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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Ritratti letterari - -Author: Edmondo De Amicis - -Release Date: August 6, 2019 [EBook #60069] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - EDMONDO DE AMICIS - - - _Ritratti Letterari_ - - - _Seconda edizione._ - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1881. - - - - - Tip. Treves. - - _Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge - e dalle convenzioni internazionali per riservare tutti i diritti di - proprietà letteraria e di traduzione._ - - - - -ALFONSO DAUDET - - -Il Daudet è lo scrittore francese più popolare in Italia dopo lo -Zola. Molti, anzi, li mettono alla pari, e le nature miti antepongono -all'autore dell'_Assommoir_ l'autore del _Nabab_, naturalista meno -spietato. La differenza che passa fra loro è più nell'indole che -nell'arte. Nell'arte impiegano tutti e due quella stessa «formola -scientifica» che va predicando lo Zola; procedono quasi egualmente -nell'analisi degli avvenimenti e dei personaggi; tengono lo stesso -andamento, e quasi la stessa maniera di ripartizione nella descrizione, -che è grandissima parte, e si potrebbe dire il fondo, dei romanzi -di tutti e due; ed hanno somigliantissima la condotta del dialogo, -benchè in quello del Daudet ci sia di più «l'accento e il gusto» della -commedia. Alle volte, anzi, leggendo il Daudet, si ha per parecchie -pagine un'illusione: si scorda lui e par di leggere l'altro, tanto -il colore delle immagini, l'efficacia dei particolari più minuti, e -il giro dei periodi, monchi dei verbi, e ingegnosamente cadenzati, -son simili a quelli dello Zola. Ma in capo a poche pagine, vien -fuori una pennellata, una nota musicale, un sorriso, che fa dire: -no, è il Daudet. Lo stile dello Zola, come dice egli stesso, è più -geometrico; quello del Daudet più snello e più di vena, ed anche -più impennacchiato, che è pure il difetto che lo Zola trova nel -proprio. Ci sono pagine del _Nabab_ e dei _Rois en exil_ che danno -l'immagine di mazzi di fiori, o di fasci di zampilli percossi dal -sole, o di quelle stoffe orientali rabescate d'oro così fittamente, -che quasi non vi appare più il colore del tessuto; grandi periodi -ondulati e sonori, qualche volta precipitosi, che travolgono il -lettore, e sembrano sgorgati dalla bocca d'un oratore nel momento -più ardente dell'improvvisazione; quantunque il Daudet non fatichi e -non si tormenti meno dello Zola per dar forma al proprio pensiero. -La descrizione dello Zola va più addentro alle cose; quella del -Daudet è più vivace e meno diffusa, e senza dubbio meno grave al -comune dei lettori. Lo Zola si compiace di provocare e di ferire in -chi legge quella delicatezza di senso che a lui sembra prodotta da -un concetto della convenienza artistica, falso e dannoso all'arte; -il Daudet è meno brutale, usa dei riguardi, non credo per proposito, -ma per effetto della natura propria ripugnante dagli eccessi. A ciò -forse allude lo Zola quando dice, non senza malizia, a mio credere, -che il Daudet ha più di lui quello che ci vuole per piacere alla -maggioranza dei lettori. Lo Zola è più padrone di sè; il Daudet, di -natura più meridionale, riesce meno a domarsi; fa capolino dietro -ai suoi personaggi, interviene a giudicare, si lascia sfuggire delle -approvazioni gioiose e degli sfoghi d'indignazione; non è sempre così -impassibile e velato come quell'altro. In questo si ammira di più lo -sforzo d'una mente poderosa e paziente; nel Daudet la spontaneità -d'una natura ricca e geniale. Il Daudet è più amabile, lo Zola più -potente; e lo prova il fatto che quello ritrae in qualche cosa da -questo, e in specie negli ultimi lavori, ne porta qua e là, benchè -vaga, l'impronta; mentre lo Zola, se pensa spesso, scrivendo, al suo -rivale (com'io credo), non ne dà segno. Il naturalismo del Daudet -è meno nero di quello dello Zola, perchè ha il colore della natura -simpatica dell'artista: perciò il Daudet è più caro agli ottimisti e -ai benevoli. Per quanto siano corrotti e scellerati la maggior parte -dei personaggi, e tristi gli avvenimenti, pure il sentimento generale e -durevole che ci lasciano i suoi romanzi, non è mai proprio sconsolante: -a traverso al loro ordito di color fosco, si vede sempre un po' di -barlume d'azzurro. È perchè nei romanzi del Daudet tengono una più -grande parte quei «personaggi simpatici» che lo Zola appunto rimprovera -agli autori drammatici, e che rimprovererebbe al Daudet medesimo, se -la sua condizione di romanziere rivale, e perciò sospetto di gelosia, -non gl'imponesse dei riguardi; è perchè il Daudet fa nei suoi romanzi -una contrapposizione di buoni e di cattivi genii più soddisfacente, e -per le proporzioni e per la forza, all'istinto generoso che ci porta a -credere al bene; perchè, infine, egli fa un più largo campo, nei suoi -libri, a quanto c'è di buono e di nobile nell'anima umana. Il Daudet -vede il mondo meno scuro; dev'essere stato più felice che lo Zola -nella sua vita, o avere una di quelle nature, sulle quali il dolore ha -meno presa. Non vela il male; ma un poco, sia pure leggerissimamente, -abbellisce il bene. È più affettuoso dello Zola: ha novelle e commedie -riboccanti di affetto tenerissimo da un capo all'altro; e credo appunto -che sia l'esempio potente dello Zola quello che gli fece mettere un po' -più di nero sul roseo nei suoi ultimi scritti. Ed ha anche un'arte, -se si può dire, più giovanile che lo Zola: gioca più di sorpresa, è -più teatrale, più capriccioso nel rompere e nel riannodare le fila del -romanzo, procede più a sbalzi, si abbandona più liberamente ai grilli -della fantasia, e volteggia, e canta, e celia anche più sovente, e di -miglior umore che lo Zola; fino a convertire, come fa qualche volta, -i ritratti e le scene comiche in caricature. Lo Zola ha più di lui un -qualche cosa di grave, di largamente basato e di macchinoso, che è nel -Balzac. Bacone, applicando la sua sentenza sulle differenze dei libri, -direbbe che i romanzi dello Zola si masticano e quelli del Daudet si -inghiottiscono. Lo Zola è un formidabile artista, senza dubbio; ma -bisogna riconoscere che ha un meraviglioso tocco di pennello anche -questo fiammeggiante provenzale del Daudet. Lo Zola ha sviscerato -più profondamente la natura e i costumi del popolo. Ma quel turbinìo -vertiginoso e sonoro della vita elegante di Parigi, quella corsa -sfrenata di donnette, di giovani scapigliati, di vecchi libertini, di -scrocconi, di principi banditi e di ciarlatani, dall'alcova alla cena, -al teatro, all'ippodromo, alla borsa, alla rovina, tra le bricconate -e le buffonate e il lusso impudente e la stupida spensieratezza e le -baraonde matte, nessuno l'ha descritto con un linguaggio più rapido, -più variopinto, più trillante, più indiavolato, più proprio alla -terribile leggerezza dell'argomento, che il Daudet. Egli non saprebbe -forse descrivere il _train train_ della vita di tutti i giorni con -la potenza dello Zola, che è più rigorosamente metodico, e sente più -fortemente il particolare minuto; ma per contro ha certe cose sue -proprie, in cui è maestro: narrazioni rapide d'avvenimenti drammatici, -che schizzano fuoco, descrizioni abbarbaglianti e tumultuose, e scene -comiche che strappano le risa dalle viscere, e certi abbandoni e -divagamenti poetici che paion sogni, d'una grazia e d'un sentimento -che innamora. E che belle opposizioni di caratteri iniqui, onesti, -bizzarri e ameni; che stupenda screziatura di tinte fosche e di tinte -rosate e di scintillamenti argentini nei suoi romanzi! Non si scordano -più il Duca di Mora e Nabab, Séphora la bottegaia e Federica la regina, -quel fanatico e generoso legittimista del Maubert e quell'abbominevole -fantoccio di Cristiano II, e Sidonia, la perla falsa, e Clara, la perla -vera, e l'illustre signor Dolabelle, tipo dei commedianti spiantati -e presuntuosi, e Tom Lévis, tipo dei ruffiani principeschi, e quel -nobilissimo e strano carattere dell'abate Germane, e quella povera -e adorabile madre di Jansoulet. Certo il Daudet è un verista; ma -quanti sdruci non fa nella teoria dello Zola! Anche lui, come dice il -Goncourt, sente spesso il bisogno di sfuggire al reale, o piuttosto vi -sfugge senz'avvedersene, forzato dalla sua natura poetica e affettuosa, -e fa delle _culbutes dans le bleu_, e che _culbutes_! Fa quell'angelo -purissimo di _Désirèe_, che sembra sbocciata dalla fantasia del -Lamartine, e la famiglia di Joyeuse, che par tagliata netta da un -romanzo di Carlo Dickens, e la virtù tutta di un pezzo della regina -d'Illiria, e il fratello Jacques, d'una bontà più che umana; creature -che non possono quasi comprendersi nemmeno in quella _realtà poetica_ -fino alla quale spinge le sue concessioni lo Zola. Ma che importa? -Quel che ci perde in rigore il verismo, lo guadagna lui in simpatia. -In tutti i suoi romanzi, ed anche nei più brevi suoi racconti, si -sente ad ogni pagina il profumo d'un'anima nobile e gentile, che serba -la sua bella serenità anche nella pittura dei più orrendi vizi, che -sente la bellezza fin nelle più intime fibre, che vibra potentemente -per ogni idea grande e per ogni grande affetto; aperta e limpida, -piena di pietà per tutti i dolori, dominata da un sentimento netto -e profondo del bene e del male, dotata d'un senso comico originale e -simpatico che non si esprime nella risata plebea, ma in un sorriso fine -e grazioso, e canzona amabilmente, senza schernire, in modo che ogni -anima più delicata può sempre farvi eco, sicuro che non riderà mai di -nulla di triste e di rispettabile. E il Daudet è giovane; forse salirà -ancora per molti anni. C'è un pericolo non di meno: che per mantenersi -il favore grande che s'è acquistato, egli sforzi il suo ingegno e lo -pieghi alla curiosità e al gusto falso del pubblico, sia proseguendo -la serie dei così detti romanzi â _allusions_, come i suoi ultimi -due, che è la via più sicura per riuscire a grandi successi librarii -a scapito dell'arte; sia spingendo anche più oltre quell'efflorescenza -già soverchia di stile, che si nota principalmente nei _Rois en exil_, -e che i critici di gusto lamentano, ricordando la bella semplicità -efficace dei suoi scritti anteriori. È da sperarsi che sì arresti su -questa china. Frattanto egli appartiene a quella famiglia di scrittori, -a cui è difficile assegnare un grado nella gerarchia degli ingegni, -perchè la simpatia che ispirano confonde gli argomenti del giudizio -letterario. Ci sono ingegni grandi che preferiamo ai grandissimi, come -edifizi gentili a enormi palazzi di granito. Perchè voler mettere ad -ogni costo, anche su di loro, il numero d'ordine? Il meglio è lasciarli -in disparte, dove si trovano; e questa necessità in cui ci mettono di -ammirarli in una specie di solitudine, è forse il loro più bel titolo -di gloria. Il Daudet è uno scrittore nato, di quelli, come dice il -Foscolo, che hanno l'arte nei muscoli e nel midollo delle ossa, e la -cui potenza risiede in qualche cosa di intimo che sfugge all'analisi. -Fare i pedanti sull'arte sua, ripugnerebbe, come il criticare la forma -di un fiore o le sfumature d'un'aurora. E in questa manìa universale -di «uccider l'arte per vedere com'è fatta» è grato l'incontrare uno -scrittore come il Daudet, che abbarbaglia e trascina, e fa piangere -e ridere, e ci si pianta nel cuore, senza lasciarci tempo e modo di -tormentar lui e noi coi ferri della critica, che tagliano anche dal -manico. Noi pigliamo il Daudet com'è, con le sue deficienze e coi -suoi difetti, ad occhi chiusi, facendogli festa amorosamente, come a -un fratello glorioso. Un critico francese disse tempo fa che bisogna -contentarsi del Daudet perchè non abbiamo dei genii. — E noi ce ne -contentiamo — infinitamente. - - * - * * - -Il Daudet, come la più parte degli scrittori celebri di Parigi, vive -molto a sè: non va tra la gente che per studiare, perchè è uno di -quegli artisti che si reggono più sopra l'osservazione che sopra -l'immaginazione; ed è difficile arrivare a lui, non perchè faccia -l'inaccessibile, ma perchè tra il teatro e il _Moniteur_ e i romanzi -e gli amici e le mosche, ha quasi sempre la giornata presa. È come -pigliare un biglietto per il _Nouvel-Opéra_, nelle grandi occasioni: -bisogna pensarci una settimana prima. Sta al quarto piano, malgrado le -ottanta edizioni del _Nabab_, in un quartierino che guarda sui giardini -del Lussemburgo, famosi per convegni d'amanti; piccolo, ma pieno di -luce e allegro, un vero nido di rondini, da cui si sentono appena i -rumori della strada, che son rari. Non si può immaginare una casa di -scrittore che corrisponda meglio alla natura dell'ingegno e dell'animo, -ed anche alla persona del padrone. C'è tutta la varietà e la grazia -d'ornamenti e di colori del suo stile, e la morbidezza della sua -indole. Son due stanzine raccolte, quelle che io vidi, piene di fiori, -di piccoli bronzi, d'oggettini giapponesi e d'acquerelli, che sul primo -momento confondon la vista, come certe sue pagine fosforescenti: i -divani e i seggioloni coperti di antiche stoffe a ricami argentati, i -libri luccicanti di dorature: tutto nitido, piccolo e grazioso. L'amico -che m'accompagnava mi disse nell'orecchio, accennando intorno: — Ci si -vede la mano della donna. — E infatti non solamente l'aspetto della -casa, ma qualcosa d'indefinibile che è nella persona e nei modi del -Daudet fa indovinare la donna non solo, ma l'amore. Sono gradevolissimi -quei pochi momenti che si passano nella casa d'uno scrittore ammirato -e simpatico, aspettando la sua apparizione. Ogni più piccolo oggetto -par che contenga la rivelazione d'un segreto del suo ingegno e del suo -cuore, e si vorrebbe scoprire un legame tra il capriccio che gli fece -scegliere i ninnoli del salotto e il gusto che lo guida nella scelta -dell'immagine e della frase potente. Si vorrebbe frugare per tutto e -fiutare ogni cosa. Il visitatore piglia l'aspetto d'un ladro domestico -che cerchi intorno su che cosa ha da fare il suo colpo. Mentre appunto -stavo facendo il ladro, si sentì nell'altra stanza una voce sonora e -dolce, si spalancò una porta con impeto, e comparve Alfonso Daudet. - - * - * * - -Non credo che la più appassionata delle lettrici del _Nabab_ si sia -mai rappresentata, pensando al Daudet, una figura più bella e più -simpatica della sua figura reale. Di statura media, di proporzioni -giuste, sottile per i suoi trentott'anni, ha una testa che potrebbe -servire di modello per un Cristo a un pittore idealista: una grande -capigliatura nera ondulata che gli fa ombra alla fronte; gli occhi -neri, d'una lucentezza e d'una fissità strana, che guardano con una -espressione dolcissima; il viso, perfettamente ovale, d'un color -bruno pallido; la bocca piccola e benevola, la barba alla nazarena, -e un naso aquilino della più bella arcatura che possa immaginare un -pittore. Non posso assicurare che sia il più bel naso della Francia, -come m'ha detto uno dei suoi ammiratori entusiastici; ma veramente, -non mi ricordo d'aver mai visto un profilo di volto più puro e più -nobile di quello del Daudet. Ha delle mani di donna, un sorriso -giovanile che gli rischiara tutto il viso, e una voce armoniosa, -pastosa, agile, abbellita da un tremito leggerissimo, che par che -venga dal profondo del cuore, e dà un'efficacia indicibile alle sue -parole, quando egli s'esalta nell'espressione d'un bel sentimento. -Oltre a questo, un modo di muoversi e di discorrere, pieno di vivacità -e di naturalezza, da buon giovanotto; un fare da pittore allegro e -cordiale, sorpreso in giacchetta in mezzo al disordine dello studio; e -una certa trascuratezza artistica nel suo vestimento nero, che s'addice -benissimo alla graziosa mobilità della sua figura signorile. A chi non -la conoscesse, parrebbe piuttosto un italiano o un castigliano, che un -francese. La sua stessa pronunzia non è così serrata e arrotata come -quella dei parigini, quantunque tradisca appena il provenzale; e la -sua voce ha un metallo particolare, un colore musicale, come dicono -là, rarissimo a trovarsi a Parigi. Ora chi ha davanti agli occhi la -figura nobilissima del Daudet, immagini la strana impressione che mi -fece, appena fummo seduti intorno al caminetto del suo studio, vedergli -tirar fuori dal taschino della sottoveste e mettersi in bocca, con un -atto voluttuoso di vecchio fumatore, una miserabile pipetta di terra, -uno scandaloso _brûle-gueule_ da muratore, lungo un dito; e dar segno -di viva soddisfazione quando gli si disse che era _admirablement -culottée_. - -Era una pipa che gli aveva lasciata per memoria il povero Flaubert, -gran fumatore, il quale si faceva fare delle pipe apposta a Rouen. Il -Daudet (me ne dispiace) fuma come un ottomano, e quello che è peggio, -è profondamente persuaso che il fumare non gli faccia danno; dice anzi -che più fuma e più lavora, tanto che la sera misura il lavoro fatto -dalla diminuzione del tabacco nella scatola. Secondo lui, ci sono dei -temperamenti sui quali il tabacco è affatto innocuo. I suoi confratelli -credono il contrario: Vittor Hugo, il Dumas, lo Zola non fumano; -l'Augier ha smesso dopo un avvertimento terribile; il Girardin, anni -sono, bandì la guerra al tabacco, come Urbano VIII; e credono i più che -derivasse dall'abuso della pipa la penosa lentezza con cui lavorava il -Flaubert negli ultimi anni. - -Il Daudet, però, è grande lavoratore, a dispetto della nicotina. Parlò -a lungo della sua maniera di lavorare. Raccontò come fece a scrivere -il _Nabab_. Pazzie! Otto mesi di lavoro furioso, diciotto ore al -giorno a tavolino, tolti pochi minuti per mangiare; intere settimane -senza metter piede fuor dell'uscio; una sola enorme fiatata dalla -prima all'ultima pagina. Capiva bene che ci si finiva; ma non era -più padrone di sè; il diavolo lo portava via; avrebbe tirato avanti -egualmente, anche con la certezza di rimetterci la vita. Fu come un -sogno febbrile di otto mesi. Nelle poche ore di sonno, sentiva urlare -nella stanza i suoi personaggi, e un rumore continuo e precipitoso, -come se gli sfogliassero furiosamente negli orecchi un vocabolario -colossale, con le pagine di metallo. Alle quattro della mattina balzava -in piedi come spinto su da una molla, balbettando delle frasi sconnesse -del suo romanzo, come un delirante. La stanza era già ordinata fin -dalla sera, e i panni preparati in modo da potersi vestire in un -attimo, e saltar quasi dal letto al tavolino, senza passare per tutti -quei _petits détails de toilette_, che sono un tormento per chi ha -nel capo la furia d'un'idea, e danno tempo alla pigrizia di pigliar -signorìa sulla volontà. La mattina però aveva la mente velata, non -faceva che un lavoro d'ordine: copiare, correggere, preparare. Il -grande lavoro veniva dopo, e la vera ispirazione, le pagine facili e -ardenti, le ondate luminose della fantasia, la sera, verso le nove, -dopo il desinare; e così andava innanzi per buona parte della notte. -Ma non distingueva più il dì dalla notte; a un tratto si accorgeva di -lavorare da molte ore al lume della candela; improvvisamente, dopo -molte ore di assorbimento, yedeva il sole. E così di settimana in -settimana, e di mese in mese; dopo giornate intere di tortura, venivan -giornate piene di gioie e di trionfi, e poi daccapo umiliazioni e -rabbie mortali, e poi nuovi impeti felici d'ispirazioni e di lavoro. E -quando scrisse la parola _fine_ rimase sbalordito e quasi spaventato -dello sforzo insensato che aveva fatto. E come ne pagò il fio, in -seguito! Immediatamente, per rifarsi, si mise a tirar di scherma in -casa sua, dalla mattina alla sera, per ore e ore filate, come un matto, -fino a cader senza fiato sul pavimento. Ma era tardi; aveva esaurite -le forze. — Non di meno — disse — avevo i _Rois en exil_ nella testa; -n'ero appassionato; mi rimisi a scrivere. Ah le terribili giornate! -Ardevo d'impazienza e d'entusiasmo, e il corpo si rifiutava al lavoro. -La mia povera testa cadeva, gli occhi si chiudevano, mi addormentavo -sui fogli, mi svegliavo smemorato e spaventato, non raccapezzando dove -fossi e quanto avessi dormito; non reggevo più alla menoma fatica; e -il mio nuovo romanzo, come sempre accade dell'ultimo, mi pareva così -bello! L'idea di non poterlo finire mi uccideva; mi ci rimettevo con -sforzi disperati.... inutilmente, e piangevo di dolore e di rabbia! -— Poi venne l'inazione forzata, vennero le lunghe ore d'immobilità -assoluta e di silenzio; ore desolate e interminabili, in cui il suo -bel mondo di fantasmi gli appariva di lontano, come la visione di un -paradiso perduto, e la sua cara vita d'artista gli pareva finita per -sempre. — «Una notte finalmente....» - -Qui si voltò con molta grazia, e disse vivamente, con la sua voce piena -di dolcezza: — «_Vous me pardonnerez, monsieur. Ce sont des détails de -notre métier, n'est-ce pas?_ Fra noi altri non sono cose indifferenti.» - -Una notte, all'improvviso, si sentì soffocare, credette di morire, -chiamò sua moglie, fece appena in tempo a dirle: — _Finis mon bouquin!_ -(finisci il mio libro), ed ebbe uno spaventevole sbocco di sangue, che -lo lasciò come morto. - -Poi, lentamente, si ripigliò: ma ora sta in riguardo, e non lavora più -così furiosamente come nel primo caldo della gioventù. - -— _Finis mon bouquin!_ — Che c'è di più commovente di questo artista -che sul punto di morire, pensa più al suo bel sogno di poeta, che -alla propria vita, e dice a sua moglie: — finiscilo tu? — _Ma femme_ -— soggiunse poi — _connaît l'art autant que moi;_ avrebbe finito -il mio _bouquin_ benissimo; non avrei potuto affidarlo meglio che -alle sue mani. — La signora Daudet, infatti, è scrittrice arguta e -finissima, e si dice che abbia molta parte nei lavori di suo marito. Si -asserisce persino che il manoscritto d'uno dei più applauditi romanzi -di Alfonso portasse la firma del marito e della moglie, e che sia -stata lei quella che voltò il Daudet alla sua seconda maniera, che lo -spinse, cioè, verso il naturalismo dei Goncourt, ingentilito. Tutta la -famiglia Daudet è di sangue artistico. Il fratello è romanziere, e il -cognato, che fa il giornalista, imita mirabilmente, si dice, lo stile -dell'autore di _Fromont jeune et Risler aîné_. - -Venne poi a parlare del teatro, e delle noie che gli danno le prove -d'una commedia ricavata dal suo romanzo _Jack_; e si capì da quel -che disse che è di natura dolce, sì, ma vigorosa e imperiosa quando -si tratta di far prevalere le sue intenzioni d'artista ai capricci -degli attori cocciuti. Dal suo _Jack_, poi, fece cadere il discorso -sull'_Arlésienne_, un grazioso idillio drammatico che fu rappresentato -al _Vaudeville_, anni sono, con poca fortuna. E qui mostrò -adorabilmente la sua bella natura calda e appassionata d'artista. Egli -ci tiene a quella disgraziata _Arlésienne_. Il dramma avrà dei difetti, -ma il pubblico ha avuto dei torti. La sua prima sfortuna è stata -quella di presentare quell'idillio al pubblico del _Vaudeville_. Il -teatro era pieno delle _cocottes_ e dei _viveurs_, che, appunto all'ora -della rappresentazione, escono dai caffè e dalle trattorie vicine, coi -fumi del vino alla testa, eccitati dai discorsi che tutti immaginano, -in una disposizione di animo e di corpo, quale si può pensare, per -comprendere la poesia d'un amore nobile e profondo, che finisce -nella morte. Risero. Risero specialmente dell'episodio di Balthazar -e di madame Nigaud. — È una cosa semplicissima — disse Daudet, e lo -raccontò con quella sua voce profonda e tremola, in un modo da cavar -le lacrime. È un contadino di vent'anni, Balthazar, buono, di animo -onesto e nobile, che s'innamora della sua padrona, e l'ama segretamente -e umilmente, tremando che il suo segreto sia scoperto; sottomesso e -devoto come uno schiavo, risoluto a morire d'angoscia piuttosto che -mancare al suo dovere. E non dice una parola, e neppur la signora a -lui, benchè gli legga nell'anima. Solamente, qualche volta, quando egli -è solo nei campi, essa gli va a sedere vicino, e lo guarda. Un giorno, -bruscamente, gli va incontro e gli dice: — Balthazar, t'amo; vattene! — -E lui se ne va. Se ne va lontano, con altri padroni; gli anni passano, -non rivede più madame Nigaud, invecchia col suo amore sepolto nel più -profondo dell'anima, sempre buono, e un po' triste; ma confortato dalla -coscienza d'aver fatto il proprio dovere. Ebbene, dopo cinquant'anni, -la signora Nigaud capita dalle sue parti, e si incontrano faccia -a faccia, in presenza di molta gente. Rimangono senza parola.... e -poi si parlano. — Ne abbiamo avuto del coraggio, non è vero? — si -dicono. — Ma Dio non ha voluto che morissimo senza esserci riveduti. -Egli ci doveva ben questo per ricompensarci del nostro sacrificio. -— Quante volte — dice il vecchio colla voce tremante, sorridendo — -io vedevo dai campi il fumo della vostra casa, e mi pareva che mi -dicesse: — Vieni, Balthazar, la signora è qui! — Ed io — risponde lei -— quando sentivo abbaiare i tuoi cani e ti vedevo di lontano con la -tua lunga cappa, ora te lo posso dire, facevo uno sforzo, sai, per -non correrti incontro! Ma il nostro dolore è finito ora, non è vero? -e possiamo guardarci in viso senza arrossire. Ebbene, Balthazar.... -non avresti vergogna di abbracciarmi adesso, vecchia e disfatta dagli -anni come sono? No? Qua dunque, stringimi una volta sul tuo cuore, -mio povero vecchio, mio bravo e buon Balthazar! Sono cinquant'anni -ch'io te lo devo, questo bacio d'amica! — E si gettano singhiozzando -l'uno nelle braccia dell'altro. — E quei signori risero — soggiunse -il Daudet, tutto vermiglio d'indignazione, — risero sguaiatamente, -oltraggiosamente, indecentemente! E il _Figaro_ mi canzonò per venti -giorni di seguito, secondo che mi aveva promesso il Villemessant, che -tenne scrupolosamente la sua parola. Ma come non hanno capito, in nome -di Dio, che quello era vero e sacrosanto e preso dentro alle viscere -umane! Ah! io mi sento altiero, vedete, di quelle risate! - -Tutt'a un tratto si mise a ridere anche lui del miglior cuore del -mondo, e prese a parlare degli incidenti comici di quella serata. -— Erano in vena di ridere, che cosa volete? Un personaggio, facendo -una descrizione della campagna, diceva che si sentiva il _canto degli -ortolani_. Fu uno scoppio di risa omeriche. Il canto degli ortolani! -L'ortolano, per i parigini, è una ghiottoneria squisita, un piatto, -non un uccello. Una platea non può ammettere in nessuna maniera che -ci siano degli ortolani vivi e pennuti, che volano e che cantano; -non riconosce che degli ortolani in casseruola, con una fetta di -lardo sulla schiena. Andatele a parlare del canto degli ortolani! Voi -conoscete il canto degli ortolani, non è vero? — E qui, infervorandosi -nel suo discorso, da vero artista, per provare che quei disgraziati -uccelli cantano anch'essi, prima d'essere serviti coi tartufi, si mise -a imitare il loro trillo, come un ragazzo, e a spiegarci che cantano in -certe condizioni di tempo e a certe ore; come in altr'ore, nel Bosco -di Boulogne, si sente da tutte le parti la nota monotona del cuculo, -e imitò la voce del cuculo; il quale gli ricordò altri uccelli, di -cui rifece il verso, ridendo sonoramente, già le mille miglia lontano -dall'_Arlésienne_ e dal _Vaudeville_, tutto brillante nel viso, rapito -nei ricordi delle sue passeggiate primaverili e delle sue corse di -giovanetto a traverso alle campagne della Provenza; e parlando così -rapido e caldo, si gettava di tratto in tratto in ginocchio davanti al -caminetto, con la sveltezza d'un giovane di vent'anni, per accendere -la pipetta del Flaubert, e ricacciava indietro con una scossa del -capo la grande capigliatura nera che gli cascava sulle guancie rosate: -disinvolto, allegro, impetuoso, amabile da farsi baciare. - -Poi si fece serio improvvisamente e disse: — Risero dell'_Arlésienne_ -e applaudirono _Fromont jeune_.... Tal sia di loro. — E scrollò le -spalle. - -— Ma non potete immaginare — ripigliò subito dopo — che cos'è una prima -rappresentazione per me! Non lo nascondo, miei buoni amici, non so far -l'uomo forte; mi sento da meno d'un fanciullo. Già da più giorni prima -mi trema l'anima. In quei momenti, poi, è uno sconvolgimento di tutto -il mio essere, da averne terrore. Ogni volta dico a me stesso: — Questa -sarà l'ultima! — E poi ci ricasco. Ma le più violente emozioni del -lavoro notturno, dopo mesi di eccitamento e di diavolo in corpo, quando -si caccian fuori ad un tempo parole, grida, gemiti e lacrime, e par che -il cranio scoppi e le ondate del sangue rompano le vene, non son nulla -in confronto dell'inferno che mi rugge nell'anima quando sento nella -fronte il soffio maledetto d'una platea. - -Poco dopo venne a parlare del nuovo romanzo che ha sul telaio, e -diede la via a un vero torrente d'eloquenza comica e pittoresca, a -una di quelle splendide sfuriate da parlatore magistrale e da grande -artista, che rimangono impresse quanto le più belle pagine dei più bei -libri. Venne a parlare del romanzo a proposito dell'attore La Fontaine -dell'_Odéon_, che deve recitare nel suo _Jack_, e ch'è un meridionale -espansivo, tutto fuoco e fiamme, esuberante di vita a segno, che non -riesce a far bene se non le parti contrarie affatto alla sua natura, -nelle quali è costretto a frenarsi. Il nuovo romanzo, che si potrebbe -intitolare l'_Imagination_, riguarda appunto i meridionali, _les gens -du midi_, quella gente immaginosa, focosa, tempestosa, tutta a scatti -e a folate, temeraria e invadente, che va dalla provincia a Parigi, e -conquista la grande città con la sua audacia, con le sue passioni, con -la sua eloquenza, con la varietà e la vivacità infaticabile e simpatica -delle sue attitudini. Il tipo di costoro è un avvocato, uno di quegli -uomini che non son nulla a sangue freddo, ma che possono tutto quando -s'accendono, e che non pensano se non quando parlano; specie di -cantanti della vita pubblica, che fanno fortuna con la voce e con la -passione. Costui, sconosciuto affatto, deve far la sua prima difesa -alla Corte d'assise, in una causa che disprezza. Ci va di malavoglia, -dà un'occhiata sbadata alle carte, e comincia a parlare svogliatamente. -A poco a poco, però, il suono della propria voce lo eccita, la sua -natura meridionale si sveglia, mille cognizioni e mille idee nascoste -gli vengon su a ondate come per incanto, le sue facoltà intellettuali -ingigantiscono rapidissimamente, s'entusiasma di sè, si commuove, i -suoi occhi si inumidiscono, la sua voce s'innalza in grida e in accenti -irresistibili, la sua eloquenza sfolgora e soggioga l'uditorio, ed -egli termina tra un uragano d'applausi, ed esce stupefatto, sbalordito -di sè medesimo, in mezzo a una folla entusiasmata che lo acclama e lo -eleva al cielo, _promosso grand'uomo_, in tre ore. Così egli comincia -la sua carriera. Intorno a costui s'aggruppano altri personaggi dello -stesso paese e della stessa tempra. Ognuno può immaginare dentro a che -aria ardente ed elettrica il romanzo si debba svolgere, che diavolerie -d'avventure ci si debba trovare, che ira di Dio di passioni, che -tempeste di dialoghi, che lava infocata di lingua. - -Condotto a parlare della natura meridionale, eccitato come uno dei -suoi personaggi, il Daudet ci fece passare dinanzi una lanterna magica -di originali amenissimi: gente che vive in uno stato di congestione -cerebrale perpetua, briachi senza bere, a cui si vedono salire al viso, -di tratto in tratto, onde di sangue infiammato, che gl'imporporano fino -alla radice dei capelli; — che parlano da soli per la strada, a gesti -concitati, cogli occhi fissi dinanzi a sè, vedendo passare realmente, -_come cose salde_, gli spettri della propria fantasia; — gente per cui -ogni pensiero si fa immagine viva, e ogni immagine ne suscita cento, -e ogni più piccolo accidente diventa dramma; — fuochi d'artifizio che -bruciano per tutta la vita; mutabili come «quadri dissolventi;» che -nello spazio di cinque minuti singhiozzano parlando della madre malata, -scroccano cinque lire a un amico, criticano furiosamente l'ultima -commedia dell'Odèon, danno in una gran risata per una barzelletta, e -balzano in piedi cogli occhi sanguigni e col collo gonfio, tendendo -il pugno in atto d'imprecazione contro i nemici della repubblica: — -un misto stranissimo di natura femminea e di virilità selvaggia, di -spontaneità impetuosa e d'arte sopraffina, matti e furbacchioni ad un -tempo, pieni di sentimenti generosi e di superstizioni da femminette, -terribili negli amori e negli odii, spensierati e ostinati, piagnoloni -e burloni e sballoni, commedianti eterni, creature proteiformi e -indecifrabili, adorabili e odiosi secondo il colore del tempo. Quanti -ne fece passare, e con che maestria, dal letterato _bohémien_ che parla -per cinque ore di seguito, con un affetto sviscerato, della famiglia -lontana a cui non ha mai dato che dei crepacuori, e s'esalta a poco a -poco fino al punto, che i suoi amici, temendo un colpo d'apoplessia, -gli schiacciano improvvisamente sulla nuca un'enorme spugna piena -d'acqua, che egli riceve ringraziando con voce di moribondo; fino -al basso sfiatato, il quale, all'annunzio della morte di un amico, -grida con sincero dolore: — _Mort!_ —; ma sorpreso dalla voce piena e -inaspettatamente sonora che gli è uscita dal petto, scorda l'amico, -ripete la nota, cangia di tuono, prova una fioritura, e si frega le -mani, esclamando gioiosamente: — _Ça y est!_ — Poi rifece mirabilmente -il dialogo di due di costoro; i quali incontrandosi per la prima volta, -si fanno a vicenda le più sviscerate proteste d'amicizia, e le più -calorose profferte di servigi, con le lagrime agli occhi, ciascuno dei -due non credendo una maledetta alle parole dell'altro; e si lasciano -dicendo l'un dell'altro: — È un briccone ipocrita; — il che non toglie -affatto che, incontrandosi daccapo cinque minuti dopo, gettino un grido -di gioia e si corrano incontro con le braccia aperte, ringraziando il -cielo della buona ventura; e tutto ciò sinceramente, col viso raggiante -e con la voce commossa davvero. Ma bisognava vedere come imitava le -voci, i gesti, gli sguardi, i fremiti delle labbra mobilissime e delle -narici dilatate, e il roteamento degli occhi bovini, piegando a tutti -i tuoni la sua voce morbidissima di tenore. Si sarebbe inteso con -un grande piacere anche non comprendendo il senso delle sue parole, -tanto la sua voce accarezza l'orecchio, come un canto, e il suo gesto -spiega il pensiero. Come si vedeva l'artista! Mentre parlava, faceva -continuamente con la mano destra l'atto di dare un colpo di cesello, -o un tratto di matita, o di premere col pollice il colore sulla -tela; e quando in quella foga ardente era costretto a soffermarsi -un mezzo secondo per cercare la parola propria, s'impazientava e -fremeva che pareva sotto i ferri d'un chirurgo. Allo studio della -natura meridionale fu certamente aiutato dalla natura propria; ma -meraviglioso nondimeno il tesoro di osservazioni che ha raccolto prima -di mettersi a scrivere il suo romanzo. — Hanno un modo di vedere il -mondo, e di starci, tutto loro proprio, — disse concludendo: — ma ci -sono grandi differenze tra loro. Ci sono i meridionali della parte di -Spagna e quelli della parte d'Italia. Questi hanno la stessa potenza -d'immaginazione, la stessa effervescenza e le stesse attitudini di -quegli altri; ma con più fondo latino. Sanno meglio dominarsi. Hanno -il _savoir faire_ italiano. C'è più _combinazione_ nella loro natura. -Messi alle prese coi loro fratelli dell'altra parte, gl'insaccano. -Leone Gambetta è un di loro. — E anche Alfonso Daudet. Egli stesso -lo disse colla sua grazia arguta, riferendo la risposta data da -lui a un direttore di teatro, Avignonese, il quale voleva dargli ad -intendere non so che cosa. — Caro mio, è inutile che vi sgoliate. Io -son dei vostri. _Nous sommes compliqués, vous savez._ Ci comprendiamo -benissimo. Mettiamo le carte in tavola senz'altro. — Egli trova molta -analogia tra i meridionali di Francia e i normanni. I normanni sono -i meridionali del nord: vedono tutto grosso. — Guardate il Flaubert -— disse — il Vacquerie, il D'Aurevilly, — e ne citò venti, dando a -ogni nome una pennellata da ritrattista. Io lo guardavo attentamente -mentre parlava, e mi faceva meraviglia e paura il vederlo già così -nervoso e vibrante alle dieci della mattina, prima ancora d'aver -ricevuto la scossa del lavoro artistico; e più mi meravigliavo pensando -che non era certo la presenza d'un suo amico intimo e del primo -straniero capitato, che lo metteva così in ribollimento; che quello -doveva essere il suo stato abituale, il suo modo di vivere, sempre -concitato, febbrile, tormentato dal suo pensiero e dal suo sentimento, -con le mani irrequiete e la voce commossa. — Che sarà quando lavora -— pensavo — o quando parla davanti a venti persone, in quei giorni in -cui cinquantamila esemplari d'un suo romanzo spiccano il volo per le -quattro plaghe dei venti? - -Nominato il Flaubert, mutò viso, e parlò dei suoi funerali a Rouen, -dov'era stato pochi giorni prima, con accento affettuoso e triste, come -d'un figliuolo; e guardava fisso la pipetta, come se serbasse in sè -qualche cosa di vivo del suo grande e buon amico. All'improvviso, si -rasserenò e saltò addosso con tutte le armi del suo arsenale satirico, -a un disgraziato scrittore francese, che aveva incontrato ai funerali: -un vecchio poeta bizzarro, non meno famoso per il suo ingegno che per -i suoi vestimenti teatrali, ornati di nastri e di trine; settuagenario -di ferro, gran mangiatore, gran bevitore, gran buon diavolo e grande -_poseur_, che ingigantisce tutto, e parla con una specie di solennità -imperatoria d'ogni più piccola cosa; e lo tratteggiò, lo colorì, lo -sballottò per mezz'ora fra le sue piccole dita affusolate di romanziere -parigino, rifacendo la sua voce stentorea e la sua mimica grandiosa, in -una maniera da mandarsi male dal ridere. I frizzi, i paragoni comici, -le osservazioni argute e inattese gli venivan via l'una sull'altra, -affollate e annodate, che non c'era tempo di goderle tutte: pareva -di sentir parlare a una voce cinque parigini dei più lepidi e dei -più facondi. E raccontando certe avventure del suo personaggio, col -quale è legato, lasciava indovinare a traverso alla vita del collega -qualche tratto della vita propria, della sua bella vita varia e agitata -di scrittore parigino: le cene tumultuose con gli amici celebri; il -festino interrotto alle tre della mattina per andar a correggere le -stampe al giornale; le lunghe dispute letterarie cento volte interrotte -e riattaccate, a notte tarda, per le vie solitarie di Parigi; le grandi -espansioni allegre dopo i grandi lavori gloriosi; qualche leggiero -abuso di Champagne, una volta tanto, per concedere qualche cosa -alla mattìa giovanile, non ancor tutta domata dalle fatiche austere -dell'arte; e le baldorie improvvisate in casa del De Nittis, dove -qualche volta l'autore del _Nabab_, a cavallo al pittore napoletano, -con una stecca da bigliardo in resta, ha fatto il _picador_ andaluso, -tra gli applausi degli amici e le risa delle signore, in mezzo al -disordine sfarzoso dello studio, pieno di capolavori in gestazione. - -Udendo parlare della diffusione dei suoi romanzi in Italia, domandò -vivamente: — Davvero? — e mostrò quasi d'esserne meravigliato. - -Legge l'italiano, ma non lo parla. Quel poco che sa della nostra -lingua lo imparò abitando per qualche tempo con certi italiani, -nessuno immaginerebbe mai dove.... dentro a un faro. Non disse di più: -mi immagino che sia stato un capriccio alla Byron. Ma già tutta la -sua prima gioventù, da quanto ne accennò vagamente, dev'essere stata -delle più avventurose. Una parte ne raccontò nella sua _Histoire d'un -enfant_, in quella carissima autobiografia, che par scritta dall'autore -del _Copperfield_, con più sveltezza, e con non minore sentimento. -È nato anche lui, come il suo _petit chose_, in una di quelle città -della Linguadoca «nelle quali, come in tutte le città del mezzogiorno, -si trova molto sole, un gran polverìo, un convento di Carmelitane e -qualche monumento romano.» Figliuolo d'un povero negoziante, rimase -giovanissimo sul lastrico. Ancora adolescente, entrò istitutore in un -piccolo collegio per guadagnare da vivere, e andò a cercar fortuna a -Parigi, dove per un pezzo stentò il pane, e forse patì la fame, facendo -i primi versi al freddo, e passando per la trafila dei primi amori. -Quell'angelo di fratello, che fa da madre a _petit chose_, dev'essere -uno dei suoi fratelli, perchè quei personaggi lì non s'inventano, o -non si rendono, se son di fantasia, con quella freschezza incantevole -di colori, anche avendo l'ingegno di due Daudet. Ma poi si riconosce a -ogni passo, nel protagonista di quella storia gentile, la bella natura -di artista e di buon figliuolo del futuro autore dei _Contes du lundi_; -e non solo la sua natura, ma la sua persona. Già adulto, pareva ancora -un ragazzo, tanto le sue forme erano delicate e quasi femminee. Era -il ritratto di sua madre. La sua testa «piena di carattere,» come gli -diceva Irma Borel la avventuriera, poteva servir di modello per un bel -pifferaro italiano o un grazioso algerino mercante di violette. Irma -se lo porta via e la signorina Pierrotte se ne incapriccia appena lo -vede; e il suo buon fratello Giacomo, geloso della signorina, glielo -dice qualche volta con tristezza: — Ah! tu sei fortunato. A tutti -piaci, tutti ti vogliono bene: è ben naturale che finisca con amarti -anche lei! — Povero _petit chose_, povero Daudet di diciassette anni, -costretto a fare i conti centesimo per centesimo; a campar degli avanzi -della tavola d'un marchese, che gli porta di soppiatto suo fratello; -a strapparsi il pane dalla bocca per comprarsi la candela da poter -lavorare la notte! Poveri romanzieri, fanciulli di genio, che ci -rallegrano e ci consolano, che ci strappano dal cuore le buone lacrime -e il riso salutare, che entrano nella nostra vita e ci fanno vivere con -loro, e diventano nostri amici e nostri fratelli, — poveri romanzieri -celebrati e festeggiati, — che lacrime di sangue hanno pianto prima che -il loro nome arrivasse sino a noi, quanto pan duro hanno ingoiato prima -di cenare dal Brébant, e quante soffitte hanno riempite delle loro -angoscie prima di possedere quei tappeti, su cui noi passiamo adesso in -punta di piedi, rispettosamente, venuti di duecento miglia lontano, per -vederli nel viso! - -Mentre continuava a discorrere riaccendendo di tanto in tanto quella -benedetta pipuccola, che mi rubò almeno mille parole, altre persone -venivano annunziate, fra le quali pensai che ci fosse qualche -seccatore, vedendo passare sulla sua fronte, all'annunzio dei nomi, -una leggiera comicissima espressione di terrore. Ma riceveva tutti con -la stessa bonarietà franca e festosa, riempiendo la stanza del suo bel -riso fresco di studente. E si vedeva che anche i suoi amici intimi lo -stavano a sentire con grande piacere. Era in vena. — Non si direbbe -che parla — mi disse uno — ma che suona. Questo mi ricordò un appunto -che gli fanno certi critici: dicono che il suo stile è lo stile di uno -che recita. Ma l'occhio dell'osservatore più acuto e più malevolo non -scoprirebbe nel suo parlare e nei suoi atteggiamenti nè un accento nè -l'ombra d'un gesto che potesse dar sospetto d'artifizio. Era bello a -vedere, sopra tutto, nei passaggi improvvisi da un discorso faceto a -uno grave. Quando la sua ilarità sonora era attraversata da un pensiero -sull'arte o da un ricordo triste, pareva che con lo stesso atto nervoso -della mano cacciasse indietro i capelli e cancellasse il sorriso dalla -fronte; e allora appariva aperto, immobile e puro il suo volto pallido -di Nazareno, così pieno di pensiero, che faceva cessar subito il riso -intorno a sè, e s'indovinavano le sue parole prima di sentir la sua -voce. - -Così fece quando qualcuno dei presenti nominò Giacomo Leopardi, -ch'egli aveva letto per la prima volta in quei giorni. I francesi che -intendono un po' d'italiano, leggendo il Leopardi, trovano quasi sempre -un intoppo alle prime pagine, e non vanno più oltre, spaventati dalle -difficoltà che presentano le allusioni mitologiche e la forma un po' -tormentata e velata di certe canzoni. Rimangono quindi con l'immagine -dimezzata d'un Leopardi politico, erudito ed astruso, ignorando affatto -il poeta appassionato e limpido delle liriche seguenti, che è il vero -e grande Leopardi. Il Daudet andò fino in fondo, e mi fece piacere e -meraviglia il sentire come l'ha capito profondamente, anche a traverso -alla traduzione. Ma è ridicolo il dir _meraviglia_, poichè dovrebbe -meravigliare il contrario, in un artista come il Daudet. Uno dei suoi -amici non aveva del Leopardi un concetto giusto. Egli lo definì da par -suo. — No, sapete — disse; — sbaglia, a parer mio, chi rimpiccolisce la -sua poesia attribuendola a «mal di stomaco.» Non è dispetto contro la -natura, il suo; è una malinconia grande e profonda, una disperazione -ragionata e tranquilla, che non deriva dal cuore malato, ma dallo -spirito persuaso. Guardate come è alta e serena l'immagine della morte -come egli la presenta! E come l'animo suo rimane gentile malgrado la -disperazione! È un disperato che dice le più amare verità sulla vita e -sulla natura; ma che è innamorato di tutto quello che è nobile e bello; -uno spirito sovranamente generoso e benevolo, compreso d'una pietà -immensa per i suoi simili; il quale, data la sua filosofia dolorosa, -che crede meno funesta dell'errore, vuol consolare, non desolare il -genere umano. Che peccato non poter gustare la sua forma, perchè chi -sentiva e pensava in quella maniera, deve aver dato alla sua poesia un -corpo degno dell'anima. - -Da ultimo, accompagnandoci all'uscio, e soffermandosi accanto a ogni -mobile per prolungare la conversazione, venne a parlare di quella gran -passione d'ogni artista parigino, imprigionato nella città enorme, -che lo condanna ai lavori forzati, di scappare un bel giorno come un -uccello, e di volare a traverso al mondo, senza scopo e senza pensieri, -libero come l'aria, a far buon sangue e a raccogliere vigore per -tornare più poderoso alla gran battaglia di Parigi. Il suo primo volo -sarebbe al di qua delle Alpi. — L'Italia è il nostro sogno — disse: -— quando abbiamo la testa e il cuore affaticati, la nostra fantasia -scappa laggiù, nel vostro azzurro e nel vostro verde. — Egli l'ha -presa per tempo la passione dei viaggi. Lo raccontò ne' suoi _Contes -du lundi_. Passò la sua infanzia in una città attraversata da un -fiume, pieno di battelli e di traffico, sul quale aveva il suo piccolo -scalo anche il _père Cornet_, che dava a nolo delle barche. Ah! quel -_père Cornet_! È stato il satana della sua infanzia, la sua passione -dolorosa, e il suo rimorso. Svignava di casa, bucava la scuola, -vendeva i libri, per noleggiare una barca e scappare di città a colpi -di remo. Non se ne può ricordare senza emozione di quelle deliziose -fughe sul fiume, in mezzo al grande via vai delle zattere, del legname -galleggiante, dei piccoli bastimenti a vapore, e dei barconi carichi -di mele, che gli arrivavano addosso improvvisamente, e da cui una voce -arrantolata gli gridava: — Fatti in là, moscherino! — Tutto questo gli -dava l'illusione d'un grande viaggio, della grande vita di bordo, e -tutto acceso e sudante, col cappello indietro, e i piedi sui quaderni -di scuola, remando furiosamente con le sue piccole braccia di dodici -anni, usciva di città, sotto il sole cocente, in mezzo al barbaglio -argentino delle acque, e andava a riposare contro la sponda, in mezzo -ai giunchi sonori, sull'acqua stelleggiata di fiori gialli, sfinito -dalla fatica; e cogli occhi fissi alle isole verdi che apparivano -all'orizzonte, fantasticava dei viaggi sterminati, dondolandosi -coll'aria d'un vecchio lupo di mare, e facendo sangue dal naso. — Ma -viaggerò un giorno — disse — e mi pare che ne ritornerò ringiovanito. -— E il suo amico avendogli domandato se avrebbe raccontato i suoi -viaggi come Téophile Gautier, parlò del Gautier. — Egli viene via via -perdendo nel nostro concetto — disse — il nostro buon Gautier. È un -gran pittore, un tecnico ammirabile, senza dubbio; ma null'altro. Ha -dipinto mirabilmente la Russia, chi lo può negare? Ma non ha sentito -la poesia profonda delle grandi pianure bianche, la tristezza dolce -della canzone russa, e l'intimità calda delle case coperte di neve, -che si specchiano nei ghiacci del Volga. Si direbbe che per lui l'anima -umana non esiste. Non aveva che occhi. Che peccato! — Ma la gravità di -queste sue censure era temperata da una certa dolcezza rispettosa della -voce, e da una espressione così sincera di rammarico, che non parevan -quasi più censure. Era una critica come quelle ch'egli fa nel _Journal -officiel_, in cui non c'è giudizio, per quanto severo, che non abbia -colore di gentilezza. - -Finalmente, si dovette lasciarlo, e il suo «addio» fu gentile come il -suo benvenuto. Gli diedi una stretta di mano. Maledette convenienze! -Gli avrei dato volentieri due baci da amico, dicendogli: questo è per -Daudet e questo è per _petit chose!_ Ma mi mancò la disinvoltura, e -me ne uscii col mio abbraccio rientrato, tendendo ancora l'orecchio, -per un buon tratto di scala, alla sua voce simpatica, che dominava il -cicalìo degli amici. - - * - * * - -Tale è Alfonso Daudet, nato povero, pervenuto alla fortuna e alla -celebrità a traverso a una gioventù ardimentosa e infaticabile, giovine -ancora, artista nell'anima, virile al lavoro, delicato di modi come una -donna, sereno come tutti i caratteri benevoli, con una piccola vena di -tristezza come tutti i grandi amanti dell'arte; stimato e benvoluto da -tutti, amabile nei suoi libri e più amabile nel suo salotto, semplice, -affettuoso e indulgente; la cui vita e la parola e l'aspetto ispirano -la bontà e confortano al lavoro e alle nobili ambizioni. Non ci rimane -ad augurargli che una cosa sola: la salute, ossia la moderazione -nell'esercizio dell'arte gloriosa per cui è nato. Si sforzi di -preservarla per sè e per la Francia, e per noi, e per tutti. Non abbia -mai più da chiamare la sua buona amica per dirle: _Finis mon bouquin_. -Li finisca tutti lui, e ne finisca molti, e possa cominciarne ancora -una nuova serie quando la sua bella chioma scapigliata di vecchio -lottatore gli farà una corona d'argento intorno alla corona d'alloro. - - - - -EMILIO ZOLA - -POLEMISTA. - - -Son ritornato con piacere in quella bella stanza al terzo piano, in -via di Boulogne, tutta ordinata e nitida, nella quale il principe dei -veristi lavora da anni alla gran tela dei Rougon-Macquart, e prepara -prede da sbranare alle platee furibonde, e bandisce il verbo del -naturalismo, stroncando avversarii, incoraggiando discepoli, ribattendo -censure; oggi alle prese con Victor Hugo, domani col Gambetta, ora -con la repubblica, ora con l'Accademia, ora col romanticismo, ora con -la religione; assalito da cento parti, pronto su cento breccie, in -un atteggiamento minaccioso di avanguardia del ventesimo secolo, di -giorno in giorno più testardo, più sdegnoso e più intrepido. Guardando -quella stanza così raccolta e quieta, prima che egli entrasse, -pensavo alle tempeste che si erano scatenate da quel silenzio per il -mondo dell'arte, e al gridìo enorme che avrebbe fatto tremare quelle -pareti se fossero risonate là per un momento le voci di tutti coloro -che disputano dell'autore dell'_Assommoir_, nel solo giro d'un'ora, -da Cadice a Pietroburgo, per levarlo alle stelle o per trascinarlo -nella polvere. E considerando quanto egli aveva pensato e scritto e -lottato, in soli tre anni, dall'ultima volta che l'avevo visto, seduto -a quello stesso tavolino su cui appoggiavo le mani, mi sentivo preso -da un sentimento d'ammirazione. Sono ammirabili, infatti, comunque -si giudichi l'ingegno e l'animo loro, e degni di profondo rispetto, -questi grandi lavoratori, che sacrificano all'arte la pace, la salute, -i piaceri della gioventù, e tutte le intense e varie facoltà di godere -la vita, di cui è dotata la loro natura potente; e l'avvicinarli, il -parlar con loro dà sempre una scossa salutare al sangue, e fortifica -l'anima e i nervi. E bisogna convenire che ha lavorato e che lavora -questo terribile Zola! E più si ammira quando si considera la natura -del lavoro suo; in cui non appare solamente la forza, ma lo sforzo, e -quasi un'ostinazione superba della volontà; lavoro minuto e difficile -di analisi e di descrizione, di stile e di lingua, necessariamente -preceduto da una lunga serie d'osservazioni e d'indagini pazienti -sul Vero. D'onde piglia l'impulso a un'operosità così costante e così -faticosa? Egli è una strana natura, veramente. Pare che sia divorato -dall'ambizione della gloria, e pare nello stesso tempo che non senta -e non goda quella che s'è acquistata. Vive da sè, nella sua casa -silenziosa, appartato dal mondo, come un vero certosino dell'arte, -in mezzo alla grande Parigi che parla di lui come d'un personaggio -lontano e quasi fantastico; e non interrompe il suo lavoro solitario -di artista che per assalire o per difendersi fieramente, come un uomo -disconosciuto e scontento, senza profferir mai una frase o una parola -che riveli un sentimento lieto della fama a cui è salito, e della -fortuna che lo accompagna. Dalla povertà, da una vita d'umiliazioni e -di lotte disperate, è giunto alla gloria e ad una agiatezza splendida; -ma non si è mutato d'animo, non s'è riconciliato col mondo, e par che -abbia la società umana _in gran dispitto_, come Farinata l'inferno. -Senza dubbio, egli deve aver molto sofferto. Lo disse, non è gran -tempo, a un amico, il quale gli rimprovera la violenza delle sue -critiche: — Ah! voi non sapete quello che m'hanno fatto soffrire! — -E forse egli è ancora realmente in credito col mondo. Di qui la sua -mancanza d'espansività affettuosa, e non so che di cupo e di diffidente -ch'è in lui. Gentile coi visitatori, sembra però che il suo sguardo -indagatore scopra sempre nell'animo di chi lo loda qualche piccola -ipocrisia e qualche piccola perfidia; e che di momento in momento -debba alzarsi in piedi e dire agli ammiratori che gli fanno corona: — -Finiamo la commedia: siete una fitta d'impostori che, uscendo di qui, -lacererete il mio nome. — Ed è raro che la lode si rifletta sul suo -viso in un'espressione di compiacenza. Nei suoi scritti può trasparir -l'orgoglio; ma non traspare punto la vanità dalla sua persona. E tale -è nella vita. Austero, sobrio, alieno dai piaceri materiali e frivoli, -— senza figli, — vive con sua moglie, come dice egli stesso, _en bon -camarade_, e non ha l'animo occupato da alcuna grande passione, eccetto -quella dell'arte, che è sostenuta e vivificata in lui da un immenso -amore, o piuttosto da un irresistibile bisogno del lavoro. Questo gli è -nello stesso tempo fatica, riposo, compenso, conforto; a questo dice di -dovere, più che all'ingegno, tutto quel che ha ottenuto; e ne è altero. -Lui fortunato, così potente verista nell'arte, e così forte idealista -nella vita. - - * - * * - -Nella sua stanza, in questi ultimi tre anni, si sono moltiplicati i -quadri e i ninnoli costosi, come le edizioni dei suoi romanzi. Tre -anni sono, infatti, egli era agiato, ed oggi è ricco. È uno degli -scrittori francesi che fecero fortuna più rapidamente, dopo averla per -più lungo tempo aspettata. La pioggia d'oro cominciò coll'_Assommoir_, -il quale solo, tra romanzo e dramma, gli fruttò un capitale, oltre -all'impulso enorme che diede allo spaccio di tutti gli altri suoi -libri; ed ora i dilettanti di finanza letteraria fanno il conto che -egli cammini a grandi passi verso il milionetto, non ostante che si -sia soffermato per farsi fabbricare una bella casa a Médan, dove -passa quasi tutto l'anno. Dice egli stesso che non ha più bisogno -di lavorare per il denaro, e se ne vanta francamente. Il denaro è -l'indipendenza e la dignità degli scrittori; i quali, quando o non -potevano o sdegnavano di trarre la vita dalle fatiche del proprio -ingegno, erano lacchè di principi, cacciatori spudorati di pensioni, -e affamati leccazampe di tutti i ciuchi blasonati e danarosi. Sprezza -il denaro, egli dice, solamente il catonismo ipocrita degl'impotenti. -E certo il desiderio ardente della ricchezza è in Francia (dove la -ricchezza può conseguirsi) un potentissimo sprone all'operosità degli -artisti. La possibilità e la speranza di arricchire in pochi anni, e -di trovarsi poi in grado di lavorare a bell'agio e meglio intorno a -soggetti più liberamente scelti e più profondamente meditati, accendono -negli scrittori quella stessa febbre di lavoro e d'ardimento che -centuplica le forze della gente d'affari in tutti i paesi; ed è fuor -di dubbio che noi dobbiamo a quella febbre un grande numero d'opere -bellissime, e non pochi capolavori, che la sola forza della ispirazione -artistica, non sostenuta da una attività disperata, non sarebbe bastata -a produrre. La ricchezza è la grande allettatrice di quasi tutti gli -scrittori francesi. Giovani, lavorano per giungere all'agiatezza e -all'indipendenza; quando hanno ottenuto l'una e l'altra, persistono -a lavorar ardentemente, sia perchè ne hanno contratto l'abitudine -irresistibile, sia perchè, crescendo in loro, con gli anni, l'amore -degli agi e la sollecitudine del decoro signorile, sentono il bisogno -d'arrotondare le rendite. Ed è ancora da aggiungersi a queste ragioni -d'operosità, se non una singolare attitudine dei francesi al lavoro, -il continuo e vario stimolo che deve dar loro la vita calda e ricca e -diversa d'una enorme città intellettuale; e il fatto incontrastabile -che una città siffatta, non ostante le sue esigenze e le sue -tentazioni, è per la sua stessa grandezza più favorevole d'una città -piccola al lavoro continuo e raccolto, per la ragione medesima che è -più facile rimaner padroni dei propri pensieri in mezzo a una grande -folla che in un cerchio di quindici conoscenti. Là non esiste, fra -colleghi letterarii, la _flânerie_ occasionata dagl'incontri fortuiti, -che piglia tanta parte del nostro tempo anche nelle città più grandi; -gli amici, per incontrarsi, si devono cercare per la posta; in ogni -convegno è prefissata l'ora della separazione; la molteplicità delle -faccende costringe alla pedanteria nell'orario; la furia della vita -non lascia tempo alla _rêverie_ che sfibra l'animo, come dice il -Goethe, e fiacca le forze dell'intelligenza; gli inevitabili doveri -sociali a cui si deve sacrificare una parte della sera, obbligano al -lavoro mattutino, più fresco e più salutare del notturno; i visitatori -importuni sono respinti senza riguardi; e tutto va di carriera, e -ognuno difende accanitamente il suo tempo e la sua libertà di lavoro. -E uno di quelli che la difendono più accanitamente è lo Zola. Il -quale vive solitario anche per questa ragione: che avendo combattuto -acerbamente molte opinioni stabilite, e ferito amor proprii, e -sollevato ire ed inimicizie, si troverebbe costretto, frequentando la -società letteraria, a una lotta continua; e mancante com'è del vero e -proprio «spirito parigino» che è un'arma terribile nelle dispute dei -salotti e dei circoli, egli sente che non ce la potrebbe in nessun -modo con le lingue indiavolate, coi fulminei motteggiatori, che gli -cascherebbero addosso da ogni parte. Per ciò se ne sta rinchiuso nella -sua officina, spendendo in lavoro tutta la vitalità che risparmia in -battaglie di conversazione, le quali darebbero troppo facile vittoria -ai suoi nemici. Victor Hugo, che malgrado la sua corte, vive in una -specie di solitudine intellettuale, fuori della letteratura vivente, -è il leone; Emilio Zola è l'orso. E vivono l'uno e l'altro in regioni -non meno lontane e diverse fra loro che quelle abitate dalle due fiere -formidabili che simboleggiano. - - * - * * - -Mentre stavo in questi pensieri, egli comparve, pallido e coi capelli -irti, vestito di un farsettone di maglia scura, stretto alla vita, -senza cravatta, con le scarpe di panno nero; uno strano vestimento, tra -di lottatore e d'operaio. Mi fece un'impressione inaspettata, diversa -dalla prima volta. Mi parve assai più piccolo di statura e più esile. -Ha messo un po' di ventre; ma è notevolmente dimagrato nel viso. Era -smorto e aveva l'aria triste. E forse a cagione della tristezza la -sua accoglienza fu più affettuosa di quello che si soglia aspettare da -lui. Sedette accanto al suo tavolo da lavoro, coperto di giornali e di -lettere non ancora aperte, e alle solite domande sulla salute, rispose, -con un accento non meno triste del suo aspetto, che non stava bene. - -Poi soggiunse: - -— Voi sapete che ho avuto la disgrazia di perdere mia madre. - -E gli si empirono gli occhi di lacrime. Dopo qualche momento di -silenzio, ricordò la morte del Flaubert, la quale pure era stata un -gran dolore per lui. Il Flaubert era suo maestro e suo amico. Egli -l'aveva conosciuto e amato fin dai principii della sua carriera. -La perdita dei genitori letterarii è particolarmente triste per gli -scrittori che s'avanzano per una via ardita, piena di pericoli: il -soldato sente più dolorosamente la morte del suo capo, quando combatte -all'avanguardia. - -— Questo è stato un duro anno per me — disse sospirando —; un anno nero -veramente, che mi peserà sul capo per un pezzo. - -E riparlò del suo antico proposito di fare un viaggio in Italia, -anzi di venirsi a stabilire per qualche tempo fra noi, in una città -del mezzogiorno. Da molto tempo si sente stanco e ha gran bisogno -di riposo. Vorrebbe venire in Italia, senza che lo sapesse nessuno, -fuorchè un piccolo numero di amici, per poter vivere raccolto e quieto -nel suo cantuccio; non perchè sia selvaggio, e non ami la gente che -va a lui, mossa da un sentimento di simpatia; ma perchè non sa _jouer -le prince_, e davanti a tre persone con cui non abbia dimestichezza, -perde la sua libertà di spirito. Ma per quanto dica, son persuaso che -il suo viaggio in Italia non sarà mai altro che un proponimento. E -d'altra parte, quanto s'inganna se crede di venir qui a vivere in pace! -Il giorno dopo l'arrivo avrebbe un assembramento di veristi davanti -all'albergo, e sarebbe costretto a esporre la teoria del naturalismo -dalla finestra. - -— Ho bisogno di riposo.... — ripetè con tristezza —; non posso più -lavorare come una volta. - -— Eppure, — gli osservai, — oltre a tutto il resto, riempite ogni -settimana quattro colonne del _Figaro_. Noi siamo meravigliati della -vostra operosità. - -— No, no, — rispose, scrollando il capo, — credetelo a me, non lavoro -più come una volta; non sono più quello di prima. Non ho ancora potuto -rimettermi al mio romanzo. Per scrivere, vedete, bisogna aver dello -spazio e dell'aria davanti a sè, bisogna credere alla vita. - -Mi fecero tristezza queste parole, tanto più perchè non erano smentite -dal suo aspetto. - -Credette per qualche tempo d'aver una malattia di cuore; i medici lo -disingannarono; ma nondimeno egli sente sempre in sè qualcosa di sordo -e d'inquietante, che gl'impedisce il lavoro, e lo volge alle previsioni -nere. Ora avrebbe un disegno. Continuare a scrivere per il _Figaro_ -finchè ce l'obbliga l'impegno assunto; poi uscire dal giornalismo, -sdarsi interamente, e per sempre dalla polemica, e consacrare tutto il -suo tempo e tutte le sue forze ai romanzi, curando insieme la raccolta -e la pubblicazione dei suoi scritti sparsi; i quali tra novelle, -ritratti e critica, formerebbero otto volumi, e ne uscirebbe uno ogni -tre mesi. Terminata la storia dei Rougon-Macquart, alla quale mancano -ancora undici romanzi, farebbe un'edizione definitiva di tutti e venti -i volumi, collegandoli meglio fra loro (pensiero che deve essergli -venuto in seguito a uno studio arguto e diligentissimo fatto da uno -scrittore francese sulle contraddizioni cronologiche e sociali della -sua storia); e poi si darebbe tutto al teatro, che è sempre il suo -pensiero dominante. Riguardo al primo romanzo che pubblicherà ora, egli -è ancora incerto fra tre idee. Dapprima voleva scrivere _Un peintre -à Paris_; romanzo che abbraccierebbe la vita artistica e la vita -letteraria, raccontando le lotte e le avventure di un giovane di genio, -o di parecchi, venuti dalla provincia a Parigi a cercar la gloria e -la fortuna; ma poichè per trattar questo argomento, dovrebbe fare un -viaggio in Provenza, terra natale dei suoi personaggi, a raccogliere -notizie e ispirazioni, intende di lasciarlo da parte per ora. Vorrebbe -scrivere un romanzo del genere della _Page d'amour_, ma in un altro -campo sociale, di cui il soggetto sarebbe il dolore, la bontà, la forza -e il coraggio nella sventura, e gli affetti gentili e profondi; — ma -teme che un lavoro di questa natura, nello stato di animo in cui si -trova al presente, rimescolerebbe troppo dolorosamente il suo cuore. -Propende quindi per un terzo romanzo, del quale m'aveva già parlato -tre anni or sono, che avrebbe per campo «i grandi magazzini» di Parigi, -come il _Louvre_ e il _Bon Marché_; e per argomento la lotta del grande -commercio col piccolo, dei milioni coi cento mila franchi. Questo farà -più probabilmente; e perciò comincierà tra poco le sue visite e i suoi -studi minuti di romanziere esperimentale; passerà delle ore e delle ore -in mezzo al via vai e al rimescolìo rumoroso dei «magazzini» enormi, -a raccoglier colori per le descrizioni e motti per i dialoghi, e a -cercar tipi e avventure locali, interrogando commessi e ragionieri, con -la sua amorosa pazienza di musaicista, come fece nei mercati e nelle -botteghe dei salumai per scrivere il _Ventre di Parigi_, e nei lavatoi -e all'ospedale per far l'_Assommoir_. Ma subito non ci si può mettere: -non riuscirebbe a far nulla. - -Gli domandai se gli seguiva spesso, anche nel suo stato abituale, di -non poter far nulla. - -— Ah che tasto toccate! — rispose. — Ci son dei giorni in cui mi pare -d'essere finito, non per quel giorno, ma per sempre; giorni in cui -son come morto. Mi metto al tavolino la mattina per tempo, senz'aver -coscienza del mio stato, e al momento di ripigliare il filo del -romanzo, mi sento nella testa un vuoto e un silenzio da far paura. -Personaggi, luoghi, scene, avvenimenti, tutto s'è come agghiacciato -dentro a una nebbia oscura, in cui mi sembra che non riescirò mai -più a far penetrare un raggio di sole. E allora resto qui delle ore, -colla testa sopra una mano e gli occhi fissi alla finestra come uno -smemorato. E poi.... mi pigliano degli scoraggiamenti terribili anche -riguardo all'arte mia. - -— Come! — gli dissi, — voi, che percorrete una via così nettamente e -profondamente tracciata, che lavorate con un metodo così rigoroso, e di -cui parete tanto sicuro, andate soggetto voi pure allo scoraggiamento e -al dubbio della vostra arte? - -— Se ci vado soggetto! — rispose. — Ma chi non ci va soggetto? Ci sono -due soli artisti in questo secolo, un pittore e un poeta, i quali non -hanno mai sospettato una volta, neppure alla lontana, il primo di poter -sbagliare una pennellata, l'altro di poter scrivere un cattivo verso; -e sono il Coubert e Victor Hugo. Io trovo orribile oggi quello che -ho fatto ieri — infallibilmente. Se voglio tirar innanzi a lavorare -di buon animo e con qualche illusione di far bene, bisogna che non mi -volti mai indietro. Per questo, terminato un libro, non me ne occupo -più; e non solo sfuggo l'occasione di parlarne, ma faccio uno sforzo -continuo per dimenticarlo. Guardate: io non rileggo mai, assolutamente -mai, una pagina dei miei libri, se non son costretto a leggerla, come -m'accade qualche volta, per scansare una ripetizione in quello che sto -scrivendo. Ebbene, quando rileggo qualche cosa, faccio compassione a me -stesso, ma una compassione, vedete, da levarmi il pianto dal cuore. - -— Ma per che cosa? - -— Ma per il pensiero, per la condotta, per lo stile, per la lingua, -per tutto. Credete voi che se non vivessi in questo dubbio continuo di -me stesso, se non mi tormentassi l'anima come faccio, avrei il colore -che ho, e mi troverei nello stato di salute in cui mi trovo? Guardate -le mie mani. Pare che io abbia il _delirium tremens_. E non bevo che -acqua! - -E dopo un po' soggiunse: - -— M'ammazzo a lavorare, e non riesco a far quello che voglio; sono un -uomo malcontento, ecco tutto. - -Il suo tormento principale è lo stile e la lingua, com'era negli -ultimi anni per il Flaubert, che urlava sopra una frase ribelle. — -Noi — egli dice — siamo scrittori troppo nervosi. Il nostro stile è -uno stile di spolvero, tutto bellezze grosse e patenti, frasi fatte -e cadenze obbligate. A furia di voler cesellare, brunire, ricamare e -dipingere, e pretender dalle parole l'odore delle cose, e ingegnarci di -rendere tutti i suoni, ci siamo formati un linguaggio convenzionale, -un gergo letterario nostro proprio, tutto stelleggiato e ingioiellato -d'immagini, tutto tremolante di pennacchietti e di frangie, che non -potrà piacere a lungo perchè non è la bellezza, ma la moda, non è la -forza, ma lo sforzo; che anzi invecchierà immancabilmente, e riuscirà -intollerabile alle generazioni future. Invece di parlare, insomma, -trilliamo e facciamo delle fioriture. Invece di descrivere le cose, -come diceva il Goethe, vogliamo troppo descrivere i loro effetti; -e siamo arrivati in quest'arte a un grado di raffinamento puerile, -assolutamente. Non è più l'arte, sono i ghiottumi, i tornagusti -dell'arte. Siamo in piena decadenza di stile, ecco la cosa. — Ora lo -Zola, dallo stesso principio che lo spinse a semplificare il romanzo, -e a renderlo quanto più è possibile conforme alla semplicità del vero, -e quasi all'andamento ordinario della vita, è condotto logicamente -a fare il medesimo sopra lo stile; cioè a ridurre la forma alla sua -semplicità massima, ritornando alla lingua secca, come egli dice, alla -frase netta, allo stile logico, parco d'epiteti, sfrascato, che sia -panno e non trina, e vesta strettamente il pensiero, senza pieghette -e senza svolazzi: uno stile di cui tutto il valore consista nella -evidenza, ottenuta con una parsimonia e una proprietà rigorosa della -parola. Sogna, insomma, una prosa, come l'aveva in capo il Leopardi, -e come la definì, senza averla mai scritta, il Giordani; vorrebbe, -cioè «scrivere in modo che l'arte non si mostri, preoccupato dal solo -scopo che le cose dette appariscano chiarissime e credibili, e che il -pensiero passi per mezzo della parola _con quella facile prestezza e -limpidezza che dai limpidi cristalli ci pervengono all'occhio le specie -degli oggetti posti al di là_; non frapporsi mai, neppure passando, fra -il lettore e l'argomento; risalire, in una parola, alla nudità tersa -degli scrittori del gran secolo, serbando inalterato il sentimento -ed il pensiero nuovo». In questa direzione egli vorrebbe aprire una -nuova via. È una grande ambizione. E non si può negare certamente -ch'egli abbia un concetto netto di quello che vuole. La giovinezza -sempre fresca dello stile del Voltaire, e la solidità e la nitidezza -marmorea di quello del Pascal, lo innamorano; e se bastasse, per dar -corpo al suo ideale di forma, la potenza tecnica di scrittore, non -c'è dubbio che ci riuscirebbe senza grande fatica. Ma la difficoltà -massima sta in ciò: che questo rinnovamento dello stile ch'egli ha -nel capo, richiederebbe inesorabilmente un accrescimento enorme nella -ricchezza e nella intensità del pensiero. Perchè qual è lo scrittore -di romanzi che potrebbe resistere a un tale denudamento? A che cosa -si ridurrebbe un romanzo del tempo che corre, spogliato di tutto ciò -che egli chiama _pompons_ e _falbalas_ della forma? E specialmente -il romanzo dello Zola così profusamente descrittivo, e affollato -d'immagini? Per rimaner saldo e palpabile, dovrebbe avere doppia -ossatura e doppia carne. Può scrivere con quella meravigliosa austerità -di stile il Pascal, che condensa in un periodo una lunga e profonda -meditazione; ma come può farlo uno scrittore, di cui la facoltà -principale è appunto quella di saper presentare con una evidenza -straordinaria ogni più sfuggevole aspetto di ogni più piccola cosa? E -quale scrittore avrà il coraggio di affrontare il gusto dominante con -una maniera di stile, di cui la perfezione faticosissima rimarrebbe -indubitatamente incompresa, o parrebbe freddezza, sbiaditura, miseria? -Questo è il grande struggicuore dello Zola, e gli durerà, credo, per -tutta la vita. Egli dice che non riesce a liberarsi dal suo vecchio -stile e a impadronirsi del nuovo, perchè ha troppo fitto nell'ossa, -come tutta la sua generazione, il veleno del romanticismo. Da giovane, -dice, mi sono addossato anch'io il carico del frasario romantico, e -cogli anni mi s'è mutato in gobba. Ma nell'intimo della sua coscienza, -egli sente certamente che non è questa la ragione che gl'impedisce di -porre in atto la sua idea: sente che gli manca anzitutto la fede nelle -proprie forze; o piuttosto sente che non potrebbe riuscire se non a una -condizione a cui non vorrà piegarsi mai certamente: di fare un romanzo -solo coi materiali che gli bastano ora per due, e di lavorarci attorno -tre anni invece di otto mesi, e di rinunziare alla soddisfazione dei -grandi successi immediati. - -Per liberarsi da questa sua spina dello stile, tornò a parlare -dell'Italia. L'Italia e la Russia sono i due paesi che gli dimostrano -maggior simpatia; ed egli vi si rifugia col pensiero ogni volta che si -sente stanco della guerra che gli si fa in patria. Ecco una cosa che i -nemici arrabbiati dello Zola non possono masticare. — Che cos'è questa -_toquade_ — ci domandano — che vi prese per lo Zola, voialtri italiani? -S'ha da vedere anche i vostri Ministri dell'istruzione pubblica menare -il turibolo davanti all'autore di _Nana_! — Alludono alla lettera del -De Sanctis, che fece un po' di scandalo. Certo che è un caso letterario -notevole la grandissima diffusione dei romanzi dello Zola in Italia, -dove una sola delle due traduzioni dell'_Assommoir_ ebbe più spaccio -di qualunque libro italiano più popolare; dove tutti i suoi romanzi -sono tradotti e, quel ch'è più raro, tradotti tutti accuratamente, -e parecchi benissimo; dove si può dire, anzi, che si deve allo Zola -il fatto nuovissimo d'una vera gara letteraria di traduttori colti -e coscienziosi, alla quale il pubblico tenne dietro curiosamente. Si -direbbe che c'entra po' in questa grande simpatia l'origine italiana -dello scrittore e il carattere particolare del suo ingegno, per quello -che ha di discordante e quasi di opposto allo spirito generale degli -scrittori parigini. È incredibile la quantità di giornali che egli -riceve dal nostro paese, fin dalle più lontane provincie meridionali; -fra cui dei giornaletti sconosciuti, dei quali mi fece molta meraviglia -udirgli ripetere i titoli, con uno sforzo visibilissimo delle labbra. — -_Je tâche d'être poli avec tout le monde_, disse; ossia di rispondere -a tutti. Se non ci riesce, non è per difetto di buon volere. Riceve -tanti giornali che, a furia di provarsi a leggere, è arrivato ormai a -capire alla meglio l'Italiano, e intende di continuar l'esercizio. E -infatti dev'esser gradevole e facile imparare una lingua studiandola -nelle proprie lodi, in modo da godere in ogni difficoltà risolta -una doppia soddisfazione. Ma non lesse soltanto gli scritti che lo -riguardavano; quindi gli rimase nel capo un guazzabuglio di nomi di -romanzieri, di poeti e di giornalisti, dei quali volle saper qualche -cosa singolarmente; e stette a sentir le informazioni con una certa -curiosità, mista di stupore, come si starebbe a sentire chi ci -mettesse al corrente della letteratura patagona. — _Et notre brave -Cameroni?_ — domandò; — quello è davvero una fontana a getto continuo! -— Si mostrò molto soddisfatto delle due traduzioni dell'_Assommoir_. -Credeva però che quella del Petrocchi fosse in patois, e si rallegrò -di sentire che non è più in dialetto quella traduzione di quello che -lo sia l'_Assommoir_ originale, poichè i modi e i vocaboli fiorentini -che vi sono sparsi, non le tolgono di essere tutta intelligibile da -un capo all'altro d'Italia. Disse poi d'aver ricevuto una lettera di -Cesare Cantù; e questo non me l'aspettavo. Gli scrisse per domandargli -informazioni intorno a suo padre, che egli credeva essere uno Zola che -prese parte nelle cospirazioni carbonaresche del 21. Sorrise per la -prima volta quando gli dissi: — Vedete; voi non potreste immaginare -lo strano effetto che farebbero in Italia questi due nomi accoppiati: -Cesare Cantù e Emilio Zola — collaboratori, per esempio, in un romanzo -intitolato _Satin_. — Non aveva però cognizione della fama vastissima -dello storico lombardo, e diede segno di gradire singolarmente la -lettera, quando seppe bene da chi veniva. Poi domandò bruscamente: - -— Perchè non fate un romanzo? - -Guardai il pendolo per non abusare del suo tempo; ma era presto: potevo -rimanere. - -— È una vergogna per noi — riprese lo Zola — non studiare la lingua -e la letteratura italiana, perchè ne potremmo ricavare un vantaggio -grande, oltre che pel rimanente, per lo stile, ed anche per la lingua -nostra. I nostri grandi scrittori del buon secolo, e molti del secolo -scorso, la studiavano. Non ci sarà mai critica larga e feconda in -Francia fin che non ci dedicheremo coscienziosamente allo studio delle -letterature straniere. La nostra critica teatrale, per esempio, è -quella che pecca di più da questo lato. Non si parla che del teatro -francese, si vede ogni cosa da una parte sola. Quando i nostri critici -dicono: il teatro, intendono il nostro. Si dovrebbero intender tutti. -Pare che per loro non esista un teatro tedesco, un teatro inglese, -un teatro italiano, un teatro spagnuolo. _Merci._ E che teatri sono! -Così nel resto. È inutile. Bisogna rompere il tetto e spalancare porte -e finestre, e far entrare dell'aria. Se avessi tempo, vedete, vorrei -fondare un giornale, il quale non desse che una piccolissima parte -alla politica, che è la nostra peste, e non avesse altro ufficio che -di seguire passo a passo, fedelissimamente, il movimento letterario -degli altri paesi, rendendo conto d'ogni pubblicazione che si facesse -a Madrid come a Pietroburgo, a Roma come a Stoccolma, con una critica -largamente espositiva e imparziale, ma piuttosto benevola che severa, -chiunque fosse l'autore e qualunque la scuola; in modo da far penetrare -in Francia il maggior numero possibile di scrittori stranieri. Questo -ci vorrebbe per noi. Ma come potrei farlo? Basta un giornale ad -assorbir la vita d'un uomo. - -Nondimeno, secondo lui, s'è già fatto un gran passo in Francia, dal 70 -in poi, nello studio delle letterature straniere. Oltre che si traduce -un assai maggior numero di libri che per il passato, e che non par -più una cosa dell'altro mondo, come una volta pareva, che un giornale -francese s'occupi d'uno scrittore straniero, se anche non è famoso nel -mondo; è fuor di dubbio che molti libri inglesi, italiani e tedeschi -sono letti in Francia, ora, nel testo originale. Ed è cresciuta -mirabilmente anche la vendita dei libri francesi. Lo Zola, così a -un di grosso, crede che sia triplicata. Dodici edizioni d'un libro, -che erano già un gran che, non sono più oggigiorno che un mediocre -successo librario. E i poeti, in ispecie, hanno torto di lagnarsi. -D'un volume di versi, in qualsiasi condizione pubblicato, si esitano -immancabilmente mille esemplari. E si è migliorata pure la condizione -degli scrittori rispetto agli editori: c'è più buona fede e più fiducia -reciproca. Non è gran tempo che essi si trattavano a vicenda, e con -molto chiasso, di scrocconi e di ladri. - -Improvvisamente mi fece una grande sorpresa. - -— Sapete — disse — ho letto i _Promessi Sposi_. - -Avvicinai la seggiola. - -Mi parve che titubasse un poco a esprimere la sua opinione, sia perchè -non l'avesse netta, sia perchè, sospettando la mia, cercasse i termini -per urtarla il più leggermente che poteva. - -— Prima di tutto — disse — debbo confessare che ho letto la traduzione -francese, e che ho poca fede nelle traduzioni. Credo che la migliore -sciupi gran parte, e forse la più viva parte di qualunque lavoro, e -specialmente di un lavoro originale. Perciò i _Promessi Sposi_ non -mi fecero l'impressione che m'aspettavo. Che so io? Il romanzo, nel -suo complesso, mi parve troppo fedelmente lucidato dai romanzi di -Walter Scott. Non mi son fatto un concetto preciso del suo valore. -Certo però che ci sono delle parti, e molte, che serbano anche nella -traduzione una bellezza e una potenza meravigliosa; squarci d'un -realismo magistrale, nei quali si rivelano insieme la forza d'un grande -pittore e quella d'un pensatore vasto e profondo: la storia della peste -specialmente, che avrebbe innamorato il Flaubert, col quale il Manzoni -ha molti punti di somiglianza.... - -Quello che lo colpì più d'ogni cosa, insomma, fu la descrizione, e di -tutte le descrizioni, quella che gli rimase impressa più profondamente, -tanto che ne ricorda tutti i particolari, è la scena che si presenta -improvvisamente allo sguardo di Renzo, quando s'affaccia alla porta -del lazzaretto, dopo la sua lunga e avventurosa pellegrinazione a -traverso a Milano. Quelle compagnie di malati che entrano, quegli -appestati accovacciati pei fossi, quelle faccie stupidite, quei visi -sghignazzanti, quei pazzi che raccontano le loro immaginazioni ai -moribondi, quel cantare alto e continuo di gente già trasfigurata -dal morbo, quel brulichìo immenso e miserabile, e particolarmente -quel cavallaccio sfrenato, che fende la folla in mezzo all'urlìo -dei monatti, montato da un frenetico che gli tempesta il collo di -pugni, e dispare in un nuvolo di polvere, sono un quadro, egli dice, -che gli rimarrà davanti agli occhi per tutta la vita. Non disse -altro, e non me ne stupii. Per quanto ingegno e accorgimento critico -egli abbia, è impossibile che, per ora, gusti e giudichi rettamente -un'opera pensata, sentita e condotta così diversamente dalle sue. -Egli è ancora troppo caldo dell'ispirazione propria, troppo eccitato -dalla battaglia, troppo immerso con tutte le facoltà nei suoi studi -altrettanto profondi che rigorosamente circoscritti, e troppo vivente, -non dico nella letteratura del suo tempo, ma in quella della sua -giornata. Lo Zola rileggerà i _Promessi Sposi_ in pace, fuori del -campo di battaglia, come il Voltaire rilesse l'Ariosto, e cangierà -di parere, come il Voltaire. Gli mancavano d'altra parte, per ora, -gli elementi necessarii ad un critico per poter giudicare del valore -intrinseco d'una grande opera letteraria. Rimase stupito udendo che -i _Promessi Sposi_ furono scritti nel primo quarto del secolo, e che -il Manzoni, pure seguendo l'esempio del Walter Scott nel suo romanzo, -fu nella letteratura italiana un novatore, il quale, ai suoi tempi, -fece «parte da sè stesso»; un miscredente delle scuole, come lo definì -il genero apologista, un Volteriano dell'arte, un loico del buon -senso; iniziatore d'una riforma letteraria che bandì l'estrinseco, il -convenzionale, il falso nel pensiero, nel sentimento, nello stile, -nella lingua; e che la sua apparizione nella letteratura italiana, -sollevò ben altre tempeste e diede l'impulso a un ben più largo e nuovo -movimento d'idee che non abbia fatto lui, per ora, nella letteratura -francese. Finì col dire che l'avrebbe riletto in italiano, e mostrò -curiosità di conoscere le tragedie, per aver inteso qualcosa di quella -maniera libera e tranquilla di condurre l'azione e di sceneggiare, che -si deve accordare mirabilmente con le sue idee. - -Di qui ricascò a parlare della sua stanchezza intellettuale, che lo -rattristava: - -— Ma chi mai — gli dissi — leggendo i vostri articoli, sospetterebbe -che siete stanco? - -— Capisco: non ve n'accorgete; ma è perchè ci metto uno sforzo doppio -che per il passato, appunto per nascondere la stanchezza. - -— E poi — disse dopo qualche momento di riflessione, — sono stanco -sopratutto della polemica, che mi attira tanti odî. È un'impresa che -schiaccia le mie forze, e schiaccerebbe le forze di chi che sia, quella -di fare nello stesso tempo il novatore e il demolitore. Io mi trovo in -una condizione disgraziata. Vedete Victor Hugo. Certo, nel suo grande -cammino trionfale egli è stato spinto innanzi dalla forza immensa -delle simpatie e degli entusiasmi della nazione; ma aveva il vantaggio -di non esser costretto a combattere a corpo a corpo. Una legione di -devoti e di fanatici gli andava innanzi sgombrando la strada a colpi di -spada e d'accetta, e gli faceva largo intorno, gli lasciava un grande -spazio d'aria libera, nel quale egli procedeva serenamente, tutto -assorto nella propria ispirazione. Io, invece, debbo far tutto, ossia -fare e disfare. Ed è quello che non vogliono perdonarmi. — Badate a -scrivere dei romanzi — mi dicono; — lavorate sul vostro, e lasciate in -pace gli altri sul proprio: create senza distruggere. — E perchè ciò, -dal momento che essi tirano a distruggermi, e non creano? Perchè non -credono ch'io sia in buona fede; perchè credono ch'io critichi, non -per convinzione, ma per passione; non per abbattere delle scuole che -credo false e dannose al progresso dell'arte e del pensiero, ma per -sbarazzarmi di rivali che credo incomodi. Credono che io odii delle -persone, mentre non combatto che dei principii. Vogliono ad ogni costo -che sia egoismo di bottegaio quello che è coscienza d'artista. Questo è -quello che mi affligge. Che cosa ne pensate? - -Credetti di dovergli dire quello che sinceramente credevo, cioè -che fuori di Parigi, fra noi, per esempio, si faceva generalmente -un giudizio assai diverso della sua critica. — Troviamo nei vostri -articoli della violenza, ma non dell'odio. Se ci fosse odio, ci sarebbe -del veleno, e questo non l'avete. Ci paiono critiche di testa, vi -direbbe un maestro di canto, e non critiche di petto; colpi di mazza, -non colpi di stile; che è molto diverso. E chi volete che creda che -coi successi enormi che ottenete, possiate attaccare per gelosia -letteraria, fra gli altri, degli avversari mille miglia lontani dal -vostro campo, e quasi sconosciuti fra noi? Del resto, voi potete sempre -rispondere che non avete ancora detto contro gli altri la metà di -quello che si disse contro di voi. - -— Ah! — esclamò — di quello che si disse contro di me non ne potete -avere un'idea, voi che vivete lontano da Parigi. Io mi diedi a scrivere -sul _Figaro_ per non troncare tutt'a un tratto la mia «campagna -critica» dopo la rottura col _Voltaire_; chè m'avrebbero creduto -smarrito d'animo e ridotto all'impotenza. Ma sapete perchè ho scelto -il _Figaro_? Il _Figaro_, prima di tutto, contro cui si fa tanto -gridare, non è mica peggio degli altri giornali, sotto nessun aspetto. -La sua disgrazia è che tutti i torti della stampa che ha dei torti, -si fanno ricadere sulla sua testa; lui è lo scandalo, lui è il morbo -della nazione, lui raccoglie in sè tutti i vizi, tutte le magagne, -tutte le brutture del giornalismo francese. È destinato che sia il -_capro emissario_, e s'intende che se non ci fosse il _Figaro_, non -ci sarebbe che una stampa purissima e santissima: sta bene. Ma questo -non monta. Sono collaboratore del _Figaro_, ma non l'ho sposato. Io -non so quello che ci scrivano; so che ci scrivo quello che voglio. -Ho scelto il _Figaro_ per questa ragione: che essendo un giornale -diffusissimo per tutta la Francia e fra ogni ceto di gente, volevo -cercare, scrivendoci, se ci fosse modo di distruggere quella specie di -leggenda odiosa e ridicola che s'è formata sulla mia povera persona. -Una vera leggenda, vi dico. Quelli che l'hanno creata e divulgata, -i critici e giornalisti, non ci credevano: s'intende benissimo: sono -maligni, ma non imbecilli. Il grande pubblico, però, l'ha bevuta. Per -questo grande pubblico io sono un uomo senza coscienza, senza legge, -senza pudore, senza affetti; uno speculatore d'immoralità, un sacco di -vizi, un bevitore di sangue, un'anima perduta. Credono che io sguazzi -veramente in tutte le sozzure, come qualche personaggio dei miei -romanzi, e non solamente nelle sozzure morali. Un _égoutier_, infine. -Un uomo da velarsi gli occhi e da turarsi il naso, passandogli accanto. -Ebbene, io dissi tra me: _je suis un brave homme, après tout_ (non -c'è vanità a dichiararlo, non è vero?); mi sento un cervello sano nel -capo e un cuore onesto nel petto; vediamo se, scrivendo in un giornale -che va per le mani di tutti, provandomi a dirvi le mie ragioni con -la maggior pacatezza possibile, e a esprimervi i miei sentimenti con -la mia abituale sincerità, mi riesce di raddrizzare l'opinione storta -della gente. Prima ancora ch'io scrivessi, al semplice annunzio della -mia collaborazione, i buoni borghesi, gli onesti abbonati rimasero -atterriti. Ma come! Lo Zola scrive nel _Figaro_? Saremo costretti -ad asciugarci la prosa di questo matto pervertito e scandaloso, e -a nascondere il giornale alle nostre famiglie? Credevano in buona -fede che ad ogni periodo io buttassi fuori un'oscenità stomachevole -o sputassi sopra un sentimento gentile o lacerassi un nome onorato. -Ora io so che molti hanno espresso una grande meraviglia dopo letti i -primi articoli. In fin dei conti, hanno detto, tutto ben considerato, -è un uomo — presso a poco — come gli altri. Avrà torto, ma ragiona; -ragionerà male, ma par persuaso di quello che dice. Porcherie non ne -scrive; critica, ma non insulta; è un capo originale, ma non è un -pazzo da catena. Non è lo Zola che ci avevano dato ad intendere. — -Ora questo è già qualche cosa, ma è poco più di nulla. Per uno che si -ricrede, cento altri del pecorame immenso continuano a credere. Voi -non potete immaginare quanto sia difficile in Francia lo sradicare un -pregiudizio. Una leggenda calunniosa s'è formata sopra di me: ebbene, -ho quarant'anni, posso viverne ancora altri venti, ma son sicuro di non -vederne la fine, di quella leggenda. E questo m'addolora. - -E disse le ultime parole con un accento di vero rammarico. - -— Pensate però — gli osservai — che la leggenda non è uscita -di Francia, e che noi, lontani, vi giudichiamo diversamente. I -lettori sensati, che conoscono tutte le vostre opere, e che tengono -dietro a tutte le manifestazioni dei vostri principii artistici, -spassionatamente, e senza cocciutaggini scolastiche, sono persuasi che -quello che si può trovare d'eccessivo, sotto certi aspetti, in alcuni -dei vostri romanzi, è conseguenza logica del concetto fondamentale -che avete dell'arte, non predilezione per il brutto, per il tristo e -per l'orrido, che derivi da animo malvagio. Certo, l'arte ottimista -che sceglie ad un fine consolante i caratteri e gli avvenimenti, e -si sforza di alleggerire ai lettori tutte le impressioni ingrate, e -di girare intorno, senza attrito, a tutte le opinioni che hanno una -radice nell'animo, cattiva facilmente la simpatia agli scrittori. Ma -sotto la vostra arte di ferro, noi ammiriamo e amiamo la schiettezza, -il coraggio, la devozione ardente e indomabile ad un'idea, che non -è possibile che in un'anima nobile. Gli arrabbiati che leggono i -vostri romanzi con un occhio solo, non vedono che Lantier, e Bijard, -e Pierre Rougon, e Renée; noi li leggiamo con due, e vediamo Miette e -Goujet e Lalie ed Hélène e la piccola Jeanne. Ed è l'intensità, non la -molteplicità e la diffusione delle manifestazioni del cuore, quella da -cui giudichiamo l'intima natura dell'artista. Per me, vedete, Hélène, -che dopo aver visto morir la sua creatura senza poter piangere, e quasi -chiusa nel suo dolore, getta un urlo improvviso vedendo ai piedi del -letto le scarpettine che la povera bimba non si metterà mai più; e -il singhiozzo disperato che lacera il petto di Goujet mentre Gervasa, -incanutita e convulsa, si sfama sotto i suoi occhi, dovrebbero bastare -a giudicar l'uomo quanto un poema d'affetto. E molti la pensano a modo -mio. - -— Eppure — osservò sorridendo leggermente — dicono che contamino tutto. - -— Lo dissero anche del Flaubert. Dopo che aveva lavorato per cinque -anni a un romanzo, un critico scrisse che s'era ravvoltolato in una -fogna e che l'aveva sporcata. - -— E che cosa si dice, in Italia, quando si legge una di codeste -critiche? - -— Non so.... credo che si continui a leggere il Flaubert. - -— Io credo però che sarà utile, a proposito di critiche, un libro d'un -nuovo genere, che sto preparando da un pezzo. Man mano che mi cadevano -sotto gli occhi, sono andato raccogliendo e ordinando le più grossolane -insolenze, i più spropositati vituperii che vennero vomitati contro di -me. V'accerto che a leggerli tutti di seguito, come una lunghissima -lirica furibonda, fanno un singolare effetto. Li pubblicherò in un -volume, con una grande prefazione sulla critica, e intitolerò il -volume: _Leurs injures_. Sarà la mia apologia. - -Questo è il suo chiodo fisso; per quanto faccia, bisogna sempre che -torni a batterci su. Il suo grande tormento è d'essere male giudicato -come uomo. E questo tormento, possono averlo celato, ma lo provarono -certamente tutti gli artisti, anche i più incuranti e sdegnosi del -mondo, e i più gloriosi, quando il loro carattere morale fu denigrato. -Poichè si può ben amare disperatamente la gloria, ma non si può averne -un godimento pieno e sereno, se non si sente che insieme all'artista -è stimato l'uomo, suo padre e suo giudice, e depositario del suo -onore. Prima si ambisce la gloria pur che sia; poi quella tal gloria -— senza ombra e senza turbamenti; — ossia la stima e l'affetto, che -sono il calore della sua luce. Il che i nemici cercan di togliere, -quando non riescono a toglier altro, poichè è una grande consolazione -dell'amor proprio, dovendo dire che un tale è un grande artista, poter -soggiungere subito dopo che è un birbante. - -— Mah! — esclamò poi lo Zola — quando lavoro dimentico tutto. - -— Dateci presto il nuovo romanzo — dissi. - -— Mi ci potrei mettere subito — rispose — se ci fossi già preparato. -Ma ho bisogno di viver prima lungo tempo coi miei personaggi, e -siccome questo non è un lavoro da tavolino, che m'obblighi a star lì -cogli occhi sulla carta, così basta anche una leggera preoccupazione -dell'animo a distrarmene. Ho bisogno di pigliare i miei personaggi ad -uno ad uno, e poi a due a due, e così avanti, e di farmeli andare e -venire per la testa, di notte, passeggiando, desinando, ora strappando -una parola a uno, ora cogliendo a volo un gesto d'un altro, ora -scoprendo il secreto di un terzo; e di abituarmi a viver con loro -fino al punto di voltarmi in tronco, quando mi sento un fruscìo alle -spalle, quasi con la sicurezza di sorprenderne qualcuno in carne ed -ossa. Fin che non sono arrivato a questo grado d'illusione, non posso -far nulla. Quando poi i personaggi son diventati così vivi e parlanti, -e quasi gente di casa mia, il lavoro non m'affatica più; mi metto al -romanzo, e lascio che facciano loro, che pensin loro a combinarsi e -a trattare insieme le proprie faccende; io cerco d'entrarci il meno -possibile, e di restringermi a redigere i verbali. Alle volte mi par -d'essere estraneo affatto al mio romanzo. Casi, scene, dialoghi si -succedono da sè, e non ho che a mutar qualche parola nel testo che -mi si svolge sotto gli occhi. Non è che la descrizione che mi costa -sforzo. Ma scrivendo, vedo i luoghi così distintamente, sento i rumori, -gli odori, i contatti in una maniera così viva, che anche qui non ho -quasi da cercar altro che l'espressione. Rimango tutto stupito, alzando -gli occhi, di ritrovarmi nella mia stanza, solo, in una gran quiete, e -cerco per dove sono fuggiti i fantasmi che mi stavano affollati intorno -un momento prima. - -Con tutto ciò m'è parso di indovinare, da qualche sua parola qua e -là, che la difficoltà che egli trova a rimettersi ai suoi romanzi, -non deriva soltanto dal suo stato presente di salute e d'animo, ma -da un sentimento, più forte che non l'abbia mai provato, d'incertezza -artistica. Egli conosce il mondo letterario e sè stesso: sa di essere -arrivato al punto forse culminante della sua ascensione d'artista, -e che di lì non potrà più salire se non facendo un poderosissimo -sforzo: o un passo in una via nuova, o un perfezionamento grande -sulla via battuta. Perchè è vero quello che disse il Dumas figlio, -che il pubblico vuol essere continuamente sorpreso, abbagliato, -sbalordito, violato. Ora, dopo l'_Assommoir_, lo Zola è andato più -in là, ma non più in su. I critici assennati non solo non mettono la -_Page d'amour_ accanto all'_Assommoir_, ma la considerano al di sotto -della _Fortune des Rougon_ e della _Conquête de Plassans_. _Nana_ fu -un successo più librario che letterario. Si capisce d'altra parte -che, per quanto sia grande la sua potenza di scrittore, il genere -suo, tutto analitico e descrittivo, è quello in cui l'originalità -perde in più breve tempo la freschezza, abituandosi facilmente il -pubblico ai procedimenti metodici, di cui può indovinare gli artifizi -prima di subirne gli effetti. Al che l'aiutano anche gli imitatori; -gl'inetti scoprendo meglio la meccanica, i valenti mostrando che -non è difficile impadronirsene. E lo Zola ha ormai un drappello di -imitatori che non gli stanno indietro che d'un passo. Perciò io credo -che stenti a ricominciare i romanzi, non tanto perchè è stanco, quanto -perchè cerca. Mettendosi a scrivere, gli si presentano in folla tutte -le forme e le industrie già usate, ed egli vuol liberarsene. Non -gli basta più cambiar soggetto, vorrebbe cambiar maniera. Ed anche -dall'idea di scrivere un romanzo sulla _bontà e sul dolore_, per -fare un salto da _Nana_, come scrisse la _Page d'amour_ per fare un -contrapposto all'_Assommoir_, traspare già il bisogno che egli sente di -_rinnovellarsi_ come traspare, più che da tutto, dal suo proposito di -dedicarsi intieramente al teatro. - -Parlò da ultimo a proposito di teatro, del dramma ricavato da _Nana_, -che deve rappresentarsi tra poco. Dell'_Assommoir_ non fu contento: fu -un eccellente affare finanziario, una magra soddisfazione artistica: -non era più il suo _Assommoir_. È più soddisfatto del dramma ricavato -dall'ultimo romanzo. Si è dovuto transigere colle esigenze della -scena, si sottintende. Il carattere della protagonista è stato un po' -attenuato, e il linguaggio passato allo staccio. Ma, nell'insieme, -il dramma è più fedele al romanzo, ossia più naturalistico. C'è più -_distinzione_ e più _discrezione_. Ma per questo appunto dubita della -riuscita. - -Infine tornò ancora una volta al suo ideale: terminare i romanzi, -non impicciarsi più di polemica, lavorare riposatamente per il teatro -nella sua casa tranquilla di Médan, non vedendo che pochi amici.... -Ma per far questo — soggiunse rattristandosi — bisogna sentirsi sani e -giovani, e sopratutto non aver dolori. L'arte non basta a consolare dei -grandi dolori. - -Pensava a sua madre. - -Allora, per distoglierlo da quel pensiero, pensai di saldare un conto -che avevo con lui da due anni. — Prima di lasciarvi — gli dissi — debbo -giustificarmi d'un grosso errore che ho commesso a vostro riguardo. -Ho letto in un libro francese, che parlando d'un articoletto ch'io -scrissi sopra di voi nel 1878, diceste: — Ma dove diamine è andato a -pescare il De Amicis ch'io avessi due bambini? — Avete tutte le ragioni -del mondo di lamentarvi, tanto più che non solo dissi che avevate due -bambini, ma aggiunsi che li avevo sentiti gridare. Se voi mi credete -un idealista, dovete aver pensato che è spingere un po' troppo in là -l'idealismo, quella di regalare dei bimbi — per abbellire il quadro -— a chi non solamente non ne ha, ma non ne desidera. L'errore deriva -da ciò, che un vostro amico mi disse che li avevate, e che io non -avevo una ragione al mondo di non crederci. Quanto all'averli sentiti -gridare, mi concederete che è un'immaginazione scusabile, perchè o non -si hanno, ed è affar finito, o si hanno, e allora gridano. Ma vedete -se son castigato della mia credulità. Sono stato a vedere il Daudet, -e ne scriverò qualche cosa. So di sicurissimo che ha due bambine, -ne ho visti i ritratti; potete pensare se mi farebbero comodo per il -mio quadretto. Ebbene, sono costretto a non nominarle neppure, perchè -nessuno mi crederebbe più. Vi prego di considerarvi soddisfatto - -Si dichiarò soddisfatto, ridendo; ma subito il suo viso si tornò a -velare. - -E salutandomi sull'uscio, mi disse con un accento affettuoso, -stringendomi la mano: - -— _Vous ne me croyez pas un bandit, n'est-ce pas?_ - -— Ah! non mi conviene — risposi — vivo troppo in vostra compagnia. - -E benchè avessi chiuso la conversazione con uno scherzo, me ne andai -dolente, proprio, di non aver più trovato lo Zola giovane e contento -dell'altra volta. - - * - * * - -Ecco i grandi artisti. Mentre noi gl'invidiamo di lontano, pensando che -sono famosi, potenti, ricchi, e che debbono essere felici, o almeno -tutti frementi e splendidi del trionfo, essi son là soli in mezzo -ai loro libri, afflitti da dolori che ignoriamo, tormentati da mille -dubbi, sfiduciati di sè, incerti dell'avvenire, e rosi nel cuore dalla -passione dell'arte propria. Quella coscienza del proprio valore e della -propria fama, che noi crediamo una sorgente continua di contentezza, -essendo diventata in loro un sentimento abituale, ha reso insensibile -il loro amor proprio a tutte le soddisfazioni ordinarie; per il che -non hanno che assai di rado delle gioie vive, le quali pure svaniscono -di più in più rapidamente. Il sentimento profondo che hanno della -vita, per cui l'amano più intensamente, rende a loro più dolorosa la -coscienza della precarietà propria, e di tutto; e la paura dell'obblio, -che è il loro affanno perpetuo. L'idea della loro fama, del loro nome -pronunciato da tutte le bocche, del diritto dato alla moltitudine -immensa di giudicarli e di notomizzare brutalmente l'anima loro, li -sgomenta qualche volta, come gente condannata a una berlina senza -termine. Se vanno tra la gente, sono urtati in mille modi dall'invidia -e dall'ignoranza; se vivono da sè, sono sopraffatti e soffocati dalla -propria immaginazione. Continuamente combattuti tra gli interessi -della vita e la coscienza artistica, tra il bisogno e il furore di -imparare, e la necessità e la passione di produrre, tra l'intelligenza -che progredisce, mettendo sempre più alta la meta dell'arte, e le forze -artistiche che si logorano, scemando la speranza di raggiungere quella -meta; circondati d'amici continuamente pericolanti sopra l'altalena -della gelosia; minacciati nella salute dall'abuso del lavoro in cui non -riescono a moderarsi; dotati d'una malaugurata facoltà di sviscerare sè -stessi, che inacerbisce il sentimento di tutti i dolori; condannati, -in fine, al primo segno che diano di stanchezza e di decadimento, a -sentire da ogni parte la risata trionfale degli emuli, ed il grido -insolente delle legioni giovanili che si avanzano.... Poveri grandi -artisti! Ha detto bene Alessandro Dumas: Dante dimenticò di mettere -questo supplizio in fondo alle bolgie dell'inferno. - - - - -EMILIO AUGIER E ALESSANDRO DUMAS - - -Un mio amico di Galata mi raccontò, anni sono, il seguente aneddoto. - -— Mi trovavo sopra un piroscafo del Lloyd austriaco, in viaggio -da Varna a Costantinopoli, in mezzo a una folla di gente che non -conoscevo; e m'annoiavo mortalmente; quando, per fortuna, m'occorse -di scambiare qualche parola e poi di attaccare conversazione con un -viaggiatore francese, che da più d'un'ora stava immobile accanto a -me, cogli occhi fissi sui mare. Discorremmo per un pezzo. Non spendeva -molte parole, ma parlava bene, in un certo modo stringato e asciutto, -e diceva sempre qualche cosa di singolare, che mi costringeva a -guardarlo. Andava per la prima volta a Costantinopoli. Mi rivolse -delle domande sull'Oriente, molte delle quali mi misero in imbarazzo, -e sopra ogni mia risposta faceva un'osservazione, la quale spiegava -più chiaramente quello ch'io avevo voluto dire, in modo che, a un -certo punto, m'accorsi con grande vergogna che parlavo male. A notte -inoltrata lo lasciai per andar a dormire, e per molto tempo non mi -potei levar dalla testa la sua figura e i suoi discorsi. Non avrei -saputo dire se mi fosse simpatico o no. Mi dava da pensare, desideravo -di vederlo per conoscerlo meglio. La mattina dopo, all'alba, si stava -per entrare nel Bosforo. Salii sul ponte, ricominciammo a discorrere. -La sua conversazione era argutissima e piena di pensieri; ma che so io? -Ci sentivo qualche cosa come di secco e di freddo, che mi teneva in -là, nel tempo stesso che m'attirava e mi metteva in grande curiosità -di sapere chi fosse. S'entrò nel Bosforo, che egli non aveva mai -visto. Con mio grande stupore, non diede alcun segno di meraviglia. -Stava ritto, impalato contro il parapetto, immobile come una statua, -come se avesse visti quei luoghi cento volte. — Che razza d'uomo è -costui? — pensavo. Una sola volta, vedendo una moschea bianca sulla -riva asiatica, si scosse ed esclamò: _Oh quelle jolie bonbonnière!_ -Poi tornò a chiudersi in sè. Passò Buyukdéré, passò Therapia, -passò Isthènia, passò Kandilli, e non diede segno di vita. S'arrivò -finalmente a Costantinopoli, e continuò a guardare e a tacere. Il -bastimento, dopo una breve fermata a Costantinopoli, doveva proseguire -per l'Egitto. Il mio incognito andava a veder l'inaugurazione del -canale di Suez; io dovevo scendere a Galata. Prima di scendere, gli -porsi il mio biglietto di visita; egli mi diede il suo: guardai, -c'era scritto: _Alexandre Dumas fils_. Come si può pensare, feci -un atto di meraviglia e di piacere. Egli rimase impassibile. — _Au -bonheur de vous revoir_ — mi disse. E mentre io me n'andavo voltandomi -indietro per vederlo ancora, egli guardava da un'altra parte col -cannocchiale. — - -Ho riferito quest'aneddoto perchè l'impressione ricevuta dal mio -amico è quella che le opere del Dumas lasciano nella maggior parte dei -lettori italiani. - -La crudezza con cui esprime certe verità che ci feriscono nel nostro -sentimento d'orgoglio _umano_, la brutalità di chirurgo impassibile -con cui mette le mani nelle piaghe che altri suole trattare con -pietà delicata, la perspicacia diabolica con cui indovina i segreti -più intimi di certe nature mostruosamente inique e corrotte, e quasi -la compiacenza feroce con cui li rende; e più di tutto certi tratti -indefinibili, che sono nei libri quello che i lampi dell'occhio e i -guizzi delle labbra sono nei visi, ci fanno immaginare un uomo rigido -e superbo, poco benevolo per i suoi simili, facile alla passione, ma -chiuso alla tenerezza, e scettico in fondo; la cui presenza debba -agghiacciare la parola in bocca all'ammiratore che gli va incontro -con espansione. Anche nei tratti delle sue opere, che ci sembrano -riboccanti d'affetto, e che ci commuovono, noi troviamo sempre, -esaminandoli, piuttosto l'arte profonda d'un'intelligenza che, -indovinando tutte le cause, riesce a ottenere tutti gli effetti, -che non il disordine affannoso ed ingenuo che viene dal cuore; e ci -piglia il sospetto che egli abbia studiato, come il Goëthe, delle -lettere affettuose di sconosciuti, per impararvi il linguaggio dei -sentimenti che non provava. Negli stessi suoi scritti d'argomento -sociale, diretti a uno scopo generoso e benefico, riconosciamo che -v'è largamente tutto ciò che può giovare alla persuasione: chiarezza -limpidissima, argomentazione serrata, arte mirabile di presentare le -contraddizioni e di valersene, ed eloquenza splendida nell'esporre lo -stato delle cose a cui cerca rimedio; ma non quel soffio irresistibile -che prorompe dalla pietà ardente e profonda dei dolori e delle -ingiustizie, e che vince il cuore prima che la ragione sia vinta. Vi -sentiamo fremere più potentemente l'amore artistico della propria idea, -che l'amore umano degli oppressi. E quell'apostolato di moralità, di -virtù, di dovere, che informa specialmente le sue ultime opere, ci ha -piuttosto l'apparenza d'un grande ed onorevole proposito dell'ingegno -che intuisce il bene, e se ne fa strumento all'arte; che non la -passione intima e schietta d'un'anima che lo ami irresistibilmente. La -soddisfazione che ci lasciano nell'animo le opere sue più evidentemente -dirette ad un fine a cui anche il nostro cuore e la nostra coscienza -consentono, non è mai nè piena ne tranquilla; sempre usciamo dal teatro -o chiudiamo il libro con qualche ferita segreta nell'animo; e la nostra -immaginazione non ci rappresenta mai, neanche a traverso alle più -dolci emozioni provate, un Alessandro Dumas altrettanto amabile che -ammirabile. - - * - * * - -Eppure il concetto che ne hanno i suoi amici intimi è assai diverso -da quello della più parte de' suoi ammiratori lontani. È un un -_bon garçon_, dicono, senza restrizioni; migliore di suo padre, che -nondimeno parve più amabile e fu più amato. Conviene anche dire che -è tutt'altro Dumas da quello che fu in giovinezza. Era dissipato, -ed ora si vanta d'essere un capo di famiglia esemplare. Della sua -vita passata dice egli stesso che non conserva più che i ricordi; e -si assicura che fra questi ricordi ce ne sono dei bellissimi, e di -molti paesi, e invidiati, e famosi. Ha un sentimento altero di sè; ma -non costantemente: solo in certi giorni della settimana, e quando lo -stuzzicano. È servizievole con gli amici, dei quali s'asciuga drammi -e commedie e romanzi, senza fiatare, ragionando anzi i suoi giudizi -in letterine mirabili di stringatezza e di sincerità fraterna, con le -quali rivela agli autori i difetti intimi delle opere e le deficienze -inconscienti degli ingegni in un modo maestrevolmente scoraggiante. Non -pecca d'avarizia, come molti credono, e come forse credeva suo padre -quando essendogli stato detto che il figlio scriveva Le père prodigue, -soggiunse: — et le fils avare. Non è milionario per gli altri, come -disse del padre suo egli medesimo, ma è caritatevole, e soccorre in -particolar modo i letterati e gli artisti poveri, ricordandosi d'aver -vissuto i suoi primi anni in quella Bohême, che ora brulica a cento -gran cubiti sotto i suoi piedi; sebbene non sia facile ingannarlo -col pretesto della beneficenza. L'accusarono d'ingratitudine verso -suo padre, per qualche parola che gli sfuggì sulla trascuranza in -cui fu lasciata la sua prima educazione; ma è un'accusa ingiusta. -Egli dichiarò sempre che non s'è sentito qualcosa se non quando s'è -paragonato fuori di casa sua. L'apologia che fece del padre nella -prefazione al _Fils naturel_, dove respinge sdegnosamente la lode di -coloro che lo mettono al di sopra dell'autore d'_Antony_, è una delle -poche cose in cui si senta veramente palpitare il suo cuore. Egli -parla di suo padre ad ogni proposito. Tutti gli aneddoti che possono -riuscire ad onore del suo cuore, della sua vita e del suo genio, li ha -continuamente sulle labbra, e li abbellisce sovente, e si dice anche -che ne inventi. Si sa invece che suo padre era leggermente geloso di -questa gloria che gli cresceva in casa, dovuta a facoltà tanto diverse -dalle sue. La sera della rappresentazione di _Madame Aubray_, a un suo -amico che gli lodava calorosamente il dramma del figliuolo, rispose di -malumore: Sì, bene, c'è dell'osservazione; _mais comme théâtre, enfin, -qu'est-ce qu'il y a?_ — Lo difendeva con affetto quando altri gli dava -addosso; e quando lo lodavan troppo, s'impazientava. Chi ha conosciuto -l'uno e l'altro, pure riconoscendo la generosità splendida del padre, -e l'immensa simpatia che ispirava, gli antepone come carattere saldo, -come cuore sicuro alla prova, come coscienza, infine, il figliuolo. I -suoi antichi compagni di collegio, migliori giudici dei nuovi amici, -sono concordi in questo giudizio. Il convittore Dumas, quindicenne, -aveva uno sconfinato entusiasmo per il _papá_. Non ammirava altri -e non parlava d'altro. Grazie a lui, tutto il collegio conosceva -un mese prima dell'Europa l'intreccio dei drammi e dei romanzi del -grand'Alessandro, e ne leggeva dei brani manoscritti sui banchi -della scuola, dietro ai vocabolarii. Un giorno che per la partenza -improvvisa del Dumas padre dalla Francia, si credette che fosse stato -bandito da Luigi Filippo, il figliuolo ne fu desolato; e i colleghi, -per consolarlo, rappresentarono nel cortile un dramma improvvisato, -nel quale il re dei romanzieri era coronato di gloria, e il re dei -borghesi faceva una pessima figura. Ho visto delle lettere scritte -in quel tempo dal piccolo Dumas ai suoi compagni, piene di fantocci, -di capricci calligrafici e di buffonate; ma cordialmente espansive, -e piene d'un sentimento d'amicizia rarissimo nell'adolescenza. Lo -strano è che il Dumas, nel collegio, non diede segno nè d'amore allo -studio, nè d'ambizione, nè d'ingegno più che ordinario, nemmeno in -letteratura. Non solo non era fra i primi, ma neanche fra i secondi. Se -aveva un'ambizione, benchè non studiasse, era di diventare un giorno un -erudito, e anche più che un erudito, un bibliotecario. Come scrittore -si considerava naturalmente assorbito e annientato da suo padre. -Viveva in lui e di lui, gli bastava la gloria paterna, gli pareva che -ne sarebbe vissuto lietamente e tranquillamente per sempre. E i suoi -grandi trionfi erano quando suo padre veniva a visitarlo al collegio, e -professori, scolari, assistenti, inservienti, tutti saltavano su, come -scossi da una scintilla elettrica, per vedere un momento dalle finestre -e dagli spiragli degli usci quel mago, quel colosso, quel glorioso -testone scarmigliato, che empiva il mondo della sua fantasia. - - * - * * - -Ora l'antico aspirante bibliotecario è uno degli scrittori francesi più -divulgati nel mondo, ed anche uno di quelli di cui Parigi s'occupa più -curiosamente, e per la singolarità del suo carattere, e perchè attira -l'attenzione pubblica come autore drammatico, come polemista nelle più -ardenti quistioni sociali, come amatore dispendioso delle belle arti -e come gentiluomo ospitale. Quanto alla sua fortuna, basta dire che -in non più di sette anni, ossia dopo il _Monsieur Alphonse_, che pure -è già una commedia della decadenza, il solo teatro gli fruttò poco -meno d'un milione, di cui deve la quinta parte all'Étrangère, che non -ebbe un grande successo, e alla ripresa del _Demi-monde_. Oltrechè ha -un diritto raguardevole sui cento mila esemplari delle opere di suo -padre che si stampano ancora annualmente in Francia per ispanderle a -traverso a tutti i continenti. Con tutto ciò non vive sfarzosamente: -non ha le manie principesche di suo padre. Sta nell'_Avenue de -Villiers_, dove stanno pure il Meissonier, il Gounod e Sara Bernhardt, -in una casa propria, graziosa, ma non splendida, fiancheggiata da -un giardino semplicissimo, senz'aiuole e senza sentieri, disposto -così perchè la sua Jeannine vi possa scorazzare liberamente; in -fondo al quale c'è una casa campagnuola d'Alsazia, ch'egli comprò -bell'e fatta all'Esposizione del 1878, per mettervi i quadri che non -entravano più nelle sue sale. Nella sua casa non c'è di grandioso -che lo spazio. Anch'egli sente quel bisogno d'aria viva, di larga -respirazione, di libertà di mosse e di passi, per cui suo padre stava -in maniche di camicia dalla mattina alla sera, e riceveva le visite -in una _toilette_ da fornaio. Non tiene carrozza: la stessa signora -Dumas, quando deve uscire, fa venire modestamente alla porta un umile -_fiacre_ inzaccherato, che farebbe fremere l'ombra di suo suocero. La -villetta dove vanno a passar l'estate non è più magnifica della casa -in città. L'unica ricchezza della casa sono le opere d'arte. Contro -alle pareti s'innalzano statue e bassorilievi di grandezza naturale; -busti di marmo e bronzi ad ogni angolo; e quadri innumerevoli, fitti, -che si toccano dai pavimenti alle vôlte, nelle sale di ricevimento, -nelle stanze da letto, nelle stanze d'entrata, sui pianerottoli, per le -scale, ammonticchiati sui tavoli, ritti sui cassettoni e sui caminetti, -appoggiati alle spalliere delle seggiole, fin nei cantucci più oscuri -dove bisogna guardarli col lume, fin sui battenti delle porte: quadri -di tutte le grandezze e di tutti i generi, di pittori famosi e di -genii divinati da lui, paesaggi, madonne, belle donne nude — _belles -bêtes_, com'egli le chiama, — e paesaggi misteriosi che predilige, e -scenette arrischiate che tiene al buio, e caricature d'ogni specie; -fra cui brillano qua e là gli acquerelli che regala il Meissonier -alle sue figliuole per il giorno onomastico, e i cavallini e le porte -orientali del Pasini: tanti quadri per un milionetto e mezzo, a quel -che si dice. E più bella di tutte è la sua stanza di studio, dove si -fanno riscontro il famoso ritratto di lui, fatto dal Meissonier, e -un busto in marmo di sua moglie, bellissimo, in mezzo a una corona -di grandi tele; — una vasta stanza a terreno, che dà sul giardino, -piena di luce, con un enorme tavolo verde nel mezzo, sparso di penne -d'oca spuntate e smozzicate coi denti nella furia del lavoro. Tutta la -casa nel suo ricco disordine artistico, nello stesso tempo semplice -e pomposo, ha non so che aspetto di grandezza, che ispira rispetto; -e v'aggiungono molto le immagini e i ricordi del padre colossale, -che vi sono profusi. Sopra un tavolino della sala di studio c'è una -collezione di mani di donne, di bronzo e di terra; mani piccolissime e -delicatissime di patrizie oziose, mani robuste d'artiste, mani pienotte -di belle mondane che debbono aver trattato l'ago prima di portare -gli anelli ingemmati; mani che, in altri tempi, han forse palleggiato -il cuore di chi le fece modellare; e in mezzo a tutte queste manine, -spicca, o piuttosto regna, come la destra d'un sultano, la mano del -Dumas padre, quella bella e strana mano, dalle dita delicatissime, che -rappresentano, secondo la fisiologia del figliuolo, la finezza delle -sensazioni artistiche, e dalla palma larga ed atletica, che esprime -la potenza dell'esecuzione. Oltre alla mano, ci sono qua e là delle -immagini di quel largo viso di papà possente e sereno; vecchi libri -suoi; manoscritti a caratteri di scatola, e la collezione enorme dei -suoi volumi legati e dorati, che fanno scintillare della sua gloria -un'intera parete. E uscendo dalla sala di studio, si trova in faccia -alla porta, in un corridoio semiscuro, sopra un alto piedestallo, un -busto enorme del gran romanziere, di marmo bianco come la neve, d'una -rassomiglianza da sbalordire, con un sorriso parlante sulle labbra e -negli occhi; — il quale, rischiarato com'è da una parte sola, da un -raggio che vien dall'alto, — ha una tale apparenza di vita, a vederlo -così all'improvviso, che fa l'effetto dell'apparizione d'un fantasma, o -piuttosto del padre Dumas in carne ed ossa, risorto allora allora per -ricominciare il suo lavoro titanico interrotto da uno sbaglio della -morte. - - * - * * - -Qui il Dumas figlio passa le sue mattinate di lavoratore. Prima -di giorno è su, d'inverno come d'estate; le lettere che ricevono -i suoi amici nella giornata son tutte state scritte al lume della -candela, mentre essi dormivano. Lavora di nervo fino a mezzogiorno, -e a mezzogiorno la sua giornata di scrittore è finita. Passa il dopo -desinare a cavallo nel Bosco di Boulogne, o negli studi dei pittori, e -una volta la settimana ha in casa a pranzo una brigata d'amici, la più -parte scrittori ed artisti, a cui profonde fra la minestra e le frutta -un tesoro di frizzi, d'aneddoti, di epigrammi politici, di giudizi -letterari nuovi ed arguti, che girano poi di bocca in bocca, e si -spargono pei giornali e pel mondo. In casa sua è uno scampanellìo senza -fine: il servitore che porta le imbasciate potrebbe essere sostituito -da un automa a movimento perpetuo. Il direttore di teatro s'abbatte -sull'uscio nel _bohémien_ senza camicia, il commediografo principiante -nello straniero curioso, il giornalista nel pittore, il tipografo -nell'attore drammatico spigionato. Ed è poca cosa l'affluenza delle -persone in confronto a quella delle lettere, una gran parte delle quali -sono dirette a lui come patrocinatore del divorzio, e grande avvocato -di tutte le quistioni che si riferiscono alla famiglia, alla donna, -all'amore: lettere di malmaritate di tutti i paesi che gli domandano -consigli per la separazione; di mogli pericolanti che invocano il -soccorso d'un avvertimento paterno; di ragazze di collegio che chiedono -suggerimenti intorno alla scelta del marito; di figliuoli illegittimi -che gli raccontano la loro storia; di teste matte d'ogni tinta che gli -propongono i più strampalati problemi sociali e psicologici; ed egli -risponde qualche volta, quando la lettera lo fa pensare, e la risposta -è difficile; e altre volte s'impazienta, e butta ogni cosa nel cestino. -Così passa la sua vita tra il lavoro, gli amici e l'immenso pubblico -sconosciuto, sotto una pioggia di biglietti di visita e di biglietti -di banca, incensato, invidiato, seccato, portando con eguale vigore i -suoi cinquantasei anni e l'eredità enorme del nome paterno, in mezzo -alla grande città che lo ammira e lo maligna e gli chiede pascolo -continuamente alla sua curiosità febbrile di regina annoiata. - - * - * * - -La figura del Dumas figlio è una delle più strane e delle più degne di -studio che possa desiderare un ritrattista letterario. A primo aspetto, -è il Dumas dei ritratti fotografici, che tutti conoscono: molto alto -di statura, membruto, ma non grasso, benchè abbia un po' di ventre; -anzi di forme piuttosto asciutte e svelte, messe in evidenza da un -portamento diritto di soldato; una grossa testa, calva sul davanti, -con una corona folta di capelli grigi e crespi, che gli stan tutti tesi -all'indietro, come se fossero spinti dal vento; i lineamenti del viso -bruno terreo, regolari, ma arditi, e l'occhio grande, chiaro e freddo, -di cui lo sguardo fa l'effetto dell'interrogazione d'un giudice mal -prevenuto. Di viso somiglia un po' al padre, fuorchè nell'espressione -degli occhi, che è meno benigna, per non dir punto, e nel contorno, che -è più oblungo. Veste trascuratamente, come l'autore del _Montecristo_. -— Questo è il Dumas del primo aspetto. — Cambia affatto quando apre -la bocca; il suo primo sorriso produce una vera meraviglia. — Perdio -— esclamai dentro di me — è un negro! — Tutta la parte inferiore del -viso, la sporgenza delle labbra, i denti, il mento, sono assolutamente -d'un negro: s'indovinerebbe alla prima, non sapendolo, che c'è entrato -del sangue nero nella sua famiglia. E non solo nella parte inferiore -del viso; c'è qualcosa nella forma allungata del busto e nella -struttura delle gambe, e più di tutto negli atteggiamenti, nel modo di -distendersi e di contrarsi, e in una certa snodatura strana di tutta -la sua persona, che ricorda in un modo singolarissimo i movimenti -e le positure feline della razza nera. Mi richiamò alla memoria un -ufficiale mulatto degli _spahis_, che avevo visto all'Esposizione, -disteso sopra una panca d'una trattoria. Anche la sua voce ha non so -che di inaspettato, d'esotico, che stupisce alle prime parole, come -una voce alterata di proposito. Tutta la sua persona, fuor che i -piedi piccolissimi, ha qualcosa di rude e di austero, come d'un uomo -altrettanto esercitato agli strapazzi del corpo che alle fatiche della -mente. L'ingegno è tutto nella fronte ampia e curva, e in quel grande -e terribile occhio bigio, che con uno sguardo par che abbia bell'e -scrutato, pesato e giudicato il vostro cervello e il vostro cuore, -e, quel che è peggio, senza lasciar indovinare la sentenza. E più -strano dello sguardo è il riso, o piuttosto la risata. M'avevano detto -giustamente che ha conservato il suo riso di monello di quindici anni, -se non proprio nell'espressione della fisionomia, almeno nell'atto. -Improvvisamente da una gravità accigliata e imperiosa prorompe in uno -scoppio di risa, come se avesse inteso la più spropositata sciocchezza, -e ridendo, scrolla le spalle, incurva la schiena e si tura la bocca con -la mano, come fanno i ragazzi per non farsi scorgere dal maestro: poi -si ricompone tutt'a un tratto, come uno scolaro colto in flagranti. -E ha dei gesti risoluti e taglienti, come se segnasse la cadenza di -certe parlate fulminanti delle scene capitali dei suoi drammi; e tronca -bruscamente la gesticolazione per sprofondare le mani nelle tasche, -come per dispetto d'essersene troppo servito. È una strana persona, -in somma, un misto bizzarro d'artista e di colonnello di cavalleria, -di avvocato fiscale e di gentiluomo _sans façons_, di giovinetto e -di vecchio, di parigino e d'africano, che quando s'è visto non desta -meno curiosità di quella che s'aveva prima di vederlo, e lascia molto -incerti sul sentimento che ispira. - - * - * * - -E la sua maniera di conversare? È difficile ritrarla. Bisogna -immaginare una mente aperta da mille parti, che coglie a volo ogni idea -propria o d'altri, con una sollecitudine febbrile, per farne nascere -una discussione, o almeno un contrasto momentaneo, se altro non è -possibile, di sentimenti e d'opinioni; che sopra ogni più sfuggevole -argomento vuol formulare un giudizio che colpisca l'immaginazione e si -fissi nella memoria; che ad ogni sentimento che altri esprima passando, -s'arresta per frugarvi dentro, e non è soddisfatto fin che non l'ha -rovesciato; che nota tutto, s'interessa a tutto, e volta e rivolta in -mille modi tutte le idee, con una specie di curiosità inquieta, come -se sospettasse in ciascuna un tesoro nascosto d'altre idee, che gli -si volessero sottrarre; che a proposito d'ogni soggetto, ha pronto un -aneddoto nuovo e concettoso, pescato in un pelago immenso di ricordi -di gente e di casi infinitamente diversi; che passa da una ad un'altra -quistione toccandone rapidissimamente altre dieci, come fa il suonatore -sui tasti del pianoforte, e dice su ciascuna una parola che fa venir -sulle labbra mille interrogazioni impazienti; che dall'esposizione, -per esempio, d'un suo possibile romanzo su Gesù Cristo, intercalata -d'interminabili citazioni d'evangeli, d'epistole apostoliche, della -bibbia, dei santi padri e dei libri sacri indiani, salta a ragionare -dell'Alsazia e della Lorena, per schizzare a tratti da maestro una -bizzarra caricatura del principe di Bismarck; il quale lo conduce a -fare un pronostico fantastico sull'avvenire del popolo ebreo, dopo aver -strozzato in cinque periodi la storia delle sue vicende politiche; da -cui scende a trinciare alla svelta una quistione di frenologia; e poi -a crivellare d'epigrammi la lettera del Rochefort, pennelleggiando -di passata Leone Gambetta; il quale gli rammenta l'Accademia, che -gli dà il destro di definire con poche parole colorite e profonde il -magistero dello stile del Rénan; al che fa seguire una comparazione -minuta e tecnica fra la pittura del Meissonier e quella del Dupré, -per trascorrere poi ad una discussione filologica, e ricascar daccapo -nella politica. E tutto questo nel giro d'un ora, detto a frasi nette -e risolute, a proposizioni scintillanti, che par che gli scattino -dalla bocca, serrate l'una all'altra come anelli d'acciaio, interrotte -soltanto di tratto in tratto da uno di quei cachinni strani, che -muoiono all'improvviso, come recisi d'un colpo, e accompagnate da un -continuo e furioso sfruconare di molle nel caminetto, che solleva un -nuvolo di cenere e di scintille ad ogni sentenza. Ma come si rivela -l'ingegno irresistibilmente drammatico in ogni suo ragionamento! Mentre -esponeva il concetto del suo romanzo su Gesù Cristo, per cui doveva -citare personaggi e avvenimenti e giudizi, tutto si faceva dialogo e -dramma nel suo discorso; d'ogni cosa parlava come se l'avesse vista -e sentita; e ragionava delle persone con un tono di famigliarità -curiosissimo come se fosse vissuto tra loro, e avesse egli primo e solo -scoperto in tutti chi sa che segreti; e faceva, a sostegno delle sue -opinioni, delle osservazioni psicologiche sottili e maliziose sopra -ciascun carattere, toccandosi un occhio col dito, con l'aria di dire: -— Ho indovinato tutto. — Si capiva che quegli avvenimenti l'attraevano -più come un grande dramma che come una grande quistione. In fondo la -sua idea è quella dello Strauss, benchè basata sopra argomenti ch'egli -crede suoi propri; e ciò vuol dire che è già molto lontano dalla -professione di fede che fece nell'_Homme femme_, e che ogni influsso -del suo amico Dupanloup è svanito nell'anima sua. La qual cosa non -deve stupire, perchè la sua mente s'avanza, retrocede, serpeggia, è -sempre in movimento, come il suo corpo, e muta di continuo come il suo -viso. Dice egli medesimo che ha bisogno di questo lavorìo incessante -del cervello perchè l'inerzia intellettuale lo gitta immediatamente -nella tristezza. Quando rimane per qualche tempo in silenzio, gli -si vede in viso che rumina dentro al suo pensiero, che cerca qualche -cosa da sviscerare e da discutere, e che s'impazienta se non lo trova. -Cento espressioni diverse gli passano sulla fronte e negli occhi anche -durante una breve conversazione: prima è sereno, poi triste, poi sereno -daccapo, poi stizzito, poi pensieroso e inquieto: somiglia al cielo -d'Olanda in un giorno d'autunno. Quand'è allegro, gli si vede come un -fondo di tristezza a traverso all'allegria; e non è mai tanto triste, -da non lasciar capire che la sua tristezza durerà poco. Per ciò si -prova qualche incertezza stando con lui; non si sa bene con quale -s'abbia a che fare veramente, dei molti Dumas che si manifestano a -volta a volta sulla sua faccia, e spariscono. Non dura cinque minuti -in stato di riposo: incrocia le braccia sul petto, le scioglie per -passarsi una mano sulla fronte, incrocicchia le dita sul cocuzzolo, -si tormenta i pollici colle unghie e coi denti, s'abbraccia ora un -ginocchio ora l'altro, e si distende e s'incartoccia, rivoltandosi -continuamente a destra e a sinistra, che par perseguitato da uno -sciame di vespe invisibili. Ogni pensiero che gli spunta nel capo gli -dà un riscossone, come una scintilla elettrica, che lo costringe a -cambiare atteggiamento. Sembra che l'epigramma mordente, la sentenza -arrischiata, il paradosso, la frase brutale con cui mette a nudo il -basso interesse che cova sotto il sentimento gentile, rispondano a -un suo bisogno fisico più che non siano un'espressione schietta del -pensiero e dell'animo suo; e che il parlare in quella forma sia per -lui un modo voluto di sfogare non so che irritazione sorda del sangue, -che non è sua natura, ma sua malattia, e ch'egli sfogherebbe meglio, se -potesse, sbriciolando tutto quello che gli viene alle mani. - -Si quetò un poco facendo vedere la sua pinacoteca. Ritto davanti ai -suoi paesaggi preferiti, col gomito destro nella mano sinistra, e -l'altra mano sul mento, dicendo le immaginazioni che gli destavano -in capo certi orizzonti oscuri di campagne solitarie, flagellate dal -vento, pareva un altro Dumas: il suo viso si rasserenava, la sua voce -si raddolciva, e le parole, invece di scattare, colavano. Si raddolcì -specialmente, e mutò quasi aspetto, tratteggiando il carattere nobile -e modesto d'un pittore suo amico, grande d'ingegno, ingenuo di modi, -semplice come un fanciullo, pieno di cuore e d'entusiasmo, e pure -timido, inconsciente del suo valore, facile all'ammirazione di tutto e -di tutti, e buono e dolce come un santo in ogni atto e in ogni parola: -non si può dire la delicatezza delle espressioni, il buon sorriso di -fratello con cui il Dumas ne ritrasse l'indole e ne raccontò la vita. -Sempre discorrendo, girò di sala in sala, salì e discese per scale a -chiocciola coperte di tappeti, staccò quadri, smosse dei mobili per -far vedere le tele mal collocate, camminando sempre a passi rapidi, -curvandosi e rialzandosi con la snellezza vigorosa d'un ginastico, e -dicendo dinanzi ad ogni quadro una parola vibrata e pittoresca, che lo -definiva e lo giudicava. E intanto io dicevo all'orecchio dell'amico -che m'accompagnava: — Mi pare d'aver visto dieci Dumas —, ed egli -mi rispondeva: — ne vedreste trenta, se restaste con lui tutta la -giornata. — E poi si ridiscese in mezzo ai libri, dov'egli ripigliò la -sua conversazione saltellante dall'arte alla politica, alla religione, -alla storia, ragionando a botte da maestro di scherma e stropicciandosi -le mani e la testa con la solita febbre; finchè improvvisamente apparve -l'undecimo Dumas, che fu il più geniale e il più artistico di tutti. - -Il discorso cadde sulla sua Jeannine, l'unica figliuola che gli rimanga -in casa, essendosi maritata poco tempo fa la maggiore, che si chiama -Colette. La signorina Jeannine ha tredici anni, ed è cresciuta, in un -anno, di sedici centimetri. Fu amabile veramente il Dumas quando si -mise a descrivere, com'egli sa descrivere, quella cara grandigliona -d'una bambina, venuta su all'improvviso, e rimasta sottile sottile, -che spenzolava da ogni parte, nei primi mesi della crescenza, come -un fiore dondolato dal vento, sempre con quel bocciuoio di testina -bionda ripiegato sopra una spalla, a cagione della tenuità dello stelo, -tanto che suo padre doveva rialzarla ogni momento, come un giardiniere -amoroso, e rimetterla ritta contro lo spalliera della seggiola, con -una carezza sotto il mento. Poi cominciò a raccontare tutti i suoi -miracoli di precocità intellettuale, le sue uscite comiche, le sue -ragioni di donnina, e certi suoi impeti d'eloquenza fanciullesca contro -la tristizia del mondo, con una grazia così affettuosa d'accenti e di -gesti, da parer strano che fosse lui proprio quello spietato anatomista -dell'anima umana, che immaginò la perfidia della _Femme de Claude_ -e l'anima fracida del duca di Septmont. Tutto ad un tratto cessò di -parlare, e gli brillò sul viso il più dolce dei suoi sorrisi africani. -Mi voltai e vidi la deina della casa, tutta vestita di rosso vivo, alta -alta e leggera da smoverla con un soffio, con un visetto di bambola -grazioso e ridente, con certi attini di capo da rondinella, e una voce -che pareva il mormorio d'un filo d'acqua: un abbozzino di damigella, -insomma, ancora tutta odorosa d'infanzia, lunga ed esile come un'ode in -versi quinarii. Ma suo padre la presentò come un poema. Ed è infatti il -suo amore e la sua alterezza. Essa gli riempie la casa dello svolazzo -vermiglio della sua vestina e del suo sfringuellìo di scolaretta, e -tempera così l'irrequietezza tormentosa del suo spirito, troppo lucido -contemplatore delle verità tristi della vita. Forse noi dobbiamo a lei, -o le dovremo, qualche bella scena di commedia e qualche bella pagina di -romanzo, che sarà scritta su quel gran tavolo verde, all'eco della sua -voce. E se ciò non fosse, le dovremmo almeno questo piacere: di poter -mettere una sfumatura color di rosa sopra il ritratto di suo padre. - - * - * * - -Ad Alessandro Dumas figlio fa un contrasto singolarissimo Emilio -Augier. Questi è tutto francese, anzi genuinamente parigino, anche -d'aspetto. È alto egli pure, benchè un po' meno del Dumas; ha -una corporatura possente ed elegante di gentiluomo vissuto fra le -armi, e una testa all'Enrico IV; è bello, gaio, buono, sempre d'un -umore, e porta la sua celebrità non come un manto, ma come un fiore -all'occhiello. Ora non è più l'Augier d'una volta; non perchè sia -molto invecchiato, ma perchè s'è quetato. Chi lo conobbe nel suo -buon tempo, quando aveva una bella capigliatura nera e inanellata, -e le guancie rosee, dice ch'era un uomo veramente seducente; d'un -umore non solo allegro, ma gioioso; una natura felice e straripante, -piena di quella bella baldanza giovanile, che, invece di offendere, -affascina, perchè non nasce da orgoglio, ma da esuberanza di vita -e di contentezza. Era il Francesco primo della letteratura, dicono; -un'anima ardita, brillante e amorosa; un misto mirabile, come fu detto -delle sue commedie, _d'esprit et d'âme, d'émotion et de gaîté_; amato -dagli amici, adorato dalle donne, prediletto dai grandi, cercato e -festeggiato da tutti e da per tutto; che portava, dovunque apparisse, -un soffio ardente di gioventù e di piacere, e passava la vita in mezzo -agli applausi, alle risa, ai baci, agli onori, alle invidie, tutto -superando e dominando con la sua gagliarda natura di colosso benigno, -alto tanto da poter camminare a traverso a tutti i piaceri e a tutte le -miserie del mondo, tenendo sempre la fronte nell'arte. - -A un certo punto scomparve dalla festa, e diventò il più raccolto e il -più casalingo dei poeti drammatici. Quello che si vede ora è un secondo -Augier, a traverso al quale traspare ancora il primo, ma vagamente, -come certe scene luminose di teatro dietro a quei teloni sottili che -scendono improvvisamente sul palcoscenico, trasportando gli spettatori -dal tumulto d'un ballo nel silenzio d'una casa privata. A vederlo ora -nel suo bel salotto di via di Clichy, affondato in una grande poltrona, -vestito alla diavola, con la sua gran testa calva, rosso nel viso, -grasso, con gli occhi un po' rimpiccioliti, e pieni di dolce quiete, -con quel sorriso benevolmente canzonatorio, con quei gesti larghi e -riposati, ha l'aria d'un buon borghese opulento, d'un buon padre di -famiglia che abbia dato un collocamento onesto a tutti i figliuoli, -e non faccia più altra parte al mondo che quella di spettatore -soddisfatto. Ma s'indovina ancora della forza sotto a quella quietudine -di giubilato, e si capisce alla prima che non è la giubilazione d'un -segretario invecchiato tra i protocolli, ma il riposo d'un generale -d'armata, un po' strapazzato dalle campagne, ma pronto a rimontare a -cavallo, se la necessità si presenta o il capriccio lo piglia. - -Eppure, nonostante la sua bella testa, c'è non so che nel suo -aspetto che non corrisponde intieramente all'immagine che ci formiamo -dell'Augier. È lui; ma non tutto. Non si direbbe, vedendolo, che sono -opera sua i grandi colpi di scena di _Diane_, gli slanci terribili di -passione di _Paul Forestier_, la disperazione straziante del Pommeau -nelle _Lionnes pauvres_, e quelle anime dannate del D'Estrigaud e -d'Olympe, e tutte quelle scene potenti che mettono i brividi nelle -ossa, e nello stesso tempo suscitano e comprimono un'onda di pianto -ardente nel cuore. Pare che debba averle scritte un altro Augier, -nascosto in lui, che salti su e si manifesti solamente nelle grandi -occasioni. Quello che si capisce subito dal suo viso è il signor -Poirier, il signor Maréchal, il signor Fourchambault, il signor Adolfo -di Beaubourg, il marito di Gabriella, il fratello dell'Avventuriera; -sono i suoi padri di famiglia, buoni e galantuomini in fondo, benchè -con qualche baco nella coscienza, i suoi giovanotti cavallereschi che -vogliono arruolarsi negli zuavi quando scuoprono una macchia nella -famiglia, le sue ragazze ricche che cercano l'amore d'un povero, i -Piladi affettuosi e devoti dei suoi Oresti imprudenti; ed anche la -cura amorosa e paziente con cui ha cesellato i suoi dialoghi, così -squisitamente arguti e prettamente francesi, — i suoi bei distici -limpidi e facili, — quella schietta vena di poesia che si fa sentire -senza farsi vedere, — il buon senso, insomma, il buon gusto e i buoni -versi, come gli dissero all'Accademia, — e quell'aura di onestà, -di bontà e di gentilezza che spira da un capo all'altro delle sue -commedie, siano gaie o tristi o terribili, e che conforta il cuore, -come l'eco d'una musica sommessa che ci giunga all'orecchio insieme -alle parole dei personaggi. - -Quella bella e quasi famigliare spontaneità che è nella sua poesia, -è pure nella sua indole e nei suoi modi. Non si può immaginare una -garbatezza più amichevole della sua nel ricevere gli sconosciuti. -Verrebbe tanto naturale, dopo essere stati un quarto d'ora con lui per -la prima volta, di dire al primo incontrato: — Sono stato dall'amico -Augier. — L'alterezza non sarebbe in lui che un giusto sentimento -di sè; ma per trovargliela, come dicono i suoi amici intimi, bisogna -andargliela a cercar coll'uncino proprio in fondo all'anima, sotto a -un tesoro di bonarietà e d'indulgenza. Mai al mondo si penserebbe, a -sentirlo discorrere così pacatamente, come un buon massaio, di mille -bazzecole di casa, voltandosi ogni momento a domandare il parere alla -sua signora, bella ancora d'una certa bellezza amorevole e placida, -benchè poco meno attempata di lui, che quell'onesto e assennato capo di -casa, porta intorno alla testa la gloria più difficile, più invidiata, -più smaniosamente e tormentosamente cercata nel campo immenso -dell'arte. Egli ama la quiete del suo guscio, i suoi buoni comodi, e -come disse nelle sue belle poesie _Les pariétaires_: - - Un foyer où pétille un fagot de genêts, - De la bière, une pipe, et, dessus toute chose, - Des compagnons qu'on aime, avec lesquels on cause - Bien avant dans la nuit, le pied sur les chenets; - -e le cenette senza chiasso, la musica del Rossini, i paesaggi del -Vatteau, e i buoni incassi dopo i buoni successi, e la gloria, senza -dubbio, ma un po' da lontano, senza sentirne i fumi e i clamori. Le -commedie che fece con la collaborazione di qualche amico, le immaginò -e le discusse quasi sempre accanto al fuoco, coi piedi sugli alari, -contento di veder biancheggiare a traverso ai vetri il tetto della casa -vicina, carico di neve. La sera, mentre i teatri di Parigi, di Vienna, -di Roma, di Londra, di Madrid, risuonano tutti ad un tempo, come accade -non di rado, degli applausi provocati dalle sue creazioni, egli è là -nel suo cantuccio, insaccato in un giacchettone da padre nobile, che -gioca beatamente alle carte con _madama Emilio Augier_, appassionandosi -nei momenti critici, come se giocasse un atto di commedia per partita, -secondo l'uso di Ulisse Barbieri. E tutti i suoi gusti sono semplici ad -un modo. Fino a due anni fa ebbe la passione delle pipe, e ne possedeva -una grande collezione, che andava annerendo amorosamente, tutte ad un -tempo, mediante una ripartizione sapientemente regolata dalle sue cure. - -Ma benchè paia così tutto di casa, e quasi incurante della sua gloria, -sente però gentilissimamente le testimonianze d'ammirazione delle -persone più umili, e preferisce appunto quelle soddisfazioni d'amor -proprio, alle quali pare che dovrebb'essere più indifferente. Lo -rallegra per tutta una serata una bambina di dieci anni che gli dice -ingennamente: — Sapete, _père Augier_, mi piace molto _Maître Guérin_; -— e lo sguardo curioso e affettuoso dello straniero che lo vede per la -prima volta gli fa splendere negli occhi una bontà e una contentezza -d'artista di vent'anni, accarezzato dalla prima lode. Bisogna vedere -con che compiacenza, come se fosse una cosa straordinaria per lui, -mostra l'album di fotografie dei _Fourchambault_, che gli mandò il -Pietriboni, e che egli tiene sul tavolino del salotto. — Questi -sono capocomici gentili — dice; — in Francia, invece, mi fanno -fischiare,... come a Lione. — Ma i fischi di Lione non devono aver -turbato menomamente i suoi placidissimi sonni. Egli ha l'aria d'un -uomo che non abbia mai sentito certi dispiaceri per una specie di -pigrizia del cuore che non voglia scomodarsi nè per le gioie nè -per le noie. Una voluttuosa pigrizia è il fondo della sua natura. È -strano a dirsi, mentre son là otto volumi di commedie, in ciascuno -dei quali son condensati otto romanzi, e che portano tutti l'impronta -d'un lavoro accuratissimo d'intreccio e di stile. Eppure è così: non -è un lavoratore di istinto. Ogni sua produzione teatrale è stata un -gigantesco sforzo della sua volontà contro la sua natura, tanto che -anche nel tempo della sua maggiore operosità intellettuale, dovette -sempre, per riuscire a fare una commedia, cogliere a volo il momento -più favorevole, afferrarvisi con tutte le forze, tremando che gli -sfuggisse, e da quel momento lavorare con l'arco dell'osso fino alla -fine, senza arrestarsi mai, per mesi e per mesi, di notte e di giorno, -mangiando a scappa e fuggi, non vedendo nessuno e non udendo parlar -d'altro, come un recluso o un maniaco; poichè sapeva certissimamente -che la violenza che avrebbe dovuto fare a sè stesso per rimettersi -al lavoro dopo una sola giornata di sosta, sarebbe stata superiore -alle sue forze. — Per poter fare una commedia — dice — ho sempre -dovuto seppellirmici dentro. — Si stancava; ma quand'era stanco, -l'eccitavano il tabacco e la musica. Disteso sopra un canapè, con -la testa appoggiata sulla spalliera, e lo sguardo vagabondo dietro -ai nuvoli del fumo, mentre le sue sorelle, nella stanza accanto, -suonavano sul pianoforte la sua musica prediletta, in uno stato così -di mezza ebbrezza e di abbandono, egli fantasticava le più belle scene -del _Figlio di Giboyer_ e della _Pierre de touche_, e quando sentiva -l'idea matura, saltava a tavolino e ci rimaneva delle mezze giornate -senza alzare la testa. Quando poi aveva terminato, si abbandonava -per parecchi mesi a un ozio beato, non turbato neppure dalla lettura -della gazzetta, al piacere delle passeggiate senza scopo e delle -chiacchierate capricciose e interminabili con gli amici intimi, e -cercava continuamente d'illudersi che quel paradiso dovesse durare per -sempre; e lo atterriva l'idea di dover presto o tardi ritornare alla -catena dell'arte. Senonchè questa maniera di lavorare gli fece danno, -specialmente agli occhi, tanto che ora non può più lavorare che la -mattina di levata e per non più di due ore. — Nondimeno — egli dice, -— provate a lavorare anche due sole ore, ma di seguito, e ogni giorno -impreteribilmente; rimarrete meravigliati di quanto avrete fatto in -capo a un mese. Una gran parte di lavoro, in quelle grandi sfuriate, -va perduta; mentre quel che si fa in due ore, a mente fresca, è tutto -lavoro che rimane. — Ma anche nei tempi andati, durante quelle lunghe -fatiche non interrotte, egli ebbe sempre un modo quieto e per così -dir composto di lavorare. Ha fatto violenza ai suoi nervi piuttosto -che al suo ingegno. _Ne forçons pas notre talent_, è la massima a cui -s'è sempre attenuto. Mettendosi a scrivere una commedia non s'è mai -proposto di far meglio che pel passato, ad ogni costo, come molti -si propongono; ma semplicemente di far bene, senza stimolarsi coi -confronti, che turbano sovente e fuorviano. Non volle mai pigliare il -suo soggetto con un assalto furioso; ma così, a poco a poco: tender -prima l'orecchio ai suoni sparsi ed incerti dell'ispirazione, che -sono come un preludio lontano dell'opera; girare lentamente intorno -alla idea ancora confusa, per scoprirne l'una dopo l'altra tutte le -faccie; tentare e ritentare le difficoltà, senza impazientarsi degli -esperimenti inutili; sforzarsi di mantenere la mente serena, per -quanto è possibile, anche quando l'animo è agitato; e non arrischiarsi -mai in una parte vitale e pericolosa del lavoro prima d'aver -preparato coscienziosamente tutti i mezzi necessarii a riuscirvi. — -La contemplazione tranquilla del proprio argomento, come diceva il -Manzoni. — Così non ha mai molto corretto perchè prima di scrivere -ha sempre molto voltato e rivoltato nella mente l'idea, la frase e la -parola. - -Ma nel corso del lavoro, lo confessa, il suo più potente stimolo -è sempre stato l'idea dell'infinita consolazione che avrebbe -provato terminando. E scherza sovente su questa sua pigrizia, molto -lepidamente. Passò cinquant'anni della sua vita, per esempio, senza -aver visto un'aurora. Un giorno finalmente disse a sè stesso: -— In questo stato non si può durare. Invecchio. Andarmene senza -aver visto uno spettacolo di cui si raccontano tante meraviglie, -sarebbe un obbrobrio. Bisogna vedere una aurora. — E si mise a fare -delle _démarches_ per procurarsi questa consolazione. Ma fu sempre -disgraziato. Salì due volte sul Monte Righi, e ci trovò due volte una -nebbia che s'affettava; si levò presto in campagna e fu ricacciato -in casa dalla pioggia; fece la sentinella molte volte, come guardia -nazionale, nel Bosco di Boulogne, durante l'assedio, nelle prime -ore della giornata, e gli toccò sempre un cielo da venerdì santo. -Cominciava a disperare della riuscita, e n'era addolorato e avvilito. -Finalmente, poche settimane fa, viaggiando per strada ferrata, vide -per la prima volta un'aurora. — _C'etait joli, en effet;_ — ma può -dire d'essersela guadagnata. Ne fa anche un po' di caricatura di questa -pigrizia, qualche volta. Ho riso di cuore dello sguardo compassionevole -che diede a un amico, il quale esclamava entusiasticamente: — Ah il -lavoro è la gioia, è la vita! —, e dell'accento comico con cui gli -domandò: — Ma... lo dite sul serio? — Certo, la tendenza ai dolci ozii -che aveva da giovane, gli s'è accresciuta con gli anni. C'è anzi chi -crede che non abbia più scritto commedie in versi da un tempo a questa -parte, non per altro che per scansare la fatica, come dice Dante, di -_dir le cose per rima_: non fece in versi che il _Paul Forestier_, -per velare di poesia l'audacia della gran scena del terzo atto fra Lea -e il suo amante. Dopo aver scritto in versi nove splendide commedie, -alle quali deve principalmente la sua gloria letteraria, crede ora che -sia meglio scrivere in prosa. A un amico che gli annunziava di voler -scrivere una commedia in versi: — no, no — disse, con un'espressione di -noia, come se avesse dovuto cercargli le rime lui stesso; — fatela in -prosa: _on est bien plus libre, allez_. — Ma qualunque sia la ragione -di questo suo mutamento di gusto, è fuor di dubbio che egli si sente -stanco, se non invecchiato di ingegno, e che non è più l'ispirazione -impetuosa d'altri tempi, e come un bisogno della mente e del cuore, -la forza che lo spinge a creare. Da parecchi anni, ad ogni commedia -che fa, dice che sarà l'ultima; e si mise a scrivere i _Fourchambault_ -appunto dopo una di queste solenni dichiarazioni. — Come mai? — gli -domandò un amico cogliendolo sul fatto, con l'abbozzo delle prime -scene fra mano; vuol dire dunque che si ricomincia? — Eh santo Iddio — -rispose — che cosa volete? Le spese crescono continuamente. - -Ma delle sue ragioni intime d'artista è difficile che parli anche -con gli amici più stretti, non per disdegno, ma perchè gli ripugna -naturalmente discorrere di sè e delle cose sue come d'affari di -Stato. E questa ripugnanza «a servire in tavola l'anima propria,» -come diceva il Balzac, si riconosce nelle sue liriche, nelle quali è -rarissimo trovare un verso che getti un po' di luce sopra la sua indole -e sopra la sua vita, se non sono i versi d'amore che pure non hanno -nulla di profondamente individuale; e si riconosce anche in ciò, che -di tutti gli autori drammatici francesi, è quello che scrisse meno -prefazioni, e che, per quanto l'abbian tormentato gli editori del suo -teatro completo, non son riusciti a strappargli un cencio di prosa -da attaccare al primo volume. Lo stesso è per gli autografi e per le -biografie. A un direttore di giornale che gli chiedeva un autografo -per la sua gazzetta illustrata, scrisse: — Non sto bene, vi stringo -la mano; — e a un tale che gli domandò notizie per scrivere la sua -biografia, rispose: — Son nato nel tal luogo. Ho tanti anni. Non mi è -accaduto nulla di straordinario. — Nemmeno i suoi più famigliari son -mai riusciti a cavarsi la curiosità di sapere quale sia la commedia -per la quale egli sente più tenerezza di padre; benchè abbian ragione -di supporre che sia l'_Aventurière_, la prima commedia in cui rivelò -ingegno maturo e sicurezza di sè; commedia tutta sua, brillante -di vita da un capo all'altro, e vestita di poesia freschissima; la -quale, se non ebbe alla prima un successo eguale alla _Cigüe_, perchè -rappresentata pochi giorni dopo gli avvenimenti di febbraio del 1848, -fu però quella che portò il suo nome più alto e gli aprì le porte -dell'Istituto. Egli non parla nemmeno di letteratura in generale, -se non ci è forzato; e i suoi amici affermano che uno che non lo -conoscesse potrebbe fare un viaggio di tre giorni con lui, senza -sentire dalla sua bocca una sola parola che desse un sospetto lontano -dell'esser suo. Se lo tirano per i capelli a discorrere d'arte, lo fa -in un modo tutto suo, con un certo linguaggio pratico, da strapazzo, -come un operaio che ragioni del suo mestiere. Non recita il sermoncino -preparato, come faceva Gustavo Flaubert, se ne può essere sicuri, e -non la piglia tanto dall'alto per dimostrare a un contradditore che -il teatro risponde a un istinto dell'uomo: — Oh buon Dio! Guardate -i bambini di due anni, che non sanno ancora parlare, e fanno già la -commedia con due pezzi di legno. — E poi cambia discorso. - -Non è più il parlatore abbondante e caloroso d'una volta: non fa per lo -più che ascoltare, e quando ha da dir qualche cosa, se può cavarsela -con una mezza parola o con un gesto espressivo, ne par contentissimo. -Solo di quando in quando, una o due volte per sera, si anima a poco -a poco, svolgendo un aneddoto, e allora spiega un vivacissimo senso -comico, molieriano, largo e di buona vena, sostenuto da un buon riso -di petto, grasso, che dà gusto a sentirlo, e da una bella voce rotonda -di basso baritonale, che empie la sala; e nel calore del discorso, -gesticolando come un attore eccitato, alza la sua nobile e poderosa -figura di artista, in maniera che par di veder risorgere l'Augier -antico, quando declamò quella appassionata apologia del Lamartine -all'Accademia. Poi torna a inchiodarsi sulla sua poltrona e a chiudersi -nel suo silenzio; e a vederlo così muto, quando passa la sua mano -signorile sulla testa calva, cogli occhi fissi alla volta e vagamente -sorridenti, si indovina che gli attraversano la mente le platee -tumultuose delle prime rappresentazioni, e i banchetti trionfali, e i -superbi amori, e tutte le avventure inebbrianti della sua giovinezza di -principe. - -Anche nel poco che dice, però, con quell'apparenza di trascuratezza, -come se il parlare lo faticasse, c'è il pregio che si trova nei -dialoghi delle sue commedie: ogni parola ha un valore, ogni menoma cosa -è espressa in una forma stretta ed arguta, che rivela l'abitudine di -sfrondare il discorso per far più rapida l'azione. Era un divertimento, -per esempio, sentire con che brevità e con che efficacia di termini -descriveva ad uno ad uno, comicissimamente, gli attori che debbono -rappresentare tra poco il suo _Mariage d'Olympe_ al Ginnasio; tra i -quali la prima attrice, _une drôle de petite tête mauvaise_, abbozzata -apposta per fare quel serpente di contessa di Puygiron, che avvelena -l'aria dove passa; poichè per lui l'attore dev'essere anzi tutto il -personaggio fisico che ha da rappresentare, e l'_enveloppe physique_ -equivale alla metà dell'ingegno. Ed ha un bell'essere mite e benevolo: -si capisce nondimeno che, in altri tempi, doveva essere il malcapitato -quello ch'egli pigliava a sforacchiare con la punta dell'epigramma. -Sempre lascia trasparire qualche baleno del potente spirito satirico -che gli ispirò _La langue_, quella sfilata di consigli mordacissimi -a un avvocato, al quale promette la Francia purchè riesca a parlare -quattr'ore di seguito senza sputare. Ma è rarissimo che se ne valga, -anche con parsimonia. Non dice male di nessuno, ed è facilissimo -alla lode. Gl'intesi fare un caloroso elogio, coll'accento d'una -irresistibile sincerità, dell'ingegno del Sardou, e non gli udii -esprimere un giudizio crudamente sfavorevole nemmeno sopra i più -inetti raffazzonatori di _situazioni_ rubate. Si dice che altre volte -tartassasse un po' Victor Hugo, per le sue spacconate rettoriche (e -non è cosa da stupire in uno scrittore, com'è lui, di gusto finissimo -e di logica rigorosa); ma ciò non gl'impedì di dedicare all'autore -delle _Orientali_ una graziosissima poesia, nella quale parlando delle -relazioni del poeta con la musa, dice fra le altre cose, _qu'il lui -fait un enfant chaque fois_ (diciamo così) _qu'il l'embrasse_; poesia -rimasta inedita, si capisce, a cagione di quell'abbraccio. Il solo -con cui stia un poco punta a punta è Alessandro Dumas, l'unico rivale -della sua misura; ma lo punzecchia con una certa benevolenza paterna, -che dà appunto un sapore lepidissimo ai suoi scherzi; i quali girano -d'amico in amico fin che arrivano su quel certo tappeto verde sparso -di penne d'oca, da cui ritornano al mittente, per la medesima via, -rovesciati con quel garbo che si può capire. In fondo, l'uno tratta -l'altro con gentile compatimento, come un _bon enfant_, un giovane -d'ingegno, che promette, e che farà qualche cosa, purchè ci si metta -di proposito. Forse il Dumas ride un po' delle «prudenze» dell'Augier, -e l'Augier delle «pazzie» del Dumas; ecco tutto. Il grande pubblico -però ha maggior simpatia per l'Augier, che non lo piglia mai di -punta, e non gli mostra le corna dell'orgoglio, ed ha fama universale -di bontà e di placidezza; e il Dumas lo esperimentò varie volte: -alla prima rappresentazione dei _Fourchambault_, per esempio, a cui -assisteva in sedia chiusa, in mezzo a molta gente che applaudiva per -fargli dispetto; tanto che egli perdette la pazienza e disse forte al -direttore Perrin che passava: _Eh, monsieur Perrin! Quel beau succès -nous faisons à monsieur Augier, n'est-ce pas?_ — E poi uscendo: — -decisamente l'arte è più facile per tutti che per me. — Ma non c'è vero -rancore tra loro, nè ci può essere a quell'altezza che hanno raggiunto -tutti e due sopra la montagna smisurata dell'arte. - -Nè giova far dei confronti. Una sola cosa si può dire senza esitazione, -ed è che l'Augier è più puramente e più spontaneamente poeta -drammatico. È nato per il teatro, non visse che per il teatro: avrebbe -forse, se non scritto, immaginato delle commedie, se fosse nato in un -_duar_ della Barberia o in un villaggio dell'estrema Siberia. Tutte le -forze dell'ingegno e dell'animo lo spingevano alla poesia drammatica, -e vi sarebbe riuscito illustre, anche impiegandovi una minor forza di -volontà di quella che v'ha impiegata. Non ha una grande cultura: studiò -poco; ma benissimo. I suoi studi circoscritti li fece con passione e -con discernimento squisito, in una sola direzione, con un proposito -unico, rifuggendo da quella immensa varietà di letture precipitate, che -opprime la mente senza lasciarvi un'impronta; lasciando in disparte -tutto ciò che era certo di non riuscire ad appropriarsi in maniera -da farsene sangue. Tre cose gli occorrevano sopra tutte: vivere, e ha -vissuto intensamente in tutte le classi sociali; conoscere il teatro -moderno, e se l'è inviscerato; possedere il magistero della lingua -letteraria e maneggiare insuperabilmente la lingua familiare; e non c'è -da dire se c'è riuscito. Oltre a questi limiti ha fatto poca strada. -Non credo che conosca altro che per nebbia le letterature classiche, -nonostante le sue traduzioni d'Orazio e le sue imitazioni d'Alceo; e -aveva forse ragione quel critico svizzero che per difendere l'Augier -dall'accusa di aver copiato Plauto, disse ch'era impossibile che -l'avesse letto. Così, fuor della letteratura, diversamente da molti -altri, non si curò affatto di raccoglier scienza da portare sul capo -come i pennacchi dei cavalli di parata; ha avuto sempre un sovrano -disprezzo della dottrina di seconda mano, e non s'è mai lasciato -tentare a introdurre nelle sue commedie uno di quei personaggi muffosi -e pieni di pretensione, i quali sono incaricati di far capire al -pubblico che l'autore ha finto degli studi serii. Tutto quello che -ha messo sulle scene è intimamente suo, sinceramente acquistato e -profondamente posseduto. Egli non è null'altro che un grande autore -drammatico, e tale diventò informandosi principalmente alla bella -sentenza che si trova nella sua poesia al Ponsard: — l'immortalità si -guadagna meditando sulla bellezza. — Non s'occupò mai d'altra cosa. -È uno dei pochissimi francesi, per esempio, — lo dice egli stesso, -— che non amò mai la politica; scienza che è tentato di mettere nel -primo ordine delle scienze inesatte, tra l'alchimia e l'astrologia -giudiziaria, tante volte gli avvenimenti hanno sbugiardato i suoi -calcoli più speciosi e i suoi principii più opposti. Una volta se -n'occupò non di meno; ma per i suoi fini di autor drammatico. Ha messo -un giorno il piede sulla soglia della vita pubblica per studiare il -meccanismo e l'ufficio delle istituzioni dello Stato, come un pittore -frequenta la clinica per imparare l'anatomia; e gliene rimase un gusto -vivo per la medicina sociale, ma senza fargli spinger lo studio più in -là che non fosse necessario per la sua arte. Eppure il suo ingegno è -così fermo, così equilibrato nelle sue facoltà diverse, così largamente -fondato sul buon senso, — su quel buon senso degli uomini di genio, -come diceva il Lamennais, che non si deve confondere con quello dei -portinai, — che in qualunque disciplina si fosse esercitato, vi avrebbe -fatto buona prova. E ne fa testimonianza l'unico suo scritto politico, -quel breve studio sulla questione elettorale che pubblicò nel 1864, -per proporre il suffragio misto; poche pagine, nelle quali, qualunque -sia il valore della sua idea, c'è una cognizione così netta di tutti -gli elementi e di tutti gli aspetti della quistione, un ragionamento -così fortemente tessuto, e un'esclusione così sapiente d'ogni anche -minima intromissione delle sue facoltà artistiche —, intromissione che -cresce allettamento, ma toglie efficacia morale agli scritti sociali -del Dumas, — da far credere l'autore, a chi non lo conoscesse, un uomo -tutto politica e amministrazione, che non abbia fatto un verso in vita -sua. - -E questo alto buon senso, quest'armonia mirabile dell'immaginazione e -del raziocinio, del sentimento poetico e dell'esperienza della vita, -che si rivela nelle sue opere letterarie, si rivela in tutti i suoi -atti e in tutti i suoi discorsi. Nulla egli perde a conoscerlo in casa -dopo averlo applaudito al teatro. Lo si trova sensato e poetico, forte -e affettuoso, profondo e semplice in ogni cosa. Non ha figli; ma una -corona di nipoti, che lo amano e lo accarezzano come un padre e lo -trattano con un misto di famigliarità, di riverenza, di gaiezza e di -terrore artistico, carissimo a vedersi. Ha una villa a Croissy, vicino -Chatou, in un luogo dove fece lui fabbricar la prima casa e piantare -i primi alberi; in grazia di che fu dato il suo nome ad una strada; -e dire Emilio Augier fra la gente di quel paese, è come dire padre -della patria e imperatore del teatro. Vicino alla sua ci sono le ville -delle sue sorelle. Quando ha una commedia da scrivere, o una scena da -rivedere per una _ripresa_, scappa da Parigi col suo scartafaccio, e -va a rifugiarsi nella sua palazzina tranquilla, che si specchia nella -Senna, in faccia a un antico castello della Dubarry. Di là, tra un atto -e l'altro, fa una corsa in casa dei nipoti, i quali festeggiano dal -terrazzo ogni sua apparizione, come una nidiata d'ammiratori plaudenti -dal palchetto d'un teatro. In questa nidiata ci sono due signorine di -sedici anni, Paolo Déroulède, autore dei famosi _Chants du soldats_, -un capitano d'artiglieria decorato della medaglia al valore, e un -giovane Guiard, che sarà forse una gloria del teatro francese: un -gruppo di belle persone, di belle anime e di begl'ingegni. L'Augier, -si capisce, ha una grande simpatia per il suo _Paul_, saltato su tutt'a -un tratto con cinquanta edizioni di un volumetto di liriche. Il giorno -che uscirono i suoi _Chants du soldat_ gli disse: — Bravo Paolo! Ora -hai finito d'essere mio nipote. — Ma tanto, un po' per affetto e un -po' per essere più sicuro del fatto suo, un'occhiatina ai manoscritti -di lui, prima della pubblicazione, ce la vorrebbe dare. — Ma com'è -possibile? — dice il nipote. — Supponete che egli mi dica: cambia, -e ch'io non ne sia persuaso, come si fa a dirgli di no, a uno zio -che si chiama Emilio a Croissy, sta bene; ma che si chiama Augier a -Parigi? E non si può immaginare la festività cordiale e brillante di -quei desinari di famiglia nella sala a terreno della villa Déroulède, -quando in mezzo a quella bella corona di teste giovanili, troneggia -l'_oncle_ — quell'_oncle_ —, specialmente negli anniversarii dei suoi -grandi trionfi drammatici, che i nipoti festeggiano con commediole di -occasione scritte dal poeta della _Moabite_. Per tutta la serata è un -alternarsi vivacissimo di frizzi, di aneddoti ameni e di discussioni -utili e belle, in cui ai ricordi gloriosi dello zio si mescolano le -speranze gloriose dei nipoti; e pare che col suono delle voci allegre -e dei bicchieri, si confonda un'eco degli applausi delle platee -lontane, e che fra commensale e commensale sporgano il viso i fantasmi -di Giboyer, di Guérin, di Fabrice, di Gabrielle, di Philiberte, di -Poirier; e che dietro ai vetri della finestra debba comparire da un -momento all'altro la larga faccia sorridente e benevola del padre -Molière. Amabile e ammirabile famiglia davvero, la quale vi fa benedire -mille volte quelle poche pagine bagnate di sudore e di pianto, che vi -fruttarono la gioia d'esservi ricevuti come un amico. - - - - -L'ATTORE COQUELIN - - -Costanzo Coquelin, primo artista drammatico della Francia, è figliuolo -d'un panattiere. Nacque nel 1841 a Boulogne-sur-mer, e durante tutta -la sua adolescenza impastò e infornò con suo padre, il quale contava -di lasciarlo erede della bottega, ch'era bene avviata. Ma i panattieri -propongono e la natura dispone. Il piccolo fornaio non aveva ancora -dieci anni che pigliava già degli atteggiamenti drammatici dentro -ai nuvoli di farina, e declamava dei versi galoppando per le strade -di Boulogne, col paniere del pan fresco sopra le spalle. Un bel -giorno si piantò davanti a suo padre e gli disse a faccia franca: — -Papà, io voglio fare l'artista drammatico. — Il papà alzò la faccia -infarinata dalla madia, lo guardò fisso e rispose placidissimamente: -— Figliuol mio, io credo che ti giri. — Il figliuolo insistè; il -padre, buon diavolo, finì con l'arrendersi, e Costanzo lasciò il -forno per la scuola. Terminate le scuole andò a Parigi, si presentò al -Conservatorio, vi fu ammesso, studiò nella classe del Régnier, si fece -onore, e dopo un anno entrò nella compagnia gloriosa della _Comédie -française_, dove recitò per la prima volta il 7 dicembre del 1860, a -diciannove anni, facendo la parte di _Gros Renè_ nel _Dépit amoureux_, -dopo la quale si provò in quella di _Petit-Jean_ nei _Plaideurs_ -del Racine. Da principio passò quasi inosservato: la stampa non fece -che annunziare il suo nome; egli non pareva destinato ad altro che -a far le parti di comodino, quando qualche attore mancasse. Non si -negava che avesse ingegno e attitudine all'arte; ma si credeva che -non n'avesse abbastanza per uscire dalla mediocrità rispettata degli -artisti di second'ordine. Questo però non era il suo parere. Continuò -a studiare con amore e con ostinazione, divorato dall'ambizione della -gloria; fece un personaggio originale, di suo capo, di _monsieur -Loyal_ del _Tartufe_; interpretò in un modo inaspettato e ingegnoso -il carattere d'Anselmo nella commedia _La pluie et le beau temps_ di -Léon Gozlan; e a poco a poco si attirò la simpatia e l'ammirazione del -pubblico. Ma per la critica era sempre un esordiente, e gli stessi -suoi ammiratori non lo mettevano ancora tra gli artisti della prima -schiera. Finalmente, nel 1862, non avendo ancora ventitrè anni, la -sera del 15 giugno spiccò il gran salto nel _Mariage de Figaro_ del -Beaumarchais, facendo la parte di Figaro, che era già stata fatta dal -Got. Questa parte così complessa e così difficile, che richiede «il -sangue freddo d'un diplomatico, lo spirito d'un demonio e l'elasticità -d'un clown» egli la fece, scostandosi dalle tradizioni, con un tale -impeto d'ispirazione e di forza, che il pubblico ne rimase sbalordito, -e la critica lo proclamò unanimemente uno dei più grandi attori -della Francia. In mezzo alle altissime lodi, però, non gli furono -risparmiate le censure: egli non padroneggiava ancora abbastanza -la foga della sua giovinezza, recitava qualche volta con un _éclat -tapageur_ di cattivo gusto, si dava troppo tutto intero ad ogni -occasione, non curava le sfumature, non fondeva a sufficienza i vari -elementi della parte sua, si fidava troppo ciecamente alla potenza, -e sovente al capriccio della propria ispirazione. Ma il Coquelin si -corresse presto di questi difetti, e d'allora in poi la sua carriera -drammatica non fu più che una successione di vittorie clamorose. Fece -nel 1863 la parte di Figaro nel _Barbiere di Siviglia_ vi riportò un -grande trionfo, benchè qualcuno lo accusasse d'aver fatto il Figaro -di Rossini invece di quello del Beaumarchais: fu il più giovane, si -disse, il più fresco, il più scintillante Figaro che si fosse mai visto -sulle scene francesi. Poi si rivelò grande artista di sentimento nel -_Gringoire_ di Teodoro di Banville, in cui espresse la desolazione, -la disperazione, il terrore della morte, tutte le tempeste dell'anima -d'un uomo rigettato dalia scala del patibolo nell'ebbrezza della vita, -con una potenza di passione, che fece fremere e piangere tutta Parigi. -In seguito rese magistralmente la natura stravagante e fantastica -del principe di Mantova nel _Fantasio_ del Musset; ebbe un grande -successo nell'_Annibal_ dell'_Aventurière_; si fece applaudire per -cento e sessant'otto sere nella parte di marito di _Gabrielle_; -assicurò il trionfo del _Paul Forestier_, in cui rappresentava -il signor di Beaubourg, facendo con una finezza e una leggerezza -profondamente meditata, il racconto pericoloso dell'avventura con -Lea, da cui dipendevano le sorti della commedia; salì ancora più alto -che nel _Gringoire_ nella parte potente e commovente di _Marcel_ -nella commedia _Les ouvriers_ di Eugenio Manuel; e finalmente fu -inarrivabile interprete del Molière: _Pierrot_ nel _Don Juan_, -_Mascarille_ nell'_Étourdi_ e nelle _Précieuses ridicules_, _Scapin_ -nelle _Fourberies_, ballerino e cacciatore nei _Fâcheux_; studiando -e progredendo di continuo, meravigliando il pubblico ogni anno con -una trasformazione inaspettata e ogni sera con una nuova idea, — -sempre appassionato dell'arte sua, come un giovane di vent'anni, — -e fresco d'ispirazione, di coraggio e di buon umore come quand'uscì -dal Conservatorio. Fin dal 1863 è _Sociétaire_ del teatro francese, -che significa artista «gran signore». Qualche anno guadagna intorno -a centomila lire. Ed è, oltre che ammirato, prediletto dal pubblico -con vivissima simpatia, e festeggiato, dovunque si presenti, come un -amico di tutti. Non c'è da dire se suo padre ne sia altero e felice. -Eppure s'assicura che di tanto in tanto egli dice ancora agli amici: -— _Cependant.... il allait très-bien aussi comme boulanger._ — -Cocciutaggini di fornaio. - - * - * * - -Mi ricorderò sempre della pessima impressione che mi fece, a primo -aspetto, la prima volta che lo intesi recitare nella commedia _Les -Fourchambault_, in cui faceva la parte di Leopoldo. Quando comparve in -scena, nel primo atto, e mi dissero: — Quello è il celebre Coquelin; -— a veder quell'uomo tagliato alla carlona, piccolo, col naso voltato -su, con le gambe arcate, con quel sorriso di scorbellato sulla faccia, -provai un grande disinganno, e mi parve che non l'avrei mai potuto -pigliare sul serio. Non sapevo darmi pace che con quel frontispizio -così mal riuscito, dovesse far l'amoroso nel primo atto, e il figliuolo -offeso e terribile nel terzo atto di quella bella commedia. Con tutto -ciò mi colpì subito la sua maniera di stare in scena, anche in mezzo -alle signorine Reichemberg e Croizette, che ci stavano mirabilmente: -certi suoi serpeggiamenti, certe passeggiatine oblique per il palco -scenico, a passo strascicato, e un modo di andare qua e là, col -viso in aria e con le mani in tasca, così _vero_, così di casa, così -perfettamente imitato da quel ciondolìo senza direzione che facciamo -nella sala da pranzo, in famiglia, voltandoci ad ogni voltata del -pensiero e della conversazione, come banderuole girate dal vento; che -un ragazzo l'avrebbe osservato e ammirato. Poi notai un altro pregio -suo: ogni volta che aveva da dire qualcosa, l'espressione del suo viso -preannunziava in maniera il senso delle sue parole, che pareva che -le cercasse, che parlasse di suo capo, non che recitasse delle frasi -imparate a memoria: gli si vedeva proprio sulla fronte il lavorìo -della mente, che si fa discorrendo, quel po' di sforzo che costa a -tutti l'espressione del proprio pensiero. E questo dava un colore di -verità singolarissimo al suo discorso. E come rendeva bene nell'aria -del viso, nell'intonazione della voce e persino nell'andatura, quello -stato d'animo particolare del giovanotto ozioso, in quell'età in cui -comincia a sentirsi allo stretto fra le pareti domestiche, e vorrebbe -sbizzarrirsi fuori, ma i legami della famiglia lo trattengono ancora, -così che si dondola tutto il giorno per la casa e ingombra le stanze -della sua scioperatezza, pieno di appetiti virili e di capricci da -scolaro, brontolone e burlone ad un tempo, sbadigliando l'anima ogni -quarto d'ora! A poco a poco quella naturalezza assoluta mi soggiogò; e -mi trovai anch'io in quella corrente di simpatia che avevo notato fin -da principio fra lui e gli spettatori, i quali seguivano attentamente -ogni suo passo, mostravano di apprezzare ogni suo gesto, e ridevano -qualche volta d'un movimento appena percettibile del suo viso. Non -di meno mi pareva ancora che con quella effigie lì egli non avrebbe -mai potuto altro che farmi ridere. Venne il terzo atto, sul principio -del quale il Coquelin è ancora il giovane ameno e leggero delle prime -scene. Mi meravigliò, nonostante, il modo con cui fece al Bernard il -racconto delle sue avventure della sera innanzi, e del duello della -mattina; durante il quale racconto si rifece indietro due o tre volte, -per dir qualche cosa che aveva dimenticato, con una speditezza, con una -naturalezza così viva e così spigliatamente spontanea, che la platea -proruppe in applausi, e l'applauso fu seguito da un mormorìo generale -di ammirazione. Di li a poco — tutti conoscono la commedia — i ferri -si cominciano a scaldare, e di parola in parola il Bernard giunge a far -quell'allusione al padre Fourchambault, che colpisce il figlio in mezzo -al cuore. Allora si rivelò improvvisamente un altro Coquelin. Fu una -vera trasfigurazione. Parve che gli cadesse una maschera dalla fronte, -— il suo viso impallidì e si stravolse, — la voce cambiò suono, e il -gesto scattò colla forza d'una molla d'acciaio. Tutti hanno presente la -scena in cui Leopoldo Fourchambault alza la mano per schiaffeggiare il -Bernard, il quale lo trattiene, gli rivela che è figlio dello stesso -padre e che salvò la sua famiglia dal disonore, e poi gli domanda: -— Che cosa dici adesso? — Ebbene, il Coquelin gridò quella sublime -risposta: — Io dico che tu sei il più nobile degli uomini! Io dico che -tua madre è la più santa delle donne! Io dico che sono altero d'esser -tuo fratello e di gettarmi sul tuo cuore! — gridò queste parole con -una voce così potente, con un accento così gioioso e doloroso ad un -tempo, e straziante a forza d'affetto; con un tremito nella gola e uno -spasimo nel viso che rivelava così irresistibilmente il pentimento -profondo, la tenerezza immensa, il bisogno di chieder perdono, la -gioia divina del chiederlo, un misto d'umiltà e di forza selvaggia del -cuore, altero del suo slancio generoso e della santa giustizia che -rendeva; che, più ancor che commosso dalla scena, in mezzo a quella -gran folla del _Teatro francese_, che si sollevò tutta come un'onda del -mare, io rimasi trasognato della metamorfosi dell'attore. E sconfessai -immediatamente e per sempre il mio primo giudizio. Poi il Coquelin -rientrò nella sua parte quieta di buon giovanotto, e all'ultima -scena della commedia fece ancora più profonda l'incancellabile -impressione che mi aveva lasciata, con uno di quei tratti da maestro, -insignificanti in apparenza, che ai molti sfuggono, ma che ai pochi -bastano per riconoscere il grande artista, come il leone dall'unghia. -E fu quando sua sorella, ingenua, la quale sperava che l'istitutrice -sposasse il fratello Leopoldo, sente invece che sposa il Bernard, e -dice alla fidanzata: — Io avrei desiderato piuttosto che tu diventassi -mia cognata.... — non sapendo che il Bernard è suo fratello pure, e -che perciò la parentela esiste egualmente. Ebbene, il Coquelin, udendo -quella frase, fa tra sè quell'osservazione maliziosa: — _Il n'y a -peut-être pas grand'chose de changé_ — con una finezza così arguta, -con un sorriso così lepido in un angolo delle labbra, a mezza voce, -guardandosi la punta d'un piede e lasciandosi come scappare le parole -per distrazione, in mezzo alle voci allegre degli altri personaggi, -che gli si farebbero ripetere cento volte, tanto è l'accorgimento e -lo spirito d'osservazione e il senso comico squisito che rivelano. E -rimangono stampate nella mente, con quel sorriso e con quell'accento, -e si prova sempre un piacere vivo a ricordarle e a ripetersele, come -un verso magistrale d'un poeta di genio. Questa fu la prima impressione -che mi lasciò il Coquelin, o meglio, che mi lasciarono i due Coquelin, -l'uno amenissimo e l'altro appassionato e tremendo. E conviene -osservare che egli non può patire la parte di Leopoldo Fourchambault -perchè, dice, non gli conviene sotto nessun aspetto, e la fa per forza, -e da cane. Nientemeno. - - * - * * - -Poi lo intesi in altre commedie, e in tutte mi parve un grande artista. -Ha arditezza e misura, naturalezza e dignità, costantemente. Qualunque -personaggio rappresenti, dà a vedere d'averlo studiato, non solo -nelle manifestazioni verosimili della sua natura, ma nel più intimo -meccanismo dell'animo, alla sorgente stessa dei suoi sentimenti più -segreti; e conserva il colore di ciascun carattere anche nelle tempeste -più violente della passione. Dopo le sue prime parole non si vede -più il viso del Coquelin; ma quello del personaggio. «Il di dentro -domina il di fuori» come si diceva del famoso Lekain. Ha una maniera -di comporre il viso che corregge tutti i difetti dei suoi lineamenti; -una contrazione potente, che fa pensare a quella di Gwynplain e alla -camera dei lordi, ma che non tradisce lo sforzo. Tutto questo, però, -non basterebbe a fare di lui un grande artista, s'egli non avesse la -primissima delle facoltà drammatiche, che è di sentire profondamente e -vivacissimamente. La sua potenza è nelle vibrazioni dell'anima, nella -freschezza e nel vigore del sentimento. Quando esprime il dolore, -ha veramente delle lacrime nella voce, e degli accenti profondi -d'angoscia, che par che sanguini dentro; e negl'impeti d'ira o di -rabbia, quando discende il palco scenico, guardando davanti a sè con -quell'occhio grigio, dilatato e smarrito come un occhio di fiera, -e tutte le membra tese e convulse, pare che gli si debba spezzare -una vena nel petto. Per me, lo trovo anche più potente nell'ira che -nell'affetto. In quelle provocazioni fra gentiluomini, così frequenti -nelle commedie francesi, a cui segue per lo più un duello mortale, -egli ha un modo suo proprio così secco e tagliente, che fa d'ogni -parola una scudisciata traverso la faccia, e non so che di gelido e di -feroce nell'aspetto e nelle mosse, che mette un brivido nelle vene, -e fa presentire la morte. E ha degli slanci d'entusiasmo ardente, -frenati con un'arte profonda, che ne duplica l'efficacia, e delle -espansioni impetuose di gaiezza, che fanno l'effetto d'un'ondata d'aria -primaverile in quel gran teatro affollato e caldo, che pende dalle sue -labbra. Convien dire pure che ha una voce ammirabile, che si presta -alle più audaci inflessioni, nettissima nelle voci basse e sonora -nelle medie, senz'essere di quelle voci troppo ricche, che annegano, -come si dice in francese, la parola nel suono, e le consonanti nelle -vocali; una voce che s'alza qualche volta, senz'assottigliarsi e senza -sforzarsi, fino alle note più acute, e si espande e risuona, agile -e mordente, in tutti gli angoli della sala, e fin nei corridoi e nei -vestiboli, come uno squillo di tromba. Ha tutti i doni della natura, -insomma, fuorchè la bellezza. Ma quando lo s'è sentito recitare, -pare che la sua imperfezione fisica sia una condizione necessaria, -un elemento quasi della sua potenza particolare d'artista, e che -acquisterebbe qualcosa, ma perderebbe molto di più, se diventasse bello -ad un tratto come il Bocage o come il Salvini. - - * - * * - -Ed è anche più brutto, o, per meglio dire, strano d'aspetto, di quel -che pare dal palco scenico. Il primo sentimento che si prova, vedendolo -in casa per la prima volta, alla luce del sole, è un'ammirazione più -grande per la potenza del suo ingegno e della sua natura drammatica, -che riuscirono a trionfare, malgrado l'irregolarità quasi grottesca -della sua persona. La sua faccia è una vera maschera d'istrione antico: -un faccione largo e grasso, d'una carnagione giallognola da mercante -olandese, in cui brillano due occhietti bigi di faina, un po' maligni, -sopra un grosso naso che guarda in su con una petulanza senza esempio, -in modo che le nari si presentano come le aperture di due canne d'un -fucile da caccia; una gran bocca, con le labbra grossissime, tagliate -in forma di trapezio, che par che succhino continuamente un enorme -bocchino di pipa turca; un mento lungo e sporgente, e due mascelle -leonine, che si dilatano, quando parla, con un movimento inquietante. -Mettete questa faccia di mascherone di fontana, tutta sbarbata, con -una papalina nera sul cocuzzolo, sopra un corpo bassetto e tarchiato, -vestito d'un farsetto nero stretto alla vita, coi calzoni neri e -con le pantofole nere, e immaginate il misto bizzarro che ne deve -riuscire, di curato di campagna in _négligé_, di cuoco in lutto, -di forzaiuolo e di Stenterello. Si rimane sbalorditi a pensare che -quell'omiciattolo ci ha fatto piangere, fremere e tremare, e s'è presi -dalla tentazione di dirgli che non è quella la maniera di corbellare -il mondo. Ma è un di quei brutti che seducono, forse perchè la loro -bruttezza, come suol dirsi, non è che una bellezza sbagliata: come -accade di certe metaforaccie di pessimo gusto, sotto cui appare il -barlume d'una grand'idea. Questo è vero specialmente quando ride: non -si può immaginare un riso più vivo, più comico, più attaccaticcio -del suo; — e non è la risata dell'allegria — ma una specie di riso -filosofico e profondo, che nasce da un sentimento particolare della -vita, e che fa pullulare mille idee lepide nella mente, e indovinare -mille scherzi che non dice, e pensare confusamente a mille cose e -persone amene, che abbiamo conosciute in altri tempi; un riso che -rallegra dentro, e che mette voglia di darsi una fregatina di mani, -o di allungargli _une tape_ sulla pancia. Tutta la faccia gli ride, -fino alle orecchie; la bocca gli s'arrotonda in un modo curiosissimo, -che fa saltare il capriccio di ficcarvi un dito dentro, come dice lo -Zola del Boche, _pour voir_; e la punta del naso gli fa un piccolo -movimento accelerato, come la punta d'un dito che gratti qualche -cosa di sotto in su, d'un effetto comicissimo; mentre gli scintilla -negli occhi un'astuzia di demonio. I critici cortesi dicono che -ha _une physionomie comique parfaite, une face largement comique, -comiquement spirituelle_, e altre cose simili; ed è vero; ma non è -tutto. È una figura talmente originale ed esilarante, a vederlo da -vicino, che per molto tempo si rimane tutt'intenti a guardarlo, e non -si bada alle sue parole. Ed egli non s'illude sopra sè stesso; parla -anzi sovente della propria persona, celiando, come se canzonasse un -altro, e non vuol sentir parlare delle parti che richiedono bellezza -d'aspetto. Per questa ragione rifiutò, non è molto, di far la parte -di Pigmalione nella _Galatea_ della signora Adam. — Come volete — le -disse — che io ardisca presentarmi al pubblico in nome di Pigmalione, -che dev'essere un bell'uomo? _Voyons donc, madame: est-ce que j'ai le -nez grec, moi?_ — Il naso, infatti, è stato l'ostacolo più difficile -da superare, nella sua carriera drammatica. Quando qualche parte non -gli riesce, ha sempre la sua giustificazione pronta: — è il naso. — -Ma anche in casa sua, dopo un quarto d'ora che gli si parla, segue -come al teatro: si vede un altro Coquelin; tanto la sua conversazione -è arguta e attraente, rimanendo sempre naturalissima, come la sua -maniera di recitare. È divertentissimo vederlo lassù nella sua piccola -stanza di studio, triangolare, che sembra un camerino di teatro — al -quarto piano — tutta piena di libri, fra cui brillano in prima fila -i poeti drammatici e lirici di tutti i paesi; e cogliere a volo nelle -sue parole e nelle sue mosse gli accenti e i gesti di Mascarille, di -Gringoire, di Figaro e del piccolo gobbo del _Luthier de Crémone_, che -fecero risuonare d'applausi il tempio del Corneille e del Molière. -Il Molière, appunto, di cui ha tutto il teatro nel capo, è uno dei -suoi argomenti preferiti; e riparla spesso delle conferenze pubbliche -che tenne poco tempo fa; colle quali si propose di dimostrare che -l'_Alceste_ del _Misantropo_ non è come quasi tutti i critici e quasi -tutti gli attori l'interpretano, un personaggio cupo e profondo, -una specie d'Amleto francese, da rendersi con un colore di stranezza -fantastica; ma un personaggio apertamente comico, come gli altri del -Molière, e designato come tale dal poeta medesimo in una maniera che -non può lasciar dubbio. Egli svolse il suo concetto senza pompa di -dottrina, con molto buon senso, con grande chiarezza, per mezzo di -confronti e di citazioni bene ordinate e lucidamente commentate; ma -lasciò letterati e commedianti nel loro parere contrario. Si lamentò -in particolar modo dei letterati, così tra il serio e il faceto, -facendo tremolare la punta del naso. — Avete torto, mi dicono insomma, -perchè siete un commediante. _C'est ça qui m'embête_. Mi dicano che -ho torto perchè sono un grullo, francamente, e mi ci rassegno più -volentieri. Gli è appunto perchè sono un commediante che voglio dir -la mia ragione. Mi pare che serva a qualche cosa, per giudicare un -personaggio di una commedia, essere abituato da venti anni a mettersi -nella pelle degli altri, e a cercare la ragione intima d'ogni loro atto -e d'ogni loro parola. Se questi speculatori letterari del teatro non -fossero un po' trattenuti dal senso pratico di chi ha da incarnare i -personaggi che essi scrutano e sviscerano continuamente, finirebbero, -a furia di fare, con trasformarli in creature dell'altro mondo, che -nessuno potrebbe più riprodurre sulla scena. — E non si fermerebbe più, -quando ha preso a discorrere del Molière, se non esistesse un altro -personaggio, per il quale nutre altrettanto entusiasmo: il Gambetta, -in grazia di cui egli s'appassiona anche un poco alla politica, e -si tira addosso le canzonature del _Figaro_. Il Gambetta è suo amico -intimo, desina con lui tutte le domeniche, e lo conduce a far delle -lunghe passeggiate solitarie, durante le quali, chi lo sa? forse si fa -dar delle lezioni di recitazione, o si insegnano a vicenda ad aprire e -a scrutare gli animi umani, l'uno per giovarsene sul teatro, l'altro -nella politica; poichè, in diverso campo, essi sono i due più grandi -attori della Francia: il Gambetta più potente, ma il Coquelin assai -più sicuro di non essere fischiato. Egli parlò del suo illustre amico -con calda ammirazione, senza licenze familiari, ripetendo dei brani -del suo ultimo discorso, e esclamando di tratto in tratto: — Sentite -la bellezza di questa frase; sentite la giustezza di questo pensiero; -— come avrebbe fatto per una parlata del Racine. E a proposito -del Gambetta, lesse una lunga colonna del _Voltaire_, in risposta -all'_Intransigeant_, con una rapidità prodigiosa, e con una nettezza -di pronuncia ancor più ammirabile, facendo vibrare certe parole, e -schizzar fuori certe frasi, con cambiamenti improvvisi d'intonazione, e -ammicchi d'un occhio, e guizzi comicissimi delle labbra, in una maniera -da far proprio rimpiangere di non potergli dare il posto di lettore, -in casa propria, con centomila lire all'anno; che per un letterato -sarebbero impiegate al cinquanta per cento. Ed è pure notevolissimo -il suo linguaggio, scolpito e colorito, con certe screziature di -lingua popolare, ricco d'una quantità di termini insoliti e di -modi del gergo teatrale, svariatissimo come è in tutte le persone -dotate di un forte senso comico, che hanno bisogno di raccontare, di -descrivere e d'imitare. L'impressione che egli lascia, in conclusione, -è d'un uomo di buona indole e di buon cuore, come io credo che siano -necessariamente tutti gli artisti drammatici atti a interpretare con -eguale maestria i caratteri buoni e malvagi; perchè, per riuscire -grandi negli uni e negli altri, bisogna che nella loro natura predomini -il buono, senza del quale possono abbagliare con l'ingegno, ma non -soggiogare con la simpatia. Il Coquelin, però, ha l'aria d'un uomo -buono; non d'un bonaccione. Sotto la sua bonarietà canzonatoria -s'indovina un animo risoluto e vigoroso, col quale non dev'essere molto -comodo l'aver che fare i giorni che ha la luna rovescia; e specialmente -quando salta su a inveire contro i capricci prepotenti di certi autori -drammatici, piglia una certa guardatura bieca e fa stridere la voce -in un certo modo, che non par strano affatto, in quel momento, che -abbia saputo incarnare meravigliosamente l'anima dannata del duca di -Septmonts. - - * - * * - -La parte di duca di Septmonts nell'_Ètrangère_ del Dumas, credono -tutti, — e anche lui — che sia ciò che egli fece — per dirla con le -sue parole — _de plus fin et de plus incisif_, nel teatro moderno, dal -primo giorno che recitò fino al giorno che corre. Per comprendere le -difficoltà con cui ha dovuto combattere, basta rappresentarsi la sua -figura «largamente comica» e ricordare che il duca di Septmonts è la -quintessenza di un gentiluomo del gran mondo — spregievole e odioso -quanto si vuole — ma tanto più dignitoso e corretto di fuori quanto è -più fradicio dentro. Per alto che fosse il concetto che s'aveva della -pieghevolezza d'ingegno del Coquelin, si temeva che in quella parte -cadesse. Bastò invece la sua apparizione sul palco scenico a provocare -uno scoppio d'applausi e un'esclamazione universale di meraviglia. -Costanzo Coquelin, l'incomparabile _Figaro_, l'insuperabile gobbetto -del _Luthier de Crémone_, pareva il primo gentiluomo della cristianità. -Pallido, della pallidezza malaticcia d'un nobile sciupato dagli -stravizi, biondo, un po' calvo, con due folti baffi impertinentemente -arricciati, con una lente all'occhio, vestito con rigorosa eleganza, -disinvolto e duro ad un tempo, e superbamente signorile in tutti i -suoi movimenti, anche nel più forte della passione, egli era l'ideale -vivente dell'autore della commedia. E ad ogni nuova scena si rivelò -con maggior efficacia. Dalla sua aria tediata, dal suo modo di parlare -strascicato, come se ogni parola fosse un atto di degnazione, dalla sua -fredda cortesia, dal suo sguardo ironico e sorridente, da tutti i suoi -gesti e da tutti i suoi accenti artificiosamente trascurati, traspariva -l'insolenza sfrontata d'un aristocratico cresciuto all'orgoglio e -al disprezzo, il cinismo d'un _viveur_ intristito nel vizio, capace -di tutte le bassezze, l'audacia meditata e malvagia dello spadaccino -sicuro d'uccidere, — la sua educazione, il suo passato, tutto quello -che sarebbe stato capace di fare, e mille cose che pensava, e che -non diceva; ma che facevano pensare. Egli corresse anzi leggermente, -con molta arte, il carattere immaginato dal Dumas, che poteva riuscir -troppo ributtante; e lo corresse — come prescriveva il celebre attore -tedesco, l'Iffland, — facendo il difensore ufficioso del personaggio -che rappresentava: lasciando cioè indovinare in che maniera fosse -diventato quello che era, per quale via, non per colpa tutta sua, -si fosse così depravato, — guasto prima da un'educazione falsa e -poi dall'esempio della società incancrenita in cui era vissuto, — -e in tal modo, senza riuscire simpatico, si mantenne dentro a quei -limiti dell'odioso, oltre ai quali un personaggio teatrale non è più -tollerabile e nuoce agli intendimenti del poeta. Ma fu terribile. -Nella scena del quart'atto, per esempio, quando vuole umiliare il -signor Gérard, ricordandogli che sua madre era stata governante della -duchessa, trovò l'accento d'un sarcasmo così sanguinoso e stillò le -parole insolenti nell'animo del povero giovane, come goccie di piombo -fuso, con una lentezza così spietata, che tutti gli spettatori se le -sentirono penetrare nel cuore ad una ad una, e fremettero per quello a -cui eran dirette. E fece rabbrividire l'impassibilità marmorea con la -quale ricevette in viso quella tremenda invettiva della duchessa, di -cui ogni parola è uno schiaffo, fino a quel fulmineo: — _Misèrable!_ — -che finalmente gli solleva il sangue; e la rabbia pazza e feroce con -cui le si slancia addosso all'ultime parole, e lo sforzo improvviso -con cui si frena. Mai era stata rappresentata la superbia, l'insolenza -e la rabbia, con più satanica potenza, sulle scene della _Commedia -francese_. Il suo successo fu enorme. Egli empì il dramma della sua -persona, e vi spiegò tanta forza, che se gli altri atleti fossero -caduti, sarebbe bastato per tutti egli solo. - - * - * * - -Ma per quanto si dica, egli non è mai tanto potente come quando nuota -nella comicità larga del Molière, fra le grosse celie e le grosse risa, -vestito dei panni di Scapin e di Mascarille. Quella comicità dal naso -corto e dalle grosse labbra, come disse Alfonso Daudet, par fatta per -la sua faccia, per la sua voce e per la sua indole. Lì sfolgora ed -impera davvero, e fa tremare le vôlte del teatro. Nessun Mascarille, -nelle _Précieuses ridicules_, ha mai detto con più petulante -disinvoltura le sue spropositate goffaggini; nessuno ha mai mostrato -sul palco scenico una più maledetta grinta, una più impertinente -sfacciataggine di lacchè astuto e ridacchione, docile ai pugni e alle -legnate, e pronto a tutte le pagliacciate e a tutte le bricconerie. -Nessuno Scapin è stato mai più magistralmente bugiardo, ipocrita, -truffatore e buffone. Il Coquelin domina la scena, in queste farse -epiche, coll'imperturbabilità sovrana che dà la coscienza del genio. -Ha una mobilità di fisonomia, un'elasticità di voce, una pieghevolezza -di membra, una sicurezza, un'audacia che nessuna parola può rendere. -Nelle _Précieuses ridicules_ suscita una tempesta di risate con ogni -parola, quando contraffà il gentiluomo letterato e lezioso, e declama -quella stramberia di madrigale che finisce col grido: Al ladro! — Nelle -_Fourberies de Scapin_ snocciola quelle lunghe parlate per indurre -Argante a sborsare i seicento scudi, con una rapidità d'un effetto -comico meraviglioso. Non son più periodi; sono eruzioni, cascate -precipitose di parole, che schizzano e tintinnano come sacchi di monete -rovesciati, fra le esclamazioni di stupore della platea. Nei _Fâcheux_, -facendo la parte del cacciatore appassionato, dice quei cento e quattro -versi filati della descrizione della caccia, d'un fiato solo, come -se li improvvisasse, con una tale potenza imitativa della voce e del -gesto, che per un quarto d'ora par di veder fuggire i cervi per la -foresta, e il teatro risuona dello scalpitìo dei cavalli, del latrato -dei cani, dello squillo dei corni, delle grida dei cacciatori, come se -vi agisse un'intera Compagnia equestre. Ed è infaticabile. Dopo aver -fatto _Mascarille_ nell'_Etourdi_, che è una delle parti più lunghe e -più difficili del vecchio repertorio drammatico, è fresco e disposto -come prima di cominciare. Ed è superfluo far notare la difficoltà -grandissima che presentano queste parti comiche del Molière, in cui -se l'attore non è tanto forte da tener continuamente viva l'ilarità -e l'ammirazione, subito risalta la trivialità, l'esagerazione, il -grottesco del personaggio e della scena, e non basta la riverenza che -ispira il grande poeta a trattener il pubblico dal dar segno di noia -o d'impazienza: il che suole accadere nei teatri di provincia, dove le -commedie del Molière sono quasi irrappresentabili. Ma il Coquelin par -nato fatto per interpretare il Molière; e piuttosto che un _Sociétaire_ -della commedia francese, si direbbe che è un attore superstite della -famosa _troupe de Monsieur_, ancor tutto fresco, dopo due secoli, -delle lezioni del suo capo-comico immortale. E in questo gli giova -immensamente la faccia. È impossibile resistere alla forza comica -dello sguardo, del riso e della smorfia di questo grandioso _farceur_; -bisogna ridere con lui, in qualunque stato d'animo ci si trovi; e si -ride di quel riso a singhiozzi, convulsivo e clamoroso, che ci riprende -ancora dopo il teatro, e ci accompagna a casa, e ci torna ad assalire -la mattina dopo, e ci rimane come un grato ricordo per sempre. - - * - * * - -Certamente, egli deve la sua gloria artistica più ai doni della natura -che allo studio. _Histrio nascitur_. Ed anco non ammettendo questa -verità, bisognerebbe fare un'eccezione per coloro che sono grandi -attori a ventitrè anni. Nondimeno egli studiò e faticò moltissimo. -Non _s'è fatto una voce_, come si dice del celebre attore Duprez; -ma _lavorò_ la sua infaticabilmente, con esercitazioni assidue e -metodiche; e non son molti anni, infatti, ch'egli ha quell'elasticità -mirabile degli organi vocali, che si presta così docilmente alla -varietà e alla mobilità prodigiosa delle sue sensazioni. Così la sua -pronunzia nitidissima, che fa d'ogni sillaba una nota cristallina, -è principalmente frutto d'un _fortemente volli_, come il vigore del -verso alfieriano. È una cosa che accende nel sangue la passione dello -studio, il sentirgli dire, per esempio, con che amore e con che cura -si è rimesso a studiare la sua parte d'_Annibal_, dopo che l'Augier -rimpastò l'_Avventuriera_; come l'ha scomposta e ricomposta daccapo, -periodo per periodo e frase per frase; come ha rivoltato per tutti i -versi ogni parola per trovarle il suo accento vero e proprio; come -ha ragionato tra sè ogni sorriso e ogni gesto. Così pure l'udirgli -esporre le riflessioni minute e ingegnose che fece sulla parte di -Figaro nel _Barbiere di Siviglia_, per cogliere le differenze che -dovevano passare fra questo — giovane e spensierato, — e il Figaro -del _Mariage_, — più avanzato negli anni, più esperto della vita e -cangiato anche per effetto della sua nuova condizione; — differenze che -seppe rendere stupendamente sul palcoscenico, fin nelle più leggiere -sfumature; e le conferenze d'ore e d'ore avute con gli autori, col -manoscritto alla mano, coperto di richiami e di postille, per trovare -insieme il colore particolare da darsi a una scena, o l'intonazione -giusta d'un monologo; e le discussioni interminabili avute coll'Augier -o col Dumas per sostenere il suo modo d'interpretazione, e salvar la -vita al personaggio concepito da lui, e amato come una creatura fatta -con le sue carni e col suo sangue. Di tutti i personaggi che deve -rappresentare, e della società e del tempo in cui vissero, cerca con -una pazienza e con una curiosità d'archeologo le più minute notizie, -nei libri e nelle conversazioni; e nota tutto e rimesta ogni cosa per -mesi e mesi, ragionando di ogni minimo particolare lungamente, con una -diligenza che tocca la pedanteria. E si prepara con maggior studio e -maggiore pacatezza in quelle scene appunto, in cui dovrà allentar di -più la briglia al suo istinto, perchè vuol essere audace sul sicuro; -al qual fine raccoglie osservazioni e consigli da ogni parte, come uno -scrittore naturalista, e ricorre le critiche che gli son state fatte -negli anni addietro; ma per quanto faccia, non si presenta mai al -pubblico con la coscienza soddisfatta, e ricomincia a martellare sulla -sua parte anche dopo la più splendida riuscita. - - * - * * - -A questo lavoro indefesso egli deve la sua continua ascensione -nell'arte, in cui non ha più che un rivale, — il Got, — che ha -vent'anni più di lui, ed era già attore provetto quando il Coquelin -entrò nel «Teatro francese»; quel celebre Got, che creò il Giboyer, -come si dice nel linguaggio teatrale, nelle due commedie _Les -effrontés_ e _Le fils de Giboyer_; che fece un tipo indimenticabile -dell'abate nell'_Il ne faut jurer de rien_ di Alfredo Musset; che -interpreta insuperabilmente _Maître Guérin_, _Monsieur Poirier_ e -il _Duca Job_ di Léon Laya: il primo attore, forse, che portò nella -_Comédie française_ un sentimento potente della realtà, e che, pure -possedendo profondamente la tradizione dell'arte, pigliò tutti i suoi -modelli nella natura viva. Anch'egli è ugualmente forte nel drammatico -e nel comico: Bernard nei _Fourchambault_, strappa i singhiozzi; -Matamore nell'_Illusion comique_, fa schiantar dalle risa; e chi -l'ha visto Rabbino alsaziano nell'_Ami Fritz_, che fu uno dei suoi -più grandi trionfi, non lo riconosce più nei panni di _Sganarelle_ -o del _Souffleur_ dei _Plaideurs_ di Racine, in cui è insuperabile. -Osservatore finissimo, vero fin nelle più piccole minuzie, abilissimo -alle trasformazioni del viso, capace di recitare per quattro atti -interi, come nel _Gendre de monsieur Poirier_, con un occhio socchiuso -e la bocca torta, senza scomporsi un momento; fornito d'un gusto -letterario squisito, e di buoni studi, e altieramente appassionato -dell'arte sua, egli tenne per lungo tempo il primato nel «Teatro -francese», ed è indubitabile che giovò moltissimo al Coquelin, non -foss'altro che col proprio esempio. Ma questi — lasciando da parte -altre qualità intimamente individuali, che non permettono confronti — -è superiore a lui nella versatilità dell'ingegno e nella mutabilità -dell'aspetto. Il Got è vario; il Coquelin è un Proteo. Il Got, per -esempio, ha non so che di proprio e d'immutabile nell'intonazione e -nel gesto, un certo fare _bourru, imitant la franchise_, come dicono -i francesi, e un _tic_ particolare del capo e delle spalle, simile -all'atto di chi dica: — Non me ne importa il gran nulla, — un po' -volgare, — che lo rende inabile a tutte le parti in cui si richiede -eleganza e dignità signorile di maniere. Oltre di che è restìo a -liberarsi dai modi e dagli accenti d'una parte in cui sia riuscito -maestrevolmente; così che per molto tempo, dopo una _creazione_ -grande e fortunata, porta in altri drammi l'impronta del personaggio -prediletto, come gli accadde, tra l'altre volte, dopo il suo successo -nel _Giboyer_. Il che non segue al Coquelin, di cui l'ingegno sembra -cambiar natura ogni volta che cambia parte; che scende fino alla -farsa plebea e sale fino alla più alta poesia; pagliaccio, gentiluomo, -villano, brillante, tiranno, — eroe della rivoluzione, tragico, nel -_Jean Dacier_, — piccolo collegiale vizioso e impostore nel _Lion et -Renard_, — sempre originale, rifatto da capo a piedi, e liberissimo da -ogni legame di reminiscenza; a segno che se gli saltasse il ticchio -domani di fare il _Romeo_ — con quella faccia — nella tragedia dello -Shakspeare, c'è da giurare che ci riuscirebbe, come disse un critico -tedesco; e che il pubblico, ascoltandolo, direbbe che a Giulietta -poteva toccare un amante più bello, ma non uno _più interessante e più -appassionato_. Nondimeno sono molti ancora quelli che gli preferiscono -il Got, come più profondo e più grave; e c'è fra loro una gelosia -coperta, ma viva, che scoppia ogni volta che cade su una medesima parte -la preferenza di tutti e due: come segue ora per il dramma _Le Roi -s'amuse_, in cui l'uno e l'altro vorrebbe fare il _Triboulet_; e questo -tira tira è cagione che il dramma non si rappresenti; non essendo parsa -accettabile a nessun dei due la proposta di Victor Hugo, che facessero -il _Triboulet_ una volta per uno, a sere alternate: proposta d'accorto -finanziere, non d'uomo esperto del cuore umano. - - * - * * - -Il Coquelin ha ancora un merito tutto proprio, che è d'essere un grande -declamatore di poesie liriche. Anzi tutto è maestro senza eguali -nel dire i versi, che è quasi un'arte nell'arte, in cui non gli si -avvicinano che il Got e Sara Bernhardt. È uno dei rarissimi attori che -sian riusciti a liberarsi, fino a un certo punto, da quell'accento -convenuto, da quel colorito generale che è quasi obbligatorio nella -dizione degli alessandrini francesi, e che anche nell'espansioni più -appassionate dell'animo tutti badano a conservare, come se fosse una -necessità fondamentale dell'arte. Il Coquelin si liberò da questa -psalmodia, da questa specie di musica sacra, come la definì la signora -Stael, che si trasmette di generazione in generazione a somiglianza -d'un vizio ereditario; e prese una via di mezzo tra coloro che cantano -il verso, avvolgendo tutto in una sorta di melopea sonnolenta, che -arrotonda tutte le linee e cancella tutti i contorni, e coloro che, -sotto il pretesto della imitazione del vero, non badano nè a ritmo, nè -a rima, nè a prosodia, e sacrificano interamente l'elemento poetico -all'elemento drammatico. Egli ha saputo cogliere una certa armonia -intermedia tra la parola e la musica, che nello stesso tempo accarezza -l'orecchio e rende l'intonazione del discorso. E fa valere mirabilmente -la bellezza della forma. Senza rivelar troppo l'artifizio, fa sentire -tutte le variazioni del movimento ritmico, le ondulazioni della frase, -le rime, le cesure, le attaccature dei periodi; rompe la monotonia -degli alessandrini con una quantità di chiaroscuri delicatissimi; -virgola e punteggia con una grande efficacia, e, grazie particolarmente -alla sua maniera ferma e nitida di articolare le consonanti, ha una -chiarezza di dizione — qualità indispensabile per i versi — che nessun -attore ha mai superata. Oltrechè non è solamente interprete, ma critico -e correttor vero del poeta. Nessuno meglio di lui sa afferrare, in una -poesia, il filo del concetto principale, e attenercisi, malgrado le più -viziose digressioni, e fare in modo che non se ne scosti menomamente -l'attenzione degli uditori. È maestro nell'arte di velare i difetti -della forma, di scivolare sulle lungaggini, di gettar ombra sulle -parti deboli per raccoglier luce sulle forti, di far sfolgorare il -verso capitale, e di scoprire e mettere in rilievo pensieri affogati -dalle immagini, e sensi riposti, e finezze, e contrasti, che il -poeta stesso non ha avvertiti. Ed esercita quest'arte nei salotti -— dov'è invitato e pagato — il che è molto diverso, ed anche assai -più difficile che esercitarla nel teatro; tanto che molti attori -applauditissimi sul palco scenico, perdono ogni efficacia declamando -versi in un cerchio ristretto d'uditori. Il Coquelin, invece, conosce -ed osserva rigorosamente tutte le leggi delicate e difficili che -impone la vicinanza dell'uditorio, col quale, anzi, qualche volta -l'artista si trova confuso: smorza gli effetti, ristringe il gesto, -attenua l'espressione del volto, modula in un modo particolare la -voce, e dissimula accortissimamente l'attore drammatico sotto l'uomo -di società. Perciò ottiene dei successi privati non meno splendidi dei -successi teatrali, e rende, in questo campo, dei veri servigi alle -lettere. È lui che ha diffuso, in questi ultimi anni, il gusto dei -versi nella società elegante, che non badava prima che alla musica, e -parecchi dei più illustri tra i giovani poeti della Francia debbono -a lui il principio della propria fama. Egli recitò per il primo le -poesie di Alfonso Daudet, che è suo amico intimo, di Paolo Déroulede, -per il quale professa una viva ammirazione, di Jacques Normand, del -Coppée, del Manuel, del Guiard. E non si può dire con che passione -egli cerca queste poesie, con che piacere se le fa leggere in casa, -per le strade, in carrozza, nei camerini del Brébant; come scatta ad -ogni verso potente; come, senz'accorgersene, udendo leggere, prepara -il gesto e l'atteggiamento del viso con cui dirà quella data strofa; -con che impazienza, all'ultimo verso, strappa il manoscritto di mano al -poeta, e con che bella e simpatica sicurezza di grande artista gli dice -sorridendo: — Lasciate fare a me, che vi servirò da onest'uomo. - - * - * * - -Ma non è compiuto il ritratto del Coquelin se non gli si fa accanto -uno schizzo di suo fratello, che è come una sua appendice; attore anche -lui del _Teatro francese_, chiamato _Coquelin cadet_, per distinguerlo -da Costanzo. Il Coquelin _cadet_ crebbe al calore del forno paterno -accanto al fratello maggiore, e portò con lui il pane fresco ai buoni -borghesi di Boulogne-sur-mer, con la faccia bianca di farina e le mani -imbrattate di pasta. Quando il fratello maggiore dava i primi segni -della sua vocazione drammatica, lui ancora bambino s'ingegnava già -d'imitarlo, gesticolando e balbettando dei versi; e quando più tardi -il fratello gli confidò i suoi disegni ambiziosi, anch'egli cominciò a -riscalducciarsi la testa e a vagheggiare il teatro. Partì il fratello, -passò qualche anno: Coquelin _cadet_ pensò di manifestare le sue -intenzioni al padre; ma non osava, perchè suo padre contava fermamente -su di lui per tramandare ai posteri il suo forno. Nondimeno un giorno -si fece coraggio e tirò la schioppettata. Si ripetè la medesima -scena che era seguita col primogenito; ma questa volta con un po' di -scandalo. Il buon fornaio, udendo per la seconda volta quelle fatali -parole: — Voglio fare l'artista drammatico, — alzò la testa dalla -madia, e guardò il figliuolo con due occhi grandi come due scudi. — -Ma dunque — disse, incrociando le braccia — è proprio destino che io -non ne debba salvare neppur uno dei miei figliuoli! _C'est comme une -peste qu'ils ont tous. Je ne comprends pas. Où ont-il donc attrapé -ça, mon Dieu!_ — Ma dopo un po' di contrasto, si rassegnò, e lasciò -partire il ragazzo per Parigi, dove fu ricevuto al Conservatorio, -poco dopo arrivato. Aveva ingegno e attitudine grande all'arte; ma non -l'esuberanza di vita, e le facoltà poderose e splendide del fratello. -Perciò il suo noviziato fu più duro e più lungo. Ma riuscì; riportò -anzi il primo premio del Conservatorio nel 1867, e si presentò per -la prima volta sulle scene della _Comédie française_, facendo il -_Petit-Jean_ nei _Plaideurs_, il 10 giugno 1869, otto anni dopo che -aveva esordito suo fratello, il quale, con pensiero affettuoso, volle -recitare accanto a lui quella stessa sera, nella medesima commedia, -nella parte dell'_Intimé_. Coquelin II piacque. D'aspetto, somiglia -molto al fratello; ed è forse anche più comico, benchè abbia i -lineamenti meno risentiti: gli basta entrar in scena per far ridere. -Ma l'indole drammatica è diversa: egli ha piuttosto la comicità -inglese, — umoristica — un po' fredda, che si fa capire più che non si -faccia valere; ed è attor fino e originale; e quel ch'è più curioso, -lontanissimo da ogni idea d'imitazione di suo fratello; del che diede -una bella prova fin da principio nella commedia _Le mari qui pleure_ di -Jules Prével, in cui fece la parte dell'avvocato Laroche, già sostenuta -mirabilmente dal primo Coquelin, in una maniera diversa affatto, e non -meno ingegnosa nè meno applaudita. Il fratello maggiore, ciò nondimeno, -sta tanto al di sopra dell'altro, da non potersi nemmeno istituire un -paragone fra loro; per il che questa bella fraternità non è macchiata -di gelosia. L'_aîné_ ama il _cadet_ più che da fratello, da padre; e -quando nella stanza di studio passa la mano sotto il mento d'un suo -bustino in bronzo, dicendo scherzosamente: _voilà mon petit frère_, — -gli si sente nella voce un grande affetto, e gli si leggono negli occhi -mille cari ricordi — di quando trottavano insieme per le strade con le -focaccie calde nel paniere, e riportavano il gruzzolo dei soldi al buon -babbo, curvo sulla madia, tanto lontano dal pensare che un giorno i -suoi due piccini avrebbero fatto rimbombare d'applausi il primo teatro -del mondo, e che il suo povero forno sarebbe diventato famoso. - - * - * * - -Ora il Coquelin è nel pieno vigore della sua virilità artistica e -forse nel periodo più felice della sua carriera. Figliuol di grazie -del «Teatro francese,» amico intimo di potenti, accarezzato dai poeti, -ricercato di consigli e d'aiuti da tutti i giovani commediografi, -glorificato come artista, riverito come mecenate letterario, e carico -di quattrini, non ha più nulla da desiderare, fuorchè delle belle -commedie. Ma non pensa a sè solamente. Sollecitato da mille parti per -recite di beneficenza, egli s'arrende a tutte le preghiere, abusando -anche delle proprie forze, e fa del bene a moltissimi; tanto che ha -un salotto pieno di medaglie e di ricordi preziosi che gli offersero, -e gli offrono di continuo, in segno di gratitudine, Società operaie -e Istituti e Comitati di soccorso d'ogni natura. È pure dilettante -di belle arti, ed ha un piccolo museo di quadri del Meissonier, del -Bonnat, del Fortuny, del Détaille, — in parecchi dei quali è ritratto -lui, nelle spoglie di Mascarille e di Cesare di Bazan, con quel riso -indefinibile e irresistibile, a cui deve una gran parte della sua -potenza d'artista. Della quale potenza uno potrebbe farsi benissimo -un'idea, senza essere mai stato al teatro, solo trattenendosi un'ora -ogni mattina nella sua anticamera; dove si trovano sovente insieme il -commediante famelico che viene a implorare un sussidio che non gli -è mai rifiutato, la signorina americana che vuol pigliar lezioni di -dizione francese, l'impiegato che desidera una croce, l'ufficiale che -ha bisogno d'un traslocamento, e qualche volta persin dei prefetti, -dei magistrati e dei vescovi, che non isdegnano di raccomandarsi a -Sganarello per ottenere un piccolo favore dal Governo. Ed egli riceve -tutti con quel gran naso voltato in su, pieno di bonarietà e di buon -umore, ruminando dei versi del Molière durante i discorsi lunghi, e -rimanda tutti, se non soddisfatti nei loro desideri, contenti almeno -di aver visto una volta da vicino quella maschera formidabile, che da -venti anni fa rider del suo riso e pianger delle sue lacrime Parigi. - - * - * * - -Così fatto, o presso a poco, è il celebre Coquelin, il quale (per -terminare con una buona notizia) sta pensando a raccogliere una -Compagnia d'artisti valenti per fare un giro in Italia, e dare una -serie di rappresentazioni in tutte le città principali. - - - - -PAOLO DÉROULÈDE - -E LA POESIA PATRIOTTICA. - - -Riparliamo un po', qualche volta, della nostra vecchia poesia -patriottica. Quando lavoriamo nelle nostre stanze di studio, in mezzo a -giornali e a lettere d'amici di tutte le parti d'Italia, e a libri che -racchiudono tutti gli sforzi e tutte le audacie del pensiero umano; ed -esprimendo liberamente il nostro pensiero, che circolerà liberamente -da un capo all'altro del paese, godiamo, anche non pensandoci, di -respirare l'aria della nostra libertà, e di sentirci dentro il soffio -d'una patria grande e potente; noi dovremmo di tratto in tratto -rivolgere uno sguardo a cinque o sei volumetti, quasi dimenticati -in un angolo della nostra biblioteca, sui quali sono scritti i nomi -del Berchet, del Rossetti, del Mameli, del Poerio, del Mercantini; e -ricordarci che se l'entusiasmo non può essere più vivo per essi, deve -durare almeno la gratitudine. La critica ha sviscerato quei versi con -la sua mano gelata e spietata; onde nuove di poesia vi son passate su, -e ne hanno sbiaditi i colori; sono invecchiati i metri e le immagini; -e non ci paiono più che scintille quelle che erano lingue bianche -di fuoco; ma che importa? Quando rileggiamo quelle poesie nel cuore -della notte, nel silenzio della nostra stanza, qualche volta saltiamo -ancora in piedi, con una fiamma sulla fronte e un singhiozzo nel cuore. -Quanti grandi e cari ricordi non ci risvegliano! Quelle vecchie strofe -impetuose e sonore, dei giovinetti le hanno pronunciate sui campi di -battaglia, per incoraggiarsi a morire; dei feriti le hanno smozzicate -fra i denti, mentre i ferri del chirurgo cercavano nelle loro carni -palpitanti le schegge della mitraglia tedesca; dei moribondi le hanno -balbettate nel delirio dell'agonia; le hanno ripetute mille volte, -nell'oscurità delle secrete, i prigionieri di Mantova, dei Piombi -e di Castel dell'Ovo; le hanno cantate gli esuli nella miseria; le -hanno mormorate i martiri ai piedi dei patiboli; migliaia d'italiani -intrepidi le hanno divulgate per tutte le provincie, a rischio della -libertà e della vita; migliaia di donne le hanno trascritte in segreto, -di notte, col cuore tremante, mentre suonava nella strada il passo -del poliziotto straniero; un'intera generazione le ha coperte di -baci e bagnate di lacrime e tinte di sangue, quelle vecchie strofe -benedette, piene di sdegni, di minaccie e di consolazioni sublimi. -Ed anche noi, fanciulli nel quarant'otto, giunti appena in tempo ad -assistere al trionfo della nostra rivoluzione, quando quelle poesie -sonavano già liberamente per quasi tutta l'Italia, quanto le abbiamo -sentite ed amate! Bambini, le abbiamo udite recitare da nostro -padre, con gli occhi pieni di pianto; e non le capivamo ancora, che -già ci rimescolavano il sangue. Più tardi, le abbiamo divorate sui -banchi della scuola, tra la grammatica latina e la grammatica greca, -mordendoci le mani dalla rabbia d'amor di patria che ci mettevano nel -cuore. Poi le abbiamo declamate per le vie delle nostre città, e dalle -finestre delle nostre case, nelle belle notti stellate, trasportandoci -col pensiero negli accampamenti dei nostri fratelli, che combattevano -nelle pianure di Lombardia o sui monti di Sicilia, addolorati e -umiliati di non esser con loro, costretti ad arrestarci ad ogni strofa -perchè l'emozione ci strozzava la voce e ci faceva tremare le labbra. -Come ci sarebbe parso insensato e miserabile allora chi fosse venuto a -farci il pedante sulla forma di quella poesia che ci usciva in grida -e in ruggiti dal più profondo dell'anima! Che importava a noi che il -Berchet avesse delle frasi barbare e dei versi duri, che la strofa del -Rossetti fosse troppo ricca di suoni, che il Mameli fosse ineguale, che -il Mercantini fosse negletto, e che il _21 marzo_ di Alessandro Manzoni -rigurgitasse di similitudini? Ognuno di quei versi era un grido uscito -dalle viscere della patria; in ogni strofa si sentiva l'eco lontana -d'una battaglia; era una poesia sacra, che sollevava il nostro pensiero -e il nostro cuore al di sopra di tutte le volgarità della vita; che -ci rendeva più affettuosi con la famiglia, più buoni con gli amici, -più arditi nei pericoli, più forti contro i nostri piccoli dolori; -che entrava persino nei nostri amori d'adolescenti, e vibrava nelle -nostre prime parole amorose, e mescolava delle lagrime nobili e virili -ai nostri primi baci. Chi non ha adorato il Berchet, per esempio, e -baciato cento volte il _Romito del Cenisio_, e desiderato di vedere -una volta il poeta per curvare dinanzi a lui la sua fronte ardente -di giovanetto, come dinanzi all'immagine viva della patria armata -e insanguinata? Chi di noi, a quindici anni, non s'è sentito uomo, -poeta, soldato, capace d'ogni grande sacrifizio e d'ogni ardimento più -generoso, leggendo _O morte o libertà_ e la _Spigolatrice di Sapri_? -Quei versi hanno avuto una parte così larga e profonda nella nostra -educazione di uomini e di cittadini, che ci pare quasi che saremmo -altri da quelli che siamo, se non li avessimo conosciuti; essi si -sono confusi nella nostra coscienza con le esortazioni vigorose di -nostro padre, coi consigli magnanimi di nostra madre, con tutti gli -esempi di virtù e di grandezza che abbiamo ricevuti nella vita; e sono -diventati una forza intima della nostra natura. E li dimentichiamo -sovente, e per lungo tempo, perchè siamo ancora nell'età in cui le -speranze tengono maggior luogo che le memorie, e l'amore del presente -soffoca il rimpianto del passato. Ma, avanzando negli anni, quando -comincieremo a volgerci indietro, e ad evocare la nostra giovinezza -per consolarci della virilità moribonda, allora, nel segreto del nostro -cuore, pagheremo intero il nostro debito di gratitudine ai vecchi poeti -della patria; tutte quelle poesie gloriose ed amate ci baleneranno -alla mente, di lontano, nella nebbia rosea della nostra adolescenza, -come una legione di guerrieri scintillanti di ferro; e le ripeteremo -ai nostri figliuoli con lo stesso tremito nella voce con cui le -hanno dette a noi i nostri padri; e i nostri figliuoli le sentiranno, -speriamolo, con lo stesso cuore con cui noi le abbiamo sentite. - - * - * * - -Questi sentimenti deve ravvivare in sè chiunque voglia giudicare -rettamente un poeta nazionale straniero, sia il Riga o il Quintana o -il Körner o il Déroulède. Ma è quasi inutile avvertirlo. Non c'è uomo -che ami la propria patria, il quale leggendo la poesia patriottica, -fortemente sentita, d'un poeta straniero, qualunque sia il suo paese -e quali che siano i sentimenti che questo paese gl'ispira, non si -compenetri a poco a poco, involontariamente, della passione del poeta, -e non comprenda quindi e non giustifichi nella sua coscienza tutti -quei sentimenti e quei giudizi che ad un lettore freddo possono parere -ingiusti, superbi, temerari, e qualche volta anche puerili. Chi non -sente nel cuore la poesia patriottica di un popolo straniero, non ha -sentito neppure la propria. A costoro è inutile rivolgersi. Perciò noi -presentiamo il Déroulède e le sue poesie soltanto a quegli italiani -che, amando ardentemente la loro patria, sentono rispetto e simpatia -per tutti gli stranieri che amano ardentemente la propria, e capiscono -che ognuno ha diritto d'essere altero e violento — ed anche ingiusto -— quando difende sua madre. Per costoro è anche superfluo combattere -il pregiudizio volgare, secondo il quale la poesia patriottica, perchè -tende a muovere dei sentimenti che vibrano in tutti potentemente, o -a cui tutti hanno l'animo predisposto, è meno difficile d'ogni altro -genere di poesia, e non può dare la misura giusta dell'ingegno di un -poeta. Il critico sensato sa misurare l'ingegno del poeta a traverso -a tutti i sacrifizi ch'egli ha dovuto fare della devozione estetica, -come la chiamava il Berchet, alla devozione civile; indovina il -pensiero nel grido; completa da sè la poesia troncata da un colpo di -spada; e crede che, appunto quando una nazione è eccitata dall'amor -di patria, ed empie il mondo dei suoi clamori, occorra una voce -straordinariamente poderosa per far volgere il capo alle moltitudini, -un canto singolarmente ispirato per sollevare al di sopra della propria -passione dei milioni d'uomini, di cui ciascuno è un poeta. La qual cosa -è provata anche da ciò, che non sono più numerosi i poeti patriottici -potenti e durevoli, presso qualunque nazione, di quello che siano i -poeti eccellenti negli altri campi della poesia. Certo l'amor di patria -è un affetto comune; ma è di questo affetto ciò che un grande poeta -disse dell'amore: che tutti credono d'averlo provato o di essere atti a -provarlo nel massimo grado; mentre le differenze nella facoltà di amare -sono tante e tanto grandi fra gli uomini quanto quelle che passano tra -loro nell'ordine dell'intelligenza. Non basta infatti unire all'ingegno -l'amor di patria, per riuscire poeta patriottico: bisogna sentir -questo amore così intensamente, da poterne profondere intorno a sè dei -torrenti, e aggiungerne a tutti coloro che credono di non poterne più -ricevere, obbligandoli ad accettare il poeta come interprete della -loro passione, e a riconoscere in lui un'anima più ardente e più -forte e più alta dell'anima loro. Migliaia di poesie patriottiche, nei -tempi di ribollimento nazionale, sorgono, si diffondono e scompaiono: -non restano che quelle dei poeti ch'ebbero anima e cuore di grandi -cittadini, e tempra di soldati, e nerbo d'atleti; i quali o fecero o -avrebbero fatto quel che incitavano a fare, e o suggellarono i loro -canti col sangue, o li prepararono nell'avversità che fortificò ed -innalzò il loro cuore. Il Berchet scrisse i suoi canti sospirando la -patria da cui era proscritto; il Rossetti pagò le trenta strofe del -suo inno alla Libertà con trent'anni d'esilio; il Mameli e il Körner -morirono sul campo di battaglia; Riga sul patibolo. Perciò noi nutriamo -per i grandi poeti patriottici un sentimento particolare di riverenza, -e consideriamo come uomini intrepidi, che abbiano non meno operato che -scritto, anche quelli tra loro che non uscirono dal campo dell'arte; -e ce li rappresentiamo nella storia della letteratura, raggruppati in -disparte, con una cicatrice sulla fronte e una bandiera nel pugno. - - * - * * - -Che posto occupi tra questi poeti Paolo Déroulède, che tocca ora appena -i trentaquattro anni, non si potrebbe dir meglio che con le parole di -un critico arguto e dotto, ungherese di nascita, ma tedesco di studi -e di simpatie, che ne ragiona di passata in un suo notissimo libro, -assai malevolo per la Francia; il che toglie ogni sospetto ch'egli -possa peccare di parzialità per il poeta francese — a lui sconosciuto. -Il Déroulède, egli dice fra l'altre cose, è uno di quei poeti che -non possono nascere che in una nazione vinta. Quasi ogni nazione ebbe -nella sua storia un'epoca, in cui un solo pensiero la possedette: il -pensiero della lotta e della vendetta. Allora i bimbi si baloccano -con le sciabole e coi fucili, i ragazzi fanno ai soldati, i giovani -si rallegrano d'aver una vita da spendere per la patria, gli uomini si -preparano ai grandi sacrifizi, e i vecchi si dolgono di non essere più -atti alle armi. In tali epoche l'egoismo sparisce e vengono alla luce -nobilissimi esempi di virtù cittadine. Ogni uomo sente che tutto il suo -sangue dev'essere consacrato alla gran lotta e ogni donna riconosce che -il primo dei suoi doveri è quello d'accendere il coraggio degli uomini. -In questa condizione si trovarono la Spagna nel 1812, la Polonia nel -1830, l'Italia fino al 1866; questo pensiero ha suscitato la potente -Germania del 1814; questo pensiero ha fatto sorgere quella scuola di -poeti, fra cui i più insigni sono il Rückert, l'Arndt, il Körner, lo -Schenckendorf, l'Eichendorff. Non si può dire assolutamente che la -nazione francese si trovasse, dopo il 1870, in simili disposizioni; -ma Paolo Déroulède è senza dubbio un poeta di quella levatura. Le sue -poesie sono le prime di questo genere in Francia. Canzoni bellicose la -«grande nazione» ne ha abbastanza, cominciando da quelle del Boileau, -che pareva dimenassero la coda davanti al ridicolo _Roi Soleil_, -e venendo fino a quelle, che trovarono in Napoleone primo un più -degno oggetto dei loro entusiasmi; nè mancano pure nella letteratura -francese poesie che eccitino all'odio e al disprezzo delle nazioni -vicine; e forse in questo genere spetta la palma al famoso _nous -l'avons eu votre Rhin allemand_. Ma poesie piene di profondo dolore -per le sventure sofferte, di esortazione virile al raccoglimento, -al lavoro e alla preparazione, per il gran giorno della resa dei -conti; di sentimento del dovere, di spirito di sacrificio, di ferma -risoluzione nel proposito di ritemprarsi l'animo e le membra per -ritentare una prova suprema, tali poesie son nuove nella letteratura -francese. La sola _Marsigliese_ del Rouget de l'Isle s'avvicina a -questo genere e sorse del pari in un tempo di sventura nazionale -profondamente sentita; ma Paolo Déroulède, il soldato del 1870, è poeta -ben più grande del luogotenente d'artiglieria del 1791; poichè nella -_Marsigliese_ predominano ancora la declamazione, la millanteria e il -reboante, mentre i _Chants du soldat_, semplici e profondi, esprimono -il sentimento, la modestia e la dignità virile. Così dice uno scrittore -che bistratta la Francia per cinquecento pagine, negando ai francesi -persino lo «spirito» che anche i nemici più accaniti son disposti a -riconoscere in loro — indulgentemente. - - * - * * - -Prima d'esaminare la poesia del Déroulède, convien vedere come sia -nata; ossia conoscere la parte che prese il poeta nella guerra del -1870: parte piena d'avventure così singolari, che meriterebbero -d'essere raccontate se anche si riferissero a un soldato sconosciuto, -invece che a uno dei più simpatici tra i giovani poeti della Francia. - -Prima del 1870, il Déroulède era studente di legge, e studiava poco: il -mal dei versi lo cominciava a tormentare. Una delle sue prime poesie -fu una risposta vivace allo zio Emilio Augier, il quale aveva detto -in famiglia: — Vedete Paolo! Egli non fa nulla sotto il pretesto che -un giorno farà il poeta. — Per l'appunto — rispondeva il Déroulède -in alessandrini; — per fare il poeta un giorno ho bisogno di vivere -adesso. Non è ancora il tempo di giudicarmi. Lasciate maturare la -messe; — piccolo sfogo d'alterezza giovanile che egli si guarderebbe -bene dal fare ora che la messe è matura. Nel 1869 scrisse un dramma in -un atto, che passò inosservato, ed empì qualche quaderno di poesie; -ma non fece nulla di notevole. Cercava ancora se stesso, come suol -dirsi; ma si cercava con una tale impazienza, che non si trovava. -Era un giovanotto di alta statura, secco, svelto, irrequieto, che -sentiva intensamente la vita; pieno di grandi speranze confuse, che gli -mettevano il sangue in ribollimento, e lo tenevano come in uno stato -d'ebbrezza continua; una di quelle nature esuberanti d'artista, a cui -la vita del pensiero non basta; che han bisogno di sfogare nell'azione -l'eccesso delle loro forze giovanili, prima d'entrare nell'arte. Agiato -com'era di fortuna, egli avrebbe forse corso la cavallina, come molti -altri giovani, per parecchi anni, se gli fosse mancata l'occasione -di agire; ma l'occasione venne, e non poteva essere nè più grande nè -più terribile. Scoppiata appena la guerra, piantò codici e versi, -ed entrò nel Corpo delle guardie mobili di Belleville, in cui fu -nominato ufficiale. Le sue speranze, però, furono deluse. I tedeschi -s'avanzavano in Francia, le battaglie succedevano alle battaglie, e -le guardie mobili non si movevano. Ed egli voleva battersi. Perciò -rinunziò al grado, s'arrolò negli zuavi, fu destinato al 3º reggimento -che faceva parte del Corpo d'esercito del maresciallo Mac-Mahon, lo -raggiunse sollecitamente, e fu ancora in tempo a pigliar parte, come -semplice soldato, nei due combattimenti di Mouzon e di Bazeille, da -cui uscì sano e salvo, col buco d'una palla nei calzoni. Intanto un suo -fratello minore, Andrea, di diciassett'anni, che studiava a Parigi, — -giovanetto d'indole dolce e d'aspetto gentile, ma tutto ardente d'amor -di patria, — si decideva a seguire l'esempio di lui. Si presentava -un giorno a sua madre e le diceva di volersi arrolare negli zuavi per -andarsi a battere col fratello. Per quanto fosse forte e coraggiosa, -sua madre cercò sulle prime di dissuaderlo: era troppo ragazzo, non -era abbastanza robusto da reggere alle fatiche, la famiglia aveva già -dato un soldato alla Francia. Ma egli insistè, e la madre si arrese; -e siccome non c'erano più vestimenta da zuavo nei magazzini militari -di Parigi, lo accompagnò lei stessa al gran mercato del Temple, dove, -a furia di cercare, raccattando qui una papalina, là una ghetta, -fra tutti e due misero insieme il così detto «equipaggiamento», e il -giovane potè partire vestito ed armato. - -Sua madre l'accompagnò fino al campo. - -Qui attinse l'ispirazione Paolo Déroulède per quella mirabile poesia -intitolata _Le Turco_, che comincia con le strofe seguenti: - - C'était un enfant, dix-sept ans à peine, - De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus. - De joie et d'amour sa vie était pleine, - Il ne connaissait le mal ni la haine; - Bien aimé de tous, et partout heureux. - C'était un enfant, dix-sept ans à peine, - De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus. - - Et l'enfant avait embrassé sa mère. - Et la mère avait béni son enfant. - L'écolier quittait les héros d'Homère; - Car on connaissait la défaite amère, - Et que l'ennemi marchait triomphant. - Et l'enfant avait embrassé sa mère, - Et la mère avait béni son enfant. - - Elle prit au front son voile de veuve, - Et l'accompagna jusqu'au régiment. - L'enfant rayonnait sous sa veste neuve; - L'instant de l'adieu fut l'instant d'épreuve: - «Courage, mon fils! — Courage, maman!» - Elle prit au front son voile de veuve. - Et l'accompagna jusqu'au régiment. - - Mais lorsque l'armée eut gravi la pente: - «Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur, - «Tant qu'il est parti, mon âme est absente.» - Et l'enfant pensait: «Ma mère est vaillante, - «Et je suis son fils, et je n'ai pas peur.» - Mais lorsque l'armée eut gravi la pente: - «Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur.» - -Il viaggio fu pieno di peripezie. La signora Déroulède, già malata, col -cuore oppresso, simulando una forza d'animo che le mancava, si recò da -Parigi a Reims per strada ferrata, col suo zuavo di diciassette anni. A -Reims, saputo che l'esercito del Mac-Mahon era in ritirata verso Sédan, -si mise in una carrozzella col figliuolo, e si diresse verso Sédan. Si -può immaginare lo stato di quella povera donna, durante quel viaggio -lungo e difficile, per strade ingombre di salmerie disordinate e di -carri carichi di feriti, tra reggimenti decimati e spossati, in mezzo -alla tristezza lugubre d'un esercito sconfitto, che andava incontro -a nuove battaglie col presentimento di nuove sventure. A ogni passo, -madre e figliuolo domandavano del 3º reggimento zuavi: nessuno sapeva -dove fosse. Una volta si trovarono in una grande solitudine, dinnanzi -a tre strade, senza indicazione di sorta: la madre, fortunatamente, -obbedendo ad una ispirazione del cuore, disse: — Paolo passò di qui; -— si misero per quella strada, ed era la giusta. Dopo un altro lungo -tratto, si ritrovarono in mezzo ai cariaggi, ai soldati, al disordine: -era una divisione del Mac-Mahon; raggiunsero un reggimento di zuavi: -era il terzo. Scesero di carrozza, e dopo molto cercare trovarono -il povero poeta, seduto sull'orlo di un fosso, che mangiava nella -_gamella_, in mezzo a un crocchio di camerati africani, tra due fasci -d'armi. Inteso il proprio nome, saltò su, e si trovò davanti sua -madre e suo fratello, di cui non aveva più avuto notizia dal giorno -della partenza. Si ritirarono tutti e tre in una piccola osteria di -campagna, accanto alla strada; là la signora Déroulède volle che i -suoi figliuoli, l'uno stanco dalle marcie, l'altro dalle emozioni, -si riposassero; e tutti e due le si addormentarono con la testa sulle -ginocchia, come due ragazzi. Allora la madre potè piangere, guardata -con rispetto pietoso dagli zuavi, che s'affacciavano alla finestra e -allo spiraglio dell'uscio; e, piangendo, prepararsi alla separazione. -Il terribile momento non si fece aspettare. Squillarono le trombe, i -figliuoli si svegliarono; bisognava dirsi addio; la madre si sentiva -schiantare il seno dai singhiozzi; ma fece uno sforzo sovrumano, e -non versò che lacrime mute. I saluti furono brevi: — _Courage, mon -fils!_ — _Courage, maman!_ — come nella poesia. E si separarono. Il -reggimento seguitò la sua strada verso Sédan, e la signora Déroulède -riprese la via di Reims. Prima di arrivare a Reims, le seguì ancora -un caso doloroso. Arrestata da una avanguardia francese, interrogata -da un ufficiale, disse il suo nome, e raccontò che era stata ad -accompagnare un figliuolo al reggimento, dove già n'aveva un altro. La -cosa parve inverosimile: la presero per una spia! Riuscì fortunatamente -a liberarsi, e sfinita dalle fatiche, con quell'ultimo colpo di stile -nel cuore, arrivò a sera inoltrata a Reims, dove fece appena in tempo -a pigliare il treno di Parigi, che era l'ultimo della giornata, e fu -l'ultimo per tutta la durata della guerra, poichè la mattina seguente -le avanguardie prussiane avevano già tagliata la via della capitale. - -I due fratelli furono messi nella medesima compagnia: in pochi giorni -tutto il reggimento li conobbe. In una relazione del colonnello è -fatto cenno di loro: — Questo bell'esempio di patriottismo dato dalla -famiglia Déroulède fu un grande incoraggiamento per i resti del 3.º -reggimento zuavi. I due giovani volontari s'attirarono in breve tempo, -con la loro abnegazione e il loro valore, l'ammirazione dei vecchi -soldati. — Tutt'e due si trovarono alla battaglia di Sédan, pochi -giorni dopo l'arrivo d'Andrea. È noto che il 3.º reggimento zuavi fu il -solo che riuscì a rompere il cerchio de' Tedeschi in quella giornata, -e che dal campo di battaglia si ridusse a Parigi, dove l'assemblea lo -dichiarò benemerito della patria. Ma i fratelli Déroulède non poterono -salvarsi coi loro compagni. Mentre combattevano in un bosco, a pochi -passi di distanza l'uno dall'altro, Andrea si voltò improvvisamente -verso il fratello, col viso bianco, e gli disse: — M'hanno fatto male! -— e detto appena questo, stramazzò gettando sangue per la bocca. Aveva -una palla nel ventre. Paolo accorse, lo prese in braccio, e camminando -verso i Tedeschi, lo portò dietro a un piccolo rialto del terreno, -dove, deponendolo sull'erba, incespicò e cadde in un fosso; il che -vedendo di lontano gli altri soldati, che continuavano ad avanzarsi, -credettero che anche lui fosse stato ferito mortalmente. Paolo si -rialzò, tagliò una croce rossa nei suoi calzoni di zuavo, l'attaccò -sul suo turbante bianco spiegato, e legato questo cencio di bandiera -d'ambulanza sulla punta del fucile confitto in terra, pensò a salvare -il ferito. C'erano là vicino dei cannoni francesi abbandonati, coi -loro cavalli. Paolo tentò di trasportare il ferito sopra un cassone, -e di fuggire con le artigliere. Ma mentre lo adagiava, gli sgorgò -dalla bocca un'ondata di sangue nero; pareva che morisse; lo ripose -in terra; si mise a succhiargli la ferita perchè il sangue non lo -soffocasse, lo lavò, gli strinse una fascia intorno ai fianchi;... -ma sperava poco di salvarlo. Intanto la battaglia continuava da ogni -parte, lontano, confusamente: egli non ne racapezzava nulla. Il terreno -intorno era sparso di morti, nessun vivente appariva nè francese nè -tedesco. Il primo che passò, dopo un'ora, fu un soldato sassone, che -balbettava il francese. S'avvicinò al Déroulède e lo interrogò. Inteso -che il ferito era suo fratello, s'impietosì. — Anch'io — disse — ho -un fratello nell'esercito. _Ah c'est malheureux, c'est malheureux!_ — -E poi soggiunse: — datemi un po' di pan bianco, zuavo; ve lo domando, -non come nemico, ma come camerata. — E avuto, il pan bianco, se ne -andò, salutando affettuosamente. Il povero Déroulède dovette stare là -quattr'ore col fratello moribondo fra le braccia, vedendo di lontano -delle figure sinistre di spogliatori di morti vagare per il campo e -contaminare con le mani ladre i cadaveri. E cominciava già a disperare. -Finalmente passò di galoppo un drappello di dragoni azzurri; vista la -bandiera, s'arrestarono; mandarono per un medico; venne poco dopo; -— era un medico sassone; — fece trasportare il ferito in un grande -opificio, vicino a Sédan; lo adagiò sopra un letto, in una stanza del -padrone, ch'era assente, e tentò l'estrazione della palla. Mentre -egli operava, una banda tedesca suonava la marcia del _Lohengrin_ -nel cortile, e una frotta di soldati prussiani aspettava sulla porta -che l'operazione fosse terminata, per entrare nella stanza a vedere -un grande ritratto di Federico il grande — di cui s'era sparsa la -notizia — appeso proprio sopra il letto in cui era disteso il ferito. -Cose che, in un romanzo, parrebbero troppo ingegnosamente combinate. -L'operazione, mercè un taglio profondissimo, riuscì. Paolo offrì al -medico tedesco il suo orologio. — No, — quegli rispose — sarebbe un -pagamento. — Allora accettate il mio pugnale — disse il giovane. Il -medico accettò. Tutti e due erano commossi. Il ragazzo era sfinito; ma -salvo. - -Della capitolazione dell'esercito e dell'Imperatore non sapevano -ancor nulla; nemmeno della vittoria dei Tedeschi. Il ferito fu dato -alle ambulanze francesi, perchè lo trasportassero nel Belgio: Paolo -sperava di poterlo accompagnare, perchè era ancora aggravato; ma fu -preso prigioniero, e diviso a forza dal fratello. Fortunatamente, -mentre lo conducevano via, un ufficiale prussiano, vedendolo passare -così desolato, con la faccia nelle mani, fermò il drappello, e domandò -spiegazioni. Intesa la cosa, fu preso da compassione. — Che diavolo! — -disse — è una crudeltà separare così due fratelli! — E andò egli stesso -a domandare al comandante tedesco di Sédan che il Déroulède potesse -accompagnare il ferito nel Belgio. L'ottenne; il Déroulède andò a -Bruxelles col fratello. Qui solamente ebbe notizia della catastrofe di -Sédan. Andrea fu ricevuto in una casa d'amici; Paolo poteva andarsene. -Le autorità belghe gli offrirono la libertà, purchè desse la sua parola -di non battersi più contro i Tedeschi; altrimenti, dovevano mandarlo -prigioniero in Germania. Egli preferì la prigionia, con la speranza -della fuga. Fu quindi mandato per strada ferrata a Berlino, e da -Berlino condotto a Breslau, nella Slesia. - -Mentre questo accadeva, la sua famiglia stava a Parigi, al buio di -tutto, nella trepidazione che si può pensate. Arriva finalmente il 3.º -reggimento zuavi. Padre e madre gettarono un grido di gioia, corsero -dal colonnello, domandarono dei figliuoli.... Non c'erano. Erano stati -visti cadere l'un sull'altro in un fosso, alla battaglia di Sédan; -il che voleva dire ch'erano morti. La povera madre rimase fulminata. -Portata a casa, le prese un accesso di paralisi da cui non si rimise -più; chè anzi s'andò sempre aggravando; e per otto giorni stette -tra la morte e la vita, con l'immagine di quei due cadaveri davanti -agli occhi, istupidita dal dolore. Per fortuna, prima di passare la -frontiera belga, il Déroulède aveva sparso fra contadini e soldati, e -buttato a tutte le poste; un gran numero di buste dirette a sua madre, -con tre parole dentro, e la firma sua e del fratello. Una di queste -buste, dopo otto giorni, arrivò; la signora Déroulède l'aperse con -le mani tremanti, animata da un barlume di speranza: c'era scritto -— _Nous sommes vivants._ — Credette d'impazzire...; ma questa gioia -immensa non valse a rimetterla dal colpo tremendo che aveva ricevuto. -E continuò a vivere miseramente, torturata dalla paralisi che cresceva, -e da un'insonnia angosciosa, che avrebbe spezzato i nervi d'un uomo; ma -piena di coraggio e, se non rassegnata, preparata ad ogni cosa. - -Intanto Paolo Déroulède era prigioniero a Breslau. Qui gli seguì una -piccola avventura comica. I prigionieri andavano liberi per la città; -ma egli non godette di questa libertà per un pezzo. Il generale tedesco -che comandava la fortezza, vecchio soldato burbero, leggeva tutte le -lettere prima di spedirle. Era stato qualche tempo a Parigi, conosceva -la lingua francese, non si lasciava scappare una parola che potesse -urtare un tedesco. Letta la prima lettera del Déroulède, ch'era un -po' troppo liberamente patriottica, pensò di dargli un avvertimento. -— O la finite — gli disse — o vi caccio in fortezza. — Il Déroulède -non la finì. In una seconda lettera diceva fra le altre cose: — -_ce troupeau de Prussiens_. Il generale lo mandò a chiamare e gli -disse: — Questa lettera non partirà. Noi siamo _une troupe_ e non _un -troupeau_. — Avete ragione, rispose il prigioniero; — _je vois avec -plaisir que vous connaissez le français dans toutes ses nuances._ — Ah -sì? — ribattè il generale; — ebbene, andate in fortezza a studiare le -_nuances_ del tedesco. — E lo fece chiudere in fortezza. Dopo qualche -giorno uscì, e ricominciò a scrivere; ma nascondendo il suo pensiero -sotto una quantità di motti a doppio senso, di bisticci parigini, -incomprensibili a un tedesco. Il generale lo rimandò a chiamare, e -volle che gli spiegasse il significato nascosto d'ogni frase. — Ma, -signor generale, — rispose il Déroulède; — io sono prigioniero; ma -non sono obbligato a perfezionarvi nello studio della letteratura -francese. — Ed io — replicò il generale, — non sono neppure obbligato -a lasciarvi passeggiare liberamente per le strade di Breslau. Andate in -fortezza. — E questa volta non si parlò più d'uscire. Ma il prigioniero -provvide da sè ai casi suoi. La figliuola del carceriere, che non -vedeva di mal occhio quel gran diavolo di zuavo, dal viso di poeta -e dai modi di gentiluomo, faceva conversazione con lui per il buco -della serratura. Lo zuavo, che aveva in capo il suo disegno di fuga, -pensò di valersi della ragazza. A poco a poco, facendosi tradurre in -tedesco oggi una parola, domani una frase, senza lasciar trasparire -il senso del discorso, riuscì a mettere insieme e a pronunziare -correttamente una parlatina in tedesco, che diceva presso a poco: -— Sono un ebreo polacco, nato in America, zoppo dalla nascita. Gli -ultimi avvenimenti m'hanno chiamato in Germania per far riconoscere -la mia inabilità al servizio militare. Torno a Torino dove faccio il -professore di lingua francese. — Quando si sentì abbastanza forte su -questa sfilata di fandonie, si mise d'accordo con un ufficiale francese -delle guardie mobili, anch'egli prigioniero, ma sciolto, a Breslau; -costui insaccò un gran pastrano turchino da ebreo polacco, si mise un -berrettone d'astrakan, e gli occhiali verdi; si fece dare un permesso -per visitare il carcerato; entrò nella fortezza zoppicando — diede i -suoi panni al Déroulède; — il Déroulède, zoppicando, uscì dalla cella, -passò tranquillamente sotto il naso delle sentinelle, andò alla prima -stazione della strada ferrata di Boemia, e saltò sano e salvo sul treno -liberatore. Ma c'era ancora un pericolo al passaggio della frontiera -austriaca. Discese perciò alla penultima stazione e prese a traverso -ai campi per passar la frontiera a piedi. Era notte, nevicava fitto, -faceva un freddo da cani. Dopo molto andare, non raccapezzò più dove -fosse: passò accanto a un villaggio, offrì del danaro a un contadino -perchè l'accompagnasse. Costui accettò; ma era un furfante. Giunto a -poca distanza dal confine, vicino a un corpo di guardia prussiano, si -fermò e disse al Déroulède: — O mi date il doppio, o vi denuncio alla -sentinella. — Il Déroulède, vistosi perduto, gli mise un coltello alla -gola, e gli gridò: — O tiri diritto, o t'ammazzo. L'uomo si persuase, -lo guidò di là dal confine, e lo accompagnò fino alla prima stazione -austriaca. Un treno stava per partire, il Déroulède ci saltò su, -e fuggì verso Vienna. Aveva voluto tentar la fuga da Breslau il 29 -settembre, anniversario di sua madre, e la fortuna l'aveva aiutato. - -Con la fuga di Germania entrò in un'altra serie d'avventure. Attraversò -Vienna di notte, prese un biglietto per Milano, e ripartì. Ma per -pagare il biglietto dovette spendere gli ultimi resti del suo peculio. -Da Vienna a Milano non mangiò che un enorme pane che aveva comprato a -Baden, stando rincantucciato in fondo al vagone, quieto quieto, senza -attaccar discorso con nessuno, per non tradire il segreto della sua -mascherata. Arrivato a Milano, fin dove lo conduceva il biglietto, -si trovò nella stazione solo, morto di fame, senza un soldo, senza -sapere dove batter del capo. Che cosa fare? Si rivolse a un impiegato, -gli espose il caso suo, gli domandò se avrebbe avuto tempo, prima di -partire per la Francia, di fare una corsa fino al Consolato di Francia, -per domandar dei denari. L'impiegato gli disse che no. — Ma non occorre -— soggiunse; — sono stato soldato anch'io, mi so mettere nei vostri -panni: provvedo io al vostro viaggio. — E gli diede il biglietto -per la Francia. Il Déroulède ebbe appena il tempo di ringraziare il -bravo impiegato, ripartì, e il giorno dopo si trovò a Lanslebourg, -in compagnia d'altri francesi, scappati pure di Germania, tornati -in patria per la stessa strada, travestiti anch'essi bizzarramente, -e scannati e affamati come lui. Un caffettiere misericordioso li -sfamò gratis. Il Déroulède ripartì per Lione, e da Lione andò a -Tours. Appena arrivato a Tours, corse al ministero della guerra per -riprender servizio. Mentre aspettava nei corridoi, passò il Gambetta, -il quale lo conosceva fin da giovanetto. Questi rimase meravigliato -riconoscendo il giovane poeta sotto quello strano travestimento. — Che -cosa venite a far qui? — gli domandò, dopo aver inteso la sua storia. -— A offrire un'altra volta la pelle, — rispose il Déroulède; — se mi -date un incarico per Parigi, dove è il mio reggimento e mia madre, -piglio l'impegno d'entrarvi. — Il Gambetta non volle dargli incarichi: -era scampato una volta, non doveva mettersi al rischio di farsi -ripigliare. — Se volete battervi — gli disse — battetevi sulla Loira; -ci sarà abbastanza da fare; io vi nomino capitano. — Il Déroulède -non volle accettare che il grado di sottotenente, che aveva già nelle -guardie mobili, e siccome voleva battersi davvero, domandò d'entrare -nei tiragliatori algerini, — che si battevano a modo suo. Il Gambetta -accondiscese, e gli domandò se voleva che facesse pervenire sue notizie -a sua madre. Il Déroulède lo pregò di non farlo. — Se mi crede sempre -prigioniero, pensava, vive in pace; se sa che sono scappato, capisce -che son tornato alla guerra, e ricomincia a vivere in pena. — Buona -fortuna, signor tenente! disse il dittatore accommiatandolo. — Ah! la -mia fortuna importa poco — rispose il giovane: — è la vostra che ci -preme! — E partì subito per Neung. Trovò i suoi tiragliatori algerini -al bivacco; assunse il comando della sua squadra, vestito ancora -di quella vecchia palandrana d'ebreo polacco, sulla quale, strada -facendo, aveva fatto cucire un par di galloni; e prese parte a tutti -i combattimenti della retroguardia del generale Chanzy, fino al 1.º -gennaio; giorno in cui tutto il 15.º Corpo partì per Dijon, per formare -il nuovo esercito del generale Bourbaki. - -Qui cominciò il periodo più avventuroso della sua vita di soldato; -periodo di cui si potrebbe rintracciare la storia nel suo taccuino -lacero e spiegazzato, pieno di schizzi topografici, di nomi di soldati -arabi, di brani di relazioni, di appunti sul modo di far la zuppa di -cipolle, e d'elenchi di feriti e di morti. In questo periodo pure -gli balenarono le prime idee e gli vennero fatti i primi versi di -quei famosi _Chants du soldat_, che pochi anni dopo tutto l'esercito -seppe a memoria. A Mirbeau fu ospitato da una povera vecchia, che -gli ispirò _Le bon gîte_, una delle sue più affettuose e più belle -poesie. In un altro luogo, durante il bivacco, di notte, pensando a -sua madre e a suo fratello, e al giorno che lo avevano raggiunto al -reggimento, prima della battaglia di Sédan, scrisse le prime strofe -del _Petit turco_, e notò nel taccuino: _Le petit turco à faire_. A -Rocourt — in una ritirata — una ragazza, che l'aveva baciato prima del -combattimento, gli diede un pugno per rifarsi del suo bacio sciupato; -e quel pugno, convertito da lui in un morso, diventò celebre nella -poesia _La belle fille_. A Gray ebbe da un'altra ragazza una coccarda -di tre colori, alla quale consacrò quei dieci gioielli di strofette che -molti considerano come il più grazioso dei suoi canti. In quest'ultimo -periodo della guerra conobbe pure quel famoso sergente Hof, che -uccise ventisei nemici in ventisei ricognizioni, e che gl'ispirò la -poesia intitolata _Le sergent_, resa poi popolare a Parigi dall'attore -Coquelin. E tra una poesia e l'altra prese parte a un gran numero di -combattimenti, con la sua squadra di tiragliatori, fra cui c'eran degli -arabi e dei negri che lo adoravano e gli eran ardentemente devoti, -tanto da portare delle assi sulle spalle per lunghissime marcie per -fargli un letto alla tappa; non soldati, ma fratelli e figliuoli suoi, -coi quali egli divise il suo pane, e digiunò, e dormì sul ghiaccio, -e accese i fuochi del bivacco in quelle terribili notti di gennaio. -Con questi soldati si trovò al combattimento di Montbéliard, ch'egli -cominciò assalendo e occupando una barricata, e perdendo trenta dei -suoi tra morti e feriti, sopra cinquanta a cui comandava: combattimento -in cui guadagnò la croce della Legion d'onore. Ma da quel giorno non ci -son più appunti sul taccuino: il freddo faceva cader la matita dalle -mani assiderate e sanguinanti. Poi vennero i disastri, le nevicate -interminabili, le lunghe marcie di notte, i bivacchi che lasciavano -il terreno coperto di morti gelati, la perdita di tutte le speranze, -lo scompiglio miserando dell'esercito diradato, avvilito, affamato, -scalzo, — ridotto a un esercito di spettri —, incalzato spietatamente, -con la morte in faccia, alle spalle, sotto i proprii passi e nel -proprio cuore. Molte volte il povero Déroulède, mal riparato dal suo -vestito di polacco, bucato dalle palle, si lasciò cader nella neve, -al termine d'una marcia mortale, e ravvolgendosi nella sua coperta di -guardia mobile, nella quale aveva già ravvolto il fratello moribondo -a Sédan, s'addormentò con la certezza di non più risvegliarsi. Ma la -sua forza d'animo, più che la sua forza fisica, e le cure dei soldati -lo tennero in vita fino all'ultimo, — fino al giorno in cui l'esercito -del Bourbaki — ultima speranza della Francia — si rifugiò in Isvizzera, -fulminato dai cannoni del Manteuffel. Quello fu il momento più -desolante della campagna per Paolo Déroulède. Immobile sopra un rialto -di terreno vicino al confine, in mezzo ai resti della sua squadra, -egli voleva rimanere in Francia a ogni costo, e non si decise ad -accompagnare i suoi tiragliatori nella Svizzera che per le esortazioni -del suo maggiore, e col patto che questi sarebbe fuggito con lui per -andar a cercar la guerra in qualche altro angolo della Francia, appena -i loro soldati fossero stati al sicuro. - -Fuggirono infatti il Déroulède e il suo maggiore, seguiti da un matto -originale di zuavo negro, di nome Mohamed-uld-Mohamed, che si faceva -passare per dentista americano, e scendendo lungo la frontiera, -arrivarono fino a Tolosa; di dove il Déroulède, solo, corse a Bordeaux, -sede del Governo, per offrire la sua vita una terza volta. A Bordeaux -sente che è stato stipulato un armistizio, e che un treno carico -di bestiami deve partire per Parigi. Butta via il pastrano da ebreo -polacco, si traveste da bovaro bordelese, salta sul treno, arriva a -Parigi, corre a casa, si getta nelle braccia di suo padre. — Zitto, -Paolo, per amor del cielo — gli dice il padre; — abbi pietà della -mamma. — Bisognava prepararla a quel colpo. Combinano insieme un lungo -giro di discorso per annunziarle la cosa a poco a poco; il padre va su, -perde la testa, e dice senza preamboli: — Paolo è arrivato. — Il grido -dell'amore e della gioia materna echeggiò in quella casa, solitaria e -triste da tanto tempo. Povero Paolo! Egli trovò sua madre molto mutata: -aveva i capelli bianchi, le mani tremole, gli occhi infossati, la voce -fioca. Ma dentro all'anima era sempre la madre di prima, sorridente nel -dolore, non curante di sè, e piena di risoluzione e di forza. Qui il -Déroulède seppe che suo fratello, appena guarito dalla sua ferita, era -stato mandato da Bruxelles a Ostenda, e di là a Londra, e da Londra a -Bordeaux, donde l'avevano inviato in Algeria a vestirsi e ad armarsi -al deposito degli zuavi, per ritornar poi alla guerra. Allora lasciò la -famiglia e tornò subito a Bordeaux a domandare al Ministero se avrebbe -avuto tempo di fare una corsa in Algeria per riprendere suo fratello, -prima che scoppiasse la guerra civile: poichè, essendo stato per -qualche tempo tra le guardie mobili di Belleville, e avendo visto che -umori ribollivano in quella gente, aveva portato nell'animo, per tutta -la durata della guerra, la ferma persuasione che qualcosa di terribile -sarebbe seguito, se la Germania riusciva vittoriosa. Gli dissero -che aveva tempo: andò in Algeria, tornò con suo fratello in Francia, -e andarono subito tutti e due a Versailles, dove l'uno entrò in un -reggimento di zuavi, l'altro in un reggimento di cacciatori. E così -questo demonio di poeta cominciò la sua terza campagna. - -La guerra civile era scoppiata. Per il Déroulède, patriotta e -repubblicano d'animo generoso, era un dolore aver da combattere -contro concittadini. Ma la sua coscienza di francese glie lo imponeva -inesorabilmente. — Qualunque francese, — egli pensava, — senta nel -cuore la dignità e l'onore della Francia, deve tutto sacrificare per -impedire questa vergogna suprema, che la rivolta sia schiacciata dagli -stranieri. — Suo fratello, appena riprese le armi, fu costretto a -ritirarsi perchè gli si riaperse la ferita. Lui, nominato sottotenente -nei cacciatori a piedi, raggiunse immediatamente il 30.º battaglione, -ch'era a Neuilly, fra le truppe che combattevano intorno alla porta -Maillot. Il principio fu terribile per l'ufficiale, come fu terribile -la fine per il cittadino. La disciplina era allentata fra i soldati; -molti non volevano battersi; tutti erano stanchi e sfiduciati; -i comunardi, dalle case vicine, gl'incitavano alla rivolta con -promesse tentatrici o con grida di scherno; non ancora inaspriti -dall'ostinazione feroce della resistenza, avevano ripugnanza per una -lotta in cui il sentimento del dovere non era infiammato dalla speranza -della gloria. Bisognava ragionarli, spingerli al combattimento ad uno -ad uno, minacciarli qualche volta, e rischiare, minacciandoli, qualche -cosa di peggio che di non essere obbediti. Ma il Déroulède si affezionò -a poco a poco i cacciatori come si era affezionati gli algerini, e li -condusse a combattere, non inferocendoli ma persuadendoli, e dando per -il primo l'esempio della pazienza, della fermezza e dell'audacia. Coi -suoi cacciatori combattè davanti alla porta Maillot, entrò dei primi in -Parigi, si trovò nella mischia delle strade, e assistette all'orrenda -tragedia degli ultimi giorni della Comune. Qui, per testimonianza di -tutti, spiegò una generosità eguale al valore. — Son venuto per domare -la rivolta, pensava, e non per uccidere dei Francesi, — e perciò -salvò la vita a quanti potè, protesse i feriti, difese i prigionieri, -restituì alla famiglia dei disgraziati che erano creduti spacciati; -tanto che delle donne del popolo gli gridavano: — È dei nostri! — -al che egli rispondeva: — No, sono francese. — Si racconta questo -perfino: che mentre stava mangiando in un'osteria, tra una barricata -ed un'altra, un comunardo, sdegnoso, disse in modo da farsi sentire: -— _Ça nous tue et ça mange._ — Ed egli rispose: — Uccidere è una -dolorosa necessità, di cui non ho colpa; mangiare è un bisogno che vuol -essere compatito. Mangiate con me, se credete di averne il diritto. -— Non accetto il vostro pane — quegli rispose. — Allora accettate due -lire, e mangiate per conto vostro. — Non accetto le vostre due lire. -— Ho capito — rispose il Déroulède tranquillamente —; preferite di -prendermele. Ebbene, siete libero, andate alla barricata più vicina, -faremo alle fucilate, voi _attaccherete_ le mie due lire e io cercherò -di difenderle. — Il comunardo rispose: — Ci vado — e il Déroulède lo -lasciò andare. Per tutta la durata di quella lotta feroce, egli non si -bagnò le mani d'altro sangue che del proprio, e fu l'ultimo giorno. -La resistenza era agli estremi; poche barricate resistevano ancora, -ma furiosamente. Il generale Dumont lo mandò, con una squadra di -cacciatori, a pigliare dei cavalli a Belleville. Passando di corsa per -un crocicchio, vide in una strada un ufficiale della legione straniera, -che faceva alle fucilate, col suo plotone, contro una barricata difesa -da tre cannoni, e sormontata dalla bandiera rossa. Vedendo quello -spreco inutile di polvere, si fermò, e disse all'ufficiale: — È tempo -perso: bisogna pigliar la barricata alla baionetta. — Fatelo — rispose -l'ufficiale. — Lo faccio — rispose il Déroulède, e gettato un grido -ai suoi soldati, si slanciò all'assalto. I comunardi li lasciarono -avvicinare e fecero una scarica all'ultimo momento; il Déroulède, ritto -sulla barricata, ricevette a bruciapelo una palla nel gomito, che gli -spezzò l'osso, gli staccò l'avambraccio, e gli diede una contrazione -orrenda alla mano. Ma la barricata fu presa, e il Déroulède, sostenendo -colla mano destra il braccio stritolato, continuò ad avanzarsi, fin -che, spossato dalla perdita del sangue, cadde fra le braccia dei suoi -soldati. Così finirono per lui le avventure della guerra. Fasciato alla -meglio, fu portato a casa, dove rimase tre mesi a letto, col braccio -sospeso, curato da sua madre. E in questi tre mesi fece il primo volume -dei _Chants du soldat_, che venne pubblicato verso la fine del 1871. - - * - * * - -In che modo un artista potente sia passato dall'oscurità alla fama, è -sempre curioso a sapersi. Quei primi versi il Déroulède li aveva fatti -proprio per sfogo dell'animo, agitato da mille ricordi in quella lunga -immobilità della convalescenza, durante la quale la mente dell'infermo -suole tanto più lavorare quanto sono più inerti le membra; ed era molto -lontano dal prevedere, ed anche dallo sperare il successo che ottenne. -Tanto è giusta la sentenza dello Schiller: che il vero ingegno è -inconscio di sè nelle sue prime manifestazioni, perchè non trova nulla -di straordinario — ed è naturale — in ciò che è sempre stato suo, e -costituisce, per così dire, la sua intima natura. Nondimeno l'artista -era già maturo nel Déroulède. Benchè giovane, infatti, ed esuberante -d'ispirazione, capì che non conveniva fare _un gros volume de -patriotisme_, e non pubblicò che una parte delle sue poesie, scelte fra -le più brevi e le più spontanee. Un giorno portò il suo scartafaccio -all'editore Lévy. Le poesie patriottiche pullulavano da tutte le parti: -l'editore ricevette lo scartafaccio con diffidenza, e pregò il poeta di -ritornare dopo alcuni giorni. Il poeta ritornò. — Ho letto le vostre -poesie — gli disse il Lévy. — Non c'è male. Ma non c'è versi d'amore, -non c'è canzonette allegre di bivacco, che sono il genere che piace. -Ho paura che il vostro volumetto, scusatemi, annoi un poco. È troppo -triste. — Che cosa volete? — gli rispose il Déroulède — ero triste. — -Non potreste aggiungervi qualchecosa qua e là — gli domandò l'editore — -per renderlo un po' più ameno? — Il Déroulède rispose che non poteva. -— Ebbene.... — concluse il Lévy, — quando è così, bisogna che abbiate -la bontà di pagare le spese di stampa. — Così fu convenuto. E poco -tempo dopo uscì il volume, non preceduto da _réclame_ di sorta, quieto -quieto come un povero libro rassegnato a tarlare nelle vetrine. In capo -a un mese il Déroulède ripassò dall'editore a chieder notizie: lo trovò -tutto sorridente. — _Mais ça va, mais ça va_, — gli disse, guardandolo -curiosamente. In poche settimane si spacciarono dieci edizioni: il -volume si divulgò da Parigi nelle provincie, si diffuse fra il popolo -e fra i letterati, si sparse nell'esercito, entrò nelle scuole e nelle -famiglie, diventò popolare prima che la critica l'avesse preso ad -esame. Fra le altre mille poesie patriottiche e guerriere, quelle del -Déroulède producevano un'impressione nuova: erano giovanili e gravi ad -un tempo, fiere ed affettuose, eccitavano e consolavano, ed educavano; -sotto l'amor di patria, vi si sentiva il coraggio; non v'era soltanto -l'ardore del cittadino che predica il dovere, ma anche la coscienza del -soldato che l'ha compiuto, e che ha acquistato a caro prezzo il diritto -di alzar la voce; era una poesia forte e sincera, stata _più pensata -che scritta, più vissuta che pensata_; tutta calda, e piena d'odor di -sangue e di polvere, e sonante di ferro, senza gale letterarie, non -vestita d'altro che della divisa semplice e succinta sotto a cui aveva -palpitato il cuore del poeta, quando glie n'eran balenate le prime idee -negli accampamenti. Allora si cominciò a domandare, a cercare chi fosse -questo Déroulède, e ben presto le sue avventure di soldato diventarono -popolari come le sue poesie, non solo, ma furono ingrandite, come -accade sempre, e abbellite di una certa luce vaga di leggenda, che rese -più simpatico e fece parer più alto il poeta; e formò un'aureola — ben -meritata davvero — sul capo di sua madre. - - * - * * - -Tutti e due i fratelli, dopo la guerra, entrarono nell'esercito, -poichè, come diceva il maggiore, la carriera militare era quella in -cui un giovane, dopo una grande guerra perduta, poteva rendere più -utili servizi al suo paese. Paolo Déroulède fu promosso luogotenente -nei cacciatori a piedi, e appena entrato nel battaglione, nonostante -il suo splendido successo di poeta, si consacrò tutto ai suoi doveri -militari. — Non si può avere il cuore a due cose ad un tempo — disse -tra sè; — ho da fare il soldato, devo bandir la poesia. — E la bandì -in fatti. Si mise agli studi militari, fece dei corsi scientifici -ai sotto uffiziali e ai soldati, tenne delle conferenze, si seppellì -fra i regolamenti e i trattati di tattica; e in caserma, e in piazza -d'armi, e alle grandi manovre, fu un uffiziale non solo coscienzioso, -ma pedante, come uno di quei vecchi _troupiers_, per cui l'esercito -è il mondo. Ma per quanto facesse, la poesia gli tempestava sempre -nel cuore; tutte le volte che alla mensa degli ufficiali il discorso -cadeva sulla letteratura, un'onda di sangue gli montava al viso, ed -era costretto a pregare i colleghi di parlar d'altro, e di lasciarlo -in pace; chè se no sarebbe schiattato. E strozzando così la musa -col cinturino, servì fino al 1875. In quell'anno, facendo una corsa -a cavallo, cadde di sella e si slogò un piede: a questa slogatura -dobbiamo il secondo volume dei _Chants du soldat_. Durante la cura, che -fu lunga, potendo occuparsi senza rimorso d'altra cosa che di studi -militari, scrisse quattordici nuove poesie, mentre da tutte le parti -della Francia, essendosi sparsa la notizia della sua piccola disgrazia, -piovevano sul suo letto d'invalido biglietti di visita e condoglianze e -buoni augurii. Guarì; ma non così bene da poter ripigliare il servizio, -tanto più che la ferita toccata a Belleville gli si faceva risentire -ad ogni passaggio di nuvola; e perciò si fece trasferire dall'esercito -attivo nella riserva, e tornò a casa sua — ad aspettare il gran giorno. -Il secondo volume dei versi ebbe la stessa fortuna del primo; e intanto -le edizioni del primo salivano alla sessantina. I _Chants du soldats_ -erano diventati il _vade mecum_ d'ogni soldato patriotta; s'imparavano -a mente nei collegi, si declamavano nei teatri, si recitavano nei -salotti, si ripetevano per le strade: Paolo Déroulède, come disse uno -scrittore tedesco, «era divenuto il poeta patentato delle aspirazioni -nazionali.» E quando, nel 1877, fu rappresentato all'Odéon un suo -dramma in versi intitolato l'_Hetman_, nel quale, sotto un episodio -della storia della Polonia, erano espressi i sentimenti, i propositi e -le speranze della Francia, questa rappresentazione — a cui la povera -madre del poeta si fece trasportare in lettiga — servì di pretesto a -una grande dimostrazione patriottica. Il poeta era celebre ed amato: si -colse quell'occasione per tributargli gli onori del trionfo. Accorsero -al teatro rappresentanti di tutte le classi, i principi delle arti -e delle lettere, i duchi d'Aumale e di Nemours, tutti i generali di -Parigi, una legione d'ufficiali di tutte le armi, e una folla enorme; -e sebbene il dramma fosse molto al di sotto della lirica, ottenne un -successo trionfale. Intanto, anche le sue liriche erano passate sotto -i denti della critica; ma per quanto il letterato sia stato discusso, -combattuto ed anche straziato, il poeta rimase all'altezza a cui -l'aveva sollevato di sbalzo il primo e spontaneo sentimento d'affetto e -di gratitudine della nazione. Ora non v'è un cittadino francese che non -conosca qualche verso del Déroulède, e che non l'ami come poeta e non -lo ammiri come soldato. Quando Victor Hugo lo vide per la prima volta, -gli disse: — Il vostro nome ha preceduto in casa mia la vostra persona, -e bisogna che abbia fatto del rumore per venir fine a me, perchè oramai -non sono più di questo mondo. — E mentre in Francia si leggono per -tutto le sue poesie, i vecchi soldati d'Africa, nelle loro caserme -d'Algeri, disegnano col carbone sui muri delle camerate il suo profilo -caratteristico, con un gran naso aquilino, e dicono ai visitatori: -_Celui-ci est monsieur Déroulède, le grand parisien, lieutenant des -zouaves et avocat, un bon enfant...; mais un rude soldat tout de même._ - - * - * * - -Ora vediamo la sua poesia. - -Sono trentacinque canti, d'argomento e di metro diverso, che formano -tra tutti lo scheletro di un piccolo poema, che potrebbe essere -intitolato; _La Francia vinta_, nel quale s'alternano la narrativa e la -lirica, l'ode e la canzonetta, il dialogo e la descrizione, e tutte le -ire e tutte le angoscie che possono passare nell'anima d'un cittadino -e d'un soldato durante una grande guerra sfortunata, che comincia -con l'invasione e termina con la conquista. Finito di leggere, par di -vedere un vasto quadro circolare, come un panorama, nel quale, sotto un -cielo sinistro, per una sterminata campagna bianca, corrono torrenti -neri di soldati, mischie orrende infuriano nelle gole dei monti, -ardono villaggi, si sbandano divisioni, fuggono treni d'artiglierie, -serpeggiano fiumi di sangue, e sul davanti s'alzano visi trasfigurati -di moribondi, con gli occhi rivolti al cielo, che benedicono la patria -per cui danno la vita. L'impressione che fa questa poesia sopra di -noi italiani, in questo tempo in cui l'amor di patria è, per così -dir, tranquillo e quasi nascosto nel nostro cuore, sia perchè son -già lontani i ricordi dei grandi avvenimenti nazionali, sia perchè -nessun'idea di un pericolo vicino ci scuote, somiglia a quella che -farebbe su di un uomo maturo, tutto immerso nel lavoro e negli affetti -sereni della famiglia, l'eco d'una musica lontana, che gli rammentasse -qualche violenta e disperata passione dei suoi anni giovanili. Via -via che procediamo nella lettura, riconosciamo quelle tristezze, quei -dolori, quelle indignazioni; esse passarono altre volte per il nostro -cuore; le abbiamo espresse con quelle parole, le abbiamo sfogate con -quelle grida; e con le medesime ragioni abbiamo cercato di confortare -il nostro orgoglio nazionale lacerato. Mutata la lingua, cangiati i -Prussiani in Austriaci, quella potrebbe parere poesia scritta dopo -Novara o dopo Custoza da un focoso luogotenente dei bersaglieri. - -Uno dei sentimenti che il poeta espresse più potentemente è la -tristezza lugubre che pesò sull'esercito e sul paese dopo i primi -rovesci, e l'umiliazione che divorò l'anima del soldato. Ci ha dei -quadretti grigi, con la pioggia all'orizzonte, e un reggimento che -passa in disordine, così pieni di malinconia, di stanchezza, di -ricordi dolorosi, di presentimenti funesti, che stringono il cuore. -Per le vie dei villaggi, in mezzo a una folla immobile e fredda, -sfilano in silenzio le compagnie e i battaglioni, dopo molti giorni di -combattimenti disastrosi: i soldati col cheppì sugli occhi e il bavero -del cappotto rialzato, gli ufficiali col capo basso, i tamburi muti, -le bandiere lacere, tutti i visi pallidi e pesti; e si sente lontano -il rombo del cannone tedesco. E il borghese spietato e insolente nella -sua vigliaccheria d'egoista, dice a mezza voce: — Hanno avuto paura. — -Par di sentirseli passare nel cuore, come lame di pugnale, gli sguardi -gelidi di quella gente che non ama la patria, ma la vittoria, e che -perduta la speranza, nega la compassione. E s'indovinano le lacrime di -rabbia che deve aver versato il poeta. Ma non una di queste lacrime -è caduta nei suoi versi: il suo amor di patria è più forte del suo -orgoglio di soldato: egli respinge con parole tristi l'accusa di viltà, -e perdona. Solamente un sorriso amaro gli sfiora le labbra, quando -una signora, che guarda dalle finestre della sua villa il fuoco d'un -bivacco notturno, e sfoga in parole entusiastiche la sua ammirazione -per i turcos, cangia tuono ad un tratto e li chiama ladri e banditi, -accorgendosi che bruciano la legna dei suoi boschi. Son pochi cenni -qua e là, ma il contrasto occulto di sentimenti che nasce in ogni -guerra sfortunata tra chi dà la vita e chi dà il danaro; tra chi mette -al disopra d'ogni cosa l'onore e chi antepone a tutto la pace; tra la -parte che forma i nervi e quella che forma il grasso flaccido e pigro -d'una nazione, è reso magistralmente, con una mestizia grave, cento -volte più efficace dello scherno, e più nobile dell'ira. - -Ciò non ostante, i più belli dei _Chants du soldat_ son forse certi -poemetti di poche strofe, in cui son narrati degli atti eroici, veri -quadretti del Détaille e del Neuville, che infiammano il sangue come -l'urrà d'un reggimento. In una di queste, una compagnia di cacciatori, -che corre all'assalto, sprofonda, a traverso al ghiaccio spezzato, -in un fiume, mentre i tedeschi, schierati sulla sponda opposta, coi -fucili spianati, intiman la resa. I cacciatori rifiutano, vogliono -morire. Ma il capitano ordina d'arrendersi. — Arrendetevi, ragazzi — -grida; — non voglio che moriate così; a che serve? Abbassate le armi, -non c'è altro da fare. — I cacciatori obbediscono e salgono sulla -riva: il capitano riman nel fiume. — Salite, capitano! — gli gridano, -tendendogli la corda. — No — quegli risponde —; ho salvato i miei -soldati, non me; — e facendo un'atto d'addio, sparisce nell'acqua. In -un'altra poesia è un ufficiale ferito al cuore che pianta la sciabola -in terra e grida: — Qui voglio essere sotterrato! Onta a chi lascierà -il mio corpo al nemico! — e con questo grido ricaccia avanti i suoi -soldati, che cominciavano a piegare. In altre è una difesa disperata -d'un villaggio, comandata da un prete, che si fa uccidere co' suoi -contadini; un trombettiere colpito da una palla, che spira suonando -l'ultimo squillo dell'assalto con le labbra stillanti di sangue; uno -stormo di zuavi che assale e conquista una batteria coprendo il terreno -di cadaveri. Nulla di straordinario nei soggetti; ma l'effetto della -poesia è straordinario. Non c'è quasi pittura, si può dire; e si vedono -i luoghi, il tempo, il color dell'aria, come in una lunga descrizione, -tanto son scelti e resi efficacemente i «particolari tipici,» che fanno -indovinare gli altri mille. Non c'è una sola delle frasi convenzionali -della solita poesia guerresca, più letteraria che marziale, che gonfia -la battaglia per farla terribile. Qui tutto è stato preso dal soldato -nella esperienza tremenda del vero; si sente «cantar la polvere»; si -sente lo schianto dei rami spezzati dalle palle; si sente gridare, -nella notte, da una parte _Pour la France!_ e dall'altra, più lontano, -_König und Vaterland!_ nelle tenebre squarciate dai lampi delle -fucilate, come se si assistesse al combattimento; e finito di leggere, -si rimane come ravvolti in un nuvolo di fumo, coll'orecchio pieno di -grida, e l'anima sconvolta dal passaggio della morte. - -A queste poesie, in cui non freme che il soldato, succedono -altre, in cui parla il figliuolo, l'amico, il fratello, l'amante — -affettuosissime, ma di quell'affetto che si dà soltanto nelle anime -virili, che è come la grazia della forza, e che soggioga, perchè si -sente che viene dalla grandezza, non dalla raffinatezza del cuore. È -bello, dopo aver visto un Déroulède a cui si metterebbe una medaglia -sul petto, vederne sorgere un altro, a cui si stamperebbe un bacio sul -viso. C'è la poesia intitolata: _Le bon gîte_, di trentadue versi, che -non si può legger senza lacrime. Ricorda uno dei più belli episodi del -_Coscritto_ del 1813, di Erckmann-Chatrian. Un soldato è ospitato una -sera in casa d'una povera vecchia. La vecchia mette tutta la sua legna -sul fuoco, ed egli, intenerito, le dice: — Basta, risparmia la tua -legna, buona vecchia: io non ho più freddo. — La vecchia apparecchia -la tavola con quanto ha di meglio, ed egli le dice: — Non occorre; ho -mangiato alla tappa; non ho più fame. — La vecchia gli prepara il letto -con le sue lenzuola, e vuol dormire sopra una seggiola, ed egli le -dice: — No, buona vecchia, non voglio; dormi tu nel letto; io dormirò -sopra la paglia. — E la mattina, partendo, s'accorge che il suo zaino -è molto più pesante che la sera innanzi. — Ma perchè tutto questo? — -le domanda; — è troppo, buona donna; perchè tutto questo? — Ed essa -risponde, sorridendo a traverso alle lagrime: — _J'ai mon gars soldat -comme toi._ — Ma non si può esprimere la semplicità profonda e gentile -di quelle quattro strofette e di quei quattro ritornelli, in cui si -sente il crepitìo del fuoco e l'odore della tovaglia di bucato e la -voce dolce e tremola di quella povera madre, che serve e accarezza in -quel soldato sconosciuto il fantasma adorato del figliuolo lontano. -In un'altra poesia è un vecchio soldato arabo che raccoglie sulle sue -ginocchia un giovane volontario moribondo, il quale, mentre il suo -reggimento è macellato, domanda: — Li abbiamo vinti, questa volta, -non è vero? — e il vecchio arabo, per non togliere alla sua agonia -quel conforto, gli risponde di sì, e continua a dire tristamente, dopo -che il ragazzo è già spirato: — Sì, ragazzo mio, li abbiamo vinti. -— Un'altra poesia è un inno di riconoscenza al Belgio ospitale, dove -le anime sono così serene e gli occhi così dolci, che tutti i dolori -e tutti gli odi vi s'assopiscono; un'altra è un ringraziamento al -medico che lo cura, al quale dice che è più profonda l'amicizia nel suo -cuore che la ferita nelle sue carni; un'altra, la _Cocarde_, forse la -più gentile delle sue poesie gentili, è un ricordo amoroso che manda -la fragranza d'un fiore. — Arrivammo al villaggio — dice — dopo tre -giorni di marcia, spossati, morti di freddo, avviliti dal presentimento -d'un'accoglienza scortese. E cercammo dell'albergo. Ma una ragazza, di -sull'uscio di casa sua, ci gridò: — Ah francesi di poca fede! Questo -è un giorno di festa per noi. Non siete in Francia? Non siete in casa -vostra? Entrate. Noi v'aspettavamo. Avete fatto male a dubitar di -noi. — E dicendo questo sorrideva; eppure mi vengon le lacrime agli -occhi quando ci penso! E quanto sovente ci penso e come la rivedo! Era -accanto a sua madre e aveva una coccarda di tre colori nei capelli. -Tutt'a un tratto, pregata da noi, si mise a cantare i nostri canti di -guerra. Era la Gloria irata che ci rampognava con la sua voce. Oh la -buona e bella francese! Che grande cuore e che begli occhi! Ora voi -mi domanderete se la presi io stesso da' suoi capelli questa bella -coccarda che porto da tanto tempo sul cuore, annerita dalla polvere -e macchiata dal mio sangue. Ah no, non l'avrei mai osato. Tutto -pensieroso, parlando a stento, io guardavo quella fronte di bimba, -quell'aria di regina, quei tre colori in quei capelli neri, e dicevo -tra me con tristezza: — Tutto questo riman qui.... ed io me ne vado! — -Squilla la tromba: addio coccarda! addio canzoni! E nondimeno le dissi: -— Ah! s'io l'avessi quel bel nastro! — e mi soffermai sull'uscio, tutto -tremante. Ed essa allora semplicemente: — Prendete — rispose, — e Dio -vi guardi! — Nient'altro che questo, dieci strofette di sei versi; -ma in cui si sentono mille cose nobili e belle che non vi son dette, -come nel tremito profondo d'una voce cara; una poesia ingenua e fresca -che vi va all'anima, come un soffio d'aria profumata che vi porti di -lontano le note amorose d'un violoncello. - -Poi vengono altre poesie, che si potrebbero chiamare poesie d'assalto, -come quella del Berchet per le rivoluzioni di Modena e di Bologna; -una tra le quali, intitolata: _En avant_, non cede in nulla, anche -a giudizio di qualche tedesco, al famoso inno: _Ho la spada alla mia -sinistra_, del Körner. Qui il metro s'accorcia, la strofa si serra, il -ritornello grida, i versi risonano come spade urtate o echeggiano come -squilli di fanfare, pieni d'ira selvaggia e di sprezzo della morte; e -tutta la poesia imita la pesta precipitosa d'uno squadrone che rovini -a briglia sciolta sopra un quadrato. Genere di poesia difficilissimo, -che si riduce ad una serie d'esclamazioni ampollose e chiassose, senza -forza, simili alle imprecazioni d'un briaco asmatico, se ogni strofetta -non è proprio un grido feroce, che si senta uscito dalle viscere di -un soldato che guardò in faccia la morte. E l'efficacia di queste, -come di altre poesie del Déroulède, risiede tutta, a mio credere, -nella profondità e nella sincerità d'un sentimento particolare, che si -potrebbe chiamare appunto il sentimento della morte. I poeti guerrieri -di tavolino hanno della morte in battaglia una specie di sentimento -artistico, per cui la circondano di un terrore teatrale, o la trattano -con una familiarità affettata da eroi spacconi, per i quali sia una -celia il morire; e lascian capire che si servono della sua immagine per -ottenere certi effetti; per il che non ci fanno mai nè veramente paura, -nè veramente coraggio. La _morte_ del Déroulède, invece, è una morte -veduta, affrontata, pensata, qualcosa di solenne e di muto, che passa -in fondo alle poesie, lentamente, e mette un tremito di riverenza nel -cuore. Con quali parole egli esprima questo sentimento non si può dire: -son cose che sfuggono nell'analisi, che si sentono tra verso e verso, -per tutta la poesia e in nessuna strofa, in certi silenzii piuttosto -che in certe frasi, come s'indovina la forza d'animo d'un uomo da una -espressione sfuggevole dello sguardo. E son poesie che non fanno parer -punto facile il coraggio, come le rodomantate patriottiche dei poeti -da poltrona; ma che lo ispirano rappresentandolo grande e tremendo, -e suscitando nel cuore le forze da cui nasce e su cui si regge. Si -potranno criticare come opere d'arte; ma bisogna dire, leggendole, -quello che un poeta francese disse dell'_Hetman_, dello stesso -Déroulède: — Non mi piace; ma vi traluce sotto l'anima d'un eroe, più -bella e più potente che la sua poesia. - -In altre poesie c'è qualche nota comica, qualche lampo d'ilarità che -attraversa la tristezza o il terrore. È comico, per esempio (e come -vero!), benchè in fondo commova, quel buon coscritto ignorante, che non -capisce nulla nè di patria, nè di guerra, e che lamentandosi col suo -capitano d'esser stato chiamato alle armi, dopo avergli detto: — _moi -je suis vigneron chez nous_, chiamando sè stesso _le pauvre fils de ma -mère_, gli domanda ingenuamente: - - Mais ne peut-on livrer bataille - Sans que nous allions aux combats? - N'avez-vous pas d'autres soldats? - Ma vigne a besoin qu'on la taille. - - Mon père se fait vieux là bas. - Ah! pourquoi diable ai-je la taille? - Ne saurait-on livrer bataille - Sans que nous allions aux combats? - -Ed è amenissimo quel vecchio sergente (_Le sergent_), analfabeta ed -eroe, che si giustifica di non aver imparato a leggere, - - (L'imprimerie et lui ne se fréquentaient point) - -dicendo che la lettura è buona per quei cervelli vuoti, i quali, non -avendo nulla in sè, - - Puisent là de l'esprit comm'on tire de l'eau, - -mentre per gli uomini d'ingegno vero la testa è il migliore dei libri; -e che al coscritto, il quale trincando, esclama: — _Pour la France -et pour vous!_ — risponde superbamente: — _Ça ne fait qu'un._ — E più -lepido di tutti quel gran marsigliese, tipo degli spacconi vigliacchi, -svelto come un cervo e forte come un toro, il quale, mentre gli altri -si battono, per fare qualche cosa anche lui per la patria, studia i -vari sistemi di fucile. — Che cosa importa — dice — un soldato di più o -di meno nell'esercito immenso? La guerra è un duello, in tutti i duelli -ci vogliono dei testimoni, ebbene - - Nous serons témoins des français de France. - -Ma poi, caspita, quando vede che gli eserciti francesi, _les gens du -nord_, par che si facciano battere a bella posta, perde la flemma. — -Non rimane proprio più che la Provenza! — esclama. Vengano dunque. -Andar noi, non si deve. La Francia sarà ancora troppo felice di -trovarci qui nei momenti supremi. Mostriamoci da lontano, come la -Speranza, - - Et pour rester forts, gardons nous vivants. - -E un giorno che gli fan la celia d'annunziare l'apparizione d'una -corazzata tedesca nelle acque di Marsiglia, - - Le pauvre garçon est pris d'un transport: - De blanc qu'il était, il en devient rouge, - De rouge violet, et de violet.... mort. - -Ma la sua idea dominante è l'idea della rivincita: è come il rimbombo -continuo d'un cannone lontano, che si sente in mezzo a tutti gli -squilli di tromba delle sue poesie. — La rivincita, dice, è la legge -dei vinti. È inevitabile. O Francia o Prussia. Il giorno sarà forse -lento a giungere; ma giungerà. L'odio è nato, nascerà la forza. -Toccherà al falciatore a vedere quando la messe sarà matura. — Dice -alla Francia: mille voci ti eccitano, ti consigliano, ti rimproverano. -Tu ascoltane una sola perchè hai un solo dovere. — Ma — come dice -lo stesso critico, punto favorevole alla Francia, che s'è rammentato -da principio, — quest'aspirazione alla rivincita è nel Déroulède un -sentimento così virile, meditato e profondo, che non può essere che -ammirato, anche da un nemico. Egli non considera la rivincita come un -gioco e la strada di Berlino come una passeggiata; ma dice a sè ed ai -suoi concittadini che sarà una lotta nella quale una delle due nazioni -dovrà forse lasciare la vita, senz'altro conforto che di venderla il -più caro possibile. — Perciò, a questo suo proposito va sempre unito -il sentimento della necessità di apparecchi immensi e di sacrifizi -sovrumani. — Il nostro errore è stato pazzo, dice; che il nostro -dolore sia sensato. Ritempriamo la nostra fierezza nei nostri rimorsi. -_Soyons les artisans virils des fortes tâches._ Rinnovelliamo i nostri -cuori, non solamente le nostre armi. Prevediamo delle battaglie, senza -sognare delle conquiste. Non parliamo dell'avvenire che vendica prima -che sia cominciato l'avvenire che ripara. A chi dice: — Sii pronto! — -l'altro risponda: — Sii giusto. Siamo tranquilli nei nostri sforzi. — -E adombra lo stato e i doveri della Francia in una bella e larga poesia -di soggetto biblico, in cui gli Ebrei, caduti sotto il giogo del re di -Mesopotamia, mandano dei messaggieri ad Ataniele, nascosto nei burroni -d'una foresta, perchè li guidi alla guerra liberatrice; e Ataniele li -respinge più volte per il corso di varii anni, perchè non crede ancora -il popolo preparato a sacrifizi supremi; e non impugna la spada e non -grida: — Siete pronti! — se non quando riconosce che sono anime nuove -in corpi ringagliarditi, purgati d'ogni orgoglio stolto, pentiti delle -colpe antiche, armati i cuori come le braccia, e preparati alla morte. -Questa ardente aspirazione fa sgorgare dal cuore del poeta versi pieni -di forza e d'ardimento. — Io aspetto, egli dice; io custodisco nella -mia anima francese la mia fede di cittadino e i miei odii di soldato, -per il giorno fatale. La mia giovinezza è stata colpita da un dolore -che nulla può mitigare. Ma non è il mio dolore che bestemmia, non è -neanche il soldato che sogni la gloria. La rivincita è il voto della -mia vita e la mia suprema speranza. Io debbo morire sul campo di -battaglia ed essere sepolto in terra nemica. — E sempre questa idea si -ripresenta, implacabile, e lampeggia da ogni parte, spandendo su tutta -la sua poesia un riflesso color di sangue, che fa pensare con un senso -di sgomento alla immensità degli eccidii futuri. - -Un altro pregio grande di questi canti, che non si trova in -nessun'altra raccolta di poesie patriottiche francesi di questi -ultimi tempi, è la coraggiosa e qualche volta sdegnosa franchezza -con cui il poeta dice ai suoi concittadini delle verità spiacevoli -ad intendersi. La gelosia artistica fa dire anche a qualche francese -che la poesia del Déroulède deve in gran parte la sua fortuna alle -carezze ch'egli prodiga all'orgoglio nazionale. Se ciò fosse vero, -avrebbero dovuto ottenere una fortuna molto maggiore le poesie di -cento altri. Ma è falsissimo. Senza dubbio egli si sforza in mille -modi di tener viva la fede del suo popolo nelle proprie forze. -Froeschviller, dice, è l'assalto d'uno contro quattro; Gravelotte e -Borny non furono sconfitte; a Champigny, i vivi vendicarono i morti; -le glorie come quella di Strasburgo sfuggono ai conquistatori; Parigi -cadde superbamente. A quale patriotta si potrebbe negare il diritto -di affermare il valore della sua gente? Ma per contro io non so quale -altro giovane poeta francese abbia osato lanciare al proprio paese -delle parole più terribili. Noi disimpariamo la guerra, dice in una -delle sue migliori poesie; — ci sono stati degli eroi; ma un gruppo -d'eroi non rifà la razza: è un povero popolo quello in cui i valorosi -si contano. E in un altro luogo: — Son tristi tempi quelli in cui -la paura medesima, coprendo di grandi parole il basso istinto che -la muove, non ha più rossore sulla fronte. E altrove: — Ma come mai -siamo decaduti? Scorre ben sempre lo stesso sangue nelle nostre vene; -l'aria che noi respiriamo attraversa pur sempre i nostri boschi; le -viti dei nostri colli e le messi dei nostri piani sono ben maturate -dal sole antico; questo paese così ridente, fertile e vario, atto -a tutti i prodotti, aperto a tutte le idee, questo sole possente, -quest'acque vive, questo cielo mobile, tutto questo è la Francia! _Dove -son dunque i francesi?_ — E non tralascia di flagellare la mania dei -suoi concittadini, di gridare al tradimento per scusare le conseguenze -di tutte le debolezze e di tutti gli errori. — È così che si perde — -dice, descrivendo un corpo di francesi accampati, che non sapevano e -non cercavano di sapere dove fosse il nemico; — è così che si perde, -per un'orgogliosa leggerezza, il valore d'un paese; è così che la colpa -risale implacabilmente dai soldati mal guidati ai capi peggio obbediti; -è così che dei pazzi gridano che Dio è ingiusto e che la Francia è -stata tradita! — Ed anco quando cerca di scusar la sconfitta, non -lo fa coi cavilli irritanti d'un patriotta vanaglorioso e cocciuto; -ma nobilmente, con parole dignitose e tristi, che se non inducono la -persuasione, ispirano il rispetto, perchè non vengon da orgoglio di -soldato, ma da pietà e da affetto di figlio. - -E l'affetto di figlio è quello che gl'ispirò i più dolci e insieme i -più vigorosi di tutti i suoi versi. Egli non ha parlato di sua madre -che nei _Nuovi canti_; ha aspettato che il suo successo di poeta -glie ne desse il diritto, e che la simpatia e la riverenza con cui si -pronunciava dal pubblico il nome di lei, gli desse animo a rivolgerle -i suoi versi pubblicamente e a _gettare quel nome ai propri soldati_. -Nulla è più naturale in un'anima eletta che il confondere l'affetto di -famiglia con l'amor della patria, e il far che l'uno s'illumini e si -nobiliti dell'altro. Ma non so qual altro poeta, confondendo quei due -sentimenti, abbia congiunto tanta tenerezza con tanta forza, e n'abbia -tratto ispirazioni così gagliarde e così gentili ad un tempo. — Si -afferma che i tuoi figli hanno compiuto il loro dovere, — dice a sua -madre; — ma il dovere che essi hanno compiuto è opera tua; l'onore è -dovuto a te. Essi non son partiti per le battaglie furtivamente, come -altri fecero, senza l'abbraccio materno, che li avrebbe trattenuti; -essi non te l'hanno rubato il sangue delle tue viscere. Sei tu che hai -detto loro: — Partite, figliuoli. I soldati della Francia son vinti. -Il mio cuore non v'avrebbe concessi alla patria per la conquista; ma -ora non è più la conquista, è la difesa. La patria è invasa; io vi do -alla patria; partite. Ah perchè non hanno fatto così tutte le madri! -Non credano, quelle che dissero ai loro figliuoli: — Non andate a -combattere, — che la loro debolezza sia stata pagata in amore. Esse non -versarono le lacrime della partenza; ma non conobbero le lacrime del -ritorno. E non dicano che tu ci hai dati alla patria perchè ci potevi -dare senza dolore, e che sei stata patriotta senz'essere martire. -No, non ardiscano dirlo! Io l'ho vista l'angoscia immensa sotto il -tuo violento coraggio. I tuoi figliuoli, partendo, ti han portata -via l'anima, e tu hai sanguinato delle loro ferite; ed eccoti malata, -invecchiata innanzi tempo, paralitica, che non hai più di vivo altro -che l'anima nel tuo povero corpo sfinito! E lo presentivi pure quando -infondesti nel nostro cuore la forza del tuo; ma come lo presentisti -senza paura, ora lo sopporti senza lamento; ed è perciò che tuo figlio -può parlare di te con alterezza. — O madri, — dice in un'altra poesia -— se i vostri figliuoli crescono senza diventar uomini, o diventan -uomini d'_istinto pratico_, avari del proprio sangue; se nel giorno -della prova, la loro carne spaventata ha orrore del pericolo; se quando -l'onore li chiama, essi non si trovan là, soldati, ritti in faccia -al dovere e in faccia alla morte, — madri, la vostra tenerezza ha -deformato quelle anime; — se essi non sanno morire, voi non sapeste -creare. - -Questa è la poesia del Déroulède. Vi si aggiunga il pregio d'una -spontaneità e d'una chiarezza mirabile; una grande abbondanza (non -dico _ricchezza_ nel significato francese) di rime; un uso abilissimo -del ritornello per ottenere effetti tristi e affettuosi; un misto di -linguaggio popolano e soldatesco, adoperato opportunamente, che dà -ai dialoghi e ai racconti un colore di verità grandissimo; e qua e -là dei versi potenti che saltan su ad un tratto, come lame compresse -che si raddrizzino, e gettano scintille su tutta la strofa. Il -letterato non vi si mostra se non quanto è strettamente necessario per -dare dignità ed efficacia alla parola del soldato. Non vi son forse -dieci similitudini in tutti e trentaquattro i canti; non una gambata -rettorica; non una strofa in cui l'artista imbizzarrito levi la mano -all'uomo sensato; non un verso che porti il fiore all'occhiello; -rarissimamente uno dei così detti versi di maniera che il poeta -compone senza sentirli; specie di note di testa, a cui si ricorre -quando manca il fiato. La veste, o piuttosto la pelle della sua -poesia, è tutta tesa e liscia sulla carne salda e colorata dal sangue -giovanile che vi circola sotto. Se v'è un difetto che si ripeta in -modo da attirare l'attenzione, è una tendenza a una certa simmetria -d'immagini, di frasi e di suoni, a una certa regolarità di contrapposti -nell'esplicazione del pensiero, che se giova qualche volta alla -chiarezza, qualche altra volta scema l'efficacia facendo sospettare -l'artificio; tendenza che si manifesta anche di più nella _Moabite_, -in cui alla contrapposizione delle parole comincia a sostituirsi -quella dei concetti, e quindi a pullulare l'antitesi. Ma nei canti è -un difetto che riesce più sovente a vantaggio che a danno, poichè dà -alla poesia un certo andamento rapido e regolare ad un tempo, e come -bruscamente cadenzato da un tamburo che suoni la carica, imponendo -una frase per passo. Le strofe passano snelle e risolute, spoglie -d'ornamenti, come plotoni di soldati in assetto di combattimento, e -fanno fuoco e spariscono, incalzate dalle sopravvenienti, senza che -vi si noti mai un'incertezza o un principio di disordine. Ma tutto -ciò non riguarda che l'esteriorità della forma. Riguardo al valore, -se così può dirsi, specifico del verso, alla virtù intima della frase -e dello stile poetico, non oso metter parola, e mi son persuaso che è -difficilissimo ad un italiano, per quanto conosca la lingua francese, -di giudicare rettamente in questa materia. Esponendo a francesi colti -il nostro schietto parere sul verso di certi loro poeti, noi andiamo -incontro a contraddizioni così imprevedute, che tutti i criterii del -nostro giudizio ne rimangono scompigliati. Bisognerebbe conoscere -profondamente, e non solo per teoria, ma per pratica, tutte le -condizioni severe di cesura, di emisticchio, di iato, di elisione, -di accavalcatura, a cui va soggetto il sistema sillabico della loro -poesia. Per i verseggiatori dotti, che hanno fatto della versificazione -una specie di scienza di contrappunto, per quelli che il Gautier -chiamava milionari della rima e gioiellieri della poesia, che cercano -mille effetti delicati e difficili nelle ondulazioni della frase, nelle -trasposizioni delle parole, nella varietà dei suoni, in una specie -di ritmo intimo, che tocca le fibre più segrete a chi ne conosce il -magistero, e sfugge ai profani; per costoro i versi del Déroulède sono -versi incolti, il suo stile è cascante, la sua forma sovente volgare, -e qualche volta barbara affatto. Appena qualche strofa qua e là merita -la considerazione d'un sapiente artefice di versi. Che cosa rispondere -a queste censure, che si potrebbero ripetere quasi egualmente sulle -poesie del Berchet? Saranno giuste; ma è lecito accoglierle con qualche -diffidenza, pensando che in tutti i paesi i letterati sono stati sempre -particolarmente severi con quelli dei loro confratelli che arrivarono -alla fama per una scorciatoia. Una gran parte del successo ottenuto, -dicono molti, il Déroulède lo deve all'elevatezza dei suoi sentimenti -patriottici, alle sue avventure, al suo carattere, più che al merito -intrinseco della sua poesia. A me pare che questa distinzione non sia -ragionevole. Ciò che forma un poeta è la congiunzione di parecchie -facoltà e doti diverse della mente e dell'animo, alcune ricevute dalla -natura, altre dall'educazione: l'ingegno, la coltura, il cuore, il -carattere, l'esperienza, la vita; tutto ciò fuso e confuso. Come si -può distinguere questi elementi, e separare l'artista dall'uomo, per -assegnare a ciascuno la sua parte misurata di merito? Un illustre poeta -francese diceva un giorno: certe grandi idee vengono dal carattere. -Ma chi potrà riconoscere le idee che vengono dal carattere tra quelle -che vengono dall'ingegno? Quando abbia ben sentito distinguere, il -lettore, leggendo ed ammirando, tornerà a confondere. Noi non sappiamo -se sia trasandata o rozza la forma della poesia del Déroulède: sappiamo -che è una poesia nobile, generosa, maschia, feconda, che mette delle -lacrime negli occhi e delle fiamme nel cuore. Migliaia di poesie di -suoi concittadini, magistralmente ricamate, e piene di perle e di -gingilli d'oro, passeranno; i suoi canti semplici e schietti, concepiti -in faccia alla morte e scritti colla punta della spada, resteranno; -e mentre la critica baderà a notarne i versi scadenti e le frasi -neglette, essi continueranno a ritemprare dei caratteri, a formar dei -cittadini, a preparare dei valorosi; e la gloria del poeta crescerà con -la forza della patria. - - * - * * - -Ora il Déroulède si è dato al teatro e ha rivelato una singolare -potenza drammatica nell'ultimo atto della _Moabite_. Ma per me il suo -teatro è ancora tanto al di sotto della sua poesia lirica, che mi par -che si debbano aspettare da lui altri lavori per giudicarlo. Forse egli -non ci ha ancor dato la misura intera delle sue forze nemmeno nella -lirica, e perchè il poeta possa sollevarsi ancora, può darsi che l'uomo -abbia bisogno di ripassare per la prova dell'azione. O fors'anche, come -molti altri, egli è nato per dare una sola manifestazione originale e -potente del suo ingegno, e l'ha già data. Auguriamogli che questo non -sia, e teniamo il giudizio sospeso. - - * - * * - -V'è però un giudizio che non occorre di sospendere, ed è quello che si -riferisce a lui, non poeta, ma uomo. M'immagino che chi ha letto i suoi -versi desideri di conoscerlo da vicino. Ma qui comincia l'imbarazzo -del ritrattista. A ciascuno di noi è seguito, almeno una volta nella -vita, di trovare una persona, di cui le prime parole furono come la -rivelazione d'una amicizia d'infanzia o d'una parentela sconosciuta; -una persona, alla quale, dopo il primo scambio d'idee e di sentimenti, -anche da lontano, ci siamo sentiti avviticchiati come da una simpatia -del sangue, tanto che vedendola per la prima volta c'è parso di -rivederla e ci siamo meravigliati, nel riandare il nostro passato, -di non trovare la immagine sua tra i nostri ricordi più intimi e più -lontani. Ebbene, se c'è stato chiesto una volta un giudizio su questa -persona, abbiamo titubato a darlo, per timore che la nostra amicizia -facesse nascere un sentimento di diffidenza. Ma abbiamo avuto torto. -Sfoghiamo tutti continuamente tanti rancori e tanta malevolenza, che -una sola cosa ci può far perdonare: l'abbandonarsi qualche volta, -senza meschini ritegni, all'espansione dei sentimenti benevoli. E -chi potrebbe non abbandonarvisi, parlando del Déroulède, dopo averlo -conosciuto? Io lo vedo ancora il bravo e simpatico poeta scendere -di carrozza, in una via solitaria di Parigi, e guardata l'insegna -d'un albergo, cercare intorno l'amico sconosciuto, il quale lo stava -spiando un po' di lontano, per vederlo bene prima d'andargli incontro. -Dall'atto con cui chiuse lo sportello della carrozza, riconobbi il -braccio che gli era stato spezzato sulla barricata di Belleville, e -subito dopo riconobbi il cuore dell'autore del _Bon gîte_ e del _Petit -turco_ nel suo abbraccio espansivo ed allegro di soldato e nella sua -calda parola d'artista. Era bene quella figura che m'ero immaginata -molte volte, socchiudendo i _Chants du soldat_, e dicendo tra me: — -Eppure un giorno t'andrò a scovare, dovunque tu sia, mio caro tenente -dei cacciatori, quand'anche l'aggio dell'oro salisse al venti per -cento. — Alto come un granatiere della vecchia guardia, asciutto e -flessibile come una verga d'acciaio, biondo come un inglese, — il -profilo ardito, gli occhi azzurri e pieni di dolcezza, e la bocca -risoluta, — vestito con una certa eleganza severa, così, tra soldatesca -ed artistica, era proprio lui, il _grand avocat et rude soldat_, che -disegnano sui muri delle caserme i tiragliatori algerini; — signorile -d'aspetto, ma con le carni un po' arrozzite dai venti delle aperte -campagne, e con la fronte attraversata da una ruga diritta, che è come -l'impronta nera delle sventure della patria. Aggiungete, per compiere -il ritratto, una voce vibrata e metallica di soldato esercitato al -comando, e la più stretta, la più arrabbiata pronuncia parigina che -si sia mai sentita sonare dalla chiesa della Maddalena alla piazza -della Bastiglia. E che _bon enfant_, che ammirabile originale nel -significato nobile della parola! Parla, con una rapidità che si stenta -a capirlo, tre ore di fila, senza che mai il suo discorso si stemperi -in chiacchiera; gaio, vivo, fresco, al levarsi da letto come al levarsi -da tavola, sempre ad un modo. Racconta le sue avventure più terribili -di soldato come racconterebbe delle scappatelle di collegio, con una -semplicità amabilissima, colorendo le scene più orrende della guerra -d'una certa pietà affettuosa e virile che non si trova se non nelle -anime che uniscono all'intrepidità la dolcezza, e in cui il coraggio -non nasce da un disprezzo scettico della vita, ma da un sentimento -profondo del dovere e da una passione ardente per una grande idea. Da -ogni sua parola traspira la bontà e la gentilezza dell'animo. Non gli -passa un'ombra sul viso che tradisca un pensiero ch'egli non voglia -esprimere, o uno di quei leggerissimi turbamenti dell'animo di cui non -si osa dire la cagione. Il suo viso è sempre aperto e trasparente, -in modo che gli si legge fin nel più profondo dell'anima. Mai che -gli sfugga dalla bocca una parola amara contro a chi che sia o a -qualsiasi proposito. Parlando, ha tutti quei gesti simpatici delle -persone affettuose ed espansive, e cercano la spalla e il braccio di -coloro a cui parlano, ed è carezzevole e festoso come un ragazzo. -Gli si può ripetere qualunque più acerba critica dei suoi lavori -letterarii, letta od intesa, che il suo viso rimane sereno e ridente -come all'udire una lode, tanto è poca cosa in lui l'orgoglio artistico -in confronto al sentimento del patriotta. E a sentirlo parlare così -precipitosamente, mutando discorso a ogni tratto, si sospetta sulle -prime un po' di leggerezza. Ma non si tarda a scoprire un'armonia -inalterabile fra tutti i suoi sentimenti e tutte le sue idee, e un -fondamento morale solidissimo sotto gli uni e le altre. Per quanto -cangi discorso, tutti i suoi discorsi finiscono col ricadere sopra un -argomento unico: la sua patria. Egli s'è risolutamente tracciata la -via. S'è proposto di consacrare tutte le sue forze al risorgimento del -suo paese; non scriverà mai una parola che non sia diretta a quello -scopo; drammi, lirica, novelle, polemica, ogni cosa sarà ispirata a -quell'idea. Concetti di commedie satiriche gli passano per la mente, -e strofe di poesie amorose, e capricci poetici d'ogni natura; egli -mette tutto da un lato. Vuole che la sua arte, il suo nome, per quello -che valgono, significhino una cosa sola: non facciano che l'ufficio -d'una spada e d'una tromba di guerra. Capisce che dovrà sacrificare -a questo proponimento molte soddisfazioni d'artista; ma non gliene -importa. Per la stessa ragione tiene il suo cuore libero da ogni -affetto, fuorchè da quello della sua famiglia, e sottopone tutti i -suoi disegni per l'avvenire a una condizione che gli è sempre presente -allo spirito: — Se non sarò ucciso. — E ha inflitti nell'aspetto e -nei modi qualcosa di singolare, come l'espressione di una leggerezza -fisica e morale, simile a quella del viaggiatore che passeggia nelle -sale della stazione, dopo aver preso il suo biglietto e spedito i suoi -bagagli, sciolto da ogni impiccio, libero da ogni pensiero, preparato a -partire al primo momento. Anche quando parla più caldamente dell'arte, -della gloria, della famiglia, si capisce che in nessuna di quelle cose -ha fondato la sua esistenza, che a nessuna soddisfazione, o speranza -di soddisfazione, si lascia andar tutto intero con quell'abbandono -cieco delle nature artistiche, nate a godere, che adorano la vita. -Eppure in fondo a questo appassionato amor di patria, non ha ombra -di _chauvinisme_. L'odio di cui parla nei suoi canti è un odio di -soldato, non d'uomo; la sua avversione per la Prussia non è che un -amore rovesciato; le nature come la sua non possono odiare. — Io non -odio la Prussia — dice; — amo la Francia. Venero un sincero e ardito -patriotta prussiano. Ciascuno deve amare la sua patria. — E così -riguardo alle recriminazioni di certi francesi contro l'Italia, ha -una sola cosa a dire: — Voi italiani dovevate essere prima di tutto -italiani. — Non c'è caso di coglierlo in contraddizione sopra nessun -argomento. In arte, in politica, in morale, tutte le sue idee sono -concatenate, e tutte ugualmente nette nella sua mente e radicate nella -sua coscienza. E di tutto s'è occupato con amore. Bisogna sentire -gli studi psicologici che ha fatto sui soldati, i mille ragionamenti -che ha messo insieme, le mille industrie ingegnose che ha trovate per -metter coraggio ai pusillanimi, per ridurre i ribelli, per far entrare -l'idea della patria e del dovere nella testa agl'ignoranti; i piccoli -stratagemmi di guerra, da comandante di plotone, che ha escogitati; -il lavorìo di cervello che ha fatto per inventare dei piccoli rimedi e -dei piccoli comodi per i malati e per i feriti; le storie meravigliose -che ha immaginate per rallegrare la fantasia e sostener l'animo dei -suoi soldati africani in mezzo alla tristezza dei bivacchi invernali: -tanta roba da farne una piccola biblioteca istruttiva ed educativa per -un esercito. Così nelle discussioni letterarie, aiutato da una memoria -felicissima, ammonta citazioni, osservazioni e confronti con una -abbondanza e una furia da sbalordire, esponendo opinioni discutibili, -senza dubbio, ma tutte sue, e coscienziosamente meditate, benchè paia -che gli sboccino sul momento; e sostenute, se occorre, con una così -impetuosa facondia che si rimane prima sopraffatti che persuasi, e -ammirando quella sua bella vivacità giovanile, si dimentica che s'ha -un'idea contraria da difendere. Ma non è mai tutto letterato, come -non è mai tutto soldato: lo spirito lo tien lontano dalla pedanteria, -come la gentilezza del cuore e l'educazione squisita dalla petulanza -soldatesca. Gentiluomo e buon ragazzo, franchissimo nel dir quel -che pensa senza ferir l'amor proprio di nessuno, arrendevole senza -affettazione di cortesia, confidente ed affabile con tutti, quando -entra lui in un salotto o in un crocchio, par che ci entri una -fiatata d'aria viva, che porti il mormorio allegro d'un reggimento -accampato. Quella sua parola ardente e colta, quell'entusiasmo di -poeta e di zuavo, quell'allegrezza giovanile, quell'aspetto di bontà e -di forza, attirano le simpatie di tutti, e disarmano le più accanite -gelosie letterarie. A stargli insieme, a sentirlo parlare, ci si -sente presi da un grande ardore di lavorare, di muoversi, di fare, -andando diritto dinanzi a sè nella vita, come lui, cogli occhi fissi -a una meta, senza soffermarsi, senza voltarsi mai nè a sinistra nè a -destra, non lasciando un'ora di riposo nè allo spirito nè al corpo, -non abbandonando mai l'anima nè a uno scoraggiamento nè a un dubbio. -Così egli vive, parte nello studio, parte nella società, passando -dalla sua villa solitaria nel salotto affollato della signora Adam, -dalla _Comédie Française_ alla caserma de' suoi antichi compagni -d'armi, dalla biblioteca al banchetto d'artisti, recitando versi per -tutto, provocando e accettando discussioni a qualunque proposito, -abbozzando poesie a tavola, fantasticando scene di commedie sulla -strada ferrata, studiando l'italiano in carrozza nei giornali -comprati sui _boulevards_, mandando innanzi insieme tre grandi lavori -drammatici, leggendo tutto il leggibile, andando da per tutto dove -c'è una idea da attingere o una bella emozione da provare. E quando -lo si è accompagnato per tutta intera una di queste giornate, e -avendolo udito parlare per dieci ore, non gli si è mai sentito dire -una parola malevola, nè profferire un giudizio avventato; ma lo si è -trovato sempre logico e amorevole, — pronto a sentire le tristezze e le -allegrezze di tutti — fermo nei suoi principii come una colonna sul suo -piedestallo, vivo che par che abbia un diavolo per capello, e buono fin -nel midollo delle ossa, — non si può a meno di ammirarlo e d'amarlo. -Egli dà l'idea d'un francese d'un tempo avvenire, — che abbia serbato -tutte le buone qualità e perduto tutti i difetti del suo popolo. È -impossibile ad un italiano trovare un altro figliuolo della Francia -che gli faccia sentire più fortemente di lui la fraternità di sangue -che lega le due nazioni «così ben fatte per intendersi» come disse -Garibaldi, e «per amarsi» come disse il Manzoni. - -Notevoli in special modo sono le sue idee in fatto di poesia. I suoi -due poeti preferiti sono il Corneille e il Musset: chi ha letto le -sue poesie se ne rende ragione alla prima: il Corneille, perchè è -il poeta dell'idea del dovere e dell'onore, dell'eroismo e della -gloria, un educatore di caratteri — «il padre del grande coraggio», -— il gran soldato dell'arte, nella cui voce si sente lo strepito -d'armi d'un esercito e come il soffio stesso dell'immenso petto della -patria; il Musset per la vena ricca e fluida dell'ispirazione, per -la negligenza piena di grazia, per la poesia facile e chiara che gli -zampilla dall'anima come un'acqua argentina da una roccia. Non si -può dire però ch'egli abbia imitato chi che sia. Nell'arte, come dice -egli medesimo in uno dei suoi drammi, _on n'y devient quelqu'un qu'en -imitant personne_. Il suo studio primo e costante è stato d'esser -semplice e chiaro. Perciò s'è proposto di bandire dalla poesia, quanto -gli fu possibile, il linguaggio poetico convenzionale. Per me, egli -dice, la poesia dovrebb'essere eletta prosa misurata e rimata. Bisogna -intendersi, certamente. Tutto si può dire poeticamente senza adoperare -una frase che non sia propria del dignitoso e corretto linguaggio -parlato. Tutto ciò che si scosta da questo linguaggio, in poesia, può -essere bellezza, ricchezza, eleganza, splendore; ma nuoce all'efficacia -immediata del sentimento o del pensiero che esprime. Si cerchino pure -nei più grandi poeti le strofe più splendide e i versi più potenti: -si troverà sempre che sono i più semplici; non solo, ma quelli in cui -una idea luminosa o un sentimento sublime sono espressi con le parole -più usuali, con la frase che tutti avrebbero adoperato spontaneamente -per esprimere quel sentimento o quel pensiero, se l'avessero avuto. -La così detta frase poetica non ha che un valore di convenzione, un -valore puramente letterario; quindi non il massimo dei valori: la -sua potenza non è intima e assoluta, quindi non va dritta all'anima -umana; non ci vanno che le espressioni che ne conoscon la via, che -son la veste spontanea e necessaria del pensiero nella vita reale, -e che — lo vediamo bene — bastano a tutti ed a tutto, e agiscono -egualmente su tutti. La poesia — che è una lingua che il mondo intende -e che nessuno parla — dovrebbe essere sottoposta, dentro al ritmo, a -tutte le condizioni di spontaneità e di logica a cui va soggetto il -linguaggio comune; essere tale da far parere, ascoltando il poeta, -che quello sia il suo modo naturale di parlare, irresistibile, senza -bisogno di sforzo nè d'artifizio. E l'unire così una semplicità nuda -ad una spontaneità massima e a una eleganza che consista nel contorno -e non nell'ornamento, è ben altrimenti difficile, richiede uno studio -assai più rigoroso e un gusto assai più delicato, di quello che occorra -per servirsi accortamente d'una immensa collezione di frasi e di modi -coniati e faccettati espressamente per essere incastrati nei versi. — -Tutto ciò è indiscutibilmente vero riguardo alla poesia popolare, che è -quella del Déroulède. Per questo egli dice che studia la lingua della -poesia nei grandi prosatori francesi; e impara a far dei versi dal -Pascal e dal Bossuet. E cerca costantemente di dare alle sue poesie una -forma che le renda facili ad esser ritenute: vuole che ogni pensiero e -ogni sentimento sia chiuso in un verso o al più in un distico, in modo -da stamparsi nella mente alla prima lettura, e poter esser citato di -passata, e diventare, come diceva il Rossetti, _ripetuta sentenza_; -che ciascuna strofa formi un periodo e corrisponda un verso ad ogni -proposizione; che tutte le rime si sentano nettamente, e segnino -quasi l'accento del pensiero; che tutta la poesia suoni e splenda e -sia limpida da un capo all'altro, come una lastra di cristallo. Cerca -quello che raccomandava il Voltaire: — _Voyez avec quelle simplicité -notre Racine s'exprime toujours. Chacun croit, en le lisant, qu' il -dirait en prose tout ce que Racine a dit en vers: croyez que tout ce -qui ne sera pas aussi clair et aussi simple, ne vaudra rien du tout._ - -In politica le sue idee sono egualmente nette. È repubblicano, e non -ha fede che nella repubblica; ed ha per il popolo quella simpatia -affettuosa che nutrono tutte le anime nobili per chi soffre e lavora. -Ma non si lascia dominare dal sentimento poetico nei suoi giudizi -intorno all'avvenire della società umana. In questo va d'accordo con lo -Zola, che se la piglia coi poeti dell'_humanitairerie_, i quali sognano -un avvenire impossibile di prosperità e di pace universale, e credendo -di far del bene col mostrare di crederci, non fanno che sciupare le -proprie forze per mantenere un'illusione funesta. Io capisco, dice, che -predichino contro la guerra coloro che non hanno terre conquistate nè -concittadini rubati con la forza, da liberare e da riconquistare con -quella medesima forza: le anime generose e dolci hanno sempre sognato -un avvenire senza eserciti e senza battaglie. Ma è anche tanto più -facile il ritrovare e il ravvivare nell'uomo il sentimento dell'orrore -del pericolo, che suscitare o conservare in lui il sentimento del -coraggio! Un grande merito della civiltà moderna è d'aver creato degli -eserciti nazionali, in cui senza paga, senza bottino, senza speranze, -senza interessi positivi di nessuna sorta, migliaia e migliaia di -contadini vanno docilmente a farsi uccidere per il loro paese. Anche -a me, alla vista di un campo di battaglia, si inumidiscono gli occhi -di lacrime; ma son più lacrime di ammirazione che di pietà. Non c'è -cosa più nobile del sacrificio, e il sacrificio della vita essendo -il più grave a compiersi, mi par che non ci sia nulla al mondo di -più ammirabile che questo grande consenso popolare che fa pagar senza -rivolta l'imposta del sangue a tutta una nazione, della quale una metà -appena sa che cosa sia la patria, e nove decimi non sanno che cosa -sia la gloria, e non l'avranno mai. Certo gli umanitari non predicano -nè la fiacchezza nè la viltà; quello che essi vogliono non è che si -_faccia male_ la guerra; ma che non si faccia più; e a questo voto -direi volontieri: così sia. Ma così non sarà mai disgraziatamente.... -o fortunatamente forse. Perchè il giorno in cui l'Europa, incivilita -come gli umanitari la sognano, avesse perduto quel resto di barbarie -che si chiama il coraggio militare, dei veri barbari verrebbero da -altri continenti a dimostrarle che è stata imprudente. Ciò che forma -ancora la vitalità della nostra vecchia Europa, è che noi sappiamo -ancora farci uccidere. Il giorno in cui non vorremmo più che vivere e -viver bene: _finis nostrum!_ — Son le opinioni del maresciallo Molke: -le riferisco e non le discuto. Ma sono opinioni che non tolgono a chi -le professa d'essere umanitario quanto gli umanitari più pacifici, -poichè la differenza che passa tra gli uni e gli altri non è, in fondo, -differenza di affetti e di desiderii, ma differenza di speranze; e -forse non c'è neppur questa: c'è forse in tutti una stessa dolorosa -certezza, che gli uni, più forti confessano arditamente, e di cui gli -altri, più miti di natura, han bisogno di consolarsi con la fantasia: -quistione di _veristi_ e d'_idealisti_, come nell'arte. - -Quanto alla religione, egli ha fatto una dichiarazione esplicita nella -prefazione della _Moabite_: — Sono repubblicano e religioso. — Ma come -religioso? E una di quelle domande, si capisce, che non son lecite -se non ad un'antica amicizia. Un altro critico del Déroulède cercò di -ricavare la definizione del suo sentimento religioso dai suoi versi. -Ma il sentimento religioso del poeta non è sempre quello dell'uomo. -Nel poeta, eccitato dalla passione, una tendenza del cuore si cangia -facilmente in un'affermazione del pensiero: la fede che è nei suoi -versi non è sempre tutta nella sua coscienza. Io non so se quella -del Déroulède sia fede vera, o quello stato della coscienza comune al -maggior numero, nei quale tien luogo della fede una speranza grande e -confusa, in cui il pensiero si riposa vagamente; una speranza, intorno -alla quale ci s'affollano continuamente mille argomenti favorevoli -e contrarii, tra cui, dopo una discussione rapidissima, diamo quasi -sempre la preferenza ai favorevoli; speranza che i più piccoli -avvenimenti della vita ravvivano e illanguidiscono con una vicenda -incessante, e ch'è tenuta viva in special modo dal bisogno che sentiamo -tutti di aprire un avvenire infinito, nel nostro pensiero, agli affetti -di cui viviamo. Il certo è che nella sua idea della morte c'è qualche -cosa d'azzurro e di bianco che rischiara e conforta l'animo. I suoi -soldati muoiono «con l'amore nell'anima e col cielo negli occhi.» In -tutti i suoi pensieri, in tutte le sue immagini, così nella poesia che -nel discorso, c'è come una tendenza ascensionale verso un _più spirabil -aere_, che solleva il cuore e la mente. Si può dissentire da lui su -tutto e per tutto, ma, lasciandolo, s'è contenti di aver discusso con -lui; ci si sente come una chiarezza intima, che dispone alla bontà -e alla gentilezza; e ci pare che si sia allargata la strada per cui -camminiamo, e allontanato l'orizzonte che ci si stende dintorno. - -Caro e nobile giovane! Mi par sempre di vederlo venir su per la -strada della sua villa di Croissy, lungo la Senna, stretto nel suo -lungo soprabito soldatesco, e preceduto da due enormi cani levrieri; -e di sentirgli fare i suoi esercizi di lingua italiana pronunziando -costantemente _santò_ invece di _cento_, senza il più lontano -sospetto di non pronunziar bene. Nel suo piccolo studio, in mezzo a -un'elegante collezione di libri, si ritrovano tutti i suoi ricordi -più preziosi; i fiori mandati a sua madre dai campi di battaglia, la -palla estratta dal petto di suo fratello, i pezzi d'osso caduti dal suo -braccio, gli occhiali verdi d'ebreo polacco che servirono a coprire lo -scintillamento pericoloso dei suoi occhi di zuavo, nella fuga dalla -Germania. Un particolare curioso: il suo avo materno e il suo avo -paterno, di cui conserva delle memorie in un quadretto, si trovarono -insieme, volontari tutti e due, alla battaglia di Valmy. Il suo studio -di poeta è tutto pieno dei suoi ricordi militari; si mette la mano -tra i volumi del Corneille, e si trova un trattato di tattica; si -sfogliano i suoi scartafacci pieni d'appunti sulla Bibbia, e si scopre -la fotografia d'un _turcò_; si scompongono le sue prove di stampa, e -salta fuori una pipetta da soldato. Il luogo è bello e raccolto: dalla -finestra si scoprono i tetti di Bougival, dove seguì un combattimento -accanito durante l'assedio, e si vedono scivolare i barconi e i -vaporini sulla Senna, che in quel punto è silenziosa e verde che par -il lago d'un giardino. In quella piccola stanza egli passa la maggior -parte del suo tempo, e accanto a sua madre, che sta tutto il giorno in -una sala a terreno, distesa sopra un letticciuolo, e rivolta verso la -porta da cui si vede il fiume. Non si trovan parole abbastanza pietose -e riverenti per esprimere il senso che si prova vedendo per la prima -volta quella santa donna, immobile come una statua, e tormentata da -continui dolori, ma ancor piena di coraggio, e sempre sorridente coi -suoi grandi occhi neri e dolci, in cui pare che si sia rifugiata tutta -la sua bell'anima di madre e di martire. Vengono sulle labbra certi -versi inediti del suo figliuolo: - - Bonjour, maman! O nom sacré! - Premier mot des premiers langages - Qu'à travers le monde et les âges - Le genre humain ait proféré! - Mère est un beau nom, un nom grave; - Mais dans son élan sans entrave - L'autre en dit tant, si simplement: - Bonjour, maman! - -Quel che la tiene in vita è il vedere i suoi figliuoli giovani, pieni -di speranze, e amati da tutti, che le stanno intorno e le parlano con -una venerazione religiosa. Coi suoi grandi occhi amorosi e sorridenti -essa segue ogni loro movimento, dice tutto quello che la sua bocca non -può dire, consiglia, incoraggia, rasserena: riempie l'anima loro col -proprio sguardo. Quanti ricordi si vedono passare in quelle pupille! -Tutta la storia dei suoi figli vi si manifesta a lacrime e a lampi -dalla rappresentazione di _Juan Strenner_ alla ferita di Sédan, da -Breslau ad Algeri, da Algeri alla barricata di Belleville; e tra le -varie espressioni di pietà e di tristezza, v'appare sempre un'alterezza -serena, che le viene dalla coscienza d'aver dato alla patria tutto quel -che poteva, d'aver adempiuto nobilmente tutti i suoi doveri di madre -e di cittadina, e d'essere venerabile e sacra. Nei giorni ch'ero là, -arrivò da un lungo viaggio in Oriente il suo figliuolo Andrea, capitano -d'artiglieria. Li ho veduti più volte tutti e due inginocchiati accanto -al letto, con la bocca inchiodata sulle mani tremanti della loro madre; -— lo zio Augier, appoggiato alla spalliera del letto, li guardava, muto -e commosso; — e una sua sorella suonava il pianoforte per distrarre -l'inferma. C'eran tutte le più belle e le più grandi cose umane in -quel quadro: l'amor di patria, l'amor materno, l'eroismo, la sventura, -la poesia, la gloria; — e tutto pareva anche più bello e più grande, -perchè era rischiarato da una speranza immortale. Amabile e gloriosa -casa! Non vi si può entrare senza inchinarsi, non si può lasciare senza -piangere, non si può ricordare senza benedirla. - - - FINE. - - - - -INDICE - - - Alfonso Daudet Pag. 1 - Emilio Zola polemista » 51 - Emilio Augier e Alessandro Dumas » 107 - L'attore Coquelin » 173 - Paolo Déroulède » 227 - - - - -DELLO STESSO AUTORE: - - - _La Vita Militare_, 1868. (Nuova edizione, completamente - rifusa. Milano. Treves, 1880). 2.ª impressione. - _Ricordi del 1870-71._ (Firenze. Barbéra, 1872). 4.ª ediz. - _Spagna._ (Firenze. Barbéra, 1873). 6.ª ediz. - _Novelle_. (Milano. Treves, 1881). Seconda impressione della - nuova edizione del 1878 riveduta e ampliata. - _Ricordi di Parigi_. (Milano. Treves, 1879). 4.ª edizione. - _Ricordi di Londra_. (Milano. Treves, 1874). 7.ª ediz. - _Pagine sparse_. (Milano. Tip. Lombarda, 1875). 5.ª ediz. - _Marocco._ (Milano. Treves, 1876). 8.ª ediz. - — Edizione illustrata. (Milano. Treves, 1879). - _Costantinopoli._ (Milano. Treves, 1877). 10.ª ediz. - _Poesie._ (Milano. Treves, 1881). 2.ª edizione. - -DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE: - - _Cuore._ - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI *** - -***** This file should be named 60069-0.txt or 60069-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/6/60069/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Ritratti letterari - -Author: Edmondo De Amicis - -Release Date: August 6, 2019 [EBook #60069] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -RITRATTI LETTERARI. -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -EDMONDO DE AMICIS -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -<i>Ritratti Letterari</i> -</p> - -<p class="pad2"> -<i>Seconda edizione.</i> -</p> - -<p class="pad6"> -<span class="small">MILANO</span><br /> -FRATELLI TREVES, EDITORI<br /> -<span class="small">1881.</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Tip. Treves. -</p> - -<p> -<i>Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge -e dalle convenzioni internazionali per riservare tutti i diritti di -proprietà letteraria e di traduzione.</i> -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="daudet">ALFONSO DAUDET</h2> -</div> - -<p> -Il Daudet è lo scrittore francese più popolare -in Italia dopo lo Zola. Molti, anzi, li mettono alla -pari, e le nature miti antepongono all'autore dell'<i>Assommoir</i> -l'autore del <i>Nabab</i>, naturalista meno -spietato. La differenza che passa fra loro è più -nell'indole che nell'arte. Nell'arte impiegano -tutti e due quella stessa «formola scientifica» -che va predicando lo Zola; procedono quasi -egualmente nell'analisi degli avvenimenti e dei -personaggi; tengono lo stesso andamento, e -quasi la stessa maniera di ripartizione nella descrizione, -che è grandissima parte, e si potrebbe -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -dire il fondo, dei romanzi di tutti e due; ed hanno -somigliantissima la condotta del dialogo, benchè -in quello del Daudet ci sia di più «l'accento e -il gusto» della commedia. Alle volte, anzi, leggendo -il Daudet, si ha per parecchie pagine un'illusione: -si scorda lui e par di leggere l'altro, -tanto il colore delle immagini, l'efficacia dei particolari -più minuti, e il giro dei periodi, monchi -dei verbi, e ingegnosamente cadenzati, son simili a -quelli dello Zola. Ma in capo a poche pagine, vien -fuori una pennellata, una nota musicale, un sorriso, -che fa dire: no, è il Daudet. Lo stile dello -Zola, come dice egli stesso, è più geometrico; -quello del Daudet più snello e più di vena, ed -anche più impennacchiato, che è pure il difetto -che lo Zola trova nel proprio. Ci sono pagine del -<i>Nabab</i> e dei <i>Rois en exil</i> che danno l'immagine -di mazzi di fiori, o di fasci di zampilli percossi -dal sole, o di quelle stoffe orientali rabescate d'oro -così fittamente, che quasi non vi appare più il -colore del tessuto; grandi periodi ondulati e sonori, -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -qualche volta precipitosi, che travolgono il -lettore, e sembrano sgorgati dalla bocca d'un oratore -nel momento più ardente dell'improvvisazione; -quantunque il Daudet non fatichi e non si -tormenti meno dello Zola per dar forma al proprio -pensiero. La descrizione dello Zola va più -addentro alle cose; quella del Daudet è più vivace -e meno diffusa, e senza dubbio meno grave -al comune dei lettori. Lo Zola si compiace di -provocare e di ferire in chi legge quella delicatezza -di senso che a lui sembra prodotta da un -concetto della convenienza artistica, falso e dannoso -all'arte; il Daudet è meno brutale, usa dei -riguardi, non credo per proposito, ma per effetto -della natura propria ripugnante dagli eccessi. A -ciò forse allude lo Zola quando dice, non senza -malizia, a mio credere, che il Daudet ha più di -lui quello che ci vuole per piacere alla maggioranza -dei lettori. Lo Zola è più padrone di sè; -il Daudet, di natura più meridionale, riesce meno -a domarsi; fa capolino dietro ai suoi personaggi, -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -interviene a giudicare, si lascia sfuggire delle approvazioni -gioiose e degli sfoghi d'indignazione; -non è sempre così impassibile e velato come quell'altro. -In questo si ammira di più lo sforzo d'una -mente poderosa e paziente; nel Daudet la spontaneità -d'una natura ricca e geniale. Il Daudet -è più amabile, lo Zola più potente; e lo prova il -fatto che quello ritrae in qualche cosa da questo, -e in specie negli ultimi lavori, ne porta qua e là, -benchè vaga, l'impronta; mentre lo Zola, se pensa -spesso, scrivendo, al suo rivale (com'io credo), -non ne dà segno. Il naturalismo del Daudet è -meno nero di quello dello Zola, perchè ha il colore -della natura simpatica dell'artista: perciò il Daudet -è più caro agli ottimisti e ai benevoli. Per quanto -siano corrotti e scellerati la maggior parte dei -personaggi, e tristi gli avvenimenti, pure il sentimento -generale e durevole che ci lasciano i suoi -romanzi, non è mai proprio sconsolante: a traverso -al loro ordito di color fosco, si vede sempre -un po' di barlume d'azzurro. È perchè nei romanzi -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -del Daudet tengono una più grande parte -quei «personaggi simpatici» che lo Zola appunto -rimprovera agli autori drammatici, e che -rimprovererebbe al Daudet medesimo, se la sua -condizione di romanziere rivale, e perciò sospetto -di gelosia, non gl'imponesse dei riguardi; è perchè -il Daudet fa nei suoi romanzi una contrapposizione -di buoni e di cattivi genii più soddisfacente, -e per le proporzioni e per la forza, -all'istinto generoso che ci porta a credere al bene; -perchè, infine, egli fa un più largo campo, nei -suoi libri, a quanto c'è di buono e di nobile nell'anima -umana. Il Daudet vede il mondo meno -scuro; dev'essere stato più felice che lo Zola nella -sua vita, o avere una di quelle nature, sulle quali -il dolore ha meno presa. Non vela il male; ma -un poco, sia pure leggerissimamente, abbellisce il -bene. È più affettuoso dello Zola: ha novelle e -commedie riboccanti di affetto tenerissimo da un -capo all'altro; e credo appunto che sia l'esempio -potente dello Zola quello che gli fece mettere un -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -po' più di nero sul roseo nei suoi ultimi scritti. -Ed ha anche un'arte, se si può dire, più giovanile -che lo Zola: gioca più di sorpresa, è più teatrale, -più capriccioso nel rompere e nel riannodare le -fila del romanzo, procede più a sbalzi, si abbandona -più liberamente ai grilli della fantasia, e volteggia, -e canta, e celia anche più sovente, e di -miglior umore che lo Zola; fino a convertire, -come fa qualche volta, i ritratti e le scene comiche -in caricature. Lo Zola ha più di lui un -qualche cosa di grave, di largamente basato e di -macchinoso, che è nel Balzac. Bacone, applicando -la sua sentenza sulle differenze dei libri, direbbe -che i romanzi dello Zola si masticano e quelli del -Daudet si inghiottiscono. Lo Zola è un formidabile -artista, senza dubbio; ma bisogna riconoscere -che ha un meraviglioso tocco di pennello anche -questo fiammeggiante provenzale del Daudet. Lo -Zola ha sviscerato più profondamente la natura e -i costumi del popolo. Ma quel turbinìo vertiginoso -e sonoro della vita elegante di Parigi, quella -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -corsa sfrenata di donnette, di giovani scapigliati, di -vecchi libertini, di scrocconi, di principi banditi e -di ciarlatani, dall'alcova alla cena, al teatro, all'ippodromo, -alla borsa, alla rovina, tra le bricconate -e le buffonate e il lusso impudente e la stupida -spensieratezza e le baraonde matte, nessuno l'ha -descritto con un linguaggio più rapido, più variopinto, -più trillante, più indiavolato, più proprio -alla terribile leggerezza dell'argomento, che il -Daudet. Egli non saprebbe forse descrivere il -<i>train train</i> della vita di tutti i giorni con la potenza -dello Zola, che è più rigorosamente metodico, -e sente più fortemente il particolare minuto; -ma per contro ha certe cose sue proprie, in cui -è maestro: narrazioni rapide d'avvenimenti drammatici, -che schizzano fuoco, descrizioni abbarbaglianti -e tumultuose, e scene comiche che strappano -le risa dalle viscere, e certi abbandoni e divagamenti -poetici che paion sogni, d'una grazia -e d'un sentimento che innamora. E che belle opposizioni -di caratteri iniqui, onesti, bizzarri e -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -ameni; che stupenda screziatura di tinte fosche e -di tinte rosate e di scintillamenti argentini nei -suoi romanzi! Non si scordano più il Duca di -Mora e Nabab, Séphora la bottegaia e Federica la -regina, quel fanatico e generoso legittimista del -Maubert e quell'abbominevole fantoccio di Cristiano -II, e Sidonia, la perla falsa, e Clara, la -perla vera, e l'illustre signor Dolabelle, tipo dei -commedianti spiantati e presuntuosi, e Tom Lévis, -tipo dei ruffiani principeschi, e quel nobilissimo -e strano carattere dell'abate Germane, e -quella povera e adorabile madre di Jansoulet. -Certo il Daudet è un verista; ma quanti sdruci -non fa nella teoria dello Zola! Anche lui, come -dice il Goncourt, sente spesso il bisogno di -sfuggire al reale, o piuttosto vi sfugge senz'avvedersene, -forzato dalla sua natura poetica e affettuosa, -e fa delle <i>culbutes dans le bleu</i>, e che -<i>culbutes</i>! Fa quell'angelo purissimo di <i>Désirèe</i>, che -sembra sbocciata dalla fantasia del Lamartine, e la -famiglia di Joyeuse, che par tagliata netta da un -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -romanzo di Carlo Dickens, e la virtù tutta di un -pezzo della regina d'Illiria, e il fratello Jacques, -d'una bontà più che umana; creature che non -possono quasi comprendersi nemmeno in quella -<i>realtà poetica</i> fino alla quale spinge le sue concessioni -lo Zola. Ma che importa? Quel che ci perde -in rigore il verismo, lo guadagna lui in simpatia. -In tutti i suoi romanzi, ed anche nei più brevi -suoi racconti, si sente ad ogni pagina il profumo -d'un'anima nobile e gentile, che serba la sua bella -serenità anche nella pittura dei più orrendi vizi, -che sente la bellezza fin nelle più intime fibre, -che vibra potentemente per ogni idea grande e -per ogni grande affetto; aperta e limpida, piena -di pietà per tutti i dolori, dominata da un sentimento -netto e profondo del bene e del male, dotata -d'un senso comico originale e simpatico che -non si esprime nella risata plebea, ma in un sorriso -fine e grazioso, e canzona amabilmente, senza -schernire, in modo che ogni anima più delicata -può sempre farvi eco, sicuro che non riderà mai -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -di nulla di triste e di rispettabile. E il Daudet è -giovane; forse salirà ancora per molti anni. C'è -un pericolo non di meno: che per mantenersi il -favore grande che s'è acquistato, egli sforzi il suo -ingegno e lo pieghi alla curiosità e al gusto falso -del pubblico, sia proseguendo la serie dei così -detti romanzi â <i>allusions</i>, come i suoi ultimi due, -che è la via più sicura per riuscire a grandi successi -librarii a scapito dell'arte; sia spingendo anche più -oltre quell'efflorescenza già soverchia di stile, che -si nota principalmente nei <i>Rois en exil</i>, e che i -critici di gusto lamentano, ricordando la bella -semplicità efficace dei suoi scritti anteriori. È da -sperarsi che sì arresti su questa china. Frattanto -egli appartiene a quella famiglia di scrittori, a cui -è difficile assegnare un grado nella gerarchia degli -ingegni, perchè la simpatia che ispirano confonde -gli argomenti del giudizio letterario. Ci sono ingegni -grandi che preferiamo ai grandissimi, come -edifizi gentili a enormi palazzi di granito. Perchè -voler mettere ad ogni costo, anche su di loro, il -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -numero d'ordine? Il meglio è lasciarli in disparte, -dove si trovano; e questa necessità in cui ci mettono -di ammirarli in una specie di solitudine, è -forse il loro più bel titolo di gloria. Il Daudet è uno -scrittore nato, di quelli, come dice il Foscolo, che -hanno l'arte nei muscoli e nel midollo delle ossa, -e la cui potenza risiede in qualche cosa di intimo -che sfugge all'analisi. Fare i pedanti sull'arte sua, -ripugnerebbe, come il criticare la forma di un fiore -o le sfumature d'un'aurora. E in questa manìa -universale di «uccider l'arte per vedere com'è -fatta» è grato l'incontrare uno scrittore come il -Daudet, che abbarbaglia e trascina, e fa piangere -e ridere, e ci si pianta nel cuore, senza lasciarci -tempo e modo di tormentar lui e noi coi ferri -della critica, che tagliano anche dal manico. Noi -pigliamo il Daudet com'è, con le sue deficienze -e coi suoi difetti, ad occhi chiusi, facendogli festa -amorosamente, come a un fratello glorioso. Un -critico francese disse tempo fa che bisogna contentarsi -del Daudet perchè non abbiamo dei genii. — E -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -noi ce ne contentiamo — infinitamente. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Il Daudet, come la più parte degli scrittori -celebri di Parigi, vive molto a sè: non va tra la -gente che per studiare, perchè è uno di quegli artisti -che si reggono più sopra l'osservazione che -sopra l'immaginazione; ed è difficile arrivare a lui, -non perchè faccia l'inaccessibile, ma perchè tra il -teatro e il <i>Moniteur</i> e i romanzi e gli amici e le -mosche, ha quasi sempre la giornata presa. È -come pigliare un biglietto per il <i>Nouvel-Opéra</i>, -nelle grandi occasioni: bisogna pensarci una settimana -prima. Sta al quarto piano, malgrado le -ottanta edizioni del <i>Nabab</i>, in un quartierino che -guarda sui giardini del Lussemburgo, famosi per -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -convegni d'amanti; piccolo, ma pieno di luce e -allegro, un vero nido di rondini, da cui si sentono -appena i rumori della strada, che son rari. -Non si può immaginare una casa di scrittore che -corrisponda meglio alla natura dell'ingegno e dell'animo, -ed anche alla persona del padrone. C'è -tutta la varietà e la grazia d'ornamenti e di colori -del suo stile, e la morbidezza della sua indole. -Son due stanzine raccolte, quelle che io vidi, -piene di fiori, di piccoli bronzi, d'oggettini giapponesi -e d'acquerelli, che sul primo momento confondon -la vista, come certe sue pagine fosforescenti: -i divani e i seggioloni coperti di antiche -stoffe a ricami argentati, i libri luccicanti di dorature: -tutto nitido, piccolo e grazioso. L'amico -che m'accompagnava mi disse nell'orecchio, accennando -intorno: — Ci si vede la mano della -donna. — E infatti non solamente l'aspetto della -casa, ma qualcosa d'indefinibile che è nella persona -e nei modi del Daudet fa indovinare la donna -non solo, ma l'amore. Sono gradevolissimi quei -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -pochi momenti che si passano nella casa d'uno -scrittore ammirato e simpatico, aspettando la sua -apparizione. Ogni più piccolo oggetto par che -contenga la rivelazione d'un segreto del suo ingegno -e del suo cuore, e si vorrebbe scoprire un -legame tra il capriccio che gli fece scegliere i -ninnoli del salotto e il gusto che lo guida nella -scelta dell'immagine e della frase potente. Si vorrebbe -frugare per tutto e fiutare ogni cosa. Il visitatore -piglia l'aspetto d'un ladro domestico che -cerchi intorno su che cosa ha da fare il suo colpo. -Mentre appunto stavo facendo il ladro, si sentì -nell'altra stanza una voce sonora e dolce, si spalancò -una porta con impeto, e comparve Alfonso -Daudet. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Non credo che la più appassionata delle lettrici -del <i>Nabab</i> si sia mai rappresentata, pensando al -Daudet, una figura più bella e più simpatica della -sua figura reale. Di statura media, di proporzioni -giuste, sottile per i suoi trentott'anni, ha una testa -che potrebbe servire di modello per un Cristo -a un pittore idealista: una grande capigliatura -nera ondulata che gli fa ombra alla fronte; gli -occhi neri, d'una lucentezza e d'una fissità strana, -che guardano con una espressione dolcissima; il -viso, perfettamente ovale, d'un color bruno pallido; -la bocca piccola e benevola, la barba alla -nazarena, e un naso aquilino della più bella arcatura -che possa immaginare un pittore. Non -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -posso assicurare che sia il più bel naso della -Francia, come m'ha detto uno dei suoi ammiratori -entusiastici; ma veramente, non mi ricordo -d'aver mai visto un profilo di volto più puro e -più nobile di quello del Daudet. Ha delle mani -di donna, un sorriso giovanile che gli rischiara -tutto il viso, e una voce armoniosa, pastosa, agile, -abbellita da un tremito leggerissimo, che par che -venga dal profondo del cuore, e dà un'efficacia -indicibile alle sue parole, quando egli s'esalta nell'espressione -d'un bel sentimento. Oltre a questo, -un modo di muoversi e di discorrere, pieno di -vivacità e di naturalezza, da buon giovanotto; un -fare da pittore allegro e cordiale, sorpreso in giacchetta -in mezzo al disordine dello studio; e una -certa trascuratezza artistica nel suo vestimento -nero, che s'addice benissimo alla graziosa mobilità -della sua figura signorile. A chi non la conoscesse, -parrebbe piuttosto un italiano o un castigliano, -che un francese. La sua stessa pronunzia -non è così serrata e arrotata come quella dei parigini, -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -quantunque tradisca appena il provenzale; -e la sua voce ha un metallo particolare, un colore -musicale, come dicono là, rarissimo a trovarsi -a Parigi. Ora chi ha davanti agli occhi la -figura nobilissima del Daudet, immagini la strana -impressione che mi fece, appena fummo seduti -intorno al caminetto del suo studio, vedergli tirar -fuori dal taschino della sottoveste e mettersi -in bocca, con un atto voluttuoso di vecchio fumatore, -una miserabile pipetta di terra, uno scandaloso -<i>brûle-gueule</i> da muratore, lungo un dito; -e dar segno di viva soddisfazione quando gli si -disse che era <i>admirablement culottée</i>. -</p> - -<p> -Era una pipa che gli aveva lasciata per memoria -il povero Flaubert, gran fumatore, il quale si -faceva fare delle pipe apposta a Rouen. Il Daudet -(me ne dispiace) fuma come un ottomano, e quello -che è peggio, è profondamente persuaso che il -fumare non gli faccia danno; dice anzi che più -fuma e più lavora, tanto che la sera misura il lavoro -fatto dalla diminuzione del tabacco nella scatola. -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -Secondo lui, ci sono dei temperamenti sui -quali il tabacco è affatto innocuo. I suoi confratelli -credono il contrario: Vittor Hugo, il Dumas, lo -Zola non fumano; l'Augier ha smesso dopo un -avvertimento terribile; il Girardin, anni sono, bandì -la guerra al tabacco, come Urbano VIII; e credono -i più che derivasse dall'abuso della pipa la -penosa lentezza con cui lavorava il Flaubert negli -ultimi anni. -</p> - -<p> -Il Daudet, però, è grande lavoratore, a dispetto -della nicotina. Parlò a lungo della sua maniera -di lavorare. Raccontò come fece a scrivere il <i>Nabab</i>. -Pazzie! Otto mesi di lavoro furioso, diciotto -ore al giorno a tavolino, tolti pochi minuti per -mangiare; intere settimane senza metter piede fuor -dell'uscio; una sola enorme fiatata dalla prima all'ultima -pagina. Capiva bene che ci si finiva; ma -non era più padrone di sè; il diavolo lo portava -via; avrebbe tirato avanti egualmente, anche con -la certezza di rimetterci la vita. Fu come un sogno -febbrile di otto mesi. Nelle poche ore di -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -sonno, sentiva urlare nella stanza i suoi personaggi, -e un rumore continuo e precipitoso, come -se gli sfogliassero furiosamente negli orecchi un -vocabolario colossale, con le pagine di metallo. -Alle quattro della mattina balzava in piedi come -spinto su da una molla, balbettando delle frasi sconnesse -del suo romanzo, come un delirante. La -stanza era già ordinata fin dalla sera, e i panni -preparati in modo da potersi vestire in un attimo, -e saltar quasi dal letto al tavolino, senza passare -per tutti quei <i>petits détails de toilette</i>, che sono un -tormento per chi ha nel capo la furia d'un'idea, -e danno tempo alla pigrizia di pigliar signorìa sulla -volontà. La mattina però aveva la mente velata, -non faceva che un lavoro d'ordine: copiare, correggere, -preparare. Il grande lavoro veniva dopo, -e la vera ispirazione, le pagine facili e ardenti, le -ondate luminose della fantasia, la sera, verso le -nove, dopo il desinare; e così andava innanzi per -buona parte della notte. Ma non distingueva -più il dì dalla notte; a un tratto si accorgeva -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -di lavorare da molte ore al lume della candela; -improvvisamente, dopo molte ore di assorbimento, -yedeva il sole. E così di settimana in settimana, -e di mese in mese; dopo giornate intere di tortura, -venivan giornate piene di gioie e di trionfi, -e poi daccapo umiliazioni e rabbie mortali, e poi -nuovi impeti felici d'ispirazioni e di lavoro. E -quando scrisse la parola <i>fine</i> rimase sbalordito e -quasi spaventato dello sforzo insensato che aveva -fatto. E come ne pagò il fio, in seguito! Immediatamente, -per rifarsi, si mise a tirar di scherma -in casa sua, dalla mattina alla sera, per ore e ore -filate, come un matto, fino a cader senza fiato sul -pavimento. Ma era tardi; aveva esaurite le forze. — Non -di meno — disse — avevo i <i>Rois en exil</i> -nella testa; n'ero appassionato; mi rimisi a scrivere. -Ah le terribili giornate! Ardevo d'impazienza -e d'entusiasmo, e il corpo si rifiutava al -lavoro. La mia povera testa cadeva, gli occhi si -chiudevano, mi addormentavo sui fogli, mi svegliavo -smemorato e spaventato, non raccapezzando -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -dove fossi e quanto avessi dormito; non reggevo -più alla menoma fatica; e il mio nuovo romanzo, -come sempre accade dell'ultimo, mi pareva così -bello! L'idea di non poterlo finire mi uccideva; -mi ci rimettevo con sforzi disperati.... inutilmente, -e piangevo di dolore e di rabbia! — Poi venne -l'inazione forzata, vennero le lunghe ore d'immobilità -assoluta e di silenzio; ore desolate e interminabili, -in cui il suo bel mondo di fantasmi gli -appariva di lontano, come la visione di un paradiso -perduto, e la sua cara vita d'artista gli pareva -finita per sempre. — «Una notte finalmente....» -</p> - -<p> -Qui si voltò con molta grazia, e disse vivamente, -con la sua voce piena di dolcezza: — «<i>Vous -me pardonnerez, monsieur. Ce sont des détails -de notre métier, n'est-ce pas?</i> Fra noi altri non -sono cose indifferenti.» -</p> - -<p> -Una notte, all'improvviso, si sentì soffocare, -credette di morire, chiamò sua moglie, fece appena -in tempo a dirle: — <i>Finis mon bouquin!</i> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -(finisci il mio libro), ed ebbe uno spaventevole -sbocco di sangue, che lo lasciò come morto. -</p> - -<p> -Poi, lentamente, si ripigliò: ma ora sta in riguardo, -e non lavora più così furiosamente come -nel primo caldo della gioventù. -</p> - -<p> -— <i>Finis mon bouquin!</i> — Che c'è di più commovente -di questo artista che sul punto di morire, -pensa più al suo bel sogno di poeta, che alla -propria vita, e dice a sua moglie: — finiscilo -tu? — <i>Ma femme</i> — soggiunse poi — <i>connaît -l'art autant que moi;</i> avrebbe finito il mio <i>bouquin</i> -benissimo; non avrei potuto affidarlo meglio -che alle sue mani. — La signora Daudet, infatti, -è scrittrice arguta e finissima, e si dice che abbia -molta parte nei lavori di suo marito. Si asserisce -persino che il manoscritto d'uno dei più applauditi -romanzi di Alfonso portasse la firma del marito -e della moglie, e che sia stata lei quella che -voltò il Daudet alla sua seconda maniera, che -lo spinse, cioè, verso il naturalismo dei Goncourt, -ingentilito. Tutta la famiglia Daudet è di -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -sangue artistico. Il fratello è romanziere, e il cognato, -che fa il giornalista, imita mirabilmente, si -dice, lo stile dell'autore di <i>Fromont jeune et Risler -aîné</i>. -</p> - -<p> -Venne poi a parlare del teatro, e delle noie che -gli danno le prove d'una commedia ricavata dal -suo romanzo <i>Jack</i>; e si capì da quel che disse -che è di natura dolce, sì, ma vigorosa e imperiosa -quando si tratta di far prevalere le sue intenzioni -d'artista ai capricci degli attori cocciuti. -Dal suo <i>Jack</i>, poi, fece cadere il discorso sull'<i>Arlésienne</i>, -un grazioso idillio drammatico che fu -rappresentato al <i>Vaudeville</i>, anni sono, con poca -fortuna. E qui mostrò adorabilmente la sua bella -natura calda e appassionata d'artista. Egli ci tiene -a quella disgraziata <i>Arlésienne</i>. Il dramma avrà dei -difetti, ma il pubblico ha avuto dei torti. La sua -prima sfortuna è stata quella di presentare quell'idillio -al pubblico del <i>Vaudeville</i>. Il teatro era -pieno delle <i>cocottes</i> e dei <i>viveurs</i>, che, appunto -all'ora della rappresentazione, escono dai caffè e -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -dalle trattorie vicine, coi fumi del vino alla testa, -eccitati dai discorsi che tutti immaginano, in una -disposizione di animo e di corpo, quale si può -pensare, per comprendere la poesia d'un amore -nobile e profondo, che finisce nella morte. Risero. -Risero specialmente dell'episodio di Balthazar e -di madame Nigaud. — È una cosa semplicissima — disse -Daudet, e lo raccontò con quella sua voce -profonda e tremola, in un modo da cavar le lacrime. -È un contadino di vent'anni, Balthazar, -buono, di animo onesto e nobile, che s'innamora -della sua padrona, e l'ama segretamente e umilmente, -tremando che il suo segreto sia scoperto; -sottomesso e devoto come uno schiavo, risoluto -a morire d'angoscia piuttosto che mancare al suo -dovere. E non dice una parola, e neppur la signora -a lui, benchè gli legga nell'anima. Solamente, -qualche volta, quando egli è solo nei -campi, essa gli va a sedere vicino, e lo guarda. -Un giorno, bruscamente, gli va incontro e gli -dice: — Balthazar, t'amo; vattene! — E lui se -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -ne va. Se ne va lontano, con altri padroni; gli -anni passano, non rivede più madame Nigaud, -invecchia col suo amore sepolto nel più profondo -dell'anima, sempre buono, e un po' triste; ma confortato -dalla coscienza d'aver fatto il proprio dovere. -Ebbene, dopo cinquant'anni, la signora Nigaud -capita dalle sue parti, e si incontrano faccia a -faccia, in presenza di molta gente. Rimangono -senza parola.... e poi si parlano. — Ne abbiamo -avuto del coraggio, non è vero? — si -dicono. — Ma Dio non ha voluto che morissimo -senza esserci riveduti. Egli ci doveva ben questo -per ricompensarci del nostro sacrificio. — Quante -volte — dice il vecchio colla voce tremante, sorridendo — io -vedevo dai campi il fumo della vostra -casa, e mi pareva che mi dicesse: — Vieni, -Balthazar, la signora è qui! — Ed io — risponde -lei — quando sentivo abbaiare i tuoi cani e ti -vedevo di lontano con la tua lunga cappa, ora te -lo posso dire, facevo uno sforzo, sai, per non -correrti incontro! Ma il nostro dolore è finito -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -ora, non è vero? e possiamo guardarci in viso -senza arrossire. Ebbene, Balthazar.... non avresti -vergogna di abbracciarmi adesso, vecchia e disfatta -dagli anni come sono? No? Qua dunque, -stringimi una volta sul tuo cuore, mio povero -vecchio, mio bravo e buon Balthazar! Sono cinquant'anni -ch'io te lo devo, questo bacio d'amica! — E -si gettano singhiozzando l'uno nelle braccia -dell'altro. — E quei signori risero — soggiunse -il Daudet, tutto vermiglio d'indignazione, — risero -sguaiatamente, oltraggiosamente, indecentemente! -E il <i>Figaro</i> mi canzonò per venti giorni -di seguito, secondo che mi aveva promesso il -Villemessant, che tenne scrupolosamente la sua -parola. Ma come non hanno capito, in nome di -Dio, che quello era vero e sacrosanto e preso -dentro alle viscere umane! Ah! io mi sento altiero, -vedete, di quelle risate! -</p> - -<p> -Tutt'a un tratto si mise a ridere anche lui del -miglior cuore del mondo, e prese a parlare degli -incidenti comici di quella serata. — Erano in vena -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -di ridere, che cosa volete? Un personaggio, facendo -una descrizione della campagna, diceva che -si sentiva il <i>canto degli ortolani</i>. Fu uno scoppio -di risa omeriche. Il canto degli ortolani! L'ortolano, -per i parigini, è una ghiottoneria squisita, -un piatto, non un uccello. Una platea non può -ammettere in nessuna maniera che ci siano degli -ortolani vivi e pennuti, che volano e che cantano; -non riconosce che degli ortolani in casseruola, con -una fetta di lardo sulla schiena. Andatele a parlare -del canto degli ortolani! Voi conoscete il canto degli -ortolani, non è vero? — E qui, infervorandosi -nel suo discorso, da vero artista, per provare -che quei disgraziati uccelli cantano anch'essi, prima -d'essere serviti coi tartufi, si mise a imitare il -loro trillo, come un ragazzo, e a spiegarci che -cantano in certe condizioni di tempo e a certe -ore; come in altr'ore, nel Bosco di Boulogne, si -sente da tutte le parti la nota monotona del cuculo, -e imitò la voce del cuculo; il quale gli ricordò -altri uccelli, di cui rifece il verso, ridendo -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -sonoramente, già le mille miglia lontano dall'<i>Arlésienne</i> -e dal <i>Vaudeville</i>, tutto brillante nel viso, -rapito nei ricordi delle sue passeggiate primaverili -e delle sue corse di giovanetto a traverso alle -campagne della Provenza; e parlando così rapido -e caldo, si gettava di tratto in tratto in ginocchio -davanti al caminetto, con la sveltezza d'un giovane -di vent'anni, per accendere la pipetta del -Flaubert, e ricacciava indietro con una scossa del -capo la grande capigliatura nera che gli cascava -sulle guancie rosate: disinvolto, allegro, impetuoso, -amabile da farsi baciare. -</p> - -<p> -Poi si fece serio improvvisamente e disse: — Risero -dell'<i>Arlésienne</i> e applaudirono <i>Fromont jeune</i>.... -Tal sia di loro. — E scrollò le spalle. -</p> - -<p> -— Ma non potete immaginare — ripigliò subito -dopo — che cos'è una prima rappresentazione -per me! Non lo nascondo, miei buoni amici, -non so far l'uomo forte; mi sento da meno d'un -fanciullo. Già da più giorni prima mi trema l'anima. -In quei momenti, poi, è uno sconvolgimento -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -di tutto il mio essere, da averne terrore. -Ogni volta dico a me stesso: — Questa sarà -l'ultima! — E poi ci ricasco. Ma le più violente -emozioni del lavoro notturno, dopo mesi di eccitamento -e di diavolo in corpo, quando si caccian -fuori ad un tempo parole, grida, gemiti e -lacrime, e par che il cranio scoppi e le ondate -del sangue rompano le vene, non son nulla in -confronto dell'inferno che mi rugge nell'anima -quando sento nella fronte il soffio maledetto d'una -platea. -</p> - -<p> -Poco dopo venne a parlare del nuovo romanzo -che ha sul telaio, e diede la via a un -vero torrente d'eloquenza comica e pittoresca, a -una di quelle splendide sfuriate da parlatore magistrale -e da grande artista, che rimangono impresse -quanto le più belle pagine dei più bei libri. -Venne a parlare del romanzo a proposito dell'attore -La Fontaine dell'<i>Odéon</i>, che deve recitare -nel suo <i>Jack</i>, e ch'è un meridionale espansivo, -tutto fuoco e fiamme, esuberante di vita a segno, -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -che non riesce a far bene se non le parti contrarie -affatto alla sua natura, nelle quali è costretto -a frenarsi. Il nuovo romanzo, che si potrebbe intitolare -l'<i>Imagination</i>, riguarda appunto i meridionali, -<i>les gens du midi</i>, quella gente immaginosa, -focosa, tempestosa, tutta a scatti e a folate, temeraria -e invadente, che va dalla provincia a Parigi, -e conquista la grande città con la sua audacia, -con le sue passioni, con la sua eloquenza, -con la varietà e la vivacità infaticabile e simpatica -delle sue attitudini. Il tipo di costoro è un avvocato, -uno di quegli uomini che non son nulla -a sangue freddo, ma che possono tutto quando -s'accendono, e che non pensano se non quando -parlano; specie di cantanti della vita pubblica, che -fanno fortuna con la voce e con la passione. Costui, -sconosciuto affatto, deve far la sua prima difesa -alla Corte d'assise, in una causa che disprezza. -Ci va di malavoglia, dà un'occhiata sbadata alle -carte, e comincia a parlare svogliatamente. A poco -a poco, però, il suono della propria voce lo eccita, -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -la sua natura meridionale si sveglia, mille -cognizioni e mille idee nascoste gli vengon su a -ondate come per incanto, le sue facoltà intellettuali -ingigantiscono rapidissimamente, s'entusiasma -di sè, si commuove, i suoi occhi si inumidiscono, -la sua voce s'innalza in grida e in accenti irresistibili, -la sua eloquenza sfolgora e soggioga l'uditorio, -ed egli termina tra un uragano d'applausi, -ed esce stupefatto, sbalordito di sè medesimo, in -mezzo a una folla entusiasmata che lo acclama e -lo eleva al cielo, <i>promosso grand'uomo</i>, in tre ore. -Così egli comincia la sua carriera. Intorno a costui -s'aggruppano altri personaggi dello stesso -paese e della stessa tempra. Ognuno può immaginare -dentro a che aria ardente ed elettrica il romanzo -si debba svolgere, che diavolerie d'avventure -ci si debba trovare, che ira di Dio di passioni, -che tempeste di dialoghi, che lava infocata -di lingua. -</p> - -<p> -Condotto a parlare della natura meridionale, eccitato -come uno dei suoi personaggi, il Daudet -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -ci fece passare dinanzi una lanterna magica di originali -amenissimi: gente che vive in uno stato di -congestione cerebrale perpetua, briachi senza bere, -a cui si vedono salire al viso, di tratto in tratto, -onde di sangue infiammato, che gl'imporporano -fino alla radice dei capelli; — che parlano da soli -per la strada, a gesti concitati, cogli occhi fissi -dinanzi a sè, vedendo passare realmente, <i>come cose -salde</i>, gli spettri della propria fantasia; — gente -per cui ogni pensiero si fa immagine viva, e ogni -immagine ne suscita cento, e ogni più piccolo accidente -diventa dramma; — fuochi d'artifizio che -bruciano per tutta la vita; mutabili come «quadri -dissolventi;» che nello spazio di cinque minuti -singhiozzano parlando della madre malata, scroccano -cinque lire a un amico, criticano furiosamente -l'ultima commedia dell'Odèon, danno in una -gran risata per una barzelletta, e balzano in piedi -cogli occhi sanguigni e col collo gonfio, tendendo -il pugno in atto d'imprecazione contro i nemici -della repubblica: — un misto stranissimo di natura -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -femminea e di virilità selvaggia, di spontaneità -impetuosa e d'arte sopraffina, matti e furbacchioni -ad un tempo, pieni di sentimenti generosi e di -superstizioni da femminette, terribili negli amori -e negli odii, spensierati e ostinati, piagnoloni e -burloni e sballoni, commedianti eterni, creature -proteiformi e indecifrabili, adorabili e odiosi secondo -il colore del tempo. Quanti ne fece passare, -e con che maestria, dal letterato <i>bohémien</i> -che parla per cinque ore di seguito, con un affetto -sviscerato, della famiglia lontana a cui non -ha mai dato che dei crepacuori, e s'esalta a poco -a poco fino al punto, che i suoi amici, temendo un -colpo d'apoplessia, gli schiacciano improvvisamente -sulla nuca un'enorme spugna piena d'acqua, che egli -riceve ringraziando con voce di moribondo; fino al -basso sfiatato, il quale, all'annunzio della morte di -un amico, grida con sincero dolore: — <i>Mort!</i> —; -ma sorpreso dalla voce piena e inaspettatamente -sonora che gli è uscita dal petto, scorda l'amico, -ripete la nota, cangia di tuono, prova una fioritura, -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -e si frega le mani, esclamando gioiosamente: — <i>Ça -y est!</i> — Poi rifece mirabilmente il dialogo -di due di costoro; i quali incontrandosi per la -prima volta, si fanno a vicenda le più sviscerate -proteste d'amicizia, e le più calorose profferte di -servigi, con le lagrime agli occhi, ciascuno dei -due non credendo una maledetta alle parole dell'altro; -e si lasciano dicendo l'un dell'altro: — È un -briccone ipocrita; — il che non toglie affatto che, -incontrandosi daccapo cinque minuti dopo, gettino -un grido di gioia e si corrano incontro -con le braccia aperte, ringraziando il cielo della -buona ventura; e tutto ciò sinceramente, col -viso raggiante e con la voce commossa davvero. -Ma bisognava vedere come imitava le voci, -i gesti, gli sguardi, i fremiti delle labbra mobilissime -e delle narici dilatate, e il roteamento degli -occhi bovini, piegando a tutti i tuoni la sua -voce morbidissima di tenore. Si sarebbe inteso -con un grande piacere anche non comprendendo -il senso delle sue parole, tanto la sua voce accarezza -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -l'orecchio, come un canto, e il suo gesto -spiega il pensiero. Come si vedeva l'artista! Mentre -parlava, faceva continuamente con la mano destra -l'atto di dare un colpo di cesello, o un tratto -di matita, o di premere col pollice il colore sulla -tela; e quando in quella foga ardente era costretto -a soffermarsi un mezzo secondo per cercare la -parola propria, s'impazientava e fremeva che pareva -sotto i ferri d'un chirurgo. Allo studio della -natura meridionale fu certamente aiutato dalla natura -propria; ma meraviglioso nondimeno il tesoro -di osservazioni che ha raccolto prima di mettersi -a scrivere il suo romanzo. — Hanno un modo -di vedere il mondo, e di starci, tutto loro proprio, — disse -concludendo: — ma ci sono grandi -differenze tra loro. Ci sono i meridionali della -parte di Spagna e quelli della parte d'Italia. Questi -hanno la stessa potenza d'immaginazione, la -stessa effervescenza e le stesse attitudini di quegli -altri; ma con più fondo latino. Sanno meglio -dominarsi. Hanno il <i>savoir faire</i> italiano. C'è -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -più <i>combinazione</i> nella loro natura. Messi alle prese -coi loro fratelli dell'altra parte, gl'insaccano. Leone -Gambetta è un di loro. — E anche Alfonso Daudet. -Egli stesso lo disse colla sua grazia arguta, -riferendo la risposta data da lui a un direttore di -teatro, Avignonese, il quale voleva dargli ad intendere -non so che cosa. — Caro mio, è inutile -che vi sgoliate. Io son dei vostri. <i>Nous sommes -compliqués, vous savez.</i> Ci comprendiamo benissimo. -Mettiamo le carte in tavola senz'altro. — Egli -trova molta analogia tra i meridionali di Francia -e i normanni. I normanni sono i meridionali del -nord: vedono tutto grosso. — Guardate il Flaubert — disse — il -Vacquerie, il D'Aurevilly, — e ne citò -venti, dando a ogni nome una pennellata da ritrattista. -Io lo guardavo attentamente mentre parlava, -e mi faceva meraviglia e paura il vederlo -già così nervoso e vibrante alle dieci della mattina, -prima ancora d'aver ricevuto la scossa del -lavoro artistico; e più mi meravigliavo pensando -che non era certo la presenza d'un suo amico intimo -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -e del primo straniero capitato, che lo metteva -così in ribollimento; che quello doveva essere -il suo stato abituale, il suo modo di vivere, -sempre concitato, febbrile, tormentato dal suo pensiero -e dal suo sentimento, con le mani irrequiete -e la voce commossa. — Che sarà quando lavora — pensavo — o -quando parla davanti a venti persone, -in quei giorni in cui cinquantamila esemplari -d'un suo romanzo spiccano il volo per le -quattro plaghe dei venti? -</p> - -<p> -Nominato il Flaubert, mutò viso, e parlò dei -suoi funerali a Rouen, dov'era stato pochi giorni -prima, con accento affettuoso e triste, come d'un -figliuolo; e guardava fisso la pipetta, come se serbasse -in sè qualche cosa di vivo del suo grande e -buon amico. All'improvviso, si rasserenò e saltò -addosso con tutte le armi del suo arsenale satirico, -a un disgraziato scrittore francese, che aveva incontrato -ai funerali: un vecchio poeta bizzarro, non -meno famoso per il suo ingegno che per i suoi -vestimenti teatrali, ornati di nastri e di trine; settuagenario -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -di ferro, gran mangiatore, gran bevitore, -gran buon diavolo e grande <i>poseur</i>, che ingigantisce -tutto, e parla con una specie di solennità -imperatoria d'ogni più piccola cosa; e lo tratteggiò, -lo colorì, lo sballottò per mezz'ora fra le sue -piccole dita affusolate di romanziere parigino, rifacendo -la sua voce stentorea e la sua mimica grandiosa, -in una maniera da mandarsi male dal ridere. -I frizzi, i paragoni comici, le osservazioni argute -e inattese gli venivan via l'una sull'altra, affollate -e annodate, che non c'era tempo di goderle tutte: -pareva di sentir parlare a una voce cinque parigini -dei più lepidi e dei più facondi. E raccontando -certe avventure del suo personaggio, col quale è -legato, lasciava indovinare a traverso alla vita del -collega qualche tratto della vita propria, della sua -bella vita varia e agitata di scrittore parigino: le -cene tumultuose con gli amici celebri; il festino -interrotto alle tre della mattina per andar a correggere -le stampe al giornale; le lunghe dispute -letterarie cento volte interrotte e riattaccate, a notte -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -tarda, per le vie solitarie di Parigi; le grandi -espansioni allegre dopo i grandi lavori gloriosi; -qualche leggiero abuso di Champagne, una volta -tanto, per concedere qualche cosa alla mattìa giovanile, -non ancor tutta domata dalle fatiche austere -dell'arte; e le baldorie improvvisate in casa -del De Nittis, dove qualche volta l'autore del <i>Nabab</i>, -a cavallo al pittore napoletano, con una stecca -da bigliardo in resta, ha fatto il <i>picador</i> andaluso, -tra gli applausi degli amici e le risa delle signore, -in mezzo al disordine sfarzoso dello studio, pieno -di capolavori in gestazione. -</p> - -<p> -Udendo parlare della diffusione dei suoi romanzi -in Italia, domandò vivamente: — Davvero? — e -mostrò quasi d'esserne meravigliato. -</p> - -<p> -Legge l'italiano, ma non lo parla. Quel poco che -sa della nostra lingua lo imparò abitando per qualche -tempo con certi italiani, nessuno immaginerebbe -mai dove.... dentro a un faro. Non disse di -più: mi immagino che sia stato un capriccio alla -Byron. Ma già tutta la sua prima gioventù, da -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -quanto ne accennò vagamente, dev'essere stata delle -più avventurose. Una parte ne raccontò nella sua -<i>Histoire d'un enfant</i>, in quella carissima autobiografia, -che par scritta dall'autore del <i>Copperfield</i>, -con più sveltezza, e con non minore sentimento. -È nato anche lui, come il suo <i>petit chose</i>, in una -di quelle città della Linguadoca «nelle quali, come -in tutte le città del mezzogiorno, si trova molto -sole, un gran polverìo, un convento di Carmelitane -e qualche monumento romano.» Figliuolo -d'un povero negoziante, rimase giovanissimo sul -lastrico. Ancora adolescente, entrò istitutore in un -piccolo collegio per guadagnare da vivere, e andò -a cercar fortuna a Parigi, dove per un pezzo stentò -il pane, e forse patì la fame, facendo i primi versi -al freddo, e passando per la trafila dei primi amori. -Quell'angelo di fratello, che fa da madre a <i>petit -chose</i>, dev'essere uno dei suoi fratelli, perchè quei -personaggi lì non s'inventano, o non si rendono, -se son di fantasia, con quella freschezza incantevole -di colori, anche avendo l'ingegno di due Daudet. -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -Ma poi si riconosce a ogni passo, nel protagonista -di quella storia gentile, la bella natura di -artista e di buon figliuolo del futuro autore dei -<i>Contes du lundi</i>; e non solo la sua natura, ma la -sua persona. Già adulto, pareva ancora un ragazzo, -tanto le sue forme erano delicate e quasi femminee. -Era il ritratto di sua madre. La sua testa -«piena di carattere,» come gli diceva Irma Borel -la avventuriera, poteva servir di modello per un -bel pifferaro italiano o un grazioso algerino mercante -di violette. Irma se lo porta via e la signorina -Pierrotte se ne incapriccia appena lo vede; e -il suo buon fratello Giacomo, geloso della signorina, -glielo dice qualche volta con tristezza: — Ah! -tu sei fortunato. A tutti piaci, tutti ti vogliono -bene: è ben naturale che finisca con amarti anche -lei! — Povero <i>petit chose</i>, povero Daudet di diciassette -anni, costretto a fare i conti centesimo per -centesimo; a campar degli avanzi della tavola d'un -marchese, che gli porta di soppiatto suo fratello; -a strapparsi il pane dalla bocca per comprarsi la -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -candela da poter lavorare la notte! Poveri romanzieri, -fanciulli di genio, che ci rallegrano e ci -consolano, che ci strappano dal cuore le buone -lacrime e il riso salutare, che entrano nella nostra -vita e ci fanno vivere con loro, e diventano nostri -amici e nostri fratelli, — poveri romanzieri -celebrati e festeggiati, — che lacrime di sangue -hanno pianto prima che il loro nome arrivasse -sino a noi, quanto pan duro hanno ingoiato prima -di cenare dal Brébant, e quante soffitte hanno -riempite delle loro angoscie prima di possedere quei -tappeti, su cui noi passiamo adesso in punta di -piedi, rispettosamente, venuti di duecento miglia -lontano, per vederli nel viso! -</p> - -<p> -Mentre continuava a discorrere riaccendendo di -tanto in tanto quella benedetta pipuccola, che mi -rubò almeno mille parole, altre persone venivano -annunziate, fra le quali pensai che ci fosse qualche -seccatore, vedendo passare sulla sua fronte, -all'annunzio dei nomi, una leggiera comicissima -espressione di terrore. Ma riceveva tutti con la -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -stessa bonarietà franca e festosa, riempiendo la -stanza del suo bel riso fresco di studente. E si -vedeva che anche i suoi amici intimi lo stavano -a sentire con grande piacere. Era in vena. — Non -si direbbe che parla — mi disse uno — ma -che suona. Questo mi ricordò un appunto -che gli fanno certi critici: dicono che il suo -stile è lo stile di uno che recita. Ma l'occhio -dell'osservatore più acuto e più malevolo non -scoprirebbe nel suo parlare e nei suoi atteggiamenti -nè un accento nè l'ombra d'un gesto -che potesse dar sospetto d'artifizio. Era bello a -vedere, sopra tutto, nei passaggi improvvisi da -un discorso faceto a uno grave. Quando la sua -ilarità sonora era attraversata da un pensiero sull'arte -o da un ricordo triste, pareva che con lo -stesso atto nervoso della mano cacciasse indietro -i capelli e cancellasse il sorriso dalla fronte; e -allora appariva aperto, immobile e puro il suo -volto pallido di Nazareno, così pieno di pensiero, -che faceva cessar subito il riso intorno a -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -sè, e s'indovinavano le sue parole prima di sentir -la sua voce. -</p> - -<p> -Così fece quando qualcuno dei presenti nominò -Giacomo Leopardi, ch'egli aveva letto per la prima -volta in quei giorni. I francesi che intendono un -po' d'italiano, leggendo il Leopardi, trovano quasi -sempre un intoppo alle prime pagine, e non vanno -più oltre, spaventati dalle difficoltà che presentano -le allusioni mitologiche e la forma un po' tormentata -e velata di certe canzoni. Rimangono quindi -con l'immagine dimezzata d'un Leopardi politico, -erudito ed astruso, ignorando affatto il poeta appassionato -e limpido delle liriche seguenti, che è -il vero e grande Leopardi. Il Daudet andò fino in -fondo, e mi fece piacere e meraviglia il sentire -come l'ha capito profondamente, anche a traverso -alla traduzione. Ma è ridicolo il dir <i>meraviglia</i>, poichè -dovrebbe meravigliare il contrario, in un artista -come il Daudet. Uno dei suoi amici non aveva -del Leopardi un concetto giusto. Egli lo definì da -par suo. — No, sapete — disse; — sbaglia, a parer -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -mio, chi rimpiccolisce la sua poesia attribuendola -a «mal di stomaco.» Non è dispetto contro -la natura, il suo; è una malinconia grande e profonda, -una disperazione ragionata e tranquilla, che -non deriva dal cuore malato, ma dallo spirito persuaso. -Guardate come è alta e serena l'immagine -della morte come egli la presenta! E come l'animo -suo rimane gentile malgrado la disperazione! È un -disperato che dice le più amare verità sulla vita e -sulla natura; ma che è innamorato di tutto quello -che è nobile e bello; uno spirito sovranamente -generoso e benevolo, compreso d'una pietà immensa -per i suoi simili; il quale, data la sua filosofia -dolorosa, che crede meno funesta dell'errore, -vuol consolare, non desolare il genere umano. Che -peccato non poter gustare la sua forma, perchè chi -sentiva e pensava in quella maniera, deve aver dato -alla sua poesia un corpo degno dell'anima. -</p> - -<p> -Da ultimo, accompagnandoci all'uscio, e soffermandosi -accanto a ogni mobile per prolungare la -conversazione, venne a parlare di quella gran passione -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -d'ogni artista parigino, imprigionato nella -città enorme, che lo condanna ai lavori forzati, di -scappare un bel giorno come un uccello, e di volare -a traverso al mondo, senza scopo e senza pensieri, -libero come l'aria, a far buon sangue e a -raccogliere vigore per tornare più poderoso alla -gran battaglia di Parigi. Il suo primo volo sarebbe -al di qua delle Alpi. — L'Italia è il nostro -sogno — disse: — quando abbiamo la testa -e il cuore affaticati, la nostra fantasia scappa laggiù, -nel vostro azzurro e nel vostro verde. — Egli -l'ha presa per tempo la passione dei viaggi. Lo -raccontò ne' suoi <i>Contes du lundi</i>. Passò la sua infanzia -in una città attraversata da un fiume, pieno -di battelli e di traffico, sul quale aveva il suo piccolo -scalo anche il <i>père Cornet</i>, che dava a nolo -delle barche. Ah! quel <i>père Cornet</i>! È stato il satana -della sua infanzia, la sua passione dolorosa, e -il suo rimorso. Svignava di casa, bucava la scuola, -vendeva i libri, per noleggiare una barca e scappare -di città a colpi di remo. Non se ne può ricordare -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -senza emozione di quelle deliziose fughe -sul fiume, in mezzo al grande via vai delle zattere, -del legname galleggiante, dei piccoli bastimenti a -vapore, e dei barconi carichi di mele, che gli arrivavano -addosso improvvisamente, e da cui una -voce arrantolata gli gridava: — Fatti in là, moscherino! — Tutto -questo gli dava l'illusione d'un -grande viaggio, della grande vita di bordo, e tutto -acceso e sudante, col cappello indietro, e i piedi -sui quaderni di scuola, remando furiosamente con -le sue piccole braccia di dodici anni, usciva di città, -sotto il sole cocente, in mezzo al barbaglio argentino -delle acque, e andava a riposare contro la -sponda, in mezzo ai giunchi sonori, sull'acqua stelleggiata -di fiori gialli, sfinito dalla fatica; e cogli -occhi fissi alle isole verdi che apparivano all'orizzonte, -fantasticava dei viaggi sterminati, dondolandosi -coll'aria d'un vecchio lupo di mare, e facendo -sangue dal naso. — Ma viaggerò un giorno — disse — e -mi pare che ne ritornerò ringiovanito. — E -il suo amico avendogli domandato -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -se avrebbe raccontato i suoi viaggi come Téophile -Gautier, parlò del Gautier. — Egli viene via via -perdendo nel nostro concetto — disse — il nostro -buon Gautier. È un gran pittore, un tecnico ammirabile, -senza dubbio; ma null'altro. Ha dipinto -mirabilmente la Russia, chi lo può negare? Ma non -ha sentito la poesia profonda delle grandi pianure -bianche, la tristezza dolce della canzone russa, e -l'intimità calda delle case coperte di neve, che si -specchiano nei ghiacci del Volga. Si direbbe che -per lui l'anima umana non esiste. Non aveva che -occhi. Che peccato! — Ma la gravità di queste sue -censure era temperata da una certa dolcezza rispettosa -della voce, e da una espressione così sincera -di rammarico, che non parevan quasi più censure. -Era una critica come quelle ch'egli fa nel <i>Journal -officiel</i>, in cui non c'è giudizio, per quanto severo, -che non abbia colore di gentilezza. -</p> - -<p> -Finalmente, si dovette lasciarlo, e il suo «addio» -fu gentile come il suo benvenuto. Gli diedi -una stretta di mano. Maledette convenienze! Gli -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -avrei dato volentieri due baci da amico, dicendogli: -questo è per Daudet e questo è per <i>petit chose!</i> -Ma mi mancò la disinvoltura, e me ne uscii col -mio abbraccio rientrato, tendendo ancora l'orecchio, -per un buon tratto di scala, alla sua voce -simpatica, che dominava il cicalìo degli amici. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Tale è Alfonso Daudet, nato povero, pervenuto -alla fortuna e alla celebrità a traverso a una gioventù -ardimentosa e infaticabile, giovine ancora, -artista nell'anima, virile al lavoro, delicato di modi -come una donna, sereno come tutti i caratteri benevoli, -con una piccola vena di tristezza come tutti -i grandi amanti dell'arte; stimato e benvoluto da -tutti, amabile nei suoi libri e più amabile nel suo -salotto, semplice, affettuoso e indulgente; la cui -vita e la parola e l'aspetto ispirano la bontà e confortano -al lavoro e alle nobili ambizioni. Non ci -rimane ad augurargli che una cosa sola: la salute, -ossia la moderazione nell'esercizio dell'arte gloriosa -per cui è nato. Si sforzi di preservarla per sè e -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -per la Francia, e per noi, e per tutti. Non abbia -mai più da chiamare la sua buona amica per dirle: -<i>Finis mon bouquin</i>. Li finisca tutti lui, e ne finisca -molti, e possa cominciarne ancora una nuova -serie quando la sua bella chioma scapigliata di vecchio -lottatore gli farà una corona d'argento intorno -alla corona d'alloro. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<h2 id="zola">EMILIO ZOLA -<span class="smaller">POLEMISTA.</span></h2> -</div> - -<p> -Son ritornato con piacere in quella bella stanza -al terzo piano, in via di Boulogne, tutta ordinata -e nitida, nella quale il principe dei veristi lavora -da anni alla gran tela dei Rougon-Macquart, e -prepara prede da sbranare alle platee furibonde, e -bandisce il verbo del naturalismo, stroncando avversarii, -incoraggiando discepoli, ribattendo censure; -oggi alle prese con Victor Hugo, domani -col Gambetta, ora con la repubblica, ora con l'Accademia, -ora col romanticismo, ora con la religione; -assalito da cento parti, pronto su cento -breccie, in un atteggiamento minaccioso di avanguardia -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -del ventesimo secolo, di giorno in giorno -più testardo, più sdegnoso e più intrepido. Guardando -quella stanza così raccolta e quieta, prima -che egli entrasse, pensavo alle tempeste che si -erano scatenate da quel silenzio per il mondo dell'arte, -e al gridìo enorme che avrebbe fatto tremare -quelle pareti se fossero risonate là per un -momento le voci di tutti coloro che disputano -dell'autore dell'<i>Assommoir</i>, nel solo giro d'un'ora, -da Cadice a Pietroburgo, per levarlo alle stelle o -per trascinarlo nella polvere. E considerando quanto -egli aveva pensato e scritto e lottato, in soli tre -anni, dall'ultima volta che l'avevo visto, seduto a -quello stesso tavolino su cui appoggiavo le mani, -mi sentivo preso da un sentimento d'ammirazione. -Sono ammirabili, infatti, comunque si giudichi -l'ingegno e l'animo loro, e degni di profondo rispetto, -questi grandi lavoratori, che sacrificano -all'arte la pace, la salute, i piaceri della gioventù, -e tutte le intense e varie facoltà di godere la vita, -di cui è dotata la loro natura potente; e l'avvicinarli, -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -il parlar con loro dà sempre una scossa -salutare al sangue, e fortifica l'anima e i nervi. E -bisogna convenire che ha lavorato e che lavora -questo terribile Zola! E più si ammira quando si -considera la natura del lavoro suo; in cui non -appare solamente la forza, ma lo sforzo, e quasi -un'ostinazione superba della volontà; lavoro minuto -e difficile di analisi e di descrizione, di stile -e di lingua, necessariamente preceduto da una -lunga serie d'osservazioni e d'indagini pazienti sul -Vero. D'onde piglia l'impulso a un'operosità così -costante e così faticosa? Egli è una strana natura, -veramente. Pare che sia divorato dall'ambizione -della gloria, e pare nello stesso tempo che non -senta e non goda quella che s'è acquistata. Vive -da sè, nella sua casa silenziosa, appartato dal mondo, -come un vero certosino dell'arte, in mezzo alla -grande Parigi che parla di lui come d'un personaggio -lontano e quasi fantastico; e non interrompe -il suo lavoro solitario di artista che per -assalire o per difendersi fieramente, come un uomo -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -disconosciuto e scontento, senza profferir mai una -frase o una parola che riveli un sentimento lieto -della fama a cui è salito, e della fortuna che lo -accompagna. Dalla povertà, da una vita d'umiliazioni -e di lotte disperate, è giunto alla gloria e -ad una agiatezza splendida; ma non si è mutato -d'animo, non s'è riconciliato col mondo, e par -che abbia la società umana <i>in gran dispitto</i>, come -Farinata l'inferno. Senza dubbio, egli deve aver -molto sofferto. Lo disse, non è gran tempo, a un -amico, il quale gli rimprovera la violenza delle -sue critiche: — Ah! voi non sapete quello che -m'hanno fatto soffrire! — E forse egli è ancora -realmente in credito col mondo. Di qui la sua -mancanza d'espansività affettuosa, e non so che -di cupo e di diffidente ch'è in lui. Gentile coi -visitatori, sembra però che il suo sguardo indagatore -scopra sempre nell'animo di chi lo loda -qualche piccola ipocrisia e qualche piccola perfidia; -e che di momento in momento debba alzarsi in -piedi e dire agli ammiratori che gli fanno corona: -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -— Finiamo la commedia: siete una fitta d'impostori -che, uscendo di qui, lacererete il mio nome. — Ed -è raro che la lode si rifletta sul suo viso -in un'espressione di compiacenza. Nei suoi scritti -può trasparir l'orgoglio; ma non traspare punto -la vanità dalla sua persona. E tale è nella vita. -Austero, sobrio, alieno dai piaceri materiali e frivoli, — senza -figli, — vive con sua moglie, come -dice egli stesso, <i>en bon camarade</i>, e non ha l'animo -occupato da alcuna grande passione, eccetto -quella dell'arte, che è sostenuta e vivificata in lui -da un immenso amore, o piuttosto da un irresistibile -bisogno del lavoro. Questo gli è nello stesso -tempo fatica, riposo, compenso, conforto; a questo -dice di dovere, più che all'ingegno, tutto quel -che ha ottenuto; e ne è altero. Lui fortunato, -così potente verista nell'arte, e così forte idealista -nella vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Nella sua stanza, in questi ultimi tre anni, si -sono moltiplicati i quadri e i ninnoli costosi, come -le edizioni dei suoi romanzi. Tre anni sono, infatti, -egli era agiato, ed oggi è ricco. È uno degli -scrittori francesi che fecero fortuna più rapidamente, -dopo averla per più lungo tempo aspettata. -La pioggia d'oro cominciò coll'<i>Assommoir</i>, il -quale solo, tra romanzo e dramma, gli fruttò un capitale, -oltre all'impulso enorme che diede allo spaccio -di tutti gli altri suoi libri; ed ora i dilettanti -di finanza letteraria fanno il conto che egli cammini -a grandi passi verso il milionetto, non ostante -che si sia soffermato per farsi fabbricare una bella -casa a Médan, dove passa quasi tutto l'anno. Dice -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -egli stesso che non ha più bisogno di lavorare per -il denaro, e se ne vanta francamente. Il denaro è -l'indipendenza e la dignità degli scrittori; i quali, -quando o non potevano o sdegnavano di trarre -la vita dalle fatiche del proprio ingegno, erano -lacchè di principi, cacciatori spudorati di pensioni, -e affamati leccazampe di tutti i ciuchi blasonati e -danarosi. Sprezza il denaro, egli dice, solamente -il catonismo ipocrita degl'impotenti. E certo il -desiderio ardente della ricchezza è in Francia -(dove la ricchezza può conseguirsi) un potentissimo -sprone all'operosità degli artisti. La possibilità -e la speranza di arricchire in pochi anni, e di -trovarsi poi in grado di lavorare a bell'agio e -meglio intorno a soggetti più liberamente scelti -e più profondamente meditati, accendono negli -scrittori quella stessa febbre di lavoro e d'ardimento -che centuplica le forze della gente d'affari -in tutti i paesi; ed è fuor di dubbio che noi dobbiamo -a quella febbre un grande numero d'opere -bellissime, e non pochi capolavori, che la sola -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -forza della ispirazione artistica, non sostenuta da -una attività disperata, non sarebbe bastata a produrre. -La ricchezza è la grande allettatrice di quasi -tutti gli scrittori francesi. Giovani, lavorano per -giungere all'agiatezza e all'indipendenza; quando -hanno ottenuto l'una e l'altra, persistono a lavorar -ardentemente, sia perchè ne hanno contratto -l'abitudine irresistibile, sia perchè, crescendo in -loro, con gli anni, l'amore degli agi e la sollecitudine -del decoro signorile, sentono il bisogno -d'arrotondare le rendite. Ed è ancora da aggiungersi -a queste ragioni d'operosità, se non una -singolare attitudine dei francesi al lavoro, il continuo -e vario stimolo che deve dar loro la vita -calda e ricca e diversa d'una enorme città intellettuale; -e il fatto incontrastabile che una città -siffatta, non ostante le sue esigenze e le sue tentazioni, -è per la sua stessa grandezza più favorevole -d'una città piccola al lavoro continuo e raccolto, -per la ragione medesima che è più facile -rimaner padroni dei propri pensieri in mezzo a -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -una grande folla che in un cerchio di quindici conoscenti. -Là non esiste, fra colleghi letterarii, la -<i>flânerie</i> occasionata dagl'incontri fortuiti, che piglia -tanta parte del nostro tempo anche nelle città -più grandi; gli amici, per incontrarsi, si devono -cercare per la posta; in ogni convegno è prefissata -l'ora della separazione; la molteplicità delle -faccende costringe alla pedanteria nell'orario; la -furia della vita non lascia tempo alla <i>rêverie</i> che -sfibra l'animo, come dice il Goethe, e fiacca le -forze dell'intelligenza; gli inevitabili doveri sociali -a cui si deve sacrificare una parte della sera, -obbligano al lavoro mattutino, più fresco e più -salutare del notturno; i visitatori importuni sono -respinti senza riguardi; e tutto va di carriera, e -ognuno difende accanitamente il suo tempo e la -sua libertà di lavoro. E uno di quelli che la difendono -più accanitamente è lo Zola. Il quale vive -solitario anche per questa ragione: che avendo -combattuto acerbamente molte opinioni stabilite, -e ferito amor proprii, e sollevato ire ed inimicizie, -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -si troverebbe costretto, frequentando la società -letteraria, a una lotta continua; e mancante -com'è del vero e proprio «spirito parigino» che -è un'arma terribile nelle dispute dei salotti e dei -circoli, egli sente che non ce la potrebbe in nessun -modo con le lingue indiavolate, coi fulminei -motteggiatori, che gli cascherebbero addosso da -ogni parte. Per ciò se ne sta rinchiuso nella sua -officina, spendendo in lavoro tutta la vitalità che -risparmia in battaglie di conversazione, le quali -darebbero troppo facile vittoria ai suoi nemici. -Victor Hugo, che malgrado la sua corte, vive in -una specie di solitudine intellettuale, fuori della -letteratura vivente, è il leone; Emilio Zola è -l'orso. E vivono l'uno e l'altro in regioni non -meno lontane e diverse fra loro che quelle abitate -dalle due fiere formidabili che simboleggiano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Mentre stavo in questi pensieri, egli comparve, -pallido e coi capelli irti, vestito di un farsettone -di maglia scura, stretto alla vita, senza cravatta, -con le scarpe di panno nero; uno strano vestimento, -tra di lottatore e d'operaio. Mi fece un'impressione -inaspettata, diversa dalla prima volta. Mi -parve assai più piccolo di statura e più esile. Ha -messo un po' di ventre; ma è notevolmente dimagrato -nel viso. Era smorto e aveva l'aria triste. -E forse a cagione della tristezza la sua accoglienza -fu più affettuosa di quello che si soglia -aspettare da lui. Sedette accanto al suo tavolo da -lavoro, coperto di giornali e di lettere non ancora -aperte, e alle solite domande sulla salute, rispose, -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -con un accento non meno triste del suo -aspetto, che non stava bene. -</p> - -<p> -Poi soggiunse: -</p> - -<p> -— Voi sapete che ho avuto la disgrazia di -perdere mia madre. -</p> - -<p> -E gli si empirono gli occhi di lacrime. Dopo -qualche momento di silenzio, ricordò la morte -del Flaubert, la quale pure era stata un gran dolore -per lui. Il Flaubert era suo maestro e suo -amico. Egli l'aveva conosciuto e amato fin dai -principii della sua carriera. La perdita dei genitori -letterarii è particolarmente triste per gli scrittori -che s'avanzano per una via ardita, piena di pericoli: -il soldato sente più dolorosamente la morte -del suo capo, quando combatte all'avanguardia. -</p> - -<p> -— Questo è stato un duro anno per me — disse -sospirando —; un anno nero veramente, -che mi peserà sul capo per un pezzo. -</p> - -<p> -E riparlò del suo antico proposito di fare un -viaggio in Italia, anzi di venirsi a stabilire per -qualche tempo fra noi, in una città del mezzogiorno. -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -Da molto tempo si sente stanco e ha -gran bisogno di riposo. Vorrebbe venire in Italia, -senza che lo sapesse nessuno, fuorchè un piccolo -numero di amici, per poter vivere raccolto e quieto -nel suo cantuccio; non perchè sia selvaggio, e non -ami la gente che va a lui, mossa da un sentimento -di simpatia; ma perchè non sa <i>jouer le -prince</i>, e davanti a tre persone con cui non abbia -dimestichezza, perde la sua libertà di spirito. Ma -per quanto dica, son persuaso che il suo viaggio -in Italia non sarà mai altro che un proponimento. -E d'altra parte, quanto s'inganna se crede di venir -qui a vivere in pace! Il giorno dopo l'arrivo -avrebbe un assembramento di veristi davanti all'albergo, -e sarebbe costretto a esporre la teoria -del naturalismo dalla finestra. -</p> - -<p> -— Ho bisogno di riposo.... — ripetè con tristezza —; -non posso più lavorare come una -volta. -</p> - -<p> -— Eppure, — gli osservai, — oltre a tutto il -resto, riempite ogni settimana quattro colonne -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -del <i>Figaro</i>. Noi siamo meravigliati della vostra -operosità. -</p> - -<p> -— No, no, — rispose, scrollando il capo, — credetelo -a me, non lavoro più come una volta; -non sono più quello di prima. Non ho ancora -potuto rimettermi al mio romanzo. Per scrivere, -vedete, bisogna aver dello spazio e dell'aria davanti -a sè, bisogna credere alla vita. -</p> - -<p> -Mi fecero tristezza queste parole, tanto più perchè -non erano smentite dal suo aspetto. -</p> - -<p> -Credette per qualche tempo d'aver una malattia -di cuore; i medici lo disingannarono; ma nondimeno -egli sente sempre in sè qualcosa di sordo -e d'inquietante, che gl'impedisce il lavoro, e lo -volge alle previsioni nere. Ora avrebbe un disegno. -Continuare a scrivere per il <i>Figaro</i> finchè -ce l'obbliga l'impegno assunto; poi uscire dal -giornalismo, sdarsi interamente, e per sempre dalla -polemica, e consacrare tutto il suo tempo e tutte -le sue forze ai romanzi, curando insieme la raccolta -e la pubblicazione dei suoi scritti sparsi; i -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -quali tra novelle, ritratti e critica, formerebbero -otto volumi, e ne uscirebbe uno ogni tre mesi. -Terminata la storia dei Rougon-Macquart, alla -quale mancano ancora undici romanzi, farebbe -un'edizione definitiva di tutti e venti i volumi, -collegandoli meglio fra loro (pensiero che deve -essergli venuto in seguito a uno studio arguto e -diligentissimo fatto da uno scrittore francese sulle -contraddizioni cronologiche e sociali della sua storia); -e poi si darebbe tutto al teatro, che è sempre -il suo pensiero dominante. Riguardo al primo -romanzo che pubblicherà ora, egli è ancora incerto -fra tre idee. Dapprima voleva scrivere <i>Un peintre -à Paris</i>; romanzo che abbraccierebbe la vita artistica -e la vita letteraria, raccontando le lotte e le -avventure di un giovane di genio, o di parecchi, -venuti dalla provincia a Parigi a cercar la gloria -e la fortuna; ma poichè per trattar questo argomento, -dovrebbe fare un viaggio in Provenza, -terra natale dei suoi personaggi, a raccogliere notizie -e ispirazioni, intende di lasciarlo da parte -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -per ora. Vorrebbe scrivere un romanzo del genere -della <i>Page d'amour</i>, ma in un altro campo -sociale, di cui il soggetto sarebbe il dolore, la -bontà, la forza e il coraggio nella sventura, e gli -affetti gentili e profondi; — ma teme che un lavoro -di questa natura, nello stato di animo in -cui si trova al presente, rimescolerebbe troppo dolorosamente -il suo cuore. Propende quindi per un -terzo romanzo, del quale m'aveva già parlato tre -anni or sono, che avrebbe per campo «i grandi -magazzini» di Parigi, come il <i>Louvre</i> e il <i>Bon -Marché</i>; e per argomento la lotta del grande -commercio col piccolo, dei milioni coi cento mila -franchi. Questo farà più probabilmente; e perciò -comincierà tra poco le sue visite e i suoi studi -minuti di romanziere esperimentale; passerà delle -ore e delle ore in mezzo al via vai e al rimescolìo -rumoroso dei «magazzini» enormi, a raccoglier -colori per le descrizioni e motti per i dialoghi, -e a cercar tipi e avventure locali, interrogando -commessi e ragionieri, con la sua amorosa -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -pazienza di musaicista, come fece nei mercati e -nelle botteghe dei salumai per scrivere il <i>Ventre -di Parigi</i>, e nei lavatoi e all'ospedale per far l'<i>Assommoir</i>. -Ma subito non ci si può mettere: non -riuscirebbe a far nulla. -</p> - -<p> -Gli domandai se gli seguiva spesso, anche nel -suo stato abituale, di non poter far nulla. -</p> - -<p> -— Ah che tasto toccate! — rispose. — Ci son -dei giorni in cui mi pare d'essere finito, non per -quel giorno, ma per sempre; giorni in cui son -come morto. Mi metto al tavolino la mattina per -tempo, senz'aver coscienza del mio stato, e al -momento di ripigliare il filo del romanzo, mi -sento nella testa un vuoto e un silenzio da far -paura. Personaggi, luoghi, scene, avvenimenti, -tutto s'è come agghiacciato dentro a una nebbia -oscura, in cui mi sembra che non riescirò -mai più a far penetrare un raggio di sole. -E allora resto qui delle ore, colla testa sopra -una mano e gli occhi fissi alla finestra -come uno smemorato. E poi.... mi pigliano degli -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -scoraggiamenti terribili anche riguardo all'arte -mia. -</p> - -<p> -— Come! — gli dissi, — voi, che percorrete -una via così nettamente e profondamente tracciata, -che lavorate con un metodo così rigoroso, e di -cui parete tanto sicuro, andate soggetto voi pure -allo scoraggiamento e al dubbio della vostra arte? -</p> - -<p> -— Se ci vado soggetto! — rispose. — Ma -chi non ci va soggetto? Ci sono due soli artisti -in questo secolo, un pittore e un poeta, i quali -non hanno mai sospettato una volta, neppure alla -lontana, il primo di poter sbagliare una pennellata, -l'altro di poter scrivere un cattivo verso; e -sono il Coubert e Victor Hugo. Io trovo orribile -oggi quello che ho fatto ieri — infallibilmente. -Se voglio tirar innanzi a lavorare di buon animo -e con qualche illusione di far bene, bisogna che -non mi volti mai indietro. Per questo, terminato -un libro, non me ne occupo più; e non solo -sfuggo l'occasione di parlarne, ma faccio uno -sforzo continuo per dimenticarlo. Guardate: io -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -non rileggo mai, assolutamente mai, una pagina -dei miei libri, se non son costretto a leggerla, -come m'accade qualche volta, per scansare una -ripetizione in quello che sto scrivendo. Ebbene, -quando rileggo qualche cosa, faccio compassione -a me stesso, ma una compassione, vedete, da levarmi -il pianto dal cuore. -</p> - -<p> -— Ma per che cosa? -</p> - -<p> -— Ma per il pensiero, per la condotta, per lo -stile, per la lingua, per tutto. Credete voi che se -non vivessi in questo dubbio continuo di me stesso, -se non mi tormentassi l'anima come faccio, avrei -il colore che ho, e mi troverei nello stato di salute -in cui mi trovo? Guardate le mie mani. Pare -che io abbia il <i>delirium tremens</i>. E non bevo che -acqua! -</p> - -<p> -E dopo un po' soggiunse: -</p> - -<p> -— M'ammazzo a lavorare, e non riesco a far -quello che voglio; sono un uomo malcontento, -ecco tutto. -</p> - -<p> -Il suo tormento principale è lo stile e la lingua, -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -com'era negli ultimi anni per il Flaubert, -che urlava sopra una frase ribelle. — Noi — egli -dice — siamo scrittori troppo nervosi. Il nostro -stile è uno stile di spolvero, tutto bellezze grosse -e patenti, frasi fatte e cadenze obbligate. A furia -di voler cesellare, brunire, ricamare e dipingere, -e pretender dalle parole l'odore delle cose, e ingegnarci -di rendere tutti i suoni, ci siamo formati -un linguaggio convenzionale, un gergo letterario -nostro proprio, tutto stelleggiato e ingioiellato -d'immagini, tutto tremolante di pennacchietti -e di frangie, che non potrà piacere a lungo perchè -non è la bellezza, ma la moda, non è la forza, -ma lo sforzo; che anzi invecchierà immancabilmente, -e riuscirà intollerabile alle generazioni future. -Invece di parlare, insomma, trilliamo e facciamo -delle fioriture. Invece di descrivere le cose, -come diceva il Goethe, vogliamo troppo descrivere -i loro effetti; e siamo arrivati in quest'arte -a un grado di raffinamento puerile, assolutamente. -Non è più l'arte, sono i ghiottumi, i tornagusti -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -dell'arte. Siamo in piena decadenza di stile, ecco -la cosa. — Ora lo Zola, dallo stesso principio che -lo spinse a semplificare il romanzo, e a renderlo -quanto più è possibile conforme alla semplicità del -vero, e quasi all'andamento ordinario della vita, è -condotto logicamente a fare il medesimo sopra lo -stile; cioè a ridurre la forma alla sua semplicità -massima, ritornando alla lingua secca, come egli -dice, alla frase netta, allo stile logico, parco d'epiteti, -sfrascato, che sia panno e non trina, e vesta -strettamente il pensiero, senza pieghette e -senza svolazzi: uno stile di cui tutto il valore -consista nella evidenza, ottenuta con una parsimonia -e una proprietà rigorosa della parola. Sogna, -insomma, una prosa, come l'aveva in capo il Leopardi, -e come la definì, senza averla mai scritta, -il Giordani; vorrebbe, cioè «scrivere in modo -che l'arte non si mostri, preoccupato dal solo -scopo che le cose dette appariscano chiarissime -e credibili, e che il pensiero passi per mezzo -della parola <i>con quella facile prestezza e limpidezza -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -che dai limpidi cristalli ci pervengono all'occhio le -specie degli oggetti posti al di là</i>; non frapporsi -mai, neppure passando, fra il lettore e l'argomento; -risalire, in una parola, alla nudità tersa -degli scrittori del gran secolo, serbando inalterato -il sentimento ed il pensiero nuovo». In questa direzione -egli vorrebbe aprire una nuova via. È una -grande ambizione. E non si può negare certamente -ch'egli abbia un concetto netto di quello -che vuole. La giovinezza sempre fresca dello stile -del Voltaire, e la solidità e la nitidezza marmorea -di quello del Pascal, lo innamorano; e se -bastasse, per dar corpo al suo ideale di forma, la -potenza tecnica di scrittore, non c'è dubbio che -ci riuscirebbe senza grande fatica. Ma la difficoltà -massima sta in ciò: che questo rinnovamento dello -stile ch'egli ha nel capo, richiederebbe inesorabilmente -un accrescimento enorme nella ricchezza e -nella intensità del pensiero. Perchè qual è lo -scrittore di romanzi che potrebbe resistere a un -tale denudamento? A che cosa si ridurrebbe un -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -romanzo del tempo che corre, spogliato di tutto -ciò che egli chiama <i>pompons</i> e <i>falbalas</i> della forma? -E specialmente il romanzo dello Zola così profusamente -descrittivo, e affollato d'immagini? Per -rimaner saldo e palpabile, dovrebbe avere doppia -ossatura e doppia carne. Può scrivere con quella -meravigliosa austerità di stile il Pascal, che condensa -in un periodo una lunga e profonda meditazione; -ma come può farlo uno scrittore, di cui -la facoltà principale è appunto quella di saper -presentare con una evidenza straordinaria ogni più -sfuggevole aspetto di ogni più piccola cosa? E -quale scrittore avrà il coraggio di affrontare il -gusto dominante con una maniera di stile, di cui -la perfezione faticosissima rimarrebbe indubitatamente -incompresa, o parrebbe freddezza, sbiaditura, -miseria? Questo è il grande struggicuore dello -Zola, e gli durerà, credo, per tutta la vita. Egli -dice che non riesce a liberarsi dal suo vecchio stile -e a impadronirsi del nuovo, perchè ha troppo fitto -nell'ossa, come tutta la sua generazione, il veleno -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -del romanticismo. Da giovane, dice, mi sono addossato -anch'io il carico del frasario romantico, e -cogli anni mi s'è mutato in gobba. Ma nell'intimo -della sua coscienza, egli sente certamente che non -è questa la ragione che gl'impedisce di porre in -atto la sua idea: sente che gli manca anzitutto -la fede nelle proprie forze; o piuttosto sente che -non potrebbe riuscire se non a una condizione a -cui non vorrà piegarsi mai certamente: di fare un -romanzo solo coi materiali che gli bastano ora -per due, e di lavorarci attorno tre anni invece di -otto mesi, e di rinunziare alla soddisfazione dei -grandi successi immediati. -</p> - -<p> -Per liberarsi da questa sua spina dello stile, -tornò a parlare dell'Italia. L'Italia e la Russia sono -i due paesi che gli dimostrano maggior simpatia; -ed egli vi si rifugia col pensiero ogni volta che -si sente stanco della guerra che gli si fa in patria. -Ecco una cosa che i nemici arrabbiati dello -Zola non possono masticare. — Che cos'è questa -<i>toquade</i> — ci domandano — che vi prese per lo -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -Zola, voialtri italiani? S'ha da vedere anche i vostri -Ministri dell'istruzione pubblica menare il turibolo -davanti all'autore di <i>Nana</i>! — Alludono -alla lettera del De Sanctis, che fece un po' di -scandalo. Certo che è un caso letterario notevole -la grandissima diffusione dei romanzi dello Zola -in Italia, dove una sola delle due traduzioni dell'<i>Assommoir</i> -ebbe più spaccio di qualunque libro -italiano più popolare; dove tutti i suoi romanzi -sono tradotti e, quel ch'è più raro, tradotti tutti -accuratamente, e parecchi benissimo; dove si può -dire, anzi, che si deve allo Zola il fatto nuovissimo -d'una vera gara letteraria di traduttori colti -e coscienziosi, alla quale il pubblico tenne dietro -curiosamente. Si direbbe che c'entra po' in questa -grande simpatia l'origine italiana dello scrittore e -il carattere particolare del suo ingegno, per quello -che ha di discordante e quasi di opposto allo spirito -generale degli scrittori parigini. È incredibile -la quantità di giornali che egli riceve dal nostro -paese, fin dalle più lontane provincie meridionali; -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -fra cui dei giornaletti sconosciuti, dei quali mi -fece molta meraviglia udirgli ripetere i titoli, con -uno sforzo visibilissimo delle labbra. — <i>Je tâche -d'être poli avec tout le monde</i>, disse; ossia di rispondere -a tutti. Se non ci riesce, non è per difetto -di buon volere. Riceve tanti giornali che, a -furia di provarsi a leggere, è arrivato ormai a capire -alla meglio l'Italiano, e intende di continuar -l'esercizio. E infatti dev'esser gradevole e facile -imparare una lingua studiandola nelle proprie lodi, -in modo da godere in ogni difficoltà risolta una -doppia soddisfazione. Ma non lesse soltanto gli -scritti che lo riguardavano; quindi gli rimase nel -capo un guazzabuglio di nomi di romanzieri, di -poeti e di giornalisti, dei quali volle saper qualche -cosa singolarmente; e stette a sentir le informazioni -con una certa curiosità, mista di stupore, -come si starebbe a sentire chi ci mettesse -al corrente della letteratura patagona. — <i>Et notre -brave Cameroni?</i> — domandò; — quello è davvero -una fontana a getto continuo! — Si mostrò -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -molto soddisfatto delle due traduzioni dell'<i>Assommoir</i>. -Credeva però che quella del Petrocchi fosse -in patois, e si rallegrò di sentire che non è più -in dialetto quella traduzione di quello che lo sia -l'<i>Assommoir</i> originale, poichè i modi e i vocaboli -fiorentini che vi sono sparsi, non le tolgono di -essere tutta intelligibile da un capo all'altro d'Italia. -Disse poi d'aver ricevuto una lettera di Cesare -Cantù; e questo non me l'aspettavo. Gli -scrisse per domandargli informazioni intorno a suo -padre, che egli credeva essere uno Zola che prese -parte nelle cospirazioni carbonaresche del 21. Sorrise -per la prima volta quando gli dissi: — Vedete; -voi non potreste immaginare lo strano effetto -che farebbero in Italia questi due nomi accoppiati: -Cesare Cantù e Emilio Zola — collaboratori, -per esempio, in un romanzo intitolato -<i>Satin</i>. — Non aveva però cognizione della fama -vastissima dello storico lombardo, e diede segno -di gradire singolarmente la lettera, quando seppe -bene da chi veniva. Poi domandò bruscamente: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -— Perchè non fate un romanzo? -</p> - -<p> -Guardai il pendolo per non abusare del suo -tempo; ma era presto: potevo rimanere. -</p> - -<p> -— È una vergogna per noi — riprese lo Zola — non -studiare la lingua e la letteratura italiana, -perchè ne potremmo ricavare un vantaggio grande, -oltre che pel rimanente, per lo stile, ed anche per -la lingua nostra. I nostri grandi scrittori del buon -secolo, e molti del secolo scorso, la studiavano. -Non ci sarà mai critica larga e feconda in Francia -fin che non ci dedicheremo coscienziosamente -allo studio delle letterature straniere. La nostra -critica teatrale, per esempio, è quella che pecca di -più da questo lato. Non si parla che del teatro -francese, si vede ogni cosa da una parte sola. -Quando i nostri critici dicono: il teatro, intendono -il nostro. Si dovrebbero intender tutti. Pare che -per loro non esista un teatro tedesco, un teatro -inglese, un teatro italiano, un teatro spagnuolo. -<i>Merci.</i> E che teatri sono! Così nel resto. È inutile. -Bisogna rompere il tetto e spalancare porte e -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -finestre, e far entrare dell'aria. Se avessi tempo, -vedete, vorrei fondare un giornale, il quale non -desse che una piccolissima parte alla politica, che -è la nostra peste, e non avesse altro ufficio che -di seguire passo a passo, fedelissimamente, il movimento -letterario degli altri paesi, rendendo conto -d'ogni pubblicazione che si facesse a Madrid come -a Pietroburgo, a Roma come a Stoccolma, con una -critica largamente espositiva e imparziale, ma piuttosto -benevola che severa, chiunque fosse l'autore -e qualunque la scuola; in modo da far penetrare -in Francia il maggior numero possibile di scrittori -stranieri. Questo ci vorrebbe per noi. Ma come -potrei farlo? Basta un giornale ad assorbir la vita -d'un uomo. -</p> - -<p> -Nondimeno, secondo lui, s'è già fatto un gran -passo in Francia, dal 70 in poi, nello studio delle -letterature straniere. Oltre che si traduce un assai -maggior numero di libri che per il passato, e che -non par più una cosa dell'altro mondo, come una -volta pareva, che un giornale francese s'occupi -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -d'uno scrittore straniero, se anche non è famoso -nel mondo; è fuor di dubbio che molti libri inglesi, -italiani e tedeschi sono letti in Francia, -ora, nel testo originale. Ed è cresciuta mirabilmente -anche la vendita dei libri francesi. Lo Zola, -così a un di grosso, crede che sia triplicata. Dodici -edizioni d'un libro, che erano già un gran che, -non sono più oggigiorno che un mediocre successo -librario. E i poeti, in ispecie, hanno torto di lagnarsi. -D'un volume di versi, in qualsiasi condizione -pubblicato, si esitano immancabilmente mille -esemplari. E si è migliorata pure la condizione degli -scrittori rispetto agli editori: c'è più buona fede -e più fiducia reciproca. Non è gran tempo che essi -si trattavano a vicenda, e con molto chiasso, di -scrocconi e di ladri. -</p> - -<p> -Improvvisamente mi fece una grande sorpresa. -</p> - -<p> -— Sapete — disse — ho letto i <i>Promessi -Sposi</i>. -</p> - -<p> -Avvicinai la seggiola. -</p> - -<p> -Mi parve che titubasse un poco a esprimere la -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -sua opinione, sia perchè non l'avesse netta, sia -perchè, sospettando la mia, cercasse i termini per -urtarla il più leggermente che poteva. -</p> - -<p> -— Prima di tutto — disse — debbo confessare -che ho letto la traduzione francese, e che -ho poca fede nelle traduzioni. Credo che la migliore -sciupi gran parte, e forse la più viva parte -di qualunque lavoro, e specialmente di un lavoro -originale. Perciò i <i>Promessi Sposi</i> non mi fecero -l'impressione che m'aspettavo. Che so io? Il romanzo, -nel suo complesso, mi parve troppo fedelmente -lucidato dai romanzi di Walter Scott. -Non mi son fatto un concetto preciso del suo -valore. Certo però che ci sono delle parti, e -molte, che serbano anche nella traduzione una -bellezza e una potenza meravigliosa; squarci d'un -realismo magistrale, nei quali si rivelano insieme -la forza d'un grande pittore e quella d'un pensatore -vasto e profondo: la storia della peste specialmente, -che avrebbe innamorato il Flaubert, col -quale il Manzoni ha molti punti di somiglianza.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -</p> - -<p> -Quello che lo colpì più d'ogni cosa, insomma, -fu la descrizione, e di tutte le descrizioni, quella -che gli rimase impressa più profondamente, tanto -che ne ricorda tutti i particolari, è la scena -che si presenta improvvisamente allo sguardo di -Renzo, quando s'affaccia alla porta del lazzaretto, -dopo la sua lunga e avventurosa pellegrinazione -a traverso a Milano. Quelle compagnie di malati -che entrano, quegli appestati accovacciati pei fossi, -quelle faccie stupidite, quei visi sghignazzanti, quei -pazzi che raccontano le loro immaginazioni ai moribondi, -quel cantare alto e continuo di gente già -trasfigurata dal morbo, quel brulichìo immenso e -miserabile, e particolarmente quel cavallaccio sfrenato, -che fende la folla in mezzo all'urlìo dei monatti, -montato da un frenetico che gli tempesta -il collo di pugni, e dispare in un nuvolo di polvere, -sono un quadro, egli dice, che gli rimarrà -davanti agli occhi per tutta la vita. Non disse altro, -e non me ne stupii. Per quanto ingegno e -accorgimento critico egli abbia, è impossibile che, -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -per ora, gusti e giudichi rettamente un'opera pensata, -sentita e condotta così diversamente dalle -sue. Egli è ancora troppo caldo dell'ispirazione -propria, troppo eccitato dalla battaglia, troppo immerso -con tutte le facoltà nei suoi studi altrettanto -profondi che rigorosamente circoscritti, e -troppo vivente, non dico nella letteratura del suo -tempo, ma in quella della sua giornata. Lo Zola -rileggerà i <i>Promessi Sposi</i> in pace, fuori del campo -di battaglia, come il Voltaire rilesse l'Ariosto, e -cangierà di parere, come il Voltaire. Gli mancavano -d'altra parte, per ora, gli elementi necessarii -ad un critico per poter giudicare del valore intrinseco -d'una grande opera letteraria. Rimase stupito -udendo che i <i>Promessi Sposi</i> furono scritti nel -primo quarto del secolo, e che il Manzoni, pure -seguendo l'esempio del Walter Scott nel suo romanzo, -fu nella letteratura italiana un novatore, -il quale, ai suoi tempi, fece «parte da sè stesso»; -un miscredente delle scuole, come lo definì il genero -apologista, un Volteriano dell'arte, un loico -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -del buon senso; iniziatore d'una riforma letteraria -che bandì l'estrinseco, il convenzionale, il falso -nel pensiero, nel sentimento, nello stile, nella lingua; -e che la sua apparizione nella letteratura italiana, -sollevò ben altre tempeste e diede l'impulso -a un ben più largo e nuovo movimento d'idee -che non abbia fatto lui, per ora, nella letteratura -francese. Finì col dire che l'avrebbe riletto in italiano, -e mostrò curiosità di conoscere le tragedie, -per aver inteso qualcosa di quella maniera libera -e tranquilla di condurre l'azione e di sceneggiare, -che si deve accordare mirabilmente con le sue idee. -</p> - -<p> -Di qui ricascò a parlare della sua stanchezza -intellettuale, che lo rattristava: -</p> - -<p> -— Ma chi mai — gli dissi — leggendo i vostri -articoli, sospetterebbe che siete stanco? -</p> - -<p> -— Capisco: non ve n'accorgete; ma è perchè -ci metto uno sforzo doppio che per il passato, appunto -per nascondere la stanchezza. -</p> - -<p> -— E poi — disse dopo qualche momento di -riflessione, — sono stanco sopratutto della polemica, -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -che mi attira tanti odî. È un'impresa che -schiaccia le mie forze, e schiaccerebbe le forze di -chi che sia, quella di fare nello stesso tempo il -novatore e il demolitore. Io mi trovo in una condizione -disgraziata. Vedete Victor Hugo. Certo, -nel suo grande cammino trionfale egli è stato spinto -innanzi dalla forza immensa delle simpatie e degli -entusiasmi della nazione; ma aveva il vantaggio di -non esser costretto a combattere a corpo a corpo. -Una legione di devoti e di fanatici gli andava innanzi -sgombrando la strada a colpi di spada e d'accetta, -e gli faceva largo intorno, gli lasciava un -grande spazio d'aria libera, nel quale egli procedeva -serenamente, tutto assorto nella propria ispirazione. -Io, invece, debbo far tutto, ossia fare e -disfare. Ed è quello che non vogliono perdonarmi. — Badate -a scrivere dei romanzi — mi dicono; — lavorate -sul vostro, e lasciate in pace gli altri -sul proprio: create senza distruggere. — E perchè -ciò, dal momento che essi tirano a distruggermi, -e non creano? Perchè non credono ch'io sia in -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -buona fede; perchè credono ch'io critichi, non per -convinzione, ma per passione; non per abbattere -delle scuole che credo false e dannose al progresso -dell'arte e del pensiero, ma per sbarazzarmi di rivali -che credo incomodi. Credono che io odii delle -persone, mentre non combatto che dei principii. -Vogliono ad ogni costo che sia egoismo di bottegaio -quello che è coscienza d'artista. Questo è -quello che mi affligge. Che cosa ne pensate? -</p> - -<p> -Credetti di dovergli dire quello che sinceramente -credevo, cioè che fuori di Parigi, fra noi, per esempio, -si faceva generalmente un giudizio assai diverso -della sua critica. — Troviamo nei vostri articoli -della violenza, ma non dell'odio. Se ci fosse -odio, ci sarebbe del veleno, e questo non l'avete. -Ci paiono critiche di testa, vi direbbe un maestro -di canto, e non critiche di petto; colpi di mazza, -non colpi di stile; che è molto diverso. E chi -volete che creda che coi successi enormi che ottenete, -possiate attaccare per gelosia letteraria, fra -gli altri, degli avversari mille miglia lontani dal -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -vostro campo, e quasi sconosciuti fra noi? Del -resto, voi potete sempre rispondere che non avete -ancora detto contro gli altri la metà di quello -che si disse contro di voi. -</p> - -<p> -— Ah! — esclamò — di quello che si disse -contro di me non ne potete avere un'idea, voi -che vivete lontano da Parigi. Io mi diedi a scrivere -sul <i>Figaro</i> per non troncare tutt'a un tratto -la mia «campagna critica» dopo la rottura col -<i>Voltaire</i>; chè m'avrebbero creduto smarrito d'animo -e ridotto all'impotenza. Ma sapete perchè -ho scelto il <i>Figaro</i>? Il <i>Figaro</i>, prima di tutto, -contro cui si fa tanto gridare, non è mica peggio -degli altri giornali, sotto nessun aspetto. La sua -disgrazia è che tutti i torti della stampa che ha -dei torti, si fanno ricadere sulla sua testa; lui è -lo scandalo, lui è il morbo della nazione, lui raccoglie -in sè tutti i vizi, tutte le magagne, tutte -le brutture del giornalismo francese. È destinato -che sia il <i>capro emissario</i>, e s'intende che se non -ci fosse il <i>Figaro</i>, non ci sarebbe che una stampa -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -purissima e santissima: sta bene. Ma questo non -monta. Sono collaboratore del <i>Figaro</i>, ma non -l'ho sposato. Io non so quello che ci scrivano; -so che ci scrivo quello che voglio. Ho scelto il -<i>Figaro</i> per questa ragione: che essendo un giornale -diffusissimo per tutta la Francia e fra ogni -ceto di gente, volevo cercare, scrivendoci, se ci -fosse modo di distruggere quella specie di leggenda -odiosa e ridicola che s'è formata sulla mia -povera persona. Una vera leggenda, vi dico. Quelli -che l'hanno creata e divulgata, i critici e giornalisti, -non ci credevano: s'intende benissimo: sono -maligni, ma non imbecilli. Il grande pubblico, però, -l'ha bevuta. Per questo grande pubblico io sono -un uomo senza coscienza, senza legge, senza pudore, -senza affetti; uno speculatore d'immoralità, -un sacco di vizi, un bevitore di sangue, un'anima -perduta. Credono che io sguazzi veramente in -tutte le sozzure, come qualche personaggio dei -miei romanzi, e non solamente nelle sozzure morali. -Un <i>égoutier</i>, infine. Un uomo da velarsi gli -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -occhi e da turarsi il naso, passandogli accanto. -Ebbene, io dissi tra me: <i>je suis un brave homme, -après tout</i> (non c'è vanità a dichiararlo, non è -vero?); mi sento un cervello sano nel capo e un -cuore onesto nel petto; vediamo se, scrivendo in -un giornale che va per le mani di tutti, provandomi -a dirvi le mie ragioni con la maggior pacatezza -possibile, e a esprimervi i miei sentimenti -con la mia abituale sincerità, mi riesce di raddrizzare -l'opinione storta della gente. Prima ancora -ch'io scrivessi, al semplice annunzio della mia collaborazione, -i buoni borghesi, gli onesti abbonati -rimasero atterriti. Ma come! Lo Zola scrive nel -<i>Figaro</i>? Saremo costretti ad asciugarci la prosa -di questo matto pervertito e scandaloso, e a nascondere -il giornale alle nostre famiglie? Credevano -in buona fede che ad ogni periodo io buttassi -fuori un'oscenità stomachevole o sputassi -sopra un sentimento gentile o lacerassi un nome -onorato. Ora io so che molti hanno espresso una -grande meraviglia dopo letti i primi articoli. In -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -fin dei conti, hanno detto, tutto ben considerato, -è un uomo — presso a poco — come gli altri. -Avrà torto, ma ragiona; ragionerà male, ma par -persuaso di quello che dice. Porcherie non ne -scrive; critica, ma non insulta; è un capo originale, -ma non è un pazzo da catena. Non è lo -Zola che ci avevano dato ad intendere. — Ora -questo è già qualche cosa, ma è poco più di nulla. -Per uno che si ricrede, cento altri del pecorame -immenso continuano a credere. Voi non potete -immaginare quanto sia difficile in Francia lo sradicare -un pregiudizio. Una leggenda calunniosa -s'è formata sopra di me: ebbene, ho quarant'anni, -posso viverne ancora altri venti, ma son sicuro -di non vederne la fine, di quella leggenda. E questo -m'addolora. -</p> - -<p> -E disse le ultime parole con un accento di vero -rammarico. -</p> - -<p> -— Pensate però — gli osservai — che la leggenda -non è uscita di Francia, e che noi, lontani, -vi giudichiamo diversamente. I lettori sensati, che -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -conoscono tutte le vostre opere, e che tengono -dietro a tutte le manifestazioni dei vostri principii -artistici, spassionatamente, e senza cocciutaggini -scolastiche, sono persuasi che quello che si può -trovare d'eccessivo, sotto certi aspetti, in alcuni -dei vostri romanzi, è conseguenza logica del concetto -fondamentale che avete dell'arte, non predilezione -per il brutto, per il tristo e per l'orrido, -che derivi da animo malvagio. Certo, l'arte ottimista -che sceglie ad un fine consolante i caratteri -e gli avvenimenti, e si sforza di alleggerire -ai lettori tutte le impressioni ingrate, e di girare -intorno, senza attrito, a tutte le opinioni che -hanno una radice nell'animo, cattiva facilmente la -simpatia agli scrittori. Ma sotto la vostra arte di -ferro, noi ammiriamo e amiamo la schiettezza, il -coraggio, la devozione ardente e indomabile ad -un'idea, che non è possibile che in un'anima nobile. -Gli arrabbiati che leggono i vostri romanzi -con un occhio solo, non vedono che Lantier, e -Bijard, e Pierre Rougon, e Renée; noi li leggiamo -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -con due, e vediamo Miette e Goujet e Lalie -ed Hélène e la piccola Jeanne. Ed è l'intensità, -non la molteplicità e la diffusione delle manifestazioni -del cuore, quella da cui giudichiamo l'intima -natura dell'artista. Per me, vedete, Hélène, -che dopo aver visto morir la sua creatura senza -poter piangere, e quasi chiusa nel suo dolore, -getta un urlo improvviso vedendo ai piedi del -letto le scarpettine che la povera bimba non si -metterà mai più; e il singhiozzo disperato che -lacera il petto di Goujet mentre Gervasa, incanutita -e convulsa, si sfama sotto i suoi occhi, -dovrebbero bastare a giudicar l'uomo quanto -un poema d'affetto. E molti la pensano a modo -mio. -</p> - -<p> -— Eppure — osservò sorridendo leggermente — dicono -che contamino tutto. -</p> - -<p> -— Lo dissero anche del Flaubert. Dopo che -aveva lavorato per cinque anni a un romanzo, un -critico scrisse che s'era ravvoltolato in una fogna -e che l'aveva sporcata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -— E che cosa si dice, in Italia, quando si legge -una di codeste critiche? -</p> - -<p> -— Non so.... credo che si continui a leggere il -Flaubert. -</p> - -<p> -— Io credo però che sarà utile, a proposito di -critiche, un libro d'un nuovo genere, che sto preparando -da un pezzo. Man mano che mi cadevano -sotto gli occhi, sono andato raccogliendo e ordinando -le più grossolane insolenze, i più spropositati -vituperii che vennero vomitati contro di me. -V'accerto che a leggerli tutti di seguito, come una -lunghissima lirica furibonda, fanno un singolare effetto. -Li pubblicherò in un volume, con una grande -prefazione sulla critica, e intitolerò il volume: <i>Leurs -injures</i>. Sarà la mia apologia. -</p> - -<p> -Questo è il suo chiodo fisso; per quanto faccia, -bisogna sempre che torni a batterci su. Il suo -grande tormento è d'essere male giudicato come -uomo. E questo tormento, possono averlo celato, -ma lo provarono certamente tutti gli artisti, anche -i più incuranti e sdegnosi del mondo, e i più -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -gloriosi, quando il loro carattere morale fu denigrato. -Poichè si può ben amare disperatamente la -gloria, ma non si può averne un godimento pieno -e sereno, se non si sente che insieme all'artista -è stimato l'uomo, suo padre e suo giudice, e depositario -del suo onore. Prima si ambisce la gloria -pur che sia; poi quella tal gloria — senza -ombra e senza turbamenti; — ossia la stima e -l'affetto, che sono il calore della sua luce. Il che -i nemici cercan di togliere, quando non riescono -a toglier altro, poichè è una grande consolazione -dell'amor proprio, dovendo dire che un tale è un -grande artista, poter soggiungere subito dopo che -è un birbante. -</p> - -<p> -— Mah! — esclamò poi lo Zola — quando -lavoro dimentico tutto. -</p> - -<p> -— Dateci presto il nuovo romanzo — dissi. -</p> - -<p> -— Mi ci potrei mettere subito — rispose — se -ci fossi già preparato. Ma ho bisogno di viver -prima lungo tempo coi miei personaggi, e -siccome questo non è un lavoro da tavolino, che -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -m'obblighi a star lì cogli occhi sulla carta, così -basta anche una leggera preoccupazione dell'animo -a distrarmene. Ho bisogno di pigliare i miei personaggi -ad uno ad uno, e poi a due a due, e -così avanti, e di farmeli andare e venire per la -testa, di notte, passeggiando, desinando, ora strappando -una parola a uno, ora cogliendo a volo un -gesto d'un altro, ora scoprendo il secreto di un -terzo; e di abituarmi a viver con loro fino al -punto di voltarmi in tronco, quando mi sento un -fruscìo alle spalle, quasi con la sicurezza di sorprenderne -qualcuno in carne ed ossa. Fin che non -sono arrivato a questo grado d'illusione, non posso -far nulla. Quando poi i personaggi son diventati -così vivi e parlanti, e quasi gente di casa mia, il -lavoro non m'affatica più; mi metto al romanzo, -e lascio che facciano loro, che pensin loro a combinarsi -e a trattare insieme le proprie faccende; -io cerco d'entrarci il meno possibile, e di restringermi -a redigere i verbali. Alle volte mi par d'essere -estraneo affatto al mio romanzo. Casi, scene, -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -dialoghi si succedono da sè, e non ho che a mutar -qualche parola nel testo che mi si svolge sotto -gli occhi. Non è che la descrizione che mi costa -sforzo. Ma scrivendo, vedo i luoghi così distintamente, -sento i rumori, gli odori, i contatti in -una maniera così viva, che anche qui non ho -quasi da cercar altro che l'espressione. Rimango -tutto stupito, alzando gli occhi, di ritrovarmi nella -mia stanza, solo, in una gran quiete, e cerco per -dove sono fuggiti i fantasmi che mi stavano affollati -intorno un momento prima. -</p> - -<p> -Con tutto ciò m'è parso di indovinare, da qualche -sua parola qua e là, che la difficoltà che egli -trova a rimettersi ai suoi romanzi, non deriva -soltanto dal suo stato presente di salute e d'animo, -ma da un sentimento, più forte che non l'abbia -mai provato, d'incertezza artistica. Egli conosce -il mondo letterario e sè stesso: sa di essere arrivato -al punto forse culminante della sua ascensione -d'artista, e che di lì non potrà più salire -se non facendo un poderosissimo sforzo: o un -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -passo in una via nuova, o un perfezionamento -grande sulla via battuta. Perchè è vero quello che -disse il Dumas figlio, che il pubblico vuol essere -continuamente sorpreso, abbagliato, sbalordito, -violato. Ora, dopo l'<i>Assommoir</i>, lo Zola è andato -più in là, ma non più in su. I critici assennati -non solo non mettono la <i>Page d'amour</i> accanto -all'<i>Assommoir</i>, ma la considerano al di sotto della -<i>Fortune des Rougon</i> e della <i>Conquête de Plassans</i>. -<i>Nana</i> fu un successo più librario che letterario. Si -capisce d'altra parte che, per quanto sia grande la -sua potenza di scrittore, il genere suo, tutto analitico -e descrittivo, è quello in cui l'originalità perde -in più breve tempo la freschezza, abituandosi facilmente -il pubblico ai procedimenti metodici, di -cui può indovinare gli artifizi prima di subirne -gli effetti. Al che l'aiutano anche gli imitatori; -gl'inetti scoprendo meglio la meccanica, i valenti -mostrando che non è difficile impadronirsene. E -lo Zola ha ormai un drappello di imitatori che -non gli stanno indietro che d'un passo. Perciò io -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -credo che stenti a ricominciare i romanzi, non -tanto perchè è stanco, quanto perchè cerca. Mettendosi -a scrivere, gli si presentano in folla tutte -le forme e le industrie già usate, ed egli vuol liberarsene. -Non gli basta più cambiar soggetto, -vorrebbe cambiar maniera. Ed anche dall'idea di -scrivere un romanzo sulla <i>bontà e sul dolore</i>, per -fare un salto da <i>Nana</i>, come scrisse la <i>Page d'amour</i> -per fare un contrapposto all'<i>Assommoir</i>, traspare -già il bisogno che egli sente di <i>rinnovellarsi</i> -come traspare, più che da tutto, dal suo proposito -di dedicarsi intieramente al teatro. -</p> - -<p> -Parlò da ultimo a proposito di teatro, del -dramma ricavato da <i>Nana</i>, che deve rappresentarsi -tra poco. Dell'<i>Assommoir</i> non fu contento: -fu un eccellente affare finanziario, una magra soddisfazione -artistica: non era più il suo <i>Assommoir</i>. -È più soddisfatto del dramma ricavato dall'ultimo -romanzo. Si è dovuto transigere colle esigenze -della scena, si sottintende. Il carattere della protagonista -è stato un po' attenuato, e il linguaggio -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -passato allo staccio. Ma, nell'insieme, il dramma è -più fedele al romanzo, ossia più naturalistico. C'è -più <i>distinzione</i> e più <i>discrezione</i>. Ma per questo appunto -dubita della riuscita. -</p> - -<p> -Infine tornò ancora una volta al suo ideale: -terminare i romanzi, non impicciarsi più di polemica, -lavorare riposatamente per il teatro nella -sua casa tranquilla di Médan, non vedendo che -pochi amici.... Ma per far questo — soggiunse -rattristandosi — bisogna sentirsi sani e giovani, e -sopratutto non aver dolori. L'arte non basta a -consolare dei grandi dolori. -</p> - -<p> -Pensava a sua madre. -</p> - -<p> -Allora, per distoglierlo da quel pensiero, pensai -di saldare un conto che avevo con lui da due -anni. — Prima di lasciarvi — gli dissi — debbo -giustificarmi d'un grosso errore che ho commesso -a vostro riguardo. Ho letto in un libro francese, -che parlando d'un articoletto ch'io scrissi sopra -di voi nel 1878, diceste: — Ma dove diamine è -andato a pescare il De Amicis ch'io avessi due -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -bambini? — Avete tutte le ragioni del mondo di -lamentarvi, tanto più che non solo dissi che avevate -due bambini, ma aggiunsi che li avevo sentiti -gridare. Se voi mi credete un idealista, dovete -aver pensato che è spingere un po' troppo in -là l'idealismo, quella di regalare dei bimbi — per -abbellire il quadro — a chi non solamente non -ne ha, ma non ne desidera. L'errore deriva da -ciò, che un vostro amico mi disse che li avevate, -e che io non avevo una ragione al mondo di -non crederci. Quanto all'averli sentiti gridare, mi -concederete che è un'immaginazione scusabile, -perchè o non si hanno, ed è affar finito, o si -hanno, e allora gridano. Ma vedete se son castigato -della mia credulità. Sono stato a vedere -il Daudet, e ne scriverò qualche cosa. So di sicurissimo -che ha due bambine, ne ho visti i ritratti; -potete pensare se mi farebbero comodo -per il mio quadretto. Ebbene, sono costretto a -non nominarle neppure, perchè nessuno mi crederebbe -più. Vi prego di considerarvi soddisfatto -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -Si dichiarò soddisfatto, ridendo; ma subito il -suo viso si tornò a velare. -</p> - -<p> -E salutandomi sull'uscio, mi disse con un accento -affettuoso, stringendomi la mano: -</p> - -<p> -— <i>Vous ne me croyez pas un bandit, n'est-ce pas?</i> -</p> - -<p> -— Ah! non mi conviene — risposi — vivo -troppo in vostra compagnia. -</p> - -<p> -E benchè avessi chiuso la conversazione con -uno scherzo, me ne andai dolente, proprio, di -non aver più trovato lo Zola giovane e contento -dell'altra volta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ecco i grandi artisti. Mentre noi gl'invidiamo -di lontano, pensando che sono famosi, potenti, -ricchi, e che debbono essere felici, o almeno tutti -frementi e splendidi del trionfo, essi son là soli -in mezzo ai loro libri, afflitti da dolori che ignoriamo, -tormentati da mille dubbi, sfiduciati di sè, -incerti dell'avvenire, e rosi nel cuore dalla passione -dell'arte propria. Quella coscienza del proprio -valore e della propria fama, che noi crediamo -una sorgente continua di contentezza, essendo diventata -in loro un sentimento abituale, ha reso -insensibile il loro amor proprio a tutte le soddisfazioni -ordinarie; per il che non hanno che assai -di rado delle gioie vive, le quali pure svaniscono -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -di più in più rapidamente. Il sentimento -profondo che hanno della vita, per cui l'amano -più intensamente, rende a loro più dolorosa la -coscienza della precarietà propria, e di tutto; e -la paura dell'obblio, che è il loro affanno perpetuo. -L'idea della loro fama, del loro nome pronunciato -da tutte le bocche, del diritto dato alla -moltitudine immensa di giudicarli e di notomizzare -brutalmente l'anima loro, li sgomenta qualche -volta, come gente condannata a una berlina -senza termine. Se vanno tra la gente, sono urtati -in mille modi dall'invidia e dall'ignoranza; se -vivono da sè, sono sopraffatti e soffocati dalla -propria immaginazione. Continuamente combattuti -tra gli interessi della vita e la coscienza artistica, -tra il bisogno e il furore di imparare, e -la necessità e la passione di produrre, tra l'intelligenza -che progredisce, mettendo sempre più alta -la meta dell'arte, e le forze artistiche che si logorano, -scemando la speranza di raggiungere quella -meta; circondati d'amici continuamente pericolanti -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -sopra l'altalena della gelosia; minacciati nella salute -dall'abuso del lavoro in cui non riescono a -moderarsi; dotati d'una malaugurata facoltà di -sviscerare sè stessi, che inacerbisce il sentimento -di tutti i dolori; condannati, in fine, al primo segno -che diano di stanchezza e di decadimento, a -sentire da ogni parte la risata trionfale degli emuli, -ed il grido insolente delle legioni giovanili che si -avanzano.... Poveri grandi artisti! Ha detto bene -Alessandro Dumas: Dante dimenticò di mettere -questo supplizio in fondo alle bolgie dell'inferno. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<h2 id="augier">EMILIO AUGIER<br /> -<span class="smaller">E</span> -ALESSANDRO DUMAS</h2> -</div> - -<p> -Un mio amico di Galata mi raccontò, anni sono, -il seguente aneddoto. -</p> - -<p> -— Mi trovavo sopra un piroscafo del Lloyd -austriaco, in viaggio da Varna a Costantinopoli, -in mezzo a una folla di gente che non conoscevo; -e m'annoiavo mortalmente; quando, per fortuna, -m'occorse di scambiare qualche parola e poi di -attaccare conversazione con un viaggiatore francese, -che da più d'un'ora stava immobile accanto -a me, cogli occhi fissi sui mare. Discorremmo per -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -un pezzo. Non spendeva molte parole, ma parlava -bene, in un certo modo stringato e asciutto, -e diceva sempre qualche cosa di singolare, che -mi costringeva a guardarlo. Andava per la prima -volta a Costantinopoli. Mi rivolse delle domande -sull'Oriente, molte delle quali mi misero in imbarazzo, -e sopra ogni mia risposta faceva un'osservazione, -la quale spiegava più chiaramente -quello ch'io avevo voluto dire, in modo che, a -un certo punto, m'accorsi con grande vergogna -che parlavo male. A notte inoltrata lo lasciai per -andar a dormire, e per molto tempo non mi potei -levar dalla testa la sua figura e i suoi discorsi. -Non avrei saputo dire se mi fosse simpatico o -no. Mi dava da pensare, desideravo di vederlo per -conoscerlo meglio. La mattina dopo, all'alba, si -stava per entrare nel Bosforo. Salii sul ponte, ricominciammo -a discorrere. La sua conversazione -era argutissima e piena di pensieri; ma che so -io? Ci sentivo qualche cosa come di secco e di -freddo, che mi teneva in là, nel tempo stesso -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -che m'attirava e mi metteva in grande curiosità -di sapere chi fosse. S'entrò nel Bosforo, che egli -non aveva mai visto. Con mio grande stupore, -non diede alcun segno di meraviglia. Stava ritto, -impalato contro il parapetto, immobile come una -statua, come se avesse visti quei luoghi cento -volte. — Che razza d'uomo è costui? — pensavo. -Una sola volta, vedendo una moschea bianca -sulla riva asiatica, si scosse ed esclamò: <i>Oh quelle -jolie bonbonnière!</i> Poi tornò a chiudersi in sè. -Passò Buyukdéré, passò Therapia, passò Isthènia, -passò Kandilli, e non diede segno di vita. S'arrivò -finalmente a Costantinopoli, e continuò a -guardare e a tacere. Il bastimento, dopo una breve -fermata a Costantinopoli, doveva proseguire per -l'Egitto. Il mio incognito andava a veder l'inaugurazione -del canale di Suez; io dovevo scendere -a Galata. Prima di scendere, gli porsi il mio biglietto -di visita; egli mi diede il suo: guardai, -c'era scritto: <i>Alexandre Dumas fils</i>. Come si può -pensare, feci un atto di meraviglia e di piacere. -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -Egli rimase impassibile. — <i>Au bonheur de vous revoir</i> — mi -disse. E mentre io me n'andavo voltandomi -indietro per vederlo ancora, egli guardava -da un'altra parte col cannocchiale. — -</p> - -<p> -Ho riferito quest'aneddoto perchè l'impressione -ricevuta dal mio amico è quella che le opere del -Dumas lasciano nella maggior parte dei lettori -italiani. -</p> - -<p> -La crudezza con cui esprime certe verità che -ci feriscono nel nostro sentimento d'orgoglio -<i>umano</i>, la brutalità di chirurgo impassibile con -cui mette le mani nelle piaghe che altri suole -trattare con pietà delicata, la perspicacia diabolica -con cui indovina i segreti più intimi di certe nature -mostruosamente inique e corrotte, e quasi -la compiacenza feroce con cui li rende; e più di -tutto certi tratti indefinibili, che sono nei libri -quello che i lampi dell'occhio e i guizzi delle -labbra sono nei visi, ci fanno immaginare un uomo -rigido e superbo, poco benevolo per i suoi simili, -facile alla passione, ma chiuso alla tenerezza, e -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -scettico in fondo; la cui presenza debba agghiacciare -la parola in bocca all'ammiratore che gli va -incontro con espansione. Anche nei tratti delle -sue opere, che ci sembrano riboccanti d'affetto, e -che ci commuovono, noi troviamo sempre, esaminandoli, -piuttosto l'arte profonda d'un'intelligenza -che, indovinando tutte le cause, riesce a -ottenere tutti gli effetti, che non il disordine affannoso -ed ingenuo che viene dal cuore; e ci -piglia il sospetto che egli abbia studiato, come il -Goëthe, delle lettere affettuose di sconosciuti, per -impararvi il linguaggio dei sentimenti che non -provava. Negli stessi suoi scritti d'argomento sociale, -diretti a uno scopo generoso e benefico, -riconosciamo che v'è largamente tutto ciò che -può giovare alla persuasione: chiarezza limpidissima, -argomentazione serrata, arte mirabile di -presentare le contraddizioni e di valersene, ed eloquenza -splendida nell'esporre lo stato delle cose -a cui cerca rimedio; ma non quel soffio irresistibile -che prorompe dalla pietà ardente e profonda -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -dei dolori e delle ingiustizie, e che vince -il cuore prima che la ragione sia vinta. Vi sentiamo -fremere più potentemente l'amore artistico -della propria idea, che l'amore umano degli oppressi. -E quell'apostolato di moralità, di virtù, di -dovere, che informa specialmente le sue ultime -opere, ci ha piuttosto l'apparenza d'un grande ed -onorevole proposito dell'ingegno che intuisce il -bene, e se ne fa strumento all'arte; che non -la passione intima e schietta d'un'anima che lo -ami irresistibilmente. La soddisfazione che ci lasciano -nell'animo le opere sue più evidentemente -dirette ad un fine a cui anche il nostro cuore e la -nostra coscienza consentono, non è mai nè piena ne -tranquilla; sempre usciamo dal teatro o chiudiamo -il libro con qualche ferita segreta nell'animo; e -la nostra immaginazione non ci rappresenta mai, -neanche a traverso alle più dolci emozioni provate, -un Alessandro Dumas altrettanto amabile -che ammirabile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Eppure il concetto che ne hanno i suoi amici -intimi è assai diverso da quello della più parte -de' suoi ammiratori lontani. È un un <i>bon garçon</i>, -dicono, senza restrizioni; migliore di suo padre, -che nondimeno parve più amabile e fu più amato. -Conviene anche dire che è tutt'altro Dumas da -quello che fu in giovinezza. Era dissipato, ed ora -si vanta d'essere un capo di famiglia esemplare. -Della sua vita passata dice egli stesso che non -conserva più che i ricordi; e si assicura che fra -questi ricordi ce ne sono dei bellissimi, e di molti -paesi, e invidiati, e famosi. Ha un sentimento altero -di sè; ma non costantemente: solo in certi -giorni della settimana, e quando lo stuzzicano. -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -È servizievole con gli amici, dei quali s'asciuga -drammi e commedie e romanzi, senza fiatare, ragionando -anzi i suoi giudizi in letterine mirabili -di stringatezza e di sincerità fraterna, con le quali -rivela agli autori i difetti intimi delle opere e le -deficienze inconscienti degli ingegni in un modo -maestrevolmente scoraggiante. Non pecca d'avarizia, -come molti credono, e come forse credeva -suo padre quando essendogli stato detto che il -figlio scriveva Le père prodigue, soggiunse: — et -le fils avare. Non è milionario per gli altri, come -disse del padre suo egli medesimo, ma è caritatevole, -e soccorre in particolar modo i letterati e -gli artisti poveri, ricordandosi d'aver vissuto i suoi -primi anni in quella Bohême, che ora brulica a -cento gran cubiti sotto i suoi piedi; sebbene non -sia facile ingannarlo col pretesto della beneficenza. -L'accusarono d'ingratitudine verso suo padre, per -qualche parola che gli sfuggì sulla trascuranza in -cui fu lasciata la sua prima educazione; ma è -un'accusa ingiusta. Egli dichiarò sempre che non -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -s'è sentito qualcosa se non quando s'è paragonato -fuori di casa sua. L'apologia che fece del padre -nella prefazione al <i>Fils naturel</i>, dove respinge sdegnosamente -la lode di coloro che lo mettono al -di sopra dell'autore d'<i>Antony</i>, è una delle poche -cose in cui si senta veramente palpitare il suo -cuore. Egli parla di suo padre ad ogni proposito. -Tutti gli aneddoti che possono riuscire ad -onore del suo cuore, della sua vita e del suo -genio, li ha continuamente sulle labbra, e li abbellisce -sovente, e si dice anche che ne inventi. -Si sa invece che suo padre era leggermente geloso -di questa gloria che gli cresceva in casa, -dovuta a facoltà tanto diverse dalle sue. La sera -della rappresentazione di <i>Madame Aubray</i>, a un -suo amico che gli lodava calorosamente il dramma -del figliuolo, rispose di malumore: Sì, bene, c'è -dell'osservazione; <i>mais comme théâtre, enfin, qu'est-ce -qu'il y a?</i> — Lo difendeva con affetto quando -altri gli dava addosso; e quando lo lodavan troppo, -s'impazientava. Chi ha conosciuto l'uno e l'altro, -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -pure riconoscendo la generosità splendida del padre, -e l'immensa simpatia che ispirava, gli antepone -come carattere saldo, come cuore sicuro alla -prova, come coscienza, infine, il figliuolo. I suoi -antichi compagni di collegio, migliori giudici dei -nuovi amici, sono concordi in questo giudizio. Il -convittore Dumas, quindicenne, aveva uno sconfinato -entusiasmo per il <i>papá</i>. Non ammirava altri -e non parlava d'altro. Grazie a lui, tutto il -collegio conosceva un mese prima dell'Europa -l'intreccio dei drammi e dei romanzi del grand'Alessandro, -e ne leggeva dei brani manoscritti sui -banchi della scuola, dietro ai vocabolarii. Un -giorno che per la partenza improvvisa del Dumas -padre dalla Francia, si credette che fosse -stato bandito da Luigi Filippo, il figliuolo ne -fu desolato; e i colleghi, per consolarlo, rappresentarono -nel cortile un dramma improvvisato, -nel quale il re dei romanzieri era coronato di gloria, -e il re dei borghesi faceva una pessima figura. -Ho visto delle lettere scritte in quel tempo -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -dal piccolo Dumas ai suoi compagni, piene di -fantocci, di capricci calligrafici e di buffonate; ma -cordialmente espansive, e piene d'un sentimento -d'amicizia rarissimo nell'adolescenza. Lo strano è -che il Dumas, nel collegio, non diede segno nè -d'amore allo studio, nè d'ambizione, nè d'ingegno -più che ordinario, nemmeno in letteratura. -Non solo non era fra i primi, ma neanche fra i -secondi. Se aveva un'ambizione, benchè non studiasse, -era di diventare un giorno un erudito, e -anche più che un erudito, un bibliotecario. Come -scrittore si considerava naturalmente assorbito -e annientato da suo padre. Viveva in lui e -di lui, gli bastava la gloria paterna, gli pareva -che ne sarebbe vissuto lietamente e tranquillamente -per sempre. E i suoi grandi trionfi erano -quando suo padre veniva a visitarlo al collegio, e -professori, scolari, assistenti, inservienti, tutti saltavano -su, come scossi da una scintilla elettrica, -per vedere un momento dalle finestre e dagli spiragli -degli usci quel mago, quel colosso, quel -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -glorioso testone scarmigliato, che empiva il mondo -della sua fantasia. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ora l'antico aspirante bibliotecario è uno degli -scrittori francesi più divulgati nel mondo, ed -anche uno di quelli di cui Parigi s'occupa più -curiosamente, e per la singolarità del suo carattere, -e perchè attira l'attenzione pubblica come -autore drammatico, come polemista nelle più ardenti -quistioni sociali, come amatore dispendioso -delle belle arti e come gentiluomo ospitale. Quanto -alla sua fortuna, basta dire che in non più di sette -anni, ossia dopo il <i>Monsieur Alphonse</i>, che pure -è già una commedia della decadenza, il solo teatro -gli fruttò poco meno d'un milione, di cui -deve la quinta parte all'Étrangère, che non ebbe -un grande successo, e alla ripresa del <i>Demi-monde</i>. -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -Oltrechè ha un diritto raguardevole sui cento mila -esemplari delle opere di suo padre che si stampano -ancora annualmente in Francia per ispanderle a -traverso a tutti i continenti. Con tutto ciò non -vive sfarzosamente: non ha le manie principesche -di suo padre. Sta nell'<i>Avenue de Villiers</i>, dove -stanno pure il Meissonier, il Gounod e Sara Bernhardt, -in una casa propria, graziosa, ma non -splendida, fiancheggiata da un giardino semplicissimo, -senz'aiuole e senza sentieri, disposto -così perchè la sua Jeannine vi possa scorazzare -liberamente; in fondo al quale c'è una -casa campagnuola d'Alsazia, ch'egli comprò bell'e -fatta all'Esposizione del 1878, per mettervi i quadri -che non entravano più nelle sue sale. Nella -sua casa non c'è di grandioso che lo spazio. Anch'egli -sente quel bisogno d'aria viva, di larga -respirazione, di libertà di mosse e di passi, per -cui suo padre stava in maniche di camicia dalla -mattina alla sera, e riceveva le visite in una <i>toilette</i> -da fornaio. Non tiene carrozza: la stessa signora -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -Dumas, quando deve uscire, fa venire modestamente -alla porta un umile <i>fiacre</i> inzaccherato, -che farebbe fremere l'ombra di suo suocero. La -villetta dove vanno a passar l'estate non è più -magnifica della casa in città. L'unica ricchezza -della casa sono le opere d'arte. Contro alle pareti -s'innalzano statue e bassorilievi di grandezza naturale; -busti di marmo e bronzi ad ogni angolo; -e quadri innumerevoli, fitti, che si toccano dai pavimenti -alle vôlte, nelle sale di ricevimento, nelle -stanze da letto, nelle stanze d'entrata, sui pianerottoli, -per le scale, ammonticchiati sui tavoli, -ritti sui cassettoni e sui caminetti, appoggiati alle -spalliere delle seggiole, fin nei cantucci più oscuri -dove bisogna guardarli col lume, fin sui battenti -delle porte: quadri di tutte le grandezze e di -tutti i generi, di pittori famosi e di genii divinati -da lui, paesaggi, madonne, belle donne nude — <i>belles -bêtes</i>, com'egli le chiama, — e paesaggi misteriosi -che predilige, e scenette arrischiate che -tiene al buio, e caricature d'ogni specie; fra cui -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -brillano qua e là gli acquerelli che regala il Meissonier -alle sue figliuole per il giorno onomastico, -e i cavallini e le porte orientali del Pasini: -tanti quadri per un milionetto e mezzo, a quel -che si dice. E più bella di tutte è la sua stanza -di studio, dove si fanno riscontro il famoso ritratto -di lui, fatto dal Meissonier, e un busto -in marmo di sua moglie, bellissimo, in mezzo a -una corona di grandi tele; — una vasta stanza -a terreno, che dà sul giardino, piena di luce, con -un enorme tavolo verde nel mezzo, sparso di -penne d'oca spuntate e smozzicate coi denti nella -furia del lavoro. Tutta la casa nel suo ricco disordine -artistico, nello stesso tempo semplice e -pomposo, ha non so che aspetto di grandezza, -che ispira rispetto; e v'aggiungono molto le immagini -e i ricordi del padre colossale, che vi sono -profusi. Sopra un tavolino della sala di studio c'è -una collezione di mani di donne, di bronzo e di -terra; mani piccolissime e delicatissime di patrizie -oziose, mani robuste d'artiste, mani pienotte di -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -belle mondane che debbono aver trattato l'ago -prima di portare gli anelli ingemmati; mani che, -in altri tempi, han forse palleggiato il cuore di chi -le fece modellare; e in mezzo a tutte queste manine, -spicca, o piuttosto regna, come la destra -d'un sultano, la mano del Dumas padre, quella -bella e strana mano, dalle dita delicatissime, che -rappresentano, secondo la fisiologia del figliuolo, -la finezza delle sensazioni artistiche, e dalla palma -larga ed atletica, che esprime la potenza dell'esecuzione. -Oltre alla mano, ci sono qua e là delle -immagini di quel largo viso di papà possente e -sereno; vecchi libri suoi; manoscritti a caratteri -di scatola, e la collezione enorme dei suoi volumi -legati e dorati, che fanno scintillare della sua gloria -un'intera parete. E uscendo dalla sala di studio, -si trova in faccia alla porta, in un corridoio -semiscuro, sopra un alto piedestallo, un busto -enorme del gran romanziere, di marmo bianco -come la neve, d'una rassomiglianza da sbalordire, -con un sorriso parlante sulle labbra e negli occhi; — il -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -quale, rischiarato com'è da una parte -sola, da un raggio che vien dall'alto, — ha una -tale apparenza di vita, a vederlo così all'improvviso, -che fa l'effetto dell'apparizione d'un fantasma, -o piuttosto del padre Dumas in carne ed -ossa, risorto allora allora per ricominciare il suo -lavoro titanico interrotto da uno sbaglio della -morte. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Qui il Dumas figlio passa le sue mattinate di -lavoratore. Prima di giorno è su, d'inverno come -d'estate; le lettere che ricevono i suoi amici nella -giornata son tutte state scritte al lume della candela, -mentre essi dormivano. Lavora di nervo fino -a mezzogiorno, e a mezzogiorno la sua giornata di -scrittore è finita. Passa il dopo desinare a cavallo -nel Bosco di Boulogne, o negli studi dei pittori, -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -e una volta la settimana ha in casa a pranzo una -brigata d'amici, la più parte scrittori ed artisti, a -cui profonde fra la minestra e le frutta un tesoro -di frizzi, d'aneddoti, di epigrammi politici, di giudizi -letterari nuovi ed arguti, che girano poi di -bocca in bocca, e si spargono pei giornali e pel -mondo. In casa sua è uno scampanellìo senza -fine: il servitore che porta le imbasciate potrebbe -essere sostituito da un automa a movimento perpetuo. -Il direttore di teatro s'abbatte sull'uscio -nel <i>bohémien</i> senza camicia, il commediografo -principiante nello straniero curioso, il giornalista -nel pittore, il tipografo nell'attore drammatico -spigionato. Ed è poca cosa l'affluenza delle persone -in confronto a quella delle lettere, una gran -parte delle quali sono dirette a lui come patrocinatore -del divorzio, e grande avvocato di tutte -le quistioni che si riferiscono alla famiglia, alla -donna, all'amore: lettere di malmaritate di tutti i -paesi che gli domandano consigli per la separazione; -di mogli pericolanti che invocano il soccorso d'un -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -avvertimento paterno; di ragazze di collegio che -chiedono suggerimenti intorno alla scelta del marito; -di figliuoli illegittimi che gli raccontano la loro -storia; di teste matte d'ogni tinta che gli propongono -i più strampalati problemi sociali e psicologici; -ed egli risponde qualche volta, quando la -lettera lo fa pensare, e la risposta è difficile; e -altre volte s'impazienta, e butta ogni cosa nel -cestino. Così passa la sua vita tra il lavoro, gli -amici e l'immenso pubblico sconosciuto, sotto -una pioggia di biglietti di visita e di biglietti di -banca, incensato, invidiato, seccato, portando con -eguale vigore i suoi cinquantasei anni e l'eredità -enorme del nome paterno, in mezzo alla grande -città che lo ammira e lo maligna e gli chiede -pascolo continuamente alla sua curiosità febbrile -di regina annoiata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La figura del Dumas figlio è una delle più -strane e delle più degne di studio che possa desiderare -un ritrattista letterario. A primo aspetto, -è il Dumas dei ritratti fotografici, che tutti conoscono: -molto alto di statura, membruto, ma -non grasso, benchè abbia un po' di ventre; anzi -di forme piuttosto asciutte e svelte, messe in evidenza -da un portamento diritto di soldato; una -grossa testa, calva sul davanti, con una corona -folta di capelli grigi e crespi, che gli stan tutti -tesi all'indietro, come se fossero spinti dal vento; -i lineamenti del viso bruno terreo, regolari, ma -arditi, e l'occhio grande, chiaro e freddo, di cui -lo sguardo fa l'effetto dell'interrogazione d'un giudice -mal prevenuto. Di viso somiglia un po' al -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -padre, fuorchè nell'espressione degli occhi, che è -meno benigna, per non dir punto, e nel contorno, -che è più oblungo. Veste trascuratamente, come -l'autore del <i>Montecristo</i>. — Questo è il Dumas -del primo aspetto. — Cambia affatto quando apre -la bocca; il suo primo sorriso produce una vera -meraviglia. — Perdio — esclamai dentro di me — è -un negro! — Tutta la parte inferiore -del viso, la sporgenza delle labbra, i denti, il -mento, sono assolutamente d'un negro: s'indovinerebbe -alla prima, non sapendolo, che c'è entrato -del sangue nero nella sua famiglia. E non -solo nella parte inferiore del viso; c'è qualcosa -nella forma allungata del busto e nella struttura -delle gambe, e più di tutto negli atteggiamenti, -nel modo di distendersi e di contrarsi, e in una -certa snodatura strana di tutta la sua persona, -che ricorda in un modo singolarissimo i movimenti -e le positure feline della razza nera. Mi richiamò -alla memoria un ufficiale mulatto degli -<i>spahis</i>, che avevo visto all'Esposizione, disteso -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -sopra una panca d'una trattoria. Anche la sua -voce ha non so che di inaspettato, d'esotico, che -stupisce alle prime parole, come una voce alterata -di proposito. Tutta la sua persona, fuor che i -piedi piccolissimi, ha qualcosa di rude e di austero, -come d'un uomo altrettanto esercitato agli -strapazzi del corpo che alle fatiche della mente. -L'ingegno è tutto nella fronte ampia e curva, e -in quel grande e terribile occhio bigio, che con -uno sguardo par che abbia bell'e scrutato, pesato -e giudicato il vostro cervello e il vostro cuore, -e, quel che è peggio, senza lasciar indovinare la -sentenza. E più strano dello sguardo è il riso, o -piuttosto la risata. M'avevano detto giustamente -che ha conservato il suo riso di monello di quindici -anni, se non proprio nell'espressione della -fisionomia, almeno nell'atto. Improvvisamente da -una gravità accigliata e imperiosa prorompe in -uno scoppio di risa, come se avesse inteso la più -spropositata sciocchezza, e ridendo, scrolla le -spalle, incurva la schiena e si tura la bocca con -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -la mano, come fanno i ragazzi per non farsi scorgere -dal maestro: poi si ricompone tutt'a un -tratto, come uno scolaro colto in flagranti. E ha -dei gesti risoluti e taglienti, come se segnasse la -cadenza di certe parlate fulminanti delle scene capitali -dei suoi drammi; e tronca bruscamente la -gesticolazione per sprofondare le mani nelle tasche, -come per dispetto d'essersene troppo servito. -È una strana persona, in somma, un misto bizzarro -d'artista e di colonnello di cavalleria, di avvocato -fiscale e di gentiluomo <i>sans façons</i>, di -giovinetto e di vecchio, di parigino e d'africano, -che quando s'è visto non desta meno curiosità -di quella che s'aveva prima di vederlo, e lascia -molto incerti sul sentimento che ispira. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -E la sua maniera di conversare? È difficile -ritrarla. Bisogna immaginare una mente aperta da -mille parti, che coglie a volo ogni idea propria -o d'altri, con una sollecitudine febbrile, per farne -nascere una discussione, o almeno un contrasto -momentaneo, se altro non è possibile, di sentimenti -e d'opinioni; che sopra ogni più sfuggevole -argomento vuol formulare un giudizio che -colpisca l'immaginazione e si fissi nella memoria; -che ad ogni sentimento che altri esprima passando, -s'arresta per frugarvi dentro, e non è soddisfatto -fin che non l'ha rovesciato; che nota -tutto, s'interessa a tutto, e volta e rivolta in mille -modi tutte le idee, con una specie di curiosità -inquieta, come se sospettasse in ciascuna un tesoro -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -nascosto d'altre idee, che gli si volessero -sottrarre; che a proposito d'ogni soggetto, ha -pronto un aneddoto nuovo e concettoso, pescato in -un pelago immenso di ricordi di gente e di casi infinitamente -diversi; che passa da una ad un'altra -quistione toccandone rapidissimamente altre dieci, -come fa il suonatore sui tasti del pianoforte, e -dice su ciascuna una parola che fa venir sulle -labbra mille interrogazioni impazienti; che dall'esposizione, -per esempio, d'un suo possibile romanzo -su Gesù Cristo, intercalata d'interminabili -citazioni d'evangeli, d'epistole apostoliche, della -bibbia, dei santi padri e dei libri sacri indiani, -salta a ragionare dell'Alsazia e della Lorena, per -schizzare a tratti da maestro una bizzarra caricatura -del principe di Bismarck; il quale lo conduce -a fare un pronostico fantastico sull'avvenire -del popolo ebreo, dopo aver strozzato in cinque -periodi la storia delle sue vicende politiche; da -cui scende a trinciare alla svelta una quistione di -frenologia; e poi a crivellare d'epigrammi la lettera -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -del Rochefort, pennelleggiando di passata Leone -Gambetta; il quale gli rammenta l'Accademia, che -gli dà il destro di definire con poche parole colorite -e profonde il magistero dello stile del Rénan; -al che fa seguire una comparazione minuta -e tecnica fra la pittura del Meissonier e quella -del Dupré, per trascorrere poi ad una discussione -filologica, e ricascar daccapo nella politica. -E tutto questo nel giro d'un ora, detto a frasi -nette e risolute, a proposizioni scintillanti, che par -che gli scattino dalla bocca, serrate l'una all'altra -come anelli d'acciaio, interrotte soltanto di tratto -in tratto da uno di quei cachinni strani, che muoiono -all'improvviso, come recisi d'un colpo, e accompagnate -da un continuo e furioso sfruconare -di molle nel caminetto, che solleva un nuvolo di -cenere e di scintille ad ogni sentenza. Ma come -si rivela l'ingegno irresistibilmente drammatico in -ogni suo ragionamento! Mentre esponeva il concetto -del suo romanzo su Gesù Cristo, per cui -doveva citare personaggi e avvenimenti e giudizi, -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -tutto si faceva dialogo e dramma nel suo discorso; -d'ogni cosa parlava come se l'avesse vista e sentita; -e ragionava delle persone con un tono di -famigliarità curiosissimo come se fosse vissuto -tra loro, e avesse egli primo e solo scoperto in -tutti chi sa che segreti; e faceva, a sostegno delle -sue opinioni, delle osservazioni psicologiche sottili -e maliziose sopra ciascun carattere, toccandosi -un occhio col dito, con l'aria di dire: — Ho indovinato -tutto. — Si capiva che quegli avvenimenti -l'attraevano più come un grande dramma -che come una grande quistione. In fondo la sua -idea è quella dello Strauss, benchè basata sopra -argomenti ch'egli crede suoi propri; e ciò vuol -dire che è già molto lontano dalla professione -di fede che fece nell'<i>Homme femme</i>, e che ogni -influsso del suo amico Dupanloup è svanito nell'anima -sua. La qual cosa non deve stupire, perchè -la sua mente s'avanza, retrocede, serpeggia, -è sempre in movimento, come il suo corpo, -e muta di continuo come il suo viso. Dice egli -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -medesimo che ha bisogno di questo lavorìo incessante -del cervello perchè l'inerzia intellettuale -lo gitta immediatamente nella tristezza. Quando -rimane per qualche tempo in silenzio, gli si vede -in viso che rumina dentro al suo pensiero, che -cerca qualche cosa da sviscerare e da discutere, -e che s'impazienta se non lo trova. Cento espressioni -diverse gli passano sulla fronte e negli occhi -anche durante una breve conversazione: prima -è sereno, poi triste, poi sereno daccapo, poi stizzito, -poi pensieroso e inquieto: somiglia al cielo -d'Olanda in un giorno d'autunno. Quand'è allegro, -gli si vede come un fondo di tristezza a -traverso all'allegria; e non è mai tanto triste, da -non lasciar capire che la sua tristezza durerà poco. -Per ciò si prova qualche incertezza stando con -lui; non si sa bene con quale s'abbia a che fare -veramente, dei molti Dumas che si manifestano -a volta a volta sulla sua faccia, e spariscono. Non -dura cinque minuti in stato di riposo: incrocia -le braccia sul petto, le scioglie per passarsi una -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -mano sulla fronte, incrocicchia le dita sul cocuzzolo, -si tormenta i pollici colle unghie e coi denti, -s'abbraccia ora un ginocchio ora l'altro, e si distende -e s'incartoccia, rivoltandosi continuamente -a destra e a sinistra, che par perseguitato da uno -sciame di vespe invisibili. Ogni pensiero che gli -spunta nel capo gli dà un riscossone, come una -scintilla elettrica, che lo costringe a cambiare atteggiamento. -Sembra che l'epigramma mordente, -la sentenza arrischiata, il paradosso, la frase brutale -con cui mette a nudo il basso interesse che -cova sotto il sentimento gentile, rispondano a un -suo bisogno fisico più che non siano un'espressione -schietta del pensiero e dell'animo suo; e -che il parlare in quella forma sia per lui un modo -voluto di sfogare non so che irritazione sorda -del sangue, che non è sua natura, ma sua malattia, -e ch'egli sfogherebbe meglio, se potesse, -sbriciolando tutto quello che gli viene alle mani. -</p> - -<p> -Si quetò un poco facendo vedere la sua pinacoteca. -Ritto davanti ai suoi paesaggi preferiti, col -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -gomito destro nella mano sinistra, e l'altra mano -sul mento, dicendo le immaginazioni che gli destavano -in capo certi orizzonti oscuri di campagne -solitarie, flagellate dal vento, pareva un altro Dumas: -il suo viso si rasserenava, la sua voce si -raddolciva, e le parole, invece di scattare, colavano. -Si raddolcì specialmente, e mutò quasi -aspetto, tratteggiando il carattere nobile e modesto -d'un pittore suo amico, grande d'ingegno, ingenuo -di modi, semplice come un fanciullo, pieno -di cuore e d'entusiasmo, e pure timido, inconsciente -del suo valore, facile all'ammirazione di -tutto e di tutti, e buono e dolce come un santo -in ogni atto e in ogni parola: non si può dire -la delicatezza delle espressioni, il buon sorriso di -fratello con cui il Dumas ne ritrasse l'indole e -ne raccontò la vita. Sempre discorrendo, girò di -sala in sala, salì e discese per scale a chiocciola -coperte di tappeti, staccò quadri, smosse dei mobili -per far vedere le tele mal collocate, camminando -sempre a passi rapidi, curvandosi e rialzandosi -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -con la snellezza vigorosa d'un ginastico, -e dicendo dinanzi ad ogni quadro una parola vibrata -e pittoresca, che lo definiva e lo giudicava. -E intanto io dicevo all'orecchio dell'amico -che m'accompagnava: — Mi pare d'aver visto -dieci Dumas —, ed egli mi rispondeva: — ne -vedreste trenta, se restaste con lui tutta la giornata. — E -poi si ridiscese in mezzo ai libri, -dov'egli ripigliò la sua conversazione saltellante -dall'arte alla politica, alla religione, alla storia, ragionando -a botte da maestro di scherma e stropicciandosi -le mani e la testa con la solita febbre; -finchè improvvisamente apparve l'undecimo -Dumas, che fu il più geniale e il più artistico di -tutti. -</p> - -<p> -Il discorso cadde sulla sua Jeannine, l'unica figliuola -che gli rimanga in casa, essendosi maritata -poco tempo fa la maggiore, che si chiama -Colette. La signorina Jeannine ha tredici anni, ed -è cresciuta, in un anno, di sedici centimetri. Fu -amabile veramente il Dumas quando si mise a -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -descrivere, com'egli sa descrivere, quella cara -grandigliona d'una bambina, venuta su all'improvviso, -e rimasta sottile sottile, che spenzolava da -ogni parte, nei primi mesi della crescenza, come -un fiore dondolato dal vento, sempre con quel -bocciuoio di testina bionda ripiegato sopra una -spalla, a cagione della tenuità dello stelo, tanto -che suo padre doveva rialzarla ogni momento, -come un giardiniere amoroso, e rimetterla ritta -contro lo spalliera della seggiola, con una carezza -sotto il mento. Poi cominciò a raccontare tutti i -suoi miracoli di precocità intellettuale, le sue -uscite comiche, le sue ragioni di donnina, e certi -suoi impeti d'eloquenza fanciullesca contro la tristizia -del mondo, con una grazia così affettuosa -d'accenti e di gesti, da parer strano che fosse lui -proprio quello spietato anatomista dell'anima umana, -che immaginò la perfidia della <i>Femme de Claude</i> -e l'anima fracida del duca di Septmont. Tutto ad -un tratto cessò di parlare, e gli brillò sul viso il -più dolce dei suoi sorrisi africani. Mi voltai e -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -vidi la deina della casa, tutta vestita di rosso vivo, -alta alta e leggera da smoverla con un soffio, con -un visetto di bambola grazioso e ridente, con certi -attini di capo da rondinella, e una voce che pareva -il mormorio d'un filo d'acqua: un abbozzino -di damigella, insomma, ancora tutta odorosa d'infanzia, -lunga ed esile come un'ode in versi quinarii. -Ma suo padre la presentò come un poema. -Ed è infatti il suo amore e la sua alterezza. Essa -gli riempie la casa dello svolazzo vermiglio della -sua vestina e del suo sfringuellìo di scolaretta, e -tempera così l'irrequietezza tormentosa del suo -spirito, troppo lucido contemplatore delle verità -tristi della vita. Forse noi dobbiamo a lei, o le -dovremo, qualche bella scena di commedia e qualche -bella pagina di romanzo, che sarà scritta su -quel gran tavolo verde, all'eco della sua voce. E -se ciò non fosse, le dovremmo almeno questo -piacere: di poter mettere una sfumatura color di -rosa sopra il ritratto di suo padre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ad Alessandro Dumas figlio fa un contrasto -singolarissimo Emilio Augier. Questi è tutto francese, -anzi genuinamente parigino, anche d'aspetto. -È alto egli pure, benchè un po' meno del Dumas; -ha una corporatura possente ed elegante di gentiluomo -vissuto fra le armi, e una testa all'Enrico -IV; è bello, gaio, buono, sempre d'un umore, -e porta la sua celebrità non come un manto, ma -come un fiore all'occhiello. Ora non è più l'Augier -d'una volta; non perchè sia molto invecchiato, -ma perchè s'è quetato. Chi lo conobbe -nel suo buon tempo, quando aveva una bella capigliatura -nera e inanellata, e le guancie rosee, -dice ch'era un uomo veramente seducente; d'un -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -umore non solo allegro, ma gioioso; una natura -felice e straripante, piena di quella bella baldanza -giovanile, che, invece di offendere, affascina, perchè -non nasce da orgoglio, ma da esuberanza di -vita e di contentezza. Era il Francesco primo della -letteratura, dicono; un'anima ardita, brillante e -amorosa; un misto mirabile, come fu detto delle -sue commedie, <i>d'esprit et d'âme, d'émotion et de -gaîté</i>; amato dagli amici, adorato dalle donne, prediletto -dai grandi, cercato e festeggiato da tutti -e da per tutto; che portava, dovunque apparisse, -un soffio ardente di gioventù e di piacere, e passava -la vita in mezzo agli applausi, alle risa, ai -baci, agli onori, alle invidie, tutto superando e -dominando con la sua gagliarda natura di colosso -benigno, alto tanto da poter camminare a traverso -a tutti i piaceri e a tutte le miserie del -mondo, tenendo sempre la fronte nell'arte. -</p> - -<p> -A un certo punto scomparve dalla festa, e diventò -il più raccolto e il più casalingo dei poeti -drammatici. Quello che si vede ora è un secondo -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -Augier, a traverso al quale traspare ancora il -primo, ma vagamente, come certe scene luminose -di teatro dietro a quei teloni sottili che scendono -improvvisamente sul palcoscenico, trasportando -gli spettatori dal tumulto d'un ballo nel silenzio -d'una casa privata. A vederlo ora nel suo bel salotto -di via di Clichy, affondato in una grande -poltrona, vestito alla diavola, con la sua gran testa -calva, rosso nel viso, grasso, con gli occhi -un po' rimpiccioliti, e pieni di dolce quiete, con -quel sorriso benevolmente canzonatorio, con quei -gesti larghi e riposati, ha l'aria d'un buon borghese -opulento, d'un buon padre di famiglia che -abbia dato un collocamento onesto a tutti i figliuoli, -e non faccia più altra parte al mondo che -quella di spettatore soddisfatto. Ma s'indovina ancora -della forza sotto a quella quietudine di giubilato, -e si capisce alla prima che non è la giubilazione -d'un segretario invecchiato tra i protocolli, -ma il riposo d'un generale d'armata, un po' -strapazzato dalle campagne, ma pronto a rimontare -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -a cavallo, se la necessità si presenta o il capriccio -lo piglia. -</p> - -<p> -Eppure, nonostante la sua bella testa, c'è non -so che nel suo aspetto che non corrisponde intieramente -all'immagine che ci formiamo dell'Augier. -È lui; ma non tutto. Non si direbbe, vedendolo, -che sono opera sua i grandi colpi di -scena di <i>Diane</i>, gli slanci terribili di passione -di <i>Paul Forestier</i>, la disperazione straziante del -Pommeau nelle <i>Lionnes pauvres</i>, e quelle anime -dannate del D'Estrigaud e d'Olympe, e tutte -quelle scene potenti che mettono i brividi nelle -ossa, e nello stesso tempo suscitano e comprimono -un'onda di pianto ardente nel cuore. Pare -che debba averle scritte un altro Augier, nascosto -in lui, che salti su e si manifesti solamente -nelle grandi occasioni. Quello che si capisce subito -dal suo viso è il signor Poirier, il signor -Maréchal, il signor Fourchambault, il signor Adolfo -di Beaubourg, il marito di Gabriella, il fratello -dell'Avventuriera; sono i suoi padri di famiglia, -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -buoni e galantuomini in fondo, benchè con qualche -baco nella coscienza, i suoi giovanotti cavallereschi -che vogliono arruolarsi negli zuavi quando -scuoprono una macchia nella famiglia, le sue ragazze -ricche che cercano l'amore d'un povero, i -Piladi affettuosi e devoti dei suoi Oresti imprudenti; -ed anche la cura amorosa e paziente con -cui ha cesellato i suoi dialoghi, così squisitamente -arguti e prettamente francesi, — i suoi bei distici -limpidi e facili, — quella schietta vena di poesia -che si fa sentire senza farsi vedere, — il buon -senso, insomma, il buon gusto e i buoni versi, -come gli dissero all'Accademia, — e quell'aura di -onestà, di bontà e di gentilezza che spira da un -capo all'altro delle sue commedie, siano gaie o -tristi o terribili, e che conforta il cuore, come -l'eco d'una musica sommessa che ci giunga all'orecchio -insieme alle parole dei personaggi. -</p> - -<p> -Quella bella e quasi famigliare spontaneità che -è nella sua poesia, è pure nella sua indole e nei -suoi modi. Non si può immaginare una garbatezza -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -più amichevole della sua nel ricevere gli -sconosciuti. Verrebbe tanto naturale, dopo essere -stati un quarto d'ora con lui per la prima volta, -di dire al primo incontrato: — Sono stato dall'amico -Augier. — L'alterezza non sarebbe in lui -che un giusto sentimento di sè; ma per trovargliela, -come dicono i suoi amici intimi, bisogna -andargliela a cercar coll'uncino proprio in fondo -all'anima, sotto a un tesoro di bonarietà e d'indulgenza. -Mai al mondo si penserebbe, a sentirlo -discorrere così pacatamente, come un buon massaio, -di mille bazzecole di casa, voltandosi ogni -momento a domandare il parere alla sua signora, -bella ancora d'una certa bellezza amorevole e placida, -benchè poco meno attempata di lui, che -quell'onesto e assennato capo di casa, porta intorno -alla testa la gloria più difficile, più invidiata, -più smaniosamente e tormentosamente cercata nel -campo immenso dell'arte. Egli ama la quiete del -suo guscio, i suoi buoni comodi, e come disse -nelle sue belle poesie <i>Les pariétaires</i>: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Un foyer où pétille un fagot de genêts,</p> -<p class="i01">De la bière, une pipe, et, dessus toute chose,</p> -<p class="i01">Des compagnons qu'on aime, avec lesquels on cause</p> -<p class="i01">Bien avant dans la nuit, le pied sur les chenets;</p> -</div></div> - -<p> -e le cenette senza chiasso, la musica del Rossini, -i paesaggi del Vatteau, e i buoni incassi -dopo i buoni successi, e la gloria, senza dubbio, -ma un po' da lontano, senza sentirne i fumi e i -clamori. Le commedie che fece con la collaborazione -di qualche amico, le immaginò e le discusse -quasi sempre accanto al fuoco, coi piedi sugli -alari, contento di veder biancheggiare a traverso -ai vetri il tetto della casa vicina, carico di neve. -La sera, mentre i teatri di Parigi, di Vienna, di -Roma, di Londra, di Madrid, risuonano tutti ad -un tempo, come accade non di rado, degli applausi -provocati dalle sue creazioni, egli è là nel -suo cantuccio, insaccato in un giacchettone da -padre nobile, che gioca beatamente alle carte con -<i>madama Emilio Augier</i>, appassionandosi nei momenti -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -critici, come se giocasse un atto di commedia -per partita, secondo l'uso di Ulisse Barbieri. -E tutti i suoi gusti sono semplici ad un modo. -Fino a due anni fa ebbe la passione delle pipe, e -ne possedeva una grande collezione, che andava -annerendo amorosamente, tutte ad un tempo, mediante -una ripartizione sapientemente regolata dalle -sue cure. -</p> - -<p> -Ma benchè paia così tutto di casa, e quasi incurante -della sua gloria, sente però gentilissimamente -le testimonianze d'ammirazione delle persone -più umili, e preferisce appunto quelle soddisfazioni -d'amor proprio, alle quali pare che -dovrebb'essere più indifferente. Lo rallegra per -tutta una serata una bambina di dieci anni che gli -dice ingennamente: — Sapete, <i>père Augier</i>, mi -piace molto <i>Maître Guérin</i>; — e lo sguardo curioso -e affettuoso dello straniero che lo vede per -la prima volta gli fa splendere negli occhi una -bontà e una contentezza d'artista di vent'anni, accarezzato -dalla prima lode. Bisogna vedere con -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -che compiacenza, come se fosse una cosa straordinaria -per lui, mostra l'album di fotografie dei -<i>Fourchambault</i>, che gli mandò il Pietriboni, e che -egli tiene sul tavolino del salotto. — Questi sono -capocomici gentili — dice; — in Francia, invece, -mi fanno fischiare,... come a Lione. — Ma i fischi -di Lione non devono aver turbato menomamente -i suoi placidissimi sonni. Egli ha l'aria d'un uomo -che non abbia mai sentito certi dispiaceri per una -specie di pigrizia del cuore che non voglia scomodarsi -nè per le gioie nè per le noie. Una voluttuosa -pigrizia è il fondo della sua natura. È -strano a dirsi, mentre son là otto volumi di commedie, -in ciascuno dei quali son condensati otto -romanzi, e che portano tutti l'impronta d'un lavoro -accuratissimo d'intreccio e di stile. Eppure -è così: non è un lavoratore di istinto. Ogni sua -produzione teatrale è stata un gigantesco sforzo -della sua volontà contro la sua natura, tanto che -anche nel tempo della sua maggiore operosità intellettuale, -dovette sempre, per riuscire a fare una -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -commedia, cogliere a volo il momento più favorevole, -afferrarvisi con tutte le forze, tremando -che gli sfuggisse, e da quel momento lavorare con -l'arco dell'osso fino alla fine, senza arrestarsi mai, -per mesi e per mesi, di notte e di giorno, mangiando -a scappa e fuggi, non vedendo nessuno e -non udendo parlar d'altro, come un recluso o un -maniaco; poichè sapeva certissimamente che la -violenza che avrebbe dovuto fare a sè stesso per -rimettersi al lavoro dopo una sola giornata di -sosta, sarebbe stata superiore alle sue forze. — Per -poter fare una commedia — dice — ho sempre -dovuto seppellirmici dentro. — Si stancava; -ma quand'era stanco, l'eccitavano il tabacco e la -musica. Disteso sopra un canapè, con la testa appoggiata -sulla spalliera, e lo sguardo vagabondo -dietro ai nuvoli del fumo, mentre le sue sorelle, -nella stanza accanto, suonavano sul pianoforte la -sua musica prediletta, in uno stato così di mezza -ebbrezza e di abbandono, egli fantasticava le più -belle scene del <i>Figlio di Giboyer</i> e della <i>Pierre de -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -touche</i>, e quando sentiva l'idea matura, saltava a -tavolino e ci rimaneva delle mezze giornate senza -alzare la testa. Quando poi aveva terminato, si abbandonava -per parecchi mesi a un ozio beato, non -turbato neppure dalla lettura della gazzetta, al piacere -delle passeggiate senza scopo e delle chiacchierate -capricciose e interminabili con gli amici intimi, -e cercava continuamente d'illudersi che quel paradiso -dovesse durare per sempre; e lo atterriva -l'idea di dover presto o tardi ritornare alla catena -dell'arte. Senonchè questa maniera di lavorare -gli fece danno, specialmente agli occhi, tanto -che ora non può più lavorare che la mattina di -levata e per non più di due ore. — Nondimeno — egli -dice, — provate a lavorare anche due sole -ore, ma di seguito, e ogni giorno impreteribilmente; -rimarrete meravigliati di quanto avrete fatto -in capo a un mese. Una gran parte di lavoro, in -quelle grandi sfuriate, va perduta; mentre quel che -si fa in due ore, a mente fresca, è tutto lavoro -che rimane. — Ma anche nei tempi andati, durante -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -quelle lunghe fatiche non interrotte, egli -ebbe sempre un modo quieto e per così dir composto -di lavorare. Ha fatto violenza ai suoi nervi -piuttosto che al suo ingegno. <i>Ne forçons pas notre -talent</i>, è la massima a cui s'è sempre attenuto. -Mettendosi a scrivere una commedia non s'è mai -proposto di far meglio che pel passato, ad ogni -costo, come molti si propongono; ma semplicemente -di far bene, senza stimolarsi coi confronti, -che turbano sovente e fuorviano. Non volle mai -pigliare il suo soggetto con un assalto furioso; -ma così, a poco a poco: tender prima l'orecchio -ai suoni sparsi ed incerti dell'ispirazione, che sono -come un preludio lontano dell'opera; girare lentamente -intorno alla idea ancora confusa, per scoprirne -l'una dopo l'altra tutte le faccie; tentare e -ritentare le difficoltà, senza impazientarsi degli -esperimenti inutili; sforzarsi di mantenere la mente -serena, per quanto è possibile, anche quando l'animo -è agitato; e non arrischiarsi mai in una parte -vitale e pericolosa del lavoro prima d'aver preparato -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -coscienziosamente tutti i mezzi necessarii -a riuscirvi. — La contemplazione tranquilla del -proprio argomento, come diceva il Manzoni. — Così -non ha mai molto corretto perchè prima -di scrivere ha sempre molto voltato e rivoltato -nella mente l'idea, la frase e la parola. -</p> - -<p> -Ma nel corso del lavoro, lo confessa, il suo -più potente stimolo è sempre stato l'idea dell'infinita -consolazione che avrebbe provato terminando. -E scherza sovente su questa sua pigrizia, -molto lepidamente. Passò cinquant'anni della sua -vita, per esempio, senza aver visto un'aurora. Un -giorno finalmente disse a sè stesso: — In questo -stato non si può durare. Invecchio. Andarmene -senza aver visto uno spettacolo di cui si raccontano -tante meraviglie, sarebbe un obbrobrio. Bisogna -vedere una aurora. — E si mise a fare -delle <i>démarches</i> per procurarsi questa consolazione. -Ma fu sempre disgraziato. Salì due volte sul -Monte Righi, e ci trovò due volte una nebbia -che s'affettava; si levò presto in campagna e fu -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -ricacciato in casa dalla pioggia; fece la sentinella -molte volte, come guardia nazionale, nel Bosco di -Boulogne, durante l'assedio, nelle prime ore della -giornata, e gli toccò sempre un cielo da venerdì -santo. Cominciava a disperare della riuscita, e n'era -addolorato e avvilito. Finalmente, poche settimane -fa, viaggiando per strada ferrata, vide per la prima -volta un'aurora. — <i>C'etait joli, en effet;</i> — ma -può dire d'essersela guadagnata. Ne fa anche un -po' di caricatura di questa pigrizia, qualche volta. -Ho riso di cuore dello sguardo compassionevole -che diede a un amico, il quale esclamava entusiasticamente: — Ah -il lavoro è la gioia, è la -vita! —, e dell'accento comico con cui gli domandò: — Ma... -lo dite sul serio? — Certo, la -tendenza ai dolci ozii che aveva da giovane, gli -s'è accresciuta con gli anni. C'è anzi chi crede -che non abbia più scritto commedie in versi da -un tempo a questa parte, non per altro che per -scansare la fatica, come dice Dante, di <i>dir le cose -per rima</i>: non fece in versi che il <i>Paul Forestier</i>, -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -per velare di poesia l'audacia della gran scena del -terzo atto fra Lea e il suo amante. Dopo aver -scritto in versi nove splendide commedie, alle -quali deve principalmente la sua gloria letteraria, -crede ora che sia meglio scrivere in prosa. -A un amico che gli annunziava di voler scrivere -una commedia in versi: — no, no — disse, con -un'espressione di noia, come se avesse dovuto -cercargli le rime lui stesso; — fatela in prosa: <i>on -est bien plus libre, allez</i>. — Ma qualunque sia la -ragione di questo suo mutamento di gusto, è fuor -di dubbio che egli si sente stanco, se non invecchiato -di ingegno, e che non è più l'ispirazione -impetuosa d'altri tempi, e come un bisogno della -mente e del cuore, la forza che lo spinge a creare. -Da parecchi anni, ad ogni commedia che fa, dice -che sarà l'ultima; e si mise a scrivere i <i>Fourchambault</i> -appunto dopo una di queste solenni dichiarazioni. — Come -mai? — gli domandò un -amico cogliendolo sul fatto, con l'abbozzo delle -prime scene fra mano; vuol dire dunque che si -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -ricomincia? — Eh santo Iddio — rispose — che -cosa volete? Le spese crescono continuamente. -</p> - -<p> -Ma delle sue ragioni intime d'artista è difficile -che parli anche con gli amici più stretti, non per -disdegno, ma perchè gli ripugna naturalmente discorrere -di sè e delle cose sue come d'affari di -Stato. E questa ripugnanza «a servire in tavola -l'anima propria,» come diceva il Balzac, si riconosce -nelle sue liriche, nelle quali è rarissimo -trovare un verso che getti un po' di luce sopra -la sua indole e sopra la sua vita, se non sono i -versi d'amore che pure non hanno nulla di profondamente -individuale; e si riconosce anche in -ciò, che di tutti gli autori drammatici francesi, -è quello che scrisse meno prefazioni, e che, per -quanto l'abbian tormentato gli editori del suo -teatro completo, non son riusciti a strappargli -un cencio di prosa da attaccare al primo volume. -Lo stesso è per gli autografi e per le -biografie. A un direttore di giornale che gli chiedeva -un autografo per la sua gazzetta illustrata, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -scrisse: — Non sto bene, vi stringo la mano; — e -a un tale che gli domandò notizie per scrivere -la sua biografia, rispose: — Son nato nel tal -luogo. Ho tanti anni. Non mi è accaduto nulla -di straordinario. — Nemmeno i suoi più famigliari -son mai riusciti a cavarsi la curiosità di -sapere quale sia la commedia per la quale egli -sente più tenerezza di padre; benchè abbian ragione -di supporre che sia l'<i>Aventurière</i>, la prima -commedia in cui rivelò ingegno maturo e sicurezza -di sè; commedia tutta sua, brillante di vita -da un capo all'altro, e vestita di poesia freschissima; -la quale, se non ebbe alla prima un successo -eguale alla <i>Cigüe</i>, perchè rappresentata pochi -giorni dopo gli avvenimenti di febbraio del -1848, fu però quella che portò il suo nome più -alto e gli aprì le porte dell'Istituto. Egli non -parla nemmeno di letteratura in generale, se non -ci è forzato; e i suoi amici affermano che uno -che non lo conoscesse potrebbe fare un viaggio -di tre giorni con lui, senza sentire dalla sua bocca -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -una sola parola che desse un sospetto lontano -dell'esser suo. Se lo tirano per i capelli a discorrere -d'arte, lo fa in un modo tutto suo, con un -certo linguaggio pratico, da strapazzo, come un -operaio che ragioni del suo mestiere. Non recita -il sermoncino preparato, come faceva Gustavo -Flaubert, se ne può essere sicuri, e non la piglia -tanto dall'alto per dimostrare a un contradditore -che il teatro risponde a un istinto dell'uomo: — Oh -buon Dio! Guardate i bambini di due anni, -che non sanno ancora parlare, e fanno già la -commedia con due pezzi di legno. — E poi cambia -discorso. -</p> - -<p> -Non è più il parlatore abbondante e caloroso -d'una volta: non fa per lo più che ascoltare, e -quando ha da dir qualche cosa, se può cavarsela -con una mezza parola o con un gesto espressivo, -ne par contentissimo. Solo di quando in quando, -una o due volte per sera, si anima a poco a poco, -svolgendo un aneddoto, e allora spiega un vivacissimo -senso comico, molieriano, largo e di buona -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -vena, sostenuto da un buon riso di petto, grasso, -che dà gusto a sentirlo, e da una bella voce rotonda -di basso baritonale, che empie la sala; e -nel calore del discorso, gesticolando come un attore -eccitato, alza la sua nobile e poderosa figura -di artista, in maniera che par di veder risorgere -l'Augier antico, quando declamò quella appassionata -apologia del Lamartine all'Accademia. Poi -torna a inchiodarsi sulla sua poltrona e a chiudersi -nel suo silenzio; e a vederlo così muto, -quando passa la sua mano signorile sulla testa -calva, cogli occhi fissi alla volta e vagamente sorridenti, -si indovina che gli attraversano la mente -le platee tumultuose delle prime rappresentazioni, -e i banchetti trionfali, e i superbi amori, e tutte -le avventure inebbrianti della sua giovinezza di -principe. -</p> - -<p> -Anche nel poco che dice, però, con quell'apparenza -di trascuratezza, come se il parlare lo faticasse, -c'è il pregio che si trova nei dialoghi -delle sue commedie: ogni parola ha un valore, -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -ogni menoma cosa è espressa in una forma stretta -ed arguta, che rivela l'abitudine di sfrondare il -discorso per far più rapida l'azione. Era un divertimento, -per esempio, sentire con che brevità e -con che efficacia di termini descriveva ad uno ad -uno, comicissimamente, gli attori che debbono -rappresentare tra poco il suo <i>Mariage d'Olympe</i> al -Ginnasio; tra i quali la prima attrice, <i>une drôle -de petite tête mauvaise</i>, abbozzata apposta per fare -quel serpente di contessa di Puygiron, che avvelena -l'aria dove passa; poichè per lui l'attore dev'essere -anzi tutto il personaggio fisico che ha da rappresentare, -e l'<i>enveloppe physique</i> equivale alla metà dell'ingegno. -Ed ha un bell'essere mite e benevolo: -si capisce nondimeno che, in altri tempi, doveva -essere il malcapitato quello ch'egli pigliava a sforacchiare -con la punta dell'epigramma. Sempre -lascia trasparire qualche baleno del potente spirito -satirico che gli ispirò <i>La langue</i>, quella sfilata -di consigli mordacissimi a un avvocato, al -quale promette la Francia purchè riesca a parlare -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -quattr'ore di seguito senza sputare. Ma è rarissimo -che se ne valga, anche con parsimonia. Non -dice male di nessuno, ed è facilissimo alla lode. -Gl'intesi fare un caloroso elogio, coll'accento d'una -irresistibile sincerità, dell'ingegno del Sardou, e -non gli udii esprimere un giudizio crudamente -sfavorevole nemmeno sopra i più inetti raffazzonatori -di <i>situazioni</i> rubate. Si dice che altre volte -tartassasse un po' Victor Hugo, per le sue spacconate -rettoriche (e non è cosa da stupire in uno -scrittore, com'è lui, di gusto finissimo e di logica -rigorosa); ma ciò non gl'impedì di dedicare all'autore -delle <i>Orientali</i> una graziosissima poesia, -nella quale parlando delle relazioni del poeta con la -musa, dice fra le altre cose, <i>qu'il lui fait un enfant -chaque fois</i> (diciamo così) <i>qu'il l'embrasse</i>; poesia -rimasta inedita, si capisce, a cagione di quell'abbraccio. -Il solo con cui stia un poco punta a punta -è Alessandro Dumas, l'unico rivale della sua misura; -ma lo punzecchia con una certa benevolenza -paterna, che dà appunto un sapore lepidissimo ai -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -suoi scherzi; i quali girano d'amico in amico fin -che arrivano su quel certo tappeto verde sparso -di penne d'oca, da cui ritornano al mittente, per -la medesima via, rovesciati con quel garbo che si -può capire. In fondo, l'uno tratta l'altro con gentile -compatimento, come un <i>bon enfant</i>, un giovane -d'ingegno, che promette, e che farà qualche cosa, -purchè ci si metta di proposito. Forse il Dumas ride -un po' delle «prudenze» dell'Augier, e l'Augier delle -«pazzie» del Dumas; ecco tutto. Il grande pubblico -però ha maggior simpatia per l'Augier, che non lo -piglia mai di punta, e non gli mostra le corna dell'orgoglio, -ed ha fama universale di bontà e di -placidezza; e il Dumas lo esperimentò varie volte: -alla prima rappresentazione dei <i>Fourchambault</i>, per -esempio, a cui assisteva in sedia chiusa, in mezzo -a molta gente che applaudiva per fargli dispetto; -tanto che egli perdette la pazienza e disse forte -al direttore Perrin che passava: <i>Eh, monsieur Perrin! -Quel beau succès nous faisons à monsieur Augier, -n'est-ce pas?</i> — E poi uscendo: — decisamente -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -l'arte è più facile per tutti che per me. — Ma -non c'è vero rancore tra loro, nè ci può essere -a quell'altezza che hanno raggiunto tutti e due -sopra la montagna smisurata dell'arte. -</p> - -<p> -Nè giova far dei confronti. Una sola cosa si -può dire senza esitazione, ed è che l'Augier è -più puramente e più spontaneamente poeta drammatico. -È nato per il teatro, non visse che per il -teatro: avrebbe forse, se non scritto, immaginato -delle commedie, se fosse nato in un <i>duar</i> della -Barberia o in un villaggio dell'estrema Siberia. -Tutte le forze dell'ingegno e dell'animo lo spingevano -alla poesia drammatica, e vi sarebbe riuscito -illustre, anche impiegandovi una minor forza -di volontà di quella che v'ha impiegata. Non ha -una grande cultura: studiò poco; ma benissimo. -I suoi studi circoscritti li fece con passione e con -discernimento squisito, in una sola direzione, con -un proposito unico, rifuggendo da quella immensa -varietà di letture precipitate, che opprime la mente -senza lasciarvi un'impronta; lasciando in disparte -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -tutto ciò che era certo di non riuscire ad appropriarsi -in maniera da farsene sangue. Tre cose gli -occorrevano sopra tutte: vivere, e ha vissuto intensamente -in tutte le classi sociali; conoscere il -teatro moderno, e se l'è inviscerato; possedere il -magistero della lingua letteraria e maneggiare insuperabilmente -la lingua familiare; e non c'è da -dire se c'è riuscito. Oltre a questi limiti ha fatto -poca strada. Non credo che conosca altro che -per nebbia le letterature classiche, nonostante le -sue traduzioni d'Orazio e le sue imitazioni d'Alceo; -e aveva forse ragione quel critico svizzero -che per difendere l'Augier dall'accusa di aver copiato -Plauto, disse ch'era impossibile che l'avesse -letto. Così, fuor della letteratura, diversamente -da molti altri, non si curò affatto di raccoglier -scienza da portare sul capo come i pennacchi -dei cavalli di parata; ha avuto sempre un sovrano -disprezzo della dottrina di seconda mano, -e non s'è mai lasciato tentare a introdurre nelle -sue commedie uno di quei personaggi muffosi -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -e pieni di pretensione, i quali sono incaricati -di far capire al pubblico che l'autore ha finto -degli studi serii. Tutto quello che ha messo -sulle scene è intimamente suo, sinceramente acquistato -e profondamente posseduto. Egli non è -null'altro che un grande autore drammatico, e -tale diventò informandosi principalmente alla bella -sentenza che si trova nella sua poesia al Ponsard: — l'immortalità -si guadagna meditando -sulla bellezza. — Non s'occupò mai d'altra -cosa. È uno dei pochissimi francesi, per esempio, — lo -dice egli stesso, — che non amò mai -la politica; scienza che è tentato di mettere nel -primo ordine delle scienze inesatte, tra l'alchimia -e l'astrologia giudiziaria, tante volte gli avvenimenti -hanno sbugiardato i suoi calcoli più speciosi -e i suoi principii più opposti. Una volta se -n'occupò non di meno; ma per i suoi fini di autor -drammatico. Ha messo un giorno il piede sulla -soglia della vita pubblica per studiare il meccanismo -e l'ufficio delle istituzioni dello Stato, -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -come un pittore frequenta la clinica per imparare -l'anatomia; e gliene rimase un gusto vivo per la -medicina sociale, ma senza fargli spinger lo studio -più in là che non fosse necessario per la sua -arte. Eppure il suo ingegno è così fermo, così -equilibrato nelle sue facoltà diverse, così largamente -fondato sul buon senso, — su quel buon -senso degli uomini di genio, come diceva il Lamennais, -che non si deve confondere con quello -dei portinai, — che in qualunque disciplina si -fosse esercitato, vi avrebbe fatto buona prova. E -ne fa testimonianza l'unico suo scritto politico, -quel breve studio sulla questione elettorale che -pubblicò nel 1864, per proporre il suffragio misto; -poche pagine, nelle quali, qualunque sia il -valore della sua idea, c'è una cognizione così netta -di tutti gli elementi e di tutti gli aspetti della quistione, -un ragionamento così fortemente tessuto, -e un'esclusione così sapiente d'ogni anche minima -intromissione delle sue facoltà artistiche —, intromissione -che cresce allettamento, ma toglie efficacia -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -morale agli scritti sociali del Dumas, — da -far credere l'autore, a chi non lo conoscesse, un -uomo tutto politica e amministrazione, che non -abbia fatto un verso in vita sua. -</p> - -<p> -E questo alto buon senso, quest'armonia mirabile -dell'immaginazione e del raziocinio, del sentimento -poetico e dell'esperienza della vita, che -si rivela nelle sue opere letterarie, si rivela in tutti -i suoi atti e in tutti i suoi discorsi. Nulla egli -perde a conoscerlo in casa dopo averlo applaudito -al teatro. Lo si trova sensato e poetico, forte -e affettuoso, profondo e semplice in ogni cosa. -Non ha figli; ma una corona di nipoti, che lo -amano e lo accarezzano come un padre e lo trattano -con un misto di famigliarità, di riverenza, -di gaiezza e di terrore artistico, carissimo a vedersi. -Ha una villa a Croissy, vicino Chatou, in -un luogo dove fece lui fabbricar la prima casa e -piantare i primi alberi; in grazia di che fu dato -il suo nome ad una strada; e dire Emilio Augier -fra la gente di quel paese, è come dire padre -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -della patria e imperatore del teatro. Vicino alla -sua ci sono le ville delle sue sorelle. Quando ha -una commedia da scrivere, o una scena da rivedere -per una <i>ripresa</i>, scappa da Parigi col suo -scartafaccio, e va a rifugiarsi nella sua palazzina -tranquilla, che si specchia nella Senna, in faccia -a un antico castello della Dubarry. Di là, tra un -atto e l'altro, fa una corsa in casa dei nipoti, i -quali festeggiano dal terrazzo ogni sua apparizione, -come una nidiata d'ammiratori plaudenti dal palchetto -d'un teatro. In questa nidiata ci sono due -signorine di sedici anni, Paolo Déroulède, autore -dei famosi <i>Chants du soldats</i>, un capitano d'artiglieria -decorato della medaglia al valore, e un -giovane Guiard, che sarà forse una gloria del teatro -francese: un gruppo di belle persone, di belle -anime e di begl'ingegni. L'Augier, si capisce, ha -una grande simpatia per il suo <i>Paul</i>, saltato su tutt'a -un tratto con cinquanta edizioni di un volumetto di -liriche. Il giorno che uscirono i suoi <i>Chants du soldat</i> -gli disse: — Bravo Paolo! Ora hai finito d'essere -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -mio nipote. — Ma tanto, un po' per affetto e -un po' per essere più sicuro del fatto suo, un'occhiatina -ai manoscritti di lui, prima della pubblicazione, -ce la vorrebbe dare. — Ma com'è possibile? — dice -il nipote. — Supponete che egli -mi dica: cambia, e ch'io non ne sia persuaso, -come si fa a dirgli di no, a uno zio che si chiama -Emilio a Croissy, sta bene; ma che si chiama -Augier a Parigi? E non si può immaginare la festività -cordiale e brillante di quei desinari di famiglia -nella sala a terreno della villa Déroulède, -quando in mezzo a quella bella corona di teste -giovanili, troneggia l'<i>oncle</i> — quell'<i>oncle</i> —, -specialmente negli anniversarii dei suoi grandi trionfi -drammatici, che i nipoti festeggiano con commediole -di occasione scritte dal poeta della <i>Moabite</i>. -Per tutta la serata è un alternarsi vivacissimo di -frizzi, di aneddoti ameni e di discussioni utili e -belle, in cui ai ricordi gloriosi dello zio si mescolano -le speranze gloriose dei nipoti; e pare -che col suono delle voci allegre e dei bicchieri, -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -si confonda un'eco degli applausi delle platee lontane, -e che fra commensale e commensale sporgano -il viso i fantasmi di Giboyer, di Guérin, di -Fabrice, di Gabrielle, di Philiberte, di Poirier; e -che dietro ai vetri della finestra debba comparire -da un momento all'altro la larga faccia sorridente -e benevola del padre Molière. Amabile e ammirabile -famiglia davvero, la quale vi fa benedire -mille volte quelle poche pagine bagnate di sudore -e di pianto, che vi fruttarono la gioia d'esservi -ricevuti come un amico. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -</p> - -<h2 id="coquelin">L'ATTORE COQUELIN</h2> -</div> - -<p> -Costanzo Coquelin, primo artista drammatico -della Francia, è figliuolo d'un panattiere. Nacque -nel 1841 a Boulogne-sur-mer, e durante tutta la -sua adolescenza impastò e infornò con suo padre, -il quale contava di lasciarlo erede della bottega, -ch'era bene avviata. Ma i panattieri propongono -e la natura dispone. Il piccolo fornaio non aveva -ancora dieci anni che pigliava già degli atteggiamenti -drammatici dentro ai nuvoli di farina, e -declamava dei versi galoppando per le strade di -Boulogne, col paniere del pan fresco sopra le -spalle. Un bel giorno si piantò davanti a suo padre -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -e gli disse a faccia franca: — Papà, io voglio -fare l'artista drammatico. — Il papà alzò la faccia -infarinata dalla madia, lo guardò fisso e rispose -placidissimamente: — Figliuol mio, io credo che -ti giri. — Il figliuolo insistè; il padre, buon diavolo, -finì con l'arrendersi, e Costanzo lasciò il -forno per la scuola. Terminate le scuole andò a Parigi, -si presentò al Conservatorio, vi fu ammesso, -studiò nella classe del Régnier, si fece onore, e -dopo un anno entrò nella compagnia gloriosa della -<i>Comédie française</i>, dove recitò per la prima volta -il 7 dicembre del 1860, a diciannove anni, facendo -la parte di <i>Gros Renè</i> nel <i>Dépit amoureux</i>, dopo -la quale si provò in quella di <i>Petit-Jean</i> nei <i>Plaideurs</i> -del Racine. Da principio passò quasi inosservato: -la stampa non fece che annunziare il suo -nome; egli non pareva destinato ad altro che a -far le parti di comodino, quando qualche attore -mancasse. Non si negava che avesse ingegno e -attitudine all'arte; ma si credeva che non n'avesse -abbastanza per uscire dalla mediocrità rispettata -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -degli artisti di second'ordine. Questo però non -era il suo parere. Continuò a studiare con amore -e con ostinazione, divorato dall'ambizione della -gloria; fece un personaggio originale, di suo capo, -di <i>monsieur Loyal</i> del <i>Tartufe</i>; interpretò in un -modo inaspettato e ingegnoso il carattere d'Anselmo -nella commedia <i>La pluie et le beau temps</i> di -Léon Gozlan; e a poco a poco si attirò la simpatia -e l'ammirazione del pubblico. Ma per la critica -era sempre un esordiente, e gli stessi suoi ammiratori -non lo mettevano ancora tra gli artisti -della prima schiera. Finalmente, nel 1862, non -avendo ancora ventitrè anni, la sera del 15 giugno -spiccò il gran salto nel <i>Mariage de Figaro</i> -del Beaumarchais, facendo la parte di Figaro, che -era già stata fatta dal Got. Questa parte così -complessa e così difficile, che richiede «il sangue -freddo d'un diplomatico, lo spirito d'un demonio -e l'elasticità d'un clown» egli la fece, -scostandosi dalle tradizioni, con un tale impeto -d'ispirazione e di forza, che il pubblico ne rimase -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -sbalordito, e la critica lo proclamò unanimemente -uno dei più grandi attori della Francia. In mezzo -alle altissime lodi, però, non gli furono risparmiate -le censure: egli non padroneggiava ancora -abbastanza la foga della sua giovinezza, recitava -qualche volta con un <i>éclat tapageur</i> di cattivo gusto, -si dava troppo tutto intero ad ogni occasione, -non curava le sfumature, non fondeva a sufficienza -i vari elementi della parte sua, si fidava -troppo ciecamente alla potenza, e sovente al capriccio -della propria ispirazione. Ma il Coquelin -si corresse presto di questi difetti, e d'allora in -poi la sua carriera drammatica non fu più che -una successione di vittorie clamorose. Fece nel -1863 la parte di Figaro nel <i>Barbiere di Siviglia</i> -vi riportò un grande trionfo, benchè qualcuno lo -accusasse d'aver fatto il Figaro di Rossini invece -di quello del Beaumarchais: fu il più giovane, si -disse, il più fresco, il più scintillante Figaro che -si fosse mai visto sulle scene francesi. Poi si rivelò -grande artista di sentimento nel <i>Gringoire</i> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -di Teodoro di Banville, in cui espresse la desolazione, -la disperazione, il terrore della morte, -tutte le tempeste dell'anima d'un uomo rigettato -dalia scala del patibolo nell'ebbrezza della -vita, con una potenza di passione, che fece fremere -e piangere tutta Parigi. In seguito rese magistralmente -la natura stravagante e fantastica del -principe di Mantova nel <i>Fantasio</i> del Musset; -ebbe un grande successo nell'<i>Annibal</i> dell'<i>Aventurière</i>; -si fece applaudire per cento e sessant'otto -sere nella parte di marito di <i>Gabrielle</i>; assicurò -il trionfo del <i>Paul Forestier</i>, in cui rappresentava -il signor di Beaubourg, facendo con una finezza -e una leggerezza profondamente meditata, il racconto -pericoloso dell'avventura con Lea, da cui -dipendevano le sorti della commedia; salì ancora -più alto che nel <i>Gringoire</i> nella parte potente e -commovente di <i>Marcel</i> nella commedia <i>Les ouvriers</i> -di Eugenio Manuel; e finalmente fu inarrivabile -interprete del Molière: <i>Pierrot</i> nel <i>Don -Juan</i>, <i>Mascarille</i> nell'<i>Étourdi</i> e nelle <i>Précieuses ridicules</i>, -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -<i>Scapin</i> nelle <i>Fourberies</i>, ballerino e cacciatore -nei <i>Fâcheux</i>; studiando e progredendo di -continuo, meravigliando il pubblico ogni anno con -una trasformazione inaspettata e ogni sera con -una nuova idea, — sempre appassionato dell'arte -sua, come un giovane di vent'anni, — e fresco -d'ispirazione, di coraggio e di buon umore come -quand'uscì dal Conservatorio. Fin dal 1863 è <i>Sociétaire</i> -del teatro francese, che significa artista -«gran signore». Qualche anno guadagna intorno -a centomila lire. Ed è, oltre che ammirato, prediletto -dal pubblico con vivissima simpatia, e festeggiato, -dovunque si presenti, come un amico -di tutti. Non c'è da dire se suo padre ne sia altero -e felice. Eppure s'assicura che di tanto in -tanto egli dice ancora agli amici: — <i>Cependant.... -il allait très-bien aussi comme boulanger.</i> — Cocciutaggini -di fornaio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Mi ricorderò sempre della pessima impressione -che mi fece, a primo aspetto, la prima volta che -lo intesi recitare nella commedia <i>Les Fourchambault</i>, -in cui faceva la parte di Leopoldo. Quando -comparve in scena, nel primo atto, e mi dissero: — Quello -è il celebre Coquelin; — a veder quell'uomo -tagliato alla carlona, piccolo, col naso voltato -su, con le gambe arcate, con quel sorriso di -scorbellato sulla faccia, provai un grande disinganno, -e mi parve che non l'avrei mai potuto -pigliare sul serio. Non sapevo darmi pace che con -quel frontispizio così mal riuscito, dovesse far -l'amoroso nel primo atto, e il figliuolo offeso e -terribile nel terzo atto di quella bella commedia. -Con tutto ciò mi colpì subito la sua maniera di -stare in scena, anche in mezzo alle signorine Reichemberg -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -e Croizette, che ci stavano mirabilmente: -certi suoi serpeggiamenti, certe passeggiatine oblique -per il palco scenico, a passo strascicato, e -un modo di andare qua e là, col viso in aria e -con le mani in tasca, così <i>vero</i>, così di casa, così -perfettamente imitato da quel ciondolìo senza direzione -che facciamo nella sala da pranzo, in famiglia, -voltandoci ad ogni voltata del pensiero e -della conversazione, come banderuole girate dal -vento; che un ragazzo l'avrebbe osservato e ammirato. -Poi notai un altro pregio suo: ogni volta -che aveva da dire qualcosa, l'espressione del suo -viso preannunziava in maniera il senso delle sue -parole, che pareva che le cercasse, che parlasse -di suo capo, non che recitasse delle frasi imparate -a memoria: gli si vedeva proprio sulla fronte -il lavorìo della mente, che si fa discorrendo, quel -po' di sforzo che costa a tutti l'espressione del -proprio pensiero. E questo dava un colore di verità -singolarissimo al suo discorso. E come rendeva -bene nell'aria del viso, nell'intonazione della -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -voce e persino nell'andatura, quello stato d'animo -particolare del giovanotto ozioso, in quell'età in -cui comincia a sentirsi allo stretto fra le pareti -domestiche, e vorrebbe sbizzarrirsi fuori, ma i legami -della famiglia lo trattengono ancora, così -che si dondola tutto il giorno per la casa e ingombra -le stanze della sua scioperatezza, pieno -di appetiti virili e di capricci da scolaro, brontolone -e burlone ad un tempo, sbadigliando l'anima -ogni quarto d'ora! A poco a poco quella naturalezza -assoluta mi soggiogò; e mi trovai anch'io -in quella corrente di simpatia che avevo notato -fin da principio fra lui e gli spettatori, i quali seguivano -attentamente ogni suo passo, mostravano -di apprezzare ogni suo gesto, e ridevano qualche -volta d'un movimento appena percettibile del suo -viso. Non di meno mi pareva ancora che con -quella effigie lì egli non avrebbe mai potuto altro -che farmi ridere. Venne il terzo atto, sul principio -del quale il Coquelin è ancora il giovane -ameno e leggero delle prime scene. Mi meravigliò, -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -nonostante, il modo con cui fece al Bernard -il racconto delle sue avventure della sera innanzi, -e del duello della mattina; durante il quale racconto -si rifece indietro due o tre volte, per dir -qualche cosa che aveva dimenticato, con una speditezza, -con una naturalezza così viva e così spigliatamente -spontanea, che la platea proruppe in -applausi, e l'applauso fu seguito da un mormorìo -generale di ammirazione. Di li a poco — tutti -conoscono la commedia — i ferri si cominciano -a scaldare, e di parola in parola il Bernard giunge -a far quell'allusione al padre Fourchambault, che -colpisce il figlio in mezzo al cuore. Allora si rivelò -improvvisamente un altro Coquelin. Fu una -vera trasfigurazione. Parve che gli cadesse una -maschera dalla fronte, — il suo viso impallidì -e si stravolse, — la voce cambiò suono, e il -gesto scattò colla forza d'una molla d'acciaio. -Tutti hanno presente la scena in cui Leopoldo -Fourchambault alza la mano per schiaffeggiare il -Bernard, il quale lo trattiene, gli rivela che è figlio -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -dello stesso padre e che salvò la sua famiglia -dal disonore, e poi gli domanda: — Che cosa -dici adesso? — Ebbene, il Coquelin gridò quella -sublime risposta: — Io dico che tu sei il più -nobile degli uomini! Io dico che tua madre è la -più santa delle donne! Io dico che sono altero d'esser -tuo fratello e di gettarmi sul tuo cuore! — gridò -queste parole con una voce così potente, -con un accento così gioioso e doloroso ad un -tempo, e straziante a forza d'affetto; con un -tremito nella gola e uno spasimo nel viso che -rivelava così irresistibilmente il pentimento profondo, -la tenerezza immensa, il bisogno di chieder -perdono, la gioia divina del chiederlo, un misto -d'umiltà e di forza selvaggia del cuore, altero -del suo slancio generoso e della santa giustizia -che rendeva; che, più ancor che commosso dalla -scena, in mezzo a quella gran folla del <i>Teatro -francese</i>, che si sollevò tutta come un'onda del -mare, io rimasi trasognato della metamorfosi dell'attore. -E sconfessai immediatamente e per sempre -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -il mio primo giudizio. Poi il Coquelin rientrò -nella sua parte quieta di buon giovanotto, e all'ultima -scena della commedia fece ancora più profonda -l'incancellabile impressione che mi aveva -lasciata, con uno di quei tratti da maestro, insignificanti -in apparenza, che ai molti sfuggono, ma -che ai pochi bastano per riconoscere il grande -artista, come il leone dall'unghia. E fu quando -sua sorella, ingenua, la quale sperava che l'istitutrice -sposasse il fratello Leopoldo, sente invece -che sposa il Bernard, e dice alla fidanzata: — Io -avrei desiderato piuttosto che tu diventassi -mia cognata.... — non sapendo che il Bernard -è suo fratello pure, e che perciò la parentela -esiste egualmente. Ebbene, il Coquelin, -udendo quella frase, fa tra sè quell'osservazione -maliziosa: — <i>Il n'y a peut-être pas grand'chose -de changé</i> — con una finezza così arguta, con un -sorriso così lepido in un angolo delle labbra, a -mezza voce, guardandosi la punta d'un piede e -lasciandosi come scappare le parole per distrazione, -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -in mezzo alle voci allegre degli altri personaggi, -che gli si farebbero ripetere cento volte, tanto è -l'accorgimento e lo spirito d'osservazione e il -senso comico squisito che rivelano. E rimangono -stampate nella mente, con quel sorriso e con -quell'accento, e si prova sempre un piacere vivo -a ricordarle e a ripetersele, come un verso magistrale -d'un poeta di genio. Questa fu la prima -impressione che mi lasciò il Coquelin, o meglio, -che mi lasciarono i due Coquelin, l'uno amenissimo -e l'altro appassionato e tremendo. E conviene -osservare che egli non può patire la parte -di Leopoldo Fourchambault perchè, dice, non gli -conviene sotto nessun aspetto, e la fa per forza, -e da cane. Nientemeno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Poi lo intesi in altre commedie, e in tutte mi -parve un grande artista. Ha arditezza e misura, -naturalezza e dignità, costantemente. Qualunque -personaggio rappresenti, dà a vedere d'averlo studiato, -non solo nelle manifestazioni verosimili -della sua natura, ma nel più intimo meccanismo -dell'animo, alla sorgente stessa dei suoi sentimenti -più segreti; e conserva il colore di ciascun -carattere anche nelle tempeste più violente della -passione. Dopo le sue prime parole non si vede -più il viso del Coquelin; ma quello del personaggio. -«Il di dentro domina il di fuori» come -si diceva del famoso Lekain. Ha una maniera di -comporre il viso che corregge tutti i difetti dei -suoi lineamenti; una contrazione potente, che fa -pensare a quella di Gwynplain e alla camera dei -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -lordi, ma che non tradisce lo sforzo. Tutto questo, -però, non basterebbe a fare di lui un grande -artista, s'egli non avesse la primissima delle facoltà -drammatiche, che è di sentire profondamente -e vivacissimamente. La sua potenza è nelle -vibrazioni dell'anima, nella freschezza e nel vigore -del sentimento. Quando esprime il dolore, -ha veramente delle lacrime nella voce, e degli -accenti profondi d'angoscia, che par che sanguini -dentro; e negl'impeti d'ira o di rabbia, quando -discende il palco scenico, guardando davanti a sè -con quell'occhio grigio, dilatato e smarrito come -un occhio di fiera, e tutte le membra tese e convulse, -pare che gli si debba spezzare una vena -nel petto. Per me, lo trovo anche più potente -nell'ira che nell'affetto. In quelle provocazioni fra -gentiluomini, così frequenti nelle commedie francesi, -a cui segue per lo più un duello mortale, egli -ha un modo suo proprio così secco e tagliente, -che fa d'ogni parola una scudisciata traverso la -faccia, e non so che di gelido e di feroce nell'aspetto -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -e nelle mosse, che mette un brivido -nelle vene, e fa presentire la morte. E ha degli -slanci d'entusiasmo ardente, frenati con un'arte -profonda, che ne duplica l'efficacia, e delle espansioni -impetuose di gaiezza, che fanno l'effetto -d'un'ondata d'aria primaverile in quel gran teatro -affollato e caldo, che pende dalle sue labbra. Convien -dire pure che ha una voce ammirabile, che -si presta alle più audaci inflessioni, nettissima -nelle voci basse e sonora nelle medie, senz'essere -di quelle voci troppo ricche, che annegano, -come si dice in francese, la parola nel suono, e -le consonanti nelle vocali; una voce che s'alza -qualche volta, senz'assottigliarsi e senza sforzarsi, -fino alle note più acute, e si espande e risuona, -agile e mordente, in tutti gli angoli della sala, e -fin nei corridoi e nei vestiboli, come uno squillo -di tromba. Ha tutti i doni della natura, insomma, -fuorchè la bellezza. Ma quando lo s'è sentito recitare, -pare che la sua imperfezione fisica sia una -condizione necessaria, un elemento quasi della sua -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -potenza particolare d'artista, e che acquisterebbe -qualcosa, ma perderebbe molto di più, se diventasse -bello ad un tratto come il Bocage o come -il Salvini. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ed è anche più brutto, o, per meglio dire, -strano d'aspetto, di quel che pare dal palco scenico. -Il primo sentimento che si prova, vedendolo -in casa per la prima volta, alla luce del sole, -è un'ammirazione più grande per la potenza del -suo ingegno e della sua natura drammatica, che -riuscirono a trionfare, malgrado l'irregolarità quasi -grottesca della sua persona. La sua faccia è una -vera maschera d'istrione antico: un faccione largo -e grasso, d'una carnagione giallognola da mercante -olandese, in cui brillano due occhietti bigi -di faina, un po' maligni, sopra un grosso naso -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -che guarda in su con una petulanza senza esempio, -in modo che le nari si presentano come le -aperture di due canne d'un fucile da caccia; una -gran bocca, con le labbra grossissime, tagliate in -forma di trapezio, che par che succhino continuamente -un enorme bocchino di pipa turca; un -mento lungo e sporgente, e due mascelle leonine, -che si dilatano, quando parla, con un movimento -inquietante. Mettete questa faccia di mascherone -di fontana, tutta sbarbata, con una papalina nera -sul cocuzzolo, sopra un corpo bassetto e tarchiato, -vestito d'un farsetto nero stretto alla vita, coi -calzoni neri e con le pantofole nere, e immaginate -il misto bizzarro che ne deve riuscire, di -curato di campagna in <i>négligé</i>, di cuoco in lutto, -di forzaiuolo e di Stenterello. Si rimane sbalorditi -a pensare che quell'omiciattolo ci ha fatto -piangere, fremere e tremare, e s'è presi dalla tentazione -di dirgli che non è quella la maniera di -corbellare il mondo. Ma è un di quei brutti che -seducono, forse perchè la loro bruttezza, come -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -suol dirsi, non è che una bellezza sbagliata: come -accade di certe metaforaccie di pessimo gusto, -sotto cui appare il barlume d'una grand'idea. Questo -è vero specialmente quando ride: non si può -immaginare un riso più vivo, più comico, più attaccaticcio -del suo; — e non è la risata dell'allegria — ma -una specie di riso filosofico e profondo, -che nasce da un sentimento particolare -della vita, e che fa pullulare mille idee lepide -nella mente, e indovinare mille scherzi che non -dice, e pensare confusamente a mille cose e persone -amene, che abbiamo conosciute in altri tempi; -un riso che rallegra dentro, e che mette voglia -di darsi una fregatina di mani, o di allungargli -<i>une tape</i> sulla pancia. Tutta la faccia gli ride, fino -alle orecchie; la bocca gli s'arrotonda in un modo -curiosissimo, che fa saltare il capriccio di ficcarvi -un dito dentro, come dice lo Zola del Boche, -<i>pour voir</i>; e la punta del naso gli fa un piccolo -movimento accelerato, come la punta d'un dito -che gratti qualche cosa di sotto in su, d'un effetto -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -comicissimo; mentre gli scintilla negli occhi -un'astuzia di demonio. I critici cortesi dicono -che ha <i>une physionomie comique parfaite, une face -largement comique, comiquement spirituelle</i>, e altre -cose simili; ed è vero; ma non è tutto. È una -figura talmente originale ed esilarante, a vederlo -da vicino, che per molto tempo si rimane tutt'intenti -a guardarlo, e non si bada alle sue parole. -Ed egli non s'illude sopra sè stesso; parla anzi -sovente della propria persona, celiando, come se -canzonasse un altro, e non vuol sentir parlare -delle parti che richiedono bellezza d'aspetto. Per -questa ragione rifiutò, non è molto, di far la parte -di Pigmalione nella <i>Galatea</i> della signora Adam. — Come -volete — le disse — che io ardisca -presentarmi al pubblico in nome di Pigmalione, -che dev'essere un bell'uomo? <i>Voyons donc, madame: -est-ce que j'ai le nez grec, moi?</i> — Il -naso, infatti, è stato l'ostacolo più difficile da superare, -nella sua carriera drammatica. Quando -qualche parte non gli riesce, ha sempre la sua -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -giustificazione pronta: — è il naso. — Ma anche -in casa sua, dopo un quarto d'ora che gli si parla, -segue come al teatro: si vede un altro Coquelin; -tanto la sua conversazione è arguta e attraente, -rimanendo sempre naturalissima, come la sua maniera -di recitare. È divertentissimo vederlo lassù -nella sua piccola stanza di studio, triangolare, che -sembra un camerino di teatro — al quarto piano — tutta -piena di libri, fra cui brillano in prima -fila i poeti drammatici e lirici di tutti i paesi; e -cogliere a volo nelle sue parole e nelle sue mosse -gli accenti e i gesti di Mascarille, di Gringoire, -di Figaro e del piccolo gobbo del <i>Luthier de Crémone</i>, -che fecero risuonare d'applausi il tempio del -Corneille e del Molière. Il Molière, appunto, di cui -ha tutto il teatro nel capo, è uno dei suoi argomenti -preferiti; e riparla spesso delle conferenze -pubbliche che tenne poco tempo fa; colle quali -si propose di dimostrare che l'<i>Alceste</i> del <i>Misantropo</i> -non è come quasi tutti i critici e quasi tutti -gli attori l'interpretano, un personaggio cupo e -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -profondo, una specie d'Amleto francese, da rendersi -con un colore di stranezza fantastica; ma -un personaggio apertamente comico, come gli altri -del Molière, e designato come tale dal poeta -medesimo in una maniera che non può lasciar -dubbio. Egli svolse il suo concetto senza pompa -di dottrina, con molto buon senso, con grande -chiarezza, per mezzo di confronti e di citazioni -bene ordinate e lucidamente commentate; ma lasciò -letterati e commedianti nel loro parere contrario. -Si lamentò in particolar modo dei letterati, -così tra il serio e il faceto, facendo tremolare -la punta del naso. — Avete torto, mi dicono -insomma, perchè siete un commediante. <i>C'est ça -qui m'embête</i>. Mi dicano che ho torto perchè sono -un grullo, francamente, e mi ci rassegno più volentieri. -Gli è appunto perchè sono un commediante -che voglio dir la mia ragione. Mi pare che -serva a qualche cosa, per giudicare un personaggio -di una commedia, essere abituato da venti -anni a mettersi nella pelle degli altri, e a cercare -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -la ragione intima d'ogni loro atto e d'ogni loro -parola. Se questi speculatori letterari del teatro -non fossero un po' trattenuti dal senso pratico di -chi ha da incarnare i personaggi che essi scrutano -e sviscerano continuamente, finirebbero, a furia -di fare, con trasformarli in creature dell'altro -mondo, che nessuno potrebbe più riprodurre sulla -scena. — E non si fermerebbe più, quando ha -preso a discorrere del Molière, se non esistesse un -altro personaggio, per il quale nutre altrettanto -entusiasmo: il Gambetta, in grazia di cui egli -s'appassiona anche un poco alla politica, e si tira -addosso le canzonature del <i>Figaro</i>. Il Gambetta -è suo amico intimo, desina con lui tutte le domeniche, -e lo conduce a far delle lunghe passeggiate -solitarie, durante le quali, chi lo sa? forse -si fa dar delle lezioni di recitazione, o si insegnano -a vicenda ad aprire e a scrutare gli animi -umani, l'uno per giovarsene sul teatro, l'altro -nella politica; poichè, in diverso campo, essi sono -i due più grandi attori della Francia: il Gambetta -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -più potente, ma il Coquelin assai più sicuro di -non essere fischiato. Egli parlò del suo illustre -amico con calda ammirazione, senza licenze familiari, -ripetendo dei brani del suo ultimo discorso, -e esclamando di tratto in tratto: — Sentite la -bellezza di questa frase; sentite la giustezza di questo -pensiero; — come avrebbe fatto per una parlata -del Racine. E a proposito del Gambetta, lesse -una lunga colonna del <i>Voltaire</i>, in risposta all'<i>Intransigeant</i>, -con una rapidità prodigiosa, e con una -nettezza di pronuncia ancor più ammirabile, facendo -vibrare certe parole, e schizzar fuori certe -frasi, con cambiamenti improvvisi d'intonazione, -e ammicchi d'un occhio, e guizzi comicissimi delle -labbra, in una maniera da far proprio rimpiangere -di non potergli dare il posto di lettore, in casa -propria, con centomila lire all'anno; che per un -letterato sarebbero impiegate al cinquanta per cento. -Ed è pure notevolissimo il suo linguaggio, scolpito -e colorito, con certe screziature di lingua -popolare, ricco d'una quantità di termini insoliti -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -e di modi del gergo teatrale, svariatissimo come -è in tutte le persone dotate di un forte senso -comico, che hanno bisogno di raccontare, di descrivere -e d'imitare. L'impressione che egli lascia, -in conclusione, è d'un uomo di buona indole e -di buon cuore, come io credo che siano necessariamente -tutti gli artisti drammatici atti a interpretare -con eguale maestria i caratteri buoni e -malvagi; perchè, per riuscire grandi negli uni e -negli altri, bisogna che nella loro natura predomini -il buono, senza del quale possono abbagliare -con l'ingegno, ma non soggiogare con la simpatia. -Il Coquelin, però, ha l'aria d'un uomo buono; -non d'un bonaccione. Sotto la sua bonarietà canzonatoria -s'indovina un animo risoluto e vigoroso, -col quale non dev'essere molto comodo l'aver che -fare i giorni che ha la luna rovescia; e specialmente -quando salta su a inveire contro i capricci prepotenti -di certi autori drammatici, piglia una certa -guardatura bieca e fa stridere la voce in un certo -modo, che non par strano affatto, in quel momento, -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -che abbia saputo incarnare meravigliosamente -l'anima dannata del duca di Septmonts. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La parte di duca di Septmonts nell'<i>Ètrangère</i> del -Dumas, credono tutti, — e anche lui — che sia -ciò che egli fece — per dirla con le sue parole — <i>de -plus fin et de plus incisif</i>, nel teatro moderno, -dal primo giorno che recitò fino al giorno -che corre. Per comprendere le difficoltà con cui -ha dovuto combattere, basta rappresentarsi la sua -figura «largamente comica» e ricordare che il -duca di Septmonts è la quintessenza di un gentiluomo -del gran mondo — spregievole e odioso -quanto si vuole — ma tanto più dignitoso e corretto -di fuori quanto è più fradicio dentro. Per -alto che fosse il concetto che s'aveva della pieghevolezza -d'ingegno del Coquelin, si temeva che -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -in quella parte cadesse. Bastò invece la sua apparizione -sul palco scenico a provocare uno scoppio -d'applausi e un'esclamazione universale di meraviglia. -Costanzo Coquelin, l'incomparabile <i>Figaro</i>, -l'insuperabile gobbetto del <i>Luthier de Crémone</i>, -pareva il primo gentiluomo della cristianità. Pallido, -della pallidezza malaticcia d'un nobile sciupato -dagli stravizi, biondo, un po' calvo, con due -folti baffi impertinentemente arricciati, con una -lente all'occhio, vestito con rigorosa eleganza, disinvolto -e duro ad un tempo, e superbamente signorile -in tutti i suoi movimenti, anche nel più -forte della passione, egli era l'ideale vivente dell'autore -della commedia. E ad ogni nuova scena -si rivelò con maggior efficacia. Dalla sua aria tediata, -dal suo modo di parlare strascicato, come -se ogni parola fosse un atto di degnazione, dalla -sua fredda cortesia, dal suo sguardo ironico e sorridente, -da tutti i suoi gesti e da tutti i suoi accenti -artificiosamente trascurati, traspariva l'insolenza -sfrontata d'un aristocratico cresciuto all'orgoglio -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -e al disprezzo, il cinismo d'un <i>viveur</i> intristito -nel vizio, capace di tutte le bassezze, l'audacia -meditata e malvagia dello spadaccino sicuro -d'uccidere, — la sua educazione, il suo passato, -tutto quello che sarebbe stato capace di fare, e mille -cose che pensava, e che non diceva; ma che facevano -pensare. Egli corresse anzi leggermente, -con molta arte, il carattere immaginato dal Dumas, -che poteva riuscir troppo ributtante; e lo corresse — come -prescriveva il celebre attore tedesco, -l'Iffland, — facendo il difensore ufficioso del -personaggio che rappresentava: lasciando cioè indovinare -in che maniera fosse diventato quello -che era, per quale via, non per colpa tutta sua, -si fosse così depravato, — guasto prima da un'educazione -falsa e poi dall'esempio della società -incancrenita in cui era vissuto, — e in tal modo, -senza riuscire simpatico, si mantenne dentro a quei -limiti dell'odioso, oltre ai quali un personaggio -teatrale non è più tollerabile e nuoce agli intendimenti -del poeta. Ma fu terribile. Nella scena -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -del quart'atto, per esempio, quando vuole umiliare -il signor Gérard, ricordandogli che sua madre -era stata governante della duchessa, trovò l'accento -d'un sarcasmo così sanguinoso e stillò le -parole insolenti nell'animo del povero giovane, -come goccie di piombo fuso, con una lentezza -così spietata, che tutti gli spettatori se le sentirono -penetrare nel cuore ad una ad una, e fremettero -per quello a cui eran dirette. E fece rabbrividire -l'impassibilità marmorea con la quale ricevette -in viso quella tremenda invettiva della -duchessa, di cui ogni parola è uno schiaffo, fino -a quel fulmineo: — <i>Misèrable!</i> — che finalmente -gli solleva il sangue; e la rabbia pazza e -feroce con cui le si slancia addosso all'ultime parole, -e lo sforzo improvviso con cui si frena. Mai -era stata rappresentata la superbia, l'insolenza e -la rabbia, con più satanica potenza, sulle scene -della <i>Commedia francese</i>. Il suo successo fu -enorme. Egli empì il dramma della sua persona, -e vi spiegò tanta forza, che se gli altri -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -atleti fossero caduti, sarebbe bastato per tutti egli -solo. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ma per quanto si dica, egli non è mai tanto -potente come quando nuota nella comicità larga -del Molière, fra le grosse celie e le grosse risa, -vestito dei panni di Scapin e di Mascarille. Quella -comicità dal naso corto e dalle grosse labbra, come -disse Alfonso Daudet, par fatta per la sua faccia, -per la sua voce e per la sua indole. Lì sfolgora -ed impera davvero, e fa tremare le vôlte del teatro. -Nessun Mascarille, nelle <i>Précieuses ridicules</i>, -ha mai detto con più petulante disinvoltura le sue -spropositate goffaggini; nessuno ha mai mostrato -sul palco scenico una più maledetta grinta, una -più impertinente sfacciataggine di lacchè astuto e -ridacchione, docile ai pugni e alle legnate, e pronto -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -a tutte le pagliacciate e a tutte le bricconerie. Nessuno -Scapin è stato mai più magistralmente bugiardo, -ipocrita, truffatore e buffone. Il Coquelin -domina la scena, in queste farse epiche, coll'imperturbabilità -sovrana che dà la coscienza del genio. -Ha una mobilità di fisonomia, un'elasticità di -voce, una pieghevolezza di membra, una sicurezza, -un'audacia che nessuna parola può rendere. Nelle -<i>Précieuses ridicules</i> suscita una tempesta di risate -con ogni parola, quando contraffà il gentiluomo -letterato e lezioso, e declama quella stramberia di -madrigale che finisce col grido: Al ladro! — Nelle -<i>Fourberies de Scapin</i> snocciola quelle lunghe -parlate per indurre Argante a sborsare i seicento -scudi, con una rapidità d'un effetto comico meraviglioso. -Non son più periodi; sono eruzioni, -cascate precipitose di parole, che schizzano e tintinnano -come sacchi di monete rovesciati, fra le -esclamazioni di stupore della platea. Nei <i>Fâcheux</i>, -facendo la parte del cacciatore appassionato, dice -quei cento e quattro versi filati della descrizione -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -della caccia, d'un fiato solo, come se li improvvisasse, -con una tale potenza imitativa della voce -e del gesto, che per un quarto d'ora par di veder -fuggire i cervi per la foresta, e il teatro risuona -dello scalpitìo dei cavalli, del latrato dei -cani, dello squillo dei corni, delle grida dei cacciatori, -come se vi agisse un'intera Compagnia -equestre. Ed è infaticabile. Dopo aver fatto <i>Mascarille</i> -nell'<i>Etourdi</i>, che è una delle parti più -lunghe e più difficili del vecchio repertorio drammatico, -è fresco e disposto come prima di cominciare. -Ed è superfluo far notare la difficoltà grandissima -che presentano queste parti comiche del -Molière, in cui se l'attore non è tanto forte da -tener continuamente viva l'ilarità e l'ammirazione, -subito risalta la trivialità, l'esagerazione, il grottesco -del personaggio e della scena, e non basta -la riverenza che ispira il grande poeta a trattener -il pubblico dal dar segno di noia o d'impazienza: -il che suole accadere nei teatri di provincia, -dove le commedie del Molière sono quasi -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -irrappresentabili. Ma il Coquelin par nato fatto -per interpretare il Molière; e piuttosto che un -<i>Sociétaire</i> della commedia francese, si direbbe che -è un attore superstite della famosa <i>troupe de Monsieur</i>, -ancor tutto fresco, dopo due secoli, delle -lezioni del suo capo-comico immortale. E in questo -gli giova immensamente la faccia. È impossibile -resistere alla forza comica dello sguardo, -del riso e della smorfia di questo grandioso <i>farceur</i>; -bisogna ridere con lui, in qualunque stato -d'animo ci si trovi; e si ride di quel riso a singhiozzi, -convulsivo e clamoroso, che ci riprende -ancora dopo il teatro, e ci accompagna a casa, -e ci torna ad assalire la mattina dopo, e ci rimane -come un grato ricordo per sempre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Certamente, egli deve la sua gloria artistica più -ai doni della natura che allo studio. <i>Histrio nascitur</i>. -Ed anco non ammettendo questa verità, bisognerebbe -fare un'eccezione per coloro che sono -grandi attori a ventitrè anni. Nondimeno egli studiò -e faticò moltissimo. Non <i>s'è fatto una voce</i>, -come si dice del celebre attore Duprez; ma <i>lavorò</i> -la sua infaticabilmente, con esercitazioni assidue -e metodiche; e non son molti anni, infatti, -ch'egli ha quell'elasticità mirabile degli organi vocali, -che si presta così docilmente alla varietà e -alla mobilità prodigiosa delle sue sensazioni. Così -la sua pronunzia nitidissima, che fa d'ogni sillaba -una nota cristallina, è principalmente frutto d'un -<i>fortemente volli</i>, come il vigore del verso alfieriano. -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -È una cosa che accende nel sangue la passione -dello studio, il sentirgli dire, per esempio, con -che amore e con che cura si è rimesso a studiare -la sua parte d'<i>Annibal</i>, dopo che l'Augier rimpastò -l'<i>Avventuriera</i>; come l'ha scomposta e ricomposta -daccapo, periodo per periodo e frase per frase; -come ha rivoltato per tutti i versi ogni parola -per trovarle il suo accento vero e proprio; come -ha ragionato tra sè ogni sorriso e ogni gesto. -Così pure l'udirgli esporre le riflessioni minute -e ingegnose che fece sulla parte di Figaro nel -<i>Barbiere di Siviglia</i>, per cogliere le differenze che -dovevano passare fra questo — giovane e spensierato, — e -il Figaro del <i>Mariage</i>, — più avanzato negli -anni, più esperto della vita e cangiato anche -per effetto della sua nuova condizione; — differenze -che seppe rendere stupendamente sul palcoscenico, -fin nelle più leggiere sfumature; e le conferenze -d'ore e d'ore avute con gli autori, col manoscritto -alla mano, coperto di richiami e di postille, per -trovare insieme il colore particolare da darsi a -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -una scena, o l'intonazione giusta d'un monologo; -e le discussioni interminabili avute coll'Augier o -col Dumas per sostenere il suo modo d'interpretazione, -e salvar la vita al personaggio concepito -da lui, e amato come una creatura fatta con le -sue carni e col suo sangue. Di tutti i personaggi -che deve rappresentare, e della società e del -tempo in cui vissero, cerca con una pazienza e -con una curiosità d'archeologo le più minute notizie, -nei libri e nelle conversazioni; e nota tutto -e rimesta ogni cosa per mesi e mesi, ragionando di -ogni minimo particolare lungamente, con una diligenza -che tocca la pedanteria. E si prepara con -maggior studio e maggiore pacatezza in quelle -scene appunto, in cui dovrà allentar di più la -briglia al suo istinto, perchè vuol essere audace -sul sicuro; al qual fine raccoglie osservazioni e -consigli da ogni parte, come uno scrittore naturalista, -e ricorre le critiche che gli son state fatte -negli anni addietro; ma per quanto faccia, non si -presenta mai al pubblico con la coscienza soddisfatta, -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -e ricomincia a martellare sulla sua parte -anche dopo la più splendida riuscita. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -A questo lavoro indefesso egli deve la sua continua -ascensione nell'arte, in cui non ha più che -un rivale, — il Got, — che ha vent'anni più di -lui, ed era già attore provetto quando il Coquelin -entrò nel «Teatro francese»; quel celebre Got, -che creò il Giboyer, come si dice nel linguaggio -teatrale, nelle due commedie <i>Les effrontés</i> e <i>Le fils -de Giboyer</i>; che fece un tipo indimenticabile dell'abate -nell'<i>Il ne faut jurer de rien</i> di Alfredo Musset; -che interpreta insuperabilmente <i>Maître Guérin</i>, -<i>Monsieur Poirier</i> e il <i>Duca Job</i> di Léon Laya: il -primo attore, forse, che portò nella <i>Comédie française</i> -un sentimento potente della realtà, e che, pure -possedendo profondamente la tradizione dell'arte, -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -pigliò tutti i suoi modelli nella natura viva. Anch'egli -è ugualmente forte nel drammatico e nel -comico: Bernard nei <i>Fourchambault</i>, strappa i singhiozzi; -Matamore nell'<i>Illusion comique</i>, fa schiantar -dalle risa; e chi l'ha visto Rabbino alsaziano -nell'<i>Ami Fritz</i>, che fu uno dei suoi più grandi -trionfi, non lo riconosce più nei panni di <i>Sganarelle</i> -o del <i>Souffleur</i> dei <i>Plaideurs</i> di Racine, in cui -è insuperabile. Osservatore finissimo, vero fin nelle -più piccole minuzie, abilissimo alle trasformazioni -del viso, capace di recitare per quattro atti interi, -come nel <i>Gendre de monsieur Poirier</i>, con un occhio -socchiuso e la bocca torta, senza scomporsi -un momento; fornito d'un gusto letterario squisito, -e di buoni studi, e altieramente appassionato -dell'arte sua, egli tenne per lungo tempo il primato -nel «Teatro francese», ed è indubitabile -che giovò moltissimo al Coquelin, non foss'altro -che col proprio esempio. Ma questi — lasciando -da parte altre qualità intimamente individuali, che -non permettono confronti — è superiore a lui -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -nella versatilità dell'ingegno e nella mutabilità dell'aspetto. -Il Got è vario; il Coquelin è un Proteo. -Il Got, per esempio, ha non so che di proprio -e d'immutabile nell'intonazione e nel gesto, -un certo fare <i>bourru, imitant la franchise</i>, come -dicono i francesi, e un <i>tic</i> particolare del capo e -delle spalle, simile all'atto di chi dica: — Non -me ne importa il gran nulla, — un po' volgare, — che -lo rende inabile a tutte le parti in cui si -richiede eleganza e dignità signorile di maniere. -Oltre di che è restìo a liberarsi dai modi e dagli -accenti d'una parte in cui sia riuscito maestrevolmente; -così che per molto tempo, dopo una <i>creazione</i> -grande e fortunata, porta in altri drammi -l'impronta del personaggio prediletto, come gli -accadde, tra l'altre volte, dopo il suo successo nel -<i>Giboyer</i>. Il che non segue al Coquelin, di cui l'ingegno -sembra cambiar natura ogni volta che cambia -parte; che scende fino alla farsa plebea e sale -fino alla più alta poesia; pagliaccio, gentiluomo, -villano, brillante, tiranno, — eroe della rivoluzione, -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -tragico, nel <i>Jean Dacier</i>, — piccolo collegiale vizioso -e impostore nel <i>Lion et Renard</i>, — sempre -originale, rifatto da capo a piedi, e liberissimo -da ogni legame di reminiscenza; a segno che se -gli saltasse il ticchio domani di fare il <i>Romeo</i> — con -quella faccia — nella tragedia dello Shakspeare, -c'è da giurare che ci riuscirebbe, come -disse un critico tedesco; e che il pubblico, ascoltandolo, -direbbe che a Giulietta poteva toccare un -amante più bello, ma non uno <i>più interessante e -più appassionato</i>. Nondimeno sono molti ancora -quelli che gli preferiscono il Got, come più profondo -e più grave; e c'è fra loro una gelosia coperta, -ma viva, che scoppia ogni volta che cade -su una medesima parte la preferenza di tutti e -due: come segue ora per il dramma <i>Le Roi s'amuse</i>, -in cui l'uno e l'altro vorrebbe fare il <i>Triboulet</i>; -e questo tira tira è cagione che il dramma -non si rappresenti; non essendo parsa accettabile -a nessun dei due la proposta di Victor Hugo, -che facessero il <i>Triboulet</i> una volta per uno, a -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -sere alternate: proposta d'accorto finanziere, non -d'uomo esperto del cuore umano. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Il Coquelin ha ancora un merito tutto proprio, -che è d'essere un grande declamatore di poesie -liriche. Anzi tutto è maestro senza eguali nel dire -i versi, che è quasi un'arte nell'arte, in cui non -gli si avvicinano che il Got e Sara Bernhardt. È -uno dei rarissimi attori che sian riusciti a liberarsi, -fino a un certo punto, da quell'accento convenuto, -da quel colorito generale che è quasi obbligatorio -nella dizione degli alessandrini francesi, -e che anche nell'espansioni più appassionate dell'animo -tutti badano a conservare, come se fosse -una necessità fondamentale dell'arte. Il Coquelin si -liberò da questa psalmodia, da questa specie di musica -sacra, come la definì la signora Stael, che si -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -trasmette di generazione in generazione a somiglianza -d'un vizio ereditario; e prese una via di -mezzo tra coloro che cantano il verso, avvolgendo -tutto in una sorta di melopea sonnolenta, che arrotonda -tutte le linee e cancella tutti i contorni, -e coloro che, sotto il pretesto della imitazione del -vero, non badano nè a ritmo, nè a rima, nè a -prosodia, e sacrificano interamente l'elemento poetico -all'elemento drammatico. Egli ha saputo cogliere -una certa armonia intermedia tra la parola -e la musica, che nello stesso tempo accarezza l'orecchio -e rende l'intonazione del discorso. E fa -valere mirabilmente la bellezza della forma. Senza -rivelar troppo l'artifizio, fa sentire tutte le variazioni -del movimento ritmico, le ondulazioni della -frase, le rime, le cesure, le attaccature dei periodi; -rompe la monotonia degli alessandrini con una quantità -di chiaroscuri delicatissimi; virgola e punteggia -con una grande efficacia, e, grazie particolarmente -alla sua maniera ferma e nitida di articolare le consonanti, -ha una chiarezza di dizione — qualità indispensabile -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -per i versi — che nessun attore ha mai -superata. Oltrechè non è solamente interprete, ma -critico e correttor vero del poeta. Nessuno meglio -di lui sa afferrare, in una poesia, il filo del concetto -principale, e attenercisi, malgrado le più viziose -digressioni, e fare in modo che non se ne -scosti menomamente l'attenzione degli uditori. È -maestro nell'arte di velare i difetti della forma, di -scivolare sulle lungaggini, di gettar ombra sulle -parti deboli per raccoglier luce sulle forti, di far -sfolgorare il verso capitale, e di scoprire e mettere -in rilievo pensieri affogati dalle immagini, e -sensi riposti, e finezze, e contrasti, che il poeta -stesso non ha avvertiti. Ed esercita quest'arte nei -salotti — dov'è invitato e pagato — il che è -molto diverso, ed anche assai più difficile che esercitarla -nel teatro; tanto che molti attori applauditissimi -sul palco scenico, perdono ogni efficacia -declamando versi in un cerchio ristretto d'uditori. -Il Coquelin, invece, conosce ed osserva rigorosamente -tutte le leggi delicate e difficili che -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -impone la vicinanza dell'uditorio, col quale, anzi, -qualche volta l'artista si trova confuso: smorza gli -effetti, ristringe il gesto, attenua l'espressione del -volto, modula in un modo particolare la voce, e -dissimula accortissimamente l'attore drammatico -sotto l'uomo di società. Perciò ottiene dei successi -privati non meno splendidi dei successi teatrali, -e rende, in questo campo, dei veri servigi -alle lettere. È lui che ha diffuso, in questi ultimi -anni, il gusto dei versi nella società elegante, che -non badava prima che alla musica, e parecchi dei -più illustri tra i giovani poeti della Francia debbono -a lui il principio della propria fama. Egli -recitò per il primo le poesie di Alfonso Daudet, -che è suo amico intimo, di Paolo Déroulede, per -il quale professa una viva ammirazione, di Jacques -Normand, del Coppée, del Manuel, del Guiard. E -non si può dire con che passione egli cerca queste -poesie, con che piacere se le fa leggere in -casa, per le strade, in carrozza, nei camerini del -Brébant; come scatta ad ogni verso potente; come, -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -senz'accorgersene, udendo leggere, prepara il gesto -e l'atteggiamento del viso con cui dirà quella data -strofa; con che impazienza, all'ultimo verso, strappa -il manoscritto di mano al poeta, e con che bella -e simpatica sicurezza di grande artista gli dice sorridendo: — Lasciate -fare a me, che vi servirò da -onest'uomo. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ma non è compiuto il ritratto del Coquelin se -non gli si fa accanto uno schizzo di suo fratello, -che è come una sua appendice; attore anche lui -del <i>Teatro francese</i>, chiamato <i>Coquelin cadet</i>, per distinguerlo -da Costanzo. Il Coquelin <i>cadet</i> crebbe -al calore del forno paterno accanto al fratello maggiore, -e portò con lui il pane fresco ai buoni borghesi -di Boulogne-sur-mer, con la faccia bianca -di farina e le mani imbrattate di pasta. Quando -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -il fratello maggiore dava i primi segni della sua -vocazione drammatica, lui ancora bambino s'ingegnava -già d'imitarlo, gesticolando e balbettando -dei versi; e quando più tardi il fratello gli confidò -i suoi disegni ambiziosi, anch'egli cominciò -a riscalducciarsi la testa e a vagheggiare il teatro. -Partì il fratello, passò qualche anno: Coquelin -<i>cadet</i> pensò di manifestare le sue intenzioni al padre; -ma non osava, perchè suo padre contava fermamente -su di lui per tramandare ai posteri il -suo forno. Nondimeno un giorno si fece coraggio -e tirò la schioppettata. Si ripetè la medesima -scena che era seguita col primogenito; ma questa -volta con un po' di scandalo. Il buon fornaio, -udendo per la seconda volta quelle fatali parole: — Voglio -fare l'artista drammatico, — alzò la -testa dalla madia, e guardò il figliuolo con due -occhi grandi come due scudi. — Ma dunque — disse, -incrociando le braccia — è proprio destino -che io non ne debba salvare neppur uno dei miei -figliuoli! <i>C'est comme une peste qu'ils ont tous. Je -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -ne comprends pas. Où ont-il donc attrapé ça, mon -Dieu!</i> — Ma dopo un po' di contrasto, si rassegnò, -e lasciò partire il ragazzo per Parigi, dove fu ricevuto -al Conservatorio, poco dopo arrivato. -Aveva ingegno e attitudine grande all'arte; ma -non l'esuberanza di vita, e le facoltà poderose e -splendide del fratello. Perciò il suo noviziato fu -più duro e più lungo. Ma riuscì; riportò anzi il -primo premio del Conservatorio nel 1867, e si -presentò per la prima volta sulle scene della <i>Comédie -française</i>, facendo il <i>Petit-Jean</i> nei <i>Plaideurs</i>, -il 10 giugno 1869, otto anni dopo che aveva -esordito suo fratello, il quale, con pensiero affettuoso, -volle recitare accanto a lui quella stessa -sera, nella medesima commedia, nella parte dell'<i>Intimé</i>. -Coquelin II piacque. D'aspetto, somiglia -molto al fratello; ed è forse anche più comico, -benchè abbia i lineamenti meno risentiti: gli basta -entrar in scena per far ridere. Ma l'indole drammatica -è diversa: egli ha piuttosto la comicità inglese, — umoristica — un -po' fredda, che si fa -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -capire più che non si faccia valere; ed è attor -fino e originale; e quel ch'è più curioso, lontanissimo -da ogni idea d'imitazione di suo fratello; -del che diede una bella prova fin da principio -nella commedia <i>Le mari qui pleure</i> di Jules Prével, -in cui fece la parte dell'avvocato Laroche, già sostenuta -mirabilmente dal primo Coquelin, in una -maniera diversa affatto, e non meno ingegnosa -nè meno applaudita. Il fratello maggiore, ciò nondimeno, -sta tanto al di sopra dell'altro, da non -potersi nemmeno istituire un paragone fra loro; -per il che questa bella fraternità non è macchiata -di gelosia. L'<i>aîné</i> ama il <i>cadet</i> più che da fratello, -da padre; e quando nella stanza di studio -passa la mano sotto il mento d'un suo bustino in -bronzo, dicendo scherzosamente: <i>voilà mon petit -frère</i>, — gli si sente nella voce un grande affetto, -e gli si leggono negli occhi mille cari ricordi — di -quando trottavano insieme per le strade con -le focaccie calde nel paniere, e riportavano il -gruzzolo dei soldi al buon babbo, curvo sulla -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -madia, tanto lontano dal pensare che un giorno -i suoi due piccini avrebbero fatto rimbombare -d'applausi il primo teatro del mondo, e che il suo -povero forno sarebbe diventato famoso. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ora il Coquelin è nel pieno vigore della sua -virilità artistica e forse nel periodo più felice della -sua carriera. Figliuol di grazie del «Teatro francese,» -amico intimo di potenti, accarezzato dai -poeti, ricercato di consigli e d'aiuti da tutti i giovani -commediografi, glorificato come artista, riverito -come mecenate letterario, e carico di quattrini, -non ha più nulla da desiderare, fuorchè delle belle -commedie. Ma non pensa a sè solamente. Sollecitato -da mille parti per recite di beneficenza, egli s'arrende -a tutte le preghiere, abusando anche delle -proprie forze, e fa del bene a moltissimi; tanto che -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -ha un salotto pieno di medaglie e di ricordi preziosi -che gli offersero, e gli offrono di continuo, in -segno di gratitudine, Società operaie e Istituti e -Comitati di soccorso d'ogni natura. È pure dilettante -di belle arti, ed ha un piccolo museo di -quadri del Meissonier, del Bonnat, del Fortuny, -del Détaille, — in parecchi dei quali è ritratto -lui, nelle spoglie di Mascarille e di Cesare di -Bazan, con quel riso indefinibile e irresistibile, a -cui deve una gran parte della sua potenza d'artista. -Della quale potenza uno potrebbe farsi benissimo -un'idea, senza essere mai stato al teatro, -solo trattenendosi un'ora ogni mattina nella sua -anticamera; dove si trovano sovente insieme il -commediante famelico che viene a implorare un -sussidio che non gli è mai rifiutato, la signorina -americana che vuol pigliar lezioni di dizione -francese, l'impiegato che desidera una croce, l'ufficiale -che ha bisogno d'un traslocamento, e qualche -volta persin dei prefetti, dei magistrati e dei -vescovi, che non isdegnano di raccomandarsi -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -a Sganarello per ottenere un piccolo favore dal -Governo. Ed egli riceve tutti con quel gran -naso voltato in su, pieno di bonarietà e di buon -umore, ruminando dei versi del Molière durante -i discorsi lunghi, e rimanda tutti, se non soddisfatti -nei loro desideri, contenti almeno di aver -visto una volta da vicino quella maschera formidabile, -che da venti anni fa rider del suo riso e -pianger delle sue lacrime Parigi. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Così fatto, o presso a poco, è il celebre Coquelin, -il quale (per terminare con una buona -notizia) sta pensando a raccogliere una Compagnia -d'artisti valenti per fare un giro in Italia, e -dare una serie di rappresentazioni in tutte le città -principali. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -</p> - -<h2 id="deroulede">PAOLO DÉROULÈDE -<span class="smaller">E LA POESIA PATRIOTTICA.</span></h2> -</div> - -<p> -Riparliamo un po', qualche volta, della nostra -vecchia poesia patriottica. Quando lavoriamo nelle -nostre stanze di studio, in mezzo a giornali e a -lettere d'amici di tutte le parti d'Italia, e a libri -che racchiudono tutti gli sforzi e tutte le audacie -del pensiero umano; ed esprimendo liberamente -il nostro pensiero, che circolerà liberamente da -un capo all'altro del paese, godiamo, anche non -pensandoci, di respirare l'aria della nostra libertà, -e di sentirci dentro il soffio d'una patria grande -e potente; noi dovremmo di tratto in tratto rivolgere -uno sguardo a cinque o sei volumetti, -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -quasi dimenticati in un angolo della nostra biblioteca, -sui quali sono scritti i nomi del Berchet, -del Rossetti, del Mameli, del Poerio, del Mercantini; -e ricordarci che se l'entusiasmo non può -essere più vivo per essi, deve durare almeno la -gratitudine. La critica ha sviscerato quei versi con -la sua mano gelata e spietata; onde nuove di -poesia vi son passate su, e ne hanno sbiaditi i -colori; sono invecchiati i metri e le immagini; -e non ci paiono più che scintille quelle che erano -lingue bianche di fuoco; ma che importa? -Quando rileggiamo quelle poesie nel cuore della -notte, nel silenzio della nostra stanza, qualche -volta saltiamo ancora in piedi, con una fiamma -sulla fronte e un singhiozzo nel cuore. Quanti -grandi e cari ricordi non ci risvegliano! Quelle vecchie -strofe impetuose e sonore, dei giovinetti le -hanno pronunciate sui campi di battaglia, per incoraggiarsi -a morire; dei feriti le hanno smozzicate -fra i denti, mentre i ferri del chirurgo cercavano -nelle loro carni palpitanti le schegge della -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -mitraglia tedesca; dei moribondi le hanno balbettate -nel delirio dell'agonia; le hanno ripetute mille -volte, nell'oscurità delle secrete, i prigionieri di -Mantova, dei Piombi e di Castel dell'Ovo; le -hanno cantate gli esuli nella miseria; le hanno -mormorate i martiri ai piedi dei patiboli; migliaia -d'italiani intrepidi le hanno divulgate per tutte le -provincie, a rischio della libertà e della vita; migliaia -di donne le hanno trascritte in segreto, di -notte, col cuore tremante, mentre suonava nella -strada il passo del poliziotto straniero; un'intera -generazione le ha coperte di baci e bagnate di -lacrime e tinte di sangue, quelle vecchie strofe -benedette, piene di sdegni, di minaccie e di consolazioni -sublimi. Ed anche noi, fanciulli nel quarant'otto, -giunti appena in tempo ad assistere al -trionfo della nostra rivoluzione, quando quelle -poesie sonavano già liberamente per quasi tutta -l'Italia, quanto le abbiamo sentite ed amate! Bambini, -le abbiamo udite recitare da nostro padre, -con gli occhi pieni di pianto; e non le capivamo -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -ancora, che già ci rimescolavano il sangue. Più -tardi, le abbiamo divorate sui banchi della scuola, -tra la grammatica latina e la grammatica greca, -mordendoci le mani dalla rabbia d'amor di patria -che ci mettevano nel cuore. Poi le abbiamo declamate -per le vie delle nostre città, e dalle finestre -delle nostre case, nelle belle notti stellate, -trasportandoci col pensiero negli accampamenti dei -nostri fratelli, che combattevano nelle pianure di -Lombardia o sui monti di Sicilia, addolorati e -umiliati di non esser con loro, costretti ad arrestarci -ad ogni strofa perchè l'emozione ci strozzava -la voce e ci faceva tremare le labbra. Come -ci sarebbe parso insensato e miserabile allora chi -fosse venuto a farci il pedante sulla forma di -quella poesia che ci usciva in grida e in ruggiti -dal più profondo dell'anima! Che importava -a noi che il Berchet avesse delle frasi barbare -e dei versi duri, che la strofa del Rossetti -fosse troppo ricca di suoni, che il Mameli fosse -ineguale, che il Mercantini fosse negletto, e che -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -il <i>21 marzo</i> di Alessandro Manzoni rigurgitasse di -similitudini? Ognuno di quei versi era un grido -uscito dalle viscere della patria; in ogni strofa si -sentiva l'eco lontana d'una battaglia; era una -poesia sacra, che sollevava il nostro pensiero e -il nostro cuore al di sopra di tutte le volgarità -della vita; che ci rendeva più affettuosi con la -famiglia, più buoni con gli amici, più arditi nei -pericoli, più forti contro i nostri piccoli dolori; -che entrava persino nei nostri amori d'adolescenti, -e vibrava nelle nostre prime parole amorose, e -mescolava delle lagrime nobili e virili ai nostri -primi baci. Chi non ha adorato il Berchet, per -esempio, e baciato cento volte il <i>Romito del Cenisio</i>, -e desiderato di vedere una volta il poeta per curvare -dinanzi a lui la sua fronte ardente di giovanetto, -come dinanzi all'immagine viva della patria -armata e insanguinata? Chi di noi, a quindici -anni, non s'è sentito uomo, poeta, soldato, capace -d'ogni grande sacrifizio e d'ogni ardimento più -generoso, leggendo <i>O morte o libertà</i> e la <i>Spigolatrice -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -di Sapri</i>? Quei versi hanno avuto una parte -così larga e profonda nella nostra educazione di -uomini e di cittadini, che ci pare quasi che saremmo -altri da quelli che siamo, se non li avessimo -conosciuti; essi si sono confusi nella nostra -coscienza con le esortazioni vigorose di nostro -padre, coi consigli magnanimi di nostra madre, -con tutti gli esempi di virtù e di grandezza che -abbiamo ricevuti nella vita; e sono diventati una -forza intima della nostra natura. E li dimentichiamo -sovente, e per lungo tempo, perchè siamo -ancora nell'età in cui le speranze tengono maggior -luogo che le memorie, e l'amore del presente -soffoca il rimpianto del passato. Ma, avanzando -negli anni, quando comincieremo a volgerci -indietro, e ad evocare la nostra giovinezza per -consolarci della virilità moribonda, allora, nel segreto -del nostro cuore, pagheremo intero il nostro -debito di gratitudine ai vecchi poeti della patria; -tutte quelle poesie gloriose ed amate ci baleneranno -alla mente, di lontano, nella nebbia -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -rosea della nostra adolescenza, come una legione -di guerrieri scintillanti di ferro; e le ripeteremo -ai nostri figliuoli con lo stesso tremito nella voce -con cui le hanno dette a noi i nostri padri; e i -nostri figliuoli le sentiranno, speriamolo, con lo -stesso cuore con cui noi le abbiamo sentite. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Questi sentimenti deve ravvivare in sè chiunque -voglia giudicare rettamente un poeta nazionale -straniero, sia il Riga o il Quintana o il Körner -o il Déroulède. Ma è quasi inutile avvertirlo. -Non c'è uomo che ami la propria patria, il quale -leggendo la poesia patriottica, fortemente sentita, -d'un poeta straniero, qualunque sia il suo paese -e quali che siano i sentimenti che questo paese -gl'ispira, non si compenetri a poco a poco, involontariamente, -della passione del poeta, e non -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -comprenda quindi e non giustifichi nella sua coscienza -tutti quei sentimenti e quei giudizi che -ad un lettore freddo possono parere ingiusti, superbi, -temerari, e qualche volta anche puerili. Chi -non sente nel cuore la poesia patriottica di un -popolo straniero, non ha sentito neppure la propria. -A costoro è inutile rivolgersi. Perciò noi -presentiamo il Déroulède e le sue poesie soltanto -a quegli italiani che, amando ardentemente la loro -patria, sentono rispetto e simpatia per tutti gli -stranieri che amano ardentemente la propria, e -capiscono che ognuno ha diritto d'essere altero -e violento — ed anche ingiusto — quando difende -sua madre. Per costoro è anche superfluo -combattere il pregiudizio volgare, secondo il quale -la poesia patriottica, perchè tende a muovere dei -sentimenti che vibrano in tutti potentemente, o -a cui tutti hanno l'animo predisposto, è meno -difficile d'ogni altro genere di poesia, e non può -dare la misura giusta dell'ingegno di un poeta. Il -critico sensato sa misurare l'ingegno del poeta a -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -traverso a tutti i sacrifizi ch'egli ha dovuto fare -della devozione estetica, come la chiamava il Berchet, -alla devozione civile; indovina il pensiero -nel grido; completa da sè la poesia troncata da -un colpo di spada; e crede che, appunto quando -una nazione è eccitata dall'amor di patria, ed empie -il mondo dei suoi clamori, occorra una voce -straordinariamente poderosa per far volgere il capo -alle moltitudini, un canto singolarmente ispirato -per sollevare al di sopra della propria passione -dei milioni d'uomini, di cui ciascuno è un poeta. -La qual cosa è provata anche da ciò, che non -sono più numerosi i poeti patriottici potenti e -durevoli, presso qualunque nazione, di quello che -siano i poeti eccellenti negli altri campi della poesia. -Certo l'amor di patria è un affetto comune; -ma è di questo affetto ciò che un grande poeta -disse dell'amore: che tutti credono d'averlo provato -o di essere atti a provarlo nel massimo grado; -mentre le differenze nella facoltà di amare sono -tante e tanto grandi fra gli uomini quanto quelle -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -che passano tra loro nell'ordine dell'intelligenza. -Non basta infatti unire all'ingegno l'amor di patria, -per riuscire poeta patriottico: bisogna sentir -questo amore così intensamente, da poterne profondere -intorno a sè dei torrenti, e aggiungerne -a tutti coloro che credono di non poterne più -ricevere, obbligandoli ad accettare il poeta come -interprete della loro passione, e a riconoscere in -lui un'anima più ardente e più forte e più alta -dell'anima loro. Migliaia di poesie patriottiche, nei -tempi di ribollimento nazionale, sorgono, si diffondono -e scompaiono: non restano che quelle -dei poeti ch'ebbero anima e cuore di grandi cittadini, -e tempra di soldati, e nerbo d'atleti; i -quali o fecero o avrebbero fatto quel che incitavano -a fare, e o suggellarono i loro canti col -sangue, o li prepararono nell'avversità che fortificò -ed innalzò il loro cuore. Il Berchet scrisse -i suoi canti sospirando la patria da cui era proscritto; -il Rossetti pagò le trenta strofe del suo -inno alla Libertà con trent'anni d'esilio; il Mameli -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -e il Körner morirono sul campo di battaglia; -Riga sul patibolo. Perciò noi nutriamo per -i grandi poeti patriottici un sentimento particolare -di riverenza, e consideriamo come uomini -intrepidi, che abbiano non meno operato che -scritto, anche quelli tra loro che non uscirono -dal campo dell'arte; e ce li rappresentiamo nella -storia della letteratura, raggruppati in disparte, -con una cicatrice sulla fronte e una bandiera nel -pugno. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Che posto occupi tra questi poeti Paolo Déroulède, -che tocca ora appena i trentaquattro anni, -non si potrebbe dir meglio che con le parole di -un critico arguto e dotto, ungherese di nascita, -ma tedesco di studi e di simpatie, che ne ragiona -di passata in un suo notissimo libro, assai malevolo -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -per la Francia; il che toglie ogni sospetto -ch'egli possa peccare di parzialità per il poeta -francese — a lui sconosciuto. Il Déroulède, egli -dice fra l'altre cose, è uno di quei poeti che non -possono nascere che in una nazione vinta. Quasi -ogni nazione ebbe nella sua storia un'epoca, in -cui un solo pensiero la possedette: il pensiero -della lotta e della vendetta. Allora i bimbi si baloccano -con le sciabole e coi fucili, i ragazzi fanno -ai soldati, i giovani si rallegrano d'aver una vita -da spendere per la patria, gli uomini si preparano -ai grandi sacrifizi, e i vecchi si dolgono di -non essere più atti alle armi. In tali epoche l'egoismo -sparisce e vengono alla luce nobilissimi -esempi di virtù cittadine. Ogni uomo sente che -tutto il suo sangue dev'essere consacrato alla gran -lotta e ogni donna riconosce che il primo dei -suoi doveri è quello d'accendere il coraggio degli -uomini. In questa condizione si trovarono la -Spagna nel 1812, la Polonia nel 1830, l'Italia fino -al 1866; questo pensiero ha suscitato la potente -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -Germania del 1814; questo pensiero ha fatto sorgere -quella scuola di poeti, fra cui i più insigni -sono il Rückert, l'Arndt, il Körner, lo Schenckendorf, -l'Eichendorff. Non si può dire assolutamente -che la nazione francese si trovasse, dopo il 1870, -in simili disposizioni; ma Paolo Déroulède è senza -dubbio un poeta di quella levatura. Le sue poesie -sono le prime di questo genere in Francia. -Canzoni bellicose la «grande nazione» ne ha -abbastanza, cominciando da quelle del Boileau, -che pareva dimenassero la coda davanti al ridicolo -<i>Roi Soleil</i>, e venendo fino a quelle, che trovarono -in Napoleone primo un più degno oggetto dei -loro entusiasmi; nè mancano pure nella letteratura -francese poesie che eccitino all'odio e al disprezzo -delle nazioni vicine; e forse in questo -genere spetta la palma al famoso <i>nous l'avons eu -votre Rhin allemand</i>. Ma poesie piene di profondo -dolore per le sventure sofferte, di esortazione virile -al raccoglimento, al lavoro e alla preparazione, -per il gran giorno della resa dei conti; di sentimento -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -del dovere, di spirito di sacrificio, di ferma -risoluzione nel proposito di ritemprarsi l'animo e -le membra per ritentare una prova suprema, tali -poesie son nuove nella letteratura francese. La -sola <i>Marsigliese</i> del Rouget de l'Isle s'avvicina a -questo genere e sorse del pari in un tempo di -sventura nazionale profondamente sentita; ma -Paolo Déroulède, il soldato del 1870, è poeta -ben più grande del luogotenente d'artiglieria del -1791; poichè nella <i>Marsigliese</i> predominano ancora -la declamazione, la millanteria e il reboante, -mentre i <i>Chants du soldat</i>, semplici e profondi, -esprimono il sentimento, la modestia e la dignità -virile. Così dice uno scrittore che bistratta la -Francia per cinquecento pagine, negando ai francesi -persino lo «spirito» che anche i nemici più -accaniti son disposti a riconoscere in loro — indulgentemente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Prima d'esaminare la poesia del Déroulède, -convien vedere come sia nata; ossia conoscere -la parte che prese il poeta nella guerra del 1870: -parte piena d'avventure così singolari, che meriterebbero -d'essere raccontate se anche si riferissero -a un soldato sconosciuto, invece che a uno -dei più simpatici tra i giovani poeti della Francia. -</p> - -<p> -Prima del 1870, il Déroulède era studente di -legge, e studiava poco: il mal dei versi lo cominciava -a tormentare. Una delle sue prime poesie -fu una risposta vivace allo zio Emilio Augier, il -quale aveva detto in famiglia: — Vedete Paolo! -Egli non fa nulla sotto il pretesto che un giorno -farà il poeta. — Per l'appunto — rispondeva il -Déroulède in alessandrini; — per fare il poeta -un giorno ho bisogno di vivere adesso. Non è -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -ancora il tempo di giudicarmi. Lasciate maturare -la messe; — piccolo sfogo d'alterezza giovanile -che egli si guarderebbe bene dal fare ora che la -messe è matura. Nel 1869 scrisse un dramma in -un atto, che passò inosservato, ed empì qualche -quaderno di poesie; ma non fece nulla di notevole. -Cercava ancora se stesso, come suol dirsi; -ma si cercava con una tale impazienza, che non -si trovava. Era un giovanotto di alta statura, secco, -svelto, irrequieto, che sentiva intensamente la vita; -pieno di grandi speranze confuse, che gli mettevano -il sangue in ribollimento, e lo tenevano -come in uno stato d'ebbrezza continua; una di -quelle nature esuberanti d'artista, a cui la vita -del pensiero non basta; che han bisogno di sfogare -nell'azione l'eccesso delle loro forze giovanili, -prima d'entrare nell'arte. Agiato com'era di -fortuna, egli avrebbe forse corso la cavallina, come -molti altri giovani, per parecchi anni, se gli fosse -mancata l'occasione di agire; ma l'occasione venne, -e non poteva essere nè più grande nè più terribile. -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -Scoppiata appena la guerra, piantò codici e -versi, ed entrò nel Corpo delle guardie mobili di -Belleville, in cui fu nominato ufficiale. Le sue speranze, -però, furono deluse. I tedeschi s'avanzavano -in Francia, le battaglie succedevano alle battaglie, -e le guardie mobili non si movevano. Ed -egli voleva battersi. Perciò rinunziò al grado, s'arrolò -negli zuavi, fu destinato al 3º reggimento -che faceva parte del Corpo d'esercito del maresciallo -Mac-Mahon, lo raggiunse sollecitamente, -e fu ancora in tempo a pigliar parte, come semplice -soldato, nei due combattimenti di Mouzon -e di Bazeille, da cui uscì sano e salvo, col buco -d'una palla nei calzoni. Intanto un suo fratello -minore, Andrea, di diciassett'anni, che studiava a -Parigi, — giovanetto d'indole dolce e d'aspetto -gentile, ma tutto ardente d'amor di patria, — si -decideva a seguire l'esempio di lui. Si presentava -un giorno a sua madre e le diceva di volersi arrolare -negli zuavi per andarsi a battere col fratello. -Per quanto fosse forte e coraggiosa, sua -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -madre cercò sulle prime di dissuaderlo: era troppo -ragazzo, non era abbastanza robusto da reggere -alle fatiche, la famiglia aveva già dato un soldato -alla Francia. Ma egli insistè, e la madre si arrese; -e siccome non c'erano più vestimenta da zuavo -nei magazzini militari di Parigi, lo accompagnò -lei stessa al gran mercato del Temple, dove, a -furia di cercare, raccattando qui una papalina, là -una ghetta, fra tutti e due misero insieme il così -detto «equipaggiamento», e il giovane potè -partire vestito ed armato. -</p> - -<p> -Sua madre l'accompagnò fino al campo. -</p> - -<p> -Qui attinse l'ispirazione Paolo Déroulède per -quella mirabile poesia intitolata <i>Le Turco</i>, che comincia -con le strofe seguenti: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">C'était un enfant, dix-sept ans à peine,</p> -<p class="i01">De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.</p> -<p class="i01">De joie et d'amour sa vie était pleine,</p> -<p class="i01">Il ne connaissait le mal ni la haine;</p> -<p class="i01">Bien aimé de tous, et partout heureux.</p> -<p class="i01">C'était un enfant, dix-sept ans à peine,</p> -<p class="i01">De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Et l'enfant avait embrassé sa mère.</p> -<p class="i01">Et la mère avait béni son enfant.</p> -<p class="i01">L'écolier quittait les héros d'Homère;</p> -<p class="i01">Car on connaissait la défaite amère,</p> -<p class="i01">Et que l'ennemi marchait triomphant.</p> -<p class="i01">Et l'enfant avait embrassé sa mère,</p> -<p class="i01">Et la mère avait béni son enfant.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Elle prit au front son voile de veuve,</p> -<p class="i01">Et l'accompagna jusqu'au régiment.</p> -<p class="i01">L'enfant rayonnait sous sa veste neuve;</p> -<p class="i01">L'instant de l'adieu fut l'instant d'épreuve:</p> -<p class="i01">«Courage, mon fils! — Courage, maman!»</p> -<p class="i01">Elle prit au front son voile de veuve.</p> -<p class="i01">Et l'accompagna jusqu'au régiment.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:</p> -<p class="i01">«Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur,</p> -<p class="i01">«Tant qu'il est parti, mon âme est absente.»</p> -<p class="i01">Et l'enfant pensait: «Ma mère est vaillante,</p> -<p class="i01">«Et je suis son fils, et je n'ai pas peur.»</p> -<p class="i01">Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:</p> -<p class="i01">«Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur.»</p> -</div></div> - -<p> -Il viaggio fu pieno di peripezie. La signora -Déroulède, già malata, col cuore oppresso, simulando -una forza d'animo che le mancava, si recò -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -da Parigi a Reims per strada ferrata, col suo zuavo -di diciassette anni. A Reims, saputo che l'esercito -del Mac-Mahon era in ritirata verso Sédan, si -mise in una carrozzella col figliuolo, e si diresse -verso Sédan. Si può immaginare lo stato di quella -povera donna, durante quel viaggio lungo e difficile, -per strade ingombre di salmerie disordinate -e di carri carichi di feriti, tra reggimenti decimati -e spossati, in mezzo alla tristezza lugubre -d'un esercito sconfitto, che andava incontro a -nuove battaglie col presentimento di nuove sventure. -A ogni passo, madre e figliuolo domandavano -del 3º reggimento zuavi: nessuno sapeva -dove fosse. Una volta si trovarono in una grande -solitudine, dinnanzi a tre strade, senza indicazione -di sorta: la madre, fortunatamente, obbedendo ad -una ispirazione del cuore, disse: — Paolo passò -di qui; — si misero per quella strada, ed era la -giusta. Dopo un altro lungo tratto, si ritrovarono -in mezzo ai cariaggi, ai soldati, al disordine: era -una divisione del Mac-Mahon; raggiunsero un -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -reggimento di zuavi: era il terzo. Scesero di carrozza, -e dopo molto cercare trovarono il povero -poeta, seduto sull'orlo di un fosso, che mangiava -nella <i>gamella</i>, in mezzo a un crocchio di camerati -africani, tra due fasci d'armi. Inteso il proprio -nome, saltò su, e si trovò davanti sua madre -e suo fratello, di cui non aveva più avuto notizia -dal giorno della partenza. Si ritirarono tutti e tre in -una piccola osteria di campagna, accanto alla strada; -là la signora Déroulède volle che i suoi figliuoli, -l'uno stanco dalle marcie, l'altro dalle emozioni, si -riposassero; e tutti e due le si addormentarono con -la testa sulle ginocchia, come due ragazzi. Allora -la madre potè piangere, guardata con rispetto pietoso -dagli zuavi, che s'affacciavano alla finestra e -allo spiraglio dell'uscio; e, piangendo, prepararsi -alla separazione. Il terribile momento non si fece -aspettare. Squillarono le trombe, i figliuoli si -svegliarono; bisognava dirsi addio; la madre si -sentiva schiantare il seno dai singhiozzi; ma fece -uno sforzo sovrumano, e non versò che lacrime -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -mute. I saluti furono brevi: — <i>Courage, mon -fils!</i> — <i>Courage, maman!</i> — come nella poesia. -E si separarono. Il reggimento seguitò la sua -strada verso Sédan, e la signora Déroulède riprese -la via di Reims. Prima di arrivare a Reims, -le seguì ancora un caso doloroso. Arrestata da -una avanguardia francese, interrogata da un ufficiale, -disse il suo nome, e raccontò che era stata -ad accompagnare un figliuolo al reggimento, dove -già n'aveva un altro. La cosa parve inverosimile: -la presero per una spia! Riuscì fortunatamente a -liberarsi, e sfinita dalle fatiche, con quell'ultimo -colpo di stile nel cuore, arrivò a sera inoltrata a -Reims, dove fece appena in tempo a pigliare il -treno di Parigi, che era l'ultimo della giornata, e -fu l'ultimo per tutta la durata della guerra, poichè -la mattina seguente le avanguardie prussiane avevano -già tagliata la via della capitale. -</p> - -<p> -I due fratelli furono messi nella medesima compagnia: -in pochi giorni tutto il reggimento li conobbe. -In una relazione del colonnello è fatto -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -cenno di loro: — Questo bell'esempio di patriottismo -dato dalla famiglia Déroulède fu un -grande incoraggiamento per i resti del 3.º reggimento -zuavi. I due giovani volontari s'attirarono -in breve tempo, con la loro abnegazione e il loro -valore, l'ammirazione dei vecchi soldati. — Tutt'e -due si trovarono alla battaglia di Sédan, pochi -giorni dopo l'arrivo d'Andrea. È noto che il -3.º reggimento zuavi fu il solo che riuscì a rompere -il cerchio de' Tedeschi in quella giornata, e -che dal campo di battaglia si ridusse a Parigi, -dove l'assemblea lo dichiarò benemerito della patria. -Ma i fratelli Déroulède non poterono salvarsi -coi loro compagni. Mentre combattevano in -un bosco, a pochi passi di distanza l'uno dall'altro, -Andrea si voltò improvvisamente verso il -fratello, col viso bianco, e gli disse: — M'hanno -fatto male! — e detto appena questo, stramazzò -gettando sangue per la bocca. Aveva una palla nel -ventre. Paolo accorse, lo prese in braccio, e camminando -verso i Tedeschi, lo portò dietro a un -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -piccolo rialto del terreno, dove, deponendolo sull'erba, -incespicò e cadde in un fosso; il che vedendo -di lontano gli altri soldati, che continuavano -ad avanzarsi, credettero che anche lui fosse -stato ferito mortalmente. Paolo si rialzò, tagliò -una croce rossa nei suoi calzoni di zuavo, l'attaccò -sul suo turbante bianco spiegato, e legato -questo cencio di bandiera d'ambulanza sulla punta -del fucile confitto in terra, pensò a salvare il ferito. -C'erano là vicino dei cannoni francesi abbandonati, -coi loro cavalli. Paolo tentò di trasportare -il ferito sopra un cassone, e di fuggire -con le artigliere. Ma mentre lo adagiava, gli sgorgò -dalla bocca un'ondata di sangue nero; pareva che -morisse; lo ripose in terra; si mise a succhiargli -la ferita perchè il sangue non lo soffocasse, lo -lavò, gli strinse una fascia intorno ai fianchi;... ma -sperava poco di salvarlo. Intanto la battaglia continuava -da ogni parte, lontano, confusamente: egli -non ne racapezzava nulla. Il terreno intorno era -sparso di morti, nessun vivente appariva nè francese -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -nè tedesco. Il primo che passò, dopo un'ora, -fu un soldato sassone, che balbettava il francese. -S'avvicinò al Déroulède e lo interrogò. Inteso che -il ferito era suo fratello, s'impietosì. — Anch'io — disse — ho -un fratello nell'esercito. <i>Ah c'est -malheureux, c'est malheureux!</i> — E poi soggiunse: — datemi -un po' di pan bianco, zuavo; ve lo domando, -non come nemico, ma come camerata. — E -avuto, il pan bianco, se ne andò, salutando affettuosamente. -Il povero Déroulède dovette stare -là quattr'ore col fratello moribondo fra le braccia, -vedendo di lontano delle figure sinistre di spogliatori -di morti vagare per il campo e contaminare -con le mani ladre i cadaveri. E cominciava -già a disperare. Finalmente passò di galoppo un -drappello di dragoni azzurri; vista la bandiera, -s'arrestarono; mandarono per un medico; venne -poco dopo; — era un medico sassone; — fece -trasportare il ferito in un grande opificio, vicino -a Sédan; lo adagiò sopra un letto, in una stanza -del padrone, ch'era assente, e tentò l'estrazione -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -della palla. Mentre egli operava, una banda tedesca -suonava la marcia del <i>Lohengrin</i> nel cortile, e -una frotta di soldati prussiani aspettava sulla porta -che l'operazione fosse terminata, per entrare nella -stanza a vedere un grande ritratto di Federico il -grande — di cui s'era sparsa la notizia — appeso -proprio sopra il letto in cui era disteso il ferito. -Cose che, in un romanzo, parrebbero troppo ingegnosamente -combinate. L'operazione, mercè un -taglio profondissimo, riuscì. Paolo offrì al medico -tedesco il suo orologio. — No, — quegli rispose — sarebbe -un pagamento. — Allora accettate il -mio pugnale — disse il giovane. Il medico accettò. -Tutti e due erano commossi. Il ragazzo -era sfinito; ma salvo. -</p> - -<p> -Della capitolazione dell'esercito e dell'Imperatore -non sapevano ancor nulla; nemmeno della -vittoria dei Tedeschi. Il ferito fu dato alle ambulanze -francesi, perchè lo trasportassero nel Belgio: -Paolo sperava di poterlo accompagnare, perchè -era ancora aggravato; ma fu preso prigioniero, -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -e diviso a forza dal fratello. Fortunatamente, -mentre lo conducevano via, un ufficiale -prussiano, vedendolo passare così desolato, con la -faccia nelle mani, fermò il drappello, e domandò -spiegazioni. Intesa la cosa, fu preso da compassione. — Che -diavolo! — disse — è una crudeltà -separare così due fratelli! — E andò egli -stesso a domandare al comandante tedesco di Sédan -che il Déroulède potesse accompagnare il ferito -nel Belgio. L'ottenne; il Déroulède andò a -Bruxelles col fratello. Qui solamente ebbe notizia -della catastrofe di Sédan. Andrea fu ricevuto in -una casa d'amici; Paolo poteva andarsene. Le autorità -belghe gli offrirono la libertà, purchè desse -la sua parola di non battersi più contro i Tedeschi; -altrimenti, dovevano mandarlo prigioniero -in Germania. Egli preferì la prigionia, con la speranza -della fuga. Fu quindi mandato per strada -ferrata a Berlino, e da Berlino condotto a Breslau, -nella Slesia. -</p> - -<p> -Mentre questo accadeva, la sua famiglia stava -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -a Parigi, al buio di tutto, nella trepidazione che -si può pensate. Arriva finalmente il 3.º reggimento -zuavi. Padre e madre gettarono un grido di gioia, -corsero dal colonnello, domandarono dei figliuoli.... -Non c'erano. Erano stati visti cadere l'un sull'altro -in un fosso, alla battaglia di Sédan; il che -voleva dire ch'erano morti. La povera madre rimase -fulminata. Portata a casa, le prese un accesso -di paralisi da cui non si rimise più; chè -anzi s'andò sempre aggravando; e per otto giorni -stette tra la morte e la vita, con l'immagine di -quei due cadaveri davanti agli occhi, istupidita -dal dolore. Per fortuna, prima di passare la frontiera -belga, il Déroulède aveva sparso fra contadini -e soldati, e buttato a tutte le poste; un gran -numero di buste dirette a sua madre, con tre parole -dentro, e la firma sua e del fratello. Una di -queste buste, dopo otto giorni, arrivò; la signora -Déroulède l'aperse con le mani tremanti, animata -da un barlume di speranza: c'era scritto — <i>Nous -sommes vivants.</i> — Credette d'impazzire...; ma -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -questa gioia immensa non valse a rimetterla dal -colpo tremendo che aveva ricevuto. E continuò -a vivere miseramente, torturata dalla paralisi -che cresceva, e da un'insonnia angosciosa, che -avrebbe spezzato i nervi d'un uomo; ma piena -di coraggio e, se non rassegnata, preparata ad -ogni cosa. -</p> - -<p> -Intanto Paolo Déroulède era prigioniero a Breslau. -Qui gli seguì una piccola avventura comica. -I prigionieri andavano liberi per la città; ma egli -non godette di questa libertà per un pezzo. Il -generale tedesco che comandava la fortezza, vecchio -soldato burbero, leggeva tutte le lettere prima -di spedirle. Era stato qualche tempo a Parigi, conosceva -la lingua francese, non si lasciava scappare -una parola che potesse urtare un tedesco. -Letta la prima lettera del Déroulède, ch'era un -po' troppo liberamente patriottica, pensò di dargli -un avvertimento. — O la finite — gli disse — o -vi caccio in fortezza. — Il Déroulède non la -finì. In una seconda lettera diceva fra le altre -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -cose: — <i>ce troupeau de Prussiens</i>. Il generale lo -mandò a chiamare e gli disse: — Questa lettera -non partirà. Noi siamo <i>une troupe</i> e non <i>un troupeau</i>. — Avete -ragione, rispose il prigioniero; — <i>je -vois avec plaisir que vous connaissez le français -dans toutes ses nuances.</i> — Ah sì? — ribattè -il generale; — ebbene, andate in fortezza a studiare -le <i>nuances</i> del tedesco. — E lo fece chiudere -in fortezza. Dopo qualche giorno uscì, e ricominciò -a scrivere; ma nascondendo il suo pensiero -sotto una quantità di motti a doppio senso, di bisticci -parigini, incomprensibili a un tedesco. Il -generale lo rimandò a chiamare, e volle che gli -spiegasse il significato nascosto d'ogni frase. — Ma, -signor generale, — rispose il Déroulède; — io -sono prigioniero; ma non sono obbligato a -perfezionarvi nello studio della letteratura francese. — Ed -io — replicò il generale, — non sono -neppure obbligato a lasciarvi passeggiare liberamente -per le strade di Breslau. Andate in fortezza. — E -questa volta non si parlò più d'uscire. -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -Ma il prigioniero provvide da sè ai casi suoi. -La figliuola del carceriere, che non vedeva di -mal occhio quel gran diavolo di zuavo, dal viso -di poeta e dai modi di gentiluomo, faceva conversazione -con lui per il buco della serratura. Lo -zuavo, che aveva in capo il suo disegno di fuga, -pensò di valersi della ragazza. A poco a poco, -facendosi tradurre in tedesco oggi una parola, -domani una frase, senza lasciar trasparire il senso -del discorso, riuscì a mettere insieme e a pronunziare -correttamente una parlatina in tedesco, -che diceva presso a poco: — Sono un ebreo polacco, -nato in America, zoppo dalla nascita. Gli -ultimi avvenimenti m'hanno chiamato in Germania -per far riconoscere la mia inabilità al servizio -militare. Torno a Torino dove faccio il professore -di lingua francese. — Quando si sentì abbastanza -forte su questa sfilata di fandonie, si -mise d'accordo con un ufficiale francese delle -guardie mobili, anch'egli prigioniero, ma sciolto, -a Breslau; costui insaccò un gran pastrano turchino -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -da ebreo polacco, si mise un berrettone -d'astrakan, e gli occhiali verdi; si fece dare un -permesso per visitare il carcerato; entrò nella -fortezza zoppicando — diede i suoi panni al Déroulède; — il -Déroulède, zoppicando, uscì dalla -cella, passò tranquillamente sotto il naso delle -sentinelle, andò alla prima stazione della strada -ferrata di Boemia, e saltò sano e salvo sul treno -liberatore. Ma c'era ancora un pericolo al passaggio -della frontiera austriaca. Discese perciò alla -penultima stazione e prese a traverso ai campi per -passar la frontiera a piedi. Era notte, nevicava -fitto, faceva un freddo da cani. Dopo molto andare, -non raccapezzò più dove fosse: passò accanto -a un villaggio, offrì del danaro a un contadino -perchè l'accompagnasse. Costui accettò; ma -era un furfante. Giunto a poca distanza dal confine, -vicino a un corpo di guardia prussiano, si -fermò e disse al Déroulède: — O mi date il -doppio, o vi denuncio alla sentinella. — Il Déroulède, -vistosi perduto, gli mise un coltello alla -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -gola, e gli gridò: — O tiri diritto, o t'ammazzo. -L'uomo si persuase, lo guidò di là dal confine, e -lo accompagnò fino alla prima stazione austriaca. -Un treno stava per partire, il Déroulède ci saltò -su, e fuggì verso Vienna. Aveva voluto tentar la -fuga da Breslau il 29 settembre, anniversario di -sua madre, e la fortuna l'aveva aiutato. -</p> - -<p> -Con la fuga di Germania entrò in un'altra serie -d'avventure. Attraversò Vienna di notte, prese -un biglietto per Milano, e ripartì. Ma per pagare -il biglietto dovette spendere gli ultimi resti del -suo peculio. Da Vienna a Milano non mangiò che -un enorme pane che aveva comprato a Baden, -stando rincantucciato in fondo al vagone, quieto -quieto, senza attaccar discorso con nessuno, per -non tradire il segreto della sua mascherata. Arrivato -a Milano, fin dove lo conduceva il biglietto, -si trovò nella stazione solo, morto di fame, senza -un soldo, senza sapere dove batter del capo. Che -cosa fare? Si rivolse a un impiegato, gli espose -il caso suo, gli domandò se avrebbe avuto tempo, -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -prima di partire per la Francia, di fare una corsa -fino al Consolato di Francia, per domandar dei -denari. L'impiegato gli disse che no. — Ma non -occorre — soggiunse; — sono stato soldato anch'io, -mi so mettere nei vostri panni: provvedo -io al vostro viaggio. — E gli diede il biglietto -per la Francia. Il Déroulède ebbe appena il tempo -di ringraziare il bravo impiegato, ripartì, e il -giorno dopo si trovò a Lanslebourg, in compagnia -d'altri francesi, scappati pure di Germania, tornati -in patria per la stessa strada, travestiti anch'essi -bizzarramente, e scannati e affamati come lui. Un -caffettiere misericordioso li sfamò gratis. Il Déroulède -ripartì per Lione, e da Lione andò a -Tours. Appena arrivato a Tours, corse al ministero -della guerra per riprender servizio. Mentre -aspettava nei corridoi, passò il Gambetta, il quale -lo conosceva fin da giovanetto. Questi rimase meravigliato -riconoscendo il giovane poeta sotto -quello strano travestimento. — Che cosa venite -a far qui? — gli domandò, dopo aver inteso la -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -sua storia. — A offrire un'altra volta la pelle, — rispose -il Déroulède; — se mi date un incarico -per Parigi, dove è il mio reggimento e mia madre, -piglio l'impegno d'entrarvi. — Il Gambetta -non volle dargli incarichi: era scampato una volta, -non doveva mettersi al rischio di farsi ripigliare. — Se -volete battervi — gli disse — battetevi -sulla Loira; ci sarà abbastanza da fare; io vi nomino -capitano. — Il Déroulède non volle accettare -che il grado di sottotenente, che aveva già -nelle guardie mobili, e siccome voleva battersi -davvero, domandò d'entrare nei tiragliatori algerini, — che -si battevano a modo suo. Il Gambetta -accondiscese, e gli domandò se voleva che -facesse pervenire sue notizie a sua madre. Il Déroulède -lo pregò di non farlo. — Se mi crede -sempre prigioniero, pensava, vive in pace; se sa -che sono scappato, capisce che son tornato alla -guerra, e ricomincia a vivere in pena. — Buona -fortuna, signor tenente! disse il dittatore accommiatandolo. — Ah! -la mia fortuna importa poco -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -— rispose il giovane: — è la vostra che ci preme! — E -partì subito per Neung. Trovò i suoi -tiragliatori algerini al bivacco; assunse il comando -della sua squadra, vestito ancora di quella vecchia -palandrana d'ebreo polacco, sulla quale, strada -facendo, aveva fatto cucire un par di galloni; e -prese parte a tutti i combattimenti della retroguardia -del generale Chanzy, fino al 1.º gennaio; -giorno in cui tutto il 15.º Corpo partì per Dijon, -per formare il nuovo esercito del generale Bourbaki. -</p> - -<p> -Qui cominciò il periodo più avventuroso della -sua vita di soldato; periodo di cui si potrebbe -rintracciare la storia nel suo taccuino lacero e -spiegazzato, pieno di schizzi topografici, di nomi -di soldati arabi, di brani di relazioni, di appunti -sul modo di far la zuppa di cipolle, e d'elenchi -di feriti e di morti. In questo periodo pure gli -balenarono le prime idee e gli vennero fatti i -primi versi di quei famosi <i>Chants du soldat</i>, che -pochi anni dopo tutto l'esercito seppe a memoria. -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -A Mirbeau fu ospitato da una povera vecchia, che -gli ispirò <i>Le bon gîte</i>, una delle sue più affettuose -e più belle poesie. In un altro luogo, durante il -bivacco, di notte, pensando a sua madre e a suo -fratello, e al giorno che lo avevano raggiunto al -reggimento, prima della battaglia di Sédan, scrisse -le prime strofe del <i>Petit turco</i>, e notò nel taccuino: -<i>Le petit turco à faire</i>. A Rocourt — in una -ritirata — una ragazza, che l'aveva baciato prima -del combattimento, gli diede un pugno per rifarsi -del suo bacio sciupato; e quel pugno, convertito -da lui in un morso, diventò celebre nella poesia -<i>La belle fille</i>. A Gray ebbe da un'altra ragazza una -coccarda di tre colori, alla quale consacrò quei -dieci gioielli di strofette che molti considerano -come il più grazioso dei suoi canti. In quest'ultimo -periodo della guerra conobbe pure quel famoso -sergente Hof, che uccise ventisei nemici in -ventisei ricognizioni, e che gl'ispirò la poesia intitolata -<i>Le sergent</i>, resa poi popolare a Parigi dall'attore -Coquelin. E tra una poesia e l'altra prese -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -parte a un gran numero di combattimenti, con la -sua squadra di tiragliatori, fra cui c'eran degli -arabi e dei negri che lo adoravano e gli eran ardentemente -devoti, tanto da portare delle assi -sulle spalle per lunghissime marcie per fargli un -letto alla tappa; non soldati, ma fratelli e figliuoli -suoi, coi quali egli divise il suo pane, e digiunò, -e dormì sul ghiaccio, e accese i fuochi del bivacco -in quelle terribili notti di gennaio. Con -questi soldati si trovò al combattimento di Montbéliard, -ch'egli cominciò assalendo e occupando -una barricata, e perdendo trenta dei suoi tra morti -e feriti, sopra cinquanta a cui comandava: combattimento -in cui guadagnò la croce della Legion -d'onore. Ma da quel giorno non ci son più appunti -sul taccuino: il freddo faceva cader la matita -dalle mani assiderate e sanguinanti. Poi vennero -i disastri, le nevicate interminabili, le lunghe -marcie di notte, i bivacchi che lasciavano il -terreno coperto di morti gelati, la perdita di tutte -le speranze, lo scompiglio miserando dell'esercito -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -diradato, avvilito, affamato, scalzo, — ridotto a un -esercito di spettri —, incalzato spietatamente, con -la morte in faccia, alle spalle, sotto i proprii passi -e nel proprio cuore. Molte volte il povero Déroulède, -mal riparato dal suo vestito di polacco, -bucato dalle palle, si lasciò cader nella neve, al -termine d'una marcia mortale, e ravvolgendosi -nella sua coperta di guardia mobile, nella quale -aveva già ravvolto il fratello moribondo a Sédan, -s'addormentò con la certezza di non più risvegliarsi. -Ma la sua forza d'animo, più che la sua -forza fisica, e le cure dei soldati lo tennero in vita -fino all'ultimo, — fino al giorno in cui l'esercito -del Bourbaki — ultima speranza della Francia — si -rifugiò in Isvizzera, fulminato dai cannoni del -Manteuffel. Quello fu il momento più desolante -della campagna per Paolo Déroulède. Immobile -sopra un rialto di terreno vicino al confine, in -mezzo ai resti della sua squadra, egli voleva rimanere -in Francia a ogni costo, e non si decise -ad accompagnare i suoi tiragliatori nella Svizzera -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -che per le esortazioni del suo maggiore, e col -patto che questi sarebbe fuggito con lui per andar -a cercar la guerra in qualche altro angolo della -Francia, appena i loro soldati fossero stati al sicuro. -</p> - -<p> -Fuggirono infatti il Déroulède e il suo maggiore, -seguiti da un matto originale di zuavo negro, di -nome Mohamed-uld-Mohamed, che si faceva passare per -dentista americano, e scendendo lungo la -frontiera, arrivarono fino a Tolosa; di dove il Déroulède, -solo, corse a Bordeaux, sede del Governo, -per offrire la sua vita una terza volta. A Bordeaux -sente che è stato stipulato un armistizio, e che un -treno carico di bestiami deve partire per Parigi. -Butta via il pastrano da ebreo polacco, si traveste -da bovaro bordelese, salta sul treno, arriva a Parigi, -corre a casa, si getta nelle braccia di suo padre. — Zitto, -Paolo, per amor del cielo — gli -dice il padre; — abbi pietà della mamma. — Bisognava -prepararla a quel colpo. Combinano insieme -un lungo giro di discorso per annunziarle -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -la cosa a poco a poco; il padre va su, perde la -testa, e dice senza preamboli: — Paolo è arrivato. — Il -grido dell'amore e della gioia materna -echeggiò in quella casa, solitaria e triste da tanto -tempo. Povero Paolo! Egli trovò sua madre molto -mutata: aveva i capelli bianchi, le mani tremole, -gli occhi infossati, la voce fioca. Ma dentro all'anima -era sempre la madre di prima, sorridente nel -dolore, non curante di sè, e piena di risoluzione -e di forza. Qui il Déroulède seppe che suo fratello, -appena guarito dalla sua ferita, era stato mandato -da Bruxelles a Ostenda, e di là a Londra, e -da Londra a Bordeaux, donde l'avevano inviato in -Algeria a vestirsi e ad armarsi al deposito degli -zuavi, per ritornar poi alla guerra. Allora lasciò la -famiglia e tornò subito a Bordeaux a domandare -al Ministero se avrebbe avuto tempo di fare una -corsa in Algeria per riprendere suo fratello, prima -che scoppiasse la guerra civile: poichè, essendo -stato per qualche tempo tra le guardie mobili di -Belleville, e avendo visto che umori ribollivano in -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -quella gente, aveva portato nell'animo, per tutta la -durata della guerra, la ferma persuasione che qualcosa -di terribile sarebbe seguito, se la Germania -riusciva vittoriosa. Gli dissero che aveva tempo: -andò in Algeria, tornò con suo fratello in Francia, -e andarono subito tutti e due a Versailles, dove -l'uno entrò in un reggimento di zuavi, l'altro in -un reggimento di cacciatori. E così questo demonio -di poeta cominciò la sua terza campagna. -</p> - -<p> -La guerra civile era scoppiata. Per il Déroulède, -patriotta e repubblicano d'animo generoso, era un -dolore aver da combattere contro concittadini. Ma -la sua coscienza di francese glie lo imponeva inesorabilmente. — Qualunque -francese, — egli pensava, — senta -nel cuore la dignità e l'onore della -Francia, deve tutto sacrificare per impedire questa -vergogna suprema, che la rivolta sia schiacciata -dagli stranieri. — Suo fratello, appena riprese le -armi, fu costretto a ritirarsi perchè gli si riaperse -la ferita. Lui, nominato sottotenente nei cacciatori -a piedi, raggiunse immediatamente il 30.º battaglione, -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -ch'era a Neuilly, fra le truppe che combattevano -intorno alla porta Maillot. Il principio -fu terribile per l'ufficiale, come fu terribile la fine -per il cittadino. La disciplina era allentata fra i -soldati; molti non volevano battersi; tutti erano -stanchi e sfiduciati; i comunardi, dalle case vicine, -gl'incitavano alla rivolta con promesse tentatrici o -con grida di scherno; non ancora inaspriti dall'ostinazione -feroce della resistenza, avevano ripugnanza -per una lotta in cui il sentimento del dovere -non era infiammato dalla speranza della gloria. -Bisognava ragionarli, spingerli al combattimento -ad uno ad uno, minacciarli qualche volta, e rischiare, -minacciandoli, qualche cosa di peggio che -di non essere obbediti. Ma il Déroulède si affezionò -a poco a poco i cacciatori come si era affezionati -gli algerini, e li condusse a combattere, -non inferocendoli ma persuadendoli, e dando per -il primo l'esempio della pazienza, della fermezza e -dell'audacia. Coi suoi cacciatori combattè davanti -alla porta Maillot, entrò dei primi in Parigi, si -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -trovò nella mischia delle strade, e assistette all'orrenda -tragedia degli ultimi giorni della Comune. -Qui, per testimonianza di tutti, spiegò una generosità -eguale al valore. — Son venuto per domare -la rivolta, pensava, e non per uccidere dei Francesi, — e -perciò salvò la vita a quanti potè, protesse -i feriti, difese i prigionieri, restituì alla famiglia -dei disgraziati che erano creduti spacciati; -tanto che delle donne del popolo gli gridavano: — È -dei nostri! — al che egli rispondeva: — No, -sono francese. — Si racconta questo perfino: -che mentre stava mangiando in un'osteria, tra una -barricata ed un'altra, un comunardo, sdegnoso, disse -in modo da farsi sentire: — <i>Ça nous tue et ça -mange.</i> — Ed egli rispose: — Uccidere è una dolorosa -necessità, di cui non ho colpa; mangiare è -un bisogno che vuol essere compatito. Mangiate -con me, se credete di averne il diritto. — Non -accetto il vostro pane — quegli rispose. — Allora -accettate due lire, e mangiate per conto vostro. — Non -accetto le vostre due lire. — Ho capito -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -— rispose il Déroulède tranquillamente —; preferite -di prendermele. Ebbene, siete libero, andate -alla barricata più vicina, faremo alle fucilate, voi -<i>attaccherete</i> le mie due lire e io cercherò di difenderle. — Il -comunardo rispose: — Ci vado — e -il Déroulède lo lasciò andare. Per tutta la durata -di quella lotta feroce, egli non si bagnò le mani -d'altro sangue che del proprio, e fu l'ultimo giorno. -La resistenza era agli estremi; poche barricate resistevano -ancora, ma furiosamente. Il generale Dumont -lo mandò, con una squadra di cacciatori, a -pigliare dei cavalli a Belleville. Passando di corsa -per un crocicchio, vide in una strada un ufficiale -della legione straniera, che faceva alle fucilate, col -suo plotone, contro una barricata difesa da tre cannoni, -e sormontata dalla bandiera rossa. Vedendo -quello spreco inutile di polvere, si fermò, e disse -all'ufficiale: — È tempo perso: bisogna pigliar la -barricata alla baionetta. — Fatelo — rispose l'ufficiale. — Lo -faccio — rispose il Déroulède, e -gettato un grido ai suoi soldati, si slanciò all'assalto. -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -I comunardi li lasciarono avvicinare e fecero -una scarica all'ultimo momento; il Déroulède, -ritto sulla barricata, ricevette a bruciapelo -una palla nel gomito, che gli spezzò l'osso, gli -staccò l'avambraccio, e gli diede una contrazione -orrenda alla mano. Ma la barricata fu presa, e il -Déroulède, sostenendo colla mano destra il braccio -stritolato, continuò ad avanzarsi, fin che, spossato -dalla perdita del sangue, cadde fra le braccia -dei suoi soldati. Così finirono per lui le avventure -della guerra. Fasciato alla meglio, fu portato -a casa, dove rimase tre mesi a letto, col -braccio sospeso, curato da sua madre. E in questi -tre mesi fece il primo volume dei <i>Chants du soldat</i>, -che venne pubblicato verso la fine del 1871. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -In che modo un artista potente sia passato -dall'oscurità alla fama, è sempre curioso a sapersi. -Quei primi versi il Déroulède li aveva fatti proprio -per sfogo dell'animo, agitato da mille ricordi -in quella lunga immobilità della convalescenza, -durante la quale la mente dell'infermo suole tanto -più lavorare quanto sono più inerti le membra; -ed era molto lontano dal prevedere, ed anche -dallo sperare il successo che ottenne. Tanto è -giusta la sentenza dello Schiller: che il vero ingegno -è inconscio di sè nelle sue prime manifestazioni, -perchè non trova nulla di straordinario — ed -è naturale — in ciò che è sempre stato -suo, e costituisce, per così dire, la sua intima natura. -Nondimeno l'artista era già maturo nel Déroulède. -Benchè giovane, infatti, ed esuberante -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -d'ispirazione, capì che non conveniva fare <i>un gros -volume de patriotisme</i>, e non pubblicò che una -parte delle sue poesie, scelte fra le più brevi e -le più spontanee. Un giorno portò il suo scartafaccio -all'editore Lévy. Le poesie patriottiche pullulavano -da tutte le parti: l'editore ricevette lo -scartafaccio con diffidenza, e pregò il poeta di ritornare -dopo alcuni giorni. Il poeta ritornò. — Ho -letto le vostre poesie — gli disse il Lévy. — Non -c'è male. Ma non c'è versi d'amore, non -c'è canzonette allegre di bivacco, che sono il genere -che piace. Ho paura che il vostro volumetto, -scusatemi, annoi un poco. È troppo triste. — Che -cosa volete? — gli rispose il Déroulède — ero triste. — Non -potreste aggiungervi qualchecosa qua -e là — gli domandò l'editore — per renderlo un -po' più ameno? — Il Déroulède rispose che non -poteva. — Ebbene.... — concluse il Lévy, — quando -è così, bisogna che abbiate la bontà di pagare -le spese di stampa. — Così fu convenuto. E -poco tempo dopo uscì il volume, non preceduto -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -da <i>réclame</i> di sorta, quieto quieto come un povero -libro rassegnato a tarlare nelle vetrine. In -capo a un mese il Déroulède ripassò dall'editore -a chieder notizie: lo trovò tutto sorridente. — <i>Mais -ça va, mais ça va</i>, — gli disse, guardandolo -curiosamente. In poche settimane si spacciarono -dieci edizioni: il volume si divulgò da Parigi -nelle provincie, si diffuse fra il popolo e fra -i letterati, si sparse nell'esercito, entrò nelle scuole -e nelle famiglie, diventò popolare prima che la -critica l'avesse preso ad esame. Fra le altre mille -poesie patriottiche e guerriere, quelle del Déroulède -producevano un'impressione nuova: erano -giovanili e gravi ad un tempo, fiere ed affettuose, -eccitavano e consolavano, ed educavano; sotto -l'amor di patria, vi si sentiva il coraggio; non -v'era soltanto l'ardore del cittadino che predica -il dovere, ma anche la coscienza del soldato che -l'ha compiuto, e che ha acquistato a caro prezzo -il diritto di alzar la voce; era una poesia forte e -sincera, stata <i>più pensata che scritta, più vissuta che -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -pensata</i>; tutta calda, e piena d'odor di sangue e di -polvere, e sonante di ferro, senza gale letterarie, -non vestita d'altro che della divisa semplice e -succinta sotto a cui aveva palpitato il cuore del -poeta, quando glie n'eran balenate le prime idee -negli accampamenti. Allora si cominciò a domandare, -a cercare chi fosse questo Déroulède, e ben -presto le sue avventure di soldato diventarono -popolari come le sue poesie, non solo, ma furono -ingrandite, come accade sempre, e abbellite -di una certa luce vaga di leggenda, che rese più -simpatico e fece parer più alto il poeta; e formò -un'aureola — ben meritata davvero — sul capo -di sua madre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Tutti e due i fratelli, dopo la guerra, entrarono -nell'esercito, poichè, come diceva il maggiore, la -carriera militare era quella in cui un giovane, dopo -una grande guerra perduta, poteva rendere più -utili servizi al suo paese. Paolo Déroulède fu -promosso luogotenente nei cacciatori a piedi, e -appena entrato nel battaglione, nonostante il suo -splendido successo di poeta, si consacrò tutto ai -suoi doveri militari. — Non si può avere il cuore -a due cose ad un tempo — disse tra sè; — ho -da fare il soldato, devo bandir la poesia. — E -la bandì in fatti. Si mise agli studi militari, fece -dei corsi scientifici ai sotto uffiziali e ai soldati, -tenne delle conferenze, si seppellì fra i regolamenti -e i trattati di tattica; e in caserma, e in -piazza d'armi, e alle grandi manovre, fu un uffiziale -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -non solo coscienzioso, ma pedante, come -uno di quei vecchi <i>troupiers</i>, per cui l'esercito è -il mondo. Ma per quanto facesse, la poesia gli -tempestava sempre nel cuore; tutte le volte che -alla mensa degli ufficiali il discorso cadeva sulla -letteratura, un'onda di sangue gli montava al viso, -ed era costretto a pregare i colleghi di parlar -d'altro, e di lasciarlo in pace; chè se no sarebbe -schiattato. E strozzando così la musa col cinturino, -servì fino al 1875. In quell'anno, facendo -una corsa a cavallo, cadde di sella e si slogò un -piede: a questa slogatura dobbiamo il secondo -volume dei <i>Chants du soldat</i>. Durante la cura, che -fu lunga, potendo occuparsi senza rimorso d'altra -cosa che di studi militari, scrisse quattordici nuove -poesie, mentre da tutte le parti della Francia, essendosi -sparsa la notizia della sua piccola disgrazia, -piovevano sul suo letto d'invalido biglietti di -visita e condoglianze e buoni augurii. Guarì; ma -non così bene da poter ripigliare il servizio, tanto -più che la ferita toccata a Belleville gli si faceva -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -risentire ad ogni passaggio di nuvola; e perciò si -fece trasferire dall'esercito attivo nella riserva, e -tornò a casa sua — ad aspettare il gran giorno. -Il secondo volume dei versi ebbe la stessa fortuna -del primo; e intanto le edizioni del primo -salivano alla sessantina. I <i>Chants du soldats</i> erano -diventati il <i>vade mecum</i> d'ogni soldato patriotta; -s'imparavano a mente nei collegi, si declamavano -nei teatri, si recitavano nei salotti, si ripetevano -per le strade: Paolo Déroulède, come disse uno -scrittore tedesco, «era divenuto il poeta patentato -delle aspirazioni nazionali.» E quando, nel -1877, fu rappresentato all'Odéon un suo dramma -in versi intitolato l'<i>Hetman</i>, nel quale, sotto un -episodio della storia della Polonia, erano espressi -i sentimenti, i propositi e le speranze della Francia, -questa rappresentazione — a cui la povera -madre del poeta si fece trasportare in lettiga — servì -di pretesto a una grande dimostrazione patriottica. -Il poeta era celebre ed amato: si colse -quell'occasione per tributargli gli onori del trionfo. -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -Accorsero al teatro rappresentanti di tutte le classi, -i principi delle arti e delle lettere, i duchi d'Aumale -e di Nemours, tutti i generali di Parigi, una -legione d'ufficiali di tutte le armi, e una folla -enorme; e sebbene il dramma fosse molto al di -sotto della lirica, ottenne un successo trionfale. -Intanto, anche le sue liriche erano passate sotto -i denti della critica; ma per quanto il letterato -sia stato discusso, combattuto ed anche straziato, -il poeta rimase all'altezza a cui l'aveva sollevato -di sbalzo il primo e spontaneo sentimento d'affetto -e di gratitudine della nazione. Ora non v'è -un cittadino francese che non conosca qualche -verso del Déroulède, e che non l'ami come poeta -e non lo ammiri come soldato. Quando Victor -Hugo lo vide per la prima volta, gli disse: — Il -vostro nome ha preceduto in casa mia la vostra -persona, e bisogna che abbia fatto del rumore -per venir fine a me, perchè oramai non sono più -di questo mondo. — E mentre in Francia si -leggono per tutto le sue poesie, i vecchi soldati -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -d'Africa, nelle loro caserme d'Algeri, disegnano -col carbone sui muri delle camerate il suo profilo -caratteristico, con un gran naso aquilino, e dicono -ai visitatori: <i>Celui-ci est monsieur Déroulède, le -grand parisien, lieutenant des zouaves et avocat, un -bon enfant...; mais un rude soldat tout de même.</i> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ora vediamo la sua poesia. -</p> - -<p> -Sono trentacinque canti, d'argomento e di metro -diverso, che formano tra tutti lo scheletro di -un piccolo poema, che potrebbe essere intitolato; -<i>La Francia vinta</i>, nel quale s'alternano la narrativa -e la lirica, l'ode e la canzonetta, il dialogo e la -descrizione, e tutte le ire e tutte le angoscie che -possono passare nell'anima d'un cittadino e d'un -soldato durante una grande guerra sfortunata, che -comincia con l'invasione e termina con la conquista. -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -Finito di leggere, par di vedere un vasto quadro -circolare, come un panorama, nel quale, sotto -un cielo sinistro, per una sterminata campagna -bianca, corrono torrenti neri di soldati, mischie orrende -infuriano nelle gole dei monti, ardono villaggi, -si sbandano divisioni, fuggono treni d'artiglierie, -serpeggiano fiumi di sangue, e sul davanti -s'alzano visi trasfigurati di moribondi, con gli occhi -rivolti al cielo, che benedicono la patria per -cui danno la vita. L'impressione che fa questa poesia -sopra di noi italiani, in questo tempo in cui -l'amor di patria è, per così dir, tranquillo e quasi -nascosto nel nostro cuore, sia perchè son già lontani -i ricordi dei grandi avvenimenti nazionali, sia -perchè nessun'idea di un pericolo vicino ci scuote, -somiglia a quella che farebbe su di un uomo maturo, -tutto immerso nel lavoro e negli affetti sereni -della famiglia, l'eco d'una musica lontana, che -gli rammentasse qualche violenta e disperata passione -dei suoi anni giovanili. Via via che procediamo -nella lettura, riconosciamo quelle tristezze, -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -quei dolori, quelle indignazioni; esse passarono altre -volte per il nostro cuore; le abbiamo espresse -con quelle parole, le abbiamo sfogate con quelle -grida; e con le medesime ragioni abbiamo cercato -di confortare il nostro orgoglio nazionale lacerato. -Mutata la lingua, cangiati i Prussiani in Austriaci, -quella potrebbe parere poesia scritta dopo Novara -o dopo Custoza da un focoso luogotenente dei bersaglieri. -</p> - -<p> -Uno dei sentimenti che il poeta espresse più potentemente -è la tristezza lugubre che pesò sull'esercito -e sul paese dopo i primi rovesci, e l'umiliazione -che divorò l'anima del soldato. Ci ha dei -quadretti grigi, con la pioggia all'orizzonte, e un -reggimento che passa in disordine, così pieni di -malinconia, di stanchezza, di ricordi dolorosi, di -presentimenti funesti, che stringono il cuore. Per -le vie dei villaggi, in mezzo a una folla immobile -e fredda, sfilano in silenzio le compagnie e i battaglioni, -dopo molti giorni di combattimenti disastrosi: -i soldati col cheppì sugli occhi e il bavero -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -del cappotto rialzato, gli ufficiali col capo basso, -i tamburi muti, le bandiere lacere, tutti i visi pallidi -e pesti; e si sente lontano il rombo del cannone -tedesco. E il borghese spietato e insolente -nella sua vigliaccheria d'egoista, dice a mezza voce: — Hanno -avuto paura. — Par di sentirseli passare -nel cuore, come lame di pugnale, gli sguardi -gelidi di quella gente che non ama la patria, ma -la vittoria, e che perduta la speranza, nega la compassione. -E s'indovinano le lacrime di rabbia che -deve aver versato il poeta. Ma non una di queste -lacrime è caduta nei suoi versi: il suo amor di patria -è più forte del suo orgoglio di soldato: egli -respinge con parole tristi l'accusa di viltà, e perdona. -Solamente un sorriso amaro gli sfiora le labbra, -quando una signora, che guarda dalle finestre -della sua villa il fuoco d'un bivacco notturno, e -sfoga in parole entusiastiche la sua ammirazione -per i turcos, cangia tuono ad un tratto e li chiama -ladri e banditi, accorgendosi che bruciano la legna -dei suoi boschi. Son pochi cenni qua e là, ma il -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -contrasto occulto di sentimenti che nasce in ogni -guerra sfortunata tra chi dà la vita e chi dà il danaro; -tra chi mette al disopra d'ogni cosa l'onore -e chi antepone a tutto la pace; tra la parte che -forma i nervi e quella che forma il grasso flaccido -e pigro d'una nazione, è reso magistralmente, con -una mestizia grave, cento volte più efficace dello -scherno, e più nobile dell'ira. -</p> - -<p> -Ciò non ostante, i più belli dei <i>Chants du soldat</i> -son forse certi poemetti di poche strofe, in cui -son narrati degli atti eroici, veri quadretti del Détaille -e del Neuville, che infiammano il sangue -come l'urrà d'un reggimento. In una di queste, -una compagnia di cacciatori, che corre all'assalto, -sprofonda, a traverso al ghiaccio spezzato, in un -fiume, mentre i tedeschi, schierati sulla sponda opposta, -coi fucili spianati, intiman la resa. I cacciatori -rifiutano, vogliono morire. Ma il capitano ordina -d'arrendersi. — Arrendetevi, ragazzi — grida; — non -voglio che moriate così; a che serve? Abbassate -le armi, non c'è altro da fare. — I cacciatori -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -obbediscono e salgono sulla riva: il capitano -riman nel fiume. — Salite, capitano! — gli gridano, -tendendogli la corda. — No — quegli risponde —; ho -salvato i miei soldati, non me; — e -facendo un'atto d'addio, sparisce nell'acqua. In -un'altra poesia è un ufficiale ferito al cuore che -pianta la sciabola in terra e grida: — Qui voglio -essere sotterrato! Onta a chi lascierà il mio corpo -al nemico! — e con questo grido ricaccia avanti -i suoi soldati, che cominciavano a piegare. In altre -è una difesa disperata d'un villaggio, comandata -da un prete, che si fa uccidere co' suoi contadini; -un trombettiere colpito da una palla, che -spira suonando l'ultimo squillo dell'assalto con le -labbra stillanti di sangue; uno stormo di zuavi che -assale e conquista una batteria coprendo il terreno -di cadaveri. Nulla di straordinario nei soggetti; ma -l'effetto della poesia è straordinario. Non c'è quasi -pittura, si può dire; e si vedono i luoghi, il tempo, -il color dell'aria, come in una lunga descrizione, -tanto son scelti e resi efficacemente i «particolari -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -tipici,» che fanno indovinare gli altri mille. Non -c'è una sola delle frasi convenzionali della solita -poesia guerresca, più letteraria che marziale, che -gonfia la battaglia per farla terribile. Qui tutto è -stato preso dal soldato nella esperienza tremenda -del vero; si sente «cantar la polvere»; si sente lo -schianto dei rami spezzati dalle palle; si sente gridare, -nella notte, da una parte <i>Pour la France!</i> e -dall'altra, più lontano, <i>König und Vaterland!</i> nelle -tenebre squarciate dai lampi delle fucilate, come se -si assistesse al combattimento; e finito di leggere, -si rimane come ravvolti in un nuvolo di fumo, -coll'orecchio pieno di grida, e l'anima sconvolta dal -passaggio della morte. -</p> - -<p> -A queste poesie, in cui non freme che il soldato, -succedono altre, in cui parla il figliuolo, l'amico, -il fratello, l'amante — affettuosissime, ma di -quell'affetto che si dà soltanto nelle anime virili, -che è come la grazia della forza, e che soggioga, -perchè si sente che viene dalla grandezza, non dalla -raffinatezza del cuore. È bello, dopo aver visto un -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -Déroulède a cui si metterebbe una medaglia sul -petto, vederne sorgere un altro, a cui si stamperebbe -un bacio sul viso. C'è la poesia intitolata: -<i>Le bon gîte</i>, di trentadue versi, che non si può -legger senza lacrime. Ricorda uno dei più belli episodi -del <i>Coscritto</i> del 1813, di Erckmann-Chatrian. -Un soldato è ospitato una sera in casa d'una povera -vecchia. La vecchia mette tutta la sua legna -sul fuoco, ed egli, intenerito, le dice: — Basta, -risparmia la tua legna, buona vecchia: io non ho -più freddo. — La vecchia apparecchia la tavola con -quanto ha di meglio, ed egli le dice: — Non occorre; -ho mangiato alla tappa; non ho più fame. — La -vecchia gli prepara il letto con le sue lenzuola, -e vuol dormire sopra una seggiola, ed egli -le dice: — No, buona vecchia, non voglio; dormi -tu nel letto; io dormirò sopra la paglia. — E la -mattina, partendo, s'accorge che il suo zaino è -molto più pesante che la sera innanzi. — Ma perchè -tutto questo? — le domanda; — è troppo, -buona donna; perchè tutto questo? — Ed essa risponde, -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -sorridendo a traverso alle lagrime: — <i>J'ai -mon gars soldat comme toi.</i> — Ma non si può esprimere -la semplicità profonda e gentile di quelle quattro -strofette e di quei quattro ritornelli, in cui si -sente il crepitìo del fuoco e l'odore della tovaglia -di bucato e la voce dolce e tremola di quella povera -madre, che serve e accarezza in quel soldato -sconosciuto il fantasma adorato del figliuolo lontano. -In un'altra poesia è un vecchio soldato arabo -che raccoglie sulle sue ginocchia un giovane volontario -moribondo, il quale, mentre il suo reggimento -è macellato, domanda: — Li abbiamo vinti, -questa volta, non è vero? — e il vecchio arabo, -per non togliere alla sua agonia quel conforto, gli -risponde di sì, e continua a dire tristamente, dopo -che il ragazzo è già spirato: — Sì, ragazzo mio, -li abbiamo vinti. — Un'altra poesia è un inno di -riconoscenza al Belgio ospitale, dove le anime sono -così serene e gli occhi così dolci, che tutti i dolori -e tutti gli odi vi s'assopiscono; un'altra è un -ringraziamento al medico che lo cura, al quale dice -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -che è più profonda l'amicizia nel suo cuore che -la ferita nelle sue carni; un'altra, la <i>Cocarde</i>, forse -la più gentile delle sue poesie gentili, è un ricordo -amoroso che manda la fragranza d'un fiore. — Arrivammo -al villaggio — dice — dopo tre giorni -di marcia, spossati, morti di freddo, avviliti dal -presentimento d'un'accoglienza scortese. E cercammo -dell'albergo. Ma una ragazza, di sull'uscio di -casa sua, ci gridò: — Ah francesi di poca fede! -Questo è un giorno di festa per noi. Non siete in -Francia? Non siete in casa vostra? Entrate. Noi -v'aspettavamo. Avete fatto male a dubitar di noi. — E -dicendo questo sorrideva; eppure mi vengon -le lacrime agli occhi quando ci penso! E quanto -sovente ci penso e come la rivedo! Era accanto a -sua madre e aveva una coccarda di tre colori nei -capelli. Tutt'a un tratto, pregata da noi, si mise a -cantare i nostri canti di guerra. Era la Gloria irata -che ci rampognava con la sua voce. Oh la buona -e bella francese! Che grande cuore e che begli occhi! -Ora voi mi domanderete se la presi io stesso -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -da' suoi capelli questa bella coccarda che porto da -tanto tempo sul cuore, annerita dalla polvere e -macchiata dal mio sangue. Ah no, non l'avrei mai -osato. Tutto pensieroso, parlando a stento, io guardavo -quella fronte di bimba, quell'aria di regina, -quei tre colori in quei capelli neri, e dicevo tra -me con tristezza: — Tutto questo riman qui.... ed -io me ne vado! — Squilla la tromba: addio coccarda! -addio canzoni! E nondimeno le dissi: — Ah! -s'io l'avessi quel bel nastro! — e mi soffermai -sull'uscio, tutto tremante. Ed essa allora semplicemente: — Prendete — rispose, — e -Dio vi -guardi! — Nient'altro che questo, dieci strofette -di sei versi; ma in cui si sentono mille cose nobili -e belle che non vi son dette, come nel tremito -profondo d'una voce cara; una poesia ingenua -e fresca che vi va all'anima, come un soffio -d'aria profumata che vi porti di lontano le note -amorose d'un violoncello. -</p> - -<p> -Poi vengono altre poesie, che si potrebbero -chiamare poesie d'assalto, come quella del Berchet -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -per le rivoluzioni di Modena e di Bologna; -una tra le quali, intitolata: <i>En avant</i>, non cede -in nulla, anche a giudizio di qualche tedesco, al -famoso inno: <i>Ho la spada alla mia sinistra</i>, del -Körner. Qui il metro s'accorcia, la strofa si serra, -il ritornello grida, i versi risonano come spade -urtate o echeggiano come squilli di fanfare, pieni -d'ira selvaggia e di sprezzo della morte; e tutta -la poesia imita la pesta precipitosa d'uno squadrone -che rovini a briglia sciolta sopra un quadrato. -Genere di poesia difficilissimo, che si riduce -ad una serie d'esclamazioni ampollose e chiassose, -senza forza, simili alle imprecazioni d'un -briaco asmatico, se ogni strofetta non è proprio -un grido feroce, che si senta uscito dalle viscere -di un soldato che guardò in faccia la morte. E -l'efficacia di queste, come di altre poesie del Déroulède, -risiede tutta, a mio credere, nella profondità -e nella sincerità d'un sentimento particolare, -che si potrebbe chiamare appunto il sentimento -della morte. I poeti guerrieri di tavolino -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -hanno della morte in battaglia una specie di sentimento -artistico, per cui la circondano di un terrore -teatrale, o la trattano con una familiarità affettata -da eroi spacconi, per i quali sia una celia -il morire; e lascian capire che si servono della -sua immagine per ottenere certi effetti; per il che -non ci fanno mai nè veramente paura, nè veramente -coraggio. La <i>morte</i> del Déroulède, invece, -è una morte veduta, affrontata, pensata, qualcosa -di solenne e di muto, che passa in fondo -alle poesie, lentamente, e mette un tremito di -riverenza nel cuore. Con quali parole egli esprima -questo sentimento non si può dire: son cose che -sfuggono nell'analisi, che si sentono tra verso e -verso, per tutta la poesia e in nessuna strofa, in -certi silenzii piuttosto che in certe frasi, come -s'indovina la forza d'animo d'un uomo da una -espressione sfuggevole dello sguardo. E son poesie -che non fanno parer punto facile il coraggio, -come le rodomantate patriottiche dei poeti da -poltrona; ma che lo ispirano rappresentandolo -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -grande e tremendo, e suscitando nel cuore le -forze da cui nasce e su cui si regge. Si potranno -criticare come opere d'arte; ma bisogna dire, -leggendole, quello che un poeta francese disse -dell'<i>Hetman</i>, dello stesso Déroulède: — Non mi -piace; ma vi traluce sotto l'anima d'un eroe, -più bella e più potente che la sua poesia. -</p> - -<p> -In altre poesie c'è qualche nota comica, qualche -lampo d'ilarità che attraversa la tristezza o il -terrore. È comico, per esempio (e come vero!), -benchè in fondo commova, quel buon coscritto -ignorante, che non capisce nulla nè di patria, nè -di guerra, e che lamentandosi col suo capitano -d'esser stato chiamato alle armi, dopo avergli -detto: — <i>moi je suis vigneron chez nous</i>, chiamando -sè stesso <i>le pauvre fils de ma mère</i>, gli domanda -ingenuamente: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Mais ne peut-on livrer bataille</p> -<p class="i02"> Sans que nous allions aux combats?</p> -<p class="i02"> N'avez-vous pas d'autres soldats?</p> -<p class="i02"> Ma vigne a besoin qu'on la taille.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Mon père se fait vieux là bas.</p> -<p class="i01">Ah! pourquoi diable ai-je la taille?</p> -<p class="i01">Ne saurait-on livrer bataille</p> -<p class="i01">Sans que nous allions aux combats?</p> -</div></div> - -<p> -Ed è amenissimo quel vecchio sergente (<i>Le sergent</i>), -analfabeta ed eroe, che si giustifica di non -aver imparato a leggere, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">(L'imprimerie et lui ne se fréquentaient point)</p> -</div></div> - -<p> -dicendo che la lettura è buona per quei cervelli -vuoti, i quali, non avendo nulla in sè, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Puisent là de l'esprit comm'on tire de l'eau,</p> -</div></div> - -<p> -mentre per gli uomini d'ingegno vero la testa è -il migliore dei libri; e che al coscritto, il quale -trincando, esclama: — <i>Pour la France et pour vous!</i> — risponde -superbamente: — <i>Ça ne fait qu'un.</i> — E -più lepido di tutti quel gran marsigliese, tipo -degli spacconi vigliacchi, svelto come un cervo e -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -forte come un toro, il quale, mentre gli altri si -battono, per fare qualche cosa anche lui per la -patria, studia i vari sistemi di fucile. — Che cosa -importa — dice — un soldato di più o di meno -nell'esercito immenso? La guerra è un duello, in -tutti i duelli ci vogliono dei testimoni, ebbene -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nous serons témoins des français de France.</p> -</div></div> - -<p> -Ma poi, caspita, quando vede che gli eserciti -francesi, <i>les gens du nord</i>, par che si facciano battere -a bella posta, perde la flemma. — Non rimane -proprio più che la Provenza! — esclama. -Vengano dunque. Andar noi, non si deve. La -Francia sarà ancora troppo felice di trovarci qui -nei momenti supremi. Mostriamoci da lontano, -come la Speranza, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Et pour rester forts, gardons nous vivants.</p> -</div></div> - -<p> -E un giorno che gli fan la celia d'annunziare -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -l'apparizione d'una corazzata tedesca nelle acque -di Marsiglia, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Le pauvre garçon est pris d'un transport:</p> -<p class="i01">De blanc qu'il était, il en devient rouge,</p> -<p class="i01">De rouge violet, et de violet.... mort.</p> -</div></div> - -<p> -Ma la sua idea dominante è l'idea della rivincita: -è come il rimbombo continuo d'un cannone -lontano, che si sente in mezzo a tutti gli squilli -di tromba delle sue poesie. — La rivincita, dice, -è la legge dei vinti. È inevitabile. O Francia o -Prussia. Il giorno sarà forse lento a giungere; -ma giungerà. L'odio è nato, nascerà la forza. -Toccherà al falciatore a vedere quando la messe -sarà matura. — Dice alla Francia: mille voci ti -eccitano, ti consigliano, ti rimproverano. Tu ascoltane -una sola perchè hai un solo dovere. — Ma — come -dice lo stesso critico, punto favorevole -alla Francia, che s'è rammentato da principio, — quest'aspirazione -alla rivincita è nel Déroulède un -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -sentimento così virile, meditato e profondo, che -non può essere che ammirato, anche da un nemico. -Egli non considera la rivincita come un -gioco e la strada di Berlino come una passeggiata; -ma dice a sè ed ai suoi concittadini che -sarà una lotta nella quale una delle due nazioni -dovrà forse lasciare la vita, senz'altro conforto che -di venderla il più caro possibile. — Perciò, a questo -suo proposito va sempre unito il sentimento -della necessità di apparecchi immensi e di sacrifizi -sovrumani. — Il nostro errore è stato pazzo, -dice; che il nostro dolore sia sensato. Ritempriamo -la nostra fierezza nei nostri rimorsi. <i>Soyons les -artisans virils des fortes tâches.</i> Rinnovelliamo i -nostri cuori, non solamente le nostre armi. Prevediamo -delle battaglie, senza sognare delle conquiste. -Non parliamo dell'avvenire che vendica -prima che sia cominciato l'avvenire che ripara. A -chi dice: — Sii pronto! — l'altro risponda: — Sii -giusto. Siamo tranquilli nei nostri sforzi. — E -adombra lo stato e i doveri della Francia in una -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -bella e larga poesia di soggetto biblico, in cui gli -Ebrei, caduti sotto il giogo del re di Mesopotamia, -mandano dei messaggieri ad Ataniele, nascosto -nei burroni d'una foresta, perchè li guidi alla -guerra liberatrice; e Ataniele li respinge più volte -per il corso di varii anni, perchè non crede ancora -il popolo preparato a sacrifizi supremi; e -non impugna la spada e non grida: — Siete -pronti! — se non quando riconosce che sono -anime nuove in corpi ringagliarditi, purgati d'ogni -orgoglio stolto, pentiti delle colpe antiche, armati -i cuori come le braccia, e preparati alla morte. -Questa ardente aspirazione fa sgorgare dal cuore -del poeta versi pieni di forza e d'ardimento. — Io -aspetto, egli dice; io custodisco nella mia -anima francese la mia fede di cittadino e i miei -odii di soldato, per il giorno fatale. La mia giovinezza -è stata colpita da un dolore che nulla può -mitigare. Ma non è il mio dolore che bestemmia, -non è neanche il soldato che sogni la gloria. La -rivincita è il voto della mia vita e la mia suprema -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -speranza. Io debbo morire sul campo di battaglia -ed essere sepolto in terra nemica. — E sempre -questa idea si ripresenta, implacabile, e lampeggia -da ogni parte, spandendo su tutta la sua poesia -un riflesso color di sangue, che fa pensare con un -senso di sgomento alla immensità degli eccidii -futuri. -</p> - -<p> -Un altro pregio grande di questi canti, che non -si trova in nessun'altra raccolta di poesie patriottiche -francesi di questi ultimi tempi, è la coraggiosa -e qualche volta sdegnosa franchezza con cui -il poeta dice ai suoi concittadini delle verità spiacevoli -ad intendersi. La gelosia artistica fa dire -anche a qualche francese che la poesia del Déroulède -deve in gran parte la sua fortuna alle carezze -ch'egli prodiga all'orgoglio nazionale. Se ciò -fosse vero, avrebbero dovuto ottenere una fortuna -molto maggiore le poesie di cento altri. Ma è falsissimo. -Senza dubbio egli si sforza in mille modi -di tener viva la fede del suo popolo nelle proprie -forze. Froeschviller, dice, è l'assalto d'uno contro -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -quattro; Gravelotte e Borny non furono sconfitte; -a Champigny, i vivi vendicarono i morti; -le glorie come quella di Strasburgo sfuggono ai -conquistatori; Parigi cadde superbamente. A quale -patriotta si potrebbe negare il diritto di affermare -il valore della sua gente? Ma per contro io non -so quale altro giovane poeta francese abbia osato -lanciare al proprio paese delle parole più terribili. -Noi disimpariamo la guerra, dice in una delle sue -migliori poesie; — ci sono stati degli eroi; ma -un gruppo d'eroi non rifà la razza: è un povero -popolo quello in cui i valorosi si contano. E in un -altro luogo: — Son tristi tempi quelli in cui la -paura medesima, coprendo di grandi parole il basso -istinto che la muove, non ha più rossore sulla -fronte. E altrove: — Ma come mai siamo decaduti? -Scorre ben sempre lo stesso sangue nelle -nostre vene; l'aria che noi respiriamo attraversa -pur sempre i nostri boschi; le viti dei nostri colli -e le messi dei nostri piani sono ben maturate dal -sole antico; questo paese così ridente, fertile e -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -vario, atto a tutti i prodotti, aperto a tutte le -idee, questo sole possente, quest'acque vive, questo -cielo mobile, tutto questo è la Francia! <i>Dove -son dunque i francesi?</i> — E non tralascia di flagellare -la mania dei suoi concittadini, di gridare -al tradimento per scusare le conseguenze di -tutte le debolezze e di tutti gli errori. — È così -che si perde — dice, descrivendo un corpo di -francesi accampati, che non sapevano e non cercavano -di sapere dove fosse il nemico; — è così -che si perde, per un'orgogliosa leggerezza, il valore -d'un paese; è così che la colpa risale implacabilmente -dai soldati mal guidati ai capi peggio -obbediti; è così che dei pazzi gridano che -Dio è ingiusto e che la Francia è stata tradita! — Ed -anco quando cerca di scusar la sconfitta, -non lo fa coi cavilli irritanti d'un patriotta vanaglorioso -e cocciuto; ma nobilmente, con parole -dignitose e tristi, che se non inducono la persuasione, -ispirano il rispetto, perchè non vengon da orgoglio -di soldato, ma da pietà e da affetto di figlio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -</p> - -<p> -E l'affetto di figlio è quello che gl'ispirò i più -dolci e insieme i più vigorosi di tutti i suoi -versi. Egli non ha parlato di sua madre che nei -<i>Nuovi canti</i>; ha aspettato che il suo successo di -poeta glie ne desse il diritto, e che la simpatia e -la riverenza con cui si pronunciava dal pubblico -il nome di lei, gli desse animo a rivolgerle i suoi -versi pubblicamente e a <i>gettare quel nome ai propri -soldati</i>. Nulla è più naturale in un'anima eletta -che il confondere l'affetto di famiglia con l'amor -della patria, e il far che l'uno s'illumini e si nobiliti -dell'altro. Ma non so qual altro poeta, confondendo -quei due sentimenti, abbia congiunto -tanta tenerezza con tanta forza, e n'abbia tratto -ispirazioni così gagliarde e così gentili ad un -tempo. — Si afferma che i tuoi figli hanno compiuto -il loro dovere, — dice a sua madre; — ma -il dovere che essi hanno compiuto è opera -tua; l'onore è dovuto a te. Essi non son partiti -per le battaglie furtivamente, come altri fecero, -senza l'abbraccio materno, che li avrebbe trattenuti; -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -essi non te l'hanno rubato il sangue delle -tue viscere. Sei tu che hai detto loro: — Partite, -figliuoli. I soldati della Francia son vinti. Il -mio cuore non v'avrebbe concessi alla patria per -la conquista; ma ora non è più la conquista, è -la difesa. La patria è invasa; io vi do alla patria; -partite. Ah perchè non hanno fatto così tutte le -madri! Non credano, quelle che dissero ai loro -figliuoli: — Non andate a combattere, — che la -loro debolezza sia stata pagata in amore. Esse non -versarono le lacrime della partenza; ma non conobbero -le lacrime del ritorno. E non dicano che -tu ci hai dati alla patria perchè ci potevi dare -senza dolore, e che sei stata patriotta senz'essere -martire. No, non ardiscano dirlo! Io l'ho vista -l'angoscia immensa sotto il tuo violento coraggio. -I tuoi figliuoli, partendo, ti han portata via l'anima, -e tu hai sanguinato delle loro ferite; ed -eccoti malata, invecchiata innanzi tempo, paralitica, -che non hai più di vivo altro che l'anima -nel tuo povero corpo sfinito! E lo presentivi pure -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -quando infondesti nel nostro cuore la forza del -tuo; ma come lo presentisti senza paura, ora lo -sopporti senza lamento; ed è perciò che tuo figlio -può parlare di te con alterezza. — O madri, — dice -in un'altra poesia — se i vostri figliuoli crescono -senza diventar uomini, o diventan uomini -d'<i>istinto pratico</i>, avari del proprio sangue; se nel -giorno della prova, la loro carne spaventata ha -orrore del pericolo; se quando l'onore li chiama, -essi non si trovan là, soldati, ritti in faccia al -dovere e in faccia alla morte, — madri, la vostra -tenerezza ha deformato quelle anime; — se essi -non sanno morire, voi non sapeste creare. -</p> - -<p> -Questa è la poesia del Déroulède. Vi si aggiunga -il pregio d'una spontaneità e d'una chiarezza -mirabile; una grande abbondanza (non dico -<i>ricchezza</i> nel significato francese) di rime; un uso -abilissimo del ritornello per ottenere effetti tristi -e affettuosi; un misto di linguaggio popolano e -soldatesco, adoperato opportunamente, che dà ai -dialoghi e ai racconti un colore di verità grandissimo; -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -e qua e là dei versi potenti che saltan su -ad un tratto, come lame compresse che si raddrizzino, -e gettano scintille su tutta la strofa. Il -letterato non vi si mostra se non quanto è strettamente -necessario per dare dignità ed efficacia -alla parola del soldato. Non vi son forse dieci similitudini -in tutti e trentaquattro i canti; non una -gambata rettorica; non una strofa in cui l'artista -imbizzarrito levi la mano all'uomo sensato; non -un verso che porti il fiore all'occhiello; rarissimamente -uno dei così detti versi di maniera che -il poeta compone senza sentirli; specie di note di -testa, a cui si ricorre quando manca il fiato. La -veste, o piuttosto la pelle della sua poesia, è -tutta tesa e liscia sulla carne salda e colorata -dal sangue giovanile che vi circola sotto. Se v'è -un difetto che si ripeta in modo da attirare l'attenzione, -è una tendenza a una certa simmetria -d'immagini, di frasi e di suoni, a una certa -regolarità di contrapposti nell'esplicazione del pensiero, -che se giova qualche volta alla chiarezza, -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -qualche altra volta scema l'efficacia facendo sospettare -l'artificio; tendenza che si manifesta anche -di più nella <i>Moabite</i>, in cui alla contrapposizione -delle parole comincia a sostituirsi quella -dei concetti, e quindi a pullulare l'antitesi. Ma -nei canti è un difetto che riesce più sovente a -vantaggio che a danno, poichè dà alla poesia un -certo andamento rapido e regolare ad un tempo, -e come bruscamente cadenzato da un tamburo -che suoni la carica, imponendo una frase per passo. -Le strofe passano snelle e risolute, spoglie d'ornamenti, -come plotoni di soldati in assetto di -combattimento, e fanno fuoco e spariscono, incalzate -dalle sopravvenienti, senza che vi si noti -mai un'incertezza o un principio di disordine. Ma -tutto ciò non riguarda che l'esteriorità della forma. -Riguardo al valore, se così può dirsi, specifico -del verso, alla virtù intima della frase e dello stile -poetico, non oso metter parola, e mi son persuaso -che è difficilissimo ad un italiano, per quanto conosca -la lingua francese, di giudicare rettamente -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -in questa materia. Esponendo a francesi colti il -nostro schietto parere sul verso di certi loro poeti, -noi andiamo incontro a contraddizioni così imprevedute, -che tutti i criterii del nostro giudizio -ne rimangono scompigliati. Bisognerebbe conoscere -profondamente, e non solo per teoria, ma -per pratica, tutte le condizioni severe di cesura, -di emisticchio, di iato, di elisione, di accavalcatura, -a cui va soggetto il sistema sillabico della -loro poesia. Per i verseggiatori dotti, che hanno -fatto della versificazione una specie di scienza di -contrappunto, per quelli che il Gautier chiamava -milionari della rima e gioiellieri della poesia, che -cercano mille effetti delicati e difficili nelle ondulazioni -della frase, nelle trasposizioni delle parole, -nella varietà dei suoni, in una specie di ritmo intimo, -che tocca le fibre più segrete a chi ne conosce -il magistero, e sfugge ai profani; per costoro -i versi del Déroulède sono versi incolti, il -suo stile è cascante, la sua forma sovente volgare, -e qualche volta barbara affatto. Appena qualche -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -strofa qua e là merita la considerazione d'un sapiente -artefice di versi. Che cosa rispondere a -queste censure, che si potrebbero ripetere quasi -egualmente sulle poesie del Berchet? Saranno -giuste; ma è lecito accoglierle con qualche diffidenza, -pensando che in tutti i paesi i letterati -sono stati sempre particolarmente severi con quelli -dei loro confratelli che arrivarono alla fama per -una scorciatoia. Una gran parte del successo ottenuto, -dicono molti, il Déroulède lo deve all'elevatezza -dei suoi sentimenti patriottici, alle sue -avventure, al suo carattere, più che al merito intrinseco -della sua poesia. A me pare che questa -distinzione non sia ragionevole. Ciò che forma -un poeta è la congiunzione di parecchie facoltà e -doti diverse della mente e dell'animo, alcune ricevute -dalla natura, altre dall'educazione: l'ingegno, -la coltura, il cuore, il carattere, l'esperienza, -la vita; tutto ciò fuso e confuso. Come -si può distinguere questi elementi, e separare l'artista -dall'uomo, per assegnare a ciascuno la sua -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -parte misurata di merito? Un illustre poeta francese -diceva un giorno: certe grandi idee vengono -dal carattere. Ma chi potrà riconoscere le idee che -vengono dal carattere tra quelle che vengono dall'ingegno? -Quando abbia ben sentito distinguere, -il lettore, leggendo ed ammirando, tornerà a confondere. -Noi non sappiamo se sia trasandata o -rozza la forma della poesia del Déroulède: sappiamo -che è una poesia nobile, generosa, maschia, -feconda, che mette delle lacrime negli occhi -e delle fiamme nel cuore. Migliaia di poesie -di suoi concittadini, magistralmente ricamate, e -piene di perle e di gingilli d'oro, passeranno; i -suoi canti semplici e schietti, concepiti in faccia -alla morte e scritti colla punta della spada, resteranno; -e mentre la critica baderà a notarne i -versi scadenti e le frasi neglette, essi continueranno -a ritemprare dei caratteri, a formar dei -cittadini, a preparare dei valorosi; e la gloria del -poeta crescerà con la forza della patria. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ora il Déroulède si è dato al teatro e ha rivelato -una singolare potenza drammatica nell'ultimo -atto della <i>Moabite</i>. Ma per me il suo teatro -è ancora tanto al di sotto della sua poesia lirica, -che mi par che si debbano aspettare da lui altri -lavori per giudicarlo. Forse egli non ci ha ancor -dato la misura intera delle sue forze nemmeno -nella lirica, e perchè il poeta possa sollevarsi ancora, -può darsi che l'uomo abbia bisogno di ripassare -per la prova dell'azione. O fors'anche, come molti -altri, egli è nato per dare una sola manifestazione -originale e potente del suo ingegno, e l'ha già -data. Auguriamogli che questo non sia, e teniamo -il giudizio sospeso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -V'è però un giudizio che non occorre di sospendere, -ed è quello che si riferisce a lui, non -poeta, ma uomo. M'immagino che chi ha letto i -suoi versi desideri di conoscerlo da vicino. Ma -qui comincia l'imbarazzo del ritrattista. A ciascuno -di noi è seguito, almeno una volta nella vita, di -trovare una persona, di cui le prime parole furono -come la rivelazione d'una amicizia d'infanzia -o d'una parentela sconosciuta; una persona, alla -quale, dopo il primo scambio d'idee e di sentimenti, -anche da lontano, ci siamo sentiti avviticchiati -come da una simpatia del sangue, tanto -che vedendola per la prima volta c'è parso di rivederla -e ci siamo meravigliati, nel riandare il -nostro passato, di non trovare la immagine sua -tra i nostri ricordi più intimi e più lontani. Ebbene, -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -se c'è stato chiesto una volta un giudizio -su questa persona, abbiamo titubato a darlo, per -timore che la nostra amicizia facesse nascere un -sentimento di diffidenza. Ma abbiamo avuto torto. -Sfoghiamo tutti continuamente tanti rancori e -tanta malevolenza, che una sola cosa ci può far -perdonare: l'abbandonarsi qualche volta, senza meschini -ritegni, all'espansione dei sentimenti benevoli. -E chi potrebbe non abbandonarvisi, parlando -del Déroulède, dopo averlo conosciuto? Io lo -vedo ancora il bravo e simpatico poeta scendere -di carrozza, in una via solitaria di Parigi, e guardata -l'insegna d'un albergo, cercare intorno l'amico -sconosciuto, il quale lo stava spiando un -po' di lontano, per vederlo bene prima d'andargli -incontro. Dall'atto con cui chiuse lo sportello -della carrozza, riconobbi il braccio che gli -era stato spezzato sulla barricata di Belleville, e -subito dopo riconobbi il cuore dell'autore del -<i>Bon gîte</i> e del <i>Petit turco</i> nel suo abbraccio espansivo -ed allegro di soldato e nella sua calda parola -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -d'artista. Era bene quella figura che m'ero -immaginata molte volte, socchiudendo i <i>Chants du -soldat</i>, e dicendo tra me: — Eppure un giorno -t'andrò a scovare, dovunque tu sia, mio caro tenente -dei cacciatori, quand'anche l'aggio dell'oro -salisse al venti per cento. — Alto come un granatiere -della vecchia guardia, asciutto e flessibile -come una verga d'acciaio, biondo come un inglese, — il -profilo ardito, gli occhi azzurri e pieni -di dolcezza, e la bocca risoluta, — vestito con -una certa eleganza severa, così, tra soldatesca ed -artistica, era proprio lui, il <i>grand avocat et rude -soldat</i>, che disegnano sui muri delle caserme i tiragliatori -algerini; — signorile d'aspetto, ma con -le carni un po' arrozzite dai venti delle aperte campagne, -e con la fronte attraversata da una ruga -diritta, che è come l'impronta nera delle sventure -della patria. Aggiungete, per compiere il ritratto, -una voce vibrata e metallica di soldato esercitato -al comando, e la più stretta, la più arrabbiata pronuncia -parigina che si sia mai sentita sonare dalla -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -chiesa della Maddalena alla piazza della Bastiglia. -E che <i>bon enfant</i>, che ammirabile originale nel significato -nobile della parola! Parla, con una rapidità -che si stenta a capirlo, tre ore di fila, senza -che mai il suo discorso si stemperi in chiacchiera; -gaio, vivo, fresco, al levarsi da letto come al levarsi -da tavola, sempre ad un modo. Racconta le -sue avventure più terribili di soldato come racconterebbe -delle scappatelle di collegio, con una -semplicità amabilissima, colorendo le scene più -orrende della guerra d'una certa pietà affettuosa -e virile che non si trova se non nelle anime che -uniscono all'intrepidità la dolcezza, e in cui il coraggio -non nasce da un disprezzo scettico della -vita, ma da un sentimento profondo del dovere -e da una passione ardente per una grande idea. -Da ogni sua parola traspira la bontà e la gentilezza -dell'animo. Non gli passa un'ombra sul viso -che tradisca un pensiero ch'egli non voglia esprimere, -o uno di quei leggerissimi turbamenti dell'animo -di cui non si osa dire la cagione. Il suo -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -viso è sempre aperto e trasparente, in modo che -gli si legge fin nel più profondo dell'anima. Mai -che gli sfugga dalla bocca una parola amara contro -a chi che sia o a qualsiasi proposito. Parlando, -ha tutti quei gesti simpatici delle persone affettuose -ed espansive, e cercano la spalla e il braccio -di coloro a cui parlano, ed è carezzevole e -festoso come un ragazzo. Gli si può ripetere qualunque -più acerba critica dei suoi lavori letterarii, -letta od intesa, che il suo viso rimane sereno e -ridente come all'udire una lode, tanto è poca cosa -in lui l'orgoglio artistico in confronto al sentimento -del patriotta. E a sentirlo parlare così precipitosamente, -mutando discorso a ogni tratto, -si sospetta sulle prime un po' di leggerezza. Ma -non si tarda a scoprire un'armonia inalterabile -fra tutti i suoi sentimenti e tutte le sue idee, -e un fondamento morale solidissimo sotto gli uni -e le altre. Per quanto cangi discorso, tutti i suoi -discorsi finiscono col ricadere sopra un argomento -unico: la sua patria. Egli s'è risolutamente -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -tracciata la via. S'è proposto di consacrare -tutte le sue forze al risorgimento del suo -paese; non scriverà mai una parola che non sia -diretta a quello scopo; drammi, lirica, novelle, -polemica, ogni cosa sarà ispirata a quell'idea. -Concetti di commedie satiriche gli passano -per la mente, e strofe di poesie amorose, e capricci -poetici d'ogni natura; egli mette tutto da -un lato. Vuole che la sua arte, il suo nome, -per quello che valgono, significhino una cosa sola: -non facciano che l'ufficio d'una spada e d'una -tromba di guerra. Capisce che dovrà sacrificare -a questo proponimento molte soddisfazioni d'artista; -ma non gliene importa. Per la stessa ragione -tiene il suo cuore libero da ogni affetto, -fuorchè da quello della sua famiglia, e sottopone -tutti i suoi disegni per l'avvenire a una condizione -che gli è sempre presente allo spirito: — Se non -sarò ucciso. — E ha inflitti nell'aspetto e nei -modi qualcosa di singolare, come l'espressione di -una leggerezza fisica e morale, simile a quella del -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -viaggiatore che passeggia nelle sale della stazione, -dopo aver preso il suo biglietto e spedito i suoi -bagagli, sciolto da ogni impiccio, libero da ogni -pensiero, preparato a partire al primo momento. -Anche quando parla più caldamente dell'arte, della -gloria, della famiglia, si capisce che in nessuna di -quelle cose ha fondato la sua esistenza, che a -nessuna soddisfazione, o speranza di soddisfazione, -si lascia andar tutto intero con quell'abbandono -cieco delle nature artistiche, nate a -godere, che adorano la vita. Eppure in fondo -a questo appassionato amor di patria, non ha -ombra di <i>chauvinisme</i>. L'odio di cui parla nei -suoi canti è un odio di soldato, non d'uomo; la -sua avversione per la Prussia non è che un amore -rovesciato; le nature come la sua non possono -odiare. — Io non odio la Prussia — dice; — amo -la Francia. Venero un sincero e ardito patriotta -prussiano. Ciascuno deve amare la sua patria. — E -così riguardo alle recriminazioni di -certi francesi contro l'Italia, ha una sola cosa a -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -dire: — Voi italiani dovevate essere prima di -tutto italiani. — Non c'è caso di coglierlo in contraddizione -sopra nessun argomento. In arte, in -politica, in morale, tutte le sue idee sono concatenate, -e tutte ugualmente nette nella sua mente -e radicate nella sua coscienza. E di tutto s'è occupato -con amore. Bisogna sentire gli studi psicologici -che ha fatto sui soldati, i mille ragionamenti -che ha messo insieme, le mille industrie -ingegnose che ha trovate per metter coraggio ai -pusillanimi, per ridurre i ribelli, per far entrare -l'idea della patria e del dovere nella testa agl'ignoranti; -i piccoli stratagemmi di guerra, da comandante -di plotone, che ha escogitati; il lavorìo di -cervello che ha fatto per inventare dei piccoli rimedi -e dei piccoli comodi per i malati e per i -feriti; le storie meravigliose che ha immaginate -per rallegrare la fantasia e sostener l'animo dei -suoi soldati africani in mezzo alla tristezza dei -bivacchi invernali: tanta roba da farne una piccola -biblioteca istruttiva ed educativa per un esercito. -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -Così nelle discussioni letterarie, aiutato da -una memoria felicissima, ammonta citazioni, osservazioni -e confronti con una abbondanza e una -furia da sbalordire, esponendo opinioni discutibili, -senza dubbio, ma tutte sue, e coscienziosamente -meditate, benchè paia che gli sboccino sul momento; -e sostenute, se occorre, con una così impetuosa -facondia che si rimane prima sopraffatti -che persuasi, e ammirando quella sua bella vivacità -giovanile, si dimentica che s'ha un'idea contraria -da difendere. Ma non è mai tutto letterato, -come non è mai tutto soldato: lo spirito -lo tien lontano dalla pedanteria, come la gentilezza -del cuore e l'educazione squisita dalla petulanza -soldatesca. Gentiluomo e buon ragazzo, franchissimo -nel dir quel che pensa senza ferir l'amor -proprio di nessuno, arrendevole senza affettazione -di cortesia, confidente ed affabile con tutti, quando -entra lui in un salotto o in un crocchio, par che ci -entri una fiatata d'aria viva, che porti il mormorio -allegro d'un reggimento accampato. Quella sua -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -parola ardente e colta, quell'entusiasmo di poeta e di -zuavo, quell'allegrezza giovanile, quell'aspetto di -bontà e di forza, attirano le simpatie di tutti, e disarmano -le più accanite gelosie letterarie. A stargli -insieme, a sentirlo parlare, ci si sente presi da un -grande ardore di lavorare, di muoversi, di fare, andando -diritto dinanzi a sè nella vita, come lui, cogli -occhi fissi a una meta, senza soffermarsi, senza -voltarsi mai nè a sinistra nè a destra, non lasciando -un'ora di riposo nè allo spirito nè al corpo, non -abbandonando mai l'anima nè a uno scoraggiamento -nè a un dubbio. Così egli vive, parte nello -studio, parte nella società, passando dalla sua villa -solitaria nel salotto affollato della signora Adam, -dalla <i>Comédie Française</i> alla caserma de' suoi antichi -compagni d'armi, dalla biblioteca al banchetto -d'artisti, recitando versi per tutto, provocando -e accettando discussioni a qualunque proposito, -abbozzando poesie a tavola, fantasticando scene -di commedie sulla strada ferrata, studiando l'italiano -in carrozza nei giornali comprati sui <i>boulevards</i>, -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -mandando innanzi insieme tre grandi lavori -drammatici, leggendo tutto il leggibile, andando -da per tutto dove c'è una idea da attingere o una -bella emozione da provare. E quando lo si è accompagnato -per tutta intera una di queste giornate, -e avendolo udito parlare per dieci ore, non -gli si è mai sentito dire una parola malevola, nè -profferire un giudizio avventato; ma lo si è trovato -sempre logico e amorevole, — pronto a -sentire le tristezze e le allegrezze di tutti — fermo -nei suoi principii come una colonna sul suo -piedestallo, vivo che par che abbia un diavolo per -capello, e buono fin nel midollo delle ossa, — non -si può a meno di ammirarlo e d'amarlo. Egli -dà l'idea d'un francese d'un tempo avvenire, — che -abbia serbato tutte le buone qualità e perduto -tutti i difetti del suo popolo. È impossibile -ad un italiano trovare un altro figliuolo della -Francia che gli faccia sentire più fortemente di -lui la fraternità di sangue che lega le due nazioni -«così ben fatte per intendersi» come -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -disse Garibaldi, e «per amarsi» come disse il -Manzoni. -</p> - -<p> -Notevoli in special modo sono le sue idee in -fatto di poesia. I suoi due poeti preferiti sono il -Corneille e il Musset: chi ha letto le sue poesie -se ne rende ragione alla prima: il Corneille, perchè -è il poeta dell'idea del dovere e dell'onore, -dell'eroismo e della gloria, un educatore di caratteri — «il -padre del grande coraggio», — il -gran soldato dell'arte, nella cui voce si sente -lo strepito d'armi d'un esercito e come il soffio -stesso dell'immenso petto della patria; il Musset -per la vena ricca e fluida dell'ispirazione, per la -negligenza piena di grazia, per la poesia facile e -chiara che gli zampilla dall'anima come un'acqua -argentina da una roccia. Non si può dire però -ch'egli abbia imitato chi che sia. Nell'arte, come -dice egli medesimo in uno dei suoi drammi, <i>on -n'y devient quelqu'un qu'en imitant personne</i>. Il suo -studio primo e costante è stato d'esser semplice -e chiaro. Perciò s'è proposto di bandire dalla -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -poesia, quanto gli fu possibile, il linguaggio poetico -convenzionale. Per me, egli dice, la poesia -dovrebb'essere eletta prosa misurata e rimata. Bisogna -intendersi, certamente. Tutto si può dire -poeticamente senza adoperare una frase che non -sia propria del dignitoso e corretto linguaggio -parlato. Tutto ciò che si scosta da questo linguaggio, -in poesia, può essere bellezza, ricchezza, -eleganza, splendore; ma nuoce all'efficacia immediata -del sentimento o del pensiero che esprime. -Si cerchino pure nei più grandi poeti le strofe -più splendide e i versi più potenti: si troverà -sempre che sono i più semplici; non solo, ma -quelli in cui una idea luminosa o un sentimento -sublime sono espressi con le parole più usuali, -con la frase che tutti avrebbero adoperato spontaneamente -per esprimere quel sentimento o quel -pensiero, se l'avessero avuto. La così detta frase -poetica non ha che un valore di convenzione, un -valore puramente letterario; quindi non il massimo -dei valori: la sua potenza non è intima e assoluta, -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -quindi non va dritta all'anima umana; non -ci vanno che le espressioni che ne conoscon la -via, che son la veste spontanea e necessaria del -pensiero nella vita reale, e che — lo vediamo -bene — bastano a tutti ed a tutto, e agiscono -egualmente su tutti. La poesia — che è una lingua -che il mondo intende e che nessuno parla — dovrebbe -essere sottoposta, dentro al ritmo, -a tutte le condizioni di spontaneità e di logica -a cui va soggetto il linguaggio comune; essere -tale da far parere, ascoltando il poeta, che -quello sia il suo modo naturale di parlare, irresistibile, -senza bisogno di sforzo nè d'artifizio. E -l'unire così una semplicità nuda ad una spontaneità -massima e a una eleganza che consista nel contorno -e non nell'ornamento, è ben altrimenti difficile, -richiede uno studio assai più rigoroso e un gusto -assai più delicato, di quello che occorra per servirsi -accortamente d'una immensa collezione di -frasi e di modi coniati e faccettati espressamente -per essere incastrati nei versi. — Tutto ciò è indiscutibilmente -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -vero riguardo alla poesia popolare, -che è quella del Déroulède. Per questo egli dice -che studia la lingua della poesia nei grandi prosatori -francesi; e impara a far dei versi dal Pascal -e dal Bossuet. E cerca costantemente di dare alle -sue poesie una forma che le renda facili ad esser -ritenute: vuole che ogni pensiero e ogni sentimento -sia chiuso in un verso o al più in un -distico, in modo da stamparsi nella mente alla -prima lettura, e poter esser citato di passata, e -diventare, come diceva il Rossetti, <i>ripetuta sentenza</i>; -che ciascuna strofa formi un periodo e corrisponda -un verso ad ogni proposizione; che tutte le rime -si sentano nettamente, e segnino quasi l'accento -del pensiero; che tutta la poesia suoni -e splenda e sia limpida da un capo all'altro, -come una lastra di cristallo. Cerca quello che -raccomandava il Voltaire: — <i>Voyez avec quelle -simplicité notre Racine s'exprime toujours. Chacun -croit, en le lisant, qu' il dirait en prose tout ce que -Racine a dit en vers: croyez que tout ce qui ne -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -sera pas aussi clair et aussi simple, ne vaudra rien -du tout.</i> -</p> - -<p> -In politica le sue idee sono egualmente nette. -È repubblicano, e non ha fede che nella repubblica; -ed ha per il popolo quella simpatia affettuosa -che nutrono tutte le anime nobili per chi -soffre e lavora. Ma non si lascia dominare dal -sentimento poetico nei suoi giudizi intorno all'avvenire -della società umana. In questo va -d'accordo con lo Zola, che se la piglia coi poeti -dell'<i>humanitairerie</i>, i quali sognano un avvenire -impossibile di prosperità e di pace universale, -e credendo di far del bene col mostrare di crederci, -non fanno che sciupare le proprie forze -per mantenere un'illusione funesta. Io capisco, -dice, che predichino contro la guerra coloro che -non hanno terre conquistate nè concittadini rubati -con la forza, da liberare e da riconquistare -con quella medesima forza: le anime generose e -dolci hanno sempre sognato un avvenire senza -eserciti e senza battaglie. Ma è anche tanto più facile -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -il ritrovare e il ravvivare nell'uomo il sentimento -dell'orrore del pericolo, che suscitare o conservare -in lui il sentimento del coraggio! Un grande -merito della civiltà moderna è d'aver creato degli -eserciti nazionali, in cui senza paga, senza bottino, -senza speranze, senza interessi positivi di nessuna -sorta, migliaia e migliaia di contadini vanno docilmente -a farsi uccidere per il loro paese. Anche a -me, alla vista di un campo di battaglia, si inumidiscono -gli occhi di lacrime; ma son più lacrime -di ammirazione che di pietà. Non c'è cosa più nobile -del sacrificio, e il sacrificio della vita essendo -il più grave a compiersi, mi par che non ci sia -nulla al mondo di più ammirabile che questo grande -consenso popolare che fa pagar senza rivolta l'imposta -del sangue a tutta una nazione, della quale -una metà appena sa che cosa sia la patria, e nove -decimi non sanno che cosa sia la gloria, e non -l'avranno mai. Certo gli umanitari non predicano -nè la fiacchezza nè la viltà; quello che essi vogliono -non è che si <i>faccia male</i> la guerra; ma che -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -non si faccia più; e a questo voto direi volontieri: -così sia. Ma così non sarà mai disgraziatamente.... -o fortunatamente forse. Perchè il giorno in cui -l'Europa, incivilita come gli umanitari la sognano, -avesse perduto quel resto di barbarie che si chiama -il coraggio militare, dei veri barbari verrebbero da -altri continenti a dimostrarle che è stata imprudente. -Ciò che forma ancora la vitalità della nostra -vecchia Europa, è che noi sappiamo ancora -farci uccidere. Il giorno in cui non vorremmo più -che vivere e viver bene: <i>finis nostrum!</i> — Son le -opinioni del maresciallo Molke: le riferisco e non le -discuto. Ma sono opinioni che non tolgono a chi -le professa d'essere umanitario quanto gli umanitari -più pacifici, poichè la differenza che passa tra -gli uni e gli altri non è, in fondo, differenza di -affetti e di desiderii, ma differenza di speranze; e -forse non c'è neppur questa: c'è forse in tutti una -stessa dolorosa certezza, che gli uni, più forti -confessano arditamente, e di cui gli altri, più -miti di natura, han bisogno di consolarsi con la -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -fantasia: quistione di <i>veristi</i> e d'<i>idealisti</i>, come -nell'arte. -</p> - -<p> -Quanto alla religione, egli ha fatto una dichiarazione -esplicita nella prefazione della <i>Moabite</i>: — Sono -repubblicano e religioso. — Ma come religioso? -E una di quelle domande, si capisce, che non -son lecite se non ad un'antica amicizia. Un altro -critico del Déroulède cercò di ricavare la definizione -del suo sentimento religioso dai suoi versi. Ma il -sentimento religioso del poeta non è sempre quello -dell'uomo. Nel poeta, eccitato dalla passione, una -tendenza del cuore si cangia facilmente in un'affermazione -del pensiero: la fede che è nei suoi versi -non è sempre tutta nella sua coscienza. Io non so -se quella del Déroulède sia fede vera, o quello stato -della coscienza comune al maggior numero, nei -quale tien luogo della fede una speranza grande e -confusa, in cui il pensiero si riposa vagamente; una -speranza, intorno alla quale ci s'affollano continuamente -mille argomenti favorevoli e contrarii, tra -cui, dopo una discussione rapidissima, diamo quasi -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -sempre la preferenza ai favorevoli; speranza che i -più piccoli avvenimenti della vita ravvivano e illanguidiscono -con una vicenda incessante, e ch'è -tenuta viva in special modo dal bisogno che sentiamo -tutti di aprire un avvenire infinito, nel nostro -pensiero, agli affetti di cui viviamo. Il certo -è che nella sua idea della morte c'è qualche cosa -d'azzurro e di bianco che rischiara e conforta l'animo. -I suoi soldati muoiono «con l'amore nell'anima -e col cielo negli occhi.» In tutti i suoi -pensieri, in tutte le sue immagini, così nella poesia -che nel discorso, c'è come una tendenza ascensionale -verso un <i>più spirabil aere</i>, che solleva il -cuore e la mente. Si può dissentire da lui su -tutto e per tutto, ma, lasciandolo, s'è contenti di -aver discusso con lui; ci si sente come una chiarezza -intima, che dispone alla bontà e alla gentilezza; -e ci pare che si sia allargata la strada per -cui camminiamo, e allontanato l'orizzonte che ci -si stende dintorno. -</p> - -<p> -Caro e nobile giovane! Mi par sempre di vederlo -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -venir su per la strada della sua villa di -Croissy, lungo la Senna, stretto nel suo lungo -soprabito soldatesco, e preceduto da due enormi -cani levrieri; e di sentirgli fare i suoi esercizi di -lingua italiana pronunziando costantemente <i>santò</i> -invece di <i>cento</i>, senza il più lontano sospetto di -non pronunziar bene. Nel suo piccolo studio, in -mezzo a un'elegante collezione di libri, si ritrovano -tutti i suoi ricordi più preziosi; i fiori mandati -a sua madre dai campi di battaglia, la palla -estratta dal petto di suo fratello, i pezzi d'osso -caduti dal suo braccio, gli occhiali verdi d'ebreo -polacco che servirono a coprire lo scintillamento -pericoloso dei suoi occhi di zuavo, nella fuga -dalla Germania. Un particolare curioso: il suo -avo materno e il suo avo paterno, di cui conserva -delle memorie in un quadretto, si trovarono -insieme, volontari tutti e due, alla battaglia di -Valmy. Il suo studio di poeta è tutto pieno dei -suoi ricordi militari; si mette la mano tra i volumi -del Corneille, e si trova un trattato di tattica; -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -si sfogliano i suoi scartafacci pieni d'appunti sulla -Bibbia, e si scopre la fotografia d'un <i>turcò</i>; si -scompongono le sue prove di stampa, e salta -fuori una pipetta da soldato. Il luogo è bello e -raccolto: dalla finestra si scoprono i tetti di Bougival, -dove seguì un combattimento accanito durante -l'assedio, e si vedono scivolare i barconi e -i vaporini sulla Senna, che in quel punto è silenziosa -e verde che par il lago d'un giardino. In -quella piccola stanza egli passa la maggior parte -del suo tempo, e accanto a sua madre, che sta -tutto il giorno in una sala a terreno, distesa sopra -un letticciuolo, e rivolta verso la porta da cui -si vede il fiume. Non si trovan parole abbastanza -pietose e riverenti per esprimere il senso che si -prova vedendo per la prima volta quella santa -donna, immobile come una statua, e tormentata -da continui dolori, ma ancor piena di coraggio, -e sempre sorridente coi suoi grandi occhi -neri e dolci, in cui pare che si sia rifugiata -tutta la sua bell'anima di madre e di martire. -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -Vengono sulle labbra certi versi inediti del suo -figliuolo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Bonjour, maman! O nom sacré!</p> -<p class="i01">Premier mot des premiers langages</p> -<p class="i01">Qu'à travers le monde et les âges</p> -<p class="i01">Le genre humain ait proféré!</p> -<p class="i01">Mère est un beau nom, un nom grave;</p> -<p class="i01">Mais dans son élan sans entrave</p> -<p class="i01">L'autre en dit tant, si simplement:</p> -<p class="i06"> Bonjour, maman!</p> -</div></div> - -<p> -Quel che la tiene in vita è il vedere i suoi -figliuoli giovani, pieni di speranze, e amati da -tutti, che le stanno intorno e le parlano con una -venerazione religiosa. Coi suoi grandi occhi amorosi -e sorridenti essa segue ogni loro movimento, -dice tutto quello che la sua bocca non può dire, -consiglia, incoraggia, rasserena: riempie l'anima -loro col proprio sguardo. Quanti ricordi si vedono -passare in quelle pupille! Tutta la storia -dei suoi figli vi si manifesta a lacrime e a lampi -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -dalla rappresentazione di <i>Juan Strenner</i> alla ferita -di Sédan, da Breslau ad Algeri, da Algeri alla -barricata di Belleville; e tra le varie espressioni -di pietà e di tristezza, v'appare sempre un'alterezza -serena, che le viene dalla coscienza d'aver -dato alla patria tutto quel che poteva, d'aver -adempiuto nobilmente tutti i suoi doveri di madre -e di cittadina, e d'essere venerabile e sacra. -Nei giorni ch'ero là, arrivò da un lungo viaggio -in Oriente il suo figliuolo Andrea, capitano d'artiglieria. -Li ho veduti più volte tutti e due inginocchiati -accanto al letto, con la bocca inchiodata -sulle mani tremanti della loro madre; — lo -zio Augier, appoggiato alla spalliera del letto, -li guardava, muto e commosso; — e una sua -sorella suonava il pianoforte per distrarre l'inferma. -C'eran tutte le più belle e le più grandi -cose umane in quel quadro: l'amor di patria, -l'amor materno, l'eroismo, la sventura, la poesia, -la gloria; — e tutto pareva anche più bello e più -grande, perchè era rischiarato da una speranza -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -immortale. Amabile e gloriosa casa! Non vi si -può entrare senza inchinarsi, non si può lasciare -senza piangere, non si può ricordare senza benedirla. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td>Alfonso Daudet</td> <td class="pag"><a href="#daudet">Pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Emilio Zola polemista</td> <td class="pag"><a href="#zola">51</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Emilio Augier e Alessandro Dumas</td> <td class="pag"><a href="#augier">107</a></td> - </tr> - <tr> - <td>L'attore Coquelin</td> <td class="pag"><a href="#coquelin">173</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Paolo Déroulède</td> <td class="pag"><a href="#deroulede">227</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="opere"> -<p class="title"> -DELLO STESSO AUTORE: -</p> - -<ul> -<li><i>La Vita Militare</i>, 1868. (Nuova edizione, completamente rifusa. Milano. Treves, 1880). 2.ª impressione.</li> -<li><i>Ricordi del 1870-71.</i> (Firenze. Barbéra, 1872). 4.ª ediz.</li> -<li><i>Spagna.</i> (Firenze. Barbéra, 1873). 6.ª ediz.</li> -<li><i>Novelle</i>. (Milano. Treves, 1881). Seconda impressione della nuova edizione del 1878 riveduta e ampliata.</li> -<li><i>Ricordi di Parigi</i>. (Milano. Treves, 1879). 4.ª edizione.</li> -<li><i>Ricordi di Londra</i>. (Milano. Treves, 1874). 7.ª ediz.</li> -<li><i>Pagine sparse</i>. (Milano. Tip. Lombarda, 1875). 5.ª ediz.</li> -<li><i>Marocco.</i> (Milano. Treves, 1876). 8.ª ediz.</li> -<li>— Edizione illustrata. (Milano. Treves, 1879).</li> -<li><i>Costantinopoli.</i> (Milano. Treves, 1877). 10.ª ediz.</li> -<li><i>Poesie.</i> (Milano. Treves, 1881). 2.ª edizione.</li> -</ul> - -<p class="title"> -DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE: -</p> - -<ul> -<li><i>Cuore.</i></li> -</ul> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI *** - -***** This file should be named 60069-h.htm or 60069-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/6/60069/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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