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-The Project Gutenberg EBook of Miti, leggende e superstizioni del Medio
-Evo, vol. I, by Arturo Graf
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-this ebook.
-
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-
-Title: Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I
-
-Author: Arturo Graf
-
-Release Date: August 1, 2019 [EBook #60031]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- ARTURO GRAF
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- MITI, LEGGENDE E SUPERSTIZIONI
- DEL
- MEDIO EVO
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- VOLUME I.
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- IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE
- IL RIPOSO DEI DANNATI
- LA CREDENZA NELLA FATALITÀ
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- TORINO
- ERMANNO LOESCHER
-
- FIRENZE ROMA
- Via Tornabuoni, 20 Via del Corso, 307
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- 1892
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Torino — Stabilimento Tipografico Vincenzo Bona.
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- AD
- ANGELO MESSEDAGLIA
- IN SEGNO
- DI GRATITUDINE ANTICA
- D'INCANCELLABILE AFFETTO
-
- . . . . . Thou hast deserved of
- me
- Far, far beyond whatever I can
- pay.
-
- ROBERT BLAIR.
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-
-_AVVERTENZA_
-
-
-_Dei tre scritti che compongono il presente volume il primo può dirsi
-affatto nuovo, dacchè quello che io pubblicai, sono ora quattordici
-anni, col titolo La leggenda del Paradiso terrestre, altro non fu, a
-paragon di questo, che un embrione, o uno schizzo; il secondo riappare
-con nuovo titolo e qualche piccolo accrescimento; il terzo corredato di
-note, onde prima fu privo._
-
-_Sarei lieto se tutti e tre potessero parere ajuto non inutile a quel
-libero studio della mitologia cristiana che, quanto è meritevole di
-favore, tanto è lontano ancora dal compimento._
-
-
-
-
-IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE
-
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-
-IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE
-
-
-
-
-INTRODUZIONE
-
-
-È ormai notissimo a tutti che la immaginazione di uno stato di felicità
-e d'innocenza di cui gli uomini avrebbero goduto nell'inizio dei tempi,
-e dal quale sarebbero poi decaduti, immaginazione che porge argomento
-ad uno degli antichi racconti tradizionali che vennero a raccorsi e
-collegarsi nella Bibbia, e forma come il luogo d'origine di tutta
-la rimanente storia che ad essa consegue; non è una immaginazione
-particolare; non appartiene in proprio a quel libro; ma è generalissima
-e diffusissima, e appare, con forme varie e mutabili, nei libri e nelle
-tradizioni di molte religioni diverse, ed è parte vivace e saldissima
-della comune e spontanea credenza umana, tanto che questa rimanga
-impenetrata alla scienza e riottosa alla critica. Noi la troviamo su
-tutta la faccia della terra, dovunque son uomini; essa era già nata
-quando non era ancor nata la storia; essa vive presentemente; essa
-vivrà per lungo tempo ancora in avvenire, benchè premuta da ogni banda
-e incalzata da nuovo pensiero e da nuova coltura. Gl'Indi, gli Egizii,
-gl'Irani, i Cinesi, le varie famiglie dei Semiti, i Greci, i Latini,
-i Celti, i Germani conobbero il mito: se, lasciato il vecchio mondo,
-attraversiamo i mari, noi ritroviamo il mito in America, in Oceania,
-nelle ultime plaghe di terra abitata che cingono il polo.
-
-E in tutti i tempi, e fra tutte le genti, sotto sembianze quando
-simili in tutto, quando leggiermente disformi, il mito serba la stessa
-sostanza di concetto e la stessa significazione, e secondochè più
-direttamente e più strettamente si leghi all'idea di tempo, o all'idea
-di luogo, esso riesce, sia alla immaginazione di un'età beata ed aurea,
-sia a quella di un luogo paradisiaco ed arcano, primo ed unico albergo
-della umana felicità.
-
-I libri sacri dell'India e il _Mahâbhârata_ celebrano l'aureo monte
-Meru, da cui sgorgano quattro fiumi, che si spandono poi verso
-le quattro plaghe del cielo, e sulle cui giogaje eccelse olezza e
-risplende, incomparabile paradiso, l'Uttara-Kuru, dimora degli dei,
-prima patria degli uomini, sacra ai seguaci del Budda non meno che
-agli antichi adoratori di Brama. Gli Egizii, a cui forse appartenne
-in origine la immaginazione degli Orti delle Esperidi, serbavano
-lungo ricordo di una età felicissima, vissuta dagli uomini sotto la
-mite dominazione di Râ, l'antichissimo dio solare. L'Airyâna vaegiâh,
-che sorgeva sull'Hara-berezaiti degl'Irani, fu un vero Paradiso
-terrestre, innanzi che il fallo dei primi parenti e la malvagità
-d'Angrô-Mainyus l'avessero trasformato in un bujo e gelido deserto;
-e nell'Iran, e nell'India, come in Egitto, durava il ricordo di una
-prima età felicissima. I Cinesi coronarono il Kuen-lun di un paradiso,
-ove sono parecchi alberi meravigliosi, e d'onde sgorgano parecchi
-fiumi. Nelle tradizioni religiose degli Assiri e dei Caldei il mito
-appare con sembianze che non si possono non riconoscere come simili
-affatto a quelle del mito biblico. Greci e Latini favoleggiarono
-della età dell'oro, dei regni felici di Crono e di Saturno, e di più
-terre beate. Non giova moltiplicar questi cenni: in tutte così fatte
-immaginazioni noi troviamo elementi comuni che si compongono insieme o
-si suppliscono a vicenda: alberi e frutti datori di vita e di scienza,
-fontane d'immortalità o di giovinezza, fiumi che si spargono intorno
-a fecondare la terra, mitezza e giocondità di cielo, riso perpetuo di
-natura, un divieto, una trasgressione, una caduta; — una breve felicità
-originale a cui sussegue lunga e crescente miseria.
-
-La credenza che il monoteismo giudaico fosse religion primigenia,
-indivisa, tutta omogenea e tutta coerente, è credenza sfatata da tempo,
-e non v'è più modo di dubitare che il racconto biblico della caduta
-dell'uomo non provenga d'altronde e non si leghi ad un mito molto più
-generale e più remoto. Basterebbe a darne prova il fatto della poca
-coesione sua con l'altro racconto, detto eloista, al quale esso si
-congiunge nella Genesi. Il Lenormant, giudice non sospetto in così
-fatta materia, e che, pur dichiarando di voler rimanere cristiano,
-accetta le conclusioni della critica biblica moderna, scrive queste
-testuali parole: «Ce que nous lisons dans les premiers chapitres de
-la Genèse, ce n'est pas un récit dicté par Dieu lui-même et dont la
-possession ait été le privilège du peuple choisi. C'est une tradition
-dont l'origine se perd dans la nuit des âges les plus reculés, et que
-tous les grands peuples de l'Asie antérieure possédaient en commun
-avec quelques variantes. La forme que lui donne la Bible est même si
-étroitement apparentée avec celle que nous retrouvons aujourd'hui à
-Babylone et dans la Chaldée, elle en suit si exactement la marche, que
-je ne crois plus possible de douter qu'elle ne sorte du même fond»[1].
-
-E con ciò rimane annullata l'altra credenza che l'unica verità della
-Bibbia voleva rifratta e dispersa nelle tradizioni e nei miti delle
-varie genti pagane, a quel modo che, passando pel prisma, si rifrange e
-disperde, colorandosi variamente, la luce bianca del sole. Questa fu la
-credenza dei Padri e dei Dottori della Chiesa, e questa era ancora la
-credenza di Dante, quando a Matelda, là, nel Paradiso terrestre, faceva
-dire:
-
- Quelli che anticamente poetaro
- L'età dell'oro e suo stato felice
- Forse in Parnaso esto loco sognaro.
-
-I moderni scrutatori dei linguaggi, delle tradizioni e dei miti
-posero in sodo che il mito, da alcuni per brevità chiamato edenico,
-è uno dei più antichi di cui l'umanità serbi memoria. Le indagini
-loro hanno disvelato una lontana convergenza, ed una, almeno
-parziale sovrapposizione geografica delle tradizioni paradisiache
-sparse fra le genti della doppia famiglia ario-semitica; e una
-opinione s'è accreditata e fatta ormai generale fra essi, che quelle
-tradizioni, per quanto spetta ai grandi popoli storici, mettan capo
-a un'era antichissima, quando la gente aria viveva ancora congiunta
-nell'altipiano del Tibet, o in regione a quello adiacente, e sieno,
-in parte, lontane e diversificate reminiscenze di una patria comune.
-Il mito, quale appare nelle tradizioni assiro-caldaiche e fenice,
-e quale cel porge il racconto biblico, è esso stesso, secondo ogni
-probabilità, di origine indo-germanica. Il cherubino, che nel racconto
-della Genesi sta a custodia del Paradiso, non appartiene, nè pel
-nome, nè per la condizione e l'officio, al mondo semitico, ma rimanda,
-secondo congettura il Renan, a una radice gribh, o grabh, occorrente
-in tutte quasi le lingue ariane, e ricorda in singolar modo, secondo
-avverte il Lenormant, i Garudi dell'India. Da altra banda un vasto
-complesso d'indizii mostra che l'Eden biblico deve rintracciarsi in
-quei medesimi luoghi ove i libri sacri dell'India e dell'Iran pongono
-il Meru e l'Hara-berezaiti. A me basta di avere accennato rapidamente
-tutto ciò, non essendo mio còmpito addentrarmi nell'esame dei fatti
-e delle opinioni, nè richiedendosi ch'io ne faccia una esposizione
-particolareggiata e compiuta[2]. Ma come nacque, e di che ragioni,
-il mito meraviglioso? e quali sono i collegamenti suoi con la realtà
-geografica, con la vita storica primitiva, e con quello che, in
-mancanza di più acconcia espressione, chiamerò il contenuto della
-coscienza? Non è cosa agevole rispondere a così fatte domande.
-
-Che il mito abbia una radice storica; che contenga dentro di sè,
-oscurato più o meno, il ricordo di una antichissima sede, di una
-prisca patria, alla quale tornano col pensiero e col desiderio,
-fantasticamente abbellendola, le razze che ne migrarono; e che
-immedesimandosi quel ricordo via via, come porta la fortuna di
-migrazioni consecutive, con ricordi d'altre sedi mutate e rimutate,
-serbi pur sempre alcun che dell'originale esser suo, è cosa che si deve
-senz'altro ammetter per vera, e che tale è provata da più altri esempii
-di miti affini.
-
-Che, inoltre, nel mito, si riverberi il ricordo annebbiato di una
-primitiva condizione sociale, anteriore allo stabilimento della
-proprietà fondiaria, e agli ordinamenti che ne furono la necessaria
-conseguenza, può credersi; ma che il mito stesso abbia significato
-_essenzialmente_ economico, ch'esso sia _un grido di dolore del
-proletariato_ e la _propria leggenda del socialismo_, come dissero
-il Laveleye, il Malon, e ultimamente con dottrina copiosissima e
-lucidissima esposizione, il Cognetti De Martiis[3], non parmi opinione
-che regga, quando si considerino le condizioni tutte d'organamento e
-di vita sociale con le quali si concilia, sia l'apparizione, sia la
-perduranza del mito, e quando si ponga mente agli elementi molteplici
-ond'esso mito è composto.
-
-Innanzi tutto, come spiegare il fatto che il mito, sia pure in forma
-rudimentale, appare tra schiatte d'uomini le quali durano nella
-medesima, primitiva condizione di vita sociale ed economica di cui
-quello dovrebb'essere, per lo appunto, un ricordo? Inoltre, se il mito
-è leggenda di proletarii, perchè mai le teocrazie e le aristocrazie
-tutte lo raccolsero esse così amorosamente, e così gelosamente lo
-custodirono? Più lo scruto e lo sviscero, e più mi sembra che il mito,
-s'è, per qualche picciola parte un ricordo, sia per la massima parte
-una visione ideale, nasca dalla projezione di un fantasma interiore
-nel tempo e nello spazio. Vero è che giova, a questo proposito, fare
-alquanto maggiore la separazione tra il mito dell'età dell'oro e il
-mito del Paradiso terrestre, e riconoscere che più copiosi in quello
-sono gli elementi storici, sociali, economici, più copiosi in questo
-gli elementi ideali, mitici ed etici.
-
-Che nel mito paradisiaco ario-semitico, e in altri affini, si trovin
-tracce di un antichissimo culto della natura, non credo si possa
-negare. L'albero della vita è l'albero che porge il nutrimento;
-l'albero della scienza è l'albero che dà responsi: entrambi appajono
-in numerose mitologie, fatti spesso compagni dell'albero generatore
-da cui procedono gli uomini. Indipendentemente da qualsiasi storica
-reminiscenza, l'uomo è tratto, per virtù spontanea di fantasia, a
-immaginare uno stato di vita assai più felice di quello toccatogli in
-sorte, e a porre quella felicità assai remota da sè, o nello spazio,
-o nel tempo. Se nel tempo, egli deve necessariamente respingerla nel
-passato o nel futuro. A respingerla nel passato egli sarà sollecitato
-da quella medesima illusione che forza i vecchi a lodare i giorni e le
-cose che furono, da quella stessa mitica fantasia che lega insieme la
-felicità, l'apparir del sole, il cominciamento dell'anno, la primavera,
-la nascita di tutte le cose. Altre cagioni e ragioni potranno
-sollecitarla ad allontanar nel futuro quel sogno di felicità, come
-interviene a noi, cui la scienza vieta ormai di colorirlo nel passato.
-Disse lo Schopenhauer: «La felicità è sempre, o nel futuro, o nel
-passato, e il presente è da rassomigliare a una piccola nube oscura,
-cacciata dal vento sul piano soleggiato: innanzi ad essa e dietro di
-essa tutto è chiaro: essa sola getta sempre un'ombra sul piano.»[4] E
-Vittore Hugo, nell'_Année terrible_:
-
- Les philosophes, pleins de crainte ou d'espérance,
- Songent et n'ont entre eux pas d'autre différence,
- En révélant l'Eden, et même en le prouvant,
- Que le voir en arrière ou le voir en avant.
-
-A noi non è più concesso figurare il sogno nello spazio, almeno in quel
-tanto spazio che la superficie del nostro pianeta comprende; ma tutta
-l'antichità credette all'esistenza di popoli remoti, i quali, governati
-dal senno e dalla virtù, beneficati da terra feconda e da clementissimo
-cielo, vivevano felicissimi, esenti dai morbi, non asserviti al lavoro,
-fruenti di rigogliosa longevità.
-
-Quando la coscienza morale si desta, nuove ragioni concorrono a
-figurare il mito e fermarne il significato. Gli uomini primitivi non
-considerano e non intendono la morte come un fatto naturale: per essi
-la morte è effetto di un errore, di un malefizio, di un castigo. In
-molti miti di popolazioni selvagge si afferma che gli uomini dovevano
-essere immortali, ma che per un error di messaggio, o per malizia
-di certo messaggere, o per altra cagione sì fatta, avvenne poscia il
-contrario. Allargandosi e chiarendosi sempre più la coscienza morale,
-si venne a considerare la morte, e i mali stessi ond'è ripiena la vita,
-quale conseguenza di un peccato commesso e di un meritato castigo.
-Questa interpretazione non si ebbe se non quando furono ben definiti i
-concetti di colpa e di pena, ed è frutto di un ragionamento, non giusto
-certo, ma naturale in menti incolte: la pena è dolore; ma dolore sono
-e la vita e la morte: dunque la vita e la morte son pena. Allora il
-sogno di primitiva felicità diventa anche sogno di primitiva innocenza,
-e l'intero sogno può benissimo intrecciarsi con ricordi storici o
-semistorici, sia di una patria remota, sia di una perduta condizione di
-vita sociale.
-
-Dopo quanto son venuto dicendo non credo di dover giustificare
-con altre ragioni l'uso da me preferito di dire _mito del Paradiso
-terrestre_ anzichè _leggenda del Paradiso terrestre_, tanto più che
-io prendo a considerare la tradizione quando è già staccata da quelle
-radici storiche e reali che possa avere. Da altra banda occorre appena
-avvertire che il mito, volgendosi, a guisa di largo fiume, attraverso
-i secoli, e in mezzo a disparatissime genti, accoglie nel suo corso,
-insieme con altri e svariati miti, leggende in gran numero.
-
-Il mito del Paradiso terrestre doveva acquistare nuovo valore e nuova,
-maggiore celebrità col diffondersi del cristianesimo, che tutto poggia
-sulla dottrina della caduta e della redenzione. I profeti appena
-fanno ricordo della beata dimora; i Padri e i Dottori cristiani son
-pieni delle sue lodi, e spogliano i poeti pagani per far più vaghe le
-descrizioni che vanno di essa intessendo. Non senza giusta ragione. Di
-contro all'opera misteriosa e solenne della redenzione compiuta da un
-Dio fatto uomo, il fallo dei primi genitori doveva apparire più che mai
-mostruoso ed enorme, e per necessario effetto di contrasto, a paragon
-di quel fallo doveva parere incommensurabile il primo benefizio di Dio,
-doveva la patria dell'uomo innocente rifulgere di un più intenso lume
-di cielo, e quello stato di prisca felicità dipingersi alle menti con
-colori tanto più vaghi ed accesi, quanto maggiore era la miseria de'
-tempi, quanto più vivo il sentimento della fragilità ereditata, quanto
-più angoscioso il pensiero degli ostacoli innumerabili che impedivano
-il conseguimento della salute, quanto più grave e più insistente il
-terrore degli atroci castighi minacciati a coloro che fossero per
-lasciar perdere il frutto della redenzione. Invano si tentò da alcuni
-dare al racconto biblico un significato puramente allegorico: i più
-lo presero alla lettera, e i poeti della nuova legge si voltarono
-desiosamente a quelle prime origini a cui pareva dovesse ripiegare
-il corso della storia, mentre una opinione già teneva gli spiriti,
-che la beata dimora dei padri colpevoli, riaperta ai figli redenti,
-dovesse accogliere, per misurato spazio di tempo, sino al giorno
-dell'Universale Giudizio, le anime degli eletti, destinate ad ascendere
-poi alle glorie incomparate e senza fine della Gerusalemme celeste. I
-Chiliasti sognavano un nuovo Eden, sotto il regno millenario di Cristo,
-e il sogno loro non era ancor spento nel secolo IX, quando si levava
-a dannarlo Pascasio Radberto. I tempi, volgenti più e più al peggio,
-favorivano quella disposizion degli spiriti. Si sfasciava l'impero di
-Roma, irrompevano i barbari da ogni banda: una età di ferro, quale non
-avevano immaginata le mitopee dell'antichità, pesava sul mondo, che,
-nel corso di una storia calamitosa ed oscura, pareva divenir sempre
-più il regno incontrastato di Satana. Qual meraviglia se poeti de'
-primi secoli, Tertulliano, Proba Faltonia, Draconzio, Claudio Mario
-Vittore, Alcimo Avito; se poeti e romanzatori, e narratori di leggende,
-e scrittori d'opere ascetiche de' secoli successivi, raccolgono quante
-reminiscenze dell'arte classica durano in loro, stemperano i colori più
-accessi delle lor fantasie, impregnano di mistici ardori il sentimento
-e la frase, per ripresentare agli animi una viva immagine di quel primo
-soggiorno di beatitudine? Quanto più rude e turbolenta e malvagia
-si faceva la vita, tanto più intenso doveva crescere negli spiriti
-contemplativi il desiderio di ritrarsi con la fantasia in quella
-solitudine beata e sacra.
-
- Oi! paradis, tant bel maner!
- Vergier de gloire, tant vus fet bel veer!
-
-sospirava un trovero del XII secolo. E un poeta latino, forse anteriore:
-
- Eden digne pingere vanum est conari,
- Stillas paucas extraho de tam magno mari.
-
-Di quel desiderio, come fiori da pianta vigorosa e feconda, nacquero,
-nel corso dei secoli, numerose leggende e infinite altre immaginazioni,
-nelle quali si vedono riapparire, con meraviglia di chi le consideri,
-venuteci non si sa come, nè per qual via, molte particolarità del
-mito più generale, trascurate nel racconto biblico. Se ne vedranno le
-prove qua e là, nella trattazione che segue. Quelle finzioni sono,
-come ho detto, assai numerose, e dovevano essere, dato il luogo che
-nella memoria di tante generazioni di credenti aveva a tenere quella
-prima patria degli uomini, dove s'erano scontrati tutti in un punto i
-pugnanti fattori della storia, l'amor del piacere, l'amor del sapere,
-il desiderio di potestà, la legge e la ribellione, la virtù e la colpa,
-la vita e la morte. Molte di esse sono anche belle e fantasiose, accese
-de' più vivi colori di una poesia fervorosa ed ingenua, e trasportan
-la mente in un cielo di sogni meravigliosi, il cui ricordo faceva
-esclamare al Leopardi:
-
- Oh fortunata
- Di colpe ignara e di lugubri eventi,
- Erma terrena sede!
-
-E di quelle finzioni principalmente io intendo fare discorso,
-non toccando, se non di volo, qua e là, delle dispute teologiche
-arruffatissime che si legano e si frammezzano a quelle, e sono, il
-più delle volte, altrettanto vane e fastidiose, quanto sono quelle
-dilettevoli ed istruttive[5].
-
-
-NOTE:
-
-[1] _Les origines de l'histoire d'après la Bible et les traditions
-des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I, p. XVII. Intorno
-alle tradizioni caldeo-assire vedi, oltre allo stesso LENORMANT, _Op.
-cit_., vol. I, pp. 73 sgg., ed _ Essai de commentaire des fragments
-cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 300-21; SMITH, _Chaldean
-Account of Genesis_, Londra, 1875; DELITZSCH, _Assyrische Lesestücke_,
-2ª ediz., Lipsia, 1878, tav. 40 e 41; H. FOX TALBOT, _Chaldean Account
-of the Creation_ (_Records of the Past_, vol. IX); A. H. SAYCE, _The
-assyrian Story of the Creation_ (_Records of the Past_, nuova serie,
-vol. I); VIGOUROUX, _La Bible et les découvertes modernes en Egypte et
-en Assyrie_, Parigi, 1877.
-
-[2] Perciò tralascio di ricordare molt'altri libri capitali ove
-la questione è largamente esposta e discussa. Solo soggiungerò che
-FEDERICO DELITZSCH, in un volume intitolato _Wo lag das Paradies? Eine
-biblisch-assyriologische Studie_, Lipsia, 1882, cercò di confutare,
-senza però riuscirvi, la opinione più accreditata e diffusa, e di
-provare che il mito edenico nacque propriamente in Caldea, e dalla
-Caldea passò nell'Iran e nell'India. Vedi in contrario OPPERT, nelle
-_Göttingische gelehrte Anzeigen_ pel 1882, vol. II, pp. 801-31, e
-LENORMANT, _Les origines de l'histoire_ etc., vol. II, pp. 537-8.
-
-[3] _Socialismo antico_, Torino, 1889. Vedi più particolarmente le
-conclusioni, pp. 250 sgg.
-
-[4] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, 3ª ediz., Lipsia, 1859, vol.
-II, p. 655. Lo Schopenhauer vedeva espressa nel mito della caduta,
-sebbene sotto forma di allegoria, una verità metafisica, e diceva
-esser quello il solo mito biblico che lo riconciliasse con l'Antico
-Testamento (_ibid_., pp. 663-4).
-
-[5] Tuttavia, per chi ne volesse qualche maggiore contezza, indicherò
-qui alcuni libri, da' quali si può attingere facilmente: MALVENDA,
-_De Paradiso voluptatis_, Roma, 1605; PEREIRA, _Commentaria in
-Genesim_, Lione, 1607; INVEGES, _Historia sacra Paradisi terrestris et
-sanctissimi innocentiae status_, Palermo, 1649 (traduzione italiana
-ivi stesso, 1651); GIANGOLINO, _Hedengrafia, overo descrittione del
-Paradiso terrestre_, Messina, 1649; TOSTATO, _Commentaria in Genesim,
-Opera omnia_, Venezia, t. I, 1727; HARDOUIN, _Nouveau traité sur la
-situation du Paradis terrestre_, nella raccolta intitolata _Traités
-géographiques pour faciliter l'intelligence de l'Ecriture Sainte_,
-La Haye, 1730; KIRCHMAYER, _De Paradiso_, ap. CRENIUM, _fasc. IV
-exercitationum philologico historicarum_; HUET, _De situ Paradisi
-terrestris_ (tradotto in più lingue e stampato assai volte in fine
-del secolo XVII e in principio del XVIII); RELAND, Dissertatio de
-situ Paradisi terrestris; Hopkinson, Descriptio Paradisi; Morin,
-_Dissertatio de Paradiso terrestri_; VORST, _Dissertatio de Paradiso_,
-tutti e quattro riprodotti nel vol. VIII del _Thesaurus antiquitatum
-sacrarum_ dell'Ugolini, ecc, ecc. Veggansi inoltre tutti i Dizionarii
-della Bibbia. Veggasi pure il curioso libro dello SCHULTESS, _Das
-Paradies, das irdische und überirdische, historische, mythische und
-mystische_, Zurigo, 1816. Il D_ictionnaire des légendes_ del DOUHET non
-contiene sul Paradiso terrestre se non un'assai magra notizia.
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-SITUAZIONE DEL PARADISO TERRESTRE.
-
-
-Dice la Genesi che Dio piantò il mirabil giardino nella parte orientale
-di una regione chiamata Eden[6]; e questo cenno fece prevaler la
-credenza ch'esso fosse stato, o fosse tuttavia, nella parte orientale
-della terra, o, a dirittura, nell'estremo Oriente. Tale fu, come
-può rilevarsi da Giuseppe Flavio, la comune credenza degli Ebrei[7];
-e tale fu pure la credenza più accetta, nei primi secoli, ai Padri
-della Chiesa, e poi nel medio evo, e oltre il medio evo, a teologi,
-a viaggiatori, a romanzatori, a cosmografi. San Basilio Magno dice
-che i cristiani pregano volti ad Oriente, quasi cercando la patria
-perduta[8]; e Jesujabo, vescovo nestoriano di Nisibi nel secolo XII,
-reca, come argomento della superiorità dell'Oriente sull'Occidente, il
-fatto che il Paradiso terrestre è appunto in Oriente[9].
-
-A confermare tale credenza cooperava del resto una ragione alla quale
-è forse da far risalire, in qualche parte, la stessa indicazione
-biblica. Basta ripensare un istante ai caratteri e agli officii
-proprii del sole in tutte le mitologie, e in ispecie del sole
-nascente, per tosto avvedersi che l'Oriente, cioè quella plaga della
-terra onde si leva l'astro datore di vita e dispensator di letizia,
-doveva, in virtù di un'associazion di concetti non meno naturale che
-inevitabile, parer la più acconcia a porvi la culla dell'uman genere,
-il giocondo ricetto della prisca felicità e della vita immortale. Che
-se più tardi noi troviamo il Paradiso trasposto in altre regioni, o,
-a dirittura, nell'ultimo Occidente, ciò avviene, come vedremo, per
-ragioni particolari e avventizie, le quali, posteriori di tempo, nulla
-detraggono a quella ragion generale e primitiva. Nè prova nulla in
-contrario il fatto che l'Elisio, le cui descrizioni, come di stanza di
-beati, concordano in molte parti con quelle del Paradiso terrestre,
-ponevasi dagli antichi nell'ultimo Occidente, nella regione cioè ove
-si occulta il sole, e muore il giorno; perchè l'Elisio era stanza,
-non di vivi ma di morti, e perciò immediatamente prossima all'Hades.
-L'opinione pertanto più antica, ed anche, data l'indole del pensiero
-mitico, più razionale, era quella che situava il Paradiso terrestre
-in Oriente, e ad essa si legava naturalmente, per le stesse ragioni,
-l'altra che faceva volta ad Oriente la porta (quando si parlava d'una
-e non di più porte) del Paradiso medesimo. Da altra banda, il non
-trovarsi più vestigio di esso nelle regioni prima cognite dell'Asia,
-e poi nelle regioni che furono conosciute più tardi; e quella natural
-tendenza che induce gli uomini a immaginare come lontanissimi da loro,
-dalle loro consuete dimore, i luoghi di sognate meraviglie e di sognata
-felicità, dovevano esser ragioni atte a far trasporre il Paradiso
-terrestre in un Oriente sempre più remoto ed arcano. Nell'apocrifo
-etiopico, d'incerta età, intitolato _Combattimento d'Adamo ed Eva_, si
-dice che Dio piantò il giardino paradisiaco il terzo giorno, ai confini
-orientali del mondo, di là dai quali non v'è più se non l'acqua che
-circonda la terra e attinge il cielo[10]. Perciò la credenza che il
-Paradiso fosse in Mesopotamia, credenza suggerita dallo stesso racconto
-biblico là dove nomina il Tigri e l'Eufrate, se trovò in ogni tempo,
-e anche ai dì nostri, chi l'accolse e difese, non però si può dire che
-sia stata la più diffusa. e, anzi, nelle leggende di cui avrò a parlare
-più oltre, non compare nemmeno.
-
-Fare una enumerazione di tutti gli scrittori sacri e profani, antichi
-e del medio evo, i quali si contentarono di dire che il Paradiso
-terrestre è in Oriente, senz'aggiungere altra più precisa indicazione,
-sarebbe fatica non meno incresciosa che vana: essi sono, starei per
-dire, innumerabili. A noi importano ora le notizie, o le affermazioni,
-le quali, riferendosi pur sempre all'Oriente, sieno in qualche modo più
-specificate e più precise.
-
-Molte mappe del medio evo pongono il Paradiso terrestre in terra ferma,
-nell'India, o di là dall'India, in una regione incognita, all'estremo
-limite della terra bagnata dall'oceano che tutto circonda[11]; e
-di là dall'India lo posero l'Anonimo Ravennate e la più parte dei
-trattatisti, espositori e commentatori ch'ebbero a parlarne[12]. Non
-aveva già detto Erodoto che quanto è di più bello al mondo si trova
-agli estremi confini della terra abitata? Nel secolo XV la credenza
-per questo rispetto non muta. Le mappe di Andrea Bianco (1436), di
-Giovanni Leardo (1448), del Museo Borgia, altre, seguitano a porre
-il Paradiso nell'India, o di là dall'India. Ma la nozione era di
-necessità confusa ed incerta. Nel secolo XIV, Giovanni di Mandeville
-afferma di essere stato in India, ma di non aver veduto il Paradiso,
-il quale è in regione assai più lontana[13]; mentre Giordano da Sévérac
-riferisce una credenza secondo cui il Paradiso sarebbe stato fra quella
-che si chiamava la terza India e l'Etiopia[14]. Nel secolo XV, Fra
-Mauro colloca il Paradiso in Oriente, _molto remoto dala habitation e
-cognition humana_; ma non segna nella sua mappa il luogo preciso[15].
-Da molti il Paradiso terrestre ponevasi nel Regno del Prete Gianni, o
-in prossimità di quello, come vedremo più innanzi; regno che mutò più
-d'una volta luogo sulla faccia della terra, secondo il bisogno della
-leggenda; ma che fu da prima in India, o da quelle parti.
-
-Dice Ranulfo Higden, nel suo _Polychronicon_, esser falsa la opinione
-di coloro che credono il Paradiso disgiunto dalla terra abitata per
-lunga distesa di mari[16]; ma bisogna pur riconoscere che tale opinione
-professata, fra gli altri, nel nono secolo, da Valafredo Strabone e da
-Remigio di Auxerre, e accennata da Rabano Mauro[17], doveva imporsi,
-come quella che meglio s'accordava con certi sentimenti, e appagava
-la fantasia, a molti spiriti. L'isola felice e la città d'oro dei
-Vidyâdhari, di cui si racconta nel libro di novelle di Somadeva, son
-poste anch'esse in parte remotissima ed ignota del mondo, e molte altre
-immaginazioni affini si potrebbero qui recare a riscontro, delle quali
-sarà detto più opportunamente altrove.
-
-Quella opinione prendeva due forme diverse, secondochè il Paradiso
-si faceva sorgere nell'antictone di Aristotele e di Eratostene[18],
-ossia nella terra opposta all'abitata, divisa da questa dall'oceano
-innavigabile; oppure in un'isola, remota sì da ogni contrada popolata
-dagli uomini, ma appartenente nulladimeno al nostro emisfero.
-
-Già Sulpizio Severo, nel IV secolo, dice, parlando dei primi parenti,
-che essi furono cacciati come esuli nella terra da noi abitata, _in
-nostram velut exules terram ejecti sunt_[19]; e in quello stesso secolo
-Efrem Siro, ne' suoi Commentarii sulla Genesi, andati perduti, colloca
-il Paradiso nell'antictone; ma Cosma Indicopleuste, nel VI, espone
-tutta una sua dottrina in proposito la quale ha strettissima relazione
-con antiche dottrine asiatiche, e, senza dubbio, ne dipende[20].
-Cosma immagina la terra oblunga, e divisa in due parti, delle quali
-l'una è interna e circondata dall'oceano, l'altra è esterna, cinge
-l'oceano e si congiunge col cielo, volto in alto e all'ingiro a modo di
-cupola. Il Paradiso è nella terra esterna, verso Oriente, e in quella
-terra rimasero gli uomini sino al Diluvio. Noè, con l'Arca, traversò
-l'oceano, e approdò in Persia, d'onde la sua progenitura si sparse in
-questa parte di mondo ch'è ora abitata, mentre l'altra, che fu prima
-abitata, ora è deserta. I quattro fiumi dell'Eden s'inabissano laggiù
-nella terra, passano sotto l'oceano, e riscaturiscono di qua, dalla
-parte nostra[21]. Sia ricordato, di passata, che gl'Indiani immaginano
-un altro mondo (_loka_) di là dai Sette Mari, e che di là dall'oceano
-immaginano gli Arabi la montagna di Kâf. Mosè Bar-Cefa, nel secolo
-X, pose ancor egli il Paradiso nell'antictone[22]; e tale opinione,
-avvalorata dal fatto (contraddetto, come poi vedremo, da molti sogni
-che pure avevansi in conto di fatti) che il Paradiso, per quanto si
-fossero corse le terre ed i mari, non s'era mai potuto rinvenire, ebbe
-non pochi seguitatori, Dante fra gli altri.
-
-Che Dante, ponendo il Paradiso terrestre sulla cima del monte del
-Purgatorio, fece cosa non caduta in mente a nessuno dei Padri e Dottori
-della Chiesa, fu notato già da parecchi; ma che, quanto alla situazione
-del Paradiso, l'opinione di lui s'accorda con quella dei Padri e
-Dottori che lo posero nell'antictone, non fu, ch'io sappia, fatto
-osservare da alcuno. Conformemente alla comun dottrina de' suoi tempi,
-Dante crede che la terra emersa, la _Gran secca_, com'egli la nomina,
-sia tutta nell'emisfero settentrionale, e non si stenda se non picciol
-tratto (circa 11 gradi secondo Tolomeo) oltre l'equatore. L'emisfero
-meridionale è occupato dalle acque dell'oceano, salvo che in un punto
-dove sorge il monte del Purgatorio, diametralmente opposto alla città
-di Gerusalemme. Notisi tuttavia che de' quattro fiumi egli non dice
-parola[23]. Quel viaggio sotterraneo, che altri faceva compiere loro,
-doveva destare troppe obbiezioni nella mente di chi aveva disputato
-la questione _De aqua et terra_, e aveva così giusta cognizione della
-legge di gravità[24].
-
-Molto più diffusa fu l'altra opinione, che poneva, come ho detto, il
-Paradiso in un'isola del nostro emisfero, la quale quando è in Oriente
-e quando in Occidente, secondo le immaginazioni. Poichè io parlo ora
-della general credenza che assegnava il Paradiso all'Oriente, dirò,
-prima, dell'isola, o, piuttosto, dell'isole orientali, salvo a dir
-delle occidentali un po' più innanzi, quando parlerò di un'altra
-credenza principale. In tanto viluppo ed intreccio d'immaginazioni, le
-quali spesso nascono le une dalle altre, gli è affatto impossibile di
-serbare, discorrendone, un ordine logico molto rigoroso.
-
-Ma, prima di passar oltre, non sarà fuor di luogo ricordare che l'idea
-di porre in un'isola segregata la stanza dei beati, o di attribuire
-ad isole remote ed incognite una felicità non concessa al resto della
-terra, è una idea naturale, molto antica e molto diffusa. L'Elisio
-fu posto in una o più isole; e tutti sanno quanto dagli antichi siasi
-favoleggiato intorno alle famose Isole Fortunate. L'isola dei Feaci,
-e l'isola di Ogigia, descritte da Omero, sono terre di letizia e di
-felicità; e l'isola di Pancaja, descritta da Diodoro Siculo, ha con
-l'Elisio non piccola somiglianza. L'Atlantide di Platone e la Merope
-di Teopompo erano immuni dagl'infiniti mali cui vanno soggette l'altre
-contrade abitate dagli uomini. Oltre al monte Kâf, gli Arabi avevano
-l'isola di Vacvac, ricordata nei viaggi di Sindbad delle _Mille e una
-notte_, e di cui tante meraviglie narrano Masûdi e altri[25]; e avevano
-le isole Saili, le quali erano di tanta vaghezza e felicità che chi vi
-approdava dimenticava il resto del mondo[26]. Di un'isola dalle poma
-d'oro narrarono le meraviglie i Celti.
-
-L'isola paradisiaca sorgeva dalle acque di quel misterioso oceano
-che fasciava tutto intorno la terra abitabile. L'immaginazione di
-quest'oceano, antichissima, dacchè, prima che nei poemi di Omero
-e di Esiodo, trovasi in India e in Caldea, durò viva quanto il
-medio evo[27]. Isidoro di Siviglia l'accetta, e l'accetta ancora il
-Boccaccio, quando il medio evo si chiude: le mappe la figurano. Notisi,
-a tale riguardo, che, secondo Giuseppe Flavio, il fiume il quale esce
-dal Paradiso, cinge tutta la terra, e che San Giovanni Damasceno fa di
-quel fiume e dell'oceano circondante una cosa sola[28].
-
-E molte mappe figurano anche l'isola, posta bensì in Oriente, ma non
-sempre, come si può ben credere, nel medesimo luogo[29]. Di solito
-essa non è designata con altro nome che quello di Paradiso, o Isola
-del Paradiso. Nel poemetto che Cinevulfo (secolo X) compose intorno
-alla Fenice, è detto che Dio pose l'isola santa così lontano dai
-peccatori che nessuno può giungervi, e Dante fa un'isola del monte
-_che si leva più dall'onda_. Una compilazione francese di storia
-antica, che passò in traduzioni italiane, la ricorda, e dice che _è una
-dolcie contrada, ed è assisa verso oriente, nel gran mare che tutto
-il mondo atornea_[30]. Talvolta l'isola paradisiaca prende un nome,
-o s'identifica con un'isola, non più immaginaria, ma reale. Giovanni
-Witte di Hese (di Hees, Hesius) che negli ultimi anni del secolo XIV
-compiè con la fantasia, senza muoversi da Utrecht, ov'era prete, un
-meraviglioso viaggio in Oriente, e ne scrisse, in latino, un racconto
-che fu messo a stampa sino dal 1489, dice che egli e i compagni suoi,
-lasciate le terre del Prete Gianni, giunsero, dopo dieci giorni di
-navigazione, a un'isola deliziosa, detta Radice del Paradiso, e dopo
-dodici altri giorni, al monte Edom, il quale si leva erto e diritto
-di mezzo il mare, come un'altissima torre, sicchè da nessuna parte
-vi si può salire, e in cima ad esso si vuole che sia il Paradiso: «e
-circa l'ora del vespero,» quando il sole declina, «si vede il muro
-del Paradiso splendere di gran chiarità, e vaghissimamente a mo' di
-stella[31]». Di questo monte e isola di Edom, il cui nome è, con tanta
-disinvoltura, tolto alla Palestina, non so che sia fatta menzione
-altrove.
-
-Giovanni de' Marignolli, vescovo di Bisignano, che, insieme con altri,
-fu da Benedetto XII (1334-1342) mandato in missione al Gran Cane dei
-Tartari, afferma, nel suo _Chronicon_, che il Paradiso è a quaranta
-miglia italiane dall'isola di Ceilan, d'onde si ode il fragore e lo
-scroscio delle sue acque cadenti. Egli si vanta d'avere superato la
-gloria del massimo Alessandro, il quale, pervenuto all'ultimo termine
-della sua peregrinazione, eresse, a perpetua memoria, una colonna,
-e di avere, nel cono del mondo, _in cono mundi_, alzata, di contro
-al Paradiso una lapide, e sparsovi sopra dell'olio[32]. Ricorda la
-opinione di alcuni, i quali asserivano in Ceilan stessa essere stato il
-Paradiso; opinion ch'ei rifiuta, parendogli contraddetta dal nome[33].
-Sta a ogni modo il fatto che alcuni ponevano il Paradiso in Ceilan, e
-vedremo, in altro luogo, parecchie ragioni di così fatta credenza.
-
-Che il Paradiso dovesse essere nella zona torrida, sotto il tropico del
-Cancro, o a dirittura sotto l'equatore, fu opinione antica benchè non
-molto diffusa. Tertulliano credeva che per il _flammeum gladium_ della
-Genesi s'avesse appunto a intendere la zona di massima caldura, e fu
-in tale sua credenza seguito da Filostorgio, da San Tommaso d'Aquino,
-da San Bonaventura, e da parecchi altri[34]. Ma a tale opinione
-contraddicevano molti, cui sembrava non la si potesse accordare con
-quanto sapevasi del temperatissimo clima del Paradiso, e della copia
-delle sue acque; al che rispondevano quei primi con dire che la troppa
-caldura poteva essere mitigata dall'altitudine e da altre condizioni.
-Al punto d'intersezione dell'equatore e del gran meridiano, gli Arabi
-posero il Castello d'Arîn, di malagevole accesso, e il trono d'Iblîs.
-
-Efrem Siro fu di opinione che il Paradiso, di là dall'oceano, circuisse
-tutta la terra[35]; al qual proposito è da ricordare che anche
-dell'Hara-berezaiti dei Persiani fu da taluno creduto altrettanto, e
-che Plutarco parla di un continente che cinge tutto intorno la terra
-(μεγαλη ἤπειρος) contrapposto al continente abitato (ἡ οἰκουμένη).
-Altri andaron più oltre, e sostennero che il Paradiso si dovette
-stendere sopra tutta la superficie della terra, senza di che non
-avrebbe potuto contenere l'intero genere umano, che vi doveva avere
-sua dimora, durando in istato d'innocenza[36]. Tale opinione professò
-ancora in pien secolo XVI, Gioachino di Watt (Vadianus Sangallensis)
-nel suo _Trium terrae partium epitome_.
-
-Ma altre opinioni correvano, affatto a queste contrarie. Sin da'
-tempi di San Teofilo di Antiochia (m. c. 181) c'era chi dubitava se
-il Paradiso fosse mai stato in terra, dubbio ch'egli combatte[37];
-e San Gerolamo ricorda una tradizione ebraica, secondo la quale
-il Paradiso sarebbe stato creato avanti il mondo, e però fuori de'
-suoi confini[38]. I Valentiniani lo posero sopra il terzo cielo; e
-i musulmani credono ch'esso fosse nei cieli, e che Adamo, cacciato,
-cadesse nell'isola di Serendib (Ceilan), e che quivi morisse dopo aver
-fatto un pellegrinaggio al luogo dove poi doveva sorgere la Mecca.
-In un manoscritto del Museo Britannico si legge che il Paradiso è
-meravigliosamente sospeso fra il cielo a la terra, quaranta cubiti
-sopra il più alto livello raggiunto dalle acque del Diluvio, che,
-com'è noto, superarono di quaranta cubiti le cime delle più alte
-montagne[39]. Altri pensarono che il Paradiso fosse bensì stato in
-terra, ma che Iddio, corrucciato, l'avesse distrutto il giorno stesso
-del peccato, o avesse più tardi permesso che lo distruggesse il
-Diluvio. E qui è da dir qualche cosa della opinion di coloro i quali
-credevano che il Paradiso fosse stato in Gerusalemme. Tale opinione
-è già impugnata, nel IV secolo, da Sant'Atanasio, arcivescovo di
-Alessandria[40]; ma bisogna riconoscere ch'essa non era sorta senza
-qualche plausibile ragione, e che pareva formata a bella posta per
-secondare certe tendenze della coscienza religiosa e per appagare certi
-sentimenti dei fedeli. Dice Ezechiele in un luogo delle sue profezie
-(V, 5):_ Ista est Jerusalem: in medio gentium posui eam et in circuitu
-ejus terras_. Questo luogo, malamente interpretato, fece nascere la
-credenza, serbata poi lungamente, che Gerusalemme fosse collocata nel
-centro del continente abitato. Ora, è noto quanto la fantasia cristiana
-sia stata vaga nei primi secoli, e poi nei secoli di mezzo, di collegar
-fra loro, col sussidio di varie immaginazioni, più che non avvenisse
-nel puro concetto dottrinale, i fatti varii della caduta e della
-redenzione del genere umano, e di conferir loro, oltre alla continuità
-e unità morale, anche una certa continuità e unità materiale. Si
-credeva dai più che Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, fossero poi
-vissuti in luogo prossimo a quello; si credeva che Adamo fosse stato
-sepolto sul Calvario; che la croce, fatta del legno dell'albero fatale,
-che aveva dato esca al peccato, fosse sorta su quella tomba, e che
-il sangue del redentore avesse bagnate le ossa del primo peccatore.
-Come non credere allora che l'opera stessa della redenzione si fosse
-compiuta nel proprio luogo ov'era stato commesso il peccato, e che in
-quel luogo appunto fosse sorta la città santa e predestinata? Dante
-pose il Paradiso terrestre agli antipodi di Gerusalemme; ma parecchi
-dopo lui, sin oltre il secolo XVI, seguitarono ad aver l'opinione che
-il Paradiso fosse stato in Giudea.
-
-Se non che questa credenza, e la precedente, ebbero poco seguito, e
-incomparabilmente maggiore l'ebbe l'altra, la quale affermava, non solo
-che il Paradiso era stato veramente in terra, ma ancora ch'esso ci si
-trovava tuttavia, serbato incolume, nella sua condizion primitiva. Di
-ciò vedremo in seguito molte prove.
-
-L'Elisio di Omero, le Isole dei beati di Esiodo, gli Orti delle
-Esperidi, mutarono più volte luogo sulla faccia della terra
-col mutare dei tempi, e altrettanto può dirsi del Meru indiano,
-dell'Hara-berezaiti iranico, del monte su cui, dopo il Diluvio, si
-fermò l'Arca ecc. Allo stesso modo mutò luogo il Paradiso terrestre,
-salvo che il mutar suo non fu, di regola, come in altri casi avvenne,
-effetto di migrazioni; ma fu più spesso effetto di speculazioni e
-interpretazioni discordi, e talvolta di alcuno accrescimento del
-sapere, o di alcuna scoperta geografica; e, più frequentemente ancora,
-della irrequietezza stessa della fantasia, della mobilità della
-leggenda. E al mutar suo, almeno in un caso molto importante, non fu
-estraneo l'influsso di certi miti dell'antichità, e non furono estranee
-le speciali condizioni di vita e di pensiero di alcuni popoli che non
-entrarono se non tardi a far parte della grande famiglia cristiana.
-
-La credenza più antica e più diffusa era, come abbiam veduto, quella
-che poneva il Paradiso in Oriente; ma di contro ad essa vediam sorgere
-una opinione contraria, che pone il Paradiso in Occidente, quando
-più a settentrione, quando più a mezzodì. Già sin dal primo secolo
-dell'èra volgare, gli Esseni, cedendo, senza dubbio, all'influsso di
-miti pagani, ponevano di là dall'Oceano Atlantico il soggiorno dei
-beati[41]. I Celti non avevano diversa credenza. Secondo la dottrina
-loro, «gli uomini hanno per primo progenitore il dio della morte,
-e questo dio abita una regione lontana, di là dall'Oceano; egli ha
-sua dimora in quell'_isole estreme_, d'onde, secondo l'insegnamento
-dei druidi, era venuta direttamente una parte degli abitanti della
-Gallia». — «Secondo le credenze dei Celti, i morti vanno ad abitare
-di là dall'oceano, verso Mezzodì, là dove si corica il sole la più
-parte dell'anno, in una regione meravigliosa, che vince di gran
-lunga, per gioje e seduzioni, questo mondo di qua. Da quel paese
-misterioso traggono origine gli uomini»[42]. Queste credenze, hanno,
-come si vede, molta somiglianza con quelle dei Greci e dei Romani,
-ed è anzi probabile che abbiano esercitato sopra di esse un influsso
-non lieve, concorrendo a fare spostare, specialmente verso il
-Settentrione, l'isola di Saturno e il regno dei morti. Da altra banda,
-le immaginazioni dei Greci e dei Romani non potevano non esercitare
-alla lor volta un notabile influsso su quelle dei Celti. Mutata la fede
-religiosa, molte delle antiche credenze naturalmente sopravvivevano,
-accordandosi, fondendosi con le nuove, e in più varii modi alterandone
-il concetto e la natura. Gaeli e Cimri favoleggiavano di un
-meraviglioso paese, il quale sorgeva in mezzo all'oceano profondo, e i
-cui abitatori, bevendo le acque dolcissime della fontana di gioventù,
-non conoscevano nè la vecchiezza, nè i morbi. Un tal paese, nelle
-menti dei convertiti, doveva necessariamente identificarsi col Paradiso
-terrestre; ed è per questo che San Brandano muove, come vedremo, alla
-ricerca del Paradiso navigando per l'Oceano occidentale. Tale credenza
-aveva dunque un fondamento pagano, e perciò non è senza ragione che
-Isidoro di Siviglia nota di paganità la opinion di coloro che ponevano
-il Paradiso nelle Isole Fortunate[43].
-
-Per le ragioni medesime furono talvolta situati in isole remote
-dell'Oceano Atlantico il Purgatorio e l'Inferno. Già fra gli antichi
-era nata una opinione che poneva in Gallia, o in Brettagna, il regno
-dei morti. Plutarco ne fa ricordo, attingendo da un ignoto e più antico
-scrittore. Claudiano, narrando certa navigazione oceanica di Ulisse,
-già prima narrata da Solino, dice che l'eroe visitò un popolo di ombre
-su quella estrema parte della Gallia che si protende nell'Oceano, nè
-lascia intendere se alluda propriamente all'ultimo lembo occidentale
-dell'Armorica, o alla Cornovaglia insulare (_Cornu Galliae_). Procopio
-dà, in forma più compiuta, il racconto di Plutarco, e narra di una
-popolazione di marinai, sulle coste settentrionali della Gallia,
-officio de' quali era di tragittare di notte tempo le anime de' morti
-in Brettagna. Di questa credenza è pur cenno negli scolii di Tzetzes
-all'_Alessandra_ o _Cassandra_ di Licofrone, e nel medio evo essa non
-era ancora del tutto perduta, perchè se ne trova un curioso ricordo in
-un racconto tedesco del secolo XIII[44].
-
-Ho detto che la latitudine del Paradiso occidentale variava, quando
-più verso Settentrione, quando più verso Mezzodì. Che le fantasie lo
-venissero respingendo talvolta nelle regioni più inospitali del globo,
-verso i ghiacci e le nebbie del polo, non deve far troppa meraviglia,
-se si pensa che già gli antichi ebbero alcune immaginazioni consimili;
-che gl'Iperborei, i quali menavano vita felicissima, furono da essi
-cacciati nell'estremo settentrione, di là dai monti Rifei[45]; che
-nell'isola Prodesia, vicina a Tule, fu posto l'Elisio; e che tra
-gl'Iperborei furono collocati da taluno gli Orti delle Esperidi[46].
-Ed è curioso vedere come, nella seconda metà del secolo XI, Adamo
-Bremense tramuti sulle rive del Baltico le Amazzoni, i Cinocefali, i
-Macrobii, gl'Imantopodi, altri popoli strani e mostri varii, tolti la
-più parte all'Asia leggendaria, e i Ciclopi per giunta[47]. Incoraggito
-da sì fatti esempii, nel sec. XVI, il famoso Guglielmo Postel, che, fra
-molt'altre cose, pretendeva d'essere ringiovanito e risuscitato, asserì
-nel suo _Compendium cosmographicum_ che il Paradiso terrestre era sotto
-il polo artico.
-
-Ma, di solito, si preferivano latitudini alquanto più basse. A dispetto
-d'Isidoro di Siviglia, alcuni seguitarono a credere che il Paradiso
-fosse in quelle Isole Fortunate di cui tanto aveva favoleggiato
-l'antichità, e dove pure erano stati messi gli Elisii. E a questo
-proposito è da ricordare che i geografi arabici chiamarono le isole
-che si trovano a occidente dell'Africa con due nomi diversi, Isole
-Eterne e Isole della Felicità, e che queste Isole della Felicità pare
-fossero le Canarie[48], che poi dovrebbero essere le Fortunate. E
-dico _dovrebbero_, perchè nel medio evo ci fu grandissima confusione a
-questo riguardo. Così, per citare qualche esempio, una delle carte di
-Marin Sanudo (1306) pone a occidente dell'Irlanda nientemeno che 358
-isole beate e fortunate, e sulla mappa di Fra Mauro (1457-9) si trovano
-le _insule de Hibernia dite Fortunate_. Verso la fine del secolo XV
-(1471) Grazioso Benincasa segna ancora due gruppi d'Isole Fortunate,
-l'uno a ponente dell'Africa, l'altro a ponente dell'Irlanda[49]. Nel
-primo gruppo sembra che ponesse il Paradiso terrestre Cristina di
-Pisan, la quale visse sino all'anno 1431[50].
-
-La vicinanza delle Isole Fortunate all'Africa doveva, o prima o poi,
-suggerire l'idea che il Paradiso fosse appunto nel continente africano,
-tanto più che si credeva da molti, come vedremo, essere il Nilo uno dei
-quattro fiumi ricordati dalla Bibbia. Abbiam già veduto che Giovanni
-de' Marignolli situava il Paradiso fra la terza India e l'Etiopia:
-Lodovico Ariosto, più risoluto, lo pone senz'altro sul monte onde nasce
-il Nilo, vicino al paese del Senapo, o Prete Gianni, mutato ancor esso
-di luogo, e Giovanni Milton ne segue l'esempio[51]. Più d'uno udrà con
-meraviglia che il celebre Livingstone cercava ancora il Paradiso nel
-cuore dell'Africa, nella regione dei grandi laghi equatoriali.
-
-Cristoforo Colombo ricorda la opinione di coloro che ponevano in Africa
-il Paradiso, ma non vi si acconcia; anzi vuole ch'esso sia nelle nuove
-terre da lui scoperte, non molto lungi dall'isola di Trinità e dalla
-foce dell'Orenoco[52]. E con lui il Paradiso terrestre, dopo aver fatto
-in certo modo il giro del mondo, ritorna in Oriente, giacchè, com'è
-noto, il sommo navigatore morì senza sapere d'avere scoperto un nuovo
-continente, anzi credendo d'aver raggiunto, navigando a occidente,
-le isole e la costa orientale dell'Asia; la qual credenza gli faceva
-dire che la terra non è così grande come dai più si crede. Si dovrà,
-per la stessa ragione, riportare in Oriente il paradiso dei Gaeli?
-Ebbero veramente costoro cognizione della rotondità della terra, come
-fu da taluno asserito, e scoprirono essi, insieme con gli Scandinavi,
-l'America, più secoli prima che il Colombo nascesse? e in che misura
-la scoprirono? Non bisogna esser troppo corrivi nè ad affermare nè
-a negare in così fatta materia. Se avessero proprio avuta quella
-cognizione, e fatta quella scoperta, l'estremo Occidente, ov'essi tante
-meraviglie ponevano, ridiventava, in certo modo, l'estremo Oriente dei
-Padri e della più comune credenza. Ma sia di ciò come si voglia, non
-è da dimenticare il fatto che parecchie mitologie, oltre alla greca e
-alla romana, posero in Occidente paesi di delizie e di beatitudine. In
-Occidente sorgeva, secondo gl'Indiani, Kanaka-puri, la Città d'oro; in
-Occidente immaginano gli abitatori della Polinesia un'isola paradisiaca
-detta Bulotu[53].
-
-Chiudiamo questa ormai lunga rassegna con dire che non vi fu parte
-della terra dove non si ponesse il Paradiso. Giorgio Federico Daumer,
-nato nel 1800, lo pose in Australia, dove cresce l'albero del pane; il
-celebre Giacomo Casanova lo cacciò insieme coi Megamicri, non degeneri
-discendenti di Adamo, nell'interno del pianeta[54].
-
-In leggende popolari tuttora vive, il Paradiso è in luogo prossimo a
-chi le va rinarrando, nelle Alpi, per esempio, o nel Fichtelgebirge.
-
-
-NOTE:
-
-[6] Così si esprime il testo ebraico. La Vulgata, invece che _ad
-orientem_, dice _a principio_, differenza importante nel fatto della
-situazione, com'ebbero ad osservare RABANO MAURO, _Commentaria in
-Genesim_ (_Opera_, t. I, col. 476, ap. MIGNE, _Patrologia latina_, t.
-CVII), l. I, cap. 12, e altri.
-
-[7] _Antiquitates judaicae_, l. I, cap. I, 3.
-
-[8] _De Spiritu sancto_, c. 27.
-
-[9] Nella _Bibliotheca orientalis_ dell'ASSEMANI, t. III, parte Iª. p.
-306.
-
-[10] Pubblicato da C. F. A. DILLMANN, sotto il titolo _Das christliche
-Adambuch des Morgenlandes_, Gottinga, 1853: cf. MIGNE, _Dictionnaire
-des apocryphes_, Parigi, 1856-8, vol. I, col. 297.
-
-[11] Vedi la mappa di Torino in un codice del secolo XII; la mappa
-del Museo Britannico (sec. XIII); quella di Silos; quella contenuta in
-un manoscritto del _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, del secolo XIV;
-quella inserita in un manoscritto delle _Croniche di San Dionigi_, dei
-tempi di Carlo V di Francia; e altre, riprodotte dal SANTAREM, _Atlas
-composé de mappemondes et de cartes_, etc., Parigi, 1842, 1849, e
-dallo JOMARD, _Les monuments de la géographie_, Parigi, s. a. V. pure
-LELEWEL, _Géographie du moyen âge_, Atlas. Bruxelles, 1850, e DURAZZO,
-_Il Paradiso terrestre nelle carte medioevali_, Mantova, 1887.
-
-[12] Sarebbe inutile qui riferirne i nomi. Vedi l'indice dei tre
-volumi dell'opera del SANTAREM intitolata _Essai sur l'histoire de
-la géographie et de la cosmographie pendant le moyen âge_, Parigi,
-1849-52, s. v. _Paradis terrestre_.
-
-[13] _The Voiage and Travaile of sir_ JOHN MAUNDEVILLE, edizione curata
-da J. O. Halliwell, Londra, 1839, cap. XXX, p. 303.
-
-[14] _Mirabilia descripta per fratrem_ JORDANUM, _ordinis
-praedicatorum, oriundum de Severaco, in India majori episcopum
-columbensem, in Recueil de voyages et de mémoires publié par la Société
-de géographie_, t. IV, Parigi, 1839, p. 56.
-
-[15] ZURLA, _Il Mappamondo di Fra Mauro Camaldolese descritto ed
-illustrato_, Venezia, 1806, p. 73.
-
-[16] RANULPHI HIGDENI _monachi Cestrensis Polychronicon_, edito da
-Churchill Babington nei _Rerum Britannicarum medii aevi scriptores_,
-vol. I, l. I, cap. 10, pp. 70-2.
-
-[17] WALAFRIDI STRABONIS _Glossa ordinaria, Liber Genesis_, cap. 2
-(_Opera_, t. I, col. 86, ap. MIGNE, _Patrologia latina_, t. CXIII);
-REMIGII AUTISSIODORENSIS _Comentarius in Genesim_, cap. 2 (_Opera_,
-col. 60, ap. MIGNE, _Patr. lat._, t. CXXXI): RHABANI MAURI _Commentaria
-in Genesim_ già citati, l. cit.
-
-[18] Cf. una lettera del LETRONNE all'HUMBOLDT nell'opera di questo:
-_Examen critique de l'histoire de la géographie du nouveau continent_,
-Parigi, 1836-9, vol. III, p. 129.
-
-[19] _Historiae sacrae_ l. I, in principio.
-
-[20] Vedi GESENIUS, _Comentar über den Jesaia_, Lipsia, 1821, vol. II,
-p. 525. Il sistema di Cosma presenta anche non poca somiglianza con
-quello che espone MACROBIO, _In somnium Scipionis_, II, 5.
-
-[21] Χριστιανικὴ τοπογραφία, l. II, in _Bibliotheca veterum patrum_ del
-Galland, t. XI, pp. 414, 418-9.
-
-[22] _De Paradiso_, parte I, cc. 8-9.
-
-[23] _Inferno_, c. XXXIV, vv. 112-7.
-
-[24] Il DE GUBERNATIS, in uno scritto intitolato _Dante e l'India_
-(_Giornale della Società asiatica italiana_, vol. III, 1889, pp. 3-19)
-sostiene che per Dante il monte del Purgatorio è l'isola di Ceilan; ma
-poteva Dante ignorare ciò che tutti sapevano ai suoi tempi, cioè che
-l'isola di Ceilan era popolata, non di anime purganti, ma di uomini
-d'ossa e di polpe? che da quell'isola venivano spezie in gran copia?
-che ad essa approdavano mercatanti e pellegrini in gran numero? Come
-avrebbe potuto Dante dire il lido di così fatta isola
-
- lito diserto
- Che mai non vide navicar sue acque
- Uomo che di tornar sia poscia esperto?
-
-E come avrebbe potuto chiamar quell'isola un'_isoletta_? (_Purgatorio_,
-I, 130-2, 100).
-
-[25] Cf. REINAUD, _Géographie d'Aboulfeda_, vol. I, Parigi 1848,
-Introduzione, p. CCCVIII.
-
-[26] Vedi SHEMS ED-DÎN ABU-'ABDALLAH, _Nokhbet eddahr_, ecc., trad, da
-A. F. Mehren, Copenaghen, 1874, pp. 171-2.
-
-[27] Una ingegnosa ipotesi sulla origine di essa presso gli antichi
-espone il PLOIX, _L'Océan des anciens, Revue archéologique_, nuova
-serie, vol. XXXIII (1877).
-
-[28] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud_., I, 1; S. GIOVANNI DAMASCENO, _De
-fide orthodoxa_, l. II, cap. 9.
-
-[29] Vedi negli atlanti citati pur ora le seguenti mappe: di Enrico,
-canonico di Magonza (sec. XII); quelle inserite in manoscritti del
-_Liber Floridus_ di LAMBERTO, canonico di Saint-Omer (sec. XII); quella
-inserita in un manoscritto della _Imago mundi_ di ONORIO DI AUTUN (sec.
-XII); di Hereford (sec. XIII); di MARIN SANUDO, nel _Chronicon a mundi
-creatione ad annum Christi 1320_. Cf. SANTAREM, _Essai_ etc., vol. III,
-pp. 477-8, 497; vol. II, pp. 197, 241; vol. III, p. 140.
-
-[30] P. MEYER, _Romania_, vol. XIV, p. 62; PARODI, _I rifacimenti e le
-traduzioni italiane dell'Eneide di Virgilio prima del Rinascimento_,
-nel fasc. V (1887) degli _Studj di filologia romanza_, pubblicati
-dal Monaci, pp. 166-7. Il ms. A, I, 8 della Casanatense contiene il
-testo francese. La traduzione italiana, oltre che nel ms. canoniciano
-indicato dal Meyer, e nel ms. N. 10 di San Pantaleone _de Urbe_,
-conservato nella biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, indicato dal
-Parodi, si ha in un altro manoscritto, pure di S. Pantaleone, segnato
-col numero 30, e conservato nella medesima biblioteca. In questo si
-leggono, come io le ho trascritte, le parole: _è assisa verso Oriente,
-nel gran mare che tutto il mondo atornea_, e non come dall'altro codice
-le riporta il Parodi: _è assisa verso Oriente nel gran mare atornea_.
-
-[31] Il racconto di Giovanni fu ripubblicato, di su un codice di
-Berlino, da F. ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, estratto dai volumi
-VII e VIII delle Memorie della Società Reale delle scienze in Sassonia,
-Lipsia, 1876-9, parte 2ª pp. 162-71. Il passo da me riferito è a p.
-170.
-
-[32] Ap. DOBNER, _Monumenta historica Boemiae_, t. II, pp. 89-90. Cf.
-DE GUBERNATIS, _Storia dei viaggiatori italiani nelle Indie Orientali_,
-Livorno, 1875, p. 75.
-
-[33] Ap. DOBNER. _Op. cit_., p. 96.
-
-[34] TERTULLIANO, _Apolgeticus_, cap. 46; FILOSTORGIO, ap. NICEFORO,
-_Hist. eccles_., l. IX, cap. 19; SAN TOMMASO, _Summa theologica_, II,
-2ª, quaest. 165, art. ult.; SAN BONAVENTURA, _Sententiarum_ II, dist.
-17. Cf. ALBERTO MAGNO, _De natura locorum_, tratt. I, cap. 6.
-
-[35] MOSÈ BAR-CEFA, _De Paradiso_, parte I, cap. 13.
-
-[36] Vedi UGO DI SAN VITTORE, _Adnotationes in Genesim_, c. 2.
-
-[37] _Ad Autolycum_, l. II, 24; cf. SANT'IPPOLITO, vescovo di Roma, _In
-Hexaemeron_.
-
-[38] _Quaestiones hebraicae in Genesim_, cap. 2.
-
-[39] WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory; an Essay on the Legends of
-Purgatory, Hell, and Paradise_, Londra, 1844, p. 25. Per contro, in un
-codice riccardiano (n. 1717, f. 82 r.), quasi ad assicurar meglio la
-più comune credenza, si dice: _El paradiso delitiano si è in terra, in
-questo mondo, nelle parti d'oriente_, ecc.
-
-[40] _Quaestiones ad Antiochum_, quaest. 47.
-
-[41] GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. II, cap. VIII, 11.
-
-[42] D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Le cycle mythologique irlandais et la
-mythologie celtique_, Parigi, 1884, pp. 26-8.
-
-[43] _Etymologiarum_, l. XIV, cap. 6: cf. RABANO MAURO (De Universo, l.
-XII, cap. 5) che qui e altrove copia Isidoro; PIETRO D'AILLY, _Imago
-mundi_, c. 41. Vedi BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique et l'Éden
-occidental, nella Revue de l'histoire des religions_, tt. VII e VIII
-(1883), pp. 273-318, 672-727.
-
-[44] PLUTARCO, frammento di un commentario sopra Esiodo, conservato da
-TZETZES, in _Oeuvres de Plutarque_, ediz. Didot, vol. V, pp. 20-21;
-SOLINO, _Polyhistor_, XXII, 1; CLAUDIANO, _In Rufinum_, I, vv. 123
-sgg.; PROCOPIO, _De bello gothico_, IV, 20; LYCOPHRONIS _chalcidensis
-Alexandra_, ediz. di Oxford, 1697, p. 90. Cf. WACKERNAGEL, _Das
-Todtenreich in Britannien_, nella _Zeitschrift für deutsches Alterthum_
-del HAUPT, vol. VI, pp. 191-2; D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit._,
-p. 232. Durante tutto il medio evo l'Irlanda fu creduta paese di
-meraviglie, come ne fanno fede la _Topographia Hiberniae_ di GIRALDO
-CAMBRENSE, il trattato _De rebus Hiberniae admirandis_ di PATRIZIO,
-il già citato _Liber Floridus di_ LAMBERTO, e altri. Jean de Meung,
-l'autore della seconda parte del _Roman de la Rose_, tradusse un'opera
-che s'intitola in francese _Merveilles d'Irlande_.
-
-[45] Le opinioni degli antichi circa gl'Iperborei sono raccolte
-dall'UKERT, _Geographie der Griechen und Römer_, vol. III, parte 2ª,
-pp. 393-406.
-
-[46] PRELLER, _Griechische Mythologie_, 2ª ediz., Berlino, 1860-1, vol.
-I, p. 442.
-
-[47] _Libellus de situ Daniae_, unito alla sua _Historia
-ecclesiastica_, Lugduni Batavorum, 1595, cc. 228 e 232.
-
-[48] Abulfeda le confonde insieme; Ibn-Sayd le distingue, intendendo
-probabilmente per Isole Eterne le isole del Capo Verde e per Isole
-della Felicità le Canarie. Crf. RENAUD, _Géographie d'Aboulfeda_, già
-cit., vol. I, Introduzione, pp. CCXXXIV-CCXXXV.
-
-[49] HUMBOLDT, _Op. cit._, vol. II, p. 159. Degli antichi, alcuni
-noveravano sei Isole Fortunate; altri due solamente.
-
-[50] _Le livre du chemin de long estude_, edito da R. Püschel, Berlino
-e Parigi, s. a., ma 1881, vv. 1534-56. Che il Paradiso terrestre non
-fosse nelle Isole Fortunate prova, con molti argomenti il Tostato,
-_Commentaria in Genesim_, cap. XIII, qu. XCI, _Opera omnia_, Venezia
-1727 sgg., t. I, p. 219.
-
-[51] _Orlando Furioso_, c. XXXIII, vv. 109-110; _Paradise Lost_, I, IV,
-vv. 281-3:
-
- Paradise under the Aethiop line,
- By Nilus' head, inclosed with shining rock,
- A whole day's journey high.
-
-È difficile dire se fosse il Prete Gianni che si traeva dietro in
-Etiopia il Paradiso terrestre, o questo che si traeva dietro quello,
-o se ciascuno vi migrasse da sè per proprio conto. Come abbiam già
-veduto, e come vedremo anche meglio più innanzi, il meraviglioso
-paese del Prete Gianni, o Presto Giovanni, era in istretta relazione
-col Paradiso; ma quella opinione intorno al Nilo, e il mistero che
-circondava le fonti di esso fiume dovevano agevolare a ogni modo il
-trapasso del Paradiso in Africa. Non è facile intendere dove situasse
-il Paradiso (sebbene paja non fosse lungi dall'Africa), FRANCESCO
-RINUCCINI, il quale nella _Invettiva contro a certi caluniatori di
-Dante e di messer Francesco Petrarca e di messer Giovanni Boccacci_,
-dice che per fuggir quella _brigata di garulli_, dopo molto correre
-il mondo riparò nel Paradiso terrestre: «di poi per non poter passar
-più oltre sotto l'austro pell'oceano, ripasso il principio del Mare
-rosso, andando in alto al paradiso terrestre, confinato da l'ocieano
-di levante e da l'ocieano australe». L'_Invettiva_ fu pubblicata dal
-WESSELOFSKY, _Paradiso degli Alberti_, vol. I, parte 2ª pp. 303-16,
-Scelta di curiosità letterarie, disp. LXXXVI^2 (1867).
-
-[52] In una lettera dell'ottobre 1498, egli scrive al re e alla regina
-di Spagna: «Yo no hallo, ni jamas he hallado excriptura de Latinos ni
-de Griegos que certificadamente diga el sitio en este mundo del Paraiso
-terrenal, ni visto en ningun mapamondo, salvo, situado con autoridad
-de argumento. Algunos le ponian allí donde son las fuentes del Nilo
-en Etiopia; mas otros anduvieron todas estas tierras y no hallaron
-conformidad dello en la temperancia del cielo, en la altura hacia el
-cielo, porque se pudiese comprender que el era allí... Yo dije lo que
-yo hallaba deste emisferio y de la hechura, y creo que si yo pasara
-por debajo de la linea equinocial que en llegando allí en esto mas alto
-que fallara muy mayor temperancia, y diversidad en las estrellas y en
-las aguas, no porque yo crea que allí donde es el altura del extremo
-sea navegable ni agua, ni que se pueda subir allá porque creo que allí
-es el Paraiso terrenal...». Ap. NAVARRETE, _Viages y descubremientos
-de los Españoles desde fines del siglo XV_, Madrid, 1835-9, vol. I, p.
-258. Di ciò parlano anche parecchi biografi del Colombo.
-
-[53] MARINER, _Tonga Island_, II, 107-9, citato dal Gerland,
-_Altgriechische Märchen in der Odissee_. Magdeburgo, 1869, p. 41. Cf.
-WILFORD, _An Essay on the sacred Isles in the West_, nelle _Asiatic
-Researches_, vol. XI (1812), p. 91.
-
-[54] Si può chiedere, del resto, se nell'interno del pianeta non lo
-pongano anche alcune Visioni e leggende, come, per esempio, la leggenda
-del Pozzo di San Patrizio.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-NATURA, CONDIZIONI E MERAVIGLIE DEL PARADISO TERRESTRE.
-
-
-Nella Genesi non si dice che il Paradiso fosse un monte, o sopra un
-monte; ma i quattro fiumi che ne scaturivano lasciano congetturare
-quale sia stata a tale riguardo la immaginazione primitiva. Essa non
-era certamente disforme da quella che si trova in altri miti affini:
-il Meru indiano, l'Alburz iranico, l'Asgard germanico, il Kâf arabico,
-sono tutti monti; nè è questo il luogo d'andar ricercando le ragioni di
-così fatta immaginazione. Ezechiele pone il giardino dell'Eden sopra
-un monte tutto scintillante di gemme[55]. Tale riman poi la credenza
-nei primi secoli del cristianesimo e durante tutto il medio evo. Molti
-identificarono il monte del Paradiso col monte su cui si fermò l'Arca
-di Noè quando cominciarono a scemare le acque del Diluvio; per Dante il
-Paradiso è sulla cima del monte del Purgatorio.
-
-Qui ci si offre una particolarità costante nella finzione. Il monte
-paradisiaco s'immagina altissimo sopra tutti gli altri monti della
-terra; al qual proposito non è da dimenticare che molti popoli, fra'
-quali gli Ebrei, attribuirono ai monti più alti un certo carattere di
-santità. Il Meru, meravigliosamente descritto nel _Mahâbhârata_ e nei
-_Purâni_, si leva tanto sopra le nubi che nemmeno il pensiero vi può
-salire. L'Alburz, l'Asgard, sono ancor essi di smisurata altezza. Del
-Caucaso dissero gli antichi che attingesse col vertice le stelle, e
-dell'Atlante che sorreggesse il cielo. Il Sinai e l'Olimpo si levavano
-sopra la regione dei venti[56].
-
-Le opinioni circa l'altitudine del Paradiso sono tutte concordi in
-questo, che fanno veramente smisurata la elevatezza del monte, sebbene
-poi discordino nei ragguagli. La credenza di alcuni, che il giardino
-dell'Eden fosse stato distrutto dalle acque del Diluvio[57], era
-contraddetta dalla credenza degl'innumerevoli, i quali pensavano che le
-acque punitrici avessero bensì superato tutte l'altre cime della terra,
-ma non quella, sopra tutte l'altre innalzata, del monte sacro. Nel
-già citato _Combattimento di Adamo_ si legge che le acque del Diluvio
-sollevarono l'Arca, sino appiè del giardino, e che quivi si umiliarono
-gli elementi sconvolti ed infuriati[58]. Efrem Siro, ed altri assai,
-dicono che il Paradiso non fu sommerso dal Diluvio; Merlino, insieme
-con altri nove bardi, andò in traccia dell'isola verde che il Diluvio
-non aveva potuto sommergere[59].
-
-Nel l. VII delle _Istorie apostoliche_, attribuite ad Abdia, supposto
-vescovo di Babilonia, San Matteo, predicando al popolo, afferma il
-Paradiso terrestre salir tant'alto da esser vicino al cielo; e Alberto
-Magno dice aver trovato in antichissimi libri che Matteo Apostolo fu il
-primo a metter fuori la opinione secondo cui il Paradiso attingerebbe
-il cerchio della luna[60]. Tale opinione ebbe seguaci parecchi,
-fra' quali Rabano Mauro, Valafredo Strabone e Pietro Lombardo; ma fu
-combattuta dai più[61]. Mosè Bar-Cefa si contentò di dare al monte del
-Paradiso una grande altezza, allegando che senza di ciò non avrebbero
-potuto i quattro fiumi passar sotto il mare e scaturir di bel nuovo
-nelle nostre regioni[62]; e San Giovanni Damasceno di dire ch'esso è
-più sublime di ogni altro luogo che sia in terra[63]. E' pare che Dante
-ponesse ben alto il suo Paradiso, se s'ha a giudicare da ciò che nel
-c. XXVII del _Purgatorio_ dice delle stelle, le quali sembravangli
-più chiare e maggiori; ma vuolsi notare tuttavia che in fatto di
-astronomia stellare le nozioni erano molto imperfette a' suoi tempi, e
-che appena dei corpi del sistema solare si calcolava, assai falsamente,
-la distanza. Al monaco Alberico il Paradiso era parso prossimo al
-cielo[64]: in una leggenda italiana di tre monaci che andarono al
-Paradiso terrestre, leggenda della quale dovrò parlare a suo luogo,
-il monte è alto cento miglia. Il già ricordato Giovanni de' Marignolli
-dice che il monte di Ceilan è forse, dopo quello del Paradiso, il più
-alto che sia in terra.
-
-Le opinioni circa l'estensione del Paradiso furono molto discordi, e
-alcune di esse inconciliabili con la credenza che il Paradiso stesso
-formasse la cima di un monte, o uno spianato altissimo. Come abbiam
-veduto, credettero alcuni che il Paradiso coprisse in origine tutta
-la faccia della terra, o la cingesse tutto intorno; altri pensarono
-ch'esso chiudesse ne' suoi confini più regioni assai vaste, in modo
-da potere accogliere tutto il genere umano, qualora Adamo non avesse
-peccato. Nella leggenda di San Brandano, si dice che costui, e i
-compagni suoi camminarono quaranta giorni nell'isola del Paradiso
-senza poterne trovare la fine. I rabbini disputarono molto intorno a
-questo punto, e alcuni di essi fecero l'Eden parecchie centinaja di
-volte più spazioso della terra. Rabbi Giosuè (Jehoshûa), che ci fu e
-lo descrisse, vi trovò, fra l'altro, sette case, ciascuna delle quali
-era lunga 120000 miglia e larga altrettanto[65]. Per contro affermò
-il Tostato che il Paradiso ebbe non più di tre o quattro leghe di
-diametro, e circa dodici dì circonferenza.
-
-La credenza più comune fece il Paradiso non troppo esteso, e permise di
-cingerlo di un muro, il quale è talvolta di solida materia, e talaltra
-di fiamma viva. Il muro solido è, secondo i casi, di cristallo, di
-diamante, o d'altra gemma, di bronzo, d'argento, d'oro. Il muro di
-fiamma, che probabilmente trae la origine dalla spada fiammeggiante
-del cherubino, ricordata nella Genesi, s'incontra assai più spesso.
-Già Tertulliano, e poi Lattanzio e San Giovanni Crisostomo, ne fanno
-menzione[66]; ma chi ne ribadì la credenza nel medio evo fu Isidoro
-di Siviglia, il quale dice che quell'incendio quasi s'alza sino al
-cielo; e da esso attinsero, direttamente o indirettamente, Rabano
-Mauro, Onorio Augustodunense, Giacomo da Vitry, Rodolfo da Ems, e altri
-assai[67]. Nella già ricordata mappa dei tempi di Carlo V di Francia il
-muro di fiamme è assai chiaramente indicato, e in pieno secolo XVI lo
-descriveva ancora Davide Lindsay nel suo poema intitolato _The dream_.
-Tale immaginazione non è, del resto, senza riscontri. Il castello in
-cui, secondo la saga raccolta nell'Edda, dorme per decreto di Odino la
-valkiria Sigurdrifa, è circonvallato di fiamme; a detta del Mandeville,
-l'Arca di Noè, tuttavia esistente sul monte Ararat, è circondata da un
-fuoco celeste che non permette altrui di avvicinarsele.
-
-Molto sovente il Paradiso fu immaginato, nel medio evo, non più come un
-giardino propriamente, ma come una città chiusa, o come un castello,
-cinto di buone mura, fornito di torri e provveduto di porte; e così
-si vede rappresentato in molti manoscritti e in parecchie carte[68].
-Tale fantasia si lega, senza dubbio, come vedremo più oltre, alla
-descrizione che della Gerusalemme celeste si legge nell'Apocalissi[69],
-descrizione che diede più di un elemento alle nostre finzioni. Del
-resto il Vara, o Paradiso dell'iranico Yima, era anch'esso cinto di
-muro e conteneva molti e varii edifizii.
-
-Ma prima di spingerci attraverso quel formidabile muro di fuoco, o di
-varcare la soglia di quelle porte, per vedere le meraviglie molteplici
-che in sè racchiude il divino luogo, bisogna che noi scorriamo alquanto
-il paese dattorno (isole o terra ferma) e vediamo di qual natura esso
-sia. Ora, è da notare che queste vicinanze si presentano nella finzione
-con caratteri alle volte affatto opposti, quando dilettose e felici,
-quando spaventose ed orrende.
-
-L'idea di far precedere al Paradiso una regione che mostrasse in sè
-alcuna delle condizioni di quello, e ne ricevesse, in certo qual modo,
-il benefico influsso, era un'idea così naturale che non poteva non
-sorgere negli spiriti e non riversarsi nella leggenda, sebbene dovesse
-contrariarla il racconto dei patimenti a cui erano andati soggetti
-Adamo ed Eva dopo la cacciata, durante il loro soggiorno in luoghi
-affatto prossimi al giardino di beatitudine. In certo libro di Juniore
-Filosofo, libro composto, secondo ebbe ad opinare il Mai, ai tempi
-dell'imperatore Costanzo, e conservato in un manoscritto del secolo
-X, si parla di un popolo il quale abita nel paese d'Eden, prossimo al
-Paradiso, in una condizione di felicità e d'innocenza. Vivono quegli
-uomini di pane che piove loro dal cielo, non conoscono le infermità e
-campan cent'anni[70]. In parecchie delle leggende che dovrò riferire
-più innanzi, coloro che muovono in cerca del Paradiso sono avvertiti
-della sua prossimità dalla mitezza dell'aria, dallo splendore del
-cielo, dall'amenità dei campi, dal sorriso dell'intera natura. Il paese
-del Prete Gianni, situato a poca distanza dal Paradiso, è una specie
-di paradiso esso stesso, dove è dolcissimo il clima, e gli animali sono
-pieni di mansuetudine, e abbondano piante di gran virtù e di soavissimi
-frutti, ed è grandissima copia di oro e di gemme, e scaturiscono
-acque le quali serbano l'uomo sempre sano e sempre giovane, e scorrono
-persino fiumi di miele e di latte[71].
-
- Quivi il balsamo nasce; e poca parte
- N'ebbe appo questi mai Gerusalemme.
- Il muschio ch'a noi vien quindi si parte;
- Quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme;
- Vengon le cose in somma da quel canto
- Che nei paesi nostri vaglion tanto[72].
-
-Giovanni di Hese, del quale feci ricordo nel precedente capitolo, parla
-di un'isola deliziosa, ove non è mai notte, e che si chiama Radice del
-Paradiso: nel romanzo di Ugo d'Alvernia, la terra prossima al Paradiso
-è detta Terra di promissione. Terre beate si stendono appiè del Meru e
-dell'Hara-berezaiti.
-
-Non di rado l'immaginazione è tutt'altra: appiè del Paradiso si
-stende una regione selvaggia, tenebrosa ed orrenda, asserragliata da
-monti inaccessibili, piena di serpenti spaventosi e di altri animali
-terribili. Giacomo da Vitry afferma che tra la dimora dei primi parenti
-e questo _nostro esilio_ è un gran caos, una gran distesa di terre,
-popolata da serpenti innumerevoli[73]. Giordano da Sévérac narra che
-nella Terza India, ov'è il Paradiso, «sono dragoni in grandissima
-quantità, i quali recano sul capo pietre lucenti, dette carbonchi.
-Questi animali giacciono sopra arene d'oro, e crescono assai, e mandan
-fuori un fiato puzzolente ed infetto, simile a densissimo fumo, quando
-si leva dal fuoco. A certi tempi si accolgono insieme e mettono le
-ali, e cominciano ad alzarsi per l'aria; ma allora, per voler di Dio,
-cadono, essendo di sì gran peso, in un fiume ch'esce dal Paradiso, e
-quivi muojono[74].» Di una regione popolata di serpenti è spesso fatto
-ricordo in racconti orientali, come, per citarne uno, in quello dei
-viaggi di Sindbad, che si legge nelle _Mille e una notte_[75]; e del
-Meru è detto che serpenti orribili ne guardano l'accesso. Il Mandeville
-e altri parlano della regione inospitale ed asprissima che si frappone
-tra il Paradiso e le terre abitate; una regione tenebrosa trovasi già
-descritta nelle storie favolose di Alessandro Magno.
-
-Nelle Visioni il Paradiso terrestre è, non di rado, posto in regione
-assai prossima all'Inferno o al Purgatorio, di guisa che l'anima
-peregrina passa subitamente dai luoghi di tormento, al luogo di
-beatitudine. Così nella leggenda del Pozzo di San Patrizio, nella
-Visione di Thurcill, in quella di Frate Alberico, ecc. Il Mandeville
-pone una specie d'antinferno in vicinanza del fiume Fison, e l'Ariosto
-apre una bocca dell'inferno alle radici del monte su cui è il
-Paradiso[76]. Dante fa che il Paradiso coroni il monte del Purgatorio,
-e in una specie di prologo che precede una delle redazioni del noto
-poema _La vengeance de Jésus-Christ_, contenuto in un manoscritto
-della Biblioteca Nazionale di Torino, il Purgatorio è nel fosso da
-cui il Paradiso è cinto tutto all'intorno[77]. Così l'Elisio fu,
-dagli antichi, immaginato contiguo al Tartaro: Ulisse, Enea, passano
-direttamente da questo a quello.
-
-E ora varchiamo il fosso e il muro e penetriamo nel luogo sacro, il
-quale, stando a una ragionevole opinione di Marcione, il noto eresiarca
-del secondo secolo, fu formato con la più pura parte della terra, e,
-secondo Filosseno vescovo di Bagdad (secolo IX) e Mosè Bar-Cefa (secolo
-X), di una materia più tenue e più pura, che teneva dello spirituale.
-Regna nel beato giardino una perpetua primavera; non mai turbata da
-venti e da procelle. Il cielo, che spande sopr'esso un lume sette volte
-più chiaro che non sia quello del nostro giorno, ma scompagnato da ogni
-fastidiosa caldura, non vi patisce nube alcuna, e mai non lo ingombra
-la notte. Nè mai per l'aria dolcissima si riversa grandine o pioggia,
-nè mai vi s'ode il pauroso fragore del tuono e l'orrendo schianto
-della folgore. Tiene il luogo un'altissima quiete, una pace serena e
-sacra, ignote affatto a chi vive quaggiù. Padri e Dottori della Chiesa,
-e poeti cristiani dei primi secoli, vanno a gara in descrivere tanta
-letizia, e le lor voci raccoglie Dante, quando nel canto ventesimottavo
-del Purgatorio descrive
-
- La divina foresta spessa e viva,
-
-e ricorda _l'aura dolce, senza mutamento_, che ne sommoveva le fronde,
-e la perpetua primavera[78]. Anche qui i riscontri abbondano. Il Meru
-e l'Hara-berezaiti non conoscono i rigori del verno, nè le tenebre,
-nè le nubi, nè intemperie di nessuna sorte. Di tutti gli altri luoghi
-di beatitudine fu necessariamente immaginato altrettanto. Veggasi ciò
-che Omero ed Esiodo e Platone e Virgilio e tanti altri antichi dicono
-del soggiorno dei giusti, o della condizione della terra durante l'età
-dell'oro, o del paese degl'iperborei, o di altri così fatti:
-
- Hic aeterna quies, nulla hic jura procellis[79].
-
-L'isola di Avalon, di cui tanto favoleggiarono nel medio evo i poeti
-e i romanzatori del ciclo arturiano, e dove Artù, mortalmente ferito
-in battaglia, era, per forza di miracolo, serbato in vita, l'isola di
-Avalon godeva gli stessi benefizii del Paradiso terrestre[80].
-
-Che quella stanza del Paradiso dovesse poi essere saluberrima; che i
-morbi non vi potessero penetrare, nè vi potesse penetrare la morte,
-s'intende di leggieri, ed è cosa in tutto conforme al concetto del
-mito biblico. Ma non si creda che essa fosse sola a fruire di così
-notabili prerogative. Dell'isola di Pafo fu creduto anticamente che
-nessuna infermità vi potesse aver luogo. Nell'isola de' Macrobii, posta
-nel mare dell'India, e visitata da Alessandro Magno, l'aria era così
-pura, e così sano il clima, che gli uomini vi solevan vivere circa un
-secolo e mezzo. Plutarco, rimaneggiando finzioni antichissime, narra
-di due isole a ponente della Brettagna, abitate, l'una da uomini di
-santa vita, immuni da ogni umana infermità, l'altra da Crono, immerso
-in letargo e servito da demonii[81]. Nel l. VIII delle sue _Istorie
-Filippiche_, delle quali non sono rimasti se non pochi frammenti,
-Teopompo raccontava, conformemente a un'antica leggenda, come il re
-Mida fosse riuscito ad ubbriacare Sileno e ad avvincerlo di catene.
-Per racquistare la libertà Sileno dovette comunicare al re la sua
-scienza, e tra l'altro gli narrò della terra Merope, posta di là
-dall'oceano, e dove gli uomini vivono il doppio che altrove, e non
-conoscono infermità, e il suolo spontaneamente produce le messi e ogni
-altro frutto[82]. Di consimil natura era l'isola di Jambulo, di cui
-dà ragguaglio Teodoro Siculo. Anche di luoghi dove non si moriva ce
-n'era più d'uno. Giraldo Cambrense parla di due isole, poste in un lago
-dell'Irlanda, nella minor delle quali nessuno poteva morire e nessuno
-mai era morto, e perciò era detta Isola dei viventi. Chi oppresso dai
-morbi, o giunto allo stremo della vecchiezza, desiderava por fine a
-una vita divenuta ormai troppo incresciosa, si faceva trasportare
-nell'altra isola, e come appena toccava terra, moriva[83]. Queste
-isole sono spesso ricordate in leggende celtiche, e veggonsi poste
-più di frequente nel mare ibernico. Si legge nel _Perceforest_ che i
-principi Dardanon, Gadiffer con la moglie sua, Perceforest e Gallafar
-si ritrassero nell'Isola di vita, per potervi aspettare la venuta del
-Redentore. Invecchiano oltre modo aspettando, tanto che la vita s'è
-fatta loro insopportabile. Avuta la nuova che il Redentore è nato, si
-fanno trasportare altrove e muojono in pace[84]. Pietro Comestore parla
-di più _isole dei viventi_, ove a nessuno è dato morire, e Gervasio
-da Tilbury ne ricorda una, visitata da Alessandro Magno, là nei mari
-dell'India[85]. Contrastava con queste un'isola dove non si poteva
-nascere[86]. Il Paradiso terrestre, che Dante, acconciamente, disse
-
- Fatto per proprio dell'umana spece[87],
-
-era immune dalla morte e dai morbi, non solo perchè il santo luogo non
-poteva, per sua natura, essere contaminato da nessuna delle miserie
-di quaggiù, le quali furono il tristo retaggio della colpa; ma ancora
-perchè accoglieva in se stesso, come ora vedremo, più cose le quali
-avevano virtù di combatterle e di tenerle lontane.
-
-Degl'infiniti alberi d'ogni specie, che dovevano empiere il giardino
-dell'Eden, la Genesi ne nomina più particolarmente due: l'albero della
-vita e l'albero della scienza del bene e del male, concesso quello,
-vietato questo ai due primi parenti. Il linguaggio del libro sacro è
-del resto un po' ambiguo, perchè ora pare vi si parli di due alberi
-diversi, e ora di uno solo, il che è da ascrivere certamente alla
-imperfetta corrispondenza e alla poca fusione dei due racconti onde il
-libro stesso fu composto. Vi è poi anche ricordato il fico, delle cui
-foglie Adamo ed Eva copersero la lor nudità. Non parlo del _bedolach_,
-intorno alla cui natura fu tanto disputato.
-
-La stretta affinità che gli alberi paradisiaci della vita e della
-scienza hanno con alberi meravigliosi di altre mitologie, col soma
-degl'indiani, con l'haoma degl'Irani, con l'albero delle tradizioni
-caldeo-assire, con l'albero della immortalità, che insieme con altri
-alberi meravigliosi sorge nel Kuen-lun dei Cinesi, con quello che,
-tutto splendente di poma d'oro, era custodito gelosamente nell'Orto
-delle Esperidi, fu notata da un pezzo, nè io intendo di farne qui
-particolare discorso[88].
-
-Molto fu immaginato e disputato circa la specie e la natura dei due
-alberi della vita e della scienza, e più specialmente del secondo.
-Dall'uno o dall'altro si fece derivare, in una leggenda celebre di
-cui avrò a parlare in luogo più acconcio, il legno onde fu formata
-la croce; e il primo diede argomento anche a un'altra leggenda,
-assai strana, ove si narra che mille anni dopo il peccato dei primi
-parenti, Dio trapiantò l'albero della vita nell'orto di Abramo; che
-una figliuola di Abramo ingravidò respirando il profumo dei fiori
-dell'albero, e diede alla luce un fanciullo, il quale si chiamò Fanuel;
-e che costui, avendo forbito sulla propria coscia il coltello con cui
-aveva tagliato uno dei frutti dell'albero, vide la coscia gonfiarsi e
-mettere al mondo, a tempo debito, una bambina che fu Sant'Anna, madre
-della Vergine Maria[89].
-
-Nel _Testamento d'Adamo_ Seth domanda che albero fosse quello del cui
-frutto mangiarono i suoi genitori, e Adamo risponde che era un fico.
-Isidoro Pelusiota, morto circa il 450, dice che, secondo l'antica
-opinione, l'albero che condusse a peccare i primi parenti fu un fico,
-e un fico si vede talvolta rappresentato nei monumenti della primitiva
-arte cristiana[90]. Un fico lo dissero pure alcuni rabbini; ma altri
-rabbini, seguiti in ciò dai Bogomili, pensarono che dovesse essere
-la vigna (la quale fu, per contro, dai Mandaiti considerata pianta di
-vita) oppure il grano[91]. Nel _Libro d'Enoch_, il profeta, seguitando
-una sua fantasiosa peregrinazione, giunge al giardino di giustizia, e
-vi trova, fra altri alberi, l'albero della scienza, il quale somiglia
-al tamarindo, ha i frutti simili a grappoli d'uva, e spande intorno
-un profumo balsamico[92]. Secondo una opinione molto diffusa tra i
-musulmani il frutto vietato era, come per alcuni rabbini, il grano[93].
-Felice Faber afferma che tutti gli Orientali credevano l'albero fatale
-essere il musa (banano, fico del Paradiso), e dice che il frutto
-mostra, quando è intero, la traccia di un doppio morso, e quando
-è tagliato a mo' del rafano, il segno della croce, con una oscura
-immagine del crocifisso, in ogni fetta che se ne leva[94]. Felice
-scriveva verso la fine del secolo XV; ma molti prima di lui avevano
-parlato del musa, e de' suoi frutti, chiamati anche pomi del Paradiso
-(_arbor Adae, poma Adae_). Giacomo da Vitry e Giacomo di Maerlant,
-nel suo poema _Der naturen bloeme_, e Thietmar, e, in generale, tutti
-i peregrinatori di Terra Santa, ne fanno ricordo, notando più di
-proposito la particolarità di quel morso, che pareva attestare in modo
-irrefragabile l'origine della pianta e la parte da essa avuta negli
-umani destini. Burcardo di Monte Sion descrive abbastanza minutamente
-la pianta e i suoi frutti, ma nulla dice nè del morso, nè del segno
-di croce[95]. Giovanni de' Marignolli per contro sa che delle foglie
-del musa, le quali sono assai grandi, si coprirono, dopo il peccato,
-i primi parenti, e che tagliando per traverso il frutto si vede in
-ciascuna metà l'immagine di un uomo crocifisso[96]. Comunque sia, si
-credeva universalmente che il pomo vietato, e gli altri frutti del
-Paradiso, fossero di così grato odore e di così squisito sapore da
-vincere di gran lunga quanti ne nascono in terra. San Giovanni, Enoch
-ed Elia ne dànno alcuni ad Astolfo
-
- Di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza
- Scusa non sono i duo primi parenti,
- Se per quei fûr sì poco ubbidienti[97].
-
-Ma si sa che il mal desiderato frutto restò nella strozza ad Adamo,
-e formò quello che appunto si chiama dal volgo il pomo d'Adamo, e dai
-dotti cartilagine tiroidea. Dio, «perciò che l'uomo sapesse che tutte
-le schiatte doveano essere colpevoli di questo peccato, fece rimanere
-lo nodo che àe la gola», si legge nel _Libro di Sidrach_[98]; e più
-esplicitamente nei _Fioretti della Bibbia_: «Et quando Adamo mangiò
-del pome, avengnia che buono gli parve al ghusto, sì gli ricordò del
-comandamento che iddio gli avea fatto, et puosesi allora la mano alla
-ghola, e ristrinse la volontae e fu pentuto, et per questo si dice che
-gli uomeni anno uno nodo nella ghola e le femmine no»[99].
-
-Tutti, o quasi tutti coloro che poterono penetrare nel Paradiso
-terrestre, videro l'albero che aveva dato materia al peccato, spoglio
-delle sue fronde e inaridito. Le leggende che io riferirò nel capitolo
-IV cel proveranno. Nel _Combattimento d'Adamo_ è detto che Dio
-stesso disseccò, dopo il peccato, la pianta; e disseccata prima, poi
-_rinnovellata di novella fronda_, la vide Dante:
-
- Io sentii mormorare a tutti: Adamo!
- Poi cerchiaro una pianta dispogliata
- Di fiori e d'altra fronda in ciascun ramo[100].
-
-Tale, e ingombra di spine per giunta, e con avvolta al tronco la
-scoglia d'un serpente, la descrive Federigo Frezzi:
-
- Quando trovai un arbor senza fronde
- Ch'era di spoglio d'un serpente avvolto,
- Sì come un'edra che un ramo circonde.
- Lo spoglio avea di forma umana il volto;
- E l'arbore di spine era pien tutto
- Intorno a sè, siccome luogo incolto.
- Ogni altro legno ivi era pien di frutto,
- E di be' fiori e frondi, fresco e bello;
- E questo solo era secco e distrutto;
- E su non vi cantava alcun uccello[101].
-
-Nello strano racconto francese che ho citato poc'anzi si dice che Dio
-aveva fatto dono dell'albero della scienza ai demonii, e che Adamo ed
-Eva, avendo mangiato del suo frutto, caddero in loro potestà.
-
-Nella leggenda italiana de' tre monaci, della quale ho già fatto
-parola, si ricordano quattro alberi meravigliosi di cui andava lieto
-il Paradiso: l'albero del bene e del male, l'albero della salute,
-del cui legno fu fatta la croce, l'albero della vita e l'albero della
-grazia, o della gloria[102]; ma ben più numerose eran le piante che
-v'allignavano. Ezechiele ricorda nominatamente i cedri, gli abeti e
-i platani, e accenna a molti altri _ligna voluptatis, quae erant in
-Paradiso Dei_[103]. Nelle innumerevoli descrizioni che se ne fecero la
-selva divina appar sempre densa di alberi, e dove non è selva, è campo
-sparso di minori piante, vestito d'erba e smaltato di fiori. I fiori
-sono, di solito, questi nostri, la rosa, il giglio, il giacinto, la
-viola, salvo che hanno assai più vivi i colori e più soavi i profumi.
-Gli alberi, o sono i nostri, con più perfetta natura, come si conviene
-al luogo, o son di specie meravigliose, incognite a noi, e sempre in
-grandissima quantità. Rabbi Giosuè già ricordato, ne noverava 800,000
-specie[104].
-
-Si credeva che le piante aromatiche, le spezie, i balsami, venissero
-dal Paradiso terrestre, o da luoghi prossimi al Paradiso terrestre, e
-fatti, in certa misura, partecipi della sua condizione. Già Tertulliano
-ricorda, a tale proposito, la cannella e l'amomo, e Alcimo Avito
-descrive piante che stillano balsami. Arnaldo di Bonneval (m. dopo
-il 1156) dice, in una sua entusiastica descrizione, che dalle piante
-del Paradiso stillavano resine odorose e balsami d'ogni specie[105];
-e il Mandeville fa venir giù dal Paradiso, con la corrente del Nilo
-(che diventò, come s'è già notato, uno dei quattro fiumi) l'aloe; e
-il Joinville, oltre l'aloe, ne fa venir la cannella, lo zenzevero o
-gengiovo, il rabarbaro, i garofani e altre spezie[106]. Ma sino dal
-IV secolo, Sant'Atanasio, arcivescovo di Alessandria, aveva detto che
-gli aromati vengono dall'Oriente, perchè il Paradiso terrestre, che
-appunto è in Oriente, impregna de' suoi olezzi le piante delle regioni
-circostanti[107]; opinione seguìta poi dall'Anonimo Ravennate. A quei
-fiati del Paradiso accenna Gualtiero di Châtillon, quando, descrivendo
-l'Asia, dice:
-
- instat ab arcto
- Caucasus, irriguo Paradisus spirat ab ortu[108].
-
-Secondo una leggenda musulmana gli aromati nacquero dalle lacrime di
-Adamo, espulso dal Paradiso e caduto nell'isola di Ceilan, mentre dalle
-lacrime di Eva nascevano le perle.
-
-Nel Paradiso era pure ogni specie di piante medicinali. Tertulliano,
-dopo aver descritte molt'altre cose mirabili che ci si trovavano, dice:
-
- Et pulcre redolet munus medicabile Cretae[109],
-
-alludendo al dittamo, o a più erbe medicinali, per cui andò famosa un
-tempo l'isola di Creta. Nel trattato _Abodath Hakkodesh_ del Talmud è
-detto che nel Paradiso terrestre sono tutte le piante medicinali[110];
-e Gotofredo da Viterbo fa menzione di certi frutti ch'eran buoni,
-sembra, contro tutti i mali:
-
- Optima per fluvium currentia poma tenentur;
- Infirmis oblata viris medicina tenentur;
- Solus odoratùs sanat odore caput[111].
-
-Piante medicinali coprivano i fianchi del Meru: nell'isola d'Avalon,
-qual è descritta nella _Bataille Loquifer_, le pietre della città
-guarivano tutti i mali del corpo e dell'anima.
-
-Il Petrarca paragona il suo lauro simbolico agli alberi del Paradiso:
-
- In un boschetto novo i rami santi
- Fiorian d'un lauro giovenetto e schietto
- Ch'un degli arbor parea di paradiso[112];
-
-ma gli è certo che nel Paradiso ci erano alberi i quali vincevano di
-molto in pregio e in virtù quel suo lauro. Onorio d'Autun ne ricorda
-di proposito tre, oltre a quello della vita. Chi, a tempo opportuno,
-avesse gustato dei frutti del primo, non avrebbe mai più avuto fame;
-e chi avesse gustato dei frutti del secondo, sarebbe stato liberato
-in perpetuo dalla sete; e chi di quei del terzo, non avrebbe più
-conosciuto stanchezza[113]. Vedremo più oltre che nel Paradiso c'erano
-pure alberi con le fronde d'oro e d'argento. In un luogo del _Mondo
-creato_ Torquato Tasso accenna a _canuta e sacra fama_ appo gli
-Ebrei, secondo la quale le piante del Paradiso avrebbero avuto senno
-e favella. Da altra banda, nel _Libro d'Enoch_, è ricordato un albero
-sempre verde, sempre fiorito, che spande un soavissimo odore, e a cui
-non può agguagliarsi nessuno di quelli dell'Eden. I frutti suoi sono
-serbati agli eletti dopo il Giudizio[114]. Le piante del Paradiso
-non abbisognavano di nessuna coltura; e benchè mai non le bagnasse la
-pioggia, serbavansi sempre verdi e fresche, e recavano sullo stesso
-ramo il fiore appena sbocciato e il frutto già maturo. Tutti i poeti
-concordemente lo affermano[115].
-
-Sia ricordato ancora che il paradiso di Maometto è tutto pieno di
-alberi, tra' quali primeggia lo smisuratissimo Thuba, grave sempre di
-ogni specie di frutti; che un nuovo albero vi si pianta ogni volta
-che un credente dice _Lode a Dio!_ e che secondo una opinione del
-Profeta, o a lui attribuita, deriva dal Paradiso il succo del popone,
-il quale perciò guarisce settanta specie di mali, e ha tal virtù che un
-boccone che se ne mangi equivale a dieci buone opere e cancella dieci
-peccati[116]. Alberi erano pure nel Vara, o paradiso dell'iranico Yima.
-
-Nel racconto biblico è fatta parola della fonte che irrigava il
-Paradiso, e da cui nascevano i quattro fiumi; ma non è detto che essa
-avesse virtù di perpetuare la vita, o di restituire la giovinezza
-perduta. Ciò nondimeno, l'idea di porre accanto all'albero della vita
-anche una fontana di vita e di gioventù era un'idea così naturale,
-tanto consentanea ad una delle fantasie mitiche più diffuse e più
-costanti, che non poteva, o prima o poi, non sorgere nello spirito
-di qualcuno. A farla sorgere sarebbero bastati i parecchi accenni
-che ad una fonte di vita si trovano nelle Sacre Scritture[117];
-sarebbe bastato l'esempio dell'autore dell'Apocalissi, che nella
-celeste Gerusalemme fa scorrere presso l'albero della vita il fiume
-della vita[118]; ma, anche senza di ciò, la fonte meravigliosa
-sarebbe scaturita nel luogo di tutte le delizie, e perchè la natura
-stessa del luogo pareva richiederla, e perchè essa esisteva già
-e non c'era bisogno d'inventarla. Nel paradiso indiano sgorga la
-fonte Ganga, da cui nasce il Gange; nell'iranico sgorga la fonte di
-vita Ardvî-sûra; nel cinese è un fonte giallo dell'immortalità, il
-quale si spartisce in quattro fiumi, o un fiume giallo, che ritorna
-alla sua fonte, ed ha la stessa virtù; negli Orti delle Esperidi, o
-nell'Elisio, sono i fonti dell'ambrosia, cioè del sacro liquore che
-procaccia la immortalità[119]. Una fonte di giovinezza si trova nel
-paradiso messicano, e nel gaelico[120], e in quello degli abitanti
-dell'arcipelago di Hawai, e in altri. Di uno stagno, le cui acque
-hanno virtù di ringiovanire, si parla nel _Satapatha Brâhmana_[121].
-La immaginazione riappar frequente in tradizioni di più sorta e in
-novelline popolari, alcune delle quali sono senza dubbio assai antiche.
-Di una spedizione di Alessandro Magno alla ricerca della miracolosa
-fontana si narra nello Pseudo-Callistene, nei poemi di Firdusi e di
-Nizâmi[122], in quello di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay,
-ecc. Tra le fiabe tedesche pubblicate dai fratelli Grimm, ve n'è una
-intitolata _Das Wasser des Lebens_, nella quale si narra di tre giovani
-principi, che per ridare la sanità al padre ammalato muovono in cerca
-dell'acqua della vita: solo il minore dei tre riesce a trovarla[123].
-Questa novella fu narrata anche in latino, ed ebbe corso nel medio
-evo[124]; fiabe consimili si trovano nelle letterature popolari
-di tutta Europa[125]. Nei racconti orientali la fontana di vita, o
-di gioventù, è spesso ricordata[126], e i più dei geografi arabici
-la pongono in Oriente[127], e in Oriente la lasciano, di solito, i
-racconti occidentali. Il desiderio di Fausto fu desiderio di tutti i
-tempi e di tutte le genti.
-
-La fontana di vita e di giovinezza doveva dunque scaturire dal suolo
-benedetto del giardino di felicità. Nel _Combattimento d'Adamo_,
-l'acqua di che si formano i quattro fiumi sgorga dalle radici
-dell'albero della vita[128]. Sant'Agostino racconta nel suo trattato
-_De origine animae_ come a Santa Perpetua fosse conceduto di vedere
-il proprio fratello, morto di lebbra, «aggirarsi pieno di salute e di
-bellezza in una splendente dimora, bevendo acque miracolose entro una
-coppa d'oro»[129]. Non dice che acque fossero; ma s'indovina ch'erano
-attinte a una fontana di vita: quanto alla dimora splendente, essa
-è, senza dubbio, come vedremo più oltre, il Paradiso terrestre. Nelle
-leggende medievali concernenti il Paradiso si parla risolutamente di
-una vera e propria fontana[130].
-
-In altre leggende questa fontana appar di bel nuovo fuori del Paradiso,
-con cui può serbare o non serbar relazione: nel secondo caso nulla
-vieta di credere che si ammettessero più fonti diverse; nel primo
-la fonte deriva in qualche modo dal Paradiso, o è piuttosto un'acqua
-derivata dalla fonte del Paradiso. Di una fonte così derivata si parla
-nell'_Huon de Bordeaux_:
-
- Ens ou vregiet l'amiral est entré;
- Dix ne fist arbre qui péust fruit porter
- Que il n'éust ens el vregiet planté.
- Une fontaine i cort par son canel;
- De paradis vient li rius sans fauser.
- Il n'est nus hom qui de mere soit nés,
- Qui tant soit vieus ne quenus ne mellés,
- Que se il puet el ruis ses mains laver
- Que lues ne soit meschins et bacelers[131].
-
-Nel già citato _Romans d'Alixandre_ di Lambert li Tors e Alessandro
-da Bernay la fontana ha la medesima origine, sebbene non troppo se ne
-intenda il modo:
-
- Li fontaine sordait de l'flun de paradis,
- De l'aighe de Deufrate qui départ de Tigris[132].
-
-Nel _Trojanischer Krieg_ di Corrado da Würzburg, Medea usa di un'acqua
-venuta dal Paradiso terrestre per far ringiovanire il padre di
-Giasone[133]; e dal Paradiso deriva la fonte che guarisce tutti i mali,
-della quale si parla nel _Titurel_ di Albrecht[134]. Nell'_Arzigogolo_
-del Lasca è ricordata cert'acqua che ha virtù di far ringiovanire e che
-un tale andò a cercare nel Paradiso terrestre, sul Caucaso, consumando
-nel viaggio gran parte della vita[135]
-
-Ma della fonte si parla pure, come ho detto, indipendentemente dal
-Paradiso terrestre. Stefano di Borbone (m. c. 1262) narra, per averlo
-udito narrare da altri, il caso di un vecchio, il quale avendo, là
-nelle terre d'oltremare, bevuto, senza intenzione, dell'acqua di
-certa fonte, tornò subito giovane, ma dopo non potè ritrovar mai
-più il luogo ov'essa scaturiva[136]. Il Mandeville, che tante cose
-vide, vide anche questa. Egli dice che la fontana miracolosa sgorga
-alle falde di un monte, vicino alla città di Polambe; che ha odore
-e sapore di tutte spezie, e muta l'uno e l'altro a ciascun'ora del
-giorno. Chi, a digiuno, beve tre volte di quell'acqua guarisce d'ogni
-male; e gli abitanti di quelle terre vicine, i quali spesso ne usano,
-vanno esenti da malattie e pajono sempre giovani. Il viaggiatore volle
-berne ancor egli e credette di sentirsi tutto ringagliardito[137].
-Nel _Phisiologus_ di Teobaldo (sec. XI), nei _Bestiarii_ di Filippo
-di Thaun (sec. XII) e del chierico Guglielmo (sec. XIII), e altrove,
-è riferita una credenza secondo la quale l'aquila, quando è vecchia,
-sale verso il sole, e ne' suoi raggi quasi s'abbrucia, poi va in
-Oriente, s'immerge nell'acqua di certa fontana, e insieme con la
-giovinezza racquista il vigore perduto[138]. Questa fontana benedetta
-fu anche fatta sgorgare nel Paese di Cuccagna e nel paese del Prete
-Gianni. Nella lettera a Emanuele, imperatore d'Oriente, lettera che
-andò soggetta a tante interpolazioni, il Prete Gianni dice che in un
-suo palazzo, il quale vince di magnificenza tutti gli altri palazzi
-del mondo, «scaturisce un fonte che non ha l'eguale per fragranza e
-per sapore, e che non esce da quelle mura, ma corre da uno a un altro
-angolo del palazzo, e scende sotterra, e correndo quivi in contraria
-direzione, ritorna là d'onde è nato, a quella guisa che torna il sole
-da Oriente a Occidente. L'acqua ha il sapore di quella cosa che colui
-che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed empie di tanta
-fragranza il palazzo come se ci si manipolassero tutte le sorta di
-balsami, di aromi e di unguenti». Chi la beve con certo modo e regola
-campa più di trecent'anni, serbandosi sempre in età giovanissima[139].
-
-In pieno secolo XVI la fontana di vita o di giovinezza[140] faceva
-ancora sognare più d'uno. Luca Cranach si contentava di torla
-a soggetto di un suo dipinto, e Giovanni Sachs di una poetica
-fantasia; ma Ponce de Leon, lo scopritore della Florida (1512), mosse
-appositamente con due navi per cercarla nell'isola di Bimini, dove
-credeva ch'essa scaturisse[141]. Altri pure ebbe sì fatti sogni, e
-trovò, sembra, chi lo mise in canzone[142].
-
-La fantasia degli uomini del medio evo non si appagò del resto
-della fontana di vita o di giovinezza, ma più altre cose venne
-immaginando provvedute di quelle stesse virtù. In molti racconti
-si parla di un'erba che ridà la vita[143]. Nella continuazione
-dell'_Huon de Bordeaux_ si parla di pomi del Paradiso terrestre che
-fanno ringiovanire; e Ugone ne dà a mangiare anche al sultano di
-Tauride[144]. Gervasio da Tilbury dice che i frutti degli Alberi della
-Luna e del Sole, alberi che diedero responso ad Alessandro Magno,
-facevano vivere quei sacerdoti quattrocent'anni[145]; e Uggieri il
-Danese ebbe a mangiarne. Del Santo Graal fu detto che avesse, tra le
-altre virtù, anche quella di ringiovanire i vecchi e risuscitare la
-Fenice[146]; e del pastorale di San Patrizio la leggenda narra che
-conservava la gioventù e la bellezza. Virtù consimili furono attribuite
-a molte altre cose. L'anello che Morgana dà ad Uggieri il Danese lo
-restituisce e lo serba in età di trent'anni, sebbene egli ne abbia
-più di cento: il cavallo bianco del re Thiermana-Oge, nel paese di
-gioventù, ha, secondo la leggenda irlandese, tal qualità, che chi vi
-monta su racquista immediatamente la più florida giovinezza, ma, come
-ne smonta, subito la perde[147].
-
-La fontana, di cui ho parlato, mi conduce ora, naturalmente, a dire
-dei fiumi. La Scrittura ne ricorda quattro, tanti quanti ne venivan
-dal Meru. La fonte da cui traggono l'origine, sia essa, o non sia, la
-fonte di vita o di giovinezza, è spesso descritta come ridondante di
-acque, dalle quali i quattro fiumi prendono nascimento[148]. A far
-immaginare tanta copia di acque nel Paradiso deve aver contribuito,
-oltre i precedenti mitici normali, la scarsità di cui se ne pativa
-in Palestina, e che doveva di molto accrescerne il pregio agli occhi
-degli Ebrei: in fatti sono frequenti nei profeti le lodi dell'acqua
-fresca[149]; e anche nel paradiso di Maometto sono acque in gran copia.
-Il Mandeville dice che a cagione delle grandi acque le quali vengono
-dal Paradiso tutta l'India è come spartita in isole. Precipitando
-dal monte altissimo, su cui fiorisce il giardino, nella sottostante
-pianura, le acque levano un così terribil fragore che le genti di
-quelle terre vicine son fatte sorde, anzi nascono sorde[150].
-
-Già dentro al Paradiso, oppur fuori di esso, da un lago che il fonte
-formava, nascevano i quattro fiumi, Fison, Gihon, Tigri (Hiddekel) ed
-Eufrate[151], i quali ridussero alla disperazione quanti cercarono di
-conciliare ciò che se ne dice nella Genesi con una realtà geografica
-qualsiasi. Circa gli ultimi due non vi fu dubbio, generalmente
-parlando; ma circa i due primi le opinioni furono infinite, e chi
-volesse raccogliere tutte quelle che si trovano sparse negli scrittori
-ecclesiastici e non ecclesiastici potrebbe formare un volume che
-riuscirebbe di mole non picciola e di assai maggiore fastidio[152].
-Basti dire che non vi fu fiume di qualche importanza il quale non
-siasi fatto venire dal Paradiso. L'antica, diffusa e comoda dottrina
-del corso sotterraneo, e anche sottomarino dei fiumi, permetteva, a
-tale riguardo, e rendeva inconfutabile qualsiasi più arrischiata e
-più strana opinione[153]; e la confusione, solita a farsi, dell'India
-con l'Etiopia agevolava le più chimeriche fantasie. Ne ricorderò solo
-qualcuna.
-
-Che uno dei quattro fiumi, e propriamente il Gihon, fosse il Nilo è
-credenza antica. Già Giuseppe Flavio, certamente non primo, asseriva
-che il Gange, l'Eufrate, il Tigri e il Nilo derivano dal fiume
-paradisiaco che cinge tutto intorno la terra[154]. Nel medio evo
-quella credenza fu molto comune e sarebbe lungo ed ozioso recarne le
-testimonianze: la confusione, pur ora notata, fra l'India e l'Etiopia
-doveva favorirla e la favorì nel fatto[155]. Secondo gli autori del
-_Bundehesh_ e dell'_Avesta_, risalendo l'Indo e il Nilo si giungeva
-all'Hara-berezaiti. Altri, per ragioni facili a intendere, fece
-venire dal Paradiso il Giordano[156]; e altri, non si sa perchè, il
-Danubio[157]. Federigo Frezzi, per non far torto a nessuno, fa venire
-dal Paradiso, oltre i quattro fiumi biblici, anche il Danubio, il Po,
-il Reno, il Tanai[158].
-
-Ma al Paradiso i soli fiumi d'acqua non potevano bastare, e Tertulliano
-vi fa scorrere i rivi di latte. Più di un rabbino parla di fiumi di
-latte, d'olio, di vino, di balsamo[159]; e Maometto se ne ricorda
-descrivendo il luogo di beatitudine serbato a' suoi seguaci[160].
-Cosa ben più strana, vi scorreva anche un fiume di pietre preziose.
-Veramente, da prima, si parla di uno o più fiumi che, venendo dal
-Paradiso, trascinano con sè grande quantità d'oro, d'argento e di
-gemme. Nel già citato libro di Juniore Filosofo è detto che quelle
-genti, le quali abitano in prossimità del Paradiso terrestre,
-raccolgono con reti le gemme che seco mena un fiume[161]. Per Brunetto
-Latini questo fiume è l'Eufrate[162]; ma secondo Giordano da Sévérac
-le gemme abbondano in tutti e quattro i fiumi[163]. I fiumi del
-paradiso di Maometto hanno le rive d'oro, il letto pieno di rubini e
-di perle, scorrono fra montagne di muschio; e nella paradisiaca dimora
-di Quetzalcoatl, quale la immaginarono gli Aztechi, sono in copia,
-fra molte altre cose meravigliose, le gemme e i metalli preziosi.
-Nella ricordata lettera del Prete Gianni all'imperatore Emanuele si
-discorre di un fiume, chiamato Idono, il quale, venendo dal Paradiso,
-mena con sè gran quantità di smeraldi, di zaffiri, di carbonchi, di
-topazii, di crisoliti e di altre pietre preziose[164]; e si discorre
-di un altro fiume, il quale passa sotterra, menando similmente con sè
-grandissima copia di gemme. Di questo secondo fiume, che dà occasione a
-una delle avventure di Sindbad il Navigatore nelle _Mille e una Notte_,
-non è detto che venga dal Paradiso[165]. Un piccolo sforzo ancora e
-si avrà il fiume di sole gemme immaginato da Giovanni d'Outremeuse
-(secolo XIV), fiume che sbocca nel mar dell'arena[166]; nè quello
-era uno sforzo difficile a fare, giacchè di un fiume di sassi e di
-un mare d'arena, che si vedevano in Asia, parecchi avevan narrato le
-meraviglie[167].
-
-Era naturale che nel Paradiso terrestre si ponessero tutte le ricchezze
-e tutti gli splendori: l'oro, l'argento e le gemme vi dovevano essere
-in abbondanza. Un passo di Ezechiele mostra sì fatta tendenza in
-modo assai spiccato[168]; il monte Meru, secondo una delle molte
-immaginazioni cui porse argomento, aveva quattro lati, l'uno d'oro,
-l'altro di cristallo, il terzo d'argento e il quarto di zaffiro.
-Nell'Elisio descritto da Platone gli alberi recano gemme, come nel
-paradiso di Maometto; e nella Gerusalemme celeste descritta dall'autore
-dell'Apocalissi, abbondano le pietre e i metalli preziosi. Delle molte
-gemme che sono nel Paradiso terrestre Tertulliano ricorda il prasio,
-il carbonchio, lo smeraldo, e Alcimo Avito afferma che quelle che noi
-chiamiamo gemme sono i sassi di colà. Sebbene il Mandeville dica che
-non si può sapere di che cosa sia formato il muro del Paradiso, tanto
-lo velano agli altrui sguardi il musco e l'edera, pure molti sapevano
-ch'esso era di materia preziosissima e tutto tempestato di gemme[169].
-Secondo qualche rabbino, tutto il Paradiso era selciato di pietre
-preziose e di perle. Si sapeva inoltre che Adamo, uscendo dal giardino,
-aveva potuto recar con sè l'oro, l'incenso e la mirra che dovevano
-poi, dai Re Magi, essere offerti al bambino redentore, e deporli,
-insieme con altre ricchezze, in una caverna, detta, per ciò appunto,
-la Caverna dei Tesori[170]. Se si pensa alle virtù meravigliose, che
-già nell'antichità, e poi, durante tutto il medio evo, si attribuirono
-alle gemme, virtù di cui si discorre largamente nei _Lapidarii_, e al
-significato simbolico che si soleva dar loro, non parrà strano che di
-gemme si volessero pieni il Paradiso e le sue acque[171].
-
-Il Meru, quale è descritto nel Mahâbhârata, è coperto d'oro, e aureo è
-detto nei Purâni. Aureo meriterebbe d'essere chiamato anche il Paradiso
-terrestre. Il muro che lo serra è, talvolta, tutto d'oro, e d'oro sono
-i palazzi e le chiese ch'esso contiene. Un soldato di cui San Gregorio
-narra la visione, passa un fetido fiume, e giunge a prati fioriti, dove
-si stan costruendo, di mattoni d'oro, mirabili case[172]. Note sono
-le relazioni mitiche dell'oro con la luce, col sole, con la felicità.
-Una città d'oro, stanza di beatitudine, sognarono gl'indiani; la
-Gerusalemme celeste sfolgora d'oro; i palazzi del paradiso di Maometto
-sono costruiti d'oro, di perle, di smeraldi e di rubini. El Dorado
-chiamarono gli Spagnuoli la nuova terra di promissione[173].
-
-Con tali condizioni di luogo e di clima quali abbiamo vedute, con tanto
-rigoglio di vegetazione soprammirabile, con tanto splendore di metalli
-preziosi e di gemme, il Paradiso terrestre doveva essere di tale
-bellezza e magnificenza da vincere ogni più ardita e fervida fantasia.
-Ma ciò appunto doveva stimolare e far vie più intenso il desiderio di
-rappresentarselo e colorirselo nella mente, di descriverlo con parole.
-Chi sa quante anime innamorate di solitarii e di reclusi lo sognarono
-nelle ore di estatica contemplazione, credettero d'intravvederne
-gl'immortali splendori nello spettacolo d'un tramonto pomposo! I primi
-poeti cristiani, che presero a sparger di fiori la nuda terra del
-Golgota e a lumeggiare l'austera speranza sorta novamente negli animi,
-andarono a gara in narrarne le divine delizie. Bisognava che gli uomini
-conoscessero ciò che avevano perduto per poter meglio intendere il
-pregio di ciò che il sangue di Cristo aveva loro ridato. Tertulliano,
-Proba Falconia, Prudenzio, Draconzio, Mario Vittore, Alcimo Avito, ci
-lasciarono tutti descrizioni calde di entusiasmo e non prive di merito,
-le quali hanno questo carattere comune, che tutte traggono elementi,
-colori ed immagini dalle descrizioni che i poeti gentili avevan fatte,
-degli Elisii[174]. Nè questo poteva sembrare ai poeti cristiani un
-procedimento illegittimo, giacchè essi credevano che il mito degli
-Elisii altro non fosse se non una ricordanza e come dire un riflesso
-alterato del racconto biblico[175]. E fu appunto la gran somiglianza
-di sì fatte descrizioni quella che permise di attribuire a Lattanzio
-il noto poemetto _De Phoenice_, il quale, non solo non è di lui, ma
-non è, forse, nemmeno di autore cristiano, e in cui si descrive, non
-già, come fu creduto, il Paradiso terrestre, ma il Bosco del Sole[176].
-Proba Falconia formava la descrizion sua, e tutto il compendio del
-Vecchio e del Nuovo Testamento di cui quella descrizione è parte, con
-versi tolti a Virgilio. Mario Vittore chiamava il Paradiso col nome di
-Tempe, e sebbene in certa _Epistola de perversis suae aetatis moribus
-ad Salmonem abbatem_ rimproverasse, più specialmente alle donne, di
-posporre Salomone e Paolo a Virgilio, ad Ovidio, ad Orazio, a Terenzio,
-i suoi versi sono tutti pieni di reminiscenze classiche. L'autore
-di un _metrum in Genesim_ (forse Ilario d'Arles, ancor egli, come
-Mario Vittore, del V secolo), prendeva a modello il primo libro delle
-_Metamorfosi_[177], e Sidonio Apollinare, cristiano, descriveva gli
-Orti del Sole con quelle parole medesime che si usavano a descrivere il
-Paradiso terrestre[178].
-
-Le descrizioni del Paradiso terrestre si possono dire innumerevoli, e
-vanno moltiplicando dai primi tempi del cristianesimo, attraverso il
-medio evo, sino ai giorni nostri, e sono in verso e in prosa, e sono
-in tutte le lingue. Compajono com'è naturale, nei Commentarii alla
-Genesi, negli _Hexaemera_, nelle Bibbie versificate e istoriate, in
-molti trattati teologici; compajono in trattati scientifici, varii di
-natura e di forma; compajono in cronache, in Visioni, in leggende;
-compajono in poemi d'ogni sorta[179]. I rabbini gareggiano in così
-fatte descrizioni coi dottori e coi poeti cristiani, e di gran lunga
-li vincono quanto a stranezza e audacia d'immaginazioni[180]; e tra'
-cristiani v'è chi non si contenta delle descrizioni fatte da uomini, ma
-altre ne pone in bocca a Dio stesso e agli stessi demonii[181].
-
-Molte di quelle descrizioni sono documenti assai notabili del carattere
-che venne assumendo nei primi secoli del cristianesimo e nel medio
-evo il sentimento della natura[182]. La natura vi è idealizzata
-conformemente a una immaginazione di bellezza e di giocondità
-sovrammondana, che il Frezzi rese non infelicemente in tre versi:
-
- Rallegra tutto il cor quel paradiso:
- Ivi ogni cosa intorno m'assembrava
- Un'allegrezza di giocondo riso.
-
-Il Paradiso terrestre diventava un prototipo di bellezza, e suscitava
-altre immaginazioni affini, e di esso si ricordavano quanti poeti
-prendevano a descrivere luoghi di delizie e di felicità. Isole e
-giardini d'incantevol bellezza abbondano nei poemi cavallereschi,
-nei romanzi di avventura, e hanno col Paradiso terrestre anche
-questa somiglianza, che rinchiudono un principio malvagio, una
-causa di scadimento e di perversione, come i giardini di Alcina e di
-Armida[183]. Il paese delle fate, o _pays de faërie_, o semplicemente
-_Faërie_, spesso descritto nei romanzi francesi, ha col Paradiso
-terrestre moltissima somiglianza, e così l'hanno il regno sotterraneo
-di Venere nella leggenda tedesca, e quello della Sibilla nella leggenda
-italiana[184].
-
-E a somiglianza del Paradiso terrestre fu immaginato il Paradiso
-celeste, come già prova la Gerusalemme celeste dell'Apocalisse, e
-come si può vedere negli scritti di parecchi Padri. Tale somiglianza
-è spiccatissima in un _Rhythmus de gloria et gaudiis Paradisi_,
-falsamente attribuito a Sant'Agostino, ma certamente assai antico[185].
-San Pier Damiano pone nel Paradiso celeste prati fioriti, odori soavi,
-musiche meravigliose[186]. Leggendo certa poesia latina pubblicata dal
-Böhmer, non s'intende di qual Paradiso il poeta voglia parlare, fino
-a che, a togliere il dubbio, non appajono il trono dell'Eterno, e i
-cori dei santi e degli angeli che gli stanno d'intorno[187]. Talvolta
-il Paradiso terrestre e il celeste sono fusi insieme e ne formano un
-solo[188].
-
-Tali, quali abbiamo vedute, erano le bellezze e le meraviglie di quello
-che gl'Italiani chiamarono dolcemente il Paradiso deliziano[189]:
-vediamo ora quali ne fossero, o ne fossero stati, gli abitatori.
-
-
-NOTE:
-
-[55] XXVIII, 13-16.
-
-[56] Dell'Olimpo dice CLAUDIANO:
-
- Altus Olympo
- Vertex, qui spatio ventos hiemesque relinquit.
-
-E LUCANO del Parnaso:
-
- Hoc solum fluctu terras mergente cacumen
- Eminuit, Pontoque fecit discrimen et astris.
-
-PLATONE, nel _Fedone_, parla di un luogo amenissimo posto sopra quella
-regione dell'aria ove si formano le meteore. Intorno al monte Kâf
-degli Arabi, vedi D'HERBELOT, _Bibliothèque orientale_, s. vv. _Caf_ e
-_Schirin_, e J. LASSEN RASMUSSEN, _De monte Caf_, Hauniae, 1811.
-
-[57] Secondo una leggenda dei Bogomili la vite fu portata fuori del
-Paradiso terrestre dalle acque del Diluvio. WESSELOFSKY, _Altslavische
-Kreuz- und Rebensagen, Russische Revue_, vol. XIII, p. 134.
-
-[58] Ediz. cit., col. 362.
-
-[59] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_, Parigi,
-1862, p. 25.
-
-[60] ALBERTO MAGNO, _Summa theologiae_, parte II, tract. 13, qu. 79:
-cf. FABRICIO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, edizione di Amburgo,
-1719-43, parte II, p. 645.
-
-[61] Vedi REISCH, _Margarita philosophica_, ediz. di Basilea, 1535, p.
-608; TOSTATO, _Commentaria in Genesim_, cap. I, qu. 9; cap. XIII, qq.
-100-6; HOPKINSON, _Fasciculus secundus opusculorum quae ad historiam et
-philologiam sacram spectant; Sinopsis Paradisi_, Rotterdam, 1693, pp.
-11-12.
-
-[62] _Op. cit._, parte I, cap. 9.
-
-[63] _De fide orthodoxa_, l. II, cap. 11.
-
-[64] Visione del monaco Alberico, nella edizione della _Divina
-Commedia_ fatta in Padova, l'anno 1822, vol. V, p. 319.
-
-[65] BARTOLOCCI, _Bibliotheca magna rabbinica_, Roma, 1675-94, parte
-II, p. 161, col. 2: EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg,
-1711, vol. I, p. 871.
-
-[66] TERTULLIANO, _De anima_, cap. 55; LATTANZIO, _De origine erroris_,
-cap. 12; SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, _Homilia de divite_.
-
-[67] ISIDORO DI SIVIGLIA, _Etymol._, l. XIV, c. 3; RABANO MAURO, _De
-Universo_, l. XII, cap. 3; ONORIO AUGUSTODUNENSE, _De imagine mundi_,
-l. I, cap. 8; GIACOMO DI VITRY, _Historia hierosolimitana abbreviata_,
-l. I, cap. 85, ap. BONGARS, _Gesta dei per Francos_, t. I, p. 1100;
-RODOLFO D'EMS, ap. DOBERENTZ, _Die Erd- und Völkerkunde in der
-Weltchronik des Rudolf von Hohen-Ems_, nella _Zeitschrift für deutsche
-Philologie_, vol. XIII, p. 172. Ciò che Isidoro dice del Paradiso
-è anche ripetuto, quasi con le stesse parole, in un trattatello
-cosmografico latino, di non molto a lui posteriore. Quivi, parlandosi
-dell'Asia, si dice:
-
- Habet primum paradysi hortorum delicias,
- Omne genere pomorum circumseptus graminat.
- Habet etiamque vitae lignum inter midium.
-
- Non est aestas neque frigus sincera temperies.
- Fons manat inde perennis fluitque in rivolis;
- Post peccatum interclusus est primevi hominis.
-
- Circumseptus est undique rompheaque ignea,
- Ita pene usque celum iungitque incendia;
- Angelorum est vallatus cherubyn praesidia.
-
-PERTZ, _Ueber eine fränkische Cosmographie des VII. Jahrhunderts,
-Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss. zu Berlin_, 1845, p. 264. Il muro di
-fiamme è ricordato anche nel _Libro di Sidrach_ (testo italiano,
-Bologna, 1868, p. 48).
-
-[68] Nella mappa di Giovanni Leardo, del 1448, il Paradiso è figurato
-come una piazza di città, con una colonna nel mezzo; in quella di Fra
-Mauro esso è figurato a parte come un giardino circolare, cinto da un
-muro merlato, con quattro torri.
-
-[69] Cap. 21.
-
-[70] _Auctores classici e vaticanis codicibus editi_, Roma, 1828-38, t.
-III pp. 389-91.
-
-[71] Intorno al Prete Gianni, o Pretejanni, o Presto Giovanni, vedi
-OPPERT, _Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte_, Berlino,
-1864; BRUNET, _La légende du Prêtre Jean_, Bordeaux, 1877 (estratto
-dagli _Actes de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et Arts de
-Bordeaux_); ZARNCKE, _Op. cit._ Vedi pure GHINZONI, _Un'ambasciata del
-Prete Gianni a Roma nel 1481, Archivio storico lombardo_, vol. XVI. In
-sul cominciare del secolo XVI, o poco prima, Giuliano Dati, fiorentino,
-compose un poemetto in ottava rima intitolato _La magnificenza del
-Prete Janni_ (pubblicato nel _Propugnatore_, t. IX, parte I, p. 141
-sgg.). Da un passo della nov. 9ª, giorn. IX, del _Decamerone_, e da
-luoghi di altre scritture si vede che il Prete Gianni e le meraviglie
-del suo paese erano in Italia passati in proverbio nel Trecento.
-
-[72] ARIOSTO, _Orlando Furioso_, c. XXXIII, st. 105.
-
-[73] _Op. e l. cit._
-
-[74] _Op. cit._, p. 55.
-
-[75] Cf. più particolarmente _Die beiden Sindbad, oder Reiseabenteuer
-Sindbad des Seefahrers. Aus dem Arabischen uebersetzt und mit
-erklärenden Anmerkungen nebst sprachlichen Beilagen von_ J. G. H.
-REINSCH, Breslavia, 1836. ISIDORO DI SIVIGLIA (_Etymol._, l. XIX, c.
-3), e RABANO MAURO (_De Univ._, l. XII, c. 4) parlano degli smisurati
-serpenti e dei grifoni che impedivano l'accesso ai Monti Aurei, in
-India.
-
-[76] _Orl. Fur._, c. XXXIII, st. 127.
-
-[77] Vedi il passo riportato dal COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_,
-Livorno, 1872, p. 202.
-
-[78] Solino dice a Fazio degli Uberti, parlando del Paradiso, nel l. I,
-cap. 11 del _Dittamondo_:
-
- E questo è un monte ignoto a tutta gente,
- Alto che giunge sino al primo cielo,
- Onde il puro aere il suo bel grembo sente.
- Quivi non è giammai freddo nè gelo.
- Quivi non per fortuna onor si spera,
- Quivi non pioggia, o di nuvola è velo.
- Quivi è l'arbor di vita, e primavera
- Sempre con gigli, con rose e con fiori,
- Adorno e pien d'una e d'altra riviera.
-
-[79] STAZIO, _Sylvae_, III.
-
-[80] L'isola di Avalon, che diventò un paese meraviglioso e mitico,
-è veramente un'isola, posta nel letto di un fiume, nella contea di
-Somerset. Fu creduta prima sede del cristianesimo in Inghilterra,
-introdottovi, secondo la leggenda, dai discepoli dell'apostolo Filippo,
-o da Giuseppe d'Arimatea. Intorno all'isola, trasformata dalla poetica
-fantasia in un paradiso, vedi USSERIUS, _Britannicarum ecclesiarum
-antiquitates_, ediz. 2ª, Londra, 1687, pp. 7-17, 61, e SAN-MARTE,
-_Gottfried's von Monmouth Historia regum Britanniae_, Halle, 1854,
-p. 417 sgg., dove sono riferite le descrizioni dello Pseudo-Gilda e
-dell'autore della _Vita Merlini_. Vedi pure le descrizioni che si hanno
-nel poema _La bataille Loquifer_, e in una delle rame dell'_Ogier_ (Cf.
-_Histoire littéraire de la France_, t. XXII, p. 536). Un poeta inglese
-moderno fa che il re Artù descriva egli stesso l'isola incantata,
-
- Where falls not hail, nor rain, nor any snow,
- Nor sea-wind blows loudly; but it lies,
- Deap-meadowed, happy, fair, with orchard lawns,
- And breezy hollows crowned with summer sea.
-
-[81] _De oraculorum defectu_, 18; _De facie in orbe lunae_, 26 sgg.
-
-[82] Tutto ciò si rileva da un breve estratto di ELIANO, _Variarum
-historiarum_ III, 18.
-
-[83] _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 4, ap. _Camden_, _Anglica
-Hibernica_, etc., Francoforte, 1602-3, p. 716. Di tali isole fanno
-ricordo parecchi, tra gli altri MATTEO QUAD, nell'_Enchiridium
-cosmographicum_, 2ª ediz., Colonia, 1604, parte I, cap. 3, _De
-Hibernia_. Nella _Nouvelle fabrique des excellens traits de vérité_, di
-FILIPPO D'ALCRIPE, Parigi, 1853 (_Du naturel d'aucun pays_), p. 86, in
-luogo dell'Ibernia si ha, per errore, l'Iberia.
-
-[84] Edizione di Parigi, 1532, l. VI, cap. 66.
-
-[85] GERVASIO DI TILBURY, _Otia imperialia_, dec. I, cap. 14, negli
-estratti datine dal Liebrecht, Hannover, 1856, p. 4. Vedi per altri
-riscontri ivi stesso, p. 62-3.
-
-[86] RANULFO HIGDEN, _Op. cit._, l. 1, cap. 35.
-
-[87] _Parad._, I, 57.
-
-[88] Vedi SPIEGEL, _Erânische Altherthumskunde_, Lipsia, 1871, vol.
-I, p. 464; WINDISCHMANN, _Zoroastrische Studien_, Berlino, 1863, pp.
-165-77; LENORMANT, _Les origines de l'histoire, d'après la Bible et
-les traditions des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I. pp.
-76, 81-2, 90-1, 93-4. La tradizione iranica talora reca un albero
-solo, uscente dal mezzo della fontana Ardvî-sûra, nell'Airyâna-vaêgiah,
-talora due. L'albero della vita e l'albero della scienza si confondono
-nell'albero del Budda. (Cf. DE GUBERNATIS, _La mythologie des plantes_,
-Parigi, 1878-82, vol. I, pp. 79 sgg.). Le poma d'oro dell'Orto delle
-Esperidi sono di una specie con quelle del mito settentrionale d'Iduna.
-(Cf. PRELLER, _Griechische Mytologie_, 2ª ediz. Berlino, 1860-1,
-vol. I, p. 438; RASZMANN, _Die deutsche Heldensage und ihre Heimat_,
-Annover, 1857-8, vol. I, p. 55). Un albero di vita compare con molta
-frequenza nelle tradizioni popolari dei Tartari della Siberia.
-
-[89] Vedi LE ROUX DE LINCY, _Le livre des légendes_, Parigi, 1836, pp.
-24-28. Tale leggenda e narrata nella Vita versificata della Vergine
-composta da Ermanno di Valenciennes (_Histoire littéraire de la
-France_, t. XVIII, pp. 834-7). Ricordiamoci, a questo proposito, dei
-miti paralleli di Dioniso, del dio Soma e di Aurva. Secondo FEDERIGO
-FREZZI, _Quadriregio_, l. IV, cap. 1, l'albero della vita avea le
-radici in cielo, girava due miglia e risonava di dolcissimo canto. Non
-so se di esso si discorra nel libro di un GIOVANNI BRACESCO, intitolato
-_Il legno della vita, nel quale si dichiara qual fosse la medicina per
-la quale i primi padri vivevano novecento anni_, Roma, 1542. Vedesi
-registrato nella _Biblioteca_ dell'HAYM, a p. 369 della edizione di
-Milano, 1771-3.
-
-[90] Vedi, per esempio, PERRETI, _Catacombes de Rome_, Parigi, 1851, t.
-II, tav. 22.
-
-[91] _Le Talmud de Jérusalem traduit par_ M. Schwab, Parigi, 1878-90,
-vol. I, tratt. _Berakhot_, cap. VI, 2, p. 391; _Le Talmud de Babylone
-traduit... par l'abbé_ L. Chiarini, Lipsia, 1831, vol. II, pp. 180-1.
-
-[92] _Das Duch Enoch_, pubbl. da A. Dillmann, Lipsia 1853, cap. 31.
-
-[93] GREGORIO ABU'L-FARAGI ricorda le varie opinioni secondo cui
-l'albero della scienza sarebbe stato il fico, la vite, o il frumento,
-_Historia compendiosa dynastiarum_, Oxford, 1603, vol. I, p. 4.
-
-[94] _Evagatorium_, ed. del _Literarisches Verein_, Stoccarda, 1843-5,
-voi. III, pp. 5-6.
-
-[95] LAURENT, _Peregrinatores medii aevi quatuor_, Lipsia, 1864; pp.
-87-8. Vedi la _peregrinatio_ di Thietmar ivi stesso, cap. XXIX, 4, e la
-nota dell'editore sull'argomento. Giacomo di Vitry distingue l'_arbor
-paradisi_, che dalla descrizione da lui fattane si vede essere il musa,
-da un altro albero, il quale produce frutti con impresso il segno di un
-morso, e sono perciò detti _poma Adam. Op. cit._ p. 1099.
-
-[96] _Op. cit._, p. 98.
-
-[97] ARIOSTO, _Orl. fur._, c. XXXIV, st. 60. Non so se la grande
-riputazione dei pomi del Paradiso abbia contribuito a divulgare la
-credenza che nell'estremo Oriente fossero uomini i quali non d'altro si
-nutrivano che dell'odore di un pomo. L'autore del _Mare amoroso_, sia
-desso o non sia Brunetto Latini, ne fa ricordo:
-
- E si vorrìa di quel pomo avere,
- Che dona vita pur col suo olore
- Ad una gente via di là dal mare,
- Che non mangian nè beono altra vivanda.
-
-(Vv. 223-6, in _Propugnatore_, vol. I). E ne fan ricordo il Mandeville
-e altri. Gli antichi conobbero gli astomi, i quali, non avendo bocca,
-si pascevano dell'odore di radici, di fiori e di frutti selvatici
-(V. BERGER DE XIVREY, _Traditions tératologiques_, Parigi, 1836, pp.
-98-9, 472). In alcune storie di Alessandro Magno son uomini che vivono
-dell'odor delle spezie. Gli abitanti della luna, di cui narra LUCIANO
-nella _Vera Historia_, I, 23, si nutrivano del fumo di rane arrostite,
-e Olimpiodoro scrisse, sulla fede di Aristotile, esserci stato un uomo
-che si nutriva ponendosi al sole. Non voglio lasciar questo tema senza
-ricordare un altro pomo mirabile dell'Oriente, il così detto pomo di
-Sodoma, il quale, assai vago di fuori, era, dentro, pieno di cenere.
-Ne parla già GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. V, cap. 5, e
-molti poi ne riparlano nel medio evo, tra i quali SAN PIER DAMIANO
-nella epist. XVII _ad Desiderium abbatem_. Il COPPÉE, nella _Mauvaise
-soirée_, ricorda
-
- . . . . . ces beaux fruits des bords de la Mer Morte,
- Qui, lorsqu'un voyageur à sa bouche les porte,
- Sont pleins de cendre noire et n'ont qu'un goût amer.
-
-[98] Versione ed edizione citate, p. 47.
-
-[99] Codice riccardiano citato, f. 48 v., col. 2ª.
-
-[100] _Purg._, XXXII, 37-9.
-
-[101] _Quadriregio_, l. IV, c. 1. La pianta dispogliata si vede anche
-in qualche mappa, nel luogo ove devrebb'essere il Paradiso.
-
-[102] Quattro alberi sacri poneva sul Meru la tradizione indiana.
-
-[103] XXXI, 8, 9.
-
-[104] Delle piante e dei frutti del Paradiso si parla diffusamente
-in un opuscolo attribuito a Michele Psello. Una lunga enumerazione di
-piante si ha in una parafrasi poetica tedesca della Genesi, contenuta
-in un manoscritto che probabilmente appartiene alla seconda metà del
-secolo XII, e pubblicata da E. HOFFMANN, _Fundgruben für Geschichte
-deutscher Sprache un Litteratur_, Breslavia, 1830-7, vol. II, pp.
-10-84. Cf. ZINGERLE, _Der Paradiesgarten der altdeutschen Genesis_, in
-_Sitzungsb. d. phil.-hist. Cl. d. h. Akad. d. Wissensch._, vol. CXII,
-Vienna, 1866. BRUNETTO LATINI dice nel _Tresor_ (ediz. Chabaille,
-Parigi, 1863, l. 1, parte IV, cap. 123): «En Inde est Paradis
-terrestre, où il a de toutes manieres de fust d'arbres et de pomes et
-de fruiz qui soient en terre...». PIETRO DA BERSEGAPÈ, nel suo poema
-biblico (ap. BIONDELLI, _Poesie lombarde inedite del secolo XIII_,
-Milano, 1856, p. 41):
-
- El g'è d'ugni fructo d'arboxello
- Dolce e delectevole e bello.
-
-[105] _Hexaemeran_, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 189, col. 1535.
-
-[106] _Histoire de Saint Loys, Collection complète des mémoires
-relatifs à l'histoire de France_, t. II, 1819, pp. 229-30. Il passo è
-curioso, e merita di esser riferito: «Ici convient parler du fleuve,
-qui passe par le païs d'Egipte, et vient de Paradis terrestre... Quant
-celui fleuve entre en Egipte, il y a gens tous expers et accoustumez,
-comme vous diriez les pescheurs des rivieres de ce pays-ci, qui au
-soir gettent leurs reyz au fleuve, et és rivieres: et au matin souvent
-y trouvent et prannent les espiceries qu'on vent en ces parties par
-deça bien chierement, et au pois: comme cannelle, gingembre, rubarbe,
-girofle, lignum aloes, et plusieurs bonnes chouses. Et dit-on ou païs,
-que ces choses-là viennent de Paridis terrestre, et que le vent les
-abat des bonnes arbres, qui sont en paradis terrestre; ainsi comme
-le vent abat és forestz de ce païs le bois sec; et ce qui chiet en
-ce fleuve l'eauë amene et les marchands le recuillent, qui le nous
-vendent au pois». Che il Paradiso contenga ogni maniera di spezie è pur
-detto in un vecchio poema tedesco, _Diu Buochir Mosis_, vv. 492-509,
-ap. MASSMANN, _Deutsche Gedichte des zwölfen Jahrhunderts und der
-nächstverwandten Zeit_, Quedlimburgo e Lipsia, 1837, p. 241.
-
-[107] _Quaestiones ad Antiochum_, qu. 47.
-
-[108] _Alexandreis_, l. II.
-
-[109] _De judicio Domini_, cap. 8.
-
-[110] Della origine paradisiaca di alcune piante medicinali è pur cenno
-in tradizioni popolari tuttora vive.
-
-[111] _Pantheon_, parte I. I versi con cui si descrive il Paradiso si
-trovano pure nella _Memoria saeculorum_.
-
-[112] Nella canzone: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_.
-
-[113] _Elucidarium_, l. I, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 172, col.
-1117. Così pure nella versione italiana che si conserva in parecchi
-codici, p. es. in quello dell'Universitaria di Bologna segnato Aula II,
-A, N. 157. Cf. _Il libro di Sidrach_, ediz. cit., p. 46.
-
-[114] Cap. 24.
-
-[115] Altrettanto fu detto di tutti i luoghi paradisiaci. V. alcuni
-versi latini concernenti l'isola di Thyle, riferiti dal WRIGHT, _Op.
-cit._, p. 94 in nota. Quest'isola, che parecchie carte pongono nel mare
-d'India, corrisponde certamente alla Tylus di Tolomeo, e alle due Tylos
-di Plinio. Cf. SANTAREM, _Essai_, voi. III, p. 239. Di un'isola Thilos
-parla pure, citando Solino, DICUIL, _Liber de mensura orbis terrae_,
-ediz. Parthey, Berlino, 1870, VII, 25.
-
-[116] ALRIC, _Le Paradis de Mahomet_, Parigi (1892) pp. 57-9, 63.
-La materia di questo libro è tratta dal Corano e da racconti e detti
-tradizionali (_hadis_) che hanno corso fra i maomettani.
-
-[117] _Proverbii_, X, 11: _Vena vitae, os justi_; XIII, 14: _Lex
-sapientis fons vitae_; XIV, 27: _Timor Domini fons vitae_; XVI, 22:
-_Fons vitae eruditio possidentis_.
-
-[118] XXII, 1-2. Ebbe a ricordarsene Giacomino da Verona, il quale
-fa scorrere per mezzo alla sua Gerusalemme celeste un fiume pieno di
-gemme,
-
- De le quale çascauna sì à tanta vertù,
- K'elle fa tornar l'omo veclo en çoventù,
- E l'omo, k'è mil agni êl monumento çasù,
- A lo so tocamento vivo e sano leva su;
-
-e altre acque la cui miracolosa natura è tale che chi ne beve non
-morrà, nè avrà più mai bisogno di bere. MUSSAFIA, _Monumenti antichi
-di dialetti italiani, Sitzungsber. d. k. Akad. d. Wissensch.,
-philos.-hist. Cl._, vol. XLVI, Vienna, 1864, pp. 139-40. Giacomino
-non si appaga di quanto, a tale proposito, è detto nell'Apocalissi, ma
-aggiunge di suo.
-
-[119] L'ambrosia, ἄμβροτος, dei Greci, corrisponde all'amrita
-degl'indiani. Secondo una delle versioni della leggenda di Achille,
-Teti rese il figliuolo invulnerabile e immortale aspergendolo di
-ambrosia e poi mettendolo al fuoco. Un liquore di egual virtù si ha
-nella mitologia germanica. Vedi KUHN, _Die Herabkunft des Feuers und
-des Göttertranks_, Berlino, 1859, p. 175.
-
-[120] I Gaeli immaginarono anche un paese di gioventù. Vedi BEAUVOIS,
-_Op. cit._, pp. 308, 310-11.
-
-[121] WEBER, _Indische Streifen_, Berlino, 1868-79, vol. I, pp. 13-15.
-
-[122] Cf. SPIEGEL, _Die Alexandersage bei den Orientalen_, Lipsia,
-1851, pp. 29, 47, 52. ETHÈ, _Alexanderszug zum Lebensquell im Lande der
-Finsterniss_, negli Atti dell'Accademia di Monaco, 1871.
-
-[123] _Kinder- und Hausmärchen_, num. 97.
-
-[124] J. J. CRANE trasse dalla _Scala coeli_ di GIOVANNI GOBIO
-(JUNIORE), il quale fiorì nella prima metà del secolo XIV, un
-racconto latino che reca una parte soltanto della fiaba tedesca: _Two
-mediaeval Folk-tales_, nella _Germania_, anno XXX (1885), pp. 203-4.
-Cf. DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire
-littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.
-
-[125] Vedi, per esempio, RALSTON, _Russian Folk Tales_, Londra, 1873,
-pp. 231, 235, 240; _Svenska Folk-Sagor och Aefventyr, samlade of_
-HYLTÉN-CAVALLIUS _och_ G. STEPHENS, num. 9.
-
-[126] Veggansi, per esempio, nelle _Mille e una notte_ le novelle del
-principe Mahmud e di Alì Giobari.
-
-[127] Ma l'autore del _Kharîdat el-agiâib_ la pone in Occidente, in
-un'isola del Mar Tenebroso, del qual mare si dirà più innanzi.
-
-[128] Traduzione e edizione citate, col. 301.
-
-[129] D'ANCONA, _I precursori di Dante_, Firenze, 1874, p. 34.
-
-[130] Notisi, per altro, che Dante pone nel Paradiso terrestre i due
-ruscelli di Lete e di Eunoè, le cui acque procacciano in certo qual
-modo la vita eterna, non del corpo, ma dell'anima.
-
-[131] Vv. 5537-45, ediz. del Guessard e del Grandmaison, Parigi, 1860.
-Nella continuazione inedita del poema si parla di nuovo della fontana
-di gioventù, ma per tutt'altra occasione, e di quella derivazione non
-si fa più parola.
-
-[132] Ediz. del Michelant (_Bibliothek des literarischen Vereins_),
-Stoccarda, 1846, p. 350.
-
-[133] Ediz. del Keller. (_Bibl. d. liter. Ver._), Stoccarda, 1858, vv.
-10651 sgg.
-
-[134] Ediz. del Hahn, Quedlimburgo e Lipsia, 1842, st. 6053-4.
-
-[135] Atto I, sc. 1.
-
-[136] LECOY DE LA MARCHE, _Anecdotes historiques, légendes et apologues
-tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon_, Parigi, 1877, p. 77.
-
-[137] _Op. cit._, p. 69.
-
-[138] _Notices et extraits des manuscrits_, t. V, p. 276; WRIGHT,
-_Popular Treatises on Science written during the Middle Ages_, Londra,
-1841, p. 110; LAUCHERT, _Geschichte des Physiologus_, Strasburgo, 1889,
-pp. 9, 171. Vedi pure VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum naturale_, l.
-XVI, cap. 36.
-
-[139] ZARNCKE, _Op. cit._, parte I, pp. 94-95. Ma in altra parte di
-quella lettera si parla di una fonte che scaturisce appiè del monte
-Olimpo, la quale, come la fonte descritta dal Mandeville, ha il sapore
-di tutte le spezie, e lo muta a ciascun'ora del giorno e della notte,
-e a chi ne beva tre volte a digiuno dà sanità e giovinezza per tutto
-il tempo della vita. Quel luogo è poco lungi dal Paradiso. E vi è
-ricordata una fonte la quale scaturisce nell'isola della manna, e
-ridà la giovinezza a quegli abitanti, i quali vivono cinquecent'anni.
-Del palazzo è poi detto che chi vi è, non patisce fame nè sete, e che
-nessuno vi può morire il giorno in cui v'è entrato, e chi v'entra
-affamato o infermo n'esce così sazio come se avesse mangiato di
-cento vivande, e così sano come se mai non avesse avuto male. Per
-qualche altro riscontro vedi: _Museum für altdeutsche Literatur und
-Kunst_, vol. I (1809), pp. 259-62; le note di VALENTINO SCHMIDT alla
-scelta delle novelle dello Straparola da lui pubblicata (_Die Märchen
-des Straparola_), Berlino, 1817, pp. 276 sgg.; J. GRIMM, _Deutsche
-Mythologie_, 3ª ediz., Berlino, 1875-8, vol. I, pp. 488-9, vol. III, p.
-167; VERNALEKEN, _Das Vasser des Lebens_, nella _Germania_, vol. XXVII
-(1882), p. 103; KÖHLER, _Tristan und Isolde und das Märchen von der
-goldhaarigen Jungfrau und von den Wassern des Todes und des Lebens_,
-ibid., vol. XII (1866).
-
-[140] Fontana di vita e fontana di giovinezza non sono propriamente,
-in teorica, la medesima cosa: quella dà la immortalità e la giovinezza
-insieme; questa dà la giovinezza per fin che dura la vita, ma non la
-immortalità. Ciò nondimeno le due si confondono molto spesso nel mito.
-
-[141] NAVARRETE, _Op. cit._, vol. III, p. 50; DENIS, _Le monde
-enchanté, cosmographie et histoire naturelle fantastiques du moyen
-âge_, Parigi, 1843, pp. 148, 276; GRAESSE, _Der Tannhäuser und Ewige
-Jude_, Dresda, 1861, pp. 77-111. La spedizione di Ponce diede argomento
-a un poemetto non finito di Enrico Heine.
-
-[142] Conosco solo per il titolo i due libri seguenti: HUBERT DE
-LESPINE, _Description des admirables et merveilleuses régions
-loingtaines et estranges nations payennes de Tartarie, et de
-la principauté de leur souverain Seigneur, avec le voyage et la
-pérégrination de la Fontaine de Vie, autrement Jouvence_, s. l., 1558;
-_Le nouveau Panurge, avec sa navigation en l'isle imaginaire, son
-rajeunissement en icelle, et le voyage que fait son esperit en l'aultre
-monde_, La Rochelle, s. a.
-
-[143] Nota di R. KÖHLER, _Die Lais der Marie de France_, Halle a.
-S., 1885, pp. CIV-CVIII. In una leggenda tartara si parla di un pino
-dalle foglie e dalla corteccia d'oro, il quale è tutto coperto di
-un'erba verde che ha virtù di risuscitare: appiè dell'albero, nascosta
-nella terra, è una tazza d'acqua di vita. SCHIEFNER, _Heldensagen der
-minussinischen Tataren_, Pietroburgo, 1859, p. 62 sgg.
-
-[144] DUNLOP, _History of Prose Fiction_, nuova edizione (con le note
-del Liebrecht), Londra, 1888, vol. I, p. 307.
-
-[145] _Otia imperialia_, ediz. cit., dec. I, cap. 14, p. 4. Ne discorre
-anche il Mandeville. I pomi d'Iduna, della mitologia germanica, avevano
-la stessa virtù. Secondo il già citato ricordo di Teopompo, nella
-terra Merope scorrono due fiumi, detti, l'uno del dolore, l'altro del
-piacere. Sulle rive di entrambi crescono certi alberi: chi gusta dei
-frutti di quelli che sono lungo il primo, non fa più se non piangere
-sino alla morte; chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il
-secondo, ringiovanisce gradatamente, torna fanciullo, e, sempre più
-rimpicciolendo, da ultimo si dilegua. Nell'isola Buru, una delle
-Molucche, nasce sulle rive di un lago un fiore che, secondo l'opinione
-degli abitanti, dà la giovinezza a chi lo tiene in mano. BICKMORE,
-_Reisen im ostindischen Archipel in den Jahren 1865 und 1866_. p. 223,
-citato dal ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia,
-1876, p. 207, n. 1.
-
-[146] Nel _Parzival_ di VOLFRAMO D'ESCHENBACH; cf. BIRCH-HIRSCHFELD,
-_Die Sage vom Gral_, Lipsia, 1877, p. 247.
-
-[147] _Le Chevalier au Cygne et Godefroid de Bouillon_, pubblicati dal
-De Reiffenberg, vol. I, Bruxelles, 1846, Introduz., p. CXXIX. Non la
-si finirebbe più se si volessero ricordare tutte le immaginazioni che
-con quelle già ricordate hanno affinità più o meno stretta. Tundalo
-giunge in un luogo luminoso e fiorito dove scorre una fontana: chi
-beve una volta delle sue acque non ha mai più sete. GERVASIO DI TILBURY
-racconta di un'acqua che ristora in mirabile modo le forze (_Op. cit._,
-dec. III, cap. 38, p. 23); e GALFREDO DI MONMOUTH parla di una fonte
-le cui acque guariscono dalla pazzia e dal furore e ristorano le virtù
-dell'anima, (_Vita Merlini_, vv. 1136 sgg., ap. SAN MARTE, _Die Sagen
-von Merlin_, Halle, 1853, pp. 305-6).
-
-[148] MARIO VITTORE dice il fonte più copioso d'acque che non sia
-l'oceano, _ditior oceano_. ROBERTO PULLO (sec. XII) paragona il _fonte
-immenso_ al Nilo (SENTENTIARUM, l. II; cap. 17, ap. MIGNE, _Patrol.
-lat._, t. 186, col. 746), e _redundans enormiter_ è descritto il fonte
-dal già citato Arnaldo di Bonneval.
-
-[149] DE WETTE, _Lehrbuch der hebräisch-jüdischen Archäologie_, IV
-ediz. Lipsia, 1864, p. 111.
-
-[150] SAN BASILIO e SANT'AMBROGIO nei loro _Hexaemera_; il MANDEVILLE
-ecc.
-
-[151] GIOVANNI DE' MARIGNOLLI, _Op. cit._, pp. 93-4: «Fons autem
-ille derivatur de monte, et cadit in lacum, qui dicitur a Philosophis
-Euphirattes (_Euphrates?_), et intrat sub alia aqua spissa, et post
-egreditur ex alia parte et dividitur in quatuor flumina....»
-
-[152] Rimando per tutto ciò ai libri indicati in fine della
-Introduzione. Anche alle falde del Kuen-lun cinese scorrono quattro
-fiumi.
-
-[153] Abbiam veduto quale uso ne facesse Cosma, e, dopo di lui Mosè
-Bar-Cefa. Lo stesso uso seguitarono a farne Onorio d'Autun e molti
-altri.
-
-[154] _Antiquit. jud._, I, 1, 3.
-
-[155] Ricorderò solo, per ragione di curiosità, che un capitolo (il
-XXVII) della _Historia del Cavaliero Cifar_, composta nel secolo XVI,
-è consacrato ai fiumi del Paradiso, e che tra questi è il Nilo (Ediz.
-del Michelant, _Bibl. des liter. Ver._, Stoccarda, 1872, pp. 304-5).
-Ora, circa il tempo in cui quel romanzo fu scritto, LIVIO SANUTO
-sapeva benissimo che il Nilo proviene da grandi laghi equatoriali
-(_Geografia_, Venezia, 1588, f. 111 v.). I dotti che, nel presente
-secolo, cercarono d'indovinare che fiumi fossero, secondo la mente di
-chi mise insieme il racconto biblico, il Fison e il Gihon, non poterono
-accordarsi. L'Ewald pensa che il Fison sia il Gange; il Bertheau, il
-Delitzsch, lo Knobel, il Lassen, il Renan, vogliono sia l'Indo. Quanto
-al Gihon, lo Knobel e il Lassen credono sia l'Osso, mentre il Bertheau,
-il Gesenius, il Delitzsch riconoscono in esso il Nilo.
-
-[156] Nella già citata mappa di Torino il Giordano scaturisce dalle
-radici dell'albero della scienza.
-
-[157] Severiano, vescovo di Gabala nel III secolo, fa del Fison il
-Danubio (_De creatione mundi_, orat. V), e lo stesso fa LEONE DIACONO
-nel X (_Historia_, ediz. Hase, Parigi, 1819, p. 80).
-
-[158] BRUNETTO LATINI s'attiene a' quattro fiumi tradizionali, senza
-cercar altro, ma è comica la disinvoltura con cui ne discorre nel
-_Tesoretto_ (_Raccolta di rime antiche toscane_, Palermo, 1817, vol. I,
-pp. 37-8):
-
- I' vidi apertamente,
- Come fosse presente,
- Li fiumi principali,
- Che son quattro; li quali,
- Secondo lo mio avviso,
- Muovon dal Paradiso:
- Ciò son Tigris, Fison,
- Eufrates e Geon.
- L'un se ne passa a destra,
- L'altro ver la sinestra:
- Lo terzo corre 'n quae,
- Lo quarto va in lae:
- Sì, ch'Eufrates passa
- Ver Babilone cassa
- In Messopotamia;
- . . . . . . . . . .
-
-[159] Nella Terra Promessa scorrono fiumi di latte e di miele (_Esodo_,
-III, 8). Dione Crisostomo parla di una terra fortunata nella quale
-scorrono fiumi di latte, d'olio, di miele, e anche una fontana
-di verità. Di un fiume di miele, che si diceva scorrere in India,
-fanno ricordo Ctesia e Onesicrito. Anche nel paese del Prete Gianni
-scorrevano il latte e il miele.
-
-[160] [HAMMER-PURGSTALL], _Rosenöl_, Tubinga, 1813, vol. I, p. 324;
-ALRIC, _Op. cit_., p. 54.
-
-[161] Vedi la nota 16 a questo capitolo.
-
-[162] _Tesoretto_, l. cit.
-
-[163] _Op. cit_., p. 56.
-
-[164] Di questo fiume si parla pure in un rifacimento tedesco della
-epistola:
-
- Idoneus ist ein wazzer genannt,
- Das vluzet durch ein heiden lant,
- Daz tut manchem man gemach;
-
-e se ne fa ricordo nel _Titurel_, st. 6045. Vedi OPPERT, Op. cit., pp.
-30-1. Un fiume che trascina gemme viene, secondo il Mandeville, dal
-lago ch'è in cima al monte di Ceilan; ma di ciò più innanzi. Il PUCCI
-fa scorrere quel fiume nel paese della Reina d'Oriente:
-
- Per lo reame suo correva un fiume
- Ch'uscia del Paradiso Deliziano,
- E pietre preziose per costume
- Menava, e oro, e ariento sovrano.
-
-_Historia della Reina d'Oriente, Sc. di cur. letter_., disp. XLI,
-Bologna, 1862, cantare I, st. 28.
-
-[165] Un fiume sotterraneo, che ha
-
- Di care pietre il margine dipinto,
-
-è descritto dal Tasso, _Gerusalemme Liberata_, c. XIV, st. 39.
-
-[166] _Ly myreur des histors_, Bruxelles, 1869 sgg., vol. III, p. 65.
-
-[167] Nella epistola del Prete Gianni all'imperatore Emanuele così se
-ne parla: «Inter cetera, quae mirabiliter in terra nostra contingunt,
-est harenosum mare sine aqua. Harena enim movetur et tumescit in undas
-ad similitudinem omnis maris et nunquam est tranquillum. Hoc mare
-neque navigio neque alio modo transiri potest, et ideo cuiusmodi terra
-ultra sit sciri non potest. Et quamvis omnino careat aqua, inveniuntur
-tamen iuxta ripam a nostra parte diversa genera piscium ad comedendum
-gratissima et sapidissima, alibi nunquam visa. Tribus dietis longe ab
-hoc mari sunt montes quidam, ex quibus descendit fluvius lapidum eodem
-modo sine aqua, et fluit per terram nostram usque ad mare harenosum.
-Tribus diebus in septimana fluit et labuntur parvi et magni lapides
-et trahunt secum ligna usque ad mare harenosum, et postquam mare
-intraverat fluvius, lapides et ligna evanescunt nec ultra apparent.
-Nec quamdiu fluit, aliquis eum transire potest. Aliis quatuor diebus
-patet transitus». Ap. ZARNCKE, _Op. cit_., parte I, p. 88. Giovanni di
-Hese afferma d'aver navigato con grande pericolo tra il mare coagulato
-e il mare arenoso (_ibid_., parte II, p. 164). Anche il Mandeville fa
-menzione del fiume e del mare.
-
-[168] XXVIII, 13-16.
-
-[169] Il muro è così descritto in un racconto poetico latino del
-viaggio di San Brandano, racconto contenuto in un codice del Museo
-Britannico (Cotton. Vespas., D, IX, f. 9r., col. 2ª):
-
- Densa de caligine tunc prodiret prora,
- Fulgidis in finibus finit vie mora;
- Murus hic apparuit petens celsiora,
- Cui si nivem compares vix est indecora.
- Basis mons vicarius sustinens archana,
- Totus est marmoreus, aurum sunt montana;
- Muri tota matheria lenis atque plana;
- De qua sit matheria nescit mens humana.
- Procul in campestribus maris cedit unda,
- Muri circumstantia sit ut tota munda;
- Alas pulsat nubium muri dos iocunda,
- Gemmis instar siderum placide fecunda.
-
-Si descrivono poi le gemme che adornano il muro e se ne dicono le
-virtù. Il palazzo descritto dall'Ariosto, XXXIV, 52-3. gira più di
-trenta miglia, e ha tutto d'una gemma il
-
- muro schietto,
- Più che carbonchio lucida e vermiglia.
-
-[170] Di questa caverna si parla nell'apocrifo intitolato _Penitenza_
-o _Testamento d'Adamo_; in una cronaca siriaca di cui dà l'analisi
-l'ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_, t. II, p. 498; t. III, parte
-I, p. 281; _Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum
-catalogus_, t. III, pp. 329-31; nelle Storie di Eutichio, altrove.
-
-[171] Vedi, a questo proposito, oltre ai molti libri, assai noti, ov'è
-trattato delle gemme, una poesia intitolata De patria sanctorum, ap.
-MONE, _Lateinische Hymnen des Mittelalters_, Friburgo, 1853-4, vol.
-III, p. 28.
-
-[172] _Dialogorum_ l. IV, cap. 36.
-
-[173] A. JUNKER, VON LANGEGG, _El Dorado, Geschichte der
-Entdeckungsreisen nach dem Goldlande El Dorado im XVI. und XVII.
-Jahrhundert_, Lipsia, 1888.
-
-[174] Vedi le descrizioni dei primi poeti cristiani raccolte
-nell'Appendice I, che segue a queste note.
-
-[175] Giustino Martire va più in là, e afferma nell'_Admonitorius
-gentium_, che in descrivere gli orti d'Alcinoo, Omero imitò la
-descrizione che Mosè porge del Paradiso terrestre, e traduce, in prova,
-i versi dell'Odissea dove quegli orti sono descritti.
-
-[176] L'autore era assai probabilmente pagano, ma conosceva forse alcun
-che delle opinioni dei cristiani intorno al Paradiso terrestre, e se
-ne giovò nella sua descrizione. Alcuno stimò di dovere attribuire il
-poemetto a Claudiano, il quale, nell'idillio intitolato _Phoenix_,
-parla ancor egli di un bosco meraviglioso, ponendolo di là dagl'Indi e
-dalla plaga d'Euro, in mezzo all'Oceano. Può darsi ch'esso sia opera di
-Placido Lattanzio, il mitografo.
-
-[177] Vedi EBERT, _Geschichte der christlich-lateinischen Literatur_,
-Lipsia, 1874-87, vol. I, p. 852.
-
-[178] Nel carme II del Panegirico ad Antemio.
-
-[179] Non intendo punto di ricordarle tutte, che sarebbe opera non
-più finita: mi basterà dare alcune avvertenze e indicare alcune delle
-scritture più importanti che ne contengono, oltre alle parecchie le
-quali sono già state, o saranno citate in seguito. COMMENTARII AL
-GENESI. Pressochè tutti, e sono in numero strabocchevole, contengono
-descrizioni del Paradiso più o meno particolareggiate. Uno speciale
-ricordo merita quella, assai poetica e viva, che ne porge _San Basilio
-Magno_ nella _Homilia de Paradiso_. Hexaemera. Di Sant'Eustazio
-Antiocheno, di Prudenzio, di Giorgio Piside, d'Ildeberto di Lavardin,
-di Abelardo, di Arnaldo di Bonneval, di Stefano Langton, di Andrea
-Sunösen, o Lundense, di Francesco Cattani da Diacceto. — BIBBIE
-VERSIFICATE E ISTORIATE. Tutte contengono descrizioni del Paradiso,
-meno quella che Alessandro de Villa Dei, nel secolo XIII, ristrinse
-in 212 versi. Furono molto numerose, e non v'è letteratura che ne
-vada priva. Di parecchie parlano il LEYSER, _Historia poetarum et
-poematum medii aevi_, Halae Magdeb., 1721, e il CAVE, _Scriptorum
-ecclesiasticorum historia literaria a Christo nato usque ad saeculum
-XIV_, ediz. di Basilea, 1741-5. Per i poemi biblici volgari, e per
-le narrazioni bibliche in prosa, sono da vedere le storie letterarie
-particolari. Per quelli tedeschi e francesi, vedi più specialmente
-MERZDORF, _Die deutsche Historienbibeln_ (_Biblioth. d. litter. Ver._),
-Stoccarda, 1871, e BONNARD, _Les traductions de la Bible en vers
-français au moyen âge_, Parigi, 1884. — TRATTATI SCIENTIFICI IN PROSA
-E IN VERSO. _De mundi universitate_, di BERNARDO SILVESTRO; _L'image du
-monde_; _Der Leken Spieghel_; _De proprietatibus rerum_, di BARTOLOMEO
-GLANVILLE, e tutti, in generale, i trattati geografici e cosmografici.
-— CRONACHE. Moltissime di quelle che cominciano con la creazione del
-mondo contengono descrizioni del Paradiso terrestre: così il _Pantheon_
-e la _Memoria saeculorum_ di GOTOFREDO DA VITERBO; il _Compendium
-chronicum_ di COSTANTINO MANASSE; la _Weltchronik_ di RODOLFO D'EMS;
-lo _Spiegel historiael_ di GIACOMO DI MAERLANT; il _Polychronicon_
-di RANULFO HIGDEN; l'_Eulogium_; la già citata compilazione storica
-francese. — VISIONI E LEGGENDE. Visioni di Drihthelm, di Tundalo, di
-Owen, del monaco di Evesham, di Thurcill, di Alberico, ecc. Non sempre
-s'intende, per altro, se le descrizioni che vi son contenute sieno del
-Paradiso terrestre o del Paradiso celeste. Vedi più oltre le leggende
-riferite nel cap. V. — POEMI VARII, DEL MEDIO EVO E MODERNI. _De
-paradiso_, di TEODULFO; poemetto anglosassone sulla Fenice, composto da
-CINEVULFO ad imitazione di quello attribuito a Lattanzio; _Titurel_,
-di ALBRECHT; _De laudibus divinae sapientiae_, di ALESSANDRO NECKAM;
-_Divina Commedia_; _Dittamondo_; _Quadriregio_; _De excellentium
-virorum principibus_, di ANTONIO CORNAZZANO; _Discordia triumphata_,
-di LORENZO ADRIANO; _The description of Paradyce_, di DAVIDE LINDSAY;
-_Orlando Furioso_; _Guerrin Meschino_, di TULLIA D'ARAGONA; _Sette
-giornate del mondo creato_, di TORQUATO TASSO; _L'Adamo_, di GIOVANNI
-SORANZO; _L'Adamo_ di GIORGIO ANGELINI; _La creazione del mondo_ di
-GASPARO MURTOLA; _La semaine de la création du monde_, di GUGLIELMO
-DU BARTAS; _Paradyse Lost_, del MILTON; _L'Essamerone_, di FELICE
-PASSERO; _La creacion del mundo_, di ALONSO DE AZEVEDO; _Del paradiso
-terrestre_, di BENEDETTO MENZINI; _L'Adamo, ovvero il mondo creato_,
-di TOMMASO CAMPAILLA; _Le paradis perdu_, di MADAMA DU BOCCAGE (la
-parte che contiene la descrizione del Paradiso fu recata in italiano
-da Gaspare Gozzi); _Le divine opere_, di FELICE AMEDEO FRANCHI; _La
-inocencia perdida_, di FELIX JOSÈ REINOSO. Non ho altra notizia di
-certo poema spagnuolo del secolo XV, che tratta del Paradiso terrestre.
-Nel _Purgatorio de San Patricio_, del CALDERON, uno dei personaggi
-del dramma, dopo aver descritto i luoghi di punizione da lui visitati,
-descrive pure il Paradiso. Una poesia greca sul Paradiso si trova in
-LEGRAND, _Bibliothèque grecque vulgaire_, vol. I, pp. XI-XIV.
-
-[180] Citerò in prova la _Storia di Rabbi Giosuè figliuolo di Levi,
-leggenda talmudica tradotta dall'ebraico da_ SALVATORE DE BENEDETTI
-(_Annuario della Società italiana per gli studi orientali_, anno I,
-1872, pp. 92 sgg.). Rabbi Giosuè fu portato dall'angelo della morte
-nel Paradiso terrestre, il quale è dimora a varii ordini di giusti.
-«Rabbi Giosuè andò cercando tutto il Paradiso deliciano, e quivi trovò
-sette case, ed ogni casa ha dodici migliaia di miglia di lunghezza; e
-di larghezza dodici migliaia di miglia; però che la misura dello spazio
-di lor larghezza è pari alla lunghezza». Queste case sono, secondo la
-dignità, di cristallo, d'argento, d'oro, ecc. La quarta «è edificata
-bella così come lo primo Adamo». Meraviglie consimili occorrono anche
-nel Paradiso di Maometto. In una specie di appendice, intitolata dal
-traduttore _Ordine del Paradiso_, si descrivono l'altre meraviglie
-del luogo beato. Sonvi due porte di rubino; baldacchini mirabili,
-sotto cui riposano i giusti; mense di pietre preziose; quattro fiumi,
-l'uno d'olio, l'altro di balsamo, il terzo di vino, il quarto di
-miele. Vi abbondano piante di grandissimo pregio e virtù: nel mezzo è
-l'albero della vita, il quale ha odori svariatissimi e cinquecentomila
-sapori. Il tempo vi è spartito in tre veglie: nella prima i giusti
-sono pargoli; nella seconda giovani: nella terza vecchi; e godono
-successivamente dei piaceri proprii di ciascuna età. La storia di Rabbi
-Giosuè è del IX o X secolo.
-
-[181] Nell'_Adam und Heva_, di GIACOMO RUFF (pubblicato da H. M.
-Kottinger, Quedlimburgo e Lipsia, 1848), il Padre Eterno descrive egli
-stesso il Paradiso che si accinge a formare. In un _Meistergesang_, che
-nel cod. 2856 della Biblioteca imperiale di Vienna reca il titolo di
-_Klingsor Astromey_, un diavolo, incantato da un astrologo, descrive
-il Paradiso. Nel già citato prologo alla _Vengeance de Jésus-Christ_,
-Nerone, trasformato in diavolo, disputando con Virgilio, ricorda
-l'altissimo muro di carbonchi che chiudeva tutto intorno il Paradiso
-terrestre.
-
-[182] Cf. BIESE, _Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und
-in der Neuzeit_, Lipsia, 1888, pp. 61 sgg. Lo speciale argomento nostro
-non è del resto svolto in questo libro così largamente come avrebbe
-meritato.
-
-[183] Si possono confrontare anche con le descrizioni del Paradiso
-terrestre, le descrizioni che di giardini incantevoli si hanno nel
-_Roman de la Rose_, nelle _Selve d'amore_ di LORENZO DE' MEDICI, nelle
-_Stanze_ del POLIZIANO, nei _Lusiadi_ del CAMOENS, là dove si narra
-dell'isola di Teti, nell'_Adone_ del MARINO, e altrove.
-
-[184] E molta ne hanno certi altri luoghi paradisiaci, simbolici e
-non simbolici, immaginati da romanzatori, da poeti e da moralisti, i
-quali ebbero molte volte dinanzi alla mente, non solo il mito biblico,
-ma ancora i miti classici. Un paradiso delle Virtù descrive ALANO DE
-INSULIS nell'_Anticlaudianus_. In un poemetto che fu già attribuito
-a Ildeberto di Lavardin, ma che pare sia opera di PIETRO RIGA, e
-che in un codice della Vaticana fu malamente intitolato _Descriptio
-paradisi_, si descrive un luogo pieno di meraviglie, che ricorda il
-Paradiso (HAURÉAU, _Notice sur un manuscrit de la reine Christine, à la
-Bibliothèque du Vatican, Notices et extraits des manuscrits_, t. XXIX,
-parte II, pp. 245-7). Un paradiso d'amore si descrive nella raccolta
-intitolata _Fabliaux ou Contes du XII e du XIII siècle, traduits ou
-extraits d'après divers manuscrits du temps_, Parigi, 1779-81, vol.
-II: una descrizione di una specie di paradiso d'amore, con qualche
-reminiscenza dantesca, si trova nel _Paradiso degli Alberti_, già
-citato, vol. II, pp. 341 sgg. MICHELE DRAYTON dipinse un paradiso
-delle Muse nella _Description of Elysium_. VINCENZO MARENCO, in un
-poemetto anacreontico intitolato _Il tempio della Gloria_, attribuisce
-a un'isola, dove sorge esso tempio, tutte le bellezze del Paradiso
-terrestre. Parecchie isole felici furono immaginate a somiglianza
-del Paradiso; così una descritta dal Mandeville, l'isola Thyle, già
-ricordata, e quella famosa Isola Perduta, di cui dovrò parlare più
-oltre.
-
-[185] DANIEL, _Thesaurus hymnologicus_, Lipsia, 1855-6, vol. I, pp.
-116-7; DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième
-siècle_, Parigi, 1843, pp. 131-5.
-
-[186] _Institutio monialis_, cap. 15.
-
-[187] _Zwei lateinische Gedichte aus dem Mittelalter, Zeitschrift für
-deutsches Alterthum_ del Haupt, vol. V, pp. 463 sgg. La prima di queste
-poesie è una Visione. Un uomo devoto, attraversati mille pericoli,
-giunge a un fiume igneo, accavalcato da un ponte, che i giusti passano,
-ma dal quale i rei precipitano; il solito ponte delle Visioni. In
-prossimità del fiume è il Paradiso.
-
- Erat autem murus ingens iuxta flumen positus
- Et in summitate muri campus amenissimus.
- Ipse murus velut eris protendebat speciem
- Sine manu constitutus a summo artifice.
- Sed et via per anfractus inerat deposita,
- Per quam poterat ascendi ad camporum menia.
- Ergo cum illuc transiret vir prefatus spiritu,
- Vidit beatorum turbas tripartita gradibus.
- Prima hora ultra flumen super muri verticem
- Trahet iter in immensum spatiorum limitem.
- Ibi loca spaciosa illustrata lumine
- Et in ipsis gens beata fruens pacis requie.
- Ibi silve quam condense diversarum arborum
- Poma ferunt universe saporum suavium,
- Alte valde ut excedant ceterarum species.
- Umbra quarum fit iocunda caloris temperies.
- Abest anguis, abest rana, abest mala bestia,
- Totum pulchrum, totum tutum, totum plenum gloria.
-
-Il pellegrino vorrebbe penetrare in quel luogo di delizie,
-
- Sed cum multa perlustrasset ad radicem ducitur
- Montis alti cuius rupis murus est argenteus.
- Vidit scalam elevatam super montis verticem,
- Per quam scandit et iustorum contemplatur speciem.
- Ibi quoque spaciosam perspicit planitiem,
- Spatiose visionis exhibens blandiciem.
- Inter species herbarum prata viridantia,
- Liliorum et rosarum redolet fragrancia.
- Ibi multi dividuntur rivulorum impetus,
- Qui de fonte vite fluunt in mille meatibus.
-
-Il pellegrino giunge a un palazzo tutto costruito _ex viridi iaspide_,
-adorno di pietre preziose, coperto di un aureo tetto. Nel mezzo è il
-trono dell'Eterno, e dal trono emana il fonte della vita. Intorno sono
-i beati distinti in tre ordini e i cori degli angeli: il cielo risuona
-de' loro cantici. Cf. VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_,
-l. VIII, cap. 101, _De Judeo quem Beata Virgo tormentis et gaudiis
-ostensis convertit_, e CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus miraculorum_,
-dist. XI, cap. 12.
-
-[188] Così nella descrizione che si legge nel cap. 8 del _De judicio
-Domini_ di TERTULLIANO; in una poesia inglese di cui dà notizia il
-WRIGHT, _Op. cit._, pp. 86-7, e altrove.
-
-[189] Si trova anche _paradiso luziano_, suggerito senza dubbio quel
-luziano dall'idea della luce. Nel poemetto _Della caducità della vita
-umana_, v. 25, si legge:
-
- Fora del parais delicial.
-
-MUSSAFIA, _Op. cit._, p. 181.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-GLI ABITATORI DEL PARADISO TERRESTRE.
-
-
-Il primo uomo, e il primo abitatore umano del Paradiso terrestre
-fu, secondo la Genesi, Adamo. Il mito ampliato e variato de' tempi
-posteriori s'attenne scrupolosamente, per questo rispetto, alla parola
-biblica, e la invenzione dei preadamiti, che prima di Adamo avrebbero
-dovuto popolare la terra, è una invenzione assai tarda, ignota ai
-cristiani dei primi secoli, ignota a quelli dei tempi di mezzo[190].
-Eva fu la compagna di Adamo nel beato soggiorno.
-
-Il racconto biblico è assai sobrio di notizie intorno ai due primi
-parenti; ma una tal sobrietà non poteva appagare la fantasia dei
-credenti, memori dell'antico peccato e consci della infelicità ond'esso
-era loro stato cagione. Il bisogno di conoscerne meglio gli autori,
-le condizioni, le conseguenze, nacque spontaneo negli spiriti; e da
-quel bisogno ebbe origine una moltitudine d'immaginazioni, le quali
-ripeterono fantasticamente tutta la storia dei due protoplasti, dalla
-creazione alla morte, e più oltre ancora, sino alle vicende della
-più prossima loro discendenza. In grazia di quelle immaginazioni, il
-succinto e arido racconto biblico si muta in un lungo romanzo pieno
-di meraviglie e di stravaganze, le cui parti non sono tutte insieme
-congiunte; anzi si può dire che formino come tanti romanzi separati,
-aventi il soggetto medesimo, e informati, generalmente parlando,
-dal medesimo spirito. Esse appartengono, quando in comune, quando
-in particolare, alle tre grandi famiglie religiose che nei libri
-dell'Antico Testamento cercano il verbo primo, se non anche l'ultimo,
-delle loro credenze: ebrei, cristiani, maomettani.
-
-Prima di passare a vedere un buon numero di quelle immaginazioni, non
-sarà fuor di luogo dare una rapida indicazione delle fonti da cui esse
-derivano, o, per parlar più giusto, giacchè ben poco si conosce circa
-le loro origini prime, delle scritture in cui ebbero a raccogliersi.
-Le principali sono: 1º, Alcuni trattati del _Talmud_; 2º, la _Piccola
-Genesi_, o _Libro dei Giubilei_, opera di autore ebraico, anteriore
-a Gesù Cristo[191]; 3º, _Il Combattimento di Adamo ed Eva_, tradotto
-dall'arabico in etiopico, e malamente attribuito a Sant'Epifanio,
-vescovo di Cipro[192]; 4º, _La Caverna dei Tesori_, già ricordata; 5º,
-_Il Testamento d'Adamo_, il quale è, assai probabilmente, tutt'uno
-con l'_Apocalissi d'Adamo_ di cui fa parola Sant'Epifanio, e con la
-_Penitenza d'Adamo_ registrata nel decreto di papa Gelasio[193]; 6º, Il
-Libro d'Adamo dei Mandaiti[194]; 7º, una Vita greca[195]: 8º, una Vita
-latina[196]; 9º, il Corano, e non poche storie, e non pochi trattati
-geografici degli Arabi[197].
-
-Le prime favole di cui noi dobbiamo ora prendere notizia sono quelle
-concernenti la creazione di Adamo e di Eva. Anzi tutto è da ricordare
-che i cabalisti conobbero un tipo celeste dell'Adamo terrestre, e lo
-chiamarono col nome di Adam Kadmon, e che un Adamo celeste si mostra
-pure nelle dottrine dei primi gnostici[198]. La Bibbia si contenta di
-dire che il Signore plasmò il corpo di Adamo della polvere della terra;
-ma tale linguaggio parve poi ai credenti troppo generico. Secondo
-una finzione dei rabbini, la polvere con cui Dio plasmò quel corpo fu
-raccolta da tutta la faccia della terra; secondo una finzione analoga
-dei musulmani, la terra necessaria fu dai quattro angeli maggiori
-recata dai quattro punti cardinali: solo il cuore ed il capo furon
-fatti di terra tolta nei campi dove sorsero poi la Mecca e Medina, la
-santa Kaaba e il sepolcro del profeta[199]. Ebrei e cristiani vollero
-far notare, che Adamo era stato creato di terra vergine, di terra,
-cioè, non ancora bagnata e polluta dalla pioggia e dal sudore e dal
-sangue, nè seminata, nè arata[200]; e Sant'Agostino, per tal ragione,
-poneva il nascimento del primo uomo a riscontro del nascimento di
-Cristo, figliuol d'una vergine[201]. La terra non parve più materia
-sufficiente a tant'opera, e si disse che Adamo fu formato di otto parti
-diverse, e che la terra fu una delle otto, assegnando le altre, con
-più varie enumerazioni, a elementi diversi, o sostanze, o corpi; per
-esempio: mare, sole, nuvole, vento, pietre, spirito santo, chiarità
-del mondo[202]. La credenza del resto che l'uomo fosse formato di
-otto parti, si vede già ricordata da Plutarco, il quale l'attribuisce
-agli stoici[203]. Stando a un'opinione assai diffusa, Adamo fu creato
-nell'agro damasceno; ma parecchi affermarono ch'ei fu creato in Ebron,
-presso Gerusalemme, e ciò per ragioni che vedremo tra poco[204].
-
-I musulmani, i quali narrano più cose mirabili del modo con cui
-l'anima immortale fu introdotta da Dio nel corpo appena plasmato, e
-del diffondersi di quella per le varie membra e pei sensi, in guisa
-che ciascuno ne ricevesse la vita, i musulmani asseriscono che il primo
-uomo fu creato un venerdì, nell'ora in cui i credenti sogliono recitare
-la terza preghiera, a egual distanza dal mezzodì e dal tramonto del
-sole; e s'accordano così, quanto al giorno, con ebrei e con cristiani.
-Dice Sant'Ireneo che Adamo fu creato un venerdì, e di venerdì peccò,
-nel qual giorno poi ebbe a morire il Redentore per ricomprar quel
-peccato[205]. Altri scrittori ecclesiastici notarono che come Adamo
-fu creato il sesto giorno, così Cristo nacque nel sesto millenario.
-Vedremo in seguito altri riscontri e collegamenti simili, immaginati
-per coordinare sempre più fra loro i due fatti del peccato e della
-redenzione, dei quali l'uno era causa e l'altro effetto; ma gioverà
-notare sin da ora che nel racconto biblico quel benedetto giorno non
-è molto sicuramente indicato, perchè mentre in una parte l'uomo appar
-creato nel sesto, subito dopo i bruti, in un'altra appar creato prima
-dei bruti e prima delle piante; altro segno della poca cura con cui
-furono congiunte insieme le due tradizioni. Nel _Bundehesh_ si legge
-che Ahura Mazda spese settantacinque giorni in formar l'uomo: non so
-che nulla di simile siasi detto del creatore di Adamo.
-
-Ma non da tutti si credette che di una così vile e malvagia creatura
-come subito ebbe a mostrarsi l'uomo potesse essere fattore Iddio.
-Gli gnostici, che tanto travaglio diedero alla Chiesa primitiva, e
-per oltre due secoli ne minacciarono le dottrine e l'esistenza; gli
-gnostici, per cui la materia era la corporalità stessa del male,
-affermarono che tutta la creazione, e però anche l'uomo, fosse fattura,
-non già di Dio, ma del Demiurgo, il quale, nella loro concezione
-dualistica, s'immedesima sempre più col principio del male, e contro
-cui è tutta rivolta l'opera salutare di Cristo. Pei Marcioniti il
-Demiurgo creatore è bensì il Dio degli Ebrei, ma è, in pari tempo, un
-principio malvagio, contrapposto al Dio superiore, il quale è tutto
-amore e bontà. Il Demiurgo creò l'uomo e gl'infuse il suo spirito. Fra
-i Manichei il Demiurgo assume talvolta il nome di Satana. Nel _Libro
-d'Adamo_ dei Mandaiti, libro tutto penetrato di dottrine gnostiche, si
-dice che il corpo del primo parente fu creato da genii malefici. Nel
-medio evo i Concorezensi, i Bogomili e i Catari pensarono che i primi
-parenti fossero spiriti angelici rinchiusi in corpi plasmati da Satana,
-e che fosse un'illusione e un inganno dello stesso Satana il Paradiso
-terrestre[206].
-
-Che Eva fosse stata creata con una costa d'Adamo fu generalmente
-ammesso dalle varie famiglie di credenti che si attennero al racconto
-biblico; e alcuni rabbini seppero dire perchè il Signore avesse
-scelta quella parte del corpo anzichè un'altra, e provarono pure
-che, togliendola ad Adamo, Dio non era stato un ladro. Ciò nondimeno
-una opinione diversa ebbe pure a sorgere, che suggerita da un'altra
-ambiguità di quel racconto medesimo, trovò numerosi seguaci fra i
-rabbini, e qualcuno anche tra i cristiani; la opinione cioè che Adamo
-fosse creato primamente androgino, o con due corpi di sesso diverso,
-congiunti insieme e poi separati da Dio[207]. La celebre visionaria
-Antonietta Bourignon (1616-1680), la quale giunse a veder l'Anticristo,
-vide pure il primo padre Adamo, quale fu nella sua gloria, e lo vide
-androgino; ma a modo suo. In luogo di membro virile egli aveva un
-naso, simile in tutto a quello che adorna il volto, e provveduto delle
-medesime facoltà; e nel suo ventre avveniva così la produzione come la
-fecondazione degli ovuli da cui nascevano altri uomini[208].
-
-Naturalmente si volle che, prima del peccato, Adamo avesse avuto un
-corpo molto più perfetto che non ebbe di poi, e che non sia questo
-nostro; e si disse che, mentre durò nello stato d'innocenza, egli fu
-tutto luminoso. Altrettanto si narrò di quel Yami della mitologia
-indiana, il quale ha con l'Adamo biblico più di una somiglianza.
-Nell'Evangelo di San Matteo è detto che i giusti risplenderanno come il
-sole nel regno del padre loro, e di una parziale lucidità miracolosa
-apparsa nel corpo di un santo uomo parla Cesario in uno de' suoi
-racconti[209]. Alcuni rabbini pensarono che Dio avesse creato Adamo
-con la coda, ma che poi gliela togliesse per amor di bellezza[210];
-e qualcuno pur ve ne fu che di quella coda disse formata Eva[211]. Ad
-ogni modo, Adamo fu la più bella delle creature, superiore in bellezza
-agli angeli ingelositi, inferiore solamente a Dio[212]; ed Eva fu la
-sua degna compagna; e se poteva importare, per altri rispetti, che essi
-avessero, o non avessero avuto ombelico, per la bellezza non importava
-gran fatto[213].
-
-Ebbero bensì statura acconcia alle altre loro perfezioni. Secondo i
-rabbini, Adamo toccava col capo il cielo, si stendeva da una a un'altra
-estremità della terra. Gli angeli ne furono sgomenti, e allora Dio lo
-rimpicciolì sino a mille cubiti; oppure, dopo il peccato, gli gravò una
-mano sul capo e lo ridusse di 1000, 900, 300 o 200 cubiti. Anche pei
-musulmani Adamo toccava col capo il primo de' sette cieli, e opinioni
-consimili corsero tra' cristiani. Mosè Bar-Cefa riferisce, in relazion
-con l'opinione che poneva il Paradiso terrestre nell'antictone, una
-credenza, secondo la quale Adamo ed Eva, essendo di smisurata statura,
-avrebbero attraversato l'oceano a guado per venirsene nella terra di
-qua[214]. Non mancarono valentuomini che sulla vera ed esatta statura
-dei primi parenti istituirono lunghe e faticose indagini[215].
-
-Il nome stesso di Adamo diede argomento a parecchie strane
-immaginazioni, perchè non pareva possibile che il nome imposto al
-primo padre da Dio medesimo, non fosse formato in qualche maniera
-speciale, non contenesse alcuna significazione occulta. Giuseppe Flavio
-si contenta di dire che Adamo vuol dire Il Rosso, e che il primo uomo
-fu così denominato perchè formato di terra rossa; ma in un opuscolo
-_De montibus Sina et Sion_, falsamente attribuito a San Cipriano, si
-mostra come il nome Adam sia formato delle quattro lettere con cui
-principiano, in greco, i nomi dei quattro punti cardinali, ἀνατολή,
-δύσις, ἄρκτος, μεσημβρία; e ivi stesso si svela che nel nome di Adamo
-era indicato il tempo della passione di Cristo e il numero d'anni
-speso da Salomone in costruire il Tempio. Sant'Agostino dice che quella
-composizione del nome di Adamo sta a mostrare, sia che la discendenza
-di Adamo si spargerà per le quattro plaghe della terra, sia che dalle
-quattro plaghe saranno raccolti gli eletti[216]. Per quella ragione
-Adamo fu detto _tetragrammatos_ e microcosmo[217]. Tralascio di parlar
-di coloro che nei nomi di Adamo e di Eva trovarono, o credettero di
-trovare, le prove del solito mito solare[218].
-
-La creazione del primo uomo, se fu incominciamento d'iniquità e di
-sciagura sopra la terra, fu pure cagione di discordia e di ruina nel
-cielo. Narrano i rabbini, che come appena si sparse colassù la nuova
-che l'Eterno voleva creare Adamo, si affollarono intorno al trono di
-lui gli angeli e i genii, de' quali, parte lo esortavano a crearlo, e
-parte ne lo dissuadevano. Gli angeli della Misericordia, della Pace,
-della Giustizia e della Verità, espressero varii sentimenti e diedero
-opposti pareri. Quest'ultimo gridò piangendo: «Padre del vero, tu crei
-sulla terra il padre della menzogna». Ma l'Eterno rassicurò le schiere
-degli spiriti, dicendo che la verità avrebbe legato la terra col
-cielo; e Adamo fu creato[219]. Nel Corano il contrasto si aggrava, e
-produce effetti disastrosi. Dio, dopo che ebbe creato Adamo, chiamò le
-schiere degli angeli suoi perchè onorassero la nuova creatura. Tutti si
-piegarono volentieri al divino comando, salvo Iblîs, l'angelo superbo,
-il quale ricusò d'inchinarsi alla creta, e fu per tale disobbedienza
-cacciato dal cielo; di che poi si vendicò, trascinando l'uomo e la
-donna al peccato[220]. Fantasie simili ebbero anche i cristiani, e si
-può tener per sicuro che Maometto, il quale da cristiani e da ebrei
-toglieva ciò che gli tornava utile, ne conobbe qualcuna. Nella Vita
-latina ricordata di sopra, Satana stesso narra ad Adamo la cagione
-della sua caduta. Creato l'uomo, Dio ordinò a tutti gli angeli di
-adorare quella sua immagine. Primo obbedì Michele, il quale poi fece
-obbedire gli altri; ma Satana, tenendosi troppo da più di Adamo, ricusò
-di adorarlo, e alle minacce di Michele rispose che porrebbe la sua
-sede sopra gli astri del cielo, e si farebbe simile all'Altissimo.
-L'ira dell'Altissimo piombò su di lui. Egli fu espulso, insieme coi
-suoi seguaci, dal cielo, e per vendicarsi trascinò alla colpa chi
-fu involontaria cagione della sua caduta[221]. Qualche accenno a sì
-fatto mito si trova già, come fu notato da altri, in Tertulliano, in
-Sant'Ireneo, in Sant'Agostino. Questi lo ricusa, e sostien la opinione
-che Satana cadde per superbia nell'inizio dei tempi[222].
-
-Il primo uomo aveva, del resto, qualità e pregi quasi divini, tali,
-insomma, da meritargli l'ammirazione e la reverenza degli angeli. In
-più luoghi si trova detto che egli vinceva in perfezione tutti gli
-spiriti celesti: stando a una delle tante fantasie rabbiniche, gli
-angeli, vedutolo, credettero ch'egli fosse un secondo Dio, e l'unico
-vero Dio, per disingannarli, lo fece cadere in un profondo sopore, Non
-si dimentichi che in molte altre mitologie il primo uomo è un dio, o
-quasi un dio.
-
-Adamo fu il più sapiente degli uomini, superato solo da Cristo, l'Uomo
-Dio. Seguendo San Tommaso e la tradizione patristica, dice Dante che in
-Adamo e in Cristo fu infuso da Dio stesso
-
- Quantunque alla natura umana lece
- Aver di lume[223].
-
-Sapere connato dunque, non acquisito. I cabalisti pensarono invece che
-Adamo fosse stato ammaestrato dagli angeli, e Mosè Maimonide asserì
-ch'egli fu uno stolto finchè non ebbe gustato il frutto proibito.
-La opinione, per altro, ch'egli avesse in sè, comunque acquistata,
-ogni dottrina, fu la opinion prevalente. Alcuni rabbini dissero che
-Dio stesso mandò ad Adamo, per mezzo dell'angelo Rasiele, un libro,
-in cui erano dichiarati tutti i secreti del cielo, ed esposte tutte
-le sante dottrine, e che gli angeli scendevano apposta per udirne la
-lettura. Questo libro miracoloso ritornò da sè stesso in cielo dopo il
-peccato; ma quando Adamo ebbe fatto penitenza, Dio ordinò all'arcangelo
-Raffaele di riportarglielo, e Adamo ne fece diligente lettura, e
-lo lasciò, morendo, a Seth[224]. Una finzione simile a questa corre
-tra' musulmani: nella fantasia di taluno il libro diventò un vero e
-proprio libro di magia[225]. Adamo fu tenuto inventore dei caratteri,
-peritissimo in astrologia e, generalmente parlando, institutore di
-tutte le scienze e di tutte le arti[226]. Frutto di tanto sapere furono
-parecchi libri. Sant'Epifanio ricorda certe rivelazioni attribuite
-dagli gnostici ad Adamo; alcuni rabbini parlarono di un libro di
-singolarissimo pregio in cui egli raccolse quanto nel Paradiso
-terrestre udì dalla bocca di Dio; Mosè Maimonide dice che i Sabei
-facevano Adamo autore di trattati sopra l'agricoltura: persino libri
-di alchimia gli furono attribuiti. Due salmi si volle fossero opera
-sua. Eva dovette avere, in qualche parte almeno, il sapere di Adamo:
-Sant'Epifanio fa menzione di un evangelo che si diceva dettato da
-lei[227].
-
-Una solenne e innegabile prova del suo sapere, se non altro filologico,
-diede Adamo quando, essendogli stati condotti innanzi, da Dio, tutti
-gli animali creati, egli seppe nominar ciascuno in settanta lingue
-diverse, mentre, per confession dei rabbini, gli angeli non avevano
-saputo nominarli nemmeno in una lingua sola. Gli è vero, per altro, che
-di solito non si concede ad Adamo la cognizione di tante lingue quante
-ne nacquero poi, al tempo della edificazione della Torre di Babele; ma
-si ragiona della lingua parlata da lui come di una lingua assai più
-perfetta che non quelle venute dopo, e perdutasi già sin dai tempi
-della prima sua discendenza.
-
- La lingua ch'io parlai fu tutta spenta
- Innanzi assai ch'all'ovra inconsumabile
- Fosse la gente di Nembrot attenta,
-
-dice lo stesso Adamo a Dante, là nel Paradiso[228]. Vero è che nel
-trattato _De vulgari eloquentia_, Dante aveva affermato che la lingua
-parlata primamente da Adamo fu quella stessa che parlarono poi gli
-Ebrei, serbata integra, affinchè il redentore del mondo potesse
-parlare il linguaggio della grazia, e non un linguaggio nato dalla
-confusione[229].
-
-Vogliono alcuni che Adamo fosse introdotto da Dio nel Paradiso
-terrestre solo quaranta giorni dopo la sua creazione[230]. Checchè
-sia di ciò, la felicità di cui godettero nel giocondo giardino egli
-e la donna sua fu quale noi non possiamo nemmeno immaginare, nonchè
-descrivere. Vivendo in terra, eglino eran fatti partecipi della vita
-del cielo. Nel _Testamento_ ricordato pur dianzi, lo stesso Adamo
-racconta al figliuolo Seth quale fosse la condizione di lui e di Eva
-nel Paradiso, prima del peccato. Udivano il suono armonioso che moveva
-dalle ali dei serafini preganti; udivano la gran voce dell'acque, le
-quali, dal profondo, adoravano il loro fattore; udivano le preghiere
-di tutti gli esseri distribuite per le diverse ore del giorno e della
-notte. Fruivano della beatifica visione di Dio, e pascevano l'anime
-della parola divina. Godevano delle delizie incomparabili del giardino,
-circondati dalla reverenza e dall'amore di tutte le creature viventi.
-
-Ma quanto tempo godettero di così invidiabile felicità? quanto durò, in
-altri termini, lo stato di loro innocenza? Su questo punto le opinioni
-divariano assai, giacchè nulla dicono le Scritture. San Giovanni
-Crisostomo crede che Adamo ed Eva non rimasero forse nemmeno un giorno
-nel Paradiso[231]; e narrano alcuni talmudisti che Adamo peccò nella
-decima ora del giorno in cui fu creato, e che egli ed Eva furono pieni
-di terrore quando, essendo già stati cacciati dal Paradiso, videro per
-la prima volta in lor vita tramontare il sole[232]. In Occidente si
-accreditò in più particolar modo la opinione che i primi parenti non
-rimanessero nel Paradiso più di sett'ore, dalla prima alla settima,
-o dalla terza alla nona del giorno in cui furono creati, o vi furono
-introdotti. Perciò dice Adamo a Dante:
-
- Nel monte, che si leva più dall'onda,
- Fu'io, con vita pura, e disonesta,
- Dalla prim'ora a quella che seconda,
- Come il sol muta quadra, l'ora sesta[233].
-
-Ma altre opinioni vi furono in buon numero, delle quali alcune poco
-si dilungavano da questa, e altre moltissimo; e secondo che si badi
-all'una o all'altra, Adamo ed Eva sarebbero rimasti nel Paradiso un
-giorno, sei, nove, quaranta giorni, sett'anni, quindici, ventotto, un
-secolo[234]. I maomettani ce li fanno stare cinquecent'anni.
-
-Non si creda, del resto, che questi numeri fossero sempre immaginati a
-caso; molte volte si cercò in essi un indizio di misteriose e recondite
-colleganze tra i due fatti capitali della storia del genere umano,
-la caduta e la redenzione. Le condizioni e il modo di quella dovevano
-prenunziare le condizioni e il modo di questa. Perciò da taluno si fece
-durare il soggiorno dei primi parenti nel Paradiso quanto poi durò la
-passione di Cristo; e si disse che il peccato fu commesso l'ora sesta,
-nella qual ora Cristo fu posto in croce; e che l'espulsione avvenne
-l'ora nona, nella quale ora poi Cristo morì. Altre corrispondenze pure
-s'immaginarono. I quarant'anni dovevano rispondere agli altrettanti che
-gli Ebrei passarono nel deserto.
-
-Secondo i musulmani, che drammatizzarono in assai poetico modo
-la storia della tentazione, Adamo resistette ottant'anni alle
-sollecitazioni di Eva, che voleva fargli gustare il fatal pomo. I
-cristiani non si curarono di sapere troppi particolari in proposito.
-Ammisero, senz'altro, che Adamo fu trascinato al peccato da Eva[235];
-e solo si mostrarono alquanto più curiosi di conoscere la vera qualità
-del peccato commesso da entrambi. La opinione ortodossa e legittima è
-ch'essi abbiano veramente trasgredito il divino precetto mangiando il
-pomo; non un pomo simbolico, ma un pomo reale. Divieti simili a quello
-di cui narra la Genesi si trovano in tutte le mitologie, e non di rado
-riguardano appunto una pianta; e di ciò non si meraviglia chi ricordi
-con quanta facilità gli uomini primitivi attribuissero ai frutti, o
-ai succhi di certe piante, virtù di conferire, sia la immortalità,
-sia un sovrumano sapere. Dante, che in così fatte questioni suol farsi
-ripetitore delle dottrine approvate dalla Chiesa, dice, parlando della
-sacra pianta del Paradiso terrestre:
-
- Per morder quella, in pena ed in disio
- Cinquemil'anni e più, l'anima prima
- Bramò colui che il morso in sè punio;
-
-e facendo consistere la colpa, non nel fatto materiale dello aver
-mangiato il frutto, ma nella disobbedienza, pone in bocca ad Adamo
-queste parole:
-
- Or, figliuol mio, non il gustar del legno
- Fu per sè la cagion di tanto esilio,
- Ma solamente il trapassar del segno[236].
-
-Alcuni talmudisti, per altro, pensarono, non ostante il detto
-divino _Crescete e moltiplicate_, che il peccato fosse consistito
-nella copula, e questa loro opinione ebbe seguitatori anche fra'
-cristiani[237].
-
-Dove, quando seguì il primo accoppiamento dei due primi genitori? Anche
-intorno a ciò vi furono più disparate opinioni. Alcuni rabbini dicono
-ch'esso avvenne nel Paradiso, e che nel Paradiso furono concepiti
-Caino e Abele. I musulmani narrano meraviglie delle nozze di Adamo
-ed Eva, e del padiglione di seta sotto cui esse furono celebrate, nel
-bel mezzo del Paradiso. Ma i Dottori cristiani, tra cui San Girolamo e
-Sant'Agostino, sostennero sempre che Adamo ed Eva uscirono vergini dal
-Paradiso terrestre, e non si congiunsero se non passato certo tempo,
-più o meno lungo, dalla loro espulsione; e Felice Faber afferma che,
-se fossero rimasti nel Paradiso, avrebbero generato senza perdere la
-verginità[238]. Ad ogni modo si ammetteva da tutti che, immediatamente
-dopo il peccato, essi avessero perduto in certa guisa la verginità
-dello spirito, avvedendosi della nudità propria. Perciò parecchie
-sètte di eretici, che si chiamarono col nome di Adamiti, sorte in varii
-tempi, considerarono la nudità come un segno di libertà di spirito e
-d'innocenza, e rifiutarono ogni maniera di vesti[239].
-
-Ma fu veramente Eva la prima moglie di Adamo? ed Eva, la gran
-prevaricatrice, fu ella sempre fedele al suo legittimo sposo? Strani
-dubbii si mossero intorno a ciò; anzi strane cose si affermarono. Fu
-credenza diffusa tra' rabbini che, prima di generar figliuoli con Eva,
-Adamo ne generasse con un demone femmina per nome Lilith, il quale
-vuolsi da taluno che sia una cosa istessa con Ilithia, dea della notte
-e dello spazio, adorata in Grecia ed in Egitto. Da quelle prime nozze
-nacquero molti spiriti maligni[240]. Secondo un'altra finzione, Dio,
-prima di trarre Eva dalla costa di Adamo, creò di terra Lilith, la
-quale rifiutò di obbedire al marito, lo abbandonò, e divenne un genio
-malefico, infesto ai pargoli, e madre di demonii[241]. Per contro,
-una favola satirica, dovuta assai probabilmente alla fantasia di un
-trovero, narra che, prima d'Eva, Dio aveva dato ad Adamo una compagna
-assai più perfetta; ma che Adamo, ingelositosi della superiorità di
-lei, la uccise, dopo di che Dio, per punirlo, diedegli Eva, che lo
-trasse al peccato[242]. E fu persin detto che Adamo non ischifò di
-congiungersi con le fiere.
-
-Eva, da canto suo, non avrebbe dato prova di troppo maggior
-continenza[243]. Vogliono ch'ell'abbia avuto commercio con Samaele,
-principe de' demonii, e procreato con esso più figliuoli, tra cui
-v'è chi pone Caino, e anche Abele. Del resto le notizie intorno
-ai figliuoli di Adamo ed Eva sono molto confuse, e non di rado
-contraddittorie[244].
-
-Negli apocrifi ricordati di sopra si narra l'aspra e dolorosa vita
-che dovettero condurre i due primi parenti dopo la loro cacciata dal
-Paradiso; si narra la dura e lunga penitenza con cui si studiarono
-di cancellare il peccato e di racquistare la grazia e l'amore di
-quel Dio che avevano offeso; si narra la vecchiezza loro e la morte,
-supreme calamità che sulla terra produsse la colpa. Usciti dal luogo
-di beatitudine, si trovano in una terra inospitale ed ingrata, fra
-belve fatte nemiche; errano in cerca di cibo, e debbono contentarsi di
-quello onde le belve si pascono. S'accostano di bel nuovo al Paradiso,
-con isperanza d'esservi riammessi, ma la speranza rimane delusa. Essi
-piangono vedendo i corpi loro tanto mutati da quelli di prima; piangono
-pensando alla felicità irreparabilmente perduta. Pregano senza fine
-il Signore, ne implorano la pietà, digiunando, rimanendo immersi per
-lunghi giorni nelle acque del mare, o in quelle del Giordano o del
-Tigri. Ma Satana, e gli spiriti suoi, non dànno loro pace, li insidiano
-in tutti i modi, tentano di ucciderli, seducono una seconda volta Eva,
-distogliendola dalla cominciata penitenza. A consolare tanta miseria,
-a confortare gli animi che stanno per cedere alla disperazione, viene
-di quando in quando dall'alto la voce del Signore, che annunzia il
-futuro perdono e la redenzione: a rinfrancare i corpi afflitti Dio
-misericordioso manda delle frutta del Paradiso. Nuovi uomini nascono
-sopra la terra e si vanno aggravando le conseguenze fatali della
-colpa. Caino uccide Abele: Adamo ed Eva piangono amaramente l'ucciso.
-Sono corsi nove secoli, e Adamo, stremato dalla vecchiezza e dalla
-malattia, manda il figliuolo Seth, manda la moglie, prima cagione di
-tanto soffrire, a chiedere al cherubino, cui fu commessa la custodia
-del Paradiso, l'olio di misericordia. Qui nuova promessa di futura
-redenzione. Adamo passa di questa vita, profetando nuove colpe e nuove
-sciagure; Eva non tarda a seguirlo. I figliuoli dànno sepoltura ai
-loro corpi, e la storia del mondo procede qual fu pronunziata, correndo
-incontro al Diluvio.
-
-Tale in succinto, raccolta da' varii racconti, la storia dei due
-primi uomini dopo il peccato. Come ognuno può immaginar facilmente,
-più e più opinioni particolari si ebbero sopra tale, o talaltro punto
-di essa. Nel trattato _Erubim_ si legge che la penitenza di Adamo
-durò centotrent'anni: secondo una tradizione musulmana, le lacrime
-ch'egli pianse dopo il peccato formarono il Tigri e l'Eufrate; secondo
-un'altra, quelle lacrime caddero sull'isola di Serendib, e produssero
-le piante medicinali e gli aromati. Uno dei tristi e più visibili
-effetti della colpa fu, a detta di certi rabbini, la calvizie[245].
-Circa il luogo ove i due primi parenti vissero dopo la espulsione dal
-Paradiso, e il luogo dove poi ebbero sepoltura, furono varie credenze.
-Si disse da alcuni ch'e' furono rimessi nell'agro damasceno, ov'era
-stato creato Adamo. Secondo Sant'Epifanio (sec. IV), Adamo ed Eva
-dimorarono alcun tempo in prossimità del Paradiso, poi errarono per
-molte regioni, e finalmente vennero in Giudea, ove morirono[246].
-Dionigi di Telmahar (sec. IX) dice che la caverna dei tesori, ove
-ripararono e vissero i due cacciati, e sulla quale apparve poi la
-stella che guidò i Re Magi, era posta nell'ultimo Oriente, nella
-montagna di Scir, di contro all'oceano che cinge il mondo, e non
-lungi dal Paradiso terrestre. Coloro poi che ponevano il Paradiso
-nell'antictone, pensavano, come abbiam veduto, o che Adamo ed Eva
-fossero rimasti di là, e la progenitura loro similmente, sino al
-Diluvio, o che fossero venuti di qua, attraversando l'oceano. Secondo
-un'altra opinione, che fu diffusissima, così in Oriente, come in
-Occidente, e in Oriente è viva tuttora, Adamo ed Eva vissero gli anni
-del loro esilio nell'isola di Serendib, o Ceilan.
-
-Questa credenza è, senza dubbio, di origine maomettana, o, piuttosto,
-è una credenza buddistica trasformata da maomettani; ed ecco in qual
-modo. Credevano, e credono ancora i buddisti, che il Budda soggiornò
-alcun tempo sopra un monte dell'isola di Ceilan, chiamato Langka dai
-bramani del continente[247]; che quivi menò vita contemplativa; e che
-sollevandosi poi al cielo, lasciò nella rupe la impronta del proprio
-piede, visibile a tutti. I maomettani, usando un procedimento assai
-frequente nella storia delle leggende, riferirono ad Adamo quanto si
-narrava del Budda, e le due tradizioni continuarono a vivere l'una
-accosto all'altra. Di ciò ci porge una curiosa testimonianza Marco
-Polo nella relazione dei suoi viaggi. Egli dice che nell'isola di
-Ceilan, sulla cima di un alto monte, al quale non si può salire
-se non con l'ajuto di catene, è un sepolcro, che i Saracini dicono
-essere di Adamo, e gli idolatri (intendi i buddisti), di Sergamon
-Borcam. Il séguito del racconto mostra che questo Sergamon non è
-altri che il Budda, il quale andò soggetto, come è noto, ad una altra
-consimile trasformazione, diventando il santo Josafat della leggenda
-cristiana[248]. Gli Arabi chiamarono il monte Rahun, e il primo loro
-scrittore che abbia fatto ricordo della leggenda sembra essere stato
-Suleymân. Edrîsi, il quale scrisse il suo trattato geografico alla
-corte di Ruggero II di Sicilia, nel 1154, Edrîsi, il quale attesta,
-fra tant'altre cose, d'aver visitato la grotta dei Sette Dormienti
-presso Efeso, e d'aver veduto i loro corpi tra l'aloe, la mirra e la
-canfora, non s'intende bene se morti, o sopiti di nuovo, riferisce
-la leggenda del monte, da lui chiamato el-Rahuk. A suo dire, narrano
-i bramani esservi sulla vetta del monte l'impronta del piè di Adamo,
-lunga settanta cubiti e luminosa. Da quel punto, con un passo, Adamo
-giunse al mare, ch'è lontano due o tre giornate[249]. Dicono inoltre
-i maomettani che Adamo, cacciato dal Paradiso, cadde nell'isola di
-Serendib, e quivi morì, dopo aver compiuto un pellegrinaggio al luogo
-dove poi doveva sorgere la Mecca. Una descrizione del monte si trova
-pure nei viaggi d'Ibn-Batûta[250].
-
-La leggenda passò d'Oriente in Occidente, e dai maomettani ai
-cristiani; e il monte di Ceilan, chiamato poi dai Portoghesi Pico de
-Adam, diventò celebre. Eutichio, patriarca d'Alessandria (m. 940)
-dice solo che Adamo fu cacciato in un monte dell'India[251]; ma il
-monte è poi sempre quello di Ceilan. Odorico da Pordenone lo descrive
-succintamente, e narra che nella sommità di esso era un lago che quelli
-dell'isola dicevano formato delle lacrime piante da Adamo e da Eva
-per la morte di Abele[252]. Giovanni de' Marignolli ha un racconto
-più particolareggiato e più esplicito. L'angelo di Dio prese Adamo,
-e lo posò sul monte di Ceilan, e l'impronta del piede di Adamo rimase
-miracolosamente impressa nel marmo, lunga due palmi e mezzo. Sopra un
-altro monte, lontano dal primo quattro piccole giornate, l'Angelo posò
-Eva, e i due peccatori stettero disgiunti, immersi nel lutto, quaranta
-giorni, trascorsi i quali, l'angelo condusse Eva ad Adamo, il quale
-era ormai disperato. Sulla prima montagna erano, oltre l'impronta
-del piede, una statua seduta, con la destra stesa verso l'Occidente;
-la casa di Adamo; una fonte di purissime acque, le quali si credeva
-venissero dal Paradiso, e in cui eran gemme, formate, secondo la
-opinione di quegli abitanti, delle lacrime di Adamo; un orto pieno
-d'alberi che recavano ottimi frutti. Molti pellegrini si recavano a
-visitare il santo luogo[253]. Sulla fine del secolo XVII, Vincenzo
-Coronelli diceva ancora che sulla cima del monte era sepolto Adamo, e
-che ci si vedeva un lago formato delle lacrime versate da Eva per la
-morte di Abele[254]. Quest'ultima affermazione contraddiceva a un'altra
-credenza, che non sembra, per altro, sia stata molto diffusa. Il già
-ricordato Burcardo di Monte Sion dice che nel fianco di un monte, nella
-valle d'Ebron, era la spelonca ove Adamo ed Eva piansero cent'anni
-la morte di Abele, e che ci si vedevano ancora i letti su cui avevano
-dormito, e la fonte delle cui acque avevano bevuto[255].
-
-Se fu posta sulla sommità del monte di Ceilan, la sepoltura di Adamo
-fu posta pure in molti altri luoghi. Secondo una leggenda orientale,
-Adamo fu seppellito nel Paradiso terrestre[256]; e nella già più
-volte ricordata Vita latina si dice il medesimo; e nell'Apocalissi
-greca si dice anche di Eva. Ma questa credenza non ebbe molto favore.
-Nel _Testamento di Adamo_ si narra che Adamo fu seppellito a oriente
-del Paradiso, e che gli stessi angeli e le Virtù del cielo ne fecero
-i funerali. Nel _Combattimento di Adamo ed Eva_ il racconto si
-arricchisce di particolari a questo riguardo, e si narrano parecchie
-vicende a cui andò soggetto il corpo del primo genitore. Adamo mancò
-l'anniversario del giorno in cui fu creato, ricorrendo l'ora in cui
-fu espulso dal Paradiso. Il suo corpo fu deposto nella caverna dei
-tesori, dove andarono a raggiungerlo a mano a mano i corpi degli altri
-patriarchi. Avvicinandosi il Diluvio, Noè e i figliuoli tolsero, per
-comandamento divino, dalla caverna il corpo di Adamo, insieme con
-l'oro, l'incenso e la mirra che v'erano stati raccolti, e lo portarono
-nell'Arca, lasciando gli altri corpi nella caverna, la quale fu
-chiusa da Dio per modo da non lasciarne veder segno; e così rimarrà
-sino al giorno della risurrezione. Molti anni dopo, morto Noè, Sem e
-Melchisedec traggono, per ordine di Dio, il corpo dall'Arca, e, guidati
-da un angelo, vanno a seppellirlo sul Golgota. Ecco qui la leggenda
-celebre che vuole sepolto il peccatore nel luogo stesso ove dovrà poi
-sorgere la croce del redentore, e che narra bagnata del prezioso sangue
-di questo il capo ribelle che non aveva saputo piegarsi al divino
-comandamento. Di questa, che certo è leggenda mirabile, s'inspirarono
-le arti del disegno: il teschio che in infiniti quadri si vede fuor di
-terra, appiè della croce, è il teschio di Adamo[257]. Alcuni eretici si
-spinsero più oltre nei liberi campi della fantasia: essi identificarono
-il redentore col peccatore, fecero passar l'anima di Adamo prima in
-Davide, poi in Cristo. E Cristo fu anche detto secondo Adamo[258].
-Vogliono alcuni Padri della Chiesa greca che la tradizione, la quale
-dice Adamo sepolto sul Golgota sia di origine giudaica: concesso pure
-che tale sia la sua origine (e gli Ebrei dovevano essere naturalmente
-tratti a raccostare il padre del genere umano a Gerusalemme) bisogna
-riconoscere che quella tradizione aveva ogni desiderabil carattere
-per farsi accettar da' cristiani. Sant'Agostino esprimeva il pensiero
-e il sentimento di molti quando mostrava che alla riparazione nessun
-altro luogo poteva essere più acconcio di quello ove giaceva sepolto
-il colpevole[259]. Accostandosi a certi racconti di cui dovrò parlare
-più innanzi, e seguitando una opinione professata da parecchi rabbini e
-da parecchi Dottori cristiani, dice l'inglese Sevulfo, nella relazione
-del viaggio che fece in Palestina negli anni 1102 1103, che Adamo
-era seppellito nella valle d'Ebron, insieme con Abramo, Isacco e
-Giacobbe[260]. Di così ingegnosi collegamenti non si dilettarono, del
-resto, solamente gli ebrei e i cristiani: secondo una delle tradizioni
-maomettane, Adamo fu seppellito a poca distanza dal luogo ove doveva
-sorgere la Mecca, sul monte Abù-Cais, oppure sul monte Arafat, dove
-Adamo si ricongiunse con Eva dopo centovent'anni di separazione[261].
-
-Adamo ed Eva lasciarono, com'è ben naturale, lungo ricordo di sè,
-del loro peccato, e della punizione che gli tenne dietro, nella loro
-progenie, defraudata per essi della felicità a cui Dio la voleva
-chiamata, e data in preda a inenarrabili sciagure. Non si può aprire
-libro di sacro argomento senza incontrare i loro nomi, e un qualche
-cenno della istoria loro. Per secoli, durante tutto il medio evo, essi
-furono vivi nella coscienza dei credenti, che sognavano e agognavano,
-nella comune desolazione, la perduta felicità. Ai tempi di Michele
-Psello (sec. XI) si vedevano in un luogo di Costantinopoli le statue
-di Adamo ed Eva accanto a quelle della prosperità e della fame. Nella
-solitudine dei chiostri, i monaci si proponevano a vicenda indovinelli,
-cui porgevano argomento Adamo ed Eva, domandando per esempio: _Chi morì
-senz'esser mai nato?_ Nei Misteri si vedeva la creazione dei due primi
-parenti, e tutta la storia dolorosa della tentazione e del peccato,
-sceneggiata[262]. Nelle epopee francesi del medio evo sono molto
-frequenti le preghiere poste in bocca a tale o talaltro dei personaggi,
-e quelle preghiere cominciano assai spesso con un cenno alla creazione
-dei due progenitori e al peccato da essi commesso[263]. Non era forse
-uscita da quel peccato tutta la storia dell'uman genere? I versi
-d'Alcuino esprimevano a questo riguardo la credenza e il rammarico di
-un infinito popolo:
-
- Postquam primus homo paradisi liquerat hortos,
- Et miseras terrae miser adibat opes:
- Exilioque gravi poenas cum prole luebat,
- Perfidiae quoniam furta et maligna gerit:
- Per varios casus mortalis vita cucurrit,
- Diversosque dies omnis habebat homo[264].
-
-Ma lasciamo ora, per ritrovarli anco una volta un po' più innanzi,
-Adamo ed Eva, e volgiamoci ad altri abitatori del Paradiso.
-
-Primi ci si presentano Enoch ed Elia, il patriarca e il profeta che
-mai non pagarono il debito loro alla morte, e vivi furono sottratti
-alla vista degli uomini. La tradizione che entrambi li pone ad abitare
-nel Paradiso terrestre è assai antica, e comune così ad ebrei come a
-cristiani: essa aveva una sua ragion naturale nel pensiero che chi
-scampava per divina grazia alla morte dovesse rientrar nel luogo
-ove la morte non poteva aver potestà, ov'era l'albero della vita.
-Sant'Ireneo, Tertulliano, Santo Agostino, Mario Vittore, Gregorio
-di Tours, Sant'Aldelmo, altri assai, così del tempo più antico, come
-del medio evo, la ricordano, e se i più l'accettano, parecchi ancora
-la rifiutano[265]. Un dubbio rimane, se il luogo dove i due santi
-soggiornano da secoli sia proprio il Paradiso terrestre. Nell'apocrifo
-_Libro d'Enoch_ è detto che nessuno mai conobbe il luogo ov'ebbe
-ricetto il patriarca[266]; e Alano de Insulis, per non recare altri
-esempii, in uno degli scritti suoi dice che il santo fu trasportato nel
-Paradiso terrestre, e in altro ch'egli fu trasportato, sia nel Paradiso
-terrestre, sia in luogo a noi occulto[267]. Ma questo dubbio fu di
-pochi. Le leggende medievali ci mostrano assai spesso Enoch ed Elia
-nel Paradiso; e nel Paradiso li pongono Fazio degli Uberti e Federigo
-Frezzi; e Dante non dice qual ragione l'abbia indotto a non lasciarveli
-vedere[268].
-
-Tradizioni simili a queste hanno i maomettani, i quali narrano che
-Enoch, da essi chiamato Edris, ed Elia (Kheder, Khidr)[269] trovarono
-la fontana di vita, e avendo bevuto delle sue acque non conobbero
-la morte: essi sono pressochè sempre in moto per vegliare alla
-sicurezza dei pellegrini che si recano alla Mecca, e solo di tanto
-in tanto riposano in un paradiso ripieno di tutte le delizie[270]. Il
-viaggiatore Abulfauaris dei _Mille ed un giorno_ trova Elia e Kheder
-(qui Kheder è diverso da Elia) in un paradiso serbato agli amici e
-discepoli del profeta[271].
-
-Enoch ed Elia compaiono di solito vecchissimi, sebbene questa loro
-vecchiezza male s'accordi con la credenza che nel Paradiso terrestre
-fosse la fontana di giovinezza[272]. Essi non sono mai morti, e serbano
-il corpo che già ebbero mentre furon tra gli uomini; ma non per questo
-si sottrarranno alla comune e inflessibil legge cui è soggetta tutta
-la discendenza d'Adamo. La morte loro è solamente differita. Alla fine
-dei tempi essi torneranno sulla terra d'esilio, e combatteranno contro
-l'Anticristo, e saranno uccisi da lui, ma per risuscitare poco dopo, ed
-essere assunti alla gloria eterna del cielo. Questa credenza suggerita,
-per una parte, dalla opinione che i due santi dovessero, come tutti
-gli altri uomini, andar soggetti alla morte e alla risurrezione, e per
-un'altra, da ciò che nell'Apocalissi è detto[273] di due testimoni
-non nominati, i quali saranno uccisi dalla bestia diabolica e poi
-risusciteranno, questa credenza ebbe tra' cristiani grandissima
-diffusione. Non senza variare tuttavia in parecchi particolari. Così
-qualche scrittore aggiunse terzo campione ai due primi San Giovanni;
-altri fece compagno ad Elia, non già Enoch, ma Mosè, o Geremia, o
-Eliseo; altri parlò del solo Elia[274]. I rabbini favoleggiarono
-di un ritorno di Elia pel tempo della venuta del Messia, e poi pel
-tempo della irruzione dei popoli di Gog e Magog. Non sarà fuor di
-luogo ricordare a questo proposito che Lao-Tseu si tolse agli occhi
-degli uomini ritraendosi sulle cime del Kuen-lun, ov'è il paradiso
-dei Cinesi; e che la rimozione, o segregazione (quella che i Tedeschi
-chiamano _Entrückung_) degli eroi, o di altri personaggi tra l'umano e
-il divino, è tema comune la molte mitologie[275].
-
-Nell'Evangelo di Nicodemo Enoch ed Elia accolgono nel Paradiso
-terrestre le anime che Cristo ha liberate dall'Inferno, e a capo delle
-quali è Adamo[276]. Che quel Paradiso dovesse esser luogo di dimora pei
-giusti e per gli eletti, fu opinione seguitata da molti, così tra gli
-ebrei come tra' cristiani, e assai naturalmente suggerita dal pensiero
-che le anime riscattate da Cristo dovessero racquistare quanto la
-diabolica frode aveva fatto loro perdere. Sant'Isidoro Pelusiota (sec.
-V) dice che i giusti risorti saranno accolti da Cristo nel Paradiso
-terrestre, come nella propria lor patria, dalla quale li ha esclusi
-il peccato[277]; e nel già più volte citato _Combattimento di Adamo_
-Dio promette al peccatore che il giorno in cui scenderà nel regno dei
-morti, e spezzerà le ferree porte dell'Inferno, condurrà le anime dei
-giusti nel giardino di beatitudine[278].
-
-Ma la credenza prese, come si può bene immaginare, più forme, e se
-da molti fu accolta, fu pure da molti contraddetta. Nel _Libro di
-Enoch_, il quale, non tenendo conto di certe aggiunte posteriori, fu
-composto, secondo la più probabile opinione, oltre a cent'anni prima
-di Cristo, è fatta menzione del giardino ove abitano i giusti e gli
-eletti, e tale giardino è, senza dubbio, quello stesso di Adamo[279].
-Nel racconto di Rabbi Giosuè, figliuolo di Levi, ricordato di sopra, e
-in un altro racconto rabbinico, ove si narra un'avventura di Alessandro
-Magno, e del quale dovrò far parola più innanzi, si dice similmente
-che il Paradiso terrestre è luogo di dimora ai giusti, e nel secondo si
-soggiunge, sino all'universale Giudizio[280].
-
-Tra' cristiani, i più di coloro che pensarono dovere i giusti aver
-ricetto nel Paradiso terrestre, asserirono che questo loro soggiorno
-sarà temporaneo, e durerà solo sino alla risurrezione e al Giudizio,
-dopo il quale ascenderanno in cielo. Taluno di essi volle usata ai
-soli martiri cotal grazia; mentre altri, o sostennero la opinione che
-giusti e rei sono accolti in un luogo medesimo sino al novissimo dì, o
-concedettero ai giusti d'entrare nel Paradiso celeste immediatamente
-dopo la morte[281]. Quest'ultima opinione trionfò dopo il V secolo,
-e riuscirono vani gli sforzi con cui Giovanni XXII tentò di far
-prevalere la contraria dottrina, che gli eletti non saranno ammessi
-alla beatifica visione di Dio se non dopo il Giudizio universale.
-Ciò nondimeno, questa dottrina, che l'Università di Parigi condannò
-come ereticale nel 1240, si vede implicitamente professata in alcune
-leggende, delle quali dovrò dire più oltre, e in parecchie Visioni. In
-esse, il luogo ove i giusti attendono il gran giorno, è talvolta il
-Paradiso terrestre, espressamente nominato, e talvolta un luogo non
-nominato, che può essere, o non essere, secondo i casi, il Paradiso.
-Beda narra di un uomo di Nortumbria che, pellegrinando nel mondo di là,
-giunse a una pianura fiorita e ridente, innondata di luce, chiusa da
-altissimo muro, e popolata da innumerevoli beati vestiti di bianco, i
-quali, non essendo stati perfetti in vita, attendono ivi il Giudizio.
-Non dice che fosse quello il Paradiso terrestre[282]. Nel racconto di
-cert'apparizione, riferito da Gervasio da Tilbury, è fatto cenno di un
-Purgatorio nell'aria, e di un altro luogo, più remoto dalla terra, dove
-le anime dei giusti aspettano il novissimo giorno[283]. Il monaco di
-Evesham, di cui narra la Visione Matteo Paris[284], trovò dopo essere
-uscito dai luoghi di punizione, anime beate, che soggiornavano in campi
-luminosi e fiorenti, separati dal Paradiso da un muro di cristallo.
-Nella Visione di Tundalo si parla di anime non abbastanza buone per
-meritare il cielo, le quali si stanno esultanti in una dilettosa
-campagna; ma non è detto che questa campagna sia il Paradiso terrestre,
-sebbene possa farlo credere la fontana di vita che vi si trova[285].
-Per contro nell'_Apocalypsis Pauli_ sono anime beate, le quali
-aspettano nel Paradiso terrestre il giorno del Giudizio, in compagnia
-di Enoch ed Elia[286]; e il medesimo si ha nella leggenda del Pozzo di
-San Patrizio, nella Visione di Frate Alberico e in altre[287].
-
-Quel Thurcill, di cui narra la Visione il testè ricordato Matteo
-Paris[288], trovò nel Paradiso terrestre, seduto appiè di un albero
-meraviglioso, accanto alla fonte da cui scaturiscono i quattro
-fiumi, il primo padre Adamo, il quale sembrava ridere con un occhio e
-pianger con l'altro, ed era coperto di una veste di più colori e di
-meravigliosa bellezza. Egli rideva pensando ai discendenti suoi che
-andrebbero a vita eterna, e piangeva pensando a quelli che andrebbero
-a eterna dannazione. La sua veste non era intera, ma andava crescendo
-per le virtù dei giusti, simboleggiate nei colori di quella: quando
-sarà tutta compiuta il mondo avrà fine. Una Visione molto simile a
-questa narra di un novizio cistercense Vincenzo di Beauvais[289],
-il quale ne trae il racconto da Elinando. Qui nulla è detto di altri
-eletti che si trovino nel Paradiso; ma non si esclude che ci sieno.
-Altrove si ha notizia di altri particolari eletti, di cui si recano i
-nomi, sia poi che ad essi diensi pochi compagni soltanto, o moltissimi,
-quanti possono essere i giusti. I rabbini nominano di proposito, oltre
-ad Enoch ed Elia, il Messia che deve venire, Elieser, servitore di
-Abramo, Hiram, re di Tiro, il quale, montato in superbia, ne fu espulso
-e precipitato nell'Inferno, e alcun altro, nove o tredici in tutto.
-Nell'_Apocalypsis Pauli_ è fatto speciale ricordo, oltrechè della
-Vergine Maria, la quale non è da considerare come abitatrice ordinaria
-del Paradiso terrestre, e di Enoch e di Elia, anche di Abramo,
-d'Isacco, di Giacobbe, di Giuseppe, di Mosè, d'Isaia, di Geremia, di
-Ezechiele e di Noè. Frate Alberico dice che di coloro che sono nel
-Paradiso San Pietro gli nominò soltanto Abele, Abramo, Lazzaro e il
-buon ladrone. L'ingresso del buon ladrone nel Paradiso terrestre è
-descritto nell'Evangelo di Nicodemo, dove si dice pure che dei redenti
-da Cristo egli fu il primo a penetrarvi[290]. Altrove sono ricordati
-i nomi di Giosuè, di Salomone[291], e, con assai maggior frequenza di
-San Giovanni evangelista. Credevasi generalmente che in conformità
-di alcune parole pronunziate da Gesù a suo riguardo (_Sic eum volo
-manere donec veniam_[292]) l'apostolo prediletto non fosse mai morto,
-e aspettasse, per ricomparire, il ritorno del suo maestro. Gregorio
-di Tours racconta che San Giovanni si fece seppellir vivo e che dal
-suo sepolcro scaturiva manna[293] Isidoro di Siviglia ripete questa
-notizia, e dopo lui la ripetono parecchi, alterandola più o meno; e
-fra i parecchi sono Brunetto Latini e il Mandeville, il quale ultimo
-non dice cosa punto nuova quando dice che il santo era stato portato
-in Paradiso, e nel sepolcro suo non si trovava se non manna[294].
-L'Ariosto, facendo accogliere Astolfo da San Giovanni nel Paradiso
-terrestre, si conformava a modo suo a una tradizione assai antica[295].
-Un'altra leggenda fa entrar San Giovanni nella numerosa famiglia
-dei _Dormienti_, e narra che l'apostolo dorme in una caverna vicina
-ad Efeso, aspettando le ultime battaglie della fede e il ritorno di
-Cristo.
-
-Secondo una opinione che discorda da tutte le precedenti, gli eletti
-non entreranno nel Paradiso terrestre, il quale alle volte diventa
-tutt'uno col celeste, se non dopo il Giudizio universale[296]. Da altra
-banda i chiliasti pensarono che tutta la terra dovesse diventare, in
-certo qual modo, Paradiso terrestre durante i mille anni del regno di
-Cristo, prima dell'ultimo sovvertimento finale.
-
-Ma il beato giardino non fu abitato solamente da uomini: esso fu ancora
-abitato da bruti, i quali vincevano di molto in dignità, in bellezza ed
-in senno i loro simili della terra d'esilio, ed erano per ogni rispetto
-tali da aggiunger vaghezza alla santa dimora. Non solo mostravansi
-pieni di benignità e mansuetudine[297]; ma ancora, secondo afferma
-San Basilio, parlavano assai sensatamente; e la leggenda maomettana
-racconta che il cavallo Meimun rinfacciò ad Adamo, suo signore, il
-commesso peccato. Com'è noto, nel paradiso di Maometto sono parecchi
-animali, fra gli altri il cammello del Profeta, e l'asino su cui Gesù
-entrò in Gerusalemme; e una leggenda tedesca narra di un paradiso
-degli animali, dove questi, sotto la tutela di Dio, vivono in piena
-tranquillità ed innocenza[298]. Vogliono alcuni che tutti gli animali
-parlassero in origine, e che perdessero la favella in séguito al
-peccato.
-
-Fra gli animali del Paradiso tengono il principal luogo gli uccelli,
-i quali empiono tutto il giardino dei loro dolcissimi canti. Non è
-descrizione del santo luogo che non ricordi espressamente, insieme
-con l'altre, anche questa delizia; e in più leggende particolari è
-detto tale essere l'armonia e la soavità di quei canti da forzare al
-sonno chiunque li ascolti. L'uccello del Paradiso è spesso descritto
-nel medio evo per la sua gran bellezza, e il nome suo indica la sua
-presunta origine[299]. Francesco da Barberino scrive meraviglie di due
-uccelli bianchi che sono nel Paradiso terrestre[300] e una leggenda
-dei Copti cristiani narra che il gallo fu messo in Paradiso per aver
-rivelato a Cristo il tradimento di Giuda[301].
-
-Ma di quanti uccelli poterono ornare e rallegrare di lor presenza il
-Paradiso, il più mirabile fu, senza dubbio, la Fenice, quell'unica e
-immortale Fenice, di cui tanto aveva favoleggiato l'antichità, e di cui
-tanto ancora doveva favoleggiare il medio evo. Le ragioni che dovevano
-favorire, anzi richiedere, l'introduzione della Fenice nel Paradiso son
-quelle stesse che noi abbiam già veduto operare in altri casi analoghi:
-tutto quanto si sottraeva alla morte, a quella morte ch'era apparsa
-nel mondo come un effetto del peccato, apparteneva in certo qual modo
-al Paradiso, stanza naturale dell'innocenza e della vita. I rabbini
-spiegarono la immortalità della Fenice narrando che tutti gli uccelli
-mangiarono, insiem con Eva, del frutto proibito, salvo quella, che
-perciò rimase immortale[302]. Per i Dottori cristiani il meraviglioso
-uccello diventò un vivente simbolo della risurrezione, del rinnovamento
-mediante il battesimo, della felicità restaurata, della vita eterna, e
-sono senza numero quelli che ne parlano. Come di simbolo ne usò l'arte
-cristiana sino dai primi tempi, ritraendo la immagine sua sopra monete,
-in sepolcri, in mosaici; ponendola accanto a quelle di Cristo e dei
-santi; facendone più tardi una figura del Redentore medesimo[303].
-Secondo Alcimo Avito, la Fenice raccoglie in Paradiso gli aromati con
-cui forma il vitale suo rogo. Non m'indugerò a ripetere le descrizioni
-che di essa si leggono nei _Bestiarii_, e in altri trattati del medio
-evo, come sarebbe il _Tresor_ di Brunetto Latini. Dirò solo che della
-sua esistenza nessuno dubitava; che il Prete Gianni asseriva d'averla
-in quel suo fortunato paese; e che il Mandeville, il quale pretende
-d'averla veduta due volte, la dipinge più grossa d'un pavone, con una
-specie di corona in capo, le ali e la coda color di porpora, il dorso
-turchino, e tinta di tutti i colori dell'arcobaleno quando il sole la
-illumina. Il Petrarca vide un giorno, sognando desto,
-
- Una strania fenice, ambedue l'ale
- Di porpora vestita e 'l capo d'oro[304];
-
-ma il Tasso, il quale osa dirla
-
- Augello eguale alle celesti forme,
-
-ne fa una pittura ben più pomposa nel poemetto che appunto s'intitola
-_La Fenice_[305]. Nè m'indugerò a dire dell'altre sue meraviglie; del
-modo che teneva per abbruciarsi, anzi per rinnovarsi; e del tempo che
-si diceva passare tra uno e un altro rinnovamento, e che varia, secondo
-le opinioni, da 500 a 7000 anni. Noterò solamente, parendomi abbia più
-stretta relazione col nostro argomento, che le fu attribuita anche una
-certa virtù curativa, conveniente, del resto, alla natura del luogo
-ove credevasi da molti ch'essa dimorasse. Secondo certa versione di una
-leggenda che io ho già ricordata più sopra[306], i tre figliuoli del re
-infermo vanno in cerca, non della fontana di giovinezza, o di vita, ma
-della Fenice, che restituisca la sanità al padre loro[307].
-
-Un'altra finzione fece compagno della Fenice, nel Paradiso terrestre,
-il pellicano, simbolo anch'esso di Cristo, che dà col proprio sangue la
-vita ai peccatori.
-
-Certi monaci, della cui leggenda ho già fatto cenno e dovrò dar
-ragguaglio più oltre, videro nel Paradiso, fra molt'altre meraviglie,
-«una fontana lunga uno quinto miglio, et era ampia secondo che
-rispondeva alla grandezza (_lunga e larga per spazio di miglia cinque_,
-secondo altre redazioni) et era piena di pesci, i quali cantavano
-tanto dolcemente, che quasi ogni creatura umana vi sarebbe dormentata,
-tanto era soave e dolce a udire. E questo canto facevano a certe ore
-canoniche del dì, quando udivano cantare gli angioli del Paradiso».
-
-E basterà degli abitatori.
-
-
-NOTE:
-
-[190] Inventore dei preadamiti fu ISACCO DE LA PEYRÈRE (1594-1676),
-il quale, fondandosi sopra un passo della Epistola di San Paolo ai
-Romani, mise fuori la opinione che uomini fossero esistiti prima di
-Adamo, e la sostenne in un libro stampato la prima volta nel 1653, e
-intitolato _Preadamitae, sive exercitationes super vv. 12, 13 et 14,
-cap. V, epistolae D. Pauli ad Romanos_. Questa opinione suscitò grande
-scandalo e infinite dispute, e diede materia a numerosi libri, alcuni
-dei quali scritti in tempi assai prossimi a noi. Eccone alcuni: FILIPPO
-LE PRIEUR (sotto il nome di EUSEBIO ROMANO), _Animadversiones in librum
-praeadamitarum_, Parigi, 1656; HILPERT, _Disquisitio de praeadamitis_,
-Amsterdam, 1656; HULSIUS, _Non-ens prae-adamiticum, sive confutatio
-vani cujusdam somnii, quo quidam Anonymus fingit ante Adamum primum
-homines fuisse in mundo_, Lugduni Batavorum, 1656; GELPKE, _Ueber die
-Erde oder das Menschengeschlecht vor Adam_, Braunschweig, 1820.
-
-[191] _Das Buch der Jubiläen_, trad, dall'etiopico e pubblicato da A.
-DILLMANN, nei _Jahrbücher der biblischen Wissenschaft_ dell'Ewald,
-voll. II e III, Gottinga, 1849-51 (Lo stesso Dillmann pubblicò
-poi anche il testo etiopico, Lipsia, 1859). Frammenti di un'antica
-traduzione latina pubblicò il CERIANI, _Monumenta sacra et profana ex
-codicibus praesertim Bibliothecae Ambrosianae_, t. I, Milano, 1861. H.
-RÖNSCH ripubblicò i frammenti dell'Ambrosiana unitamente alla versione
-latina del Dillmann, accompagnandoli di osservazioni e d'indagini:
-_Das Buch der Jubiläen oder die Kleine Genesis_, Lipsia, 1874. Dalla
-_Piccola Genesi_ Sincello e Cedreno attinsero parte dei racconti loro
-concernenti Adamo ed Eva.
-
-[192] _Das christliche Adambuch des Morgenlandes_, tradotto
-dall'etiopico e pubbl. da A. DILLMANN, nei _Jahrbücher_ citati, vol.
-V, 1853; traduzione francese in MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_,
-Parigi, 1856-8, vol. I. Il testo arabico etiopico fu pubblicato dal
-TRUMPP nelle _Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss._, I Cl., vol. XV,
-1881. Di questo importantissimo apocrifo dice il Renan nello scritto
-qui sotto citato, p. 470: «C'est une sorte de chronique s'étendant
-depuis Adam jusqu'à J. C., et où l'on a cherché à grouper toutes les
-fables répandues en Orient sur Adam, le paradis terrestre et la vie des
-premiers patriarches».
-
-[193] RENAN, _Fragments du livre gnostique intitulé Apocalypse d'Adam,
-ou Pénitence d'Adam, ou Testament d'Adam, publiés d'après deux versions
-syriaques, Journal asiatique_, serie Vª, vol. II (1853), pp. 427-71;
-MIGNE, _Dict. des apocr._, vol. I. Parti di questo racconto, o di
-racconti affini, passarono nelle Storie di Sincello e di Cedreno, negli
-Annali di Eutichio, nelle Istorie di Abû 'l-Faragi e di Dionigi di
-Telmahar. Di essi dice il Renan (p. 470): «Il faut supposer évidemment
-que ces traditions apocryphes formaient une sorte de fonds légendaire
-commun à toutes les chrétientés de l'Orient, sans rédaction bien
-arrêtée». Che a così fatti racconti abbia attinto anche ELMACIN, per
-la sua _Historia saracenica_, afferma, forse sulla fede di manoscritti,
-il Renan. A me non riuscì di trovar nulla nella stampa di Leida, 1625.
-Nella _Historia compendiosa dynastiarum_ di ABÛ 'L-FARAGI, Oxford,
-1663, n'è entrato ben poco.
-
-[194] _Codex Nasaraeus Liber Adami appellatus_, ed. da M. NORBERG,
-Hafniae, s. a. Il testo siriaco è accompagnato da una versione latina:
-una versione francese in MIGNE, _Dict. des. apoc._, vol. I.
-
-[195] Tradotta pressochè per intero da G. FUERST, nel _Literaturblatt
-des Orients_, anno 1850, nn. 45-46; pubblicata integralmente dal
-TISCHENDORF, _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, e scema, di su un
-codice ambrosiano, dal CERIANI, _Monumenta sacra_, t. V, 1868.
-
-[196] W. MEYER, _Vita Adae et Evae, Abhandl. d. k. bayer. Akad. d.
-Wiss. zu München_, I Cl., t. XIV, parte 3ª, 1879. Di questa Vita
-esistono manoscritti del secolo VIII. Il Meyer istituisce un confronto
-fra essa e la Vita greca, cui serba il nome di Apocalissi. Le due sono
-dissimili nella prima metà, molto simili nella seconda. L'editore viene
-a questa conclusione, che entrambe derivano da un testo unico, opera di
-un Ebreo anteriore a Cristo, e porge una lista delle traduzioni e dei
-rifacimenti della Vita latina (pp. 25 sgg.). Vedi inoltre: _The Lyfe of
-Adam; The Lyfe of Adam and Eve; Vita prothoplausti_ (sic) _Ade_ pubbl.
-da C. HORSTMANN nell'_Archiv für das Studium der neueren Sprachen und
-Literaturen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg., 353 sgg.; vol. LXXIX, pp. 459
-sgg. Intorno a racconti francesi, vedi MOLAND, _Origines littéraires
-de la France_, Parigi, 1862, pp. 72 sgg. Una _Vie Adam et Eve_ in
-prosa, trascritta nel 1576 da un Jehan Carton, si ha nel ms. M, VI,
-7 della Nazionale di Torino. Di Adamo ed Eva lungamente si parla in
-parecchi capitoli del primo titolo della prima parte delle _Istorie_
-di SANT'ANTONINO, arcivescovo di Firenze. Molte favole riferisce il
-FABRICIO, _Codex pseudepigraphus Veteris Testamenti_, Amburgo, 1722-3.
-
-[197] Ricorderò, come degne di particolare menzione, le Istorie di
-Taberi.
-
-[198] Nella prima Epistola ai Corinzii, XV, 45 sgg., San Paolo oppone
-all'Adamo terrestre un Adamo celeste.
-
-[199] WEIL, _Biblische Legenden der Muselmänner_, Francoforte, s. M.,
-1845, p. 12.
-
-[200] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud._, l. I, cap. I, 2; TERTULLIANO,
-_De carne Christi_, cap. 17; IRENEO, _Adversus haereses_, l. III,
-cap. 32. Cf. KÖHLER, _Die Erde als jungfräuliche Mutter Adams_, nella
-_Germania_, anno 1862, pp. 476-80.
-
-[201] _Sermo V de Natali Domini._
-
-[202] Questa enumerazione è data come di Metodio, vescovo di Tiro
-nel terzo secolo, ma non se ne ha traccia negli scritti suoi, o a lui
-attribuiti. Vedi P. PARIS, _Les manuscrits françois de la Bibliothèque
-du roi_, vol. IV, p. 207. Cf. GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz.
-cit., vol. I, p. 470; _Adam de octo partibus creatus, Zeitschrift für
-deutsches Alterthum_, vol. XXIII, pp. 353-7; KÖHLER, _Adams Erschaffung
-aus acht Theilen_, nella _Germania_, anno 1862, pp. 350-4. Nel trattato
-ebraico intitolato _Sefer Yesira_, si dice che la testa dell'uomo
-è fuoco, il cuore aria, il ventre acqua. _Commentaire sur le Séfer
-Yesira ou Livre de la création par le_ GAON SAADYA DE FAYYOUM, _publié
-et traduit par_ Mayer Lambert, _Bibliothèque de l'École pratique des
-hautes études_, fasc. LXXXV, 1891, p. 7. Ivi stesso le varie parti del
-corpo sono messe in relazione con le lettere dell'alfabeto, a ciascuna
-delle quali è attribuita speciale virtù.
-
-[203] _De placitis philosophorum_, l. IV, cap. 4.
-
-[204] In una vita inglese di Adamo, pubblicata dal Horstmann (_Archiv
-für das Studium der neueren Sprachen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg.), si
-dice in principio, che Adamo fu creato dove Cristo nacque, in Betlemme,
-ch'è nel centro della terra.
-
-[205] _Adversus haereses_, l. V, cap. 5. Un racconto molto
-particolareggiato della creazione di Adamo porge MASÛDI, _Les
-prairies d'or_, trad. dall'arabico da C. Barbier de Meynard e Pavet de
-Courteille, Parigi, 1861 sgg., vol. I, pp. 51-4.
-
-[206] Vedi l'apocrifo evangelo di San Giovanni, nel libro del BENOIST,
-_Histoire des Albigeois_, Parigi, 1691, vol. I, pp. 283-96. Si nota
-qualche varietà nelle dottrine dei catari a questo proposito.
-
-[207] Che in una delle tradizioni entrate a formare il racconto
-biblico si alluda, conformemente a quanto si vede in altre mitologie,
-all'androgino, è più che probabile. Cf. LENORMANT, _Les origines de
-l'histoire_, etc., vol. I, pp. 54-6. Una lunga lista di rabbini che
-tennero quella opinione reca H. OTHO, _Lexicon rabbinicum_, Ginevra,
-1675, p. 176.
-
-[208] Vedi [LALANNE], _Curiosités littéraires_, Parigi, 1845, pp. 211-2.
-
-[209] MATTEO, XIII, 43: _Fulgebunt justi sicut sol in regno Patris
-eorum_; CESARIO, _Op. cit._, dist. XII, cap. 54.
-
-[210] _Talmud de Jérusalem_, tratt. _Berakhoth_, cap. IX, 9 (ediz.
-cit., vol. I, pp. 489-90); _Talmud de Babylone_, tratt. _Berakhoth_,
-sez. VIII (ediz. cit., vol. II, pp. 330 sgg.). Per questa, ed
-altre consimili fantasie dei rabbini, rimando alle già citate opere
-dell'Eisenmenger e del Bartolocci; al BUXTORF, _Lexicon talmudicum_,
-Basilea, 1540; al BREDOW, _Rabbinische Mythen, Erzählungen und Lügen_,
-Weilburg, 1833.
-
-[211] Vedi più particolarmente per ciò CASTELLI, _Leggende talmudiche_,
-Pisa, 1869, pp. 197, sgg.
-
-[212] Nel _Contes dou pellicam_, di BALDOVINO DA CONDÉ, si legge:
-
- Quant Dieus ot fait Adam no père
- Si biel, c'à lui nus ne compere
- Qui onques fu de mère nés, —
- Tant fu biaus et tant fu senés,
- C'après Dieu fu plus biaus que nus,
- Selon l'escripture, tenus,
- . . . . . . . . . . . . .
-
-_Dits et contes de_ BAUDOUIN DE CONDÉ _et de son fils_ JEAN DE CONDÉ,
-pubbl. da A. Scheler, Bruxelles, 1866-7, vol. I, p. 86.
-
-[213] Questa grave questione fu trattata a fondo da CRISTIANO, TOBIA,
-EFREM REINHARD, in una dissertazione stampata la prima volta in Amburgo
-nel 1752, e ripetutamente dipoi, e intitolata _Untersuchung der Frage:
-Ob unsere ersten Urältern, Adam und Eva, einen Nabel gehabt?_
-
-[214] Alberto Dürer ebbe la fantasia di raffigurare Adamo ed Eva come
-due nani, porgendo argomento ai seguenti versi del Marini:
-
- Stato fostu pur nano,
- Come ti finge Alberto,
- O ribellante al tuo Fattore ingrato,
- Reo del primo peccato,
- Chè non saresti certo,
- Quando primier la mano
- Stendesti audace a l'arboscel vietato,
- Per piacer a la credula consorte
- Giunto a coglier la morte.
-
-[215] Un numismatico e orientalista francese, Nicola Henrion, presentò,
-l'anno 1718, all'Accademia parigina, di cui era socio, uno specchio
-comparativo delle stature umane, dalla creazione del mondo a Giulio
-Cesare. Adamo ebbe di altezza 123 piedi e 9 pollici; Eva 118 piedi, 9
-pollici e ¾. Noè non ebbe più che 103 piedi; Ercole non passava i 10.
-Vedi [LALANNE], _Op. cit._, p. 216. Certo GOETZE stampò a Lipsia, nel
-1727, una dissertazione intitolata _Quanta statura Adam fuit_.
-
-[216] _In Joannem_, tract. IX, cap. 14; tract. X, cap. 12.
-
-[217] Cf. PIPER, _Mythologie der christlichen Kunst_, Weimar,
-1847-51, vol. II, p. 471. Di quella composizione del nome di Adamo
-fanno menzione parecchi: BEDA, _Expositio in Joannem_, cap. II, v.
-20; ALCUINO, _Commentarius super Joannem_, cap. 4; PAPIA (Lombardo),
-_Elementarium_, s. v. _Adam_; PIETRO DI RIGA, nell'_Aurora_, ecc.
-Si trova pure detto che il nome di Adamo fu composto con le lettere
-iniziali dei nomi di quattro stelle.
-
-[218] Vedi GOLDZIEHER, _Der Mythos bei den Hebräern_, Lipsia, 1876, p.
-255. Adamo fu raccostato ad Adar (Ninip), divinità assira, il cui nome
-sembra abbia significato in origine il fuoco: BURNOUF, _Commentaire sur
-le Yaçna_, Parigi, 1833, p. 169; LENORMANT, _Essai de commentaire des
-fragments cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 106-7.
-
-[219] G. VON LEON, _Rabbinische Legenden_, Vienna, 1821, pp. 11 sgg.;
-G. LEVI, _Parabole, leggende e pensieri raccolti dai libri talmudici
-dei primi cinque secoli dell'E. V._, Firenze, 1861, pp. 10 sg.
-
-[220] Corano, sura II. Questo racconto si trova pure nella Cronaca di
-TABERI (trad. dello Zotenberg, v. I, p. 77) e altrove. Vedi un racconto
-della creazione di Adamo e della disobbedienza di Iblîs, tratto da
-Taberi e da Ibn-Kessir, in _Rosenöl_, vol. I, pp. 19 sgg.
-
-[221] Ediz. cit., §§ 12 sgg.
-
-[222] TERTULLIANO, _De patientia_, cap. 5; SANT'IRENEO, _Contra
-haereses_, l. IV, cap. 40; SANT'AGOSTINO, _De Genesi ad literam_, XI,
-18. W. MEYER, _Op. cit._, p. 15.
-
-[223] _Parad._, XIII, 43-4. Giacomo Le Fèvre (m. 1537) discusse la
-questione se Adamo sia stato creato con la scienza infusa. Un certosino
-del secolo XV, Enrico di Hesse, rettore dell'università di Heidelberg,
-ebbe a sostenere che Aristotile agguagliò Adamo in sapienza, opinione
-che parve empia a parecchi. (LALANNE, _Op. cit._, p. 210).
-
-[224] BREDOW, _Op. cit._, p. 18.
-
-[225] GAFFAREL, _Curiositates inauditae_, Amburgo, 1703, vol. II, p.
-488.
-
-[226] Vedi SUIDA, _Lexikon_. Se Adamo sia stato inventor delle lettere,
-e se prima di Adamo vi sieno stati al mondo uomini, lettere, libri,
-discute PIETRO BANG (BANGIUS) nel _Coelum Orientis_, Hauniae, 1657.
-Costui ebbe a sostenere in una sua _Historia ecclesiastica_ che Adamo
-soggiornò alcun tempo in Isvezia e fu il primo vescovo di quel paese.
-
-[227] Per le scritture attribuite ad Adamo, a Eva, a Seth, vedi
-FABRICIO, _Op. cit._; CEILLIER, _Histoire générale des auteurs sacrés_,
-vol. I, pp. 464-7; MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_, vol. II,
-coll. 41-2. Nel 1717 fu stampata in Altorf una curiosa dissertazione,
-opera di non so qual dottore, intitolata _Dissertatio de Adami logica,
-metaphysica, mathesi, philosophia practica et libris._ Nel 1722 DANIELE
-MUELLER stampò a Chemnitz un _Programma de eruditione Adami_.
-
-[228] _Parad._, XXVI, 124-6.
-
-[229] L. I, cap. 6.
-
-[230] SINCELLO, _Chronographia_, ediz. di Bonn, 1829, pp. 8-9.
-
-[231] _Homilia 59 in Matheum._
-
-[232] LEVI, _Op. cit._, pp. 886-7.
-
-[233] _Parad._, XXVI, 139-42. Questi versi di Dante non sono già così
-oscuri come ad altri piacque di renderli, speculandovi intorno. Essi
-diedero luogo, ciò nondimeno, a varie interpretazioni, e chi volle
-che il poeta facesse rimanere Adamo nel Paradiso solamente cinque
-ore, e chi sei, e chi sette, e chi non più di un istante. Ma le
-parole del poeta sono esplicite e chiare abbastanza: Adamo stette nel
-Paradiso dalla prima alla settima ora del giorno; e chi sappia che una
-diffusa credenza faceva durare quel soggiorno sett'ore, non istarà
-più a questionare se l'ora prima, o la settima, o entrambe, debbano
-considerarsi incluse nel computo, o escluse da esso. Parlando dei primi
-parenti, dice PIETRO COMESTORE: Quidam tradunt eos fuisse in Paradiso
-septem horas (_Historia scholastica, Libri Genesis_, cap. 24); ed erra
-il POLETTO, quando attribuisce a questo autore la opinione che Adamo
-fosse rimasto nel Paradiso solamente sei ore; _Dizionario Dantesco_,
-Siena, 1885-7, s. v. Adamo. CEDRENO ricorda la opinione di alcuni,
-che facevano rimanere Adamo nel Paradiso dall'ora terza alla nona.
-(_Historiarum compendium_, ediz. di Bonn, 1838-9, v. I, p. 12).
-
-[234] BEDA, o chi altri possa essere l'autore dell'opuscolo intitolato
-_Collectanea et flores_, dice: _Adam vixit annos quindecim in paradiso,
-Eva quatuordecim: alii dicunt septem_. SINCELLO dice la trasgressione
-avvenuta nel settimo anno, la cacciata nell'ottavo, tenuta occulta la
-colpa quaranta giorni. (_Op. cit._, pp. 13-4). Anche Cedreno segue la
-opinion dei sett'anni. Nel _Chronicon_ di TEODORICO ENGELHUSEN (m.
-1434) si legge: «Adam et Eva, sicut creditur, die suae creationis,
-scilicet sexta die mundi, circa meridiem praevaricati, paulo post circa
-horam nonam ejecti sunt, et exilium projecti. In quadam tamen antiqua
-_Chronica Treverorum_, quae et hodie jacet in Ecclesia S. Matthiae
-ibidem, legitur septies quaternis temporum annis in paradyso fuisse, et
-post haec expulsos.» (Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum brunsvicensium_,
-t. II, p. 979). Il soggiorno di un secolo è ricordato da Cedreno e da
-alcun altro.
-
-[235] Ciò che la Bibbia narra di Adamo tentato da Eva, si riscontra in
-qualche parte con quanto il mito indiano narra di Yami, sollecitato
-dalla sorella Yama ad altro peccato. Il Yami indiano diventa il Yima
-iranico. Cfr. KOHUT, _Die talmudischmidraschische Adamssage in ihrer
-Rückbeziehung auf die persische Yima- und Meshiasage_, in _Zeitschrift
-der deutschen Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XXV, pp. 59-94.
-
-[236] _Purgat._, XXXIII, 61-3; _Parad._, XXVI, 115-7.
-
-[237] Nel secolo XVI il celebre CORNELIO AGRIPPA la svolse nel suo
-libro _De originali peccato_. Nel secolo seguente ADRIANO BEVERLAND
-mise fuori una strana dissertazione intitolata: _Peccatum originale,_
-κατ’ εξοχὴν _sic nuncupatum, philologice elucubratum a Themidis
-alumno_, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli sostiene:
-«primum protoplastorum peccatum in coitu consistere et per arborem
-scientiae boni et mali intelligi debere truncum illum, quem in
-meditullio corporis Adami plantaverat naturae auctor, cuiusque florem
-decerpere vetuerat». L'autore fu, per quella sua opinione, chiuso in
-un carcere, d'onde trovò modo di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo.
-Quella opinione, del resto, è anche presentemente assai più diffusa che
-non si creda tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii
-teologici, credono che, per questa parte, il racconto biblico non
-vada inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, CARLO SCHOEBEL,
-prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: _Le mythe
-de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une évolution
-psychologique primordiale_, Parigi, 1876. Bisogna per altro riconoscere
-che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo la carne e di vergogna
-l'atto generativo, legittimò così fatte stranezze. Pei catari, e per
-altri eretici, la copula fu una frode del diavolo. Cf. _Curiosités
-théologiques_, Parigi, 1861, pp. 4-5.
-
-[238] «Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit Evam eamque
-primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem perdiderunt, quam
-si in paradiso mansissent, nec in conceptione nec in generatione
-prolis amisissent, nec in carnali illo actu deformitas immoderatae
-concupiscentiae fuisset, nam naturalia membra, ad hunc usum deputata,
-sicut inferiores vires, omnino subdita essent rationi». _Op. cit._,
-vol. II, p. 347.
-
-[239] Vedi BEAUSOBRE, _Dissertation sur les Adamites_, nel secondo
-volume della _Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des
-Hussites_, del LENFANT, Amsterdam, 1731.
-
-[240] Vedi EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 165, 461; vol. II, p.
-413.
-
-[241] BARTOLOCCI, _Op. cit._, vol. II, p. 69. Cf. HAMBURGER,
-_Real-Encyclopädie für Bibel und Talmud_, Strelitz, 1883, s. v.
-_Lilith_.
-
-[242] Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da P.
-PARIS, _Op. cit._, vol. IV, pp. 27-8.
-
-[243] In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, dietro
-a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima Issa:
-
- Issa was hire firste name.
-
-_The Story of Genesis and Exodus, edited by_ Richard Morris (_English
-Text Society_), Londra, 1865, v. 233.
-
-[244] Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità di
-alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero generato
-in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due femmine.
-Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, dopo aver
-generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono ancora trenta
-figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, i figliuoli furono
-in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; ma nei _Fioretti della
-Bibbia_ il numero dei maschi e delle femmine, presi insieme, sale
-a centoquaranta. Per le prime figliuole generate, sorelle e spose
-di Caino, di Abele e di Seth, si trovano i nomi di Calmana, Debora,
-Luva, Leluda o Lebuda, Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn,
-Asua. Secondo una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in
-Abû 'l-Faragi, in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (RENAN,
-_Fragments_, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele nacque
-per gelosia amorosa.
-
-[245] Nel _Roman du Renard_ si narra che Dio diede ad Adamo ed Eva,
-espulsi dal Paradiso, una verga di tale virtù, che percotendo con essa
-il mare potevano avere tutto quanto desideravano. Adamo fece uscire
-dalle acque una pecora, Eva un lupo, che acchiappò la pecora; poi
-Adamo, di nuovo, un cane che inseguì il lupo, ecc. Tutti gli animali
-fatti sorgere da Adamo si addomesticarono: tutti quelli fatti sorgere
-da Eva inselvatichirono. Il poeta cita a tale proposito un libro
-_Aucupre_, che non so quale possa essere. Ediz. Méon, Parigi, 1826,
-vol. I, vv. 41-104; ediz. Martin, Strasburgo e Parigi, 1882-7, vol. I,
-pp. 336-8.
-
-[246] _Contra haereses_, 80.
-
-[247] Cf. BURNOUF, _Recherches sur la géographie ancienne de Ceylan
-dans son rapport avec l'histoire de cette île, Journal asiatique_,
-serie V, vol. IX (1857), pp. 9 sgg.
-
-[248] «Seilan est une grant ysle ensi con je voz ai devisé en ceste
-livre en arieres. Or est voir que en ceste ysle a une montagne mout
-aut si degrat celes rocches, que nul hi puent monter sus se ne en ceste
-mainere que je voz dirai. Car à ceste montagne pendent maintes chaennes
-de fer, ordrée en tel mainer que les homes hi puent monter sus par
-cel chaene jusque sus le montagne. Or voz di qe il dient que sus cel
-mont est le menument de Adan nostre primer pere, el Sarain dient que
-celui sepoucre est de Adan, et les idres dient qu'il est le moument
-de Sergamon Borcam...». _Voyages de_ MARCO POLO (_Recueil de voyages
-et mémoires publiés par la Société de géographie_), Parigi, 1824, cap.
-178.
-
-[249] Traduzione di A. Jaubert (_Recueil de voyages et mémoires_,
-etc.), Parigi, 1836, vol. II, p. 71.
-
-[250] Traduzione di S. Lee, Londra, 1829, pp. 189-90.
-
-[251] _Contextio gemmarum sive_ EUTYCHII _Patriarchae Alexandrini
-Annales, interprete_ Edwardo Pocockio, Oxoniae, 1658, vol. I, pp. 15
-sgg.
-
-[252] _Descriptio de partibus infidelium_, cap. 39, ap. MARCELLINO
-DA CIVEZZA, _Storia universale delle missioni francescane_, vol. III,
-Roma, 1859, p. 760. La relazione del viaggio di Odorico si trova con
-vario titolo nei codici, _Peregrinatio, De mirabilibus mundi, De rebus
-incognitis_. Un'antica versione italiana, contenuta nel cod. marciano
-ital. cl. VI, CCVIII, presenta alcune diversità in confronto del testo
-latino pubblicato.
-
-[253] _Op. cit._, pp. 94-7. Del Monte di Adamo parla anche Fra Mauro.
-Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 51.
-
-[254] _Isolario_, parte II, Venezia, 1697, p. 122. Una lista di
-scrittori che parlano del Monte di Adamo può vedersi in FABRICIO, _Cod.
-pseud._, vol. I, p. 30; vol. II, pp. 30-36. Io ne aggiungerò qui alcuni
-altri. _Sketch of a Journey to the Summit of Adam's Peak in the Island
-of Ceylon, Asiatic Journal_, vol. II, 1816; KNOX, _Historical Relation
-of the Island of Ceylon_, 2ª ediz., Londra, 1817, p. 144; DAVY, _A
-description of Adam's Peak, Journal of Science_, vol. V. 1818; _Notes
-of an Excursion to Adam's Peak, Colonial Magazine_, vol. V, 1845; _A
-Trip to Adam's Peak, Colonial Magazine_, voll. XIV e XV, 1848; SKEEN,
-_Adam's Peak. Legendary, traditional and historical notices of the
-Samanala and Sri-Páda_, Londra, 1878. Un'apposita dissertazione sulla
-famosa impronta scrisse J. Low nelle _Transactions of the Royal Asiatic
-Society of Great Britain and Ireland_, vol. III, 1835.
-
-[255] _Op. cit._, pp. 81-2.
-
-[256] D'HERBELOT, _Bibl. orient._, s. v. _Magarat al Conouz_.
-
-[257] Vedi PIPER, _Adams Grab auf Golgatha_, nell'_Evangelisches
-Kalender_ pel 1861, pp. 17 sgg.
-
-[258] Di sì fatti collegamenti porgono un esempio, ma scevro di ogni
-spirito di eresia, alcuni versi, i quali furono già attribuiti a
-ILDEBERTO DI LAVARDIN. Eccoli:
-
- Arbore sub quadam dictavit clericus Adam
- Quomodo primus Adam peccavit in arbore quadam;
- Sed postremus Adam, natus de virgine quadam,
- Damna prioris Adam repensat in arbore quadam.
- Ni sumpsisset Adam fructus sub arbore quadam,
- Non postremus Adam moreretur in arbore quadam.
-
-Li pubblicò P. Meyer nelle _Archives des missions scientifiques et
-littéraires_, 2ª serie, vol. V (1868), p. 183. Vedi del resto il
-poemetto d'ILDEBERTO, intitolato _De ordine mundi_, il quale comincia
-col verso:
-
- Arbore sub quadam protoplastus corruit Adam.
-
-(_Opera_, ediz. Beaugendre, col. 1179).
-
-[259] _Sermo 71._ ABÛ'L-FARAGI si scosta alquanto dal racconto del
-_Combattimento_. Egli dice che Noè prese nell'Arca solamente il capo
-d'Adamo; che poi Sem e Melchisedec trasportarono quel capo sopra un
-monte, su cui Melchisedec edificò Gerusalemme, e che su quel monte
-Cristo fu crocifisso. (_Op. cit._, pp. 8-10). Dionigi di Telmahar, per
-contro, segue fedelmente il racconto dell'apocrifo.
-
-[260] _Recueil de voyages_, etc. vol. IV, p. 849.
-
-[261] D'HERBELOT, _Op. cit._, pp. 20, 122, 708, 806.
-
-[262] Ricorderò solo: l'_Adamo_ del grammatico _Ignazio_ (IX secolo)
-pubbl. prima dal BOISSANADE, _Anecdota graeca_, Parigi, 1829 sgg., t.
-I, pp. 436-44; poi dal DUEBNER, _Christus patiens_, etc., Parigi, 1846;
-_Adam, drame anglo-normand du XIIe siècle, publié par_ V. Luzarche,
-Tours, 1854; nuova edizione critica a cura di L. Palustre, Parigi,
-1877; la _Creazione_ e la _Caduta_ nel _Ludus Coventriae_, Londra,
-1841; _The Creation of the World, a cornish Mystery edited with a
-Translation and Notes by_ Whitley Stokes, Lipsia, 1863; _Der Sündenfall
-und Marienklage, zwei niederdeutsche Schauspiele herausg. von_ Dr.
-O. Schönemann, Annover, 1855; JACOB RUFF, _Adam und Heva_, Lipsia,
-1848. In Italia rappresentazioni di Adamo ed Eva non mancarono: vedi
-D'ANCONA, _Origini del teatro in Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp.
-85, 202; 2ª ediz., Torino, 1891, pp. 91, 228; TORRACA, _Studi di storia
-letteraria napoletana_, Livorno, 1884, p. 20. Il FARSETTI (_Biblioteca
-manoscritta_, Venezia, 1771-80, vol. II, p. 221) registra una
-_Rappresentazione spirituale_ di Adamo ed Eva, in verso, manoscritto
-del secolo XVI. Ricordo, sorpassando, l'_Adamo_ dell'ANDREINI, quello
-del LOREDANO, l'_Adamo ed Eva_ di TROILO LANCETTA, l'_Abele_ del
-METASTASIO, l'_Abele_ dell'ALFIERI, la _Morte d'Adamo_ del KLOPSTOCK,
-il _Caino_ del BYRON.
-
-[263] ALTONA, _Gebete und Anrufungen in den altfranzösischen Chansons
-de geste_ (_Ausgaben und Abhandlungen aus dem Gebiete der romanischen
-Philologie, IX_), Marburgo, 1883, p. 14. In una preghiera che si trova
-nello _Chevalier au Cygne_ (vv. 1771-5), è detto:
-
- Sire Dieu qui fesis mer salée
- Et le ciel et la tierre, créature fourmée,
- Et Adam à qui fu la pume devée,
- Eve l'en fist mengier, qui mal fu enortée,
- S'en fu bien Vm ans en prison enfremée.
-
-Qui non si tratta di una leggenda speciale come opina il REIFFENBERG
-(_Le Chevalier au Cygne_, Bruxelles 1846, Introduzione, pp. XCV-XCVI),
-ma si allude solo alla dimora di Eva nel Limbo sino alla venuta di Gesù
-Cristo.
-
-[264] _De rerum humanarum vicissitudine et clade Lindisfarnensis
-Monasterii, Opera_, ediz. Froeben, vol. II, p. 238, col. 2ª. È pur cosa
-degna di nota che la storia della penitenza di Adamo si legò in Francia
-al cielo del Santo Graal. V. _Le Saint-Graal_, ediz. Hucher, Le Mans,
-1864-8, vol. I, pp. 452 sgg.
-
-[265] Vedi THILO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, volume I, Lipsia,
-1832, pp. 756-68; ITTAMEIER, _Die Eliassage_, in _Zeitschrift für
-kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben_, anno 1883, pp. 416-30,
-476-93.
-
-[266] Ediz. cit., cap. 12, p. 6.
-
-[267] _Opera moralia, paraenetica et polemica_, Anversa, 1654, pp.
-164-5, 231.
-
-[268] Nella _Istoria di cose memorabili della città di Bologna per
-uno della famiglia de' Ramponi_ (ms. della Biblioteca Universitaria di
-Bologna) Enoch ed Elia diventano a dirittura i custodi del Paradiso:
-«Et est (_paradisus_) in Orientis partibus constitutus, quem propter
-peccatum primorum parentum Helyas et Enoch pro ligno vite cum versatili
-gladio custodiunt ante fores».
-
-[269] La identificazione di Elia col misterioso Khidr non è sicura.
-L'autore del _Tarikh montekheb_ li distingue, e così fanno altri. Khidr
-fu pure identificato con Enoch.
-
-[270] D'HERBELOT, _Op. cit._, t. II, p. 435; t. III, p. 118; REINAUD,
-_Description des monuments musulmans du cabinet de M. le duc de
-Blacas_, Parigi, 1828, t. I, p. 169. Un racconto diverso intorno
-ad Enoch in _Rosenöl_, vol. I, pp. 30-2. In leggende orientali si
-vede Khidr far da guida ad Alessandro Magno, che muove in cerca
-della fontana di giovinezza, ed è curioso notare come nel _Romans
-d'Alixandre_ Enoch diventi un semplice seguace di Alessandro, seguace
-che trova la fonte, vi si bagna, ed è per ciò severamente punito. Ed.
-cit. p. 335.
-
-[271] _Les mille et un jours_, gg. 186-7.
-
-[272] FAZIO DEGLI UBERTI dice, per altro, parlando della condizione del
-Paradiso (_Dittam._, l. I, cap. 11):
-
- Vecchiezza e infermità non sa che sia
- Giammai colui che dentro ivi giunge:
- E questo prova Enoc ed Elia.
-
-[273] Cap. XI, 3 sgg.
-
-[274] Vedi intorno a questo argomento ZARNCKE, _Ueber das
-althochdeutsche Gedicht vom Muspilli_, in _Berichte über die
-Verhandlungen der k. sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften_,
-Lipsia, vol. XVIII (1866), pp. 213-25.
-
-[275] GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz. cit., vol. II, pp. 794 sgg.;
-III, pp. 284 sgg. Gli eroi rimossi ritornano spesso per difendere una
-giusta causa, appunto come Enoch ed Elia.
-
-[276] Cap. 25.
-
-[277] _Epistolarum_ l. I, CCLXXXII, _Maxima Bibliotheca veterum
-Patrum_, t. VII, p. 562.
-
-[278] Cf. quanto è detto nel cap. 19 dell'Evangelo di Nicodemo.
-
-[279] Ediz. cit., cap. 60.
-
-[280] Come fu già notato, gli Esseni credettero che le anime pie,
-sciolte dai vincoli della carne, avessero un soggiorno felice di là
-dall'oceano.
-
-[281] Vedi per le varie opinioni in proposito: BELLARMINO, _De
-sanctorum beatitudine_, cap. 1; RENAUDOT, _Liturgia orientalis_,
-Parigi, 1716, vol. II, pp. 332-3; ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_,
-t. II, pp. 130, 165, 294-5; t. III, parte 1ª, p. 312; parte 2ª, p.
-CCCXLII; THILO, _Op. cit._, pp. 749-55; ALEXANDRE, _Oracula Sibyllina_,
-2ª edizione, Parigi, 1869, vol. II, exc. VI.
-
-[282] _Historia ecclesiastica_, l. V, cap. 12.
-
-[283] _Otia imperialia_, decis. III, cap. 103.
-
-[284] _Historia major_, ad. a. 1196.
-
-[285] _Visio Tnugdali_, ediz. Schade, capp. 16, 28.
-
-[286] Cf. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur_,
-Halle, 1885, pp. 8-9, 18; FRITZSCHE, _Die lateinischen Visionen des
-Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts_, Halle. 1885, pp.
-18-9.
-
-[287] Vedi WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_, p. 26; FRITZSCHE, _Op.
-cit._, pp. 36-7. Altre credenze pure ebbero corso. In alcune redazioni
-della leggenda di San Brandano si dice che i cristiani troveranno
-ricetto nel Paradiso terrestre quando ricominceranno le persecuzioni.
-Abû 'l-Faragi credette che il Limbo dei patriarchi fosse appunto
-il Paradiso terrestre, e che in esso dovessero essere trattenute
-perpetuamente le anime di coloro che non si mostrarono meritevoli nè
-del cielo, nè dell'inferno. Dice Fra Mauro nella scritta che accompagna
-sulla sua mappa l'immagine del Paradiso, che le anime dei giusti,
-liberate da Cristo, furono introdotte nel giardino, e quivi rimasero
-sino al giorno dell'Ascensione, in cui, seguendo Cristo, salirono al
-Paradiso celeste. (Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 74). Non so ond'egli
-abbia potuto trarre così curiosa opinione. È pur qui da ricordare una
-credenza espressa nell'_Elucidarium_ di Onorio d'Autun, secondo la
-quale gli uomini, se Adamo non avesse peccato, sarebbero moltiplicati
-nel Paradiso terrestre fino a raggiungere il numero degli angeli
-caduti, e di mano in mano avrebbero sciamato dal Paradiso terrestre al
-celeste per lasciar luogo alle nuove generazioni.
-
-[288] _Historia major_, ad a. 1206.
-
-[289] _Speculum historiale_, l. XXX, capp. 6-10. L'arcangelo Raffaele
-guida il novizio prima al Paradiso e poi all'Inferno. Cap. 8: «Et cum
-appropinquaret vidit novicius civitatem quandam ex auro, cujus porta
-immense pulcritudinis erat. Quam cum miratur, angelus misit eum intra
-portam, et vidit intra paradisum herbas et arbores pulcerrimas et aves
-cantantes. Sub una arbore erat fons limpidissimus cujus rivi per mediam
-civitatem fluebant. Cumque novicius vellet pausare iuxta fontem, duxit
-eum angelus ad aliam arborem mire altitudinis et pulcritudinis, super
-quam erat homo pulcerrimus et pregrandis stature, quasi gigas, vestitus
-vestis diversorum colorum a pedibus usque ad pectus. Hic est, inquit
-angelus, pater humani generis protoplastus Adam per sanguinem Jhesu
-Christi filii Dei redemptus».
-
-[290] Cap. 26. Fu molto disputato da antichi e moderni teologi se,
-conformemente alle note parole di promessa pronunziate da Cristo in
-croce, il buon ladrone fosse introdotto nel Paradiso terrestre o nel
-celeste. Cf. THILO, _Op. cit._, pp. 768-79.
-
-[291] Nel terzo cantare del poema del PUCCI, _Historia della Reina
-d'Oriente_, la figliuola di questa Reina, mutata di femmina in maschio,
-dice all'imperatore di Roma d'essere stata portata da Enoch ed Elia nel
-Paradiso terrestre (st. 39):
-
- i' fu preso
- Nella foresta da Enoc e Elia,
- Che con certi altri mi portàr di peso
- Dove si sta con gioia tuttavia,
- Ciò fu nel Paradiso Luciano
- Dov'era Salamone allegro e sano.
-
-[292] GIOVANNI, XXI, 21; MATTEO, XVI, 28.
-
-[293] _De gloria martyrum_, l. I, cap. 30.
-
-[294] Vedi varie testimonianze recate dal THILO, _Op. cit._, pp. 764-5.
-
-[295] _Orl. Fur._, XXXIV, 54-9.
-
-[296] SAN TEOFILO, _Ad Autolycum_, l. II, cap. 26; PRUDENZIO,
-_Cathemerinon_, inno X. Mario Vittore pone le Virtù a soggiornare nel
-Paradiso terrestre, e nel Paradiso terrestre finge Metodio che abbia
-luogo il suo _Convivium decem virginum_. Uno dei sette paradisi dei
-Maomettani si chiama Eden.
-
-[297] Una reminiscenza di sì fatta mansuetudine si ha nella leggenda
-rabbinica della veste di Adamo. BREDOW, _Op. cit._, p. 50.
-
-[298] BECHSTEIN, _Mythe, Sage, Märe und Fabel im Leben und Bewusstsein
-des deutschen Volkes_, Lipsia, 1854, vol. II, p. 21.
-
-[299] Dice il Pigafetta (ap. RAMUSIO, _Navigationi et viaggi_, vol. I,
-p. 367): _Hanno opinione i Mori che questo uccello venga del Paradiso
-terrestre._ Cf. DENIS, _Le monde enchanté_, già cit., pp. 150-1.
-
-[300] _Del reggimento e de' costumi delle donne_, parte XVI.
-
-[301] THÉVENOT, _Relation d'un voyage fait au Levant_, Parigi, 1665, p.
-502.
-
-[302] EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 868-9; LEVI, _Op. cit._, p.
-218.
-
-[303] Vedi intorno al mito della Fenice, prima nell'antichità, poi
-nella sua notabilissima prosecuzione per entro al mondo cristiano:
-HEINRICHSEN, _De Phoenicis fabula apud Graecos, Romanos et populos
-orientales_, Hauniae, 1825-7: LEOPARDI, _Saggio sopra gli errori
-popolari degli antichi_, Firenze, 1848, cap. 17; PIPER, _Op. cit._,
-vol. I. pp. 446-71; GRAESSE, _Beiträge zur Literatur und Sage des
-Mittelalters_, Dresda, 1850, pp. 71-9. Per quanto concerne il carattere
-astronomico della Fenice, e l'era di felicità che ad essa si collegava,
-vedi LEPSIUS, _Die Chronologie der Aegypter_, Berlino, 1849, l. II,
-cap. 73; SEYFFARTH, _Die Phoenixperiode, Zeitschrift der deutschen
-morgenländischen Gesellschaft_, vol. III (1849), pp. 63-89. Alla Fenice
-corrisponde, per questo e per altri rispetti, il Fong-hoang dei Cinesi,
-che torna a intervalli, e il cui ritorno segna il principio di un'era
-di felicità.
-
-[304] Canz.: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_. Nell'atto II,
-sc. 4, dell'_Ipocrito_ dell'ARETINO, Prelio racconta come sia andato
-a prendere alcune penne d'oro e di porpora della Fenice per farne
-presente all'amata.
-
-[305] Non so che descrizione ne faccia TITO GIOVANNI SCANDIANESE in un
-suo poema intitolato _La Fenice_, che io non conosco se non di nome.
-Ho già ricordato altrove il poemetto attribuito a Lattanzio e quello di
-Cinevulfo.
-
-[306] Vedi p. 32 e la nota 69 al cap. II.
-
-[307] DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire
-littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-I VIAGGI AL PARADISO TERRESTRE.
-
-
-Fu comune opinione tra coloro (ed erano di gran lunga i più) i quali
-ponevano il Paradiso terrestre in questa nostra terra, e lo dicevano
-tuttavia esistente, che esso, o non si potesse per nessun modo trovare
-dagli uomini, o, se pur si poteva trovare, fosse loro impossibile di
-penetrarvi. I Padri sono concordi su questo punto. La impossibilità
-di penetrarvi si faceva venire, di solito, dal volere divino, per
-decreto del quale il Paradiso terrestre doveva, dopo il peccato,
-rimanere inesorabilmente chiuso ai viventi; ma si faceva anche venire
-da difficoltà naturali, che non lasciavano via da passare a chi avesse
-in animo di recarvisi. Brunetto Latini, ripetendo quanto molti avevano
-affermato prima di lui, dice nel _Tresor_: _Et sachiez que après lou
-pechiéz dou premier hom, cist leus fu clos à touz autres_[308]. E nel
-_Tesoretto_, parlando di Adamo:
-
- Per quel trapassamento
- Mantenente fu miso
- Fora del Paradiso,
- Dov'era ogni diletto,
- Senza niuno eccetto
- Di freddo o di calore,
- D'ira nè di dolore.
- E per quello peccato
- Lo loco fue vietato
- Mai sempre a tutta gente[309]
-
-Che anche Dante avesse il monte del Paradiso in conto d'inaccessibile,
-sembra risulti dal racconto che Ulisse fa del suo viaggio (_folle
-volo_) nell'oceano[310]. Il Geografo Ravennate s'ingegna di mostrare,
-con ogni maniera di buoni argomenti, come non sia possibile agli
-uomini penetrare nel Paradiso[311]; e il Mandeville, cui duole di non
-averlo potuto visitare, dice, ripetendo ancor egli cose già dette da
-altri, che molti tentarono inutilmente di andarvi, e che l'altezza
-e l'asprezza dei monti, e le strane fiere che infestano il paese
-d'intorno, non lasciano che nessun vi s'accosti. Ne' _Fioretti della
-Bibbia_ si legge: «Questa montangnia si dice ch'è sì alta et dura e
-aspra fortemente e sì maravigliosa che neuno huomo per sua bontà non vi
-potè mai salire, nè là drento intrare, secondo quelli che vi sono stati
-nel paese»[312]. Perciò Fazio degli Uberti lo dice _un monte ignoto a
-tutta gente_, e Giovanni di Hese lo descrive altissimo, con le pareti
-a perpendicolo, a guisa di torre, _ita quod nullus potest esse accessus
-ad illum montem_.
-
-Ricordiamoci che per gli antichi gli Elisii erano _reclusum nemus,
-discretae piorum sedes, regna impervia vivis_; e che frugando nelle
-memorie mitologiche e nelle leggende, molti altri esempii si trovano
-di luoghi o vietati, o inaccessibili. Del paese degl'iperborei dice
-Pindaro che non vi si può andare nè per terra, nè per acqua. All'isola
-dov'era l'Orto dell'Esperidi, serbato agli dei, nessuna nave poteva
-approdare[313]; e al monte Kâf degli Arabi non si perviene se non
-per arte magica; e all'isola Bulotu, immaginata dagli abitanti di
-Tonga, non si approda se non per volontà degli dei. Il Mons Romuleus
-(Rocciamelone), ove un re Romolo raccolse ingente quantità di tesori,
-è descritto come inaccessibile nel _Chronicon Novaliciense_; e di
-una montagna inaccessibile, a poca distanza dalla città di Die, nel
-Delfinato, parla uno scrittore francese del secolo XVII[314].
-
-Ma, a dispetto di chi diceva che non ci si poteva andare, e di chi
-affermava che nessuno di coloro che avevan corsa felicemente tutta la
-via era poi riuscito a penetrarvi, parecchi, in varii tempi, ebbero
-desiderio di tentare l'avventurosa impresa; e se di alcuni la leggenda
-narra che non fu dato loro di passare il formidabile muro di fuoco
-o di diamante, e la ben custodita porta, di altri narra che superato
-ogni ostacolo, penetrarono veramente nell'impareggiabil giardino, e
-vi fecero alcuna breve o lunga dimora, e ne tornarono per dare altrui
-alcun debole ragguaglio delle sue inenarrabili meraviglie. Ricordiamo,
-anche a questo proposito, che gli Elisii antichi furono, più di una
-volta, penetrati da vivi, e che altri consimili esempii si trovano in
-altre mitologie.
-
-Le leggende che ora io mi accingo ad esporre sono assai varie, non solo
-per la qualità delle cose che narrano, e pel modo della narrazione,
-ma ancora pel diverso spirito che le informa, e la ragione ond'hanno
-principio. Alcune hanno carattere spiccatamente ascetico, e pajono
-dettate da un indomabile fervore di fede e di desiderio; altre hanno
-carattere spiccatamente romanzesco, e pajono dettate, più che da altro
-sentimento o pensiero, da quella immaginosa e inquieta curiosità, da
-quel vivo amor del meraviglioso che nelle fortunose epopee, nei lunghi
-romanzi di avventura, si agitano, ma non si appagano. Molte di esse son
-figlie tutte ideali della fantasia; ma parecchie ve n'ha, le quali pur
-solvendosi, come l'altre, in un sogno, muovono tuttavia da alcun che
-di reale. Nessuno di questi viaggi, per certo, ebbe suo compimento nel
-Paradiso terrestre; ma più d'uno fu, anzichè immaginato da narratori,
-impreso davvero da pellegrini e da naviganti. Ben s'intende come queste
-distinzioni, che io ho accennate, sieno, del resto, assai più agevoli
-e sicure in teorica che non in pratica; e se nelle pagine che seguono
-io mi studierò di tenere un ordine che ad esse corrisponda, questa
-corrispondenza sarà soltanto approssimativa, e quell'ordine avrà tanto
-di rigore quanto ne può concedere la natura stessa delle cose, e non
-più.
-
-Ecco qua, anzi tutto, una leggenda celebre, la quale è inspirata bensì
-da quel fervore di fede e di desiderio che informa l'altre di carattere
-più risolutamente ascetico; ma vuol essere pure considerata come una
-naturale espansione e prosecuzione _storica_, se così posso esprimermi,
-di un tema leggendario anteriore, in quanto viene ad esplicare ed a
-compiere, in conformità di certi postulati della coscienza religiosa,
-una storia mitica non compiuta e non chiusa. Intendo dire la leggenda
-di Seth, mandato dal padre infermo, e già vicino a morte, al Paradiso
-terrestre per procacciare l'olio della misericordia. Questa leggenda
-ebbe a congiungersi poi con quella del legno della croce, e delle due
-se ne formò una assai complessa, la quale nel medio evo più tardo, a
-partire dal XII secolo, ebbe così gran diffusione che nessun'altra
-ebbe l'eguale. Tale leggenda ci pervenne in narrazioni di tutte le
-lingue parlate da popoli cristiani, conservata in libri d'ogni titolo
-e qualità, distribuita in numerose versioni, le quali furono dottamente
-paragonate fra loro e raccolte in gruppi e categorie. Nella esposizione
-che segue io dovrò attenermi a pochi racconti principali, e rimandare
-il lettore desideroso di più minuti particolari alle ottime monografie
-cui essi diedero argomento[315].
-
-La prima memoria, sino a noi pervenuta, di un'andata di Seth al
-Paradiso terrestre, si ha probabilmente in quell'Apocalissi greca da me
-più volte ricordata nel capitolo precedente, e, senza giusta ragione,
-intitolata Apocalissi di Mosè. Quivi si logge che Adamo, giunto all'età
-di 930 anni, e infermo, mandò Eva e Seth al Paradiso terrestre, per
-ottenere, a sollievo delle sue sofferenze, l'olio di misericordia[316].
-Cammin facendo, Seth è morso dal serpente. Giungono alla porta del
-Paradiso, ma non ne varcan la soglia; l'arcangelo Michele dice loro
-che non avranno, per ora, quanto desiderano, e li fa tornare addietro,
-annunziando che in capo di tre dì Adamo si morrà. Nella Vita latina,
-pure ricordata nel precedente capitolo, si ha, con lievi differenze,
-lo stesso racconto: Michele dice ai due pellegrini che l'olio di
-misericordia non sarà conceduto se non passati 5500 anni; che allora
-Cristo, figliuol di Dio, scenderà in terra, si farà battezzare nel
-Giordano, risusciterà Adamo e gli altri morti, e a tutti i credenti in
-lui largirà l'olio tanto desiderato. Così li accommiata, annunziando
-che ad Adamo non rimangono se non sei giorni di vita. Si può tener per
-certo ch'entrambi questi racconti derivino da una fonte più antica,
-rimasta sinora sconosciuta[317].
-
-Il racconto della Vita passa nell'Evangelo di Nicodemo, con questa
-sola diversità di rilievo, che di Eva più non si parla, e Seth compie
-solo il viaggio, e solo ascolta le rivelazioni dell'angelo[318].
-Da indi in poi Eva rimane esclusa dalla leggenda, la quale, come ho
-detto, si lega all'altra del legno della croce, e fa corpo con essa.
-Questo congiungimento si può dire che fosse inevitabile, provocato,
-e in certa maniera imposto, da quel vivo e tenace desiderio cui ho
-più volte accennato, di raccostare alla caduta la redenzione, di
-contessere, per così dire, in un'unica trama i fatti dell'una e i
-fatti dell'altra. Leggende intorno al legno onde fu formata la croce,
-strumento di redenzione, dovettero sorgere assai per tempo, ed era
-naturale che alcune, se non tutte, facessero venire quel legno dallo
-stesso giardino ov'era stato commesso il peccato, e dallo stesso albero
-che aveva dato esca al peccato. Di più leggende simili, che poi furono
-sopraffatte da una finzione più rigogliosa, e che meglio appagava
-il sentimento e la fantasia dei credenti, è rimasta i memoria. «Una
-tradizione greca narra senza più che un ramo dell'albero nel cui frutto
-peccò Adamo, fu trasportato a Gerusalemme; e ne sorse un grand'albero,
-donde fu fatta la croce. Altri dicono che Adamo stesso portò seco
-dal paradiso un frutto o un rampollo dell'albero. Secondo una terza
-versione Dio dopo il peccato svelse l'albero e lo gittò di là dal muro
-del paradiso. Mille anni più tardi Abramo lo trovò e lo piantò nel suo
-giardino. Un angelo (o Dio stesso) gli annuncia che su di esso Dio
-(egli) verrà crocifisso[319]». O prima o poi, una di tali leggende
-doveva incontrarsi con la leggenda di Seth, e mescendosi con essa,
-dare origine a una tradizione nuova, secondo la quale l'albero onde fu
-fatta la croce sarebbe venuto da un virgulto, o da semi che Seth stesso
-riportò dal Paradiso. E in questa forma la leggenda trionfò.
-
-Non può essere còmpito mio tener dietro alle troppe versioni in cui
-essa ebbe a spartirsi, e al moto de' suoi varii elementi, i quali
-senza posa si accozzano insieme, si disgiungono, trapassano da luogo
-a luogo e gli uni agli altri sottentrano, come fanno i pezzetti di
-vetro multicolore nelle mutabili figure del caleidoscopio. Io mi
-contenterò di dar qui la sostanza di un racconto latino, il quale è
-certamente anteriore alla fine del secolo XIII, e in cui la leggenda
-appare in tutta la sua pienezza. Questa, nella forma che in esso
-consegue, «ottenne straordinario favore, e si diffuse per tutta
-Europa, dall'Irlanda e dalla Svezia alla Spagna, dalla Cornovaglia alla
-Grecia», dando luogo a traduzioni e rimaneggiamenti innumerevoli[320].
-
-Adamo ha vissuto 932 anni nella valle d'Ebron, nella terra d'esilio.
-Egli è stanco di estirpare i rovi dal suolo, stanco del male e dei
-mali che vede crescer nel mondo, fra la sua posterità, stanco di
-vivere. Chiama a sè il figliuolo Seth, e lo manda al cherubino che
-con la spada fiammeggiante sta a custodia dell'albero della vita, per
-avere da lui certezza dell'olio della misericordia che Dio promise
-al peccatore il giorno stesso in cui fu commesso il peccato. Va,
-dic'egli al figliuolo: tu conoscerai il cammino dalle impronte che
-noi vi lasciammo, tua madre ed io, venendo in questa valle, e sulle
-quali non è più cresciuta l'erba. Seth s'avvia, giunge alla porta del
-Paradiso. Il cherubino saputa la ragione del suo venire, lo invita a
-mettere il capo dentro alla porta, e a gettar gli occhi sul giardino:
-tre volte pronunzia l'invito ed altrettante Seth vi si conforma. La
-prima volta questi contempla la vaghezza del Paradiso, vede le piante
-e i fiori, il fonte lucidissimo da cui nascono i quattro fiumi, e
-sopra esso un'arbore ramosa, ma nuda di frondi e di corteccia. La
-seconda, scorge un gran serpente avvolto al tronco della pianta. La
-terza, vede l'arbore elevata sino al cielo, e sulla cima un bambino
-appena nato, e, da basso, le radici, penetrate sin nello inferno, ove
-gli si scopre l'anima di suo fratello Abele. L'angelo spiega a Seth la
-visione, gli annunzia la venuta del Redentore, e, nell'accommiatarlo,
-gli porge tre granella del pomo fatale onde mangiarono i suoi genitori,
-ingiungendogli di porli sotto la lingua di Adamo, quando, di là a tre
-dì, questi sia morto. Seth se ne torna, e Adamo, udite da lui le parole
-dell'angelo, ride per la prima volta in sua vita (deve intendersi
-dopo il peccato), e muore. Seth gli pone sotto la lingua i tre semi,
-e sotterra il padre nella valle d'Ebron, e dai tre semi nascono tre
-virgulti, di cedro il primo, di cipresso il secondo, di pino il terzo,
-i quali così si rimangono, senza mai crescere oltre l'altezza di un
-cubito, e senza mai perdere il verde, sino al tempo di Mosè. Questi,
-giunto col suo popolo, dopo l'uscita dall'Egitto, nella valle d'Ebron,
-conosce essere nelle tre verghe alcun che di miracoloso, le toglie
-di terra, sana con esse coloro che erano morsi dai serpenti, e con
-esse fa scaturire l'acqua dal sasso; poi, conscio della morte vicina,
-le ripianta alle radici del monte Tabor, o dell'Oreb, ed entrato,
-ivi presso, in una fossa, rende l'anima a Dio. Mille anni stanno le
-verghe in quel luogo, sino a che Davide, per avvertimento del cielo,
-le viene a levare, e le porta in Gerusalemme, dove, poste in una
-cisterna, metton radice, e si uniscono in un'unica pianta, cui Davide,
-per trent'anni di seguito, cinge, ogni anno, di un cerchio d'argento.
-Davide sa già, per rivelazione divina, che della pianta si farà la
-croce, per la cui virtù cancellerassi il peccato. E la pianta cresce
-lo spazio di trent'anni; e sotto di essa piange Davide i suoi peccati,
-e sotto di essa compone il salterio; poi muore. Salomone gli succede,
-e dà opera a compiere il Tempio. Un giorno gli artefici, abbisognando
-di una trave, recidono l'albero miracoloso; ma poi, per quanto si
-argomentino, non riescono ad adattare il legno ov'era bisogno, e
-Salomone, chiamato a veder tal miracolo, ordina che il legno sia posto
-nel Tempio, e da tutti onorato. Una donna per nome Massimilla vi si
-pone sopra a sedere, e incontanente le sue vesti prendono fuoco, ed
-ella grida: Signore mio, e Dio mio Gesù; udite le quali parole, gli
-Ebrei, come bestemmiatrice, la trascinano fuori della città, e la
-lapidano, facendo di lei la prima martire; poi tolgono la trave dal
-Tempio, e la gettano nella probatica piscina che, per nuovo miracolo,
-acquista virtù di sanare gl'infermi. Sdegnati, gli Ebrei tolgon la
-trave dalla piscina, e la gettano, a mo' di ponte, sul Siloe, perchè
-sia calcata dai piedi dei passanti. Viene a Gerusalemme la regina di
-Saba, e ricusa di passare sulla trave, sapendo a che sia serbata, e
-profetizza il Messia. Venuto il tempo della passione, gli artefici
-fanno con essa la croce su cui è confitto Cristo.
-
-Ho detto che non intendo tener dietro alle numerose versioni della
-leggenda; solo ricorderò che in una di esse i viaggi di Seth al
-Paradiso son due; e che talvolta l'angelo dà a costui, non già le
-tre granella, come nel racconto testè riferito, ma un ramoscello
-dell'albero della scienza, e che da quel ramoscello pende ancora, in
-uno o due casi, parte del frutto morso da Eva.
-
-Il viaggio che nei precedenti racconti si narra di Seth, Gotofredo
-da Viterbo narra di Jonito (o Jonico) figliuolo di Noè[321]. Jonito,
-udita dal padre la descrizione delle meraviglie del Paradiso, chiede
-a Dio in grazia di poterle contemplare con gli occhi suoi proprii, e
-ottenuto il suo desiderio, ne riporta tre virgulti, di abete, di palma
-e di cipresso, i quali piantati da lui separatamente, si congiungono
-in un'arbore sola, che ha tre colori, e le foglie di tre maniere, a
-simboleggiare la Trinità. Seguono le fortune del legno (le quali in
-parte solo concordano con quelle narrate nel racconto precedente)
-finchè di esso si fa la croce. Gotofredo cita un Atanasio, il quale è
-probabilmente immaginato da lui, come da lui probabilmente è immaginato
-il rapimento di Jonito al Paradiso, giacchè della leggenda, in questa
-forma, non si trova altro vestigio. Bensì è narrato altrove che un
-figliuolo di Noè, per nome Jerico, desideroso di vedere la tomba di
-Adamo si recò nella valle d'Ebron, e trovati i tre virgulti, li svelse,
-poi li ripiantò, come narra il cronista[322].
-
-Ma prima di passar oltre, fermiamoci a fare qualche considerazione
-non oziosa sovra un punto della leggenda di Seth e del legno della
-croce. Seth vede da prima l'albero del peccato, vedovo di fronde e
-spoglio della sua corteccia, e io ho già avvertito nel capitolo II che
-quell'albero è descritto assai volte come un albero secco. Ora, di un
-Albero Secco, posto, di solito, nel remoto Oriente, e per più ragioni
-mirabile, è frequente ricordo in iscritture del medio evo. Varian
-molto le descrizioni che se ne fanno; ma io non dubito che, in alcuni
-casi almeno, esso non sia da identificare con la pianta disseccata del
-Paradiso, dalla quale, del resto, un poemetto latino, composto circa
-il 1300, lo fa derivare. Secondo alcune leggende riguardanti la fine
-del mondo, l'ultimo imperatore appenderà la corona ai rami dell'Albero
-Secco, o alla croce[323].
-
-Seth vede poi la pianta mirabilmente ingrandita, e fatta simile ad uno
-di quegli alberi cosmogonici che in altre mitologie comprendono fra le
-radici la terra, e, tra i rami e le foglie, il cielo, quali lo skambha
-vedico, l'ilpa buddistico, l'irminsul e l'yggdrasil della mitologia
-germanica. Anche la croce fu considerata come un albero, la quale
-recò ottimo frutto, e talvolta a dirittura come un albero cosmogonico.
-Venanzio Fortunato così la saluta in un suo inno:
-
- Arbor decora et fulgida,
- Ornata regis purpura,
- Electa digno stipite
- Tam sancta membra tangere;
-
-e in un altro inno ecclesiastico si legge:
-
- Crux fidelis inter omnes
- Arbor una nobilis:
- Nulla silva talem profert
- Fronde, flore, germine.
-
-Come un albero di dolcissimo e vital frutto, e tutto fragrante di
-fiori, è invocata spesso la croce nelle laudi[324], e come albero di
-vita in un canto latino del sec. XIV:
-
- Salve, Christi crux praeclara,
- Arbor astris pulchrior,
- Facta reis ex amara
- Mellis stilla dulcior;
- Vitae nobis viam para.
- Dux effeta gratior.
-
-L'albero della croce diventa una pianta meravigliosa, come si può
-vedere nell'opuscolo di San Bonaventura intitolato _Lignum vitae_, ove
-si leggono questi due versi:
-
- O crux, frutex salvificus, viva fonte rigatus,
- Cujus flos aromaticus, fructus desideratus.
-
-Ma già in un _Hymnus de Pascha_, attribuito a San Cipriano, la croce
-è diventata una specie di albero cosmico, che s'innalza sino al cielo
-e dalle cui radici scaturisce una mirabil fonte. I frutti di quello
-dànno la vita eterna; l'acqua di questa lavano d'ogni macchia. Tutta
-l'umanità trae all'albero meraviglioso. Gerolamo Vida, in un carme _In
-Jhesu Christi crucem_, esclama:
-
- Nunc prope numen habes, sancta et venerabilis arbor,
- Coelo mixta comas caput inter sidera condis.
-
-Il legno della croce fu fatto derivare di solito dall'albero della
-scienza del bene e del male, ma talvolta ancora dall'albero della vita,
-o da un altro albero paradisiaco, detto della salute[325]. Secondo una
-leggenda siriaca la croce fu fatta del legno di un albero che da indi
-in poi non cessò più di tremare, la tremula. Abbiam veduto come tre
-virgulti di specie diversa, ma tutti derivati dal medesimo albero, si
-ricongiungessero insieme per formar di nuovo un albero solo. Stando
-ad altre immaginazioni, la croce fu veramente formata di quattro
-legni differenti, palma, cedro, cipresso, olivo; oppure di tre, cedro,
-cipresso, pino; palma, cipresso, abete. Il numero di tre simboleggiava
-la Trinità[326]. Ricorderò da ultimo che, secondo i musulmani, la legge
-da Mosè recata agli Ebrei era scritta su tavole formate del legno di
-un albero Sedr, ch'è nel settimo cielo, e che secondo Mosè Bar-Cefa, la
-lancia con cui fu ferito Cristo era quella stessa del cherubino posto a
-custodia del Paradiso.
-
-Io qui non parlo di coloro che videro il Paradiso terrestre solamente
-in ispirito, come suole accadere nelle Visioni; ma di coloro che
-v'andarono in carne ed ossa; e perciò solò in passando fo cenno della
-questione agitata per sapere se San Paolo fosse stato rapito in cielo,
-o nel Paradiso terrestre, o in entrambi. La questione non era ancor
-risoluta a' tempi di Torquato Tasso, il quale nelle _Sette giornate_
-chiedeva:
-
- È ver che 'l terzo cielo, ove fu ratto
- Già Paolo col pensier levato a volo,
- Sia terren paradiso?[327]
-
-Nella leggenda che or segue noi abbiamo la favolosa istoria di alcuni
-pellegrini che non muovono propriamente alla ricerca del Paradiso, ma,
-dopo molte avventure, giungono in luogo prossimo ad esso, e di là se
-ne tornano indietro. È questa la leggenda, greca di origine, e certo
-assai antica, dei tre santi monaci Teofilo, Sergio ed Igino, nella
-quale noi cominciamo a far conoscenza con quei monaci irrequieti ed
-audaci, che spinti, non meno da curiosità venturiera, che da certo
-fervor religioso, disertano i chiostri e si dànno a correr le terre ed
-i mari attraverso a mille casi e mille pericoli[328]. Essa si lega al
-nome di San Macario Romano, santo misterioso ed oscuro, il quale non si
-sa in che tempo sia vissuto, e da taluno si dubita che in niun tempo, e
-ch'egli sia, come tant'altri, un santo mitico.
-
-Tre monaci di un convento di Mesopotamia, posto tra l'Eufrate ed il
-Tigri, Teofilo, Sergio ed Igino, sedevano un giorno sulla riva di
-quel primo fiume, e ragionavano devotamente tra loro della umana vita
-e delle molte tribolazioni che affliggono i servi di Dio. A Teofilo
-vien nell'animo un desiderio, e lo palesa ai compagni: Io vorrei, egli
-dice, camminare tutto il tempo della mia vita, e giungere colà ove il
-cielo tocca la terra. I compagni s'accendono del medesimo desiderio,
-e nato del desiderio il proposito, tutti e tre, quella stessa notte,
-si partono dal monastero. In capo di diciasette giorni giungono a
-Gerusalemme, ove adorano il Sepolcro; dopo cinquanta, passano il Tigri
-ed entrano in Persia; scorsi quattro mesi, entrano nell'India. Quivi
-cadono in man degli Etiopi, e soffrono molti maltrattamenti; poi,
-cacciati dagli Etiopi, rimangono ottanta dì senza prendere cibo alcuno.
-Andando sempre verso Oriente, attraversano le terre dei Cananei,
-altrimenti (così il testo) detti Cinocefali; quelle dei Pichiti, alti
-un cubito; una regione montuosa ed orrenda, tutta popolata di draghi,
-di aspidi, di basilischi, e altri animali velenosi; un'altra regione,
-tutta sparsa di rupi asperrime; una gran pianura, ove pascolano
-mandrie di elefanti; un'altra, ingombra di dense tenebre, e giungono
-a un'abside eretta da Alessandro Magno quando inseguì Dario. Vivono la
-più parte del tempo miracolosamente, senza cibarsi, e, proseguendo il
-viaggio, trovano un lago pieno di anime dannate; un gigante incatenato
-fra due monti; una donna avviluppata da un dragone; un bosco di grandi
-alberi, su cui anime in forma di uccelli chiedono ad alta voce perdono
-dei loro peccati. Succede a questi orribili e strani luoghi un luogo
-bellissimo, custodito da quattro vecchi, i quali hanno corone d'oro
-in capo ed auree palme tra mani; poi viene una regione tutta piena di
-canti e di odori soavissimi, ove brilla una chiesa di varii colori,
-d'incomparabil bellezza, e che par fatta tutta di cristallo. Intorno
-ad essa sono uomini santi, di venerabile aspetto, che cantano, e
-dall'altare scaturisce un fonte, che sembra di latte. Dopo avere
-incontrato un altro popolo di pigmei, i tre pellegrini giungono alla
-spelonca ove da lunghissimo tempo San Macario mena vita anacoretica, a
-sole venti miglia di distanza dal Paradiso terrestre, e il santo dice
-loro che non si può passare più oltre, e che il Paradiso è vietato a
-tutti i mortali. Udita da lui la sua storia, i monaci riprendono la
-via per cui sono venuti, scortati sino all'abside di Alessandro da due
-leoni, compagni amorevoli e consueti del santo.
-
-In questo racconto noi abbiamo un evidente influsso delle storie
-favolose di Alessandro Magno, comprovato da quel ricordo dell'abside
-da costui edificata. Leggonsi appunto in esse alcune delle meraviglie
-incontrate da' monaci, e altre molte per giunta, delle quali è
-frequente ricordo in iscritture del medio evo, e che veggonsi
-pure raffigurate in parecchie mappe[329]. Non intendo discorrere
-partitamente di tutte quelle che nella leggenda ascetica si trovano, ma
-di taluna mi pare opportuno dir qualche cosa.
-
-Di una specie di regione infernale posta in prossimità del Paradiso
-terrestre abbiamo già trovato altri ricordi, molto meno antichi di
-quello che hassi nella nostra leggenda [330]. Della regione tenebrosa,
-per contro, abbiamo ricordi e più recenti e più antichi. Una regione
-così fatta descrivesi nelle dottrine cosmografiche dell'India. Di là
-dal fiume oceano si distende, a occidente della terra, secondo Omero ed
-Esiodo, il tenebroso paese dei Cimmerii[331]; più tardi esso fu posto
-a settentrione, intorno ai monti Rifei. Alessandro Magno si spinse un
-tratto in una regione coperta di tenebre, la quale chiudeva in sè il
-paese dei beati[332]; e di terre ov'è notte perpetua fanno parola Marco
-Polo, il Mandeville e altri.
-
-Le anime peccatrici, che i tre monaci trovano in sembianza di uccelli
-appajono molto frequentemente in leggende ascetiche del medio evo,
-quando come anime dannate, quando come purganti; al qual proposito
-è da ricordare che nel simbolismo cristiano l'anima è consuetamente
-rappresentata sotto forma di uccello, e che in una delle saghe
-della _Saemundar Edda_, intitolata _Solar-liodh_, è ricordo di
-anime in forma di uccelli neri[333]. In una leggenda riferita da San
-Bonifazio, anime purganti, simili nell'aspetto ad uccelli neri, volano
-intorno a un pozzo, da cui prorompono fiamme ardenti, e nel pozzo si
-sprofondano[334].
-
-Seth potè solamente sporgere il capo dalla porta del Paradiso
-terrestre, e i tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino dovettero fermarsi
-a venti miglia di distanza da esso. Altri furono più fortunati. Ecco
-qua la leggenda di tre altri monaci, la quale fa degno riscontro alla
-precedente, sebbene sia da essa molto diversa[335].
-
-Sulle rive del Gihon è un monistero abitato da uomini di santa vita.
-Tre di questi, lavandosi un giorno nel fiume, veggono venir giù,
-portato dalla corrente, un ramo meraviglioso: «l'una foglia pareva
-d'oro battuto, l'altra pareva d'ariento, l'altra pareva d'azzurro
-fino, l'altra vermiglia, l'altra era bianca, e così era isvariato
-d'ogni colore». Il ramo recava, per giunta, frutti _molto dilettevoli_
-a mangiare. Lo traggono fuori dell'acqua, e mentre lo contemplano,
-pieni di ammirazione e di alleggrezza, senton nascersi in cuore un
-desiderio smodato d'andarne sin là, all'incantato paese d'onde quel
-ramo è venuto. E subito, accordatisi in un comune proposito, senza dir
-nulla a persona, si partono dal convento, e camminando lungo la ripa
-del fiume, ch'è uno dei quattro del Paradiso, si pongono in viaggio.
-Giungono, dopo lunga peregrinazione, alla famosa porta custodita
-dall'angelo, e domandato e ottenuto di varcarne la soglia, s'aggirano
-fra l'ombre e le delizie del giardino immortale, mangiano di quelle
-frutta soavissime, bevono di quell'acque miracolose che rinnovano la
-giovinezza, e ragionano co' due vecchiardi Enoch ed Elia delle cose
-del cielo. Credono d'essere stati nel beato luogo tre giorni, e vi sono
-rimasti tre secoli. Tornati al convento, che ancora sussiste, ma dove
-già dieci generazioni di monaci si son succedute, eglino, con l'ajuto
-de' vecchi libri memoriali, mostrano e provano la lor condizione, e
-narrata la storia mirabile del loro viaggio, in capo di quaranta giorni
-improvvisamente si dissolvono in cenere, e ascendono alla gloria eterna
-del cielo.
-
-Questa leggenda sembra sia nata in Italia: io non so che si trovi in
-altri linguaggi volgari, e nemmeno mi è noto un testo latino da cui le
-redazioni italiane possano essere derivate. Ed è leggenda schiettamente
-ascetica. Le descrizioni che delle meraviglie del Paradiso vi si
-leggono sono come penetrate di un'aura di estasi, partecipano del
-sogno. Il narratore non trova nel linguaggio degli uomini parole
-acconce ad esprimere la novità e la bellezza degli spettacoli che si
-offrono agli sguardi attoniti dei tre pellegrini, a significare lo
-smarrimento di dolcezza onde sono prese le anime loro; e quando vuol
-fare intendere altrui, in qualche modo, la virtù rapitrice che muove
-da un canto non più udito, dice che ogni anima umana vi si sarebbe
-addormentata, o avrebbe perduto ogni memoria e cognizione di sè[336].
-Nella leggenda sono due cose che voglio notare: quel ramo meraviglioso
-da cui i tre monaci sono allettati al viaggio, e l'error loro quando,
-essendo dimorati nel Paradiso trecent'anni (settecento, in altre
-redazioni), stimano esservi rimasti solamente tre dì (altrove, sette).
-Giovanni de' Marignolli dice che foglie e frutti degli alberi del
-Paradiso si trovano sovente nei fiumi che da questo derivano. Secondo
-una tradizione riferita da Mosè Maimonide, Seth riportò dal Paradiso
-parecchi alberi, tra' quali uno che aveva le foglie e i rami d'oro;
-e secondo i musulmani l'albero della vita aveva il tronco simile a
-dell'oro, i rami come argento, le foglie come smeraldi.
-
-Di quell'alterazione nel corso del tempo, o nel giudizio della sua
-durata, c'è da dire qualche cosa di più. Essa si produce in numerose
-leggende, la più celebre delle quali è la tedesca del monaco Felice,
-non più antica, sembra, del secolo XIV[337]. Era costui un monaco
-cistercense, di ottima indole, di saldissima fede e d'irreprensibili
-costumi, il quale, leggendo un giorno come la letizia del Paradiso
-celeste sia eterna, e senza mescolanza alcuna di dolore, cominciò, per
-la prima volta in sua vita, a entrare in un dubbio, e a disputar seco
-stesso per che modo possa ciò essere. E il modo gli fece intendere
-Iddio con un miracolo. Venne dal cielo un augelletto più candido che la
-neve, il quale si mise a cantare con sì nuova e meravigliosa dolcezza,
-che il monaco si credette un tratto rapito in Paradiso, e, voglioso
-di averlo tra mani, si mosse per prenderlo; ma l'augelletto aperse
-l'ali e sparì. Felice, rimasto pieno di desiderio e di rammarico, ode
-una campana sonar mattutino, si ricorda del suo convento, e torna
-addietro. Ma il portinajo non lo riconosce, e non lo vuol lasciare
-entrare, e gli dà dell'ubbriaco e del pazzo quando gli ode narrare
-la storiella dell'augelletto bianco che rapiva l'anima col suo canto.
-Sopraggiungono gli altri frati con l'abate; ma nessuno riconosce colui
-che afferma d'aver dimorato quarant'anni nel chiostro. Finalmente il
-più vecchio della famiglia, il quale v'era stato già ben cento anni,
-e giacevasi allora infermo, si ricorda che nel tempo in cui egli era
-novizio, un dei fratelli, per nome Felice, era sparito un giorno di
-primavera, e non se n'era mai più avuta novella. L'abate fa portare il
-libro in cui da trecent'anni si registravano le morti dei monaci, e
-si trova che Felice, il quale credeva d'essere stato assente un'ora,
-era stato assente un secolo. In altre versioni della leggenda il
-monaco chiede in grazia a Dio un piccolo saggio della beatitudine del
-Paradiso, o è travagliato da un dubbio, come mai possa un secolo non
-parere a Dio maggior di un istante[338]; ma in tutte è quell'error di
-giudizio circa la durata del tempo; e tale errore si ripete in alcune
-leggende paradisiache delle quali dirò or ora, e in altre pure, di
-vario argomento. Narra il Joinville che un principe dei Tartari fu
-assente tre mesi, e quando tornò credeva l'assenza sua esser durata
-non più di una sera, ed ebbe nel frattempo una visione, o fu rapito
-in Paradiso[339]. L'eroe di una leggenda celtica, Oisin, crede di
-passare in compagnia di una bella fanciulla alcuni giorni solamente,
-e sono, in realtà, più di trecento anni. Nel racconto di Roberto di
-Boron, Giuseppe d'Arimatea, sostentato dalla vista del Graal, passa
-quarant'anni in carcere senz'avvedersene. Secondo Giovanni di Hese,
-tre giorni passati in quell'isola dilettosa ch'egli chiama Radice del
-Paradiso, non sembrano durare più di tre ore[340].
-
-Alla leggenda italiana dei tre monaci credo di dover far seguire la
-leggenda del giovane principe; sia perchè italiana, come pare, ancor
-essa di origine; sia perchè presenta con quella dei tre monaci, molta
-somiglianza nello scioglimento e parecchia nello spirito di che è
-penetrata. Benchè italiana, essa si legge in latino e in tedesco, nè
-so che ve ne sia traccia in libri italiani, stampati o manoscritti.
-La narra, o si vuol che la narri, Eberardo, vescovo di Bamberg, il
-quale afferma d'averla udita in Italia, dall'abate di un monastero di
-cluniacensi, posto nelle Alpi. Di vescovi di Bamberg, con quel nome, ce
-ne furono due, l'uno morto nel 1041, l'altro nel 1172; ma è probabile
-che il nostro sia il meno antico. Ecco, ad ogni modo, compendiato, il
-suo poetico racconto[341].
-
-Il figliuolo di un principe si ammoglia, e invita alle nozze il
-suo angelo custode. Giunto il vespro del giorno solenne, egli, che
-religiosissimo è, monta a cavallo, e si reca a pregare a certa chiesa,
-che sorge su un monte. Al ritorno incontra un vecchio di venerabile
-aspetto, vestito di candidi panni, circonfuso di luce, e seduto sopra
-un mulo tutto candido anch'esso. Compreso di affettuosa reverenza, il
-giovane prega lo sconosciuto di volere assistere alle sue nozze, e
-menatolo al castello, quivi il fa signore d'ogni cosa. Si celebrano
-le nozze pomposamente, e tre giorni dura il banchettare, senza che
-mai le provvigioni per quanto si profondano, vengano meno. L'ospite
-finalmente chiede licenza, e da tutti ringraziato e desiderato, si
-parte, accompagnandolo il giovane sposo per un tratto di via. Giungono
-al luogo ove si sono incontrati la prima volta. Il giovane vorrebbe,
-tanto amore gli ha posto, abbandonare e la sposa e la patria, e andarne
-con esso lui; ma quegli il dissuade dicendo: Non ora: fra tre dì, se tu
-vuoi, potrai venirne alla mia stanza. Questo sentiero vi conduce, e qui
-troverai tu questa mia cavalcatura, la quale ti porterà ove tu brami
-di essere. Ciò detto si parte. Venuto il giorno segnato, il giovane si
-accommiata dalla sposa, annunziandole che in breve sarà di ritorno,
-si mette in via, accompagnato da' suoi cavalieri, giunge al luogo
-stabilito, trova il mulo, e licenziati i compagni, monta su di quello
-e segue suo viaggio. Passa una gola tetra ed angusta, e riesce in una
-campagna di meravigliosa bellezza, piena di ogni maniera di alberi,
-dipinta di odorosissimi fiori, rallegrata dal canto d'infiniti uccelli.
-Percorre quattro stazioni, ove sono tabernacoli constellati di pietre
-preziose, addobbati di seta e di porpora, adorni di tanta ricchezza e
-splendore che nulla di simile può raffigurare la fantasia. Ciascuna
-stazione ha numerosi abitatori, vestiti sfarzosamente, raggianti di
-luce, i quali accolgono con gaudio e con onore il pellegrino. Nella
-quarta questi trova l'ospite suo, non più solo, ma circondato da
-molti compagni, tutti vestiti di bianco, tutti fregiati di corone, e
-più luminosi che il sole. Le accoglienze sono, quanto mai si possa
-dire, affettuose e magnifiche; il luogo pieno di tanta gloria e di
-tanta letizia che nessuna parola può darne una immagine. Il giovane
-vi dimora trecento anni e stima esservi stato tre ore. Indarno la
-sposa, i congiunti, i cavalieri, i servi, pieni di ansietà e di dolore,
-aspettano ch'egli torni. Il padre e la madre di lui vanno ad abitare
-nel luogo ov'egli s'accommiatò dai seguaci, mutano il castello in
-un chiostro, in una chiesa il palazzo. Volano gli anni: muojono i
-genitori, muore la sposa, muojono l'uno dopo l'altro tutti i soggetti;
-le generazioni succedono alle generazioni, ininterrottamente. Scorsi
-trecent'anni, il giovane, il quale ha serbata incolume intanto la sua
-giovinezza, chiede licenza e l'ottiene; ma tornato nella sua terra,
-trova ogni cosa mutata, e nuove genti, che nè lui conoscono, nè sono
-da lui conosciute. Gli appare il castello mutato in chiostro; gli appar
-la chiesa eminente e magnifica, guernita di torri, dalle quali scoppia
-un clamor di campane che fa tremare i monti circostanti, e sulla cui
-sommità sventola, in luogo del vessillo con l'aquila, il vessillo con
-la croce. Il giovane si dà a conoscere al portinajo del convento. Ecco
-l'abate, ecco i monaci tutti trasecolati di meraviglia; ecco accorrere
-d'ogni intorno il popolo tratto al grido di così nuovo prodigio.
-Il principe narra la sua storia, la quale è messa per iscritto; poi
-l'abate ordina un sontuoso banchetto, raccoglie buon numero d'invitati;
-ma il principe, come appena ha assaggiato il pan degli uomini,
-improvvisamente appar vecchio di decrepita, non più veduta vecchiezza.
-Lo portano in chiesa, e quivi egli, ricevuti i sacramenti, si muore. Il
-corpo suo, dopo funerali pomposi, è deposto in quello stesso sepolcro
-ove da secoli già dorme la sposa.
-
-Questa è leggenda risolutamente ascetica, e tale ancora è la leggenda
-del cavaliere irlandese Owen, che nel 1153, secondo narra Enrico di
-Saltrey, visitò in carne ed ossa i luoghi di punizione e il Paradiso
-terrestre, non peregrinando per lunga distesa di terre e di mari, ma
-scendendo in quel misterioso Pozzo di San Patrizio della cui fama fu
-pieno per molti secoli il mondo. Vedremo in seguito che anche altri
-prese, per giungere al Paradiso, quella medesima strada, non certo più
-comoda, ma molto più breve[342].
-
-Il cavaliere Owen[343], dopo una vita di dissipazione e di peccato,
-fu preso da pentimento, e cercò modo di scontare, mentr'era ancor
-vivo la pena che troppo temeva di dover pagare dopo la morte. A tal
-fine si fece introdurre nella cava di San Patrizio, la quale dava
-adito ai regni dei morti, e cominciò il meraviglioso suo viaggio,
-del quale fece poi, ritornato nel mondo dei vivi, il racconto.
-Attraversò da prima varii luoghi di punizione, e vide i castighi a
-cui erano assoggettate le anime, e n'ebbe la parte che gli toccava,
-insidiato e deriso per giunta dai diavoli che di quei castighi eran
-ministri. Giunse ad un ponte periglioso (il solito ponte delle leggende
-infernali), e passatolo, si trovò in una gioconda campagna, dinanzi
-ad un muro altissimo e meraviglioso, e ad una porta tutta contesta di
-metalli preziosi e di gemme. La quale apertasi, ecco venire incontro
-al pellegrino una gloriosa processione di santi, e fargli lieta
-accoglienza, e introdurlo nella divina città, e taluno di quelli
-mostrargliene a mano a mano tutte le meraviglie. Il cavaliere non
-vorrebbe più partirsi da quel luogo di beatitudine; ma gli è forza
-tornare al mondo, e purgato d'ogni antica bruttura, ci torna[344].
-
-Dice San Patrizio, in certa _Confessio_ a lui attribuita, che quelli
-del suo sangue furono dalla Provvidenza dispersi in qua e in là
-sino agli ultimi termini della terra[345]. Queste parole, vere o
-supposte, di un santo di cui la stessa esistenza fu posta in dubbio,
-ci richiamano ad un altro gruppo di leggende, nelle quali allo spirito
-ascetico si accompagnano lo spirito di esplorazione e di ventura, e che
-hanno per giunta questo comun carattere, d'esser leggende marittime,
-e di avere ad eroi certi monaci settentrionali che odiano la pace
-e l'ozio dei chiostri, ardono del desiderio di propagare la fede di
-Cristo, sognan cose mostruose e terribili, ed essendo, in generale,
-grandissimi santi, hanno pure in sè qualche cosa del pirata. Costoro
-fioriscono più particolarmente sulle coste occidentali dell'Irlanda,
-della Scozia e della Frisia; e campo alle loro imprese è lo sterminato
-oceano che le bagna di onde perpetuamente in tumulto, e si stende,
-formidabile e sconosciuto, fino all'estrema plaga del cielo, ove il
-sole tramonta, fin sotto alla notte del polo; terribile ed infinito
-oceano che tutto il mondo circonda, scrive Adamo Bremense (m. 1076),
-oceano pieno d'intollerabile gelo e di caligine immensa.
-
-Esso fu dalla turbata fantasia degli antichi prima, da quella degli
-uomini del medio evo poi, empiuto di pericoli, popolato di mostri[346],
-il terror de' quali fu di non lieve ostacolo alla temeraria
-navigazion di Colombo, ma non valse a trattenere quegli arditi ed
-oscuri esploratori del Settentrione a cui devesi la scoperta della
-Groenlandia, e d'altre terre boreali, e della stessa America forse,
-molti secoli prima che v'approdasse il grande Italiano[347]. Delle
-esplorazioni loro molti ricordi, tra storici e favolosi, sono giunti
-sino a noi, ed io volentieri m'indugio, prima di proceder oltre,
-intorno a taluno, dacchè essi hanno stretta attinenza con le leggende
-che verrò poscia esponendo, e servono a determinarne vie meglio il
-carattere e ad illustrarle.
-
-Di Aroldo, principe di Norvegia, narra il testè ricordato Adamo
-Bremense come corresse con le sue navi il mare settentrionale, finchè
-si vide intenebrare dinanzi gli estremi confini del mondo, e come a
-stento scampasse da un _immane baratro dell'abisso_. Lo stesso Adamo
-narra la seguente istoria. Alcuni nobili di Frisia, desiderosi di
-accertarsi con gli occhi loro se verso Settentrione non vi fosse
-più terra alcuna, ma solo quel mare che dicesi concreto o viscoso,
-com'era comune sentenza, si misero in nave e sciolsero le vele ai
-venti. Lasciando dall'una mano la Danimarca, dall'altra la Brettagna,
-giunsero alle Orcadi, e seguitando la navigazione loro a occidente
-della Norvegia (Nordmannia), pervennero alla glaciale Islanda,
-d'onde, più oltre procedendo, verso il polo, entrarono nella region
-delle tenebre, e furono travolti, con veementissimo impeto, in quella
-profonda voragine, che assorbendo, com'è fama, e rivomitando immensa
-copia di acque, dà origine al flusso e al riflusso del mare. Parecchie
-loro navi andarono miseramente perdute con quelli che dentro vi erano;
-altre, risospinte dal gorgo, uscirono dalle tenebre e dalla plaga del
-gelo, e giunsero insperatamente ad un'isola, la quale era, a guisa di
-fortezza, munita tutto intorno di altissimi scogli. Scesi a terra, i
-naviganti non videro per allora gli abitatori, i quali, essendo l'ora
-meridiana, si tenevano celati nelle loro spelonche; ma ben videro,
-davanti agli aditi di queste, molti vasi d'oro, e d'altri metalli che
-gli uomini stimano preziosi, e tolti di quelli quanti più poterono,
-lietamente fecero ritorno alle navi. Ma ecco che improvvisamente si
-videro inseguiti da uomini smisurati, che noi chiamiamo Ciclopi, i
-quali erano preceduti da cani di molto maggior mole che i nostri non
-sieno. Raggiunsero coloro uno dei fuggenti, e subito il fecero a brani;
-mentre gli altri poterono riparar nelle navi, e allontanarsi, non
-senza che i giganti li inseguissero buon tratto in alto mare, gridando
-e minacciando. Tornarono a Brema gli esploratori, e narrate le lor
-fortune al vescovo Alebrando, offersero sacrifici a Cristo redentore e
-al confessor suo Villecado, in ringraziamento di lor salvezza[348].
-
-Quell'immane abisso, quella voragine che produce il flusso e il
-riflusso del mare, è probabilmente il Maelstrom, aggrandito e trasposto
-dalla fantasia, ed altri ricordi se ne trovano in iscritture del medio
-evo[349]. Quanto ai Ciclopi è noto che il mito loro fu diffuso così in
-Occidente come in Oriente, e che nel medio evo esso riappare più di una
-volta[350]. Del mare concreto o viscoso dirò più innanzi.
-
-Un'altra spedizione, degna d'essere rammemorata, narra Sassone
-Grammatico. Gormo, re di Danimarca, bramoso di scoprir cose nuove,
-raccoglie trecento compagni, e alla guida di un tal Torkillo, con
-tre navi saldamente costrutte, si mette in mare. In capo di certo
-tempo giungono i naviganti a una terra, ove, essendo già stremati di
-vettovaglie, fanno strage dei greggi che vi trovano. Le divinità del
-luogo, offese, non li lasciano partire sino a che non abbiano offerto
-in sacrificio d'espiazione tre di loro compagnia. Di quivi passano
-nella Biarnia ulteriore, paese di delusive lusinghe e d'incantamenti
-diabolici. Torkillo vieta ai compagni di parlare cogli abitanti, di
-accondiscendere ai loro inviti, questo essendo il solo modo di render
-vane le loro malie: quattro più incontinenti trasgrediscono il divieto,
-e rimangono nella terra in una condizione di servitù neghittosa,
-immemori del passato. Gli altri si partono liberamente, e pervengono a
-un orribil castello, custodito da cani famelici, abitato da mostruose
-e spaventevoli larve. Qui Torkillo ammonisce di nulla temere e di nulla
-prendere delle cose che s'offrono alla vista, e lusingan la cupidigia;
-ma egli stesso non sa resistere alla tentazione. Ne segue una terribile
-zuffa. Al ritorno, dei trecento compagni non ne rimangono più che
-venti[351].
-
-Narrazioni consimili ebbero corso e celebrità fra i Celti, i quali
-le designarono col proprio nome d'_imramha_[352]. Fantastica in
-sommo grado, e lunghissima è quella della navigazione di Maelduin,
-il quale desideroso di vendicare la morte del padre, ucciso da certi
-pirati, si mise in mare con più di sessanta compagni, e correndo
-verso Settentrione e verso Ponente, visitò un numero stragrande
-di isole, piene d'infinite meraviglie, ed una tra l'altre in cui
-non s'invecchiava, nè di male alcuno si pativa, e dalla quale era
-malagevole cosa partirsi[353]. I figliuoli di Conall Dearg Ua-Corra
-erano stati prima pirati, ma poi, pentitisi, fecero un pellegrinaggio
-in mare, e videro anch'essi moltissime meraviglie, e tra l'altro alcune
-isole che facevano officio d'inferno o di Purgatorio, e dov'erano
-variamente puniti peccatori di più maniere[354]. Avventure in parte
-simili alle loro, in parte diverse, si hanno nella narrazione del
-viaggio di Snedhgus e di Mac-Riaghla[355], e in altri racconti, alcuni
-dei quali tuttavia inediti. Di Merlino narravasi che fosse andato con
-una nave di cristallo in traccia dell'Isole Beate[356].
-
-Fra tanti navigatori erano forse i più ardenti, e non erano i meno
-audaci, i monaci; sia che li sollecitasse la speranza di piantare la
-croce in qualche isola incognita, perduta nella immensità dell'oceano;
-sia che li movesse il desiderio di compiere, a salute dell'anime
-loro, un pio pellegrinaggio su quel mare pien di pericoli, che si
-credeva accogliesse, nella più remota sua parte, l'isola arcana
-del Paradiso. Testimonianze del IX e dell'XI secolo provano che lo
-zelo dei missionarii fece scoprire parecchie terre nell'Atlantico
-settentrionale[357]; e Dicuil, nel suo trattato _De mensura orbis
-terrae_, parla delle loro spedizioni[358]. I monaci di San Colombano
-correvano temerariamente l'oceano con barche leggiere, intessute di
-vimini, coperte di pelli, quali usavano sulle coste d'Irlanda, e uno
-di essi fu spinto dai venti nell'Oceano settentrionale lo spazio di
-quattordici giorni e quattordici notti. San Colombano stesso (m. 597)
-fu un ardito navigatore[359]. Ed eccoci giunti ora a quella famosa
-leggenda di San Brandano, che acconciamente fu detta una Odissea
-monastica, e cui il Renan giudicò _une des plus étonnantes créations
-de l'esprit humain et l'expression la plus complète peut-être de
-l'idéal celtique_[360]: la quale non è punto, come pareva al Greith,
-un'allegoria mistica intesa a rappresentare la vita claustrale[361],
-ma è un racconto fantastico formatosi intorno ad un nucleo reale, e
-strettamente legato a tradizioni e credenze gaeliche.
-
-San Brandano fu irlandese, e se si debbono tener per sicuri i termini
-che alla sua vita assegnano i biografi, nacque nel 484, morì nel
-576 o 577. Il nome suo si scrisse in latino Brendanus; ma prese poi,
-col divulgarsi della leggenda per le varie province d'Europa, varie
-forme: Brandan, Brandanus, Brandon, Brandain, Blandin, Borodon, sotto
-l'ultima delle quali ebbe forse ad essere confuso con San Barinto
-(Barint, Barrendeus, Borandon) uno dei suoi precursori. San Brandano
-(noi useremo questa forma, come quella che occorre più di frequente)
-fu abate di Llancarvan e di Clonfert e fece veramente un viaggio,
-e vuolsi che tornato in patria scrivesse un libro _De Fortunatis
-Insulis_[362]. Questo viaggio egli compiè, secondo affermano parecchi
-cronisti, l'anno 561[363], e la leggenda non dovette tardare a narrarlo
-in guisa fantastica, sebbene sia da credere che solo a poco a poco essa
-abbia preso rigoglio e raggiunta quella pienezza con la quale è sino
-a noi pervenuta. Il racconto più antico, fu probabilmente gaelico,
-ed è forse, in una forma più o meno alterata, quello stesso che si
-conserva nel così detto _Libro di Lismore_, il quale è, per altro,
-di età assai tarda, essendo stato scritto nel secolo XV. Dal racconto
-gaelico avrebbe attinto l'autore del primo racconto latino, noto sotto
-il titolo di _Navigatio Sancti Brendani_, conservato in un codice della
-Vaticana, che, a ragione o a torto, fu stimato del secolo IX[364],
-e in altri codici assai numerosi dei secoli XI, XII e XIII; e dalla
-_Navigatio_ dipendono, direttamente o indirettamente, in tutto o in
-parte, i molti racconti venuti di poi, latini e volgari, in prosa e in
-verso[365].
-
-Ridotto in breve, il racconto della _Navigatio_ è il seguente.
-
-Un giorno San Brandano, padre di quasi tremila monaci, ricevette la
-visita di San Barinto, il quale ebbe a narrargli come fosse andato
-a visitare un altro sant'uomo, Mernoc, che con più monaci viveva in
-un'isola dell'oceano, detta Isola Deliziosa; come in sua compagnia
-fosse andato, verso Occidente, all'Isola della promessione dei santi
-(_terra repromissionis sanctorum_), piena di ogni delizia, durata
-incolume dal principio del mondo, e serbata da Dio ai santi suoi,
-quando verranno gli ultimi tempi; come quivi avessero trovato un uomo
-circonfuso di luce, col quale parlarono, e un fiume, che divideva
-l'isola per mezzo, ed oltre il quale non fu loro conceduto di passare;
-come tornassero indietro pel già corso cammino. Udita la narrazione di
-Barinto, San Brandano arse del desiderio di vedere ancor egli l'isola
-meravigliosa; e consigliatosi co' suoi monaci, dopo un digiuno di
-quaranta giorni, presi seco quattordici compagni, e poi altri tre,
-sopravvenuti senza suo desiderio, si recò nella terra ov'erano i
-parenti suoi, e costrutta quivi una nave assai leggiera, formata di
-legname e di pelli, entrò in mare e diedesi a navigare verso Occidente,
-con prospero vento. Passati quaranta giorni, e venute già a mancare le
-vettovaglie, giunsero gli esploratori ad un'isola altissima, le cui
-ripe di pietra erano tutt'intorno tagliate a perpendicolo, men che
-in un punto, ove s'apriva un seno capace di una sola nave; ed essi
-entrativi, trovarono un castello, con una gran sala parata, ma vuoto
-di abitatori, e per tre giorni consecutivi ebbero mensa imbandita
-e ottimo ristoro. Quivi uno dei tre monaci sopraggiunti da ultimo,
-rubò, contro l'ammonizione espressa del santo, un freno d'argento,
-e per questo morì, ma confesso e perdonato, così che l'anima sua fu
-dagli angeli assunta in cielo. Gli altri, rientrati in nave, ripresero
-il viaggio, e vennero a un'isola popolata d'innumerevoli pecore
-bianche, di grandezza maggiori dei buoi; poi ad una che pareva isola
-ed era invece uno sterminato pesce, detto Jasconius, dal quale i
-monaci fuggirono precipitosamente quando, sentito il calor del fuoco
-accesogli sul dorso, quello si cominciò a muovere; poi a un'altra
-isola, dov'era un infinito numero di uccelli candidissimi e parlanti,
-sotto alle cui penne si celavano gli angeli che si mantennero neutrali
-al tempo della ribellione di Lucifero; e quivi San Brandano e i suoi
-monaci celebrarono la festa di Pasqua, e rimasero sino alla ottava di
-Pentecoste. Partitisi anche da quella, non videro più, per tre mesi
-interi, se non l'acqua e il cielo, finchè giunsero a un'isola abitata
-da ventiquattro monaci santi, i quali si nutrivan di pane largito loro
-dal cielo, serbavano rigoroso silenzio, non pativano i danni della
-vecchiezza e dei morbi. Quivi celebrarono i navigatori il Natale, poi,
-ripreso il mare, visitarono un'isola ov'era un fonte, le cui acque
-inducevano profondo sopore in chi le beveva; navigando quindi verso
-Settentrione, trovarono un mare che per troppa tranquillità era quasi
-coagulato; poi approdarono di nuovo ad alcune delle isole che già li
-avevano accolti l'anno innanzi, e nell'isola degli uccelli celebrarono
-la Pasqua. Sette anni durò la meravigliosa navigazione, e tutti gli
-anni gli esploratori, condotti dalla Provvidenza, tornarono a celebrare
-il Natale e la Pasqua ne' medesimi luoghi. Noi non terrem dietro a
-questi ritorni e alle ripetizioni cui dànno argomento; ma noterem solo
-le nuove cose mirabili onde fa memoria il racconto. In sul principiar
-del terz'anno i naviganti scamparono da un gran pericolo. Uno smisurato
-cete li inseguì gran tratto, e li avrebbe tutti inghiottiti, se un
-altro mostro marino, che sbuffava fuoco dalla bocca, non fosse venuto
-con esso a combattimento, e non l'avesse ucciso. I monaci approdarono
-a un'isola, dove stettero tre mesi, trattenuti dall'imperversare dei
-venti contrarii, poi, navigando sempre verso Settentrione, giunsero a
-un'altr'isola, popolata da tre torme, di fanciulli l'una, di giovani
-l'altra, e di seniori la terza, i quali tutti consumavano il tempo
-cantando salmi e lodando il Padre celeste; e quivi si rimase il secondo
-di quei fratelli che raggiunsero il santo dopo la dipartita sua dal
-monastero. E sempre meraviglie seguitavano a meraviglie: un'isola
-tutta densa di alberi di una sola specie, i quali recavan per frutto
-grappoli d'uva di portentosa grandezza, ove ogni acino era della misura
-di un pomo; l'uccello _griffa_, che minacciò di divorare i naviganti,
-e fu ucciso da un altro uccello; un mare di meravigliosa limpidità, in
-fondo al quale si vedevano giacer sull'arena infiniti animali, a guisa
-di greggi; una smisurata colonna di cristallo chiarissimo, la quale
-sorgeva dal profondo del mare, e pareva toccare con la cima il cielo, e
-aveva intorno come un gran padiglione, fatto a maglie larghissime e di
-una sostanza che aveva il color dell'argento. Tanto corsero i naviganti
-verso Settentrione che raggiunsero le terre dei dannati. E prima videro
-una isola popolata da orrendi fabbri ferrai, i quali scaraventarono
-loro dietro sul mare ingenti masse di metallo arroventato; poi un
-monte ignivomo, dove il terzo ed ultimo di quei monaci avventizii fu
-rapito dai diavoli. Passati alcuni giorni, trovarono Giuda sedente
-sopra una pietra in mezzo all'oceano, in una condizione che sembra
-a lui di riposo e di felicità paragonata con quella della sua dimora
-ordinaria, nel più profondo abisso d'inferno. Quel refrigerio è a lui
-conceduto dalla divina misericordia in ciascuna domenica, e nei giorni
-ancora che vanno dal Natale all'Epifania, dalla Pasqua alla Pentecoste,
-e dalla purificazione all'assunzion di Maria. Più oltre, navigando
-verso Mezzodì, trovarono sopra uno scoglio un eremita per nome Paolo,
-il quale, nutrito miracolosamente da una lontra, aveva raggiunto
-l'età di centoquarant'anni, e doveva aspettare, vivo, il giorno del
-Giudizio. Essendo già prossima la fine del settimo anno, San Brandano
-e i compagni suoi, si videro avvolti un giorno da una densa caligine,
-e quella attraversata, giunsero a un'isola circonfusa di splendidissima
-luce. Era quella la terra di promissione, l'isola paradisiaca, da essi
-con sì tenace desiderio cercata. Scesero su quella spiaggia benedetta,
-e videro la campagna tutta verde di alberi, e mangiarono di quei frutti
-deliziosi, e bevvero di quell'acque dolcissime. Trovarono il fiume
-che spartiva la terra per mezzo, e oltre il quale non era lecito di
-passare, e seppero da un giovane che Dio rivelerebbe quella felice
-stanza ai cristiani quando fossero ricominciate le persecuzioni.
-Adempiuto il voto, i felici esploratori presero la via del ritorno,
-dopo avere empiuta la nave di frutti e di gemme, e rividero finalmente
-la patria, dove San Brandano indi a poco morì, migrando gloriosamente a
-Dio e alla gloria del cielo.
-
-Tale è il racconto di questo mirabile viaggio, tutto impregnato di
-spirito ascetico, ma penetrato ancora di un certo spirito eroico. I
-naviganti continuamente si raccomandano a Dio, pregano, digiunano,
-sono pasciuti miracolosamente, ascoltano rivelazioni e predizioni,
-e si mostrano in tutto degni del nome di santi; ma sostengono pure
-enormi fatiche, affrontano spaventosi perigli, e provano di meritare
-anche il nome di eroi. San Brandano chiama i compagni _commilitones_
-e _conbellatores_; gli autori delle versioni francesi e tedesche li
-chiamano _baruns_ e _degen_.
-
-Di quali elementi, e donde venuti, s'ha a dire composto sì fatto
-racconto? Fu opinione del Cholevius che alcune delle meraviglie in esso
-narrate sieno di origine classica[366]; ma sebbene questa opinione,
-presa in sè stessa, non appaja troppo improbabile, quando si pensi al
-rifiorimento di studii classici onde fu rallegrata l'Irlanda nei secoli
-VI, VII, e VIII[367], pure non regge a un diligente e spregiudicato
-esame[368]. Le immaginazioni ond'è tessuto il racconto dovettero
-nascere, per la più parte, nella patria stessa di San Brandano; ma
-non si può escludere la possibilità che alcune di esse sieno orientali
-di origine, come non si può escludere la possibilità che alcune sieno
-passate dal racconto latino in racconti orientali[369].
-
-Tre sono, come ho detto, le redazioni della leggenda di San Brandano:
-quella del racconto gaelico; quella della _Navigatio_; quella di alcuni
-racconti tedeschi e di uno olandese. Veduta per intero la seconda,
-vediamo ora alcune particolarità per cui dalla seconda si differenziano
-le altre due.
-
-Nella redazione gaelica manca il racconto di San Barinto. San Brandano
-sente nascersi dentro spontaneamente il desiderio di visitare la terra
-di promessione; la contempla anticipatamente da lungi, per grazia che
-il cielo gli concede, e riceve da un angelo la promessa che il suo
-desiderio sarà appagato. Prende il mare con tre navi, entro ciascuna
-delle quali sono trenta de' suoi compagni. Naviga sette anni, e ritorna
-in patria, senz'aver veduta la terra beata che l'aveva tratto sui mari.
-Imprende un secondo viaggio, e dopo altri sette anni giunge finalmente
-alla terra di promessione, e gli è conceduto di visitarla. Non accade
-far ricordo delle avventure del doppio viaggio, le quali son quasi
-tutte diverse da quelle della _Navigatio_.
-
-Nella redazione che chiameremo tedesca il principio del racconto è
-di tutt'altra maniera. San Brandano getta nelle fiamme, come opera
-bugiarda, un libro in cui son narrate appunto quelle meraviglie di
-cui egli dovrà essere spettatore più tardi. Dio, per punirlo della sua
-incredulità, gl'impone di compiere il viaggio e di riscrivere il libro.
-I naviganti incontrano le stesse avventure narrate nel racconto latino;
-ma anche più altre, di cui non è cenno in questo: sono spinti da una
-procella nel Mare viscoso, mar formidabile, sparso di navi trattenute
-quivi in perpetuo; scampano al gran pericolo del Monte della calamita;
-hanno briga coi grifoni e con le sirene. Queste immaginazioni son
-derivate da altri racconti romanzeschi.
-
-Nella _Navigatio_ il Paradiso terrestre è descritto con sobrietà
-che può parere eccessiva, quando si pensi ch'esso porge lo scopo
-del viaggio, e si consideri la prolissità con cui vi sono descritte
-o narrate cose di assai minor conto. Questo difetto non incontra
-nell'altre due redazioni, e non incontra nemmeno in parecchie versioni
-della _Navigatio_. Nella redazione gaelica il Paradiso è descritto
-assai lungamente, e non troppo in breve nella redazione tedesca. Qui si
-legge che San Brandano e i compagni suoi giunsero a un'isola tenebrosa,
-il cui suolo era d'oro, tutto sparso di pietre preziose, e dopo essere
-rimasti quindici giorni immersi nell'oscurità, pervennero, rimontando
-il corso d'un'acqua, in una sala tutta scintillante d'oro e di gemme,
-dinanzi alla quale era un fonte, che spandeva quattro rivi, di latte,
-di vino, d'olio e di miele, e da cui derivavano la lor virtù tutti
-gli aromi e le spezie. Nella sala erano cinquecento seggi, e quante
-ricchezze può avere un imperatore: il soffitto era coperto di penne di
-pavone. Giunsero poi i naviganti a una città di meravigliosa bellezza,
-raggiante di luce, immune da qualsiasi intemperie, davanti alla cui
-porta sedevano Enoch ed Elia, ed era un angelo, con una spada di fuoco
-in mano. Costoro presero uno dei monaci, e lo misero dentro alla città,
-e subito Enoch chiuse la porta e lasciò gli altri di fuori[370]. Merita
-d'esser notato che nella redazione tedesca San Brandano e i compagni
-suoi giungono al Paradiso, non già in fine, ma quasi in principio del
-viaggio. In qualche rimaneggiamento latino, e in taluna delle versioni
-francesi della _Navigatio_, si descrive il muro tutto sfolgorante
-di gemme ond'è cinto l'aureo monte del Paradiso, la porta custodita
-da dragoni, i boschi pieni di selvaggina e le acque popolate di
-pesci[371]. La versione italiana contiene una descrizione abbastanza
-diffusa, con particolarità che non appajono altrove[372].
-
-Soffermiamoci alquanto, chè non sarà senza frutto, a rilevare nella
-nostra leggenda alcune cose che possono dar materia a indagini e a
-riscontri.
-
-Il racconto della _Navigatio_ somiglia molto a quelle narrazioni
-gaeliche di viaggi ricordate più sopra. Il palazzo inabitato, dov'è
-copia di tutte le cose necessarie alla vita; i frutti portentosi
-di cui basta uno solo a sfamare e dissetare per lunghi giorni i
-naviganti; l'isola popolata di fabbri ferrai; il mare limpidissimo di
-cui si scorge il fondo; la colonna smisurata che si leva dall'acque e
-nasconde la sommità fra le nuvole, l'isola degli uccelli bianchi; altre
-meraviglie vedute da San Brandano e da' compagni suoi, si trovano nel
-racconto delle navigazioni di Maelduin e di Snedhgus e Mac-Riaghla.
-
-Quanto all'isola popolata di pecore, gioverà ricordare che Ulisse
-trova, vicino al paese dei Ciclopi, l'isola Lachea; ma è questo un
-riscontro puramente fortuito. Un'isola, dov'era grandissima quantità di
-montoni, scoprirono anche gli Almagrurini, viaggiatori arabici, la cui
-navigazione è narrata da Edrîsi e da Ibn-al-Vardi. Notisi che il nome
-delle isole Färoer è composto di due vocaboli, i quali significano,
-l'uno pecora, l'altro isola, e che Dicuil dice quelle isole _plenae
-innumerabilibus ovibus_[373].
-
-Il cete scambiato per un'isola si ha nello Pseudo-Callistene, nella
-narrazione dei viaggi di Sindbad, in un racconto talmudico[374],
-altrove; ma questo tema di leggenda ebbe origine probabilmente
-nel Settentrione, e dal Settentrione, insieme con altri assai, che
-già diedero materia al poema di Aristeo di Proconneso intitolato
-’Αριμάσπεια, si diffuse verso Mezzodì e verso Oriente.
-
-Gli angeli caduti, che San Brandano trova sotto forma di uccelli in
-un'isola, darebbero luogo a parecchie osservazioni, e argomento a
-parecchi riscontri; ma di essi mi si porgerà occasione di discorrere
-altrove[375].
-
-Nella _Navigatio_ è cenno di un mare _quasi coagulatum pre nimia
-tranquillitate_; ma nei racconti tedeschi esplicitamente si parla di
-un mare glutinoso, che nelle onde innavigabili trattiene prigioniere le
-navi. Questo mare non fu ignoto agli antichi. I Latini lo dissero _mare
-pigrum_, _coenosum_, o _concretum_[376], ed esso trova un riscontro
-nel _Polmone marino_ di Pitea e nel Marimarusa di Filemone[377].
-Dai Tedeschi fu chiamato _Lebermeer_, _Lebersee_ (_mare jecoreum_),
-_Klebermeer_, e vedesi ricordato, o descritto, in parecchi de' loro
-poemi, per esempio nel _Herzog Ernst_ e nell'_Orendel_[378]. Il _mare
-coagulatum_ è ricordato pure nella già citata lettera del Prete Gianni
-all'imperatore Emanuele, come quello che dovrebbe trovarsi a occidente
-dell'Europa[379]: ma Giovanni di Hese pone il _mare jecoreum_ in
-Oriente, di là dall'Etiopia, e seguendo l'esempio datogli da altri,
-ne congiunge il mito con quello del Monte della calamita[380]. Anche
-Beniamino di Tudela del resto sembra aver posto nel remoto Oriente un
-mare coagulato.
-
-Prima di giungere al Paradiso terrestre San Brandano e i compagni suoi
-attraversarono una così densa caligine che appena l'uno poteva scorgere
-l'altro. Essi passarono probabilmente quell'incognito e tenebroso mare
-a cui accenna Adamo Bremense, e che già noto agli antichi, vedesi
-spesso descritto dai geografi arabici; mare che era nell'estremo
-Occidente e nell'estremo Oriente, perchè confondevasi col misterioso
-oceano che fasciava tutto intorno la terra[381]. Credettero gli Arabi
-che fuori dal mar tenebroso occidentale si levasse la smisurata mano di
-Satana, pronta a ghermire le navi che ci si avventurassero[382]; e nel
-_Pellegrinaggio di tre figli del Re di Serendib_, di Cristoforo Armeno,
-si parla di una regione dell'India, dove si vedeva uscir dal mare una
-gran mano aperta, che la notte ghermiva gli abitanti e li trascinava
-sott'acqua.
-
-I fabbri ferrai non sono già Ciclopi, come parve al Cholevius; ma
-veri diavoli (e qualcuna delle versioni lo dice espresso), e, assai
-probabilmente, diavoli martellatori di anime. Così fatti martellatori
-già compajono nella Visione di Tespesio, riferita da Plutarco[383],
-e ricompajono più volte in Visioni e leggende del medio evo. Nella
-Visione di Tundalo sono fabbri diabolici che con le tenaglie afferrano
-le anime, le gettano nelle fornaci ardenti, e arroventatele, e
-appastatene venti, trenta, cento insieme, le martellano a furia sulle
-incudini[384]. Giovanni Villani, ripetuto da Ricordano Malispini,
-racconta che Ugo, marchese di Brandeburgo, cacciando un giorno in un
-bosco, trovò _uomini neri e sformati_, che tormentavano, _con fuoco
-e con martello_, anime dannate, e fu da quelli avvertito che, non
-emendandosi, gli sarebbe toccata egual sorte[385].
-
-Alle genti di razza brettone e gaelica doveva parer naturale di porre
-l'Inferno, anzichè nelle viscere della terra, nelle varie isole mal
-note e di malagevole accesso, sparse per il burrascoso oceano[386].
-Nelle carte medievali è spesso indicata col nome d'isola dell'Inferno
-una delle Isole Canarie, e più particolarmente quella di Teneriffa.
-
-Dopochè San Brandano ebbe veduto Giuda sedere sopra una pietra in mezzo
-all'oceano, più altri esploratori e venturieri, meno reali e storici di
-lui, ebbero ad incontrarlo, presso a poco nelle medesime condizioni:
-tali Ugone da Bordeaux e Baldovino da Sebourg. Ugone lo trovò in un
-gran gorgo di mare, pel quale debbono passare tutte le acque che sono
-sulla terra:
-
- Toutes les iaves, quanques dix fait en a,
- U qu'eles soient par ichi pasera[387].
-
-Il monte ignivomo di San Brandano è certamente l'Hecla.
-
-Da ultimo è da ricordare che la leggenda marinaresca fiorì già in
-Grecia in antico e riappar frequente nella letteratura tedesca del
-medio evo[388].
-
-L'isola paradisiaca visitata da San Brandano lasciò di sè lungo
-ricordo e vivissimo desiderio. Durante tutto il medio evo, e per buon
-tratto di tempo anche dopo, si credette generalmente e fermamente
-alla sua esistenza. Nelle carte essa fu molte volte indicata, sebbene
-con differenze grandi, e naturali, di luogo. Quelle più antiche le
-assegnano presso a poco la latitudine dell'Irlanda, o una latitudine
-anche più settentrionale; nelle più moderne l'isola scende verso
-Mezzodì, e appare a ponente delle Canarie, o Isole Fortunate, e con
-queste, facendosene d'una parecchie, è confusa talvolta, o col gruppo
-di Madera. Così nella mappa dei Pizzigani, ove si vedono nel mare
-occidentale le _ysole dicte Fortunate S. Brandany_, e San Brandano in
-atto di stendere le braccia verso di esse; così in quella di Grazioso
-Benincasa, ove pur compajono le _Insule fortunate sancti Brandani_,
-e in quella del Genovese Beccaria. Il Maurolico nel _Martyrologium_,
-e Onorio Filopono nella _Navigatio in Novum Mundum_, affermano che
-San Brandano approdò alle Canarie. Nel globo di Martino Behaira, del
-1492, l'isola meravigliosa è situata assai più verso Occidente e in
-prossimità dell'equatore[389]. Gli abitanti delle isole di Madera, di
-Palma, di Gomera e del Ferro, ingannati da nubi, o dagli spettri della
-Fata Morgana, credevano talora di scorgerla dalla parte di Occidente,
-come perduta fra l'acqua e il cielo. E già essa aveva preso il nome
-d'isola Perduta, _Insula Perdita_, e dicevasi, con qualche reminiscenza
-forse dell'ἀπρόσιτον νῆσον degli antichi[390], che quando si cercava
-non si trovava. Nella _Image du monde_ si legge:
-
- Une autre ille est que on ne puet
- Veoir comme on aler se veult,
- Et aucune fois est veue:
- Si l'appelle on l'Ille Perdue.
- Celle ille trouva sains Brandains,
- Qui mainte merveille vit ains[391].
-
-Ma quest'isola Perduta, visitata da San Brandano, non si diceva poi
-che fosse il Paradiso terrestre. Onorio d'Autun l'aveva descritta come
-la più amena e la più fertile di quante ne sono in terra: «Est quaedam
-Oceani insula dicta Perdita, amoenitate et fertilitate omnium rerum
-prae cunctis terris praestantissima, hominibus ignota. Quae aliquando
-casu inventa, postea quaesita non est in venta, et ideo dicitur
-Perdita»[392]. Rodolfo da Ems dice che l'Isola Perduta è il più bel
-paese del mondo, dopo il Paradiso terrestre, e che San Brandano v'andò,
-
- der vil wunderliche gotes degen;
-
-ma a nessun altr'uomo fu più conceduto di ritrovarla[393]. Pietro
-Bersuire riferisce questa stessa immaginazione alle Isole Fortunate,
-così dette da alcuni «quia casu et fortuna quandoque reperiuntur; si
-autem a proposito quaerantur, raro aut nunquam inveniuntur»[394]. In un
-trattato dell'arte di navigare di Pietro di Medina, autore spagnuolo
-del secolo XVI, l'Isola Perduta si confonde con la famosa Antilia, da
-cui venne il nome alle Antille[395].
-
-L'Isola Perduta e introvabile fu cercata da molti, specie dopo che la
-scoperta del Capo di Buona Speranza e dell'America, ebbe acceso negli
-animi la febbre delle remote esplorazioni; e qualcuno pretese anche di
-averla trovata[396]. Ad ogni modo era comune speranza che dovesse, un
-dì o l'altro ritrovarsi; e quando, il 4 di giugno del 1519, Emanuele di
-Portogallo rinunziò alla Spagna, col trattato d'Evora, ogni suo diritto
-sull'Isole Canarie, l'Isola Perduta, o Nascosta, fu espressamente
-compresa nella rinunzia[397]. Nel 1569 Gerardo Mercator segnava ancora
-sulla sua mappa l'isola misteriosa, e nel 1721 partivano in traccia di
-essa gli ultimi esploratori.
-
-La leggenda di San Brandano n'ebbe poche pari in celebrità. Essa fu
-introdotta, in forma più o meno svolta, secondo le redazioni, nella
-_Image du monde_, che diffusissima essa stessa, ajutò a diffonderla
-sempre più[398]. Un frate Filippo di Cork la inserì, non so se per
-disteso o in ristretto, in un suo trattato provenzale delle meraviglie
-dell'Ibernia, che si conserva tra' manoscritti del Museo Britannico;
-Pietro de Natalibus nel suo _Catalogus Sanctorum_; Wynkyn de Worde
-nella sua _Golden Legend_, ecc. Ricordi se ne trovano nel _Lohengrin_,
-nel _Wartburgkrieg_, e in altri poemi tedeschi. Essa era divenuta un
-tema consueto di narrazione e di recitazione, e in un luogo della prima
-rama del _Renard_ si trova ricordata insieme con istorie romanzesche
-del ciclo brettone. Inni di religiosi sonarono in onore del santo che
-aveva corsi i mari, e preghiere si recitarono, che dissero composte da
-lui fra i perigli della temeraria navigazione[399]. Giovanni di Hese
-ebbe fantasia di emularlo, e accrebbe con brandelli della leggenda di
-lui l'ingegnoso tessuto delle sue innocenti bugie. Nel presente secolo
-poeti inglesi si ricordarono del santo morto da dodici secoli, e presi
-d'ammirazione, ne ricantarono in vario modo le meravigliose avventure.
-
-Di queste avventure pochissimi si mostrarono disdegnosi nel medio evo,
-e di questi pochissimi fu Vincenzo Bellovacense. Egli dice d'avere
-escluso affatto dall'opera sua la storia della peregrinazione di
-San Brandano a cagione dei vaneggiamenti ond'essa è piena, _propter
-apocripha quaedam deliramenta que in ea videntur contineri_[400].
-Ora, sì fatto rigore ha alquanto dello strano, perchè se la fama onde
-Vincenzo gode presso i posteri è, per più rispetti, onorevole, non però
-è fama di uomo in cui abbondi lo spirito critico e naturalmente avverso
-a raccontar fanfaluche. E più sembra strano quando si vede ch'egli,
-mentre ricusa di narrare la storia di San Brandano, narra poi la storia
-non molto meno miracolosa di San Maclovio[401].
-
-San Maclovio o Macute, o Macuto (il Saint Malo dei Francesi) fu
-irlandese ancor egli; ma ottenne poca celebrità in patria, e divenne
-per contro un santo famoso tra gli Armoricani, i quali si studiarono di
-allargarne e adornarne quanto più poterono la leggenda, e l'allargarono
-e l'adornarono, sembra, a spese di San Brandano; e dico _sembra_,
-perchè la cronologia, in tutte queste storie di santi, è assai oscura
-ed incerta, e può dar luogo a opinioni contraddittorie. Nei ricordi
-più antichi San Maclovio è soltanto uno dei monaci di San Brandano,
-e un compagno de' suoi viaggi, i quali sono ricordati solamente di
-volo[402]; ma poi usurpa il luogo del suo superiore e diventa il capo
-della spedizione, e San Brandano diventa uno dei seguaci. San Maclovio
-imprende due viaggi per ritrovare l'isola d'Ima, la quale non è il
-Paradiso, ma ha col Paradiso moltissima somiglianza. Nel secondo ha
-compagno San Brandano, e chiede a un gigante da lui risuscitato notizie
-dell'isola di cui va in traccia. Il gigante ricorda d'aver visitato
-una volta un'isola, la quale, cinta di un aureo muro, splendeva come
-uno specchio, ed era vuota di abitatori. Pregatone, egli, ch'è di
-smisurata altezza, entra nell'oceano profondo, e si trae dietro la
-nave dei monaci, per andare alla scoperta dell'isola beata; ma insorge
-una furiosa burrasca, e debbon tutti tornarsene onde sono venuti. Poco
-dopo il gigante, che ha ricevuto il battesimo, si muore[403]. Sigeberto
-Gemblacense narra anch'egli il viaggio di San Maclovio; ma dice che
-questi fu sollecitato, oltrechè dal desiderio proprio, dall'esempio
-del suo maestro ed abate Brandano, il quale ardeva non men di lui della
-brama di trovar l'isola felice, e fu il promotore della peregrinazione,
-_ut scriptura vitae ejus demonstrat_. Mette in dubbio che l'isola da
-essi cercata sia il Paradiso terrestre, e dice che, stando alla fama,
-è un'isola copiosa di tutti i beni e abitata da _cittadini del cielo_,
-che menan quivi santa e gioconda vita[404]. Anche San Maclovio scese
-co' suoi compagni sopra il dorso di una balena, credendola un'isola,
-e vi celebrò una messa. Quanto al gigante risuscitato e battezzato
-da lui, sarà opportuno avvertire che nel racconto gaelico della
-navigazione di San Brandano, questi risuscita e battezza una gigantesca
-fanciulla bionda, la quale misura ben cento piedi d'altezza, e che
-richiesta, dopo il battesimo, se voglia tornare fra' suoi, o andarne
-subito in Paradiso, elegge la sorte più felice, e ricevuto il viatico,
-incontanente rimuore[405].
-
-Gli esempii di San Barinto e di San Mernoc, di San Brandano e di San
-Maclovio, dovettero scaldare la fantasia e turbare i sonni a molti
-monaci di buona volontà, non meno provveduti di fede che di coraggio.
-Gotofredo da Viterbo, che parla della esploratrice curiosità di certi
-monaci dell'Armorica,
-
- Qui marium fines scrutantur et ultima terrae,
- Ut valeant populis post tempora longa referre
- Quas ibi materies, quae loca mundus habet,
-
-narra, fondandosi su certo _Libro d'Enoch ed Elia_, a noi sconosciuto,
-una storia, che reca novella prova di quei desiderii irrequieti. Cento
-frati in una volta si cacciano a navigar per l'Oceano:
-
- Vela vehunt validis erecta per aequora ventis.
- His super alta maris per tempora longa retentis,
- Sola poli facies, aequora sola patent.
-
-Corrono fra cielo ed acqua tre anni, poi si scontrano in certe statue
-emergenti dai flutti, le quali col braccio teso additano loro la via.
-Arrivano finalmente a una montagna odorosissima, tutta d'oro, sulla
-cui vetta è una città aurea, e una chiesa, d'oro essa pure, tempestata
-di gemme sfolgoranti, e nella chiesa, sopra un altare prezioso,
-un'immagine di Maria col bambino. È quello il Paradiso terrestre.
-I naviganti, pieni di meraviglia, cercano da ogni banda se non vi
-sia persona viva, e da ultimo scoprono, in una celletta splendida e
-riposta, due vecchioni con barbe e chiome lunghe e candidissime, Enoch
-ed Elia.
-
- Inclyta barba senum fuerat, longique capilli,
- Candida caesaries; nautisque petentibus illis,
- Surgentes pariter verba dedere senes.
-
-I due santi dicono loro come in quel luogo sia variata la ragione del
-tempo; come, al tornare che faranno in patria, troverannosi vecchi, e
-vedranno mutate le generazioni, e tutt'altra la condizion delle cose.
-Per ingiunzione di quei due si celebra allora una messa, alla quale
-séguita una general comunione. I naviganti si partono, e rifanno in
-cinque giorni la via in cui prima consumaron più anni; ma tornati in
-patria non trovan più nulla di quanto già vi lasciarono. Sparita è la
-loro chiesa, sparita è ancor la città, e ad un popolo nuovo nuovo re dà
-legge novella. L'assenza loro durò trecent'anni[406].
-
-Quelle statue che mostran la via hanno qualche riscontro; ma è più
-frequente il caso di statue, o di colonne, che avvertono altrui di non
-passare più oltre. Esse si moltiplicano sulle rive, o nelle men remote
-isole di quel formidabile Atlantico, che fu teatro alle audaci imprese
-dei nostri esploratori. Già le famose Colonne d'Ercole vietavano il
-passo gaditano[407]. I geografi arabici, Ibn-al-Vardi Yakut, Edrîsi,
-Masûdi, il Geografo Nubiense, parlano di statue colossali poste in
-Cadice e nelle Canarie, o anche nelle Isole del Capo Verde, le quali
-facevan cenno di non passare più oltre; e quella di Cadice è ricordata
-anche nella Cronaca detta di Turpino. Nel _Mare amoroso_, attribuito a
-Brunetto Latini, si fa cenno di un passo di mare
-
- Che fie chiamato il braccio di Saufi,
- Ch'à scritto in sulla man: niuno ci passi,
- Per ciò che mai non torna chi vi passa[408];
-
-e nella mappa dei Pizzigani è una figura in atto di respingere i
-naviganti che vorrebbero inoltrarsi sull'oceano[409]. Il Camoens ebbe
-a ricordarsi di queste fantasie quando immaginò il suo gigantesco
-Adamastore, che tenta di far tornare indietro Vasco di Gama. Ma fu pur
-detto che nell'isola di Corvo, la più settentrionale dell'Azore, fosse
-la statua di un cavaliere che con la destra indicava l'Occidente, quasi
-per additare il cammino agli scopritori del Nuovo Mondo.
-
-Dalle spiagge dell'Irlanda e dell'Armorica passiamo ora in Asia, o,
-se meglio piace, in Ispagna per incontrarvi l'ultimo di questi santi
-esploratori, Sant'Amaro, di cui narra le avventure una leggenda
-spagnuola. Chi fu Sant'Amaro? in che tempo viss'egli? Confesso
-schiettamente di non saperlo, e dubito forte non appartenga ancor egli
-a quella abbastanza numerosa famiglia di santi, che vivissimi nella
-fantasia popolare, non furono mai vivi al mondo. Un santo Amaro d'ossa
-e di polpe ci fu, nativo, credesi, di Francia, fermatosi poi in Burgos,
-e già venerato in Ispagna nel secolo XV[410]; ma egli, che attese tutto
-il tempo di vita sua a curar gli ammalati e servir i poveri di quella
-città, nulla ha da spartire col nostro. Sia come si voglia, la leggenda
-di questo è assai moderna, e forse di poco anteriore al 1558, del quale
-anno se ne ha una stampa, col titolo: _La vida del bienaventurado sant
-Amaro y de los peligros que posò hasta que llegò al Parayso terrenal_.
-Nelle altre letterature non se ne ha traccia; ma in Ispagna essa entrò
-a far parte della letteratura popolare, e leggesi tuttavia. Io la
-riferisco di su un _pliego suelto_ stampato in Madrid, senz'anno, ma
-recentissimo[411].
-
-Amaro fu d'Asia (non si dice di quale città o provincia) uomo
-devotissimo, caritativo, e tutto preso dal desiderio di vedere una
-volta il Paradiso terrestre, di cui sempre chiedeva novelle, ma
-inutilmente, ai molti pellegrini che gli capitavano in casa. Una notte,
-stando in orazione, udì una voce che gli disse: «Amaro, abbandona
-la tua casa, va al porto, entra in una nave, lasciala andare dove
-la Provvidenza la condurrà, e vedrai ciò che desideri». La dimane il
-santo distribuì ai poveri le sue ricchezze, solo quel tanto ritenendone
-che poteva bastare alla sua navigazione, e il terzo dì, accompagnato
-da due servitori, e da quattro amici che non vollero andasse solo a
-quell'impresa, si recò al porto più vicino, comperò una buona nave,
-la fornì del necessario, e spiegò le vele, lasciandosi menare dai
-venti. Trovò da prima un'isola, chiamata Deserta, ma subito se ne
-dilungò, avvertito da una voce del cielo che quella era terra di
-peccatori. Attraversò il Mar Rosso, e giunse a una seconda isola, detta
-Fuen-Clara, fertilissima e deliziosa, abitata da uomini di bonissima
-indole, i quali vivevano centocinquant'anni, senza conoscere infermità
-o disagio alcuno. Non si sa come, i naviganti, dopo lungo tempo,
-si trovarono nei mari polari, e per poco non rimasero prigionieri
-dei ghiacci, dai quali venne loro fatto di scampare per un buon
-suggerimento che diede a Santo Amaro la Vergine Maria. Approdarono ad
-altre due isole, nell'una delle quali vivevano tredici monaci in una
-badia murata, difendendosi a gran pena da innumerevoli e formidabili
-fiere, e nell'altra era un sant'uomo, chiamato Leonita, perchè viveva
-in compagnia di sei leoni, mansueti come agnelli. Giunsero finalmente
-a una spiaggia deliziosa, ove nè caldo si pativa nè freddo, e quivi
-Sant'Amaro ebbe finalmente notizia della terra beata di cui andava
-in traccia, prima da due eremiti, poi da una santa donna per nome
-Baralides, la quale era badessa di un chiostro ivi presso, e l'aveva
-veduta una volta di lontano. Guidato da costei per un tratto di via,
-Sant'Amaro, i cui compagni erano rimasti addietro, nel luogo ove
-avevano preso terra, risalì una valle, superò alti e dirupati monti,
-e giunse da ultimo in vista di un meraviglioso palazzo, munito di
-altissime torri, cerchiato di saldissimo muro, formato il tutto di
-gemme d'ogni colore, le quali ardevano di luce incomparabile. Fuor del
-palazzo, alla cui porta vegliava un gagliardo giovane con una spada
-in pugno, correvano quattro fiumi. Era quello il Paradiso terrestre.
-Accostatosi alla porta magnifica, Sant'Amaro chiese al guardiano
-se gli fosse lecito d'entrar dentro; ma quegli rispose che no, e
-che si contentasse di ciò che poteva vedere standosi sulla soglia.
-Obbedendo al precetto, Sant'Amaro vide gli alberi pieni di frutti, e
-quello, fra gli altri, del cui frutto mangiarono Adamo ed Eva; e vide
-cori di bellissime donzelle, coronate di fiori, le quali cantavano
-dolcissimamente, e sonavano varii strumenti, e servivano con somma
-riverenza e vivissimo amore la Vergine. Sant'Amaro credette di aver
-fruito di quel divino spettacolo un'ora, ed erano passati dugent'anni.
-Tornato al luogo dove aveva lasciato i compagni, trovò una bella città,
-che essi avevan fondata, e finì i suoi giorni in un monastero che gli
-abitatori di quella edificarono appositamente per lui.
-
-Ma lasciamo oramai i santi, co' quali ci siam trattenuti così a lungo,
-e accostiamoci a un'altra schiera, formata di conquistatori e di
-venturieri, i quali, o deliberatamente muovono in traccia del Paradiso
-terrestre, con animo, talvolta di assoggettarlo al loro dominio,
-o, quasi senza pensarvi, a forza di girare il mondo, lo trovano, e
-riescono, o non riescono, secondo i casi, a penetrarvi. E come ragion
-vuole cominciamo da colui che la leggenda consacrò principe e modello
-dei venturieri e degli eroi, da Alessandro Magno.
-
-In un racconto latino, intitolato _De itinere ad Paradisum_, si legge
-quanto segue. Alessandro, di ritorno dalla conquista dell'Indie,
-si ferma sulle rive del Gange, il quale è qui tutt'uno col Fison, e
-contemplando alcune foglie mirabili venute dal Paradiso, esce in tale
-lamento: «Nulla io feci nel mondo, e nulla stimo la gloria mia, se
-di tali delizie non godo». E subito, raccolti cinquecento seguaci,
-salita una gran nave, si mette a navigare su per il fiume. In capo di
-trentaquattro giorni ecco appar loro una gran città, le cui mura, tutte
-coperte di musco non lasciano scorgere adito alcuno, e sembrano essere
-di grandissima antichità. Per tre giorni cercano gli esploratori tutto
-all'ingiro, e finalmente scoprono una postierla angusta e sbarrata.
-Alessandro manda suoi messi a intimar l'obbedienza ed a chieder
-tributo, essendo egli signore del mondo. Al picchiar di coloro, uno
-di dentro apre l'usciolo, e alle parole minacciose e superbe risponde
-con voce blanda e tranquilla l'aspettino alquanto fin ch'ei ritorni.
-Va e torna, recando una gemma di singolare qualità e bellezza, e
-dice loro la dieno al lor re, perchè conosciutane la natura, tosto
-smetterà ogni ambizioso pensiero. Alessandro, veduta la gemma, udita
-la risposta, incontanente si parte, e raggiunge le sue genti, insieme
-con le quali se ne va poscia a Susa. Quivi un vecchio Ebreo gli fa
-conoscere la virtù della gemma, e gliene svela il misterioso, simbolico
-significato. La gemma, messa nel piatto di una bilancia, vince di
-peso ogni maggior copia d'oro che le si contrapponga, ma, coperta di
-un pizzico di polvere, diventa più leggiera di una piuma. Stupisce
-Alessandro, e l'Ebreo gli dice: «Questa gemma è immagine dell'occhio
-umano, che vivo di nessuna cosa si appaga, morto e coperto di terra
-più nulla vagheggia». Alessandro intende l'ammaestramento, e represso
-ogni ambizioso affetto, e licenziati i compagni d'arme, si ritrae in
-Babilonia, dove dal tradimento è troncata la gloriosa sua vita. La
-città murata e chiusa è la dimora dei giusti, ove soggiorneranno sino
-al dì del Giudizio[412].
-
-Questo racconto, pervenuto sino a noi in una redazione che
-probabilmente appartiene al XII secolo, è, senza dubbio, di origine
-molto più antica, e scaturisce da fonte giudaica. Nel trattato _Tamid_
-del _Talmud di Babilonia_ se ne legge uno che ha con esso colleganza
-strettissima, anzi si può dir quel medesimo, salvo che il latino deriva
-da una redazione più larga e più antica. Nel racconto talmudico,
-l'andata di Alessandro al Paradiso si rannoda con l'avventura della
-fontana di giovinezza, e l'eroe riceve dagli abitatori del Paradiso,
-non una gemma simbolica, ma un vero occhio umano, il quale si comporta
-del resto come la gemma[413]. La leggenda passò nell'_Alexander_ del
-Tedesco Lamprecht, ma con alcune particolarità diverse da quelle pur
-ora vedute, e ch'egli, o poneva di suo, o toglieva da scrittura a noi
-incognita. Alessandro e i compagni suoi risalgono l'Eufrate (non il
-Fison) sostenendo grandi fatiche, e terribili procelle, che mettono a
-dura prova il loro coraggio e la loro perseveranza. Alessandro ha fermo
-nell'animo di conquistare il Paradiso, e infiamma i commilitoni alla
-gloriosa impresa. Dopo lunga navigazione giungono a un muro altissimo,
-tutto costruito di pietre preziose, del quale non viene lor fatto di
-vedere la fine. Trovano da ultimo la porta, fanno la intimazione a quei
-di dentro, ricevono la gemma. I più giovani contendono co' più vecchi e
-savii: questi consigliano ad Alessandro di tornare; quelli di seguitar
-l'impresa incominciata. Prevale il consiglio dei primi. Tornato in
-Grecia, Alessandro fa vedere la gemma a molti che non sanno conoscerne
-la virtù, finchè un vecchio Ebreo, da lui fatto venire appositamente,
-gliela scopre, servendolo per giunta di una lunga ammonizione. Con
-quest'avventura finisce il poema[414].
-
-L'avventura fu pure narrata da Tommaso di Kent nel _Roman de toute
-chevalerie_, e introdotta da un interpolatore nel poema di Lambert li
-Tors e Alessandro da Bernay, e ripetuta nella compilazione intitolata
-_Faits des Romains_[415], nei _Fatti di Cesare_ nostri[416], dal
-Mandeville[417], da Pietro Paludano nel suo _Thesaurus novus_. Giovanni
-di Hese dice che vicino al Paradiso terrestre è un monte, sul quale fu
-Alessandro, che soggiogato tutto il mondo, dallo stesso Paradiso volle
-avere tributo[418]. La novella dell'occhio umano, o della gemma che lo
-simboleggia, si trova anche separatamente dal racconto del viaggio di
-Alessandro al Paradiso[419].
-
-Gli Arabi e i Persiani, che tante favole meravigliose narrano del
-Macedone, parlano bensì di una spedizione ch'ei fece in cerca della
-fontana di giovinezza, ma ignorano la sua andata al Paradiso. Solo
-Nizâmi, il quale fa compiere all'eroe un viaggio nell'Oceano Atlantico,
-dice ch'ei seppe, da certi selvaggi abitatori d'un deserto posto di
-là dal mare, come fosse, nella regione dove più non brilla il sole,
-una città magnifica, abitata da uomini di santa vita, i quali, senza
-mai invecchiare, vivevano cinquecent'anni; e il poeta conduce l'eroe
-a una terra felice, posta verso Settentrione, popolata da genti scevre
-di ogni malizia[420]. A questo proposito non parrà superfluo ricordare
-come Firdusi narri dell'andata di Rustem all'Alburz.
-
-Di Alessandro Magno, che presunse di assoggettare persino il Paradiso
-terrestre, ebbe forse a ricordarsi l'Ariosto, quando attribuì il
-pensiero temerario di così gran conquista al suo Senapo, che ne fu
-punito con la cecità e con le Arpie. Il Senapo
-
- Inteso avea che su quel monte alpestre,
- Ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,
- Era quel Paradiso che terrestre
- Si dice, ove abitò già Adamo ed Eva.
- Con cammelli, elefanti, e con pedestre
- Esercito, orgoglioso si moveva,
- Con gran desir, se v'abitava gente
- Di farla alla sua legge ubbidiente[421].
-
-Un autore spagnuolo del secolo XVI, Giovanni Gonzalez di Mendoza,
-narra, traendola non so d'onde, la storia di un re del Bengala,
-il quale mandò gente, con molte barche, su per il Gange, ordinando
-loro d'andarne alla scoperta del Paradiso terrestre. Gli esploratori
-navigarono più mesi a ritroso del fiume, e giunsero finalmente a un
-luogo ove era mitissima la corrente, e già molti segni apparivano
-della prossimità della felice dimora; ma per quanti sforzi facessero
-non poterono passar più oltre, sebbene non ci si vedesse impedimento
-alcuno[422].
-
-Tornando per un istante ancora ad Alessandro Magno, ricorderò, per
-opportunità di riscontro, come nello Pseudo-Callistene si racconti
-l'andata di lui, attraverso a un paese tenebroso, ov'è la fontana
-di giovinezza, sin presso alle sedi dei beati, dalle quali lo fanno
-allontanare due uccelli parlanti; e come nel racconto di Giulio
-Valerio, sia dato il nome di Paradiso al luogo dove gli Alberi del Sole
-e della Luna diedero all'eroe il famoso responso[423]. Nel Titurel, due
-principi indiani, che si vantano discendenti da Alessandro, descrivono
-il loro paese, che si chiama Paradiso, senza però esser quello dei
-primi parenti.
-
-Ecco ora farcisi innanzi parecchi eroi della leggenda cavalleresca
-medievale. Di Merlino si narra che movesse con una nave di cristallo in
-traccia dell'isole beate[424]. Di Ugone da Bordeaux si può dire che, se
-non fu nel Paradiso terrestre, fu in luogo molto a quello somigliante.
-Un grifone lo trasportò sopra una montagna che non conosce le tempeste,
-e dove sono alberi bellissimi e tutti i frutti della terra, e la
-fontana di giovinezza. Gesù Cristo vi si riposò e la benedisse. Per
-comando di un angelo, il cavaliere tolse tre pomi, che avevano virtù
-di far ringiovanire[425]. Ma ben giunse al Paradiso terrestre un altro
-eroe, Baldovino da Sebourg. Spinti da una furiosa procella, Baldovino
-e Poliban passarono il mar d'Inghilterra, passarono il mare d'Irlanda,
-e corsero oltre finchè si offerse loro agli sguardi un giardino
-meraviglioso, murato tutto intorno di cristallo, splendente come l'oro.
-Era quello il Paradiso terrestre. Approdarono i naviganti, e sulla
-porta trovarono Enoch ed Elia, i quali, non vecchi già, ma parevano
-essere nel fiore della giovinezza, e accolsero i cavalieri molto
-benevolmente, e li misero dentro. Qui le solite meraviglie: uccelli che
-cantano dolcissimamente, tra' quali alcuni che nascono da un raggio
-di sole e sono detti _salamandre_; serenità perpetua; alberi sempre
-verdi e carichi di frutti; l'albero del peccato, tutto secco. Elia fece
-tornare il re Poliban di trent'anni, dandogli a mangiare di certo pomo.
-Baldovino, ch'era giovane, avendo voluto far ancor egli l'esperimento,
-contrariamente all'ammonizion del profeta, divenne in un momento
-vecchissimo, e pien d'acciacchi, e non racquistò la gioventù perduta
-se non quando Enoch gli ebbe dato a mangiare di un altro pomo del
-giardino. I cavalieri seppero dai profeti che nel Paradiso avverrà il
-Giudizio universale. Quando se ne partirono, sembrava loro di esserci
-stati due giorni, e c'erano invece rimasti due mesi[426].
-
-Un eroe più illustre di Baldovino, e anche di Ugone, fu Uggeri il
-Danese, del quale pure si narra che andasse al Paradiso terrestre. In
-uno dei poemi francesi cui la sua storia porge argomento, il poeta lo
-conduce, non nel Paradiso propriamente, ma in quelle vicinanze:
-
- Car le Danois s'en va ou chastel d'aimant,
- Qui siet par faerie les Avalon le grant,
- Et Paradiz terrestre est un petit avant,
- Dont Enoc et Elie vont le saint lieu gardant,
- Et y furent ravy en char de feu ardant,
- Et la sont tous en vie, et sont jusqu'à tant
- Qu'Antecrist regnera, et cil deux dieu sergant
- Le meteront a fin: on le treuve lisant
- En la sainte escripture qui pas ne va mentant.
-
-Segue poi il racconto del lungo soggiorno che fece l'eroe in quel
-paradiso dei cavalieri che fu l'isola di Avalon[427]. Il medesimo si
-ha nel romanzo in prosa, calcato sul poema[428]; ma moltiplicando e
-affastellandosi sempre più le avventure dell'eroe, gli era naturale
-che venisse a cacciarsi tra queste anche un vero e proprio viaggio al
-Paradiso. Di tale viaggio è ricordo nei _Fioretti dei paladini_[429].
-Giovanni d'Outremeuse narra che Uggeri volle conquistare il Paradiso
-terrestre, e con un esercito di ventimila uomini passò regioni popolate
-di serpenti, attraversò la valle tenebrosa, vide molte isole, molti
-strani e spaventosi animali, mangiò dei frutti degli Alberi del Sole
-e della Luna, e giunse al Paradiso, il quale è tutto cinto di monti
-altissimi, ed ha un'unica entrata, guardata da fiamme, che non lasciano
-passare nessuno[430].
-
-Uggeri non pare che sia penetrato nel luogo vietato, ma bene vi
-penetrò un altro cavaliere, il quale ebbe anche la ventura di visitare
-l'Inferno, Ugo d'Alvernia. Dopo molte e molte avventure, le une più
-strane delle altre, Ugo giunge al Paradiso terrestre, vede la fonte da
-cui nascono i quattro fiumi, e presso a quella l'albero disseccato,
-che pare tocchi con la vetta il cielo, e tra i rami dell'albero la
-Vergine, con in braccio il bambino; poi trova Enoch ed Elia, i quali
-si comunicano con cert'ostie ch'egli ebbe dal papa, e portò seco nel
-viaggio. Così nel testo italiano del poema, che manoscritto si conserva
-nella Nazionale di Torino, e così ancora, secondo ho ragion di credere,
-nel franco-italiano della Biblioteca Regia di Berlino[431]. Nel romanzo
-in prosa di Andrea da Barberino il racconto corre alquanto diverso. Ugo
-risalì, cavalcando, verso le sorgenti del Nilo, accompagnato da alcuni
-grifoni, suoi fedeli ajutatori: «trovò una nugola, come tenebra scura,
-ed era come un muro, e alta, e tagliata insino all'aria, e divideva
-la luce». Quivi presso era un pilastro, con una scritta, la quale
-avvertiva chiunque non fosse mondo di peccato di non andare più oltre.
-Ugo penò tre giorni ad attraversar quelle tenebre, dopo di che giunse
-a un bel prato fiorito, pieno d'alberi, ch'era la _Terra Santa di
-Promissione_: Vide Enoch ed Elia, e un luogo cerchiato di muro, ch'era
-più propriamente il Paradiso terrestre, dove i santi dissero che nessun
-uomo vivo poteva entrare; e non ben s'intende se all'eroe sia conceduto
-d'entrarvi[432].
-
-Molta somiglianza morale ha con Ugo d'Alvernia Guerino il Meschino,
-e molta somiglianza spesso è tra le loro avventure. Guerino giunge
-al Paradiso terrestre scendendo nel Pozzo di San Patrizio. Uscito
-dall'Inferno, il cavaliere perviene, in compagnia di molti spiriti
-vestiti di bianco, davanti a un muro, che gli sembra d'oro massiccio,
-tempestato di gemme, ed è alto sino al cielo, e splende a guisa di
-fuoco ardente. S'apre una porta, e n'esce un soavissimo odore, e uno
-di quegli spiriti porge al cavaliere un _pomo molto odorifero_, da cui
-questi si sente tutto riconfortare. Soppraggiungono Enoch ed Elia, i
-quali menano il cavaliere in giro per una felice campagna che si stende
-tutto all'intorno. Nel Paradiso stesso nessun uomo mortale può entrare.
-Più oltre Guerino vede una città risplendente, cinta di un muro di
-fuoco, e ode il canto degli angeli, ond'è rallegrata, ed ha, attraverso
-una porta, un'assai strana visione della Trinità. Non s'intende bene
-se questo sia il Paradiso terrestre o il celeste; ma è probabile
-sia il celeste[433]. Tullia di Aragona rinarra tutto ciò, con alcune
-differenze, nel suo poema, e pone ad abitare nel Paradiso terrestre,
-insieme con Enoch ed Elia, anche San Giovanni[434].
-
-Con la storia di Ugo d'Alvernia e di Guerino ha molta affinità la
-storia di un Fortunato, che non ha nulla di comune con quello celebre
-della leggenda popolare, al quale la Fortuna aveva fatto dono della
-borsa che mai non si votava. Tale istoria porge materia a un ponderoso
-romanzo in prosa, che si conserva fra i manoscritti palatini di
-Firenze[435]. Come Guerino, il nostro Fortunato va in cerca del padre,
-che non conosce; compie il solito viaggio in remote regioni; vede le
-solite meraviglie; e giunge, con alcuni compagni alle falde del monte
-del Paradiso, il quale è «tanto altissimo, che la fine dell'altezza»
-non si può vedere, e nemmeno il mezzo; e così erto, che non ci si può
-salire da quella parte. I viaggiatori son venuti su per il Fison, e
-si trovano nella provincia d'Etiopia, confusa spesso, come s'è già
-notato, con l'India. Dopo molt'altri giorni di viaggio, confessatisi
-e comunicatisi a una badia, salgono il monte dalla parte opposta, e
-trovano «molte ville e abitanti,» da' quali sono ricevuti con onore,
-finchè, a un certo punto, vedono il monte «cerchiato di fuoco infino
-all'aria,» e un angelo «tutto focoso, con una spada in mano,» dice
-loro che a nessun uomo mortale è lecito salir più su, e li invita a
-mandare un sacerdote che battezzi le genti da essi convertite alla fede
-cristiana.
-
-Gli è strano che l'altro Fortunato, quello la cui storia compare in
-tutte quasi le letterature d'Europa, non esclusa l'italiana, non giunga
-ancor egli al Paradiso terrestre, dappoichè la leggenda lo fa scendere
-nel pozzo di San Patrizio, visitare il paese del Prete Gianni, e
-correre tutto il mondo.
-
-Gli ultimi cavalieri da noi incontrati ci hanno quasi ricondotti nel
-mondo monacale ed ascetico, tanto è spiccato in essi il carattere
-religioso, tanta la devozione con cui lungo tutto il corso degli
-strani lor viaggi, e in mezzo a mille avventure e a mille pericoli, si
-raccomandano a Dio, gridano i loro peccati, digiunano, si macerano, e
-si confessano ogni qual volta è data loro occasione di poterlo fare.
-Perciò sarà da ricordare qui la saga di Eirek, figlio di Thrand,
-re di Drontheim, saga che manifestamente intende alla edificazione.
-Partitosi dalla sua terra, Eirek giunge, in compagnia di un suo amico,
-a Costantinopoli; ha con quell'imperatore un colloquio di argomento
-religioso; attraversa la Siria, entra in mare, giunge in India, e a
-un ponte guardato da un drago. Di là dal ponte è il Paradiso. Eirek
-vi penetra, gettandosi nella bocca spalancata, passando attraverso il
-corpo del mostro. Trova una campagna fiorita, corsa da rivi di miele, e
-una torre sospesa in aria, a cui sale su per una scala leggiera, e dove
-gli si offre una tavola apparecchiata. Tornato in patria dopo sette
-anni di assenza, narra, a confusion dei pagani, le sue avventure, poi
-sparisce, rapito miracolosamente, e di lui non si ha più notizia[436].
-
-Ricorderò ancora Hélias, o il Cavalier dal Cigno, dei poemi francesi,
-la figliuola della Reina d'Oriente, e il buon Astolfo. Del primo
-fu detto che venisse dal Paradiso terrestre quando comparve sulla
-navicella incantata, cui traeva per l'onde il candido uccello[437].
-La seconda ci fu fatta andare dal Pucci[438]. Il terzo ci fu
-condotto dall'Ariosto[439]. Astolfo, chiusa la bocca dell'Inferno, e
-imprigionate per sempre le tetre Arpie, si lava da capo a piè:
-
- Poi monta il volatore, e in aria s'alza,
- Per giunger di quel monte in su la cima,
- Che non lontan con la superba balza
- Dal cerchio della luna esser si stima.
- Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza,
- Ch'al cielo aspira e la terra non stima.
- Dell'aria più e più sempre guadagna,
- Tanto ch'al giogo va della montagna.
-
-Quivi fiori che pajon gemme, alberi sempre fecondi, uccelletti di
-tutti i colori che cantano dolcemente, ruscelli e laghi che vincono
-di limpidezza il cristallo, un'aura soave che va predando ai fiori il
-profumo, uno smisurato palazzo
-
- in mezzo alla pianura,
- Ch'acceso esser parea di fiamma viva:
- Tanto splendore intorno e tanto lume
- Raggiava, fuor d'ogni mortal costume.
-
-Enoch, Elia, San Giovanni accolgono amorevolmente il cavaliere, lo
-alloggiano in una stanza, gli dànno di quelle frutta che non hanno
-simili in terra, provvedono buona biada all'ippogrifo. Il dì seguente
-l'eroe si leva, e dopo aver discorso con San Giovanni
-
- Di molte cose di silenzio degne,
-
-venuta la sera, entra con l'apostolo in un carro, tratto da quattro
-destrieri più rossi che fiamma, e sale al mondo della luna per
-ricuperare il senno d'Orlando.
-
-Astolfo fu l'ultimo visitatore del Paradiso terrestre. Fausto,
-l'inquieto ed insaziabile scrutator delle cose, figura e simbolo di una
-nuova età, dopo aver corso in compagnia di Satana tutta la faccia della
-terra, e penetrato gli abissi, pervenne, secondo il popolare racconto,
-alle fatali giogaje del Caucaso, e vide, da lungi, fiammeggiare la
-spada ardente del cherubino; ma, come tratto da nuova cura, non si
-fermò e passò oltre[440]. E dopo di lui nessuno più vide la porta
-meravigliosa sognata da tanti, e da così pochi varcata; la porta d'oro
-e di gemme ormai chiusa per sempre.
-
-
-NOTE:
-
-[308] Ediz. cit., l. I, parte IV, cap. 123.
-
-[309] Ediz. cit., p. 23.
-
-[310] _Inf._, XXVI, 90 sgg. Che la _montagna bruna_ veduta da Ulisse
-e da' suoi compagni nell'altro emisfero, debba essere, secondo la
-intenzione di Dante, il monte del Purgatorio, par certo, malgrado le
-obbiezioni di qualche commentatore.
-
-[311] _Op. cit._, ediz. cit., p. 14.
-
-[312] Cod. riccardiano 1672, f. 47 r., col. 1ª.
-
-[313] POMPONIO MELA, _De situ orbis_, III, 6, parla di un'isola del
-Mar Caspio, denominata Talca, la quale era naturalmente fertilissima,
-e recava gran copia di frutti e di messi, cui, per altro, il vicino
-popolo non osava di toccare, stimandoli serbati agli dei.
-
-[314] PERTZ, _Scriptores_, t. VII, pp. 84-5.
-
-[315] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce, Sitzungsberichte
-der k. Akad. d. Wiss._ di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. LXIII (1869),
-pp. 165 sgg.; W. MEYER, _Die Geschichte des Kreuzholzes vor Christus,
-Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss._ di Monaco, Cl. I, vol. XVI (1881),
-parte 2ª. Vedi pure WESSELOFSKY, _Altslavische Kreuz- und Rebenssagen,
-Russische Revue_, vol. XIII, pp. 130-52; KÖHLER, _Zur Legende von der
-Königin von Saba oder der Sibylla und dem Kreuzholze_, Germania, anno
-XXIX (1884), pp. 53-8. Un racconto italiano pubblicò il D'ANCONA, _La
-leggenda di Adamo ed Eva, Sc. di cur. lett._, disp. 106, Bologna, 1870.
-
-[316] GIOVANNI BELETH, nel _Rationale divinorum officiorum_, cap. _De
-exaltatione S. Crucis_; ERRADA DI LANDSPERG, nell'_Hortus deliciarum_
-(ENGELHARDT, _Herrad von Landsperg_, Stoccarda e Tubinga, 1818, p.
-41); STEFANO DI BORBONE, nel _Tractatus de septem donis_ (LECOY DE LA
-MARCHE, _Anecdotes_, etc., p. 425), dissero poi che Adamo era ammalato
-di gotta.
-
-[317] MEYER, _Vita Adae et Evae_, già cit., pp. 14 sgg.
-
-[318] Cap. 19, ap. THILO, _Op. cit._, pp. 685-97.
-
-[319] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce_, pp. 165-6.
-In altre leggende l'albero, del cui legno fu fatta la croce, non ha
-relazione alcuna col Paradiso terrestre. Vedi MEYER, _Die Gesch. d.
-Kreuzh._, pp. 106 sgg.
-
-[320] MEYER, _ibid._, p. 130. Il testo latino è riprodotto ivi stesso,
-pp. 131-49.
-
-[321] PANTHEON, parte XIV, in _Pistor-Struve_, _Rerum germanicarum
-scriptores_, t. II, p. 242.
-
-[322] Nei _Fioretti della Bibbia_ la leggenda di Jerico segue a quella
-di Seth, anzi forma parte con essa di una sola leggenda. Lo stesso
-incontra nella catalana _Genesi de scriptura_, che ha coi _Fioretti_
-strettissima relazione: _Compendi historial de la Biblia que ab lo
-títol de Genesi de Scriptura_, Barcelona, 1873, pp. 12-15, 18-19.
-Qui, nella stampa, si legge Genico; ma un manoscritto, che, sotto il
-titolo di _Flos mundi_, si conserva nella Nazionale di Parigi (Esp. 46)
-ha Gerico. Non credo che i _Fioretti_ abbiano attinto, come par che
-stimino il Mussafia (p. 193) e il Meyer (p. 161), da Gotofredo; anzi
-penso che questi trovasse il racconto in alcuna scrittura da cui anche
-i _Fioretti_ l'attinsero. Di Jonito, primo inventore dell'astronomia,
-fa ricordo anche BRUNETTO LATINI, _Li tresor_, ediz. cit., l. I, parte
-1ª, cap. 21.
-
-[323] Vedi per tutto ciò il mio libro, _Roma nella memoria e nelle
-immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882-3, vol. II, pp. 107,
-491-6, 500, 502, 503. Alle notizie ivi raccolte ne aggiungo qui
-alcune altre. L'albero descritto da Marco Polo sotto il nome di Albero
-Secco, o piuttosto Albero del Sole, non è punto un albero disseccato
-o dispogliato. Il ROUX DE ROCHELLE (_Notice sur l'Arbre du Soleil, ou
-Arbre Sec, décrit dans la relation des voyages de Marco Polo, Bulletin
-de la Société de géographie_, serie 3ª, vol. III, 1845, pp. 187-94)
-lo identifica con un albero da manna; e nella già ricordata mappa di
-Hereford si legge, sopra una penisola vicina al Paradiso terrestre:
-_Arbor balsami est arbor sicca._ Andrea Bianco pone l'_alboro seco_
-nella penisola stessa ov'è il Paradiso. Un _amiraus d'outre le
-Sec-Arbre_ figura nel _Jeu de saint Nicolas_ di GIOVANNI BODEL, ap.
-MONMERQUÉ et MICHEL, _Théâtre français au moyen âge_, Parigi, 1839.
-
-[324]
-
- Dio te salve, santa croce,
- Arboro d'amor plantato,
- Che portasti lo fructo sì dolce,
- E lo mondo ay salvato. —
-
- O croce alma, mirabile,
- Arbore dolce, fruttifero,
- O pretio incomparabile,
- O premio salutifero. —
-
- Su nell'alto dello mare
- Uno arbore è apparito,
- Che de rose e de viole
- Tutto quanto è fiorito,
-
-ecc. ecc.
-
-[325] VENANZIO FORTUNATO, _Poematum_ l. II, _De cruce Domini_:
-
- De parentis protoplasti fraude facta condolens,
- Quando pomi noxialis morsu in mortem corruit,
- Ipse lignum tunc notavit damna ligni ut solveret.
-
-[326] GIACOMO DA VORAGINE cita un verso (_Legenda aurea_, ediz.
-Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, cap. 68, p. 304):
-
- Ligna crucis palma, cedrus, cypressus, oliva
-
-Altrove altri versi si leggono:
-
- Quatuor ex lignis dominis crux dicitur esse; —
- Pes crucis est cedrus; corpus tenet alta cupressus:
- Palma manus retinet; titula laetatur oliva,
-
-MORRIS, _Legends of the Holy Rood_, Londra, 1871, p. XVII. Un ms.
-della Palatina di Firenze, segn. CXXI, contiene una Meditazione
-della passione di Gesù Cristo, divisa in quattro parti, di cui la
-terza s'intitola: _Di quanti legni fu facta la santa croce, et come
-lo stipite fu producto, tagliato et poi ritrovato._ PALERMO, _I
-manoscritti palatini di Firenze ordinati ed esposti_, Firenze, 1853-68,
-t. I, p. 235; _I codici palatini della R. Biblioteca Nazionale centrale
-di Firenze_, Roma, 1886 sgg., vol. I, p. 113.
-
-[327] SANT'ATANASIO, _Expositio fidei_, cap. 1, dice che San Paolo
-fu rapito nel Paradiso terrestre; SAN CIRILLO, _Catechesis de Christi
-consessu_, ch'ei fu rapito e nel Paradiso terrestre e in cielo.
-
-[328] Un testo latino di questo racconto fu prima pubblicato dal ROSWEY
-nelle _Vitae patrum_, Anversa, 1616, pp. 224-31, col titolo: _Vita
-Sancti Macarii Romani servi Dei, qui inventus est juxta Paradisum,
-auctoribus Theophilo, Sergio et Hygino_; poi negli _Acta Sanctorum_, 23
-ottobre, pp. 566-71. In italiano si ha nelle _Vite dei Santi Padri_, la
-cui traduzione suolsi attribuire al CAVALCA, ediz. del Manni, Firenze,
-1731-2, vol. II, pp. 341 sgg.; in _Leggende del secolo XIV_, Firenze,
-1863, vol. I, pp. 452 sgg., e in più codici, come, per esempio, nel
-magliabechiano cl. 35, num. 221. f. 36 r. sgg., ove s'intitola: Q_ui
-incomincia la storia di tre monaci romani e quali andorono al paradiso
-luziano come voi udrete_. Il cod. VIII, B, 33 della Nazionale di
-Napoli contiene dal f. 173 r. a 179 v.: _De tre monaci che se partino
-per andare a lo Paradiso terresto, et como trovaro Machario romano
-appresso al Paradiso XVIII miglia_. Il MIOLA nota essere questa la
-leggenda di San Macario, ma affatto diversa da quella che si legge fra
-le Vite dei SS. Padri. _Le scritture in volgare dei primi tre secoli
-della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli,
-nel Propugnatore_, vol. XIII, parte 2ª, p. 417. Cf. _H. Mertian_,
-_Le Robinson de la légende_, in _Études religieuses, historiques et
-littéraires_, Parigi, 1862, vol. I, pp. 372-85.
-
-[329] Nella mappa d'Andrea Bianco, a occidente e in prossimità del
-Paradiso terrestre, è disegnata una chiesuola, con le parole _ospitium
-macorii_: a levante veggonsi due figurine d'uomini, con in mezzo
-un albero, e scrittovi _omines parc_, e in altra riga alboro seco.
-Il _Lelewel_ non intende nulla di tutto ciò. Egli dice (Op. cit.,
-vol. II, p. 88): «L'Asie meridionale avance aussi par une péninsule
-vers les extrémités orientales. Au bout de cette péninsule est situé
-_paradixo terestro_, d'où sortent les quatre fleuves bibliques; dans
-leur cours parallèle entre _ospitium macorii_ (Macarii? beati, μαχαρις
-(sic), hospice de bienheureux); et les hommes, omines que s (sine)
-_capitelos_? qui sont sans tête, le visage sur leur poitrine; _omines
-parc_ (nt) _alboro se_(ri)_co_? les hommes préparant des arbres la
-soie?». Ora l'_ospitium macorii_ altro non è che il romitaggio di San
-Macario; e gli _omines parc_ sono gli _homines parci_, i quali vivono
-dell'odore di un pomo, e non hanno nulla che fare con l'_alboro seco_.
-
-[330] Vedi pp. 21-2.
-
-[331] _Odissea_, XI, 14-19; _Teogonia_, 736-8, 813-7.
-
-[332] _Pseudocallisthenes_, l. II, cap. 39, e molte delle posteriori
-storie favolose di Alessandro.
-
-[333] Vedi una nota del Liebrecht agli _Otia imperialia_ di GERVASIO
-DA TILBURY, ediz. cit., p. 115, e, nel presente volume, lo scritto
-intitolato _Il riposo dei dannati_.
-
-[334] Epist. 10, ap. JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum
-germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, p. 56.
-
-[335] _Miscellanea di opuscoli inediti o rari dei secoli XIV e XV_,
-Torino, 1861, pp. 165-78; _Leggende del secolo XIV_, già citate,
-vol. I, pp. 489 sgg.; cfr. ZAMBRINI, _Le opere volgari a stampa dei
-secoli XIII e XIV_, 4ª ediz. con appendice, Bologna, 1884, col. 574.
-Questa leggenda occorre spesso in manoscritti italiani: vedi FARSETTI,
-_Biblioteca manoscritta_, vol. I, p. 292; vol. II, pp. 83, 92. Nel cod.
-magliabechiano pur ora citato, cl. 35, num. 221, essa tien dietro alla
-leggenda dei monaci Teofilo, Sergio ed Igino. È pur contenuta nel cod.
-7762 della Nazionale di Parigi, e nel cod. CCCXLIII della Corsiniana
-(ora Biblioteca dell'Accademia dei Lincei) fondo Rossi. Ci sono, tra le
-varie redazioni differenze alle volte notabili: io seguo quella che si
-ha nella _Miscellanea_ sopraccitata. Alcune delle cose che nel Paradiso
-vedono i monaci, vede anche Seth nel racconto italiano pubblicato dal
-D'Ancona e ricordato di sopra.
-
-[336] Di musiche, le quali con la soavità loro addormentano, è
-frequente ricordo in leggende e in novelle popolari. Vedi, per esempio,
-D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit_., pp. 289, 323, 328.
-
-[337] _Felix im Paradise_, VON DER HAGEN, _Gesammtabenteuer_, Stoccarda
-e Tubinga, 1850, N. XC, vol. III, pp. cxxvii, 611 segg. Vedi inoltre
-GERING, _Islendzk Aeventyri_, Halle a. S., 1882-84, vol. II, pp. 120-2,
-ove sono date le opportune notizie bibliografiche. Questa leggenda,
-veramente assai bella, ebbe molta fortuna, e da poeti modernissimi
-fu rinarrata più volte; tra gli altri, e meglio che dagli altri, dal
-Longfellow.
-
-[338] In quest'ultima forma la leggenda del monaco Felice ha certa
-somiglianza con quella del rabbino Choni Hameaghel, il quale non
-potendo intendere le parole del salmista: «Quando Dio liberò i prigioni
-di Sion, noi eravamo simili ad uomini che sognino», fu miracolosamente
-immerso in un sonno che durò settant'anni, dal quale destatosi, non
-fu più riconosciuto da nessuno. EHRMANN, _Aus Palästina und Babylon_,
-Vienna 1880, pp. 19-20. Uggero il Danese, tornato dopo dugent'anni
-dal regno di Morgana, non riconosce più nessuno e non è da nessuno
-riconosciuto.
-
-[339] _Histoire de Saint Louis_, cap. 94, ediz. cit., p. 320.
-
-[340] Si potrebbero moltiplicare agevolmente gli esempii e i riscontri.
-Il tema appar molto spesso in novelline popolari. Il figliuolo di una
-povera vedova sposa la Fortuna, che in capo di certo tempo lo abbandona
-per andarsene a stare nell'Isola della Felicità. Il giovane la
-raggiunge, e statovi dugent'anni, crede d'esservi stato solamente due
-mesi. COMPARETTI, _Novelline popolari italiane_, Torino, 1875, _L'Isola
-della Felicità_, pp. 212 sgg. Un giovane va al Paradiso: crede esservi
-rimasto mezz'ora, o meno di un'ora, e v'è rimasto più di un anno, o
-anche cent'anni. LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Bretagne_,
-Parigi, 1881, pp. 78 sgg., 216 sgg. Un fabbro ferrajo è invitato a
-ferrar cavalli in un castello misterioso: ne ferra uno, e quando torna
-son passati dieci anni, e trova la moglie maritata ad altro uomo. ZAPF,
-_Der Sagenkreis des Fichtelgebirges_, Hof, s. a. pp. 6-7. Vittore Hugo
-introdusse questo tema leggendario nella sua novella fantastica _Le
-beau Pécopin_. Secondo altro tema, ch'è come il rovescio di questo, un
-tempo assai breve è giudicato lunghissimo. Vedi KELLER, _Li romans des
-sept sages_, Tubinga, 1836, p. clvii; WESSELOFSKY, _Il paradiso degli
-Alberti_, vol. II, pp. 188-217; D'ANCONA, _Le fonti del Novellino_, in
-_Studj di critica e storia letteraria_, Bologna, 1880, pp. 309-12. Il
-celebre fumatore d'oppio De Quincey dice che ne' suoi sogni il tempo
-gli sembrava sterminatamente allungato. Le immaginazioni della leggenda
-e delle novelline popolari hanno importanza notabile per la dottrina
-psicologica del tempo.
-
-[341] Il testo latino fu pubblicato dallo Schwarzer nella _Zeitschrift
-für deutsche Philologie_, vol. XIII (1882), pp. 338-51. Ne aveva prima
-dato un breve sunto il MUSSAFIA, _Ueber die Quelle des altfranzösischen
-Dolopathos, Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss_. di Vienna, philos.-hist.
-Cl., vol. XLVIII (1864), pp. 14-6. Altri racconti somiglianti indica
-il KÖHLER, _Zur Legende vom italienischen jungen Herzog im Paradiese_,
-nella _Zeitschrift_ ora citata, vol. XIV, pp. 96-8. Il codice tedesco
-718 della Biblioteca Regia di Monaco di Baviera, da me veduto, contiene
-(f. 77 r. a 85 v.) una traduzione tedesca della leggenda, col seguente
-titolo: _Eyn hobische historie von dem irdischen paradise in welschem
-landen gescheen_. In lingua ammodernata pubblicò CHR. A. VULPIUS,
-nel vol. I delle sue _Curiositäten der physischen, literarischen,
-artistichen, historischen Vor- und Mitwelt_, anno I (1811), pp. 179-89.
-
-[342] Intorno a San Patrizio, al suo Pozzo, o Purgatorio, alle varie
-leggende che si legano ad esso, e alle non poche questioni che intorno
-ad esso si fecero, vedi il già più volte citato libro del WRIGHT, _St.
-Patrick's Purgatory;_ MONCURE D. CONWAY. _The saint Patrick Myth,
-The north american Review_, anno 1888, pp. 858 sgg.; ECKLEBEN, _Die
-älteste Schilderung vom Fegefeuer des heiligen Patricius_, Halle a. S.,
-1886. Per la bibliografia, vedi i rinvii e le indicazioni di L. FRATI,
-_Il Purgatorio di S. Patrizio secondo Stefano di Bourbon e Uberto da
-Romans, in Giornale storico della letteratura italiana_, vol. VIII
-(1886), pp. 142-3. La leggenda del Pozzo e del cavaliere ebbe grande
-diffusione e celebrità anche in Italia. L'Ariosto ricorda (_Orl. Fur._,
-c. X, st. 92):
-
- Ibernia fabulosa, dove
- Il santo vecchiarel fece la cava,
- In che tanta mercè par che si trove
- Che l'uom vi purga ogni sua colpa prava.
-
-Nel secolo stesso dell'Ariosto il Pozzo fu descritto da un vescovo
-italiano. (MORSOLIN, _Francesco Chiericati, vescovo e diplomatico
-del secolo XVI, Atti dell'Accademia Olimpica di Vicenza_, 1878). Un
-testo italiano della leggenda pubblicò il VILLARI, _Alcune leggende e
-tradizioni che illustrano la Divina Commedia, Annali delle Università
-toscane_, parte prima, t. VIII, Pisa, 1866, pp. 108 sgg.: un altro
-pubblicò il GRION nel _Propugnatore_, vol. III, parte 1ª, pp. 116-49.
-Un _Viaggio del Pozzo di San Patrizio_ fu più volte stampato in Italia.
-(HAYM, _Biblioteca italiana_, vol. II, p. 624). Il Calderon compose un
-dramma intitolato _El Purgatorio de San Patricio_. Tra le molte e varie
-versioni della leggenda sono differenze notabili.
-
-[343] Questa è la forma più divulgata del nome, che nel racconto latino
-suona _Oengus_. Nella _Legenda aurea_ il cavaliere si chiama Niccolò,
-Alvise nel testo pubblicato dal Grion, Ludovico Enio nel dramma del
-Calderon, altramente altrove.
-
-[344] Nel racconto riferito da GIACOMO DA VORAGINE (_Legenda aurea_,
-ediz. cit., cap. 50, p. 216) due bei giovani conducono il pellegrino
-fin sotto le mura di una città meravigliosa tutta risplendente d'oro e
-di gemme, ma non gli concedon d'entrarvi, e gli annunziano che, tornato
-al mondo, morrà in capo di trenta giorni, e potrà allora entrare nella
-città paradisiaca. Nel dramma del Calderon, la città, inaccessibile, è
-così descritta:
-
- Una ciudad eminente
- De quien era el sol remate
- A torres y chapiteles.
- Las puertas eran de oro,
- Tachonadas sutilmente
- De diamantes, esmeraldos,
- Topacios, rubles, claveques.
-
-Qui, e nel racconto del Voragine, non ben si capisce se si tratti del
-Paradiso terrestre o del celeste. Nel racconto italiano pubblicato
-dal Villari, il cavaliere vede, dalla cima di un alto monte, il cielo
-_simigliante a l'oro fine ch'è nella fornacie ardente_, e alcuni
-arcivescovi, che l'accompagnano, gli dicono esser quel cielo la porta
-del superno Paradiso, ov'entrano tutti coloro che hanno finito il tempo
-della loro dimora nel Paradiso terrestre.
-
-[345] Cap. I, in _Acta Sanctorum_, 17 marzo.
-
-[346] Dice MASÛDI, parlando dell'Atlantico (_Les prairies d'or_,
-trad, cit., vol. I, p. 858): «On en raconte des choses merveilleuses,
-que nous avons raportées dans notre ouvrage intitulé les Annales
-historiques, en parlant de ce qu'ont vu les hommes qui y ont pénétré au
-risque de leur vie, et dont les uns sont revenus sains et saufs, tandis
-que les autres ont peri».
-
-[347] Vedi, a questo proposito, MARINELLI, _La geografia e i Padri
-della Chiesa_, estratto dal Bollettino della Società geografica
-italiana, anno 1882, pp. 11-15.
-
-[348] _Historia ecclesiastica_, ediz. cit., capp. 246, 247.
-
-[349] Nel già citato prologo della _Vengeance de Jésus-Christ_, Nerone
-racconta a Virgilio com'egli e gli altri demonii, cadendo dal cielo,
-aprirono un grande abisso nel mare, capace di trenta contee, il quale
-è detto li _goufre de Sathanie_. Ogni nave che ad esso si accosti è
-irreparabilmente perduta. L'acqua vi turbina con irresistibile impeto,
-e così veloce
-
- Comme .I. quariaus quand on le lait aler.
-
-(COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, vol. II, p. 202). Cosroè
-Anuscirvan fece un viaggio per conoscere un gran vortice ch'era in
-mezzo del Mar Caspio, e si salvò per miracolo. DORN, _Auszüge aus
-vierzehn morgenländischen Schriftstellern, betreffend das Kaspische
-Meer und angrenzende Länder, Mélanges asiatiques_, vol. VI, pp. 638-40.
-
-[350] V. W. GRIMM, _Die Sage von Polyphem, Abhandl. d. k. Akad. der
-Wiss_. zu Berlin, anno 1857; GERLAND, _Altgriechische Märchen, in
-der Odyssee_, Magdeburgo, 1869; KREK, _Einleitung in die slavische
-Literaturgeschichte_, 2ª ediz., Graz, 1887. V. pure GORRA, _Testi
-inediti di storia trojana_, Torino, 1887, p. 42; PARODI, _I rifacimenti
-e le traduzioni dell'Eneide_, già cit., pp. 152, 184. Una fiaba
-italiana dei ciclopi pubblicò il COMPARETTI, _Novelline popolari_, p.
-308 sgg.
-
-[351] _Historia danica_, ediz. di Copenaghen, 1839-58, vol. I. pp. 420
-sgg.
-
-[352] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique et la poésie des
-cloîtres en Irlande, en Cambrie et en Bretagne_, ediz. in-12º, Parigi,
-1864, p. LVI.
-
-[353] JOYCE, _Old Celtic Romances_, Londra, 1861, pp. 112 sgg.;
-BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique_, p. 354 sgg.
-
-[354] BEAUVOIS, _ibid_., pp. 365-7.
-
-[355] ID., _ibid_., pp. 367-8.
-
-[356] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_,
-pp. 25-6.
-
-[357] HUMBOLDT. _Examen critique_, etc., vol. II, pp. 160-1.
-
-[358] Cf. LETRONNE, _Recherches géographiques et critiques sur le livre
-De mensura orbis terrae_, Parigi, 1814, pp. 129-46.
-
-[359] DE MONTALEMBERT, _Les moines d'Occident_, Parigi, 1860-77, vol.
-III, p. 287. Vedi la Vita maggiore del santo negli AA. SS., t. II di
-giugno. Quivi è pur ricordato (l. I, cap. 20) un certo Baitano, _che
-benedici a Sancto petivit, cum ceteris in mari eremum quaesiturus_.
-
-[360] _La poésie des races celtiques_, in _Essais de morale et de
-critique_, Parigi, 1859, p. 446.
-
-[361] _Spicilegium Vaticanum_, Frauenfeld, 1838, pp. 145-7.
-
-[362] Vedi per la vita del santo gli _Acta Sanctorum_, t. III di
-maggio, pp. 599-608; DE LA RUE, _Essais historiques sur les bardes,
-les jongleurs et les trouvères normands et anglo-normands_, Caen, 1834,
-vol. II, p. 66; SMITH, and WACE, _A Dictionary of Christian Biography,
-Litterature, Sects and Doctrines_, Londra, 1877-87, art. _Brendan of
-Clonfert_; SCHIRMER, _Zur Brendanus-Legende_, Lipsia, 1888, pp. 1 sgg.
-Non si confonda con la leggenda del nostro la leggenda, che tuttavia
-corre per Toscana, in istampe popolari, di Brandano da Siena, vissuto
-nel secolo XVI.
-
-[363] Sigeberto Gemblacense, Alberico delle Tre Fontane, Ruggero di
-Wendover, ecc.
-
-[364] GREITH, _Op. cit._, p. 145 n.; HARDY, _Descriptive Catalogue of
-Materials relating to the History of Great Britain_, Londra, 1871, vol.
-I, i, pp. 159 sgg.
-
-[365] Le redazioni della leggenda di San Brandano sono tre: quella
-del racconto gaelico, quella della _Navigatio_, quella di alcuni
-testi tedeschi e di uno olandese, i quali rimandano, probabilmente,
-a un racconto francese. Vedi per tutto ciò, e per le relazioni e
-derivazioni dei testi: PESCHEL, _Der Ursprung und die Verbreitung
-einiger geographischen Mythen im Mittelalter, Deutsche Vierteljahrs
-Schrift_, vol. II, 1854, pp. 242 sgg.; SCHROEDER, _Sanct Brandan, Ein
-lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen, 1871, pp. IV sgg.;
-SUCHIER, _Brandans Seefahrt, Romanische Studien_, vol. I (1871-5), pp.
-555 sgg.: SCHIRMER, _Op. cit._, pp. 14 sgg. Al lettore non sarà forse
-discaro di trovar qui un po' di bibliografia de' testi in varie lingue
-e dell'edizioni loro, bibliografia che, del resto, non do per compiuta.
-LATINI: _Navigatio_: JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines_,
-Parigi, 1836, pp. 1 sgg.; SCHROEDER, _Op. cit._, pp. 3 sgg.; MORAN,
-_Acta Sancti Brendani_, Dublino, 1872, pp. 85 sgg.; _Florilegium
-Casinense_, in appendice alla _Bibliotheca Casinensis_, Montecassino,
-1873 sgg., t. III, pp. 411 sgg.: _Testi latini in verso_: LEYSER,
-_Altdeutsche Blätter_, vol. II, pp. 273 sgg.; MARTIN, _Zeitschrift
-für deutsches Alterthum_, nuova serie, vol. IV (1873), pp. 289 sgg.
-— FRANCESI: JUBINAL, _Op. cit._, pp. 57 sgg., 105 sgg.; SUCHIER, pp.
-567 sgg.; AURACHER, _Zeitschrift für romanische Philologie_, vol.
-II (1878), pp. 439 sgg.; MICHEL, _Les voyages merveilleux de Saint
-Brandan_, Parigi, 1878. — ITALIANI: VILLARI, _Alcune leggende_, ecc.,
-pp. 134 sgg. Una vita italiana di San Brandano registra il Lami, e un
-testo italiano della leggenda contiene il cod. 1008 della Biblioteca
-di Tours, intorno al quale vedi _Bibliothèque de l'École des chartes_,
-anno 1878, pp. 385-6. — INGLESI: WRIGHT, _St. Brandan, a medieval
-Legend of the Sea in english Verse and Prosa_, Londra, 1844; HORSTMANN,
-_Die altenglische Legende von St. Brendan, Archiv für das Studium
-der neueren Sprachen und Litteraturen_, vol. LX (1874), pp. 17 sgg. —
-TEDESCHI: BRUNS, _Romantische und andere Gedichte in altplattdeutscher
-Sprache_, Berlino, 1798, pp. 159 sgg.; GENTHE, _Deutsche Dichtungen
-des Mittelalters_, Eisleben, 1841, vol. I, pp. 337 sgg.; SCHROEDER,
-_Op. cit_., pp. 51 sgg., 127 sgg., 163 sgg., — OLANDESI: BLOMMAERT,
-_Oudvlaemsche Gedichten der XIIe, XIIIe, en XIVe eeuwen_, Gent,
-1838-51, parte 1ª, pp. 100 sgg.; parte 2ª, pp. 3 sgg.; BRILL, _Van
-Sinte Brandane_, in MOLTZER, _Bibliothek van middelnederlandsche
-letterkunde_, Groninga, 1871. Tralascio di ricordare traduzioni e
-rimaneggiamenti di tempi posteriori, pei quali si possono vedere gli
-autori citati in principio di questa nota.
-
-[366] _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren antiken Elementen_,
-Lipsia, 1854-6, vol. I, pp. 169-70. Cfr. JONCKBLOET, _Geschichte der
-niederländischen Literatur_ (trad. di W. Berg), Lipsia, 1870-2, vol. I,
-p. 177, e HUMBOLDT, _Examen_, etc. vol. II, p. 165.
-
-[367] Vedi HAURÉAU, _Singularités historiques et littéraires_, Parigi,
-1861, pp. 1 sgg.: _Écoles d'Irlande_.
-
-[368] SCHROEDER, Op. cit., pp. XII-XIII.
-
-[369] Vedi a questo proposito WRIGHT, _St. Brandan_, p. v. I riscontri
-fra la leggenda di San Brandano e racconti arabici furono già notati
-dal REINAUD nella citata Introduzione alla Geografia di Abulfeda, e
-vol. II, p. 263; poi dal D'AVEZAC, _Les îles fantastiques de l'Océan
-occidental, Nouvelles annales des voyages et sciences géographiques_,
-anno 1845, vol. I, pp. 298-9. Secondo lo ZIMMER (_Keltische Beiträge,
-Zeitschrift für deutsches Alterthum und deutsche Litteratur_, vol.
-XXVIII, 1889) la fonte principale della _Navigatio_ sarebbe l'_Imram
-Maelduin_. Ultimamente il DE GOEJE prese a dimostrare (_La légende
-de Saint Brandan, Actes du huitième congrès international des
-Orientalistes tenu en 1889 à Stockholm et à Christiania_, Sezione I,
-Leida, 1891, pp. 43-76) che la più parte delle finzioni contenute nella
-_Navigatio_ derivano dal racconto dei viaggi di Sindbad, o da altri
-racconti orientali. Alcuni degli argomenti da lui addotti sono assai
-validi, ma altri mi pajono debolissimi. Credo la questione sia ancora
-insoluta.
-
-[370] SCHROEDER, Op. cit., pp. 61 sgg., 169 sgg.
-
-[371] SUCHIER, pp. 585 sgg.; AURACHER, p. 456; MICHEL, pp. 80 sgg.
-
-[372] VILLARI, pp. 157 sgg.
-
-[373] Leggesi in un'antica _Historia Norvegiae_: «Sunt item in
-refluentis oceani insule ovium, numero [XVIII], quas patria lingua
-Faereyar incolae appellant; ibi enim ruricolis opima grex affluit;
-sunt quibusdam inde millia ovium». _Monumenta historica Norvegiae_,
-Cristiania, 1880, p. 92.
-
-[374] Vedi Freudenthal, nell'_Orient und Occident insbesondere in ihren
-gegenseitigen Beziehungen_ del Benfey, vol. III, p. 354.
-
-[375] Vedi in questo volume lo scritto che segue, e nel successivo
-quello intitolato _Demonologia di Dante_.
-
-[376] PLINIO, _Hist. nat_., l. IV, cap. 30: «A Thule unius diei
-navigatione mare Concretum, a nonnullis Cronium appellatur».
-
-[377] HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. I, pp. 196-8; vol. II, p. 161 n.
-
-[378] Vedi BARTSCH, _Herzog Ernst_, Vienna, 1869, pp. CXLV-CXLVIII;
-HOFMANN, _Ueber das Lebermeer, Sitzungsberichte der k. bayer. Akademie
-der Wissenschaften_, anno 1865.
-
-[379] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 1ª, p. 911.
-
-[380] ID., _ibid._, parte 2ª, p. 164.
-
-[381] SANTAREM, _Essai_, etc., vol. I, pp. 333, 335, 336, 351, 354-5.
-
-[382] FLETCHER S. BASSETT, _Legends and Superstitions of the Sea and
-Sailors in all Lands and at all Times_, Chicago e New-York, 1885, p.
-14.
-
-[383] _De his qui tarde a numine corripiuntur_. Cf. DELEPIERRE,
-_L'Enfer_, Londra, 1876, p. 23.
-
-[384] SCHADE, _Visio Tnugdali_, § 11, pp. 12-3, e nelle versioni.
-
-[385] _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 2.
-
-[386] DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique_, etc., pp. LVI-LVII.
-
-[387] Continuazione del poema d'_Huon de Bordeaux_, ms. della Nazionale
-di Torino, L, II, 14, f. 360 r. Circa l'alleviamento di pena conceduto
-al massimo dei peccatori vedi, in questo volume, lo scritto che segue.
-In una Visione riferita da VINCENZO BELLOVACENSE (_Spec. hist._, l.
-XXIX, capp. 6-10) si narra l'atroce castigo inflitto a Giuda, castigo
-che non dà luogo a lenimento alcuno.
-
-[388] Vedi ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia,
-1876, pp. 167-287; BOSSERT, _La littérature allemande au moyen âge_,
-Parigi, 1882, pp. 115-54: _Les légendes de la mer_.
-
-[389] Cf. HUMBOLDT, _Examen_, vol. II, pp. 166-7; D'AVEZAC, _Op. cit._,
-p. 300.
-
-[390] L'Ἀπρόσιτος, o isola inacessibile di Tolomeo, è appunto una delle
-Canarie.
-
-[391] L. II, cap. 13; ms. L, IV, 5 della Nazionale di Torino, f. 220 v.
-
-[392] _De imagine mundi_, l. I, cap. 36.
-
-[393] _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIII, p. 202.
-Dell'Isola Perduta è anche ricordo nelle _Storie di Rinaldo_. Un'Isola
-nascosta è menzionata nel Prologo e nel seguito del poema di Huon de
-Bordeaux.
-
-[394] _Reductorium morale_, l. XIV, cap. 22.
-
-[395] D'AVEZAC, _Nouvelles annales des voyages_, etc., vol. II, p. 47.
-
-[396] Vedi per queste curiose spedizioni JOSÉ DE VIERA Y CLAVIJO,
-_Noticias de la historia general de las Islas Canarias_, Madrid,
-1772-83, ove se ne discorre in un apposito capitolo, volume I, pp.
-78-112. Cf. HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. II, pp. 167-73.
-
-[397] Ciò ricorda quanto lo storico JUAN DEL CASTILLO narra (_Historia
-de los Reyes Godos_, Madrid, 1624, p. 365) di Filippo II, che, sposando
-Maria, s'impegnò a rinunziare alla corona d'Inghilterra nel caso che
-fosse tornato il re Artù.
-
-[398] Vedi, tralasciando le dissertazioni del Le Grand d'Aussy e del Le
-Clerc, FANT, _L'Image du Monde_, etc., Upsala, 1886, p. 26.
-
-[399] DUEMMLER, _Gedichte aus Ivrea: Hymnus Sancti Brendani
-confessoris, Zeitsch. f. deutsches Alterth._, nuova serie, vol. II
-(1869), p. 256; MORAN, _Acta Sancti Brendani_, p. 27 sgg. Nel cod.
-palatino CXX della Nazionale di Firenze è una orazione di San Brandano
-con questa avvertenza: _Santo Brandano monacho fece questa oratione
-della parola di Dio, cioè Yhesu_ Χρι_sto per Michele Archangelo, quandò
-passò sette mari_. PALERMO, _I manoscritti palatini_, vol. I, p. 234.
-Della venerazione in cui era tenuto da certi monaci San Brandano porge
-documento NICCOLÒ DI BIBERA (sec. XIII) nel suo _Carmen satiricum_, in
-un luogo ove dice:
-
- Sunt et ibi Scoti, qui cum fuerint bene poti,
- Sanctum Brandanum proclamant esse decanum
- In grege sanctorum, vel quod deus ipse deorum
- Brandani frater sit et eius Brigida mater.
-
-Ediz. Fischer, nel vol. I delle _Geschichtsquellen der Provinz
-Sachsen_, 1870, vv. 1550-3.
-
-[400] _Speculum historiale_, l. XXII, cap. 81. Vedi in contrario
-GIRALDO CAMBRENSE, _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 43, ap.
-CAMDEN, _Anglica, Hibernica_, etc. p. 731.
-
-[401] _Spec. hist._, l. XXII, capp. 96-7.
-
-[402] Vedi la Vita inserita dal MABILLON negli _Acta sanctorum ordinis
-S. Benedicti_, saec. pr., p. 178.
-
-[403] GIOVANNI A BOSCO, _Bibliotheca Floriacensis_, Lione, 1605, pp.
-485-515.
-
-[404] Ap. LIPOMANO-SURIO, _De vitis sanctorum_, t. VI, f. 109 v.
-Sigeberto è in qualche dubbio circa le ragioni della peregrinazione:
-«Hanc viam insistere, utrum persuaserit sola quaerendae felicis
-habitationis voluntas, an aliqua ex parte subrepserit animis eorum
-humanae curiositatis voluptas, non habet discutere nostra temeritas».
-Il racconto di Sigeberto passa in SANT'ANTONINO, _Historiarum_,
-parte II, tit. XII, cap. 8, § 5. Vedi inoltre: CHÊNE, _Études sur
-les anciennes vies de Saint Malo_, in _Revue historique de l'Ouest_,
-vol. I (1885), PLAINE et DE LA BORDERIE, _Deux vies inédites de Saint
-Malo_, in _Bulletin et mémoires de la Sociétè archéologique d'Ille et
-Vilaine_, vol. XVI (1884).
-
-[405] Nel 1408 il vescovo di Langres diede facoltà alla chiesa di
-Bar-sur-Aube di rappresentare la vita di San Maclovio. (DOUHET,
-_Dictionnaire des mystères_, Parigi, 1854, col. 500). Il miracolo della
-risurrezione del gigante, e l'altre meraviglie, saranno stati, senza
-dubbio, parte principalissima dello spettacolo.
-
-[406] _Pantheon_, ediz. cit., pp. 58-60.
-
-[407] Le Colonne d'Ercole s'andarono poi moltiplicando sulla faccia
-della terra, e apparvero sotto tutte le plaghe, in tutti i luoghi
-giudicati dover essere estremo limite alla curiosità e all'ardimento
-degli uomini. Di colonne e statue consimili fu anche fatto autore
-Alessandro Magno.
-
-[408] Nel _Propugnatore_, vol. I, pp. 608 sgg., vv. 230-2.
-
-[409] In un luogo del _Libro di Alessandro_ di Nizami si fa parola di
-un timballo di bronzo, posto in cima a una montagna nel mar della Cina,
-timballo che col suono avverte le navi di non passare più oltre.
-
-[410] FLOREZ, _España sagrada_, 2ª ediz., t. XXVII, cap. 4, pp. 392-9.
-
-[411] Della leggenda diede un fuggevole cenno il DENIS, _Le monde
-enchantè_, p. 283.
-
-[412] ZACHER, _Alexandri Magni iter ad Paradisum_, Königsberg,, 1859,
-pp. 19 sgg.
-
-[413] LEVI, _La légende d'Alexandre dans le Talmud, Revue des études
-juives_, vol. I (1880), pp. 293-300; SAX, _Revue des traditions
-populaires_, agosto-settembre, 1889. Cf. VOGELSTEIN, _Adnotationes
-quaedam ex litteris orientalibus petitae, quae de Alexandro Magno
-circumferuntur_, Vratislavia, 1865, pp. 15 sg., 19 sgg. Alquanto
-diversamente leggesi il racconto in LEVI, _Parabole leggende_, ecc.,
-pp. 218-22, e in TENDLAU, _Das Buch der Sagen und Legenden jüdischer
-Vorzeit_, Francoforte s. M., 1878, pp. 44-5.
-
-[414] _Alexander, Gedicht des zwölften Jahrhunderts, vom_ PFAFFEN
-LAMPRECHT, ediz. Weismann, Francoforte s. M., 1850, vv. 6577- 7127.
-
-[415] MEYER, _Alexandre le Grand dans la littérature française du moyen
-âge_, Parigi, 1886, vol. I, p. 185; vol. II, pp. 201 sg., 356, 357. Il
-racconto interpolato fu pubblicato dallo stesso Meyer nella _Romania_,
-voi. XI, pp. 228 sgg.
-
-[416] Pubblicati da L. Banchi (_Collezione di opere inedite o rare_),
-Bologna, 1863, p. 116.
-
-[417] Cf. GOERRES, _Die teutschen Volksbücher_, Heidelberg, 1807, p. 60.
-
-[418] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 2ª, p. 170.
-
-[419] Nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, Alessandro,
-dopo essere uscito dalle terre della regina Candace, trova sopra una
-pietra un occhio umano. Aristotele gli fa vedere come, posto in una
-bilancia, esso vince di peso qualunque cosa gli si possa contrapporre;
-ma tosto poi, coperto di un panno, diventa leggerissimo. (Ediz.
-Michelant, pp. 497-9. Cfr. GIDEL, _La légende d'Aristote au moyen
-âge_, in _Nouvelles études sur la littérature grecque moderne_,
-Parigi, 1878, pp. 370-1). La storia della gemma simbolica è narrata
-nel _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, l. III, cap. 30. Adamo Oleario,
-il quale viaggiò in Asia negli anni 1633-1639, riferisce una storia
-persiana della ricerca che Alessandro Magno fece della fontana di
-giovinezza, con alcune particolarità che credo non si abbiano altrove.
-L'angelo Raffaele, custode della spelonca ove scaturisce la fonte,
-porge ad Alessandro una gemma simile nell'aspetto a quella di cui si
-parla nel racconto latino; ma ciò che poi si dice di essa non accenna
-a nessuna qualità simbolica. (_Voyages très-curieux et très-renommés
-faits en Moscovie, Tartarie, et Perse, traduits de l'original et
-augmentés par le Sr._ DE WIQUEFORT, Amsterdam, 1727, coll. 865-71).
-
-[420] BACHER, _Nizâmî's Leben und Werke_, etc., Lipsia, 1871, pp. 101,
-113-5.
-
-[421] _Orl. Fur._, c. XXX, st. 109-110. Cf. RAJNA, _Le fonti
-dell'Orlando Furioso_, Firenze, 1876, p. 464.
-
-[422] _Historia de las cosas notables, ritos y costumbres del gran
-reyno de la China_, etc., ediz. di Roma, 1585, pp. 422-4.
-
-[423] PSEUDO-CALLISTENE, l. II, capp. 39-41; GIULIO VALERIO, _Res
-gestae Alexandri Magni_, ap. MAI, _Classici scriptores_, etc., t. VII.
-pp. 193-4.
-
-[424] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn_, pp. 25-6.
-
-[425] Continuazione del poema nel ms. L, II, 14 della Nazionale di
-Torino. Pel racconto in prosa cf. DUNLOP, _History of Fiction_ (1888),
-vol. I, pp. 306-7.
-
-[426] _Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15.
-
-[427] Ms. dell'Arsenale di Parigi 2985, p. 632; testo del sec. XIV.
-
-[428] Vedi RENIER, _Ricerche sulla leggenda di Uggeri il Danese in
-Francia_, estr. dalle _Memorie della R. Accademia delle scienze di
-Torino_, serie 2ª, t. XLI, p. 59.
-
-[429] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, p. 473.
-
-[430] _Ly myreur des histors_, vol. III, pp. 66-7. Avventure di Uggeri
-sono narrate nella versione tedesca che della relazione dei viaggi
-del Mandeville fece Ottone di Diemeringen (non in quella di Michele
-Felser); ma ignoro se vi si narri il viaggio al Paradiso.
-
-[431] Ms. di Torino N, III, 19. Del codice berlinese, già Hamilton,
-diede notizia il TOBLER, _Die Berliner Handschrift des Huon d'Auvergne,
-Sitzungsb. d. k. preuss. Akad. d. Wiss._, t. XXVII (1884). Il testo del
-Seminario di Padova non contiene questa parte del racconto.
-
-[432] _Storia di Ugone d'Avernia_ (_Sc. di cur. lett._, dispp. 188,
-190), Bologna, 1882, vol. II, capp. LI-LII, pp. 36-40.
-
-[433] Ms. 2267 della Riccardiana, l. VI, capp. 27 e 29, f. 137 r. e v.,
-f. 138 r. a 139 r. Questa parte del racconto, e quella della discesa
-all'Inferno, che la precede, furono poi, non s'intende perchè, escluse
-dalle stampe, meno che dalle primissime. Vedi RENIER, _La discesa di
-Ugo d'Alvernia allo Inferno_ (_Sc. di cur. lett._, disp. 194), Bologna,
-1883, pp. XCVI sgg. In certa Visione, che si ha, narrata in italiano,
-nel cod. Magliabechiano XXXV, 7, 3 (FRATI, _Il purgatorio di San
-Patrizio_, già cit., pp. 172-4), il Paradiso terrestre e il celeste
-sono come fusi insieme.
-
-[434] C. XXVIII, st. 150 sgg.
-
-[435] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, pp. 472-3.
-
-[436] Se non erro, questa saga è tuttavia inedita. La notizia che io
-ne do è tolta dal libro del BARING-GOULD, _Curious myths of the middle
-ages_, Londra, 1877, pp. 260-4.
-
-[437] STEFANO VINANDO PIGHIUS (malamente confuso da taluno con
-Alberto), _Hercules prodicius_, Colonia, 1609, p. 52; _Le Chevalier au
-Cygne_, pubblicato dal De Reiffenberg, Bruxelles, 1846, p. 224.
-
-[438] Vedi più sopra la nota 102 al cap. III.
-
-[439] _Orl. Fur._, c. XXXIV, st. 48 sgg.
-
-[440] Basterà accennare che il gesuita TOMMASO CEVA (1638-1737) in
-quel suo ridicolo, e già tanto lodato poema che s'intitola _Puer
-Jesus_, narra un'andata di Maria Vergine al Paradiso terrestre. Chi
-vuol saperne altro, vada e vegga da sè, chè io non mi curo di fame più
-parole. Qui ricorderò ancora un pajo di racconti che hanno parecchia
-somiglianza con quelli in cui si narrano viaggi al Paradiso terrestre.
-Il primo si legge in un opuscolo intitolato: _Avviso, | O Lettera
-Curiosissima, | del Nuovo Felice, | Fortunato, e stupendo camino, | Di
-Don Eliseo da Sarbanga Paleologo | Armeno, | ecc. In Viterbo, & poi
-in Bologna, per Bartolomeo Cocchi, 1609_. Don Eliseo guidato da una
-iscrizione di Alessandro Magno, giunge, dopo lungo viaggio, attraverso
-a un meato sotterraneo, agli antipodi. Quivi trova terra azzurra e
-trasparente, erbe, fronde di alberi, spiche, tutte color d'oro, frutti
-che mostrano impressa l'effigie umana, altr'erbe, segnate di caratteri
-ebraici, fiumi argentei ed aurei, animali di pelle ignuda. In quel
-felice paese la terra non chiede d'essere coltivata, ma tutto produce
-spontaneamente, e mai non vi piove. Il fuoco è bianco, ed evvi un'erba,
-che cibata una volta sola, sostenta l'uomo per venti giorni, durante i
-quali non lascia più sentire nè fame nè sete. Gli abitanti usano di una
-infusione d'oro per ringiovanire, e cresciuti che sieno interamente,
-non passano tre palmi d'altezza. In un monte sono alcune statue
-d'oro, sull'una delle quali è scritto: ALEXANDER MACEDO. La lettera
-si dà come tradotta dall'armeno in greco e dal greco in italiano. La
-sostanza di essa è recata, con alcuna mutazione, in quello spaventoso
-zibaldone che è il _Condottiere de' predicatori per tutte le scienze_,
-del padre MAURIZIO DI GREGORIO, siciliano, ediz. di Venezia, 1627,
-incredibilmente spropositata, pp. 328-35, ed anche nel breve _Trattato
-del Paradiso terrestre, dove si vedono diverse opinioni circa tal
-oggetto, varietà di fiumi mal'intesi dal volgo, curiose historie, e
-prove infallibili, che si dà questo ameno giardino, e ch'al presente
-si ritrovi nel mondo, ma incognito a noi per li peccati nostri_,
-opera lacrimabile del padre D. COSIMO GIOVANNELLI da Lucca, canonico
-regolare Lateranense, Lucca, 1676, pp. 27-31. Questo buon uomo narra
-pure (pp. 21-2), traendola da _certo Romanzo_, che io non so dire qual
-sia, la storia di un cavaliere, che dopo molte battaglie e vittorie,
-soggiogate innumerevoli province, giunse all'ultimo Oriente, dove trovò
-un magnifico palazzo, tutto formato di pietre preziose, cinto da un
-profondo fiume, e non vedendo porta, e chiamando gente, gli fu detto da
-un venerando vecchio, il quale s'affacciò a un balcone, che quello era
-il Paradiso terrestre, e non si poteva andar più innanzi. Il cavaliere
-tornò su' suoi passi, dopo aver ricevuta dal vecchio una palla di
-cristallo, che aveva dentro l'immagine d'una colonna d'oro, sormontata
-da una corona cadente, e fiancheggiata da due leoni; e seppe poi da un
-eremita ch'era quello un simbolo e un segno della sua prossima fine.
-Quest'avventura ricorda, come si vede, quella narrata di Alessandro
-Magno. Lo stesso buon uomo ricorda il caso di un tale che stette
-lung'anni alla porta del Paradiso, picchiando, pregando e piangendo, e
-dice che tale caso si narra nella leggenda di Santo Amato (p. 22). Di
-santi di questo nome ce ne furono parecchi; ma in nessuna delle vite
-loro che potei consultare mi venne fatto di trovar traccia di tale
-leggenda.
-
-
-
-
-APPENDICI
-
-
-
-
-APPENDICE I
-
-TESTI VARII CONTENENTI DESCRIZIONI DEL PARADISO TERRESTRE[441].
-
-
-1.
-
-TERTULLIANO, _De judicio Domini_, cap. VIII.
-
- Est locus Eois Domino dilectus in oris,
- Lux ubi clara, nitens, spiratque salubrior aura,
- Aeternusque dies, atque immutabile tempus;
- Est secreta Deo regio, ditissima campis,
- Atque beata nimis, sudaeque in cardine sedis.
- Aer laetus ibi, semperque in luce futurus,
- Lenis et aspirans vitalia flamina ventus.
- Omnia fert foecunda, solo praedivite, tellus;
- Flores in pratis flagrant, et purpura campis
- Omnia praerutila miscet non invida luce.
- Flos alium laetus suo lumine vestit amictus,
- Roscidaque hic multo variantur semine rura,
- Et roseis nivea crispantur floribus arva.
- Nescitur quibus usque locis felicior aura,
- Quae melior specie, vel plus precellat honore.
- Talia florigeris numquam nascuntur in hortis
- Lilia, nec nostris efflorent talia campis,
- Nec sic nata rubent, mox ut rosa panditur aura;
- Purpura nec Tyrio sic est intincta rubore.
- Gemma coloratis fulget speciosa lapillis;
- Inde nitet prasinus, illinc carbunculus ardet,
- Herbosaque viret praegrandis luce smaragdus;
- Hic et odoriferis nascuntur cynnama virgis,
- Et spisso laetum folio conflagrat amomum.
- Hic iacet ingenitum radiantis luminis aurum,
- Et nemora alta tenent florenti tempore coelum,
- Virentesque gravant uberrima germina ramos.
- Porrexit similes non illis India lucos,
- Non ita densa levat in monte cacumina pinus,
- Nec sic alticoma est umbra crispata cupressus;
- Nec vernus melius floret cum tempore ramus.
- Hic abietes celso florent in vertice nigrae,
- Aeternumque virent solae sine grandine sylvae.
- Nulla cadunt folia, et nullo flos tempore defit.
- Flos quoque floret ibi rubeus, ceu purpura Tarsi,
- Flos hic, credo, rosa est, rubor atque odor acer in ipso,
- Sic foliis speciem praefert, sic spirat odorem.
- Arbos stat cum flore novo, pulcherrima pomis.
- Vitalem et frugem foelicia robora densant.
- Mella viridanti conflagrant pinguia canna,
- Lac etiam plenis manat potabile rivis;
- Vitam aspirat ibi quidquid pia terra virescit,
- Et pulcre redolet munus medicabile Cretae.
- Fons illic placidis leni fluit agmine campis;
- Quattuor inde rigant partitas flumina terras.
- Ver puto semper agit vestitus floribus hortus,
- Non frigus variat hiberni sideris auram,
- Et reficit foetam, meliori flamine terram.
- Nox ibi nulla, suas defendunt astra tenebras;
- Iraeque insidiaeque absunt et dira cupido,
- Exclususque metus, pulsae de limine curae.
- Hic malus extorris, dignas exivit in oras,
- Nec vetitos umquam datur huic contingere lucos;
- Illic prisca fides electa in sede quiescit,
- Insistit gaudens aeterno in foedere vita,
- Et secura salus placidis laetatur in arvis,
- Semper victura, semperque in luce futura.
-
-
-2.
-
-PROBA FALTONIA (FALCONIA), _Cento Virgilianus_.
-
- Postquam cuncta pater, caeli cui sidera parent,
- Composuit, legesque dedit, camposque nitentes
- Desuper ostentat, tantarum gloria rerum:
- Ecce autem primi sub limine solis et ortus
- Devenere locos, ubi mollis amaracus illos
- Floribus, et dulci aspirans complectitur umbra.
- Hic ver purpureum, atque alienis mensibus aestas,
- Hic liquidi fontes, hic coeli tempore certo
- Dulcia mella premunt, hic candida populus antro
- Imminet et lentae texunt umbracula vites:
- Invitant croceis halantes floribus horti
- Inter odoratum lauri nemus, ipsaque tellus
- Omnia liberius, nullo poscente, ferebat.
- Fortunati ambo, si mens non laeva fuisset
- Conjugis infandae, docuit post exitus ingens.
-
-
-3.
-
-PRUDENZIO, _Cathemerinon_ hymn. III.
-
- Tunc per amoena vireta jubet
- Frondicomis habitare locis:
- Ver ubi perpetuum redolet,
- Prataque multicolora latex
- Quadrifluo celer amne rigat.
-
-
-4.
-
-DRACONZIO, _De Deo_, l. I.
-
- Est locus in terra diffundens quatuor amnes,
- Floribus ambrosiis gemmato caespite pictus,
- Plenus odoriferis numquam marcentibus herbis,
- Hortus in orbe Dei cunctis felicior hortis.
- Fructus inest anni, cum tempora nesciat anni.
- Illic floret humus semper sub vere perenni,
- Arboreis hinc inde comis vestitur amoene.
- Frondibus intextis ramorum murus opacus
- Stringitur, atque omni pendent ex arbore fructus,
- Et passim per prata iacent: non solis anheli
- Flammatur radiis, quatitur nec flatibus ullis,
- Nec coniuratis furit illic turbo procellis.
- Non glacies districta domat, non grandinis ictus
- Verberat, aut gelidis canescunt prata pruinis.
- Sunt ibi sed placidi flatus, quos mollior aura
- Edidit, exsurgens nitidis de fontibus horti.
- Arboribus movet illa comas, de flamine molli
- Frondibus impulsis immobilis umbra vagatur.
- Fluctuat omne nemus et nutant pendula poma.
- Ver ibi perpetuum communes temperat auras,
- Ne laedat flores, et ut omnia poma coquantur.
- Non apibus labor est ceris formare cicutas:
- Nectaris aetherei sudant ex arbore mella,
- Et pendent foliis iam pocula blanda futura,
- Pendet et optatae vivax medicina salutis:
- Cetera dipingit variis natura figuris.
-
-
-5.
-
-CLAUDIO MARIO VITTORE (VITTORIO, VITTORINO), _Commentarius in Genesim_,
-l. I.
-
- Eoos aperit foelix qua terra recessus
- Editiore globo, nemoris Paradisus amoeni
- Panditur, et teretis distinguitur ordine silvae.
- Hic ubi iam spaciis limes discernitur aequis
- Solis, et aeternum paribus ver temperat horis.
- Illic quaeque suis dives stat fructibus arbor,
- Pomaque succiduis pelluntur mitia pomis,
- Quae iucunda epulis, et miri plena vigoris,
- Membra animosque fovent, pascuntque sapore et odore.
- Sidereos hic terra vibrat distincta colores,
- Semper flore novo frondens, fructuque recenti.
- Hic fragiles solvunt calamos, animata vigore
- Muneris ambrosii, spirantia cinnama odores.
- Sed nec quod Medus redolet, vel crine soluto
- Fragrat Achaemenius, quod molli dives amomo
- Assyrius, messisque rubens Mareotica nardo,
- Quod Tartessiaci frutices, quod virga Sabaei,
- Quodque Palestinus lacero flet vulnere ramus,
- Omnia certatim hunc congesta putabis in hortum.
- Namque huc cuncta Deus pariter, quae singula certis
- Accepit natura locis, conferta regessit:
- Motaque dum leni vibrat nemus aura meatu,
- Unum ex diverso nectar permiscet odore,
- Fitque novum munus, sibi nulla quod asserat arbor.
- Quoque tremens blando sensim iactata fragore,
- Commotis trepidat foliis, sonat arbore cuncta
- Hymnum silva Deo, modulataque sibilat aura
- Carmina, nec vacuus vanum quatit aere motus.
- Quippe apud auctorem, qui totum mole sub una,
- Res rebus nectens, alterna lege retentat,
- Nil temere fieri vel frustra credere par est.
- Quin etiam speciosa, nemus, silvaeque coruscae,
- Argumenta operum sunt, et plantaria rerum.
- Nec dubium primi quin delicta ante parentis,
- Hic sua fixissent pariter tentoria secum,
- Gloria, simplicitas, studium, sapientia, veri
- Diva tenax, prudentia, gratia, honorque, salusque,
- Praeclarique animae affectus, atque inclyta virtus,
- Et quicquid pulchrum orbis habet: quid denique paucis
- Enumerare velim quam plurima munera verbis?
- Iam satis hoc fidei est, laeto quod semine surgens,
- Hinc arbor vitae, celeri petit aera pomis;
- Illinc diverso nocitura peritia fructu,
- Notitiam rerum suspendit ab arbore legis.
- Ad gremiun sacri nemoris, quod silva coronat,
- Fons scatet, et diti prolem virtute maritat,
- Quadrifido tumidum laetus caput amne resolvens,
- Ditior Oceano: iugi nam gurgite pronus
- Ille suos donat latices, iste accipit omnes,
- Nec turget tamen: at minor est, qui crescere tantis
- Fluctibus infusis, quam qui decrescere nescit
- Amnibus effusis: quorum primo ordine Phison
- Prosilit exultans, fontis pars quarta beati:
- Edens naturae quas dat prudentia dotes,
- Gangetisque replet populos, atque indica regna
- Distendit limo, terrasque et semina volvens
- Quae facit arva serit, nudis qua squallet arenis
- Aurea fulgentis inter ramenta metalli.
- Hic ubi fulmineo rutilans carbunculus igne,
- Ac viridi radiat fulgescens luce smaragdus.
- Nec minor inde Geon, placidis sed mitior undis
- Niliacas attollit aquas, arsuraque late
- Diluvio tegit arva pio, coeloque repugnans
- Temperat Aethiopum stagnis refluentibus undas.
- Tertius hinc rapido percurrens gurgite Tigris
- It comes Euphrati iuncta quos mole ruentes
- Tellus victa cavo sorbet patefacto baratro:
- Donec in Armeniae saltus ac Medica Tempe,
- Quos non sustinuit, nec iam capit, evomat amnes.
- Sed Tygris, nigro tanquam indignatus averno,
- Prosilit aethereas motu maiore sub auras,
- Et rursum spelaea subit, mersusque cavernis
- Intus agit fremitus, et fortior obice factus
- Multiplicatur aquis, atroque citatior antro
- Exit et Assyrios celeri secat agmine campos.
- Iustior Euphrates, diti qui gurgite largus
- Irrigat arentes subiectae Persidis agros,
- Mollibus elicitus rivis, atque omnibus aeque
- Servit, et humanos totum se praebet in usus:
- Donec siccus aquis, nomen quoque prodigus ipsum
- Consummat terris, pelagi quod debuit undis.
-
-
-6.
-
-ALCIMO AVITO, _Poematum_ l. I, _De mundi initio_.
-
- Est locus eoo mundi servatus in axe
- Secretis, natura, tuis, ubi solis ab ortu
- Vicinos nascens aurora repercutit Indos.
- Hic gens ardentem caeli subteriacet axem,
- Quam candor fervens albenti ex aethere fuscat.
- Hic semper lux pura venit caeloque propinquo
- Nativam servant nigrantia corpora noctem.
- Attamen in taetris splendentia lumina membris
- Captivo fulgore micant visuque nitente
- Certior adcrescit conlatis vultibus horror:
- Caesaries incompta riget, quae crine supino
- Stringitur, ut refugo careat frons nuda capillo.
- Sed magnum nostros quidquid perfertur ad usus,
- His totum natura dedit telluris opimae.
- Quidquid odoratum pulchrumque adlabitur, inde est.
- Concolor his ebeni piceo de fomite ramus
- Surgit, et hic eboris munus quae porrigit orbi,
- Informis pulchros deponit belva dentes.
- Ergo ubi transmissis mundi caput incipit Indis,
- Quo perhibent terram confinia iungere caelo,
- Lucus inaccessa cunctis mortalibus arce
- Permanet aeterno conclusus limite, postquam
- Decidit expulsus primaevi criminis auctor,
- Atque reis digne felice ab sede revulsis
- Caelestes haec sancta capit nunc terra ministros.
- Non hic alterni succedit temporis umquam
- Bruma nec aestivi redeunt post frigora soles,
- Sic celsus calidum cum reddit circulus annum,
- Vel densente gelu canescunt arva pruinis.
- Hic ver adsiduum caeli clementia servat;
- Turbidus auster abest semperque sub aere sudo
- Nubila diffugiunt iugi cessura sereno.
- Nec poscit natura loci quos non habet imbres,
- Sed contenta suo dotantur germina rore.
- Perpetuo viret omne solum terraeque tepentis
- Blanda nitet facies, stant semper collibus herbae
- Arboribusque comae: quae cum se flore frequenti
- Diffundunt, celeri confortant germina suco.
- Nam quidquid nobis toto nunc nascitur anno,
- Menstrua maturo dant illic tempora fructu.
- Lilia perlucent nullo flaccentia sole
- Nec tactus violat violas roseumque ruborem
- Servans perpetuo suffundit gratia vultu.
- Sic cum desit hiems nec torrida ferveat aestas,
- Fructibus autumnus, ver floribus occupat annum.
- Hic, quae donari mentitur fama Sabaeis,
- Cinnama nascuntur, vivax quae colligit ales,
- Natali cum fine perit nidoque perusta
- Succedens sibimet quaesita morte resurgit:
- Nec contenta suo tantum semel ordine nasci
- Longa veternosi renovatur corporis aetas
- Incensamque levant exordia crebra senectam.
- Illic desudans fragrantia balsama ramus
- Perpetuum pingui promit de stipite fluxum.
- Tum si forte levis movit spiramina ventus,
- Flatibus exiguis lenique impulsa susurro
- Dives silva tremit foliis ac flore salubri,
- Qui sparsus terris suaves dispensat odores.
- Hic fons perspicuo resplendens gurgite surgit:
- Talis argento non fulget gratia, tantam
- Nec crystalla dabunt nitido de frigore lucem.
- Margine riparum virides micuere lapilli
- Et quas miratur mundi iactantia gemmas,
- Illic saxa iacent; varios dant arva colores
- Et naturali campos diademate pingunt.
- Eductum leni fontis de vertice flumen
- Quattuor in largos confestim scinditur amnes.
- Euphraten Tigrinque vocant, qui limite certo
- Longa sagittiferis faciunt confinia Parthis.
- Tertius inde Geon, Latio qui nomine Nilus
- Dicitur, ignoto cunctis plus nobilis ortu.
- Cuius in Aegyptum lenis perlabitur unda
- Ditatura suam certo sub tempore terram;
- Nam quotiens tumido perrumpit flumine ripas
- Alveus et nigris campos perfundit harenis,
- Ubertas taxatur aqua caeloque vacante
- Terrestrem pluviam diffusus porrigit amnis.
-
-Seguita descrivendo le innondazioni del Nilo, dopo di che parla del
-Fison. Trascrivo qui, perchè si possano paragonare con quelli di Alcimo
-Avito e degli altri, alcuni versi del poemetto _De Phoenice_, ove si
-descrive il bosco del sole, e alcuni del carme II del _Panegirico ad
-Antemio_, ove gli orti del sole sono descritti dal cristiano Sidonio
-Apollinare.
-
- _De Phoenice._
-
- Est locus in primo felix oriente remotus
- Qua patet aeterni ianua celsa poli:
- Nec tamen aestivos, hiemisque propinquus ad ortus,
- Sed qua sol verno fundit ab axe diem.
- Illic planicies tractus diffundit apertos,
- Nec tumulus crescit, nec cava vallis hiat.
- Sed nostros montes, quorum iuga celsa putantur,
- Per bis sex ulnas eminet ille locus.
- Hic solis nemus est, et consitus arbore multa
- Lucus perpetuae frondis honore viret.
- Dum Phaetontaeis flagrasset ab ignibus axis
- Ille locus flammis inviolatus erat.
- Et cum diluvium mersisset fluctibus orbem,
- Deucalioneas exsuperavit aquas.
- Non huc exangues morbi, non aegra senectus,
- Nec mors crudelis, nec metus asper adit,
- Nec scelus infandum, nec opum vesana cupido,
- Aut Mars, aut ardens caedis amore Furor:
- Luctus acerbus abest, et egestas obsita pannis,
- Et cura insomnis et violenta fames.
- Non ibi tempestas, nec vis furit horrida venti,
- Nec gelido terram rore pruina tegit.
- Nulla super campos tendit sua vellera nubes,
- Nec cadit ex alto turbidus humor aquae.
- Sed fons in medium est, quem vivum nomine dicunt,
- Perspicuus, lenis, dulcibus uber aquis.
-
- _Sidonio Apollinare_.
-
- Est locus Oceani, longinquis proximus Indis,
- Axe sub Eoo Nabathaeum tensus in Eurum,
- Ver ubi continuum est, interpellata nec ullis
- Frigoribus pallescit humus: sed flore perenni
- Picta peregrinos ignorant arva rigores.
- Halant rura rosis, indescriptosque per agros
- Flagrat odor: violam, cytisum, serpilla, ligustrum,
- Lilia, narcissos, casiam, colocasia, calthas,
- Costum, malobathrum, myrrhas, opobalsama, thura,
- Parturiunt campi: necnon pulsante senecta,
- Hinc rediviva petit vicinus cinnama phoenix.
- Hic domus aurorae rutilo crustante metallo,
- Baccarum praefert lenes asprata lapillos.
-
-
-7.
-
-_Oratio de Paradiso_, attribuita a SAN BASILIO MAGNO, versione latina,
-nel t. 1 delle Opere, ediz. di Giuliano Garnier, Parigi, 1721[442].
-
- Quemadmodum enim hominem eximia ac singulari formatione prae
- reliquis animantibus dignatus est, sic et hominis domicilium
- suae opus dexterae voluit: delecto loco idoneo, omni creatorum
- praestante natura, cui ob celsitatem nullae umbrae obtunderent,
- decore mirabili, tuto situ, quod cunctis emineret, splendido, ac
- quod omni siderum ortu collustraretur, limpidissimo circumfuso
- aere; partium anni temperatione jucundissima simul optimaque.
- Ibi igitur Deus paradisum plantaverat, ubi non ventorum vis, non
- anni tempestatum intemperies, non grando, non ignei turbines, non
- procellae, non contorta ac violenta fulmina, non glacies hyemalis,
- non veris humiditas, non aestatis ardor ac aestus, non autumni
- siccitas, sed temperata pacataque anni temporum mutua concordia,
- singulo quoque proprio convestito decore, et quod a vicino nihil
- sibi insidiarum timeret.... Terra illa opima mollisque, ac quae
- prorsus melle manaret ac lacte, atque ad omne fructum genus edendum
- esset idonea, fertilissimisque aquis circumflua. Aquae ipsae
- perpulchrae ac dulces valdeque tenues ac limpidae, quae et aspectu
- plurimum recrearent, ac quam oblectarent majorem quoque utilitatem
- praeberent..... Exinde in eo plantavit genus omne pulcherrimarum
- stirpium, quae et aspectu summam gratiam haberent, et summam gustu
- homini dulcedinem praeberent..... Sane quidem nec hic desunt prata
- florida, aspectuque perpulchra ac grata..... Illic vero flos,
- non ad breve effulgens tempus, tumque deficiens, sed perennem
- jucunditatem ac sempiternam habens; aspectum gratum ac immortalem,
- fruitionem indelebilem; fragrantia, omnis taedii expers; coloris
- suavitas jugiter effulgens..... Ipsa quoque stirpium venustas, quae
- et ipsa conditoris opificium ac plantationem deceat, quaecunque
- sarmentitiae sunt et quae fruticosae, quae unistirpes, multiramae,
- alticomae, opaca viriditate, foliis deciduae, semper foliatae,
- quae folia exuant, semper virentes atque floridae, frugiferae,
- infrugiferae; quarum aliae usui destinatae sunt, aliae conferant
- ad jucunditatem fruendam; praestantes omnes proceritate et
- venustate, opacae ramis, comis virentes ac floridae, fructibus
- scatentes, quae aliam atque aliam cum utilitatem tum oblectationem
- ubertim praebeant..... Ibi et avicularum omnigenum genera, tum
- pennarum flore, tum nativo concentu atque garritu, miram quamdam
- a se jucunditatem spectantibus offerentia; ut nullo non sensu
- homo liberalissime acceptus, qua visu, qua auditu, qua tactu,
- qua olfactu ac gustu affatim deliciaretur. Cum volucribus erant
- et terrestrium animalium omnigena spectacula, sicura omnia et
- mansueta; pari cunctis secum indole ac ingenio, sic audientia ac
- loquentia, ut nullo negotio intelligerentur.....
-
-
-8.
-
-TEODULFO, _Carmina, De Paradiso_.
-
- Primus amoena tenens factoris munere rura
- Helisii celsi tum bene factus homo,
- Floribus umbriferis vitam peragebat in arvis,
- Quo, paradise, tuus vernat amoenus ager.
- Florigeras sedes, iucundo et murmure rivos,
- Undique stipatos floribus atque rosis.
- Arborei foetus vario quo stipite pendent,
- Perpetuo numquam desit ademtus ei.
- Illic multigeni pariuntur cespite flores,
- Malorum fructus fertilis almus ager.
- Quo crepitans croceum pirum rubet arbore, foeta
- Ficus odorifero flore virescit ubi.
- Puniceo tellus flavescit cortice pomo,
- Et laurus redolet, mirtus opaca simul.
- Lenta liquore madens, geminis et turgida baccis
- Quove canis olea stat onerata suis.
- Arbor in immensum spaciatur nomine vitae
- Helisii medio e vertice surgit eri.
- Mille soporatas profert pulcherrimus herbas
- Campus inauditus, quas dat amoenus ager.
-
-
-9.
-
-Bellissima è la descrizione che del Paradiso terrestre si legge nel
-poemetto _Fênix_ di CINEVULFO, ma alquanto troppo lunga, talchè non
-mi sembra opportuno di qui riferirla. Se ne può vedere una versione
-tedesca nel libro di F. HAMMERICH, _Aelteste christliche Epik der
-Angelsachsen, Deutschen und Nordländer_, Gütersloh, 1874, pp. 105-8.
-
-
-10.
-
-ARNALDO DI BONNEVAL (ARNALDO, ERNALDO, ARNOLDO CARNOTENSE), _De
-operibus sex dierum._
-
- Emanabat e medio fons vitreus irrigans et humectans omne gramen
- radicitus, nec tamen redundans enormiter, sed elapsu subterraneo
- totam horti illius aream imbuens. Frondes patulae in proceris
- arboribus subiecta gramina obumbrabant; humorque inferior, et
- superior temperies virorem perpetem in cespite nutriebant. Aderat
- aura meridianis horis si quis forte erat vaporem abigens et
- propellens. Locus omnino nivium ignarus et grandinis, et perpetui
- veris aequalitate iocundus. Erat ex fructibus et ipsis virgultis
- aromatica, et ex ipsis truncis pinguedines pigmentariae erumpebant.
- Stillabat storax, et liquor balsami, ruptis corticibus, ultra
- pavimenti crustas affatim imbuebat. Defluebant per prata nardina
- unguenta spirantia; et gummis, stillantibus sine praeli violentia,
- tota undique regio illa innumeris perfundebatur odoribus.
-
-Seguita descrivendo le altre meraviglie, da cui tutti i sensi erano
-allietati, e, insieme con la fonte che versava acque vitali, celebra le
-frutta squisite, il canto ineffabile degli uccelli.
-
-
-11.
-
-BERNARDO SILVESTRO (BERNARDO CARNOTENSE), _De mundi universitate_, l. I.
-
- At potius iacet aurorae vicinus et euro
- Telluris gremio floridiore locus.
- Cui sol dulcis adhuc primo blanditur in ortu,
- Cum primaeva nihil flamma nocere potest.
- Illic temperies, illic clementia caeli
- Floribus et vario gramine praegnat humum.
- Nutrit odora, parit species, pretiosa locorum,
- Mundi delicias angulus unus habet.
- Surgit ea gingiber humo surgitque galanga
- Longior, et socio baccare dulce thymum.
- Perpetui quem floris honor commendat acanthus
- Grataque conficiens unguina nardus olet.
- Pallescitque crocus ad purpureos hyacinthos,
- Ad casiae calamos certat odore macis.
- Inter felices silvas sinuosus oberrat
- Inflexo totiens tramite rivus aquae.
- Arboribusque strepens et conflictata lapillis
- Labitur in pronum murmure limpha fugax.
- Hos, reor, incoluit riguos pictosque recessus
- Hospes, sed brevior hospite primus homo.
- Hoc studio curante nemus natura creavit,
- Surgit fortuitis cetera silva locis.
-
-
-12.
-
-GOTOFREDO DA VITERBO, _Pantheon_, parte I; _Memoria saeculorum_, parte
-I. I manoscritti offrono grande varietà di lezione.
-
- Est locus excisus, nullo prius ordine visus,
- Nec prius auditus; terrestris id est Paradisus,
- Floribus orditus deliciisque situs.
-
- Germinat haec illud vitae memorabile lignum,
- Scire bonum dat sive malum laudabile signum,
- Quo mors aut vita pendula stabat ita.
-
- Pars quasi facta poli regia vacat illa decori,
- Non patet algori, neque subditur ipsa calori,
- Dans habitatori non ibi posse mori.
-
- Civibus angelicis meruit locus ille beari,
- Fluminibus variis varia statione rigari,
- Gemmas mirificas alveus ille parit.
-
- Flumina bis bina Paradisus habere notatur;
- Tigris et Euphrates Phisonque Gehonque vocatur,
- Aurum cum gemmis fluminis unda vehit.
-
- Optima per fluvium currentia poma tenentur,
- Infirmis oblata viris medicina videntur,
- Solus odoratus sanat odore caput.
-
- Non oculus vidit, nec homo valet ore fateri,
- Nulla beatorum valet optima vita mereri
- Quae Deus hic sanctis dona daturus erit.
-
- Cherubin et Seraphin reserant portas Paradisi,
- Ensibus eversis per eam sunt currere visi,
- Mens mea cum sanctis illa videre sitit.
-
-
-13.
-
-ALESSANDRO NECKAM, _De laudibus divinae sapientiae_, dist. V.
-
- Ausi sunt veteres terram censere rotundam,
- Quamvis emineat montibus illa suis.
- Quid quod deliciis ornatus apex paradisi
- Lunarem tangit vertice pene globum?
- Hunc spaciosa locum generosaque vitis amoenat,
- Et nitidi fontes fontiferumque nemus.
- Hortum nobilitat preciosi gloria fructus,
- Non arbor sterilis crescere novit ibi.
- Ventorum rabiem cum densis nubibus infra
- Se vidit, insultus aeris omnis abest.
- Ultrices scelerum non sensit aquas cataclismi,
- Nec novit tumidas Deucalionis aquas,
- Raptus Enoch subito, curruque levatus Helias,
- Illic tranquillae gaudia pacis amat;
- Athletae Domini precursoresque secundi
- Adventus, fidei lumina clara sacrae.
- Convincetur ab his sanctorum publicus hostis,
- Mons Olei mortis conscius ejus erit.
- Hic mons, a prima nascentis origine mundi
- Conditus, aurorae regna propinqua tenet.
-
-
-14.
-
-Nel poema latino di cui ho riferito alcuni versi nella n. 115 al cap.
-II, si leggono pure questi altri, che compiono la descrizione.
-
- Aura leni sibilo tempus narrat vernum,
- Et, ut verum fatear, ver est hic eternum;
- Hic pratorum gloria, gaudium par ternum,
- Virens, florens, redolens, habet ius supernum.
-
- Odor florum, fructuum, arborum, herbarum,
- Tago fluctus induens aurum harenarum,
- Humi sparsa rutila sidera gemmarum,
- Addunt indicibile ius deliciarum.
-
- Non hic asper carduus, rampuus vel urtica,
- Non infelix lolium pululans cum spica,
- Arborum vel olerum non stirps inimica:
- Queque sunt hic consona, quia sunt aprica.
-
- Non hic estus ingruit, ymber vel tempestas;
- Fame, siti, frigore, sors, hic non infestas:
- Adam, nisi rueret manus per incestas,
- Esset horum omnis omnibus potestas.
-
-
-15.
-
-_L'ymage du monde_, l. II, cap. 2. (Dal ms. L, IV, 5 della Nazionale di
-Torino. Trascrivo il passo esattamente quale ivi si legge).
-
- La premiere region d'Aise
- Est Paradis, li lieux plain d'aise,
- Si plain de joye et de solas
- Que nus n'y puet devenir las,
- Ne veillier de nulle partie.
- Layens est li arbre de vye.
- Qui auroit mengier de ce fruit
- Jamais ne morroit jour ne nuyt.
- Mais nuls hons aler n'y porroit
- S'angles ou dieu ne l'y menoit,
- Car tous est claus de feu ardant
- Qui jusqu'as nues va flambeant.
- Layens une fontaine neist
- Qu'en iiij fluns devisée est,
- Dont ly uns d'eulx Fyson a non,
- Ou Gange, ainsi l'appelle on,
- S'en va par Ynde loing et pres,
- Et sort du mont Artabanes,
- Et siet par devant Oriant,
- Et chiet en la mer d'Occidant.
- Li autres, Gyons ou Nilus,
- Entre en terre ung petit ensus,
- Et par dedens terre s'en court,
- Tant qu'em la Rouge Mer ressort,
- Et toute Europe avironne,
- Si qu'em une parties se donne,
- Et va par Egypte courant,
- Tant qu'il rechiet sur la mer grant.
- Tygris et doncques Euphrates
- Sordent en Germenie[443], pres
- D'une grant montaigne environ,
- Qui mont Pethoatus a nom,
- Et s'en vont par mainte contrée.
- Jusqu'à tant qu'il ont rencontrée
- La mer moyenne, ou il se fiert,
- Si com leur nature requiert.
- De ce Paradis tout entour
- A lius moult divers en main tour,
- Car nus hons n'y porroit trouver
- Point de son vivre n'abiter,
- Pour bestes crueuses et fieres
- Qui la sont de maintes manieres:
- La sont jaiant et chenelieu,
- Qui tout devorent comme leu.
-
-
-16.
-
-_Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15 (Cf. pp.
-120-1).
-
- Et quant Baudewins vint à che lieu avenant,
- Ne vit tour, né chastel, né dongon, en estant;
- Fors arbres qu'en tous tamps sont vert et fruit portant.
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Et li doy chevalier n'i font arrestement,
- En paradis terrestre sont entré liëment:
- De trestoutes manières d'oysiaus du firmament
- I ost-on le son chanter si douchement,
- Que de la mélodie n'a, el mont, si dolent
- Qui n'en fust resjoïs à che démainnement.
- Adès i fait estès, n'i keurt pluie né vent;
- Li arbre y sont tout vert, en tous tamps, vraiëment.
- Li fruit y sont pendant, sans chéoir nullement,
- Né jà ne kerra fruis, s'escripture ne ment,
- Dès-si jusques au jour du très grant jugement
- Que Diex fera le monde finer parfaitement.
-
-
-17.
-
-RUDOLF VON HOHEN-EMS, _Weltchronik_. (DOBERENTZ, _Die Erd- und
-Völkerkunde in der Weltchronik des R. v. H.-E. Zeitschrift für deutsche
-Philologie_, vol. XIII (1882), p. 172).
-
- Daz irdensche Paradis,
- daz nach dem wünsche alle wîs
- lît, daz ist das hôhste lant,
- daz in dem teil ist lant genant.
- daz muoz — als uns diu wâhrheit seit —
- unbûhaft al der menscheit
- von grozer unkünde sîn,
- wan ez ein mûre fiurîn,
- diu hôhe durch die lüfte gât,
- beslozzn und umbevangen hât;
- dar ûz Tygris und Physôn
- Eufrâtes unde Gêôn.
- diu vier wazzer, fliezent
- ûf die erde, und begiezent
- diu lant und machent mit ir kraft
- die erde fiuhte und berhaft.
- Zwischen dem Paradîse lît
- manic lant und îsel wît
- unbûhaft âne bû erkant
- unz an diu bûhaften lant:
- wan in der wüeste und underwegen
- ist wüester wilde vil gelegen;
- dar in sô vil gewürmes lît,
- und tiere, daz ze keiner zît
- nieman drinne mac genesen
- noch mit deheinem bûwe wesen
- in den wüesten landen dâ.
-
-
-18.
-
-JACOB VAN MAERLANT'S _Spiegel historiael_, edizione di Leida, 1857-62,
-parte Iª, l. I, c. 17.
-
- Dat paradijs es sekerlike
- Dat oest ende van erderike,
- Vul bomen van goeder maniere,
- Vul van elken crude diere.
- Daer es in des levens hout,
- Ennes daer in no heet no cout,
- Maer getemperde lucht ende reine.
- In midden so es eene fonteine,
- Die dat proyeel can verchieren,
- Ende deelt hare in viere manieren.
- Noint man wits diere in comen conde,
- Sint dat Adam dede die zonde;
- Want een mir van viere claer
- Gaeter omme, dat es waer
- Alsic wel sal doen verstaen:
- Daers Enoch ende Helyas in gedaen.
-
-
-19.
-
-JAN DECKERS, _Der leken spieghel_, l. I, cap. 21 (_Werken uitgegeven
-door de Vereeniging ter bevordering der oude nederlandsche
-Letterkunde_, vol. I, Leida, 1844, pp. 77-8).
-
- Dit paradijs, heb ic verstaen,
- Es recht int oeste ghestaen,
- Ende es so schoene, dat gheen man
- Te vullen gheprisen en can,
- Van boemen, van cruden mede,
- Ende van alderhande chierhede.
- Daer en is noch hongher no dorst,
- Onghewedere, coude no vorst,
- So zuet is daer die lucht ende stille.
- Daer en is gheenen onwille,
- Daer die creatueren souden
- Eeuwelijc leven sonder ouden.
- Alle ghenade ende onghenaden,
- Die ons comen vrouch ende spade,
- Die ons God sent, deeuwege vader,
- Comen uten oesten allegader;
- Die inghele oic, waerlike,
- Want het es daensichte van hemelrike.
- . . . . . . . . . . . . . .
- In des paradijs pleyne
- Springhet eene scone fonteine,
- Die soe groot es, heb ic verstaen,
- Datter vier rivieren af gaen.
- Dese loepen in cruus wijse
- Te vier sijden uten paradise.
- Elke mach wel also groot zijn,
- Off meere dan die Rijn.
- Dit sijn haer namen, sijts ghewes:
- Physon, Gyon, Tygris, Effrates,
- Die meenich lant ende meneghe stat
- Verversschen ende maken nat,
- Daer waters breke soude wesen,
- En daet die planteyt van desen.
- Men vinter oic in saphiere,
- Ende alderhande ghesteente diere,
- Die herde weert sijn ende fijn,
- Ende van groter macht oic sijn.
-
-
-20.
-
-FEDERIGO FREZZI, _Il Quadriregio_, l. IV, capp. I e II.
-
- . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Quando fui presso al fin di quel cammino,
- Il Paradiso vidi, ch'è terrestro,
- Il qual fe' Dio per singolar giardino.
- E s'egli è bello pensisi il Maestro
- Il quale il fece, e posel dove il sole
- Ha più virtù, e 'l cielo, a lato destro.
- Lì era un pian di rose e di viole
- E d'altri fiori, e di maggior fragranza
- Che qui, dove siam noi, esser non suole.
- Che ogni frutto, quanto ha più distanza
- Da questo loco, tanto ha vertù meno,
- E quanto più s'appressa in virtù avanza.
- Tra quelli fiori e l'aere sereno,
- Tra le melodie dolci di quel piano,
- Io trapassai di dolci canti pieno.
- Da quel giardino er'io poco lontano,
- Ch'io vidi un serafino in sulla porta,
- Ch'è posto lì da Dio per guardiano.
-
-L'angelo concede l'entrata, e Minerva s'accomiata dal poeta,
-affidandolo alla guida di Enoch ed Elia, che lo conducono a vedere
-le meraviglie del beato giardino. Ecco prima l'_arbor senza fronde_,
-l'albero della scienza del bene e del male (v. più sopra, p. 28); ecco,
-dopo, l'albero della vita:.
-
- Poscia trovammo la pianta più bella
- Del Paradiso, la pianta felice,
- Che conserva la vita e rinnovella.
- Su dentro al cielo avea la sua radice,
- E giù inverso terra i rami spande,
- Ov'era un canto che qui non si dice.
- Era la cima lata e tanto grande
- Che più, al mio parer, che duo gran miglia
- Era dall'una all'altra delle bande[444].
-
-Enoch spiega al poeta la virtù della pianta, e gli narra di Seth, come
-ne tolse il ramoscello, che fatto albero a sua volta, porse il legno
-onde fu formata la croce, e gli dà ragione della mitezza di temperatura
-onde il luogo si allieta; Elia lo ammaestra circa i fiumi che nascono
-dal gran fiume paradisiaco.
-
- Poi ci movemmo per le adorne strade
- Tralla fragranza e soavi melode,
- Tra nettar dolci in scambio di rugiade.
- Ivi ogni senso si rallegra e gode:
- Alla verzura si conforta il viso;
- L'orecchie a' canti degli uccelli ch'ode.
- Rallegra tutto il cor quel Paradiso.
- Ivi ogni cosa intorno m'assembrava
- Un'allegrezza di giocondo riso.
-
-
-NOTE:
-
-[441] Raccolgo in quest'appendice alcune descrizioni tratte da
-scritture appartenenti ai primi secoli della Chiesa e al medio evo,
-affinchè il lettore possa, da sè, farsene un più giusto concetto.
-
-[442] A pag. 69 diedi, per errore, come di San Basilio, senz'altro, una
-opinione che trovasi espressa in questa scrittura, a lui attribuita.
-
-[443] L. _Hermenie_.
-
-[444] Correggasi a p. 140, n. 35, l'accenno che a questo luogo si
-riferisce. Secondo il poeta, la cima dell'albero doveva avere più di
-sei miglia di circonferenza.
-
-
-
-
-APPENDICE II
-
-L'ANDATA DI SETH AL PARADISO TERRESTRE.
-
-
-Traggo dal manoscritto francese L, II, 14, della Biblioteca Nazionale
-di Torino (f. 4, v. a 6 r.), un racconto in versi del viaggio di Seth
-al Paradiso terrestre. Esso appartiene a uno strano poema che fa da
-prologo alla _Vengeance de Jésu-Christ_ (cf. STENGEL, Mittheilungen
-aus französischen Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothek_,
-Halle a. S., 1873, pp. 13 sgg., 19 sg.) e presenta alcune particolarità
-curiose, che, spero, lo faran gradire al lettore. È opera,
-probabilmente, del secolo XII.
-
- Or vous ai dit dou traitre Chain,
- Et de son fait com il pot avenir:
- Or vous dirai d'Adan(s) jusqu'(es) en la fin.
- Vérités fu que Adans tant vesqui
- La blanche barbe desus le pié li gist,
- Et si traine ses cheviaus autresi,
- Ce dist l'estoire,.II. grans piés et demi;
- Sus le menton li gisent si sourchil;
- Vestus de fuelle cousus de jons marins.
- .I. jour apelle le mainé de ses fis;
- Chil ot non Sept, si fu preus et gentis:
- «Sept», dist li peres, «entendes envers mi:
- Il te convient mon mesaige furnir.
- Droit en terrestre en iras Paradis[445]
- Parler a l'angle c'a non Cherubins;
- L'aubre de vie garde em Paradis:
- C'est li conpas de quan qu'il raverdist,
- Car sus cet arbre fu escris li pepins,
- Et la feive et li glans et li ris,
- Dont nous avons boschages et gardins.
- Tu me diras a l'angle, biaus amis,
- Qu'il voist moult tost parler au roi de Paradis,
- Et si me saiche à dire au revenir
- Quant trespaserai hors de cest siede chi,
- Et li dous oilles et quant me venra il,
- Que nostres sires mes peres me proumist
- Quant je voloie mes .VII. enfans perir
- En Rouge Mer et lancier et flatir.
- Iceste juste emporte avoecques ti,
- De la fontainne de jouvent .I. petit
- M'aporteras si plaist a Cherubin:
- Se j'en ai but juvenes sui et meschins,
- Si garderai mes filles et mes fis,
- Et le grant peuple qui est de moi partis.
- Va t'ent la voie et les pas que je vins,
- Bien les connoisteras, biaus tres dou[s] fis,
- Il sont tout sec et de ta mere ausi,
- Car, puis celle eure que j'en fui partis,
- Toute sustance et tous biens i failli.
- Le gués prilleus trouveras devant ti;
- C'est Purcatoire qui garde Paradis:
- Çou est .I. fus qui tous jours art et frit;
- L'iave est plus rouge que n'est li sans de ti;
- Li boullon sont si haut, se diex m'ait,
- Qu'il n'est nus ars qui par desus traisist,
- Et s'entrecontre par si tres grant air
- Que de .XX. lieues le puet on bien oir
- L'une unde en l'autre et hurter et flatir.
- Qui devera entrer em Paradis,
- Ne ou vergier de quoi je sui banis,
- Tant ert ou gués dont je parole chi
- Qu'il ert si purs li arme et li espirs
- Com dameldex en son cors l'ame mist.
- C'est la premiere porte de Paradis,
- Mais l'autre porte est trop en grinour pris»[446].
- Et li varlés avalle le larris,
- Vestus de fuelle cousus de jons marins;
- Vers Rouge Mer acqueille son chemin.
- Che jour encontre l'enfes maint porc marin,
- Maint ours sauvage, lions, et cocatris,
- Et grans dragons, alerions petis.
- Tant a esré li freres à Chain
- Qu'il trespassa .I. grant bos de bresil,
- Apres le bos est montés .I. lairis,
- Espurcatoire a devant lui coisi.
- Lors li sembla que chieus et mers arsist:
- Il chiet pasmé, s'a jeté .I. grant cri,
- Apres dous dex a conforter se prist;
- Prent s'escharboucle, sel frote au samit,
- Li feus en saut à alumer l'a pris.
- L'angles le voit, c'ot à non Chérubins:
- En autant d'eure com .I. iex puet ouvrir
- Vient a l'enfant, si l'a à raison mis:
- «Diva! varles, et qui t'envoia chi?
- Ains, puis celle eure c'Adans en fu partis,
- Me vi jou chose qui car et sane euist,
- Qui de si pres aprocha Paradis.
- Va t'ent ariere, par amours je t'en pri,
- Que cis grans feus ne t'ait ja englouti».
- Et dist li enfes: «Este[s] vous Chérubins,
- Qui mon pere chacha de Paradis
- A une espée ardant? il le m'a dit.
- Par moi te mande, et je sui qui te di,
- Que parler voisses au roi de Paradis,
- Et li demandes, par amours je t'en pri,
- Quant trespasera hors de ce siecle chi,
- Et li dous oilles et quant li venra il,
- Que nostres sires, ses peres, li proumist,
- Pour quoi doit estre encore ses amis».
- Et dist li angles: «J'ai grant merveille oi».
-
- Et dist li angles: «Amis, or m'entendes.
- Verités fu quant Adans fu fourmés,
- Et il peut bien et venir et aler,
- Oir, sentir, et veoir, et parler.
- Quanque diex ot li fu abandonnés,
- Fors .I. pumiers qui li fu devées,
- Qu'il avoit as anemis donnés
- Pour .I. serviche qu'il li firent en mer,
- Car il alerent le grant goufre effondrer
- Par quoi li iave se prist a avaler
- Tant com la terre parut aval la mer.
- Il en menja, mes che pot lui peser:
- Il fu tantost as anemis livrés:
- Et nostres sires s'en ot duel et pité,
- Pour vous ala ens en abisme entrer,
- À Lucifer tout maintenant parler,
- Demanda lui par fines amistés
- S'on vous poroit ravoir ne rachater
- Pour nul avoir c'on vous seust donner.
- Et Lucifers respondi par fierté:
- «Oil, biau sire; se vous tant les ames
- C'ous en voeilles vo cors abandonner,
- Vous les aures de prison delivrés,
- Et li vergies vous ert quite clamés,
- Ne jamais jour n'i volons retourner».
- Adont se teut li rois de majesté,
- N'encor n'est mie li jugemens donnés,
- Ne il n'est angles lasus tant soit senés
- Qui de dieu sache son cuer ne son penser,
- S'il vous vorra perdre ne rachater;
- Mes puis celle eure qu'il ot en si parlé
- Je ne vi diable ens ou vergier entrer[447].
- Et, s'il vous plaist, avec moi en venres;
- Mousterai vous la fine verité,
- De vostre pere comment il a ouvré,
- Et le vergier de quoi estes tourblé».
- Et respont Sept: «Je l'ai moult desiré,
- De l'eritaje veoir et regarder.
- La devissions en glore demorer»
- Et dist li angles: «Amis, vous le verres».
-
- L'enfant embrache li sains angles honestes,
- Si l'en emporte en Paradis terrestre;
- De fin or pur ouvri une fenestre:
- «Amis», dist il, «or boute chi ta teste;
- Si verras ja le tourment et la perte
- Qu'[est] pour ton pere en Paradis terrestre.
- Oisiaus n'i chante, ne n'i demainne feste,
- Solaus n'i luist ne au main ne au vespre,
- L'iave n'i sourt, ne n'i raverdist herbe,
- Ne il n'i a fors tenebre et tempeste»[448].
-
- Li damoisiaus a regarder a pris
- Par le vergier qui n'est mie floris:
- L'aubre de vie a veu devant lui,
- Plus grans des autres bien resambloit sapins,
- Tous fu brisiés et entour et emmi.
- Par desus l'aubre a .I. bel nit coisi;
- .I. pellicans se seoit droit enmi;
- C'est li prumiers oisiaus que dex fesist;
- Dex ne fist plume que cis la nen euist.
- Comparés fu il meismes à li,
- D'estre sages et dous et bien amanevis,
- Courtois et larges et destre, à point hardis,
- Ne pour sa vie de noient ne mesprist.
- Morte estoit sa fumelle fennis:
- Remés l'en fu .III. faonniaus petis[449].
- Or a alé contreval le gardin,
- .III. jours et plus si com la bible dist,
- Ne trueve chose dont il se puist garir,
- Ne ses faons de les lui soustenir,
- C'ains puis celle eure c'Adans en fu partis
- Toute sustance et tous biens i failli.
- Or entendes que li dous oisiaus fist,
- Quand il voit bien nes puet mais soustenir.
- Ancois qu'il voist autre oisel assalir,
- Premierement en vorra ja morir.
- Dou bech trenchant en son pis se feri,
- Le cuer dou ventre a perchié tout parmi.
- Li sans en saut et enprent à issir,
- À cescun fan en a bailliét .I. fil,
- Et cil le boivent qui en ont grant desir,
- Batent lor elles, dou pere sont parti,
- Volant en vont contreval le gardin.
- Li pellicans à regarder les prist,
- Grant joie en a de çou que vis les vit,
- Mes tant fort sainne ne se set astenir
- Ne garde l'eure qu'il se voie morir.
- Et li chieus oeuvre, l'angles en descendi,
- L'oisiel emporte lasus em Paradis,
- Si le courronnent les chelui qui le fist.
- Adont coumenche la noise en Paradis
- D'angle contre autre dont i a plus de .M.:
- Là ont jugiét le roi de Paradis,
- S'il voet droiture user et maintenir,
- Et voet ravoir les siens certains amis,
- Que telle guise li convenra tenir.
- Apres la noise qui fu em Paradis,
- Une grant raie dou solaill descendi
- Ens ou vergier, s'en est entré[e]s ou nit:
- Or li aporte le saintisme esperit:
- En guise estoit d'un enfanchon petit,
- Qui d'un blanc gant le peuist on couvrir.
- Adont coumenche et la joie et li ris:
- Chil oisel chantent, de terre sont parti,
- Les iaves sourdent, li pré sont raverdi,
- Et toute riens dou mont se resjoi.
- Qui que fait joie l'enfes jeta .I. cri:
- Adan regraite com ja poires oir.
-
- «Ahi, Adan», dist il, «de vo biauté,
- De vous estoit cis lieus enluminés.
- Ja n'est il angles lasus tant soit senés
- C'à vo fachon seust rien amender.
- Or vous perdrai ains qu'il soit avespré,
- Qu'il vous convient ens en enfer entrer,
- Dont deussies estre avoec moi couronnés.
- S'on vos peust de tresor rachater,
- Ne de rien née que on peuist penser,
- De ma grant perte ne fusse espoentés;
- Meis si grant painne m'en convient endurer,
- Se voel droiture maintenir ne user,
- Com cil oisiaus qui s'est à mort livrés,
- Qui l'essamplaire nos a lasus moustré
- Com faitement je me doi demener
- Se je vos voel de prison delivrer,
- Et je vous voel ravoir ne rachater».
- Adonques a .I. si grant cri jeté
- Que de .X. lieues le peust on ascouter,
- Que moult redoute ce qu'il a à passer.
- Quand Sept l'entent si a l'angle apellé:
- «Cherubin sire», dist il, «or m'entendes.
- Que chou est or que jou ai ascouté
- Desus cel arbre ou a telle clarté?»
- «Amis», dist l'angles, «que vauroit li celers?
- Chou est li fis de la grant majesté,
- Ch'est ses espir[s], ses sens et sa bontés,
- Et sa grans force et sa grans dingnité[s].
- Or soiies aise, vous seres rachaté,
- Que je sai bien son cuer et son pensé.
- Je ne le seuc .VII.C. ans a passé,
- Ne jou ne autres tant par soit ses privés;
- Ne puis c'Adans fu dou vergier sevrés
- Ne sot nu[s] angles son cuer ne son penser;
- Mais or le sai je, si le te voel conter.
- En une vierge qui moult ara bonté
- Prendra il vie, sanc et charnalité,
- Et se fera noirir et alever
- Tres qu'il sera si grans et si fourmés
- Comme Adans dont tu es hui sevrés.
- Lors se fera et prendre et atraper
- As anemis, desus .I. fust cloer,
- Perchier sa char et issir le sanc cler:
- Adont seres de prison delivré,
- El li fis dieu est en gage remés».
-
- «Amis», dist l'angles, «la chose est trop amere
- Par le pechiet de ton pere et ta mere;
- Mes cis dous enfes et ses sans qui tout leve
- Vos fera en transissant grace et saveur et seve»
-
- «Grasse et saveur et seve vos fera en trespassant
- L'enfes qui en cest nit pleure si doucement:
- Çou est li fis de dieu le roi dou firmament,
- En une vierge pure penra aombrement,
- Et se vestra de li et de char et de sanc,
- Et se fera noirir a guise d'un enfant,
- Et puis respandera par vostre amor son sanc,
- Et chieus qui n'i querra moult l'ira mallement,
- En infer les iront diable devorant.
- Or tost va t'ant ariere, en Sinais le grant;
- Si enterre ton pere tres au piet dou pendant.
- Il li convient morir, il ne puet en avant.
- En la bouche li met ces pepins, mon enfant».
-
- «En la bouche li met, enfes, ces .III. pepins;
- C'est de la pume que tes peres quoilli,
- Qu'il jeta jus quant vit qu'il ot mespris.
- Je les te rent, porte les avoec ti;
- Que li peres voet desus son fil morir
- Pour vous ravoir des morteus anemis.
- Quant tu aras ton pere enfoui,
- Desus la langue li met ces .III. pepins,
- Et li arenge bellement, biaus amis.
- Dou cors d'Adan, et de sa seve ausi,
- Et de son cuer, et de ces. III. pepins,
- Nestera, fiex, .I. arbrisiaus petis
- Qui metera .III.M. ans au norir;
- Cescun .M. ans croistra piet et demi.
- Tant seres vous avoec les anemis
- Ains que cis enfes que tu os en cest nit
- Soit sus cel arbre atachiét et assis,
- Ne si dous membre cloé de claus massis,
- Ne ses clers sans ceure par le pais.
- C'est li dous oilles que ton pere proumist
- Quant il voloit ses .VII. enfans perir
- En Rouge Mer et lanchier et flatir,
- Parcoi est haperés des anemis».
-
- Li enfes pleure, grant duel va demenant.
- Il regarda le figier d'euriant,
- Qui est mués tous en autre samblant:
- Il estoit tourbles quant il li vint devant,
- Or est si biaus com solaus flamboiant,
- Ains li samble tout aviseement
- Que li mur soient de piere d'euriant.
- .I. tuel voit qui fu d'or flamboiant,
- Qui vient des chieus bellement descendant;
- Par ce tuiel va l'iave degoutant
- En la fontainne petite de jouvent
- Dont .IIII. ruiselait alient naissant:
- Quant il sunt hors si se vont esperdant:
- L'uns fu Inges, et Grandes li plus grans,
- L'autres Gerons, et l'autres Ifratans;
- De l'un des rieus va Rouge Mer naissant.
- L'enfes apelle Chérubin en plorant:
- «De la fontaine me donnes de jouvent,
- S'en porterai à mon chier pere Adan;
- S'il en a but je sai certainement
- Qu'il revenra en l'age de .XXX. ans».
- Et dist li angles: «Je ferai son coumant;
- Mes il n'est iave, ne mers, ne lavement
- Qui le garisse dou dolereus tourment
- Ou il ira ains le solaill couchant».
- Il prent la juste et si li va puisant
- En la fontainne, et puis li va ballant;
- Puis a pris Sept, en air le va portant.
- En autant d'eure com .I. iex va cloant
- Le met en Inde, si s'en va retournant.
- De si tres lonc com le va parchevant
- Encontre vienent tout si frere courant,
- Tout autresi si en vienent bruiant
- C'alerion quant il vont descendant.
- E vous Isaach et Jourdain et Rubant:
- Leur frere voient, si le vont ravisant.
- Dist Jourdains: «Frere, bien soies vous venant».
- Et il a pris la juste maintenant,
- En haut le drece, si le va maniant:
- Elle li chiet et le va respandant;
- En Rouge Mer va l'iave en batant
- Comme .I. quarriaus quant de l'archon destent;
- La Rouge Mer va toute trespassant,
- En Paienime va l'iave espandant,
- A .III. lieuetes devant Jherusalem:
- Le flum Jourdain l'apellent li auquant:
- Puis s'i lava li dignes rois amans
- Quant il fu nés de lui em Bethleem,
- S'i baptiza son ami S.t Jehan.
- Et on amainne tantost le viel Adam:
- À ses .II. mains va ses sourcis levant
- Qui li gisoient sour le menton devant;
- Son fil regarde, si le va conuissant,
- Ansi le lieve com se fust .I. enfant,
- Si avoit il bien .XII. piés de grant.
- «Fis», dist li peres, «vous soies bien vignant;
- Aves esté au vergier d'euriant?
- Que dist li angles qui me par ama tant?
- Aurai je ja pais ne acordement
- Envers celui qui me fist doucement,
- Puis me banni dou sien vilainement?
- Or m'en vinc chi entre ces desrubans».
- «Oil, biaus peres, au chief de .III.M. ans».
- «Ne plus?» fait il; «me vas tu voir disant?»
- «Oil, biaus peres, sachies le vraiement».
- Adont s'en va Adans agenoullant,
- Devers le chiel ala moult regardant,
- Et voit les angles qui le vont asenant
- Qu'il ne se voist de noient esmaiant.
- De la grant joie que il va atendant
- Ala sa painne del tout entroubliant.
- Il n'avoit ris bien avoit .VII.c. ans:
- Adonques rit li vieus si durement
- Li cuers dou ventre li va parmi partant.
- L'ame en ont prise li diable, li tirant,
- Si l'en emportent en infer maintenant.
- Sa fosse font .IIII. de ses enfans;
- Leur pere enterrent et si le vont plorant;
- Desus sa langue alerent arengant,
- Les .III. pepins dont je vous dis avant,
- C'aporta Sept del vergier d'euriant
- Dont li arbres, signeur, ala naissant,
- Qui mist au croistre tout à point .III.M. ans,
- Ou li fis dieu tout respandi son sanc
- Pour chiaus ravoir dou dolereus tourment
- Ou tout estiens livré comunement.
-
-
-NOTE:
-
-[445] Il ms.: _Droit en terrestre iras em Paradis_. Qui, e in alcun
-altro luogo, mi giovo di correzioni suggerite da G. Paris in una
-notizia che del mio primo opuscolo sulla leggenda del Paradiso
-terrestre egli diede nella _Romania_, anno VIII, 18-19, pp. 129-30.
-
-[446] L'immaginazione dantesca di porre il Purgatorio quasi a custodia
-del Paradiso terrestre, e di far purificare attraverso il primo chi
-vuol salire al secondo, ha qui un riscontro notabile, che non è il
-solo.
-
-[447] Tutta questa finzione, che potrebbe parere una pura e semplice
-stravaganza del poeta, si conforma alla dottrina di alcuni Padri, che
-insegnarono la passione di Cristo essere stata come una soddisfazione
-giuridica e una indennità conceduta da Dio a Satana in risarcimento del
-torto e del danno fattogli riscattando l'uomo. V. IRENEO, _Adversus
-haereses_, III, 18, 7; V, 21, 3; ORIGENE, _Epist. ad Rom._, 2, 13,
-e altri. Il sacrificio di Cristo è considerato piuttosto come atto
-di giustizia che come atto di misericordia anche nel famoso _Plait
-de Paradis_, che in più forme si trova come componimento a sè, o
-introdotto in misteri e sacre rappresentazioni.
-
-[448] Questa descrizione discorda assai da tutte l'altre, dove il
-Paradiso serba intero, o quasi, il suo primitivo e naturale splendore.
-
-[449] Il poeta ignora, o altera deliberatamente, il mito della fenice,
-ancor vivo a' suoi tempi.
-
-
-
-
-APPENDICE III.
-
-IL PAESE DI CUCCAGNA E I PARADISI ARTIFICIALI.
-
-
-La immaginazione del Paradiso terrestre, e le altre consimili, hanno
-stretta relazione con quella del Paese di Cuccagna, o come altrimenti
-si chiami la terra beata che nelle tradizioni orali e nelle letterature
-di buona parte d'Europa ebbe quel nome. Tale relazione non è, come fu
-troppo leggermente asserito, quella proprio che passa tra la parodia
-e la cosa parodiata; giacchè se la parodia fa capolino talvolta nelle
-allegre descrizioni del Paese di Cuccagna, non però si può dire sia
-quella che consuetamente ne suscita negli spiriti e ne promuove la
-immaginazione. Entrambe le immaginazioni piuttosto traggono l'origine
-da un principio medesimo, da uno stesso desiderio e da uno stesso
-sogno di felicità, i quali, se variano quanto a certe parvenze e a
-certi caratteri, nella sostanza rimangono pur sempre invariati. Il
-Paradiso terrestre e la Cuccagna sono due termini diversi, ma non
-contraddittorii, a cui riesce lo stesso pensiero, secondo l'affetto che
-lo muove, e in conformità della mente entro la quale si muove[450].
-Del resto, tra le due immaginazioni non c'è una separazione costante
-e sicura, anzi si passa per gradi dall'una all'altra: il Paradiso è
-talvolta poco più nobile e poco più spirituale del Paese di Cuccagna,
-e talvolta il Paese di Cuccagna, idealizzandosi alquanto, diventa
-un Paradiso. Sarebbe forse difficile dire se l'uno o l'altro sia il
-luogo di beatitudine promesso da Maometto a' suoi seguaci. I paradisi
-delle religioni inferiori sono veri Paesi di Cuccagna, e poco mancò
-che tal Paese non diventasse talvolta anche il Paradiso cristiano, sia
-terrestre, sia celeste.
-
-I Greci, ch'ebbero la finzione dell'età dell'oro e dei Campi Elisi,
-ebbero anche quella di una terra felice, la quale mostra con la
-Cuccagna grandissima somiglianza. Tale finzione sembra sia stata assai
-popolare ed ebbe talvolta, ma non sempre, carattere e intenzione
-di parodia. Ateneo ricorda nel sesto libro de' suoi Δειπνοσοφισταί
-sette poeti comici che la introdussero in loro commedie[451].
-La città degli uccelli, nella commedia di Aristofane, abbonda di
-ricchezze e di letizia. I racconti meravigliosi concernenti l'India e
-l'Etiopia indussero taluno a porre in quelle remote regioni la terra
-sognata[452], mentre certa comica bizzarria d'umore e certo gusto del
-paradossale, non disgiunti talvolta da intenzione satirica, indussero
-altri a fare della descrizione di quella terra un tessuto risibile
-d'ingegnose fanfaluche e di argute panzane. Con la lepidezza che
-gli si appartiene Luciano descrive nella _Vera Istoria_ la città dei
-beati, la quale è tutta d'oro, con le porte di cinnamomo, il suolo
-d'avorio, i templi di berillo, gli altari d'ametista. Cinge la città
-un fiume d'ottimo unguento, largo cento cubiti, profondo cinquanta. Le
-terme sono grandi palazzi di cristallo, dove, in luogo di acqua, si
-adopera rugiada riscaldata. Quivi non è mai notte, nè dì, ma un lume
-mitissimo, quale si ha il mattino, prima del levare del sole; nè altra
-stagione vi si conosce che la primavera, nè altro vento che il zeffiro.
-Abbondano in quella terra piante bellissime d'ogni qualità e che mai
-non cessano di far frutto. Le viti si coprono di grappoli dodici volte
-l'anno; le spiche del grano, in luogo di chicchi, recan pani. Intorno
-alla città sono trecentosessantacinque fontane d'acqua, altrettante
-di miele, cinquecento di varii unguenti, ma più piccole, sette fiumi
-di latte, otto di vino. L'Elisio è un campo bellissimo, cinto da una
-selva di grandi alberi vitrei, che recan per frutti coppe di varie
-forme e grandezze. Chi vuol bere non ha che a spiccarne una, la quale
-tosto si colma di vino. Dense nubi assorbono dalle fontane e dal fiume
-gli unguenti, e premute da lievi aure, li riversano in rugiada[453].
-Altrove Luciano parla di un'isola di formaggio, che sorge in un mare
-di latte, coperta di viti che dànno latte[454], e nei _Saturnali_
-introduce Saturno a fare una comica descrizione della felicità de'
-suoi tempi. In un trattatello, greco in origine, tradotto in latino nel
-secolo IV, e intitolato _Expositio totius mundi_, si descrive un paese,
-dove un popolo felice, ignaro dei morbi, si ciba di miele e di pani che
-cadono dal cielo[455].
-
-La finzione fu certamente nota anche ai Latini, sebbene nella loro
-letteratura non si trovi ricordata in modo esplicito. Il valoroso
-Terapontigono Platagidoro del _Curculio_ di Plauto, conquistò, fra
-molt'altre, anche le terre di Peredia e di Perbibesia.
-
-Nel medio evo la finzione riappare assai per tempo, e acquista di poi
-favore grandissimo. La troviamo la prima volta in quel poemetto latino
-di _Unibos_, che un chierico franco d'ignoto nome compose nel secolo X.
-Il contadino Unibos, di cui si narrano quivi le astuzie e gl'inganni,
-dà ad intendere a tre suoi persecutori che in fondo al mare è un
-regno felicissimo, e così li induce a precipitarvisi e si libera di
-loro[456]. Qui si ha appena un cenno fuggevole del paese felice; ma si
-può credere che in alcune almeno delle versioni del racconto, che già
-sin da allora dovevano correre tra i volghi d'Europa, si avesse di esso
-una descrizione più particolareggiata, e meglio acconcia ad accendere
-la fantasia e sollecitare il desiderio di coloro cui si supponeva fatto
-l'inganno. Tale sarà stato il caso per taluno almeno dei racconti
-orientali da cui probabilmente traggono la prima origine i racconti
-largamente diffusi in Occidente[457], e tale è infatti per parecchi
-di questi[458]. Nei romanzi persiani è spesso ricordo di un paese di
-Sciadukiam, che non è punto diverso dal Paese di Cuccagna[459].
-
-Non si può dire con sicurezza quando appaja da prima questo nome di
-Cuccagna[460], nè molto sicura è la sua etimologia[461]. A me basterà
-qui di ricordare che un _abbas Cucaniensis_ è già in una poesia
-goliardica composta probabilmente fra il 1162 e il 1164[462]; che
-Cuccagna fu il nome di un castello ancora in parte esistente presso
-Treviso; che tal nome occorre già in documenti del 1142; che un
-Warnerius de Cuccagna comparisce in una carta del 1188[463]; e che nel
-_Pataffio_ si legge:
-
- Erro, cu cu andra' tu in cuccagna
- Dal pero al fico sempre perperando?[464]
-
-Sia qual essere si voglia l'origine del nome, il componimento più
-antico, fra quelli sino a noi pervenuti, ove si descriva il paese
-indicato per esso, è un _fableau_ del secolo XIII, intitolato _Li
-fabliaus de Coquaigne_[465]. L'autore dice d'essere andato per
-penitenza al papa, che lo mandò al paese di Cuccagna:
-
- Li pais a à non Coquaigne,
- Qui plus i dort, plus i gaaigne.
-
-Le case vi son fatte di pesci, di salsicce e d'altre cose ghiotte. Le
-oche grasse si vanno avvolgendo per le vie, arrostendosi da se stesse,
-accompagnate dalla bianca agliata, e vi son tavole sempre imbandite
-d'ogni vivanda, a cui ognuno può assidersi liberamente, e mangiare di
-ciò che meglio gli aggrada, senza mai pagare un quattrino di scotto. Da
-bere porge un fiume, il quale è mezzo di vino rosso, e mezzo di vino
-bianco. In quella terra il mese è di sei settimane, e vi si celebrano
-quattro pasque, e quadruplicate sono l'altre feste principali, mentre
-la quaresima viene solo una volta ogni vent'anni. I denari si trovano,
-come i sassi, per terra; ma non bisognano, perchè nessuno compra o
-vende, e tutto quanto è necessario alla vita si dà per nulla. Le donne
-che vi sono altro non chiedono che di fare altrui piacere, e ci è la
-fontana di gioventù,
-
- Qui fet rajovenir la gent.
-
-Il poeta, uscitone, non trovò più la via di tornarvi.
-
-Non giova ch'io vada ritessendo la descrizione delle delizie ond'è
-pieno, secondo i varii racconti, il Paese di Cuccagna, giacchè se
-mutano esse nei particolari, o nell'ordine con cui sono presentate,
-rimangon sempre, sostanzialmente, le stesse, e non muta lo spirito di
-sensualità, alle volte assai grossolano, che ne suggerisce e ne informa
-il concetto. E nemmeno tenterò di rifare la storia della finzione
-nel medio evo e nel tempo di poi, o di ricordare ordinatamente i
-componimenti cui essa diede materia nelle varie letterature d'Europa,
-bastando al proposito mio ch'io noti della finzione alcun elemento
-principale, alcun carattere più generale.
-
-Il più delle volte non si dice, e per buone ragioni, dove sia il Paese
-di Cuccagna, o la situazione sua s'indica con parole scherzevoli che
-non danno senso, come le _drey Meil hinter Weynachten_, di una poesia
-di Hans Sachs. Talvolta invece si ha una indicazione geografica più
-o meno determinata e precisa. La terra di Bengodi, della quale Maso
-narra le meraviglie a Calandrino, terra dove si legano le vigne con le
-salsicce, ed hassi _un'oca a denajo e un papero giunta_, è posta nel
-paese dei Baschi, ed è lontana da Firenze più di millanta miglia[466].
-In un poemetto inglese, composto, come pare, verso la fine del secolo
-XIII, o sul principiar del seguente, il paese di Cuccagna è in mezzo
-al mare, ad occidente della Spagna[467]. In un codice del Museo Correr
-si ha una _Descrittion del Paese di Cuccagna vicino a S. Daniel, città
-nel Friuli, Stato della Repubblica veneta_[468]. Finalmente, in un
-dramma religioso tedesco lo Schlaraffenland è tra Vienna e Praga[469].
-Qui il Paese di Cuccagna s'immagina in luogo assai prossimo a chi
-scrive: altrove, per contro, è accennata grande distanza, senz'altre
-indicazioni geografiche. Nella _Historia nuova della città di Cucagna,
-data in luce da Alessandro da Siena e Bartolamio suo compagno_[470],
-si dice che per andare in Cuccagna bisogna viaggiare ventotto mesi
-per mare e tre per terra; e _in quodam terrae cantone remoto_ pone
-il felice paese Teofilo Folengo[471]. Una poesia tedesca del secolo
-XVI lo pone a mano manca del Paradiso terrestre[472], mentre un'altra
-vuole si avverta che esso non è nel Paradiso, _dov'era vietato di
-mangiare_[473]. A questo proposito è da notare che l'autore del
-poemetto inglese testè ricordato giudica il Paese di Cuccagna assai
-miglior luogo del Paradiso, ove non c'è altro da mangiare che frutta, e
-altro da bere che acqua[474].
-
-Se un desiderio, dirò così, generico di felicità e d'innocenza suscita
-nell'anime devote l'immagine delle delizie del Paradiso, un desiderio
-più particolare di uscir di stento, di appagare gli appetiti più
-animaleschi e più imperiosi suscita l'immagine delle delizie del Paese
-di Cuccagna in tutti i miseri, in tutti gli affamati, in tutti coloro
-la cui vita è un perpetuo combattimento fatto più aspro e doloroso
-dallo spettacolo degli agi e delle lautezze altrui. Per tutti costoro
-la Cuccagna è una vera _terra promissionis_, com'ebbe a dirla Geiler
-di Keisersberg, da far riscontro alla _terra repromissionis sanctorum_
-delle leggende ascetiche, e dove si mangia e si beve e d'ogni buona
-cosa si gode senza metter mai fuori un quattrino. Perciò coloro che ne
-celebrano le meraviglie spesso si volgono ai poveretti, e li chiamano a
-raccolta, e annunzian loro che anche per essi è venuta finalmente l'ora
-di scialare; e chi li invita si trova nella stessa lor condizione. In
-certo _Capitolo di Cuccagna_ esclama il poeta:
-
- hor andiamoci tutti, o poverelli!
-
-e in certo _Trionfo de' poltroni_:
-
- Deh poveretti non stemo più a stentar![475]
-
-L'autore di una poesia spagnuola intitolata _La isla de Jauja_, detto
-che in quella terra chi lavora riceve dugento bastonate ed è cacciato
-in bando, descritte tutte le comodità di cui vi si gode, si volge ai
-poveri idalghi, al gran popolo dei miseri:
-
- Animo pues, caballeros,
- Animo, pobres hidalgos;
- Miserables, buenas nuevas,
- Albricias todo cuitado,
- Que el que quisiere partirse
- A ver este nuovo pasmo,
- Diez navìos salen juntos
- De la Coruña este año.[476]
-
-Ma poichè i pasciuti hanno sempre confuso gli affamati coi furfanti,
-così vediamo il Paese di Cuccagna, sogno degli affamati, diventare
-talvolta una terra di riprovazione. Dallo Schlaraffenland descritto da
-Hans Sachs sono sbanditi gli uomini morigerati e dabbene: le bugie vi
-son tenute in gran conto, e chi più le dice grosse è premiato:
-
- für ein gross lügn gibt man ein kron.[477]
-
-Per contro si vede la finzione del paese di Cuccagna adoperata come
-strumento di satira e d'invettiva contro i pasciuti e i gaudenti.
-Così nel poemetto inglese citato di sopra, il quale è tutto una satira
-contro la grassa e dissoluta vita dei monaci. A volte poi i racconti
-non sembrano nascere da altro che dalla voglia di ridere e di sballarle
-grosse[478]. Il Novati giustamente distingue dalla immaginazione del
-Paese di Cuccagna certe immaginazioni epicuree, quali son quelle che
-s'incontrano nel _fableau_ di _Belle Eyse_ e nella descrizione che il
-Rabelais fa dell'abbazia di Thélème[479].
-
-Se le finzioni greche, di cui s'è detto di sopra, sono talvolta parodia
-dell'età dell'oro o dell'Elisio, la finzione del Paese di Cuccagna non
-è, o almeno di rado è, una parodia voluta del Paradiso terrestre. Le
-vere parodie di questo bisogna cercarle altrove, nel _Paradis perdu_
-del Parny, in un poemetto intitolato _Adam et Eve_ e inserito nel vol.
-VI della raccolta _L'Evangile du jour_, pubblicata in Parigi dal 1769
-al 1778, ecc.[480]
-
-Finalmente è qui da dir qualche cosa di quelli che si possono chiamare
-paradisi artificiali. Non è improbabile che i giardini sospesi di
-Babilonia volessero essere una riproduzione del Paradiso assiro[481].
-Il più celebre di questi paradisi artificiali fu senza dubbio quello
-del famoso Veglio della Montagna, di cui tanto si parlò e si scrisse
-nel medio evo[482]. Narrasi in certe tradizioni orientali che Ad,
-pronipote di Noè, divisò un meraviglioso giardino, e quello poi disse
-essere il Paradiso, e che Sceddad, figliuolo di Ad, costruì una città
-chiamata Gennet, cioè Paradiso, la quale sparì dopo l'esterminio
-di lui e de' suoi. Di questo Paradiso molti autori musulmani fanno
-ricordo. Secondo Scehabeddin, nel _Libro delle perle_, Sceddad,
-avendo saputo che nel Paradiso terrestre le colonne erano d'oro e
-d'argento, la polvere di muschio e d'ambra, e i sassi gemme, volle
-rifare quelle meraviglie, e mandò messi pel mondo, i quali penarono
-cent'anni a trovare un luogo acconcio[483]. Altri soggiungono che la
-città di Sceddad era costruita nei deserti d'Aden; che le mura de'
-suoi edifizii erano d'oro e d'argento, le colonne di smeraldi e di
-rubini, e che c'erano voluti trecento anni per erigerla. Ibn Khaldun,
-ne' suoi _Prolegomeni storici_, lamenta la credulità degli scrittori
-che avevano divulgato quelle favole[484]. Di un orto nel quale s'erano
-fatti seppellire Jannes e Mambres, magi di Faraone, con la speranza di
-risuscitarvi e vivervi come in un paradiso, si narra nelle _Vite de'
-Santi Padri_[485].
-
-
-NOTE:
-
-[450] Ciò fu giustamente notato dal NOVATI in un breve, ma giudizioso
-e piacevole scritto, intitolato _Il paese che non si trova_, e inserito
-nel giornale _La domenica letteraria_, anno IV, num. 11, 15 marzo 1885.
-A torto ebbe a credere il LE CLERC che il Paese di Cuccagna altro non
-sia che una immagine della beata vita dei monaci. _Histoire littéraire
-de la France_, t. XXIII, p. 151.
-
-[451] Cf. MEINEKE, _Fragmenta comicorum graecorum_, Berlino, 1848, vol.
-II, parte 1ª, pp. 108, 237, 299, 316, 360; parte 2ª, pp. 753, 850,
-1158; SCHENKL, _Das Märchen vom Schlauraffenland_, nella _Germania_
-del Pfeiffer, anno VII (1862), pp. 193-4; POESCHEL, _Das Märchen vom
-Schlaraffenlande_, Halle a S., 1878, pp. 7 sgg.
-
-[452] POESCHEL, _ibid_., pp 13, 15.
-
-[453] _Vera Historia_, l. II, capp. 11-14.
-
-[454] _Ibid._, l. II, c. 4.
-
-[455] MUELLER, _Geographi graeci minores_, vol. II, p. 514.
-
-[456] J. GRIMM e A. SCHMELLER, _Lateinische Gedichte des X. und XI.
-Jh._, Gottinga, 1838, pp. 378-80.
-
-[457] Per la diffusione e le parentele di tali racconti vedi KÖHLER,
-_Ueber I. F. Campbell's Sammlung gälischer Märchen_, in _Orient und
-Occident_, vol. II (1864), pp. 486 sgg.; COSQUIN, note ad alcuni dei
-_Contes populaires lorrains_ pubblicati nella _Romania_, anno 1876, pp.
-357 sgg.; anno 1877, pp. 359 sgg.
-
-[458] Per esempio, per la _Storia di Campriano contadino_, ediz. di A.
-ZENATTI, nella _Sc. di cur. lett._, disp. CC, Bologna, 1884, st. 71-7.
-
-[459] D'HERBELOT, _Biblioth. orient._, p. 386.
-
-[460] _Cucania_, in latino; _Coquaigne, Cocagne_ in francese; _Cucaña_
-in ispagnuolo; _Cokaygne_ in inglese, ecc. In Germania si disse
-_Schlauraffenland_, _Schlaraffenland_; in Fiandra _Luilekkerland_.
-
-[461] Vedi POESCHEL, _Op. cit._, pp. 20, 22, 25.
-
-[462] Ciò fu già ricordato da altri: POESCHEL, p. 22; NOVATI, nel
-_Giornale storico della letteratura italiana_, vol. V, p. 263, n. 5.
-
-[463] GRION, _Fridanc_, in _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol.
-II (1870), p. 430.
-
-[464] Cap. 5, vv. 101-2.
-
-[465] BARBAZAN-MÉON, _Fabliaus et contes_, vol. IV. pp. 175-81.
-
-[466] _Decamerone_, giorn. VIII, nov. 3.
-
-[467] Più volte stampato, dall'Hickes, dall'Ellis, dal Furnivall, e
-ultimamente dal MAETZNER, _Altenglische Sprachproben_, Berlino, 1867
-sgg., vol. I, pp. 147 sgg. Cf. WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_,
-pp. 53 sgg.; WARTON, _History of english Poetry_, ediz. dell'Hazlitt,
-Londra, 1871, vol. II, pp. 54 sgg.
-
-[468] NOVATI, _Giorn. stor._, vol. V, pp. 265-6.
-
-[469] POESCHEL, p. 34.
-
-[470] In Vinetia et in Vicenza, 1625.
-
-[471] _Baldo_, nella edizione delle _Opere maccheroniche_ curata dal
-Portioli, Mantova, 1883-9, vol. I, p. 61.
-
-[472] POESCHEL, p. 38.
-
-[473] ID., p. 36.
-
-[474] Non di rado il Paradiso celeste diventa nella fantasia popolare
-un vero paese di Cuccagna: vedi la descrizione che ne porge una poesia
-tedesca, in WRIGHT, pp. 191-2. In una poesia greca volgare, contenuta
-in un manoscritto del secolo XV, un beone dice di credere che i
-quattro fiumi del Paradiso menino vino. LEGRAND, _Recueil de chansons
-populaires grecques_, Parigi, 1874, p. 6.
-
-[475] Riprodotti entrambi dallo ZENATTI, in calce alla citata _Storia
-di Campriano_.
-
-[476] DURAN, _Romancero general_, Madrid, vol. II, 1855, p. 395.
-
-[477] _Dichtungen_, ediz. Tittmann, Lipsia, 1870-1, vol. II, pp. 30-3.
-Molta somiglianza con questa di Hans Sachs ha una poesia pubblicata
-nella _Zeitschrift für deutsches Alterthum_, vol. II (1842), pp. 364-9.
-
-[478] Do qui i titoli o le indicazioni di alcuni altri componimenti che
-trattano del Paese di Cuccagna, e di altre scritture, ove la finzione
-è introdotta. Non ho bisogno di avvertire che sono semplici cenni ed
-appunti, slegati e molto incompleti. Al Paese di Cuccagna somiglia
-molto la Papimanie descritta dal Rabelais. Nel 1718 fu rappresentato
-in Parigi _Le roi de Cocagne_ del LEGRAND, dove Filandro, cavaliere
-errante, giunge, con la scorta del mago Alchife, al fortunato paese.
-Tutto il dramma ha intendimento satirico. (_Théâtre des auteurs
-de second ordre_, t. IV). Tra le canzoni del BÉRANGER ve n'è una
-intitolata _Le pays de Cocagne_. Di componimenti italiani vogliono
-ancora essere ricordati: _Il trionfo della Cuccagna nel quale si
-contiene tutto il suo dilettoso paese_, ecc., Firenze, s. a. (NOVATI,
-_Giorn. st._, vol. V, p. 265, n. 4); GIO. BATTISTA BASILI, _La Cuccagna
-conquistata, poema heroicu in terza rima siciliana_, Palermo, 1640;
-QUIRICO ROSSI, _La Cuccagna_, poemetto in trentadue ottave, più volte
-stampato; CARLO GOLDONI, _Il Paese della Cuccagna_, melodramma giocoso.
-La finzione è inoltre introdotta: nella Selva seconda del _Chaos del
-Triperuno_ di TEOFILO FOLENGO; in una lettera di ANDREA CALMO (_Le
-lettere di messer_ A. C., ediz. del Rossi, Torino, 1888, l. II, 34, pp.
-138 sgg.); nei cc. XII e XIII del poema di PIERO DE' BARDI intitolato
-_Avino Avolio Ottone Berlinghieri_; nel capitolo _Dei pellegrini
-o viandanti_ della _Piazza universale di tutte le professioni del
-mondo di_ TOMMASO GARZONI; nel c. IX della _Presa di Samminiato_ del
-NERI. Della _Cuccagna_ del MARINO, andata perduta, è forse qui da far
-ricordo più pel titolo che per altro. L'Arciprete di Hita fa due volte
-allusione al paese di Cuccagna, st. 112 e 331; e, oltre a quella citata
-di sopra, un'altra romanza spagnuola si ha sullo stesso argomento.
-(NOVATI, _Giorn. st._, vol. cit., p. 263, n. 5). Di un poemetto
-olandese diede notizia il HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Horae Belgicae_,
-vol. I, pp. 94-5. (Cf. MONE, _Uebersicht der niederländischen
-Wolks-Literatur_, Tubinga, 1838, p. 303). Per la finzione in Germania
-vedi: GRAESSE, _Lehrbuch_, vol. II, parte 2ª, p. 961; GOEDEKE,
-_Grundriss_, vol. I, pp. 232. 282; POESCHEL, pp. 31 sgg.
-
-[479] _Il paese che non si trova_, già citato.
-
-[480] Il BARBIER, _Dictionnaire des ouvrages anonymes_, 3ª ediz., vol.
-I, s. t. _Adam et Eve_, lo attribuisce al Voltaire, ma basta leggerne
-una pagina per vedere quanto tale attribuzione sia improbabile.
-
-[481] LENORMANT, _Essai de commentaire des fragments cosmogoniques de
-Bérose_, p. 300.
-
-[482] Lo descrissero Marco Polo e il Mandeville. Per altre descrizioni
-vedi _The book of_ SER MARCO POLO, _newly translated and edited by_ H.
-Yule, Londra, 1871, vol. I, p. 136.
-
-[483] _Notices et extraits des manuscrits_, vol. II, p. 140.
-
-[484] _Notices et extraits_, vol. XIX, parte 1ª pp. 23-4. Ne parla
-anche Taberi, in principio della sua Cronica. Di una specie di
-Paradiso, costruito da un ricco uomo, fa ricordo il Mandeville, forse
-ripetendo quella stessa tradizione.
-
-[485] Parte I, cap. 65.
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-
-IL RIPOSO DEI DANNATI
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-
-IL RIPOSO DEI DANNATI
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-
-Ciò che fa maggiore impressione sull'animo di un lettore moderno
-della _Visio Pauli_, non è la descrizione degli orrori e dei tormenti
-infernali, nè la descrizione, assai più sbiadita, degli splendori e
-dei gaudii celesti, in quella unica redazione che la contiene[486]; ma
-bensì la parte del racconto in cui si narra della sospensione di pena
-conceduta ai dannati, nell'abisso d'inferno. Guidato dall'arcangelo
-Michele, San Paolo ha tutto percorso il _doloroso regno_, ha veduto
-i varii ordini di peccatori e gli aspri castighi a cui li assoggetta
-la divina giustizia, ha versato a quella vista lacrime di pietà e
-di dolore. Egli sta per togliersi all'orror delle tenebre, quando
-i dannati gridano ad una voce: «O Michele, o Paolo, movetevi a
-compassione di noi; pregate per noi il Redentore!» E l'arcangelo a
-loro: «Piangete tutti, ed io piangerò con voi, e con me piangeranno
-Paolo e i cori degli angeli: chi sa che Dio non v'usi misericordia».
-E i dannati gridano: «Miserere di noi, figliuolo di David!» ed ecco
-scende dal cielo Cristo incoronato, e rinfaccia ai reprobi la malvagità
-loro, e ricorda il sangue inutilmente versato per essi. Ma Michele
-e Paolo e migliaja di migliaja di angioli s'inginocchiano dinanzi al
-figliuol di Dio, e chiedono misericordia, e Gesù mosso a pietà, concede
-alle anime tutte che sono in Inferno tanta grazia che abbiano requie, e
-sieno senza tormento alcuno, dall'ora nona del sabato all'ora prima del
-lunedì[487].
-
-Questa poetica finzione, impregnata di un così ardente alito di
-umanità, è, a parer mio, la più bella e la più nobile di quante se
-ne trovino nelle Visioni anteriori alla _Divina Commedia_; e poichè
-la Visione che la contiene è una delle più celebri e più diffuse nel
-medio evo, e ce n'ha, insieme con altre versioni volgari, anche qualche
-versione italiana[488]; e poichè gli è assai probabile che Dante questa
-Visione l'abbia conosciuta, non sarà, credo, senza qualche utilità
-discorrere di essa finzione, e delle ragioni ed origini sue, le quali
-son molto più antiche e più generali di quanto si potrebbe alla bella
-prima immaginare. Ciò mi porgerà pure occasione e modo di fare alcune
-osservazioni sopra l'_Inferno_ dantesco.
-
-Della eternità delle pene infernali la Chiesa cattolica fece, come
-tutti sanno, un dogma. Non solo i tormenti dei dannati non avranno
-mai fine, ma non avranno mai neanche mitigazione: anzi, dopo il
-giudizio universale, e dopo che alle anime saranno restituiti i
-corpi, si faranno più atroci di prima[489]. Non indaghiamo se nelle
-parole dei profeti e negli evangeli il dogma abbia sicuro fondamento,
-o se ve l'abbia l'opinione contraria, che la Chiesa condanna; non
-discutiamo gli argomenti addotti e contrapposti dai sostenitori
-dell'una e dell'altra credenza: l'officio nostro non è di esegeti,
-e tanto men di polemici; l'officio nostro è di storici, e un tantino
-anche di psicologi, desiderosi di darsi conto di un motivo religioso,
-che diventa, in un particolar genere di letteratura, anche motivo
-poetico[490].
-
-Riportiamoci con la mente alla prima età del cristianesimo, all'età
-che si può chiamare precostantiniana. La religione di Cristo è allora,
-essenzialmente, una religione d'amore. I dogmi, che dovevano poi
-raccogliere in forme rigide ed invariabili la sostanza della fede,
-o non son nati ancora, o non sono ancora ben definiti; i grandi
-concilii non si sono per anche adunati e non hanno piegato le coscienze
-sotto il grave giogo dell'autorità. La Chiesa si edifica, e ciascun
-operajo lavora un po' di suo capo all'edifizio comune: le frontiere
-dell'ortodossia e dell'eresia sono incertamente segnate. La fede è
-viva e calda, ma alquanto indeterminata; essa è anche serena e piena
-d'abbandono, e non conosce le tetraggini e l'ansie che la sopraffaranno
-più tardi. Una grande speranza la penetra e la feconda: la comune
-credenza è che i più saran salvi. San Paolo aveva detto: Come tutti
-muojono in Adamo, così tutti rivivranno in Cristo[491].
-
-Circa il principio del secolo III Clemente Alessandrino nega le pene
-puramente afflittive; la pena per lui ha sempre carattere e scopo
-pedagogico. Origene, suo illustre discepolo, uno dei più grandi spiriti
-ch'abbia prodotto l'antichità cristiana, e certo il più libero e il più
-liberale, afferma la salvazione finale di tutte le creature, compreso
-Satana e gli angeli suoi, il ritorno a Dio di quanto viene da Dio
-(ἀποκατάστασις τῶν παντῶν). La dottrina sua era fatta per cattivare gli
-animi più generosi ed aperti; ma per ciò appunto non potè prevalere.
-Impugnata e contraddetta da impetuosi avversarii mentr'egli era vivo
-ancora, quella dottrina fu condannata dal sinodo di Alessandria
-del 399 e poi, anche più risolutamente, dal concilio ecumenico
-costantinopolitano del 545.
-
-La dottrina contraria, la dottrina che affermava l'eternità delle pene
-infernali e la dannazione irrevocabile, trionfava, s'imponeva alle
-coscienze, diventava dogma. Ma il suo trionfo non fu e non poteva
-essere intero ed assoluto. Da una parte essa si trovò di fronte
-lo spirito critico e speculativo, cui non riesce ad impor silenzio
-un canone conciliare; da un'altra il sentimento, che, ributtato o
-compresso, torna ostinatamente alla sua condizion naturale. E lo
-spirito critico e speculativo diede più particolarmente forma a
-dottrine teologiche eterodosse, mentre il sentimento la diede in
-più parti colar modo a credenze popolari. Nel quarto secolo Gregorio
-di Nazianzo e Gregorio di Nissa insegnano la temporalità delle pene
-infernali e la restaurazione finale di tutte le creature nel bene.
-San Gerolamo parla di coloro che al tempo suo avevano quella medesima
-credenza. Da altra banda l'opinione, già sostenuta da Taziano, da
-Ireneo, da Arnobio, che i reprobi dovessero perir nel castigo e
-rimanere annientati, non mancò di seguaci nè allora, nè poi. Ma come
-più la dottrina della Chiesa s'andava determinando e acquistava rigore
-dogmatico, più doveva agitarsi negli animi il desiderio di sfuggire,
-in parte almeno, alle sue terribili conseguenze. La coscienza dei
-credenti non oserà più contraddire alla dottrina ortodossa in ciò che
-essa ha di essenziale, ma s'ingegnerà, e le verrà fatto, di temperarla
-alquanto, di piegarne la rigidezza soverchia. Il ricco malvagio
-ricordato da Luca non può ottenere che una goccia d'acqua gli bagni
-le labbra arse dall'incendio infernale[492], e nell'Apocalissi detta
-di San Giovanni è scritto che i dannati saranno tormentati nei secoli
-dei secoli, senza aver mai requie nè giorno nè notte[493]: la semplice
-teologia del sentimento affermerà che ai dannati la misericordia divina
-accorda talvolta riposo e refrigerio. Il dogma vuole che i dannati
-rimangano chiusi nell'Inferno in perpetuo: quella stessa teologia del
-sentimento non lo negherà, ma romperà con alcuna eccezione la regola,
-narrerà di dannati che in virtù di grazia speciale poterono uscir
-dell'Inferno. La teologia popolare si farà lecito di dissentire dalla
-teologia dogmatica, e delle due la prima sarà la più pietosa e la più
-umana. Quanto alle ragioni del dissenso non occorre andar molto lontano
-a rintracciarle; esse scaturiscono dalla stessa natura dell'uomo
-razionale ed effettiva.
-
-Ed ecco qua un primo e curiosissimo documento di quella teologia più
-pietosa e più umana: l'apocrifa apocalissi di San Paolo, composta
-probabilmente da un qualche monaco greco. Di apocalissi attribuite
-all'apostolo delle genti ce ne furono due, ricordate da Sant'Agostino,
-da Sozomene, da Epifanio, da Michele Glica e da altri: di esse l'una
-andò perduta, se pur non la conserva alcun manoscritto ignorato;
-l'altra fu ritrovata dal Tischendorf nel 1843 e da lui pubblicata[494].
-L'editore opina ch'essa sia stata composta nel 380, il qual anno,
-se non è proprio quello della composizione, di poco certo se ne
-discosta. L'autore di questa scrittura s'inspirò evidentemente di
-quanto San Paolo dice, con coperte parole, nella epistola seconda
-ai Corinzii[495], di un suo rapimento al terzo cielo. Guidato da un
-angelo, San Paolo assiste al giudizio delle anime, vede il soggiorno
-dei beati, percorre l'Inferno. A un certo punto scende di cielo
-l'arcangelo Gabriele con le schiere celesti, e i dannati implorano
-soccorso. San Paolo che ha pianto sui tormenti inenarrabili che ha
-veduti, prega insieme con gli angeli: Cristo appare, mosso dalle loro
-preghiere, e concede ai reprobi di poter riposare la domenica della sua
-risurrezione, a cominciar dalla notte che la precede.
-
-L'incognito autore di questo apocrifo ammetteva dunque che i dannati
-riposassero un giorno nell'anno e propriamente il giorno della
-risurrezione di Cristo; ma tale credenza non era di lui solo, era,
-sembra, di molti intorno a quel medesimo tempo. Aurelio Prudenzio (c.
-348-408?) la ricorda e la professa in certi versi famosi di un suo
-inno[496].
-
- Sunt et spiritibus saepe nocentibus
- Poenarum celebres sub Styge feriae
- Illa nocte sacer qua rediit Deus
- Stagnis ad superos ex Acheruntiis
- . . . . . . . . . . . . . .
- Marcent suppliciis tartara mitibus,
- Exultatque sui corporis otio
- Umbrarum populus, liber ab ignibus,
- Nec fervent solito flumina sulphure.
-
-Se si considera che l'autore dell'Apocalissi di San Paolo era greco, e
-che Prudenzio era spagnuolo, si dovrà ammettere che la credenza fosse
-molto diffusa: a tale diffusione sembra in fatti che voglia alludere lo
-stesso poeta quando chiama celebri le _ferie_ concedute ai dannati. Ma
-di quella diffusione un'altra prova ci si porge, anche più importante.
-Nel cap. 112 dell'_Encheiridion_, Sant'Agostino dice, accennando
-appunto a coloro che tenevano quella credenza: _poenas damnatorum,
-certis temporum intervallis existiment, si hoc eis placet, aliquatenus
-mitigari_[497]. Egli non la biasimava dunque, sebbene non la facesse
-sua, e tra coloro che in quel tempo la professavano era nientemeno che
-San Giovanni Crisostomo[498]. Nella leggenda di San Macario egizio,
-narrata già da Rufino d'Aquileja (c. 345-410) si ricorda come il santo
-anacoreta trovasse una volta nel deserto un teschio, s'intrattenesse
-con esso delle pene dell'Inferno, e da esso sapesse che la preghiera
-reca alcun lieve refrigerio ai dannati[499].
-
-Gli scritti che vanno sotto il nome di Dionigi Areopagita appartengono,
-secondo fu dimostrato dalla critica più recente, ai tempi di Proclo, se
-non alla prima metà del secolo VI a dirittura. In una delle epistole
-che vi si leggono, la ottava, è narrata una visione di San Carpo,
-inspirata evidentemente da quello stesso sentimento di umanità che
-informa la credenza ricordata pur ora. Cristo vi mostra una grande
-pietà per i pagani che i diavoli cacciano nell'Inferno, si dice pronto
-a morire una seconda volta per gli uomini, ed egli e gli angeli suoi
-stendono soccorrevolmente la mano a coloro che stanno per essere
-inghiottiti dall'abisso[500]. In sul finire del secolo VI, o in sul
-principiare del VII, Isidoro di Siviglia crede che i suffragi giovino
-in qualche modo alle anime dannate[501], e la leggenda ascetica afferma
-di bel nuovo che alle anime dannate è conceduta alcuna requie o alcun
-refrigerio. La Visione di San Baronto risale alla fine del secolo VII,
-e in essa si dice che quelli tra i dannati i quali hanno fatto nel
-mondo alcun bene, sono all'ora sesta di ciascun giorno, confortati
-con un po' di manna del Paradiso[502]. Qui la pietà giunge a far
-scendere ogni giorno in Inferno una particella, sia pur piccolissima,
-della beatitudine celeste. Nella Visione del monaco Wettin, ch'è del
-principio del secolo IX, si dice, parlando del castigo a cui sono
-assoggettati in Inferno i chierici incontinenti e le loro concubine,
-che essi sono flagellati tutti i giorni della settimana, meno uno,
-nelle parti genitali[503].
-
-In quel medesimo secolo IX, il più copioso di leggende ascetiche
-fra tutti i secoli del medio evo, comincia pure a diffondersi fra
-i cristiani dell'Occidente la _Visio Pauli_, la quale altro in
-sostanza non è se non la versione latina della greca Apocalissi
-di San Paolo[504]. Quella versione, e le versioni volgari che ne
-derivano, presentano, rispetto al testo originale, nelle redazioni
-varie, diversità di maggiore e minore rilievo; ma una è quella che
-più particolarmente chiama la nostra attenzione. Nell'Apocalissi
-greca un sol giorno di riposo si concede ai dannati, la domenica
-della risurrezione di Cristo, con le due notti ancora fra le quali è
-compresa: nella _Visio_ latina, e nelle versioni volgari, i dannati
-riposano tutte le domeniche, anzi, più propriamente, dall'ora nona del
-sabato alla prima del lunedì.
-
-Il D'Ancona, ponendo mente alle parole con cui la Visione comincia in
-alcune redazioni latine e volgari[505], pensò la santificazione della
-domenica essere il concetto animatore di tutta la leggenda[506]. Se non
-che tale pensiero egli esprimeva quando le redazioni latine più antiche
-non erano conosciute ancora e non erano conosciute le relazioni della
-Visione latina coll'Apocalissi greca. Nell'Apocalissi greca i dannati
-riposano, come s'è veduto, la domenica di risurrezione; ma il concetto
-che informa quella parte della leggenda, non è la osservanza e la
-santificazione di un giorno sacro; bensì è il pensiero semiorigeniano
-di una intermittenza nelle pene infernali. Così pure nelle redazioni
-latine più antiche della Visione, dove nulla è detto della particolare
-santità della domenica, e della osservanza in cui la domenica vuol
-esser tenuta, il concetto che informa la leggenda è pur sempre questo
-stesso pensiero semiorigeniano, e si può dire che continui ad essere
-anche nelle redazioni latine più recenti, e nelle volgari, nonostante
-ciò che intorno la domenica vi si nota espressamente. Non è però che la
-santità del giorno sia stata senza importanza, e senza esercitare un
-qualche influsso sulla leggenda. Se nell'Apocalissi vediamo assegnata
-ai dannati, quale giorno di riposo, la domenica di risurrezione, non
-dovette esser lungi dalla mente dell'autore il pensiero che essendo
-quello un giorno di universale salute, anche i dannati dovevano averne
-qualche beneficio. E se nella Visione il riposo si allarga a tutte le
-domeniche dell'anno, possiam credere che ciò non avvenga in tutto fuori
-del pensiero che la domenica è per sè stessa giorno di salute e di
-grazia. Di essa aveva detto Sant'Agostino: _Domini enim ressuscitatio
-promisit nobis aeternum diem, et consecravit nobis dominicum diem;_
-e ancora: _Dominicus dies..., aeternam non solum spiritus, verum
-etiam corporis requiem praefigurans_[507]. Si può ricordare, a questo
-proposito, che secondo i musulmani il fuoco infernale cessa di ardere
-il venerdì. Del resto anche un altro concetto si fa manifesto tanto
-nell'Apocalissi quanto nella Visione, il concetto della grandissima
-efficacia e della quasi irresistibilità della preghiera,
-
- Che vince la divina volontate.
-
-Il credente, il quale ha ferma fede nella efficacia della preghiera,
-difficilmente può indursi a pensare che questa efficacia possa in tutto
-mancare in certi casi, e lo stesso dicasi quanto alle altre pratiche,
-cui sia annessa virtù deprecatoria e propiziatoria, e alle cose tutte
-cui sia attribuito un carattere sacro e una qualche virtù taumaturgica,
-come le reliquie, l'acqua benedetta, ecc. Al qual proposito vuol essere
-notato che nella fede volgare quelle pratiche e quelle cose acquistano
-una virtù loro propria, di cui altri può giovarsi per un fine anche
-malvagio. Nei poemi epici del medio evo si parla spesso di reliquie
-tolte dai saraceni ai cristiani, e delle quali i saraceni al par dei
-cristiani si posson giovare. In certi malefizii magici si faceva uso di
-cose consacrate. Della virtù della preghiera si trovano dimostrazioni
-ed esempii in parecchie religioni oltre la cristiana: mi basterà
-di citarne un caso che fa più particolarmente per noi. Fu opinione
-dei rabbini che la punizione dei malvagi in Inferno fosse sospesa
-durante le preghiere solite a farsi ogni giorno dai credenti. Queste
-preghiere eran tre, e il riposo per ciascuna preghiera era di un'ora e
-mezzo. A questo si aggiungeva il riposo del sabato e delle feste del
-novilunio[508]. Qui vuol anche essere ricordato che in certi antichi
-offici della messa si trova una preghiera _pro anima de quo dubitatur_,
-e che si leggono in essa le seguenti parole: _ut si forsitan ob
-pravitatem criminum non meretur surgere ad gloriam, per haec sacrae
-oblationis libamina vel tolerabilia fiant ipsa tormenta_[509].
-
-Riprendiamo la enumerazione delle immaginazioni e delle leggende in cui
-è in vario modo espressa la credenza che le pene dei dannati possano
-essere alcuna volta mitigate o sospese.
-
-San Pier Damiano (988-1072) racconta quanto segue: «Non mi par da
-tacere ciò ch'io appresi dall'arcivescovo Umberto, uomo di somma
-autorità. Tornando egli dai confini di Puglia, asseriva essere nel
-territorio di Pozzuoli un promontorio sassoso e ronchioso, sorgente
-di mezzo ad acque negre e puzzolenti. Fuor da quell'acque vaporanti
-si vedono repentinamente sorgere, per consueta usanza, uccelli di
-spaventevole aspetto, i quali, dall'ora vespertina del sabato sino
-al nascer del sole del lunedì, son soliti mostrarsi alla vista degli
-uomini. Durante quel conceduto spazio di tempo si vedono vagare
-liberamente in qua e in là per il monte, come prosciolti d'ogni
-vincolo. Spandono l'ali, si ravviano col becco le penne, e per quanto è
-dato d'intendere si rifanno nella tranquillità del refrigerio che per
-un tempo è loro largito. Questi uccelli non sono mai veduti cibarsi,
-nè si possono prendere, per nessun'arte che s'usi. Come schiara l'ora
-matutina del lunedì, ecco che un corvo, grande quanto un avvoltojo,
-si mette lor dietro, gravemente gracchiando dalla concava gorga.
-Quegli incontanente si sommergono nell'acque e si nascondono, nè più
-si lascian vedere, sino a che all'imbrunire del sabato novamente si
-levano dalla voragine dello stagno sulfureo. Però vogliono alcuni che
-sieno essi anime d'uomini dannati alle vendicatrici pene dell'Inferno,
-le quali anime, tormentate tutti gli altri giorni della settimana,
-abbiano, a gloria della risurrezione di Cristo, refrigerio la domenica
-e l'una e l'altra notte tra cui quella è compresa[510].
-
-San Pier Damiano ricorda, a questo proposito i versi di Prudenzio,
-riferiti qui sopra, e dice che Desiderio, abate di Montecassino,
-sopraggiunto quando egli aveva scritto il racconto di Umberto,
-negò recisamente la cosa, mentre da canto suo Umberto disse di non
-affermarla come vera, ma d'averla solamente riferita quale si narrava
-dagli abitanti della campagna di Pozzuoli.
-
-Corrado di Querfurt (m. 1202) narra in sostanza il medesimo fatto, ma
-con qualche diversità, nella nota lettera scritta di Puglia l'anno
-1196 allo scolastico Herbord. Egli pone la scena del miracolo in
-Ischia, forse per un error di memoria, e propriamente intorno a certa
-bocca dell'Inferno che ci si vedeva: «Tutti i sabati, circa l'ora
-nona, in prossimità di quel medesimo luogo, si vedono, in certa valle,
-uccelli neri, e brutti di sulfurea fuliggine, i quali ivi riposano la
-domenica fino all'ora del vespero, quando con gran dolore e lamento se
-ne partono e s'immergono in un lago bollente, nè più ritornano sino
-al sabato susseguente. E stimano taluni siano essi anime tormentate,
-oppure demonii»[511]. Il racconto di San Pier Damiano è riferito, quasi
-con le stesse parole, da Vincenzo Bellovacense[512].
-
-Corrado di Querfurt dice che quegli uccelli erano creduti da alcuni
-anime dannate, o demonii, e demonii veramente sono gli uccelli che
-incontra nell'avventuroso suo viaggio San Brandano, la cui leggenda
-latina risale per lo meno all'XI secolo, e quelli ancora che in
-prossimità del Paradiso terrestre trova Ugone d'Alvernia, e che hanno
-riposo la domenica[513]. Tale immaginazione deve essere del resto
-assai antica, perchè se ne trova traccia nella leggenda di san Macario
-Romano, attribuita ai tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino[514].
-
-Che la preghiera potesse alleviare la pena dei dannati, era, come
-abbiam veduto, opinione di alcuni, anzi di molti; ma non mancavano
-altri modi d'alleviarla. Cesario di Heisterbach (m. c. 1240) racconta a
-tale proposito una edificante novella. Certo milite morto fa manifesto
-a un tale d'essere in Inferno per aver tolto ingiustamente l'altrui, e
-dice che se i figliuoli suoi volessero farne restituzione, potrebbero
-scemargli alquanto il castigo. I tristi figliuoli preferiscono
-lasciarglielo intero[515]. In una novellina popolare della Bassa
-Brettagna, viva ancora tra il popolo, ma, probabilmente, antica di
-origine, un fanciullo mitiga nell'Inferno le pene dei dannati gettando
-acqua benedetta nelle caldaje dove essi stanno a bollire[516].
-
-Non era possibile che in così fatto ciclo di leggende o prima o poi
-non entrasse la Vergine, la pietosissima donna, la interceditrice a
-cui nulla si nega, l'avvocata dei peccatori. Il già citato Tischendorf
-diede notizia di un'_apocalypsis Mariae_, conservata in parecchi
-codici greci, e opera certamente di un monaco del medio evo. La
-leggenda ebbe, sembra, varie redazioni; ma la sostanza del racconto
-è la seguente. Maria desidera di visitare l'Inferno, e l'arcangelo
-Michele, accompagnato da numerosa schiera di angeli, ve la conduce.
-Vedute le pene orribili dei dannati, ella chiede d'essere condotta in
-cielo, affine di poter pregare Iddio per loro. L'arcangelo le dice
-che egli, insieme con gli angeli tutti, prega per i dannati sette
-volte il dì e sette la notte, ma invano. Maria insiste, e rinnovate
-le preci col concorso di tutti i beati, Dio accorda un alleviamento
-di pena, alleviamento che dai frammenti trascritti dal Tischendorf non
-si può capire qual sia[517]. Mi par probabile che questa _apocalypsis
-Mariae_ altro non sia che una imitazione dell'_apocalypsis Pauli_,
-con la quale ha veramente molta somiglianza, e la sostituzione della
-Vergine all'apostolo parrà più che naturale a chiunque abbia qualche
-famigliarità con le leggende mariane del medio evo e specialmente
-con quelle in cui si vede la Vergine adoperarsi e intercedere per
-i peccatori più malvagi e più indurati. E nel medio evo fu opinione
-di alcuni che le pene dei dannati fossero mitigate, in grazia della
-Vergine, nel santo giorno dell'assunzione di lei.
-
-Il naturale sentimento di pietà che suggeriva l'idea di una generale
-mitigazione di pena accordata in certi tempi, e con certe condizioni,
-ai dannati, poteva pure, anzi doveva suggerir l'idea di certe
-mitigazioni speciali accordate ai dannati più rei, a quelli cui alcun
-singolare peccato, eccedente i termini della malvagità consueta,
-procacciava in Inferno, o anche fuori di esso, alcuno speciale castigo,
-eccedente i modi delle pene ordinarie. Il più malvagio dei peccatori,
-il più indegno di perdono, o di commiserazione, è Giuda, e la pena
-cui egli soggiace è di regola, tra quante colpiscono i dannati, la più
-terribile e la più orrenda. Ne fanno fede le Visioni tutte e tutte le
-descrizioni dell'Inferno, nelle quali è parola di lui; e un pezzo prima
-di Dante, altri aveva pensato di porre tra le formidabili mascelle
-di Lucifero il discepolo traditore[518]. Ma la stessa immanità del
-castigo, voluta dal fervore della fede, doveva destare negli animi meno
-rigidi un senso di pietà, e suggerire il pensiero di un temporaneo
-alleviamento. Secondo una leggenda musulmana, Iblîs, veduto che Dio
-aveva perdonato ad Adamo, chiese ed ottenne che il proprio castigo
-fosse sospeso sino al dì del Giudizio.
-
-Nel corso della sua miracolosa peregrinazione, San Brandano trova
-Giuda seduto sopra una pietra in mezzo all'oceano; dinanzi a lui pende
-un panno, raccomandato a certe forche di ferro. Le onde lo assalgono
-e lo percotono d'ogni banda, recedono, lo investono di bel nuovo; il
-vento gli sbatte quel panno nel volto. Interrogato dal santo, egli
-dà contezza di sè e narra la propria pena. Per sei giorni consecutivi
-egli arde e arroventa, simile a massa di piombo fuso; ma il settimo,
-cioè la domenica, la misericordia divina gli accorda quel refrigerio,
-in onore della risurrezione di Cristo. Il medesimo alleviamento di
-pena gli è conceduto dalla Natività sino alla Epifania, dalla Pasqua
-sino alla Pentecoste, e dalla Purificazione sino all'Ascensione di
-Maria. Negli altri giorni soffre inenarrabili tormenti in compagnia di
-Erode, di Pilato, di Anna e di Caifasso. Quel panno egli diede in vita
-a un lebbroso; ma poichè non era suo, gli nuoce ora, più che non gli
-giovi, la mal fatta elemosina. Le forche di ferro diede ai sacerdoti
-del Tempio perchè se ne servissero a sorreggere le caldaje. La pietra
-su cui siede usò a turare certa fossa che era in una pubblica via di
-Gerusalemme. Il suo refrigerio dura dal vespero del sabato a quello
-della domenica, e in confronto delle torture che sopporta gli altri
-giorni, gli par quello un paradiso. San Brandano, per quella volta,
-glielo prolunga sino allo spuntar del sole del lunedì[519].
-
-Dalla leggenda di San Brandano lo strano racconto passò, alterandosi
-in varii modi, nella _Image du monde_[520], in una leggenda di Giuda,
-latina ed in versi, pubblicata solo in parte dal Du Méril[521],
-nella continuazione dell'_Huon de Bordeaux_, così in verso[522], come
-in prosa[523], nel _Baudouin de Sebourc_[524]. Nella continuazione
-dell'_Huon de Bordeaux_, Ugone trova Giuda perpetuamente sbattuto in un
-gran gorgo di mare, dove passano e ripassano tutte le acque del mondo.
-Il dannato non ha altro schermo che un pezzo di tela, postogli da
-Cristo accanto al viso. Di altra pena, o di riposo, non è cenno.
-
-Che alleviamento e abbreviamento di pena si potesse procacciare
-alle anime purganti, con la elemosina, con la preghiera, e con altre
-pratiche di devozione, era credenza universale, e su di essa non fa
-bisogno d'insistere; ma l'alleviamento assumeva anche in tal caso,
-alle volte, una forma e un carattere che importa di far rilevare.
-In principio del secolo VIII San Bonifazio narra in una delle sue
-epistole la visione di un tale che vide anime purganti, in figura di
-uccelli neri, uscir di un pozzo che vomitava fiamme, posare alquanto
-sul margine, e riprofondarsi nel pozzo[525]. Nella Visione che da lui
-prende il nome (fine del secolo IX) Carlo il Grosso trova in Purgatorio
-suo padre Luigi, che un giorno sta immerso in un dolio d'acqua
-bollente, e un altro in un dolio d'acqua tiepida e chiara, grazia
-concedutagli per le preghiere di San Pietro e di San Remigio[526].
-Migliore d'assai è la condizione del re Comarco, cui Tundalo vede
-sedere con gran gloria e letizia sopra uno splendido trono, in un
-palazzo luminoso e mirabile, ma che paga la pena di certi suoi peccati
-stando tre ore di ciascun giorno immerso nel fuoco sino all'ombelico, e
-coperto il rimanente corpo di cilicio[527].
-
-Nel poemetto francese intitolato _La court de Paradis_, Maria
-Vergine impetra dal figliuolo due giorni di riposo per le anime del
-Purgatorio[528]; al qual proposito è da ricordare che Santa Brigida
-asseriva d'avere udito dire alla Vergine stessa che per intercessione
-di lei le pene del Purgatorio si mitigavano[529].
-
-L'esempio di quanto avveniva in Purgatorio avrà più d'una volta
-contribuito a far nascere l'idea di certi alleviamenti di pena
-conceduti ai dannati in Inferno. Anche in tal caso la fantasia popolare
-sapeva mostrarsi ragionevole e logica. Se la preghiera, se le opere
-buone possono far sì che Dio punisca le anime del Purgatorio meno
-aspramente di quanto la colpa loro, secondo giustizia, vorrebbe;
-perchè non potranno esse produrre il medesimo effetto in beneficio
-delle anime dannate? E a questo proposito vuol essere ricordato che
-i teologi stessi di professione ammettevano che la giustizia divina
-non si eserciti sopra i dannati con tutto il rigore che alla malvagità
-loro si converrebbe; ammettevano una parziale, ma continua remission di
-castigo, riconoscendo che essi erano puniti _citra condignum_. Perchè
-dunque la giustizia divina, che s'era già da sè stessa mitigata una
-volta, non dovrebbe più altre volte, o mitigarsi da sè, o lasciarsi
-mitigare da altrui?
-
-Ma la teologia che io ho chiamata del sentimento non fu paga
-di arrecare alcun lenimento alle orrende torture che le anime
-soffrivano in Inferno; essa si ribellò anche al dogma della eternità
-incondizionata ed assoluta di quelle torture, e volle che, in certi
-casi almeno, le porte dell'Inferno potessero riaprirsi e lasciar
-libero il passo a chi le aveva varcate una volta, e che alcun'anima
-dannata potesse, per eccezione, esser fatta cittadina del cielo.
-Questo suo placito si afferma in numerose leggende. Quella di Trajano
-imperatore, liberato dall'Inferno per le insistenti preghiere di San
-Gregorio Magno, è cognita a tutti[530], e il curioso si è che San
-Gregorio afferma l'eternità e irrevocabilità delle pene infernali.
-Egli dice nel l. IV, c. 44 dei suoi _Dialoghi_ esser giusto che non
-manchi mai di tormento chi mai non mancò di peccato. Sant'Agostino
-racconta come Dinocrate fu liberato dall'Inferno per le preghiere
-di sua sorella Perpetua[531]. Santa Viborada liberò nello stesso
-modo un fanciullo. Sant'Odilone, abate di Cluny, rese tale servigio
-all'anima di Benedetto IX papa, che davvero non lo meritava[532]. Di
-un certo Evervach, dannato, a cui Dio permette di tornare al mondo a
-farvi espiazione narra Cesario di Heisterbach[533], e son numerose le
-leggende in cui tal miracolo si compie per intercessione della Vergine,
-o di santi[534]. E c'è di più. Nella Visione del monaco Ansello si
-dice che tutti gli anni, nel giorno della Risurrezione, Cristo scende
-all'Inferno e libera le anime dei peccatori meno malvagi[535]. Nel
-_fableau De saint Pierre et du jougleor_, un giullare, che era stato
-lasciato dai diavoli a custodia dei dannati, giuoca questi a dadi con
-san Pietro, che vince, e tutti li conduce in Paradiso[536]. In molti
-racconti popolari si legge di pessimi uomini, che avendo meritato dieci
-volte l'Inferno, riescono, con astuzia o con inganno, a cacciarsi fra i
-beati.
-
-La teologia del sentimento, che il più delle volte è la stessa
-teologia popolare, ammetteva che le pene potessero essere alleviate
-in qualche modo ai dannati; ma la teologia raziocinante, dottrinale,
-scolastica, di solito lo negava. San Tommaso d'Aquino, lume di questa
-seconda teologia, dimostra a fil di logica che in Inferno non può
-esservi mitigazione di pena[537], e San Bonaventura è del medesimo
-avviso, sebbene ammetta che Dio punisce i dannati meno di quanto si
-converrebbe alle colpe loro. San Bernardo di Chiaravalle si scalmana a
-dimostrare che i beati godono dello spettacolo che pongono loro sotto
-gli occhi i tormenti dei dannati, e ne godono per quattro ragioni
-propriamente: la prima, perchè quei tormenti non toccano a loro; la
-seconda, perchè dannati tutti i rei, non potranno più temere malizia
-alcuna, nè diabolica, nè umana; la terza, perchè la gloria loro sarà
-fatta maggiore dal contrasto; la quarta, perchè ciò che piace a Dio
-deve piacere ai giusti[538]. Qualsiasi mitigazione di pena conceduta
-ai dannati sarebbe dunque diminuzione di beatitudine agli eletti,
-e tale diminuzione tornerebbe in nuovo refrigerio dei dannati,
-i quali, per più loro tormento (così si dice), hanno cognizione
-di quella beatitudine. La Chiesa non porse mai, gli è vero, una
-soluzione dogmatica del dubbio, ma non pregando per i dannati diede
-implicitamente ragione a coloro che negano qualsiasi mitigazione.
-
-Come la pensò in proposito Dante? Non è senza importanza il notarlo.
-
-In materia teologica Dante s'attiene, essenzialmente, alle dottrine
-dell'Aquinate, e certo non è da aspettarsi che voglia scostarsene
-quanto alle pene infernali: ciò nondimeno, anche in questa parte, come
-in altre, si può notare nel discepolo alcun dissentimento dal maestro,
-e, alle volte, qualche po' di contraddizione con sè stesso.
-
-Molte volte, percorrendo i varii cerchi dell'Inferno, Dante si mostra
-preso di pietà profonda alla vista dei tormenti atroci cui soggiacciono
-i dannati. Egli è _quasi smarrito_ di pietà quando ode da Virgilio
-
- Nomar le donne antiche e i cavalieri;
-
-vien meno al racconto dei casi di Francesca e di Paolo; lagrima
-sull'affanno di Ciacco; ha il cor compunto alla vista del castigo che
-travaglia i prodighi ecc.[539] Vero è che quando egli non può _tener
-lo viso asciutto_ vedendo lo strazio degli indovini, Virgilio gliene fa
-rimprovero e lo ammonisce con le terribili parole:
-
- Qui vive la pietà quando è ben morta[540];
-
-ma lo stesso Virgilio, divenuto tutto smorto in su la proda
-
- Della valle d'abisso dolorosa,
-
-aveva detto al discepolo:
-
- L'angoscia delle genti
- Che son quaggiù nel viso mi dipigne
- Quella pietà che tu per tema senti[541].
-
-Ma la pietà altrui può essa arrecare qualche beneficio ai dannati? e
-può mai aversi in Inferno alcuna interruzione o alcun alleviamento di
-pena? Parlando della bufera che travolge i _peccator carnali_, Dante la
-chiama
-
- La bufera infernal che mai non resta;
-
-e di quei peccatori dice espressamente:
-
- Nulla speranza li conforta mai
- Non che di posa, ma di minor pena;
-
-ma poco più oltre fa dire a Francesca che il vento alcuna volta si
-tace[542], e questi riposi del vento non si possono intendere disgiunti
-da un certo riposo concesso alle anime dannate. La piova del terzo
-cerchio imperversa sempre ad un modo,
-
- Regola e qualità mai non l'è nova;
-
-ma i dannati
-
- Dell'un de' lati fanno all'altro schermo,
-
-e si volgono spesso[543], e riescono in tal modo a trovare un
-alleggiamento, sia pur piccolissimo, al loro tormento. Similmente i
-dannati del cerchio ottavo, sommersi nella pegola ardente, guizzan
-fuori alquanto _ad alleggiar la pena_[544]. Per contro i dannati, o
-almeno i diavoli, possono andar soggetti a un accrescimento di doglia
-prima ancora del Giudizio universale[545]: dopo il Giudizio, i dannati,
-rivestiti dei corpi loro, soggiaceranno a pena maggiore[546].
-
-Dante ammette che i dannati possano avere, in mezzo alla spaventosa
-loro miseria, alcuna consolazione. Francesca e Paolo hanno dallo stare
-insieme, non accrescimento, ma lenimento di pena. Virgilio invita
-il discepolo a chiamarli a sè _per quell'amor che i mena_, ed essi
-non sanno resistere all'_affettuoso grido_, e delle lacrime di Dante
-si mostrano riconoscenti. I dannati cui non bruttarono colpe vili,
-desiderano, come Ciacco, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Guido
-Guerra, Tegghiajo Aldobrandi, Jacopo Rusticucci, il conte Ugolino,
-che la memoria di loro sia rinfrescata o vendicata nel mondo, e Dante
-promette ad alcuno il suo ajuto. Afferma San Tommaso d'Aquino che
-l'amore dei congiunti e degli amici non lenisce, ma inacerba i tormenti
-dei dannati, i quali se ne sentono indegni. Dante non la pensa proprio
-a quel modo. Cavalcante Cavalcanti, tuttochè dannato, ama il figliuolo,
-e certo non può essergli grave d'essere amato da lui; Brunetto Latini
-senza dubbio si allieta dell'affetto che addimostragli Dante.
-
-Che Dante abbia conosciuta la _Visio Pauli_ è più che probabile[547];
-che non l'abbia imitata in quella finzione dell'interrotto castigo è,
-credo, da deplorare. Di quella finzione il meraviglioso suo ingegno
-avrebbe saputo senza dubbio giovarsi. Con far tacere subitamente le
-grida disperate dei dannati, con farle poi ricominciare, giunto il
-termine del riposo, più spaventose di prima, egli avrebbe trovata la
-via a bellezze poetiche di prim'ordine, degne del poema immortale. San
-Tommaso forse fu quegli che non gliel permise.
-
-
-NOTE:
-
-[486] Per le varie redazioni e per le relazioni che passan fra loro,
-vedi H. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur mit
-einem deutschen und zwei lateinischen Texten_, Halle, 1885.
-
-[487] Il racconto varia alquanto nelle varie redazioni della Visione,
-ma è in sostanza quale l'ho riferito.
-
-[488] Una ne pubblicò P. VILLARI, _Alcune leggende e tradizioni
-che illustrano la Divina Commedia_, nel t. VIII degli _Annali delle
-Università toscane_, Pisa, 1866, pp. 129-33; le altre sono inedite. Per
-notizie circa le versioni volgari di varie letterature, vedi D'ANCONA,
-_I precursori di Dante_, Firenze, 1874, pp. 43-4, e BRANDES, _Op.
-cit_., pp. 42-62.
-
-[489] Uno studio comparativo degli Inferni immaginati dalle varie
-religioni, non sarebbe certo senza interesse, e importerebbe anche
-all'argomento nostro; ma tale studio non si può dire che sia stato
-fatto ancora. Il libro di O. HENNE-AM-RHYN, _Das Jenseits_, Lipsia,
-1881, è assai manchevole, e più è quello di O. DELEPIERRE, _L'Enfer,
-Essai philosophique et historique sur les légendes de la vie future_,
-Londra, 1876.
-
-[490] Chi desiderasse conoscere un po' più da vicino i termini
-della questione e le opinioni dei teologi, vegga: TEOFILO RAYNAUD,
-_Heteroclita spiritualia caelestium et infernorum, Opera_, Lione,
-1665-9, t. XV, pp. 429-31; VINCENZO PATUZZI, _De futuro impiorum
-statu_, 2ª ediz., Venezia, 1764, lib. III, c. 12; A. BERLAGE, _Die
-dogmatische Lehre von den Sakramenten und letzten Dingen_, Münster,
-1864, pp. 890-902; J. BAUTZ, _Die Hölle_, Magonza, 1882, pp. 197-210, e
-i numerosi scritti speciali registrati dal GRAESSE, _Bibliotheca magica
-et pneumatica_, Lipsia, 1843, pp. 12-3.
-
-[491] I _Cor_., XV, 22; cf. _Rom._, V, 19.
-
-[492] XVI, 24.
-
-[493] XIV, 11.
-
-[494] _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, pp. 84-69. Notizie
-concernenti il testo greco ivi stesso, pp. XIV-XVIII. Una versione
-siriaca si conserva in parecchi codici.
-
-[495] XII, 1 sgg.
-
-[496] _Cathemerinon_, inno V. Di questi versi molti ebbero a far
-parola: vedi ROESLER, _Der katholische Dichter Aurelius Prudentius
-Clemens_, Friburgo i. B., 1886, p. 455. Errava il Patuzzi quando
-affermava (_Op. e loc. cit._) le parole di Prudenzio doversi intendere
-solo poeticamente.
-
-[497] Nel cap. 113 dello stesso libro si leggono quest'altre parole:
-«Manebit ergo sine fine mors illa perpetua damnatorum, idest alienatio
-a vita Dei, et omnibus erit ipsa communis. quaelibet homines de
-varietate poenarum, de dolorum relevatione vel intermissione pro suis
-humanis motibus suspicentur».
-
-[498] _Homil in epist. ad Philip._, III, 4.
-
-[499] _Acta sanctorum_, t. II di gennajo, p. 1011.
-
-[500] _Opera_, Parigi, 1644, t. I, pp. 790-3.
-
-[501] _De officiis ecclesiasticis_, lib. II, in fine.
-
-[502] _Acta sanctorum_, t. III di marzo, p. 573.
-
-[503] DUEMMLER, _Poetae latini aevi carolini_, t. II, p. 270. Questa
-particolarità si ritrova nel racconto in prosa di Heitone; ma sparisce
-dal poema che sulla Visione compose Valafredo Strabone, _ibid._, p.
-314.
-
-[504] Per le relazioni delle versioni latine e volgari, e della siriaca
-col testo greco, vedi BRANDES, _Op. cit._, pp. 2 sgg., e _Ueber die
-Quellen der mittelenglischen Paulus-Vision_ dello stesso, Halle, 1883
-(estratto dagli _Englische Studien_, vol. VII). Il Brandes non parla
-delle versioni italiane e sembra non le abbia conosciute.
-
-[505] _Dies dominicus dies est electus, in quo gaudent angeli et
-archangeli maior diebus ceteris_. (Redazione latina II pubblicata
-dal BRANDES, _Op. cit._, p. 75). _Lo die della domenicha è grande da
-temere e da guardare di tutte le rie opere_ ecc. (Testo pubblicato dal
-VILLARI). _Lo dia del dimenge es elegutz del cal s'alegron tug li angel
-e li archangel e li sant car major es de totz los autres dias_. (Testo
-provenzale pubblicato dal BARTSCH, _Denkmäler der provenzalischen
-Litteratur_, Stoccarda, 1856, p. 313).
-
-[506] _I precursori di Dante_, p. 48.
-
-[507] _Prologus in psalmos; De civitate Dei_, lib. XXII, c. 30.
-
-[508] EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg, 1711, vol. II,
-pp. 347 sgg.
-
-[509] Cfr. DE-VIT, _Come si possa difendere la Chiesa cattolica nelle
-sue preghiere pei defunti incriminate dagli eterodossi_, Prato, 1863.
-Vedi pure DURAND, _Rationale divinorum officiorum_, Venezia, 1577, lib.
-VII, c. 35.
-
-[510] Illud etiam, quod Humberti Archiepiscopi, summae videlicet
-auctoritatis viri, narratione cognovi, silentio tradendum esse
-non arbitror. Nam cum a finibus reverteretur Apuliae, asserebat in
-regionibus quae Puteolis adiacent, inter aquas nigras et foetidas,
-promontorium eminere saxosum et scrupeum. Ex quibus videlicet
-exhalantibus aquis consueto more teterrime videntur aviculae repente
-consurgere et a vespertina sabbati hora usque ad ortum secundae feriae
-solitae sunt humanis aspectibus apparere. Quo indulti temporis spatio
-videntur hinc inde per montem velut solutae vinculis libere spatiari.
-Alas extendunt, plumas rostro prosequente depectunt, et in quantum
-datur intelligi, concessa ad tempus refrigerii se tranquillitate
-resolvunt. Quae profecto volucres nec unquam videntur vesci, nec
-quolibet aucupis valent ingenio capi. Dilucescente igitur matutina
-secunde feriae hora, ecce magnus ad instar vulturis corvus post
-praefatas aviculas incipit concavo gutture graviter crocitare. Illae
-protinus sese aquis immergentes abscondunt, nec ultra videndas se
-humanis oculis offerunt, donec advesperascente iam sabbati die, de
-sulphurei stagni voragine rursus emergunt. Unde nonnulli perhibent
-eas hominum esse animas ultricibus gehennae suppliciis deputatas.
-Quae nimirum reliquo totius hebdomadae tempore cruciantur, dominico
-autem die cum adiacentibus ultra citroque noctibus pro dominicae
-resurrectionis gloria refrigerio potiuntur. _Epistola IX, ad Nicolaum
-II pontificem maximum_. _Opera_, Parigi, 1663, t. III, p. 186.
-
-[511] Videntur circa eumdem locum qualibet die sabbathi, circa horam
-nonam, volucres in quadam valle nigrae et sulphureo fumo deturpatae,
-quae ibi quiescunt per totum diem dominicum, et in vespere cum
-maximo dolore et planctu recedunt, numquam nisi in sequenti sabbatho
-reversurae, et descendunt in lacum ferventem. Quas quidam afflictas
-animas arbitrantur vel daemones. Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum
-brunsvicensium_, t. II, p. 698.
-
-[512] _Speculum historiale_, lib. XXVI, c. 62.
-
-[513] Vedi per ciò il mio studio intitolato _Demonologia di Dante_, nel
-volume seguente.
-
-[514] _Acta sanctorum_, t. X di ottobre, pp. 566-71. Vedi addietro pp.
-84 sgg.
-
-[515] _Dialogus miraculorum_, Colonia, 1851, dist. XII, c. 14.
-
-[516] LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Brétagne_, Parigi, 1881,
-vol. II (_Les littératures populaires de toutes les nations_, vol.
-III), pp. 169-70: _Le fils du diable_.
-
-[517] _Op. cit._, pp. XXVII-XXX. Quale sia non si rileva nemmeno
-dall'analisi del GIDEL, _Étude sur une apocalypse de la Vierge Marie,
-Annuaire de l'Association pour l'encouragement des études grecques en
-France_, anno V (1871), pp. 92 sgg.
-
-[518] Vedi nel volume seguente il già citato studio _Demonologia di
-Dante_.
-
-[519] JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines, avec une traduction
-inédite en prose et en poésie romanes_, Parigi, 1836; SCHROEDER,
-_Sanct Brandan, ein lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen,
-1871; FRANCISQUE-MICHEL, _Les voyages merveilleux de saint Brandan_,
-Parigi, 1878 ecc. Com'è naturale, le varie versioni e redazioni
-non concordano sempre nei particolari. In una versione tedesca, la
-pena assegnata a Giuda nei giorni di refrigerio è molto più aspra:
-l'apostolo traditore gela nell'una metà del corpo, abbrucia nell'altra
-ecc. (SCHROEDER, _Op. cit._, p. 178). In una delle versioni francesi
-crescono e si moltiplicano i tormenti a cui soggiace il dannato sei
-giorni della settimana; ma si moltiplicano pure e si prolungano i
-riposi: egli ha alleviamento di pena per quindici giorni a Natale, e
-tutte le feste della Madonna (MICHEL, _Op. cit._, pp. 63 sgg.). Nella
-versione italiana pubblicata dal VILLARI (_Op. cit._, p. 149) Giuda ha
-alleviamento anche il dì d'Ognissanti; ma brucia sulla pietra che lo
-regge in mezzo all'onde.
-
-[520] Il racconto dell'_Image du monde_ è riferito dal DU MÉRIL,
-_Poésies populaires latines du moyen âge_, Parigi, 1847, pp. 337-40. Si
-tratta propriamente della redazione rimaneggiata del poema. Vedi FANT,
-_L'Image du monde, poème inédit du milieu du XIIIe siècle_, Upsala,
-1886, p. 26.
-
-[521] _Op. cit._, pp. 236 sgg.
-
-[522] Cod. L, II, 14 della Nazionale di Torino, f. 360 _r_ e _v_.
-
-[523] DUNLOP-LIEBRECHT, _Geschichte der Prosadichtungen_, Berlino,
-1851, pp. 128; _History of Prose Fiction_, nuova ediz., Londra, 1888,
-vol. I, p. 305.
-
-[524] _Histoire littéraire de la France_, t. XXV, p. 595.
-
-[525] Epistola X, in JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum
-Germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, pp. 56-7.
-
-[526] Ap. PERTZ, _Monumenta Germaniae, Scriptores_, t. V, p. 458.
-
-[527] Cum autem modicum precederent, uiderunt domum mirabiliter
-ornatam, cuius parietes et omnes structure ex auro erant et argento et
-ex omnibus lapidum preciosorum generibus; sed fenestre ibj non erant
-nec hostium, tamen omnes qui intrare uolebant intrabant. Erat uero
-domus intus tam splendida ac si non dico unus sol sed quasi ibi soles
-multi splenderent. Verum ipsa domus erat ampla nimis atque rotunda,
-multis columpnis fulta, et cum auro et lapidibus preciosis totum
-corpus eius uestibulum erat stratum. Cum autem illa anima in talibus
-delectaretur edificijs, circumspiciens uidit unum sedile aureum cum
-gemmis et serico et omnibus ornamentis ornatum, et uidit dominum regem
-Chomarcum in ipso throno sedere talibus uestimentis uestitum, qualibet
-nec ipse nec aliquis regum terre umquam uestiri potuit. Dum ipsa igitur
-admirans aliquantulum staret, uenerunt plurimi cum muneribus in illam
-domum ad regem, et illi singuli offerebant cum gaudio munera sua. Et
-cum diucius ante dominum suum regem starent (erat enim dominus eius,
-dum uterque uiueret), uenerunt multi sacerdotes et leuite, uestiti
-sollempniter sicut ad missam cum sericis casulis et ceteris ornatibus
-ualde bonis, et ornabatur undique regia domus mirabili ornamento.
-Ponebant etiam ciphos et calices aureos et argenteos et eburneas
-pixides supra paxillos et tabulas, et sic domus ornabatur, ita ut, si
-maior gloria in regno dei non esset, ista sufficere posset. Omnes ergo
-illi qui ministrabant uenientes ante regem, coram eo genua flectebant
-dicentes ‘Labores manuum t[uarum] qui mand[ucabis] beatus es, et bene
-tibi erit’. Tunc anima dixit ad angelum ‘Miror, mi domine, unde huic
-domino meo tot ministri, inter quos nec unum de suis, dum esset in
-corpore, possum cognoscere’. ‘Non sunt isti (ait angelus) de eius
-familia, quam habebat cum esset in corpore. Nonne audis (ait), quomodo
-isti clamant dicentes labores ma[nuum] t[uarum] qui m[anducabis] beatus
-es et bene tibi erit? Isti enim quos tu uides omnes sunt pauperes
-Christi et peregrini, quibus ipse rex largiebatur bona temporalia
-dum illic esset in corpore, et ideo per manus ipsorum retribuitur
-ei merces eterna hic sine fine’. ‘Vellem (ait anima) scire, si iste
-dominus meus rex passus est umquam tormenta, postquam relicto corpore
-uenit ad requiem’. ‘Passus est (ait angelus) et cottidie patitur ed
-adhuc pacietur’. Et adiunxit ‘Prestolemur paululum et uidebimus eius
-tormentum’. Et cum non diu expectarent, obscurata est domus, et omnes
-habitatores eius illico contristati sunt, et contristatus est rex,
-flensque surrexit et exiuit. Cumque illa anima sequeretur eum, uidit
-hanc multitudinem, quam intus antea uiderat, expansis in celum manibus
-deuotissime deprecantem deum atque dicentem ‘Domine deus, sicut uis
-et scis, miserere serui tui!’ Et respiciens uidit ipsum regem in
-igne usque ad umbilicum et ab umbilico sursum cilicio indutum. Ait
-autem anima ad angelum ‘Quam diu ista anima hoc pacietur?’ Et angelus
-‘Cottidie per trium horarum patitur spacium et per spacia XX et unius
-requiescit horarum’. ‘Domine (inquit anima) quare hijs et non alijs
-dignus iudicatur supplicijs?’ Angelus respondit ‘Ideo ignem patitur
-usque ad umbilicum quia legittimi coniugij maculauit sacramentum; et
-ab umbilico sursum patitur cilicium quia iussit interficere comitem
-iuxta sanctum Patricium et preuaricatus est iusiurandum. Exceptis
-hijs duobus cuncta eius crimina sunt remissa quo ad culpam et penam’.
-_Visio Tnugdali_, ed. Schade, Halle, 1869, pp. 17-8. Il luogo, dove
-Tundalo trova l'anima del re Comarco, è, a dir vero, una specie di
-luogo intermedio fra il Purgatorio e il Paradiso, o, se così piace,
-un secondo Purgatorio, dove sono molte delizie, e dove _habitant boni
-non valde, qui de inferni cruciatibus erepti nondum merentur sanctorum
-consorcio coniungi_. Ricorderò che un luogo di consimile natura ammise
-pure il BELLARMINO, _De Purgatorio_, l. II, c. 7.
-
-[528] BARZABAN-MÉON, _Fabliaux et contes_, Parigi, 1808, vol. III, p.
-128.
-
-[529] Vedi ancora la citata edizione della _Visio Tnugdali_ a p. 24.
-
-[530] Vedi intorno ad essa G. PARIS, _La légende de Trajan_, nel fasc.
-XXXV della _Bibliothèque de l'École des hautes études_, 1878, pp.
-261-98, e il mio libro _Roma nella memoria e nelle immaginazioni del
-medio evo_, Torino 1882-8, vol. II, pp. 1 sgg.
-
-[531] _De origine animae_, I, 10.
-
-[532] SAN PIER DAMIANO, _Vita S. Odilonis, Opera_, ediz. cit., t. II,
-p. 183.
-
-[533] _Op. cit._, dist. XII, c. 23: vedi anche dist. I, c. 32.
-
-[534] _Roma nella mem. e nelle immag. del m. e._, vol. II, pp. 41-2 _n_.
-
-[535] DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième
-siècle_, Parigi, 1843, p. 213.
-
-[536] BARBAZAN-MÉON, _Op. cit._, vol. III, p. 282.
-
-[537] SAN TOMMASO chiama la opinione contraria _opinio praesumptuosa,
-utpote sanctorum dictis contraria, et vana, nulla auctoritate fulta et
-nihilominus irrationalis. Summa theol., Suppl._, q. 71, a. 5.
-
-[538] _In quadragesima, sermones in psalmum_ XC, _sermo_ VIII.
-
-[539] _Inf._, V, 72, 140-1; VI, 58-9; VII, 36.
-
-[540] _Inf._, XX, 19-30.
-
-[541] _Inf._, IV, 7-21.
-
-[542] _Inf._, V, 31, 44-5, 96.
-
-[543] _Inf._, VI, 7-9, 20-1.
-
-[544] _Inf._, XXII, 22-4.
-
-[545] _Inf._, IX, 97-9.
-
-[546] _Inf._, VI, 103-11.
-
-[547] OZANAM, _Dante et la philosophie catholique au treizième siècle_,
-Parigi, 1845, p. 345; D'ANCONA, _Op. cit._, p. 45. Gli è cosa degna
-di nota che nella versione siriaca dell'_apocalypsis_ greca è menzione
-di dannati i quali non furono propriamente nè giusti, nè peccatori, ma
-consumarono la vita in neghittosa spensieratezza, simili molto alla
-
- setta de' cattivi
- A Dio spiacenti ed a' nemici sui.
-
-Ci son buone ragioni per credere che questa particolarità fosse già
-nel testo greco, e non è fuor del possibile che essa passasse in alcuna
-versione latina, ora perduta, ma conosciuta da Dante
-
-
-
-
-LA CREDENZA NELLA FATALITÀ
-
-
-
-
-LA CREDENZA NELLA FATALITÀ
-
-
-I.
-
-Nel dogma cristiano la dottrina del fato, quale già l'ebbero gli
-antichi, del fato esistente in sè e per sè, come separata e suprema
-potenza, non può trovar luogo: essa ripugna troppo al concetto del Dio
-uno e massimo che campeggia nei libri sacri dell'Antico e del Nuovo
-Testamento, e in cui è fondata la fede. Le opinioni e le sentenze
-dei Padri e dei Dottori della Chiesa in proposito, così dei più come
-dei meno antichi, sono concordi ed esplicite; e san Tommaso che le
-accoglie, le condensa e le epiloga, mostra come il fato, il caso e la
-fortuna si risolvano da ultimo nella potestà, volontà e provvidenza
-di Dio, e come la stessa necessità delle cose materiali, essendo
-conseguenza della natura e dell'ordinamento loro, sia perciò un effetto
-mediato dell'unica potestà divina, creatrice e ordinatrice del tutto.
-Dante descrive la fortuna come una ministra di Dio, intesa a permutare
-_li ben vani_
-
- Di gente in gente e d'uno in altro sangue
- Oltre la difension de' senni umani[548].
-
-Il Petrarca, seguendo la opinione di san Girolamo e di sant'Agostino,
-dice il fato e la fortuna essere nomi senza significazione[549].
-
-All'influsso degli astri generalmente si crede nel medio evo; ma
-non senza molte riserve. San Tommaso ammette l'azione loro sulla
-vegetazione, sull'atmosfera, sui corpi in genere, non esclusi gli
-umani; ma nega che possano operare sull'intelletto e la volontà, salvo
-che indirettamente, e togliere o scemare la libertà dell'arbitrio.
-Anche gli astri, del resto, sono organi e strumenti della provvidenza.
-
-La volontà divina è dunque, secondo il canone cristiano, il principio
-vivo, eterno ed immutabile d'onde fluiscono le forze tutte, non
-solo che producono ed instaurano, ma ancora che reggono il mondo.
-Essa è la necessità suprema ed invincibile, così per rispetto alla
-natura, come per rispetto agli uomini, i quali possono bene, essendo
-provveduti d'intelletto e di libertà, agitarsi entro il circolo che
-quella volontà stringe loro d'attorno; ma non lo possono per nessun
-modo spezzare, e non ne possono uscire. L'arbitrio umano sarà libero,
-come sotto l'impero del fato antico; ma gli eventi saran necessarii,
-e molte volte saranno necessarie le azioni. Di qui quella terribile
-quanto logica dottrina della predestinazione, secondo la quale la
-eterna salute e la eterna dannazione dipendono, non già dagli atti
-umani e dall'umano volere, ma dal volere divino e dalla divina
-grazia; dottrina che escogitata prima da sant'Agostino, esplicata e
-compiuta più tardi da Isidoro di Siviglia (m. 636) e da Godescalco
-(m. 867), avversata sempre dalla Chiesa greca, fu tratta alle ultime
-e inevitabili sue conseguenze, asseverata in tutto il suo rigore, da
-Zuinglio e da Calvino. Un rozzo dramma religioso, composto in Italia
-in sul principiare del secolo XV, se non forse anche prima, prende
-argomento da quella dottrina e, in pari tempo, la nega[550]. Un giovine
-lascia il padre, la madre, e il buono stato in cui era cresciuto, per
-consacrarsi al servizio di Dio, e attendere, lungi dagli allettamenti
-e dagl'inganni del mondo, alla salute dell'anima. Un vecchio eremita,
-che l'ha accolto nella sua cella, e l'ha fatto compagno dell'austera
-sua vita, vedendolo tutto infervorato nel bene, e dedito alle sante
-pratiche di devozione, assai se ne loda, e chiede a Dio che gli riveli
-in grazia qual posto è serbato al giovine fra i beati in Paradiso.
-Un'amara delusione lo aspetta. L'angelo del Signore gli annunzia che,
-non il Paradiso, ma l'Inferno sarà dato in premio a tanta virtù;
-
- E tu che vai cercando il destinato,
- Sappi che il servo tuo sarà dannato.
-
-Ecco la dottrina della predestinazione affermata in tutta la sua
-crudezza. L'eremita molto si accora della terribile sentenza, e biasima
-la presunzione propria con argomenti tolti di peso ai campioni di
-quella dottrina:
-
- O uomo istolto, che vai tu cercando
- Quello che a te non appartien sapere?
- Pensi tu, sempre qui bene operando,
- Di dover l'alta grazia possedere?
- Non sai tu che tu hai di lassù bando
- Per non saperti nel ben mantenere?
- E questo vuol la tua ribellïone,
- Che stii qui sempre in gran confusïone.
- Se in Dio non esser giustizia dirai,
- Dappoi che vuol chiunque ben fa dannare,
- Così per contro arguir tu potrai
- Che voglia quei che mal fanno salvare;
- E se per lui esser giusto vorrai,
- La cagion perchè il fa vorrai cercare,
- E sarai fatto come chi non vede;
- Perchè dov'è ragion manca la fede.
-
-Egli non sa tacere al giovine ciò che gli fu rivelato; ma questi non si
-smarrisce, non dispera; anzi, pieno di mansuetudine e di rassegnazione,
-risolve di servir Dio con più amore e più fervore di prima, quale che
-sia il decreto divino a suo riguardo, poichè egli non può volere se non
-ciò che Dio vuole. Il demonio tenta invano distorlo da tale proposito
-e ricondurlo nel mondo; e il vecchio eremita, dopo aver pregato
-lungamente, apprende dall'angelo che il discepolo sarà salvo. Udita la
-buona novella, il giovine esclama:
-
- Padre, ben che l'umana intelligenza,
- Gravata dal peccato, intenda poco,
- Nondimeno io non ebbi mai temenza,
- Facendo ben, d'esser dannato al foco[551].
-
-Ecco la dottrina della predestinazione risolutamente negata.
-
-Aveva ragione Fausto, vescovo di Riez, nella seconda metà del secolo
-V, quando affermava che con quella dottrina si tornava per altra via al
-fatalismo antico. La Chiesa cattolica sentì la gravità del rimprovero,
-e ricusò da ultimo il dogma pericoloso e spietato, piegando, senza
-addarsene quasi, verso l'opposta dottrina del grande avversario di
-sant'Agostino, Pelagio, che da più di un sinodo era stato condannato
-per eretico. Ma il concetto della fatalità, cacciato da una banda,
-irrompeva da un'altra, e in altro modo soggiogava gli spiriti. Il
-popolo, che poco intende e meno si cura delle sottili dispute e delle
-più sottili distinzioni dei teologi e dei filosofi, non lasciò mai
-di aver fede in una o più potenze, occulte e irresistibili, distinte
-e separate dal volere divino, e variamente designate, secondo i
-casi, coi nomi di destino, di fortuna, o d'influsso astrologico. Di
-tale credenza, a cui non rimasero estranei i dotti, sono vestigia
-e documenti lungo tutto il medio evo. Nel libro I del suo poema
-_De diversitate fortunae et philosophiae consolatione_, Arrigo da
-Settimello (XII secolo) esclama: «A cui mi debbo io dolere della
-fortuna? non so:» e nel secondo libro chiama quella sua nemica,
-perfida, stolta, lingua dolosa, meretrice, che si vanta dea e signora
-del tutto. Un vescovo di molta riputazione, Ildeberto di Lavardin (m.
-1133), si lagna assai della fortuna in un carme _De exilio suo_, e in
-certa breve poesia, che appunto s'intitola _De infidelitate fortunae
-et amoris mundi_. Più tardi il medico fiorentino Tommaso del Garbo, e
-il poeta aretino Braccio Bracci, chiedevano al Petrarca che fosse la
-fortuna; e rispondendo al primo, il Petrarca si doleva dei _moltissimi_
-che a quei tempi credevano in lei, e come dea la ponevano in cielo, e
-il favore di lei mettevano sopra, non pure alla virtù, ma allo stesso
-ajuto divino, e volevano piuttosto essere amici suoi che di Dio. E
-questa fortuna si vede assai volte figurata in libri del medio evo,
-quando d'una e quando d'altra maniera, ma più spesso in forma di una
-ruota simbolica, che mossa da virtù fatale, girando senza posa, muta e
-rimuta con eterna vicenda, irresistibilmente, le sorti di quaggiù:
-
- Est rota fortunae variabilis ut rota lunae:
- Crescit, decrescit, in eodem sistere nescit[552].
-
-E ciò che della fortuna, s'ha pure a dir del destino. Dante, ora fa
-del volere divino e del fato una sola e medesima cosa, ora sembra che,
-almeno fantasticamente, li distingua, e distingua pure il fato dalla
-fortuna.
-
- Alto fato di Dio sarebbe rotto
- Se Lete si passasse e tal vivanda
- Fosse gustata senza alcuno scotto,
-
-dice Beatrice là nel Paradiso terrestre[553]. Ma prima di lei Virgilio
-aveva detto, distinguendo l'uno dall'altro:
-
- Senza voler divino e fato destro[554].
-
-Vedendoselo capitare innanzi, laggiù in Inferno, Brunetto Latini chiede
-a Dante:
-
- qual fortuna o destino
- Anzi l'ultimo dì quaggiù ti mena?[555]
-
-E lo stesso Dante che percuote col piè nel viso Bocca degli Abati, non
-sa
-
- Se voler fu, o destino, o fortuna[556].
-
-Ai grandi d'Italia il Petrarca gridava:
-
- Qual colpa, qual giudicio, o qual destino
- Fastidire il vicino
- Povero; e le fortune afflitte e sparte
- Perseguire?
-
-Agl'influssi degli astri si dava assai più forza che i teologi non
-volessero. Essi reggevano la vita di ciascun uomo, la prestabilivano
-immutabilmente, e ne svelavano il corso sin dalla nascita. Nei lirici
-nostri delle origini sono frequenti gli accenni all'irresistibile
-potere degli astri, e per bocca di Marco Lombardo Dante biasima la
-opinion comune che al loro influsso appunto assoggettava tutte le cose
-di quaggiù:
-
- Voi, che vivete, ogni cagion recate
- Pur suso al cielo, sì come se tutto
- Movesse seco di necessitate[557].
-
-Ma Cino da Pistoja prega Cecco d'Ascoli di scrutare nei cieli quali
-stelle sieno a lui, Cino, favorevoli, e quali contrarie, soggiungendo:
-
- E so da tal giudizio non s'appella.
-
-E Cecco d'Ascoli, il quale mostra, come più tardi fa pure Gerolamo
-Cardano, che la vita dello stesso Cristo fu soggetta al corso degli
-astri, è, per questo e per altro, accusato di eresia, condannato,
-bruciato vivo[558]. Il Petrarca, pur così avverso a tali credenze, dice
-in un verso:
-
- Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce.
-
-Gli è un fatto che quelle credenze erano radicate nello spirito dei
-più e porgevano argomento a leggende e a novelle diffuse tra i volghi.
-Un poeta spagnuolo del secolo XIV, Giovanni Ruiz, più conosciuto
-sotto il nome di Arciprete d'Hita, dice che nessuno può sfuggire alla
-propria sorte, e narra a tale proposito un esempio che vive ancora
-nelle letterature popolari dei giorni nostri. Cinque astrologi, tratto
-l'oroscopo al figliuolo pur allora nato di un re moro, predissero
-ch'egli morrebbe lapidato, bruciato, precipitato, impiccato, affogato.
-Il re, dubitando di qualche ciurmeria, fece trattenere e custodire
-gli astrologi, per vedere che cosa seguisse di quella strana e,
-in apparenza, contraddittoria lor profezia. Passati più anni, il
-figliuolo, divenuto adolescente, chiede un giorno al padre e ottiene
-il permesso di andare a caccia. Si scatena una furiosa tempesta, e il
-giovinetto è, insieme co' suoi, lapidato da una orribil grandine. In
-quell'ora istessa, passando egli un ponte, lo investe la folgore: il
-ponte si squarcia sotto a' suoi piedi; egli precipita, rimane appeso
-per le vesti ad un albero, ma si sommerge con parte del corpo nel
-fiume. Così muore lapidato, bruciato, precipitato, impiccato, affogato,
-secondo dagli astrologi era stato predetto[559].
-
-Durante tutto il medio evo si credette pure ai giorni perigliosi,
-che in numero variabile (sino a quarantaquattro, se non più) veggonsi
-registrati nei calendarii. Chi in uno di quei giorni infermava, non
-guariva più; chi si poneva in viaggio, più non tornava; chi toglieva
-moglie aveva l'inferno in casa. Qualunque cosa si cominciasse a fare
-in quei giorni non se ne poteva sperare buon fine. Ancora oggi dice il
-popolo:
-
- Di Venere nè di Marte
- Non si sposa e non si parte.
-
-C'erano necessità che sfidavano la stessa potenza di Dio. Fra Filippo
-da Siena (XIV secolo) narra la storia di uno sceleratissimo soldato,
-che venuto a morte, disse al confessore, il quale lo esortava a
-pentirsi e a sperar perdono: «Io ho tanti nemici nell'altra vita,
-che mi saranno contrarii, che se Dio mi volesse perdonare quasi non
-potrebbe»[560].
-
-
-II.
-
-Tali immaginazioni e credenze appajono, nel medio evo, incarnate in
-numerosi racconti, de' quali alcuno ripete un tema pagano antico, altri
-sono certamente venuti dall'Oriente, altri sono, secondochè si può
-ragionevolmente congetturare, nati qua e colà, fra le genti cristiane,
-senza che sia possibile dire nè come nè quando.
-
-Il tema più usuale e più diffuso di racconto è quello di una sequela
-di casi, meravigliosi e terribili, pronunziati di lunga mano, i quali
-si effettuano a dispetto di quanti provvedimenti furono presi in
-contrario; anzi, molte volte, in grazia di quei provvedimenti medesimi.
-Nasce un bambino, o una bambina: gli astrologi, o gl'indovini, o
-alcun'altra persona, umana o soprannaturale, a cui sia data facoltà
-di leggere nel futuro, predicono che l'essere novamente nato morrà di
-mala morte, in tale o tal modo; o soggiacerà a gravi sciagure; o di
-gravi sciagure sarà cagione altrui. I genitori, o altre persone cui
-ciò importi, chiudono e custodiscono il fanciullo, o la fanciulla, in
-un palazzo, in un castello, in un fondo di torre, o li abbandonano in
-luogo deserto, o li gettano in mare, o in altro modo procacciano, senza
-venirne a capo, la morte loro. Dopo alcuni anni, tutto quanto era stato
-preveduto e annunziato, subitamente e irresistibilmente si compie.
-
-Il più antico racconto di tal fatta che si conosca è la storia del
-Principe predestinato, scritta in Egitto ai tempi della XXª, se non
-pure della XVIIIª dinastia, ma narrata forse fra quel popolo assai
-prima che scritta: dopo di essa si può ricordare la storia di Ati,
-figliuolo di Creso, riferita da Erodoto. Nel medio evo corsero fra le
-genti cristiane numerosi racconti inspirati da quel tema, alcuni dei
-quali mi pajono meritare uno speciale ricordo.
-
-Anzi tutto è da avvertire che il mito di Edipo, il quale è, fra i
-miti dell'antichità pervenuti sino a noi, quello che più fortemente
-esprime il concetto del fato, non solo fu cognito al medio evo, ma
-fu, da scrittori di quella età, ripetuto, e preso a soggetto di nuove
-composizioni. Abbiamo di un ignoto poeta, vissuto non più tardi del
-XII secolo, una lamentazione latina di Edipo sui corpi de' suoi due
-figliuoli. Edipo dice, tra l'altro, che tutta la sequela dei luttuosi
-avvenimenti, sino al fratricidio, era stata preordinata dal fato:
-
- Ab antiqua rerum congerie
- cum pugnarent rudes materiae
- fuit moles hujus miseriae
- ordinata fatorum serie[561].
-
-In quello stesso secolo XII, un poeta francese, che non si sa con
-certezza chi fosse, introduceva il mito classico in un poema che ha il
-proprio argomento, e quasi anche il titolo della Tebaide di Stazio, il
-_Roman de Thèbes_[562], poema che fu, assai probabilmente, tradotto o
-rifatto in Italia[563].
-
-Ma queste sono reminiscenze e ripetizioni di carattere puramente
-letterario, le quali non provano punto che la credenza nel fato
-durasse ancor viva tra le genti cristiane. Molti miti, e moltissime
-storie dell'antichità classica furon tolti nel medio evo a soggetto
-di nuove composizioni, sia a fine di sola esercitazione scolastica,
-sia per imbandir nuovo pascolo a menti avide di meraviglie. Ed era,
-in certi casi, non pur naturale, ma necessario, che chi si faceva a
-ripetere quei miti e quelle storie, lasciasse parlare in essi dottrine
-e credenze, che se non quadravano con le sue proprie, erano pur quelle
-che avevano governato i suoi eroi; come in altri casi era pur naturale,
-fatta ragion dei tempi e della coltura, che il ripetitore mutasse le
-parti, e facesse pensare, parlare e operare come cristiani i personaggi
-mitici o storici di Grecia e di Roma. Difficilmente avrebbe potuto
-un poeta letterato del medio evo rinarrare la storia d'Edipo senza
-lasciarvi al fato l'officio che v'ebbe in antico; e perciò quelle
-ripetizioni erudite nulla provano, come ho detto, in favore di una
-vera e propria credenza: ma quando noi vediamo quel mito riapparire in
-racconti affatto popolari per indole e per fattura, i quali non dànno
-segno d'esser passati mai per nessuna trafila letteraria; o quando
-vediamo il tema, e come lo spirito di esso, trasportati ad un racconto
-di origine bensì letteraria, ma affatto cristiano pel soggetto e per
-gl'intendimenti, noi non possiam più venire nella medesima conclusione
-negativa, noi abbiamo la prova che una certa credenza nel fato vive,
-per quanto alterata o contraddetta da altre credenze, nell'intimo della
-coscienza cristiana. Lascio in disparte i racconti popolari che qui
-potrebbero essere ricordati, e metto innanzi il racconto di origine
-letteraria, racconto che com'ebbe giustamente a osservare il D'Ancona,
-non diventò mai veramente popolare, sebbene abbia avuto diffusione
-grandissima, e nel quale tutti quasi i critici ebbero a riconoscere il
-mito di Edipo trasformato, appropriato ad altre persone, trasportato in
-altro ambiente morale. Questo racconto è la leggenda di Giuda[564].
-
-Il medio evo fantasticò molto intorno all'apostolo traditore, alla sua
-fine scelerata, agli atroci castighi inflittigli dalla divina giustizia
-nell'ultimo fondo d'inferno, o in altri luoghi di pena, sulla faccia
-stessa della terra, perchè potesse essere ai vivi di ammonimento e di
-terrore. Per una inclinazion naturale, e di cui non poteva rendersi
-conto pienamente, la coscienza cristiana era tratta ad aggravare
-sempre più la malvagità di quanti, in uno od in altro modo, avevano
-procacciato la morte di Cristo e preso parte, con animo di nemico, alla
-sua passione, ed in ispecie la malvagità di colui che l'aveva tradito
-e venduto. La leggenda compie l'usato suo lavoro di concatenazione e
-di accumulazione così pel bene come pel male; fa magnanimi e forti gli
-eroi sin dall'infanzia, fa tristi e vili i malvagi sin dalla culla;
-cerca, con avvedimento degno di un più maturo sapere, negli antenati,
-nella fortuna delle cognazioni, la causa delle virtù e delle colpe
-dei nipoti, e non si cheta finchè non abbia creato figure compiute e
-perfette, e interi lignaggi di scelerati e di eroi. Così fece di Giuda,
-collegando al misfatto finale tutta una sequela di misfatti e di colpe,
-ch'entran gli uni negli altri come gli anelli di una lunga catena;
-sequela che si inizia prima ancora che il maledetto sia nato.
-
-Quando e dove e per opera di chi questa leggenda sia sorta, non si sa.
-Verso la fine del secolo XIII la narrò Giacomo da Voragine, traendola
-da una storia certamente latina, ch'egli stesso dice apocrifa, ma della
-quale non si hanno altre notizie[565]. Un uomo di Gerusalemme, chiamato
-Ruben o Simone, aveva per moglie una donna: chiamata Ciborea. Costei
-sognò una notte di mettere al mondo un figliuolo che sarebbe cagione
-della ruina di tutto il suo popolo, e narrò il sogno al marito. Passato
-certo tempo, partorì un bambino, e ricordando il sogno, consenziente
-il marito, lo mise in una cesta e lo buttò in mare. Le onde portarono
-la cesta a un'isola detta Scariot, dov'era una regina, che non avendo
-figliuoli, fece allevare il bambino segretamente, si finse gravida,
-e diede a intendere al marito e a tutto il popolo che il trono aveva
-finalmente un erede. Grande fu la letizia nel regno. Il fanciullo ebbe
-nome Giuda Scariote, e il re lo fece nutrire ed educare magnificamente;
-ma non andò molto che la regina ingravidò davvero, e diede alla luce
-un figliuolo. I due fanciulli crescono insieme, e Giuda comincia a far
-palese la malvagia sua indole maltrattando il presunto fratello. La
-regina parteggia naturalmente pel figliuolo vero contro il supposto. Si
-scopre il fatto della supposizione: Giuda, pien d'ira e di vergogna,
-uccide di nascosto il rivale, poi temendo il castigo, fugge, ripara
-in Gerusalemme, ed è accolto da Pilato che lo fa suo maggiordomo.
-Accanto al palazzo di Pilato era l'orto di Ruben, padre di Giuda;
-nè questi sapeva di cui fosse figliuolo, nè quegli immaginava che il
-bambino commesso un dì alle onde fosse scampato dalla morte. Standosi
-un giorno Pilato alla finestra, vede nell'orto del vicino alcuni frutti
-bellissimi, ed è preso da un irresistibile desiderio d'averne. Giuda,
-per fargli cosa grata, va e comincia a coglierne. Sopravviene Ruben;
-nasce una contesa, e alle parole tenendo dietro le busse, Giuda, con
-una sassata fra capo e collo, uccide il padre. Pilato dà in premio
-all'amico suo tutto l'avere di Ruben, e per giunta gli fa sposare
-Ciborea. Non passa gran tempo e i due sposi si riconoscono. Ciborea
-induce il figliuolo e marito ad andare a trovar Cristo, e chiedere
-a lui il perdono de' suoi misfatti. Cristo accoglie Giuda fra suoi
-discepoli, poi fra gli apostoli: il resto è noto.
-
-Che l'intenzione dell'autore della favola sia stata quella di rendere
-vie più malvagio e di mettere in sempre più mala vista l'apostolo
-traditore, è chiaro; ma si deve pur riconoscere, da altra banda,
-che egli non raggiunge troppo bene lo scopo, e che la favola da lui
-narrata, assai più che alla malvagità di Giuda, fa pensare all'occulto
-destino da cui questo è tratto a compier misfatti ch'egli propriamente
-non volle, e la cui mostruosità non conosce se non dopo averli
-compiuti. Il parricidio e l'incesto non sono propriamente delitti
-suoi, ma del destino, del _fatum invictum_, che ciò che vuole opera,
-e così saranno gli altri delitti che lo sciagurato commetterà, e che
-avranno per ultima, inevitabile conseguenza la ruina e la dispersione
-del popolo d'Israele, annunziata dal sogno fatidico. Un certo concetto
-e spirito di fatalità appajono del resto in un'altra leggenda, che
-anch'essa si lega al nome di Giuda, la leggenda dei trenta denari,
-prezzo del tradimento, narrata da parecchi nel medio evo, e, fra gli
-altri, da Gotofredo da Viterbo, che certamente, per altro, non fu
-il primo a narrarla[566]. I trenta denari furono coniati da Nino, re
-degli Assiri, con la propria effigie, e, diranno alcuni, con l'oro che
-Adamo portò seco, uscendo dal Paradiso terrestre[567]. Abramo li portò
-con sè nella Terra di Canaan, e con essi fu comperato dagli Ismaeliti
-Giuseppe, il figliuol di Giacobbe. Passarono dopo per molte mani;
-furono nei tesori di Faraone, di Salomone, di Nabuccodonosorre, sempre
-insieme raccolti. I magi ne fecero offerta al bambino Gesù. Da ultimo,
-per ordine dello stesso Gesù, furono donati al tesoro del Tempio di
-Gerusalemme, d'onde passarono nelle mani di Giuda, e poi in quelle dei
-militi che furono posti a guardia del sepolcro. In un poema tedesco del
-XII secolo si dice che la Vergine Maria mandò dal cielo trenta monete
-al re Orendel, perchè potesse comperar con quelle la veste di Cristo, e
-il poeta avverte espressamente che per altrettante fu venduto Cristo da
-Giuda[568]. Ecco dei denari predestinati, com'è predestinato il legno
-della croce nella leggenda famosa di questo nome.
-
-
-III.
-
-Più strano parrà vedere il fato introdursi nelle storie dei santi, ed
-esser causa precipua dei casi che vi si narrano. Non altrimenti segue
-nella storia di quel San Giuliano, che, sotto nome di Ospedaliere, ebbe
-culto celebre nel medio evo, e fu il natural protettore dei viandanti e
-di quanti abbisognavano d'albergo e di ristoro. La sua leggenda, che fu
-diffusissima per l'Europa, diede argomento, tra l'altro, a una gustosa
-e nota novella del Boccaccio e a un dramma di Lope de Vega[569].
-Vincenzo Bellovacense e Giacomo da Voragine la narrano press'a poco
-allo stesso modo[570].
-
-Giuliano, di nobile famiglia, inseguiva un giorno, essendo giovine, un
-cervo alla caccia. A un tratto il cervo si volta, e facendo intendere
-umano linguaggio, gli dice: Osi tu d'inseguirmi, tu che ucciderai tuo
-padre e tua madre? Inorridito di tale annunzio, il giovine diserta la
-casa, abbandona la patria, e fugge in remoto paese, ove diportandosi
-assai valorosamente in guerra ed in pace, entra in grazia del principe,
-che lo fa cavaliere, e gli dà in moglie una vedova nobile e in dote un
-castello. Intanto i genitori di Giuliano, non si potendo dar pace della
-perdita del figliuolo, andavano pellegrinando, chiedendo di lui in ogni
-luogo, e tanto andarono che giunsero a quello stesso castello ov'egli
-faceva con la moglie dimora. Quel giorno appunto Giuliano s'era per
-poco assentato. La donna, riconosciuti, discorrendo, i genitori di suo
-marito, li accoglie benevolmente, e li fa coricare entrambi nel letto
-conjugale, adagiandosi ella in altro letto. Ecco la mattina seguente
-torna Giuliano, mentre la moglie sua er'ita in chiesa, ed entrato in
-camera, veduti i due addormentati, crede senz'altro sieno la moglie
-infedele e lo adultero, e tratta in silenzio la spada, li uccide.
-Conosciuto indi a poco l'errore, disperato e piangente, risolve di
-espiare con asprissima penitenza l'involontario delitto, e subito vi si
-accinge, insieme con la moglie, che non vuole abbandonarlo. Trascorsi
-molti anni, dopo un miracolo che assicura Giuliano dell'ottenuto
-perdono, muojono entrambi in grazia di Dio[571].
-
-Come nella leggenda di Giuda, il destino, in questo racconto, non è
-nominato, ma è presupposto e sottinteso: esso è dietro gli avvenimenti
-che, senza altrui volere, si compiono; è la forza primordiale,
-ineluttabile, occulta, che li preordina e li promuove, incalzando.
-Giuliano non è, come Giuda, un malvagio. All'annunzio dell'orrenda
-sciagura che minaccia lui, e per lui i suoi genitori, egli fugge, egli
-pone di mezzo, tra' suoi genitori e sè, i monti ed i mari, studiandosi
-di opporre, in qualche modo, alle insidie del fato i ripari della
-natura. E che qui del fato propriamente si tratti, e non di altra
-potenza, si può conoscere con poco studio. Se cagion prima degli
-avvenimenti fosse il demonio, la leggenda ascetica non lascerebbe
-di farne cenno; e poi, al cristiano, armi contro il demonio non
-mancano. Nemmeno si può dire che gli avvenimenti qui sieno opera della
-provvidenza divina. Molte volte, gli è vero, la provvidenza divina,
-secondo il concetto che se ne forma il credente del medio evo, opera il
-male, o sembra operare il male; ma sempre per impedire mali maggiori,
-per conseguire un fine buono. Questo concetto è in più particolar modo
-significato nella leggenda celebre dell'angelo e dell'eremita, della
-quale non è qui luogo a discorrere[572]. Ma nella leggenda di Giuliano
-non si vede a qual fine buono serva il doppio parricidio; perchè se
-si dice che esso serve a far di Giuliano, mediante la penitenza, un
-santo, il mezzo ci sembra troppo sproporzionato al fine, e privo di
-ogni ragionevole relazione con esso. In fatti, Giuliano è buono sin
-da principio, e non s'intende che bisogno ci sia di trarlo con sì
-violento modo all'ascetismo, e sopratutto poi non s'intende che bisogno
-ci sia di farlo avvertito del parricidio ch'egli dovrà mal suo grado
-commettere. Così non si comporta la divina provvidenza; ma così si
-comporta per lo appunto il fato. Lo stesso Giuliano sente e mostra di
-sentire che il terribile decreto viene, non già da Dio, ma da un'altra
-potestà. Dio si lascia piegare e muta i suoi decreti: egli non è sordo
-alla preghiera, alla voce di chi implora perdono, o soccorso;
-
- _Regnum coelorum_ vïolenza pate
- Da caldo amore e da viva speranza,
- Che vince la divina volontate,
-
-dice Dante[573]. Ma il fato non si piega e non si muta. Giuliano, udito
-il formidabile annunzio, non ricorre a Dio, non prega, non si umilia;
-ma fugge, tratto dall'unica e, starei per dire, istintiva speranza di
-nascondersi, di far perdere al destino la traccia di sè, di fargli
-scambiar la via, come usa la belva inseguita dai cani. Ma nemmeno
-questo avvedimento gli riesce; anzi in grazia di esso la predizione
-si compie: truce ironia, che fa più oltraggioso l'evento, mesce alla
-tragedia lo scherno.
-
-Molto simile alla leggenda di san Giuliano è la leggenda di sant'Ursio,
-venerato più particolarmente nella diocesi di Vicenza; nè so quale
-delle due possa aver servito di modello all'altra, se pur non nacquero
-entrambe spontaneamente. Ursio, nato in Francia di nobili genitori,
-era ancora lattante, quando un pellegrino annunziò alla madre che il
-figliuol di lei sarebbe un dì parricida. Passano gli anni, e Ursio
-cresce in corte dell'imperatore, valente della persona, esperto
-nell'armi. Dalla madre, che non può guardarlo senza piangere, viene
-a conoscere il terribile vaticinio, ed egli, senza frappor dimora,
-lascia la patria e se ne va con un suo compagno in Dalmazia. Quivi
-uccide molti pagani, converte il re loro alla fede di Cristo, ne
-sposa la figliuola, e sale poi, morto il suocero, sul trono. Il
-padre del giovine, avuta notizia di questi casi, muove per venirlo a
-trovare, e càpita al reale palazzo giusto in tempo che il figliuolo
-era ito a cacciare. Si fa ciò nondimeno riconoscere dalla nuora, la
-quale lo accoglie in quel medesimo letto in cui ella riposa con un
-suo fanciulletto. Il demonio, sotto sembianza di un cameriere, fa
-credere a Ursio che la moglie gli manchi di fede. Ursio accorre, e,
-ingannato dalle apparenze, uccide il padre, la moglie, il figliuolo.
-Segue la scoperta della verità, l'orrore del misfatto commesso, la
-penitenza[574].
-
-In altri racconti non solo il destino non è nominato, ma non è nemmen
-fatto cenno di casi preordinati che si debbano compiere: e pure si
-sente che quei casi seguono, nella mente di chi li narra, per una forza
-irresistibile, che non è la divina provvidenza, non è, il più delle
-volte, il demonio, e tanto meno poi la umana volontà. Anch'essi sono, e
-ciò va notato, leggende di santi.
-
-Cominciamo da quella di sant'Albano[575]. Un possente imperatore del
-Settentrione ama di amore incestuoso la propria figliuola, e la rende
-madre di un bambino, ch'egli vorrebbe tor di mezzo facendolo uccidere,
-ma che, per intercessione della madre, è mandato in Ungheria e quivi
-esposto sulla pubblica strada. Un pallio prezioso, una borsa con
-entro un anello e non poche monete d'oro, dànno indizio della origine
-illustre del bambino, che, raccolto, è portato al re. Questi, non
-avendo figliuoli, lo riceve assai lietamente, come un beneficio del
-cielo, e accordatosi con la moglie, questa simula gravidanza e parto,
-di maniera che da tutto il popolo si crede il bambino sia veramente
-figliuolo de' suoi principi. Albano cresce di bellissimo aspetto,
-di grande prestanza, di ottimi costumi, tanto che ne va la fama
-all'imperatore, il quale, desiderando di lasciare l'antico peccato, e
-nulla sospettando di un nuovo, pensa dargli la figliuola in isposa.
-Si fanno le nozze pompose e solenni; madre e figlio son moglie e
-marito e s'amano con gran tenerezza. Inferma intanto il re d'Ungheria,
-e prima di morire svela ad Albano il segreto del suo ritrovamento,
-e gli consegna il pallio e la borsa. Poco dopo, la donna, e Albano
-stesso, poi l'imperatore, vengono a cognizione del resto. Lacerati dai
-rimorsi, desiderosi di cancellare con penitenza adeguata i volontarii
-e gl'involontarii peccati, ricorrono per consiglio a un vescovo, il
-quale li manda a un santo eremita. Questi impone loro di andare esuli
-per sett'anni, e per sett'anni essi vanno pellegrinando, ciascuno per
-conto suo, con molto travaglio e fra molti pericoli, e ciascun anno
-se ne tornano al santo eremita per avere da lui consiglio e conforto.
-Passato il termine prescritto, fatti mondi oramai d'ogni colpa, si
-ritrovano insieme, e insieme s'avviano alla dimora dell'eremita.
-Ma, andando, smarriscono la via e sono soprappresi dalla notte in
-un bosco. Il giovine, in mal punto, compone pei genitori un letto di
-foglie, e va a dormir sopra un albero. Ma il demonio risveglia nel cuor
-dell'imperatore e della donna l'antico ardore scelerato; essi ricadono
-in colpa, e il giovine, ch'è di ciò testimone, vinto dallo sdegno,
-entrambi li uccide. Comincia allora per lui una seconda penitenza, che
-dura altri sett'anni, in capo dei quali, avendo rinunziato al regno,
-e accingendosi a condur nella solitudine il resto de' suoi giorni, è
-assalito da ladroni ed ucciso. I miracoli che seguono fanno prova della
-sua santità[576].
-
-Più antica, e più famosa della leggenda di sant'Albano è la leggenda di
-san Gregorio papa, da cui quella forse deriva. Un conte d'Acquitania
-ama per istigazione del diavolo la propria sorella e pecca con lei.
-Nasce dal loro peccato un bambino, il quale, per ordine della madre,
-è posto entro una barca in mare, insieme con quattro marchi d'oro, un
-pallio alessandrino, e alcune tavolette d'avorio ov'è narrata la storia
-del suo nascimento. Il padre, che ad espiar la colpa, aveva fermo
-d'andarne in pellegrinaggio a Gerusalemme, inferma e muore. Allora
-molti baroni si fanno attorno alla donna, rimasta erede di tutto il
-dominio, e la sollecitano, perchè scelga uno di loro in isposo; ma ella
-ostinatamente ricusa. Di ciò sdegnato, un duca le muove guerra, e il
-contrasto dell'armi durerà lunghi anni. Frattanto il bambino è tratto
-fuori dall'acque da due pescatori che sono al servizio di un'abbazia,
-ed allevato, per ordine dell'abate, da uno di essi. Il fanciullo cresce
-degno del suo lignaggio; ma azzuffatosi un giorno con un figliuolo del
-pescatore, viene a sapere dalla moglie di costui, sdegnata, la propria
-storia. Allora va a trovare l'abate, e gli annunzia la deliberazione
-presa d'andar vagando pel mondo, in cerca d'avventure. L'abate si
-studia di consolarlo e di dissuaderlo, lasciandogli intendere che
-potrà, col tempo, diventare abate a sua volta, ma il giovine si mostra
-sordo ad ogni consiglio, dice di voler essere non frate, ma cavaliere,
-e ottenute le tavolette di avorio ov'è scritta la storia del suo
-nascimento, se ne parte, ripassa il mare, e giunge al paese materno
-giusto in punto che l'ultima città, dopo lunga guerra devastatrice, sta
-per cadere nelle mani del nemico. Sconosciuto, offre i suoi servigi,
-che sono tosto accettati. Combatte, sconfigge gli avversarii, fa
-prigione il duca, e in premio della vittoria ottiene la mano della
-contessa. Ma già s'avvicina la prevedibil catastrofe. Le tavolette fan
-conoscere alla donna chi sia Gregorio, e questi non tarda a conoscere
-chi sia colei ch'egli chiama col nome di sposa. Egli impreca al
-demonio, cui imputa l'accaduto, e d'accordo con la madre, risolve di
-cancellare con asprissima penitenza la colpa. Un pescatore, cui egli
-ha fatto noto il suo divisamento, lo conduce in cima a uno scoglio in
-mezzo al mare, lo avvince di ceppi, getta la chiave dei ceppi in acqua,
-e lo abbandona senza più curarsi di lui. Passano diciasette anni. In
-Roma muore il pontefice, e un angelo, messo dal cielo, indica nuovo
-pontefice ai Romani il penitente, senza per altro far noto il luogo di
-sua penitenza. Muovono ambasciatori in traccia dell'eletto di Dio, e
-càpitano alla capanna del pescatore, il quale nel ventre di un grosso
-pesce, che dee servir loro di cena, trova la chiave gettata diciasette
-anni innanzi nel mare. Gregorio diventa papa, e la madre di lui, che il
-tutto ignora, si reca a Roma per confessargli i suoi peccati. Madre e
-figlio si riconoscono. Quella entra, per esortazione di questo, in un
-chiostro, ed entrambi finiscono santamente la vita[577].
-
-A noi ora non importa sapere chi sia stato, nel pensiero del primo
-narratore quel Gregorio papa; se Gregorio Magno, o Gregorio V, o
-Gregorio VII, o altro meno illustre. Le opinioni sono su di questo
-punto discordi, e l'una non ha nella storia più fondamento dell'altra.
-Non cercheremo nemmeno se la leggenda di san Gregorio, e quella di
-sant'Albano, e alcun'altra simile, abbiano, o non abbiano, col mito
-di Edipo, relazione diretta o indiretta, prossima o remota, se ne
-sieno in qualche modo una derivazione o un riflesso, perchè anche
-intorno a ciò dissentono i critici, e a noi non importa, pel proposito
-nostro, confrontarne e discuterne i pareri[578]. Ma bene c'importa
-sapere quale sia il concetto che in esse s'accoglie. Secondo il
-Comparetti, quel concetto sarebbe che non vi è così grave e mostruoso
-peccato che non possa con opportuna penitenza e per i meriti di Cristo
-ricomperarsi[579]. Non v'è dubbio che più ragioni favoriscono tale
-opinione. La dottrina e il sentimento cristiano conferirono alla
-penitenza valor grandissimo, non inferiore a quello che in India
-le fu attribuito dagli adoratori di Brama e dai seguaci del Budda.
-Albano e Gregorio compiono asprissime penitenze, e diventano santi
-e s'acquistano il regno dei cieli. Ciò si può dire anche di Giuliano
-e di Ursio. Nei _Gesta Romanorum_, la leggenda di san Giuliano reca
-in fronte la seguente intitolazione: _Quod omne peccatum, quamvis
-predestinatorie gravissimum, nisi desperationis baratro subjaceat,
-sit remissibile_[580]: parole che appunto richiamano l'attenzione
-sulla gran virtù della penitenza. Ma non è però men vero che a provare
-quella virtù, e a persuadere altrui di farne esperimento, avrebbero
-giovato assai meglio storie ed esempii di uomini veramente malvagi, i
-quali avessero con acconcia penitenza ottenuto il perdono di peccati
-volontariamente commessi. E di tali storie ed esempii v'era dovizia,
-nonchè altrove, nei leggendarii dei santi, ov'è memoria di omicidi, di
-predoni, di prostitute e di molt'altri malvagi dell'uno e dell'altro
-sesso, i quali ravvedutisi in tempo, e fatta debita ammenda dei loro
-peccati si riconciliarono con Dio e andarono a gloria eterna. In un
-vecchio racconto islandese si narra di un padre e di una figliuola,
-che peccarono insieme, e generarono tre figliuoli, i quali, nati
-appena, furono uccisi dalla madre. La madre di costei, e moglie del
-padre incestuoso, avendo scoperta la tresca, è uccisa dalla figliuola,
-che poi uccide anche il padre, quando questi, pentito, le annunzia
-di volersi separare da lei e andare in pellegrinaggio in Terra
-Santa. Compiuto questo nuovo misfatto, la scelerata femmina toglie
-l'oro paterno, e va in altra città, e qui mena vita dissolutissima e
-vituperosa. Ma un giorno entra in una chiesa, ove predicava un santo
-vescovo, e colta da amarissimo pentimento, e dall'angoscia della
-contrizione, muore dopo essersi confessata, ma prima d'avere ottenuta
-l'assoluzione. Una voce dal cielo annunzia ch'ella è salva e fatta
-compagna di Cristo[581].
-
-In questo, e in altri racconti simili, è veramente dimostrata, con
-le giustificazioni opportune, la virtù della penitenza, ma non nelle
-storie di Gregorio, di Albano, di Ursio e di Giuliano, i quali non
-vogliono nessuno dei misfatti che commettono, e perciò non sono
-malvagi, ma sciagurati, e non dovrebbero aver bisogno di penitenza, ma
-di soccorso. Certo, tra i fatti narrati in esse, non può essere quella
-logica consecuzione, e quella giustificazione reciproca che non era
-nemmeno fra i pensieri, i sentimenti e le credenze degli autori loro;
-ma non è men vero che il concetto il quale sembra se ne sprigioni
-con più vigore è il concetto di una forza occulta che trae gli
-avvenimenti e le fortune in modo disforme da ogni avvedimento umano,
-o, a dirittura, in contrario di ogni umano avvedimento; il concetto
-stesso del fato, che nella leggenda di san Gregorio appena si occulta
-dietro il supposto di un'azione diabolica. Giuliano, Ursio, Albano,
-Gregorio, peccano senza sapere e senza volere, e se non facessero
-penitenza sarebbero irremissibilmente dannati. Non è questa fatalità
-bella e buona? Essi, come Edipo, purgano in sè la colpa del fato, e la
-provvidenza nei casi loro non interviene se non forse per volgere da
-ultimo a fine buono la lunga sequela dei mali, o, piuttosto, per trarre
-dal male il bene.
-
-
-IV.
-
-Il fato si mostra in più diversi modi, e talvolta anche più aperto, in
-altre leggende, varie di età, di origine, di carattere.
-
-Gli eruditi sanno che la leggenda dei santi Barlaam e Giosafat, la
-quale appare da prima in greco, poi, nel XII secolo, in una versione
-latina, d'onde passa in numerose versioni occidentali, mentre altre
-versioni se ne moltiplicano in Oriente, altro non è se non la favolosa
-storia del Budda, venuta d'India fra genti cristiane, e fatta essa
-stessa cristiana. Di così fatte derivazioni ed appropriazioni sono
-altri esempii in buon numero, e mercè loro si leggono di santi
-cristiani, veri o immaginarii, storie meravigliose, narrate gran
-tempo innanzi fra gl'infedeli, nelle più remote contrade dell'Asia.
-A tacere di Barlaam, Giosafat non esistette mai, o esistette sotto
-tutt'altro nome, chiamandosi prima Siddhârtha, poi il Budda[582].
-Ecco che cosa si narra di lui. Un re dell'India, glorioso e possente,
-ha, dopo averlo lungamente desiderato, un figliuolo. Gli astrologi,
-consultati, annunziano mirabili cose; ma uno di essi svela che il
-principe novamente nato abbandonerà il regno, e le pompe del mondo, e
-la religione de' padri suoi per darsi a Cristo e alla vita ascetica.
-Profondamente addolorato di tal predizione, il re fa rinchiudere il
-figliuolo in un meraviglioso palazzo, dove ha tutto raccolto quanto può
-rallegrare i sensi e lo spirito, e dove al fanciullo fanno compagnia
-servitori e donzelli, cui fu severamente proibito di lasciarsi sfuggir
-parola che alluda, comechessia, alla miseria del mondo, alla brevità
-della vita, alla morte inevitabile. Spera il re per tal modo di
-poter combattere nel figlio ogni innata inclinazione all'ascetismo
-e contrastare al destino; ma torna vana ogni sua cautela. Giosafat
-cresce, d'animo naturalmente austero e raccolto, e in breve acquista
-cognizione della infermità, della vecchiezza, della morte, di quanto
-la provvidenza paterna avrebbe voluto occultargli. Allora subito si
-risolve. Istruito da Barlaam nella dottrina di Cristo, rigenerato nel
-battesimo, egli rinunzia al regno, agli agi, al mondo, e si ritrae a
-vita solitaria, mutando la corona del principe nell'aureola del santo.
-
-Il tema del parricidio predestinato, che abbiam veduto porgere
-argomento a leggende di santi, appare anche in parecchie storie
-profane. Secondo un'antica tradizione, riferita la prima volta, verso
-la fine del secolo X, nella cronica che va sotto il nome di Nennio,
-e ripetuta poi da parecchi, tra gli altri dal poeta normanno Wace
-nel XII, Bruto, figliuolo di Silvio e nipote di Enea, Bruto, che
-diede il nome alla Brettagna, uccise involontariamente la madre ed
-il padre, secondo era stato predetto dagl'indovini[583]. In un poema
-latino, attribuito a Ildeberto di Lavardin, già citato, o a Bernardo
-di Chartres (XII secolo), si narra di due sposi di Roma, i quali si
-struggevano d'aver figliuoli, e a' quali fu predetto che il figliuolo
-nato da loro ucciderebbe, per decreto del destino, il padre[584].
-In un racconto olandese d'incerta età si legge di uno sconosciuto
-eroe, Seghelino di Gerusalemme, che esposto appena nato, è raccolto e
-allevato da un pescatore, compie, giovanissimo ancora, molte mirabili
-imprese, sposa la figlia di Costantino Magno, trova insieme con lei la
-croce, diventa imperatore, uccide imprudentemente il padre e la madre,
-si fa eremita, e, come san Gregorio, finisce papa sotto il nome di
-Benedetto I[585].
-
-Ma non sempre il _fanciullo fatale_, che campeggia in tutti questi
-racconti, uccide entrambi i genitori, o l'uno o l'altro di essi.
-Talvolta, conformemente a una predizione fatta, egli acquista alcuna
-gran dignità, per modo che i genitori diventano suoi soggetti e gli
-si debbono umiliare dinanzi; oppure uccide il padre adottivo, ovvero
-anche compie certa azione, o sale a certo grado, a dispetto di tutti
-i provvedimenti presi in contrario. Parecchi di tali racconti si
-leggono nelle varie redazioni del _Libro dei Sette Savii_, o in altre
-così fatte raccolte, venuteci originariamente dall'Oriente[586]. Uno
-speciale ricordo merita a questo punto una curiosa favola, che di
-Costanzo, padre di Costantino, si legge in un racconto francese del
-secolo XIII[587]. Un imperatore di Bizanzio, a nome Muselino, vagando
-una notte con alcuni suoi cavalieri per la città, s'imbatte in un
-uomo, il quale, pregando ad alta voce, chiede a Dio alternatamente due
-grazie, l'una all'altra contraria: la prima che gli faccia sgravare
-felicemente la moglie soprappresa dalle doglie del parto; la seconda,
-che non permetta a costei di partorire. Stupito, l'imperatore interroga
-lo sconosciuto, il quale risponde la contraddittoria preghiera essergli
-suggerita dalla scienza di astrologia, che egli appieno intende,
-e che gli mostra quali sieno i buoni e i maligni influssi degli
-astri, e quale il punto del tempo propizio o infausto al nascere.
-Soggiunge poscia d'avere ottenuto che il suo figliuolo nasca in punto
-felicissimo, e che però questi sposerà la figlia dell'imperatore,
-e all'imperatore succederà nel dominio. Sdegnato e turbato di tale
-annunzio, Muselino si parte; poi manda un suo cavaliere a involare
-il bambino. Avutolo tra mani, gli fende il ventre, dallo stomaco
-all'ombelico, e s'accinge a strappargli anche il cuore, ma, ad istanza
-del cavaliere, nol fa, e ordina che così mezzo morto sia gettato
-nel mare. Il cavaliere, cui non regge l'animo di eseguire il crudele
-comando, depone il bambino davanti alla porta di un monastero. I frati
-lo raccolgono, lo fanno curare, e in ricordo di quanto loro costò
-l'opera dei medici, gli pongono nome Costante. Il fanciullo cresce
-e dà assai buona speranza di sè. L'imperatore, che per caso viene a
-conoscerlo e a sapere chi egli sia, risolve novamente di farlo morire,
-e dovendo muovere contro a' nemici, consegna al giovinetto una lettera
-da recapitare al governatore di Bizanzio, lettera che contiene una
-sentenza di morte. Prima di recapitarla, Costante o Costanzo, entra
-nel giardino imperiale e vi si addormenta. La figliuola dell'imperatore
-lo vede, se ne innamora, legge la lettera, e s'affretta a sostituirne
-un'altra, scritta da lei, con la quale s'ingiunge al governatore di
-far sposare al giovine la principessa. L'imperatore, al suo ritorno,
-trova il matrimonio già celebrato, e allora, rinunziando a' suoi tristi
-propositi, riconosce Costante per figliuolo. Più tardi, Costantino,
-figlio di Costante, diede a Bizanzio il nome del padre. Così ebbe
-compimento la volontà del destino.
-
-Molta somiglianza con questa storia di Costante ha la storia
-dell'imperatore Enrico III, che Gotofredo da Viterbo (m. 1191) è forse
-il primo a narrare. L'imperatore Corrado, secondo di questo nome, era
-severissimo punitore di chiunque turbasse la pace. Un conte Lupoldo
-che appunto era reo di tal colpa, temendo l'ira di lui, fuggì in una
-selva remotissima, ed ivi si stette insieme con la moglie sua, abitando
-in un tugurio. Avvenne che l'imperatore, cacciando, capitò da quella
-banda, proprio la notte che la contessa metteva al mondo un bambino, e
-standosi a riposare, udì per tre volte una voce dal cielo che diceva:
-O imperatore, questo bambino sarà tuo genero e regnerà dopo di te. Sul
-far del giorno Corrado diede ordine a due suoi famigli di uccidere il
-bambino e di recargliene il cuore. Quelli, mossi a pietà, abbandonarono
-la creaturina sopra un albero e recarono all'imperatore un cuor di
-lepre. Certo duca, passando per di là, trova il bambino abbandonato,
-lo prende con sè, e lo adotta come figliuolo. Passati molt'anni,
-l'imperatore vede in casa del duca il giovine, e venutogli sospetto che
-possa essere il bambino della selva, gli consegna una lettera che lo
-danna a morte, e gl'ingiunge di portarla alla imperatrice. Ma un prete
-scambia la lettera, sostituendone una in cui è ordinato all'imperatrice
-di dare la figliuola in moglie al giovine. Così segue, e il giovine
-diventa poi imperatore sotto il nome di Enrico III[588]. Nei _Gesta
-Romanorum_ tedeschi questa medesima storia si trova narrata; salvo che
-un re Annibale vi prende il posto dell'imperatore Corrado, e Lupoldo è
-il duca che adotta il bambino[589].
-
-Ma non sempre la _storia fatale_ si lega, come negli esempii recati sin
-qui, a un _fanciullo fatale_: il destino prepara anche e svolge altri
-temi e altri casi. Nel poema di Gudruna è fatale l'andata dei Burgundii
-alla corte di Attila, fatale la strage loro, predetta dalle ondine.
-Francesco Pipino, cronista bolognese del secolo XIV, narra nel seguente
-modo la morte di quel Michele Scoto, che Federico II ebbe assai caro,
-e che Dante pose per mago in Inferno. Michele previde ch'e' morrebbe
-della percossa di un sassolino di peso determinato che doveva coglierlo
-in capo, e a guardarsene si munì di una celata di ferro, e mai non
-andava senz'essa. Ma un giorno, trovandosi in chiesa nel momento della
-elevazione, per riverenza se la tolse, e in quel medesimo punto cadde
-una pietruzza dal soffitto e lo colpì nel capo. Pesatala e trovatala
-del giusto peso che aveva preveduto, conobbe essergli imminente la
-morte, e dato ordine alle cose sue, poco dopo morì. E così, soggiunge
-il cronista, si vede avverato per lui quel detto di Giuseppe Flavio,
-che gli uomini non possono fuggire il destino nemmen quando il
-prevedano[590].
-
-Come abbiam veduto, si poteva peccare, servire il diavolo, rendersi
-compartecipi della sua iniquità, e meritare l'eterna dannazione,
-senza sapere e senza volere: è questo il luogo di dir qualche cosa
-di una specie di predestinazione diabolica, in virtù della quale
-l'uomo poteva esser dannato anche senza peccare, senza far nulla
-che, a ragione o a torto, dovesse tirargli addosso sì fatta sorte.
-Numerose storie del medio evo narrano di figliuoli consacrati, ceduti
-o venduti al diavolo, prima ancora che nascessero, o dopo nati, dai
-proprii loro genitori. Talvolta è il marito che così cede o vende la
-moglie; tal altra, ceduto e cedente, venduto e venditore, sono affatto
-estranei l'uno all'altro[591]. Nella novella popolare italiana di
-Liombruno, che appare in istampa già nel secolo XV, è un pescatore,
-che per assicurarsi buona pesca, cede il figliuolo al demonio. Chi
-si trovava in tal condizione era irremissibilmente perduto, se una
-fortissima volontà, o il cielo, non l'ajutavano. Fra Filippo da Siena,
-già ricordato, narra la storia di due genitori, che avendo un loro
-figliuolo malato, e non potendo ottenere da Dio che il guarisse,
-ricorsero a una incantatrice, la quale, in loro nome, l'offerse al
-diavolo. Il fanciullo da prima sembrò guarire; ma in capo di tre mesi
-morì, e sotterrato tre volte, fu tre volte rigettato dalla terra
-benedetta del cimitero, che mal volentieri accoglie i dannati. Da
-ultimo se ne trovarono le membra lacerate e sparse per un bosco attiguo
-alla chiesa[592]. Più ancora pesava la diabolica fatalità su quelli
-ch'erano veri e proprii figli del demonio; ma nemmeno ad essi era
-chiusa ogni via di salute; e se Ezzelino da Romano fu dannato, Merlino
-e Roberto il Diavolo riuscirono a riscattarsi.
-
-Gli uomini del medio evo credettero alla libertà dell'umano volere;
-ma le azioni umane ed i casi assoggettarono a influssi, a necessità
-molteplici. La terra, luogo per essi di passaggio e di prova, luogo
-ancora di punizione, perchè vi espiavano l'antico peccato ereditario,
-ond'erano macchiati già prima di nascere, cinta e chiusa tutta intorno
-dai nove cieli di Tolomeo, li faceva inevitabilmente sottoposti a tutti
-gli influssi che del continuo piovevano dagli astri. E altri influssi
-salivano pur del continuo dal grembo di essa, ov'era il regno di Satana
-e degli spiriti suoi, di guisa che l'uomo era preso in mezzo e premuto,
-tra il cielo e l'inferno, da un doppio sistema di forze. C'era poi la
-provvidenza divina, imperscrutabile ne' suoi fini e nelle sue vie, che
-soprastava a quelle forze, ma lasciava pur luogo ed azione ad altre
-potenze, oscure e mal definite, al caso, alla fortuna, al destino. Gli
-uomini di quella età credettero nel destino, senza troppo discutere se
-e come il potessero fare, e di tale loro credenza porgono documento,
-oltre alle leggende e ai racconti che abbiamo veduti, innumerevoli
-novelle popolari, che da quella età vennero sino a noi, e sono tuttora
-vive nei parlari d'Europa.
-
-
-NOTE:
-
-[548] _Inferno_, VII, 73-96.
-
-[549] _Lettere senili di_ FRANCESCO PETRARCA _volgarizzate e dichiarate
-con note da_ Giuseppe Fracassetti, Firenze, 1869-70, lib. VIII, lett.
-III, vol. II, p. 468; _Epistolae de rebus familiaribus et variae_,
-ediz. Fracassetti, Firenze, 1859-63, _De rebus familiaribus_, lib.
-XXII ep. 13, vol. III, pp. 160-1. Coluccio Salutati compose un libro
-_De Fato et Fortuna_ che inedito si conserva nella Laurenziana. Vedi
-per altre notizie bibliografiche ARPE, _Theatrum Fati, sive notitia
-scriptorum de Providentia, Fortuna et Fato_, Rotterdam, 1712.
-
-[550] Vedi PALERMO, _I manoscritti palatini di Firenze_, Firenze, 1853
-sgg., vol. II, pp. 337 sgg.; DE SANCTIS, _Un dramma claustrale, Nuova
-Antologia_, vol. XIII, 1870, pp. 437 sgg., ripubblicato in _Nuovi saggi
-critici_, Napoli, 1879, pp. 77 sgg.; D'ANCONA, _Origini del teatro in
-Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp. 187 sgg.; 2ª ediz., Torino, 1891,
-vol. I, pp. 210 sgg.
-
-[551] Il De Sanctis, che dice più cose buone ed acute intorno al
-concetto che informa questo dramma, non accenna alla dottrina della
-predestinazione, che pure vi tien tanto luogo. A me sembra che
-principale intendimento dello sconosciuto autore di esso fosse appunto
-di combattere quella dottrina e i perniciosi suoi effetti. Molti anni
-innanzi Uguccione da Lodi aveva fatto lo stesso nel suo poema. Vedi
-TOBLER, _Das Buch des Uguçon da Laodho_, estratto dalle _Abhandl. d. k.
-preuss. Akad. d. Wissenschaften_ di Berlino, 1884, vv. 380 sgg.
-
-[552] Vedi pure intorno a questo argomento MEDIN, _Ballata della
-Fortuna_, in _Propugnatore_, serie IIª, vol. II (1889), pp. 101 sgg.
-
-[553] _Purgat._, XXX, 142-4.
-
-[554] _Inf._, XXI, 82.
-
-[555] _Inf._, XV, 46-7.
-
-[556] _Inf._, XXXII, 76.
-
-[557] _Purgat._, XVI, 67-9.
-
-[558] PIETRO D'AILLY (1350-1420) mostra il medesimo in un suo trattato
-_De vita Christi_, e in una _Concordantia astronomiae cum theologia_.
-
-[559] _Coleccion de poesias castellanas anteriores al siglo XV_, ediz.
-di Parigi, 1840.
-
-[560] _Gli assempri di_ FRA FILIPPO DA SIENA, pubblicati da C. F.
-Carpellini, Siena, 1864, cap. 34, p. 117.
-
-[561] Questo componimento fu pubblicato di su un codice del secolo XII
-dall'OZANAM, _Des écoles et de l'instruction publique en Italie aux
-temps barbares_, _Oeuvres_, Parigi, 1855-9, vol. II, pp. 377 sgg.,
-e di su un codice del secolo XIII dal DU MÉRIL, _Poésies inédites
-du moyen-âge_, Parigi, 1854, pp. 310 sgg. Lo ripubblicò da ultimo il
-DUEMMLER, _Zeitschrift für deutsches Alterthum_, n. s., vol. VII, 1876,
-pp. 89 sgg.
-
-[562] Vedi CONSTANS, _La légende d'Oedipe étudiée dans l'antiquité, au
-moyen-âge et dans les temps modernes, en particulier dans le_ Roman de
-Thèbes, _texte français du XIIe siècle_, Parigi, 1881.
-
-[563] Vedi RAJNA, _Il Cantare dei Cantari e il Serventese del Maestro
-di tutte l'Arti, Zeitschrift für romanische Philologie,_ vol. II, 1878,
-pp. 245-6, 429.
-
-[564] Un racconto albanese, con la sua versione tedesca, diede
-J. G. VON HAHN, _Albanesische Studien_, Jena, 1854, fasc. II, pp.
-167-8; _Griechische und albanesische Märchen_, Lipsia, 1864, vol. I,
-Introduzione, pp. 49-50; vol. II, pp. 114, 310. Il CAMARDA lo inserì,
-tradotto in italiano, nella sua _Appendice al Saggio di grammatologia
-comparata nella lingua albanese_, Siena, 1866, pp. 20-3. Un racconto
-finnico riferì il GRAESSE, _Märchenwelt_, Lipsia, 1868, p. 208. Per
-racconti slavi vedi NOVAKOVIĆ, _Die Oedipussage in der südslavischen
-Volksdichtung, Archiv für slavische Philologie_, vol. XI, 1888, pp.
-321-6. Cf. COMPARETTI, _Edipo e la mitologia comparata_, Pisa, 1867,
-p. 83; D'ANCONA, _La leggenda di Vergogna_ ecc., _Scelta di curiosità
-letterarie_, disp. XCIX, Bologna, 1869, p. 106. Il Comparetti, il
-D'Ancona, il Constans, riconoscono nella leggenda di Giuda il mito di
-Edipo; così pure il CREIZENACH, _Judas Ischarioth in Legende und Sage
-des Mittelalters, Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache und
-Literatur_, vol. II, 1875, p. 201; G. PARIS, _La littérature française
-au moyen-âge_, 2ª ediz., Parigi, 1890, p. 203. Il CHOLEVIUS aveva
-lasciata la cosa in dubbio, _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren
-antiken Elementen_, Lipsia, 1854-6, vol. I, p. 169.
-
-[565] _Legenda aurea_, cap. XLV, _De sancto Mathia apostolo_, ediz.
-Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, pp. 184-5.
-
-[566] _Pantheon_, part. XIV, PISTORIUS-STRUVIUS, _Scriptores rerum
-germanicarum_, t. II, pp. 243-4, e in DU MÉRIL, _Poésies populaires
-latines du moyen-âge_, Parigi, 1847, pp. 321 sgg. In italiano si ha
-la leggenda nel _Fiore della Bibbia_ e in un codice della Biblioteca
-Nazionale di Napoli: v. MIOLA, _Le scritture in volgare dei primi tre
-secoli della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di
-Napoli_, nel _Propugnatore_, t. XV (1882), parte 1ª, p. 168.
-
-[567] Vedi in questo volume a pp. 39 e 61.
-
-[568] _Der ungenähte Rock oder König Orendel, une er den grauen Rock
-gen Trier brachte. Gedicht des zwölften Jahrhunderts übersetzt von_
-KARL SIMROCK, Stoccarda e Tubinga, 1845, p. 32.
-
-[569] Vedi nel volume seguente lo scritto intitolato _San Giuliano nel_
-Decamerone _e altrove_.
-
-[570] VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_, l. IX, c. 115;
-GIACOMO DA VORAGINE, _Legenda aurea_, ediz. cit., c. XXX, pp. 142-3.
-Una versione spagnuola della leggenda offre, sotto il titolo di _Carlos
-y Lucinda_, un particolare degno di nota. Carlo, il padre di Giuliano,
-ebbe questo figliuolo da una giovinetta a nome Lucinda, che egli rapì
-da un convento in Ispagna e condusse in Napoli: DURAN, _Romancero
-general_, Madrid, 1849-51, vol. II, pp. 332 sgg. Un testo italiano
-della leggenda si ha nel _Propugnatore_, anno V (1872), parte 1ª, pp.
-246 sgg.
-
-[571] Un racconto notabilmente diverso da questo ebbe pur corso: vedilo
-succintamente riferito negli _Acta Sanctorum_, t. I di maggio, ediz.
-di Venezia, 1737, p. 227. Non so se sia quello stesso che si legge
-nella collezione del BUTLER, _Lives of the fathers, martyrs and other
-principal saints_, più volte stampato, ma che a me non fu dato vedere.
-
-[572] Un testo latino ne diede il DU MÉRIL, _Études sur quelques points
-d'archéologie et d'histoire littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, pp. 496
-sgg. Vedi intorno alla leggenda G. PARIS, _La poésie au moyen-âge_, 2ª
-ediz., Parigi, 1887, p. 151 sgg.
-
-[573] _Parad._, XX, 94-6.
-
-[574] _Acta Sanctorum_, t. cit., pp. 226-7.
-
-[575] Altrimenti Albino. Vedi GREITH, _Spicilegium vaticanum_,
-Frauenfeld, 1838, p. 159; SCHROEDER, _Sanct Brandan_, Erlangen, 1871,
-p. XV, n. 24, p. 102, n. al v. 388.
-
-[576] _Acta Sanctorum_, t. IV di giugno, ediz. di Venezia, 1743, pp.
-94-5; HAUPT, _Vita Sancti Albani martyris_, in _Monatsberichten der k.
-Preuss. Akad. der Wissensch. zu Berlin_, anno 1860, p. 241 sgg. Questa
-leggenda porge pure argomento a una poesia basso-renana del secolo
-XII, della quale rimangono solo alcuni frammenti, e si ritrova fra
-i racconti dei _Gesta Romanorum_, ediz. Oesterley, Berlino, 1872, n.
-244, pp. 641-6. Non dev'essere confuso col nostro un altro Sant'Albano,
-che pecca con la figlia di un re, poi la uccide, e finisce con ottener
-perdono delle sue colpe e rientrare in grazia di Dio. Vedi D'ANCONA,
-_La leggenda di Sant'Albano, prosa inedita del secolo XIV, e la storia
-di San Giovanni Boccadoro secondo due antiche lezioni in ottava rima,
-Sc. di cur. lett._, disp. LVII, Bologna, 1865.
-
-[577] _Vie du Pape Grégoire le Grand, légende française publiée pour
-la première fois par_ Victor Luzarche, Tours, 1857. La leggenda sembra
-nascere in Francia, ove appar già costituita verso la fine del secolo
-XI: sarebbe inutile registrare qui le numerose versioni che di essa si
-hanno in altre lingue.
-
-[578] Intorno alla leggenda, e ai dubbii e alle questioni cui diede
-e dà luogo, vedi: GREITH, _Op. cit._, pp. 137 sgg.; LITTRÉ, _Légende
-sur le Pape Grégoire le Grand_, in _Histoire de la langue française_,
-6ª ediz., 1873, vol. II, pp. 170 sgg.; COMPARETTI, _Op. cit._, pp.
-89 sgg.; D'ANCONA, _Op. cit._, Introduzione; CONSTANS, _Op. cit._,
-pp. 111-30; LIPPOLD, _Ueber die Quelle des Gregorius Hartmanns von
-Aue_, Lipsia, 1869, pp. 55 sgg.; KOEHLER, _Zur Legende von Gregorius
-auf der Steine_, in _Germania_, anno 1870, pp. 288-91; BIELING, _Ein
-Beitrag zur Ueberlieferung der Gregorlegende_, Berlino, 1874; KOELBING,
-_Ueber die englische Version der Gregoriussage in ihrem Verhältniss
-zum französischen Gedichte und zu Hartmanns Bearbeitung_, in _Beiträge
-zur vergleichenden Geschichte der romantischen Poesie und Prosa des
-Mittelalters_, Breslavia, 1876, pp. 42-79; DIEDERICHS, _Russische
-Vervandte der Legende von Gregor auf dem Steine und der Sage von Judas
-Ischarioth_, in _Russische Revue_, vol. IX, pag. 119-46; SEELISCH, _Die
-Gregoriuslegende_, in _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIX
-(1887), p. 385 sgg.
-
-[579] _Op. cit._, p. 87.
-
-[580] Ediz. cit., cap. 18.
-
-[581] _Islendzk Aeventyri, Isländische Legenden, Novellen und Märchen
-herausgegeben von_ HUGO GERING, Halle a. S., 1882-4, vol. II, pp.
-105-7.
-
-[582] Dei molti scritti che si potrebbero citare intorno alla leggenda
-di Barlaam e Giosafat, mi basterà di ricordare i seguenti: LIEBRECHT,
-_Die Quellen des Barlaam und Josaphat_, in _Jahrbuch für romanische
-und englische Litteratur_, vol. II, pp. 314 sgg., riprodotto nel volume
-_Zur Volkskunde_, Heilbronn, 1879, pp. 441 sgg.; COSQUIN, _La légende
-des saints Barlaam et Josaphat, son origine, Revue des questions
-historiques_, 1880; BRAUNHOLZ, _Die erste nichtchristliche Parabel
-des Barlaam und Josaphat, ihre Herkunft und Verbreitung_, Halle,
-1884; ZOTENBERG, _Notice sur le livre de Barlaam et Joasaph_, etc.,
-in _Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèque Nationale_,
-t. XXVIII, parte 1ª, 1886. In Italia la leggenda ebbe più redazioni
-diverse, e diede anche argomento a una sacra rappresentazione.
-
-[583] Vedi la cronica di NENNIO nel primo volume dei _Monumenta
-historica britannica_, Londra, 1848. WACE, _Le roman de Brut_, publié
-par Le Roux de Lincy, Rouen, 1836-8, vol. I, vv. 118-48, pp. 7-9.
-
-[584] Sotto il titolo di _Mathematicus_, il poema fu pubblicato dal
-Beaugendre fra le opere d'ILDEBERTO DI LAVARDIN, Parigi, 1708, coll.
-1295 sgg. Vedi in proposito HAURÉAN, _Notice sur un manuscrit de la
-Reine Christine à la Bibliothèque du Vatican_, in _Notices et extraits
-des manuscrits de la Bibliothèque Nationale_, t. XXIX, parte 2ª, pp.
-341-7.
-
-[585] HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Horae Belgicae_, Vratislavia, 1830-8,
-parte 1ª, p. 69; _Seghelijn van Jherusalem naar het Berlijnsche en den
-ouden druk uitgeg. door_ J. VERDAN, Leida, 1878.
-
-[586] Nel dramma olandese d'_Esmoreit_, composto verso il mezzo del
-secolo XIV, è un fanciullo, che, per decreto del destino, deve uccidere
-il padre adottivo. Il dramma si scosta dalla novella onde attinge e la
-profezia non si avvera. HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Op. cit._, parte
-6ª, pp. 3 sgg.; JONCKBLOET, _Geschichte der niederländischen Literatur_
-(trad. dall'olandese), Lipsia, 1870-2, vol. I, pp. 306-7.
-
-[587] _Contes dou roi Coustant l'Empereur_, nelle _Nouvelles françoises
-en prose du XIIIe siècle_, pubblicate dal Moland e dal D'Héricault,
-Parigi, 1856. Un racconto in versi, alquanto dissimile da questo in
-prosa, pubblicò il WESSELOFSKY, _Le dit de l'empereur Coustant_, nella
-_Romania_, vol. VI (1877), pp. 161 sgg.
-
-[588] _Pantheon_, partic. XXIII, ediz. cit., pp. 333 sgg., e in PERTZ,
-_Scriptores rerum germanicarum_, t. XXII, p. 243 sgg. Gotofredo
-racconta questa storia in prosa e in verso, e molto più lungamente
-in verso che in prosa. Essa si legge in molti altri cronisti, e nei
-_Gesta Romanorum_, ediz. cit., num. 20, pp. 315-6, e nella _Legenda
-aurea_, ediz. cit., cap. CLXXXI, pp. 840-1. Dei cronisti italiani
-la riferiscono, o l'accennano, oltre l'anonimo autore della _Cronica
-degli imperatori romani_, _Sc. di cur. lett._, disp. CLVIII, Bologna,
-1878, pp. 149 sgg., anche RICOBALDO DA FERRARA, _Historia imperialis_,
-ap. MURATORI, _Scriptores rerum italicarum_, t. IX, col. 120; GALVANO
-FIAMMA, _Manipulus florum_, ap. MURATORI, _SS._, t. XI, col. 616;
-GIOVANNI VILLANI, _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 14. Vedi pure
-MASSMANN, _Kaiserchronik_, Quedlimburgo e Lipsia, 1849-54, vol. III,
-pp. 1095-6.
-
-[589] _Gesta Romanorum, das ist der Roemer tat herausgegeben von_
-Adelbert Keller, Quedlimburgo e Lipsia, 1841, pp. 59 sgg.
-
-[590] _Chronicon_, cap. L, ap. MURATORI, _SS._, t. IX, col. 670.
-
-[591] Vedi, per alcuni esempii, VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum
-historiale_, l. VIII, cap. 115; CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus
-miraculorum_, ediz. Strange, Colonia, 1851, dist. V, cap. 12;
-_Miracle de l'enfant donné au diable_, in _Miracles de Nostre Dame par
-personnages, publiés par_ G. Paris et U. Robert, Parigi, 1876 sgg.,
-vol. I, pp. 1 sgg.; _Histoire littéraire de la France_, t. XXIII, p.
-123.
-
-[592] _Op. cit._, pp. 30-6.
-
-
- FINE DEL VOLUME PRIMO.
-
-
-
-
-GIUNTE E CORREZIONI
-
-
-Pagina 5. — Quando scrissi quella pagina io credeva assai più che ora
-non creda all'autenticità del trattatello De aqua et terra attribuito
-a DANTE. Vedi nel _Giornale storico della letteratura italiana_, vol.
-XX (1892), pp. 125 sgg. un importante scritto del LUZIO e del RENIER,
-intitolato _Il probabile falsificatore della «Quaestio de aqua et
-terra»_.
-
-Pag. 71. — Il poemetto _La Fenice_, da me ricordato come cosa che stia
-da sè, non è se non parte della Quinta Giornata del _Mondo creato del
-Tasso_, parte che fu anche impressa separatamente; onde l'errore.
-
-Pag. 98. — Intorno ai manoscritti della _Navigatio Brendani_ vedi
-STEINWEG, _Die handschriftlichen Gestaltungen der lateinischen
-Navigatio Brendani_, in _Romanische Forschungen_, vol. VII, fasc. 1 (1
-decembre 1891), pp. 1 sgg.
-
-Pag. 166, n. 54. — Iššah significa donna in ebraico.
-
-Pag. 182, n. 40. — Cf. il libro di A. MIDDLETON REEVES, _The finding of
-Wineland the good, the history of the icelandic discovery of America,
-edited and translated from the earliest records_, Londra, 1890.
-
-Pag. 185, n. 58. — Intorno alle versioni italiane della _Navigatio
-Brendani_ vedi NOVATI, _La «Navigatio Sancti Brendani»_ in antico
-veneziano, Bergamo, 1892.
-
-Pag. 236, n. 29. — Non è esatto il dire che l'isola di Papimanie,
-descritta dal RABELAIS nel l. IV, cc. 48 e sgg. del _Pantagruel_
-somigli molto al Paese di Cuccagna. In quell'isola, Homenaz descrive,
-dopo desinare, la felicità di cui godrebbe il mondo sotto l'impero
-delle santissime decretali, felicità non dissimile da quella che nel
-Paese di Cuccagna si gode.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- AVVERTENZA _pag._ VII
- IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE » IX
- INTRODUZIONE » XI
- CAPITOLO I. Situazione del Paradiso terrestre » 1
- CAPITOLO II. Natura, condizioni e meraviglie del
- Paradiso terrestre » 16
- CAPITOLO III. Gli abitatori del Paradiso terrestre » 44
- CAPITOLO IV. I viaggi al Paradiso terrestre » 73
- NOTE:
- Capitolo I » 129
- Capitolo II » 136
- Capitolo III » 158
- Capitolo IV » 175
- APPENDICI:
- Appendice I » 197
- Appendice II » 218
- Appendice III » 229
- IL RIPOSO DEI DANNATI » 241
- NOTE » 263
- LA CREDENZA NELLA FATALITÀ » 273
- NOTE » 305
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-L'elenco delle "Giunte e correzioni" dell'intera opera si trova in
-originale nel secondo volume. Quello relativo a questa prima parte è
-stato qui riportato per comodità di consultazione.
-
-Le note ai capitoli della sezione "Il mito del Paradiso terrestre",
-nell'originale poste al termine della sezione stessa (come si può
-notare nell'Indice), sono state spostate per necessità di trascrizione
-alla fine dei capitoli cui si riferiscono.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Miti, leggende e superstizioni del
-Medio Evo, vol. I, by Arturo Graf
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE ***
-
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