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-The Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Ritratti letterari
-
-Author: Edmondo De Amicis
-
-Release Date: August 6, 2019 [EBook #60069]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI ***
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-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- EDMONDO DE AMICIS
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- _Ritratti Letterari_
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- _Seconda edizione._
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- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1881.
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- Tip. Treves.
-
- _Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge
- e dalle convenzioni internazionali per riservare tutti i diritti di
- proprietà letteraria e di traduzione._
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-ALFONSO DAUDET
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-Il Daudet è lo scrittore francese più popolare in Italia dopo lo
-Zola. Molti, anzi, li mettono alla pari, e le nature miti antepongono
-all'autore dell'_Assommoir_ l'autore del _Nabab_, naturalista meno
-spietato. La differenza che passa fra loro è più nell'indole che
-nell'arte. Nell'arte impiegano tutti e due quella stessa «formola
-scientifica» che va predicando lo Zola; procedono quasi egualmente
-nell'analisi degli avvenimenti e dei personaggi; tengono lo stesso
-andamento, e quasi la stessa maniera di ripartizione nella descrizione,
-che è grandissima parte, e si potrebbe dire il fondo, dei romanzi
-di tutti e due; ed hanno somigliantissima la condotta del dialogo,
-benchè in quello del Daudet ci sia di più «l'accento e il gusto» della
-commedia. Alle volte, anzi, leggendo il Daudet, si ha per parecchie
-pagine un'illusione: si scorda lui e par di leggere l'altro, tanto
-il colore delle immagini, l'efficacia dei particolari più minuti, e
-il giro dei periodi, monchi dei verbi, e ingegnosamente cadenzati,
-son simili a quelli dello Zola. Ma in capo a poche pagine, vien
-fuori una pennellata, una nota musicale, un sorriso, che fa dire:
-no, è il Daudet. Lo stile dello Zola, come dice egli stesso, è più
-geometrico; quello del Daudet più snello e più di vena, ed anche
-più impennacchiato, che è pure il difetto che lo Zola trova nel
-proprio. Ci sono pagine del _Nabab_ e dei _Rois en exil_ che danno
-l'immagine di mazzi di fiori, o di fasci di zampilli percossi dal
-sole, o di quelle stoffe orientali rabescate d'oro così fittamente,
-che quasi non vi appare più il colore del tessuto; grandi periodi
-ondulati e sonori, qualche volta precipitosi, che travolgono il
-lettore, e sembrano sgorgati dalla bocca d'un oratore nel momento
-più ardente dell'improvvisazione; quantunque il Daudet non fatichi e
-non si tormenti meno dello Zola per dar forma al proprio pensiero.
-La descrizione dello Zola va più addentro alle cose; quella del
-Daudet è più vivace e meno diffusa, e senza dubbio meno grave al
-comune dei lettori. Lo Zola si compiace di provocare e di ferire in
-chi legge quella delicatezza di senso che a lui sembra prodotta da
-un concetto della convenienza artistica, falso e dannoso all'arte;
-il Daudet è meno brutale, usa dei riguardi, non credo per proposito,
-ma per effetto della natura propria ripugnante dagli eccessi. A ciò
-forse allude lo Zola quando dice, non senza malizia, a mio credere,
-che il Daudet ha più di lui quello che ci vuole per piacere alla
-maggioranza dei lettori. Lo Zola è più padrone di sè; il Daudet, di
-natura più meridionale, riesce meno a domarsi; fa capolino dietro
-ai suoi personaggi, interviene a giudicare, si lascia sfuggire delle
-approvazioni gioiose e degli sfoghi d'indignazione; non è sempre così
-impassibile e velato come quell'altro. In questo si ammira di più lo
-sforzo d'una mente poderosa e paziente; nel Daudet la spontaneità
-d'una natura ricca e geniale. Il Daudet è più amabile, lo Zola più
-potente; e lo prova il fatto che quello ritrae in qualche cosa da
-questo, e in specie negli ultimi lavori, ne porta qua e là, benchè
-vaga, l'impronta; mentre lo Zola, se pensa spesso, scrivendo, al suo
-rivale (com'io credo), non ne dà segno. Il naturalismo del Daudet
-è meno nero di quello dello Zola, perchè ha il colore della natura
-simpatica dell'artista: perciò il Daudet è più caro agli ottimisti e
-ai benevoli. Per quanto siano corrotti e scellerati la maggior parte
-dei personaggi, e tristi gli avvenimenti, pure il sentimento generale e
-durevole che ci lasciano i suoi romanzi, non è mai proprio sconsolante:
-a traverso al loro ordito di color fosco, si vede sempre un po' di
-barlume d'azzurro. È perchè nei romanzi del Daudet tengono una più
-grande parte quei «personaggi simpatici» che lo Zola appunto rimprovera
-agli autori drammatici, e che rimprovererebbe al Daudet medesimo, se
-la sua condizione di romanziere rivale, e perciò sospetto di gelosia,
-non gl'imponesse dei riguardi; è perchè il Daudet fa nei suoi romanzi
-una contrapposizione di buoni e di cattivi genii più soddisfacente, e
-per le proporzioni e per la forza, all'istinto generoso che ci porta a
-credere al bene; perchè, infine, egli fa un più largo campo, nei suoi
-libri, a quanto c'è di buono e di nobile nell'anima umana. Il Daudet
-vede il mondo meno scuro; dev'essere stato più felice che lo Zola
-nella sua vita, o avere una di quelle nature, sulle quali il dolore ha
-meno presa. Non vela il male; ma un poco, sia pure leggerissimamente,
-abbellisce il bene. È più affettuoso dello Zola: ha novelle e commedie
-riboccanti di affetto tenerissimo da un capo all'altro; e credo appunto
-che sia l'esempio potente dello Zola quello che gli fece mettere un po'
-più di nero sul roseo nei suoi ultimi scritti. Ed ha anche un'arte,
-se si può dire, più giovanile che lo Zola: gioca più di sorpresa, è
-più teatrale, più capriccioso nel rompere e nel riannodare le fila del
-romanzo, procede più a sbalzi, si abbandona più liberamente ai grilli
-della fantasia, e volteggia, e canta, e celia anche più sovente, e di
-miglior umore che lo Zola; fino a convertire, come fa qualche volta,
-i ritratti e le scene comiche in caricature. Lo Zola ha più di lui un
-qualche cosa di grave, di largamente basato e di macchinoso, che è nel
-Balzac. Bacone, applicando la sua sentenza sulle differenze dei libri,
-direbbe che i romanzi dello Zola si masticano e quelli del Daudet si
-inghiottiscono. Lo Zola è un formidabile artista, senza dubbio; ma
-bisogna riconoscere che ha un meraviglioso tocco di pennello anche
-questo fiammeggiante provenzale del Daudet. Lo Zola ha sviscerato
-più profondamente la natura e i costumi del popolo. Ma quel turbinìo
-vertiginoso e sonoro della vita elegante di Parigi, quella corsa
-sfrenata di donnette, di giovani scapigliati, di vecchi libertini, di
-scrocconi, di principi banditi e di ciarlatani, dall'alcova alla cena,
-al teatro, all'ippodromo, alla borsa, alla rovina, tra le bricconate
-e le buffonate e il lusso impudente e la stupida spensieratezza e le
-baraonde matte, nessuno l'ha descritto con un linguaggio più rapido,
-più variopinto, più trillante, più indiavolato, più proprio alla
-terribile leggerezza dell'argomento, che il Daudet. Egli non saprebbe
-forse descrivere il _train train_ della vita di tutti i giorni con
-la potenza dello Zola, che è più rigorosamente metodico, e sente più
-fortemente il particolare minuto; ma per contro ha certe cose sue
-proprie, in cui è maestro: narrazioni rapide d'avvenimenti drammatici,
-che schizzano fuoco, descrizioni abbarbaglianti e tumultuose, e scene
-comiche che strappano le risa dalle viscere, e certi abbandoni e
-divagamenti poetici che paion sogni, d'una grazia e d'un sentimento
-che innamora. E che belle opposizioni di caratteri iniqui, onesti,
-bizzarri e ameni; che stupenda screziatura di tinte fosche e di tinte
-rosate e di scintillamenti argentini nei suoi romanzi! Non si scordano
-più il Duca di Mora e Nabab, Séphora la bottegaia e Federica la regina,
-quel fanatico e generoso legittimista del Maubert e quell'abbominevole
-fantoccio di Cristiano II, e Sidonia, la perla falsa, e Clara, la perla
-vera, e l'illustre signor Dolabelle, tipo dei commedianti spiantati
-e presuntuosi, e Tom Lévis, tipo dei ruffiani principeschi, e quel
-nobilissimo e strano carattere dell'abate Germane, e quella povera
-e adorabile madre di Jansoulet. Certo il Daudet è un verista; ma
-quanti sdruci non fa nella teoria dello Zola! Anche lui, come dice il
-Goncourt, sente spesso il bisogno di sfuggire al reale, o piuttosto vi
-sfugge senz'avvedersene, forzato dalla sua natura poetica e affettuosa,
-e fa delle _culbutes dans le bleu_, e che _culbutes_! Fa quell'angelo
-purissimo di _Désirèe_, che sembra sbocciata dalla fantasia del
-Lamartine, e la famiglia di Joyeuse, che par tagliata netta da un
-romanzo di Carlo Dickens, e la virtù tutta di un pezzo della regina
-d'Illiria, e il fratello Jacques, d'una bontà più che umana; creature
-che non possono quasi comprendersi nemmeno in quella _realtà poetica_
-fino alla quale spinge le sue concessioni lo Zola. Ma che importa?
-Quel che ci perde in rigore il verismo, lo guadagna lui in simpatia.
-In tutti i suoi romanzi, ed anche nei più brevi suoi racconti, si
-sente ad ogni pagina il profumo d'un'anima nobile e gentile, che serba
-la sua bella serenità anche nella pittura dei più orrendi vizi, che
-sente la bellezza fin nelle più intime fibre, che vibra potentemente
-per ogni idea grande e per ogni grande affetto; aperta e limpida,
-piena di pietà per tutti i dolori, dominata da un sentimento netto
-e profondo del bene e del male, dotata d'un senso comico originale e
-simpatico che non si esprime nella risata plebea, ma in un sorriso fine
-e grazioso, e canzona amabilmente, senza schernire, in modo che ogni
-anima più delicata può sempre farvi eco, sicuro che non riderà mai di
-nulla di triste e di rispettabile. E il Daudet è giovane; forse salirà
-ancora per molti anni. C'è un pericolo non di meno: che per mantenersi
-il favore grande che s'è acquistato, egli sforzi il suo ingegno e lo
-pieghi alla curiosità e al gusto falso del pubblico, sia proseguendo
-la serie dei così detti romanzi â _allusions_, come i suoi ultimi
-due, che è la via più sicura per riuscire a grandi successi librarii
-a scapito dell'arte; sia spingendo anche più oltre quell'efflorescenza
-già soverchia di stile, che si nota principalmente nei _Rois en exil_,
-e che i critici di gusto lamentano, ricordando la bella semplicità
-efficace dei suoi scritti anteriori. È da sperarsi che sì arresti su
-questa china. Frattanto egli appartiene a quella famiglia di scrittori,
-a cui è difficile assegnare un grado nella gerarchia degli ingegni,
-perchè la simpatia che ispirano confonde gli argomenti del giudizio
-letterario. Ci sono ingegni grandi che preferiamo ai grandissimi, come
-edifizi gentili a enormi palazzi di granito. Perchè voler mettere ad
-ogni costo, anche su di loro, il numero d'ordine? Il meglio è lasciarli
-in disparte, dove si trovano; e questa necessità in cui ci mettono di
-ammirarli in una specie di solitudine, è forse il loro più bel titolo
-di gloria. Il Daudet è uno scrittore nato, di quelli, come dice il
-Foscolo, che hanno l'arte nei muscoli e nel midollo delle ossa, e la
-cui potenza risiede in qualche cosa di intimo che sfugge all'analisi.
-Fare i pedanti sull'arte sua, ripugnerebbe, come il criticare la forma
-di un fiore o le sfumature d'un'aurora. E in questa manìa universale
-di «uccider l'arte per vedere com'è fatta» è grato l'incontrare uno
-scrittore come il Daudet, che abbarbaglia e trascina, e fa piangere
-e ridere, e ci si pianta nel cuore, senza lasciarci tempo e modo di
-tormentar lui e noi coi ferri della critica, che tagliano anche dal
-manico. Noi pigliamo il Daudet com'è, con le sue deficienze e coi
-suoi difetti, ad occhi chiusi, facendogli festa amorosamente, come a
-un fratello glorioso. Un critico francese disse tempo fa che bisogna
-contentarsi del Daudet perchè non abbiamo dei genii. — E noi ce ne
-contentiamo — infinitamente.
-
- *
- * *
-
-Il Daudet, come la più parte degli scrittori celebri di Parigi, vive
-molto a sè: non va tra la gente che per studiare, perchè è uno di
-quegli artisti che si reggono più sopra l'osservazione che sopra
-l'immaginazione; ed è difficile arrivare a lui, non perchè faccia
-l'inaccessibile, ma perchè tra il teatro e il _Moniteur_ e i romanzi
-e gli amici e le mosche, ha quasi sempre la giornata presa. È come
-pigliare un biglietto per il _Nouvel-Opéra_, nelle grandi occasioni:
-bisogna pensarci una settimana prima. Sta al quarto piano, malgrado le
-ottanta edizioni del _Nabab_, in un quartierino che guarda sui giardini
-del Lussemburgo, famosi per convegni d'amanti; piccolo, ma pieno di
-luce e allegro, un vero nido di rondini, da cui si sentono appena i
-rumori della strada, che son rari. Non si può immaginare una casa di
-scrittore che corrisponda meglio alla natura dell'ingegno e dell'animo,
-ed anche alla persona del padrone. C'è tutta la varietà e la grazia
-d'ornamenti e di colori del suo stile, e la morbidezza della sua
-indole. Son due stanzine raccolte, quelle che io vidi, piene di fiori,
-di piccoli bronzi, d'oggettini giapponesi e d'acquerelli, che sul primo
-momento confondon la vista, come certe sue pagine fosforescenti: i
-divani e i seggioloni coperti di antiche stoffe a ricami argentati, i
-libri luccicanti di dorature: tutto nitido, piccolo e grazioso. L'amico
-che m'accompagnava mi disse nell'orecchio, accennando intorno: — Ci si
-vede la mano della donna. — E infatti non solamente l'aspetto della
-casa, ma qualcosa d'indefinibile che è nella persona e nei modi del
-Daudet fa indovinare la donna non solo, ma l'amore. Sono gradevolissimi
-quei pochi momenti che si passano nella casa d'uno scrittore ammirato
-e simpatico, aspettando la sua apparizione. Ogni più piccolo oggetto
-par che contenga la rivelazione d'un segreto del suo ingegno e del suo
-cuore, e si vorrebbe scoprire un legame tra il capriccio che gli fece
-scegliere i ninnoli del salotto e il gusto che lo guida nella scelta
-dell'immagine e della frase potente. Si vorrebbe frugare per tutto e
-fiutare ogni cosa. Il visitatore piglia l'aspetto d'un ladro domestico
-che cerchi intorno su che cosa ha da fare il suo colpo. Mentre appunto
-stavo facendo il ladro, si sentì nell'altra stanza una voce sonora e
-dolce, si spalancò una porta con impeto, e comparve Alfonso Daudet.
-
- *
- * *
-
-Non credo che la più appassionata delle lettrici del _Nabab_ si sia
-mai rappresentata, pensando al Daudet, una figura più bella e più
-simpatica della sua figura reale. Di statura media, di proporzioni
-giuste, sottile per i suoi trentott'anni, ha una testa che potrebbe
-servire di modello per un Cristo a un pittore idealista: una grande
-capigliatura nera ondulata che gli fa ombra alla fronte; gli occhi
-neri, d'una lucentezza e d'una fissità strana, che guardano con una
-espressione dolcissima; il viso, perfettamente ovale, d'un color
-bruno pallido; la bocca piccola e benevola, la barba alla nazarena,
-e un naso aquilino della più bella arcatura che possa immaginare un
-pittore. Non posso assicurare che sia il più bel naso della Francia,
-come m'ha detto uno dei suoi ammiratori entusiastici; ma veramente,
-non mi ricordo d'aver mai visto un profilo di volto più puro e più
-nobile di quello del Daudet. Ha delle mani di donna, un sorriso
-giovanile che gli rischiara tutto il viso, e una voce armoniosa,
-pastosa, agile, abbellita da un tremito leggerissimo, che par che
-venga dal profondo del cuore, e dà un'efficacia indicibile alle sue
-parole, quando egli s'esalta nell'espressione d'un bel sentimento.
-Oltre a questo, un modo di muoversi e di discorrere, pieno di vivacità
-e di naturalezza, da buon giovanotto; un fare da pittore allegro e
-cordiale, sorpreso in giacchetta in mezzo al disordine dello studio; e
-una certa trascuratezza artistica nel suo vestimento nero, che s'addice
-benissimo alla graziosa mobilità della sua figura signorile. A chi non
-la conoscesse, parrebbe piuttosto un italiano o un castigliano, che un
-francese. La sua stessa pronunzia non è così serrata e arrotata come
-quella dei parigini, quantunque tradisca appena il provenzale; e la
-sua voce ha un metallo particolare, un colore musicale, come dicono
-là, rarissimo a trovarsi a Parigi. Ora chi ha davanti agli occhi la
-figura nobilissima del Daudet, immagini la strana impressione che mi
-fece, appena fummo seduti intorno al caminetto del suo studio, vedergli
-tirar fuori dal taschino della sottoveste e mettersi in bocca, con un
-atto voluttuoso di vecchio fumatore, una miserabile pipetta di terra,
-uno scandaloso _brûle-gueule_ da muratore, lungo un dito; e dar segno
-di viva soddisfazione quando gli si disse che era _admirablement
-culottée_.
-
-Era una pipa che gli aveva lasciata per memoria il povero Flaubert,
-gran fumatore, il quale si faceva fare delle pipe apposta a Rouen. Il
-Daudet (me ne dispiace) fuma come un ottomano, e quello che è peggio,
-è profondamente persuaso che il fumare non gli faccia danno; dice anzi
-che più fuma e più lavora, tanto che la sera misura il lavoro fatto
-dalla diminuzione del tabacco nella scatola. Secondo lui, ci sono dei
-temperamenti sui quali il tabacco è affatto innocuo. I suoi confratelli
-credono il contrario: Vittor Hugo, il Dumas, lo Zola non fumano;
-l'Augier ha smesso dopo un avvertimento terribile; il Girardin, anni
-sono, bandì la guerra al tabacco, come Urbano VIII; e credono i più che
-derivasse dall'abuso della pipa la penosa lentezza con cui lavorava il
-Flaubert negli ultimi anni.
-
-Il Daudet, però, è grande lavoratore, a dispetto della nicotina. Parlò
-a lungo della sua maniera di lavorare. Raccontò come fece a scrivere
-il _Nabab_. Pazzie! Otto mesi di lavoro furioso, diciotto ore al
-giorno a tavolino, tolti pochi minuti per mangiare; intere settimane
-senza metter piede fuor dell'uscio; una sola enorme fiatata dalla
-prima all'ultima pagina. Capiva bene che ci si finiva; ma non era
-più padrone di sè; il diavolo lo portava via; avrebbe tirato avanti
-egualmente, anche con la certezza di rimetterci la vita. Fu come un
-sogno febbrile di otto mesi. Nelle poche ore di sonno, sentiva urlare
-nella stanza i suoi personaggi, e un rumore continuo e precipitoso,
-come se gli sfogliassero furiosamente negli orecchi un vocabolario
-colossale, con le pagine di metallo. Alle quattro della mattina balzava
-in piedi come spinto su da una molla, balbettando delle frasi sconnesse
-del suo romanzo, come un delirante. La stanza era già ordinata fin
-dalla sera, e i panni preparati in modo da potersi vestire in un
-attimo, e saltar quasi dal letto al tavolino, senza passare per tutti
-quei _petits détails de toilette_, che sono un tormento per chi ha
-nel capo la furia d'un'idea, e danno tempo alla pigrizia di pigliar
-signorìa sulla volontà. La mattina però aveva la mente velata, non
-faceva che un lavoro d'ordine: copiare, correggere, preparare. Il
-grande lavoro veniva dopo, e la vera ispirazione, le pagine facili e
-ardenti, le ondate luminose della fantasia, la sera, verso le nove,
-dopo il desinare; e così andava innanzi per buona parte della notte.
-Ma non distingueva più il dì dalla notte; a un tratto si accorgeva di
-lavorare da molte ore al lume della candela; improvvisamente, dopo
-molte ore di assorbimento, yedeva il sole. E così di settimana in
-settimana, e di mese in mese; dopo giornate intere di tortura, venivan
-giornate piene di gioie e di trionfi, e poi daccapo umiliazioni e
-rabbie mortali, e poi nuovi impeti felici d'ispirazioni e di lavoro. E
-quando scrisse la parola _fine_ rimase sbalordito e quasi spaventato
-dello sforzo insensato che aveva fatto. E come ne pagò il fio, in
-seguito! Immediatamente, per rifarsi, si mise a tirar di scherma in
-casa sua, dalla mattina alla sera, per ore e ore filate, come un matto,
-fino a cader senza fiato sul pavimento. Ma era tardi; aveva esaurite
-le forze. — Non di meno — disse — avevo i _Rois en exil_ nella testa;
-n'ero appassionato; mi rimisi a scrivere. Ah le terribili giornate!
-Ardevo d'impazienza e d'entusiasmo, e il corpo si rifiutava al lavoro.
-La mia povera testa cadeva, gli occhi si chiudevano, mi addormentavo
-sui fogli, mi svegliavo smemorato e spaventato, non raccapezzando dove
-fossi e quanto avessi dormito; non reggevo più alla menoma fatica; e
-il mio nuovo romanzo, come sempre accade dell'ultimo, mi pareva così
-bello! L'idea di non poterlo finire mi uccideva; mi ci rimettevo con
-sforzi disperati.... inutilmente, e piangevo di dolore e di rabbia!
-— Poi venne l'inazione forzata, vennero le lunghe ore d'immobilità
-assoluta e di silenzio; ore desolate e interminabili, in cui il suo
-bel mondo di fantasmi gli appariva di lontano, come la visione di un
-paradiso perduto, e la sua cara vita d'artista gli pareva finita per
-sempre. — «Una notte finalmente....»
-
-Qui si voltò con molta grazia, e disse vivamente, con la sua voce piena
-di dolcezza: — «_Vous me pardonnerez, monsieur. Ce sont des détails de
-notre métier, n'est-ce pas?_ Fra noi altri non sono cose indifferenti.»
-
-Una notte, all'improvviso, si sentì soffocare, credette di morire,
-chiamò sua moglie, fece appena in tempo a dirle: — _Finis mon bouquin!_
-(finisci il mio libro), ed ebbe uno spaventevole sbocco di sangue, che
-lo lasciò come morto.
-
-Poi, lentamente, si ripigliò: ma ora sta in riguardo, e non lavora più
-così furiosamente come nel primo caldo della gioventù.
-
-— _Finis mon bouquin!_ — Che c'è di più commovente di questo artista
-che sul punto di morire, pensa più al suo bel sogno di poeta, che
-alla propria vita, e dice a sua moglie: — finiscilo tu? — _Ma femme_
-— soggiunse poi — _connaît l'art autant que moi;_ avrebbe finito
-il mio _bouquin_ benissimo; non avrei potuto affidarlo meglio che
-alle sue mani. — La signora Daudet, infatti, è scrittrice arguta e
-finissima, e si dice che abbia molta parte nei lavori di suo marito. Si
-asserisce persino che il manoscritto d'uno dei più applauditi romanzi
-di Alfonso portasse la firma del marito e della moglie, e che sia
-stata lei quella che voltò il Daudet alla sua seconda maniera, che lo
-spinse, cioè, verso il naturalismo dei Goncourt, ingentilito. Tutta la
-famiglia Daudet è di sangue artistico. Il fratello è romanziere, e il
-cognato, che fa il giornalista, imita mirabilmente, si dice, lo stile
-dell'autore di _Fromont jeune et Risler aîné_.
-
-Venne poi a parlare del teatro, e delle noie che gli danno le prove
-d'una commedia ricavata dal suo romanzo _Jack_; e si capì da quel
-che disse che è di natura dolce, sì, ma vigorosa e imperiosa quando
-si tratta di far prevalere le sue intenzioni d'artista ai capricci
-degli attori cocciuti. Dal suo _Jack_, poi, fece cadere il discorso
-sull'_Arlésienne_, un grazioso idillio drammatico che fu rappresentato
-al _Vaudeville_, anni sono, con poca fortuna. E qui mostrò
-adorabilmente la sua bella natura calda e appassionata d'artista. Egli
-ci tiene a quella disgraziata _Arlésienne_. Il dramma avrà dei difetti,
-ma il pubblico ha avuto dei torti. La sua prima sfortuna è stata
-quella di presentare quell'idillio al pubblico del _Vaudeville_. Il
-teatro era pieno delle _cocottes_ e dei _viveurs_, che, appunto all'ora
-della rappresentazione, escono dai caffè e dalle trattorie vicine, coi
-fumi del vino alla testa, eccitati dai discorsi che tutti immaginano,
-in una disposizione di animo e di corpo, quale si può pensare, per
-comprendere la poesia d'un amore nobile e profondo, che finisce
-nella morte. Risero. Risero specialmente dell'episodio di Balthazar
-e di madame Nigaud. — È una cosa semplicissima — disse Daudet, e lo
-raccontò con quella sua voce profonda e tremola, in un modo da cavar
-le lacrime. È un contadino di vent'anni, Balthazar, buono, di animo
-onesto e nobile, che s'innamora della sua padrona, e l'ama segretamente
-e umilmente, tremando che il suo segreto sia scoperto; sottomesso e
-devoto come uno schiavo, risoluto a morire d'angoscia piuttosto che
-mancare al suo dovere. E non dice una parola, e neppur la signora a
-lui, benchè gli legga nell'anima. Solamente, qualche volta, quando egli
-è solo nei campi, essa gli va a sedere vicino, e lo guarda. Un giorno,
-bruscamente, gli va incontro e gli dice: — Balthazar, t'amo; vattene! —
-E lui se ne va. Se ne va lontano, con altri padroni; gli anni passano,
-non rivede più madame Nigaud, invecchia col suo amore sepolto nel più
-profondo dell'anima, sempre buono, e un po' triste; ma confortato dalla
-coscienza d'aver fatto il proprio dovere. Ebbene, dopo cinquant'anni,
-la signora Nigaud capita dalle sue parti, e si incontrano faccia
-a faccia, in presenza di molta gente. Rimangono senza parola.... e
-poi si parlano. — Ne abbiamo avuto del coraggio, non è vero? — si
-dicono. — Ma Dio non ha voluto che morissimo senza esserci riveduti.
-Egli ci doveva ben questo per ricompensarci del nostro sacrificio.
-— Quante volte — dice il vecchio colla voce tremante, sorridendo —
-io vedevo dai campi il fumo della vostra casa, e mi pareva che mi
-dicesse: — Vieni, Balthazar, la signora è qui! — Ed io — risponde lei
-— quando sentivo abbaiare i tuoi cani e ti vedevo di lontano con la
-tua lunga cappa, ora te lo posso dire, facevo uno sforzo, sai, per
-non correrti incontro! Ma il nostro dolore è finito ora, non è vero?
-e possiamo guardarci in viso senza arrossire. Ebbene, Balthazar....
-non avresti vergogna di abbracciarmi adesso, vecchia e disfatta dagli
-anni come sono? No? Qua dunque, stringimi una volta sul tuo cuore,
-mio povero vecchio, mio bravo e buon Balthazar! Sono cinquant'anni
-ch'io te lo devo, questo bacio d'amica! — E si gettano singhiozzando
-l'uno nelle braccia dell'altro. — E quei signori risero — soggiunse
-il Daudet, tutto vermiglio d'indignazione, — risero sguaiatamente,
-oltraggiosamente, indecentemente! E il _Figaro_ mi canzonò per venti
-giorni di seguito, secondo che mi aveva promesso il Villemessant, che
-tenne scrupolosamente la sua parola. Ma come non hanno capito, in nome
-di Dio, che quello era vero e sacrosanto e preso dentro alle viscere
-umane! Ah! io mi sento altiero, vedete, di quelle risate!
-
-Tutt'a un tratto si mise a ridere anche lui del miglior cuore del
-mondo, e prese a parlare degli incidenti comici di quella serata.
-— Erano in vena di ridere, che cosa volete? Un personaggio, facendo
-una descrizione della campagna, diceva che si sentiva il _canto degli
-ortolani_. Fu uno scoppio di risa omeriche. Il canto degli ortolani!
-L'ortolano, per i parigini, è una ghiottoneria squisita, un piatto,
-non un uccello. Una platea non può ammettere in nessuna maniera che
-ci siano degli ortolani vivi e pennuti, che volano e che cantano;
-non riconosce che degli ortolani in casseruola, con una fetta di
-lardo sulla schiena. Andatele a parlare del canto degli ortolani! Voi
-conoscete il canto degli ortolani, non è vero? — E qui, infervorandosi
-nel suo discorso, da vero artista, per provare che quei disgraziati
-uccelli cantano anch'essi, prima d'essere serviti coi tartufi, si mise
-a imitare il loro trillo, come un ragazzo, e a spiegarci che cantano in
-certe condizioni di tempo e a certe ore; come in altr'ore, nel Bosco
-di Boulogne, si sente da tutte le parti la nota monotona del cuculo,
-e imitò la voce del cuculo; il quale gli ricordò altri uccelli, di
-cui rifece il verso, ridendo sonoramente, già le mille miglia lontano
-dall'_Arlésienne_ e dal _Vaudeville_, tutto brillante nel viso, rapito
-nei ricordi delle sue passeggiate primaverili e delle sue corse di
-giovanetto a traverso alle campagne della Provenza; e parlando così
-rapido e caldo, si gettava di tratto in tratto in ginocchio davanti al
-caminetto, con la sveltezza d'un giovane di vent'anni, per accendere
-la pipetta del Flaubert, e ricacciava indietro con una scossa del
-capo la grande capigliatura nera che gli cascava sulle guancie rosate:
-disinvolto, allegro, impetuoso, amabile da farsi baciare.
-
-Poi si fece serio improvvisamente e disse: — Risero dell'_Arlésienne_
-e applaudirono _Fromont jeune_.... Tal sia di loro. — E scrollò le
-spalle.
-
-— Ma non potete immaginare — ripigliò subito dopo — che cos'è una prima
-rappresentazione per me! Non lo nascondo, miei buoni amici, non so far
-l'uomo forte; mi sento da meno d'un fanciullo. Già da più giorni prima
-mi trema l'anima. In quei momenti, poi, è uno sconvolgimento di tutto
-il mio essere, da averne terrore. Ogni volta dico a me stesso: — Questa
-sarà l'ultima! — E poi ci ricasco. Ma le più violente emozioni del
-lavoro notturno, dopo mesi di eccitamento e di diavolo in corpo, quando
-si caccian fuori ad un tempo parole, grida, gemiti e lacrime, e par che
-il cranio scoppi e le ondate del sangue rompano le vene, non son nulla
-in confronto dell'inferno che mi rugge nell'anima quando sento nella
-fronte il soffio maledetto d'una platea.
-
-Poco dopo venne a parlare del nuovo romanzo che ha sul telaio, e
-diede la via a un vero torrente d'eloquenza comica e pittoresca, a
-una di quelle splendide sfuriate da parlatore magistrale e da grande
-artista, che rimangono impresse quanto le più belle pagine dei più bei
-libri. Venne a parlare del romanzo a proposito dell'attore La Fontaine
-dell'_Odéon_, che deve recitare nel suo _Jack_, e ch'è un meridionale
-espansivo, tutto fuoco e fiamme, esuberante di vita a segno, che non
-riesce a far bene se non le parti contrarie affatto alla sua natura,
-nelle quali è costretto a frenarsi. Il nuovo romanzo, che si potrebbe
-intitolare l'_Imagination_, riguarda appunto i meridionali, _les gens
-du midi_, quella gente immaginosa, focosa, tempestosa, tutta a scatti
-e a folate, temeraria e invadente, che va dalla provincia a Parigi, e
-conquista la grande città con la sua audacia, con le sue passioni, con
-la sua eloquenza, con la varietà e la vivacità infaticabile e simpatica
-delle sue attitudini. Il tipo di costoro è un avvocato, uno di quegli
-uomini che non son nulla a sangue freddo, ma che possono tutto quando
-s'accendono, e che non pensano se non quando parlano; specie di
-cantanti della vita pubblica, che fanno fortuna con la voce e con la
-passione. Costui, sconosciuto affatto, deve far la sua prima difesa
-alla Corte d'assise, in una causa che disprezza. Ci va di malavoglia,
-dà un'occhiata sbadata alle carte, e comincia a parlare svogliatamente.
-A poco a poco, però, il suono della propria voce lo eccita, la sua
-natura meridionale si sveglia, mille cognizioni e mille idee nascoste
-gli vengon su a ondate come per incanto, le sue facoltà intellettuali
-ingigantiscono rapidissimamente, s'entusiasma di sè, si commuove, i
-suoi occhi si inumidiscono, la sua voce s'innalza in grida e in accenti
-irresistibili, la sua eloquenza sfolgora e soggioga l'uditorio, ed
-egli termina tra un uragano d'applausi, ed esce stupefatto, sbalordito
-di sè medesimo, in mezzo a una folla entusiasmata che lo acclama e lo
-eleva al cielo, _promosso grand'uomo_, in tre ore. Così egli comincia
-la sua carriera. Intorno a costui s'aggruppano altri personaggi dello
-stesso paese e della stessa tempra. Ognuno può immaginare dentro a che
-aria ardente ed elettrica il romanzo si debba svolgere, che diavolerie
-d'avventure ci si debba trovare, che ira di Dio di passioni, che
-tempeste di dialoghi, che lava infocata di lingua.
-
-Condotto a parlare della natura meridionale, eccitato come uno dei
-suoi personaggi, il Daudet ci fece passare dinanzi una lanterna magica
-di originali amenissimi: gente che vive in uno stato di congestione
-cerebrale perpetua, briachi senza bere, a cui si vedono salire al viso,
-di tratto in tratto, onde di sangue infiammato, che gl'imporporano fino
-alla radice dei capelli; — che parlano da soli per la strada, a gesti
-concitati, cogli occhi fissi dinanzi a sè, vedendo passare realmente,
-_come cose salde_, gli spettri della propria fantasia; — gente per cui
-ogni pensiero si fa immagine viva, e ogni immagine ne suscita cento,
-e ogni più piccolo accidente diventa dramma; — fuochi d'artifizio che
-bruciano per tutta la vita; mutabili come «quadri dissolventi;» che
-nello spazio di cinque minuti singhiozzano parlando della madre malata,
-scroccano cinque lire a un amico, criticano furiosamente l'ultima
-commedia dell'Odèon, danno in una gran risata per una barzelletta, e
-balzano in piedi cogli occhi sanguigni e col collo gonfio, tendendo
-il pugno in atto d'imprecazione contro i nemici della repubblica: —
-un misto stranissimo di natura femminea e di virilità selvaggia, di
-spontaneità impetuosa e d'arte sopraffina, matti e furbacchioni ad un
-tempo, pieni di sentimenti generosi e di superstizioni da femminette,
-terribili negli amori e negli odii, spensierati e ostinati, piagnoloni
-e burloni e sballoni, commedianti eterni, creature proteiformi e
-indecifrabili, adorabili e odiosi secondo il colore del tempo. Quanti
-ne fece passare, e con che maestria, dal letterato _bohémien_ che parla
-per cinque ore di seguito, con un affetto sviscerato, della famiglia
-lontana a cui non ha mai dato che dei crepacuori, e s'esalta a poco a
-poco fino al punto, che i suoi amici, temendo un colpo d'apoplessia,
-gli schiacciano improvvisamente sulla nuca un'enorme spugna piena
-d'acqua, che egli riceve ringraziando con voce di moribondo; fino
-al basso sfiatato, il quale, all'annunzio della morte di un amico,
-grida con sincero dolore: — _Mort!_ —; ma sorpreso dalla voce piena e
-inaspettatamente sonora che gli è uscita dal petto, scorda l'amico,
-ripete la nota, cangia di tuono, prova una fioritura, e si frega le
-mani, esclamando gioiosamente: — _Ça y est!_ — Poi rifece mirabilmente
-il dialogo di due di costoro; i quali incontrandosi per la prima volta,
-si fanno a vicenda le più sviscerate proteste d'amicizia, e le più
-calorose profferte di servigi, con le lagrime agli occhi, ciascuno dei
-due non credendo una maledetta alle parole dell'altro; e si lasciano
-dicendo l'un dell'altro: — È un briccone ipocrita; — il che non toglie
-affatto che, incontrandosi daccapo cinque minuti dopo, gettino un grido
-di gioia e si corrano incontro con le braccia aperte, ringraziando il
-cielo della buona ventura; e tutto ciò sinceramente, col viso raggiante
-e con la voce commossa davvero. Ma bisognava vedere come imitava le
-voci, i gesti, gli sguardi, i fremiti delle labbra mobilissime e delle
-narici dilatate, e il roteamento degli occhi bovini, piegando a tutti
-i tuoni la sua voce morbidissima di tenore. Si sarebbe inteso con
-un grande piacere anche non comprendendo il senso delle sue parole,
-tanto la sua voce accarezza l'orecchio, come un canto, e il suo gesto
-spiega il pensiero. Come si vedeva l'artista! Mentre parlava, faceva
-continuamente con la mano destra l'atto di dare un colpo di cesello,
-o un tratto di matita, o di premere col pollice il colore sulla
-tela; e quando in quella foga ardente era costretto a soffermarsi
-un mezzo secondo per cercare la parola propria, s'impazientava e
-fremeva che pareva sotto i ferri d'un chirurgo. Allo studio della
-natura meridionale fu certamente aiutato dalla natura propria; ma
-meraviglioso nondimeno il tesoro di osservazioni che ha raccolto prima
-di mettersi a scrivere il suo romanzo. — Hanno un modo di vedere il
-mondo, e di starci, tutto loro proprio, — disse concludendo: — ma ci
-sono grandi differenze tra loro. Ci sono i meridionali della parte di
-Spagna e quelli della parte d'Italia. Questi hanno la stessa potenza
-d'immaginazione, la stessa effervescenza e le stesse attitudini di
-quegli altri; ma con più fondo latino. Sanno meglio dominarsi. Hanno
-il _savoir faire_ italiano. C'è più _combinazione_ nella loro natura.
-Messi alle prese coi loro fratelli dell'altra parte, gl'insaccano.
-Leone Gambetta è un di loro. — E anche Alfonso Daudet. Egli stesso
-lo disse colla sua grazia arguta, riferendo la risposta data da
-lui a un direttore di teatro, Avignonese, il quale voleva dargli ad
-intendere non so che cosa. — Caro mio, è inutile che vi sgoliate. Io
-son dei vostri. _Nous sommes compliqués, vous savez._ Ci comprendiamo
-benissimo. Mettiamo le carte in tavola senz'altro. — Egli trova molta
-analogia tra i meridionali di Francia e i normanni. I normanni sono
-i meridionali del nord: vedono tutto grosso. — Guardate il Flaubert
-— disse — il Vacquerie, il D'Aurevilly, — e ne citò venti, dando a
-ogni nome una pennellata da ritrattista. Io lo guardavo attentamente
-mentre parlava, e mi faceva meraviglia e paura il vederlo già così
-nervoso e vibrante alle dieci della mattina, prima ancora d'aver
-ricevuto la scossa del lavoro artistico; e più mi meravigliavo pensando
-che non era certo la presenza d'un suo amico intimo e del primo
-straniero capitato, che lo metteva così in ribollimento; che quello
-doveva essere il suo stato abituale, il suo modo di vivere, sempre
-concitato, febbrile, tormentato dal suo pensiero e dal suo sentimento,
-con le mani irrequiete e la voce commossa. — Che sarà quando lavora
-— pensavo — o quando parla davanti a venti persone, in quei giorni in
-cui cinquantamila esemplari d'un suo romanzo spiccano il volo per le
-quattro plaghe dei venti?
-
-Nominato il Flaubert, mutò viso, e parlò dei suoi funerali a Rouen,
-dov'era stato pochi giorni prima, con accento affettuoso e triste, come
-d'un figliuolo; e guardava fisso la pipetta, come se serbasse in sè
-qualche cosa di vivo del suo grande e buon amico. All'improvviso, si
-rasserenò e saltò addosso con tutte le armi del suo arsenale satirico,
-a un disgraziato scrittore francese, che aveva incontrato ai funerali:
-un vecchio poeta bizzarro, non meno famoso per il suo ingegno che per
-i suoi vestimenti teatrali, ornati di nastri e di trine; settuagenario
-di ferro, gran mangiatore, gran bevitore, gran buon diavolo e grande
-_poseur_, che ingigantisce tutto, e parla con una specie di solennità
-imperatoria d'ogni più piccola cosa; e lo tratteggiò, lo colorì, lo
-sballottò per mezz'ora fra le sue piccole dita affusolate di romanziere
-parigino, rifacendo la sua voce stentorea e la sua mimica grandiosa, in
-una maniera da mandarsi male dal ridere. I frizzi, i paragoni comici,
-le osservazioni argute e inattese gli venivan via l'una sull'altra,
-affollate e annodate, che non c'era tempo di goderle tutte: pareva
-di sentir parlare a una voce cinque parigini dei più lepidi e dei
-più facondi. E raccontando certe avventure del suo personaggio, col
-quale è legato, lasciava indovinare a traverso alla vita del collega
-qualche tratto della vita propria, della sua bella vita varia e agitata
-di scrittore parigino: le cene tumultuose con gli amici celebri; il
-festino interrotto alle tre della mattina per andar a correggere le
-stampe al giornale; le lunghe dispute letterarie cento volte interrotte
-e riattaccate, a notte tarda, per le vie solitarie di Parigi; le grandi
-espansioni allegre dopo i grandi lavori gloriosi; qualche leggiero
-abuso di Champagne, una volta tanto, per concedere qualche cosa
-alla mattìa giovanile, non ancor tutta domata dalle fatiche austere
-dell'arte; e le baldorie improvvisate in casa del De Nittis, dove
-qualche volta l'autore del _Nabab_, a cavallo al pittore napoletano,
-con una stecca da bigliardo in resta, ha fatto il _picador_ andaluso,
-tra gli applausi degli amici e le risa delle signore, in mezzo al
-disordine sfarzoso dello studio, pieno di capolavori in gestazione.
-
-Udendo parlare della diffusione dei suoi romanzi in Italia, domandò
-vivamente: — Davvero? — e mostrò quasi d'esserne meravigliato.
-
-Legge l'italiano, ma non lo parla. Quel poco che sa della nostra
-lingua lo imparò abitando per qualche tempo con certi italiani,
-nessuno immaginerebbe mai dove.... dentro a un faro. Non disse di più:
-mi immagino che sia stato un capriccio alla Byron. Ma già tutta la
-sua prima gioventù, da quanto ne accennò vagamente, dev'essere stata
-delle più avventurose. Una parte ne raccontò nella sua _Histoire d'un
-enfant_, in quella carissima autobiografia, che par scritta dall'autore
-del _Copperfield_, con più sveltezza, e con non minore sentimento.
-È nato anche lui, come il suo _petit chose_, in una di quelle città
-della Linguadoca «nelle quali, come in tutte le città del mezzogiorno,
-si trova molto sole, un gran polverìo, un convento di Carmelitane e
-qualche monumento romano.» Figliuolo d'un povero negoziante, rimase
-giovanissimo sul lastrico. Ancora adolescente, entrò istitutore in un
-piccolo collegio per guadagnare da vivere, e andò a cercar fortuna a
-Parigi, dove per un pezzo stentò il pane, e forse patì la fame, facendo
-i primi versi al freddo, e passando per la trafila dei primi amori.
-Quell'angelo di fratello, che fa da madre a _petit chose_, dev'essere
-uno dei suoi fratelli, perchè quei personaggi lì non s'inventano, o
-non si rendono, se son di fantasia, con quella freschezza incantevole
-di colori, anche avendo l'ingegno di due Daudet. Ma poi si riconosce a
-ogni passo, nel protagonista di quella storia gentile, la bella natura
-di artista e di buon figliuolo del futuro autore dei _Contes du lundi_;
-e non solo la sua natura, ma la sua persona. Già adulto, pareva ancora
-un ragazzo, tanto le sue forme erano delicate e quasi femminee. Era
-il ritratto di sua madre. La sua testa «piena di carattere,» come gli
-diceva Irma Borel la avventuriera, poteva servir di modello per un bel
-pifferaro italiano o un grazioso algerino mercante di violette. Irma
-se lo porta via e la signorina Pierrotte se ne incapriccia appena lo
-vede; e il suo buon fratello Giacomo, geloso della signorina, glielo
-dice qualche volta con tristezza: — Ah! tu sei fortunato. A tutti
-piaci, tutti ti vogliono bene: è ben naturale che finisca con amarti
-anche lei! — Povero _petit chose_, povero Daudet di diciassette anni,
-costretto a fare i conti centesimo per centesimo; a campar degli avanzi
-della tavola d'un marchese, che gli porta di soppiatto suo fratello;
-a strapparsi il pane dalla bocca per comprarsi la candela da poter
-lavorare la notte! Poveri romanzieri, fanciulli di genio, che ci
-rallegrano e ci consolano, che ci strappano dal cuore le buone lacrime
-e il riso salutare, che entrano nella nostra vita e ci fanno vivere con
-loro, e diventano nostri amici e nostri fratelli, — poveri romanzieri
-celebrati e festeggiati, — che lacrime di sangue hanno pianto prima che
-il loro nome arrivasse sino a noi, quanto pan duro hanno ingoiato prima
-di cenare dal Brébant, e quante soffitte hanno riempite delle loro
-angoscie prima di possedere quei tappeti, su cui noi passiamo adesso in
-punta di piedi, rispettosamente, venuti di duecento miglia lontano, per
-vederli nel viso!
-
-Mentre continuava a discorrere riaccendendo di tanto in tanto quella
-benedetta pipuccola, che mi rubò almeno mille parole, altre persone
-venivano annunziate, fra le quali pensai che ci fosse qualche
-seccatore, vedendo passare sulla sua fronte, all'annunzio dei nomi,
-una leggiera comicissima espressione di terrore. Ma riceveva tutti con
-la stessa bonarietà franca e festosa, riempiendo la stanza del suo bel
-riso fresco di studente. E si vedeva che anche i suoi amici intimi lo
-stavano a sentire con grande piacere. Era in vena. — Non si direbbe
-che parla — mi disse uno — ma che suona. Questo mi ricordò un appunto
-che gli fanno certi critici: dicono che il suo stile è lo stile di uno
-che recita. Ma l'occhio dell'osservatore più acuto e più malevolo non
-scoprirebbe nel suo parlare e nei suoi atteggiamenti nè un accento nè
-l'ombra d'un gesto che potesse dar sospetto d'artifizio. Era bello a
-vedere, sopra tutto, nei passaggi improvvisi da un discorso faceto a
-uno grave. Quando la sua ilarità sonora era attraversata da un pensiero
-sull'arte o da un ricordo triste, pareva che con lo stesso atto nervoso
-della mano cacciasse indietro i capelli e cancellasse il sorriso dalla
-fronte; e allora appariva aperto, immobile e puro il suo volto pallido
-di Nazareno, così pieno di pensiero, che faceva cessar subito il riso
-intorno a sè, e s'indovinavano le sue parole prima di sentir la sua
-voce.
-
-Così fece quando qualcuno dei presenti nominò Giacomo Leopardi,
-ch'egli aveva letto per la prima volta in quei giorni. I francesi che
-intendono un po' d'italiano, leggendo il Leopardi, trovano quasi sempre
-un intoppo alle prime pagine, e non vanno più oltre, spaventati dalle
-difficoltà che presentano le allusioni mitologiche e la forma un po'
-tormentata e velata di certe canzoni. Rimangono quindi con l'immagine
-dimezzata d'un Leopardi politico, erudito ed astruso, ignorando affatto
-il poeta appassionato e limpido delle liriche seguenti, che è il vero
-e grande Leopardi. Il Daudet andò fino in fondo, e mi fece piacere e
-meraviglia il sentire come l'ha capito profondamente, anche a traverso
-alla traduzione. Ma è ridicolo il dir _meraviglia_, poichè dovrebbe
-meravigliare il contrario, in un artista come il Daudet. Uno dei suoi
-amici non aveva del Leopardi un concetto giusto. Egli lo definì da par
-suo. — No, sapete — disse; — sbaglia, a parer mio, chi rimpiccolisce la
-sua poesia attribuendola a «mal di stomaco.» Non è dispetto contro la
-natura, il suo; è una malinconia grande e profonda, una disperazione
-ragionata e tranquilla, che non deriva dal cuore malato, ma dallo
-spirito persuaso. Guardate come è alta e serena l'immagine della morte
-come egli la presenta! E come l'animo suo rimane gentile malgrado la
-disperazione! È un disperato che dice le più amare verità sulla vita e
-sulla natura; ma che è innamorato di tutto quello che è nobile e bello;
-uno spirito sovranamente generoso e benevolo, compreso d'una pietà
-immensa per i suoi simili; il quale, data la sua filosofia dolorosa,
-che crede meno funesta dell'errore, vuol consolare, non desolare il
-genere umano. Che peccato non poter gustare la sua forma, perchè chi
-sentiva e pensava in quella maniera, deve aver dato alla sua poesia un
-corpo degno dell'anima.
-
-Da ultimo, accompagnandoci all'uscio, e soffermandosi accanto a ogni
-mobile per prolungare la conversazione, venne a parlare di quella gran
-passione d'ogni artista parigino, imprigionato nella città enorme,
-che lo condanna ai lavori forzati, di scappare un bel giorno come un
-uccello, e di volare a traverso al mondo, senza scopo e senza pensieri,
-libero come l'aria, a far buon sangue e a raccogliere vigore per
-tornare più poderoso alla gran battaglia di Parigi. Il suo primo volo
-sarebbe al di qua delle Alpi. — L'Italia è il nostro sogno — disse:
-— quando abbiamo la testa e il cuore affaticati, la nostra fantasia
-scappa laggiù, nel vostro azzurro e nel vostro verde. — Egli l'ha
-presa per tempo la passione dei viaggi. Lo raccontò ne' suoi _Contes
-du lundi_. Passò la sua infanzia in una città attraversata da un
-fiume, pieno di battelli e di traffico, sul quale aveva il suo piccolo
-scalo anche il _père Cornet_, che dava a nolo delle barche. Ah! quel
-_père Cornet_! È stato il satana della sua infanzia, la sua passione
-dolorosa, e il suo rimorso. Svignava di casa, bucava la scuola,
-vendeva i libri, per noleggiare una barca e scappare di città a colpi
-di remo. Non se ne può ricordare senza emozione di quelle deliziose
-fughe sul fiume, in mezzo al grande via vai delle zattere, del legname
-galleggiante, dei piccoli bastimenti a vapore, e dei barconi carichi
-di mele, che gli arrivavano addosso improvvisamente, e da cui una voce
-arrantolata gli gridava: — Fatti in là, moscherino! — Tutto questo gli
-dava l'illusione d'un grande viaggio, della grande vita di bordo, e
-tutto acceso e sudante, col cappello indietro, e i piedi sui quaderni
-di scuola, remando furiosamente con le sue piccole braccia di dodici
-anni, usciva di città, sotto il sole cocente, in mezzo al barbaglio
-argentino delle acque, e andava a riposare contro la sponda, in mezzo
-ai giunchi sonori, sull'acqua stelleggiata di fiori gialli, sfinito
-dalla fatica; e cogli occhi fissi alle isole verdi che apparivano
-all'orizzonte, fantasticava dei viaggi sterminati, dondolandosi
-coll'aria d'un vecchio lupo di mare, e facendo sangue dal naso. — Ma
-viaggerò un giorno — disse — e mi pare che ne ritornerò ringiovanito.
-— E il suo amico avendogli domandato se avrebbe raccontato i suoi
-viaggi come Téophile Gautier, parlò del Gautier. — Egli viene via via
-perdendo nel nostro concetto — disse — il nostro buon Gautier. È un
-gran pittore, un tecnico ammirabile, senza dubbio; ma null'altro. Ha
-dipinto mirabilmente la Russia, chi lo può negare? Ma non ha sentito
-la poesia profonda delle grandi pianure bianche, la tristezza dolce
-della canzone russa, e l'intimità calda delle case coperte di neve,
-che si specchiano nei ghiacci del Volga. Si direbbe che per lui l'anima
-umana non esiste. Non aveva che occhi. Che peccato! — Ma la gravità di
-queste sue censure era temperata da una certa dolcezza rispettosa della
-voce, e da una espressione così sincera di rammarico, che non parevan
-quasi più censure. Era una critica come quelle ch'egli fa nel _Journal
-officiel_, in cui non c'è giudizio, per quanto severo, che non abbia
-colore di gentilezza.
-
-Finalmente, si dovette lasciarlo, e il suo «addio» fu gentile come il
-suo benvenuto. Gli diedi una stretta di mano. Maledette convenienze!
-Gli avrei dato volentieri due baci da amico, dicendogli: questo è per
-Daudet e questo è per _petit chose!_ Ma mi mancò la disinvoltura, e
-me ne uscii col mio abbraccio rientrato, tendendo ancora l'orecchio,
-per un buon tratto di scala, alla sua voce simpatica, che dominava il
-cicalìo degli amici.
-
- *
- * *
-
-Tale è Alfonso Daudet, nato povero, pervenuto alla fortuna e alla
-celebrità a traverso a una gioventù ardimentosa e infaticabile, giovine
-ancora, artista nell'anima, virile al lavoro, delicato di modi come una
-donna, sereno come tutti i caratteri benevoli, con una piccola vena di
-tristezza come tutti i grandi amanti dell'arte; stimato e benvoluto da
-tutti, amabile nei suoi libri e più amabile nel suo salotto, semplice,
-affettuoso e indulgente; la cui vita e la parola e l'aspetto ispirano
-la bontà e confortano al lavoro e alle nobili ambizioni. Non ci rimane
-ad augurargli che una cosa sola: la salute, ossia la moderazione
-nell'esercizio dell'arte gloriosa per cui è nato. Si sforzi di
-preservarla per sè e per la Francia, e per noi, e per tutti. Non abbia
-mai più da chiamare la sua buona amica per dirle: _Finis mon bouquin_.
-Li finisca tutti lui, e ne finisca molti, e possa cominciarne ancora
-una nuova serie quando la sua bella chioma scapigliata di vecchio
-lottatore gli farà una corona d'argento intorno alla corona d'alloro.
-
-
-
-
-EMILIO ZOLA
-
-POLEMISTA.
-
-
-Son ritornato con piacere in quella bella stanza al terzo piano, in
-via di Boulogne, tutta ordinata e nitida, nella quale il principe dei
-veristi lavora da anni alla gran tela dei Rougon-Macquart, e prepara
-prede da sbranare alle platee furibonde, e bandisce il verbo del
-naturalismo, stroncando avversarii, incoraggiando discepoli, ribattendo
-censure; oggi alle prese con Victor Hugo, domani col Gambetta, ora
-con la repubblica, ora con l'Accademia, ora col romanticismo, ora con
-la religione; assalito da cento parti, pronto su cento breccie, in
-un atteggiamento minaccioso di avanguardia del ventesimo secolo, di
-giorno in giorno più testardo, più sdegnoso e più intrepido. Guardando
-quella stanza così raccolta e quieta, prima che egli entrasse,
-pensavo alle tempeste che si erano scatenate da quel silenzio per il
-mondo dell'arte, e al gridìo enorme che avrebbe fatto tremare quelle
-pareti se fossero risonate là per un momento le voci di tutti coloro
-che disputano dell'autore dell'_Assommoir_, nel solo giro d'un'ora,
-da Cadice a Pietroburgo, per levarlo alle stelle o per trascinarlo
-nella polvere. E considerando quanto egli aveva pensato e scritto e
-lottato, in soli tre anni, dall'ultima volta che l'avevo visto, seduto
-a quello stesso tavolino su cui appoggiavo le mani, mi sentivo preso
-da un sentimento d'ammirazione. Sono ammirabili, infatti, comunque
-si giudichi l'ingegno e l'animo loro, e degni di profondo rispetto,
-questi grandi lavoratori, che sacrificano all'arte la pace, la salute,
-i piaceri della gioventù, e tutte le intense e varie facoltà di godere
-la vita, di cui è dotata la loro natura potente; e l'avvicinarli, il
-parlar con loro dà sempre una scossa salutare al sangue, e fortifica
-l'anima e i nervi. E bisogna convenire che ha lavorato e che lavora
-questo terribile Zola! E più si ammira quando si considera la natura
-del lavoro suo; in cui non appare solamente la forza, ma lo sforzo, e
-quasi un'ostinazione superba della volontà; lavoro minuto e difficile
-di analisi e di descrizione, di stile e di lingua, necessariamente
-preceduto da una lunga serie d'osservazioni e d'indagini pazienti
-sul Vero. D'onde piglia l'impulso a un'operosità così costante e così
-faticosa? Egli è una strana natura, veramente. Pare che sia divorato
-dall'ambizione della gloria, e pare nello stesso tempo che non senta
-e non goda quella che s'è acquistata. Vive da sè, nella sua casa
-silenziosa, appartato dal mondo, come un vero certosino dell'arte,
-in mezzo alla grande Parigi che parla di lui come d'un personaggio
-lontano e quasi fantastico; e non interrompe il suo lavoro solitario
-di artista che per assalire o per difendersi fieramente, come un uomo
-disconosciuto e scontento, senza profferir mai una frase o una parola
-che riveli un sentimento lieto della fama a cui è salito, e della
-fortuna che lo accompagna. Dalla povertà, da una vita d'umiliazioni e
-di lotte disperate, è giunto alla gloria e ad una agiatezza splendida;
-ma non si è mutato d'animo, non s'è riconciliato col mondo, e par che
-abbia la società umana _in gran dispitto_, come Farinata l'inferno.
-Senza dubbio, egli deve aver molto sofferto. Lo disse, non è gran
-tempo, a un amico, il quale gli rimprovera la violenza delle sue
-critiche: — Ah! voi non sapete quello che m'hanno fatto soffrire! —
-E forse egli è ancora realmente in credito col mondo. Di qui la sua
-mancanza d'espansività affettuosa, e non so che di cupo e di diffidente
-ch'è in lui. Gentile coi visitatori, sembra però che il suo sguardo
-indagatore scopra sempre nell'animo di chi lo loda qualche piccola
-ipocrisia e qualche piccola perfidia; e che di momento in momento
-debba alzarsi in piedi e dire agli ammiratori che gli fanno corona: —
-Finiamo la commedia: siete una fitta d'impostori che, uscendo di qui,
-lacererete il mio nome. — Ed è raro che la lode si rifletta sul suo
-viso in un'espressione di compiacenza. Nei suoi scritti può trasparir
-l'orgoglio; ma non traspare punto la vanità dalla sua persona. E tale
-è nella vita. Austero, sobrio, alieno dai piaceri materiali e frivoli,
-— senza figli, — vive con sua moglie, come dice egli stesso, _en bon
-camarade_, e non ha l'animo occupato da alcuna grande passione, eccetto
-quella dell'arte, che è sostenuta e vivificata in lui da un immenso
-amore, o piuttosto da un irresistibile bisogno del lavoro. Questo gli è
-nello stesso tempo fatica, riposo, compenso, conforto; a questo dice di
-dovere, più che all'ingegno, tutto quel che ha ottenuto; e ne è altero.
-Lui fortunato, così potente verista nell'arte, e così forte idealista
-nella vita.
-
- *
- * *
-
-Nella sua stanza, in questi ultimi tre anni, si sono moltiplicati i
-quadri e i ninnoli costosi, come le edizioni dei suoi romanzi. Tre
-anni sono, infatti, egli era agiato, ed oggi è ricco. È uno degli
-scrittori francesi che fecero fortuna più rapidamente, dopo averla per
-più lungo tempo aspettata. La pioggia d'oro cominciò coll'_Assommoir_,
-il quale solo, tra romanzo e dramma, gli fruttò un capitale, oltre
-all'impulso enorme che diede allo spaccio di tutti gli altri suoi
-libri; ed ora i dilettanti di finanza letteraria fanno il conto che
-egli cammini a grandi passi verso il milionetto, non ostante che si
-sia soffermato per farsi fabbricare una bella casa a Médan, dove
-passa quasi tutto l'anno. Dice egli stesso che non ha più bisogno
-di lavorare per il denaro, e se ne vanta francamente. Il denaro è
-l'indipendenza e la dignità degli scrittori; i quali, quando o non
-potevano o sdegnavano di trarre la vita dalle fatiche del proprio
-ingegno, erano lacchè di principi, cacciatori spudorati di pensioni,
-e affamati leccazampe di tutti i ciuchi blasonati e danarosi. Sprezza
-il denaro, egli dice, solamente il catonismo ipocrita degl'impotenti.
-E certo il desiderio ardente della ricchezza è in Francia (dove la
-ricchezza può conseguirsi) un potentissimo sprone all'operosità degli
-artisti. La possibilità e la speranza di arricchire in pochi anni, e
-di trovarsi poi in grado di lavorare a bell'agio e meglio intorno a
-soggetti più liberamente scelti e più profondamente meditati, accendono
-negli scrittori quella stessa febbre di lavoro e d'ardimento che
-centuplica le forze della gente d'affari in tutti i paesi; ed è fuor
-di dubbio che noi dobbiamo a quella febbre un grande numero d'opere
-bellissime, e non pochi capolavori, che la sola forza della ispirazione
-artistica, non sostenuta da una attività disperata, non sarebbe bastata
-a produrre. La ricchezza è la grande allettatrice di quasi tutti gli
-scrittori francesi. Giovani, lavorano per giungere all'agiatezza e
-all'indipendenza; quando hanno ottenuto l'una e l'altra, persistono
-a lavorar ardentemente, sia perchè ne hanno contratto l'abitudine
-irresistibile, sia perchè, crescendo in loro, con gli anni, l'amore
-degli agi e la sollecitudine del decoro signorile, sentono il bisogno
-d'arrotondare le rendite. Ed è ancora da aggiungersi a queste ragioni
-d'operosità, se non una singolare attitudine dei francesi al lavoro,
-il continuo e vario stimolo che deve dar loro la vita calda e ricca e
-diversa d'una enorme città intellettuale; e il fatto incontrastabile
-che una città siffatta, non ostante le sue esigenze e le sue
-tentazioni, è per la sua stessa grandezza più favorevole d'una città
-piccola al lavoro continuo e raccolto, per la ragione medesima che è
-più facile rimaner padroni dei propri pensieri in mezzo a una grande
-folla che in un cerchio di quindici conoscenti. Là non esiste, fra
-colleghi letterarii, la _flânerie_ occasionata dagl'incontri fortuiti,
-che piglia tanta parte del nostro tempo anche nelle città più grandi;
-gli amici, per incontrarsi, si devono cercare per la posta; in ogni
-convegno è prefissata l'ora della separazione; la molteplicità delle
-faccende costringe alla pedanteria nell'orario; la furia della vita
-non lascia tempo alla _rêverie_ che sfibra l'animo, come dice il
-Goethe, e fiacca le forze dell'intelligenza; gli inevitabili doveri
-sociali a cui si deve sacrificare una parte della sera, obbligano al
-lavoro mattutino, più fresco e più salutare del notturno; i visitatori
-importuni sono respinti senza riguardi; e tutto va di carriera, e
-ognuno difende accanitamente il suo tempo e la sua libertà di lavoro.
-E uno di quelli che la difendono più accanitamente è lo Zola. Il
-quale vive solitario anche per questa ragione: che avendo combattuto
-acerbamente molte opinioni stabilite, e ferito amor proprii, e
-sollevato ire ed inimicizie, si troverebbe costretto, frequentando la
-società letteraria, a una lotta continua; e mancante com'è del vero e
-proprio «spirito parigino» che è un'arma terribile nelle dispute dei
-salotti e dei circoli, egli sente che non ce la potrebbe in nessun
-modo con le lingue indiavolate, coi fulminei motteggiatori, che gli
-cascherebbero addosso da ogni parte. Per ciò se ne sta rinchiuso nella
-sua officina, spendendo in lavoro tutta la vitalità che risparmia in
-battaglie di conversazione, le quali darebbero troppo facile vittoria
-ai suoi nemici. Victor Hugo, che malgrado la sua corte, vive in una
-specie di solitudine intellettuale, fuori della letteratura vivente,
-è il leone; Emilio Zola è l'orso. E vivono l'uno e l'altro in regioni
-non meno lontane e diverse fra loro che quelle abitate dalle due fiere
-formidabili che simboleggiano.
-
- *
- * *
-
-Mentre stavo in questi pensieri, egli comparve, pallido e coi capelli
-irti, vestito di un farsettone di maglia scura, stretto alla vita,
-senza cravatta, con le scarpe di panno nero; uno strano vestimento, tra
-di lottatore e d'operaio. Mi fece un'impressione inaspettata, diversa
-dalla prima volta. Mi parve assai più piccolo di statura e più esile.
-Ha messo un po' di ventre; ma è notevolmente dimagrato nel viso. Era
-smorto e aveva l'aria triste. E forse a cagione della tristezza la
-sua accoglienza fu più affettuosa di quello che si soglia aspettare da
-lui. Sedette accanto al suo tavolo da lavoro, coperto di giornali e di
-lettere non ancora aperte, e alle solite domande sulla salute, rispose,
-con un accento non meno triste del suo aspetto, che non stava bene.
-
-Poi soggiunse:
-
-— Voi sapete che ho avuto la disgrazia di perdere mia madre.
-
-E gli si empirono gli occhi di lacrime. Dopo qualche momento di
-silenzio, ricordò la morte del Flaubert, la quale pure era stata un
-gran dolore per lui. Il Flaubert era suo maestro e suo amico. Egli
-l'aveva conosciuto e amato fin dai principii della sua carriera.
-La perdita dei genitori letterarii è particolarmente triste per gli
-scrittori che s'avanzano per una via ardita, piena di pericoli: il
-soldato sente più dolorosamente la morte del suo capo, quando combatte
-all'avanguardia.
-
-— Questo è stato un duro anno per me — disse sospirando —; un anno nero
-veramente, che mi peserà sul capo per un pezzo.
-
-E riparlò del suo antico proposito di fare un viaggio in Italia,
-anzi di venirsi a stabilire per qualche tempo fra noi, in una città
-del mezzogiorno. Da molto tempo si sente stanco e ha gran bisogno
-di riposo. Vorrebbe venire in Italia, senza che lo sapesse nessuno,
-fuorchè un piccolo numero di amici, per poter vivere raccolto e quieto
-nel suo cantuccio; non perchè sia selvaggio, e non ami la gente che
-va a lui, mossa da un sentimento di simpatia; ma perchè non sa _jouer
-le prince_, e davanti a tre persone con cui non abbia dimestichezza,
-perde la sua libertà di spirito. Ma per quanto dica, son persuaso che
-il suo viaggio in Italia non sarà mai altro che un proponimento. E
-d'altra parte, quanto s'inganna se crede di venir qui a vivere in pace!
-Il giorno dopo l'arrivo avrebbe un assembramento di veristi davanti
-all'albergo, e sarebbe costretto a esporre la teoria del naturalismo
-dalla finestra.
-
-— Ho bisogno di riposo.... — ripetè con tristezza —; non posso più
-lavorare come una volta.
-
-— Eppure, — gli osservai, — oltre a tutto il resto, riempite ogni
-settimana quattro colonne del _Figaro_. Noi siamo meravigliati della
-vostra operosità.
-
-— No, no, — rispose, scrollando il capo, — credetelo a me, non lavoro
-più come una volta; non sono più quello di prima. Non ho ancora potuto
-rimettermi al mio romanzo. Per scrivere, vedete, bisogna aver dello
-spazio e dell'aria davanti a sè, bisogna credere alla vita.
-
-Mi fecero tristezza queste parole, tanto più perchè non erano smentite
-dal suo aspetto.
-
-Credette per qualche tempo d'aver una malattia di cuore; i medici lo
-disingannarono; ma nondimeno egli sente sempre in sè qualcosa di sordo
-e d'inquietante, che gl'impedisce il lavoro, e lo volge alle previsioni
-nere. Ora avrebbe un disegno. Continuare a scrivere per il _Figaro_
-finchè ce l'obbliga l'impegno assunto; poi uscire dal giornalismo,
-sdarsi interamente, e per sempre dalla polemica, e consacrare tutto il
-suo tempo e tutte le sue forze ai romanzi, curando insieme la raccolta
-e la pubblicazione dei suoi scritti sparsi; i quali tra novelle,
-ritratti e critica, formerebbero otto volumi, e ne uscirebbe uno ogni
-tre mesi. Terminata la storia dei Rougon-Macquart, alla quale mancano
-ancora undici romanzi, farebbe un'edizione definitiva di tutti e venti
-i volumi, collegandoli meglio fra loro (pensiero che deve essergli
-venuto in seguito a uno studio arguto e diligentissimo fatto da uno
-scrittore francese sulle contraddizioni cronologiche e sociali della
-sua storia); e poi si darebbe tutto al teatro, che è sempre il suo
-pensiero dominante. Riguardo al primo romanzo che pubblicherà ora, egli
-è ancora incerto fra tre idee. Dapprima voleva scrivere _Un peintre
-à Paris_; romanzo che abbraccierebbe la vita artistica e la vita
-letteraria, raccontando le lotte e le avventure di un giovane di genio,
-o di parecchi, venuti dalla provincia a Parigi a cercar la gloria e
-la fortuna; ma poichè per trattar questo argomento, dovrebbe fare un
-viaggio in Provenza, terra natale dei suoi personaggi, a raccogliere
-notizie e ispirazioni, intende di lasciarlo da parte per ora. Vorrebbe
-scrivere un romanzo del genere della _Page d'amour_, ma in un altro
-campo sociale, di cui il soggetto sarebbe il dolore, la bontà, la forza
-e il coraggio nella sventura, e gli affetti gentili e profondi; — ma
-teme che un lavoro di questa natura, nello stato di animo in cui si
-trova al presente, rimescolerebbe troppo dolorosamente il suo cuore.
-Propende quindi per un terzo romanzo, del quale m'aveva già parlato
-tre anni or sono, che avrebbe per campo «i grandi magazzini» di Parigi,
-come il _Louvre_ e il _Bon Marché_; e per argomento la lotta del grande
-commercio col piccolo, dei milioni coi cento mila franchi. Questo farà
-più probabilmente; e perciò comincierà tra poco le sue visite e i suoi
-studi minuti di romanziere esperimentale; passerà delle ore e delle ore
-in mezzo al via vai e al rimescolìo rumoroso dei «magazzini» enormi,
-a raccoglier colori per le descrizioni e motti per i dialoghi, e a
-cercar tipi e avventure locali, interrogando commessi e ragionieri, con
-la sua amorosa pazienza di musaicista, come fece nei mercati e nelle
-botteghe dei salumai per scrivere il _Ventre di Parigi_, e nei lavatoi
-e all'ospedale per far l'_Assommoir_. Ma subito non ci si può mettere:
-non riuscirebbe a far nulla.
-
-Gli domandai se gli seguiva spesso, anche nel suo stato abituale, di
-non poter far nulla.
-
-— Ah che tasto toccate! — rispose. — Ci son dei giorni in cui mi pare
-d'essere finito, non per quel giorno, ma per sempre; giorni in cui
-son come morto. Mi metto al tavolino la mattina per tempo, senz'aver
-coscienza del mio stato, e al momento di ripigliare il filo del
-romanzo, mi sento nella testa un vuoto e un silenzio da far paura.
-Personaggi, luoghi, scene, avvenimenti, tutto s'è come agghiacciato
-dentro a una nebbia oscura, in cui mi sembra che non riescirò mai
-più a far penetrare un raggio di sole. E allora resto qui delle ore,
-colla testa sopra una mano e gli occhi fissi alla finestra come uno
-smemorato. E poi.... mi pigliano degli scoraggiamenti terribili anche
-riguardo all'arte mia.
-
-— Come! — gli dissi, — voi, che percorrete una via così nettamente e
-profondamente tracciata, che lavorate con un metodo così rigoroso, e di
-cui parete tanto sicuro, andate soggetto voi pure allo scoraggiamento e
-al dubbio della vostra arte?
-
-— Se ci vado soggetto! — rispose. — Ma chi non ci va soggetto? Ci sono
-due soli artisti in questo secolo, un pittore e un poeta, i quali non
-hanno mai sospettato una volta, neppure alla lontana, il primo di poter
-sbagliare una pennellata, l'altro di poter scrivere un cattivo verso;
-e sono il Coubert e Victor Hugo. Io trovo orribile oggi quello che
-ho fatto ieri — infallibilmente. Se voglio tirar innanzi a lavorare
-di buon animo e con qualche illusione di far bene, bisogna che non mi
-volti mai indietro. Per questo, terminato un libro, non me ne occupo
-più; e non solo sfuggo l'occasione di parlarne, ma faccio uno sforzo
-continuo per dimenticarlo. Guardate: io non rileggo mai, assolutamente
-mai, una pagina dei miei libri, se non son costretto a leggerla, come
-m'accade qualche volta, per scansare una ripetizione in quello che sto
-scrivendo. Ebbene, quando rileggo qualche cosa, faccio compassione a me
-stesso, ma una compassione, vedete, da levarmi il pianto dal cuore.
-
-— Ma per che cosa?
-
-— Ma per il pensiero, per la condotta, per lo stile, per la lingua,
-per tutto. Credete voi che se non vivessi in questo dubbio continuo di
-me stesso, se non mi tormentassi l'anima come faccio, avrei il colore
-che ho, e mi troverei nello stato di salute in cui mi trovo? Guardate
-le mie mani. Pare che io abbia il _delirium tremens_. E non bevo che
-acqua!
-
-E dopo un po' soggiunse:
-
-— M'ammazzo a lavorare, e non riesco a far quello che voglio; sono un
-uomo malcontento, ecco tutto.
-
-Il suo tormento principale è lo stile e la lingua, com'era negli
-ultimi anni per il Flaubert, che urlava sopra una frase ribelle. —
-Noi — egli dice — siamo scrittori troppo nervosi. Il nostro stile è
-uno stile di spolvero, tutto bellezze grosse e patenti, frasi fatte
-e cadenze obbligate. A furia di voler cesellare, brunire, ricamare e
-dipingere, e pretender dalle parole l'odore delle cose, e ingegnarci di
-rendere tutti i suoni, ci siamo formati un linguaggio convenzionale,
-un gergo letterario nostro proprio, tutto stelleggiato e ingioiellato
-d'immagini, tutto tremolante di pennacchietti e di frangie, che non
-potrà piacere a lungo perchè non è la bellezza, ma la moda, non è la
-forza, ma lo sforzo; che anzi invecchierà immancabilmente, e riuscirà
-intollerabile alle generazioni future. Invece di parlare, insomma,
-trilliamo e facciamo delle fioriture. Invece di descrivere le cose,
-come diceva il Goethe, vogliamo troppo descrivere i loro effetti;
-e siamo arrivati in quest'arte a un grado di raffinamento puerile,
-assolutamente. Non è più l'arte, sono i ghiottumi, i tornagusti
-dell'arte. Siamo in piena decadenza di stile, ecco la cosa. — Ora lo
-Zola, dallo stesso principio che lo spinse a semplificare il romanzo,
-e a renderlo quanto più è possibile conforme alla semplicità del vero,
-e quasi all'andamento ordinario della vita, è condotto logicamente
-a fare il medesimo sopra lo stile; cioè a ridurre la forma alla sua
-semplicità massima, ritornando alla lingua secca, come egli dice, alla
-frase netta, allo stile logico, parco d'epiteti, sfrascato, che sia
-panno e non trina, e vesta strettamente il pensiero, senza pieghette
-e senza svolazzi: uno stile di cui tutto il valore consista nella
-evidenza, ottenuta con una parsimonia e una proprietà rigorosa della
-parola. Sogna, insomma, una prosa, come l'aveva in capo il Leopardi,
-e come la definì, senza averla mai scritta, il Giordani; vorrebbe,
-cioè «scrivere in modo che l'arte non si mostri, preoccupato dal solo
-scopo che le cose dette appariscano chiarissime e credibili, e che il
-pensiero passi per mezzo della parola _con quella facile prestezza e
-limpidezza che dai limpidi cristalli ci pervengono all'occhio le specie
-degli oggetti posti al di là_; non frapporsi mai, neppure passando, fra
-il lettore e l'argomento; risalire, in una parola, alla nudità tersa
-degli scrittori del gran secolo, serbando inalterato il sentimento
-ed il pensiero nuovo». In questa direzione egli vorrebbe aprire una
-nuova via. È una grande ambizione. E non si può negare certamente
-ch'egli abbia un concetto netto di quello che vuole. La giovinezza
-sempre fresca dello stile del Voltaire, e la solidità e la nitidezza
-marmorea di quello del Pascal, lo innamorano; e se bastasse, per dar
-corpo al suo ideale di forma, la potenza tecnica di scrittore, non
-c'è dubbio che ci riuscirebbe senza grande fatica. Ma la difficoltà
-massima sta in ciò: che questo rinnovamento dello stile ch'egli ha
-nel capo, richiederebbe inesorabilmente un accrescimento enorme nella
-ricchezza e nella intensità del pensiero. Perchè qual è lo scrittore
-di romanzi che potrebbe resistere a un tale denudamento? A che cosa
-si ridurrebbe un romanzo del tempo che corre, spogliato di tutto ciò
-che egli chiama _pompons_ e _falbalas_ della forma? E specialmente
-il romanzo dello Zola così profusamente descrittivo, e affollato
-d'immagini? Per rimaner saldo e palpabile, dovrebbe avere doppia
-ossatura e doppia carne. Può scrivere con quella meravigliosa austerità
-di stile il Pascal, che condensa in un periodo una lunga e profonda
-meditazione; ma come può farlo uno scrittore, di cui la facoltà
-principale è appunto quella di saper presentare con una evidenza
-straordinaria ogni più sfuggevole aspetto di ogni più piccola cosa? E
-quale scrittore avrà il coraggio di affrontare il gusto dominante con
-una maniera di stile, di cui la perfezione faticosissima rimarrebbe
-indubitatamente incompresa, o parrebbe freddezza, sbiaditura, miseria?
-Questo è il grande struggicuore dello Zola, e gli durerà, credo, per
-tutta la vita. Egli dice che non riesce a liberarsi dal suo vecchio
-stile e a impadronirsi del nuovo, perchè ha troppo fitto nell'ossa,
-come tutta la sua generazione, il veleno del romanticismo. Da giovane,
-dice, mi sono addossato anch'io il carico del frasario romantico, e
-cogli anni mi s'è mutato in gobba. Ma nell'intimo della sua coscienza,
-egli sente certamente che non è questa la ragione che gl'impedisce di
-porre in atto la sua idea: sente che gli manca anzitutto la fede nelle
-proprie forze; o piuttosto sente che non potrebbe riuscire se non a una
-condizione a cui non vorrà piegarsi mai certamente: di fare un romanzo
-solo coi materiali che gli bastano ora per due, e di lavorarci attorno
-tre anni invece di otto mesi, e di rinunziare alla soddisfazione dei
-grandi successi immediati.
-
-Per liberarsi da questa sua spina dello stile, tornò a parlare
-dell'Italia. L'Italia e la Russia sono i due paesi che gli dimostrano
-maggior simpatia; ed egli vi si rifugia col pensiero ogni volta che si
-sente stanco della guerra che gli si fa in patria. Ecco una cosa che i
-nemici arrabbiati dello Zola non possono masticare. — Che cos'è questa
-_toquade_ — ci domandano — che vi prese per lo Zola, voialtri italiani?
-S'ha da vedere anche i vostri Ministri dell'istruzione pubblica menare
-il turibolo davanti all'autore di _Nana_! — Alludono alla lettera del
-De Sanctis, che fece un po' di scandalo. Certo che è un caso letterario
-notevole la grandissima diffusione dei romanzi dello Zola in Italia,
-dove una sola delle due traduzioni dell'_Assommoir_ ebbe più spaccio
-di qualunque libro italiano più popolare; dove tutti i suoi romanzi
-sono tradotti e, quel ch'è più raro, tradotti tutti accuratamente,
-e parecchi benissimo; dove si può dire, anzi, che si deve allo Zola
-il fatto nuovissimo d'una vera gara letteraria di traduttori colti
-e coscienziosi, alla quale il pubblico tenne dietro curiosamente. Si
-direbbe che c'entra po' in questa grande simpatia l'origine italiana
-dello scrittore e il carattere particolare del suo ingegno, per quello
-che ha di discordante e quasi di opposto allo spirito generale degli
-scrittori parigini. È incredibile la quantità di giornali che egli
-riceve dal nostro paese, fin dalle più lontane provincie meridionali;
-fra cui dei giornaletti sconosciuti, dei quali mi fece molta meraviglia
-udirgli ripetere i titoli, con uno sforzo visibilissimo delle labbra. —
-_Je tâche d'être poli avec tout le monde_, disse; ossia di rispondere
-a tutti. Se non ci riesce, non è per difetto di buon volere. Riceve
-tanti giornali che, a furia di provarsi a leggere, è arrivato ormai a
-capire alla meglio l'Italiano, e intende di continuar l'esercizio. E
-infatti dev'esser gradevole e facile imparare una lingua studiandola
-nelle proprie lodi, in modo da godere in ogni difficoltà risolta
-una doppia soddisfazione. Ma non lesse soltanto gli scritti che lo
-riguardavano; quindi gli rimase nel capo un guazzabuglio di nomi di
-romanzieri, di poeti e di giornalisti, dei quali volle saper qualche
-cosa singolarmente; e stette a sentir le informazioni con una certa
-curiosità, mista di stupore, come si starebbe a sentire chi ci
-mettesse al corrente della letteratura patagona. — _Et notre brave
-Cameroni?_ — domandò; — quello è davvero una fontana a getto continuo!
-— Si mostrò molto soddisfatto delle due traduzioni dell'_Assommoir_.
-Credeva però che quella del Petrocchi fosse in patois, e si rallegrò
-di sentire che non è più in dialetto quella traduzione di quello che
-lo sia l'_Assommoir_ originale, poichè i modi e i vocaboli fiorentini
-che vi sono sparsi, non le tolgono di essere tutta intelligibile da
-un capo all'altro d'Italia. Disse poi d'aver ricevuto una lettera di
-Cesare Cantù; e questo non me l'aspettavo. Gli scrisse per domandargli
-informazioni intorno a suo padre, che egli credeva essere uno Zola che
-prese parte nelle cospirazioni carbonaresche del 21. Sorrise per la
-prima volta quando gli dissi: — Vedete; voi non potreste immaginare
-lo strano effetto che farebbero in Italia questi due nomi accoppiati:
-Cesare Cantù e Emilio Zola — collaboratori, per esempio, in un romanzo
-intitolato _Satin_. — Non aveva però cognizione della fama vastissima
-dello storico lombardo, e diede segno di gradire singolarmente la
-lettera, quando seppe bene da chi veniva. Poi domandò bruscamente:
-
-— Perchè non fate un romanzo?
-
-Guardai il pendolo per non abusare del suo tempo; ma era presto: potevo
-rimanere.
-
-— È una vergogna per noi — riprese lo Zola — non studiare la lingua
-e la letteratura italiana, perchè ne potremmo ricavare un vantaggio
-grande, oltre che pel rimanente, per lo stile, ed anche per la lingua
-nostra. I nostri grandi scrittori del buon secolo, e molti del secolo
-scorso, la studiavano. Non ci sarà mai critica larga e feconda in
-Francia fin che non ci dedicheremo coscienziosamente allo studio delle
-letterature straniere. La nostra critica teatrale, per esempio, è
-quella che pecca di più da questo lato. Non si parla che del teatro
-francese, si vede ogni cosa da una parte sola. Quando i nostri critici
-dicono: il teatro, intendono il nostro. Si dovrebbero intender tutti.
-Pare che per loro non esista un teatro tedesco, un teatro inglese,
-un teatro italiano, un teatro spagnuolo. _Merci._ E che teatri sono!
-Così nel resto. È inutile. Bisogna rompere il tetto e spalancare porte
-e finestre, e far entrare dell'aria. Se avessi tempo, vedete, vorrei
-fondare un giornale, il quale non desse che una piccolissima parte
-alla politica, che è la nostra peste, e non avesse altro ufficio che
-di seguire passo a passo, fedelissimamente, il movimento letterario
-degli altri paesi, rendendo conto d'ogni pubblicazione che si facesse
-a Madrid come a Pietroburgo, a Roma come a Stoccolma, con una critica
-largamente espositiva e imparziale, ma piuttosto benevola che severa,
-chiunque fosse l'autore e qualunque la scuola; in modo da far penetrare
-in Francia il maggior numero possibile di scrittori stranieri. Questo
-ci vorrebbe per noi. Ma come potrei farlo? Basta un giornale ad
-assorbir la vita d'un uomo.
-
-Nondimeno, secondo lui, s'è già fatto un gran passo in Francia, dal 70
-in poi, nello studio delle letterature straniere. Oltre che si traduce
-un assai maggior numero di libri che per il passato, e che non par
-più una cosa dell'altro mondo, come una volta pareva, che un giornale
-francese s'occupi d'uno scrittore straniero, se anche non è famoso nel
-mondo; è fuor di dubbio che molti libri inglesi, italiani e tedeschi
-sono letti in Francia, ora, nel testo originale. Ed è cresciuta
-mirabilmente anche la vendita dei libri francesi. Lo Zola, così a
-un di grosso, crede che sia triplicata. Dodici edizioni d'un libro,
-che erano già un gran che, non sono più oggigiorno che un mediocre
-successo librario. E i poeti, in ispecie, hanno torto di lagnarsi.
-D'un volume di versi, in qualsiasi condizione pubblicato, si esitano
-immancabilmente mille esemplari. E si è migliorata pure la condizione
-degli scrittori rispetto agli editori: c'è più buona fede e più fiducia
-reciproca. Non è gran tempo che essi si trattavano a vicenda, e con
-molto chiasso, di scrocconi e di ladri.
-
-Improvvisamente mi fece una grande sorpresa.
-
-— Sapete — disse — ho letto i _Promessi Sposi_.
-
-Avvicinai la seggiola.
-
-Mi parve che titubasse un poco a esprimere la sua opinione, sia perchè
-non l'avesse netta, sia perchè, sospettando la mia, cercasse i termini
-per urtarla il più leggermente che poteva.
-
-— Prima di tutto — disse — debbo confessare che ho letto la traduzione
-francese, e che ho poca fede nelle traduzioni. Credo che la migliore
-sciupi gran parte, e forse la più viva parte di qualunque lavoro, e
-specialmente di un lavoro originale. Perciò i _Promessi Sposi_ non
-mi fecero l'impressione che m'aspettavo. Che so io? Il romanzo, nel
-suo complesso, mi parve troppo fedelmente lucidato dai romanzi di
-Walter Scott. Non mi son fatto un concetto preciso del suo valore.
-Certo però che ci sono delle parti, e molte, che serbano anche nella
-traduzione una bellezza e una potenza meravigliosa; squarci d'un
-realismo magistrale, nei quali si rivelano insieme la forza d'un grande
-pittore e quella d'un pensatore vasto e profondo: la storia della peste
-specialmente, che avrebbe innamorato il Flaubert, col quale il Manzoni
-ha molti punti di somiglianza....
-
-Quello che lo colpì più d'ogni cosa, insomma, fu la descrizione, e di
-tutte le descrizioni, quella che gli rimase impressa più profondamente,
-tanto che ne ricorda tutti i particolari, è la scena che si presenta
-improvvisamente allo sguardo di Renzo, quando s'affaccia alla porta
-del lazzaretto, dopo la sua lunga e avventurosa pellegrinazione a
-traverso a Milano. Quelle compagnie di malati che entrano, quegli
-appestati accovacciati pei fossi, quelle faccie stupidite, quei visi
-sghignazzanti, quei pazzi che raccontano le loro immaginazioni ai
-moribondi, quel cantare alto e continuo di gente già trasfigurata
-dal morbo, quel brulichìo immenso e miserabile, e particolarmente
-quel cavallaccio sfrenato, che fende la folla in mezzo all'urlìo
-dei monatti, montato da un frenetico che gli tempesta il collo di
-pugni, e dispare in un nuvolo di polvere, sono un quadro, egli dice,
-che gli rimarrà davanti agli occhi per tutta la vita. Non disse
-altro, e non me ne stupii. Per quanto ingegno e accorgimento critico
-egli abbia, è impossibile che, per ora, gusti e giudichi rettamente
-un'opera pensata, sentita e condotta così diversamente dalle sue.
-Egli è ancora troppo caldo dell'ispirazione propria, troppo eccitato
-dalla battaglia, troppo immerso con tutte le facoltà nei suoi studi
-altrettanto profondi che rigorosamente circoscritti, e troppo vivente,
-non dico nella letteratura del suo tempo, ma in quella della sua
-giornata. Lo Zola rileggerà i _Promessi Sposi_ in pace, fuori del
-campo di battaglia, come il Voltaire rilesse l'Ariosto, e cangierà
-di parere, come il Voltaire. Gli mancavano d'altra parte, per ora,
-gli elementi necessarii ad un critico per poter giudicare del valore
-intrinseco d'una grande opera letteraria. Rimase stupito udendo che
-i _Promessi Sposi_ furono scritti nel primo quarto del secolo, e che
-il Manzoni, pure seguendo l'esempio del Walter Scott nel suo romanzo,
-fu nella letteratura italiana un novatore, il quale, ai suoi tempi,
-fece «parte da sè stesso»; un miscredente delle scuole, come lo definì
-il genero apologista, un Volteriano dell'arte, un loico del buon
-senso; iniziatore d'una riforma letteraria che bandì l'estrinseco, il
-convenzionale, il falso nel pensiero, nel sentimento, nello stile,
-nella lingua; e che la sua apparizione nella letteratura italiana,
-sollevò ben altre tempeste e diede l'impulso a un ben più largo e nuovo
-movimento d'idee che non abbia fatto lui, per ora, nella letteratura
-francese. Finì col dire che l'avrebbe riletto in italiano, e mostrò
-curiosità di conoscere le tragedie, per aver inteso qualcosa di quella
-maniera libera e tranquilla di condurre l'azione e di sceneggiare, che
-si deve accordare mirabilmente con le sue idee.
-
-Di qui ricascò a parlare della sua stanchezza intellettuale, che lo
-rattristava:
-
-— Ma chi mai — gli dissi — leggendo i vostri articoli, sospetterebbe
-che siete stanco?
-
-— Capisco: non ve n'accorgete; ma è perchè ci metto uno sforzo doppio
-che per il passato, appunto per nascondere la stanchezza.
-
-— E poi — disse dopo qualche momento di riflessione, — sono stanco
-sopratutto della polemica, che mi attira tanti odî. È un'impresa che
-schiaccia le mie forze, e schiaccerebbe le forze di chi che sia, quella
-di fare nello stesso tempo il novatore e il demolitore. Io mi trovo in
-una condizione disgraziata. Vedete Victor Hugo. Certo, nel suo grande
-cammino trionfale egli è stato spinto innanzi dalla forza immensa
-delle simpatie e degli entusiasmi della nazione; ma aveva il vantaggio
-di non esser costretto a combattere a corpo a corpo. Una legione di
-devoti e di fanatici gli andava innanzi sgombrando la strada a colpi di
-spada e d'accetta, e gli faceva largo intorno, gli lasciava un grande
-spazio d'aria libera, nel quale egli procedeva serenamente, tutto
-assorto nella propria ispirazione. Io, invece, debbo far tutto, ossia
-fare e disfare. Ed è quello che non vogliono perdonarmi. — Badate a
-scrivere dei romanzi — mi dicono; — lavorate sul vostro, e lasciate in
-pace gli altri sul proprio: create senza distruggere. — E perchè ciò,
-dal momento che essi tirano a distruggermi, e non creano? Perchè non
-credono ch'io sia in buona fede; perchè credono ch'io critichi, non
-per convinzione, ma per passione; non per abbattere delle scuole che
-credo false e dannose al progresso dell'arte e del pensiero, ma per
-sbarazzarmi di rivali che credo incomodi. Credono che io odii delle
-persone, mentre non combatto che dei principii. Vogliono ad ogni costo
-che sia egoismo di bottegaio quello che è coscienza d'artista. Questo è
-quello che mi affligge. Che cosa ne pensate?
-
-Credetti di dovergli dire quello che sinceramente credevo, cioè
-che fuori di Parigi, fra noi, per esempio, si faceva generalmente
-un giudizio assai diverso della sua critica. — Troviamo nei vostri
-articoli della violenza, ma non dell'odio. Se ci fosse odio, ci sarebbe
-del veleno, e questo non l'avete. Ci paiono critiche di testa, vi
-direbbe un maestro di canto, e non critiche di petto; colpi di mazza,
-non colpi di stile; che è molto diverso. E chi volete che creda che
-coi successi enormi che ottenete, possiate attaccare per gelosia
-letteraria, fra gli altri, degli avversari mille miglia lontani dal
-vostro campo, e quasi sconosciuti fra noi? Del resto, voi potete sempre
-rispondere che non avete ancora detto contro gli altri la metà di
-quello che si disse contro di voi.
-
-— Ah! — esclamò — di quello che si disse contro di me non ne potete
-avere un'idea, voi che vivete lontano da Parigi. Io mi diedi a scrivere
-sul _Figaro_ per non troncare tutt'a un tratto la mia «campagna
-critica» dopo la rottura col _Voltaire_; chè m'avrebbero creduto
-smarrito d'animo e ridotto all'impotenza. Ma sapete perchè ho scelto
-il _Figaro_? Il _Figaro_, prima di tutto, contro cui si fa tanto
-gridare, non è mica peggio degli altri giornali, sotto nessun aspetto.
-La sua disgrazia è che tutti i torti della stampa che ha dei torti,
-si fanno ricadere sulla sua testa; lui è lo scandalo, lui è il morbo
-della nazione, lui raccoglie in sè tutti i vizi, tutte le magagne,
-tutte le brutture del giornalismo francese. È destinato che sia il
-_capro emissario_, e s'intende che se non ci fosse il _Figaro_, non
-ci sarebbe che una stampa purissima e santissima: sta bene. Ma questo
-non monta. Sono collaboratore del _Figaro_, ma non l'ho sposato. Io
-non so quello che ci scrivano; so che ci scrivo quello che voglio.
-Ho scelto il _Figaro_ per questa ragione: che essendo un giornale
-diffusissimo per tutta la Francia e fra ogni ceto di gente, volevo
-cercare, scrivendoci, se ci fosse modo di distruggere quella specie di
-leggenda odiosa e ridicola che s'è formata sulla mia povera persona.
-Una vera leggenda, vi dico. Quelli che l'hanno creata e divulgata,
-i critici e giornalisti, non ci credevano: s'intende benissimo: sono
-maligni, ma non imbecilli. Il grande pubblico, però, l'ha bevuta. Per
-questo grande pubblico io sono un uomo senza coscienza, senza legge,
-senza pudore, senza affetti; uno speculatore d'immoralità, un sacco di
-vizi, un bevitore di sangue, un'anima perduta. Credono che io sguazzi
-veramente in tutte le sozzure, come qualche personaggio dei miei
-romanzi, e non solamente nelle sozzure morali. Un _égoutier_, infine.
-Un uomo da velarsi gli occhi e da turarsi il naso, passandogli accanto.
-Ebbene, io dissi tra me: _je suis un brave homme, après tout_ (non
-c'è vanità a dichiararlo, non è vero?); mi sento un cervello sano nel
-capo e un cuore onesto nel petto; vediamo se, scrivendo in un giornale
-che va per le mani di tutti, provandomi a dirvi le mie ragioni con
-la maggior pacatezza possibile, e a esprimervi i miei sentimenti con
-la mia abituale sincerità, mi riesce di raddrizzare l'opinione storta
-della gente. Prima ancora ch'io scrivessi, al semplice annunzio della
-mia collaborazione, i buoni borghesi, gli onesti abbonati rimasero
-atterriti. Ma come! Lo Zola scrive nel _Figaro_? Saremo costretti
-ad asciugarci la prosa di questo matto pervertito e scandaloso, e
-a nascondere il giornale alle nostre famiglie? Credevano in buona
-fede che ad ogni periodo io buttassi fuori un'oscenità stomachevole
-o sputassi sopra un sentimento gentile o lacerassi un nome onorato.
-Ora io so che molti hanno espresso una grande meraviglia dopo letti i
-primi articoli. In fin dei conti, hanno detto, tutto ben considerato,
-è un uomo — presso a poco — come gli altri. Avrà torto, ma ragiona;
-ragionerà male, ma par persuaso di quello che dice. Porcherie non ne
-scrive; critica, ma non insulta; è un capo originale, ma non è un
-pazzo da catena. Non è lo Zola che ci avevano dato ad intendere. —
-Ora questo è già qualche cosa, ma è poco più di nulla. Per uno che si
-ricrede, cento altri del pecorame immenso continuano a credere. Voi
-non potete immaginare quanto sia difficile in Francia lo sradicare un
-pregiudizio. Una leggenda calunniosa s'è formata sopra di me: ebbene,
-ho quarant'anni, posso viverne ancora altri venti, ma son sicuro di non
-vederne la fine, di quella leggenda. E questo m'addolora.
-
-E disse le ultime parole con un accento di vero rammarico.
-
-— Pensate però — gli osservai — che la leggenda non è uscita
-di Francia, e che noi, lontani, vi giudichiamo diversamente. I
-lettori sensati, che conoscono tutte le vostre opere, e che tengono
-dietro a tutte le manifestazioni dei vostri principii artistici,
-spassionatamente, e senza cocciutaggini scolastiche, sono persuasi che
-quello che si può trovare d'eccessivo, sotto certi aspetti, in alcuni
-dei vostri romanzi, è conseguenza logica del concetto fondamentale
-che avete dell'arte, non predilezione per il brutto, per il tristo e
-per l'orrido, che derivi da animo malvagio. Certo, l'arte ottimista
-che sceglie ad un fine consolante i caratteri e gli avvenimenti, e
-si sforza di alleggerire ai lettori tutte le impressioni ingrate, e
-di girare intorno, senza attrito, a tutte le opinioni che hanno una
-radice nell'animo, cattiva facilmente la simpatia agli scrittori. Ma
-sotto la vostra arte di ferro, noi ammiriamo e amiamo la schiettezza,
-il coraggio, la devozione ardente e indomabile ad un'idea, che non
-è possibile che in un'anima nobile. Gli arrabbiati che leggono i
-vostri romanzi con un occhio solo, non vedono che Lantier, e Bijard,
-e Pierre Rougon, e Renée; noi li leggiamo con due, e vediamo Miette e
-Goujet e Lalie ed Hélène e la piccola Jeanne. Ed è l'intensità, non la
-molteplicità e la diffusione delle manifestazioni del cuore, quella da
-cui giudichiamo l'intima natura dell'artista. Per me, vedete, Hélène,
-che dopo aver visto morir la sua creatura senza poter piangere, e quasi
-chiusa nel suo dolore, getta un urlo improvviso vedendo ai piedi del
-letto le scarpettine che la povera bimba non si metterà mai più; e
-il singhiozzo disperato che lacera il petto di Goujet mentre Gervasa,
-incanutita e convulsa, si sfama sotto i suoi occhi, dovrebbero bastare
-a giudicar l'uomo quanto un poema d'affetto. E molti la pensano a modo
-mio.
-
-— Eppure — osservò sorridendo leggermente — dicono che contamino tutto.
-
-— Lo dissero anche del Flaubert. Dopo che aveva lavorato per cinque
-anni a un romanzo, un critico scrisse che s'era ravvoltolato in una
-fogna e che l'aveva sporcata.
-
-— E che cosa si dice, in Italia, quando si legge una di codeste
-critiche?
-
-— Non so.... credo che si continui a leggere il Flaubert.
-
-— Io credo però che sarà utile, a proposito di critiche, un libro d'un
-nuovo genere, che sto preparando da un pezzo. Man mano che mi cadevano
-sotto gli occhi, sono andato raccogliendo e ordinando le più grossolane
-insolenze, i più spropositati vituperii che vennero vomitati contro di
-me. V'accerto che a leggerli tutti di seguito, come una lunghissima
-lirica furibonda, fanno un singolare effetto. Li pubblicherò in un
-volume, con una grande prefazione sulla critica, e intitolerò il
-volume: _Leurs injures_. Sarà la mia apologia.
-
-Questo è il suo chiodo fisso; per quanto faccia, bisogna sempre che
-torni a batterci su. Il suo grande tormento è d'essere male giudicato
-come uomo. E questo tormento, possono averlo celato, ma lo provarono
-certamente tutti gli artisti, anche i più incuranti e sdegnosi del
-mondo, e i più gloriosi, quando il loro carattere morale fu denigrato.
-Poichè si può ben amare disperatamente la gloria, ma non si può averne
-un godimento pieno e sereno, se non si sente che insieme all'artista
-è stimato l'uomo, suo padre e suo giudice, e depositario del suo
-onore. Prima si ambisce la gloria pur che sia; poi quella tal gloria
-— senza ombra e senza turbamenti; — ossia la stima e l'affetto, che
-sono il calore della sua luce. Il che i nemici cercan di togliere,
-quando non riescono a toglier altro, poichè è una grande consolazione
-dell'amor proprio, dovendo dire che un tale è un grande artista, poter
-soggiungere subito dopo che è un birbante.
-
-— Mah! — esclamò poi lo Zola — quando lavoro dimentico tutto.
-
-— Dateci presto il nuovo romanzo — dissi.
-
-— Mi ci potrei mettere subito — rispose — se ci fossi già preparato.
-Ma ho bisogno di viver prima lungo tempo coi miei personaggi, e
-siccome questo non è un lavoro da tavolino, che m'obblighi a star lì
-cogli occhi sulla carta, così basta anche una leggera preoccupazione
-dell'animo a distrarmene. Ho bisogno di pigliare i miei personaggi ad
-uno ad uno, e poi a due a due, e così avanti, e di farmeli andare e
-venire per la testa, di notte, passeggiando, desinando, ora strappando
-una parola a uno, ora cogliendo a volo un gesto d'un altro, ora
-scoprendo il secreto di un terzo; e di abituarmi a viver con loro
-fino al punto di voltarmi in tronco, quando mi sento un fruscìo alle
-spalle, quasi con la sicurezza di sorprenderne qualcuno in carne ed
-ossa. Fin che non sono arrivato a questo grado d'illusione, non posso
-far nulla. Quando poi i personaggi son diventati così vivi e parlanti,
-e quasi gente di casa mia, il lavoro non m'affatica più; mi metto al
-romanzo, e lascio che facciano loro, che pensin loro a combinarsi e
-a trattare insieme le proprie faccende; io cerco d'entrarci il meno
-possibile, e di restringermi a redigere i verbali. Alle volte mi par
-d'essere estraneo affatto al mio romanzo. Casi, scene, dialoghi si
-succedono da sè, e non ho che a mutar qualche parola nel testo che
-mi si svolge sotto gli occhi. Non è che la descrizione che mi costa
-sforzo. Ma scrivendo, vedo i luoghi così distintamente, sento i rumori,
-gli odori, i contatti in una maniera così viva, che anche qui non ho
-quasi da cercar altro che l'espressione. Rimango tutto stupito, alzando
-gli occhi, di ritrovarmi nella mia stanza, solo, in una gran quiete, e
-cerco per dove sono fuggiti i fantasmi che mi stavano affollati intorno
-un momento prima.
-
-Con tutto ciò m'è parso di indovinare, da qualche sua parola qua e
-là, che la difficoltà che egli trova a rimettersi ai suoi romanzi,
-non deriva soltanto dal suo stato presente di salute e d'animo, ma
-da un sentimento, più forte che non l'abbia mai provato, d'incertezza
-artistica. Egli conosce il mondo letterario e sè stesso: sa di essere
-arrivato al punto forse culminante della sua ascensione d'artista,
-e che di lì non potrà più salire se non facendo un poderosissimo
-sforzo: o un passo in una via nuova, o un perfezionamento grande
-sulla via battuta. Perchè è vero quello che disse il Dumas figlio,
-che il pubblico vuol essere continuamente sorpreso, abbagliato,
-sbalordito, violato. Ora, dopo l'_Assommoir_, lo Zola è andato più
-in là, ma non più in su. I critici assennati non solo non mettono la
-_Page d'amour_ accanto all'_Assommoir_, ma la considerano al di sotto
-della _Fortune des Rougon_ e della _Conquête de Plassans_. _Nana_ fu
-un successo più librario che letterario. Si capisce d'altra parte
-che, per quanto sia grande la sua potenza di scrittore, il genere
-suo, tutto analitico e descrittivo, è quello in cui l'originalità
-perde in più breve tempo la freschezza, abituandosi facilmente il
-pubblico ai procedimenti metodici, di cui può indovinare gli artifizi
-prima di subirne gli effetti. Al che l'aiutano anche gli imitatori;
-gl'inetti scoprendo meglio la meccanica, i valenti mostrando che
-non è difficile impadronirsene. E lo Zola ha ormai un drappello di
-imitatori che non gli stanno indietro che d'un passo. Perciò io credo
-che stenti a ricominciare i romanzi, non tanto perchè è stanco, quanto
-perchè cerca. Mettendosi a scrivere, gli si presentano in folla tutte
-le forme e le industrie già usate, ed egli vuol liberarsene. Non
-gli basta più cambiar soggetto, vorrebbe cambiar maniera. Ed anche
-dall'idea di scrivere un romanzo sulla _bontà e sul dolore_, per
-fare un salto da _Nana_, come scrisse la _Page d'amour_ per fare un
-contrapposto all'_Assommoir_, traspare già il bisogno che egli sente di
-_rinnovellarsi_ come traspare, più che da tutto, dal suo proposito di
-dedicarsi intieramente al teatro.
-
-Parlò da ultimo a proposito di teatro, del dramma ricavato da _Nana_,
-che deve rappresentarsi tra poco. Dell'_Assommoir_ non fu contento: fu
-un eccellente affare finanziario, una magra soddisfazione artistica:
-non era più il suo _Assommoir_. È più soddisfatto del dramma ricavato
-dall'ultimo romanzo. Si è dovuto transigere colle esigenze della
-scena, si sottintende. Il carattere della protagonista è stato un po'
-attenuato, e il linguaggio passato allo staccio. Ma, nell'insieme,
-il dramma è più fedele al romanzo, ossia più naturalistico. C'è più
-_distinzione_ e più _discrezione_. Ma per questo appunto dubita della
-riuscita.
-
-Infine tornò ancora una volta al suo ideale: terminare i romanzi,
-non impicciarsi più di polemica, lavorare riposatamente per il teatro
-nella sua casa tranquilla di Médan, non vedendo che pochi amici....
-Ma per far questo — soggiunse rattristandosi — bisogna sentirsi sani e
-giovani, e sopratutto non aver dolori. L'arte non basta a consolare dei
-grandi dolori.
-
-Pensava a sua madre.
-
-Allora, per distoglierlo da quel pensiero, pensai di saldare un conto
-che avevo con lui da due anni. — Prima di lasciarvi — gli dissi — debbo
-giustificarmi d'un grosso errore che ho commesso a vostro riguardo.
-Ho letto in un libro francese, che parlando d'un articoletto ch'io
-scrissi sopra di voi nel 1878, diceste: — Ma dove diamine è andato a
-pescare il De Amicis ch'io avessi due bambini? — Avete tutte le ragioni
-del mondo di lamentarvi, tanto più che non solo dissi che avevate due
-bambini, ma aggiunsi che li avevo sentiti gridare. Se voi mi credete
-un idealista, dovete aver pensato che è spingere un po' troppo in là
-l'idealismo, quella di regalare dei bimbi — per abbellire il quadro
-— a chi non solamente non ne ha, ma non ne desidera. L'errore deriva
-da ciò, che un vostro amico mi disse che li avevate, e che io non
-avevo una ragione al mondo di non crederci. Quanto all'averli sentiti
-gridare, mi concederete che è un'immaginazione scusabile, perchè o non
-si hanno, ed è affar finito, o si hanno, e allora gridano. Ma vedete
-se son castigato della mia credulità. Sono stato a vedere il Daudet,
-e ne scriverò qualche cosa. So di sicurissimo che ha due bambine,
-ne ho visti i ritratti; potete pensare se mi farebbero comodo per il
-mio quadretto. Ebbene, sono costretto a non nominarle neppure, perchè
-nessuno mi crederebbe più. Vi prego di considerarvi soddisfatto
-
-Si dichiarò soddisfatto, ridendo; ma subito il suo viso si tornò a
-velare.
-
-E salutandomi sull'uscio, mi disse con un accento affettuoso,
-stringendomi la mano:
-
-— _Vous ne me croyez pas un bandit, n'est-ce pas?_
-
-— Ah! non mi conviene — risposi — vivo troppo in vostra compagnia.
-
-E benchè avessi chiuso la conversazione con uno scherzo, me ne andai
-dolente, proprio, di non aver più trovato lo Zola giovane e contento
-dell'altra volta.
-
- *
- * *
-
-Ecco i grandi artisti. Mentre noi gl'invidiamo di lontano, pensando che
-sono famosi, potenti, ricchi, e che debbono essere felici, o almeno
-tutti frementi e splendidi del trionfo, essi son là soli in mezzo
-ai loro libri, afflitti da dolori che ignoriamo, tormentati da mille
-dubbi, sfiduciati di sè, incerti dell'avvenire, e rosi nel cuore dalla
-passione dell'arte propria. Quella coscienza del proprio valore e della
-propria fama, che noi crediamo una sorgente continua di contentezza,
-essendo diventata in loro un sentimento abituale, ha reso insensibile
-il loro amor proprio a tutte le soddisfazioni ordinarie; per il che
-non hanno che assai di rado delle gioie vive, le quali pure svaniscono
-di più in più rapidamente. Il sentimento profondo che hanno della
-vita, per cui l'amano più intensamente, rende a loro più dolorosa la
-coscienza della precarietà propria, e di tutto; e la paura dell'obblio,
-che è il loro affanno perpetuo. L'idea della loro fama, del loro nome
-pronunciato da tutte le bocche, del diritto dato alla moltitudine
-immensa di giudicarli e di notomizzare brutalmente l'anima loro, li
-sgomenta qualche volta, come gente condannata a una berlina senza
-termine. Se vanno tra la gente, sono urtati in mille modi dall'invidia
-e dall'ignoranza; se vivono da sè, sono sopraffatti e soffocati dalla
-propria immaginazione. Continuamente combattuti tra gli interessi
-della vita e la coscienza artistica, tra il bisogno e il furore di
-imparare, e la necessità e la passione di produrre, tra l'intelligenza
-che progredisce, mettendo sempre più alta la meta dell'arte, e le forze
-artistiche che si logorano, scemando la speranza di raggiungere quella
-meta; circondati d'amici continuamente pericolanti sopra l'altalena
-della gelosia; minacciati nella salute dall'abuso del lavoro in cui non
-riescono a moderarsi; dotati d'una malaugurata facoltà di sviscerare sè
-stessi, che inacerbisce il sentimento di tutti i dolori; condannati,
-in fine, al primo segno che diano di stanchezza e di decadimento, a
-sentire da ogni parte la risata trionfale degli emuli, ed il grido
-insolente delle legioni giovanili che si avanzano.... Poveri grandi
-artisti! Ha detto bene Alessandro Dumas: Dante dimenticò di mettere
-questo supplizio in fondo alle bolgie dell'inferno.
-
-
-
-
-EMILIO AUGIER E ALESSANDRO DUMAS
-
-
-Un mio amico di Galata mi raccontò, anni sono, il seguente aneddoto.
-
-— Mi trovavo sopra un piroscafo del Lloyd austriaco, in viaggio
-da Varna a Costantinopoli, in mezzo a una folla di gente che non
-conoscevo; e m'annoiavo mortalmente; quando, per fortuna, m'occorse
-di scambiare qualche parola e poi di attaccare conversazione con un
-viaggiatore francese, che da più d'un'ora stava immobile accanto a
-me, cogli occhi fissi sui mare. Discorremmo per un pezzo. Non spendeva
-molte parole, ma parlava bene, in un certo modo stringato e asciutto,
-e diceva sempre qualche cosa di singolare, che mi costringeva a
-guardarlo. Andava per la prima volta a Costantinopoli. Mi rivolse
-delle domande sull'Oriente, molte delle quali mi misero in imbarazzo,
-e sopra ogni mia risposta faceva un'osservazione, la quale spiegava
-più chiaramente quello ch'io avevo voluto dire, in modo che, a un
-certo punto, m'accorsi con grande vergogna che parlavo male. A notte
-inoltrata lo lasciai per andar a dormire, e per molto tempo non mi
-potei levar dalla testa la sua figura e i suoi discorsi. Non avrei
-saputo dire se mi fosse simpatico o no. Mi dava da pensare, desideravo
-di vederlo per conoscerlo meglio. La mattina dopo, all'alba, si stava
-per entrare nel Bosforo. Salii sul ponte, ricominciammo a discorrere.
-La sua conversazione era argutissima e piena di pensieri; ma che so io?
-Ci sentivo qualche cosa come di secco e di freddo, che mi teneva in
-là, nel tempo stesso che m'attirava e mi metteva in grande curiosità
-di sapere chi fosse. S'entrò nel Bosforo, che egli non aveva mai
-visto. Con mio grande stupore, non diede alcun segno di meraviglia.
-Stava ritto, impalato contro il parapetto, immobile come una statua,
-come se avesse visti quei luoghi cento volte. — Che razza d'uomo è
-costui? — pensavo. Una sola volta, vedendo una moschea bianca sulla
-riva asiatica, si scosse ed esclamò: _Oh quelle jolie bonbonnière!_
-Poi tornò a chiudersi in sè. Passò Buyukdéré, passò Therapia,
-passò Isthènia, passò Kandilli, e non diede segno di vita. S'arrivò
-finalmente a Costantinopoli, e continuò a guardare e a tacere. Il
-bastimento, dopo una breve fermata a Costantinopoli, doveva proseguire
-per l'Egitto. Il mio incognito andava a veder l'inaugurazione del
-canale di Suez; io dovevo scendere a Galata. Prima di scendere, gli
-porsi il mio biglietto di visita; egli mi diede il suo: guardai,
-c'era scritto: _Alexandre Dumas fils_. Come si può pensare, feci
-un atto di meraviglia e di piacere. Egli rimase impassibile. — _Au
-bonheur de vous revoir_ — mi disse. E mentre io me n'andavo voltandomi
-indietro per vederlo ancora, egli guardava da un'altra parte col
-cannocchiale. —
-
-Ho riferito quest'aneddoto perchè l'impressione ricevuta dal mio
-amico è quella che le opere del Dumas lasciano nella maggior parte dei
-lettori italiani.
-
-La crudezza con cui esprime certe verità che ci feriscono nel nostro
-sentimento d'orgoglio _umano_, la brutalità di chirurgo impassibile
-con cui mette le mani nelle piaghe che altri suole trattare con
-pietà delicata, la perspicacia diabolica con cui indovina i segreti
-più intimi di certe nature mostruosamente inique e corrotte, e quasi
-la compiacenza feroce con cui li rende; e più di tutto certi tratti
-indefinibili, che sono nei libri quello che i lampi dell'occhio e i
-guizzi delle labbra sono nei visi, ci fanno immaginare un uomo rigido
-e superbo, poco benevolo per i suoi simili, facile alla passione, ma
-chiuso alla tenerezza, e scettico in fondo; la cui presenza debba
-agghiacciare la parola in bocca all'ammiratore che gli va incontro
-con espansione. Anche nei tratti delle sue opere, che ci sembrano
-riboccanti d'affetto, e che ci commuovono, noi troviamo sempre,
-esaminandoli, piuttosto l'arte profonda d'un'intelligenza che,
-indovinando tutte le cause, riesce a ottenere tutti gli effetti,
-che non il disordine affannoso ed ingenuo che viene dal cuore; e ci
-piglia il sospetto che egli abbia studiato, come il Goëthe, delle
-lettere affettuose di sconosciuti, per impararvi il linguaggio dei
-sentimenti che non provava. Negli stessi suoi scritti d'argomento
-sociale, diretti a uno scopo generoso e benefico, riconosciamo che
-v'è largamente tutto ciò che può giovare alla persuasione: chiarezza
-limpidissima, argomentazione serrata, arte mirabile di presentare le
-contraddizioni e di valersene, ed eloquenza splendida nell'esporre lo
-stato delle cose a cui cerca rimedio; ma non quel soffio irresistibile
-che prorompe dalla pietà ardente e profonda dei dolori e delle
-ingiustizie, e che vince il cuore prima che la ragione sia vinta. Vi
-sentiamo fremere più potentemente l'amore artistico della propria idea,
-che l'amore umano degli oppressi. E quell'apostolato di moralità, di
-virtù, di dovere, che informa specialmente le sue ultime opere, ci ha
-piuttosto l'apparenza d'un grande ed onorevole proposito dell'ingegno
-che intuisce il bene, e se ne fa strumento all'arte; che non la
-passione intima e schietta d'un'anima che lo ami irresistibilmente. La
-soddisfazione che ci lasciano nell'animo le opere sue più evidentemente
-dirette ad un fine a cui anche il nostro cuore e la nostra coscienza
-consentono, non è mai nè piena ne tranquilla; sempre usciamo dal teatro
-o chiudiamo il libro con qualche ferita segreta nell'animo; e la nostra
-immaginazione non ci rappresenta mai, neanche a traverso alle più
-dolci emozioni provate, un Alessandro Dumas altrettanto amabile che
-ammirabile.
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- *
- * *
-
-Eppure il concetto che ne hanno i suoi amici intimi è assai diverso
-da quello della più parte de' suoi ammiratori lontani. È un un
-_bon garçon_, dicono, senza restrizioni; migliore di suo padre, che
-nondimeno parve più amabile e fu più amato. Conviene anche dire che
-è tutt'altro Dumas da quello che fu in giovinezza. Era dissipato,
-ed ora si vanta d'essere un capo di famiglia esemplare. Della sua
-vita passata dice egli stesso che non conserva più che i ricordi; e
-si assicura che fra questi ricordi ce ne sono dei bellissimi, e di
-molti paesi, e invidiati, e famosi. Ha un sentimento altero di sè; ma
-non costantemente: solo in certi giorni della settimana, e quando lo
-stuzzicano. È servizievole con gli amici, dei quali s'asciuga drammi
-e commedie e romanzi, senza fiatare, ragionando anzi i suoi giudizi
-in letterine mirabili di stringatezza e di sincerità fraterna, con le
-quali rivela agli autori i difetti intimi delle opere e le deficienze
-inconscienti degli ingegni in un modo maestrevolmente scoraggiante. Non
-pecca d'avarizia, come molti credono, e come forse credeva suo padre
-quando essendogli stato detto che il figlio scriveva Le père prodigue,
-soggiunse: — et le fils avare. Non è milionario per gli altri, come
-disse del padre suo egli medesimo, ma è caritatevole, e soccorre in
-particolar modo i letterati e gli artisti poveri, ricordandosi d'aver
-vissuto i suoi primi anni in quella Bohême, che ora brulica a cento
-gran cubiti sotto i suoi piedi; sebbene non sia facile ingannarlo
-col pretesto della beneficenza. L'accusarono d'ingratitudine verso
-suo padre, per qualche parola che gli sfuggì sulla trascuranza in
-cui fu lasciata la sua prima educazione; ma è un'accusa ingiusta.
-Egli dichiarò sempre che non s'è sentito qualcosa se non quando s'è
-paragonato fuori di casa sua. L'apologia che fece del padre nella
-prefazione al _Fils naturel_, dove respinge sdegnosamente la lode di
-coloro che lo mettono al di sopra dell'autore d'_Antony_, è una delle
-poche cose in cui si senta veramente palpitare il suo cuore. Egli
-parla di suo padre ad ogni proposito. Tutti gli aneddoti che possono
-riuscire ad onore del suo cuore, della sua vita e del suo genio, li ha
-continuamente sulle labbra, e li abbellisce sovente, e si dice anche
-che ne inventi. Si sa invece che suo padre era leggermente geloso di
-questa gloria che gli cresceva in casa, dovuta a facoltà tanto diverse
-dalle sue. La sera della rappresentazione di _Madame Aubray_, a un suo
-amico che gli lodava calorosamente il dramma del figliuolo, rispose di
-malumore: Sì, bene, c'è dell'osservazione; _mais comme théâtre, enfin,
-qu'est-ce qu'il y a?_ — Lo difendeva con affetto quando altri gli dava
-addosso; e quando lo lodavan troppo, s'impazientava. Chi ha conosciuto
-l'uno e l'altro, pure riconoscendo la generosità splendida del padre,
-e l'immensa simpatia che ispirava, gli antepone come carattere saldo,
-come cuore sicuro alla prova, come coscienza, infine, il figliuolo. I
-suoi antichi compagni di collegio, migliori giudici dei nuovi amici,
-sono concordi in questo giudizio. Il convittore Dumas, quindicenne,
-aveva uno sconfinato entusiasmo per il _papá_. Non ammirava altri
-e non parlava d'altro. Grazie a lui, tutto il collegio conosceva
-un mese prima dell'Europa l'intreccio dei drammi e dei romanzi del
-grand'Alessandro, e ne leggeva dei brani manoscritti sui banchi
-della scuola, dietro ai vocabolarii. Un giorno che per la partenza
-improvvisa del Dumas padre dalla Francia, si credette che fosse stato
-bandito da Luigi Filippo, il figliuolo ne fu desolato; e i colleghi,
-per consolarlo, rappresentarono nel cortile un dramma improvvisato,
-nel quale il re dei romanzieri era coronato di gloria, e il re dei
-borghesi faceva una pessima figura. Ho visto delle lettere scritte
-in quel tempo dal piccolo Dumas ai suoi compagni, piene di fantocci,
-di capricci calligrafici e di buffonate; ma cordialmente espansive,
-e piene d'un sentimento d'amicizia rarissimo nell'adolescenza. Lo
-strano è che il Dumas, nel collegio, non diede segno nè d'amore allo
-studio, nè d'ambizione, nè d'ingegno più che ordinario, nemmeno in
-letteratura. Non solo non era fra i primi, ma neanche fra i secondi. Se
-aveva un'ambizione, benchè non studiasse, era di diventare un giorno un
-erudito, e anche più che un erudito, un bibliotecario. Come scrittore
-si considerava naturalmente assorbito e annientato da suo padre.
-Viveva in lui e di lui, gli bastava la gloria paterna, gli pareva che
-ne sarebbe vissuto lietamente e tranquillamente per sempre. E i suoi
-grandi trionfi erano quando suo padre veniva a visitarlo al collegio, e
-professori, scolari, assistenti, inservienti, tutti saltavano su, come
-scossi da una scintilla elettrica, per vedere un momento dalle finestre
-e dagli spiragli degli usci quel mago, quel colosso, quel glorioso
-testone scarmigliato, che empiva il mondo della sua fantasia.
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-Ora l'antico aspirante bibliotecario è uno degli scrittori francesi più
-divulgati nel mondo, ed anche uno di quelli di cui Parigi s'occupa più
-curiosamente, e per la singolarità del suo carattere, e perchè attira
-l'attenzione pubblica come autore drammatico, come polemista nelle più
-ardenti quistioni sociali, come amatore dispendioso delle belle arti
-e come gentiluomo ospitale. Quanto alla sua fortuna, basta dire che
-in non più di sette anni, ossia dopo il _Monsieur Alphonse_, che pure
-è già una commedia della decadenza, il solo teatro gli fruttò poco
-meno d'un milione, di cui deve la quinta parte all'Étrangère, che non
-ebbe un grande successo, e alla ripresa del _Demi-monde_. Oltrechè ha
-un diritto raguardevole sui cento mila esemplari delle opere di suo
-padre che si stampano ancora annualmente in Francia per ispanderle a
-traverso a tutti i continenti. Con tutto ciò non vive sfarzosamente:
-non ha le manie principesche di suo padre. Sta nell'_Avenue de
-Villiers_, dove stanno pure il Meissonier, il Gounod e Sara Bernhardt,
-in una casa propria, graziosa, ma non splendida, fiancheggiata da
-un giardino semplicissimo, senz'aiuole e senza sentieri, disposto
-così perchè la sua Jeannine vi possa scorazzare liberamente; in
-fondo al quale c'è una casa campagnuola d'Alsazia, ch'egli comprò
-bell'e fatta all'Esposizione del 1878, per mettervi i quadri che non
-entravano più nelle sue sale. Nella sua casa non c'è di grandioso
-che lo spazio. Anch'egli sente quel bisogno d'aria viva, di larga
-respirazione, di libertà di mosse e di passi, per cui suo padre stava
-in maniche di camicia dalla mattina alla sera, e riceveva le visite
-in una _toilette_ da fornaio. Non tiene carrozza: la stessa signora
-Dumas, quando deve uscire, fa venire modestamente alla porta un umile
-_fiacre_ inzaccherato, che farebbe fremere l'ombra di suo suocero. La
-villetta dove vanno a passar l'estate non è più magnifica della casa
-in città. L'unica ricchezza della casa sono le opere d'arte. Contro
-alle pareti s'innalzano statue e bassorilievi di grandezza naturale;
-busti di marmo e bronzi ad ogni angolo; e quadri innumerevoli, fitti,
-che si toccano dai pavimenti alle vôlte, nelle sale di ricevimento,
-nelle stanze da letto, nelle stanze d'entrata, sui pianerottoli, per le
-scale, ammonticchiati sui tavoli, ritti sui cassettoni e sui caminetti,
-appoggiati alle spalliere delle seggiole, fin nei cantucci più oscuri
-dove bisogna guardarli col lume, fin sui battenti delle porte: quadri
-di tutte le grandezze e di tutti i generi, di pittori famosi e di
-genii divinati da lui, paesaggi, madonne, belle donne nude — _belles
-bêtes_, com'egli le chiama, — e paesaggi misteriosi che predilige, e
-scenette arrischiate che tiene al buio, e caricature d'ogni specie;
-fra cui brillano qua e là gli acquerelli che regala il Meissonier
-alle sue figliuole per il giorno onomastico, e i cavallini e le porte
-orientali del Pasini: tanti quadri per un milionetto e mezzo, a quel
-che si dice. E più bella di tutte è la sua stanza di studio, dove si
-fanno riscontro il famoso ritratto di lui, fatto dal Meissonier, e
-un busto in marmo di sua moglie, bellissimo, in mezzo a una corona
-di grandi tele; — una vasta stanza a terreno, che dà sul giardino,
-piena di luce, con un enorme tavolo verde nel mezzo, sparso di penne
-d'oca spuntate e smozzicate coi denti nella furia del lavoro. Tutta la
-casa nel suo ricco disordine artistico, nello stesso tempo semplice
-e pomposo, ha non so che aspetto di grandezza, che ispira rispetto;
-e v'aggiungono molto le immagini e i ricordi del padre colossale,
-che vi sono profusi. Sopra un tavolino della sala di studio c'è una
-collezione di mani di donne, di bronzo e di terra; mani piccolissime e
-delicatissime di patrizie oziose, mani robuste d'artiste, mani pienotte
-di belle mondane che debbono aver trattato l'ago prima di portare
-gli anelli ingemmati; mani che, in altri tempi, han forse palleggiato
-il cuore di chi le fece modellare; e in mezzo a tutte queste manine,
-spicca, o piuttosto regna, come la destra d'un sultano, la mano del
-Dumas padre, quella bella e strana mano, dalle dita delicatissime, che
-rappresentano, secondo la fisiologia del figliuolo, la finezza delle
-sensazioni artistiche, e dalla palma larga ed atletica, che esprime
-la potenza dell'esecuzione. Oltre alla mano, ci sono qua e là delle
-immagini di quel largo viso di papà possente e sereno; vecchi libri
-suoi; manoscritti a caratteri di scatola, e la collezione enorme dei
-suoi volumi legati e dorati, che fanno scintillare della sua gloria
-un'intera parete. E uscendo dalla sala di studio, si trova in faccia
-alla porta, in un corridoio semiscuro, sopra un alto piedestallo, un
-busto enorme del gran romanziere, di marmo bianco come la neve, d'una
-rassomiglianza da sbalordire, con un sorriso parlante sulle labbra e
-negli occhi; — il quale, rischiarato com'è da una parte sola, da un
-raggio che vien dall'alto, — ha una tale apparenza di vita, a vederlo
-così all'improvviso, che fa l'effetto dell'apparizione d'un fantasma, o
-piuttosto del padre Dumas in carne ed ossa, risorto allora allora per
-ricominciare il suo lavoro titanico interrotto da uno sbaglio della
-morte.
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-Qui il Dumas figlio passa le sue mattinate di lavoratore. Prima
-di giorno è su, d'inverno come d'estate; le lettere che ricevono
-i suoi amici nella giornata son tutte state scritte al lume della
-candela, mentre essi dormivano. Lavora di nervo fino a mezzogiorno,
-e a mezzogiorno la sua giornata di scrittore è finita. Passa il dopo
-desinare a cavallo nel Bosco di Boulogne, o negli studi dei pittori, e
-una volta la settimana ha in casa a pranzo una brigata d'amici, la più
-parte scrittori ed artisti, a cui profonde fra la minestra e le frutta
-un tesoro di frizzi, d'aneddoti, di epigrammi politici, di giudizi
-letterari nuovi ed arguti, che girano poi di bocca in bocca, e si
-spargono pei giornali e pel mondo. In casa sua è uno scampanellìo senza
-fine: il servitore che porta le imbasciate potrebbe essere sostituito
-da un automa a movimento perpetuo. Il direttore di teatro s'abbatte
-sull'uscio nel _bohémien_ senza camicia, il commediografo principiante
-nello straniero curioso, il giornalista nel pittore, il tipografo
-nell'attore drammatico spigionato. Ed è poca cosa l'affluenza delle
-persone in confronto a quella delle lettere, una gran parte delle quali
-sono dirette a lui come patrocinatore del divorzio, e grande avvocato
-di tutte le quistioni che si riferiscono alla famiglia, alla donna,
-all'amore: lettere di malmaritate di tutti i paesi che gli domandano
-consigli per la separazione; di mogli pericolanti che invocano il
-soccorso d'un avvertimento paterno; di ragazze di collegio che chiedono
-suggerimenti intorno alla scelta del marito; di figliuoli illegittimi
-che gli raccontano la loro storia; di teste matte d'ogni tinta che gli
-propongono i più strampalati problemi sociali e psicologici; ed egli
-risponde qualche volta, quando la lettera lo fa pensare, e la risposta
-è difficile; e altre volte s'impazienta, e butta ogni cosa nel cestino.
-Così passa la sua vita tra il lavoro, gli amici e l'immenso pubblico
-sconosciuto, sotto una pioggia di biglietti di visita e di biglietti
-di banca, incensato, invidiato, seccato, portando con eguale vigore i
-suoi cinquantasei anni e l'eredità enorme del nome paterno, in mezzo
-alla grande città che lo ammira e lo maligna e gli chiede pascolo
-continuamente alla sua curiosità febbrile di regina annoiata.
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-La figura del Dumas figlio è una delle più strane e delle più degne di
-studio che possa desiderare un ritrattista letterario. A primo aspetto,
-è il Dumas dei ritratti fotografici, che tutti conoscono: molto alto
-di statura, membruto, ma non grasso, benchè abbia un po' di ventre;
-anzi di forme piuttosto asciutte e svelte, messe in evidenza da un
-portamento diritto di soldato; una grossa testa, calva sul davanti,
-con una corona folta di capelli grigi e crespi, che gli stan tutti tesi
-all'indietro, come se fossero spinti dal vento; i lineamenti del viso
-bruno terreo, regolari, ma arditi, e l'occhio grande, chiaro e freddo,
-di cui lo sguardo fa l'effetto dell'interrogazione d'un giudice mal
-prevenuto. Di viso somiglia un po' al padre, fuorchè nell'espressione
-degli occhi, che è meno benigna, per non dir punto, e nel contorno, che
-è più oblungo. Veste trascuratamente, come l'autore del _Montecristo_.
-— Questo è il Dumas del primo aspetto. — Cambia affatto quando apre
-la bocca; il suo primo sorriso produce una vera meraviglia. — Perdio
-— esclamai dentro di me — è un negro! — Tutta la parte inferiore del
-viso, la sporgenza delle labbra, i denti, il mento, sono assolutamente
-d'un negro: s'indovinerebbe alla prima, non sapendolo, che c'è entrato
-del sangue nero nella sua famiglia. E non solo nella parte inferiore
-del viso; c'è qualcosa nella forma allungata del busto e nella
-struttura delle gambe, e più di tutto negli atteggiamenti, nel modo di
-distendersi e di contrarsi, e in una certa snodatura strana di tutta
-la sua persona, che ricorda in un modo singolarissimo i movimenti
-e le positure feline della razza nera. Mi richiamò alla memoria un
-ufficiale mulatto degli _spahis_, che avevo visto all'Esposizione,
-disteso sopra una panca d'una trattoria. Anche la sua voce ha non so
-che di inaspettato, d'esotico, che stupisce alle prime parole, come
-una voce alterata di proposito. Tutta la sua persona, fuor che i
-piedi piccolissimi, ha qualcosa di rude e di austero, come d'un uomo
-altrettanto esercitato agli strapazzi del corpo che alle fatiche della
-mente. L'ingegno è tutto nella fronte ampia e curva, e in quel grande
-e terribile occhio bigio, che con uno sguardo par che abbia bell'e
-scrutato, pesato e giudicato il vostro cervello e il vostro cuore,
-e, quel che è peggio, senza lasciar indovinare la sentenza. E più
-strano dello sguardo è il riso, o piuttosto la risata. M'avevano detto
-giustamente che ha conservato il suo riso di monello di quindici anni,
-se non proprio nell'espressione della fisionomia, almeno nell'atto.
-Improvvisamente da una gravità accigliata e imperiosa prorompe in uno
-scoppio di risa, come se avesse inteso la più spropositata sciocchezza,
-e ridendo, scrolla le spalle, incurva la schiena e si tura la bocca con
-la mano, come fanno i ragazzi per non farsi scorgere dal maestro: poi
-si ricompone tutt'a un tratto, come uno scolaro colto in flagranti.
-E ha dei gesti risoluti e taglienti, come se segnasse la cadenza di
-certe parlate fulminanti delle scene capitali dei suoi drammi; e tronca
-bruscamente la gesticolazione per sprofondare le mani nelle tasche,
-come per dispetto d'essersene troppo servito. È una strana persona,
-in somma, un misto bizzarro d'artista e di colonnello di cavalleria,
-di avvocato fiscale e di gentiluomo _sans façons_, di giovinetto e
-di vecchio, di parigino e d'africano, che quando s'è visto non desta
-meno curiosità di quella che s'aveva prima di vederlo, e lascia molto
-incerti sul sentimento che ispira.
-
- *
- * *
-
-E la sua maniera di conversare? È difficile ritrarla. Bisogna
-immaginare una mente aperta da mille parti, che coglie a volo ogni idea
-propria o d'altri, con una sollecitudine febbrile, per farne nascere
-una discussione, o almeno un contrasto momentaneo, se altro non è
-possibile, di sentimenti e d'opinioni; che sopra ogni più sfuggevole
-argomento vuol formulare un giudizio che colpisca l'immaginazione e si
-fissi nella memoria; che ad ogni sentimento che altri esprima passando,
-s'arresta per frugarvi dentro, e non è soddisfatto fin che non l'ha
-rovesciato; che nota tutto, s'interessa a tutto, e volta e rivolta in
-mille modi tutte le idee, con una specie di curiosità inquieta, come
-se sospettasse in ciascuna un tesoro nascosto d'altre idee, che gli
-si volessero sottrarre; che a proposito d'ogni soggetto, ha pronto un
-aneddoto nuovo e concettoso, pescato in un pelago immenso di ricordi
-di gente e di casi infinitamente diversi; che passa da una ad un'altra
-quistione toccandone rapidissimamente altre dieci, come fa il suonatore
-sui tasti del pianoforte, e dice su ciascuna una parola che fa venir
-sulle labbra mille interrogazioni impazienti; che dall'esposizione,
-per esempio, d'un suo possibile romanzo su Gesù Cristo, intercalata
-d'interminabili citazioni d'evangeli, d'epistole apostoliche, della
-bibbia, dei santi padri e dei libri sacri indiani, salta a ragionare
-dell'Alsazia e della Lorena, per schizzare a tratti da maestro una
-bizzarra caricatura del principe di Bismarck; il quale lo conduce a
-fare un pronostico fantastico sull'avvenire del popolo ebreo, dopo aver
-strozzato in cinque periodi la storia delle sue vicende politiche; da
-cui scende a trinciare alla svelta una quistione di frenologia; e poi
-a crivellare d'epigrammi la lettera del Rochefort, pennelleggiando
-di passata Leone Gambetta; il quale gli rammenta l'Accademia, che
-gli dà il destro di definire con poche parole colorite e profonde il
-magistero dello stile del Rénan; al che fa seguire una comparazione
-minuta e tecnica fra la pittura del Meissonier e quella del Dupré,
-per trascorrere poi ad una discussione filologica, e ricascar daccapo
-nella politica. E tutto questo nel giro d'un ora, detto a frasi nette
-e risolute, a proposizioni scintillanti, che par che gli scattino
-dalla bocca, serrate l'una all'altra come anelli d'acciaio, interrotte
-soltanto di tratto in tratto da uno di quei cachinni strani, che
-muoiono all'improvviso, come recisi d'un colpo, e accompagnate da un
-continuo e furioso sfruconare di molle nel caminetto, che solleva un
-nuvolo di cenere e di scintille ad ogni sentenza. Ma come si rivela
-l'ingegno irresistibilmente drammatico in ogni suo ragionamento! Mentre
-esponeva il concetto del suo romanzo su Gesù Cristo, per cui doveva
-citare personaggi e avvenimenti e giudizi, tutto si faceva dialogo e
-dramma nel suo discorso; d'ogni cosa parlava come se l'avesse vista
-e sentita; e ragionava delle persone con un tono di famigliarità
-curiosissimo come se fosse vissuto tra loro, e avesse egli primo e solo
-scoperto in tutti chi sa che segreti; e faceva, a sostegno delle sue
-opinioni, delle osservazioni psicologiche sottili e maliziose sopra
-ciascun carattere, toccandosi un occhio col dito, con l'aria di dire:
-— Ho indovinato tutto. — Si capiva che quegli avvenimenti l'attraevano
-più come un grande dramma che come una grande quistione. In fondo la
-sua idea è quella dello Strauss, benchè basata sopra argomenti ch'egli
-crede suoi propri; e ciò vuol dire che è già molto lontano dalla
-professione di fede che fece nell'_Homme femme_, e che ogni influsso
-del suo amico Dupanloup è svanito nell'anima sua. La qual cosa non
-deve stupire, perchè la sua mente s'avanza, retrocede, serpeggia, è
-sempre in movimento, come il suo corpo, e muta di continuo come il suo
-viso. Dice egli medesimo che ha bisogno di questo lavorìo incessante
-del cervello perchè l'inerzia intellettuale lo gitta immediatamente
-nella tristezza. Quando rimane per qualche tempo in silenzio, gli
-si vede in viso che rumina dentro al suo pensiero, che cerca qualche
-cosa da sviscerare e da discutere, e che s'impazienta se non lo trova.
-Cento espressioni diverse gli passano sulla fronte e negli occhi anche
-durante una breve conversazione: prima è sereno, poi triste, poi sereno
-daccapo, poi stizzito, poi pensieroso e inquieto: somiglia al cielo
-d'Olanda in un giorno d'autunno. Quand'è allegro, gli si vede come un
-fondo di tristezza a traverso all'allegria; e non è mai tanto triste,
-da non lasciar capire che la sua tristezza durerà poco. Per ciò si
-prova qualche incertezza stando con lui; non si sa bene con quale
-s'abbia a che fare veramente, dei molti Dumas che si manifestano a
-volta a volta sulla sua faccia, e spariscono. Non dura cinque minuti
-in stato di riposo: incrocia le braccia sul petto, le scioglie per
-passarsi una mano sulla fronte, incrocicchia le dita sul cocuzzolo,
-si tormenta i pollici colle unghie e coi denti, s'abbraccia ora un
-ginocchio ora l'altro, e si distende e s'incartoccia, rivoltandosi
-continuamente a destra e a sinistra, che par perseguitato da uno
-sciame di vespe invisibili. Ogni pensiero che gli spunta nel capo gli
-dà un riscossone, come una scintilla elettrica, che lo costringe a
-cambiare atteggiamento. Sembra che l'epigramma mordente, la sentenza
-arrischiata, il paradosso, la frase brutale con cui mette a nudo il
-basso interesse che cova sotto il sentimento gentile, rispondano a
-un suo bisogno fisico più che non siano un'espressione schietta del
-pensiero e dell'animo suo; e che il parlare in quella forma sia per
-lui un modo voluto di sfogare non so che irritazione sorda del sangue,
-che non è sua natura, ma sua malattia, e ch'egli sfogherebbe meglio, se
-potesse, sbriciolando tutto quello che gli viene alle mani.
-
-Si quetò un poco facendo vedere la sua pinacoteca. Ritto davanti ai
-suoi paesaggi preferiti, col gomito destro nella mano sinistra, e
-l'altra mano sul mento, dicendo le immaginazioni che gli destavano
-in capo certi orizzonti oscuri di campagne solitarie, flagellate dal
-vento, pareva un altro Dumas: il suo viso si rasserenava, la sua voce
-si raddolciva, e le parole, invece di scattare, colavano. Si raddolcì
-specialmente, e mutò quasi aspetto, tratteggiando il carattere nobile
-e modesto d'un pittore suo amico, grande d'ingegno, ingenuo di modi,
-semplice come un fanciullo, pieno di cuore e d'entusiasmo, e pure
-timido, inconsciente del suo valore, facile all'ammirazione di tutto e
-di tutti, e buono e dolce come un santo in ogni atto e in ogni parola:
-non si può dire la delicatezza delle espressioni, il buon sorriso di
-fratello con cui il Dumas ne ritrasse l'indole e ne raccontò la vita.
-Sempre discorrendo, girò di sala in sala, salì e discese per scale a
-chiocciola coperte di tappeti, staccò quadri, smosse dei mobili per
-far vedere le tele mal collocate, camminando sempre a passi rapidi,
-curvandosi e rialzandosi con la snellezza vigorosa d'un ginastico, e
-dicendo dinanzi ad ogni quadro una parola vibrata e pittoresca, che lo
-definiva e lo giudicava. E intanto io dicevo all'orecchio dell'amico
-che m'accompagnava: — Mi pare d'aver visto dieci Dumas —, ed egli
-mi rispondeva: — ne vedreste trenta, se restaste con lui tutta la
-giornata. — E poi si ridiscese in mezzo ai libri, dov'egli ripigliò la
-sua conversazione saltellante dall'arte alla politica, alla religione,
-alla storia, ragionando a botte da maestro di scherma e stropicciandosi
-le mani e la testa con la solita febbre; finchè improvvisamente apparve
-l'undecimo Dumas, che fu il più geniale e il più artistico di tutti.
-
-Il discorso cadde sulla sua Jeannine, l'unica figliuola che gli rimanga
-in casa, essendosi maritata poco tempo fa la maggiore, che si chiama
-Colette. La signorina Jeannine ha tredici anni, ed è cresciuta, in un
-anno, di sedici centimetri. Fu amabile veramente il Dumas quando si
-mise a descrivere, com'egli sa descrivere, quella cara grandigliona
-d'una bambina, venuta su all'improvviso, e rimasta sottile sottile,
-che spenzolava da ogni parte, nei primi mesi della crescenza, come
-un fiore dondolato dal vento, sempre con quel bocciuoio di testina
-bionda ripiegato sopra una spalla, a cagione della tenuità dello stelo,
-tanto che suo padre doveva rialzarla ogni momento, come un giardiniere
-amoroso, e rimetterla ritta contro lo spalliera della seggiola, con
-una carezza sotto il mento. Poi cominciò a raccontare tutti i suoi
-miracoli di precocità intellettuale, le sue uscite comiche, le sue
-ragioni di donnina, e certi suoi impeti d'eloquenza fanciullesca contro
-la tristizia del mondo, con una grazia così affettuosa d'accenti e di
-gesti, da parer strano che fosse lui proprio quello spietato anatomista
-dell'anima umana, che immaginò la perfidia della _Femme de Claude_
-e l'anima fracida del duca di Septmont. Tutto ad un tratto cessò di
-parlare, e gli brillò sul viso il più dolce dei suoi sorrisi africani.
-Mi voltai e vidi la deina della casa, tutta vestita di rosso vivo, alta
-alta e leggera da smoverla con un soffio, con un visetto di bambola
-grazioso e ridente, con certi attini di capo da rondinella, e una voce
-che pareva il mormorio d'un filo d'acqua: un abbozzino di damigella,
-insomma, ancora tutta odorosa d'infanzia, lunga ed esile come un'ode in
-versi quinarii. Ma suo padre la presentò come un poema. Ed è infatti il
-suo amore e la sua alterezza. Essa gli riempie la casa dello svolazzo
-vermiglio della sua vestina e del suo sfringuellìo di scolaretta, e
-tempera così l'irrequietezza tormentosa del suo spirito, troppo lucido
-contemplatore delle verità tristi della vita. Forse noi dobbiamo a lei,
-o le dovremo, qualche bella scena di commedia e qualche bella pagina di
-romanzo, che sarà scritta su quel gran tavolo verde, all'eco della sua
-voce. E se ciò non fosse, le dovremmo almeno questo piacere: di poter
-mettere una sfumatura color di rosa sopra il ritratto di suo padre.
-
- *
- * *
-
-Ad Alessandro Dumas figlio fa un contrasto singolarissimo Emilio
-Augier. Questi è tutto francese, anzi genuinamente parigino, anche
-d'aspetto. È alto egli pure, benchè un po' meno del Dumas; ha
-una corporatura possente ed elegante di gentiluomo vissuto fra le
-armi, e una testa all'Enrico IV; è bello, gaio, buono, sempre d'un
-umore, e porta la sua celebrità non come un manto, ma come un fiore
-all'occhiello. Ora non è più l'Augier d'una volta; non perchè sia
-molto invecchiato, ma perchè s'è quetato. Chi lo conobbe nel suo
-buon tempo, quando aveva una bella capigliatura nera e inanellata,
-e le guancie rosee, dice ch'era un uomo veramente seducente; d'un
-umore non solo allegro, ma gioioso; una natura felice e straripante,
-piena di quella bella baldanza giovanile, che, invece di offendere,
-affascina, perchè non nasce da orgoglio, ma da esuberanza di vita
-e di contentezza. Era il Francesco primo della letteratura, dicono;
-un'anima ardita, brillante e amorosa; un misto mirabile, come fu detto
-delle sue commedie, _d'esprit et d'âme, d'émotion et de gaîté_; amato
-dagli amici, adorato dalle donne, prediletto dai grandi, cercato e
-festeggiato da tutti e da per tutto; che portava, dovunque apparisse,
-un soffio ardente di gioventù e di piacere, e passava la vita in mezzo
-agli applausi, alle risa, ai baci, agli onori, alle invidie, tutto
-superando e dominando con la sua gagliarda natura di colosso benigno,
-alto tanto da poter camminare a traverso a tutti i piaceri e a tutte le
-miserie del mondo, tenendo sempre la fronte nell'arte.
-
-A un certo punto scomparve dalla festa, e diventò il più raccolto e il
-più casalingo dei poeti drammatici. Quello che si vede ora è un secondo
-Augier, a traverso al quale traspare ancora il primo, ma vagamente,
-come certe scene luminose di teatro dietro a quei teloni sottili che
-scendono improvvisamente sul palcoscenico, trasportando gli spettatori
-dal tumulto d'un ballo nel silenzio d'una casa privata. A vederlo ora
-nel suo bel salotto di via di Clichy, affondato in una grande poltrona,
-vestito alla diavola, con la sua gran testa calva, rosso nel viso,
-grasso, con gli occhi un po' rimpiccioliti, e pieni di dolce quiete,
-con quel sorriso benevolmente canzonatorio, con quei gesti larghi e
-riposati, ha l'aria d'un buon borghese opulento, d'un buon padre di
-famiglia che abbia dato un collocamento onesto a tutti i figliuoli,
-e non faccia più altra parte al mondo che quella di spettatore
-soddisfatto. Ma s'indovina ancora della forza sotto a quella quietudine
-di giubilato, e si capisce alla prima che non è la giubilazione d'un
-segretario invecchiato tra i protocolli, ma il riposo d'un generale
-d'armata, un po' strapazzato dalle campagne, ma pronto a rimontare a
-cavallo, se la necessità si presenta o il capriccio lo piglia.
-
-Eppure, nonostante la sua bella testa, c'è non so che nel suo
-aspetto che non corrisponde intieramente all'immagine che ci formiamo
-dell'Augier. È lui; ma non tutto. Non si direbbe, vedendolo, che sono
-opera sua i grandi colpi di scena di _Diane_, gli slanci terribili di
-passione di _Paul Forestier_, la disperazione straziante del Pommeau
-nelle _Lionnes pauvres_, e quelle anime dannate del D'Estrigaud e
-d'Olympe, e tutte quelle scene potenti che mettono i brividi nelle
-ossa, e nello stesso tempo suscitano e comprimono un'onda di pianto
-ardente nel cuore. Pare che debba averle scritte un altro Augier,
-nascosto in lui, che salti su e si manifesti solamente nelle grandi
-occasioni. Quello che si capisce subito dal suo viso è il signor
-Poirier, il signor Maréchal, il signor Fourchambault, il signor Adolfo
-di Beaubourg, il marito di Gabriella, il fratello dell'Avventuriera;
-sono i suoi padri di famiglia, buoni e galantuomini in fondo, benchè
-con qualche baco nella coscienza, i suoi giovanotti cavallereschi che
-vogliono arruolarsi negli zuavi quando scuoprono una macchia nella
-famiglia, le sue ragazze ricche che cercano l'amore d'un povero, i
-Piladi affettuosi e devoti dei suoi Oresti imprudenti; ed anche la
-cura amorosa e paziente con cui ha cesellato i suoi dialoghi, così
-squisitamente arguti e prettamente francesi, — i suoi bei distici
-limpidi e facili, — quella schietta vena di poesia che si fa sentire
-senza farsi vedere, — il buon senso, insomma, il buon gusto e i buoni
-versi, come gli dissero all'Accademia, — e quell'aura di onestà,
-di bontà e di gentilezza che spira da un capo all'altro delle sue
-commedie, siano gaie o tristi o terribili, e che conforta il cuore,
-come l'eco d'una musica sommessa che ci giunga all'orecchio insieme
-alle parole dei personaggi.
-
-Quella bella e quasi famigliare spontaneità che è nella sua poesia,
-è pure nella sua indole e nei suoi modi. Non si può immaginare una
-garbatezza più amichevole della sua nel ricevere gli sconosciuti.
-Verrebbe tanto naturale, dopo essere stati un quarto d'ora con lui per
-la prima volta, di dire al primo incontrato: — Sono stato dall'amico
-Augier. — L'alterezza non sarebbe in lui che un giusto sentimento
-di sè; ma per trovargliela, come dicono i suoi amici intimi, bisogna
-andargliela a cercar coll'uncino proprio in fondo all'anima, sotto a
-un tesoro di bonarietà e d'indulgenza. Mai al mondo si penserebbe, a
-sentirlo discorrere così pacatamente, come un buon massaio, di mille
-bazzecole di casa, voltandosi ogni momento a domandare il parere alla
-sua signora, bella ancora d'una certa bellezza amorevole e placida,
-benchè poco meno attempata di lui, che quell'onesto e assennato capo di
-casa, porta intorno alla testa la gloria più difficile, più invidiata,
-più smaniosamente e tormentosamente cercata nel campo immenso
-dell'arte. Egli ama la quiete del suo guscio, i suoi buoni comodi, e
-come disse nelle sue belle poesie _Les pariétaires_:
-
- Un foyer où pétille un fagot de genêts,
- De la bière, une pipe, et, dessus toute chose,
- Des compagnons qu'on aime, avec lesquels on cause
- Bien avant dans la nuit, le pied sur les chenets;
-
-e le cenette senza chiasso, la musica del Rossini, i paesaggi del
-Vatteau, e i buoni incassi dopo i buoni successi, e la gloria, senza
-dubbio, ma un po' da lontano, senza sentirne i fumi e i clamori. Le
-commedie che fece con la collaborazione di qualche amico, le immaginò
-e le discusse quasi sempre accanto al fuoco, coi piedi sugli alari,
-contento di veder biancheggiare a traverso ai vetri il tetto della casa
-vicina, carico di neve. La sera, mentre i teatri di Parigi, di Vienna,
-di Roma, di Londra, di Madrid, risuonano tutti ad un tempo, come accade
-non di rado, degli applausi provocati dalle sue creazioni, egli è là
-nel suo cantuccio, insaccato in un giacchettone da padre nobile, che
-gioca beatamente alle carte con _madama Emilio Augier_, appassionandosi
-nei momenti critici, come se giocasse un atto di commedia per partita,
-secondo l'uso di Ulisse Barbieri. E tutti i suoi gusti sono semplici ad
-un modo. Fino a due anni fa ebbe la passione delle pipe, e ne possedeva
-una grande collezione, che andava annerendo amorosamente, tutte ad un
-tempo, mediante una ripartizione sapientemente regolata dalle sue cure.
-
-Ma benchè paia così tutto di casa, e quasi incurante della sua gloria,
-sente però gentilissimamente le testimonianze d'ammirazione delle
-persone più umili, e preferisce appunto quelle soddisfazioni d'amor
-proprio, alle quali pare che dovrebb'essere più indifferente. Lo
-rallegra per tutta una serata una bambina di dieci anni che gli dice
-ingennamente: — Sapete, _père Augier_, mi piace molto _Maître Guérin_;
-— e lo sguardo curioso e affettuoso dello straniero che lo vede per la
-prima volta gli fa splendere negli occhi una bontà e una contentezza
-d'artista di vent'anni, accarezzato dalla prima lode. Bisogna vedere
-con che compiacenza, come se fosse una cosa straordinaria per lui,
-mostra l'album di fotografie dei _Fourchambault_, che gli mandò il
-Pietriboni, e che egli tiene sul tavolino del salotto. — Questi
-sono capocomici gentili — dice; — in Francia, invece, mi fanno
-fischiare,... come a Lione. — Ma i fischi di Lione non devono aver
-turbato menomamente i suoi placidissimi sonni. Egli ha l'aria d'un
-uomo che non abbia mai sentito certi dispiaceri per una specie di
-pigrizia del cuore che non voglia scomodarsi nè per le gioie nè
-per le noie. Una voluttuosa pigrizia è il fondo della sua natura. È
-strano a dirsi, mentre son là otto volumi di commedie, in ciascuno
-dei quali son condensati otto romanzi, e che portano tutti l'impronta
-d'un lavoro accuratissimo d'intreccio e di stile. Eppure è così: non
-è un lavoratore di istinto. Ogni sua produzione teatrale è stata un
-gigantesco sforzo della sua volontà contro la sua natura, tanto che
-anche nel tempo della sua maggiore operosità intellettuale, dovette
-sempre, per riuscire a fare una commedia, cogliere a volo il momento
-più favorevole, afferrarvisi con tutte le forze, tremando che gli
-sfuggisse, e da quel momento lavorare con l'arco dell'osso fino alla
-fine, senza arrestarsi mai, per mesi e per mesi, di notte e di giorno,
-mangiando a scappa e fuggi, non vedendo nessuno e non udendo parlar
-d'altro, come un recluso o un maniaco; poichè sapeva certissimamente
-che la violenza che avrebbe dovuto fare a sè stesso per rimettersi
-al lavoro dopo una sola giornata di sosta, sarebbe stata superiore
-alle sue forze. — Per poter fare una commedia — dice — ho sempre
-dovuto seppellirmici dentro. — Si stancava; ma quand'era stanco,
-l'eccitavano il tabacco e la musica. Disteso sopra un canapè, con
-la testa appoggiata sulla spalliera, e lo sguardo vagabondo dietro
-ai nuvoli del fumo, mentre le sue sorelle, nella stanza accanto,
-suonavano sul pianoforte la sua musica prediletta, in uno stato così
-di mezza ebbrezza e di abbandono, egli fantasticava le più belle scene
-del _Figlio di Giboyer_ e della _Pierre de touche_, e quando sentiva
-l'idea matura, saltava a tavolino e ci rimaneva delle mezze giornate
-senza alzare la testa. Quando poi aveva terminato, si abbandonava
-per parecchi mesi a un ozio beato, non turbato neppure dalla lettura
-della gazzetta, al piacere delle passeggiate senza scopo e delle
-chiacchierate capricciose e interminabili con gli amici intimi, e
-cercava continuamente d'illudersi che quel paradiso dovesse durare per
-sempre; e lo atterriva l'idea di dover presto o tardi ritornare alla
-catena dell'arte. Senonchè questa maniera di lavorare gli fece danno,
-specialmente agli occhi, tanto che ora non può più lavorare che la
-mattina di levata e per non più di due ore. — Nondimeno — egli dice,
-— provate a lavorare anche due sole ore, ma di seguito, e ogni giorno
-impreteribilmente; rimarrete meravigliati di quanto avrete fatto in
-capo a un mese. Una gran parte di lavoro, in quelle grandi sfuriate,
-va perduta; mentre quel che si fa in due ore, a mente fresca, è tutto
-lavoro che rimane. — Ma anche nei tempi andati, durante quelle lunghe
-fatiche non interrotte, egli ebbe sempre un modo quieto e per così
-dir composto di lavorare. Ha fatto violenza ai suoi nervi piuttosto
-che al suo ingegno. _Ne forçons pas notre talent_, è la massima a cui
-s'è sempre attenuto. Mettendosi a scrivere una commedia non s'è mai
-proposto di far meglio che pel passato, ad ogni costo, come molti
-si propongono; ma semplicemente di far bene, senza stimolarsi coi
-confronti, che turbano sovente e fuorviano. Non volle mai pigliare il
-suo soggetto con un assalto furioso; ma così, a poco a poco: tender
-prima l'orecchio ai suoni sparsi ed incerti dell'ispirazione, che
-sono come un preludio lontano dell'opera; girare lentamente intorno
-alla idea ancora confusa, per scoprirne l'una dopo l'altra tutte le
-faccie; tentare e ritentare le difficoltà, senza impazientarsi degli
-esperimenti inutili; sforzarsi di mantenere la mente serena, per
-quanto è possibile, anche quando l'animo è agitato; e non arrischiarsi
-mai in una parte vitale e pericolosa del lavoro prima d'aver
-preparato coscienziosamente tutti i mezzi necessarii a riuscirvi. —
-La contemplazione tranquilla del proprio argomento, come diceva il
-Manzoni. — Così non ha mai molto corretto perchè prima di scrivere
-ha sempre molto voltato e rivoltato nella mente l'idea, la frase e la
-parola.
-
-Ma nel corso del lavoro, lo confessa, il suo più potente stimolo
-è sempre stato l'idea dell'infinita consolazione che avrebbe
-provato terminando. E scherza sovente su questa sua pigrizia, molto
-lepidamente. Passò cinquant'anni della sua vita, per esempio, senza
-aver visto un'aurora. Un giorno finalmente disse a sè stesso:
-— In questo stato non si può durare. Invecchio. Andarmene senza
-aver visto uno spettacolo di cui si raccontano tante meraviglie,
-sarebbe un obbrobrio. Bisogna vedere una aurora. — E si mise a fare
-delle _démarches_ per procurarsi questa consolazione. Ma fu sempre
-disgraziato. Salì due volte sul Monte Righi, e ci trovò due volte una
-nebbia che s'affettava; si levò presto in campagna e fu ricacciato
-in casa dalla pioggia; fece la sentinella molte volte, come guardia
-nazionale, nel Bosco di Boulogne, durante l'assedio, nelle prime
-ore della giornata, e gli toccò sempre un cielo da venerdì santo.
-Cominciava a disperare della riuscita, e n'era addolorato e avvilito.
-Finalmente, poche settimane fa, viaggiando per strada ferrata, vide
-per la prima volta un'aurora. — _C'etait joli, en effet;_ — ma può
-dire d'essersela guadagnata. Ne fa anche un po' di caricatura di questa
-pigrizia, qualche volta. Ho riso di cuore dello sguardo compassionevole
-che diede a un amico, il quale esclamava entusiasticamente: — Ah il
-lavoro è la gioia, è la vita! —, e dell'accento comico con cui gli
-domandò: — Ma... lo dite sul serio? — Certo, la tendenza ai dolci ozii
-che aveva da giovane, gli s'è accresciuta con gli anni. C'è anzi chi
-crede che non abbia più scritto commedie in versi da un tempo a questa
-parte, non per altro che per scansare la fatica, come dice Dante, di
-_dir le cose per rima_: non fece in versi che il _Paul Forestier_,
-per velare di poesia l'audacia della gran scena del terzo atto fra Lea
-e il suo amante. Dopo aver scritto in versi nove splendide commedie,
-alle quali deve principalmente la sua gloria letteraria, crede ora che
-sia meglio scrivere in prosa. A un amico che gli annunziava di voler
-scrivere una commedia in versi: — no, no — disse, con un'espressione di
-noia, come se avesse dovuto cercargli le rime lui stesso; — fatela in
-prosa: _on est bien plus libre, allez_. — Ma qualunque sia la ragione
-di questo suo mutamento di gusto, è fuor di dubbio che egli si sente
-stanco, se non invecchiato di ingegno, e che non è più l'ispirazione
-impetuosa d'altri tempi, e come un bisogno della mente e del cuore,
-la forza che lo spinge a creare. Da parecchi anni, ad ogni commedia
-che fa, dice che sarà l'ultima; e si mise a scrivere i _Fourchambault_
-appunto dopo una di queste solenni dichiarazioni. — Come mai? — gli
-domandò un amico cogliendolo sul fatto, con l'abbozzo delle prime
-scene fra mano; vuol dire dunque che si ricomincia? — Eh santo Iddio —
-rispose — che cosa volete? Le spese crescono continuamente.
-
-Ma delle sue ragioni intime d'artista è difficile che parli anche
-con gli amici più stretti, non per disdegno, ma perchè gli ripugna
-naturalmente discorrere di sè e delle cose sue come d'affari di
-Stato. E questa ripugnanza «a servire in tavola l'anima propria,»
-come diceva il Balzac, si riconosce nelle sue liriche, nelle quali è
-rarissimo trovare un verso che getti un po' di luce sopra la sua indole
-e sopra la sua vita, se non sono i versi d'amore che pure non hanno
-nulla di profondamente individuale; e si riconosce anche in ciò, che
-di tutti gli autori drammatici francesi, è quello che scrisse meno
-prefazioni, e che, per quanto l'abbian tormentato gli editori del suo
-teatro completo, non son riusciti a strappargli un cencio di prosa
-da attaccare al primo volume. Lo stesso è per gli autografi e per le
-biografie. A un direttore di giornale che gli chiedeva un autografo
-per la sua gazzetta illustrata, scrisse: — Non sto bene, vi stringo
-la mano; — e a un tale che gli domandò notizie per scrivere la sua
-biografia, rispose: — Son nato nel tal luogo. Ho tanti anni. Non mi è
-accaduto nulla di straordinario. — Nemmeno i suoi più famigliari son
-mai riusciti a cavarsi la curiosità di sapere quale sia la commedia
-per la quale egli sente più tenerezza di padre; benchè abbian ragione
-di supporre che sia l'_Aventurière_, la prima commedia in cui rivelò
-ingegno maturo e sicurezza di sè; commedia tutta sua, brillante
-di vita da un capo all'altro, e vestita di poesia freschissima; la
-quale, se non ebbe alla prima un successo eguale alla _Cigüe_, perchè
-rappresentata pochi giorni dopo gli avvenimenti di febbraio del 1848,
-fu però quella che portò il suo nome più alto e gli aprì le porte
-dell'Istituto. Egli non parla nemmeno di letteratura in generale,
-se non ci è forzato; e i suoi amici affermano che uno che non lo
-conoscesse potrebbe fare un viaggio di tre giorni con lui, senza
-sentire dalla sua bocca una sola parola che desse un sospetto lontano
-dell'esser suo. Se lo tirano per i capelli a discorrere d'arte, lo fa
-in un modo tutto suo, con un certo linguaggio pratico, da strapazzo,
-come un operaio che ragioni del suo mestiere. Non recita il sermoncino
-preparato, come faceva Gustavo Flaubert, se ne può essere sicuri, e
-non la piglia tanto dall'alto per dimostrare a un contradditore che
-il teatro risponde a un istinto dell'uomo: — Oh buon Dio! Guardate
-i bambini di due anni, che non sanno ancora parlare, e fanno già la
-commedia con due pezzi di legno. — E poi cambia discorso.
-
-Non è più il parlatore abbondante e caloroso d'una volta: non fa per lo
-più che ascoltare, e quando ha da dir qualche cosa, se può cavarsela
-con una mezza parola o con un gesto espressivo, ne par contentissimo.
-Solo di quando in quando, una o due volte per sera, si anima a poco
-a poco, svolgendo un aneddoto, e allora spiega un vivacissimo senso
-comico, molieriano, largo e di buona vena, sostenuto da un buon riso
-di petto, grasso, che dà gusto a sentirlo, e da una bella voce rotonda
-di basso baritonale, che empie la sala; e nel calore del discorso,
-gesticolando come un attore eccitato, alza la sua nobile e poderosa
-figura di artista, in maniera che par di veder risorgere l'Augier
-antico, quando declamò quella appassionata apologia del Lamartine
-all'Accademia. Poi torna a inchiodarsi sulla sua poltrona e a chiudersi
-nel suo silenzio; e a vederlo così muto, quando passa la sua mano
-signorile sulla testa calva, cogli occhi fissi alla volta e vagamente
-sorridenti, si indovina che gli attraversano la mente le platee
-tumultuose delle prime rappresentazioni, e i banchetti trionfali, e i
-superbi amori, e tutte le avventure inebbrianti della sua giovinezza di
-principe.
-
-Anche nel poco che dice, però, con quell'apparenza di trascuratezza,
-come se il parlare lo faticasse, c'è il pregio che si trova nei
-dialoghi delle sue commedie: ogni parola ha un valore, ogni menoma cosa
-è espressa in una forma stretta ed arguta, che rivela l'abitudine di
-sfrondare il discorso per far più rapida l'azione. Era un divertimento,
-per esempio, sentire con che brevità e con che efficacia di termini
-descriveva ad uno ad uno, comicissimamente, gli attori che debbono
-rappresentare tra poco il suo _Mariage d'Olympe_ al Ginnasio; tra i
-quali la prima attrice, _une drôle de petite tête mauvaise_, abbozzata
-apposta per fare quel serpente di contessa di Puygiron, che avvelena
-l'aria dove passa; poichè per lui l'attore dev'essere anzi tutto il
-personaggio fisico che ha da rappresentare, e l'_enveloppe physique_
-equivale alla metà dell'ingegno. Ed ha un bell'essere mite e benevolo:
-si capisce nondimeno che, in altri tempi, doveva essere il malcapitato
-quello ch'egli pigliava a sforacchiare con la punta dell'epigramma.
-Sempre lascia trasparire qualche baleno del potente spirito satirico
-che gli ispirò _La langue_, quella sfilata di consigli mordacissimi
-a un avvocato, al quale promette la Francia purchè riesca a parlare
-quattr'ore di seguito senza sputare. Ma è rarissimo che se ne valga,
-anche con parsimonia. Non dice male di nessuno, ed è facilissimo
-alla lode. Gl'intesi fare un caloroso elogio, coll'accento d'una
-irresistibile sincerità, dell'ingegno del Sardou, e non gli udii
-esprimere un giudizio crudamente sfavorevole nemmeno sopra i più
-inetti raffazzonatori di _situazioni_ rubate. Si dice che altre volte
-tartassasse un po' Victor Hugo, per le sue spacconate rettoriche (e
-non è cosa da stupire in uno scrittore, com'è lui, di gusto finissimo
-e di logica rigorosa); ma ciò non gl'impedì di dedicare all'autore
-delle _Orientali_ una graziosissima poesia, nella quale parlando delle
-relazioni del poeta con la musa, dice fra le altre cose, _qu'il lui
-fait un enfant chaque fois_ (diciamo così) _qu'il l'embrasse_; poesia
-rimasta inedita, si capisce, a cagione di quell'abbraccio. Il solo
-con cui stia un poco punta a punta è Alessandro Dumas, l'unico rivale
-della sua misura; ma lo punzecchia con una certa benevolenza paterna,
-che dà appunto un sapore lepidissimo ai suoi scherzi; i quali girano
-d'amico in amico fin che arrivano su quel certo tappeto verde sparso
-di penne d'oca, da cui ritornano al mittente, per la medesima via,
-rovesciati con quel garbo che si può capire. In fondo, l'uno tratta
-l'altro con gentile compatimento, come un _bon enfant_, un giovane
-d'ingegno, che promette, e che farà qualche cosa, purchè ci si metta
-di proposito. Forse il Dumas ride un po' delle «prudenze» dell'Augier,
-e l'Augier delle «pazzie» del Dumas; ecco tutto. Il grande pubblico
-però ha maggior simpatia per l'Augier, che non lo piglia mai di
-punta, e non gli mostra le corna dell'orgoglio, ed ha fama universale
-di bontà e di placidezza; e il Dumas lo esperimentò varie volte:
-alla prima rappresentazione dei _Fourchambault_, per esempio, a cui
-assisteva in sedia chiusa, in mezzo a molta gente che applaudiva per
-fargli dispetto; tanto che egli perdette la pazienza e disse forte al
-direttore Perrin che passava: _Eh, monsieur Perrin! Quel beau succès
-nous faisons à monsieur Augier, n'est-ce pas?_ — E poi uscendo: —
-decisamente l'arte è più facile per tutti che per me. — Ma non c'è vero
-rancore tra loro, nè ci può essere a quell'altezza che hanno raggiunto
-tutti e due sopra la montagna smisurata dell'arte.
-
-Nè giova far dei confronti. Una sola cosa si può dire senza esitazione,
-ed è che l'Augier è più puramente e più spontaneamente poeta
-drammatico. È nato per il teatro, non visse che per il teatro: avrebbe
-forse, se non scritto, immaginato delle commedie, se fosse nato in un
-_duar_ della Barberia o in un villaggio dell'estrema Siberia. Tutte le
-forze dell'ingegno e dell'animo lo spingevano alla poesia drammatica,
-e vi sarebbe riuscito illustre, anche impiegandovi una minor forza di
-volontà di quella che v'ha impiegata. Non ha una grande cultura: studiò
-poco; ma benissimo. I suoi studi circoscritti li fece con passione e
-con discernimento squisito, in una sola direzione, con un proposito
-unico, rifuggendo da quella immensa varietà di letture precipitate, che
-opprime la mente senza lasciarvi un'impronta; lasciando in disparte
-tutto ciò che era certo di non riuscire ad appropriarsi in maniera
-da farsene sangue. Tre cose gli occorrevano sopra tutte: vivere, e ha
-vissuto intensamente in tutte le classi sociali; conoscere il teatro
-moderno, e se l'è inviscerato; possedere il magistero della lingua
-letteraria e maneggiare insuperabilmente la lingua familiare; e non c'è
-da dire se c'è riuscito. Oltre a questi limiti ha fatto poca strada.
-Non credo che conosca altro che per nebbia le letterature classiche,
-nonostante le sue traduzioni d'Orazio e le sue imitazioni d'Alceo; e
-aveva forse ragione quel critico svizzero che per difendere l'Augier
-dall'accusa di aver copiato Plauto, disse ch'era impossibile che
-l'avesse letto. Così, fuor della letteratura, diversamente da molti
-altri, non si curò affatto di raccoglier scienza da portare sul capo
-come i pennacchi dei cavalli di parata; ha avuto sempre un sovrano
-disprezzo della dottrina di seconda mano, e non s'è mai lasciato
-tentare a introdurre nelle sue commedie uno di quei personaggi muffosi
-e pieni di pretensione, i quali sono incaricati di far capire al
-pubblico che l'autore ha finto degli studi serii. Tutto quello che
-ha messo sulle scene è intimamente suo, sinceramente acquistato e
-profondamente posseduto. Egli non è null'altro che un grande autore
-drammatico, e tale diventò informandosi principalmente alla bella
-sentenza che si trova nella sua poesia al Ponsard: — l'immortalità si
-guadagna meditando sulla bellezza. — Non s'occupò mai d'altra cosa.
-È uno dei pochissimi francesi, per esempio, — lo dice egli stesso,
-— che non amò mai la politica; scienza che è tentato di mettere nel
-primo ordine delle scienze inesatte, tra l'alchimia e l'astrologia
-giudiziaria, tante volte gli avvenimenti hanno sbugiardato i suoi
-calcoli più speciosi e i suoi principii più opposti. Una volta se
-n'occupò non di meno; ma per i suoi fini di autor drammatico. Ha messo
-un giorno il piede sulla soglia della vita pubblica per studiare il
-meccanismo e l'ufficio delle istituzioni dello Stato, come un pittore
-frequenta la clinica per imparare l'anatomia; e gliene rimase un gusto
-vivo per la medicina sociale, ma senza fargli spinger lo studio più in
-là che non fosse necessario per la sua arte. Eppure il suo ingegno è
-così fermo, così equilibrato nelle sue facoltà diverse, così largamente
-fondato sul buon senso, — su quel buon senso degli uomini di genio,
-come diceva il Lamennais, che non si deve confondere con quello dei
-portinai, — che in qualunque disciplina si fosse esercitato, vi avrebbe
-fatto buona prova. E ne fa testimonianza l'unico suo scritto politico,
-quel breve studio sulla questione elettorale che pubblicò nel 1864,
-per proporre il suffragio misto; poche pagine, nelle quali, qualunque
-sia il valore della sua idea, c'è una cognizione così netta di tutti
-gli elementi e di tutti gli aspetti della quistione, un ragionamento
-così fortemente tessuto, e un'esclusione così sapiente d'ogni anche
-minima intromissione delle sue facoltà artistiche —, intromissione che
-cresce allettamento, ma toglie efficacia morale agli scritti sociali
-del Dumas, — da far credere l'autore, a chi non lo conoscesse, un uomo
-tutto politica e amministrazione, che non abbia fatto un verso in vita
-sua.
-
-E questo alto buon senso, quest'armonia mirabile dell'immaginazione e
-del raziocinio, del sentimento poetico e dell'esperienza della vita,
-che si rivela nelle sue opere letterarie, si rivela in tutti i suoi
-atti e in tutti i suoi discorsi. Nulla egli perde a conoscerlo in casa
-dopo averlo applaudito al teatro. Lo si trova sensato e poetico, forte
-e affettuoso, profondo e semplice in ogni cosa. Non ha figli; ma una
-corona di nipoti, che lo amano e lo accarezzano come un padre e lo
-trattano con un misto di famigliarità, di riverenza, di gaiezza e di
-terrore artistico, carissimo a vedersi. Ha una villa a Croissy, vicino
-Chatou, in un luogo dove fece lui fabbricar la prima casa e piantare
-i primi alberi; in grazia di che fu dato il suo nome ad una strada;
-e dire Emilio Augier fra la gente di quel paese, è come dire padre
-della patria e imperatore del teatro. Vicino alla sua ci sono le ville
-delle sue sorelle. Quando ha una commedia da scrivere, o una scena da
-rivedere per una _ripresa_, scappa da Parigi col suo scartafaccio, e
-va a rifugiarsi nella sua palazzina tranquilla, che si specchia nella
-Senna, in faccia a un antico castello della Dubarry. Di là, tra un atto
-e l'altro, fa una corsa in casa dei nipoti, i quali festeggiano dal
-terrazzo ogni sua apparizione, come una nidiata d'ammiratori plaudenti
-dal palchetto d'un teatro. In questa nidiata ci sono due signorine di
-sedici anni, Paolo Déroulède, autore dei famosi _Chants du soldats_,
-un capitano d'artiglieria decorato della medaglia al valore, e un
-giovane Guiard, che sarà forse una gloria del teatro francese: un
-gruppo di belle persone, di belle anime e di begl'ingegni. L'Augier,
-si capisce, ha una grande simpatia per il suo _Paul_, saltato su tutt'a
-un tratto con cinquanta edizioni di un volumetto di liriche. Il giorno
-che uscirono i suoi _Chants du soldat_ gli disse: — Bravo Paolo! Ora
-hai finito d'essere mio nipote. — Ma tanto, un po' per affetto e un
-po' per essere più sicuro del fatto suo, un'occhiatina ai manoscritti
-di lui, prima della pubblicazione, ce la vorrebbe dare. — Ma com'è
-possibile? — dice il nipote. — Supponete che egli mi dica: cambia,
-e ch'io non ne sia persuaso, come si fa a dirgli di no, a uno zio
-che si chiama Emilio a Croissy, sta bene; ma che si chiama Augier a
-Parigi? E non si può immaginare la festività cordiale e brillante di
-quei desinari di famiglia nella sala a terreno della villa Déroulède,
-quando in mezzo a quella bella corona di teste giovanili, troneggia
-l'_oncle_ — quell'_oncle_ —, specialmente negli anniversarii dei suoi
-grandi trionfi drammatici, che i nipoti festeggiano con commediole di
-occasione scritte dal poeta della _Moabite_. Per tutta la serata è un
-alternarsi vivacissimo di frizzi, di aneddoti ameni e di discussioni
-utili e belle, in cui ai ricordi gloriosi dello zio si mescolano le
-speranze gloriose dei nipoti; e pare che col suono delle voci allegre
-e dei bicchieri, si confonda un'eco degli applausi delle platee
-lontane, e che fra commensale e commensale sporgano il viso i fantasmi
-di Giboyer, di Guérin, di Fabrice, di Gabrielle, di Philiberte, di
-Poirier; e che dietro ai vetri della finestra debba comparire da un
-momento all'altro la larga faccia sorridente e benevola del padre
-Molière. Amabile e ammirabile famiglia davvero, la quale vi fa benedire
-mille volte quelle poche pagine bagnate di sudore e di pianto, che vi
-fruttarono la gioia d'esservi ricevuti come un amico.
-
-
-
-
-L'ATTORE COQUELIN
-
-
-Costanzo Coquelin, primo artista drammatico della Francia, è figliuolo
-d'un panattiere. Nacque nel 1841 a Boulogne-sur-mer, e durante tutta
-la sua adolescenza impastò e infornò con suo padre, il quale contava
-di lasciarlo erede della bottega, ch'era bene avviata. Ma i panattieri
-propongono e la natura dispone. Il piccolo fornaio non aveva ancora
-dieci anni che pigliava già degli atteggiamenti drammatici dentro
-ai nuvoli di farina, e declamava dei versi galoppando per le strade
-di Boulogne, col paniere del pan fresco sopra le spalle. Un bel
-giorno si piantò davanti a suo padre e gli disse a faccia franca: —
-Papà, io voglio fare l'artista drammatico. — Il papà alzò la faccia
-infarinata dalla madia, lo guardò fisso e rispose placidissimamente:
-— Figliuol mio, io credo che ti giri. — Il figliuolo insistè; il
-padre, buon diavolo, finì con l'arrendersi, e Costanzo lasciò il
-forno per la scuola. Terminate le scuole andò a Parigi, si presentò al
-Conservatorio, vi fu ammesso, studiò nella classe del Régnier, si fece
-onore, e dopo un anno entrò nella compagnia gloriosa della _Comédie
-française_, dove recitò per la prima volta il 7 dicembre del 1860, a
-diciannove anni, facendo la parte di _Gros Renè_ nel _Dépit amoureux_,
-dopo la quale si provò in quella di _Petit-Jean_ nei _Plaideurs_
-del Racine. Da principio passò quasi inosservato: la stampa non fece
-che annunziare il suo nome; egli non pareva destinato ad altro che
-a far le parti di comodino, quando qualche attore mancasse. Non si
-negava che avesse ingegno e attitudine all'arte; ma si credeva che
-non n'avesse abbastanza per uscire dalla mediocrità rispettata degli
-artisti di second'ordine. Questo però non era il suo parere. Continuò
-a studiare con amore e con ostinazione, divorato dall'ambizione della
-gloria; fece un personaggio originale, di suo capo, di _monsieur
-Loyal_ del _Tartufe_; interpretò in un modo inaspettato e ingegnoso
-il carattere d'Anselmo nella commedia _La pluie et le beau temps_ di
-Léon Gozlan; e a poco a poco si attirò la simpatia e l'ammirazione del
-pubblico. Ma per la critica era sempre un esordiente, e gli stessi
-suoi ammiratori non lo mettevano ancora tra gli artisti della prima
-schiera. Finalmente, nel 1862, non avendo ancora ventitrè anni, la
-sera del 15 giugno spiccò il gran salto nel _Mariage de Figaro_ del
-Beaumarchais, facendo la parte di Figaro, che era già stata fatta dal
-Got. Questa parte così complessa e così difficile, che richiede «il
-sangue freddo d'un diplomatico, lo spirito d'un demonio e l'elasticità
-d'un clown» egli la fece, scostandosi dalle tradizioni, con un tale
-impeto d'ispirazione e di forza, che il pubblico ne rimase sbalordito,
-e la critica lo proclamò unanimemente uno dei più grandi attori
-della Francia. In mezzo alle altissime lodi, però, non gli furono
-risparmiate le censure: egli non padroneggiava ancora abbastanza
-la foga della sua giovinezza, recitava qualche volta con un _éclat
-tapageur_ di cattivo gusto, si dava troppo tutto intero ad ogni
-occasione, non curava le sfumature, non fondeva a sufficienza i vari
-elementi della parte sua, si fidava troppo ciecamente alla potenza,
-e sovente al capriccio della propria ispirazione. Ma il Coquelin si
-corresse presto di questi difetti, e d'allora in poi la sua carriera
-drammatica non fu più che una successione di vittorie clamorose. Fece
-nel 1863 la parte di Figaro nel _Barbiere di Siviglia_ vi riportò un
-grande trionfo, benchè qualcuno lo accusasse d'aver fatto il Figaro
-di Rossini invece di quello del Beaumarchais: fu il più giovane, si
-disse, il più fresco, il più scintillante Figaro che si fosse mai visto
-sulle scene francesi. Poi si rivelò grande artista di sentimento nel
-_Gringoire_ di Teodoro di Banville, in cui espresse la desolazione,
-la disperazione, il terrore della morte, tutte le tempeste dell'anima
-d'un uomo rigettato dalia scala del patibolo nell'ebbrezza della vita,
-con una potenza di passione, che fece fremere e piangere tutta Parigi.
-In seguito rese magistralmente la natura stravagante e fantastica
-del principe di Mantova nel _Fantasio_ del Musset; ebbe un grande
-successo nell'_Annibal_ dell'_Aventurière_; si fece applaudire per
-cento e sessant'otto sere nella parte di marito di _Gabrielle_;
-assicurò il trionfo del _Paul Forestier_, in cui rappresentava
-il signor di Beaubourg, facendo con una finezza e una leggerezza
-profondamente meditata, il racconto pericoloso dell'avventura con
-Lea, da cui dipendevano le sorti della commedia; salì ancora più alto
-che nel _Gringoire_ nella parte potente e commovente di _Marcel_
-nella commedia _Les ouvriers_ di Eugenio Manuel; e finalmente fu
-inarrivabile interprete del Molière: _Pierrot_ nel _Don Juan_,
-_Mascarille_ nell'_Étourdi_ e nelle _Précieuses ridicules_, _Scapin_
-nelle _Fourberies_, ballerino e cacciatore nei _Fâcheux_; studiando
-e progredendo di continuo, meravigliando il pubblico ogni anno con
-una trasformazione inaspettata e ogni sera con una nuova idea, —
-sempre appassionato dell'arte sua, come un giovane di vent'anni, —
-e fresco d'ispirazione, di coraggio e di buon umore come quand'uscì
-dal Conservatorio. Fin dal 1863 è _Sociétaire_ del teatro francese,
-che significa artista «gran signore». Qualche anno guadagna intorno
-a centomila lire. Ed è, oltre che ammirato, prediletto dal pubblico
-con vivissima simpatia, e festeggiato, dovunque si presenti, come un
-amico di tutti. Non c'è da dire se suo padre ne sia altero e felice.
-Eppure s'assicura che di tanto in tanto egli dice ancora agli amici:
-— _Cependant.... il allait très-bien aussi comme boulanger._ —
-Cocciutaggini di fornaio.
-
- *
- * *
-
-Mi ricorderò sempre della pessima impressione che mi fece, a primo
-aspetto, la prima volta che lo intesi recitare nella commedia _Les
-Fourchambault_, in cui faceva la parte di Leopoldo. Quando comparve in
-scena, nel primo atto, e mi dissero: — Quello è il celebre Coquelin;
-— a veder quell'uomo tagliato alla carlona, piccolo, col naso voltato
-su, con le gambe arcate, con quel sorriso di scorbellato sulla faccia,
-provai un grande disinganno, e mi parve che non l'avrei mai potuto
-pigliare sul serio. Non sapevo darmi pace che con quel frontispizio
-così mal riuscito, dovesse far l'amoroso nel primo atto, e il figliuolo
-offeso e terribile nel terzo atto di quella bella commedia. Con tutto
-ciò mi colpì subito la sua maniera di stare in scena, anche in mezzo
-alle signorine Reichemberg e Croizette, che ci stavano mirabilmente:
-certi suoi serpeggiamenti, certe passeggiatine oblique per il palco
-scenico, a passo strascicato, e un modo di andare qua e là, col
-viso in aria e con le mani in tasca, così _vero_, così di casa, così
-perfettamente imitato da quel ciondolìo senza direzione che facciamo
-nella sala da pranzo, in famiglia, voltandoci ad ogni voltata del
-pensiero e della conversazione, come banderuole girate dal vento; che
-un ragazzo l'avrebbe osservato e ammirato. Poi notai un altro pregio
-suo: ogni volta che aveva da dire qualcosa, l'espressione del suo viso
-preannunziava in maniera il senso delle sue parole, che pareva che
-le cercasse, che parlasse di suo capo, non che recitasse delle frasi
-imparate a memoria: gli si vedeva proprio sulla fronte il lavorìo
-della mente, che si fa discorrendo, quel po' di sforzo che costa a
-tutti l'espressione del proprio pensiero. E questo dava un colore di
-verità singolarissimo al suo discorso. E come rendeva bene nell'aria
-del viso, nell'intonazione della voce e persino nell'andatura, quello
-stato d'animo particolare del giovanotto ozioso, in quell'età in cui
-comincia a sentirsi allo stretto fra le pareti domestiche, e vorrebbe
-sbizzarrirsi fuori, ma i legami della famiglia lo trattengono ancora,
-così che si dondola tutto il giorno per la casa e ingombra le stanze
-della sua scioperatezza, pieno di appetiti virili e di capricci da
-scolaro, brontolone e burlone ad un tempo, sbadigliando l'anima ogni
-quarto d'ora! A poco a poco quella naturalezza assoluta mi soggiogò; e
-mi trovai anch'io in quella corrente di simpatia che avevo notato fin
-da principio fra lui e gli spettatori, i quali seguivano attentamente
-ogni suo passo, mostravano di apprezzare ogni suo gesto, e ridevano
-qualche volta d'un movimento appena percettibile del suo viso. Non
-di meno mi pareva ancora che con quella effigie lì egli non avrebbe
-mai potuto altro che farmi ridere. Venne il terzo atto, sul principio
-del quale il Coquelin è ancora il giovane ameno e leggero delle prime
-scene. Mi meravigliò, nonostante, il modo con cui fece al Bernard il
-racconto delle sue avventure della sera innanzi, e del duello della
-mattina; durante il quale racconto si rifece indietro due o tre volte,
-per dir qualche cosa che aveva dimenticato, con una speditezza, con una
-naturalezza così viva e così spigliatamente spontanea, che la platea
-proruppe in applausi, e l'applauso fu seguito da un mormorìo generale
-di ammirazione. Di li a poco — tutti conoscono la commedia — i ferri
-si cominciano a scaldare, e di parola in parola il Bernard giunge a far
-quell'allusione al padre Fourchambault, che colpisce il figlio in mezzo
-al cuore. Allora si rivelò improvvisamente un altro Coquelin. Fu una
-vera trasfigurazione. Parve che gli cadesse una maschera dalla fronte,
-— il suo viso impallidì e si stravolse, — la voce cambiò suono, e il
-gesto scattò colla forza d'una molla d'acciaio. Tutti hanno presente la
-scena in cui Leopoldo Fourchambault alza la mano per schiaffeggiare il
-Bernard, il quale lo trattiene, gli rivela che è figlio dello stesso
-padre e che salvò la sua famiglia dal disonore, e poi gli domanda:
-— Che cosa dici adesso? — Ebbene, il Coquelin gridò quella sublime
-risposta: — Io dico che tu sei il più nobile degli uomini! Io dico che
-tua madre è la più santa delle donne! Io dico che sono altero d'esser
-tuo fratello e di gettarmi sul tuo cuore! — gridò queste parole con
-una voce così potente, con un accento così gioioso e doloroso ad un
-tempo, e straziante a forza d'affetto; con un tremito nella gola e uno
-spasimo nel viso che rivelava così irresistibilmente il pentimento
-profondo, la tenerezza immensa, il bisogno di chieder perdono, la
-gioia divina del chiederlo, un misto d'umiltà e di forza selvaggia del
-cuore, altero del suo slancio generoso e della santa giustizia che
-rendeva; che, più ancor che commosso dalla scena, in mezzo a quella
-gran folla del _Teatro francese_, che si sollevò tutta come un'onda del
-mare, io rimasi trasognato della metamorfosi dell'attore. E sconfessai
-immediatamente e per sempre il mio primo giudizio. Poi il Coquelin
-rientrò nella sua parte quieta di buon giovanotto, e all'ultima
-scena della commedia fece ancora più profonda l'incancellabile
-impressione che mi aveva lasciata, con uno di quei tratti da maestro,
-insignificanti in apparenza, che ai molti sfuggono, ma che ai pochi
-bastano per riconoscere il grande artista, come il leone dall'unghia.
-E fu quando sua sorella, ingenua, la quale sperava che l'istitutrice
-sposasse il fratello Leopoldo, sente invece che sposa il Bernard, e
-dice alla fidanzata: — Io avrei desiderato piuttosto che tu diventassi
-mia cognata.... — non sapendo che il Bernard è suo fratello pure, e
-che perciò la parentela esiste egualmente. Ebbene, il Coquelin, udendo
-quella frase, fa tra sè quell'osservazione maliziosa: — _Il n'y a
-peut-être pas grand'chose de changé_ — con una finezza così arguta,
-con un sorriso così lepido in un angolo delle labbra, a mezza voce,
-guardandosi la punta d'un piede e lasciandosi come scappare le parole
-per distrazione, in mezzo alle voci allegre degli altri personaggi,
-che gli si farebbero ripetere cento volte, tanto è l'accorgimento e
-lo spirito d'osservazione e il senso comico squisito che rivelano. E
-rimangono stampate nella mente, con quel sorriso e con quell'accento,
-e si prova sempre un piacere vivo a ricordarle e a ripetersele, come
-un verso magistrale d'un poeta di genio. Questa fu la prima impressione
-che mi lasciò il Coquelin, o meglio, che mi lasciarono i due Coquelin,
-l'uno amenissimo e l'altro appassionato e tremendo. E conviene
-osservare che egli non può patire la parte di Leopoldo Fourchambault
-perchè, dice, non gli conviene sotto nessun aspetto, e la fa per forza,
-e da cane. Nientemeno.
-
- *
- * *
-
-Poi lo intesi in altre commedie, e in tutte mi parve un grande artista.
-Ha arditezza e misura, naturalezza e dignità, costantemente. Qualunque
-personaggio rappresenti, dà a vedere d'averlo studiato, non solo
-nelle manifestazioni verosimili della sua natura, ma nel più intimo
-meccanismo dell'animo, alla sorgente stessa dei suoi sentimenti più
-segreti; e conserva il colore di ciascun carattere anche nelle tempeste
-più violente della passione. Dopo le sue prime parole non si vede
-più il viso del Coquelin; ma quello del personaggio. «Il di dentro
-domina il di fuori» come si diceva del famoso Lekain. Ha una maniera
-di comporre il viso che corregge tutti i difetti dei suoi lineamenti;
-una contrazione potente, che fa pensare a quella di Gwynplain e alla
-camera dei lordi, ma che non tradisce lo sforzo. Tutto questo, però,
-non basterebbe a fare di lui un grande artista, s'egli non avesse la
-primissima delle facoltà drammatiche, che è di sentire profondamente e
-vivacissimamente. La sua potenza è nelle vibrazioni dell'anima, nella
-freschezza e nel vigore del sentimento. Quando esprime il dolore,
-ha veramente delle lacrime nella voce, e degli accenti profondi
-d'angoscia, che par che sanguini dentro; e negl'impeti d'ira o di
-rabbia, quando discende il palco scenico, guardando davanti a sè con
-quell'occhio grigio, dilatato e smarrito come un occhio di fiera,
-e tutte le membra tese e convulse, pare che gli si debba spezzare
-una vena nel petto. Per me, lo trovo anche più potente nell'ira che
-nell'affetto. In quelle provocazioni fra gentiluomini, così frequenti
-nelle commedie francesi, a cui segue per lo più un duello mortale,
-egli ha un modo suo proprio così secco e tagliente, che fa d'ogni
-parola una scudisciata traverso la faccia, e non so che di gelido e di
-feroce nell'aspetto e nelle mosse, che mette un brivido nelle vene,
-e fa presentire la morte. E ha degli slanci d'entusiasmo ardente,
-frenati con un'arte profonda, che ne duplica l'efficacia, e delle
-espansioni impetuose di gaiezza, che fanno l'effetto d'un'ondata d'aria
-primaverile in quel gran teatro affollato e caldo, che pende dalle sue
-labbra. Convien dire pure che ha una voce ammirabile, che si presta
-alle più audaci inflessioni, nettissima nelle voci basse e sonora
-nelle medie, senz'essere di quelle voci troppo ricche, che annegano,
-come si dice in francese, la parola nel suono, e le consonanti nelle
-vocali; una voce che s'alza qualche volta, senz'assottigliarsi e senza
-sforzarsi, fino alle note più acute, e si espande e risuona, agile
-e mordente, in tutti gli angoli della sala, e fin nei corridoi e nei
-vestiboli, come uno squillo di tromba. Ha tutti i doni della natura,
-insomma, fuorchè la bellezza. Ma quando lo s'è sentito recitare,
-pare che la sua imperfezione fisica sia una condizione necessaria,
-un elemento quasi della sua potenza particolare d'artista, e che
-acquisterebbe qualcosa, ma perderebbe molto di più, se diventasse bello
-ad un tratto come il Bocage o come il Salvini.
-
- *
- * *
-
-Ed è anche più brutto, o, per meglio dire, strano d'aspetto, di quel
-che pare dal palco scenico. Il primo sentimento che si prova, vedendolo
-in casa per la prima volta, alla luce del sole, è un'ammirazione più
-grande per la potenza del suo ingegno e della sua natura drammatica,
-che riuscirono a trionfare, malgrado l'irregolarità quasi grottesca
-della sua persona. La sua faccia è una vera maschera d'istrione antico:
-un faccione largo e grasso, d'una carnagione giallognola da mercante
-olandese, in cui brillano due occhietti bigi di faina, un po' maligni,
-sopra un grosso naso che guarda in su con una petulanza senza esempio,
-in modo che le nari si presentano come le aperture di due canne d'un
-fucile da caccia; una gran bocca, con le labbra grossissime, tagliate
-in forma di trapezio, che par che succhino continuamente un enorme
-bocchino di pipa turca; un mento lungo e sporgente, e due mascelle
-leonine, che si dilatano, quando parla, con un movimento inquietante.
-Mettete questa faccia di mascherone di fontana, tutta sbarbata, con
-una papalina nera sul cocuzzolo, sopra un corpo bassetto e tarchiato,
-vestito d'un farsetto nero stretto alla vita, coi calzoni neri e
-con le pantofole nere, e immaginate il misto bizzarro che ne deve
-riuscire, di curato di campagna in _négligé_, di cuoco in lutto,
-di forzaiuolo e di Stenterello. Si rimane sbalorditi a pensare che
-quell'omiciattolo ci ha fatto piangere, fremere e tremare, e s'è presi
-dalla tentazione di dirgli che non è quella la maniera di corbellare
-il mondo. Ma è un di quei brutti che seducono, forse perchè la loro
-bruttezza, come suol dirsi, non è che una bellezza sbagliata: come
-accade di certe metaforaccie di pessimo gusto, sotto cui appare il
-barlume d'una grand'idea. Questo è vero specialmente quando ride: non
-si può immaginare un riso più vivo, più comico, più attaccaticcio
-del suo; — e non è la risata dell'allegria — ma una specie di riso
-filosofico e profondo, che nasce da un sentimento particolare della
-vita, e che fa pullulare mille idee lepide nella mente, e indovinare
-mille scherzi che non dice, e pensare confusamente a mille cose e
-persone amene, che abbiamo conosciute in altri tempi; un riso che
-rallegra dentro, e che mette voglia di darsi una fregatina di mani,
-o di allungargli _une tape_ sulla pancia. Tutta la faccia gli ride,
-fino alle orecchie; la bocca gli s'arrotonda in un modo curiosissimo,
-che fa saltare il capriccio di ficcarvi un dito dentro, come dice lo
-Zola del Boche, _pour voir_; e la punta del naso gli fa un piccolo
-movimento accelerato, come la punta d'un dito che gratti qualche
-cosa di sotto in su, d'un effetto comicissimo; mentre gli scintilla
-negli occhi un'astuzia di demonio. I critici cortesi dicono che
-ha _une physionomie comique parfaite, une face largement comique,
-comiquement spirituelle_, e altre cose simili; ed è vero; ma non è
-tutto. È una figura talmente originale ed esilarante, a vederlo da
-vicino, che per molto tempo si rimane tutt'intenti a guardarlo, e non
-si bada alle sue parole. Ed egli non s'illude sopra sè stesso; parla
-anzi sovente della propria persona, celiando, come se canzonasse un
-altro, e non vuol sentir parlare delle parti che richiedono bellezza
-d'aspetto. Per questa ragione rifiutò, non è molto, di far la parte
-di Pigmalione nella _Galatea_ della signora Adam. — Come volete — le
-disse — che io ardisca presentarmi al pubblico in nome di Pigmalione,
-che dev'essere un bell'uomo? _Voyons donc, madame: est-ce que j'ai le
-nez grec, moi?_ — Il naso, infatti, è stato l'ostacolo più difficile
-da superare, nella sua carriera drammatica. Quando qualche parte non
-gli riesce, ha sempre la sua giustificazione pronta: — è il naso. —
-Ma anche in casa sua, dopo un quarto d'ora che gli si parla, segue
-come al teatro: si vede un altro Coquelin; tanto la sua conversazione
-è arguta e attraente, rimanendo sempre naturalissima, come la sua
-maniera di recitare. È divertentissimo vederlo lassù nella sua piccola
-stanza di studio, triangolare, che sembra un camerino di teatro — al
-quarto piano — tutta piena di libri, fra cui brillano in prima fila
-i poeti drammatici e lirici di tutti i paesi; e cogliere a volo nelle
-sue parole e nelle sue mosse gli accenti e i gesti di Mascarille, di
-Gringoire, di Figaro e del piccolo gobbo del _Luthier de Crémone_, che
-fecero risuonare d'applausi il tempio del Corneille e del Molière.
-Il Molière, appunto, di cui ha tutto il teatro nel capo, è uno dei
-suoi argomenti preferiti; e riparla spesso delle conferenze pubbliche
-che tenne poco tempo fa; colle quali si propose di dimostrare che
-l'_Alceste_ del _Misantropo_ non è come quasi tutti i critici e quasi
-tutti gli attori l'interpretano, un personaggio cupo e profondo,
-una specie d'Amleto francese, da rendersi con un colore di stranezza
-fantastica; ma un personaggio apertamente comico, come gli altri del
-Molière, e designato come tale dal poeta medesimo in una maniera che
-non può lasciar dubbio. Egli svolse il suo concetto senza pompa di
-dottrina, con molto buon senso, con grande chiarezza, per mezzo di
-confronti e di citazioni bene ordinate e lucidamente commentate; ma
-lasciò letterati e commedianti nel loro parere contrario. Si lamentò
-in particolar modo dei letterati, così tra il serio e il faceto,
-facendo tremolare la punta del naso. — Avete torto, mi dicono insomma,
-perchè siete un commediante. _C'est ça qui m'embête_. Mi dicano che
-ho torto perchè sono un grullo, francamente, e mi ci rassegno più
-volentieri. Gli è appunto perchè sono un commediante che voglio dir
-la mia ragione. Mi pare che serva a qualche cosa, per giudicare un
-personaggio di una commedia, essere abituato da venti anni a mettersi
-nella pelle degli altri, e a cercare la ragione intima d'ogni loro atto
-e d'ogni loro parola. Se questi speculatori letterari del teatro non
-fossero un po' trattenuti dal senso pratico di chi ha da incarnare i
-personaggi che essi scrutano e sviscerano continuamente, finirebbero,
-a furia di fare, con trasformarli in creature dell'altro mondo, che
-nessuno potrebbe più riprodurre sulla scena. — E non si fermerebbe più,
-quando ha preso a discorrere del Molière, se non esistesse un altro
-personaggio, per il quale nutre altrettanto entusiasmo: il Gambetta,
-in grazia di cui egli s'appassiona anche un poco alla politica, e
-si tira addosso le canzonature del _Figaro_. Il Gambetta è suo amico
-intimo, desina con lui tutte le domeniche, e lo conduce a far delle
-lunghe passeggiate solitarie, durante le quali, chi lo sa? forse si fa
-dar delle lezioni di recitazione, o si insegnano a vicenda ad aprire e
-a scrutare gli animi umani, l'uno per giovarsene sul teatro, l'altro
-nella politica; poichè, in diverso campo, essi sono i due più grandi
-attori della Francia: il Gambetta più potente, ma il Coquelin assai
-più sicuro di non essere fischiato. Egli parlò del suo illustre amico
-con calda ammirazione, senza licenze familiari, ripetendo dei brani
-del suo ultimo discorso, e esclamando di tratto in tratto: — Sentite
-la bellezza di questa frase; sentite la giustezza di questo pensiero;
-— come avrebbe fatto per una parlata del Racine. E a proposito
-del Gambetta, lesse una lunga colonna del _Voltaire_, in risposta
-all'_Intransigeant_, con una rapidità prodigiosa, e con una nettezza
-di pronuncia ancor più ammirabile, facendo vibrare certe parole, e
-schizzar fuori certe frasi, con cambiamenti improvvisi d'intonazione, e
-ammicchi d'un occhio, e guizzi comicissimi delle labbra, in una maniera
-da far proprio rimpiangere di non potergli dare il posto di lettore,
-in casa propria, con centomila lire all'anno; che per un letterato
-sarebbero impiegate al cinquanta per cento. Ed è pure notevolissimo
-il suo linguaggio, scolpito e colorito, con certe screziature di
-lingua popolare, ricco d'una quantità di termini insoliti e di
-modi del gergo teatrale, svariatissimo come è in tutte le persone
-dotate di un forte senso comico, che hanno bisogno di raccontare, di
-descrivere e d'imitare. L'impressione che egli lascia, in conclusione,
-è d'un uomo di buona indole e di buon cuore, come io credo che siano
-necessariamente tutti gli artisti drammatici atti a interpretare con
-eguale maestria i caratteri buoni e malvagi; perchè, per riuscire
-grandi negli uni e negli altri, bisogna che nella loro natura predomini
-il buono, senza del quale possono abbagliare con l'ingegno, ma non
-soggiogare con la simpatia. Il Coquelin, però, ha l'aria d'un uomo
-buono; non d'un bonaccione. Sotto la sua bonarietà canzonatoria
-s'indovina un animo risoluto e vigoroso, col quale non dev'essere molto
-comodo l'aver che fare i giorni che ha la luna rovescia; e specialmente
-quando salta su a inveire contro i capricci prepotenti di certi autori
-drammatici, piglia una certa guardatura bieca e fa stridere la voce
-in un certo modo, che non par strano affatto, in quel momento, che
-abbia saputo incarnare meravigliosamente l'anima dannata del duca di
-Septmonts.
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- *
- * *
-
-La parte di duca di Septmonts nell'_Ètrangère_ del Dumas, credono
-tutti, — e anche lui — che sia ciò che egli fece — per dirla con le
-sue parole — _de plus fin et de plus incisif_, nel teatro moderno, dal
-primo giorno che recitò fino al giorno che corre. Per comprendere le
-difficoltà con cui ha dovuto combattere, basta rappresentarsi la sua
-figura «largamente comica» e ricordare che il duca di Septmonts è la
-quintessenza di un gentiluomo del gran mondo — spregievole e odioso
-quanto si vuole — ma tanto più dignitoso e corretto di fuori quanto è
-più fradicio dentro. Per alto che fosse il concetto che s'aveva della
-pieghevolezza d'ingegno del Coquelin, si temeva che in quella parte
-cadesse. Bastò invece la sua apparizione sul palco scenico a provocare
-uno scoppio d'applausi e un'esclamazione universale di meraviglia.
-Costanzo Coquelin, l'incomparabile _Figaro_, l'insuperabile gobbetto
-del _Luthier de Crémone_, pareva il primo gentiluomo della cristianità.
-Pallido, della pallidezza malaticcia d'un nobile sciupato dagli
-stravizi, biondo, un po' calvo, con due folti baffi impertinentemente
-arricciati, con una lente all'occhio, vestito con rigorosa eleganza,
-disinvolto e duro ad un tempo, e superbamente signorile in tutti i
-suoi movimenti, anche nel più forte della passione, egli era l'ideale
-vivente dell'autore della commedia. E ad ogni nuova scena si rivelò
-con maggior efficacia. Dalla sua aria tediata, dal suo modo di parlare
-strascicato, come se ogni parola fosse un atto di degnazione, dalla sua
-fredda cortesia, dal suo sguardo ironico e sorridente, da tutti i suoi
-gesti e da tutti i suoi accenti artificiosamente trascurati, traspariva
-l'insolenza sfrontata d'un aristocratico cresciuto all'orgoglio e
-al disprezzo, il cinismo d'un _viveur_ intristito nel vizio, capace
-di tutte le bassezze, l'audacia meditata e malvagia dello spadaccino
-sicuro d'uccidere, — la sua educazione, il suo passato, tutto quello
-che sarebbe stato capace di fare, e mille cose che pensava, e che
-non diceva; ma che facevano pensare. Egli corresse anzi leggermente,
-con molta arte, il carattere immaginato dal Dumas, che poteva riuscir
-troppo ributtante; e lo corresse — come prescriveva il celebre attore
-tedesco, l'Iffland, — facendo il difensore ufficioso del personaggio
-che rappresentava: lasciando cioè indovinare in che maniera fosse
-diventato quello che era, per quale via, non per colpa tutta sua,
-si fosse così depravato, — guasto prima da un'educazione falsa e
-poi dall'esempio della società incancrenita in cui era vissuto, —
-e in tal modo, senza riuscire simpatico, si mantenne dentro a quei
-limiti dell'odioso, oltre ai quali un personaggio teatrale non è più
-tollerabile e nuoce agli intendimenti del poeta. Ma fu terribile.
-Nella scena del quart'atto, per esempio, quando vuole umiliare il
-signor Gérard, ricordandogli che sua madre era stata governante della
-duchessa, trovò l'accento d'un sarcasmo così sanguinoso e stillò le
-parole insolenti nell'animo del povero giovane, come goccie di piombo
-fuso, con una lentezza così spietata, che tutti gli spettatori se le
-sentirono penetrare nel cuore ad una ad una, e fremettero per quello a
-cui eran dirette. E fece rabbrividire l'impassibilità marmorea con la
-quale ricevette in viso quella tremenda invettiva della duchessa, di
-cui ogni parola è uno schiaffo, fino a quel fulmineo: — _Misèrable!_ —
-che finalmente gli solleva il sangue; e la rabbia pazza e feroce con
-cui le si slancia addosso all'ultime parole, e lo sforzo improvviso
-con cui si frena. Mai era stata rappresentata la superbia, l'insolenza
-e la rabbia, con più satanica potenza, sulle scene della _Commedia
-francese_. Il suo successo fu enorme. Egli empì il dramma della sua
-persona, e vi spiegò tanta forza, che se gli altri atleti fossero
-caduti, sarebbe bastato per tutti egli solo.
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- * *
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-Ma per quanto si dica, egli non è mai tanto potente come quando nuota
-nella comicità larga del Molière, fra le grosse celie e le grosse risa,
-vestito dei panni di Scapin e di Mascarille. Quella comicità dal naso
-corto e dalle grosse labbra, come disse Alfonso Daudet, par fatta per
-la sua faccia, per la sua voce e per la sua indole. Lì sfolgora ed
-impera davvero, e fa tremare le vôlte del teatro. Nessun Mascarille,
-nelle _Précieuses ridicules_, ha mai detto con più petulante
-disinvoltura le sue spropositate goffaggini; nessuno ha mai mostrato
-sul palco scenico una più maledetta grinta, una più impertinente
-sfacciataggine di lacchè astuto e ridacchione, docile ai pugni e alle
-legnate, e pronto a tutte le pagliacciate e a tutte le bricconerie.
-Nessuno Scapin è stato mai più magistralmente bugiardo, ipocrita,
-truffatore e buffone. Il Coquelin domina la scena, in queste farse
-epiche, coll'imperturbabilità sovrana che dà la coscienza del genio.
-Ha una mobilità di fisonomia, un'elasticità di voce, una pieghevolezza
-di membra, una sicurezza, un'audacia che nessuna parola può rendere.
-Nelle _Précieuses ridicules_ suscita una tempesta di risate con ogni
-parola, quando contraffà il gentiluomo letterato e lezioso, e declama
-quella stramberia di madrigale che finisce col grido: Al ladro! — Nelle
-_Fourberies de Scapin_ snocciola quelle lunghe parlate per indurre
-Argante a sborsare i seicento scudi, con una rapidità d'un effetto
-comico meraviglioso. Non son più periodi; sono eruzioni, cascate
-precipitose di parole, che schizzano e tintinnano come sacchi di monete
-rovesciati, fra le esclamazioni di stupore della platea. Nei _Fâcheux_,
-facendo la parte del cacciatore appassionato, dice quei cento e quattro
-versi filati della descrizione della caccia, d'un fiato solo, come
-se li improvvisasse, con una tale potenza imitativa della voce e del
-gesto, che per un quarto d'ora par di veder fuggire i cervi per la
-foresta, e il teatro risuona dello scalpitìo dei cavalli, del latrato
-dei cani, dello squillo dei corni, delle grida dei cacciatori, come se
-vi agisse un'intera Compagnia equestre. Ed è infaticabile. Dopo aver
-fatto _Mascarille_ nell'_Etourdi_, che è una delle parti più lunghe e
-più difficili del vecchio repertorio drammatico, è fresco e disposto
-come prima di cominciare. Ed è superfluo far notare la difficoltà
-grandissima che presentano queste parti comiche del Molière, in cui
-se l'attore non è tanto forte da tener continuamente viva l'ilarità
-e l'ammirazione, subito risalta la trivialità, l'esagerazione, il
-grottesco del personaggio e della scena, e non basta la riverenza che
-ispira il grande poeta a trattener il pubblico dal dar segno di noia
-o d'impazienza: il che suole accadere nei teatri di provincia, dove le
-commedie del Molière sono quasi irrappresentabili. Ma il Coquelin par
-nato fatto per interpretare il Molière; e piuttosto che un _Sociétaire_
-della commedia francese, si direbbe che è un attore superstite della
-famosa _troupe de Monsieur_, ancor tutto fresco, dopo due secoli,
-delle lezioni del suo capo-comico immortale. E in questo gli giova
-immensamente la faccia. È impossibile resistere alla forza comica
-dello sguardo, del riso e della smorfia di questo grandioso _farceur_;
-bisogna ridere con lui, in qualunque stato d'animo ci si trovi; e si
-ride di quel riso a singhiozzi, convulsivo e clamoroso, che ci riprende
-ancora dopo il teatro, e ci accompagna a casa, e ci torna ad assalire
-la mattina dopo, e ci rimane come un grato ricordo per sempre.
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- * *
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-Certamente, egli deve la sua gloria artistica più ai doni della natura
-che allo studio. _Histrio nascitur_. Ed anco non ammettendo questa
-verità, bisognerebbe fare un'eccezione per coloro che sono grandi
-attori a ventitrè anni. Nondimeno egli studiò e faticò moltissimo.
-Non _s'è fatto una voce_, come si dice del celebre attore Duprez;
-ma _lavorò_ la sua infaticabilmente, con esercitazioni assidue e
-metodiche; e non son molti anni, infatti, ch'egli ha quell'elasticità
-mirabile degli organi vocali, che si presta così docilmente alla
-varietà e alla mobilità prodigiosa delle sue sensazioni. Così la sua
-pronunzia nitidissima, che fa d'ogni sillaba una nota cristallina,
-è principalmente frutto d'un _fortemente volli_, come il vigore del
-verso alfieriano. È una cosa che accende nel sangue la passione dello
-studio, il sentirgli dire, per esempio, con che amore e con che cura
-si è rimesso a studiare la sua parte d'_Annibal_, dopo che l'Augier
-rimpastò l'_Avventuriera_; come l'ha scomposta e ricomposta daccapo,
-periodo per periodo e frase per frase; come ha rivoltato per tutti i
-versi ogni parola per trovarle il suo accento vero e proprio; come
-ha ragionato tra sè ogni sorriso e ogni gesto. Così pure l'udirgli
-esporre le riflessioni minute e ingegnose che fece sulla parte di
-Figaro nel _Barbiere di Siviglia_, per cogliere le differenze che
-dovevano passare fra questo — giovane e spensierato, — e il Figaro
-del _Mariage_, — più avanzato negli anni, più esperto della vita e
-cangiato anche per effetto della sua nuova condizione; — differenze che
-seppe rendere stupendamente sul palcoscenico, fin nelle più leggiere
-sfumature; e le conferenze d'ore e d'ore avute con gli autori, col
-manoscritto alla mano, coperto di richiami e di postille, per trovare
-insieme il colore particolare da darsi a una scena, o l'intonazione
-giusta d'un monologo; e le discussioni interminabili avute coll'Augier
-o col Dumas per sostenere il suo modo d'interpretazione, e salvar la
-vita al personaggio concepito da lui, e amato come una creatura fatta
-con le sue carni e col suo sangue. Di tutti i personaggi che deve
-rappresentare, e della società e del tempo in cui vissero, cerca con
-una pazienza e con una curiosità d'archeologo le più minute notizie,
-nei libri e nelle conversazioni; e nota tutto e rimesta ogni cosa per
-mesi e mesi, ragionando di ogni minimo particolare lungamente, con una
-diligenza che tocca la pedanteria. E si prepara con maggior studio e
-maggiore pacatezza in quelle scene appunto, in cui dovrà allentar di
-più la briglia al suo istinto, perchè vuol essere audace sul sicuro;
-al qual fine raccoglie osservazioni e consigli da ogni parte, come uno
-scrittore naturalista, e ricorre le critiche che gli son state fatte
-negli anni addietro; ma per quanto faccia, non si presenta mai al
-pubblico con la coscienza soddisfatta, e ricomincia a martellare sulla
-sua parte anche dopo la più splendida riuscita.
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- * *
-
-A questo lavoro indefesso egli deve la sua continua ascensione
-nell'arte, in cui non ha più che un rivale, — il Got, — che ha
-vent'anni più di lui, ed era già attore provetto quando il Coquelin
-entrò nel «Teatro francese»; quel celebre Got, che creò il Giboyer,
-come si dice nel linguaggio teatrale, nelle due commedie _Les
-effrontés_ e _Le fils de Giboyer_; che fece un tipo indimenticabile
-dell'abate nell'_Il ne faut jurer de rien_ di Alfredo Musset; che
-interpreta insuperabilmente _Maître Guérin_, _Monsieur Poirier_ e
-il _Duca Job_ di Léon Laya: il primo attore, forse, che portò nella
-_Comédie française_ un sentimento potente della realtà, e che, pure
-possedendo profondamente la tradizione dell'arte, pigliò tutti i suoi
-modelli nella natura viva. Anch'egli è ugualmente forte nel drammatico
-e nel comico: Bernard nei _Fourchambault_, strappa i singhiozzi;
-Matamore nell'_Illusion comique_, fa schiantar dalle risa; e chi
-l'ha visto Rabbino alsaziano nell'_Ami Fritz_, che fu uno dei suoi
-più grandi trionfi, non lo riconosce più nei panni di _Sganarelle_
-o del _Souffleur_ dei _Plaideurs_ di Racine, in cui è insuperabile.
-Osservatore finissimo, vero fin nelle più piccole minuzie, abilissimo
-alle trasformazioni del viso, capace di recitare per quattro atti
-interi, come nel _Gendre de monsieur Poirier_, con un occhio socchiuso
-e la bocca torta, senza scomporsi un momento; fornito d'un gusto
-letterario squisito, e di buoni studi, e altieramente appassionato
-dell'arte sua, egli tenne per lungo tempo il primato nel «Teatro
-francese», ed è indubitabile che giovò moltissimo al Coquelin, non
-foss'altro che col proprio esempio. Ma questi — lasciando da parte
-altre qualità intimamente individuali, che non permettono confronti —
-è superiore a lui nella versatilità dell'ingegno e nella mutabilità
-dell'aspetto. Il Got è vario; il Coquelin è un Proteo. Il Got, per
-esempio, ha non so che di proprio e d'immutabile nell'intonazione e
-nel gesto, un certo fare _bourru, imitant la franchise_, come dicono
-i francesi, e un _tic_ particolare del capo e delle spalle, simile
-all'atto di chi dica: — Non me ne importa il gran nulla, — un po'
-volgare, — che lo rende inabile a tutte le parti in cui si richiede
-eleganza e dignità signorile di maniere. Oltre di che è restìo a
-liberarsi dai modi e dagli accenti d'una parte in cui sia riuscito
-maestrevolmente; così che per molto tempo, dopo una _creazione_
-grande e fortunata, porta in altri drammi l'impronta del personaggio
-prediletto, come gli accadde, tra l'altre volte, dopo il suo successo
-nel _Giboyer_. Il che non segue al Coquelin, di cui l'ingegno sembra
-cambiar natura ogni volta che cambia parte; che scende fino alla
-farsa plebea e sale fino alla più alta poesia; pagliaccio, gentiluomo,
-villano, brillante, tiranno, — eroe della rivoluzione, tragico, nel
-_Jean Dacier_, — piccolo collegiale vizioso e impostore nel _Lion et
-Renard_, — sempre originale, rifatto da capo a piedi, e liberissimo da
-ogni legame di reminiscenza; a segno che se gli saltasse il ticchio
-domani di fare il _Romeo_ — con quella faccia — nella tragedia dello
-Shakspeare, c'è da giurare che ci riuscirebbe, come disse un critico
-tedesco; e che il pubblico, ascoltandolo, direbbe che a Giulietta
-poteva toccare un amante più bello, ma non uno _più interessante e più
-appassionato_. Nondimeno sono molti ancora quelli che gli preferiscono
-il Got, come più profondo e più grave; e c'è fra loro una gelosia
-coperta, ma viva, che scoppia ogni volta che cade su una medesima parte
-la preferenza di tutti e due: come segue ora per il dramma _Le Roi
-s'amuse_, in cui l'uno e l'altro vorrebbe fare il _Triboulet_; e questo
-tira tira è cagione che il dramma non si rappresenti; non essendo parsa
-accettabile a nessun dei due la proposta di Victor Hugo, che facessero
-il _Triboulet_ una volta per uno, a sere alternate: proposta d'accorto
-finanziere, non d'uomo esperto del cuore umano.
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- * *
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-Il Coquelin ha ancora un merito tutto proprio, che è d'essere un grande
-declamatore di poesie liriche. Anzi tutto è maestro senza eguali
-nel dire i versi, che è quasi un'arte nell'arte, in cui non gli si
-avvicinano che il Got e Sara Bernhardt. È uno dei rarissimi attori che
-sian riusciti a liberarsi, fino a un certo punto, da quell'accento
-convenuto, da quel colorito generale che è quasi obbligatorio nella
-dizione degli alessandrini francesi, e che anche nell'espansioni più
-appassionate dell'animo tutti badano a conservare, come se fosse una
-necessità fondamentale dell'arte. Il Coquelin si liberò da questa
-psalmodia, da questa specie di musica sacra, come la definì la signora
-Stael, che si trasmette di generazione in generazione a somiglianza
-d'un vizio ereditario; e prese una via di mezzo tra coloro che cantano
-il verso, avvolgendo tutto in una sorta di melopea sonnolenta, che
-arrotonda tutte le linee e cancella tutti i contorni, e coloro che,
-sotto il pretesto della imitazione del vero, non badano nè a ritmo, nè
-a rima, nè a prosodia, e sacrificano interamente l'elemento poetico
-all'elemento drammatico. Egli ha saputo cogliere una certa armonia
-intermedia tra la parola e la musica, che nello stesso tempo accarezza
-l'orecchio e rende l'intonazione del discorso. E fa valere mirabilmente
-la bellezza della forma. Senza rivelar troppo l'artifizio, fa sentire
-tutte le variazioni del movimento ritmico, le ondulazioni della frase,
-le rime, le cesure, le attaccature dei periodi; rompe la monotonia
-degli alessandrini con una quantità di chiaroscuri delicatissimi;
-virgola e punteggia con una grande efficacia, e, grazie particolarmente
-alla sua maniera ferma e nitida di articolare le consonanti, ha una
-chiarezza di dizione — qualità indispensabile per i versi — che nessun
-attore ha mai superata. Oltrechè non è solamente interprete, ma critico
-e correttor vero del poeta. Nessuno meglio di lui sa afferrare, in una
-poesia, il filo del concetto principale, e attenercisi, malgrado le più
-viziose digressioni, e fare in modo che non se ne scosti menomamente
-l'attenzione degli uditori. È maestro nell'arte di velare i difetti
-della forma, di scivolare sulle lungaggini, di gettar ombra sulle
-parti deboli per raccoglier luce sulle forti, di far sfolgorare il
-verso capitale, e di scoprire e mettere in rilievo pensieri affogati
-dalle immagini, e sensi riposti, e finezze, e contrasti, che il
-poeta stesso non ha avvertiti. Ed esercita quest'arte nei salotti
-— dov'è invitato e pagato — il che è molto diverso, ed anche assai
-più difficile che esercitarla nel teatro; tanto che molti attori
-applauditissimi sul palco scenico, perdono ogni efficacia declamando
-versi in un cerchio ristretto d'uditori. Il Coquelin, invece, conosce
-ed osserva rigorosamente tutte le leggi delicate e difficili che
-impone la vicinanza dell'uditorio, col quale, anzi, qualche volta
-l'artista si trova confuso: smorza gli effetti, ristringe il gesto,
-attenua l'espressione del volto, modula in un modo particolare la
-voce, e dissimula accortissimamente l'attore drammatico sotto l'uomo
-di società. Perciò ottiene dei successi privati non meno splendidi dei
-successi teatrali, e rende, in questo campo, dei veri servigi alle
-lettere. È lui che ha diffuso, in questi ultimi anni, il gusto dei
-versi nella società elegante, che non badava prima che alla musica, e
-parecchi dei più illustri tra i giovani poeti della Francia debbono
-a lui il principio della propria fama. Egli recitò per il primo le
-poesie di Alfonso Daudet, che è suo amico intimo, di Paolo Déroulede,
-per il quale professa una viva ammirazione, di Jacques Normand, del
-Coppée, del Manuel, del Guiard. E non si può dire con che passione
-egli cerca queste poesie, con che piacere se le fa leggere in casa,
-per le strade, in carrozza, nei camerini del Brébant; come scatta ad
-ogni verso potente; come, senz'accorgersene, udendo leggere, prepara
-il gesto e l'atteggiamento del viso con cui dirà quella data strofa;
-con che impazienza, all'ultimo verso, strappa il manoscritto di mano al
-poeta, e con che bella e simpatica sicurezza di grande artista gli dice
-sorridendo: — Lasciate fare a me, che vi servirò da onest'uomo.
-
- *
- * *
-
-Ma non è compiuto il ritratto del Coquelin se non gli si fa accanto
-uno schizzo di suo fratello, che è come una sua appendice; attore anche
-lui del _Teatro francese_, chiamato _Coquelin cadet_, per distinguerlo
-da Costanzo. Il Coquelin _cadet_ crebbe al calore del forno paterno
-accanto al fratello maggiore, e portò con lui il pane fresco ai buoni
-borghesi di Boulogne-sur-mer, con la faccia bianca di farina e le mani
-imbrattate di pasta. Quando il fratello maggiore dava i primi segni
-della sua vocazione drammatica, lui ancora bambino s'ingegnava già
-d'imitarlo, gesticolando e balbettando dei versi; e quando più tardi
-il fratello gli confidò i suoi disegni ambiziosi, anch'egli cominciò a
-riscalducciarsi la testa e a vagheggiare il teatro. Partì il fratello,
-passò qualche anno: Coquelin _cadet_ pensò di manifestare le sue
-intenzioni al padre; ma non osava, perchè suo padre contava fermamente
-su di lui per tramandare ai posteri il suo forno. Nondimeno un giorno
-si fece coraggio e tirò la schioppettata. Si ripetè la medesima
-scena che era seguita col primogenito; ma questa volta con un po' di
-scandalo. Il buon fornaio, udendo per la seconda volta quelle fatali
-parole: — Voglio fare l'artista drammatico, — alzò la testa dalla
-madia, e guardò il figliuolo con due occhi grandi come due scudi. —
-Ma dunque — disse, incrociando le braccia — è proprio destino che io
-non ne debba salvare neppur uno dei miei figliuoli! _C'est comme une
-peste qu'ils ont tous. Je ne comprends pas. Où ont-il donc attrapé
-ça, mon Dieu!_ — Ma dopo un po' di contrasto, si rassegnò, e lasciò
-partire il ragazzo per Parigi, dove fu ricevuto al Conservatorio,
-poco dopo arrivato. Aveva ingegno e attitudine grande all'arte; ma non
-l'esuberanza di vita, e le facoltà poderose e splendide del fratello.
-Perciò il suo noviziato fu più duro e più lungo. Ma riuscì; riportò
-anzi il primo premio del Conservatorio nel 1867, e si presentò per
-la prima volta sulle scene della _Comédie française_, facendo il
-_Petit-Jean_ nei _Plaideurs_, il 10 giugno 1869, otto anni dopo che
-aveva esordito suo fratello, il quale, con pensiero affettuoso, volle
-recitare accanto a lui quella stessa sera, nella medesima commedia,
-nella parte dell'_Intimé_. Coquelin II piacque. D'aspetto, somiglia
-molto al fratello; ed è forse anche più comico, benchè abbia i
-lineamenti meno risentiti: gli basta entrar in scena per far ridere.
-Ma l'indole drammatica è diversa: egli ha piuttosto la comicità
-inglese, — umoristica — un po' fredda, che si fa capire più che non si
-faccia valere; ed è attor fino e originale; e quel ch'è più curioso,
-lontanissimo da ogni idea d'imitazione di suo fratello; del che diede
-una bella prova fin da principio nella commedia _Le mari qui pleure_ di
-Jules Prével, in cui fece la parte dell'avvocato Laroche, già sostenuta
-mirabilmente dal primo Coquelin, in una maniera diversa affatto, e non
-meno ingegnosa nè meno applaudita. Il fratello maggiore, ciò nondimeno,
-sta tanto al di sopra dell'altro, da non potersi nemmeno istituire un
-paragone fra loro; per il che questa bella fraternità non è macchiata
-di gelosia. L'_aîné_ ama il _cadet_ più che da fratello, da padre; e
-quando nella stanza di studio passa la mano sotto il mento d'un suo
-bustino in bronzo, dicendo scherzosamente: _voilà mon petit frère_, —
-gli si sente nella voce un grande affetto, e gli si leggono negli occhi
-mille cari ricordi — di quando trottavano insieme per le strade con le
-focaccie calde nel paniere, e riportavano il gruzzolo dei soldi al buon
-babbo, curvo sulla madia, tanto lontano dal pensare che un giorno i
-suoi due piccini avrebbero fatto rimbombare d'applausi il primo teatro
-del mondo, e che il suo povero forno sarebbe diventato famoso.
-
- *
- * *
-
-Ora il Coquelin è nel pieno vigore della sua virilità artistica e
-forse nel periodo più felice della sua carriera. Figliuol di grazie
-del «Teatro francese,» amico intimo di potenti, accarezzato dai poeti,
-ricercato di consigli e d'aiuti da tutti i giovani commediografi,
-glorificato come artista, riverito come mecenate letterario, e carico
-di quattrini, non ha più nulla da desiderare, fuorchè delle belle
-commedie. Ma non pensa a sè solamente. Sollecitato da mille parti per
-recite di beneficenza, egli s'arrende a tutte le preghiere, abusando
-anche delle proprie forze, e fa del bene a moltissimi; tanto che ha
-un salotto pieno di medaglie e di ricordi preziosi che gli offersero,
-e gli offrono di continuo, in segno di gratitudine, Società operaie
-e Istituti e Comitati di soccorso d'ogni natura. È pure dilettante
-di belle arti, ed ha un piccolo museo di quadri del Meissonier, del
-Bonnat, del Fortuny, del Détaille, — in parecchi dei quali è ritratto
-lui, nelle spoglie di Mascarille e di Cesare di Bazan, con quel riso
-indefinibile e irresistibile, a cui deve una gran parte della sua
-potenza d'artista. Della quale potenza uno potrebbe farsi benissimo
-un'idea, senza essere mai stato al teatro, solo trattenendosi un'ora
-ogni mattina nella sua anticamera; dove si trovano sovente insieme il
-commediante famelico che viene a implorare un sussidio che non gli
-è mai rifiutato, la signorina americana che vuol pigliar lezioni di
-dizione francese, l'impiegato che desidera una croce, l'ufficiale che
-ha bisogno d'un traslocamento, e qualche volta persin dei prefetti,
-dei magistrati e dei vescovi, che non isdegnano di raccomandarsi a
-Sganarello per ottenere un piccolo favore dal Governo. Ed egli riceve
-tutti con quel gran naso voltato in su, pieno di bonarietà e di buon
-umore, ruminando dei versi del Molière durante i discorsi lunghi, e
-rimanda tutti, se non soddisfatti nei loro desideri, contenti almeno
-di aver visto una volta da vicino quella maschera formidabile, che da
-venti anni fa rider del suo riso e pianger delle sue lacrime Parigi.
-
- *
- * *
-
-Così fatto, o presso a poco, è il celebre Coquelin, il quale (per
-terminare con una buona notizia) sta pensando a raccogliere una
-Compagnia d'artisti valenti per fare un giro in Italia, e dare una
-serie di rappresentazioni in tutte le città principali.
-
-
-
-
-PAOLO DÉROULÈDE
-
-E LA POESIA PATRIOTTICA.
-
-
-Riparliamo un po', qualche volta, della nostra vecchia poesia
-patriottica. Quando lavoriamo nelle nostre stanze di studio, in mezzo a
-giornali e a lettere d'amici di tutte le parti d'Italia, e a libri che
-racchiudono tutti gli sforzi e tutte le audacie del pensiero umano; ed
-esprimendo liberamente il nostro pensiero, che circolerà liberamente
-da un capo all'altro del paese, godiamo, anche non pensandoci, di
-respirare l'aria della nostra libertà, e di sentirci dentro il soffio
-d'una patria grande e potente; noi dovremmo di tratto in tratto
-rivolgere uno sguardo a cinque o sei volumetti, quasi dimenticati
-in un angolo della nostra biblioteca, sui quali sono scritti i nomi
-del Berchet, del Rossetti, del Mameli, del Poerio, del Mercantini; e
-ricordarci che se l'entusiasmo non può essere più vivo per essi, deve
-durare almeno la gratitudine. La critica ha sviscerato quei versi con
-la sua mano gelata e spietata; onde nuove di poesia vi son passate su,
-e ne hanno sbiaditi i colori; sono invecchiati i metri e le immagini;
-e non ci paiono più che scintille quelle che erano lingue bianche
-di fuoco; ma che importa? Quando rileggiamo quelle poesie nel cuore
-della notte, nel silenzio della nostra stanza, qualche volta saltiamo
-ancora in piedi, con una fiamma sulla fronte e un singhiozzo nel cuore.
-Quanti grandi e cari ricordi non ci risvegliano! Quelle vecchie strofe
-impetuose e sonore, dei giovinetti le hanno pronunciate sui campi di
-battaglia, per incoraggiarsi a morire; dei feriti le hanno smozzicate
-fra i denti, mentre i ferri del chirurgo cercavano nelle loro carni
-palpitanti le schegge della mitraglia tedesca; dei moribondi le hanno
-balbettate nel delirio dell'agonia; le hanno ripetute mille volte,
-nell'oscurità delle secrete, i prigionieri di Mantova, dei Piombi
-e di Castel dell'Ovo; le hanno cantate gli esuli nella miseria; le
-hanno mormorate i martiri ai piedi dei patiboli; migliaia d'italiani
-intrepidi le hanno divulgate per tutte le provincie, a rischio della
-libertà e della vita; migliaia di donne le hanno trascritte in segreto,
-di notte, col cuore tremante, mentre suonava nella strada il passo
-del poliziotto straniero; un'intera generazione le ha coperte di
-baci e bagnate di lacrime e tinte di sangue, quelle vecchie strofe
-benedette, piene di sdegni, di minaccie e di consolazioni sublimi.
-Ed anche noi, fanciulli nel quarant'otto, giunti appena in tempo ad
-assistere al trionfo della nostra rivoluzione, quando quelle poesie
-sonavano già liberamente per quasi tutta l'Italia, quanto le abbiamo
-sentite ed amate! Bambini, le abbiamo udite recitare da nostro
-padre, con gli occhi pieni di pianto; e non le capivamo ancora, che
-già ci rimescolavano il sangue. Più tardi, le abbiamo divorate sui
-banchi della scuola, tra la grammatica latina e la grammatica greca,
-mordendoci le mani dalla rabbia d'amor di patria che ci mettevano nel
-cuore. Poi le abbiamo declamate per le vie delle nostre città, e dalle
-finestre delle nostre case, nelle belle notti stellate, trasportandoci
-col pensiero negli accampamenti dei nostri fratelli, che combattevano
-nelle pianure di Lombardia o sui monti di Sicilia, addolorati e
-umiliati di non esser con loro, costretti ad arrestarci ad ogni strofa
-perchè l'emozione ci strozzava la voce e ci faceva tremare le labbra.
-Come ci sarebbe parso insensato e miserabile allora chi fosse venuto a
-farci il pedante sulla forma di quella poesia che ci usciva in grida
-e in ruggiti dal più profondo dell'anima! Che importava a noi che il
-Berchet avesse delle frasi barbare e dei versi duri, che la strofa del
-Rossetti fosse troppo ricca di suoni, che il Mameli fosse ineguale, che
-il Mercantini fosse negletto, e che il _21 marzo_ di Alessandro Manzoni
-rigurgitasse di similitudini? Ognuno di quei versi era un grido uscito
-dalle viscere della patria; in ogni strofa si sentiva l'eco lontana
-d'una battaglia; era una poesia sacra, che sollevava il nostro pensiero
-e il nostro cuore al di sopra di tutte le volgarità della vita; che
-ci rendeva più affettuosi con la famiglia, più buoni con gli amici,
-più arditi nei pericoli, più forti contro i nostri piccoli dolori;
-che entrava persino nei nostri amori d'adolescenti, e vibrava nelle
-nostre prime parole amorose, e mescolava delle lagrime nobili e virili
-ai nostri primi baci. Chi non ha adorato il Berchet, per esempio, e
-baciato cento volte il _Romito del Cenisio_, e desiderato di vedere
-una volta il poeta per curvare dinanzi a lui la sua fronte ardente
-di giovanetto, come dinanzi all'immagine viva della patria armata
-e insanguinata? Chi di noi, a quindici anni, non s'è sentito uomo,
-poeta, soldato, capace d'ogni grande sacrifizio e d'ogni ardimento più
-generoso, leggendo _O morte o libertà_ e la _Spigolatrice di Sapri_?
-Quei versi hanno avuto una parte così larga e profonda nella nostra
-educazione di uomini e di cittadini, che ci pare quasi che saremmo
-altri da quelli che siamo, se non li avessimo conosciuti; essi si
-sono confusi nella nostra coscienza con le esortazioni vigorose di
-nostro padre, coi consigli magnanimi di nostra madre, con tutti gli
-esempi di virtù e di grandezza che abbiamo ricevuti nella vita; e sono
-diventati una forza intima della nostra natura. E li dimentichiamo
-sovente, e per lungo tempo, perchè siamo ancora nell'età in cui le
-speranze tengono maggior luogo che le memorie, e l'amore del presente
-soffoca il rimpianto del passato. Ma, avanzando negli anni, quando
-comincieremo a volgerci indietro, e ad evocare la nostra giovinezza
-per consolarci della virilità moribonda, allora, nel segreto del nostro
-cuore, pagheremo intero il nostro debito di gratitudine ai vecchi poeti
-della patria; tutte quelle poesie gloriose ed amate ci baleneranno
-alla mente, di lontano, nella nebbia rosea della nostra adolescenza,
-come una legione di guerrieri scintillanti di ferro; e le ripeteremo
-ai nostri figliuoli con lo stesso tremito nella voce con cui le
-hanno dette a noi i nostri padri; e i nostri figliuoli le sentiranno,
-speriamolo, con lo stesso cuore con cui noi le abbiamo sentite.
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-Questi sentimenti deve ravvivare in sè chiunque voglia giudicare
-rettamente un poeta nazionale straniero, sia il Riga o il Quintana o
-il Körner o il Déroulède. Ma è quasi inutile avvertirlo. Non c'è uomo
-che ami la propria patria, il quale leggendo la poesia patriottica,
-fortemente sentita, d'un poeta straniero, qualunque sia il suo paese
-e quali che siano i sentimenti che questo paese gl'ispira, non si
-compenetri a poco a poco, involontariamente, della passione del poeta,
-e non comprenda quindi e non giustifichi nella sua coscienza tutti
-quei sentimenti e quei giudizi che ad un lettore freddo possono parere
-ingiusti, superbi, temerari, e qualche volta anche puerili. Chi non
-sente nel cuore la poesia patriottica di un popolo straniero, non ha
-sentito neppure la propria. A costoro è inutile rivolgersi. Perciò noi
-presentiamo il Déroulède e le sue poesie soltanto a quegli italiani
-che, amando ardentemente la loro patria, sentono rispetto e simpatia
-per tutti gli stranieri che amano ardentemente la propria, e capiscono
-che ognuno ha diritto d'essere altero e violento — ed anche ingiusto
-— quando difende sua madre. Per costoro è anche superfluo combattere
-il pregiudizio volgare, secondo il quale la poesia patriottica, perchè
-tende a muovere dei sentimenti che vibrano in tutti potentemente, o
-a cui tutti hanno l'animo predisposto, è meno difficile d'ogni altro
-genere di poesia, e non può dare la misura giusta dell'ingegno di un
-poeta. Il critico sensato sa misurare l'ingegno del poeta a traverso
-a tutti i sacrifizi ch'egli ha dovuto fare della devozione estetica,
-come la chiamava il Berchet, alla devozione civile; indovina il
-pensiero nel grido; completa da sè la poesia troncata da un colpo di
-spada; e crede che, appunto quando una nazione è eccitata dall'amor
-di patria, ed empie il mondo dei suoi clamori, occorra una voce
-straordinariamente poderosa per far volgere il capo alle moltitudini,
-un canto singolarmente ispirato per sollevare al di sopra della propria
-passione dei milioni d'uomini, di cui ciascuno è un poeta. La qual cosa
-è provata anche da ciò, che non sono più numerosi i poeti patriottici
-potenti e durevoli, presso qualunque nazione, di quello che siano i
-poeti eccellenti negli altri campi della poesia. Certo l'amor di patria
-è un affetto comune; ma è di questo affetto ciò che un grande poeta
-disse dell'amore: che tutti credono d'averlo provato o di essere atti a
-provarlo nel massimo grado; mentre le differenze nella facoltà di amare
-sono tante e tanto grandi fra gli uomini quanto quelle che passano tra
-loro nell'ordine dell'intelligenza. Non basta infatti unire all'ingegno
-l'amor di patria, per riuscire poeta patriottico: bisogna sentir
-questo amore così intensamente, da poterne profondere intorno a sè dei
-torrenti, e aggiungerne a tutti coloro che credono di non poterne più
-ricevere, obbligandoli ad accettare il poeta come interprete della
-loro passione, e a riconoscere in lui un'anima più ardente e più
-forte e più alta dell'anima loro. Migliaia di poesie patriottiche, nei
-tempi di ribollimento nazionale, sorgono, si diffondono e scompaiono:
-non restano che quelle dei poeti ch'ebbero anima e cuore di grandi
-cittadini, e tempra di soldati, e nerbo d'atleti; i quali o fecero o
-avrebbero fatto quel che incitavano a fare, e o suggellarono i loro
-canti col sangue, o li prepararono nell'avversità che fortificò ed
-innalzò il loro cuore. Il Berchet scrisse i suoi canti sospirando la
-patria da cui era proscritto; il Rossetti pagò le trenta strofe del
-suo inno alla Libertà con trent'anni d'esilio; il Mameli e il Körner
-morirono sul campo di battaglia; Riga sul patibolo. Perciò noi nutriamo
-per i grandi poeti patriottici un sentimento particolare di riverenza,
-e consideriamo come uomini intrepidi, che abbiano non meno operato che
-scritto, anche quelli tra loro che non uscirono dal campo dell'arte;
-e ce li rappresentiamo nella storia della letteratura, raggruppati in
-disparte, con una cicatrice sulla fronte e una bandiera nel pugno.
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-Che posto occupi tra questi poeti Paolo Déroulède, che tocca ora appena
-i trentaquattro anni, non si potrebbe dir meglio che con le parole di
-un critico arguto e dotto, ungherese di nascita, ma tedesco di studi
-e di simpatie, che ne ragiona di passata in un suo notissimo libro,
-assai malevolo per la Francia; il che toglie ogni sospetto ch'egli
-possa peccare di parzialità per il poeta francese — a lui sconosciuto.
-Il Déroulède, egli dice fra l'altre cose, è uno di quei poeti che
-non possono nascere che in una nazione vinta. Quasi ogni nazione ebbe
-nella sua storia un'epoca, in cui un solo pensiero la possedette: il
-pensiero della lotta e della vendetta. Allora i bimbi si baloccano
-con le sciabole e coi fucili, i ragazzi fanno ai soldati, i giovani
-si rallegrano d'aver una vita da spendere per la patria, gli uomini si
-preparano ai grandi sacrifizi, e i vecchi si dolgono di non essere più
-atti alle armi. In tali epoche l'egoismo sparisce e vengono alla luce
-nobilissimi esempi di virtù cittadine. Ogni uomo sente che tutto il suo
-sangue dev'essere consacrato alla gran lotta e ogni donna riconosce che
-il primo dei suoi doveri è quello d'accendere il coraggio degli uomini.
-In questa condizione si trovarono la Spagna nel 1812, la Polonia nel
-1830, l'Italia fino al 1866; questo pensiero ha suscitato la potente
-Germania del 1814; questo pensiero ha fatto sorgere quella scuola di
-poeti, fra cui i più insigni sono il Rückert, l'Arndt, il Körner, lo
-Schenckendorf, l'Eichendorff. Non si può dire assolutamente che la
-nazione francese si trovasse, dopo il 1870, in simili disposizioni;
-ma Paolo Déroulède è senza dubbio un poeta di quella levatura. Le sue
-poesie sono le prime di questo genere in Francia. Canzoni bellicose la
-«grande nazione» ne ha abbastanza, cominciando da quelle del Boileau,
-che pareva dimenassero la coda davanti al ridicolo _Roi Soleil_,
-e venendo fino a quelle, che trovarono in Napoleone primo un più
-degno oggetto dei loro entusiasmi; nè mancano pure nella letteratura
-francese poesie che eccitino all'odio e al disprezzo delle nazioni
-vicine; e forse in questo genere spetta la palma al famoso _nous
-l'avons eu votre Rhin allemand_. Ma poesie piene di profondo dolore
-per le sventure sofferte, di esortazione virile al raccoglimento,
-al lavoro e alla preparazione, per il gran giorno della resa dei
-conti; di sentimento del dovere, di spirito di sacrificio, di ferma
-risoluzione nel proposito di ritemprarsi l'animo e le membra per
-ritentare una prova suprema, tali poesie son nuove nella letteratura
-francese. La sola _Marsigliese_ del Rouget de l'Isle s'avvicina a
-questo genere e sorse del pari in un tempo di sventura nazionale
-profondamente sentita; ma Paolo Déroulède, il soldato del 1870, è poeta
-ben più grande del luogotenente d'artiglieria del 1791; poichè nella
-_Marsigliese_ predominano ancora la declamazione, la millanteria e il
-reboante, mentre i _Chants du soldat_, semplici e profondi, esprimono
-il sentimento, la modestia e la dignità virile. Così dice uno scrittore
-che bistratta la Francia per cinquecento pagine, negando ai francesi
-persino lo «spirito» che anche i nemici più accaniti son disposti a
-riconoscere in loro — indulgentemente.
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- * *
-
-Prima d'esaminare la poesia del Déroulède, convien vedere come sia
-nata; ossia conoscere la parte che prese il poeta nella guerra del
-1870: parte piena d'avventure così singolari, che meriterebbero
-d'essere raccontate se anche si riferissero a un soldato sconosciuto,
-invece che a uno dei più simpatici tra i giovani poeti della Francia.
-
-Prima del 1870, il Déroulède era studente di legge, e studiava poco: il
-mal dei versi lo cominciava a tormentare. Una delle sue prime poesie
-fu una risposta vivace allo zio Emilio Augier, il quale aveva detto
-in famiglia: — Vedete Paolo! Egli non fa nulla sotto il pretesto che
-un giorno farà il poeta. — Per l'appunto — rispondeva il Déroulède
-in alessandrini; — per fare il poeta un giorno ho bisogno di vivere
-adesso. Non è ancora il tempo di giudicarmi. Lasciate maturare la
-messe; — piccolo sfogo d'alterezza giovanile che egli si guarderebbe
-bene dal fare ora che la messe è matura. Nel 1869 scrisse un dramma in
-un atto, che passò inosservato, ed empì qualche quaderno di poesie;
-ma non fece nulla di notevole. Cercava ancora se stesso, come suol
-dirsi; ma si cercava con una tale impazienza, che non si trovava.
-Era un giovanotto di alta statura, secco, svelto, irrequieto, che
-sentiva intensamente la vita; pieno di grandi speranze confuse, che gli
-mettevano il sangue in ribollimento, e lo tenevano come in uno stato
-d'ebbrezza continua; una di quelle nature esuberanti d'artista, a cui
-la vita del pensiero non basta; che han bisogno di sfogare nell'azione
-l'eccesso delle loro forze giovanili, prima d'entrare nell'arte. Agiato
-com'era di fortuna, egli avrebbe forse corso la cavallina, come molti
-altri giovani, per parecchi anni, se gli fosse mancata l'occasione
-di agire; ma l'occasione venne, e non poteva essere nè più grande nè
-più terribile. Scoppiata appena la guerra, piantò codici e versi,
-ed entrò nel Corpo delle guardie mobili di Belleville, in cui fu
-nominato ufficiale. Le sue speranze, però, furono deluse. I tedeschi
-s'avanzavano in Francia, le battaglie succedevano alle battaglie, e
-le guardie mobili non si movevano. Ed egli voleva battersi. Perciò
-rinunziò al grado, s'arrolò negli zuavi, fu destinato al 3º reggimento
-che faceva parte del Corpo d'esercito del maresciallo Mac-Mahon, lo
-raggiunse sollecitamente, e fu ancora in tempo a pigliar parte, come
-semplice soldato, nei due combattimenti di Mouzon e di Bazeille, da
-cui uscì sano e salvo, col buco d'una palla nei calzoni. Intanto un suo
-fratello minore, Andrea, di diciassett'anni, che studiava a Parigi, —
-giovanetto d'indole dolce e d'aspetto gentile, ma tutto ardente d'amor
-di patria, — si decideva a seguire l'esempio di lui. Si presentava
-un giorno a sua madre e le diceva di volersi arrolare negli zuavi per
-andarsi a battere col fratello. Per quanto fosse forte e coraggiosa,
-sua madre cercò sulle prime di dissuaderlo: era troppo ragazzo, non
-era abbastanza robusto da reggere alle fatiche, la famiglia aveva già
-dato un soldato alla Francia. Ma egli insistè, e la madre si arrese;
-e siccome non c'erano più vestimenta da zuavo nei magazzini militari
-di Parigi, lo accompagnò lei stessa al gran mercato del Temple, dove,
-a furia di cercare, raccattando qui una papalina, là una ghetta,
-fra tutti e due misero insieme il così detto «equipaggiamento», e il
-giovane potè partire vestito ed armato.
-
-Sua madre l'accompagnò fino al campo.
-
-Qui attinse l'ispirazione Paolo Déroulède per quella mirabile poesia
-intitolata _Le Turco_, che comincia con le strofe seguenti:
-
- C'était un enfant, dix-sept ans à peine,
- De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.
- De joie et d'amour sa vie était pleine,
- Il ne connaissait le mal ni la haine;
- Bien aimé de tous, et partout heureux.
- C'était un enfant, dix-sept ans à peine,
- De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.
-
- Et l'enfant avait embrassé sa mère.
- Et la mère avait béni son enfant.
- L'écolier quittait les héros d'Homère;
- Car on connaissait la défaite amère,
- Et que l'ennemi marchait triomphant.
- Et l'enfant avait embrassé sa mère,
- Et la mère avait béni son enfant.
-
- Elle prit au front son voile de veuve,
- Et l'accompagna jusqu'au régiment.
- L'enfant rayonnait sous sa veste neuve;
- L'instant de l'adieu fut l'instant d'épreuve:
- «Courage, mon fils! — Courage, maman!»
- Elle prit au front son voile de veuve.
- Et l'accompagna jusqu'au régiment.
-
- Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:
- «Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur,
- «Tant qu'il est parti, mon âme est absente.»
- Et l'enfant pensait: «Ma mère est vaillante,
- «Et je suis son fils, et je n'ai pas peur.»
- Mais lorsque l'armée eut gravi la pente:
- «Mon Dieu! disait-elle, ils m'ont pris mon cœur.»
-
-Il viaggio fu pieno di peripezie. La signora Déroulède, già malata, col
-cuore oppresso, simulando una forza d'animo che le mancava, si recò da
-Parigi a Reims per strada ferrata, col suo zuavo di diciassette anni. A
-Reims, saputo che l'esercito del Mac-Mahon era in ritirata verso Sédan,
-si mise in una carrozzella col figliuolo, e si diresse verso Sédan. Si
-può immaginare lo stato di quella povera donna, durante quel viaggio
-lungo e difficile, per strade ingombre di salmerie disordinate e di
-carri carichi di feriti, tra reggimenti decimati e spossati, in mezzo
-alla tristezza lugubre d'un esercito sconfitto, che andava incontro
-a nuove battaglie col presentimento di nuove sventure. A ogni passo,
-madre e figliuolo domandavano del 3º reggimento zuavi: nessuno sapeva
-dove fosse. Una volta si trovarono in una grande solitudine, dinnanzi
-a tre strade, senza indicazione di sorta: la madre, fortunatamente,
-obbedendo ad una ispirazione del cuore, disse: — Paolo passò di qui;
-— si misero per quella strada, ed era la giusta. Dopo un altro lungo
-tratto, si ritrovarono in mezzo ai cariaggi, ai soldati, al disordine:
-era una divisione del Mac-Mahon; raggiunsero un reggimento di zuavi:
-era il terzo. Scesero di carrozza, e dopo molto cercare trovarono
-il povero poeta, seduto sull'orlo di un fosso, che mangiava nella
-_gamella_, in mezzo a un crocchio di camerati africani, tra due fasci
-d'armi. Inteso il proprio nome, saltò su, e si trovò davanti sua
-madre e suo fratello, di cui non aveva più avuto notizia dal giorno
-della partenza. Si ritirarono tutti e tre in una piccola osteria di
-campagna, accanto alla strada; là la signora Déroulède volle che i
-suoi figliuoli, l'uno stanco dalle marcie, l'altro dalle emozioni,
-si riposassero; e tutti e due le si addormentarono con la testa sulle
-ginocchia, come due ragazzi. Allora la madre potè piangere, guardata
-con rispetto pietoso dagli zuavi, che s'affacciavano alla finestra e
-allo spiraglio dell'uscio; e, piangendo, prepararsi alla separazione.
-Il terribile momento non si fece aspettare. Squillarono le trombe, i
-figliuoli si svegliarono; bisognava dirsi addio; la madre si sentiva
-schiantare il seno dai singhiozzi; ma fece uno sforzo sovrumano, e
-non versò che lacrime mute. I saluti furono brevi: — _Courage, mon
-fils!_ — _Courage, maman!_ — come nella poesia. E si separarono. Il
-reggimento seguitò la sua strada verso Sédan, e la signora Déroulède
-riprese la via di Reims. Prima di arrivare a Reims, le seguì ancora
-un caso doloroso. Arrestata da una avanguardia francese, interrogata
-da un ufficiale, disse il suo nome, e raccontò che era stata ad
-accompagnare un figliuolo al reggimento, dove già n'aveva un altro. La
-cosa parve inverosimile: la presero per una spia! Riuscì fortunatamente
-a liberarsi, e sfinita dalle fatiche, con quell'ultimo colpo di stile
-nel cuore, arrivò a sera inoltrata a Reims, dove fece appena in tempo
-a pigliare il treno di Parigi, che era l'ultimo della giornata, e fu
-l'ultimo per tutta la durata della guerra, poichè la mattina seguente
-le avanguardie prussiane avevano già tagliata la via della capitale.
-
-I due fratelli furono messi nella medesima compagnia: in pochi giorni
-tutto il reggimento li conobbe. In una relazione del colonnello è
-fatto cenno di loro: — Questo bell'esempio di patriottismo dato dalla
-famiglia Déroulède fu un grande incoraggiamento per i resti del 3.º
-reggimento zuavi. I due giovani volontari s'attirarono in breve tempo,
-con la loro abnegazione e il loro valore, l'ammirazione dei vecchi
-soldati. — Tutt'e due si trovarono alla battaglia di Sédan, pochi
-giorni dopo l'arrivo d'Andrea. È noto che il 3.º reggimento zuavi fu il
-solo che riuscì a rompere il cerchio de' Tedeschi in quella giornata,
-e che dal campo di battaglia si ridusse a Parigi, dove l'assemblea lo
-dichiarò benemerito della patria. Ma i fratelli Déroulède non poterono
-salvarsi coi loro compagni. Mentre combattevano in un bosco, a pochi
-passi di distanza l'uno dall'altro, Andrea si voltò improvvisamente
-verso il fratello, col viso bianco, e gli disse: — M'hanno fatto male!
-— e detto appena questo, stramazzò gettando sangue per la bocca. Aveva
-una palla nel ventre. Paolo accorse, lo prese in braccio, e camminando
-verso i Tedeschi, lo portò dietro a un piccolo rialto del terreno,
-dove, deponendolo sull'erba, incespicò e cadde in un fosso; il che
-vedendo di lontano gli altri soldati, che continuavano ad avanzarsi,
-credettero che anche lui fosse stato ferito mortalmente. Paolo si
-rialzò, tagliò una croce rossa nei suoi calzoni di zuavo, l'attaccò
-sul suo turbante bianco spiegato, e legato questo cencio di bandiera
-d'ambulanza sulla punta del fucile confitto in terra, pensò a salvare
-il ferito. C'erano là vicino dei cannoni francesi abbandonati, coi
-loro cavalli. Paolo tentò di trasportare il ferito sopra un cassone,
-e di fuggire con le artigliere. Ma mentre lo adagiava, gli sgorgò
-dalla bocca un'ondata di sangue nero; pareva che morisse; lo ripose
-in terra; si mise a succhiargli la ferita perchè il sangue non lo
-soffocasse, lo lavò, gli strinse una fascia intorno ai fianchi;...
-ma sperava poco di salvarlo. Intanto la battaglia continuava da ogni
-parte, lontano, confusamente: egli non ne racapezzava nulla. Il terreno
-intorno era sparso di morti, nessun vivente appariva nè francese nè
-tedesco. Il primo che passò, dopo un'ora, fu un soldato sassone, che
-balbettava il francese. S'avvicinò al Déroulède e lo interrogò. Inteso
-che il ferito era suo fratello, s'impietosì. — Anch'io — disse — ho
-un fratello nell'esercito. _Ah c'est malheureux, c'est malheureux!_ —
-E poi soggiunse: — datemi un po' di pan bianco, zuavo; ve lo domando,
-non come nemico, ma come camerata. — E avuto, il pan bianco, se ne
-andò, salutando affettuosamente. Il povero Déroulède dovette stare là
-quattr'ore col fratello moribondo fra le braccia, vedendo di lontano
-delle figure sinistre di spogliatori di morti vagare per il campo e
-contaminare con le mani ladre i cadaveri. E cominciava già a disperare.
-Finalmente passò di galoppo un drappello di dragoni azzurri; vista la
-bandiera, s'arrestarono; mandarono per un medico; venne poco dopo;
-— era un medico sassone; — fece trasportare il ferito in un grande
-opificio, vicino a Sédan; lo adagiò sopra un letto, in una stanza del
-padrone, ch'era assente, e tentò l'estrazione della palla. Mentre
-egli operava, una banda tedesca suonava la marcia del _Lohengrin_
-nel cortile, e una frotta di soldati prussiani aspettava sulla porta
-che l'operazione fosse terminata, per entrare nella stanza a vedere
-un grande ritratto di Federico il grande — di cui s'era sparsa la
-notizia — appeso proprio sopra il letto in cui era disteso il ferito.
-Cose che, in un romanzo, parrebbero troppo ingegnosamente combinate.
-L'operazione, mercè un taglio profondissimo, riuscì. Paolo offrì al
-medico tedesco il suo orologio. — No, — quegli rispose — sarebbe un
-pagamento. — Allora accettate il mio pugnale — disse il giovane. Il
-medico accettò. Tutti e due erano commossi. Il ragazzo era sfinito; ma
-salvo.
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-Della capitolazione dell'esercito e dell'Imperatore non sapevano
-ancor nulla; nemmeno della vittoria dei Tedeschi. Il ferito fu dato
-alle ambulanze francesi, perchè lo trasportassero nel Belgio: Paolo
-sperava di poterlo accompagnare, perchè era ancora aggravato; ma fu
-preso prigioniero, e diviso a forza dal fratello. Fortunatamente,
-mentre lo conducevano via, un ufficiale prussiano, vedendolo passare
-così desolato, con la faccia nelle mani, fermò il drappello, e domandò
-spiegazioni. Intesa la cosa, fu preso da compassione. — Che diavolo! —
-disse — è una crudeltà separare così due fratelli! — E andò egli stesso
-a domandare al comandante tedesco di Sédan che il Déroulède potesse
-accompagnare il ferito nel Belgio. L'ottenne; il Déroulède andò a
-Bruxelles col fratello. Qui solamente ebbe notizia della catastrofe di
-Sédan. Andrea fu ricevuto in una casa d'amici; Paolo poteva andarsene.
-Le autorità belghe gli offrirono la libertà, purchè desse la sua parola
-di non battersi più contro i Tedeschi; altrimenti, dovevano mandarlo
-prigioniero in Germania. Egli preferì la prigionia, con la speranza
-della fuga. Fu quindi mandato per strada ferrata a Berlino, e da
-Berlino condotto a Breslau, nella Slesia.
-
-Mentre questo accadeva, la sua famiglia stava a Parigi, al buio di
-tutto, nella trepidazione che si può pensate. Arriva finalmente il 3.º
-reggimento zuavi. Padre e madre gettarono un grido di gioia, corsero
-dal colonnello, domandarono dei figliuoli.... Non c'erano. Erano stati
-visti cadere l'un sull'altro in un fosso, alla battaglia di Sédan;
-il che voleva dire ch'erano morti. La povera madre rimase fulminata.
-Portata a casa, le prese un accesso di paralisi da cui non si rimise
-più; chè anzi s'andò sempre aggravando; e per otto giorni stette
-tra la morte e la vita, con l'immagine di quei due cadaveri davanti
-agli occhi, istupidita dal dolore. Per fortuna, prima di passare la
-frontiera belga, il Déroulède aveva sparso fra contadini e soldati, e
-buttato a tutte le poste; un gran numero di buste dirette a sua madre,
-con tre parole dentro, e la firma sua e del fratello. Una di queste
-buste, dopo otto giorni, arrivò; la signora Déroulède l'aperse con
-le mani tremanti, animata da un barlume di speranza: c'era scritto
-— _Nous sommes vivants._ — Credette d'impazzire...; ma questa gioia
-immensa non valse a rimetterla dal colpo tremendo che aveva ricevuto.
-E continuò a vivere miseramente, torturata dalla paralisi che cresceva,
-e da un'insonnia angosciosa, che avrebbe spezzato i nervi d'un uomo; ma
-piena di coraggio e, se non rassegnata, preparata ad ogni cosa.
-
-Intanto Paolo Déroulède era prigioniero a Breslau. Qui gli seguì una
-piccola avventura comica. I prigionieri andavano liberi per la città;
-ma egli non godette di questa libertà per un pezzo. Il generale tedesco
-che comandava la fortezza, vecchio soldato burbero, leggeva tutte le
-lettere prima di spedirle. Era stato qualche tempo a Parigi, conosceva
-la lingua francese, non si lasciava scappare una parola che potesse
-urtare un tedesco. Letta la prima lettera del Déroulède, ch'era un
-po' troppo liberamente patriottica, pensò di dargli un avvertimento.
-— O la finite — gli disse — o vi caccio in fortezza. — Il Déroulède
-non la finì. In una seconda lettera diceva fra le altre cose: —
-_ce troupeau de Prussiens_. Il generale lo mandò a chiamare e gli
-disse: — Questa lettera non partirà. Noi siamo _une troupe_ e non _un
-troupeau_. — Avete ragione, rispose il prigioniero; — _je vois avec
-plaisir que vous connaissez le français dans toutes ses nuances._ — Ah
-sì? — ribattè il generale; — ebbene, andate in fortezza a studiare le
-_nuances_ del tedesco. — E lo fece chiudere in fortezza. Dopo qualche
-giorno uscì, e ricominciò a scrivere; ma nascondendo il suo pensiero
-sotto una quantità di motti a doppio senso, di bisticci parigini,
-incomprensibili a un tedesco. Il generale lo rimandò a chiamare, e
-volle che gli spiegasse il significato nascosto d'ogni frase. — Ma,
-signor generale, — rispose il Déroulède; — io sono prigioniero; ma
-non sono obbligato a perfezionarvi nello studio della letteratura
-francese. — Ed io — replicò il generale, — non sono neppure obbligato
-a lasciarvi passeggiare liberamente per le strade di Breslau. Andate in
-fortezza. — E questa volta non si parlò più d'uscire. Ma il prigioniero
-provvide da sè ai casi suoi. La figliuola del carceriere, che non
-vedeva di mal occhio quel gran diavolo di zuavo, dal viso di poeta
-e dai modi di gentiluomo, faceva conversazione con lui per il buco
-della serratura. Lo zuavo, che aveva in capo il suo disegno di fuga,
-pensò di valersi della ragazza. A poco a poco, facendosi tradurre in
-tedesco oggi una parola, domani una frase, senza lasciar trasparire
-il senso del discorso, riuscì a mettere insieme e a pronunziare
-correttamente una parlatina in tedesco, che diceva presso a poco:
-— Sono un ebreo polacco, nato in America, zoppo dalla nascita. Gli
-ultimi avvenimenti m'hanno chiamato in Germania per far riconoscere
-la mia inabilità al servizio militare. Torno a Torino dove faccio il
-professore di lingua francese. — Quando si sentì abbastanza forte su
-questa sfilata di fandonie, si mise d'accordo con un ufficiale francese
-delle guardie mobili, anch'egli prigioniero, ma sciolto, a Breslau;
-costui insaccò un gran pastrano turchino da ebreo polacco, si mise un
-berrettone d'astrakan, e gli occhiali verdi; si fece dare un permesso
-per visitare il carcerato; entrò nella fortezza zoppicando — diede i
-suoi panni al Déroulède; — il Déroulède, zoppicando, uscì dalla cella,
-passò tranquillamente sotto il naso delle sentinelle, andò alla prima
-stazione della strada ferrata di Boemia, e saltò sano e salvo sul treno
-liberatore. Ma c'era ancora un pericolo al passaggio della frontiera
-austriaca. Discese perciò alla penultima stazione e prese a traverso
-ai campi per passar la frontiera a piedi. Era notte, nevicava fitto,
-faceva un freddo da cani. Dopo molto andare, non raccapezzò più dove
-fosse: passò accanto a un villaggio, offrì del danaro a un contadino
-perchè l'accompagnasse. Costui accettò; ma era un furfante. Giunto a
-poca distanza dal confine, vicino a un corpo di guardia prussiano, si
-fermò e disse al Déroulède: — O mi date il doppio, o vi denuncio alla
-sentinella. — Il Déroulède, vistosi perduto, gli mise un coltello alla
-gola, e gli gridò: — O tiri diritto, o t'ammazzo. L'uomo si persuase,
-lo guidò di là dal confine, e lo accompagnò fino alla prima stazione
-austriaca. Un treno stava per partire, il Déroulède ci saltò su,
-e fuggì verso Vienna. Aveva voluto tentar la fuga da Breslau il 29
-settembre, anniversario di sua madre, e la fortuna l'aveva aiutato.
-
-Con la fuga di Germania entrò in un'altra serie d'avventure. Attraversò
-Vienna di notte, prese un biglietto per Milano, e ripartì. Ma per
-pagare il biglietto dovette spendere gli ultimi resti del suo peculio.
-Da Vienna a Milano non mangiò che un enorme pane che aveva comprato a
-Baden, stando rincantucciato in fondo al vagone, quieto quieto, senza
-attaccar discorso con nessuno, per non tradire il segreto della sua
-mascherata. Arrivato a Milano, fin dove lo conduceva il biglietto,
-si trovò nella stazione solo, morto di fame, senza un soldo, senza
-sapere dove batter del capo. Che cosa fare? Si rivolse a un impiegato,
-gli espose il caso suo, gli domandò se avrebbe avuto tempo, prima di
-partire per la Francia, di fare una corsa fino al Consolato di Francia,
-per domandar dei denari. L'impiegato gli disse che no. — Ma non occorre
-— soggiunse; — sono stato soldato anch'io, mi so mettere nei vostri
-panni: provvedo io al vostro viaggio. — E gli diede il biglietto
-per la Francia. Il Déroulède ebbe appena il tempo di ringraziare il
-bravo impiegato, ripartì, e il giorno dopo si trovò a Lanslebourg,
-in compagnia d'altri francesi, scappati pure di Germania, tornati
-in patria per la stessa strada, travestiti anch'essi bizzarramente,
-e scannati e affamati come lui. Un caffettiere misericordioso li
-sfamò gratis. Il Déroulède ripartì per Lione, e da Lione andò a
-Tours. Appena arrivato a Tours, corse al ministero della guerra per
-riprender servizio. Mentre aspettava nei corridoi, passò il Gambetta,
-il quale lo conosceva fin da giovanetto. Questi rimase meravigliato
-riconoscendo il giovane poeta sotto quello strano travestimento. — Che
-cosa venite a far qui? — gli domandò, dopo aver inteso la sua storia.
-— A offrire un'altra volta la pelle, — rispose il Déroulède; — se mi
-date un incarico per Parigi, dove è il mio reggimento e mia madre,
-piglio l'impegno d'entrarvi. — Il Gambetta non volle dargli incarichi:
-era scampato una volta, non doveva mettersi al rischio di farsi
-ripigliare. — Se volete battervi — gli disse — battetevi sulla Loira;
-ci sarà abbastanza da fare; io vi nomino capitano. — Il Déroulède
-non volle accettare che il grado di sottotenente, che aveva già nelle
-guardie mobili, e siccome voleva battersi davvero, domandò d'entrare
-nei tiragliatori algerini, — che si battevano a modo suo. Il Gambetta
-accondiscese, e gli domandò se voleva che facesse pervenire sue notizie
-a sua madre. Il Déroulède lo pregò di non farlo. — Se mi crede sempre
-prigioniero, pensava, vive in pace; se sa che sono scappato, capisce
-che son tornato alla guerra, e ricomincia a vivere in pena. — Buona
-fortuna, signor tenente! disse il dittatore accommiatandolo. — Ah! la
-mia fortuna importa poco — rispose il giovane: — è la vostra che ci
-preme! — E partì subito per Neung. Trovò i suoi tiragliatori algerini
-al bivacco; assunse il comando della sua squadra, vestito ancora
-di quella vecchia palandrana d'ebreo polacco, sulla quale, strada
-facendo, aveva fatto cucire un par di galloni; e prese parte a tutti
-i combattimenti della retroguardia del generale Chanzy, fino al 1.º
-gennaio; giorno in cui tutto il 15.º Corpo partì per Dijon, per formare
-il nuovo esercito del generale Bourbaki.
-
-Qui cominciò il periodo più avventuroso della sua vita di soldato;
-periodo di cui si potrebbe rintracciare la storia nel suo taccuino
-lacero e spiegazzato, pieno di schizzi topografici, di nomi di soldati
-arabi, di brani di relazioni, di appunti sul modo di far la zuppa di
-cipolle, e d'elenchi di feriti e di morti. In questo periodo pure
-gli balenarono le prime idee e gli vennero fatti i primi versi di
-quei famosi _Chants du soldat_, che pochi anni dopo tutto l'esercito
-seppe a memoria. A Mirbeau fu ospitato da una povera vecchia, che
-gli ispirò _Le bon gîte_, una delle sue più affettuose e più belle
-poesie. In un altro luogo, durante il bivacco, di notte, pensando a
-sua madre e a suo fratello, e al giorno che lo avevano raggiunto al
-reggimento, prima della battaglia di Sédan, scrisse le prime strofe
-del _Petit turco_, e notò nel taccuino: _Le petit turco à faire_. A
-Rocourt — in una ritirata — una ragazza, che l'aveva baciato prima del
-combattimento, gli diede un pugno per rifarsi del suo bacio sciupato;
-e quel pugno, convertito da lui in un morso, diventò celebre nella
-poesia _La belle fille_. A Gray ebbe da un'altra ragazza una coccarda
-di tre colori, alla quale consacrò quei dieci gioielli di strofette che
-molti considerano come il più grazioso dei suoi canti. In quest'ultimo
-periodo della guerra conobbe pure quel famoso sergente Hof, che
-uccise ventisei nemici in ventisei ricognizioni, e che gl'ispirò la
-poesia intitolata _Le sergent_, resa poi popolare a Parigi dall'attore
-Coquelin. E tra una poesia e l'altra prese parte a un gran numero di
-combattimenti, con la sua squadra di tiragliatori, fra cui c'eran degli
-arabi e dei negri che lo adoravano e gli eran ardentemente devoti,
-tanto da portare delle assi sulle spalle per lunghissime marcie per
-fargli un letto alla tappa; non soldati, ma fratelli e figliuoli suoi,
-coi quali egli divise il suo pane, e digiunò, e dormì sul ghiaccio,
-e accese i fuochi del bivacco in quelle terribili notti di gennaio.
-Con questi soldati si trovò al combattimento di Montbéliard, ch'egli
-cominciò assalendo e occupando una barricata, e perdendo trenta dei
-suoi tra morti e feriti, sopra cinquanta a cui comandava: combattimento
-in cui guadagnò la croce della Legion d'onore. Ma da quel giorno non ci
-son più appunti sul taccuino: il freddo faceva cader la matita dalle
-mani assiderate e sanguinanti. Poi vennero i disastri, le nevicate
-interminabili, le lunghe marcie di notte, i bivacchi che lasciavano
-il terreno coperto di morti gelati, la perdita di tutte le speranze,
-lo scompiglio miserando dell'esercito diradato, avvilito, affamato,
-scalzo, — ridotto a un esercito di spettri —, incalzato spietatamente,
-con la morte in faccia, alle spalle, sotto i proprii passi e nel
-proprio cuore. Molte volte il povero Déroulède, mal riparato dal suo
-vestito di polacco, bucato dalle palle, si lasciò cader nella neve,
-al termine d'una marcia mortale, e ravvolgendosi nella sua coperta di
-guardia mobile, nella quale aveva già ravvolto il fratello moribondo
-a Sédan, s'addormentò con la certezza di non più risvegliarsi. Ma la
-sua forza d'animo, più che la sua forza fisica, e le cure dei soldati
-lo tennero in vita fino all'ultimo, — fino al giorno in cui l'esercito
-del Bourbaki — ultima speranza della Francia — si rifugiò in Isvizzera,
-fulminato dai cannoni del Manteuffel. Quello fu il momento più
-desolante della campagna per Paolo Déroulède. Immobile sopra un rialto
-di terreno vicino al confine, in mezzo ai resti della sua squadra,
-egli voleva rimanere in Francia a ogni costo, e non si decise ad
-accompagnare i suoi tiragliatori nella Svizzera che per le esortazioni
-del suo maggiore, e col patto che questi sarebbe fuggito con lui per
-andar a cercar la guerra in qualche altro angolo della Francia, appena
-i loro soldati fossero stati al sicuro.
-
-Fuggirono infatti il Déroulède e il suo maggiore, seguiti da un matto
-originale di zuavo negro, di nome Mohamed-uld-Mohamed, che si faceva
-passare per dentista americano, e scendendo lungo la frontiera,
-arrivarono fino a Tolosa; di dove il Déroulède, solo, corse a Bordeaux,
-sede del Governo, per offrire la sua vita una terza volta. A Bordeaux
-sente che è stato stipulato un armistizio, e che un treno carico
-di bestiami deve partire per Parigi. Butta via il pastrano da ebreo
-polacco, si traveste da bovaro bordelese, salta sul treno, arriva a
-Parigi, corre a casa, si getta nelle braccia di suo padre. — Zitto,
-Paolo, per amor del cielo — gli dice il padre; — abbi pietà della
-mamma. — Bisognava prepararla a quel colpo. Combinano insieme un lungo
-giro di discorso per annunziarle la cosa a poco a poco; il padre va su,
-perde la testa, e dice senza preamboli: — Paolo è arrivato. — Il grido
-dell'amore e della gioia materna echeggiò in quella casa, solitaria e
-triste da tanto tempo. Povero Paolo! Egli trovò sua madre molto mutata:
-aveva i capelli bianchi, le mani tremole, gli occhi infossati, la voce
-fioca. Ma dentro all'anima era sempre la madre di prima, sorridente nel
-dolore, non curante di sè, e piena di risoluzione e di forza. Qui il
-Déroulède seppe che suo fratello, appena guarito dalla sua ferita, era
-stato mandato da Bruxelles a Ostenda, e di là a Londra, e da Londra a
-Bordeaux, donde l'avevano inviato in Algeria a vestirsi e ad armarsi
-al deposito degli zuavi, per ritornar poi alla guerra. Allora lasciò la
-famiglia e tornò subito a Bordeaux a domandare al Ministero se avrebbe
-avuto tempo di fare una corsa in Algeria per riprendere suo fratello,
-prima che scoppiasse la guerra civile: poichè, essendo stato per
-qualche tempo tra le guardie mobili di Belleville, e avendo visto che
-umori ribollivano in quella gente, aveva portato nell'animo, per tutta
-la durata della guerra, la ferma persuasione che qualcosa di terribile
-sarebbe seguito, se la Germania riusciva vittoriosa. Gli dissero
-che aveva tempo: andò in Algeria, tornò con suo fratello in Francia,
-e andarono subito tutti e due a Versailles, dove l'uno entrò in un
-reggimento di zuavi, l'altro in un reggimento di cacciatori. E così
-questo demonio di poeta cominciò la sua terza campagna.
-
-La guerra civile era scoppiata. Per il Déroulède, patriotta e
-repubblicano d'animo generoso, era un dolore aver da combattere
-contro concittadini. Ma la sua coscienza di francese glie lo imponeva
-inesorabilmente. — Qualunque francese, — egli pensava, — senta nel
-cuore la dignità e l'onore della Francia, deve tutto sacrificare per
-impedire questa vergogna suprema, che la rivolta sia schiacciata dagli
-stranieri. — Suo fratello, appena riprese le armi, fu costretto a
-ritirarsi perchè gli si riaperse la ferita. Lui, nominato sottotenente
-nei cacciatori a piedi, raggiunse immediatamente il 30.º battaglione,
-ch'era a Neuilly, fra le truppe che combattevano intorno alla porta
-Maillot. Il principio fu terribile per l'ufficiale, come fu terribile
-la fine per il cittadino. La disciplina era allentata fra i soldati;
-molti non volevano battersi; tutti erano stanchi e sfiduciati;
-i comunardi, dalle case vicine, gl'incitavano alla rivolta con
-promesse tentatrici o con grida di scherno; non ancora inaspriti
-dall'ostinazione feroce della resistenza, avevano ripugnanza per una
-lotta in cui il sentimento del dovere non era infiammato dalla speranza
-della gloria. Bisognava ragionarli, spingerli al combattimento ad uno
-ad uno, minacciarli qualche volta, e rischiare, minacciandoli, qualche
-cosa di peggio che di non essere obbediti. Ma il Déroulède si affezionò
-a poco a poco i cacciatori come si era affezionati gli algerini, e li
-condusse a combattere, non inferocendoli ma persuadendoli, e dando per
-il primo l'esempio della pazienza, della fermezza e dell'audacia. Coi
-suoi cacciatori combattè davanti alla porta Maillot, entrò dei primi in
-Parigi, si trovò nella mischia delle strade, e assistette all'orrenda
-tragedia degli ultimi giorni della Comune. Qui, per testimonianza di
-tutti, spiegò una generosità eguale al valore. — Son venuto per domare
-la rivolta, pensava, e non per uccidere dei Francesi, — e perciò
-salvò la vita a quanti potè, protesse i feriti, difese i prigionieri,
-restituì alla famiglia dei disgraziati che erano creduti spacciati;
-tanto che delle donne del popolo gli gridavano: — È dei nostri! —
-al che egli rispondeva: — No, sono francese. — Si racconta questo
-perfino: che mentre stava mangiando in un'osteria, tra una barricata
-ed un'altra, un comunardo, sdegnoso, disse in modo da farsi sentire:
-— _Ça nous tue et ça mange._ — Ed egli rispose: — Uccidere è una
-dolorosa necessità, di cui non ho colpa; mangiare è un bisogno che vuol
-essere compatito. Mangiate con me, se credete di averne il diritto.
-— Non accetto il vostro pane — quegli rispose. — Allora accettate due
-lire, e mangiate per conto vostro. — Non accetto le vostre due lire.
-— Ho capito — rispose il Déroulède tranquillamente —; preferite di
-prendermele. Ebbene, siete libero, andate alla barricata più vicina,
-faremo alle fucilate, voi _attaccherete_ le mie due lire e io cercherò
-di difenderle. — Il comunardo rispose: — Ci vado — e il Déroulède lo
-lasciò andare. Per tutta la durata di quella lotta feroce, egli non si
-bagnò le mani d'altro sangue che del proprio, e fu l'ultimo giorno.
-La resistenza era agli estremi; poche barricate resistevano ancora,
-ma furiosamente. Il generale Dumont lo mandò, con una squadra di
-cacciatori, a pigliare dei cavalli a Belleville. Passando di corsa per
-un crocicchio, vide in una strada un ufficiale della legione straniera,
-che faceva alle fucilate, col suo plotone, contro una barricata difesa
-da tre cannoni, e sormontata dalla bandiera rossa. Vedendo quello
-spreco inutile di polvere, si fermò, e disse all'ufficiale: — È tempo
-perso: bisogna pigliar la barricata alla baionetta. — Fatelo — rispose
-l'ufficiale. — Lo faccio — rispose il Déroulède, e gettato un grido
-ai suoi soldati, si slanciò all'assalto. I comunardi li lasciarono
-avvicinare e fecero una scarica all'ultimo momento; il Déroulède, ritto
-sulla barricata, ricevette a bruciapelo una palla nel gomito, che gli
-spezzò l'osso, gli staccò l'avambraccio, e gli diede una contrazione
-orrenda alla mano. Ma la barricata fu presa, e il Déroulède, sostenendo
-colla mano destra il braccio stritolato, continuò ad avanzarsi, fin
-che, spossato dalla perdita del sangue, cadde fra le braccia dei suoi
-soldati. Così finirono per lui le avventure della guerra. Fasciato alla
-meglio, fu portato a casa, dove rimase tre mesi a letto, col braccio
-sospeso, curato da sua madre. E in questi tre mesi fece il primo volume
-dei _Chants du soldat_, che venne pubblicato verso la fine del 1871.
-
- *
- * *
-
-In che modo un artista potente sia passato dall'oscurità alla fama, è
-sempre curioso a sapersi. Quei primi versi il Déroulède li aveva fatti
-proprio per sfogo dell'animo, agitato da mille ricordi in quella lunga
-immobilità della convalescenza, durante la quale la mente dell'infermo
-suole tanto più lavorare quanto sono più inerti le membra; ed era molto
-lontano dal prevedere, ed anche dallo sperare il successo che ottenne.
-Tanto è giusta la sentenza dello Schiller: che il vero ingegno è
-inconscio di sè nelle sue prime manifestazioni, perchè non trova nulla
-di straordinario — ed è naturale — in ciò che è sempre stato suo, e
-costituisce, per così dire, la sua intima natura. Nondimeno l'artista
-era già maturo nel Déroulède. Benchè giovane, infatti, ed esuberante
-d'ispirazione, capì che non conveniva fare _un gros volume de
-patriotisme_, e non pubblicò che una parte delle sue poesie, scelte fra
-le più brevi e le più spontanee. Un giorno portò il suo scartafaccio
-all'editore Lévy. Le poesie patriottiche pullulavano da tutte le parti:
-l'editore ricevette lo scartafaccio con diffidenza, e pregò il poeta di
-ritornare dopo alcuni giorni. Il poeta ritornò. — Ho letto le vostre
-poesie — gli disse il Lévy. — Non c'è male. Ma non c'è versi d'amore,
-non c'è canzonette allegre di bivacco, che sono il genere che piace.
-Ho paura che il vostro volumetto, scusatemi, annoi un poco. È troppo
-triste. — Che cosa volete? — gli rispose il Déroulède — ero triste. —
-Non potreste aggiungervi qualchecosa qua e là — gli domandò l'editore —
-per renderlo un po' più ameno? — Il Déroulède rispose che non poteva.
-— Ebbene.... — concluse il Lévy, — quando è così, bisogna che abbiate
-la bontà di pagare le spese di stampa. — Così fu convenuto. E poco
-tempo dopo uscì il volume, non preceduto da _réclame_ di sorta, quieto
-quieto come un povero libro rassegnato a tarlare nelle vetrine. In capo
-a un mese il Déroulède ripassò dall'editore a chieder notizie: lo trovò
-tutto sorridente. — _Mais ça va, mais ça va_, — gli disse, guardandolo
-curiosamente. In poche settimane si spacciarono dieci edizioni: il
-volume si divulgò da Parigi nelle provincie, si diffuse fra il popolo
-e fra i letterati, si sparse nell'esercito, entrò nelle scuole e nelle
-famiglie, diventò popolare prima che la critica l'avesse preso ad
-esame. Fra le altre mille poesie patriottiche e guerriere, quelle del
-Déroulède producevano un'impressione nuova: erano giovanili e gravi ad
-un tempo, fiere ed affettuose, eccitavano e consolavano, ed educavano;
-sotto l'amor di patria, vi si sentiva il coraggio; non v'era soltanto
-l'ardore del cittadino che predica il dovere, ma anche la coscienza del
-soldato che l'ha compiuto, e che ha acquistato a caro prezzo il diritto
-di alzar la voce; era una poesia forte e sincera, stata _più pensata
-che scritta, più vissuta che pensata_; tutta calda, e piena d'odor di
-sangue e di polvere, e sonante di ferro, senza gale letterarie, non
-vestita d'altro che della divisa semplice e succinta sotto a cui aveva
-palpitato il cuore del poeta, quando glie n'eran balenate le prime idee
-negli accampamenti. Allora si cominciò a domandare, a cercare chi fosse
-questo Déroulède, e ben presto le sue avventure di soldato diventarono
-popolari come le sue poesie, non solo, ma furono ingrandite, come
-accade sempre, e abbellite di una certa luce vaga di leggenda, che rese
-più simpatico e fece parer più alto il poeta; e formò un'aureola — ben
-meritata davvero — sul capo di sua madre.
-
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- * *
-
-Tutti e due i fratelli, dopo la guerra, entrarono nell'esercito,
-poichè, come diceva il maggiore, la carriera militare era quella in
-cui un giovane, dopo una grande guerra perduta, poteva rendere più
-utili servizi al suo paese. Paolo Déroulède fu promosso luogotenente
-nei cacciatori a piedi, e appena entrato nel battaglione, nonostante
-il suo splendido successo di poeta, si consacrò tutto ai suoi doveri
-militari. — Non si può avere il cuore a due cose ad un tempo — disse
-tra sè; — ho da fare il soldato, devo bandir la poesia. — E la bandì
-in fatti. Si mise agli studi militari, fece dei corsi scientifici
-ai sotto uffiziali e ai soldati, tenne delle conferenze, si seppellì
-fra i regolamenti e i trattati di tattica; e in caserma, e in piazza
-d'armi, e alle grandi manovre, fu un uffiziale non solo coscienzioso,
-ma pedante, come uno di quei vecchi _troupiers_, per cui l'esercito
-è il mondo. Ma per quanto facesse, la poesia gli tempestava sempre
-nel cuore; tutte le volte che alla mensa degli ufficiali il discorso
-cadeva sulla letteratura, un'onda di sangue gli montava al viso, ed
-era costretto a pregare i colleghi di parlar d'altro, e di lasciarlo
-in pace; chè se no sarebbe schiattato. E strozzando così la musa
-col cinturino, servì fino al 1875. In quell'anno, facendo una corsa
-a cavallo, cadde di sella e si slogò un piede: a questa slogatura
-dobbiamo il secondo volume dei _Chants du soldat_. Durante la cura, che
-fu lunga, potendo occuparsi senza rimorso d'altra cosa che di studi
-militari, scrisse quattordici nuove poesie, mentre da tutte le parti
-della Francia, essendosi sparsa la notizia della sua piccola disgrazia,
-piovevano sul suo letto d'invalido biglietti di visita e condoglianze e
-buoni augurii. Guarì; ma non così bene da poter ripigliare il servizio,
-tanto più che la ferita toccata a Belleville gli si faceva risentire
-ad ogni passaggio di nuvola; e perciò si fece trasferire dall'esercito
-attivo nella riserva, e tornò a casa sua — ad aspettare il gran giorno.
-Il secondo volume dei versi ebbe la stessa fortuna del primo; e intanto
-le edizioni del primo salivano alla sessantina. I _Chants du soldats_
-erano diventati il _vade mecum_ d'ogni soldato patriotta; s'imparavano
-a mente nei collegi, si declamavano nei teatri, si recitavano nei
-salotti, si ripetevano per le strade: Paolo Déroulède, come disse uno
-scrittore tedesco, «era divenuto il poeta patentato delle aspirazioni
-nazionali.» E quando, nel 1877, fu rappresentato all'Odéon un suo
-dramma in versi intitolato l'_Hetman_, nel quale, sotto un episodio
-della storia della Polonia, erano espressi i sentimenti, i propositi e
-le speranze della Francia, questa rappresentazione — a cui la povera
-madre del poeta si fece trasportare in lettiga — servì di pretesto a
-una grande dimostrazione patriottica. Il poeta era celebre ed amato: si
-colse quell'occasione per tributargli gli onori del trionfo. Accorsero
-al teatro rappresentanti di tutte le classi, i principi delle arti
-e delle lettere, i duchi d'Aumale e di Nemours, tutti i generali di
-Parigi, una legione d'ufficiali di tutte le armi, e una folla enorme;
-e sebbene il dramma fosse molto al di sotto della lirica, ottenne un
-successo trionfale. Intanto, anche le sue liriche erano passate sotto
-i denti della critica; ma per quanto il letterato sia stato discusso,
-combattuto ed anche straziato, il poeta rimase all'altezza a cui
-l'aveva sollevato di sbalzo il primo e spontaneo sentimento d'affetto e
-di gratitudine della nazione. Ora non v'è un cittadino francese che non
-conosca qualche verso del Déroulède, e che non l'ami come poeta e non
-lo ammiri come soldato. Quando Victor Hugo lo vide per la prima volta,
-gli disse: — Il vostro nome ha preceduto in casa mia la vostra persona,
-e bisogna che abbia fatto del rumore per venir fine a me, perchè oramai
-non sono più di questo mondo. — E mentre in Francia si leggono per
-tutto le sue poesie, i vecchi soldati d'Africa, nelle loro caserme
-d'Algeri, disegnano col carbone sui muri delle camerate il suo profilo
-caratteristico, con un gran naso aquilino, e dicono ai visitatori:
-_Celui-ci est monsieur Déroulède, le grand parisien, lieutenant des
-zouaves et avocat, un bon enfant...; mais un rude soldat tout de même._
-
- *
- * *
-
-Ora vediamo la sua poesia.
-
-Sono trentacinque canti, d'argomento e di metro diverso, che formano
-tra tutti lo scheletro di un piccolo poema, che potrebbe essere
-intitolato; _La Francia vinta_, nel quale s'alternano la narrativa e la
-lirica, l'ode e la canzonetta, il dialogo e la descrizione, e tutte le
-ire e tutte le angoscie che possono passare nell'anima d'un cittadino
-e d'un soldato durante una grande guerra sfortunata, che comincia
-con l'invasione e termina con la conquista. Finito di leggere, par di
-vedere un vasto quadro circolare, come un panorama, nel quale, sotto un
-cielo sinistro, per una sterminata campagna bianca, corrono torrenti
-neri di soldati, mischie orrende infuriano nelle gole dei monti,
-ardono villaggi, si sbandano divisioni, fuggono treni d'artiglierie,
-serpeggiano fiumi di sangue, e sul davanti s'alzano visi trasfigurati
-di moribondi, con gli occhi rivolti al cielo, che benedicono la patria
-per cui danno la vita. L'impressione che fa questa poesia sopra di
-noi italiani, in questo tempo in cui l'amor di patria è, per così
-dir, tranquillo e quasi nascosto nel nostro cuore, sia perchè son
-già lontani i ricordi dei grandi avvenimenti nazionali, sia perchè
-nessun'idea di un pericolo vicino ci scuote, somiglia a quella che
-farebbe su di un uomo maturo, tutto immerso nel lavoro e negli affetti
-sereni della famiglia, l'eco d'una musica lontana, che gli rammentasse
-qualche violenta e disperata passione dei suoi anni giovanili. Via
-via che procediamo nella lettura, riconosciamo quelle tristezze, quei
-dolori, quelle indignazioni; esse passarono altre volte per il nostro
-cuore; le abbiamo espresse con quelle parole, le abbiamo sfogate con
-quelle grida; e con le medesime ragioni abbiamo cercato di confortare
-il nostro orgoglio nazionale lacerato. Mutata la lingua, cangiati i
-Prussiani in Austriaci, quella potrebbe parere poesia scritta dopo
-Novara o dopo Custoza da un focoso luogotenente dei bersaglieri.
-
-Uno dei sentimenti che il poeta espresse più potentemente è la
-tristezza lugubre che pesò sull'esercito e sul paese dopo i primi
-rovesci, e l'umiliazione che divorò l'anima del soldato. Ci ha dei
-quadretti grigi, con la pioggia all'orizzonte, e un reggimento che
-passa in disordine, così pieni di malinconia, di stanchezza, di
-ricordi dolorosi, di presentimenti funesti, che stringono il cuore.
-Per le vie dei villaggi, in mezzo a una folla immobile e fredda,
-sfilano in silenzio le compagnie e i battaglioni, dopo molti giorni di
-combattimenti disastrosi: i soldati col cheppì sugli occhi e il bavero
-del cappotto rialzato, gli ufficiali col capo basso, i tamburi muti,
-le bandiere lacere, tutti i visi pallidi e pesti; e si sente lontano
-il rombo del cannone tedesco. E il borghese spietato e insolente nella
-sua vigliaccheria d'egoista, dice a mezza voce: — Hanno avuto paura. —
-Par di sentirseli passare nel cuore, come lame di pugnale, gli sguardi
-gelidi di quella gente che non ama la patria, ma la vittoria, e che
-perduta la speranza, nega la compassione. E s'indovinano le lacrime di
-rabbia che deve aver versato il poeta. Ma non una di queste lacrime
-è caduta nei suoi versi: il suo amor di patria è più forte del suo
-orgoglio di soldato: egli respinge con parole tristi l'accusa di viltà,
-e perdona. Solamente un sorriso amaro gli sfiora le labbra, quando
-una signora, che guarda dalle finestre della sua villa il fuoco d'un
-bivacco notturno, e sfoga in parole entusiastiche la sua ammirazione
-per i turcos, cangia tuono ad un tratto e li chiama ladri e banditi,
-accorgendosi che bruciano la legna dei suoi boschi. Son pochi cenni
-qua e là, ma il contrasto occulto di sentimenti che nasce in ogni
-guerra sfortunata tra chi dà la vita e chi dà il danaro; tra chi mette
-al disopra d'ogni cosa l'onore e chi antepone a tutto la pace; tra la
-parte che forma i nervi e quella che forma il grasso flaccido e pigro
-d'una nazione, è reso magistralmente, con una mestizia grave, cento
-volte più efficace dello scherno, e più nobile dell'ira.
-
-Ciò non ostante, i più belli dei _Chants du soldat_ son forse certi
-poemetti di poche strofe, in cui son narrati degli atti eroici, veri
-quadretti del Détaille e del Neuville, che infiammano il sangue come
-l'urrà d'un reggimento. In una di queste, una compagnia di cacciatori,
-che corre all'assalto, sprofonda, a traverso al ghiaccio spezzato,
-in un fiume, mentre i tedeschi, schierati sulla sponda opposta, coi
-fucili spianati, intiman la resa. I cacciatori rifiutano, vogliono
-morire. Ma il capitano ordina d'arrendersi. — Arrendetevi, ragazzi —
-grida; — non voglio che moriate così; a che serve? Abbassate le armi,
-non c'è altro da fare. — I cacciatori obbediscono e salgono sulla
-riva: il capitano riman nel fiume. — Salite, capitano! — gli gridano,
-tendendogli la corda. — No — quegli risponde —; ho salvato i miei
-soldati, non me; — e facendo un'atto d'addio, sparisce nell'acqua. In
-un'altra poesia è un ufficiale ferito al cuore che pianta la sciabola
-in terra e grida: — Qui voglio essere sotterrato! Onta a chi lascierà
-il mio corpo al nemico! — e con questo grido ricaccia avanti i suoi
-soldati, che cominciavano a piegare. In altre è una difesa disperata
-d'un villaggio, comandata da un prete, che si fa uccidere co' suoi
-contadini; un trombettiere colpito da una palla, che spira suonando
-l'ultimo squillo dell'assalto con le labbra stillanti di sangue; uno
-stormo di zuavi che assale e conquista una batteria coprendo il terreno
-di cadaveri. Nulla di straordinario nei soggetti; ma l'effetto della
-poesia è straordinario. Non c'è quasi pittura, si può dire; e si vedono
-i luoghi, il tempo, il color dell'aria, come in una lunga descrizione,
-tanto son scelti e resi efficacemente i «particolari tipici,» che fanno
-indovinare gli altri mille. Non c'è una sola delle frasi convenzionali
-della solita poesia guerresca, più letteraria che marziale, che gonfia
-la battaglia per farla terribile. Qui tutto è stato preso dal soldato
-nella esperienza tremenda del vero; si sente «cantar la polvere»; si
-sente lo schianto dei rami spezzati dalle palle; si sente gridare,
-nella notte, da una parte _Pour la France!_ e dall'altra, più lontano,
-_König und Vaterland!_ nelle tenebre squarciate dai lampi delle
-fucilate, come se si assistesse al combattimento; e finito di leggere,
-si rimane come ravvolti in un nuvolo di fumo, coll'orecchio pieno di
-grida, e l'anima sconvolta dal passaggio della morte.
-
-A queste poesie, in cui non freme che il soldato, succedono
-altre, in cui parla il figliuolo, l'amico, il fratello, l'amante —
-affettuosissime, ma di quell'affetto che si dà soltanto nelle anime
-virili, che è come la grazia della forza, e che soggioga, perchè si
-sente che viene dalla grandezza, non dalla raffinatezza del cuore. È
-bello, dopo aver visto un Déroulède a cui si metterebbe una medaglia
-sul petto, vederne sorgere un altro, a cui si stamperebbe un bacio sul
-viso. C'è la poesia intitolata: _Le bon gîte_, di trentadue versi, che
-non si può legger senza lacrime. Ricorda uno dei più belli episodi del
-_Coscritto_ del 1813, di Erckmann-Chatrian. Un soldato è ospitato una
-sera in casa d'una povera vecchia. La vecchia mette tutta la sua legna
-sul fuoco, ed egli, intenerito, le dice: — Basta, risparmia la tua
-legna, buona vecchia: io non ho più freddo. — La vecchia apparecchia
-la tavola con quanto ha di meglio, ed egli le dice: — Non occorre; ho
-mangiato alla tappa; non ho più fame. — La vecchia gli prepara il letto
-con le sue lenzuola, e vuol dormire sopra una seggiola, ed egli le
-dice: — No, buona vecchia, non voglio; dormi tu nel letto; io dormirò
-sopra la paglia. — E la mattina, partendo, s'accorge che il suo zaino
-è molto più pesante che la sera innanzi. — Ma perchè tutto questo? —
-le domanda; — è troppo, buona donna; perchè tutto questo? — Ed essa
-risponde, sorridendo a traverso alle lagrime: — _J'ai mon gars soldat
-comme toi._ — Ma non si può esprimere la semplicità profonda e gentile
-di quelle quattro strofette e di quei quattro ritornelli, in cui si
-sente il crepitìo del fuoco e l'odore della tovaglia di bucato e la
-voce dolce e tremola di quella povera madre, che serve e accarezza in
-quel soldato sconosciuto il fantasma adorato del figliuolo lontano.
-In un'altra poesia è un vecchio soldato arabo che raccoglie sulle sue
-ginocchia un giovane volontario moribondo, il quale, mentre il suo
-reggimento è macellato, domanda: — Li abbiamo vinti, questa volta,
-non è vero? — e il vecchio arabo, per non togliere alla sua agonia
-quel conforto, gli risponde di sì, e continua a dire tristamente, dopo
-che il ragazzo è già spirato: — Sì, ragazzo mio, li abbiamo vinti.
-— Un'altra poesia è un inno di riconoscenza al Belgio ospitale, dove
-le anime sono così serene e gli occhi così dolci, che tutti i dolori
-e tutti gli odi vi s'assopiscono; un'altra è un ringraziamento al
-medico che lo cura, al quale dice che è più profonda l'amicizia nel suo
-cuore che la ferita nelle sue carni; un'altra, la _Cocarde_, forse la
-più gentile delle sue poesie gentili, è un ricordo amoroso che manda
-la fragranza d'un fiore. — Arrivammo al villaggio — dice — dopo tre
-giorni di marcia, spossati, morti di freddo, avviliti dal presentimento
-d'un'accoglienza scortese. E cercammo dell'albergo. Ma una ragazza, di
-sull'uscio di casa sua, ci gridò: — Ah francesi di poca fede! Questo
-è un giorno di festa per noi. Non siete in Francia? Non siete in casa
-vostra? Entrate. Noi v'aspettavamo. Avete fatto male a dubitar di
-noi. — E dicendo questo sorrideva; eppure mi vengon le lacrime agli
-occhi quando ci penso! E quanto sovente ci penso e come la rivedo! Era
-accanto a sua madre e aveva una coccarda di tre colori nei capelli.
-Tutt'a un tratto, pregata da noi, si mise a cantare i nostri canti di
-guerra. Era la Gloria irata che ci rampognava con la sua voce. Oh la
-buona e bella francese! Che grande cuore e che begli occhi! Ora voi
-mi domanderete se la presi io stesso da' suoi capelli questa bella
-coccarda che porto da tanto tempo sul cuore, annerita dalla polvere
-e macchiata dal mio sangue. Ah no, non l'avrei mai osato. Tutto
-pensieroso, parlando a stento, io guardavo quella fronte di bimba,
-quell'aria di regina, quei tre colori in quei capelli neri, e dicevo
-tra me con tristezza: — Tutto questo riman qui.... ed io me ne vado! —
-Squilla la tromba: addio coccarda! addio canzoni! E nondimeno le dissi:
-— Ah! s'io l'avessi quel bel nastro! — e mi soffermai sull'uscio, tutto
-tremante. Ed essa allora semplicemente: — Prendete — rispose, — e Dio
-vi guardi! — Nient'altro che questo, dieci strofette di sei versi;
-ma in cui si sentono mille cose nobili e belle che non vi son dette,
-come nel tremito profondo d'una voce cara; una poesia ingenua e fresca
-che vi va all'anima, come un soffio d'aria profumata che vi porti di
-lontano le note amorose d'un violoncello.
-
-Poi vengono altre poesie, che si potrebbero chiamare poesie d'assalto,
-come quella del Berchet per le rivoluzioni di Modena e di Bologna;
-una tra le quali, intitolata: _En avant_, non cede in nulla, anche
-a giudizio di qualche tedesco, al famoso inno: _Ho la spada alla mia
-sinistra_, del Körner. Qui il metro s'accorcia, la strofa si serra, il
-ritornello grida, i versi risonano come spade urtate o echeggiano come
-squilli di fanfare, pieni d'ira selvaggia e di sprezzo della morte; e
-tutta la poesia imita la pesta precipitosa d'uno squadrone che rovini
-a briglia sciolta sopra un quadrato. Genere di poesia difficilissimo,
-che si riduce ad una serie d'esclamazioni ampollose e chiassose, senza
-forza, simili alle imprecazioni d'un briaco asmatico, se ogni strofetta
-non è proprio un grido feroce, che si senta uscito dalle viscere di
-un soldato che guardò in faccia la morte. E l'efficacia di queste,
-come di altre poesie del Déroulède, risiede tutta, a mio credere,
-nella profondità e nella sincerità d'un sentimento particolare, che si
-potrebbe chiamare appunto il sentimento della morte. I poeti guerrieri
-di tavolino hanno della morte in battaglia una specie di sentimento
-artistico, per cui la circondano di un terrore teatrale, o la trattano
-con una familiarità affettata da eroi spacconi, per i quali sia una
-celia il morire; e lascian capire che si servono della sua immagine per
-ottenere certi effetti; per il che non ci fanno mai nè veramente paura,
-nè veramente coraggio. La _morte_ del Déroulède, invece, è una morte
-veduta, affrontata, pensata, qualcosa di solenne e di muto, che passa
-in fondo alle poesie, lentamente, e mette un tremito di riverenza nel
-cuore. Con quali parole egli esprima questo sentimento non si può dire:
-son cose che sfuggono nell'analisi, che si sentono tra verso e verso,
-per tutta la poesia e in nessuna strofa, in certi silenzii piuttosto
-che in certe frasi, come s'indovina la forza d'animo d'un uomo da una
-espressione sfuggevole dello sguardo. E son poesie che non fanno parer
-punto facile il coraggio, come le rodomantate patriottiche dei poeti
-da poltrona; ma che lo ispirano rappresentandolo grande e tremendo,
-e suscitando nel cuore le forze da cui nasce e su cui si regge. Si
-potranno criticare come opere d'arte; ma bisogna dire, leggendole,
-quello che un poeta francese disse dell'_Hetman_, dello stesso
-Déroulède: — Non mi piace; ma vi traluce sotto l'anima d'un eroe, più
-bella e più potente che la sua poesia.
-
-In altre poesie c'è qualche nota comica, qualche lampo d'ilarità che
-attraversa la tristezza o il terrore. È comico, per esempio (e come
-vero!), benchè in fondo commova, quel buon coscritto ignorante, che non
-capisce nulla nè di patria, nè di guerra, e che lamentandosi col suo
-capitano d'esser stato chiamato alle armi, dopo avergli detto: — _moi
-je suis vigneron chez nous_, chiamando sè stesso _le pauvre fils de ma
-mère_, gli domanda ingenuamente:
-
- Mais ne peut-on livrer bataille
- Sans que nous allions aux combats?
- N'avez-vous pas d'autres soldats?
- Ma vigne a besoin qu'on la taille.
-
- Mon père se fait vieux là bas.
- Ah! pourquoi diable ai-je la taille?
- Ne saurait-on livrer bataille
- Sans que nous allions aux combats?
-
-Ed è amenissimo quel vecchio sergente (_Le sergent_), analfabeta ed
-eroe, che si giustifica di non aver imparato a leggere,
-
- (L'imprimerie et lui ne se fréquentaient point)
-
-dicendo che la lettura è buona per quei cervelli vuoti, i quali, non
-avendo nulla in sè,
-
- Puisent là de l'esprit comm'on tire de l'eau,
-
-mentre per gli uomini d'ingegno vero la testa è il migliore dei libri;
-e che al coscritto, il quale trincando, esclama: — _Pour la France
-et pour vous!_ — risponde superbamente: — _Ça ne fait qu'un._ — E più
-lepido di tutti quel gran marsigliese, tipo degli spacconi vigliacchi,
-svelto come un cervo e forte come un toro, il quale, mentre gli altri
-si battono, per fare qualche cosa anche lui per la patria, studia i
-vari sistemi di fucile. — Che cosa importa — dice — un soldato di più o
-di meno nell'esercito immenso? La guerra è un duello, in tutti i duelli
-ci vogliono dei testimoni, ebbene
-
- Nous serons témoins des français de France.
-
-Ma poi, caspita, quando vede che gli eserciti francesi, _les gens du
-nord_, par che si facciano battere a bella posta, perde la flemma. —
-Non rimane proprio più che la Provenza! — esclama. Vengano dunque.
-Andar noi, non si deve. La Francia sarà ancora troppo felice di
-trovarci qui nei momenti supremi. Mostriamoci da lontano, come la
-Speranza,
-
- Et pour rester forts, gardons nous vivants.
-
-E un giorno che gli fan la celia d'annunziare l'apparizione d'una
-corazzata tedesca nelle acque di Marsiglia,
-
- Le pauvre garçon est pris d'un transport:
- De blanc qu'il était, il en devient rouge,
- De rouge violet, et de violet.... mort.
-
-Ma la sua idea dominante è l'idea della rivincita: è come il rimbombo
-continuo d'un cannone lontano, che si sente in mezzo a tutti gli
-squilli di tromba delle sue poesie. — La rivincita, dice, è la legge
-dei vinti. È inevitabile. O Francia o Prussia. Il giorno sarà forse
-lento a giungere; ma giungerà. L'odio è nato, nascerà la forza.
-Toccherà al falciatore a vedere quando la messe sarà matura. — Dice
-alla Francia: mille voci ti eccitano, ti consigliano, ti rimproverano.
-Tu ascoltane una sola perchè hai un solo dovere. — Ma — come dice
-lo stesso critico, punto favorevole alla Francia, che s'è rammentato
-da principio, — quest'aspirazione alla rivincita è nel Déroulède un
-sentimento così virile, meditato e profondo, che non può essere che
-ammirato, anche da un nemico. Egli non considera la rivincita come un
-gioco e la strada di Berlino come una passeggiata; ma dice a sè ed ai
-suoi concittadini che sarà una lotta nella quale una delle due nazioni
-dovrà forse lasciare la vita, senz'altro conforto che di venderla il
-più caro possibile. — Perciò, a questo suo proposito va sempre unito
-il sentimento della necessità di apparecchi immensi e di sacrifizi
-sovrumani. — Il nostro errore è stato pazzo, dice; che il nostro
-dolore sia sensato. Ritempriamo la nostra fierezza nei nostri rimorsi.
-_Soyons les artisans virils des fortes tâches._ Rinnovelliamo i nostri
-cuori, non solamente le nostre armi. Prevediamo delle battaglie, senza
-sognare delle conquiste. Non parliamo dell'avvenire che vendica prima
-che sia cominciato l'avvenire che ripara. A chi dice: — Sii pronto! —
-l'altro risponda: — Sii giusto. Siamo tranquilli nei nostri sforzi. —
-E adombra lo stato e i doveri della Francia in una bella e larga poesia
-di soggetto biblico, in cui gli Ebrei, caduti sotto il giogo del re di
-Mesopotamia, mandano dei messaggieri ad Ataniele, nascosto nei burroni
-d'una foresta, perchè li guidi alla guerra liberatrice; e Ataniele li
-respinge più volte per il corso di varii anni, perchè non crede ancora
-il popolo preparato a sacrifizi supremi; e non impugna la spada e non
-grida: — Siete pronti! — se non quando riconosce che sono anime nuove
-in corpi ringagliarditi, purgati d'ogni orgoglio stolto, pentiti delle
-colpe antiche, armati i cuori come le braccia, e preparati alla morte.
-Questa ardente aspirazione fa sgorgare dal cuore del poeta versi pieni
-di forza e d'ardimento. — Io aspetto, egli dice; io custodisco nella
-mia anima francese la mia fede di cittadino e i miei odii di soldato,
-per il giorno fatale. La mia giovinezza è stata colpita da un dolore
-che nulla può mitigare. Ma non è il mio dolore che bestemmia, non è
-neanche il soldato che sogni la gloria. La rivincita è il voto della
-mia vita e la mia suprema speranza. Io debbo morire sul campo di
-battaglia ed essere sepolto in terra nemica. — E sempre questa idea si
-ripresenta, implacabile, e lampeggia da ogni parte, spandendo su tutta
-la sua poesia un riflesso color di sangue, che fa pensare con un senso
-di sgomento alla immensità degli eccidii futuri.
-
-Un altro pregio grande di questi canti, che non si trova in
-nessun'altra raccolta di poesie patriottiche francesi di questi
-ultimi tempi, è la coraggiosa e qualche volta sdegnosa franchezza
-con cui il poeta dice ai suoi concittadini delle verità spiacevoli
-ad intendersi. La gelosia artistica fa dire anche a qualche francese
-che la poesia del Déroulède deve in gran parte la sua fortuna alle
-carezze ch'egli prodiga all'orgoglio nazionale. Se ciò fosse vero,
-avrebbero dovuto ottenere una fortuna molto maggiore le poesie di
-cento altri. Ma è falsissimo. Senza dubbio egli si sforza in mille
-modi di tener viva la fede del suo popolo nelle proprie forze.
-Froeschviller, dice, è l'assalto d'uno contro quattro; Gravelotte e
-Borny non furono sconfitte; a Champigny, i vivi vendicarono i morti;
-le glorie come quella di Strasburgo sfuggono ai conquistatori; Parigi
-cadde superbamente. A quale patriotta si potrebbe negare il diritto
-di affermare il valore della sua gente? Ma per contro io non so quale
-altro giovane poeta francese abbia osato lanciare al proprio paese
-delle parole più terribili. Noi disimpariamo la guerra, dice in una
-delle sue migliori poesie; — ci sono stati degli eroi; ma un gruppo
-d'eroi non rifà la razza: è un povero popolo quello in cui i valorosi
-si contano. E in un altro luogo: — Son tristi tempi quelli in cui
-la paura medesima, coprendo di grandi parole il basso istinto che
-la muove, non ha più rossore sulla fronte. E altrove: — Ma come mai
-siamo decaduti? Scorre ben sempre lo stesso sangue nelle nostre vene;
-l'aria che noi respiriamo attraversa pur sempre i nostri boschi; le
-viti dei nostri colli e le messi dei nostri piani sono ben maturate
-dal sole antico; questo paese così ridente, fertile e vario, atto
-a tutti i prodotti, aperto a tutte le idee, questo sole possente,
-quest'acque vive, questo cielo mobile, tutto questo è la Francia! _Dove
-son dunque i francesi?_ — E non tralascia di flagellare la mania dei
-suoi concittadini, di gridare al tradimento per scusare le conseguenze
-di tutte le debolezze e di tutti gli errori. — È così che si perde —
-dice, descrivendo un corpo di francesi accampati, che non sapevano e
-non cercavano di sapere dove fosse il nemico; — è così che si perde,
-per un'orgogliosa leggerezza, il valore d'un paese; è così che la colpa
-risale implacabilmente dai soldati mal guidati ai capi peggio obbediti;
-è così che dei pazzi gridano che Dio è ingiusto e che la Francia è
-stata tradita! — Ed anco quando cerca di scusar la sconfitta, non
-lo fa coi cavilli irritanti d'un patriotta vanaglorioso e cocciuto;
-ma nobilmente, con parole dignitose e tristi, che se non inducono la
-persuasione, ispirano il rispetto, perchè non vengon da orgoglio di
-soldato, ma da pietà e da affetto di figlio.
-
-E l'affetto di figlio è quello che gl'ispirò i più dolci e insieme i
-più vigorosi di tutti i suoi versi. Egli non ha parlato di sua madre
-che nei _Nuovi canti_; ha aspettato che il suo successo di poeta
-glie ne desse il diritto, e che la simpatia e la riverenza con cui si
-pronunciava dal pubblico il nome di lei, gli desse animo a rivolgerle
-i suoi versi pubblicamente e a _gettare quel nome ai propri soldati_.
-Nulla è più naturale in un'anima eletta che il confondere l'affetto di
-famiglia con l'amor della patria, e il far che l'uno s'illumini e si
-nobiliti dell'altro. Ma non so qual altro poeta, confondendo quei due
-sentimenti, abbia congiunto tanta tenerezza con tanta forza, e n'abbia
-tratto ispirazioni così gagliarde e così gentili ad un tempo. — Si
-afferma che i tuoi figli hanno compiuto il loro dovere, — dice a sua
-madre; — ma il dovere che essi hanno compiuto è opera tua; l'onore è
-dovuto a te. Essi non son partiti per le battaglie furtivamente, come
-altri fecero, senza l'abbraccio materno, che li avrebbe trattenuti;
-essi non te l'hanno rubato il sangue delle tue viscere. Sei tu che hai
-detto loro: — Partite, figliuoli. I soldati della Francia son vinti.
-Il mio cuore non v'avrebbe concessi alla patria per la conquista; ma
-ora non è più la conquista, è la difesa. La patria è invasa; io vi do
-alla patria; partite. Ah perchè non hanno fatto così tutte le madri!
-Non credano, quelle che dissero ai loro figliuoli: — Non andate a
-combattere, — che la loro debolezza sia stata pagata in amore. Esse non
-versarono le lacrime della partenza; ma non conobbero le lacrime del
-ritorno. E non dicano che tu ci hai dati alla patria perchè ci potevi
-dare senza dolore, e che sei stata patriotta senz'essere martire.
-No, non ardiscano dirlo! Io l'ho vista l'angoscia immensa sotto il
-tuo violento coraggio. I tuoi figliuoli, partendo, ti han portata
-via l'anima, e tu hai sanguinato delle loro ferite; ed eccoti malata,
-invecchiata innanzi tempo, paralitica, che non hai più di vivo altro
-che l'anima nel tuo povero corpo sfinito! E lo presentivi pure quando
-infondesti nel nostro cuore la forza del tuo; ma come lo presentisti
-senza paura, ora lo sopporti senza lamento; ed è perciò che tuo figlio
-può parlare di te con alterezza. — O madri, — dice in un'altra poesia
-— se i vostri figliuoli crescono senza diventar uomini, o diventan
-uomini d'_istinto pratico_, avari del proprio sangue; se nel giorno
-della prova, la loro carne spaventata ha orrore del pericolo; se quando
-l'onore li chiama, essi non si trovan là, soldati, ritti in faccia
-al dovere e in faccia alla morte, — madri, la vostra tenerezza ha
-deformato quelle anime; — se essi non sanno morire, voi non sapeste
-creare.
-
-Questa è la poesia del Déroulède. Vi si aggiunga il pregio d'una
-spontaneità e d'una chiarezza mirabile; una grande abbondanza (non
-dico _ricchezza_ nel significato francese) di rime; un uso abilissimo
-del ritornello per ottenere effetti tristi e affettuosi; un misto di
-linguaggio popolano e soldatesco, adoperato opportunamente, che dà
-ai dialoghi e ai racconti un colore di verità grandissimo; e qua e
-là dei versi potenti che saltan su ad un tratto, come lame compresse
-che si raddrizzino, e gettano scintille su tutta la strofa. Il
-letterato non vi si mostra se non quanto è strettamente necessario per
-dare dignità ed efficacia alla parola del soldato. Non vi son forse
-dieci similitudini in tutti e trentaquattro i canti; non una gambata
-rettorica; non una strofa in cui l'artista imbizzarrito levi la mano
-all'uomo sensato; non un verso che porti il fiore all'occhiello;
-rarissimamente uno dei così detti versi di maniera che il poeta
-compone senza sentirli; specie di note di testa, a cui si ricorre
-quando manca il fiato. La veste, o piuttosto la pelle della sua
-poesia, è tutta tesa e liscia sulla carne salda e colorata dal sangue
-giovanile che vi circola sotto. Se v'è un difetto che si ripeta in
-modo da attirare l'attenzione, è una tendenza a una certa simmetria
-d'immagini, di frasi e di suoni, a una certa regolarità di contrapposti
-nell'esplicazione del pensiero, che se giova qualche volta alla
-chiarezza, qualche altra volta scema l'efficacia facendo sospettare
-l'artificio; tendenza che si manifesta anche di più nella _Moabite_,
-in cui alla contrapposizione delle parole comincia a sostituirsi
-quella dei concetti, e quindi a pullulare l'antitesi. Ma nei canti è
-un difetto che riesce più sovente a vantaggio che a danno, poichè dà
-alla poesia un certo andamento rapido e regolare ad un tempo, e come
-bruscamente cadenzato da un tamburo che suoni la carica, imponendo
-una frase per passo. Le strofe passano snelle e risolute, spoglie
-d'ornamenti, come plotoni di soldati in assetto di combattimento, e
-fanno fuoco e spariscono, incalzate dalle sopravvenienti, senza che
-vi si noti mai un'incertezza o un principio di disordine. Ma tutto
-ciò non riguarda che l'esteriorità della forma. Riguardo al valore,
-se così può dirsi, specifico del verso, alla virtù intima della frase
-e dello stile poetico, non oso metter parola, e mi son persuaso che è
-difficilissimo ad un italiano, per quanto conosca la lingua francese,
-di giudicare rettamente in questa materia. Esponendo a francesi colti
-il nostro schietto parere sul verso di certi loro poeti, noi andiamo
-incontro a contraddizioni così imprevedute, che tutti i criterii del
-nostro giudizio ne rimangono scompigliati. Bisognerebbe conoscere
-profondamente, e non solo per teoria, ma per pratica, tutte le
-condizioni severe di cesura, di emisticchio, di iato, di elisione,
-di accavalcatura, a cui va soggetto il sistema sillabico della loro
-poesia. Per i verseggiatori dotti, che hanno fatto della versificazione
-una specie di scienza di contrappunto, per quelli che il Gautier
-chiamava milionari della rima e gioiellieri della poesia, che cercano
-mille effetti delicati e difficili nelle ondulazioni della frase, nelle
-trasposizioni delle parole, nella varietà dei suoni, in una specie
-di ritmo intimo, che tocca le fibre più segrete a chi ne conosce il
-magistero, e sfugge ai profani; per costoro i versi del Déroulède sono
-versi incolti, il suo stile è cascante, la sua forma sovente volgare,
-e qualche volta barbara affatto. Appena qualche strofa qua e là merita
-la considerazione d'un sapiente artefice di versi. Che cosa rispondere
-a queste censure, che si potrebbero ripetere quasi egualmente sulle
-poesie del Berchet? Saranno giuste; ma è lecito accoglierle con qualche
-diffidenza, pensando che in tutti i paesi i letterati sono stati sempre
-particolarmente severi con quelli dei loro confratelli che arrivarono
-alla fama per una scorciatoia. Una gran parte del successo ottenuto,
-dicono molti, il Déroulède lo deve all'elevatezza dei suoi sentimenti
-patriottici, alle sue avventure, al suo carattere, più che al merito
-intrinseco della sua poesia. A me pare che questa distinzione non sia
-ragionevole. Ciò che forma un poeta è la congiunzione di parecchie
-facoltà e doti diverse della mente e dell'animo, alcune ricevute dalla
-natura, altre dall'educazione: l'ingegno, la coltura, il cuore, il
-carattere, l'esperienza, la vita; tutto ciò fuso e confuso. Come si
-può distinguere questi elementi, e separare l'artista dall'uomo, per
-assegnare a ciascuno la sua parte misurata di merito? Un illustre poeta
-francese diceva un giorno: certe grandi idee vengono dal carattere.
-Ma chi potrà riconoscere le idee che vengono dal carattere tra quelle
-che vengono dall'ingegno? Quando abbia ben sentito distinguere, il
-lettore, leggendo ed ammirando, tornerà a confondere. Noi non sappiamo
-se sia trasandata o rozza la forma della poesia del Déroulède: sappiamo
-che è una poesia nobile, generosa, maschia, feconda, che mette delle
-lacrime negli occhi e delle fiamme nel cuore. Migliaia di poesie di
-suoi concittadini, magistralmente ricamate, e piene di perle e di
-gingilli d'oro, passeranno; i suoi canti semplici e schietti, concepiti
-in faccia alla morte e scritti colla punta della spada, resteranno;
-e mentre la critica baderà a notarne i versi scadenti e le frasi
-neglette, essi continueranno a ritemprare dei caratteri, a formar dei
-cittadini, a preparare dei valorosi; e la gloria del poeta crescerà con
-la forza della patria.
-
- *
- * *
-
-Ora il Déroulède si è dato al teatro e ha rivelato una singolare
-potenza drammatica nell'ultimo atto della _Moabite_. Ma per me il suo
-teatro è ancora tanto al di sotto della sua poesia lirica, che mi par
-che si debbano aspettare da lui altri lavori per giudicarlo. Forse egli
-non ci ha ancor dato la misura intera delle sue forze nemmeno nella
-lirica, e perchè il poeta possa sollevarsi ancora, può darsi che l'uomo
-abbia bisogno di ripassare per la prova dell'azione. O fors'anche, come
-molti altri, egli è nato per dare una sola manifestazione originale e
-potente del suo ingegno, e l'ha già data. Auguriamogli che questo non
-sia, e teniamo il giudizio sospeso.
-
- *
- * *
-
-V'è però un giudizio che non occorre di sospendere, ed è quello che si
-riferisce a lui, non poeta, ma uomo. M'immagino che chi ha letto i suoi
-versi desideri di conoscerlo da vicino. Ma qui comincia l'imbarazzo
-del ritrattista. A ciascuno di noi è seguito, almeno una volta nella
-vita, di trovare una persona, di cui le prime parole furono come la
-rivelazione d'una amicizia d'infanzia o d'una parentela sconosciuta;
-una persona, alla quale, dopo il primo scambio d'idee e di sentimenti,
-anche da lontano, ci siamo sentiti avviticchiati come da una simpatia
-del sangue, tanto che vedendola per la prima volta c'è parso di
-rivederla e ci siamo meravigliati, nel riandare il nostro passato,
-di non trovare la immagine sua tra i nostri ricordi più intimi e più
-lontani. Ebbene, se c'è stato chiesto una volta un giudizio su questa
-persona, abbiamo titubato a darlo, per timore che la nostra amicizia
-facesse nascere un sentimento di diffidenza. Ma abbiamo avuto torto.
-Sfoghiamo tutti continuamente tanti rancori e tanta malevolenza, che
-una sola cosa ci può far perdonare: l'abbandonarsi qualche volta,
-senza meschini ritegni, all'espansione dei sentimenti benevoli. E
-chi potrebbe non abbandonarvisi, parlando del Déroulède, dopo averlo
-conosciuto? Io lo vedo ancora il bravo e simpatico poeta scendere
-di carrozza, in una via solitaria di Parigi, e guardata l'insegna
-d'un albergo, cercare intorno l'amico sconosciuto, il quale lo stava
-spiando un po' di lontano, per vederlo bene prima d'andargli incontro.
-Dall'atto con cui chiuse lo sportello della carrozza, riconobbi il
-braccio che gli era stato spezzato sulla barricata di Belleville, e
-subito dopo riconobbi il cuore dell'autore del _Bon gîte_ e del _Petit
-turco_ nel suo abbraccio espansivo ed allegro di soldato e nella sua
-calda parola d'artista. Era bene quella figura che m'ero immaginata
-molte volte, socchiudendo i _Chants du soldat_, e dicendo tra me: —
-Eppure un giorno t'andrò a scovare, dovunque tu sia, mio caro tenente
-dei cacciatori, quand'anche l'aggio dell'oro salisse al venti per
-cento. — Alto come un granatiere della vecchia guardia, asciutto e
-flessibile come una verga d'acciaio, biondo come un inglese, — il
-profilo ardito, gli occhi azzurri e pieni di dolcezza, e la bocca
-risoluta, — vestito con una certa eleganza severa, così, tra soldatesca
-ed artistica, era proprio lui, il _grand avocat et rude soldat_, che
-disegnano sui muri delle caserme i tiragliatori algerini; — signorile
-d'aspetto, ma con le carni un po' arrozzite dai venti delle aperte
-campagne, e con la fronte attraversata da una ruga diritta, che è come
-l'impronta nera delle sventure della patria. Aggiungete, per compiere
-il ritratto, una voce vibrata e metallica di soldato esercitato al
-comando, e la più stretta, la più arrabbiata pronuncia parigina che
-si sia mai sentita sonare dalla chiesa della Maddalena alla piazza
-della Bastiglia. E che _bon enfant_, che ammirabile originale nel
-significato nobile della parola! Parla, con una rapidità che si stenta
-a capirlo, tre ore di fila, senza che mai il suo discorso si stemperi
-in chiacchiera; gaio, vivo, fresco, al levarsi da letto come al levarsi
-da tavola, sempre ad un modo. Racconta le sue avventure più terribili
-di soldato come racconterebbe delle scappatelle di collegio, con una
-semplicità amabilissima, colorendo le scene più orrende della guerra
-d'una certa pietà affettuosa e virile che non si trova se non nelle
-anime che uniscono all'intrepidità la dolcezza, e in cui il coraggio
-non nasce da un disprezzo scettico della vita, ma da un sentimento
-profondo del dovere e da una passione ardente per una grande idea. Da
-ogni sua parola traspira la bontà e la gentilezza dell'animo. Non gli
-passa un'ombra sul viso che tradisca un pensiero ch'egli non voglia
-esprimere, o uno di quei leggerissimi turbamenti dell'animo di cui non
-si osa dire la cagione. Il suo viso è sempre aperto e trasparente,
-in modo che gli si legge fin nel più profondo dell'anima. Mai che
-gli sfugga dalla bocca una parola amara contro a chi che sia o a
-qualsiasi proposito. Parlando, ha tutti quei gesti simpatici delle
-persone affettuose ed espansive, e cercano la spalla e il braccio di
-coloro a cui parlano, ed è carezzevole e festoso come un ragazzo.
-Gli si può ripetere qualunque più acerba critica dei suoi lavori
-letterarii, letta od intesa, che il suo viso rimane sereno e ridente
-come all'udire una lode, tanto è poca cosa in lui l'orgoglio artistico
-in confronto al sentimento del patriotta. E a sentirlo parlare così
-precipitosamente, mutando discorso a ogni tratto, si sospetta sulle
-prime un po' di leggerezza. Ma non si tarda a scoprire un'armonia
-inalterabile fra tutti i suoi sentimenti e tutte le sue idee, e un
-fondamento morale solidissimo sotto gli uni e le altre. Per quanto
-cangi discorso, tutti i suoi discorsi finiscono col ricadere sopra un
-argomento unico: la sua patria. Egli s'è risolutamente tracciata la
-via. S'è proposto di consacrare tutte le sue forze al risorgimento del
-suo paese; non scriverà mai una parola che non sia diretta a quello
-scopo; drammi, lirica, novelle, polemica, ogni cosa sarà ispirata a
-quell'idea. Concetti di commedie satiriche gli passano per la mente,
-e strofe di poesie amorose, e capricci poetici d'ogni natura; egli
-mette tutto da un lato. Vuole che la sua arte, il suo nome, per quello
-che valgono, significhino una cosa sola: non facciano che l'ufficio
-d'una spada e d'una tromba di guerra. Capisce che dovrà sacrificare
-a questo proponimento molte soddisfazioni d'artista; ma non gliene
-importa. Per la stessa ragione tiene il suo cuore libero da ogni
-affetto, fuorchè da quello della sua famiglia, e sottopone tutti i
-suoi disegni per l'avvenire a una condizione che gli è sempre presente
-allo spirito: — Se non sarò ucciso. — E ha inflitti nell'aspetto e
-nei modi qualcosa di singolare, come l'espressione di una leggerezza
-fisica e morale, simile a quella del viaggiatore che passeggia nelle
-sale della stazione, dopo aver preso il suo biglietto e spedito i suoi
-bagagli, sciolto da ogni impiccio, libero da ogni pensiero, preparato a
-partire al primo momento. Anche quando parla più caldamente dell'arte,
-della gloria, della famiglia, si capisce che in nessuna di quelle cose
-ha fondato la sua esistenza, che a nessuna soddisfazione, o speranza
-di soddisfazione, si lascia andar tutto intero con quell'abbandono
-cieco delle nature artistiche, nate a godere, che adorano la vita.
-Eppure in fondo a questo appassionato amor di patria, non ha ombra
-di _chauvinisme_. L'odio di cui parla nei suoi canti è un odio di
-soldato, non d'uomo; la sua avversione per la Prussia non è che un
-amore rovesciato; le nature come la sua non possono odiare. — Io non
-odio la Prussia — dice; — amo la Francia. Venero un sincero e ardito
-patriotta prussiano. Ciascuno deve amare la sua patria. — E così
-riguardo alle recriminazioni di certi francesi contro l'Italia, ha
-una sola cosa a dire: — Voi italiani dovevate essere prima di tutto
-italiani. — Non c'è caso di coglierlo in contraddizione sopra nessun
-argomento. In arte, in politica, in morale, tutte le sue idee sono
-concatenate, e tutte ugualmente nette nella sua mente e radicate nella
-sua coscienza. E di tutto s'è occupato con amore. Bisogna sentire
-gli studi psicologici che ha fatto sui soldati, i mille ragionamenti
-che ha messo insieme, le mille industrie ingegnose che ha trovate per
-metter coraggio ai pusillanimi, per ridurre i ribelli, per far entrare
-l'idea della patria e del dovere nella testa agl'ignoranti; i piccoli
-stratagemmi di guerra, da comandante di plotone, che ha escogitati;
-il lavorìo di cervello che ha fatto per inventare dei piccoli rimedi e
-dei piccoli comodi per i malati e per i feriti; le storie meravigliose
-che ha immaginate per rallegrare la fantasia e sostener l'animo dei
-suoi soldati africani in mezzo alla tristezza dei bivacchi invernali:
-tanta roba da farne una piccola biblioteca istruttiva ed educativa per
-un esercito. Così nelle discussioni letterarie, aiutato da una memoria
-felicissima, ammonta citazioni, osservazioni e confronti con una
-abbondanza e una furia da sbalordire, esponendo opinioni discutibili,
-senza dubbio, ma tutte sue, e coscienziosamente meditate, benchè paia
-che gli sboccino sul momento; e sostenute, se occorre, con una così
-impetuosa facondia che si rimane prima sopraffatti che persuasi, e
-ammirando quella sua bella vivacità giovanile, si dimentica che s'ha
-un'idea contraria da difendere. Ma non è mai tutto letterato, come
-non è mai tutto soldato: lo spirito lo tien lontano dalla pedanteria,
-come la gentilezza del cuore e l'educazione squisita dalla petulanza
-soldatesca. Gentiluomo e buon ragazzo, franchissimo nel dir quel
-che pensa senza ferir l'amor proprio di nessuno, arrendevole senza
-affettazione di cortesia, confidente ed affabile con tutti, quando
-entra lui in un salotto o in un crocchio, par che ci entri una
-fiatata d'aria viva, che porti il mormorio allegro d'un reggimento
-accampato. Quella sua parola ardente e colta, quell'entusiasmo di
-poeta e di zuavo, quell'allegrezza giovanile, quell'aspetto di bontà e
-di forza, attirano le simpatie di tutti, e disarmano le più accanite
-gelosie letterarie. A stargli insieme, a sentirlo parlare, ci si
-sente presi da un grande ardore di lavorare, di muoversi, di fare,
-andando diritto dinanzi a sè nella vita, come lui, cogli occhi fissi
-a una meta, senza soffermarsi, senza voltarsi mai nè a sinistra nè a
-destra, non lasciando un'ora di riposo nè allo spirito nè al corpo,
-non abbandonando mai l'anima nè a uno scoraggiamento nè a un dubbio.
-Così egli vive, parte nello studio, parte nella società, passando
-dalla sua villa solitaria nel salotto affollato della signora Adam,
-dalla _Comédie Française_ alla caserma de' suoi antichi compagni
-d'armi, dalla biblioteca al banchetto d'artisti, recitando versi per
-tutto, provocando e accettando discussioni a qualunque proposito,
-abbozzando poesie a tavola, fantasticando scene di commedie sulla
-strada ferrata, studiando l'italiano in carrozza nei giornali
-comprati sui _boulevards_, mandando innanzi insieme tre grandi lavori
-drammatici, leggendo tutto il leggibile, andando da per tutto dove
-c'è una idea da attingere o una bella emozione da provare. E quando
-lo si è accompagnato per tutta intera una di queste giornate, e
-avendolo udito parlare per dieci ore, non gli si è mai sentito dire
-una parola malevola, nè profferire un giudizio avventato; ma lo si è
-trovato sempre logico e amorevole, — pronto a sentire le tristezze e le
-allegrezze di tutti — fermo nei suoi principii come una colonna sul suo
-piedestallo, vivo che par che abbia un diavolo per capello, e buono fin
-nel midollo delle ossa, — non si può a meno di ammirarlo e d'amarlo.
-Egli dà l'idea d'un francese d'un tempo avvenire, — che abbia serbato
-tutte le buone qualità e perduto tutti i difetti del suo popolo. È
-impossibile ad un italiano trovare un altro figliuolo della Francia
-che gli faccia sentire più fortemente di lui la fraternità di sangue
-che lega le due nazioni «così ben fatte per intendersi» come disse
-Garibaldi, e «per amarsi» come disse il Manzoni.
-
-Notevoli in special modo sono le sue idee in fatto di poesia. I suoi
-due poeti preferiti sono il Corneille e il Musset: chi ha letto le
-sue poesie se ne rende ragione alla prima: il Corneille, perchè è
-il poeta dell'idea del dovere e dell'onore, dell'eroismo e della
-gloria, un educatore di caratteri — «il padre del grande coraggio»,
-— il gran soldato dell'arte, nella cui voce si sente lo strepito
-d'armi d'un esercito e come il soffio stesso dell'immenso petto della
-patria; il Musset per la vena ricca e fluida dell'ispirazione, per
-la negligenza piena di grazia, per la poesia facile e chiara che gli
-zampilla dall'anima come un'acqua argentina da una roccia. Non si
-può dire però ch'egli abbia imitato chi che sia. Nell'arte, come dice
-egli medesimo in uno dei suoi drammi, _on n'y devient quelqu'un qu'en
-imitant personne_. Il suo studio primo e costante è stato d'esser
-semplice e chiaro. Perciò s'è proposto di bandire dalla poesia, quanto
-gli fu possibile, il linguaggio poetico convenzionale. Per me, egli
-dice, la poesia dovrebb'essere eletta prosa misurata e rimata. Bisogna
-intendersi, certamente. Tutto si può dire poeticamente senza adoperare
-una frase che non sia propria del dignitoso e corretto linguaggio
-parlato. Tutto ciò che si scosta da questo linguaggio, in poesia, può
-essere bellezza, ricchezza, eleganza, splendore; ma nuoce all'efficacia
-immediata del sentimento o del pensiero che esprime. Si cerchino pure
-nei più grandi poeti le strofe più splendide e i versi più potenti:
-si troverà sempre che sono i più semplici; non solo, ma quelli in cui
-una idea luminosa o un sentimento sublime sono espressi con le parole
-più usuali, con la frase che tutti avrebbero adoperato spontaneamente
-per esprimere quel sentimento o quel pensiero, se l'avessero avuto.
-La così detta frase poetica non ha che un valore di convenzione, un
-valore puramente letterario; quindi non il massimo dei valori: la
-sua potenza non è intima e assoluta, quindi non va dritta all'anima
-umana; non ci vanno che le espressioni che ne conoscon la via, che
-son la veste spontanea e necessaria del pensiero nella vita reale,
-e che — lo vediamo bene — bastano a tutti ed a tutto, e agiscono
-egualmente su tutti. La poesia — che è una lingua che il mondo intende
-e che nessuno parla — dovrebbe essere sottoposta, dentro al ritmo, a
-tutte le condizioni di spontaneità e di logica a cui va soggetto il
-linguaggio comune; essere tale da far parere, ascoltando il poeta,
-che quello sia il suo modo naturale di parlare, irresistibile, senza
-bisogno di sforzo nè d'artifizio. E l'unire così una semplicità nuda
-ad una spontaneità massima e a una eleganza che consista nel contorno
-e non nell'ornamento, è ben altrimenti difficile, richiede uno studio
-assai più rigoroso e un gusto assai più delicato, di quello che occorra
-per servirsi accortamente d'una immensa collezione di frasi e di modi
-coniati e faccettati espressamente per essere incastrati nei versi. —
-Tutto ciò è indiscutibilmente vero riguardo alla poesia popolare, che è
-quella del Déroulède. Per questo egli dice che studia la lingua della
-poesia nei grandi prosatori francesi; e impara a far dei versi dal
-Pascal e dal Bossuet. E cerca costantemente di dare alle sue poesie una
-forma che le renda facili ad esser ritenute: vuole che ogni pensiero e
-ogni sentimento sia chiuso in un verso o al più in un distico, in modo
-da stamparsi nella mente alla prima lettura, e poter esser citato di
-passata, e diventare, come diceva il Rossetti, _ripetuta sentenza_;
-che ciascuna strofa formi un periodo e corrisponda un verso ad ogni
-proposizione; che tutte le rime si sentano nettamente, e segnino
-quasi l'accento del pensiero; che tutta la poesia suoni e splenda e
-sia limpida da un capo all'altro, come una lastra di cristallo. Cerca
-quello che raccomandava il Voltaire: — _Voyez avec quelle simplicité
-notre Racine s'exprime toujours. Chacun croit, en le lisant, qu' il
-dirait en prose tout ce que Racine a dit en vers: croyez que tout ce
-qui ne sera pas aussi clair et aussi simple, ne vaudra rien du tout._
-
-In politica le sue idee sono egualmente nette. È repubblicano, e non
-ha fede che nella repubblica; ed ha per il popolo quella simpatia
-affettuosa che nutrono tutte le anime nobili per chi soffre e lavora.
-Ma non si lascia dominare dal sentimento poetico nei suoi giudizi
-intorno all'avvenire della società umana. In questo va d'accordo con lo
-Zola, che se la piglia coi poeti dell'_humanitairerie_, i quali sognano
-un avvenire impossibile di prosperità e di pace universale, e credendo
-di far del bene col mostrare di crederci, non fanno che sciupare le
-proprie forze per mantenere un'illusione funesta. Io capisco, dice, che
-predichino contro la guerra coloro che non hanno terre conquistate nè
-concittadini rubati con la forza, da liberare e da riconquistare con
-quella medesima forza: le anime generose e dolci hanno sempre sognato
-un avvenire senza eserciti e senza battaglie. Ma è anche tanto più
-facile il ritrovare e il ravvivare nell'uomo il sentimento dell'orrore
-del pericolo, che suscitare o conservare in lui il sentimento del
-coraggio! Un grande merito della civiltà moderna è d'aver creato degli
-eserciti nazionali, in cui senza paga, senza bottino, senza speranze,
-senza interessi positivi di nessuna sorta, migliaia e migliaia di
-contadini vanno docilmente a farsi uccidere per il loro paese. Anche
-a me, alla vista di un campo di battaglia, si inumidiscono gli occhi
-di lacrime; ma son più lacrime di ammirazione che di pietà. Non c'è
-cosa più nobile del sacrificio, e il sacrificio della vita essendo
-il più grave a compiersi, mi par che non ci sia nulla al mondo di
-più ammirabile che questo grande consenso popolare che fa pagar senza
-rivolta l'imposta del sangue a tutta una nazione, della quale una metà
-appena sa che cosa sia la patria, e nove decimi non sanno che cosa
-sia la gloria, e non l'avranno mai. Certo gli umanitari non predicano
-nè la fiacchezza nè la viltà; quello che essi vogliono non è che si
-_faccia male_ la guerra; ma che non si faccia più; e a questo voto
-direi volontieri: così sia. Ma così non sarà mai disgraziatamente....
-o fortunatamente forse. Perchè il giorno in cui l'Europa, incivilita
-come gli umanitari la sognano, avesse perduto quel resto di barbarie
-che si chiama il coraggio militare, dei veri barbari verrebbero da
-altri continenti a dimostrarle che è stata imprudente. Ciò che forma
-ancora la vitalità della nostra vecchia Europa, è che noi sappiamo
-ancora farci uccidere. Il giorno in cui non vorremmo più che vivere e
-viver bene: _finis nostrum!_ — Son le opinioni del maresciallo Molke:
-le riferisco e non le discuto. Ma sono opinioni che non tolgono a chi
-le professa d'essere umanitario quanto gli umanitari più pacifici,
-poichè la differenza che passa tra gli uni e gli altri non è, in fondo,
-differenza di affetti e di desiderii, ma differenza di speranze; e
-forse non c'è neppur questa: c'è forse in tutti una stessa dolorosa
-certezza, che gli uni, più forti confessano arditamente, e di cui gli
-altri, più miti di natura, han bisogno di consolarsi con la fantasia:
-quistione di _veristi_ e d'_idealisti_, come nell'arte.
-
-Quanto alla religione, egli ha fatto una dichiarazione esplicita nella
-prefazione della _Moabite_: — Sono repubblicano e religioso. — Ma come
-religioso? E una di quelle domande, si capisce, che non son lecite
-se non ad un'antica amicizia. Un altro critico del Déroulède cercò di
-ricavare la definizione del suo sentimento religioso dai suoi versi.
-Ma il sentimento religioso del poeta non è sempre quello dell'uomo.
-Nel poeta, eccitato dalla passione, una tendenza del cuore si cangia
-facilmente in un'affermazione del pensiero: la fede che è nei suoi
-versi non è sempre tutta nella sua coscienza. Io non so se quella
-del Déroulède sia fede vera, o quello stato della coscienza comune al
-maggior numero, nei quale tien luogo della fede una speranza grande e
-confusa, in cui il pensiero si riposa vagamente; una speranza, intorno
-alla quale ci s'affollano continuamente mille argomenti favorevoli
-e contrarii, tra cui, dopo una discussione rapidissima, diamo quasi
-sempre la preferenza ai favorevoli; speranza che i più piccoli
-avvenimenti della vita ravvivano e illanguidiscono con una vicenda
-incessante, e ch'è tenuta viva in special modo dal bisogno che sentiamo
-tutti di aprire un avvenire infinito, nel nostro pensiero, agli affetti
-di cui viviamo. Il certo è che nella sua idea della morte c'è qualche
-cosa d'azzurro e di bianco che rischiara e conforta l'animo. I suoi
-soldati muoiono «con l'amore nell'anima e col cielo negli occhi.» In
-tutti i suoi pensieri, in tutte le sue immagini, così nella poesia che
-nel discorso, c'è come una tendenza ascensionale verso un _più spirabil
-aere_, che solleva il cuore e la mente. Si può dissentire da lui su
-tutto e per tutto, ma, lasciandolo, s'è contenti di aver discusso con
-lui; ci si sente come una chiarezza intima, che dispone alla bontà
-e alla gentilezza; e ci pare che si sia allargata la strada per cui
-camminiamo, e allontanato l'orizzonte che ci si stende dintorno.
-
-Caro e nobile giovane! Mi par sempre di vederlo venir su per la
-strada della sua villa di Croissy, lungo la Senna, stretto nel suo
-lungo soprabito soldatesco, e preceduto da due enormi cani levrieri;
-e di sentirgli fare i suoi esercizi di lingua italiana pronunziando
-costantemente _santò_ invece di _cento_, senza il più lontano
-sospetto di non pronunziar bene. Nel suo piccolo studio, in mezzo a
-un'elegante collezione di libri, si ritrovano tutti i suoi ricordi
-più preziosi; i fiori mandati a sua madre dai campi di battaglia, la
-palla estratta dal petto di suo fratello, i pezzi d'osso caduti dal suo
-braccio, gli occhiali verdi d'ebreo polacco che servirono a coprire lo
-scintillamento pericoloso dei suoi occhi di zuavo, nella fuga dalla
-Germania. Un particolare curioso: il suo avo materno e il suo avo
-paterno, di cui conserva delle memorie in un quadretto, si trovarono
-insieme, volontari tutti e due, alla battaglia di Valmy. Il suo studio
-di poeta è tutto pieno dei suoi ricordi militari; si mette la mano
-tra i volumi del Corneille, e si trova un trattato di tattica; si
-sfogliano i suoi scartafacci pieni d'appunti sulla Bibbia, e si scopre
-la fotografia d'un _turcò_; si scompongono le sue prove di stampa, e
-salta fuori una pipetta da soldato. Il luogo è bello e raccolto: dalla
-finestra si scoprono i tetti di Bougival, dove seguì un combattimento
-accanito durante l'assedio, e si vedono scivolare i barconi e i
-vaporini sulla Senna, che in quel punto è silenziosa e verde che par
-il lago d'un giardino. In quella piccola stanza egli passa la maggior
-parte del suo tempo, e accanto a sua madre, che sta tutto il giorno in
-una sala a terreno, distesa sopra un letticciuolo, e rivolta verso la
-porta da cui si vede il fiume. Non si trovan parole abbastanza pietose
-e riverenti per esprimere il senso che si prova vedendo per la prima
-volta quella santa donna, immobile come una statua, e tormentata da
-continui dolori, ma ancor piena di coraggio, e sempre sorridente coi
-suoi grandi occhi neri e dolci, in cui pare che si sia rifugiata tutta
-la sua bell'anima di madre e di martire. Vengono sulle labbra certi
-versi inediti del suo figliuolo:
-
- Bonjour, maman! O nom sacré!
- Premier mot des premiers langages
- Qu'à travers le monde et les âges
- Le genre humain ait proféré!
- Mère est un beau nom, un nom grave;
- Mais dans son élan sans entrave
- L'autre en dit tant, si simplement:
- Bonjour, maman!
-
-Quel che la tiene in vita è il vedere i suoi figliuoli giovani, pieni
-di speranze, e amati da tutti, che le stanno intorno e le parlano con
-una venerazione religiosa. Coi suoi grandi occhi amorosi e sorridenti
-essa segue ogni loro movimento, dice tutto quello che la sua bocca non
-può dire, consiglia, incoraggia, rasserena: riempie l'anima loro col
-proprio sguardo. Quanti ricordi si vedono passare in quelle pupille!
-Tutta la storia dei suoi figli vi si manifesta a lacrime e a lampi
-dalla rappresentazione di _Juan Strenner_ alla ferita di Sédan, da
-Breslau ad Algeri, da Algeri alla barricata di Belleville; e tra le
-varie espressioni di pietà e di tristezza, v'appare sempre un'alterezza
-serena, che le viene dalla coscienza d'aver dato alla patria tutto quel
-che poteva, d'aver adempiuto nobilmente tutti i suoi doveri di madre
-e di cittadina, e d'essere venerabile e sacra. Nei giorni ch'ero là,
-arrivò da un lungo viaggio in Oriente il suo figliuolo Andrea, capitano
-d'artiglieria. Li ho veduti più volte tutti e due inginocchiati accanto
-al letto, con la bocca inchiodata sulle mani tremanti della loro madre;
-— lo zio Augier, appoggiato alla spalliera del letto, li guardava, muto
-e commosso; — e una sua sorella suonava il pianoforte per distrarre
-l'inferma. C'eran tutte le più belle e le più grandi cose umane in
-quel quadro: l'amor di patria, l'amor materno, l'eroismo, la sventura,
-la poesia, la gloria; — e tutto pareva anche più bello e più grande,
-perchè era rischiarato da una speranza immortale. Amabile e gloriosa
-casa! Non vi si può entrare senza inchinarsi, non si può lasciare senza
-piangere, non si può ricordare senza benedirla.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Alfonso Daudet Pag. 1
- Emilio Zola polemista » 51
- Emilio Augier e Alessandro Dumas » 107
- L'attore Coquelin » 173
- Paolo Déroulède » 227
-
-
-
-
-DELLO STESSO AUTORE:
-
-
- _La Vita Militare_, 1868. (Nuova edizione, completamente
- rifusa. Milano. Treves, 1880). 2.ª impressione.
- _Ricordi del 1870-71._ (Firenze. Barbéra, 1872). 4.ª ediz.
- _Spagna._ (Firenze. Barbéra, 1873). 6.ª ediz.
- _Novelle_. (Milano. Treves, 1881). Seconda impressione della
- nuova edizione del 1878 riveduta e ampliata.
- _Ricordi di Parigi_. (Milano. Treves, 1879). 4.ª edizione.
- _Ricordi di Londra_. (Milano. Treves, 1874). 7.ª ediz.
- _Pagine sparse_. (Milano. Tip. Lombarda, 1875). 5.ª ediz.
- _Marocco._ (Milano. Treves, 1876). 8.ª ediz.
- — Edizione illustrata. (Milano. Treves, 1879).
- _Costantinopoli._ (Milano. Treves, 1877). 10.ª ediz.
- _Poesie._ (Milano. Treves, 1881). 2.ª edizione.
-
-DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:
-
- _Cuore._
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Ritratti letterari, by Edmondo De Amicis
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RITRATTI LETTERARI ***
-
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