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-The Project Gutenberg EBook of I filtrati dolci, by Giuseppe De Astis
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-this ebook.
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-
-Title: I filtrati dolci
-
-Author: Giuseppe De Astis
-
-Release Date: August 5, 2019 [EBook #60063]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I FILTRATI DOLCI ***
-
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-
-Produced by Rosemarie della Scala, Barbara Magni and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
-(original images from Biblioteca Scolastica - Istituto
-Tecnico Agrario "G. Garibaldi", Roma)
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- GIUSEPPE DE-ASTIS
-
- DIRETTORE DELLA R. CANTINA SPERIMENTALE DI BARLETTA
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- I FILTRATI DOLCI
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- MONOGRAFIA
-
- della filtrazione dei mosti e della preparazione dei cosidetti
- «filtrati dolci» e «lambiccati».
-
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-
- CASALE MONFERRATO
- TIPOGRAFIA E LITOGRAFIA CARLO CASSONE
- 1901.
-
-
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-
- Proprietà letteraria della Casa Fratelli Ottavi — Casalmonferrato
-
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-
-INDICE
-
-
- CAPITOLO I. — Definizione e classificazione dei filtrati.
- Cenno storico dell'industria dei filtrati
- dolci in Italia _Pag._ 1
- Cenno storico dell'industria dei filtrati dolci
- in Italia » 7
- CAPITOLO II. — Materie prime per la preparazione
- dei filtrati dolci » 11
- a) Le uve » 12
- b) Il mosto grezzo delle uve rosse » 19
- CAPITOLO III. — Preparazione dei filtrati rossi. Processi
- e pratiche speciali di vinificazione » 21
- Metodo napoletano pei lambiccati di Torre
- del Greco » 23
- Metodo brindisino » 26
- Metodo barlettano » 28
- Metodi diversi » 31
- Pratiche dirette ad accelerare la dissoluzione
- della materia colorante e ad accrescere la densità
- del mosto » 34
- CAPITOLO IV. — Preparazione dei filtrati bianchi » 40
- CAPITOLO V. — La filtrazione del mosto. — Filtri
- e filtrerie » 48
- Filtri a cappuccio » 50
- Filtri a telaio » 53
- Filtri a sacchi » 57
- Pratica della filtrazione del mosto » 64
- Durata e numero delle filtrazioni » 69
- Condizioni propizie e contrarie al buon andamento
- della filtrazione » 71
- Filtrerie » 72
- Costo della filtrazione » 75
- CAPITOLO VI. — Conservazione e trasporto dei filtrati » 76
- Conservazione » ivi
- Antisettici » 80
- Anidride solforosa » 81
- Solfiti e bisolfiti » 89
- Bisolfito di potassio, o bisolfitina » 90
- Solfito di calcio » 91
- Pratica della solforazione e della solfitazione » 93
- Trasporto dei filtrati. — Trasporto della materia
- prima — uve e mosti grezzi » 96
- Trasporto del filtrato » 100
- Calo » 103
- Trasporto per via di mare » 107
- CAPITOLO VII. — Commercio dei filtrati dolci » 109
- Prezzi delle materie prime e dei filtrati » 113
- Prezzi dei mosti grezzi e dei filtrati a Barletta
- nella vendemmia 1900 » 117
- Produttori e commercianti di filtrati » 120
- Dazî doganali sul filtrato in alcuni Stati esteri » 122
- CAPITOLO VIII. — Impiego dei filtrati dolci » 124
- 1. Correzione dei vini e dei mosti settentrionali
- incompleti o difettosi » ivi
- 2. Abboccato ad alcuni vini da pasto e da
- taglio » 126
- 3. Fabbricazione dei vini spumeggianti » 127
- 4. Fabbricazione di vini speciali » 128
- 5. Consumo diretto » ivi
- CAPITOLO IX. — Analisi e composizione chimica
- dei filtrati » 130
- Analisi » ivi
- Determinazione della densità » 131
- Id. dell'alcool » 132
- Determinazione dell'acidità totale » 133
- Id. del glucosio » 134
- Id. delle sostanze estrattive » 135
- Id. delle ceneri » 136
- Composizione chimica dei filtrati » ivi
- Id. dei filtrati bianchi » 138
- Id. dei filtrati rossi » 144
- CAPITOLO X. — Residui dei filtrati » 151
- 1. Torchiato » ivi
- 2. Vinaccie » 152
- 3. Residui fecciosi » 153
-
-
-
-
- AI CARISSIMI AMICI
- EDOARDO OTTAVI ED ARTURO MARESCALCHI
- IN SEGNO DI STIMA E DI AFFETTO
- L'AUTORE DEDICA.
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Definizione e classificazione dei filtrati. Cenno storico
-dell'industria dei filtrati dolci in Italia.
-
-
-Nel linguaggio enotecnico e commerciale chiamasi oggi in Italia
-_filtrato dolce_ o semplicemente _filtrato_ o _lambiccato_, il mosto di
-uva fresca, appena spremuto, ovvero già fermentato in parte, da solo o
-a contatto delle buccie, il quale sia stato sottoposto alla filtrazione
-per conservarne intatto, durante un certo tempo, il principio dolce,
-eliminando le cellule del fermento.
-
-Dagli studi geniali del Pasteur ci fu dato apprendere che la
-fermentazione del mosto d'uva, come in genere di tutti i liquidi
-zuccherini, devesi alla vita di esseri organizzati, infinitamente
-piccoli, o fermenti, visibili soltanto al microscopio, i quali, in
-condizioni adatte di ambiente e di temperatura (20° — 25° C.) hanno la
-preziosa facoltà di scomporre il principio dolce (glucosio) disciolto
-nel mosto, in alcool, acido carbonico e in altri prodotti meno
-importanti, come la glicerina, l'acido succinico, ecc., che pure si
-riscontrano nel vino.
-
-Il fermento tipico o predominante nel succo d'uva, come si sa, è il
-_saccharomyces ellipsoideus_, composto di cellule ellittiche, i cui
-germi (_spore_) si trovano diffusi, assieme a quelli delle muffe, dei
-bacterii, ecc., abbondantemente nel pulvisco atmosferico, nel terreno
-e accumulati, per opera del vento o degli insetti, specialmente sugli
-acini dell'uva matura, d'onde passano poi nel mosto al momento della
-pigiatura, si sviluppano, si moltiplicano rapidamente per gemmazione e
-trasformano il succo dolce in vino.
-
-Ora, è chiaro che uccidendo queste cellule con un mezzo qualsiasi
-(calore, antisettici) oppure separandole completamente dalla massa
-liquida con un apparecchio filtrante, il mosto cessa di fermentare
-e potrà conservarsi dolce per un tempo anche indefinito, sino a
-quando nuovi microorganismi uguali ai primi o di altra specie, non
-intervengano ad intaccare il principio zuccherino rimasto indecomposto,
-la qual cosa del resto si potrà impedire con opportune cure di
-conservazione.
-
-Con la filtrazione però, anche la più accurata e ripetuta, eseguita
-specialmente cogli ordinari filtri da cantina, non si riesce mai a
-separare rigorosamente dal mosto tutte le cellule del fermento e dei
-bacterii che vi si possono trovare sospese; un certo numero di queste
-passano col liquido limpido a traverso i meati del filtro, onde spesso
-avviene che, o per questa ragione, o per l'inquinamento prodotto dai
-germi esistenti nell'aria e nei recipienti, la fermentazione finisce
-per riattivarsi ed il filtrato torna a intorbidirsi dopo un certo
-tempo più o meno breve, secondo le condizioni propizie all'attività
-fisiologica del fermento.
-
-Ma, d'altro canto, per le osservazioni del Dumas, sappiamo che la
-rapidità di scomposizione dello zucchero, a parità di altre condizioni,
-è proporzionale al numero delle cellule del fermento, per cui,
-tanto maggiore sarà la quantità dei fermenti sottratta al mosto con
-la filtrazione e tanto più si attenuerà il moto fermentativo, o si
-allungherà il periodo di conservazione del filtrato allo stato dolce.
-Esso potrà così venire trasportato a grandi distanze, perchè, se
-anche durante il viaggio dovesse rimettersi, come di solito avviene,
-in fermentazione, questa procederà sempre assai lenta e difficilmente
-arriverà a far perdere al filtrato le qualità che presentava al luogo
-di partenza, semprechè s'intende, siano osservate le volute cure nella
-preparazione e nel trasporto.
-
-La filtrazione quindi, quantunque non arrivi da sola a sterilizzare
-il mosto, rende tuttavia un grande servigio alla industria enologica,
-perchè permette di utilizzare in modo molto razionale nel nord una
-materia prima importantissima qual'è quella rappresentata dai mosti
-meridionali ad alta gradazione zuccherina.
-
-Quando il filtrato si prepara dalle uve bianche, raramente si fa subire
-al mosto un principio di fermentazione, ma non appena esso scorre dal
-pigiatoio si mette a defecare per alcune ore, praticandovi anche la
-collatura e quindi si filtra. Il filtrato rosso invece proviene sempre
-da un mosto già fermentato in parte a contatto delle bucce, in modo
-da fargli acquistare una certa gradazione alcoolica 1 a 6% ed una
-sufficiente intensità di colore. La durata della fermentazione varia
-secondo i climi da 12 a 48 ore.
-
-Chimicamente il _lambiccato_ è da ritenersi identico al _filtrato_; la
-distinzione consiste soltanto nella forma degli apparecchi filtranti
-usati nella preparazione.
-
-La parola _lambiccato_ deriva appunto da ciò, o, più precisamente,
-dalla somiglianza che presenta il gocciolìo del mosto limpido
-quando scorre dalla punta del caratteristico sacchetto a cappuccio
-(specie di mollettone) adoperato a Torre del Greco, allo stillicidio
-dell'alambicco da spirito: per cui, con linguaggio figurato si
-disse _lambiccare_ o _lammiccare_ il mosto, invece di filtrare, e
-_lambiccato_ si chiamò, come tuttora si chiama a Torre del Greco,
-il mosto stesso filtrato al cappuccio. Oggi tale distinzione di nomi
-si va disusando in Puglia e altrove in cui il cappuccio, introdotto
-dal napoletano, è stato sostituito in gran parte dai veri filtri di
-sistemi più perfezionati, e quei pochi elio lavorano ancora col vecchio
-metodo, danno al prodotto il nome di filtrato (in dialetto barlettano
-_trafilato_) invece che di lambiccato.
-
-Non bisogna confondere, come ha fatto qualcuno, il filtrato dolce col
-noto _torbolino_ dell'alta Italia, col _Sauser_ della Svizzera o coi
-vini muti. Questi sono prodotti che si preparano con mezzi e scopi
-diversi dal semplice filtrato, il quale ha importanza commerciale
-assai più vasta, perchè serve, per lo più, da utile correttivo nella
-vinificazione.
-
- *
- * *
-
-I filtrati si distinguono in commercio, secondo il colore, in _filtrati
-bianchi_ se ricavati da mosti di uve bianche e in _filtrati rossi_ se
-provenienti da uve rosse. Fra gli uni e gli altri ci sono i _filtrali
-speciali_, preparati con uve di lusso o aromatiche, come il moscatello,
-la malvasia, l'aleatico, ecc. Queste diverse classi di filtrati non
-solo differiscono tra loro pei caratteri organolettici e chimici, ma
-eziandio per il metodo di preparazione, come vedremo.
-
-Tutti poi indistintamente i filtrati prendono la qualifica di
-_dolci_ allorchè conservano ancora un'alta proporzione di zucchero
-indecomposto. Quando invece la fermentazione fu inoltrata al punto
-da trasformare oltre la metà dello zucchero originario del mosto, il
-filtrato va perdendo il dolco sino a diventare _asciutto_ o _magro_.
-Allora perde di pregio e il suo impiego si riduce a un numero ristretto
-di casi.
-
-Vi sono infine i filtrati _grassi_ che derivano da mosti ricchi di
-materie azotate e da uve di vigneti giovani, coltivate in terreni
-fertili o umidicci. Questi filtrati non si dovrebbero però preparare
-che in casi di assoluta necessità, perchè sono di qualità scadente.
-
-I filtrati dolci, a qualunque categoria appartengano, se sono preparati
-di recente e con cura, devono presentare anzi tutto una limpidezza
-irreprensibile, non devono accusare nessun odore all'infuori di
-quello naturale del mosto d'uva o dell'aroma dei vitigni speciali. Il
-sapore dev'essere franco, non deve cioè neanch'esso marcare[1] gusti
-difettosi, di graspi, di legno, di cochylis, di marcio, di amaro, ecc.
-come suole avvenire allorquando non si fece il diraspamento totale
-delle uve al momento della pigiatura, ovvero si spinse troppo oltre la
-fermentazione, si abusò del torchiato o si vinificarono uve difettose.
-
-Il filtrato bianco deve avere pochissimo alcool, da una frazione di
-grado al 2-3% al massimo: il filtrato rosso invece occorre che ne
-contenga, come si disse, una certa dose, in media 4-5% per essere
-ben colorato, ricco di materie estrattive, a schiuma viva e poco
-persistente.
-
-La produzione dei filtrati bianchi è piuttosto limitata in confronto di
-quella dei rossi, si preparano in Piemonte a scopi speciali o a scopo
-industriale nelle Romagne, nel Circondario di Bari e in alcuni comuni
-del Leccese. Essi non superano, secondo le notizie da noi assunte, il
-10% della totale produzione e commercio dei filtrati dolci in Italia.
-
-A Torre del Greco, da quanto scrive l'egregio prof. Eugenio Casoria,
-si producono da 15 a 20 mila ettolitri annui di filtrati; in Puglia
-la produzione oscilla molto a norma dell'andamento dello stagioni, ma
-nelle annate normali si può calcolare intorno ai 600 mila quintali, di
-cui 9/10 rossi e 1/10 bianchi. Nel 1899 da Brindisi solo partirono 200
-mila quintali di filtrati pel Veneto.
-
-Mancano notizie statistiche esatte delle altre regioni italiane, ma non
-crediamo di errare se valutiamo la produzione complessiva dei filtrati
-dolci in Italia intorno a un milione di quintali all'anno, cifra questa
-che segnerà ancora un notevole incremento per l'estensione continua che
-va prendendo la pratica della filtrazione dei mosti nel mezzogiorno.
-
-I filtrati rossi attualmente più conosciuti per ordine di merito
-intrinseco o meglio di alta gradazione zuccherina sono in prima linea
-quelli di Barletta, poi i filtrati del Leccese, i lambiccati napoletani
-e quelli delle Romagne.
-
-I filtrati brindisini sono i primi a comparire sui mercati dell'alta
-Italia, trovano perciò un più largo smercio e vengono in gran
-parte impiegati per la rifermentazione o il taglio dei vini duri
-dell'annata precedente che voglionsi dare al consumo durante i mesi di
-settembre-ottobre.
-
-
-Cenno storico dell'industria dei filtrati dolci in Italia
-
-La pratica della filtrazione del mosto d'uva appena spremuto dagli
-acini, o dopo avere subìto una breve fermentazione, venne introdotta in
-Italia dagli enologi francesi, specialmente della Champagne, dove si
-usava da tempo filtrare i mosti destinati alla fabbricazione dei vini
-spumanti col metodo naturale. Prima ancora del 1848, degli albori cioè
-del nostro risorgimento politico, si cominciarono in Piemonte, specie
-a Canelli, Acqui ed Asti a filtrare i mosti di malvasia e di moscato
-per la razionale fabbricazione dei vini omonimi di lusso o spumanti.
-Verso il 1850 sorse a Napoli una società che impiantò uno stabilimento
-di _champagne_ e che si fornì di lambiccati di Torre del Greco, dove,
-secondo il signor Giuseppe Perelli Minetti, i piemontesi avevano già
-precedentemente introdotto l'uso della filtrazione del mosto, secondo
-altri invece furono gli stessi enologi francesi che insegnarono quasi
-contemporaneamente a preparare i filtrati del Piemonte e i lambiccati
-di Torre del Greco.
-
-Nel 1855, causa lo stremato raccolto del vino per gli effetti delle
-prime invasioni dell'oidio nel Napoletano, alcuni commercianti di là
-si recarono a fare le provviste di mosti in Puglia, specialmente nel
-Barlettano. Quivi prepararono loro stessi, con operai propri e col
-mezzo dei cappucci, i lambiccati che spedivano a Napoli. D'allora
-cominciò a diffondersi in Puglia la pratica della filtrazione dei
-mosti appresa dai commercianti locali, che procurarono naturalmente di
-soddisfare le nuove richieste del mercato napoletano prima e di quelli
-dell'alta Italia poi.
-
-In questo frattempo (1864-65) per opera di negozianti lombardi e
-piemontesi si cominciarono a preparare i primi filtrati anche nelle
-Romagne, a Lugo, Bagnacavallo, Massa Lombarda e Cotignola (prov.
-di Ravenna) mentre nel 1870-73 il signor Giuseppe Perelli Minetti
-introduceva a Brindisi il vecchio filtro astigiano a un sacco semplice,
-da un ettolitro, e poscia modificava il filtro _Mesot_, adattandolo
-al mosto con l'aggiunta di rubinetti e con la riduzione del serbatoio
-metallico a cassone quadrato di legno, foderato di latta.
-
-Verso il 1876 s'iniziò il grande lavoro di esportazione dei vini
-pugliesi da taglio in Francia, dove la fillossera aveva decimata la
-produzione vinaria, il Rouhette introdusse allora in Puglia il suo
-filtro a telai, munito di rubinetti, che servì e serve ancora oggi
-così alla filtrazione del vino come del mosto per la preparazione dei
-filtrati dolci.
-
-Il filtro Rouhette, che per la celerità del lavoro venne tosto
-preferito ai cappucci napoletani, diede il primo impulso alla industria
-dei filtrati dolci nel Barlettano e nel Brindisino, industria che oggi
-ha raggiunto un notevole sviluppo, perchè si è ormai estesa a molti
-comuni vinicoli della Puglia, della Basilicata, del Napoletano, delle
-Romagne e del Piemonte, mentre accenna a diffondersi anche in Calabria,
-in Sicilia e in altre importanti regioni italiane.
-
-In Puglia esistono oggidì parecchi stabilimenti che si occupano quasi
-esclusivamente della preparazione dei filtrati dolci durante il periodo
-della vendemmia, ma oltre a ciò, quasi tutti i commissionari e anche
-qualche produttore sono provvisti di filtri per allestire qualche
-vagone di filtrato ai loro clienti dell'alta Italia.
-
-Nella scorsa campagna, notizie particolareggiate ci furono richieste
-dalla Sicilia relative alla preparazione dei filtrati, specialmente
-per conto di S. E. l'on. marchese Di Rudinì che volle già tentare la
-nuova industria nelle sue vaste cantine di Pachino, dove erano sin ora
-completamente sconosciuti i filtrati dolci.
-
-Il filtro Rouhette che fece presto abbandonare in Puglia l'uso
-dei cappucci napoletani, ha perduto oggi anch'esso un pò della
-sua rinomanza e va rapidamente cedendo il posto ai filtri a sacchi
-pieghettati, sul tipo olandese-Carpenè, ma reso più semplice e più
-adatto alla filtrazione del mosto che non siano gli altri tipi di
-filtri conosciuti in enologia.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Materie prime per la preparazione dei filtrati dolci.
-
-
-I punti di partenza, ossia i prodotti da lavorarsi nella preparazione
-dei filtrati dolci sono due soltanto:
-
-_a_) Le uve fresche, di varietà bianche e rosse appena vendemmiate che
-vengono sottoposte a processi speciali di vinificazione.
-
-_b_) Il mosto grezzo delle sole uve rosse già messo a fermentare
-assieme alle bucce dallo stesso produttore, secondo la consuetudine
-locale, ma svinato assai precocemente per venderlo all'industriale che
-prepara i filtrati.
-
-In alcune regioni, come nel Piemonte, nel Brindisino e nei casali di
-Bari (Castellana, Locorotondo, Cisternino, Alberobello) si lavorano
-quasi da tutti direttamente le uve; nelle Romagne, nel Napoletano e nel
-Barlettano, salvo poche eccezioni, si ricorre in genere all'acquisto
-del mosto dolce al palmento, o come si dice in Puglia, al _trappeto_,
-che è uno stabilimento quasi primitivo, dove i proprietari vanno
-a vinificare le loro uve e poi a frangere le olive, a pagamento.
-In questo caso non si adottano dal produttore norme speciali di
-vinificazione, ma egli ha soltanto cura di destinare per filtrato,
-e quindi anticiparne la svinatura a suo rischio, il mosto delle uve
-più fini, di località pregiate, essendone così assicurata la vendita
-sollecita, a prezzo remuneratore.
-
-Naturalmente dalla buona qualità delle uve o del mosto che si compera
-dipende poi la bontà del filtrato, a parte l'influenza che può
-esercitare il sistema di lavorazione; occorre quindi di sapere bene
-apprezzare il valore della materia prima da scegliere, conoscere i
-principali requisiti ai quali deve rispondere per essere utilmente
-destinata allo scopo cui si vuole raggiungere.
-
-Noi diremo quel tanto che ci fu dato sin ora di raccogliere su questo
-interessante argomento con ripetute osservazioni e con lo studio nel
-campo pratico, fatti specialmente negli stabilimenti vinicoli della
-regione pugliese.
-
-
-_a_) Le uve.
-
-Le uve adatte alla preparazione dei filtrati dolci possono essere tanto
-quelle bianche che le nere, le une e le altre a gusto neutro o a sapore
-aromatico, come il Moscatello, la Malvasia, l'Aleatico, il Fiano, il
-Primativo di Gioia del Colle ecc. Ma le uve più apprezzate all'uopo
-sono quelle più zuccherine, molto colorate, se nere, e di maturazione
-precoce. Il Primativo sarebbe eccellente sotto questo riguardo se non
-avesse un gusto speciale alquanto palese che non ne permette una larga
-utilizzazione nei tagli delle uve o dei mosti di altre regioni.
-
-Qualunque sia la varietà cui l'uva appartiene e l'epoca della sua
-maturazione, essa sarà tanto più adatta a dare buoni filtrati, quanto
-più denso ne è il mosto, ossia ricco di principio zuccherino e meno
-pronunziato nell'acidità. Deve essere perciò l'uva vendemmiata
-a perfetta maturazione e se possibile anche un po' inoltrata,
-specialmente se di varietà bianca.
-
-Ad eccezione dei filtrati speciali di Primativo, di Malvasia, di
-Aleatico ecc. tutti gli altri difficilmente si preparano da una sola
-varietà di uva, ma quasi sempre dal miscuglio di due o più varietà,
-come si trovano coltivate nel vigneto; solo si ha cura di separare le
-uve bianche dalle nere.
-
-Le varietà di uve che in Italia più comunemente s'impiegano per la
-preparazione dei filtrati sono quelle predominanti nelle regioni ove si
-esercita l'industria, le più ricche di glucosio e le primaticce.
-
-In Piemonte, ad Asti, Acqui e Canelli, sono il _Moscato_ e la
-_Malvasia_ che si destinano alla filtrazione per fabbricare i rinomati
-vini spumanti o il _Vermouth_, nelle Romagne sono preferite il
-_Sangiovese_, l'_Uva d'oro_ (molto tannica) e la _Canina_ fra le uve
-nere; il _Trebbiano_ e l'Albana fra le uve bianche. A Torre del Greco
-il lambiccato è a base di mosto di _Lugliese_, varietà primaticcia da
-tavola e da vino, seguono poi la _Nocella_, l'_Olivella_, il _Piede di
-Colombo_ ed altre meno pregiate.
-
-In Puglia predomina l'_Uva di Troia_ che spesso va accompagnata da un
-po' di _Lagrima_ in provincia di Bari; nel Circondario di Altamura
-il _Primativo_, nel Brindisino il _Negro amaro_, la _Malvasia_ e il
-_Sussimanniello_.
-
-Crediamo opportuno riportare a pag. 15-16 alcuni saggi analitici fatti
-sulle qualità più scelte di queste diverse uve che si destinano per
-la preparazione dei filtrati nelle regioni succennate, limitandoci
-solamente ai dati della densità, della gradazione zuccherina e
-dell'acidità complessiva del mosto che sono quelli di maggiore
-interesse pratico.
-
- a. N. d'ordine
- b. Nome dell'uva
- c. Luogo di produzione
- d. Anno della vendemmia
- e-f-g. Composizione del mosto
- e. Densità a 15°C
- f. Glucosio %
- g. Acid. totale in ac. tart. ‰
- h. Analizzatore
-
-Uve nere
-
- a| b | c | d | e | f | g | h
- ————————————————————————————————————————————————————————————————————————
- 1| Uva di Troia | Barletta | 1898| 1,1122| 25,76 | 4,12| G. De Astis
- 2| id. | id. | » | 1,1094| 22,60 | 3,60| G. Corrà
- 3| id. | id. | » | 1,1038| 21,96 | 3,28| D. Stragapede
- 4| id. | id. | 1899| 1,1151| 24,36 | 3,98| id.
- 5| id. | id. | » | 1,1102| 23,78 | 3,55| id.
- 6| id. | id. | » | 1,1164| 24,82 | 3 — | id.
- 7| id. | id. | » | 1,1062| 23,05 | 3,30| id.
- 8| id. | id. | 1900| 1,1155| 27,60 | 4,28| G. De Astis
- 9| id. | id. | » | 1,1153| 25,98 | 4,10| id.
- 10| id. | id. | » | 1,1166| 26,72 | 4,50| id.
- 11| id. | id. | » | 1,1129| 23,71 | 3,41| id.
- 12| id. | Molfetta | 1898| 1,1112| 22,22 | 4,27| id.
- 13| id. | Andria | 1899| 1,1205| 24,75 | 3,30| G. Corrà
- 14| Negro amaro e | | | | | |
- | Sussimanniello| Brindisi | » | 1,1086| 21,25 | 6,30| id.
- 15| Negro amaro | Lecce | » | 1,0943| 20,20 | 6,00| id.
- 16| id. | Brindisi | » | 1,1105| 22,00 | 5,91| G. De Astis
- 17| Aleatico | Barletta | 1899| 1,1185| 24,60 | 6,22| G. Corrà
- 18| id. | id. | 1900| 1,1161| 24,50 | 6,15| G. De Astis
- 19| Olivella | S. Anast.| 1886| 1,0820| 20,77 | 7,60| F. Rossi
- 20| Nocella | Torre | » | 1,0810| 19,49 | 6,20| id.
- | | d.G. | | | | |
- 21| Mista | id. | 1894| 1,0892| 20,84 | 9,75| E. Casoria
- | | | | | [2] | |
- 22| Uva d'oro | Ravenna | 1889| — | 14,70 | 8,30| A.
- | | | | | | | Pasqualini
- 23| id. | Lugo | » | — | 13,90 | 8,10| id.
-
- Uve bianche
-
- 1| Bombino | Sansevero| 1898| 1.1009| 21.60 | 5.85| G. Corrà
- 2| Malvasia | Ruvo | » | 1.0981| 21.27 | 4.42| D. Stragapede
- | | di P. | | | | |
- 3| Moscato | Trani | 1899| 1.1318| 28.20 | 4.10| G. De Astis
- 4| Fiano |Castellana| » | 1.0989| 20.85 | 5.40| G. Corrà
- 5| Malvasia | id. | » | 1.0966| 20.40 | 4.80| id.
- 6| id. | Lecce | » | 1.1002| 22.80 | 5.10| id.
- 7| id. | Galatina | » | 1.1178| 23.75 | 4.42| id.
- 8| id. | Squinzano| » | 1.1109| 24.41 | 4.95| G. Mohrhoff.
- 9| id. |S. Vito N.| » | 1.1099| 23.47 | 4.87| id.
- 10| id. | Andria | » | 1.1205| 24.75 | 3.30| G. Corrà
- 11| Verdèa |Martina F.| » | 1.0925| 20.05 | 6.23| D. Stragapede
- 12| Buonvino | Andria | » | 1.1068| 23.05 | 4.95| G. Mohrhoff
- 13| Moscato | Trani | 1900| 1.1106| 24.07 | 5.40| G. De Astis
- 14| Uve miste | Barletta | » | 1.0988| 20.75 | 4.98| id.
- 15| Trebbiano | Ravenna | 1889| — | 16.90 | 7.70| A. Pasqualini
- 16| id. | Faenza | » | — | 19.23 | 5.40| id.
- 17| Albana | id. | 1890| — | 17.22 | 3.10| A. Pasqualini
- | | | | | | | e Serughi
- 18| id. | id. | » | — | 17.47 | 3.60| id.
- 19| Trebbiano | id. | » | — | 16.42 | 5.10| id.
- 20| id. | Lugo | » | — | 22.50 | 4.90| id.
- 21| Moscato | Canelli | » | 1.1180| 24.65 | 6.30| E. Silva
- 22| id. | id. | » | 1.1230| 25.31 | 6.40| id.
- 23| id. | id. | » | 1.1470| 30.45 | 6.00| id.
- 24| id. | id. | » | 1.1170| 23.82 | 6.50| id.
- 25| id. | id. | » | 1.1210| 24.74 | 5.90| id.
-
-Come facilmente si scorge da queste analisi, i mosti di uve nere, di
-qualità superiore, hanno una densità variabile da 1.110 a 1.119 (14°
-a 17° Baumé) cui corrisponde una ricchezza zuccherina di 23 a 28%; i
-mosti invece di qualità comune, con 17 a 22% di glucosio, hanno una
-densità minore che può comprendersi tra i limiti di 1.08 a 1.109 (12° a
-14° B°).
-
-Si noti però che non sempre la densità cresce in rapporto diretto
-della quantità di zucchero nel mosto, potendo influire ad aumentarla
-anche la dose del cremore e delle materie estrattive. Tuttavia le cifre
-accennate hanno un valore molto attendibile nella generalità dei casi:
-giova soltanto avvertire che le densità elevate di 1.110 a 1.119 non
-sono comuni ai mosti rossi scelti delle diversi regioni italiane, e di
-ogni annata, ma piuttosto speciali a quelle plaghe meridionali assai
-favorite dal clima, dove si producono robusti vini da taglio come ad
-esempio il circondario di Barletta, varï comuni del Leccese (Gallipoli,
-Nardò, Pulsano) produttori di buoni filtrati e tutte le plaghe, in
-genere, bene esposte, del basso continente e delle isole.
-
-Non è stato possibile rintracciare analisi delle uve scelte delle
-Romagne, all'infuori di quelle riportate nella pubblicazione del
-Ministero di agricoltura sui vini e uve d'Italia, fatte negli anni
-anteriori al 1890 e che però si devono riferire a uve scadenti o
-immature, stante la scarsa gradazione zuccherina del mosto. Il prof.
-Alessandro Pasqualini, direttore della R. Stazione agraria di Forlì, in
-data del 13 aprile 1901 ci scriveva che la cifra dello zucchero nelle
-annate normali per le buone uve coltivate nelle Romagne, deve ritenersi
-intorno ai 22-23 %, specialmente per l'Albana.
-
-I mosti delle uve bianche, di qualità superiore o speciale, con 23
-a 30 % di glucosio, presentano, come si osserva dalle 23 analisi su
-riportate, una densità di 1.110 a 1.147 (14 a 19° B°) e le qualità
-comuni, con 20 a 22 % di zucchero, da 1,092 a 1.105 (12.75 a 13.75 B°).
-
-Il peso specifico, o densità, che è lo stesso, è da ritenersi un dato
-importantissimo, che occorre di sapere ben valutare nella scelta o
-negli acquisti delle uve da adibirsi alla preparazione dei filtrati
-dolci, poichè le contrattazioni di questi ultimi, come vedremo
-appresso, si basano spesso su quel dato, specialmente per le vendite
-all'estero.
-
-Il semplice assaggio organolettico, anche se fatto dal più esperto
-degustatore, non può tanto facilmente apprezzare da solo la densità
-di un mosto, grezzo o filtrato che sia, e per conseguenza la relativa
-ricchezza zuccherina; è necessario quindi ricorrere all'uso di un
-areometro o del gleucometro, quando non si disponga di altri mezzi
-di precisione da laboratorio. In pratica si possono assai utilmente
-impiegare all'uopo, o un densimetro capace di fornire direttamente il
-peso specifico del mosto, oppure l'_areometro_ di _Baumè_, che viene,
-frequentemente adoperato in Francia. Vi sono inoltre i _pesamosto_ che
-rendono un buon servigio: il più consigliabile pel caso che ci occupa è
-il gleucometro Guyot perchè munito di tre scale sull'asticina, una per
-lo zucchero, l'altra per l'alcool a prodursi sul vino fatto e la terza
-per la densità in gradi Baumè.
-
-Stimiamo superfluo soffermarci qui a descrivere le diverse forme
-di detti strumenti e il modo semplice di usarli; per cui rimandiamo
-senz'altro il lettore al pregevole manuale del dott. E. De Cillis sulla
-densità dei mosti e dei vini (Hoepli, Milano 1899).
-
-Dicemmo già che le uve scelte da adibirsi alla preparazione dei
-filtrati vanno vendemmiate a maturazione perfetta: il momento giusto
-della vendemmia è indicato dal massimo di produzione zuccherina nel
-mosto e dal grado di acidità alquanto ridotto rispetto alla varietà
-e all'andamento della stagione. Dando uno sguardo alle cifre delle
-analisi riportate innanzi, si rileva che, eccettuata qualche varietà di
-uve romagnole, l'acidità totale, valutata in acido tartarico, varia da
-un minimo di 3 grammi a un massimo di 6,50‰.
-
-Un'acidità molto elevata tende a far diminuire i pregi dei filtrati
-dolci o della corrispondente materia prima, perchè toglie al prodotto
-la voluta morbidezza.
-
-
-_b_) Il mosto grezzo delle uve rosse.
-
-Quando il commerciante va ad acquistare al palmento il mosto per
-filtrare, come frequentemente suole avvenire nel circondario di
-Barletta e in altri comuni vinicoli della Puglia, d'ordinario è
-il produttore stesso che, in base a criterii proprii, eseguisce la
-svinatura per far trovare il mosto pronto al momento del contratto. Una
-volta si usava di andare a fare il saggio, anche di notte, commerciante
-e produttore insieme, nel tino stesso di fermentazione, forando col
-succhiello una doga, per stabilire preventivamente, di comune accordo,
-il giusto punto della svinatura; ora invece il commerciante, ovvero
-il suo mediatore, si disinteressa della svinatura, limitandosi a
-scegliere, fra le partite pronte nei sottotini, svinate di recente dal
-produttore, quelle che all'assaggio meglio corrispondono per qualità e
-per prezzo alla preparazione del filtrato.
-
-I criterï che servono di base per l'apprezzamento della materia prima,
-in tale circostanza, sono sempre la densità, il colore e il gusto del
-mosto. Non tutti i commercianti però si avvalgono del densimetro o
-del gleucometro per accertare la densità o la gradazione zuccherina,
-qualcuno ricorre sovente ai mezzi empirici, quali, ad esempio, quello
-di immergere le dita della mano destra nel mosto e sentire se questo vi
-aderisce più o meno, oppure di farlo scorrere nella tazza di argento,
-sopra un pezzo di porcellana ecc.
-
-In generale nel mosto per filtrato si richiedono un'alta gradazione
-zuccherina, accompagnata da una forte intensità colorante, caratteri
-questi che tendono ad elidersi scambievolmente, perchè l'intensità
-colorante è in diretto rapporto coll'alcool prodottosi nella
-fermentazione, a spesa dello zucchero. Occorre quindi, da parte del
-produttore, di saper determinare il giusto punto di fermentazione,
-per la svinatura, nel quale al voluto grado di dolcezza nel mosto
-corrisponda la massima colorazione possibile.
-
-Si richiedono inoltre nel mosto un sapore franco alla degustazione,
-quasi vellutato, e la schiuma rossoviva, poco persistente.
-
-I mosti troppo dolci, o crudi, che furono per la fretta svinati dal
-produttore troppo per tempo, fanno, come dicesi in gergo commerciale,
-la _schiuma di lumaca_ e non sono perciò ancora idonei alla
-preparazione dei filtrati. La pratica acquistata con l'esperienza di
-qualche anno è l'unica guida sicura e infallibile in questa operazione
-dell'apprezzamento della materia prima, quando però non si trascuri
-di ricorrere all'aiuto degli appositi strumenti per determinare, con
-sufficiente esattezza il grado di densità.
-
-Pei novelli, come si dice, del mestiere possono giovare molto le
-indicazioni che abbiamo date innanzi e le analisi dei filtrati esposte
-a pag. 15-16 di questo lavoro.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Preparazione dei filtrati rossi. Processi e pratiche speciali di
-vinificazione.
-
-
-I filtrati rossi, rispetto ai bianchi, hanno un'importanza, dicemmo,
-assai più notevole, sia per il largo impiego che trovano nelle cantine
-dei produttori settentrionali, sia per le contrattazioni numerose cui
-dànno luogo nel periodo della vendemmia e la facilità di acquistare la
-materia prima adatta anche nei palmenti, allo stato di mosto grezzo.
-L'industria dei filtrati rossi ha preso infatti uno sviluppo fortissimo
-in questi ultimi anni, specialmente in Puglia, ove la ricchezza
-zuccherina elevata, l'intensità colorante e le materie estrattive,
-anche abbondanti, nei mosti, permettono di soddisfare a tutte le
-esigenze degli osti dell'alta Italia.
-
-I filtrati rossi pugliesi inoltre sono i primi della penisola a
-comparire sul mercato nazionale, per la precocità di maturazione delle
-uve, che nel Leccese cominciano a vendemmiarsi ai primi di settembre,
-e durano poi sino a tutto ottobre con la vendemmia del circondario di
-Barletta.
-
-Offrono essi anche tutte le gradazioni di colore, di dolcezza, di
-acidità, di gusto, e infine di prezzo per le svariate qualità e la
-celerità di trasporto verso il nord, a confronto di altre regioni più
-meridionali ed insulari.
-
-Le materie prime pei filtrati rossi sono, come già accennammo al Cap.
-II, le uve nere, scelte con preferenza dalle vigne vecchie, ed il mosto
-svinato precocemente dal tino. Descriviamo intanto alcuni processi di
-preparazione direttamente dalle uve, poi diremo di quello dal mosto
-grezzo quale si suole acquistare dai commercianti nei palmenti o nei
-_trappeti_.
-
-Le uve vendemmiate a perfetta maturazione, per utilizzare tutto
-il principio zuccherino che si forma sotto l'azione benefica del
-sole, o per avere la materia colorante (enocianina) ad uno stato più
-facilmente solubile, si diraspano a mano, o alla diraspatrice, e si
-pigiano su graticcio di legno o su palmento in muratura se coi piedi
-nudi dell'uomo, in pigiatolo meccanico se non si voglia o non si possa
-adottare il primo modo di pigiatura. Non è però indifferente scegliere
-l'uno piuttosto che l'altro sistema, dovendosi tener presente che
-allorquando non si abbiano da lavorare forti masse di uve, i piedi nudi
-dell'uomo sono sempre da preferirsi al pigiatojo meccanico.
-
-In Puglia, i metodi di preparazione dei filtrati, direttamente dalle
-uve, variano alquanto nei loro particolari, da contrada a contrada,
-e qualche volta anche da uno stabilimento all'altro; tutti però si
-prefiggono lo scopo di ottenere mosti che, ad una massima gradazione
-zuccherina possibile, uniscano i pregi di una forte intensità
-colorante, con schiuma rosso-viva, ed un gusto netto, rotondo come
-dicono i pratici.
-
-Trattandosi di un argomento di cui la letteratura enologica è
-poverissima, non offrendo per quanto noi sappiamo quasi sin ora nessuna
-pubblicazione, all'infuori di un solo studio analitico del chiarissimo
-dott. Eugenio Casoria, pubblicato negli annali della R. Scuola
-Superiore di agricoltura di Portici, e di qualche breve articolo di
-giornali agrari, crediamo utile di descrivere con qualche particolarità
-i principali metodi di preparazione dei filtrati rossi, seguiti nel
-mezzogiorno d'Italia, e cominceremo per ordine — diremo così — di
-anzianità, dal _lambiccato_ di Torre del Greco; poi diremo del metodo
-brindisino, di quello usato nel circondario di Barletta e di altri
-metodi varii.
-
- *
- * *
-
-_Metodo napoletano pel lambiccato di Torre del Greco._ — Abbiamo
-spiegata innanzi l'etimologia della parola lambiccato che deriva dallo
-sgocciolare del mosto limpido dal vertice del cappuccio, o sacchetto
-filtrante, simile allo stillicidio che si osserva nell'alambicco da
-spirito, e quindi si è chiamato dal volgo, con espressione figurata,
-lambiccato il mosto limpido filtrato. Il lambiccato non è dunque che il
-filtrato dolce, rosso o bianco, ottenuto coi filtri a cappuccio, specie
-di _mollettoni_ (fig. 4 e 5) che vengono quasi esclusivamente adoperati
-a Torre del Greco ed ora raramente in Puglia.
-
-Secondo quanto scrisse il prelodato prof. Casoria, direttore del
-laboratorio chimico municipale di Torre del Greco, il lambiccato ivi
-si ottiene con diverse varietà di uve nere locali, tra cui primeggiano
-la _Lugliese_, precoce, la _Nocella_, l'_Olivella_, e il _Piede di
-Colombo_, delle quali abbiamo riportato qualche saggio analitico nel
-capitolo precedente.
-
-Ecco come il prof. Casoria si esprime riguardo al metodo di
-preparazione del lambiccato:
-
-«Le uve pigiate sono introdotte nei comuni tini aperti ed il mosto
-è versato sin presso l'orlo. I produttori meno ignari delle pratiche
-enologiche lasciano uno spazio vuoto di circa 30 a 40 centimetri, per
-modo che l'anidride carbonica prodotta dalla fermentazione impedisca
-il libero accesso dell'aria, pel quale potrebbe aversi l'inacidimento
-delle vinaccie.
-
-La durata della fermentazione è subordinata a varie condizioni, la
-principale è la temperatura dell'ambiente, nonchè la qualità del
-prodotto che si vuole ottenere. Essa varia dalle 24 alle 48 ore.
-
-La svinatura si compie, per giudizio dei pratici, quando il mosto
-comincia ad avere sapore di vino e di questa ne avverte il gleucometro
-o qualunque altro areometro.
-
-Gli agricoltori torresi, che sono molto esercitati in tale
-preparazione, misurano la temperatura, introducendo, nel tino a
-fermentazione, il braccio oltre il gomito; e per giudicare del momento
-più opportuno per svinare, essi praticano il seguente saggio:
-
-Si versa il mosto in un piatto e lo s'inclina: il liquido dev'essere
-scorrevole più del mosto primitivo e deve formare un'onda ascendente
-per l'alcool che si evapora.
-
-A questo ingegnoso mezzo, con maggior criterio, si supplisce usando il
-gleucometro, e procedendo alla svinatura quando il liquido vinoso segna
-il 3 al 5% d'alcool in volume.
-
-In tali condizioni il mosto, parzialmente fermentato, viene estratto
-dai tini, ed indi sottoposto a filtrazione attraverso i così detti
-_cappucci_ o filtri di tela, dai quali è sceverato dalle materie in
-sospensione e dalla maggior quantità di fermento.
-
-Questa operazione erroneamente è detta _lammiccare_, il cui significato
-dialettale è _filtrare_.
-
-Riassumendo quanto si è fin qui esposto, emerge chiaro, che lo scopo al
-quale si mira nella preparazione del lambiccato è quello di ottenere un
-liquido vinoso, limpido, parzialmente fermentato; sceverato dal maggior
-numero di fermenti e contenente poco alcool od eccesso di glucosio.
-
-I metodi di preparazione sono, però, suscettibili di modificazioni, ed
-infatti, la filtrazione quale ora si pratica attraverso i cappucci,
-è troppo lenta e non si eliminano del tutto i fermenti. Occorrerebbe
-in tal caso sostituire uno dei tanti filtri meccanici, che meglio
-rispondono allo scopo.
-
-In tal modo si avrebbero dei lambiccati meno soggetti a rientrare in
-fermentazione e più adatti all'esportazione».
-
- *
- * *
-
-_Metodo brindisino_. — A Brindisi si lavorano notevoli quantità di uve
-espressamente per la preparazione dei filtrati rossi e con criterï
-molto razionali. Le uve, ben mature e sanissime, vengono ammostate
-a piedi nudi di uomini e diraspate sul palmento di pietra viva,
-proveniente da roccia calcare molto compatta. Questo palmento si riduce
-a una grande vasca rettangolare, addossata alle pareti del muro,
-dell'area di metri 4 × 5, e profonda circa 80 centimetri, col fondo
-piano, leggermente inclinato in avanti.
-
-Mano mano che le uve si pigiano, il mosto scorre dalla vasca, o dal
-palmento, per un foro, in un fosso sottostante, scavato nel suolo,
-mentre la pasta si diraspa colle mani, in tutta o in parte, e si
-ammucchia in un canto dello stesso pigiatoio. Di solito si preferisce
-lasciare una piccolissima parte dei graspi (1/10 a 2/10) per non avere
-poi una poltiglia soverchiamente densa, e perchè, sollevandosi quelli
-nella massa fermentante, assieme al capello, spogliano il mosto dalle
-sostanze mucillagginose.
-
-Quando si è giunto a una certa quantità di uva pigiata, si ottura il
-foro di scolo, si distende la pasta, formata dalle bucce e dai pochi
-graspi, a strato sul pigiatoio e si versa su il mosto estratto dal
-fosso, col mezzo di pompe, o, più comunemente, colle secchie di rame.
-
-Comincia allora la caratteristica _passeggiata_ che dura oltre sei ore
-continue: nel palmento entrano cinque a sei uomini con le gambe nude
-quasi sino alle coscie, armati di pale di legno; con le quali, mentre
-passeggiano rimescolando la vinaccia, sollevano questa per lasciar
-penetrare il mosto da pertutto, ottenendosi così una vera poltiglia.
-
-La prima passeggiata incomincia, per lo più, verso sera, dopo cessa e
-segue, durante la notte, il riposo; indi, alla mattina si pratica la
-seconda passeggiata, che è una vera follatura diretta ad affondare bene
-il cappello delle vinacce. Segue ancora un riposo di tre a quattro ore,
-indi si svina, al mosto fiore si uniscono le prime torchiature leggere
-e si comincia subito la filtrazione.
-
-Dall'arrivo al palmento del primo carro di uve, sino alla svinatura
-che si effettua all'inizio della fermentazione tumultuosa, passano, in
-condizioni normali di temperatura ambiente, 28 a 30 ore.
-
-I criterii che servono a fissare il momento opportuno della svinatura,
-si basano, in genere, sull'impiego di un mostimetro (il pesa-mosto
-Babo, o il gleucometro Guyot) il quale deve segnare da 17 a 19 gradi
-di zucchero indecomposto pei mosti di prima vendemmia e 19 a 21% per
-quelli provenienti da uve ben mature.
-
-I primi getti del filtro segnano le gradazioni di 20 a 18, che poi
-scendono, alla fine della filtrazione sino 12-10, perchè nel filtro
-continua il moto fermentativo; si ha quindi una massa con la gradazione
-media di 14 a 16% di glucosio.
-
- /18 + 10 20 + 12\
- ———————— e ————————
- \ 2 2 /
-
-Del sistema e dell'uso degli apparecchi filtranti diremo al Cap. V.
-
- *
- * *
-
-_Metodo barlettano_. — I filtrati di Barletta, o dei paesi vicini,
-differiscono da quelli brindisini e leccesi per la più alta gradazione
-zuccherina, maggiore intensità colorante ed estratto secco. Essi
-provengono quasi tutti da vigne vecchie, di località scelte, per cui
-risultano di qualità superiore, hanno un prezzo molto più elevato e
-sono ricercatissimi nell'alta Italia, nonostante che vi giungano dopo
-gli altri, per la vendemmia più tardiva.
-
-Il metodo di preparazione differisce dai precedenti, specie da quello
-adottato a Brindisi, perchè non ci sono a Barletta palmenti in muratura
-per la vinificazione, ma si usano invece, da tutti, i tini di legno,
-della capacità di 50 a 60 ettolitri. Inoltre sono assai poche le ditte
-commerciali che sogliono lavorare direttamente le uve per proprio
-conto; la gran maggioranza ricorrendo agli acquisti del mosto grezzo
-nei pubblici palmenti. Tra queste ditte sono da notarsi specialmente i
-signori Francesco Piccapane e figli; Pasquale Fusco; B. Palmieri, di
-Barletta; Maurizio Annese e Vito Balacco di Molfetta; M. Fabiano di
-Trani; fratelli Lembo di Canosa; Riccardo Fuzio di Andria ed altri.
-
-Le uve del circondario di Barletta raramente sono trasportate alla
-tinaia intatte nelle ceste o nelle cassette, esse si diraspano dapprima
-e si pigiano grossolanamente nel vigneto, si trasportano quindi in
-città coi tinelli o grossi bottoni, adagiati sui carri, oppure nelle
-bigonce. Giunte allo stabilimento se ne completa la pigiatura su
-graticci di legno, a piedi nudi dell'uomo, o al pigiatolo meccanico,
-la pasta col mosto vengono posti a fermentare nel tino, che si riempie
-sino ai 5/6 dell'altezza interna, lasciando così alla parte superiore
-uno spazio vuoto sufficiente per non fare emergere dall'orlo delle
-doghe il cappello e per potere eseguire comodamente le frequenti
-follature. La bocca del tino si copre poi con un fondo libero, di
-legno, oppure con stuoie; molti però trascurano questa semplicissima
-precauzione, indispensabile a impedire il libero afflusso dell'aria
-sulle vinacce e mantenervi costante uno strato di gas acido carbonico,
-che mette al sicuro il cappello da possibile inacidimento.
-
-Le follature si ripetono tre a quattro volte nella giornata, poscia,
-dopo 24 a 48 ore, secondo la temperatura ambiente, quando si è appena
-iniziata la fermentazione tumultuosa, in modo che il mosto abbia
-acquistato i voluti caratteri, si svina, ed il mosto fiore, assieme
-alla prima torchiatura moderata si passa alla filtrazione.
-
-Taluni, oltre alle follature frequenti ricorrono anche al
-_rimontaggio_, spillano cioè il mosto, quando è avviato nella
-fermentazione, dalla parte inferiore del tino e lo riversano sul
-cappello. Il rimontaggio completa molto bene l'ufficio delle follature,
-perchè distribuisce meglio le cellule del fermento in tutta la massa,
-agevola la dissoluzione della materia colorante aderente alle bucce e
-ossida, per mezzo dell'ossigeno dell'aria, buona parte delle sostanze
-azotate disciolte nel mosto.
-
-Per eseguire il rimontaggio si fa cadere il mosto in una sottotina
-e di qua, con dei mastelli, o con una pompa, si riversa sul tino
-di fermentazione, avendo cura nel caso che s'impieghi la pompa, di
-suddividere il getto, o di spostare continuamente l'estremità del tubo
-di gomma per inaffiare tutta la superficie del cappello.
-
-Nel barlettano la svinatura del mosto-vino da destinarsi alla
-preparazione del filtrato, si fa dai più in base a criterï empirici,
-quali, ad esempio, l'osservazione ad occhio della intensità colorante
-e l'assaggio organolettico. I più intelligenti ricorrono all'aiuto del
-gleucometro o di un areometro, specialmente quando nel contratto di
-compra-vendita si garantisce la densità che deve avere il filtrato.
-
-Pei filtrati di qualità finissima, alcuni non mescolano nessun
-torchiato al mosto fiore svinato dal tino, allo scopo di ottenere
-un sapore più delicato e neutro; però giova rilevare che il mosto
-proveniente da una leggera torchiatura delle vinacce, quando si
-lavorano uve sane, piuttosto che nuocere al filtrato giova, perchè
-ne aumenta la intensità colorante, le sostanze tanniche ed anche
-il grado zuccherino. La separazione completa del torchiato è invece
-consigliabile quando le uve, pure essendo di ottima qualità, avessero
-subìto qualche piccolo guasto causato dalla cochylis, o da altre
-malattie, oppure fossero imbrattate di terra, affine di evitare, o
-quanto meno attenuare, qualche difetto di gusto.
-
-Le vinacce, leggermente torchiate o non torchiate affatto, vengono
-poi adibite alla fabbricazione di vinelli, o di vini da taglio,
-lasciandole, in quest'ultimo caso, fermentare col solo mosto naturale
-di cui sono impregnate. Sovente però si torchiano subito per ricavare
-quel tanto di mosto che possono cedere, e si vendono senz'altro ai
-distillatori.
-
-Il processo di vinificazione qui sopra descritto viene seguito da
-quegli industriali, o grossi proprietarï, che lavorano le uve proprie,
-o acquistate da terzi, nei loro stabilimenti, espressamente per la
-preparazione dei filtrati dolci.
-
-I piccoli o medi possidenti poi, che vanno a vinificare le uve nei
-_trappeti_ o palmenti pubblici, pagando una tassa fissa, seguono
-il sistema locale, che differisce dal primo per l'esclusione del
-rimontaggio, per il più limitato numero delle follature e per una meno
-accurata scelta delle uve.
-
- *
- * *
-
-_Metodi diversi._ — Oltre ai processi di cui abbiamo fatto menzione,
-che sono i più generalizzati nel mezzogiorno d'Italia, per la
-preparazione dei filtrati dolci del commercio, altri ve ne sono che
-differiscono in qualche punto, come già dicemmo, da regione a regione,
-da un paese all'altro ed anche da uno stabilimento ad un altro.
-
-A Squinzano (Lecce), per esempio, non si hanno nè i larghi palmenti
-brindisini, nè i tini di legno come nel barlettano, ma il mosto o
-le bucce diraspate si pongono a fermentare in vere fosse di circa
-80 ettol., a forma di botte, scavate nel suolo (fig. 1) e cementate,
-ove la follatura del cappello delle vinacce viene eseguita coi piedi
-d'uomini. A Gallipoli, nell'elegante stabilimento Brunelli e Gatti, si
-adottano pure le vasche in muratura, della stessa forma tronco-conica
-dei tini di legno, ma sono costruite alla superficie del suolo.
-Queste ultime vasche, così emerse possono andare bene in sostituzione
-dei comuni tini di legno, specialmente nei luoghi soggetti a grandi
-calori, ma le altre infossate, di Squinzano, non ci sembrano punto
-consigliabili, anzitutto per l'incomodo che cagionano nel governo della
-fermentazione (follature razionali, rimontaggio, ecc.) in secondo luogo
-presentano il brutto inconveniente di facilmente comunicare al mosto
-cattivi odori, di sentina o simili, in terzo luogo; essendo tali fosse
-piuttosto numerose e vicine, disposte ordinariamente come un cinque
-d'oro, con le bocche allo stesso livello del suolo, possono occasionare
-facili disgrazie o accidenti nel personale lavorante.
-
- [Illustrazione: Fig. 1.]
-
- *
- * *
-
-Il miglior sistema di preparazione dei filtrati da grande commercio,
-nei paesi caldi, a noi sembra sia il brindisino, almeno per quelle uve
-che dànno mosti nè soverchiamente densi, nè troppo poveri di acidità
-naturale. In quelle larghe vasche di muratura, della superficie
-libera di 20 metri quadrati, la massa fermentante, che non supera
-mai lo spessore di 50 a 60 centimetri, disperde rapidamente il calore
-sviluppato dalla fermentazione, non si scalda perciò che lentamente
-e lascia il tempo necessario alle energiche e prolungate follature,
-con le quali meccanicamente; prima di iniziarsi la fermentazione
-tumultuosa, si arriva ad estrarre la massima parte della materia
-colorante, tanto apprezzata nei filtrati rossi da taglio, e si provoca
-una forte ossidazione delle sostanze azotate.
-
-Per mosti assai densi che avessero da 24% in su di glucosio, e
-un'acidità inferiore al 6‰, come a Barletta, il metodo brindisino
-non è più consigliabile, perchè si otterrebbe una materia prima
-quasi melmosa, di difficile filtrazione. Nei siti caldi però, dove
-la fermentazione del mosto si svolge, in certe annate, con estrema
-rapidità, da doversi svinare dopo 36 ed anche 24 ore appena, il
-metodo brindisino potrà convenientemente adottarsi, quando si vogliano
-preparare i filtrati dolci, restringendo soltanto un poco le follature
-se i mosti fossero troppo zuccherini.
-
-Il metodo barlettano invece è da preferirsi nelle regioni più
-temperate, o fredde, dove si adoperano esclusivamente recipienti di
-legno, di capacità moderata per la fermentazione.
-
- *
- * *
-
-_Pratiche dirette ad accelerare la dissoluzione della materia colorante
-e ad accrescere la densità del mosto_. — Tutti i processi speciali di
-vinificazione, nella preparazione dei filtrati rossi, hanno per comune
-intento quello di ottenere una materia prima (mosto grezzo) la quale,
-ad una forte ricchezza zuccherina e di materie estrattive, unisca il
-pregio di una intensa colorazione.
-
-Dicemmo che queste due qualità tendono ad elidersi scambievolmente,
-perchè, nelle condizioni ordinarie, il principale solvente della
-sostanza colorante è l'alcool, che si produce colla fermentazione a
-spese dello zucchero.
-
-La sostanza colorante dell'uva rossa (enocianina) risiede nelle piccole
-cellule della pellicola che riveste l'acino, e secondo gli studi fatti
-in Francia dal Glénard, dal Cazeuneuve, Duclaux ed altri, nonchè in
-Italia dai professori Comboni e Carpenè, essa è solubile nell'alcool
-etilico o nell'acqua acidulata, ma il potere solvente di questi due
-liquidi cresce parecchio se interviene in aiuto il calore. In ogni
-caso però, perchè la dissoluzione avvenga, è necessario che sia rotta
-o lacerata la parete delle cellule, ove trovasi racchiuso il principio
-colorante e che questo venga a intimo contatto coi solventi.
-
-Ora, il mosto fresco, o succo dell'uva, in massima parte non è che
-acqua zuccherata e acidulata da diverse sostanze acide: esso può
-quindi, anche senza intervento dell'alcool, disciogliere la materia
-colorante, se si ha cura di realizzare le condizioni testè accennate e
-di accrescere il potere solvente col mezzo del calore artificiale.
-
-Da qui emerge chiara la grande utilità anzitutto di una buona pigiatura
-delle uve da vinificare e poi delle energiche e continuate follature,
-dirette a estrarre meccanicamente il principio colorante dalle bucce.
-Un moderato riscaldamento della massa, o di parte di essa, potrà infine
-completare l'azione efficace delle follature, purchè, come tosto
-vedremo, non si giunga ad alterare la natura chimica della sostanza
-colorante.
-
-Nel brindisino le follature sono spinte al punto da ridurre il mosto
-e le bucce ad una vera poltiglia, e si lascia dentro una piccola
-parte dei graspi per _sgrassare_ — secondo l'espressione locale — il
-mosto. Le follature eccessive non sono però consigliabili, come già
-avvertimmo, per tutti i mosti, ma bisogna tener presente la qualità
-delle uve. Nelle plaghe produttrici di vini da taglio, molto alcoolici
-e ricchi di estratto secco, non si possono spingere soverchiamente
-le follature, perchè si avrebbe un mosto quasi impossibile a poter
-filtrare per l'eccessiva densità.
-
-La pratica locale è quella che deve in questo caso servire di guida
-per ben misurare il limite delle follature, in armonia alla colorazione
-e alla filtrabilità del mosto di cui si dispone, astrazione fatta dal
-perfezionamento degli apparecchi filtranti.
-
-Gli acidi liberi, o i sali acidi del mosto, agiscono come mordenti
-sulla materia colorante, la rendono cioè più brillante e ne facilitano
-la dissoluzione; ond'è che giova molto accertarsi se l'acidità naturale
-del mosto è soverchiamente scarsa (inferiore al 4‰) come non di
-rado suole presentarsi nelle regioni meridionali e, all'occorrenza,
-correggerla con una moderata aggiunta di acido tartarico del commercio,
-o di altri acidi organici permessi dalle vigenti leggi.
-
-La gessatura permette di raggiungere il medesimo effetto in riguardo
-alla materia colorante, però essa tende a produrre una rapida
-spogliazione del mosto, al quale toglie spesso la rotondità di gusto
-che è un carattere assai apprezzato nei filtrati dolci.
-
-L'aggiunta dell'acido, quando occorre, si deve fare sciogliendo i
-grossi cristalli di acido tartarico in pochissima acqua bollente, e
-versando la soluzione nel tino, al momento delle prime follature. Non
-bisogna troppo abusare dell'acidulazione del mosto, perchè si corre il
-rischio di romperne la morbidezza di gusto e di avere, per conseguenza,
-filtrati _magri_, come si dice in pratica.
-
-Allorquando occorre di correggere la deficiente acidità di un mosto
-conviene farlo in ristretti limiti, non superando la quantità di 50
-a 100 grammi di acido tartarico per ettolitro. Molti sono addirittura
-contrarii a qualunque aggiunta di acidi, appunto per insuccessi avuti,
-ma fa d'uopo rilevare che tali insuccessi si sono verificati quando
-l'acidulazione è stata fatta senza criterii razionali, senza cioè
-analizzare prima il mosto per constatarne il grado di acidità naturale.
-
-Spesso si sono acidulati erroneamente dei mosti che non ne avevano
-bisogno; si tenga dunque presente che un'acidità del 5‰ in media è
-sufficiente, ma un'acidità più scarsa del 3 al 4‰ è bene sia corretta,
-elevandola nella proporzione sopra accennata di 50 a 100 grammi per
-ettolitro, se si vuole rinforzare l'intensità e la vivacità del colore
-nel filtrato, ed anche creare condizioni più propizie al regolare e
-breve periodo della fermentazione.
-
-Non pochi viticoltori e industriali ricorrono al riscaldamento di
-una piccola parte della massa, per rendere la materia colorante delle
-bucce più prontamente solubile. Ecco come si suole procedere in questa
-operazione, che si fa per lo più dai piccoli produttori in campagna
-stessa, al momento della vendemmia.
-
-Si scelgono un po' di uve delle varietà più colorate, come ad esempio,
-la Lagrima di Barletta, il Sussimanniello di Brindisi, ecc., si
-ammostano e si riscalda il tutto, liquido e bucce, a fuoco diretto, in
-caldaia di rame stagnata, quasi sino all'ebollizione (78°-80° C.).
-
-Qualcuno acidula prima il mosto coll'acido tartarico per ottenere
-un effetto maggiore. Gli acidi organici, a quanto afferma il Miroy,
-impediscono al mosto di contrarre il gusto di cotto, durante
-il riscaldamento, e ostacolano la coagulazione delle sostanze
-albuminoidiche.
-
-Alla temperatura di 70-80 gradi tutta la materia colorante, contenuta
-nelle buccie, viene disciolta, e resa atta a disciogliersi con
-facilità: per cui, aggiungendo a un tino carico, qualche caldaiata
-di queste uve così riscaldate, si ha un mosto più colorato e meglio
-apprezzato in commercio per la filtrazione.
-
-Il calore però, anche breve e moderato, altera chimicamente il
-principio colorante naturale, che finisce, dopo qualche tempo, col
-precipitare, in gran parte, nel mosto filtrato; l'effetto utile
-raggiunto dapprima può considerarsi quindi effimero, diretto, più che
-altro, a ingannare la buona fede dell'industriale, o del commerciante,
-che acquista la materia prima allo stato di mosto grezzo. Non sono
-rare infatti le contestazioni che sorgono, per questa circostanza, tra
-commercianti e produttori furbi di talune plaghe.
-
-Conviene ancora osservare che appena appena si esageri un po', così
-nel riscaldamento della piccola massa contenuta nella caldaia, come
-nella proporzione delle uve riscaldate per ogni tino, si avverte
-subito, nel mosto grezzo o nel filtrato, un gusto empireumatico, che
-ne fa ribassare il prezzo, là dove invece si mirava con artifizio a
-rialzarlo.
-
-Ci mancano esperienze dirette su questo argomento: possiamo soltanto
-dire che in pratica, allorchè si ricorre al riscaldamento parziale
-delle uve pigiate, o semplicemente acinate, si fa sempre con
-moderatezza, in ragione del 5 al 10%, al massimo, della massa totale
-del tino.
-
-Nelle annate cattive, il riscaldamento dell'8% delle uve sino alla
-temperatura di 70° è un ripiego cui ricorrono alcuni produttori di
-filtrati dolci per correggere o mascherare i difetti derivanti dalle
-uve bagnate dalla pioggia o dalle rugiade abbondanti.
-
-Questa pratica del riscaldamento non deve confondersi coll'altra,
-seguita in qualche località, di aggiungere al mosto un pò di _cotto_
-o di zucchero del commercio, per rialzarne il grado di densità o di
-dolcezza. Ma l'aggiunta del _cotto_ non si può fare che in misura molto
-ristretta, perchè facilmente si avverte alla degustazione e il filtrato
-perde in tal guisa parte del suo pregio invece di guadagnare.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Preparazione dei filtrati bianchi.
-
-
-La preparazione dei filtrati dolci bianchi ha cominciato ad assumere
-vero carattere industriale verso il 1885, per opera di alcune case
-vinicole pugliesi e specialmente della benemerita ditta G. De Bellis,
-di Castellana (Bari), la quale prepara ed esporta annualmente sui
-mercati dell'alta Italia, circa dieci mila quintali di filtrati,
-ricavati dalle uve bianche che si coltivano nei comuni di Castellana,
-Conversano, Cisternino, Locorotondo e Martina Franca, ove predominano
-le varietà Alvese, Verdèa, Biancolassano, Fiano e Malvasia.
-
-La sullodata ditta possiede un impianto speciale, di notevole
-importanza, nello stabilimento di Villanova di Castellana, con un
-macchinario tutto moderno e oltre a quattromila sacchi filtranti.
-
-Essendo il sistema di lavorazione molto razionale, stimiamo opportuno
-darne qui un breve cenno, che potrà servire di guida a chi abbia
-desiderio di dedicarsi a questa speciale industria dei filtrati bianchi
-nelle regioni meridionali.
-
-Il cav. De Bellis così ci scriveva in una sua lettera, in data del
-19 settembre 1900, di risposta ad un quistionario da noi rivoltogli:
-«Generalmente si usa passare al filtro il mosto, dopo avergli fatto
-subire una breve fermentazione, e ciò perchè esso possa più facilmente
-scorrere dai sacchi filtranti. Io invece uso filtrare il mosto
-freschissimo, appena esce dal pigiatoio e perciò ottengo un prodotto
-più fine e più vellutato.
-
- [Illustrazione: Sezione longitudinale della diraspatrice
- Lindemann a vapore. Fig. 2.]
-
-«Per la scelta delle uve da filtro ricorro al saggio col mostimetro
-Babo, e per la preparazione dei miei filtrati impiego soltanto quelle
-che mi danno una gradazione non inferiore al 22% di glucosio».
-
-Le uve bianche che il cav. De Bellis acquista con la guida del
-pesa-mosto, vengono passate alla diraspatrice-pigiatrice Lindemann,
-a vapore (fig. 2) privata del pigiatoio inferiore, a due cilindri
-differenziali. Questa diraspatrice, posseduta dalle più importanti
-case pugliesi, anche per la ordinaria vinificazione, si compone di
-una tramoggia (fig. 3) dentro la quale girano, in senso contrario, due
-cilindri a palette incrociate E, F.
-
- [Illustrazione: Sezione trasversale della diraspatrice
- Lindemann. Fig. 3.]
-
-Le palette sbattono con forza i grappoli d'uva, che vanno poi a cadere
-nella camera inferiore L, dov'è un apparecchio a 3 eliche alternate con
-tre sistemi di palette. Le uve subiscono così una perfetta diraspatura
-ed una discreta pigiatura: i graspi vengono espulsi in K (fig. 2),
-mentre il mosto e le bucce cadono dall'apertura N, in una vasca in
-muratura, infossata, sopra un falso fondo a graticcio per lo scolo del
-liquido che va poi a riunirsi in un pozzetto.
-
-Le vinaccie scolate passano al torchio, indi si distillano. Il
-torchiato si riunisce in una botte dove fermenta dando un vino
-asciutto.
-
-Alla filtrazione si destina il solo mosto fiore di cui se ne ottiene il
-50% dalle uve lavorate.
-
-Mercè una pompa, mossa a vapore, il mosto si pesca dal pozzetto e si
-trasporta in altre vasche di muratura, della capacità di 30 ettolitri
-ciascuna, messe tutte in fila in ambiente attiguo a quello della
-pigiatura. In queste vasche si eseguisce subito la schiumatura e la
-collatura del mosto, con mezza tavoletta di gelatina per ettolitro,
-indi, dopo 12 a 24 ore di riposo, avvenuta la deposizione grossolana
-delle sostanze solide più pesanti e del chiarificante, che precipita
-le materie azotate, si decanta il mosto meno torbido, che viene
-aspirato, con altra pompa, a un locale superiore, dove subisce la prima
-filtrazione ai filtri a sacchi.
-
-Ogni filtro è composto di un cassone rettangolare montato su armatura
-a cavalletto, e porta 60 sacchi, che possono dare circa due a tre fusti
-di filtrato da litri 650, in 10 ore di lavoro.
-
-Dopo questa prima filtrazione, il mosto scende al piano sottostante,
-per mezzo di tubi di gomma, nei filtri Simoneton, a telai alla seconda
-filtrazione ed infine qualche volta ad una terza filtrazione coi
-filtri a pasta, indi si fa entrare nei fusti da trasporto, previamente
-solforati.
-
-I fusti si lasciano un pò smezzati e si spediscono aperti, muniti di
-apposita cannula al foro del cocchiume, perchè, durante il trasporto
-per ferrovia, facilmente si inizia la fermentazione. Per questa ragione
-la ditta non garantisce mai il grado zuccherino del filtrato, bastando
-la sola marca per garanzia.
-
-I mercati di esportazione, sui quali la ditta invia i suoi filtrati
-bianchi, sono il Veneto, la Lombardia, il Piemonte e l'Emilia.
-
- *
- * *
-
-Allorchè si voglia ottenere un filtrato di colore giallo-ambra,
-per soddisfare l'esigenza di qualche cliente, oppure quando occorre
-preparare filtrati bianchi speciali, di uve aromatiche, per destinarli
-alla fabbricazione di vini da _dessert_, è necessario lasciar
-fermentare, per 24 a 48 ore, il mosto con tutte le bucce, previa
-completa diraspatura e accurata pigiatura. In tal guisa il poco alcool
-che si forma, da incipiente fermentazione, scioglie il pigmento giallo
-e le sostanze aromatiche, che trovansi assieme a quello, sotto lo
-strato interno della buccia.
-
-La fermentazione però non deve mai protrarsi oltre le 48 ore nelle
-regioni temperate e 12 a 24 ore nelle regioni caldissime, come ad
-esempio il sud della Sicilia, diversamente si scomporrebbe una buona
-parte dello zucchero, che costituisce il maggior pregio del filtrato.
-Basta che si producano due a tre gradi di alcool, al massimo,
-corrispondenti a grammi 3 a 4-1/2% di glucosio.
-
-Veggansi al cap. IX alcune analisi di filtrati bianchi meridionali.
-
-I filtrati bianchi analizzati al momento della loro preparazione, o
-poco tempo dopo, hanno un'alcoolicità tenuissima, che va poi aumentando
-con la conservazione, sia in botte come in bottiglie chiuse, dove,
-restando limpidi sempre, fermentano lentamente.
-
-Abbiamo avuto occasione, varie volte, di degustare filtrati bianchi
-conservati in bottiglie da un anno all'altro e li abbiamo trovati quasi
-sempre limpidi, con piccolo deposito al fondo, ma spumanti addirittura.
-
-Ci venne a tal proposito riferito dal Sig. G. Perelli Minetti che nei
-primi anni della nascente industria dei filtrati in Puglia, una ditta
-di Casamassima prese a servizio un cantiniere dell'Astigiano, il quale,
-basandosi sulla pratica della fabbricazione dei vini spumanti di Asti,
-imbottigliava il mosto bianco filtrato, a fermentazione già avviata,
-per venderlo poi in uno spaccio aperto a Bari, allo stato di mediocre
-spumante.
-
-Certo i filtrati bianchi, come vedremo appresso, possono trovare, anzi
-trovano anche il loro impiego nella fabbricazione dello _champagne_,
-ma non in quel modo troppo diretto e primitivo come faceva la ditta
-menzionata, che, naturalmente, dovette chiudere ben tosto lo spaccio
-barese.
-
- *
- * *
-
-Ove non si disponga di macchinario importante e perfezionato, come lo
-possiede il Cav. De Bellis di Castellana nonchè altre ditte pugliesi
-che lavorano grandi masse di uve, la preparazione dei filtrati bianchi
-si può fare in modo più semplice, adatto alle medie e piccole cantine.
-Le uve in tal caso si diraspano a mano, sopra un diraspatore a maglie
-di filo di ferro e si pigiano gli acini coi piedi nudi sul palmento o
-sopra un pigiatoio di legno munito di falso fondo a griglia serrata.
-Si possono anche utilmente impiegare per queste due operazioni le
-diraspatrici-pigiatrici a mano o a piccolo motore, tipo Garolla,
-Beccaro, Brüggemann, ecc. La pigiatura coi piedi non dev'essere troppo
-spinta se si vogliono filtrati a gusto morbido.
-
-Il mosto che scola dal pigiatoio si fa cadere, o si versa, in un tino o
-in una vasca in muratura, attraverso alla cesta di vimini che trattiene
-le parti solide più grossolane e provoca una forte aereazione del
-liquido. Tale aereazione è indispensabile per ossidare nel mosto le
-sostanze azotate non solo, ma principalmente per prevenire o attenuare
-il difetto dell'imbrunimento del filtrato o del vino che ne deriverà in
-seguito.
-
-Coi pigiatoi meccanici, a forza centrifuga, come quelli dei tipi
-succitati, l'aereazione avviene in grado sufficiente durante il
-lavoro stesso della macchina, mentre nella pigiatura coi piedi bisogna
-provocarla col far cadere il mosto suddiviso da una certa altezza.
-
-Il mosto si colla con circa 5 grammi di gelatina per ettolitro,
-aggiungendo anche un po' di tannino, si lascia in perfetto riposo per
-10-12 ore, tempo necessario per la deposizione al fondo del recipiente
-di un grosso strato feccioso con abbondanza di cellule di fermento.
-Durante questo intervallo si avrà cura di togliere con una ramaiola la
-schiuma, ricca di lievito alto, e le mucillagini che si raccolgono alla
-superficie del mosto, il quale poscia viene decantato per separarlo dal
-fondaccio e versato, senz'altro nel serbatoio del filtro.
-
-La collatura accelera la deposizione delle sostanze solide in uno
-strato più sottile mentre con la defecazione e la schiumatura si
-vengono a separare, senza troppo incomodo, oltre alla maggior parte
-di queste sostanze intorbidanti, un numero rilevante di cellule del
-lievito che sarebbero pronte a provocare l'attiva fermentazione del
-mosto durante il lavoro di filtrazione. Inoltre il mosto s'impoverisce
-delle sostanze albuminoidiche che servono di alimento al lievito e ai
-bacteri, di cui si viene perciò a ostacolare, in certa guisa, il facile
-sviluppo in seno alla massa, prima e dopo la filtrazione.
-
-Nella preparazione dei filtrati bianchi le operazioni essenziali sono
-dunque la pigiatura con energica aereazione del mosto, la collatura, la
-defecazione e schiumatura, e la filtrazione, della quale parleremo al
-capitolo seguente.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-La filtrazione del mosto. — Filtri e filtrerie.
-
-
-In materia di filtrazione delle bevande fermentate in genere, e in
-ispecie della birra e del vino, si sono fatti, in questi ultimi anni,
-studi e progressi notevoli, così all'estero come in Italia: non si
-può invece dire altrettanto per la filtrazione dei succhi dolci,
-privi o poveri di alcool, com'è il mosto d'uva fresca o parzialmente
-fermentato. La meccanica enologica non è riescita fin ora a risolvere
-il problema della filtrazione rapida del mosto; ciò nonpertanto
-l'industria dei filtrati dolci ha raggiunto uno sviluppo veramente
-lusinghiero, e gl'industriali hanno dovuto da loro stessi risolvere le
-difficoltà pratiche incontrate nell'uso degli apparecchi più semplici
-ed anche primitivi.
-
-Tutti i sistemi di filtri che oggi si conoscono e che vengono impiegati
-nelle diverse industrie, considerati rispetto alla natura degli
-elementi filtranti, si possono raggruppare nelle seguenti cinque
-categorie:
-
- _a_) filtri a tela;
- _b_) filtri a carta;
- _c_) filtri ad amianto;
- _d_) filtri a pasta;
- _e_) filtri di terra porosa o a candele.
-
-In enologia hanno trovato sinora larga applicazione pratica quelli del
-gruppo _a_ e del gruppo _d_. I primi, cioè i filtri a tela, vengono
-esclusivamente impiegati nella industria dei filtrati dolci, di essi
-perciò noi ci occuperemo in questo capitolo.
-
-La tela di cotone si presta meglio d'ogni altra per la filtrazione
-del mosto e quella più adatta per filtri è poi speciale, non solo per
-la qualità, ma anche perchè viene tessuta fitta, a fili serrati ed a
-spessore omogeneo. La scelta della tela ha un'importanza grandissima
-sul lavoro e sul rendimento del filtro, più che non ne abbia la
-ingegnosa costruzione o il sistema degli apparecchi.
-
-Si è deplorato da molti che in Italia, nonostante vi abbondi la materia
-prima, non si trovino tessuti di cotone adatti per la filtrazione,
-e che perciò ne siamo tributarï all'estero. Certamente la Francia ha
-portato, da tempo, il massimo perfezionamento in tal genere di tessuti,
-perchè ivi la filtrazione del vino nacque e si sviluppò assai prima che
-da noi, ma oggi le cose si vanno cambiando e, dopo la diffusione dei
-filtri, anche in Italia si sono cominciate a produrre tele speciali,
-che se non gareggiano, molto si avvicinano alle più pregiate tele
-francesi del _Mirepoix_, di Bézier (Hérault).
-
-I nostri commercianti, o i produttori di vino, dapprima infatti
-ritiravano, quasi tutti, la tela da filtro dalla suddetta casa francese
-o dai rivenditori, come il Rouhette, e il Vidal, di Parigi, oggi invece
-molti si provvedono in Italia dalla Casa Ottavi di Casale Monf.,
-dall'Agenzia enologica di Milano, dai Cotonifici lombardi di Ponte
-Lambro, dei fratelli dell'Acqua di Legnano ecc., i quali preparano tele
-speciali, a spiga, al prezzo medio di una lira al metro.
-
-Nel mezzogiorno, e specialmente nella regione pugliese, non ci sono
-fabbriche di tessuti che forniscano della buona tela da filtro, ma è
-a sperare che il cav. De Bellis, proprietario della grande tessitoria
-meccanica di Castellana, voglia studiare, come ci ha fatto comprendere
-verbalmente, la questione.
-
- *
- * *
-
-_Filtri a cappuccio._ — Il filtro a cappuccio, tipico, è considerato
-ormai piuttosto primitivo: esso però ha reso bene i primi servigi alla
-industria dei filtrati dolci nell'Italia meridionale, ed ancora oggi
-trova larga applicazione a Torre del Greco, presso Napoli, e in qualche
-caso anche in Puglia, per la preparazione del lambiccato.
-
-È un sacchetto di cotone (fig. 4 e 5), a forma di vero cappuccio, o
-più precisamente di una mammella di capra quando è pieno di liquido,
-con la punta sporgente dal lato più corto e coi bordi ripiegati
-superiormente, a mo' di guaine, allo scopo di potervi introdurre due
-cannucce parallele che servono a mantenere sospeso il sacchetto sopra
-un cavalletto qualunque di legno. In _a d_ (fig. 4) sono due piccoli
-rinforzi della stessa tela per impedire la scucitura delle guaine,
-altri due ce ne sono dalla parte opposta.
-
-La capacità del cappuccio è variabile ordinariamente dai 15 ai 20
-litri, e variabili quindi sono anche le sue dimensioni. Un cappuccio di
-15 litri circa, come quello da noi riprodotto nelle figure 4 e 5, ci ha
-dato le seguenti misure: lunghezza o altezza sulla verticale m. 0,65,
-larghezza massima della bocca, sulla orizzontale, m. 0,43.
-
- [Illustrazione: Filtro a cappuccio. Fig. 4. Fig. 5.]
-
-Nel lavoro di filtrazione i cappucci vengono collocati su travi
-parallele, situate in linee orizzontali, all'altezza dal suolo di circa
-un metro, in modo che ogni quattro cappucci formino un gruppo a sè, con
-le punte vicine in basso, quasi a 'toccarsi, affinchè il mosto possa
-cadere nel medesimo mastello messo di sotto.
-
-Tale disposizione si osserva bene nella fig. 6, che rappresenta una
-nostra istantanea, presa a Barletta nello stabilimento del sig. M. Del
-Vecchio e figli.
-
- [Illustrazione: Batteria di filtri a cappucci in azione. Fig.
- 6.]
-
-Il riempimento dei cappucci col mosto grezzo da filtrare si eseguisce,
-di solito, la mattina presto, indi si continua, di tanto in tanto,
-ad alimentare la carica; verso il mezzogiorno si fa il ricambio di
-ciascun sacchetto, dopo scolato bene tutto il mosto contenutovi, con
-altro sacchetto pulito, che resta poi in funzione sino alla sera. Si
-hanno così, con un solo ricambio, da ogni cappuccio 45 a 50 litri di
-filtrato, in 12 ore di lavoro, a seconda la densità del mosto.
-
-I cappucci smontati si nettano dai residui fecciosi, che vengono
-raccolti a parte, e si passano alla lavanderia, dove vengono lavati con
-acqua fresca, quindi sciorinati per l'asciugamento all'aria libera.
-Prima di rimetterli in funzione si bagnano in acqua e si torcono
-semplicemente, se non sono già umidicci, allo scopo di far gonfiare e
-quindi rinserrare il tessuto.
-
-Il più grave inconveniente che presentano questi cappucci e che li fa
-riprovare dagli enotecnici, è la troppo limitata superficie filtrante
-rispetto al volume che occupano quando sono carichi di liquido.
-Tale inconveniente si traduce naturalmente in lentezza e incomodità
-di lavoro, per cui in Puglia i cappucci sono stati in gran parte
-abbandonati per sostituirli con altri filtri più perfezionati dal lato
-della resa.
-
-L'esposizione all'aria libera dei cappucci durante il lavoro non ha
-nessuna influenza nociva sul mosto, anzi in tutti gli apparecchi per
-la filtrazione del mosto, tale condizione si rende necessaria per la
-comoda sorveglianza del lavoro e pel facile ricambio degli elementi
-filtranti.
-
- *
- * *
-
-_Filtri a telaio._ — I filtri a telaio sono abbastanza noti negli
-stabilimenti enologici; essi si compongono, in massima, di due
-recipienti metallici, o anche di legno: in quello superiore trovansi
-disposti gli elementi filtranti, che sono per lo più telai di legno di
-forma rettangolare, rivestiti da una camicia di tela: nel recipiente
-inferiore si raduna il liquido filtrato che proviene, per mezzo di
-rubinetto dallo interno dei telai.
-
-I filtri di questo genere più diffusi sono il Rouhette, modello
-vecchio e nuovo modificato dal Virdia, il filtro Simoneton ed il filtro
-Gasquet, o bordolese a pressione.
-
- [Illustrazione: Filtro Rouhette. Fig. 7.]
-
-Il filtro Rouhette (fig. 7) fu introdotto nel mezzogiorno d'Italia dai
-francesi all'epoca del florido commercio di esportazione dei vini da
-taglio nella vicina Repubblica, e devesi propriamente all'introduzione
-di questo filtro l'allargamento della industria dei filtrati nella
-regione pugliese. Oggi però esso va cedendo il posto ai filtri a
-sacchi, di cui parleremo più sotto, sebbene ci siano molti commercianti
-che se ne servano ancora per non affrontare nuove spese, con l'acquisto
-di modelli più convenienti.
-
-Questo filtro del Rouhette è costruito in lamiera robusta, stagnata
-internamente.
-
-Nel cassone superiore, o vero filtro, si collocano verticalmente i
-telai, in numero variabile, a seconda la portata dell'apparecchio. Ogni
-telaio è rivestito della sua camicia di tela, che si chiude a rotolo,
-oppure a busta da lettere.
-
-L'enotecnico signor Vincenzo Virdia, il bravo direttore della _Società
-vinicola brindisina_, apportò una modificazione utile al sistema di
-chiusura, che rese assai più sicura e perfetta, legando la camicia
-lateralmente al telaio, a guisa di sacco.
-
-La resa del filtro Rouhette, allorquando si lavora il mosto vergine
-o fermentato in piccola parte, è minore di quella che si ottiene
-filtrando il vino; varia poi a seconda la densità del liquido e la
-grandezza dell'apparecchio. I commercianti sono per lo più provvisti di
-filtri Rouhette di 30 a 40 rubinetti, o telai, i quali sono capaci di
-dare un vagone di filtrato (8 a 10 tonnellate) al giorno, in 12 ore di
-lavoro.
-
-Alcuni hanno modelli più piccoli che fanno però lavorare a coppia,
-ed altri ancora posseggono modelli grandi di 50 rubinetti, capaci di
-filtrare 200 ettolitri di mosto per giorno.
-
-Per mosti non eccessivamente densi, che abbiano subita una
-fermentazione di 24 ore in media, la resa approssimativa, computata
-su 12 ore di lavoro, può ritenersi di 80 quintali, con un filtro da 30
-rubinetti, di 100 quintali con un filtro a 35, e 120 quintali con uno a
-40 rubinetti.
-
-Tali cifre sono generalmente inferiori alla resa che viene indicata
-nei cataloghi dalle ditte costruttrici, le quali si sono riferite quasi
-sempre ai vini, oppure ai mosto-vini settentrionali.
-
-I prezzi dei modelli ora citati del filtro Rouhette variano
-rispettivamente da L. 1000, 1150 e 1300.
-
-Nella regione pugliese si trovano collocati molti esemplari di
-filtri Rouhette venduti in Italia dalla Casa Ottavi di Casale Monf.,
-dall'Agenzia enologica italiana, dalla ditta Vandone e dal signor
-Agostino Invernizzi, di Milano. Essi fanno un lavoro abbastanza buono
-e rapido, anche nella preparazione dei filtrati dolci, presentano
-soltanto l'inconveniente di non permettere la facile sorveglianza
-degli elementi filtranti durante il lavoro e di agevolare troppo
-la fermentazione tumultuosa del mosto grezzo nel serbatoio chiuso,
-rischiandosi così di produrre talvolta un filtrato poco zuccherino da
-una materia prima normalmente dolce.
-
-Degli altri tipi di filtri a telaio, citati innanzi, ci asteniamo
-di dare qui la descrizione, perchè raramente si adoperano per la
-filtrazione del mosto: il lettore che avesse vaghezza di conoscerli
-può consultare le due pubblicazioni del Ministero di Agricoltura sui
-risultati dei concorsi di filtri tenuti nel 1893 ad Avellino, e nel
-1897 a Catania (_Annali di agricoltura_, numeri 198 e 213).
-
- *
- * *
-
-_Filtri a sacchi._ — Il filtro a sacchi olandese-Carpenè (v. fig. 8),
-già da tempo diffuso e notissimo nelle cantine, è quello che oggi,
-opportunamente modificato, rende il più utile servigio alla industria
-dei filtrati dolci, ed è preferito per questo uso a tutti gli altri
-sistemi di filtri sin ora conosciuti. Il vecchio tipo è formato, come
-si sa, da un tinozzo R a tronco di cono, di legno o di rame stagnato
-internamente, al fondo del quale si sospendono i sacchetti filtranti
-mediante coni a vite, sporgenti in basso nel serbatoio chiuso, ove si
-raccoglie il liquido limpido.
-
- [Illustrazione: Filtro olandese-Carpenè. Fig. 8.]
-
-I sacchi del filtro olandese comune (fig. 9) sono semplici, di forma
-cilindrica, di 40 a 50 centimetri di diametro e 70 a 80 centimetri di
-altezza.
-
-Ogni sacco si piega in senso longitudinale, in tre a quattro falde,
-a ventaglio, come chiaramente si osserva nella fig. 9 e si introduce
-nella relativa fodera, pure di tela ma a maglie più larghe. Il sacco
-quindi si lega per la bocca superiore fortemente al cono metallico del
-filtro e leggermente anche la fodera.
-
- [Illustrazione: Sacco piegato. Fig. 9. Sacco disteso. Fig.
- 10.]
-
-Il filtro-olandese Carpenè, nella sua primitiva forma, come viene
-usato in enologia per la filtrazione dei vini, non risponde bene
-alla filtrazione dei mosti, sia per la limitata superficie filtrante
-dei sacchi semplici, sia ancora per l'incomodo che presenta nella
-sorveglianza e nel ricambio dei sacchi stessi, durante il lavoro,
-ricambio che non ha luogo per la filtrazione del vino, ma che è
-indispensabile invece allorchè si tratta del mosto. Per tali ragioni
-l'enotecnico sig. Angelo Battaglia pel primo, direttore della filiale
-di Bari dell'agenzia enologica italiana, ebbe la felice idea di
-applicare al filtro olandese i sacchi pieghettati, a _manicotto_, del
-filtro francese Privat, aumentando così, straordinariamente, per lo
-stesso volume, la superficie filtrante, e rendendo assai più rapida la
-filtrazione di un liquido molto denso, qual'è il mosto fresco, o poco
-fermentato, dell'uva.
-
- [Illustrazione: Sacco Battaglia, _s_ sacco, _f_ fodera. Fig.
- 11.]
-
-Il sacco Battaglia è ottenuto da una striscia della solita tela
-speciale, di cotone a tessuto fitto, di m. 0,80 di altezza per m. 4 di
-lunghezza, sviluppante così una superficie filtrante di mq. 3,200, e
-aumentando la resa sei a sette volte di più del sacco semplice.
-
-Esso è foggiato, come nel filtro Privat a manicotto (fig. 11 s), coi
-due orli pieghettati (70 a 80 pieghe) e guarniti ciascuno di manico
-cilindrico che misura 7 centimetri di diametro per 25 di altezza.
-Ad evitare l'eccessivo rigonfiamento quando è carico di liquido, si
-munisce della fodera cilindrica _f_, a larga rete di canape, che per
-le due estremità si lega leggermente al sacco. Quest'ultimo poi, per la
-sua forma a manicotto, si può agevolmente rivoltare allorquando occorre
-lavarlo ed asciugarlo; ha inoltre i due manichi perfettamente eguali,
-di modo che lo si può legare al cono metallico a piacere, per l'uno o
-per l'altro manico.
-
-La montatura del sacco Battaglia è quindi identica a quella dei sacchi
-semplici del vecchio filtro olandese, con la sola differenza che si
-deve legare stretta la bocca inferiore e su questa poi leggermente
-la fodera. Ad una delle estremità del sacco è unito un nastro per la
-comoda sospensione quando si vuole asciugare.
-
-Un sacco Battaglia può rendere, a norma la densità del mosto, da 4 a
-5 ettolitri di filtrato al giorno, in 12 ore di lavoro, eseguendo il
-ricambio una sola volta. Costa lire 6,25 e lire 1,50 la fodera.
-
-L'enotecnico sig. Giulio Ferrario ha, recentemente, apportata ancora
-una modificazione al sacco Battaglia, adoperando, nel confezionarlo,
-una striscia più grande di tela, che misura m. 1.10 di altezza per m. 5
-di lunghezza. La superficie filtrante cresce così a mq. 5.50, e siccome
-il sacco diviene più lungo aumenta anche, per conseguenza, la pressione
-del liquido all'interno, mentre diminuisce lo spessore dello strato
-feccioso che si deposita sulla tela, e si prolunga il periodo utile del
-lavoro. Tali vantaggi si riducono infine a una più forte resa di ogni
-elemento filtrante, per la stessa unità di tempo, e a maggiore economia
-di spesa.
-
-Però non bisogna credere che i vantaggi crescano senza limiti
-coll'ingrandirsi dei sacchi: un soverchio volume può fare ridurre
-il numero degli elementi filtranti nell'apparecchio e può rendere
-il lavoro pesante o incomodo. Inoltre, non tutti i mosti comportano
-indifferentemente la grandezza libera dei sacchi, quelli non molto
-densi filtrano meglio in sacchi piuttosto piccoli, mentre tardano un
-po' più a passare limpidi nei sacchi troppo lunghi, causa la pressione.
-
-In conseguenza dell'allungamento del sacco il Ferrario ha dovuto
-allargare una delle due bocche che si distinguono, per la posizione
-obbligatoria da darsi al sacco nell'apparecchio, in bocca superiore ed
-inferiore, quest'ultima essendo quasi doppia della prima. Lo scarico
-dei residui fecciosi è reso così possibile e comodo, perchè il sacco,
-dopo smontato dal cono, si scioglie alle due estremità e si rivolta
-facilmente, sia per vuotarlo, sia per raschiare o spazzolare lo strato
-di feccia aderente alla tela.
-
- [Illustrazione: Fig. 12. Filtri a sacchi per mosti, in azione,
- nello Stabilimento dei Fratelli Ferrario, a Barletta.]
-
-Il filtro olandese-Carpenè, con le modificazioni succennate dei sacchi
-e con l'eliminazione della chiusura del raccoglitore, si riduce
-oggi, nella industria dei filtrati, a un semplice cassone, o tino,
-provvisto al fondo di robusti coni metallici, per attaccarvi i sacchi,
-e montato sopra un cavalletto o ad un supporto qualsiasi, con sotto
-un altro recipiente aperto a vasca per raccogliere il mosto limpido e
-incanalarlo in un tubo di gomma.
-
-Nella fig. 12, che riproduce un'istantanea da noi presa nello
-stabilimento dei fratelli Ferrario, a Barletta, vedonsi tre tipi,
-di forma e grandezza diverse, di filtri a sacchi, in azione per la
-preparazione dei filtrati dolci.
-
-Il filtro più grande, a cassone rettangolare, rappresenta un modello
-molto semplice e smontabile pel comodo trasporto da un sito all'altro,
-ideato dal sig. Adolfo Marani, impiegato capo alla manutenzione dei
-serbatoi a Barletta, presso la Ditta Padoa e Semplicini. Esso consta di
-un telaio di ferro a squadro, su cui sono montate il cassone superiore,
-o serbatoio e la vasca inferiore o raccoglitore. Il serbatoio ha la
-capacità di circa mille litri, è munito di un tubo di livello e porta
-24 coni metallici, ai quali si legano i sacchetti.
-
-La vasca inferiore è più bassa, con uno o due fori provvisti di
-relativa spina di scarico. Entrambe poi le vasche, la superiore
-e l'inferiore, sono di legno, foderate internamente da lamina di
-zinco, che viene ancora rivestita da un sottilissimo strato di
-_enofillassina_. Questa enofillassina è un intonaco speciale, a base
-di paraffina ed altri prodotti tenuti segreti dal suo inventore ing.
-Ghinozzi di Firenze. Applicata al serbatoio del filtro, essa non
-esercita nessuna azione nociva sul mosto, perchè inerte, mentre isola
-completamente la superficie metallica, che non viene punto intaccata
-dagli acidi del mosto, e non può arrugginire.
-
-Lo strato di materia colorante che debolmente aderisce
-all'enofillassina durante la filtrazione dei mosti rossi, si distacca
-completamente mediante una semplice lavatura ad acqua fresca: il filtro
-quindi si può adoperare alternativamente, tanto pei mosti bianchi che
-per quelli rossi.
-
-Il filtro ideato dal signor Marani con 24 sacchi arriva a una resa
-normale di un vagone di 10 a 12 tonnellate di filtrato al giorno, se
-ben condotto.
-
-Quando si voglia trasportarlo da un sito all'altro su carro o per
-ferrovia, si tolgono le vasche, si smonta il telaio di ferro, legando
-in fascio i pezzi e si formano così tre a quattro colli, di volume
-ristretto, non molto pesanti. Nelle vasche si collocano i sacchi,
-le fodere, con tutti gli altri accessori, come i tubi, le spine di
-scarico, ecc.
-
-Un tale filtro può dirsi racchiuda sinora i principali requisiti
-desiderati dai commercianti e dagli industriali di filtrati, perchè
-considerato rispetto agli altri di tipo affine presenta i vantaggi di
-costare relativamente poco, circa lire 400 compresi i sacchi, di essere
-solido, di occupare poco spazio, e di lasciarsi agevolmente trasportare
-a qualunque distanza; esso perciò si va diffondendo in Puglia a
-preferenza degli altri filtri, specialmente a Barletta.
-
- *
- * *
-
-_Pratica della filtrazione del mosto._ — Il mosto grezzo da filtrare
-si pompa nella vasca superiore, o serbatoio, del filtro, nella quale
-siano stati precedentemente otturati tutti i fori dei coni, con tappi
-di sughero legati, mediante un filo di spago, a un bastone che poggia
-attraverso sull'orlo. Quando la vasca è piena, o quasi, di mosto
-torbido, si solleva il bastone, tutti i fori dei coni si aprono così
-di un colpo e il mosto precipita nei sottostanti sacchetti, otturando
-in breve i meati della tela con le sostanze solide. Il primo mosto
-filtrato si riversa nel cassone, sino a quando non esca perfettamente
-limpido, in capo a 5-10 minuti al massimo.
-
-Messo così in funzione il filtro, si ha cura di alimentare
-continuamente, col mosto grezzo, il serbatoio, destinando un uomo fisso
-alla pompa. Il mosto limpido, dal raccoglitore si avvia direttamente
-per mezzo di tubo di gomma nei fusti da trasporto.
-
-I sacchetti vanno cambiati dopo 5 o 6 ore di lavoro, secondo la densità
-del mosto che si filtra, perchè oltre questo lasso di tempo, il lavoro
-che essi fanno non è più utile.
-
-Il ricambio di ogni sacchetto si eseguisce otturando prima il foro del
-cono corrispondente nel serbatoio col tappo di sughero, che l'operaio
-applica introducendo il braccio nudo nel mosto, indi si svita il
-cono, si scioglie il sacchetto e si lega l'altro. Il nuovo sacchetto
-dev'essere bagnato e ritorto di fresco per le ragioni che abbiamo dette
-innanzi a proposito dei cappucci, per avere cioè il tessuto gonfio e
-ristretti i meati che trattengono più presto le sostanze fecciose del
-mosto.
-
-Messo a posto il nuovo sacchetto si toglie il tappo di sughero dal
-rispettivo foro del serbatoio e si lascia penetrare il mosto torbido.
-
-Similmente si procede avanti, mano mano che occorra ricambiare gli
-altri sacchetti.
-
-Alcuni non seguono questo sistema, ma giunti a un certo punto
-sospendono l'alimentazione nel serbatoio e fanno scolare tutto il
-mosto contenuto nei sacchetti, ossia lasciano, come si dice in pratica,
-andare a secco, o quasi, il filtro. In questo modo però bisogna avere
-un filtro di più per non ridurre il lavoro, tuttavia è il metodo
-da preferirsi anche con un solo filtro, perchè più razionale e più
-conveniente, sia rispetto alla qualità del lavoro, sia pel minore
-sfrido della materia prima. Infatti, col ricambio parziale e successivo
-dei sacchetti mentre il filtro è in funzione, non si può evitare
-che una parte di mosto, che comincia a scorrere dal nuovo sacchetto
-leggermente torbido, vada a mescolarsi con la massa limpida nel
-raccoglitore, mentre il sacchetto ricambiato non è, a sua volta, bene
-esaurito.
-
-Lo scarico di ciascun sacchetto smontato si pratica nel modo seguente:
-Tolta la fodera a rete, l'operaio, o una donna, rivolta il sacchetto
-cacciando dentro il braccio nudo dalla bocca più larga (sacchetto
-Ferrario) e afferrando, con la mano, l'orlo della bocca più stretta
-opposta. Con una stecca di legno raschia la tela per distaccare la
-feccia aderente, quindi lava il sacchetto nell'acqua coll'aiuto di una
-spazzola.
-
-I residui fecciosi si radunano in un tino o in botte per utilizzarli
-nel modo che diremo al Cap. X. Alcuni industriali concedono alle donne
-addette alla lavatura quella parte di residui fecciosi che aderisce
-alla tela dei sacchetti dopo svuotati, affinchè la raschiatura e la
-pulitura siano fatte con maggiore accuratezza.
-
-I sacchetti vengono lavati ancora ben bene in acqua fresca, si
-ritorcono e si adoperano umidi o parzialmente asciugati, pel ricambio;
-se poi non si devono adoperare presto si fanno asciugare completamente
-al sole.
-
-Quando il lavoro di filtrazione del mosto è continuo, come avviene
-nelle filtrerie di una certa importanza, una volta la settimana i
-sacchetti si mettono al bucato, o almeno si lavano in acqua calda,
-per disciogliere la colla aderente alle fibre del tessuto che ne
-diminuisce la resa. Alla fine della campagna si fa l'ultimo bucato, si
-risciacquano i sacchetti nell'acqua semplice, e dopo asciugati bene, si
-conservano in un locale riparato dall'umido e dalla polvere.
-
-A rendere più agevole l'operazione del ricambio dei sacchetti, mentre
-il filtro è in azione, qualcuno ha pensato di applicare un rubinetto ad
-ogni cono.
-
-L'ingegnere Ghinozzi che abbiamo citato innanzi a proposito della
-_enofillassina_, ha costruito appunto un cono speciale a rubinetto
-(fig. 13), che si applica contro il fondo del serbatoio, in
-corrispondenza del foro, mediante quattro viti robuste. Il rubinetto
-è nel primo braccio superiore, a questo poi si congiunge il cono,
-mediante un raccordo.
-
-I coni a rubinetto sono certamente utili e accrescono perfezione agli
-apparecchi filtranti, ma vi apportano anche un po' di complicazione,
-e, quel che è peggio, ne accrescono il costo, che è il più forte
-ostacolo alla diffusione di un buon filtro da mosto. Quando poi si
-mette in funzione un filtro, specie se a molti sacchi, l'apertura
-di tanti rubinetti, oltre che importare una perdita di tempo non
-indifferente, presenta l'inconveniente che i sacchi non si possono
-riempire simultaneamente, come avviene col sistema semplicissimo e poco
-costoso dei tappi di sughero. Per queste ragioni i coni a rubinetti non
-hanno incontrato il favore dei pratici, almeno per quanto riguarda la
-filtrazione del mosto.
-
- [Illustrazione: Fig. 13.]
-
-La grandezza dei filtri a sacchi varia parecchio: se ne costruiscono
-ordinariamente da 24 a 60 coni o sacchetti, con resa pure variabile da
-uno a due vagoni di filtrato al giorno, di dieci a dodici tonnellate
-l'uno. Le forme più comuni sono quella rettangolare, la forma circolare
-ed ovale, questa ultima preferita nel brindisino pei grossi filtri,
-perchè offre maggiore comodità di maneggio a confronto delle altre.
-
-Il costo varia da un minimo di lire 300 a lire 400 per filtri di 24
-sacchetti, tutto compreso, sale poi a un massimo di lire 600 a lire 800
-per la portata di 60 sacchi.
-
-I filtri a semplice cassone con la vasca bassa raccoglitrice, aperti e
-liberi per tutta la lunghezza dei sacchi, si prestano meglio di tutti
-nella filtrazione del mosto, sia perchè lasciano facilmente sorvegliare
-l'andamento del lavoro ed eseguire i frequenti ricambi, sia anche per
-la semplicità di costruzione possibile ad eseguirsi in ogni piccolo
-centro.
-
- *
- * *
-
-_Durata e numero delle filtrazioni._ — Quando si può, sia che si
-lavorino le uve direttamente o che si ricorra all'acquisto della
-materia prima allo stato di mosto grezzo, al palmento, la filtrazione
-s'incomincia la mattina per tempo e dura circa dodici ore, sufficienti
-ad allestire un vagone o due di filtrato che si spedisce subito.
-
-La sera poi viene ripulito il filtro che trovasi pronto per l'indomani.
-Non sempre però si può seguire questo orario, che è il più conveniente;
-molte volte bisogna adattarsi a iniziare il lavoro nell'ora in cui
-capita la svinatura, che può essere tanto durante il giorno come di
-notte; ond'è che in alcuni stabilimenti il lavoro procede continuo, con
-operai di ricambio che hanno il loro turno.
-
-Nei casi ordinarï il mosto grezzo si filtra una sola volta, ottenendosi
-spesso una limpidezza piuttosto relativa, quanto basta a far viaggiare
-il filtrato sino al luogo di destinazione senza alterarsi sensibilmente
-nella gradazione zuccherina. Non di rado però si è costretti a
-rifiltrare prima della spedizione, allorchè si hanno mosti che
-facilmente sono soggetti a rientrare in fermentazione attiva.
-
-Perchè la seconda filtrazione riesca efficace, i provetti filtratori
-usano collare un fusto di mosto, con tre tavolette di gelatina Coignet,
-o di altra marca, e riversare quel fusto pel primo sul filtro. La
-collatura si può fare anche direttamente nel cassone pieno di mosto,
-collando in proporzione secondo la capacità.
-
-Quelle case che posseggono appositi impianti per la preparazione dei
-filtrati, non si limitano quasi mai ad eseguire una sola filtrazione,
-ma spesso ne fanno due e anche tre sullo stesso mosto, come già abbiamo
-visto parlando dello stabilimento del Cav. De Bellis di Castellana.
-
-Le Ditte F. Piccapane, P. Fusco, G. Perelli Minetti ed altre che sono
-le più notorie a Barletta per questo genere di lavoro e che esercitano
-il commercio dei filtrati anche all'estero, filtrano il mosto sempre
-due a tre volte, per raggiungere una perfetta limpidezza e per
-assicurarne meglio la conservazione sia sul posto che durante i lunghi
-viaggi.
-
-Prima di eseguire la seconda filtrazione conviene fare, quando si crede
-opportuno, la massa unica del filtrato, affine di avere la uniformità
-della partita da spedire. Se non si dispone all'uopo di un grosso tino
-o recipiente adatto, si possono distribuire gli ultimi fusti raccolti
-dal filtro in quelli riempiti prima e lasciati appositamente smezzati,
-e ciò per evitare una troppo differente gradazione zuccherina nei
-diversi fusti, essendo più fermentato il mosto che esce verso la fine
-della filtrazione.
-
- *
- * *
-
-_Condizioni propizie e contrarie al buon andamento della filtrazione._
-— Sulla rapidità ed il regolare andamento della filtrazione influiscono
-principalmente la qualità della tela, la composizione chimica del
-mosto, la pressione, i venti e la temperatura ambiente.
-
-La tela, dicemmo, dev'essere di tessuto e di spessore omogenei, perchè
-la sua resistenza o la penetrabilità del liquido sia uguale in tutti i
-punti della superficie filtrante.
-
-La composizione del mosto ha influenza notevole per la densità,
-l'alcool e gli acidi. I mosti molto densi, poco alcoolici e poveri
-di acidità stentano più di tutti gli altri a filtrare, perchè hanno
-una forte aderenza alla superficie della tela; i mosti invece meno
-densi, aciduli e provvisti di una certa dose di alcool sono assai più
-scorrevoli, dotati di una maggiore forza di penetrazione attraverso i
-meati del filtro.
-
-Il calore agisce per la diminuzione di densità che induce nel liquido
-e per la dilatazione dei pori della tela. Si sa, a questo riguardo che
-molte soluzioni nei laboratori chimici esigono di essere filtrate a
-caldo per non impiegare un tempo eccessivamente lungo. Ma se da un lato
-il calore agevola la filtrazione, dall'altro influisce sfavorevolmente
-sul filtrato, perchè provoca una più rapida fermentazione del mosto
-nel serbatoio del filtro durante il lavoro. Esso quindi è da evitarsi
-meglio che si può, perchè in ultimo effetto riesce dannoso anzichè
-utile.
-
-I venti secchi e freschi del nord sono i più propizï al lavoro di
-filtrazione; i venti del sud invece, specialmente lo scirocco, sono
-perniciosi; eccitano la fermentazione tumultuosa nella massa filtrante,
-fanno alleggerire la pressione atmosferica, provocando un continuo
-squilibrio fra l'interno e l'esterno degli apparecchi filtranti, per lo
-sprigionamento del gas acido carbonico. La filtrazione riesce allora
-male, disordinata, irregolare, per cui i filtratori temono molto lo
-scirocco.
-
- *
- * *
-
-_Filtrerie._ — Dove esistono impianti appositi ed estesi per la
-preparazione di grandi quantità di filtrati, in tempo relativamente
-breve del periodo della vendemmia, i locali sono disposti in modo da
-avere la filtreria completamente separata dalla tinaia, talvolta anche
-a un piano superiore, come nello stabilimento De Bellis a Castellana,
-tuttavia, in qualche raro caso, si possono trovare i filtri collocati
-nello stesso locale della fermentazione, per economia di spazio e di
-trasporto del mosto.
-
-Le filtrerie appartate sono più consigliabili, perchè l'aria della
-tinaia è ricca di germi delle fermentazioni, che facilmente cadono
-nel mosto filtrato, attivandone il moto fermentativo dopo qualche
-tempo. Basta all'uopo una semplice tettoia o magazzino ben ventilato,
-possibilmente fresco, riparato dallo scirocco.
-
-Accanto a questa tettoia è necessario un cortile o recinto, piuttosto
-spazioso, munito di un getto d'acqua o di un pozzo per la lavatura
-dei sacchetti, che vanno poi distesi alle corde per asciugarsi. In
-questo cortile si eseguiscono anche il movimento del carico e scarico,
-l'abbonimento dei fusti, la pesatura, ecc., quindi è bene sia munito di
-larga entrata a cancello e di un piano caricatore.
-
-I fusti già pieni di filtrato, prima della partenza conviene siano
-tenuti al riparo dal sole per evitare il soverchio riscaldamento del
-mosto e la facile tendenza a riprendere la fermentazione.
-
-Oltre ai commercianti, ed anche produttori, che preparano e spediscono
-i filtrati per loro conto, in Puglia, specialmente a Barletta, esiste
-una classe numerosa di mediatori o commissionarii, i quali sono
-provvisti di locali e di attrezzi per la filtrazione del mosto a conto
-di terzi.
-
-Fanno il lavoro, a richiesta, con operai proprii e percepiscono
-un compenso che varia intorno ai 50-60 centesimi per ettolitro di
-filtrato. Si hanno insomma a Barletta delle vere filtrerie industriali,
-allo stato ancora rudimentale, perchè non si tratta di impianti
-espressamente fatti, con criteri tecnici.
-
-Il defunto prof. Antonio Fonseca proponeva, a ragione, parecchi anni
-fa al Ministero di agricoltura, di incoraggiare lo sviluppo di queste
-piccole filtrerie per dare maggiore incremento alla industria ed alla
-esportazione dei filtrati dolci pugliesi, ma sin ora nulla è stato
-fatto in proposito, nè dal Governo, nè dagli enti locali. Ci auguriamo
-si voglia bandire almeno una gara a premio fra i più volontierosi per
-viemeglio stimolare l'iniziativa privata.
-
-L'industria dei filtrati dolci è tutta italiana; essa rende un grande
-servigio alla enologia nazionale, perchè mette in grado i produttori
-del nord di riparare agli effetti delle cattive annate, con i prodotti
-dolci, naturali, del mezzogiorno. È utile quindi curare che si allarghi
-maggiormente e si sviluppi su basi sicure, mercè una lavorazione più
-rapida e con filtrerie razionali che siano a disposizione del commercio
-durante il frettoloso periodo della vendemmia.
-
-Le piccole filtrerie dei mediatori, o dei commercianti pugliesi, i
-quali comperano nei palmenti il mosto grezzo, sono per lo più molto
-distanti dai locali di fermentazione, la materia prima viene perciò
-trasportata con servizio celere delle così dette _trainelle_, ossia
-carretti a due cavalli che corrono sempre di trotto.
-
-Queste filtrerie sono dei magazzini non sempre provvisti di cortile,
-i quali servono per preparare anche spedizioni di mosti, di uve e di
-vini, durante l'anno, per eseguire dei tagli, ecc. Generalmente vi si
-trova depositato qualche filtro di proprietà dei negozianti dell'Alta
-Italia che li mandano giù all'approssimarsi della vendemmia per la
-filtrazione del mosto a loro necessario.
-
- *
- * *
-
-_Costo della filtrazione._ — Per un esatto conto di spesa necessaria
-alla preparazione di un vagone di filtrato dolce occorrerebbe tener
-presente la quota annua di ammortamento del filtro con tutti gli
-accessorii, il fitto dei locali e la mano d'opera. Solamente nelle
-filtrerie industriali si potrebbe ciò fare, ma, nella generalità
-dei casi, i locali e gli stessi filtri adibiti alla preparazione dei
-filtrati, servono anche, come abbiamo detto innanzi, ad altri usi.
-
-I mediatori e i commissionari che approntano alcuni vagoni di filtrati
-pei clienti, calcolano, di solito, una spesa oscillante da 40 centesimi
-a 1 lira per quintale di mosto limpido, a seconda l'importanza del
-lavoro. In base a questo criterio un vagone di filtrato della portata
-di 10 tonnellate viene a sovraccaricarsi di una spesa di L. 40 a 100
-sul costo della materia prima.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Conservazione e trasporto dei filtrati.
-
-
-_Conservazione._ — Il rischio maggiore al quale è soggetto il mosto
-durante e dopo la filtrazione è la fermentazione alcoolica, la
-scomposizione cioè dello zucchero per opera dei fermenti.
-
-Abbiamo già detto in principio di questo libro che la filtrazione più
-accurata e ripetuta due, o anche tre volte, così come vien fatta coi
-descritti apparecchi, non giunge mai ad eliminare, in modo assoluto,
-tutte le cellule del fermento; un certo numero di queste sfuggono
-all'azione del filtro e possono, dopo un certo tempo, riattivare
-sensibilmente il moto fermentativo, moltiplicandosi e agendo sul
-principio zuccherino. Per conservare quindi limpido e dolce il mosto
-filtrato, più a lungo che è possibile, fa d'uopo anzi tutto impedire
-la facile riproduzione delle poche cellule sfuggite alla filtrazione,
-indi bisogna sottrarre il mosto stesso allo inquinamento dei germi che
-trovansi diffusissimi nel pulviscolo atmosferico, oppure aderenti alle
-pareti interne dei vasi vinari.
-
-Le cure di conservazione però riesciranno tanto più facili ed efficaci
-quanto più limpido sarà il mosto filtrato da conservare, ossia quanto
-minore è il numero delle cellule di lievito e di germi, in esso
-contenuti. Emerge quindi da ciò la opportunità se non la necessità
-delle filtrazioni reiterate, le quali non solo tolgono al mosto una
-quantità maggiore di fermenti, ma lo impoveriscono eziandio delle
-sostanze nutritive delle cellule del lievito. Laonde un mosto il
-quale, ad esempio, venne filtrato due o tre volte, diventa meno atto a
-rifermentare di un altro mosto, di identica qualità, che avesse subìta
-una sola filtrazione e che contenesse esattamente il medesimo numero di
-cellule di fermento. Quest'ultimo infatti ha bisogno di nutrimento per
-potersi sviluppare e quindi agire normalmente sul principio dolce, dal
-quale prende soltanto una piccola parte del materiale necessario alla
-sua costituzione fisica. La maggior quantità di tale materiale viene
-fornito dalle sostanze azotate e minerali, naturalmente contenute nel
-succo dell'uva.
-
-Ora, con la filtrazione ripetuta le materie azotate vengono mano mano
-ad eliminarsi, sia per l'azione ossidante dell'ossigeno dell'aria
-che le rende insolubili, sia per lo stesso effetto meccanico
-dell'apparecchio filtrante. Tuttavia non bisogna abusare troppo della
-filtrazione, specialmente se si tratta di mosti fermentati in parte,
-perchè si va incontro a sensibili perdite di alcool ed anche di altri
-elementi del mosto.
-
-Una doppia filtrazione è sufficiente a preparare un filtrato di
-limpidezza irreprensibile, di facile conservazione allo stato dolce,
-sia durante il viaggio che in cantina.
-
-È indispensabile poi un'accurata pulizia dei recipienti da trasporto
-o da cantina, assoggettandoli possibilmente alla disinfezione col
-mezzo del vapore acqueo sotto pressione o ad una lavatura all'acido
-solforico.
-
-Le botti da cantina basta trattarle col vaporizzatore, come di uso,
-prima della vendemmia. Il vapor d'acqua, generato da una caldaia alla
-pressione di 2 a 3 atmosfere, si fa penetrare nella botte rovesciata,
-dal foro della spina messo in alto e si lascia liberamente uscire, in
-basso, dal cocchiume. Il trattamento si fa durare 15 a 20 minuti, tempo
-sufficiente a pulire ben bene e sterilizzare completamente l'interno
-della botte, perchè il vapore sotto pressione penetra nei pori del
-legno, uccidendo tutti i germi ed i microorganismi che vi si possono
-trovare.
-
-Scolata bene la botte, si rimette al posto, nella sua posizione
-normale, si solfora e si tiene chiusa sino al momento di riempirla di
-filtrato.
-
-Non potendo disporre del vapore a pressione, conviene lavare la
-superficie interna della botte con acido solforico al 20% e poscia con
-acqua bollente (sterilizzata, in modo da asportare tutto l'acido). Il
-mezzo pratico, più conveniente, della lavatura all'acido solforico,
-è quello di rotolare a terra la botte, in tutti i sensi, per bagnare
-tutta quanta la superficie interna. Se trattasi di grosse botti si
-manda dentro un operaio a strofinare energicamente il legno con una
-robusta spazzola.
-
-I fusti da trasporto, ov'è possibile, si tengono al mare per 48 ore;
-ove no, si lavano nello stesso modo indicato per le botti piccole.
-
- *
- * *
-
-Il mosto ben filtrato e riposto in recipienti sterilizzati, si può
-conservare dolce e limpido se viene presto introdotto in cantine
-infossate molto fredde, dove la temperatura massima non superi i
-10-12 gradi centigradi nella stagione più calda. Basta aver cura di
-eseguire frequenti travasi fuori del contatto dell'aria, affine di
-separare, mano mano che si formi, il piccolo deposito feccioso, che
-in massima parte è costituito dalle cellule del fermento, sfuggite
-alla filtrazione, da cristalli di cremore e da altre sostanze solide
-precipitate al fondo.
-
-Non pochi commercianti dell'Alta Italia riescono a conservare qualche
-botte di filtrato da un anno all'altro, colle semplici cure suaccennate
-e specialmente coi travasi frequenti, eseguiti a mezzo di pompe,
-o meglio con solo tubo di gomma che si fa funzionare da sifone per
-evitare l'aereazione e lo sbattimento del mosto.
-
-Ma questo mezzo così facile di conservazione non è possibile seguire
-ovunque, perchè non dappertutto è dato di possedere cantine fredde,
-nelle quali la bassa temperatura costituisca di per sè un forte
-ostacolo alla fermentazione; esso non offre poi nessuna sicurezza per
-quanto riguarda il trasporto del filtrato sulle strade ferrate o per
-via di mare, trasporto che si effettua, come si sa, nel periodo stesso
-della vendemmia, ad una temperatura più che favorevole all'attività
-dei fermenti. In tal caso il filtrato, che al luogo di partenza si
-presenta di una limpidezza brillante, finisce per giungere a destino
-più o meno torbido, causa la fermentazione, riattivatasi durante il
-viaggio, e a seconda il tempo o la temperatura cui deve sopportare,
-può anche perdere una parte sensibile della sua ricchezza zuccherina,
-discapitando nel suo valore commerciale. Non sono difatti tanto
-rare le contestazioni che sorgono tra speditore e destinatario per
-inconvenienti dovuti alla circostanza testè citata, specialmente nei
-casi di lunghi percorsi o di ritardata spedizione.
-
- *
- * *
-
-_Antisettici._ — Per meglio ostacolare lo sviluppo della fermentazione
-si ricorre all'aiuto di alcune sostanze chimiche dotate di proprietà
-antifermentative, le quali oggi si riducono all'alcool etilico
-rettificato e all'anidride solforosa. Gli altri antisettici,
-consigliati in passato da qualche enologo, come il _fluoruro d'ammonio,
-l'acido salicilico, l'acido borico, l'abrastol_, ecc. che si adoperano
-spesso fraudolentemente per la conservazione della birra o del latte,
-sono da proscriversi, perchè riescono effettivamente nocivi alla salute
-di chi consuma i prodotti derivanti dai filtrati e come tali ne è
-vietato dalla legge l'aggiunta al mosto e al vino.
-
-L'alcool si adopera soltanto in casi eccezionali, allorchè si vogliano
-ammutolire i mosti destinati alla fabbricazione di vini liquorosi, tipo
-Marsala, Xères, Malaga, Moscato, ecc. Pei filtrati da gran commercio,
-l'unico antisettico lecito e preferibile, perchè innocuo sino a un
-certo limite, è l'anidride solforosa, che si prepara e s'impiega in
-enologia sotto tutti e tre gli stati fisici, gassoso, liquido e solido.
-
- *
- * *
-
-_Anidride solforosa._ — Allo stato gassoso e liquido si ha libera e
-semplicemente disciolta nell'acqua o nell'alcool: allo stato solido
-invece è sempre in combinazione chimica con un radicale metallico.
-
-Non sarà privo d'interesse per l'enologo e nel nostro caso pei
-produttori e commercianti di filtrati, conoscere le principali
-sorgenti di anidride solforosa e le proprietà specifiche dei diversi
-preparati del commercio, affine di sapersi regolare con discernimento
-nella scelta e nell'uso dei medesimi, a norma il caso pratico che lo
-riguarda.
-
-Nelle condizioni normali di temperatura e di pressione l'anidride
-solforosa è un gas incolore, di odore vivo, soffocante, incombustibile.
-Chimicamente viene contraddistinta con la formola SO₂, perchè è un
-biossido di zolfo, la cui molecola risulta dalla intima unione di due
-atomi di ossigeno con un solo atomo di zolfo, ossia da 32 parti in peso
-del primo con altrettanto quasi del secondo, essendo il peso molecolare
-63,98.
-
-Si può ridurre il gas solforoso allo stato liquido ad una temperatura
-di 10° sotto zero, oppure a temperatura ordinaria, ma sotto pressione
-di due atmosfere, essendo allora capace di evaporarsi con grande
-rapidità se lasciata all'aria libera, perchè bolle a -8° con
-assorbimento considerevole di calore. Tale proprietà viene utilizzata
-per produrre il raffreddamento artificiale.
-
-L'anidride solforosa si produce tutte le volte che si abbrucia lo zolfo
-all'aria, per cui volgarmente si chiama anche _fumo di zolfo_. È questo
-il processo più comune di preparazione, cui si ricorre in cantina
-con l'abbruciamento delle micce; ma ve ne sono parecchi altri anche
-semplici che si adottano nelle industrie chimiche e nei laboratori.
-Così nelle fabbriche di acido solforico, acido che deriva dall'anidride
-solforosa, quest'ultima si ottiene arrostendo alcuni solfuri o _piriti_
-(più comunemente la pirite di ferro) in appositi forni. In laboratorio
-invece si scalda in un pallone di vetro, una miscela di ritagli di rame
-con acido solforico, ottenendosi solfato di rame e acqua con sviluppo
-di gas anidride solforosa; ovvero si decompone un solfito del commercio
-collo stesso acido solforico concentrato.
-
-L'anidride solforosa è abbastanza solubile nell'acqua, colla quale
-si combina formando l'idrato o acido solforoso (SO₃H₂); in più forte
-proporzione si scioglie anche nell'alcool. Essa quindi viene facilmente
-assorbita tanto dal mosto che dal vino, nei quali però in gran parte si
-trasforma in acido solforico, o si combina con le aldeidi.
-
-Alla temperatura ordinaria di 15° centigradi un litro di acqua può
-assorbire o disciogliere 47 litri di gas solforoso, e un litro di
-alcool assoluto, cioè a 100°, circa litri 155.
-
-Il gas ottenuto dalla combustione dello zolfo, o cogli altri processi
-anzicennati, si può conservare in recipienti chiusi tanto in soluzione
-acquosa come in soluzione alcoolica. Entrambe queste soluzioni si
-vendono in commercio a buon prezzo, ma occorre assicurarsi, prima di
-adoperarle, del contenuto in anidride, perchè variano facilmente di
-titolo, a causa dell'avidità che ha l'anidride idratata per l'ossigeno
-dell'aria, col quale si combina, trasformandosi in acido solforico, e
-per la tendenza a sprigionarsi dal liquido col variare della pressione
-e della temperatura. Inoltre conoscendo esattamente il titolo si può
-misurare la quantità di gas che occorre aggiungere a un ettolitro di
-mosto o di vino.
-
-L'acqua solforosa a 4° Beaumé, contenente circa 50 grammi di biossido
-di zolfo disciolto, si vende in commercio a 90 centesimi — una lira al
-litro —. La soluzione alcoolica costa di più pel valore dell'alcool e
-per la maggiore quantità di gas che contiene. Di rado però, anzi quasi
-mai si adopera per prepararla il vero alcool assoluto, generalmente si
-impiega invece l'alcool di cereali, rettificato a 96° centesimali.
-
-Per avere una idea del coefficiente di solubilità del gas solforoso
-nell'acqua e nell'alcool del commercio a diverse temperature, diamo
-nelle due tabelle seguenti alcune cifre in volume e in peso che si
-riferiscono a soluzioni sature:
-
-_Solubilità dell'anidride solforosa nell'acqua._
-
- Quantità in volume e in peso di gas anidride solforosa solubile in
- 1 litro d'acqua alla pressione di mm. 760 e alla temperatura di:
- —————————————————————————————————————————————————————————————————
- Temperatura C. | 0° | 4° | 10° | 15° | 20°
- —————————————————————————————————————————————————————————————————
- litri | 79.79 | 69.83 | 56.65 | 47.28 | 39.37
- grammi | 228.99 | 197.33 | 156.49 | 128.63 | 105.29
-
-_Solubilità dell'anidride solforosa nell'alcool._
-
- Quantità in volume e in peso di gas anidride solforosa solubile
- in 1 litro di alcool a 96° e alla pressione di mm. 760.
- —————————————————————————————————————————————————————————————————Temperatura C. | 0° | 4° | 10° | 15° | 20°
- Litri | 318.66 | 257.97 | 184.96 | 140.66 | 111.47
- Grammi | 914.67 | 729.02 | 510.90 | 382.68 | 298.11
-
-In pratica, come giustamente fa osservare il prof. Sannino, non
-conviene preparare le soluzioni sature, ma un po' diluite, alla metà
-od a un terzo, per evitare la facile variazione del titolo. — Tali
-soluzioni vanno riposte in recipienti di vetro ben tappati e conservate
-in luoghi freschi.
-
-Il titolo della soluzione acquosa, o alcoolica di anidride solforosa si
-determina in laboratorio con una soluzione titolata normale di jodio,
-la quale viene schiarita e privata della proprietà di colorirsi in
-azzurro in presenza di alcune gocce di salda d'amido che funziona da
-indicatore.
-
-Per la soluzione acquosa si può anche ricorrere, con maggiore
-sollecitudine, alle indicazioni della densità; conosciuta questa si
-ricava subito approssimativamente il percento di anidride solforosa con
-la tavola qui appresso di H. Schiff.
-
- Densità della | Anidride | Densità della | Anidride
- soluzione acquosa| solforosa | soluzione acquosa | solforosa
- a 15° C. | in peso % | a 15° C. | in peso %
- —————————————————|————————————|———————————————————|——————————
- 1.0049 | 2 — | 1.0343 | 12 —
- 1.0102 | 4 — | 1.0410 | 14 —
- 1.0158 | 6 — | 1.0480 | 16 —
- 1.0217 | 8 — | 1.0553 | 18 —
- 1.0278 | 10 — | 1.0629 | 20 —
-
-La densità costituisce un dato attendibile per la valutazione del
-titolo, quando la soluzione non fu aereata, perchè si forma allora
-dell'acido solforico che fa crescere il peso specifico.
-
-Si trova anche oggi in commercio l'anidride solforosa liquida
-che si prepara prima allo stato gassoso nelle stesse fabbriche di
-acido carbonico liquido, e mediante potenti cilindri compressori si
-introduce nelle così dette bombole di acciaio, dove si liquefa sotto la
-pressione; poi si estrae da queste bombole al momento di adoperarlo,
-col mezzo di apposita valvola di riduzione, nello stesso modo con cui
-si estrae l'acido carbonico.
-
-L'uso delle bombole di anidride solforosa comincia a diffondersi nelle
-cantine di una certa importanza, per la solforazione dei vasi vinari
-e delle grandi masse di mosto; esso però presenta la difficoltà di non
-lasciare facilmente misurare le piccole quantità di gas per sospendere
-il getto in tempo utile.
-
-Si può, è vero, valutare il gas consumato dalla differenza di peso
-della bombola prima e dopo la solforazione, ma ciò oltre a essere
-malagevole in pratica, ove non si possono fare pesate esatte, non
-giova, come abbiamo detto a far sospendere l'operazione in tempo utile.
-
-Occorrerebbe un piccolo misuratore applicabile alla valvola di
-riduzione, il quale dovrebbe presentare i requisiti di costare
-relativamente poco e di non complicare troppo l'apparecchio riduttore.
-Raccomandiamo la cosa all'egregio ingegnere Ghinozzi che si è in
-special modo occupato della preparazione del gas solforoso liquido per
-uso enologico, e degli apparecchi relativi, perchè sarebbe sommamente
-giovevole, tanto in cantina, come nelle filtrerie, di poter disporre
-a ogni occasione di qualunque quantità abbisognevole di anidride
-solforosa liquida o gassosa, racchiusa in bombole a perfettissima
-tenuta.
-
-L'anidride solforosa secca, o idratata, possiede in grado diverso
-delle proprietà antisettiche ma non disinfettanti. Non uccide quindi
-i microorganismi delle fermentazioni se non in condizioni speciali
-e ad alte dosi, ne arresta però l'attività fisiologica, sia per la
-sua azione diretta come acido, sia per il forte potere riducente, di
-sottrarre cioè l'ossigeno ai liquidi e alle sostanze che ne contengono,
-per trasformarsi in acido solforico. Assorbendo l'ossigeno nel
-mosto, mette le cellule del fermento nella condizione di non potersi
-sviluppare e le costringe a depositarsi al fondo della massa liquida,
-allo stato inattivo completo o parziale, secondo le dosi.
-
-In dose moderata essa agisce anche come acido sui bacterï delle
-malattie e specialmente sopra certe secrezioni del fermento, conosciute
-coi nomi di _diastasie_, _enzimi_, ecc. le quali divengono incapaci di
-provocare taluni fenomeni a loro proprii, come l'annerimento del vino o
-_casse_ dei francesi, la inversione del saccarosio, ecc.
-
-Ma oltre che sui microorganismi e sulle secrezioni ossidanti di
-questi, l'azione della anidride solforosa si estende anche a parecchi
-componenti del mosto e del vino, sopratutto sul cremore, sulle aldeidi
-e sulla materia colorante.
-
-Quella parte di gas solforoso idratato che assorbe l'ossigeno disciolto
-nella massa liquida e che si trasforma in acido solforico, scompone
-il cremore o tartrato acido di potassa, di cui l'acido tartarico resta
-libero e la potassa si unisce all'acido solforico, formando il solfato
-acido di potassio che va ad aumentare, sebbene in tenue quantità,
-gli effetti della gessatura. La proporzione di questo solfato cresce,
-sempre in ristretti limiti, in ragione del volume di aria contenuta nel
-liquido solforato.
-
-Nei vini, e nei mosti già fermentati in parte, una quantità più
-sensibile di acido solforoso si unisce con le aldeidi che sono
-prodotti di prima ossidazione degli alcool, formando dei composti
-_solforoso-aldeidici_, che sono meno attivi dell'acido solforoso libero
-e che, per conseguenza, vengono dall'igiene tollerati nelle bevande
-vinose in più alta proporzione.
-
-Assai più energica, per quanto indefinita, che non sugli altri
-componenti, è l'azione dell'anidride solforosa sulla materia colorante,
-ed è questo il più serio inconveniente che fa restringere ed anche
-eliminare completamente da alcuni la pratica della solforazione
-nell'industria dei filtrati rossi. Per fortuna però la decolorazione
-che essa produce non è stabile: il colore riappare in gran parte
-dopo che il gas solforoso si fa sprigionare dal liquido, mediante
-l'arieggiamento.
-
-Inoltre, l'azione decolorante sull'enocianina, o pigmento dell'uva,
-non si manifesta di fronte a piccole dosi dell'antisettico. Ne
-occorre una quantità superiore ai quattro grammi per ettolitro per
-incominciare a vedersi un leggero scoloramento della massa, mentre
-si può arrivare anche ai dieci grammi senza temere di compromettere
-l'intensità colorante del vino o del mosto, la quale si può attenuare
-provvisoriamente, ma è capace di riacquistare il primitivo tono al solo
-travaso all'aria.
-
-D'altronde, sia che si voglia prevenire o curare la _casse_ dei vini,
-sia, come nel caso che ci riguarda, che si miri a tener inerti i
-microorganismi della fermentazione nel filtrato, le dosi suindicate
-di anidride solforosa sono bastevoli per lo scopo che si vuole
-raggiungere.
-
-Ad arrestare completamente la fermentazione alcoolica nel mosto
-occorrono invero circa 30 grammi di anidride solforosa libera per
-ettolitro, ma questa forte proporzione si riferisce a mosti normali,
-ricchi di lievito e di nutrimento azotato; i filtrati invece, siccome
-abbiamo fatto rilevare, specie se preparati con la voluta accuratezza,
-contengono un numero molto esiguo di cellule del fermento e sono
-altresì un po' spoveriti delle sostanze nutritive per quelle. Essi
-perciò senza altro trattamento arrivano a conservarsi muti per un certo
-tempo, basta una piccola dose di antisettico per aiutarne e protrarre
-efficacemente la conservazione.
-
- *
- * *
-
-_Solfiti e bisolfiti._ — L'anidride solforosa impiegata in enologia
-allo stato gassoso, e in soluzione, spiega un pronto effetto sul mosto
-o sul vino; la sua azione cioè è immediata ed anche troppo energica
-per certe circostanze, senza che permanga a lungo. Essa è preferibile
-perciò in quei casi in cui si voglia reprimere una malattia già
-scoppiata, o togliere un difetto manifesto. Quando invece si tratta di
-prevenire un malanno o d'impedire, per certo tempo, lo sviluppo della
-fermentazione, come nel caso dei filtrati, conviene meglio provocare
-un'azione meno potente, ma continuata dell'antisettico. In questo caso
-si ricorre con maggior profitto alle combinazioni solide dell'anidride.
-
-Se il gas solforoso che si produce dalla combustione dello zolfo,
-dall'arrostimento delle piriti ecc., si fa gorgogliare in una soluzione
-di potassa, oppure nell'acqua di calce, si possono avere due serie di
-composti solforosi: solfiti primarï o bisolfiti, e solfiti secondarï o
-neutri, a seconda che venga sostituito uno solo o tutti e due gli atomi
-di idrogeno basico.
-
-Fra i composti primari i più importanti in enologia sono il bisolfito
-di potassio (SO₃KH) e il bisolfito di sodio (SO₃NaH); tra quelli
-secondarï i solfiti delle stesse basi (SO₃K₂) (SO₃Na₂) e il solfito di
-calcio (SO₃Ca). Di questi si preferiscono principalmente il bisolfito
-potassico e il solfito di calcio, preparati puri per uso enologico.
-
- *
- * *
-
-_Bisolfito di potassio, o bisolfitina._ — È un sale incolore, a
-reazione acida, cristallizza in aghi prismatici idrati con una molecola
-d'acqua di cristallizzazione. È molto solubile nell'acqua, insolubile
-nell'alcool assoluto; a contatto dell'aria si altera facilmente e
-sprigiona molto gas solforoso, bisogna perciò conservarlo in vaso
-di vetro a colore, tappato bene con tappo di caoutchouc o di sughero
-paraffinato, in modo da impedire la penetrazione dell'aria.
-
-In commercio si vende tanto in soluzione, che non conviene acquistare
-per la facile variazione del titolo, come in blocchi cristallini,
-racchiusi in flaconi da 500 e da 1000 grammi al prezzo di L. 4,50-5 al
-kg.
-
-Il suo peso molecolare è 138, in cui sono contenute 63,98 parti di
-anidride solforosa, pari a 46,38%. Viene facilmente decomposto dagli
-acidi e dai sali acidi del mosto e del vino, coi quali si combina,
-cedendo la potassa, mentre si sprigiona il gas solforoso che agisce con
-abbastanza rapidità ed energia.
-
-Il bisolfito di potassio quindi, per la sua prontezza di azione viene
-subito dopo alle soluzioni solforose; si adopera specialmente per
-arrestare la casse o le malattie del vino, alla dose di 10 a 20 grammi
-per ettolitro. Nella industria dei filtrati bianchi può impiegarsi come
-utile surrogato alla diretta solforazione del mosto per agevolare la
-defecazione, e pei filtrati rossi noi lo abbiamo spesso consigliato in
-piccole dosi (5 a 10 gr. per ettol.) allorquando si è voluta frenare la
-fermentazione tumultuosa del mosto nel serbatoio del filtro, durante
-il lavoro di filtrazione, specialmente nelle giornate di scirocco e
-coi filtri chiusi del Rouhette. Si evita così il pericolo di ottenere
-filtrati magri, a lavoro inoltrato, per soverchio riscaldamento
-della massa nel cassone del filtro, senza tema di vedere attenuata
-l'intensità colorante del filtrato, o di saturare una parte sensibile
-dell'acidità naturale.
-
-Quando si vuole invece conseguire un effetto più duraturo, conviene
-ricorrere al solfito di calcio che è meno solubile del bisolfito di
-potassio.
-
- *
- * *
-
-_Solfito di calcio._ — È anche questo un sale incolore, inodore e
-a sapore neutro. Cristallizza in piccoli prismi aghiformi con una
-molecola d'acqua, quello preparato in commercio, per uso enologico, è
-in polvere bianca, amorfa. Il suo peso molecolare è 138, perfettamente
-uguale a quello del bisolfito di potassio: contiene anch'esso la
-medesima proporzione del 46,38% di anidride solforosa combinata, con la
-sostanziale differenza però che, essendo poco solubile, abbandona molto
-lentamente il gas solforoso.
-
-Aggiunto infatti al mosto, o al vino, precipita subito al fondo del
-recipiente, dove viene decomposto dall'acidità naturale del liquido
-adagio adagio, senza interruzione, dando luogo ad uno svolgimento
-ininterrotto e costante di gas solforoso, che si diffonde nella
-massa ostacolando lo sviluppo o l'attività dei microorganismi della
-fermentazione e delle comuni malattie.
-
-Il solfito di calcio per questa sua proprietà, di essere assai meno
-solubile degli altri composti affini, è un ottimo agente conservatore
-del mosto e del vino, in seno ai quali spiega il suo potere antisettico
-per un tempo variabile dai 30 ai 40 giorni, alla dose di 10 a 15 grammi
-per ettolitro. Esso viene frequentemente adoperato per aiutare la
-conservazione del mosto filtrato, durante il viaggio.
-
-Il solfito di calcio agisce chimicamente sul mosto e sul vino nello
-stesso senso del bisolfito di potassio: la calce precipita nelle
-feccie allo stato di bitartrato e di malato di calcio insolubili,
-che agevolano, cadendo, la defecazione del liquido, mentre l'anidride
-solforosa viene assorbita dalla massa liquida, dando luogo in parte
-alle reazioni chimiche accennate innanzi.
-
-L'acidità complessiva del mosto o del vino solfitato subisce,
-per effetto della precipitazione dei sali di calcio, una leggera
-diminuzione, ad evitare la quale opportunamente si suggerisce di
-aggiungere, assieme al solfito, una quantità doppia di acido tartarico
-allorquando si tratti di liquidi vinosi piuttosto scarsi di acidità
-naturale.
-
- *
- * *
-
-_Pratica della solforazione e della solfitazione._ — Nell'industria
-e nel commercio dei filtrati dolci, le solforazioni dei recipienti
-e dei filtrati stessi debbono essere praticate con molto maggiore
-discernimento che nella conservazione del vino, sia per il fatto
-menzionato di dovere evitare la possibile scolorazione dei filtrati
-rossi, sia anche per non alterare menomamente il gusto, che deve
-presentarsi in tutta la sua vellutata freschezza.
-
-Abbiamo già detto che lo scoloramento del mosto rosso per effetto
-dell'anidride solforosa in moderata quantità aggiunta, non è
-permanente, ma piuttosto temporaneo, perchè il colore ricompare
-quando l'anidride si sprigiona dalla massa liquida mediante opportuna
-aereazione. Ma in commercio raramente si tien conto di questa
-circostanza dai commercianti più colti; la maggior parte di essi invece
-vuole il filtrato rosso col suo colore intenso e vivace, alla consegna,
-pronto a imporre una diminuzione di prezzo nel caso contrario. Da ciò
-si deduce che allorquando si preparano filtrati rossi per conto di
-terzi, se non si vuole rischiare di indebolire, anche apparentemente,
-in certo grado, l'intensità del colore e non si vogliono per
-conseguenza offrire al compratore motivi di lagnanze o di proteste,
-conviene o bandire del tutto l'uso del fumo di zolfo e dei prodotti
-solforosi, ovvero adoperarli in leggerissime proporzioni, in modo da
-non introdurre nel mosto più di 5 grammi di gas anidride solforosa per
-ettolitro. Bisogna allora curare di conseguire, al massimo grado, la
-perfetta limpidezza del prodotto.
-
-Trattandosi invece di filtrati bianchi, la solforazione o l'aggiunta
-di solfito si può sempre fare, anzi conviene farla, senza però abusarne
-per non sciupare il sapore del filtrato che può contrarre facilmente il
-gusto di zolfo e pungere la gola all'assaggio organolettico.
-
-Per la solforazione dei fusti da trasporto, prima del riempimento, o
-delle botti da cantina, il mezzo più acconcio è quello di ricorrere
-alla combustione delle micce di zolfo, nel solito cestellino metallico,
-pensile, o meglio col fornello solforatore esterno. Due a tre grammi
-di zolfo per ogni ettolitro di capacità sono sufficienti, perchè
-teoricamente producono da 4 a 6 grammi di anidride solforosa. Le micce
-però devono essere preparate con zolfo puro, non solo, ma con tela
-o carta pulita, essendo probabile che vengano in commercio adoperate
-persino le strisce di cenci di ospedali impregnate di sostanze cattive
-medicamentose.
-
-A tal proposito un cantiniere bordolese, il signor Grégor, per evitare
-l'introduzione nelle micce di qualsiasi sostanza estranea nociva,
-prepara le pastiglie a guisa delle tavolette di cioccolata, senza la
-pezzuola interna, che egli chiama _soufre sans linge_ e che abbrucia in
-apposito fornelletto.
-
-Comunque poi si operi bisogna aver cura di non far cadere nei fusti
-delle gocciole di zolfo fuso durante la combustione delle micce,
-perchè si potrebbero sviluppare poi nel filtrato odori cattivi di acido
-solfidrico o di mercaptani.
-
-I fusti solforati si tengono chiusi sino al momento di riempirli di
-mosto filtrato, che si fa cadere al fondo con un tubo di gomma se non
-si vuole fargli assorbire troppo vapore solforoso.
-
-Per la solforazione diretta del mosto grezzo, o del filtrato, è più
-conveniente ricorrere alle soluzioni titolate, indicate innanzi, di
-anidride solforosa e al bisolfito di potassio allorchè si desidera
-un'azione immediata, al solfito di calcio come preventivo. Le soluzioni
-titolate e il bisolfito presentano il vantaggio, di fronte al gas
-solforoso libero, di permettere la esatta misura, e la più completa
-utilizzazione, della quantità di anidride che si vuole aggiungere
-a ogni ettolitro di liquido, mentre agiscono identicamente nel loro
-effetto pronto e breve. Nella preparazione dei filtrati bianchi sono
-perciò da preferirsi alle micce, così pure quando occorra frenare la
-fermentazione troppo violenta del mosto grezzo durante la filtrazione o
-prima.
-
-La quantità di soluzione o di bisolfito da aggiungere dev'essere tale
-da non superare, un massimo di 10 grammi di anidride nei mosti bianchi
-e di 5 grammi nei mosti rossi. L'aggiunta si fa direttamente alla massa
-liquida che va rimescolata in recipiente chiuso per meglio distribuire
-l'antifermentativo, senza provocare soverchio arieggiamento.
-
-Il solfito di calcio è da preferirsi per la conservazione del filtrato
-durante il trasporto: nei filtrati rossi, quando non se ne può fare a
-meno, se ne aggiungono 5 a 8 grammi per ettolitro, ossia 30 a 50 grammi
-per ogni fusto ordinario di 650 litri. Questa dose è sufficiente a
-ostacolare il riattivarsi della fermentazione, specie se il filtrato
-è ben limpido, e l'azione antisettica può durare per 10-15 giorni.
-Nei filtrati bianchi se ne può mettere anche una quantità doppia (10
-a 15 grammi) se non abbiano subiti precedenti solforazioni durante il
-processo preparatorio.
-
-L'aggiunta del solfito di calcio si fa pure direttamente dal cocchiume,
-nei fusti pieni, perchè essendo pesante va presto a depositarsi al
-fondo, dove viene intaccato lentamente dagli acidi.
-
-Nei filtrati di limpidezza incerta o torbidicci la fermentazione non
-si può frenare senza una dose abbastanza forte di solfito di calcio,
-dose che dovrebbe arrivare anche ai 200 grammi per ettolitro nei casi
-di fermentazione normale[3], ma allora si altera la composizione del
-mosto, per cui miglior partito sarebbe quello o di filtrare il mosto,
-oppure destinarlo alla vinificazione invece di esitarlo come filtrato
-dolce.
-
-
-Trasporto dei filtrati.
-
-_Trasporto della materia prima — uve e mosti grezzi._ — Il trasporto
-delle uve dal vigneto alla tinaia, o al palmento, varia nei suoi modi
-col variare dei mezzi che sono in uso nelle diverse regioni. Sarebbe
-troppo lungo e anche fuori di luogo il volerli qui descrivere; diremo
-solo che il miglior modo è quello, quando si può, di trasportare
-le uve intatte allo stabilimento, in ceste, cassette ecc., perchè
-l'ammostatura grossolana, o completa, eseguita in campagna sul vigneto
-può dar luogo a vari inconvenienti, primi fra tutti l'inquinamento di
-germi di malattie del vino e uno sfrido non indifferente.
-
-Quando si adopera come materia prima dei filtrati il mosto grezzo dei
-palmenti pubblici o privati, il trasporto alla filtreria si eseguisce
-in Puglia, a Barletta dalle squadre dei cosidetti _tramutatori o
-brentatori_. Ogni squadra si compone di tre brentatori propriamente
-detti e di un carrettiere che appresta per suo conto il carretto
-(_trainella_) con due cavalli. I brentatori provvedono 14 barili solidi
-della capacità di 60 litri l'uno.
-
-Negli stabilimenti importanti, dove si vinificano le uve di molti
-proprietarii si trovano una o due squadre fisse di brentatori
-che stabiliscono col proprietario dello stabilimento una specie
-di convenzione, in base alla quale tutto il mosto che esce dallo
-stabilimento, detto a Barletta anche _trappeto_, dev'essere trasportato
-dai brentatori ivi addetti. Una squadra di brentatori può anche
-abbracciare due o tre stabilimenti piccoli, situati nelle vicinanze.
-
-Il mosto si misura al _trappeto_ col decalitro di legno: uno dei
-brentatori riempie i primi sette barili, mentre gli altri due li
-caricano sul carro, la cui lettiera presenta una imbottitura di
-sarmenti o di gabbiuzze. Adagiati i sette barili in fila, l'uno accanto
-all'altro, li legano con due tratti di fune, due dei brentatori montano
-sul carro mentre il carrettiere sferza i cavalli al trotto. Nella
-figura 14 si osserva uno di questi carri che a Barletta, in vendemmia
-sono frequentissimi e anche pericolosi quando sono in corsa, pei
-passanti. Giunto il carro a destino si vuota con rapidità il mosto dai
-barili che vengono tosto riadagiati sul carro e via di corsa un'altra
-volta al _trappeto_, ove il terzo brentatore fa trovare gli altri sette
-barili pieni.
-
- [Illustrazione: Fig. 14 — Trasporto del mosto a Barletta.]
-
-Il servizio dei brentatori a Barletta è caratteristico ed è organizzato
-in modo da riescire così celere che può dirsi unico del genere in
-Italia. I brentatori sono uomini robusti, di _muscoli_, dicono in
-linguaggio locale, e sembrano artiglieri agilissimi. Un barile pieno,
-con 60 litri di mosto, ha il peso lordo di circa 75 kg. che essi
-maneggiano da soli con una grande facilità e destrezza, poi montano sul
-carro, mentre questo è in movimento, poggiando uno dei piedi sopra un
-raggio della ruota e slanciandosi come abili ginnasti.
-
- [Illustrazione: Fig. 15 — Trasporto del mosto negli otri.]
-
-Un carro carico di mosto ha precisamente sei barili da 60 litri, il
-settimo è da 50 che dicesi _mantegna_ per formare giuste due some
-(litri 410). Secondo le distanze può fare in 12 a 14 ore da 30 a 40
-viaggi, trasportando così da 60 a 80 some di mosto (120 a 160 ettol.)
-con una spesa di trasporto che varia pure a norma le distanze, da 50
-centesimi a una lira per soma.
-
-La celerità del servizio porta però l'inconveniente di uno sfrido
-piuttosto forte, perchè con gli urti ed anche cogli sbalzi del carro,
-spesso saltano i tappi di sugheri, applicati leggermente con una
-pezzuola al cocchiume dei barili e si getta una porzione di mosto:
-per cui il carro trovasi sempre bagnato di mosto che sgocciola
-continuamente dalla lettiera.
-
-In altri paesi della Puglia il trasporto dei mosti si fa anche in otri
-di capra a spalla d'uomo o su carri (fig. 15), ma raramente questi si
-adoperano per trasportare il mosto da filtrare.
-
- *
- * *
-
-_Trasporto del filtrato_. — Il filtrato dolce, appena esce dal filtro
-vien messo negli ordinarii fusti da trasporto, della capacità di 600
-a 650 litri e della tara di kg. 90 a 95, se di castagno, kg. 120 a
-125, se di rovere. Questi fusti si lasciano un pochino smezzati, con
-circa 10 a 15 litri di vuoto e si chiudono al cocchiume con tappo di
-sughero (raramente di legno) forato nel mezzo, per applicarvi la solita
-cannula a imbuticino di latta (fig. 16) necessaria allo sfogo del gas
-acido carbonico in caso di risvegliata fermentazione del mosto durante
-il viaggio. La cannula porta due striscette che s'inchiodano, assieme
-a un foglio della latta, sulle doghe attorno al cocchiume, per tener
-fermo l'imbuto e nascondere il tappo. L'applicazione della cannula
-naturalmente vien fatta nel vagone ferroviario o a bordo del vapore se
-la merce viaggia per mare.
-
- [Illustrazione: Fig. 16 — Fusto da trasporto pieno di
- filtrato.]
-
-I fusti devono essere precedentemente abboniti come dicemmo innanzi.
-
-Il trasporto del filtrato si fa tanto per via mare che per via di
-terra, a servizio accelerato, per evitare che la fermentazione si
-ridesti e scomponga buona parte dello zucchero del mosto durante il
-viaggio. Pei trasporti dalla Puglia ai diversi mercati dell'alta
-Italia ed anche all'estero, il viaggio dura da 3 a 8 giorni al
-massimo. Quasi sempre il trasporto si fa in fusti, dei quali un vagone
-da 10 tonnellate può contenerne 13 a 14 in carico anormale, cioè
-sovrapposti. Un vagone da 12 tonnellate può contenere 15 a 17 fusti.
-Lo speditore deve firmare, alla partenza del carro, un bollettino di
-garanzia, col quale esonera l'amministrazione ferroviaria da qualsiasi
-responsabilità, per spandimenti o altro, e di più si obbliga a
-indennizzare la ferrovia nei casi di guasti prodotti al vagone dalla
-conseguenza del carico mal fatto. Un tale bollettino ha suscitate vive
-proteste nel ceto commerciale, proteste delle quali si è fatto eco
-presso il governo l'onorevole Spagnoletti, deputato di Barletta, ma
-l'amministrazione ferroviaria per varie ragioni non ha concessa nessuna
-modificazione. È bene perciò affidarsi, pel trasporto, a qualche ditta
-specialista che assuma per proprio conto la responsabilità del servizio
-(vedi pag. 105).
-
-Il filtrato si può trasportare anche nei serbatoi di legno, a due
-botti o in quelli metallici intonacati di _enofillassina_ internamente
-e racchiusi nei vagoni per sottrarli alle manomissioni e all'azione
-diretta dei raggi solari, che riscalderebbero il mosto eccitandone la
-fermentazione.
-
-Per quanto poi si siano adottati i mezzi di conservazione durante
-il viaggio, la fermentazione facilmente si ridesta, specialmente se
-favorita dal calore eccessivo. Il vento di scirocco anche in questo
-caso è lo stimolante più temibile della fermentazione. Il commerciante
-perciò difficilmente si arrischia a garantire il grado zuccherino
-del filtrato allo arrivo a destino, ma ne fa la consegna al luogo di
-partenza o lavora in base alla marca.
-
- *
- * *
-
-_Calo._ — Durante il viaggio si verifica sempre un pò di _calo_
-in peso, dovuto allo svolgimento del gas acido carbonico se si
-ripristina la fermentazione del filtrato, e in piccola parte anche
-all'evaporazione attraverso i pori delle doghe.
-
-Il calo per fermentazione non si può tradurre in cifra da servire di
-norma in commercio, perchè dipende dalle circostanze che agevolano o
-impediscono il ridestarsi della fermentazione stessa durante il viaggio
-del filtrato; questo calo varia perciò in proporzione dello zucchero
-decomposto dal fermento.
-
-Tenendo presente che 100 parti in peso di glucosio, secondo Pasteur,
-danno origine colla fermentazione a parti 46,67 di gas acido carbonico,
-che in massima parte si sprigiona dal liquido e si sperde nell'aria,
-mentre gli altri prodotti vi rimangono, si può agevolmente stabilire,
-come dato, s'intende, approssimativo, un calo teorico di kg. 0,4667
-per quintale di filtrato e per ogni grado di zucchero decomposto
-nell'intervallo tra la pesata alla stazione di partenza e quella di
-controllo alla stazione di arrivo, o allo svincolo della merce.
-
-Così, ad esempio, supponiamo che un vagone di filtrato, caricato a un
-dato giorno alla stazione di Brindisi, pesasse netto quintali 100 ed il
-filtrato segnasse al gleucometro il 16% di zucchero indecomposto. Dopo
-5 giorni, poniamo, di viaggio il filtrato giunge a Milano in discreta
-fermentazione e col titolo zuccherino di 14.50%, quale sarà il calo
-dovuto alla fermentazione?
-
-Basta moltiplicare i gradi di zucchero scomparsi per 0,4667; ossia
-(16-14,50) × 0,4667 = 0,70%.
-
-Il dato, come abbiamo detto, è teorico, perchè una parte del gas
-carbonico rimane disciolto nel mosto, mentre quello che si sperde
-nell'aria, attraverso la cannula applicata al cocchiume dei fusti,
-trascina anche con sè una piccolissima quantità di vapori alcoolici, di
-vapor d'acqua e di prodotti volatili; tuttavia esso si avvicina molto
-al vero e può servire in pratica a risolvere le eventuali contestazioni
-tra speditore e acquirente per differenze nel peso della merce.
-
-Il calo per evaporazione, varia anch'esso a seconda la qualità e lo
-spessore delle doghe di cui sono costruiti i vasi vinari da trasporto,
-a seconda della temperatura, della densità del mosto, della capacità
-dei fusti, del tempo ecc. È ben difficile perciò di potere determinarlo
-con sufficiente approssimazione.
-
-Da varie notizie assunte presso i commercianti di filtrati, abbiamo
-avuto dati assai diversi, varianti dal 1/2 al 3%, per viaggi della
-durata di 3 a 8 giorni. In queste cifre è compreso anche lo sfrido
-per spandimenti. Ad ogni modo, riunendo assieme tutte le cause di
-diminuzione, compresa la fermentazione si può stabilire con abbastanza
-approssimazione, un calo variabile da 1 a 3% in peso, per viaggi della
-durata non superiore agli otto giorni, qualunque sia la percorrenza,
-semprechè, s'intende, il filtrato giunga a destino in condizioni
-normali.
-
- *
- * *
-
-I filtrati dolci, rispetto al trasporto sulle strade ferrate italiane,
-vengono considerati come mosto e quindi tassati con le tariffe interne
-n. 204 _A_ per le percorrenze inferiori ai 600 Km e n. 204 _B_ per le
-percorrenze superiori ai 600 Km.
-
-In base a queste tariffe, un vagone di filtrato, da Barletta a Milano,
-per esempio, (Km. 811) paga L. 2,90 per quintale, incluso il peso dei
-fusti vuoti.
-
-Le spedizioni per l'estero cadono sotto il regime delle tariffe
-internazionali, concordate nella convenzione di Berna. In Italia, ai
-vagoni per l'estero si applica, sino al confine, la tariffa eccezionale
-1002, che si divide in due serie a seconda la quantità di merce che
-lo speditore s'impegna di trasportare. La serie _A_ è per trasporti
-liberi, senza vincolo di tonnellaggio, la serie _B_ implica l'obbligo
-di caricare un minimo di 200 vagoni (2000 tonnellate) ed offre un
-risparmio sulla precedente di circa 40 lire a vagone, per effetto del
-rimborso, a lavoro compiuto, da parte dell'amministrazione ferroviaria.
-
-Un tale trattamento di favore, fatto sulla base della quantità
-di prodotto trasportato, non gioverebbe che soltanto a qualche
-grosso commerciante, se, per fortuna, non vi fossero delle ditte od
-associazioni private, che trasportando con materiale proprio i mosti
-e i vini per conto di terzi, mettono ogni piccolo commerciante in
-condizione di partecipare largamente al rimborso della tariffa 1002,
-serie _B_. Così abbiamo in Italia la ditta Padoa e Semplicini di
-Firenze, successori di Cirio, la ditta Fratelli Gondrand di Milano e
-l'Unione lombarda cooperativa fra i commercianti di vino in Milano, le
-quali compiono a questo riguardo un ottimo servizio.
-
-La ditta Padoa e Semplicini dispone di circa 300 serbatoi montati
-su carri, alcuni a due botti di rovere, altri metallici, ma
-_enofillassinati_ internamente col sistema Ghinozzi. Essa fa anche il
-servizio pei vagoni di fusti presentati dal commerciante e spedisce
-per conto proprio, come pure assume l'incarico dei rischi e della
-riscossione degli assegni che possano gravare sulla merce.
-
-Analogo servizio fa pure la ditta Fratelli Gondrand di Milano, sebbene
-con materiale più limitato.
-
-L'Unione lombarda possiede ora 125 serbatoi a disposizione dei proprii
-socii.
-
-Le due ditte succitate hanno uffici primari a Barletta e Bari, la
-prima poi mantiene delle succursali a Brindisi, Alezio e Gallipoli, in
-provincia di Lecce.
-
-Il deposito dei serbatoi della Padoa e Semplicini è alla stazione di
-Ofantino, tra Barletta e Trinitapoli, su binari proprii, con apposita
-officina per la manutenzione del materiale, il quale viene consegnato
-ai caricatori in perfetta regola.
-
-Stimiamo opportuno portare due esempi di spesa di trasporto, di mosto
-o di filtrato dolce, per l'estero, calcolata in base alla tariffa
-eccezionale 1002, serie A, che è senza vincolo di tonnellaggio. Un
-vagone di filtrato per la Francia, da Barletta a Parigi paga: Sino a
-Modane (Km. 1024) lire 3,85 al quintale; da Modane a Paris-Bercy (Km
-672) franchi oro 2.785 al quintale.
-
-Un vagone da Barletta a Zurigo (Svizzera) sino a Chiasso (Km. 863) paga
-fr. 2,80 per quintale, da Chiasso a Zurigo (Km. 244) fr. 2 al quintale.
-
-Da questi esempii si vede che la tariffa internazionale 1002, serie
-A, a parità di distanze chilometriche, è più mite in Italia che
-all'estero.
-
-Il trasporto del filtrato in serbatoio costa meno, anche per l'interno,
-che non quello in fusti, per ragione di spazio.
-
-La spesa varia anche secondo che si tratti di serbatoio di legno a due
-botti o di serbatoio metallico, con una differenza di circa 40 lire a
-vantaggio dell'ultimo. Da ciò si potrebbe subito dedurre la convenienza
-di preferire senz'altro i serbatoi ai fusti, ma in pratica s'incontrano
-delle difficoltà pel fatto che non si può avere il serbatoio alla
-filtreria, come i fusti. Il travaso del filtrato dai fusti al
-serbatoio, se non viene fatto con precauzione, provoca l'arieggiamento
-del mosto e l'inquinamento di nuovi germi della fermentazione che si
-vuole invece evitare e che trova condizioni più propizie nei grossi
-recipienti anzichè nei piccoli.
-
- *
- * *
-
-_Trasporto per via di mare._ — Il trasporto per via di mare dei
-filtrati si fa in quantità rilevante dai porti di Brindisi e Gallipoli:
-qualche piccola cosa anche da Barletta, il rimanente va tutto dalla
-Puglia per via di terra, a vagoni completi.
-
-Da Brindisi e da Barletta i filtrati si caricano in fusti, sui vapori
-della _Società Puglia_ e della _Navigazione Generale_ che fanno
-servizio diretto accelerato nell'Adriatico. I vapori impiegano da 30 a
-40 ore pei viaggi dai porti pugliesi a Venezia.
-
-La spesa del trasporto è di lire 0,85 per quint. lordo da Barletta e L.
-1,35 da Brindisi, per Venezia. Queste tariffe non sono invero tanto a
-buon mercato, perchè in addietro si erano ridotte quasi alla metà, ma
-dopo la convenzione del _pooll_ che stabilì l'obbligo di un _minimum_
-di tariffa fra le compagnie coalizzatesi e di non esercitare la libera
-concorrenza, sono rimaste sempre allo stesso livello piuttosto alto,
-non ostante che alcune di dette compagnie siano tuttora largamente
-sovvenzionate dallo Stato.
-
-Ad ovviare a tale inconveniente, si è costituita lo scorso anno in
-Brindisi, una nuova Società di navigazione fra i caricatori riuniti
-della regione pugliese, la quale ha già acquistato qualche vapore
-dall'Inghilterra.
-
-I filtrati di Gallipoli in gran parte si trasportano a Genova con
-velieri che impiegano 8 a 10 giorni per la traversata dei due mari
-Ionio e Mediterraneo, con una spesa relativamente mite.
-
-I lambiccati di Torre del Greco viaggiano pure per via di mare quando
-sono diretti sulla Riviera, per ferrovia se verso le altre regioni del
-nord, invece i filtrati romagnoli vengono trasportati esclusivamente
-sulle strade ferrate.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Commercio dei filtrati dolci.
-
-
-Il commercio dei filtrati dolci esercita una notevole e benefica
-influenza su l'andamento generale del commercio vinario nelle regioni
-dove l'industria dei filtrati è estesa, specialmente in Puglia, nel
-Napoletano e nelle Romagne. Infatti è desso che comincia a richiamare
-nel mezzogiorno i commercianti e gli osti dell'alta Italia, e le
-prime contrattazioni di filtrati aprono l'adito al gran movimento dei
-mercati vinicoli meridionali. Il commerciante non lesina tanto nello
-acquisto delle partite di uva o di mosti grezzi da destinarsi alla
-filtrazione, _quando la roba è buona_, come dicesi in pratica, cosicchè
-i prezzi dei filtrati, che sono sempre bene, regolano, su molte piazzo
-anche i prezzi delle uve comuni e dei mosti-vini, di cui aumentano le
-contrattazioni.
-
-Nelle Puglie, specie a Barletta, chiamano oggi con la parola di gergo
-_giargianese_ qualunque forestiere che vi si rechi per fare acquisti
-di uve, mosto o vino. Basta che qualcuno di questi _giargianesi_
-cominci a vedersi allo approssimarsi della vendemmia per fare il suo
-vagone di filtrato, in un mercato della Puglia, che i mediatori, o
-gli speculatori, si mettono in movimento e la gara degli acquisti
-incomincia subito, accompagnata da un certo rialzo nei prezzi. Queste
-prime avvisaglie, diremo così, della campagna vinicola pugliese, che
-per l'enorme traffico cui dà luogo non ha uguale riscontro in nessun
-altro paese del mondo, sogliono verificarsi nella provincia di Lecce.
-
-Verso la fine del mese di agosto, o nei primi giorni di settembre, si
-vedono nel porto di Gallipoli ancorati i bastimenti a vela carichi di
-fusti vuoti. Appartengono a commercianti od osti della riviera ligure,
-che scendono giù, fittano per loro conto gli stabilimenti locali,
-provvisti di materiale per la vinificazione e incominciano i lavori
-di filtrazione, acquistando per lo più uve o mosti del territorio di
-Gallipoli e dei paesi circonvicini.
-
-A Gallipoli viene immediatamente dietro Brindisi per la campagna dei
-filtrati, arrivandosi talvolta per la impazienza degli acquirenti a
-vendemmiare le uve non perfettamente mature.
-
-A Brindisi, a Gallipoli, a Nardò, Squinzano, Novoli, Taranto,
-ecc., numerosi stabilimenti pubblici e privati vengono adibiti alla
-preparazione dei filtrati, con un lavoro febbrile, incessante, di
-giorno e di notte, perchè preme ai commissionarï di soddisfare gli
-impegni contratti prima che si inizi la vendemmia nel barlettano, col
-sopraggiungere del mese di ottobre, dove poi molti si recano coi loro
-filtri per lavorare a conto di terzi o dei proprii clienti dell'alta
-Italia.
-
-I filtrati di Barletta chiudono la campagna, verso la seconda
-quindicina di ottobre, e la chiudono quasi sempre con successo, perchè
-nelle annate normali sono prodotti fini, destinati a correttivo di
-lusso o all'onore della bottiglia, e vengono pagati bene, a prezzi più
-che remuneratori, con immediata soddisfazione economica dei produttori.
-
-Il commercio dei filtrati nel mezzogiorno viene esercitato dalle ditte
-o dai commissionari che posseggono sul luogo locali e materiale adatti,
-spesso anche direttamente dagli osti del nord, che, mediante contratti
-anticipati, impegnano, per loro conto, gli stabilimenti di qualche
-privato; di rado se ne occupano gli stessi produttori del luogo,
-ammenochè non siano produttori e commercianti ad un tempo.
-
-In Puglia, per quanto ci è noto, conosciamo un solo proprietario
-intelligente e solerte, il sig. Francesco De Bellis di Taranto, che
-nella sua cantina lavora la maggior parte delle uve di sua produzione
-per preparare filtrati dolci, bianchi e rossi e che vende poi, durante
-l'inverno, ad alcuni clienti fissi dell'Italia settentrionale.
-
-Certamente non è agevole cosa il conservare nelle cantine pugliesi,
-sia pure durante la sola stagione invernale, i filtrati dolci, ma non
-può dirsi che sia impossibile, specialmente per chi dispone di locali
-freschi.
-
-Non sono rari, difatto, quei commercianti che tengono in Puglia
-qualche avanzo di filtrato e anche delle partite intiere, a scopo di
-speculazione.
-
-L'esito dei filtrati è più facile e più conveniente, dal lato
-economico, di quello del vino; sarebbe perciò opportuno che una parte
-maggiore della produzione in uve venisse trasformata in filtrati
-dolci che andrebbero, senza dubbio, ad accrescere, a vendemmia finita,
-l'esportazione nell'interno del regno, dei prodotti genuini dei vigneti
-meridionali.
-
-Le contrattazioni dei filtrati, durante il periodo della vendemmia,
-di solito si fanno senza garanzia del titolo zuccherino, però questa
-pretesa da parte degli acquirenti comincia ad affacciarsi, specialmente
-pei filtrati bianchi. Le ditte solide, di nome conosciuto, che
-lavorano anche con Case importanti del nord, dànno, come già dicemmo,
-per garanzia la propria marca, la quale serve di base nei contratti
-subordinatamente alle condizioni dell'annata.
-
-La mancanza di criterï precisi, per quanto riguarda i caratteri
-chimici del filtrato, nelle contrattazioni, dipende più che altro,
-dalla poca o nessuna conoscenza che tuttora si ha relativamente alla
-composizione dei filtrati di ogni plaga viticola ove si producono.
-Non avviene lo stesso pei vini da taglio, che oggi si contrattano
-a base di alcool sino al decimo, e dell'estratto secco. Inoltre il
-commercio dei filtrati, per quanto abbia avuto in questi ultimi anni
-un impulso notevole, si può dire che sia ancora bambino; fra qualche
-anno ancora forse adotterà norme più concrete e più esatte nei rapporti
-fra produttore o industriale e acquirente. Saranno allora evitate
-quelle numerose lagnanze e contestazioni che spesso noi abbiamo dovuto
-comporre per difetti preesistenti nelle modalità dei contratti, o per
-impegni assunti che non era possibile mantenere alla stregua dei fatti.
-
-Le contrattazioni in base al campione sono possibili soltanto tra
-luoghi vicini, o sul posto. Per siti lontani non conviene l'invio del
-campione e l'attesa della risposta, ammenochè non si avessero i mezzi
-opportuni e la sicurezza di conservazione della massa da vendere. I
-contratti lontani si fanno perciò a base della densità, all'areometro
-Beaumé, o sull'indicazione, un po' lata, del mostimetro, quando
-il compratore non voglia affidarsi completamente alla fiducia del
-fornitore.
-
-Sul posto serve di norma l'assaggio organolettico, accompagnato,
-qualche volta, dal dato gleucometrico, o, raramente, dal certificato di
-analisi di un istituto chimico.
-
- *
- * *
-
-_Prezzi delle materie prime e dei filtrati._ — Le uve acquistate
-espressamente per la preparazione dei filtrati dolci si pagano una
-a due lire in più, a quintale, sui prezzi correnti, perchè vengono
-preferite le qualità scelte dei vigneti vecchi, o adulti, e di contrade
-asciutte, molto rinomate.
-
-I mosti grezzi dolci, per la filtrazione, si acquistano quasi ovunque
-a volume, adottandosi l'ettolitro in alcuni paesi, la _soma_ in altri,
-specie nelle Puglie, ove la misurazione si fa ancora con la vecchia
-_quartara_ di dieci litri, o col vero decalitro bollato. — Per il vino
-si adopera anche il barile da 50 litri.
-
-La _soma_ o _salma_ varia da comune a comune nelle tre provincie di
-Bari, Foggia e Lecce; stimiamo perciò utile riportare qui sotto i dati
-di ragguaglio pei principali mercati pugliesi:
-
- PROVINCIE Soma di litri
- mosto vino
-
- =Provincia di Bari=
-
- Altamura 186 175
- Acquaviva delle Fonti 186 175
- Andria 186 175
- Barletta 205 175
- Bisceglie 186 175
- Canosa 186 175
- Canneto 186 175
- Cassano Murge 186 175
- Corato 200 186
- Gioia del Colle 187 175
- Grumo Appula 186 175
- Locorotondo 143 132
- Molfetta 186 175
- Montrone 186 175
- Palo del Colle 186 175
- Ruvo di Puglia 186 175
- Terlizzi 186 175
- Taritto 186 175
- Trani 186 175
-
- =Provincia di Foggia=
-
- Cerignola 186 175
- Foggia 198 175
- Lucera 142 118
- Margherita di Savoia 205 175
- Ortanova 186 175
- San Ferdinando 205 175
- Sansevero 100 100
- Trinitapoli 212 175
-
- =Provincia di Lecce=
-
- Alezio 189 175
- Brindisi quintale quintale
- Fagiano 140 a 142 132
- Gallipoli 189 175
- Leporano 140 a 142 132
- Martina Franca 140 a 142 132
- Matino 186,40 175
- Nardò 187 175
- Parabita 186,40 175
- Pulsano 140 a 142 132
- Taranto 132 120
- Tuglie 189 175
- Altri comuni 175 a 190 175
-
-La consegna del filtrato, a differenza del mosto grezzo, si fa sempre,
-sugli stessi mercati della Puglia e nelle altre regioni d'Italia,
-a quintale, al luogo di produzione o di spedizione. Questo uso
-generale giova molto al commercio, sia per la facilità dei calcoli
-e del conteggio, sia per l'unicità di criterio e la speditezza nelle
-pesature.
-
-Sarebbe desiderabile che anche il vino fosse contrattato in commercio
-in base al peso netto, anzichè sul volume.
-
-La relazione che passa tra il _volume_ del mosto grezzo e il _peso_
-del filtrato varia a seconda la densità del mosto e la proporzione
-dei residui fecciosi che trattiene il filtro. Pei mosti di Barletta,
-che sono i più densi, noi abbiamo ottenuto in varie prove condotte
-con tutta esattezza, una differenza media del 10 %; ossia 110 kg. di
-filtrato limpido da 100 litri di mosto grezzo, fermentato in parte.
-
-In pratica ai noleggiatori di filtri o ai proprietarï di filtrerie
-industriali, converrebbe filtrare il mosto per conto di terzi, senza
-pattuire compenso alcuno in denaro, ma riceversi semplicemente il mosto
-grezzo a volume e consegnare una eguale quantità in peso di filtrato.
-Di queste convenzioni se ne sono fatte qualche volta, ma non si sono
-estese, perchè il margine del guadagno per chi filtra supera la spesa
-strettamente necessaria alla filtrazione, tra fitto di apparecchi,
-mano d'opera, ecc., sopratutto quando si tratta di mosti fini, i cui
-filtrati si pagano dalle 30 alle 35 lire l'ettolitro.
-
-I commissionarï, i mediatori e i sensali che preparano i filtrati per
-conto dei loro clienti, presentano, a lavoro finito, la nota delle
-spese di filtrazione effettivamente sostenute, ovvero computano, previo
-accordo, un compenso che varia dai 50 centesimi a una lira al quintale,
-oltre i diritti di mediazione, identici a quelli che si usano nelle
-contrattazioni del mosto-vino.
-
-I prezzi dei filtrati sono sempre alquanto superiori ai prezzi
-del mosto-vino e della materia prima, anzitutto perchè i
-filtrati provengono dai mosti più fini, fermentati solo in parte,
-secondariamente perchè sono gravati delle spese di preparazione,
-sfrido, calo, ecc. Per dare una idea esatta dei prezzi dei filtrati,
-in relazione a quelli della materia prima, riportiamo qui sotto alcune
-mercuriali che dobbiamo alla cortesia del sig. Giuseppe Mulazzi, della
-ditta L. Mulazzi e figlio di Barletta. Queste mercuriali rispecchiano
-con fedeltà l'andamento del mercato dei filtrati a Barletta nella
-ultima campagna vinicola.
-
-_Prezzi dei mosti grezzi e dei filtrati a Barletta nella vendemmia
-1900._
-
- | Mosti grezzi | |
- | (per soma di litri 205) | Filtrati |
- |———————————————————————————| per |
- DATA | fini |mercantili | doppio ettol.|
- |—————————————|—————————————|——————————————| Osservazioni
- | mass.| min. | mass.| min. | mass. | min. |
- 1900 | lire | lire | lire | lire | lire | lire |
- ——————————————————————————————————————————————————————————————————————
- Ottobre| 4| — | — | — | — | 49 | 40 |I filtrati
- | | | | | | | | riescono amari,
- | | | | | | | | tondi
- » | 5| 43 | 40 | — | — | 51 | 42 | Id. id.
- » | 6| 44 | 38 | — | — | 52 | 42 | Id. id.
- » | 7| 44 | 42 | — | — | 60 | 44 |I filtrati
- | | | | | | | | riescono dolci
- » | 8| 45 | 43 | — | — | 60 | 46 | Id. id.
- » | 9| 46 | 44 | — | — | 60 | 50 | Id. id.
- » |10| 48 | 42 | — | — | 62 | 48 | Id. id. e fini
- » |11| 45 | 41 | — | — | 50 | — |I filtrati come
- | | | | | | | | sopra, i grezzi
- | | | | | | | | ottimi
- » |12| 46 | 41 | 38 | 35 | 55 | 50 |I filtrati idem,
- | | | | | | | | grezzi fini come
- | | | | | | | | sopra, i
- | | | | | | | | mercantili
- | | | | | | | | discreti
- » |13| 46 | 44 | 35 | — | 56 | 54 |Immuni da
- | | | | | | | | peronospora
- » |14| 47 | 44 | 35 | 32 | 58 | 52 | Id. id.
- » |15| 47 | 42 | 39 | 32 | 50 | — | Id. id.
- » |16| — | — | 36 | 30 | — | — | Id. id.
- » |17| — | — | 37 | 31 | 68 | 52 |Filtrati
- | | | | | | | | impareggiabili
-
-Il maggior valore dei filtrati rispetto a quello dei mosti grezzi, come
-si scorge dal listino sopra riportato, è di 6 a 10 lire per soma di
-mosto, ossia di 3 a 5 lire per ettolitro. Tale differenza si riscontra
-a un dipresso su tutti gli altri mercati della Puglia.
-
-Il prof. Casoria afferma che i prezzi dei lambiccati a Torre del Greco,
-erano altissimi un quindicennio addietro, indi, con la rottura del
-trattato di commercio colla Francia, discesero alla metà circa.
-
-Oggi ai lambiccati fanno seria concorrenza i filtrati pugliesi, per
-cui la produzione di quelli alle falde del Vesuvio si è ridotta del
-cinquanta per cento.
-
-I prezzi dei filtrati di Barletta sono i più alti per la loro
-eccezionale ricchezza zuccherina; in provincia di Lecce costano da 1/4
-a 1/3 di meno, a seconda le qualità.
-
-Non in tutti i paesi vinicoli della Puglia si producono o si preparano
-filtrati richiesti dal gran commercio; i centri accreditati sin ora
-per questa speciale produzione sono, in provincia di Bari, i comuni
-di Barletta, Andria, Canosa, Trani, Bisceglie, Molfetta pei filtrati
-rossi, Castellana, Conversano, Cisternino e Locorotondo pei bianchi; in
-provincia di Lecce i comuni di Brindisi, Mesagne, Novoli, Squinzano,
-Nardò, Gallipoli e Taranto pei rossi, San Vito de' Normanni, Martina
-Franca pei bianchi: in provincia di Foggia Trinitapoli, Cerignola
-e San Ferdinando pei filtrati rossi, San Severo potrebbe dare
-eccellenti filtrati bianchi, ma non ne produce affatto, trovando esito
-rimuneratore il vino sui mercati Austro-Ungarici per effetto della
-clausola di favore doganale.
-
-Altri centri di produzione di filtrati in Italia sono, come facemmo
-rilevare nel Cap. I. i paesi posti alle falde del Vesuvio sopratutto
-Torre del Greco, e varii comuni delle Romagne, specialmente in
-provincia di Ravenna. Ma si potrebbero produrre filtrati in tante altre
-plaghe vinicole, se fossero ben conosciuti i metodi di preparazione.
-
-I due mercati italiani più importanti per le contrattazioni dei
-filtrati dolci del mezzogiorno sono Venezia e Genova. Una enorme
-quantità di filtrati affluisce nelle annate normali a Venezia da
-Brindisi, per via di mare. Sono alcune ditte pugliesi e qualche grosso
-commerciante settentrionale che li preparano o li acquistano sui luoghi
-di produzione e li trasportano a Venezia per la rivendita all'ingrosso.
-
-Nella piazza marittima di Venezia è costruito un capannone sotto il
-quale, mediante un binario Decauville, vengono accatastati migliaia
-di fusti di filtrati che arrivano tutti i giorni, durante i mesi di
-settembre e ottobre, dalle Puglie, e tutti i giorni se ne vendono
-agli osti veneti, lombardi, emiliani, che accorrono ivi a fare i loro
-acquisti.
-
-I principali grossisti che vendono sul mercato veneziano sono i
-fratelli Guadalupi e il sig. De Torti di Brindisi, il cav. Maurelio
-Bassi di Padova, il sig. Macerata ed altri.
-
-Al porto di Genova si riversa invece la gran massa dei filtrati
-gallipolini che incontrano meglio il favore degli osti e degli
-esportatori della Liguria e del Piemonte.
-
-I velieri che partono da Gallipoli carichi di filtrati, o di mosti
-sfecciati con una sola filtrazione rapida, toccano specialmente
-Viareggio, Spezia ed altri paesi marittimi della Riviera di ponente,
-dove vendono a piccole partite una parte del carico, indi vanno a
-finire a Genova, dove presso a poco si fa quello che abbiamo notato per
-Venezia.
-
-Le contrattazioni dei filtrati dolci, in questi due grandi mercati dei
-due mari italiani procedono con meravigliosa sollecitudine, mediante
-il semplice assaggio organolettico, fusto per fusto, raramente aiutato
-dall'indicazione del gleucometro o del grado alcoolico. Il pagamento
-delle partite vendute si esige a pronti contanti dagli acquirenti
-non conosciuti, alla clientela accreditata si accorda di solito una
-dilazione di qualche mese.
-
-Quando la vendita non ha luogo entro pochi giorni, il filtrato
-si estrae dal deposito per evitare la fermentazione e si inoltra
-nell'interno del continente per la conservazione in cantine fresche.
-
-Ecco ora un elenco dei principali produttori e commercianti di filtrati
-dolci in Italia:
-
-_Provincia di Lecce._ — 1 Consiglio e Foscarini, Gallipoli; 2 Dr.
-Emanuele Consiglio, id.: 3 Edoardo Fiorentino, id.; 4 Brunelli e Gatti,
-id.; 5 Fratelli Pepe, id.; 6 Le Marchan et Picot, Squinzano; 7 Vedova
-Spacciante, id.; 8 Luigi De Blasi, id.; 9 Nicola Papa, id.; 10 Fratelli
-Folonari di Brescia, id.; 11 P. e V. Fratelli Antoniazzi, Nardò; 12
-Carlo Arisi, Alezio; 13 Giovanni Stefanelli, Brindisi; 14 Gaston Giran,
-id.: 15 Fratelli Guadalupi, id.; 16 De Torti, id.; 17 Società Vinicola
-Brindisina, id.; 18 Francesco De Bellis, Taranto; 19 Aniceto Murri,
-Mesagne; 20 Guglielmi De Vito e C., Martina Franca; 21 Principe di
-Frasso Dentice, S. Vito dei Normanni.
-
-_Provincia di Bari._ — 23 cav. Giuseppe De Bellis di S., Castellana;
-24 Fratelli Mastromattei, Castellana; 25 Pietro Liguori, Cisternino;
-26 cav. Angelo Agrusti, Alberobello; 27 Vito Balacco, Molfetta; 28
-Maurizio Annese, id.; 29 Gambardella e Durazzini; id.; 30 Antonio
-Pasquale fu M. Bisceglie; 31 Giuseppe Logoluso, id.; 32 Fratelli
-Fabiano, Trani; 33 Pantaleo Fabiano, id.; 34 Fehr e Senn, id.; 35
-Felice Ragno e figli, id.; 36 Francesco Piccapane, Barletta; 37
-Pasquale Fusco, id.; 38 Biagio Palmieri, id.; 39 Giulio Ferrario, id.;
-40 Luigi Mulazzi e figlio, id.; 41 Fratelli Straniero, id.; 42 Michele
-Borgia, id.; 43 Nicola Borgia, id.; 44 Michele Del Vecchio e figli,
-id.; 45 Giuseppe e Matteo Del Vecchio, id.; 46 Alfonso Laurora, id.:
-47 Giuseppe Laurora, id.; 48 Fratelli d'Amato, id.; 49 Riccardo Fuzio,
-Andria; 50 Società Vinicola produttrice, Corato; 51 Barone di Faivano,
-id.; 52 Vincenzo Casalino, id.; 53 Fratelli Lembo, Canosa.
-
-_Provincia di Foggia._ — 54 Domenico Palmieri, Trinitapoli; 55 Perego
-e Ausenda di Treviglio, id.; 56 Vincenzo Comitangelo, Margherita di
-Savoia; 57 Pavoncelli, Cerignola; Duca de La Rochefoucauld, id.; 59 F.
-Tannoia, id.
-
-_Provincia di Napoli._ — 60 Francesco Colantuono, Torre del Greco; 61
-Savarese, id.; 62 Attanasio, id.; 63 Francesco Scudieri, Ottaviano; 64
-Fratelli Scudieri, id.: 65 Fratelli Cola, id.; 66 Raffaele Saggese,
-id.; 67 Francesco Giordano, id.; 68 Pasquale Bifulco, Tersigno; 69
-Carmine Giuseppe Bifulco, id.; 70 Prisco Contaldi, id.; 71 Minichini
-Luigi, id.; 72 Giuseppe Giordano, id.
-
-_Provincia di Ravenna._ — 73 Giulio Ponzi, Bagnacavallo; 74 Vincenzo
-Ruvaghi, id.; 75 Giuseppe Argnani, id.; 76 Montanari, id.; 77 Fratelli
-Longhi di Milano, Lugo e Bagnacavallo; 78 Adamo Dondena di Milano, id.;
-79 Bassano Ferrari di Lodi, id.; 80 Fratelli Ferrari di Soresina, id.;
-81 Ditta Nobili di Milano, id.; 82 Clemente Ciarli di Modena, id.: 83
-Bini di Bologna; 84 F. Valli e figlio, Lugo, ecc.
-
-Oltre ai nomi succitati ci sono molti commercianti di vini delle altre
-regioni italiane che pure si occupano del commercio dei filtrati,
-come la ditta Maurelio Bassi di Padova che fa un lavoro fortissimo su
-Venezia, Valerio Bruno e Comp. di Milano, i Fratelli Lucchini pure di
-Milano, ecc.
-
- *
- * *
-
-_Dazî doganali sul filtrato in alcuni Stati esteri._ — Come nei
-trasporti, così nel regime doganale il filtrato viene considerato come
-mosto se non supera un certo grado di alcool. Coi trattati vigenti sino
-al 1903 con le nazioni centrali esso paga le seguenti tariffe:
-
-_Germania._ — Marchi 10 per quintale lordo, sotto riscontro e dopo
-eseguito il taglio. Deve avere un minimo di 28 grammi di residuo di
-estratto e almeno 12% tra alcool prodotto e quello a prodursi dallo
-zucchero indecomposto.
-
-Il filtrato in Germania va come mosto di vino rosso da taglio, i
-filtrati bianchi sono esclusi.
-
-_Austria-Ungheria._ — I filtrati non entrano in questo impero a tassa
-ridotta; pagano quindi la tariffa generale di 20 fiorini per quintale
-lordo.
-
-_Svizzera._ — Pagano come il mosto, franchi 5 per quintale.
-
-_Francia._ — In virtù della legge 1º febbraio 1899 e del decreto 21
-novembre 1898, i filtrati possono entrare in Francia, sotto la voce di
-mosto fresco, a fermentazione incipiente, sino a 6% di alcool e a un
-massimo zuccherino di 12° Beaumé, con franchi 12 di dazio; da 12 a 20°
-Beaumè pagano come sciroppo. Con oltre il 6% di alcool vengono tassati
-come vino.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII
-
-Impiego dei filtrati dolci.
-
-
-Ad eccezione di quelle poche partite che si esportano all'estero
-(Francia e Svizzera) i filtrati vengono quasi totalmente consumati in
-Italia, con utile profitto in ispecie dell'enologia settentrionale.
-
-Passiamo in rapida rassegna, per ordine di importanza, gli usi
-principali dei filtrati bianchi e rossi:
-
-1º _Correzione dei vini e dei mosti settentrionali incompleti o
-difettosi_. — Una parte più notevole di filtrati comuni o di mosti
-semplicemente sfecciati con una rapida filtrazione, provenienti
-specialmente da Gallipoli e dal brindisino, serve da correttivo.
-
-Il prof. Ravizza di Asti, nella sua «_Agricoltura pratica_»,
-consiglia i mosti filtrati o i lambiccati, per la correzione dei vini
-piemontesi, deboli di colore e di corpo, ma di alcoolicità naturale
-già sufficiente. Oltre che per questo caso i filtrati trovano però più
-larga applicazione per migliorare, in genere, i vini settentrionali,
-anche dell'annata precedente, che riuscirono troppo aspri, austeri, o
-acerbi, non per eccesso di tannino, ma di acidità libera. Tali vini,
-che di solito provengono da uve imperfettamente mature, delle sommità
-delle colline, o di esposizioni poco soleggiate, fatti rifermentare con
-opportuna aggiunta di filtrato dolce meridionale (5 a 10%) e di lievito
-attivo di feccie sane, o magari selezionato, acquistano un gusto
-rotondo, morbido e piacevolmente abboccato, divenendo così adatti al
-pronto consumo, mentre rialzano nel valore commerciale.
-
-Gli osti poi dell'Alta Italia dispongono sempre, nelle proprie cantine,
-di una certa riserva di vini di scarto, spunti, mezze acquette, ecc.,
-che nel filtrato trovano un efficace rigeneratore, con l'abilitazione
-al consumo.
-
-Quando, per l'andamento della stagione, o per altre cause inerenti alla
-difficoltà di procurarsi le uve meridionali, per correggere le uve e
-i mosti del nord, deficienti di grado zuccherino, tiene luogo dello
-zuccheraggio l'aggiunta moderata di filtrato, che, oltre al principio
-dolce, vi apporta la materia colorante e le sostanze estrattive.
-
-Il filtrato però, per essere utilmente impiegato come correttivo della
-vinificazione, non deve costare troppo, altrimenti non torna il conto
-economico. Per questa circostanza si sogliono destinare a tale scopo
-quei filtrati di qualità piuttosto corrente, la cui preparazione fu
-fatta con minore accuratezza e che chiamansi più propriamente mosti
-sfecciati, o sgrossati, al filtro.
-
-Il fermento settentrionale, delle uve o del mosto corretti, spiega
-un'azione miglioratrice sul filtrato aggiunto come correttivo, traendo
-dalla massa un prodotto di costituzione normale non solo, ma di gusto
-molto vicino, se non identico al tipo locale, senza nulla accusare di
-meridionale, perchè la filtrazione, per sè stessa, elimina le cause di
-sapori ordinari e rende neutro il mosto.
-
-Taluni arrivano, per questa via, a fabbricare i vini di imitazione,
-versando semplicemente sulle vinacce di prima svinatura del barbera,
-del nebbiolo, ecc. il filtrato meridionale. In tal guisa si vengono
-utilmente a sfruttare l'influenza benefica del fermento e le sostanze
-vinose contenute nelle vinacce delle uve settentrionali.
-
-2º _Abboccato ad alcuni vini da pasto e da taglio_. — In questi
-ultimi anni si è esteso parecchio, in alcune classi di consumatori,
-specialmente delle nostre colonie di America e di alcune regioni
-italiane, il gusto del vino da pasto abboccato. L'enologia
-intransigente deplora questo fatto, perchè vuole che il vino da pasto
-sia perfettamente asciutto, senza proporzioni sensibili di zucchero
-indecomposto, che, secondo le norme igieniche, mal si sopporta in una
-regolare digestione. Ma, a torto o a ragione, non pochi consumatori
-amano la _vena del dolce_ ed il commerciante, o l'enologo, sapendo che
-_de gustibus non est disputando_, si adopera a soddisfarli ricorrendo
-assai spesso all'aggiunta del filtrato.
-
-A Napoli è molto generalizzato, nelle classi popolare e borghese, l'uso
-di bere a tavola vini piuttosto alcoolici e leggermente abboccati,
-mentre i forestieri preferiscono vini asciutti.
-
-L'abboccato, quando manca, si dà con moderate aggiunte di lambiccato
-che si produce alle falde del Vesuvio.
-
-I vini da taglio, destinati in alcuni mercati esteri (Germania,
-Austria, America, ecc.) e anche interni, si pagano a prezzo più alto,
-se, oltre ai caratteri proprï di forte alcoolicità, estratto secco e
-materia colorante, siano un pò abboccati. Quest'ultimo requisito, se
-manca, può darsi o col taglio del vino asciutto con altro vino dolce, o
-con aggiunta di filtrato dolce ben conservato.
-
-3º _Fabbricazione di vini spumeggianti_. — I veri filtrati rossi, di
-qualità fine, preparati con ogni cura, difficilmente si aggiungono ai
-vini od ai mosti settentrionali come correttivo, perchè costano di più
-del prodotto che ne risulterebbe, ammenochè non si volesse produrre
-qualche vino superiore da bottiglia. Essi invece, appena giungono
-nell'alta Italia, vengono sottoposti a una nuova filtrazione, quindi
-si conservano in cantine fredde, dentro botti piccole, assoggettandoli
-a frequenti travasi (uno al mese) per separare il piccolo deposito
-feccioso, mano mano che si forma, ed impedire così ogni accenno di
-fermentazione.
-
-All'avvicinarsi della primavera, nei mesi di marzo-aprile, un quinto, o
-due quinti, di filtrato si mescolano a quattro quinti o a tre quinti di
-buon vino di barbera o di nebbiolo, ma più spesso di uvaggi piemontesi,
-si colla subito il taglio così fatto per conseguire una perfetta
-amalgama o fusione di gusto, assieme alla limpidezza brillante,
-e quindi, verso il maggio s'imbottiglia. Con la dolce temperatura
-primaverile il vino nelle bottiglie entra in lenta fermentazione e
-diviene ben presto spumeggiante, conservando anche il gusto amabile.
-Così si consuma in larga scala nelle osterie piemontesi, sotto il nome
-bugiardo di nebbiolo o barbera spumeggiante.
-
-Similmente nel Veneto, nell'Emilia, nelle Romagne, ecc., coi
-filtrati meridionali e coi vini locali preparano il tipo _lambrusco_
-spumeggiante, di uso comunissimo.
-
-4º _Fabbricazione di vini speciali_. — A questo ufficio si adibivano
-quasi esclusivamente i vecchi lambiccati del napoletano, oggi vi
-si destina anche la massima parte dei filtrati bianchi pugliesi e
-romagnoli, di uve comuni e di quelle aromatiche.
-
-In Piemonte si preparano, da tempo, nella fabbricazione dello spumante
-d'Asti, i mosti filtrati di moscato e malvasia, perchè la filtrazione,
-eliminando tutte le sostanze solide e i germi dei microorganismi
-cattivi, raffina la qualità del mosto stesso e, conseguentemente, del
-prodotto che ne deriva.
-
-Le grandi fabbriche piemontesi di vermouth, ed anche molte altre
-oggi sparse nelle diverse regioni della penisola, assorbono una
-notevole quantità di filtrati bianchi delle Romagne e delle Puglie;
-questi ultimi a preferenza per la loro alta gradazione zuccherina e
-l'armonicità di gusto, suscettibile anche di perfezionamento nelle
-cantine fredde del nord.
-
-5º _Consumo diretto_. — I filtrati finissimi, provenienti da vigneti
-molto vecchi di località pregiate, come la maggior parte dei filtrati
-di Barletta, vengono venduti dai commercianti grossisti agli osti
-dell'alta Italia tali e quali, spesso nascondendone il vero nome e
-l'origine per farli passare come vini dolci, di uve appassite del nord.
-Gli osti li pagano bene, li imbottigliano e li vendono nell'inverno
-come vini di lusso, perchè dopo alcuni mesi di imbottigliamento e di
-soggiorno nelle cantine settentrionali, si perfezionano acquistando un
-grato profumo di viola.
-
-Nello stesso modo, si consuma a Napoli, durante le feste di Natale e
-di carnevale, il lambiccato, che tiene luogo di vino da _dessert_ nelle
-famiglie.
-
-Ma oltre ai filtrati di qualità fine, anche quelli più correnti trovano
-in parte esito pel consumo diretto, specialmente in alcuni centri
-del Veneto e dell'Emilia, durante il periodo dalla vendemmia al San
-Martino, quando scarseggia il vino vecchio.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Analisi e composizione chimica dei filtrati.
-
-
-_Analisi_. — Gli elementi più importanti che giova determinare in
-un filtrato dolce, dal punto di vista dell'utilità pratica, sono il
-peso specifico o la densità, l'alcool, l'acidità totale, gli zuccheri
-riduttori, le materie estrattive e le sostanze minerali. In via
-secondaria possono anche interessare le determinazioni dell'intensità
-colorante nei filtrati rossi, della quantità di cremore, glicerina,
-ecc.
-
-Per ottenere dati confrontabili è d'uopo seguire processi uniformi, per
-cui conviene attenersi, come abbiamo fatto noi, ai metodi per l'analisi
-dei vini concordati fra i direttori delle R. Stazioni agrarie, dei
-Laboratori di chimica agraria e dei Laboratori municipali del Regno,
-nel Congresso di Roma 1896[4].
-
-L'analisi del mosto, e quindi anche dei filtrati dolci, non è però
-del tutto identica, nelle particolarità dei procedimenti, a quella
-dei vini, e siccome non si trovano nelle pubblicazioni fatte tutte
-le necessarie indicazioni a questo riguardo, così stimiamo opportuno
-dare qualche breve cenno in questo libro per le più importanti
-determinazioni.
-
-Anzitutto l'analisi del filtrato dev'essere fatta con la maggiore
-possibile speditezza e su campione ancora limpido, prelevato di
-recente dalla massa. In tal guisa si evitano gli errori dovuti alla
-fermentazione, la quale facilmente si riattiva e oltre a scomporre
-lo zucchero con alquanta rapidità, altera sensibilmente i limiti e i
-rapporti degli altri componenti, fa precipitare il cremore, provoca un
-maggiore assorbimento di gas acido carbonico, ecc. Se l'analisi dura
-qualche giorno a compiersi, si possono avere risultati disformi per le
-determinazioni che si fanno all'ultimo in confronto di quelle fatte
-allo inizio dell'operazione. Ad evitare perciò ogni causa di errore
-noi preferiamo di avviare contemporaneamente tutte le determinazioni
-a farsi sopra lo stesso campione, avendo cura altresì di raffreddare
-il mosto alla temperatura ordinaria di 15° a 17° C. e di _agitarlo
-fortemente_ per 5 a 10 minuti al momento di misurare le porzioni
-occorrenti ai singoli saggi, per scacciare la maggior parte del gas
-acido carbonico. Non conviene, come suggerisce qualcuno, di aggiungere
-al campione un antisettico per poterlo conservare in caso di analisi
-protratta.
-
- *
- * *
-
-_Determinazione della densità_. — Il peso specifico in laboratorio
-si determina come nel vino, alla nota bilancetta di Westphal-Rumann,
-o mediante il picnometro, alla temperatura di 15° C. Per analisi
-commerciali si possono avere dati di sufficiente esattezza, sino alla
-terza cifra decimale, anche con un densimetro campionato, purchè si
-abbia cura di raffreddare il mosto alla suddetta temperatura, e questa
-avvertenza devesi anche osservare quando si adopera l'areometro di
-Beaumè.
-
-I mosti torbidi sono più densi di quelli perfettamente limpidi, della
-stessa composizione chimica: per avere quindi risultati incensurabili
-sarà bene rifiltrare il campione che eventualmente si fosse intorbidato
-per effetto della fermentazione.
-
- *
- * *
-
-_Determinazione dell'alcool_. — Si distillano 100 cm³ del filtrato
-sino ai due terzi, aggiungendo un pizzico di tannino per prevenire
-qualche grossa bolla di schiuma e possibili sussulti del liquido
-durante l'ebollizione. Se questi si dovessero verificare provocando
-il passaggio di qualche spruzzo di mosto nel distillato, bisogna
-continuare la distillazione e ripeterla sul distillato, di cui se
-ne raccolgono circa i 3/4 del volume primitivo del mosto. Quando il
-distillato è ottenuto perfettamente limpido o incolore si riporta
-esattamente al volume di 100 cm³, alla stessa temperatura a cui si
-misurò il mosto, con acqua pura, anche distillata, e se ne prende
-la densità nel modo indicato innanzi. Ottenuto il dato della densità
-sino alla quarta cifra decimale, si cerca con la tavola di Haas, il
-corrispondente grado alcoolico.
-
-In mancanza della bilancetta Rumann, o del picnometro, dati di
-sufficiente esattezza si possono ottenere con l'uso di un piccolo
-alcoolometro centesimale Gay Lussac, in peso o in volume, la cui scala
-porti le divisioni in quinto di grado.
-
-La determinazione dell'alcool nel filtrato dolce con un ebulliometro
-(Malligand, Salleron, ecc.) non può dare che risultati in meno assai
-discosti dal vero, anche diluendo molto il mosto, perchè la presenza
-dello zucchero e delle sostanze estrattive elevano il punto di
-ebollizione del liquido in esame. Bisognerebbe prima distillare, poscia
-sul distillato eseguire il saggio all'ebulliometro, ma in questo caso
-conviene meglio determinare la densità o fare uso dell'alcoolometro.
-
- *
- * *
-
-_Determinazione dell'acidità totale_. — In una bevutina conica di
-vetro, si versano 10 cm³ di mosto, misurato con una pipetta, si agita
-la bevuta con la mano destra, imprimendo al liquido un movimento
-rotatorio per la durata di circa dieci minuti, così tutto l'acido
-carbonico viene scacciato e sostituito dall'aria. Si diluiscono i 10
-cm³ di mosto con circa 20 cm³ di acqua distillata e vi si fa cadere
-da una buretta un sottile filetto di soluzione di idrato sodico
-decinormale, sino al punto giusto di neutralizzazione, che si avverte
-dal cambiamento di colore del mosto rosso, confermato anche dal saggio
-sulla cartina azzurra di tornasole, molto sensibile. Ai mosti bianchi
-si aggiungono, prima di farvi cadere la soluzione sodica, quattro o
-cinque goccie di tintura di lacmus che fa da indicatore. Il numero di
-cm³ di soda impiegati si moltiplicano per 0.0075 per avere l'acidità
-totale ‰, espressa in acido tartarico.
-
-La determinazione esatta dell'acidità, con le soluzioni alcaline
-titolate, esige molta pratica da parte dell'operatore per arrivare a
-precisare bene il punto neutro, che si basa sopra un cambiamento di
-tinta non molto netto. Si possono avere, così in commercio, come anche
-in laboratorio risultati egualmente esatti e più costanti, con l'uso
-dell'acidimetro da noi ideato due anni addietro ed ora abbastanza
-diffuso presso i commercianti di vini[5].
-
- *
- * *
-
-_Determinazione del glucosio_. — Approssimativamente si può conoscere
-la quantità di zucchero indecomposto nel filtrato, col saggio del
-pesamosto o del gleucometro, di cui abbiamo parlato al cap. II. Per
-determinazioni esattissime si deve ricorrere al metodo chimico di
-Fehling-Soxhlet.
-
-Nelle analisi dei mosti e dei filtrati dolci noi misuriamo, per
-questa determinazione, sempre 10 cm³ di liquido, li neutralizziamo con
-soda caustica decinormale e vi aggiungiamo, a poco a poco, l'acetato
-basico di piombo, sino a leggero eccesso. Filtriamo in matraccino di
-100, laviamo 5 a 6 volte il precipitato rimasto sul filtro con acqua
-bollente, togliamo nel liquido l'eccesso di acetato con carbonato
-sodico, lasciamo ben raffreddare alla temperatura ambiente, portiamo il
-volume a 100 cm³ con acqua e filtriamo nuovamente per filtro asciutto.
-Del liquido filtrato, limpido prendiamo, con una pipetta, 50 cm³ che
-portiamo ancora a 100 in matraccino tarato, in modo da avere così una
-diluizione del mosto primitivo di 20 volte, il quale conterrà circa
-gr. 0,5 a gr. 1% di glucosio. Versiamo in una buretta questo liquido
-così diluito e lo facciamo cadere a poco a poco in una bevuta conica da
-200 cm³ dove trovansi 10 cm³ di reattivo di Fehling in ebollizione su
-fiamma a rete metallica, sino ad avere la scomparsa del colore azzurro
-secondo le norme del Soxhet.
-
-La cifra costante 4,75 (titolo) divisa per il numero dei cm³ di
-soluzione dolce impiegati ci dà il percento di glucosio nel liquido
-diluito; per avere la quantità contenuta nel mosto in esame, occorre
-moltiplicare il risultato per 20, che indica la diluizione fatta.
-
-A risparmio di calcoli e di possibili errori, noi abbiamo in
-laboratorio le tavole murali con le cifre già calcolate.
-
- *
- * *
-
-_Determinazione delle sostanze estrattive_. — La determinazione
-dell'estratto, così del mosto e quindi anche dei filtrati dolci, come
-del vino, dev'essere fatta in laboratorio esclusivamente in capsula
-di platino, di date dimensioni e spessore. L'uso delle capsule di
-porcellana o di vetro è da riprovarsi, perchè non può fornire risultati
-attendibili e confrontabili con quelli ottenuti da altri analizzatori.
-
-Noi ci serviamo costantemente di capsule di platino cilindriche,
-modello Zecchini, le quali hanno il diametro di mm. 85 per mm. 30
-di altezza, ed un forte spessore per evitare la curvatura del fondo
-e potere ottenere sempre uno strato uniforme, in tutti i punti, di
-estratto. La tara di queste capsule varia da 43 a 45 grammi per ognuna.
-
-Del filtrato previamente diluito 5 volte, misuriamo, con la pipetta,
-50 cm³ che facciamo evaporare nella capsula sul bagno maria, sino alla
-consistenza di denso sciroppo, indi teniamo la capsula nella stufa a
-100° per due ore e mezza, dopo di che, raffreddata sotto essicatore ad
-amianto imbevuto di acido solforico, la pesiamo e calcoliamo l'estratto
-per mille nel mosto, moltiplicando il peso netto per 100.
-
- *
- * *
-
-_Determinazione delle ceneri_. — Le sostanze minerali dei filtrati
-dolci si determinano esattamente come nel vino, su 25 cm³ di liquido
-evaporato prima a bagno maria o su bagno di amianto in capsula di
-platino.
-
- *
- * *
-
-Composizione chimica dei filtrati.
-
-Sulla chimica dei filtrati dolci la letteratura enologica è
-poverissima; non si hanno fin ora che solamente due lavori, l'uno del
-Prof. Casoria relativo alla composizione dei lambiccati di Torre del
-Greco, l'altro, dello scrivente, eseguito nella scorsa vendemmia, sui
-filtrati dolci pugliesi: poco più di un centinaio di analisi in tutto.
-
-Sarebbe interessante che queste analisi fossero non solo estese
-alle altre regioni italiane, ma che venissero eziandio proseguite
-per parecchie vendemmie di seguito, affinchè si potesse giungere
-a determinare con criteri esatti, le medie dei singoli componenti,
-relativamente alla qualità del filtrato e alla influenza delle diverse
-annate viticole per ciascuna regione.
-
-In tal guisa si potrebbero dedurre delle norme pratiche utili ai
-produttori ed ai commercianti, in ogni comune viticolo, nel quale la
-industria dei filtrati dolci è penetrata da qualche tempo o accenna ora
-a diffondersi.
-
-Mentre noi ci ripromettiamo di continuare su questo argomento, nelle
-prossime vendemmie, le ricerche in Puglia, ci auguriamo che qualche
-nostro egregio collega faccia altrettanto per altre regioni e ci
-permettiamo anzi di rivolgere intanto una speciale preghiera al
-chiarissimo Prof. Pasqualini, direttore della R. Stazione agraria
-di Forlì, perchè faccia iniziare da qualcuno dei suoi coadiutori un
-diligente studio analitico sui filtrati delle Romagne, dei quali non si
-ha ancora nessun dato.
-
-Nel quadro analitico qui appresso abbiamo riunite le analisi fin ora
-eseguite sui lambiccati napoletani e sui filtrati pugliesi. Da esse
-possiamo intanto trarre alcune conclusioni intorno alla composizione
-chimica dei filtrati meridionali.
-
-
-Filtrati bianchi.
-
-Sono pochissime le analisi di filtrati bianchi, cinque appena ne
-abbiamo potuto riunire in questo lavoro, due di lambiccati napoletani
-e tre di filtrati pugliesi. Le osservazioni quindi che su di esse
-possiamo per ora fare hanno un valore molto relativo, ciò non pertanto
-è sempre utile soffermarci un pochino all'esame dello cifre esposte nel
-quadro.
-
-_Densità._ — Il dato della densità è importantissimo pei filtrati,
-perchè trovasi in stretto rapporto col grado alcoolico e la ricchezza
-zuccherina. Nei filtrati bianchi analizzati varia da un minimo di
-1,0375 al massimo di 1,0976, la qual cosa vuol dire che un ettolitro di
-filtrato bianco, alla temperatura di 15° C. pesa da Kg. 103,75 a Kg.
-109,76, secondo la ricchezza zuccherina, la qualità del filtrato e la
-sua età.
-
-L'analisi n. 3 si riferisce a un buon tipo di filtrato bianco pugliese,
-proveniente da mosto dolce, con circa 21 % di glucosio.
-
-La media densità delle cinque analisi è 1,06494, cui corrisponde
-una media alcoolica di 3,07 % e zuccherina di 8,98 %. Questa media
-densità è da ritenersi un pò bassa, specialmente pei filtrati bianchi
-pugliesi, che oggidì si preparano, come il n. 3, con pochissimo alcool
-e con la totale ricchezza zuccherina del mosto quasi intatta. Il peso
-medio quindi di un ettolitro di questi filtrati, con oltre il 20 % di
-zucchero, si deve avvicinare a 109 per la Puglia, per quelli napoletani
-e settentrionali forse dovrà scendere sotto a 104.
-
-_Alcool._ — Nelle cinque analisi riportate varia da 0,28 % a 4,78, con
-una media di 3,07, da ritenersi troppo elevata per le ragioni testè
-dette.
-
-_Zucchero._ — Varia da un minimo di gr. 8,40 a gr. 20,30 %, con la
-media di circa 13 %. Pei filtrati bianchi settentrionali questa media
-forse è giusta, per quelli pugliesi, deve salire da 4 a 5 gradi almeno.
-
-_Acidità._ — L'acidità complessiva nei filtrati bianchi varia meno
-che nei rossi, perchè le uve bianche giungono, su per giù, dappertutto
-a regolare maturazione, essendo sempre le prime a vendemmiarsi. Essa
-si mantiene anche in limiti più normali, senza toccare estremi larghi
-come nei rossi. Dalle analisi sin ora eseguite si rilevano le seguenti
-cifre: minima 4.20 per ‰, massima 6,75, media 5,07.
-
-_Estratto secco._ — Le materie estrattive sono importanti, perchè dànno
-al filtrato o ai suoi derivati il corpo e la solidità, accrescendone
-anche il peso specifico e il potere nutritivo. Nelle analisi sono
-espresse in grammi per ogni litro di filtrato, escluso lo zucchero.
-
-_Ceneri._ — Le sostanze minerali sono in rapporto col contenuto di
-estratto, netto di zucchero. Per ora le cifre trovate sono in numero
-troppo esiguo per poter dedurre qualche conclusione pratica.
-
-=Quadro analitico dei filtrati dolci.=
-
- N.º d'ordine
- |
- | Luogo ed anno di produzione
- | |
- | | Densità a 15° C.
- | | Areometro
- | | Beaumé
- | | | Bilancia
- | | | Westphall
- | | | Ruman
- | | | |
- | | | | Composizione del filtrato
- | | | |
- | | | | Alcool % in vol.
- | | | | | Glucosio %
- | | | | | | Acidità totale
- | | | | | | ‰ in acido
- | | | | | | tartarico
- | | | | | | |
- ———|———————————————————————|——————|———————|—————|——————|—————|
-
- =Filtrati bianchi.=
-
- 1| Torre del Greco | 1894| — | 1.0523| 4.78| 11.11| 4.20|
- | (Napoli) | | | | | | |
- 2| » | » | — | 1.0375| 4.42| 8.40| 6.00|
- 3| Barletta (Bari) | 1900| — | 1.0976| 0.28| 20.30| 4.80|
- 4| » | » | — | 1.0691| 3.40| 11.87| 6.75|
- 5| » | » | — | 1.0712| 2.45| 13.20| 6.60|
-
- =Filtrati rossi.=
-
- 6| Torre del Greco | 1892| — | 1.0608| 3.69| 13.16| — |
- | (Napoli) | | | | | | |
- 7| » | » | — | 1.0542| 3.98| 11.11| 7.50|
- 8| » | » | — | 1.0468| 5.47| 8.06| 8.24|
- 9| » | » | — | 1.0490| 4.71| 9.34| 8.99|
- 10| » | » | — | 1.0549| 5.32| 11.23| — |
- 11| » | » | — | 1.0482| 3.83| 10.11| — |
- 12| » | » | — | 1.0575| 4.78| 10.99| 8.38|
- 13| » | » | — | 1.0594| 3.62| 13.00| 8.25|
- 14| » | » | — | 1.0594| 3.62| 12.50| 8.25|
- 15| » | » | — | 1.0426| 3.98| 9.50| 8.25|
- 16| » | » | — | 1.0394| 4.20| 9.00| 8.25|
- 17| » | » | — | 1.0375| 3.82| 7.72| 9.13|
- 18| » | » | — | 1.0552| 2.51| 11.66| 7.50|
- 19| » | » | — | 1.0314| 3.28| 10.00| 7.63|
- 20| » | » | — | 1.0423| 4.12| 9.09| 8.34|
- 21| » | » | — | 1.0574| 3.62| 11.70| — |
- 22| » | » | — | 1.0596| 3.07| 12.65| 8.38|
- 23| » | » | — | 1.0612| 3.07| 13.33| 6.65|
- 24| » | » | — | 1.0526| 3.49| 10.52| 7.34|
- 25| » | » | — | 1.0359| 5.63| 8.00| 7.79|
- 26| » | » | — | 1.0514| 4.12| 11.36| 8.61|
- 27| » | » | — | 1.0546| 4.27| 12.19| 8.54|
- 28| » | » | — | 1.0549| 3.07| 11.50| 7.57|
- 29| » | » | — | 1.0353| 5.32| 7.91| 7.24|
- 30| » | » | — | 1.0462| 3.90| 10.10| 9.04|
- 31| » | » | — | 1.0508| 3.62| 10.52| 7.50|
- 32| » | » | — | 1.0444| 4.85| 9.02| 7.59|
- 33| » | » | — | 1.0503| 3.00| 11.23| 8.09|
- 34| » | » | — | 1.0331| 5.39| 7.75| 7.04|
- 35| » | » | — | 1.0352| 6.71| 7.46| 8.54|
- 36| » | » | — | 1.0346| 5.39| 7.51| 7.34|
- 37| » | » | — | 1.0427| 5.39| 9.25| 7.63|
- 38| » | » | — | 1.0408| 5.55| 9.21| 9.00|
- 39| » | » | — | 1.0390| 5.32| 9.00| 6.88|
- 40| » | » | — | 1.0307| 6.32| 7.42| 6.29|
- 41| » | » | — | 1.0296| 6.55| 6.93| 6.67|
- 42| » | 1893| — | 1.0530| 4.42| 11.23| — |
- 43| » | » | — | 1.0552| 4.12| 13.00| 7.65|
- 44| » | » | — | 1.0533| 4.78| 9.76| 6.75|
- 45| » | » | — | 1.0548| 5.78| 13.07| 6.30|
- 46| » | » | — | 1.0233| 7.17| 6.30| 6.00|
- 47| » | » | — | 1.0239| 6.10| 5.98| 7.95|
- 48| » | » | — | 1.0290| 7.09| 4.70| 7.04|
- 49| » | » | — | 1.0287| 7.40| 6.70| 7.04|
- 50| » | » | — | 1.0125| 7.40| 2.78| 7.19|
- 51| » | » | — | 1.0276| 7.32| 6.79| 6.59|
- 52| » | » | — | 1.0370| 5.94| 7.95| 8.17|
- 53| » | » | — | 1.0331| 5.16| 8.00| — |
- 54| » | » | — | 1.0266| 7.57| 6.43| 6.73|
- 55| » | » | — | 1.0190| 7.66| 4.54| 6.74|
- 56| » | » | — | 1.0239| 6.10| 5.98| 7.95|
- 57| » | » | — | 1.0671| 3.43| 15.72| — |
- 58| » | » | — | 1.0444| 4.63| 10.42| 9.18|
- 59| » | 1893| — | 1.0567| 3.42| 13.18| 9.45|
- 60| » | » | — | 1.0599| 3.55| 13.89| 9.15|
- 61| » | » | — | 1.0558| 3.90| 13.23| 9.45|
- 62| » | » | — | 1.0510| 4.12| 12.00| 9.52|
- 63| » | » | — | 1.0470| 4.27| 9.50| 7.20|
- 64| » | » | — | 1.0333| 3.55| 8.00| 6.90|
- 65| » | » | — | 1.0379| 3.76| 9.00| 6.60|
- 66| » | » | — | 1.0380| 5.78| 8.00| 6.24|
- 67| Gallipoli | 1900| — | 1.0523| 6.40| 10.10| 7.24|
- | (Lecce) | | | | | | |
- 68| » | » | — | 1.0310| 8.65| 7.20| 7.35|
- 69| Brindisi (Lecce)| » | — | 1.0912| 1.05| 16.40| 8.82|
- 70| » | » | — | 1.0545| 6.45| 11.31| 8.32|
- 71| » | » | — | 1.0709| 3.38| 12.84| 9.23|
- 72| » | » | — | 1.0828| 2.20| 17.37| 7.22|
- 73| » | » | — | 1.0802| 2.80| 16.20| 8.19|
- 74| Novoli (Lecce) | » | — | 1.0545| 4.45| 11.05| 6.15|
- 75| » | » | — | 1.0539| 4.61| 10.22| 6.60|
- 76| Squinzano | » | — | 1.0752| 5.20| 15.57| 9.15|
- | (Lecce) | | | | | | |
- 77| Barletta (Bari) | » | — | 1.1022| 1.82| 20.60| 6.22|
- 78| » | » | — | 1.0760| 6.20| 13.97| 6.75|
- 79| » | » | — | 1.1030| 2.80| 19.80| 8.95|
- 80| » | » | — | 1.0808| 3.60| 17.28| 5.50|
- 81| » | » | — | 1.0701| 5.15| 14.61| 5.18|
- 82| » | » | — | 1.0629| 5.60| 13.57| 6.75|
- 83| » | » | — | 1.0970| 1.22| 19.38| 6.02|
- 84| » | » | — | 1.0731| 4.44| 16.05| 6.00|
- 85| » | » | — | 1.0890| 2.80| 19.00| 6.00|
- 86| » | » | — | 1.0889| 2.92| 18.95| 6.53|
- 87| » | » | — | 1.0931| 5.20| 18.26| 7.00|
- 88| » | » | — | 1.0679| 5.80| 14.84| 6.00|
- 89| » | » | — | 1.0812| 5.30| 16.38| 6.52|
- 90| » | » | — | 1.0759| 4.90| 14.62| 5.78|
- 91| » | » | — | 1.0990| 1.42| 19.00| 5.10|
- 92| » | » | 11.75| 1.0888| 3.88| 17.98| 6.22|
- 93| » | » | 11.75| 1.0890| 4.10| 18.26| 6.15|
- 94| » | » | 11.00| 1.0835| 3.42| 17.26| 6.00|
- 95| » | » | 12.25| 1.0921| 4.30| 18.62| 6.95|
- 96| » | » | 14.00| 1.1080| 0.80| 21.64| 5.47|
- 97| » | » | 14.75| 1.1040| 0.75| 21.86| 6.07|
- 98| » | » | 10.00| 1.0752| 5.58| 15.32| 6.82|
- 99| » | » | 9.75| 1.0720| 5.90| 15.18| 5.95|
- 100| » | » | 11.75| 1.0891| 4.20| 18.41| 5.47|
- 101| » | » | 10.25| 1.0782| 4.41| 16.10| 5.93|
- 102| » | » | 11.25| 1.0848| 3.40| 17.92| 6.52|
- 103| » | » | 9.60| 1.0720| 6.60| 15.08| 7.35|
- 104| » | » | 13.25| 1.1018| 4.20| 21.64| 7.65|
- 105| » | » | 12.69| 1.0981| 2.00| 21.12| 6.60|
- 106| » | » | 9.50| 1.0721| 5.40| 15.32| 7.42|
- 107| » | » | 12.00| 1.0918| 4.33| 18.81| 7.35|
- 108| » | » | 10.00| 1.0770| 5.02| 16.38| 6.22|
- 109| » | » | 13.69| 1.1049| 4.00| 22.27| 7.35|
- 110| » | » | 13.00| 1.1001| 1.91| 22.10| 6.60|
- 111| » | » | 9.75| 1.0737| 5.20| 16.66| 6.53|
- 112| » | » | 11.65| 1.0882| 4.41| 18.44| 7.12|
- 113| » | » | 14.70| 1.1140| 2.29| 25.68| 6.60|
- 114| » | » | 9.50| 1.0701| 4.40| 15.57| 6.00|
-
-
- Composizione del filtrato |
- |
- Estratto secco |
- ‰ detratto |
- il glucosio |
- | |
- | Ceneri |
- | ‰ |
- | | |
- | | Zucchero origin.
- | | % calcolato nel
- | | succo d'uva |
- | | | |
- | | | Alcool del vino
- | | | calcolato a
- | | | fermen. completa
- | | | |
- | | | | Data dell'analisi
- | | | | |
- | | | | | Analizzatore
- | | | | | |
- ——————|—————|——————|——————|————————————————————|——————————|
-
- =Filtrati bianchi.=
-
- 14.40| — | 18.76| 11.72| 26| Gennaio | 1894| Casoria | 1|
- | | | | | | | | |
- 26.45| — | 15.47| 9.67| » | » | » | » | 2|
- 49.10| 5.04| 20.75| 12.98| 29| Settembre| 1900| De Astis | 3|
- 41.00| 4.92| 17.31| 10.82| 1| Ottobre | » | » | 4|
- 62.10| 5.84| 17.12| 10.70| 1| » | » | » | 5|
-
- =Filtrati rossi.=
-
- 40.40| — | 19.06| 11.91| 10| Settembre| 1892| Casoria | 6|
- | | | | | | | | |
- 43.10| — | 17.48| 10.92| 23| » | » | » | 7|
- 43.54| — | 16.81| 10.51| » | » | » | » | 8|
- 50.64| — | 16.88| 10.55| » | » | » | » | 9|
- 34.00| — | 19.74| 12.34| 15| » | » | » | 10|
- 45.40| — | 16.24| 10.14| 17| » | » | » | 11|
- 41.94| — | 18.64| 11.64| 20| » | » | » | 12|
- 40.50| — | 18.79| 11.75| 24| » | » | » | 13|
- — | — | 18.29| 11.43| » | » | » | » | 14|
- 31.12| — | 15.87| 9.92| 25| » | » | » | 15|
- 28.05| — | 15.72| 9.83| » | » | » | » | 16|
- 35.00| — | 13.83| 8.64| 27| » | » | » | 17|
- 35.64| — | 15.67| 9.81| » | » | » | » | 18|
- 43.82| — | 15.24| 9.53| » | » | » | » | 19|
- 31.90| — | 15.68| 9.80| » | » | » | » | 20|
- 49.28| — | 17.49| 10.93| 29| » | » | » | 21|
- 47.22| — | 17.56| 10.98| 1| Ottobre | » | » | 22|
- 33.60| — | 18.24| 11.40| » | » | » | » | 23|
- 41.00| — | 16.10| 10.06| » | | » | » | 24|
- 27.14| — | 17.01| 10.63| » | » | » | » | 25|
- 34.24| — | 17.95| 11.22| 3 | » | » | » | 26|
- 29.10| — | 19.02| 11.89| » | » | » | » | 27|
- 29.90| — | 16.41| 10.27| » | » | » | » | 28|
- 30.12| — | 16.42| 10.26| 5 | » | » | » | 29|
- 30.72| — | 16.34| 10.21| 6 | » | » | » | 30|
- 36.50| — | 16.31| 10.20| » | » | » | » | 31|
- 30.20| — | 16.88| 10.49| » | » | » | » | 32|
- 29.80| — | 16.03| 10.02| 11| » | » | » | 33|
- 23.49| — | 16.37| 10.23| » | » | » | » | 34|
- — | — | 18.20| 11.37| 13| » | » | » | 35|
- — | — | 16.13| 10.09| » | » | » | » | 36|
- — | — | 17.87| 11.17| » | » | » | » | 37|
- 29.14| — | 18.09| 11.31| » | » | » | » | 38|
- 27.35| — | 17.51| 10.95| » | » | » | » | 39|
- 21.34| — | 17.53| 10.96| » | » | » | » | 40|
- 26.78| — | 17.41| 10.88| » | | » | » | 41|
- 29.90| — | 18.30| 12.44| 14| Settembre| 1893| » | 42|
- 17.10| — | 19.54| 12.75| 27| » | » | » | 43|
- — | — | 17.41| 10.88| 11| Ottobre | » | » | 44|
- 14.80| — | 22.32| 13.95| 21| Novembre | » | » | 45|
- 66.20| — | 17.47| 11.10| » | » | » | » | 46|
- — | — | 15.54| 9.84| » | » | » | » | 47|
- 24.39| — | 16.04| 10.03| 24| » | » | » | 48|
- 25.46| — | 18.54| 11.00| » | » | » | » | 49|
- 26.14| — | 14.62| 9.19| 6| Dicembre | » | » | 50|
- 23.10| — | 18.50| 11.56| 14| » | » | » | 51|
- 23.50| — | 17.45| 10.91| » | » | » | » | 52|
- 24.75| — | 16.25| 10.16| » | » | » | » | 53|
- 23.60| — | 18.54| 11.59| 18| » | » | » | 54|
- — | — | 16.80| 10.50| 26| Gennaio | 1894| » | 55|
- — | — | 15.74| 9.84| » | » | » | » | 56|
- 25.60| — | 21.51| 13.45| 14| Settembre| » | » | 57|
- 21.20| — | 17.83| 11.14| 5| Ottobre | » | » | 58|
- 30.60| — | 18.65| 11.66| 9| Ottobre | 1894| » | 59|
- 30.00| — | 19.57| 12.23| » | » | » | » | 60|
- 22.25| — | 19.47| 12.17| » | » | » | » | 61|
- 23.90| — | 18.59| 11.62| 10| » | » | » | 62|
- 36.00| — | 16.33| 10.21| 17| » | » | » | 63|
- — | — | 13.68| 8.55| » | » | » | » | 64|
- 58.30| — | 15.02| 9.39| » | » | » | » | 65|
- 26.60| — | 17.25| 10.78| 31| » | » | » | 66|
- 53.30| 4.24| 20.34| 12.71| 24| Settembre| 1900| De Astis | 67|
- | | | | | | | | |
- 33.70| 4.56| 21.04| 13.15| » | » | » | » | 68|
- 74.50| 5.64| 18.08| 11.30| » | » | » | » | 69|
- 48.00| 4.72| 21.63| 13.52| 28| » | » | » | 70|
- 26.30| 5.44| 18.24| 11.40| 29| » | » | » | 71|
- 47.20| 5.48| 20.89| 13.06| 8| Ottobre | » | » | 72|
- 56.00| 5.24| 20.48| 12.02| 9| » | » | » | 73|
- 43.10| 5.86| 18.17| 11.36| » | » | » | » | 74|
- 50.30| 5.56| 17.59| 10.75| » | » | » | » | 75|
- 56.10| 4.25| 23.89| 14.93| 7| » | » | » | 76|
- | | | | | | | | |
- 69.30| 4.60| 23.51| 14.72| » | » | » | » | 77|
- 75.80| 4.80| 23.89| 14.93| » | » | » | » | 78|
- 75.70| 4.92| 24.68| 15.18| » | » | » | » | 79|
- 63.20| 5.04| 23.04| 14.40| » | | » | » | 80|
- 48.70| 4.92| 22.85| 14.28| » | » | » | » | 81|
- 46.40| 4.32| 22.53| 14.10| » | » | » | » | 82|
- 70.20| 4.72| 21.33| 13.33| » | » | » | » | 83|
- 47.00| 4.36| 23.15| 14.47| » | » | » | » | 84|
- 51.70| 5.20| 23.48| 14.67| 8| » | » | » | 85|
- 53.20| 5.13| 23.62| 14.76| » | » | » | » | 86|
- 80.40| 5.84| 26.58| 16.61| 9| » | » | » | 87|
- 59.40| 5.16| 24.12| 15.08| » | » | » | » | 88|
- 68.10| 5.98| 24.86| 15.54| » | » | » | » | 89|
- 64.40| 5.18| 22.46| 14.08| 10| » | » | » | 90|
- 77.70| 5.80| 21.47| 13.22| » | » | » | » | 91|
- 69.10| 5.68| 24.19| 15.20| 11| » | » | » | 92|
- 65.30| 5.20| 24.82| 15.51| » | » | » | » | 93|
- 57.70| 5.00| 22.73| 14.21| » | » | » | » | 94|
- 71.00| 5.24| 25.50| 15.94| » | » | » | » | 95|
- — | 5.02| 22.92| 14.33| 13| » | » | » | 96|
- 77.20| 5.80| 23.06| 14.41| » | » | » | » | 97|
- 57.30| 5.36| 24.25| 15.15| » | » | » | » | 98|
- — | 5.76| 24.62| 15.40| » | » | » | » | 99|
- 63.20| 4.88| 25.13| 15.71| » | » | » | » |100|
- 56.30| 4.92| 23.16| 14.47| » | » | » | » |101|
- 56.50| 5.28| 23.32| 14.60| 15| » | » | » |102|
- 56.90| 5.52| 25.64| 16.02| » | » | » | » |103|
- 68.20| 5.32| 28.36| 17.72| » | » | » | » |104|
- 54.20| 5.48| 24.32| 15.20| » | » | » | » |105|
- 49.10| 5.20| 23.96| 14.98| » | » | » | » |106|
- 66.60| 5.24| 25.74| 16.08| » | » | » | » |107|
- 49.20| 5.14| 24.41| 15.26| » | » | » | » |108|
- 68.00| 5.62| 28.67| 17.92| 17| » | » | » |109|
- 51.50| 5.16| 25.15| 15.72| » | » | » | » |110|
- 40.90| 5.44| 24.98| 15.61| » | » | » | » |111|
- 60.60| 5.48| 25.49| 15.94| 18| » | » | » |112|
- 56.80| 5.40| 29.34| 18.34| » | » | » | » |113|
- 41.40| 5.20| 22.61| 14.13| » | » | » | » |114|
-
-
-Filtrati rossi.
-
-Dalle 100 analisi di filtrati rossi, contenute nel quadro, si scorge
-che vi ha una larga oscillazione fra i diversi componenti, dipendente
-dalle diverse qualità delle uve, da cui i filtrati derivano,
-dall'influenza del clima e del suolo sui vitigni, dai metodi di
-preparazione e dalla età o periodo di conservazione dei filtrati
-stessi. Non è possibile perciò formulare delle conclusioni generali
-che potessero avere un valore in pratica. Torna più utile, e più
-agevole, ripartire l'esame provincia per provincia, distinguendo anche
-i filtrati dei diversi comuni o gruppi di comuni viticoli, come si
-è fatto dal Ministero dell'agricoltura per le uve e i vini d'Italia.
-Abbiamo perciò raggruppati in un secondo quadro, qui appresso (a pag.
-145), le medie, massime e minime per ciascun componente determinato e
-per ogni provincia.
-
- *
- * *
-
-PROVINCIA DI NAPOLI. — La minima densità di 1.0125 trovata dal prof.
-Casoria si riferisce a un filtrato (nº 50) analizzato in dicembre e
-conservato male, perchè il contenuto di glucosio si era in esso ridotto
-a gr. 2.78% appena.
-
-Prendendo invece ad esaminare i lambiccati nel periodo della vendemmia,
-in cui maggiormente vengono richiesti dal commercio vinicolo, e
-tralasciando quelli conservati, o eccessivamente fermentati, il prof.
-Casoria osserva che, pei migliori tipi, la densità oscilla fra il
-massimo di 1.0671 e un minimo di 1.0408.
-
- _Quadro delle medie, massime e minime._
-
- PROVINCIE | Media | Massima | Minima
- —————————————————————————————————————————————————————————————————————
- | | |
- =Provincia di Napoli= (lambiccati) | | |
- Densità su 61 analisi | 1.0426| 1.0671 | 1.0125
- Alcool » » » | 4.75 | 7.66 | 2.51
- Zucchero » » » | 9.75 | 15.72 | 2.78
- Acidità totale su 55 analisi | 7.68 | 10.80 | 6.00
- Residuo di estratto su 54 anal. | 32.17 | 66.20 |14.80
- Ceneri | — | — | —
- | | |
- =Provincia di Lecce= | | |
- Densità su 10 analisi | 1.0646| 1.0912 | 1.0310
- Alcool » » » | 4.51 | 8.65 | 1.05
- Zucchero » » | 12.82 | 17.37 | 7.20
- Acidità totale » | 7.82 | 9.23 | 6.15
- Resid. di estratto » | 48.85 | 74.50 |26.30
- Ceneri | 5.09 | 5.86 | 4.35
- | | |
- =Prov. di Bari= | | |
- (filtrati rossi di Barletta) | | |
- Densità su 38 analisi | 1.0860| 1.1140 | 1.0629
- Alcool » » » | 3.93 | 6.60 | 0.75
- Zucchero » » | 17.99 | 25.68 |13.57
- Acidità totale » | 6.43 | 8.95 | 5.10
- Resid. di estratto » | 61.06 | 80.40 |40.90
- Ceneri | 5.24 | 5.80 | 4.32
-
-_Alcool_. — I lambiccati più alcoolici sono quelli segnati ai numeri
-54 e 55 che contengono rispettivamente 7,57 e 7,66% di alcool in
-volume. Questi lambiccati però sono conservati sino al mese di gennaio
-e presentano un residuo di zucchero indecomposto, come altri simili,
-alquanto esiguo, perchè possano dare una idea esatta dei veri e
-proprii lambiccati, preparati di recente. Tuttavia, siccome si usa
-nel Napoletano di tenere una discreta quantità di lambiccati sino
-all'inverno, così anche le analisi eseguite nei mesi di dicembre e
-gennaio hanno un certo valore, che giova tener da conto.
-
-Il minimo di alcool si riscontra nel lambiccato n. 18, che proviene
-da un mosto piuttosto povero di glucosio; la media, come si vede, è
-espressa da 4 gradi e 3/4 di alcool in volume.
-
-_Zucchero_. — Le medesime osservazioni fatte per l'alcool si possono
-ripetere sullo zucchero per quanto riguarda i lambiccati conservati,
-poichè la conservazione o l'invecchiamento, tende a far crescere la
-percentuale dell'alcool, per effetto della fermentazione lenta, con
-corrispondente diminuzione del grado zuccherino. Per cui noi troviamo,
-nel lambiccato n. 50, appena 2,78% di glucosio, proporzione troppo
-esigua, da rendere il lambiccato stesso commercialmente asciutto
-anzichè dolce.
-
-Il massimo di zucchero si trova nel lambiccato n. 57, con 15,72%, la
-media è di 9-3/4.
-
-_Acidità_. — L'acidità totale, valutata in acido tartarico, può dirsi
-che nei lambiccati si mantenga in giuste proporzioni. Il massimo di
-10.80‰ si riferisce a un lambiccato (n. 57) analizzato il 14 settembre,
-proveniente forse da uve non ancora ben mature.
-
-_Estratto secco_. — Le materie estrattive sono determinate insieme allo
-zucchero e calcolate poi per differenza. Lo zucchero invero fa crescere
-sensibilmente la cifra del residuo netto di estratto per la difficoltà
-di evaporazione dei liquidi dolci, sciropposi, nella stufa a 100°.
-Per questa ragione le cifre relative all'estratto non hanno un valore
-intrinseco molto importante, come quelle dell'alcool, dello zucchero,
-dell'acidità e delle ceneri, tuttavia riescono utili per il confronto
-tra campioni diversi sottoposti all'analisi, purchè il metodo e il
-grado di diluizione adottati siano identici e costanti.
-
-La media del residuo di estratto che si riscontra nei lambiccati
-napoletani è bassa in confronto a quella dei filtrati pugliesi,
-raggiunge appena i 2/3 della media relativa alla provincia di Lecce
-e la metà circa dell'altra relativa alla provincia di Bari, o, più
-precisamente, al circondario di Barletta.
-
- *
- * *
-
-PROVINCIE DI LECCE E DI BARI. — I filtrati pugliesi furono
-tutti analizzati al momento stesso, o qualche giorno dopo, della
-preparazione. Essi, come vengono messi oggi in commercio, presentano
-la caratteristica di una forte densità, dovuta all'alta ricchezza
-zuccherina, e di materie estrattive.
-
-Là dove i lambiccati di torre del Greco toccano il massimo di densità,
-comincia il minimo pei filtrati di Barletta, mentre quelli della
-provincia di Lecce occupano il posto intermedio.
-
-I filtrati barlettani, di migliore stoffa, come si dice in pratica, e
-delle annate più favorevoli, o normali, presentano una densità compresa
-tra 1,07 e 1,114, ossia 9,50 a 15 gradi Beaumè, con una ricchezza
-zuccherina di 14,50 a 26% e con 1 a 6 gradi di alcool in volume.
-
-La vendemmia 1900, cui si riferiscono le ultime 38 analisi del quadro
-innanzi riportato, fu ottima sotto il riguardo dei filtrati a Barletta,
-perchè, sebbene danneggiata in tutta la Puglia da una forte infezione
-peronosporica, non pochi vigneti delle primarie contrade, irrorati
-ripetute volte a tempo giusto, portarono l'uva a perfetta maturazione,
-in grazia del tempo splendido che si ebbe in fine settembre e principio
-di ottobre.
-
-Nella provincia di Lecce invece i filtrati riescirono piuttosto
-scadenti, sempre a causa della eccezionale infezione di peronospora che
-distrusse gli 8/10 del raccolto, nè si verificò colà il gran movimento
-di filtrati brindisini e gallipolini che rappresentano tanta parte di
-questo prodotto nuovo dell'enologia meridionale.
-
-L'acidità complessiva è pressochè negli stessi limiti tanto pei
-lambiccati napoletani che pei filtrati del Leccese; in quelli di
-Barletta scende invece di uno a due gradi circa.
-
-Nell'estratto si osserva la scala ascendente che si nota pure nello
-zucchero, a cominciare dal Napoletano e finire a Barletta.
-
-Le sostanze minerali dei filtrati pugliesi variano da 4 a 6 grammi per
-litro; pei lambiccati mancano ancora i dati relativi alle ceneri.
-
-A complemento delle cifre e delle considerazioni esposte in questo
-capitolo facciamo seguire un ultimo specchietto nel quale sono ordinati
-i filtrati sottoposti ad analisi secondo la loro densità crescente e i
-rispettivi gradi alcoolico e zuccherino.
-
-_Densità dei filtrati dolci disposte in ordine crescente coi relativi
-gradi zuccherini e alcoolici_/
-
- N. d'ordine| Gradi Baumé | Densità | Zucch. % | Alcool in
- | | a 15° C.| | volume %
- ———————————|—————————————|—————————|——————————|————————————|
-
- =Provincia di Napoli= (lambiccati).
-
- | 1 | — | 1.0125 | 2.78 | 7.40 |
- | 2 | — | 1.0190 | 4.54 | 7.66 |
- | 3 | — | 1.0233 | 6.30 | 7.17 |
- | 4 | — | 1.0239 | 5.98 | 6.10 |
- | 5 | — | 1.0266 | 6.43 | 7.57 |
- | 6 | — | 1.0276 | 6.79 | 7.32 |
- | 7 | — | 1.0287 | 6.70 | 7.40 |
- | 8 | — | 1.0290 | 4.70 | 7.09 |
- | 9 | — | 1.0296 | 6.93 | 6.55 |
- | 10 | — | 1.0307 | 7.42 | 6.32 |
- | 11 | — | 1.0331 | 7.75 | 5.39 |
- | 12 | — | 1.0331 | 8.09 | 5.16 |
- | 13 | — | 1.0333 | 8.00 | 3.55 |
- | 14 | — | 1.0346 | 7.51 | 5.39 |
- | 15 | — | 1.0352 | 7.46 | 6.71 |
- | 16 | — | 1.0358 | 7.91 | 5.32 |
- | 17 | — | 1.0359 | 8.00 | 5.63 |
- | 18 | — | 1.0370 | 7.95 | 5.94 |
- | 19 | — | 1.0375 | 7.72 | 3.82 |
- | 20 | — | 1.0375 | 8.40 | 4.42 |
- | 21 | — | 1.0379 | 9.00 | 3.76 |
- | 22 | — | 1.0380 | 8.00 | 5.78 |
- | 23 | — | 1.0390 | 9.00 | 5.32 |
- | 24 | — | 1.0394 | 9.00 | 4.20 |
- | 25 | — | 1.0408 | 8.06 | 5.47 |
- | 26 | — | 1.0408 | 9.21 | 5.55 |
- | 27 | — | 1.0423 | 9.09 | 4.12 |
- | 28 | — | 1.0426 | 9.50 | 3.98 |
- | 29 | — | 1.0427 | 9.25 | 5.39 |
- | 30 | — | 1.0444 | 9.02 | 5.39 |
- | 31 | — | 1.0444 | 10.42 | 4.63 |
- | 32 | — | 1.0462 | 10.10 | 3.90 |
- | 33 | — | 1.0470 | 9.50 | 4.27 |
- | 34 | — | 1.0482 | 10.11 | 3.83 |
- | 35 | — | 1.0490 | 9.34 | 4.71 |
- | 36 | — | 1.0503 | 11.23 | 3.00 |
- | 37 | — | 1.0508 | 10.52 | 3.62 |
- | 38 | — | 1.0514 | 10 — | 3.28 |
- | 39 | — | 1.0510 | 12 — | 4.12 |
- | 40 | — | 1.0512 | 11.36 | 4.12 |
- | 41 | — | 1.0523 | 11.11 | 4.78 |
- | 42 | — | 1.0526 | 10.52 | 3.49 |
- | 43 | — | 1.0530 | 11.23 | 4.42 |
- | 44 | — | 1.0533 | 9.76 | 4.78 |
- | 45 | — | 1.0542 | 11.11 | 3.98 |
- | 46 | — | 1.0546 | 12.19 | 4.27 |
- | 47 | — | 1.0548 | 13.07 | 5.78 |
- | 48 | — | 1.0549 | 11.23 | 3.32 |
- | 49 | — | 1.0549 | 11.50 | 3.07 |
- | 50 | — | 1.0552 | 11.66 | 2.51 |
- | 51 | — | 1.0552 | 13 — | 4.12 |
- | 52 | — | 1.0558 | 13.23 | 3.90 |
- | 53 | — | 1.0567 | 13.18 | 3.42 |
- | 54 | — | 1.0574 | 11.70 | 3.62 |
- | 55 | — | 1.0575 | 10.99 | 4.78 |
- | 56 | — | 1.0594 | 12.50 | 3.62 |
- | 57 | — | 1.0594 | 13.00 | 3.62 |
- | 58 | — | 1.0596 | 12.65 | 3.07 |
- | 59 | — | 1.0599 | 13.89 | 3.55 |
-
- N. d'ordine| Gradi Baumé | Densità | Zucch. % | Alcool in
- | | a 15° C.| | volume %
- ———————————|—————————————|—————————|——————————|————————————|
-
- =Provincia di Lecce= (lambiccati).
-
- | 1 | — | 1.0310 | 7.20 | 8.62 |
- | 2 | — | 1.0523 | 10.10 | 6.40 |
- | 3 | — | 1.0539 | 10.22 | 6.60 |
- | 4 | — | 1.0545 | 11.05 | 4.45 |
- | 5 | — | 1.0545 | 11.31 | 6.45 |
- | 6 | — | 1.0709 | 12.84 | 3.38 |
- | 7 | — | 1.0752 | 15.17 | 5.20 |
- | 8 | — | 1.0892 | 16.20 | 2.80 |
- | 9 | — | 1.0828 | 17.37 | 2.20 |
- | 10 | — | 1.0912 | 16.40 | 1.05 |
-
- =Provincia di Bari= (Filtrati rossi di Barletta).
-
- | 1 | — | 1.0629 | 13.57 | 5.60 |
- | 2 | — | 1.0679 | 14.84 | 5.80 |
- | 3 | — | 1.0701 | 14.67 | 5.45 |
- | 4 | 9.50 | 1.0701 | 15.57 | 4.49 |
- | 5 | 9.60 | 1.0720 | 15.08 | 6.60 |
- | 6 | 9.75 | 1.0720 | 15.18 | 5.99 |
- | 7 | 9.50 | 1.0721 | 15.32 | 5.40 |
- | 8 | — | 1.0731 | 16.05 | 4.44 |
- | 9 | 9.75 | 1.0737 | 16.66 | 5.20 |
- | 10 | 10.00 | 1.0752 | 15.32 | 5.40 |
- | 11 | — | 1.0759 | 14.62 | 4.99 |
- | 12 | — | 1.0769 | 13.97 | 6.20 |
- | 13 | 10 — | 1.0770 | 16.38 | 5.02 |
- | 14 | 10.25 | 1.0782 | 16.10 | 4.41 |
- | 15 | — | 1.0812 | 16.38 | 5.39 |
- | 16 | 11 — | 1.0835 | 17.26 | 3.42 |
- | 17 | 11.25 | 1.0848 | 17.92 | 3.40 |
- | 18 | — | 1.0868 | 17.28 | 3.60 |
- | 19 | 11.65 | 1.0882 | 18.44 | 4.41 |
- | 20 | 11.75 | 1.0888 | 17.98 | 3.83 |
- | 21 | — | 1.0889 | 18.95 | 2.92 |
- | 22 | 11.75 | 1.0899 | 18.26 | 4.10 |
- | 23 | — | 1.0899 | 19 — | 2.80 |
- | 24 | 11.75 | 1.0891 | 18.41 | 4.20 |
- | 25 | 12.00 | 1.0918 | 18.81 | 4.33 |
- | 26 | 12.25 | 1.0921 | 18.62 | 4.30 |
- | 27 | — | 1.0931 | 18.26 | 5.20 |
- | 28 | — | 1.0970 | 19.38 | 1.22 |
- | 29 | — | 1.0981 | 21.12 | 2.09 |
- | 30 | — | 1.0990 | 19.00 | 1.47 |
- | 31 | 13.00 | 1.1001 | 22.10 | 1.91 |
- | 32 | 13.25 | 1.1018 | 21.64 | 4.20 |
- | 33 | — | 1.1022 | 20.60 | 1.82 |
- | 34 | — | 1.1039 | 19.80 | 2.80 |
- | 35 | 14.75 | 1.1049 | 21.86 | 0.75 |
- | 36 | 13.60 | 1.1049 | 22.27 | 4.00 |
- | 37 | 14 — | 1.1089 | 21.64 | 0.80 |
- | 38 | 14.70 | 1.1149 | 25.68 | 2.29 |
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-Residui dei filtrati.
-
-
-I cascami da utilizzare nella industria dei filtrati dolci sono tre: il
-mosto delle torchiature, le vinacce fresche o parzialmente fermentate e
-i residui fecciosi trattenuti dal filtro.
-
-1. _Torchiato_. — Il mosto che si ricava dalla prima e anche dalla
-seconda torchiatura leggera, spesso si aggiunge alla massa del mosto
-fiore svinata dal tino, specialmente se debbonsi preparare filtrati di
-qualità comune.
-
-Pei filtrati bianchi e pei rossi fini, si destina alla filtrazione il
-solo prodotto della svinatura, senza alcuna aggiunta di torchiato.
-
-Quest'ultimo allora si utilizza in diversi modi, secondo le circostanze
-o la qualità delle uve. Uno dei mezzi più comuni consiste nel riunire
-separatamente, in due recipienti distinti, che possono essere botti o
-tini, i torchiati intieri o residuali delle vinacce di uve bianche e di
-quelle rosse. Si lasciano fermentare sino ad avere un vino asciutto, di
-colore giallo-paglia nel primo caso e un vino rosso da pasto o da mezzo
-taglio nel secondo caso.
-
-Entrambi i torchiati, specialmente il rosso, si possono anche
-mescolare alle uve fresche pigiate nella ordinaria vinificazione,
-oppure si possono lasciare colle rispettive vinacce da destinarsi alla
-fabbricazione di vino da taglio intensamente colorato, e dei vinelli.
-
-2. _Vinacce_. — Le vinacce dei mosti destinati alla filtrazione sono
-molto ricche di parte zuccherina e piuttosto povere di cremore.
-
-Il cremore per la temperatura di fermentazione piuttosto alta e la
-moderata dose di alcool, passa in gran quantità disciolto nel mosto
-svinato precocemente dal tino; poco o nulla ne rimane nelle vinacce non
-essendosi verificate le condizioni favorevoli alla sua precipitazione
-in minuti cristalli come nella fermentazione completa. Dette vinacce
-quindi, se vengono cedute al distillatore, potranno dare una resa
-maggiore in alcool quando saranno ben fermentate nelle fosse di
-conservazione, ma daranno al contrario uno scarso rendimento in cremore
-per la ragione ora ora accennata, per cui, a rigore, non avrebbero lo
-stesso valore di altre vinacce egualmente buone ma provenienti dalla
-vinificazione fatta col sistema comune per produrre vini asciutti o
-quasi.
-
-Siccome per la preparazione dei filtrati si destinano le migliori
-uve, così le vinacce fresche, o fermentate in parte, costituiscono un
-ottimo correttivo per altri mosti di qualità scadente, provenienti
-da uve peronosporate, guaste dalla cochylis, ecc., oppure per la
-rifermentazione dei vini malati e difettosi dell'annata precedente
-(vini agro-dolci, spunti, girati ecc.). Il mosto delle uve non sane
-si versa senz'altro sulle vinacce del filtrato, si rimescola la massa
-con una follatura e si lascia fermentare come nei casi ordinarï per un
-tempo variabile, a norma della temperatura ambiente e della quantità
-del mosto da correggere.
-
-Allo stesso modo si procede per la rifermentazione dei vini guasti,
-avendo cura soltanto di affrettarne la svinatura dopo 36 a 48 ore al
-massimo nei paesi meridionali specialmente.
-
-Oltre che come ottimo correttivo per mosti e vini anormali o
-difettosi, le vinacce dei filtrati presentano dei pregi speciali per
-la fabbricazione dei secondi vini, perchè ricche di zucchero e di
-tutti gli altri costituenti dei mosti da taglio. Sui diversi modi di
-sfruttare razionalmente queste vinacce stimiamo superfluo intrattenerci
-in questo libro, essendovi altre pubblicazioni pregevoli e anche
-recenti in proposito[6].
-
-3. _Residui fecciosi_. — I residui fecciosi che rimangono sul filtro
-contengono ancora da 75 a 80% di mosto della stessa composizione
-chimica del filtrato e 20 a 25% di sostanze solide che si compongono
-per la massima parte di cellule di fermenti, accompagnate da cristalli
-di cremore, frammenti di bucce e da qualche vinacciuolo. Tali residui
-stanno nella proporzione di 2 a 3 p. % rispetto al mosto grezzo, a
-seconda le annate e le qualità dei mosti. Quando si tratti di piccole
-quantità si vendono ai fecciaioli a metà prezzo circa della feccia
-umida del vino, per quantità invece di una certa importanza, si usa
-riunire tutti i residui di diversi giorni di lavorazione in una botte
-o tino, ove completano la fermentazione alcoolica producendo un vino
-quasi normale.
-
-Terminata la fermentazione tumultuosa si decanta il liquido vinoso con
-la svinatura, la feccia si filtra, si torchia e si vende allo stato
-umido, oppure si dissecca al sole, per l'estrazione del cremore.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Nel linguaggio e nel carteggio commerciale il verbo _marcare_
-si adopera frequentemente per indicare che il vino accusa un sapore
-difettoso, specialmente di terra.
-
-[2] Alcool in volume 0,60%.
-
-[3] G. DE ASTIS — Nuove esperienze sull'azione del solfito di calcio
-sulla fermentazione alcoolica. Stazioni sperimentali agrarie. Modena
-1894.
-
-[4] _Stazioni sperimentali agrarie_, vol. XXX, fasc. IX — Modena, 1897.
-
-[5] G. DE ASTIS. — La determinazione dell'acidità nei mosti e nei vini.
-— _Giorn. Vinicolo Italiano_, 1899.
-
-[6] Si consulti il volume XXIX della biblioteca Ottavi «_I residui
-della vinificazione_» di Ottavi e Marescalchi (L. 4,50).
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of I filtrati dolci, by Giuseppe De Astis
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I FILTRATI DOLCI ***
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