'aveva prima di vederlo, e lascia molto
-incerti sul sentimento che ispira.
-
- *
- * *
-
-E la sua maniera di conversare? È difficile ritrarla. Bisogna
-immaginare una mente aperta da mille parti, che coglie a volo ogni idea
-propria o d'altri, con una sollecitudine febbrile, per farne nascere
-una discussione, o almeno un contrasto momentaneo, se altro non è
-possibile, di sentimenti e d'opinioni; che sopra ogni più sfuggevole
-argomento vuol formulare un giudizio che colpisca l'immaginazione e si
-fissi nella memoria; che ad ogni sentimento che altri esprima passando,
-s'arresta per frugarvi dentro, e non è soddisfatto fin che non l'ha
-rovesciato; che nota tutto, s'interessa a tutto, e volta e rivolta in
-mille modi tutte le idee, con una specie di curiosità inquieta, come
-se sospettasse in ciascuna un tesoro nascosto d'altre idee, che gli
-si volessero sottrarre; che a proposito d'ogni soggetto, ha pronto un
-aneddoto nuovo e concettoso, pescato in un pelago immenso di ricordi
-di gente e di casi infinitamente diversi; che passa da una ad un'altra
-quistione toccandone rapidissimamente altre dieci, come fa il suonatore
-sui tasti del pianoforte, e dice su ciascuna una parola che fa venir
-sulle labbra mille interrogazioni impazienti; che dall'esposizione,
-per esempio, d'un suo possibile romanzo su Gesù Cristo, intercalata
-d'interminabili citazioni d'evangeli, d'epistole apostoliche, della
-bibbia, dei santi padri e dei libri sacri indiani, salta a ragionare
-dell'Alsazia e della Lorena, per schizzare a tratti da maestro una
-bizzarra caricatura del principe di Bismarck; il quale lo conduce a
-fare un pronostico fantastico sull'avvenire del popolo ebreo, dopo aver
-strozzato in cinque periodi la storia delle sue vicende politiche; da
-cui scende a trinciare alla svelta una quistione di frenologia; e poi
-a crivellare d'epigrammi la lettera del Rochefort, pennelleggiando
-di passata Leone Gambetta; il quale gli rammenta l'Accademia, che
-gli dà il destro di definire con poche parole colorite e profonde il
-magistero dello stile del Rénan; al che fa seguire una comparazione
-minuta e tecnica fra la pittura del Meissonier e quella del Dupré,
-per trascorrere poi ad una discussione filologica, e ricascar daccapo
-nella politica. E tutto questo nel giro d'un ora, detto a frasi nette
-e risolute, a proposizioni scintillanti, che par che gli scattino
-dalla bocca, serrate l'una all'altra come anelli d'acciaio, interrotte
-soltanto di tratto in tratto da uno di quei cachinni strani, che
-muoiono all'improvviso, come recisi d'un colpo, e accompagnate da un
-continuo e furioso sfruconare di molle nel caminetto, che solleva un
-nuvolo di cenere e di scintille ad ogni sentenza. Ma come si rivela
-l'ingegno irresistibilmente drammatico in ogni suo ragionamento! Mentre
-esponeva il concetto del suo romanzo su Gesù Cristo, per cui doveva
-citare personaggi e avvenimenti e giudizi, tutto si faceva dialogo e
-dramma nel suo discorso; d'ogni cosa parlava come se l'avesse vista
-e sentita; e ragionava delle persone con un tono di famigliarità
-curiosissimo come se fosse vissuto tra loro, e avesse egli primo e solo
-scoperto in tutti chi sa che segreti; e faceva, a sostegno delle sue
-opinioni, delle osservazioni psicologiche sottili e maliziose sopra
-ciascun carattere, toccandosi un occhio col dito, con l'aria di dire:
-— Ho indovinato tutto. — Si capiva che quegli avvenimenti l'attraevano
-più come un grande dramma che come una grande quistione. In fondo la
-sua idea è quella dello Strauss, benchè basata sopra argomenti ch'egli
-crede suoi propri; e ciò vuol dire che è già molto lontano dalla
-professione di fede che fece nell'_Homme femme_, e che ogni influsso
-del suo amico Dupanloup è svanito nell'anima sua. La qual cosa non
-deve stupire, perchè la sua mente s'avanza, retrocede, serpeggia, è
-sempre in movimento, come il suo corpo, e muta di continuo come il suo
-viso. Dice egli medesimo che ha bisogno di questo lavorìo incessante
-del cervello perchè l'inerzia intellettuale lo gitta immediatamente
-nella tristezza. Quando rimane per qualche tempo in silenzio, gli
-si vede in viso che rumina dentro al suo pensiero, che cerca qualche
-cosa da sviscerare e da discutere, e che s'impazienta se non lo trova.
-Cento espressioni diverse gli passano sulla fronte e negli occhi anche
-durante una breve conversazione: prima è sereno, poi triste, poi sereno
-daccapo, poi stizzito, poi pensieroso e inquieto: somiglia al cielo
-d'Olanda in un giorno d'autunno. Quand'è allegro, gli si vede come un
-fondo di tristezza a traverso all'allegria; e non è mai tanto triste,
-da non lasciar capire che la sua tristezza durerà poco. Per ciò si
-prova qualche incertezza stando con lui; non si sa bene con quale
-s'abbia a che fare veramente, dei molti Dumas che si manifestano a
-volta a volta sulla sua faccia, e spariscono. Non dura cinque minuti
-in stato di riposo: incrocia le braccia sul petto, le scioglie per
-passarsi una mano sulla fronte, incrocicchia le dita sul cocuzzolo,
-si tormenta i pollici colle unghie e coi denti, s'abbraccia ora un
-ginocchio ora l'altro, e si distende e s'incartoccia, rivoltandosi
-continuamente a destra e a sinistra, che par perseguitato da uno
-sciame di vespe invisibili. Ogni pensiero che gli spunta nel capo gli
-dà un riscossone, come una scintilla elettrica, che lo costringe a
-cambiare atteggiamento. Sembra che l'epigramma mordente, la sentenza
-arrischiata, il paradosso, la frase brutale con cui mette a nudo il
-basso interesse che cova sotto il sentimento gentile, rispondano a
-un suo bisogno fisico più che non siano un'espressione schietta del
-pensiero e dell'animo suo; e che il parlare in quella forma sia per
-lui un modo voluto di sfogare non so che irritazione sorda del sangue,
-che non è sua natura, ma sua malattia, e ch'egli sfogherebbe meglio, se
-potesse, sbriciolando tutto quello che gli viene alle mani.
-
-Si quetò un poco facendo vedere la sua pinacoteca. Ritto davanti ai
-suoi paesaggi preferiti, col gomito destro nella mano sinistra, e
-l'altra mano sul mento, dicendo le immaginazioni che gli destavano
-in capo certi orizzonti oscuri di campagne solitarie, flagellate dal
-vento, pareva un altro Dumas: il suo viso si rasserenava, la sua voce
-si raddolciva, e le parole, invece di scattare, colavano. Si raddolcì
-specialmente, e mutò quasi aspetto, tratteggiando il carattere nobile
-e modesto d'un pittore suo amico, grande d'ingegno, ingenuo di modi,
-semplice come un fanciullo, pieno di cuore e d'entusiasmo, e pure
-timido, inconsciente del suo valore, facile all'ammirazione di tutto e
-di tutti, e buono e dolce come un santo in ogni atto e in ogni parola:
-non si può dire la delicatezza delle espressioni, il buon sorriso di
-fratello con cui il Dumas ne ritrasse l'indole e ne raccontò la vita.
-Sempre discorrendo, girò di sala in sala, salì e discese per scale a
-chiocciola coperte di tappeti, staccò quadri, smosse dei mobili per
-far vedere le tele mal collocate, camminando sempre a passi rapidi,
-curvandosi e rialzandosi con la snellezza vigorosa d'un ginastico, e
-dicendo dinanzi ad ogni quadro una parola vibrata e pittoresca, che lo
-definiva e lo giudicava. E intanto io dicevo all'orecchio dell'amico
-che m'accompagnava: — Mi pare d'aver visto dieci Dumas —, ed egli
-mi rispondeva: — ne vedreste trenta, se restaste con lui tutta la
-giornata. — E poi si ridiscese in mezzo ai libri, dov'egli ripigliò la
-sua conversazione saltellante dall'arte alla politica, alla religione,
-alla storia, ragionando a botte da maestro di scherma e stropicciandosi
-le mani e la testa con la solita febbre; finchè improvvisamente apparve
-l'undecimo Dumas, che fu il più geniale e il più artistico di tutti.
-
-Il discorso cadde sulla sua Jeannine, l'unica figliuola che gli rimanga
-in casa, essendosi maritata poco tempo fa la maggiore, che si chiama
-Colette. La signorina Jeannine ha tredici anni, ed è cresciuta, in un
-anno, di sedici centimetri. Fu amabile veramente il Dumas quando si
-mise a descrivere, com'egli sa descrivere, quella cara grandigliona
-d'una bambina, venuta su all'improvviso, e rimasta sottile sottile,
-che spenzolava da ogni parte, nei primi mesi della crescenza, come
-un fiore dondolato dal vento, sempre con quel bocciuoio di testina
-bionda ripiegato sopra una spalla, a cagione della tenuità dello stelo,
-tanto che suo padre doveva rialzarla ogni momento, come un giardiniere
-amoroso, e rimetterla ritta contro lo spalliera della seggiola, con
-una carezza sotto il mento. Poi cominciò a raccontare tutti i suoi
-miracoli di precocità intellettuale, le sue uscite comiche, le sue
-ragioni di donnina, e certi suoi impeti d'eloquenza fanciullesca contro
-la tristizia del mondo, con una grazia così affettuosa d'accenti e di
-gesti, da parer strano che fosse lui proprio quello spietato anatomista
-dell'anima umana, che immaginò la perfidia della _Femme de Claude_
-e l'anima fracida del duca di Septmont. Tutto ad un tratto cessò di
-parlare, e gli brillò sul viso il più dolce dei suoi sorrisi africani.
-Mi voltai e vidi la deina della casa, tutta vestita di rosso vivo, alta
-alta e leggera da smoverla con un soffio, con un visetto di bambola
-grazioso e ridente, con certi attini di capo da rondinella, e una voce
-che pareva il mormorio d'un filo d'acqua: un abbozzino di damigella,
-insomma, ancora tutta odorosa d'infanzia, lunga ed esile come un'ode in
-versi quinarii. Ma suo padre la presentò come un poema. Ed è infatti il
-suo amore e la sua alterezza. Essa gli riempie la casa dello svolazzo
-vermiglio della sua vestina e del suo sfringuellìo di scolaretta, e
-tempera così l'irrequietezza tormentosa del suo spirito, troppo lucido
-contemplatore delle verità tristi della vita. Forse noi dobbiamo a lei,
-o le dovremo, qualche bella scena di commedia e qualche bella pagina di
-romanzo, che sarà scritta su quel gran tavolo verde, all'eco della sua
-voce. E se ciò non fosse, le dovremmo almeno questo piacere: di poter
-mettere una sfumatura color di rosa sopra il ritratto di suo padre.
-
- *
- * *
-
-Ad Alessandro Dumas figlio fa un contrasto singolarissimo Emilio
-Augier. Questi è tutto francese, anzi genuinamente parigino, anche
-d'aspetto. È alto egli pure, benchè un po' meno del Dumas; ha
-una corporatura possente ed elegante di gentiluomo vissuto fra le
-armi, e una testa all'Enrico IV; è bello, gaio, buono, sempre d'un
-umore, e porta la sua celebrità non come un manto, ma come un fiore
-all'occhiello. Ora non è più l'Augier d'una volta; non perchè sia
-molto invecchiato, ma perchè s'è quetato. Chi lo conobbe nel suo
-buon tempo, quando aveva una bella capigliatura nera e inanellata,
-e le guancie rosee, dice ch'era un uomo veramente seducente; d'un
-umore non solo allegro, ma gioioso; una natura felice e straripante,
-piena di quella bella baldanza giovanile, che, invece di offendere,
-affascina, perchè non nasce da orgoglio, ma da esuberanza di vita
-e di contentezza. Era il Francesco primo della letteratura, dicono;
-un'anima ardita, brillante e amorosa; un misto mirabile, come fu detto
-delle sue commedie, _d'esprit et d'âme, d'émotion et de gaîté_; amato
-dagli amici, adorato dalle donne, prediletto dai grandi, cercato e
-festeggiato da tutti e da per tutto; che portava, dovunque apparisse,
-un soffio ardente di gioventù e di piacere, e passava la vita in mezzo
-agli applausi, alle risa, ai baci, agli onori, alle invidie, tutto
-superando e dominando con la sua gagliarda natura di colosso benigno,
-alto tanto da poter camminare a traverso a tutti i piaceri e a tutte le
-miserie del mondo, tenendo sempre la fronte nell'arte.
-
-A un certo punto scomparve dalla festa, e diventò il più raccolto e il
-più casalingo dei poeti drammatici. Quello che si vede ora è un secondo
-Augier, a traverso al quale traspare ancora il primo, ma vagamente,
-come certe scene luminose di teatro dietro a quei teloni sottili che
-scendono improvvisamente sul palcoscenico, trasportando gli spettatori
-dal tumulto d'un ballo nel silenzio d'una casa privata. A vederlo ora
-nel suo bel salotto di via di Clichy, affondato in una grande poltrona,
-vestito alla diavola, con la sua gran testa calva, rosso nel viso,
-grasso, con gli occhi un po' rimpiccioliti, e pieni di dolce quiete,
-con quel sorriso benevolmente canzonatorio, con quei gesti larghi e
-riposati, ha l'aria d'un buon borghese opulento, d'un buon padre di
-famiglia che abbia dato un collocamento onesto a tutti i figliuoli,
-e non faccia più altra parte al mondo che quella di spettatore
-soddisfatto. Ma s'indovina ancora della forza sotto a quella quietudine
-di giubilato, e si capisce alla prima che non è la giubilazione d'un
-segretario invecchiato tra i protocolli, ma il riposo d'un generale
-d'armata, un po' strapazzato dalle campagne, ma pronto a rimontare a
-cavallo, se la necessità si presenta o il capriccio lo piglia.
-
-Eppure, nonostante la sua bella testa, c'è non so che nel suo
-aspetto che non corrisponde intieramente all'immagine che ci formiamo
-dell'Augier. È lui; ma non tutto. Non si direbbe, vedendolo, che sono
-opera sua i grandi colpi di scena di _Diane_, gli slanci terribili di
-passione di _Paul Forestier_, la disperazione straziante del Pommeau
-nelle _Lionnes pauvres_, e quelle anime dannate del D'Estrigaud e
-d'Olympe, e tutte quelle scene potenti che mettono i brividi nelle
-ossa, e nello stesso tempo suscitano e comprimono un'onda di pianto
-ardente nel cuore. Pare che debba averle scritte un altro Augier,
-nascosto in lui, che salti su e si manifesti solamente nelle grandi
-occasioni. Quello che si capisce subito dal suo viso è il signor
-Poirier, il signor Maréchal, il signor Fourchambault, il signor Adolfo
-di Beaubourg, il marito di Gabriella, il fratello dell'Avventuriera;
-sono i suoi padri di famiglia, buoni e galantuomini in fondo, benchè
-con qualche baco nella coscienza, i suoi giovanotti cavallereschi che
-vogliono arruolarsi negli zuavi quando scuoprono una macchia nella
-famiglia, le sue ragazze ricche che cercano l'amore d'un povero, i
-Piladi affettuosi e devoti dei suoi Oresti imprudenti; ed anche la
-cura amorosa e paziente con cui ha cesellato i suoi dialoghi, così
-squisitamente arguti e prettamente francesi, — i suoi bei distici
-limpidi e facili, — quella schietta vena di poesia che si fa sentire
-senza farsi vedere, — il buon senso, insomma, il buon gusto e i buoni
-versi, come gli dissero all'Accademia, — e quell'aura di onestà,
-di bontà e di gentilezza che spira da un capo all'altro delle sue
-commedie, siano gaie o tristi o terribili, e che conforta il cuore,
-come l'eco d'una musica sommessa che ci giunga all'orecchio insieme
-alle parole dei personaggi.
-
-Quella bella e quasi famigliare spontaneità che è nella sua poesia,
-è pure nella sua indole e nei suoi modi. Non si può immaginare una
-garbatezza più amichevole della sua nel ricevere gli sconosciuti.
-Verrebbe tanto naturale, dopo essere stati un quarto d'ora con lui per
-la prima volta, di dire al primo incontrato: — Sono stato dall'amico
-Augier. — L'alterezza non sarebbe in lui che un giusto sentimento
-di sè; ma per trovargliela, come dicono i suoi amici intimi, bisogna
-andargliela a cercar coll'uncino proprio in fondo all'anima, sotto a
-un tesoro di bonarietà e d'indulgenza. Mai al mondo si penserebbe, a
-sentirlo discorrere così pacatamente, come un buon massaio, di mille
-bazzecole di casa, voltandosi ogni momento a domandare il parere alla
-sua signora, bella ancora d'una certa bellezza amorevole e placida,
-benchè poco meno attempata di lui, che quell'onesto e assennato capo di
-casa, porta intorno alla testa la gloria più difficile, più invidiata,
-più smaniosamente e tormentosamente cercata nel campo immenso
-dell'arte. Egli ama la quiete del suo guscio, i suoi buoni comodi, e
-come disse nelle sue belle poesie _Les pariétaires_:
-
- Un foyer où pétille un fagot de genêts,
- De la bière, une pipe, et, dessus toute chose,
- Des compagnons qu'on aime, avec lesquels on cause
- Bien avant dans la nuit, le pied sur les chenets;
-
-e le cenette senza chiasso, la musica del Rossini, i paesaggi del
-Vatteau, e i buoni incassi dopo i buoni successi, e la gloria, senza
-dubbio, ma un po' da lontano, senza sentirne i fumi e i clamori. Le
-commedie che fece con la collaborazione di qualche amico, le immaginò
-e le discusse quasi sempre accanto al fuoco, coi piedi sugli alari,
-contento di veder biancheggiare a traverso ai vetri il tetto della casa
-vicina, carico di neve. La sera, mentre i teatri di Parigi, di Vienna,
-di Roma, di Londra, di Madrid, risuonano tutti ad un tempo, come accade
-non di rado, degli applausi provocati dalle sue creazioni, egli è là
-nel suo cantuccio, insaccato in un giacchettone da padre nobile, che
-gioca beatamente alle carte con _madama Emilio Augier_, appassionandosi
-nei momenti critici, come se giocasse un atto di commedia per partita,
-secondo l'uso di Ulisse Barbieri. E tutti i suoi gusti sono semplici ad
-un modo. Fino a due anni fa ebbe la passione delle pipe, e ne possedeva
-una grande collezione, che andava annerendo amorosamente, tutte ad un
-tempo, mediante una ripartizione sapientemente regolata dalle sue cure.
-
-Ma benchè paia così tutto di casa, e quasi incurante della sua gloria,
-sente però gentilissimamente le testimonianze d'ammirazione delle
-persone più umili, e preferisce appunto quelle soddisfazioni d'amor
-proprio, alle quali pare che dovrebb'essere più indifferente. Lo
-rallegra per tutta una serata una bambina di dieci anni che gli dice
-ingennamente: — Sapete, _père Augier_, mi piace molto _Maître Guérin_;
-— e lo sguardo curioso e affettuoso dello straniero che lo vede per la
-prima volta gli fa splendere negli occhi una bontà e una contentezza
-d'artista di vent'anni, accarezzato dalla prima lode. Bisogna vedere
-con che compiacenza, come se fosse una cosa straordinaria per lui,
-mostra l'album di fotografie dei _Fourchambault_, che gli mandò il
-Pietriboni, e che egli tiene sul tavolino del salotto. — Questi
-sono capocomici gentili — dice; — in Francia, invece, mi fanno
-fischiare,... come a Lione. — Ma i fischi di Lione non devono aver
-turbato menomamente i suoi placidissimi sonni. Egli ha l'aria d'un
-uomo che non abbia mai sentito certi dispiaceri per una specie di
-pigrizia del cuore che non voglia scomodarsi nè per le gioie nè
-per le noie. Una voluttuosa pigrizia è il fondo della sua natura. È
-strano a dirsi, mentre son là otto volumi di commedie, in ciascuno
-dei quali son condensati otto romanzi, e che portano tutti l'impronta
-d'un lavoro accuratissimo d'intreccio e di stile. Eppure è così: non
-è un lavoratore di istinto. Ogni sua produzione teatrale è stata un
-gigantesco sforzo della sua volontà contro la sua natura, tanto che
-anche nel tempo della sua maggiore operosità intellettuale, dovette
-sempre, per riuscire a fare una commedia, cogliere a volo il momento
-più favorevole, afferrarvisi con tutte le forze, tremando che gli
-sfuggisse, e da quel momento lavorare con l'arco dell'osso fino alla
-fine, senza arrestarsi mai, per mesi e per mesi, di notte e di giorno,
-mangiando a scappa e fuggi, non vedendo nessuno e non udendo parlar
-d'altro, come un recluso o un maniaco; poichè sapeva certissimamente
-che la violenza che avrebbe dovuto fare a sè stesso per rimettersi
-al lavoro dopo una sola giornata di sosta, sarebbe stata superiore
-alle sue forze. — Per poter fare una commedia — dice — ho sempre
-dovuto seppellirmici dentro. — Si stancava; ma quand'era stanco,
-l'eccitavano il tabacco e la musica. Disteso sopra un canapè, con
-la testa appoggiata sulla spalliera, e lo sguardo vagabondo dietro
-ai nuvoli del fumo, mentre le sue sorelle, nella stanza accanto,
-suonavano sul pianoforte la sua musica prediletta, in uno stato così
-di mezza ebbrezza e di abbandono, egli fantasticava le più belle scene
-del _Figlio di Giboyer_ e della _Pierre de touche_, e quando sentiva
-l'idea matura, saltava a tavolino e ci rimaneva delle mezze giornate
-senza alzare la testa. Quando poi aveva terminato, si abbandonava
-per parecchi mesi a un ozio beato, non turbato neppure dalla lettura
-della gazzetta, al piacere delle passeggiate senza scopo e delle
-chiacchierate capricciose e interminabili con gli amici intimi, e
-cercava continuamente d'illudersi che quel paradiso dovesse durare per
-sempre; e lo atterriva l'idea di dover presto o tardi ritornare alla
-catena dell'arte. Senonchè questa maniera di lavorare gli fece danno,
-specialmente agli occhi, tanto che ora non può più lavorare che la
-mattina di levata e per non più di due ore. — Nondimeno — egli dice,
-— provate a lavorare anche due sole ore, ma di seguito, e ogni giorno
-impreteribilmente; rimarrete meravigliati di quanto avrete fatto in
-capo a un mese. Una gran parte di lavoro, in quelle grandi sfuriate,
-va perduta; mentre quel che si fa in due ore, a mente fresca, è tutto
-lavoro che rimane. — Ma anche nei tempi andati, durante quelle lunghe
-fatiche non interrotte, egli ebbe sempre un modo quieto e per così
-dir composto di lavorare. Ha fatto violenza ai suoi nervi piuttosto
-che al suo ingegno. _Ne forçons pas notre talent_, è la massima a cui
-s'è sempre attenuto. Mettendosi a scrivere una commedia non s'è mai
-proposto di far meglio che pel passato, ad ogni costo, come molti
-si propongono; ma semplicemente di far bene, senza stimolarsi coi
-confronti, che turbano sovente e fuorviano. Non volle mai pigliare il
-suo soggetto con un assalto furioso; ma così, a poco a poco: tender
-prima l'orecchio ai suoni sparsi ed incerti dell'ispirazione, che
-sono come un preludio lontano dell'opera; girare lentamente intorno
-alla idea ancora confusa, per scoprirne l'una dopo l'altra tutte le
-faccie; tentare e ritentare le difficoltà, senza impazientarsi degli
-esperimenti inutili; sforzarsi di mantenere la mente serena, per
-quanto è possibile, anche quando l'animo è agitato; e non arrischiarsi
-mai in una parte vitale e pericolosa del lavoro prima d'aver
-preparato coscienziosamente tutti i mezzi necessarii a riuscirvi. —
-La contemplazione tranquilla del proprio argomento, come diceva il
-Manzoni. — Così non ha mai molto corretto perchè prima di scrivere
-ha sempre molto voltato e rivoltato nella mente l'idea, la frase e la
-parola.
-
-Ma nel corso del lavoro, lo confessa, il suo più potente stimolo
-è sempre stato l'idea dell'infinita consolazione che avrebbe
-provato terminando. E scherza sovente su questa sua pigrizia, molto
-lepidamente. Passò cinquant'anni della sua vita, per esempio, senza
-aver visto un'aurora. Un giorno finalmente disse a sè stesso:
-— In questo stato non si può durare. Invecchio. Andarmene senza
-aver visto uno spettacolo di cui si raccontano tante meraviglie,
-sarebbe un obbrobrio. Bisogna vedere una aurora. — E si mise a fare
-delle _démarches_ per procurarsi questa consolazione. Ma fu sempre
-disgraziato. Salì due volte sul Monte Righi, e ci trovò due volte una
-nebbia che s'affettava; si levò presto in campagna e fu ricacciato
-in casa dalla pioggia; fece la sentinella molte volte, come guardia
-nazionale, nel Bosco di Boulogne, durante l'assedio, nelle prime
-ore della giornata, e gli toccò sempre un cielo da venerdì santo.
-Cominciava a disperare della riuscita, e n'era addolorato e avvilito.
-Finalmente, poche settimane fa, viaggiando per strada ferrata, vide
-per la prima volta un'aurora. — _C'etait joli, en effet;_ — ma può
-dire d'essersela guadagnata. Ne fa anche un po' di caricatura di questa
-pigrizia, qualche volta. Ho riso di cuore dello sguardo compassionevole
-che diede a un amico, il quale esclamava entusiasticamente: — Ah il
-lavoro è la gioia, è la vita! —, e dell'accento comico con cui gli
-domandò: — Ma... lo dite sul serio? — Certo, la tendenza ai dolci ozii
-che aveva da giovane, gli s'è accresciuta con gli anni. C'è anzi chi
-crede che non abbia più scritto commedie in versi da un tempo a questa
-parte, non per altro che per scansare la fatica, come dice Dante, di
-_dir le cose per rima_: non fece in versi che il _Paul Forestier_,
-per velare di poesia l'audacia della gran scena del terzo atto fra Lea
-e il suo amante. Dopo aver scritto in versi nove splendide commedie,
-alle quali deve principalmente la sua gloria letteraria, crede ora che
-sia meglio scrivere in prosa. A un amico che gli annunziava di voler
-scrivere una commedia in versi: — no, no — disse, con un'espressione di
-noia, come se avesse dovuto cercargli le rime lui stesso; — fatela in
-prosa: _on est bien plus libre, allez_. — Ma qualunque sia la ragione
-di questo suo mutamento di gusto, è fuor di dubbio che egli si sente
-stanco, se non invecchiato di ingegno, e che non è più l'ispirazione
-impetuosa d'altri tempi, e come un bisogno della mente e del cuore,
-la forza che lo spinge a creare. Da parecchi anni, ad ogni commedia
-che fa, dice che sarà l'ultima; e si mise a scrivere i _Fourchambault_
-appunto dopo una di queste solenni dichiarazioni. — Come mai? — gli
-domandò un amico cogliendolo sul fatto, con l'abbozzo delle prime
-scene fra mano; vuol dire dunque che si ricomincia? — Eh santo Iddio —
-rispose — che cosa volete? Le spese crescono continuamente.
-
-Ma delle sue ragioni intime d'artista è difficile che parli anche
-con gli amici più stretti, non per disdegno, ma perchè gli ripugna
-naturalmente discorrere di sè e delle cose sue come d'affari di
-Stato. E questa ripugnanza «a servire in tavola l'anima propria,»
-come diceva il Balzac, si riconosce nelle sue liriche, nelle quali è
-rarissimo trovare un verso che getti un po' di luce sopra la sua indole
-e sopra la sua vita, se non sono i versi d'amore che pure non hanno
-nulla di profondamente individuale; e si riconosce anche in ciò, che
-di tutti gli autori drammatici francesi, è quello che scrisse meno
-prefazioni, e che, per quanto l'abbian tormentato gli editori del suo
-teatro completo, non son riusciti a strappargli un cencio di prosa
-da attaccare al primo volume. Lo stesso è per gli autografi e per le
-biografie. A un direttore di giornale che gli chiedeva un autografo
-per la sua gazzetta illustrata, scrisse: — Non sto bene, vi stringo
-la mano; — e a un tale che gli domandò notizie per scrivere la sua
-biografia, rispose: — Son nato nel tal luogo. Ho tanti anni. Non mi è
-accaduto nulla di straordinario. — Nemmeno i suoi più famigliari son
-mai riusciti a cavarsi la curiosità di sapere quale sia la commedia
-per la quale egli sente più tenerezza di padre; benchè abbian ragione
-di supporre che sia l'_Aventurière_, la prima commedia in cui rivelò
-ingegno maturo e sicurezza di sè; commedia tutta sua, brillante
-di vita da un capo all'altro, e vestita di poesia freschissima; la
-quale, se non ebbe alla prima un successo eguale alla _Cigüe_, perchè
-rappresentata pochi giorni dopo gli avvenimenti di febbraio del 1848,
-fu però quella che portò il suo nome più alto e gli aprì le porte
-dell'Istituto. Egli non parla nemmeno di letteratura in generale,
-se non ci è forzato; e i suoi amici affermano che uno che non lo
-conoscesse potrebbe fare un viaggio di tre giorni con lui, senza
-sentire dalla sua bocca una sola parola che desse un sospetto lontano
-dell'esser suo. Se lo tirano per i capelli a discorrere d'arte, lo fa
-in un modo tutto suo, con un certo linguaggio pratico, da strapazzo,
-come un operaio che ragioni del suo mestiere. Non recita il sermoncino
-preparato, come faceva Gustavo Flaubert, se ne può essere sicuri, e
-non la piglia tanto dall'alto per dimostrare a un contradditore che
-il teatro risponde a un istinto dell'uomo: — Oh buon Dio! Guardate
-i bambini di due anni, che non sanno ancora parlare, e fanno già la
-commedia con due pezzi di legno. — E poi cambia discorso.
-
-Non è più il parlatore abbondante e caloroso d'una volta: non fa per lo
-più che ascoltare, e quando ha da dir qualche cosa, se può cavarsela
-con una mezza parola o con un gesto espressivo, ne par contentissimo.
-Solo di quando in quando, una o due volte per sera, si anima a poco
-a poco, svolgendo un aneddoto, e allora spiega un vivacissimo senso
-comico, molieriano, largo e di buona vena, sostenuto da un buon riso
-di petto, grasso, che dà gusto a sentirlo, e da una bella voce rotonda
-di basso baritonale, che empie la sala; e nel calore del discorso,
-gesticolando come un attore eccitato, alza la sua nobile e poderosa
-figura di artista, in maniera che par di veder risorgere l'Augier
-antico, quando declamò quella appassionata apologia del Lamartine
-all'Accademia. Poi torna a inchiodarsi sulla sua poltrona e a chiudersi
-nel suo silenzio; e a vederlo così muto, quando passa la sua mano
-signorile sulla testa calva, cogli occhi fissi alla volta e vagamente
-sorridenti, si indovina che gli attraversano la mente le platee
-tumultuose delle prime rappresentazioni, e i banchetti trionfali, e i
-superbi amori, e tutte le avventure inebbrianti della sua giovinezza di
-principe.
-
-Anche nel poco che dice, però, con quell'apparenza di trascuratezza,
-come se il parlare lo faticasse, c'è il pregio che si trova nei
-dialoghi delle sue commedie: ogni parola ha un valore, ogni menoma cosa
-è espressa in una forma stretta ed arguta, che rivela l'abitudine di
-sfrondare il discorso per far più rapida l'azione. Era un divertimento,
-per esempio, sentire con che brevità e con che efficacia di termini
-descriveva ad uno ad uno, comicissimamente, gli attori che debbono
-rappresentare tra poco il suo _Mariage d'Olympe_ al Ginnasio; tra i
-quali la prima attrice, _une drôle de petite tête mauvaise_, abbozzata
-apposta per fare quel serpente di contessa di Puygiron, che avvelena
-l'aria dove passa; poichè per lui l'attore dev'essere anzi tutto il
-personaggio fisico che ha da rappresentare, e l'_enveloppe physique_
-equivale alla metà dell'ingegno. Ed ha un bell'essere mite e benevolo:
-si capisce nondimeno che, in altri tempi, doveva essere il malcapitato
-quello ch'egli pigliava a sforacchiare con la punta dell'epigramma.
-Sempre lascia trasparire qualche baleno del potente spirito satirico
-che gli ispirò _La langue_, quella sfilata di consigli mordacissimi
-a un avvocato, al quale promette la Francia purchè riesca a parlare
-quattr'ore di seguito senza sputare. Ma è rarissimo che se ne valga,
-anche con parsimonia. Non dice male di nessuno, ed è facilissimo
-alla lode. Gl'intesi fare un caloroso elogio, coll'accento d'una
-irresistibile sincerità, dell'ingegno del Sardou, e non gli udii
-esprimere un giudizio crudamente sfavorevole nemmeno sopra i più
-inetti raffazzonatori di _situazioni_ rubate. Si dice che altre volte
-tartassasse un po' Victor Hugo, per le sue spacconate rettoriche (e
-non è cosa da stupire in uno scrittore, com'è lui, di gusto finissimo
-e di logica rigorosa); ma ciò non gl'impedì di dedicare all'autore
-delle _Orientali_ una graziosissima poesia, nella quale parlando delle
-relazioni del poeta con la musa, dice fra le altre cose, _qu'il lui
-fait un enfant chaque fois_ (diciamo così) _qu'il l'embrasse_; poesia
-rimasta inedita, si capisce, a cagione di quell'abbraccio. Il solo
-con cui stia un poco punta a punta è Alessandro Dumas, l'unico rivale
-della sua misura; ma lo punzecchia con una certa benevolenza paterna,
-che dà appunto un sapore lepidissimo ai suoi scherzi; i quali girano
-d'amico in amico fin che arrivano su quel certo tappeto verde sparso
-di penne d'oca, da cui ritornano al mittente, per la medesima via,
-rovesciati con quel garbo che si può capire. In fondo, l'uno tratta
-l'altro con gentile compatimento, come un _bon enfant_, un giovane
-d'ingegno, che promette, e che farà qualche cosa, purchè ci si metta
-di proposito. Forse il Dumas ride un po' delle «prudenze» dell'Augier,
-e l'Augier delle «pazzie» del Dumas; ecco tutto. Il grande pubblico
-però ha maggior simpatia per l'Augier, che non lo piglia mai di
-punta, e non gli mostra le corna dell'orgoglio, ed ha fama universale
-di bontà e di placidezza; e il Dumas lo esperimentò varie volte:
-alla prima rappresentazione dei _Fourchambault_, per esempio, a cui
-assisteva in sedia chiusa, in mezzo a molta gente che applaudiva per
-fargli dispetto; tanto che egli perdette la pazienza e disse forte al
-direttore Perrin che passava: _Eh, monsieur Perrin! Quel beau succès
-nous faisons à monsieur Augier, n'est-ce pas?_ — E poi uscendo: —
-decisamente l'arte è più facile per tutti che per me. — Ma non c'è vero
-rancore tra loro, nè ci può essere a quell'altezza che hanno raggiunto
-tutti e due sopra la montagna smisurata dell'arte.
-
-Nè giova far dei confronti. Una sola cosa si può dire senza esitazione,
-ed è che l'Augier è più puramente e più spontaneamente poeta
-drammatico. È nato per il teatro, non visse che per il teatro: avrebbe
-forse, se non scritto, immaginato delle commedie, se fosse nato in un
-_duar_ della Barberia o in un villaggio dell'estrema Siberia. Tutte le
-forze dell'ingegno e dell'animo lo spingevano alla poesia drammatica,
-e vi sarebbe riuscito illustre, anche impiegandovi una minor forza di
-volontà di quella che v'ha impiegata. Non ha una grande cultura: studiò
-poco; ma benissimo. I suoi studi circoscritti li fece con passione e
-con discernimento squisito, in una sola direzione, con un proposito
-unico, rifuggendo da quella immensa varietà di letture precipitate, che
-opprime la mente senza lasciarvi un'impronta; lasciando in disparte
-tutto ciò che era certo di non riuscire ad appropriarsi in maniera
-da farsene sangue. Tre cose gli occorrevano sopra tutte: vivere, e ha
-vissuto intensamente in tutte le classi sociali; conoscere il teatro
-moderno, e se l'è inviscerato; possedere il magistero della lingua
-letteraria e maneggiare insuperabilmente la lingua familiare; e non c'è
-da dire se c'è riuscito. Oltre a questi limiti ha fatto poca strada.
-Non credo che conosca altro che per nebbia le letterature classiche,
-nonostante le sue traduzioni d'Orazio e le sue imitazioni d'Alceo; e
-aveva forse ragione quel critico svizzero che per difendere l'Augier
-dall'accusa di aver copiato Plauto, disse ch'era impossibile che
-l'avesse letto. Così, fuor della letteratura, diversamente da molti
-altri, non si curò affatto di raccoglier scienza da portare sul capo
-come i pennacchi dei cavalli di parata; ha avuto sempre un sovrano
-disprezzo della dottrina di seconda mano, e non s'è mai lasciato
-tentare a introdurre nelle sue commedie uno di quei personaggi muffosi
-e pieni di pretensione, i quali sono incaricati di far capire al
-pubblico che l'autore ha finto degli studi serii. Tutto quello che
-ha messo sulle scene è intimamente suo, sinceramente acquistato e
-profondamente posseduto. Egli non è null'altro che un grande autore
-drammatico, e tale diventò informandosi principalmente alla bella
-sentenza che si trova nella sua poesia al Ponsard: — l'immortalità si
-guadagna meditando sulla bellezza. — Non s'occupò mai d'altra cosa.
-È uno dei pochissimi francesi, per esempio, — lo dice egli stesso,
-— che non amò mai la politica; scienza che è tentato di mettere nel
-primo ordine delle scienze inesatte, tra l'alchimia e l'astrologia
-giudiziaria, tante volte gli avvenimenti hanno sbugiardato i suoi
-calcoli più speciosi e i suoi principii più opposti. Una volta se
-n'occupò non di meno; ma per i suoi fini di autor drammatico. Ha messo
-un giorno il piede sulla soglia della vita pubblica per studiare il
-meccanismo e l'ufficio delle istituzioni dello Stato, come un pittore
-frequenta la clinica per imparare l'anatomia; e gliene rimase un gusto
-vivo per la medicina sociale, ma senza fargli spinger lo studio più in
-là che non fosse necessario per la sua arte. Eppure il suo ingegno è
-così fermo, così equilibrato nelle sue facoltà diverse, così largamente
-fondato sul buon senso, — su quel buon senso degli uomini di genio,
-come diceva il Lamennais, che non si deve confondere con quello dei
-portinai, — che in qualunque disciplina si fosse esercitato, vi avrebbe
-fatto buona prova. E ne fa testimonianza l'unico suo scritto politico,
-quel breve studio sulla questione elettorale che pubblicò nel 1864,
-per proporre il suffragio misto; poche pagine, nelle quali, qualunque
-sia il valore della sua idea, c'è una cognizione così netta di tutti
-gli elementi e di tutti gli aspetti della quistione, un ragionamento
-così fortemente tessuto, e un'esclusione così sapiente d'ogni anche
-minima intromissione delle sue facoltà artistiche —, intromissione che
-cresce allettamento, ma toglie efficacia morale agli scritti sociali
-del Dumas, — da far credere l'autore, a chi non lo conoscesse, un uomo
-tutto politica e amministrazione, che non abbia fatto un verso in vita
-sua.
-
-E questo alto buon senso, quest'armonia mirabile dell'immaginazione e
-del raziocinio, del sentimento poetico e dell'esperienza della vita,
-che si rivela nelle sue opere letterarie, si rivela in tutti i suoi
-atti e in tutti i suoi discorsi. Nulla egli perde a conoscerlo in casa
-dopo averlo applaudito al teatro. Lo si trova sensato e poetico, forte
-e affettuoso, profondo e semplice in ogni cosa. Non ha figli; ma una
-corona di nipoti, che lo amano e lo accarezzano come un padre e lo
-trattano con un misto di famigliarità, di riverenza, di gaiezza e di
-terrore artistico, carissimo a vedersi. Ha una villa a Croissy, vicino
-Chatou, in un luogo dove fece lui fabbricar la prima casa e piantare
-i primi alberi; in grazia di che fu dato il suo nome ad una strada;
-e dire Emilio Augier fra la gente di quel paese, è come dire padre
-della patria e imperatore del teatro. Vicino alla sua ci sono le ville
-delle sue sorelle. Quando ha una commedia da scrivere, o una scena da
-rivedere per una _ripresa_, scappa da Parigi col suo scartafaccio, e
-va a rifugiarsi nella sua palazzina tranquilla, che si specchia nella
-Senna, in faccia a un antico castello della Dubarry. Di là, tra un atto
-e l'altro, fa una corsa in casa dei nipoti, i quali festeggiano dal
-terrazzo ogni sua apparizione, come una nidiata d'ammiratori plaudenti
-dal palchetto d'un teatro. In questa nidiata ci sono due signorine di
-sedici anni, Paolo Déroulède, autore dei famosi _Chants du soldats_,
-un capitano d'artiglieria decorato della medaglia al valore, e un
-giovane Guiard, che sarà forse una gloria del teatro francese: un
-gruppo di belle persone, di belle anime e di begl'ingegni. L'Augier,
-si capisce, ha una grande simpatia per il suo _Paul_, saltato su tutt'a
-un tratto con cinquanta edizioni di un volumetto di liriche. Il giorno
-che uscirono i suoi _Chants du soldat_ gli disse: — Bravo Paolo! Ora
-hai finito d'essere mio nipote. — Ma tanto, un po' per affetto e un
-po' per essere più sicuro del fatto suo, un'occhiatina ai manoscritti
-di lui, prima della pubblicazione, ce la vorrebbe dare. — Ma com'è
-possibile? — dice il nipote. — Supponete che egli mi dica: cambia,
-e ch'io non ne sia persuaso, come si fa a dirgli di no, a uno zio
-che si chiama Emilio a Croissy, sta bene; ma che si chiama Augier a
-Parigi? E non si può immaginare la festività cordiale e brillante di
-quei desinari di famiglia nella sala a terreno della villa Déroulède,
-quando in mezzo a quella bella corona di teste giovanili, troneggia
-l'_oncle_ — quell'_oncle_ —, specialmente negli anniversarii dei suoi
-grandi trionfi drammatici, che i nipoti festeggiano con commediole di
-occasione scritte dal poeta della _Moabite_. Per tutta la serata è un
-alternarsi vivacissimo di frizzi, di aneddoti ameni e di discussioni
-utili e belle, in cui ai ricordi gloriosi dello zio si mescolano le
-speranze gloriose dei nipoti; e pare che col suono delle voci allegre
-e dei bicchieri, si confonda un'eco degli applausi delle platee
-lontane, e che fra commensale e commensale sporgano il viso i fantasmi
-di Giboyer, di Guérin, di Fabrice, di Gabrielle, di Philiberte, di
-Poirier; e che dietro ai vetri della finestra debba comparire da un
-momento all'altro la larga faccia sorridente e benevola del padre
-Molière. Amabile e ammirabile famiglia davvero, la quale vi fa benedire
-mille volte quelle poche pagine bagnate di sudore e di pianto, che vi
-fruttarono la gioia d'esservi ricevuti come un amico.
-
-
-
-
-L'ATTORE COQUELIN
-
-
-Costanzo Coquelin, primo artista drammatico della Francia, è figliuolo
-d'un panattiere. Nacque nel 1841 a Boulogne-sur-mer, e durante tutta
-la sua adolescenza impastò e infornò con suo padre, il quale contava
-di lasciarlo erede della bottega, ch'era bene avviata. Ma i panattieri
-propongono e la natura dispone. Il piccolo fornaio non aveva ancora
-dieci anni che pigliava già degli atteggiamenti drammatici dentro
-ai nuvoli di farina, e declamava dei versi galoppando per le strade
-di Boulogne, col paniere del pan fresco sopra le spalle. Un bel
-giorno si piantò davanti a suo padre e gli disse a faccia franca: —
-Papà, io voglio fare l'artista drammatico. — Il papà alzò la faccia
-infarinata dalla madia, lo guardò fisso e rispose placidissimamente:
-— Figliuol mio, io credo che ti giri. — Il figliuolo insistè; il
-padre, buon diavolo, finì con l'arrendersi, e Costanzo lasciò il
-forno per la scuola. Terminate le scuole andò a Parigi, si presentò al
-Conservatorio, vi fu ammesso, studiò nella classe del Régnier, si fece
-onore, e dopo un anno entrò nella compagnia gloriosa della _Comédie
-française_, dove recitò per la prima volta il 7 dicembre del 1860, a
-diciannove anni, facendo la parte di _Gros Renè_ nel _Dépit amoureux_,
-dopo la quale si provò in quella di _Petit-Jean_ nei _Plaideurs_
-del Racine. Da principio passò quasi inosservato: la stampa non fece
-che annunziare il suo nome; egli non pareva destinato ad altro che
-a far le parti di comodino, quando qualche attore mancasse. Non si
-negava che avesse ingegno e attitudine all'arte; ma si credeva che
-non n'avesse abbastanza per uscire dalla mediocrità rispettata degli
-artisti di second'ordine. Questo però non era il suo parere. Continuò
-a studiare con amore e con ostinazione, divorato dall'ambizione della
-gloria; fece un personaggio originale, di suo capo, di _monsieur
-Loyal_ del _Tartufe_; interpretò in un modo inaspettato e ingegnoso
-il carattere d'Anselmo nella commedia _La pluie et le beau temps_ di
-Léon Gozlan; e a poco a poco si attirò la simpatia e l'ammirazione del
-pubblico. Ma per la critica era sempre un esordiente, e gli stessi
-suoi ammiratori non lo mettevano ancora tra gli artisti della prima
-schiera. Finalmente, nel 1862, non avendo ancora ventitrè anni, la
-sera del 15 giugno spiccò il gran salto nel _Mariage de Figaro_ del
-Beaumarchais, facendo la parte di Figaro, che era già stata fatta dal
-Got. Questa parte così complessa e così difficile, che richiede «il
-sangue freddo d'un diplomatico, lo spirito d'un demonio e l'elasticità
-d'un clown» egli la fece, scostandosi dalle tradizioni, con un tale
-impeto d'ispirazione e di forza, che il pubblico ne rimase sbalordito,
-e la critica lo proclamò unanimemente uno dei più grandi attori
-della Francia. In mezzo alle altissime lodi, però, non gli furono
-risparmiate le censure: egli non padroneggiava ancora abbastanza
-la foga della sua giovinezza, recitava qualche volta con un _éclat
-tapageur_ di cattivo gusto, si dava troppo tutto intero ad ogni
-occasione, non curava le sfumature, non fondeva a sufficienza i vari
-elementi della parte sua, si fidava troppo ciecamente alla potenza,
-e sovente al capriccio della propria ispirazione. Ma il Coquelin si
-corresse presto di questi difetti, e d'allora in poi la sua carriera
-drammatica non fu più che una successione di vittorie clamorose. Fece
-nel 1863 la parte di Figaro nel _Barbiere di Siviglia_ vi riportò un
-grande trionfo, benchè qualcuno lo accusasse d'aver fatto il Figaro
-di Rossini invece di quello del Beaumarchais: fu il più giovane, si
-disse, il più fresco, il più scintillante Figaro che si fosse mai visto
-sulle scene francesi. Poi si rivelò grande artista di sentimento nel
-_Gringoire_ di Teodoro di Banville, in cui espresse la desolazione,
-la disperazione, il terrore della morte, tutte le tempeste dell'anima
-d'un uomo rigettato dalia scala del patibolo nell'ebbrezza della vita,
-con una potenza di passione, che fece fremere e piangere tutta Parigi.
-In seguito rese magistralmente la natura stravagante e fantastica
-del principe di Mantova nel _Fantasio_ del Musset; ebbe un grande
-successo nell'_Annibal_ dell'_Aventurière_; si fece applaudire per
-cento e sessant'otto sere nella parte di marito di _Gabrielle_;
-assicurò il trionfo del _Paul Forestier_, in cui rappresentava
-il signor di Beaubourg, facendo con una finezza e una leggerezza
-profondamente meditata, il racconto pericoloso dell'avventura con
-Lea, da cui dipendevano le sorti della commedia; salì ancora più alto
-che nel _Gringoire_ nella parte potente e commovente di _Marcel_
-nella commedia _Les ouvriers_ di Eugenio Manuel; e finalmente fu
-inarrivabile interprete del Molière: _Pierrot_ nel _Don Juan_,
-_Mascarille_ nell'_Étourdi_ e nelle _Précieuses ridicules_, _Scapin_
-nelle _Fourberies_, ballerino e cacciatore nei _Fâcheux_; studiando
-e progredendo di continuo, meravigliando il pubblico ogni anno con
-una trasformazione inaspettata e ogni sera con una nuova idea, —
-sempre appassionato dell'arte sua, come un giovane di vent'anni, —
-e fresco d'ispirazione, di coraggio e di buon umore come quand'uscì
-dal Conservatorio. Fin dal 1863 è _Sociétaire_ del teatro francese,
-che significa artista «gran signore». Qualche anno guadagna intorno
-a centomila lire. Ed è, oltre che ammirato, prediletto dal pubblico
-con vivissima simpatia, e festeggiato, dovunque si presenti, come un
-amico di tutti. Non c'è da dire se suo padre ne sia altero e felice.
-Eppure s'assicura che di tanto in tanto egli dice ancora agli amici:
-— _Cependant.... il allait très-bien aussi comme boulanger._ —
-Cocciutaggini di fornaio.
-
- *
- * *
-
-Mi ricorderò sempre della pessima impressione che mi fece, a primo
-aspetto, la prima volta che lo intesi recitare nella commedia _Les
-Fourchambault_, in cui faceva la parte di Leopoldo. Quando comparve in
-scena, nel primo atto, e mi dissero: — Quello è il celebre Coquelin;
-— a veder quell'uomo tagliato alla carlona, piccolo, col naso voltato
-su, con le gambe arcate, con quel sorriso di scorbellato sulla faccia,
-provai un grande disinganno, e mi parve che non l'avrei mai potuto
-pigliare sul serio. Non sapevo darmi pace che con quel frontispizio
-così mal riuscito, dovesse far l'amoroso nel primo atto, e il figliuolo
-offeso e terribile nel terzo atto di quella bella commedia. Con tutto
-ciò mi colpì subito la sua maniera di stare in scena, anche in mezzo
-alle signorine Reichemberg e Croizette, che ci stavano mirabilmente:
-certi suoi serpeggiamenti, certe passeggiatine oblique per il palco
-scenico, a passo strascicato, e un modo di andare qua e là, col
-viso in aria e con le mani in tasca, così _vero_, così di casa, così
-perfettamente imitato da quel ciondolìo senza direzione che facciamo
-nella sala da pranzo, in famiglia, voltandoci ad ogni voltata del
-pensiero e della conversazione, come banderuole girate dal vento; che
-un ragazzo l'avrebbe osservato e ammirato. Poi notai un altro pregio
-suo: ogni volta che aveva da dire qualcosa, l'espressione del suo viso
-preannunziava in maniera il senso delle sue parole, che pareva che
-le cercasse, che parlasse di suo capo, non che recitasse delle frasi
-imparate a memoria: gli si vedeva proprio sulla fronte il lavorìo
-della mente, che si fa discorrendo, quel po' di sforzo che costa a
-tutti l'espressione del proprio pensiero. E questo dava un colore di
-verità singolarissimo al suo discorso. E come rendeva bene nell'aria
-del viso, nell'intonazione della voce e persino nell'andatura, quello
-stato d'animo particolare del giovanotto ozioso, in quell'età in cui
-comincia a sentirsi allo stretto fra le pareti domestiche, e vorrebbe
-sbizzarrirsi fuori, ma i legami della famiglia lo trattengono ancora,
-così che si dondola tutto il giorno per la casa e ingombra le stanze
-della sua scioperatezza, pieno di appetiti virili e di capricci da
-scolaro, brontolone e burlone ad un tempo, sbadigliando l'anima ogni
-quarto d'ora! A poco a poco quella naturalezza assoluta mi soggiogò; e
-mi trovai anch'io in quella corrente di simpatia che avevo notato fin
-da principio fra lui e gli spettatori, i quali seguivano attentamente
-ogni suo passo, mostravano di apprezzare ogni suo gesto, e ridevano
-qualche volta d'un movimento appena percettibile del suo viso. Non
-di meno mi pareva ancora che con quella effigie lì egli non avrebbe
-mai potuto altro che farmi ridere. Venne il terzo atto, sul principio
-del quale il Coquelin è ancora il giovane ameno e leggero delle prime
-scene. Mi meravigliò, nonostante, il modo con cui fece al Bernard il
-racconto delle sue avventure della sera innanzi, e del duello della
-mattina; durante il quale racconto si rifece indietro due o tre volte,
-per dir qualche cosa che aveva dimenticato, con una speditezza, con una
-naturalezza così viva e così spigliatamente spontanea, che la platea
-proruppe in applausi, e l'applauso fu seguito da un mormorìo generale
-di ammirazione. Di li a poco — tutti conoscono la commedia — i ferri
-si cominciano a scaldare, e di parola in parola il Bernard giunge a far
-quell'allusione al padre Fourchambault, che colpisce il figlio in mezzo
-al cuore. Allora si rivelò improvvisamente un altro Coquelin. Fu una
-vera trasfigurazione. Parve che gli cadesse una maschera dalla fronte,
-— il suo viso impallidì e si stravolse, — la voce cambiò suono, e il
-gesto scattò colla forza d'una molla d'acciaio. Tutti hanno presente la
-scena in cui Leopoldo Fourchambault alza la mano per schiaffeggiare il
-Bernard, il quale lo trattiene, gli rivela che è figlio dello stesso
-padre e che salvò la sua famiglia dal disonore, e poi gli domanda:
-— Che cosa dici adesso? — Ebbene, il Coquelin gridò quella sublime
-risposta: — Io dico che tu sei il più nobile degli uomini! Io dico che
-tua madre è la più santa delle donne! Io dico che sono altero d'esser
-tuo fratello e di gettarmi sul tuo cuore! — gridò queste parole con
-una voce così potente, con un accento così gioioso e doloroso ad un
-tempo, e straziante a forza d'affetto; con un tremito nella gola e uno
-spasimo nel viso che rivelava così irresistibilmente il pentimento
-profondo, la tenerezza immensa, il bisogno di chieder perdono, la
-gioia divina del chiederlo, un misto d'umiltà e di forza selvaggia del
-cuore, altero del suo slancio generoso e della santa giustizia che
-rendeva; che, più ancor che commosso dalla scena, in mezzo a quella
-gran folla del _Teatro francese_, che si sollevò tutta come un'onda del
-mare, io rimasi trasognato della metamorfosi dell'attore. E sconfessai
-immediatamente e per sempre il mio primo giudizio. Poi il Coquelin
-rientrò nella sua parte quieta di buon giovanotto, e all'ultima
-scena della commedia fece ancora più profonda l'incancellabile
-impressione che mi aveva lasciata, con uno di quei tratti da maestro,
-insignificanti in apparenza, che ai molti sfuggono, ma che ai pochi
-bastano per riconoscere il grande artista, come il leone dall'unghia.
-E fu quando sua sorella, ingenua, la quale sperava che l'istitutrice
-sposasse il fratello Leopoldo, sente invece che sposa il Bernard, e
-dice alla fidanzata: — Io avrei desiderato piuttosto che tu diventassi
-mia cognata.... — non sapendo che il Bernard è suo fratello pure, e
-che perciò la parentela esiste egualmente. Ebbene, il Coquelin, udendo
-quella frase, fa tra sè quell'osservazione maliziosa: — _Il n'y a
-peut-être pas grand'chose de changé_ — con una finezza così arguta,
-con un sorriso così lepido in un angolo delle labbra, a mezza voce,
-guardandosi la punta d'un piede e lasciandosi come scappare le parole
-per distrazione, in mezzo alle voci allegre degli altri personaggi,
-che gli si farebbero ripetere cento volte, tanto è l'accorgimento e
-lo spirito d'osservazione e il senso comico squisito che rivelano. E
-rimangono stampate nella mente, con quel sorriso e con quell'accento,
-e si prova sempre un piacere vivo a ricordarle e a ripetersele, come
-un verso magistrale d'un poeta di genio. Questa fu la prima impressione
-che mi lasciò il Coquelin, o meglio, che mi lasciarono i due Coquelin,
-l'uno amenissimo e l'altro appassionato e tremendo. E conviene
-osservare che egli non può patire la parte di Leopoldo Fourchambault
-perchè, dice, non gli conviene sotto nessun aspetto, e la fa per forza,
-e da cane. Nientemeno.
-
- *
- * *
-
-Poi lo intesi in altre commedie, e in tutte mi parve un grande artista.
-Ha arditezza e misura, naturalezza e dignità, costantemente. Qualunque
-personaggio rappresenti, dà a vedere d'averlo studiato, non solo
-nelle manifestazioni verosimili della sua natura, ma nel più intimo
-meccanismo dell'animo, alla sorgente stessa dei suoi sentimenti più
-segreti; e conserva il colore di ciascun carattere anche nelle tempeste
-più violente della passione. Dopo le sue prime parole non si vede
-più il viso del Coquelin; ma quello del personaggio. «Il di dentro
-domina il di fuori» come si diceva del famoso Lekain. Ha una maniera
-di comporre il viso che corregge tutti i difetti dei suoi lineamenti;
-una contrazione potente, che fa pensare a quella di Gwynplain e alla
-camera dei lordi, ma che non tradisce lo sforzo. Tutto questo, però,
-non basterebbe a fare di lui un grande artista, s'egli non avesse la
-primissima delle facoltà drammatiche, che è di sentire profondamente e
-vivacissimamente. La sua potenza è nelle vibrazioni dell'anima, nella
-freschezza e nel vigore del sentimento. Quando esprime il dolore,
-ha veramente delle lacrime nella voce, e degli accenti profondi
-d'angoscia, che par che sanguini dentro; e negl'impeti d'ira o di
-rabbia, quando discende il palco scenico, guardando davanti a sè con
-quell'occhio grigio, dilatato e smarrito come un occhio di fiera,
-e tutte le membra tese e convulse, pare che gli si debba spezzare
-una vena nel petto. Per me, lo trovo anche più potente nell'ira che
-nell'affetto. In quelle provocazioni fra gentiluomini, così frequenti
-nelle commedie francesi, a cui segue per lo più un duello mortale,
-egli ha un modo suo proprio così secco e tagliente, che fa d'ogni
-parola una scudisciata traverso la faccia, e non so che di gelido e di
-feroce nell'aspetto e nelle mosse, che mette un brivido nelle vene,
-e fa presentire la morte. E ha degli slanci d'entusiasmo ardente,
-frenati con un'arte profonda, che ne duplica l'efficacia, e delle
-espansioni impetuose di gaiezza, che fanno l'effetto d'un'ondata d'aria
-primaverile in quel gran teatro affollato e caldo, che pende dalle sue
-labbra. Convien dire pure che ha una voce ammirabile, che si presta
-alle più audaci inflessioni, nettissima nelle voci basse e sonora
-nelle medie, senz'essere di quelle voci troppo ricche, che annegano,
-come si dice in francese, la parola nel suono, e le consonanti nelle
-vocali; una voce che s'alza qualche volta, senz'assottigliarsi e senza
-sforzarsi, fino alle note più acute, e si espande e risuona, agile
-e mordente, in tutti gli angoli della sala, e fin nei corridoi e nei
-vestiboli, come uno squillo di tromba. Ha tutti i doni della natura,
-insomma, fuorchè la bellezza. Ma quando lo s'è sentito recitare,
-pare che la sua imperfezione fisica sia una condizione necessaria,
-un elemento quasi della sua potenza particolare d'artista, e che
-acquisterebbe qualcosa, ma perderebbe molto di più, se diventasse bello
-ad un tratto come il Bocage o come il Salvini.
-
- *
- * *
-
-Ed è anche più brutto, o, per meglio dire, strano d'aspetto, di quel
-che pare dal palco scenico. Il primo sentimento che si prova, vedendolo
-in casa per la prima volta, alla luce del sole, è un'ammirazione più
-grande per la potenza del suo ingegno e della sua natura drammatica,
-che riuscirono a trionfare, malgrado l'irregolarità quasi grottesca
-della sua persona. La sua faccia è una vera maschera d'istrione antico:
-un faccione largo e grasso, d'una carnagione giallognola da mercante
-olandese, in cui brillano due occhietti bigi di faina, un po' maligni,
-sopra un grosso naso che guarda in su con una petulanza senza esempio,
-in modo che le nari si presentano come le aperture di due canne d'un
-fucile da caccia; una gran bocca, con le labbra grossissime, tagliate
-in forma di trapezio, che par che succhino continuamente un enorme
-bocchino di pipa turca; un mento lungo e sporgente, e due mascelle
-leonine, che si dilatano, quando parla, con un movimento inquietante.
-Mettete questa faccia di mascherone di fontana, tutta sbarbata, con
-una papalina nera sul cocuzzolo, sopra un corpo bassetto e tarchiato,
-vestito d'un farsetto nero stretto alla vita, coi calzoni neri e
-con le pantofole nere, e immaginate il misto bizzarro che ne deve
-riuscire, di curato di campagna in _négligé_, di cuoco in lutto,
-di forzaiuolo e di Stenterello. Si rimane sbalorditi a pensare che
-quell'omiciattolo ci ha fatto piangere, fremere e tremare, e s'è presi
-dalla tentazione di dirgli che non è quella la maniera di corbellare
-il mondo. Ma è un di quei brutti che seducono, forse perchè la loro
-bruttezza, come suol dirsi, non è che una bellezza sbagliata: come
-accade di certe metaforaccie di pessimo gusto, sotto cui appare il
-barlume d'una grand'idea. Questo è vero specialmente quando ride: non
-si può immaginare un riso più vivo, più comico, più attaccaticcio
-del suo; — e non è la risata dell'allegria — ma una specie di riso
-filosofico e profondo, che nasce da un sentimento particolare della
-vita, e che fa pullulare mille idee lepide nella mente, e indovinare
-mille scherzi che non dice, e pensare confusamente a mille cose e
-persone amene, che abbiamo conosciute in altri tempi; un riso che
-rallegra dentro, e che mette voglia di darsi una fregatina di mani,
-o di allungargli _une tape_ sulla pancia. Tutta la faccia gli ride,
-fino alle orecchie; la bocca gli s'arrotonda in un modo curiosissimo,
-che fa saltare il capriccio di ficcarvi un dito dentro, come dice lo
-Zola del Boche, _pour voir_; e la punta del naso gli fa un piccolo
-movimento accelerato, come la punta d'un dito che gratti qualche
-cosa di sotto in su, d'un effetto comicissimo; mentre gli scintilla
-negli occhi un'astuzia di demonio. I critici cortesi dicono che
-ha _une physionomie comique parfaite, une face largement comique,
-comiquement spirituelle_, e altre cose simili; ed è vero; ma non è
-tutto. È una figura talmente originale ed esilarante, a vederlo da
-vicino, che per molto tempo si rimane tutt'intenti a guardarlo, e non
-si bada alle sue parole. Ed egli non s'illude sopra sè stesso; parla
-anzi sovente della propria persona, celiando, come se canzonasse un
-altro, e non vuol sentir parlare delle parti che richiedono bellezza
-d'aspetto. Per questa ragione rifiutò, non è molto, di far la parte
-di Pigmalione nella _Galatea_ della signora Adam. — Come volete — le
-disse — che io ardisca presentarmi al pubblico in nome di Pigmalione,
-che dev'essere un bell'uomo? _Voyons donc, madame: est-ce que j'ai le
-nez grec, moi?_ — Il naso, infatti, è stato l'ostacolo più difficile
-da superare, nella sua carriera drammatica. Quando qualche parte non
-gli riesce, ha sempre la sua giustificazione pronta: — è il naso. —
-Ma anche in casa sua, dopo un quarto d'ora che gli si parla, segue
-come al teatro: si vede un altro Coquelin; tanto la sua conversazione
-è arguta e attraente, rimanendo sempre naturalissima, come la sua
-maniera di recitare. È divertentissimo vederlo lassù nella sua piccola
-stanza di studio, triangolare, che sembra un camerino di teatro — al
-quarto piano — tutta piena di libri, fra cui brillano in prima fila
-i poeti drammatici e lirici di tutti i paesi; e cogliere a volo nelle
-sue parole e nelle sue mosse gli accenti e i gesti di Mascarille, di
-Gringoire, di Figaro e del piccolo gobbo del _Luthier de Crémone_, che
-fecero risuonare d'applausi il tempio del Corneille e del Molière.
-Il Molière, appunto, di cui ha tutto il teatro nel capo, è uno dei
-suoi argomenti preferiti; e riparla spesso delle conferenze pubbliche
-che tenne poco tempo fa; colle quali si propose di dimostrare che
-l'_Alceste_ del _Misantropo_ non è come quasi tutti i critici e quasi
-tutti gli attori l'interpretano, un personaggio cupo e profondo,
-una specie d'Amleto francese, da rendersi con un colore di stranezza
-fantastica; ma un personaggio apertamente comico, come gli altri del
-Molière, e designato come tale dal poeta medesimo in una maniera che
-non può lasciar dubbio. Egli svolse il suo concetto senza pompa di
-dottrina, con molto buon senso, con grande chiarezza, per mezzo di
-confronti e di citazioni bene ordinate e lucidamente commentate; ma
-lasciò letterati e commedianti nel loro parere contrario. Si lamentò
-in particolar modo dei letterati, così tra il serio e il faceto,
-facendo tremolare la punta del naso. — Avete torto, mi dicono insomma,
-perchè siete un commediante. _C'est ça qui m'embête_. Mi dicano che
-ho torto perchè sono un grullo, francamente, e mi ci rassegno più
-volentieri. Gli è appunto perchè sono un commediante che voglio dir
-la mia ragione. Mi pare che serva a qualche cosa, per giudicare un
-personaggio di una commedia, essere abituato da venti anni a mettersi
-nella pelle degli altri, e a cercare la ragione intima d'ogni loro atto
-e d'ogni loro parola. Se questi speculatori letterari del teatro non
-fossero un po' trattenuti dal senso pratico di chi ha da incarnare i
-personaggi che essi scrutano e sviscerano continuamente, finirebbero,
-a furia di fare, con trasformarli in creature dell'altro mondo, che
-nessuno potrebbe più riprodurre sulla scena. — E non si fermerebbe più,
-quando ha preso a discorrere del Molière, se non esistesse un altro
-personaggio, per il quale nutre altrettanto entusiasmo: il Gambetta,
-in grazia di cui egli s'appassiona anche un poco alla politica, e
-si tira addosso le canzonature del _Figaro_. Il Gambetta è suo amico
-intimo, desina con lui tutte le domeniche, e lo conduce a far delle
-lunghe passeggiate solitarie, durante le quali, chi lo sa? forse si fa
-dar delle lezioni di recitazione, o si insegnano a vicenda ad aprire e
-a scrutare gli animi umani, l'uno per giovarsene sul teatro, l'altro
-nella politica; poichè, in diverso campo, essi sono i due più grandi
-attori della Francia: il Gambetta più potente, ma il Coquelin assai
-più sicuro di non essere fischiato. Egli parlò del suo illustre amico
-con calda ammirazione, senza licenze familiari, ripetendo dei brani
-del suo ultimo discorso, e esclamando di tratto in tratto: — Sentite
-la bellezza di questa frase; sentite la giustezza di questo pensiero;
-— come avrebbe fatto per una parlata del Racine. E a proposito
-del Gambetta, lesse una lunga colonna del _Voltaire_, in risposta
-all'_Intransigeant_, con una rapidità prodigiosa, e con una nettezza
-di pronuncia ancor più ammirabile, facendo vibrare certe parole, e
-schizzar fuori certe frasi, con cambiamenti improvvisi d'intonazione, e
-ammicchi d'un occhio, e guizzi comicissimi delle labbra, in una maniera
-da far proprio rimpiangere di non potergli dare il posto di lettore,
-in casa propria, con centomila lire all'anno; che per un letterato
-sarebbero impiegate al cinquanta per cento. Ed è pure notevolissimo
-il suo linguaggio, scolpito e colorito, con certe screziature di
-lingua popolare, ricco d'una quantità di termini insoliti e di
-modi del gergo teatrale, svariatissimo come è in tutte le persone
-dotate di un forte senso comico, che hanno bisogno di raccontare, di
-descrivere e d'imitare. L'impressione che egli lascia, in conclusione,
-è d'un uomo di buona indole e di buon cuore, come io credo che siano
-necessariamente tutti gli artisti drammatici atti a interpretare con
-eguale maestria i caratteri buoni e malvagi; perchè, per riuscire
-grandi negli uni e negli altri, bisogna che nella loro natura predomini
-il buono, senza del quale possono abbagliare con l'ingegno, ma non
-soggiogare con la simpatia. Il Coquelin, però, ha l'aria d'un uomo
-buono; non d'un bonaccione. Sotto la sua bonarietà canzonatoria
-s'indovina un animo risoluto e vigoroso, col quale non dev'essere molto
-comodo l'aver che fare i giorni che ha la luna rovescia; e specialmente
-quando salta su a inveire contro i capricci prepotenti di certi autori
-drammatici, piglia una certa guardatura bieca e fa stridere la voce
-in un certo modo, che non par strano affatto, in quel momento, che
-abbia saputo incarnare meravigliosamente l'anima dannata del duca di
-Septmonts.
-
- *
- * *
-
-La parte di duca di Septmonts nell'_Ètrangère_ del Dumas, credono
-tutti, — e anche lui — che sia ciò che egli fece — per dirla con le
-sue parole — _de plus fin et de plus incisif_, nel teatro moderno, dal
-primo giorno che recitò fino al giorno che corre. Per comprendere le
-difficoltà con cui ha dovuto combattere, basta rappresentarsi la sua
-figura «largamente comica» e ricordare che il duca di Septmonts è la
-quintessenza di un gentiluomo del gran mondo — spregievole e odioso
-quanto si vuole — ma tanto più dignitoso e corretto di fuori quanto è
-più fradicio dentro. Per alto che fosse il concetto che s'aveva della
-pieghevolezza d'ingegno del Coquelin, si temeva che in quella parte
-cadesse. Bastò invece la sua apparizione sul palco scenico a provocare
-uno scoppio d'applausi e un'esclamazione universale di meraviglia.
-Costanzo Coquelin, l'incomparabile _Figaro_, l'insuperabile gobbetto
-del _Luthier de Crémone_, pareva il primo gentiluomo della cristianità.
-Pallido, della pallidezza malaticcia d'un nobile sciupato dagli
-stravizi, biondo, un po' calvo, con due folti baffi impertinentemente
-arricciati, con una lente all'occhio, vestito con rigorosa eleganza,
-disinvolto e duro ad un tempo, e superbamente signorile in tutti i
-suoi movimenti, anche nel più forte della passione, egli era l'ideale
-vivente dell'autore della commedia. E ad ogni nuova scena si rivelò
-con maggior efficacia. Dalla sua aria tediata, dal suo modo di parlare
-strascicato, come se ogni parola fosse un atto di degnazione, dalla sua
-fredda cortesia, dal suo sguardo ironico e sorridente, da tutti i suoi
-gesti e da tutti i suoi accenti artificiosamente trascurati, traspariva
-l'insolenza sfrontata d'un aristocratico cresciuto all'orgoglio e
-al disprezzo, il cinismo d'un _viveur_ intristito nel vizio, capace
-di tutte le bassezze, l'audacia meditata e malvagia dello spadaccino
-sicuro d'uccidere, — la sua educazione, il suo passato, tutto quello
-che sarebbe stato capace di fare, e mille cose che pensava, e che
-non diceva; ma che facevano pensare. Egli corresse anzi leggermente,
-con molta arte, il carattere immaginato dal Dumas, che poteva riuscir
-troppo ributtante; e lo corresse — come prescriveva il celebre attore
-tedesco, l'Iffland, — facendo il difensore ufficioso del personaggio
-che rappresentava: lasciando cioè indovinare in che maniera fosse
-diventato quello che era, per quale via, non per colpa tutta sua,
-si fosse così depravato, — guasto prima da un'educazione falsa e
-poi dall'esempio della società incancrenita in cui era vissuto, —
-e in tal modo, senza riuscire simpatico, si mantenne dentro a quei
-limiti dell'odioso, oltre ai quali un personaggio teatrale non è più
-tollerabile e nuoce agli intendimenti del poeta. Ma fu terribile.
-Nella scena del quart'atto, per esempio, quando vuole umiliare il
-signor Gérard, ricordandogli che sua madre era stata governante della
-duchessa, trovò l'accento d'un sarcasmo così sanguinoso e stillò le
-parole insolenti nell'animo del povero giovane, come goccie di piombo
-fuso, con una lentezza così spietata, che tutti gli spettatori se le
-sentirono penetrare nel cuore ad una ad una, e fremettero per quello a
-cui eran dirette. E fece rabbrividire l'impassibilità marmorea con la
-quale ricevette in viso quella tremenda invettiva della duchessa, di
-cui ogni parola è uno schiaffo, fino a quel fulmineo: — _Misèrable!_ —
-che finalmente gli solleva il sangue; e la rabbia pazza e feroce con
-cui le si slancia addosso all'ultime parole, e lo sforzo improvviso
-con cui si frena. Mai era stata rappresentata la superbia, l'insolenza
-e la rabbia, con più satanica potenza, sulle scene della _Commedia
-francese_. Il suo successo fu enorme. Egli empì il dramma della sua
-persona, e vi spiegò tanta forza, che se gli altri atleti fossero
-caduti, sarebbe bastato per tutti egli solo.
-
- *
- * *
-
-Ma per quanto si dica, egli non è mai tanto potente come quando nuota
-nella comicità larga del Molière, fra le grosse celie e le grosse risa,
-vestito dei panni di Scapin e di Mascarille. Quella comicità dal naso
-corto e dalle grosse labbra, come disse Alfonso Daudet, par fatta per
-la sua faccia, per la sua voce e per la sua indole. Lì sfolgora ed
-impera davvero, e fa tremare le vôlte del teatro. Nessun Mascarille,
-nelle _Précieuses ridicules_, ha mai detto con più petulante
-disinvoltura le sue spropositate goffaggini; nessuno ha mai mostrato
-sul palco scenico una più maledetta grinta, una più impertinente
-sfacciataggine di lacchè astuto e ridacchione, docile ai pugni e alle
-legnate, e pronto a tutte le pagliacciate e a tutte le bricconerie.
-Nessuno Scapin è stato mai più magistralmente bugiardo, ipocrita,
-truffatore e buffone. Il Coquelin domina la scena, in queste farse
-epiche, coll'imperturbabilità sovrana che dà la coscienza del genio.
-Ha una mobilità di fisonomia, un'elasticità di voce, una pieghevolezza
-di membra, una sicurezza, un'audacia che nessuna parola può rendere.
-Nelle _Précieuses ridicules_ suscita una tempesta di risate con ogni
-parola, quando contraffà il gentiluomo letterato e lezioso, e declama
-quella stramberia di madrigale che finisce col grido: Al ladro! — Nelle
-_Fourberies de Scapin_ snocciola quelle lunghe parlate per indurre
-Argante a sborsare i seicento scudi, con una rapidità d'un effetto
-comico meraviglioso. Non son più periodi; sono eruzioni, cascate
-precipitose di parole, che schizzano e tintinnano come sacchi di monete
-rovesciati, fra le esclamazioni di stupore della platea. Nei _Fâcheux_,
-facendo la parte del cacciatore appassionato, dice quei cento e quattro
-versi filati della descrizione della caccia, d'un fiato solo, come
-se li improvvisasse, con una tale potenza imitativa della voce e del
-gesto, che per un quarto d'ora par di veder fuggire i cervi per la
-foresta, e il teatro risuona dello scalpitìo dei cavalli, del latrato
-dei cani, dello squillo dei corni, delle grida dei cacciatori, come se
-vi agisse un'intera Compagnia equestre. Ed è infaticabile. Dopo aver
-fatto _Mascarille_ nell'_Etourdi_, che è una delle parti più lunghe e
-più difficili del vecchio repertorio drammatico, è fresco e disposto
-come prima di cominciare. Ed è superfluo far notare la difficoltà
-grandissima che presentano queste parti comiche del Molière, in cui
-se l'attore non è tanto forte da tener continuamente viva l'ilarità
-e l'ammirazione, subito risalta la trivialità, l'esagerazione, il
-grottesco del personaggio e della scena, e non basta la riverenza che
-ispira il grande poeta a trattener il pubblico dal dar segno di noia
-o d'impazienza: il che suole accadere nei teatri di provincia, dove le
-commedie del Molière sono quasi irrappresentabili. Ma il Coquelin par
-nato fatto per interpretare il Molière; e piuttosto che un _Sociétaire_
-della commedia francese, si direbbe che è un attore superstite della
-famosa _troupe de Monsieur_, ancor tutto fresco, dopo due secoli,
-delle lezioni del suo capo-comico immortale. E in questo gli giova
-immensamente la faccia. È impossibile resistere alla forza comica
-dello sguardo, del riso e della smorfia di questo grandioso _farceur_;
-bisogna ridere con lui, in qualunque stato d'animo ci si trovi; e si
-ride di quel riso a singhiozzi, convulsivo e clamoroso, che ci riprende
-ancora dopo il teatro, e ci accompagna a casa, e ci torna ad assalire
-la mattina dopo, e ci rimane come un grato ricordo per sempre.
-
- *
- * *
-
-Certamente, egli deve la sua gloria artistica più ai doni della natura
-che allo studio. _Histrio nascitur_. Ed anco non ammettendo questa
-verità, bisognerebbe fare un'eccezione per coloro che sono grandi
-attori a ventitrè anni. Nondimeno egli studiò e faticò moltissimo.
-Non _s'è fatto una voce_, come si dice del celebre attore Duprez;
-ma _lavorò_ la sua infaticabilmente, con esercitazioni assidue e
-metodiche; e non son molti anni, infatti, ch'egli ha quell'elasticità
-mirabile degli organi vocali, che si presta così docilmente alla
-varietà e alla mobilità prodigiosa delle sue sensazioni. Così la sua
-pronunzia nitidissima, che fa d'ogni sillaba una nota cristallina,
-è principalmente frutto d'un _fortemente volli_, come il vigore del
-verso alfieriano. È una cosa che accende nel sangue la passione dello
-studio, il sentirgli dire, per esempio, con che amore e con che cura
-si è rimesso a studiare la sua parte d'_Annibal_, dopo che l'Augier
-rimpastò l'_Avventuriera_; come l'ha scomposta e ricomposta daccapo,
-periodo per periodo e frase per frase; come ha rivoltato per tutti i
-versi ogni parola per trovarle il suo accento vero e proprio; come
-ha ragionato tra sè ogni sorriso e ogni gesto. Così pure l'udirgli
-esporre le riflessioni minute e ingegnose che fece sulla parte di
-Figaro nel _Barbiere di Siviglia_, per cogliere le differenze che
-dovevano passare fra questo — giovane e spensierato, — e il Figaro
-del _Mariage_, — più avanzato negli anni, più esperto della vita e
-cangiato anche per effetto della sua nuova condizione; — differenze che
-seppe rendere stupendamente sul palcoscenico, fin nelle più leggiere
-sfumature; e le conferenze d'ore e d'ore avute con gli autori, col
-manoscritto alla mano, coperto di richiami e di postille, per trovare
-insieme il colore particolare da darsi a una scena, o l'intonazione
-giusta d'un monologo; e le discussioni interminabili avute coll'Augier
-o col Dumas per sostenere il suo modo d'interpretazione, e salvar la
-vita al personaggio concepito da lui, e amato come una creatura fatta
-con le sue carni e col suo sangue. Di tutti i personaggi che deve
-rappresentare, e della società e del tempo in cui vissero, cerca con
-una pazienza e con una curiosità d'archeologo le più minute notizie,
-nei libri e nelle conversazioni; e nota tutto e rimesta ogni cosa per
-mesi e mesi, ragionando di ogni minimo particolare lungamente, con una
-diligenza che tocca la pedanteria. E si prepara con maggior studio e
-maggiore pacatezza in quelle scene appunto, in cui dovrà allentar di
-più la briglia al suo istinto, perchè vuol essere audace sul sicuro;
-al qual fine raccoglie osservazioni e consigli da ogni parte, come uno
-scrittore naturalista, e ricorre le critiche che gli son state fatte
-negli anni addietro; ma per quanto faccia, non si presenta mai al
-pubblico con la coscienza soddisfatta, e ricomincia a martellare sulla
-sua parte anche dopo la più splendida riuscita.
-
- *
- * *
-
-A questo lavoro indefesso egli deve la sua continua ascensione
-nell'arte, in cui non ha più che un rivale, — il Got, — che ha
-vent'anni più di lui, ed era già attore provetto quando il Coquelin
-entrò nel «Teatro francese»; quel celebre Got, che creò il Giboyer,
-come si dice nel linguaggio teatrale, nelle due commedie _Les
-effrontés_ e _Le fils de Giboyer_; che fece un tipo indimenticabile
-dell'abate nell'_Il ne faut jurer de rien_ di Alfredo Musset; che
-interpreta insuperabilmente _Maître Guérin_, _Monsieur Poirier_ e
-il _Duca Job_ di Léon Laya: il primo attore, forse, che portò nella
-_Comédie française_ un sentimento potente della realtà, e che, pure
-possedendo profondamente la tradizione dell'arte, pigliò tutti i suoi
-modelli nella natura viva. Anch'egli è ugualmente forte nel drammatico
-e nel comico: Bernard nei _Fourchambault_, strappa i singhiozzi;
-Matamore nell'_Illusion comique_, fa schiantar dalle risa; e chi
-l'ha visto Rabbino alsaziano nell'_Ami Fritz_, che fu uno dei suoi
-più grandi trionfi, non lo riconosce più nei panni di _Sganarelle_
-o del _Souffleur_ dei _Plaideurs_ di Racine, in cui è insuperabile.
-Osservatore finissimo, vero fin nelle più piccole minuzie, abilissimo
-alle trasformazioni del viso, capace di recitare per quattro atti
-interi, come nel _Gendre de monsieur Poirier_, con un occhio socchiuso
-e la bocca torta, senza scomporsi un momento; fornito d'un gusto
-letterario squisito, e di buoni studi, e altieramente appassionato
-dell'arte sua, egli tenne per lungo tempo il primato nel «Teatro
-francese», ed è indubitabile che giovò moltissimo al Coquelin, non
-foss'altro che col proprio esempio. Ma questi — lasciando da parte
-altre qualità intimamente individuali, che non permettono confronti —
-è superiore a lui nella versatilità dell'ingegno e nella mutabilità
-dell'aspetto. Il Got è vario; il Coquelin è un Proteo. Il Got, per
-esempio, ha non so che di proprio e d'immutabile nell'intonazione e
-nel gesto, un certo fare _bourru, imitant la franchise_, come dicono
-i francesi, e un _tic_ particolare del capo e delle spalle, simile
-all'atto di chi dica: — Non me ne importa il gran nulla, — un po'
-volgare, — che lo rende inabile a tutte le parti in cui si richiede
-eleganza e dignità signorile di maniere. Oltre di che è restìo a
-liberarsi dai modi e dagli accenti d'una parte in cui sia riuscito
-maestrevolmente; così che per molto tempo, dopo una _creazione_
-grande e fortunata, porta in altri drammi l'impronta del personaggio
-prediletto, come gli accadde, tra l'altre volte, dopo il suo successo
-nel _Giboyer_. Il che non segue al Coquelin, di cui l'ingegno sembra
-cambiar natura ogni volta che cambia parte; che scende fino alla
-farsa plebea e sale fino alla più alta poesia; pagliaccio, gentiluomo,
-villano, brillante, tiranno, — eroe della rivoluzione, tragico, nel
-_Jean Dacier_, — piccolo collegiale vizioso e impostore nel _Lion et
-Renard_, — sempre originale, rifatto da capo a piedi, e liberissimo da
-ogni legame di reminiscenza; a segno che se gli saltasse il ticchio
-domani di fare il _Romeo_ — con quella faccia — nella tragedia dello
-Shakspeare, c'è da giurare che ci riuscirebbe, come disse un critico
-tedesco; e che il pubblico, ascoltandolo, direbbe che a Giulietta
-poteva toccare un amante più bello, ma non uno _più interessante e più
-appassionato_. Nondimeno sono molti ancora quelli che gli preferiscono
-il Got, come più profondo e più grave; e c'è fra loro una gelosia
-coperta, ma viva, che scoppia ogni volta che cade su una medesima parte
-la preferenza di tutti e due: come segue ora per il dramma _Le Roi
-s'amuse_, in cui l'uno e l'altro vorrebbe fare il _Triboulet_; e questo
-tira tira è cagione che il dramma non si rappresenti; non essendo parsa
-accettabile a nessun dei due la proposta di Victor Hugo, che facessero
-il _Triboulet_ una volta per uno, a sere alternate: proposta d'accorto
-finanziere, non d'uomo esperto del cuore umano.
-
- *
- * *
-
-Il Coquelin ha ancora un merito tutto proprio, che è d'essere un grande
-declamatore di poesie liriche. Anzi tutto è maestro senza eguali
-nel dire i versi, che è quasi un'arte nell'arte, in cui non gli si
-avvicinano che il Got e Sara Bernhardt. È uno dei rarissimi attori che
-sian riusciti a liberarsi, fino a un certo punto, da quell'accento
-convenuto, da quel colorito generale che è quasi obbligatorio nella
-dizione degli alessandrini francesi, e che anche nell'espansioni più
-appassionate dell'animo tutti badano a conservare, come se fosse una
-necessità fondamentale dell'arte. Il Coquelin si liberò da questa
-psalmodia, da questa specie di musica sacra, come la definì la signora
-Stael, che si trasmette di generazione in generazione a somiglianza
-d'un vizio ereditario; e prese una via di mezzo tra coloro che cantano
-il verso, avvolgendo tutto in una sorta di melopea sonnolenta, che
-arrotonda tutte le linee e cancella tutti i contorni, e coloro che,
-sotto il pretesto della imitazione del vero, non badano nè a ritmo, nè
-a rima, nè a prosodia, e sacrificano interamente l'elemento poetico
-all'elemento drammatico. Egli ha saputo cogliere una certa armonia
-intermedia tra la parola e la musica, che nello stesso tempo accarezza
-l'orecchio e rende l'intonazione del discorso. E fa valere mirabilmente
-la bellezza della forma. Senza rivelar troppo l'artifizio, fa sentire
-tutte le variazioni del movimento ritmico, le ondulazioni della frase,
-le rime, le cesure, le attaccature dei periodi; rompe la monotonia
-degli alessandrini con una quantità di chiaroscuri delicatissimi;
-virgola e punteggia con una grande efficacia, e, grazie particolarmente
-alla sua maniera ferma e nitida di articolare le consonanti, ha una
-chiarezza di dizione — qualità indispensabile per i versi — che nessun
-attore ha mai superata. Oltrechè non è solamente interprete, ma critico
-e correttor vero del poeta. Nessuno meglio di lui sa afferrare, in una
-poesia, il filo del concetto principale, e attenercisi, malgrado le più
-viziose digressioni, e fare in modo che non se ne scosti menomamente
-l'attenzione degli uditori. È maestro nell'arte di velare i difetti
-della forma, di scivolare sulle lungaggini, di gettar ombra sulle
-parti deboli per raccoglier luce sulle forti, di far sfolgorare il
-verso capitale, e di scoprire e mettere in rilievo pensieri affogati
-dalle immagini, e sensi riposti, e finezze, e contrasti, che il
-poeta stesso non ha avvertiti. Ed esercita quest'arte nei salotti
-— dov'è invitato e pagato — il che è molto diverso, ed anche assai
-più difficile che esercitarla nel teatro; tanto che molti attori
-applauditissimi sul palco scenico, perdono ogni efficacia declamando
-versi in un cerchio ristretto d'uditori. Il Coquelin, invece, conosce
-ed osserva rigorosamente tutte le leggi delicate e difficili che
-impone la vicinanza dell'uditorio, col quale, anzi, qualche volta
-l'artista si trova confuso: smorza gli effetti, ristringe il gesto,
-attenua l'espressione del volto, modula in un modo particolare la
-voce, e dissimula accortissimamente l'attore drammatico sotto l'uomo
-di società. Perciò ottiene dei successi privati non meno splendidi dei
-successi teatrali, e rende, in questo campo, dei veri servigi alle
-lettere. È lui che ha diffuso, in questi ultimi anni, il gusto dei
-versi nella società elegante, che non badava prima che alla musica, e
-parecchi dei più illustri tra i giovani poeti della Francia debbono
-a lui il principio della propria fama. Egli recitò per il primo le
-poesie di Alfonso Daudet, che è suo amico intimo, di Paolo Déroulede,
-per il quale professa una viva ammirazione, di Jacques Normand, del
-Coppée, del Manuel, del Guiard. E non si può dire con che passione
-egli cerca queste poesie, con che piacere se le fa leggere in casa,
-per le strade, in carrozza, nei camerini del Brébant; come scatta ad
-ogni verso potente; come, senz'accorgersene, udendo leggere, prepara
-il gesto e l'atteggiamento del viso con cui dirà quella data strofa;
-con che impazienza, all'ultimo verso, strappa il manoscritto di mano al
-poeta, e con che bella e simpatica sicurezza di grande artista gli dice
-sorridendo: — Lasciate fare a me, che vi servirò da onest'uomo.
-
- *
- * *
-
-Ma non è compiuto il ritratto del Coquelin se non gli si fa accanto
-uno schizzo di suo fratello, che è come una sua appendice; attore anche
-lui del _Teatro francese_, chiamato _Coquelin cadet_, per distinguerlo
-da Costanzo. Il Coquelin _cadet_ crebbe al calore del forno paterno
-accanto al fratello maggiore, e portò con lui il pane fresco ai buoni
-borghesi di Boulogne-sur-mer, con la faccia bianca di farina e le mani
-imbrattate di pasta. Quando il fratello maggiore dava i primi segni
-della sua vocazione drammatica, lui ancora bambino s'ingegnava già
-d'imitarlo, gesticolando e balbettando dei versi; e quando più tardi
-il fratello gli confidò i suoi disegni ambiziosi, anch'egli cominciò a
-riscalducciarsi la testa e a vagheggiare il teatro. Partì il fratello,
-passò qualche anno: Coquelin _cadet_ pensò di manifestare le sue
-intenzioni al padre; ma non osava, perchè suo padre contava fermamente
-su di lui per tramandare ai posteri il suo forno. Nondimeno un giorno
-si fece coraggio e tirò la schioppettata. Si ripetè la medesima
-scena che era seguita col primogenito; ma questa volta con un po' di
-scandalo. Il buon fornaio, udendo per la seconda volta quelle fatali
-parole: — Voglio fare l'artista drammatico, — alzò la testa dalla
-madia, e guardò il figliuolo con due occhi grandi come due scudi. —
-Ma dunque — disse, incrociando le braccia — è proprio destino che io
-non ne debba salvare neppur uno dei miei figliuoli! _C'est comme une
-peste qu'ils ont tous. Je ne comprends pas. Où ont-il donc attrapé
-ça, mon Dieu!_ — Ma dopo un po' di contrasto, si rassegnò, e lasciò
-partire il ragazzo per Parigi, dove fu ricevuto al Conservatorio,
-poco dopo arrivato. Aveva ingegno e attitudine grande all'arte; ma non
-l'esuberanza di vita, e le facoltà poderose e splendide del fratello.
-Perciò il suo noviziato fu più duro e più lungo. Ma riuscì; riportò
-anzi il primo premio del Conservatorio nel 1867, e si presentò per
-la prima volta sulle scene della _Comédie française_, facendo il
-_Petit-Jean_ nei _Plaideurs_, il 10 giugno 1869, otto anni dopo che
-aveva esordito suo fratello, il quale, con pensiero affettuoso, volle
-recitare accanto a lui quella stessa sera, nella medesima commedia,
-nella parte dell'_Intimé_. Coquelin II piacque. D'aspetto, somiglia
-molto al fratello; ed è forse anche più comico, benchè abbia i
-lineamenti meno risentiti: gli basta entrar in scena per far ridere.
-Ma l'indole drammatica è diversa: egli ha piuttosto la comicità
-inglese, — umoristica — un po' fredda, che si fa capire più che non si
-faccia valere; ed è attor fino e originale; e quel ch'è più curioso,
-lontanissimo da ogni idea d'imitazione di suo fratello; del che diede
-una bella prova fin da principio nella commedia _Le mari qui pleure_ di
-Jules Prével, in cui fece la parte dell'avvocato Laroche, già sostenuta
-mirabilmente dal primo Coquelin, in una maniera diversa affatto, e non
-meno ingegnosa nè meno applaudita. Il fratello maggiore, ciò nondimeno,
-sta tanto al di sopra dell'altro, da non potersi nemmeno istituire un
-paragone fra loro; per il che questa bella fraternità non è macchiata
-di gelosia. L'_aîné_ ama il _cadet_ più che da fratello, da padre; e
-quando nella stanza di studio passa la mano sotto il mento d'un suo
-bustino in bronzo, dicendo scherzosamente: _voilà mon petit frère_, —
-gli si sente nella voce un grande affetto, e gli si leggono negli occhi
-mille cari ricordi — di quando trottavano insieme per le strade con le
-focaccie calde nel paniere, e riportavano il gruzzolo dei soldi al buon
-babbo, curvo sulla madia, tanto lontano dal pensare che un giorno i
-suoi due piccini avrebbero fatto rimbombare d'applausi il primo teatro
-del mondo, e che il suo povero forno sarebbe diventato famoso.
-
- *
- * *
-
-Ora il Coquelin è nel pieno vigore della sua virilità artistica e
-forse nel periodo più felice della sua carriera. Figliuol di grazie
-del «Teatro francese,» amico intimo di potenti, accarezzato dai poeti,
-ricercato di consigli e d'aiuti da tutti i giovani commediografi,
-glorificato come artista, riverito come mecenate letterario, e carico
-di quattrini, non ha più nulla da desiderare, fuorchè delle belle
-commedie. Ma non pensa a sè solamente. Sollecitato da mille parti per
-recite di beneficenza, egli s'arrende a tutte le preghiere, abusando
-anche delle proprie forze, e fa del bene a moltissimi; tanto che ha
-un salotto pieno di medaglie e di ricordi preziosi che gli offersero,
-e gli offrono di continuo, in segno di gratitudine, Società operaie
-e Istituti e Comitati di soccorso d'ogni natura. È pure dilettante
-di belle arti, ed ha un piccolo museo di quadri del Meissonier, del
-Bonnat, del Fortuny, del Détaille, — in parecchi dei quali è ritratto
-lui, nelle spoglie di Mascarille e di Cesare di Bazan, con quel riso
-indefinibile e irresistibile, a cui deve una gran parte della sua
-potenza d'artista. Della quale potenza uno potrebbe farsi benissimo
-un'idea, senza essere mai stato al teatro, solo trattenendosi un'ora
-ogni mattina nella sua anticamera; dove si trovano sovente insieme il
-commediante famelico che viene a implorare un sussidio che non gli
-è mai rifiutato, la signorina americana che vuol pigliar lezioni di
-dizione francese, l'impiegato che desidera una croce, l'ufficiale che
-ha bisogno d'un traslocamento, e qualche volta persin dei prefetti,
-dei magistrati e dei vescovi, che non isdegnano di raccomandarsi a
-Sganarello per ottenere un piccolo favore dal Governo. Ed egli riceve
-tutti con quel gran naso voltato in su, pieno di bonarietà e di buon
-umore, ruminando dei versi del Molière durante i discorsi lunghi, e
-rimanda tutti, se non soddisfatti nei loro desideri, contenti almeno
-di aver visto una volta da vicino quella maschera formidabile, che da
-venti anni fa rider del suo riso e pianger delle sue lacrime Parigi.
-
- *
- * *
-
-Così fatto, o presso a poco, è il celebre Coquelin, il quale (per
-terminare con una buona notizia) sta pensando a raccogliere una
-Compagnia d'artisti valenti per fare un giro in Italia, e dare una
-serie di rappresentazioni in tutte le città principali.
-
-
-
-
-PAOLO DÉROULÈDE
-
-E LA POESIA PATRIOTTICA.
-
-
-Riparliamo un po', qualche volta, della nostra vecchia poesia
-patriottica. Quando lavoriamo nelle nostre stanze di studio, in mezzo a
-giornali e a lettere d'amici di tutte le parti d'Italia, e a libri che
-racchiudono tutti gli sforzi e tutte le audacie del pensiero umano; ed
-esprimendo liberamente il nostro pensiero, che circolerà liberamente
-da un capo all'altro del paese, godiamo, anche non pensandoci, di
-respirare l'aria della nostra libertà, e di sentirci dentro il soffio
-d'una patria grande e potente; noi dovremmo di tratto in tratto
-rivolgere uno sguardo a cinque o sei volumetti, quasi dimenticati
-in un angolo della nostra biblioteca, sui quali sono scritti i nomi
-del Berchet, del Rossetti, del Mameli, del Poerio, del Mercantini; e
-ricordarci che se l'entusiasmo non può essere più vivo per essi, deve
-durare almeno la gratitudine. La critica ha sviscerato quei versi con
-la sua mano gelata e spietata; onde nuove di poesia vi son passate su,
-e ne hanno sbiaditi i colori; sono invecchiati i metri e le immagini;
-e non ci paiono più che scintille quelle che erano lingue bianche
-di fuoco; ma che importa? Quando rileggiamo quelle poesie nel cuore
-della notte, nel silenzio della nostra stanza, qualche volta saltiamo
-ancora in piedi, con una fiamma sulla fronte e un singhiozzo nel cuore.
-Quanti grandi e cari ricordi non ci risvegliano! Quelle vecchie strofe
-impetuose e sonore, dei giovinetti le hanno pronunciate sui campi di
-battaglia, per incoraggiarsi a morire; dei feriti le hanno smozzicate
-fra i denti, mentre i ferri del chirurgo cercavano nelle loro carni
-palpitanti le schegge della mitraglia tedesca; dei moribondi le hanno
-balbettate nel delirio dell'agonia; le hanno ripetute mille volte,
-nell'oscurità delle secrete, i prigionieri di Mantova, dei Piombi
-e di Castel dell'Ovo; le hanno cantate gli esuli nella miseria; le
-hanno mormorate i martiri ai piedi dei patiboli; migliaia d'italiani
-intrepidi le hanno divulgate per tutte le provincie, a rischio della
-libertà e della vita; migliaia di donne le hanno trascritte in segreto,
-di notte, col cuore tremante, mentre suonava nella strada il passo
-del poliziotto straniero; un'intera generazione le ha coperte di
-baci e bagnate di lacrime e tinte di sangue, quelle vecchie strofe
-benedette, piene di sdegni, di minaccie e di consolazioni sublimi.
-Ed anche noi, fanciulli nel quarant'otto, giunti appena in tempo ad
-assistere al trionfo della nostra rivoluzione, quando quelle poesie
-sonavano già liberamente per quasi tutta l'Italia, quanto le abbiamo
-sentite ed amate! Bambini, le abbiamo udite recitare da nostro
-padre, con gli occhi pieni di pianto; e non le capivamo ancora, che
-già ci rimescolavano il sangue. Più tardi, le abbiamo divorate sui
-banchi della scuola, tra la grammatica latina e la grammatica greca,
-mordendoci le mani dalla rabbia d'amor di patria che ci mettevano nel
-cuore. Poi le abbiamo declamate per le vie delle nostre città, e dalle
-finestre delle nostre case, nelle belle notti stellate, trasportandoci
-col pensiero negli accampamenti dei nostri fratelli, che combattevano
-nelle pianure di Lombardia o sui monti di Sicilia, addolorati e
-umiliati di non esser con loro, costretti ad arrestarci ad ogni strofa
-perchè l'emozione ci strozzava la voce e ci faceva tremare le labbra.
-Come ci sarebbe parso insensato e miserabile allora chi fosse venuto a
-farci il pedante sulla forma di quella poesia che ci usciva in grida
-e in ruggiti dal più profondo dell'anima! Che importava a noi che il
-Berchet avesse delle frasi barbare e dei versi duri, che la strofa del
-Rossetti fosse troppo ricca di suoni, che il Mameli fosse ineguale, che
-il Mercantini fosse negletto, e che il _21 marzo_ di Alessandro Manzoni
-rigurgitasse di similitudini? Ognuno di quei versi era un grido uscito
-dalle viscere della patria; in ogni strofa si sentiva l'eco lontana
-d'una battaglia; era una poesia sacra, che sollevava il nostro pensiero
-e il nostro cuore al di sopra di tutte le volgarità della vita; che
-ci rendeva più affettuosi con la famiglia, più buoni con gli amici,
-più arditi nei pericoli, più forti contro i nostri piccoli dolori;
-che entrava persino nei nostri amori d'adolescenti, e vibrava nelle
-nostre prime parole amorose, e mescolava delle lagrime nobili e virili
-ai nostri primi baci. Chi non ha adorato il Berchet, per esempio, e
-baciato cento volte il _Romito del Cenisio_, e desiderato di vedere
-una volta il poeta per curvare dinanzi a lui la sua fronte ardente
-di giovanetto, come dinanzi all'immagine viva della patria armata
-e insanguinata? Chi di noi, a quindici anni, non s'è sentito uomo,
-poeta, soldato, capace d'ogni grande sacrifizio e d'ogni ardimento più
-generoso, leggendo _O morte o libertà_ e la _Spigolatrice di Sapri_?
-Quei versi hanno avuto una parte così larga e profonda nella nostra
-educazione di uomini e di cittadini, che ci pare quasi che saremmo
-altri da quelli che siamo, se non li avessimo conosciuti; essi si
-sono confusi nella nostra coscienza con le esortazioni vigorose di
-nostro padre, coi consigli magnanimi di nostra madre, con tutti gli
-esempi di virtù e di grandezza che abbiamo ricevuti nella vita; e sono
-diventati una forza intima della nostra natura. E li dimentichiamo
-sovente, e per lungo tempo, perchè siamo ancora nell'età in cui le
-speranze tengono maggior luogo che le memorie, e l'amore del presente
-soffoca il rimpianto del passato. Ma, avanzando negli anni, quando
-comincieremo a volgerci indietro, e ad evocare la nostra giovinezza
-per consolarci della virilità moribonda, allora, nel segreto del nostro
-cuore, pagheremo intero il nostro debito di gratitudine ai vecchi poeti
-della patria; tutte quelle poesie gloriose ed amate ci baleneranno
-alla mente, di lontano, nella nebbia rosea della nostra adolescenza,
-come una legione di guerrieri scintillanti di ferro; e le ripeteremo
-ai nostri figliuoli con lo stesso tremito nella voce con cui le
-hanno dette a noi i nostri padri; e i nostri figliuoli le sentiranno,
-speriamolo, con lo stesso cuore con cui noi le abbiamo sentite.
-
- *
- * *
-
-Questi sentimenti deve ravvivare in sè chiunque voglia giudicare
-rettamente un poeta nazionale straniero, sia il Riga o il Quintana o
-il Körner o il Déroulède. Ma è quasi inutile avvertirlo. Non c'è uomo
-che ami la propria patria, il quale leggendo la poesia patriottica,
-fortemente sentita, d'un poeta straniero, qualunque sia il suo paese
-e quali che siano i sentimenti che questo paese gl'ispira, non si
-compenetri a poco a poco, involontariamente, della passione del poeta,
-e non comprenda quindi e non giustifichi nella sua coscienza tutti
-quei sentimenti e quei giudizi che ad un lettore freddo possono parere
-ingiusti, superbi, temerari, e qualche volta anche puerili. Chi non
-sente nel cuore la poesia patriottica di un popolo straniero, non ha
-sentito neppure la propria. A costoro è inutile rivolgersi. Perciò noi
-presentiamo il Déroulède e le sue poesie soltanto a quegli italiani
-che, amando ardentemente la loro patria, sentono rispetto e simpatia
-per tutti gli stranieri che amano ardentemente la propria, e capiscono
-che ognuno ha diritto d'essere altero e violento — ed anche ingiusto
-— quando difende sua madre. Per costoro è anche superfluo combattere
-il pregiudizio volgare, secondo il quale la poesia patriottica, perchè
-tende a muovere dei sentimenti che vibrano in tutti potentemente, o
-a cui tutti hanno l'animo predisposto, è meno difficile d'ogni altro
-genere di poesia, e non può dare la misura giusta dell'ingegno di un
-poeta. Il critico sensato sa misurare l'ingegno del poeta a traverso
-a tutti i sacrifizi ch'egli ha dovuto fare della devozione estetica,
-come la chiamava il Berchet, alla devozione civile; indovina il
-pensiero nel grido; completa da sè la poesia troncata da un colpo di
-spada; e crede che, appunto quando una nazione è eccitata dall'amor
-di patria, ed empie il mondo dei suoi clamori, occorra una voce
-straordinariamente poderosa per far volgere il capo alle moltitudini,
-un canto singolarmente ispirato per sollevare al di sopra della propria
-passione dei milioni d'uomini, di cui ciascuno è un poeta. La qual cosa
-è provata anche da ciò, che non sono più numerosi i poeti patriottici
-potenti e durevoli, presso qualunque nazione, di quello che siano i
-poeti eccellenti negli altri campi della poesia. Certo l'amor di patria
-è un affetto comune; ma è di questo affetto ciò che un grande poeta
-disse dell'amore: che tutti credono d'averlo provato o di essere atti a
-provarlo nel massimo grado; mentre le differenze nella facoltà di amare
-sono tante e tanto grandi fra gli uomini quanto quelle che passano tra
-loro nell'ordine dell'intelligenza. Non basta infatti unire all'ingegno
-l'amor di patria, per riuscire poeta patriottico: bisogna sentir
-questo amore così intensamente, da poterne profondere intorno a sè dei
-torrenti, e aggiungerne a tutti coloro che credono di non poterne più
-ricevere, obbligandoli ad accettare il poeta come interprete della
-loro passione, e a riconoscere in lui un'anima più ardente e più
-forte e più alta dell'anima loro. Migliaia di poesie patriottiche, nei
-tempi di ribollimento nazionale, sorgono, si diffondono e scompaiono:
-non restano che quelle dei poeti ch'ebbero anima e cuore di grandi
-cittadini, e tempra di soldati, e nerbo d'atleti; i quali o fecero o
-avrebbero fatto quel che incitavano a fare, e o suggellarono i loro
-canti col sangue, o li prepararono nell'avversità che fortificò ed
-innalzò il loro cuore. Il Berchet scrisse i suoi canti sospirando la
-patria da cui era proscritto; il Rossetti pagò le trenta strofe del
-suo inno alla Libertà con trent'anni d'esilio; il Mameli e il Körner
-morirono sul campo di battaglia; Riga sul patibolo. Perciò noi nutriamo
-per i grandi poeti patriottici un sentimento particolare di riverenza,
-e consideriamo come uomini intrepidi, che abbiano non meno operato che
-scritto, anche quelli tra loro che non uscirono dal campo dell'arte;
-e ce li rappresentiamo nella storia della letteratura, raggruppati in
-disparte, con una cicatrice sulla fronte e una bandiera nel pugno.
-
- *
- * *
-
-Che posto occupi tra questi poeti Paolo Déroulède, che tocca ora appena
-i trentaquattro anni, non si potrebbe dir meglio che con le parole di
-un critico arguto e dotto, ungherese di nascita, ma tedesco di studi
-e di simpatie, che ne ragiona di passata in un suo notissimo libro,
-assai malevolo per la Francia; il che toglie ogni sospetto ch'egli
-possa peccare di parzialità per il poeta francese — a lui sconosciuto.
-Il Déroulède, egli dice fra l'altre cose, è uno di quei poeti che
-non possono nascere che in una nazione vinta. Quasi ogni nazione ebbe
-nella sua storia un'epoca, in cui un solo pensiero la possedette: il
-pensiero della lotta e della vendetta. Allora i bimbi si baloccano
-con le sciabole e coi fucili, i ragazzi fanno ai soldati, i giovani
-si rallegrano d'aver una vita da spendere per la patria, gli uomini si
-preparano ai grandi sacrifizi, e i vecchi si dolgono di non essere più
-atti alle armi. In tali epoche l'egoismo sparisce e vengono alla luce
-nobilissimi esempi di virtù cittadine. Ogni uomo sente che tutto il suo
-sangue dev'essere consacrato alla gran lotta e ogni donna riconosce che
-il primo dei suoi doveri è quello d'accendere il coraggio degli uomini.
-In questa condizione si trovarono la Spagna nel 1812, la Polonia nel
-1830, l'Italia fino al 1866; questo pensiero ha suscitato la potente
-Germania del 1814; questo pensiero ha fatto sorgere quella scuola di
-poeti, fra cui i più insigni sono il Rückert, l'Arndt, il Körner, lo
-Schenckendorf, l'Eichendorff. Non si può dire assolutamente che la
-nazione francese si trovasse, dopo il 1870, in simili disposizioni;
-ma Paolo Déroulède è senza dubbio un poeta di quella levatura. Le sue
-poesie sono le prime di questo genere in Francia. Canzoni bellicose la
-«grande nazione» ne ha abbastanza, cominciando da quelle del Boileau,
-che pareva dimenassero la coda davanti al ridicolo _Roi Soleil_,
-e venendo fino a quelle, che trovarono in Napoleone primo un più
-degno oggetto dei loro entusiasmi; nè mancano pure nella letteratura
-francese poesie che eccitino all'odio e al disprezzo delle nazioni
-vicine; e forse in questo genere spetta la palma al famoso _nous
-l'avons eu votre Rhin allemand_. Ma poesie piene di profondo dolore
-per le sventure sofferte, di esortazione virile al raccoglimento,
-al lavoro e alla preparazione, per il gran giorno della resa dei
-conti; di sentimento del dovere, di spirito di sacrificio, di ferma
-risoluzione nel proposito di ritemprarsi l'animo e le membra per
-ritentare una prova suprema, tali poesie son nuove nella letteratura
-francese. La sola _Marsigliese_ del Rouget de l'Isle s'avvicina a
-questo genere e sorse del pari in un tempo di sventura nazionale
-profondamente sentita; ma Paolo Déroulède, il soldato del 1870, è poeta
-ben più grande del luogotenente d'artiglieria del 1791; poichè nella
-_Marsigliese_ predominano ancora la declamazione, la millanteria e il
-reboante, mentre i _Chants du soldat_, semplici e profondi, esprimono
-il sentimento, la modestia e la dignità virile. Così dice uno scrittore
-che bistratta la Francia per cinquecento pagine, negando ai francesi
-persino lo «spirito» che anche i nemici più accaniti son disposti a
-riconoscere in loro — indulgentemente.
-
- *
- * *
-
-Prima d'esaminare la poesia del Déroulède, convien vedere come sia
-nata; ossia conoscere la parte che prese il poeta nella guerra del
-1870: parte piena d'avventure così singolari, che meriterebbero
-d'essere raccontate se anche si riferissero a un soldato sconosciuto,
-invece che a uno dei più simpatici tra i giovani poeti della Francia.
-
-Prima del 1870, il Déroulède era studente di legge, e studiava poco: il
-mal dei versi lo cominciava a tormentare. Una delle sue prime poesie
-fu una risposta vivace allo zio Emilio Augier, il quale aveva detto
-in famiglia: — Vedete Paolo! Egli non fa nulla sotto il pretesto che
-un giorno farà il poeta. — Per l'appunto — rispondeva il Déroulède
-in alessandrini; — per fare il poeta un giorno ho bisogno di vivere
-adesso. Non è ancora il tempo di giudicarmi. Lasciate maturare la
-messe; — piccolo sfogo d'alterezza giovanile che egli si guarderebbe
-bene dal fare ora che la messe è matura. Nel 1869 scrisse un dramma in
-un atto, che passò inosservato, ed empì qualche quaderno di poesie;
-ma non fece nulla di notevole. Cercava ancora se stesso, come suol
-dirsi; ma si cercava con una tale impazienza, che non si trovava.
-Era un giovanotto di alta statura, secco, svelto, irrequieto, che
-sentiva intensamente la vita; pieno di grandi speranze confuse, che gli
-mettevano il sangue in ribollimento, e lo tenevano come in uno stato
-d'ebbrezza continua; una di quelle nature esuberanti d'artista, a cui
-la vita del pensiero non basta; che han bisogno di sfogare nell'azione
-l'eccesso delle loro forze giovanili, prima d'entrare nell'arte. Agiato
-com'era di fortuna, egli avrebbe forse corso la cavallina, come molti
-altri giovani, per parecchi anni, se gli fosse mancata l'occasione
-di agire; ma l'occasione venne, e non poteva essere nè più grande nè
-più terribile. Scoppiata appena la guerra, piantò codici e versi,
-ed entrò nel Corpo delle guardie mobili di Belleville, in cui fu
-nominato ufficiale. Le sue speranze, però, furono deluse. I tedeschi
-s'avanzavano in Francia, le battaglie succedevano alle battaglie, e
-le guardie mobili non si movevano. Ed egli voleva battersi. Perciò
-rinunziò al grado, s'arrolò negli zuavi, fu destinato al 3º reggimento
-che faceva parte del Corpo d'esercito del maresciallo Mac-Mahon, lo
-raggiunse sollecitamente, e fu ancora in tempo a pigliar parte, come
-semplice soldato, nei due combattimenti di Mouzon e di Bazeille, da
-cui uscì sano e salvo, col buco d'una palla nei calzoni. Intanto un suo
-fratello minore, Andrea, di diciassett'anni, che studiava a Parigi, —
-giovanetto d'indole dolce e d'aspetto gentile, ma tutto ardente d'amor
-di patria, — si decideva a seguire l'esempio di lui. Si presentava
-un giorno a sua madre e le diceva di volersi arrolare negli zuavi per
-andarsi a battere col fratello. Per quanto fosse forte e coraggiosa,
-sua madre cercò sulle prime di dissuaderlo: era troppo ragazzo, non
-era abbastanza robusto da reggere alle fatiche, la famiglia aveva già
-dato un soldato alla Francia. Ma egli insistè, e la madre si arrese;
-e siccome non c'erano più vestimenta da zuavo nei magazzini militari
-di Parigi, lo accompagnò lei stessa al gran mercato del Temple, dove,
-a furia di cercare, raccattando qui una papalina, là una ghetta,
-fra tutti e due misero insieme il così detto «equipaggiamento», e il
-giovane potè partire vestito ed armato.
-
-Sua madre l'accompagnò fino al campo.
-
-Qui attinse l'ispirazione Paolo Déroulède per quella mirabile poesia
-intitolata _Le Turco_, che comincia con le strofe seguenti:
-
- C'était un enfant, dix-sept ans à peine,
- De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.
- De joie et d'amour sa vie était pleine,
- Il ne connaissait le mal ni la haine;
- Bien aimé de tous, et partout heureux.
- C'était un enfant, dix-sept ans à peine,
- De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.
-
- Et l'enfant avait embrassé sa mère.
- Et la mère avait béni son enfant.
- L'écolier quittait les héros d'Homère;
- Car on connaissait la défaite amère,
- Et que l'ennemi marchait triomphant.
- Et l'enfant avait embrassé sa mère,
- Et la mère avait béni son enfant.
-
- Elle prit au front son voile de veuve,
- Et l'accompagna jusqu'au régiment.
- L'enfant rayonnait sous sa veste neuve;
- L'instant de l'adieu fut l'instant d'épreuve:
- «Courage, mon fils! — Courage, maman!»
- Elle prit au front son voile de veuve.
- Et l'accompagna jusqu'au régiment.
-
- Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:
- «Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur,
- «Tant qu'il est parti, mon âme est absente.»
- Et l'enfant pensait: «Ma mère est vaillante,
- «Et je suis son fils, et je n'ai pas peur.»
- Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:
- «Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur.»
-
-Il viaggio fu pieno di peripezie. La signora Déroulède, già malata, col
-cuore oppresso, simulando una forza d'animo che le mancava, si recò da
-Parigi a Reims per strada ferrata, col suo zuavo di diciassette anni. A
-Reims, saputo che l'esercito del Mac-Mahon era in ritirata verso Sédan,
-si mise in una carrozzella col figliuolo, e si diresse verso Sédan. Si
-può immaginare lo stato di quella povera donna, durante quel viaggio
-lungo e difficile, per strade ingombre di salmerie disordinate e di
-carri carichi di feriti, tra reggimenti decimati e spossati, in mezzo
-alla tristezza lugubre d'un esercito sconfitto, che andava incontro
-a nuove battaglie col presentimento di nuove sventure. A ogni passo,
-madre e figliuolo domandavano del 3º reggimento zuavi: nessuno sapeva
-dove fosse. Una volta si trovarono in una grande solitudine, dinnanzi
-a tre strade, senza indicazione di sorta: la madre, fortunatamente,
-obbedendo ad una ispirazione del cuore, disse: — Paolo passò di qui;
-— si misero per quella strada, ed era la giusta. Dopo un altro lungo
-tratto, si ritrovarono in mezzo ai cariaggi, ai soldati, al disordine:
-era una divisione del Mac-Mahon; raggiunsero un reggimento di zuavi:
-era il terzo. Scesero di carrozza, e dopo molto cercare trovarono
-il povero poeta, seduto sull'orlo di un fosso, che mangiava nella
-_gamella_, in mezzo a un crocchio di camerati africani, tra due fasci
-d'armi. Inteso il proprio nome, saltò su, e si trovò davanti sua
-madre e suo fratello, di cui non aveva più avuto notizia dal giorno
-della partenza. Si ritirarono tutti e tre in una piccola osteria di
-campagna, accanto alla strada; là la signora Déroulède volle che i
-suoi figliuoli, l'uno stanco dalle marcie, l'altro dalle emozioni,
-si riposassero; e tutti e due le si addormentarono con la testa sulle
-ginocchia, come due ragazzi. Allora la madre potè piangere, guardata
-con rispetto pietoso dagli zuavi, che s'affacciavano alla finestra e
-allo spiraglio dell'uscio; e, piangendo, prepararsi alla separazione.
-Il terribile momento non si fece aspettare. Squillarono le trombe, i
-figliuoli si svegliarono; bisognava dirsi addio; la madre si sentiva
-schiantare il seno dai singhiozzi; ma fece uno sforzo sovrumano, e
-non versò che lacrime mute. I saluti furono brevi: — _Courage, mon
-fils!_ — _Courage, maman!_ — come nella poesia. E si separarono. Il
-reggimento seguitò la sua strada verso Sédan, e la signora Déroulède
-riprese la via di Reims. Prima di arrivare a Reims, le seguì ancora
-un caso doloroso. Arrestata da una avanguardia francese, interrogata
-da un ufficiale, disse il suo nome, e raccontò che era stata ad
-accompagnare un figliuolo al reggimento, dove già n'aveva un altro. La
-cosa parve inverosimile: la presero per una spia! Riuscì fortunatamente
-a liberarsi, e sfinita dalle fatiche, con quell'ultimo colpo di stile
-nel cuore, arrivò a sera inoltrata a Reims, dove fece appena in tempo
-a pigliare il treno di Parigi, che era l'ultimo della giornata, e fu
-l'ultimo per tutta la durata della guerra, poichè la mattina seguente
-le avanguardie prussiane avevano già tagliata la via della capitale.
-
-I due fratelli furono messi nella medesima compagnia: in pochi giorni
-tutto il reggimento li conobbe. In una relazione del colonnello è
-fatto cenno di loro: — Questo bell'esempio di patriottismo dato dalla
-famiglia Déroulède fu un grande incoraggiamento per i resti del 3.º
-reggimento zuavi. I due giovani volontari s'attirarono in breve tempo,
-con la loro abnegazione e il loro valore, l'ammirazione dei vecchi
-soldati. — Tutt'e due si trovarono alla battaglia di Sédan, pochi
-giorni dopo l'arrivo d'Andrea. È noto che il 3.º reggimento zuavi fu il
-solo che riuscì a rompere il cerchio de' Tedeschi in quella giornata,
-e che dal campo di battaglia si ridusse a Parigi, dove l'assemblea lo
-dichiarò benemerito della patria. Ma i fratelli Déroulède non poterono
-salvarsi coi loro compagni. Mentre combattevano in un bosco, a pochi
-passi di distanza l'uno dall'altro, Andrea si voltò improvvisamente
-verso il fratello, col viso bianco, e gli disse: — M'hanno fatto male!
-— e detto appena questo, stramazzò gettando sangue per la bocca. Aveva
-una palla nel ventre. Paolo accorse, lo prese in braccio, e camminando
-verso i Tedeschi, lo portò dietro a un piccolo rialto del terreno,
-dove, deponendolo sull'erba, incespicò e cadde in un fosso; il che
-vedendo di lontano gli altri soldati, che continuavano ad avanzarsi,
-credettero che anche lui fosse stato ferito mortalmente. Paolo si
-rialzò, tagliò una croce rossa nei suoi calzoni di zuavo, l'attaccò
-sul suo turbante bianco spiegato, e legato questo cencio di bandiera
-d'ambulanza sulla punta del fucile confitto in terra, pensò a salvare
-il ferito. C'erano là vicino dei cannoni francesi abbandonati, coi
-loro cavalli. Paolo tentò di trasportare il ferito sopra un cassone,
-e di fuggire con le artigliere. Ma mentre lo adagiava, gli sgorgò
-dalla bocca un'ondata di sangue nero; pareva che morisse; lo ripose
-in terra; si mise a succhiargli la ferita perchè il sangue non lo
-soffocasse, lo lavò, gli strinse una fascia intorno ai fianchi;...
-ma sperava poco di salvarlo. Intanto la battaglia continuava da ogni
-parte, lontano, confusamente: egli non ne racapezzava nulla. Il terreno
-intorno era sparso di morti, nessun vivente appariva nè francese nè
-tedesco. Il primo che passò, dopo un'ora, fu un soldato sassone, che
-balbettava il francese. S'avvicinò al Déroulède e lo interrogò. Inteso
-che il ferito era suo fratello, s'impietosì. — Anch'io — disse — ho
-un fratello nell'esercito. _Ah c'est malheureux, c'est malheureux!_ —
-E poi soggiunse: — datemi un po' di pan bianco, zuavo; ve lo domando,
-non come nemico, ma come camerata. — E avuto, il pan bianco, se ne
-andò, salutando affettuosamente. Il povero Déroulède dovette stare là
-quattr'ore col fratello moribondo fra le braccia, vedendo di lontano
-delle figure sinistre di spogliatori di morti vagare per il campo e
-contaminare con le mani ladre i cadaveri. E cominciava già a disperare.
-Finalmente passò di galoppo un drappello di dragoni azzurri; vista la
-bandiera, s'arrestarono; mandarono per un medico; venne poco dopo;
-— era un medico sassone; — fece trasportare il ferito in un grande
-opificio, vicino a Sédan; lo adagiò sopra un letto, in una stanza del
-padrone, ch'era assente, e tentò l'estrazione della palla. Mentre
-egli operava, una banda tedesca suonava la marcia del _Lohengrin_
-nel cortile, e una frotta di soldati prussiani aspettava sulla porta
-che l'operazione fosse terminata, per entrare nella stanza a vedere
-un grande ritratto di Federico il grande — di cui s'era sparsa la
-notizia — appeso proprio sopra il letto in cui era disteso il ferito.
-Cose che, in un romanzo, parrebbero troppo ingegnosamente combinate.
-L'operazione, mercè un taglio profondissimo, riuscì. Paolo offrì al
-medico tedesco il suo orologio. — No, — quegli rispose — sarebbe un
-pagamento. — Allora accettate il mio pugnale — disse il giovane. Il
-medico accettò. Tutti e due erano commossi. Il ragazzo era sfinito; ma
-salvo.
-
-Della capitolazione dell'esercito e dell'Imperatore non sapevano
-ancor nulla; nemmeno della vittoria dei Tedeschi. Il ferito fu dato
-alle ambulanze francesi, perchè lo trasportassero nel Belgio: Paolo
-sperava di poterlo accompagnare, perchè era ancora aggravato; ma fu
-preso prigioniero, e diviso a forza dal fratello. Fortunatamente,
-mentre lo conducevano via, un ufficiale prussiano, vedendolo passare
-così desolato, con la faccia nelle mani, fermò il drappello, e domandò
-spiegazioni. Intesa la cosa, fu preso da compassione. — Che diavolo! —
-disse — è una crudeltà separare così due fratelli! — E andò egli stesso
-a domandare al comandante tedesco di Sédan che il Déroulède potesse
-accompagnare il ferito nel Belgio. L'ottenne; il Déroulède andò a
-Bruxelles col fratello. Qui solamente ebbe notizia della catastrofe di
-Sédan. Andrea fu ricevuto in una casa d'amici; Paolo poteva andarsene.
-Le autorità belghe gli offrirono la libertà, purchè desse la sua parola
-di non battersi più contro i Tedeschi; altrimenti, dovevano mandarlo
-prigioniero in Germania. Egli preferì la prigionia, con la speranza
-della fuga. Fu quindi mandato per strada ferrata a Berlino, e da
-Berlino condotto a Breslau, nella Slesia.
-
-Mentre questo accadeva, la sua famiglia stava a Parigi, al buio di
-tutto, nella trepidazione che si può pensate. Arriva finalmente il 3.º
-reggimento zuavi. Padre e madre gettarono un grido di gioia, corsero
-dal colonnello, domandarono dei figliuoli.... Non c'erano. Erano stati
-visti cadere l'un sull'altro in un fosso, alla battaglia di Sédan;
-il che voleva dire ch'erano morti. La povera madre rimase fulminata.
-Portata a casa, le prese un accesso di paralisi da cui non si rimise
-più; chè anzi s'andò sempre aggravando; e per otto giorni stette
-tra la morte e la vita, con l'immagine di quei due cadaveri davanti
-agli occhi, istupidita dal dolore. Per fortuna, prima di passare la
-frontiera belga, il Déroulède aveva sparso fra contadini e soldati, e
-buttato a tutte le poste; un gran numero di buste dirette a sua madre,
-con tre parole dentro, e la firma sua e del fratello. Una di queste
-buste, dopo otto giorni, arrivò; la signora Déroulède l'aperse con
-le mani tremanti, animata da un barlume di speranza: c'era scritto
-— _Nous sommes vivants._ — Credette d'impazzire...; ma questa gioia
-immensa non valse a rimetterla dal colpo tremendo che aveva ricevuto.
-E continuò a vivere miseramente, torturata dalla paralisi che cresceva,
-e da un'insonnia angosciosa, che avrebbe spezzato i nervi d'un uomo; ma
-piena di coraggio e, se non rassegnata, preparata ad ogni cosa.
-
-Intanto Paolo Déroulède era prigioniero a Breslau. Qui gli seguì una
-piccola avventura comica. I prigionieri andavano liberi per la città;
-ma egli non godette di questa libertà per un pezzo. Il generale tedesco
-che comandava la fortezza, vecchio soldato burbero, leggeva tutte le
-lettere prima di spedirle. Era stato qualche tempo a Parigi, conosceva
-la lingua francese, non si lasciava scappare una parola che potesse
-urtare un tedesco. Letta la prima lettera del Déroulède, ch'era un
-po' troppo liberamente patriottica, pensò di dargli un avvertimento.
-— O la finite — gli disse — o vi caccio in fortezza. — Il Déroulède
-non la finì. In una seconda lettera diceva fra le altre cose: —
-_ce troupeau de Prussiens_. Il generale lo mandò a chiamare e gli
-disse: — Questa lettera non partirà. Noi siamo _une troupe_ e non _un
-troupeau_. — Avete ragione, rispose il prigioniero; — _je vois avec
-plaisir que vous connaissez le français dans toutes ses nuances._ — Ah
-sì? — ribattè il generale; — ebbene, andate in fortezza a studiare le
-_nuances_ del tedesco. — E lo fece chiudere in fortezza. Dopo qualche
-giorno uscì, e ricominciò a scrivere; ma nascondendo il suo pensiero
-sotto una quantità di motti a doppio senso, di bisticci parigini,
-incomprensibili a un tedesco. Il generale lo rimandò a chiamare, e
-volle che gli spiegasse il significato nascosto d'ogni frase. — Ma,
-signor generale, — rispose il Déroulède; — io sono prigioniero; ma
-non sono obbligato a perfezionarvi nello studio della letteratura
-francese. — Ed io — replicò il generale, — non sono neppure obbligato
-a lasciarvi passeggiare liberamente per le strade di Breslau. Andate in
-fortezza. — E questa volta non si parlò più d'uscire. Ma il prigioniero
-provvide da sè ai casi suoi. La figliuola del carceriere, che non
-vedeva di mal occhio quel gran diavolo di zuavo, dal viso di poeta
-e dai modi di gentiluomo, faceva conversazione con lui per il buco
-della serratura. Lo zuavo, che aveva in capo il suo disegno di fuga,
-pensò di valersi della ragazza. A poco a poco, facendosi tradurre in
-tedesco oggi una parola, domani una frase, senza lasciar trasparire
-il senso del discorso, riuscì a mettere insieme e a pronunziare
-correttamente una parlatina in tedesco, che diceva presso a poco:
-— Sono un ebreo polacco, nato in America, zoppo dalla nascita. Gli
-ultimi avvenimenti m'hanno chiamato in Germania per far riconoscere
-la mia inabilità al servizio militare. Torno a Torino dove faccio il
-professore di lingua francese. — Quando si sentì abbastanza forte su
-questa sfilata di fandonie, si mise d'accordo con un ufficiale francese
-delle guardie mobili, anch'egli prigioniero, ma sciolto, a Breslau;
-costui insaccò un gran pastrano turchino da ebreo polacco, si mise un
-berrettone d'astrakan, e gli occhiali verdi; si fece dare un permesso
-per visitare il carcerato; entrò nella fortezza zoppicando — diede i
-suoi panni al Déroulède; — il Déroulède, zoppicando, uscì dalla cella,
-passò tranquillamente sotto il naso delle sentinelle, andò alla prima
-stazione della strada ferrata di Boemia, e saltò sano e salvo sul treno
-liberatore. Ma c'era ancora un pericolo al passaggio della frontiera
-austriaca. Discese perciò alla penultima stazione e prese a traverso
-ai campi per passar la frontiera a piedi. Era notte, nevicava fitto,
-faceva un freddo da cani. Dopo molto andare, non raccapezzò più dove
-fosse: passò accanto a un villaggio, offrì del danaro a un contadino
-perchè l'accompagnasse. Costui accettò; ma era un furfante. Giunto a
-poca distanza dal confine, vicino a un corpo di guardia prussiano, si
-fermò e disse al Déroulède: — O mi date il doppio, o vi denuncio alla
-sentinella. — Il Déroulède, vistosi perduto, gli mise un coltello alla
-gola, e gli gridò: — O tiri diritto, o t'ammazzo. L'uomo si persuase,
-lo guidò di là dal confine, e lo accompagnò fino alla prima stazione
-austriaca. Un treno stava per partire, il Déroulède ci saltò su,
-e fuggì verso Vienna. Aveva voluto tentar la fuga da Breslau il 29
-settembre, anniversario di sua madre, e la fortuna l'aveva aiutato.
-
-Con la fuga di Germania entrò in un'altra serie d'avventure. Attraversò
-Vienna di notte, prese un biglietto per Milano, e ripartì. Ma per
-pagare il biglietto dovette spendere gli ultimi resti del suo peculio.
-Da Vienna a Milano non mangiò che un enorme pane che aveva comprato a
-Baden, stando rincantucciato in fondo al vagone, quieto quieto, senza
-attaccar discorso con nessuno, per non tradire il segreto della sua
-mascherata. Arrivato a Milano, fin dove lo conduceva il biglietto,
-si trovò nella stazione solo, morto di fame, senza un soldo, senza
-sapere dove batter del capo. Che cosa fare? Si rivolse a un impiegato,
-gli espose il caso suo, gli domandò se avrebbe avuto tempo, prima di
-partire per la Francia, di fare una corsa fino al Consolato di Francia,
-per domandar dei denari. L'impiegato gli disse che no. — Ma non occorre
-— soggiunse; — sono stato soldato anch'io, mi so mettere nei vostri
-panni: provvedo io al vostro viaggio. — E gli diede il biglietto
-per la Francia. Il Déroulède ebbe appena il tempo di ringraziare il
-bravo impiegato, ripartì, e il giorno dopo si trovò a Lanslebourg,
-in compagnia d'altri francesi, scappati pure di Germania, tornati
-in patria per la stessa strada, travestiti anch'essi bizzarramente,
-e scannati e affamati come lui. Un caffettiere misericordioso li
-sfamò gratis. Il Déroulède ripartì per Lione, e da Lione andò a
-Tours. Appena arrivato a Tours, corse al ministero della guerra per
-riprender servizio. Mentre aspettava nei corridoi, passò il Gambetta,
-il quale lo conosceva fin da giovanetto. Questi rimase meravigliato
-riconoscendo il giovane poeta sotto quello strano travestimento. — Che
-cosa venite a far qui? — gli domandò, dopo aver inteso la sua storia.
-— A offrire un'altra volta la pelle, — rispose il Déroulède; — se mi
-date un incarico per Parigi, dove è il mio reggimento e mia madre,
-piglio l'impegno d'entrarvi. — Il Gambetta non volle dargli incarichi:
-era scampato una volta, non doveva mettersi al rischio di farsi
-ripigliare. — Se volete battervi — gli disse — battetevi sulla Loira;
-ci sarà abbastanza da fare; io vi nomino capitano. — Il Déroulède
-non volle accettare che il grado di sottotenente, che aveva già nelle
-guardie mobili, e siccome voleva battersi davvero, domandò d'entrare
-nei tiragliatori algerini, — che si battevano a modo suo. Il Gambetta
-accondiscese, e gli domandò se voleva che facesse pervenire sue notizie
-a sua madre. Il Déroulède lo pregò di non farlo. — Se mi crede sempre
-prigioniero, pensava, vive in pace; se sa che sono scappato, capisce
-che son tornato alla guerra, e ricomincia a vivere in pena. — Buona
-fortuna, signor tenente! disse il dittatore accommiatandolo. — Ah! la
-mia fortuna importa poco — rispose il giovane: — è la vostra che ci
-preme! — E partì subito per Neung. Trovò i suoi tiragliatori algerini
-al bivacco; assunse il comando della sua squadra, vestito ancora
-di quella vecchia palandrana d'ebreo polacco, sulla quale, strada
-facendo, aveva fatto cucire un par di galloni; e prese parte a tutti
-i combattimenti della retroguardia del generale Chanzy, fino al 1.º
-gennaio; giorno in cui tutto il 15.º Corpo partì per Dijon, per formare
-il nuovo esercito del generale Bourbaki.
-
-Qui cominciò il periodo più avventuroso della sua vita di soldato;
-periodo di cui si potrebbe rintracciare la storia nel suo taccuino
-lacero e spiegazzato, pieno di schizzi topografici, di nomi di soldati
-arabi, di brani di relazioni, di appunti sul modo di far la zuppa di
-cipolle, e d'elenchi di feriti e di morti. In questo periodo pure
-gli balenarono le prime idee e gli vennero fatti i primi versi di
-quei famosi _Chants du soldat_, che pochi anni dopo tutto l'esercito
-seppe a memoria. A Mirbeau fu ospitato da una povera vecchia, che
-gli ispirò _Le bon gîte_, una delle sue più affettuose e più belle
-poesie. In un altro luogo, durante il bivacco, di notte, pensando a
-sua madre e a suo fratello, e al giorno che lo avevano raggiunto al
-reggimento, prima della battaglia di Sédan, scrisse le prime strofe
-del _Petit turco_, e notò nel taccuino: _Le petit turco à faire_. A
-Rocourt — in una ritirata — una ragazza, che l'aveva baciato prima del
-combattimento, gli diede un pugno per rifarsi del suo bacio sciupato;
-e quel pugno, convertito da lui in un morso, diventò celebre nella
-poesia _La belle fille_. A Gray ebbe da un'altra ragazza una coccarda
-di tre colori, alla quale consacrò quei dieci gioielli di strofette che
-molti considerano come il più grazioso dei suoi canti. In quest'ultimo
-periodo della guerra conobbe pure quel famoso sergente Hof, che
-uccise ventisei nemici in ventisei ricognizioni, e che gl'ispirò la
-poesia intitolata _Le sergent_, resa poi popolare a Parigi dall'attore
-Coquelin. E tra una poesia e l'altra prese parte a un gran numero di
-combattimenti, con la sua squadra di tiragliatori, fra cui c'eran degli
-arabi e dei negri che lo adoravano e gli eran ardentemente devoti,
-tanto da portare delle assi sulle spalle per lunghissime marcie per
-fargli un letto alla tappa; non soldati, ma fratelli e figliuoli suoi,
-coi quali egli divise il suo pane, e digiunò, e dormì sul ghiaccio,
-e accese i fuochi del bivacco in quelle terribili notti di gennaio.
-Con questi soldati si trovò al combattimento di Montbéliard, ch'egli
-cominciò assalendo e occupando una barricata, e perdendo trenta dei
-suoi tra morti e feriti, sopra cinquanta a cui comandava: combattimento
-in cui guadagnò la croce della Legion d'onore. Ma da quel giorno non ci
-son più appunti sul taccuino: il freddo faceva cader la matita dalle
-mani assiderate e sanguinanti. Poi vennero i disastri, le nevicate
-interminabili, le lunghe marcie di notte, i bivacchi che lasciavano
-il terreno coperto di morti gelati, la perdita di tutte le speranze,
-lo scompiglio miserando dell'esercito diradato, avvilito, affamato,
-scalzo, — ridotto a un esercito di spettri —, incalzato spietatamente,
-con la morte in faccia, alle spalle, sotto i proprii passi e nel
-proprio cuore. Molte volte il povero Déroulède, mal riparato dal suo
-vestito di polacco, bucato dalle palle, si lasciò cader nella neve,
-al termine d'una marcia mortale, e ravvolgendosi nella sua coperta di
-guardia mobile, nella quale aveva già ravvolto il fratello moribondo
-a Sédan, s'addormentò con la certezza di non più risvegliarsi. Ma la
-sua forza d'animo, più che la sua forza fisica, e le cure dei soldati
-lo tennero in vita fino all'ultimo, — fino al giorno in cui l'esercito
-del Bourbaki — ultima speranza della Francia — si rifugiò in Isvizzera,
-fulminato dai cannoni del Manteuffel. Quello fu il momento più
-desolante della campagna per Paolo Déroulède. Immobile sopra un rialto
-di terreno vicino al confine, in mezzo ai resti della sua squadra,
-egli voleva rimanere in Francia a ogni costo, e non si decise ad
-accompagnare i suoi tiragliatori nella Svizzera che per le esortazioni
-del suo maggiore, e col patto che questi sarebbe fuggito con lui per
-andar a cercar la guerra in qualche altro angolo della Francia, appena
-i loro soldati fossero stati al sicuro.
-
-Fuggirono infatti il Déroulède e il suo maggiore, seguiti da un matto
-originale di zuavo negro, di nome Mohamed-uld-Mohamed, che si faceva
-passare per dentista americano, e scendendo lungo la frontiera,
-arrivarono fino a Tolosa; di dove il Déroulède, solo, corse a Bordeaux,
-sede del Governo, per offrire la sua vita una terza volta. A Bordeaux
-sente che è stato stipulato un armistizio, e che un treno carico
-di bestiami deve partire per Parigi. Butta via il pastrano da ebreo
-polacco, si traveste da bovaro bordelese, salta sul treno, arriva a
-Parigi, corre a casa, si getta nelle braccia di suo padre. — Zitto,
-Paolo, per amor del cielo — gli dice il padre; — abbi pietà della
-mamma. — Bisognava prepararla a quel colpo. Combinano insieme un lungo
-giro di discorso per annunziarle la cosa a poco a poco; il padre va su,
-perde la testa, e dice senza preamboli: — Paolo è arrivato. — Il grido
-dell'amore e della gioia materna echeggiò in quella casa, solitaria e
-triste da tanto tempo. Povero Paolo! Egli trovò sua madre molto mutata:
-aveva i capelli bianchi, le mani tremole, gli occhi infossati, la voce
-fioca. Ma dentro all'anima era sempre la madre di prima, sorridente nel
-dolore, non curante di sè, e piena di risoluzione e di forza. Qui il
-Déroulède seppe che suo fratello, appena guarito dalla sua ferita, era
-stato mandato da Bruxelles a Ostenda, e di là a Londra, e da Londra a
-Bordeaux, donde l'avevano inviato in Algeria a vestirsi e ad armarsi
-al deposito degli zuavi, per ritornar poi alla guerra. Allora lasciò la
-famiglia e tornò subito a Bordeaux a domandare al Ministero se avrebbe
-avuto tempo di fare una corsa in Algeria per riprendere suo fratello,
-prima che scoppiasse la guerra civile: poichè, essendo stato per
-qualche tempo tra le guardie mobili di Belleville, e avendo visto che
-umori ribollivano in quella gente, aveva portato nell'animo, per tutta
-la durata della guerra, la ferma persuasione che qualcosa di terribile
-sarebbe seguito, se la Germania riusciva vittoriosa. Gli dissero
-che aveva tempo: andò in Algeria, tornò con suo fratello in Francia,
-e andarono subito tutti e due a Versailles, dove l'uno entrò in un
-reggimento di zuavi, l'altro in un reggimento di cacciatori. E così
-questo demonio di poeta cominciò la sua terza campagna.
-
-La guerra civile era scoppiata. Per il Déroulède, patriotta e
-repubblicano d'animo generoso, era un dolore aver da combattere
-contro concittadini. Ma la sua coscienza di francese glie lo imponeva
-inesorabilmente. — Qualunque francese, — egli pensava, — senta nel
-cuore la dignità e l'onore della Francia, deve tutto sacrificare per
-impedire questa vergogna suprema, che la rivolta sia schiacciata dagli
-stranieri. — Suo fratello, appena riprese le armi, fu costretto a
-ritirarsi perchè gli si riaperse la ferita. Lui, nominato sottotenente
-nei cacciatori a piedi, raggiunse immediatamente il 30.º battaglione,
-ch'era a Neuilly, fra le truppe che combattevano intorno alla porta
-Maillot. Il principio fu terribile per l'ufficiale, come fu terribile
-la fine per il cittadino. La disciplina era allentata fra i soldati;
-molti non volevano battersi; tutti erano stanchi e sfiduciati;
-i comunardi, dalle case vicine, gl'incitavano alla rivolta con
-promesse tentatrici o con grida di scherno; non ancora inaspriti
-dall'ostinazione feroce della resistenza, avevano ripugnanza per una
-lotta in cui il sentimento del dovere non era infiammato dalla speranza
-della gloria. Bisognava ragionarli, spingerli al combattimento ad uno
-ad uno, minacciarli qualche volta, e rischiare, minacciandoli, qualche
-cosa di peggio che di non essere obbediti. Ma il Déroulède si affezionò
-a poco a poco i cacciatori come si era affezionati gli algerini, e li
-condusse a combattere, non inferocendoli ma persuadendoli, e dando per
-il primo l'esempio della pazienza, della fermezza e dell'audacia. Coi
-suoi cacciatori combattè davanti alla porta Maillot, entrò dei primi in
-Parigi, si trovò nella mischia delle strade, e assistette all'orrenda
-tragedia degli ultimi giorni della Comune. Qui, per testimonianza di
-tutti, spiegò una generosità eguale al valore. — Son venuto per domare
-la rivolta, pensava, e non per uccidere dei Francesi, — e perciò
-salvò la vita a quanti potè, protesse i feriti, difese i prigionieri,
-restituì alla famiglia dei disgraziati che erano creduti spacciati;
-tanto che delle donne del popolo gli gridavano: — È dei nostri! —
-al che egli rispondeva: — No, sono francese. — Si racconta questo
-perfino: che mentre stava mangiando in un'osteria, tra una barricata
-ed un'altra, un comunardo, sdegnoso, disse in modo da farsi sentire:
-— _Ça nous tue et ça mange._ — Ed egli rispose: — Uccidere è una
-dolorosa necessità, di cui non ho colpa; mangiare è un bisogno che vuol
-essere compatito. Mangiate con me, se credete di averne il diritto.
-— Non accetto il vostro pane — quegli rispose. — Allora accettate due
-lire, e mangiate per conto vostro. — Non accetto le vostre due lire.
-— Ho capito — rispose il Déroulède tranquillamente —; preferite di
-prendermele. Ebbene, siete libero, andate alla barricata più vicina,
-faremo alle fucilate, voi _attaccherete_ le mie due lire e io cercherò
-di difenderle. — Il comunardo rispose: — Ci vado — e il Déroulède lo
-lasciò andare. Per tutta la durata di quella lotta feroce, egli non si
-bagnò le mani d'altro sangue che del proprio, e fu l'ultimo giorno.
-La resistenza era agli estremi; poche barricate resistevano ancora,
-ma furiosamente. Il generale Dumont lo mandò, con una squadra di
-cacciatori, a pigliare dei cavalli a Belleville. Passando di corsa per
-un crocicchio, vide in una strada un ufficiale della legione straniera,
-che faceva alle fucilate, col suo plotone, contro una barricata difesa
-da tre cannoni, e sormontata dalla bandiera rossa. Vedendo quello
-spreco inutile di polvere, si fermò, e disse all'ufficiale: — È tempo
-perso: bisogna pigliar la barricata alla baionetta. — Fatelo — rispose
-l'ufficiale. — Lo faccio — rispose il Déroulède, e gettato un grido
-ai suoi soldati, si slanciò all'assalto. I comunardi li lasciarono
-avvicinare e fecero una scarica all'ultimo momento; il Déroulède, ritto
-sulla barricata, ricevette a bruciapelo una palla nel gomito, che gli
-spezzò l'osso, gli staccò l'avambraccio, e gli diede una contrazione
-orrenda alla mano. Ma la barricata fu presa, e il Déroulède, sostenendo
-colla mano destra il braccio stritolato, continuò ad avanzarsi, fin
-che, spossato dalla perdita del sangue, cadde fra le braccia dei suoi
-soldati. Così finirono per lui le avventure della guerra. Fasciato alla
-meglio, fu portato a casa, dove rimase tre mesi a letto, col braccio
-sospeso, curato da sua madre. E in questi tre mesi fece il primo volume
-dei _Chants du soldat_, che venne pubblicato verso la fine del 1871.
-
- *
- * *
-
-In che modo un artista potente sia passato dall'oscurità alla fama, è
-sempre curioso a sapersi. Quei primi versi il Déroulède li aveva fatti
-proprio per sfogo dell'animo, agitato da mille ricordi in quella lunga
-immobilità della convalescenza, durante la quale la mente dell'infermo
-suole tanto più lavorare quanto sono più inerti le membra; ed era molto
-lontano dal prevedere, ed anche dallo sperare il successo che ottenne.
-Tanto è giusta la sentenza dello Schiller: che il vero ingegno è
-inconscio di sè nelle sue prime manifestazioni, perchè non trova nulla
-di straordinario — ed è naturale — in ciò che è sempre stato suo, e
-costituisce, per così dire, la sua intima natura. Nondimeno l'artista
-era già maturo nel Déroulède. Benchè giovane, infatti, ed esuberante
-d'ispirazione, capì che non conveniva fare _un gros volume de
-patriotisme_, e non pubblicò che una parte delle sue poesie, scelte fra
-le più brevi e le più spontanee. Un giorno portò il suo scartafaccio
-all'editore Lévy. Le poesie patriottiche pullulavano da tutte le parti:
-l'editore ricevette lo scartafaccio con diffidenza, e pregò il poeta di
-ritornare dopo alcuni giorni. Il poeta ritornò. — Ho letto le vostre
-poesie — gli disse il Lévy. — Non c'è male. Ma non c'è versi d'amore,
-non c'è canzonette allegre di bivacco, che sono il genere che piace.
-Ho paura che il vostro volumetto, scusatemi, annoi un poco. È troppo
-triste. — Che cosa volete? — gli rispose il Déroulède — ero triste. —
-Non potreste aggiungervi qualchecosa qua e là — gli domandò l'editore —
-per renderlo un po' più ameno? — Il Déroulède rispose che non poteva.
-— Ebbene.... — concluse il Lévy, — quando è così, bisogna che abbiate
-la bontà di pagare le spese di stampa. — Così fu convenuto. E poco
-tempo dopo uscì il volume, non preceduto da _réclame_ di sorta, quieto
-quieto come un povero libro rassegnato a tarlare nelle vetrine. In capo
-a un mese il Déroulède ripassò dall'editore a chieder notizie: lo trovò
-tutto sorridente. — _Mais ça va, mais ça va_, — gli disse, guardandolo
-curiosamente. In poche settimane si spacciarono dieci edizioni: il
-volume si divulgò da Parigi nelle provincie, si diffuse fra il popolo
-e fra i letterati, si sparse nell'esercito, entrò nelle scuole e nelle
-famiglie, diventò popolare prima che la critica l'avesse preso ad
-esame. Fra le altre mille poesie patriottiche e guerriere, quelle del
-Déroulède producevano un'impressione nuova: erano giovanili e gravi ad
-un tempo, fiere ed affettuose, eccitavano e consolavano, ed educavano;
-sotto l'amor di patria, vi si sentiva il coraggio; non v'era soltanto
-l'ardore del cittadino che predica il dovere, ma anche la coscienza del
-soldato che l'ha compiuto, e che ha acquistato a caro prezzo il diritto
-di alzar la voce; era una poesia forte e sincera, stata _più pensata
-che scritta, più vissuta che pensata_; tutta calda, e piena d'odor di
-sangue e di polvere, e sonante di ferro, senza gale letterarie, non
-vestita d'altro che della divisa semplice e succinta sotto a cui aveva
-palpitato il cuore del poeta, quando glie n'eran balenate le prime idee
-negli accampamenti. Allora si cominciò a domandare, a cercare chi fosse
-questo Déroulède, e ben presto le sue avventure di soldato diventarono
-popolari come le sue poesie, non solo, ma furono ingrandite, come
-accade sempre, e abbellite di una certa luce vaga di leggenda, che rese
-più simpatico e fece parer più alto il poeta; e formò un'aureola — ben
-meritata davvero — sul capo di sua madre.
-
- *
- * *
-
-Tutti e due i fratelli, dopo la guerra, entrarono nell'esercito,
-poichè, come diceva il maggiore, la carriera militare era quella in
-cui un giovane, dopo una grande guerra perduta, poteva rendere più
-utili servizi al suo paese. Paolo Déroulède fu promosso luogotenente
-nei cacciatori a piedi, e appena entrato nel battaglione, nonostante
-il suo splendido successo di poeta, si consacrò tutto ai suoi doveri
-militari. — Non si può avere il cuore a due cose ad un tempo — disse
-tra sè; — ho da fare il soldato, devo bandir la poesia. — E la bandì
-in fatti. Si mise agli studi militari, fece dei corsi scientifici
-ai sotto uffiziali e ai soldati, tenne delle conferenze, si seppellì
-fra i regolamenti e i trattati di tattica; e in caserma, e in piazza
-d'armi, e alle grandi manovre, fu un uffiziale non solo coscienzioso,
-ma pedante, come uno di quei vecchi _troupiers_, per cui l'esercito
-è il mondo. Ma per quanto facesse, la poesia gli tempestava sempre
-nel cuore; tutte le volte che alla mensa degli ufficiali il discorso
-cadeva sulla letteratura, un'onda di sangue gli montava al viso, ed
-era costretto a pregare i colleghi di parlar d'altro, e di lasciarlo
-in pace; chè se no sarebbe schiattato. E strozzando così la musa
-col cinturino, servì fino al 1875. In quell'anno, facendo una corsa
-a cavallo, cadde di sella e si slogò un piede: a questa slogatura
-dobbiamo il secondo volume dei _Chants du soldat_. Durante la cura, che
-fu lunga, potendo occuparsi senza rimorso d'altra cosa che di studi
-militari, scrisse quattordici nuove poesie, mentre da tutte le parti
-della Francia, essendosi sparsa la notizia della sua piccola disgrazia,
-piovevano sul suo letto d'invalido biglietti di visita e condoglianze e
-buoni augurii. Guarì; ma non così bene da poter ripigliare il servizio,
-tanto più che la ferita toccata a Belleville gli si faceva risentire
-ad ogni passaggio di nuvola; e perciò si fece trasferire dall'esercito
-attivo nella riserva, e tornò a casa sua — ad aspettare il gran giorno.
-Il secondo volume dei versi ebbe la stessa fortuna del primo; e intanto
-le edizioni del primo salivano alla sessantina. I _Chants du soldats_
-erano diventati il _vade mecum_ d'ogni soldato patriotta; s'imparavano
-a mente nei collegi, si declamavano nei teatri, si recitavano nei
-salotti, si ripetevano per le strade: Paolo Déroulède, come disse uno
-scrittore tedesco, «era divenuto il poeta patentato delle aspirazioni
-nazionali.» E quando, nel 1877, fu rappresentato all'Odéon un suo
-dramma in versi intitolato l'_Hetman_, nel quale, sotto un episodio
-della storia della Polonia, erano espressi i sentimenti, i propositi e
-le speranze della Francia, questa rappresentazione — a cui la povera
-madre del poeta si fece trasportare in lettiga — servì di pretesto a
-una grande dimostrazione patriottica. Il poeta era celebre ed amato: si
-colse quell'occasione per tributargli gli onori del trionfo. Accorsero
-al teatro rappresentanti di tutte le classi, i principi delle arti
-e delle lettere, i duchi d'Aumale e di Nemours, tutti i generali di
-Parigi, una legione d'ufficiali di tutte le armi, e una folla enorme;
-e sebbene il dramma fosse molto al di sotto della lirica, ottenne un
-successo trionfale. Intanto, anche le sue liriche erano passate sotto
-i denti della critica; ma per quanto il letterato sia stato discusso,
-combattuto ed anche straziato, il poeta rimase all'altezza a cui
-l'aveva sollevato di sbalzo il primo e spontaneo sentimento d'affetto e
-di gratitudine della nazione. Ora non v'è un cittadino francese che non
-conosca qualche verso del Déroulède, e che non l'ami come poeta e non
-lo ammiri come soldato. Quando Victor Hugo lo vide per la prima volta,
-gli disse: — Il vostro nome ha preceduto in casa mia la vostra persona,
-e bisogna che abbia fatto del rumore per venir fine a me, perchè oramai
-non sono più di questo mondo. — E mentre in Francia si leggono per
-tutto le sue poesie, i vecchi soldati d'Africa, nelle loro caserme
-d'Algeri, disegnano col carbone sui muri delle camerate il suo profilo
-caratteristico, con un gran naso aquilino, e dicono ai visitatori:
-_Celui-ci est monsieur Déroulède, le grand parisien, lieutenant des
-zouaves et avocat, un bon enfant...; mais un rude soldat tout de même._
-
- *
- * *
-
-Ora vediamo la sua poesia.
-
-Sono trentacinque canti, d'argomento e di metro diverso, che formano
-tra tutti lo scheletro di un piccolo poema, che potrebbe essere
-intitolato; _La Francia vinta_, nel quale s'alternano la narrativa e la
-lirica, l'ode e la canzonetta, il dialogo e la descrizione, e tutte le
-ire e tutte le angoscie che possono passare nell'anima d'un cittadino
-e d'un soldato durante una grande guerra sfortunata, che comincia
-con l'invasione e termina con la conquista. Finito di leggere, par di
-vedere un vasto quadro circolare, come un panorama, nel quale, sotto un
-cielo sinistro, per una sterminata campagna bianca, corrono torrenti
-neri di soldati, mischie orrende infuriano nelle gole dei monti,
-ardono villaggi, si sbandano divisioni, fuggono treni d'artiglierie,
-serpeggiano fiumi di sangue, e sul davanti s'alzano visi trasfigurati
-di moribondi, con gli occhi rivolti al cielo, che benedicono la patria
-per cui danno la vita. L'impressione che fa questa poesia sopra di
-noi italiani, in questo tempo in cui l'amor di patria è, per così
-dir, tranquillo e quasi nascosto nel nostro cuore, sia perchè son
-già lontani i ricordi dei grandi avvenimenti nazionali, sia perchè
-nessun'idea di un pericolo vicino ci scuote, somiglia a quella che
-farebbe su di un uomo maturo, tutto immerso nel lavoro e negli affetti
-sereni della famiglia, l'eco d'una musica lontana, che gli rammentasse
-qualche violenta e disperata passione dei suoi anni giovanili. Via
-via che procediamo nella lettura, riconosciamo quelle tristezze, quei
-dolori, quelle indignazioni; esse passarono altre volte per il nostro
-cuore; le abbiamo espresse con quelle parole, le abbiamo sfogate con
-quelle grida; e con le medesime ragioni abbiamo cercato di confortare
-il nostro orgoglio nazionale lacerato. Mutata la lingua, cangiati i
-Prussiani in Austriaci, quella potrebbe parere poesia scritta dopo
-Novara o dopo Custoza da un focoso luogotenente dei bersaglieri.
-
-Uno dei sentimenti che il poeta espresse più potentemente è la
-tristezza lugubre che pesò sull'esercito e sul paese dopo i primi
-rovesci, e l'umiliazione che divorò l'anima del soldato. Ci ha dei
-quadretti grigi, con la pioggia all'orizzonte, e un reggimento che
-passa in disordine, così pieni di malinconia, di stanchezza, di
-ricordi dolorosi, di presentimenti funesti, che stringono il cuore.
-Per le vie dei villaggi, in mezzo a una folla immobile e fredda,
-sfilano in silenzio le compagnie e i battaglioni, dopo molti giorni di
-combattimenti disastrosi: i soldati col cheppì sugli occhi e il bavero
-del cappotto rialzato, gli ufficiali col capo basso, i tamburi muti,
-le bandiere lacere, tutti i visi pallidi e pesti; e si sente lontano
-il rombo del cannone tedesco. E il borghese spietato e insolente nella
-sua vigliaccheria d'egoista, dice a mezza voce: — Hanno avuto paura. —
-Par di sentirseli passare nel cuore, come lame di pugnale, gli sguardi
-gelidi di quella gente che non ama la patria, ma la vittoria, e che
-perduta la speranza, nega la compassione. E s'indovinano le lacrime di
-rabbia che deve aver versato il poeta. Ma non una di queste lacrime
-è caduta nei suoi versi: il suo amor di patria è più forte del suo
-orgoglio di soldato: egli respinge con parole tristi l'accusa di viltà,
-e perdona. Solamente un sorriso amaro gli sfiora le labbra, quando
-una signora, che guarda dalle finestre della sua villa il fuoco d'un
-bivacco notturno, e sfoga in parole entusiastiche la sua ammirazione
-per i turcos, cangia tuono ad un tratto e li chiama ladri e banditi,
-accorgendosi che bruciano la legna dei suoi boschi. Son pochi cenni
-qua e là, ma il contrasto occulto di sentimenti che nasce in ogni
-guerra sfortunata tra chi dà la vita e chi dà il danaro; tra chi mette
-al disopra d'ogni cosa l'onore e chi antepone a tutto la pace; tra la
-parte che forma i nervi e quella che forma il grasso flaccido e pigro
-d'una nazione, è reso magistralmente, con una mestizia grave, cento
-volte più efficace dello scherno, e più nobile dell'ira.
-
-Ciò non ostante, i più belli dei _Chants du soldat_ son forse certi
-poemetti di poche strofe, in cui son narrati degli atti eroici, veri
-quadretti del Détaille e del Neuville, che infiammano il sangue come
-l'urrà d'un reggimento. In una di queste, una compagnia di cacciatori,
-che corre all'assalto, sprofonda, a traverso al ghiaccio spezzato,
-in un fiume, mentre i tedeschi, schierati sulla sponda opposta, coi
-fucili spianati, intiman la resa. I cacciatori rifiutano, vogliono
-morire. Ma il capitano ordina d'arrendersi. — Arrendetevi, ragazzi —
-grida; — non voglio che moriate così; a che serve? Abbassate le armi,
-non c'è altro da fare. — I cacciatori obbediscono e salgono sulla
-riva: il capitano riman nel fiume. — Salite, capitano! — gli gridano,
-tendendogli la corda. — No — quegli risponde —; ho salvato i miei
-soldati, non me; — e facendo un'atto d'addio, sparisce nell'acqua. In
-un'altra poesia è un ufficiale ferito al cuore che pianta la sciabola
-in terra e grida: — Qui voglio essere sotterrato! Onta a chi lascierà
-il mio corpo al nemico! — e con questo grido ricaccia avanti i suoi
-soldati, che cominciavano a piegare. In altre è una difesa disperata
-d'un villaggio, comandata da un prete, che si fa uccidere co' suoi
-contadini; un trombettiere colpito da una palla, che spira suonando
-l'ultimo squillo dell'assalto con le labbra stillanti di sangue; uno
-stormo di zuavi che assale e conquista una batteria coprendo il terreno
-di cadaveri. Nulla di straordinario nei soggetti; ma l'effetto della
-poesia è straordinario. Non c'è quasi pittura, si può dire; e si vedono
-i luoghi, il tempo, il color dell'aria, come in una lunga descrizione,
-tanto son scelti e resi efficacemente i «particolari tipici,» che fanno
-indovinare gli altri mille. Non c'è una sola delle frasi convenzionali
-della solita poesia guerresca, più letteraria che marziale, che gonfia
-la battaglia per farla terribile. Qui tutto è stato preso dal soldato
-nella esperienza tremenda del vero; si sente «cantar la polvere»; si
-sente lo schianto dei rami spezzati dalle palle; si sente gridare,
-nella notte, da una parte _Pour la France!_ e dall'altra, più lontano,
-_König und Vaterland!_ nelle tenebre squarciate dai lampi delle
-fucilate, come se si assistesse al combattimento; e finito di leggere,
-si rimane come ravvolti in un nuvolo di fumo, coll'orecchio pieno di
-grida, e l'anima sconvolta dal passaggio della morte.
-
-A queste poesie, in cui non freme che il soldato, succedono
-altre, in cui parla il figliuolo, l'amico, il fratello, l'amante —
-affettuosissime, ma di quell'affetto che si dà soltanto nelle anime
-virili, che è come la grazia della forza, e che soggioga, perchè si
-sente che viene dalla grandezza, non dalla raffinatezza del cuore. È
-bello, dopo aver visto un Déroulède a cui si metterebbe una medaglia
-sul petto, vederne sorgere un altro, a cui si stamperebbe un bacio sul
-viso. C'è la poesia intitolata: _Le bon gîte_, di trentadue versi, che
-non si può legger senza lacrime. Ricorda uno dei più belli episodi del
-_Coscritto_ del 1813, di Erckmann-Chatrian. Un soldato è ospitato una
-sera in casa d'una povera vecchia. La vecchia mette tutta la sua legna
-sul fuoco, ed egli, intenerito, le dice: — Basta, risparmia la tua
-legna, buona vecchia: io non ho più freddo. — La vecchia apparecchia
-la tavola con quanto ha di meglio, ed egli le dice: — Non occorre; ho
-mangiato alla tappa; non ho più fame. — La vecchia gli prepara il letto
-con le sue lenzuola, e vuol dormire sopra una seggiola, ed egli le
-dice: — No, buona vecchia, non voglio; dormi tu nel letto; io dormirò
-sopra la paglia. — E la mattina, partendo, s'accorge che il suo zaino
-è molto più pesante che la sera innanzi. — Ma perchè tutto questo? —
-le domanda; — è troppo, buona donna; perchè tutto questo? — Ed essa
-risponde, sorridendo a traverso alle lagrime: — _J'ai mon gars soldat
-comme toi._ — Ma non si può esprimere la semplicità profonda e gentile
-di quelle quattro strofette e di quei quattro ritornelli, in cui si
-sente il crepitìo del fuoco e l'odore della tovaglia di bucato e la
-voce dolce e tremola di quella povera madre, che serve e accarezza in
-quel soldato sconosciuto il fantasma adorato del figliuolo lontano.
-In un'altra poesia è un vecchio soldato arabo che raccoglie sulle sue
-ginocchia un giovane volontario moribondo, il quale, mentre il suo
-reggimento è macellato, domanda: — Li abbiamo vinti, questa volta,
-non è vero? — e il vecchio arabo, per non togliere alla sua agonia
-quel conforto, gli risponde di sì, e continua a dire tristamente, dopo
-che il ragazzo è già spirato: — Sì, ragazzo mio, li abbiamo vinti.
-— Un'altra poesia è un inno di riconoscenza al Belgio ospitale, dove
-le anime sono così serene e gli occhi così dolci, che tutti i dolori
-e tutti gli odi vi s'assopiscono; un'altra è un ringraziamento al
-medico che lo cura, al quale dice che è più profonda l'amicizia nel suo
-cuore che la ferita nelle sue carni; un'altra, la _Cocarde_, forse la
-più gentile delle sue poesie gentili, è un ricordo amoroso che manda
-la fragranza d'un fiore. — Arrivammo al villaggio — dice — dopo tre
-giorni di marcia, spossati, morti di freddo, avviliti dal presentimento
-d'un'accoglienza scortese. E cercammo dell'albergo. Ma una ragazza, di
-sull'uscio di casa sua, ci gridò: — Ah francesi di poca fede! Questo
-è un giorno di festa per noi. Non siete in Francia? Non siete in casa
-vostra? Entrate. Noi v'aspettavamo. Avete fatto male a dubitar di
-noi. — E dicendo questo sorrideva; eppure mi vengon le lacrime agli
-occhi quando ci penso! E quanto sovente ci penso e come la rivedo! Era
-accanto a sua madre e aveva una coccarda di tre colori nei capelli.
-Tutt'a un tratto, pregata da noi, si mise a cantare i nostri canti di
-guerra. Era la Gloria irata che ci rampognava con la sua voce. Oh la
-buona e bella francese! Che grande cuore e che begli occhi! Ora voi
-mi domanderete se la presi io stesso da' suoi capelli questa bella
-coccarda che porto da tanto tempo sul cuore, annerita dalla polvere
-e macchiata dal mio sangue. Ah no, non l'avrei mai osato. Tutto
-pensieroso, parlando a stento, io guardavo quella fronte di bimba,
-quell'aria di regina, quei tre colori in quei capelli neri, e dicevo
-tra me con tristezza: — Tutto questo riman qui.... ed io me ne vado! —
-Squilla la tromba: addio coccarda! addio canzoni! E nondimeno le dissi:
-— Ah! s'io l'avessi quel bel nastro! — e mi soffermai sull'uscio, tutto
-tremante. Ed essa allora semplicemente: — Prendete — rispose, — e Dio
-vi guardi! — Nient'altro che questo, dieci strofette di sei versi;
-ma in cui si sentono mille cose nobili e belle che non vi son dette,
-come nel tremito profondo d'una voce cara; una poesia ingenua e fresca
-che vi va all'anima, come un soffio d'aria profumata che vi porti di
-lontano le note amorose d'un violoncello.
-
-Poi vengono altre poesie, che si potrebbero chiamare poesie d'assalto,
-come quella del Berchet per le rivoluzioni di Modena e di Bologna;
-una tra le quali, intitolata: _En avant_, non cede in nulla, anche
-a giudizio di qualche tedesco, al famoso inno: _Ho la spada alla mia
-sinistra_, del Körner. Qui il metro s'accorcia, la strofa si serra, il
-ritornello grida, i versi risonano come spade urtate o echeggiano come
-squilli di fanfare, pieni d'ira selvaggia e di sprezzo della morte; e
-tutta la poesia imita la pesta precipitosa d'uno squadrone che rovini
-a briglia sciolta sopra un quadrato. Genere di poesia difficilissimo,
-che si riduce ad una serie d'esclamazioni ampollose e chiassose, senza
-forza, simili alle imprecazioni d'un briaco asmatico, se ogni strofetta
-non è proprio un grido feroce, che si senta uscito dalle viscere di
-un soldato che guardò in faccia la morte. E l'efficacia di queste,
-come di altre poesie del Déroulède, risiede tutta, a mio credere,
-nella profondità e nella sincerità d'un sentimento particolare, che si
-potrebbe chiamare appunto il sentimento della morte. I poeti guerrieri
-di tavolino hanno della morte in battaglia una specie di sentimento
-artistico, per cui la circondano di un terrore teatrale, o la trattano
-con una familiarità affettata da eroi spacconi, per i quali sia una
-celia il morire; e lascian capire che si servono della sua immagine per
-ottenere certi effetti; per il che non ci fanno mai nè veramente paura,
-nè veramente coraggio. La _morte_ del Déroulède, invece, è una morte
-veduta, affrontata, pensata, qualcosa di solenne e di muto, che passa
-in fondo alle poesie, lentamente, e mette un tremito di riverenza nel
-cuore. Con quali parole egli esprima questo sentimento non si può dire:
-son cose che sfuggono nell'analisi, che si sentono tra verso e verso,
-per tutta la poesia e in nessuna strofa, in certi silenzii piuttosto
-che in certe frasi, come s'indovina la forza d'animo d'un uomo da una
-espressione sfuggevole dello sguardo. E son poesie che non fanno parer
-punto facile il coraggio, come le rodomantate patriottiche dei poeti
-da poltrona; ma che lo ispirano rappresentandolo grande e tremendo,
-e suscitando nel cuore le forze da cui nasce e su cui si regge. Si
-potranno criticare come opere d'arte; ma bisogna dire, leggendole,
-quello che un poeta francese disse dell'_Hetman_, dello stesso
-Déroulède: — Non mi piace; ma vi traluce sotto l'anima d'un eroe, più
-bella e più potente che la sua poesia.
-
-In altre poesie c'è qualche nota comica, qualche lampo d'ilarità che
-attraversa la tristezza o il terrore. È comico, per esempio (e come
-vero!), benchè in fondo commova, quel buon coscritto ignorante, che non
-capisce nulla nè di patria, nè di guerra, e che lamentandosi col suo
-capitano d'esser stato chiamato alle armi, dopo avergli detto: — _moi
-je suis vigneron chez nous_, chiamando sè stesso _le pauvre fils de ma
-mère_, gli domanda ingenuamente:
-
- Mais ne peut-on livrer bataille
- Sans que nous allions aux combats?
- N'avez-vous pas d'autres soldats?
- Ma vigne a besoin qu'on la taille.
-
- Mon père se fait vieux là bas.
- Ah! pourquoi diable ai-je la taille?
- Ne saurait-on livrer bataille
- Sans que nous allions aux combats?
-
-Ed è amenissimo quel vecchio sergente (_Le sergent_), analfabeta ed
-eroe, che si giustifica di non aver imparato a leggere,
-
- (L'imprimerie et lui ne se fréquentaient point)
-
-dicendo che la lettura è buona per quei cervelli vuoti, i quali, non
-avendo nulla in sè,
-
- Puisent là de l'esprit comm'on tire de l'eau,
-
-mentre per gli uomini d'ingegno vero la testa è il migliore dei libri;
-e che al coscritto, il quale trincando, esclama: — _Pour la France
-et pour vous!_ — risponde superbamente: — _Ça ne fait qu'un._ — E più
-lepido di tutti quel gran marsigliese, tipo degli spacconi vigliacchi,
-svelto come un cervo e forte come un toro, il quale, mentre gli altri
-si battono, per fare qualche cosa anche lui per la patria, studia i
-vari sistemi di fucile. — Che cosa importa — dice — un soldato di più o
-di meno nell'esercito immenso? La guerra è un duello, in tutti i duelli
-ci vogliono dei testimoni, ebbene
-
- Nous serons témoins des français de France.
-
-Ma poi, caspita, quando vede che gli eserciti francesi, _les gens du
-nord_, par che si facciano battere a bella posta, perde la flemma. —
-Non rimane proprio più che la Provenza! — esclama. Vengano dunque.
-Andar noi, non si deve. La Francia sarà ancora troppo felice di
-trovarci qui nei momenti supremi. Mostriamoci da lontano, come la
-Speranza,
-
- Et pour rester forts, gardons nous vivants.
-
-E un giorno che gli fan la celia d'annunziare l'apparizione d'una
-corazzata tedesca nelle acque di Marsiglia,
-
- Le pauvre garçon est pris d'un transport:
- De blanc qu'il était, il en devient rouge,
- De rouge violet, et de violet.... mort.
-
-Ma la sua idea dominante è l'idea della rivincita: è come il rimbombo
-continuo d'un cannone lontano, che si sente in mezzo a tutti gli
-squilli di tromba delle sue poesie. — La rivincita, dice, è la legge
-dei vinti. È inevitabile. O Francia o Prussia. Il giorno sarà forse
-lento a giungere; ma giungerà. L'odio è nato, nascerà la forza.
-Toccherà al falciatore a vedere quando la messe sarà matura. — Dice
-alla Francia: mille voci ti eccitano, ti consigliano, ti rimproverano.
-Tu ascoltane una sola perchè hai un solo dovere. — Ma — come dice
-lo stesso critico, punto favorevole alla Francia, che s'è rammentato
-da principio, — quest'aspirazione alla rivincita è nel Déroulède un
-sentimento così virile, meditato e profondo, che non può essere che
-ammirato, anche da un nemico. Egli non considera la rivincita come un
-gioco e la strada di Berlino come una passeggiata; ma dice a sè ed ai
-suoi concittadini che sarà una lotta nella quale una delle due nazioni
-dovrà forse lasciare la vita, senz'altro conforto che di venderla il
-più caro possibile. — Perciò, a questo suo proposito va sempre unito
-il sentimento della necessità di apparecchi immensi e di sacrifizi
-sovrumani. — Il nostro errore è stato pazzo, dice; che il nostro
-dolore sia sensato. Ritempriamo la nostra fierezza nei nostri rimorsi.
-_Soyons les artisans virils des fortes tâches._ Rinnovelliamo i nostri
-cuori, non solamente le nostre armi. Prevediamo delle battaglie, senza
-sognare delle conquiste. Non parliamo dell'avvenire che vendica prima
-che sia cominciato l'avvenire che ripara. A chi dice: — Sii pronto! —
-l'altro risponda: — Sii giusto. Siamo tranquilli nei nostri sforzi. —
-E adombra lo stato e i doveri della Francia in una bella e larga poesia
-di soggetto biblico, in cui gli Ebrei, caduti sotto il giogo del re di
-Mesopotamia, mandano dei messaggieri ad Ataniele, nascosto nei burroni
-d'una foresta, perchè li guidi alla guerra liberatrice; e Ataniele li
-respinge più volte per il corso di varii anni, perchè non crede ancora
-il popolo preparato a sacrifizi supremi; e non impugna la spada e non
-grida: — Siete pronti! — se non quando riconosce che sono anime nuove
-in corpi ringagliarditi, purgati d'ogni orgoglio stolto, pentiti delle
-colpe antiche, armati i cuori come le braccia, e preparati alla morte.
-Questa ardente aspirazione fa sgorgare dal cuore del poeta versi pieni
-di forza e d'ardimento. — Io aspetto, egli dice; io custodisco nella
-mia anima francese la mia fede di cittadino e i miei odii di soldato,
-per il giorno fatale. La mia giovinezza è stata colpita da un dolore
-che nulla può mitigare. Ma non è il mio dolore che bestemmia, non è
-neanche il soldato che sogni la gloria. La rivincita è il voto della
-mia vita e la mia suprema speranza. Io debbo morire sul campo di
-battaglia ed essere sepolto in terra nemica. — E sempre questa idea si
-ripresenta, implacabile, e lampeggia da ogni parte, spandendo su tutta
-la sua poesia un riflesso color di sangue, che fa pensare con un senso
-di sgomento alla immensità degli eccidii futuri.
-
-Un altro pregio grande di questi canti, che non si trova in
-nessun'altra raccolta di poesie patriottiche francesi di questi
-ultimi tempi, è la coraggiosa e qualche volta sdegnosa franchezza
-con cui il poeta dice ai suoi concittadini delle verità spiacevoli
-ad intendersi. La gelosia artistica fa dire anche a qualche francese
-che la poesia del Déroulède deve in gran parte la sua fortuna alle
-carezze ch'egli prodiga all'orgoglio nazionale. Se ciò fosse vero,
-avrebbero dovuto ottenere una fortuna molto maggiore le poesie di
-cento altri. Ma è falsissimo. Senza dubbio egli si sforza in mille
-modi di tener viva la fede del suo popolo nelle proprie forze.
-Froeschviller, dice, è l'assalto d'uno contro quattro; Gravelotte e
-Borny non furono sconfitte; a Champigny, i vivi vendicarono i morti;
-le glorie come quella di Strasburgo sfuggono ai conquistatori; Parigi
-cadde superbamente. A quale patriotta si potrebbe negare il diritto
-di affermare il valore della sua gente? Ma per contro io non so quale
-altro giovane poeta francese abbia osato lanciare al proprio paese
-delle parole più terribili. Noi disimpariamo la guerra, dice in una
-delle sue migliori poesie; — ci sono stati degli eroi; ma un gruppo
-d'eroi non rifà la razza: è un povero popolo quello in cui i valorosi
-si contano. E in un altro luogo: — Son tristi tempi quelli in cui
-la paura medesima, coprendo di grandi parole il basso istinto che
-la muove, non ha più rossore sulla fronte. E altrove: — Ma come mai
-siamo decaduti? Scorre ben sempre lo stesso sangue nelle nostre vene;
-l'aria che noi respiriamo attraversa pur sempre i nostri boschi; le
-viti dei nostri colli e le messi dei nostri piani sono ben maturate
-dal sole antico; questo paese così ridente, fertile e vario, atto
-a tutti i prodotti, aperto a tutte le idee, questo sole possente,
-quest'acque vive, questo cielo mobile, tutto questo è la Francia! _Dove
-son dunque i francesi?_ — E non tralascia di flagellare la mania dei
-suoi concittadini, di gridare al tradimento per scusare le conseguenze
-di tutte le debolezze e di tutti gli errori. — È così che si perde —
-dice, descrivendo un corpo di francesi accampati, che non sapevano e
-non cercavano di sapere dove fosse il nemico; — è così che si perde,
-per un'orgogliosa leggerezza, il valore d'un paese; è così che la colpa
-risale implacabilmente dai soldati mal guidati ai capi peggio obbediti;
-è così che dei pazzi gridano che Dio è ingiusto e che la Francia è
-stata tradita! — Ed anco quando cerca di scusar la sconfitta, non
-lo fa coi cavilli irritanti d'un patriotta vanaglorioso e cocciuto;
-ma nobilmente, con parole dignitose e tristi, che se non inducono la
-persuasione, ispirano il rispetto, perchè non vengon da orgoglio di
-soldato, ma da pietà e da affetto di figlio.
-
-E l'affetto di figlio è quello che gl'ispirò i più dolci e insieme i
-più vigorosi di tutti i suoi versi. Egli non ha parlato di sua madre
-che nei _Nuovi canti_; ha aspettato che il suo successo di poeta
-glie ne desse il diritto, e che la simpatia e la riverenza con cui si
-pronunciava dal pubblico il nome di lei, gli desse animo a rivolgerle
-i suoi versi pubblicamente e a _gettare quel nome ai propri soldati_.
-Nulla è più naturale in un'anima eletta che il confondere l'affetto di
-famiglia con l'amor della patria, e il far che l'uno s'illumini e si
-nobiliti dell'altro. Ma non so qual altro poeta, confondendo quei due
-sentimenti, abbia congiunto tanta tenerezza con tanta forza, e n'abbia
-tratto ispirazioni così gagliarde e così gentili ad un tempo. — Si
-afferma che i tuoi figli hanno compiuto il loro dovere, — dice a sua
-madre; — ma il dovere che essi hanno compiuto è opera tua; l'onore è
-dovuto a te. Essi non son partiti per le battaglie furtivamente, come
-altri fecero, senza l'abbraccio materno, che li avrebbe trattenuti;
-essi non te l'hanno rubato il sangue delle tue viscere. Sei tu che hai
-detto loro: — Partite, figliuoli. I soldati della Francia son vinti.
-Il mio cuore non v'avrebbe concessi alla patria per la conquista; ma
-ora non è più la conquista, è la difesa. La patria è invasa; io vi do
-alla patria; partite. Ah perchè non hanno fatto così tutte le madri!
-Non credano, quelle che dissero ai loro figliuoli: — Non andate a
-combattere, — che la loro debolezza sia stata pagata in amore. Esse non
-versarono le lacrime della partenza; ma non conobbero le lacrime del
-ritorno. E non dicano che tu ci hai dati alla patria perchè ci potevi
-dare senza dolore, e che sei stata patriotta senz'essere martire.
-No, non ardiscano dirlo! Io l'ho vista l'angoscia immensa sotto il
-tuo violento coraggio. I tuoi figliuoli, partendo, ti han portata
-via l'anima, e tu hai sanguinato delle loro ferite; ed eccoti malata,
-invecchiata innanzi tempo, paralitica, che non hai più di vivo altro
-che l'anima nel tuo povero corpo sfinito! E lo presentivi pure quando
-infondesti nel nostro cuore la forza del tuo; ma come lo presentisti
-senza paura, ora lo sopporti senza lamento; ed è perciò che tuo figlio
-può parlare di te con alterezza. — O madri, — dice in un'altra poesia
-— se i vostri figliuoli crescono senza diventar uomini, o diventan
-uomini d'_istinto pratico_, avari del proprio sangue; se nel giorno
-della prova, la loro carne spaventata ha orrore del pericolo; se quando
-l'onore li chiama, essi non si trovan là, soldati, ritti in faccia
-al dovere e in faccia alla morte, — madri, la vostra tenerezza ha
-deformato quelle anime; — se essi non sanno morire, voi non sapeste
-creare.
-
-Questa è la poesia del Déroulède. Vi si aggiunga il pregio d'una
-spontaneità e d'una chiarezza mirabile; una grande abbondanza (non
-dico _ricchezza_ nel significato francese) di rime; un uso abilissimo
-del ritornello per ottenere effetti tristi e affettuosi; un misto di
-linguaggio popolano e soldatesco, adoperato opportunamente, che dà
-ai dialoghi e ai racconti un colore di verità grandissimo; e qua e
-là dei versi potenti che saltan su ad un tratto, come lame compresse
-che si raddrizzino, e gettano scintille su tutta la strofa. Il
-letterato non vi si mostra se non quanto è strettamente necessario per
-dare dignità ed efficacia alla parola del soldato. Non vi son forse
-dieci similitudini in tutti e trentaquattro i canti; non una gambata
-rettorica; non una strofa in cui l'artista imbizzarrito levi la mano
-all'uomo sensato; non un verso che porti il fiore all'occhiello;
-rarissimamente uno dei così detti versi di maniera che il poeta
-compone senza sentirli; specie di note di testa, a cui si ricorre
-quando manca il fiato. La veste, o piuttosto la pelle della sua
-poesia, è tutta tesa e liscia sulla carne salda e colorata dal sangue
-giovanile che vi circola sotto. Se v'è un difetto che si ripeta in
-modo da attirare l'attenzione, è una tendenza a una certa simmetria
-d'immagini, di frasi e di suoni, a una certa regolarità di contrapposti
-nell'esplicazione del pensiero, che se giova qualche volta alla
-chiarezza, qualche altra volta scema l'efficacia facendo sospettare
-l'artificio; tendenza che si manifesta anche di più nella _Moabite_,
-in cui alla contrapposizione delle parole comincia a sostituirsi
-quella dei concetti, e quindi a pullulare l'antitesi. Ma nei canti è
-un difetto che riesce più sovente a vantaggio che a danno, poichè dà
-alla poesia un certo andamento rapido e regolare ad un tempo, e come
-bruscamente cadenzato da un tamburo che suoni la carica, imponendo
-una frase per passo. Le strofe passano snelle e risolute, spoglie
-d'ornamenti, come plotoni di soldati in assetto di combattimento, e
-fanno fuoco e spariscono, incalzate dalle sopravvenienti, senza che
-vi si noti mai un'incertezza o un principio di disordine. Ma tutto
-ciò non riguarda che l'esteriorità della forma. Riguardo al valore,
-se così può dirsi, specifico del verso, alla virtù intima della frase
-e dello stile poetico, non oso metter parola, e mi son persuaso che è
-difficilissimo ad un italiano, per quanto conosca la lingua francese,
-di giudicare rettamente in questa materia. Esponendo a francesi colti
-il nostro schietto parere sul verso di certi loro poeti, noi andiamo
-incontro a contraddizioni così imprevedute, che tutti i criterii del
-nostro giudizio ne rimangono scompigliati. Bisognerebbe conoscere
-profondamente, e non solo per teoria, ma per pratica, tutte le
-condizioni severe di cesura, di emisticchio, di iato, di elisione,
-di accavalcatura, a cui va soggetto il sistema sillabico della loro
-poesia. Per i verseggiatori dotti, che hanno fatto della versificazione
-una specie di scienza di contrappunto, per quelli che il Gautier
-chiamava milionari della rima e gioiellieri della poesia, che cercano
-mille effetti delicati e difficili nelle ondulazioni della frase, nelle
-trasposizioni delle parole, nella varietà dei suoni, in una specie
-di ritmo intimo, che tocca le fibre più segrete a chi ne conosce il
-magistero, e sfugge ai profani; per costoro i versi del Déroulède sono
-versi incolti, il suo stile è cascante, la sua forma sovente volgare,
-e qualche volta barbara affatto. Appena qualche strofa qua e là merita
-la considerazione d'un sapiente artefice di versi. Che cosa rispondere
-a queste censure, che si potrebbero ripetere quasi egualmente sulle
-poesie del Berchet? Saranno giuste; ma è lecito accoglierle con qualche
-diffidenza, pensando che in tutti i paesi i letterati sono stati sempre
-particolarmente severi con quelli dei loro confratelli che arrivarono
-alla fama per una scorciatoia. Una gran parte del successo ottenuto,
-dicono molti, il Déroulède lo deve all'elevatezza dei suoi sentimenti
-patriottici, alle sue avventure, al suo carattere, più che al merito
-intrinseco della sua poesia. A me pare che questa distinzione non sia
-ragionevole. Ciò che forma un poeta è la congiunzione di parecchie
-facoltà e doti diverse della mente e dell'animo, alcune ricevute dalla
-natura, altre dall'educazione: l'ingegno, la coltura, il cuore, il
-carattere, l'esperienza, la vita; tutto ciò fuso e confuso. Come si
-può distinguere questi elementi, e separare l'artista dall'uomo, per
-assegnare a ciascuno la sua parte misurata di merito? Un illustre poeta
-francese diceva un giorno: certe grandi idee vengono dal carattere.
-Ma chi potrà riconoscere le idee che vengono dal carattere tra quelle
-che vengono dall'ingegno? Quando abbia ben sentito distinguere, il
-lettore, leggendo ed ammirando, tornerà a confondere. Noi non sappiamo
-se sia trasandata o rozza la forma della poesia del Déroulède: sappiamo
-che è una poesia nobile, generosa, maschia, feconda, che mette delle
-lacrime negli occhi e delle fiamme nel cuore. Migliaia di poesie di
-suoi concittadini, magistralmente ricamate, e piene di perle e di
-gingilli d'oro, passeranno; i suoi canti semplici e schietti, concepiti
-in faccia alla morte e scritti colla punta della spada, resteranno;
-e mentre la critica baderà a notarne i versi scadenti e le frasi
-neglette, essi continueranno a ritemprare dei caratteri, a formar dei
-cittadini, a preparare dei valorosi; e la gloria del poeta crescerà con
-la forza della patria.
-
- *
- * *
-
-Ora il Déroulède si è dato al teatro e ha rivelato una singolare
-potenza drammatica nell'ultimo atto della _Moabite_. Ma per me il suo
-teatro è ancora tanto al di sotto della sua poesia lirica, che mi par
-che si debbano aspettare da lui altri lavori per giudicarlo. Forse egli
-non ci ha ancor dato la misura intera delle sue forze nemmeno nella
-lirica, e perchè il poeta possa sollevarsi ancora, può darsi che l'uomo
-abbia bisogno di ripassare per la prova dell'azione. O fors'anche, come
-molti altri, egli è nato per dare una sola manifestazione originale e
-potente del suo ingegno, e l'ha già data. Auguriamogli che questo non
-sia, e teniamo il giudizio sospeso.
-
- *
- * *
-
-V'è però un giudizio che non occorre di sospendere, ed è quello che si
-riferisce a lui, non poeta, ma uomo. M'immagino che chi ha letto i suoi
-versi desideri di conoscerlo da vicino. Ma qui comincia l'imbarazzo
-del ritrattista. A ciascuno di noi è seguito, almeno una volta nella
-vita, di trovare una persona, di cui le prime parole furono come la
-rivelazione d'una amicizia d'infanzia o d'una parentela sconosciuta;
-una persona, alla quale, dopo il primo scambio d'idee e di sentimenti,
-anche da lontano, ci siamo sentiti avviticchiati come da una simpatia
-del sangue, tanto che vedendola per la prima volta c'è parso di
-rivederla e ci siamo meravigliati, nel riandare il nostro passato,
-di non trovare la immagine sua tra i nostri ricordi più intimi e più
-lontani. Ebbene, se c'è stato chiesto una volta un giudizio su questa
-persona, abbiamo titubato a darlo, per timore che la nostra amicizia
-facesse nascere un sentimento di diffidenza. Ma abbiamo avuto torto.
-Sfoghiamo tutti continuamente tanti rancori e tanta malevolenza, che
-una sola cosa ci può far perdonare: l'abbandonarsi qualche volta,
-senza meschini ritegni, all'espansione dei sentimenti benevoli. E
-chi potrebbe non abbandonarvisi, parlando del Déroulède, dopo averlo
-conosciuto? Io lo vedo ancora il bravo e simpatico poeta scendere
-di carrozza, in una via solitaria di Parigi, e guardata l'insegna
-d'un albergo, cercare intorno l'amico sconosciuto, il quale lo stava
-spiando un po' di lontano, per vederlo bene prima d'andargli incontro.
-Dall'atto con cui chiuse lo sportello della carrozza, riconobbi il
-braccio che gli era stato spezzato sulla barricata di Belleville, e
-subito dopo riconobbi il cuore dell'autore del _Bon gîte_ e del _Petit
-turco_ nel suo abbraccio espansivo ed allegro di soldato e nella sua
-calda parola d'artista. Era bene quella figura che m'ero immaginata
-molte volte, socchiudendo i _Chants du soldat_, e dicendo tra me: —
-Eppure un giorno t'andrò a scovare, dovunque tu sia, mio caro tenente
-dei cacciatori, quand'anche l'aggio dell'oro salisse al venti per
-cento. — Alto come un granatiere della vecchia guardia, asciutto e
-flessibile come una verga d'acciaio, biondo come un inglese, — il
-profilo ardito, gli occhi azzurri e pieni di dolcezza, e la bocca
-risoluta, — vestito con una certa eleganza severa, così, tra soldatesca
-ed artistica, era proprio lui, il _grand avocat et rude soldat_, che
-disegnano sui muri delle caserme i tiragliatori algerini; — signorile
-d'aspetto, ma con le carni un po' arrozzite dai venti delle aperte
-campagne, e con la fronte attraversata da una ruga diritta, che è come
-l'impronta nera delle sventure della patria. Aggiungete, per compiere
-il ritratto, una voce vibrata e metallica di soldato esercitato al
-comando, e la più stretta, la più arrabbiata pronuncia parigina che
-si sia mai sentita sonare dalla chiesa della Maddalena alla piazza
-della Bastiglia. E che _bon enfant_, che ammirabile originale nel
-significato nobile della parola! Parla, con una rapidità che si stenta
-a capirlo, tre ore di fila, senza che mai il suo discorso si stemperi
-in chiacchiera; gaio, vivo, fresco, al levarsi da letto come al levarsi
-da tavola, sempre ad un modo. Racconta le sue avventure più terribili
-di soldato come racconterebbe delle scappatelle di collegio, con una
-semplicità amabilissima, colorendo le scene più orrende della guerra
-d'una certa pietà affettuosa e virile che non si trova se non nelle
-anime che uniscono all'intrepidità la dolcezza, e in cui il coraggio
-non nasce da un disprezzo scettico della vita, ma da un sentimento
-profondo del dovere e da una passione ardente per una grande idea. Da
-ogni sua parola traspira la bontà e la gentilezza dell'animo. Non gli
-passa un'ombra sul viso che tradisca un pensiero ch'egli non voglia
-esprimere, o uno di quei leggerissimi turbamenti dell'animo di cui non
-si osa dire la cagione. Il suo viso è sempre aperto e trasparente,
-in modo che gli si legge fin nel più profondo dell'anima. Mai che
-gli sfugga dalla bocca una parola amara contro a chi che sia o a
-qualsiasi proposito. Parlando, ha tutti quei gesti simpatici delle
-persone affettuose ed espansive, e cercano la spalla e il braccio di
-coloro a cui parlano, ed è carezzevole e festoso come un ragazzo.
-Gli si può ripetere qualunque più acerba critica dei suoi lavori
-letterarii, letta od intesa, che il suo viso rimane sereno e ridente
-come all'udire una lode, tanto è poca cosa in lui l'orgoglio artistico
-in confronto al sentimento del patriotta. E a sentirlo parlare così
-precipitosamente, mutando discorso a ogni tratto, si sospetta sulle
-prime un po' di leggerezza. Ma non si tarda a scoprire un'armonia
-inalterabile fra tutti i suoi sentimenti e tutte le sue idee, e un
-fondamento morale solidissimo sotto gli uni e le altre. Per quanto
-cangi discorso, tutti i suoi discorsi finiscono col ricadere sopra un
-argomento unico: la sua patria. Egli s'è risolutamente tracciata la
-via. S'è proposto di consacrare tutte le sue forze al risorgimento del
-suo paese; non scriverà mai una parola che non sia diretta a quello
-scopo; drammi, lirica, novelle, polemica, ogni cosa sarà ispirata a
-quell'idea. Concetti di commedie satiriche gli passano per la mente,
-e strofe di poesie amorose, e capricci poetici d'ogni natura; egli
-mette tutto da un lato. Vuole che la sua arte, il suo nome, per quello
-che valgono, significhino una cosa sola: non facciano che l'ufficio
-d'una spada e d'una tromba di guerra. Capisce che dovrà sacrificare
-a questo proponimento molte soddisfazioni d'artista; ma non gliene
-importa. Per la stessa ragione tiene il suo cuore libero da ogni
-affetto, fuorchè da quello della sua famiglia, e sottopone tutti i
-suoi disegni per l'avvenire a una condizione che gli è sempre presente
-allo spirito: — Se non sarò ucciso. — E ha inflitti nell'aspetto e
-nei modi qualcosa di singolare, come l'espressione di una leggerezza
-fisica e morale, simile a quella del viaggiatore che passeggia nelle
-sale della stazione, dopo aver preso il suo biglietto e spedito i suoi
-bagagli, sciolto da ogni impiccio, libero da ogni pensiero, preparato a
-partire al primo momento. Anche quando parla più caldamente dell'arte,
-della gloria, della famiglia, si capisce che in nessuna di quelle cose
-ha fondato la sua esistenza, che a nessuna soddisfazione, o speranza
-di soddisfazione, si lascia andar tutto intero con quell'abbandono
-cieco delle nature artistiche, nate a godere, che adorano la vita.
-Eppure in fondo a questo appassionato amor di patria, non ha ombra
-di _chauvinisme_. L'odio di cui parla nei suoi canti è un odio di
-soldato, non d'uomo; la sua avversione per la Prussia non è che un
-amore rovesciato; le nature come la sua non possono odiare. — Io non
-odio la Prussia — dice; — amo la Francia. Venero un sincero e ardito
-patriotta prussiano. Ciascuno deve amare la sua patria. — E così
-riguardo alle recriminazioni di certi francesi contro l'Italia, ha
-una sola cosa a dire: — Voi italiani dovevate essere prima di tutto
-italiani. — Non c'è caso di coglierlo in contraddizione sopra nessun
-argomento. In arte, in politica, in morale, tutte le sue idee sono
-concatenate, e tutte ugualmente nette nella sua mente e radicate nella
-sua coscienza. E di tutto s'è occupato con amore. Bisogna sentire
-gli studi psicologici che ha fatto sui soldati, i mille ragionamenti
-che ha messo insieme, le mille industrie ingegnose che ha trovate per
-metter coraggio ai pusillanimi, per ridurre i ribelli, per far entrare
-l'idea della patria e del dovere nella testa agl'ignoranti; i piccoli
-stratagemmi di guerra, da comandante di plotone, che ha escogitati;
-il lavorìo di cervello che ha fatto per inventare dei piccoli rimedi e
-dei piccoli comodi per i malati e per i feriti; le storie meravigliose
-che ha immaginate per rallegrare la fantasia e sostener l'animo dei
-suoi soldati africani in mezzo alla tristezza dei bivacchi invernali:
-tanta roba da farne una piccola biblioteca istruttiva ed educativa per
-un esercito. Così nelle discussioni letterarie, aiutato da una memoria
-felicissima, ammonta citazioni, osservazioni e confronti con una
-abbondanza e una furia da sbalordire, esponendo opinioni discutibili,
-senza dubbio, ma tutte sue, e coscienziosamente meditate, benchè paia
-che gli sboccino sul momento; e sostenute, se occorre, con una così
-impetuosa facondia che si rimane prima sopraffatti che persuasi, e
-ammirando quella sua bella vivacità giovanile, si dimentica che s'ha
-un'idea contraria da difendere. Ma non è mai tutto letterato, come
-non è mai tutto soldato: lo spirito lo tien lontano dalla pedanteria,
-come la gentilezza del cuore e l'educazione squisita dalla petulanza
-soldatesca. Gentiluomo e buon ragazzo, franchissimo nel dir quel
-che pensa senza ferir l'amor proprio di nessuno, arrendevole senza
-affettazione di cortesia, confidente ed affabile con tutti, quando
-entra lui in un salotto o in un crocchio, par che ci entri una
-fiatata d'aria viva, che porti il mormorio allegro d'un reggimento
-accampato. Quella sua parola ardente e colta, quell'entusiasmo di
-poeta e di zuavo, quell'allegrezza giovanile, quell'aspetto di bontà e
-di forza, attirano le simpatie di tutti, e disarmano le più accanite
-gelosie letterarie. A stargli insieme, a sentirlo parlare, ci si
-sente presi da un grande ardore di lavorare, di muoversi, di fare,
-andando diritto dinanzi a sè nella vita, come lui, cogli occhi fissi
-a una meta, senza soffermarsi, senza voltarsi mai nè a sinistra nè a
-destra, non lasciando un'ora di riposo nè allo spirito nè al corpo,
-non abbandonando mai l'anima nè a uno scoraggiamento nè a un dubbio.
-Così egli vive, parte nello studio, parte nella società, passando
-dalla sua villa solitaria nel salotto affollato della signora Adam,
-dalla _Comédie Française_ alla caserma de' suoi antichi compagni
-d'armi, dalla biblioteca al banchetto d'artisti, recitando versi per
-tutto, provocando e accettando discussioni a qualunque proposito,
-abbozzando poesie a tavola, fantasticando scene di commedie sulla
-strada ferrata, studiando l'italiano in carrozza nei giornali
-comprati sui _boulevards_, mandando innanzi insieme tre grandi lavori
-drammatici, leggendo tutto il leggibile, andando da per tutto dove
-c'è una idea da attingere o una bella emozione da provare. E quando
-lo si è accompagnato per tutta intera una di queste giornate, e
-avendolo udito parlare per dieci ore, non gli si è mai sentito dire
-una parola malevola, nè profferire un giudizio avventato; ma lo si è
-trovato sempre logico e amorevole, — pronto a sentire le tristezze e le
-allegrezze di tutti — fermo nei suoi principii come una colonna sul suo
-piedestallo, vivo che par che abbia un diavolo per capello, e buono fin
-nel midollo delle ossa, — non si può a meno di ammirarlo e d'amarlo.
-Egli dà l'idea d'un francese d'un tempo avvenire, — che abbia serbato
-tutte le buone qualità e perduto tutti i difetti del suo popolo. È
-impossibile ad un italiano trovare un altro figliuolo della Francia
-che gli faccia sentire più fortemente di lui la fraternità di sangue
-che lega le due nazioni «così ben fatte per intendersi» come disse
-Garibaldi, e «per amarsi» come disse il Manzoni.
-
-Notevoli in special modo sono le sue idee in fatto di poesia. I suoi
-due poeti preferiti sono il Corneille e il Musset: chi ha letto le
-sue poesie se ne rende ragione alla prima: il Corneille, perchè è
-il poeta dell'idea del dovere e dell'onore, dell'eroismo e della
-gloria, un educatore di caratteri — «il padre del grande coraggio»,
-— il gran soldato dell'arte, nella cui voce si sente lo strepito
-d'armi d'un esercito e come il soffio stesso dell'immenso petto della
-patria; il Musset per la vena ricca e fluida dell'ispirazione, per
-la negligenza piena di grazia, per la poesia facile e chiara che gli
-zampilla dall'anima come un'acqua argentina da una roccia. Non si
-può dire però ch'egli abbia imitato chi che sia. Nell'arte, come dice
-egli medesimo in uno dei suoi drammi, _on n'y devient quelqu'un qu'en
-imitant personne_. Il suo studio primo e costante è stato d'esser
-semplice e chiaro. Perciò s'è proposto di bandire dalla poesia, quanto
-gli fu possibile, il linguaggio poetico convenzionale. Per me, egli
-dice, la poesia dovrebb'essere eletta prosa misurata e rimata. Bisogna
-intendersi, certamente. Tutto si può dire poeticamente senza adoperare
-una frase che non sia propria del dignitoso e corretto linguaggio
-parlato. Tutto ciò che si scosta da questo linguaggio, in poesia, può
-essere bellezza, ricchezza, eleganza, splendore; ma nuoce all'efficacia
-immediata del sentimento o del pensiero che esprime. Si cerchino pure
-nei più grandi poeti le strofe più splendide e i versi più potenti:
-si troverà sempre che sono i più semplici; non solo, ma quelli in cui
-una idea luminosa o un sentimento sublime sono espressi con le parole
-più usuali, con la frase che tutti avrebbero adoperato spontaneamente
-per esprimere quel sentimento o quel pensiero, se l'avessero avuto.
-La così detta frase poetica non ha che un valore di convenzione, un
-valore puramente letterario; quindi non il massimo dei valori: la
-sua potenza non è intima e assoluta, quindi non va dritta all'anima
-umana; non ci vanno che le espressioni che ne conoscon la via, che
-son la veste spontanea e necessaria del pensiero nella vita reale,
-e che — lo vediamo bene — bastano a tutti ed a tutto, e agiscono
-egualmente su tutti. La poesia — che è una lingua che il mondo intende
-e che nessuno parla — dovrebbe essere sottoposta, dentro al ritmo, a
-tutte le condizioni di spontaneità e di logica a cui va soggetto il
-linguaggio comune; essere tale da far parere, ascoltando il poeta,
-che quello sia il suo modo naturale di parlare, irresistibile, senza
-bisogno di sforzo nè d'artifizio. E l'unire così una semplicità nuda
-ad una spontaneità massima e a una eleganza che consista nel contorno
-e non nell'ornamento, è ben altrimenti difficile, richiede uno studio
-assai più rigoroso e un gusto assai più delicato, di quello che occorra
-per servirsi accortamente d'una immensa collezione di frasi e di modi
-coniati e faccettati espressamente per essere incastrati nei versi. —
-Tutto ciò è indiscutibilmente vero riguardo alla poesia popolare, che è
-quella del Déroulède. Per questo egli dice che studia la lingua della
-poesia nei grandi prosatori francesi; e impara a far dei versi dal
-Pascal e dal Bossuet. E cerca costantemente di dare alle sue poesie una
-forma che le renda facili ad esser ritenute: vuole che ogni pensiero e
-ogni sentimento sia chiuso in un verso o al più in un distico, in modo
-da stamparsi nella mente alla prima lettura, e poter esser citato di
-passata, e diventare, come diceva il Rossetti, _ripetuta sentenza_;
-che ciascuna strofa formi un periodo e corrisponda un verso ad ogni
-proposizione; che tutte le rime si sentano nettamente, e segnino
-quasi l'accento del pensiero; che tutta la poesia suoni e splenda e
-sia limpida da un capo all'altro, come una lastra di cristallo. Cerca
-quello che raccomandava il Voltaire: — _Voyez avec quelle simplicité
-notre Racine s'exprime toujours. Chacun croit, en le lisant, qu' il
-dirait en prose tout ce que Racine a dit en vers: croyez que tout ce
-qui ne sera pas aussi clair et aussi simple, ne vaudra rien du tout._
-
-In politica le sue idee sono egualmente nette. È repubblicano, e non
-ha fede che nella repubblica; ed ha per il popolo quella simpatia
-affettuosa che nutrono tutte le anime nobili per chi soffre e lavora.
-Ma non si lascia dominare dal sentimento poetico nei suoi giudizi
-intorno all'avvenire della società umana. In questo va d'accordo con lo
-Zola, che se la piglia coi poeti dell'_humanitairerie_, i quali sognano
-un avvenire impossibile di prosperità e di pace universale, e credendo
-di far del bene col mostrare di crederci, non fanno che sciupare le
-proprie forze per mantenere un'illusione funesta. Io capisco, dice, che
-predichino contro la guerra coloro che non hanno terre conquistate nè
-concittadini rubati con la forza, da liberare e da riconquistare con
-quella medesima forza: le anime generose e dolci hanno sempre sognato
-un avvenire senza eserciti e senza battaglie. Ma è anche tanto più
-facile il ritrovare e il ravvivare nell'uomo il sentimento dell'orrore
-del pericolo, che suscitare o conservare in lui il sentimento del
-coraggio! Un grande merito della civiltà moderna è d'aver creato degli
-eserciti nazionali, in cui senza paga, senza bottino, senza speranze,
-senza interessi positivi di nessuna sorta, migliaia e migliaia di
-contadini vanno docilmente a farsi uccidere per il loro paese. Anche
-a me, alla vista di un campo di battaglia, si inumidiscono gli occhi
-di lacrime; ma son più lacrime di ammirazione che di pietà. Non c'è
-cosa più nobile del sacrificio, e il sacrificio della vita essendo
-il più grave a compiersi, mi par che non ci sia nulla al mondo di
-più ammirabile che questo grande consenso popolare che fa pagar senza
-rivolta l'imposta del sangue a tutta una nazione, della quale una metà
-appena sa che cosa sia la patria, e nove decimi non sanno che cosa
-sia la gloria, e non l'avranno mai. Certo gli umanitari non predicano
-nè la fiacchezza nè la viltà; quello che essi vogliono non è che si
-_faccia male_ la guerra; ma che non si faccia più; e a questo voto
-direi volontieri: così sia. Ma così non sarà mai disgraziatamente....
-o fortunatamente forse. Perchè il giorno in cui l'Europa, incivilita
-come gli umanitari la sognano, avesse perduto quel resto di barbarie
-che si chiama il coraggio militare, dei veri barbari verrebbero da
-altri continenti a dimostrarle che è stata imprudente. Ciò che forma
-ancora la vitalità della nostra vecchia Europa, è che noi sappiamo
-ancora farci uccidere. Il giorno in cui non vorremmo più che vivere e
-viver bene: _finis nostrum!_ — Son le opinioni del maresciallo Molke:
-le riferisco e non le discuto. Ma sono opinioni che non tolgono a chi
-le professa d'essere umanitario quanto gli umanitari più pacifici,
-poichè la differenza che passa tra gli uni e gli altri non è, in fondo,
-differenza di affetti e di desiderii, ma differenza di speranze; e
-forse non c'è neppur questa: c'è forse in tutti una stessa dolorosa
-certezza, che gli uni, più forti confessano arditamente, e di cui gli
-altri, più miti di natura, han bisogno di consolarsi con la fantasia:
-quistione di _veristi_ e d'_idealisti_, come nell'arte.
-
-Quanto alla religione, egli ha fatto una dichiarazione esplicita nella
-prefazione della _Moabite_: — Sono repubblicano e religioso. — Ma come
-religioso? E una di quelle domande, si capisce, che non son lecite
-se non ad un'antica amicizia. Un altro critico del Déroulède cercò di
-ricavare la definizione del suo sentimento religioso dai suoi versi.
-Ma il sentimento religioso del poeta non è sempre quello dell'uomo.
-Nel poeta, eccitato dalla passione, una tendenza del cuore si cangia
-facilmente in un'affermazione del pensiero: la fede che è nei suoi
-versi non è sempre tutta nella sua coscienza. Io non so se quella
-del Déroulède sia fede vera, o quello stato della coscienza comune al
-maggior numero, nei quale tien luogo della fede una speranza grande e
-confusa, in cui il pensiero si riposa vagamente; una speranza, intorno
-alla quale ci s'affollano continuamente mille argomenti favorevoli
-e contrarii, tra cui, dopo una discussione rapidissima, diamo quasi
-sempre la preferenza ai favorevoli; speranza che i più piccoli
-avvenimenti della vita ravvivano e illanguidiscono con una vicenda
-incessante, e ch'è tenuta viva in special modo dal bisogno che sentiamo
-tutti di aprire un avvenire infinito, nel nostro pensiero, agli affetti
-di cui viviamo. Il certo è che nella sua idea della morte c'è qualche
-cosa d'azzurro e di bianco che rischiara e conforta l'animo. I suoi
-soldati muoiono «con l'amore nell'anima e col cielo negli occhi.» In
-tutti i suoi pensieri, in tutte le sue immagini, così nella poesia che
-nel discorso, c'è come una tendenza ascensionale verso un _più spirabil
-aere_, che solleva il cuore e la mente. Si può dissentire da lui su
-tutto e per tutto, ma, lasciandolo, s'è contenti di aver discusso con
-lui; ci si sente come una chiarezza intima, che dispone alla bontà
-e alla gentilezza; e ci pare che si sia allargata la strada per cui
-camminiamo, e allontanato l'orizzonte che ci si stende dintorno.
-
-Caro e nobile giovane! Mi par sempre di vederlo venir su per la
-strada della sua villa di Croissy, lungo la Senna, stretto nel suo
-lungo soprabito soldatesco, e preceduto da due enormi cani levrieri;
-e di sentirgli fare i suoi esercizi di lingua italiana pronunziando
-costantemente _santò_ invece di _cento_, senza il più lontano
-sospetto di non pronunziar bene. Nel suo piccolo studio, in mezzo a
-un'elegante collezione di libri, si ritrovano tutti i suoi ricordi
-più preziosi; i fiori mandati a sua madre dai campi di battaglia, la
-palla estratta dal petto di suo fratello, i pezzi d'osso caduti dal suo
-braccio, gli occhiali verdi d'ebreo polacco che servirono a coprire lo
-scintillamento pericoloso dei suoi occhi di zuavo, nella fuga dalla
-Germania. Un particolare curioso: il suo avo materno e il suo avo
-paterno, di cui conserva delle memorie in un quadretto, si trovarono
-insieme, volontari tutti e due, alla battaglia di Valmy. Il suo studio
-di poeta è tutto pieno dei suoi ricordi militari; si mette la mano
-tra i volumi del Corneille, e si trova un trattato di tattica; si
-sfogliano i suoi scartafacci pieni d'appunti sulla Bibbia, e si scopre
-la fotografia d'un _turcò_; si scompongono le sue prove di stampa, e
-salta fuori una pipetta da soldato. Il luogo è bello e raccolto: dalla
-finestra si scoprono i tetti di Bougival, dove seguì un combattimento
-accanito durante l'assedio, e si vedono scivolare i barconi e i
-vaporini sulla Senna, che in quel punto è silenziosa e verde che par
-il lago d'un giardino. In quella piccola stanza egli passa la maggior
-parte del suo tempo, e accanto a sua madre, che sta tutto il giorno in
-una sala a terreno, distesa sopra un letticciuolo, e rivolta verso la
-porta da cui si vede il fiume. Non si trovan parole abbastanza pietose
-e riverenti per esprimere il senso che si prova vedendo per la prima
-volta quella santa donna, immobile come una statua, e tormentata da
-continui dolori, ma ancor piena di coraggio, e sempre sorridente coi
-suoi grandi occhi neri e dolci, in cui pare che si sia rifugiata tutta
-la sua bell'anima di madre e di martire. Vengono sulle labbra certi
-versi inediti del suo figliuolo:
-
- Bonjour, maman! O nom sacré!
- Premier mot des premiers langages
- Qu'à travers le monde et les âges
- Le genre humain ait proféré!
- Mère est un beau nom, un nom grave;
- Mais dans son élan sans entrave
- L'autre en dit tant, si simplement:
- Bonjour, maman!
-
-Quel che la tiene in vita è il vedere i suoi figliuoli giovani, pieni
-di speranze, e amati da tutti, che le stanno intorno e le parlano con
-una venerazione religiosa. Coi suoi grandi occhi amorosi e sorridenti
-essa segue ogni loro movimento, dice tutto quello che la sua bocca non
-può dire, consiglia, incoraggia, rasserena: riempie l'anima loro col
-proprio sguardo. Quanti ricordi si vedono passare in quelle pupille!
-Tutta la storia dei suoi figli vi si manifesta a lacrime e a lampi
-dalla rappresentazione di _Juan Strenner_ alla ferita di Sédan, da
-Breslau ad Algeri, da Algeri alla barricata di Belleville; e tra le
-varie espressioni di pietà e di tristezza, v'appare sempre un'alterezza
-serena, che le viene dalla coscienza d'aver dato alla patria tutto quel
-che poteva, d'aver adempiuto nobilmente tutti i suoi doveri di madre
-e di cittadina, e d'essere venerabile e sacra. Nei giorni ch'ero là,
-arrivò da un lungo viaggio in Oriente il suo figliuolo Andrea, capitano
-d'artiglieria. Li ho veduti più volte tutti e due inginocchiati accanto
-al letto, con la bocca inchiodata sulle mani tremanti della loro madre;
-— lo zio Augier, appoggiato alla spalliera del letto, li guardava, muto
-e commosso; — e una sua sorella suonava il pianoforte per distrarre
-l'inferma. C'eran tutte le più belle e le più grandi cose umane in
-quel quadro: l'amor di patria, l'amor materno, l'eroismo, la sventura,
-la poesia, la gloria; — e tutto pareva anche più bello e più grande,
-perchè era rischiarato da una speranza immortale. Amabile e gloriosa
-casa! Non vi si può entrare senza inchinarsi, non si può lasciare senza
-piangere, non si può ricordare senza benedirla.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Alfonso Daudet Pag. 1
- Emilio Zola polemista » 51
- Emilio Augier e Alessandro Dumas » 107
- L'attore Coquelin » 173
- Paolo Déroulède » 227
-
-
-
-
-DELLO STESSO AUTORE:
-
-
- _La Vita Militare_, 1868. (Nuova edizione, completamente
- rifusa. Milano. Treves, 1880). 2.ª impressione.
- _Ricordi del 1870-71._ (Firenze. Barbéra, 1872). 4.ª ediz.
- _Spagna._ (Firenze. Barbéra, 1873). 6.ª ediz.
- _Novelle_. (Milano. Treves, 1881). Seconda impressione della
- nuova edizione del 1878 riveduta e ampliata.
- _Ricordi di Parigi_. (Milano. Treves, 1879). 4.ª edizione.
- _Ricordi di Londra_. (Milano. Treves, 1874). 7.ª ediz.
- _Pagine sparse_. (Milano. Tip. Lombarda, 1875). 5.ª ediz.
- _Marocco._ (Milano. Treves, 1876). 8.ª ediz.
- — Edizione illustrata. (Milano. Treves, 1879).
- _Costantinopoli._ (Milano. Treves, 1877). 10.ª ediz.
- _Poesie._ (Milano. Treves, 1881). 2.ª edizione.
-
-DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:
-
- _Cuore._
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI ***
-
-***** This file should be named 60069-0.txt or 60069-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/0/0/6/60069/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
diff --git a/old/60069-0.zip b/old/60069-0.zip
deleted file mode 100644
index 6d4ccb0..0000000
--- a/old/60069-0.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/60069-h.zip b/old/60069-h.zip
deleted file mode 100644
index 9a4d083..0000000
--- a/old/60069-h.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/60069-h/60069-h.htm b/old/60069-h/60069-h.htm
deleted file mode 100644
index 28798aa..0000000
--- a/old/60069-h/60069-h.htm
+++ /dev/null
@@ -1,8183 +0,0 @@
-<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
-"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd">
-
-<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it">
-<head>
- <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" />
- <title>
- Ritratti letterari, di Edmondo De Amicis
- </title>
- <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" />
- <style type="text/css">
-body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
-
-p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;}
-.center {text-align: center; text-indent: 0;}
-.title {text-align: center; font-size: 110%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;}
-
-div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;}
-div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;}
-div.titlepage p {text-align: inherit;}
-div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;}
-div.verso p {text-align: inherit;}
-div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
-
-div.opere {margin: 4em 5%; page-break-before: always; font-size: 95%;}
-
-h1,h2 {text-align: center; font-style: normal;
-font-weight: normal; line-height: 1.5;}
-h1 {font-size: 150%;}
-h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;}
-
-span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;}
-
-hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;}
-hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;}
-hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;}
-@media handheld {
-hr.silver {display: none;}
-}
-
-.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;}
-
-.pad6 {margin-top: 6em;}
-.pad2 {margin-top: 2em;}
-
-.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;}
-
-.small {font-size: 85%;}
-.large {font-size: 115%;}
-.x-large {font-size: 130%;}
-.main-t {font-size: 200%;}
-
-ul {list-style-type: none; line-height: 1.2em;}
-li {margin-left: 1.5em; text-indent: -1.5em;}
-sup {vertical-align: .3em;}
-sub {vertical-align: -.5em;}
-
-table {margin: auto; border-collapse: collapse;}
-.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;}
-.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;}
-.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;}
-
-.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
- margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
-.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;}
-.tnote p {padding: 0 1em;}
-.covernote {visibility: hidden; display: none;}
-@media handheld {
- .covernote {visibility: visible; display: block;}
-}
-
-.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;}
-.stanza {margin: 1em auto;}
-.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
-.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;}
-.poem p.i06 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 2em;}
-
- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Ritratti letterari
-
-Author: Edmondo De Amicis
-
-Release Date: August 6, 2019 [EBook #60069]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-RITRATTI LETTERARI.
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-EDMONDO DE AMICIS
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-<i>Ritratti Letterari</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Seconda edizione.</i>
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="small">MILANO</span><br />
-FRATELLI TREVES, EDITORI<br />
-<span class="small">1881.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Tip. Treves.
-</p>
-
-<p>
-<i>Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge
-e dalle convenzioni internazionali per riservare tutti i diritti di
-proprietà letteraria e di traduzione.</i>
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="daudet">ALFONSO DAUDET</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il Daudet è lo scrittore francese più popolare
-in Italia dopo lo Zola. Molti, anzi, li mettono alla
-pari, e le nature miti antepongono all'autore dell'<i>Assommoir</i>
-l'autore del <i>Nabab</i>, naturalista meno
-spietato. La differenza che passa fra loro è più
-nell'indole che nell'arte. Nell'arte impiegano
-tutti e due quella stessa «formola scientifica»
-che va predicando lo Zola; procedono quasi
-egualmente nell'analisi degli avvenimenti e dei
-personaggi; tengono lo stesso andamento, e
-quasi la stessa maniera di ripartizione nella descrizione,
-che è grandissima parte, e si potrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-dire il fondo, dei romanzi di tutti e due; ed hanno
-somigliantissima la condotta del dialogo, benchè
-in quello del Daudet ci sia di più «l'accento e
-il gusto» della commedia. Alle volte, anzi, leggendo
-il Daudet, si ha per parecchie pagine un'illusione:
-si scorda lui e par di leggere l'altro,
-tanto il colore delle immagini, l'efficacia dei particolari
-più minuti, e il giro dei periodi, monchi
-dei verbi, e ingegnosamente cadenzati, son simili a
-quelli dello Zola. Ma in capo a poche pagine, vien
-fuori una pennellata, una nota musicale, un sorriso,
-che fa dire: no, è il Daudet. Lo stile dello
-Zola, come dice egli stesso, è più geometrico;
-quello del Daudet più snello e più di vena, ed
-anche più impennacchiato, che è pure il difetto
-che lo Zola trova nel proprio. Ci sono pagine del
-<i>Nabab</i> e dei <i>Rois en exil</i> che danno l'immagine
-di mazzi di fiori, o di fasci di zampilli percossi
-dal sole, o di quelle stoffe orientali rabescate d'oro
-così fittamente, che quasi non vi appare più il
-colore del tessuto; grandi periodi ondulati e sonori,
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-qualche volta precipitosi, che travolgono il
-lettore, e sembrano sgorgati dalla bocca d'un oratore
-nel momento più ardente dell'improvvisazione;
-quantunque il Daudet non fatichi e non si
-tormenti meno dello Zola per dar forma al proprio
-pensiero. La descrizione dello Zola va più
-addentro alle cose; quella del Daudet è più vivace
-e meno diffusa, e senza dubbio meno grave
-al comune dei lettori. Lo Zola si compiace di
-provocare e di ferire in chi legge quella delicatezza
-di senso che a lui sembra prodotta da un
-concetto della convenienza artistica, falso e dannoso
-all'arte; il Daudet è meno brutale, usa dei
-riguardi, non credo per proposito, ma per effetto
-della natura propria ripugnante dagli eccessi. A
-ciò forse allude lo Zola quando dice, non senza
-malizia, a mio credere, che il Daudet ha più di
-lui quello che ci vuole per piacere alla maggioranza
-dei lettori. Lo Zola è più padrone di sè;
-il Daudet, di natura più meridionale, riesce meno
-a domarsi; fa capolino dietro ai suoi personaggi,
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-interviene a giudicare, si lascia sfuggire delle approvazioni
-gioiose e degli sfoghi d'indignazione;
-non è sempre così impassibile e velato come quell'altro.
-In questo si ammira di più lo sforzo d'una
-mente poderosa e paziente; nel Daudet la spontaneità
-d'una natura ricca e geniale. Il Daudet
-è più amabile, lo Zola più potente; e lo prova il
-fatto che quello ritrae in qualche cosa da questo,
-e in specie negli ultimi lavori, ne porta qua e là,
-benchè vaga, l'impronta; mentre lo Zola, se pensa
-spesso, scrivendo, al suo rivale (com'io credo),
-non ne dà segno. Il naturalismo del Daudet è
-meno nero di quello dello Zola, perchè ha il colore
-della natura simpatica dell'artista: perciò il Daudet
-è più caro agli ottimisti e ai benevoli. Per quanto
-siano corrotti e scellerati la maggior parte dei
-personaggi, e tristi gli avvenimenti, pure il sentimento
-generale e durevole che ci lasciano i suoi
-romanzi, non è mai proprio sconsolante: a traverso
-al loro ordito di color fosco, si vede sempre
-un po' di barlume d'azzurro. È perchè nei romanzi
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-del Daudet tengono una più grande parte
-quei «personaggi simpatici» che lo Zola appunto
-rimprovera agli autori drammatici, e che
-rimprovererebbe al Daudet medesimo, se la sua
-condizione di romanziere rivale, e perciò sospetto
-di gelosia, non gl'imponesse dei riguardi; è perchè
-il Daudet fa nei suoi romanzi una contrapposizione
-di buoni e di cattivi genii più soddisfacente,
-e per le proporzioni e per la forza,
-all'istinto generoso che ci porta a credere al bene;
-perchè, infine, egli fa un più largo campo, nei
-suoi libri, a quanto c'è di buono e di nobile nell'anima
-umana. Il Daudet vede il mondo meno
-scuro; dev'essere stato più felice che lo Zola nella
-sua vita, o avere una di quelle nature, sulle quali
-il dolore ha meno presa. Non vela il male; ma
-un poco, sia pure leggerissimamente, abbellisce il
-bene. È più affettuoso dello Zola: ha novelle e
-commedie riboccanti di affetto tenerissimo da un
-capo all'altro; e credo appunto che sia l'esempio
-potente dello Zola quello che gli fece mettere un
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-po' più di nero sul roseo nei suoi ultimi scritti.
-Ed ha anche un'arte, se si può dire, più giovanile
-che lo Zola: gioca più di sorpresa, è più teatrale,
-più capriccioso nel rompere e nel riannodare le
-fila del romanzo, procede più a sbalzi, si abbandona
-più liberamente ai grilli della fantasia, e volteggia,
-e canta, e celia anche più sovente, e di
-miglior umore che lo Zola; fino a convertire,
-come fa qualche volta, i ritratti e le scene comiche
-in caricature. Lo Zola ha più di lui un
-qualche cosa di grave, di largamente basato e di
-macchinoso, che è nel Balzac. Bacone, applicando
-la sua sentenza sulle differenze dei libri, direbbe
-che i romanzi dello Zola si masticano e quelli del
-Daudet si inghiottiscono. Lo Zola è un formidabile
-artista, senza dubbio; ma bisogna riconoscere
-che ha un meraviglioso tocco di pennello anche
-questo fiammeggiante provenzale del Daudet. Lo
-Zola ha sviscerato più profondamente la natura e
-i costumi del popolo. Ma quel turbinìo vertiginoso
-e sonoro della vita elegante di Parigi, quella
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-corsa sfrenata di donnette, di giovani scapigliati, di
-vecchi libertini, di scrocconi, di principi banditi e
-di ciarlatani, dall'alcova alla cena, al teatro, all'ippodromo,
-alla borsa, alla rovina, tra le bricconate
-e le buffonate e il lusso impudente e la stupida
-spensieratezza e le baraonde matte, nessuno l'ha
-descritto con un linguaggio più rapido, più variopinto,
-più trillante, più indiavolato, più proprio
-alla terribile leggerezza dell'argomento, che il
-Daudet. Egli non saprebbe forse descrivere il
-<i>train train</i> della vita di tutti i giorni con la potenza
-dello Zola, che è più rigorosamente metodico,
-e sente più fortemente il particolare minuto;
-ma per contro ha certe cose sue proprie, in cui
-è maestro: narrazioni rapide d'avvenimenti drammatici,
-che schizzano fuoco, descrizioni abbarbaglianti
-e tumultuose, e scene comiche che strappano
-le risa dalle viscere, e certi abbandoni e divagamenti
-poetici che paion sogni, d'una grazia
-e d'un sentimento che innamora. E che belle opposizioni
-di caratteri iniqui, onesti, bizzarri e
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-ameni; che stupenda screziatura di tinte fosche e
-di tinte rosate e di scintillamenti argentini nei
-suoi romanzi! Non si scordano più il Duca di
-Mora e Nabab, Séphora la bottegaia e Federica la
-regina, quel fanatico e generoso legittimista del
-Maubert e quell'abbominevole fantoccio di Cristiano
-II, e Sidonia, la perla falsa, e Clara, la
-perla vera, e l'illustre signor Dolabelle, tipo dei
-commedianti spiantati e presuntuosi, e Tom Lévis,
-tipo dei ruffiani principeschi, e quel nobilissimo
-e strano carattere dell'abate Germane, e
-quella povera e adorabile madre di Jansoulet.
-Certo il Daudet è un verista; ma quanti sdruci
-non fa nella teoria dello Zola! Anche lui, come
-dice il Goncourt, sente spesso il bisogno di
-sfuggire al reale, o piuttosto vi sfugge senz'avvedersene,
-forzato dalla sua natura poetica e affettuosa,
-e fa delle <i>culbutes dans le bleu</i>, e che
-<i>culbutes</i>! Fa quell'angelo purissimo di <i>Désirèe</i>, che
-sembra sbocciata dalla fantasia del Lamartine, e la
-famiglia di Joyeuse, che par tagliata netta da un
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-romanzo di Carlo Dickens, e la virtù tutta di un
-pezzo della regina d'Illiria, e il fratello Jacques,
-d'una bontà più che umana; creature che non
-possono quasi comprendersi nemmeno in quella
-<i>realtà poetica</i> fino alla quale spinge le sue concessioni
-lo Zola. Ma che importa? Quel che ci perde
-in rigore il verismo, lo guadagna lui in simpatia.
-In tutti i suoi romanzi, ed anche nei più brevi
-suoi racconti, si sente ad ogni pagina il profumo
-d'un'anima nobile e gentile, che serba la sua bella
-serenità anche nella pittura dei più orrendi vizi,
-che sente la bellezza fin nelle più intime fibre,
-che vibra potentemente per ogni idea grande e
-per ogni grande affetto; aperta e limpida, piena
-di pietà per tutti i dolori, dominata da un sentimento
-netto e profondo del bene e del male, dotata
-d'un senso comico originale e simpatico che
-non si esprime nella risata plebea, ma in un sorriso
-fine e grazioso, e canzona amabilmente, senza
-schernire, in modo che ogni anima più delicata
-può sempre farvi eco, sicuro che non riderà mai
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-di nulla di triste e di rispettabile. E il Daudet è
-giovane; forse salirà ancora per molti anni. C'è
-un pericolo non di meno: che per mantenersi il
-favore grande che s'è acquistato, egli sforzi il suo
-ingegno e lo pieghi alla curiosità e al gusto falso
-del pubblico, sia proseguendo la serie dei così
-detti romanzi â <i>allusions</i>, come i suoi ultimi due,
-che è la via più sicura per riuscire a grandi successi
-librarii a scapito dell'arte; sia spingendo anche più
-oltre quell'efflorescenza già soverchia di stile, che
-si nota principalmente nei <i>Rois en exil</i>, e che i
-critici di gusto lamentano, ricordando la bella
-semplicità efficace dei suoi scritti anteriori. È da
-sperarsi che sì arresti su questa china. Frattanto
-egli appartiene a quella famiglia di scrittori, a cui
-è difficile assegnare un grado nella gerarchia degli
-ingegni, perchè la simpatia che ispirano confonde
-gli argomenti del giudizio letterario. Ci sono ingegni
-grandi che preferiamo ai grandissimi, come
-edifizi gentili a enormi palazzi di granito. Perchè
-voler mettere ad ogni costo, anche su di loro, il
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-numero d'ordine? Il meglio è lasciarli in disparte,
-dove si trovano; e questa necessità in cui ci mettono
-di ammirarli in una specie di solitudine, è
-forse il loro più bel titolo di gloria. Il Daudet è uno
-scrittore nato, di quelli, come dice il Foscolo, che
-hanno l'arte nei muscoli e nel midollo delle ossa,
-e la cui potenza risiede in qualche cosa di intimo
-che sfugge all'analisi. Fare i pedanti sull'arte sua,
-ripugnerebbe, come il criticare la forma di un fiore
-o le sfumature d'un'aurora. E in questa manìa
-universale di «uccider l'arte per vedere com'è
-fatta» è grato l'incontrare uno scrittore come il
-Daudet, che abbarbaglia e trascina, e fa piangere
-e ridere, e ci si pianta nel cuore, senza lasciarci
-tempo e modo di tormentar lui e noi coi ferri
-della critica, che tagliano anche dal manico. Noi
-pigliamo il Daudet com'è, con le sue deficienze
-e coi suoi difetti, ad occhi chiusi, facendogli festa
-amorosamente, come a un fratello glorioso. Un
-critico francese disse tempo fa che bisogna contentarsi
-del Daudet perchè non abbiamo dei genii. — E
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-noi ce ne contentiamo — infinitamente.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il Daudet, come la più parte degli scrittori
-celebri di Parigi, vive molto a sè: non va tra la
-gente che per studiare, perchè è uno di quegli artisti
-che si reggono più sopra l'osservazione che
-sopra l'immaginazione; ed è difficile arrivare a lui,
-non perchè faccia l'inaccessibile, ma perchè tra il
-teatro e il <i>Moniteur</i> e i romanzi e gli amici e le
-mosche, ha quasi sempre la giornata presa. È
-come pigliare un biglietto per il <i>Nouvel-Opéra</i>,
-nelle grandi occasioni: bisogna pensarci una settimana
-prima. Sta al quarto piano, malgrado le
-ottanta edizioni del <i>Nabab</i>, in un quartierino che
-guarda sui giardini del Lussemburgo, famosi per
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-convegni d'amanti; piccolo, ma pieno di luce e
-allegro, un vero nido di rondini, da cui si sentono
-appena i rumori della strada, che son rari.
-Non si può immaginare una casa di scrittore che
-corrisponda meglio alla natura dell'ingegno e dell'animo,
-ed anche alla persona del padrone. C'è
-tutta la varietà e la grazia d'ornamenti e di colori
-del suo stile, e la morbidezza della sua indole.
-Son due stanzine raccolte, quelle che io vidi,
-piene di fiori, di piccoli bronzi, d'oggettini giapponesi
-e d'acquerelli, che sul primo momento confondon
-la vista, come certe sue pagine fosforescenti:
-i divani e i seggioloni coperti di antiche
-stoffe a ricami argentati, i libri luccicanti di dorature:
-tutto nitido, piccolo e grazioso. L'amico
-che m'accompagnava mi disse nell'orecchio, accennando
-intorno: — Ci si vede la mano della
-donna. — E infatti non solamente l'aspetto della
-casa, ma qualcosa d'indefinibile che è nella persona
-e nei modi del Daudet fa indovinare la donna
-non solo, ma l'amore. Sono gradevolissimi quei
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-pochi momenti che si passano nella casa d'uno
-scrittore ammirato e simpatico, aspettando la sua
-apparizione. Ogni più piccolo oggetto par che
-contenga la rivelazione d'un segreto del suo ingegno
-e del suo cuore, e si vorrebbe scoprire un
-legame tra il capriccio che gli fece scegliere i
-ninnoli del salotto e il gusto che lo guida nella
-scelta dell'immagine e della frase potente. Si vorrebbe
-frugare per tutto e fiutare ogni cosa. Il visitatore
-piglia l'aspetto d'un ladro domestico che
-cerchi intorno su che cosa ha da fare il suo colpo.
-Mentre appunto stavo facendo il ladro, si sentì
-nell'altra stanza una voce sonora e dolce, si spalancò
-una porta con impeto, e comparve Alfonso
-Daudet.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Non credo che la più appassionata delle lettrici
-del <i>Nabab</i> si sia mai rappresentata, pensando al
-Daudet, una figura più bella e più simpatica della
-sua figura reale. Di statura media, di proporzioni
-giuste, sottile per i suoi trentott'anni, ha una testa
-che potrebbe servire di modello per un Cristo
-a un pittore idealista: una grande capigliatura
-nera ondulata che gli fa ombra alla fronte; gli
-occhi neri, d'una lucentezza e d'una fissità strana,
-che guardano con una espressione dolcissima; il
-viso, perfettamente ovale, d'un color bruno pallido;
-la bocca piccola e benevola, la barba alla
-nazarena, e un naso aquilino della più bella arcatura
-che possa immaginare un pittore. Non
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-posso assicurare che sia il più bel naso della
-Francia, come m'ha detto uno dei suoi ammiratori
-entusiastici; ma veramente, non mi ricordo
-d'aver mai visto un profilo di volto più puro e
-più nobile di quello del Daudet. Ha delle mani
-di donna, un sorriso giovanile che gli rischiara
-tutto il viso, e una voce armoniosa, pastosa, agile,
-abbellita da un tremito leggerissimo, che par che
-venga dal profondo del cuore, e dà un'efficacia
-indicibile alle sue parole, quando egli s'esalta nell'espressione
-d'un bel sentimento. Oltre a questo,
-un modo di muoversi e di discorrere, pieno di
-vivacità e di naturalezza, da buon giovanotto; un
-fare da pittore allegro e cordiale, sorpreso in giacchetta
-in mezzo al disordine dello studio; e una
-certa trascuratezza artistica nel suo vestimento
-nero, che s'addice benissimo alla graziosa mobilità
-della sua figura signorile. A chi non la conoscesse,
-parrebbe piuttosto un italiano o un castigliano,
-che un francese. La sua stessa pronunzia
-non è così serrata e arrotata come quella dei parigini,
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-quantunque tradisca appena il provenzale;
-e la sua voce ha un metallo particolare, un colore
-musicale, come dicono là, rarissimo a trovarsi
-a Parigi. Ora chi ha davanti agli occhi la
-figura nobilissima del Daudet, immagini la strana
-impressione che mi fece, appena fummo seduti
-intorno al caminetto del suo studio, vedergli tirar
-fuori dal taschino della sottoveste e mettersi
-in bocca, con un atto voluttuoso di vecchio fumatore,
-una miserabile pipetta di terra, uno scandaloso
-<i>brûle-gueule</i> da muratore, lungo un dito;
-e dar segno di viva soddisfazione quando gli si
-disse che era <i>admirablement culottée</i>.
-</p>
-
-<p>
-Era una pipa che gli aveva lasciata per memoria
-il povero Flaubert, gran fumatore, il quale si
-faceva fare delle pipe apposta a Rouen. Il Daudet
-(me ne dispiace) fuma come un ottomano, e quello
-che è peggio, è profondamente persuaso che il
-fumare non gli faccia danno; dice anzi che più
-fuma e più lavora, tanto che la sera misura il lavoro
-fatto dalla diminuzione del tabacco nella scatola.
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-Secondo lui, ci sono dei temperamenti sui
-quali il tabacco è affatto innocuo. I suoi confratelli
-credono il contrario: Vittor Hugo, il Dumas, lo
-Zola non fumano; l'Augier ha smesso dopo un
-avvertimento terribile; il Girardin, anni sono, bandì
-la guerra al tabacco, come Urbano VIII; e credono
-i più che derivasse dall'abuso della pipa la
-penosa lentezza con cui lavorava il Flaubert negli
-ultimi anni.
-</p>
-
-<p>
-Il Daudet, però, è grande lavoratore, a dispetto
-della nicotina. Parlò a lungo della sua maniera
-di lavorare. Raccontò come fece a scrivere il <i>Nabab</i>.
-Pazzie! Otto mesi di lavoro furioso, diciotto
-ore al giorno a tavolino, tolti pochi minuti per
-mangiare; intere settimane senza metter piede fuor
-dell'uscio; una sola enorme fiatata dalla prima all'ultima
-pagina. Capiva bene che ci si finiva; ma
-non era più padrone di sè; il diavolo lo portava
-via; avrebbe tirato avanti egualmente, anche con
-la certezza di rimetterci la vita. Fu come un sogno
-febbrile di otto mesi. Nelle poche ore di
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-sonno, sentiva urlare nella stanza i suoi personaggi,
-e un rumore continuo e precipitoso, come
-se gli sfogliassero furiosamente negli orecchi un
-vocabolario colossale, con le pagine di metallo.
-Alle quattro della mattina balzava in piedi come
-spinto su da una molla, balbettando delle frasi sconnesse
-del suo romanzo, come un delirante. La
-stanza era già ordinata fin dalla sera, e i panni
-preparati in modo da potersi vestire in un attimo,
-e saltar quasi dal letto al tavolino, senza passare
-per tutti quei <i>petits détails de toilette</i>, che sono un
-tormento per chi ha nel capo la furia d'un'idea,
-e danno tempo alla pigrizia di pigliar signorìa sulla
-volontà. La mattina però aveva la mente velata,
-non faceva che un lavoro d'ordine: copiare, correggere,
-preparare. Il grande lavoro veniva dopo,
-e la vera ispirazione, le pagine facili e ardenti, le
-ondate luminose della fantasia, la sera, verso le
-nove, dopo il desinare; e così andava innanzi per
-buona parte della notte. Ma non distingueva
-più il dì dalla notte; a un tratto si accorgeva
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-di lavorare da molte ore al lume della candela;
-improvvisamente, dopo molte ore di assorbimento,
-yedeva il sole. E così di settimana in settimana,
-e di mese in mese; dopo giornate intere di tortura,
-venivan giornate piene di gioie e di trionfi,
-e poi daccapo umiliazioni e rabbie mortali, e poi
-nuovi impeti felici d'ispirazioni e di lavoro. E
-quando scrisse la parola <i>fine</i> rimase sbalordito e
-quasi spaventato dello sforzo insensato che aveva
-fatto. E come ne pagò il fio, in seguito! Immediatamente,
-per rifarsi, si mise a tirar di scherma
-in casa sua, dalla mattina alla sera, per ore e ore
-filate, come un matto, fino a cader senza fiato sul
-pavimento. Ma era tardi; aveva esaurite le forze. — Non
-di meno — disse — avevo i <i>Rois en exil</i>
-nella testa; n'ero appassionato; mi rimisi a scrivere.
-Ah le terribili giornate! Ardevo d'impazienza
-e d'entusiasmo, e il corpo si rifiutava al
-lavoro. La mia povera testa cadeva, gli occhi si
-chiudevano, mi addormentavo sui fogli, mi svegliavo
-smemorato e spaventato, non raccapezzando
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-dove fossi e quanto avessi dormito; non reggevo
-più alla menoma fatica; e il mio nuovo romanzo,
-come sempre accade dell'ultimo, mi pareva così
-bello! L'idea di non poterlo finire mi uccideva;
-mi ci rimettevo con sforzi disperati.... inutilmente,
-e piangevo di dolore e di rabbia! — Poi venne
-l'inazione forzata, vennero le lunghe ore d'immobilità
-assoluta e di silenzio; ore desolate e interminabili,
-in cui il suo bel mondo di fantasmi gli
-appariva di lontano, come la visione di un paradiso
-perduto, e la sua cara vita d'artista gli pareva
-finita per sempre. — «Una notte finalmente....»
-</p>
-
-<p>
-Qui si voltò con molta grazia, e disse vivamente,
-con la sua voce piena di dolcezza: — «<i>Vous
-me pardonnerez, monsieur. Ce sont des détails
-de notre métier, n'est-ce pas?</i> Fra noi altri non
-sono cose indifferenti.»
-</p>
-
-<p>
-Una notte, all'improvviso, si sentì soffocare,
-credette di morire, chiamò sua moglie, fece appena
-in tempo a dirle: — <i>Finis mon bouquin!</i>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-(finisci il mio libro), ed ebbe uno spaventevole
-sbocco di sangue, che lo lasciò come morto.
-</p>
-
-<p>
-Poi, lentamente, si ripigliò: ma ora sta in riguardo,
-e non lavora più così furiosamente come
-nel primo caldo della gioventù.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Finis mon bouquin!</i> — Che c'è di più commovente
-di questo artista che sul punto di morire,
-pensa più al suo bel sogno di poeta, che alla
-propria vita, e dice a sua moglie: — finiscilo
-tu? — <i>Ma femme</i> — soggiunse poi — <i>connaît
-l'art autant que moi;</i> avrebbe finito il mio <i>bouquin</i>
-benissimo; non avrei potuto affidarlo meglio
-che alle sue mani. — La signora Daudet, infatti,
-è scrittrice arguta e finissima, e si dice che abbia
-molta parte nei lavori di suo marito. Si asserisce
-persino che il manoscritto d'uno dei più applauditi
-romanzi di Alfonso portasse la firma del marito
-e della moglie, e che sia stata lei quella che
-voltò il Daudet alla sua seconda maniera, che
-lo spinse, cioè, verso il naturalismo dei Goncourt,
-ingentilito. Tutta la famiglia Daudet è di
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-sangue artistico. Il fratello è romanziere, e il cognato,
-che fa il giornalista, imita mirabilmente, si
-dice, lo stile dell'autore di <i>Fromont jeune et Risler
-aîné</i>.
-</p>
-
-<p>
-Venne poi a parlare del teatro, e delle noie che
-gli danno le prove d'una commedia ricavata dal
-suo romanzo <i>Jack</i>; e si capì da quel che disse
-che è di natura dolce, sì, ma vigorosa e imperiosa
-quando si tratta di far prevalere le sue intenzioni
-d'artista ai capricci degli attori cocciuti.
-Dal suo <i>Jack</i>, poi, fece cadere il discorso sull'<i>Arlésienne</i>,
-un grazioso idillio drammatico che fu
-rappresentato al <i>Vaudeville</i>, anni sono, con poca
-fortuna. E qui mostrò adorabilmente la sua bella
-natura calda e appassionata d'artista. Egli ci tiene
-a quella disgraziata <i>Arlésienne</i>. Il dramma avrà dei
-difetti, ma il pubblico ha avuto dei torti. La sua
-prima sfortuna è stata quella di presentare quell'idillio
-al pubblico del <i>Vaudeville</i>. Il teatro era
-pieno delle <i>cocottes</i> e dei <i>viveurs</i>, che, appunto
-all'ora della rappresentazione, escono dai caffè e
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-dalle trattorie vicine, coi fumi del vino alla testa,
-eccitati dai discorsi che tutti immaginano, in una
-disposizione di animo e di corpo, quale si può
-pensare, per comprendere la poesia d'un amore
-nobile e profondo, che finisce nella morte. Risero.
-Risero specialmente dell'episodio di Balthazar e
-di madame Nigaud. — È una cosa semplicissima — disse
-Daudet, e lo raccontò con quella sua voce
-profonda e tremola, in un modo da cavar le lacrime.
-È un contadino di vent'anni, Balthazar,
-buono, di animo onesto e nobile, che s'innamora
-della sua padrona, e l'ama segretamente e umilmente,
-tremando che il suo segreto sia scoperto;
-sottomesso e devoto come uno schiavo, risoluto
-a morire d'angoscia piuttosto che mancare al suo
-dovere. E non dice una parola, e neppur la signora
-a lui, benchè gli legga nell'anima. Solamente,
-qualche volta, quando egli è solo nei
-campi, essa gli va a sedere vicino, e lo guarda.
-Un giorno, bruscamente, gli va incontro e gli
-dice: — Balthazar, t'amo; vattene! — E lui se
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-ne va. Se ne va lontano, con altri padroni; gli
-anni passano, non rivede più madame Nigaud,
-invecchia col suo amore sepolto nel più profondo
-dell'anima, sempre buono, e un po' triste; ma confortato
-dalla coscienza d'aver fatto il proprio dovere.
-Ebbene, dopo cinquant'anni, la signora Nigaud
-capita dalle sue parti, e si incontrano faccia a
-faccia, in presenza di molta gente. Rimangono
-senza parola.... e poi si parlano. — Ne abbiamo
-avuto del coraggio, non è vero? — si
-dicono. — Ma Dio non ha voluto che morissimo
-senza esserci riveduti. Egli ci doveva ben questo
-per ricompensarci del nostro sacrificio. — Quante
-volte — dice il vecchio colla voce tremante, sorridendo — io
-vedevo dai campi il fumo della vostra
-casa, e mi pareva che mi dicesse: — Vieni,
-Balthazar, la signora è qui! — Ed io — risponde
-lei — quando sentivo abbaiare i tuoi cani e ti
-vedevo di lontano con la tua lunga cappa, ora te
-lo posso dire, facevo uno sforzo, sai, per non
-correrti incontro! Ma il nostro dolore è finito
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-ora, non è vero? e possiamo guardarci in viso
-senza arrossire. Ebbene, Balthazar.... non avresti
-vergogna di abbracciarmi adesso, vecchia e disfatta
-dagli anni come sono? No? Qua dunque,
-stringimi una volta sul tuo cuore, mio povero
-vecchio, mio bravo e buon Balthazar! Sono cinquant'anni
-ch'io te lo devo, questo bacio d'amica! — E
-si gettano singhiozzando l'uno nelle braccia
-dell'altro. — E quei signori risero — soggiunse
-il Daudet, tutto vermiglio d'indignazione, — risero
-sguaiatamente, oltraggiosamente, indecentemente!
-E il <i>Figaro</i> mi canzonò per venti giorni
-di seguito, secondo che mi aveva promesso il
-Villemessant, che tenne scrupolosamente la sua
-parola. Ma come non hanno capito, in nome di
-Dio, che quello era vero e sacrosanto e preso
-dentro alle viscere umane! Ah! io mi sento altiero,
-vedete, di quelle risate!
-</p>
-
-<p>
-Tutt'a un tratto si mise a ridere anche lui del
-miglior cuore del mondo, e prese a parlare degli
-incidenti comici di quella serata. — Erano in vena
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-di ridere, che cosa volete? Un personaggio, facendo
-una descrizione della campagna, diceva che
-si sentiva il <i>canto degli ortolani</i>. Fu uno scoppio
-di risa omeriche. Il canto degli ortolani! L'ortolano,
-per i parigini, è una ghiottoneria squisita,
-un piatto, non un uccello. Una platea non può
-ammettere in nessuna maniera che ci siano degli
-ortolani vivi e pennuti, che volano e che cantano;
-non riconosce che degli ortolani in casseruola, con
-una fetta di lardo sulla schiena. Andatele a parlare
-del canto degli ortolani! Voi conoscete il canto degli
-ortolani, non è vero? — E qui, infervorandosi
-nel suo discorso, da vero artista, per provare
-che quei disgraziati uccelli cantano anch'essi, prima
-d'essere serviti coi tartufi, si mise a imitare il
-loro trillo, come un ragazzo, e a spiegarci che
-cantano in certe condizioni di tempo e a certe
-ore; come in altr'ore, nel Bosco di Boulogne, si
-sente da tutte le parti la nota monotona del cuculo,
-e imitò la voce del cuculo; il quale gli ricordò
-altri uccelli, di cui rifece il verso, ridendo
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-sonoramente, già le mille miglia lontano dall'<i>Arlésienne</i>
-e dal <i>Vaudeville</i>, tutto brillante nel viso,
-rapito nei ricordi delle sue passeggiate primaverili
-e delle sue corse di giovanetto a traverso alle
-campagne della Provenza; e parlando così rapido
-e caldo, si gettava di tratto in tratto in ginocchio
-davanti al caminetto, con la sveltezza d'un giovane
-di vent'anni, per accendere la pipetta del
-Flaubert, e ricacciava indietro con una scossa del
-capo la grande capigliatura nera che gli cascava
-sulle guancie rosate: disinvolto, allegro, impetuoso,
-amabile da farsi baciare.
-</p>
-
-<p>
-Poi si fece serio improvvisamente e disse: — Risero
-dell'<i>Arlésienne</i> e applaudirono <i>Fromont jeune</i>....
-Tal sia di loro. — E scrollò le spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non potete immaginare — ripigliò subito
-dopo — che cos'è una prima rappresentazione
-per me! Non lo nascondo, miei buoni amici,
-non so far l'uomo forte; mi sento da meno d'un
-fanciullo. Già da più giorni prima mi trema l'anima.
-In quei momenti, poi, è uno sconvolgimento
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-di tutto il mio essere, da averne terrore.
-Ogni volta dico a me stesso: — Questa sarà
-l'ultima! — E poi ci ricasco. Ma le più violente
-emozioni del lavoro notturno, dopo mesi di eccitamento
-e di diavolo in corpo, quando si caccian
-fuori ad un tempo parole, grida, gemiti e
-lacrime, e par che il cranio scoppi e le ondate
-del sangue rompano le vene, non son nulla in
-confronto dell'inferno che mi rugge nell'anima
-quando sento nella fronte il soffio maledetto d'una
-platea.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo venne a parlare del nuovo romanzo
-che ha sul telaio, e diede la via a un
-vero torrente d'eloquenza comica e pittoresca, a
-una di quelle splendide sfuriate da parlatore magistrale
-e da grande artista, che rimangono impresse
-quanto le più belle pagine dei più bei libri.
-Venne a parlare del romanzo a proposito dell'attore
-La Fontaine dell'<i>Odéon</i>, che deve recitare
-nel suo <i>Jack</i>, e ch'è un meridionale espansivo,
-tutto fuoco e fiamme, esuberante di vita a segno,
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-che non riesce a far bene se non le parti contrarie
-affatto alla sua natura, nelle quali è costretto
-a frenarsi. Il nuovo romanzo, che si potrebbe intitolare
-l'<i>Imagination</i>, riguarda appunto i meridionali,
-<i>les gens du midi</i>, quella gente immaginosa,
-focosa, tempestosa, tutta a scatti e a folate, temeraria
-e invadente, che va dalla provincia a Parigi,
-e conquista la grande città con la sua audacia,
-con le sue passioni, con la sua eloquenza,
-con la varietà e la vivacità infaticabile e simpatica
-delle sue attitudini. Il tipo di costoro è un avvocato,
-uno di quegli uomini che non son nulla
-a sangue freddo, ma che possono tutto quando
-s'accendono, e che non pensano se non quando
-parlano; specie di cantanti della vita pubblica, che
-fanno fortuna con la voce e con la passione. Costui,
-sconosciuto affatto, deve far la sua prima difesa
-alla Corte d'assise, in una causa che disprezza.
-Ci va di malavoglia, dà un'occhiata sbadata alle
-carte, e comincia a parlare svogliatamente. A poco
-a poco, però, il suono della propria voce lo eccita,
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-la sua natura meridionale si sveglia, mille
-cognizioni e mille idee nascoste gli vengon su a
-ondate come per incanto, le sue facoltà intellettuali
-ingigantiscono rapidissimamente, s'entusiasma
-di sè, si commuove, i suoi occhi si inumidiscono,
-la sua voce s'innalza in grida e in accenti irresistibili,
-la sua eloquenza sfolgora e soggioga l'uditorio,
-ed egli termina tra un uragano d'applausi,
-ed esce stupefatto, sbalordito di sè medesimo, in
-mezzo a una folla entusiasmata che lo acclama e
-lo eleva al cielo, <i>promosso grand'uomo</i>, in tre ore.
-Così egli comincia la sua carriera. Intorno a costui
-s'aggruppano altri personaggi dello stesso
-paese e della stessa tempra. Ognuno può immaginare
-dentro a che aria ardente ed elettrica il romanzo
-si debba svolgere, che diavolerie d'avventure
-ci si debba trovare, che ira di Dio di passioni,
-che tempeste di dialoghi, che lava infocata
-di lingua.
-</p>
-
-<p>
-Condotto a parlare della natura meridionale, eccitato
-come uno dei suoi personaggi, il Daudet
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-ci fece passare dinanzi una lanterna magica di originali
-amenissimi: gente che vive in uno stato di
-congestione cerebrale perpetua, briachi senza bere,
-a cui si vedono salire al viso, di tratto in tratto,
-onde di sangue infiammato, che gl'imporporano
-fino alla radice dei capelli; — che parlano da soli
-per la strada, a gesti concitati, cogli occhi fissi
-dinanzi a sè, vedendo passare realmente, <i>come cose
-salde</i>, gli spettri della propria fantasia; — gente
-per cui ogni pensiero si fa immagine viva, e ogni
-immagine ne suscita cento, e ogni più piccolo accidente
-diventa dramma; — fuochi d'artifizio che
-bruciano per tutta la vita; mutabili come «quadri
-dissolventi;» che nello spazio di cinque minuti
-singhiozzano parlando della madre malata, scroccano
-cinque lire a un amico, criticano furiosamente
-l'ultima commedia dell'Odèon, danno in una
-gran risata per una barzelletta, e balzano in piedi
-cogli occhi sanguigni e col collo gonfio, tendendo
-il pugno in atto d'imprecazione contro i nemici
-della repubblica: — un misto stranissimo di natura
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-femminea e di virilità selvaggia, di spontaneità
-impetuosa e d'arte sopraffina, matti e furbacchioni
-ad un tempo, pieni di sentimenti generosi e di
-superstizioni da femminette, terribili negli amori
-e negli odii, spensierati e ostinati, piagnoloni e
-burloni e sballoni, commedianti eterni, creature
-proteiformi e indecifrabili, adorabili e odiosi secondo
-il colore del tempo. Quanti ne fece passare,
-e con che maestria, dal letterato <i>bohémien</i>
-che parla per cinque ore di seguito, con un affetto
-sviscerato, della famiglia lontana a cui non
-ha mai dato che dei crepacuori, e s'esalta a poco
-a poco fino al punto, che i suoi amici, temendo un
-colpo d'apoplessia, gli schiacciano improvvisamente
-sulla nuca un'enorme spugna piena d'acqua, che egli
-riceve ringraziando con voce di moribondo; fino al
-basso sfiatato, il quale, all'annunzio della morte di
-un amico, grida con sincero dolore: — <i>Mort!</i> —;
-ma sorpreso dalla voce piena e inaspettatamente
-sonora che gli è uscita dal petto, scorda l'amico,
-ripete la nota, cangia di tuono, prova una fioritura,
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-e si frega le mani, esclamando gioiosamente: — <i>Ça
-y est!</i> — Poi rifece mirabilmente il dialogo
-di due di costoro; i quali incontrandosi per la
-prima volta, si fanno a vicenda le più sviscerate
-proteste d'amicizia, e le più calorose profferte di
-servigi, con le lagrime agli occhi, ciascuno dei
-due non credendo una maledetta alle parole dell'altro;
-e si lasciano dicendo l'un dell'altro: — È un
-briccone ipocrita; — il che non toglie affatto che,
-incontrandosi daccapo cinque minuti dopo, gettino
-un grido di gioia e si corrano incontro
-con le braccia aperte, ringraziando il cielo della
-buona ventura; e tutto ciò sinceramente, col
-viso raggiante e con la voce commossa davvero.
-Ma bisognava vedere come imitava le voci,
-i gesti, gli sguardi, i fremiti delle labbra mobilissime
-e delle narici dilatate, e il roteamento degli
-occhi bovini, piegando a tutti i tuoni la sua
-voce morbidissima di tenore. Si sarebbe inteso
-con un grande piacere anche non comprendendo
-il senso delle sue parole, tanto la sua voce accarezza
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-l'orecchio, come un canto, e il suo gesto
-spiega il pensiero. Come si vedeva l'artista! Mentre
-parlava, faceva continuamente con la mano destra
-l'atto di dare un colpo di cesello, o un tratto
-di matita, o di premere col pollice il colore sulla
-tela; e quando in quella foga ardente era costretto
-a soffermarsi un mezzo secondo per cercare la
-parola propria, s'impazientava e fremeva che pareva
-sotto i ferri d'un chirurgo. Allo studio della
-natura meridionale fu certamente aiutato dalla natura
-propria; ma meraviglioso nondimeno il tesoro
-di osservazioni che ha raccolto prima di mettersi
-a scrivere il suo romanzo. — Hanno un modo
-di vedere il mondo, e di starci, tutto loro proprio, — disse
-concludendo: — ma ci sono grandi
-differenze tra loro. Ci sono i meridionali della
-parte di Spagna e quelli della parte d'Italia. Questi
-hanno la stessa potenza d'immaginazione, la
-stessa effervescenza e le stesse attitudini di quegli
-altri; ma con più fondo latino. Sanno meglio
-dominarsi. Hanno il <i>savoir faire</i> italiano. C'è
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-più <i>combinazione</i> nella loro natura. Messi alle prese
-coi loro fratelli dell'altra parte, gl'insaccano. Leone
-Gambetta è un di loro. — E anche Alfonso Daudet.
-Egli stesso lo disse colla sua grazia arguta,
-riferendo la risposta data da lui a un direttore di
-teatro, Avignonese, il quale voleva dargli ad intendere
-non so che cosa. — Caro mio, è inutile
-che vi sgoliate. Io son dei vostri. <i>Nous sommes
-compliqués, vous savez.</i> Ci comprendiamo benissimo.
-Mettiamo le carte in tavola senz'altro. — Egli
-trova molta analogia tra i meridionali di Francia
-e i normanni. I normanni sono i meridionali del
-nord: vedono tutto grosso. — Guardate il Flaubert — disse — il
-Vacquerie, il D'Aurevilly, — e ne citò
-venti, dando a ogni nome una pennellata da ritrattista.
-Io lo guardavo attentamente mentre parlava,
-e mi faceva meraviglia e paura il vederlo
-già così nervoso e vibrante alle dieci della mattina,
-prima ancora d'aver ricevuto la scossa del
-lavoro artistico; e più mi meravigliavo pensando
-che non era certo la presenza d'un suo amico intimo
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-e del primo straniero capitato, che lo metteva
-così in ribollimento; che quello doveva essere
-il suo stato abituale, il suo modo di vivere,
-sempre concitato, febbrile, tormentato dal suo pensiero
-e dal suo sentimento, con le mani irrequiete
-e la voce commossa. — Che sarà quando lavora — pensavo — o
-quando parla davanti a venti persone,
-in quei giorni in cui cinquantamila esemplari
-d'un suo romanzo spiccano il volo per le
-quattro plaghe dei venti?
-</p>
-
-<p>
-Nominato il Flaubert, mutò viso, e parlò dei
-suoi funerali a Rouen, dov'era stato pochi giorni
-prima, con accento affettuoso e triste, come d'un
-figliuolo; e guardava fisso la pipetta, come se serbasse
-in sè qualche cosa di vivo del suo grande e
-buon amico. All'improvviso, si rasserenò e saltò
-addosso con tutte le armi del suo arsenale satirico,
-a un disgraziato scrittore francese, che aveva incontrato
-ai funerali: un vecchio poeta bizzarro, non
-meno famoso per il suo ingegno che per i suoi
-vestimenti teatrali, ornati di nastri e di trine; settuagenario
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-di ferro, gran mangiatore, gran bevitore,
-gran buon diavolo e grande <i>poseur</i>, che ingigantisce
-tutto, e parla con una specie di solennità
-imperatoria d'ogni più piccola cosa; e lo tratteggiò,
-lo colorì, lo sballottò per mezz'ora fra le sue
-piccole dita affusolate di romanziere parigino, rifacendo
-la sua voce stentorea e la sua mimica grandiosa,
-in una maniera da mandarsi male dal ridere.
-I frizzi, i paragoni comici, le osservazioni argute
-e inattese gli venivan via l'una sull'altra, affollate
-e annodate, che non c'era tempo di goderle tutte:
-pareva di sentir parlare a una voce cinque parigini
-dei più lepidi e dei più facondi. E raccontando
-certe avventure del suo personaggio, col quale è
-legato, lasciava indovinare a traverso alla vita del
-collega qualche tratto della vita propria, della sua
-bella vita varia e agitata di scrittore parigino: le
-cene tumultuose con gli amici celebri; il festino
-interrotto alle tre della mattina per andar a correggere
-le stampe al giornale; le lunghe dispute
-letterarie cento volte interrotte e riattaccate, a notte
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-tarda, per le vie solitarie di Parigi; le grandi
-espansioni allegre dopo i grandi lavori gloriosi;
-qualche leggiero abuso di Champagne, una volta
-tanto, per concedere qualche cosa alla mattìa giovanile,
-non ancor tutta domata dalle fatiche austere
-dell'arte; e le baldorie improvvisate in casa
-del De Nittis, dove qualche volta l'autore del <i>Nabab</i>,
-a cavallo al pittore napoletano, con una stecca
-da bigliardo in resta, ha fatto il <i>picador</i> andaluso,
-tra gli applausi degli amici e le risa delle signore,
-in mezzo al disordine sfarzoso dello studio, pieno
-di capolavori in gestazione.
-</p>
-
-<p>
-Udendo parlare della diffusione dei suoi romanzi
-in Italia, domandò vivamente: — Davvero? — e
-mostrò quasi d'esserne meravigliato.
-</p>
-
-<p>
-Legge l'italiano, ma non lo parla. Quel poco che
-sa della nostra lingua lo imparò abitando per qualche
-tempo con certi italiani, nessuno immaginerebbe
-mai dove.... dentro a un faro. Non disse di
-più: mi immagino che sia stato un capriccio alla
-Byron. Ma già tutta la sua prima gioventù, da
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-quanto ne accennò vagamente, dev'essere stata delle
-più avventurose. Una parte ne raccontò nella sua
-<i>Histoire d'un enfant</i>, in quella carissima autobiografia,
-che par scritta dall'autore del <i>Copperfield</i>,
-con più sveltezza, e con non minore sentimento.
-È nato anche lui, come il suo <i>petit chose</i>, in una
-di quelle città della Linguadoca «nelle quali, come
-in tutte le città del mezzogiorno, si trova molto
-sole, un gran polverìo, un convento di Carmelitane
-e qualche monumento romano.» Figliuolo
-d'un povero negoziante, rimase giovanissimo sul
-lastrico. Ancora adolescente, entrò istitutore in un
-piccolo collegio per guadagnare da vivere, e andò
-a cercar fortuna a Parigi, dove per un pezzo stentò
-il pane, e forse patì la fame, facendo i primi versi
-al freddo, e passando per la trafila dei primi amori.
-Quell'angelo di fratello, che fa da madre a <i>petit
-chose</i>, dev'essere uno dei suoi fratelli, perchè quei
-personaggi lì non s'inventano, o non si rendono,
-se son di fantasia, con quella freschezza incantevole
-di colori, anche avendo l'ingegno di due Daudet.
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-Ma poi si riconosce a ogni passo, nel protagonista
-di quella storia gentile, la bella natura di
-artista e di buon figliuolo del futuro autore dei
-<i>Contes du lundi</i>; e non solo la sua natura, ma la
-sua persona. Già adulto, pareva ancora un ragazzo,
-tanto le sue forme erano delicate e quasi femminee.
-Era il ritratto di sua madre. La sua testa
-«piena di carattere,» come gli diceva Irma Borel
-la avventuriera, poteva servir di modello per un
-bel pifferaro italiano o un grazioso algerino mercante
-di violette. Irma se lo porta via e la signorina
-Pierrotte se ne incapriccia appena lo vede; e
-il suo buon fratello Giacomo, geloso della signorina,
-glielo dice qualche volta con tristezza: — Ah!
-tu sei fortunato. A tutti piaci, tutti ti vogliono
-bene: è ben naturale che finisca con amarti anche
-lei! — Povero <i>petit chose</i>, povero Daudet di diciassette
-anni, costretto a fare i conti centesimo per
-centesimo; a campar degli avanzi della tavola d'un
-marchese, che gli porta di soppiatto suo fratello;
-a strapparsi il pane dalla bocca per comprarsi la
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-candela da poter lavorare la notte! Poveri romanzieri,
-fanciulli di genio, che ci rallegrano e ci
-consolano, che ci strappano dal cuore le buone
-lacrime e il riso salutare, che entrano nella nostra
-vita e ci fanno vivere con loro, e diventano nostri
-amici e nostri fratelli, — poveri romanzieri
-celebrati e festeggiati, — che lacrime di sangue
-hanno pianto prima che il loro nome arrivasse
-sino a noi, quanto pan duro hanno ingoiato prima
-di cenare dal Brébant, e quante soffitte hanno
-riempite delle loro angoscie prima di possedere quei
-tappeti, su cui noi passiamo adesso in punta di
-piedi, rispettosamente, venuti di duecento miglia
-lontano, per vederli nel viso!
-</p>
-
-<p>
-Mentre continuava a discorrere riaccendendo di
-tanto in tanto quella benedetta pipuccola, che mi
-rubò almeno mille parole, altre persone venivano
-annunziate, fra le quali pensai che ci fosse qualche
-seccatore, vedendo passare sulla sua fronte,
-all'annunzio dei nomi, una leggiera comicissima
-espressione di terrore. Ma riceveva tutti con la
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-stessa bonarietà franca e festosa, riempiendo la
-stanza del suo bel riso fresco di studente. E si
-vedeva che anche i suoi amici intimi lo stavano
-a sentire con grande piacere. Era in vena. — Non
-si direbbe che parla — mi disse uno — ma
-che suona. Questo mi ricordò un appunto
-che gli fanno certi critici: dicono che il suo
-stile è lo stile di uno che recita. Ma l'occhio
-dell'osservatore più acuto e più malevolo non
-scoprirebbe nel suo parlare e nei suoi atteggiamenti
-nè un accento nè l'ombra d'un gesto
-che potesse dar sospetto d'artifizio. Era bello a
-vedere, sopra tutto, nei passaggi improvvisi da
-un discorso faceto a uno grave. Quando la sua
-ilarità sonora era attraversata da un pensiero sull'arte
-o da un ricordo triste, pareva che con lo
-stesso atto nervoso della mano cacciasse indietro
-i capelli e cancellasse il sorriso dalla fronte; e
-allora appariva aperto, immobile e puro il suo
-volto pallido di Nazareno, così pieno di pensiero,
-che faceva cessar subito il riso intorno a
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-sè, e s'indovinavano le sue parole prima di sentir
-la sua voce.
-</p>
-
-<p>
-Così fece quando qualcuno dei presenti nominò
-Giacomo Leopardi, ch'egli aveva letto per la prima
-volta in quei giorni. I francesi che intendono un
-po' d'italiano, leggendo il Leopardi, trovano quasi
-sempre un intoppo alle prime pagine, e non vanno
-più oltre, spaventati dalle difficoltà che presentano
-le allusioni mitologiche e la forma un po' tormentata
-e velata di certe canzoni. Rimangono quindi
-con l'immagine dimezzata d'un Leopardi politico,
-erudito ed astruso, ignorando affatto il poeta appassionato
-e limpido delle liriche seguenti, che è
-il vero e grande Leopardi. Il Daudet andò fino in
-fondo, e mi fece piacere e meraviglia il sentire
-come l'ha capito profondamente, anche a traverso
-alla traduzione. Ma è ridicolo il dir <i>meraviglia</i>, poichè
-dovrebbe meravigliare il contrario, in un artista
-come il Daudet. Uno dei suoi amici non aveva
-del Leopardi un concetto giusto. Egli lo definì da
-par suo. — No, sapete — disse; — sbaglia, a parer
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-mio, chi rimpiccolisce la sua poesia attribuendola
-a «mal di stomaco.» Non è dispetto contro
-la natura, il suo; è una malinconia grande e profonda,
-una disperazione ragionata e tranquilla, che
-non deriva dal cuore malato, ma dallo spirito persuaso.
-Guardate come è alta e serena l'immagine
-della morte come egli la presenta! E come l'animo
-suo rimane gentile malgrado la disperazione! È un
-disperato che dice le più amare verità sulla vita e
-sulla natura; ma che è innamorato di tutto quello
-che è nobile e bello; uno spirito sovranamente
-generoso e benevolo, compreso d'una pietà immensa
-per i suoi simili; il quale, data la sua filosofia
-dolorosa, che crede meno funesta dell'errore,
-vuol consolare, non desolare il genere umano. Che
-peccato non poter gustare la sua forma, perchè chi
-sentiva e pensava in quella maniera, deve aver dato
-alla sua poesia un corpo degno dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo, accompagnandoci all'uscio, e soffermandosi
-accanto a ogni mobile per prolungare la
-conversazione, venne a parlare di quella gran passione
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-d'ogni artista parigino, imprigionato nella
-città enorme, che lo condanna ai lavori forzati, di
-scappare un bel giorno come un uccello, e di volare
-a traverso al mondo, senza scopo e senza pensieri,
-libero come l'aria, a far buon sangue e a
-raccogliere vigore per tornare più poderoso alla
-gran battaglia di Parigi. Il suo primo volo sarebbe
-al di qua delle Alpi. — L'Italia è il nostro
-sogno — disse: — quando abbiamo la testa
-e il cuore affaticati, la nostra fantasia scappa laggiù,
-nel vostro azzurro e nel vostro verde. — Egli
-l'ha presa per tempo la passione dei viaggi. Lo
-raccontò ne' suoi <i>Contes du lundi</i>. Passò la sua infanzia
-in una città attraversata da un fiume, pieno
-di battelli e di traffico, sul quale aveva il suo piccolo
-scalo anche il <i>père Cornet</i>, che dava a nolo
-delle barche. Ah! quel <i>père Cornet</i>! È stato il satana
-della sua infanzia, la sua passione dolorosa, e
-il suo rimorso. Svignava di casa, bucava la scuola,
-vendeva i libri, per noleggiare una barca e scappare
-di città a colpi di remo. Non se ne può ricordare
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-senza emozione di quelle deliziose fughe
-sul fiume, in mezzo al grande via vai delle zattere,
-del legname galleggiante, dei piccoli bastimenti a
-vapore, e dei barconi carichi di mele, che gli arrivavano
-addosso improvvisamente, e da cui una
-voce arrantolata gli gridava: — Fatti in là, moscherino! — Tutto
-questo gli dava l'illusione d'un
-grande viaggio, della grande vita di bordo, e tutto
-acceso e sudante, col cappello indietro, e i piedi
-sui quaderni di scuola, remando furiosamente con
-le sue piccole braccia di dodici anni, usciva di città,
-sotto il sole cocente, in mezzo al barbaglio argentino
-delle acque, e andava a riposare contro la
-sponda, in mezzo ai giunchi sonori, sull'acqua stelleggiata
-di fiori gialli, sfinito dalla fatica; e cogli
-occhi fissi alle isole verdi che apparivano all'orizzonte,
-fantasticava dei viaggi sterminati, dondolandosi
-coll'aria d'un vecchio lupo di mare, e facendo
-sangue dal naso. — Ma viaggerò un giorno — disse — e
-mi pare che ne ritornerò ringiovanito. — E
-il suo amico avendogli domandato
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-se avrebbe raccontato i suoi viaggi come Téophile
-Gautier, parlò del Gautier. — Egli viene via via
-perdendo nel nostro concetto — disse — il nostro
-buon Gautier. È un gran pittore, un tecnico ammirabile,
-senza dubbio; ma null'altro. Ha dipinto
-mirabilmente la Russia, chi lo può negare? Ma non
-ha sentito la poesia profonda delle grandi pianure
-bianche, la tristezza dolce della canzone russa, e
-l'intimità calda delle case coperte di neve, che si
-specchiano nei ghiacci del Volga. Si direbbe che
-per lui l'anima umana non esiste. Non aveva che
-occhi. Che peccato! — Ma la gravità di queste sue
-censure era temperata da una certa dolcezza rispettosa
-della voce, e da una espressione così sincera
-di rammarico, che non parevan quasi più censure.
-Era una critica come quelle ch'egli fa nel <i>Journal
-officiel</i>, in cui non c'è giudizio, per quanto severo,
-che non abbia colore di gentilezza.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, si dovette lasciarlo, e il suo «addio»
-fu gentile come il suo benvenuto. Gli diedi
-una stretta di mano. Maledette convenienze! Gli
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-avrei dato volentieri due baci da amico, dicendogli:
-questo è per Daudet e questo è per <i>petit chose!</i>
-Ma mi mancò la disinvoltura, e me ne uscii col
-mio abbraccio rientrato, tendendo ancora l'orecchio,
-per un buon tratto di scala, alla sua voce
-simpatica, che dominava il cicalìo degli amici.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Tale è Alfonso Daudet, nato povero, pervenuto
-alla fortuna e alla celebrità a traverso a una gioventù
-ardimentosa e infaticabile, giovine ancora,
-artista nell'anima, virile al lavoro, delicato di modi
-come una donna, sereno come tutti i caratteri benevoli,
-con una piccola vena di tristezza come tutti
-i grandi amanti dell'arte; stimato e benvoluto da
-tutti, amabile nei suoi libri e più amabile nel suo
-salotto, semplice, affettuoso e indulgente; la cui
-vita e la parola e l'aspetto ispirano la bontà e confortano
-al lavoro e alle nobili ambizioni. Non ci
-rimane ad augurargli che una cosa sola: la salute,
-ossia la moderazione nell'esercizio dell'arte gloriosa
-per cui è nato. Si sforzi di preservarla per sè e
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-per la Francia, e per noi, e per tutti. Non abbia
-mai più da chiamare la sua buona amica per dirle:
-<i>Finis mon bouquin</i>. Li finisca tutti lui, e ne finisca
-molti, e possa cominciarne ancora una nuova
-serie quando la sua bella chioma scapigliata di vecchio
-lottatore gli farà una corona d'argento intorno
-alla corona d'alloro.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<h2 id="zola">EMILIO ZOLA
-<span class="smaller">POLEMISTA.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Son ritornato con piacere in quella bella stanza
-al terzo piano, in via di Boulogne, tutta ordinata
-e nitida, nella quale il principe dei veristi lavora
-da anni alla gran tela dei Rougon-Macquart, e
-prepara prede da sbranare alle platee furibonde, e
-bandisce il verbo del naturalismo, stroncando avversarii,
-incoraggiando discepoli, ribattendo censure;
-oggi alle prese con Victor Hugo, domani
-col Gambetta, ora con la repubblica, ora con l'Accademia,
-ora col romanticismo, ora con la religione;
-assalito da cento parti, pronto su cento
-breccie, in un atteggiamento minaccioso di avanguardia
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-del ventesimo secolo, di giorno in giorno
-più testardo, più sdegnoso e più intrepido. Guardando
-quella stanza così raccolta e quieta, prima
-che egli entrasse, pensavo alle tempeste che si
-erano scatenate da quel silenzio per il mondo dell'arte,
-e al gridìo enorme che avrebbe fatto tremare
-quelle pareti se fossero risonate là per un
-momento le voci di tutti coloro che disputano
-dell'autore dell'<i>Assommoir</i>, nel solo giro d'un'ora,
-da Cadice a Pietroburgo, per levarlo alle stelle o
-per trascinarlo nella polvere. E considerando quanto
-egli aveva pensato e scritto e lottato, in soli tre
-anni, dall'ultima volta che l'avevo visto, seduto a
-quello stesso tavolino su cui appoggiavo le mani,
-mi sentivo preso da un sentimento d'ammirazione.
-Sono ammirabili, infatti, comunque si giudichi
-l'ingegno e l'animo loro, e degni di profondo rispetto,
-questi grandi lavoratori, che sacrificano
-all'arte la pace, la salute, i piaceri della gioventù,
-e tutte le intense e varie facoltà di godere la vita,
-di cui è dotata la loro natura potente; e l'avvicinarli,
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-il parlar con loro dà sempre una scossa
-salutare al sangue, e fortifica l'anima e i nervi. E
-bisogna convenire che ha lavorato e che lavora
-questo terribile Zola! E più si ammira quando si
-considera la natura del lavoro suo; in cui non
-appare solamente la forza, ma lo sforzo, e quasi
-un'ostinazione superba della volontà; lavoro minuto
-e difficile di analisi e di descrizione, di stile
-e di lingua, necessariamente preceduto da una
-lunga serie d'osservazioni e d'indagini pazienti sul
-Vero. D'onde piglia l'impulso a un'operosità così
-costante e così faticosa? Egli è una strana natura,
-veramente. Pare che sia divorato dall'ambizione
-della gloria, e pare nello stesso tempo che non
-senta e non goda quella che s'è acquistata. Vive
-da sè, nella sua casa silenziosa, appartato dal mondo,
-come un vero certosino dell'arte, in mezzo alla
-grande Parigi che parla di lui come d'un personaggio
-lontano e quasi fantastico; e non interrompe
-il suo lavoro solitario di artista che per
-assalire o per difendersi fieramente, come un uomo
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-disconosciuto e scontento, senza profferir mai una
-frase o una parola che riveli un sentimento lieto
-della fama a cui è salito, e della fortuna che lo
-accompagna. Dalla povertà, da una vita d'umiliazioni
-e di lotte disperate, è giunto alla gloria e
-ad una agiatezza splendida; ma non si è mutato
-d'animo, non s'è riconciliato col mondo, e par
-che abbia la società umana <i>in gran dispitto</i>, come
-Farinata l'inferno. Senza dubbio, egli deve aver
-molto sofferto. Lo disse, non è gran tempo, a un
-amico, il quale gli rimprovera la violenza delle
-sue critiche: — Ah! voi non sapete quello che
-m'hanno fatto soffrire! — E forse egli è ancora
-realmente in credito col mondo. Di qui la sua
-mancanza d'espansività affettuosa, e non so che
-di cupo e di diffidente ch'è in lui. Gentile coi
-visitatori, sembra però che il suo sguardo indagatore
-scopra sempre nell'animo di chi lo loda
-qualche piccola ipocrisia e qualche piccola perfidia;
-e che di momento in momento debba alzarsi in
-piedi e dire agli ammiratori che gli fanno corona:
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-— Finiamo la commedia: siete una fitta d'impostori
-che, uscendo di qui, lacererete il mio nome. — Ed
-è raro che la lode si rifletta sul suo viso
-in un'espressione di compiacenza. Nei suoi scritti
-può trasparir l'orgoglio; ma non traspare punto
-la vanità dalla sua persona. E tale è nella vita.
-Austero, sobrio, alieno dai piaceri materiali e frivoli, — senza
-figli, — vive con sua moglie, come
-dice egli stesso, <i>en bon camarade</i>, e non ha l'animo
-occupato da alcuna grande passione, eccetto
-quella dell'arte, che è sostenuta e vivificata in lui
-da un immenso amore, o piuttosto da un irresistibile
-bisogno del lavoro. Questo gli è nello stesso
-tempo fatica, riposo, compenso, conforto; a questo
-dice di dovere, più che all'ingegno, tutto quel
-che ha ottenuto; e ne è altero. Lui fortunato,
-così potente verista nell'arte, e così forte idealista
-nella vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Nella sua stanza, in questi ultimi tre anni, si
-sono moltiplicati i quadri e i ninnoli costosi, come
-le edizioni dei suoi romanzi. Tre anni sono, infatti,
-egli era agiato, ed oggi è ricco. È uno degli
-scrittori francesi che fecero fortuna più rapidamente,
-dopo averla per più lungo tempo aspettata.
-La pioggia d'oro cominciò coll'<i>Assommoir</i>, il
-quale solo, tra romanzo e dramma, gli fruttò un capitale,
-oltre all'impulso enorme che diede allo spaccio
-di tutti gli altri suoi libri; ed ora i dilettanti
-di finanza letteraria fanno il conto che egli cammini
-a grandi passi verso il milionetto, non ostante
-che si sia soffermato per farsi fabbricare una bella
-casa a Médan, dove passa quasi tutto l'anno. Dice
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-egli stesso che non ha più bisogno di lavorare per
-il denaro, e se ne vanta francamente. Il denaro è
-l'indipendenza e la dignità degli scrittori; i quali,
-quando o non potevano o sdegnavano di trarre
-la vita dalle fatiche del proprio ingegno, erano
-lacchè di principi, cacciatori spudorati di pensioni,
-e affamati leccazampe di tutti i ciuchi blasonati e
-danarosi. Sprezza il denaro, egli dice, solamente
-il catonismo ipocrita degl'impotenti. E certo il
-desiderio ardente della ricchezza è in Francia
-(dove la ricchezza può conseguirsi) un potentissimo
-sprone all'operosità degli artisti. La possibilità
-e la speranza di arricchire in pochi anni, e di
-trovarsi poi in grado di lavorare a bell'agio e
-meglio intorno a soggetti più liberamente scelti
-e più profondamente meditati, accendono negli
-scrittori quella stessa febbre di lavoro e d'ardimento
-che centuplica le forze della gente d'affari
-in tutti i paesi; ed è fuor di dubbio che noi dobbiamo
-a quella febbre un grande numero d'opere
-bellissime, e non pochi capolavori, che la sola
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-forza della ispirazione artistica, non sostenuta da
-una attività disperata, non sarebbe bastata a produrre.
-La ricchezza è la grande allettatrice di quasi
-tutti gli scrittori francesi. Giovani, lavorano per
-giungere all'agiatezza e all'indipendenza; quando
-hanno ottenuto l'una e l'altra, persistono a lavorar
-ardentemente, sia perchè ne hanno contratto
-l'abitudine irresistibile, sia perchè, crescendo in
-loro, con gli anni, l'amore degli agi e la sollecitudine
-del decoro signorile, sentono il bisogno
-d'arrotondare le rendite. Ed è ancora da aggiungersi
-a queste ragioni d'operosità, se non una
-singolare attitudine dei francesi al lavoro, il continuo
-e vario stimolo che deve dar loro la vita
-calda e ricca e diversa d'una enorme città intellettuale;
-e il fatto incontrastabile che una città
-siffatta, non ostante le sue esigenze e le sue tentazioni,
-è per la sua stessa grandezza più favorevole
-d'una città piccola al lavoro continuo e raccolto,
-per la ragione medesima che è più facile
-rimaner padroni dei propri pensieri in mezzo a
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-una grande folla che in un cerchio di quindici conoscenti.
-Là non esiste, fra colleghi letterarii, la
-<i>flânerie</i> occasionata dagl'incontri fortuiti, che piglia
-tanta parte del nostro tempo anche nelle città
-più grandi; gli amici, per incontrarsi, si devono
-cercare per la posta; in ogni convegno è prefissata
-l'ora della separazione; la molteplicità delle
-faccende costringe alla pedanteria nell'orario; la
-furia della vita non lascia tempo alla <i>rêverie</i> che
-sfibra l'animo, come dice il Goethe, e fiacca le
-forze dell'intelligenza; gli inevitabili doveri sociali
-a cui si deve sacrificare una parte della sera,
-obbligano al lavoro mattutino, più fresco e più
-salutare del notturno; i visitatori importuni sono
-respinti senza riguardi; e tutto va di carriera, e
-ognuno difende accanitamente il suo tempo e la
-sua libertà di lavoro. E uno di quelli che la difendono
-più accanitamente è lo Zola. Il quale vive
-solitario anche per questa ragione: che avendo
-combattuto acerbamente molte opinioni stabilite,
-e ferito amor proprii, e sollevato ire ed inimicizie,
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-si troverebbe costretto, frequentando la società
-letteraria, a una lotta continua; e mancante
-com'è del vero e proprio «spirito parigino» che
-è un'arma terribile nelle dispute dei salotti e dei
-circoli, egli sente che non ce la potrebbe in nessun
-modo con le lingue indiavolate, coi fulminei
-motteggiatori, che gli cascherebbero addosso da
-ogni parte. Per ciò se ne sta rinchiuso nella sua
-officina, spendendo in lavoro tutta la vitalità che
-risparmia in battaglie di conversazione, le quali
-darebbero troppo facile vittoria ai suoi nemici.
-Victor Hugo, che malgrado la sua corte, vive in
-una specie di solitudine intellettuale, fuori della
-letteratura vivente, è il leone; Emilio Zola è
-l'orso. E vivono l'uno e l'altro in regioni non
-meno lontane e diverse fra loro che quelle abitate
-dalle due fiere formidabili che simboleggiano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Mentre stavo in questi pensieri, egli comparve,
-pallido e coi capelli irti, vestito di un farsettone
-di maglia scura, stretto alla vita, senza cravatta,
-con le scarpe di panno nero; uno strano vestimento,
-tra di lottatore e d'operaio. Mi fece un'impressione
-inaspettata, diversa dalla prima volta. Mi
-parve assai più piccolo di statura e più esile. Ha
-messo un po' di ventre; ma è notevolmente dimagrato
-nel viso. Era smorto e aveva l'aria triste.
-E forse a cagione della tristezza la sua accoglienza
-fu più affettuosa di quello che si soglia
-aspettare da lui. Sedette accanto al suo tavolo da
-lavoro, coperto di giornali e di lettere non ancora
-aperte, e alle solite domande sulla salute, rispose,
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-con un accento non meno triste del suo
-aspetto, che non stava bene.
-</p>
-
-<p>
-Poi soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Voi sapete che ho avuto la disgrazia di
-perdere mia madre.
-</p>
-
-<p>
-E gli si empirono gli occhi di lacrime. Dopo
-qualche momento di silenzio, ricordò la morte
-del Flaubert, la quale pure era stata un gran dolore
-per lui. Il Flaubert era suo maestro e suo
-amico. Egli l'aveva conosciuto e amato fin dai
-principii della sua carriera. La perdita dei genitori
-letterarii è particolarmente triste per gli scrittori
-che s'avanzano per una via ardita, piena di pericoli:
-il soldato sente più dolorosamente la morte
-del suo capo, quando combatte all'avanguardia.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è stato un duro anno per me — disse
-sospirando —; un anno nero veramente,
-che mi peserà sul capo per un pezzo.
-</p>
-
-<p>
-E riparlò del suo antico proposito di fare un
-viaggio in Italia, anzi di venirsi a stabilire per
-qualche tempo fra noi, in una città del mezzogiorno.
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-Da molto tempo si sente stanco e ha
-gran bisogno di riposo. Vorrebbe venire in Italia,
-senza che lo sapesse nessuno, fuorchè un piccolo
-numero di amici, per poter vivere raccolto e quieto
-nel suo cantuccio; non perchè sia selvaggio, e non
-ami la gente che va a lui, mossa da un sentimento
-di simpatia; ma perchè non sa <i>jouer le
-prince</i>, e davanti a tre persone con cui non abbia
-dimestichezza, perde la sua libertà di spirito. Ma
-per quanto dica, son persuaso che il suo viaggio
-in Italia non sarà mai altro che un proponimento.
-E d'altra parte, quanto s'inganna se crede di venir
-qui a vivere in pace! Il giorno dopo l'arrivo
-avrebbe un assembramento di veristi davanti all'albergo,
-e sarebbe costretto a esporre la teoria
-del naturalismo dalla finestra.
-</p>
-
-<p>
-— Ho bisogno di riposo.... — ripetè con tristezza —;
-non posso più lavorare come una
-volta.
-</p>
-
-<p>
-— Eppure, — gli osservai, — oltre a tutto il
-resto, riempite ogni settimana quattro colonne
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-del <i>Figaro</i>. Noi siamo meravigliati della vostra
-operosità.
-</p>
-
-<p>
-— No, no, — rispose, scrollando il capo, — credetelo
-a me, non lavoro più come una volta;
-non sono più quello di prima. Non ho ancora
-potuto rimettermi al mio romanzo. Per scrivere,
-vedete, bisogna aver dello spazio e dell'aria davanti
-a sè, bisogna credere alla vita.
-</p>
-
-<p>
-Mi fecero tristezza queste parole, tanto più perchè
-non erano smentite dal suo aspetto.
-</p>
-
-<p>
-Credette per qualche tempo d'aver una malattia
-di cuore; i medici lo disingannarono; ma nondimeno
-egli sente sempre in sè qualcosa di sordo
-e d'inquietante, che gl'impedisce il lavoro, e lo
-volge alle previsioni nere. Ora avrebbe un disegno.
-Continuare a scrivere per il <i>Figaro</i> finchè
-ce l'obbliga l'impegno assunto; poi uscire dal
-giornalismo, sdarsi interamente, e per sempre dalla
-polemica, e consacrare tutto il suo tempo e tutte
-le sue forze ai romanzi, curando insieme la raccolta
-e la pubblicazione dei suoi scritti sparsi; i
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-quali tra novelle, ritratti e critica, formerebbero
-otto volumi, e ne uscirebbe uno ogni tre mesi.
-Terminata la storia dei Rougon-Macquart, alla
-quale mancano ancora undici romanzi, farebbe
-un'edizione definitiva di tutti e venti i volumi,
-collegandoli meglio fra loro (pensiero che deve
-essergli venuto in seguito a uno studio arguto e
-diligentissimo fatto da uno scrittore francese sulle
-contraddizioni cronologiche e sociali della sua storia);
-e poi si darebbe tutto al teatro, che è sempre
-il suo pensiero dominante. Riguardo al primo
-romanzo che pubblicherà ora, egli è ancora incerto
-fra tre idee. Dapprima voleva scrivere <i>Un peintre
-à Paris</i>; romanzo che abbraccierebbe la vita artistica
-e la vita letteraria, raccontando le lotte e le
-avventure di un giovane di genio, o di parecchi,
-venuti dalla provincia a Parigi a cercar la gloria
-e la fortuna; ma poichè per trattar questo argomento,
-dovrebbe fare un viaggio in Provenza,
-terra natale dei suoi personaggi, a raccogliere notizie
-e ispirazioni, intende di lasciarlo da parte
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-per ora. Vorrebbe scrivere un romanzo del genere
-della <i>Page d'amour</i>, ma in un altro campo
-sociale, di cui il soggetto sarebbe il dolore, la
-bontà, la forza e il coraggio nella sventura, e gli
-affetti gentili e profondi; — ma teme che un lavoro
-di questa natura, nello stato di animo in
-cui si trova al presente, rimescolerebbe troppo dolorosamente
-il suo cuore. Propende quindi per un
-terzo romanzo, del quale m'aveva già parlato tre
-anni or sono, che avrebbe per campo «i grandi
-magazzini» di Parigi, come il <i>Louvre</i> e il <i>Bon
-Marché</i>; e per argomento la lotta del grande
-commercio col piccolo, dei milioni coi cento mila
-franchi. Questo farà più probabilmente; e perciò
-comincierà tra poco le sue visite e i suoi studi
-minuti di romanziere esperimentale; passerà delle
-ore e delle ore in mezzo al via vai e al rimescolìo
-rumoroso dei «magazzini» enormi, a raccoglier
-colori per le descrizioni e motti per i dialoghi,
-e a cercar tipi e avventure locali, interrogando
-commessi e ragionieri, con la sua amorosa
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-pazienza di musaicista, come fece nei mercati e
-nelle botteghe dei salumai per scrivere il <i>Ventre
-di Parigi</i>, e nei lavatoi e all'ospedale per far l'<i>Assommoir</i>.
-Ma subito non ci si può mettere: non
-riuscirebbe a far nulla.
-</p>
-
-<p>
-Gli domandai se gli seguiva spesso, anche nel
-suo stato abituale, di non poter far nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Ah che tasto toccate! — rispose. — Ci son
-dei giorni in cui mi pare d'essere finito, non per
-quel giorno, ma per sempre; giorni in cui son
-come morto. Mi metto al tavolino la mattina per
-tempo, senz'aver coscienza del mio stato, e al
-momento di ripigliare il filo del romanzo, mi
-sento nella testa un vuoto e un silenzio da far
-paura. Personaggi, luoghi, scene, avvenimenti,
-tutto s'è come agghiacciato dentro a una nebbia
-oscura, in cui mi sembra che non riescirò
-mai più a far penetrare un raggio di sole.
-E allora resto qui delle ore, colla testa sopra
-una mano e gli occhi fissi alla finestra
-come uno smemorato. E poi.... mi pigliano degli
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-scoraggiamenti terribili anche riguardo all'arte
-mia.
-</p>
-
-<p>
-— Come! — gli dissi, — voi, che percorrete
-una via così nettamente e profondamente tracciata,
-che lavorate con un metodo così rigoroso, e di
-cui parete tanto sicuro, andate soggetto voi pure
-allo scoraggiamento e al dubbio della vostra arte?
-</p>
-
-<p>
-— Se ci vado soggetto! — rispose. — Ma
-chi non ci va soggetto? Ci sono due soli artisti
-in questo secolo, un pittore e un poeta, i quali
-non hanno mai sospettato una volta, neppure alla
-lontana, il primo di poter sbagliare una pennellata,
-l'altro di poter scrivere un cattivo verso; e
-sono il Coubert e Victor Hugo. Io trovo orribile
-oggi quello che ho fatto ieri — infallibilmente.
-Se voglio tirar innanzi a lavorare di buon animo
-e con qualche illusione di far bene, bisogna che
-non mi volti mai indietro. Per questo, terminato
-un libro, non me ne occupo più; e non solo
-sfuggo l'occasione di parlarne, ma faccio uno
-sforzo continuo per dimenticarlo. Guardate: io
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-non rileggo mai, assolutamente mai, una pagina
-dei miei libri, se non son costretto a leggerla,
-come m'accade qualche volta, per scansare una
-ripetizione in quello che sto scrivendo. Ebbene,
-quando rileggo qualche cosa, faccio compassione
-a me stesso, ma una compassione, vedete, da levarmi
-il pianto dal cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma per che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Ma per il pensiero, per la condotta, per lo
-stile, per la lingua, per tutto. Credete voi che se
-non vivessi in questo dubbio continuo di me stesso,
-se non mi tormentassi l'anima come faccio, avrei
-il colore che ho, e mi troverei nello stato di salute
-in cui mi trovo? Guardate le mie mani. Pare
-che io abbia il <i>delirium tremens</i>. E non bevo che
-acqua!
-</p>
-
-<p>
-E dopo un po' soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— M'ammazzo a lavorare, e non riesco a far
-quello che voglio; sono un uomo malcontento,
-ecco tutto.
-</p>
-
-<p>
-Il suo tormento principale è lo stile e la lingua,
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-com'era negli ultimi anni per il Flaubert,
-che urlava sopra una frase ribelle. — Noi — egli
-dice — siamo scrittori troppo nervosi. Il nostro
-stile è uno stile di spolvero, tutto bellezze grosse
-e patenti, frasi fatte e cadenze obbligate. A furia
-di voler cesellare, brunire, ricamare e dipingere,
-e pretender dalle parole l'odore delle cose, e ingegnarci
-di rendere tutti i suoni, ci siamo formati
-un linguaggio convenzionale, un gergo letterario
-nostro proprio, tutto stelleggiato e ingioiellato
-d'immagini, tutto tremolante di pennacchietti
-e di frangie, che non potrà piacere a lungo perchè
-non è la bellezza, ma la moda, non è la forza,
-ma lo sforzo; che anzi invecchierà immancabilmente,
-e riuscirà intollerabile alle generazioni future.
-Invece di parlare, insomma, trilliamo e facciamo
-delle fioriture. Invece di descrivere le cose,
-come diceva il Goethe, vogliamo troppo descrivere
-i loro effetti; e siamo arrivati in quest'arte
-a un grado di raffinamento puerile, assolutamente.
-Non è più l'arte, sono i ghiottumi, i tornagusti
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-dell'arte. Siamo in piena decadenza di stile, ecco
-la cosa. — Ora lo Zola, dallo stesso principio che
-lo spinse a semplificare il romanzo, e a renderlo
-quanto più è possibile conforme alla semplicità del
-vero, e quasi all'andamento ordinario della vita, è
-condotto logicamente a fare il medesimo sopra lo
-stile; cioè a ridurre la forma alla sua semplicità
-massima, ritornando alla lingua secca, come egli
-dice, alla frase netta, allo stile logico, parco d'epiteti,
-sfrascato, che sia panno e non trina, e vesta
-strettamente il pensiero, senza pieghette e
-senza svolazzi: uno stile di cui tutto il valore
-consista nella evidenza, ottenuta con una parsimonia
-e una proprietà rigorosa della parola. Sogna,
-insomma, una prosa, come l'aveva in capo il Leopardi,
-e come la definì, senza averla mai scritta,
-il Giordani; vorrebbe, cioè «scrivere in modo
-che l'arte non si mostri, preoccupato dal solo
-scopo che le cose dette appariscano chiarissime
-e credibili, e che il pensiero passi per mezzo
-della parola <i>con quella facile prestezza e limpidezza
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-che dai limpidi cristalli ci pervengono all'occhio le
-specie degli oggetti posti al di là</i>; non frapporsi
-mai, neppure passando, fra il lettore e l'argomento;
-risalire, in una parola, alla nudità tersa
-degli scrittori del gran secolo, serbando inalterato
-il sentimento ed il pensiero nuovo». In questa direzione
-egli vorrebbe aprire una nuova via. È una
-grande ambizione. E non si può negare certamente
-ch'egli abbia un concetto netto di quello
-che vuole. La giovinezza sempre fresca dello stile
-del Voltaire, e la solidità e la nitidezza marmorea
-di quello del Pascal, lo innamorano; e se
-bastasse, per dar corpo al suo ideale di forma, la
-potenza tecnica di scrittore, non c'è dubbio che
-ci riuscirebbe senza grande fatica. Ma la difficoltà
-massima sta in ciò: che questo rinnovamento dello
-stile ch'egli ha nel capo, richiederebbe inesorabilmente
-un accrescimento enorme nella ricchezza e
-nella intensità del pensiero. Perchè qual è lo
-scrittore di romanzi che potrebbe resistere a un
-tale denudamento? A che cosa si ridurrebbe un
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-romanzo del tempo che corre, spogliato di tutto
-ciò che egli chiama <i>pompons</i> e <i>falbalas</i> della forma?
-E specialmente il romanzo dello Zola così profusamente
-descrittivo, e affollato d'immagini? Per
-rimaner saldo e palpabile, dovrebbe avere doppia
-ossatura e doppia carne. Può scrivere con quella
-meravigliosa austerità di stile il Pascal, che condensa
-in un periodo una lunga e profonda meditazione;
-ma come può farlo uno scrittore, di cui
-la facoltà principale è appunto quella di saper
-presentare con una evidenza straordinaria ogni più
-sfuggevole aspetto di ogni più piccola cosa? E
-quale scrittore avrà il coraggio di affrontare il
-gusto dominante con una maniera di stile, di cui
-la perfezione faticosissima rimarrebbe indubitatamente
-incompresa, o parrebbe freddezza, sbiaditura,
-miseria? Questo è il grande struggicuore dello
-Zola, e gli durerà, credo, per tutta la vita. Egli
-dice che non riesce a liberarsi dal suo vecchio stile
-e a impadronirsi del nuovo, perchè ha troppo fitto
-nell'ossa, come tutta la sua generazione, il veleno
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-del romanticismo. Da giovane, dice, mi sono addossato
-anch'io il carico del frasario romantico, e
-cogli anni mi s'è mutato in gobba. Ma nell'intimo
-della sua coscienza, egli sente certamente che non
-è questa la ragione che gl'impedisce di porre in
-atto la sua idea: sente che gli manca anzitutto
-la fede nelle proprie forze; o piuttosto sente che
-non potrebbe riuscire se non a una condizione a
-cui non vorrà piegarsi mai certamente: di fare un
-romanzo solo coi materiali che gli bastano ora
-per due, e di lavorarci attorno tre anni invece di
-otto mesi, e di rinunziare alla soddisfazione dei
-grandi successi immediati.
-</p>
-
-<p>
-Per liberarsi da questa sua spina dello stile,
-tornò a parlare dell'Italia. L'Italia e la Russia sono
-i due paesi che gli dimostrano maggior simpatia;
-ed egli vi si rifugia col pensiero ogni volta che
-si sente stanco della guerra che gli si fa in patria.
-Ecco una cosa che i nemici arrabbiati dello
-Zola non possono masticare. — Che cos'è questa
-<i>toquade</i> — ci domandano — che vi prese per lo
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-Zola, voialtri italiani? S'ha da vedere anche i vostri
-Ministri dell'istruzione pubblica menare il turibolo
-davanti all'autore di <i>Nana</i>! — Alludono
-alla lettera del De Sanctis, che fece un po' di
-scandalo. Certo che è un caso letterario notevole
-la grandissima diffusione dei romanzi dello Zola
-in Italia, dove una sola delle due traduzioni dell'<i>Assommoir</i>
-ebbe più spaccio di qualunque libro
-italiano più popolare; dove tutti i suoi romanzi
-sono tradotti e, quel ch'è più raro, tradotti tutti
-accuratamente, e parecchi benissimo; dove si può
-dire, anzi, che si deve allo Zola il fatto nuovissimo
-d'una vera gara letteraria di traduttori colti
-e coscienziosi, alla quale il pubblico tenne dietro
-curiosamente. Si direbbe che c'entra po' in questa
-grande simpatia l'origine italiana dello scrittore e
-il carattere particolare del suo ingegno, per quello
-che ha di discordante e quasi di opposto allo spirito
-generale degli scrittori parigini. È incredibile
-la quantità di giornali che egli riceve dal nostro
-paese, fin dalle più lontane provincie meridionali;
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-fra cui dei giornaletti sconosciuti, dei quali mi
-fece molta meraviglia udirgli ripetere i titoli, con
-uno sforzo visibilissimo delle labbra. — <i>Je tâche
-d'être poli avec tout le monde</i>, disse; ossia di rispondere
-a tutti. Se non ci riesce, non è per difetto
-di buon volere. Riceve tanti giornali che, a
-furia di provarsi a leggere, è arrivato ormai a capire
-alla meglio l'Italiano, e intende di continuar
-l'esercizio. E infatti dev'esser gradevole e facile
-imparare una lingua studiandola nelle proprie lodi,
-in modo da godere in ogni difficoltà risolta una
-doppia soddisfazione. Ma non lesse soltanto gli
-scritti che lo riguardavano; quindi gli rimase nel
-capo un guazzabuglio di nomi di romanzieri, di
-poeti e di giornalisti, dei quali volle saper qualche
-cosa singolarmente; e stette a sentir le informazioni
-con una certa curiosità, mista di stupore,
-come si starebbe a sentire chi ci mettesse
-al corrente della letteratura patagona. — <i>Et notre
-brave Cameroni?</i> — domandò; — quello è davvero
-una fontana a getto continuo! — Si mostrò
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-molto soddisfatto delle due traduzioni dell'<i>Assommoir</i>.
-Credeva però che quella del Petrocchi fosse
-in patois, e si rallegrò di sentire che non è più
-in dialetto quella traduzione di quello che lo sia
-l'<i>Assommoir</i> originale, poichè i modi e i vocaboli
-fiorentini che vi sono sparsi, non le tolgono di
-essere tutta intelligibile da un capo all'altro d'Italia.
-Disse poi d'aver ricevuto una lettera di Cesare
-Cantù; e questo non me l'aspettavo. Gli
-scrisse per domandargli informazioni intorno a suo
-padre, che egli credeva essere uno Zola che prese
-parte nelle cospirazioni carbonaresche del 21. Sorrise
-per la prima volta quando gli dissi: — Vedete;
-voi non potreste immaginare lo strano effetto
-che farebbero in Italia questi due nomi accoppiati:
-Cesare Cantù e Emilio Zola — collaboratori,
-per esempio, in un romanzo intitolato
-<i>Satin</i>. — Non aveva però cognizione della fama
-vastissima dello storico lombardo, e diede segno
-di gradire singolarmente la lettera, quando seppe
-bene da chi veniva. Poi domandò bruscamente:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Perchè non fate un romanzo?
-</p>
-
-<p>
-Guardai il pendolo per non abusare del suo
-tempo; ma era presto: potevo rimanere.
-</p>
-
-<p>
-— È una vergogna per noi — riprese lo Zola — non
-studiare la lingua e la letteratura italiana,
-perchè ne potremmo ricavare un vantaggio grande,
-oltre che pel rimanente, per lo stile, ed anche per
-la lingua nostra. I nostri grandi scrittori del buon
-secolo, e molti del secolo scorso, la studiavano.
-Non ci sarà mai critica larga e feconda in Francia
-fin che non ci dedicheremo coscienziosamente
-allo studio delle letterature straniere. La nostra
-critica teatrale, per esempio, è quella che pecca di
-più da questo lato. Non si parla che del teatro
-francese, si vede ogni cosa da una parte sola.
-Quando i nostri critici dicono: il teatro, intendono
-il nostro. Si dovrebbero intender tutti. Pare che
-per loro non esista un teatro tedesco, un teatro
-inglese, un teatro italiano, un teatro spagnuolo.
-<i>Merci.</i> E che teatri sono! Così nel resto. È inutile.
-Bisogna rompere il tetto e spalancare porte e
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-finestre, e far entrare dell'aria. Se avessi tempo,
-vedete, vorrei fondare un giornale, il quale non
-desse che una piccolissima parte alla politica, che
-è la nostra peste, e non avesse altro ufficio che
-di seguire passo a passo, fedelissimamente, il movimento
-letterario degli altri paesi, rendendo conto
-d'ogni pubblicazione che si facesse a Madrid come
-a Pietroburgo, a Roma come a Stoccolma, con una
-critica largamente espositiva e imparziale, ma piuttosto
-benevola che severa, chiunque fosse l'autore
-e qualunque la scuola; in modo da far penetrare
-in Francia il maggior numero possibile di scrittori
-stranieri. Questo ci vorrebbe per noi. Ma come
-potrei farlo? Basta un giornale ad assorbir la vita
-d'un uomo.
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno, secondo lui, s'è già fatto un gran
-passo in Francia, dal 70 in poi, nello studio delle
-letterature straniere. Oltre che si traduce un assai
-maggior numero di libri che per il passato, e che
-non par più una cosa dell'altro mondo, come una
-volta pareva, che un giornale francese s'occupi
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-d'uno scrittore straniero, se anche non è famoso
-nel mondo; è fuor di dubbio che molti libri inglesi,
-italiani e tedeschi sono letti in Francia,
-ora, nel testo originale. Ed è cresciuta mirabilmente
-anche la vendita dei libri francesi. Lo Zola,
-così a un di grosso, crede che sia triplicata. Dodici
-edizioni d'un libro, che erano già un gran che,
-non sono più oggigiorno che un mediocre successo
-librario. E i poeti, in ispecie, hanno torto di lagnarsi.
-D'un volume di versi, in qualsiasi condizione
-pubblicato, si esitano immancabilmente mille
-esemplari. E si è migliorata pure la condizione degli
-scrittori rispetto agli editori: c'è più buona fede
-e più fiducia reciproca. Non è gran tempo che essi
-si trattavano a vicenda, e con molto chiasso, di
-scrocconi e di ladri.
-</p>
-
-<p>
-Improvvisamente mi fece una grande sorpresa.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete — disse — ho letto i <i>Promessi
-Sposi</i>.
-</p>
-
-<p>
-Avvicinai la seggiola.
-</p>
-
-<p>
-Mi parve che titubasse un poco a esprimere la
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-sua opinione, sia perchè non l'avesse netta, sia
-perchè, sospettando la mia, cercasse i termini per
-urtarla il più leggermente che poteva.
-</p>
-
-<p>
-— Prima di tutto — disse — debbo confessare
-che ho letto la traduzione francese, e che
-ho poca fede nelle traduzioni. Credo che la migliore
-sciupi gran parte, e forse la più viva parte
-di qualunque lavoro, e specialmente di un lavoro
-originale. Perciò i <i>Promessi Sposi</i> non mi fecero
-l'impressione che m'aspettavo. Che so io? Il romanzo,
-nel suo complesso, mi parve troppo fedelmente
-lucidato dai romanzi di Walter Scott.
-Non mi son fatto un concetto preciso del suo
-valore. Certo però che ci sono delle parti, e
-molte, che serbano anche nella traduzione una
-bellezza e una potenza meravigliosa; squarci d'un
-realismo magistrale, nei quali si rivelano insieme
-la forza d'un grande pittore e quella d'un pensatore
-vasto e profondo: la storia della peste specialmente,
-che avrebbe innamorato il Flaubert, col
-quale il Manzoni ha molti punti di somiglianza....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quello che lo colpì più d'ogni cosa, insomma,
-fu la descrizione, e di tutte le descrizioni, quella
-che gli rimase impressa più profondamente, tanto
-che ne ricorda tutti i particolari, è la scena
-che si presenta improvvisamente allo sguardo di
-Renzo, quando s'affaccia alla porta del lazzaretto,
-dopo la sua lunga e avventurosa pellegrinazione
-a traverso a Milano. Quelle compagnie di malati
-che entrano, quegli appestati accovacciati pei fossi,
-quelle faccie stupidite, quei visi sghignazzanti, quei
-pazzi che raccontano le loro immaginazioni ai moribondi,
-quel cantare alto e continuo di gente già
-trasfigurata dal morbo, quel brulichìo immenso e
-miserabile, e particolarmente quel cavallaccio sfrenato,
-che fende la folla in mezzo all'urlìo dei monatti,
-montato da un frenetico che gli tempesta
-il collo di pugni, e dispare in un nuvolo di polvere,
-sono un quadro, egli dice, che gli rimarrà
-davanti agli occhi per tutta la vita. Non disse altro,
-e non me ne stupii. Per quanto ingegno e
-accorgimento critico egli abbia, è impossibile che,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-per ora, gusti e giudichi rettamente un'opera pensata,
-sentita e condotta così diversamente dalle
-sue. Egli è ancora troppo caldo dell'ispirazione
-propria, troppo eccitato dalla battaglia, troppo immerso
-con tutte le facoltà nei suoi studi altrettanto
-profondi che rigorosamente circoscritti, e
-troppo vivente, non dico nella letteratura del suo
-tempo, ma in quella della sua giornata. Lo Zola
-rileggerà i <i>Promessi Sposi</i> in pace, fuori del campo
-di battaglia, come il Voltaire rilesse l'Ariosto, e
-cangierà di parere, come il Voltaire. Gli mancavano
-d'altra parte, per ora, gli elementi necessarii
-ad un critico per poter giudicare del valore intrinseco
-d'una grande opera letteraria. Rimase stupito
-udendo che i <i>Promessi Sposi</i> furono scritti nel
-primo quarto del secolo, e che il Manzoni, pure
-seguendo l'esempio del Walter Scott nel suo romanzo,
-fu nella letteratura italiana un novatore,
-il quale, ai suoi tempi, fece «parte da sè stesso»;
-un miscredente delle scuole, come lo definì il genero
-apologista, un Volteriano dell'arte, un loico
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-del buon senso; iniziatore d'una riforma letteraria
-che bandì l'estrinseco, il convenzionale, il falso
-nel pensiero, nel sentimento, nello stile, nella lingua;
-e che la sua apparizione nella letteratura italiana,
-sollevò ben altre tempeste e diede l'impulso
-a un ben più largo e nuovo movimento d'idee
-che non abbia fatto lui, per ora, nella letteratura
-francese. Finì col dire che l'avrebbe riletto in italiano,
-e mostrò curiosità di conoscere le tragedie,
-per aver inteso qualcosa di quella maniera libera
-e tranquilla di condurre l'azione e di sceneggiare,
-che si deve accordare mirabilmente con le sue idee.
-</p>
-
-<p>
-Di qui ricascò a parlare della sua stanchezza
-intellettuale, che lo rattristava:
-</p>
-
-<p>
-— Ma chi mai — gli dissi — leggendo i vostri
-articoli, sospetterebbe che siete stanco?
-</p>
-
-<p>
-— Capisco: non ve n'accorgete; ma è perchè
-ci metto uno sforzo doppio che per il passato, appunto
-per nascondere la stanchezza.
-</p>
-
-<p>
-— E poi — disse dopo qualche momento di
-riflessione, — sono stanco sopratutto della polemica,
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-che mi attira tanti odî. È un'impresa che
-schiaccia le mie forze, e schiaccerebbe le forze di
-chi che sia, quella di fare nello stesso tempo il
-novatore e il demolitore. Io mi trovo in una condizione
-disgraziata. Vedete Victor Hugo. Certo,
-nel suo grande cammino trionfale egli è stato spinto
-innanzi dalla forza immensa delle simpatie e degli
-entusiasmi della nazione; ma aveva il vantaggio di
-non esser costretto a combattere a corpo a corpo.
-Una legione di devoti e di fanatici gli andava innanzi
-sgombrando la strada a colpi di spada e d'accetta,
-e gli faceva largo intorno, gli lasciava un
-grande spazio d'aria libera, nel quale egli procedeva
-serenamente, tutto assorto nella propria ispirazione.
-Io, invece, debbo far tutto, ossia fare e
-disfare. Ed è quello che non vogliono perdonarmi. — Badate
-a scrivere dei romanzi — mi dicono; — lavorate
-sul vostro, e lasciate in pace gli altri
-sul proprio: create senza distruggere. — E perchè
-ciò, dal momento che essi tirano a distruggermi,
-e non creano? Perchè non credono ch'io sia in
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-buona fede; perchè credono ch'io critichi, non per
-convinzione, ma per passione; non per abbattere
-delle scuole che credo false e dannose al progresso
-dell'arte e del pensiero, ma per sbarazzarmi di rivali
-che credo incomodi. Credono che io odii delle
-persone, mentre non combatto che dei principii.
-Vogliono ad ogni costo che sia egoismo di bottegaio
-quello che è coscienza d'artista. Questo è
-quello che mi affligge. Che cosa ne pensate?
-</p>
-
-<p>
-Credetti di dovergli dire quello che sinceramente
-credevo, cioè che fuori di Parigi, fra noi, per esempio,
-si faceva generalmente un giudizio assai diverso
-della sua critica. — Troviamo nei vostri articoli
-della violenza, ma non dell'odio. Se ci fosse
-odio, ci sarebbe del veleno, e questo non l'avete.
-Ci paiono critiche di testa, vi direbbe un maestro
-di canto, e non critiche di petto; colpi di mazza,
-non colpi di stile; che è molto diverso. E chi
-volete che creda che coi successi enormi che ottenete,
-possiate attaccare per gelosia letteraria, fra
-gli altri, degli avversari mille miglia lontani dal
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-vostro campo, e quasi sconosciuti fra noi? Del
-resto, voi potete sempre rispondere che non avete
-ancora detto contro gli altri la metà di quello
-che si disse contro di voi.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — esclamò — di quello che si disse
-contro di me non ne potete avere un'idea, voi
-che vivete lontano da Parigi. Io mi diedi a scrivere
-sul <i>Figaro</i> per non troncare tutt'a un tratto
-la mia «campagna critica» dopo la rottura col
-<i>Voltaire</i>; chè m'avrebbero creduto smarrito d'animo
-e ridotto all'impotenza. Ma sapete perchè
-ho scelto il <i>Figaro</i>? Il <i>Figaro</i>, prima di tutto,
-contro cui si fa tanto gridare, non è mica peggio
-degli altri giornali, sotto nessun aspetto. La sua
-disgrazia è che tutti i torti della stampa che ha
-dei torti, si fanno ricadere sulla sua testa; lui è
-lo scandalo, lui è il morbo della nazione, lui raccoglie
-in sè tutti i vizi, tutte le magagne, tutte
-le brutture del giornalismo francese. È destinato
-che sia il <i>capro emissario</i>, e s'intende che se non
-ci fosse il <i>Figaro</i>, non ci sarebbe che una stampa
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-purissima e santissima: sta bene. Ma questo non
-monta. Sono collaboratore del <i>Figaro</i>, ma non
-l'ho sposato. Io non so quello che ci scrivano;
-so che ci scrivo quello che voglio. Ho scelto il
-<i>Figaro</i> per questa ragione: che essendo un giornale
-diffusissimo per tutta la Francia e fra ogni
-ceto di gente, volevo cercare, scrivendoci, se ci
-fosse modo di distruggere quella specie di leggenda
-odiosa e ridicola che s'è formata sulla mia
-povera persona. Una vera leggenda, vi dico. Quelli
-che l'hanno creata e divulgata, i critici e giornalisti,
-non ci credevano: s'intende benissimo: sono
-maligni, ma non imbecilli. Il grande pubblico, però,
-l'ha bevuta. Per questo grande pubblico io sono
-un uomo senza coscienza, senza legge, senza pudore,
-senza affetti; uno speculatore d'immoralità,
-un sacco di vizi, un bevitore di sangue, un'anima
-perduta. Credono che io sguazzi veramente in
-tutte le sozzure, come qualche personaggio dei
-miei romanzi, e non solamente nelle sozzure morali.
-Un <i>égoutier</i>, infine. Un uomo da velarsi gli
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-occhi e da turarsi il naso, passandogli accanto.
-Ebbene, io dissi tra me: <i>je suis un brave homme,
-après tout</i> (non c'è vanità a dichiararlo, non è
-vero?); mi sento un cervello sano nel capo e un
-cuore onesto nel petto; vediamo se, scrivendo in
-un giornale che va per le mani di tutti, provandomi
-a dirvi le mie ragioni con la maggior pacatezza
-possibile, e a esprimervi i miei sentimenti
-con la mia abituale sincerità, mi riesce di raddrizzare
-l'opinione storta della gente. Prima ancora
-ch'io scrivessi, al semplice annunzio della mia collaborazione,
-i buoni borghesi, gli onesti abbonati
-rimasero atterriti. Ma come! Lo Zola scrive nel
-<i>Figaro</i>? Saremo costretti ad asciugarci la prosa
-di questo matto pervertito e scandaloso, e a nascondere
-il giornale alle nostre famiglie? Credevano
-in buona fede che ad ogni periodo io buttassi
-fuori un'oscenità stomachevole o sputassi
-sopra un sentimento gentile o lacerassi un nome
-onorato. Ora io so che molti hanno espresso una
-grande meraviglia dopo letti i primi articoli. In
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-fin dei conti, hanno detto, tutto ben considerato,
-è un uomo — presso a poco — come gli altri.
-Avrà torto, ma ragiona; ragionerà male, ma par
-persuaso di quello che dice. Porcherie non ne
-scrive; critica, ma non insulta; è un capo originale,
-ma non è un pazzo da catena. Non è lo
-Zola che ci avevano dato ad intendere. — Ora
-questo è già qualche cosa, ma è poco più di nulla.
-Per uno che si ricrede, cento altri del pecorame
-immenso continuano a credere. Voi non potete
-immaginare quanto sia difficile in Francia lo sradicare
-un pregiudizio. Una leggenda calunniosa
-s'è formata sopra di me: ebbene, ho quarant'anni,
-posso viverne ancora altri venti, ma son sicuro
-di non vederne la fine, di quella leggenda. E questo
-m'addolora.
-</p>
-
-<p>
-E disse le ultime parole con un accento di vero
-rammarico.
-</p>
-
-<p>
-— Pensate però — gli osservai — che la leggenda
-non è uscita di Francia, e che noi, lontani,
-vi giudichiamo diversamente. I lettori sensati, che
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-conoscono tutte le vostre opere, e che tengono
-dietro a tutte le manifestazioni dei vostri principii
-artistici, spassionatamente, e senza cocciutaggini
-scolastiche, sono persuasi che quello che si può
-trovare d'eccessivo, sotto certi aspetti, in alcuni
-dei vostri romanzi, è conseguenza logica del concetto
-fondamentale che avete dell'arte, non predilezione
-per il brutto, per il tristo e per l'orrido,
-che derivi da animo malvagio. Certo, l'arte ottimista
-che sceglie ad un fine consolante i caratteri
-e gli avvenimenti, e si sforza di alleggerire
-ai lettori tutte le impressioni ingrate, e di girare
-intorno, senza attrito, a tutte le opinioni che
-hanno una radice nell'animo, cattiva facilmente la
-simpatia agli scrittori. Ma sotto la vostra arte di
-ferro, noi ammiriamo e amiamo la schiettezza, il
-coraggio, la devozione ardente e indomabile ad
-un'idea, che non è possibile che in un'anima nobile.
-Gli arrabbiati che leggono i vostri romanzi
-con un occhio solo, non vedono che Lantier, e
-Bijard, e Pierre Rougon, e Renée; noi li leggiamo
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-con due, e vediamo Miette e Goujet e Lalie
-ed Hélène e la piccola Jeanne. Ed è l'intensità,
-non la molteplicità e la diffusione delle manifestazioni
-del cuore, quella da cui giudichiamo l'intima
-natura dell'artista. Per me, vedete, Hélène,
-che dopo aver visto morir la sua creatura senza
-poter piangere, e quasi chiusa nel suo dolore,
-getta un urlo improvviso vedendo ai piedi del
-letto le scarpettine che la povera bimba non si
-metterà mai più; e il singhiozzo disperato che
-lacera il petto di Goujet mentre Gervasa, incanutita
-e convulsa, si sfama sotto i suoi occhi,
-dovrebbero bastare a giudicar l'uomo quanto
-un poema d'affetto. E molti la pensano a modo
-mio.
-</p>
-
-<p>
-— Eppure — osservò sorridendo leggermente — dicono
-che contamino tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Lo dissero anche del Flaubert. Dopo che
-aveva lavorato per cinque anni a un romanzo, un
-critico scrisse che s'era ravvoltolato in una fogna
-e che l'aveva sporcata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E che cosa si dice, in Italia, quando si legge
-una di codeste critiche?
-</p>
-
-<p>
-— Non so.... credo che si continui a leggere il
-Flaubert.
-</p>
-
-<p>
-— Io credo però che sarà utile, a proposito di
-critiche, un libro d'un nuovo genere, che sto preparando
-da un pezzo. Man mano che mi cadevano
-sotto gli occhi, sono andato raccogliendo e ordinando
-le più grossolane insolenze, i più spropositati
-vituperii che vennero vomitati contro di me.
-V'accerto che a leggerli tutti di seguito, come una
-lunghissima lirica furibonda, fanno un singolare effetto.
-Li pubblicherò in un volume, con una grande
-prefazione sulla critica, e intitolerò il volume: <i>Leurs
-injures</i>. Sarà la mia apologia.
-</p>
-
-<p>
-Questo è il suo chiodo fisso; per quanto faccia,
-bisogna sempre che torni a batterci su. Il suo
-grande tormento è d'essere male giudicato come
-uomo. E questo tormento, possono averlo celato,
-ma lo provarono certamente tutti gli artisti, anche
-i più incuranti e sdegnosi del mondo, e i più
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-gloriosi, quando il loro carattere morale fu denigrato.
-Poichè si può ben amare disperatamente la
-gloria, ma non si può averne un godimento pieno
-e sereno, se non si sente che insieme all'artista
-è stimato l'uomo, suo padre e suo giudice, e depositario
-del suo onore. Prima si ambisce la gloria
-pur che sia; poi quella tal gloria — senza
-ombra e senza turbamenti; — ossia la stima e
-l'affetto, che sono il calore della sua luce. Il che
-i nemici cercan di togliere, quando non riescono
-a toglier altro, poichè è una grande consolazione
-dell'amor proprio, dovendo dire che un tale è un
-grande artista, poter soggiungere subito dopo che
-è un birbante.
-</p>
-
-<p>
-— Mah! — esclamò poi lo Zola — quando
-lavoro dimentico tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Dateci presto il nuovo romanzo — dissi.
-</p>
-
-<p>
-— Mi ci potrei mettere subito — rispose — se
-ci fossi già preparato. Ma ho bisogno di viver
-prima lungo tempo coi miei personaggi, e
-siccome questo non è un lavoro da tavolino, che
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-m'obblighi a star lì cogli occhi sulla carta, così
-basta anche una leggera preoccupazione dell'animo
-a distrarmene. Ho bisogno di pigliare i miei personaggi
-ad uno ad uno, e poi a due a due, e
-così avanti, e di farmeli andare e venire per la
-testa, di notte, passeggiando, desinando, ora strappando
-una parola a uno, ora cogliendo a volo un
-gesto d'un altro, ora scoprendo il secreto di un
-terzo; e di abituarmi a viver con loro fino al
-punto di voltarmi in tronco, quando mi sento un
-fruscìo alle spalle, quasi con la sicurezza di sorprenderne
-qualcuno in carne ed ossa. Fin che non
-sono arrivato a questo grado d'illusione, non posso
-far nulla. Quando poi i personaggi son diventati
-così vivi e parlanti, e quasi gente di casa mia, il
-lavoro non m'affatica più; mi metto al romanzo,
-e lascio che facciano loro, che pensin loro a combinarsi
-e a trattare insieme le proprie faccende;
-io cerco d'entrarci il meno possibile, e di restringermi
-a redigere i verbali. Alle volte mi par d'essere
-estraneo affatto al mio romanzo. Casi, scene,
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-dialoghi si succedono da sè, e non ho che a mutar
-qualche parola nel testo che mi si svolge sotto
-gli occhi. Non è che la descrizione che mi costa
-sforzo. Ma scrivendo, vedo i luoghi così distintamente,
-sento i rumori, gli odori, i contatti in
-una maniera così viva, che anche qui non ho
-quasi da cercar altro che l'espressione. Rimango
-tutto stupito, alzando gli occhi, di ritrovarmi nella
-mia stanza, solo, in una gran quiete, e cerco per
-dove sono fuggiti i fantasmi che mi stavano affollati
-intorno un momento prima.
-</p>
-
-<p>
-Con tutto ciò m'è parso di indovinare, da qualche
-sua parola qua e là, che la difficoltà che egli
-trova a rimettersi ai suoi romanzi, non deriva
-soltanto dal suo stato presente di salute e d'animo,
-ma da un sentimento, più forte che non l'abbia
-mai provato, d'incertezza artistica. Egli conosce
-il mondo letterario e sè stesso: sa di essere arrivato
-al punto forse culminante della sua ascensione
-d'artista, e che di lì non potrà più salire
-se non facendo un poderosissimo sforzo: o un
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-passo in una via nuova, o un perfezionamento
-grande sulla via battuta. Perchè è vero quello che
-disse il Dumas figlio, che il pubblico vuol essere
-continuamente sorpreso, abbagliato, sbalordito,
-violato. Ora, dopo l'<i>Assommoir</i>, lo Zola è andato
-più in là, ma non più in su. I critici assennati
-non solo non mettono la <i>Page d'amour</i> accanto
-all'<i>Assommoir</i>, ma la considerano al di sotto della
-<i>Fortune des Rougon</i> e della <i>Conquête de Plassans</i>.
-<i>Nana</i> fu un successo più librario che letterario. Si
-capisce d'altra parte che, per quanto sia grande la
-sua potenza di scrittore, il genere suo, tutto analitico
-e descrittivo, è quello in cui l'originalità perde
-in più breve tempo la freschezza, abituandosi facilmente
-il pubblico ai procedimenti metodici, di
-cui può indovinare gli artifizi prima di subirne
-gli effetti. Al che l'aiutano anche gli imitatori;
-gl'inetti scoprendo meglio la meccanica, i valenti
-mostrando che non è difficile impadronirsene. E
-lo Zola ha ormai un drappello di imitatori che
-non gli stanno indietro che d'un passo. Perciò io
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-credo che stenti a ricominciare i romanzi, non
-tanto perchè è stanco, quanto perchè cerca. Mettendosi
-a scrivere, gli si presentano in folla tutte
-le forme e le industrie già usate, ed egli vuol liberarsene.
-Non gli basta più cambiar soggetto,
-vorrebbe cambiar maniera. Ed anche dall'idea di
-scrivere un romanzo sulla <i>bontà e sul dolore</i>, per
-fare un salto da <i>Nana</i>, come scrisse la <i>Page d'amour</i>
-per fare un contrapposto all'<i>Assommoir</i>, traspare
-già il bisogno che egli sente di <i>rinnovellarsi</i>
-come traspare, più che da tutto, dal suo proposito
-di dedicarsi intieramente al teatro.
-</p>
-
-<p>
-Parlò da ultimo a proposito di teatro, del
-dramma ricavato da <i>Nana</i>, che deve rappresentarsi
-tra poco. Dell'<i>Assommoir</i> non fu contento:
-fu un eccellente affare finanziario, una magra soddisfazione
-artistica: non era più il suo <i>Assommoir</i>.
-È più soddisfatto del dramma ricavato dall'ultimo
-romanzo. Si è dovuto transigere colle esigenze
-della scena, si sottintende. Il carattere della protagonista
-è stato un po' attenuato, e il linguaggio
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-passato allo staccio. Ma, nell'insieme, il dramma è
-più fedele al romanzo, ossia più naturalistico. C'è
-più <i>distinzione</i> e più <i>discrezione</i>. Ma per questo appunto
-dubita della riuscita.
-</p>
-
-<p>
-Infine tornò ancora una volta al suo ideale:
-terminare i romanzi, non impicciarsi più di polemica,
-lavorare riposatamente per il teatro nella
-sua casa tranquilla di Médan, non vedendo che
-pochi amici.... Ma per far questo — soggiunse
-rattristandosi — bisogna sentirsi sani e giovani, e
-sopratutto non aver dolori. L'arte non basta a
-consolare dei grandi dolori.
-</p>
-
-<p>
-Pensava a sua madre.
-</p>
-
-<p>
-Allora, per distoglierlo da quel pensiero, pensai
-di saldare un conto che avevo con lui da due
-anni. — Prima di lasciarvi — gli dissi — debbo
-giustificarmi d'un grosso errore che ho commesso
-a vostro riguardo. Ho letto in un libro francese,
-che parlando d'un articoletto ch'io scrissi sopra
-di voi nel 1878, diceste: — Ma dove diamine è
-andato a pescare il De Amicis ch'io avessi due
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-bambini? — Avete tutte le ragioni del mondo di
-lamentarvi, tanto più che non solo dissi che avevate
-due bambini, ma aggiunsi che li avevo sentiti
-gridare. Se voi mi credete un idealista, dovete
-aver pensato che è spingere un po' troppo in
-là l'idealismo, quella di regalare dei bimbi — per
-abbellire il quadro — a chi non solamente non
-ne ha, ma non ne desidera. L'errore deriva da
-ciò, che un vostro amico mi disse che li avevate,
-e che io non avevo una ragione al mondo di
-non crederci. Quanto all'averli sentiti gridare, mi
-concederete che è un'immaginazione scusabile,
-perchè o non si hanno, ed è affar finito, o si
-hanno, e allora gridano. Ma vedete se son castigato
-della mia credulità. Sono stato a vedere
-il Daudet, e ne scriverò qualche cosa. So di sicurissimo
-che ha due bambine, ne ho visti i ritratti;
-potete pensare se mi farebbero comodo
-per il mio quadretto. Ebbene, sono costretto a
-non nominarle neppure, perchè nessuno mi crederebbe
-più. Vi prego di considerarvi soddisfatto
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si dichiarò soddisfatto, ridendo; ma subito il
-suo viso si tornò a velare.
-</p>
-
-<p>
-E salutandomi sull'uscio, mi disse con un accento
-affettuoso, stringendomi la mano:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Vous ne me croyez pas un bandit, n'est-ce pas?</i>
-</p>
-
-<p>
-— Ah! non mi conviene — risposi — vivo
-troppo in vostra compagnia.
-</p>
-
-<p>
-E benchè avessi chiuso la conversazione con
-uno scherzo, me ne andai dolente, proprio, di
-non aver più trovato lo Zola giovane e contento
-dell'altra volta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ecco i grandi artisti. Mentre noi gl'invidiamo
-di lontano, pensando che sono famosi, potenti,
-ricchi, e che debbono essere felici, o almeno tutti
-frementi e splendidi del trionfo, essi son là soli
-in mezzo ai loro libri, afflitti da dolori che ignoriamo,
-tormentati da mille dubbi, sfiduciati di sè,
-incerti dell'avvenire, e rosi nel cuore dalla passione
-dell'arte propria. Quella coscienza del proprio
-valore e della propria fama, che noi crediamo
-una sorgente continua di contentezza, essendo diventata
-in loro un sentimento abituale, ha reso
-insensibile il loro amor proprio a tutte le soddisfazioni
-ordinarie; per il che non hanno che assai
-di rado delle gioie vive, le quali pure svaniscono
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-di più in più rapidamente. Il sentimento
-profondo che hanno della vita, per cui l'amano
-più intensamente, rende a loro più dolorosa la
-coscienza della precarietà propria, e di tutto; e
-la paura dell'obblio, che è il loro affanno perpetuo.
-L'idea della loro fama, del loro nome pronunciato
-da tutte le bocche, del diritto dato alla
-moltitudine immensa di giudicarli e di notomizzare
-brutalmente l'anima loro, li sgomenta qualche
-volta, come gente condannata a una berlina
-senza termine. Se vanno tra la gente, sono urtati
-in mille modi dall'invidia e dall'ignoranza; se
-vivono da sè, sono sopraffatti e soffocati dalla
-propria immaginazione. Continuamente combattuti
-tra gli interessi della vita e la coscienza artistica,
-tra il bisogno e il furore di imparare, e
-la necessità e la passione di produrre, tra l'intelligenza
-che progredisce, mettendo sempre più alta
-la meta dell'arte, e le forze artistiche che si logorano,
-scemando la speranza di raggiungere quella
-meta; circondati d'amici continuamente pericolanti
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-sopra l'altalena della gelosia; minacciati nella salute
-dall'abuso del lavoro in cui non riescono a
-moderarsi; dotati d'una malaugurata facoltà di
-sviscerare sè stessi, che inacerbisce il sentimento
-di tutti i dolori; condannati, in fine, al primo segno
-che diano di stanchezza e di decadimento, a
-sentire da ogni parte la risata trionfale degli emuli,
-ed il grido insolente delle legioni giovanili che si
-avanzano.... Poveri grandi artisti! Ha detto bene
-Alessandro Dumas: Dante dimenticò di mettere
-questo supplizio in fondo alle bolgie dell'inferno.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<h2 id="augier">EMILIO AUGIER<br />
-<span class="smaller">E</span>
-ALESSANDRO DUMAS</h2>
-</div>
-
-<p>
-Un mio amico di Galata mi raccontò, anni sono,
-il seguente aneddoto.
-</p>
-
-<p>
-— Mi trovavo sopra un piroscafo del Lloyd
-austriaco, in viaggio da Varna a Costantinopoli,
-in mezzo a una folla di gente che non conoscevo;
-e m'annoiavo mortalmente; quando, per fortuna,
-m'occorse di scambiare qualche parola e poi di
-attaccare conversazione con un viaggiatore francese,
-che da più d'un'ora stava immobile accanto
-a me, cogli occhi fissi sui mare. Discorremmo per
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-un pezzo. Non spendeva molte parole, ma parlava
-bene, in un certo modo stringato e asciutto,
-e diceva sempre qualche cosa di singolare, che
-mi costringeva a guardarlo. Andava per la prima
-volta a Costantinopoli. Mi rivolse delle domande
-sull'Oriente, molte delle quali mi misero in imbarazzo,
-e sopra ogni mia risposta faceva un'osservazione,
-la quale spiegava più chiaramente
-quello ch'io avevo voluto dire, in modo che, a
-un certo punto, m'accorsi con grande vergogna
-che parlavo male. A notte inoltrata lo lasciai per
-andar a dormire, e per molto tempo non mi potei
-levar dalla testa la sua figura e i suoi discorsi.
-Non avrei saputo dire se mi fosse simpatico o
-no. Mi dava da pensare, desideravo di vederlo per
-conoscerlo meglio. La mattina dopo, all'alba, si
-stava per entrare nel Bosforo. Salii sul ponte, ricominciammo
-a discorrere. La sua conversazione
-era argutissima e piena di pensieri; ma che so
-io? Ci sentivo qualche cosa come di secco e di
-freddo, che mi teneva in là, nel tempo stesso
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-che m'attirava e mi metteva in grande curiosità
-di sapere chi fosse. S'entrò nel Bosforo, che egli
-non aveva mai visto. Con mio grande stupore,
-non diede alcun segno di meraviglia. Stava ritto,
-impalato contro il parapetto, immobile come una
-statua, come se avesse visti quei luoghi cento
-volte. — Che razza d'uomo è costui? — pensavo.
-Una sola volta, vedendo una moschea bianca
-sulla riva asiatica, si scosse ed esclamò: <i>Oh quelle
-jolie bonbonnière!</i> Poi tornò a chiudersi in sè.
-Passò Buyukdéré, passò Therapia, passò Isthènia,
-passò Kandilli, e non diede segno di vita. S'arrivò
-finalmente a Costantinopoli, e continuò a
-guardare e a tacere. Il bastimento, dopo una breve
-fermata a Costantinopoli, doveva proseguire per
-l'Egitto. Il mio incognito andava a veder l'inaugurazione
-del canale di Suez; io dovevo scendere
-a Galata. Prima di scendere, gli porsi il mio biglietto
-di visita; egli mi diede il suo: guardai,
-c'era scritto: <i>Alexandre Dumas fils</i>. Come si può
-pensare, feci un atto di meraviglia e di piacere.
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-Egli rimase impassibile. — <i>Au bonheur de vous revoir</i> — mi
-disse. E mentre io me n'andavo voltandomi
-indietro per vederlo ancora, egli guardava
-da un'altra parte col cannocchiale.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ho riferito quest'aneddoto perchè l'impressione
-ricevuta dal mio amico è quella che le opere del
-Dumas lasciano nella maggior parte dei lettori
-italiani.
-</p>
-
-<p>
-La crudezza con cui esprime certe verità che
-ci feriscono nel nostro sentimento d'orgoglio
-<i>umano</i>, la brutalità di chirurgo impassibile con
-cui mette le mani nelle piaghe che altri suole
-trattare con pietà delicata, la perspicacia diabolica
-con cui indovina i segreti più intimi di certe nature
-mostruosamente inique e corrotte, e quasi
-la compiacenza feroce con cui li rende; e più di
-tutto certi tratti indefinibili, che sono nei libri
-quello che i lampi dell'occhio e i guizzi delle
-labbra sono nei visi, ci fanno immaginare un uomo
-rigido e superbo, poco benevolo per i suoi simili,
-facile alla passione, ma chiuso alla tenerezza, e
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-scettico in fondo; la cui presenza debba agghiacciare
-la parola in bocca all'ammiratore che gli va
-incontro con espansione. Anche nei tratti delle
-sue opere, che ci sembrano riboccanti d'affetto, e
-che ci commuovono, noi troviamo sempre, esaminandoli,
-piuttosto l'arte profonda d'un'intelligenza
-che, indovinando tutte le cause, riesce a
-ottenere tutti gli effetti, che non il disordine affannoso
-ed ingenuo che viene dal cuore; e ci
-piglia il sospetto che egli abbia studiato, come il
-Goëthe, delle lettere affettuose di sconosciuti, per
-impararvi il linguaggio dei sentimenti che non
-provava. Negli stessi suoi scritti d'argomento sociale,
-diretti a uno scopo generoso e benefico,
-riconosciamo che v'è largamente tutto ciò che
-può giovare alla persuasione: chiarezza limpidissima,
-argomentazione serrata, arte mirabile di
-presentare le contraddizioni e di valersene, ed eloquenza
-splendida nell'esporre lo stato delle cose
-a cui cerca rimedio; ma non quel soffio irresistibile
-che prorompe dalla pietà ardente e profonda
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-dei dolori e delle ingiustizie, e che vince
-il cuore prima che la ragione sia vinta. Vi sentiamo
-fremere più potentemente l'amore artistico
-della propria idea, che l'amore umano degli oppressi.
-E quell'apostolato di moralità, di virtù, di
-dovere, che informa specialmente le sue ultime
-opere, ci ha piuttosto l'apparenza d'un grande ed
-onorevole proposito dell'ingegno che intuisce il
-bene, e se ne fa strumento all'arte; che non
-la passione intima e schietta d'un'anima che lo
-ami irresistibilmente. La soddisfazione che ci lasciano
-nell'animo le opere sue più evidentemente
-dirette ad un fine a cui anche il nostro cuore e la
-nostra coscienza consentono, non è mai nè piena ne
-tranquilla; sempre usciamo dal teatro o chiudiamo
-il libro con qualche ferita segreta nell'animo; e
-la nostra immaginazione non ci rappresenta mai,
-neanche a traverso alle più dolci emozioni provate,
-un Alessandro Dumas altrettanto amabile
-che ammirabile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Eppure il concetto che ne hanno i suoi amici
-intimi è assai diverso da quello della più parte
-de' suoi ammiratori lontani. È un un <i>bon garçon</i>,
-dicono, senza restrizioni; migliore di suo padre,
-che nondimeno parve più amabile e fu più amato.
-Conviene anche dire che è tutt'altro Dumas da
-quello che fu in giovinezza. Era dissipato, ed ora
-si vanta d'essere un capo di famiglia esemplare.
-Della sua vita passata dice egli stesso che non
-conserva più che i ricordi; e si assicura che fra
-questi ricordi ce ne sono dei bellissimi, e di molti
-paesi, e invidiati, e famosi. Ha un sentimento altero
-di sè; ma non costantemente: solo in certi
-giorni della settimana, e quando lo stuzzicano.
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-È servizievole con gli amici, dei quali s'asciuga
-drammi e commedie e romanzi, senza fiatare, ragionando
-anzi i suoi giudizi in letterine mirabili
-di stringatezza e di sincerità fraterna, con le quali
-rivela agli autori i difetti intimi delle opere e le
-deficienze inconscienti degli ingegni in un modo
-maestrevolmente scoraggiante. Non pecca d'avarizia,
-come molti credono, e come forse credeva
-suo padre quando essendogli stato detto che il
-figlio scriveva Le père prodigue, soggiunse: — et
-le fils avare. Non è milionario per gli altri, come
-disse del padre suo egli medesimo, ma è caritatevole,
-e soccorre in particolar modo i letterati e
-gli artisti poveri, ricordandosi d'aver vissuto i suoi
-primi anni in quella Bohême, che ora brulica a
-cento gran cubiti sotto i suoi piedi; sebbene non
-sia facile ingannarlo col pretesto della beneficenza.
-L'accusarono d'ingratitudine verso suo padre, per
-qualche parola che gli sfuggì sulla trascuranza in
-cui fu lasciata la sua prima educazione; ma è
-un'accusa ingiusta. Egli dichiarò sempre che non
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-s'è sentito qualcosa se non quando s'è paragonato
-fuori di casa sua. L'apologia che fece del padre
-nella prefazione al <i>Fils naturel</i>, dove respinge sdegnosamente
-la lode di coloro che lo mettono al
-di sopra dell'autore d'<i>Antony</i>, è una delle poche
-cose in cui si senta veramente palpitare il suo
-cuore. Egli parla di suo padre ad ogni proposito.
-Tutti gli aneddoti che possono riuscire ad
-onore del suo cuore, della sua vita e del suo
-genio, li ha continuamente sulle labbra, e li abbellisce
-sovente, e si dice anche che ne inventi.
-Si sa invece che suo padre era leggermente geloso
-di questa gloria che gli cresceva in casa,
-dovuta a facoltà tanto diverse dalle sue. La sera
-della rappresentazione di <i>Madame Aubray</i>, a un
-suo amico che gli lodava calorosamente il dramma
-del figliuolo, rispose di malumore: Sì, bene, c'è
-dell'osservazione; <i>mais comme théâtre, enfin, qu'est-ce
-qu'il y a?</i> — Lo difendeva con affetto quando
-altri gli dava addosso; e quando lo lodavan troppo,
-s'impazientava. Chi ha conosciuto l'uno e l'altro,
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-pure riconoscendo la generosità splendida del padre,
-e l'immensa simpatia che ispirava, gli antepone
-come carattere saldo, come cuore sicuro alla
-prova, come coscienza, infine, il figliuolo. I suoi
-antichi compagni di collegio, migliori giudici dei
-nuovi amici, sono concordi in questo giudizio. Il
-convittore Dumas, quindicenne, aveva uno sconfinato
-entusiasmo per il <i>papá</i>. Non ammirava altri
-e non parlava d'altro. Grazie a lui, tutto il
-collegio conosceva un mese prima dell'Europa
-l'intreccio dei drammi e dei romanzi del grand'Alessandro,
-e ne leggeva dei brani manoscritti sui
-banchi della scuola, dietro ai vocabolarii. Un
-giorno che per la partenza improvvisa del Dumas
-padre dalla Francia, si credette che fosse
-stato bandito da Luigi Filippo, il figliuolo ne
-fu desolato; e i colleghi, per consolarlo, rappresentarono
-nel cortile un dramma improvvisato,
-nel quale il re dei romanzieri era coronato di gloria,
-e il re dei borghesi faceva una pessima figura.
-Ho visto delle lettere scritte in quel tempo
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-dal piccolo Dumas ai suoi compagni, piene di
-fantocci, di capricci calligrafici e di buffonate; ma
-cordialmente espansive, e piene d'un sentimento
-d'amicizia rarissimo nell'adolescenza. Lo strano è
-che il Dumas, nel collegio, non diede segno nè
-d'amore allo studio, nè d'ambizione, nè d'ingegno
-più che ordinario, nemmeno in letteratura.
-Non solo non era fra i primi, ma neanche fra i
-secondi. Se aveva un'ambizione, benchè non studiasse,
-era di diventare un giorno un erudito, e
-anche più che un erudito, un bibliotecario. Come
-scrittore si considerava naturalmente assorbito
-e annientato da suo padre. Viveva in lui e
-di lui, gli bastava la gloria paterna, gli pareva
-che ne sarebbe vissuto lietamente e tranquillamente
-per sempre. E i suoi grandi trionfi erano
-quando suo padre veniva a visitarlo al collegio, e
-professori, scolari, assistenti, inservienti, tutti saltavano
-su, come scossi da una scintilla elettrica,
-per vedere un momento dalle finestre e dagli spiragli
-degli usci quel mago, quel colosso, quel
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-glorioso testone scarmigliato, che empiva il mondo
-della sua fantasia.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora l'antico aspirante bibliotecario è uno degli
-scrittori francesi più divulgati nel mondo, ed
-anche uno di quelli di cui Parigi s'occupa più
-curiosamente, e per la singolarità del suo carattere,
-e perchè attira l'attenzione pubblica come
-autore drammatico, come polemista nelle più ardenti
-quistioni sociali, come amatore dispendioso
-delle belle arti e come gentiluomo ospitale. Quanto
-alla sua fortuna, basta dire che in non più di sette
-anni, ossia dopo il <i>Monsieur Alphonse</i>, che pure
-è già una commedia della decadenza, il solo teatro
-gli fruttò poco meno d'un milione, di cui
-deve la quinta parte all'Étrangère, che non ebbe
-un grande successo, e alla ripresa del <i>Demi-monde</i>.
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-Oltrechè ha un diritto raguardevole sui cento mila
-esemplari delle opere di suo padre che si stampano
-ancora annualmente in Francia per ispanderle a
-traverso a tutti i continenti. Con tutto ciò non
-vive sfarzosamente: non ha le manie principesche
-di suo padre. Sta nell'<i>Avenue de Villiers</i>, dove
-stanno pure il Meissonier, il Gounod e Sara Bernhardt,
-in una casa propria, graziosa, ma non
-splendida, fiancheggiata da un giardino semplicissimo,
-senz'aiuole e senza sentieri, disposto
-così perchè la sua Jeannine vi possa scorazzare
-liberamente; in fondo al quale c'è una
-casa campagnuola d'Alsazia, ch'egli comprò bell'e
-fatta all'Esposizione del 1878, per mettervi i quadri
-che non entravano più nelle sue sale. Nella
-sua casa non c'è di grandioso che lo spazio. Anch'egli
-sente quel bisogno d'aria viva, di larga
-respirazione, di libertà di mosse e di passi, per
-cui suo padre stava in maniche di camicia dalla
-mattina alla sera, e riceveva le visite in una <i>toilette</i>
-da fornaio. Non tiene carrozza: la stessa signora
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-Dumas, quando deve uscire, fa venire modestamente
-alla porta un umile <i>fiacre</i> inzaccherato,
-che farebbe fremere l'ombra di suo suocero. La
-villetta dove vanno a passar l'estate non è più
-magnifica della casa in città. L'unica ricchezza
-della casa sono le opere d'arte. Contro alle pareti
-s'innalzano statue e bassorilievi di grandezza naturale;
-busti di marmo e bronzi ad ogni angolo;
-e quadri innumerevoli, fitti, che si toccano dai pavimenti
-alle vôlte, nelle sale di ricevimento, nelle
-stanze da letto, nelle stanze d'entrata, sui pianerottoli,
-per le scale, ammonticchiati sui tavoli,
-ritti sui cassettoni e sui caminetti, appoggiati alle
-spalliere delle seggiole, fin nei cantucci più oscuri
-dove bisogna guardarli col lume, fin sui battenti
-delle porte: quadri di tutte le grandezze e di
-tutti i generi, di pittori famosi e di genii divinati
-da lui, paesaggi, madonne, belle donne nude — <i>belles
-bêtes</i>, com'egli le chiama, — e paesaggi misteriosi
-che predilige, e scenette arrischiate che
-tiene al buio, e caricature d'ogni specie; fra cui
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-brillano qua e là gli acquerelli che regala il Meissonier
-alle sue figliuole per il giorno onomastico,
-e i cavallini e le porte orientali del Pasini:
-tanti quadri per un milionetto e mezzo, a quel
-che si dice. E più bella di tutte è la sua stanza
-di studio, dove si fanno riscontro il famoso ritratto
-di lui, fatto dal Meissonier, e un busto
-in marmo di sua moglie, bellissimo, in mezzo a
-una corona di grandi tele; — una vasta stanza
-a terreno, che dà sul giardino, piena di luce, con
-un enorme tavolo verde nel mezzo, sparso di
-penne d'oca spuntate e smozzicate coi denti nella
-furia del lavoro. Tutta la casa nel suo ricco disordine
-artistico, nello stesso tempo semplice e
-pomposo, ha non so che aspetto di grandezza,
-che ispira rispetto; e v'aggiungono molto le immagini
-e i ricordi del padre colossale, che vi sono
-profusi. Sopra un tavolino della sala di studio c'è
-una collezione di mani di donne, di bronzo e di
-terra; mani piccolissime e delicatissime di patrizie
-oziose, mani robuste d'artiste, mani pienotte di
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-belle mondane che debbono aver trattato l'ago
-prima di portare gli anelli ingemmati; mani che,
-in altri tempi, han forse palleggiato il cuore di chi
-le fece modellare; e in mezzo a tutte queste manine,
-spicca, o piuttosto regna, come la destra
-d'un sultano, la mano del Dumas padre, quella
-bella e strana mano, dalle dita delicatissime, che
-rappresentano, secondo la fisiologia del figliuolo,
-la finezza delle sensazioni artistiche, e dalla palma
-larga ed atletica, che esprime la potenza dell'esecuzione.
-Oltre alla mano, ci sono qua e là delle
-immagini di quel largo viso di papà possente e
-sereno; vecchi libri suoi; manoscritti a caratteri
-di scatola, e la collezione enorme dei suoi volumi
-legati e dorati, che fanno scintillare della sua gloria
-un'intera parete. E uscendo dalla sala di studio,
-si trova in faccia alla porta, in un corridoio
-semiscuro, sopra un alto piedestallo, un busto
-enorme del gran romanziere, di marmo bianco
-come la neve, d'una rassomiglianza da sbalordire,
-con un sorriso parlante sulle labbra e negli occhi; — il
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-quale, rischiarato com'è da una parte
-sola, da un raggio che vien dall'alto, — ha una
-tale apparenza di vita, a vederlo così all'improvviso,
-che fa l'effetto dell'apparizione d'un fantasma,
-o piuttosto del padre Dumas in carne ed
-ossa, risorto allora allora per ricominciare il suo
-lavoro titanico interrotto da uno sbaglio della
-morte.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Qui il Dumas figlio passa le sue mattinate di
-lavoratore. Prima di giorno è su, d'inverno come
-d'estate; le lettere che ricevono i suoi amici nella
-giornata son tutte state scritte al lume della candela,
-mentre essi dormivano. Lavora di nervo fino
-a mezzogiorno, e a mezzogiorno la sua giornata di
-scrittore è finita. Passa il dopo desinare a cavallo
-nel Bosco di Boulogne, o negli studi dei pittori,
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-e una volta la settimana ha in casa a pranzo una
-brigata d'amici, la più parte scrittori ed artisti, a
-cui profonde fra la minestra e le frutta un tesoro
-di frizzi, d'aneddoti, di epigrammi politici, di giudizi
-letterari nuovi ed arguti, che girano poi di
-bocca in bocca, e si spargono pei giornali e pel
-mondo. In casa sua è uno scampanellìo senza
-fine: il servitore che porta le imbasciate potrebbe
-essere sostituito da un automa a movimento perpetuo.
-Il direttore di teatro s'abbatte sull'uscio
-nel <i>bohémien</i> senza camicia, il commediografo
-principiante nello straniero curioso, il giornalista
-nel pittore, il tipografo nell'attore drammatico
-spigionato. Ed è poca cosa l'affluenza delle persone
-in confronto a quella delle lettere, una gran
-parte delle quali sono dirette a lui come patrocinatore
-del divorzio, e grande avvocato di tutte
-le quistioni che si riferiscono alla famiglia, alla
-donna, all'amore: lettere di malmaritate di tutti i
-paesi che gli domandano consigli per la separazione;
-di mogli pericolanti che invocano il soccorso d'un
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-avvertimento paterno; di ragazze di collegio che
-chiedono suggerimenti intorno alla scelta del marito;
-di figliuoli illegittimi che gli raccontano la loro
-storia; di teste matte d'ogni tinta che gli propongono
-i più strampalati problemi sociali e psicologici;
-ed egli risponde qualche volta, quando la
-lettera lo fa pensare, e la risposta è difficile; e
-altre volte s'impazienta, e butta ogni cosa nel
-cestino. Così passa la sua vita tra il lavoro, gli
-amici e l'immenso pubblico sconosciuto, sotto
-una pioggia di biglietti di visita e di biglietti di
-banca, incensato, invidiato, seccato, portando con
-eguale vigore i suoi cinquantasei anni e l'eredità
-enorme del nome paterno, in mezzo alla grande
-città che lo ammira e lo maligna e gli chiede
-pascolo continuamente alla sua curiosità febbrile
-di regina annoiata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La figura del Dumas figlio è una delle più
-strane e delle più degne di studio che possa desiderare
-un ritrattista letterario. A primo aspetto,
-è il Dumas dei ritratti fotografici, che tutti conoscono:
-molto alto di statura, membruto, ma
-non grasso, benchè abbia un po' di ventre; anzi
-di forme piuttosto asciutte e svelte, messe in evidenza
-da un portamento diritto di soldato; una
-grossa testa, calva sul davanti, con una corona
-folta di capelli grigi e crespi, che gli stan tutti
-tesi all'indietro, come se fossero spinti dal vento;
-i lineamenti del viso bruno terreo, regolari, ma
-arditi, e l'occhio grande, chiaro e freddo, di cui
-lo sguardo fa l'effetto dell'interrogazione d'un giudice
-mal prevenuto. Di viso somiglia un po' al
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-padre, fuorchè nell'espressione degli occhi, che è
-meno benigna, per non dir punto, e nel contorno,
-che è più oblungo. Veste trascuratamente, come
-l'autore del <i>Montecristo</i>. — Questo è il Dumas
-del primo aspetto. — Cambia affatto quando apre
-la bocca; il suo primo sorriso produce una vera
-meraviglia. — Perdio — esclamai dentro di me — è
-un negro! — Tutta la parte inferiore
-del viso, la sporgenza delle labbra, i denti, il
-mento, sono assolutamente d'un negro: s'indovinerebbe
-alla prima, non sapendolo, che c'è entrato
-del sangue nero nella sua famiglia. E non
-solo nella parte inferiore del viso; c'è qualcosa
-nella forma allungata del busto e nella struttura
-delle gambe, e più di tutto negli atteggiamenti,
-nel modo di distendersi e di contrarsi, e in una
-certa snodatura strana di tutta la sua persona,
-che ricorda in un modo singolarissimo i movimenti
-e le positure feline della razza nera. Mi richiamò
-alla memoria un ufficiale mulatto degli
-<i>spahis</i>, che avevo visto all'Esposizione, disteso
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-sopra una panca d'una trattoria. Anche la sua
-voce ha non so che di inaspettato, d'esotico, che
-stupisce alle prime parole, come una voce alterata
-di proposito. Tutta la sua persona, fuor che i
-piedi piccolissimi, ha qualcosa di rude e di austero,
-come d'un uomo altrettanto esercitato agli
-strapazzi del corpo che alle fatiche della mente.
-L'ingegno è tutto nella fronte ampia e curva, e
-in quel grande e terribile occhio bigio, che con
-uno sguardo par che abbia bell'e scrutato, pesato
-e giudicato il vostro cervello e il vostro cuore,
-e, quel che è peggio, senza lasciar indovinare la
-sentenza. E più strano dello sguardo è il riso, o
-piuttosto la risata. M'avevano detto giustamente
-che ha conservato il suo riso di monello di quindici
-anni, se non proprio nell'espressione della
-fisionomia, almeno nell'atto. Improvvisamente da
-una gravità accigliata e imperiosa prorompe in
-uno scoppio di risa, come se avesse inteso la più
-spropositata sciocchezza, e ridendo, scrolla le
-spalle, incurva la schiena e si tura la bocca con
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-la mano, come fanno i ragazzi per non farsi scorgere
-dal maestro: poi si ricompone tutt'a un
-tratto, come uno scolaro colto in flagranti. E ha
-dei gesti risoluti e taglienti, come se segnasse la
-cadenza di certe parlate fulminanti delle scene capitali
-dei suoi drammi; e tronca bruscamente la
-gesticolazione per sprofondare le mani nelle tasche,
-come per dispetto d'essersene troppo servito.
-È una strana persona, in somma, un misto bizzarro
-d'artista e di colonnello di cavalleria, di avvocato
-fiscale e di gentiluomo <i>sans façons</i>, di
-giovinetto e di vecchio, di parigino e d'africano,
-che quando s'è visto non desta meno curiosità
-di quella che s'aveva prima di vederlo, e lascia
-molto incerti sul sentimento che ispira.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E la sua maniera di conversare? È difficile
-ritrarla. Bisogna immaginare una mente aperta da
-mille parti, che coglie a volo ogni idea propria
-o d'altri, con una sollecitudine febbrile, per farne
-nascere una discussione, o almeno un contrasto
-momentaneo, se altro non è possibile, di sentimenti
-e d'opinioni; che sopra ogni più sfuggevole
-argomento vuol formulare un giudizio che
-colpisca l'immaginazione e si fissi nella memoria;
-che ad ogni sentimento che altri esprima passando,
-s'arresta per frugarvi dentro, e non è soddisfatto
-fin che non l'ha rovesciato; che nota
-tutto, s'interessa a tutto, e volta e rivolta in mille
-modi tutte le idee, con una specie di curiosità
-inquieta, come se sospettasse in ciascuna un tesoro
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-nascosto d'altre idee, che gli si volessero
-sottrarre; che a proposito d'ogni soggetto, ha
-pronto un aneddoto nuovo e concettoso, pescato in
-un pelago immenso di ricordi di gente e di casi infinitamente
-diversi; che passa da una ad un'altra
-quistione toccandone rapidissimamente altre dieci,
-come fa il suonatore sui tasti del pianoforte, e
-dice su ciascuna una parola che fa venir sulle
-labbra mille interrogazioni impazienti; che dall'esposizione,
-per esempio, d'un suo possibile romanzo
-su Gesù Cristo, intercalata d'interminabili
-citazioni d'evangeli, d'epistole apostoliche, della
-bibbia, dei santi padri e dei libri sacri indiani,
-salta a ragionare dell'Alsazia e della Lorena, per
-schizzare a tratti da maestro una bizzarra caricatura
-del principe di Bismarck; il quale lo conduce
-a fare un pronostico fantastico sull'avvenire
-del popolo ebreo, dopo aver strozzato in cinque
-periodi la storia delle sue vicende politiche; da
-cui scende a trinciare alla svelta una quistione di
-frenologia; e poi a crivellare d'epigrammi la lettera
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-del Rochefort, pennelleggiando di passata Leone
-Gambetta; il quale gli rammenta l'Accademia, che
-gli dà il destro di definire con poche parole colorite
-e profonde il magistero dello stile del Rénan;
-al che fa seguire una comparazione minuta
-e tecnica fra la pittura del Meissonier e quella
-del Dupré, per trascorrere poi ad una discussione
-filologica, e ricascar daccapo nella politica.
-E tutto questo nel giro d'un ora, detto a frasi
-nette e risolute, a proposizioni scintillanti, che par
-che gli scattino dalla bocca, serrate l'una all'altra
-come anelli d'acciaio, interrotte soltanto di tratto
-in tratto da uno di quei cachinni strani, che muoiono
-all'improvviso, come recisi d'un colpo, e accompagnate
-da un continuo e furioso sfruconare
-di molle nel caminetto, che solleva un nuvolo di
-cenere e di scintille ad ogni sentenza. Ma come
-si rivela l'ingegno irresistibilmente drammatico in
-ogni suo ragionamento! Mentre esponeva il concetto
-del suo romanzo su Gesù Cristo, per cui
-doveva citare personaggi e avvenimenti e giudizi,
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-tutto si faceva dialogo e dramma nel suo discorso;
-d'ogni cosa parlava come se l'avesse vista e sentita;
-e ragionava delle persone con un tono di
-famigliarità curiosissimo come se fosse vissuto
-tra loro, e avesse egli primo e solo scoperto in
-tutti chi sa che segreti; e faceva, a sostegno delle
-sue opinioni, delle osservazioni psicologiche sottili
-e maliziose sopra ciascun carattere, toccandosi
-un occhio col dito, con l'aria di dire: — Ho indovinato
-tutto. — Si capiva che quegli avvenimenti
-l'attraevano più come un grande dramma
-che come una grande quistione. In fondo la sua
-idea è quella dello Strauss, benchè basata sopra
-argomenti ch'egli crede suoi propri; e ciò vuol
-dire che è già molto lontano dalla professione
-di fede che fece nell'<i>Homme femme</i>, e che ogni
-influsso del suo amico Dupanloup è svanito nell'anima
-sua. La qual cosa non deve stupire, perchè
-la sua mente s'avanza, retrocede, serpeggia,
-è sempre in movimento, come il suo corpo,
-e muta di continuo come il suo viso. Dice egli
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-medesimo che ha bisogno di questo lavorìo incessante
-del cervello perchè l'inerzia intellettuale
-lo gitta immediatamente nella tristezza. Quando
-rimane per qualche tempo in silenzio, gli si vede
-in viso che rumina dentro al suo pensiero, che
-cerca qualche cosa da sviscerare e da discutere,
-e che s'impazienta se non lo trova. Cento espressioni
-diverse gli passano sulla fronte e negli occhi
-anche durante una breve conversazione: prima
-è sereno, poi triste, poi sereno daccapo, poi stizzito,
-poi pensieroso e inquieto: somiglia al cielo
-d'Olanda in un giorno d'autunno. Quand'è allegro,
-gli si vede come un fondo di tristezza a
-traverso all'allegria; e non è mai tanto triste, da
-non lasciar capire che la sua tristezza durerà poco.
-Per ciò si prova qualche incertezza stando con
-lui; non si sa bene con quale s'abbia a che fare
-veramente, dei molti Dumas che si manifestano
-a volta a volta sulla sua faccia, e spariscono. Non
-dura cinque minuti in stato di riposo: incrocia
-le braccia sul petto, le scioglie per passarsi una
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-mano sulla fronte, incrocicchia le dita sul cocuzzolo,
-si tormenta i pollici colle unghie e coi denti,
-s'abbraccia ora un ginocchio ora l'altro, e si distende
-e s'incartoccia, rivoltandosi continuamente
-a destra e a sinistra, che par perseguitato da uno
-sciame di vespe invisibili. Ogni pensiero che gli
-spunta nel capo gli dà un riscossone, come una
-scintilla elettrica, che lo costringe a cambiare atteggiamento.
-Sembra che l'epigramma mordente,
-la sentenza arrischiata, il paradosso, la frase brutale
-con cui mette a nudo il basso interesse che
-cova sotto il sentimento gentile, rispondano a un
-suo bisogno fisico più che non siano un'espressione
-schietta del pensiero e dell'animo suo; e
-che il parlare in quella forma sia per lui un modo
-voluto di sfogare non so che irritazione sorda
-del sangue, che non è sua natura, ma sua malattia,
-e ch'egli sfogherebbe meglio, se potesse,
-sbriciolando tutto quello che gli viene alle mani.
-</p>
-
-<p>
-Si quetò un poco facendo vedere la sua pinacoteca.
-Ritto davanti ai suoi paesaggi preferiti, col
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-gomito destro nella mano sinistra, e l'altra mano
-sul mento, dicendo le immaginazioni che gli destavano
-in capo certi orizzonti oscuri di campagne
-solitarie, flagellate dal vento, pareva un altro Dumas:
-il suo viso si rasserenava, la sua voce si
-raddolciva, e le parole, invece di scattare, colavano.
-Si raddolcì specialmente, e mutò quasi
-aspetto, tratteggiando il carattere nobile e modesto
-d'un pittore suo amico, grande d'ingegno, ingenuo
-di modi, semplice come un fanciullo, pieno
-di cuore e d'entusiasmo, e pure timido, inconsciente
-del suo valore, facile all'ammirazione di
-tutto e di tutti, e buono e dolce come un santo
-in ogni atto e in ogni parola: non si può dire
-la delicatezza delle espressioni, il buon sorriso di
-fratello con cui il Dumas ne ritrasse l'indole e
-ne raccontò la vita. Sempre discorrendo, girò di
-sala in sala, salì e discese per scale a chiocciola
-coperte di tappeti, staccò quadri, smosse dei mobili
-per far vedere le tele mal collocate, camminando
-sempre a passi rapidi, curvandosi e rialzandosi
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-con la snellezza vigorosa d'un ginastico,
-e dicendo dinanzi ad ogni quadro una parola vibrata
-e pittoresca, che lo definiva e lo giudicava.
-E intanto io dicevo all'orecchio dell'amico
-che m'accompagnava: — Mi pare d'aver visto
-dieci Dumas —, ed egli mi rispondeva: — ne
-vedreste trenta, se restaste con lui tutta la giornata. — E
-poi si ridiscese in mezzo ai libri,
-dov'egli ripigliò la sua conversazione saltellante
-dall'arte alla politica, alla religione, alla storia, ragionando
-a botte da maestro di scherma e stropicciandosi
-le mani e la testa con la solita febbre;
-finchè improvvisamente apparve l'undecimo
-Dumas, che fu il più geniale e il più artistico di
-tutti.
-</p>
-
-<p>
-Il discorso cadde sulla sua Jeannine, l'unica figliuola
-che gli rimanga in casa, essendosi maritata
-poco tempo fa la maggiore, che si chiama
-Colette. La signorina Jeannine ha tredici anni, ed
-è cresciuta, in un anno, di sedici centimetri. Fu
-amabile veramente il Dumas quando si mise a
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-descrivere, com'egli sa descrivere, quella cara
-grandigliona d'una bambina, venuta su all'improvviso,
-e rimasta sottile sottile, che spenzolava da
-ogni parte, nei primi mesi della crescenza, come
-un fiore dondolato dal vento, sempre con quel
-bocciuoio di testina bionda ripiegato sopra una
-spalla, a cagione della tenuità dello stelo, tanto
-che suo padre doveva rialzarla ogni momento,
-come un giardiniere amoroso, e rimetterla ritta
-contro lo spalliera della seggiola, con una carezza
-sotto il mento. Poi cominciò a raccontare tutti i
-suoi miracoli di precocità intellettuale, le sue
-uscite comiche, le sue ragioni di donnina, e certi
-suoi impeti d'eloquenza fanciullesca contro la tristizia
-del mondo, con una grazia così affettuosa
-d'accenti e di gesti, da parer strano che fosse lui
-proprio quello spietato anatomista dell'anima umana,
-che immaginò la perfidia della <i>Femme de Claude</i>
-e l'anima fracida del duca di Septmont. Tutto ad
-un tratto cessò di parlare, e gli brillò sul viso il
-più dolce dei suoi sorrisi africani. Mi voltai e
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-vidi la deina della casa, tutta vestita di rosso vivo,
-alta alta e leggera da smoverla con un soffio, con
-un visetto di bambola grazioso e ridente, con certi
-attini di capo da rondinella, e una voce che pareva
-il mormorio d'un filo d'acqua: un abbozzino
-di damigella, insomma, ancora tutta odorosa d'infanzia,
-lunga ed esile come un'ode in versi quinarii.
-Ma suo padre la presentò come un poema.
-Ed è infatti il suo amore e la sua alterezza. Essa
-gli riempie la casa dello svolazzo vermiglio della
-sua vestina e del suo sfringuellìo di scolaretta, e
-tempera così l'irrequietezza tormentosa del suo
-spirito, troppo lucido contemplatore delle verità
-tristi della vita. Forse noi dobbiamo a lei, o le
-dovremo, qualche bella scena di commedia e qualche
-bella pagina di romanzo, che sarà scritta su
-quel gran tavolo verde, all'eco della sua voce. E
-se ciò non fosse, le dovremmo almeno questo
-piacere: di poter mettere una sfumatura color di
-rosa sopra il ritratto di suo padre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ad Alessandro Dumas figlio fa un contrasto
-singolarissimo Emilio Augier. Questi è tutto francese,
-anzi genuinamente parigino, anche d'aspetto.
-È alto egli pure, benchè un po' meno del Dumas;
-ha una corporatura possente ed elegante di gentiluomo
-vissuto fra le armi, e una testa all'Enrico
-IV; è bello, gaio, buono, sempre d'un umore,
-e porta la sua celebrità non come un manto, ma
-come un fiore all'occhiello. Ora non è più l'Augier
-d'una volta; non perchè sia molto invecchiato,
-ma perchè s'è quetato. Chi lo conobbe
-nel suo buon tempo, quando aveva una bella capigliatura
-nera e inanellata, e le guancie rosee,
-dice ch'era un uomo veramente seducente; d'un
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-umore non solo allegro, ma gioioso; una natura
-felice e straripante, piena di quella bella baldanza
-giovanile, che, invece di offendere, affascina, perchè
-non nasce da orgoglio, ma da esuberanza di
-vita e di contentezza. Era il Francesco primo della
-letteratura, dicono; un'anima ardita, brillante e
-amorosa; un misto mirabile, come fu detto delle
-sue commedie, <i>d'esprit et d'âme, d'émotion et de
-gaîté</i>; amato dagli amici, adorato dalle donne, prediletto
-dai grandi, cercato e festeggiato da tutti
-e da per tutto; che portava, dovunque apparisse,
-un soffio ardente di gioventù e di piacere, e passava
-la vita in mezzo agli applausi, alle risa, ai
-baci, agli onori, alle invidie, tutto superando e
-dominando con la sua gagliarda natura di colosso
-benigno, alto tanto da poter camminare a traverso
-a tutti i piaceri e a tutte le miserie del
-mondo, tenendo sempre la fronte nell'arte.
-</p>
-
-<p>
-A un certo punto scomparve dalla festa, e diventò
-il più raccolto e il più casalingo dei poeti
-drammatici. Quello che si vede ora è un secondo
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-Augier, a traverso al quale traspare ancora il
-primo, ma vagamente, come certe scene luminose
-di teatro dietro a quei teloni sottili che scendono
-improvvisamente sul palcoscenico, trasportando
-gli spettatori dal tumulto d'un ballo nel silenzio
-d'una casa privata. A vederlo ora nel suo bel salotto
-di via di Clichy, affondato in una grande
-poltrona, vestito alla diavola, con la sua gran testa
-calva, rosso nel viso, grasso, con gli occhi
-un po' rimpiccioliti, e pieni di dolce quiete, con
-quel sorriso benevolmente canzonatorio, con quei
-gesti larghi e riposati, ha l'aria d'un buon borghese
-opulento, d'un buon padre di famiglia che
-abbia dato un collocamento onesto a tutti i figliuoli,
-e non faccia più altra parte al mondo che
-quella di spettatore soddisfatto. Ma s'indovina ancora
-della forza sotto a quella quietudine di giubilato,
-e si capisce alla prima che non è la giubilazione
-d'un segretario invecchiato tra i protocolli,
-ma il riposo d'un generale d'armata, un po'
-strapazzato dalle campagne, ma pronto a rimontare
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-a cavallo, se la necessità si presenta o il capriccio
-lo piglia.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, nonostante la sua bella testa, c'è non
-so che nel suo aspetto che non corrisponde intieramente
-all'immagine che ci formiamo dell'Augier.
-È lui; ma non tutto. Non si direbbe, vedendolo,
-che sono opera sua i grandi colpi di
-scena di <i>Diane</i>, gli slanci terribili di passione
-di <i>Paul Forestier</i>, la disperazione straziante del
-Pommeau nelle <i>Lionnes pauvres</i>, e quelle anime
-dannate del D'Estrigaud e d'Olympe, e tutte
-quelle scene potenti che mettono i brividi nelle
-ossa, e nello stesso tempo suscitano e comprimono
-un'onda di pianto ardente nel cuore. Pare
-che debba averle scritte un altro Augier, nascosto
-in lui, che salti su e si manifesti solamente
-nelle grandi occasioni. Quello che si capisce subito
-dal suo viso è il signor Poirier, il signor
-Maréchal, il signor Fourchambault, il signor Adolfo
-di Beaubourg, il marito di Gabriella, il fratello
-dell'Avventuriera; sono i suoi padri di famiglia,
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-buoni e galantuomini in fondo, benchè con qualche
-baco nella coscienza, i suoi giovanotti cavallereschi
-che vogliono arruolarsi negli zuavi quando
-scuoprono una macchia nella famiglia, le sue ragazze
-ricche che cercano l'amore d'un povero, i
-Piladi affettuosi e devoti dei suoi Oresti imprudenti;
-ed anche la cura amorosa e paziente con
-cui ha cesellato i suoi dialoghi, così squisitamente
-arguti e prettamente francesi, — i suoi bei distici
-limpidi e facili, — quella schietta vena di poesia
-che si fa sentire senza farsi vedere, — il buon
-senso, insomma, il buon gusto e i buoni versi,
-come gli dissero all'Accademia, — e quell'aura di
-onestà, di bontà e di gentilezza che spira da un
-capo all'altro delle sue commedie, siano gaie o
-tristi o terribili, e che conforta il cuore, come
-l'eco d'una musica sommessa che ci giunga all'orecchio
-insieme alle parole dei personaggi.
-</p>
-
-<p>
-Quella bella e quasi famigliare spontaneità che
-è nella sua poesia, è pure nella sua indole e nei
-suoi modi. Non si può immaginare una garbatezza
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-più amichevole della sua nel ricevere gli
-sconosciuti. Verrebbe tanto naturale, dopo essere
-stati un quarto d'ora con lui per la prima volta,
-di dire al primo incontrato: — Sono stato dall'amico
-Augier. — L'alterezza non sarebbe in lui
-che un giusto sentimento di sè; ma per trovargliela,
-come dicono i suoi amici intimi, bisogna
-andargliela a cercar coll'uncino proprio in fondo
-all'anima, sotto a un tesoro di bonarietà e d'indulgenza.
-Mai al mondo si penserebbe, a sentirlo
-discorrere così pacatamente, come un buon massaio,
-di mille bazzecole di casa, voltandosi ogni
-momento a domandare il parere alla sua signora,
-bella ancora d'una certa bellezza amorevole e placida,
-benchè poco meno attempata di lui, che
-quell'onesto e assennato capo di casa, porta intorno
-alla testa la gloria più difficile, più invidiata,
-più smaniosamente e tormentosamente cercata nel
-campo immenso dell'arte. Egli ama la quiete del
-suo guscio, i suoi buoni comodi, e come disse
-nelle sue belle poesie <i>Les pariétaires</i>:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Un foyer où pétille un fagot de genêts,</p>
-<p class="i01">De la bière, une pipe, et, dessus toute chose,</p>
-<p class="i01">Des compagnons qu'on aime, avec lesquels on cause</p>
-<p class="i01">Bien avant dans la nuit, le pied sur les chenets;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-e le cenette senza chiasso, la musica del Rossini,
-i paesaggi del Vatteau, e i buoni incassi
-dopo i buoni successi, e la gloria, senza dubbio,
-ma un po' da lontano, senza sentirne i fumi e i
-clamori. Le commedie che fece con la collaborazione
-di qualche amico, le immaginò e le discusse
-quasi sempre accanto al fuoco, coi piedi sugli
-alari, contento di veder biancheggiare a traverso
-ai vetri il tetto della casa vicina, carico di neve.
-La sera, mentre i teatri di Parigi, di Vienna, di
-Roma, di Londra, di Madrid, risuonano tutti ad
-un tempo, come accade non di rado, degli applausi
-provocati dalle sue creazioni, egli è là nel
-suo cantuccio, insaccato in un giacchettone da
-padre nobile, che gioca beatamente alle carte con
-<i>madama Emilio Augier</i>, appassionandosi nei momenti
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-critici, come se giocasse un atto di commedia
-per partita, secondo l'uso di Ulisse Barbieri.
-E tutti i suoi gusti sono semplici ad un modo.
-Fino a due anni fa ebbe la passione delle pipe, e
-ne possedeva una grande collezione, che andava
-annerendo amorosamente, tutte ad un tempo, mediante
-una ripartizione sapientemente regolata dalle
-sue cure.
-</p>
-
-<p>
-Ma benchè paia così tutto di casa, e quasi incurante
-della sua gloria, sente però gentilissimamente
-le testimonianze d'ammirazione delle persone
-più umili, e preferisce appunto quelle soddisfazioni
-d'amor proprio, alle quali pare che
-dovrebb'essere più indifferente. Lo rallegra per
-tutta una serata una bambina di dieci anni che gli
-dice ingennamente: — Sapete, <i>père Augier</i>, mi
-piace molto <i>Maître Guérin</i>; — e lo sguardo curioso
-e affettuoso dello straniero che lo vede per
-la prima volta gli fa splendere negli occhi una
-bontà e una contentezza d'artista di vent'anni, accarezzato
-dalla prima lode. Bisogna vedere con
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-che compiacenza, come se fosse una cosa straordinaria
-per lui, mostra l'album di fotografie dei
-<i>Fourchambault</i>, che gli mandò il Pietriboni, e che
-egli tiene sul tavolino del salotto. — Questi sono
-capocomici gentili — dice; — in Francia, invece,
-mi fanno fischiare,... come a Lione. — Ma i fischi
-di Lione non devono aver turbato menomamente
-i suoi placidissimi sonni. Egli ha l'aria d'un uomo
-che non abbia mai sentito certi dispiaceri per una
-specie di pigrizia del cuore che non voglia scomodarsi
-nè per le gioie nè per le noie. Una voluttuosa
-pigrizia è il fondo della sua natura. È
-strano a dirsi, mentre son là otto volumi di commedie,
-in ciascuno dei quali son condensati otto
-romanzi, e che portano tutti l'impronta d'un lavoro
-accuratissimo d'intreccio e di stile. Eppure
-è così: non è un lavoratore di istinto. Ogni sua
-produzione teatrale è stata un gigantesco sforzo
-della sua volontà contro la sua natura, tanto che
-anche nel tempo della sua maggiore operosità intellettuale,
-dovette sempre, per riuscire a fare una
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-commedia, cogliere a volo il momento più favorevole,
-afferrarvisi con tutte le forze, tremando
-che gli sfuggisse, e da quel momento lavorare con
-l'arco dell'osso fino alla fine, senza arrestarsi mai,
-per mesi e per mesi, di notte e di giorno, mangiando
-a scappa e fuggi, non vedendo nessuno e
-non udendo parlar d'altro, come un recluso o un
-maniaco; poichè sapeva certissimamente che la
-violenza che avrebbe dovuto fare a sè stesso per
-rimettersi al lavoro dopo una sola giornata di
-sosta, sarebbe stata superiore alle sue forze. — Per
-poter fare una commedia — dice — ho sempre
-dovuto seppellirmici dentro. — Si stancava;
-ma quand'era stanco, l'eccitavano il tabacco e la
-musica. Disteso sopra un canapè, con la testa appoggiata
-sulla spalliera, e lo sguardo vagabondo
-dietro ai nuvoli del fumo, mentre le sue sorelle,
-nella stanza accanto, suonavano sul pianoforte la
-sua musica prediletta, in uno stato così di mezza
-ebbrezza e di abbandono, egli fantasticava le più
-belle scene del <i>Figlio di Giboyer</i> e della <i>Pierre de
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-touche</i>, e quando sentiva l'idea matura, saltava a
-tavolino e ci rimaneva delle mezze giornate senza
-alzare la testa. Quando poi aveva terminato, si abbandonava
-per parecchi mesi a un ozio beato, non
-turbato neppure dalla lettura della gazzetta, al piacere
-delle passeggiate senza scopo e delle chiacchierate
-capricciose e interminabili con gli amici intimi,
-e cercava continuamente d'illudersi che quel paradiso
-dovesse durare per sempre; e lo atterriva
-l'idea di dover presto o tardi ritornare alla catena
-dell'arte. Senonchè questa maniera di lavorare
-gli fece danno, specialmente agli occhi, tanto
-che ora non può più lavorare che la mattina di
-levata e per non più di due ore. — Nondimeno — egli
-dice, — provate a lavorare anche due sole
-ore, ma di seguito, e ogni giorno impreteribilmente;
-rimarrete meravigliati di quanto avrete fatto
-in capo a un mese. Una gran parte di lavoro, in
-quelle grandi sfuriate, va perduta; mentre quel che
-si fa in due ore, a mente fresca, è tutto lavoro
-che rimane. — Ma anche nei tempi andati, durante
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-quelle lunghe fatiche non interrotte, egli
-ebbe sempre un modo quieto e per così dir composto
-di lavorare. Ha fatto violenza ai suoi nervi
-piuttosto che al suo ingegno. <i>Ne forçons pas notre
-talent</i>, è la massima a cui s'è sempre attenuto.
-Mettendosi a scrivere una commedia non s'è mai
-proposto di far meglio che pel passato, ad ogni
-costo, come molti si propongono; ma semplicemente
-di far bene, senza stimolarsi coi confronti,
-che turbano sovente e fuorviano. Non volle mai
-pigliare il suo soggetto con un assalto furioso;
-ma così, a poco a poco: tender prima l'orecchio
-ai suoni sparsi ed incerti dell'ispirazione, che sono
-come un preludio lontano dell'opera; girare lentamente
-intorno alla idea ancora confusa, per scoprirne
-l'una dopo l'altra tutte le faccie; tentare e
-ritentare le difficoltà, senza impazientarsi degli
-esperimenti inutili; sforzarsi di mantenere la mente
-serena, per quanto è possibile, anche quando l'animo
-è agitato; e non arrischiarsi mai in una parte
-vitale e pericolosa del lavoro prima d'aver preparato
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-coscienziosamente tutti i mezzi necessarii
-a riuscirvi. — La contemplazione tranquilla del
-proprio argomento, come diceva il Manzoni. — Così
-non ha mai molto corretto perchè prima
-di scrivere ha sempre molto voltato e rivoltato
-nella mente l'idea, la frase e la parola.
-</p>
-
-<p>
-Ma nel corso del lavoro, lo confessa, il suo
-più potente stimolo è sempre stato l'idea dell'infinita
-consolazione che avrebbe provato terminando.
-E scherza sovente su questa sua pigrizia,
-molto lepidamente. Passò cinquant'anni della sua
-vita, per esempio, senza aver visto un'aurora. Un
-giorno finalmente disse a sè stesso: — In questo
-stato non si può durare. Invecchio. Andarmene
-senza aver visto uno spettacolo di cui si raccontano
-tante meraviglie, sarebbe un obbrobrio. Bisogna
-vedere una aurora. — E si mise a fare
-delle <i>démarches</i> per procurarsi questa consolazione.
-Ma fu sempre disgraziato. Salì due volte sul
-Monte Righi, e ci trovò due volte una nebbia
-che s'affettava; si levò presto in campagna e fu
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-ricacciato in casa dalla pioggia; fece la sentinella
-molte volte, come guardia nazionale, nel Bosco di
-Boulogne, durante l'assedio, nelle prime ore della
-giornata, e gli toccò sempre un cielo da venerdì
-santo. Cominciava a disperare della riuscita, e n'era
-addolorato e avvilito. Finalmente, poche settimane
-fa, viaggiando per strada ferrata, vide per la prima
-volta un'aurora. — <i>C'etait joli, en effet;</i> — ma
-può dire d'essersela guadagnata. Ne fa anche un
-po' di caricatura di questa pigrizia, qualche volta.
-Ho riso di cuore dello sguardo compassionevole
-che diede a un amico, il quale esclamava entusiasticamente: — Ah
-il lavoro è la gioia, è la
-vita! —, e dell'accento comico con cui gli domandò: — Ma...
-lo dite sul serio? — Certo, la
-tendenza ai dolci ozii che aveva da giovane, gli
-s'è accresciuta con gli anni. C'è anzi chi crede
-che non abbia più scritto commedie in versi da
-un tempo a questa parte, non per altro che per
-scansare la fatica, come dice Dante, di <i>dir le cose
-per rima</i>: non fece in versi che il <i>Paul Forestier</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-per velare di poesia l'audacia della gran scena del
-terzo atto fra Lea e il suo amante. Dopo aver
-scritto in versi nove splendide commedie, alle
-quali deve principalmente la sua gloria letteraria,
-crede ora che sia meglio scrivere in prosa.
-A un amico che gli annunziava di voler scrivere
-una commedia in versi: — no, no — disse, con
-un'espressione di noia, come se avesse dovuto
-cercargli le rime lui stesso; — fatela in prosa: <i>on
-est bien plus libre, allez</i>. — Ma qualunque sia la
-ragione di questo suo mutamento di gusto, è fuor
-di dubbio che egli si sente stanco, se non invecchiato
-di ingegno, e che non è più l'ispirazione
-impetuosa d'altri tempi, e come un bisogno della
-mente e del cuore, la forza che lo spinge a creare.
-Da parecchi anni, ad ogni commedia che fa, dice
-che sarà l'ultima; e si mise a scrivere i <i>Fourchambault</i>
-appunto dopo una di queste solenni dichiarazioni. — Come
-mai? — gli domandò un
-amico cogliendolo sul fatto, con l'abbozzo delle
-prime scene fra mano; vuol dire dunque che si
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-ricomincia? — Eh santo Iddio — rispose — che
-cosa volete? Le spese crescono continuamente.
-</p>
-
-<p>
-Ma delle sue ragioni intime d'artista è difficile
-che parli anche con gli amici più stretti, non per
-disdegno, ma perchè gli ripugna naturalmente discorrere
-di sè e delle cose sue come d'affari di
-Stato. E questa ripugnanza «a servire in tavola
-l'anima propria,» come diceva il Balzac, si riconosce
-nelle sue liriche, nelle quali è rarissimo
-trovare un verso che getti un po' di luce sopra
-la sua indole e sopra la sua vita, se non sono i
-versi d'amore che pure non hanno nulla di profondamente
-individuale; e si riconosce anche in
-ciò, che di tutti gli autori drammatici francesi,
-è quello che scrisse meno prefazioni, e che, per
-quanto l'abbian tormentato gli editori del suo
-teatro completo, non son riusciti a strappargli
-un cencio di prosa da attaccare al primo volume.
-Lo stesso è per gli autografi e per le
-biografie. A un direttore di giornale che gli chiedeva
-un autografo per la sua gazzetta illustrata,
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-scrisse: — Non sto bene, vi stringo la mano; — e
-a un tale che gli domandò notizie per scrivere
-la sua biografia, rispose: — Son nato nel tal
-luogo. Ho tanti anni. Non mi è accaduto nulla
-di straordinario. — Nemmeno i suoi più famigliari
-son mai riusciti a cavarsi la curiosità di
-sapere quale sia la commedia per la quale egli
-sente più tenerezza di padre; benchè abbian ragione
-di supporre che sia l'<i>Aventurière</i>, la prima
-commedia in cui rivelò ingegno maturo e sicurezza
-di sè; commedia tutta sua, brillante di vita
-da un capo all'altro, e vestita di poesia freschissima;
-la quale, se non ebbe alla prima un successo
-eguale alla <i>Cigüe</i>, perchè rappresentata pochi
-giorni dopo gli avvenimenti di febbraio del
-1848, fu però quella che portò il suo nome più
-alto e gli aprì le porte dell'Istituto. Egli non
-parla nemmeno di letteratura in generale, se non
-ci è forzato; e i suoi amici affermano che uno
-che non lo conoscesse potrebbe fare un viaggio
-di tre giorni con lui, senza sentire dalla sua bocca
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-una sola parola che desse un sospetto lontano
-dell'esser suo. Se lo tirano per i capelli a discorrere
-d'arte, lo fa in un modo tutto suo, con un
-certo linguaggio pratico, da strapazzo, come un
-operaio che ragioni del suo mestiere. Non recita
-il sermoncino preparato, come faceva Gustavo
-Flaubert, se ne può essere sicuri, e non la piglia
-tanto dall'alto per dimostrare a un contradditore
-che il teatro risponde a un istinto dell'uomo: — Oh
-buon Dio! Guardate i bambini di due anni,
-che non sanno ancora parlare, e fanno già la
-commedia con due pezzi di legno. — E poi cambia
-discorso.
-</p>
-
-<p>
-Non è più il parlatore abbondante e caloroso
-d'una volta: non fa per lo più che ascoltare, e
-quando ha da dir qualche cosa, se può cavarsela
-con una mezza parola o con un gesto espressivo,
-ne par contentissimo. Solo di quando in quando,
-una o due volte per sera, si anima a poco a poco,
-svolgendo un aneddoto, e allora spiega un vivacissimo
-senso comico, molieriano, largo e di buona
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-vena, sostenuto da un buon riso di petto, grasso,
-che dà gusto a sentirlo, e da una bella voce rotonda
-di basso baritonale, che empie la sala; e
-nel calore del discorso, gesticolando come un attore
-eccitato, alza la sua nobile e poderosa figura
-di artista, in maniera che par di veder risorgere
-l'Augier antico, quando declamò quella appassionata
-apologia del Lamartine all'Accademia. Poi
-torna a inchiodarsi sulla sua poltrona e a chiudersi
-nel suo silenzio; e a vederlo così muto,
-quando passa la sua mano signorile sulla testa
-calva, cogli occhi fissi alla volta e vagamente sorridenti,
-si indovina che gli attraversano la mente
-le platee tumultuose delle prime rappresentazioni,
-e i banchetti trionfali, e i superbi amori, e tutte
-le avventure inebbrianti della sua giovinezza di
-principe.
-</p>
-
-<p>
-Anche nel poco che dice, però, con quell'apparenza
-di trascuratezza, come se il parlare lo faticasse,
-c'è il pregio che si trova nei dialoghi
-delle sue commedie: ogni parola ha un valore,
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-ogni menoma cosa è espressa in una forma stretta
-ed arguta, che rivela l'abitudine di sfrondare il
-discorso per far più rapida l'azione. Era un divertimento,
-per esempio, sentire con che brevità e
-con che efficacia di termini descriveva ad uno ad
-uno, comicissimamente, gli attori che debbono
-rappresentare tra poco il suo <i>Mariage d'Olympe</i> al
-Ginnasio; tra i quali la prima attrice, <i>une drôle
-de petite tête mauvaise</i>, abbozzata apposta per fare
-quel serpente di contessa di Puygiron, che avvelena
-l'aria dove passa; poichè per lui l'attore dev'essere
-anzi tutto il personaggio fisico che ha da rappresentare,
-e l'<i>enveloppe physique</i> equivale alla metà dell'ingegno.
-Ed ha un bell'essere mite e benevolo:
-si capisce nondimeno che, in altri tempi, doveva
-essere il malcapitato quello ch'egli pigliava a sforacchiare
-con la punta dell'epigramma. Sempre
-lascia trasparire qualche baleno del potente spirito
-satirico che gli ispirò <i>La langue</i>, quella sfilata
-di consigli mordacissimi a un avvocato, al
-quale promette la Francia purchè riesca a parlare
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-quattr'ore di seguito senza sputare. Ma è rarissimo
-che se ne valga, anche con parsimonia. Non
-dice male di nessuno, ed è facilissimo alla lode.
-Gl'intesi fare un caloroso elogio, coll'accento d'una
-irresistibile sincerità, dell'ingegno del Sardou, e
-non gli udii esprimere un giudizio crudamente
-sfavorevole nemmeno sopra i più inetti raffazzonatori
-di <i>situazioni</i> rubate. Si dice che altre volte
-tartassasse un po' Victor Hugo, per le sue spacconate
-rettoriche (e non è cosa da stupire in uno
-scrittore, com'è lui, di gusto finissimo e di logica
-rigorosa); ma ciò non gl'impedì di dedicare all'autore
-delle <i>Orientali</i> una graziosissima poesia,
-nella quale parlando delle relazioni del poeta con la
-musa, dice fra le altre cose, <i>qu'il lui fait un enfant
-chaque fois</i> (diciamo così) <i>qu'il l'embrasse</i>; poesia
-rimasta inedita, si capisce, a cagione di quell'abbraccio.
-Il solo con cui stia un poco punta a punta
-è Alessandro Dumas, l'unico rivale della sua misura;
-ma lo punzecchia con una certa benevolenza
-paterna, che dà appunto un sapore lepidissimo ai
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-suoi scherzi; i quali girano d'amico in amico fin
-che arrivano su quel certo tappeto verde sparso
-di penne d'oca, da cui ritornano al mittente, per
-la medesima via, rovesciati con quel garbo che si
-può capire. In fondo, l'uno tratta l'altro con gentile
-compatimento, come un <i>bon enfant</i>, un giovane
-d'ingegno, che promette, e che farà qualche cosa,
-purchè ci si metta di proposito. Forse il Dumas ride
-un po' delle «prudenze» dell'Augier, e l'Augier delle
-«pazzie» del Dumas; ecco tutto. Il grande pubblico
-però ha maggior simpatia per l'Augier, che non lo
-piglia mai di punta, e non gli mostra le corna dell'orgoglio,
-ed ha fama universale di bontà e di
-placidezza; e il Dumas lo esperimentò varie volte:
-alla prima rappresentazione dei <i>Fourchambault</i>, per
-esempio, a cui assisteva in sedia chiusa, in mezzo
-a molta gente che applaudiva per fargli dispetto;
-tanto che egli perdette la pazienza e disse forte
-al direttore Perrin che passava: <i>Eh, monsieur Perrin!
-Quel beau succès nous faisons à monsieur Augier,
-n'est-ce pas?</i> — E poi uscendo: — decisamente
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-l'arte è più facile per tutti che per me. — Ma
-non c'è vero rancore tra loro, nè ci può essere
-a quell'altezza che hanno raggiunto tutti e due
-sopra la montagna smisurata dell'arte.
-</p>
-
-<p>
-Nè giova far dei confronti. Una sola cosa si
-può dire senza esitazione, ed è che l'Augier è
-più puramente e più spontaneamente poeta drammatico.
-È nato per il teatro, non visse che per il
-teatro: avrebbe forse, se non scritto, immaginato
-delle commedie, se fosse nato in un <i>duar</i> della
-Barberia o in un villaggio dell'estrema Siberia.
-Tutte le forze dell'ingegno e dell'animo lo spingevano
-alla poesia drammatica, e vi sarebbe riuscito
-illustre, anche impiegandovi una minor forza
-di volontà di quella che v'ha impiegata. Non ha
-una grande cultura: studiò poco; ma benissimo.
-I suoi studi circoscritti li fece con passione e con
-discernimento squisito, in una sola direzione, con
-un proposito unico, rifuggendo da quella immensa
-varietà di letture precipitate, che opprime la mente
-senza lasciarvi un'impronta; lasciando in disparte
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-tutto ciò che era certo di non riuscire ad appropriarsi
-in maniera da farsene sangue. Tre cose gli
-occorrevano sopra tutte: vivere, e ha vissuto intensamente
-in tutte le classi sociali; conoscere il
-teatro moderno, e se l'è inviscerato; possedere il
-magistero della lingua letteraria e maneggiare insuperabilmente
-la lingua familiare; e non c'è da
-dire se c'è riuscito. Oltre a questi limiti ha fatto
-poca strada. Non credo che conosca altro che
-per nebbia le letterature classiche, nonostante le
-sue traduzioni d'Orazio e le sue imitazioni d'Alceo;
-e aveva forse ragione quel critico svizzero
-che per difendere l'Augier dall'accusa di aver copiato
-Plauto, disse ch'era impossibile che l'avesse
-letto. Così, fuor della letteratura, diversamente
-da molti altri, non si curò affatto di raccoglier
-scienza da portare sul capo come i pennacchi
-dei cavalli di parata; ha avuto sempre un sovrano
-disprezzo della dottrina di seconda mano,
-e non s'è mai lasciato tentare a introdurre nelle
-sue commedie uno di quei personaggi muffosi
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-e pieni di pretensione, i quali sono incaricati
-di far capire al pubblico che l'autore ha finto
-degli studi serii. Tutto quello che ha messo
-sulle scene è intimamente suo, sinceramente acquistato
-e profondamente posseduto. Egli non è
-null'altro che un grande autore drammatico, e
-tale diventò informandosi principalmente alla bella
-sentenza che si trova nella sua poesia al Ponsard: — l'immortalità
-si guadagna meditando
-sulla bellezza. — Non s'occupò mai d'altra
-cosa. È uno dei pochissimi francesi, per esempio, — lo
-dice egli stesso, — che non amò mai
-la politica; scienza che è tentato di mettere nel
-primo ordine delle scienze inesatte, tra l'alchimia
-e l'astrologia giudiziaria, tante volte gli avvenimenti
-hanno sbugiardato i suoi calcoli più speciosi
-e i suoi principii più opposti. Una volta se
-n'occupò non di meno; ma per i suoi fini di autor
-drammatico. Ha messo un giorno il piede sulla
-soglia della vita pubblica per studiare il meccanismo
-e l'ufficio delle istituzioni dello Stato,
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-come un pittore frequenta la clinica per imparare
-l'anatomia; e gliene rimase un gusto vivo per la
-medicina sociale, ma senza fargli spinger lo studio
-più in là che non fosse necessario per la sua
-arte. Eppure il suo ingegno è così fermo, così
-equilibrato nelle sue facoltà diverse, così largamente
-fondato sul buon senso, — su quel buon
-senso degli uomini di genio, come diceva il Lamennais,
-che non si deve confondere con quello
-dei portinai, — che in qualunque disciplina si
-fosse esercitato, vi avrebbe fatto buona prova. E
-ne fa testimonianza l'unico suo scritto politico,
-quel breve studio sulla questione elettorale che
-pubblicò nel 1864, per proporre il suffragio misto;
-poche pagine, nelle quali, qualunque sia il
-valore della sua idea, c'è una cognizione così netta
-di tutti gli elementi e di tutti gli aspetti della quistione,
-un ragionamento così fortemente tessuto,
-e un'esclusione così sapiente d'ogni anche minima
-intromissione delle sue facoltà artistiche —, intromissione
-che cresce allettamento, ma toglie efficacia
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-morale agli scritti sociali del Dumas, — da
-far credere l'autore, a chi non lo conoscesse, un
-uomo tutto politica e amministrazione, che non
-abbia fatto un verso in vita sua.
-</p>
-
-<p>
-E questo alto buon senso, quest'armonia mirabile
-dell'immaginazione e del raziocinio, del sentimento
-poetico e dell'esperienza della vita, che
-si rivela nelle sue opere letterarie, si rivela in tutti
-i suoi atti e in tutti i suoi discorsi. Nulla egli
-perde a conoscerlo in casa dopo averlo applaudito
-al teatro. Lo si trova sensato e poetico, forte
-e affettuoso, profondo e semplice in ogni cosa.
-Non ha figli; ma una corona di nipoti, che lo
-amano e lo accarezzano come un padre e lo trattano
-con un misto di famigliarità, di riverenza,
-di gaiezza e di terrore artistico, carissimo a vedersi.
-Ha una villa a Croissy, vicino Chatou, in
-un luogo dove fece lui fabbricar la prima casa e
-piantare i primi alberi; in grazia di che fu dato
-il suo nome ad una strada; e dire Emilio Augier
-fra la gente di quel paese, è come dire padre
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-della patria e imperatore del teatro. Vicino alla
-sua ci sono le ville delle sue sorelle. Quando ha
-una commedia da scrivere, o una scena da rivedere
-per una <i>ripresa</i>, scappa da Parigi col suo
-scartafaccio, e va a rifugiarsi nella sua palazzina
-tranquilla, che si specchia nella Senna, in faccia
-a un antico castello della Dubarry. Di là, tra un
-atto e l'altro, fa una corsa in casa dei nipoti, i
-quali festeggiano dal terrazzo ogni sua apparizione,
-come una nidiata d'ammiratori plaudenti dal palchetto
-d'un teatro. In questa nidiata ci sono due
-signorine di sedici anni, Paolo Déroulède, autore
-dei famosi <i>Chants du soldats</i>, un capitano d'artiglieria
-decorato della medaglia al valore, e un
-giovane Guiard, che sarà forse una gloria del teatro
-francese: un gruppo di belle persone, di belle
-anime e di begl'ingegni. L'Augier, si capisce, ha
-una grande simpatia per il suo <i>Paul</i>, saltato su tutt'a
-un tratto con cinquanta edizioni di un volumetto di
-liriche. Il giorno che uscirono i suoi <i>Chants du soldat</i>
-gli disse: — Bravo Paolo! Ora hai finito d'essere
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-mio nipote. — Ma tanto, un po' per affetto e
-un po' per essere più sicuro del fatto suo, un'occhiatina
-ai manoscritti di lui, prima della pubblicazione,
-ce la vorrebbe dare. — Ma com'è possibile? — dice
-il nipote. — Supponete che egli
-mi dica: cambia, e ch'io non ne sia persuaso,
-come si fa a dirgli di no, a uno zio che si chiama
-Emilio a Croissy, sta bene; ma che si chiama
-Augier a Parigi? E non si può immaginare la festività
-cordiale e brillante di quei desinari di famiglia
-nella sala a terreno della villa Déroulède,
-quando in mezzo a quella bella corona di teste
-giovanili, troneggia l'<i>oncle</i> — quell'<i>oncle</i> —,
-specialmente negli anniversarii dei suoi grandi trionfi
-drammatici, che i nipoti festeggiano con commediole
-di occasione scritte dal poeta della <i>Moabite</i>.
-Per tutta la serata è un alternarsi vivacissimo di
-frizzi, di aneddoti ameni e di discussioni utili e
-belle, in cui ai ricordi gloriosi dello zio si mescolano
-le speranze gloriose dei nipoti; e pare
-che col suono delle voci allegre e dei bicchieri,
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-si confonda un'eco degli applausi delle platee lontane,
-e che fra commensale e commensale sporgano
-il viso i fantasmi di Giboyer, di Guérin, di
-Fabrice, di Gabrielle, di Philiberte, di Poirier; e
-che dietro ai vetri della finestra debba comparire
-da un momento all'altro la larga faccia sorridente
-e benevola del padre Molière. Amabile e ammirabile
-famiglia davvero, la quale vi fa benedire
-mille volte quelle poche pagine bagnate di sudore
-e di pianto, che vi fruttarono la gioia d'esservi
-ricevuti come un amico.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-</p>
-
-<h2 id="coquelin">L'ATTORE COQUELIN</h2>
-</div>
-
-<p>
-Costanzo Coquelin, primo artista drammatico
-della Francia, è figliuolo d'un panattiere. Nacque
-nel 1841 a Boulogne-sur-mer, e durante tutta la
-sua adolescenza impastò e infornò con suo padre,
-il quale contava di lasciarlo erede della bottega,
-ch'era bene avviata. Ma i panattieri propongono
-e la natura dispone. Il piccolo fornaio non aveva
-ancora dieci anni che pigliava già degli atteggiamenti
-drammatici dentro ai nuvoli di farina, e
-declamava dei versi galoppando per le strade di
-Boulogne, col paniere del pan fresco sopra le
-spalle. Un bel giorno si piantò davanti a suo padre
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-e gli disse a faccia franca: — Papà, io voglio
-fare l'artista drammatico. — Il papà alzò la faccia
-infarinata dalla madia, lo guardò fisso e rispose
-placidissimamente: — Figliuol mio, io credo che
-ti giri. — Il figliuolo insistè; il padre, buon diavolo,
-finì con l'arrendersi, e Costanzo lasciò il
-forno per la scuola. Terminate le scuole andò a Parigi,
-si presentò al Conservatorio, vi fu ammesso,
-studiò nella classe del Régnier, si fece onore, e
-dopo un anno entrò nella compagnia gloriosa della
-<i>Comédie française</i>, dove recitò per la prima volta
-il 7 dicembre del 1860, a diciannove anni, facendo
-la parte di <i>Gros Renè</i> nel <i>Dépit amoureux</i>, dopo
-la quale si provò in quella di <i>Petit-Jean</i> nei <i>Plaideurs</i>
-del Racine. Da principio passò quasi inosservato:
-la stampa non fece che annunziare il suo
-nome; egli non pareva destinato ad altro che a
-far le parti di comodino, quando qualche attore
-mancasse. Non si negava che avesse ingegno e
-attitudine all'arte; ma si credeva che non n'avesse
-abbastanza per uscire dalla mediocrità rispettata
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-degli artisti di second'ordine. Questo però non
-era il suo parere. Continuò a studiare con amore
-e con ostinazione, divorato dall'ambizione della
-gloria; fece un personaggio originale, di suo capo,
-di <i>monsieur Loyal</i> del <i>Tartufe</i>; interpretò in un
-modo inaspettato e ingegnoso il carattere d'Anselmo
-nella commedia <i>La pluie et le beau temps</i> di
-Léon Gozlan; e a poco a poco si attirò la simpatia
-e l'ammirazione del pubblico. Ma per la critica
-era sempre un esordiente, e gli stessi suoi ammiratori
-non lo mettevano ancora tra gli artisti
-della prima schiera. Finalmente, nel 1862, non
-avendo ancora ventitrè anni, la sera del 15 giugno
-spiccò il gran salto nel <i>Mariage de Figaro</i>
-del Beaumarchais, facendo la parte di Figaro, che
-era già stata fatta dal Got. Questa parte così
-complessa e così difficile, che richiede «il sangue
-freddo d'un diplomatico, lo spirito d'un demonio
-e l'elasticità d'un clown» egli la fece,
-scostandosi dalle tradizioni, con un tale impeto
-d'ispirazione e di forza, che il pubblico ne rimase
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-sbalordito, e la critica lo proclamò unanimemente
-uno dei più grandi attori della Francia. In mezzo
-alle altissime lodi, però, non gli furono risparmiate
-le censure: egli non padroneggiava ancora
-abbastanza la foga della sua giovinezza, recitava
-qualche volta con un <i>éclat tapageur</i> di cattivo gusto,
-si dava troppo tutto intero ad ogni occasione,
-non curava le sfumature, non fondeva a sufficienza
-i vari elementi della parte sua, si fidava
-troppo ciecamente alla potenza, e sovente al capriccio
-della propria ispirazione. Ma il Coquelin
-si corresse presto di questi difetti, e d'allora in
-poi la sua carriera drammatica non fu più che
-una successione di vittorie clamorose. Fece nel
-1863 la parte di Figaro nel <i>Barbiere di Siviglia</i>
-vi riportò un grande trionfo, benchè qualcuno lo
-accusasse d'aver fatto il Figaro di Rossini invece
-di quello del Beaumarchais: fu il più giovane, si
-disse, il più fresco, il più scintillante Figaro che
-si fosse mai visto sulle scene francesi. Poi si rivelò
-grande artista di sentimento nel <i>Gringoire</i>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-di Teodoro di Banville, in cui espresse la desolazione,
-la disperazione, il terrore della morte,
-tutte le tempeste dell'anima d'un uomo rigettato
-dalia scala del patibolo nell'ebbrezza della
-vita, con una potenza di passione, che fece fremere
-e piangere tutta Parigi. In seguito rese magistralmente
-la natura stravagante e fantastica del
-principe di Mantova nel <i>Fantasio</i> del Musset;
-ebbe un grande successo nell'<i>Annibal</i> dell'<i>Aventurière</i>;
-si fece applaudire per cento e sessant'otto
-sere nella parte di marito di <i>Gabrielle</i>; assicurò
-il trionfo del <i>Paul Forestier</i>, in cui rappresentava
-il signor di Beaubourg, facendo con una finezza
-e una leggerezza profondamente meditata, il racconto
-pericoloso dell'avventura con Lea, da cui
-dipendevano le sorti della commedia; salì ancora
-più alto che nel <i>Gringoire</i> nella parte potente e
-commovente di <i>Marcel</i> nella commedia <i>Les ouvriers</i>
-di Eugenio Manuel; e finalmente fu inarrivabile
-interprete del Molière: <i>Pierrot</i> nel <i>Don
-Juan</i>, <i>Mascarille</i> nell'<i>Étourdi</i> e nelle <i>Précieuses ridicules</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-<i>Scapin</i> nelle <i>Fourberies</i>, ballerino e cacciatore
-nei <i>Fâcheux</i>; studiando e progredendo di
-continuo, meravigliando il pubblico ogni anno con
-una trasformazione inaspettata e ogni sera con
-una nuova idea, — sempre appassionato dell'arte
-sua, come un giovane di vent'anni, — e fresco
-d'ispirazione, di coraggio e di buon umore come
-quand'uscì dal Conservatorio. Fin dal 1863 è <i>Sociétaire</i>
-del teatro francese, che significa artista
-«gran signore». Qualche anno guadagna intorno
-a centomila lire. Ed è, oltre che ammirato, prediletto
-dal pubblico con vivissima simpatia, e festeggiato,
-dovunque si presenti, come un amico
-di tutti. Non c'è da dire se suo padre ne sia altero
-e felice. Eppure s'assicura che di tanto in
-tanto egli dice ancora agli amici: — <i>Cependant....
-il allait très-bien aussi comme boulanger.</i> — Cocciutaggini
-di fornaio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Mi ricorderò sempre della pessima impressione
-che mi fece, a primo aspetto, la prima volta che
-lo intesi recitare nella commedia <i>Les Fourchambault</i>,
-in cui faceva la parte di Leopoldo. Quando
-comparve in scena, nel primo atto, e mi dissero: — Quello
-è il celebre Coquelin; — a veder quell'uomo
-tagliato alla carlona, piccolo, col naso voltato
-su, con le gambe arcate, con quel sorriso di
-scorbellato sulla faccia, provai un grande disinganno,
-e mi parve che non l'avrei mai potuto
-pigliare sul serio. Non sapevo darmi pace che con
-quel frontispizio così mal riuscito, dovesse far
-l'amoroso nel primo atto, e il figliuolo offeso e
-terribile nel terzo atto di quella bella commedia.
-Con tutto ciò mi colpì subito la sua maniera di
-stare in scena, anche in mezzo alle signorine Reichemberg
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-e Croizette, che ci stavano mirabilmente:
-certi suoi serpeggiamenti, certe passeggiatine oblique
-per il palco scenico, a passo strascicato, e
-un modo di andare qua e là, col viso in aria e
-con le mani in tasca, così <i>vero</i>, così di casa, così
-perfettamente imitato da quel ciondolìo senza direzione
-che facciamo nella sala da pranzo, in famiglia,
-voltandoci ad ogni voltata del pensiero e
-della conversazione, come banderuole girate dal
-vento; che un ragazzo l'avrebbe osservato e ammirato.
-Poi notai un altro pregio suo: ogni volta
-che aveva da dire qualcosa, l'espressione del suo
-viso preannunziava in maniera il senso delle sue
-parole, che pareva che le cercasse, che parlasse
-di suo capo, non che recitasse delle frasi imparate
-a memoria: gli si vedeva proprio sulla fronte
-il lavorìo della mente, che si fa discorrendo, quel
-po' di sforzo che costa a tutti l'espressione del
-proprio pensiero. E questo dava un colore di verità
-singolarissimo al suo discorso. E come rendeva
-bene nell'aria del viso, nell'intonazione della
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-voce e persino nell'andatura, quello stato d'animo
-particolare del giovanotto ozioso, in quell'età in
-cui comincia a sentirsi allo stretto fra le pareti
-domestiche, e vorrebbe sbizzarrirsi fuori, ma i legami
-della famiglia lo trattengono ancora, così
-che si dondola tutto il giorno per la casa e ingombra
-le stanze della sua scioperatezza, pieno
-di appetiti virili e di capricci da scolaro, brontolone
-e burlone ad un tempo, sbadigliando l'anima
-ogni quarto d'ora! A poco a poco quella naturalezza
-assoluta mi soggiogò; e mi trovai anch'io
-in quella corrente di simpatia che avevo notato
-fin da principio fra lui e gli spettatori, i quali seguivano
-attentamente ogni suo passo, mostravano
-di apprezzare ogni suo gesto, e ridevano qualche
-volta d'un movimento appena percettibile del suo
-viso. Non di meno mi pareva ancora che con
-quella effigie lì egli non avrebbe mai potuto altro
-che farmi ridere. Venne il terzo atto, sul principio
-del quale il Coquelin è ancora il giovane
-ameno e leggero delle prime scene. Mi meravigliò,
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-nonostante, il modo con cui fece al Bernard
-il racconto delle sue avventure della sera innanzi,
-e del duello della mattina; durante il quale racconto
-si rifece indietro due o tre volte, per dir
-qualche cosa che aveva dimenticato, con una speditezza,
-con una naturalezza così viva e così spigliatamente
-spontanea, che la platea proruppe in
-applausi, e l'applauso fu seguito da un mormorìo
-generale di ammirazione. Di li a poco — tutti
-conoscono la commedia — i ferri si cominciano
-a scaldare, e di parola in parola il Bernard giunge
-a far quell'allusione al padre Fourchambault, che
-colpisce il figlio in mezzo al cuore. Allora si rivelò
-improvvisamente un altro Coquelin. Fu una
-vera trasfigurazione. Parve che gli cadesse una
-maschera dalla fronte, — il suo viso impallidì
-e si stravolse, — la voce cambiò suono, e il
-gesto scattò colla forza d'una molla d'acciaio.
-Tutti hanno presente la scena in cui Leopoldo
-Fourchambault alza la mano per schiaffeggiare il
-Bernard, il quale lo trattiene, gli rivela che è figlio
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-dello stesso padre e che salvò la sua famiglia
-dal disonore, e poi gli domanda: — Che cosa
-dici adesso? — Ebbene, il Coquelin gridò quella
-sublime risposta: — Io dico che tu sei il più
-nobile degli uomini! Io dico che tua madre è la
-più santa delle donne! Io dico che sono altero d'esser
-tuo fratello e di gettarmi sul tuo cuore! — gridò
-queste parole con una voce così potente,
-con un accento così gioioso e doloroso ad un
-tempo, e straziante a forza d'affetto; con un
-tremito nella gola e uno spasimo nel viso che
-rivelava così irresistibilmente il pentimento profondo,
-la tenerezza immensa, il bisogno di chieder
-perdono, la gioia divina del chiederlo, un misto
-d'umiltà e di forza selvaggia del cuore, altero
-del suo slancio generoso e della santa giustizia
-che rendeva; che, più ancor che commosso dalla
-scena, in mezzo a quella gran folla del <i>Teatro
-francese</i>, che si sollevò tutta come un'onda del
-mare, io rimasi trasognato della metamorfosi dell'attore.
-E sconfessai immediatamente e per sempre
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-il mio primo giudizio. Poi il Coquelin rientrò
-nella sua parte quieta di buon giovanotto, e all'ultima
-scena della commedia fece ancora più profonda
-l'incancellabile impressione che mi aveva
-lasciata, con uno di quei tratti da maestro, insignificanti
-in apparenza, che ai molti sfuggono, ma
-che ai pochi bastano per riconoscere il grande
-artista, come il leone dall'unghia. E fu quando
-sua sorella, ingenua, la quale sperava che l'istitutrice
-sposasse il fratello Leopoldo, sente invece
-che sposa il Bernard, e dice alla fidanzata: — Io
-avrei desiderato piuttosto che tu diventassi
-mia cognata.... — non sapendo che il Bernard
-è suo fratello pure, e che perciò la parentela
-esiste egualmente. Ebbene, il Coquelin,
-udendo quella frase, fa tra sè quell'osservazione
-maliziosa: — <i>Il n'y a peut-être pas grand'chose
-de changé</i> — con una finezza così arguta, con un
-sorriso così lepido in un angolo delle labbra, a
-mezza voce, guardandosi la punta d'un piede e
-lasciandosi come scappare le parole per distrazione,
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-in mezzo alle voci allegre degli altri personaggi,
-che gli si farebbero ripetere cento volte, tanto è
-l'accorgimento e lo spirito d'osservazione e il
-senso comico squisito che rivelano. E rimangono
-stampate nella mente, con quel sorriso e con
-quell'accento, e si prova sempre un piacere vivo
-a ricordarle e a ripetersele, come un verso magistrale
-d'un poeta di genio. Questa fu la prima
-impressione che mi lasciò il Coquelin, o meglio,
-che mi lasciarono i due Coquelin, l'uno amenissimo
-e l'altro appassionato e tremendo. E conviene
-osservare che egli non può patire la parte
-di Leopoldo Fourchambault perchè, dice, non gli
-conviene sotto nessun aspetto, e la fa per forza,
-e da cane. Nientemeno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Poi lo intesi in altre commedie, e in tutte mi
-parve un grande artista. Ha arditezza e misura,
-naturalezza e dignità, costantemente. Qualunque
-personaggio rappresenti, dà a vedere d'averlo studiato,
-non solo nelle manifestazioni verosimili
-della sua natura, ma nel più intimo meccanismo
-dell'animo, alla sorgente stessa dei suoi sentimenti
-più segreti; e conserva il colore di ciascun
-carattere anche nelle tempeste più violente della
-passione. Dopo le sue prime parole non si vede
-più il viso del Coquelin; ma quello del personaggio.
-«Il di dentro domina il di fuori» come
-si diceva del famoso Lekain. Ha una maniera di
-comporre il viso che corregge tutti i difetti dei
-suoi lineamenti; una contrazione potente, che fa
-pensare a quella di Gwynplain e alla camera dei
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-lordi, ma che non tradisce lo sforzo. Tutto questo,
-però, non basterebbe a fare di lui un grande
-artista, s'egli non avesse la primissima delle facoltà
-drammatiche, che è di sentire profondamente
-e vivacissimamente. La sua potenza è nelle
-vibrazioni dell'anima, nella freschezza e nel vigore
-del sentimento. Quando esprime il dolore,
-ha veramente delle lacrime nella voce, e degli
-accenti profondi d'angoscia, che par che sanguini
-dentro; e negl'impeti d'ira o di rabbia, quando
-discende il palco scenico, guardando davanti a sè
-con quell'occhio grigio, dilatato e smarrito come
-un occhio di fiera, e tutte le membra tese e convulse,
-pare che gli si debba spezzare una vena
-nel petto. Per me, lo trovo anche più potente
-nell'ira che nell'affetto. In quelle provocazioni fra
-gentiluomini, così frequenti nelle commedie francesi,
-a cui segue per lo più un duello mortale, egli
-ha un modo suo proprio così secco e tagliente,
-che fa d'ogni parola una scudisciata traverso la
-faccia, e non so che di gelido e di feroce nell'aspetto
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-e nelle mosse, che mette un brivido
-nelle vene, e fa presentire la morte. E ha degli
-slanci d'entusiasmo ardente, frenati con un'arte
-profonda, che ne duplica l'efficacia, e delle espansioni
-impetuose di gaiezza, che fanno l'effetto
-d'un'ondata d'aria primaverile in quel gran teatro
-affollato e caldo, che pende dalle sue labbra. Convien
-dire pure che ha una voce ammirabile, che
-si presta alle più audaci inflessioni, nettissima
-nelle voci basse e sonora nelle medie, senz'essere
-di quelle voci troppo ricche, che annegano,
-come si dice in francese, la parola nel suono, e
-le consonanti nelle vocali; una voce che s'alza
-qualche volta, senz'assottigliarsi e senza sforzarsi,
-fino alle note più acute, e si espande e risuona,
-agile e mordente, in tutti gli angoli della sala, e
-fin nei corridoi e nei vestiboli, come uno squillo
-di tromba. Ha tutti i doni della natura, insomma,
-fuorchè la bellezza. Ma quando lo s'è sentito recitare,
-pare che la sua imperfezione fisica sia una
-condizione necessaria, un elemento quasi della sua
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-potenza particolare d'artista, e che acquisterebbe
-qualcosa, ma perderebbe molto di più, se diventasse
-bello ad un tratto come il Bocage o come
-il Salvini.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ed è anche più brutto, o, per meglio dire,
-strano d'aspetto, di quel che pare dal palco scenico.
-Il primo sentimento che si prova, vedendolo
-in casa per la prima volta, alla luce del sole,
-è un'ammirazione più grande per la potenza del
-suo ingegno e della sua natura drammatica, che
-riuscirono a trionfare, malgrado l'irregolarità quasi
-grottesca della sua persona. La sua faccia è una
-vera maschera d'istrione antico: un faccione largo
-e grasso, d'una carnagione giallognola da mercante
-olandese, in cui brillano due occhietti bigi
-di faina, un po' maligni, sopra un grosso naso
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-che guarda in su con una petulanza senza esempio,
-in modo che le nari si presentano come le
-aperture di due canne d'un fucile da caccia; una
-gran bocca, con le labbra grossissime, tagliate in
-forma di trapezio, che par che succhino continuamente
-un enorme bocchino di pipa turca; un
-mento lungo e sporgente, e due mascelle leonine,
-che si dilatano, quando parla, con un movimento
-inquietante. Mettete questa faccia di mascherone
-di fontana, tutta sbarbata, con una papalina nera
-sul cocuzzolo, sopra un corpo bassetto e tarchiato,
-vestito d'un farsetto nero stretto alla vita, coi
-calzoni neri e con le pantofole nere, e immaginate
-il misto bizzarro che ne deve riuscire, di
-curato di campagna in <i>négligé</i>, di cuoco in lutto,
-di forzaiuolo e di Stenterello. Si rimane sbalorditi
-a pensare che quell'omiciattolo ci ha fatto
-piangere, fremere e tremare, e s'è presi dalla tentazione
-di dirgli che non è quella la maniera di
-corbellare il mondo. Ma è un di quei brutti che
-seducono, forse perchè la loro bruttezza, come
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-suol dirsi, non è che una bellezza sbagliata: come
-accade di certe metaforaccie di pessimo gusto,
-sotto cui appare il barlume d'una grand'idea. Questo
-è vero specialmente quando ride: non si può
-immaginare un riso più vivo, più comico, più attaccaticcio
-del suo; — e non è la risata dell'allegria — ma
-una specie di riso filosofico e profondo,
-che nasce da un sentimento particolare
-della vita, e che fa pullulare mille idee lepide
-nella mente, e indovinare mille scherzi che non
-dice, e pensare confusamente a mille cose e persone
-amene, che abbiamo conosciute in altri tempi;
-un riso che rallegra dentro, e che mette voglia
-di darsi una fregatina di mani, o di allungargli
-<i>une tape</i> sulla pancia. Tutta la faccia gli ride, fino
-alle orecchie; la bocca gli s'arrotonda in un modo
-curiosissimo, che fa saltare il capriccio di ficcarvi
-un dito dentro, come dice lo Zola del Boche,
-<i>pour voir</i>; e la punta del naso gli fa un piccolo
-movimento accelerato, come la punta d'un dito
-che gratti qualche cosa di sotto in su, d'un effetto
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-comicissimo; mentre gli scintilla negli occhi
-un'astuzia di demonio. I critici cortesi dicono
-che ha <i>une physionomie comique parfaite, une face
-largement comique, comiquement spirituelle</i>, e altre
-cose simili; ed è vero; ma non è tutto. È una
-figura talmente originale ed esilarante, a vederlo
-da vicino, che per molto tempo si rimane tutt'intenti
-a guardarlo, e non si bada alle sue parole.
-Ed egli non s'illude sopra sè stesso; parla anzi
-sovente della propria persona, celiando, come se
-canzonasse un altro, e non vuol sentir parlare
-delle parti che richiedono bellezza d'aspetto. Per
-questa ragione rifiutò, non è molto, di far la parte
-di Pigmalione nella <i>Galatea</i> della signora Adam. — Come
-volete — le disse — che io ardisca
-presentarmi al pubblico in nome di Pigmalione,
-che dev'essere un bell'uomo? <i>Voyons donc, madame:
-est-ce que j'ai le nez grec, moi?</i> — Il
-naso, infatti, è stato l'ostacolo più difficile da superare,
-nella sua carriera drammatica. Quando
-qualche parte non gli riesce, ha sempre la sua
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-giustificazione pronta: — è il naso. — Ma anche
-in casa sua, dopo un quarto d'ora che gli si parla,
-segue come al teatro: si vede un altro Coquelin;
-tanto la sua conversazione è arguta e attraente,
-rimanendo sempre naturalissima, come la sua maniera
-di recitare. È divertentissimo vederlo lassù
-nella sua piccola stanza di studio, triangolare, che
-sembra un camerino di teatro — al quarto piano — tutta
-piena di libri, fra cui brillano in prima
-fila i poeti drammatici e lirici di tutti i paesi; e
-cogliere a volo nelle sue parole e nelle sue mosse
-gli accenti e i gesti di Mascarille, di Gringoire,
-di Figaro e del piccolo gobbo del <i>Luthier de Crémone</i>,
-che fecero risuonare d'applausi il tempio del
-Corneille e del Molière. Il Molière, appunto, di cui
-ha tutto il teatro nel capo, è uno dei suoi argomenti
-preferiti; e riparla spesso delle conferenze
-pubbliche che tenne poco tempo fa; colle quali
-si propose di dimostrare che l'<i>Alceste</i> del <i>Misantropo</i>
-non è come quasi tutti i critici e quasi tutti
-gli attori l'interpretano, un personaggio cupo e
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-profondo, una specie d'Amleto francese, da rendersi
-con un colore di stranezza fantastica; ma
-un personaggio apertamente comico, come gli altri
-del Molière, e designato come tale dal poeta
-medesimo in una maniera che non può lasciar
-dubbio. Egli svolse il suo concetto senza pompa
-di dottrina, con molto buon senso, con grande
-chiarezza, per mezzo di confronti e di citazioni
-bene ordinate e lucidamente commentate; ma lasciò
-letterati e commedianti nel loro parere contrario.
-Si lamentò in particolar modo dei letterati,
-così tra il serio e il faceto, facendo tremolare
-la punta del naso. — Avete torto, mi dicono
-insomma, perchè siete un commediante. <i>C'est ça
-qui m'embête</i>. Mi dicano che ho torto perchè sono
-un grullo, francamente, e mi ci rassegno più volentieri.
-Gli è appunto perchè sono un commediante
-che voglio dir la mia ragione. Mi pare che
-serva a qualche cosa, per giudicare un personaggio
-di una commedia, essere abituato da venti
-anni a mettersi nella pelle degli altri, e a cercare
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-la ragione intima d'ogni loro atto e d'ogni loro
-parola. Se questi speculatori letterari del teatro
-non fossero un po' trattenuti dal senso pratico di
-chi ha da incarnare i personaggi che essi scrutano
-e sviscerano continuamente, finirebbero, a furia
-di fare, con trasformarli in creature dell'altro
-mondo, che nessuno potrebbe più riprodurre sulla
-scena. — E non si fermerebbe più, quando ha
-preso a discorrere del Molière, se non esistesse un
-altro personaggio, per il quale nutre altrettanto
-entusiasmo: il Gambetta, in grazia di cui egli
-s'appassiona anche un poco alla politica, e si tira
-addosso le canzonature del <i>Figaro</i>. Il Gambetta
-è suo amico intimo, desina con lui tutte le domeniche,
-e lo conduce a far delle lunghe passeggiate
-solitarie, durante le quali, chi lo sa? forse
-si fa dar delle lezioni di recitazione, o si insegnano
-a vicenda ad aprire e a scrutare gli animi
-umani, l'uno per giovarsene sul teatro, l'altro
-nella politica; poichè, in diverso campo, essi sono
-i due più grandi attori della Francia: il Gambetta
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-più potente, ma il Coquelin assai più sicuro di
-non essere fischiato. Egli parlò del suo illustre
-amico con calda ammirazione, senza licenze familiari,
-ripetendo dei brani del suo ultimo discorso,
-e esclamando di tratto in tratto: — Sentite la
-bellezza di questa frase; sentite la giustezza di questo
-pensiero; — come avrebbe fatto per una parlata
-del Racine. E a proposito del Gambetta, lesse
-una lunga colonna del <i>Voltaire</i>, in risposta all'<i>Intransigeant</i>,
-con una rapidità prodigiosa, e con una
-nettezza di pronuncia ancor più ammirabile, facendo
-vibrare certe parole, e schizzar fuori certe
-frasi, con cambiamenti improvvisi d'intonazione,
-e ammicchi d'un occhio, e guizzi comicissimi delle
-labbra, in una maniera da far proprio rimpiangere
-di non potergli dare il posto di lettore, in casa
-propria, con centomila lire all'anno; che per un
-letterato sarebbero impiegate al cinquanta per cento.
-Ed è pure notevolissimo il suo linguaggio, scolpito
-e colorito, con certe screziature di lingua
-popolare, ricco d'una quantità di termini insoliti
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-e di modi del gergo teatrale, svariatissimo come
-è in tutte le persone dotate di un forte senso
-comico, che hanno bisogno di raccontare, di descrivere
-e d'imitare. L'impressione che egli lascia,
-in conclusione, è d'un uomo di buona indole e
-di buon cuore, come io credo che siano necessariamente
-tutti gli artisti drammatici atti a interpretare
-con eguale maestria i caratteri buoni e
-malvagi; perchè, per riuscire grandi negli uni e
-negli altri, bisogna che nella loro natura predomini
-il buono, senza del quale possono abbagliare
-con l'ingegno, ma non soggiogare con la simpatia.
-Il Coquelin, però, ha l'aria d'un uomo buono;
-non d'un bonaccione. Sotto la sua bonarietà canzonatoria
-s'indovina un animo risoluto e vigoroso,
-col quale non dev'essere molto comodo l'aver che
-fare i giorni che ha la luna rovescia; e specialmente
-quando salta su a inveire contro i capricci prepotenti
-di certi autori drammatici, piglia una certa
-guardatura bieca e fa stridere la voce in un certo
-modo, che non par strano affatto, in quel momento,
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-che abbia saputo incarnare meravigliosamente
-l'anima dannata del duca di Septmonts.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La parte di duca di Septmonts nell'<i>Ètrangère</i> del
-Dumas, credono tutti, — e anche lui — che sia
-ciò che egli fece — per dirla con le sue parole — <i>de
-plus fin et de plus incisif</i>, nel teatro moderno,
-dal primo giorno che recitò fino al giorno
-che corre. Per comprendere le difficoltà con cui
-ha dovuto combattere, basta rappresentarsi la sua
-figura «largamente comica» e ricordare che il
-duca di Septmonts è la quintessenza di un gentiluomo
-del gran mondo — spregievole e odioso
-quanto si vuole — ma tanto più dignitoso e corretto
-di fuori quanto è più fradicio dentro. Per
-alto che fosse il concetto che s'aveva della pieghevolezza
-d'ingegno del Coquelin, si temeva che
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-in quella parte cadesse. Bastò invece la sua apparizione
-sul palco scenico a provocare uno scoppio
-d'applausi e un'esclamazione universale di meraviglia.
-Costanzo Coquelin, l'incomparabile <i>Figaro</i>,
-l'insuperabile gobbetto del <i>Luthier de Crémone</i>,
-pareva il primo gentiluomo della cristianità. Pallido,
-della pallidezza malaticcia d'un nobile sciupato
-dagli stravizi, biondo, un po' calvo, con due
-folti baffi impertinentemente arricciati, con una
-lente all'occhio, vestito con rigorosa eleganza, disinvolto
-e duro ad un tempo, e superbamente signorile
-in tutti i suoi movimenti, anche nel più
-forte della passione, egli era l'ideale vivente dell'autore
-della commedia. E ad ogni nuova scena
-si rivelò con maggior efficacia. Dalla sua aria tediata,
-dal suo modo di parlare strascicato, come
-se ogni parola fosse un atto di degnazione, dalla
-sua fredda cortesia, dal suo sguardo ironico e sorridente,
-da tutti i suoi gesti e da tutti i suoi accenti
-artificiosamente trascurati, traspariva l'insolenza
-sfrontata d'un aristocratico cresciuto all'orgoglio
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-e al disprezzo, il cinismo d'un <i>viveur</i> intristito
-nel vizio, capace di tutte le bassezze, l'audacia
-meditata e malvagia dello spadaccino sicuro
-d'uccidere, — la sua educazione, il suo passato,
-tutto quello che sarebbe stato capace di fare, e mille
-cose che pensava, e che non diceva; ma che facevano
-pensare. Egli corresse anzi leggermente,
-con molta arte, il carattere immaginato dal Dumas,
-che poteva riuscir troppo ributtante; e lo corresse — come
-prescriveva il celebre attore tedesco,
-l'Iffland, — facendo il difensore ufficioso del
-personaggio che rappresentava: lasciando cioè indovinare
-in che maniera fosse diventato quello
-che era, per quale via, non per colpa tutta sua,
-si fosse così depravato, — guasto prima da un'educazione
-falsa e poi dall'esempio della società
-incancrenita in cui era vissuto, — e in tal modo,
-senza riuscire simpatico, si mantenne dentro a quei
-limiti dell'odioso, oltre ai quali un personaggio
-teatrale non è più tollerabile e nuoce agli intendimenti
-del poeta. Ma fu terribile. Nella scena
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-del quart'atto, per esempio, quando vuole umiliare
-il signor Gérard, ricordandogli che sua madre
-era stata governante della duchessa, trovò l'accento
-d'un sarcasmo così sanguinoso e stillò le
-parole insolenti nell'animo del povero giovane,
-come goccie di piombo fuso, con una lentezza
-così spietata, che tutti gli spettatori se le sentirono
-penetrare nel cuore ad una ad una, e fremettero
-per quello a cui eran dirette. E fece rabbrividire
-l'impassibilità marmorea con la quale ricevette
-in viso quella tremenda invettiva della
-duchessa, di cui ogni parola è uno schiaffo, fino
-a quel fulmineo: — <i>Misèrable!</i> — che finalmente
-gli solleva il sangue; e la rabbia pazza e
-feroce con cui le si slancia addosso all'ultime parole,
-e lo sforzo improvviso con cui si frena. Mai
-era stata rappresentata la superbia, l'insolenza e
-la rabbia, con più satanica potenza, sulle scene
-della <i>Commedia francese</i>. Il suo successo fu
-enorme. Egli empì il dramma della sua persona,
-e vi spiegò tanta forza, che se gli altri
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-atleti fossero caduti, sarebbe bastato per tutti egli
-solo.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma per quanto si dica, egli non è mai tanto
-potente come quando nuota nella comicità larga
-del Molière, fra le grosse celie e le grosse risa,
-vestito dei panni di Scapin e di Mascarille. Quella
-comicità dal naso corto e dalle grosse labbra, come
-disse Alfonso Daudet, par fatta per la sua faccia,
-per la sua voce e per la sua indole. Lì sfolgora
-ed impera davvero, e fa tremare le vôlte del teatro.
-Nessun Mascarille, nelle <i>Précieuses ridicules</i>,
-ha mai detto con più petulante disinvoltura le sue
-spropositate goffaggini; nessuno ha mai mostrato
-sul palco scenico una più maledetta grinta, una
-più impertinente sfacciataggine di lacchè astuto e
-ridacchione, docile ai pugni e alle legnate, e pronto
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-a tutte le pagliacciate e a tutte le bricconerie. Nessuno
-Scapin è stato mai più magistralmente bugiardo,
-ipocrita, truffatore e buffone. Il Coquelin
-domina la scena, in queste farse epiche, coll'imperturbabilità
-sovrana che dà la coscienza del genio.
-Ha una mobilità di fisonomia, un'elasticità di
-voce, una pieghevolezza di membra, una sicurezza,
-un'audacia che nessuna parola può rendere. Nelle
-<i>Précieuses ridicules</i> suscita una tempesta di risate
-con ogni parola, quando contraffà il gentiluomo
-letterato e lezioso, e declama quella stramberia di
-madrigale che finisce col grido: Al ladro! — Nelle
-<i>Fourberies de Scapin</i> snocciola quelle lunghe
-parlate per indurre Argante a sborsare i seicento
-scudi, con una rapidità d'un effetto comico meraviglioso.
-Non son più periodi; sono eruzioni,
-cascate precipitose di parole, che schizzano e tintinnano
-come sacchi di monete rovesciati, fra le
-esclamazioni di stupore della platea. Nei <i>Fâcheux</i>,
-facendo la parte del cacciatore appassionato, dice
-quei cento e quattro versi filati della descrizione
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-della caccia, d'un fiato solo, come se li improvvisasse,
-con una tale potenza imitativa della voce
-e del gesto, che per un quarto d'ora par di veder
-fuggire i cervi per la foresta, e il teatro risuona
-dello scalpitìo dei cavalli, del latrato dei
-cani, dello squillo dei corni, delle grida dei cacciatori,
-come se vi agisse un'intera Compagnia
-equestre. Ed è infaticabile. Dopo aver fatto <i>Mascarille</i>
-nell'<i>Etourdi</i>, che è una delle parti più
-lunghe e più difficili del vecchio repertorio drammatico,
-è fresco e disposto come prima di cominciare.
-Ed è superfluo far notare la difficoltà grandissima
-che presentano queste parti comiche del
-Molière, in cui se l'attore non è tanto forte da
-tener continuamente viva l'ilarità e l'ammirazione,
-subito risalta la trivialità, l'esagerazione, il grottesco
-del personaggio e della scena, e non basta
-la riverenza che ispira il grande poeta a trattener
-il pubblico dal dar segno di noia o d'impazienza:
-il che suole accadere nei teatri di provincia,
-dove le commedie del Molière sono quasi
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-irrappresentabili. Ma il Coquelin par nato fatto
-per interpretare il Molière; e piuttosto che un
-<i>Sociétaire</i> della commedia francese, si direbbe che
-è un attore superstite della famosa <i>troupe de Monsieur</i>,
-ancor tutto fresco, dopo due secoli, delle
-lezioni del suo capo-comico immortale. E in questo
-gli giova immensamente la faccia. È impossibile
-resistere alla forza comica dello sguardo,
-del riso e della smorfia di questo grandioso <i>farceur</i>;
-bisogna ridere con lui, in qualunque stato
-d'animo ci si trovi; e si ride di quel riso a singhiozzi,
-convulsivo e clamoroso, che ci riprende
-ancora dopo il teatro, e ci accompagna a casa,
-e ci torna ad assalire la mattina dopo, e ci rimane
-come un grato ricordo per sempre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Certamente, egli deve la sua gloria artistica più
-ai doni della natura che allo studio. <i>Histrio nascitur</i>.
-Ed anco non ammettendo questa verità, bisognerebbe
-fare un'eccezione per coloro che sono
-grandi attori a ventitrè anni. Nondimeno egli studiò
-e faticò moltissimo. Non <i>s'è fatto una voce</i>,
-come si dice del celebre attore Duprez; ma <i>lavorò</i>
-la sua infaticabilmente, con esercitazioni assidue
-e metodiche; e non son molti anni, infatti,
-ch'egli ha quell'elasticità mirabile degli organi vocali,
-che si presta così docilmente alla varietà e
-alla mobilità prodigiosa delle sue sensazioni. Così
-la sua pronunzia nitidissima, che fa d'ogni sillaba
-una nota cristallina, è principalmente frutto d'un
-<i>fortemente volli</i>, come il vigore del verso alfieriano.
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-È una cosa che accende nel sangue la passione
-dello studio, il sentirgli dire, per esempio, con
-che amore e con che cura si è rimesso a studiare
-la sua parte d'<i>Annibal</i>, dopo che l'Augier rimpastò
-l'<i>Avventuriera</i>; come l'ha scomposta e ricomposta
-daccapo, periodo per periodo e frase per frase;
-come ha rivoltato per tutti i versi ogni parola
-per trovarle il suo accento vero e proprio; come
-ha ragionato tra sè ogni sorriso e ogni gesto.
-Così pure l'udirgli esporre le riflessioni minute
-e ingegnose che fece sulla parte di Figaro nel
-<i>Barbiere di Siviglia</i>, per cogliere le differenze che
-dovevano passare fra questo — giovane e spensierato, — e
-il Figaro del <i>Mariage</i>, — più avanzato negli
-anni, più esperto della vita e cangiato anche
-per effetto della sua nuova condizione; — differenze
-che seppe rendere stupendamente sul palcoscenico,
-fin nelle più leggiere sfumature; e le conferenze
-d'ore e d'ore avute con gli autori, col manoscritto
-alla mano, coperto di richiami e di postille, per
-trovare insieme il colore particolare da darsi a
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-una scena, o l'intonazione giusta d'un monologo;
-e le discussioni interminabili avute coll'Augier o
-col Dumas per sostenere il suo modo d'interpretazione,
-e salvar la vita al personaggio concepito
-da lui, e amato come una creatura fatta con le
-sue carni e col suo sangue. Di tutti i personaggi
-che deve rappresentare, e della società e del
-tempo in cui vissero, cerca con una pazienza e
-con una curiosità d'archeologo le più minute notizie,
-nei libri e nelle conversazioni; e nota tutto
-e rimesta ogni cosa per mesi e mesi, ragionando di
-ogni minimo particolare lungamente, con una diligenza
-che tocca la pedanteria. E si prepara con
-maggior studio e maggiore pacatezza in quelle
-scene appunto, in cui dovrà allentar di più la
-briglia al suo istinto, perchè vuol essere audace
-sul sicuro; al qual fine raccoglie osservazioni e
-consigli da ogni parte, come uno scrittore naturalista,
-e ricorre le critiche che gli son state fatte
-negli anni addietro; ma per quanto faccia, non si
-presenta mai al pubblico con la coscienza soddisfatta,
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-e ricomincia a martellare sulla sua parte
-anche dopo la più splendida riuscita.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-A questo lavoro indefesso egli deve la sua continua
-ascensione nell'arte, in cui non ha più che
-un rivale, — il Got, — che ha vent'anni più di
-lui, ed era già attore provetto quando il Coquelin
-entrò nel «Teatro francese»; quel celebre Got,
-che creò il Giboyer, come si dice nel linguaggio
-teatrale, nelle due commedie <i>Les effrontés</i> e <i>Le fils
-de Giboyer</i>; che fece un tipo indimenticabile dell'abate
-nell'<i>Il ne faut jurer de rien</i> di Alfredo Musset;
-che interpreta insuperabilmente <i>Maître Guérin</i>,
-<i>Monsieur Poirier</i> e il <i>Duca Job</i> di Léon Laya: il
-primo attore, forse, che portò nella <i>Comédie française</i>
-un sentimento potente della realtà, e che, pure
-possedendo profondamente la tradizione dell'arte,
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-pigliò tutti i suoi modelli nella natura viva. Anch'egli
-è ugualmente forte nel drammatico e nel
-comico: Bernard nei <i>Fourchambault</i>, strappa i singhiozzi;
-Matamore nell'<i>Illusion comique</i>, fa schiantar
-dalle risa; e chi l'ha visto Rabbino alsaziano
-nell'<i>Ami Fritz</i>, che fu uno dei suoi più grandi
-trionfi, non lo riconosce più nei panni di <i>Sganarelle</i>
-o del <i>Souffleur</i> dei <i>Plaideurs</i> di Racine, in cui
-è insuperabile. Osservatore finissimo, vero fin nelle
-più piccole minuzie, abilissimo alle trasformazioni
-del viso, capace di recitare per quattro atti interi,
-come nel <i>Gendre de monsieur Poirier</i>, con un occhio
-socchiuso e la bocca torta, senza scomporsi
-un momento; fornito d'un gusto letterario squisito,
-e di buoni studi, e altieramente appassionato
-dell'arte sua, egli tenne per lungo tempo il primato
-nel «Teatro francese», ed è indubitabile
-che giovò moltissimo al Coquelin, non foss'altro
-che col proprio esempio. Ma questi — lasciando
-da parte altre qualità intimamente individuali, che
-non permettono confronti — è superiore a lui
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-nella versatilità dell'ingegno e nella mutabilità dell'aspetto.
-Il Got è vario; il Coquelin è un Proteo.
-Il Got, per esempio, ha non so che di proprio
-e d'immutabile nell'intonazione e nel gesto,
-un certo fare <i>bourru, imitant la franchise</i>, come
-dicono i francesi, e un <i>tic</i> particolare del capo e
-delle spalle, simile all'atto di chi dica: — Non
-me ne importa il gran nulla, — un po' volgare, — che
-lo rende inabile a tutte le parti in cui si
-richiede eleganza e dignità signorile di maniere.
-Oltre di che è restìo a liberarsi dai modi e dagli
-accenti d'una parte in cui sia riuscito maestrevolmente;
-così che per molto tempo, dopo una <i>creazione</i>
-grande e fortunata, porta in altri drammi
-l'impronta del personaggio prediletto, come gli
-accadde, tra l'altre volte, dopo il suo successo nel
-<i>Giboyer</i>. Il che non segue al Coquelin, di cui l'ingegno
-sembra cambiar natura ogni volta che cambia
-parte; che scende fino alla farsa plebea e sale
-fino alla più alta poesia; pagliaccio, gentiluomo,
-villano, brillante, tiranno, — eroe della rivoluzione,
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-tragico, nel <i>Jean Dacier</i>, — piccolo collegiale vizioso
-e impostore nel <i>Lion et Renard</i>, — sempre
-originale, rifatto da capo a piedi, e liberissimo
-da ogni legame di reminiscenza; a segno che se
-gli saltasse il ticchio domani di fare il <i>Romeo</i> — con
-quella faccia — nella tragedia dello Shakspeare,
-c'è da giurare che ci riuscirebbe, come
-disse un critico tedesco; e che il pubblico, ascoltandolo,
-direbbe che a Giulietta poteva toccare un
-amante più bello, ma non uno <i>più interessante e
-più appassionato</i>. Nondimeno sono molti ancora
-quelli che gli preferiscono il Got, come più profondo
-e più grave; e c'è fra loro una gelosia coperta,
-ma viva, che scoppia ogni volta che cade
-su una medesima parte la preferenza di tutti e
-due: come segue ora per il dramma <i>Le Roi s'amuse</i>,
-in cui l'uno e l'altro vorrebbe fare il <i>Triboulet</i>;
-e questo tira tira è cagione che il dramma
-non si rappresenti; non essendo parsa accettabile
-a nessun dei due la proposta di Victor Hugo,
-che facessero il <i>Triboulet</i> una volta per uno, a
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-sere alternate: proposta d'accorto finanziere, non
-d'uomo esperto del cuore umano.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il Coquelin ha ancora un merito tutto proprio,
-che è d'essere un grande declamatore di poesie
-liriche. Anzi tutto è maestro senza eguali nel dire
-i versi, che è quasi un'arte nell'arte, in cui non
-gli si avvicinano che il Got e Sara Bernhardt. È
-uno dei rarissimi attori che sian riusciti a liberarsi,
-fino a un certo punto, da quell'accento convenuto,
-da quel colorito generale che è quasi obbligatorio
-nella dizione degli alessandrini francesi,
-e che anche nell'espansioni più appassionate dell'animo
-tutti badano a conservare, come se fosse
-una necessità fondamentale dell'arte. Il Coquelin si
-liberò da questa psalmodia, da questa specie di musica
-sacra, come la definì la signora Stael, che si
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-trasmette di generazione in generazione a somiglianza
-d'un vizio ereditario; e prese una via di
-mezzo tra coloro che cantano il verso, avvolgendo
-tutto in una sorta di melopea sonnolenta, che arrotonda
-tutte le linee e cancella tutti i contorni,
-e coloro che, sotto il pretesto della imitazione del
-vero, non badano nè a ritmo, nè a rima, nè a
-prosodia, e sacrificano interamente l'elemento poetico
-all'elemento drammatico. Egli ha saputo cogliere
-una certa armonia intermedia tra la parola
-e la musica, che nello stesso tempo accarezza l'orecchio
-e rende l'intonazione del discorso. E fa
-valere mirabilmente la bellezza della forma. Senza
-rivelar troppo l'artifizio, fa sentire tutte le variazioni
-del movimento ritmico, le ondulazioni della
-frase, le rime, le cesure, le attaccature dei periodi;
-rompe la monotonia degli alessandrini con una quantità
-di chiaroscuri delicatissimi; virgola e punteggia
-con una grande efficacia, e, grazie particolarmente
-alla sua maniera ferma e nitida di articolare le consonanti,
-ha una chiarezza di dizione — qualità indispensabile
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-per i versi — che nessun attore ha mai
-superata. Oltrechè non è solamente interprete, ma
-critico e correttor vero del poeta. Nessuno meglio
-di lui sa afferrare, in una poesia, il filo del concetto
-principale, e attenercisi, malgrado le più viziose
-digressioni, e fare in modo che non se ne
-scosti menomamente l'attenzione degli uditori. È
-maestro nell'arte di velare i difetti della forma, di
-scivolare sulle lungaggini, di gettar ombra sulle
-parti deboli per raccoglier luce sulle forti, di far
-sfolgorare il verso capitale, e di scoprire e mettere
-in rilievo pensieri affogati dalle immagini, e
-sensi riposti, e finezze, e contrasti, che il poeta
-stesso non ha avvertiti. Ed esercita quest'arte nei
-salotti — dov'è invitato e pagato — il che è
-molto diverso, ed anche assai più difficile che esercitarla
-nel teatro; tanto che molti attori applauditissimi
-sul palco scenico, perdono ogni efficacia
-declamando versi in un cerchio ristretto d'uditori.
-Il Coquelin, invece, conosce ed osserva rigorosamente
-tutte le leggi delicate e difficili che
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-impone la vicinanza dell'uditorio, col quale, anzi,
-qualche volta l'artista si trova confuso: smorza gli
-effetti, ristringe il gesto, attenua l'espressione del
-volto, modula in un modo particolare la voce, e
-dissimula accortissimamente l'attore drammatico
-sotto l'uomo di società. Perciò ottiene dei successi
-privati non meno splendidi dei successi teatrali,
-e rende, in questo campo, dei veri servigi
-alle lettere. È lui che ha diffuso, in questi ultimi
-anni, il gusto dei versi nella società elegante, che
-non badava prima che alla musica, e parecchi dei
-più illustri tra i giovani poeti della Francia debbono
-a lui il principio della propria fama. Egli
-recitò per il primo le poesie di Alfonso Daudet,
-che è suo amico intimo, di Paolo Déroulede, per
-il quale professa una viva ammirazione, di Jacques
-Normand, del Coppée, del Manuel, del Guiard. E
-non si può dire con che passione egli cerca queste
-poesie, con che piacere se le fa leggere in
-casa, per le strade, in carrozza, nei camerini del
-Brébant; come scatta ad ogni verso potente; come,
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-senz'accorgersene, udendo leggere, prepara il gesto
-e l'atteggiamento del viso con cui dirà quella data
-strofa; con che impazienza, all'ultimo verso, strappa
-il manoscritto di mano al poeta, e con che bella
-e simpatica sicurezza di grande artista gli dice sorridendo: — Lasciate
-fare a me, che vi servirò da
-onest'uomo.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma non è compiuto il ritratto del Coquelin se
-non gli si fa accanto uno schizzo di suo fratello,
-che è come una sua appendice; attore anche lui
-del <i>Teatro francese</i>, chiamato <i>Coquelin cadet</i>, per distinguerlo
-da Costanzo. Il Coquelin <i>cadet</i> crebbe
-al calore del forno paterno accanto al fratello maggiore,
-e portò con lui il pane fresco ai buoni borghesi
-di Boulogne-sur-mer, con la faccia bianca
-di farina e le mani imbrattate di pasta. Quando
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-il fratello maggiore dava i primi segni della sua
-vocazione drammatica, lui ancora bambino s'ingegnava
-già d'imitarlo, gesticolando e balbettando
-dei versi; e quando più tardi il fratello gli confidò
-i suoi disegni ambiziosi, anch'egli cominciò
-a riscalducciarsi la testa e a vagheggiare il teatro.
-Partì il fratello, passò qualche anno: Coquelin
-<i>cadet</i> pensò di manifestare le sue intenzioni al padre;
-ma non osava, perchè suo padre contava fermamente
-su di lui per tramandare ai posteri il
-suo forno. Nondimeno un giorno si fece coraggio
-e tirò la schioppettata. Si ripetè la medesima
-scena che era seguita col primogenito; ma questa
-volta con un po' di scandalo. Il buon fornaio,
-udendo per la seconda volta quelle fatali parole: — Voglio
-fare l'artista drammatico, — alzò la
-testa dalla madia, e guardò il figliuolo con due
-occhi grandi come due scudi. — Ma dunque — disse,
-incrociando le braccia — è proprio destino
-che io non ne debba salvare neppur uno dei miei
-figliuoli! <i>C'est comme une peste qu'ils ont tous. Je
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-ne comprends pas. Où ont-il donc attrapé ça, mon
-Dieu!</i> — Ma dopo un po' di contrasto, si rassegnò,
-e lasciò partire il ragazzo per Parigi, dove fu ricevuto
-al Conservatorio, poco dopo arrivato.
-Aveva ingegno e attitudine grande all'arte; ma
-non l'esuberanza di vita, e le facoltà poderose e
-splendide del fratello. Perciò il suo noviziato fu
-più duro e più lungo. Ma riuscì; riportò anzi il
-primo premio del Conservatorio nel 1867, e si
-presentò per la prima volta sulle scene della <i>Comédie
-française</i>, facendo il <i>Petit-Jean</i> nei <i>Plaideurs</i>,
-il 10 giugno 1869, otto anni dopo che aveva
-esordito suo fratello, il quale, con pensiero affettuoso,
-volle recitare accanto a lui quella stessa
-sera, nella medesima commedia, nella parte dell'<i>Intimé</i>.
-Coquelin II piacque. D'aspetto, somiglia
-molto al fratello; ed è forse anche più comico,
-benchè abbia i lineamenti meno risentiti: gli basta
-entrar in scena per far ridere. Ma l'indole drammatica
-è diversa: egli ha piuttosto la comicità inglese, — umoristica — un
-po' fredda, che si fa
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-capire più che non si faccia valere; ed è attor
-fino e originale; e quel ch'è più curioso, lontanissimo
-da ogni idea d'imitazione di suo fratello;
-del che diede una bella prova fin da principio
-nella commedia <i>Le mari qui pleure</i> di Jules Prével,
-in cui fece la parte dell'avvocato Laroche, già sostenuta
-mirabilmente dal primo Coquelin, in una
-maniera diversa affatto, e non meno ingegnosa
-nè meno applaudita. Il fratello maggiore, ciò nondimeno,
-sta tanto al di sopra dell'altro, da non
-potersi nemmeno istituire un paragone fra loro;
-per il che questa bella fraternità non è macchiata
-di gelosia. L'<i>aîné</i> ama il <i>cadet</i> più che da fratello,
-da padre; e quando nella stanza di studio
-passa la mano sotto il mento d'un suo bustino in
-bronzo, dicendo scherzosamente: <i>voilà mon petit
-frère</i>, — gli si sente nella voce un grande affetto,
-e gli si leggono negli occhi mille cari ricordi — di
-quando trottavano insieme per le strade con
-le focaccie calde nel paniere, e riportavano il
-gruzzolo dei soldi al buon babbo, curvo sulla
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-madia, tanto lontano dal pensare che un giorno
-i suoi due piccini avrebbero fatto rimbombare
-d'applausi il primo teatro del mondo, e che il suo
-povero forno sarebbe diventato famoso.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora il Coquelin è nel pieno vigore della sua
-virilità artistica e forse nel periodo più felice della
-sua carriera. Figliuol di grazie del «Teatro francese,»
-amico intimo di potenti, accarezzato dai
-poeti, ricercato di consigli e d'aiuti da tutti i giovani
-commediografi, glorificato come artista, riverito
-come mecenate letterario, e carico di quattrini,
-non ha più nulla da desiderare, fuorchè delle belle
-commedie. Ma non pensa a sè solamente. Sollecitato
-da mille parti per recite di beneficenza, egli s'arrende
-a tutte le preghiere, abusando anche delle
-proprie forze, e fa del bene a moltissimi; tanto che
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-ha un salotto pieno di medaglie e di ricordi preziosi
-che gli offersero, e gli offrono di continuo, in
-segno di gratitudine, Società operaie e Istituti e
-Comitati di soccorso d'ogni natura. È pure dilettante
-di belle arti, ed ha un piccolo museo di
-quadri del Meissonier, del Bonnat, del Fortuny,
-del Détaille, — in parecchi dei quali è ritratto
-lui, nelle spoglie di Mascarille e di Cesare di
-Bazan, con quel riso indefinibile e irresistibile, a
-cui deve una gran parte della sua potenza d'artista.
-Della quale potenza uno potrebbe farsi benissimo
-un'idea, senza essere mai stato al teatro,
-solo trattenendosi un'ora ogni mattina nella sua
-anticamera; dove si trovano sovente insieme il
-commediante famelico che viene a implorare un
-sussidio che non gli è mai rifiutato, la signorina
-americana che vuol pigliar lezioni di dizione
-francese, l'impiegato che desidera una croce, l'ufficiale
-che ha bisogno d'un traslocamento, e qualche
-volta persin dei prefetti, dei magistrati e dei
-vescovi, che non isdegnano di raccomandarsi
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-a Sganarello per ottenere un piccolo favore dal
-Governo. Ed egli riceve tutti con quel gran
-naso voltato in su, pieno di bonarietà e di buon
-umore, ruminando dei versi del Molière durante
-i discorsi lunghi, e rimanda tutti, se non soddisfatti
-nei loro desideri, contenti almeno di aver
-visto una volta da vicino quella maschera formidabile,
-che da venti anni fa rider del suo riso e
-pianger delle sue lacrime Parigi.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Così fatto, o presso a poco, è il celebre Coquelin,
-il quale (per terminare con una buona
-notizia) sta pensando a raccogliere una Compagnia
-d'artisti valenti per fare un giro in Italia, e
-dare una serie di rappresentazioni in tutte le città
-principali.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<h2 id="deroulede">PAOLO DÉROULÈDE
-<span class="smaller">E LA POESIA PATRIOTTICA.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Riparliamo un po', qualche volta, della nostra
-vecchia poesia patriottica. Quando lavoriamo nelle
-nostre stanze di studio, in mezzo a giornali e a
-lettere d'amici di tutte le parti d'Italia, e a libri
-che racchiudono tutti gli sforzi e tutte le audacie
-del pensiero umano; ed esprimendo liberamente
-il nostro pensiero, che circolerà liberamente da
-un capo all'altro del paese, godiamo, anche non
-pensandoci, di respirare l'aria della nostra libertà,
-e di sentirci dentro il soffio d'una patria grande
-e potente; noi dovremmo di tratto in tratto rivolgere
-uno sguardo a cinque o sei volumetti,
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-quasi dimenticati in un angolo della nostra biblioteca,
-sui quali sono scritti i nomi del Berchet,
-del Rossetti, del Mameli, del Poerio, del Mercantini;
-e ricordarci che se l'entusiasmo non può
-essere più vivo per essi, deve durare almeno la
-gratitudine. La critica ha sviscerato quei versi con
-la sua mano gelata e spietata; onde nuove di
-poesia vi son passate su, e ne hanno sbiaditi i
-colori; sono invecchiati i metri e le immagini;
-e non ci paiono più che scintille quelle che erano
-lingue bianche di fuoco; ma che importa?
-Quando rileggiamo quelle poesie nel cuore della
-notte, nel silenzio della nostra stanza, qualche
-volta saltiamo ancora in piedi, con una fiamma
-sulla fronte e un singhiozzo nel cuore. Quanti
-grandi e cari ricordi non ci risvegliano! Quelle vecchie
-strofe impetuose e sonore, dei giovinetti le
-hanno pronunciate sui campi di battaglia, per incoraggiarsi
-a morire; dei feriti le hanno smozzicate
-fra i denti, mentre i ferri del chirurgo cercavano
-nelle loro carni palpitanti le schegge della
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-mitraglia tedesca; dei moribondi le hanno balbettate
-nel delirio dell'agonia; le hanno ripetute mille
-volte, nell'oscurità delle secrete, i prigionieri di
-Mantova, dei Piombi e di Castel dell'Ovo; le
-hanno cantate gli esuli nella miseria; le hanno
-mormorate i martiri ai piedi dei patiboli; migliaia
-d'italiani intrepidi le hanno divulgate per tutte le
-provincie, a rischio della libertà e della vita; migliaia
-di donne le hanno trascritte in segreto, di
-notte, col cuore tremante, mentre suonava nella
-strada il passo del poliziotto straniero; un'intera
-generazione le ha coperte di baci e bagnate di
-lacrime e tinte di sangue, quelle vecchie strofe
-benedette, piene di sdegni, di minaccie e di consolazioni
-sublimi. Ed anche noi, fanciulli nel quarant'otto,
-giunti appena in tempo ad assistere al
-trionfo della nostra rivoluzione, quando quelle
-poesie sonavano già liberamente per quasi tutta
-l'Italia, quanto le abbiamo sentite ed amate! Bambini,
-le abbiamo udite recitare da nostro padre,
-con gli occhi pieni di pianto; e non le capivamo
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-ancora, che già ci rimescolavano il sangue. Più
-tardi, le abbiamo divorate sui banchi della scuola,
-tra la grammatica latina e la grammatica greca,
-mordendoci le mani dalla rabbia d'amor di patria
-che ci mettevano nel cuore. Poi le abbiamo declamate
-per le vie delle nostre città, e dalle finestre
-delle nostre case, nelle belle notti stellate,
-trasportandoci col pensiero negli accampamenti dei
-nostri fratelli, che combattevano nelle pianure di
-Lombardia o sui monti di Sicilia, addolorati e
-umiliati di non esser con loro, costretti ad arrestarci
-ad ogni strofa perchè l'emozione ci strozzava
-la voce e ci faceva tremare le labbra. Come
-ci sarebbe parso insensato e miserabile allora chi
-fosse venuto a farci il pedante sulla forma di
-quella poesia che ci usciva in grida e in ruggiti
-dal più profondo dell'anima! Che importava
-a noi che il Berchet avesse delle frasi barbare
-e dei versi duri, che la strofa del Rossetti
-fosse troppo ricca di suoni, che il Mameli fosse
-ineguale, che il Mercantini fosse negletto, e che
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-il <i>21 marzo</i> di Alessandro Manzoni rigurgitasse di
-similitudini? Ognuno di quei versi era un grido
-uscito dalle viscere della patria; in ogni strofa si
-sentiva l'eco lontana d'una battaglia; era una
-poesia sacra, che sollevava il nostro pensiero e
-il nostro cuore al di sopra di tutte le volgarità
-della vita; che ci rendeva più affettuosi con la
-famiglia, più buoni con gli amici, più arditi nei
-pericoli, più forti contro i nostri piccoli dolori;
-che entrava persino nei nostri amori d'adolescenti,
-e vibrava nelle nostre prime parole amorose, e
-mescolava delle lagrime nobili e virili ai nostri
-primi baci. Chi non ha adorato il Berchet, per
-esempio, e baciato cento volte il <i>Romito del Cenisio</i>,
-e desiderato di vedere una volta il poeta per curvare
-dinanzi a lui la sua fronte ardente di giovanetto,
-come dinanzi all'immagine viva della patria
-armata e insanguinata? Chi di noi, a quindici
-anni, non s'è sentito uomo, poeta, soldato, capace
-d'ogni grande sacrifizio e d'ogni ardimento più
-generoso, leggendo <i>O morte o libertà</i> e la <i>Spigolatrice
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-di Sapri</i>? Quei versi hanno avuto una parte
-così larga e profonda nella nostra educazione di
-uomini e di cittadini, che ci pare quasi che saremmo
-altri da quelli che siamo, se non li avessimo
-conosciuti; essi si sono confusi nella nostra
-coscienza con le esortazioni vigorose di nostro
-padre, coi consigli magnanimi di nostra madre,
-con tutti gli esempi di virtù e di grandezza che
-abbiamo ricevuti nella vita; e sono diventati una
-forza intima della nostra natura. E li dimentichiamo
-sovente, e per lungo tempo, perchè siamo
-ancora nell'età in cui le speranze tengono maggior
-luogo che le memorie, e l'amore del presente
-soffoca il rimpianto del passato. Ma, avanzando
-negli anni, quando comincieremo a volgerci
-indietro, e ad evocare la nostra giovinezza per
-consolarci della virilità moribonda, allora, nel segreto
-del nostro cuore, pagheremo intero il nostro
-debito di gratitudine ai vecchi poeti della patria;
-tutte quelle poesie gloriose ed amate ci baleneranno
-alla mente, di lontano, nella nebbia
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-rosea della nostra adolescenza, come una legione
-di guerrieri scintillanti di ferro; e le ripeteremo
-ai nostri figliuoli con lo stesso tremito nella voce
-con cui le hanno dette a noi i nostri padri; e i
-nostri figliuoli le sentiranno, speriamolo, con lo
-stesso cuore con cui noi le abbiamo sentite.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Questi sentimenti deve ravvivare in sè chiunque
-voglia giudicare rettamente un poeta nazionale
-straniero, sia il Riga o il Quintana o il Körner
-o il Déroulède. Ma è quasi inutile avvertirlo.
-Non c'è uomo che ami la propria patria, il quale
-leggendo la poesia patriottica, fortemente sentita,
-d'un poeta straniero, qualunque sia il suo paese
-e quali che siano i sentimenti che questo paese
-gl'ispira, non si compenetri a poco a poco, involontariamente,
-della passione del poeta, e non
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-comprenda quindi e non giustifichi nella sua coscienza
-tutti quei sentimenti e quei giudizi che
-ad un lettore freddo possono parere ingiusti, superbi,
-temerari, e qualche volta anche puerili. Chi
-non sente nel cuore la poesia patriottica di un
-popolo straniero, non ha sentito neppure la propria.
-A costoro è inutile rivolgersi. Perciò noi
-presentiamo il Déroulède e le sue poesie soltanto
-a quegli italiani che, amando ardentemente la loro
-patria, sentono rispetto e simpatia per tutti gli
-stranieri che amano ardentemente la propria, e
-capiscono che ognuno ha diritto d'essere altero
-e violento — ed anche ingiusto — quando difende
-sua madre. Per costoro è anche superfluo
-combattere il pregiudizio volgare, secondo il quale
-la poesia patriottica, perchè tende a muovere dei
-sentimenti che vibrano in tutti potentemente, o
-a cui tutti hanno l'animo predisposto, è meno
-difficile d'ogni altro genere di poesia, e non può
-dare la misura giusta dell'ingegno di un poeta. Il
-critico sensato sa misurare l'ingegno del poeta a
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-traverso a tutti i sacrifizi ch'egli ha dovuto fare
-della devozione estetica, come la chiamava il Berchet,
-alla devozione civile; indovina il pensiero
-nel grido; completa da sè la poesia troncata da
-un colpo di spada; e crede che, appunto quando
-una nazione è eccitata dall'amor di patria, ed empie
-il mondo dei suoi clamori, occorra una voce
-straordinariamente poderosa per far volgere il capo
-alle moltitudini, un canto singolarmente ispirato
-per sollevare al di sopra della propria passione
-dei milioni d'uomini, di cui ciascuno è un poeta.
-La qual cosa è provata anche da ciò, che non
-sono più numerosi i poeti patriottici potenti e
-durevoli, presso qualunque nazione, di quello che
-siano i poeti eccellenti negli altri campi della poesia.
-Certo l'amor di patria è un affetto comune;
-ma è di questo affetto ciò che un grande poeta
-disse dell'amore: che tutti credono d'averlo provato
-o di essere atti a provarlo nel massimo grado;
-mentre le differenze nella facoltà di amare sono
-tante e tanto grandi fra gli uomini quanto quelle
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-che passano tra loro nell'ordine dell'intelligenza.
-Non basta infatti unire all'ingegno l'amor di patria,
-per riuscire poeta patriottico: bisogna sentir
-questo amore così intensamente, da poterne profondere
-intorno a sè dei torrenti, e aggiungerne
-a tutti coloro che credono di non poterne più
-ricevere, obbligandoli ad accettare il poeta come
-interprete della loro passione, e a riconoscere in
-lui un'anima più ardente e più forte e più alta
-dell'anima loro. Migliaia di poesie patriottiche, nei
-tempi di ribollimento nazionale, sorgono, si diffondono
-e scompaiono: non restano che quelle
-dei poeti ch'ebbero anima e cuore di grandi cittadini,
-e tempra di soldati, e nerbo d'atleti; i
-quali o fecero o avrebbero fatto quel che incitavano
-a fare, e o suggellarono i loro canti col
-sangue, o li prepararono nell'avversità che fortificò
-ed innalzò il loro cuore. Il Berchet scrisse
-i suoi canti sospirando la patria da cui era proscritto;
-il Rossetti pagò le trenta strofe del suo
-inno alla Libertà con trent'anni d'esilio; il Mameli
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-e il Körner morirono sul campo di battaglia;
-Riga sul patibolo. Perciò noi nutriamo per
-i grandi poeti patriottici un sentimento particolare
-di riverenza, e consideriamo come uomini
-intrepidi, che abbiano non meno operato che
-scritto, anche quelli tra loro che non uscirono
-dal campo dell'arte; e ce li rappresentiamo nella
-storia della letteratura, raggruppati in disparte,
-con una cicatrice sulla fronte e una bandiera nel
-pugno.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Che posto occupi tra questi poeti Paolo Déroulède,
-che tocca ora appena i trentaquattro anni,
-non si potrebbe dir meglio che con le parole di
-un critico arguto e dotto, ungherese di nascita,
-ma tedesco di studi e di simpatie, che ne ragiona
-di passata in un suo notissimo libro, assai malevolo
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-per la Francia; il che toglie ogni sospetto
-ch'egli possa peccare di parzialità per il poeta
-francese — a lui sconosciuto. Il Déroulède, egli
-dice fra l'altre cose, è uno di quei poeti che non
-possono nascere che in una nazione vinta. Quasi
-ogni nazione ebbe nella sua storia un'epoca, in
-cui un solo pensiero la possedette: il pensiero
-della lotta e della vendetta. Allora i bimbi si baloccano
-con le sciabole e coi fucili, i ragazzi fanno
-ai soldati, i giovani si rallegrano d'aver una vita
-da spendere per la patria, gli uomini si preparano
-ai grandi sacrifizi, e i vecchi si dolgono di
-non essere più atti alle armi. In tali epoche l'egoismo
-sparisce e vengono alla luce nobilissimi
-esempi di virtù cittadine. Ogni uomo sente che
-tutto il suo sangue dev'essere consacrato alla gran
-lotta e ogni donna riconosce che il primo dei
-suoi doveri è quello d'accendere il coraggio degli
-uomini. In questa condizione si trovarono la
-Spagna nel 1812, la Polonia nel 1830, l'Italia fino
-al 1866; questo pensiero ha suscitato la potente
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-Germania del 1814; questo pensiero ha fatto sorgere
-quella scuola di poeti, fra cui i più insigni
-sono il Rückert, l'Arndt, il Körner, lo Schenckendorf,
-l'Eichendorff. Non si può dire assolutamente
-che la nazione francese si trovasse, dopo il 1870,
-in simili disposizioni; ma Paolo Déroulède è senza
-dubbio un poeta di quella levatura. Le sue poesie
-sono le prime di questo genere in Francia.
-Canzoni bellicose la «grande nazione» ne ha
-abbastanza, cominciando da quelle del Boileau,
-che pareva dimenassero la coda davanti al ridicolo
-<i>Roi Soleil</i>, e venendo fino a quelle, che trovarono
-in Napoleone primo un più degno oggetto dei
-loro entusiasmi; nè mancano pure nella letteratura
-francese poesie che eccitino all'odio e al disprezzo
-delle nazioni vicine; e forse in questo
-genere spetta la palma al famoso <i>nous l'avons eu
-votre Rhin allemand</i>. Ma poesie piene di profondo
-dolore per le sventure sofferte, di esortazione virile
-al raccoglimento, al lavoro e alla preparazione,
-per il gran giorno della resa dei conti; di sentimento
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-del dovere, di spirito di sacrificio, di ferma
-risoluzione nel proposito di ritemprarsi l'animo e
-le membra per ritentare una prova suprema, tali
-poesie son nuove nella letteratura francese. La
-sola <i>Marsigliese</i> del Rouget de l'Isle s'avvicina a
-questo genere e sorse del pari in un tempo di
-sventura nazionale profondamente sentita; ma
-Paolo Déroulède, il soldato del 1870, è poeta
-ben più grande del luogotenente d'artiglieria del
-1791; poichè nella <i>Marsigliese</i> predominano ancora
-la declamazione, la millanteria e il reboante,
-mentre i <i>Chants du soldat</i>, semplici e profondi,
-esprimono il sentimento, la modestia e la dignità
-virile. Così dice uno scrittore che bistratta la
-Francia per cinquecento pagine, negando ai francesi
-persino lo «spirito» che anche i nemici più
-accaniti son disposti a riconoscere in loro — indulgentemente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Prima d'esaminare la poesia del Déroulède,
-convien vedere come sia nata; ossia conoscere
-la parte che prese il poeta nella guerra del 1870:
-parte piena d'avventure così singolari, che meriterebbero
-d'essere raccontate se anche si riferissero
-a un soldato sconosciuto, invece che a uno
-dei più simpatici tra i giovani poeti della Francia.
-</p>
-
-<p>
-Prima del 1870, il Déroulède era studente di
-legge, e studiava poco: il mal dei versi lo cominciava
-a tormentare. Una delle sue prime poesie
-fu una risposta vivace allo zio Emilio Augier, il
-quale aveva detto in famiglia: — Vedete Paolo!
-Egli non fa nulla sotto il pretesto che un giorno
-farà il poeta. — Per l'appunto — rispondeva il
-Déroulède in alessandrini; — per fare il poeta
-un giorno ho bisogno di vivere adesso. Non è
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-ancora il tempo di giudicarmi. Lasciate maturare
-la messe; — piccolo sfogo d'alterezza giovanile
-che egli si guarderebbe bene dal fare ora che la
-messe è matura. Nel 1869 scrisse un dramma in
-un atto, che passò inosservato, ed empì qualche
-quaderno di poesie; ma non fece nulla di notevole.
-Cercava ancora se stesso, come suol dirsi;
-ma si cercava con una tale impazienza, che non
-si trovava. Era un giovanotto di alta statura, secco,
-svelto, irrequieto, che sentiva intensamente la vita;
-pieno di grandi speranze confuse, che gli mettevano
-il sangue in ribollimento, e lo tenevano
-come in uno stato d'ebbrezza continua; una di
-quelle nature esuberanti d'artista, a cui la vita
-del pensiero non basta; che han bisogno di sfogare
-nell'azione l'eccesso delle loro forze giovanili,
-prima d'entrare nell'arte. Agiato com'era di
-fortuna, egli avrebbe forse corso la cavallina, come
-molti altri giovani, per parecchi anni, se gli fosse
-mancata l'occasione di agire; ma l'occasione venne,
-e non poteva essere nè più grande nè più terribile.
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-Scoppiata appena la guerra, piantò codici e
-versi, ed entrò nel Corpo delle guardie mobili di
-Belleville, in cui fu nominato ufficiale. Le sue speranze,
-però, furono deluse. I tedeschi s'avanzavano
-in Francia, le battaglie succedevano alle battaglie,
-e le guardie mobili non si movevano. Ed
-egli voleva battersi. Perciò rinunziò al grado, s'arrolò
-negli zuavi, fu destinato al 3º reggimento
-che faceva parte del Corpo d'esercito del maresciallo
-Mac-Mahon, lo raggiunse sollecitamente,
-e fu ancora in tempo a pigliar parte, come semplice
-soldato, nei due combattimenti di Mouzon
-e di Bazeille, da cui uscì sano e salvo, col buco
-d'una palla nei calzoni. Intanto un suo fratello
-minore, Andrea, di diciassett'anni, che studiava a
-Parigi, — giovanetto d'indole dolce e d'aspetto
-gentile, ma tutto ardente d'amor di patria, — si
-decideva a seguire l'esempio di lui. Si presentava
-un giorno a sua madre e le diceva di volersi arrolare
-negli zuavi per andarsi a battere col fratello.
-Per quanto fosse forte e coraggiosa, sua
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-madre cercò sulle prime di dissuaderlo: era troppo
-ragazzo, non era abbastanza robusto da reggere
-alle fatiche, la famiglia aveva già dato un soldato
-alla Francia. Ma egli insistè, e la madre si arrese;
-e siccome non c'erano più vestimenta da zuavo
-nei magazzini militari di Parigi, lo accompagnò
-lei stessa al gran mercato del Temple, dove, a
-furia di cercare, raccattando qui una papalina, là
-una ghetta, fra tutti e due misero insieme il così
-detto «equipaggiamento», e il giovane potè
-partire vestito ed armato.
-</p>
-
-<p>
-Sua madre l'accompagnò fino al campo.
-</p>
-
-<p>
-Qui attinse l'ispirazione Paolo Déroulède per
-quella mirabile poesia intitolata <i>Le Turco</i>, che comincia
-con le strofe seguenti:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">C'était un enfant, dix-sept ans à peine,</p>
-<p class="i01">De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.</p>
-<p class="i01">De joie et d'amour sa vie était pleine,</p>
-<p class="i01">Il ne connaissait le mal ni la haine;</p>
-<p class="i01">Bien aimé de tous, et partout heureux.</p>
-<p class="i01">C'était un enfant, dix-sept ans à peine,</p>
-<p class="i01">De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Et l'enfant avait embrassé sa mère.</p>
-<p class="i01">Et la mère avait béni son enfant.</p>
-<p class="i01">L'écolier quittait les héros d'Homère;</p>
-<p class="i01">Car on connaissait la défaite amère,</p>
-<p class="i01">Et que l'ennemi marchait triomphant.</p>
-<p class="i01">Et l'enfant avait embrassé sa mère,</p>
-<p class="i01">Et la mère avait béni son enfant.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Elle prit au front son voile de veuve,</p>
-<p class="i01">Et l'accompagna jusqu'au régiment.</p>
-<p class="i01">L'enfant rayonnait sous sa veste neuve;</p>
-<p class="i01">L'instant de l'adieu fut l'instant d'épreuve:</p>
-<p class="i01">«Courage, mon fils! — Courage, maman!»</p>
-<p class="i01">Elle prit au front son voile de veuve.</p>
-<p class="i01">Et l'accompagna jusqu'au régiment.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:</p>
-<p class="i01">«Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur,</p>
-<p class="i01">«Tant qu'il est parti, mon âme est absente.»</p>
-<p class="i01">Et l'enfant pensait: «Ma mère est vaillante,</p>
-<p class="i01">«Et je suis son fils, et je n'ai pas peur.»</p>
-<p class="i01">Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:</p>
-<p class="i01">«Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur.»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il viaggio fu pieno di peripezie. La signora
-Déroulède, già malata, col cuore oppresso, simulando
-una forza d'animo che le mancava, si recò
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-da Parigi a Reims per strada ferrata, col suo zuavo
-di diciassette anni. A Reims, saputo che l'esercito
-del Mac-Mahon era in ritirata verso Sédan, si
-mise in una carrozzella col figliuolo, e si diresse
-verso Sédan. Si può immaginare lo stato di quella
-povera donna, durante quel viaggio lungo e difficile,
-per strade ingombre di salmerie disordinate
-e di carri carichi di feriti, tra reggimenti decimati
-e spossati, in mezzo alla tristezza lugubre
-d'un esercito sconfitto, che andava incontro a
-nuove battaglie col presentimento di nuove sventure.
-A ogni passo, madre e figliuolo domandavano
-del 3º reggimento zuavi: nessuno sapeva
-dove fosse. Una volta si trovarono in una grande
-solitudine, dinnanzi a tre strade, senza indicazione
-di sorta: la madre, fortunatamente, obbedendo ad
-una ispirazione del cuore, disse: — Paolo passò
-di qui; — si misero per quella strada, ed era la
-giusta. Dopo un altro lungo tratto, si ritrovarono
-in mezzo ai cariaggi, ai soldati, al disordine: era
-una divisione del Mac-Mahon; raggiunsero un
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-reggimento di zuavi: era il terzo. Scesero di carrozza,
-e dopo molto cercare trovarono il povero
-poeta, seduto sull'orlo di un fosso, che mangiava
-nella <i>gamella</i>, in mezzo a un crocchio di camerati
-africani, tra due fasci d'armi. Inteso il proprio
-nome, saltò su, e si trovò davanti sua madre
-e suo fratello, di cui non aveva più avuto notizia
-dal giorno della partenza. Si ritirarono tutti e tre in
-una piccola osteria di campagna, accanto alla strada;
-là la signora Déroulède volle che i suoi figliuoli,
-l'uno stanco dalle marcie, l'altro dalle emozioni, si
-riposassero; e tutti e due le si addormentarono con
-la testa sulle ginocchia, come due ragazzi. Allora
-la madre potè piangere, guardata con rispetto pietoso
-dagli zuavi, che s'affacciavano alla finestra e
-allo spiraglio dell'uscio; e, piangendo, prepararsi
-alla separazione. Il terribile momento non si fece
-aspettare. Squillarono le trombe, i figliuoli si
-svegliarono; bisognava dirsi addio; la madre si
-sentiva schiantare il seno dai singhiozzi; ma fece
-uno sforzo sovrumano, e non versò che lacrime
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-mute. I saluti furono brevi: — <i>Courage, mon
-fils!</i> — <i>Courage, maman!</i> — come nella poesia.
-E si separarono. Il reggimento seguitò la sua
-strada verso Sédan, e la signora Déroulède riprese
-la via di Reims. Prima di arrivare a Reims,
-le seguì ancora un caso doloroso. Arrestata da
-una avanguardia francese, interrogata da un ufficiale,
-disse il suo nome, e raccontò che era stata
-ad accompagnare un figliuolo al reggimento, dove
-già n'aveva un altro. La cosa parve inverosimile:
-la presero per una spia! Riuscì fortunatamente a
-liberarsi, e sfinita dalle fatiche, con quell'ultimo
-colpo di stile nel cuore, arrivò a sera inoltrata a
-Reims, dove fece appena in tempo a pigliare il
-treno di Parigi, che era l'ultimo della giornata, e
-fu l'ultimo per tutta la durata della guerra, poichè
-la mattina seguente le avanguardie prussiane avevano
-già tagliata la via della capitale.
-</p>
-
-<p>
-I due fratelli furono messi nella medesima compagnia:
-in pochi giorni tutto il reggimento li conobbe.
-In una relazione del colonnello è fatto
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-cenno di loro: — Questo bell'esempio di patriottismo
-dato dalla famiglia Déroulède fu un
-grande incoraggiamento per i resti del 3.º reggimento
-zuavi. I due giovani volontari s'attirarono
-in breve tempo, con la loro abnegazione e il loro
-valore, l'ammirazione dei vecchi soldati. — Tutt'e
-due si trovarono alla battaglia di Sédan, pochi
-giorni dopo l'arrivo d'Andrea. È noto che il
-3.º reggimento zuavi fu il solo che riuscì a rompere
-il cerchio de' Tedeschi in quella giornata, e
-che dal campo di battaglia si ridusse a Parigi,
-dove l'assemblea lo dichiarò benemerito della patria.
-Ma i fratelli Déroulède non poterono salvarsi
-coi loro compagni. Mentre combattevano in
-un bosco, a pochi passi di distanza l'uno dall'altro,
-Andrea si voltò improvvisamente verso il
-fratello, col viso bianco, e gli disse: — M'hanno
-fatto male! — e detto appena questo, stramazzò
-gettando sangue per la bocca. Aveva una palla nel
-ventre. Paolo accorse, lo prese in braccio, e camminando
-verso i Tedeschi, lo portò dietro a un
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-piccolo rialto del terreno, dove, deponendolo sull'erba,
-incespicò e cadde in un fosso; il che vedendo
-di lontano gli altri soldati, che continuavano
-ad avanzarsi, credettero che anche lui fosse
-stato ferito mortalmente. Paolo si rialzò, tagliò
-una croce rossa nei suoi calzoni di zuavo, l'attaccò
-sul suo turbante bianco spiegato, e legato
-questo cencio di bandiera d'ambulanza sulla punta
-del fucile confitto in terra, pensò a salvare il ferito.
-C'erano là vicino dei cannoni francesi abbandonati,
-coi loro cavalli. Paolo tentò di trasportare
-il ferito sopra un cassone, e di fuggire
-con le artigliere. Ma mentre lo adagiava, gli sgorgò
-dalla bocca un'ondata di sangue nero; pareva che
-morisse; lo ripose in terra; si mise a succhiargli
-la ferita perchè il sangue non lo soffocasse, lo
-lavò, gli strinse una fascia intorno ai fianchi;... ma
-sperava poco di salvarlo. Intanto la battaglia continuava
-da ogni parte, lontano, confusamente: egli
-non ne racapezzava nulla. Il terreno intorno era
-sparso di morti, nessun vivente appariva nè francese
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-nè tedesco. Il primo che passò, dopo un'ora,
-fu un soldato sassone, che balbettava il francese.
-S'avvicinò al Déroulède e lo interrogò. Inteso che
-il ferito era suo fratello, s'impietosì. — Anch'io — disse — ho
-un fratello nell'esercito. <i>Ah c'est
-malheureux, c'est malheureux!</i> — E poi soggiunse: — datemi
-un po' di pan bianco, zuavo; ve lo domando,
-non come nemico, ma come camerata. — E
-avuto, il pan bianco, se ne andò, salutando affettuosamente.
-Il povero Déroulède dovette stare
-là quattr'ore col fratello moribondo fra le braccia,
-vedendo di lontano delle figure sinistre di spogliatori
-di morti vagare per il campo e contaminare
-con le mani ladre i cadaveri. E cominciava
-già a disperare. Finalmente passò di galoppo un
-drappello di dragoni azzurri; vista la bandiera,
-s'arrestarono; mandarono per un medico; venne
-poco dopo; — era un medico sassone; — fece
-trasportare il ferito in un grande opificio, vicino
-a Sédan; lo adagiò sopra un letto, in una stanza
-del padrone, ch'era assente, e tentò l'estrazione
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-della palla. Mentre egli operava, una banda tedesca
-suonava la marcia del <i>Lohengrin</i> nel cortile, e
-una frotta di soldati prussiani aspettava sulla porta
-che l'operazione fosse terminata, per entrare nella
-stanza a vedere un grande ritratto di Federico il
-grande — di cui s'era sparsa la notizia — appeso
-proprio sopra il letto in cui era disteso il ferito.
-Cose che, in un romanzo, parrebbero troppo ingegnosamente
-combinate. L'operazione, mercè un
-taglio profondissimo, riuscì. Paolo offrì al medico
-tedesco il suo orologio. — No, — quegli rispose — sarebbe
-un pagamento. — Allora accettate il
-mio pugnale — disse il giovane. Il medico accettò.
-Tutti e due erano commossi. Il ragazzo
-era sfinito; ma salvo.
-</p>
-
-<p>
-Della capitolazione dell'esercito e dell'Imperatore
-non sapevano ancor nulla; nemmeno della
-vittoria dei Tedeschi. Il ferito fu dato alle ambulanze
-francesi, perchè lo trasportassero nel Belgio:
-Paolo sperava di poterlo accompagnare, perchè
-era ancora aggravato; ma fu preso prigioniero,
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-e diviso a forza dal fratello. Fortunatamente,
-mentre lo conducevano via, un ufficiale
-prussiano, vedendolo passare così desolato, con la
-faccia nelle mani, fermò il drappello, e domandò
-spiegazioni. Intesa la cosa, fu preso da compassione. — Che
-diavolo! — disse — è una crudeltà
-separare così due fratelli! — E andò egli
-stesso a domandare al comandante tedesco di Sédan
-che il Déroulède potesse accompagnare il ferito
-nel Belgio. L'ottenne; il Déroulède andò a
-Bruxelles col fratello. Qui solamente ebbe notizia
-della catastrofe di Sédan. Andrea fu ricevuto in
-una casa d'amici; Paolo poteva andarsene. Le autorità
-belghe gli offrirono la libertà, purchè desse
-la sua parola di non battersi più contro i Tedeschi;
-altrimenti, dovevano mandarlo prigioniero
-in Germania. Egli preferì la prigionia, con la speranza
-della fuga. Fu quindi mandato per strada
-ferrata a Berlino, e da Berlino condotto a Breslau,
-nella Slesia.
-</p>
-
-<p>
-Mentre questo accadeva, la sua famiglia stava
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-a Parigi, al buio di tutto, nella trepidazione che
-si può pensate. Arriva finalmente il 3.º reggimento
-zuavi. Padre e madre gettarono un grido di gioia,
-corsero dal colonnello, domandarono dei figliuoli....
-Non c'erano. Erano stati visti cadere l'un sull'altro
-in un fosso, alla battaglia di Sédan; il che
-voleva dire ch'erano morti. La povera madre rimase
-fulminata. Portata a casa, le prese un accesso
-di paralisi da cui non si rimise più; chè
-anzi s'andò sempre aggravando; e per otto giorni
-stette tra la morte e la vita, con l'immagine di
-quei due cadaveri davanti agli occhi, istupidita
-dal dolore. Per fortuna, prima di passare la frontiera
-belga, il Déroulède aveva sparso fra contadini
-e soldati, e buttato a tutte le poste; un gran
-numero di buste dirette a sua madre, con tre parole
-dentro, e la firma sua e del fratello. Una di
-queste buste, dopo otto giorni, arrivò; la signora
-Déroulède l'aperse con le mani tremanti, animata
-da un barlume di speranza: c'era scritto — <i>Nous
-sommes vivants.</i> — Credette d'impazzire...; ma
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-questa gioia immensa non valse a rimetterla dal
-colpo tremendo che aveva ricevuto. E continuò
-a vivere miseramente, torturata dalla paralisi
-che cresceva, e da un'insonnia angosciosa, che
-avrebbe spezzato i nervi d'un uomo; ma piena
-di coraggio e, se non rassegnata, preparata ad
-ogni cosa.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Paolo Déroulède era prigioniero a Breslau.
-Qui gli seguì una piccola avventura comica.
-I prigionieri andavano liberi per la città; ma egli
-non godette di questa libertà per un pezzo. Il
-generale tedesco che comandava la fortezza, vecchio
-soldato burbero, leggeva tutte le lettere prima
-di spedirle. Era stato qualche tempo a Parigi, conosceva
-la lingua francese, non si lasciava scappare
-una parola che potesse urtare un tedesco.
-Letta la prima lettera del Déroulède, ch'era un
-po' troppo liberamente patriottica, pensò di dargli
-un avvertimento. — O la finite — gli disse — o
-vi caccio in fortezza. — Il Déroulède non la
-finì. In una seconda lettera diceva fra le altre
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-cose: — <i>ce troupeau de Prussiens</i>. Il generale lo
-mandò a chiamare e gli disse: — Questa lettera
-non partirà. Noi siamo <i>une troupe</i> e non <i>un troupeau</i>. — Avete
-ragione, rispose il prigioniero; — <i>je
-vois avec plaisir que vous connaissez le français
-dans toutes ses nuances.</i> — Ah sì? — ribattè
-il generale; — ebbene, andate in fortezza a studiare
-le <i>nuances</i> del tedesco. — E lo fece chiudere
-in fortezza. Dopo qualche giorno uscì, e ricominciò
-a scrivere; ma nascondendo il suo pensiero
-sotto una quantità di motti a doppio senso, di bisticci
-parigini, incomprensibili a un tedesco. Il
-generale lo rimandò a chiamare, e volle che gli
-spiegasse il significato nascosto d'ogni frase. — Ma,
-signor generale, — rispose il Déroulède; — io
-sono prigioniero; ma non sono obbligato a
-perfezionarvi nello studio della letteratura francese. — Ed
-io — replicò il generale, — non sono
-neppure obbligato a lasciarvi passeggiare liberamente
-per le strade di Breslau. Andate in fortezza. — E
-questa volta non si parlò più d'uscire.
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-Ma il prigioniero provvide da sè ai casi suoi.
-La figliuola del carceriere, che non vedeva di
-mal occhio quel gran diavolo di zuavo, dal viso
-di poeta e dai modi di gentiluomo, faceva conversazione
-con lui per il buco della serratura. Lo
-zuavo, che aveva in capo il suo disegno di fuga,
-pensò di valersi della ragazza. A poco a poco,
-facendosi tradurre in tedesco oggi una parola,
-domani una frase, senza lasciar trasparire il senso
-del discorso, riuscì a mettere insieme e a pronunziare
-correttamente una parlatina in tedesco,
-che diceva presso a poco: — Sono un ebreo polacco,
-nato in America, zoppo dalla nascita. Gli
-ultimi avvenimenti m'hanno chiamato in Germania
-per far riconoscere la mia inabilità al servizio
-militare. Torno a Torino dove faccio il professore
-di lingua francese. — Quando si sentì abbastanza
-forte su questa sfilata di fandonie, si
-mise d'accordo con un ufficiale francese delle
-guardie mobili, anch'egli prigioniero, ma sciolto,
-a Breslau; costui insaccò un gran pastrano turchino
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-da ebreo polacco, si mise un berrettone
-d'astrakan, e gli occhiali verdi; si fece dare un
-permesso per visitare il carcerato; entrò nella
-fortezza zoppicando — diede i suoi panni al Déroulède; — il
-Déroulède, zoppicando, uscì dalla
-cella, passò tranquillamente sotto il naso delle
-sentinelle, andò alla prima stazione della strada
-ferrata di Boemia, e saltò sano e salvo sul treno
-liberatore. Ma c'era ancora un pericolo al passaggio
-della frontiera austriaca. Discese perciò alla
-penultima stazione e prese a traverso ai campi per
-passar la frontiera a piedi. Era notte, nevicava
-fitto, faceva un freddo da cani. Dopo molto andare,
-non raccapezzò più dove fosse: passò accanto
-a un villaggio, offrì del danaro a un contadino
-perchè l'accompagnasse. Costui accettò; ma
-era un furfante. Giunto a poca distanza dal confine,
-vicino a un corpo di guardia prussiano, si
-fermò e disse al Déroulède: — O mi date il
-doppio, o vi denuncio alla sentinella. — Il Déroulède,
-vistosi perduto, gli mise un coltello alla
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-gola, e gli gridò: — O tiri diritto, o t'ammazzo.
-L'uomo si persuase, lo guidò di là dal confine, e
-lo accompagnò fino alla prima stazione austriaca.
-Un treno stava per partire, il Déroulède ci saltò
-su, e fuggì verso Vienna. Aveva voluto tentar la
-fuga da Breslau il 29 settembre, anniversario di
-sua madre, e la fortuna l'aveva aiutato.
-</p>
-
-<p>
-Con la fuga di Germania entrò in un'altra serie
-d'avventure. Attraversò Vienna di notte, prese
-un biglietto per Milano, e ripartì. Ma per pagare
-il biglietto dovette spendere gli ultimi resti del
-suo peculio. Da Vienna a Milano non mangiò che
-un enorme pane che aveva comprato a Baden,
-stando rincantucciato in fondo al vagone, quieto
-quieto, senza attaccar discorso con nessuno, per
-non tradire il segreto della sua mascherata. Arrivato
-a Milano, fin dove lo conduceva il biglietto,
-si trovò nella stazione solo, morto di fame, senza
-un soldo, senza sapere dove batter del capo. Che
-cosa fare? Si rivolse a un impiegato, gli espose
-il caso suo, gli domandò se avrebbe avuto tempo,
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-prima di partire per la Francia, di fare una corsa
-fino al Consolato di Francia, per domandar dei
-denari. L'impiegato gli disse che no. — Ma non
-occorre — soggiunse; — sono stato soldato anch'io,
-mi so mettere nei vostri panni: provvedo
-io al vostro viaggio. — E gli diede il biglietto
-per la Francia. Il Déroulède ebbe appena il tempo
-di ringraziare il bravo impiegato, ripartì, e il
-giorno dopo si trovò a Lanslebourg, in compagnia
-d'altri francesi, scappati pure di Germania, tornati
-in patria per la stessa strada, travestiti anch'essi
-bizzarramente, e scannati e affamati come lui. Un
-caffettiere misericordioso li sfamò gratis. Il Déroulède
-ripartì per Lione, e da Lione andò a
-Tours. Appena arrivato a Tours, corse al ministero
-della guerra per riprender servizio. Mentre
-aspettava nei corridoi, passò il Gambetta, il quale
-lo conosceva fin da giovanetto. Questi rimase meravigliato
-riconoscendo il giovane poeta sotto
-quello strano travestimento. — Che cosa venite
-a far qui? — gli domandò, dopo aver inteso la
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-sua storia. — A offrire un'altra volta la pelle, — rispose
-il Déroulède; — se mi date un incarico
-per Parigi, dove è il mio reggimento e mia madre,
-piglio l'impegno d'entrarvi. — Il Gambetta
-non volle dargli incarichi: era scampato una volta,
-non doveva mettersi al rischio di farsi ripigliare. — Se
-volete battervi — gli disse — battetevi
-sulla Loira; ci sarà abbastanza da fare; io vi nomino
-capitano. — Il Déroulède non volle accettare
-che il grado di sottotenente, che aveva già
-nelle guardie mobili, e siccome voleva battersi
-davvero, domandò d'entrare nei tiragliatori algerini, — che
-si battevano a modo suo. Il Gambetta
-accondiscese, e gli domandò se voleva che
-facesse pervenire sue notizie a sua madre. Il Déroulède
-lo pregò di non farlo. — Se mi crede
-sempre prigioniero, pensava, vive in pace; se sa
-che sono scappato, capisce che son tornato alla
-guerra, e ricomincia a vivere in pena. — Buona
-fortuna, signor tenente! disse il dittatore accommiatandolo. — Ah!
-la mia fortuna importa poco
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-— rispose il giovane: — è la vostra che ci preme! — E
-partì subito per Neung. Trovò i suoi
-tiragliatori algerini al bivacco; assunse il comando
-della sua squadra, vestito ancora di quella vecchia
-palandrana d'ebreo polacco, sulla quale, strada
-facendo, aveva fatto cucire un par di galloni; e
-prese parte a tutti i combattimenti della retroguardia
-del generale Chanzy, fino al 1.º gennaio;
-giorno in cui tutto il 15.º Corpo partì per Dijon,
-per formare il nuovo esercito del generale Bourbaki.
-</p>
-
-<p>
-Qui cominciò il periodo più avventuroso della
-sua vita di soldato; periodo di cui si potrebbe
-rintracciare la storia nel suo taccuino lacero e
-spiegazzato, pieno di schizzi topografici, di nomi
-di soldati arabi, di brani di relazioni, di appunti
-sul modo di far la zuppa di cipolle, e d'elenchi
-di feriti e di morti. In questo periodo pure gli
-balenarono le prime idee e gli vennero fatti i
-primi versi di quei famosi <i>Chants du soldat</i>, che
-pochi anni dopo tutto l'esercito seppe a memoria.
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-A Mirbeau fu ospitato da una povera vecchia, che
-gli ispirò <i>Le bon gîte</i>, una delle sue più affettuose
-e più belle poesie. In un altro luogo, durante il
-bivacco, di notte, pensando a sua madre e a suo
-fratello, e al giorno che lo avevano raggiunto al
-reggimento, prima della battaglia di Sédan, scrisse
-le prime strofe del <i>Petit turco</i>, e notò nel taccuino:
-<i>Le petit turco à faire</i>. A Rocourt — in una
-ritirata — una ragazza, che l'aveva baciato prima
-del combattimento, gli diede un pugno per rifarsi
-del suo bacio sciupato; e quel pugno, convertito
-da lui in un morso, diventò celebre nella poesia
-<i>La belle fille</i>. A Gray ebbe da un'altra ragazza una
-coccarda di tre colori, alla quale consacrò quei
-dieci gioielli di strofette che molti considerano
-come il più grazioso dei suoi canti. In quest'ultimo
-periodo della guerra conobbe pure quel famoso
-sergente Hof, che uccise ventisei nemici in
-ventisei ricognizioni, e che gl'ispirò la poesia intitolata
-<i>Le sergent</i>, resa poi popolare a Parigi dall'attore
-Coquelin. E tra una poesia e l'altra prese
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-parte a un gran numero di combattimenti, con la
-sua squadra di tiragliatori, fra cui c'eran degli
-arabi e dei negri che lo adoravano e gli eran ardentemente
-devoti, tanto da portare delle assi
-sulle spalle per lunghissime marcie per fargli un
-letto alla tappa; non soldati, ma fratelli e figliuoli
-suoi, coi quali egli divise il suo pane, e digiunò,
-e dormì sul ghiaccio, e accese i fuochi del bivacco
-in quelle terribili notti di gennaio. Con
-questi soldati si trovò al combattimento di Montbéliard,
-ch'egli cominciò assalendo e occupando
-una barricata, e perdendo trenta dei suoi tra morti
-e feriti, sopra cinquanta a cui comandava: combattimento
-in cui guadagnò la croce della Legion
-d'onore. Ma da quel giorno non ci son più appunti
-sul taccuino: il freddo faceva cader la matita
-dalle mani assiderate e sanguinanti. Poi vennero
-i disastri, le nevicate interminabili, le lunghe
-marcie di notte, i bivacchi che lasciavano il
-terreno coperto di morti gelati, la perdita di tutte
-le speranze, lo scompiglio miserando dell'esercito
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-diradato, avvilito, affamato, scalzo, — ridotto a un
-esercito di spettri —, incalzato spietatamente, con
-la morte in faccia, alle spalle, sotto i proprii passi
-e nel proprio cuore. Molte volte il povero Déroulède,
-mal riparato dal suo vestito di polacco,
-bucato dalle palle, si lasciò cader nella neve, al
-termine d'una marcia mortale, e ravvolgendosi
-nella sua coperta di guardia mobile, nella quale
-aveva già ravvolto il fratello moribondo a Sédan,
-s'addormentò con la certezza di non più risvegliarsi.
-Ma la sua forza d'animo, più che la sua
-forza fisica, e le cure dei soldati lo tennero in vita
-fino all'ultimo, — fino al giorno in cui l'esercito
-del Bourbaki — ultima speranza della Francia — si
-rifugiò in Isvizzera, fulminato dai cannoni del
-Manteuffel. Quello fu il momento più desolante
-della campagna per Paolo Déroulède. Immobile
-sopra un rialto di terreno vicino al confine, in
-mezzo ai resti della sua squadra, egli voleva rimanere
-in Francia a ogni costo, e non si decise
-ad accompagnare i suoi tiragliatori nella Svizzera
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-che per le esortazioni del suo maggiore, e col
-patto che questi sarebbe fuggito con lui per andar
-a cercar la guerra in qualche altro angolo della
-Francia, appena i loro soldati fossero stati al sicuro.
-</p>
-
-<p>
-Fuggirono infatti il Déroulède e il suo maggiore,
-seguiti da un matto originale di zuavo negro, di
-nome Mohamed-uld-Mohamed, che si faceva passare per
-dentista americano, e scendendo lungo la
-frontiera, arrivarono fino a Tolosa; di dove il Déroulède,
-solo, corse a Bordeaux, sede del Governo,
-per offrire la sua vita una terza volta. A Bordeaux
-sente che è stato stipulato un armistizio, e che un
-treno carico di bestiami deve partire per Parigi.
-Butta via il pastrano da ebreo polacco, si traveste
-da bovaro bordelese, salta sul treno, arriva a Parigi,
-corre a casa, si getta nelle braccia di suo padre. — Zitto,
-Paolo, per amor del cielo — gli
-dice il padre; — abbi pietà della mamma. — Bisognava
-prepararla a quel colpo. Combinano insieme
-un lungo giro di discorso per annunziarle
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-la cosa a poco a poco; il padre va su, perde la
-testa, e dice senza preamboli: — Paolo è arrivato. — Il
-grido dell'amore e della gioia materna
-echeggiò in quella casa, solitaria e triste da tanto
-tempo. Povero Paolo! Egli trovò sua madre molto
-mutata: aveva i capelli bianchi, le mani tremole,
-gli occhi infossati, la voce fioca. Ma dentro all'anima
-era sempre la madre di prima, sorridente nel
-dolore, non curante di sè, e piena di risoluzione
-e di forza. Qui il Déroulède seppe che suo fratello,
-appena guarito dalla sua ferita, era stato mandato
-da Bruxelles a Ostenda, e di là a Londra, e
-da Londra a Bordeaux, donde l'avevano inviato in
-Algeria a vestirsi e ad armarsi al deposito degli
-zuavi, per ritornar poi alla guerra. Allora lasciò la
-famiglia e tornò subito a Bordeaux a domandare
-al Ministero se avrebbe avuto tempo di fare una
-corsa in Algeria per riprendere suo fratello, prima
-che scoppiasse la guerra civile: poichè, essendo
-stato per qualche tempo tra le guardie mobili di
-Belleville, e avendo visto che umori ribollivano in
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-quella gente, aveva portato nell'animo, per tutta la
-durata della guerra, la ferma persuasione che qualcosa
-di terribile sarebbe seguito, se la Germania
-riusciva vittoriosa. Gli dissero che aveva tempo:
-andò in Algeria, tornò con suo fratello in Francia,
-e andarono subito tutti e due a Versailles, dove
-l'uno entrò in un reggimento di zuavi, l'altro in
-un reggimento di cacciatori. E così questo demonio
-di poeta cominciò la sua terza campagna.
-</p>
-
-<p>
-La guerra civile era scoppiata. Per il Déroulède,
-patriotta e repubblicano d'animo generoso, era un
-dolore aver da combattere contro concittadini. Ma
-la sua coscienza di francese glie lo imponeva inesorabilmente. — Qualunque
-francese, — egli pensava, — senta
-nel cuore la dignità e l'onore della
-Francia, deve tutto sacrificare per impedire questa
-vergogna suprema, che la rivolta sia schiacciata
-dagli stranieri. — Suo fratello, appena riprese le
-armi, fu costretto a ritirarsi perchè gli si riaperse
-la ferita. Lui, nominato sottotenente nei cacciatori
-a piedi, raggiunse immediatamente il 30.º battaglione,
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-ch'era a Neuilly, fra le truppe che combattevano
-intorno alla porta Maillot. Il principio
-fu terribile per l'ufficiale, come fu terribile la fine
-per il cittadino. La disciplina era allentata fra i
-soldati; molti non volevano battersi; tutti erano
-stanchi e sfiduciati; i comunardi, dalle case vicine,
-gl'incitavano alla rivolta con promesse tentatrici o
-con grida di scherno; non ancora inaspriti dall'ostinazione
-feroce della resistenza, avevano ripugnanza
-per una lotta in cui il sentimento del dovere
-non era infiammato dalla speranza della gloria.
-Bisognava ragionarli, spingerli al combattimento
-ad uno ad uno, minacciarli qualche volta, e rischiare,
-minacciandoli, qualche cosa di peggio che
-di non essere obbediti. Ma il Déroulède si affezionò
-a poco a poco i cacciatori come si era affezionati
-gli algerini, e li condusse a combattere,
-non inferocendoli ma persuadendoli, e dando per
-il primo l'esempio della pazienza, della fermezza e
-dell'audacia. Coi suoi cacciatori combattè davanti
-alla porta Maillot, entrò dei primi in Parigi, si
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-trovò nella mischia delle strade, e assistette all'orrenda
-tragedia degli ultimi giorni della Comune.
-Qui, per testimonianza di tutti, spiegò una generosità
-eguale al valore. — Son venuto per domare
-la rivolta, pensava, e non per uccidere dei Francesi, — e
-perciò salvò la vita a quanti potè, protesse
-i feriti, difese i prigionieri, restituì alla famiglia
-dei disgraziati che erano creduti spacciati;
-tanto che delle donne del popolo gli gridavano: — È
-dei nostri! — al che egli rispondeva: — No,
-sono francese. — Si racconta questo perfino:
-che mentre stava mangiando in un'osteria, tra una
-barricata ed un'altra, un comunardo, sdegnoso, disse
-in modo da farsi sentire: — <i>Ça nous tue et ça
-mange.</i> — Ed egli rispose: — Uccidere è una dolorosa
-necessità, di cui non ho colpa; mangiare è
-un bisogno che vuol essere compatito. Mangiate
-con me, se credete di averne il diritto. — Non
-accetto il vostro pane — quegli rispose. — Allora
-accettate due lire, e mangiate per conto vostro. — Non
-accetto le vostre due lire. — Ho capito
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-— rispose il Déroulède tranquillamente —; preferite
-di prendermele. Ebbene, siete libero, andate
-alla barricata più vicina, faremo alle fucilate, voi
-<i>attaccherete</i> le mie due lire e io cercherò di difenderle. — Il
-comunardo rispose: — Ci vado — e
-il Déroulède lo lasciò andare. Per tutta la durata
-di quella lotta feroce, egli non si bagnò le mani
-d'altro sangue che del proprio, e fu l'ultimo giorno.
-La resistenza era agli estremi; poche barricate resistevano
-ancora, ma furiosamente. Il generale Dumont
-lo mandò, con una squadra di cacciatori, a
-pigliare dei cavalli a Belleville. Passando di corsa
-per un crocicchio, vide in una strada un ufficiale
-della legione straniera, che faceva alle fucilate, col
-suo plotone, contro una barricata difesa da tre cannoni,
-e sormontata dalla bandiera rossa. Vedendo
-quello spreco inutile di polvere, si fermò, e disse
-all'ufficiale: — È tempo perso: bisogna pigliar la
-barricata alla baionetta. — Fatelo — rispose l'ufficiale. — Lo
-faccio — rispose il Déroulède, e
-gettato un grido ai suoi soldati, si slanciò all'assalto.
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-I comunardi li lasciarono avvicinare e fecero
-una scarica all'ultimo momento; il Déroulède,
-ritto sulla barricata, ricevette a bruciapelo
-una palla nel gomito, che gli spezzò l'osso, gli
-staccò l'avambraccio, e gli diede una contrazione
-orrenda alla mano. Ma la barricata fu presa, e il
-Déroulède, sostenendo colla mano destra il braccio
-stritolato, continuò ad avanzarsi, fin che, spossato
-dalla perdita del sangue, cadde fra le braccia
-dei suoi soldati. Così finirono per lui le avventure
-della guerra. Fasciato alla meglio, fu portato
-a casa, dove rimase tre mesi a letto, col
-braccio sospeso, curato da sua madre. E in questi
-tre mesi fece il primo volume dei <i>Chants du soldat</i>,
-che venne pubblicato verso la fine del 1871.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-In che modo un artista potente sia passato
-dall'oscurità alla fama, è sempre curioso a sapersi.
-Quei primi versi il Déroulède li aveva fatti proprio
-per sfogo dell'animo, agitato da mille ricordi
-in quella lunga immobilità della convalescenza,
-durante la quale la mente dell'infermo suole tanto
-più lavorare quanto sono più inerti le membra;
-ed era molto lontano dal prevedere, ed anche
-dallo sperare il successo che ottenne. Tanto è
-giusta la sentenza dello Schiller: che il vero ingegno
-è inconscio di sè nelle sue prime manifestazioni,
-perchè non trova nulla di straordinario — ed
-è naturale — in ciò che è sempre stato
-suo, e costituisce, per così dire, la sua intima natura.
-Nondimeno l'artista era già maturo nel Déroulède.
-Benchè giovane, infatti, ed esuberante
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-d'ispirazione, capì che non conveniva fare <i>un gros
-volume de patriotisme</i>, e non pubblicò che una
-parte delle sue poesie, scelte fra le più brevi e
-le più spontanee. Un giorno portò il suo scartafaccio
-all'editore Lévy. Le poesie patriottiche pullulavano
-da tutte le parti: l'editore ricevette lo
-scartafaccio con diffidenza, e pregò il poeta di ritornare
-dopo alcuni giorni. Il poeta ritornò. — Ho
-letto le vostre poesie — gli disse il Lévy. — Non
-c'è male. Ma non c'è versi d'amore, non
-c'è canzonette allegre di bivacco, che sono il genere
-che piace. Ho paura che il vostro volumetto,
-scusatemi, annoi un poco. È troppo triste. — Che
-cosa volete? — gli rispose il Déroulède — ero triste. — Non
-potreste aggiungervi qualchecosa qua
-e là — gli domandò l'editore — per renderlo un
-po' più ameno? — Il Déroulède rispose che non
-poteva. — Ebbene.... — concluse il Lévy, — quando
-è così, bisogna che abbiate la bontà di pagare
-le spese di stampa. — Così fu convenuto. E
-poco tempo dopo uscì il volume, non preceduto
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-da <i>réclame</i> di sorta, quieto quieto come un povero
-libro rassegnato a tarlare nelle vetrine. In
-capo a un mese il Déroulède ripassò dall'editore
-a chieder notizie: lo trovò tutto sorridente. — <i>Mais
-ça va, mais ça va</i>, — gli disse, guardandolo
-curiosamente. In poche settimane si spacciarono
-dieci edizioni: il volume si divulgò da Parigi
-nelle provincie, si diffuse fra il popolo e fra
-i letterati, si sparse nell'esercito, entrò nelle scuole
-e nelle famiglie, diventò popolare prima che la
-critica l'avesse preso ad esame. Fra le altre mille
-poesie patriottiche e guerriere, quelle del Déroulède
-producevano un'impressione nuova: erano
-giovanili e gravi ad un tempo, fiere ed affettuose,
-eccitavano e consolavano, ed educavano; sotto
-l'amor di patria, vi si sentiva il coraggio; non
-v'era soltanto l'ardore del cittadino che predica
-il dovere, ma anche la coscienza del soldato che
-l'ha compiuto, e che ha acquistato a caro prezzo
-il diritto di alzar la voce; era una poesia forte e
-sincera, stata <i>più pensata che scritta, più vissuta che
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-pensata</i>; tutta calda, e piena d'odor di sangue e di
-polvere, e sonante di ferro, senza gale letterarie,
-non vestita d'altro che della divisa semplice e
-succinta sotto a cui aveva palpitato il cuore del
-poeta, quando glie n'eran balenate le prime idee
-negli accampamenti. Allora si cominciò a domandare,
-a cercare chi fosse questo Déroulède, e ben
-presto le sue avventure di soldato diventarono
-popolari come le sue poesie, non solo, ma furono
-ingrandite, come accade sempre, e abbellite
-di una certa luce vaga di leggenda, che rese più
-simpatico e fece parer più alto il poeta; e formò
-un'aureola — ben meritata davvero — sul capo
-di sua madre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Tutti e due i fratelli, dopo la guerra, entrarono
-nell'esercito, poichè, come diceva il maggiore, la
-carriera militare era quella in cui un giovane, dopo
-una grande guerra perduta, poteva rendere più
-utili servizi al suo paese. Paolo Déroulède fu
-promosso luogotenente nei cacciatori a piedi, e
-appena entrato nel battaglione, nonostante il suo
-splendido successo di poeta, si consacrò tutto ai
-suoi doveri militari. — Non si può avere il cuore
-a due cose ad un tempo — disse tra sè; — ho
-da fare il soldato, devo bandir la poesia. — E
-la bandì in fatti. Si mise agli studi militari, fece
-dei corsi scientifici ai sotto uffiziali e ai soldati,
-tenne delle conferenze, si seppellì fra i regolamenti
-e i trattati di tattica; e in caserma, e in
-piazza d'armi, e alle grandi manovre, fu un uffiziale
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-non solo coscienzioso, ma pedante, come
-uno di quei vecchi <i>troupiers</i>, per cui l'esercito è
-il mondo. Ma per quanto facesse, la poesia gli
-tempestava sempre nel cuore; tutte le volte che
-alla mensa degli ufficiali il discorso cadeva sulla
-letteratura, un'onda di sangue gli montava al viso,
-ed era costretto a pregare i colleghi di parlar
-d'altro, e di lasciarlo in pace; chè se no sarebbe
-schiattato. E strozzando così la musa col cinturino,
-servì fino al 1875. In quell'anno, facendo
-una corsa a cavallo, cadde di sella e si slogò un
-piede: a questa slogatura dobbiamo il secondo
-volume dei <i>Chants du soldat</i>. Durante la cura, che
-fu lunga, potendo occuparsi senza rimorso d'altra
-cosa che di studi militari, scrisse quattordici nuove
-poesie, mentre da tutte le parti della Francia, essendosi
-sparsa la notizia della sua piccola disgrazia,
-piovevano sul suo letto d'invalido biglietti di
-visita e condoglianze e buoni augurii. Guarì; ma
-non così bene da poter ripigliare il servizio, tanto
-più che la ferita toccata a Belleville gli si faceva
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-risentire ad ogni passaggio di nuvola; e perciò si
-fece trasferire dall'esercito attivo nella riserva, e
-tornò a casa sua — ad aspettare il gran giorno.
-Il secondo volume dei versi ebbe la stessa fortuna
-del primo; e intanto le edizioni del primo
-salivano alla sessantina. I <i>Chants du soldats</i> erano
-diventati il <i>vade mecum</i> d'ogni soldato patriotta;
-s'imparavano a mente nei collegi, si declamavano
-nei teatri, si recitavano nei salotti, si ripetevano
-per le strade: Paolo Déroulède, come disse uno
-scrittore tedesco, «era divenuto il poeta patentato
-delle aspirazioni nazionali.» E quando, nel
-1877, fu rappresentato all'Odéon un suo dramma
-in versi intitolato l'<i>Hetman</i>, nel quale, sotto un
-episodio della storia della Polonia, erano espressi
-i sentimenti, i propositi e le speranze della Francia,
-questa rappresentazione — a cui la povera
-madre del poeta si fece trasportare in lettiga — servì
-di pretesto a una grande dimostrazione patriottica.
-Il poeta era celebre ed amato: si colse
-quell'occasione per tributargli gli onori del trionfo.
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-Accorsero al teatro rappresentanti di tutte le classi,
-i principi delle arti e delle lettere, i duchi d'Aumale
-e di Nemours, tutti i generali di Parigi, una
-legione d'ufficiali di tutte le armi, e una folla
-enorme; e sebbene il dramma fosse molto al di
-sotto della lirica, ottenne un successo trionfale.
-Intanto, anche le sue liriche erano passate sotto
-i denti della critica; ma per quanto il letterato
-sia stato discusso, combattuto ed anche straziato,
-il poeta rimase all'altezza a cui l'aveva sollevato
-di sbalzo il primo e spontaneo sentimento d'affetto
-e di gratitudine della nazione. Ora non v'è
-un cittadino francese che non conosca qualche
-verso del Déroulède, e che non l'ami come poeta
-e non lo ammiri come soldato. Quando Victor
-Hugo lo vide per la prima volta, gli disse: — Il
-vostro nome ha preceduto in casa mia la vostra
-persona, e bisogna che abbia fatto del rumore
-per venir fine a me, perchè oramai non sono più
-di questo mondo. — E mentre in Francia si
-leggono per tutto le sue poesie, i vecchi soldati
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-d'Africa, nelle loro caserme d'Algeri, disegnano
-col carbone sui muri delle camerate il suo profilo
-caratteristico, con un gran naso aquilino, e dicono
-ai visitatori: <i>Celui-ci est monsieur Déroulède, le
-grand parisien, lieutenant des zouaves et avocat, un
-bon enfant...; mais un rude soldat tout de même.</i>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora vediamo la sua poesia.
-</p>
-
-<p>
-Sono trentacinque canti, d'argomento e di metro
-diverso, che formano tra tutti lo scheletro di
-un piccolo poema, che potrebbe essere intitolato;
-<i>La Francia vinta</i>, nel quale s'alternano la narrativa
-e la lirica, l'ode e la canzonetta, il dialogo e la
-descrizione, e tutte le ire e tutte le angoscie che
-possono passare nell'anima d'un cittadino e d'un
-soldato durante una grande guerra sfortunata, che
-comincia con l'invasione e termina con la conquista.
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-Finito di leggere, par di vedere un vasto quadro
-circolare, come un panorama, nel quale, sotto
-un cielo sinistro, per una sterminata campagna
-bianca, corrono torrenti neri di soldati, mischie orrende
-infuriano nelle gole dei monti, ardono villaggi,
-si sbandano divisioni, fuggono treni d'artiglierie,
-serpeggiano fiumi di sangue, e sul davanti
-s'alzano visi trasfigurati di moribondi, con gli occhi
-rivolti al cielo, che benedicono la patria per
-cui danno la vita. L'impressione che fa questa poesia
-sopra di noi italiani, in questo tempo in cui
-l'amor di patria è, per così dir, tranquillo e quasi
-nascosto nel nostro cuore, sia perchè son già lontani
-i ricordi dei grandi avvenimenti nazionali, sia
-perchè nessun'idea di un pericolo vicino ci scuote,
-somiglia a quella che farebbe su di un uomo maturo,
-tutto immerso nel lavoro e negli affetti sereni
-della famiglia, l'eco d'una musica lontana, che
-gli rammentasse qualche violenta e disperata passione
-dei suoi anni giovanili. Via via che procediamo
-nella lettura, riconosciamo quelle tristezze,
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-quei dolori, quelle indignazioni; esse passarono altre
-volte per il nostro cuore; le abbiamo espresse
-con quelle parole, le abbiamo sfogate con quelle
-grida; e con le medesime ragioni abbiamo cercato
-di confortare il nostro orgoglio nazionale lacerato.
-Mutata la lingua, cangiati i Prussiani in Austriaci,
-quella potrebbe parere poesia scritta dopo Novara
-o dopo Custoza da un focoso luogotenente dei bersaglieri.
-</p>
-
-<p>
-Uno dei sentimenti che il poeta espresse più potentemente
-è la tristezza lugubre che pesò sull'esercito
-e sul paese dopo i primi rovesci, e l'umiliazione
-che divorò l'anima del soldato. Ci ha dei
-quadretti grigi, con la pioggia all'orizzonte, e un
-reggimento che passa in disordine, così pieni di
-malinconia, di stanchezza, di ricordi dolorosi, di
-presentimenti funesti, che stringono il cuore. Per
-le vie dei villaggi, in mezzo a una folla immobile
-e fredda, sfilano in silenzio le compagnie e i battaglioni,
-dopo molti giorni di combattimenti disastrosi:
-i soldati col cheppì sugli occhi e il bavero
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-del cappotto rialzato, gli ufficiali col capo basso,
-i tamburi muti, le bandiere lacere, tutti i visi pallidi
-e pesti; e si sente lontano il rombo del cannone
-tedesco. E il borghese spietato e insolente
-nella sua vigliaccheria d'egoista, dice a mezza voce: — Hanno
-avuto paura. — Par di sentirseli passare
-nel cuore, come lame di pugnale, gli sguardi
-gelidi di quella gente che non ama la patria, ma
-la vittoria, e che perduta la speranza, nega la compassione.
-E s'indovinano le lacrime di rabbia che
-deve aver versato il poeta. Ma non una di queste
-lacrime è caduta nei suoi versi: il suo amor di patria
-è più forte del suo orgoglio di soldato: egli
-respinge con parole tristi l'accusa di viltà, e perdona.
-Solamente un sorriso amaro gli sfiora le labbra,
-quando una signora, che guarda dalle finestre
-della sua villa il fuoco d'un bivacco notturno, e
-sfoga in parole entusiastiche la sua ammirazione
-per i turcos, cangia tuono ad un tratto e li chiama
-ladri e banditi, accorgendosi che bruciano la legna
-dei suoi boschi. Son pochi cenni qua e là, ma il
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-contrasto occulto di sentimenti che nasce in ogni
-guerra sfortunata tra chi dà la vita e chi dà il danaro;
-tra chi mette al disopra d'ogni cosa l'onore
-e chi antepone a tutto la pace; tra la parte che
-forma i nervi e quella che forma il grasso flaccido
-e pigro d'una nazione, è reso magistralmente, con
-una mestizia grave, cento volte più efficace dello
-scherno, e più nobile dell'ira.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante, i più belli dei <i>Chants du soldat</i>
-son forse certi poemetti di poche strofe, in cui
-son narrati degli atti eroici, veri quadretti del Détaille
-e del Neuville, che infiammano il sangue
-come l'urrà d'un reggimento. In una di queste,
-una compagnia di cacciatori, che corre all'assalto,
-sprofonda, a traverso al ghiaccio spezzato, in un
-fiume, mentre i tedeschi, schierati sulla sponda opposta,
-coi fucili spianati, intiman la resa. I cacciatori
-rifiutano, vogliono morire. Ma il capitano ordina
-d'arrendersi. — Arrendetevi, ragazzi — grida; — non
-voglio che moriate così; a che serve? Abbassate
-le armi, non c'è altro da fare. — I cacciatori
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-obbediscono e salgono sulla riva: il capitano
-riman nel fiume. — Salite, capitano! — gli gridano,
-tendendogli la corda. — No — quegli risponde —; ho
-salvato i miei soldati, non me; — e
-facendo un'atto d'addio, sparisce nell'acqua. In
-un'altra poesia è un ufficiale ferito al cuore che
-pianta la sciabola in terra e grida: — Qui voglio
-essere sotterrato! Onta a chi lascierà il mio corpo
-al nemico! — e con questo grido ricaccia avanti
-i suoi soldati, che cominciavano a piegare. In altre
-è una difesa disperata d'un villaggio, comandata
-da un prete, che si fa uccidere co' suoi contadini;
-un trombettiere colpito da una palla, che
-spira suonando l'ultimo squillo dell'assalto con le
-labbra stillanti di sangue; uno stormo di zuavi che
-assale e conquista una batteria coprendo il terreno
-di cadaveri. Nulla di straordinario nei soggetti; ma
-l'effetto della poesia è straordinario. Non c'è quasi
-pittura, si può dire; e si vedono i luoghi, il tempo,
-il color dell'aria, come in una lunga descrizione,
-tanto son scelti e resi efficacemente i «particolari
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-tipici,» che fanno indovinare gli altri mille. Non
-c'è una sola delle frasi convenzionali della solita
-poesia guerresca, più letteraria che marziale, che
-gonfia la battaglia per farla terribile. Qui tutto è
-stato preso dal soldato nella esperienza tremenda
-del vero; si sente «cantar la polvere»; si sente lo
-schianto dei rami spezzati dalle palle; si sente gridare,
-nella notte, da una parte <i>Pour la France!</i> e
-dall'altra, più lontano, <i>König und Vaterland!</i> nelle
-tenebre squarciate dai lampi delle fucilate, come se
-si assistesse al combattimento; e finito di leggere,
-si rimane come ravvolti in un nuvolo di fumo,
-coll'orecchio pieno di grida, e l'anima sconvolta dal
-passaggio della morte.
-</p>
-
-<p>
-A queste poesie, in cui non freme che il soldato,
-succedono altre, in cui parla il figliuolo, l'amico,
-il fratello, l'amante — affettuosissime, ma di
-quell'affetto che si dà soltanto nelle anime virili,
-che è come la grazia della forza, e che soggioga,
-perchè si sente che viene dalla grandezza, non dalla
-raffinatezza del cuore. È bello, dopo aver visto un
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-Déroulède a cui si metterebbe una medaglia sul
-petto, vederne sorgere un altro, a cui si stamperebbe
-un bacio sul viso. C'è la poesia intitolata:
-<i>Le bon gîte</i>, di trentadue versi, che non si può
-legger senza lacrime. Ricorda uno dei più belli episodi
-del <i>Coscritto</i> del 1813, di Erckmann-Chatrian.
-Un soldato è ospitato una sera in casa d'una povera
-vecchia. La vecchia mette tutta la sua legna
-sul fuoco, ed egli, intenerito, le dice: — Basta,
-risparmia la tua legna, buona vecchia: io non ho
-più freddo. — La vecchia apparecchia la tavola con
-quanto ha di meglio, ed egli le dice: — Non occorre;
-ho mangiato alla tappa; non ho più fame. — La
-vecchia gli prepara il letto con le sue lenzuola,
-e vuol dormire sopra una seggiola, ed egli
-le dice: — No, buona vecchia, non voglio; dormi
-tu nel letto; io dormirò sopra la paglia. — E la
-mattina, partendo, s'accorge che il suo zaino è
-molto più pesante che la sera innanzi. — Ma perchè
-tutto questo? — le domanda; — è troppo,
-buona donna; perchè tutto questo? — Ed essa risponde,
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-sorridendo a traverso alle lagrime: — <i>J'ai
-mon gars soldat comme toi.</i> — Ma non si può esprimere
-la semplicità profonda e gentile di quelle quattro
-strofette e di quei quattro ritornelli, in cui si
-sente il crepitìo del fuoco e l'odore della tovaglia
-di bucato e la voce dolce e tremola di quella povera
-madre, che serve e accarezza in quel soldato
-sconosciuto il fantasma adorato del figliuolo lontano.
-In un'altra poesia è un vecchio soldato arabo
-che raccoglie sulle sue ginocchia un giovane volontario
-moribondo, il quale, mentre il suo reggimento
-è macellato, domanda: — Li abbiamo vinti,
-questa volta, non è vero? — e il vecchio arabo,
-per non togliere alla sua agonia quel conforto, gli
-risponde di sì, e continua a dire tristamente, dopo
-che il ragazzo è già spirato: — Sì, ragazzo mio,
-li abbiamo vinti. — Un'altra poesia è un inno di
-riconoscenza al Belgio ospitale, dove le anime sono
-così serene e gli occhi così dolci, che tutti i dolori
-e tutti gli odi vi s'assopiscono; un'altra è un
-ringraziamento al medico che lo cura, al quale dice
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-che è più profonda l'amicizia nel suo cuore che
-la ferita nelle sue carni; un'altra, la <i>Cocarde</i>, forse
-la più gentile delle sue poesie gentili, è un ricordo
-amoroso che manda la fragranza d'un fiore. — Arrivammo
-al villaggio — dice — dopo tre giorni
-di marcia, spossati, morti di freddo, avviliti dal
-presentimento d'un'accoglienza scortese. E cercammo
-dell'albergo. Ma una ragazza, di sull'uscio di
-casa sua, ci gridò: — Ah francesi di poca fede!
-Questo è un giorno di festa per noi. Non siete in
-Francia? Non siete in casa vostra? Entrate. Noi
-v'aspettavamo. Avete fatto male a dubitar di noi. — E
-dicendo questo sorrideva; eppure mi vengon
-le lacrime agli occhi quando ci penso! E quanto
-sovente ci penso e come la rivedo! Era accanto a
-sua madre e aveva una coccarda di tre colori nei
-capelli. Tutt'a un tratto, pregata da noi, si mise a
-cantare i nostri canti di guerra. Era la Gloria irata
-che ci rampognava con la sua voce. Oh la buona
-e bella francese! Che grande cuore e che begli occhi!
-Ora voi mi domanderete se la presi io stesso
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-da' suoi capelli questa bella coccarda che porto da
-tanto tempo sul cuore, annerita dalla polvere e
-macchiata dal mio sangue. Ah no, non l'avrei mai
-osato. Tutto pensieroso, parlando a stento, io guardavo
-quella fronte di bimba, quell'aria di regina,
-quei tre colori in quei capelli neri, e dicevo tra
-me con tristezza: — Tutto questo riman qui.... ed
-io me ne vado! — Squilla la tromba: addio coccarda!
-addio canzoni! E nondimeno le dissi: — Ah!
-s'io l'avessi quel bel nastro! — e mi soffermai
-sull'uscio, tutto tremante. Ed essa allora semplicemente: — Prendete — rispose, — e
-Dio vi
-guardi! — Nient'altro che questo, dieci strofette
-di sei versi; ma in cui si sentono mille cose nobili
-e belle che non vi son dette, come nel tremito
-profondo d'una voce cara; una poesia ingenua
-e fresca che vi va all'anima, come un soffio
-d'aria profumata che vi porti di lontano le note
-amorose d'un violoncello.
-</p>
-
-<p>
-Poi vengono altre poesie, che si potrebbero
-chiamare poesie d'assalto, come quella del Berchet
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-per le rivoluzioni di Modena e di Bologna;
-una tra le quali, intitolata: <i>En avant</i>, non cede
-in nulla, anche a giudizio di qualche tedesco, al
-famoso inno: <i>Ho la spada alla mia sinistra</i>, del
-Körner. Qui il metro s'accorcia, la strofa si serra,
-il ritornello grida, i versi risonano come spade
-urtate o echeggiano come squilli di fanfare, pieni
-d'ira selvaggia e di sprezzo della morte; e tutta
-la poesia imita la pesta precipitosa d'uno squadrone
-che rovini a briglia sciolta sopra un quadrato.
-Genere di poesia difficilissimo, che si riduce
-ad una serie d'esclamazioni ampollose e chiassose,
-senza forza, simili alle imprecazioni d'un
-briaco asmatico, se ogni strofetta non è proprio
-un grido feroce, che si senta uscito dalle viscere
-di un soldato che guardò in faccia la morte. E
-l'efficacia di queste, come di altre poesie del Déroulède,
-risiede tutta, a mio credere, nella profondità
-e nella sincerità d'un sentimento particolare,
-che si potrebbe chiamare appunto il sentimento
-della morte. I poeti guerrieri di tavolino
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-hanno della morte in battaglia una specie di sentimento
-artistico, per cui la circondano di un terrore
-teatrale, o la trattano con una familiarità affettata
-da eroi spacconi, per i quali sia una celia
-il morire; e lascian capire che si servono della
-sua immagine per ottenere certi effetti; per il che
-non ci fanno mai nè veramente paura, nè veramente
-coraggio. La <i>morte</i> del Déroulède, invece,
-è una morte veduta, affrontata, pensata, qualcosa
-di solenne e di muto, che passa in fondo
-alle poesie, lentamente, e mette un tremito di
-riverenza nel cuore. Con quali parole egli esprima
-questo sentimento non si può dire: son cose che
-sfuggono nell'analisi, che si sentono tra verso e
-verso, per tutta la poesia e in nessuna strofa, in
-certi silenzii piuttosto che in certe frasi, come
-s'indovina la forza d'animo d'un uomo da una
-espressione sfuggevole dello sguardo. E son poesie
-che non fanno parer punto facile il coraggio,
-come le rodomantate patriottiche dei poeti da
-poltrona; ma che lo ispirano rappresentandolo
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-grande e tremendo, e suscitando nel cuore le
-forze da cui nasce e su cui si regge. Si potranno
-criticare come opere d'arte; ma bisogna dire,
-leggendole, quello che un poeta francese disse
-dell'<i>Hetman</i>, dello stesso Déroulède: — Non mi
-piace; ma vi traluce sotto l'anima d'un eroe,
-più bella e più potente che la sua poesia.
-</p>
-
-<p>
-In altre poesie c'è qualche nota comica, qualche
-lampo d'ilarità che attraversa la tristezza o il
-terrore. È comico, per esempio (e come vero!),
-benchè in fondo commova, quel buon coscritto
-ignorante, che non capisce nulla nè di patria, nè
-di guerra, e che lamentandosi col suo capitano
-d'esser stato chiamato alle armi, dopo avergli
-detto: — <i>moi je suis vigneron chez nous</i>, chiamando
-sè stesso <i>le pauvre fils de ma mère</i>, gli domanda
-ingenuamente:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Mais ne peut-on livrer bataille</p>
-<p class="i02"> Sans que nous allions aux combats?</p>
-<p class="i02"> N'avez-vous pas d'autres soldats?</p>
-<p class="i02"> Ma vigne a besoin qu'on la taille.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Mon père se fait vieux là bas.</p>
-<p class="i01">Ah! pourquoi diable ai-je la taille?</p>
-<p class="i01">Ne saurait-on livrer bataille</p>
-<p class="i01">Sans que nous allions aux combats?</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ed è amenissimo quel vecchio sergente (<i>Le sergent</i>),
-analfabeta ed eroe, che si giustifica di non
-aver imparato a leggere,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">(L'imprimerie et lui ne se fréquentaient point)</p>
-</div></div>
-
-<p>
-dicendo che la lettura è buona per quei cervelli
-vuoti, i quali, non avendo nulla in sè,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Puisent là de l'esprit comm'on tire de l'eau,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-mentre per gli uomini d'ingegno vero la testa è
-il migliore dei libri; e che al coscritto, il quale
-trincando, esclama: — <i>Pour la France et pour vous!</i> — risponde
-superbamente: — <i>Ça ne fait qu'un.</i> — E
-più lepido di tutti quel gran marsigliese, tipo
-degli spacconi vigliacchi, svelto come un cervo e
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-forte come un toro, il quale, mentre gli altri si
-battono, per fare qualche cosa anche lui per la
-patria, studia i vari sistemi di fucile. — Che cosa
-importa — dice — un soldato di più o di meno
-nell'esercito immenso? La guerra è un duello, in
-tutti i duelli ci vogliono dei testimoni, ebbene
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nous serons témoins des français de France.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma poi, caspita, quando vede che gli eserciti
-francesi, <i>les gens du nord</i>, par che si facciano battere
-a bella posta, perde la flemma. — Non rimane
-proprio più che la Provenza! — esclama.
-Vengano dunque. Andar noi, non si deve. La
-Francia sarà ancora troppo felice di trovarci qui
-nei momenti supremi. Mostriamoci da lontano,
-come la Speranza,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Et pour rester forts, gardons nous vivants.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E un giorno che gli fan la celia d'annunziare
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-l'apparizione d'una corazzata tedesca nelle acque
-di Marsiglia,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Le pauvre garçon est pris d'un transport:</p>
-<p class="i01">De blanc qu'il était, il en devient rouge,</p>
-<p class="i01">De rouge violet, et de violet.... mort.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma la sua idea dominante è l'idea della rivincita:
-è come il rimbombo continuo d'un cannone
-lontano, che si sente in mezzo a tutti gli squilli
-di tromba delle sue poesie. — La rivincita, dice,
-è la legge dei vinti. È inevitabile. O Francia o
-Prussia. Il giorno sarà forse lento a giungere;
-ma giungerà. L'odio è nato, nascerà la forza.
-Toccherà al falciatore a vedere quando la messe
-sarà matura. — Dice alla Francia: mille voci ti
-eccitano, ti consigliano, ti rimproverano. Tu ascoltane
-una sola perchè hai un solo dovere. — Ma — come
-dice lo stesso critico, punto favorevole
-alla Francia, che s'è rammentato da principio, — quest'aspirazione
-alla rivincita è nel Déroulède un
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-sentimento così virile, meditato e profondo, che
-non può essere che ammirato, anche da un nemico.
-Egli non considera la rivincita come un
-gioco e la strada di Berlino come una passeggiata;
-ma dice a sè ed ai suoi concittadini che
-sarà una lotta nella quale una delle due nazioni
-dovrà forse lasciare la vita, senz'altro conforto che
-di venderla il più caro possibile. — Perciò, a questo
-suo proposito va sempre unito il sentimento
-della necessità di apparecchi immensi e di sacrifizi
-sovrumani. — Il nostro errore è stato pazzo,
-dice; che il nostro dolore sia sensato. Ritempriamo
-la nostra fierezza nei nostri rimorsi. <i>Soyons les
-artisans virils des fortes tâches.</i> Rinnovelliamo i
-nostri cuori, non solamente le nostre armi. Prevediamo
-delle battaglie, senza sognare delle conquiste.
-Non parliamo dell'avvenire che vendica
-prima che sia cominciato l'avvenire che ripara. A
-chi dice: — Sii pronto! — l'altro risponda: — Sii
-giusto. Siamo tranquilli nei nostri sforzi. — E
-adombra lo stato e i doveri della Francia in una
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-bella e larga poesia di soggetto biblico, in cui gli
-Ebrei, caduti sotto il giogo del re di Mesopotamia,
-mandano dei messaggieri ad Ataniele, nascosto
-nei burroni d'una foresta, perchè li guidi alla
-guerra liberatrice; e Ataniele li respinge più volte
-per il corso di varii anni, perchè non crede ancora
-il popolo preparato a sacrifizi supremi; e
-non impugna la spada e non grida: — Siete
-pronti! — se non quando riconosce che sono
-anime nuove in corpi ringagliarditi, purgati d'ogni
-orgoglio stolto, pentiti delle colpe antiche, armati
-i cuori come le braccia, e preparati alla morte.
-Questa ardente aspirazione fa sgorgare dal cuore
-del poeta versi pieni di forza e d'ardimento. — Io
-aspetto, egli dice; io custodisco nella mia
-anima francese la mia fede di cittadino e i miei
-odii di soldato, per il giorno fatale. La mia giovinezza
-è stata colpita da un dolore che nulla può
-mitigare. Ma non è il mio dolore che bestemmia,
-non è neanche il soldato che sogni la gloria. La
-rivincita è il voto della mia vita e la mia suprema
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-speranza. Io debbo morire sul campo di battaglia
-ed essere sepolto in terra nemica. — E sempre
-questa idea si ripresenta, implacabile, e lampeggia
-da ogni parte, spandendo su tutta la sua poesia
-un riflesso color di sangue, che fa pensare con un
-senso di sgomento alla immensità degli eccidii
-futuri.
-</p>
-
-<p>
-Un altro pregio grande di questi canti, che non
-si trova in nessun'altra raccolta di poesie patriottiche
-francesi di questi ultimi tempi, è la coraggiosa
-e qualche volta sdegnosa franchezza con cui
-il poeta dice ai suoi concittadini delle verità spiacevoli
-ad intendersi. La gelosia artistica fa dire
-anche a qualche francese che la poesia del Déroulède
-deve in gran parte la sua fortuna alle carezze
-ch'egli prodiga all'orgoglio nazionale. Se ciò
-fosse vero, avrebbero dovuto ottenere una fortuna
-molto maggiore le poesie di cento altri. Ma è falsissimo.
-Senza dubbio egli si sforza in mille modi
-di tener viva la fede del suo popolo nelle proprie
-forze. Froeschviller, dice, è l'assalto d'uno contro
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-quattro; Gravelotte e Borny non furono sconfitte;
-a Champigny, i vivi vendicarono i morti;
-le glorie come quella di Strasburgo sfuggono ai
-conquistatori; Parigi cadde superbamente. A quale
-patriotta si potrebbe negare il diritto di affermare
-il valore della sua gente? Ma per contro io non
-so quale altro giovane poeta francese abbia osato
-lanciare al proprio paese delle parole più terribili.
-Noi disimpariamo la guerra, dice in una delle sue
-migliori poesie; — ci sono stati degli eroi; ma
-un gruppo d'eroi non rifà la razza: è un povero
-popolo quello in cui i valorosi si contano. E in un
-altro luogo: — Son tristi tempi quelli in cui la
-paura medesima, coprendo di grandi parole il basso
-istinto che la muove, non ha più rossore sulla
-fronte. E altrove: — Ma come mai siamo decaduti?
-Scorre ben sempre lo stesso sangue nelle
-nostre vene; l'aria che noi respiriamo attraversa
-pur sempre i nostri boschi; le viti dei nostri colli
-e le messi dei nostri piani sono ben maturate dal
-sole antico; questo paese così ridente, fertile e
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-vario, atto a tutti i prodotti, aperto a tutte le
-idee, questo sole possente, quest'acque vive, questo
-cielo mobile, tutto questo è la Francia! <i>Dove
-son dunque i francesi?</i> — E non tralascia di flagellare
-la mania dei suoi concittadini, di gridare
-al tradimento per scusare le conseguenze di
-tutte le debolezze e di tutti gli errori. — È così
-che si perde — dice, descrivendo un corpo di
-francesi accampati, che non sapevano e non cercavano
-di sapere dove fosse il nemico; — è così
-che si perde, per un'orgogliosa leggerezza, il valore
-d'un paese; è così che la colpa risale implacabilmente
-dai soldati mal guidati ai capi peggio
-obbediti; è così che dei pazzi gridano che
-Dio è ingiusto e che la Francia è stata tradita! — Ed
-anco quando cerca di scusar la sconfitta,
-non lo fa coi cavilli irritanti d'un patriotta vanaglorioso
-e cocciuto; ma nobilmente, con parole
-dignitose e tristi, che se non inducono la persuasione,
-ispirano il rispetto, perchè non vengon da orgoglio
-di soldato, ma da pietà e da affetto di figlio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-</p>
-
-<p>
-E l'affetto di figlio è quello che gl'ispirò i più
-dolci e insieme i più vigorosi di tutti i suoi
-versi. Egli non ha parlato di sua madre che nei
-<i>Nuovi canti</i>; ha aspettato che il suo successo di
-poeta glie ne desse il diritto, e che la simpatia e
-la riverenza con cui si pronunciava dal pubblico
-il nome di lei, gli desse animo a rivolgerle i suoi
-versi pubblicamente e a <i>gettare quel nome ai propri
-soldati</i>. Nulla è più naturale in un'anima eletta
-che il confondere l'affetto di famiglia con l'amor
-della patria, e il far che l'uno s'illumini e si nobiliti
-dell'altro. Ma non so qual altro poeta, confondendo
-quei due sentimenti, abbia congiunto
-tanta tenerezza con tanta forza, e n'abbia tratto
-ispirazioni così gagliarde e così gentili ad un
-tempo. — Si afferma che i tuoi figli hanno compiuto
-il loro dovere, — dice a sua madre; — ma
-il dovere che essi hanno compiuto è opera
-tua; l'onore è dovuto a te. Essi non son partiti
-per le battaglie furtivamente, come altri fecero,
-senza l'abbraccio materno, che li avrebbe trattenuti;
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-essi non te l'hanno rubato il sangue delle
-tue viscere. Sei tu che hai detto loro: — Partite,
-figliuoli. I soldati della Francia son vinti. Il
-mio cuore non v'avrebbe concessi alla patria per
-la conquista; ma ora non è più la conquista, è
-la difesa. La patria è invasa; io vi do alla patria;
-partite. Ah perchè non hanno fatto così tutte le
-madri! Non credano, quelle che dissero ai loro
-figliuoli: — Non andate a combattere, — che la
-loro debolezza sia stata pagata in amore. Esse non
-versarono le lacrime della partenza; ma non conobbero
-le lacrime del ritorno. E non dicano che
-tu ci hai dati alla patria perchè ci potevi dare
-senza dolore, e che sei stata patriotta senz'essere
-martire. No, non ardiscano dirlo! Io l'ho vista
-l'angoscia immensa sotto il tuo violento coraggio.
-I tuoi figliuoli, partendo, ti han portata via l'anima,
-e tu hai sanguinato delle loro ferite; ed
-eccoti malata, invecchiata innanzi tempo, paralitica,
-che non hai più di vivo altro che l'anima
-nel tuo povero corpo sfinito! E lo presentivi pure
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-quando infondesti nel nostro cuore la forza del
-tuo; ma come lo presentisti senza paura, ora lo
-sopporti senza lamento; ed è perciò che tuo figlio
-può parlare di te con alterezza. — O madri, — dice
-in un'altra poesia — se i vostri figliuoli crescono
-senza diventar uomini, o diventan uomini
-d'<i>istinto pratico</i>, avari del proprio sangue; se nel
-giorno della prova, la loro carne spaventata ha
-orrore del pericolo; se quando l'onore li chiama,
-essi non si trovan là, soldati, ritti in faccia al
-dovere e in faccia alla morte, — madri, la vostra
-tenerezza ha deformato quelle anime; — se essi
-non sanno morire, voi non sapeste creare.
-</p>
-
-<p>
-Questa è la poesia del Déroulède. Vi si aggiunga
-il pregio d'una spontaneità e d'una chiarezza
-mirabile; una grande abbondanza (non dico
-<i>ricchezza</i> nel significato francese) di rime; un uso
-abilissimo del ritornello per ottenere effetti tristi
-e affettuosi; un misto di linguaggio popolano e
-soldatesco, adoperato opportunamente, che dà ai
-dialoghi e ai racconti un colore di verità grandissimo;
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-e qua e là dei versi potenti che saltan su
-ad un tratto, come lame compresse che si raddrizzino,
-e gettano scintille su tutta la strofa. Il
-letterato non vi si mostra se non quanto è strettamente
-necessario per dare dignità ed efficacia
-alla parola del soldato. Non vi son forse dieci similitudini
-in tutti e trentaquattro i canti; non una
-gambata rettorica; non una strofa in cui l'artista
-imbizzarrito levi la mano all'uomo sensato; non
-un verso che porti il fiore all'occhiello; rarissimamente
-uno dei così detti versi di maniera che
-il poeta compone senza sentirli; specie di note di
-testa, a cui si ricorre quando manca il fiato. La
-veste, o piuttosto la pelle della sua poesia, è
-tutta tesa e liscia sulla carne salda e colorata
-dal sangue giovanile che vi circola sotto. Se v'è
-un difetto che si ripeta in modo da attirare l'attenzione,
-è una tendenza a una certa simmetria
-d'immagini, di frasi e di suoni, a una certa
-regolarità di contrapposti nell'esplicazione del pensiero,
-che se giova qualche volta alla chiarezza,
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-qualche altra volta scema l'efficacia facendo sospettare
-l'artificio; tendenza che si manifesta anche
-di più nella <i>Moabite</i>, in cui alla contrapposizione
-delle parole comincia a sostituirsi quella
-dei concetti, e quindi a pullulare l'antitesi. Ma
-nei canti è un difetto che riesce più sovente a
-vantaggio che a danno, poichè dà alla poesia un
-certo andamento rapido e regolare ad un tempo,
-e come bruscamente cadenzato da un tamburo
-che suoni la carica, imponendo una frase per passo.
-Le strofe passano snelle e risolute, spoglie d'ornamenti,
-come plotoni di soldati in assetto di
-combattimento, e fanno fuoco e spariscono, incalzate
-dalle sopravvenienti, senza che vi si noti
-mai un'incertezza o un principio di disordine. Ma
-tutto ciò non riguarda che l'esteriorità della forma.
-Riguardo al valore, se così può dirsi, specifico
-del verso, alla virtù intima della frase e dello stile
-poetico, non oso metter parola, e mi son persuaso
-che è difficilissimo ad un italiano, per quanto conosca
-la lingua francese, di giudicare rettamente
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-in questa materia. Esponendo a francesi colti il
-nostro schietto parere sul verso di certi loro poeti,
-noi andiamo incontro a contraddizioni così imprevedute,
-che tutti i criterii del nostro giudizio
-ne rimangono scompigliati. Bisognerebbe conoscere
-profondamente, e non solo per teoria, ma
-per pratica, tutte le condizioni severe di cesura,
-di emisticchio, di iato, di elisione, di accavalcatura,
-a cui va soggetto il sistema sillabico della
-loro poesia. Per i verseggiatori dotti, che hanno
-fatto della versificazione una specie di scienza di
-contrappunto, per quelli che il Gautier chiamava
-milionari della rima e gioiellieri della poesia, che
-cercano mille effetti delicati e difficili nelle ondulazioni
-della frase, nelle trasposizioni delle parole,
-nella varietà dei suoni, in una specie di ritmo intimo,
-che tocca le fibre più segrete a chi ne conosce
-il magistero, e sfugge ai profani; per costoro
-i versi del Déroulède sono versi incolti, il
-suo stile è cascante, la sua forma sovente volgare,
-e qualche volta barbara affatto. Appena qualche
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-strofa qua e là merita la considerazione d'un sapiente
-artefice di versi. Che cosa rispondere a
-queste censure, che si potrebbero ripetere quasi
-egualmente sulle poesie del Berchet? Saranno
-giuste; ma è lecito accoglierle con qualche diffidenza,
-pensando che in tutti i paesi i letterati
-sono stati sempre particolarmente severi con quelli
-dei loro confratelli che arrivarono alla fama per
-una scorciatoia. Una gran parte del successo ottenuto,
-dicono molti, il Déroulède lo deve all'elevatezza
-dei suoi sentimenti patriottici, alle sue
-avventure, al suo carattere, più che al merito intrinseco
-della sua poesia. A me pare che questa
-distinzione non sia ragionevole. Ciò che forma
-un poeta è la congiunzione di parecchie facoltà e
-doti diverse della mente e dell'animo, alcune ricevute
-dalla natura, altre dall'educazione: l'ingegno,
-la coltura, il cuore, il carattere, l'esperienza,
-la vita; tutto ciò fuso e confuso. Come
-si può distinguere questi elementi, e separare l'artista
-dall'uomo, per assegnare a ciascuno la sua
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-parte misurata di merito? Un illustre poeta francese
-diceva un giorno: certe grandi idee vengono
-dal carattere. Ma chi potrà riconoscere le idee che
-vengono dal carattere tra quelle che vengono dall'ingegno?
-Quando abbia ben sentito distinguere,
-il lettore, leggendo ed ammirando, tornerà a confondere.
-Noi non sappiamo se sia trasandata o
-rozza la forma della poesia del Déroulède: sappiamo
-che è una poesia nobile, generosa, maschia,
-feconda, che mette delle lacrime negli occhi
-e delle fiamme nel cuore. Migliaia di poesie
-di suoi concittadini, magistralmente ricamate, e
-piene di perle e di gingilli d'oro, passeranno; i
-suoi canti semplici e schietti, concepiti in faccia
-alla morte e scritti colla punta della spada, resteranno;
-e mentre la critica baderà a notarne i
-versi scadenti e le frasi neglette, essi continueranno
-a ritemprare dei caratteri, a formar dei
-cittadini, a preparare dei valorosi; e la gloria del
-poeta crescerà con la forza della patria.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora il Déroulède si è dato al teatro e ha rivelato
-una singolare potenza drammatica nell'ultimo
-atto della <i>Moabite</i>. Ma per me il suo teatro
-è ancora tanto al di sotto della sua poesia lirica,
-che mi par che si debbano aspettare da lui altri
-lavori per giudicarlo. Forse egli non ci ha ancor
-dato la misura intera delle sue forze nemmeno
-nella lirica, e perchè il poeta possa sollevarsi ancora,
-può darsi che l'uomo abbia bisogno di ripassare
-per la prova dell'azione. O fors'anche, come molti
-altri, egli è nato per dare una sola manifestazione
-originale e potente del suo ingegno, e l'ha già
-data. Auguriamogli che questo non sia, e teniamo
-il giudizio sospeso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-V'è però un giudizio che non occorre di sospendere,
-ed è quello che si riferisce a lui, non
-poeta, ma uomo. M'immagino che chi ha letto i
-suoi versi desideri di conoscerlo da vicino. Ma
-qui comincia l'imbarazzo del ritrattista. A ciascuno
-di noi è seguito, almeno una volta nella vita, di
-trovare una persona, di cui le prime parole furono
-come la rivelazione d'una amicizia d'infanzia
-o d'una parentela sconosciuta; una persona, alla
-quale, dopo il primo scambio d'idee e di sentimenti,
-anche da lontano, ci siamo sentiti avviticchiati
-come da una simpatia del sangue, tanto
-che vedendola per la prima volta c'è parso di rivederla
-e ci siamo meravigliati, nel riandare il
-nostro passato, di non trovare la immagine sua
-tra i nostri ricordi più intimi e più lontani. Ebbene,
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-se c'è stato chiesto una volta un giudizio
-su questa persona, abbiamo titubato a darlo, per
-timore che la nostra amicizia facesse nascere un
-sentimento di diffidenza. Ma abbiamo avuto torto.
-Sfoghiamo tutti continuamente tanti rancori e
-tanta malevolenza, che una sola cosa ci può far
-perdonare: l'abbandonarsi qualche volta, senza meschini
-ritegni, all'espansione dei sentimenti benevoli.
-E chi potrebbe non abbandonarvisi, parlando
-del Déroulède, dopo averlo conosciuto? Io lo
-vedo ancora il bravo e simpatico poeta scendere
-di carrozza, in una via solitaria di Parigi, e guardata
-l'insegna d'un albergo, cercare intorno l'amico
-sconosciuto, il quale lo stava spiando un
-po' di lontano, per vederlo bene prima d'andargli
-incontro. Dall'atto con cui chiuse lo sportello
-della carrozza, riconobbi il braccio che gli
-era stato spezzato sulla barricata di Belleville, e
-subito dopo riconobbi il cuore dell'autore del
-<i>Bon gîte</i> e del <i>Petit turco</i> nel suo abbraccio espansivo
-ed allegro di soldato e nella sua calda parola
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-d'artista. Era bene quella figura che m'ero
-immaginata molte volte, socchiudendo i <i>Chants du
-soldat</i>, e dicendo tra me: — Eppure un giorno
-t'andrò a scovare, dovunque tu sia, mio caro tenente
-dei cacciatori, quand'anche l'aggio dell'oro
-salisse al venti per cento. — Alto come un granatiere
-della vecchia guardia, asciutto e flessibile
-come una verga d'acciaio, biondo come un inglese, — il
-profilo ardito, gli occhi azzurri e pieni
-di dolcezza, e la bocca risoluta, — vestito con
-una certa eleganza severa, così, tra soldatesca ed
-artistica, era proprio lui, il <i>grand avocat et rude
-soldat</i>, che disegnano sui muri delle caserme i tiragliatori
-algerini; — signorile d'aspetto, ma con
-le carni un po' arrozzite dai venti delle aperte campagne,
-e con la fronte attraversata da una ruga
-diritta, che è come l'impronta nera delle sventure
-della patria. Aggiungete, per compiere il ritratto,
-una voce vibrata e metallica di soldato esercitato
-al comando, e la più stretta, la più arrabbiata pronuncia
-parigina che si sia mai sentita sonare dalla
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-chiesa della Maddalena alla piazza della Bastiglia.
-E che <i>bon enfant</i>, che ammirabile originale nel significato
-nobile della parola! Parla, con una rapidità
-che si stenta a capirlo, tre ore di fila, senza
-che mai il suo discorso si stemperi in chiacchiera;
-gaio, vivo, fresco, al levarsi da letto come al levarsi
-da tavola, sempre ad un modo. Racconta le
-sue avventure più terribili di soldato come racconterebbe
-delle scappatelle di collegio, con una
-semplicità amabilissima, colorendo le scene più
-orrende della guerra d'una certa pietà affettuosa
-e virile che non si trova se non nelle anime che
-uniscono all'intrepidità la dolcezza, e in cui il coraggio
-non nasce da un disprezzo scettico della
-vita, ma da un sentimento profondo del dovere
-e da una passione ardente per una grande idea.
-Da ogni sua parola traspira la bontà e la gentilezza
-dell'animo. Non gli passa un'ombra sul viso
-che tradisca un pensiero ch'egli non voglia esprimere,
-o uno di quei leggerissimi turbamenti dell'animo
-di cui non si osa dire la cagione. Il suo
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-viso è sempre aperto e trasparente, in modo che
-gli si legge fin nel più profondo dell'anima. Mai
-che gli sfugga dalla bocca una parola amara contro
-a chi che sia o a qualsiasi proposito. Parlando,
-ha tutti quei gesti simpatici delle persone affettuose
-ed espansive, e cercano la spalla e il braccio
-di coloro a cui parlano, ed è carezzevole e
-festoso come un ragazzo. Gli si può ripetere qualunque
-più acerba critica dei suoi lavori letterarii,
-letta od intesa, che il suo viso rimane sereno e
-ridente come all'udire una lode, tanto è poca cosa
-in lui l'orgoglio artistico in confronto al sentimento
-del patriotta. E a sentirlo parlare così precipitosamente,
-mutando discorso a ogni tratto,
-si sospetta sulle prime un po' di leggerezza. Ma
-non si tarda a scoprire un'armonia inalterabile
-fra tutti i suoi sentimenti e tutte le sue idee,
-e un fondamento morale solidissimo sotto gli uni
-e le altre. Per quanto cangi discorso, tutti i suoi
-discorsi finiscono col ricadere sopra un argomento
-unico: la sua patria. Egli s'è risolutamente
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-tracciata la via. S'è proposto di consacrare
-tutte le sue forze al risorgimento del suo
-paese; non scriverà mai una parola che non sia
-diretta a quello scopo; drammi, lirica, novelle,
-polemica, ogni cosa sarà ispirata a quell'idea.
-Concetti di commedie satiriche gli passano
-per la mente, e strofe di poesie amorose, e capricci
-poetici d'ogni natura; egli mette tutto da
-un lato. Vuole che la sua arte, il suo nome,
-per quello che valgono, significhino una cosa sola:
-non facciano che l'ufficio d'una spada e d'una
-tromba di guerra. Capisce che dovrà sacrificare
-a questo proponimento molte soddisfazioni d'artista;
-ma non gliene importa. Per la stessa ragione
-tiene il suo cuore libero da ogni affetto,
-fuorchè da quello della sua famiglia, e sottopone
-tutti i suoi disegni per l'avvenire a una condizione
-che gli è sempre presente allo spirito: — Se non
-sarò ucciso. — E ha inflitti nell'aspetto e nei
-modi qualcosa di singolare, come l'espressione di
-una leggerezza fisica e morale, simile a quella del
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-viaggiatore che passeggia nelle sale della stazione,
-dopo aver preso il suo biglietto e spedito i suoi
-bagagli, sciolto da ogni impiccio, libero da ogni
-pensiero, preparato a partire al primo momento.
-Anche quando parla più caldamente dell'arte, della
-gloria, della famiglia, si capisce che in nessuna di
-quelle cose ha fondato la sua esistenza, che a
-nessuna soddisfazione, o speranza di soddisfazione,
-si lascia andar tutto intero con quell'abbandono
-cieco delle nature artistiche, nate a
-godere, che adorano la vita. Eppure in fondo
-a questo appassionato amor di patria, non ha
-ombra di <i>chauvinisme</i>. L'odio di cui parla nei
-suoi canti è un odio di soldato, non d'uomo; la
-sua avversione per la Prussia non è che un amore
-rovesciato; le nature come la sua non possono
-odiare. — Io non odio la Prussia — dice; — amo
-la Francia. Venero un sincero e ardito patriotta
-prussiano. Ciascuno deve amare la sua patria. — E
-così riguardo alle recriminazioni di
-certi francesi contro l'Italia, ha una sola cosa a
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-dire: — Voi italiani dovevate essere prima di
-tutto italiani. — Non c'è caso di coglierlo in contraddizione
-sopra nessun argomento. In arte, in
-politica, in morale, tutte le sue idee sono concatenate,
-e tutte ugualmente nette nella sua mente
-e radicate nella sua coscienza. E di tutto s'è occupato
-con amore. Bisogna sentire gli studi psicologici
-che ha fatto sui soldati, i mille ragionamenti
-che ha messo insieme, le mille industrie
-ingegnose che ha trovate per metter coraggio ai
-pusillanimi, per ridurre i ribelli, per far entrare
-l'idea della patria e del dovere nella testa agl'ignoranti;
-i piccoli stratagemmi di guerra, da comandante
-di plotone, che ha escogitati; il lavorìo di
-cervello che ha fatto per inventare dei piccoli rimedi
-e dei piccoli comodi per i malati e per i
-feriti; le storie meravigliose che ha immaginate
-per rallegrare la fantasia e sostener l'animo dei
-suoi soldati africani in mezzo alla tristezza dei
-bivacchi invernali: tanta roba da farne una piccola
-biblioteca istruttiva ed educativa per un esercito.
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-Così nelle discussioni letterarie, aiutato da
-una memoria felicissima, ammonta citazioni, osservazioni
-e confronti con una abbondanza e una
-furia da sbalordire, esponendo opinioni discutibili,
-senza dubbio, ma tutte sue, e coscienziosamente
-meditate, benchè paia che gli sboccino sul momento;
-e sostenute, se occorre, con una così impetuosa
-facondia che si rimane prima sopraffatti
-che persuasi, e ammirando quella sua bella vivacità
-giovanile, si dimentica che s'ha un'idea contraria
-da difendere. Ma non è mai tutto letterato,
-come non è mai tutto soldato: lo spirito
-lo tien lontano dalla pedanteria, come la gentilezza
-del cuore e l'educazione squisita dalla petulanza
-soldatesca. Gentiluomo e buon ragazzo, franchissimo
-nel dir quel che pensa senza ferir l'amor
-proprio di nessuno, arrendevole senza affettazione
-di cortesia, confidente ed affabile con tutti, quando
-entra lui in un salotto o in un crocchio, par che ci
-entri una fiatata d'aria viva, che porti il mormorio
-allegro d'un reggimento accampato. Quella sua
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-parola ardente e colta, quell'entusiasmo di poeta e di
-zuavo, quell'allegrezza giovanile, quell'aspetto di
-bontà e di forza, attirano le simpatie di tutti, e disarmano
-le più accanite gelosie letterarie. A stargli
-insieme, a sentirlo parlare, ci si sente presi da un
-grande ardore di lavorare, di muoversi, di fare, andando
-diritto dinanzi a sè nella vita, come lui, cogli
-occhi fissi a una meta, senza soffermarsi, senza
-voltarsi mai nè a sinistra nè a destra, non lasciando
-un'ora di riposo nè allo spirito nè al corpo, non
-abbandonando mai l'anima nè a uno scoraggiamento
-nè a un dubbio. Così egli vive, parte nello
-studio, parte nella società, passando dalla sua villa
-solitaria nel salotto affollato della signora Adam,
-dalla <i>Comédie Française</i> alla caserma de' suoi antichi
-compagni d'armi, dalla biblioteca al banchetto
-d'artisti, recitando versi per tutto, provocando
-e accettando discussioni a qualunque proposito,
-abbozzando poesie a tavola, fantasticando scene
-di commedie sulla strada ferrata, studiando l'italiano
-in carrozza nei giornali comprati sui <i>boulevards</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-mandando innanzi insieme tre grandi lavori
-drammatici, leggendo tutto il leggibile, andando
-da per tutto dove c'è una idea da attingere o una
-bella emozione da provare. E quando lo si è accompagnato
-per tutta intera una di queste giornate,
-e avendolo udito parlare per dieci ore, non
-gli si è mai sentito dire una parola malevola, nè
-profferire un giudizio avventato; ma lo si è trovato
-sempre logico e amorevole, — pronto a
-sentire le tristezze e le allegrezze di tutti — fermo
-nei suoi principii come una colonna sul suo
-piedestallo, vivo che par che abbia un diavolo per
-capello, e buono fin nel midollo delle ossa, — non
-si può a meno di ammirarlo e d'amarlo. Egli
-dà l'idea d'un francese d'un tempo avvenire, — che
-abbia serbato tutte le buone qualità e perduto
-tutti i difetti del suo popolo. È impossibile
-ad un italiano trovare un altro figliuolo della
-Francia che gli faccia sentire più fortemente di
-lui la fraternità di sangue che lega le due nazioni
-«così ben fatte per intendersi» come
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-disse Garibaldi, e «per amarsi» come disse il
-Manzoni.
-</p>
-
-<p>
-Notevoli in special modo sono le sue idee in
-fatto di poesia. I suoi due poeti preferiti sono il
-Corneille e il Musset: chi ha letto le sue poesie
-se ne rende ragione alla prima: il Corneille, perchè
-è il poeta dell'idea del dovere e dell'onore,
-dell'eroismo e della gloria, un educatore di caratteri — «il
-padre del grande coraggio», — il
-gran soldato dell'arte, nella cui voce si sente
-lo strepito d'armi d'un esercito e come il soffio
-stesso dell'immenso petto della patria; il Musset
-per la vena ricca e fluida dell'ispirazione, per la
-negligenza piena di grazia, per la poesia facile e
-chiara che gli zampilla dall'anima come un'acqua
-argentina da una roccia. Non si può dire però
-ch'egli abbia imitato chi che sia. Nell'arte, come
-dice egli medesimo in uno dei suoi drammi, <i>on
-n'y devient quelqu'un qu'en imitant personne</i>. Il suo
-studio primo e costante è stato d'esser semplice
-e chiaro. Perciò s'è proposto di bandire dalla
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-poesia, quanto gli fu possibile, il linguaggio poetico
-convenzionale. Per me, egli dice, la poesia
-dovrebb'essere eletta prosa misurata e rimata. Bisogna
-intendersi, certamente. Tutto si può dire
-poeticamente senza adoperare una frase che non
-sia propria del dignitoso e corretto linguaggio
-parlato. Tutto ciò che si scosta da questo linguaggio,
-in poesia, può essere bellezza, ricchezza,
-eleganza, splendore; ma nuoce all'efficacia immediata
-del sentimento o del pensiero che esprime.
-Si cerchino pure nei più grandi poeti le strofe
-più splendide e i versi più potenti: si troverà
-sempre che sono i più semplici; non solo, ma
-quelli in cui una idea luminosa o un sentimento
-sublime sono espressi con le parole più usuali,
-con la frase che tutti avrebbero adoperato spontaneamente
-per esprimere quel sentimento o quel
-pensiero, se l'avessero avuto. La così detta frase
-poetica non ha che un valore di convenzione, un
-valore puramente letterario; quindi non il massimo
-dei valori: la sua potenza non è intima e assoluta,
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-quindi non va dritta all'anima umana; non
-ci vanno che le espressioni che ne conoscon la
-via, che son la veste spontanea e necessaria del
-pensiero nella vita reale, e che — lo vediamo
-bene — bastano a tutti ed a tutto, e agiscono
-egualmente su tutti. La poesia — che è una lingua
-che il mondo intende e che nessuno parla — dovrebbe
-essere sottoposta, dentro al ritmo,
-a tutte le condizioni di spontaneità e di logica
-a cui va soggetto il linguaggio comune; essere
-tale da far parere, ascoltando il poeta, che
-quello sia il suo modo naturale di parlare, irresistibile,
-senza bisogno di sforzo nè d'artifizio. E
-l'unire così una semplicità nuda ad una spontaneità
-massima e a una eleganza che consista nel contorno
-e non nell'ornamento, è ben altrimenti difficile,
-richiede uno studio assai più rigoroso e un gusto
-assai più delicato, di quello che occorra per servirsi
-accortamente d'una immensa collezione di
-frasi e di modi coniati e faccettati espressamente
-per essere incastrati nei versi. — Tutto ciò è indiscutibilmente
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-vero riguardo alla poesia popolare,
-che è quella del Déroulède. Per questo egli dice
-che studia la lingua della poesia nei grandi prosatori
-francesi; e impara a far dei versi dal Pascal
-e dal Bossuet. E cerca costantemente di dare alle
-sue poesie una forma che le renda facili ad esser
-ritenute: vuole che ogni pensiero e ogni sentimento
-sia chiuso in un verso o al più in un
-distico, in modo da stamparsi nella mente alla
-prima lettura, e poter esser citato di passata, e
-diventare, come diceva il Rossetti, <i>ripetuta sentenza</i>;
-che ciascuna strofa formi un periodo e corrisponda
-un verso ad ogni proposizione; che tutte le rime
-si sentano nettamente, e segnino quasi l'accento
-del pensiero; che tutta la poesia suoni
-e splenda e sia limpida da un capo all'altro,
-come una lastra di cristallo. Cerca quello che
-raccomandava il Voltaire: — <i>Voyez avec quelle
-simplicité notre Racine s'exprime toujours. Chacun
-croit, en le lisant, qu' il dirait en prose tout ce que
-Racine a dit en vers: croyez que tout ce qui ne
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-sera pas aussi clair et aussi simple, ne vaudra rien
-du tout.</i>
-</p>
-
-<p>
-In politica le sue idee sono egualmente nette.
-È repubblicano, e non ha fede che nella repubblica;
-ed ha per il popolo quella simpatia affettuosa
-che nutrono tutte le anime nobili per chi
-soffre e lavora. Ma non si lascia dominare dal
-sentimento poetico nei suoi giudizi intorno all'avvenire
-della società umana. In questo va
-d'accordo con lo Zola, che se la piglia coi poeti
-dell'<i>humanitairerie</i>, i quali sognano un avvenire
-impossibile di prosperità e di pace universale,
-e credendo di far del bene col mostrare di crederci,
-non fanno che sciupare le proprie forze
-per mantenere un'illusione funesta. Io capisco,
-dice, che predichino contro la guerra coloro che
-non hanno terre conquistate nè concittadini rubati
-con la forza, da liberare e da riconquistare
-con quella medesima forza: le anime generose e
-dolci hanno sempre sognato un avvenire senza
-eserciti e senza battaglie. Ma è anche tanto più facile
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-il ritrovare e il ravvivare nell'uomo il sentimento
-dell'orrore del pericolo, che suscitare o conservare
-in lui il sentimento del coraggio! Un grande
-merito della civiltà moderna è d'aver creato degli
-eserciti nazionali, in cui senza paga, senza bottino,
-senza speranze, senza interessi positivi di nessuna
-sorta, migliaia e migliaia di contadini vanno docilmente
-a farsi uccidere per il loro paese. Anche a
-me, alla vista di un campo di battaglia, si inumidiscono
-gli occhi di lacrime; ma son più lacrime
-di ammirazione che di pietà. Non c'è cosa più nobile
-del sacrificio, e il sacrificio della vita essendo
-il più grave a compiersi, mi par che non ci sia
-nulla al mondo di più ammirabile che questo grande
-consenso popolare che fa pagar senza rivolta l'imposta
-del sangue a tutta una nazione, della quale
-una metà appena sa che cosa sia la patria, e nove
-decimi non sanno che cosa sia la gloria, e non
-l'avranno mai. Certo gli umanitari non predicano
-nè la fiacchezza nè la viltà; quello che essi vogliono
-non è che si <i>faccia male</i> la guerra; ma che
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-non si faccia più; e a questo voto direi volontieri:
-così sia. Ma così non sarà mai disgraziatamente....
-o fortunatamente forse. Perchè il giorno in cui
-l'Europa, incivilita come gli umanitari la sognano,
-avesse perduto quel resto di barbarie che si chiama
-il coraggio militare, dei veri barbari verrebbero da
-altri continenti a dimostrarle che è stata imprudente.
-Ciò che forma ancora la vitalità della nostra
-vecchia Europa, è che noi sappiamo ancora
-farci uccidere. Il giorno in cui non vorremmo più
-che vivere e viver bene: <i>finis nostrum!</i> — Son le
-opinioni del maresciallo Molke: le riferisco e non le
-discuto. Ma sono opinioni che non tolgono a chi
-le professa d'essere umanitario quanto gli umanitari
-più pacifici, poichè la differenza che passa tra
-gli uni e gli altri non è, in fondo, differenza di
-affetti e di desiderii, ma differenza di speranze; e
-forse non c'è neppur questa: c'è forse in tutti una
-stessa dolorosa certezza, che gli uni, più forti
-confessano arditamente, e di cui gli altri, più
-miti di natura, han bisogno di consolarsi con la
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-fantasia: quistione di <i>veristi</i> e d'<i>idealisti</i>, come
-nell'arte.
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla religione, egli ha fatto una dichiarazione
-esplicita nella prefazione della <i>Moabite</i>: — Sono
-repubblicano e religioso. — Ma come religioso?
-E una di quelle domande, si capisce, che non
-son lecite se non ad un'antica amicizia. Un altro
-critico del Déroulède cercò di ricavare la definizione
-del suo sentimento religioso dai suoi versi. Ma il
-sentimento religioso del poeta non è sempre quello
-dell'uomo. Nel poeta, eccitato dalla passione, una
-tendenza del cuore si cangia facilmente in un'affermazione
-del pensiero: la fede che è nei suoi versi
-non è sempre tutta nella sua coscienza. Io non so
-se quella del Déroulède sia fede vera, o quello stato
-della coscienza comune al maggior numero, nei
-quale tien luogo della fede una speranza grande e
-confusa, in cui il pensiero si riposa vagamente; una
-speranza, intorno alla quale ci s'affollano continuamente
-mille argomenti favorevoli e contrarii, tra
-cui, dopo una discussione rapidissima, diamo quasi
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-sempre la preferenza ai favorevoli; speranza che i
-più piccoli avvenimenti della vita ravvivano e illanguidiscono
-con una vicenda incessante, e ch'è
-tenuta viva in special modo dal bisogno che sentiamo
-tutti di aprire un avvenire infinito, nel nostro
-pensiero, agli affetti di cui viviamo. Il certo
-è che nella sua idea della morte c'è qualche cosa
-d'azzurro e di bianco che rischiara e conforta l'animo.
-I suoi soldati muoiono «con l'amore nell'anima
-e col cielo negli occhi.» In tutti i suoi
-pensieri, in tutte le sue immagini, così nella poesia
-che nel discorso, c'è come una tendenza ascensionale
-verso un <i>più spirabil aere</i>, che solleva il
-cuore e la mente. Si può dissentire da lui su
-tutto e per tutto, ma, lasciandolo, s'è contenti di
-aver discusso con lui; ci si sente come una chiarezza
-intima, che dispone alla bontà e alla gentilezza;
-e ci pare che si sia allargata la strada per
-cui camminiamo, e allontanato l'orizzonte che ci
-si stende dintorno.
-</p>
-
-<p>
-Caro e nobile giovane! Mi par sempre di vederlo
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-venir su per la strada della sua villa di
-Croissy, lungo la Senna, stretto nel suo lungo
-soprabito soldatesco, e preceduto da due enormi
-cani levrieri; e di sentirgli fare i suoi esercizi di
-lingua italiana pronunziando costantemente <i>santò</i>
-invece di <i>cento</i>, senza il più lontano sospetto di
-non pronunziar bene. Nel suo piccolo studio, in
-mezzo a un'elegante collezione di libri, si ritrovano
-tutti i suoi ricordi più preziosi; i fiori mandati
-a sua madre dai campi di battaglia, la palla
-estratta dal petto di suo fratello, i pezzi d'osso
-caduti dal suo braccio, gli occhiali verdi d'ebreo
-polacco che servirono a coprire lo scintillamento
-pericoloso dei suoi occhi di zuavo, nella fuga
-dalla Germania. Un particolare curioso: il suo
-avo materno e il suo avo paterno, di cui conserva
-delle memorie in un quadretto, si trovarono
-insieme, volontari tutti e due, alla battaglia di
-Valmy. Il suo studio di poeta è tutto pieno dei
-suoi ricordi militari; si mette la mano tra i volumi
-del Corneille, e si trova un trattato di tattica;
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-si sfogliano i suoi scartafacci pieni d'appunti sulla
-Bibbia, e si scopre la fotografia d'un <i>turcò</i>; si
-scompongono le sue prove di stampa, e salta
-fuori una pipetta da soldato. Il luogo è bello e
-raccolto: dalla finestra si scoprono i tetti di Bougival,
-dove seguì un combattimento accanito durante
-l'assedio, e si vedono scivolare i barconi e
-i vaporini sulla Senna, che in quel punto è silenziosa
-e verde che par il lago d'un giardino. In
-quella piccola stanza egli passa la maggior parte
-del suo tempo, e accanto a sua madre, che sta
-tutto il giorno in una sala a terreno, distesa sopra
-un letticciuolo, e rivolta verso la porta da cui
-si vede il fiume. Non si trovan parole abbastanza
-pietose e riverenti per esprimere il senso che si
-prova vedendo per la prima volta quella santa
-donna, immobile come una statua, e tormentata
-da continui dolori, ma ancor piena di coraggio,
-e sempre sorridente coi suoi grandi occhi
-neri e dolci, in cui pare che si sia rifugiata
-tutta la sua bell'anima di madre e di martire.
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-Vengono sulle labbra certi versi inediti del suo
-figliuolo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Bonjour, maman! O nom sacré!</p>
-<p class="i01">Premier mot des premiers langages</p>
-<p class="i01">Qu'à travers le monde et les âges</p>
-<p class="i01">Le genre humain ait proféré!</p>
-<p class="i01">Mère est un beau nom, un nom grave;</p>
-<p class="i01">Mais dans son élan sans entrave</p>
-<p class="i01">L'autre en dit tant, si simplement:</p>
-<p class="i06"> Bonjour, maman!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quel che la tiene in vita è il vedere i suoi
-figliuoli giovani, pieni di speranze, e amati da
-tutti, che le stanno intorno e le parlano con una
-venerazione religiosa. Coi suoi grandi occhi amorosi
-e sorridenti essa segue ogni loro movimento,
-dice tutto quello che la sua bocca non può dire,
-consiglia, incoraggia, rasserena: riempie l'anima
-loro col proprio sguardo. Quanti ricordi si vedono
-passare in quelle pupille! Tutta la storia
-dei suoi figli vi si manifesta a lacrime e a lampi
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-dalla rappresentazione di <i>Juan Strenner</i> alla ferita
-di Sédan, da Breslau ad Algeri, da Algeri alla
-barricata di Belleville; e tra le varie espressioni
-di pietà e di tristezza, v'appare sempre un'alterezza
-serena, che le viene dalla coscienza d'aver
-dato alla patria tutto quel che poteva, d'aver
-adempiuto nobilmente tutti i suoi doveri di madre
-e di cittadina, e d'essere venerabile e sacra.
-Nei giorni ch'ero là, arrivò da un lungo viaggio
-in Oriente il suo figliuolo Andrea, capitano d'artiglieria.
-Li ho veduti più volte tutti e due inginocchiati
-accanto al letto, con la bocca inchiodata
-sulle mani tremanti della loro madre; — lo
-zio Augier, appoggiato alla spalliera del letto,
-li guardava, muto e commosso; — e una sua
-sorella suonava il pianoforte per distrarre l'inferma.
-C'eran tutte le più belle e le più grandi
-cose umane in quel quadro: l'amor di patria,
-l'amor materno, l'eroismo, la sventura, la poesia,
-la gloria; — e tutto pareva anche più bello e più
-grande, perchè era rischiarato da una speranza
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-immortale. Amabile e gloriosa casa! Non vi si
-può entrare senza inchinarsi, non si può lasciare
-senza piangere, non si può ricordare senza benedirla.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>Alfonso Daudet</td> <td class="pag"><a href="#daudet">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Emilio Zola polemista</td> <td class="pag"><a href="#zola">51</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Emilio Augier e Alessandro Dumas</td> <td class="pag"><a href="#augier">107</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'attore Coquelin</td> <td class="pag"><a href="#coquelin">173</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Paolo Déroulède</td> <td class="pag"><a href="#deroulede">227</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p class="title">
-DELLO STESSO AUTORE:
-</p>
-
-<ul>
-<li><i>La Vita Militare</i>, 1868. (Nuova edizione, completamente rifusa. Milano. Treves, 1880). 2.ª impressione.</li>
-<li><i>Ricordi del 1870-71.</i> (Firenze. Barbéra, 1872). 4.ª ediz.</li>
-<li><i>Spagna.</i> (Firenze. Barbéra, 1873). 6.ª ediz.</li>
-<li><i>Novelle</i>. (Milano. Treves, 1881). Seconda impressione della nuova edizione del 1878 riveduta e ampliata.</li>
-<li><i>Ricordi di Parigi</i>. (Milano. Treves, 1879). 4.ª edizione.</li>
-<li><i>Ricordi di Londra</i>. (Milano. Treves, 1874). 7.ª ediz.</li>
-<li><i>Pagine sparse</i>. (Milano. Tip. Lombarda, 1875). 5.ª ediz.</li>
-<li><i>Marocco.</i> (Milano. Treves, 1876). 8.ª ediz.</li>
-<li>— Edizione illustrata. (Milano. Treves, 1879).</li>
-<li><i>Costantinopoli.</i> (Milano. Treves, 1877). 10.ª ediz.</li>
-<li><i>Poesie.</i> (Milano. Treves, 1881). 2.ª edizione.</li>
-</ul>
-
-<p class="title">
-DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:
-</p>
-
-<ul>
-<li><i>Cuore.</i></li>
-</ul>
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI ***
-
-***** This file should be named 60069-h.htm or 60069-h.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/0/0/6/60069/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
-
-
-</pre>
-
-</body>
-</html>
diff --git a/old/60069-h/images/cover.jpg b/old/60069-h/images/cover.jpg
deleted file mode 100644
index fd6cb54..0000000
--- a/old/60069-h/images/cover.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ