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I - -Author: Arturo Graf - -Release Date: August 1, 2019 [EBook #60031] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - ARTURO GRAF - - - MITI, LEGGENDE E SUPERSTIZIONI - DEL - MEDIO EVO - - - VOLUME I. - - IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE - IL RIPOSO DEI DANNATI - LA CREDENZA NELLA FATALITÀ - - - - TORINO - ERMANNO LOESCHER - - FIRENZE ROMA - Via Tornabuoni, 20 Via del Corso, 307 - - 1892 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - Torino — Stabilimento Tipografico Vincenzo Bona. - - - - - AD - ANGELO MESSEDAGLIA - IN SEGNO - DI GRATITUDINE ANTICA - D'INCANCELLABILE AFFETTO - - . . . . . Thou hast deserved of - me - Far, far beyond whatever I can - pay. - - ROBERT BLAIR. - - - - -_AVVERTENZA_ - - -_Dei tre scritti che compongono il presente volume il primo può dirsi -affatto nuovo, dacchè quello che io pubblicai, sono ora quattordici -anni, col titolo La leggenda del Paradiso terrestre, altro non fu, a -paragon di questo, che un embrione, o uno schizzo; il secondo riappare -con nuovo titolo e qualche piccolo accrescimento; il terzo corredato di -note, onde prima fu privo._ - -_Sarei lieto se tutti e tre potessero parere ajuto non inutile a quel -libero studio della mitologia cristiana che, quanto è meritevole di -favore, tanto è lontano ancora dal compimento._ - - - - -IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE - - - - -IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE - - - - -INTRODUZIONE - - -È ormai notissimo a tutti che la immaginazione di uno stato di felicità -e d'innocenza di cui gli uomini avrebbero goduto nell'inizio dei tempi, -e dal quale sarebbero poi decaduti, immaginazione che porge argomento -ad uno degli antichi racconti tradizionali che vennero a raccorsi e -collegarsi nella Bibbia, e forma come il luogo d'origine di tutta -la rimanente storia che ad essa consegue; non è una immaginazione -particolare; non appartiene in proprio a quel libro; ma è generalissima -e diffusissima, e appare, con forme varie e mutabili, nei libri e nelle -tradizioni di molte religioni diverse, ed è parte vivace e saldissima -della comune e spontanea credenza umana, tanto che questa rimanga -impenetrata alla scienza e riottosa alla critica. Noi la troviamo su -tutta la faccia della terra, dovunque son uomini; essa era già nata -quando non era ancor nata la storia; essa vive presentemente; essa -vivrà per lungo tempo ancora in avvenire, benchè premuta da ogni banda -e incalzata da nuovo pensiero e da nuova coltura. Gl'Indi, gli Egizii, -gl'Irani, i Cinesi, le varie famiglie dei Semiti, i Greci, i Latini, -i Celti, i Germani conobbero il mito: se, lasciato il vecchio mondo, -attraversiamo i mari, noi ritroviamo il mito in America, in Oceania, -nelle ultime plaghe di terra abitata che cingono il polo. - -E in tutti i tempi, e fra tutte le genti, sotto sembianze quando -simili in tutto, quando leggiermente disformi, il mito serba la stessa -sostanza di concetto e la stessa significazione, e secondochè più -direttamente e più strettamente si leghi all'idea di tempo, o all'idea -di luogo, esso riesce, sia alla immaginazione di un'età beata ed aurea, -sia a quella di un luogo paradisiaco ed arcano, primo ed unico albergo -della umana felicità. - -I libri sacri dell'India e il _Mahâbhârata_ celebrano l'aureo monte -Meru, da cui sgorgano quattro fiumi, che si spandono poi verso -le quattro plaghe del cielo, e sulle cui giogaje eccelse olezza e -risplende, incomparabile paradiso, l'Uttara-Kuru, dimora degli dei, -prima patria degli uomini, sacra ai seguaci del Budda non meno che -agli antichi adoratori di Brama. Gli Egizii, a cui forse appartenne -in origine la immaginazione degli Orti delle Esperidi, serbavano -lungo ricordo di una età felicissima, vissuta dagli uomini sotto la -mite dominazione di Râ, l'antichissimo dio solare. L'Airyâna vaegiâh, -che sorgeva sull'Hara-berezaiti degl'Irani, fu un vero Paradiso -terrestre, innanzi che il fallo dei primi parenti e la malvagità -d'Angrô-Mainyus l'avessero trasformato in un bujo e gelido deserto; -e nell'Iran, e nell'India, come in Egitto, durava il ricordo di una -prima età felicissima. I Cinesi coronarono il Kuen-lun di un paradiso, -ove sono parecchi alberi meravigliosi, e d'onde sgorgano parecchi -fiumi. Nelle tradizioni religiose degli Assiri e dei Caldei il mito -appare con sembianze che non si possono non riconoscere come simili -affatto a quelle del mito biblico. Greci e Latini favoleggiarono -della età dell'oro, dei regni felici di Crono e di Saturno, e di più -terre beate. Non giova moltiplicar questi cenni: in tutte così fatte -immaginazioni noi troviamo elementi comuni che si compongono insieme o -si suppliscono a vicenda: alberi e frutti datori di vita e di scienza, -fontane d'immortalità o di giovinezza, fiumi che si spargono intorno -a fecondare la terra, mitezza e giocondità di cielo, riso perpetuo di -natura, un divieto, una trasgressione, una caduta; — una breve felicità -originale a cui sussegue lunga e crescente miseria. - -La credenza che il monoteismo giudaico fosse religion primigenia, -indivisa, tutta omogenea e tutta coerente, è credenza sfatata da tempo, -e non v'è più modo di dubitare che il racconto biblico della caduta -dell'uomo non provenga d'altronde e non si leghi ad un mito molto più -generale e più remoto. Basterebbe a darne prova il fatto della poca -coesione sua con l'altro racconto, detto eloista, al quale esso si -congiunge nella Genesi. Il Lenormant, giudice non sospetto in così -fatta materia, e che, pur dichiarando di voler rimanere cristiano, -accetta le conclusioni della critica biblica moderna, scrive queste -testuali parole: «Ce que nous lisons dans les premiers chapitres de -la Genèse, ce n'est pas un récit dicté par Dieu lui-même et dont la -possession ait été le privilège du peuple choisi. C'est une tradition -dont l'origine se perd dans la nuit des âges les plus reculés, et que -tous les grands peuples de l'Asie antérieure possédaient en commun -avec quelques variantes. La forme que lui donne la Bible est même si -étroitement apparentée avec celle que nous retrouvons aujourd'hui à -Babylone et dans la Chaldée, elle en suit si exactement la marche, que -je ne crois plus possible de douter qu'elle ne sorte du même fond»[1]. - -E con ciò rimane annullata l'altra credenza che l'unica verità della -Bibbia voleva rifratta e dispersa nelle tradizioni e nei miti delle -varie genti pagane, a quel modo che, passando pel prisma, si rifrange e -disperde, colorandosi variamente, la luce bianca del sole. Questa fu la -credenza dei Padri e dei Dottori della Chiesa, e questa era ancora la -credenza di Dante, quando a Matelda, là, nel Paradiso terrestre, faceva -dire: - - Quelli che anticamente poetaro - L'età dell'oro e suo stato felice - Forse in Parnaso esto loco sognaro. - -I moderni scrutatori dei linguaggi, delle tradizioni e dei miti -posero in sodo che il mito, da alcuni per brevità chiamato edenico, -è uno dei più antichi di cui l'umanità serbi memoria. Le indagini -loro hanno disvelato una lontana convergenza, ed una, almeno -parziale sovrapposizione geografica delle tradizioni paradisiache -sparse fra le genti della doppia famiglia ario-semitica; e una -opinione s'è accreditata e fatta ormai generale fra essi, che quelle -tradizioni, per quanto spetta ai grandi popoli storici, mettan capo -a un'era antichissima, quando la gente aria viveva ancora congiunta -nell'altipiano del Tibet, o in regione a quello adiacente, e sieno, -in parte, lontane e diversificate reminiscenze di una patria comune. -Il mito, quale appare nelle tradizioni assiro-caldaiche e fenice, -e quale cel porge il racconto biblico, è esso stesso, secondo ogni -probabilità, di origine indo-germanica. Il cherubino, che nel racconto -della Genesi sta a custodia del Paradiso, non appartiene, nè pel -nome, nè per la condizione e l'officio, al mondo semitico, ma rimanda, -secondo congettura il Renan, a una radice gribh, o grabh, occorrente -in tutte quasi le lingue ariane, e ricorda in singolar modo, secondo -avverte il Lenormant, i Garudi dell'India. Da altra banda un vasto -complesso d'indizii mostra che l'Eden biblico deve rintracciarsi in -quei medesimi luoghi ove i libri sacri dell'India e dell'Iran pongono -il Meru e l'Hara-berezaiti. A me basta di avere accennato rapidamente -tutto ciò, non essendo mio còmpito addentrarmi nell'esame dei fatti -e delle opinioni, nè richiedendosi ch'io ne faccia una esposizione -particolareggiata e compiuta[2]. Ma come nacque, e di che ragioni, -il mito meraviglioso? e quali sono i collegamenti suoi con la realtà -geografica, con la vita storica primitiva, e con quello che, in -mancanza di più acconcia espressione, chiamerò il contenuto della -coscienza? Non è cosa agevole rispondere a così fatte domande. - -Che il mito abbia una radice storica; che contenga dentro di sè, -oscurato più o meno, il ricordo di una antichissima sede, di una -prisca patria, alla quale tornano col pensiero e col desiderio, -fantasticamente abbellendola, le razze che ne migrarono; e che -immedesimandosi quel ricordo via via, come porta la fortuna di -migrazioni consecutive, con ricordi d'altre sedi mutate e rimutate, -serbi pur sempre alcun che dell'originale esser suo, è cosa che si deve -senz'altro ammetter per vera, e che tale è provata da più altri esempii -di miti affini. - -Che, inoltre, nel mito, si riverberi il ricordo annebbiato di una -primitiva condizione sociale, anteriore allo stabilimento della -proprietà fondiaria, e agli ordinamenti che ne furono la necessaria -conseguenza, può credersi; ma che il mito stesso abbia significato -_essenzialmente_ economico, ch'esso sia _un grido di dolore del -proletariato_ e la _propria leggenda del socialismo_, come dissero -il Laveleye, il Malon, e ultimamente con dottrina copiosissima e -lucidissima esposizione, il Cognetti De Martiis[3], non parmi opinione -che regga, quando si considerino le condizioni tutte d'organamento e -di vita sociale con le quali si concilia, sia l'apparizione, sia la -perduranza del mito, e quando si ponga mente agli elementi molteplici -ond'esso mito è composto. - -Innanzi tutto, come spiegare il fatto che il mito, sia pure in forma -rudimentale, appare tra schiatte d'uomini le quali durano nella -medesima, primitiva condizione di vita sociale ed economica di cui -quello dovrebb'essere, per lo appunto, un ricordo? Inoltre, se il mito -è leggenda di proletarii, perchè mai le teocrazie e le aristocrazie -tutte lo raccolsero esse così amorosamente, e così gelosamente lo -custodirono? Più lo scruto e lo sviscero, e più mi sembra che il mito, -s'è, per qualche picciola parte un ricordo, sia per la massima parte -una visione ideale, nasca dalla projezione di un fantasma interiore -nel tempo e nello spazio. Vero è che giova, a questo proposito, fare -alquanto maggiore la separazione tra il mito dell'età dell'oro e il -mito del Paradiso terrestre, e riconoscere che più copiosi in quello -sono gli elementi storici, sociali, economici, più copiosi in questo -gli elementi ideali, mitici ed etici. - -Che nel mito paradisiaco ario-semitico, e in altri affini, si trovin -tracce di un antichissimo culto della natura, non credo si possa -negare. L'albero della vita è l'albero che porge il nutrimento; -l'albero della scienza è l'albero che dà responsi: entrambi appajono -in numerose mitologie, fatti spesso compagni dell'albero generatore -da cui procedono gli uomini. Indipendentemente da qualsiasi storica -reminiscenza, l'uomo è tratto, per virtù spontanea di fantasia, a -immaginare uno stato di vita assai più felice di quello toccatogli in -sorte, e a porre quella felicità assai remota da sè, o nello spazio, -o nel tempo. Se nel tempo, egli deve necessariamente respingerla nel -passato o nel futuro. A respingerla nel passato egli sarà sollecitato -da quella medesima illusione che forza i vecchi a lodare i giorni e le -cose che furono, da quella stessa mitica fantasia che lega insieme la -felicità, l'apparir del sole, il cominciamento dell'anno, la primavera, -la nascita di tutte le cose. Altre cagioni e ragioni potranno -sollecitarla ad allontanar nel futuro quel sogno di felicità, come -interviene a noi, cui la scienza vieta ormai di colorirlo nel passato. -Disse lo Schopenhauer: «La felicità è sempre, o nel futuro, o nel -passato, e il presente è da rassomigliare a una piccola nube oscura, -cacciata dal vento sul piano soleggiato: innanzi ad essa e dietro di -essa tutto è chiaro: essa sola getta sempre un'ombra sul piano.»[4] E -Vittore Hugo, nell'_Année terrible_: - - Les philosophes, pleins de crainte ou d'espérance, - Songent et n'ont entre eux pas d'autre différence, - En révélant l'Eden, et même en le prouvant, - Que le voir en arrière ou le voir en avant. - -A noi non è più concesso figurare il sogno nello spazio, almeno in quel -tanto spazio che la superficie del nostro pianeta comprende; ma tutta -l'antichità credette all'esistenza di popoli remoti, i quali, governati -dal senno e dalla virtù, beneficati da terra feconda e da clementissimo -cielo, vivevano felicissimi, esenti dai morbi, non asserviti al lavoro, -fruenti di rigogliosa longevità. - -Quando la coscienza morale si desta, nuove ragioni concorrono a -figurare il mito e fermarne il significato. Gli uomini primitivi non -considerano e non intendono la morte come un fatto naturale: per essi -la morte è effetto di un errore, di un malefizio, di un castigo. In -molti miti di popolazioni selvagge si afferma che gli uomini dovevano -essere immortali, ma che per un error di messaggio, o per malizia -di certo messaggere, o per altra cagione sì fatta, avvenne poscia il -contrario. Allargandosi e chiarendosi sempre più la coscienza morale, -si venne a considerare la morte, e i mali stessi ond'è ripiena la vita, -quale conseguenza di un peccato commesso e di un meritato castigo. -Questa interpretazione non si ebbe se non quando furono ben definiti i -concetti di colpa e di pena, ed è frutto di un ragionamento, non giusto -certo, ma naturale in menti incolte: la pena è dolore; ma dolore sono -e la vita e la morte: dunque la vita e la morte son pena. Allora il -sogno di primitiva felicità diventa anche sogno di primitiva innocenza, -e l'intero sogno può benissimo intrecciarsi con ricordi storici o -semistorici, sia di una patria remota, sia di una perduta condizione di -vita sociale. - -Dopo quanto son venuto dicendo non credo di dover giustificare -con altre ragioni l'uso da me preferito di dire _mito del Paradiso -terrestre_ anzichè _leggenda del Paradiso terrestre_, tanto più che -io prendo a considerare la tradizione quando è già staccata da quelle -radici storiche e reali che possa avere. Da altra banda occorre appena -avvertire che il mito, volgendosi, a guisa di largo fiume, attraverso -i secoli, e in mezzo a disparatissime genti, accoglie nel suo corso, -insieme con altri e svariati miti, leggende in gran numero. - -Il mito del Paradiso terrestre doveva acquistare nuovo valore e nuova, -maggiore celebrità col diffondersi del cristianesimo, che tutto poggia -sulla dottrina della caduta e della redenzione. I profeti appena -fanno ricordo della beata dimora; i Padri e i Dottori cristiani son -pieni delle sue lodi, e spogliano i poeti pagani per far più vaghe le -descrizioni che vanno di essa intessendo. Non senza giusta ragione. Di -contro all'opera misteriosa e solenne della redenzione compiuta da un -Dio fatto uomo, il fallo dei primi genitori doveva apparire più che mai -mostruoso ed enorme, e per necessario effetto di contrasto, a paragon -di quel fallo doveva parere incommensurabile il primo benefizio di Dio, -doveva la patria dell'uomo innocente rifulgere di un più intenso lume -di cielo, e quello stato di prisca felicità dipingersi alle menti con -colori tanto più vaghi ed accesi, quanto maggiore era la miseria de' -tempi, quanto più vivo il sentimento della fragilità ereditata, quanto -più angoscioso il pensiero degli ostacoli innumerabili che impedivano -il conseguimento della salute, quanto più grave e più insistente il -terrore degli atroci castighi minacciati a coloro che fossero per -lasciar perdere il frutto della redenzione. Invano si tentò da alcuni -dare al racconto biblico un significato puramente allegorico: i più -lo presero alla lettera, e i poeti della nuova legge si voltarono -desiosamente a quelle prime origini a cui pareva dovesse ripiegare -il corso della storia, mentre una opinione già teneva gli spiriti, -che la beata dimora dei padri colpevoli, riaperta ai figli redenti, -dovesse accogliere, per misurato spazio di tempo, sino al giorno -dell'Universale Giudizio, le anime degli eletti, destinate ad ascendere -poi alle glorie incomparate e senza fine della Gerusalemme celeste. I -Chiliasti sognavano un nuovo Eden, sotto il regno millenario di Cristo, -e il sogno loro non era ancor spento nel secolo IX, quando si levava -a dannarlo Pascasio Radberto. I tempi, volgenti più e più al peggio, -favorivano quella disposizion degli spiriti. Si sfasciava l'impero di -Roma, irrompevano i barbari da ogni banda: una età di ferro, quale non -avevano immaginata le mitopee dell'antichità, pesava sul mondo, che, -nel corso di una storia calamitosa ed oscura, pareva divenir sempre -più il regno incontrastato di Satana. Qual meraviglia se poeti de' -primi secoli, Tertulliano, Proba Faltonia, Draconzio, Claudio Mario -Vittore, Alcimo Avito; se poeti e romanzatori, e narratori di leggende, -e scrittori d'opere ascetiche de' secoli successivi, raccolgono quante -reminiscenze dell'arte classica durano in loro, stemperano i colori più -accessi delle lor fantasie, impregnano di mistici ardori il sentimento -e la frase, per ripresentare agli animi una viva immagine di quel primo -soggiorno di beatitudine? Quanto più rude e turbolenta e malvagia -si faceva la vita, tanto più intenso doveva crescere negli spiriti -contemplativi il desiderio di ritrarsi con la fantasia in quella -solitudine beata e sacra. - - Oi! paradis, tant bel maner! - Vergier de gloire, tant vus fet bel veer! - -sospirava un trovero del XII secolo. E un poeta latino, forse anteriore: - - Eden digne pingere vanum est conari, - Stillas paucas extraho de tam magno mari. - -Di quel desiderio, come fiori da pianta vigorosa e feconda, nacquero, -nel corso dei secoli, numerose leggende e infinite altre immaginazioni, -nelle quali si vedono riapparire, con meraviglia di chi le consideri, -venuteci non si sa come, nè per qual via, molte particolarità del -mito più generale, trascurate nel racconto biblico. Se ne vedranno le -prove qua e là, nella trattazione che segue. Quelle finzioni sono, -come ho detto, assai numerose, e dovevano essere, dato il luogo che -nella memoria di tante generazioni di credenti aveva a tenere quella -prima patria degli uomini, dove s'erano scontrati tutti in un punto i -pugnanti fattori della storia, l'amor del piacere, l'amor del sapere, -il desiderio di potestà, la legge e la ribellione, la virtù e la colpa, -la vita e la morte. Molte di esse sono anche belle e fantasiose, accese -de' più vivi colori di una poesia fervorosa ed ingenua, e trasportan -la mente in un cielo di sogni meravigliosi, il cui ricordo faceva -esclamare al Leopardi: - - Oh fortunata - Di colpe ignara e di lugubri eventi, - Erma terrena sede! - -E di quelle finzioni principalmente io intendo fare discorso, -non toccando, se non di volo, qua e là, delle dispute teologiche -arruffatissime che si legano e si frammezzano a quelle, e sono, il -più delle volte, altrettanto vane e fastidiose, quanto sono quelle -dilettevoli ed istruttive[5]. - - -NOTE: - -[1] _Les origines de l'histoire d'après la Bible et les traditions -des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I, p. XVII. Intorno -alle tradizioni caldeo-assire vedi, oltre allo stesso LENORMANT, _Op. -cit_., vol. I, pp. 73 sgg., ed _ Essai de commentaire des fragments -cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 300-21; SMITH, _Chaldean -Account of Genesis_, Londra, 1875; DELITZSCH, _Assyrische Lesestücke_, -2ª ediz., Lipsia, 1878, tav. 40 e 41; H. FOX TALBOT, _Chaldean Account -of the Creation_ (_Records of the Past_, vol. IX); A. H. SAYCE, _The -assyrian Story of the Creation_ (_Records of the Past_, nuova serie, -vol. I); VIGOUROUX, _La Bible et les découvertes modernes en Egypte et -en Assyrie_, Parigi, 1877. - -[2] Perciò tralascio di ricordare molt'altri libri capitali ove -la questione è largamente esposta e discussa. Solo soggiungerò che -FEDERICO DELITZSCH, in un volume intitolato _Wo lag das Paradies? Eine -biblisch-assyriologische Studie_, Lipsia, 1882, cercò di confutare, -senza però riuscirvi, la opinione più accreditata e diffusa, e di -provare che il mito edenico nacque propriamente in Caldea, e dalla -Caldea passò nell'Iran e nell'India. Vedi in contrario OPPERT, nelle -_Göttingische gelehrte Anzeigen_ pel 1882, vol. II, pp. 801-31, e -LENORMANT, _Les origines de l'histoire_ etc., vol. II, pp. 537-8. - -[3] _Socialismo antico_, Torino, 1889. Vedi più particolarmente le -conclusioni, pp. 250 sgg. - -[4] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, 3ª ediz., Lipsia, 1859, vol. -II, p. 655. Lo Schopenhauer vedeva espressa nel mito della caduta, -sebbene sotto forma di allegoria, una verità metafisica, e diceva -esser quello il solo mito biblico che lo riconciliasse con l'Antico -Testamento (_ibid_., pp. 663-4). - -[5] Tuttavia, per chi ne volesse qualche maggiore contezza, indicherò -qui alcuni libri, da' quali si può attingere facilmente: MALVENDA, -_De Paradiso voluptatis_, Roma, 1605; PEREIRA, _Commentaria in -Genesim_, Lione, 1607; INVEGES, _Historia sacra Paradisi terrestris et -sanctissimi innocentiae status_, Palermo, 1649 (traduzione italiana -ivi stesso, 1651); GIANGOLINO, _Hedengrafia, overo descrittione del -Paradiso terrestre_, Messina, 1649; TOSTATO, _Commentaria in Genesim, -Opera omnia_, Venezia, t. I, 1727; HARDOUIN, _Nouveau traité sur la -situation du Paradis terrestre_, nella raccolta intitolata _Traités -géographiques pour faciliter l'intelligence de l'Ecriture Sainte_, -La Haye, 1730; KIRCHMAYER, _De Paradiso_, ap. CRENIUM, _fasc. IV -exercitationum philologico historicarum_; HUET, _De situ Paradisi -terrestris_ (tradotto in più lingue e stampato assai volte in fine -del secolo XVII e in principio del XVIII); RELAND, Dissertatio de -situ Paradisi terrestris; Hopkinson, Descriptio Paradisi; Morin, -_Dissertatio de Paradiso terrestri_; VORST, _Dissertatio de Paradiso_, -tutti e quattro riprodotti nel vol. VIII del _Thesaurus antiquitatum -sacrarum_ dell'Ugolini, ecc, ecc. Veggansi inoltre tutti i Dizionarii -della Bibbia. Veggasi pure il curioso libro dello SCHULTESS, _Das -Paradies, das irdische und überirdische, historische, mythische und -mystische_, Zurigo, 1816. Il D_ictionnaire des légendes_ del DOUHET non -contiene sul Paradiso terrestre se non un'assai magra notizia. - - - - -CAPITOLO I. - -SITUAZIONE DEL PARADISO TERRESTRE. - - -Dice la Genesi che Dio piantò il mirabil giardino nella parte orientale -di una regione chiamata Eden[6]; e questo cenno fece prevaler la -credenza ch'esso fosse stato, o fosse tuttavia, nella parte orientale -della terra, o, a dirittura, nell'estremo Oriente. Tale fu, come -può rilevarsi da Giuseppe Flavio, la comune credenza degli Ebrei[7]; -e tale fu pure la credenza più accetta, nei primi secoli, ai Padri -della Chiesa, e poi nel medio evo, e oltre il medio evo, a teologi, -a viaggiatori, a romanzatori, a cosmografi. San Basilio Magno dice -che i cristiani pregano volti ad Oriente, quasi cercando la patria -perduta[8]; e Jesujabo, vescovo nestoriano di Nisibi nel secolo XII, -reca, come argomento della superiorità dell'Oriente sull'Occidente, il -fatto che il Paradiso terrestre è appunto in Oriente[9]. - -A confermare tale credenza cooperava del resto una ragione alla quale -è forse da far risalire, in qualche parte, la stessa indicazione -biblica. Basta ripensare un istante ai caratteri e agli officii -proprii del sole in tutte le mitologie, e in ispecie del sole -nascente, per tosto avvedersi che l'Oriente, cioè quella plaga della -terra onde si leva l'astro datore di vita e dispensator di letizia, -doveva, in virtù di un'associazion di concetti non meno naturale che -inevitabile, parer la più acconcia a porvi la culla dell'uman genere, -il giocondo ricetto della prisca felicità e della vita immortale. Che -se più tardi noi troviamo il Paradiso trasposto in altre regioni, o, -a dirittura, nell'ultimo Occidente, ciò avviene, come vedremo, per -ragioni particolari e avventizie, le quali, posteriori di tempo, nulla -detraggono a quella ragion generale e primitiva. Nè prova nulla in -contrario il fatto che l'Elisio, le cui descrizioni, come di stanza di -beati, concordano in molte parti con quelle del Paradiso terrestre, -ponevasi dagli antichi nell'ultimo Occidente, nella regione cioè ove -si occulta il sole, e muore il giorno; perchè l'Elisio era stanza, -non di vivi ma di morti, e perciò immediatamente prossima all'Hades. -L'opinione pertanto più antica, ed anche, data l'indole del pensiero -mitico, più razionale, era quella che situava il Paradiso terrestre -in Oriente, e ad essa si legava naturalmente, per le stesse ragioni, -l'altra che faceva volta ad Oriente la porta (quando si parlava d'una -e non di più porte) del Paradiso medesimo. Da altra banda, il non -trovarsi più vestigio di esso nelle regioni prima cognite dell'Asia, -e poi nelle regioni che furono conosciute più tardi; e quella natural -tendenza che induce gli uomini a immaginare come lontanissimi da loro, -dalle loro consuete dimore, i luoghi di sognate meraviglie e di sognata -felicità, dovevano esser ragioni atte a far trasporre il Paradiso -terrestre in un Oriente sempre più remoto ed arcano. Nell'apocrifo -etiopico, d'incerta età, intitolato _Combattimento d'Adamo ed Eva_, si -dice che Dio piantò il giardino paradisiaco il terzo giorno, ai confini -orientali del mondo, di là dai quali non v'è più se non l'acqua che -circonda la terra e attinge il cielo[10]. Perciò la credenza che il -Paradiso fosse in Mesopotamia, credenza suggerita dallo stesso racconto -biblico là dove nomina il Tigri e l'Eufrate, se trovò in ogni tempo, -e anche ai dì nostri, chi l'accolse e difese, non però si può dire che -sia stata la più diffusa. e, anzi, nelle leggende di cui avrò a parlare -più oltre, non compare nemmeno. - -Fare una enumerazione di tutti gli scrittori sacri e profani, antichi -e del medio evo, i quali si contentarono di dire che il Paradiso -terrestre è in Oriente, senz'aggiungere altra più precisa indicazione, -sarebbe fatica non meno incresciosa che vana: essi sono, starei per -dire, innumerabili. A noi importano ora le notizie, o le affermazioni, -le quali, riferendosi pur sempre all'Oriente, sieno in qualche modo più -specificate e più precise. - -Molte mappe del medio evo pongono il Paradiso terrestre in terra ferma, -nell'India, o di là dall'India, in una regione incognita, all'estremo -limite della terra bagnata dall'oceano che tutto circonda[11]; e -di là dall'India lo posero l'Anonimo Ravennate e la più parte dei -trattatisti, espositori e commentatori ch'ebbero a parlarne[12]. Non -aveva già detto Erodoto che quanto è di più bello al mondo si trova -agli estremi confini della terra abitata? Nel secolo XV la credenza -per questo rispetto non muta. Le mappe di Andrea Bianco (1436), di -Giovanni Leardo (1448), del Museo Borgia, altre, seguitano a porre -il Paradiso nell'India, o di là dall'India. Ma la nozione era di -necessità confusa ed incerta. Nel secolo XIV, Giovanni di Mandeville -afferma di essere stato in India, ma di non aver veduto il Paradiso, -il quale è in regione assai più lontana[13]; mentre Giordano da Sévérac -riferisce una credenza secondo cui il Paradiso sarebbe stato fra quella -che si chiamava la terza India e l'Etiopia[14]. Nel secolo XV, Fra -Mauro colloca il Paradiso in Oriente, _molto remoto dala habitation e -cognition humana_; ma non segna nella sua mappa il luogo preciso[15]. -Da molti il Paradiso terrestre ponevasi nel Regno del Prete Gianni, o -in prossimità di quello, come vedremo più innanzi; regno che mutò più -d'una volta luogo sulla faccia della terra, secondo il bisogno della -leggenda; ma che fu da prima in India, o da quelle parti. - -Dice Ranulfo Higden, nel suo _Polychronicon_, esser falsa la opinione -di coloro che credono il Paradiso disgiunto dalla terra abitata per -lunga distesa di mari[16]; ma bisogna pur riconoscere che tale opinione -professata, fra gli altri, nel nono secolo, da Valafredo Strabone e da -Remigio di Auxerre, e accennata da Rabano Mauro[17], doveva imporsi, -come quella che meglio s'accordava con certi sentimenti, e appagava -la fantasia, a molti spiriti. L'isola felice e la città d'oro dei -Vidyâdhari, di cui si racconta nel libro di novelle di Somadeva, son -poste anch'esse in parte remotissima ed ignota del mondo, e molte altre -immaginazioni affini si potrebbero qui recare a riscontro, delle quali -sarà detto più opportunamente altrove. - -Quella opinione prendeva due forme diverse, secondochè il Paradiso -si faceva sorgere nell'antictone di Aristotele e di Eratostene[18], -ossia nella terra opposta all'abitata, divisa da questa dall'oceano -innavigabile; oppure in un'isola, remota sì da ogni contrada popolata -dagli uomini, ma appartenente nulladimeno al nostro emisfero. - -Già Sulpizio Severo, nel IV secolo, dice, parlando dei primi parenti, -che essi furono cacciati come esuli nella terra da noi abitata, _in -nostram velut exules terram ejecti sunt_[19]; e in quello stesso secolo -Efrem Siro, ne' suoi Commentarii sulla Genesi, andati perduti, colloca -il Paradiso nell'antictone; ma Cosma Indicopleuste, nel VI, espone -tutta una sua dottrina in proposito la quale ha strettissima relazione -con antiche dottrine asiatiche, e, senza dubbio, ne dipende[20]. -Cosma immagina la terra oblunga, e divisa in due parti, delle quali -l'una è interna e circondata dall'oceano, l'altra è esterna, cinge -l'oceano e si congiunge col cielo, volto in alto e all'ingiro a modo di -cupola. Il Paradiso è nella terra esterna, verso Oriente, e in quella -terra rimasero gli uomini sino al Diluvio. Noè, con l'Arca, traversò -l'oceano, e approdò in Persia, d'onde la sua progenitura si sparse in -questa parte di mondo ch'è ora abitata, mentre l'altra, che fu prima -abitata, ora è deserta. I quattro fiumi dell'Eden s'inabissano laggiù -nella terra, passano sotto l'oceano, e riscaturiscono di qua, dalla -parte nostra[21]. Sia ricordato, di passata, che gl'Indiani immaginano -un altro mondo (_loka_) di là dai Sette Mari, e che di là dall'oceano -immaginano gli Arabi la montagna di Kâf. Mosè Bar-Cefa, nel secolo -X, pose ancor egli il Paradiso nell'antictone[22]; e tale opinione, -avvalorata dal fatto (contraddetto, come poi vedremo, da molti sogni -che pure avevansi in conto di fatti) che il Paradiso, per quanto si -fossero corse le terre ed i mari, non s'era mai potuto rinvenire, ebbe -non pochi seguitatori, Dante fra gli altri. - -Che Dante, ponendo il Paradiso terrestre sulla cima del monte del -Purgatorio, fece cosa non caduta in mente a nessuno dei Padri e Dottori -della Chiesa, fu notato già da parecchi; ma che, quanto alla situazione -del Paradiso, l'opinione di lui s'accorda con quella dei Padri e -Dottori che lo posero nell'antictone, non fu, ch'io sappia, fatto -osservare da alcuno. Conformemente alla comun dottrina de' suoi tempi, -Dante crede che la terra emersa, la _Gran secca_, com'egli la nomina, -sia tutta nell'emisfero settentrionale, e non si stenda se non picciol -tratto (circa 11 gradi secondo Tolomeo) oltre l'equatore. L'emisfero -meridionale è occupato dalle acque dell'oceano, salvo che in un punto -dove sorge il monte del Purgatorio, diametralmente opposto alla città -di Gerusalemme. Notisi tuttavia che de' quattro fiumi egli non dice -parola[23]. Quel viaggio sotterraneo, che altri faceva compiere loro, -doveva destare troppe obbiezioni nella mente di chi aveva disputato -la questione _De aqua et terra_, e aveva così giusta cognizione della -legge di gravità[24]. - -Molto più diffusa fu l'altra opinione, che poneva, come ho detto, il -Paradiso in un'isola del nostro emisfero, la quale quando è in Oriente -e quando in Occidente, secondo le immaginazioni. Poichè io parlo ora -della general credenza che assegnava il Paradiso all'Oriente, dirò, -prima, dell'isola, o, piuttosto, dell'isole orientali, salvo a dir -delle occidentali un po' più innanzi, quando parlerò di un'altra -credenza principale. In tanto viluppo ed intreccio d'immaginazioni, le -quali spesso nascono le une dalle altre, gli è affatto impossibile di -serbare, discorrendone, un ordine logico molto rigoroso. - -Ma, prima di passar oltre, non sarà fuor di luogo ricordare che l'idea -di porre in un'isola segregata la stanza dei beati, o di attribuire -ad isole remote ed incognite una felicità non concessa al resto della -terra, è una idea naturale, molto antica e molto diffusa. L'Elisio -fu posto in una o più isole; e tutti sanno quanto dagli antichi siasi -favoleggiato intorno alle famose Isole Fortunate. L'isola dei Feaci, -e l'isola di Ogigia, descritte da Omero, sono terre di letizia e di -felicità; e l'isola di Pancaja, descritta da Diodoro Siculo, ha con -l'Elisio non piccola somiglianza. L'Atlantide di Platone e la Merope -di Teopompo erano immuni dagl'infiniti mali cui vanno soggette l'altre -contrade abitate dagli uomini. Oltre al monte Kâf, gli Arabi avevano -l'isola di Vacvac, ricordata nei viaggi di Sindbad delle _Mille e una -notte_, e di cui tante meraviglie narrano Masûdi e altri[25]; e avevano -le isole Saili, le quali erano di tanta vaghezza e felicità che chi vi -approdava dimenticava il resto del mondo[26]. Di un'isola dalle poma -d'oro narrarono le meraviglie i Celti. - -L'isola paradisiaca sorgeva dalle acque di quel misterioso oceano -che fasciava tutto intorno la terra abitabile. L'immaginazione di -quest'oceano, antichissima, dacchè, prima che nei poemi di Omero -e di Esiodo, trovasi in India e in Caldea, durò viva quanto il -medio evo[27]. Isidoro di Siviglia l'accetta, e l'accetta ancora il -Boccaccio, quando il medio evo si chiude: le mappe la figurano. Notisi, -a tale riguardo, che, secondo Giuseppe Flavio, il fiume il quale esce -dal Paradiso, cinge tutta la terra, e che San Giovanni Damasceno fa di -quel fiume e dell'oceano circondante una cosa sola[28]. - -E molte mappe figurano anche l'isola, posta bensì in Oriente, ma non -sempre, come si può ben credere, nel medesimo luogo[29]. Di solito -essa non è designata con altro nome che quello di Paradiso, o Isola -del Paradiso. Nel poemetto che Cinevulfo (secolo X) compose intorno -alla Fenice, è detto che Dio pose l'isola santa così lontano dai -peccatori che nessuno può giungervi, e Dante fa un'isola del monte -_che si leva più dall'onda_. Una compilazione francese di storia -antica, che passò in traduzioni italiane, la ricorda, e dice che _è una -dolcie contrada, ed è assisa verso oriente, nel gran mare che tutto -il mondo atornea_[30]. Talvolta l'isola paradisiaca prende un nome, -o s'identifica con un'isola, non più immaginaria, ma reale. Giovanni -Witte di Hese (di Hees, Hesius) che negli ultimi anni del secolo XIV -compiè con la fantasia, senza muoversi da Utrecht, ov'era prete, un -meraviglioso viaggio in Oriente, e ne scrisse, in latino, un racconto -che fu messo a stampa sino dal 1489, dice che egli e i compagni suoi, -lasciate le terre del Prete Gianni, giunsero, dopo dieci giorni di -navigazione, a un'isola deliziosa, detta Radice del Paradiso, e dopo -dodici altri giorni, al monte Edom, il quale si leva erto e diritto -di mezzo il mare, come un'altissima torre, sicchè da nessuna parte -vi si può salire, e in cima ad esso si vuole che sia il Paradiso: «e -circa l'ora del vespero,» quando il sole declina, «si vede il muro -del Paradiso splendere di gran chiarità, e vaghissimamente a mo' di -stella[31]». Di questo monte e isola di Edom, il cui nome è, con tanta -disinvoltura, tolto alla Palestina, non so che sia fatta menzione -altrove. - -Giovanni de' Marignolli, vescovo di Bisignano, che, insieme con altri, -fu da Benedetto XII (1334-1342) mandato in missione al Gran Cane dei -Tartari, afferma, nel suo _Chronicon_, che il Paradiso è a quaranta -miglia italiane dall'isola di Ceilan, d'onde si ode il fragore e lo -scroscio delle sue acque cadenti. Egli si vanta d'avere superato la -gloria del massimo Alessandro, il quale, pervenuto all'ultimo termine -della sua peregrinazione, eresse, a perpetua memoria, una colonna, -e di avere, nel cono del mondo, _in cono mundi_, alzata, di contro -al Paradiso una lapide, e sparsovi sopra dell'olio[32]. Ricorda la -opinione di alcuni, i quali asserivano in Ceilan stessa essere stato il -Paradiso; opinion ch'ei rifiuta, parendogli contraddetta dal nome[33]. -Sta a ogni modo il fatto che alcuni ponevano il Paradiso in Ceilan, e -vedremo, in altro luogo, parecchie ragioni di così fatta credenza. - -Che il Paradiso dovesse essere nella zona torrida, sotto il tropico del -Cancro, o a dirittura sotto l'equatore, fu opinione antica benchè non -molto diffusa. Tertulliano credeva che per il _flammeum gladium_ della -Genesi s'avesse appunto a intendere la zona di massima caldura, e fu -in tale sua credenza seguito da Filostorgio, da San Tommaso d'Aquino, -da San Bonaventura, e da parecchi altri[34]. Ma a tale opinione -contraddicevano molti, cui sembrava non la si potesse accordare con -quanto sapevasi del temperatissimo clima del Paradiso, e della copia -delle sue acque; al che rispondevano quei primi con dire che la troppa -caldura poteva essere mitigata dall'altitudine e da altre condizioni. -Al punto d'intersezione dell'equatore e del gran meridiano, gli Arabi -posero il Castello d'Arîn, di malagevole accesso, e il trono d'Iblîs. - -Efrem Siro fu di opinione che il Paradiso, di là dall'oceano, circuisse -tutta la terra[35]; al qual proposito è da ricordare che anche -dell'Hara-berezaiti dei Persiani fu da taluno creduto altrettanto, e -che Plutarco parla di un continente che cinge tutto intorno la terra -(μεγαλη ἤπειρος) contrapposto al continente abitato (ἡ οἰκουμένη). -Altri andaron più oltre, e sostennero che il Paradiso si dovette -stendere sopra tutta la superficie della terra, senza di che non -avrebbe potuto contenere l'intero genere umano, che vi doveva avere -sua dimora, durando in istato d'innocenza[36]. Tale opinione professò -ancora in pien secolo XVI, Gioachino di Watt (Vadianus Sangallensis) -nel suo _Trium terrae partium epitome_. - -Ma altre opinioni correvano, affatto a queste contrarie. Sin da' -tempi di San Teofilo di Antiochia (m. c. 181) c'era chi dubitava se -il Paradiso fosse mai stato in terra, dubbio ch'egli combatte[37]; -e San Gerolamo ricorda una tradizione ebraica, secondo la quale -il Paradiso sarebbe stato creato avanti il mondo, e però fuori de' -suoi confini[38]. I Valentiniani lo posero sopra il terzo cielo; e -i musulmani credono ch'esso fosse nei cieli, e che Adamo, cacciato, -cadesse nell'isola di Serendib (Ceilan), e che quivi morisse dopo aver -fatto un pellegrinaggio al luogo dove poi doveva sorgere la Mecca. -In un manoscritto del Museo Britannico si legge che il Paradiso è -meravigliosamente sospeso fra il cielo a la terra, quaranta cubiti -sopra il più alto livello raggiunto dalle acque del Diluvio, che, -com'è noto, superarono di quaranta cubiti le cime delle più alte -montagne[39]. Altri pensarono che il Paradiso fosse bensì stato in -terra, ma che Iddio, corrucciato, l'avesse distrutto il giorno stesso -del peccato, o avesse più tardi permesso che lo distruggesse il -Diluvio. E qui è da dir qualche cosa della opinion di coloro i quali -credevano che il Paradiso fosse stato in Gerusalemme. Tale opinione -è già impugnata, nel IV secolo, da Sant'Atanasio, arcivescovo di -Alessandria[40]; ma bisogna riconoscere ch'essa non era sorta senza -qualche plausibile ragione, e che pareva formata a bella posta per -secondare certe tendenze della coscienza religiosa e per appagare certi -sentimenti dei fedeli. Dice Ezechiele in un luogo delle sue profezie -(V, 5):_ Ista est Jerusalem: in medio gentium posui eam et in circuitu -ejus terras_. Questo luogo, malamente interpretato, fece nascere la -credenza, serbata poi lungamente, che Gerusalemme fosse collocata nel -centro del continente abitato. Ora, è noto quanto la fantasia cristiana -sia stata vaga nei primi secoli, e poi nei secoli di mezzo, di collegar -fra loro, col sussidio di varie immaginazioni, più che non avvenisse -nel puro concetto dottrinale, i fatti varii della caduta e della -redenzione del genere umano, e di conferir loro, oltre alla continuità -e unità morale, anche una certa continuità e unità materiale. Si -credeva dai più che Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, fossero poi -vissuti in luogo prossimo a quello; si credeva che Adamo fosse stato -sepolto sul Calvario; che la croce, fatta del legno dell'albero fatale, -che aveva dato esca al peccato, fosse sorta su quella tomba, e che -il sangue del redentore avesse bagnate le ossa del primo peccatore. -Come non credere allora che l'opera stessa della redenzione si fosse -compiuta nel proprio luogo ov'era stato commesso il peccato, e che in -quel luogo appunto fosse sorta la città santa e predestinata? Dante -pose il Paradiso terrestre agli antipodi di Gerusalemme; ma parecchi -dopo lui, sin oltre il secolo XVI, seguitarono ad aver l'opinione che -il Paradiso fosse stato in Giudea. - -Se non che questa credenza, e la precedente, ebbero poco seguito, e -incomparabilmente maggiore l'ebbe l'altra, la quale affermava, non solo -che il Paradiso era stato veramente in terra, ma ancora ch'esso ci si -trovava tuttavia, serbato incolume, nella sua condizion primitiva. Di -ciò vedremo in seguito molte prove. - -L'Elisio di Omero, le Isole dei beati di Esiodo, gli Orti delle -Esperidi, mutarono più volte luogo sulla faccia della terra -col mutare dei tempi, e altrettanto può dirsi del Meru indiano, -dell'Hara-berezaiti iranico, del monte su cui, dopo il Diluvio, si -fermò l'Arca ecc. Allo stesso modo mutò luogo il Paradiso terrestre, -salvo che il mutar suo non fu, di regola, come in altri casi avvenne, -effetto di migrazioni; ma fu più spesso effetto di speculazioni e -interpretazioni discordi, e talvolta di alcuno accrescimento del -sapere, o di alcuna scoperta geografica; e, più frequentemente ancora, -della irrequietezza stessa della fantasia, della mobilità della -leggenda. E al mutar suo, almeno in un caso molto importante, non fu -estraneo l'influsso di certi miti dell'antichità, e non furono estranee -le speciali condizioni di vita e di pensiero di alcuni popoli che non -entrarono se non tardi a far parte della grande famiglia cristiana. - -La credenza più antica e più diffusa era, come abbiam veduto, quella -che poneva il Paradiso in Oriente; ma di contro ad essa vediam sorgere -una opinione contraria, che pone il Paradiso in Occidente, quando -più a settentrione, quando più a mezzodì. Già sin dal primo secolo -dell'èra volgare, gli Esseni, cedendo, senza dubbio, all'influsso di -miti pagani, ponevano di là dall'Oceano Atlantico il soggiorno dei -beati[41]. I Celti non avevano diversa credenza. Secondo la dottrina -loro, «gli uomini hanno per primo progenitore il dio della morte, -e questo dio abita una regione lontana, di là dall'Oceano; egli ha -sua dimora in quell'_isole estreme_, d'onde, secondo l'insegnamento -dei druidi, era venuta direttamente una parte degli abitanti della -Gallia». — «Secondo le credenze dei Celti, i morti vanno ad abitare -di là dall'oceano, verso Mezzodì, là dove si corica il sole la più -parte dell'anno, in una regione meravigliosa, che vince di gran -lunga, per gioje e seduzioni, questo mondo di qua. Da quel paese -misterioso traggono origine gli uomini»[42]. Queste credenze, hanno, -come si vede, molta somiglianza con quelle dei Greci e dei Romani, -ed è anzi probabile che abbiano esercitato sopra di esse un influsso -non lieve, concorrendo a fare spostare, specialmente verso il -Settentrione, l'isola di Saturno e il regno dei morti. Da altra banda, -le immaginazioni dei Greci e dei Romani non potevano non esercitare -alla lor volta un notabile influsso su quelle dei Celti. Mutata la fede -religiosa, molte delle antiche credenze naturalmente sopravvivevano, -accordandosi, fondendosi con le nuove, e in più varii modi alterandone -il concetto e la natura. Gaeli e Cimri favoleggiavano di un -meraviglioso paese, il quale sorgeva in mezzo all'oceano profondo, e i -cui abitatori, bevendo le acque dolcissime della fontana di gioventù, -non conoscevano nè la vecchiezza, nè i morbi. Un tal paese, nelle -menti dei convertiti, doveva necessariamente identificarsi col Paradiso -terrestre; ed è per questo che San Brandano muove, come vedremo, alla -ricerca del Paradiso navigando per l'Oceano occidentale. Tale credenza -aveva dunque un fondamento pagano, e perciò non è senza ragione che -Isidoro di Siviglia nota di paganità la opinion di coloro che ponevano -il Paradiso nelle Isole Fortunate[43]. - -Per le ragioni medesime furono talvolta situati in isole remote -dell'Oceano Atlantico il Purgatorio e l'Inferno. Già fra gli antichi -era nata una opinione che poneva in Gallia, o in Brettagna, il regno -dei morti. Plutarco ne fa ricordo, attingendo da un ignoto e più antico -scrittore. Claudiano, narrando certa navigazione oceanica di Ulisse, -già prima narrata da Solino, dice che l'eroe visitò un popolo di ombre -su quella estrema parte della Gallia che si protende nell'Oceano, nè -lascia intendere se alluda propriamente all'ultimo lembo occidentale -dell'Armorica, o alla Cornovaglia insulare (_Cornu Galliae_). Procopio -dà, in forma più compiuta, il racconto di Plutarco, e narra di una -popolazione di marinai, sulle coste settentrionali della Gallia, -officio de' quali era di tragittare di notte tempo le anime de' morti -in Brettagna. Di questa credenza è pur cenno negli scolii di Tzetzes -all'_Alessandra_ o _Cassandra_ di Licofrone, e nel medio evo essa non -era ancora del tutto perduta, perchè se ne trova un curioso ricordo in -un racconto tedesco del secolo XIII[44]. - -Ho detto che la latitudine del Paradiso occidentale variava, quando -più verso Settentrione, quando più verso Mezzodì. Che le fantasie lo -venissero respingendo talvolta nelle regioni più inospitali del globo, -verso i ghiacci e le nebbie del polo, non deve far troppa meraviglia, -se si pensa che già gli antichi ebbero alcune immaginazioni consimili; -che gl'Iperborei, i quali menavano vita felicissima, furono da essi -cacciati nell'estremo settentrione, di là dai monti Rifei[45]; che -nell'isola Prodesia, vicina a Tule, fu posto l'Elisio; e che tra -gl'Iperborei furono collocati da taluno gli Orti delle Esperidi[46]. -Ed è curioso vedere come, nella seconda metà del secolo XI, Adamo -Bremense tramuti sulle rive del Baltico le Amazzoni, i Cinocefali, i -Macrobii, gl'Imantopodi, altri popoli strani e mostri varii, tolti la -più parte all'Asia leggendaria, e i Ciclopi per giunta[47]. Incoraggito -da sì fatti esempii, nel sec. XVI, il famoso Guglielmo Postel, che, fra -molt'altre cose, pretendeva d'essere ringiovanito e risuscitato, asserì -nel suo _Compendium cosmographicum_ che il Paradiso terrestre era sotto -il polo artico. - -Ma, di solito, si preferivano latitudini alquanto più basse. A dispetto -d'Isidoro di Siviglia, alcuni seguitarono a credere che il Paradiso -fosse in quelle Isole Fortunate di cui tanto aveva favoleggiato -l'antichità, e dove pure erano stati messi gli Elisii. E a questo -proposito è da ricordare che i geografi arabici chiamarono le isole -che si trovano a occidente dell'Africa con due nomi diversi, Isole -Eterne e Isole della Felicità, e che queste Isole della Felicità pare -fossero le Canarie[48], che poi dovrebbero essere le Fortunate. E -dico _dovrebbero_, perchè nel medio evo ci fu grandissima confusione a -questo riguardo. Così, per citare qualche esempio, una delle carte di -Marin Sanudo (1306) pone a occidente dell'Irlanda nientemeno che 358 -isole beate e fortunate, e sulla mappa di Fra Mauro (1457-9) si trovano -le _insule de Hibernia dite Fortunate_. Verso la fine del secolo XV -(1471) Grazioso Benincasa segna ancora due gruppi d'Isole Fortunate, -l'uno a ponente dell'Africa, l'altro a ponente dell'Irlanda[49]. Nel -primo gruppo sembra che ponesse il Paradiso terrestre Cristina di -Pisan, la quale visse sino all'anno 1431[50]. - -La vicinanza delle Isole Fortunate all'Africa doveva, o prima o poi, -suggerire l'idea che il Paradiso fosse appunto nel continente africano, -tanto più che si credeva da molti, come vedremo, essere il Nilo uno dei -quattro fiumi ricordati dalla Bibbia. Abbiam già veduto che Giovanni -de' Marignolli situava il Paradiso fra la terza India e l'Etiopia: -Lodovico Ariosto, più risoluto, lo pone senz'altro sul monte onde nasce -il Nilo, vicino al paese del Senapo, o Prete Gianni, mutato ancor esso -di luogo, e Giovanni Milton ne segue l'esempio[51]. Più d'uno udrà con -meraviglia che il celebre Livingstone cercava ancora il Paradiso nel -cuore dell'Africa, nella regione dei grandi laghi equatoriali. - -Cristoforo Colombo ricorda la opinione di coloro che ponevano in Africa -il Paradiso, ma non vi si acconcia; anzi vuole ch'esso sia nelle nuove -terre da lui scoperte, non molto lungi dall'isola di Trinità e dalla -foce dell'Orenoco[52]. E con lui il Paradiso terrestre, dopo aver fatto -in certo modo il giro del mondo, ritorna in Oriente, giacchè, com'è -noto, il sommo navigatore morì senza sapere d'avere scoperto un nuovo -continente, anzi credendo d'aver raggiunto, navigando a occidente, -le isole e la costa orientale dell'Asia; la qual credenza gli faceva -dire che la terra non è così grande come dai più si crede. Si dovrà, -per la stessa ragione, riportare in Oriente il paradiso dei Gaeli? -Ebbero veramente costoro cognizione della rotondità della terra, come -fu da taluno asserito, e scoprirono essi, insieme con gli Scandinavi, -l'America, più secoli prima che il Colombo nascesse? e in che misura -la scoprirono? Non bisogna esser troppo corrivi nè ad affermare nè -a negare in così fatta materia. Se avessero proprio avuta quella -cognizione, e fatta quella scoperta, l'estremo Occidente, ov'essi tante -meraviglie ponevano, ridiventava, in certo modo, l'estremo Oriente dei -Padri e della più comune credenza. Ma sia di ciò come si voglia, non -è da dimenticare il fatto che parecchie mitologie, oltre alla greca e -alla romana, posero in Occidente paesi di delizie e di beatitudine. In -Occidente sorgeva, secondo gl'Indiani, Kanaka-puri, la Città d'oro; in -Occidente immaginano gli abitatori della Polinesia un'isola paradisiaca -detta Bulotu[53]. - -Chiudiamo questa ormai lunga rassegna con dire che non vi fu parte -della terra dove non si ponesse il Paradiso. Giorgio Federico Daumer, -nato nel 1800, lo pose in Australia, dove cresce l'albero del pane; il -celebre Giacomo Casanova lo cacciò insieme coi Megamicri, non degeneri -discendenti di Adamo, nell'interno del pianeta[54]. - -In leggende popolari tuttora vive, il Paradiso è in luogo prossimo a -chi le va rinarrando, nelle Alpi, per esempio, o nel Fichtelgebirge. - - -NOTE: - -[6] Così si esprime il testo ebraico. La Vulgata, invece che _ad -orientem_, dice _a principio_, differenza importante nel fatto della -situazione, com'ebbero ad osservare RABANO MAURO, _Commentaria in -Genesim_ (_Opera_, t. I, col. 476, ap. MIGNE, _Patrologia latina_, t. -CVII), l. I, cap. 12, e altri. - -[7] _Antiquitates judaicae_, l. I, cap. I, 3. - -[8] _De Spiritu sancto_, c. 27. - -[9] Nella _Bibliotheca orientalis_ dell'ASSEMANI, t. III, parte Iª. p. -306. - -[10] Pubblicato da C. F. A. DILLMANN, sotto il titolo _Das christliche -Adambuch des Morgenlandes_, Gottinga, 1853: cf. MIGNE, _Dictionnaire -des apocryphes_, Parigi, 1856-8, vol. I, col. 297. - -[11] Vedi la mappa di Torino in un codice del secolo XII; la mappa -del Museo Britannico (sec. XIII); quella di Silos; quella contenuta in -un manoscritto del _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, del secolo XIV; -quella inserita in un manoscritto delle _Croniche di San Dionigi_, dei -tempi di Carlo V di Francia; e altre, riprodotte dal SANTAREM, _Atlas -composé de mappemondes et de cartes_, etc., Parigi, 1842, 1849, e -dallo JOMARD, _Les monuments de la géographie_, Parigi, s. a. V. pure -LELEWEL, _Géographie du moyen âge_, Atlas. Bruxelles, 1850, e DURAZZO, -_Il Paradiso terrestre nelle carte medioevali_, Mantova, 1887. - -[12] Sarebbe inutile qui riferirne i nomi. Vedi l'indice dei tre -volumi dell'opera del SANTAREM intitolata _Essai sur l'histoire de -la géographie et de la cosmographie pendant le moyen âge_, Parigi, -1849-52, s. v. _Paradis terrestre_. - -[13] _The Voiage and Travaile of sir_ JOHN MAUNDEVILLE, edizione curata -da J. O. Halliwell, Londra, 1839, cap. XXX, p. 303. - -[14] _Mirabilia descripta per fratrem_ JORDANUM, _ordinis -praedicatorum, oriundum de Severaco, in India majori episcopum -columbensem, in Recueil de voyages et de mémoires publié par la Société -de géographie_, t. IV, Parigi, 1839, p. 56. - -[15] ZURLA, _Il Mappamondo di Fra Mauro Camaldolese descritto ed -illustrato_, Venezia, 1806, p. 73. - -[16] RANULPHI HIGDENI _monachi Cestrensis Polychronicon_, edito da -Churchill Babington nei _Rerum Britannicarum medii aevi scriptores_, -vol. I, l. I, cap. 10, pp. 70-2. - -[17] WALAFRIDI STRABONIS _Glossa ordinaria, Liber Genesis_, cap. 2 -(_Opera_, t. I, col. 86, ap. MIGNE, _Patrologia latina_, t. CXIII); -REMIGII AUTISSIODORENSIS _Comentarius in Genesim_, cap. 2 (_Opera_, -col. 60, ap. MIGNE, _Patr. lat._, t. CXXXI): RHABANI MAURI _Commentaria -in Genesim_ già citati, l. cit. - -[18] Cf. una lettera del LETRONNE all'HUMBOLDT nell'opera di questo: -_Examen critique de l'histoire de la géographie du nouveau continent_, -Parigi, 1836-9, vol. III, p. 129. - -[19] _Historiae sacrae_ l. I, in principio. - -[20] Vedi GESENIUS, _Comentar über den Jesaia_, Lipsia, 1821, vol. II, -p. 525. Il sistema di Cosma presenta anche non poca somiglianza con -quello che espone MACROBIO, _In somnium Scipionis_, II, 5. - -[21] Χριστιανικὴ τοπογραφία, l. II, in _Bibliotheca veterum patrum_ del -Galland, t. XI, pp. 414, 418-9. - -[22] _De Paradiso_, parte I, cc. 8-9. - -[23] _Inferno_, c. XXXIV, vv. 112-7. - -[24] Il DE GUBERNATIS, in uno scritto intitolato _Dante e l'India_ -(_Giornale della Società asiatica italiana_, vol. III, 1889, pp. 3-19) -sostiene che per Dante il monte del Purgatorio è l'isola di Ceilan; ma -poteva Dante ignorare ciò che tutti sapevano ai suoi tempi, cioè che -l'isola di Ceilan era popolata, non di anime purganti, ma di uomini -d'ossa e di polpe? che da quell'isola venivano spezie in gran copia? -che ad essa approdavano mercatanti e pellegrini in gran numero? Come -avrebbe potuto Dante dire il lido di così fatta isola - - lito diserto - Che mai non vide navicar sue acque - Uomo che di tornar sia poscia esperto? - -E come avrebbe potuto chiamar quell'isola un'_isoletta_? (_Purgatorio_, -I, 130-2, 100). - -[25] Cf. REINAUD, _Géographie d'Aboulfeda_, vol. I, Parigi 1848, -Introduzione, p. CCCVIII. - -[26] Vedi SHEMS ED-DÎN ABU-'ABDALLAH, _Nokhbet eddahr_, ecc., trad, da -A. F. Mehren, Copenaghen, 1874, pp. 171-2. - -[27] Una ingegnosa ipotesi sulla origine di essa presso gli antichi -espone il PLOIX, _L'Océan des anciens, Revue archéologique_, nuova -serie, vol. XXXIII (1877). - -[28] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud_., I, 1; S. GIOVANNI DAMASCENO, _De -fide orthodoxa_, l. II, cap. 9. - -[29] Vedi negli atlanti citati pur ora le seguenti mappe: di Enrico, -canonico di Magonza (sec. XII); quelle inserite in manoscritti del -_Liber Floridus_ di LAMBERTO, canonico di Saint-Omer (sec. XII); quella -inserita in un manoscritto della _Imago mundi_ di ONORIO DI AUTUN (sec. -XII); di Hereford (sec. XIII); di MARIN SANUDO, nel _Chronicon a mundi -creatione ad annum Christi 1320_. Cf. SANTAREM, _Essai_ etc., vol. III, -pp. 477-8, 497; vol. II, pp. 197, 241; vol. III, p. 140. - -[30] P. MEYER, _Romania_, vol. XIV, p. 62; PARODI, _I rifacimenti e le -traduzioni italiane dell'Eneide di Virgilio prima del Rinascimento_, -nel fasc. V (1887) degli _Studj di filologia romanza_, pubblicati -dal Monaci, pp. 166-7. Il ms. A, I, 8 della Casanatense contiene il -testo francese. La traduzione italiana, oltre che nel ms. canoniciano -indicato dal Meyer, e nel ms. N. 10 di San Pantaleone _de Urbe_, -conservato nella biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, indicato dal -Parodi, si ha in un altro manoscritto, pure di S. Pantaleone, segnato -col numero 30, e conservato nella medesima biblioteca. In questo si -leggono, come io le ho trascritte, le parole: _è assisa verso Oriente, -nel gran mare che tutto il mondo atornea_, e non come dall'altro codice -le riporta il Parodi: _è assisa verso Oriente nel gran mare atornea_. - -[31] Il racconto di Giovanni fu ripubblicato, di su un codice di -Berlino, da F. ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, estratto dai volumi -VII e VIII delle Memorie della Società Reale delle scienze in Sassonia, -Lipsia, 1876-9, parte 2ª pp. 162-71. Il passo da me riferito è a p. -170. - -[32] Ap. DOBNER, _Monumenta historica Boemiae_, t. II, pp. 89-90. Cf. -DE GUBERNATIS, _Storia dei viaggiatori italiani nelle Indie Orientali_, -Livorno, 1875, p. 75. - -[33] Ap. DOBNER. _Op. cit_., p. 96. - -[34] TERTULLIANO, _Apolgeticus_, cap. 46; FILOSTORGIO, ap. NICEFORO, -_Hist. eccles_., l. IX, cap. 19; SAN TOMMASO, _Summa theologica_, II, -2ª, quaest. 165, art. ult.; SAN BONAVENTURA, _Sententiarum_ II, dist. -17. Cf. ALBERTO MAGNO, _De natura locorum_, tratt. I, cap. 6. - -[35] MOSÈ BAR-CEFA, _De Paradiso_, parte I, cap. 13. - -[36] Vedi UGO DI SAN VITTORE, _Adnotationes in Genesim_, c. 2. - -[37] _Ad Autolycum_, l. II, 24; cf. SANT'IPPOLITO, vescovo di Roma, _In -Hexaemeron_. - -[38] _Quaestiones hebraicae in Genesim_, cap. 2. - -[39] WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory; an Essay on the Legends of -Purgatory, Hell, and Paradise_, Londra, 1844, p. 25. Per contro, in un -codice riccardiano (n. 1717, f. 82 r.), quasi ad assicurar meglio la -più comune credenza, si dice: _El paradiso delitiano si è in terra, in -questo mondo, nelle parti d'oriente_, ecc. - -[40] _Quaestiones ad Antiochum_, quaest. 47. - -[41] GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. II, cap. VIII, 11. - -[42] D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Le cycle mythologique irlandais et la -mythologie celtique_, Parigi, 1884, pp. 26-8. - -[43] _Etymologiarum_, l. XIV, cap. 6: cf. RABANO MAURO (De Universo, l. -XII, cap. 5) che qui e altrove copia Isidoro; PIETRO D'AILLY, _Imago -mundi_, c. 41. Vedi BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique et l'Éden -occidental, nella Revue de l'histoire des religions_, tt. VII e VIII -(1883), pp. 273-318, 672-727. - -[44] PLUTARCO, frammento di un commentario sopra Esiodo, conservato da -TZETZES, in _Oeuvres de Plutarque_, ediz. Didot, vol. V, pp. 20-21; -SOLINO, _Polyhistor_, XXII, 1; CLAUDIANO, _In Rufinum_, I, vv. 123 -sgg.; PROCOPIO, _De bello gothico_, IV, 20; LYCOPHRONIS _chalcidensis -Alexandra_, ediz. di Oxford, 1697, p. 90. Cf. WACKERNAGEL, _Das -Todtenreich in Britannien_, nella _Zeitschrift für deutsches Alterthum_ -del HAUPT, vol. VI, pp. 191-2; D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit._, -p. 232. Durante tutto il medio evo l'Irlanda fu creduta paese di -meraviglie, come ne fanno fede la _Topographia Hiberniae_ di GIRALDO -CAMBRENSE, il trattato _De rebus Hiberniae admirandis_ di PATRIZIO, -il già citato _Liber Floridus di_ LAMBERTO, e altri. Jean de Meung, -l'autore della seconda parte del _Roman de la Rose_, tradusse un'opera -che s'intitola in francese _Merveilles d'Irlande_. - -[45] Le opinioni degli antichi circa gl'Iperborei sono raccolte -dall'UKERT, _Geographie der Griechen und Römer_, vol. III, parte 2ª, -pp. 393-406. - -[46] PRELLER, _Griechische Mythologie_, 2ª ediz., Berlino, 1860-1, vol. -I, p. 442. - -[47] _Libellus de situ Daniae_, unito alla sua _Historia -ecclesiastica_, Lugduni Batavorum, 1595, cc. 228 e 232. - -[48] Abulfeda le confonde insieme; Ibn-Sayd le distingue, intendendo -probabilmente per Isole Eterne le isole del Capo Verde e per Isole -della Felicità le Canarie. Crf. RENAUD, _Géographie d'Aboulfeda_, già -cit., vol. I, Introduzione, pp. CCXXXIV-CCXXXV. - -[49] HUMBOLDT, _Op. cit._, vol. II, p. 159. Degli antichi, alcuni -noveravano sei Isole Fortunate; altri due solamente. - -[50] _Le livre du chemin de long estude_, edito da R. Püschel, Berlino -e Parigi, s. a., ma 1881, vv. 1534-56. Che il Paradiso terrestre non -fosse nelle Isole Fortunate prova, con molti argomenti il Tostato, -_Commentaria in Genesim_, cap. XIII, qu. XCI, _Opera omnia_, Venezia -1727 sgg., t. I, p. 219. - -[51] _Orlando Furioso_, c. XXXIII, vv. 109-110; _Paradise Lost_, I, IV, -vv. 281-3: - - Paradise under the Aethiop line, - By Nilus' head, inclosed with shining rock, - A whole day's journey high. - -È difficile dire se fosse il Prete Gianni che si traeva dietro in -Etiopia il Paradiso terrestre, o questo che si traeva dietro quello, -o se ciascuno vi migrasse da sè per proprio conto. Come abbiam già -veduto, e come vedremo anche meglio più innanzi, il meraviglioso -paese del Prete Gianni, o Presto Giovanni, era in istretta relazione -col Paradiso; ma quella opinione intorno al Nilo, e il mistero che -circondava le fonti di esso fiume dovevano agevolare a ogni modo il -trapasso del Paradiso in Africa. Non è facile intendere dove situasse -il Paradiso (sebbene paja non fosse lungi dall'Africa), FRANCESCO -RINUCCINI, il quale nella _Invettiva contro a certi caluniatori di -Dante e di messer Francesco Petrarca e di messer Giovanni Boccacci_, -dice che per fuggir quella _brigata di garulli_, dopo molto correre -il mondo riparò nel Paradiso terrestre: «di poi per non poter passar -più oltre sotto l'austro pell'oceano, ripasso il principio del Mare -rosso, andando in alto al paradiso terrestre, confinato da l'ocieano -di levante e da l'ocieano australe». L'_Invettiva_ fu pubblicata dal -WESSELOFSKY, _Paradiso degli Alberti_, vol. I, parte 2ª pp. 303-16, -Scelta di curiosità letterarie, disp. LXXXVI^2 (1867). - -[52] In una lettera dell'ottobre 1498, egli scrive al re e alla regina -di Spagna: «Yo no hallo, ni jamas he hallado excriptura de Latinos ni -de Griegos que certificadamente diga el sitio en este mundo del Paraiso -terrenal, ni visto en ningun mapamondo, salvo, situado con autoridad -de argumento. Algunos le ponian allí donde son las fuentes del Nilo -en Etiopia; mas otros anduvieron todas estas tierras y no hallaron -conformidad dello en la temperancia del cielo, en la altura hacia el -cielo, porque se pudiese comprender que el era allí... Yo dije lo que -yo hallaba deste emisferio y de la hechura, y creo que si yo pasara -por debajo de la linea equinocial que en llegando allí en esto mas alto -que fallara muy mayor temperancia, y diversidad en las estrellas y en -las aguas, no porque yo crea que allí donde es el altura del extremo -sea navegable ni agua, ni que se pueda subir allá porque creo que allí -es el Paraiso terrenal...». Ap. NAVARRETE, _Viages y descubremientos -de los Españoles desde fines del siglo XV_, Madrid, 1835-9, vol. I, p. -258. Di ciò parlano anche parecchi biografi del Colombo. - -[53] MARINER, _Tonga Island_, II, 107-9, citato dal Gerland, -_Altgriechische Märchen in der Odissee_. Magdeburgo, 1869, p. 41. Cf. -WILFORD, _An Essay on the sacred Isles in the West_, nelle _Asiatic -Researches_, vol. XI (1812), p. 91. - -[54] Si può chiedere, del resto, se nell'interno del pianeta non lo -pongano anche alcune Visioni e leggende, come, per esempio, la leggenda -del Pozzo di San Patrizio. - - - - -CAPITOLO II. - -NATURA, CONDIZIONI E MERAVIGLIE DEL PARADISO TERRESTRE. - - -Nella Genesi non si dice che il Paradiso fosse un monte, o sopra un -monte; ma i quattro fiumi che ne scaturivano lasciano congetturare -quale sia stata a tale riguardo la immaginazione primitiva. Essa non -era certamente disforme da quella che si trova in altri miti affini: -il Meru indiano, l'Alburz iranico, l'Asgard germanico, il Kâf arabico, -sono tutti monti; nè è questo il luogo d'andar ricercando le ragioni di -così fatta immaginazione. Ezechiele pone il giardino dell'Eden sopra -un monte tutto scintillante di gemme[55]. Tale riman poi la credenza -nei primi secoli del cristianesimo e durante tutto il medio evo. Molti -identificarono il monte del Paradiso col monte su cui si fermò l'Arca -di Noè quando cominciarono a scemare le acque del Diluvio; per Dante il -Paradiso è sulla cima del monte del Purgatorio. - -Qui ci si offre una particolarità costante nella finzione. Il monte -paradisiaco s'immagina altissimo sopra tutti gli altri monti della -terra; al qual proposito non è da dimenticare che molti popoli, fra' -quali gli Ebrei, attribuirono ai monti più alti un certo carattere di -santità. Il Meru, meravigliosamente descritto nel _Mahâbhârata_ e nei -_Purâni_, si leva tanto sopra le nubi che nemmeno il pensiero vi può -salire. L'Alburz, l'Asgard, sono ancor essi di smisurata altezza. Del -Caucaso dissero gli antichi che attingesse col vertice le stelle, e -dell'Atlante che sorreggesse il cielo. Il Sinai e l'Olimpo si levavano -sopra la regione dei venti[56]. - -Le opinioni circa l'altitudine del Paradiso sono tutte concordi in -questo, che fanno veramente smisurata la elevatezza del monte, sebbene -poi discordino nei ragguagli. La credenza di alcuni, che il giardino -dell'Eden fosse stato distrutto dalle acque del Diluvio[57], era -contraddetta dalla credenza degl'innumerevoli, i quali pensavano che le -acque punitrici avessero bensì superato tutte l'altre cime della terra, -ma non quella, sopra tutte l'altre innalzata, del monte sacro. Nel -già citato _Combattimento di Adamo_ si legge che le acque del Diluvio -sollevarono l'Arca, sino appiè del giardino, e che quivi si umiliarono -gli elementi sconvolti ed infuriati[58]. Efrem Siro, ed altri assai, -dicono che il Paradiso non fu sommerso dal Diluvio; Merlino, insieme -con altri nove bardi, andò in traccia dell'isola verde che il Diluvio -non aveva potuto sommergere[59]. - -Nel l. VII delle _Istorie apostoliche_, attribuite ad Abdia, supposto -vescovo di Babilonia, San Matteo, predicando al popolo, afferma il -Paradiso terrestre salir tant'alto da esser vicino al cielo; e Alberto -Magno dice aver trovato in antichissimi libri che Matteo Apostolo fu il -primo a metter fuori la opinione secondo cui il Paradiso attingerebbe -il cerchio della luna[60]. Tale opinione ebbe seguaci parecchi, -fra' quali Rabano Mauro, Valafredo Strabone e Pietro Lombardo; ma fu -combattuta dai più[61]. Mosè Bar-Cefa si contentò di dare al monte del -Paradiso una grande altezza, allegando che senza di ciò non avrebbero -potuto i quattro fiumi passar sotto il mare e scaturir di bel nuovo -nelle nostre regioni[62]; e San Giovanni Damasceno di dire ch'esso è -più sublime di ogni altro luogo che sia in terra[63]. E' pare che Dante -ponesse ben alto il suo Paradiso, se s'ha a giudicare da ciò che nel -c. XXVII del _Purgatorio_ dice delle stelle, le quali sembravangli -più chiare e maggiori; ma vuolsi notare tuttavia che in fatto di -astronomia stellare le nozioni erano molto imperfette a' suoi tempi, e -che appena dei corpi del sistema solare si calcolava, assai falsamente, -la distanza. Al monaco Alberico il Paradiso era parso prossimo al -cielo[64]: in una leggenda italiana di tre monaci che andarono al -Paradiso terrestre, leggenda della quale dovrò parlare a suo luogo, -il monte è alto cento miglia. Il già ricordato Giovanni de' Marignolli -dice che il monte di Ceilan è forse, dopo quello del Paradiso, il più -alto che sia in terra. - -Le opinioni circa l'estensione del Paradiso furono molto discordi, e -alcune di esse inconciliabili con la credenza che il Paradiso stesso -formasse la cima di un monte, o uno spianato altissimo. Come abbiam -veduto, credettero alcuni che il Paradiso coprisse in origine tutta -la faccia della terra, o la cingesse tutto intorno; altri pensarono -ch'esso chiudesse ne' suoi confini più regioni assai vaste, in modo -da potere accogliere tutto il genere umano, qualora Adamo non avesse -peccato. Nella leggenda di San Brandano, si dice che costui, e i -compagni suoi camminarono quaranta giorni nell'isola del Paradiso -senza poterne trovare la fine. I rabbini disputarono molto intorno a -questo punto, e alcuni di essi fecero l'Eden parecchie centinaja di -volte più spazioso della terra. Rabbi Giosuè (Jehoshûa), che ci fu e -lo descrisse, vi trovò, fra l'altro, sette case, ciascuna delle quali -era lunga 120000 miglia e larga altrettanto[65]. Per contro affermò -il Tostato che il Paradiso ebbe non più di tre o quattro leghe di -diametro, e circa dodici dì circonferenza. - -La credenza più comune fece il Paradiso non troppo esteso, e permise di -cingerlo di un muro, il quale è talvolta di solida materia, e talaltra -di fiamma viva. Il muro solido è, secondo i casi, di cristallo, di -diamante, o d'altra gemma, di bronzo, d'argento, d'oro. Il muro di -fiamma, che probabilmente trae la origine dalla spada fiammeggiante -del cherubino, ricordata nella Genesi, s'incontra assai più spesso. -Già Tertulliano, e poi Lattanzio e San Giovanni Crisostomo, ne fanno -menzione[66]; ma chi ne ribadì la credenza nel medio evo fu Isidoro -di Siviglia, il quale dice che quell'incendio quasi s'alza sino al -cielo; e da esso attinsero, direttamente o indirettamente, Rabano -Mauro, Onorio Augustodunense, Giacomo da Vitry, Rodolfo da Ems, e altri -assai[67]. Nella già ricordata mappa dei tempi di Carlo V di Francia il -muro di fiamme è assai chiaramente indicato, e in pieno secolo XVI lo -descriveva ancora Davide Lindsay nel suo poema intitolato _The dream_. -Tale immaginazione non è, del resto, senza riscontri. Il castello in -cui, secondo la saga raccolta nell'Edda, dorme per decreto di Odino la -valkiria Sigurdrifa, è circonvallato di fiamme; a detta del Mandeville, -l'Arca di Noè, tuttavia esistente sul monte Ararat, è circondata da un -fuoco celeste che non permette altrui di avvicinarsele. - -Molto sovente il Paradiso fu immaginato, nel medio evo, non più come un -giardino propriamente, ma come una città chiusa, o come un castello, -cinto di buone mura, fornito di torri e provveduto di porte; e così -si vede rappresentato in molti manoscritti e in parecchie carte[68]. -Tale fantasia si lega, senza dubbio, come vedremo più oltre, alla -descrizione che della Gerusalemme celeste si legge nell'Apocalissi[69], -descrizione che diede più di un elemento alle nostre finzioni. Del -resto il Vara, o Paradiso dell'iranico Yima, era anch'esso cinto di -muro e conteneva molti e varii edifizii. - -Ma prima di spingerci attraverso quel formidabile muro di fuoco, o di -varcare la soglia di quelle porte, per vedere le meraviglie molteplici -che in sè racchiude il divino luogo, bisogna che noi scorriamo alquanto -il paese dattorno (isole o terra ferma) e vediamo di qual natura esso -sia. Ora, è da notare che queste vicinanze si presentano nella finzione -con caratteri alle volte affatto opposti, quando dilettose e felici, -quando spaventose ed orrende. - -L'idea di far precedere al Paradiso una regione che mostrasse in sè -alcuna delle condizioni di quello, e ne ricevesse, in certo qual modo, -il benefico influsso, era un'idea così naturale che non poteva non -sorgere negli spiriti e non riversarsi nella leggenda, sebbene dovesse -contrariarla il racconto dei patimenti a cui erano andati soggetti -Adamo ed Eva dopo la cacciata, durante il loro soggiorno in luoghi -affatto prossimi al giardino di beatitudine. In certo libro di Juniore -Filosofo, libro composto, secondo ebbe ad opinare il Mai, ai tempi -dell'imperatore Costanzo, e conservato in un manoscritto del secolo -X, si parla di un popolo il quale abita nel paese d'Eden, prossimo al -Paradiso, in una condizione di felicità e d'innocenza. Vivono quegli -uomini di pane che piove loro dal cielo, non conoscono le infermità e -campan cent'anni[70]. In parecchie delle leggende che dovrò riferire -più innanzi, coloro che muovono in cerca del Paradiso sono avvertiti -della sua prossimità dalla mitezza dell'aria, dallo splendore del -cielo, dall'amenità dei campi, dal sorriso dell'intera natura. Il paese -del Prete Gianni, situato a poca distanza dal Paradiso, è una specie -di paradiso esso stesso, dove è dolcissimo il clima, e gli animali sono -pieni di mansuetudine, e abbondano piante di gran virtù e di soavissimi -frutti, ed è grandissima copia di oro e di gemme, e scaturiscono -acque le quali serbano l'uomo sempre sano e sempre giovane, e scorrono -persino fiumi di miele e di latte[71]. - - Quivi il balsamo nasce; e poca parte - N'ebbe appo questi mai Gerusalemme. - Il muschio ch'a noi vien quindi si parte; - Quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme; - Vengon le cose in somma da quel canto - Che nei paesi nostri vaglion tanto[72]. - -Giovanni di Hese, del quale feci ricordo nel precedente capitolo, parla -di un'isola deliziosa, ove non è mai notte, e che si chiama Radice del -Paradiso: nel romanzo di Ugo d'Alvernia, la terra prossima al Paradiso -è detta Terra di promissione. Terre beate si stendono appiè del Meru e -dell'Hara-berezaiti. - -Non di rado l'immaginazione è tutt'altra: appiè del Paradiso si -stende una regione selvaggia, tenebrosa ed orrenda, asserragliata da -monti inaccessibili, piena di serpenti spaventosi e di altri animali -terribili. Giacomo da Vitry afferma che tra la dimora dei primi parenti -e questo _nostro esilio_ è un gran caos, una gran distesa di terre, -popolata da serpenti innumerevoli[73]. Giordano da Sévérac narra che -nella Terza India, ov'è il Paradiso, «sono dragoni in grandissima -quantità, i quali recano sul capo pietre lucenti, dette carbonchi. -Questi animali giacciono sopra arene d'oro, e crescono assai, e mandan -fuori un fiato puzzolente ed infetto, simile a densissimo fumo, quando -si leva dal fuoco. A certi tempi si accolgono insieme e mettono le -ali, e cominciano ad alzarsi per l'aria; ma allora, per voler di Dio, -cadono, essendo di sì gran peso, in un fiume ch'esce dal Paradiso, e -quivi muojono[74].» Di una regione popolata di serpenti è spesso fatto -ricordo in racconti orientali, come, per citarne uno, in quello dei -viaggi di Sindbad, che si legge nelle _Mille e una notte_[75]; e del -Meru è detto che serpenti orribili ne guardano l'accesso. Il Mandeville -e altri parlano della regione inospitale ed asprissima che si frappone -tra il Paradiso e le terre abitate; una regione tenebrosa trovasi già -descritta nelle storie favolose di Alessandro Magno. - -Nelle Visioni il Paradiso terrestre è, non di rado, posto in regione -assai prossima all'Inferno o al Purgatorio, di guisa che l'anima -peregrina passa subitamente dai luoghi di tormento, al luogo di -beatitudine. Così nella leggenda del Pozzo di San Patrizio, nella -Visione di Thurcill, in quella di Frate Alberico, ecc. Il Mandeville -pone una specie d'antinferno in vicinanza del fiume Fison, e l'Ariosto -apre una bocca dell'inferno alle radici del monte su cui è il -Paradiso[76]. Dante fa che il Paradiso coroni il monte del Purgatorio, -e in una specie di prologo che precede una delle redazioni del noto -poema _La vengeance de Jésus-Christ_, contenuto in un manoscritto -della Biblioteca Nazionale di Torino, il Purgatorio è nel fosso da -cui il Paradiso è cinto tutto all'intorno[77]. Così l'Elisio fu, -dagli antichi, immaginato contiguo al Tartaro: Ulisse, Enea, passano -direttamente da questo a quello. - -E ora varchiamo il fosso e il muro e penetriamo nel luogo sacro, il -quale, stando a una ragionevole opinione di Marcione, il noto eresiarca -del secondo secolo, fu formato con la più pura parte della terra, e, -secondo Filosseno vescovo di Bagdad (secolo IX) e Mosè Bar-Cefa (secolo -X), di una materia più tenue e più pura, che teneva dello spirituale. -Regna nel beato giardino una perpetua primavera; non mai turbata da -venti e da procelle. Il cielo, che spande sopr'esso un lume sette volte -più chiaro che non sia quello del nostro giorno, ma scompagnato da ogni -fastidiosa caldura, non vi patisce nube alcuna, e mai non lo ingombra -la notte. Nè mai per l'aria dolcissima si riversa grandine o pioggia, -nè mai vi s'ode il pauroso fragore del tuono e l'orrendo schianto -della folgore. Tiene il luogo un'altissima quiete, una pace serena e -sacra, ignote affatto a chi vive quaggiù. Padri e Dottori della Chiesa, -e poeti cristiani dei primi secoli, vanno a gara in descrivere tanta -letizia, e le lor voci raccoglie Dante, quando nel canto ventesimottavo -del Purgatorio descrive - - La divina foresta spessa e viva, - -e ricorda _l'aura dolce, senza mutamento_, che ne sommoveva le fronde, -e la perpetua primavera[78]. Anche qui i riscontri abbondano. Il Meru -e l'Hara-berezaiti non conoscono i rigori del verno, nè le tenebre, -nè le nubi, nè intemperie di nessuna sorte. Di tutti gli altri luoghi -di beatitudine fu necessariamente immaginato altrettanto. Veggasi ciò -che Omero ed Esiodo e Platone e Virgilio e tanti altri antichi dicono -del soggiorno dei giusti, o della condizione della terra durante l'età -dell'oro, o del paese degl'iperborei, o di altri così fatti: - - Hic aeterna quies, nulla hic jura procellis[79]. - -L'isola di Avalon, di cui tanto favoleggiarono nel medio evo i poeti -e i romanzatori del ciclo arturiano, e dove Artù, mortalmente ferito -in battaglia, era, per forza di miracolo, serbato in vita, l'isola di -Avalon godeva gli stessi benefizii del Paradiso terrestre[80]. - -Che quella stanza del Paradiso dovesse poi essere saluberrima; che i -morbi non vi potessero penetrare, nè vi potesse penetrare la morte, -s'intende di leggieri, ed è cosa in tutto conforme al concetto del -mito biblico. Ma non si creda che essa fosse sola a fruire di così -notabili prerogative. Dell'isola di Pafo fu creduto anticamente che -nessuna infermità vi potesse aver luogo. Nell'isola de' Macrobii, posta -nel mare dell'India, e visitata da Alessandro Magno, l'aria era così -pura, e così sano il clima, che gli uomini vi solevan vivere circa un -secolo e mezzo. Plutarco, rimaneggiando finzioni antichissime, narra -di due isole a ponente della Brettagna, abitate, l'una da uomini di -santa vita, immuni da ogni umana infermità, l'altra da Crono, immerso -in letargo e servito da demonii[81]. Nel l. VIII delle sue _Istorie -Filippiche_, delle quali non sono rimasti se non pochi frammenti, -Teopompo raccontava, conformemente a un'antica leggenda, come il re -Mida fosse riuscito ad ubbriacare Sileno e ad avvincerlo di catene. -Per racquistare la libertà Sileno dovette comunicare al re la sua -scienza, e tra l'altro gli narrò della terra Merope, posta di là -dall'oceano, e dove gli uomini vivono il doppio che altrove, e non -conoscono infermità, e il suolo spontaneamente produce le messi e ogni -altro frutto[82]. Di consimil natura era l'isola di Jambulo, di cui -dà ragguaglio Teodoro Siculo. Anche di luoghi dove non si moriva ce -n'era più d'uno. Giraldo Cambrense parla di due isole, poste in un lago -dell'Irlanda, nella minor delle quali nessuno poteva morire e nessuno -mai era morto, e perciò era detta Isola dei viventi. Chi oppresso dai -morbi, o giunto allo stremo della vecchiezza, desiderava por fine a -una vita divenuta ormai troppo incresciosa, si faceva trasportare -nell'altra isola, e come appena toccava terra, moriva[83]. Queste -isole sono spesso ricordate in leggende celtiche, e veggonsi poste -più di frequente nel mare ibernico. Si legge nel _Perceforest_ che i -principi Dardanon, Gadiffer con la moglie sua, Perceforest e Gallafar -si ritrassero nell'Isola di vita, per potervi aspettare la venuta del -Redentore. Invecchiano oltre modo aspettando, tanto che la vita s'è -fatta loro insopportabile. Avuta la nuova che il Redentore è nato, si -fanno trasportare altrove e muojono in pace[84]. Pietro Comestore parla -di più _isole dei viventi_, ove a nessuno è dato morire, e Gervasio -da Tilbury ne ricorda una, visitata da Alessandro Magno, là nei mari -dell'India[85]. Contrastava con queste un'isola dove non si poteva -nascere[86]. Il Paradiso terrestre, che Dante, acconciamente, disse - - Fatto per proprio dell'umana spece[87], - -era immune dalla morte e dai morbi, non solo perchè il santo luogo non -poteva, per sua natura, essere contaminato da nessuna delle miserie -di quaggiù, le quali furono il tristo retaggio della colpa; ma ancora -perchè accoglieva in se stesso, come ora vedremo, più cose le quali -avevano virtù di combatterle e di tenerle lontane. - -Degl'infiniti alberi d'ogni specie, che dovevano empiere il giardino -dell'Eden, la Genesi ne nomina più particolarmente due: l'albero della -vita e l'albero della scienza del bene e del male, concesso quello, -vietato questo ai due primi parenti. Il linguaggio del libro sacro è -del resto un po' ambiguo, perchè ora pare vi si parli di due alberi -diversi, e ora di uno solo, il che è da ascrivere certamente alla -imperfetta corrispondenza e alla poca fusione dei due racconti onde il -libro stesso fu composto. Vi è poi anche ricordato il fico, delle cui -foglie Adamo ed Eva copersero la lor nudità. Non parlo del _bedolach_, -intorno alla cui natura fu tanto disputato. - -La stretta affinità che gli alberi paradisiaci della vita e della -scienza hanno con alberi meravigliosi di altre mitologie, col soma -degl'indiani, con l'haoma degl'Irani, con l'albero delle tradizioni -caldeo-assire, con l'albero della immortalità, che insieme con altri -alberi meravigliosi sorge nel Kuen-lun dei Cinesi, con quello che, -tutto splendente di poma d'oro, era custodito gelosamente nell'Orto -delle Esperidi, fu notata da un pezzo, nè io intendo di farne qui -particolare discorso[88]. - -Molto fu immaginato e disputato circa la specie e la natura dei due -alberi della vita e della scienza, e più specialmente del secondo. -Dall'uno o dall'altro si fece derivare, in una leggenda celebre di -cui avrò a parlare in luogo più acconcio, il legno onde fu formata -la croce; e il primo diede argomento anche a un'altra leggenda, -assai strana, ove si narra che mille anni dopo il peccato dei primi -parenti, Dio trapiantò l'albero della vita nell'orto di Abramo; che -una figliuola di Abramo ingravidò respirando il profumo dei fiori -dell'albero, e diede alla luce un fanciullo, il quale si chiamò Fanuel; -e che costui, avendo forbito sulla propria coscia il coltello con cui -aveva tagliato uno dei frutti dell'albero, vide la coscia gonfiarsi e -mettere al mondo, a tempo debito, una bambina che fu Sant'Anna, madre -della Vergine Maria[89]. - -Nel _Testamento d'Adamo_ Seth domanda che albero fosse quello del cui -frutto mangiarono i suoi genitori, e Adamo risponde che era un fico. -Isidoro Pelusiota, morto circa il 450, dice che, secondo l'antica -opinione, l'albero che condusse a peccare i primi parenti fu un fico, -e un fico si vede talvolta rappresentato nei monumenti della primitiva -arte cristiana[90]. Un fico lo dissero pure alcuni rabbini; ma altri -rabbini, seguiti in ciò dai Bogomili, pensarono che dovesse essere -la vigna (la quale fu, per contro, dai Mandaiti considerata pianta di -vita) oppure il grano[91]. Nel _Libro d'Enoch_, il profeta, seguitando -una sua fantasiosa peregrinazione, giunge al giardino di giustizia, e -vi trova, fra altri alberi, l'albero della scienza, il quale somiglia -al tamarindo, ha i frutti simili a grappoli d'uva, e spande intorno -un profumo balsamico[92]. Secondo una opinione molto diffusa tra i -musulmani il frutto vietato era, come per alcuni rabbini, il grano[93]. -Felice Faber afferma che tutti gli Orientali credevano l'albero fatale -essere il musa (banano, fico del Paradiso), e dice che il frutto -mostra, quando è intero, la traccia di un doppio morso, e quando -è tagliato a mo' del rafano, il segno della croce, con una oscura -immagine del crocifisso, in ogni fetta che se ne leva[94]. Felice -scriveva verso la fine del secolo XV; ma molti prima di lui avevano -parlato del musa, e de' suoi frutti, chiamati anche pomi del Paradiso -(_arbor Adae, poma Adae_). Giacomo da Vitry e Giacomo di Maerlant, -nel suo poema _Der naturen bloeme_, e Thietmar, e, in generale, tutti -i peregrinatori di Terra Santa, ne fanno ricordo, notando più di -proposito la particolarità di quel morso, che pareva attestare in modo -irrefragabile l'origine della pianta e la parte da essa avuta negli -umani destini. Burcardo di Monte Sion descrive abbastanza minutamente -la pianta e i suoi frutti, ma nulla dice nè del morso, nè del segno -di croce[95]. Giovanni de' Marignolli per contro sa che delle foglie -del musa, le quali sono assai grandi, si coprirono, dopo il peccato, -i primi parenti, e che tagliando per traverso il frutto si vede in -ciascuna metà l'immagine di un uomo crocifisso[96]. Comunque sia, si -credeva universalmente che il pomo vietato, e gli altri frutti del -Paradiso, fossero di così grato odore e di così squisito sapore da -vincere di gran lunga quanti ne nascono in terra. San Giovanni, Enoch -ed Elia ne dànno alcuni ad Astolfo - - Di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza - Scusa non sono i duo primi parenti, - Se per quei fûr sì poco ubbidienti[97]. - -Ma si sa che il mal desiderato frutto restò nella strozza ad Adamo, -e formò quello che appunto si chiama dal volgo il pomo d'Adamo, e dai -dotti cartilagine tiroidea. Dio, «perciò che l'uomo sapesse che tutte -le schiatte doveano essere colpevoli di questo peccato, fece rimanere -lo nodo che àe la gola», si legge nel _Libro di Sidrach_[98]; e più -esplicitamente nei _Fioretti della Bibbia_: «Et quando Adamo mangiò -del pome, avengnia che buono gli parve al ghusto, sì gli ricordò del -comandamento che iddio gli avea fatto, et puosesi allora la mano alla -ghola, e ristrinse la volontae e fu pentuto, et per questo si dice che -gli uomeni anno uno nodo nella ghola e le femmine no»[99]. - -Tutti, o quasi tutti coloro che poterono penetrare nel Paradiso -terrestre, videro l'albero che aveva dato materia al peccato, spoglio -delle sue fronde e inaridito. Le leggende che io riferirò nel capitolo -IV cel proveranno. Nel _Combattimento d'Adamo_ è detto che Dio -stesso disseccò, dopo il peccato, la pianta; e disseccata prima, poi -_rinnovellata di novella fronda_, la vide Dante: - - Io sentii mormorare a tutti: Adamo! - Poi cerchiaro una pianta dispogliata - Di fiori e d'altra fronda in ciascun ramo[100]. - -Tale, e ingombra di spine per giunta, e con avvolta al tronco la -scoglia d'un serpente, la descrive Federigo Frezzi: - - Quando trovai un arbor senza fronde - Ch'era di spoglio d'un serpente avvolto, - Sì come un'edra che un ramo circonde. - Lo spoglio avea di forma umana il volto; - E l'arbore di spine era pien tutto - Intorno a sè, siccome luogo incolto. - Ogni altro legno ivi era pien di frutto, - E di be' fiori e frondi, fresco e bello; - E questo solo era secco e distrutto; - E su non vi cantava alcun uccello[101]. - -Nello strano racconto francese che ho citato poc'anzi si dice che Dio -aveva fatto dono dell'albero della scienza ai demonii, e che Adamo ed -Eva, avendo mangiato del suo frutto, caddero in loro potestà. - -Nella leggenda italiana de' tre monaci, della quale ho già fatto -parola, si ricordano quattro alberi meravigliosi di cui andava lieto -il Paradiso: l'albero del bene e del male, l'albero della salute, -del cui legno fu fatta la croce, l'albero della vita e l'albero della -grazia, o della gloria[102]; ma ben più numerose eran le piante che -v'allignavano. Ezechiele ricorda nominatamente i cedri, gli abeti e -i platani, e accenna a molti altri _ligna voluptatis, quae erant in -Paradiso Dei_[103]. Nelle innumerevoli descrizioni che se ne fecero la -selva divina appar sempre densa di alberi, e dove non è selva, è campo -sparso di minori piante, vestito d'erba e smaltato di fiori. I fiori -sono, di solito, questi nostri, la rosa, il giglio, il giacinto, la -viola, salvo che hanno assai più vivi i colori e più soavi i profumi. -Gli alberi, o sono i nostri, con più perfetta natura, come si conviene -al luogo, o son di specie meravigliose, incognite a noi, e sempre in -grandissima quantità. Rabbi Giosuè già ricordato, ne noverava 800,000 -specie[104]. - -Si credeva che le piante aromatiche, le spezie, i balsami, venissero -dal Paradiso terrestre, o da luoghi prossimi al Paradiso terrestre, e -fatti, in certa misura, partecipi della sua condizione. Già Tertulliano -ricorda, a tale proposito, la cannella e l'amomo, e Alcimo Avito -descrive piante che stillano balsami. Arnaldo di Bonneval (m. dopo -il 1156) dice, in una sua entusiastica descrizione, che dalle piante -del Paradiso stillavano resine odorose e balsami d'ogni specie[105]; -e il Mandeville fa venir giù dal Paradiso, con la corrente del Nilo -(che diventò, come s'è già notato, uno dei quattro fiumi) l'aloe; e -il Joinville, oltre l'aloe, ne fa venir la cannella, lo zenzevero o -gengiovo, il rabarbaro, i garofani e altre spezie[106]. Ma sino dal -IV secolo, Sant'Atanasio, arcivescovo di Alessandria, aveva detto che -gli aromati vengono dall'Oriente, perchè il Paradiso terrestre, che -appunto è in Oriente, impregna de' suoi olezzi le piante delle regioni -circostanti[107]; opinione seguìta poi dall'Anonimo Ravennate. A quei -fiati del Paradiso accenna Gualtiero di Châtillon, quando, descrivendo -l'Asia, dice: - - instat ab arcto - Caucasus, irriguo Paradisus spirat ab ortu[108]. - -Secondo una leggenda musulmana gli aromati nacquero dalle lacrime di -Adamo, espulso dal Paradiso e caduto nell'isola di Ceilan, mentre dalle -lacrime di Eva nascevano le perle. - -Nel Paradiso era pure ogni specie di piante medicinali. Tertulliano, -dopo aver descritte molt'altre cose mirabili che ci si trovavano, dice: - - Et pulcre redolet munus medicabile Cretae[109], - -alludendo al dittamo, o a più erbe medicinali, per cui andò famosa un -tempo l'isola di Creta. Nel trattato _Abodath Hakkodesh_ del Talmud è -detto che nel Paradiso terrestre sono tutte le piante medicinali[110]; -e Gotofredo da Viterbo fa menzione di certi frutti ch'eran buoni, -sembra, contro tutti i mali: - - Optima per fluvium currentia poma tenentur; - Infirmis oblata viris medicina tenentur; - Solus odoratùs sanat odore caput[111]. - -Piante medicinali coprivano i fianchi del Meru: nell'isola d'Avalon, -qual è descritta nella _Bataille Loquifer_, le pietre della città -guarivano tutti i mali del corpo e dell'anima. - -Il Petrarca paragona il suo lauro simbolico agli alberi del Paradiso: - - In un boschetto novo i rami santi - Fiorian d'un lauro giovenetto e schietto - Ch'un degli arbor parea di paradiso[112]; - -ma gli è certo che nel Paradiso ci erano alberi i quali vincevano di -molto in pregio e in virtù quel suo lauro. Onorio d'Autun ne ricorda -di proposito tre, oltre a quello della vita. Chi, a tempo opportuno, -avesse gustato dei frutti del primo, non avrebbe mai più avuto fame; -e chi avesse gustato dei frutti del secondo, sarebbe stato liberato -in perpetuo dalla sete; e chi di quei del terzo, non avrebbe più -conosciuto stanchezza[113]. Vedremo più oltre che nel Paradiso c'erano -pure alberi con le fronde d'oro e d'argento. In un luogo del _Mondo -creato_ Torquato Tasso accenna a _canuta e sacra fama_ appo gli -Ebrei, secondo la quale le piante del Paradiso avrebbero avuto senno -e favella. Da altra banda, nel _Libro d'Enoch_, è ricordato un albero -sempre verde, sempre fiorito, che spande un soavissimo odore, e a cui -non può agguagliarsi nessuno di quelli dell'Eden. I frutti suoi sono -serbati agli eletti dopo il Giudizio[114]. Le piante del Paradiso -non abbisognavano di nessuna coltura; e benchè mai non le bagnasse la -pioggia, serbavansi sempre verdi e fresche, e recavano sullo stesso -ramo il fiore appena sbocciato e il frutto già maturo. Tutti i poeti -concordemente lo affermano[115]. - -Sia ricordato ancora che il paradiso di Maometto è tutto pieno di -alberi, tra' quali primeggia lo smisuratissimo Thuba, grave sempre di -ogni specie di frutti; che un nuovo albero vi si pianta ogni volta -che un credente dice _Lode a Dio!_ e che secondo una opinione del -Profeta, o a lui attribuita, deriva dal Paradiso il succo del popone, -il quale perciò guarisce settanta specie di mali, e ha tal virtù che un -boccone che se ne mangi equivale a dieci buone opere e cancella dieci -peccati[116]. Alberi erano pure nel Vara, o paradiso dell'iranico Yima. - -Nel racconto biblico è fatta parola della fonte che irrigava il -Paradiso, e da cui nascevano i quattro fiumi; ma non è detto che essa -avesse virtù di perpetuare la vita, o di restituire la giovinezza -perduta. Ciò nondimeno, l'idea di porre accanto all'albero della vita -anche una fontana di vita e di gioventù era un'idea così naturale, -tanto consentanea ad una delle fantasie mitiche più diffuse e più -costanti, che non poteva, o prima o poi, non sorgere nello spirito -di qualcuno. A farla sorgere sarebbero bastati i parecchi accenni -che ad una fonte di vita si trovano nelle Sacre Scritture[117]; -sarebbe bastato l'esempio dell'autore dell'Apocalissi, che nella -celeste Gerusalemme fa scorrere presso l'albero della vita il fiume -della vita[118]; ma, anche senza di ciò, la fonte meravigliosa -sarebbe scaturita nel luogo di tutte le delizie, e perchè la natura -stessa del luogo pareva richiederla, e perchè essa esisteva già -e non c'era bisogno d'inventarla. Nel paradiso indiano sgorga la -fonte Ganga, da cui nasce il Gange; nell'iranico sgorga la fonte di -vita Ardvî-sûra; nel cinese è un fonte giallo dell'immortalità, il -quale si spartisce in quattro fiumi, o un fiume giallo, che ritorna -alla sua fonte, ed ha la stessa virtù; negli Orti delle Esperidi, o -nell'Elisio, sono i fonti dell'ambrosia, cioè del sacro liquore che -procaccia la immortalità[119]. Una fonte di giovinezza si trova nel -paradiso messicano, e nel gaelico[120], e in quello degli abitanti -dell'arcipelago di Hawai, e in altri. Di uno stagno, le cui acque -hanno virtù di ringiovanire, si parla nel _Satapatha Brâhmana_[121]. -La immaginazione riappar frequente in tradizioni di più sorta e in -novelline popolari, alcune delle quali sono senza dubbio assai antiche. -Di una spedizione di Alessandro Magno alla ricerca della miracolosa -fontana si narra nello Pseudo-Callistene, nei poemi di Firdusi e di -Nizâmi[122], in quello di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, -ecc. Tra le fiabe tedesche pubblicate dai fratelli Grimm, ve n'è una -intitolata _Das Wasser des Lebens_, nella quale si narra di tre giovani -principi, che per ridare la sanità al padre ammalato muovono in cerca -dell'acqua della vita: solo il minore dei tre riesce a trovarla[123]. -Questa novella fu narrata anche in latino, ed ebbe corso nel medio -evo[124]; fiabe consimili si trovano nelle letterature popolari -di tutta Europa[125]. Nei racconti orientali la fontana di vita, o -di gioventù, è spesso ricordata[126], e i più dei geografi arabici -la pongono in Oriente[127], e in Oriente la lasciano, di solito, i -racconti occidentali. Il desiderio di Fausto fu desiderio di tutti i -tempi e di tutte le genti. - -La fontana di vita e di giovinezza doveva dunque scaturire dal suolo -benedetto del giardino di felicità. Nel _Combattimento d'Adamo_, -l'acqua di che si formano i quattro fiumi sgorga dalle radici -dell'albero della vita[128]. Sant'Agostino racconta nel suo trattato -_De origine animae_ come a Santa Perpetua fosse conceduto di vedere -il proprio fratello, morto di lebbra, «aggirarsi pieno di salute e di -bellezza in una splendente dimora, bevendo acque miracolose entro una -coppa d'oro»[129]. Non dice che acque fossero; ma s'indovina ch'erano -attinte a una fontana di vita: quanto alla dimora splendente, essa -è, senza dubbio, come vedremo più oltre, il Paradiso terrestre. Nelle -leggende medievali concernenti il Paradiso si parla risolutamente di -una vera e propria fontana[130]. - -In altre leggende questa fontana appar di bel nuovo fuori del Paradiso, -con cui può serbare o non serbar relazione: nel secondo caso nulla -vieta di credere che si ammettessero più fonti diverse; nel primo -la fonte deriva in qualche modo dal Paradiso, o è piuttosto un'acqua -derivata dalla fonte del Paradiso. Di una fonte così derivata si parla -nell'_Huon de Bordeaux_: - - Ens ou vregiet l'amiral est entré; - Dix ne fist arbre qui péust fruit porter - Que il n'éust ens el vregiet planté. - Une fontaine i cort par son canel; - De paradis vient li rius sans fauser. - Il n'est nus hom qui de mere soit nés, - Qui tant soit vieus ne quenus ne mellés, - Que se il puet el ruis ses mains laver - Que lues ne soit meschins et bacelers[131]. - -Nel già citato _Romans d'Alixandre_ di Lambert li Tors e Alessandro -da Bernay la fontana ha la medesima origine, sebbene non troppo se ne -intenda il modo: - - Li fontaine sordait de l'flun de paradis, - De l'aighe de Deufrate qui départ de Tigris[132]. - -Nel _Trojanischer Krieg_ di Corrado da Würzburg, Medea usa di un'acqua -venuta dal Paradiso terrestre per far ringiovanire il padre di -Giasone[133]; e dal Paradiso deriva la fonte che guarisce tutti i mali, -della quale si parla nel _Titurel_ di Albrecht[134]. Nell'_Arzigogolo_ -del Lasca è ricordata cert'acqua che ha virtù di far ringiovanire e che -un tale andò a cercare nel Paradiso terrestre, sul Caucaso, consumando -nel viaggio gran parte della vita[135] - -Ma della fonte si parla pure, come ho detto, indipendentemente dal -Paradiso terrestre. Stefano di Borbone (m. c. 1262) narra, per averlo -udito narrare da altri, il caso di un vecchio, il quale avendo, là -nelle terre d'oltremare, bevuto, senza intenzione, dell'acqua di -certa fonte, tornò subito giovane, ma dopo non potè ritrovar mai -più il luogo ov'essa scaturiva[136]. Il Mandeville, che tante cose -vide, vide anche questa. Egli dice che la fontana miracolosa sgorga -alle falde di un monte, vicino alla città di Polambe; che ha odore -e sapore di tutte spezie, e muta l'uno e l'altro a ciascun'ora del -giorno. Chi, a digiuno, beve tre volte di quell'acqua guarisce d'ogni -male; e gli abitanti di quelle terre vicine, i quali spesso ne usano, -vanno esenti da malattie e pajono sempre giovani. Il viaggiatore volle -berne ancor egli e credette di sentirsi tutto ringagliardito[137]. -Nel _Phisiologus_ di Teobaldo (sec. XI), nei _Bestiarii_ di Filippo -di Thaun (sec. XII) e del chierico Guglielmo (sec. XIII), e altrove, -è riferita una credenza secondo la quale l'aquila, quando è vecchia, -sale verso il sole, e ne' suoi raggi quasi s'abbrucia, poi va in -Oriente, s'immerge nell'acqua di certa fontana, e insieme con la -giovinezza racquista il vigore perduto[138]. Questa fontana benedetta -fu anche fatta sgorgare nel Paese di Cuccagna e nel paese del Prete -Gianni. Nella lettera a Emanuele, imperatore d'Oriente, lettera che -andò soggetta a tante interpolazioni, il Prete Gianni dice che in un -suo palazzo, il quale vince di magnificenza tutti gli altri palazzi -del mondo, «scaturisce un fonte che non ha l'eguale per fragranza e -per sapore, e che non esce da quelle mura, ma corre da uno a un altro -angolo del palazzo, e scende sotterra, e correndo quivi in contraria -direzione, ritorna là d'onde è nato, a quella guisa che torna il sole -da Oriente a Occidente. L'acqua ha il sapore di quella cosa che colui -che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed empie di tanta -fragranza il palazzo come se ci si manipolassero tutte le sorta di -balsami, di aromi e di unguenti». Chi la beve con certo modo e regola -campa più di trecent'anni, serbandosi sempre in età giovanissima[139]. - -In pieno secolo XVI la fontana di vita o di giovinezza[140] faceva -ancora sognare più d'uno. Luca Cranach si contentava di torla -a soggetto di un suo dipinto, e Giovanni Sachs di una poetica -fantasia; ma Ponce de Leon, lo scopritore della Florida (1512), mosse -appositamente con due navi per cercarla nell'isola di Bimini, dove -credeva ch'essa scaturisse[141]. Altri pure ebbe sì fatti sogni, e -trovò, sembra, chi lo mise in canzone[142]. - -La fantasia degli uomini del medio evo non si appagò del resto -della fontana di vita o di giovinezza, ma più altre cose venne -immaginando provvedute di quelle stesse virtù. In molti racconti -si parla di un'erba che ridà la vita[143]. Nella continuazione -dell'_Huon de Bordeaux_ si parla di pomi del Paradiso terrestre che -fanno ringiovanire; e Ugone ne dà a mangiare anche al sultano di -Tauride[144]. Gervasio da Tilbury dice che i frutti degli Alberi della -Luna e del Sole, alberi che diedero responso ad Alessandro Magno, -facevano vivere quei sacerdoti quattrocent'anni[145]; e Uggieri il -Danese ebbe a mangiarne. Del Santo Graal fu detto che avesse, tra le -altre virtù, anche quella di ringiovanire i vecchi e risuscitare la -Fenice[146]; e del pastorale di San Patrizio la leggenda narra che -conservava la gioventù e la bellezza. Virtù consimili furono attribuite -a molte altre cose. L'anello che Morgana dà ad Uggieri il Danese lo -restituisce e lo serba in età di trent'anni, sebbene egli ne abbia -più di cento: il cavallo bianco del re Thiermana-Oge, nel paese di -gioventù, ha, secondo la leggenda irlandese, tal qualità, che chi vi -monta su racquista immediatamente la più florida giovinezza, ma, come -ne smonta, subito la perde[147]. - -La fontana, di cui ho parlato, mi conduce ora, naturalmente, a dire -dei fiumi. La Scrittura ne ricorda quattro, tanti quanti ne venivan -dal Meru. La fonte da cui traggono l'origine, sia essa, o non sia, la -fonte di vita o di giovinezza, è spesso descritta come ridondante di -acque, dalle quali i quattro fiumi prendono nascimento[148]. A far -immaginare tanta copia di acque nel Paradiso deve aver contribuito, -oltre i precedenti mitici normali, la scarsità di cui se ne pativa -in Palestina, e che doveva di molto accrescerne il pregio agli occhi -degli Ebrei: in fatti sono frequenti nei profeti le lodi dell'acqua -fresca[149]; e anche nel paradiso di Maometto sono acque in gran copia. -Il Mandeville dice che a cagione delle grandi acque le quali vengono -dal Paradiso tutta l'India è come spartita in isole. Precipitando -dal monte altissimo, su cui fiorisce il giardino, nella sottostante -pianura, le acque levano un così terribil fragore che le genti di -quelle terre vicine son fatte sorde, anzi nascono sorde[150]. - -Già dentro al Paradiso, oppur fuori di esso, da un lago che il fonte -formava, nascevano i quattro fiumi, Fison, Gihon, Tigri (Hiddekel) ed -Eufrate[151], i quali ridussero alla disperazione quanti cercarono di -conciliare ciò che se ne dice nella Genesi con una realtà geografica -qualsiasi. Circa gli ultimi due non vi fu dubbio, generalmente -parlando; ma circa i due primi le opinioni furono infinite, e chi -volesse raccogliere tutte quelle che si trovano sparse negli scrittori -ecclesiastici e non ecclesiastici potrebbe formare un volume che -riuscirebbe di mole non picciola e di assai maggiore fastidio[152]. -Basti dire che non vi fu fiume di qualche importanza il quale non -siasi fatto venire dal Paradiso. L'antica, diffusa e comoda dottrina -del corso sotterraneo, e anche sottomarino dei fiumi, permetteva, a -tale riguardo, e rendeva inconfutabile qualsiasi più arrischiata e -più strana opinione[153]; e la confusione, solita a farsi, dell'India -con l'Etiopia agevolava le più chimeriche fantasie. Ne ricorderò solo -qualcuna. - -Che uno dei quattro fiumi, e propriamente il Gihon, fosse il Nilo è -credenza antica. Già Giuseppe Flavio, certamente non primo, asseriva -che il Gange, l'Eufrate, il Tigri e il Nilo derivano dal fiume -paradisiaco che cinge tutto intorno la terra[154]. Nel medio evo -quella credenza fu molto comune e sarebbe lungo ed ozioso recarne le -testimonianze: la confusione, pur ora notata, fra l'India e l'Etiopia -doveva favorirla e la favorì nel fatto[155]. Secondo gli autori del -_Bundehesh_ e dell'_Avesta_, risalendo l'Indo e il Nilo si giungeva -all'Hara-berezaiti. Altri, per ragioni facili a intendere, fece -venire dal Paradiso il Giordano[156]; e altri, non si sa perchè, il -Danubio[157]. Federigo Frezzi, per non far torto a nessuno, fa venire -dal Paradiso, oltre i quattro fiumi biblici, anche il Danubio, il Po, -il Reno, il Tanai[158]. - -Ma al Paradiso i soli fiumi d'acqua non potevano bastare, e Tertulliano -vi fa scorrere i rivi di latte. Più di un rabbino parla di fiumi di -latte, d'olio, di vino, di balsamo[159]; e Maometto se ne ricorda -descrivendo il luogo di beatitudine serbato a' suoi seguaci[160]. -Cosa ben più strana, vi scorreva anche un fiume di pietre preziose. -Veramente, da prima, si parla di uno o più fiumi che, venendo dal -Paradiso, trascinano con sè grande quantità d'oro, d'argento e di -gemme. Nel già citato libro di Juniore Filosofo è detto che quelle -genti, le quali abitano in prossimità del Paradiso terrestre, -raccolgono con reti le gemme che seco mena un fiume[161]. Per Brunetto -Latini questo fiume è l'Eufrate[162]; ma secondo Giordano da Sévérac -le gemme abbondano in tutti e quattro i fiumi[163]. I fiumi del -paradiso di Maometto hanno le rive d'oro, il letto pieno di rubini e -di perle, scorrono fra montagne di muschio; e nella paradisiaca dimora -di Quetzalcoatl, quale la immaginarono gli Aztechi, sono in copia, -fra molte altre cose meravigliose, le gemme e i metalli preziosi. -Nella ricordata lettera del Prete Gianni all'imperatore Emanuele si -discorre di un fiume, chiamato Idono, il quale, venendo dal Paradiso, -mena con sè gran quantità di smeraldi, di zaffiri, di carbonchi, di -topazii, di crisoliti e di altre pietre preziose[164]; e si discorre -di un altro fiume, il quale passa sotterra, menando similmente con sè -grandissima copia di gemme. Di questo secondo fiume, che dà occasione a -una delle avventure di Sindbad il Navigatore nelle _Mille e una Notte_, -non è detto che venga dal Paradiso[165]. Un piccolo sforzo ancora e -si avrà il fiume di sole gemme immaginato da Giovanni d'Outremeuse -(secolo XIV), fiume che sbocca nel mar dell'arena[166]; nè quello -era uno sforzo difficile a fare, giacchè di un fiume di sassi e di -un mare d'arena, che si vedevano in Asia, parecchi avevan narrato le -meraviglie[167]. - -Era naturale che nel Paradiso terrestre si ponessero tutte le ricchezze -e tutti gli splendori: l'oro, l'argento e le gemme vi dovevano essere -in abbondanza. Un passo di Ezechiele mostra sì fatta tendenza in -modo assai spiccato[168]; il monte Meru, secondo una delle molte -immaginazioni cui porse argomento, aveva quattro lati, l'uno d'oro, -l'altro di cristallo, il terzo d'argento e il quarto di zaffiro. -Nell'Elisio descritto da Platone gli alberi recano gemme, come nel -paradiso di Maometto; e nella Gerusalemme celeste descritta dall'autore -dell'Apocalissi, abbondano le pietre e i metalli preziosi. Delle molte -gemme che sono nel Paradiso terrestre Tertulliano ricorda il prasio, -il carbonchio, lo smeraldo, e Alcimo Avito afferma che quelle che noi -chiamiamo gemme sono i sassi di colà. Sebbene il Mandeville dica che -non si può sapere di che cosa sia formato il muro del Paradiso, tanto -lo velano agli altrui sguardi il musco e l'edera, pure molti sapevano -ch'esso era di materia preziosissima e tutto tempestato di gemme[169]. -Secondo qualche rabbino, tutto il Paradiso era selciato di pietre -preziose e di perle. Si sapeva inoltre che Adamo, uscendo dal giardino, -aveva potuto recar con sè l'oro, l'incenso e la mirra che dovevano -poi, dai Re Magi, essere offerti al bambino redentore, e deporli, -insieme con altre ricchezze, in una caverna, detta, per ciò appunto, -la Caverna dei Tesori[170]. Se si pensa alle virtù meravigliose, che -già nell'antichità, e poi, durante tutto il medio evo, si attribuirono -alle gemme, virtù di cui si discorre largamente nei _Lapidarii_, e al -significato simbolico che si soleva dar loro, non parrà strano che di -gemme si volessero pieni il Paradiso e le sue acque[171]. - -Il Meru, quale è descritto nel Mahâbhârata, è coperto d'oro, e aureo è -detto nei Purâni. Aureo meriterebbe d'essere chiamato anche il Paradiso -terrestre. Il muro che lo serra è, talvolta, tutto d'oro, e d'oro sono -i palazzi e le chiese ch'esso contiene. Un soldato di cui San Gregorio -narra la visione, passa un fetido fiume, e giunge a prati fioriti, dove -si stan costruendo, di mattoni d'oro, mirabili case[172]. Note sono -le relazioni mitiche dell'oro con la luce, col sole, con la felicità. -Una città d'oro, stanza di beatitudine, sognarono gl'indiani; la -Gerusalemme celeste sfolgora d'oro; i palazzi del paradiso di Maometto -sono costruiti d'oro, di perle, di smeraldi e di rubini. El Dorado -chiamarono gli Spagnuoli la nuova terra di promissione[173]. - -Con tali condizioni di luogo e di clima quali abbiamo vedute, con tanto -rigoglio di vegetazione soprammirabile, con tanto splendore di metalli -preziosi e di gemme, il Paradiso terrestre doveva essere di tale -bellezza e magnificenza da vincere ogni più ardita e fervida fantasia. -Ma ciò appunto doveva stimolare e far vie più intenso il desiderio di -rappresentarselo e colorirselo nella mente, di descriverlo con parole. -Chi sa quante anime innamorate di solitarii e di reclusi lo sognarono -nelle ore di estatica contemplazione, credettero d'intravvederne -gl'immortali splendori nello spettacolo d'un tramonto pomposo! I primi -poeti cristiani, che presero a sparger di fiori la nuda terra del -Golgota e a lumeggiare l'austera speranza sorta novamente negli animi, -andarono a gara in narrarne le divine delizie. Bisognava che gli uomini -conoscessero ciò che avevano perduto per poter meglio intendere il -pregio di ciò che il sangue di Cristo aveva loro ridato. Tertulliano, -Proba Falconia, Prudenzio, Draconzio, Mario Vittore, Alcimo Avito, ci -lasciarono tutti descrizioni calde di entusiasmo e non prive di merito, -le quali hanno questo carattere comune, che tutte traggono elementi, -colori ed immagini dalle descrizioni che i poeti gentili avevan fatte, -degli Elisii[174]. Nè questo poteva sembrare ai poeti cristiani un -procedimento illegittimo, giacchè essi credevano che il mito degli -Elisii altro non fosse se non una ricordanza e come dire un riflesso -alterato del racconto biblico[175]. E fu appunto la gran somiglianza -di sì fatte descrizioni quella che permise di attribuire a Lattanzio -il noto poemetto _De Phoenice_, il quale, non solo non è di lui, ma -non è, forse, nemmeno di autore cristiano, e in cui si descrive, non -già, come fu creduto, il Paradiso terrestre, ma il Bosco del Sole[176]. -Proba Falconia formava la descrizion sua, e tutto il compendio del -Vecchio e del Nuovo Testamento di cui quella descrizione è parte, con -versi tolti a Virgilio. Mario Vittore chiamava il Paradiso col nome di -Tempe, e sebbene in certa _Epistola de perversis suae aetatis moribus -ad Salmonem abbatem_ rimproverasse, più specialmente alle donne, di -posporre Salomone e Paolo a Virgilio, ad Ovidio, ad Orazio, a Terenzio, -i suoi versi sono tutti pieni di reminiscenze classiche. L'autore -di un _metrum in Genesim_ (forse Ilario d'Arles, ancor egli, come -Mario Vittore, del V secolo), prendeva a modello il primo libro delle -_Metamorfosi_[177], e Sidonio Apollinare, cristiano, descriveva gli -Orti del Sole con quelle parole medesime che si usavano a descrivere il -Paradiso terrestre[178]. - -Le descrizioni del Paradiso terrestre si possono dire innumerevoli, e -vanno moltiplicando dai primi tempi del cristianesimo, attraverso il -medio evo, sino ai giorni nostri, e sono in verso e in prosa, e sono -in tutte le lingue. Compajono com'è naturale, nei Commentarii alla -Genesi, negli _Hexaemera_, nelle Bibbie versificate e istoriate, in -molti trattati teologici; compajono in trattati scientifici, varii di -natura e di forma; compajono in cronache, in Visioni, in leggende; -compajono in poemi d'ogni sorta[179]. I rabbini gareggiano in così -fatte descrizioni coi dottori e coi poeti cristiani, e di gran lunga -li vincono quanto a stranezza e audacia d'immaginazioni[180]; e tra' -cristiani v'è chi non si contenta delle descrizioni fatte da uomini, ma -altre ne pone in bocca a Dio stesso e agli stessi demonii[181]. - -Molte di quelle descrizioni sono documenti assai notabili del carattere -che venne assumendo nei primi secoli del cristianesimo e nel medio -evo il sentimento della natura[182]. La natura vi è idealizzata -conformemente a una immaginazione di bellezza e di giocondità -sovrammondana, che il Frezzi rese non infelicemente in tre versi: - - Rallegra tutto il cor quel paradiso: - Ivi ogni cosa intorno m'assembrava - Un'allegrezza di giocondo riso. - -Il Paradiso terrestre diventava un prototipo di bellezza, e suscitava -altre immaginazioni affini, e di esso si ricordavano quanti poeti -prendevano a descrivere luoghi di delizie e di felicità. Isole e -giardini d'incantevol bellezza abbondano nei poemi cavallereschi, -nei romanzi di avventura, e hanno col Paradiso terrestre anche -questa somiglianza, che rinchiudono un principio malvagio, una -causa di scadimento e di perversione, come i giardini di Alcina e di -Armida[183]. Il paese delle fate, o _pays de faërie_, o semplicemente -_Faërie_, spesso descritto nei romanzi francesi, ha col Paradiso -terrestre moltissima somiglianza, e così l'hanno il regno sotterraneo -di Venere nella leggenda tedesca, e quello della Sibilla nella leggenda -italiana[184]. - -E a somiglianza del Paradiso terrestre fu immaginato il Paradiso -celeste, come già prova la Gerusalemme celeste dell'Apocalisse, e -come si può vedere negli scritti di parecchi Padri. Tale somiglianza -è spiccatissima in un _Rhythmus de gloria et gaudiis Paradisi_, -falsamente attribuito a Sant'Agostino, ma certamente assai antico[185]. -San Pier Damiano pone nel Paradiso celeste prati fioriti, odori soavi, -musiche meravigliose[186]. Leggendo certa poesia latina pubblicata dal -Böhmer, non s'intende di qual Paradiso il poeta voglia parlare, fino -a che, a togliere il dubbio, non appajono il trono dell'Eterno, e i -cori dei santi e degli angeli che gli stanno d'intorno[187]. Talvolta -il Paradiso terrestre e il celeste sono fusi insieme e ne formano un -solo[188]. - -Tali, quali abbiamo vedute, erano le bellezze e le meraviglie di quello -che gl'Italiani chiamarono dolcemente il Paradiso deliziano[189]: -vediamo ora quali ne fossero, o ne fossero stati, gli abitatori. - - -NOTE: - -[55] XXVIII, 13-16. - -[56] Dell'Olimpo dice CLAUDIANO: - - Altus Olympo - Vertex, qui spatio ventos hiemesque relinquit. - -E LUCANO del Parnaso: - - Hoc solum fluctu terras mergente cacumen - Eminuit, Pontoque fecit discrimen et astris. - -PLATONE, nel _Fedone_, parla di un luogo amenissimo posto sopra quella -regione dell'aria ove si formano le meteore. Intorno al monte Kâf -degli Arabi, vedi D'HERBELOT, _Bibliothèque orientale_, s. vv. _Caf_ e -_Schirin_, e J. LASSEN RASMUSSEN, _De monte Caf_, Hauniae, 1811. - -[57] Secondo una leggenda dei Bogomili la vite fu portata fuori del -Paradiso terrestre dalle acque del Diluvio. WESSELOFSKY, _Altslavische -Kreuz- und Rebensagen, Russische Revue_, vol. XIII, p. 134. - -[58] Ediz. cit., col. 362. - -[59] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_, Parigi, -1862, p. 25. - -[60] ALBERTO MAGNO, _Summa theologiae_, parte II, tract. 13, qu. 79: -cf. FABRICIO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, edizione di Amburgo, -1719-43, parte II, p. 645. - -[61] Vedi REISCH, _Margarita philosophica_, ediz. di Basilea, 1535, p. -608; TOSTATO, _Commentaria in Genesim_, cap. I, qu. 9; cap. XIII, qq. -100-6; HOPKINSON, _Fasciculus secundus opusculorum quae ad historiam et -philologiam sacram spectant; Sinopsis Paradisi_, Rotterdam, 1693, pp. -11-12. - -[62] _Op. cit._, parte I, cap. 9. - -[63] _De fide orthodoxa_, l. II, cap. 11. - -[64] Visione del monaco Alberico, nella edizione della _Divina -Commedia_ fatta in Padova, l'anno 1822, vol. V, p. 319. - -[65] BARTOLOCCI, _Bibliotheca magna rabbinica_, Roma, 1675-94, parte -II, p. 161, col. 2: EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg, -1711, vol. I, p. 871. - -[66] TERTULLIANO, _De anima_, cap. 55; LATTANZIO, _De origine erroris_, -cap. 12; SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, _Homilia de divite_. - -[67] ISIDORO DI SIVIGLIA, _Etymol._, l. XIV, c. 3; RABANO MAURO, _De -Universo_, l. XII, cap. 3; ONORIO AUGUSTODUNENSE, _De imagine mundi_, -l. I, cap. 8; GIACOMO DI VITRY, _Historia hierosolimitana abbreviata_, -l. I, cap. 85, ap. BONGARS, _Gesta dei per Francos_, t. I, p. 1100; -RODOLFO D'EMS, ap. DOBERENTZ, _Die Erd- und Völkerkunde in der -Weltchronik des Rudolf von Hohen-Ems_, nella _Zeitschrift für deutsche -Philologie_, vol. XIII, p. 172. Ciò che Isidoro dice del Paradiso -è anche ripetuto, quasi con le stesse parole, in un trattatello -cosmografico latino, di non molto a lui posteriore. Quivi, parlandosi -dell'Asia, si dice: - - Habet primum paradysi hortorum delicias, - Omne genere pomorum circumseptus graminat. - Habet etiamque vitae lignum inter midium. - - Non est aestas neque frigus sincera temperies. - Fons manat inde perennis fluitque in rivolis; - Post peccatum interclusus est primevi hominis. - - Circumseptus est undique rompheaque ignea, - Ita pene usque celum iungitque incendia; - Angelorum est vallatus cherubyn praesidia. - -PERTZ, _Ueber eine fränkische Cosmographie des VII. Jahrhunderts, -Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss. zu Berlin_, 1845, p. 264. Il muro di -fiamme è ricordato anche nel _Libro di Sidrach_ (testo italiano, -Bologna, 1868, p. 48). - -[68] Nella mappa di Giovanni Leardo, del 1448, il Paradiso è figurato -come una piazza di città, con una colonna nel mezzo; in quella di Fra -Mauro esso è figurato a parte come un giardino circolare, cinto da un -muro merlato, con quattro torri. - -[69] Cap. 21. - -[70] _Auctores classici e vaticanis codicibus editi_, Roma, 1828-38, t. -III pp. 389-91. - -[71] Intorno al Prete Gianni, o Pretejanni, o Presto Giovanni, vedi -OPPERT, _Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte_, Berlino, -1864; BRUNET, _La légende du Prêtre Jean_, Bordeaux, 1877 (estratto -dagli _Actes de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et Arts de -Bordeaux_); ZARNCKE, _Op. cit._ Vedi pure GHINZONI, _Un'ambasciata del -Prete Gianni a Roma nel 1481, Archivio storico lombardo_, vol. XVI. In -sul cominciare del secolo XVI, o poco prima, Giuliano Dati, fiorentino, -compose un poemetto in ottava rima intitolato _La magnificenza del -Prete Janni_ (pubblicato nel _Propugnatore_, t. IX, parte I, p. 141 -sgg.). Da un passo della nov. 9ª, giorn. IX, del _Decamerone_, e da -luoghi di altre scritture si vede che il Prete Gianni e le meraviglie -del suo paese erano in Italia passati in proverbio nel Trecento. - -[72] ARIOSTO, _Orlando Furioso_, c. XXXIII, st. 105. - -[73] _Op. e l. cit._ - -[74] _Op. cit._, p. 55. - -[75] Cf. più particolarmente _Die beiden Sindbad, oder Reiseabenteuer -Sindbad des Seefahrers. Aus dem Arabischen uebersetzt und mit -erklärenden Anmerkungen nebst sprachlichen Beilagen von_ J. G. H. -REINSCH, Breslavia, 1836. ISIDORO DI SIVIGLIA (_Etymol._, l. XIX, c. -3), e RABANO MAURO (_De Univ._, l. XII, c. 4) parlano degli smisurati -serpenti e dei grifoni che impedivano l'accesso ai Monti Aurei, in -India. - -[76] _Orl. Fur._, c. XXXIII, st. 127. - -[77] Vedi il passo riportato dal COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, -Livorno, 1872, p. 202. - -[78] Solino dice a Fazio degli Uberti, parlando del Paradiso, nel l. I, -cap. 11 del _Dittamondo_: - - E questo è un monte ignoto a tutta gente, - Alto che giunge sino al primo cielo, - Onde il puro aere il suo bel grembo sente. - Quivi non è giammai freddo nè gelo. - Quivi non per fortuna onor si spera, - Quivi non pioggia, o di nuvola è velo. - Quivi è l'arbor di vita, e primavera - Sempre con gigli, con rose e con fiori, - Adorno e pien d'una e d'altra riviera. - -[79] STAZIO, _Sylvae_, III. - -[80] L'isola di Avalon, che diventò un paese meraviglioso e mitico, -è veramente un'isola, posta nel letto di un fiume, nella contea di -Somerset. Fu creduta prima sede del cristianesimo in Inghilterra, -introdottovi, secondo la leggenda, dai discepoli dell'apostolo Filippo, -o da Giuseppe d'Arimatea. Intorno all'isola, trasformata dalla poetica -fantasia in un paradiso, vedi USSERIUS, _Britannicarum ecclesiarum -antiquitates_, ediz. 2ª, Londra, 1687, pp. 7-17, 61, e SAN-MARTE, -_Gottfried's von Monmouth Historia regum Britanniae_, Halle, 1854, -p. 417 sgg., dove sono riferite le descrizioni dello Pseudo-Gilda e -dell'autore della _Vita Merlini_. Vedi pure le descrizioni che si hanno -nel poema _La bataille Loquifer_, e in una delle rame dell'_Ogier_ (Cf. -_Histoire littéraire de la France_, t. XXII, p. 536). Un poeta inglese -moderno fa che il re Artù descriva egli stesso l'isola incantata, - - Where falls not hail, nor rain, nor any snow, - Nor sea-wind blows loudly; but it lies, - Deap-meadowed, happy, fair, with orchard lawns, - And breezy hollows crowned with summer sea. - -[81] _De oraculorum defectu_, 18; _De facie in orbe lunae_, 26 sgg. - -[82] Tutto ciò si rileva da un breve estratto di ELIANO, _Variarum -historiarum_ III, 18. - -[83] _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 4, ap. _Camden_, _Anglica -Hibernica_, etc., Francoforte, 1602-3, p. 716. Di tali isole fanno -ricordo parecchi, tra gli altri MATTEO QUAD, nell'_Enchiridium -cosmographicum_, 2ª ediz., Colonia, 1604, parte I, cap. 3, _De -Hibernia_. Nella _Nouvelle fabrique des excellens traits de vérité_, di -FILIPPO D'ALCRIPE, Parigi, 1853 (_Du naturel d'aucun pays_), p. 86, in -luogo dell'Ibernia si ha, per errore, l'Iberia. - -[84] Edizione di Parigi, 1532, l. VI, cap. 66. - -[85] GERVASIO DI TILBURY, _Otia imperialia_, dec. I, cap. 14, negli -estratti datine dal Liebrecht, Hannover, 1856, p. 4. Vedi per altri -riscontri ivi stesso, p. 62-3. - -[86] RANULFO HIGDEN, _Op. cit._, l. 1, cap. 35. - -[87] _Parad._, I, 57. - -[88] Vedi SPIEGEL, _Erânische Altherthumskunde_, Lipsia, 1871, vol. -I, p. 464; WINDISCHMANN, _Zoroastrische Studien_, Berlino, 1863, pp. -165-77; LENORMANT, _Les origines de l'histoire, d'après la Bible et -les traditions des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I. pp. -76, 81-2, 90-1, 93-4. La tradizione iranica talora reca un albero -solo, uscente dal mezzo della fontana Ardvî-sûra, nell'Airyâna-vaêgiah, -talora due. L'albero della vita e l'albero della scienza si confondono -nell'albero del Budda. (Cf. DE GUBERNATIS, _La mythologie des plantes_, -Parigi, 1878-82, vol. I, pp. 79 sgg.). Le poma d'oro dell'Orto delle -Esperidi sono di una specie con quelle del mito settentrionale d'Iduna. -(Cf. PRELLER, _Griechische Mytologie_, 2ª ediz. Berlino, 1860-1, -vol. I, p. 438; RASZMANN, _Die deutsche Heldensage und ihre Heimat_, -Annover, 1857-8, vol. I, p. 55). Un albero di vita compare con molta -frequenza nelle tradizioni popolari dei Tartari della Siberia. - -[89] Vedi LE ROUX DE LINCY, _Le livre des légendes_, Parigi, 1836, pp. -24-28. Tale leggenda e narrata nella Vita versificata della Vergine -composta da Ermanno di Valenciennes (_Histoire littéraire de la -France_, t. XVIII, pp. 834-7). Ricordiamoci, a questo proposito, dei -miti paralleli di Dioniso, del dio Soma e di Aurva. Secondo FEDERIGO -FREZZI, _Quadriregio_, l. IV, cap. 1, l'albero della vita avea le -radici in cielo, girava due miglia e risonava di dolcissimo canto. Non -so se di esso si discorra nel libro di un GIOVANNI BRACESCO, intitolato -_Il legno della vita, nel quale si dichiara qual fosse la medicina per -la quale i primi padri vivevano novecento anni_, Roma, 1542. Vedesi -registrato nella _Biblioteca_ dell'HAYM, a p. 369 della edizione di -Milano, 1771-3. - -[90] Vedi, per esempio, PERRETI, _Catacombes de Rome_, Parigi, 1851, t. -II, tav. 22. - -[91] _Le Talmud de Jérusalem traduit par_ M. Schwab, Parigi, 1878-90, -vol. I, tratt. _Berakhot_, cap. VI, 2, p. 391; _Le Talmud de Babylone -traduit... par l'abbé_ L. Chiarini, Lipsia, 1831, vol. II, pp. 180-1. - -[92] _Das Duch Enoch_, pubbl. da A. Dillmann, Lipsia 1853, cap. 31. - -[93] GREGORIO ABU'L-FARAGI ricorda le varie opinioni secondo cui -l'albero della scienza sarebbe stato il fico, la vite, o il frumento, -_Historia compendiosa dynastiarum_, Oxford, 1603, vol. I, p. 4. - -[94] _Evagatorium_, ed. del _Literarisches Verein_, Stoccarda, 1843-5, -voi. III, pp. 5-6. - -[95] LAURENT, _Peregrinatores medii aevi quatuor_, Lipsia, 1864; pp. -87-8. Vedi la _peregrinatio_ di Thietmar ivi stesso, cap. XXIX, 4, e la -nota dell'editore sull'argomento. Giacomo di Vitry distingue l'_arbor -paradisi_, che dalla descrizione da lui fattane si vede essere il musa, -da un altro albero, il quale produce frutti con impresso il segno di un -morso, e sono perciò detti _poma Adam. Op. cit._ p. 1099. - -[96] _Op. cit._, p. 98. - -[97] ARIOSTO, _Orl. fur._, c. XXXIV, st. 60. Non so se la grande -riputazione dei pomi del Paradiso abbia contribuito a divulgare la -credenza che nell'estremo Oriente fossero uomini i quali non d'altro si -nutrivano che dell'odore di un pomo. L'autore del _Mare amoroso_, sia -desso o non sia Brunetto Latini, ne fa ricordo: - - E si vorrìa di quel pomo avere, - Che dona vita pur col suo olore - Ad una gente via di là dal mare, - Che non mangian nè beono altra vivanda. - -(Vv. 223-6, in _Propugnatore_, vol. I). E ne fan ricordo il Mandeville -e altri. Gli antichi conobbero gli astomi, i quali, non avendo bocca, -si pascevano dell'odore di radici, di fiori e di frutti selvatici -(V. BERGER DE XIVREY, _Traditions tératologiques_, Parigi, 1836, pp. -98-9, 472). In alcune storie di Alessandro Magno son uomini che vivono -dell'odor delle spezie. Gli abitanti della luna, di cui narra LUCIANO -nella _Vera Historia_, I, 23, si nutrivano del fumo di rane arrostite, -e Olimpiodoro scrisse, sulla fede di Aristotile, esserci stato un uomo -che si nutriva ponendosi al sole. Non voglio lasciar questo tema senza -ricordare un altro pomo mirabile dell'Oriente, il così detto pomo di -Sodoma, il quale, assai vago di fuori, era, dentro, pieno di cenere. -Ne parla già GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. V, cap. 5, e -molti poi ne riparlano nel medio evo, tra i quali SAN PIER DAMIANO -nella epist. XVII _ad Desiderium abbatem_. Il COPPÉE, nella _Mauvaise -soirée_, ricorda - - . . . . . ces beaux fruits des bords de la Mer Morte, - Qui, lorsqu'un voyageur à sa bouche les porte, - Sont pleins de cendre noire et n'ont qu'un goût amer. - -[98] Versione ed edizione citate, p. 47. - -[99] Codice riccardiano citato, f. 48 v., col. 2ª. - -[100] _Purg._, XXXII, 37-9. - -[101] _Quadriregio_, l. IV, c. 1. La pianta dispogliata si vede anche -in qualche mappa, nel luogo ove devrebb'essere il Paradiso. - -[102] Quattro alberi sacri poneva sul Meru la tradizione indiana. - -[103] XXXI, 8, 9. - -[104] Delle piante e dei frutti del Paradiso si parla diffusamente -in un opuscolo attribuito a Michele Psello. Una lunga enumerazione di -piante si ha in una parafrasi poetica tedesca della Genesi, contenuta -in un manoscritto che probabilmente appartiene alla seconda metà del -secolo XII, e pubblicata da E. HOFFMANN, _Fundgruben für Geschichte -deutscher Sprache un Litteratur_, Breslavia, 1830-7, vol. II, pp. -10-84. Cf. ZINGERLE, _Der Paradiesgarten der altdeutschen Genesis_, in -_Sitzungsb. d. phil.-hist. Cl. d. h. Akad. d. Wissensch._, vol. CXII, -Vienna, 1866. BRUNETTO LATINI dice nel _Tresor_ (ediz. Chabaille, -Parigi, 1863, l. 1, parte IV, cap. 123): «En Inde est Paradis -terrestre, où il a de toutes manieres de fust d'arbres et de pomes et -de fruiz qui soient en terre...». PIETRO DA BERSEGAPÈ, nel suo poema -biblico (ap. BIONDELLI, _Poesie lombarde inedite del secolo XIII_, -Milano, 1856, p. 41): - - El g'è d'ugni fructo d'arboxello - Dolce e delectevole e bello. - -[105] _Hexaemeran_, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 189, col. 1535. - -[106] _Histoire de Saint Loys, Collection complète des mémoires -relatifs à l'histoire de France_, t. II, 1819, pp. 229-30. Il passo è -curioso, e merita di esser riferito: «Ici convient parler du fleuve, -qui passe par le païs d'Egipte, et vient de Paradis terrestre... Quant -celui fleuve entre en Egipte, il y a gens tous expers et accoustumez, -comme vous diriez les pescheurs des rivieres de ce pays-ci, qui au -soir gettent leurs reyz au fleuve, et és rivieres: et au matin souvent -y trouvent et prannent les espiceries qu'on vent en ces parties par -deça bien chierement, et au pois: comme cannelle, gingembre, rubarbe, -girofle, lignum aloes, et plusieurs bonnes chouses. Et dit-on ou païs, -que ces choses-là viennent de Paridis terrestre, et que le vent les -abat des bonnes arbres, qui sont en paradis terrestre; ainsi comme -le vent abat és forestz de ce païs le bois sec; et ce qui chiet en -ce fleuve l'eauë amene et les marchands le recuillent, qui le nous -vendent au pois». Che il Paradiso contenga ogni maniera di spezie è pur -detto in un vecchio poema tedesco, _Diu Buochir Mosis_, vv. 492-509, -ap. MASSMANN, _Deutsche Gedichte des zwölfen Jahrhunderts und der -nächstverwandten Zeit_, Quedlimburgo e Lipsia, 1837, p. 241. - -[107] _Quaestiones ad Antiochum_, qu. 47. - -[108] _Alexandreis_, l. II. - -[109] _De judicio Domini_, cap. 8. - -[110] Della origine paradisiaca di alcune piante medicinali è pur cenno -in tradizioni popolari tuttora vive. - -[111] _Pantheon_, parte I. I versi con cui si descrive il Paradiso si -trovano pure nella _Memoria saeculorum_. - -[112] Nella canzone: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_. - -[113] _Elucidarium_, l. I, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 172, col. -1117. Così pure nella versione italiana che si conserva in parecchi -codici, p. es. in quello dell'Universitaria di Bologna segnato Aula II, -A, N. 157. Cf. _Il libro di Sidrach_, ediz. cit., p. 46. - -[114] Cap. 24. - -[115] Altrettanto fu detto di tutti i luoghi paradisiaci. V. alcuni -versi latini concernenti l'isola di Thyle, riferiti dal WRIGHT, _Op. -cit._, p. 94 in nota. Quest'isola, che parecchie carte pongono nel mare -d'India, corrisponde certamente alla Tylus di Tolomeo, e alle due Tylos -di Plinio. Cf. SANTAREM, _Essai_, voi. III, p. 239. Di un'isola Thilos -parla pure, citando Solino, DICUIL, _Liber de mensura orbis terrae_, -ediz. Parthey, Berlino, 1870, VII, 25. - -[116] ALRIC, _Le Paradis de Mahomet_, Parigi (1892) pp. 57-9, 63. -La materia di questo libro è tratta dal Corano e da racconti e detti -tradizionali (_hadis_) che hanno corso fra i maomettani. - -[117] _Proverbii_, X, 11: _Vena vitae, os justi_; XIII, 14: _Lex -sapientis fons vitae_; XIV, 27: _Timor Domini fons vitae_; XVI, 22: -_Fons vitae eruditio possidentis_. - -[118] XXII, 1-2. Ebbe a ricordarsene Giacomino da Verona, il quale -fa scorrere per mezzo alla sua Gerusalemme celeste un fiume pieno di -gemme, - - De le quale çascauna sì à tanta vertù, - K'elle fa tornar l'omo veclo en çoventù, - E l'omo, k'è mil agni êl monumento çasù, - A lo so tocamento vivo e sano leva su; - -e altre acque la cui miracolosa natura è tale che chi ne beve non -morrà, nè avrà più mai bisogno di bere. MUSSAFIA, _Monumenti antichi -di dialetti italiani, Sitzungsber. d. k. Akad. d. Wissensch., -philos.-hist. Cl._, vol. XLVI, Vienna, 1864, pp. 139-40. Giacomino -non si appaga di quanto, a tale proposito, è detto nell'Apocalissi, ma -aggiunge di suo. - -[119] L'ambrosia, ἄμβροτος, dei Greci, corrisponde all'amrita -degl'indiani. Secondo una delle versioni della leggenda di Achille, -Teti rese il figliuolo invulnerabile e immortale aspergendolo di -ambrosia e poi mettendolo al fuoco. Un liquore di egual virtù si ha -nella mitologia germanica. Vedi KUHN, _Die Herabkunft des Feuers und -des Göttertranks_, Berlino, 1859, p. 175. - -[120] I Gaeli immaginarono anche un paese di gioventù. Vedi BEAUVOIS, -_Op. cit._, pp. 308, 310-11. - -[121] WEBER, _Indische Streifen_, Berlino, 1868-79, vol. I, pp. 13-15. - -[122] Cf. SPIEGEL, _Die Alexandersage bei den Orientalen_, Lipsia, -1851, pp. 29, 47, 52. ETHÈ, _Alexanderszug zum Lebensquell im Lande der -Finsterniss_, negli Atti dell'Accademia di Monaco, 1871. - -[123] _Kinder- und Hausmärchen_, num. 97. - -[124] J. J. CRANE trasse dalla _Scala coeli_ di GIOVANNI GOBIO -(JUNIORE), il quale fiorì nella prima metà del secolo XIV, un -racconto latino che reca una parte soltanto della fiaba tedesca: _Two -mediaeval Folk-tales_, nella _Germania_, anno XXX (1885), pp. 203-4. -Cf. DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire -littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3. - -[125] Vedi, per esempio, RALSTON, _Russian Folk Tales_, Londra, 1873, -pp. 231, 235, 240; _Svenska Folk-Sagor och Aefventyr, samlade of_ -HYLTÉN-CAVALLIUS _och_ G. STEPHENS, num. 9. - -[126] Veggansi, per esempio, nelle _Mille e una notte_ le novelle del -principe Mahmud e di Alì Giobari. - -[127] Ma l'autore del _Kharîdat el-agiâib_ la pone in Occidente, in -un'isola del Mar Tenebroso, del qual mare si dirà più innanzi. - -[128] Traduzione e edizione citate, col. 301. - -[129] D'ANCONA, _I precursori di Dante_, Firenze, 1874, p. 34. - -[130] Notisi, per altro, che Dante pone nel Paradiso terrestre i due -ruscelli di Lete e di Eunoè, le cui acque procacciano in certo qual -modo la vita eterna, non del corpo, ma dell'anima. - -[131] Vv. 5537-45, ediz. del Guessard e del Grandmaison, Parigi, 1860. -Nella continuazione inedita del poema si parla di nuovo della fontana -di gioventù, ma per tutt'altra occasione, e di quella derivazione non -si fa più parola. - -[132] Ediz. del Michelant (_Bibliothek des literarischen Vereins_), -Stoccarda, 1846, p. 350. - -[133] Ediz. del Keller. (_Bibl. d. liter. Ver._), Stoccarda, 1858, vv. -10651 sgg. - -[134] Ediz. del Hahn, Quedlimburgo e Lipsia, 1842, st. 6053-4. - -[135] Atto I, sc. 1. - -[136] LECOY DE LA MARCHE, _Anecdotes historiques, légendes et apologues -tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon_, Parigi, 1877, p. 77. - -[137] _Op. cit._, p. 69. - -[138] _Notices et extraits des manuscrits_, t. V, p. 276; WRIGHT, -_Popular Treatises on Science written during the Middle Ages_, Londra, -1841, p. 110; LAUCHERT, _Geschichte des Physiologus_, Strasburgo, 1889, -pp. 9, 171. Vedi pure VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum naturale_, l. -XVI, cap. 36. - -[139] ZARNCKE, _Op. cit._, parte I, pp. 94-95. Ma in altra parte di -quella lettera si parla di una fonte che scaturisce appiè del monte -Olimpo, la quale, come la fonte descritta dal Mandeville, ha il sapore -di tutte le spezie, e lo muta a ciascun'ora del giorno e della notte, -e a chi ne beva tre volte a digiuno dà sanità e giovinezza per tutto -il tempo della vita. Quel luogo è poco lungi dal Paradiso. E vi è -ricordata una fonte la quale scaturisce nell'isola della manna, e -ridà la giovinezza a quegli abitanti, i quali vivono cinquecent'anni. -Del palazzo è poi detto che chi vi è, non patisce fame nè sete, e che -nessuno vi può morire il giorno in cui v'è entrato, e chi v'entra -affamato o infermo n'esce così sazio come se avesse mangiato di -cento vivande, e così sano come se mai non avesse avuto male. Per -qualche altro riscontro vedi: _Museum für altdeutsche Literatur und -Kunst_, vol. I (1809), pp. 259-62; le note di VALENTINO SCHMIDT alla -scelta delle novelle dello Straparola da lui pubblicata (_Die Märchen -des Straparola_), Berlino, 1817, pp. 276 sgg.; J. GRIMM, _Deutsche -Mythologie_, 3ª ediz., Berlino, 1875-8, vol. I, pp. 488-9, vol. III, p. -167; VERNALEKEN, _Das Vasser des Lebens_, nella _Germania_, vol. XXVII -(1882), p. 103; KÖHLER, _Tristan und Isolde und das Märchen von der -goldhaarigen Jungfrau und von den Wassern des Todes und des Lebens_, -ibid., vol. XII (1866). - -[140] Fontana di vita e fontana di giovinezza non sono propriamente, -in teorica, la medesima cosa: quella dà la immortalità e la giovinezza -insieme; questa dà la giovinezza per fin che dura la vita, ma non la -immortalità. Ciò nondimeno le due si confondono molto spesso nel mito. - -[141] NAVARRETE, _Op. cit._, vol. III, p. 50; DENIS, _Le monde -enchanté, cosmographie et histoire naturelle fantastiques du moyen -âge_, Parigi, 1843, pp. 148, 276; GRAESSE, _Der Tannhäuser und Ewige -Jude_, Dresda, 1861, pp. 77-111. La spedizione di Ponce diede argomento -a un poemetto non finito di Enrico Heine. - -[142] Conosco solo per il titolo i due libri seguenti: HUBERT DE -LESPINE, _Description des admirables et merveilleuses régions -loingtaines et estranges nations payennes de Tartarie, et de -la principauté de leur souverain Seigneur, avec le voyage et la -pérégrination de la Fontaine de Vie, autrement Jouvence_, s. l., 1558; -_Le nouveau Panurge, avec sa navigation en l'isle imaginaire, son -rajeunissement en icelle, et le voyage que fait son esperit en l'aultre -monde_, La Rochelle, s. a. - -[143] Nota di R. KÖHLER, _Die Lais der Marie de France_, Halle a. -S., 1885, pp. CIV-CVIII. In una leggenda tartara si parla di un pino -dalle foglie e dalla corteccia d'oro, il quale è tutto coperto di -un'erba verde che ha virtù di risuscitare: appiè dell'albero, nascosta -nella terra, è una tazza d'acqua di vita. SCHIEFNER, _Heldensagen der -minussinischen Tataren_, Pietroburgo, 1859, p. 62 sgg. - -[144] DUNLOP, _History of Prose Fiction_, nuova edizione (con le note -del Liebrecht), Londra, 1888, vol. I, p. 307. - -[145] _Otia imperialia_, ediz. cit., dec. I, cap. 14, p. 4. Ne discorre -anche il Mandeville. I pomi d'Iduna, della mitologia germanica, avevano -la stessa virtù. Secondo il già citato ricordo di Teopompo, nella -terra Merope scorrono due fiumi, detti, l'uno del dolore, l'altro del -piacere. Sulle rive di entrambi crescono certi alberi: chi gusta dei -frutti di quelli che sono lungo il primo, non fa più se non piangere -sino alla morte; chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il -secondo, ringiovanisce gradatamente, torna fanciullo, e, sempre più -rimpicciolendo, da ultimo si dilegua. Nell'isola Buru, una delle -Molucche, nasce sulle rive di un lago un fiore che, secondo l'opinione -degli abitanti, dà la giovinezza a chi lo tiene in mano. BICKMORE, -_Reisen im ostindischen Archipel in den Jahren 1865 und 1866_. p. 223, -citato dal ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia, -1876, p. 207, n. 1. - -[146] Nel _Parzival_ di VOLFRAMO D'ESCHENBACH; cf. BIRCH-HIRSCHFELD, -_Die Sage vom Gral_, Lipsia, 1877, p. 247. - -[147] _Le Chevalier au Cygne et Godefroid de Bouillon_, pubblicati dal -De Reiffenberg, vol. I, Bruxelles, 1846, Introduz., p. CXXIX. Non la -si finirebbe più se si volessero ricordare tutte le immaginazioni che -con quelle già ricordate hanno affinità più o meno stretta. Tundalo -giunge in un luogo luminoso e fiorito dove scorre una fontana: chi -beve una volta delle sue acque non ha mai più sete. GERVASIO DI TILBURY -racconta di un'acqua che ristora in mirabile modo le forze (_Op. cit._, -dec. III, cap. 38, p. 23); e GALFREDO DI MONMOUTH parla di una fonte -le cui acque guariscono dalla pazzia e dal furore e ristorano le virtù -dell'anima, (_Vita Merlini_, vv. 1136 sgg., ap. SAN MARTE, _Die Sagen -von Merlin_, Halle, 1853, pp. 305-6). - -[148] MARIO VITTORE dice il fonte più copioso d'acque che non sia -l'oceano, _ditior oceano_. ROBERTO PULLO (sec. XII) paragona il _fonte -immenso_ al Nilo (SENTENTIARUM, l. II; cap. 17, ap. MIGNE, _Patrol. -lat._, t. 186, col. 746), e _redundans enormiter_ è descritto il fonte -dal già citato Arnaldo di Bonneval. - -[149] DE WETTE, _Lehrbuch der hebräisch-jüdischen Archäologie_, IV -ediz. Lipsia, 1864, p. 111. - -[150] SAN BASILIO e SANT'AMBROGIO nei loro _Hexaemera_; il MANDEVILLE -ecc. - -[151] GIOVANNI DE' MARIGNOLLI, _Op. cit._, pp. 93-4: «Fons autem -ille derivatur de monte, et cadit in lacum, qui dicitur a Philosophis -Euphirattes (_Euphrates?_), et intrat sub alia aqua spissa, et post -egreditur ex alia parte et dividitur in quatuor flumina....» - -[152] Rimando per tutto ciò ai libri indicati in fine della -Introduzione. Anche alle falde del Kuen-lun cinese scorrono quattro -fiumi. - -[153] Abbiam veduto quale uso ne facesse Cosma, e, dopo di lui Mosè -Bar-Cefa. Lo stesso uso seguitarono a farne Onorio d'Autun e molti -altri. - -[154] _Antiquit. jud._, I, 1, 3. - -[155] Ricorderò solo, per ragione di curiosità, che un capitolo (il -XXVII) della _Historia del Cavaliero Cifar_, composta nel secolo XVI, -è consacrato ai fiumi del Paradiso, e che tra questi è il Nilo (Ediz. -del Michelant, _Bibl. des liter. Ver._, Stoccarda, 1872, pp. 304-5). -Ora, circa il tempo in cui quel romanzo fu scritto, LIVIO SANUTO -sapeva benissimo che il Nilo proviene da grandi laghi equatoriali -(_Geografia_, Venezia, 1588, f. 111 v.). I dotti che, nel presente -secolo, cercarono d'indovinare che fiumi fossero, secondo la mente di -chi mise insieme il racconto biblico, il Fison e il Gihon, non poterono -accordarsi. L'Ewald pensa che il Fison sia il Gange; il Bertheau, il -Delitzsch, lo Knobel, il Lassen, il Renan, vogliono sia l'Indo. Quanto -al Gihon, lo Knobel e il Lassen credono sia l'Osso, mentre il Bertheau, -il Gesenius, il Delitzsch riconoscono in esso il Nilo. - -[156] Nella già citata mappa di Torino il Giordano scaturisce dalle -radici dell'albero della scienza. - -[157] Severiano, vescovo di Gabala nel III secolo, fa del Fison il -Danubio (_De creatione mundi_, orat. V), e lo stesso fa LEONE DIACONO -nel X (_Historia_, ediz. Hase, Parigi, 1819, p. 80). - -[158] BRUNETTO LATINI s'attiene a' quattro fiumi tradizionali, senza -cercar altro, ma è comica la disinvoltura con cui ne discorre nel -_Tesoretto_ (_Raccolta di rime antiche toscane_, Palermo, 1817, vol. I, -pp. 37-8): - - I' vidi apertamente, - Come fosse presente, - Li fiumi principali, - Che son quattro; li quali, - Secondo lo mio avviso, - Muovon dal Paradiso: - Ciò son Tigris, Fison, - Eufrates e Geon. - L'un se ne passa a destra, - L'altro ver la sinestra: - Lo terzo corre 'n quae, - Lo quarto va in lae: - Sì, ch'Eufrates passa - Ver Babilone cassa - In Messopotamia; - . . . . . . . . . . - -[159] Nella Terra Promessa scorrono fiumi di latte e di miele (_Esodo_, -III, 8). Dione Crisostomo parla di una terra fortunata nella quale -scorrono fiumi di latte, d'olio, di miele, e anche una fontana -di verità. Di un fiume di miele, che si diceva scorrere in India, -fanno ricordo Ctesia e Onesicrito. Anche nel paese del Prete Gianni -scorrevano il latte e il miele. - -[160] [HAMMER-PURGSTALL], _Rosenöl_, Tubinga, 1813, vol. I, p. 324; -ALRIC, _Op. cit_., p. 54. - -[161] Vedi la nota 16 a questo capitolo. - -[162] _Tesoretto_, l. cit. - -[163] _Op. cit_., p. 56. - -[164] Di questo fiume si parla pure in un rifacimento tedesco della -epistola: - - Idoneus ist ein wazzer genannt, - Das vluzet durch ein heiden lant, - Daz tut manchem man gemach; - -e se ne fa ricordo nel _Titurel_, st. 6045. Vedi OPPERT, Op. cit., pp. -30-1. Un fiume che trascina gemme viene, secondo il Mandeville, dal -lago ch'è in cima al monte di Ceilan; ma di ciò più innanzi. Il PUCCI -fa scorrere quel fiume nel paese della Reina d'Oriente: - - Per lo reame suo correva un fiume - Ch'uscia del Paradiso Deliziano, - E pietre preziose per costume - Menava, e oro, e ariento sovrano. - -_Historia della Reina d'Oriente, Sc. di cur. letter_., disp. XLI, -Bologna, 1862, cantare I, st. 28. - -[165] Un fiume sotterraneo, che ha - - Di care pietre il margine dipinto, - -è descritto dal Tasso, _Gerusalemme Liberata_, c. XIV, st. 39. - -[166] _Ly myreur des histors_, Bruxelles, 1869 sgg., vol. III, p. 65. - -[167] Nella epistola del Prete Gianni all'imperatore Emanuele così se -ne parla: «Inter cetera, quae mirabiliter in terra nostra contingunt, -est harenosum mare sine aqua. Harena enim movetur et tumescit in undas -ad similitudinem omnis maris et nunquam est tranquillum. Hoc mare -neque navigio neque alio modo transiri potest, et ideo cuiusmodi terra -ultra sit sciri non potest. Et quamvis omnino careat aqua, inveniuntur -tamen iuxta ripam a nostra parte diversa genera piscium ad comedendum -gratissima et sapidissima, alibi nunquam visa. Tribus dietis longe ab -hoc mari sunt montes quidam, ex quibus descendit fluvius lapidum eodem -modo sine aqua, et fluit per terram nostram usque ad mare harenosum. -Tribus diebus in septimana fluit et labuntur parvi et magni lapides -et trahunt secum ligna usque ad mare harenosum, et postquam mare -intraverat fluvius, lapides et ligna evanescunt nec ultra apparent. -Nec quamdiu fluit, aliquis eum transire potest. Aliis quatuor diebus -patet transitus». Ap. ZARNCKE, _Op. cit_., parte I, p. 88. Giovanni di -Hese afferma d'aver navigato con grande pericolo tra il mare coagulato -e il mare arenoso (_ibid_., parte II, p. 164). Anche il Mandeville fa -menzione del fiume e del mare. - -[168] XXVIII, 13-16. - -[169] Il muro è così descritto in un racconto poetico latino del -viaggio di San Brandano, racconto contenuto in un codice del Museo -Britannico (Cotton. Vespas., D, IX, f. 9r., col. 2ª): - - Densa de caligine tunc prodiret prora, - Fulgidis in finibus finit vie mora; - Murus hic apparuit petens celsiora, - Cui si nivem compares vix est indecora. - Basis mons vicarius sustinens archana, - Totus est marmoreus, aurum sunt montana; - Muri tota matheria lenis atque plana; - De qua sit matheria nescit mens humana. - Procul in campestribus maris cedit unda, - Muri circumstantia sit ut tota munda; - Alas pulsat nubium muri dos iocunda, - Gemmis instar siderum placide fecunda. - -Si descrivono poi le gemme che adornano il muro e se ne dicono le -virtù. Il palazzo descritto dall'Ariosto, XXXIV, 52-3. gira più di -trenta miglia, e ha tutto d'una gemma il - - muro schietto, - Più che carbonchio lucida e vermiglia. - -[170] Di questa caverna si parla nell'apocrifo intitolato _Penitenza_ -o _Testamento d'Adamo_; in una cronaca siriaca di cui dà l'analisi -l'ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_, t. II, p. 498; t. III, parte -I, p. 281; _Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum -catalogus_, t. III, pp. 329-31; nelle Storie di Eutichio, altrove. - -[171] Vedi, a questo proposito, oltre ai molti libri, assai noti, ov'è -trattato delle gemme, una poesia intitolata De patria sanctorum, ap. -MONE, _Lateinische Hymnen des Mittelalters_, Friburgo, 1853-4, vol. -III, p. 28. - -[172] _Dialogorum_ l. IV, cap. 36. - -[173] A. JUNKER, VON LANGEGG, _El Dorado, Geschichte der -Entdeckungsreisen nach dem Goldlande El Dorado im XVI. und XVII. -Jahrhundert_, Lipsia, 1888. - -[174] Vedi le descrizioni dei primi poeti cristiani raccolte -nell'Appendice I, che segue a queste note. - -[175] Giustino Martire va più in là, e afferma nell'_Admonitorius -gentium_, che in descrivere gli orti d'Alcinoo, Omero imitò la -descrizione che Mosè porge del Paradiso terrestre, e traduce, in prova, -i versi dell'Odissea dove quegli orti sono descritti. - -[176] L'autore era assai probabilmente pagano, ma conosceva forse alcun -che delle opinioni dei cristiani intorno al Paradiso terrestre, e se -ne giovò nella sua descrizione. Alcuno stimò di dovere attribuire il -poemetto a Claudiano, il quale, nell'idillio intitolato _Phoenix_, -parla ancor egli di un bosco meraviglioso, ponendolo di là dagl'Indi e -dalla plaga d'Euro, in mezzo all'Oceano. Può darsi ch'esso sia opera di -Placido Lattanzio, il mitografo. - -[177] Vedi EBERT, _Geschichte der christlich-lateinischen Literatur_, -Lipsia, 1874-87, vol. I, p. 852. - -[178] Nel carme II del Panegirico ad Antemio. - -[179] Non intendo punto di ricordarle tutte, che sarebbe opera non -più finita: mi basterà dare alcune avvertenze e indicare alcune delle -scritture più importanti che ne contengono, oltre alle parecchie le -quali sono già state, o saranno citate in seguito. COMMENTARII AL -GENESI. Pressochè tutti, e sono in numero strabocchevole, contengono -descrizioni del Paradiso più o meno particolareggiate. Uno speciale -ricordo merita quella, assai poetica e viva, che ne porge _San Basilio -Magno_ nella _Homilia de Paradiso_. Hexaemera. Di Sant'Eustazio -Antiocheno, di Prudenzio, di Giorgio Piside, d'Ildeberto di Lavardin, -di Abelardo, di Arnaldo di Bonneval, di Stefano Langton, di Andrea -Sunösen, o Lundense, di Francesco Cattani da Diacceto. — BIBBIE -VERSIFICATE E ISTORIATE. Tutte contengono descrizioni del Paradiso, -meno quella che Alessandro de Villa Dei, nel secolo XIII, ristrinse -in 212 versi. Furono molto numerose, e non v'è letteratura che ne -vada priva. Di parecchie parlano il LEYSER, _Historia poetarum et -poematum medii aevi_, Halae Magdeb., 1721, e il CAVE, _Scriptorum -ecclesiasticorum historia literaria a Christo nato usque ad saeculum -XIV_, ediz. di Basilea, 1741-5. Per i poemi biblici volgari, e per -le narrazioni bibliche in prosa, sono da vedere le storie letterarie -particolari. Per quelli tedeschi e francesi, vedi più specialmente -MERZDORF, _Die deutsche Historienbibeln_ (_Biblioth. d. litter. Ver._), -Stoccarda, 1871, e BONNARD, _Les traductions de la Bible en vers -français au moyen âge_, Parigi, 1884. — TRATTATI SCIENTIFICI IN PROSA -E IN VERSO. _De mundi universitate_, di BERNARDO SILVESTRO; _L'image du -monde_; _Der Leken Spieghel_; _De proprietatibus rerum_, di BARTOLOMEO -GLANVILLE, e tutti, in generale, i trattati geografici e cosmografici. -— CRONACHE. Moltissime di quelle che cominciano con la creazione del -mondo contengono descrizioni del Paradiso terrestre: così il _Pantheon_ -e la _Memoria saeculorum_ di GOTOFREDO DA VITERBO; il _Compendium -chronicum_ di COSTANTINO MANASSE; la _Weltchronik_ di RODOLFO D'EMS; -lo _Spiegel historiael_ di GIACOMO DI MAERLANT; il _Polychronicon_ -di RANULFO HIGDEN; l'_Eulogium_; la già citata compilazione storica -francese. — VISIONI E LEGGENDE. Visioni di Drihthelm, di Tundalo, di -Owen, del monaco di Evesham, di Thurcill, di Alberico, ecc. Non sempre -s'intende, per altro, se le descrizioni che vi son contenute sieno del -Paradiso terrestre o del Paradiso celeste. Vedi più oltre le leggende -riferite nel cap. V. — POEMI VARII, DEL MEDIO EVO E MODERNI. _De -paradiso_, di TEODULFO; poemetto anglosassone sulla Fenice, composto da -CINEVULFO ad imitazione di quello attribuito a Lattanzio; _Titurel_, -di ALBRECHT; _De laudibus divinae sapientiae_, di ALESSANDRO NECKAM; -_Divina Commedia_; _Dittamondo_; _Quadriregio_; _De excellentium -virorum principibus_, di ANTONIO CORNAZZANO; _Discordia triumphata_, -di LORENZO ADRIANO; _The description of Paradyce_, di DAVIDE LINDSAY; -_Orlando Furioso_; _Guerrin Meschino_, di TULLIA D'ARAGONA; _Sette -giornate del mondo creato_, di TORQUATO TASSO; _L'Adamo_, di GIOVANNI -SORANZO; _L'Adamo_ di GIORGIO ANGELINI; _La creazione del mondo_ di -GASPARO MURTOLA; _La semaine de la création du monde_, di GUGLIELMO -DU BARTAS; _Paradyse Lost_, del MILTON; _L'Essamerone_, di FELICE -PASSERO; _La creacion del mundo_, di ALONSO DE AZEVEDO; _Del paradiso -terrestre_, di BENEDETTO MENZINI; _L'Adamo, ovvero il mondo creato_, -di TOMMASO CAMPAILLA; _Le paradis perdu_, di MADAMA DU BOCCAGE (la -parte che contiene la descrizione del Paradiso fu recata in italiano -da Gaspare Gozzi); _Le divine opere_, di FELICE AMEDEO FRANCHI; _La -inocencia perdida_, di FELIX JOSÈ REINOSO. Non ho altra notizia di -certo poema spagnuolo del secolo XV, che tratta del Paradiso terrestre. -Nel _Purgatorio de San Patricio_, del CALDERON, uno dei personaggi -del dramma, dopo aver descritto i luoghi di punizione da lui visitati, -descrive pure il Paradiso. Una poesia greca sul Paradiso si trova in -LEGRAND, _Bibliothèque grecque vulgaire_, vol. I, pp. XI-XIV. - -[180] Citerò in prova la _Storia di Rabbi Giosuè figliuolo di Levi, -leggenda talmudica tradotta dall'ebraico da_ SALVATORE DE BENEDETTI -(_Annuario della Società italiana per gli studi orientali_, anno I, -1872, pp. 92 sgg.). Rabbi Giosuè fu portato dall'angelo della morte -nel Paradiso terrestre, il quale è dimora a varii ordini di giusti. -«Rabbi Giosuè andò cercando tutto il Paradiso deliciano, e quivi trovò -sette case, ed ogni casa ha dodici migliaia di miglia di lunghezza; e -di larghezza dodici migliaia di miglia; però che la misura dello spazio -di lor larghezza è pari alla lunghezza». Queste case sono, secondo la -dignità, di cristallo, d'argento, d'oro, ecc. La quarta «è edificata -bella così come lo primo Adamo». Meraviglie consimili occorrono anche -nel Paradiso di Maometto. In una specie di appendice, intitolata dal -traduttore _Ordine del Paradiso_, si descrivono l'altre meraviglie -del luogo beato. Sonvi due porte di rubino; baldacchini mirabili, -sotto cui riposano i giusti; mense di pietre preziose; quattro fiumi, -l'uno d'olio, l'altro di balsamo, il terzo di vino, il quarto di -miele. Vi abbondano piante di grandissimo pregio e virtù: nel mezzo è -l'albero della vita, il quale ha odori svariatissimi e cinquecentomila -sapori. Il tempo vi è spartito in tre veglie: nella prima i giusti -sono pargoli; nella seconda giovani: nella terza vecchi; e godono -successivamente dei piaceri proprii di ciascuna età. La storia di Rabbi -Giosuè è del IX o X secolo. - -[181] Nell'_Adam und Heva_, di GIACOMO RUFF (pubblicato da H. M. -Kottinger, Quedlimburgo e Lipsia, 1848), il Padre Eterno descrive egli -stesso il Paradiso che si accinge a formare. In un _Meistergesang_, che -nel cod. 2856 della Biblioteca imperiale di Vienna reca il titolo di -_Klingsor Astromey_, un diavolo, incantato da un astrologo, descrive -il Paradiso. Nel già citato prologo alla _Vengeance de Jésus-Christ_, -Nerone, trasformato in diavolo, disputando con Virgilio, ricorda -l'altissimo muro di carbonchi che chiudeva tutto intorno il Paradiso -terrestre. - -[182] Cf. BIESE, _Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und -in der Neuzeit_, Lipsia, 1888, pp. 61 sgg. Lo speciale argomento nostro -non è del resto svolto in questo libro così largamente come avrebbe -meritato. - -[183] Si possono confrontare anche con le descrizioni del Paradiso -terrestre, le descrizioni che di giardini incantevoli si hanno nel -_Roman de la Rose_, nelle _Selve d'amore_ di LORENZO DE' MEDICI, nelle -_Stanze_ del POLIZIANO, nei _Lusiadi_ del CAMOENS, là dove si narra -dell'isola di Teti, nell'_Adone_ del MARINO, e altrove. - -[184] E molta ne hanno certi altri luoghi paradisiaci, simbolici e -non simbolici, immaginati da romanzatori, da poeti e da moralisti, i -quali ebbero molte volte dinanzi alla mente, non solo il mito biblico, -ma ancora i miti classici. Un paradiso delle Virtù descrive ALANO DE -INSULIS nell'_Anticlaudianus_. In un poemetto che fu già attribuito -a Ildeberto di Lavardin, ma che pare sia opera di PIETRO RIGA, e -che in un codice della Vaticana fu malamente intitolato _Descriptio -paradisi_, si descrive un luogo pieno di meraviglie, che ricorda il -Paradiso (HAURÉAU, _Notice sur un manuscrit de la reine Christine, à la -Bibliothèque du Vatican, Notices et extraits des manuscrits_, t. XXIX, -parte II, pp. 245-7). Un paradiso d'amore si descrive nella raccolta -intitolata _Fabliaux ou Contes du XII e du XIII siècle, traduits ou -extraits d'après divers manuscrits du temps_, Parigi, 1779-81, vol. -II: una descrizione di una specie di paradiso d'amore, con qualche -reminiscenza dantesca, si trova nel _Paradiso degli Alberti_, già -citato, vol. II, pp. 341 sgg. MICHELE DRAYTON dipinse un paradiso -delle Muse nella _Description of Elysium_. VINCENZO MARENCO, in un -poemetto anacreontico intitolato _Il tempio della Gloria_, attribuisce -a un'isola, dove sorge esso tempio, tutte le bellezze del Paradiso -terrestre. Parecchie isole felici furono immaginate a somiglianza -del Paradiso; così una descritta dal Mandeville, l'isola Thyle, già -ricordata, e quella famosa Isola Perduta, di cui dovrò parlare più -oltre. - -[185] DANIEL, _Thesaurus hymnologicus_, Lipsia, 1855-6, vol. I, pp. -116-7; DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième -siècle_, Parigi, 1843, pp. 131-5. - -[186] _Institutio monialis_, cap. 15. - -[187] _Zwei lateinische Gedichte aus dem Mittelalter, Zeitschrift für -deutsches Alterthum_ del Haupt, vol. V, pp. 463 sgg. La prima di queste -poesie è una Visione. Un uomo devoto, attraversati mille pericoli, -giunge a un fiume igneo, accavalcato da un ponte, che i giusti passano, -ma dal quale i rei precipitano; il solito ponte delle Visioni. In -prossimità del fiume è il Paradiso. - - Erat autem murus ingens iuxta flumen positus - Et in summitate muri campus amenissimus. - Ipse murus velut eris protendebat speciem - Sine manu constitutus a summo artifice. - Sed et via per anfractus inerat deposita, - Per quam poterat ascendi ad camporum menia. - Ergo cum illuc transiret vir prefatus spiritu, - Vidit beatorum turbas tripartita gradibus. - Prima hora ultra flumen super muri verticem - Trahet iter in immensum spatiorum limitem. - Ibi loca spaciosa illustrata lumine - Et in ipsis gens beata fruens pacis requie. - Ibi silve quam condense diversarum arborum - Poma ferunt universe saporum suavium, - Alte valde ut excedant ceterarum species. - Umbra quarum fit iocunda caloris temperies. - Abest anguis, abest rana, abest mala bestia, - Totum pulchrum, totum tutum, totum plenum gloria. - -Il pellegrino vorrebbe penetrare in quel luogo di delizie, - - Sed cum multa perlustrasset ad radicem ducitur - Montis alti cuius rupis murus est argenteus. - Vidit scalam elevatam super montis verticem, - Per quam scandit et iustorum contemplatur speciem. - Ibi quoque spaciosam perspicit planitiem, - Spatiose visionis exhibens blandiciem. - Inter species herbarum prata viridantia, - Liliorum et rosarum redolet fragrancia. - Ibi multi dividuntur rivulorum impetus, - Qui de fonte vite fluunt in mille meatibus. - -Il pellegrino giunge a un palazzo tutto costruito _ex viridi iaspide_, -adorno di pietre preziose, coperto di un aureo tetto. Nel mezzo è il -trono dell'Eterno, e dal trono emana il fonte della vita. Intorno sono -i beati distinti in tre ordini e i cori degli angeli: il cielo risuona -de' loro cantici. Cf. VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_, -l. VIII, cap. 101, _De Judeo quem Beata Virgo tormentis et gaudiis -ostensis convertit_, e CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus miraculorum_, -dist. XI, cap. 12. - -[188] Così nella descrizione che si legge nel cap. 8 del _De judicio -Domini_ di TERTULLIANO; in una poesia inglese di cui dà notizia il -WRIGHT, _Op. cit._, pp. 86-7, e altrove. - -[189] Si trova anche _paradiso luziano_, suggerito senza dubbio quel -luziano dall'idea della luce. Nel poemetto _Della caducità della vita -umana_, v. 25, si legge: - - Fora del parais delicial. - -MUSSAFIA, _Op. cit._, p. 181. - - - - -CAPITOLO III. - -GLI ABITATORI DEL PARADISO TERRESTRE. - - -Il primo uomo, e il primo abitatore umano del Paradiso terrestre -fu, secondo la Genesi, Adamo. Il mito ampliato e variato de' tempi -posteriori s'attenne scrupolosamente, per questo rispetto, alla parola -biblica, e la invenzione dei preadamiti, che prima di Adamo avrebbero -dovuto popolare la terra, è una invenzione assai tarda, ignota ai -cristiani dei primi secoli, ignota a quelli dei tempi di mezzo[190]. -Eva fu la compagna di Adamo nel beato soggiorno. - -Il racconto biblico è assai sobrio di notizie intorno ai due primi -parenti; ma una tal sobrietà non poteva appagare la fantasia dei -credenti, memori dell'antico peccato e consci della infelicità ond'esso -era loro stato cagione. Il bisogno di conoscerne meglio gli autori, -le condizioni, le conseguenze, nacque spontaneo negli spiriti; e da -quel bisogno ebbe origine una moltitudine d'immaginazioni, le quali -ripeterono fantasticamente tutta la storia dei due protoplasti, dalla -creazione alla morte, e più oltre ancora, sino alle vicende della -più prossima loro discendenza. In grazia di quelle immaginazioni, il -succinto e arido racconto biblico si muta in un lungo romanzo pieno -di meraviglie e di stravaganze, le cui parti non sono tutte insieme -congiunte; anzi si può dire che formino come tanti romanzi separati, -aventi il soggetto medesimo, e informati, generalmente parlando, -dal medesimo spirito. Esse appartengono, quando in comune, quando -in particolare, alle tre grandi famiglie religiose che nei libri -dell'Antico Testamento cercano il verbo primo, se non anche l'ultimo, -delle loro credenze: ebrei, cristiani, maomettani. - -Prima di passare a vedere un buon numero di quelle immaginazioni, non -sarà fuor di luogo dare una rapida indicazione delle fonti da cui esse -derivano, o, per parlar più giusto, giacchè ben poco si conosce circa -le loro origini prime, delle scritture in cui ebbero a raccogliersi. -Le principali sono: 1º, Alcuni trattati del _Talmud_; 2º, la _Piccola -Genesi_, o _Libro dei Giubilei_, opera di autore ebraico, anteriore -a Gesù Cristo[191]; 3º, _Il Combattimento di Adamo ed Eva_, tradotto -dall'arabico in etiopico, e malamente attribuito a Sant'Epifanio, -vescovo di Cipro[192]; 4º, _La Caverna dei Tesori_, già ricordata; 5º, -_Il Testamento d'Adamo_, il quale è, assai probabilmente, tutt'uno -con l'_Apocalissi d'Adamo_ di cui fa parola Sant'Epifanio, e con la -_Penitenza d'Adamo_ registrata nel decreto di papa Gelasio[193]; 6º, Il -Libro d'Adamo dei Mandaiti[194]; 7º, una Vita greca[195]: 8º, una Vita -latina[196]; 9º, il Corano, e non poche storie, e non pochi trattati -geografici degli Arabi[197]. - -Le prime favole di cui noi dobbiamo ora prendere notizia sono quelle -concernenti la creazione di Adamo e di Eva. Anzi tutto è da ricordare -che i cabalisti conobbero un tipo celeste dell'Adamo terrestre, e lo -chiamarono col nome di Adam Kadmon, e che un Adamo celeste si mostra -pure nelle dottrine dei primi gnostici[198]. La Bibbia si contenta di -dire che il Signore plasmò il corpo di Adamo della polvere della terra; -ma tale linguaggio parve poi ai credenti troppo generico. Secondo -una finzione dei rabbini, la polvere con cui Dio plasmò quel corpo fu -raccolta da tutta la faccia della terra; secondo una finzione analoga -dei musulmani, la terra necessaria fu dai quattro angeli maggiori -recata dai quattro punti cardinali: solo il cuore ed il capo furon -fatti di terra tolta nei campi dove sorsero poi la Mecca e Medina, la -santa Kaaba e il sepolcro del profeta[199]. Ebrei e cristiani vollero -far notare, che Adamo era stato creato di terra vergine, di terra, -cioè, non ancora bagnata e polluta dalla pioggia e dal sudore e dal -sangue, nè seminata, nè arata[200]; e Sant'Agostino, per tal ragione, -poneva il nascimento del primo uomo a riscontro del nascimento di -Cristo, figliuol d'una vergine[201]. La terra non parve più materia -sufficiente a tant'opera, e si disse che Adamo fu formato di otto parti -diverse, e che la terra fu una delle otto, assegnando le altre, con -più varie enumerazioni, a elementi diversi, o sostanze, o corpi; per -esempio: mare, sole, nuvole, vento, pietre, spirito santo, chiarità -del mondo[202]. La credenza del resto che l'uomo fosse formato di -otto parti, si vede già ricordata da Plutarco, il quale l'attribuisce -agli stoici[203]. Stando a un'opinione assai diffusa, Adamo fu creato -nell'agro damasceno; ma parecchi affermarono ch'ei fu creato in Ebron, -presso Gerusalemme, e ciò per ragioni che vedremo tra poco[204]. - -I musulmani, i quali narrano più cose mirabili del modo con cui -l'anima immortale fu introdotta da Dio nel corpo appena plasmato, e -del diffondersi di quella per le varie membra e pei sensi, in guisa -che ciascuno ne ricevesse la vita, i musulmani asseriscono che il primo -uomo fu creato un venerdì, nell'ora in cui i credenti sogliono recitare -la terza preghiera, a egual distanza dal mezzodì e dal tramonto del -sole; e s'accordano così, quanto al giorno, con ebrei e con cristiani. -Dice Sant'Ireneo che Adamo fu creato un venerdì, e di venerdì peccò, -nel qual giorno poi ebbe a morire il Redentore per ricomprar quel -peccato[205]. Altri scrittori ecclesiastici notarono che come Adamo -fu creato il sesto giorno, così Cristo nacque nel sesto millenario. -Vedremo in seguito altri riscontri e collegamenti simili, immaginati -per coordinare sempre più fra loro i due fatti del peccato e della -redenzione, dei quali l'uno era causa e l'altro effetto; ma gioverà -notare sin da ora che nel racconto biblico quel benedetto giorno non -è molto sicuramente indicato, perchè mentre in una parte l'uomo appar -creato nel sesto, subito dopo i bruti, in un'altra appar creato prima -dei bruti e prima delle piante; altro segno della poca cura con cui -furono congiunte insieme le due tradizioni. Nel _Bundehesh_ si legge -che Ahura Mazda spese settantacinque giorni in formar l'uomo: non so -che nulla di simile siasi detto del creatore di Adamo. - -Ma non da tutti si credette che di una così vile e malvagia creatura -come subito ebbe a mostrarsi l'uomo potesse essere fattore Iddio. -Gli gnostici, che tanto travaglio diedero alla Chiesa primitiva, e -per oltre due secoli ne minacciarono le dottrine e l'esistenza; gli -gnostici, per cui la materia era la corporalità stessa del male, -affermarono che tutta la creazione, e però anche l'uomo, fosse fattura, -non già di Dio, ma del Demiurgo, il quale, nella loro concezione -dualistica, s'immedesima sempre più col principio del male, e contro -cui è tutta rivolta l'opera salutare di Cristo. Pei Marcioniti il -Demiurgo creatore è bensì il Dio degli Ebrei, ma è, in pari tempo, un -principio malvagio, contrapposto al Dio superiore, il quale è tutto -amore e bontà. Il Demiurgo creò l'uomo e gl'infuse il suo spirito. Fra -i Manichei il Demiurgo assume talvolta il nome di Satana. Nel _Libro -d'Adamo_ dei Mandaiti, libro tutto penetrato di dottrine gnostiche, si -dice che il corpo del primo parente fu creato da genii malefici. Nel -medio evo i Concorezensi, i Bogomili e i Catari pensarono che i primi -parenti fossero spiriti angelici rinchiusi in corpi plasmati da Satana, -e che fosse un'illusione e un inganno dello stesso Satana il Paradiso -terrestre[206]. - -Che Eva fosse stata creata con una costa d'Adamo fu generalmente -ammesso dalle varie famiglie di credenti che si attennero al racconto -biblico; e alcuni rabbini seppero dire perchè il Signore avesse -scelta quella parte del corpo anzichè un'altra, e provarono pure -che, togliendola ad Adamo, Dio non era stato un ladro. Ciò nondimeno -una opinione diversa ebbe pure a sorgere, che suggerita da un'altra -ambiguità di quel racconto medesimo, trovò numerosi seguaci fra i -rabbini, e qualcuno anche tra i cristiani; la opinione cioè che Adamo -fosse creato primamente androgino, o con due corpi di sesso diverso, -congiunti insieme e poi separati da Dio[207]. La celebre visionaria -Antonietta Bourignon (1616-1680), la quale giunse a veder l'Anticristo, -vide pure il primo padre Adamo, quale fu nella sua gloria, e lo vide -androgino; ma a modo suo. In luogo di membro virile egli aveva un -naso, simile in tutto a quello che adorna il volto, e provveduto delle -medesime facoltà; e nel suo ventre avveniva così la produzione come la -fecondazione degli ovuli da cui nascevano altri uomini[208]. - -Naturalmente si volle che, prima del peccato, Adamo avesse avuto un -corpo molto più perfetto che non ebbe di poi, e che non sia questo -nostro; e si disse che, mentre durò nello stato d'innocenza, egli fu -tutto luminoso. Altrettanto si narrò di quel Yami della mitologia -indiana, il quale ha con l'Adamo biblico più di una somiglianza. -Nell'Evangelo di San Matteo è detto che i giusti risplenderanno come il -sole nel regno del padre loro, e di una parziale lucidità miracolosa -apparsa nel corpo di un santo uomo parla Cesario in uno de' suoi -racconti[209]. Alcuni rabbini pensarono che Dio avesse creato Adamo -con la coda, ma che poi gliela togliesse per amor di bellezza[210]; -e qualcuno pur ve ne fu che di quella coda disse formata Eva[211]. Ad -ogni modo, Adamo fu la più bella delle creature, superiore in bellezza -agli angeli ingelositi, inferiore solamente a Dio[212]; ed Eva fu la -sua degna compagna; e se poteva importare, per altri rispetti, che essi -avessero, o non avessero avuto ombelico, per la bellezza non importava -gran fatto[213]. - -Ebbero bensì statura acconcia alle altre loro perfezioni. Secondo i -rabbini, Adamo toccava col capo il cielo, si stendeva da una a un'altra -estremità della terra. Gli angeli ne furono sgomenti, e allora Dio lo -rimpicciolì sino a mille cubiti; oppure, dopo il peccato, gli gravò una -mano sul capo e lo ridusse di 1000, 900, 300 o 200 cubiti. Anche pei -musulmani Adamo toccava col capo il primo de' sette cieli, e opinioni -consimili corsero tra' cristiani. Mosè Bar-Cefa riferisce, in relazion -con l'opinione che poneva il Paradiso terrestre nell'antictone, una -credenza, secondo la quale Adamo ed Eva, essendo di smisurata statura, -avrebbero attraversato l'oceano a guado per venirsene nella terra di -qua[214]. Non mancarono valentuomini che sulla vera ed esatta statura -dei primi parenti istituirono lunghe e faticose indagini[215]. - -Il nome stesso di Adamo diede argomento a parecchie strane -immaginazioni, perchè non pareva possibile che il nome imposto al -primo padre da Dio medesimo, non fosse formato in qualche maniera -speciale, non contenesse alcuna significazione occulta. Giuseppe Flavio -si contenta di dire che Adamo vuol dire Il Rosso, e che il primo uomo -fu così denominato perchè formato di terra rossa; ma in un opuscolo -_De montibus Sina et Sion_, falsamente attribuito a San Cipriano, si -mostra come il nome Adam sia formato delle quattro lettere con cui -principiano, in greco, i nomi dei quattro punti cardinali, ἀνατολή, -δύσις, ἄρκτος, μεσημβρία; e ivi stesso si svela che nel nome di Adamo -era indicato il tempo della passione di Cristo e il numero d'anni -speso da Salomone in costruire il Tempio. Sant'Agostino dice che quella -composizione del nome di Adamo sta a mostrare, sia che la discendenza -di Adamo si spargerà per le quattro plaghe della terra, sia che dalle -quattro plaghe saranno raccolti gli eletti[216]. Per quella ragione -Adamo fu detto _tetragrammatos_ e microcosmo[217]. Tralascio di parlar -di coloro che nei nomi di Adamo e di Eva trovarono, o credettero di -trovare, le prove del solito mito solare[218]. - -La creazione del primo uomo, se fu incominciamento d'iniquità e di -sciagura sopra la terra, fu pure cagione di discordia e di ruina nel -cielo. Narrano i rabbini, che come appena si sparse colassù la nuova -che l'Eterno voleva creare Adamo, si affollarono intorno al trono di -lui gli angeli e i genii, de' quali, parte lo esortavano a crearlo, e -parte ne lo dissuadevano. Gli angeli della Misericordia, della Pace, -della Giustizia e della Verità, espressero varii sentimenti e diedero -opposti pareri. Quest'ultimo gridò piangendo: «Padre del vero, tu crei -sulla terra il padre della menzogna». Ma l'Eterno rassicurò le schiere -degli spiriti, dicendo che la verità avrebbe legato la terra col -cielo; e Adamo fu creato[219]. Nel Corano il contrasto si aggrava, e -produce effetti disastrosi. Dio, dopo che ebbe creato Adamo, chiamò le -schiere degli angeli suoi perchè onorassero la nuova creatura. Tutti si -piegarono volentieri al divino comando, salvo Iblîs, l'angelo superbo, -il quale ricusò d'inchinarsi alla creta, e fu per tale disobbedienza -cacciato dal cielo; di che poi si vendicò, trascinando l'uomo e la -donna al peccato[220]. Fantasie simili ebbero anche i cristiani, e si -può tener per sicuro che Maometto, il quale da cristiani e da ebrei -toglieva ciò che gli tornava utile, ne conobbe qualcuna. Nella Vita -latina ricordata di sopra, Satana stesso narra ad Adamo la cagione -della sua caduta. Creato l'uomo, Dio ordinò a tutti gli angeli di -adorare quella sua immagine. Primo obbedì Michele, il quale poi fece -obbedire gli altri; ma Satana, tenendosi troppo da più di Adamo, ricusò -di adorarlo, e alle minacce di Michele rispose che porrebbe la sua -sede sopra gli astri del cielo, e si farebbe simile all'Altissimo. -L'ira dell'Altissimo piombò su di lui. Egli fu espulso, insieme coi -suoi seguaci, dal cielo, e per vendicarsi trascinò alla colpa chi -fu involontaria cagione della sua caduta[221]. Qualche accenno a sì -fatto mito si trova già, come fu notato da altri, in Tertulliano, in -Sant'Ireneo, in Sant'Agostino. Questi lo ricusa, e sostien la opinione -che Satana cadde per superbia nell'inizio dei tempi[222]. - -Il primo uomo aveva, del resto, qualità e pregi quasi divini, tali, -insomma, da meritargli l'ammirazione e la reverenza degli angeli. In -più luoghi si trova detto che egli vinceva in perfezione tutti gli -spiriti celesti: stando a una delle tante fantasie rabbiniche, gli -angeli, vedutolo, credettero ch'egli fosse un secondo Dio, e l'unico -vero Dio, per disingannarli, lo fece cadere in un profondo sopore, Non -si dimentichi che in molte altre mitologie il primo uomo è un dio, o -quasi un dio. - -Adamo fu il più sapiente degli uomini, superato solo da Cristo, l'Uomo -Dio. Seguendo San Tommaso e la tradizione patristica, dice Dante che in -Adamo e in Cristo fu infuso da Dio stesso - - Quantunque alla natura umana lece - Aver di lume[223]. - -Sapere connato dunque, non acquisito. I cabalisti pensarono invece che -Adamo fosse stato ammaestrato dagli angeli, e Mosè Maimonide asserì -ch'egli fu uno stolto finchè non ebbe gustato il frutto proibito. -La opinione, per altro, ch'egli avesse in sè, comunque acquistata, -ogni dottrina, fu la opinion prevalente. Alcuni rabbini dissero che -Dio stesso mandò ad Adamo, per mezzo dell'angelo Rasiele, un libro, -in cui erano dichiarati tutti i secreti del cielo, ed esposte tutte -le sante dottrine, e che gli angeli scendevano apposta per udirne la -lettura. Questo libro miracoloso ritornò da sè stesso in cielo dopo il -peccato; ma quando Adamo ebbe fatto penitenza, Dio ordinò all'arcangelo -Raffaele di riportarglielo, e Adamo ne fece diligente lettura, e -lo lasciò, morendo, a Seth[224]. Una finzione simile a questa corre -tra' musulmani: nella fantasia di taluno il libro diventò un vero e -proprio libro di magia[225]. Adamo fu tenuto inventore dei caratteri, -peritissimo in astrologia e, generalmente parlando, institutore di -tutte le scienze e di tutte le arti[226]. Frutto di tanto sapere furono -parecchi libri. Sant'Epifanio ricorda certe rivelazioni attribuite -dagli gnostici ad Adamo; alcuni rabbini parlarono di un libro di -singolarissimo pregio in cui egli raccolse quanto nel Paradiso -terrestre udì dalla bocca di Dio; Mosè Maimonide dice che i Sabei -facevano Adamo autore di trattati sopra l'agricoltura: persino libri -di alchimia gli furono attribuiti. Due salmi si volle fossero opera -sua. Eva dovette avere, in qualche parte almeno, il sapere di Adamo: -Sant'Epifanio fa menzione di un evangelo che si diceva dettato da -lei[227]. - -Una solenne e innegabile prova del suo sapere, se non altro filologico, -diede Adamo quando, essendogli stati condotti innanzi, da Dio, tutti -gli animali creati, egli seppe nominar ciascuno in settanta lingue -diverse, mentre, per confession dei rabbini, gli angeli non avevano -saputo nominarli nemmeno in una lingua sola. Gli è vero, per altro, che -di solito non si concede ad Adamo la cognizione di tante lingue quante -ne nacquero poi, al tempo della edificazione della Torre di Babele; ma -si ragiona della lingua parlata da lui come di una lingua assai più -perfetta che non quelle venute dopo, e perdutasi già sin dai tempi -della prima sua discendenza. - - La lingua ch'io parlai fu tutta spenta - Innanzi assai ch'all'ovra inconsumabile - Fosse la gente di Nembrot attenta, - -dice lo stesso Adamo a Dante, là nel Paradiso[228]. Vero è che nel -trattato _De vulgari eloquentia_, Dante aveva affermato che la lingua -parlata primamente da Adamo fu quella stessa che parlarono poi gli -Ebrei, serbata integra, affinchè il redentore del mondo potesse -parlare il linguaggio della grazia, e non un linguaggio nato dalla -confusione[229]. - -Vogliono alcuni che Adamo fosse introdotto da Dio nel Paradiso -terrestre solo quaranta giorni dopo la sua creazione[230]. Checchè -sia di ciò, la felicità di cui godettero nel giocondo giardino egli -e la donna sua fu quale noi non possiamo nemmeno immaginare, nonchè -descrivere. Vivendo in terra, eglino eran fatti partecipi della vita -del cielo. Nel _Testamento_ ricordato pur dianzi, lo stesso Adamo -racconta al figliuolo Seth quale fosse la condizione di lui e di Eva -nel Paradiso, prima del peccato. Udivano il suono armonioso che moveva -dalle ali dei serafini preganti; udivano la gran voce dell'acque, le -quali, dal profondo, adoravano il loro fattore; udivano le preghiere -di tutti gli esseri distribuite per le diverse ore del giorno e della -notte. Fruivano della beatifica visione di Dio, e pascevano l'anime -della parola divina. Godevano delle delizie incomparabili del giardino, -circondati dalla reverenza e dall'amore di tutte le creature viventi. - -Ma quanto tempo godettero di così invidiabile felicità? quanto durò, in -altri termini, lo stato di loro innocenza? Su questo punto le opinioni -divariano assai, giacchè nulla dicono le Scritture. San Giovanni -Crisostomo crede che Adamo ed Eva non rimasero forse nemmeno un giorno -nel Paradiso[231]; e narrano alcuni talmudisti che Adamo peccò nella -decima ora del giorno in cui fu creato, e che egli ed Eva furono pieni -di terrore quando, essendo già stati cacciati dal Paradiso, videro per -la prima volta in lor vita tramontare il sole[232]. In Occidente si -accreditò in più particolar modo la opinione che i primi parenti non -rimanessero nel Paradiso più di sett'ore, dalla prima alla settima, -o dalla terza alla nona del giorno in cui furono creati, o vi furono -introdotti. Perciò dice Adamo a Dante: - - Nel monte, che si leva più dall'onda, - Fu'io, con vita pura, e disonesta, - Dalla prim'ora a quella che seconda, - Come il sol muta quadra, l'ora sesta[233]. - -Ma altre opinioni vi furono in buon numero, delle quali alcune poco -si dilungavano da questa, e altre moltissimo; e secondo che si badi -all'una o all'altra, Adamo ed Eva sarebbero rimasti nel Paradiso un -giorno, sei, nove, quaranta giorni, sett'anni, quindici, ventotto, un -secolo[234]. I maomettani ce li fanno stare cinquecent'anni. - -Non si creda, del resto, che questi numeri fossero sempre immaginati a -caso; molte volte si cercò in essi un indizio di misteriose e recondite -colleganze tra i due fatti capitali della storia del genere umano, -la caduta e la redenzione. Le condizioni e il modo di quella dovevano -prenunziare le condizioni e il modo di questa. Perciò da taluno si fece -durare il soggiorno dei primi parenti nel Paradiso quanto poi durò la -passione di Cristo; e si disse che il peccato fu commesso l'ora sesta, -nella qual ora Cristo fu posto in croce; e che l'espulsione avvenne -l'ora nona, nella quale ora poi Cristo morì. Altre corrispondenze pure -s'immaginarono. I quarant'anni dovevano rispondere agli altrettanti che -gli Ebrei passarono nel deserto. - -Secondo i musulmani, che drammatizzarono in assai poetico modo -la storia della tentazione, Adamo resistette ottant'anni alle -sollecitazioni di Eva, che voleva fargli gustare il fatal pomo. I -cristiani non si curarono di sapere troppi particolari in proposito. -Ammisero, senz'altro, che Adamo fu trascinato al peccato da Eva[235]; -e solo si mostrarono alquanto più curiosi di conoscere la vera qualità -del peccato commesso da entrambi. La opinione ortodossa e legittima è -ch'essi abbiano veramente trasgredito il divino precetto mangiando il -pomo; non un pomo simbolico, ma un pomo reale. Divieti simili a quello -di cui narra la Genesi si trovano in tutte le mitologie, e non di rado -riguardano appunto una pianta; e di ciò non si meraviglia chi ricordi -con quanta facilità gli uomini primitivi attribuissero ai frutti, o -ai succhi di certe piante, virtù di conferire, sia la immortalità, -sia un sovrumano sapere. Dante, che in così fatte questioni suol farsi -ripetitore delle dottrine approvate dalla Chiesa, dice, parlando della -sacra pianta del Paradiso terrestre: - - Per morder quella, in pena ed in disio - Cinquemil'anni e più, l'anima prima - Bramò colui che il morso in sè punio; - -e facendo consistere la colpa, non nel fatto materiale dello aver -mangiato il frutto, ma nella disobbedienza, pone in bocca ad Adamo -queste parole: - - Or, figliuol mio, non il gustar del legno - Fu per sè la cagion di tanto esilio, - Ma solamente il trapassar del segno[236]. - -Alcuni talmudisti, per altro, pensarono, non ostante il detto -divino _Crescete e moltiplicate_, che il peccato fosse consistito -nella copula, e questa loro opinione ebbe seguitatori anche fra' -cristiani[237]. - -Dove, quando seguì il primo accoppiamento dei due primi genitori? Anche -intorno a ciò vi furono più disparate opinioni. Alcuni rabbini dicono -ch'esso avvenne nel Paradiso, e che nel Paradiso furono concepiti -Caino e Abele. I musulmani narrano meraviglie delle nozze di Adamo -ed Eva, e del padiglione di seta sotto cui esse furono celebrate, nel -bel mezzo del Paradiso. Ma i Dottori cristiani, tra cui San Girolamo e -Sant'Agostino, sostennero sempre che Adamo ed Eva uscirono vergini dal -Paradiso terrestre, e non si congiunsero se non passato certo tempo, -più o meno lungo, dalla loro espulsione; e Felice Faber afferma che, -se fossero rimasti nel Paradiso, avrebbero generato senza perdere la -verginità[238]. Ad ogni modo si ammetteva da tutti che, immediatamente -dopo il peccato, essi avessero perduto in certa guisa la verginità -dello spirito, avvedendosi della nudità propria. Perciò parecchie -sètte di eretici, che si chiamarono col nome di Adamiti, sorte in varii -tempi, considerarono la nudità come un segno di libertà di spirito e -d'innocenza, e rifiutarono ogni maniera di vesti[239]. - -Ma fu veramente Eva la prima moglie di Adamo? ed Eva, la gran -prevaricatrice, fu ella sempre fedele al suo legittimo sposo? Strani -dubbii si mossero intorno a ciò; anzi strane cose si affermarono. Fu -credenza diffusa tra' rabbini che, prima di generar figliuoli con Eva, -Adamo ne generasse con un demone femmina per nome Lilith, il quale -vuolsi da taluno che sia una cosa istessa con Ilithia, dea della notte -e dello spazio, adorata in Grecia ed in Egitto. Da quelle prime nozze -nacquero molti spiriti maligni[240]. Secondo un'altra finzione, Dio, -prima di trarre Eva dalla costa di Adamo, creò di terra Lilith, la -quale rifiutò di obbedire al marito, lo abbandonò, e divenne un genio -malefico, infesto ai pargoli, e madre di demonii[241]. Per contro, -una favola satirica, dovuta assai probabilmente alla fantasia di un -trovero, narra che, prima d'Eva, Dio aveva dato ad Adamo una compagna -assai più perfetta; ma che Adamo, ingelositosi della superiorità di -lei, la uccise, dopo di che Dio, per punirlo, diedegli Eva, che lo -trasse al peccato[242]. E fu persin detto che Adamo non ischifò di -congiungersi con le fiere. - -Eva, da canto suo, non avrebbe dato prova di troppo maggior -continenza[243]. Vogliono ch'ell'abbia avuto commercio con Samaele, -principe de' demonii, e procreato con esso più figliuoli, tra cui -v'è chi pone Caino, e anche Abele. Del resto le notizie intorno -ai figliuoli di Adamo ed Eva sono molto confuse, e non di rado -contraddittorie[244]. - -Negli apocrifi ricordati di sopra si narra l'aspra e dolorosa vita -che dovettero condurre i due primi parenti dopo la loro cacciata dal -Paradiso; si narra la dura e lunga penitenza con cui si studiarono -di cancellare il peccato e di racquistare la grazia e l'amore di -quel Dio che avevano offeso; si narra la vecchiezza loro e la morte, -supreme calamità che sulla terra produsse la colpa. Usciti dal luogo -di beatitudine, si trovano in una terra inospitale ed ingrata, fra -belve fatte nemiche; errano in cerca di cibo, e debbono contentarsi di -quello onde le belve si pascono. S'accostano di bel nuovo al Paradiso, -con isperanza d'esservi riammessi, ma la speranza rimane delusa. Essi -piangono vedendo i corpi loro tanto mutati da quelli di prima; piangono -pensando alla felicità irreparabilmente perduta. Pregano senza fine -il Signore, ne implorano la pietà, digiunando, rimanendo immersi per -lunghi giorni nelle acque del mare, o in quelle del Giordano o del -Tigri. Ma Satana, e gli spiriti suoi, non dànno loro pace, li insidiano -in tutti i modi, tentano di ucciderli, seducono una seconda volta Eva, -distogliendola dalla cominciata penitenza. A consolare tanta miseria, -a confortare gli animi che stanno per cedere alla disperazione, viene -di quando in quando dall'alto la voce del Signore, che annunzia il -futuro perdono e la redenzione: a rinfrancare i corpi afflitti Dio -misericordioso manda delle frutta del Paradiso. Nuovi uomini nascono -sopra la terra e si vanno aggravando le conseguenze fatali della -colpa. Caino uccide Abele: Adamo ed Eva piangono amaramente l'ucciso. -Sono corsi nove secoli, e Adamo, stremato dalla vecchiezza e dalla -malattia, manda il figliuolo Seth, manda la moglie, prima cagione di -tanto soffrire, a chiedere al cherubino, cui fu commessa la custodia -del Paradiso, l'olio di misericordia. Qui nuova promessa di futura -redenzione. Adamo passa di questa vita, profetando nuove colpe e nuove -sciagure; Eva non tarda a seguirlo. I figliuoli dànno sepoltura ai -loro corpi, e la storia del mondo procede qual fu pronunziata, correndo -incontro al Diluvio. - -Tale in succinto, raccolta da' varii racconti, la storia dei due -primi uomini dopo il peccato. Come ognuno può immaginar facilmente, -più e più opinioni particolari si ebbero sopra tale, o talaltro punto -di essa. Nel trattato _Erubim_ si legge che la penitenza di Adamo -durò centotrent'anni: secondo una tradizione musulmana, le lacrime -ch'egli pianse dopo il peccato formarono il Tigri e l'Eufrate; secondo -un'altra, quelle lacrime caddero sull'isola di Serendib, e produssero -le piante medicinali e gli aromati. Uno dei tristi e più visibili -effetti della colpa fu, a detta di certi rabbini, la calvizie[245]. -Circa il luogo ove i due primi parenti vissero dopo la espulsione dal -Paradiso, e il luogo dove poi ebbero sepoltura, furono varie credenze. -Si disse da alcuni ch'e' furono rimessi nell'agro damasceno, ov'era -stato creato Adamo. Secondo Sant'Epifanio (sec. IV), Adamo ed Eva -dimorarono alcun tempo in prossimità del Paradiso, poi errarono per -molte regioni, e finalmente vennero in Giudea, ove morirono[246]. -Dionigi di Telmahar (sec. IX) dice che la caverna dei tesori, ove -ripararono e vissero i due cacciati, e sulla quale apparve poi la -stella che guidò i Re Magi, era posta nell'ultimo Oriente, nella -montagna di Scir, di contro all'oceano che cinge il mondo, e non -lungi dal Paradiso terrestre. Coloro poi che ponevano il Paradiso -nell'antictone, pensavano, come abbiam veduto, o che Adamo ed Eva -fossero rimasti di là, e la progenitura loro similmente, sino al -Diluvio, o che fossero venuti di qua, attraversando l'oceano. Secondo -un'altra opinione, che fu diffusissima, così in Oriente, come in -Occidente, e in Oriente è viva tuttora, Adamo ed Eva vissero gli anni -del loro esilio nell'isola di Serendib, o Ceilan. - -Questa credenza è, senza dubbio, di origine maomettana, o, piuttosto, -è una credenza buddistica trasformata da maomettani; ed ecco in qual -modo. Credevano, e credono ancora i buddisti, che il Budda soggiornò -alcun tempo sopra un monte dell'isola di Ceilan, chiamato Langka dai -bramani del continente[247]; che quivi menò vita contemplativa; e che -sollevandosi poi al cielo, lasciò nella rupe la impronta del proprio -piede, visibile a tutti. I maomettani, usando un procedimento assai -frequente nella storia delle leggende, riferirono ad Adamo quanto si -narrava del Budda, e le due tradizioni continuarono a vivere l'una -accosto all'altra. Di ciò ci porge una curiosa testimonianza Marco -Polo nella relazione dei suoi viaggi. Egli dice che nell'isola di -Ceilan, sulla cima di un alto monte, al quale non si può salire -se non con l'ajuto di catene, è un sepolcro, che i Saracini dicono -essere di Adamo, e gli idolatri (intendi i buddisti), di Sergamon -Borcam. Il séguito del racconto mostra che questo Sergamon non è -altri che il Budda, il quale andò soggetto, come è noto, ad una altra -consimile trasformazione, diventando il santo Josafat della leggenda -cristiana[248]. Gli Arabi chiamarono il monte Rahun, e il primo loro -scrittore che abbia fatto ricordo della leggenda sembra essere stato -Suleymân. Edrîsi, il quale scrisse il suo trattato geografico alla -corte di Ruggero II di Sicilia, nel 1154, Edrîsi, il quale attesta, -fra tant'altre cose, d'aver visitato la grotta dei Sette Dormienti -presso Efeso, e d'aver veduto i loro corpi tra l'aloe, la mirra e la -canfora, non s'intende bene se morti, o sopiti di nuovo, riferisce -la leggenda del monte, da lui chiamato el-Rahuk. A suo dire, narrano -i bramani esservi sulla vetta del monte l'impronta del piè di Adamo, -lunga settanta cubiti e luminosa. Da quel punto, con un passo, Adamo -giunse al mare, ch'è lontano due o tre giornate[249]. Dicono inoltre -i maomettani che Adamo, cacciato dal Paradiso, cadde nell'isola di -Serendib, e quivi morì, dopo aver compiuto un pellegrinaggio al luogo -dove poi doveva sorgere la Mecca. Una descrizione del monte si trova -pure nei viaggi d'Ibn-Batûta[250]. - -La leggenda passò d'Oriente in Occidente, e dai maomettani ai -cristiani; e il monte di Ceilan, chiamato poi dai Portoghesi Pico de -Adam, diventò celebre. Eutichio, patriarca d'Alessandria (m. 940) -dice solo che Adamo fu cacciato in un monte dell'India[251]; ma il -monte è poi sempre quello di Ceilan. Odorico da Pordenone lo descrive -succintamente, e narra che nella sommità di esso era un lago che quelli -dell'isola dicevano formato delle lacrime piante da Adamo e da Eva -per la morte di Abele[252]. Giovanni de' Marignolli ha un racconto -più particolareggiato e più esplicito. L'angelo di Dio prese Adamo, -e lo posò sul monte di Ceilan, e l'impronta del piede di Adamo rimase -miracolosamente impressa nel marmo, lunga due palmi e mezzo. Sopra un -altro monte, lontano dal primo quattro piccole giornate, l'Angelo posò -Eva, e i due peccatori stettero disgiunti, immersi nel lutto, quaranta -giorni, trascorsi i quali, l'angelo condusse Eva ad Adamo, il quale -era ormai disperato. Sulla prima montagna erano, oltre l'impronta -del piede, una statua seduta, con la destra stesa verso l'Occidente; -la casa di Adamo; una fonte di purissime acque, le quali si credeva -venissero dal Paradiso, e in cui eran gemme, formate, secondo la -opinione di quegli abitanti, delle lacrime di Adamo; un orto pieno -d'alberi che recavano ottimi frutti. Molti pellegrini si recavano a -visitare il santo luogo[253]. Sulla fine del secolo XVII, Vincenzo -Coronelli diceva ancora che sulla cima del monte era sepolto Adamo, e -che ci si vedeva un lago formato delle lacrime versate da Eva per la -morte di Abele[254]. Quest'ultima affermazione contraddiceva a un'altra -credenza, che non sembra, per altro, sia stata molto diffusa. Il già -ricordato Burcardo di Monte Sion dice che nel fianco di un monte, nella -valle d'Ebron, era la spelonca ove Adamo ed Eva piansero cent'anni -la morte di Abele, e che ci si vedevano ancora i letti su cui avevano -dormito, e la fonte delle cui acque avevano bevuto[255]. - -Se fu posta sulla sommità del monte di Ceilan, la sepoltura di Adamo -fu posta pure in molti altri luoghi. Secondo una leggenda orientale, -Adamo fu seppellito nel Paradiso terrestre[256]; e nella già più -volte ricordata Vita latina si dice il medesimo; e nell'Apocalissi -greca si dice anche di Eva. Ma questa credenza non ebbe molto favore. -Nel _Testamento di Adamo_ si narra che Adamo fu seppellito a oriente -del Paradiso, e che gli stessi angeli e le Virtù del cielo ne fecero -i funerali. Nel _Combattimento di Adamo ed Eva_ il racconto si -arricchisce di particolari a questo riguardo, e si narrano parecchie -vicende a cui andò soggetto il corpo del primo genitore. Adamo mancò -l'anniversario del giorno in cui fu creato, ricorrendo l'ora in cui -fu espulso dal Paradiso. Il suo corpo fu deposto nella caverna dei -tesori, dove andarono a raggiungerlo a mano a mano i corpi degli altri -patriarchi. Avvicinandosi il Diluvio, Noè e i figliuoli tolsero, per -comandamento divino, dalla caverna il corpo di Adamo, insieme con -l'oro, l'incenso e la mirra che v'erano stati raccolti, e lo portarono -nell'Arca, lasciando gli altri corpi nella caverna, la quale fu -chiusa da Dio per modo da non lasciarne veder segno; e così rimarrà -sino al giorno della risurrezione. Molti anni dopo, morto Noè, Sem e -Melchisedec traggono, per ordine di Dio, il corpo dall'Arca, e, guidati -da un angelo, vanno a seppellirlo sul Golgota. Ecco qui la leggenda -celebre che vuole sepolto il peccatore nel luogo stesso ove dovrà poi -sorgere la croce del redentore, e che narra bagnata del prezioso sangue -di questo il capo ribelle che non aveva saputo piegarsi al divino -comandamento. Di questa, che certo è leggenda mirabile, s'inspirarono -le arti del disegno: il teschio che in infiniti quadri si vede fuor di -terra, appiè della croce, è il teschio di Adamo[257]. Alcuni eretici si -spinsero più oltre nei liberi campi della fantasia: essi identificarono -il redentore col peccatore, fecero passar l'anima di Adamo prima in -Davide, poi in Cristo. E Cristo fu anche detto secondo Adamo[258]. -Vogliono alcuni Padri della Chiesa greca che la tradizione, la quale -dice Adamo sepolto sul Golgota sia di origine giudaica: concesso pure -che tale sia la sua origine (e gli Ebrei dovevano essere naturalmente -tratti a raccostare il padre del genere umano a Gerusalemme) bisogna -riconoscere che quella tradizione aveva ogni desiderabil carattere -per farsi accettar da' cristiani. Sant'Agostino esprimeva il pensiero -e il sentimento di molti quando mostrava che alla riparazione nessun -altro luogo poteva essere più acconcio di quello ove giaceva sepolto -il colpevole[259]. Accostandosi a certi racconti di cui dovrò parlare -più innanzi, e seguitando una opinione professata da parecchi rabbini e -da parecchi Dottori cristiani, dice l'inglese Sevulfo, nella relazione -del viaggio che fece in Palestina negli anni 1102 1103, che Adamo -era seppellito nella valle d'Ebron, insieme con Abramo, Isacco e -Giacobbe[260]. Di così ingegnosi collegamenti non si dilettarono, del -resto, solamente gli ebrei e i cristiani: secondo una delle tradizioni -maomettane, Adamo fu seppellito a poca distanza dal luogo ove doveva -sorgere la Mecca, sul monte Abù-Cais, oppure sul monte Arafat, dove -Adamo si ricongiunse con Eva dopo centovent'anni di separazione[261]. - -Adamo ed Eva lasciarono, com'è ben naturale, lungo ricordo di sè, -del loro peccato, e della punizione che gli tenne dietro, nella loro -progenie, defraudata per essi della felicità a cui Dio la voleva -chiamata, e data in preda a inenarrabili sciagure. Non si può aprire -libro di sacro argomento senza incontrare i loro nomi, e un qualche -cenno della istoria loro. Per secoli, durante tutto il medio evo, essi -furono vivi nella coscienza dei credenti, che sognavano e agognavano, -nella comune desolazione, la perduta felicità. Ai tempi di Michele -Psello (sec. XI) si vedevano in un luogo di Costantinopoli le statue -di Adamo ed Eva accanto a quelle della prosperità e della fame. Nella -solitudine dei chiostri, i monaci si proponevano a vicenda indovinelli, -cui porgevano argomento Adamo ed Eva, domandando per esempio: _Chi morì -senz'esser mai nato?_ Nei Misteri si vedeva la creazione dei due primi -parenti, e tutta la storia dolorosa della tentazione e del peccato, -sceneggiata[262]. Nelle epopee francesi del medio evo sono molto -frequenti le preghiere poste in bocca a tale o talaltro dei personaggi, -e quelle preghiere cominciano assai spesso con un cenno alla creazione -dei due progenitori e al peccato da essi commesso[263]. Non era forse -uscita da quel peccato tutta la storia dell'uman genere? I versi -d'Alcuino esprimevano a questo riguardo la credenza e il rammarico di -un infinito popolo: - - Postquam primus homo paradisi liquerat hortos, - Et miseras terrae miser adibat opes: - Exilioque gravi poenas cum prole luebat, - Perfidiae quoniam furta et maligna gerit: - Per varios casus mortalis vita cucurrit, - Diversosque dies omnis habebat homo[264]. - -Ma lasciamo ora, per ritrovarli anco una volta un po' più innanzi, -Adamo ed Eva, e volgiamoci ad altri abitatori del Paradiso. - -Primi ci si presentano Enoch ed Elia, il patriarca e il profeta che -mai non pagarono il debito loro alla morte, e vivi furono sottratti -alla vista degli uomini. La tradizione che entrambi li pone ad abitare -nel Paradiso terrestre è assai antica, e comune così ad ebrei come a -cristiani: essa aveva una sua ragion naturale nel pensiero che chi -scampava per divina grazia alla morte dovesse rientrar nel luogo -ove la morte non poteva aver potestà, ov'era l'albero della vita. -Sant'Ireneo, Tertulliano, Santo Agostino, Mario Vittore, Gregorio -di Tours, Sant'Aldelmo, altri assai, così del tempo più antico, come -del medio evo, la ricordano, e se i più l'accettano, parecchi ancora -la rifiutano[265]. Un dubbio rimane, se il luogo dove i due santi -soggiornano da secoli sia proprio il Paradiso terrestre. Nell'apocrifo -_Libro d'Enoch_ è detto che nessuno mai conobbe il luogo ov'ebbe -ricetto il patriarca[266]; e Alano de Insulis, per non recare altri -esempii, in uno degli scritti suoi dice che il santo fu trasportato nel -Paradiso terrestre, e in altro ch'egli fu trasportato, sia nel Paradiso -terrestre, sia in luogo a noi occulto[267]. Ma questo dubbio fu di -pochi. Le leggende medievali ci mostrano assai spesso Enoch ed Elia -nel Paradiso; e nel Paradiso li pongono Fazio degli Uberti e Federigo -Frezzi; e Dante non dice qual ragione l'abbia indotto a non lasciarveli -vedere[268]. - -Tradizioni simili a queste hanno i maomettani, i quali narrano che -Enoch, da essi chiamato Edris, ed Elia (Kheder, Khidr)[269] trovarono -la fontana di vita, e avendo bevuto delle sue acque non conobbero -la morte: essi sono pressochè sempre in moto per vegliare alla -sicurezza dei pellegrini che si recano alla Mecca, e solo di tanto -in tanto riposano in un paradiso ripieno di tutte le delizie[270]. Il -viaggiatore Abulfauaris dei _Mille ed un giorno_ trova Elia e Kheder -(qui Kheder è diverso da Elia) in un paradiso serbato agli amici e -discepoli del profeta[271]. - -Enoch ed Elia compaiono di solito vecchissimi, sebbene questa loro -vecchiezza male s'accordi con la credenza che nel Paradiso terrestre -fosse la fontana di giovinezza[272]. Essi non sono mai morti, e serbano -il corpo che già ebbero mentre furon tra gli uomini; ma non per questo -si sottrarranno alla comune e inflessibil legge cui è soggetta tutta -la discendenza d'Adamo. La morte loro è solamente differita. Alla fine -dei tempi essi torneranno sulla terra d'esilio, e combatteranno contro -l'Anticristo, e saranno uccisi da lui, ma per risuscitare poco dopo, ed -essere assunti alla gloria eterna del cielo. Questa credenza suggerita, -per una parte, dalla opinione che i due santi dovessero, come tutti -gli altri uomini, andar soggetti alla morte e alla risurrezione, e per -un'altra, da ciò che nell'Apocalissi è detto[273] di due testimoni -non nominati, i quali saranno uccisi dalla bestia diabolica e poi -risusciteranno, questa credenza ebbe tra' cristiani grandissima -diffusione. Non senza variare tuttavia in parecchi particolari. Così -qualche scrittore aggiunse terzo campione ai due primi San Giovanni; -altri fece compagno ad Elia, non già Enoch, ma Mosè, o Geremia, o -Eliseo; altri parlò del solo Elia[274]. I rabbini favoleggiarono -di un ritorno di Elia pel tempo della venuta del Messia, e poi pel -tempo della irruzione dei popoli di Gog e Magog. Non sarà fuor di -luogo ricordare a questo proposito che Lao-Tseu si tolse agli occhi -degli uomini ritraendosi sulle cime del Kuen-lun, ov'è il paradiso -dei Cinesi; e che la rimozione, o segregazione (quella che i Tedeschi -chiamano _Entrückung_) degli eroi, o di altri personaggi tra l'umano e -il divino, è tema comune la molte mitologie[275]. - -Nell'Evangelo di Nicodemo Enoch ed Elia accolgono nel Paradiso -terrestre le anime che Cristo ha liberate dall'Inferno, e a capo delle -quali è Adamo[276]. Che quel Paradiso dovesse esser luogo di dimora pei -giusti e per gli eletti, fu opinione seguitata da molti, così tra gli -ebrei come tra' cristiani, e assai naturalmente suggerita dal pensiero -che le anime riscattate da Cristo dovessero racquistare quanto la -diabolica frode aveva fatto loro perdere. Sant'Isidoro Pelusiota (sec. -V) dice che i giusti risorti saranno accolti da Cristo nel Paradiso -terrestre, come nella propria lor patria, dalla quale li ha esclusi -il peccato[277]; e nel già più volte citato _Combattimento di Adamo_ -Dio promette al peccatore che il giorno in cui scenderà nel regno dei -morti, e spezzerà le ferree porte dell'Inferno, condurrà le anime dei -giusti nel giardino di beatitudine[278]. - -Ma la credenza prese, come si può bene immaginare, più forme, e se -da molti fu accolta, fu pure da molti contraddetta. Nel _Libro di -Enoch_, il quale, non tenendo conto di certe aggiunte posteriori, fu -composto, secondo la più probabile opinione, oltre a cent'anni prima -di Cristo, è fatta menzione del giardino ove abitano i giusti e gli -eletti, e tale giardino è, senza dubbio, quello stesso di Adamo[279]. -Nel racconto di Rabbi Giosuè, figliuolo di Levi, ricordato di sopra, e -in un altro racconto rabbinico, ove si narra un'avventura di Alessandro -Magno, e del quale dovrò far parola più innanzi, si dice similmente -che il Paradiso terrestre è luogo di dimora ai giusti, e nel secondo si -soggiunge, sino all'universale Giudizio[280]. - -Tra' cristiani, i più di coloro che pensarono dovere i giusti aver -ricetto nel Paradiso terrestre, asserirono che questo loro soggiorno -sarà temporaneo, e durerà solo sino alla risurrezione e al Giudizio, -dopo il quale ascenderanno in cielo. Taluno di essi volle usata ai -soli martiri cotal grazia; mentre altri, o sostennero la opinione che -giusti e rei sono accolti in un luogo medesimo sino al novissimo dì, o -concedettero ai giusti d'entrare nel Paradiso celeste immediatamente -dopo la morte[281]. Quest'ultima opinione trionfò dopo il V secolo, -e riuscirono vani gli sforzi con cui Giovanni XXII tentò di far -prevalere la contraria dottrina, che gli eletti non saranno ammessi -alla beatifica visione di Dio se non dopo il Giudizio universale. -Ciò nondimeno, questa dottrina, che l'Università di Parigi condannò -come ereticale nel 1240, si vede implicitamente professata in alcune -leggende, delle quali dovrò dire più oltre, e in parecchie Visioni. In -esse, il luogo ove i giusti attendono il gran giorno, è talvolta il -Paradiso terrestre, espressamente nominato, e talvolta un luogo non -nominato, che può essere, o non essere, secondo i casi, il Paradiso. -Beda narra di un uomo di Nortumbria che, pellegrinando nel mondo di là, -giunse a una pianura fiorita e ridente, innondata di luce, chiusa da -altissimo muro, e popolata da innumerevoli beati vestiti di bianco, i -quali, non essendo stati perfetti in vita, attendono ivi il Giudizio. -Non dice che fosse quello il Paradiso terrestre[282]. Nel racconto di -cert'apparizione, riferito da Gervasio da Tilbury, è fatto cenno di un -Purgatorio nell'aria, e di un altro luogo, più remoto dalla terra, dove -le anime dei giusti aspettano il novissimo giorno[283]. Il monaco di -Evesham, di cui narra la Visione Matteo Paris[284], trovò dopo essere -uscito dai luoghi di punizione, anime beate, che soggiornavano in campi -luminosi e fiorenti, separati dal Paradiso da un muro di cristallo. -Nella Visione di Tundalo si parla di anime non abbastanza buone per -meritare il cielo, le quali si stanno esultanti in una dilettosa -campagna; ma non è detto che questa campagna sia il Paradiso terrestre, -sebbene possa farlo credere la fontana di vita che vi si trova[285]. -Per contro nell'_Apocalypsis Pauli_ sono anime beate, le quali -aspettano nel Paradiso terrestre il giorno del Giudizio, in compagnia -di Enoch ed Elia[286]; e il medesimo si ha nella leggenda del Pozzo di -San Patrizio, nella Visione di Frate Alberico e in altre[287]. - -Quel Thurcill, di cui narra la Visione il testè ricordato Matteo -Paris[288], trovò nel Paradiso terrestre, seduto appiè di un albero -meraviglioso, accanto alla fonte da cui scaturiscono i quattro -fiumi, il primo padre Adamo, il quale sembrava ridere con un occhio e -pianger con l'altro, ed era coperto di una veste di più colori e di -meravigliosa bellezza. Egli rideva pensando ai discendenti suoi che -andrebbero a vita eterna, e piangeva pensando a quelli che andrebbero -a eterna dannazione. La sua veste non era intera, ma andava crescendo -per le virtù dei giusti, simboleggiate nei colori di quella: quando -sarà tutta compiuta il mondo avrà fine. Una Visione molto simile a -questa narra di un novizio cistercense Vincenzo di Beauvais[289], -il quale ne trae il racconto da Elinando. Qui nulla è detto di altri -eletti che si trovino nel Paradiso; ma non si esclude che ci sieno. -Altrove si ha notizia di altri particolari eletti, di cui si recano i -nomi, sia poi che ad essi diensi pochi compagni soltanto, o moltissimi, -quanti possono essere i giusti. I rabbini nominano di proposito, oltre -ad Enoch ed Elia, il Messia che deve venire, Elieser, servitore di -Abramo, Hiram, re di Tiro, il quale, montato in superbia, ne fu espulso -e precipitato nell'Inferno, e alcun altro, nove o tredici in tutto. -Nell'_Apocalypsis Pauli_ è fatto speciale ricordo, oltrechè della -Vergine Maria, la quale non è da considerare come abitatrice ordinaria -del Paradiso terrestre, e di Enoch e di Elia, anche di Abramo, -d'Isacco, di Giacobbe, di Giuseppe, di Mosè, d'Isaia, di Geremia, di -Ezechiele e di Noè. Frate Alberico dice che di coloro che sono nel -Paradiso San Pietro gli nominò soltanto Abele, Abramo, Lazzaro e il -buon ladrone. L'ingresso del buon ladrone nel Paradiso terrestre è -descritto nell'Evangelo di Nicodemo, dove si dice pure che dei redenti -da Cristo egli fu il primo a penetrarvi[290]. Altrove sono ricordati -i nomi di Giosuè, di Salomone[291], e, con assai maggior frequenza di -San Giovanni evangelista. Credevasi generalmente che in conformità -di alcune parole pronunziate da Gesù a suo riguardo (_Sic eum volo -manere donec veniam_[292]) l'apostolo prediletto non fosse mai morto, -e aspettasse, per ricomparire, il ritorno del suo maestro. Gregorio -di Tours racconta che San Giovanni si fece seppellir vivo e che dal -suo sepolcro scaturiva manna[293] Isidoro di Siviglia ripete questa -notizia, e dopo lui la ripetono parecchi, alterandola più o meno; e -fra i parecchi sono Brunetto Latini e il Mandeville, il quale ultimo -non dice cosa punto nuova quando dice che il santo era stato portato -in Paradiso, e nel sepolcro suo non si trovava se non manna[294]. -L'Ariosto, facendo accogliere Astolfo da San Giovanni nel Paradiso -terrestre, si conformava a modo suo a una tradizione assai antica[295]. -Un'altra leggenda fa entrar San Giovanni nella numerosa famiglia -dei _Dormienti_, e narra che l'apostolo dorme in una caverna vicina -ad Efeso, aspettando le ultime battaglie della fede e il ritorno di -Cristo. - -Secondo una opinione che discorda da tutte le precedenti, gli eletti -non entreranno nel Paradiso terrestre, il quale alle volte diventa -tutt'uno col celeste, se non dopo il Giudizio universale[296]. Da altra -banda i chiliasti pensarono che tutta la terra dovesse diventare, in -certo qual modo, Paradiso terrestre durante i mille anni del regno di -Cristo, prima dell'ultimo sovvertimento finale. - -Ma il beato giardino non fu abitato solamente da uomini: esso fu ancora -abitato da bruti, i quali vincevano di molto in dignità, in bellezza ed -in senno i loro simili della terra d'esilio, ed erano per ogni rispetto -tali da aggiunger vaghezza alla santa dimora. Non solo mostravansi -pieni di benignità e mansuetudine[297]; ma ancora, secondo afferma -San Basilio, parlavano assai sensatamente; e la leggenda maomettana -racconta che il cavallo Meimun rinfacciò ad Adamo, suo signore, il -commesso peccato. Com'è noto, nel paradiso di Maometto sono parecchi -animali, fra gli altri il cammello del Profeta, e l'asino su cui Gesù -entrò in Gerusalemme; e una leggenda tedesca narra di un paradiso -degli animali, dove questi, sotto la tutela di Dio, vivono in piena -tranquillità ed innocenza[298]. Vogliono alcuni che tutti gli animali -parlassero in origine, e che perdessero la favella in séguito al -peccato. - -Fra gli animali del Paradiso tengono il principal luogo gli uccelli, -i quali empiono tutto il giardino dei loro dolcissimi canti. Non è -descrizione del santo luogo che non ricordi espressamente, insieme -con l'altre, anche questa delizia; e in più leggende particolari è -detto tale essere l'armonia e la soavità di quei canti da forzare al -sonno chiunque li ascolti. L'uccello del Paradiso è spesso descritto -nel medio evo per la sua gran bellezza, e il nome suo indica la sua -presunta origine[299]. Francesco da Barberino scrive meraviglie di due -uccelli bianchi che sono nel Paradiso terrestre[300] e una leggenda -dei Copti cristiani narra che il gallo fu messo in Paradiso per aver -rivelato a Cristo il tradimento di Giuda[301]. - -Ma di quanti uccelli poterono ornare e rallegrare di lor presenza il -Paradiso, il più mirabile fu, senza dubbio, la Fenice, quell'unica e -immortale Fenice, di cui tanto aveva favoleggiato l'antichità, e di cui -tanto ancora doveva favoleggiare il medio evo. Le ragioni che dovevano -favorire, anzi richiedere, l'introduzione della Fenice nel Paradiso son -quelle stesse che noi abbiam già veduto operare in altri casi analoghi: -tutto quanto si sottraeva alla morte, a quella morte ch'era apparsa -nel mondo come un effetto del peccato, apparteneva in certo qual modo -al Paradiso, stanza naturale dell'innocenza e della vita. I rabbini -spiegarono la immortalità della Fenice narrando che tutti gli uccelli -mangiarono, insiem con Eva, del frutto proibito, salvo quella, che -perciò rimase immortale[302]. Per i Dottori cristiani il meraviglioso -uccello diventò un vivente simbolo della risurrezione, del rinnovamento -mediante il battesimo, della felicità restaurata, della vita eterna, e -sono senza numero quelli che ne parlano. Come di simbolo ne usò l'arte -cristiana sino dai primi tempi, ritraendo la immagine sua sopra monete, -in sepolcri, in mosaici; ponendola accanto a quelle di Cristo e dei -santi; facendone più tardi una figura del Redentore medesimo[303]. -Secondo Alcimo Avito, la Fenice raccoglie in Paradiso gli aromati con -cui forma il vitale suo rogo. Non m'indugerò a ripetere le descrizioni -che di essa si leggono nei _Bestiarii_, e in altri trattati del medio -evo, come sarebbe il _Tresor_ di Brunetto Latini. Dirò solo che della -sua esistenza nessuno dubitava; che il Prete Gianni asseriva d'averla -in quel suo fortunato paese; e che il Mandeville, il quale pretende -d'averla veduta due volte, la dipinge più grossa d'un pavone, con una -specie di corona in capo, le ali e la coda color di porpora, il dorso -turchino, e tinta di tutti i colori dell'arcobaleno quando il sole la -illumina. Il Petrarca vide un giorno, sognando desto, - - Una strania fenice, ambedue l'ale - Di porpora vestita e 'l capo d'oro[304]; - -ma il Tasso, il quale osa dirla - - Augello eguale alle celesti forme, - -ne fa una pittura ben più pomposa nel poemetto che appunto s'intitola -_La Fenice_[305]. Nè m'indugerò a dire dell'altre sue meraviglie; del -modo che teneva per abbruciarsi, anzi per rinnovarsi; e del tempo che -si diceva passare tra uno e un altro rinnovamento, e che varia, secondo -le opinioni, da 500 a 7000 anni. Noterò solamente, parendomi abbia più -stretta relazione col nostro argomento, che le fu attribuita anche una -certa virtù curativa, conveniente, del resto, alla natura del luogo -ove credevasi da molti ch'essa dimorasse. Secondo certa versione di una -leggenda che io ho già ricordata più sopra[306], i tre figliuoli del re -infermo vanno in cerca, non della fontana di giovinezza, o di vita, ma -della Fenice, che restituisca la sanità al padre loro[307]. - -Un'altra finzione fece compagno della Fenice, nel Paradiso terrestre, -il pellicano, simbolo anch'esso di Cristo, che dà col proprio sangue la -vita ai peccatori. - -Certi monaci, della cui leggenda ho già fatto cenno e dovrò dar -ragguaglio più oltre, videro nel Paradiso, fra molt'altre meraviglie, -«una fontana lunga uno quinto miglio, et era ampia secondo che -rispondeva alla grandezza (_lunga e larga per spazio di miglia cinque_, -secondo altre redazioni) et era piena di pesci, i quali cantavano -tanto dolcemente, che quasi ogni creatura umana vi sarebbe dormentata, -tanto era soave e dolce a udire. E questo canto facevano a certe ore -canoniche del dì, quando udivano cantare gli angioli del Paradiso». - -E basterà degli abitatori. - - -NOTE: - -[190] Inventore dei preadamiti fu ISACCO DE LA PEYRÈRE (1594-1676), -il quale, fondandosi sopra un passo della Epistola di San Paolo ai -Romani, mise fuori la opinione che uomini fossero esistiti prima di -Adamo, e la sostenne in un libro stampato la prima volta nel 1653, e -intitolato _Preadamitae, sive exercitationes super vv. 12, 13 et 14, -cap. V, epistolae D. Pauli ad Romanos_. Questa opinione suscitò grande -scandalo e infinite dispute, e diede materia a numerosi libri, alcuni -dei quali scritti in tempi assai prossimi a noi. Eccone alcuni: FILIPPO -LE PRIEUR (sotto il nome di EUSEBIO ROMANO), _Animadversiones in librum -praeadamitarum_, Parigi, 1656; HILPERT, _Disquisitio de praeadamitis_, -Amsterdam, 1656; HULSIUS, _Non-ens prae-adamiticum, sive confutatio -vani cujusdam somnii, quo quidam Anonymus fingit ante Adamum primum -homines fuisse in mundo_, Lugduni Batavorum, 1656; GELPKE, _Ueber die -Erde oder das Menschengeschlecht vor Adam_, Braunschweig, 1820. - -[191] _Das Buch der Jubiläen_, trad, dall'etiopico e pubblicato da A. -DILLMANN, nei _Jahrbücher der biblischen Wissenschaft_ dell'Ewald, -voll. II e III, Gottinga, 1849-51 (Lo stesso Dillmann pubblicò -poi anche il testo etiopico, Lipsia, 1859). Frammenti di un'antica -traduzione latina pubblicò il CERIANI, _Monumenta sacra et profana ex -codicibus praesertim Bibliothecae Ambrosianae_, t. I, Milano, 1861. H. -RÖNSCH ripubblicò i frammenti dell'Ambrosiana unitamente alla versione -latina del Dillmann, accompagnandoli di osservazioni e d'indagini: -_Das Buch der Jubiläen oder die Kleine Genesis_, Lipsia, 1874. Dalla -_Piccola Genesi_ Sincello e Cedreno attinsero parte dei racconti loro -concernenti Adamo ed Eva. - -[192] _Das christliche Adambuch des Morgenlandes_, tradotto -dall'etiopico e pubbl. da A. DILLMANN, nei _Jahrbücher_ citati, vol. -V, 1853; traduzione francese in MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_, -Parigi, 1856-8, vol. I. Il testo arabico etiopico fu pubblicato dal -TRUMPP nelle _Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss._, I Cl., vol. XV, -1881. Di questo importantissimo apocrifo dice il Renan nello scritto -qui sotto citato, p. 470: «C'est une sorte de chronique s'étendant -depuis Adam jusqu'à J. C., et où l'on a cherché à grouper toutes les -fables répandues en Orient sur Adam, le paradis terrestre et la vie des -premiers patriarches». - -[193] RENAN, _Fragments du livre gnostique intitulé Apocalypse d'Adam, -ou Pénitence d'Adam, ou Testament d'Adam, publiés d'après deux versions -syriaques, Journal asiatique_, serie Vª, vol. II (1853), pp. 427-71; -MIGNE, _Dict. des apocr._, vol. I. Parti di questo racconto, o di -racconti affini, passarono nelle Storie di Sincello e di Cedreno, negli -Annali di Eutichio, nelle Istorie di Abû 'l-Faragi e di Dionigi di -Telmahar. Di essi dice il Renan (p. 470): «Il faut supposer évidemment -que ces traditions apocryphes formaient une sorte de fonds légendaire -commun à toutes les chrétientés de l'Orient, sans rédaction bien -arrêtée». Che a così fatti racconti abbia attinto anche ELMACIN, per -la sua _Historia saracenica_, afferma, forse sulla fede di manoscritti, -il Renan. A me non riuscì di trovar nulla nella stampa di Leida, 1625. -Nella _Historia compendiosa dynastiarum_ di ABÛ 'L-FARAGI, Oxford, -1663, n'è entrato ben poco. - -[194] _Codex Nasaraeus Liber Adami appellatus_, ed. da M. NORBERG, -Hafniae, s. a. Il testo siriaco è accompagnato da una versione latina: -una versione francese in MIGNE, _Dict. des. apoc._, vol. I. - -[195] Tradotta pressochè per intero da G. FUERST, nel _Literaturblatt -des Orients_, anno 1850, nn. 45-46; pubblicata integralmente dal -TISCHENDORF, _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, e scema, di su un -codice ambrosiano, dal CERIANI, _Monumenta sacra_, t. V, 1868. - -[196] W. MEYER, _Vita Adae et Evae, Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. -Wiss. zu München_, I Cl., t. XIV, parte 3ª, 1879. Di questa Vita -esistono manoscritti del secolo VIII. Il Meyer istituisce un confronto -fra essa e la Vita greca, cui serba il nome di Apocalissi. Le due sono -dissimili nella prima metà, molto simili nella seconda. L'editore viene -a questa conclusione, che entrambe derivano da un testo unico, opera di -un Ebreo anteriore a Cristo, e porge una lista delle traduzioni e dei -rifacimenti della Vita latina (pp. 25 sgg.). Vedi inoltre: _The Lyfe of -Adam; The Lyfe of Adam and Eve; Vita prothoplausti_ (sic) _Ade_ pubbl. -da C. HORSTMANN nell'_Archiv für das Studium der neueren Sprachen und -Literaturen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg., 353 sgg.; vol. LXXIX, pp. 459 -sgg. Intorno a racconti francesi, vedi MOLAND, _Origines littéraires -de la France_, Parigi, 1862, pp. 72 sgg. Una _Vie Adam et Eve_ in -prosa, trascritta nel 1576 da un Jehan Carton, si ha nel ms. M, VI, -7 della Nazionale di Torino. Di Adamo ed Eva lungamente si parla in -parecchi capitoli del primo titolo della prima parte delle _Istorie_ -di SANT'ANTONINO, arcivescovo di Firenze. Molte favole riferisce il -FABRICIO, _Codex pseudepigraphus Veteris Testamenti_, Amburgo, 1722-3. - -[197] Ricorderò, come degne di particolare menzione, le Istorie di -Taberi. - -[198] Nella prima Epistola ai Corinzii, XV, 45 sgg., San Paolo oppone -all'Adamo terrestre un Adamo celeste. - -[199] WEIL, _Biblische Legenden der Muselmänner_, Francoforte, s. M., -1845, p. 12. - -[200] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud._, l. I, cap. I, 2; TERTULLIANO, -_De carne Christi_, cap. 17; IRENEO, _Adversus haereses_, l. III, -cap. 32. Cf. KÖHLER, _Die Erde als jungfräuliche Mutter Adams_, nella -_Germania_, anno 1862, pp. 476-80. - -[201] _Sermo V de Natali Domini._ - -[202] Questa enumerazione è data come di Metodio, vescovo di Tiro -nel terzo secolo, ma non se ne ha traccia negli scritti suoi, o a lui -attribuiti. Vedi P. PARIS, _Les manuscrits françois de la Bibliothèque -du roi_, vol. IV, p. 207. Cf. GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz. -cit., vol. I, p. 470; _Adam de octo partibus creatus, Zeitschrift für -deutsches Alterthum_, vol. XXIII, pp. 353-7; KÖHLER, _Adams Erschaffung -aus acht Theilen_, nella _Germania_, anno 1862, pp. 350-4. Nel trattato -ebraico intitolato _Sefer Yesira_, si dice che la testa dell'uomo -è fuoco, il cuore aria, il ventre acqua. _Commentaire sur le Séfer -Yesira ou Livre de la création par le_ GAON SAADYA DE FAYYOUM, _publié -et traduit par_ Mayer Lambert, _Bibliothèque de l'École pratique des -hautes études_, fasc. LXXXV, 1891, p. 7. Ivi stesso le varie parti del -corpo sono messe in relazione con le lettere dell'alfabeto, a ciascuna -delle quali è attribuita speciale virtù. - -[203] _De placitis philosophorum_, l. IV, cap. 4. - -[204] In una vita inglese di Adamo, pubblicata dal Horstmann (_Archiv -für das Studium der neueren Sprachen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg.), si -dice in principio, che Adamo fu creato dove Cristo nacque, in Betlemme, -ch'è nel centro della terra. - -[205] _Adversus haereses_, l. V, cap. 5. Un racconto molto -particolareggiato della creazione di Adamo porge MASÛDI, _Les -prairies d'or_, trad. dall'arabico da C. Barbier de Meynard e Pavet de -Courteille, Parigi, 1861 sgg., vol. I, pp. 51-4. - -[206] Vedi l'apocrifo evangelo di San Giovanni, nel libro del BENOIST, -_Histoire des Albigeois_, Parigi, 1691, vol. I, pp. 283-96. Si nota -qualche varietà nelle dottrine dei catari a questo proposito. - -[207] Che in una delle tradizioni entrate a formare il racconto -biblico si alluda, conformemente a quanto si vede in altre mitologie, -all'androgino, è più che probabile. Cf. LENORMANT, _Les origines de -l'histoire_, etc., vol. I, pp. 54-6. Una lunga lista di rabbini che -tennero quella opinione reca H. OTHO, _Lexicon rabbinicum_, Ginevra, -1675, p. 176. - -[208] Vedi [LALANNE], _Curiosités littéraires_, Parigi, 1845, pp. 211-2. - -[209] MATTEO, XIII, 43: _Fulgebunt justi sicut sol in regno Patris -eorum_; CESARIO, _Op. cit._, dist. XII, cap. 54. - -[210] _Talmud de Jérusalem_, tratt. _Berakhoth_, cap. IX, 9 (ediz. -cit., vol. I, pp. 489-90); _Talmud de Babylone_, tratt. _Berakhoth_, -sez. VIII (ediz. cit., vol. II, pp. 330 sgg.). Per questa, ed -altre consimili fantasie dei rabbini, rimando alle già citate opere -dell'Eisenmenger e del Bartolocci; al BUXTORF, _Lexicon talmudicum_, -Basilea, 1540; al BREDOW, _Rabbinische Mythen, Erzählungen und Lügen_, -Weilburg, 1833. - -[211] Vedi più particolarmente per ciò CASTELLI, _Leggende talmudiche_, -Pisa, 1869, pp. 197, sgg. - -[212] Nel _Contes dou pellicam_, di BALDOVINO DA CONDÉ, si legge: - - Quant Dieus ot fait Adam no père - Si biel, c'à lui nus ne compere - Qui onques fu de mère nés, — - Tant fu biaus et tant fu senés, - C'après Dieu fu plus biaus que nus, - Selon l'escripture, tenus, - . . . . . . . . . . . . . - -_Dits et contes de_ BAUDOUIN DE CONDÉ _et de son fils_ JEAN DE CONDÉ, -pubbl. da A. Scheler, Bruxelles, 1866-7, vol. I, p. 86. - -[213] Questa grave questione fu trattata a fondo da CRISTIANO, TOBIA, -EFREM REINHARD, in una dissertazione stampata la prima volta in Amburgo -nel 1752, e ripetutamente dipoi, e intitolata _Untersuchung der Frage: -Ob unsere ersten Urältern, Adam und Eva, einen Nabel gehabt?_ - -[214] Alberto Dürer ebbe la fantasia di raffigurare Adamo ed Eva come -due nani, porgendo argomento ai seguenti versi del Marini: - - Stato fostu pur nano, - Come ti finge Alberto, - O ribellante al tuo Fattore ingrato, - Reo del primo peccato, - Chè non saresti certo, - Quando primier la mano - Stendesti audace a l'arboscel vietato, - Per piacer a la credula consorte - Giunto a coglier la morte. - -[215] Un numismatico e orientalista francese, Nicola Henrion, presentò, -l'anno 1718, all'Accademia parigina, di cui era socio, uno specchio -comparativo delle stature umane, dalla creazione del mondo a Giulio -Cesare. Adamo ebbe di altezza 123 piedi e 9 pollici; Eva 118 piedi, 9 -pollici e ¾. Noè non ebbe più che 103 piedi; Ercole non passava i 10. -Vedi [LALANNE], _Op. cit._, p. 216. Certo GOETZE stampò a Lipsia, nel -1727, una dissertazione intitolata _Quanta statura Adam fuit_. - -[216] _In Joannem_, tract. IX, cap. 14; tract. X, cap. 12. - -[217] Cf. PIPER, _Mythologie der christlichen Kunst_, Weimar, -1847-51, vol. II, p. 471. Di quella composizione del nome di Adamo -fanno menzione parecchi: BEDA, _Expositio in Joannem_, cap. II, v. -20; ALCUINO, _Commentarius super Joannem_, cap. 4; PAPIA (Lombardo), -_Elementarium_, s. v. _Adam_; PIETRO DI RIGA, nell'_Aurora_, ecc. -Si trova pure detto che il nome di Adamo fu composto con le lettere -iniziali dei nomi di quattro stelle. - -[218] Vedi GOLDZIEHER, _Der Mythos bei den Hebräern_, Lipsia, 1876, p. -255. Adamo fu raccostato ad Adar (Ninip), divinità assira, il cui nome -sembra abbia significato in origine il fuoco: BURNOUF, _Commentaire sur -le Yaçna_, Parigi, 1833, p. 169; LENORMANT, _Essai de commentaire des -fragments cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 106-7. - -[219] G. VON LEON, _Rabbinische Legenden_, Vienna, 1821, pp. 11 sgg.; -G. LEVI, _Parabole, leggende e pensieri raccolti dai libri talmudici -dei primi cinque secoli dell'E. V._, Firenze, 1861, pp. 10 sg. - -[220] Corano, sura II. Questo racconto si trova pure nella Cronaca di -TABERI (trad. dello Zotenberg, v. I, p. 77) e altrove. Vedi un racconto -della creazione di Adamo e della disobbedienza di Iblîs, tratto da -Taberi e da Ibn-Kessir, in _Rosenöl_, vol. I, pp. 19 sgg. - -[221] Ediz. cit., §§ 12 sgg. - -[222] TERTULLIANO, _De patientia_, cap. 5; SANT'IRENEO, _Contra -haereses_, l. IV, cap. 40; SANT'AGOSTINO, _De Genesi ad literam_, XI, -18. W. MEYER, _Op. cit._, p. 15. - -[223] _Parad._, XIII, 43-4. Giacomo Le Fèvre (m. 1537) discusse la -questione se Adamo sia stato creato con la scienza infusa. Un certosino -del secolo XV, Enrico di Hesse, rettore dell'università di Heidelberg, -ebbe a sostenere che Aristotile agguagliò Adamo in sapienza, opinione -che parve empia a parecchi. (LALANNE, _Op. cit._, p. 210). - -[224] BREDOW, _Op. cit._, p. 18. - -[225] GAFFAREL, _Curiositates inauditae_, Amburgo, 1703, vol. II, p. -488. - -[226] Vedi SUIDA, _Lexikon_. Se Adamo sia stato inventor delle lettere, -e se prima di Adamo vi sieno stati al mondo uomini, lettere, libri, -discute PIETRO BANG (BANGIUS) nel _Coelum Orientis_, Hauniae, 1657. -Costui ebbe a sostenere in una sua _Historia ecclesiastica_ che Adamo -soggiornò alcun tempo in Isvezia e fu il primo vescovo di quel paese. - -[227] Per le scritture attribuite ad Adamo, a Eva, a Seth, vedi -FABRICIO, _Op. cit._; CEILLIER, _Histoire générale des auteurs sacrés_, -vol. I, pp. 464-7; MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_, vol. II, -coll. 41-2. Nel 1717 fu stampata in Altorf una curiosa dissertazione, -opera di non so qual dottore, intitolata _Dissertatio de Adami logica, -metaphysica, mathesi, philosophia practica et libris._ Nel 1722 DANIELE -MUELLER stampò a Chemnitz un _Programma de eruditione Adami_. - -[228] _Parad._, XXVI, 124-6. - -[229] L. I, cap. 6. - -[230] SINCELLO, _Chronographia_, ediz. di Bonn, 1829, pp. 8-9. - -[231] _Homilia 59 in Matheum._ - -[232] LEVI, _Op. cit._, pp. 886-7. - -[233] _Parad._, XXVI, 139-42. Questi versi di Dante non sono già così -oscuri come ad altri piacque di renderli, speculandovi intorno. Essi -diedero luogo, ciò nondimeno, a varie interpretazioni, e chi volle -che il poeta facesse rimanere Adamo nel Paradiso solamente cinque -ore, e chi sei, e chi sette, e chi non più di un istante. Ma le -parole del poeta sono esplicite e chiare abbastanza: Adamo stette nel -Paradiso dalla prima alla settima ora del giorno; e chi sappia che una -diffusa credenza faceva durare quel soggiorno sett'ore, non istarà -più a questionare se l'ora prima, o la settima, o entrambe, debbano -considerarsi incluse nel computo, o escluse da esso. Parlando dei primi -parenti, dice PIETRO COMESTORE: Quidam tradunt eos fuisse in Paradiso -septem horas (_Historia scholastica, Libri Genesis_, cap. 24); ed erra -il POLETTO, quando attribuisce a questo autore la opinione che Adamo -fosse rimasto nel Paradiso solamente sei ore; _Dizionario Dantesco_, -Siena, 1885-7, s. v. Adamo. CEDRENO ricorda la opinione di alcuni, -che facevano rimanere Adamo nel Paradiso dall'ora terza alla nona. -(_Historiarum compendium_, ediz. di Bonn, 1838-9, v. I, p. 12). - -[234] BEDA, o chi altri possa essere l'autore dell'opuscolo intitolato -_Collectanea et flores_, dice: _Adam vixit annos quindecim in paradiso, -Eva quatuordecim: alii dicunt septem_. SINCELLO dice la trasgressione -avvenuta nel settimo anno, la cacciata nell'ottavo, tenuta occulta la -colpa quaranta giorni. (_Op. cit._, pp. 13-4). Anche Cedreno segue la -opinion dei sett'anni. Nel _Chronicon_ di TEODORICO ENGELHUSEN (m. -1434) si legge: «Adam et Eva, sicut creditur, die suae creationis, -scilicet sexta die mundi, circa meridiem praevaricati, paulo post circa -horam nonam ejecti sunt, et exilium projecti. In quadam tamen antiqua -_Chronica Treverorum_, quae et hodie jacet in Ecclesia S. Matthiae -ibidem, legitur septies quaternis temporum annis in paradyso fuisse, et -post haec expulsos.» (Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum brunsvicensium_, -t. II, p. 979). Il soggiorno di un secolo è ricordato da Cedreno e da -alcun altro. - -[235] Ciò che la Bibbia narra di Adamo tentato da Eva, si riscontra in -qualche parte con quanto il mito indiano narra di Yami, sollecitato -dalla sorella Yama ad altro peccato. Il Yami indiano diventa il Yima -iranico. Cfr. KOHUT, _Die talmudischmidraschische Adamssage in ihrer -Rückbeziehung auf die persische Yima- und Meshiasage_, in _Zeitschrift -der deutschen Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XXV, pp. 59-94. - -[236] _Purgat._, XXXIII, 61-3; _Parad._, XXVI, 115-7. - -[237] Nel secolo XVI il celebre CORNELIO AGRIPPA la svolse nel suo -libro _De originali peccato_. Nel secolo seguente ADRIANO BEVERLAND -mise fuori una strana dissertazione intitolata: _Peccatum originale,_ -κατ’ εξοχὴν _sic nuncupatum, philologice elucubratum a Themidis -alumno_, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli sostiene: -«primum protoplastorum peccatum in coitu consistere et per arborem -scientiae boni et mali intelligi debere truncum illum, quem in -meditullio corporis Adami plantaverat naturae auctor, cuiusque florem -decerpere vetuerat». L'autore fu, per quella sua opinione, chiuso in -un carcere, d'onde trovò modo di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo. -Quella opinione, del resto, è anche presentemente assai più diffusa che -non si creda tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii -teologici, credono che, per questa parte, il racconto biblico non -vada inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, CARLO SCHOEBEL, -prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: _Le mythe -de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une évolution -psychologique primordiale_, Parigi, 1876. Bisogna per altro riconoscere -che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo la carne e di vergogna -l'atto generativo, legittimò così fatte stranezze. Pei catari, e per -altri eretici, la copula fu una frode del diavolo. Cf. _Curiosités -théologiques_, Parigi, 1861, pp. 4-5. - -[238] «Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit Evam eamque -primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem perdiderunt, quam -si in paradiso mansissent, nec in conceptione nec in generatione -prolis amisissent, nec in carnali illo actu deformitas immoderatae -concupiscentiae fuisset, nam naturalia membra, ad hunc usum deputata, -sicut inferiores vires, omnino subdita essent rationi». _Op. cit._, -vol. II, p. 347. - -[239] Vedi BEAUSOBRE, _Dissertation sur les Adamites_, nel secondo -volume della _Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des -Hussites_, del LENFANT, Amsterdam, 1731. - -[240] Vedi EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 165, 461; vol. II, p. -413. - -[241] BARTOLOCCI, _Op. cit._, vol. II, p. 69. Cf. HAMBURGER, -_Real-Encyclopädie für Bibel und Talmud_, Strelitz, 1883, s. v. -_Lilith_. - -[242] Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da P. -PARIS, _Op. cit._, vol. IV, pp. 27-8. - -[243] In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, dietro -a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima Issa: - - Issa was hire firste name. - -_The Story of Genesis and Exodus, edited by_ Richard Morris (_English -Text Society_), Londra, 1865, v. 233. - -[244] Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità di -alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero generato -in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due femmine. -Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, dopo aver -generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono ancora trenta -figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, i figliuoli furono -in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; ma nei _Fioretti della -Bibbia_ il numero dei maschi e delle femmine, presi insieme, sale -a centoquaranta. Per le prime figliuole generate, sorelle e spose -di Caino, di Abele e di Seth, si trovano i nomi di Calmana, Debora, -Luva, Leluda o Lebuda, Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn, -Asua. Secondo una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in -Abû 'l-Faragi, in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (RENAN, -_Fragments_, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele nacque -per gelosia amorosa. - -[245] Nel _Roman du Renard_ si narra che Dio diede ad Adamo ed Eva, -espulsi dal Paradiso, una verga di tale virtù, che percotendo con essa -il mare potevano avere tutto quanto desideravano. Adamo fece uscire -dalle acque una pecora, Eva un lupo, che acchiappò la pecora; poi -Adamo, di nuovo, un cane che inseguì il lupo, ecc. Tutti gli animali -fatti sorgere da Adamo si addomesticarono: tutti quelli fatti sorgere -da Eva inselvatichirono. Il poeta cita a tale proposito un libro -_Aucupre_, che non so quale possa essere. Ediz. Méon, Parigi, 1826, -vol. I, vv. 41-104; ediz. Martin, Strasburgo e Parigi, 1882-7, vol. I, -pp. 336-8. - -[246] _Contra haereses_, 80. - -[247] Cf. BURNOUF, _Recherches sur la géographie ancienne de Ceylan -dans son rapport avec l'histoire de cette île, Journal asiatique_, -serie V, vol. IX (1857), pp. 9 sgg. - -[248] «Seilan est une grant ysle ensi con je voz ai devisé en ceste -livre en arieres. Or est voir que en ceste ysle a une montagne mout -aut si degrat celes rocches, que nul hi puent monter sus se ne en ceste -mainere que je voz dirai. Car à ceste montagne pendent maintes chaennes -de fer, ordrée en tel mainer que les homes hi puent monter sus par -cel chaene jusque sus le montagne. Or voz di qe il dient que sus cel -mont est le menument de Adan nostre primer pere, el Sarain dient que -celui sepoucre est de Adan, et les idres dient qu'il est le moument -de Sergamon Borcam...». _Voyages de_ MARCO POLO (_Recueil de voyages -et mémoires publiés par la Société de géographie_), Parigi, 1824, cap. -178. - -[249] Traduzione di A. Jaubert (_Recueil de voyages et mémoires_, -etc.), Parigi, 1836, vol. II, p. 71. - -[250] Traduzione di S. Lee, Londra, 1829, pp. 189-90. - -[251] _Contextio gemmarum sive_ EUTYCHII _Patriarchae Alexandrini -Annales, interprete_ Edwardo Pocockio, Oxoniae, 1658, vol. I, pp. 15 -sgg. - -[252] _Descriptio de partibus infidelium_, cap. 39, ap. MARCELLINO -DA CIVEZZA, _Storia universale delle missioni francescane_, vol. III, -Roma, 1859, p. 760. La relazione del viaggio di Odorico si trova con -vario titolo nei codici, _Peregrinatio, De mirabilibus mundi, De rebus -incognitis_. Un'antica versione italiana, contenuta nel cod. marciano -ital. cl. VI, CCVIII, presenta alcune diversità in confronto del testo -latino pubblicato. - -[253] _Op. cit._, pp. 94-7. Del Monte di Adamo parla anche Fra Mauro. -Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 51. - -[254] _Isolario_, parte II, Venezia, 1697, p. 122. Una lista di -scrittori che parlano del Monte di Adamo può vedersi in FABRICIO, _Cod. -pseud._, vol. I, p. 30; vol. II, pp. 30-36. Io ne aggiungerò qui alcuni -altri. _Sketch of a Journey to the Summit of Adam's Peak in the Island -of Ceylon, Asiatic Journal_, vol. II, 1816; KNOX, _Historical Relation -of the Island of Ceylon_, 2ª ediz., Londra, 1817, p. 144; DAVY, _A -description of Adam's Peak, Journal of Science_, vol. V. 1818; _Notes -of an Excursion to Adam's Peak, Colonial Magazine_, vol. V, 1845; _A -Trip to Adam's Peak, Colonial Magazine_, voll. XIV e XV, 1848; SKEEN, -_Adam's Peak. Legendary, traditional and historical notices of the -Samanala and Sri-Páda_, Londra, 1878. Un'apposita dissertazione sulla -famosa impronta scrisse J. Low nelle _Transactions of the Royal Asiatic -Society of Great Britain and Ireland_, vol. III, 1835. - -[255] _Op. cit._, pp. 81-2. - -[256] D'HERBELOT, _Bibl. orient._, s. v. _Magarat al Conouz_. - -[257] Vedi PIPER, _Adams Grab auf Golgatha_, nell'_Evangelisches -Kalender_ pel 1861, pp. 17 sgg. - -[258] Di sì fatti collegamenti porgono un esempio, ma scevro di ogni -spirito di eresia, alcuni versi, i quali furono già attribuiti a -ILDEBERTO DI LAVARDIN. Eccoli: - - Arbore sub quadam dictavit clericus Adam - Quomodo primus Adam peccavit in arbore quadam; - Sed postremus Adam, natus de virgine quadam, - Damna prioris Adam repensat in arbore quadam. - Ni sumpsisset Adam fructus sub arbore quadam, - Non postremus Adam moreretur in arbore quadam. - -Li pubblicò P. Meyer nelle _Archives des missions scientifiques et -littéraires_, 2ª serie, vol. V (1868), p. 183. Vedi del resto il -poemetto d'ILDEBERTO, intitolato _De ordine mundi_, il quale comincia -col verso: - - Arbore sub quadam protoplastus corruit Adam. - -(_Opera_, ediz. Beaugendre, col. 1179). - -[259] _Sermo 71._ ABÛ'L-FARAGI si scosta alquanto dal racconto del -_Combattimento_. Egli dice che Noè prese nell'Arca solamente il capo -d'Adamo; che poi Sem e Melchisedec trasportarono quel capo sopra un -monte, su cui Melchisedec edificò Gerusalemme, e che su quel monte -Cristo fu crocifisso. (_Op. cit._, pp. 8-10). Dionigi di Telmahar, per -contro, segue fedelmente il racconto dell'apocrifo. - -[260] _Recueil de voyages_, etc. vol. IV, p. 849. - -[261] D'HERBELOT, _Op. cit._, pp. 20, 122, 708, 806. - -[262] Ricorderò solo: l'_Adamo_ del grammatico _Ignazio_ (IX secolo) -pubbl. prima dal BOISSANADE, _Anecdota graeca_, Parigi, 1829 sgg., t. -I, pp. 436-44; poi dal DUEBNER, _Christus patiens_, etc., Parigi, 1846; -_Adam, drame anglo-normand du XIIe siècle, publié par_ V. Luzarche, -Tours, 1854; nuova edizione critica a cura di L. Palustre, Parigi, -1877; la _Creazione_ e la _Caduta_ nel _Ludus Coventriae_, Londra, -1841; _The Creation of the World, a cornish Mystery edited with a -Translation and Notes by_ Whitley Stokes, Lipsia, 1863; _Der Sündenfall -und Marienklage, zwei niederdeutsche Schauspiele herausg. von_ Dr. -O. Schönemann, Annover, 1855; JACOB RUFF, _Adam und Heva_, Lipsia, -1848. In Italia rappresentazioni di Adamo ed Eva non mancarono: vedi -D'ANCONA, _Origini del teatro in Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp. -85, 202; 2ª ediz., Torino, 1891, pp. 91, 228; TORRACA, _Studi di storia -letteraria napoletana_, Livorno, 1884, p. 20. Il FARSETTI (_Biblioteca -manoscritta_, Venezia, 1771-80, vol. II, p. 221) registra una -_Rappresentazione spirituale_ di Adamo ed Eva, in verso, manoscritto -del secolo XVI. Ricordo, sorpassando, l'_Adamo_ dell'ANDREINI, quello -del LOREDANO, l'_Adamo ed Eva_ di TROILO LANCETTA, l'_Abele_ del -METASTASIO, l'_Abele_ dell'ALFIERI, la _Morte d'Adamo_ del KLOPSTOCK, -il _Caino_ del BYRON. - -[263] ALTONA, _Gebete und Anrufungen in den altfranzösischen Chansons -de geste_ (_Ausgaben und Abhandlungen aus dem Gebiete der romanischen -Philologie, IX_), Marburgo, 1883, p. 14. In una preghiera che si trova -nello _Chevalier au Cygne_ (vv. 1771-5), è detto: - - Sire Dieu qui fesis mer salée - Et le ciel et la tierre, créature fourmée, - Et Adam à qui fu la pume devée, - Eve l'en fist mengier, qui mal fu enortée, - S'en fu bien Vm ans en prison enfremée. - -Qui non si tratta di una leggenda speciale come opina il REIFFENBERG -(_Le Chevalier au Cygne_, Bruxelles 1846, Introduzione, pp. XCV-XCVI), -ma si allude solo alla dimora di Eva nel Limbo sino alla venuta di Gesù -Cristo. - -[264] _De rerum humanarum vicissitudine et clade Lindisfarnensis -Monasterii, Opera_, ediz. Froeben, vol. II, p. 238, col. 2ª. È pur cosa -degna di nota che la storia della penitenza di Adamo si legò in Francia -al cielo del Santo Graal. V. _Le Saint-Graal_, ediz. Hucher, Le Mans, -1864-8, vol. I, pp. 452 sgg. - -[265] Vedi THILO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, volume I, Lipsia, -1832, pp. 756-68; ITTAMEIER, _Die Eliassage_, in _Zeitschrift für -kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben_, anno 1883, pp. 416-30, -476-93. - -[266] Ediz. cit., cap. 12, p. 6. - -[267] _Opera moralia, paraenetica et polemica_, Anversa, 1654, pp. -164-5, 231. - -[268] Nella _Istoria di cose memorabili della città di Bologna per -uno della famiglia de' Ramponi_ (ms. della Biblioteca Universitaria di -Bologna) Enoch ed Elia diventano a dirittura i custodi del Paradiso: -«Et est (_paradisus_) in Orientis partibus constitutus, quem propter -peccatum primorum parentum Helyas et Enoch pro ligno vite cum versatili -gladio custodiunt ante fores». - -[269] La identificazione di Elia col misterioso Khidr non è sicura. -L'autore del _Tarikh montekheb_ li distingue, e così fanno altri. Khidr -fu pure identificato con Enoch. - -[270] D'HERBELOT, _Op. cit._, t. II, p. 435; t. III, p. 118; REINAUD, -_Description des monuments musulmans du cabinet de M. le duc de -Blacas_, Parigi, 1828, t. I, p. 169. Un racconto diverso intorno -ad Enoch in _Rosenöl_, vol. I, pp. 30-2. In leggende orientali si -vede Khidr far da guida ad Alessandro Magno, che muove in cerca -della fontana di giovinezza, ed è curioso notare come nel _Romans -d'Alixandre_ Enoch diventi un semplice seguace di Alessandro, seguace -che trova la fonte, vi si bagna, ed è per ciò severamente punito. Ed. -cit. p. 335. - -[271] _Les mille et un jours_, gg. 186-7. - -[272] FAZIO DEGLI UBERTI dice, per altro, parlando della condizione del -Paradiso (_Dittam._, l. I, cap. 11): - - Vecchiezza e infermità non sa che sia - Giammai colui che dentro ivi giunge: - E questo prova Enoc ed Elia. - -[273] Cap. XI, 3 sgg. - -[274] Vedi intorno a questo argomento ZARNCKE, _Ueber das -althochdeutsche Gedicht vom Muspilli_, in _Berichte über die -Verhandlungen der k. sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften_, -Lipsia, vol. XVIII (1866), pp. 213-25. - -[275] GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz. cit., vol. II, pp. 794 sgg.; -III, pp. 284 sgg. Gli eroi rimossi ritornano spesso per difendere una -giusta causa, appunto come Enoch ed Elia. - -[276] Cap. 25. - -[277] _Epistolarum_ l. I, CCLXXXII, _Maxima Bibliotheca veterum -Patrum_, t. VII, p. 562. - -[278] Cf. quanto è detto nel cap. 19 dell'Evangelo di Nicodemo. - -[279] Ediz. cit., cap. 60. - -[280] Come fu già notato, gli Esseni credettero che le anime pie, -sciolte dai vincoli della carne, avessero un soggiorno felice di là -dall'oceano. - -[281] Vedi per le varie opinioni in proposito: BELLARMINO, _De -sanctorum beatitudine_, cap. 1; RENAUDOT, _Liturgia orientalis_, -Parigi, 1716, vol. II, pp. 332-3; ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_, -t. II, pp. 130, 165, 294-5; t. III, parte 1ª, p. 312; parte 2ª, p. -CCCXLII; THILO, _Op. cit._, pp. 749-55; ALEXANDRE, _Oracula Sibyllina_, -2ª edizione, Parigi, 1869, vol. II, exc. VI. - -[282] _Historia ecclesiastica_, l. V, cap. 12. - -[283] _Otia imperialia_, decis. III, cap. 103. - -[284] _Historia major_, ad. a. 1196. - -[285] _Visio Tnugdali_, ediz. Schade, capp. 16, 28. - -[286] Cf. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur_, -Halle, 1885, pp. 8-9, 18; FRITZSCHE, _Die lateinischen Visionen des -Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts_, Halle. 1885, pp. -18-9. - -[287] Vedi WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_, p. 26; FRITZSCHE, _Op. -cit._, pp. 36-7. Altre credenze pure ebbero corso. In alcune redazioni -della leggenda di San Brandano si dice che i cristiani troveranno -ricetto nel Paradiso terrestre quando ricominceranno le persecuzioni. -Abû 'l-Faragi credette che il Limbo dei patriarchi fosse appunto -il Paradiso terrestre, e che in esso dovessero essere trattenute -perpetuamente le anime di coloro che non si mostrarono meritevoli nè -del cielo, nè dell'inferno. Dice Fra Mauro nella scritta che accompagna -sulla sua mappa l'immagine del Paradiso, che le anime dei giusti, -liberate da Cristo, furono introdotte nel giardino, e quivi rimasero -sino al giorno dell'Ascensione, in cui, seguendo Cristo, salirono al -Paradiso celeste. (Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 74). Non so ond'egli -abbia potuto trarre così curiosa opinione. È pur qui da ricordare una -credenza espressa nell'_Elucidarium_ di Onorio d'Autun, secondo la -quale gli uomini, se Adamo non avesse peccato, sarebbero moltiplicati -nel Paradiso terrestre fino a raggiungere il numero degli angeli -caduti, e di mano in mano avrebbero sciamato dal Paradiso terrestre al -celeste per lasciar luogo alle nuove generazioni. - -[288] _Historia major_, ad a. 1206. - -[289] _Speculum historiale_, l. XXX, capp. 6-10. L'arcangelo Raffaele -guida il novizio prima al Paradiso e poi all'Inferno. Cap. 8: «Et cum -appropinquaret vidit novicius civitatem quandam ex auro, cujus porta -immense pulcritudinis erat. Quam cum miratur, angelus misit eum intra -portam, et vidit intra paradisum herbas et arbores pulcerrimas et aves -cantantes. Sub una arbore erat fons limpidissimus cujus rivi per mediam -civitatem fluebant. Cumque novicius vellet pausare iuxta fontem, duxit -eum angelus ad aliam arborem mire altitudinis et pulcritudinis, super -quam erat homo pulcerrimus et pregrandis stature, quasi gigas, vestitus -vestis diversorum colorum a pedibus usque ad pectus. Hic est, inquit -angelus, pater humani generis protoplastus Adam per sanguinem Jhesu -Christi filii Dei redemptus». - -[290] Cap. 26. Fu molto disputato da antichi e moderni teologi se, -conformemente alle note parole di promessa pronunziate da Cristo in -croce, il buon ladrone fosse introdotto nel Paradiso terrestre o nel -celeste. Cf. THILO, _Op. cit._, pp. 768-79. - -[291] Nel terzo cantare del poema del PUCCI, _Historia della Reina -d'Oriente_, la figliuola di questa Reina, mutata di femmina in maschio, -dice all'imperatore di Roma d'essere stata portata da Enoch ed Elia nel -Paradiso terrestre (st. 39): - - i' fu preso - Nella foresta da Enoc e Elia, - Che con certi altri mi portàr di peso - Dove si sta con gioia tuttavia, - Ciò fu nel Paradiso Luciano - Dov'era Salamone allegro e sano. - -[292] GIOVANNI, XXI, 21; MATTEO, XVI, 28. - -[293] _De gloria martyrum_, l. I, cap. 30. - -[294] Vedi varie testimonianze recate dal THILO, _Op. cit._, pp. 764-5. - -[295] _Orl. Fur._, XXXIV, 54-9. - -[296] SAN TEOFILO, _Ad Autolycum_, l. II, cap. 26; PRUDENZIO, -_Cathemerinon_, inno X. Mario Vittore pone le Virtù a soggiornare nel -Paradiso terrestre, e nel Paradiso terrestre finge Metodio che abbia -luogo il suo _Convivium decem virginum_. Uno dei sette paradisi dei -Maomettani si chiama Eden. - -[297] Una reminiscenza di sì fatta mansuetudine si ha nella leggenda -rabbinica della veste di Adamo. BREDOW, _Op. cit._, p. 50. - -[298] BECHSTEIN, _Mythe, Sage, Märe und Fabel im Leben und Bewusstsein -des deutschen Volkes_, Lipsia, 1854, vol. II, p. 21. - -[299] Dice il Pigafetta (ap. RAMUSIO, _Navigationi et viaggi_, vol. I, -p. 367): _Hanno opinione i Mori che questo uccello venga del Paradiso -terrestre._ Cf. DENIS, _Le monde enchanté_, già cit., pp. 150-1. - -[300] _Del reggimento e de' costumi delle donne_, parte XVI. - -[301] THÉVENOT, _Relation d'un voyage fait au Levant_, Parigi, 1665, p. -502. - -[302] EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 868-9; LEVI, _Op. cit._, p. -218. - -[303] Vedi intorno al mito della Fenice, prima nell'antichità, poi -nella sua notabilissima prosecuzione per entro al mondo cristiano: -HEINRICHSEN, _De Phoenicis fabula apud Graecos, Romanos et populos -orientales_, Hauniae, 1825-7: LEOPARDI, _Saggio sopra gli errori -popolari degli antichi_, Firenze, 1848, cap. 17; PIPER, _Op. cit._, -vol. I. pp. 446-71; GRAESSE, _Beiträge zur Literatur und Sage des -Mittelalters_, Dresda, 1850, pp. 71-9. Per quanto concerne il carattere -astronomico della Fenice, e l'era di felicità che ad essa si collegava, -vedi LEPSIUS, _Die Chronologie der Aegypter_, Berlino, 1849, l. II, -cap. 73; SEYFFARTH, _Die Phoenixperiode, Zeitschrift der deutschen -morgenländischen Gesellschaft_, vol. III (1849), pp. 63-89. Alla Fenice -corrisponde, per questo e per altri rispetti, il Fong-hoang dei Cinesi, -che torna a intervalli, e il cui ritorno segna il principio di un'era -di felicità. - -[304] Canz.: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_. Nell'atto II, -sc. 4, dell'_Ipocrito_ dell'ARETINO, Prelio racconta come sia andato -a prendere alcune penne d'oro e di porpora della Fenice per farne -presente all'amata. - -[305] Non so che descrizione ne faccia TITO GIOVANNI SCANDIANESE in un -suo poema intitolato _La Fenice_, che io non conosco se non di nome. -Ho già ricordato altrove il poemetto attribuito a Lattanzio e quello di -Cinevulfo. - -[306] Vedi p. 32 e la nota 69 al cap. II. - -[307] DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire -littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3. - - - - -CAPITOLO IV. - -I VIAGGI AL PARADISO TERRESTRE. - - -Fu comune opinione tra coloro (ed erano di gran lunga i più) i quali -ponevano il Paradiso terrestre in questa nostra terra, e lo dicevano -tuttavia esistente, che esso, o non si potesse per nessun modo trovare -dagli uomini, o, se pur si poteva trovare, fosse loro impossibile di -penetrarvi. I Padri sono concordi su questo punto. La impossibilità -di penetrarvi si faceva venire, di solito, dal volere divino, per -decreto del quale il Paradiso terrestre doveva, dopo il peccato, -rimanere inesorabilmente chiuso ai viventi; ma si faceva anche venire -da difficoltà naturali, che non lasciavano via da passare a chi avesse -in animo di recarvisi. Brunetto Latini, ripetendo quanto molti avevano -affermato prima di lui, dice nel _Tresor_: _Et sachiez que après lou -pechiéz dou premier hom, cist leus fu clos à touz autres_[308]. E nel -_Tesoretto_, parlando di Adamo: - - Per quel trapassamento - Mantenente fu miso - Fora del Paradiso, - Dov'era ogni diletto, - Senza niuno eccetto - Di freddo o di calore, - D'ira nè di dolore. - E per quello peccato - Lo loco fue vietato - Mai sempre a tutta gente[309] - -Che anche Dante avesse il monte del Paradiso in conto d'inaccessibile, -sembra risulti dal racconto che Ulisse fa del suo viaggio (_folle -volo_) nell'oceano[310]. Il Geografo Ravennate s'ingegna di mostrare, -con ogni maniera di buoni argomenti, come non sia possibile agli -uomini penetrare nel Paradiso[311]; e il Mandeville, cui duole di non -averlo potuto visitare, dice, ripetendo ancor egli cose già dette da -altri, che molti tentarono inutilmente di andarvi, e che l'altezza -e l'asprezza dei monti, e le strane fiere che infestano il paese -d'intorno, non lasciano che nessun vi s'accosti. Ne' _Fioretti della -Bibbia_ si legge: «Questa montangnia si dice ch'è sì alta et dura e -aspra fortemente e sì maravigliosa che neuno huomo per sua bontà non vi -potè mai salire, nè là drento intrare, secondo quelli che vi sono stati -nel paese»[312]. Perciò Fazio degli Uberti lo dice _un monte ignoto a -tutta gente_, e Giovanni di Hese lo descrive altissimo, con le pareti -a perpendicolo, a guisa di torre, _ita quod nullus potest esse accessus -ad illum montem_. - -Ricordiamoci che per gli antichi gli Elisii erano _reclusum nemus, -discretae piorum sedes, regna impervia vivis_; e che frugando nelle -memorie mitologiche e nelle leggende, molti altri esempii si trovano -di luoghi o vietati, o inaccessibili. Del paese degl'iperborei dice -Pindaro che non vi si può andare nè per terra, nè per acqua. All'isola -dov'era l'Orto dell'Esperidi, serbato agli dei, nessuna nave poteva -approdare[313]; e al monte Kâf degli Arabi non si perviene se non -per arte magica; e all'isola Bulotu, immaginata dagli abitanti di -Tonga, non si approda se non per volontà degli dei. Il Mons Romuleus -(Rocciamelone), ove un re Romolo raccolse ingente quantità di tesori, -è descritto come inaccessibile nel _Chronicon Novaliciense_; e di -una montagna inaccessibile, a poca distanza dalla città di Die, nel -Delfinato, parla uno scrittore francese del secolo XVII[314]. - -Ma, a dispetto di chi diceva che non ci si poteva andare, e di chi -affermava che nessuno di coloro che avevan corsa felicemente tutta la -via era poi riuscito a penetrarvi, parecchi, in varii tempi, ebbero -desiderio di tentare l'avventurosa impresa; e se di alcuni la leggenda -narra che non fu dato loro di passare il formidabile muro di fuoco -o di diamante, e la ben custodita porta, di altri narra che superato -ogni ostacolo, penetrarono veramente nell'impareggiabil giardino, e -vi fecero alcuna breve o lunga dimora, e ne tornarono per dare altrui -alcun debole ragguaglio delle sue inenarrabili meraviglie. Ricordiamo, -anche a questo proposito, che gli Elisii antichi furono, più di una -volta, penetrati da vivi, e che altri consimili esempii si trovano in -altre mitologie. - -Le leggende che ora io mi accingo ad esporre sono assai varie, non solo -per la qualità delle cose che narrano, e pel modo della narrazione, -ma ancora pel diverso spirito che le informa, e la ragione ond'hanno -principio. Alcune hanno carattere spiccatamente ascetico, e pajono -dettate da un indomabile fervore di fede e di desiderio; altre hanno -carattere spiccatamente romanzesco, e pajono dettate, più che da altro -sentimento o pensiero, da quella immaginosa e inquieta curiosità, da -quel vivo amor del meraviglioso che nelle fortunose epopee, nei lunghi -romanzi di avventura, si agitano, ma non si appagano. Molte di esse son -figlie tutte ideali della fantasia; ma parecchie ve n'ha, le quali pur -solvendosi, come l'altre, in un sogno, muovono tuttavia da alcun che -di reale. Nessuno di questi viaggi, per certo, ebbe suo compimento nel -Paradiso terrestre; ma più d'uno fu, anzichè immaginato da narratori, -impreso davvero da pellegrini e da naviganti. Ben s'intende come queste -distinzioni, che io ho accennate, sieno, del resto, assai più agevoli -e sicure in teorica che non in pratica; e se nelle pagine che seguono -io mi studierò di tenere un ordine che ad esse corrisponda, questa -corrispondenza sarà soltanto approssimativa, e quell'ordine avrà tanto -di rigore quanto ne può concedere la natura stessa delle cose, e non -più. - -Ecco qua, anzi tutto, una leggenda celebre, la quale è inspirata bensì -da quel fervore di fede e di desiderio che informa l'altre di carattere -più risolutamente ascetico; ma vuol essere pure considerata come una -naturale espansione e prosecuzione _storica_, se così posso esprimermi, -di un tema leggendario anteriore, in quanto viene ad esplicare ed a -compiere, in conformità di certi postulati della coscienza religiosa, -una storia mitica non compiuta e non chiusa. Intendo dire la leggenda -di Seth, mandato dal padre infermo, e già vicino a morte, al Paradiso -terrestre per procacciare l'olio della misericordia. Questa leggenda -ebbe a congiungersi poi con quella del legno della croce, e delle due -se ne formò una assai complessa, la quale nel medio evo più tardo, a -partire dal XII secolo, ebbe così gran diffusione che nessun'altra -ebbe l'eguale. Tale leggenda ci pervenne in narrazioni di tutte le -lingue parlate da popoli cristiani, conservata in libri d'ogni titolo -e qualità, distribuita in numerose versioni, le quali furono dottamente -paragonate fra loro e raccolte in gruppi e categorie. Nella esposizione -che segue io dovrò attenermi a pochi racconti principali, e rimandare -il lettore desideroso di più minuti particolari alle ottime monografie -cui essi diedero argomento[315]. - -La prima memoria, sino a noi pervenuta, di un'andata di Seth al -Paradiso terrestre, si ha probabilmente in quell'Apocalissi greca da me -più volte ricordata nel capitolo precedente, e, senza giusta ragione, -intitolata Apocalissi di Mosè. Quivi si logge che Adamo, giunto all'età -di 930 anni, e infermo, mandò Eva e Seth al Paradiso terrestre, per -ottenere, a sollievo delle sue sofferenze, l'olio di misericordia[316]. -Cammin facendo, Seth è morso dal serpente. Giungono alla porta del -Paradiso, ma non ne varcan la soglia; l'arcangelo Michele dice loro -che non avranno, per ora, quanto desiderano, e li fa tornare addietro, -annunziando che in capo di tre dì Adamo si morrà. Nella Vita latina, -pure ricordata nel precedente capitolo, si ha, con lievi differenze, -lo stesso racconto: Michele dice ai due pellegrini che l'olio di -misericordia non sarà conceduto se non passati 5500 anni; che allora -Cristo, figliuol di Dio, scenderà in terra, si farà battezzare nel -Giordano, risusciterà Adamo e gli altri morti, e a tutti i credenti in -lui largirà l'olio tanto desiderato. Così li accommiata, annunziando -che ad Adamo non rimangono se non sei giorni di vita. Si può tener per -certo ch'entrambi questi racconti derivino da una fonte più antica, -rimasta sinora sconosciuta[317]. - -Il racconto della Vita passa nell'Evangelo di Nicodemo, con questa -sola diversità di rilievo, che di Eva più non si parla, e Seth compie -solo il viaggio, e solo ascolta le rivelazioni dell'angelo[318]. -Da indi in poi Eva rimane esclusa dalla leggenda, la quale, come ho -detto, si lega all'altra del legno della croce, e fa corpo con essa. -Questo congiungimento si può dire che fosse inevitabile, provocato, -e in certa maniera imposto, da quel vivo e tenace desiderio cui ho -più volte accennato, di raccostare alla caduta la redenzione, di -contessere, per così dire, in un'unica trama i fatti dell'una e i -fatti dell'altra. Leggende intorno al legno onde fu formata la croce, -strumento di redenzione, dovettero sorgere assai per tempo, ed era -naturale che alcune, se non tutte, facessero venire quel legno dallo -stesso giardino ov'era stato commesso il peccato, e dallo stesso albero -che aveva dato esca al peccato. Di più leggende simili, che poi furono -sopraffatte da una finzione più rigogliosa, e che meglio appagava -il sentimento e la fantasia dei credenti, è rimasta i memoria. «Una -tradizione greca narra senza più che un ramo dell'albero nel cui frutto -peccò Adamo, fu trasportato a Gerusalemme; e ne sorse un grand'albero, -donde fu fatta la croce. Altri dicono che Adamo stesso portò seco -dal paradiso un frutto o un rampollo dell'albero. Secondo una terza -versione Dio dopo il peccato svelse l'albero e lo gittò di là dal muro -del paradiso. Mille anni più tardi Abramo lo trovò e lo piantò nel suo -giardino. Un angelo (o Dio stesso) gli annuncia che su di esso Dio -(egli) verrà crocifisso[319]». O prima o poi, una di tali leggende -doveva incontrarsi con la leggenda di Seth, e mescendosi con essa, -dare origine a una tradizione nuova, secondo la quale l'albero onde fu -fatta la croce sarebbe venuto da un virgulto, o da semi che Seth stesso -riportò dal Paradiso. E in questa forma la leggenda trionfò. - -Non può essere còmpito mio tener dietro alle troppe versioni in cui -essa ebbe a spartirsi, e al moto de' suoi varii elementi, i quali -senza posa si accozzano insieme, si disgiungono, trapassano da luogo -a luogo e gli uni agli altri sottentrano, come fanno i pezzetti di -vetro multicolore nelle mutabili figure del caleidoscopio. Io mi -contenterò di dar qui la sostanza di un racconto latino, il quale è -certamente anteriore alla fine del secolo XIII, e in cui la leggenda -appare in tutta la sua pienezza. Questa, nella forma che in esso -consegue, «ottenne straordinario favore, e si diffuse per tutta -Europa, dall'Irlanda e dalla Svezia alla Spagna, dalla Cornovaglia alla -Grecia», dando luogo a traduzioni e rimaneggiamenti innumerevoli[320]. - -Adamo ha vissuto 932 anni nella valle d'Ebron, nella terra d'esilio. -Egli è stanco di estirpare i rovi dal suolo, stanco del male e dei -mali che vede crescer nel mondo, fra la sua posterità, stanco di -vivere. Chiama a sè il figliuolo Seth, e lo manda al cherubino che -con la spada fiammeggiante sta a custodia dell'albero della vita, per -avere da lui certezza dell'olio della misericordia che Dio promise -al peccatore il giorno stesso in cui fu commesso il peccato. Va, -dic'egli al figliuolo: tu conoscerai il cammino dalle impronte che -noi vi lasciammo, tua madre ed io, venendo in questa valle, e sulle -quali non è più cresciuta l'erba. Seth s'avvia, giunge alla porta del -Paradiso. Il cherubino saputa la ragione del suo venire, lo invita a -mettere il capo dentro alla porta, e a gettar gli occhi sul giardino: -tre volte pronunzia l'invito ed altrettante Seth vi si conforma. La -prima volta questi contempla la vaghezza del Paradiso, vede le piante -e i fiori, il fonte lucidissimo da cui nascono i quattro fiumi, e -sopra esso un'arbore ramosa, ma nuda di frondi e di corteccia. La -seconda, scorge un gran serpente avvolto al tronco della pianta. La -terza, vede l'arbore elevata sino al cielo, e sulla cima un bambino -appena nato, e, da basso, le radici, penetrate sin nello inferno, ove -gli si scopre l'anima di suo fratello Abele. L'angelo spiega a Seth la -visione, gli annunzia la venuta del Redentore, e, nell'accommiatarlo, -gli porge tre granella del pomo fatale onde mangiarono i suoi genitori, -ingiungendogli di porli sotto la lingua di Adamo, quando, di là a tre -dì, questi sia morto. Seth se ne torna, e Adamo, udite da lui le parole -dell'angelo, ride per la prima volta in sua vita (deve intendersi -dopo il peccato), e muore. Seth gli pone sotto la lingua i tre semi, -e sotterra il padre nella valle d'Ebron, e dai tre semi nascono tre -virgulti, di cedro il primo, di cipresso il secondo, di pino il terzo, -i quali così si rimangono, senza mai crescere oltre l'altezza di un -cubito, e senza mai perdere il verde, sino al tempo di Mosè. Questi, -giunto col suo popolo, dopo l'uscita dall'Egitto, nella valle d'Ebron, -conosce essere nelle tre verghe alcun che di miracoloso, le toglie -di terra, sana con esse coloro che erano morsi dai serpenti, e con -esse fa scaturire l'acqua dal sasso; poi, conscio della morte vicina, -le ripianta alle radici del monte Tabor, o dell'Oreb, ed entrato, -ivi presso, in una fossa, rende l'anima a Dio. Mille anni stanno le -verghe in quel luogo, sino a che Davide, per avvertimento del cielo, -le viene a levare, e le porta in Gerusalemme, dove, poste in una -cisterna, metton radice, e si uniscono in un'unica pianta, cui Davide, -per trent'anni di seguito, cinge, ogni anno, di un cerchio d'argento. -Davide sa già, per rivelazione divina, che della pianta si farà la -croce, per la cui virtù cancellerassi il peccato. E la pianta cresce -lo spazio di trent'anni; e sotto di essa piange Davide i suoi peccati, -e sotto di essa compone il salterio; poi muore. Salomone gli succede, -e dà opera a compiere il Tempio. Un giorno gli artefici, abbisognando -di una trave, recidono l'albero miracoloso; ma poi, per quanto si -argomentino, non riescono ad adattare il legno ov'era bisogno, e -Salomone, chiamato a veder tal miracolo, ordina che il legno sia posto -nel Tempio, e da tutti onorato. Una donna per nome Massimilla vi si -pone sopra a sedere, e incontanente le sue vesti prendono fuoco, ed -ella grida: Signore mio, e Dio mio Gesù; udite le quali parole, gli -Ebrei, come bestemmiatrice, la trascinano fuori della città, e la -lapidano, facendo di lei la prima martire; poi tolgono la trave dal -Tempio, e la gettano nella probatica piscina che, per nuovo miracolo, -acquista virtù di sanare gl'infermi. Sdegnati, gli Ebrei tolgon la -trave dalla piscina, e la gettano, a mo' di ponte, sul Siloe, perchè -sia calcata dai piedi dei passanti. Viene a Gerusalemme la regina di -Saba, e ricusa di passare sulla trave, sapendo a che sia serbata, e -profetizza il Messia. Venuto il tempo della passione, gli artefici -fanno con essa la croce su cui è confitto Cristo. - -Ho detto che non intendo tener dietro alle numerose versioni della -leggenda; solo ricorderò che in una di esse i viaggi di Seth al -Paradiso son due; e che talvolta l'angelo dà a costui, non già le -tre granella, come nel racconto testè riferito, ma un ramoscello -dell'albero della scienza, e che da quel ramoscello pende ancora, in -uno o due casi, parte del frutto morso da Eva. - -Il viaggio che nei precedenti racconti si narra di Seth, Gotofredo -da Viterbo narra di Jonito (o Jonico) figliuolo di Noè[321]. Jonito, -udita dal padre la descrizione delle meraviglie del Paradiso, chiede -a Dio in grazia di poterle contemplare con gli occhi suoi proprii, e -ottenuto il suo desiderio, ne riporta tre virgulti, di abete, di palma -e di cipresso, i quali piantati da lui separatamente, si congiungono -in un'arbore sola, che ha tre colori, e le foglie di tre maniere, a -simboleggiare la Trinità. Seguono le fortune del legno (le quali in -parte solo concordano con quelle narrate nel racconto precedente) -finchè di esso si fa la croce. Gotofredo cita un Atanasio, il quale è -probabilmente immaginato da lui, come da lui probabilmente è immaginato -il rapimento di Jonito al Paradiso, giacchè della leggenda, in questa -forma, non si trova altro vestigio. Bensì è narrato altrove che un -figliuolo di Noè, per nome Jerico, desideroso di vedere la tomba di -Adamo si recò nella valle d'Ebron, e trovati i tre virgulti, li svelse, -poi li ripiantò, come narra il cronista[322]. - -Ma prima di passar oltre, fermiamoci a fare qualche considerazione -non oziosa sovra un punto della leggenda di Seth e del legno della -croce. Seth vede da prima l'albero del peccato, vedovo di fronde e -spoglio della sua corteccia, e io ho già avvertito nel capitolo II che -quell'albero è descritto assai volte come un albero secco. Ora, di un -Albero Secco, posto, di solito, nel remoto Oriente, e per più ragioni -mirabile, è frequente ricordo in iscritture del medio evo. Varian -molto le descrizioni che se ne fanno; ma io non dubito che, in alcuni -casi almeno, esso non sia da identificare con la pianta disseccata del -Paradiso, dalla quale, del resto, un poemetto latino, composto circa -il 1300, lo fa derivare. Secondo alcune leggende riguardanti la fine -del mondo, l'ultimo imperatore appenderà la corona ai rami dell'Albero -Secco, o alla croce[323]. - -Seth vede poi la pianta mirabilmente ingrandita, e fatta simile ad uno -di quegli alberi cosmogonici che in altre mitologie comprendono fra le -radici la terra, e, tra i rami e le foglie, il cielo, quali lo skambha -vedico, l'ilpa buddistico, l'irminsul e l'yggdrasil della mitologia -germanica. Anche la croce fu considerata come un albero, la quale -recò ottimo frutto, e talvolta a dirittura come un albero cosmogonico. -Venanzio Fortunato così la saluta in un suo inno: - - Arbor decora et fulgida, - Ornata regis purpura, - Electa digno stipite - Tam sancta membra tangere; - -e in un altro inno ecclesiastico si legge: - - Crux fidelis inter omnes - Arbor una nobilis: - Nulla silva talem profert - Fronde, flore, germine. - -Come un albero di dolcissimo e vital frutto, e tutto fragrante di -fiori, è invocata spesso la croce nelle laudi[324], e come albero di -vita in un canto latino del sec. XIV: - - Salve, Christi crux praeclara, - Arbor astris pulchrior, - Facta reis ex amara - Mellis stilla dulcior; - Vitae nobis viam para. - Dux effeta gratior. - -L'albero della croce diventa una pianta meravigliosa, come si può -vedere nell'opuscolo di San Bonaventura intitolato _Lignum vitae_, ove -si leggono questi due versi: - - O crux, frutex salvificus, viva fonte rigatus, - Cujus flos aromaticus, fructus desideratus. - -Ma già in un _Hymnus de Pascha_, attribuito a San Cipriano, la croce -è diventata una specie di albero cosmico, che s'innalza sino al cielo -e dalle cui radici scaturisce una mirabil fonte. I frutti di quello -dànno la vita eterna; l'acqua di questa lavano d'ogni macchia. Tutta -l'umanità trae all'albero meraviglioso. Gerolamo Vida, in un carme _In -Jhesu Christi crucem_, esclama: - - Nunc prope numen habes, sancta et venerabilis arbor, - Coelo mixta comas caput inter sidera condis. - -Il legno della croce fu fatto derivare di solito dall'albero della -scienza del bene e del male, ma talvolta ancora dall'albero della vita, -o da un altro albero paradisiaco, detto della salute[325]. Secondo una -leggenda siriaca la croce fu fatta del legno di un albero che da indi -in poi non cessò più di tremare, la tremula. Abbiam veduto come tre -virgulti di specie diversa, ma tutti derivati dal medesimo albero, si -ricongiungessero insieme per formar di nuovo un albero solo. Stando -ad altre immaginazioni, la croce fu veramente formata di quattro -legni differenti, palma, cedro, cipresso, olivo; oppure di tre, cedro, -cipresso, pino; palma, cipresso, abete. Il numero di tre simboleggiava -la Trinità[326]. Ricorderò da ultimo che, secondo i musulmani, la legge -da Mosè recata agli Ebrei era scritta su tavole formate del legno di -un albero Sedr, ch'è nel settimo cielo, e che secondo Mosè Bar-Cefa, la -lancia con cui fu ferito Cristo era quella stessa del cherubino posto a -custodia del Paradiso. - -Io qui non parlo di coloro che videro il Paradiso terrestre solamente -in ispirito, come suole accadere nelle Visioni; ma di coloro che -v'andarono in carne ed ossa; e perciò solò in passando fo cenno della -questione agitata per sapere se San Paolo fosse stato rapito in cielo, -o nel Paradiso terrestre, o in entrambi. La questione non era ancor -risoluta a' tempi di Torquato Tasso, il quale nelle _Sette giornate_ -chiedeva: - - È ver che 'l terzo cielo, ove fu ratto - Già Paolo col pensier levato a volo, - Sia terren paradiso?[327] - -Nella leggenda che or segue noi abbiamo la favolosa istoria di alcuni -pellegrini che non muovono propriamente alla ricerca del Paradiso, ma, -dopo molte avventure, giungono in luogo prossimo ad esso, e di là se -ne tornano indietro. È questa la leggenda, greca di origine, e certo -assai antica, dei tre santi monaci Teofilo, Sergio ed Igino, nella -quale noi cominciamo a far conoscenza con quei monaci irrequieti ed -audaci, che spinti, non meno da curiosità venturiera, che da certo -fervor religioso, disertano i chiostri e si dànno a correr le terre ed -i mari attraverso a mille casi e mille pericoli[328]. Essa si lega al -nome di San Macario Romano, santo misterioso ed oscuro, il quale non si -sa in che tempo sia vissuto, e da taluno si dubita che in niun tempo, e -ch'egli sia, come tant'altri, un santo mitico. - -Tre monaci di un convento di Mesopotamia, posto tra l'Eufrate ed il -Tigri, Teofilo, Sergio ed Igino, sedevano un giorno sulla riva di -quel primo fiume, e ragionavano devotamente tra loro della umana vita -e delle molte tribolazioni che affliggono i servi di Dio. A Teofilo -vien nell'animo un desiderio, e lo palesa ai compagni: Io vorrei, egli -dice, camminare tutto il tempo della mia vita, e giungere colà ove il -cielo tocca la terra. I compagni s'accendono del medesimo desiderio, -e nato del desiderio il proposito, tutti e tre, quella stessa notte, -si partono dal monastero. In capo di diciasette giorni giungono a -Gerusalemme, ove adorano il Sepolcro; dopo cinquanta, passano il Tigri -ed entrano in Persia; scorsi quattro mesi, entrano nell'India. Quivi -cadono in man degli Etiopi, e soffrono molti maltrattamenti; poi, -cacciati dagli Etiopi, rimangono ottanta dì senza prendere cibo alcuno. -Andando sempre verso Oriente, attraversano le terre dei Cananei, -altrimenti (così il testo) detti Cinocefali; quelle dei Pichiti, alti -un cubito; una regione montuosa ed orrenda, tutta popolata di draghi, -di aspidi, di basilischi, e altri animali velenosi; un'altra regione, -tutta sparsa di rupi asperrime; una gran pianura, ove pascolano -mandrie di elefanti; un'altra, ingombra di dense tenebre, e giungono -a un'abside eretta da Alessandro Magno quando inseguì Dario. Vivono la -più parte del tempo miracolosamente, senza cibarsi, e, proseguendo il -viaggio, trovano un lago pieno di anime dannate; un gigante incatenato -fra due monti; una donna avviluppata da un dragone; un bosco di grandi -alberi, su cui anime in forma di uccelli chiedono ad alta voce perdono -dei loro peccati. Succede a questi orribili e strani luoghi un luogo -bellissimo, custodito da quattro vecchi, i quali hanno corone d'oro -in capo ed auree palme tra mani; poi viene una regione tutta piena di -canti e di odori soavissimi, ove brilla una chiesa di varii colori, -d'incomparabil bellezza, e che par fatta tutta di cristallo. Intorno -ad essa sono uomini santi, di venerabile aspetto, che cantano, e -dall'altare scaturisce un fonte, che sembra di latte. Dopo avere -incontrato un altro popolo di pigmei, i tre pellegrini giungono alla -spelonca ove da lunghissimo tempo San Macario mena vita anacoretica, a -sole venti miglia di distanza dal Paradiso terrestre, e il santo dice -loro che non si può passare più oltre, e che il Paradiso è vietato a -tutti i mortali. Udita da lui la sua storia, i monaci riprendono la -via per cui sono venuti, scortati sino all'abside di Alessandro da due -leoni, compagni amorevoli e consueti del santo. - -In questo racconto noi abbiamo un evidente influsso delle storie -favolose di Alessandro Magno, comprovato da quel ricordo dell'abside -da costui edificata. Leggonsi appunto in esse alcune delle meraviglie -incontrate da' monaci, e altre molte per giunta, delle quali è -frequente ricordo in iscritture del medio evo, e che veggonsi -pure raffigurate in parecchie mappe[329]. Non intendo discorrere -partitamente di tutte quelle che nella leggenda ascetica si trovano, ma -di taluna mi pare opportuno dir qualche cosa. - -Di una specie di regione infernale posta in prossimità del Paradiso -terrestre abbiamo già trovato altri ricordi, molto meno antichi di -quello che hassi nella nostra leggenda [330]. Della regione tenebrosa, -per contro, abbiamo ricordi e più recenti e più antichi. Una regione -così fatta descrivesi nelle dottrine cosmografiche dell'India. Di là -dal fiume oceano si distende, a occidente della terra, secondo Omero ed -Esiodo, il tenebroso paese dei Cimmerii[331]; più tardi esso fu posto -a settentrione, intorno ai monti Rifei. Alessandro Magno si spinse un -tratto in una regione coperta di tenebre, la quale chiudeva in sè il -paese dei beati[332]; e di terre ov'è notte perpetua fanno parola Marco -Polo, il Mandeville e altri. - -Le anime peccatrici, che i tre monaci trovano in sembianza di uccelli -appajono molto frequentemente in leggende ascetiche del medio evo, -quando come anime dannate, quando come purganti; al qual proposito -è da ricordare che nel simbolismo cristiano l'anima è consuetamente -rappresentata sotto forma di uccello, e che in una delle saghe -della _Saemundar Edda_, intitolata _Solar-liodh_, è ricordo di -anime in forma di uccelli neri[333]. In una leggenda riferita da San -Bonifazio, anime purganti, simili nell'aspetto ad uccelli neri, volano -intorno a un pozzo, da cui prorompono fiamme ardenti, e nel pozzo si -sprofondano[334]. - -Seth potè solamente sporgere il capo dalla porta del Paradiso -terrestre, e i tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino dovettero fermarsi -a venti miglia di distanza da esso. Altri furono più fortunati. Ecco -qua la leggenda di tre altri monaci, la quale fa degno riscontro alla -precedente, sebbene sia da essa molto diversa[335]. - -Sulle rive del Gihon è un monistero abitato da uomini di santa vita. -Tre di questi, lavandosi un giorno nel fiume, veggono venir giù, -portato dalla corrente, un ramo meraviglioso: «l'una foglia pareva -d'oro battuto, l'altra pareva d'ariento, l'altra pareva d'azzurro -fino, l'altra vermiglia, l'altra era bianca, e così era isvariato -d'ogni colore». Il ramo recava, per giunta, frutti _molto dilettevoli_ -a mangiare. Lo traggono fuori dell'acqua, e mentre lo contemplano, -pieni di ammirazione e di alleggrezza, senton nascersi in cuore un -desiderio smodato d'andarne sin là, all'incantato paese d'onde quel -ramo è venuto. E subito, accordatisi in un comune proposito, senza dir -nulla a persona, si partono dal convento, e camminando lungo la ripa -del fiume, ch'è uno dei quattro del Paradiso, si pongono in viaggio. -Giungono, dopo lunga peregrinazione, alla famosa porta custodita -dall'angelo, e domandato e ottenuto di varcarne la soglia, s'aggirano -fra l'ombre e le delizie del giardino immortale, mangiano di quelle -frutta soavissime, bevono di quell'acque miracolose che rinnovano la -giovinezza, e ragionano co' due vecchiardi Enoch ed Elia delle cose -del cielo. Credono d'essere stati nel beato luogo tre giorni, e vi sono -rimasti tre secoli. Tornati al convento, che ancora sussiste, ma dove -già dieci generazioni di monaci si son succedute, eglino, con l'ajuto -de' vecchi libri memoriali, mostrano e provano la lor condizione, e -narrata la storia mirabile del loro viaggio, in capo di quaranta giorni -improvvisamente si dissolvono in cenere, e ascendono alla gloria eterna -del cielo. - -Questa leggenda sembra sia nata in Italia: io non so che si trovi in -altri linguaggi volgari, e nemmeno mi è noto un testo latino da cui le -redazioni italiane possano essere derivate. Ed è leggenda schiettamente -ascetica. Le descrizioni che delle meraviglie del Paradiso vi si -leggono sono come penetrate di un'aura di estasi, partecipano del -sogno. Il narratore non trova nel linguaggio degli uomini parole -acconce ad esprimere la novità e la bellezza degli spettacoli che si -offrono agli sguardi attoniti dei tre pellegrini, a significare lo -smarrimento di dolcezza onde sono prese le anime loro; e quando vuol -fare intendere altrui, in qualche modo, la virtù rapitrice che muove -da un canto non più udito, dice che ogni anima umana vi si sarebbe -addormentata, o avrebbe perduto ogni memoria e cognizione di sè[336]. -Nella leggenda sono due cose che voglio notare: quel ramo meraviglioso -da cui i tre monaci sono allettati al viaggio, e l'error loro quando, -essendo dimorati nel Paradiso trecent'anni (settecento, in altre -redazioni), stimano esservi rimasti solamente tre dì (altrove, sette). -Giovanni de' Marignolli dice che foglie e frutti degli alberi del -Paradiso si trovano sovente nei fiumi che da questo derivano. Secondo -una tradizione riferita da Mosè Maimonide, Seth riportò dal Paradiso -parecchi alberi, tra' quali uno che aveva le foglie e i rami d'oro; -e secondo i musulmani l'albero della vita aveva il tronco simile a -dell'oro, i rami come argento, le foglie come smeraldi. - -Di quell'alterazione nel corso del tempo, o nel giudizio della sua -durata, c'è da dire qualche cosa di più. Essa si produce in numerose -leggende, la più celebre delle quali è la tedesca del monaco Felice, -non più antica, sembra, del secolo XIV[337]. Era costui un monaco -cistercense, di ottima indole, di saldissima fede e d'irreprensibili -costumi, il quale, leggendo un giorno come la letizia del Paradiso -celeste sia eterna, e senza mescolanza alcuna di dolore, cominciò, per -la prima volta in sua vita, a entrare in un dubbio, e a disputar seco -stesso per che modo possa ciò essere. E il modo gli fece intendere -Iddio con un miracolo. Venne dal cielo un augelletto più candido che la -neve, il quale si mise a cantare con sì nuova e meravigliosa dolcezza, -che il monaco si credette un tratto rapito in Paradiso, e, voglioso -di averlo tra mani, si mosse per prenderlo; ma l'augelletto aperse -l'ali e sparì. Felice, rimasto pieno di desiderio e di rammarico, ode -una campana sonar mattutino, si ricorda del suo convento, e torna -addietro. Ma il portinajo non lo riconosce, e non lo vuol lasciare -entrare, e gli dà dell'ubbriaco e del pazzo quando gli ode narrare -la storiella dell'augelletto bianco che rapiva l'anima col suo canto. -Sopraggiungono gli altri frati con l'abate; ma nessuno riconosce colui -che afferma d'aver dimorato quarant'anni nel chiostro. Finalmente il -più vecchio della famiglia, il quale v'era stato già ben cento anni, -e giacevasi allora infermo, si ricorda che nel tempo in cui egli era -novizio, un dei fratelli, per nome Felice, era sparito un giorno di -primavera, e non se n'era mai più avuta novella. L'abate fa portare il -libro in cui da trecent'anni si registravano le morti dei monaci, e -si trova che Felice, il quale credeva d'essere stato assente un'ora, -era stato assente un secolo. In altre versioni della leggenda il -monaco chiede in grazia a Dio un piccolo saggio della beatitudine del -Paradiso, o è travagliato da un dubbio, come mai possa un secolo non -parere a Dio maggior di un istante[338]; ma in tutte è quell'error di -giudizio circa la durata del tempo; e tale errore si ripete in alcune -leggende paradisiache delle quali dirò or ora, e in altre pure, di -vario argomento. Narra il Joinville che un principe dei Tartari fu -assente tre mesi, e quando tornò credeva l'assenza sua esser durata -non più di una sera, ed ebbe nel frattempo una visione, o fu rapito -in Paradiso[339]. L'eroe di una leggenda celtica, Oisin, crede di -passare in compagnia di una bella fanciulla alcuni giorni solamente, -e sono, in realtà, più di trecento anni. Nel racconto di Roberto di -Boron, Giuseppe d'Arimatea, sostentato dalla vista del Graal, passa -quarant'anni in carcere senz'avvedersene. Secondo Giovanni di Hese, -tre giorni passati in quell'isola dilettosa ch'egli chiama Radice del -Paradiso, non sembrano durare più di tre ore[340]. - -Alla leggenda italiana dei tre monaci credo di dover far seguire la -leggenda del giovane principe; sia perchè italiana, come pare, ancor -essa di origine; sia perchè presenta con quella dei tre monaci, molta -somiglianza nello scioglimento e parecchia nello spirito di che è -penetrata. Benchè italiana, essa si legge in latino e in tedesco, nè -so che ve ne sia traccia in libri italiani, stampati o manoscritti. -La narra, o si vuol che la narri, Eberardo, vescovo di Bamberg, il -quale afferma d'averla udita in Italia, dall'abate di un monastero di -cluniacensi, posto nelle Alpi. Di vescovi di Bamberg, con quel nome, ce -ne furono due, l'uno morto nel 1041, l'altro nel 1172; ma è probabile -che il nostro sia il meno antico. Ecco, ad ogni modo, compendiato, il -suo poetico racconto[341]. - -Il figliuolo di un principe si ammoglia, e invita alle nozze il -suo angelo custode. Giunto il vespro del giorno solenne, egli, che -religiosissimo è, monta a cavallo, e si reca a pregare a certa chiesa, -che sorge su un monte. Al ritorno incontra un vecchio di venerabile -aspetto, vestito di candidi panni, circonfuso di luce, e seduto sopra -un mulo tutto candido anch'esso. Compreso di affettuosa reverenza, il -giovane prega lo sconosciuto di volere assistere alle sue nozze, e -menatolo al castello, quivi il fa signore d'ogni cosa. Si celebrano -le nozze pomposamente, e tre giorni dura il banchettare, senza che -mai le provvigioni per quanto si profondano, vengano meno. L'ospite -finalmente chiede licenza, e da tutti ringraziato e desiderato, si -parte, accompagnandolo il giovane sposo per un tratto di via. Giungono -al luogo ove si sono incontrati la prima volta. Il giovane vorrebbe, -tanto amore gli ha posto, abbandonare e la sposa e la patria, e andarne -con esso lui; ma quegli il dissuade dicendo: Non ora: fra tre dì, se tu -vuoi, potrai venirne alla mia stanza. Questo sentiero vi conduce, e qui -troverai tu questa mia cavalcatura, la quale ti porterà ove tu brami -di essere. Ciò detto si parte. Venuto il giorno segnato, il giovane si -accommiata dalla sposa, annunziandole che in breve sarà di ritorno, -si mette in via, accompagnato da' suoi cavalieri, giunge al luogo -stabilito, trova il mulo, e licenziati i compagni, monta su di quello -e segue suo viaggio. Passa una gola tetra ed angusta, e riesce in una -campagna di meravigliosa bellezza, piena di ogni maniera di alberi, -dipinta di odorosissimi fiori, rallegrata dal canto d'infiniti uccelli. -Percorre quattro stazioni, ove sono tabernacoli constellati di pietre -preziose, addobbati di seta e di porpora, adorni di tanta ricchezza e -splendore che nulla di simile può raffigurare la fantasia. Ciascuna -stazione ha numerosi abitatori, vestiti sfarzosamente, raggianti di -luce, i quali accolgono con gaudio e con onore il pellegrino. Nella -quarta questi trova l'ospite suo, non più solo, ma circondato da -molti compagni, tutti vestiti di bianco, tutti fregiati di corone, e -più luminosi che il sole. Le accoglienze sono, quanto mai si possa -dire, affettuose e magnifiche; il luogo pieno di tanta gloria e di -tanta letizia che nessuna parola può darne una immagine. Il giovane -vi dimora trecento anni e stima esservi stato tre ore. Indarno la -sposa, i congiunti, i cavalieri, i servi, pieni di ansietà e di dolore, -aspettano ch'egli torni. Il padre e la madre di lui vanno ad abitare -nel luogo ov'egli s'accommiatò dai seguaci, mutano il castello in -un chiostro, in una chiesa il palazzo. Volano gli anni: muojono i -genitori, muore la sposa, muojono l'uno dopo l'altro tutti i soggetti; -le generazioni succedono alle generazioni, ininterrottamente. Scorsi -trecent'anni, il giovane, il quale ha serbata incolume intanto la sua -giovinezza, chiede licenza e l'ottiene; ma tornato nella sua terra, -trova ogni cosa mutata, e nuove genti, che nè lui conoscono, nè sono -da lui conosciute. Gli appare il castello mutato in chiostro; gli appar -la chiesa eminente e magnifica, guernita di torri, dalle quali scoppia -un clamor di campane che fa tremare i monti circostanti, e sulla cui -sommità sventola, in luogo del vessillo con l'aquila, il vessillo con -la croce. Il giovane si dà a conoscere al portinajo del convento. Ecco -l'abate, ecco i monaci tutti trasecolati di meraviglia; ecco accorrere -d'ogni intorno il popolo tratto al grido di così nuovo prodigio. -Il principe narra la sua storia, la quale è messa per iscritto; poi -l'abate ordina un sontuoso banchetto, raccoglie buon numero d'invitati; -ma il principe, come appena ha assaggiato il pan degli uomini, -improvvisamente appar vecchio di decrepita, non più veduta vecchiezza. -Lo portano in chiesa, e quivi egli, ricevuti i sacramenti, si muore. Il -corpo suo, dopo funerali pomposi, è deposto in quello stesso sepolcro -ove da secoli già dorme la sposa. - -Questa è leggenda risolutamente ascetica, e tale ancora è la leggenda -del cavaliere irlandese Owen, che nel 1153, secondo narra Enrico di -Saltrey, visitò in carne ed ossa i luoghi di punizione e il Paradiso -terrestre, non peregrinando per lunga distesa di terre e di mari, ma -scendendo in quel misterioso Pozzo di San Patrizio della cui fama fu -pieno per molti secoli il mondo. Vedremo in seguito che anche altri -prese, per giungere al Paradiso, quella medesima strada, non certo più -comoda, ma molto più breve[342]. - -Il cavaliere Owen[343], dopo una vita di dissipazione e di peccato, -fu preso da pentimento, e cercò modo di scontare, mentr'era ancor -vivo la pena che troppo temeva di dover pagare dopo la morte. A tal -fine si fece introdurre nella cava di San Patrizio, la quale dava -adito ai regni dei morti, e cominciò il meraviglioso suo viaggio, -del quale fece poi, ritornato nel mondo dei vivi, il racconto. -Attraversò da prima varii luoghi di punizione, e vide i castighi a -cui erano assoggettate le anime, e n'ebbe la parte che gli toccava, -insidiato e deriso per giunta dai diavoli che di quei castighi eran -ministri. Giunse ad un ponte periglioso (il solito ponte delle leggende -infernali), e passatolo, si trovò in una gioconda campagna, dinanzi -ad un muro altissimo e meraviglioso, e ad una porta tutta contesta di -metalli preziosi e di gemme. La quale apertasi, ecco venire incontro -al pellegrino una gloriosa processione di santi, e fargli lieta -accoglienza, e introdurlo nella divina città, e taluno di quelli -mostrargliene a mano a mano tutte le meraviglie. Il cavaliere non -vorrebbe più partirsi da quel luogo di beatitudine; ma gli è forza -tornare al mondo, e purgato d'ogni antica bruttura, ci torna[344]. - -Dice San Patrizio, in certa _Confessio_ a lui attribuita, che quelli -del suo sangue furono dalla Provvidenza dispersi in qua e in là -sino agli ultimi termini della terra[345]. Queste parole, vere o -supposte, di un santo di cui la stessa esistenza fu posta in dubbio, -ci richiamano ad un altro gruppo di leggende, nelle quali allo spirito -ascetico si accompagnano lo spirito di esplorazione e di ventura, e che -hanno per giunta questo comun carattere, d'esser leggende marittime, -e di avere ad eroi certi monaci settentrionali che odiano la pace -e l'ozio dei chiostri, ardono del desiderio di propagare la fede di -Cristo, sognan cose mostruose e terribili, ed essendo, in generale, -grandissimi santi, hanno pure in sè qualche cosa del pirata. Costoro -fioriscono più particolarmente sulle coste occidentali dell'Irlanda, -della Scozia e della Frisia; e campo alle loro imprese è lo sterminato -oceano che le bagna di onde perpetuamente in tumulto, e si stende, -formidabile e sconosciuto, fino all'estrema plaga del cielo, ove il -sole tramonta, fin sotto alla notte del polo; terribile ed infinito -oceano che tutto il mondo circonda, scrive Adamo Bremense (m. 1076), -oceano pieno d'intollerabile gelo e di caligine immensa. - -Esso fu dalla turbata fantasia degli antichi prima, da quella degli -uomini del medio evo poi, empiuto di pericoli, popolato di mostri[346], -il terror de' quali fu di non lieve ostacolo alla temeraria -navigazion di Colombo, ma non valse a trattenere quegli arditi ed -oscuri esploratori del Settentrione a cui devesi la scoperta della -Groenlandia, e d'altre terre boreali, e della stessa America forse, -molti secoli prima che v'approdasse il grande Italiano[347]. Delle -esplorazioni loro molti ricordi, tra storici e favolosi, sono giunti -sino a noi, ed io volentieri m'indugio, prima di proceder oltre, -intorno a taluno, dacchè essi hanno stretta attinenza con le leggende -che verrò poscia esponendo, e servono a determinarne vie meglio il -carattere e ad illustrarle. - -Di Aroldo, principe di Norvegia, narra il testè ricordato Adamo -Bremense come corresse con le sue navi il mare settentrionale, finchè -si vide intenebrare dinanzi gli estremi confini del mondo, e come a -stento scampasse da un _immane baratro dell'abisso_. Lo stesso Adamo -narra la seguente istoria. Alcuni nobili di Frisia, desiderosi di -accertarsi con gli occhi loro se verso Settentrione non vi fosse -più terra alcuna, ma solo quel mare che dicesi concreto o viscoso, -com'era comune sentenza, si misero in nave e sciolsero le vele ai -venti. Lasciando dall'una mano la Danimarca, dall'altra la Brettagna, -giunsero alle Orcadi, e seguitando la navigazione loro a occidente -della Norvegia (Nordmannia), pervennero alla glaciale Islanda, -d'onde, più oltre procedendo, verso il polo, entrarono nella region -delle tenebre, e furono travolti, con veementissimo impeto, in quella -profonda voragine, che assorbendo, com'è fama, e rivomitando immensa -copia di acque, dà origine al flusso e al riflusso del mare. Parecchie -loro navi andarono miseramente perdute con quelli che dentro vi erano; -altre, risospinte dal gorgo, uscirono dalle tenebre e dalla plaga del -gelo, e giunsero insperatamente ad un'isola, la quale era, a guisa di -fortezza, munita tutto intorno di altissimi scogli. Scesi a terra, i -naviganti non videro per allora gli abitatori, i quali, essendo l'ora -meridiana, si tenevano celati nelle loro spelonche; ma ben videro, -davanti agli aditi di queste, molti vasi d'oro, e d'altri metalli che -gli uomini stimano preziosi, e tolti di quelli quanti più poterono, -lietamente fecero ritorno alle navi. Ma ecco che improvvisamente si -videro inseguiti da uomini smisurati, che noi chiamiamo Ciclopi, i -quali erano preceduti da cani di molto maggior mole che i nostri non -sieno. Raggiunsero coloro uno dei fuggenti, e subito il fecero a brani; -mentre gli altri poterono riparar nelle navi, e allontanarsi, non -senza che i giganti li inseguissero buon tratto in alto mare, gridando -e minacciando. Tornarono a Brema gli esploratori, e narrate le lor -fortune al vescovo Alebrando, offersero sacrifici a Cristo redentore e -al confessor suo Villecado, in ringraziamento di lor salvezza[348]. - -Quell'immane abisso, quella voragine che produce il flusso e il -riflusso del mare, è probabilmente il Maelstrom, aggrandito e trasposto -dalla fantasia, ed altri ricordi se ne trovano in iscritture del medio -evo[349]. Quanto ai Ciclopi è noto che il mito loro fu diffuso così in -Occidente come in Oriente, e che nel medio evo esso riappare più di una -volta[350]. Del mare concreto o viscoso dirò più innanzi. - -Un'altra spedizione, degna d'essere rammemorata, narra Sassone -Grammatico. Gormo, re di Danimarca, bramoso di scoprir cose nuove, -raccoglie trecento compagni, e alla guida di un tal Torkillo, con -tre navi saldamente costrutte, si mette in mare. In capo di certo -tempo giungono i naviganti a una terra, ove, essendo già stremati di -vettovaglie, fanno strage dei greggi che vi trovano. Le divinità del -luogo, offese, non li lasciano partire sino a che non abbiano offerto -in sacrificio d'espiazione tre di loro compagnia. Di quivi passano -nella Biarnia ulteriore, paese di delusive lusinghe e d'incantamenti -diabolici. Torkillo vieta ai compagni di parlare cogli abitanti, di -accondiscendere ai loro inviti, questo essendo il solo modo di render -vane le loro malie: quattro più incontinenti trasgrediscono il divieto, -e rimangono nella terra in una condizione di servitù neghittosa, -immemori del passato. Gli altri si partono liberamente, e pervengono a -un orribil castello, custodito da cani famelici, abitato da mostruose -e spaventevoli larve. Qui Torkillo ammonisce di nulla temere e di nulla -prendere delle cose che s'offrono alla vista, e lusingan la cupidigia; -ma egli stesso non sa resistere alla tentazione. Ne segue una terribile -zuffa. Al ritorno, dei trecento compagni non ne rimangono più che -venti[351]. - -Narrazioni consimili ebbero corso e celebrità fra i Celti, i quali -le designarono col proprio nome d'_imramha_[352]. Fantastica in -sommo grado, e lunghissima è quella della navigazione di Maelduin, -il quale desideroso di vendicare la morte del padre, ucciso da certi -pirati, si mise in mare con più di sessanta compagni, e correndo -verso Settentrione e verso Ponente, visitò un numero stragrande -di isole, piene d'infinite meraviglie, ed una tra l'altre in cui -non s'invecchiava, nè di male alcuno si pativa, e dalla quale era -malagevole cosa partirsi[353]. I figliuoli di Conall Dearg Ua-Corra -erano stati prima pirati, ma poi, pentitisi, fecero un pellegrinaggio -in mare, e videro anch'essi moltissime meraviglie, e tra l'altro alcune -isole che facevano officio d'inferno o di Purgatorio, e dov'erano -variamente puniti peccatori di più maniere[354]. Avventure in parte -simili alle loro, in parte diverse, si hanno nella narrazione del -viaggio di Snedhgus e di Mac-Riaghla[355], e in altri racconti, alcuni -dei quali tuttavia inediti. Di Merlino narravasi che fosse andato con -una nave di cristallo in traccia dell'Isole Beate[356]. - -Fra tanti navigatori erano forse i più ardenti, e non erano i meno -audaci, i monaci; sia che li sollecitasse la speranza di piantare la -croce in qualche isola incognita, perduta nella immensità dell'oceano; -sia che li movesse il desiderio di compiere, a salute dell'anime -loro, un pio pellegrinaggio su quel mare pien di pericoli, che si -credeva accogliesse, nella più remota sua parte, l'isola arcana -del Paradiso. Testimonianze del IX e dell'XI secolo provano che lo -zelo dei missionarii fece scoprire parecchie terre nell'Atlantico -settentrionale[357]; e Dicuil, nel suo trattato _De mensura orbis -terrae_, parla delle loro spedizioni[358]. I monaci di San Colombano -correvano temerariamente l'oceano con barche leggiere, intessute di -vimini, coperte di pelli, quali usavano sulle coste d'Irlanda, e uno -di essi fu spinto dai venti nell'Oceano settentrionale lo spazio di -quattordici giorni e quattordici notti. San Colombano stesso (m. 597) -fu un ardito navigatore[359]. Ed eccoci giunti ora a quella famosa -leggenda di San Brandano, che acconciamente fu detta una Odissea -monastica, e cui il Renan giudicò _une des plus étonnantes créations -de l'esprit humain et l'expression la plus complète peut-être de -l'idéal celtique_[360]: la quale non è punto, come pareva al Greith, -un'allegoria mistica intesa a rappresentare la vita claustrale[361], -ma è un racconto fantastico formatosi intorno ad un nucleo reale, e -strettamente legato a tradizioni e credenze gaeliche. - -San Brandano fu irlandese, e se si debbono tener per sicuri i termini -che alla sua vita assegnano i biografi, nacque nel 484, morì nel -576 o 577. Il nome suo si scrisse in latino Brendanus; ma prese poi, -col divulgarsi della leggenda per le varie province d'Europa, varie -forme: Brandan, Brandanus, Brandon, Brandain, Blandin, Borodon, sotto -l'ultima delle quali ebbe forse ad essere confuso con San Barinto -(Barint, Barrendeus, Borandon) uno dei suoi precursori. San Brandano -(noi useremo questa forma, come quella che occorre più di frequente) -fu abate di Llancarvan e di Clonfert e fece veramente un viaggio, -e vuolsi che tornato in patria scrivesse un libro _De Fortunatis -Insulis_[362]. Questo viaggio egli compiè, secondo affermano parecchi -cronisti, l'anno 561[363], e la leggenda non dovette tardare a narrarlo -in guisa fantastica, sebbene sia da credere che solo a poco a poco essa -abbia preso rigoglio e raggiunta quella pienezza con la quale è sino -a noi pervenuta. Il racconto più antico, fu probabilmente gaelico, -ed è forse, in una forma più o meno alterata, quello stesso che si -conserva nel così detto _Libro di Lismore_, il quale è, per altro, -di età assai tarda, essendo stato scritto nel secolo XV. Dal racconto -gaelico avrebbe attinto l'autore del primo racconto latino, noto sotto -il titolo di _Navigatio Sancti Brendani_, conservato in un codice della -Vaticana, che, a ragione o a torto, fu stimato del secolo IX[364], -e in altri codici assai numerosi dei secoli XI, XII e XIII; e dalla -_Navigatio_ dipendono, direttamente o indirettamente, in tutto o in -parte, i molti racconti venuti di poi, latini e volgari, in prosa e in -verso[365]. - -Ridotto in breve, il racconto della _Navigatio_ è il seguente. - -Un giorno San Brandano, padre di quasi tremila monaci, ricevette la -visita di San Barinto, il quale ebbe a narrargli come fosse andato -a visitare un altro sant'uomo, Mernoc, che con più monaci viveva in -un'isola dell'oceano, detta Isola Deliziosa; come in sua compagnia -fosse andato, verso Occidente, all'Isola della promessione dei santi -(_terra repromissionis sanctorum_), piena di ogni delizia, durata -incolume dal principio del mondo, e serbata da Dio ai santi suoi, -quando verranno gli ultimi tempi; come quivi avessero trovato un uomo -circonfuso di luce, col quale parlarono, e un fiume, che divideva -l'isola per mezzo, ed oltre il quale non fu loro conceduto di passare; -come tornassero indietro pel già corso cammino. Udita la narrazione di -Barinto, San Brandano arse del desiderio di vedere ancor egli l'isola -meravigliosa; e consigliatosi co' suoi monaci, dopo un digiuno di -quaranta giorni, presi seco quattordici compagni, e poi altri tre, -sopravvenuti senza suo desiderio, si recò nella terra ov'erano i -parenti suoi, e costrutta quivi una nave assai leggiera, formata di -legname e di pelli, entrò in mare e diedesi a navigare verso Occidente, -con prospero vento. Passati quaranta giorni, e venute già a mancare le -vettovaglie, giunsero gli esploratori ad un'isola altissima, le cui -ripe di pietra erano tutt'intorno tagliate a perpendicolo, men che -in un punto, ove s'apriva un seno capace di una sola nave; ed essi -entrativi, trovarono un castello, con una gran sala parata, ma vuoto -di abitatori, e per tre giorni consecutivi ebbero mensa imbandita -e ottimo ristoro. Quivi uno dei tre monaci sopraggiunti da ultimo, -rubò, contro l'ammonizione espressa del santo, un freno d'argento, -e per questo morì, ma confesso e perdonato, così che l'anima sua fu -dagli angeli assunta in cielo. Gli altri, rientrati in nave, ripresero -il viaggio, e vennero a un'isola popolata d'innumerevoli pecore -bianche, di grandezza maggiori dei buoi; poi ad una che pareva isola -ed era invece uno sterminato pesce, detto Jasconius, dal quale i -monaci fuggirono precipitosamente quando, sentito il calor del fuoco -accesogli sul dorso, quello si cominciò a muovere; poi a un'altra -isola, dov'era un infinito numero di uccelli candidissimi e parlanti, -sotto alle cui penne si celavano gli angeli che si mantennero neutrali -al tempo della ribellione di Lucifero; e quivi San Brandano e i suoi -monaci celebrarono la festa di Pasqua, e rimasero sino alla ottava di -Pentecoste. Partitisi anche da quella, non videro più, per tre mesi -interi, se non l'acqua e il cielo, finchè giunsero a un'isola abitata -da ventiquattro monaci santi, i quali si nutrivan di pane largito loro -dal cielo, serbavano rigoroso silenzio, non pativano i danni della -vecchiezza e dei morbi. Quivi celebrarono i navigatori il Natale, poi, -ripreso il mare, visitarono un'isola ov'era un fonte, le cui acque -inducevano profondo sopore in chi le beveva; navigando quindi verso -Settentrione, trovarono un mare che per troppa tranquillità era quasi -coagulato; poi approdarono di nuovo ad alcune delle isole che già li -avevano accolti l'anno innanzi, e nell'isola degli uccelli celebrarono -la Pasqua. Sette anni durò la meravigliosa navigazione, e tutti gli -anni gli esploratori, condotti dalla Provvidenza, tornarono a celebrare -il Natale e la Pasqua ne' medesimi luoghi. Noi non terrem dietro a -questi ritorni e alle ripetizioni cui dànno argomento; ma noterem solo -le nuove cose mirabili onde fa memoria il racconto. In sul principiar -del terz'anno i naviganti scamparono da un gran pericolo. Uno smisurato -cete li inseguì gran tratto, e li avrebbe tutti inghiottiti, se un -altro mostro marino, che sbuffava fuoco dalla bocca, non fosse venuto -con esso a combattimento, e non l'avesse ucciso. I monaci approdarono -a un'isola, dove stettero tre mesi, trattenuti dall'imperversare dei -venti contrarii, poi, navigando sempre verso Settentrione, giunsero a -un'altr'isola, popolata da tre torme, di fanciulli l'una, di giovani -l'altra, e di seniori la terza, i quali tutti consumavano il tempo -cantando salmi e lodando il Padre celeste; e quivi si rimase il secondo -di quei fratelli che raggiunsero il santo dopo la dipartita sua dal -monastero. E sempre meraviglie seguitavano a meraviglie: un'isola -tutta densa di alberi di una sola specie, i quali recavan per frutto -grappoli d'uva di portentosa grandezza, ove ogni acino era della misura -di un pomo; l'uccello _griffa_, che minacciò di divorare i naviganti, -e fu ucciso da un altro uccello; un mare di meravigliosa limpidità, in -fondo al quale si vedevano giacer sull'arena infiniti animali, a guisa -di greggi; una smisurata colonna di cristallo chiarissimo, la quale -sorgeva dal profondo del mare, e pareva toccare con la cima il cielo, e -aveva intorno come un gran padiglione, fatto a maglie larghissime e di -una sostanza che aveva il color dell'argento. Tanto corsero i naviganti -verso Settentrione che raggiunsero le terre dei dannati. E prima videro -una isola popolata da orrendi fabbri ferrai, i quali scaraventarono -loro dietro sul mare ingenti masse di metallo arroventato; poi un -monte ignivomo, dove il terzo ed ultimo di quei monaci avventizii fu -rapito dai diavoli. Passati alcuni giorni, trovarono Giuda sedente -sopra una pietra in mezzo all'oceano, in una condizione che sembra -a lui di riposo e di felicità paragonata con quella della sua dimora -ordinaria, nel più profondo abisso d'inferno. Quel refrigerio è a lui -conceduto dalla divina misericordia in ciascuna domenica, e nei giorni -ancora che vanno dal Natale all'Epifania, dalla Pasqua alla Pentecoste, -e dalla purificazione all'assunzion di Maria. Più oltre, navigando -verso Mezzodì, trovarono sopra uno scoglio un eremita per nome Paolo, -il quale, nutrito miracolosamente da una lontra, aveva raggiunto -l'età di centoquarant'anni, e doveva aspettare, vivo, il giorno del -Giudizio. Essendo già prossima la fine del settimo anno, San Brandano -e i compagni suoi, si videro avvolti un giorno da una densa caligine, -e quella attraversata, giunsero a un'isola circonfusa di splendidissima -luce. Era quella la terra di promissione, l'isola paradisiaca, da essi -con sì tenace desiderio cercata. Scesero su quella spiaggia benedetta, -e videro la campagna tutta verde di alberi, e mangiarono di quei frutti -deliziosi, e bevvero di quell'acque dolcissime. Trovarono il fiume -che spartiva la terra per mezzo, e oltre il quale non era lecito di -passare, e seppero da un giovane che Dio rivelerebbe quella felice -stanza ai cristiani quando fossero ricominciate le persecuzioni. -Adempiuto il voto, i felici esploratori presero la via del ritorno, -dopo avere empiuta la nave di frutti e di gemme, e rividero finalmente -la patria, dove San Brandano indi a poco morì, migrando gloriosamente a -Dio e alla gloria del cielo. - -Tale è il racconto di questo mirabile viaggio, tutto impregnato di -spirito ascetico, ma penetrato ancora di un certo spirito eroico. I -naviganti continuamente si raccomandano a Dio, pregano, digiunano, -sono pasciuti miracolosamente, ascoltano rivelazioni e predizioni, -e si mostrano in tutto degni del nome di santi; ma sostengono pure -enormi fatiche, affrontano spaventosi perigli, e provano di meritare -anche il nome di eroi. San Brandano chiama i compagni _commilitones_ -e _conbellatores_; gli autori delle versioni francesi e tedesche li -chiamano _baruns_ e _degen_. - -Di quali elementi, e donde venuti, s'ha a dire composto sì fatto -racconto? Fu opinione del Cholevius che alcune delle meraviglie in esso -narrate sieno di origine classica[366]; ma sebbene questa opinione, -presa in sè stessa, non appaja troppo improbabile, quando si pensi al -rifiorimento di studii classici onde fu rallegrata l'Irlanda nei secoli -VI, VII, e VIII[367], pure non regge a un diligente e spregiudicato -esame[368]. Le immaginazioni ond'è tessuto il racconto dovettero -nascere, per la più parte, nella patria stessa di San Brandano; ma -non si può escludere la possibilità che alcune di esse sieno orientali -di origine, come non si può escludere la possibilità che alcune sieno -passate dal racconto latino in racconti orientali[369]. - -Tre sono, come ho detto, le redazioni della leggenda di San Brandano: -quella del racconto gaelico; quella della _Navigatio_; quella di alcuni -racconti tedeschi e di uno olandese. Veduta per intero la seconda, -vediamo ora alcune particolarità per cui dalla seconda si differenziano -le altre due. - -Nella redazione gaelica manca il racconto di San Barinto. San Brandano -sente nascersi dentro spontaneamente il desiderio di visitare la terra -di promessione; la contempla anticipatamente da lungi, per grazia che -il cielo gli concede, e riceve da un angelo la promessa che il suo -desiderio sarà appagato. Prende il mare con tre navi, entro ciascuna -delle quali sono trenta de' suoi compagni. Naviga sette anni, e ritorna -in patria, senz'aver veduta la terra beata che l'aveva tratto sui mari. -Imprende un secondo viaggio, e dopo altri sette anni giunge finalmente -alla terra di promessione, e gli è conceduto di visitarla. Non accade -far ricordo delle avventure del doppio viaggio, le quali son quasi -tutte diverse da quelle della _Navigatio_. - -Nella redazione che chiameremo tedesca il principio del racconto è -di tutt'altra maniera. San Brandano getta nelle fiamme, come opera -bugiarda, un libro in cui son narrate appunto quelle meraviglie di -cui egli dovrà essere spettatore più tardi. Dio, per punirlo della sua -incredulità, gl'impone di compiere il viaggio e di riscrivere il libro. -I naviganti incontrano le stesse avventure narrate nel racconto latino; -ma anche più altre, di cui non è cenno in questo: sono spinti da una -procella nel Mare viscoso, mar formidabile, sparso di navi trattenute -quivi in perpetuo; scampano al gran pericolo del Monte della calamita; -hanno briga coi grifoni e con le sirene. Queste immaginazioni son -derivate da altri racconti romanzeschi. - -Nella _Navigatio_ il Paradiso terrestre è descritto con sobrietà -che può parere eccessiva, quando si pensi ch'esso porge lo scopo -del viaggio, e si consideri la prolissità con cui vi sono descritte -o narrate cose di assai minor conto. Questo difetto non incontra -nell'altre due redazioni, e non incontra nemmeno in parecchie versioni -della _Navigatio_. Nella redazione gaelica il Paradiso è descritto -assai lungamente, e non troppo in breve nella redazione tedesca. Qui si -legge che San Brandano e i compagni suoi giunsero a un'isola tenebrosa, -il cui suolo era d'oro, tutto sparso di pietre preziose, e dopo essere -rimasti quindici giorni immersi nell'oscurità, pervennero, rimontando -il corso d'un'acqua, in una sala tutta scintillante d'oro e di gemme, -dinanzi alla quale era un fonte, che spandeva quattro rivi, di latte, -di vino, d'olio e di miele, e da cui derivavano la lor virtù tutti -gli aromi e le spezie. Nella sala erano cinquecento seggi, e quante -ricchezze può avere un imperatore: il soffitto era coperto di penne di -pavone. Giunsero poi i naviganti a una città di meravigliosa bellezza, -raggiante di luce, immune da qualsiasi intemperie, davanti alla cui -porta sedevano Enoch ed Elia, ed era un angelo, con una spada di fuoco -in mano. Costoro presero uno dei monaci, e lo misero dentro alla città, -e subito Enoch chiuse la porta e lasciò gli altri di fuori[370]. Merita -d'esser notato che nella redazione tedesca San Brandano e i compagni -suoi giungono al Paradiso, non già in fine, ma quasi in principio del -viaggio. In qualche rimaneggiamento latino, e in taluna delle versioni -francesi della _Navigatio_, si descrive il muro tutto sfolgorante -di gemme ond'è cinto l'aureo monte del Paradiso, la porta custodita -da dragoni, i boschi pieni di selvaggina e le acque popolate di -pesci[371]. La versione italiana contiene una descrizione abbastanza -diffusa, con particolarità che non appajono altrove[372]. - -Soffermiamoci alquanto, chè non sarà senza frutto, a rilevare nella -nostra leggenda alcune cose che possono dar materia a indagini e a -riscontri. - -Il racconto della _Navigatio_ somiglia molto a quelle narrazioni -gaeliche di viaggi ricordate più sopra. Il palazzo inabitato, dov'è -copia di tutte le cose necessarie alla vita; i frutti portentosi -di cui basta uno solo a sfamare e dissetare per lunghi giorni i -naviganti; l'isola popolata di fabbri ferrai; il mare limpidissimo di -cui si scorge il fondo; la colonna smisurata che si leva dall'acque e -nasconde la sommità fra le nuvole, l'isola degli uccelli bianchi; altre -meraviglie vedute da San Brandano e da' compagni suoi, si trovano nel -racconto delle navigazioni di Maelduin e di Snedhgus e Mac-Riaghla. - -Quanto all'isola popolata di pecore, gioverà ricordare che Ulisse -trova, vicino al paese dei Ciclopi, l'isola Lachea; ma è questo un -riscontro puramente fortuito. Un'isola, dov'era grandissima quantità di -montoni, scoprirono anche gli Almagrurini, viaggiatori arabici, la cui -navigazione è narrata da Edrîsi e da Ibn-al-Vardi. Notisi che il nome -delle isole Färoer è composto di due vocaboli, i quali significano, -l'uno pecora, l'altro isola, e che Dicuil dice quelle isole _plenae -innumerabilibus ovibus_[373]. - -Il cete scambiato per un'isola si ha nello Pseudo-Callistene, nella -narrazione dei viaggi di Sindbad, in un racconto talmudico[374], -altrove; ma questo tema di leggenda ebbe origine probabilmente -nel Settentrione, e dal Settentrione, insieme con altri assai, che -già diedero materia al poema di Aristeo di Proconneso intitolato -’Αριμάσπεια, si diffuse verso Mezzodì e verso Oriente. - -Gli angeli caduti, che San Brandano trova sotto forma di uccelli in -un'isola, darebbero luogo a parecchie osservazioni, e argomento a -parecchi riscontri; ma di essi mi si porgerà occasione di discorrere -altrove[375]. - -Nella _Navigatio_ è cenno di un mare _quasi coagulatum pre nimia -tranquillitate_; ma nei racconti tedeschi esplicitamente si parla di -un mare glutinoso, che nelle onde innavigabili trattiene prigioniere le -navi. Questo mare non fu ignoto agli antichi. I Latini lo dissero _mare -pigrum_, _coenosum_, o _concretum_[376], ed esso trova un riscontro -nel _Polmone marino_ di Pitea e nel Marimarusa di Filemone[377]. -Dai Tedeschi fu chiamato _Lebermeer_, _Lebersee_ (_mare jecoreum_), -_Klebermeer_, e vedesi ricordato, o descritto, in parecchi de' loro -poemi, per esempio nel _Herzog Ernst_ e nell'_Orendel_[378]. Il _mare -coagulatum_ è ricordato pure nella già citata lettera del Prete Gianni -all'imperatore Emanuele, come quello che dovrebbe trovarsi a occidente -dell'Europa[379]: ma Giovanni di Hese pone il _mare jecoreum_ in -Oriente, di là dall'Etiopia, e seguendo l'esempio datogli da altri, -ne congiunge il mito con quello del Monte della calamita[380]. Anche -Beniamino di Tudela del resto sembra aver posto nel remoto Oriente un -mare coagulato. - -Prima di giungere al Paradiso terrestre San Brandano e i compagni suoi -attraversarono una così densa caligine che appena l'uno poteva scorgere -l'altro. Essi passarono probabilmente quell'incognito e tenebroso mare -a cui accenna Adamo Bremense, e che già noto agli antichi, vedesi -spesso descritto dai geografi arabici; mare che era nell'estremo -Occidente e nell'estremo Oriente, perchè confondevasi col misterioso -oceano che fasciava tutto intorno la terra[381]. Credettero gli Arabi -che fuori dal mar tenebroso occidentale si levasse la smisurata mano di -Satana, pronta a ghermire le navi che ci si avventurassero[382]; e nel -_Pellegrinaggio di tre figli del Re di Serendib_, di Cristoforo Armeno, -si parla di una regione dell'India, dove si vedeva uscir dal mare una -gran mano aperta, che la notte ghermiva gli abitanti e li trascinava -sott'acqua. - -I fabbri ferrai non sono già Ciclopi, come parve al Cholevius; ma -veri diavoli (e qualcuna delle versioni lo dice espresso), e, assai -probabilmente, diavoli martellatori di anime. Così fatti martellatori -già compajono nella Visione di Tespesio, riferita da Plutarco[383], -e ricompajono più volte in Visioni e leggende del medio evo. Nella -Visione di Tundalo sono fabbri diabolici che con le tenaglie afferrano -le anime, le gettano nelle fornaci ardenti, e arroventatele, e -appastatene venti, trenta, cento insieme, le martellano a furia sulle -incudini[384]. Giovanni Villani, ripetuto da Ricordano Malispini, -racconta che Ugo, marchese di Brandeburgo, cacciando un giorno in un -bosco, trovò _uomini neri e sformati_, che tormentavano, _con fuoco -e con martello_, anime dannate, e fu da quelli avvertito che, non -emendandosi, gli sarebbe toccata egual sorte[385]. - -Alle genti di razza brettone e gaelica doveva parer naturale di porre -l'Inferno, anzichè nelle viscere della terra, nelle varie isole mal -note e di malagevole accesso, sparse per il burrascoso oceano[386]. -Nelle carte medievali è spesso indicata col nome d'isola dell'Inferno -una delle Isole Canarie, e più particolarmente quella di Teneriffa. - -Dopochè San Brandano ebbe veduto Giuda sedere sopra una pietra in mezzo -all'oceano, più altri esploratori e venturieri, meno reali e storici di -lui, ebbero ad incontrarlo, presso a poco nelle medesime condizioni: -tali Ugone da Bordeaux e Baldovino da Sebourg. Ugone lo trovò in un -gran gorgo di mare, pel quale debbono passare tutte le acque che sono -sulla terra: - - Toutes les iaves, quanques dix fait en a, - U qu'eles soient par ichi pasera[387]. - -Il monte ignivomo di San Brandano è certamente l'Hecla. - -Da ultimo è da ricordare che la leggenda marinaresca fiorì già in -Grecia in antico e riappar frequente nella letteratura tedesca del -medio evo[388]. - -L'isola paradisiaca visitata da San Brandano lasciò di sè lungo -ricordo e vivissimo desiderio. Durante tutto il medio evo, e per buon -tratto di tempo anche dopo, si credette generalmente e fermamente -alla sua esistenza. Nelle carte essa fu molte volte indicata, sebbene -con differenze grandi, e naturali, di luogo. Quelle più antiche le -assegnano presso a poco la latitudine dell'Irlanda, o una latitudine -anche più settentrionale; nelle più moderne l'isola scende verso -Mezzodì, e appare a ponente delle Canarie, o Isole Fortunate, e con -queste, facendosene d'una parecchie, è confusa talvolta, o col gruppo -di Madera. Così nella mappa dei Pizzigani, ove si vedono nel mare -occidentale le _ysole dicte Fortunate S. Brandany_, e San Brandano in -atto di stendere le braccia verso di esse; così in quella di Grazioso -Benincasa, ove pur compajono le _Insule fortunate sancti Brandani_, -e in quella del Genovese Beccaria. Il Maurolico nel _Martyrologium_, -e Onorio Filopono nella _Navigatio in Novum Mundum_, affermano che -San Brandano approdò alle Canarie. Nel globo di Martino Behaira, del -1492, l'isola meravigliosa è situata assai più verso Occidente e in -prossimità dell'equatore[389]. Gli abitanti delle isole di Madera, di -Palma, di Gomera e del Ferro, ingannati da nubi, o dagli spettri della -Fata Morgana, credevano talora di scorgerla dalla parte di Occidente, -come perduta fra l'acqua e il cielo. E già essa aveva preso il nome -d'isola Perduta, _Insula Perdita_, e dicevasi, con qualche reminiscenza -forse dell'ἀπρόσιτον νῆσον degli antichi[390], che quando si cercava -non si trovava. Nella _Image du monde_ si legge: - - Une autre ille est que on ne puet - Veoir comme on aler se veult, - Et aucune fois est veue: - Si l'appelle on l'Ille Perdue. - Celle ille trouva sains Brandains, - Qui mainte merveille vit ains[391]. - -Ma quest'isola Perduta, visitata da San Brandano, non si diceva poi -che fosse il Paradiso terrestre. Onorio d'Autun l'aveva descritta come -la più amena e la più fertile di quante ne sono in terra: «Est quaedam -Oceani insula dicta Perdita, amoenitate et fertilitate omnium rerum -prae cunctis terris praestantissima, hominibus ignota. Quae aliquando -casu inventa, postea quaesita non est in venta, et ideo dicitur -Perdita»[392]. Rodolfo da Ems dice che l'Isola Perduta è il più bel -paese del mondo, dopo il Paradiso terrestre, e che San Brandano v'andò, - - der vil wunderliche gotes degen; - -ma a nessun altr'uomo fu più conceduto di ritrovarla[393]. Pietro -Bersuire riferisce questa stessa immaginazione alle Isole Fortunate, -così dette da alcuni «quia casu et fortuna quandoque reperiuntur; si -autem a proposito quaerantur, raro aut nunquam inveniuntur»[394]. In un -trattato dell'arte di navigare di Pietro di Medina, autore spagnuolo -del secolo XVI, l'Isola Perduta si confonde con la famosa Antilia, da -cui venne il nome alle Antille[395]. - -L'Isola Perduta e introvabile fu cercata da molti, specie dopo che la -scoperta del Capo di Buona Speranza e dell'America, ebbe acceso negli -animi la febbre delle remote esplorazioni; e qualcuno pretese anche di -averla trovata[396]. Ad ogni modo era comune speranza che dovesse, un -dì o l'altro ritrovarsi; e quando, il 4 di giugno del 1519, Emanuele di -Portogallo rinunziò alla Spagna, col trattato d'Evora, ogni suo diritto -sull'Isole Canarie, l'Isola Perduta, o Nascosta, fu espressamente -compresa nella rinunzia[397]. Nel 1569 Gerardo Mercator segnava ancora -sulla sua mappa l'isola misteriosa, e nel 1721 partivano in traccia di -essa gli ultimi esploratori. - -La leggenda di San Brandano n'ebbe poche pari in celebrità. Essa fu -introdotta, in forma più o meno svolta, secondo le redazioni, nella -_Image du monde_, che diffusissima essa stessa, ajutò a diffonderla -sempre più[398]. Un frate Filippo di Cork la inserì, non so se per -disteso o in ristretto, in un suo trattato provenzale delle meraviglie -dell'Ibernia, che si conserva tra' manoscritti del Museo Britannico; -Pietro de Natalibus nel suo _Catalogus Sanctorum_; Wynkyn de Worde -nella sua _Golden Legend_, ecc. Ricordi se ne trovano nel _Lohengrin_, -nel _Wartburgkrieg_, e in altri poemi tedeschi. Essa era divenuta un -tema consueto di narrazione e di recitazione, e in un luogo della prima -rama del _Renard_ si trova ricordata insieme con istorie romanzesche -del ciclo brettone. Inni di religiosi sonarono in onore del santo che -aveva corsi i mari, e preghiere si recitarono, che dissero composte da -lui fra i perigli della temeraria navigazione[399]. Giovanni di Hese -ebbe fantasia di emularlo, e accrebbe con brandelli della leggenda di -lui l'ingegnoso tessuto delle sue innocenti bugie. Nel presente secolo -poeti inglesi si ricordarono del santo morto da dodici secoli, e presi -d'ammirazione, ne ricantarono in vario modo le meravigliose avventure. - -Di queste avventure pochissimi si mostrarono disdegnosi nel medio evo, -e di questi pochissimi fu Vincenzo Bellovacense. Egli dice d'avere -escluso affatto dall'opera sua la storia della peregrinazione di -San Brandano a cagione dei vaneggiamenti ond'essa è piena, _propter -apocripha quaedam deliramenta que in ea videntur contineri_[400]. -Ora, sì fatto rigore ha alquanto dello strano, perchè se la fama onde -Vincenzo gode presso i posteri è, per più rispetti, onorevole, non però -è fama di uomo in cui abbondi lo spirito critico e naturalmente avverso -a raccontar fanfaluche. E più sembra strano quando si vede ch'egli, -mentre ricusa di narrare la storia di San Brandano, narra poi la storia -non molto meno miracolosa di San Maclovio[401]. - -San Maclovio o Macute, o Macuto (il Saint Malo dei Francesi) fu -irlandese ancor egli; ma ottenne poca celebrità in patria, e divenne -per contro un santo famoso tra gli Armoricani, i quali si studiarono di -allargarne e adornarne quanto più poterono la leggenda, e l'allargarono -e l'adornarono, sembra, a spese di San Brandano; e dico _sembra_, -perchè la cronologia, in tutte queste storie di santi, è assai oscura -ed incerta, e può dar luogo a opinioni contraddittorie. Nei ricordi -più antichi San Maclovio è soltanto uno dei monaci di San Brandano, -e un compagno de' suoi viaggi, i quali sono ricordati solamente di -volo[402]; ma poi usurpa il luogo del suo superiore e diventa il capo -della spedizione, e San Brandano diventa uno dei seguaci. San Maclovio -imprende due viaggi per ritrovare l'isola d'Ima, la quale non è il -Paradiso, ma ha col Paradiso moltissima somiglianza. Nel secondo ha -compagno San Brandano, e chiede a un gigante da lui risuscitato notizie -dell'isola di cui va in traccia. Il gigante ricorda d'aver visitato -una volta un'isola, la quale, cinta di un aureo muro, splendeva come -uno specchio, ed era vuota di abitatori. Pregatone, egli, ch'è di -smisurata altezza, entra nell'oceano profondo, e si trae dietro la -nave dei monaci, per andare alla scoperta dell'isola beata; ma insorge -una furiosa burrasca, e debbon tutti tornarsene onde sono venuti. Poco -dopo il gigante, che ha ricevuto il battesimo, si muore[403]. Sigeberto -Gemblacense narra anch'egli il viaggio di San Maclovio; ma dice che -questi fu sollecitato, oltrechè dal desiderio proprio, dall'esempio -del suo maestro ed abate Brandano, il quale ardeva non men di lui della -brama di trovar l'isola felice, e fu il promotore della peregrinazione, -_ut scriptura vitae ejus demonstrat_. Mette in dubbio che l'isola da -essi cercata sia il Paradiso terrestre, e dice che, stando alla fama, -è un'isola copiosa di tutti i beni e abitata da _cittadini del cielo_, -che menan quivi santa e gioconda vita[404]. Anche San Maclovio scese -co' suoi compagni sopra il dorso di una balena, credendola un'isola, -e vi celebrò una messa. Quanto al gigante risuscitato e battezzato -da lui, sarà opportuno avvertire che nel racconto gaelico della -navigazione di San Brandano, questi risuscita e battezza una gigantesca -fanciulla bionda, la quale misura ben cento piedi d'altezza, e che -richiesta, dopo il battesimo, se voglia tornare fra' suoi, o andarne -subito in Paradiso, elegge la sorte più felice, e ricevuto il viatico, -incontanente rimuore[405]. - -Gli esempii di San Barinto e di San Mernoc, di San Brandano e di San -Maclovio, dovettero scaldare la fantasia e turbare i sonni a molti -monaci di buona volontà, non meno provveduti di fede che di coraggio. -Gotofredo da Viterbo, che parla della esploratrice curiosità di certi -monaci dell'Armorica, - - Qui marium fines scrutantur et ultima terrae, - Ut valeant populis post tempora longa referre - Quas ibi materies, quae loca mundus habet, - -narra, fondandosi su certo _Libro d'Enoch ed Elia_, a noi sconosciuto, -una storia, che reca novella prova di quei desiderii irrequieti. Cento -frati in una volta si cacciano a navigar per l'Oceano: - - Vela vehunt validis erecta per aequora ventis. - His super alta maris per tempora longa retentis, - Sola poli facies, aequora sola patent. - -Corrono fra cielo ed acqua tre anni, poi si scontrano in certe statue -emergenti dai flutti, le quali col braccio teso additano loro la via. -Arrivano finalmente a una montagna odorosissima, tutta d'oro, sulla -cui vetta è una città aurea, e una chiesa, d'oro essa pure, tempestata -di gemme sfolgoranti, e nella chiesa, sopra un altare prezioso, -un'immagine di Maria col bambino. È quello il Paradiso terrestre. -I naviganti, pieni di meraviglia, cercano da ogni banda se non vi -sia persona viva, e da ultimo scoprono, in una celletta splendida e -riposta, due vecchioni con barbe e chiome lunghe e candidissime, Enoch -ed Elia. - - Inclyta barba senum fuerat, longique capilli, - Candida caesaries; nautisque petentibus illis, - Surgentes pariter verba dedere senes. - -I due santi dicono loro come in quel luogo sia variata la ragione del -tempo; come, al tornare che faranno in patria, troverannosi vecchi, e -vedranno mutate le generazioni, e tutt'altra la condizion delle cose. -Per ingiunzione di quei due si celebra allora una messa, alla quale -séguita una general comunione. I naviganti si partono, e rifanno in -cinque giorni la via in cui prima consumaron più anni; ma tornati in -patria non trovan più nulla di quanto già vi lasciarono. Sparita è la -loro chiesa, sparita è ancor la città, e ad un popolo nuovo nuovo re dà -legge novella. L'assenza loro durò trecent'anni[406]. - -Quelle statue che mostran la via hanno qualche riscontro; ma è più -frequente il caso di statue, o di colonne, che avvertono altrui di non -passare più oltre. Esse si moltiplicano sulle rive, o nelle men remote -isole di quel formidabile Atlantico, che fu teatro alle audaci imprese -dei nostri esploratori. Già le famose Colonne d'Ercole vietavano il -passo gaditano[407]. I geografi arabici, Ibn-al-Vardi Yakut, Edrîsi, -Masûdi, il Geografo Nubiense, parlano di statue colossali poste in -Cadice e nelle Canarie, o anche nelle Isole del Capo Verde, le quali -facevan cenno di non passare più oltre; e quella di Cadice è ricordata -anche nella Cronaca detta di Turpino. Nel _Mare amoroso_, attribuito a -Brunetto Latini, si fa cenno di un passo di mare - - Che fie chiamato il braccio di Saufi, - Ch'à scritto in sulla man: niuno ci passi, - Per ciò che mai non torna chi vi passa[408]; - -e nella mappa dei Pizzigani è una figura in atto di respingere i -naviganti che vorrebbero inoltrarsi sull'oceano[409]. Il Camoens ebbe -a ricordarsi di queste fantasie quando immaginò il suo gigantesco -Adamastore, che tenta di far tornare indietro Vasco di Gama. Ma fu pur -detto che nell'isola di Corvo, la più settentrionale dell'Azore, fosse -la statua di un cavaliere che con la destra indicava l'Occidente, quasi -per additare il cammino agli scopritori del Nuovo Mondo. - -Dalle spiagge dell'Irlanda e dell'Armorica passiamo ora in Asia, o, -se meglio piace, in Ispagna per incontrarvi l'ultimo di questi santi -esploratori, Sant'Amaro, di cui narra le avventure una leggenda -spagnuola. Chi fu Sant'Amaro? in che tempo viss'egli? Confesso -schiettamente di non saperlo, e dubito forte non appartenga ancor egli -a quella abbastanza numerosa famiglia di santi, che vivissimi nella -fantasia popolare, non furono mai vivi al mondo. Un santo Amaro d'ossa -e di polpe ci fu, nativo, credesi, di Francia, fermatosi poi in Burgos, -e già venerato in Ispagna nel secolo XV[410]; ma egli, che attese tutto -il tempo di vita sua a curar gli ammalati e servir i poveri di quella -città, nulla ha da spartire col nostro. Sia come si voglia, la leggenda -di questo è assai moderna, e forse di poco anteriore al 1558, del quale -anno se ne ha una stampa, col titolo: _La vida del bienaventurado sant -Amaro y de los peligros que posò hasta que llegò al Parayso terrenal_. -Nelle altre letterature non se ne ha traccia; ma in Ispagna essa entrò -a far parte della letteratura popolare, e leggesi tuttavia. Io la -riferisco di su un _pliego suelto_ stampato in Madrid, senz'anno, ma -recentissimo[411]. - -Amaro fu d'Asia (non si dice di quale città o provincia) uomo -devotissimo, caritativo, e tutto preso dal desiderio di vedere una -volta il Paradiso terrestre, di cui sempre chiedeva novelle, ma -inutilmente, ai molti pellegrini che gli capitavano in casa. Una notte, -stando in orazione, udì una voce che gli disse: «Amaro, abbandona -la tua casa, va al porto, entra in una nave, lasciala andare dove -la Provvidenza la condurrà, e vedrai ciò che desideri». La dimane il -santo distribuì ai poveri le sue ricchezze, solo quel tanto ritenendone -che poteva bastare alla sua navigazione, e il terzo dì, accompagnato -da due servitori, e da quattro amici che non vollero andasse solo a -quell'impresa, si recò al porto più vicino, comperò una buona nave, -la fornì del necessario, e spiegò le vele, lasciandosi menare dai -venti. Trovò da prima un'isola, chiamata Deserta, ma subito se ne -dilungò, avvertito da una voce del cielo che quella era terra di -peccatori. Attraversò il Mar Rosso, e giunse a una seconda isola, detta -Fuen-Clara, fertilissima e deliziosa, abitata da uomini di bonissima -indole, i quali vivevano centocinquant'anni, senza conoscere infermità -o disagio alcuno. Non si sa come, i naviganti, dopo lungo tempo, -si trovarono nei mari polari, e per poco non rimasero prigionieri -dei ghiacci, dai quali venne loro fatto di scampare per un buon -suggerimento che diede a Santo Amaro la Vergine Maria. Approdarono ad -altre due isole, nell'una delle quali vivevano tredici monaci in una -badia murata, difendendosi a gran pena da innumerevoli e formidabili -fiere, e nell'altra era un sant'uomo, chiamato Leonita, perchè viveva -in compagnia di sei leoni, mansueti come agnelli. Giunsero finalmente -a una spiaggia deliziosa, ove nè caldo si pativa nè freddo, e quivi -Sant'Amaro ebbe finalmente notizia della terra beata di cui andava -in traccia, prima da due eremiti, poi da una santa donna per nome -Baralides, la quale era badessa di un chiostro ivi presso, e l'aveva -veduta una volta di lontano. Guidato da costei per un tratto di via, -Sant'Amaro, i cui compagni erano rimasti addietro, nel luogo ove -avevano preso terra, risalì una valle, superò alti e dirupati monti, -e giunse da ultimo in vista di un meraviglioso palazzo, munito di -altissime torri, cerchiato di saldissimo muro, formato il tutto di -gemme d'ogni colore, le quali ardevano di luce incomparabile. Fuor del -palazzo, alla cui porta vegliava un gagliardo giovane con una spada -in pugno, correvano quattro fiumi. Era quello il Paradiso terrestre. -Accostatosi alla porta magnifica, Sant'Amaro chiese al guardiano -se gli fosse lecito d'entrar dentro; ma quegli rispose che no, e -che si contentasse di ciò che poteva vedere standosi sulla soglia. -Obbedendo al precetto, Sant'Amaro vide gli alberi pieni di frutti, e -quello, fra gli altri, del cui frutto mangiarono Adamo ed Eva; e vide -cori di bellissime donzelle, coronate di fiori, le quali cantavano -dolcissimamente, e sonavano varii strumenti, e servivano con somma -riverenza e vivissimo amore la Vergine. Sant'Amaro credette di aver -fruito di quel divino spettacolo un'ora, ed erano passati dugent'anni. -Tornato al luogo dove aveva lasciato i compagni, trovò una bella città, -che essi avevan fondata, e finì i suoi giorni in un monastero che gli -abitatori di quella edificarono appositamente per lui. - -Ma lasciamo oramai i santi, co' quali ci siam trattenuti così a lungo, -e accostiamoci a un'altra schiera, formata di conquistatori e di -venturieri, i quali, o deliberatamente muovono in traccia del Paradiso -terrestre, con animo, talvolta di assoggettarlo al loro dominio, -o, quasi senza pensarvi, a forza di girare il mondo, lo trovano, e -riescono, o non riescono, secondo i casi, a penetrarvi. E come ragion -vuole cominciamo da colui che la leggenda consacrò principe e modello -dei venturieri e degli eroi, da Alessandro Magno. - -In un racconto latino, intitolato _De itinere ad Paradisum_, si legge -quanto segue. Alessandro, di ritorno dalla conquista dell'Indie, -si ferma sulle rive del Gange, il quale è qui tutt'uno col Fison, e -contemplando alcune foglie mirabili venute dal Paradiso, esce in tale -lamento: «Nulla io feci nel mondo, e nulla stimo la gloria mia, se -di tali delizie non godo». E subito, raccolti cinquecento seguaci, -salita una gran nave, si mette a navigare su per il fiume. In capo di -trentaquattro giorni ecco appar loro una gran città, le cui mura, tutte -coperte di musco non lasciano scorgere adito alcuno, e sembrano essere -di grandissima antichità. Per tre giorni cercano gli esploratori tutto -all'ingiro, e finalmente scoprono una postierla angusta e sbarrata. -Alessandro manda suoi messi a intimar l'obbedienza ed a chieder -tributo, essendo egli signore del mondo. Al picchiar di coloro, uno -di dentro apre l'usciolo, e alle parole minacciose e superbe risponde -con voce blanda e tranquilla l'aspettino alquanto fin ch'ei ritorni. -Va e torna, recando una gemma di singolare qualità e bellezza, e -dice loro la dieno al lor re, perchè conosciutane la natura, tosto -smetterà ogni ambizioso pensiero. Alessandro, veduta la gemma, udita -la risposta, incontanente si parte, e raggiunge le sue genti, insieme -con le quali se ne va poscia a Susa. Quivi un vecchio Ebreo gli fa -conoscere la virtù della gemma, e gliene svela il misterioso, simbolico -significato. La gemma, messa nel piatto di una bilancia, vince di -peso ogni maggior copia d'oro che le si contrapponga, ma, coperta di -un pizzico di polvere, diventa più leggiera di una piuma. Stupisce -Alessandro, e l'Ebreo gli dice: «Questa gemma è immagine dell'occhio -umano, che vivo di nessuna cosa si appaga, morto e coperto di terra -più nulla vagheggia». Alessandro intende l'ammaestramento, e represso -ogni ambizioso affetto, e licenziati i compagni d'arme, si ritrae in -Babilonia, dove dal tradimento è troncata la gloriosa sua vita. La -città murata e chiusa è la dimora dei giusti, ove soggiorneranno sino -al dì del Giudizio[412]. - -Questo racconto, pervenuto sino a noi in una redazione che -probabilmente appartiene al XII secolo, è, senza dubbio, di origine -molto più antica, e scaturisce da fonte giudaica. Nel trattato _Tamid_ -del _Talmud di Babilonia_ se ne legge uno che ha con esso colleganza -strettissima, anzi si può dir quel medesimo, salvo che il latino deriva -da una redazione più larga e più antica. Nel racconto talmudico, -l'andata di Alessandro al Paradiso si rannoda con l'avventura della -fontana di giovinezza, e l'eroe riceve dagli abitatori del Paradiso, -non una gemma simbolica, ma un vero occhio umano, il quale si comporta -del resto come la gemma[413]. La leggenda passò nell'_Alexander_ del -Tedesco Lamprecht, ma con alcune particolarità diverse da quelle pur -ora vedute, e ch'egli, o poneva di suo, o toglieva da scrittura a noi -incognita. Alessandro e i compagni suoi risalgono l'Eufrate (non il -Fison) sostenendo grandi fatiche, e terribili procelle, che mettono a -dura prova il loro coraggio e la loro perseveranza. Alessandro ha fermo -nell'animo di conquistare il Paradiso, e infiamma i commilitoni alla -gloriosa impresa. Dopo lunga navigazione giungono a un muro altissimo, -tutto costruito di pietre preziose, del quale non viene lor fatto di -vedere la fine. Trovano da ultimo la porta, fanno la intimazione a quei -di dentro, ricevono la gemma. I più giovani contendono co' più vecchi e -savii: questi consigliano ad Alessandro di tornare; quelli di seguitar -l'impresa incominciata. Prevale il consiglio dei primi. Tornato in -Grecia, Alessandro fa vedere la gemma a molti che non sanno conoscerne -la virtù, finchè un vecchio Ebreo, da lui fatto venire appositamente, -gliela scopre, servendolo per giunta di una lunga ammonizione. Con -quest'avventura finisce il poema[414]. - -L'avventura fu pure narrata da Tommaso di Kent nel _Roman de toute -chevalerie_, e introdotta da un interpolatore nel poema di Lambert li -Tors e Alessandro da Bernay, e ripetuta nella compilazione intitolata -_Faits des Romains_[415], nei _Fatti di Cesare_ nostri[416], dal -Mandeville[417], da Pietro Paludano nel suo _Thesaurus novus_. Giovanni -di Hese dice che vicino al Paradiso terrestre è un monte, sul quale fu -Alessandro, che soggiogato tutto il mondo, dallo stesso Paradiso volle -avere tributo[418]. La novella dell'occhio umano, o della gemma che lo -simboleggia, si trova anche separatamente dal racconto del viaggio di -Alessandro al Paradiso[419]. - -Gli Arabi e i Persiani, che tante favole meravigliose narrano del -Macedone, parlano bensì di una spedizione ch'ei fece in cerca della -fontana di giovinezza, ma ignorano la sua andata al Paradiso. Solo -Nizâmi, il quale fa compiere all'eroe un viaggio nell'Oceano Atlantico, -dice ch'ei seppe, da certi selvaggi abitatori d'un deserto posto di -là dal mare, come fosse, nella regione dove più non brilla il sole, -una città magnifica, abitata da uomini di santa vita, i quali, senza -mai invecchiare, vivevano cinquecent'anni; e il poeta conduce l'eroe -a una terra felice, posta verso Settentrione, popolata da genti scevre -di ogni malizia[420]. A questo proposito non parrà superfluo ricordare -come Firdusi narri dell'andata di Rustem all'Alburz. - -Di Alessandro Magno, che presunse di assoggettare persino il Paradiso -terrestre, ebbe forse a ricordarsi l'Ariosto, quando attribuì il -pensiero temerario di così gran conquista al suo Senapo, che ne fu -punito con la cecità e con le Arpie. Il Senapo - - Inteso avea che su quel monte alpestre, - Ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva, - Era quel Paradiso che terrestre - Si dice, ove abitò già Adamo ed Eva. - Con cammelli, elefanti, e con pedestre - Esercito, orgoglioso si moveva, - Con gran desir, se v'abitava gente - Di farla alla sua legge ubbidiente[421]. - -Un autore spagnuolo del secolo XVI, Giovanni Gonzalez di Mendoza, -narra, traendola non so d'onde, la storia di un re del Bengala, -il quale mandò gente, con molte barche, su per il Gange, ordinando -loro d'andarne alla scoperta del Paradiso terrestre. Gli esploratori -navigarono più mesi a ritroso del fiume, e giunsero finalmente a un -luogo ove era mitissima la corrente, e già molti segni apparivano -della prossimità della felice dimora; ma per quanti sforzi facessero -non poterono passar più oltre, sebbene non ci si vedesse impedimento -alcuno[422]. - -Tornando per un istante ancora ad Alessandro Magno, ricorderò, per -opportunità di riscontro, come nello Pseudo-Callistene si racconti -l'andata di lui, attraverso a un paese tenebroso, ov'è la fontana -di giovinezza, sin presso alle sedi dei beati, dalle quali lo fanno -allontanare due uccelli parlanti; e come nel racconto di Giulio -Valerio, sia dato il nome di Paradiso al luogo dove gli Alberi del Sole -e della Luna diedero all'eroe il famoso responso[423]. Nel Titurel, due -principi indiani, che si vantano discendenti da Alessandro, descrivono -il loro paese, che si chiama Paradiso, senza però esser quello dei -primi parenti. - -Ecco ora farcisi innanzi parecchi eroi della leggenda cavalleresca -medievale. Di Merlino si narra che movesse con una nave di cristallo in -traccia dell'isole beate[424]. Di Ugone da Bordeaux si può dire che, se -non fu nel Paradiso terrestre, fu in luogo molto a quello somigliante. -Un grifone lo trasportò sopra una montagna che non conosce le tempeste, -e dove sono alberi bellissimi e tutti i frutti della terra, e la -fontana di giovinezza. Gesù Cristo vi si riposò e la benedisse. Per -comando di un angelo, il cavaliere tolse tre pomi, che avevano virtù -di far ringiovanire[425]. Ma ben giunse al Paradiso terrestre un altro -eroe, Baldovino da Sebourg. Spinti da una furiosa procella, Baldovino -e Poliban passarono il mar d'Inghilterra, passarono il mare d'Irlanda, -e corsero oltre finchè si offerse loro agli sguardi un giardino -meraviglioso, murato tutto intorno di cristallo, splendente come l'oro. -Era quello il Paradiso terrestre. Approdarono i naviganti, e sulla -porta trovarono Enoch ed Elia, i quali, non vecchi già, ma parevano -essere nel fiore della giovinezza, e accolsero i cavalieri molto -benevolmente, e li misero dentro. Qui le solite meraviglie: uccelli che -cantano dolcissimamente, tra' quali alcuni che nascono da un raggio -di sole e sono detti _salamandre_; serenità perpetua; alberi sempre -verdi e carichi di frutti; l'albero del peccato, tutto secco. Elia fece -tornare il re Poliban di trent'anni, dandogli a mangiare di certo pomo. -Baldovino, ch'era giovane, avendo voluto far ancor egli l'esperimento, -contrariamente all'ammonizion del profeta, divenne in un momento -vecchissimo, e pien d'acciacchi, e non racquistò la gioventù perduta -se non quando Enoch gli ebbe dato a mangiare di un altro pomo del -giardino. I cavalieri seppero dai profeti che nel Paradiso avverrà il -Giudizio universale. Quando se ne partirono, sembrava loro di esserci -stati due giorni, e c'erano invece rimasti due mesi[426]. - -Un eroe più illustre di Baldovino, e anche di Ugone, fu Uggeri il -Danese, del quale pure si narra che andasse al Paradiso terrestre. In -uno dei poemi francesi cui la sua storia porge argomento, il poeta lo -conduce, non nel Paradiso propriamente, ma in quelle vicinanze: - - Car le Danois s'en va ou chastel d'aimant, - Qui siet par faerie les Avalon le grant, - Et Paradiz terrestre est un petit avant, - Dont Enoc et Elie vont le saint lieu gardant, - Et y furent ravy en char de feu ardant, - Et la sont tous en vie, et sont jusqu'à tant - Qu'Antecrist regnera, et cil deux dieu sergant - Le meteront a fin: on le treuve lisant - En la sainte escripture qui pas ne va mentant. - -Segue poi il racconto del lungo soggiorno che fece l'eroe in quel -paradiso dei cavalieri che fu l'isola di Avalon[427]. Il medesimo si -ha nel romanzo in prosa, calcato sul poema[428]; ma moltiplicando e -affastellandosi sempre più le avventure dell'eroe, gli era naturale -che venisse a cacciarsi tra queste anche un vero e proprio viaggio al -Paradiso. Di tale viaggio è ricordo nei _Fioretti dei paladini_[429]. -Giovanni d'Outremeuse narra che Uggeri volle conquistare il Paradiso -terrestre, e con un esercito di ventimila uomini passò regioni popolate -di serpenti, attraversò la valle tenebrosa, vide molte isole, molti -strani e spaventosi animali, mangiò dei frutti degli Alberi del Sole -e della Luna, e giunse al Paradiso, il quale è tutto cinto di monti -altissimi, ed ha un'unica entrata, guardata da fiamme, che non lasciano -passare nessuno[430]. - -Uggeri non pare che sia penetrato nel luogo vietato, ma bene vi -penetrò un altro cavaliere, il quale ebbe anche la ventura di visitare -l'Inferno, Ugo d'Alvernia. Dopo molte e molte avventure, le une più -strane delle altre, Ugo giunge al Paradiso terrestre, vede la fonte da -cui nascono i quattro fiumi, e presso a quella l'albero disseccato, -che pare tocchi con la vetta il cielo, e tra i rami dell'albero la -Vergine, con in braccio il bambino; poi trova Enoch ed Elia, i quali -si comunicano con cert'ostie ch'egli ebbe dal papa, e portò seco nel -viaggio. Così nel testo italiano del poema, che manoscritto si conserva -nella Nazionale di Torino, e così ancora, secondo ho ragion di credere, -nel franco-italiano della Biblioteca Regia di Berlino[431]. Nel romanzo -in prosa di Andrea da Barberino il racconto corre alquanto diverso. Ugo -risalì, cavalcando, verso le sorgenti del Nilo, accompagnato da alcuni -grifoni, suoi fedeli ajutatori: «trovò una nugola, come tenebra scura, -ed era come un muro, e alta, e tagliata insino all'aria, e divideva -la luce». Quivi presso era un pilastro, con una scritta, la quale -avvertiva chiunque non fosse mondo di peccato di non andare più oltre. -Ugo penò tre giorni ad attraversar quelle tenebre, dopo di che giunse -a un bel prato fiorito, pieno d'alberi, ch'era la _Terra Santa di -Promissione_: Vide Enoch ed Elia, e un luogo cerchiato di muro, ch'era -più propriamente il Paradiso terrestre, dove i santi dissero che nessun -uomo vivo poteva entrare; e non ben s'intende se all'eroe sia conceduto -d'entrarvi[432]. - -Molta somiglianza morale ha con Ugo d'Alvernia Guerino il Meschino, -e molta somiglianza spesso è tra le loro avventure. Guerino giunge -al Paradiso terrestre scendendo nel Pozzo di San Patrizio. Uscito -dall'Inferno, il cavaliere perviene, in compagnia di molti spiriti -vestiti di bianco, davanti a un muro, che gli sembra d'oro massiccio, -tempestato di gemme, ed è alto sino al cielo, e splende a guisa di -fuoco ardente. S'apre una porta, e n'esce un soavissimo odore, e uno -di quegli spiriti porge al cavaliere un _pomo molto odorifero_, da cui -questi si sente tutto riconfortare. Soppraggiungono Enoch ed Elia, i -quali menano il cavaliere in giro per una felice campagna che si stende -tutto all'intorno. Nel Paradiso stesso nessun uomo mortale può entrare. -Più oltre Guerino vede una città risplendente, cinta di un muro di -fuoco, e ode il canto degli angeli, ond'è rallegrata, ed ha, attraverso -una porta, un'assai strana visione della Trinità. Non s'intende bene -se questo sia il Paradiso terrestre o il celeste; ma è probabile -sia il celeste[433]. Tullia di Aragona rinarra tutto ciò, con alcune -differenze, nel suo poema, e pone ad abitare nel Paradiso terrestre, -insieme con Enoch ed Elia, anche San Giovanni[434]. - -Con la storia di Ugo d'Alvernia e di Guerino ha molta affinità la -storia di un Fortunato, che non ha nulla di comune con quello celebre -della leggenda popolare, al quale la Fortuna aveva fatto dono della -borsa che mai non si votava. Tale istoria porge materia a un ponderoso -romanzo in prosa, che si conserva fra i manoscritti palatini di -Firenze[435]. Come Guerino, il nostro Fortunato va in cerca del padre, -che non conosce; compie il solito viaggio in remote regioni; vede le -solite meraviglie; e giunge, con alcuni compagni alle falde del monte -del Paradiso, il quale è «tanto altissimo, che la fine dell'altezza» -non si può vedere, e nemmeno il mezzo; e così erto, che non ci si può -salire da quella parte. I viaggiatori son venuti su per il Fison, e -si trovano nella provincia d'Etiopia, confusa spesso, come s'è già -notato, con l'India. Dopo molt'altri giorni di viaggio, confessatisi -e comunicatisi a una badia, salgono il monte dalla parte opposta, e -trovano «molte ville e abitanti,» da' quali sono ricevuti con onore, -finchè, a un certo punto, vedono il monte «cerchiato di fuoco infino -all'aria,» e un angelo «tutto focoso, con una spada in mano,» dice -loro che a nessun uomo mortale è lecito salir più su, e li invita a -mandare un sacerdote che battezzi le genti da essi convertite alla fede -cristiana. - -Gli è strano che l'altro Fortunato, quello la cui storia compare in -tutte quasi le letterature d'Europa, non esclusa l'italiana, non giunga -ancor egli al Paradiso terrestre, dappoichè la leggenda lo fa scendere -nel pozzo di San Patrizio, visitare il paese del Prete Gianni, e -correre tutto il mondo. - -Gli ultimi cavalieri da noi incontrati ci hanno quasi ricondotti nel -mondo monacale ed ascetico, tanto è spiccato in essi il carattere -religioso, tanta la devozione con cui lungo tutto il corso degli -strani lor viaggi, e in mezzo a mille avventure e a mille pericoli, si -raccomandano a Dio, gridano i loro peccati, digiunano, si macerano, e -si confessano ogni qual volta è data loro occasione di poterlo fare. -Perciò sarà da ricordare qui la saga di Eirek, figlio di Thrand, -re di Drontheim, saga che manifestamente intende alla edificazione. -Partitosi dalla sua terra, Eirek giunge, in compagnia di un suo amico, -a Costantinopoli; ha con quell'imperatore un colloquio di argomento -religioso; attraversa la Siria, entra in mare, giunge in India, e a -un ponte guardato da un drago. Di là dal ponte è il Paradiso. Eirek -vi penetra, gettandosi nella bocca spalancata, passando attraverso il -corpo del mostro. Trova una campagna fiorita, corsa da rivi di miele, e -una torre sospesa in aria, a cui sale su per una scala leggiera, e dove -gli si offre una tavola apparecchiata. Tornato in patria dopo sette -anni di assenza, narra, a confusion dei pagani, le sue avventure, poi -sparisce, rapito miracolosamente, e di lui non si ha più notizia[436]. - -Ricorderò ancora Hélias, o il Cavalier dal Cigno, dei poemi francesi, -la figliuola della Reina d'Oriente, e il buon Astolfo. Del primo -fu detto che venisse dal Paradiso terrestre quando comparve sulla -navicella incantata, cui traeva per l'onde il candido uccello[437]. -La seconda ci fu fatta andare dal Pucci[438]. Il terzo ci fu -condotto dall'Ariosto[439]. Astolfo, chiusa la bocca dell'Inferno, e -imprigionate per sempre le tetre Arpie, si lava da capo a piè: - - Poi monta il volatore, e in aria s'alza, - Per giunger di quel monte in su la cima, - Che non lontan con la superba balza - Dal cerchio della luna esser si stima. - Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza, - Ch'al cielo aspira e la terra non stima. - Dell'aria più e più sempre guadagna, - Tanto ch'al giogo va della montagna. - -Quivi fiori che pajon gemme, alberi sempre fecondi, uccelletti di -tutti i colori che cantano dolcemente, ruscelli e laghi che vincono -di limpidezza il cristallo, un'aura soave che va predando ai fiori il -profumo, uno smisurato palazzo - - in mezzo alla pianura, - Ch'acceso esser parea di fiamma viva: - Tanto splendore intorno e tanto lume - Raggiava, fuor d'ogni mortal costume. - -Enoch, Elia, San Giovanni accolgono amorevolmente il cavaliere, lo -alloggiano in una stanza, gli dànno di quelle frutta che non hanno -simili in terra, provvedono buona biada all'ippogrifo. Il dì seguente -l'eroe si leva, e dopo aver discorso con San Giovanni - - Di molte cose di silenzio degne, - -venuta la sera, entra con l'apostolo in un carro, tratto da quattro -destrieri più rossi che fiamma, e sale al mondo della luna per -ricuperare il senno d'Orlando. - -Astolfo fu l'ultimo visitatore del Paradiso terrestre. Fausto, -l'inquieto ed insaziabile scrutator delle cose, figura e simbolo di una -nuova età, dopo aver corso in compagnia di Satana tutta la faccia della -terra, e penetrato gli abissi, pervenne, secondo il popolare racconto, -alle fatali giogaje del Caucaso, e vide, da lungi, fiammeggiare la -spada ardente del cherubino; ma, come tratto da nuova cura, non si -fermò e passò oltre[440]. E dopo di lui nessuno più vide la porta -meravigliosa sognata da tanti, e da così pochi varcata; la porta d'oro -e di gemme ormai chiusa per sempre. - - -NOTE: - -[308] Ediz. cit., l. I, parte IV, cap. 123. - -[309] Ediz. cit., p. 23. - -[310] _Inf._, XXVI, 90 sgg. Che la _montagna bruna_ veduta da Ulisse -e da' suoi compagni nell'altro emisfero, debba essere, secondo la -intenzione di Dante, il monte del Purgatorio, par certo, malgrado le -obbiezioni di qualche commentatore. - -[311] _Op. cit._, ediz. cit., p. 14. - -[312] Cod. riccardiano 1672, f. 47 r., col. 1ª. - -[313] POMPONIO MELA, _De situ orbis_, III, 6, parla di un'isola del -Mar Caspio, denominata Talca, la quale era naturalmente fertilissima, -e recava gran copia di frutti e di messi, cui, per altro, il vicino -popolo non osava di toccare, stimandoli serbati agli dei. - -[314] PERTZ, _Scriptores_, t. VII, pp. 84-5. - -[315] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce, Sitzungsberichte -der k. Akad. d. Wiss._ di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. LXIII (1869), -pp. 165 sgg.; W. MEYER, _Die Geschichte des Kreuzholzes vor Christus, -Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss._ di Monaco, Cl. I, vol. XVI (1881), -parte 2ª. Vedi pure WESSELOFSKY, _Altslavische Kreuz- und Rebenssagen, -Russische Revue_, vol. XIII, pp. 130-52; KÖHLER, _Zur Legende von der -Königin von Saba oder der Sibylla und dem Kreuzholze_, Germania, anno -XXIX (1884), pp. 53-8. Un racconto italiano pubblicò il D'ANCONA, _La -leggenda di Adamo ed Eva, Sc. di cur. lett._, disp. 106, Bologna, 1870. - -[316] GIOVANNI BELETH, nel _Rationale divinorum officiorum_, cap. _De -exaltatione S. Crucis_; ERRADA DI LANDSPERG, nell'_Hortus deliciarum_ -(ENGELHARDT, _Herrad von Landsperg_, Stoccarda e Tubinga, 1818, p. -41); STEFANO DI BORBONE, nel _Tractatus de septem donis_ (LECOY DE LA -MARCHE, _Anecdotes_, etc., p. 425), dissero poi che Adamo era ammalato -di gotta. - -[317] MEYER, _Vita Adae et Evae_, già cit., pp. 14 sgg. - -[318] Cap. 19, ap. THILO, _Op. cit._, pp. 685-97. - -[319] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce_, pp. 165-6. -In altre leggende l'albero, del cui legno fu fatta la croce, non ha -relazione alcuna col Paradiso terrestre. Vedi MEYER, _Die Gesch. d. -Kreuzh._, pp. 106 sgg. - -[320] MEYER, _ibid._, p. 130. Il testo latino è riprodotto ivi stesso, -pp. 131-49. - -[321] PANTHEON, parte XIV, in _Pistor-Struve_, _Rerum germanicarum -scriptores_, t. II, p. 242. - -[322] Nei _Fioretti della Bibbia_ la leggenda di Jerico segue a quella -di Seth, anzi forma parte con essa di una sola leggenda. Lo stesso -incontra nella catalana _Genesi de scriptura_, che ha coi _Fioretti_ -strettissima relazione: _Compendi historial de la Biblia que ab lo -títol de Genesi de Scriptura_, Barcelona, 1873, pp. 12-15, 18-19. -Qui, nella stampa, si legge Genico; ma un manoscritto, che, sotto il -titolo di _Flos mundi_, si conserva nella Nazionale di Parigi (Esp. 46) -ha Gerico. Non credo che i _Fioretti_ abbiano attinto, come par che -stimino il Mussafia (p. 193) e il Meyer (p. 161), da Gotofredo; anzi -penso che questi trovasse il racconto in alcuna scrittura da cui anche -i _Fioretti_ l'attinsero. Di Jonito, primo inventore dell'astronomia, -fa ricordo anche BRUNETTO LATINI, _Li tresor_, ediz. cit., l. I, parte -1ª, cap. 21. - -[323] Vedi per tutto ciò il mio libro, _Roma nella memoria e nelle -immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882-3, vol. II, pp. 107, -491-6, 500, 502, 503. Alle notizie ivi raccolte ne aggiungo qui -alcune altre. L'albero descritto da Marco Polo sotto il nome di Albero -Secco, o piuttosto Albero del Sole, non è punto un albero disseccato -o dispogliato. Il ROUX DE ROCHELLE (_Notice sur l'Arbre du Soleil, ou -Arbre Sec, décrit dans la relation des voyages de Marco Polo, Bulletin -de la Société de géographie_, serie 3ª, vol. III, 1845, pp. 187-94) -lo identifica con un albero da manna; e nella già ricordata mappa di -Hereford si legge, sopra una penisola vicina al Paradiso terrestre: -_Arbor balsami est arbor sicca._ Andrea Bianco pone l'_alboro seco_ -nella penisola stessa ov'è il Paradiso. Un _amiraus d'outre le -Sec-Arbre_ figura nel _Jeu de saint Nicolas_ di GIOVANNI BODEL, ap. -MONMERQUÉ et MICHEL, _Théâtre français au moyen âge_, Parigi, 1839. - -[324] - - Dio te salve, santa croce, - Arboro d'amor plantato, - Che portasti lo fructo sì dolce, - E lo mondo ay salvato. — - - O croce alma, mirabile, - Arbore dolce, fruttifero, - O pretio incomparabile, - O premio salutifero. — - - Su nell'alto dello mare - Uno arbore è apparito, - Che de rose e de viole - Tutto quanto è fiorito, - -ecc. ecc. - -[325] VENANZIO FORTUNATO, _Poematum_ l. II, _De cruce Domini_: - - De parentis protoplasti fraude facta condolens, - Quando pomi noxialis morsu in mortem corruit, - Ipse lignum tunc notavit damna ligni ut solveret. - -[326] GIACOMO DA VORAGINE cita un verso (_Legenda aurea_, ediz. -Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, cap. 68, p. 304): - - Ligna crucis palma, cedrus, cypressus, oliva - -Altrove altri versi si leggono: - - Quatuor ex lignis dominis crux dicitur esse; — - Pes crucis est cedrus; corpus tenet alta cupressus: - Palma manus retinet; titula laetatur oliva, - -MORRIS, _Legends of the Holy Rood_, Londra, 1871, p. XVII. Un ms. -della Palatina di Firenze, segn. CXXI, contiene una Meditazione -della passione di Gesù Cristo, divisa in quattro parti, di cui la -terza s'intitola: _Di quanti legni fu facta la santa croce, et come -lo stipite fu producto, tagliato et poi ritrovato._ PALERMO, _I -manoscritti palatini di Firenze ordinati ed esposti_, Firenze, 1853-68, -t. I, p. 235; _I codici palatini della R. Biblioteca Nazionale centrale -di Firenze_, Roma, 1886 sgg., vol. I, p. 113. - -[327] SANT'ATANASIO, _Expositio fidei_, cap. 1, dice che San Paolo -fu rapito nel Paradiso terrestre; SAN CIRILLO, _Catechesis de Christi -consessu_, ch'ei fu rapito e nel Paradiso terrestre e in cielo. - -[328] Un testo latino di questo racconto fu prima pubblicato dal ROSWEY -nelle _Vitae patrum_, Anversa, 1616, pp. 224-31, col titolo: _Vita -Sancti Macarii Romani servi Dei, qui inventus est juxta Paradisum, -auctoribus Theophilo, Sergio et Hygino_; poi negli _Acta Sanctorum_, 23 -ottobre, pp. 566-71. In italiano si ha nelle _Vite dei Santi Padri_, la -cui traduzione suolsi attribuire al CAVALCA, ediz. del Manni, Firenze, -1731-2, vol. II, pp. 341 sgg.; in _Leggende del secolo XIV_, Firenze, -1863, vol. I, pp. 452 sgg., e in più codici, come, per esempio, nel -magliabechiano cl. 35, num. 221. f. 36 r. sgg., ove s'intitola: Q_ui -incomincia la storia di tre monaci romani e quali andorono al paradiso -luziano come voi udrete_. Il cod. VIII, B, 33 della Nazionale di -Napoli contiene dal f. 173 r. a 179 v.: _De tre monaci che se partino -per andare a lo Paradiso terresto, et como trovaro Machario romano -appresso al Paradiso XVIII miglia_. Il MIOLA nota essere questa la -leggenda di San Macario, ma affatto diversa da quella che si legge fra -le Vite dei SS. Padri. _Le scritture in volgare dei primi tre secoli -della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli, -nel Propugnatore_, vol. XIII, parte 2ª, p. 417. Cf. _H. Mertian_, -_Le Robinson de la légende_, in _Études religieuses, historiques et -littéraires_, Parigi, 1862, vol. I, pp. 372-85. - -[329] Nella mappa d'Andrea Bianco, a occidente e in prossimità del -Paradiso terrestre, è disegnata una chiesuola, con le parole _ospitium -macorii_: a levante veggonsi due figurine d'uomini, con in mezzo -un albero, e scrittovi _omines parc_, e in altra riga alboro seco. -Il _Lelewel_ non intende nulla di tutto ciò. Egli dice (Op. cit., -vol. II, p. 88): «L'Asie meridionale avance aussi par une péninsule -vers les extrémités orientales. Au bout de cette péninsule est situé -_paradixo terestro_, d'où sortent les quatre fleuves bibliques; dans -leur cours parallèle entre _ospitium macorii_ (Macarii? beati, μαχαρις -(sic), hospice de bienheureux); et les hommes, omines que s (sine) -_capitelos_? qui sont sans tête, le visage sur leur poitrine; _omines -parc_ (nt) _alboro se_(ri)_co_? les hommes préparant des arbres la -soie?». Ora l'_ospitium macorii_ altro non è che il romitaggio di San -Macario; e gli _omines parc_ sono gli _homines parci_, i quali vivono -dell'odore di un pomo, e non hanno nulla che fare con l'_alboro seco_. - -[330] Vedi pp. 21-2. - -[331] _Odissea_, XI, 14-19; _Teogonia_, 736-8, 813-7. - -[332] _Pseudocallisthenes_, l. II, cap. 39, e molte delle posteriori -storie favolose di Alessandro. - -[333] Vedi una nota del Liebrecht agli _Otia imperialia_ di GERVASIO -DA TILBURY, ediz. cit., p. 115, e, nel presente volume, lo scritto -intitolato _Il riposo dei dannati_. - -[334] Epist. 10, ap. JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum -germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, p. 56. - -[335] _Miscellanea di opuscoli inediti o rari dei secoli XIV e XV_, -Torino, 1861, pp. 165-78; _Leggende del secolo XIV_, già citate, -vol. I, pp. 489 sgg.; cfr. ZAMBRINI, _Le opere volgari a stampa dei -secoli XIII e XIV_, 4ª ediz. con appendice, Bologna, 1884, col. 574. -Questa leggenda occorre spesso in manoscritti italiani: vedi FARSETTI, -_Biblioteca manoscritta_, vol. I, p. 292; vol. II, pp. 83, 92. Nel cod. -magliabechiano pur ora citato, cl. 35, num. 221, essa tien dietro alla -leggenda dei monaci Teofilo, Sergio ed Igino. È pur contenuta nel cod. -7762 della Nazionale di Parigi, e nel cod. CCCXLIII della Corsiniana -(ora Biblioteca dell'Accademia dei Lincei) fondo Rossi. Ci sono, tra le -varie redazioni differenze alle volte notabili: io seguo quella che si -ha nella _Miscellanea_ sopraccitata. Alcune delle cose che nel Paradiso -vedono i monaci, vede anche Seth nel racconto italiano pubblicato dal -D'Ancona e ricordato di sopra. - -[336] Di musiche, le quali con la soavità loro addormentano, è -frequente ricordo in leggende e in novelle popolari. Vedi, per esempio, -D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit_., pp. 289, 323, 328. - -[337] _Felix im Paradise_, VON DER HAGEN, _Gesammtabenteuer_, Stoccarda -e Tubinga, 1850, N. XC, vol. III, pp. cxxvii, 611 segg. Vedi inoltre -GERING, _Islendzk Aeventyri_, Halle a. S., 1882-84, vol. II, pp. 120-2, -ove sono date le opportune notizie bibliografiche. Questa leggenda, -veramente assai bella, ebbe molta fortuna, e da poeti modernissimi -fu rinarrata più volte; tra gli altri, e meglio che dagli altri, dal -Longfellow. - -[338] In quest'ultima forma la leggenda del monaco Felice ha certa -somiglianza con quella del rabbino Choni Hameaghel, il quale non -potendo intendere le parole del salmista: «Quando Dio liberò i prigioni -di Sion, noi eravamo simili ad uomini che sognino», fu miracolosamente -immerso in un sonno che durò settant'anni, dal quale destatosi, non -fu più riconosciuto da nessuno. EHRMANN, _Aus Palästina und Babylon_, -Vienna 1880, pp. 19-20. Uggero il Danese, tornato dopo dugent'anni -dal regno di Morgana, non riconosce più nessuno e non è da nessuno -riconosciuto. - -[339] _Histoire de Saint Louis_, cap. 94, ediz. cit., p. 320. - -[340] Si potrebbero moltiplicare agevolmente gli esempii e i riscontri. -Il tema appar molto spesso in novelline popolari. Il figliuolo di una -povera vedova sposa la Fortuna, che in capo di certo tempo lo abbandona -per andarsene a stare nell'Isola della Felicità. Il giovane la -raggiunge, e statovi dugent'anni, crede d'esservi stato solamente due -mesi. COMPARETTI, _Novelline popolari italiane_, Torino, 1875, _L'Isola -della Felicità_, pp. 212 sgg. Un giovane va al Paradiso: crede esservi -rimasto mezz'ora, o meno di un'ora, e v'è rimasto più di un anno, o -anche cent'anni. LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Bretagne_, -Parigi, 1881, pp. 78 sgg., 216 sgg. Un fabbro ferrajo è invitato a -ferrar cavalli in un castello misterioso: ne ferra uno, e quando torna -son passati dieci anni, e trova la moglie maritata ad altro uomo. ZAPF, -_Der Sagenkreis des Fichtelgebirges_, Hof, s. a. pp. 6-7. Vittore Hugo -introdusse questo tema leggendario nella sua novella fantastica _Le -beau Pécopin_. Secondo altro tema, ch'è come il rovescio di questo, un -tempo assai breve è giudicato lunghissimo. Vedi KELLER, _Li romans des -sept sages_, Tubinga, 1836, p. clvii; WESSELOFSKY, _Il paradiso degli -Alberti_, vol. II, pp. 188-217; D'ANCONA, _Le fonti del Novellino_, in -_Studj di critica e storia letteraria_, Bologna, 1880, pp. 309-12. Il -celebre fumatore d'oppio De Quincey dice che ne' suoi sogni il tempo -gli sembrava sterminatamente allungato. Le immaginazioni della leggenda -e delle novelline popolari hanno importanza notabile per la dottrina -psicologica del tempo. - -[341] Il testo latino fu pubblicato dallo Schwarzer nella _Zeitschrift -für deutsche Philologie_, vol. XIII (1882), pp. 338-51. Ne aveva prima -dato un breve sunto il MUSSAFIA, _Ueber die Quelle des altfranzösischen -Dolopathos, Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss_. di Vienna, philos.-hist. -Cl., vol. XLVIII (1864), pp. 14-6. Altri racconti somiglianti indica -il KÖHLER, _Zur Legende vom italienischen jungen Herzog im Paradiese_, -nella _Zeitschrift_ ora citata, vol. XIV, pp. 96-8. Il codice tedesco -718 della Biblioteca Regia di Monaco di Baviera, da me veduto, contiene -(f. 77 r. a 85 v.) una traduzione tedesca della leggenda, col seguente -titolo: _Eyn hobische historie von dem irdischen paradise in welschem -landen gescheen_. In lingua ammodernata pubblicò CHR. A. VULPIUS, -nel vol. I delle sue _Curiositäten der physischen, literarischen, -artistichen, historischen Vor- und Mitwelt_, anno I (1811), pp. 179-89. - -[342] Intorno a San Patrizio, al suo Pozzo, o Purgatorio, alle varie -leggende che si legano ad esso, e alle non poche questioni che intorno -ad esso si fecero, vedi il già più volte citato libro del WRIGHT, _St. -Patrick's Purgatory;_ MONCURE D. CONWAY. _The saint Patrick Myth, -The north american Review_, anno 1888, pp. 858 sgg.; ECKLEBEN, _Die -älteste Schilderung vom Fegefeuer des heiligen Patricius_, Halle a. S., -1886. Per la bibliografia, vedi i rinvii e le indicazioni di L. FRATI, -_Il Purgatorio di S. Patrizio secondo Stefano di Bourbon e Uberto da -Romans, in Giornale storico della letteratura italiana_, vol. VIII -(1886), pp. 142-3. La leggenda del Pozzo e del cavaliere ebbe grande -diffusione e celebrità anche in Italia. L'Ariosto ricorda (_Orl. Fur._, -c. X, st. 92): - - Ibernia fabulosa, dove - Il santo vecchiarel fece la cava, - In che tanta mercè par che si trove - Che l'uom vi purga ogni sua colpa prava. - -Nel secolo stesso dell'Ariosto il Pozzo fu descritto da un vescovo -italiano. (MORSOLIN, _Francesco Chiericati, vescovo e diplomatico -del secolo XVI, Atti dell'Accademia Olimpica di Vicenza_, 1878). Un -testo italiano della leggenda pubblicò il VILLARI, _Alcune leggende e -tradizioni che illustrano la Divina Commedia, Annali delle Università -toscane_, parte prima, t. VIII, Pisa, 1866, pp. 108 sgg.: un altro -pubblicò il GRION nel _Propugnatore_, vol. III, parte 1ª, pp. 116-49. -Un _Viaggio del Pozzo di San Patrizio_ fu più volte stampato in Italia. -(HAYM, _Biblioteca italiana_, vol. II, p. 624). Il Calderon compose un -dramma intitolato _El Purgatorio de San Patricio_. Tra le molte e varie -versioni della leggenda sono differenze notabili. - -[343] Questa è la forma più divulgata del nome, che nel racconto latino -suona _Oengus_. Nella _Legenda aurea_ il cavaliere si chiama Niccolò, -Alvise nel testo pubblicato dal Grion, Ludovico Enio nel dramma del -Calderon, altramente altrove. - -[344] Nel racconto riferito da GIACOMO DA VORAGINE (_Legenda aurea_, -ediz. cit., cap. 50, p. 216) due bei giovani conducono il pellegrino -fin sotto le mura di una città meravigliosa tutta risplendente d'oro e -di gemme, ma non gli concedon d'entrarvi, e gli annunziano che, tornato -al mondo, morrà in capo di trenta giorni, e potrà allora entrare nella -città paradisiaca. Nel dramma del Calderon, la città, inaccessibile, è -così descritta: - - Una ciudad eminente - De quien era el sol remate - A torres y chapiteles. - Las puertas eran de oro, - Tachonadas sutilmente - De diamantes, esmeraldos, - Topacios, rubles, claveques. - -Qui, e nel racconto del Voragine, non ben si capisce se si tratti del -Paradiso terrestre o del celeste. Nel racconto italiano pubblicato -dal Villari, il cavaliere vede, dalla cima di un alto monte, il cielo -_simigliante a l'oro fine ch'è nella fornacie ardente_, e alcuni -arcivescovi, che l'accompagnano, gli dicono esser quel cielo la porta -del superno Paradiso, ov'entrano tutti coloro che hanno finito il tempo -della loro dimora nel Paradiso terrestre. - -[345] Cap. I, in _Acta Sanctorum_, 17 marzo. - -[346] Dice MASÛDI, parlando dell'Atlantico (_Les prairies d'or_, -trad, cit., vol. I, p. 858): «On en raconte des choses merveilleuses, -que nous avons raportées dans notre ouvrage intitulé les Annales -historiques, en parlant de ce qu'ont vu les hommes qui y ont pénétré au -risque de leur vie, et dont les uns sont revenus sains et saufs, tandis -que les autres ont peri». - -[347] Vedi, a questo proposito, MARINELLI, _La geografia e i Padri -della Chiesa_, estratto dal Bollettino della Società geografica -italiana, anno 1882, pp. 11-15. - -[348] _Historia ecclesiastica_, ediz. cit., capp. 246, 247. - -[349] Nel già citato prologo della _Vengeance de Jésus-Christ_, Nerone -racconta a Virgilio com'egli e gli altri demonii, cadendo dal cielo, -aprirono un grande abisso nel mare, capace di trenta contee, il quale -è detto li _goufre de Sathanie_. Ogni nave che ad esso si accosti è -irreparabilmente perduta. L'acqua vi turbina con irresistibile impeto, -e così veloce - - Comme .I. quariaus quand on le lait aler. - -(COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, vol. II, p. 202). Cosroè -Anuscirvan fece un viaggio per conoscere un gran vortice ch'era in -mezzo del Mar Caspio, e si salvò per miracolo. DORN, _Auszüge aus -vierzehn morgenländischen Schriftstellern, betreffend das Kaspische -Meer und angrenzende Länder, Mélanges asiatiques_, vol. VI, pp. 638-40. - -[350] V. W. GRIMM, _Die Sage von Polyphem, Abhandl. d. k. Akad. der -Wiss_. zu Berlin, anno 1857; GERLAND, _Altgriechische Märchen, in -der Odyssee_, Magdeburgo, 1869; KREK, _Einleitung in die slavische -Literaturgeschichte_, 2ª ediz., Graz, 1887. V. pure GORRA, _Testi -inediti di storia trojana_, Torino, 1887, p. 42; PARODI, _I rifacimenti -e le traduzioni dell'Eneide_, già cit., pp. 152, 184. Una fiaba -italiana dei ciclopi pubblicò il COMPARETTI, _Novelline popolari_, p. -308 sgg. - -[351] _Historia danica_, ediz. di Copenaghen, 1839-58, vol. I. pp. 420 -sgg. - -[352] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique et la poésie des -cloîtres en Irlande, en Cambrie et en Bretagne_, ediz. in-12º, Parigi, -1864, p. LVI. - -[353] JOYCE, _Old Celtic Romances_, Londra, 1861, pp. 112 sgg.; -BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique_, p. 354 sgg. - -[354] BEAUVOIS, _ibid_., pp. 365-7. - -[355] ID., _ibid_., pp. 367-8. - -[356] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_, -pp. 25-6. - -[357] HUMBOLDT. _Examen critique_, etc., vol. II, pp. 160-1. - -[358] Cf. LETRONNE, _Recherches géographiques et critiques sur le livre -De mensura orbis terrae_, Parigi, 1814, pp. 129-46. - -[359] DE MONTALEMBERT, _Les moines d'Occident_, Parigi, 1860-77, vol. -III, p. 287. Vedi la Vita maggiore del santo negli AA. SS., t. II di -giugno. Quivi è pur ricordato (l. I, cap. 20) un certo Baitano, _che -benedici a Sancto petivit, cum ceteris in mari eremum quaesiturus_. - -[360] _La poésie des races celtiques_, in _Essais de morale et de -critique_, Parigi, 1859, p. 446. - -[361] _Spicilegium Vaticanum_, Frauenfeld, 1838, pp. 145-7. - -[362] Vedi per la vita del santo gli _Acta Sanctorum_, t. III di -maggio, pp. 599-608; DE LA RUE, _Essais historiques sur les bardes, -les jongleurs et les trouvères normands et anglo-normands_, Caen, 1834, -vol. II, p. 66; SMITH, and WACE, _A Dictionary of Christian Biography, -Litterature, Sects and Doctrines_, Londra, 1877-87, art. _Brendan of -Clonfert_; SCHIRMER, _Zur Brendanus-Legende_, Lipsia, 1888, pp. 1 sgg. -Non si confonda con la leggenda del nostro la leggenda, che tuttavia -corre per Toscana, in istampe popolari, di Brandano da Siena, vissuto -nel secolo XVI. - -[363] Sigeberto Gemblacense, Alberico delle Tre Fontane, Ruggero di -Wendover, ecc. - -[364] GREITH, _Op. cit._, p. 145 n.; HARDY, _Descriptive Catalogue of -Materials relating to the History of Great Britain_, Londra, 1871, vol. -I, i, pp. 159 sgg. - -[365] Le redazioni della leggenda di San Brandano sono tre: quella -del racconto gaelico, quella della _Navigatio_, quella di alcuni -testi tedeschi e di uno olandese, i quali rimandano, probabilmente, -a un racconto francese. Vedi per tutto ciò, e per le relazioni e -derivazioni dei testi: PESCHEL, _Der Ursprung und die Verbreitung -einiger geographischen Mythen im Mittelalter, Deutsche Vierteljahrs -Schrift_, vol. II, 1854, pp. 242 sgg.; SCHROEDER, _Sanct Brandan, Ein -lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen, 1871, pp. IV sgg.; -SUCHIER, _Brandans Seefahrt, Romanische Studien_, vol. I (1871-5), pp. -555 sgg.: SCHIRMER, _Op. cit._, pp. 14 sgg. Al lettore non sarà forse -discaro di trovar qui un po' di bibliografia de' testi in varie lingue -e dell'edizioni loro, bibliografia che, del resto, non do per compiuta. -LATINI: _Navigatio_: JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines_, -Parigi, 1836, pp. 1 sgg.; SCHROEDER, _Op. cit._, pp. 3 sgg.; MORAN, -_Acta Sancti Brendani_, Dublino, 1872, pp. 85 sgg.; _Florilegium -Casinense_, in appendice alla _Bibliotheca Casinensis_, Montecassino, -1873 sgg., t. III, pp. 411 sgg.: _Testi latini in verso_: LEYSER, -_Altdeutsche Blätter_, vol. II, pp. 273 sgg.; MARTIN, _Zeitschrift -für deutsches Alterthum_, nuova serie, vol. IV (1873), pp. 289 sgg. -— FRANCESI: JUBINAL, _Op. cit._, pp. 57 sgg., 105 sgg.; SUCHIER, pp. -567 sgg.; AURACHER, _Zeitschrift für romanische Philologie_, vol. -II (1878), pp. 439 sgg.; MICHEL, _Les voyages merveilleux de Saint -Brandan_, Parigi, 1878. — ITALIANI: VILLARI, _Alcune leggende_, ecc., -pp. 134 sgg. Una vita italiana di San Brandano registra il Lami, e un -testo italiano della leggenda contiene il cod. 1008 della Biblioteca -di Tours, intorno al quale vedi _Bibliothèque de l'École des chartes_, -anno 1878, pp. 385-6. — INGLESI: WRIGHT, _St. Brandan, a medieval -Legend of the Sea in english Verse and Prosa_, Londra, 1844; HORSTMANN, -_Die altenglische Legende von St. Brendan, Archiv für das Studium -der neueren Sprachen und Litteraturen_, vol. LX (1874), pp. 17 sgg. — -TEDESCHI: BRUNS, _Romantische und andere Gedichte in altplattdeutscher -Sprache_, Berlino, 1798, pp. 159 sgg.; GENTHE, _Deutsche Dichtungen -des Mittelalters_, Eisleben, 1841, vol. I, pp. 337 sgg.; SCHROEDER, -_Op. cit_., pp. 51 sgg., 127 sgg., 163 sgg., — OLANDESI: BLOMMAERT, -_Oudvlaemsche Gedichten der XIIe, XIIIe, en XIVe eeuwen_, Gent, -1838-51, parte 1ª, pp. 100 sgg.; parte 2ª, pp. 3 sgg.; BRILL, _Van -Sinte Brandane_, in MOLTZER, _Bibliothek van middelnederlandsche -letterkunde_, Groninga, 1871. Tralascio di ricordare traduzioni e -rimaneggiamenti di tempi posteriori, pei quali si possono vedere gli -autori citati in principio di questa nota. - -[366] _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren antiken Elementen_, -Lipsia, 1854-6, vol. I, pp. 169-70. Cfr. JONCKBLOET, _Geschichte der -niederländischen Literatur_ (trad. di W. Berg), Lipsia, 1870-2, vol. I, -p. 177, e HUMBOLDT, _Examen_, etc. vol. II, p. 165. - -[367] Vedi HAURÉAU, _Singularités historiques et littéraires_, Parigi, -1861, pp. 1 sgg.: _Écoles d'Irlande_. - -[368] SCHROEDER, Op. cit., pp. XII-XIII. - -[369] Vedi a questo proposito WRIGHT, _St. Brandan_, p. v. I riscontri -fra la leggenda di San Brandano e racconti arabici furono già notati -dal REINAUD nella citata Introduzione alla Geografia di Abulfeda, e -vol. II, p. 263; poi dal D'AVEZAC, _Les îles fantastiques de l'Océan -occidental, Nouvelles annales des voyages et sciences géographiques_, -anno 1845, vol. I, pp. 298-9. Secondo lo ZIMMER (_Keltische Beiträge, -Zeitschrift für deutsches Alterthum und deutsche Litteratur_, vol. -XXVIII, 1889) la fonte principale della _Navigatio_ sarebbe l'_Imram -Maelduin_. Ultimamente il DE GOEJE prese a dimostrare (_La légende -de Saint Brandan, Actes du huitième congrès international des -Orientalistes tenu en 1889 à Stockholm et à Christiania_, Sezione I, -Leida, 1891, pp. 43-76) che la più parte delle finzioni contenute nella -_Navigatio_ derivano dal racconto dei viaggi di Sindbad, o da altri -racconti orientali. Alcuni degli argomenti da lui addotti sono assai -validi, ma altri mi pajono debolissimi. Credo la questione sia ancora -insoluta. - -[370] SCHROEDER, Op. cit., pp. 61 sgg., 169 sgg. - -[371] SUCHIER, pp. 585 sgg.; AURACHER, p. 456; MICHEL, pp. 80 sgg. - -[372] VILLARI, pp. 157 sgg. - -[373] Leggesi in un'antica _Historia Norvegiae_: «Sunt item in -refluentis oceani insule ovium, numero [XVIII], quas patria lingua -Faereyar incolae appellant; ibi enim ruricolis opima grex affluit; -sunt quibusdam inde millia ovium». _Monumenta historica Norvegiae_, -Cristiania, 1880, p. 92. - -[374] Vedi Freudenthal, nell'_Orient und Occident insbesondere in ihren -gegenseitigen Beziehungen_ del Benfey, vol. III, p. 354. - -[375] Vedi in questo volume lo scritto che segue, e nel successivo -quello intitolato _Demonologia di Dante_. - -[376] PLINIO, _Hist. nat_., l. IV, cap. 30: «A Thule unius diei -navigatione mare Concretum, a nonnullis Cronium appellatur». - -[377] HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. I, pp. 196-8; vol. II, p. 161 n. - -[378] Vedi BARTSCH, _Herzog Ernst_, Vienna, 1869, pp. CXLV-CXLVIII; -HOFMANN, _Ueber das Lebermeer, Sitzungsberichte der k. bayer. Akademie -der Wissenschaften_, anno 1865. - -[379] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 1ª, p. 911. - -[380] ID., _ibid._, parte 2ª, p. 164. - -[381] SANTAREM, _Essai_, etc., vol. I, pp. 333, 335, 336, 351, 354-5. - -[382] FLETCHER S. BASSETT, _Legends and Superstitions of the Sea and -Sailors in all Lands and at all Times_, Chicago e New-York, 1885, p. -14. - -[383] _De his qui tarde a numine corripiuntur_. Cf. DELEPIERRE, -_L'Enfer_, Londra, 1876, p. 23. - -[384] SCHADE, _Visio Tnugdali_, § 11, pp. 12-3, e nelle versioni. - -[385] _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 2. - -[386] DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique_, etc., pp. LVI-LVII. - -[387] Continuazione del poema d'_Huon de Bordeaux_, ms. della Nazionale -di Torino, L, II, 14, f. 360 r. Circa l'alleviamento di pena conceduto -al massimo dei peccatori vedi, in questo volume, lo scritto che segue. -In una Visione riferita da VINCENZO BELLOVACENSE (_Spec. hist._, l. -XXIX, capp. 6-10) si narra l'atroce castigo inflitto a Giuda, castigo -che non dà luogo a lenimento alcuno. - -[388] Vedi ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia, -1876, pp. 167-287; BOSSERT, _La littérature allemande au moyen âge_, -Parigi, 1882, pp. 115-54: _Les légendes de la mer_. - -[389] Cf. HUMBOLDT, _Examen_, vol. II, pp. 166-7; D'AVEZAC, _Op. cit._, -p. 300. - -[390] L'Ἀπρόσιτος, o isola inacessibile di Tolomeo, è appunto una delle -Canarie. - -[391] L. II, cap. 13; ms. L, IV, 5 della Nazionale di Torino, f. 220 v. - -[392] _De imagine mundi_, l. I, cap. 36. - -[393] _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIII, p. 202. -Dell'Isola Perduta è anche ricordo nelle _Storie di Rinaldo_. Un'Isola -nascosta è menzionata nel Prologo e nel seguito del poema di Huon de -Bordeaux. - -[394] _Reductorium morale_, l. XIV, cap. 22. - -[395] D'AVEZAC, _Nouvelles annales des voyages_, etc., vol. II, p. 47. - -[396] Vedi per queste curiose spedizioni JOSÉ DE VIERA Y CLAVIJO, -_Noticias de la historia general de las Islas Canarias_, Madrid, -1772-83, ove se ne discorre in un apposito capitolo, volume I, pp. -78-112. Cf. HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. II, pp. 167-73. - -[397] Ciò ricorda quanto lo storico JUAN DEL CASTILLO narra (_Historia -de los Reyes Godos_, Madrid, 1624, p. 365) di Filippo II, che, sposando -Maria, s'impegnò a rinunziare alla corona d'Inghilterra nel caso che -fosse tornato il re Artù. - -[398] Vedi, tralasciando le dissertazioni del Le Grand d'Aussy e del Le -Clerc, FANT, _L'Image du Monde_, etc., Upsala, 1886, p. 26. - -[399] DUEMMLER, _Gedichte aus Ivrea: Hymnus Sancti Brendani -confessoris, Zeitsch. f. deutsches Alterth._, nuova serie, vol. II -(1869), p. 256; MORAN, _Acta Sancti Brendani_, p. 27 sgg. Nel cod. -palatino CXX della Nazionale di Firenze è una orazione di San Brandano -con questa avvertenza: _Santo Brandano monacho fece questa oratione -della parola di Dio, cioè Yhesu_ Χρι_sto per Michele Archangelo, quandò -passò sette mari_. PALERMO, _I manoscritti palatini_, vol. I, p. 234. -Della venerazione in cui era tenuto da certi monaci San Brandano porge -documento NICCOLÒ DI BIBERA (sec. XIII) nel suo _Carmen satiricum_, in -un luogo ove dice: - - Sunt et ibi Scoti, qui cum fuerint bene poti, - Sanctum Brandanum proclamant esse decanum - In grege sanctorum, vel quod deus ipse deorum - Brandani frater sit et eius Brigida mater. - -Ediz. Fischer, nel vol. I delle _Geschichtsquellen der Provinz -Sachsen_, 1870, vv. 1550-3. - -[400] _Speculum historiale_, l. XXII, cap. 81. Vedi in contrario -GIRALDO CAMBRENSE, _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 43, ap. -CAMDEN, _Anglica, Hibernica_, etc. p. 731. - -[401] _Spec. hist._, l. XXII, capp. 96-7. - -[402] Vedi la Vita inserita dal MABILLON negli _Acta sanctorum ordinis -S. Benedicti_, saec. pr., p. 178. - -[403] GIOVANNI A BOSCO, _Bibliotheca Floriacensis_, Lione, 1605, pp. -485-515. - -[404] Ap. LIPOMANO-SURIO, _De vitis sanctorum_, t. VI, f. 109 v. -Sigeberto è in qualche dubbio circa le ragioni della peregrinazione: -«Hanc viam insistere, utrum persuaserit sola quaerendae felicis -habitationis voluntas, an aliqua ex parte subrepserit animis eorum -humanae curiositatis voluptas, non habet discutere nostra temeritas». -Il racconto di Sigeberto passa in SANT'ANTONINO, _Historiarum_, -parte II, tit. XII, cap. 8, § 5. Vedi inoltre: CHÊNE, _Études sur -les anciennes vies de Saint Malo_, in _Revue historique de l'Ouest_, -vol. I (1885), PLAINE et DE LA BORDERIE, _Deux vies inédites de Saint -Malo_, in _Bulletin et mémoires de la Sociétè archéologique d'Ille et -Vilaine_, vol. XVI (1884). - -[405] Nel 1408 il vescovo di Langres diede facoltà alla chiesa di -Bar-sur-Aube di rappresentare la vita di San Maclovio. (DOUHET, -_Dictionnaire des mystères_, Parigi, 1854, col. 500). Il miracolo della -risurrezione del gigante, e l'altre meraviglie, saranno stati, senza -dubbio, parte principalissima dello spettacolo. - -[406] _Pantheon_, ediz. cit., pp. 58-60. - -[407] Le Colonne d'Ercole s'andarono poi moltiplicando sulla faccia -della terra, e apparvero sotto tutte le plaghe, in tutti i luoghi -giudicati dover essere estremo limite alla curiosità e all'ardimento -degli uomini. Di colonne e statue consimili fu anche fatto autore -Alessandro Magno. - -[408] Nel _Propugnatore_, vol. I, pp. 608 sgg., vv. 230-2. - -[409] In un luogo del _Libro di Alessandro_ di Nizami si fa parola di -un timballo di bronzo, posto in cima a una montagna nel mar della Cina, -timballo che col suono avverte le navi di non passare più oltre. - -[410] FLOREZ, _España sagrada_, 2ª ediz., t. XXVII, cap. 4, pp. 392-9. - -[411] Della leggenda diede un fuggevole cenno il DENIS, _Le monde -enchantè_, p. 283. - -[412] ZACHER, _Alexandri Magni iter ad Paradisum_, Königsberg,, 1859, -pp. 19 sgg. - -[413] LEVI, _La légende d'Alexandre dans le Talmud, Revue des études -juives_, vol. I (1880), pp. 293-300; SAX, _Revue des traditions -populaires_, agosto-settembre, 1889. Cf. VOGELSTEIN, _Adnotationes -quaedam ex litteris orientalibus petitae, quae de Alexandro Magno -circumferuntur_, Vratislavia, 1865, pp. 15 sg., 19 sgg. Alquanto -diversamente leggesi il racconto in LEVI, _Parabole leggende_, ecc., -pp. 218-22, e in TENDLAU, _Das Buch der Sagen und Legenden jüdischer -Vorzeit_, Francoforte s. M., 1878, pp. 44-5. - -[414] _Alexander, Gedicht des zwölften Jahrhunderts, vom_ PFAFFEN -LAMPRECHT, ediz. Weismann, Francoforte s. M., 1850, vv. 6577- 7127. - -[415] MEYER, _Alexandre le Grand dans la littérature française du moyen -âge_, Parigi, 1886, vol. I, p. 185; vol. II, pp. 201 sg., 356, 357. Il -racconto interpolato fu pubblicato dallo stesso Meyer nella _Romania_, -voi. XI, pp. 228 sgg. - -[416] Pubblicati da L. Banchi (_Collezione di opere inedite o rare_), -Bologna, 1863, p. 116. - -[417] Cf. GOERRES, _Die teutschen Volksbücher_, Heidelberg, 1807, p. 60. - -[418] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 2ª, p. 170. - -[419] Nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, Alessandro, -dopo essere uscito dalle terre della regina Candace, trova sopra una -pietra un occhio umano. Aristotele gli fa vedere come, posto in una -bilancia, esso vince di peso qualunque cosa gli si possa contrapporre; -ma tosto poi, coperto di un panno, diventa leggerissimo. (Ediz. -Michelant, pp. 497-9. Cfr. GIDEL, _La légende d'Aristote au moyen -âge_, in _Nouvelles études sur la littérature grecque moderne_, -Parigi, 1878, pp. 370-1). La storia della gemma simbolica è narrata -nel _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, l. III, cap. 30. Adamo Oleario, -il quale viaggiò in Asia negli anni 1633-1639, riferisce una storia -persiana della ricerca che Alessandro Magno fece della fontana di -giovinezza, con alcune particolarità che credo non si abbiano altrove. -L'angelo Raffaele, custode della spelonca ove scaturisce la fonte, -porge ad Alessandro una gemma simile nell'aspetto a quella di cui si -parla nel racconto latino; ma ciò che poi si dice di essa non accenna -a nessuna qualità simbolica. (_Voyages très-curieux et très-renommés -faits en Moscovie, Tartarie, et Perse, traduits de l'original et -augmentés par le Sr._ DE WIQUEFORT, Amsterdam, 1727, coll. 865-71). - -[420] BACHER, _Nizâmî's Leben und Werke_, etc., Lipsia, 1871, pp. 101, -113-5. - -[421] _Orl. Fur._, c. XXX, st. 109-110. Cf. RAJNA, _Le fonti -dell'Orlando Furioso_, Firenze, 1876, p. 464. - -[422] _Historia de las cosas notables, ritos y costumbres del gran -reyno de la China_, etc., ediz. di Roma, 1585, pp. 422-4. - -[423] PSEUDO-CALLISTENE, l. II, capp. 39-41; GIULIO VALERIO, _Res -gestae Alexandri Magni_, ap. MAI, _Classici scriptores_, etc., t. VII. -pp. 193-4. - -[424] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn_, pp. 25-6. - -[425] Continuazione del poema nel ms. L, II, 14 della Nazionale di -Torino. Pel racconto in prosa cf. DUNLOP, _History of Fiction_ (1888), -vol. I, pp. 306-7. - -[426] _Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15. - -[427] Ms. dell'Arsenale di Parigi 2985, p. 632; testo del sec. XIV. - -[428] Vedi RENIER, _Ricerche sulla leggenda di Uggeri il Danese in -Francia_, estr. dalle _Memorie della R. Accademia delle scienze di -Torino_, serie 2ª, t. XLI, p. 59. - -[429] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, p. 473. - -[430] _Ly myreur des histors_, vol. III, pp. 66-7. Avventure di Uggeri -sono narrate nella versione tedesca che della relazione dei viaggi -del Mandeville fece Ottone di Diemeringen (non in quella di Michele -Felser); ma ignoro se vi si narri il viaggio al Paradiso. - -[431] Ms. di Torino N, III, 19. Del codice berlinese, già Hamilton, -diede notizia il TOBLER, _Die Berliner Handschrift des Huon d'Auvergne, -Sitzungsb. d. k. preuss. Akad. d. Wiss._, t. XXVII (1884). Il testo del -Seminario di Padova non contiene questa parte del racconto. - -[432] _Storia di Ugone d'Avernia_ (_Sc. di cur. lett._, dispp. 188, -190), Bologna, 1882, vol. II, capp. LI-LII, pp. 36-40. - -[433] Ms. 2267 della Riccardiana, l. VI, capp. 27 e 29, f. 137 r. e v., -f. 138 r. a 139 r. Questa parte del racconto, e quella della discesa -all'Inferno, che la precede, furono poi, non s'intende perchè, escluse -dalle stampe, meno che dalle primissime. Vedi RENIER, _La discesa di -Ugo d'Alvernia allo Inferno_ (_Sc. di cur. lett._, disp. 194), Bologna, -1883, pp. XCVI sgg. In certa Visione, che si ha, narrata in italiano, -nel cod. Magliabechiano XXXV, 7, 3 (FRATI, _Il purgatorio di San -Patrizio_, già cit., pp. 172-4), il Paradiso terrestre e il celeste -sono come fusi insieme. - -[434] C. XXVIII, st. 150 sgg. - -[435] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, pp. 472-3. - -[436] Se non erro, questa saga è tuttavia inedita. La notizia che io -ne do è tolta dal libro del BARING-GOULD, _Curious myths of the middle -ages_, Londra, 1877, pp. 260-4. - -[437] STEFANO VINANDO PIGHIUS (malamente confuso da taluno con -Alberto), _Hercules prodicius_, Colonia, 1609, p. 52; _Le Chevalier au -Cygne_, pubblicato dal De Reiffenberg, Bruxelles, 1846, p. 224. - -[438] Vedi più sopra la nota 102 al cap. III. - -[439] _Orl. Fur._, c. XXXIV, st. 48 sgg. - -[440] Basterà accennare che il gesuita TOMMASO CEVA (1638-1737) in -quel suo ridicolo, e già tanto lodato poema che s'intitola _Puer -Jesus_, narra un'andata di Maria Vergine al Paradiso terrestre. Chi -vuol saperne altro, vada e vegga da sè, chè io non mi curo di fame più -parole. Qui ricorderò ancora un pajo di racconti che hanno parecchia -somiglianza con quelli in cui si narrano viaggi al Paradiso terrestre. -Il primo si legge in un opuscolo intitolato: _Avviso, | O Lettera -Curiosissima, | del Nuovo Felice, | Fortunato, e stupendo camino, | Di -Don Eliseo da Sarbanga Paleologo | Armeno, | ecc. In Viterbo, & poi -in Bologna, per Bartolomeo Cocchi, 1609_. Don Eliseo guidato da una -iscrizione di Alessandro Magno, giunge, dopo lungo viaggio, attraverso -a un meato sotterraneo, agli antipodi. Quivi trova terra azzurra e -trasparente, erbe, fronde di alberi, spiche, tutte color d'oro, frutti -che mostrano impressa l'effigie umana, altr'erbe, segnate di caratteri -ebraici, fiumi argentei ed aurei, animali di pelle ignuda. In quel -felice paese la terra non chiede d'essere coltivata, ma tutto produce -spontaneamente, e mai non vi piove. Il fuoco è bianco, ed evvi un'erba, -che cibata una volta sola, sostenta l'uomo per venti giorni, durante i -quali non lascia più sentire nè fame nè sete. Gli abitanti usano di una -infusione d'oro per ringiovanire, e cresciuti che sieno interamente, -non passano tre palmi d'altezza. In un monte sono alcune statue -d'oro, sull'una delle quali è scritto: ALEXANDER MACEDO. La lettera -si dà come tradotta dall'armeno in greco e dal greco in italiano. La -sostanza di essa è recata, con alcuna mutazione, in quello spaventoso -zibaldone che è il _Condottiere de' predicatori per tutte le scienze_, -del padre MAURIZIO DI GREGORIO, siciliano, ediz. di Venezia, 1627, -incredibilmente spropositata, pp. 328-35, ed anche nel breve _Trattato -del Paradiso terrestre, dove si vedono diverse opinioni circa tal -oggetto, varietà di fiumi mal'intesi dal volgo, curiose historie, e -prove infallibili, che si dà questo ameno giardino, e ch'al presente -si ritrovi nel mondo, ma incognito a noi per li peccati nostri_, -opera lacrimabile del padre D. COSIMO GIOVANNELLI da Lucca, canonico -regolare Lateranense, Lucca, 1676, pp. 27-31. Questo buon uomo narra -pure (pp. 21-2), traendola da _certo Romanzo_, che io non so dire qual -sia, la storia di un cavaliere, che dopo molte battaglie e vittorie, -soggiogate innumerevoli province, giunse all'ultimo Oriente, dove trovò -un magnifico palazzo, tutto formato di pietre preziose, cinto da un -profondo fiume, e non vedendo porta, e chiamando gente, gli fu detto da -un venerando vecchio, il quale s'affacciò a un balcone, che quello era -il Paradiso terrestre, e non si poteva andar più innanzi. Il cavaliere -tornò su' suoi passi, dopo aver ricevuta dal vecchio una palla di -cristallo, che aveva dentro l'immagine d'una colonna d'oro, sormontata -da una corona cadente, e fiancheggiata da due leoni; e seppe poi da un -eremita ch'era quello un simbolo e un segno della sua prossima fine. -Quest'avventura ricorda, come si vede, quella narrata di Alessandro -Magno. Lo stesso buon uomo ricorda il caso di un tale che stette -lung'anni alla porta del Paradiso, picchiando, pregando e piangendo, e -dice che tale caso si narra nella leggenda di Santo Amato (p. 22). Di -santi di questo nome ce ne furono parecchi; ma in nessuna delle vite -loro che potei consultare mi venne fatto di trovar traccia di tale -leggenda. - - - - -APPENDICI - - - - -APPENDICE I - -TESTI VARII CONTENENTI DESCRIZIONI DEL PARADISO TERRESTRE[441]. - - -1. - -TERTULLIANO, _De judicio Domini_, cap. VIII. - - Est locus Eois Domino dilectus in oris, - Lux ubi clara, nitens, spiratque salubrior aura, - Aeternusque dies, atque immutabile tempus; - Est secreta Deo regio, ditissima campis, - Atque beata nimis, sudaeque in cardine sedis. - Aer laetus ibi, semperque in luce futurus, - Lenis et aspirans vitalia flamina ventus. - Omnia fert foecunda, solo praedivite, tellus; - Flores in pratis flagrant, et purpura campis - Omnia praerutila miscet non invida luce. - Flos alium laetus suo lumine vestit amictus, - Roscidaque hic multo variantur semine rura, - Et roseis nivea crispantur floribus arva. - Nescitur quibus usque locis felicior aura, - Quae melior specie, vel plus precellat honore. - Talia florigeris numquam nascuntur in hortis - Lilia, nec nostris efflorent talia campis, - Nec sic nata rubent, mox ut rosa panditur aura; - Purpura nec Tyrio sic est intincta rubore. - Gemma coloratis fulget speciosa lapillis; - Inde nitet prasinus, illinc carbunculus ardet, - Herbosaque viret praegrandis luce smaragdus; - Hic et odoriferis nascuntur cynnama virgis, - Et spisso laetum folio conflagrat amomum. - Hic iacet ingenitum radiantis luminis aurum, - Et nemora alta tenent florenti tempore coelum, - Virentesque gravant uberrima germina ramos. - Porrexit similes non illis India lucos, - Non ita densa levat in monte cacumina pinus, - Nec sic alticoma est umbra crispata cupressus; - Nec vernus melius floret cum tempore ramus. - Hic abietes celso florent in vertice nigrae, - Aeternumque virent solae sine grandine sylvae. - Nulla cadunt folia, et nullo flos tempore defit. - Flos quoque floret ibi rubeus, ceu purpura Tarsi, - Flos hic, credo, rosa est, rubor atque odor acer in ipso, - Sic foliis speciem praefert, sic spirat odorem. - Arbos stat cum flore novo, pulcherrima pomis. - Vitalem et frugem foelicia robora densant. - Mella viridanti conflagrant pinguia canna, - Lac etiam plenis manat potabile rivis; - Vitam aspirat ibi quidquid pia terra virescit, - Et pulcre redolet munus medicabile Cretae. - Fons illic placidis leni fluit agmine campis; - Quattuor inde rigant partitas flumina terras. - Ver puto semper agit vestitus floribus hortus, - Non frigus variat hiberni sideris auram, - Et reficit foetam, meliori flamine terram. - Nox ibi nulla, suas defendunt astra tenebras; - Iraeque insidiaeque absunt et dira cupido, - Exclususque metus, pulsae de limine curae. - Hic malus extorris, dignas exivit in oras, - Nec vetitos umquam datur huic contingere lucos; - Illic prisca fides electa in sede quiescit, - Insistit gaudens aeterno in foedere vita, - Et secura salus placidis laetatur in arvis, - Semper victura, semperque in luce futura. - - -2. - -PROBA FALTONIA (FALCONIA), _Cento Virgilianus_. - - Postquam cuncta pater, caeli cui sidera parent, - Composuit, legesque dedit, camposque nitentes - Desuper ostentat, tantarum gloria rerum: - Ecce autem primi sub limine solis et ortus - Devenere locos, ubi mollis amaracus illos - Floribus, et dulci aspirans complectitur umbra. - Hic ver purpureum, atque alienis mensibus aestas, - Hic liquidi fontes, hic coeli tempore certo - Dulcia mella premunt, hic candida populus antro - Imminet et lentae texunt umbracula vites: - Invitant croceis halantes floribus horti - Inter odoratum lauri nemus, ipsaque tellus - Omnia liberius, nullo poscente, ferebat. - Fortunati ambo, si mens non laeva fuisset - Conjugis infandae, docuit post exitus ingens. - - -3. - -PRUDENZIO, _Cathemerinon_ hymn. III. - - Tunc per amoena vireta jubet - Frondicomis habitare locis: - Ver ubi perpetuum redolet, - Prataque multicolora latex - Quadrifluo celer amne rigat. - - -4. - -DRACONZIO, _De Deo_, l. I. - - Est locus in terra diffundens quatuor amnes, - Floribus ambrosiis gemmato caespite pictus, - Plenus odoriferis numquam marcentibus herbis, - Hortus in orbe Dei cunctis felicior hortis. - Fructus inest anni, cum tempora nesciat anni. - Illic floret humus semper sub vere perenni, - Arboreis hinc inde comis vestitur amoene. - Frondibus intextis ramorum murus opacus - Stringitur, atque omni pendent ex arbore fructus, - Et passim per prata iacent: non solis anheli - Flammatur radiis, quatitur nec flatibus ullis, - Nec coniuratis furit illic turbo procellis. - Non glacies districta domat, non grandinis ictus - Verberat, aut gelidis canescunt prata pruinis. - Sunt ibi sed placidi flatus, quos mollior aura - Edidit, exsurgens nitidis de fontibus horti. - Arboribus movet illa comas, de flamine molli - Frondibus impulsis immobilis umbra vagatur. - Fluctuat omne nemus et nutant pendula poma. - Ver ibi perpetuum communes temperat auras, - Ne laedat flores, et ut omnia poma coquantur. - Non apibus labor est ceris formare cicutas: - Nectaris aetherei sudant ex arbore mella, - Et pendent foliis iam pocula blanda futura, - Pendet et optatae vivax medicina salutis: - Cetera dipingit variis natura figuris. - - -5. - -CLAUDIO MARIO VITTORE (VITTORIO, VITTORINO), _Commentarius in Genesim_, -l. I. - - Eoos aperit foelix qua terra recessus - Editiore globo, nemoris Paradisus amoeni - Panditur, et teretis distinguitur ordine silvae. - Hic ubi iam spaciis limes discernitur aequis - Solis, et aeternum paribus ver temperat horis. - Illic quaeque suis dives stat fructibus arbor, - Pomaque succiduis pelluntur mitia pomis, - Quae iucunda epulis, et miri plena vigoris, - Membra animosque fovent, pascuntque sapore et odore. - Sidereos hic terra vibrat distincta colores, - Semper flore novo frondens, fructuque recenti. - Hic fragiles solvunt calamos, animata vigore - Muneris ambrosii, spirantia cinnama odores. - Sed nec quod Medus redolet, vel crine soluto - Fragrat Achaemenius, quod molli dives amomo - Assyrius, messisque rubens Mareotica nardo, - Quod Tartessiaci frutices, quod virga Sabaei, - Quodque Palestinus lacero flet vulnere ramus, - Omnia certatim hunc congesta putabis in hortum. - Namque huc cuncta Deus pariter, quae singula certis - Accepit natura locis, conferta regessit: - Motaque dum leni vibrat nemus aura meatu, - Unum ex diverso nectar permiscet odore, - Fitque novum munus, sibi nulla quod asserat arbor. - Quoque tremens blando sensim iactata fragore, - Commotis trepidat foliis, sonat arbore cuncta - Hymnum silva Deo, modulataque sibilat aura - Carmina, nec vacuus vanum quatit aere motus. - Quippe apud auctorem, qui totum mole sub una, - Res rebus nectens, alterna lege retentat, - Nil temere fieri vel frustra credere par est. - Quin etiam speciosa, nemus, silvaeque coruscae, - Argumenta operum sunt, et plantaria rerum. - Nec dubium primi quin delicta ante parentis, - Hic sua fixissent pariter tentoria secum, - Gloria, simplicitas, studium, sapientia, veri - Diva tenax, prudentia, gratia, honorque, salusque, - Praeclarique animae affectus, atque inclyta virtus, - Et quicquid pulchrum orbis habet: quid denique paucis - Enumerare velim quam plurima munera verbis? - Iam satis hoc fidei est, laeto quod semine surgens, - Hinc arbor vitae, celeri petit aera pomis; - Illinc diverso nocitura peritia fructu, - Notitiam rerum suspendit ab arbore legis. - Ad gremiun sacri nemoris, quod silva coronat, - Fons scatet, et diti prolem virtute maritat, - Quadrifido tumidum laetus caput amne resolvens, - Ditior Oceano: iugi nam gurgite pronus - Ille suos donat latices, iste accipit omnes, - Nec turget tamen: at minor est, qui crescere tantis - Fluctibus infusis, quam qui decrescere nescit - Amnibus effusis: quorum primo ordine Phison - Prosilit exultans, fontis pars quarta beati: - Edens naturae quas dat prudentia dotes, - Gangetisque replet populos, atque indica regna - Distendit limo, terrasque et semina volvens - Quae facit arva serit, nudis qua squallet arenis - Aurea fulgentis inter ramenta metalli. - Hic ubi fulmineo rutilans carbunculus igne, - Ac viridi radiat fulgescens luce smaragdus. - Nec minor inde Geon, placidis sed mitior undis - Niliacas attollit aquas, arsuraque late - Diluvio tegit arva pio, coeloque repugnans - Temperat Aethiopum stagnis refluentibus undas. - Tertius hinc rapido percurrens gurgite Tigris - It comes Euphrati iuncta quos mole ruentes - Tellus victa cavo sorbet patefacto baratro: - Donec in Armeniae saltus ac Medica Tempe, - Quos non sustinuit, nec iam capit, evomat amnes. - Sed Tygris, nigro tanquam indignatus averno, - Prosilit aethereas motu maiore sub auras, - Et rursum spelaea subit, mersusque cavernis - Intus agit fremitus, et fortior obice factus - Multiplicatur aquis, atroque citatior antro - Exit et Assyrios celeri secat agmine campos. - Iustior Euphrates, diti qui gurgite largus - Irrigat arentes subiectae Persidis agros, - Mollibus elicitus rivis, atque omnibus aeque - Servit, et humanos totum se praebet in usus: - Donec siccus aquis, nomen quoque prodigus ipsum - Consummat terris, pelagi quod debuit undis. - - -6. - -ALCIMO AVITO, _Poematum_ l. I, _De mundi initio_. - - Est locus eoo mundi servatus in axe - Secretis, natura, tuis, ubi solis ab ortu - Vicinos nascens aurora repercutit Indos. - Hic gens ardentem caeli subteriacet axem, - Quam candor fervens albenti ex aethere fuscat. - Hic semper lux pura venit caeloque propinquo - Nativam servant nigrantia corpora noctem. - Attamen in taetris splendentia lumina membris - Captivo fulgore micant visuque nitente - Certior adcrescit conlatis vultibus horror: - Caesaries incompta riget, quae crine supino - Stringitur, ut refugo careat frons nuda capillo. - Sed magnum nostros quidquid perfertur ad usus, - His totum natura dedit telluris opimae. - Quidquid odoratum pulchrumque adlabitur, inde est. - Concolor his ebeni piceo de fomite ramus - Surgit, et hic eboris munus quae porrigit orbi, - Informis pulchros deponit belva dentes. - Ergo ubi transmissis mundi caput incipit Indis, - Quo perhibent terram confinia iungere caelo, - Lucus inaccessa cunctis mortalibus arce - Permanet aeterno conclusus limite, postquam - Decidit expulsus primaevi criminis auctor, - Atque reis digne felice ab sede revulsis - Caelestes haec sancta capit nunc terra ministros. - Non hic alterni succedit temporis umquam - Bruma nec aestivi redeunt post frigora soles, - Sic celsus calidum cum reddit circulus annum, - Vel densente gelu canescunt arva pruinis. - Hic ver adsiduum caeli clementia servat; - Turbidus auster abest semperque sub aere sudo - Nubila diffugiunt iugi cessura sereno. - Nec poscit natura loci quos non habet imbres, - Sed contenta suo dotantur germina rore. - Perpetuo viret omne solum terraeque tepentis - Blanda nitet facies, stant semper collibus herbae - Arboribusque comae: quae cum se flore frequenti - Diffundunt, celeri confortant germina suco. - Nam quidquid nobis toto nunc nascitur anno, - Menstrua maturo dant illic tempora fructu. - Lilia perlucent nullo flaccentia sole - Nec tactus violat violas roseumque ruborem - Servans perpetuo suffundit gratia vultu. - Sic cum desit hiems nec torrida ferveat aestas, - Fructibus autumnus, ver floribus occupat annum. - Hic, quae donari mentitur fama Sabaeis, - Cinnama nascuntur, vivax quae colligit ales, - Natali cum fine perit nidoque perusta - Succedens sibimet quaesita morte resurgit: - Nec contenta suo tantum semel ordine nasci - Longa veternosi renovatur corporis aetas - Incensamque levant exordia crebra senectam. - Illic desudans fragrantia balsama ramus - Perpetuum pingui promit de stipite fluxum. - Tum si forte levis movit spiramina ventus, - Flatibus exiguis lenique impulsa susurro - Dives silva tremit foliis ac flore salubri, - Qui sparsus terris suaves dispensat odores. - Hic fons perspicuo resplendens gurgite surgit: - Talis argento non fulget gratia, tantam - Nec crystalla dabunt nitido de frigore lucem. - Margine riparum virides micuere lapilli - Et quas miratur mundi iactantia gemmas, - Illic saxa iacent; varios dant arva colores - Et naturali campos diademate pingunt. - Eductum leni fontis de vertice flumen - Quattuor in largos confestim scinditur amnes. - Euphraten Tigrinque vocant, qui limite certo - Longa sagittiferis faciunt confinia Parthis. - Tertius inde Geon, Latio qui nomine Nilus - Dicitur, ignoto cunctis plus nobilis ortu. - Cuius in Aegyptum lenis perlabitur unda - Ditatura suam certo sub tempore terram; - Nam quotiens tumido perrumpit flumine ripas - Alveus et nigris campos perfundit harenis, - Ubertas taxatur aqua caeloque vacante - Terrestrem pluviam diffusus porrigit amnis. - -Seguita descrivendo le innondazioni del Nilo, dopo di che parla del -Fison. Trascrivo qui, perchè si possano paragonare con quelli di Alcimo -Avito e degli altri, alcuni versi del poemetto _De Phoenice_, ove si -descrive il bosco del sole, e alcuni del carme II del _Panegirico ad -Antemio_, ove gli orti del sole sono descritti dal cristiano Sidonio -Apollinare. - - _De Phoenice._ - - Est locus in primo felix oriente remotus - Qua patet aeterni ianua celsa poli: - Nec tamen aestivos, hiemisque propinquus ad ortus, - Sed qua sol verno fundit ab axe diem. - Illic planicies tractus diffundit apertos, - Nec tumulus crescit, nec cava vallis hiat. - Sed nostros montes, quorum iuga celsa putantur, - Per bis sex ulnas eminet ille locus. - Hic solis nemus est, et consitus arbore multa - Lucus perpetuae frondis honore viret. - Dum Phaetontaeis flagrasset ab ignibus axis - Ille locus flammis inviolatus erat. - Et cum diluvium mersisset fluctibus orbem, - Deucalioneas exsuperavit aquas. - Non huc exangues morbi, non aegra senectus, - Nec mors crudelis, nec metus asper adit, - Nec scelus infandum, nec opum vesana cupido, - Aut Mars, aut ardens caedis amore Furor: - Luctus acerbus abest, et egestas obsita pannis, - Et cura insomnis et violenta fames. - Non ibi tempestas, nec vis furit horrida venti, - Nec gelido terram rore pruina tegit. - Nulla super campos tendit sua vellera nubes, - Nec cadit ex alto turbidus humor aquae. - Sed fons in medium est, quem vivum nomine dicunt, - Perspicuus, lenis, dulcibus uber aquis. - - _Sidonio Apollinare_. - - Est locus Oceani, longinquis proximus Indis, - Axe sub Eoo Nabathaeum tensus in Eurum, - Ver ubi continuum est, interpellata nec ullis - Frigoribus pallescit humus: sed flore perenni - Picta peregrinos ignorant arva rigores. - Halant rura rosis, indescriptosque per agros - Flagrat odor: violam, cytisum, serpilla, ligustrum, - Lilia, narcissos, casiam, colocasia, calthas, - Costum, malobathrum, myrrhas, opobalsama, thura, - Parturiunt campi: necnon pulsante senecta, - Hinc rediviva petit vicinus cinnama phoenix. - Hic domus aurorae rutilo crustante metallo, - Baccarum praefert lenes asprata lapillos. - - -7. - -_Oratio de Paradiso_, attribuita a SAN BASILIO MAGNO, versione latina, -nel t. 1 delle Opere, ediz. di Giuliano Garnier, Parigi, 1721[442]. - - Quemadmodum enim hominem eximia ac singulari formatione prae - reliquis animantibus dignatus est, sic et hominis domicilium - suae opus dexterae voluit: delecto loco idoneo, omni creatorum - praestante natura, cui ob celsitatem nullae umbrae obtunderent, - decore mirabili, tuto situ, quod cunctis emineret, splendido, ac - quod omni siderum ortu collustraretur, limpidissimo circumfuso - aere; partium anni temperatione jucundissima simul optimaque. - Ibi igitur Deus paradisum plantaverat, ubi non ventorum vis, non - anni tempestatum intemperies, non grando, non ignei turbines, non - procellae, non contorta ac violenta fulmina, non glacies hyemalis, - non veris humiditas, non aestatis ardor ac aestus, non autumni - siccitas, sed temperata pacataque anni temporum mutua concordia, - singulo quoque proprio convestito decore, et quod a vicino nihil - sibi insidiarum timeret.... Terra illa opima mollisque, ac quae - prorsus melle manaret ac lacte, atque ad omne fructum genus edendum - esset idonea, fertilissimisque aquis circumflua. Aquae ipsae - perpulchrae ac dulces valdeque tenues ac limpidae, quae et aspectu - plurimum recrearent, ac quam oblectarent majorem quoque utilitatem - praeberent..... Exinde in eo plantavit genus omne pulcherrimarum - stirpium, quae et aspectu summam gratiam haberent, et summam gustu - homini dulcedinem praeberent..... Sane quidem nec hic desunt prata - florida, aspectuque perpulchra ac grata..... Illic vero flos, - non ad breve effulgens tempus, tumque deficiens, sed perennem - jucunditatem ac sempiternam habens; aspectum gratum ac immortalem, - fruitionem indelebilem; fragrantia, omnis taedii expers; coloris - suavitas jugiter effulgens..... Ipsa quoque stirpium venustas, quae - et ipsa conditoris opificium ac plantationem deceat, quaecunque - sarmentitiae sunt et quae fruticosae, quae unistirpes, multiramae, - alticomae, opaca viriditate, foliis deciduae, semper foliatae, - quae folia exuant, semper virentes atque floridae, frugiferae, - infrugiferae; quarum aliae usui destinatae sunt, aliae conferant - ad jucunditatem fruendam; praestantes omnes proceritate et - venustate, opacae ramis, comis virentes ac floridae, fructibus - scatentes, quae aliam atque aliam cum utilitatem tum oblectationem - ubertim praebeant..... Ibi et avicularum omnigenum genera, tum - pennarum flore, tum nativo concentu atque garritu, miram quamdam - a se jucunditatem spectantibus offerentia; ut nullo non sensu - homo liberalissime acceptus, qua visu, qua auditu, qua tactu, - qua olfactu ac gustu affatim deliciaretur. Cum volucribus erant - et terrestrium animalium omnigena spectacula, sicura omnia et - mansueta; pari cunctis secum indole ac ingenio, sic audientia ac - loquentia, ut nullo negotio intelligerentur..... - - -8. - -TEODULFO, _Carmina, De Paradiso_. - - Primus amoena tenens factoris munere rura - Helisii celsi tum bene factus homo, - Floribus umbriferis vitam peragebat in arvis, - Quo, paradise, tuus vernat amoenus ager. - Florigeras sedes, iucundo et murmure rivos, - Undique stipatos floribus atque rosis. - Arborei foetus vario quo stipite pendent, - Perpetuo numquam desit ademtus ei. - Illic multigeni pariuntur cespite flores, - Malorum fructus fertilis almus ager. - Quo crepitans croceum pirum rubet arbore, foeta - Ficus odorifero flore virescit ubi. - Puniceo tellus flavescit cortice pomo, - Et laurus redolet, mirtus opaca simul. - Lenta liquore madens, geminis et turgida baccis - Quove canis olea stat onerata suis. - Arbor in immensum spaciatur nomine vitae - Helisii medio e vertice surgit eri. - Mille soporatas profert pulcherrimus herbas - Campus inauditus, quas dat amoenus ager. - - -9. - -Bellissima è la descrizione che del Paradiso terrestre si legge nel -poemetto _Fênix_ di CINEVULFO, ma alquanto troppo lunga, talchè non -mi sembra opportuno di qui riferirla. Se ne può vedere una versione -tedesca nel libro di F. HAMMERICH, _Aelteste christliche Epik der -Angelsachsen, Deutschen und Nordländer_, Gütersloh, 1874, pp. 105-8. - - -10. - -ARNALDO DI BONNEVAL (ARNALDO, ERNALDO, ARNOLDO CARNOTENSE), _De -operibus sex dierum._ - - Emanabat e medio fons vitreus irrigans et humectans omne gramen - radicitus, nec tamen redundans enormiter, sed elapsu subterraneo - totam horti illius aream imbuens. Frondes patulae in proceris - arboribus subiecta gramina obumbrabant; humorque inferior, et - superior temperies virorem perpetem in cespite nutriebant. Aderat - aura meridianis horis si quis forte erat vaporem abigens et - propellens. Locus omnino nivium ignarus et grandinis, et perpetui - veris aequalitate iocundus. Erat ex fructibus et ipsis virgultis - aromatica, et ex ipsis truncis pinguedines pigmentariae erumpebant. - Stillabat storax, et liquor balsami, ruptis corticibus, ultra - pavimenti crustas affatim imbuebat. Defluebant per prata nardina - unguenta spirantia; et gummis, stillantibus sine praeli violentia, - tota undique regio illa innumeris perfundebatur odoribus. - -Seguita descrivendo le altre meraviglie, da cui tutti i sensi erano -allietati, e, insieme con la fonte che versava acque vitali, celebra le -frutta squisite, il canto ineffabile degli uccelli. - - -11. - -BERNARDO SILVESTRO (BERNARDO CARNOTENSE), _De mundi universitate_, l. I. - - At potius iacet aurorae vicinus et euro - Telluris gremio floridiore locus. - Cui sol dulcis adhuc primo blanditur in ortu, - Cum primaeva nihil flamma nocere potest. - Illic temperies, illic clementia caeli - Floribus et vario gramine praegnat humum. - Nutrit odora, parit species, pretiosa locorum, - Mundi delicias angulus unus habet. - Surgit ea gingiber humo surgitque galanga - Longior, et socio baccare dulce thymum. - Perpetui quem floris honor commendat acanthus - Grataque conficiens unguina nardus olet. - Pallescitque crocus ad purpureos hyacinthos, - Ad casiae calamos certat odore macis. - Inter felices silvas sinuosus oberrat - Inflexo totiens tramite rivus aquae. - Arboribusque strepens et conflictata lapillis - Labitur in pronum murmure limpha fugax. - Hos, reor, incoluit riguos pictosque recessus - Hospes, sed brevior hospite primus homo. - Hoc studio curante nemus natura creavit, - Surgit fortuitis cetera silva locis. - - -12. - -GOTOFREDO DA VITERBO, _Pantheon_, parte I; _Memoria saeculorum_, parte -I. I manoscritti offrono grande varietà di lezione. - - Est locus excisus, nullo prius ordine visus, - Nec prius auditus; terrestris id est Paradisus, - Floribus orditus deliciisque situs. - - Germinat haec illud vitae memorabile lignum, - Scire bonum dat sive malum laudabile signum, - Quo mors aut vita pendula stabat ita. - - Pars quasi facta poli regia vacat illa decori, - Non patet algori, neque subditur ipsa calori, - Dans habitatori non ibi posse mori. - - Civibus angelicis meruit locus ille beari, - Fluminibus variis varia statione rigari, - Gemmas mirificas alveus ille parit. - - Flumina bis bina Paradisus habere notatur; - Tigris et Euphrates Phisonque Gehonque vocatur, - Aurum cum gemmis fluminis unda vehit. - - Optima per fluvium currentia poma tenentur, - Infirmis oblata viris medicina videntur, - Solus odoratus sanat odore caput. - - Non oculus vidit, nec homo valet ore fateri, - Nulla beatorum valet optima vita mereri - Quae Deus hic sanctis dona daturus erit. - - Cherubin et Seraphin reserant portas Paradisi, - Ensibus eversis per eam sunt currere visi, - Mens mea cum sanctis illa videre sitit. - - -13. - -ALESSANDRO NECKAM, _De laudibus divinae sapientiae_, dist. V. - - Ausi sunt veteres terram censere rotundam, - Quamvis emineat montibus illa suis. - Quid quod deliciis ornatus apex paradisi - Lunarem tangit vertice pene globum? - Hunc spaciosa locum generosaque vitis amoenat, - Et nitidi fontes fontiferumque nemus. - Hortum nobilitat preciosi gloria fructus, - Non arbor sterilis crescere novit ibi. - Ventorum rabiem cum densis nubibus infra - Se vidit, insultus aeris omnis abest. - Ultrices scelerum non sensit aquas cataclismi, - Nec novit tumidas Deucalionis aquas, - Raptus Enoch subito, curruque levatus Helias, - Illic tranquillae gaudia pacis amat; - Athletae Domini precursoresque secundi - Adventus, fidei lumina clara sacrae. - Convincetur ab his sanctorum publicus hostis, - Mons Olei mortis conscius ejus erit. - Hic mons, a prima nascentis origine mundi - Conditus, aurorae regna propinqua tenet. - - -14. - -Nel poema latino di cui ho riferito alcuni versi nella n. 115 al cap. -II, si leggono pure questi altri, che compiono la descrizione. - - Aura leni sibilo tempus narrat vernum, - Et, ut verum fatear, ver est hic eternum; - Hic pratorum gloria, gaudium par ternum, - Virens, florens, redolens, habet ius supernum. - - Odor florum, fructuum, arborum, herbarum, - Tago fluctus induens aurum harenarum, - Humi sparsa rutila sidera gemmarum, - Addunt indicibile ius deliciarum. - - Non hic asper carduus, rampuus vel urtica, - Non infelix lolium pululans cum spica, - Arborum vel olerum non stirps inimica: - Queque sunt hic consona, quia sunt aprica. - - Non hic estus ingruit, ymber vel tempestas; - Fame, siti, frigore, sors, hic non infestas: - Adam, nisi rueret manus per incestas, - Esset horum omnis omnibus potestas. - - -15. - -_L'ymage du monde_, l. II, cap. 2. (Dal ms. L, IV, 5 della Nazionale di -Torino. Trascrivo il passo esattamente quale ivi si legge). - - La premiere region d'Aise - Est Paradis, li lieux plain d'aise, - Si plain de joye et de solas - Que nus n'y puet devenir las, - Ne veillier de nulle partie. - Layens est li arbre de vye. - Qui auroit mengier de ce fruit - Jamais ne morroit jour ne nuyt. - Mais nuls hons aler n'y porroit - S'angles ou dieu ne l'y menoit, - Car tous est claus de feu ardant - Qui jusqu'as nues va flambeant. - Layens une fontaine neist - Qu'en iiij fluns devisée est, - Dont ly uns d'eulx Fyson a non, - Ou Gange, ainsi l'appelle on, - S'en va par Ynde loing et pres, - Et sort du mont Artabanes, - Et siet par devant Oriant, - Et chiet en la mer d'Occidant. - Li autres, Gyons ou Nilus, - Entre en terre ung petit ensus, - Et par dedens terre s'en court, - Tant qu'em la Rouge Mer ressort, - Et toute Europe avironne, - Si qu'em une parties se donne, - Et va par Egypte courant, - Tant qu'il rechiet sur la mer grant. - Tygris et doncques Euphrates - Sordent en Germenie[443], pres - D'une grant montaigne environ, - Qui mont Pethoatus a nom, - Et s'en vont par mainte contrée. - Jusqu'à tant qu'il ont rencontrée - La mer moyenne, ou il se fiert, - Si com leur nature requiert. - De ce Paradis tout entour - A lius moult divers en main tour, - Car nus hons n'y porroit trouver - Point de son vivre n'abiter, - Pour bestes crueuses et fieres - Qui la sont de maintes manieres: - La sont jaiant et chenelieu, - Qui tout devorent comme leu. - - -16. - -_Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15 (Cf. pp. -120-1). - - Et quant Baudewins vint à che lieu avenant, - Ne vit tour, né chastel, né dongon, en estant; - Fors arbres qu'en tous tamps sont vert et fruit portant. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Et li doy chevalier n'i font arrestement, - En paradis terrestre sont entré liëment: - De trestoutes manières d'oysiaus du firmament - I ost-on le son chanter si douchement, - Que de la mélodie n'a, el mont, si dolent - Qui n'en fust resjoïs à che démainnement. - Adès i fait estès, n'i keurt pluie né vent; - Li arbre y sont tout vert, en tous tamps, vraiëment. - Li fruit y sont pendant, sans chéoir nullement, - Né jà ne kerra fruis, s'escripture ne ment, - Dès-si jusques au jour du très grant jugement - Que Diex fera le monde finer parfaitement. - - -17. - -RUDOLF VON HOHEN-EMS, _Weltchronik_. (DOBERENTZ, _Die Erd- und -Völkerkunde in der Weltchronik des R. v. H.-E. Zeitschrift für deutsche -Philologie_, vol. XIII (1882), p. 172). - - Daz irdensche Paradis, - daz nach dem wünsche alle wîs - lît, daz ist das hôhste lant, - daz in dem teil ist lant genant. - daz muoz — als uns diu wâhrheit seit — - unbûhaft al der menscheit - von grozer unkünde sîn, - wan ez ein mûre fiurîn, - diu hôhe durch die lüfte gât, - beslozzn und umbevangen hât; - dar ûz Tygris und Physôn - Eufrâtes unde Gêôn. - diu vier wazzer, fliezent - ûf die erde, und begiezent - diu lant und machent mit ir kraft - die erde fiuhte und berhaft. - Zwischen dem Paradîse lît - manic lant und îsel wît - unbûhaft âne bû erkant - unz an diu bûhaften lant: - wan in der wüeste und underwegen - ist wüester wilde vil gelegen; - dar in sô vil gewürmes lît, - und tiere, daz ze keiner zît - nieman drinne mac genesen - noch mit deheinem bûwe wesen - in den wüesten landen dâ. - - -18. - -JACOB VAN MAERLANT'S _Spiegel historiael_, edizione di Leida, 1857-62, -parte Iª, l. I, c. 17. - - Dat paradijs es sekerlike - Dat oest ende van erderike, - Vul bomen van goeder maniere, - Vul van elken crude diere. - Daer es in des levens hout, - Ennes daer in no heet no cout, - Maer getemperde lucht ende reine. - In midden so es eene fonteine, - Die dat proyeel can verchieren, - Ende deelt hare in viere manieren. - Noint man wits diere in comen conde, - Sint dat Adam dede die zonde; - Want een mir van viere claer - Gaeter omme, dat es waer - Alsic wel sal doen verstaen: - Daers Enoch ende Helyas in gedaen. - - -19. - -JAN DECKERS, _Der leken spieghel_, l. I, cap. 21 (_Werken uitgegeven -door de Vereeniging ter bevordering der oude nederlandsche -Letterkunde_, vol. I, Leida, 1844, pp. 77-8). - - Dit paradijs, heb ic verstaen, - Es recht int oeste ghestaen, - Ende es so schoene, dat gheen man - Te vullen gheprisen en can, - Van boemen, van cruden mede, - Ende van alderhande chierhede. - Daer en is noch hongher no dorst, - Onghewedere, coude no vorst, - So zuet is daer die lucht ende stille. - Daer en is gheenen onwille, - Daer die creatueren souden - Eeuwelijc leven sonder ouden. - Alle ghenade ende onghenaden, - Die ons comen vrouch ende spade, - Die ons God sent, deeuwege vader, - Comen uten oesten allegader; - Die inghele oic, waerlike, - Want het es daensichte van hemelrike. - . . . . . . . . . . . . . . - In des paradijs pleyne - Springhet eene scone fonteine, - Die soe groot es, heb ic verstaen, - Datter vier rivieren af gaen. - Dese loepen in cruus wijse - Te vier sijden uten paradise. - Elke mach wel also groot zijn, - Off meere dan die Rijn. - Dit sijn haer namen, sijts ghewes: - Physon, Gyon, Tygris, Effrates, - Die meenich lant ende meneghe stat - Verversschen ende maken nat, - Daer waters breke soude wesen, - En daet die planteyt van desen. - Men vinter oic in saphiere, - Ende alderhande ghesteente diere, - Die herde weert sijn ende fijn, - Ende van groter macht oic sijn. - - -20. - -FEDERIGO FREZZI, _Il Quadriregio_, l. IV, capp. I e II. - - . . . . . . . . . . . . . . . . . - Quando fui presso al fin di quel cammino, - Il Paradiso vidi, ch'è terrestro, - Il qual fe' Dio per singolar giardino. - E s'egli è bello pensisi il Maestro - Il quale il fece, e posel dove il sole - Ha più virtù, e 'l cielo, a lato destro. - Lì era un pian di rose e di viole - E d'altri fiori, e di maggior fragranza - Che qui, dove siam noi, esser non suole. - Che ogni frutto, quanto ha più distanza - Da questo loco, tanto ha vertù meno, - E quanto più s'appressa in virtù avanza. - Tra quelli fiori e l'aere sereno, - Tra le melodie dolci di quel piano, - Io trapassai di dolci canti pieno. - Da quel giardino er'io poco lontano, - Ch'io vidi un serafino in sulla porta, - Ch'è posto lì da Dio per guardiano. - -L'angelo concede l'entrata, e Minerva s'accomiata dal poeta, -affidandolo alla guida di Enoch ed Elia, che lo conducono a vedere -le meraviglie del beato giardino. Ecco prima l'_arbor senza fronde_, -l'albero della scienza del bene e del male (v. più sopra, p. 28); ecco, -dopo, l'albero della vita:. - - Poscia trovammo la pianta più bella - Del Paradiso, la pianta felice, - Che conserva la vita e rinnovella. - Su dentro al cielo avea la sua radice, - E giù inverso terra i rami spande, - Ov'era un canto che qui non si dice. - Era la cima lata e tanto grande - Che più, al mio parer, che duo gran miglia - Era dall'una all'altra delle bande[444]. - -Enoch spiega al poeta la virtù della pianta, e gli narra di Seth, come -ne tolse il ramoscello, che fatto albero a sua volta, porse il legno -onde fu formata la croce, e gli dà ragione della mitezza di temperatura -onde il luogo si allieta; Elia lo ammaestra circa i fiumi che nascono -dal gran fiume paradisiaco. - - Poi ci movemmo per le adorne strade - Tralla fragranza e soavi melode, - Tra nettar dolci in scambio di rugiade. - Ivi ogni senso si rallegra e gode: - Alla verzura si conforta il viso; - L'orecchie a' canti degli uccelli ch'ode. - Rallegra tutto il cor quel Paradiso. - Ivi ogni cosa intorno m'assembrava - Un'allegrezza di giocondo riso. - - -NOTE: - -[441] Raccolgo in quest'appendice alcune descrizioni tratte da -scritture appartenenti ai primi secoli della Chiesa e al medio evo, -affinchè il lettore possa, da sè, farsene un più giusto concetto. - -[442] A pag. 69 diedi, per errore, come di San Basilio, senz'altro, una -opinione che trovasi espressa in questa scrittura, a lui attribuita. - -[443] L. _Hermenie_. - -[444] Correggasi a p. 140, n. 35, l'accenno che a questo luogo si -riferisce. Secondo il poeta, la cima dell'albero doveva avere più di -sei miglia di circonferenza. - - - - -APPENDICE II - -L'ANDATA DI SETH AL PARADISO TERRESTRE. - - -Traggo dal manoscritto francese L, II, 14, della Biblioteca Nazionale -di Torino (f. 4, v. a 6 r.), un racconto in versi del viaggio di Seth -al Paradiso terrestre. Esso appartiene a uno strano poema che fa da -prologo alla _Vengeance de Jésu-Christ_ (cf. STENGEL, Mittheilungen -aus französischen Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothek_, -Halle a. S., 1873, pp. 13 sgg., 19 sg.) e presenta alcune particolarità -curiose, che, spero, lo faran gradire al lettore. È opera, -probabilmente, del secolo XII. - - Or vous ai dit dou traitre Chain, - Et de son fait com il pot avenir: - Or vous dirai d'Adan(s) jusqu'(es) en la fin. - Vérités fu que Adans tant vesqui - La blanche barbe desus le pié li gist, - Et si traine ses cheviaus autresi, - Ce dist l'estoire,.II. grans piés et demi; - Sus le menton li gisent si sourchil; - Vestus de fuelle cousus de jons marins. - .I. jour apelle le mainé de ses fis; - Chil ot non Sept, si fu preus et gentis: - «Sept», dist li peres, «entendes envers mi: - Il te convient mon mesaige furnir. - Droit en terrestre en iras Paradis[445] - Parler a l'angle c'a non Cherubins; - L'aubre de vie garde em Paradis: - C'est li conpas de quan qu'il raverdist, - Car sus cet arbre fu escris li pepins, - Et la feive et li glans et li ris, - Dont nous avons boschages et gardins. - Tu me diras a l'angle, biaus amis, - Qu'il voist moult tost parler au roi de Paradis, - Et si me saiche à dire au revenir - Quant trespaserai hors de cest siede chi, - Et li dous oilles et quant me venra il, - Que nostres sires mes peres me proumist - Quant je voloie mes .VII. enfans perir - En Rouge Mer et lancier et flatir. - Iceste juste emporte avoecques ti, - De la fontainne de jouvent .I. petit - M'aporteras si plaist a Cherubin: - Se j'en ai but juvenes sui et meschins, - Si garderai mes filles et mes fis, - Et le grant peuple qui est de moi partis. - Va t'ent la voie et les pas que je vins, - Bien les connoisteras, biaus tres dou[s] fis, - Il sont tout sec et de ta mere ausi, - Car, puis celle eure que j'en fui partis, - Toute sustance et tous biens i failli. - Le gués prilleus trouveras devant ti; - C'est Purcatoire qui garde Paradis: - Çou est .I. fus qui tous jours art et frit; - L'iave est plus rouge que n'est li sans de ti; - Li boullon sont si haut, se diex m'ait, - Qu'il n'est nus ars qui par desus traisist, - Et s'entrecontre par si tres grant air - Que de .XX. lieues le puet on bien oir - L'une unde en l'autre et hurter et flatir. - Qui devera entrer em Paradis, - Ne ou vergier de quoi je sui banis, - Tant ert ou gués dont je parole chi - Qu'il ert si purs li arme et li espirs - Com dameldex en son cors l'ame mist. - C'est la premiere porte de Paradis, - Mais l'autre porte est trop en grinour pris»[446]. - Et li varlés avalle le larris, - Vestus de fuelle cousus de jons marins; - Vers Rouge Mer acqueille son chemin. - Che jour encontre l'enfes maint porc marin, - Maint ours sauvage, lions, et cocatris, - Et grans dragons, alerions petis. - Tant a esré li freres à Chain - Qu'il trespassa .I. grant bos de bresil, - Apres le bos est montés .I. lairis, - Espurcatoire a devant lui coisi. - Lors li sembla que chieus et mers arsist: - Il chiet pasmé, s'a jeté .I. grant cri, - Apres dous dex a conforter se prist; - Prent s'escharboucle, sel frote au samit, - Li feus en saut à alumer l'a pris. - L'angles le voit, c'ot à non Chérubins: - En autant d'eure com .I. iex puet ouvrir - Vient a l'enfant, si l'a à raison mis: - «Diva! varles, et qui t'envoia chi? - Ains, puis celle eure c'Adans en fu partis, - Me vi jou chose qui car et sane euist, - Qui de si pres aprocha Paradis. - Va t'ent ariere, par amours je t'en pri, - Que cis grans feus ne t'ait ja englouti». - Et dist li enfes: «Este[s] vous Chérubins, - Qui mon pere chacha de Paradis - A une espée ardant? il le m'a dit. - Par moi te mande, et je sui qui te di, - Que parler voisses au roi de Paradis, - Et li demandes, par amours je t'en pri, - Quant trespasera hors de ce siecle chi, - Et li dous oilles et quant li venra il, - Que nostres sires, ses peres, li proumist, - Pour quoi doit estre encore ses amis». - Et dist li angles: «J'ai grant merveille oi». - - Et dist li angles: «Amis, or m'entendes. - Verités fu quant Adans fu fourmés, - Et il peut bien et venir et aler, - Oir, sentir, et veoir, et parler. - Quanque diex ot li fu abandonnés, - Fors .I. pumiers qui li fu devées, - Qu'il avoit as anemis donnés - Pour .I. serviche qu'il li firent en mer, - Car il alerent le grant goufre effondrer - Par quoi li iave se prist a avaler - Tant com la terre parut aval la mer. - Il en menja, mes che pot lui peser: - Il fu tantost as anemis livrés: - Et nostres sires s'en ot duel et pité, - Pour vous ala ens en abisme entrer, - À Lucifer tout maintenant parler, - Demanda lui par fines amistés - S'on vous poroit ravoir ne rachater - Pour nul avoir c'on vous seust donner. - Et Lucifers respondi par fierté: - «Oil, biau sire; se vous tant les ames - C'ous en voeilles vo cors abandonner, - Vous les aures de prison delivrés, - Et li vergies vous ert quite clamés, - Ne jamais jour n'i volons retourner». - Adont se teut li rois de majesté, - N'encor n'est mie li jugemens donnés, - Ne il n'est angles lasus tant soit senés - Qui de dieu sache son cuer ne son penser, - S'il vous vorra perdre ne rachater; - Mes puis celle eure qu'il ot en si parlé - Je ne vi diable ens ou vergier entrer[447]. - Et, s'il vous plaist, avec moi en venres; - Mousterai vous la fine verité, - De vostre pere comment il a ouvré, - Et le vergier de quoi estes tourblé». - Et respont Sept: «Je l'ai moult desiré, - De l'eritaje veoir et regarder. - La devissions en glore demorer» - Et dist li angles: «Amis, vous le verres». - - L'enfant embrache li sains angles honestes, - Si l'en emporte en Paradis terrestre; - De fin or pur ouvri une fenestre: - «Amis», dist il, «or boute chi ta teste; - Si verras ja le tourment et la perte - Qu'[est] pour ton pere en Paradis terrestre. - Oisiaus n'i chante, ne n'i demainne feste, - Solaus n'i luist ne au main ne au vespre, - L'iave n'i sourt, ne n'i raverdist herbe, - Ne il n'i a fors tenebre et tempeste»[448]. - - Li damoisiaus a regarder a pris - Par le vergier qui n'est mie floris: - L'aubre de vie a veu devant lui, - Plus grans des autres bien resambloit sapins, - Tous fu brisiés et entour et emmi. - Par desus l'aubre a .I. bel nit coisi; - .I. pellicans se seoit droit enmi; - C'est li prumiers oisiaus que dex fesist; - Dex ne fist plume que cis la nen euist. - Comparés fu il meismes à li, - D'estre sages et dous et bien amanevis, - Courtois et larges et destre, à point hardis, - Ne pour sa vie de noient ne mesprist. - Morte estoit sa fumelle fennis: - Remés l'en fu .III. faonniaus petis[449]. - Or a alé contreval le gardin, - .III. jours et plus si com la bible dist, - Ne trueve chose dont il se puist garir, - Ne ses faons de les lui soustenir, - C'ains puis celle eure c'Adans en fu partis - Toute sustance et tous biens i failli. - Or entendes que li dous oisiaus fist, - Quand il voit bien nes puet mais soustenir. - Ancois qu'il voist autre oisel assalir, - Premierement en vorra ja morir. - Dou bech trenchant en son pis se feri, - Le cuer dou ventre a perchié tout parmi. - Li sans en saut et enprent à issir, - À cescun fan en a bailliét .I. fil, - Et cil le boivent qui en ont grant desir, - Batent lor elles, dou pere sont parti, - Volant en vont contreval le gardin. - Li pellicans à regarder les prist, - Grant joie en a de çou que vis les vit, - Mes tant fort sainne ne se set astenir - Ne garde l'eure qu'il se voie morir. - Et li chieus oeuvre, l'angles en descendi, - L'oisiel emporte lasus em Paradis, - Si le courronnent les chelui qui le fist. - Adont coumenche la noise en Paradis - D'angle contre autre dont i a plus de .M.: - Là ont jugiét le roi de Paradis, - S'il voet droiture user et maintenir, - Et voet ravoir les siens certains amis, - Que telle guise li convenra tenir. - Apres la noise qui fu em Paradis, - Une grant raie dou solaill descendi - Ens ou vergier, s'en est entré[e]s ou nit: - Or li aporte le saintisme esperit: - En guise estoit d'un enfanchon petit, - Qui d'un blanc gant le peuist on couvrir. - Adont coumenche et la joie et li ris: - Chil oisel chantent, de terre sont parti, - Les iaves sourdent, li pré sont raverdi, - Et toute riens dou mont se resjoi. - Qui que fait joie l'enfes jeta .I. cri: - Adan regraite com ja poires oir. - - «Ahi, Adan», dist il, «de vo biauté, - De vous estoit cis lieus enluminés. - Ja n'est il angles lasus tant soit senés - C'à vo fachon seust rien amender. - Or vous perdrai ains qu'il soit avespré, - Qu'il vous convient ens en enfer entrer, - Dont deussies estre avoec moi couronnés. - S'on vos peust de tresor rachater, - Ne de rien née que on peuist penser, - De ma grant perte ne fusse espoentés; - Meis si grant painne m'en convient endurer, - Se voel droiture maintenir ne user, - Com cil oisiaus qui s'est à mort livrés, - Qui l'essamplaire nos a lasus moustré - Com faitement je me doi demener - Se je vos voel de prison delivrer, - Et je vous voel ravoir ne rachater». - Adonques a .I. si grant cri jeté - Que de .X. lieues le peust on ascouter, - Que moult redoute ce qu'il a à passer. - Quand Sept l'entent si a l'angle apellé: - «Cherubin sire», dist il, «or m'entendes. - Que chou est or que jou ai ascouté - Desus cel arbre ou a telle clarté?» - «Amis», dist l'angles, «que vauroit li celers? - Chou est li fis de la grant majesté, - Ch'est ses espir[s], ses sens et sa bontés, - Et sa grans force et sa grans dingnité[s]. - Or soiies aise, vous seres rachaté, - Que je sai bien son cuer et son pensé. - Je ne le seuc .VII.C. ans a passé, - Ne jou ne autres tant par soit ses privés; - Ne puis c'Adans fu dou vergier sevrés - Ne sot nu[s] angles son cuer ne son penser; - Mais or le sai je, si le te voel conter. - En une vierge qui moult ara bonté - Prendra il vie, sanc et charnalité, - Et se fera noirir et alever - Tres qu'il sera si grans et si fourmés - Comme Adans dont tu es hui sevrés. - Lors se fera et prendre et atraper - As anemis, desus .I. fust cloer, - Perchier sa char et issir le sanc cler: - Adont seres de prison delivré, - El li fis dieu est en gage remés». - - «Amis», dist l'angles, «la chose est trop amere - Par le pechiet de ton pere et ta mere; - Mes cis dous enfes et ses sans qui tout leve - Vos fera en transissant grace et saveur et seve» - - «Grasse et saveur et seve vos fera en trespassant - L'enfes qui en cest nit pleure si doucement: - Çou est li fis de dieu le roi dou firmament, - En une vierge pure penra aombrement, - Et se vestra de li et de char et de sanc, - Et se fera noirir a guise d'un enfant, - Et puis respandera par vostre amor son sanc, - Et chieus qui n'i querra moult l'ira mallement, - En infer les iront diable devorant. - Or tost va t'ant ariere, en Sinais le grant; - Si enterre ton pere tres au piet dou pendant. - Il li convient morir, il ne puet en avant. - En la bouche li met ces pepins, mon enfant». - - «En la bouche li met, enfes, ces .III. pepins; - C'est de la pume que tes peres quoilli, - Qu'il jeta jus quant vit qu'il ot mespris. - Je les te rent, porte les avoec ti; - Que li peres voet desus son fil morir - Pour vous ravoir des morteus anemis. - Quant tu aras ton pere enfoui, - Desus la langue li met ces .III. pepins, - Et li arenge bellement, biaus amis. - Dou cors d'Adan, et de sa seve ausi, - Et de son cuer, et de ces. III. pepins, - Nestera, fiex, .I. arbrisiaus petis - Qui metera .III.M. ans au norir; - Cescun .M. ans croistra piet et demi. - Tant seres vous avoec les anemis - Ains que cis enfes que tu os en cest nit - Soit sus cel arbre atachiét et assis, - Ne si dous membre cloé de claus massis, - Ne ses clers sans ceure par le pais. - C'est li dous oilles que ton pere proumist - Quant il voloit ses .VII. enfans perir - En Rouge Mer et lanchier et flatir, - Parcoi est haperés des anemis». - - Li enfes pleure, grant duel va demenant. - Il regarda le figier d'euriant, - Qui est mués tous en autre samblant: - Il estoit tourbles quant il li vint devant, - Or est si biaus com solaus flamboiant, - Ains li samble tout aviseement - Que li mur soient de piere d'euriant. - .I. tuel voit qui fu d'or flamboiant, - Qui vient des chieus bellement descendant; - Par ce tuiel va l'iave degoutant - En la fontainne petite de jouvent - Dont .IIII. ruiselait alient naissant: - Quant il sunt hors si se vont esperdant: - L'uns fu Inges, et Grandes li plus grans, - L'autres Gerons, et l'autres Ifratans; - De l'un des rieus va Rouge Mer naissant. - L'enfes apelle Chérubin en plorant: - «De la fontaine me donnes de jouvent, - S'en porterai à mon chier pere Adan; - S'il en a but je sai certainement - Qu'il revenra en l'age de .XXX. ans». - Et dist li angles: «Je ferai son coumant; - Mes il n'est iave, ne mers, ne lavement - Qui le garisse dou dolereus tourment - Ou il ira ains le solaill couchant». - Il prent la juste et si li va puisant - En la fontainne, et puis li va ballant; - Puis a pris Sept, en air le va portant. - En autant d'eure com .I. iex va cloant - Le met en Inde, si s'en va retournant. - De si tres lonc com le va parchevant - Encontre vienent tout si frere courant, - Tout autresi si en vienent bruiant - C'alerion quant il vont descendant. - E vous Isaach et Jourdain et Rubant: - Leur frere voient, si le vont ravisant. - Dist Jourdains: «Frere, bien soies vous venant». - Et il a pris la juste maintenant, - En haut le drece, si le va maniant: - Elle li chiet et le va respandant; - En Rouge Mer va l'iave en batant - Comme .I. quarriaus quant de l'archon destent; - La Rouge Mer va toute trespassant, - En Paienime va l'iave espandant, - A .III. lieuetes devant Jherusalem: - Le flum Jourdain l'apellent li auquant: - Puis s'i lava li dignes rois amans - Quant il fu nés de lui em Bethleem, - S'i baptiza son ami S.t Jehan. - Et on amainne tantost le viel Adam: - À ses .II. mains va ses sourcis levant - Qui li gisoient sour le menton devant; - Son fil regarde, si le va conuissant, - Ansi le lieve com se fust .I. enfant, - Si avoit il bien .XII. piés de grant. - «Fis», dist li peres, «vous soies bien vignant; - Aves esté au vergier d'euriant? - Que dist li angles qui me par ama tant? - Aurai je ja pais ne acordement - Envers celui qui me fist doucement, - Puis me banni dou sien vilainement? - Or m'en vinc chi entre ces desrubans». - «Oil, biaus peres, au chief de .III.M. ans». - «Ne plus?» fait il; «me vas tu voir disant?» - «Oil, biaus peres, sachies le vraiement». - Adont s'en va Adans agenoullant, - Devers le chiel ala moult regardant, - Et voit les angles qui le vont asenant - Qu'il ne se voist de noient esmaiant. - De la grant joie que il va atendant - Ala sa painne del tout entroubliant. - Il n'avoit ris bien avoit .VII.c. ans: - Adonques rit li vieus si durement - Li cuers dou ventre li va parmi partant. - L'ame en ont prise li diable, li tirant, - Si l'en emportent en infer maintenant. - Sa fosse font .IIII. de ses enfans; - Leur pere enterrent et si le vont plorant; - Desus sa langue alerent arengant, - Les .III. pepins dont je vous dis avant, - C'aporta Sept del vergier d'euriant - Dont li arbres, signeur, ala naissant, - Qui mist au croistre tout à point .III.M. ans, - Ou li fis dieu tout respandi son sanc - Pour chiaus ravoir dou dolereus tourment - Ou tout estiens livré comunement. - - -NOTE: - -[445] Il ms.: _Droit en terrestre iras em Paradis_. Qui, e in alcun -altro luogo, mi giovo di correzioni suggerite da G. Paris in una -notizia che del mio primo opuscolo sulla leggenda del Paradiso -terrestre egli diede nella _Romania_, anno VIII, 18-19, pp. 129-30. - -[446] L'immaginazione dantesca di porre il Purgatorio quasi a custodia -del Paradiso terrestre, e di far purificare attraverso il primo chi -vuol salire al secondo, ha qui un riscontro notabile, che non è il -solo. - -[447] Tutta questa finzione, che potrebbe parere una pura e semplice -stravaganza del poeta, si conforma alla dottrina di alcuni Padri, che -insegnarono la passione di Cristo essere stata come una soddisfazione -giuridica e una indennità conceduta da Dio a Satana in risarcimento del -torto e del danno fattogli riscattando l'uomo. V. IRENEO, _Adversus -haereses_, III, 18, 7; V, 21, 3; ORIGENE, _Epist. ad Rom._, 2, 13, -e altri. Il sacrificio di Cristo è considerato piuttosto come atto -di giustizia che come atto di misericordia anche nel famoso _Plait -de Paradis_, che in più forme si trova come componimento a sè, o -introdotto in misteri e sacre rappresentazioni. - -[448] Questa descrizione discorda assai da tutte l'altre, dove il -Paradiso serba intero, o quasi, il suo primitivo e naturale splendore. - -[449] Il poeta ignora, o altera deliberatamente, il mito della fenice, -ancor vivo a' suoi tempi. - - - - -APPENDICE III. - -IL PAESE DI CUCCAGNA E I PARADISI ARTIFICIALI. - - -La immaginazione del Paradiso terrestre, e le altre consimili, hanno -stretta relazione con quella del Paese di Cuccagna, o come altrimenti -si chiami la terra beata che nelle tradizioni orali e nelle letterature -di buona parte d'Europa ebbe quel nome. Tale relazione non è, come fu -troppo leggermente asserito, quella proprio che passa tra la parodia -e la cosa parodiata; giacchè se la parodia fa capolino talvolta nelle -allegre descrizioni del Paese di Cuccagna, non però si può dire sia -quella che consuetamente ne suscita negli spiriti e ne promuove la -immaginazione. Entrambe le immaginazioni piuttosto traggono l'origine -da un principio medesimo, da uno stesso desiderio e da uno stesso -sogno di felicità, i quali, se variano quanto a certe parvenze e a -certi caratteri, nella sostanza rimangono pur sempre invariati. Il -Paradiso terrestre e la Cuccagna sono due termini diversi, ma non -contraddittorii, a cui riesce lo stesso pensiero, secondo l'affetto che -lo muove, e in conformità della mente entro la quale si muove[450]. -Del resto, tra le due immaginazioni non c'è una separazione costante -e sicura, anzi si passa per gradi dall'una all'altra: il Paradiso è -talvolta poco più nobile e poco più spirituale del Paese di Cuccagna, -e talvolta il Paese di Cuccagna, idealizzandosi alquanto, diventa -un Paradiso. Sarebbe forse difficile dire se l'uno o l'altro sia il -luogo di beatitudine promesso da Maometto a' suoi seguaci. I paradisi -delle religioni inferiori sono veri Paesi di Cuccagna, e poco mancò -che tal Paese non diventasse talvolta anche il Paradiso cristiano, sia -terrestre, sia celeste. - -I Greci, ch'ebbero la finzione dell'età dell'oro e dei Campi Elisi, -ebbero anche quella di una terra felice, la quale mostra con la -Cuccagna grandissima somiglianza. Tale finzione sembra sia stata assai -popolare ed ebbe talvolta, ma non sempre, carattere e intenzione -di parodia. Ateneo ricorda nel sesto libro de' suoi Δειπνοσοφισταί -sette poeti comici che la introdussero in loro commedie[451]. -La città degli uccelli, nella commedia di Aristofane, abbonda di -ricchezze e di letizia. I racconti meravigliosi concernenti l'India e -l'Etiopia indussero taluno a porre in quelle remote regioni la terra -sognata[452], mentre certa comica bizzarria d'umore e certo gusto del -paradossale, non disgiunti talvolta da intenzione satirica, indussero -altri a fare della descrizione di quella terra un tessuto risibile -d'ingegnose fanfaluche e di argute panzane. Con la lepidezza che -gli si appartiene Luciano descrive nella _Vera Istoria_ la città dei -beati, la quale è tutta d'oro, con le porte di cinnamomo, il suolo -d'avorio, i templi di berillo, gli altari d'ametista. Cinge la città -un fiume d'ottimo unguento, largo cento cubiti, profondo cinquanta. Le -terme sono grandi palazzi di cristallo, dove, in luogo di acqua, si -adopera rugiada riscaldata. Quivi non è mai notte, nè dì, ma un lume -mitissimo, quale si ha il mattino, prima del levare del sole; nè altra -stagione vi si conosce che la primavera, nè altro vento che il zeffiro. -Abbondano in quella terra piante bellissime d'ogni qualità e che mai -non cessano di far frutto. Le viti si coprono di grappoli dodici volte -l'anno; le spiche del grano, in luogo di chicchi, recan pani. Intorno -alla città sono trecentosessantacinque fontane d'acqua, altrettante -di miele, cinquecento di varii unguenti, ma più piccole, sette fiumi -di latte, otto di vino. L'Elisio è un campo bellissimo, cinto da una -selva di grandi alberi vitrei, che recan per frutti coppe di varie -forme e grandezze. Chi vuol bere non ha che a spiccarne una, la quale -tosto si colma di vino. Dense nubi assorbono dalle fontane e dal fiume -gli unguenti, e premute da lievi aure, li riversano in rugiada[453]. -Altrove Luciano parla di un'isola di formaggio, che sorge in un mare -di latte, coperta di viti che dànno latte[454], e nei _Saturnali_ -introduce Saturno a fare una comica descrizione della felicità de' -suoi tempi. In un trattatello, greco in origine, tradotto in latino nel -secolo IV, e intitolato _Expositio totius mundi_, si descrive un paese, -dove un popolo felice, ignaro dei morbi, si ciba di miele e di pani che -cadono dal cielo[455]. - -La finzione fu certamente nota anche ai Latini, sebbene nella loro -letteratura non si trovi ricordata in modo esplicito. Il valoroso -Terapontigono Platagidoro del _Curculio_ di Plauto, conquistò, fra -molt'altre, anche le terre di Peredia e di Perbibesia. - -Nel medio evo la finzione riappare assai per tempo, e acquista di poi -favore grandissimo. La troviamo la prima volta in quel poemetto latino -di _Unibos_, che un chierico franco d'ignoto nome compose nel secolo X. -Il contadino Unibos, di cui si narrano quivi le astuzie e gl'inganni, -dà ad intendere a tre suoi persecutori che in fondo al mare è un -regno felicissimo, e così li induce a precipitarvisi e si libera di -loro[456]. Qui si ha appena un cenno fuggevole del paese felice; ma si -può credere che in alcune almeno delle versioni del racconto, che già -sin da allora dovevano correre tra i volghi d'Europa, si avesse di esso -una descrizione più particolareggiata, e meglio acconcia ad accendere -la fantasia e sollecitare il desiderio di coloro cui si supponeva fatto -l'inganno. Tale sarà stato il caso per taluno almeno dei racconti -orientali da cui probabilmente traggono la prima origine i racconti -largamente diffusi in Occidente[457], e tale è infatti per parecchi -di questi[458]. Nei romanzi persiani è spesso ricordo di un paese di -Sciadukiam, che non è punto diverso dal Paese di Cuccagna[459]. - -Non si può dire con sicurezza quando appaja da prima questo nome di -Cuccagna[460], nè molto sicura è la sua etimologia[461]. A me basterà -qui di ricordare che un _abbas Cucaniensis_ è già in una poesia -goliardica composta probabilmente fra il 1162 e il 1164[462]; che -Cuccagna fu il nome di un castello ancora in parte esistente presso -Treviso; che tal nome occorre già in documenti del 1142; che un -Warnerius de Cuccagna comparisce in una carta del 1188[463]; e che nel -_Pataffio_ si legge: - - Erro, cu cu andra' tu in cuccagna - Dal pero al fico sempre perperando?[464] - -Sia qual essere si voglia l'origine del nome, il componimento più -antico, fra quelli sino a noi pervenuti, ove si descriva il paese -indicato per esso, è un _fableau_ del secolo XIII, intitolato _Li -fabliaus de Coquaigne_[465]. L'autore dice d'essere andato per -penitenza al papa, che lo mandò al paese di Cuccagna: - - Li pais a à non Coquaigne, - Qui plus i dort, plus i gaaigne. - -Le case vi son fatte di pesci, di salsicce e d'altre cose ghiotte. Le -oche grasse si vanno avvolgendo per le vie, arrostendosi da se stesse, -accompagnate dalla bianca agliata, e vi son tavole sempre imbandite -d'ogni vivanda, a cui ognuno può assidersi liberamente, e mangiare di -ciò che meglio gli aggrada, senza mai pagare un quattrino di scotto. Da -bere porge un fiume, il quale è mezzo di vino rosso, e mezzo di vino -bianco. In quella terra il mese è di sei settimane, e vi si celebrano -quattro pasque, e quadruplicate sono l'altre feste principali, mentre -la quaresima viene solo una volta ogni vent'anni. I denari si trovano, -come i sassi, per terra; ma non bisognano, perchè nessuno compra o -vende, e tutto quanto è necessario alla vita si dà per nulla. Le donne -che vi sono altro non chiedono che di fare altrui piacere, e ci è la -fontana di gioventù, - - Qui fet rajovenir la gent. - -Il poeta, uscitone, non trovò più la via di tornarvi. - -Non giova ch'io vada ritessendo la descrizione delle delizie ond'è -pieno, secondo i varii racconti, il Paese di Cuccagna, giacchè se -mutano esse nei particolari, o nell'ordine con cui sono presentate, -rimangon sempre, sostanzialmente, le stesse, e non muta lo spirito di -sensualità, alle volte assai grossolano, che ne suggerisce e ne informa -il concetto. E nemmeno tenterò di rifare la storia della finzione -nel medio evo e nel tempo di poi, o di ricordare ordinatamente i -componimenti cui essa diede materia nelle varie letterature d'Europa, -bastando al proposito mio ch'io noti della finzione alcun elemento -principale, alcun carattere più generale. - -Il più delle volte non si dice, e per buone ragioni, dove sia il Paese -di Cuccagna, o la situazione sua s'indica con parole scherzevoli che -non danno senso, come le _drey Meil hinter Weynachten_, di una poesia -di Hans Sachs. Talvolta invece si ha una indicazione geografica più -o meno determinata e precisa. La terra di Bengodi, della quale Maso -narra le meraviglie a Calandrino, terra dove si legano le vigne con le -salsicce, ed hassi _un'oca a denajo e un papero giunta_, è posta nel -paese dei Baschi, ed è lontana da Firenze più di millanta miglia[466]. -In un poemetto inglese, composto, come pare, verso la fine del secolo -XIII, o sul principiar del seguente, il paese di Cuccagna è in mezzo -al mare, ad occidente della Spagna[467]. In un codice del Museo Correr -si ha una _Descrittion del Paese di Cuccagna vicino a S. Daniel, città -nel Friuli, Stato della Repubblica veneta_[468]. Finalmente, in un -dramma religioso tedesco lo Schlaraffenland è tra Vienna e Praga[469]. -Qui il Paese di Cuccagna s'immagina in luogo assai prossimo a chi -scrive: altrove, per contro, è accennata grande distanza, senz'altre -indicazioni geografiche. Nella _Historia nuova della città di Cucagna, -data in luce da Alessandro da Siena e Bartolamio suo compagno_[470], -si dice che per andare in Cuccagna bisogna viaggiare ventotto mesi -per mare e tre per terra; e _in quodam terrae cantone remoto_ pone -il felice paese Teofilo Folengo[471]. Una poesia tedesca del secolo -XVI lo pone a mano manca del Paradiso terrestre[472], mentre un'altra -vuole si avverta che esso non è nel Paradiso, _dov'era vietato di -mangiare_[473]. A questo proposito è da notare che l'autore del -poemetto inglese testè ricordato giudica il Paese di Cuccagna assai -miglior luogo del Paradiso, ove non c'è altro da mangiare che frutta, e -altro da bere che acqua[474]. - -Se un desiderio, dirò così, generico di felicità e d'innocenza suscita -nell'anime devote l'immagine delle delizie del Paradiso, un desiderio -più particolare di uscir di stento, di appagare gli appetiti più -animaleschi e più imperiosi suscita l'immagine delle delizie del Paese -di Cuccagna in tutti i miseri, in tutti gli affamati, in tutti coloro -la cui vita è un perpetuo combattimento fatto più aspro e doloroso -dallo spettacolo degli agi e delle lautezze altrui. Per tutti costoro -la Cuccagna è una vera _terra promissionis_, com'ebbe a dirla Geiler -di Keisersberg, da far riscontro alla _terra repromissionis sanctorum_ -delle leggende ascetiche, e dove si mangia e si beve e d'ogni buona -cosa si gode senza metter mai fuori un quattrino. Perciò coloro che ne -celebrano le meraviglie spesso si volgono ai poveretti, e li chiamano a -raccolta, e annunzian loro che anche per essi è venuta finalmente l'ora -di scialare; e chi li invita si trova nella stessa lor condizione. In -certo _Capitolo di Cuccagna_ esclama il poeta: - - hor andiamoci tutti, o poverelli! - -e in certo _Trionfo de' poltroni_: - - Deh poveretti non stemo più a stentar![475] - -L'autore di una poesia spagnuola intitolata _La isla de Jauja_, detto -che in quella terra chi lavora riceve dugento bastonate ed è cacciato -in bando, descritte tutte le comodità di cui vi si gode, si volge ai -poveri idalghi, al gran popolo dei miseri: - - Animo pues, caballeros, - Animo, pobres hidalgos; - Miserables, buenas nuevas, - Albricias todo cuitado, - Que el que quisiere partirse - A ver este nuovo pasmo, - Diez navìos salen juntos - De la Coruña este año.[476] - -Ma poichè i pasciuti hanno sempre confuso gli affamati coi furfanti, -così vediamo il Paese di Cuccagna, sogno degli affamati, diventare -talvolta una terra di riprovazione. Dallo Schlaraffenland descritto da -Hans Sachs sono sbanditi gli uomini morigerati e dabbene: le bugie vi -son tenute in gran conto, e chi più le dice grosse è premiato: - - für ein gross lügn gibt man ein kron.[477] - -Per contro si vede la finzione del paese di Cuccagna adoperata come -strumento di satira e d'invettiva contro i pasciuti e i gaudenti. -Così nel poemetto inglese citato di sopra, il quale è tutto una satira -contro la grassa e dissoluta vita dei monaci. A volte poi i racconti -non sembrano nascere da altro che dalla voglia di ridere e di sballarle -grosse[478]. Il Novati giustamente distingue dalla immaginazione del -Paese di Cuccagna certe immaginazioni epicuree, quali son quelle che -s'incontrano nel _fableau_ di _Belle Eyse_ e nella descrizione che il -Rabelais fa dell'abbazia di Thélème[479]. - -Se le finzioni greche, di cui s'è detto di sopra, sono talvolta parodia -dell'età dell'oro o dell'Elisio, la finzione del Paese di Cuccagna non -è, o almeno di rado è, una parodia voluta del Paradiso terrestre. Le -vere parodie di questo bisogna cercarle altrove, nel _Paradis perdu_ -del Parny, in un poemetto intitolato _Adam et Eve_ e inserito nel vol. -VI della raccolta _L'Evangile du jour_, pubblicata in Parigi dal 1769 -al 1778, ecc.[480] - -Finalmente è qui da dir qualche cosa di quelli che si possono chiamare -paradisi artificiali. Non è improbabile che i giardini sospesi di -Babilonia volessero essere una riproduzione del Paradiso assiro[481]. -Il più celebre di questi paradisi artificiali fu senza dubbio quello -del famoso Veglio della Montagna, di cui tanto si parlò e si scrisse -nel medio evo[482]. Narrasi in certe tradizioni orientali che Ad, -pronipote di Noè, divisò un meraviglioso giardino, e quello poi disse -essere il Paradiso, e che Sceddad, figliuolo di Ad, costruì una città -chiamata Gennet, cioè Paradiso, la quale sparì dopo l'esterminio -di lui e de' suoi. Di questo Paradiso molti autori musulmani fanno -ricordo. Secondo Scehabeddin, nel _Libro delle perle_, Sceddad, -avendo saputo che nel Paradiso terrestre le colonne erano d'oro e -d'argento, la polvere di muschio e d'ambra, e i sassi gemme, volle -rifare quelle meraviglie, e mandò messi pel mondo, i quali penarono -cent'anni a trovare un luogo acconcio[483]. Altri soggiungono che la -città di Sceddad era costruita nei deserti d'Aden; che le mura de' -suoi edifizii erano d'oro e d'argento, le colonne di smeraldi e di -rubini, e che c'erano voluti trecento anni per erigerla. Ibn Khaldun, -ne' suoi _Prolegomeni storici_, lamenta la credulità degli scrittori -che avevano divulgato quelle favole[484]. Di un orto nel quale s'erano -fatti seppellire Jannes e Mambres, magi di Faraone, con la speranza di -risuscitarvi e vivervi come in un paradiso, si narra nelle _Vite de' -Santi Padri_[485]. - - -NOTE: - -[450] Ciò fu giustamente notato dal NOVATI in un breve, ma giudizioso -e piacevole scritto, intitolato _Il paese che non si trova_, e inserito -nel giornale _La domenica letteraria_, anno IV, num. 11, 15 marzo 1885. -A torto ebbe a credere il LE CLERC che il Paese di Cuccagna altro non -sia che una immagine della beata vita dei monaci. _Histoire littéraire -de la France_, t. XXIII, p. 151. - -[451] Cf. MEINEKE, _Fragmenta comicorum graecorum_, Berlino, 1848, vol. -II, parte 1ª, pp. 108, 237, 299, 316, 360; parte 2ª, pp. 753, 850, -1158; SCHENKL, _Das Märchen vom Schlauraffenland_, nella _Germania_ -del Pfeiffer, anno VII (1862), pp. 193-4; POESCHEL, _Das Märchen vom -Schlaraffenlande_, Halle a S., 1878, pp. 7 sgg. - -[452] POESCHEL, _ibid_., pp 13, 15. - -[453] _Vera Historia_, l. II, capp. 11-14. - -[454] _Ibid._, l. II, c. 4. - -[455] MUELLER, _Geographi graeci minores_, vol. II, p. 514. - -[456] J. GRIMM e A. SCHMELLER, _Lateinische Gedichte des X. und XI. -Jh._, Gottinga, 1838, pp. 378-80. - -[457] Per la diffusione e le parentele di tali racconti vedi KÖHLER, -_Ueber I. F. Campbell's Sammlung gälischer Märchen_, in _Orient und -Occident_, vol. II (1864), pp. 486 sgg.; COSQUIN, note ad alcuni dei -_Contes populaires lorrains_ pubblicati nella _Romania_, anno 1876, pp. -357 sgg.; anno 1877, pp. 359 sgg. - -[458] Per esempio, per la _Storia di Campriano contadino_, ediz. di A. -ZENATTI, nella _Sc. di cur. lett._, disp. CC, Bologna, 1884, st. 71-7. - -[459] D'HERBELOT, _Biblioth. orient._, p. 386. - -[460] _Cucania_, in latino; _Coquaigne, Cocagne_ in francese; _Cucaña_ -in ispagnuolo; _Cokaygne_ in inglese, ecc. In Germania si disse -_Schlauraffenland_, _Schlaraffenland_; in Fiandra _Luilekkerland_. - -[461] Vedi POESCHEL, _Op. cit._, pp. 20, 22, 25. - -[462] Ciò fu già ricordato da altri: POESCHEL, p. 22; NOVATI, nel -_Giornale storico della letteratura italiana_, vol. V, p. 263, n. 5. - -[463] GRION, _Fridanc_, in _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. -II (1870), p. 430. - -[464] Cap. 5, vv. 101-2. - -[465] BARBAZAN-MÉON, _Fabliaus et contes_, vol. IV. pp. 175-81. - -[466] _Decamerone_, giorn. VIII, nov. 3. - -[467] Più volte stampato, dall'Hickes, dall'Ellis, dal Furnivall, e -ultimamente dal MAETZNER, _Altenglische Sprachproben_, Berlino, 1867 -sgg., vol. I, pp. 147 sgg. Cf. WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_, -pp. 53 sgg.; WARTON, _History of english Poetry_, ediz. dell'Hazlitt, -Londra, 1871, vol. II, pp. 54 sgg. - -[468] NOVATI, _Giorn. stor._, vol. V, pp. 265-6. - -[469] POESCHEL, p. 34. - -[470] In Vinetia et in Vicenza, 1625. - -[471] _Baldo_, nella edizione delle _Opere maccheroniche_ curata dal -Portioli, Mantova, 1883-9, vol. I, p. 61. - -[472] POESCHEL, p. 38. - -[473] ID., p. 36. - -[474] Non di rado il Paradiso celeste diventa nella fantasia popolare -un vero paese di Cuccagna: vedi la descrizione che ne porge una poesia -tedesca, in WRIGHT, pp. 191-2. In una poesia greca volgare, contenuta -in un manoscritto del secolo XV, un beone dice di credere che i -quattro fiumi del Paradiso menino vino. LEGRAND, _Recueil de chansons -populaires grecques_, Parigi, 1874, p. 6. - -[475] Riprodotti entrambi dallo ZENATTI, in calce alla citata _Storia -di Campriano_. - -[476] DURAN, _Romancero general_, Madrid, vol. II, 1855, p. 395. - -[477] _Dichtungen_, ediz. Tittmann, Lipsia, 1870-1, vol. II, pp. 30-3. -Molta somiglianza con questa di Hans Sachs ha una poesia pubblicata -nella _Zeitschrift für deutsches Alterthum_, vol. II (1842), pp. 364-9. - -[478] Do qui i titoli o le indicazioni di alcuni altri componimenti che -trattano del Paese di Cuccagna, e di altre scritture, ove la finzione -è introdotta. Non ho bisogno di avvertire che sono semplici cenni ed -appunti, slegati e molto incompleti. Al Paese di Cuccagna somiglia -molto la Papimanie descritta dal Rabelais. Nel 1718 fu rappresentato -in Parigi _Le roi de Cocagne_ del LEGRAND, dove Filandro, cavaliere -errante, giunge, con la scorta del mago Alchife, al fortunato paese. -Tutto il dramma ha intendimento satirico. (_Théâtre des auteurs -de second ordre_, t. IV). Tra le canzoni del BÉRANGER ve n'è una -intitolata _Le pays de Cocagne_. Di componimenti italiani vogliono -ancora essere ricordati: _Il trionfo della Cuccagna nel quale si -contiene tutto il suo dilettoso paese_, ecc., Firenze, s. a. (NOVATI, -_Giorn. st._, vol. V, p. 265, n. 4); GIO. BATTISTA BASILI, _La Cuccagna -conquistata, poema heroicu in terza rima siciliana_, Palermo, 1640; -QUIRICO ROSSI, _La Cuccagna_, poemetto in trentadue ottave, più volte -stampato; CARLO GOLDONI, _Il Paese della Cuccagna_, melodramma giocoso. -La finzione è inoltre introdotta: nella Selva seconda del _Chaos del -Triperuno_ di TEOFILO FOLENGO; in una lettera di ANDREA CALMO (_Le -lettere di messer_ A. C., ediz. del Rossi, Torino, 1888, l. II, 34, pp. -138 sgg.); nei cc. XII e XIII del poema di PIERO DE' BARDI intitolato -_Avino Avolio Ottone Berlinghieri_; nel capitolo _Dei pellegrini -o viandanti_ della _Piazza universale di tutte le professioni del -mondo di_ TOMMASO GARZONI; nel c. IX della _Presa di Samminiato_ del -NERI. Della _Cuccagna_ del MARINO, andata perduta, è forse qui da far -ricordo più pel titolo che per altro. L'Arciprete di Hita fa due volte -allusione al paese di Cuccagna, st. 112 e 331; e, oltre a quella citata -di sopra, un'altra romanza spagnuola si ha sullo stesso argomento. -(NOVATI, _Giorn. st._, vol. cit., p. 263, n. 5). Di un poemetto -olandese diede notizia il HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Horae Belgicae_, -vol. I, pp. 94-5. (Cf. MONE, _Uebersicht der niederländischen -Wolks-Literatur_, Tubinga, 1838, p. 303). Per la finzione in Germania -vedi: GRAESSE, _Lehrbuch_, vol. II, parte 2ª, p. 961; GOEDEKE, -_Grundriss_, vol. I, pp. 232. 282; POESCHEL, pp. 31 sgg. - -[479] _Il paese che non si trova_, già citato. - -[480] Il BARBIER, _Dictionnaire des ouvrages anonymes_, 3ª ediz., vol. -I, s. t. _Adam et Eve_, lo attribuisce al Voltaire, ma basta leggerne -una pagina per vedere quanto tale attribuzione sia improbabile. - -[481] LENORMANT, _Essai de commentaire des fragments cosmogoniques de -Bérose_, p. 300. - -[482] Lo descrissero Marco Polo e il Mandeville. Per altre descrizioni -vedi _The book of_ SER MARCO POLO, _newly translated and edited by_ H. -Yule, Londra, 1871, vol. I, p. 136. - -[483] _Notices et extraits des manuscrits_, vol. II, p. 140. - -[484] _Notices et extraits_, vol. XIX, parte 1ª pp. 23-4. Ne parla -anche Taberi, in principio della sua Cronica. Di una specie di -Paradiso, costruito da un ricco uomo, fa ricordo il Mandeville, forse -ripetendo quella stessa tradizione. - -[485] Parte I, cap. 65. - - - - -IL RIPOSO DEI DANNATI - - - - -IL RIPOSO DEI DANNATI - - -Ciò che fa maggiore impressione sull'animo di un lettore moderno -della _Visio Pauli_, non è la descrizione degli orrori e dei tormenti -infernali, nè la descrizione, assai più sbiadita, degli splendori e -dei gaudii celesti, in quella unica redazione che la contiene[486]; ma -bensì la parte del racconto in cui si narra della sospensione di pena -conceduta ai dannati, nell'abisso d'inferno. Guidato dall'arcangelo -Michele, San Paolo ha tutto percorso il _doloroso regno_, ha veduto -i varii ordini di peccatori e gli aspri castighi a cui li assoggetta -la divina giustizia, ha versato a quella vista lacrime di pietà e -di dolore. Egli sta per togliersi all'orror delle tenebre, quando -i dannati gridano ad una voce: «O Michele, o Paolo, movetevi a -compassione di noi; pregate per noi il Redentore!» E l'arcangelo a -loro: «Piangete tutti, ed io piangerò con voi, e con me piangeranno -Paolo e i cori degli angeli: chi sa che Dio non v'usi misericordia». -E i dannati gridano: «Miserere di noi, figliuolo di David!» ed ecco -scende dal cielo Cristo incoronato, e rinfaccia ai reprobi la malvagità -loro, e ricorda il sangue inutilmente versato per essi. Ma Michele -e Paolo e migliaja di migliaja di angioli s'inginocchiano dinanzi al -figliuol di Dio, e chiedono misericordia, e Gesù mosso a pietà, concede -alle anime tutte che sono in Inferno tanta grazia che abbiano requie, e -sieno senza tormento alcuno, dall'ora nona del sabato all'ora prima del -lunedì[487]. - -Questa poetica finzione, impregnata di un così ardente alito di -umanità, è, a parer mio, la più bella e la più nobile di quante se -ne trovino nelle Visioni anteriori alla _Divina Commedia_; e poichè -la Visione che la contiene è una delle più celebri e più diffuse nel -medio evo, e ce n'ha, insieme con altre versioni volgari, anche qualche -versione italiana[488]; e poichè gli è assai probabile che Dante questa -Visione l'abbia conosciuta, non sarà, credo, senza qualche utilità -discorrere di essa finzione, e delle ragioni ed origini sue, le quali -son molto più antiche e più generali di quanto si potrebbe alla bella -prima immaginare. Ciò mi porgerà pure occasione e modo di fare alcune -osservazioni sopra l'_Inferno_ dantesco. - -Della eternità delle pene infernali la Chiesa cattolica fece, come -tutti sanno, un dogma. Non solo i tormenti dei dannati non avranno -mai fine, ma non avranno mai neanche mitigazione: anzi, dopo il -giudizio universale, e dopo che alle anime saranno restituiti i -corpi, si faranno più atroci di prima[489]. Non indaghiamo se nelle -parole dei profeti e negli evangeli il dogma abbia sicuro fondamento, -o se ve l'abbia l'opinione contraria, che la Chiesa condanna; non -discutiamo gli argomenti addotti e contrapposti dai sostenitori -dell'una e dell'altra credenza: l'officio nostro non è di esegeti, -e tanto men di polemici; l'officio nostro è di storici, e un tantino -anche di psicologi, desiderosi di darsi conto di un motivo religioso, -che diventa, in un particolar genere di letteratura, anche motivo -poetico[490]. - -Riportiamoci con la mente alla prima età del cristianesimo, all'età -che si può chiamare precostantiniana. La religione di Cristo è allora, -essenzialmente, una religione d'amore. I dogmi, che dovevano poi -raccogliere in forme rigide ed invariabili la sostanza della fede, -o non son nati ancora, o non sono ancora ben definiti; i grandi -concilii non si sono per anche adunati e non hanno piegato le coscienze -sotto il grave giogo dell'autorità. La Chiesa si edifica, e ciascun -operajo lavora un po' di suo capo all'edifizio comune: le frontiere -dell'ortodossia e dell'eresia sono incertamente segnate. La fede è -viva e calda, ma alquanto indeterminata; essa è anche serena e piena -d'abbandono, e non conosce le tetraggini e l'ansie che la sopraffaranno -più tardi. Una grande speranza la penetra e la feconda: la comune -credenza è che i più saran salvi. San Paolo aveva detto: Come tutti -muojono in Adamo, così tutti rivivranno in Cristo[491]. - -Circa il principio del secolo III Clemente Alessandrino nega le pene -puramente afflittive; la pena per lui ha sempre carattere e scopo -pedagogico. Origene, suo illustre discepolo, uno dei più grandi spiriti -ch'abbia prodotto l'antichità cristiana, e certo il più libero e il più -liberale, afferma la salvazione finale di tutte le creature, compreso -Satana e gli angeli suoi, il ritorno a Dio di quanto viene da Dio -(ἀποκατάστασις τῶν παντῶν). La dottrina sua era fatta per cattivare gli -animi più generosi ed aperti; ma per ciò appunto non potè prevalere. -Impugnata e contraddetta da impetuosi avversarii mentr'egli era vivo -ancora, quella dottrina fu condannata dal sinodo di Alessandria -del 399 e poi, anche più risolutamente, dal concilio ecumenico -costantinopolitano del 545. - -La dottrina contraria, la dottrina che affermava l'eternità delle pene -infernali e la dannazione irrevocabile, trionfava, s'imponeva alle -coscienze, diventava dogma. Ma il suo trionfo non fu e non poteva -essere intero ed assoluto. Da una parte essa si trovò di fronte -lo spirito critico e speculativo, cui non riesce ad impor silenzio -un canone conciliare; da un'altra il sentimento, che, ributtato o -compresso, torna ostinatamente alla sua condizion naturale. E lo -spirito critico e speculativo diede più particolarmente forma a -dottrine teologiche eterodosse, mentre il sentimento la diede in -più parti colar modo a credenze popolari. Nel quarto secolo Gregorio -di Nazianzo e Gregorio di Nissa insegnano la temporalità delle pene -infernali e la restaurazione finale di tutte le creature nel bene. -San Gerolamo parla di coloro che al tempo suo avevano quella medesima -credenza. Da altra banda l'opinione, già sostenuta da Taziano, da -Ireneo, da Arnobio, che i reprobi dovessero perir nel castigo e -rimanere annientati, non mancò di seguaci nè allora, nè poi. Ma come -più la dottrina della Chiesa s'andava determinando e acquistava rigore -dogmatico, più doveva agitarsi negli animi il desiderio di sfuggire, -in parte almeno, alle sue terribili conseguenze. La coscienza dei -credenti non oserà più contraddire alla dottrina ortodossa in ciò che -essa ha di essenziale, ma s'ingegnerà, e le verrà fatto, di temperarla -alquanto, di piegarne la rigidezza soverchia. Il ricco malvagio -ricordato da Luca non può ottenere che una goccia d'acqua gli bagni -le labbra arse dall'incendio infernale[492], e nell'Apocalissi detta -di San Giovanni è scritto che i dannati saranno tormentati nei secoli -dei secoli, senza aver mai requie nè giorno nè notte[493]: la semplice -teologia del sentimento affermerà che ai dannati la misericordia divina -accorda talvolta riposo e refrigerio. Il dogma vuole che i dannati -rimangano chiusi nell'Inferno in perpetuo: quella stessa teologia del -sentimento non lo negherà, ma romperà con alcuna eccezione la regola, -narrerà di dannati che in virtù di grazia speciale poterono uscir -dell'Inferno. La teologia popolare si farà lecito di dissentire dalla -teologia dogmatica, e delle due la prima sarà la più pietosa e la più -umana. Quanto alle ragioni del dissenso non occorre andar molto lontano -a rintracciarle; esse scaturiscono dalla stessa natura dell'uomo -razionale ed effettiva. - -Ed ecco qua un primo e curiosissimo documento di quella teologia più -pietosa e più umana: l'apocrifa apocalissi di San Paolo, composta -probabilmente da un qualche monaco greco. Di apocalissi attribuite -all'apostolo delle genti ce ne furono due, ricordate da Sant'Agostino, -da Sozomene, da Epifanio, da Michele Glica e da altri: di esse l'una -andò perduta, se pur non la conserva alcun manoscritto ignorato; -l'altra fu ritrovata dal Tischendorf nel 1843 e da lui pubblicata[494]. -L'editore opina ch'essa sia stata composta nel 380, il qual anno, -se non è proprio quello della composizione, di poco certo se ne -discosta. L'autore di questa scrittura s'inspirò evidentemente di -quanto San Paolo dice, con coperte parole, nella epistola seconda -ai Corinzii[495], di un suo rapimento al terzo cielo. Guidato da un -angelo, San Paolo assiste al giudizio delle anime, vede il soggiorno -dei beati, percorre l'Inferno. A un certo punto scende di cielo -l'arcangelo Gabriele con le schiere celesti, e i dannati implorano -soccorso. San Paolo che ha pianto sui tormenti inenarrabili che ha -veduti, prega insieme con gli angeli: Cristo appare, mosso dalle loro -preghiere, e concede ai reprobi di poter riposare la domenica della sua -risurrezione, a cominciar dalla notte che la precede. - -L'incognito autore di questo apocrifo ammetteva dunque che i dannati -riposassero un giorno nell'anno e propriamente il giorno della -risurrezione di Cristo; ma tale credenza non era di lui solo, era, -sembra, di molti intorno a quel medesimo tempo. Aurelio Prudenzio (c. -348-408?) la ricorda e la professa in certi versi famosi di un suo -inno[496]. - - Sunt et spiritibus saepe nocentibus - Poenarum celebres sub Styge feriae - Illa nocte sacer qua rediit Deus - Stagnis ad superos ex Acheruntiis - . . . . . . . . . . . . . . - Marcent suppliciis tartara mitibus, - Exultatque sui corporis otio - Umbrarum populus, liber ab ignibus, - Nec fervent solito flumina sulphure. - -Se si considera che l'autore dell'Apocalissi di San Paolo era greco, e -che Prudenzio era spagnuolo, si dovrà ammettere che la credenza fosse -molto diffusa: a tale diffusione sembra in fatti che voglia alludere lo -stesso poeta quando chiama celebri le _ferie_ concedute ai dannati. Ma -di quella diffusione un'altra prova ci si porge, anche più importante. -Nel cap. 112 dell'_Encheiridion_, Sant'Agostino dice, accennando -appunto a coloro che tenevano quella credenza: _poenas damnatorum, -certis temporum intervallis existiment, si hoc eis placet, aliquatenus -mitigari_[497]. Egli non la biasimava dunque, sebbene non la facesse -sua, e tra coloro che in quel tempo la professavano era nientemeno che -San Giovanni Crisostomo[498]. Nella leggenda di San Macario egizio, -narrata già da Rufino d'Aquileja (c. 345-410) si ricorda come il santo -anacoreta trovasse una volta nel deserto un teschio, s'intrattenesse -con esso delle pene dell'Inferno, e da esso sapesse che la preghiera -reca alcun lieve refrigerio ai dannati[499]. - -Gli scritti che vanno sotto il nome di Dionigi Areopagita appartengono, -secondo fu dimostrato dalla critica più recente, ai tempi di Proclo, se -non alla prima metà del secolo VI a dirittura. In una delle epistole -che vi si leggono, la ottava, è narrata una visione di San Carpo, -inspirata evidentemente da quello stesso sentimento di umanità che -informa la credenza ricordata pur ora. Cristo vi mostra una grande -pietà per i pagani che i diavoli cacciano nell'Inferno, si dice pronto -a morire una seconda volta per gli uomini, ed egli e gli angeli suoi -stendono soccorrevolmente la mano a coloro che stanno per essere -inghiottiti dall'abisso[500]. In sul finire del secolo VI, o in sul -principiare del VII, Isidoro di Siviglia crede che i suffragi giovino -in qualche modo alle anime dannate[501], e la leggenda ascetica afferma -di bel nuovo che alle anime dannate è conceduta alcuna requie o alcun -refrigerio. La Visione di San Baronto risale alla fine del secolo VII, -e in essa si dice che quelli tra i dannati i quali hanno fatto nel -mondo alcun bene, sono all'ora sesta di ciascun giorno, confortati -con un po' di manna del Paradiso[502]. Qui la pietà giunge a far -scendere ogni giorno in Inferno una particella, sia pur piccolissima, -della beatitudine celeste. Nella Visione del monaco Wettin, ch'è del -principio del secolo IX, si dice, parlando del castigo a cui sono -assoggettati in Inferno i chierici incontinenti e le loro concubine, -che essi sono flagellati tutti i giorni della settimana, meno uno, -nelle parti genitali[503]. - -In quel medesimo secolo IX, il più copioso di leggende ascetiche -fra tutti i secoli del medio evo, comincia pure a diffondersi fra -i cristiani dell'Occidente la _Visio Pauli_, la quale altro in -sostanza non è se non la versione latina della greca Apocalissi -di San Paolo[504]. Quella versione, e le versioni volgari che ne -derivano, presentano, rispetto al testo originale, nelle redazioni -varie, diversità di maggiore e minore rilievo; ma una è quella che -più particolarmente chiama la nostra attenzione. Nell'Apocalissi -greca un sol giorno di riposo si concede ai dannati, la domenica -della risurrezione di Cristo, con le due notti ancora fra le quali è -compresa: nella _Visio_ latina, e nelle versioni volgari, i dannati -riposano tutte le domeniche, anzi, più propriamente, dall'ora nona del -sabato alla prima del lunedì. - -Il D'Ancona, ponendo mente alle parole con cui la Visione comincia in -alcune redazioni latine e volgari[505], pensò la santificazione della -domenica essere il concetto animatore di tutta la leggenda[506]. Se non -che tale pensiero egli esprimeva quando le redazioni latine più antiche -non erano conosciute ancora e non erano conosciute le relazioni della -Visione latina coll'Apocalissi greca. Nell'Apocalissi greca i dannati -riposano, come s'è veduto, la domenica di risurrezione; ma il concetto -che informa quella parte della leggenda, non è la osservanza e la -santificazione di un giorno sacro; bensì è il pensiero semiorigeniano -di una intermittenza nelle pene infernali. Così pure nelle redazioni -latine più antiche della Visione, dove nulla è detto della particolare -santità della domenica, e della osservanza in cui la domenica vuol -esser tenuta, il concetto che informa la leggenda è pur sempre questo -stesso pensiero semiorigeniano, e si può dire che continui ad essere -anche nelle redazioni latine più recenti, e nelle volgari, nonostante -ciò che intorno la domenica vi si nota espressamente. Non è però che la -santità del giorno sia stata senza importanza, e senza esercitare un -qualche influsso sulla leggenda. Se nell'Apocalissi vediamo assegnata -ai dannati, quale giorno di riposo, la domenica di risurrezione, non -dovette esser lungi dalla mente dell'autore il pensiero che essendo -quello un giorno di universale salute, anche i dannati dovevano averne -qualche beneficio. E se nella Visione il riposo si allarga a tutte le -domeniche dell'anno, possiam credere che ciò non avvenga in tutto fuori -del pensiero che la domenica è per sè stessa giorno di salute e di -grazia. Di essa aveva detto Sant'Agostino: _Domini enim ressuscitatio -promisit nobis aeternum diem, et consecravit nobis dominicum diem;_ -e ancora: _Dominicus dies..., aeternam non solum spiritus, verum -etiam corporis requiem praefigurans_[507]. Si può ricordare, a questo -proposito, che secondo i musulmani il fuoco infernale cessa di ardere -il venerdì. Del resto anche un altro concetto si fa manifesto tanto -nell'Apocalissi quanto nella Visione, il concetto della grandissima -efficacia e della quasi irresistibilità della preghiera, - - Che vince la divina volontate. - -Il credente, il quale ha ferma fede nella efficacia della preghiera, -difficilmente può indursi a pensare che questa efficacia possa in tutto -mancare in certi casi, e lo stesso dicasi quanto alle altre pratiche, -cui sia annessa virtù deprecatoria e propiziatoria, e alle cose tutte -cui sia attribuito un carattere sacro e una qualche virtù taumaturgica, -come le reliquie, l'acqua benedetta, ecc. Al qual proposito vuol essere -notato che nella fede volgare quelle pratiche e quelle cose acquistano -una virtù loro propria, di cui altri può giovarsi per un fine anche -malvagio. Nei poemi epici del medio evo si parla spesso di reliquie -tolte dai saraceni ai cristiani, e delle quali i saraceni al par dei -cristiani si posson giovare. In certi malefizii magici si faceva uso di -cose consacrate. Della virtù della preghiera si trovano dimostrazioni -ed esempii in parecchie religioni oltre la cristiana: mi basterà -di citarne un caso che fa più particolarmente per noi. Fu opinione -dei rabbini che la punizione dei malvagi in Inferno fosse sospesa -durante le preghiere solite a farsi ogni giorno dai credenti. Queste -preghiere eran tre, e il riposo per ciascuna preghiera era di un'ora e -mezzo. A questo si aggiungeva il riposo del sabato e delle feste del -novilunio[508]. Qui vuol anche essere ricordato che in certi antichi -offici della messa si trova una preghiera _pro anima de quo dubitatur_, -e che si leggono in essa le seguenti parole: _ut si forsitan ob -pravitatem criminum non meretur surgere ad gloriam, per haec sacrae -oblationis libamina vel tolerabilia fiant ipsa tormenta_[509]. - -Riprendiamo la enumerazione delle immaginazioni e delle leggende in cui -è in vario modo espressa la credenza che le pene dei dannati possano -essere alcuna volta mitigate o sospese. - -San Pier Damiano (988-1072) racconta quanto segue: «Non mi par da -tacere ciò ch'io appresi dall'arcivescovo Umberto, uomo di somma -autorità. Tornando egli dai confini di Puglia, asseriva essere nel -territorio di Pozzuoli un promontorio sassoso e ronchioso, sorgente -di mezzo ad acque negre e puzzolenti. Fuor da quell'acque vaporanti -si vedono repentinamente sorgere, per consueta usanza, uccelli di -spaventevole aspetto, i quali, dall'ora vespertina del sabato sino -al nascer del sole del lunedì, son soliti mostrarsi alla vista degli -uomini. Durante quel conceduto spazio di tempo si vedono vagare -liberamente in qua e in là per il monte, come prosciolti d'ogni -vincolo. Spandono l'ali, si ravviano col becco le penne, e per quanto è -dato d'intendere si rifanno nella tranquillità del refrigerio che per -un tempo è loro largito. Questi uccelli non sono mai veduti cibarsi, -nè si possono prendere, per nessun'arte che s'usi. Come schiara l'ora -matutina del lunedì, ecco che un corvo, grande quanto un avvoltojo, -si mette lor dietro, gravemente gracchiando dalla concava gorga. -Quegli incontanente si sommergono nell'acque e si nascondono, nè più -si lascian vedere, sino a che all'imbrunire del sabato novamente si -levano dalla voragine dello stagno sulfureo. Però vogliono alcuni che -sieno essi anime d'uomini dannati alle vendicatrici pene dell'Inferno, -le quali anime, tormentate tutti gli altri giorni della settimana, -abbiano, a gloria della risurrezione di Cristo, refrigerio la domenica -e l'una e l'altra notte tra cui quella è compresa[510]. - -San Pier Damiano ricorda, a questo proposito i versi di Prudenzio, -riferiti qui sopra, e dice che Desiderio, abate di Montecassino, -sopraggiunto quando egli aveva scritto il racconto di Umberto, -negò recisamente la cosa, mentre da canto suo Umberto disse di non -affermarla come vera, ma d'averla solamente riferita quale si narrava -dagli abitanti della campagna di Pozzuoli. - -Corrado di Querfurt (m. 1202) narra in sostanza il medesimo fatto, ma -con qualche diversità, nella nota lettera scritta di Puglia l'anno -1196 allo scolastico Herbord. Egli pone la scena del miracolo in -Ischia, forse per un error di memoria, e propriamente intorno a certa -bocca dell'Inferno che ci si vedeva: «Tutti i sabati, circa l'ora -nona, in prossimità di quel medesimo luogo, si vedono, in certa valle, -uccelli neri, e brutti di sulfurea fuliggine, i quali ivi riposano la -domenica fino all'ora del vespero, quando con gran dolore e lamento se -ne partono e s'immergono in un lago bollente, nè più ritornano sino -al sabato susseguente. E stimano taluni siano essi anime tormentate, -oppure demonii»[511]. Il racconto di San Pier Damiano è riferito, quasi -con le stesse parole, da Vincenzo Bellovacense[512]. - -Corrado di Querfurt dice che quegli uccelli erano creduti da alcuni -anime dannate, o demonii, e demonii veramente sono gli uccelli che -incontra nell'avventuroso suo viaggio San Brandano, la cui leggenda -latina risale per lo meno all'XI secolo, e quelli ancora che in -prossimità del Paradiso terrestre trova Ugone d'Alvernia, e che hanno -riposo la domenica[513]. Tale immaginazione deve essere del resto -assai antica, perchè se ne trova traccia nella leggenda di san Macario -Romano, attribuita ai tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino[514]. - -Che la preghiera potesse alleviare la pena dei dannati, era, come -abbiam veduto, opinione di alcuni, anzi di molti; ma non mancavano -altri modi d'alleviarla. Cesario di Heisterbach (m. c. 1240) racconta a -tale proposito una edificante novella. Certo milite morto fa manifesto -a un tale d'essere in Inferno per aver tolto ingiustamente l'altrui, e -dice che se i figliuoli suoi volessero farne restituzione, potrebbero -scemargli alquanto il castigo. I tristi figliuoli preferiscono -lasciarglielo intero[515]. In una novellina popolare della Bassa -Brettagna, viva ancora tra il popolo, ma, probabilmente, antica di -origine, un fanciullo mitiga nell'Inferno le pene dei dannati gettando -acqua benedetta nelle caldaje dove essi stanno a bollire[516]. - -Non era possibile che in così fatto ciclo di leggende o prima o poi -non entrasse la Vergine, la pietosissima donna, la interceditrice a -cui nulla si nega, l'avvocata dei peccatori. Il già citato Tischendorf -diede notizia di un'_apocalypsis Mariae_, conservata in parecchi -codici greci, e opera certamente di un monaco del medio evo. La -leggenda ebbe, sembra, varie redazioni; ma la sostanza del racconto -è la seguente. Maria desidera di visitare l'Inferno, e l'arcangelo -Michele, accompagnato da numerosa schiera di angeli, ve la conduce. -Vedute le pene orribili dei dannati, ella chiede d'essere condotta in -cielo, affine di poter pregare Iddio per loro. L'arcangelo le dice -che egli, insieme con gli angeli tutti, prega per i dannati sette -volte il dì e sette la notte, ma invano. Maria insiste, e rinnovate -le preci col concorso di tutti i beati, Dio accorda un alleviamento -di pena, alleviamento che dai frammenti trascritti dal Tischendorf non -si può capire qual sia[517]. Mi par probabile che questa _apocalypsis -Mariae_ altro non sia che una imitazione dell'_apocalypsis Pauli_, -con la quale ha veramente molta somiglianza, e la sostituzione della -Vergine all'apostolo parrà più che naturale a chiunque abbia qualche -famigliarità con le leggende mariane del medio evo e specialmente -con quelle in cui si vede la Vergine adoperarsi e intercedere per -i peccatori più malvagi e più indurati. E nel medio evo fu opinione -di alcuni che le pene dei dannati fossero mitigate, in grazia della -Vergine, nel santo giorno dell'assunzione di lei. - -Il naturale sentimento di pietà che suggeriva l'idea di una generale -mitigazione di pena accordata in certi tempi, e con certe condizioni, -ai dannati, poteva pure, anzi doveva suggerir l'idea di certe -mitigazioni speciali accordate ai dannati più rei, a quelli cui alcun -singolare peccato, eccedente i termini della malvagità consueta, -procacciava in Inferno, o anche fuori di esso, alcuno speciale castigo, -eccedente i modi delle pene ordinarie. Il più malvagio dei peccatori, -il più indegno di perdono, o di commiserazione, è Giuda, e la pena -cui egli soggiace è di regola, tra quante colpiscono i dannati, la più -terribile e la più orrenda. Ne fanno fede le Visioni tutte e tutte le -descrizioni dell'Inferno, nelle quali è parola di lui; e un pezzo prima -di Dante, altri aveva pensato di porre tra le formidabili mascelle -di Lucifero il discepolo traditore[518]. Ma la stessa immanità del -castigo, voluta dal fervore della fede, doveva destare negli animi meno -rigidi un senso di pietà, e suggerire il pensiero di un temporaneo -alleviamento. Secondo una leggenda musulmana, Iblîs, veduto che Dio -aveva perdonato ad Adamo, chiese ed ottenne che il proprio castigo -fosse sospeso sino al dì del Giudizio. - -Nel corso della sua miracolosa peregrinazione, San Brandano trova -Giuda seduto sopra una pietra in mezzo all'oceano; dinanzi a lui pende -un panno, raccomandato a certe forche di ferro. Le onde lo assalgono -e lo percotono d'ogni banda, recedono, lo investono di bel nuovo; il -vento gli sbatte quel panno nel volto. Interrogato dal santo, egli -dà contezza di sè e narra la propria pena. Per sei giorni consecutivi -egli arde e arroventa, simile a massa di piombo fuso; ma il settimo, -cioè la domenica, la misericordia divina gli accorda quel refrigerio, -in onore della risurrezione di Cristo. Il medesimo alleviamento di -pena gli è conceduto dalla Natività sino alla Epifania, dalla Pasqua -sino alla Pentecoste, e dalla Purificazione sino all'Ascensione di -Maria. Negli altri giorni soffre inenarrabili tormenti in compagnia di -Erode, di Pilato, di Anna e di Caifasso. Quel panno egli diede in vita -a un lebbroso; ma poichè non era suo, gli nuoce ora, più che non gli -giovi, la mal fatta elemosina. Le forche di ferro diede ai sacerdoti -del Tempio perchè se ne servissero a sorreggere le caldaje. La pietra -su cui siede usò a turare certa fossa che era in una pubblica via di -Gerusalemme. Il suo refrigerio dura dal vespero del sabato a quello -della domenica, e in confronto delle torture che sopporta gli altri -giorni, gli par quello un paradiso. San Brandano, per quella volta, -glielo prolunga sino allo spuntar del sole del lunedì[519]. - -Dalla leggenda di San Brandano lo strano racconto passò, alterandosi -in varii modi, nella _Image du monde_[520], in una leggenda di Giuda, -latina ed in versi, pubblicata solo in parte dal Du Méril[521], -nella continuazione dell'_Huon de Bordeaux_, così in verso[522], come -in prosa[523], nel _Baudouin de Sebourc_[524]. Nella continuazione -dell'_Huon de Bordeaux_, Ugone trova Giuda perpetuamente sbattuto in un -gran gorgo di mare, dove passano e ripassano tutte le acque del mondo. -Il dannato non ha altro schermo che un pezzo di tela, postogli da -Cristo accanto al viso. Di altra pena, o di riposo, non è cenno. - -Che alleviamento e abbreviamento di pena si potesse procacciare -alle anime purganti, con la elemosina, con la preghiera, e con altre -pratiche di devozione, era credenza universale, e su di essa non fa -bisogno d'insistere; ma l'alleviamento assumeva anche in tal caso, -alle volte, una forma e un carattere che importa di far rilevare. -In principio del secolo VIII San Bonifazio narra in una delle sue -epistole la visione di un tale che vide anime purganti, in figura di -uccelli neri, uscir di un pozzo che vomitava fiamme, posare alquanto -sul margine, e riprofondarsi nel pozzo[525]. Nella Visione che da lui -prende il nome (fine del secolo IX) Carlo il Grosso trova in Purgatorio -suo padre Luigi, che un giorno sta immerso in un dolio d'acqua -bollente, e un altro in un dolio d'acqua tiepida e chiara, grazia -concedutagli per le preghiere di San Pietro e di San Remigio[526]. -Migliore d'assai è la condizione del re Comarco, cui Tundalo vede -sedere con gran gloria e letizia sopra uno splendido trono, in un -palazzo luminoso e mirabile, ma che paga la pena di certi suoi peccati -stando tre ore di ciascun giorno immerso nel fuoco sino all'ombelico, e -coperto il rimanente corpo di cilicio[527]. - -Nel poemetto francese intitolato _La court de Paradis_, Maria -Vergine impetra dal figliuolo due giorni di riposo per le anime del -Purgatorio[528]; al qual proposito è da ricordare che Santa Brigida -asseriva d'avere udito dire alla Vergine stessa che per intercessione -di lei le pene del Purgatorio si mitigavano[529]. - -L'esempio di quanto avveniva in Purgatorio avrà più d'una volta -contribuito a far nascere l'idea di certi alleviamenti di pena -conceduti ai dannati in Inferno. Anche in tal caso la fantasia popolare -sapeva mostrarsi ragionevole e logica. Se la preghiera, se le opere -buone possono far sì che Dio punisca le anime del Purgatorio meno -aspramente di quanto la colpa loro, secondo giustizia, vorrebbe; -perchè non potranno esse produrre il medesimo effetto in beneficio -delle anime dannate? E a questo proposito vuol essere ricordato che -i teologi stessi di professione ammettevano che la giustizia divina -non si eserciti sopra i dannati con tutto il rigore che alla malvagità -loro si converrebbe; ammettevano una parziale, ma continua remission di -castigo, riconoscendo che essi erano puniti _citra condignum_. Perchè -dunque la giustizia divina, che s'era già da sè stessa mitigata una -volta, non dovrebbe più altre volte, o mitigarsi da sè, o lasciarsi -mitigare da altrui? - -Ma la teologia che io ho chiamata del sentimento non fu paga -di arrecare alcun lenimento alle orrende torture che le anime -soffrivano in Inferno; essa si ribellò anche al dogma della eternità -incondizionata ed assoluta di quelle torture, e volle che, in certi -casi almeno, le porte dell'Inferno potessero riaprirsi e lasciar -libero il passo a chi le aveva varcate una volta, e che alcun'anima -dannata potesse, per eccezione, esser fatta cittadina del cielo. -Questo suo placito si afferma in numerose leggende. Quella di Trajano -imperatore, liberato dall'Inferno per le insistenti preghiere di San -Gregorio Magno, è cognita a tutti[530], e il curioso si è che San -Gregorio afferma l'eternità e irrevocabilità delle pene infernali. -Egli dice nel l. IV, c. 44 dei suoi _Dialoghi_ esser giusto che non -manchi mai di tormento chi mai non mancò di peccato. Sant'Agostino -racconta come Dinocrate fu liberato dall'Inferno per le preghiere -di sua sorella Perpetua[531]. Santa Viborada liberò nello stesso -modo un fanciullo. Sant'Odilone, abate di Cluny, rese tale servigio -all'anima di Benedetto IX papa, che davvero non lo meritava[532]. Di -un certo Evervach, dannato, a cui Dio permette di tornare al mondo a -farvi espiazione narra Cesario di Heisterbach[533], e son numerose le -leggende in cui tal miracolo si compie per intercessione della Vergine, -o di santi[534]. E c'è di più. Nella Visione del monaco Ansello si -dice che tutti gli anni, nel giorno della Risurrezione, Cristo scende -all'Inferno e libera le anime dei peccatori meno malvagi[535]. Nel -_fableau De saint Pierre et du jougleor_, un giullare, che era stato -lasciato dai diavoli a custodia dei dannati, giuoca questi a dadi con -san Pietro, che vince, e tutti li conduce in Paradiso[536]. In molti -racconti popolari si legge di pessimi uomini, che avendo meritato dieci -volte l'Inferno, riescono, con astuzia o con inganno, a cacciarsi fra i -beati. - -La teologia del sentimento, che il più delle volte è la stessa -teologia popolare, ammetteva che le pene potessero essere alleviate -in qualche modo ai dannati; ma la teologia raziocinante, dottrinale, -scolastica, di solito lo negava. San Tommaso d'Aquino, lume di questa -seconda teologia, dimostra a fil di logica che in Inferno non può -esservi mitigazione di pena[537], e San Bonaventura è del medesimo -avviso, sebbene ammetta che Dio punisce i dannati meno di quanto si -converrebbe alle colpe loro. San Bernardo di Chiaravalle si scalmana a -dimostrare che i beati godono dello spettacolo che pongono loro sotto -gli occhi i tormenti dei dannati, e ne godono per quattro ragioni -propriamente: la prima, perchè quei tormenti non toccano a loro; la -seconda, perchè dannati tutti i rei, non potranno più temere malizia -alcuna, nè diabolica, nè umana; la terza, perchè la gloria loro sarà -fatta maggiore dal contrasto; la quarta, perchè ciò che piace a Dio -deve piacere ai giusti[538]. Qualsiasi mitigazione di pena conceduta -ai dannati sarebbe dunque diminuzione di beatitudine agli eletti, -e tale diminuzione tornerebbe in nuovo refrigerio dei dannati, -i quali, per più loro tormento (così si dice), hanno cognizione -di quella beatitudine. La Chiesa non porse mai, gli è vero, una -soluzione dogmatica del dubbio, ma non pregando per i dannati diede -implicitamente ragione a coloro che negano qualsiasi mitigazione. - -Come la pensò in proposito Dante? Non è senza importanza il notarlo. - -In materia teologica Dante s'attiene, essenzialmente, alle dottrine -dell'Aquinate, e certo non è da aspettarsi che voglia scostarsene -quanto alle pene infernali: ciò nondimeno, anche in questa parte, come -in altre, si può notare nel discepolo alcun dissentimento dal maestro, -e, alle volte, qualche po' di contraddizione con sè stesso. - -Molte volte, percorrendo i varii cerchi dell'Inferno, Dante si mostra -preso di pietà profonda alla vista dei tormenti atroci cui soggiacciono -i dannati. Egli è _quasi smarrito_ di pietà quando ode da Virgilio - - Nomar le donne antiche e i cavalieri; - -vien meno al racconto dei casi di Francesca e di Paolo; lagrima -sull'affanno di Ciacco; ha il cor compunto alla vista del castigo che -travaglia i prodighi ecc.[539] Vero è che quando egli non può _tener -lo viso asciutto_ vedendo lo strazio degli indovini, Virgilio gliene fa -rimprovero e lo ammonisce con le terribili parole: - - Qui vive la pietà quando è ben morta[540]; - -ma lo stesso Virgilio, divenuto tutto smorto in su la proda - - Della valle d'abisso dolorosa, - -aveva detto al discepolo: - - L'angoscia delle genti - Che son quaggiù nel viso mi dipigne - Quella pietà che tu per tema senti[541]. - -Ma la pietà altrui può essa arrecare qualche beneficio ai dannati? e -può mai aversi in Inferno alcuna interruzione o alcun alleviamento di -pena? Parlando della bufera che travolge i _peccator carnali_, Dante la -chiama - - La bufera infernal che mai non resta; - -e di quei peccatori dice espressamente: - - Nulla speranza li conforta mai - Non che di posa, ma di minor pena; - -ma poco più oltre fa dire a Francesca che il vento alcuna volta si -tace[542], e questi riposi del vento non si possono intendere disgiunti -da un certo riposo concesso alle anime dannate. La piova del terzo -cerchio imperversa sempre ad un modo, - - Regola e qualità mai non l'è nova; - -ma i dannati - - Dell'un de' lati fanno all'altro schermo, - -e si volgono spesso[543], e riescono in tal modo a trovare un -alleggiamento, sia pur piccolissimo, al loro tormento. Similmente i -dannati del cerchio ottavo, sommersi nella pegola ardente, guizzan -fuori alquanto _ad alleggiar la pena_[544]. Per contro i dannati, o -almeno i diavoli, possono andar soggetti a un accrescimento di doglia -prima ancora del Giudizio universale[545]: dopo il Giudizio, i dannati, -rivestiti dei corpi loro, soggiaceranno a pena maggiore[546]. - -Dante ammette che i dannati possano avere, in mezzo alla spaventosa -loro miseria, alcuna consolazione. Francesca e Paolo hanno dallo stare -insieme, non accrescimento, ma lenimento di pena. Virgilio invita -il discepolo a chiamarli a sè _per quell'amor che i mena_, ed essi -non sanno resistere all'_affettuoso grido_, e delle lacrime di Dante -si mostrano riconoscenti. I dannati cui non bruttarono colpe vili, -desiderano, come Ciacco, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Guido -Guerra, Tegghiajo Aldobrandi, Jacopo Rusticucci, il conte Ugolino, -che la memoria di loro sia rinfrescata o vendicata nel mondo, e Dante -promette ad alcuno il suo ajuto. Afferma San Tommaso d'Aquino che -l'amore dei congiunti e degli amici non lenisce, ma inacerba i tormenti -dei dannati, i quali se ne sentono indegni. Dante non la pensa proprio -a quel modo. Cavalcante Cavalcanti, tuttochè dannato, ama il figliuolo, -e certo non può essergli grave d'essere amato da lui; Brunetto Latini -senza dubbio si allieta dell'affetto che addimostragli Dante. - -Che Dante abbia conosciuta la _Visio Pauli_ è più che probabile[547]; -che non l'abbia imitata in quella finzione dell'interrotto castigo è, -credo, da deplorare. Di quella finzione il meraviglioso suo ingegno -avrebbe saputo senza dubbio giovarsi. Con far tacere subitamente le -grida disperate dei dannati, con farle poi ricominciare, giunto il -termine del riposo, più spaventose di prima, egli avrebbe trovata la -via a bellezze poetiche di prim'ordine, degne del poema immortale. San -Tommaso forse fu quegli che non gliel permise. - - -NOTE: - -[486] Per le varie redazioni e per le relazioni che passan fra loro, -vedi H. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur mit -einem deutschen und zwei lateinischen Texten_, Halle, 1885. - -[487] Il racconto varia alquanto nelle varie redazioni della Visione, -ma è in sostanza quale l'ho riferito. - -[488] Una ne pubblicò P. VILLARI, _Alcune leggende e tradizioni -che illustrano la Divina Commedia_, nel t. VIII degli _Annali delle -Università toscane_, Pisa, 1866, pp. 129-33; le altre sono inedite. Per -notizie circa le versioni volgari di varie letterature, vedi D'ANCONA, -_I precursori di Dante_, Firenze, 1874, pp. 43-4, e BRANDES, _Op. -cit_., pp. 42-62. - -[489] Uno studio comparativo degli Inferni immaginati dalle varie -religioni, non sarebbe certo senza interesse, e importerebbe anche -all'argomento nostro; ma tale studio non si può dire che sia stato -fatto ancora. Il libro di O. HENNE-AM-RHYN, _Das Jenseits_, Lipsia, -1881, è assai manchevole, e più è quello di O. DELEPIERRE, _L'Enfer, -Essai philosophique et historique sur les légendes de la vie future_, -Londra, 1876. - -[490] Chi desiderasse conoscere un po' più da vicino i termini -della questione e le opinioni dei teologi, vegga: TEOFILO RAYNAUD, -_Heteroclita spiritualia caelestium et infernorum, Opera_, Lione, -1665-9, t. XV, pp. 429-31; VINCENZO PATUZZI, _De futuro impiorum -statu_, 2ª ediz., Venezia, 1764, lib. III, c. 12; A. BERLAGE, _Die -dogmatische Lehre von den Sakramenten und letzten Dingen_, Münster, -1864, pp. 890-902; J. BAUTZ, _Die Hölle_, Magonza, 1882, pp. 197-210, e -i numerosi scritti speciali registrati dal GRAESSE, _Bibliotheca magica -et pneumatica_, Lipsia, 1843, pp. 12-3. - -[491] I _Cor_., XV, 22; cf. _Rom._, V, 19. - -[492] XVI, 24. - -[493] XIV, 11. - -[494] _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, pp. 84-69. Notizie -concernenti il testo greco ivi stesso, pp. XIV-XVIII. Una versione -siriaca si conserva in parecchi codici. - -[495] XII, 1 sgg. - -[496] _Cathemerinon_, inno V. Di questi versi molti ebbero a far -parola: vedi ROESLER, _Der katholische Dichter Aurelius Prudentius -Clemens_, Friburgo i. B., 1886, p. 455. Errava il Patuzzi quando -affermava (_Op. e loc. cit._) le parole di Prudenzio doversi intendere -solo poeticamente. - -[497] Nel cap. 113 dello stesso libro si leggono quest'altre parole: -«Manebit ergo sine fine mors illa perpetua damnatorum, idest alienatio -a vita Dei, et omnibus erit ipsa communis. quaelibet homines de -varietate poenarum, de dolorum relevatione vel intermissione pro suis -humanis motibus suspicentur». - -[498] _Homil in epist. ad Philip._, III, 4. - -[499] _Acta sanctorum_, t. II di gennajo, p. 1011. - -[500] _Opera_, Parigi, 1644, t. I, pp. 790-3. - -[501] _De officiis ecclesiasticis_, lib. II, in fine. - -[502] _Acta sanctorum_, t. III di marzo, p. 573. - -[503] DUEMMLER, _Poetae latini aevi carolini_, t. II, p. 270. Questa -particolarità si ritrova nel racconto in prosa di Heitone; ma sparisce -dal poema che sulla Visione compose Valafredo Strabone, _ibid._, p. -314. - -[504] Per le relazioni delle versioni latine e volgari, e della siriaca -col testo greco, vedi BRANDES, _Op. cit._, pp. 2 sgg., e _Ueber die -Quellen der mittelenglischen Paulus-Vision_ dello stesso, Halle, 1883 -(estratto dagli _Englische Studien_, vol. VII). Il Brandes non parla -delle versioni italiane e sembra non le abbia conosciute. - -[505] _Dies dominicus dies est electus, in quo gaudent angeli et -archangeli maior diebus ceteris_. (Redazione latina II pubblicata -dal BRANDES, _Op. cit._, p. 75). _Lo die della domenicha è grande da -temere e da guardare di tutte le rie opere_ ecc. (Testo pubblicato dal -VILLARI). _Lo dia del dimenge es elegutz del cal s'alegron tug li angel -e li archangel e li sant car major es de totz los autres dias_. (Testo -provenzale pubblicato dal BARTSCH, _Denkmäler der provenzalischen -Litteratur_, Stoccarda, 1856, p. 313). - -[506] _I precursori di Dante_, p. 48. - -[507] _Prologus in psalmos; De civitate Dei_, lib. XXII, c. 30. - -[508] EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg, 1711, vol. II, -pp. 347 sgg. - -[509] Cfr. DE-VIT, _Come si possa difendere la Chiesa cattolica nelle -sue preghiere pei defunti incriminate dagli eterodossi_, Prato, 1863. -Vedi pure DURAND, _Rationale divinorum officiorum_, Venezia, 1577, lib. -VII, c. 35. - -[510] Illud etiam, quod Humberti Archiepiscopi, summae videlicet -auctoritatis viri, narratione cognovi, silentio tradendum esse -non arbitror. Nam cum a finibus reverteretur Apuliae, asserebat in -regionibus quae Puteolis adiacent, inter aquas nigras et foetidas, -promontorium eminere saxosum et scrupeum. Ex quibus videlicet -exhalantibus aquis consueto more teterrime videntur aviculae repente -consurgere et a vespertina sabbati hora usque ad ortum secundae feriae -solitae sunt humanis aspectibus apparere. Quo indulti temporis spatio -videntur hinc inde per montem velut solutae vinculis libere spatiari. -Alas extendunt, plumas rostro prosequente depectunt, et in quantum -datur intelligi, concessa ad tempus refrigerii se tranquillitate -resolvunt. Quae profecto volucres nec unquam videntur vesci, nec -quolibet aucupis valent ingenio capi. Dilucescente igitur matutina -secunde feriae hora, ecce magnus ad instar vulturis corvus post -praefatas aviculas incipit concavo gutture graviter crocitare. Illae -protinus sese aquis immergentes abscondunt, nec ultra videndas se -humanis oculis offerunt, donec advesperascente iam sabbati die, de -sulphurei stagni voragine rursus emergunt. Unde nonnulli perhibent -eas hominum esse animas ultricibus gehennae suppliciis deputatas. -Quae nimirum reliquo totius hebdomadae tempore cruciantur, dominico -autem die cum adiacentibus ultra citroque noctibus pro dominicae -resurrectionis gloria refrigerio potiuntur. _Epistola IX, ad Nicolaum -II pontificem maximum_. _Opera_, Parigi, 1663, t. III, p. 186. - -[511] Videntur circa eumdem locum qualibet die sabbathi, circa horam -nonam, volucres in quadam valle nigrae et sulphureo fumo deturpatae, -quae ibi quiescunt per totum diem dominicum, et in vespere cum -maximo dolore et planctu recedunt, numquam nisi in sequenti sabbatho -reversurae, et descendunt in lacum ferventem. Quas quidam afflictas -animas arbitrantur vel daemones. Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum -brunsvicensium_, t. II, p. 698. - -[512] _Speculum historiale_, lib. XXVI, c. 62. - -[513] Vedi per ciò il mio studio intitolato _Demonologia di Dante_, nel -volume seguente. - -[514] _Acta sanctorum_, t. X di ottobre, pp. 566-71. Vedi addietro pp. -84 sgg. - -[515] _Dialogus miraculorum_, Colonia, 1851, dist. XII, c. 14. - -[516] LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Brétagne_, Parigi, 1881, -vol. II (_Les littératures populaires de toutes les nations_, vol. -III), pp. 169-70: _Le fils du diable_. - -[517] _Op. cit._, pp. XXVII-XXX. Quale sia non si rileva nemmeno -dall'analisi del GIDEL, _Étude sur une apocalypse de la Vierge Marie, -Annuaire de l'Association pour l'encouragement des études grecques en -France_, anno V (1871), pp. 92 sgg. - -[518] Vedi nel volume seguente il già citato studio _Demonologia di -Dante_. - -[519] JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines, avec une traduction -inédite en prose et en poésie romanes_, Parigi, 1836; SCHROEDER, -_Sanct Brandan, ein lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen, -1871; FRANCISQUE-MICHEL, _Les voyages merveilleux de saint Brandan_, -Parigi, 1878 ecc. Com'è naturale, le varie versioni e redazioni -non concordano sempre nei particolari. In una versione tedesca, la -pena assegnata a Giuda nei giorni di refrigerio è molto più aspra: -l'apostolo traditore gela nell'una metà del corpo, abbrucia nell'altra -ecc. (SCHROEDER, _Op. cit._, p. 178). In una delle versioni francesi -crescono e si moltiplicano i tormenti a cui soggiace il dannato sei -giorni della settimana; ma si moltiplicano pure e si prolungano i -riposi: egli ha alleviamento di pena per quindici giorni a Natale, e -tutte le feste della Madonna (MICHEL, _Op. cit._, pp. 63 sgg.). Nella -versione italiana pubblicata dal VILLARI (_Op. cit._, p. 149) Giuda ha -alleviamento anche il dì d'Ognissanti; ma brucia sulla pietra che lo -regge in mezzo all'onde. - -[520] Il racconto dell'_Image du monde_ è riferito dal DU MÉRIL, -_Poésies populaires latines du moyen âge_, Parigi, 1847, pp. 337-40. Si -tratta propriamente della redazione rimaneggiata del poema. Vedi FANT, -_L'Image du monde, poème inédit du milieu du XIIIe siècle_, Upsala, -1886, p. 26. - -[521] _Op. cit._, pp. 236 sgg. - -[522] Cod. L, II, 14 della Nazionale di Torino, f. 360 _r_ e _v_. - -[523] DUNLOP-LIEBRECHT, _Geschichte der Prosadichtungen_, Berlino, -1851, pp. 128; _History of Prose Fiction_, nuova ediz., Londra, 1888, -vol. I, p. 305. - -[524] _Histoire littéraire de la France_, t. XXV, p. 595. - -[525] Epistola X, in JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum -Germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, pp. 56-7. - -[526] Ap. PERTZ, _Monumenta Germaniae, Scriptores_, t. V, p. 458. - -[527] Cum autem modicum precederent, uiderunt domum mirabiliter -ornatam, cuius parietes et omnes structure ex auro erant et argento et -ex omnibus lapidum preciosorum generibus; sed fenestre ibj non erant -nec hostium, tamen omnes qui intrare uolebant intrabant. Erat uero -domus intus tam splendida ac si non dico unus sol sed quasi ibi soles -multi splenderent. Verum ipsa domus erat ampla nimis atque rotunda, -multis columpnis fulta, et cum auro et lapidibus preciosis totum -corpus eius uestibulum erat stratum. Cum autem illa anima in talibus -delectaretur edificijs, circumspiciens uidit unum sedile aureum cum -gemmis et serico et omnibus ornamentis ornatum, et uidit dominum regem -Chomarcum in ipso throno sedere talibus uestimentis uestitum, qualibet -nec ipse nec aliquis regum terre umquam uestiri potuit. Dum ipsa igitur -admirans aliquantulum staret, uenerunt plurimi cum muneribus in illam -domum ad regem, et illi singuli offerebant cum gaudio munera sua. Et -cum diucius ante dominum suum regem starent (erat enim dominus eius, -dum uterque uiueret), uenerunt multi sacerdotes et leuite, uestiti -sollempniter sicut ad missam cum sericis casulis et ceteris ornatibus -ualde bonis, et ornabatur undique regia domus mirabili ornamento. -Ponebant etiam ciphos et calices aureos et argenteos et eburneas -pixides supra paxillos et tabulas, et sic domus ornabatur, ita ut, si -maior gloria in regno dei non esset, ista sufficere posset. Omnes ergo -illi qui ministrabant uenientes ante regem, coram eo genua flectebant -dicentes ‘Labores manuum t[uarum] qui mand[ucabis] beatus es, et bene -tibi erit’. Tunc anima dixit ad angelum ‘Miror, mi domine, unde huic -domino meo tot ministri, inter quos nec unum de suis, dum esset in -corpore, possum cognoscere’. ‘Non sunt isti (ait angelus) de eius -familia, quam habebat cum esset in corpore. Nonne audis (ait), quomodo -isti clamant dicentes labores ma[nuum] t[uarum] qui m[anducabis] beatus -es et bene tibi erit? Isti enim quos tu uides omnes sunt pauperes -Christi et peregrini, quibus ipse rex largiebatur bona temporalia -dum illic esset in corpore, et ideo per manus ipsorum retribuitur -ei merces eterna hic sine fine’. ‘Vellem (ait anima) scire, si iste -dominus meus rex passus est umquam tormenta, postquam relicto corpore -uenit ad requiem’. ‘Passus est (ait angelus) et cottidie patitur ed -adhuc pacietur’. Et adiunxit ‘Prestolemur paululum et uidebimus eius -tormentum’. Et cum non diu expectarent, obscurata est domus, et omnes -habitatores eius illico contristati sunt, et contristatus est rex, -flensque surrexit et exiuit. Cumque illa anima sequeretur eum, uidit -hanc multitudinem, quam intus antea uiderat, expansis in celum manibus -deuotissime deprecantem deum atque dicentem ‘Domine deus, sicut uis -et scis, miserere serui tui!’ Et respiciens uidit ipsum regem in -igne usque ad umbilicum et ab umbilico sursum cilicio indutum. Ait -autem anima ad angelum ‘Quam diu ista anima hoc pacietur?’ Et angelus -‘Cottidie per trium horarum patitur spacium et per spacia XX et unius -requiescit horarum’. ‘Domine (inquit anima) quare hijs et non alijs -dignus iudicatur supplicijs?’ Angelus respondit ‘Ideo ignem patitur -usque ad umbilicum quia legittimi coniugij maculauit sacramentum; et -ab umbilico sursum patitur cilicium quia iussit interficere comitem -iuxta sanctum Patricium et preuaricatus est iusiurandum. Exceptis -hijs duobus cuncta eius crimina sunt remissa quo ad culpam et penam’. -_Visio Tnugdali_, ed. Schade, Halle, 1869, pp. 17-8. Il luogo, dove -Tundalo trova l'anima del re Comarco, è, a dir vero, una specie di -luogo intermedio fra il Purgatorio e il Paradiso, o, se così piace, -un secondo Purgatorio, dove sono molte delizie, e dove _habitant boni -non valde, qui de inferni cruciatibus erepti nondum merentur sanctorum -consorcio coniungi_. Ricorderò che un luogo di consimile natura ammise -pure il BELLARMINO, _De Purgatorio_, l. II, c. 7. - -[528] BARZABAN-MÉON, _Fabliaux et contes_, Parigi, 1808, vol. III, p. -128. - -[529] Vedi ancora la citata edizione della _Visio Tnugdali_ a p. 24. - -[530] Vedi intorno ad essa G. PARIS, _La légende de Trajan_, nel fasc. -XXXV della _Bibliothèque de l'École des hautes études_, 1878, pp. -261-98, e il mio libro _Roma nella memoria e nelle immaginazioni del -medio evo_, Torino 1882-8, vol. II, pp. 1 sgg. - -[531] _De origine animae_, I, 10. - -[532] SAN PIER DAMIANO, _Vita S. Odilonis, Opera_, ediz. cit., t. II, -p. 183. - -[533] _Op. cit._, dist. XII, c. 23: vedi anche dist. I, c. 32. - -[534] _Roma nella mem. e nelle immag. del m. e._, vol. II, pp. 41-2 _n_. - -[535] DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième -siècle_, Parigi, 1843, p. 213. - -[536] BARBAZAN-MÉON, _Op. cit._, vol. III, p. 282. - -[537] SAN TOMMASO chiama la opinione contraria _opinio praesumptuosa, -utpote sanctorum dictis contraria, et vana, nulla auctoritate fulta et -nihilominus irrationalis. Summa theol., Suppl._, q. 71, a. 5. - -[538] _In quadragesima, sermones in psalmum_ XC, _sermo_ VIII. - -[539] _Inf._, V, 72, 140-1; VI, 58-9; VII, 36. - -[540] _Inf._, XX, 19-30. - -[541] _Inf._, IV, 7-21. - -[542] _Inf._, V, 31, 44-5, 96. - -[543] _Inf._, VI, 7-9, 20-1. - -[544] _Inf._, XXII, 22-4. - -[545] _Inf._, IX, 97-9. - -[546] _Inf._, VI, 103-11. - -[547] OZANAM, _Dante et la philosophie catholique au treizième siècle_, -Parigi, 1845, p. 345; D'ANCONA, _Op. cit._, p. 45. Gli è cosa degna -di nota che nella versione siriaca dell'_apocalypsis_ greca è menzione -di dannati i quali non furono propriamente nè giusti, nè peccatori, ma -consumarono la vita in neghittosa spensieratezza, simili molto alla - - setta de' cattivi - A Dio spiacenti ed a' nemici sui. - -Ci son buone ragioni per credere che questa particolarità fosse già -nel testo greco, e non è fuor del possibile che essa passasse in alcuna -versione latina, ora perduta, ma conosciuta da Dante - - - - -LA CREDENZA NELLA FATALITÀ - - - - -LA CREDENZA NELLA FATALITÀ - - -I. - -Nel dogma cristiano la dottrina del fato, quale già l'ebbero gli -antichi, del fato esistente in sè e per sè, come separata e suprema -potenza, non può trovar luogo: essa ripugna troppo al concetto del Dio -uno e massimo che campeggia nei libri sacri dell'Antico e del Nuovo -Testamento, e in cui è fondata la fede. Le opinioni e le sentenze -dei Padri e dei Dottori della Chiesa in proposito, così dei più come -dei meno antichi, sono concordi ed esplicite; e san Tommaso che le -accoglie, le condensa e le epiloga, mostra come il fato, il caso e la -fortuna si risolvano da ultimo nella potestà, volontà e provvidenza -di Dio, e come la stessa necessità delle cose materiali, essendo -conseguenza della natura e dell'ordinamento loro, sia perciò un effetto -mediato dell'unica potestà divina, creatrice e ordinatrice del tutto. -Dante descrive la fortuna come una ministra di Dio, intesa a permutare -_li ben vani_ - - Di gente in gente e d'uno in altro sangue - Oltre la difension de' senni umani[548]. - -Il Petrarca, seguendo la opinione di san Girolamo e di sant'Agostino, -dice il fato e la fortuna essere nomi senza significazione[549]. - -All'influsso degli astri generalmente si crede nel medio evo; ma -non senza molte riserve. San Tommaso ammette l'azione loro sulla -vegetazione, sull'atmosfera, sui corpi in genere, non esclusi gli -umani; ma nega che possano operare sull'intelletto e la volontà, salvo -che indirettamente, e togliere o scemare la libertà dell'arbitrio. -Anche gli astri, del resto, sono organi e strumenti della provvidenza. - -La volontà divina è dunque, secondo il canone cristiano, il principio -vivo, eterno ed immutabile d'onde fluiscono le forze tutte, non -solo che producono ed instaurano, ma ancora che reggono il mondo. -Essa è la necessità suprema ed invincibile, così per rispetto alla -natura, come per rispetto agli uomini, i quali possono bene, essendo -provveduti d'intelletto e di libertà, agitarsi entro il circolo che -quella volontà stringe loro d'attorno; ma non lo possono per nessun -modo spezzare, e non ne possono uscire. L'arbitrio umano sarà libero, -come sotto l'impero del fato antico; ma gli eventi saran necessarii, -e molte volte saranno necessarie le azioni. Di qui quella terribile -quanto logica dottrina della predestinazione, secondo la quale la -eterna salute e la eterna dannazione dipendono, non già dagli atti -umani e dall'umano volere, ma dal volere divino e dalla divina -grazia; dottrina che escogitata prima da sant'Agostino, esplicata e -compiuta più tardi da Isidoro di Siviglia (m. 636) e da Godescalco -(m. 867), avversata sempre dalla Chiesa greca, fu tratta alle ultime -e inevitabili sue conseguenze, asseverata in tutto il suo rigore, da -Zuinglio e da Calvino. Un rozzo dramma religioso, composto in Italia -in sul principiare del secolo XV, se non forse anche prima, prende -argomento da quella dottrina e, in pari tempo, la nega[550]. Un giovine -lascia il padre, la madre, e il buono stato in cui era cresciuto, per -consacrarsi al servizio di Dio, e attendere, lungi dagli allettamenti -e dagl'inganni del mondo, alla salute dell'anima. Un vecchio eremita, -che l'ha accolto nella sua cella, e l'ha fatto compagno dell'austera -sua vita, vedendolo tutto infervorato nel bene, e dedito alle sante -pratiche di devozione, assai se ne loda, e chiede a Dio che gli riveli -in grazia qual posto è serbato al giovine fra i beati in Paradiso. -Un'amara delusione lo aspetta. L'angelo del Signore gli annunzia che, -non il Paradiso, ma l'Inferno sarà dato in premio a tanta virtù; - - E tu che vai cercando il destinato, - Sappi che il servo tuo sarà dannato. - -Ecco la dottrina della predestinazione affermata in tutta la sua -crudezza. L'eremita molto si accora della terribile sentenza, e biasima -la presunzione propria con argomenti tolti di peso ai campioni di -quella dottrina: - - O uomo istolto, che vai tu cercando - Quello che a te non appartien sapere? - Pensi tu, sempre qui bene operando, - Di dover l'alta grazia possedere? - Non sai tu che tu hai di lassù bando - Per non saperti nel ben mantenere? - E questo vuol la tua ribellïone, - Che stii qui sempre in gran confusïone. - Se in Dio non esser giustizia dirai, - Dappoi che vuol chiunque ben fa dannare, - Così per contro arguir tu potrai - Che voglia quei che mal fanno salvare; - E se per lui esser giusto vorrai, - La cagion perchè il fa vorrai cercare, - E sarai fatto come chi non vede; - Perchè dov'è ragion manca la fede. - -Egli non sa tacere al giovine ciò che gli fu rivelato; ma questi non si -smarrisce, non dispera; anzi, pieno di mansuetudine e di rassegnazione, -risolve di servir Dio con più amore e più fervore di prima, quale che -sia il decreto divino a suo riguardo, poichè egli non può volere se non -ciò che Dio vuole. Il demonio tenta invano distorlo da tale proposito -e ricondurlo nel mondo; e il vecchio eremita, dopo aver pregato -lungamente, apprende dall'angelo che il discepolo sarà salvo. Udita la -buona novella, il giovine esclama: - - Padre, ben che l'umana intelligenza, - Gravata dal peccato, intenda poco, - Nondimeno io non ebbi mai temenza, - Facendo ben, d'esser dannato al foco[551]. - -Ecco la dottrina della predestinazione risolutamente negata. - -Aveva ragione Fausto, vescovo di Riez, nella seconda metà del secolo -V, quando affermava che con quella dottrina si tornava per altra via al -fatalismo antico. La Chiesa cattolica sentì la gravità del rimprovero, -e ricusò da ultimo il dogma pericoloso e spietato, piegando, senza -addarsene quasi, verso l'opposta dottrina del grande avversario di -sant'Agostino, Pelagio, che da più di un sinodo era stato condannato -per eretico. Ma il concetto della fatalità, cacciato da una banda, -irrompeva da un'altra, e in altro modo soggiogava gli spiriti. Il -popolo, che poco intende e meno si cura delle sottili dispute e delle -più sottili distinzioni dei teologi e dei filosofi, non lasciò mai -di aver fede in una o più potenze, occulte e irresistibili, distinte -e separate dal volere divino, e variamente designate, secondo i -casi, coi nomi di destino, di fortuna, o d'influsso astrologico. Di -tale credenza, a cui non rimasero estranei i dotti, sono vestigia -e documenti lungo tutto il medio evo. Nel libro I del suo poema -_De diversitate fortunae et philosophiae consolatione_, Arrigo da -Settimello (XII secolo) esclama: «A cui mi debbo io dolere della -fortuna? non so:» e nel secondo libro chiama quella sua nemica, -perfida, stolta, lingua dolosa, meretrice, che si vanta dea e signora -del tutto. Un vescovo di molta riputazione, Ildeberto di Lavardin (m. -1133), si lagna assai della fortuna in un carme _De exilio suo_, e in -certa breve poesia, che appunto s'intitola _De infidelitate fortunae -et amoris mundi_. Più tardi il medico fiorentino Tommaso del Garbo, e -il poeta aretino Braccio Bracci, chiedevano al Petrarca che fosse la -fortuna; e rispondendo al primo, il Petrarca si doleva dei _moltissimi_ -che a quei tempi credevano in lei, e come dea la ponevano in cielo, e -il favore di lei mettevano sopra, non pure alla virtù, ma allo stesso -ajuto divino, e volevano piuttosto essere amici suoi che di Dio. E -questa fortuna si vede assai volte figurata in libri del medio evo, -quando d'una e quando d'altra maniera, ma più spesso in forma di una -ruota simbolica, che mossa da virtù fatale, girando senza posa, muta e -rimuta con eterna vicenda, irresistibilmente, le sorti di quaggiù: - - Est rota fortunae variabilis ut rota lunae: - Crescit, decrescit, in eodem sistere nescit[552]. - -E ciò che della fortuna, s'ha pure a dir del destino. Dante, ora fa -del volere divino e del fato una sola e medesima cosa, ora sembra che, -almeno fantasticamente, li distingua, e distingua pure il fato dalla -fortuna. - - Alto fato di Dio sarebbe rotto - Se Lete si passasse e tal vivanda - Fosse gustata senza alcuno scotto, - -dice Beatrice là nel Paradiso terrestre[553]. Ma prima di lei Virgilio -aveva detto, distinguendo l'uno dall'altro: - - Senza voler divino e fato destro[554]. - -Vedendoselo capitare innanzi, laggiù in Inferno, Brunetto Latini chiede -a Dante: - - qual fortuna o destino - Anzi l'ultimo dì quaggiù ti mena?[555] - -E lo stesso Dante che percuote col piè nel viso Bocca degli Abati, non -sa - - Se voler fu, o destino, o fortuna[556]. - -Ai grandi d'Italia il Petrarca gridava: - - Qual colpa, qual giudicio, o qual destino - Fastidire il vicino - Povero; e le fortune afflitte e sparte - Perseguire? - -Agl'influssi degli astri si dava assai più forza che i teologi non -volessero. Essi reggevano la vita di ciascun uomo, la prestabilivano -immutabilmente, e ne svelavano il corso sin dalla nascita. Nei lirici -nostri delle origini sono frequenti gli accenni all'irresistibile -potere degli astri, e per bocca di Marco Lombardo Dante biasima la -opinion comune che al loro influsso appunto assoggettava tutte le cose -di quaggiù: - - Voi, che vivete, ogni cagion recate - Pur suso al cielo, sì come se tutto - Movesse seco di necessitate[557]. - -Ma Cino da Pistoja prega Cecco d'Ascoli di scrutare nei cieli quali -stelle sieno a lui, Cino, favorevoli, e quali contrarie, soggiungendo: - - E so da tal giudizio non s'appella. - -E Cecco d'Ascoli, il quale mostra, come più tardi fa pure Gerolamo -Cardano, che la vita dello stesso Cristo fu soggetta al corso degli -astri, è, per questo e per altro, accusato di eresia, condannato, -bruciato vivo[558]. Il Petrarca, pur così avverso a tali credenze, dice -in un verso: - - Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce. - -Gli è un fatto che quelle credenze erano radicate nello spirito dei -più e porgevano argomento a leggende e a novelle diffuse tra i volghi. -Un poeta spagnuolo del secolo XIV, Giovanni Ruiz, più conosciuto -sotto il nome di Arciprete d'Hita, dice che nessuno può sfuggire alla -propria sorte, e narra a tale proposito un esempio che vive ancora -nelle letterature popolari dei giorni nostri. Cinque astrologi, tratto -l'oroscopo al figliuolo pur allora nato di un re moro, predissero -ch'egli morrebbe lapidato, bruciato, precipitato, impiccato, affogato. -Il re, dubitando di qualche ciurmeria, fece trattenere e custodire -gli astrologi, per vedere che cosa seguisse di quella strana e, -in apparenza, contraddittoria lor profezia. Passati più anni, il -figliuolo, divenuto adolescente, chiede un giorno al padre e ottiene -il permesso di andare a caccia. Si scatena una furiosa tempesta, e il -giovinetto è, insieme co' suoi, lapidato da una orribil grandine. In -quell'ora istessa, passando egli un ponte, lo investe la folgore: il -ponte si squarcia sotto a' suoi piedi; egli precipita, rimane appeso -per le vesti ad un albero, ma si sommerge con parte del corpo nel -fiume. Così muore lapidato, bruciato, precipitato, impiccato, affogato, -secondo dagli astrologi era stato predetto[559]. - -Durante tutto il medio evo si credette pure ai giorni perigliosi, -che in numero variabile (sino a quarantaquattro, se non più) veggonsi -registrati nei calendarii. Chi in uno di quei giorni infermava, non -guariva più; chi si poneva in viaggio, più non tornava; chi toglieva -moglie aveva l'inferno in casa. Qualunque cosa si cominciasse a fare -in quei giorni non se ne poteva sperare buon fine. Ancora oggi dice il -popolo: - - Di Venere nè di Marte - Non si sposa e non si parte. - -C'erano necessità che sfidavano la stessa potenza di Dio. Fra Filippo -da Siena (XIV secolo) narra la storia di uno sceleratissimo soldato, -che venuto a morte, disse al confessore, il quale lo esortava a -pentirsi e a sperar perdono: «Io ho tanti nemici nell'altra vita, -che mi saranno contrarii, che se Dio mi volesse perdonare quasi non -potrebbe»[560]. - - -II. - -Tali immaginazioni e credenze appajono, nel medio evo, incarnate in -numerosi racconti, de' quali alcuno ripete un tema pagano antico, altri -sono certamente venuti dall'Oriente, altri sono, secondochè si può -ragionevolmente congetturare, nati qua e colà, fra le genti cristiane, -senza che sia possibile dire nè come nè quando. - -Il tema più usuale e più diffuso di racconto è quello di una sequela -di casi, meravigliosi e terribili, pronunziati di lunga mano, i quali -si effettuano a dispetto di quanti provvedimenti furono presi in -contrario; anzi, molte volte, in grazia di quei provvedimenti medesimi. -Nasce un bambino, o una bambina: gli astrologi, o gl'indovini, o -alcun'altra persona, umana o soprannaturale, a cui sia data facoltà -di leggere nel futuro, predicono che l'essere novamente nato morrà di -mala morte, in tale o tal modo; o soggiacerà a gravi sciagure; o di -gravi sciagure sarà cagione altrui. I genitori, o altre persone cui -ciò importi, chiudono e custodiscono il fanciullo, o la fanciulla, in -un palazzo, in un castello, in un fondo di torre, o li abbandonano in -luogo deserto, o li gettano in mare, o in altro modo procacciano, senza -venirne a capo, la morte loro. Dopo alcuni anni, tutto quanto era stato -preveduto e annunziato, subitamente e irresistibilmente si compie. - -Il più antico racconto di tal fatta che si conosca è la storia del -Principe predestinato, scritta in Egitto ai tempi della XXª, se non -pure della XVIIIª dinastia, ma narrata forse fra quel popolo assai -prima che scritta: dopo di essa si può ricordare la storia di Ati, -figliuolo di Creso, riferita da Erodoto. Nel medio evo corsero fra le -genti cristiane numerosi racconti inspirati da quel tema, alcuni dei -quali mi pajono meritare uno speciale ricordo. - -Anzi tutto è da avvertire che il mito di Edipo, il quale è, fra i -miti dell'antichità pervenuti sino a noi, quello che più fortemente -esprime il concetto del fato, non solo fu cognito al medio evo, ma -fu, da scrittori di quella età, ripetuto, e preso a soggetto di nuove -composizioni. Abbiamo di un ignoto poeta, vissuto non più tardi del -XII secolo, una lamentazione latina di Edipo sui corpi de' suoi due -figliuoli. Edipo dice, tra l'altro, che tutta la sequela dei luttuosi -avvenimenti, sino al fratricidio, era stata preordinata dal fato: - - Ab antiqua rerum congerie - cum pugnarent rudes materiae - fuit moles hujus miseriae - ordinata fatorum serie[561]. - -In quello stesso secolo XII, un poeta francese, che non si sa con -certezza chi fosse, introduceva il mito classico in un poema che ha il -proprio argomento, e quasi anche il titolo della Tebaide di Stazio, il -_Roman de Thèbes_[562], poema che fu, assai probabilmente, tradotto o -rifatto in Italia[563]. - -Ma queste sono reminiscenze e ripetizioni di carattere puramente -letterario, le quali non provano punto che la credenza nel fato -durasse ancor viva tra le genti cristiane. Molti miti, e moltissime -storie dell'antichità classica furon tolti nel medio evo a soggetto -di nuove composizioni, sia a fine di sola esercitazione scolastica, -sia per imbandir nuovo pascolo a menti avide di meraviglie. Ed era, -in certi casi, non pur naturale, ma necessario, che chi si faceva a -ripetere quei miti e quelle storie, lasciasse parlare in essi dottrine -e credenze, che se non quadravano con le sue proprie, erano pur quelle -che avevano governato i suoi eroi; come in altri casi era pur naturale, -fatta ragion dei tempi e della coltura, che il ripetitore mutasse le -parti, e facesse pensare, parlare e operare come cristiani i personaggi -mitici o storici di Grecia e di Roma. Difficilmente avrebbe potuto -un poeta letterato del medio evo rinarrare la storia d'Edipo senza -lasciarvi al fato l'officio che v'ebbe in antico; e perciò quelle -ripetizioni erudite nulla provano, come ho detto, in favore di una -vera e propria credenza: ma quando noi vediamo quel mito riapparire in -racconti affatto popolari per indole e per fattura, i quali non dànno -segno d'esser passati mai per nessuna trafila letteraria; o quando -vediamo il tema, e come lo spirito di esso, trasportati ad un racconto -di origine bensì letteraria, ma affatto cristiano pel soggetto e per -gl'intendimenti, noi non possiam più venire nella medesima conclusione -negativa, noi abbiamo la prova che una certa credenza nel fato vive, -per quanto alterata o contraddetta da altre credenze, nell'intimo della -coscienza cristiana. Lascio in disparte i racconti popolari che qui -potrebbero essere ricordati, e metto innanzi il racconto di origine -letteraria, racconto che com'ebbe giustamente a osservare il D'Ancona, -non diventò mai veramente popolare, sebbene abbia avuto diffusione -grandissima, e nel quale tutti quasi i critici ebbero a riconoscere il -mito di Edipo trasformato, appropriato ad altre persone, trasportato in -altro ambiente morale. Questo racconto è la leggenda di Giuda[564]. - -Il medio evo fantasticò molto intorno all'apostolo traditore, alla sua -fine scelerata, agli atroci castighi inflittigli dalla divina giustizia -nell'ultimo fondo d'inferno, o in altri luoghi di pena, sulla faccia -stessa della terra, perchè potesse essere ai vivi di ammonimento e di -terrore. Per una inclinazion naturale, e di cui non poteva rendersi -conto pienamente, la coscienza cristiana era tratta ad aggravare -sempre più la malvagità di quanti, in uno od in altro modo, avevano -procacciato la morte di Cristo e preso parte, con animo di nemico, alla -sua passione, ed in ispecie la malvagità di colui che l'aveva tradito -e venduto. La leggenda compie l'usato suo lavoro di concatenazione e -di accumulazione così pel bene come pel male; fa magnanimi e forti gli -eroi sin dall'infanzia, fa tristi e vili i malvagi sin dalla culla; -cerca, con avvedimento degno di un più maturo sapere, negli antenati, -nella fortuna delle cognazioni, la causa delle virtù e delle colpe -dei nipoti, e non si cheta finchè non abbia creato figure compiute e -perfette, e interi lignaggi di scelerati e di eroi. Così fece di Giuda, -collegando al misfatto finale tutta una sequela di misfatti e di colpe, -ch'entran gli uni negli altri come gli anelli di una lunga catena; -sequela che si inizia prima ancora che il maledetto sia nato. - -Quando e dove e per opera di chi questa leggenda sia sorta, non si sa. -Verso la fine del secolo XIII la narrò Giacomo da Voragine, traendola -da una storia certamente latina, ch'egli stesso dice apocrifa, ma della -quale non si hanno altre notizie[565]. Un uomo di Gerusalemme, chiamato -Ruben o Simone, aveva per moglie una donna: chiamata Ciborea. Costei -sognò una notte di mettere al mondo un figliuolo che sarebbe cagione -della ruina di tutto il suo popolo, e narrò il sogno al marito. Passato -certo tempo, partorì un bambino, e ricordando il sogno, consenziente -il marito, lo mise in una cesta e lo buttò in mare. Le onde portarono -la cesta a un'isola detta Scariot, dov'era una regina, che non avendo -figliuoli, fece allevare il bambino segretamente, si finse gravida, -e diede a intendere al marito e a tutto il popolo che il trono aveva -finalmente un erede. Grande fu la letizia nel regno. Il fanciullo ebbe -nome Giuda Scariote, e il re lo fece nutrire ed educare magnificamente; -ma non andò molto che la regina ingravidò davvero, e diede alla luce -un figliuolo. I due fanciulli crescono insieme, e Giuda comincia a far -palese la malvagia sua indole maltrattando il presunto fratello. La -regina parteggia naturalmente pel figliuolo vero contro il supposto. Si -scopre il fatto della supposizione: Giuda, pien d'ira e di vergogna, -uccide di nascosto il rivale, poi temendo il castigo, fugge, ripara -in Gerusalemme, ed è accolto da Pilato che lo fa suo maggiordomo. -Accanto al palazzo di Pilato era l'orto di Ruben, padre di Giuda; -nè questi sapeva di cui fosse figliuolo, nè quegli immaginava che il -bambino commesso un dì alle onde fosse scampato dalla morte. Standosi -un giorno Pilato alla finestra, vede nell'orto del vicino alcuni frutti -bellissimi, ed è preso da un irresistibile desiderio d'averne. Giuda, -per fargli cosa grata, va e comincia a coglierne. Sopravviene Ruben; -nasce una contesa, e alle parole tenendo dietro le busse, Giuda, con -una sassata fra capo e collo, uccide il padre. Pilato dà in premio -all'amico suo tutto l'avere di Ruben, e per giunta gli fa sposare -Ciborea. Non passa gran tempo e i due sposi si riconoscono. Ciborea -induce il figliuolo e marito ad andare a trovar Cristo, e chiedere -a lui il perdono de' suoi misfatti. Cristo accoglie Giuda fra suoi -discepoli, poi fra gli apostoli: il resto è noto. - -Che l'intenzione dell'autore della favola sia stata quella di rendere -vie più malvagio e di mettere in sempre più mala vista l'apostolo -traditore, è chiaro; ma si deve pur riconoscere, da altra banda, -che egli non raggiunge troppo bene lo scopo, e che la favola da lui -narrata, assai più che alla malvagità di Giuda, fa pensare all'occulto -destino da cui questo è tratto a compier misfatti ch'egli propriamente -non volle, e la cui mostruosità non conosce se non dopo averli -compiuti. Il parricidio e l'incesto non sono propriamente delitti -suoi, ma del destino, del _fatum invictum_, che ciò che vuole opera, -e così saranno gli altri delitti che lo sciagurato commetterà, e che -avranno per ultima, inevitabile conseguenza la ruina e la dispersione -del popolo d'Israele, annunziata dal sogno fatidico. Un certo concetto -e spirito di fatalità appajono del resto in un'altra leggenda, che -anch'essa si lega al nome di Giuda, la leggenda dei trenta denari, -prezzo del tradimento, narrata da parecchi nel medio evo, e, fra gli -altri, da Gotofredo da Viterbo, che certamente, per altro, non fu -il primo a narrarla[566]. I trenta denari furono coniati da Nino, re -degli Assiri, con la propria effigie, e, diranno alcuni, con l'oro che -Adamo portò seco, uscendo dal Paradiso terrestre[567]. Abramo li portò -con sè nella Terra di Canaan, e con essi fu comperato dagli Ismaeliti -Giuseppe, il figliuol di Giacobbe. Passarono dopo per molte mani; -furono nei tesori di Faraone, di Salomone, di Nabuccodonosorre, sempre -insieme raccolti. I magi ne fecero offerta al bambino Gesù. Da ultimo, -per ordine dello stesso Gesù, furono donati al tesoro del Tempio di -Gerusalemme, d'onde passarono nelle mani di Giuda, e poi in quelle dei -militi che furono posti a guardia del sepolcro. In un poema tedesco del -XII secolo si dice che la Vergine Maria mandò dal cielo trenta monete -al re Orendel, perchè potesse comperar con quelle la veste di Cristo, e -il poeta avverte espressamente che per altrettante fu venduto Cristo da -Giuda[568]. Ecco dei denari predestinati, com'è predestinato il legno -della croce nella leggenda famosa di questo nome. - - -III. - -Più strano parrà vedere il fato introdursi nelle storie dei santi, ed -esser causa precipua dei casi che vi si narrano. Non altrimenti segue -nella storia di quel San Giuliano, che, sotto nome di Ospedaliere, ebbe -culto celebre nel medio evo, e fu il natural protettore dei viandanti e -di quanti abbisognavano d'albergo e di ristoro. La sua leggenda, che fu -diffusissima per l'Europa, diede argomento, tra l'altro, a una gustosa -e nota novella del Boccaccio e a un dramma di Lope de Vega[569]. -Vincenzo Bellovacense e Giacomo da Voragine la narrano press'a poco -allo stesso modo[570]. - -Giuliano, di nobile famiglia, inseguiva un giorno, essendo giovine, un -cervo alla caccia. A un tratto il cervo si volta, e facendo intendere -umano linguaggio, gli dice: Osi tu d'inseguirmi, tu che ucciderai tuo -padre e tua madre? Inorridito di tale annunzio, il giovine diserta la -casa, abbandona la patria, e fugge in remoto paese, ove diportandosi -assai valorosamente in guerra ed in pace, entra in grazia del principe, -che lo fa cavaliere, e gli dà in moglie una vedova nobile e in dote un -castello. Intanto i genitori di Giuliano, non si potendo dar pace della -perdita del figliuolo, andavano pellegrinando, chiedendo di lui in ogni -luogo, e tanto andarono che giunsero a quello stesso castello ov'egli -faceva con la moglie dimora. Quel giorno appunto Giuliano s'era per -poco assentato. La donna, riconosciuti, discorrendo, i genitori di suo -marito, li accoglie benevolmente, e li fa coricare entrambi nel letto -conjugale, adagiandosi ella in altro letto. Ecco la mattina seguente -torna Giuliano, mentre la moglie sua er'ita in chiesa, ed entrato in -camera, veduti i due addormentati, crede senz'altro sieno la moglie -infedele e lo adultero, e tratta in silenzio la spada, li uccide. -Conosciuto indi a poco l'errore, disperato e piangente, risolve di -espiare con asprissima penitenza l'involontario delitto, e subito vi si -accinge, insieme con la moglie, che non vuole abbandonarlo. Trascorsi -molti anni, dopo un miracolo che assicura Giuliano dell'ottenuto -perdono, muojono entrambi in grazia di Dio[571]. - -Come nella leggenda di Giuda, il destino, in questo racconto, non è -nominato, ma è presupposto e sottinteso: esso è dietro gli avvenimenti -che, senza altrui volere, si compiono; è la forza primordiale, -ineluttabile, occulta, che li preordina e li promuove, incalzando. -Giuliano non è, come Giuda, un malvagio. All'annunzio dell'orrenda -sciagura che minaccia lui, e per lui i suoi genitori, egli fugge, egli -pone di mezzo, tra' suoi genitori e sè, i monti ed i mari, studiandosi -di opporre, in qualche modo, alle insidie del fato i ripari della -natura. E che qui del fato propriamente si tratti, e non di altra -potenza, si può conoscere con poco studio. Se cagion prima degli -avvenimenti fosse il demonio, la leggenda ascetica non lascerebbe -di farne cenno; e poi, al cristiano, armi contro il demonio non -mancano. Nemmeno si può dire che gli avvenimenti qui sieno opera della -provvidenza divina. Molte volte, gli è vero, la provvidenza divina, -secondo il concetto che se ne forma il credente del medio evo, opera il -male, o sembra operare il male; ma sempre per impedire mali maggiori, -per conseguire un fine buono. Questo concetto è in più particolar modo -significato nella leggenda celebre dell'angelo e dell'eremita, della -quale non è qui luogo a discorrere[572]. Ma nella leggenda di Giuliano -non si vede a qual fine buono serva il doppio parricidio; perchè se -si dice che esso serve a far di Giuliano, mediante la penitenza, un -santo, il mezzo ci sembra troppo sproporzionato al fine, e privo di -ogni ragionevole relazione con esso. In fatti, Giuliano è buono sin -da principio, e non s'intende che bisogno ci sia di trarlo con sì -violento modo all'ascetismo, e sopratutto poi non s'intende che bisogno -ci sia di farlo avvertito del parricidio ch'egli dovrà mal suo grado -commettere. Così non si comporta la divina provvidenza; ma così si -comporta per lo appunto il fato. Lo stesso Giuliano sente e mostra di -sentire che il terribile decreto viene, non già da Dio, ma da un'altra -potestà. Dio si lascia piegare e muta i suoi decreti: egli non è sordo -alla preghiera, alla voce di chi implora perdono, o soccorso; - - _Regnum coelorum_ vïolenza pate - Da caldo amore e da viva speranza, - Che vince la divina volontate, - -dice Dante[573]. Ma il fato non si piega e non si muta. Giuliano, udito -il formidabile annunzio, non ricorre a Dio, non prega, non si umilia; -ma fugge, tratto dall'unica e, starei per dire, istintiva speranza di -nascondersi, di far perdere al destino la traccia di sè, di fargli -scambiar la via, come usa la belva inseguita dai cani. Ma nemmeno -questo avvedimento gli riesce; anzi in grazia di esso la predizione -si compie: truce ironia, che fa più oltraggioso l'evento, mesce alla -tragedia lo scherno. - -Molto simile alla leggenda di san Giuliano è la leggenda di sant'Ursio, -venerato più particolarmente nella diocesi di Vicenza; nè so quale -delle due possa aver servito di modello all'altra, se pur non nacquero -entrambe spontaneamente. Ursio, nato in Francia di nobili genitori, -era ancora lattante, quando un pellegrino annunziò alla madre che il -figliuol di lei sarebbe un dì parricida. Passano gli anni, e Ursio -cresce in corte dell'imperatore, valente della persona, esperto -nell'armi. Dalla madre, che non può guardarlo senza piangere, viene -a conoscere il terribile vaticinio, ed egli, senza frappor dimora, -lascia la patria e se ne va con un suo compagno in Dalmazia. Quivi -uccide molti pagani, converte il re loro alla fede di Cristo, ne -sposa la figliuola, e sale poi, morto il suocero, sul trono. Il -padre del giovine, avuta notizia di questi casi, muove per venirlo a -trovare, e càpita al reale palazzo giusto in tempo che il figliuolo -era ito a cacciare. Si fa ciò nondimeno riconoscere dalla nuora, la -quale lo accoglie in quel medesimo letto in cui ella riposa con un -suo fanciulletto. Il demonio, sotto sembianza di un cameriere, fa -credere a Ursio che la moglie gli manchi di fede. Ursio accorre, e, -ingannato dalle apparenze, uccide il padre, la moglie, il figliuolo. -Segue la scoperta della verità, l'orrore del misfatto commesso, la -penitenza[574]. - -In altri racconti non solo il destino non è nominato, ma non è nemmen -fatto cenno di casi preordinati che si debbano compiere: e pure si -sente che quei casi seguono, nella mente di chi li narra, per una forza -irresistibile, che non è la divina provvidenza, non è, il più delle -volte, il demonio, e tanto meno poi la umana volontà. Anch'essi sono, e -ciò va notato, leggende di santi. - -Cominciamo da quella di sant'Albano[575]. Un possente imperatore del -Settentrione ama di amore incestuoso la propria figliuola, e la rende -madre di un bambino, ch'egli vorrebbe tor di mezzo facendolo uccidere, -ma che, per intercessione della madre, è mandato in Ungheria e quivi -esposto sulla pubblica strada. Un pallio prezioso, una borsa con -entro un anello e non poche monete d'oro, dànno indizio della origine -illustre del bambino, che, raccolto, è portato al re. Questi, non -avendo figliuoli, lo riceve assai lietamente, come un beneficio del -cielo, e accordatosi con la moglie, questa simula gravidanza e parto, -di maniera che da tutto il popolo si crede il bambino sia veramente -figliuolo de' suoi principi. Albano cresce di bellissimo aspetto, -di grande prestanza, di ottimi costumi, tanto che ne va la fama -all'imperatore, il quale, desiderando di lasciare l'antico peccato, e -nulla sospettando di un nuovo, pensa dargli la figliuola in isposa. -Si fanno le nozze pompose e solenni; madre e figlio son moglie e -marito e s'amano con gran tenerezza. Inferma intanto il re d'Ungheria, -e prima di morire svela ad Albano il segreto del suo ritrovamento, -e gli consegna il pallio e la borsa. Poco dopo, la donna, e Albano -stesso, poi l'imperatore, vengono a cognizione del resto. Lacerati dai -rimorsi, desiderosi di cancellare con penitenza adeguata i volontarii -e gl'involontarii peccati, ricorrono per consiglio a un vescovo, il -quale li manda a un santo eremita. Questi impone loro di andare esuli -per sett'anni, e per sett'anni essi vanno pellegrinando, ciascuno per -conto suo, con molto travaglio e fra molti pericoli, e ciascun anno -se ne tornano al santo eremita per avere da lui consiglio e conforto. -Passato il termine prescritto, fatti mondi oramai d'ogni colpa, si -ritrovano insieme, e insieme s'avviano alla dimora dell'eremita. -Ma, andando, smarriscono la via e sono soprappresi dalla notte in -un bosco. Il giovine, in mal punto, compone pei genitori un letto di -foglie, e va a dormir sopra un albero. Ma il demonio risveglia nel cuor -dell'imperatore e della donna l'antico ardore scelerato; essi ricadono -in colpa, e il giovine, ch'è di ciò testimone, vinto dallo sdegno, -entrambi li uccide. Comincia allora per lui una seconda penitenza, che -dura altri sett'anni, in capo dei quali, avendo rinunziato al regno, -e accingendosi a condur nella solitudine il resto de' suoi giorni, è -assalito da ladroni ed ucciso. I miracoli che seguono fanno prova della -sua santità[576]. - -Più antica, e più famosa della leggenda di sant'Albano è la leggenda di -san Gregorio papa, da cui quella forse deriva. Un conte d'Acquitania -ama per istigazione del diavolo la propria sorella e pecca con lei. -Nasce dal loro peccato un bambino, il quale, per ordine della madre, -è posto entro una barca in mare, insieme con quattro marchi d'oro, un -pallio alessandrino, e alcune tavolette d'avorio ov'è narrata la storia -del suo nascimento. Il padre, che ad espiar la colpa, aveva fermo -d'andarne in pellegrinaggio a Gerusalemme, inferma e muore. Allora -molti baroni si fanno attorno alla donna, rimasta erede di tutto il -dominio, e la sollecitano, perchè scelga uno di loro in isposo; ma ella -ostinatamente ricusa. Di ciò sdegnato, un duca le muove guerra, e il -contrasto dell'armi durerà lunghi anni. Frattanto il bambino è tratto -fuori dall'acque da due pescatori che sono al servizio di un'abbazia, -ed allevato, per ordine dell'abate, da uno di essi. Il fanciullo cresce -degno del suo lignaggio; ma azzuffatosi un giorno con un figliuolo del -pescatore, viene a sapere dalla moglie di costui, sdegnata, la propria -storia. Allora va a trovare l'abate, e gli annunzia la deliberazione -presa d'andar vagando pel mondo, in cerca d'avventure. L'abate si -studia di consolarlo e di dissuaderlo, lasciandogli intendere che -potrà, col tempo, diventare abate a sua volta, ma il giovine si mostra -sordo ad ogni consiglio, dice di voler essere non frate, ma cavaliere, -e ottenute le tavolette di avorio ov'è scritta la storia del suo -nascimento, se ne parte, ripassa il mare, e giunge al paese materno -giusto in punto che l'ultima città, dopo lunga guerra devastatrice, sta -per cadere nelle mani del nemico. Sconosciuto, offre i suoi servigi, -che sono tosto accettati. Combatte, sconfigge gli avversarii, fa -prigione il duca, e in premio della vittoria ottiene la mano della -contessa. Ma già s'avvicina la prevedibil catastrofe. Le tavolette fan -conoscere alla donna chi sia Gregorio, e questi non tarda a conoscere -chi sia colei ch'egli chiama col nome di sposa. Egli impreca al -demonio, cui imputa l'accaduto, e d'accordo con la madre, risolve di -cancellare con asprissima penitenza la colpa. Un pescatore, cui egli -ha fatto noto il suo divisamento, lo conduce in cima a uno scoglio in -mezzo al mare, lo avvince di ceppi, getta la chiave dei ceppi in acqua, -e lo abbandona senza più curarsi di lui. Passano diciasette anni. In -Roma muore il pontefice, e un angelo, messo dal cielo, indica nuovo -pontefice ai Romani il penitente, senza per altro far noto il luogo di -sua penitenza. Muovono ambasciatori in traccia dell'eletto di Dio, e -càpitano alla capanna del pescatore, il quale nel ventre di un grosso -pesce, che dee servir loro di cena, trova la chiave gettata diciasette -anni innanzi nel mare. Gregorio diventa papa, e la madre di lui, che il -tutto ignora, si reca a Roma per confessargli i suoi peccati. Madre e -figlio si riconoscono. Quella entra, per esortazione di questo, in un -chiostro, ed entrambi finiscono santamente la vita[577]. - -A noi ora non importa sapere chi sia stato, nel pensiero del primo -narratore quel Gregorio papa; se Gregorio Magno, o Gregorio V, o -Gregorio VII, o altro meno illustre. Le opinioni sono su di questo -punto discordi, e l'una non ha nella storia più fondamento dell'altra. -Non cercheremo nemmeno se la leggenda di san Gregorio, e quella di -sant'Albano, e alcun'altra simile, abbiano, o non abbiano, col mito -di Edipo, relazione diretta o indiretta, prossima o remota, se ne -sieno in qualche modo una derivazione o un riflesso, perchè anche -intorno a ciò dissentono i critici, e a noi non importa, pel proposito -nostro, confrontarne e discuterne i pareri[578]. Ma bene c'importa -sapere quale sia il concetto che in esse s'accoglie. Secondo il -Comparetti, quel concetto sarebbe che non vi è così grave e mostruoso -peccato che non possa con opportuna penitenza e per i meriti di Cristo -ricomperarsi[579]. Non v'è dubbio che più ragioni favoriscono tale -opinione. La dottrina e il sentimento cristiano conferirono alla -penitenza valor grandissimo, non inferiore a quello che in India -le fu attribuito dagli adoratori di Brama e dai seguaci del Budda. -Albano e Gregorio compiono asprissime penitenze, e diventano santi -e s'acquistano il regno dei cieli. Ciò si può dire anche di Giuliano -e di Ursio. Nei _Gesta Romanorum_, la leggenda di san Giuliano reca -in fronte la seguente intitolazione: _Quod omne peccatum, quamvis -predestinatorie gravissimum, nisi desperationis baratro subjaceat, -sit remissibile_[580]: parole che appunto richiamano l'attenzione -sulla gran virtù della penitenza. Ma non è però men vero che a provare -quella virtù, e a persuadere altrui di farne esperimento, avrebbero -giovato assai meglio storie ed esempii di uomini veramente malvagi, i -quali avessero con acconcia penitenza ottenuto il perdono di peccati -volontariamente commessi. E di tali storie ed esempii v'era dovizia, -nonchè altrove, nei leggendarii dei santi, ov'è memoria di omicidi, di -predoni, di prostitute e di molt'altri malvagi dell'uno e dell'altro -sesso, i quali ravvedutisi in tempo, e fatta debita ammenda dei loro -peccati si riconciliarono con Dio e andarono a gloria eterna. In un -vecchio racconto islandese si narra di un padre e di una figliuola, -che peccarono insieme, e generarono tre figliuoli, i quali, nati -appena, furono uccisi dalla madre. La madre di costei, e moglie del -padre incestuoso, avendo scoperta la tresca, è uccisa dalla figliuola, -che poi uccide anche il padre, quando questi, pentito, le annunzia -di volersi separare da lei e andare in pellegrinaggio in Terra -Santa. Compiuto questo nuovo misfatto, la scelerata femmina toglie -l'oro paterno, e va in altra città, e qui mena vita dissolutissima e -vituperosa. Ma un giorno entra in una chiesa, ove predicava un santo -vescovo, e colta da amarissimo pentimento, e dall'angoscia della -contrizione, muore dopo essersi confessata, ma prima d'avere ottenuta -l'assoluzione. Una voce dal cielo annunzia ch'ella è salva e fatta -compagna di Cristo[581]. - -In questo, e in altri racconti simili, è veramente dimostrata, con -le giustificazioni opportune, la virtù della penitenza, ma non nelle -storie di Gregorio, di Albano, di Ursio e di Giuliano, i quali non -vogliono nessuno dei misfatti che commettono, e perciò non sono -malvagi, ma sciagurati, e non dovrebbero aver bisogno di penitenza, ma -di soccorso. Certo, tra i fatti narrati in esse, non può essere quella -logica consecuzione, e quella giustificazione reciproca che non era -nemmeno fra i pensieri, i sentimenti e le credenze degli autori loro; -ma non è men vero che il concetto il quale sembra se ne sprigioni -con più vigore è il concetto di una forza occulta che trae gli -avvenimenti e le fortune in modo disforme da ogni avvedimento umano, -o, a dirittura, in contrario di ogni umano avvedimento; il concetto -stesso del fato, che nella leggenda di san Gregorio appena si occulta -dietro il supposto di un'azione diabolica. Giuliano, Ursio, Albano, -Gregorio, peccano senza sapere e senza volere, e se non facessero -penitenza sarebbero irremissibilmente dannati. Non è questa fatalità -bella e buona? Essi, come Edipo, purgano in sè la colpa del fato, e la -provvidenza nei casi loro non interviene se non forse per volgere da -ultimo a fine buono la lunga sequela dei mali, o, piuttosto, per trarre -dal male il bene. - - -IV. - -Il fato si mostra in più diversi modi, e talvolta anche più aperto, in -altre leggende, varie di età, di origine, di carattere. - -Gli eruditi sanno che la leggenda dei santi Barlaam e Giosafat, la -quale appare da prima in greco, poi, nel XII secolo, in una versione -latina, d'onde passa in numerose versioni occidentali, mentre altre -versioni se ne moltiplicano in Oriente, altro non è se non la favolosa -storia del Budda, venuta d'India fra genti cristiane, e fatta essa -stessa cristiana. Di così fatte derivazioni ed appropriazioni sono -altri esempii in buon numero, e mercè loro si leggono di santi -cristiani, veri o immaginarii, storie meravigliose, narrate gran -tempo innanzi fra gl'infedeli, nelle più remote contrade dell'Asia. -A tacere di Barlaam, Giosafat non esistette mai, o esistette sotto -tutt'altro nome, chiamandosi prima Siddhârtha, poi il Budda[582]. -Ecco che cosa si narra di lui. Un re dell'India, glorioso e possente, -ha, dopo averlo lungamente desiderato, un figliuolo. Gli astrologi, -consultati, annunziano mirabili cose; ma uno di essi svela che il -principe novamente nato abbandonerà il regno, e le pompe del mondo, e -la religione de' padri suoi per darsi a Cristo e alla vita ascetica. -Profondamente addolorato di tal predizione, il re fa rinchiudere il -figliuolo in un meraviglioso palazzo, dove ha tutto raccolto quanto può -rallegrare i sensi e lo spirito, e dove al fanciullo fanno compagnia -servitori e donzelli, cui fu severamente proibito di lasciarsi sfuggir -parola che alluda, comechessia, alla miseria del mondo, alla brevità -della vita, alla morte inevitabile. Spera il re per tal modo di -poter combattere nel figlio ogni innata inclinazione all'ascetismo -e contrastare al destino; ma torna vana ogni sua cautela. Giosafat -cresce, d'animo naturalmente austero e raccolto, e in breve acquista -cognizione della infermità, della vecchiezza, della morte, di quanto -la provvidenza paterna avrebbe voluto occultargli. Allora subito si -risolve. Istruito da Barlaam nella dottrina di Cristo, rigenerato nel -battesimo, egli rinunzia al regno, agli agi, al mondo, e si ritrae a -vita solitaria, mutando la corona del principe nell'aureola del santo. - -Il tema del parricidio predestinato, che abbiam veduto porgere -argomento a leggende di santi, appare anche in parecchie storie -profane. Secondo un'antica tradizione, riferita la prima volta, verso -la fine del secolo X, nella cronica che va sotto il nome di Nennio, -e ripetuta poi da parecchi, tra gli altri dal poeta normanno Wace -nel XII, Bruto, figliuolo di Silvio e nipote di Enea, Bruto, che -diede il nome alla Brettagna, uccise involontariamente la madre ed -il padre, secondo era stato predetto dagl'indovini[583]. In un poema -latino, attribuito a Ildeberto di Lavardin, già citato, o a Bernardo -di Chartres (XII secolo), si narra di due sposi di Roma, i quali si -struggevano d'aver figliuoli, e a' quali fu predetto che il figliuolo -nato da loro ucciderebbe, per decreto del destino, il padre[584]. -In un racconto olandese d'incerta età si legge di uno sconosciuto -eroe, Seghelino di Gerusalemme, che esposto appena nato, è raccolto e -allevato da un pescatore, compie, giovanissimo ancora, molte mirabili -imprese, sposa la figlia di Costantino Magno, trova insieme con lei la -croce, diventa imperatore, uccide imprudentemente il padre e la madre, -si fa eremita, e, come san Gregorio, finisce papa sotto il nome di -Benedetto I[585]. - -Ma non sempre il _fanciullo fatale_, che campeggia in tutti questi -racconti, uccide entrambi i genitori, o l'uno o l'altro di essi. -Talvolta, conformemente a una predizione fatta, egli acquista alcuna -gran dignità, per modo che i genitori diventano suoi soggetti e gli -si debbono umiliare dinanzi; oppure uccide il padre adottivo, ovvero -anche compie certa azione, o sale a certo grado, a dispetto di tutti -i provvedimenti presi in contrario. Parecchi di tali racconti si -leggono nelle varie redazioni del _Libro dei Sette Savii_, o in altre -così fatte raccolte, venuteci originariamente dall'Oriente[586]. Uno -speciale ricordo merita a questo punto una curiosa favola, che di -Costanzo, padre di Costantino, si legge in un racconto francese del -secolo XIII[587]. Un imperatore di Bizanzio, a nome Muselino, vagando -una notte con alcuni suoi cavalieri per la città, s'imbatte in un -uomo, il quale, pregando ad alta voce, chiede a Dio alternatamente due -grazie, l'una all'altra contraria: la prima che gli faccia sgravare -felicemente la moglie soprappresa dalle doglie del parto; la seconda, -che non permetta a costei di partorire. Stupito, l'imperatore interroga -lo sconosciuto, il quale risponde la contraddittoria preghiera essergli -suggerita dalla scienza di astrologia, che egli appieno intende, -e che gli mostra quali sieno i buoni e i maligni influssi degli -astri, e quale il punto del tempo propizio o infausto al nascere. -Soggiunge poscia d'avere ottenuto che il suo figliuolo nasca in punto -felicissimo, e che però questi sposerà la figlia dell'imperatore, -e all'imperatore succederà nel dominio. Sdegnato e turbato di tale -annunzio, Muselino si parte; poi manda un suo cavaliere a involare -il bambino. Avutolo tra mani, gli fende il ventre, dallo stomaco -all'ombelico, e s'accinge a strappargli anche il cuore, ma, ad istanza -del cavaliere, nol fa, e ordina che così mezzo morto sia gettato -nel mare. Il cavaliere, cui non regge l'animo di eseguire il crudele -comando, depone il bambino davanti alla porta di un monastero. I frati -lo raccolgono, lo fanno curare, e in ricordo di quanto loro costò -l'opera dei medici, gli pongono nome Costante. Il fanciullo cresce -e dà assai buona speranza di sè. L'imperatore, che per caso viene a -conoscerlo e a sapere chi egli sia, risolve novamente di farlo morire, -e dovendo muovere contro a' nemici, consegna al giovinetto una lettera -da recapitare al governatore di Bizanzio, lettera che contiene una -sentenza di morte. Prima di recapitarla, Costante o Costanzo, entra -nel giardino imperiale e vi si addormenta. La figliuola dell'imperatore -lo vede, se ne innamora, legge la lettera, e s'affretta a sostituirne -un'altra, scritta da lei, con la quale s'ingiunge al governatore di -far sposare al giovine la principessa. L'imperatore, al suo ritorno, -trova il matrimonio già celebrato, e allora, rinunziando a' suoi tristi -propositi, riconosce Costante per figliuolo. Più tardi, Costantino, -figlio di Costante, diede a Bizanzio il nome del padre. Così ebbe -compimento la volontà del destino. - -Molta somiglianza con questa storia di Costante ha la storia -dell'imperatore Enrico III, che Gotofredo da Viterbo (m. 1191) è forse -il primo a narrare. L'imperatore Corrado, secondo di questo nome, era -severissimo punitore di chiunque turbasse la pace. Un conte Lupoldo -che appunto era reo di tal colpa, temendo l'ira di lui, fuggì in una -selva remotissima, ed ivi si stette insieme con la moglie sua, abitando -in un tugurio. Avvenne che l'imperatore, cacciando, capitò da quella -banda, proprio la notte che la contessa metteva al mondo un bambino, e -standosi a riposare, udì per tre volte una voce dal cielo che diceva: -O imperatore, questo bambino sarà tuo genero e regnerà dopo di te. Sul -far del giorno Corrado diede ordine a due suoi famigli di uccidere il -bambino e di recargliene il cuore. Quelli, mossi a pietà, abbandonarono -la creaturina sopra un albero e recarono all'imperatore un cuor di -lepre. Certo duca, passando per di là, trova il bambino abbandonato, -lo prende con sè, e lo adotta come figliuolo. Passati molt'anni, -l'imperatore vede in casa del duca il giovine, e venutogli sospetto che -possa essere il bambino della selva, gli consegna una lettera che lo -danna a morte, e gl'ingiunge di portarla alla imperatrice. Ma un prete -scambia la lettera, sostituendone una in cui è ordinato all'imperatrice -di dare la figliuola in moglie al giovine. Così segue, e il giovine -diventa poi imperatore sotto il nome di Enrico III[588]. Nei _Gesta -Romanorum_ tedeschi questa medesima storia si trova narrata; salvo che -un re Annibale vi prende il posto dell'imperatore Corrado, e Lupoldo è -il duca che adotta il bambino[589]. - -Ma non sempre la _storia fatale_ si lega, come negli esempii recati sin -qui, a un _fanciullo fatale_: il destino prepara anche e svolge altri -temi e altri casi. Nel poema di Gudruna è fatale l'andata dei Burgundii -alla corte di Attila, fatale la strage loro, predetta dalle ondine. -Francesco Pipino, cronista bolognese del secolo XIV, narra nel seguente -modo la morte di quel Michele Scoto, che Federico II ebbe assai caro, -e che Dante pose per mago in Inferno. Michele previde ch'e' morrebbe -della percossa di un sassolino di peso determinato che doveva coglierlo -in capo, e a guardarsene si munì di una celata di ferro, e mai non -andava senz'essa. Ma un giorno, trovandosi in chiesa nel momento della -elevazione, per riverenza se la tolse, e in quel medesimo punto cadde -una pietruzza dal soffitto e lo colpì nel capo. Pesatala e trovatala -del giusto peso che aveva preveduto, conobbe essergli imminente la -morte, e dato ordine alle cose sue, poco dopo morì. E così, soggiunge -il cronista, si vede avverato per lui quel detto di Giuseppe Flavio, -che gli uomini non possono fuggire il destino nemmen quando il -prevedano[590]. - -Come abbiam veduto, si poteva peccare, servire il diavolo, rendersi -compartecipi della sua iniquità, e meritare l'eterna dannazione, -senza sapere e senza volere: è questo il luogo di dir qualche cosa -di una specie di predestinazione diabolica, in virtù della quale -l'uomo poteva esser dannato anche senza peccare, senza far nulla -che, a ragione o a torto, dovesse tirargli addosso sì fatta sorte. -Numerose storie del medio evo narrano di figliuoli consacrati, ceduti -o venduti al diavolo, prima ancora che nascessero, o dopo nati, dai -proprii loro genitori. Talvolta è il marito che così cede o vende la -moglie; tal altra, ceduto e cedente, venduto e venditore, sono affatto -estranei l'uno all'altro[591]. Nella novella popolare italiana di -Liombruno, che appare in istampa già nel secolo XV, è un pescatore, -che per assicurarsi buona pesca, cede il figliuolo al demonio. Chi -si trovava in tal condizione era irremissibilmente perduto, se una -fortissima volontà, o il cielo, non l'ajutavano. Fra Filippo da Siena, -già ricordato, narra la storia di due genitori, che avendo un loro -figliuolo malato, e non potendo ottenere da Dio che il guarisse, -ricorsero a una incantatrice, la quale, in loro nome, l'offerse al -diavolo. Il fanciullo da prima sembrò guarire; ma in capo di tre mesi -morì, e sotterrato tre volte, fu tre volte rigettato dalla terra -benedetta del cimitero, che mal volentieri accoglie i dannati. Da -ultimo se ne trovarono le membra lacerate e sparse per un bosco attiguo -alla chiesa[592]. Più ancora pesava la diabolica fatalità su quelli -ch'erano veri e proprii figli del demonio; ma nemmeno ad essi era -chiusa ogni via di salute; e se Ezzelino da Romano fu dannato, Merlino -e Roberto il Diavolo riuscirono a riscattarsi. - -Gli uomini del medio evo credettero alla libertà dell'umano volere; -ma le azioni umane ed i casi assoggettarono a influssi, a necessità -molteplici. La terra, luogo per essi di passaggio e di prova, luogo -ancora di punizione, perchè vi espiavano l'antico peccato ereditario, -ond'erano macchiati già prima di nascere, cinta e chiusa tutta intorno -dai nove cieli di Tolomeo, li faceva inevitabilmente sottoposti a tutti -gli influssi che del continuo piovevano dagli astri. E altri influssi -salivano pur del continuo dal grembo di essa, ov'era il regno di Satana -e degli spiriti suoi, di guisa che l'uomo era preso in mezzo e premuto, -tra il cielo e l'inferno, da un doppio sistema di forze. C'era poi la -provvidenza divina, imperscrutabile ne' suoi fini e nelle sue vie, che -soprastava a quelle forze, ma lasciava pur luogo ed azione ad altre -potenze, oscure e mal definite, al caso, alla fortuna, al destino. Gli -uomini di quella età credettero nel destino, senza troppo discutere se -e come il potessero fare, e di tale loro credenza porgono documento, -oltre alle leggende e ai racconti che abbiamo veduti, innumerevoli -novelle popolari, che da quella età vennero sino a noi, e sono tuttora -vive nei parlari d'Europa. - - -NOTE: - -[548] _Inferno_, VII, 73-96. - -[549] _Lettere senili di_ FRANCESCO PETRARCA _volgarizzate e dichiarate -con note da_ Giuseppe Fracassetti, Firenze, 1869-70, lib. VIII, lett. -III, vol. II, p. 468; _Epistolae de rebus familiaribus et variae_, -ediz. Fracassetti, Firenze, 1859-63, _De rebus familiaribus_, lib. -XXII ep. 13, vol. III, pp. 160-1. Coluccio Salutati compose un libro -_De Fato et Fortuna_ che inedito si conserva nella Laurenziana. Vedi -per altre notizie bibliografiche ARPE, _Theatrum Fati, sive notitia -scriptorum de Providentia, Fortuna et Fato_, Rotterdam, 1712. - -[550] Vedi PALERMO, _I manoscritti palatini di Firenze_, Firenze, 1853 -sgg., vol. II, pp. 337 sgg.; DE SANCTIS, _Un dramma claustrale, Nuova -Antologia_, vol. XIII, 1870, pp. 437 sgg., ripubblicato in _Nuovi saggi -critici_, Napoli, 1879, pp. 77 sgg.; D'ANCONA, _Origini del teatro in -Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp. 187 sgg.; 2ª ediz., Torino, 1891, -vol. I, pp. 210 sgg. - -[551] Il De Sanctis, che dice più cose buone ed acute intorno al -concetto che informa questo dramma, non accenna alla dottrina della -predestinazione, che pure vi tien tanto luogo. A me sembra che -principale intendimento dello sconosciuto autore di esso fosse appunto -di combattere quella dottrina e i perniciosi suoi effetti. Molti anni -innanzi Uguccione da Lodi aveva fatto lo stesso nel suo poema. Vedi -TOBLER, _Das Buch des Uguçon da Laodho_, estratto dalle _Abhandl. d. k. -preuss. Akad. d. Wissenschaften_ di Berlino, 1884, vv. 380 sgg. - -[552] Vedi pure intorno a questo argomento MEDIN, _Ballata della -Fortuna_, in _Propugnatore_, serie IIª, vol. II (1889), pp. 101 sgg. - -[553] _Purgat._, XXX, 142-4. - -[554] _Inf._, XXI, 82. - -[555] _Inf._, XV, 46-7. - -[556] _Inf._, XXXII, 76. - -[557] _Purgat._, XVI, 67-9. - -[558] PIETRO D'AILLY (1350-1420) mostra il medesimo in un suo trattato -_De vita Christi_, e in una _Concordantia astronomiae cum theologia_. - -[559] _Coleccion de poesias castellanas anteriores al siglo XV_, ediz. -di Parigi, 1840. - -[560] _Gli assempri di_ FRA FILIPPO DA SIENA, pubblicati da C. F. -Carpellini, Siena, 1864, cap. 34, p. 117. - -[561] Questo componimento fu pubblicato di su un codice del secolo XII -dall'OZANAM, _Des écoles et de l'instruction publique en Italie aux -temps barbares_, _Oeuvres_, Parigi, 1855-9, vol. II, pp. 377 sgg., -e di su un codice del secolo XIII dal DU MÉRIL, _Poésies inédites -du moyen-âge_, Parigi, 1854, pp. 310 sgg. Lo ripubblicò da ultimo il -DUEMMLER, _Zeitschrift für deutsches Alterthum_, n. s., vol. VII, 1876, -pp. 89 sgg. - -[562] Vedi CONSTANS, _La légende d'Oedipe étudiée dans l'antiquité, au -moyen-âge et dans les temps modernes, en particulier dans le_ Roman de -Thèbes, _texte français du XIIe siècle_, Parigi, 1881. - -[563] Vedi RAJNA, _Il Cantare dei Cantari e il Serventese del Maestro -di tutte l'Arti, Zeitschrift für romanische Philologie,_ vol. II, 1878, -pp. 245-6, 429. - -[564] Un racconto albanese, con la sua versione tedesca, diede -J. G. VON HAHN, _Albanesische Studien_, Jena, 1854, fasc. II, pp. -167-8; _Griechische und albanesische Märchen_, Lipsia, 1864, vol. I, -Introduzione, pp. 49-50; vol. II, pp. 114, 310. Il CAMARDA lo inserì, -tradotto in italiano, nella sua _Appendice al Saggio di grammatologia -comparata nella lingua albanese_, Siena, 1866, pp. 20-3. Un racconto -finnico riferì il GRAESSE, _Märchenwelt_, Lipsia, 1868, p. 208. Per -racconti slavi vedi NOVAKOVIĆ, _Die Oedipussage in der südslavischen -Volksdichtung, Archiv für slavische Philologie_, vol. XI, 1888, pp. -321-6. Cf. COMPARETTI, _Edipo e la mitologia comparata_, Pisa, 1867, -p. 83; D'ANCONA, _La leggenda di Vergogna_ ecc., _Scelta di curiosità -letterarie_, disp. XCIX, Bologna, 1869, p. 106. Il Comparetti, il -D'Ancona, il Constans, riconoscono nella leggenda di Giuda il mito di -Edipo; così pure il CREIZENACH, _Judas Ischarioth in Legende und Sage -des Mittelalters, Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache und -Literatur_, vol. II, 1875, p. 201; G. PARIS, _La littérature française -au moyen-âge_, 2ª ediz., Parigi, 1890, p. 203. Il CHOLEVIUS aveva -lasciata la cosa in dubbio, _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren -antiken Elementen_, Lipsia, 1854-6, vol. I, p. 169. - -[565] _Legenda aurea_, cap. XLV, _De sancto Mathia apostolo_, ediz. -Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, pp. 184-5. - -[566] _Pantheon_, part. XIV, PISTORIUS-STRUVIUS, _Scriptores rerum -germanicarum_, t. II, pp. 243-4, e in DU MÉRIL, _Poésies populaires -latines du moyen-âge_, Parigi, 1847, pp. 321 sgg. In italiano si ha -la leggenda nel _Fiore della Bibbia_ e in un codice della Biblioteca -Nazionale di Napoli: v. MIOLA, _Le scritture in volgare dei primi tre -secoli della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di -Napoli_, nel _Propugnatore_, t. XV (1882), parte 1ª, p. 168. - -[567] Vedi in questo volume a pp. 39 e 61. - -[568] _Der ungenähte Rock oder König Orendel, une er den grauen Rock -gen Trier brachte. Gedicht des zwölften Jahrhunderts übersetzt von_ -KARL SIMROCK, Stoccarda e Tubinga, 1845, p. 32. - -[569] Vedi nel volume seguente lo scritto intitolato _San Giuliano nel_ -Decamerone _e altrove_. - -[570] VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_, l. IX, c. 115; -GIACOMO DA VORAGINE, _Legenda aurea_, ediz. cit., c. XXX, pp. 142-3. -Una versione spagnuola della leggenda offre, sotto il titolo di _Carlos -y Lucinda_, un particolare degno di nota. Carlo, il padre di Giuliano, -ebbe questo figliuolo da una giovinetta a nome Lucinda, che egli rapì -da un convento in Ispagna e condusse in Napoli: DURAN, _Romancero -general_, Madrid, 1849-51, vol. II, pp. 332 sgg. Un testo italiano -della leggenda si ha nel _Propugnatore_, anno V (1872), parte 1ª, pp. -246 sgg. - -[571] Un racconto notabilmente diverso da questo ebbe pur corso: vedilo -succintamente riferito negli _Acta Sanctorum_, t. I di maggio, ediz. -di Venezia, 1737, p. 227. Non so se sia quello stesso che si legge -nella collezione del BUTLER, _Lives of the fathers, martyrs and other -principal saints_, più volte stampato, ma che a me non fu dato vedere. - -[572] Un testo latino ne diede il DU MÉRIL, _Études sur quelques points -d'archéologie et d'histoire littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, pp. 496 -sgg. Vedi intorno alla leggenda G. PARIS, _La poésie au moyen-âge_, 2ª -ediz., Parigi, 1887, p. 151 sgg. - -[573] _Parad._, XX, 94-6. - -[574] _Acta Sanctorum_, t. cit., pp. 226-7. - -[575] Altrimenti Albino. Vedi GREITH, _Spicilegium vaticanum_, -Frauenfeld, 1838, p. 159; SCHROEDER, _Sanct Brandan_, Erlangen, 1871, -p. XV, n. 24, p. 102, n. al v. 388. - -[576] _Acta Sanctorum_, t. IV di giugno, ediz. di Venezia, 1743, pp. -94-5; HAUPT, _Vita Sancti Albani martyris_, in _Monatsberichten der k. -Preuss. Akad. der Wissensch. zu Berlin_, anno 1860, p. 241 sgg. Questa -leggenda porge pure argomento a una poesia basso-renana del secolo -XII, della quale rimangono solo alcuni frammenti, e si ritrova fra -i racconti dei _Gesta Romanorum_, ediz. Oesterley, Berlino, 1872, n. -244, pp. 641-6. Non dev'essere confuso col nostro un altro Sant'Albano, -che pecca con la figlia di un re, poi la uccide, e finisce con ottener -perdono delle sue colpe e rientrare in grazia di Dio. Vedi D'ANCONA, -_La leggenda di Sant'Albano, prosa inedita del secolo XIV, e la storia -di San Giovanni Boccadoro secondo due antiche lezioni in ottava rima, -Sc. di cur. lett._, disp. LVII, Bologna, 1865. - -[577] _Vie du Pape Grégoire le Grand, légende française publiée pour -la première fois par_ Victor Luzarche, Tours, 1857. La leggenda sembra -nascere in Francia, ove appar già costituita verso la fine del secolo -XI: sarebbe inutile registrare qui le numerose versioni che di essa si -hanno in altre lingue. - -[578] Intorno alla leggenda, e ai dubbii e alle questioni cui diede -e dà luogo, vedi: GREITH, _Op. cit._, pp. 137 sgg.; LITTRÉ, _Légende -sur le Pape Grégoire le Grand_, in _Histoire de la langue française_, -6ª ediz., 1873, vol. II, pp. 170 sgg.; COMPARETTI, _Op. cit._, pp. -89 sgg.; D'ANCONA, _Op. cit._, Introduzione; CONSTANS, _Op. cit._, -pp. 111-30; LIPPOLD, _Ueber die Quelle des Gregorius Hartmanns von -Aue_, Lipsia, 1869, pp. 55 sgg.; KOEHLER, _Zur Legende von Gregorius -auf der Steine_, in _Germania_, anno 1870, pp. 288-91; BIELING, _Ein -Beitrag zur Ueberlieferung der Gregorlegende_, Berlino, 1874; KOELBING, -_Ueber die englische Version der Gregoriussage in ihrem Verhältniss -zum französischen Gedichte und zu Hartmanns Bearbeitung_, in _Beiträge -zur vergleichenden Geschichte der romantischen Poesie und Prosa des -Mittelalters_, Breslavia, 1876, pp. 42-79; DIEDERICHS, _Russische -Vervandte der Legende von Gregor auf dem Steine und der Sage von Judas -Ischarioth_, in _Russische Revue_, vol. IX, pag. 119-46; SEELISCH, _Die -Gregoriuslegende_, in _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIX -(1887), p. 385 sgg. - -[579] _Op. cit._, p. 87. - -[580] Ediz. cit., cap. 18. - -[581] _Islendzk Aeventyri, Isländische Legenden, Novellen und Märchen -herausgegeben von_ HUGO GERING, Halle a. S., 1882-4, vol. II, pp. -105-7. - -[582] Dei molti scritti che si potrebbero citare intorno alla leggenda -di Barlaam e Giosafat, mi basterà di ricordare i seguenti: LIEBRECHT, -_Die Quellen des Barlaam und Josaphat_, in _Jahrbuch für romanische -und englische Litteratur_, vol. II, pp. 314 sgg., riprodotto nel volume -_Zur Volkskunde_, Heilbronn, 1879, pp. 441 sgg.; COSQUIN, _La légende -des saints Barlaam et Josaphat, son origine, Revue des questions -historiques_, 1880; BRAUNHOLZ, _Die erste nichtchristliche Parabel -des Barlaam und Josaphat, ihre Herkunft und Verbreitung_, Halle, -1884; ZOTENBERG, _Notice sur le livre de Barlaam et Joasaph_, etc., -in _Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèque Nationale_, -t. XXVIII, parte 1ª, 1886. In Italia la leggenda ebbe più redazioni -diverse, e diede anche argomento a una sacra rappresentazione. - -[583] Vedi la cronica di NENNIO nel primo volume dei _Monumenta -historica britannica_, Londra, 1848. WACE, _Le roman de Brut_, publié -par Le Roux de Lincy, Rouen, 1836-8, vol. I, vv. 118-48, pp. 7-9. - -[584] Sotto il titolo di _Mathematicus_, il poema fu pubblicato dal -Beaugendre fra le opere d'ILDEBERTO DI LAVARDIN, Parigi, 1708, coll. -1295 sgg. Vedi in proposito HAURÉAN, _Notice sur un manuscrit de la -Reine Christine à la Bibliothèque du Vatican_, in _Notices et extraits -des manuscrits de la Bibliothèque Nationale_, t. XXIX, parte 2ª, pp. -341-7. - -[585] HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Horae Belgicae_, Vratislavia, 1830-8, -parte 1ª, p. 69; _Seghelijn van Jherusalem naar het Berlijnsche en den -ouden druk uitgeg. door_ J. VERDAN, Leida, 1878. - -[586] Nel dramma olandese d'_Esmoreit_, composto verso il mezzo del -secolo XIV, è un fanciullo, che, per decreto del destino, deve uccidere -il padre adottivo. Il dramma si scosta dalla novella onde attinge e la -profezia non si avvera. HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Op. cit._, parte -6ª, pp. 3 sgg.; JONCKBLOET, _Geschichte der niederländischen Literatur_ -(trad. dall'olandese), Lipsia, 1870-2, vol. I, pp. 306-7. - -[587] _Contes dou roi Coustant l'Empereur_, nelle _Nouvelles françoises -en prose du XIIIe siècle_, pubblicate dal Moland e dal D'Héricault, -Parigi, 1856. Un racconto in versi, alquanto dissimile da questo in -prosa, pubblicò il WESSELOFSKY, _Le dit de l'empereur Coustant_, nella -_Romania_, vol. VI (1877), pp. 161 sgg. - -[588] _Pantheon_, partic. XXIII, ediz. cit., pp. 333 sgg., e in PERTZ, -_Scriptores rerum germanicarum_, t. XXII, p. 243 sgg. Gotofredo -racconta questa storia in prosa e in verso, e molto più lungamente -in verso che in prosa. Essa si legge in molti altri cronisti, e nei -_Gesta Romanorum_, ediz. cit., num. 20, pp. 315-6, e nella _Legenda -aurea_, ediz. cit., cap. CLXXXI, pp. 840-1. Dei cronisti italiani -la riferiscono, o l'accennano, oltre l'anonimo autore della _Cronica -degli imperatori romani_, _Sc. di cur. lett._, disp. CLVIII, Bologna, -1878, pp. 149 sgg., anche RICOBALDO DA FERRARA, _Historia imperialis_, -ap. MURATORI, _Scriptores rerum italicarum_, t. IX, col. 120; GALVANO -FIAMMA, _Manipulus florum_, ap. MURATORI, _SS._, t. XI, col. 616; -GIOVANNI VILLANI, _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 14. Vedi pure -MASSMANN, _Kaiserchronik_, Quedlimburgo e Lipsia, 1849-54, vol. III, -pp. 1095-6. - -[589] _Gesta Romanorum, das ist der Roemer tat herausgegeben von_ -Adelbert Keller, Quedlimburgo e Lipsia, 1841, pp. 59 sgg. - -[590] _Chronicon_, cap. L, ap. MURATORI, _SS._, t. IX, col. 670. - -[591] Vedi, per alcuni esempii, VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum -historiale_, l. VIII, cap. 115; CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus -miraculorum_, ediz. Strange, Colonia, 1851, dist. V, cap. 12; -_Miracle de l'enfant donné au diable_, in _Miracles de Nostre Dame par -personnages, publiés par_ G. Paris et U. Robert, Parigi, 1876 sgg., -vol. I, pp. 1 sgg.; _Histoire littéraire de la France_, t. XXIII, p. -123. - -[592] _Op. cit._, pp. 30-6. - - - FINE DEL VOLUME PRIMO. - - - - -GIUNTE E CORREZIONI - - -Pagina 5. — Quando scrissi quella pagina io credeva assai più che ora -non creda all'autenticità del trattatello De aqua et terra attribuito -a DANTE. Vedi nel _Giornale storico della letteratura italiana_, vol. -XX (1892), pp. 125 sgg. un importante scritto del LUZIO e del RENIER, -intitolato _Il probabile falsificatore della «Quaestio de aqua et -terra»_. - -Pag. 71. — Il poemetto _La Fenice_, da me ricordato come cosa che stia -da sè, non è se non parte della Quinta Giornata del _Mondo creato del -Tasso_, parte che fu anche impressa separatamente; onde l'errore. - -Pag. 98. — Intorno ai manoscritti della _Navigatio Brendani_ vedi -STEINWEG, _Die handschriftlichen Gestaltungen der lateinischen -Navigatio Brendani_, in _Romanische Forschungen_, vol. VII, fasc. 1 (1 -decembre 1891), pp. 1 sgg. - -Pag. 166, n. 54. — Iššah significa donna in ebraico. - -Pag. 182, n. 40. — Cf. il libro di A. MIDDLETON REEVES, _The finding of -Wineland the good, the history of the icelandic discovery of America, -edited and translated from the earliest records_, Londra, 1890. - -Pag. 185, n. 58. — Intorno alle versioni italiane della _Navigatio -Brendani_ vedi NOVATI, _La «Navigatio Sancti Brendani»_ in antico -veneziano, Bergamo, 1892. - -Pag. 236, n. 29. — Non è esatto il dire che l'isola di Papimanie, -descritta dal RABELAIS nel l. IV, cc. 48 e sgg. del _Pantagruel_ -somigli molto al Paese di Cuccagna. In quell'isola, Homenaz descrive, -dopo desinare, la felicità di cui godrebbe il mondo sotto l'impero -delle santissime decretali, felicità non dissimile da quella che nel -Paese di Cuccagna si gode. - - - - -INDICE - - - AVVERTENZA _pag._ VII - IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE » IX - INTRODUZIONE » XI - CAPITOLO I. Situazione del Paradiso terrestre » 1 - CAPITOLO II. Natura, condizioni e meraviglie del - Paradiso terrestre » 16 - CAPITOLO III. Gli abitatori del Paradiso terrestre » 44 - CAPITOLO IV. I viaggi al Paradiso terrestre » 73 - NOTE: - Capitolo I » 129 - Capitolo II » 136 - Capitolo III » 158 - Capitolo IV » 175 - APPENDICI: - Appendice I » 197 - Appendice II » 218 - Appendice III » 229 - IL RIPOSO DEI DANNATI » 241 - NOTE » 263 - LA CREDENZA NELLA FATALITÀ » 273 - NOTE » 305 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -L'elenco delle "Giunte e correzioni" dell'intera opera si trova in -originale nel secondo volume. Quello relativo a questa prima parte è -stato qui riportato per comodità di consultazione. - -Le note ai capitoli della sezione "Il mito del Paradiso terrestre", -nell'originale poste al termine della sezione stessa (come si può -notare nell'Indice), sono state spostate per necessità di trascrizione -alla fine dei capitoli cui si riferiscono. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Miti, leggende e superstizioni del -Medio Evo, vol. I, by Arturo Graf - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE *** - -***** This file should be named 60031-0.txt or 60031-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/3/60031/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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