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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I - -Author: Arturo Graf - -Release Date: August 1, 2019 [EBook #60031] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - ARTURO GRAF - - - MITI, LEGGENDE E SUPERSTIZIONI - DEL - MEDIO EVO - - - VOLUME I. - - IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE - IL RIPOSO DEI DANNATI - LA CREDENZA NELLA FATALITÀ - - - - TORINO - ERMANNO LOESCHER - - FIRENZE ROMA - Via Tornabuoni, 20 Via del Corso, 307 - - 1892 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - Torino — Stabilimento Tipografico Vincenzo Bona. - - - - - AD - ANGELO MESSEDAGLIA - IN SEGNO - DI GRATITUDINE ANTICA - D'INCANCELLABILE AFFETTO - - . . . . . Thou hast deserved of - me - Far, far beyond whatever I can - pay. - - ROBERT BLAIR. - - - - -_AVVERTENZA_ - - -_Dei tre scritti che compongono il presente volume il primo può dirsi -affatto nuovo, dacchè quello che io pubblicai, sono ora quattordici -anni, col titolo La leggenda del Paradiso terrestre, altro non fu, a -paragon di questo, che un embrione, o uno schizzo; il secondo riappare -con nuovo titolo e qualche piccolo accrescimento; il terzo corredato di -note, onde prima fu privo._ - -_Sarei lieto se tutti e tre potessero parere ajuto non inutile a quel -libero studio della mitologia cristiana che, quanto è meritevole di -favore, tanto è lontano ancora dal compimento._ - - - - -IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE - - - - -IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE - - - - -INTRODUZIONE - - -È ormai notissimo a tutti che la immaginazione di uno stato di felicità -e d'innocenza di cui gli uomini avrebbero goduto nell'inizio dei tempi, -e dal quale sarebbero poi decaduti, immaginazione che porge argomento -ad uno degli antichi racconti tradizionali che vennero a raccorsi e -collegarsi nella Bibbia, e forma come il luogo d'origine di tutta -la rimanente storia che ad essa consegue; non è una immaginazione -particolare; non appartiene in proprio a quel libro; ma è generalissima -e diffusissima, e appare, con forme varie e mutabili, nei libri e nelle -tradizioni di molte religioni diverse, ed è parte vivace e saldissima -della comune e spontanea credenza umana, tanto che questa rimanga -impenetrata alla scienza e riottosa alla critica. Noi la troviamo su -tutta la faccia della terra, dovunque son uomini; essa era già nata -quando non era ancor nata la storia; essa vive presentemente; essa -vivrà per lungo tempo ancora in avvenire, benchè premuta da ogni banda -e incalzata da nuovo pensiero e da nuova coltura. Gl'Indi, gli Egizii, -gl'Irani, i Cinesi, le varie famiglie dei Semiti, i Greci, i Latini, -i Celti, i Germani conobbero il mito: se, lasciato il vecchio mondo, -attraversiamo i mari, noi ritroviamo il mito in America, in Oceania, -nelle ultime plaghe di terra abitata che cingono il polo. - -E in tutti i tempi, e fra tutte le genti, sotto sembianze quando -simili in tutto, quando leggiermente disformi, il mito serba la stessa -sostanza di concetto e la stessa significazione, e secondochè più -direttamente e più strettamente si leghi all'idea di tempo, o all'idea -di luogo, esso riesce, sia alla immaginazione di un'età beata ed aurea, -sia a quella di un luogo paradisiaco ed arcano, primo ed unico albergo -della umana felicità. - -I libri sacri dell'India e il _Mahâbhârata_ celebrano l'aureo monte -Meru, da cui sgorgano quattro fiumi, che si spandono poi verso -le quattro plaghe del cielo, e sulle cui giogaje eccelse olezza e -risplende, incomparabile paradiso, l'Uttara-Kuru, dimora degli dei, -prima patria degli uomini, sacra ai seguaci del Budda non meno che -agli antichi adoratori di Brama. Gli Egizii, a cui forse appartenne -in origine la immaginazione degli Orti delle Esperidi, serbavano -lungo ricordo di una età felicissima, vissuta dagli uomini sotto la -mite dominazione di Râ, l'antichissimo dio solare. L'Airyâna vaegiâh, -che sorgeva sull'Hara-berezaiti degl'Irani, fu un vero Paradiso -terrestre, innanzi che il fallo dei primi parenti e la malvagità -d'Angrô-Mainyus l'avessero trasformato in un bujo e gelido deserto; -e nell'Iran, e nell'India, come in Egitto, durava il ricordo di una -prima età felicissima. I Cinesi coronarono il Kuen-lun di un paradiso, -ove sono parecchi alberi meravigliosi, e d'onde sgorgano parecchi -fiumi. Nelle tradizioni religiose degli Assiri e dei Caldei il mito -appare con sembianze che non si possono non riconoscere come simili -affatto a quelle del mito biblico. Greci e Latini favoleggiarono -della età dell'oro, dei regni felici di Crono e di Saturno, e di più -terre beate. Non giova moltiplicar questi cenni: in tutte così fatte -immaginazioni noi troviamo elementi comuni che si compongono insieme o -si suppliscono a vicenda: alberi e frutti datori di vita e di scienza, -fontane d'immortalità o di giovinezza, fiumi che si spargono intorno -a fecondare la terra, mitezza e giocondità di cielo, riso perpetuo di -natura, un divieto, una trasgressione, una caduta; — una breve felicità -originale a cui sussegue lunga e crescente miseria. - -La credenza che il monoteismo giudaico fosse religion primigenia, -indivisa, tutta omogenea e tutta coerente, è credenza sfatata da tempo, -e non v'è più modo di dubitare che il racconto biblico della caduta -dell'uomo non provenga d'altronde e non si leghi ad un mito molto più -generale e più remoto. Basterebbe a darne prova il fatto della poca -coesione sua con l'altro racconto, detto eloista, al quale esso si -congiunge nella Genesi. Il Lenormant, giudice non sospetto in così -fatta materia, e che, pur dichiarando di voler rimanere cristiano, -accetta le conclusioni della critica biblica moderna, scrive queste -testuali parole: «Ce que nous lisons dans les premiers chapitres de -la Genèse, ce n'est pas un récit dicté par Dieu lui-même et dont la -possession ait été le privilège du peuple choisi. C'est une tradition -dont l'origine se perd dans la nuit des âges les plus reculés, et que -tous les grands peuples de l'Asie antérieure possédaient en commun -avec quelques variantes. La forme que lui donne la Bible est même si -étroitement apparentée avec celle que nous retrouvons aujourd'hui à -Babylone et dans la Chaldée, elle en suit si exactement la marche, que -je ne crois plus possible de douter qu'elle ne sorte du même fond»[1]. - -E con ciò rimane annullata l'altra credenza che l'unica verità della -Bibbia voleva rifratta e dispersa nelle tradizioni e nei miti delle -varie genti pagane, a quel modo che, passando pel prisma, si rifrange e -disperde, colorandosi variamente, la luce bianca del sole. Questa fu la -credenza dei Padri e dei Dottori della Chiesa, e questa era ancora la -credenza di Dante, quando a Matelda, là, nel Paradiso terrestre, faceva -dire: - - Quelli che anticamente poetaro - L'età dell'oro e suo stato felice - Forse in Parnaso esto loco sognaro. - -I moderni scrutatori dei linguaggi, delle tradizioni e dei miti -posero in sodo che il mito, da alcuni per brevità chiamato edenico, -è uno dei più antichi di cui l'umanità serbi memoria. Le indagini -loro hanno disvelato una lontana convergenza, ed una, almeno -parziale sovrapposizione geografica delle tradizioni paradisiache -sparse fra le genti della doppia famiglia ario-semitica; e una -opinione s'è accreditata e fatta ormai generale fra essi, che quelle -tradizioni, per quanto spetta ai grandi popoli storici, mettan capo -a un'era antichissima, quando la gente aria viveva ancora congiunta -nell'altipiano del Tibet, o in regione a quello adiacente, e sieno, -in parte, lontane e diversificate reminiscenze di una patria comune. -Il mito, quale appare nelle tradizioni assiro-caldaiche e fenice, -e quale cel porge il racconto biblico, è esso stesso, secondo ogni -probabilità, di origine indo-germanica. Il cherubino, che nel racconto -della Genesi sta a custodia del Paradiso, non appartiene, nè pel -nome, nè per la condizione e l'officio, al mondo semitico, ma rimanda, -secondo congettura il Renan, a una radice gribh, o grabh, occorrente -in tutte quasi le lingue ariane, e ricorda in singolar modo, secondo -avverte il Lenormant, i Garudi dell'India. Da altra banda un vasto -complesso d'indizii mostra che l'Eden biblico deve rintracciarsi in -quei medesimi luoghi ove i libri sacri dell'India e dell'Iran pongono -il Meru e l'Hara-berezaiti. A me basta di avere accennato rapidamente -tutto ciò, non essendo mio còmpito addentrarmi nell'esame dei fatti -e delle opinioni, nè richiedendosi ch'io ne faccia una esposizione -particolareggiata e compiuta[2]. Ma come nacque, e di che ragioni, -il mito meraviglioso? e quali sono i collegamenti suoi con la realtà -geografica, con la vita storica primitiva, e con quello che, in -mancanza di più acconcia espressione, chiamerò il contenuto della -coscienza? Non è cosa agevole rispondere a così fatte domande. - -Che il mito abbia una radice storica; che contenga dentro di sè, -oscurato più o meno, il ricordo di una antichissima sede, di una -prisca patria, alla quale tornano col pensiero e col desiderio, -fantasticamente abbellendola, le razze che ne migrarono; e che -immedesimandosi quel ricordo via via, come porta la fortuna di -migrazioni consecutive, con ricordi d'altre sedi mutate e rimutate, -serbi pur sempre alcun che dell'originale esser suo, è cosa che si deve -senz'altro ammetter per vera, e che tale è provata da più altri esempii -di miti affini. - -Che, inoltre, nel mito, si riverberi il ricordo annebbiato di una -primitiva condizione sociale, anteriore allo stabilimento della -proprietà fondiaria, e agli ordinamenti che ne furono la necessaria -conseguenza, può credersi; ma che il mito stesso abbia significato -_essenzialmente_ economico, ch'esso sia _un grido di dolore del -proletariato_ e la _propria leggenda del socialismo_, come dissero -il Laveleye, il Malon, e ultimamente con dottrina copiosissima e -lucidissima esposizione, il Cognetti De Martiis[3], non parmi opinione -che regga, quando si considerino le condizioni tutte d'organamento e -di vita sociale con le quali si concilia, sia l'apparizione, sia la -perduranza del mito, e quando si ponga mente agli elementi molteplici -ond'esso mito è composto. - -Innanzi tutto, come spiegare il fatto che il mito, sia pure in forma -rudimentale, appare tra schiatte d'uomini le quali durano nella -medesima, primitiva condizione di vita sociale ed economica di cui -quello dovrebb'essere, per lo appunto, un ricordo? Inoltre, se il mito -è leggenda di proletarii, perchè mai le teocrazie e le aristocrazie -tutte lo raccolsero esse così amorosamente, e così gelosamente lo -custodirono? Più lo scruto e lo sviscero, e più mi sembra che il mito, -s'è, per qualche picciola parte un ricordo, sia per la massima parte -una visione ideale, nasca dalla projezione di un fantasma interiore -nel tempo e nello spazio. Vero è che giova, a questo proposito, fare -alquanto maggiore la separazione tra il mito dell'età dell'oro e il -mito del Paradiso terrestre, e riconoscere che più copiosi in quello -sono gli elementi storici, sociali, economici, più copiosi in questo -gli elementi ideali, mitici ed etici. - -Che nel mito paradisiaco ario-semitico, e in altri affini, si trovin -tracce di un antichissimo culto della natura, non credo si possa -negare. L'albero della vita è l'albero che porge il nutrimento; -l'albero della scienza è l'albero che dà responsi: entrambi appajono -in numerose mitologie, fatti spesso compagni dell'albero generatore -da cui procedono gli uomini. Indipendentemente da qualsiasi storica -reminiscenza, l'uomo è tratto, per virtù spontanea di fantasia, a -immaginare uno stato di vita assai più felice di quello toccatogli in -sorte, e a porre quella felicità assai remota da sè, o nello spazio, -o nel tempo. Se nel tempo, egli deve necessariamente respingerla nel -passato o nel futuro. A respingerla nel passato egli sarà sollecitato -da quella medesima illusione che forza i vecchi a lodare i giorni e le -cose che furono, da quella stessa mitica fantasia che lega insieme la -felicità, l'apparir del sole, il cominciamento dell'anno, la primavera, -la nascita di tutte le cose. Altre cagioni e ragioni potranno -sollecitarla ad allontanar nel futuro quel sogno di felicità, come -interviene a noi, cui la scienza vieta ormai di colorirlo nel passato. -Disse lo Schopenhauer: «La felicità è sempre, o nel futuro, o nel -passato, e il presente è da rassomigliare a una piccola nube oscura, -cacciata dal vento sul piano soleggiato: innanzi ad essa e dietro di -essa tutto è chiaro: essa sola getta sempre un'ombra sul piano.»[4] E -Vittore Hugo, nell'_Année terrible_: - - Les philosophes, pleins de crainte ou d'espérance, - Songent et n'ont entre eux pas d'autre différence, - En révélant l'Eden, et même en le prouvant, - Que le voir en arrière ou le voir en avant. - -A noi non è più concesso figurare il sogno nello spazio, almeno in quel -tanto spazio che la superficie del nostro pianeta comprende; ma tutta -l'antichità credette all'esistenza di popoli remoti, i quali, governati -dal senno e dalla virtù, beneficati da terra feconda e da clementissimo -cielo, vivevano felicissimi, esenti dai morbi, non asserviti al lavoro, -fruenti di rigogliosa longevità. - -Quando la coscienza morale si desta, nuove ragioni concorrono a -figurare il mito e fermarne il significato. Gli uomini primitivi non -considerano e non intendono la morte come un fatto naturale: per essi -la morte è effetto di un errore, di un malefizio, di un castigo. In -molti miti di popolazioni selvagge si afferma che gli uomini dovevano -essere immortali, ma che per un error di messaggio, o per malizia -di certo messaggere, o per altra cagione sì fatta, avvenne poscia il -contrario. Allargandosi e chiarendosi sempre più la coscienza morale, -si venne a considerare la morte, e i mali stessi ond'è ripiena la vita, -quale conseguenza di un peccato commesso e di un meritato castigo. -Questa interpretazione non si ebbe se non quando furono ben definiti i -concetti di colpa e di pena, ed è frutto di un ragionamento, non giusto -certo, ma naturale in menti incolte: la pena è dolore; ma dolore sono -e la vita e la morte: dunque la vita e la morte son pena. Allora il -sogno di primitiva felicità diventa anche sogno di primitiva innocenza, -e l'intero sogno può benissimo intrecciarsi con ricordi storici o -semistorici, sia di una patria remota, sia di una perduta condizione di -vita sociale. - -Dopo quanto son venuto dicendo non credo di dover giustificare -con altre ragioni l'uso da me preferito di dire _mito del Paradiso -terrestre_ anzichè _leggenda del Paradiso terrestre_, tanto più che -io prendo a considerare la tradizione quando è già staccata da quelle -radici storiche e reali che possa avere. Da altra banda occorre appena -avvertire che il mito, volgendosi, a guisa di largo fiume, attraverso -i secoli, e in mezzo a disparatissime genti, accoglie nel suo corso, -insieme con altri e svariati miti, leggende in gran numero. - -Il mito del Paradiso terrestre doveva acquistare nuovo valore e nuova, -maggiore celebrità col diffondersi del cristianesimo, che tutto poggia -sulla dottrina della caduta e della redenzione. I profeti appena -fanno ricordo della beata dimora; i Padri e i Dottori cristiani son -pieni delle sue lodi, e spogliano i poeti pagani per far più vaghe le -descrizioni che vanno di essa intessendo. Non senza giusta ragione. Di -contro all'opera misteriosa e solenne della redenzione compiuta da un -Dio fatto uomo, il fallo dei primi genitori doveva apparire più che mai -mostruoso ed enorme, e per necessario effetto di contrasto, a paragon -di quel fallo doveva parere incommensurabile il primo benefizio di Dio, -doveva la patria dell'uomo innocente rifulgere di un più intenso lume -di cielo, e quello stato di prisca felicità dipingersi alle menti con -colori tanto più vaghi ed accesi, quanto maggiore era la miseria de' -tempi, quanto più vivo il sentimento della fragilità ereditata, quanto -più angoscioso il pensiero degli ostacoli innumerabili che impedivano -il conseguimento della salute, quanto più grave e più insistente il -terrore degli atroci castighi minacciati a coloro che fossero per -lasciar perdere il frutto della redenzione. Invano si tentò da alcuni -dare al racconto biblico un significato puramente allegorico: i più -lo presero alla lettera, e i poeti della nuova legge si voltarono -desiosamente a quelle prime origini a cui pareva dovesse ripiegare -il corso della storia, mentre una opinione già teneva gli spiriti, -che la beata dimora dei padri colpevoli, riaperta ai figli redenti, -dovesse accogliere, per misurato spazio di tempo, sino al giorno -dell'Universale Giudizio, le anime degli eletti, destinate ad ascendere -poi alle glorie incomparate e senza fine della Gerusalemme celeste. I -Chiliasti sognavano un nuovo Eden, sotto il regno millenario di Cristo, -e il sogno loro non era ancor spento nel secolo IX, quando si levava -a dannarlo Pascasio Radberto. I tempi, volgenti più e più al peggio, -favorivano quella disposizion degli spiriti. Si sfasciava l'impero di -Roma, irrompevano i barbari da ogni banda: una età di ferro, quale non -avevano immaginata le mitopee dell'antichità, pesava sul mondo, che, -nel corso di una storia calamitosa ed oscura, pareva divenir sempre -più il regno incontrastato di Satana. Qual meraviglia se poeti de' -primi secoli, Tertulliano, Proba Faltonia, Draconzio, Claudio Mario -Vittore, Alcimo Avito; se poeti e romanzatori, e narratori di leggende, -e scrittori d'opere ascetiche de' secoli successivi, raccolgono quante -reminiscenze dell'arte classica durano in loro, stemperano i colori più -accessi delle lor fantasie, impregnano di mistici ardori il sentimento -e la frase, per ripresentare agli animi una viva immagine di quel primo -soggiorno di beatitudine? Quanto più rude e turbolenta e malvagia -si faceva la vita, tanto più intenso doveva crescere negli spiriti -contemplativi il desiderio di ritrarsi con la fantasia in quella -solitudine beata e sacra. - - Oi! paradis, tant bel maner! - Vergier de gloire, tant vus fet bel veer! - -sospirava un trovero del XII secolo. E un poeta latino, forse anteriore: - - Eden digne pingere vanum est conari, - Stillas paucas extraho de tam magno mari. - -Di quel desiderio, come fiori da pianta vigorosa e feconda, nacquero, -nel corso dei secoli, numerose leggende e infinite altre immaginazioni, -nelle quali si vedono riapparire, con meraviglia di chi le consideri, -venuteci non si sa come, nè per qual via, molte particolarità del -mito più generale, trascurate nel racconto biblico. Se ne vedranno le -prove qua e là, nella trattazione che segue. Quelle finzioni sono, -come ho detto, assai numerose, e dovevano essere, dato il luogo che -nella memoria di tante generazioni di credenti aveva a tenere quella -prima patria degli uomini, dove s'erano scontrati tutti in un punto i -pugnanti fattori della storia, l'amor del piacere, l'amor del sapere, -il desiderio di potestà, la legge e la ribellione, la virtù e la colpa, -la vita e la morte. Molte di esse sono anche belle e fantasiose, accese -de' più vivi colori di una poesia fervorosa ed ingenua, e trasportan -la mente in un cielo di sogni meravigliosi, il cui ricordo faceva -esclamare al Leopardi: - - Oh fortunata - Di colpe ignara e di lugubri eventi, - Erma terrena sede! - -E di quelle finzioni principalmente io intendo fare discorso, -non toccando, se non di volo, qua e là, delle dispute teologiche -arruffatissime che si legano e si frammezzano a quelle, e sono, il -più delle volte, altrettanto vane e fastidiose, quanto sono quelle -dilettevoli ed istruttive[5]. - - -NOTE: - -[1] _Les origines de l'histoire d'après la Bible et les traditions -des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I, p. XVII. Intorno -alle tradizioni caldeo-assire vedi, oltre allo stesso LENORMANT, _Op. -cit_., vol. I, pp. 73 sgg., ed _ Essai de commentaire des fragments -cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 300-21; SMITH, _Chaldean -Account of Genesis_, Londra, 1875; DELITZSCH, _Assyrische Lesestücke_, -2ª ediz., Lipsia, 1878, tav. 40 e 41; H. FOX TALBOT, _Chaldean Account -of the Creation_ (_Records of the Past_, vol. IX); A. H. SAYCE, _The -assyrian Story of the Creation_ (_Records of the Past_, nuova serie, -vol. I); VIGOUROUX, _La Bible et les découvertes modernes en Egypte et -en Assyrie_, Parigi, 1877. - -[2] Perciò tralascio di ricordare molt'altri libri capitali ove -la questione è largamente esposta e discussa. Solo soggiungerò che -FEDERICO DELITZSCH, in un volume intitolato _Wo lag das Paradies? Eine -biblisch-assyriologische Studie_, Lipsia, 1882, cercò di confutare, -senza però riuscirvi, la opinione più accreditata e diffusa, e di -provare che il mito edenico nacque propriamente in Caldea, e dalla -Caldea passò nell'Iran e nell'India. Vedi in contrario OPPERT, nelle -_Göttingische gelehrte Anzeigen_ pel 1882, vol. II, pp. 801-31, e -LENORMANT, _Les origines de l'histoire_ etc., vol. II, pp. 537-8. - -[3] _Socialismo antico_, Torino, 1889. Vedi più particolarmente le -conclusioni, pp. 250 sgg. - -[4] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, 3ª ediz., Lipsia, 1859, vol. -II, p. 655. Lo Schopenhauer vedeva espressa nel mito della caduta, -sebbene sotto forma di allegoria, una verità metafisica, e diceva -esser quello il solo mito biblico che lo riconciliasse con l'Antico -Testamento (_ibid_., pp. 663-4). - -[5] Tuttavia, per chi ne volesse qualche maggiore contezza, indicherò -qui alcuni libri, da' quali si può attingere facilmente: MALVENDA, -_De Paradiso voluptatis_, Roma, 1605; PEREIRA, _Commentaria in -Genesim_, Lione, 1607; INVEGES, _Historia sacra Paradisi terrestris et -sanctissimi innocentiae status_, Palermo, 1649 (traduzione italiana -ivi stesso, 1651); GIANGOLINO, _Hedengrafia, overo descrittione del -Paradiso terrestre_, Messina, 1649; TOSTATO, _Commentaria in Genesim, -Opera omnia_, Venezia, t. I, 1727; HARDOUIN, _Nouveau traité sur la -situation du Paradis terrestre_, nella raccolta intitolata _Traités -géographiques pour faciliter l'intelligence de l'Ecriture Sainte_, -La Haye, 1730; KIRCHMAYER, _De Paradiso_, ap. CRENIUM, _fasc. IV -exercitationum philologico historicarum_; HUET, _De situ Paradisi -terrestris_ (tradotto in più lingue e stampato assai volte in fine -del secolo XVII e in principio del XVIII); RELAND, Dissertatio de -situ Paradisi terrestris; Hopkinson, Descriptio Paradisi; Morin, -_Dissertatio de Paradiso terrestri_; VORST, _Dissertatio de Paradiso_, -tutti e quattro riprodotti nel vol. VIII del _Thesaurus antiquitatum -sacrarum_ dell'Ugolini, ecc, ecc. Veggansi inoltre tutti i Dizionarii -della Bibbia. Veggasi pure il curioso libro dello SCHULTESS, _Das -Paradies, das irdische und überirdische, historische, mythische und -mystische_, Zurigo, 1816. Il D_ictionnaire des légendes_ del DOUHET non -contiene sul Paradiso terrestre se non un'assai magra notizia. - - - - -CAPITOLO I. - -SITUAZIONE DEL PARADISO TERRESTRE. - - -Dice la Genesi che Dio piantò il mirabil giardino nella parte orientale -di una regione chiamata Eden[6]; e questo cenno fece prevaler la -credenza ch'esso fosse stato, o fosse tuttavia, nella parte orientale -della terra, o, a dirittura, nell'estremo Oriente. Tale fu, come -può rilevarsi da Giuseppe Flavio, la comune credenza degli Ebrei[7]; -e tale fu pure la credenza più accetta, nei primi secoli, ai Padri -della Chiesa, e poi nel medio evo, e oltre il medio evo, a teologi, -a viaggiatori, a romanzatori, a cosmografi. San Basilio Magno dice -che i cristiani pregano volti ad Oriente, quasi cercando la patria -perduta[8]; e Jesujabo, vescovo nestoriano di Nisibi nel secolo XII, -reca, come argomento della superiorità dell'Oriente sull'Occidente, il -fatto che il Paradiso terrestre è appunto in Oriente[9]. - -A confermare tale credenza cooperava del resto una ragione alla quale -è forse da far risalire, in qualche parte, la stessa indicazione -biblica. Basta ripensare un istante ai caratteri e agli officii -proprii del sole in tutte le mitologie, e in ispecie del sole -nascente, per tosto avvedersi che l'Oriente, cioè quella plaga della -terra onde si leva l'astro datore di vita e dispensator di letizia, -doveva, in virtù di un'associazion di concetti non meno naturale che -inevitabile, parer la più acconcia a porvi la culla dell'uman genere, -il giocondo ricetto della prisca felicità e della vita immortale. Che -se più tardi noi troviamo il Paradiso trasposto in altre regioni, o, -a dirittura, nell'ultimo Occidente, ciò avviene, come vedremo, per -ragioni particolari e avventizie, le quali, posteriori di tempo, nulla -detraggono a quella ragion generale e primitiva. Nè prova nulla in -contrario il fatto che l'Elisio, le cui descrizioni, come di stanza di -beati, concordano in molte parti con quelle del Paradiso terrestre, -ponevasi dagli antichi nell'ultimo Occidente, nella regione cioè ove -si occulta il sole, e muore il giorno; perchè l'Elisio era stanza, -non di vivi ma di morti, e perciò immediatamente prossima all'Hades. -L'opinione pertanto più antica, ed anche, data l'indole del pensiero -mitico, più razionale, era quella che situava il Paradiso terrestre -in Oriente, e ad essa si legava naturalmente, per le stesse ragioni, -l'altra che faceva volta ad Oriente la porta (quando si parlava d'una -e non di più porte) del Paradiso medesimo. Da altra banda, il non -trovarsi più vestigio di esso nelle regioni prima cognite dell'Asia, -e poi nelle regioni che furono conosciute più tardi; e quella natural -tendenza che induce gli uomini a immaginare come lontanissimi da loro, -dalle loro consuete dimore, i luoghi di sognate meraviglie e di sognata -felicità, dovevano esser ragioni atte a far trasporre il Paradiso -terrestre in un Oriente sempre più remoto ed arcano. Nell'apocrifo -etiopico, d'incerta età, intitolato _Combattimento d'Adamo ed Eva_, si -dice che Dio piantò il giardino paradisiaco il terzo giorno, ai confini -orientali del mondo, di là dai quali non v'è più se non l'acqua che -circonda la terra e attinge il cielo[10]. Perciò la credenza che il -Paradiso fosse in Mesopotamia, credenza suggerita dallo stesso racconto -biblico là dove nomina il Tigri e l'Eufrate, se trovò in ogni tempo, -e anche ai dì nostri, chi l'accolse e difese, non però si può dire che -sia stata la più diffusa. e, anzi, nelle leggende di cui avrò a parlare -più oltre, non compare nemmeno. - -Fare una enumerazione di tutti gli scrittori sacri e profani, antichi -e del medio evo, i quali si contentarono di dire che il Paradiso -terrestre è in Oriente, senz'aggiungere altra più precisa indicazione, -sarebbe fatica non meno incresciosa che vana: essi sono, starei per -dire, innumerabili. A noi importano ora le notizie, o le affermazioni, -le quali, riferendosi pur sempre all'Oriente, sieno in qualche modo più -specificate e più precise. - -Molte mappe del medio evo pongono il Paradiso terrestre in terra ferma, -nell'India, o di là dall'India, in una regione incognita, all'estremo -limite della terra bagnata dall'oceano che tutto circonda[11]; e -di là dall'India lo posero l'Anonimo Ravennate e la più parte dei -trattatisti, espositori e commentatori ch'ebbero a parlarne[12]. Non -aveva già detto Erodoto che quanto è di più bello al mondo si trova -agli estremi confini della terra abitata? Nel secolo XV la credenza -per questo rispetto non muta. Le mappe di Andrea Bianco (1436), di -Giovanni Leardo (1448), del Museo Borgia, altre, seguitano a porre -il Paradiso nell'India, o di là dall'India. Ma la nozione era di -necessità confusa ed incerta. Nel secolo XIV, Giovanni di Mandeville -afferma di essere stato in India, ma di non aver veduto il Paradiso, -il quale è in regione assai più lontana[13]; mentre Giordano da Sévérac -riferisce una credenza secondo cui il Paradiso sarebbe stato fra quella -che si chiamava la terza India e l'Etiopia[14]. Nel secolo XV, Fra -Mauro colloca il Paradiso in Oriente, _molto remoto dala habitation e -cognition humana_; ma non segna nella sua mappa il luogo preciso[15]. -Da molti il Paradiso terrestre ponevasi nel Regno del Prete Gianni, o -in prossimità di quello, come vedremo più innanzi; regno che mutò più -d'una volta luogo sulla faccia della terra, secondo il bisogno della -leggenda; ma che fu da prima in India, o da quelle parti. - -Dice Ranulfo Higden, nel suo _Polychronicon_, esser falsa la opinione -di coloro che credono il Paradiso disgiunto dalla terra abitata per -lunga distesa di mari[16]; ma bisogna pur riconoscere che tale opinione -professata, fra gli altri, nel nono secolo, da Valafredo Strabone e da -Remigio di Auxerre, e accennata da Rabano Mauro[17], doveva imporsi, -come quella che meglio s'accordava con certi sentimenti, e appagava -la fantasia, a molti spiriti. L'isola felice e la città d'oro dei -Vidyâdhari, di cui si racconta nel libro di novelle di Somadeva, son -poste anch'esse in parte remotissima ed ignota del mondo, e molte altre -immaginazioni affini si potrebbero qui recare a riscontro, delle quali -sarà detto più opportunamente altrove. - -Quella opinione prendeva due forme diverse, secondochè il Paradiso -si faceva sorgere nell'antictone di Aristotele e di Eratostene[18], -ossia nella terra opposta all'abitata, divisa da questa dall'oceano -innavigabile; oppure in un'isola, remota sì da ogni contrada popolata -dagli uomini, ma appartenente nulladimeno al nostro emisfero. - -Già Sulpizio Severo, nel IV secolo, dice, parlando dei primi parenti, -che essi furono cacciati come esuli nella terra da noi abitata, _in -nostram velut exules terram ejecti sunt_[19]; e in quello stesso secolo -Efrem Siro, ne' suoi Commentarii sulla Genesi, andati perduti, colloca -il Paradiso nell'antictone; ma Cosma Indicopleuste, nel VI, espone -tutta una sua dottrina in proposito la quale ha strettissima relazione -con antiche dottrine asiatiche, e, senza dubbio, ne dipende[20]. -Cosma immagina la terra oblunga, e divisa in due parti, delle quali -l'una è interna e circondata dall'oceano, l'altra è esterna, cinge -l'oceano e si congiunge col cielo, volto in alto e all'ingiro a modo di -cupola. Il Paradiso è nella terra esterna, verso Oriente, e in quella -terra rimasero gli uomini sino al Diluvio. Noè, con l'Arca, traversò -l'oceano, e approdò in Persia, d'onde la sua progenitura si sparse in -questa parte di mondo ch'è ora abitata, mentre l'altra, che fu prima -abitata, ora è deserta. I quattro fiumi dell'Eden s'inabissano laggiù -nella terra, passano sotto l'oceano, e riscaturiscono di qua, dalla -parte nostra[21]. Sia ricordato, di passata, che gl'Indiani immaginano -un altro mondo (_loka_) di là dai Sette Mari, e che di là dall'oceano -immaginano gli Arabi la montagna di Kâf. Mosè Bar-Cefa, nel secolo -X, pose ancor egli il Paradiso nell'antictone[22]; e tale opinione, -avvalorata dal fatto (contraddetto, come poi vedremo, da molti sogni -che pure avevansi in conto di fatti) che il Paradiso, per quanto si -fossero corse le terre ed i mari, non s'era mai potuto rinvenire, ebbe -non pochi seguitatori, Dante fra gli altri. - -Che Dante, ponendo il Paradiso terrestre sulla cima del monte del -Purgatorio, fece cosa non caduta in mente a nessuno dei Padri e Dottori -della Chiesa, fu notato già da parecchi; ma che, quanto alla situazione -del Paradiso, l'opinione di lui s'accorda con quella dei Padri e -Dottori che lo posero nell'antictone, non fu, ch'io sappia, fatto -osservare da alcuno. Conformemente alla comun dottrina de' suoi tempi, -Dante crede che la terra emersa, la _Gran secca_, com'egli la nomina, -sia tutta nell'emisfero settentrionale, e non si stenda se non picciol -tratto (circa 11 gradi secondo Tolomeo) oltre l'equatore. L'emisfero -meridionale è occupato dalle acque dell'oceano, salvo che in un punto -dove sorge il monte del Purgatorio, diametralmente opposto alla città -di Gerusalemme. Notisi tuttavia che de' quattro fiumi egli non dice -parola[23]. Quel viaggio sotterraneo, che altri faceva compiere loro, -doveva destare troppe obbiezioni nella mente di chi aveva disputato -la questione _De aqua et terra_, e aveva così giusta cognizione della -legge di gravità[24]. - -Molto più diffusa fu l'altra opinione, che poneva, come ho detto, il -Paradiso in un'isola del nostro emisfero, la quale quando è in Oriente -e quando in Occidente, secondo le immaginazioni. Poichè io parlo ora -della general credenza che assegnava il Paradiso all'Oriente, dirò, -prima, dell'isola, o, piuttosto, dell'isole orientali, salvo a dir -delle occidentali un po' più innanzi, quando parlerò di un'altra -credenza principale. In tanto viluppo ed intreccio d'immaginazioni, le -quali spesso nascono le une dalle altre, gli è affatto impossibile di -serbare, discorrendone, un ordine logico molto rigoroso. - -Ma, prima di passar oltre, non sarà fuor di luogo ricordare che l'idea -di porre in un'isola segregata la stanza dei beati, o di attribuire -ad isole remote ed incognite una felicità non concessa al resto della -terra, è una idea naturale, molto antica e molto diffusa. L'Elisio -fu posto in una o più isole; e tutti sanno quanto dagli antichi siasi -favoleggiato intorno alle famose Isole Fortunate. L'isola dei Feaci, -e l'isola di Ogigia, descritte da Omero, sono terre di letizia e di -felicità; e l'isola di Pancaja, descritta da Diodoro Siculo, ha con -l'Elisio non piccola somiglianza. L'Atlantide di Platone e la Merope -di Teopompo erano immuni dagl'infiniti mali cui vanno soggette l'altre -contrade abitate dagli uomini. Oltre al monte Kâf, gli Arabi avevano -l'isola di Vacvac, ricordata nei viaggi di Sindbad delle _Mille e una -notte_, e di cui tante meraviglie narrano Masûdi e altri[25]; e avevano -le isole Saili, le quali erano di tanta vaghezza e felicità che chi vi -approdava dimenticava il resto del mondo[26]. Di un'isola dalle poma -d'oro narrarono le meraviglie i Celti. - -L'isola paradisiaca sorgeva dalle acque di quel misterioso oceano -che fasciava tutto intorno la terra abitabile. L'immaginazione di -quest'oceano, antichissima, dacchè, prima che nei poemi di Omero -e di Esiodo, trovasi in India e in Caldea, durò viva quanto il -medio evo[27]. Isidoro di Siviglia l'accetta, e l'accetta ancora il -Boccaccio, quando il medio evo si chiude: le mappe la figurano. Notisi, -a tale riguardo, che, secondo Giuseppe Flavio, il fiume il quale esce -dal Paradiso, cinge tutta la terra, e che San Giovanni Damasceno fa di -quel fiume e dell'oceano circondante una cosa sola[28]. - -E molte mappe figurano anche l'isola, posta bensì in Oriente, ma non -sempre, come si può ben credere, nel medesimo luogo[29]. Di solito -essa non è designata con altro nome che quello di Paradiso, o Isola -del Paradiso. Nel poemetto che Cinevulfo (secolo X) compose intorno -alla Fenice, è detto che Dio pose l'isola santa così lontano dai -peccatori che nessuno può giungervi, e Dante fa un'isola del monte -_che si leva più dall'onda_. Una compilazione francese di storia -antica, che passò in traduzioni italiane, la ricorda, e dice che _è una -dolcie contrada, ed è assisa verso oriente, nel gran mare che tutto -il mondo atornea_[30]. Talvolta l'isola paradisiaca prende un nome, -o s'identifica con un'isola, non più immaginaria, ma reale. Giovanni -Witte di Hese (di Hees, Hesius) che negli ultimi anni del secolo XIV -compiè con la fantasia, senza muoversi da Utrecht, ov'era prete, un -meraviglioso viaggio in Oriente, e ne scrisse, in latino, un racconto -che fu messo a stampa sino dal 1489, dice che egli e i compagni suoi, -lasciate le terre del Prete Gianni, giunsero, dopo dieci giorni di -navigazione, a un'isola deliziosa, detta Radice del Paradiso, e dopo -dodici altri giorni, al monte Edom, il quale si leva erto e diritto -di mezzo il mare, come un'altissima torre, sicchè da nessuna parte -vi si può salire, e in cima ad esso si vuole che sia il Paradiso: «e -circa l'ora del vespero,» quando il sole declina, «si vede il muro -del Paradiso splendere di gran chiarità, e vaghissimamente a mo' di -stella[31]». Di questo monte e isola di Edom, il cui nome è, con tanta -disinvoltura, tolto alla Palestina, non so che sia fatta menzione -altrove. - -Giovanni de' Marignolli, vescovo di Bisignano, che, insieme con altri, -fu da Benedetto XII (1334-1342) mandato in missione al Gran Cane dei -Tartari, afferma, nel suo _Chronicon_, che il Paradiso è a quaranta -miglia italiane dall'isola di Ceilan, d'onde si ode il fragore e lo -scroscio delle sue acque cadenti. Egli si vanta d'avere superato la -gloria del massimo Alessandro, il quale, pervenuto all'ultimo termine -della sua peregrinazione, eresse, a perpetua memoria, una colonna, -e di avere, nel cono del mondo, _in cono mundi_, alzata, di contro -al Paradiso una lapide, e sparsovi sopra dell'olio[32]. Ricorda la -opinione di alcuni, i quali asserivano in Ceilan stessa essere stato il -Paradiso; opinion ch'ei rifiuta, parendogli contraddetta dal nome[33]. -Sta a ogni modo il fatto che alcuni ponevano il Paradiso in Ceilan, e -vedremo, in altro luogo, parecchie ragioni di così fatta credenza. - -Che il Paradiso dovesse essere nella zona torrida, sotto il tropico del -Cancro, o a dirittura sotto l'equatore, fu opinione antica benchè non -molto diffusa. Tertulliano credeva che per il _flammeum gladium_ della -Genesi s'avesse appunto a intendere la zona di massima caldura, e fu -in tale sua credenza seguito da Filostorgio, da San Tommaso d'Aquino, -da San Bonaventura, e da parecchi altri[34]. Ma a tale opinione -contraddicevano molti, cui sembrava non la si potesse accordare con -quanto sapevasi del temperatissimo clima del Paradiso, e della copia -delle sue acque; al che rispondevano quei primi con dire che la troppa -caldura poteva essere mitigata dall'altitudine e da altre condizioni. -Al punto d'intersezione dell'equatore e del gran meridiano, gli Arabi -posero il Castello d'Arîn, di malagevole accesso, e il trono d'Iblîs. - -Efrem Siro fu di opinione che il Paradiso, di là dall'oceano, circuisse -tutta la terra[35]; al qual proposito è da ricordare che anche -dell'Hara-berezaiti dei Persiani fu da taluno creduto altrettanto, e -che Plutarco parla di un continente che cinge tutto intorno la terra -(μεγαλη ἤπειρος) contrapposto al continente abitato (ἡ οἰκουμένη). -Altri andaron più oltre, e sostennero che il Paradiso si dovette -stendere sopra tutta la superficie della terra, senza di che non -avrebbe potuto contenere l'intero genere umano, che vi doveva avere -sua dimora, durando in istato d'innocenza[36]. Tale opinione professò -ancora in pien secolo XVI, Gioachino di Watt (Vadianus Sangallensis) -nel suo _Trium terrae partium epitome_. - -Ma altre opinioni correvano, affatto a queste contrarie. Sin da' -tempi di San Teofilo di Antiochia (m. c. 181) c'era chi dubitava se -il Paradiso fosse mai stato in terra, dubbio ch'egli combatte[37]; -e San Gerolamo ricorda una tradizione ebraica, secondo la quale -il Paradiso sarebbe stato creato avanti il mondo, e però fuori de' -suoi confini[38]. I Valentiniani lo posero sopra il terzo cielo; e -i musulmani credono ch'esso fosse nei cieli, e che Adamo, cacciato, -cadesse nell'isola di Serendib (Ceilan), e che quivi morisse dopo aver -fatto un pellegrinaggio al luogo dove poi doveva sorgere la Mecca. -In un manoscritto del Museo Britannico si legge che il Paradiso è -meravigliosamente sospeso fra il cielo a la terra, quaranta cubiti -sopra il più alto livello raggiunto dalle acque del Diluvio, che, -com'è noto, superarono di quaranta cubiti le cime delle più alte -montagne[39]. Altri pensarono che il Paradiso fosse bensì stato in -terra, ma che Iddio, corrucciato, l'avesse distrutto il giorno stesso -del peccato, o avesse più tardi permesso che lo distruggesse il -Diluvio. E qui è da dir qualche cosa della opinion di coloro i quali -credevano che il Paradiso fosse stato in Gerusalemme. Tale opinione -è già impugnata, nel IV secolo, da Sant'Atanasio, arcivescovo di -Alessandria[40]; ma bisogna riconoscere ch'essa non era sorta senza -qualche plausibile ragione, e che pareva formata a bella posta per -secondare certe tendenze della coscienza religiosa e per appagare certi -sentimenti dei fedeli. Dice Ezechiele in un luogo delle sue profezie -(V, 5):_ Ista est Jerusalem: in medio gentium posui eam et in circuitu -ejus terras_. Questo luogo, malamente interpretato, fece nascere la -credenza, serbata poi lungamente, che Gerusalemme fosse collocata nel -centro del continente abitato. Ora, è noto quanto la fantasia cristiana -sia stata vaga nei primi secoli, e poi nei secoli di mezzo, di collegar -fra loro, col sussidio di varie immaginazioni, più che non avvenisse -nel puro concetto dottrinale, i fatti varii della caduta e della -redenzione del genere umano, e di conferir loro, oltre alla continuità -e unità morale, anche una certa continuità e unità materiale. Si -credeva dai più che Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, fossero poi -vissuti in luogo prossimo a quello; si credeva che Adamo fosse stato -sepolto sul Calvario; che la croce, fatta del legno dell'albero fatale, -che aveva dato esca al peccato, fosse sorta su quella tomba, e che -il sangue del redentore avesse bagnate le ossa del primo peccatore. -Come non credere allora che l'opera stessa della redenzione si fosse -compiuta nel proprio luogo ov'era stato commesso il peccato, e che in -quel luogo appunto fosse sorta la città santa e predestinata? Dante -pose il Paradiso terrestre agli antipodi di Gerusalemme; ma parecchi -dopo lui, sin oltre il secolo XVI, seguitarono ad aver l'opinione che -il Paradiso fosse stato in Giudea. - -Se non che questa credenza, e la precedente, ebbero poco seguito, e -incomparabilmente maggiore l'ebbe l'altra, la quale affermava, non solo -che il Paradiso era stato veramente in terra, ma ancora ch'esso ci si -trovava tuttavia, serbato incolume, nella sua condizion primitiva. Di -ciò vedremo in seguito molte prove. - -L'Elisio di Omero, le Isole dei beati di Esiodo, gli Orti delle -Esperidi, mutarono più volte luogo sulla faccia della terra -col mutare dei tempi, e altrettanto può dirsi del Meru indiano, -dell'Hara-berezaiti iranico, del monte su cui, dopo il Diluvio, si -fermò l'Arca ecc. Allo stesso modo mutò luogo il Paradiso terrestre, -salvo che il mutar suo non fu, di regola, come in altri casi avvenne, -effetto di migrazioni; ma fu più spesso effetto di speculazioni e -interpretazioni discordi, e talvolta di alcuno accrescimento del -sapere, o di alcuna scoperta geografica; e, più frequentemente ancora, -della irrequietezza stessa della fantasia, della mobilità della -leggenda. E al mutar suo, almeno in un caso molto importante, non fu -estraneo l'influsso di certi miti dell'antichità, e non furono estranee -le speciali condizioni di vita e di pensiero di alcuni popoli che non -entrarono se non tardi a far parte della grande famiglia cristiana. - -La credenza più antica e più diffusa era, come abbiam veduto, quella -che poneva il Paradiso in Oriente; ma di contro ad essa vediam sorgere -una opinione contraria, che pone il Paradiso in Occidente, quando -più a settentrione, quando più a mezzodì. Già sin dal primo secolo -dell'èra volgare, gli Esseni, cedendo, senza dubbio, all'influsso di -miti pagani, ponevano di là dall'Oceano Atlantico il soggiorno dei -beati[41]. I Celti non avevano diversa credenza. Secondo la dottrina -loro, «gli uomini hanno per primo progenitore il dio della morte, -e questo dio abita una regione lontana, di là dall'Oceano; egli ha -sua dimora in quell'_isole estreme_, d'onde, secondo l'insegnamento -dei druidi, era venuta direttamente una parte degli abitanti della -Gallia». — «Secondo le credenze dei Celti, i morti vanno ad abitare -di là dall'oceano, verso Mezzodì, là dove si corica il sole la più -parte dell'anno, in una regione meravigliosa, che vince di gran -lunga, per gioje e seduzioni, questo mondo di qua. Da quel paese -misterioso traggono origine gli uomini»[42]. Queste credenze, hanno, -come si vede, molta somiglianza con quelle dei Greci e dei Romani, -ed è anzi probabile che abbiano esercitato sopra di esse un influsso -non lieve, concorrendo a fare spostare, specialmente verso il -Settentrione, l'isola di Saturno e il regno dei morti. Da altra banda, -le immaginazioni dei Greci e dei Romani non potevano non esercitare -alla lor volta un notabile influsso su quelle dei Celti. Mutata la fede -religiosa, molte delle antiche credenze naturalmente sopravvivevano, -accordandosi, fondendosi con le nuove, e in più varii modi alterandone -il concetto e la natura. Gaeli e Cimri favoleggiavano di un -meraviglioso paese, il quale sorgeva in mezzo all'oceano profondo, e i -cui abitatori, bevendo le acque dolcissime della fontana di gioventù, -non conoscevano nè la vecchiezza, nè i morbi. Un tal paese, nelle -menti dei convertiti, doveva necessariamente identificarsi col Paradiso -terrestre; ed è per questo che San Brandano muove, come vedremo, alla -ricerca del Paradiso navigando per l'Oceano occidentale. Tale credenza -aveva dunque un fondamento pagano, e perciò non è senza ragione che -Isidoro di Siviglia nota di paganità la opinion di coloro che ponevano -il Paradiso nelle Isole Fortunate[43]. - -Per le ragioni medesime furono talvolta situati in isole remote -dell'Oceano Atlantico il Purgatorio e l'Inferno. Già fra gli antichi -era nata una opinione che poneva in Gallia, o in Brettagna, il regno -dei morti. Plutarco ne fa ricordo, attingendo da un ignoto e più antico -scrittore. Claudiano, narrando certa navigazione oceanica di Ulisse, -già prima narrata da Solino, dice che l'eroe visitò un popolo di ombre -su quella estrema parte della Gallia che si protende nell'Oceano, nè -lascia intendere se alluda propriamente all'ultimo lembo occidentale -dell'Armorica, o alla Cornovaglia insulare (_Cornu Galliae_). Procopio -dà, in forma più compiuta, il racconto di Plutarco, e narra di una -popolazione di marinai, sulle coste settentrionali della Gallia, -officio de' quali era di tragittare di notte tempo le anime de' morti -in Brettagna. Di questa credenza è pur cenno negli scolii di Tzetzes -all'_Alessandra_ o _Cassandra_ di Licofrone, e nel medio evo essa non -era ancora del tutto perduta, perchè se ne trova un curioso ricordo in -un racconto tedesco del secolo XIII[44]. - -Ho detto che la latitudine del Paradiso occidentale variava, quando -più verso Settentrione, quando più verso Mezzodì. Che le fantasie lo -venissero respingendo talvolta nelle regioni più inospitali del globo, -verso i ghiacci e le nebbie del polo, non deve far troppa meraviglia, -se si pensa che già gli antichi ebbero alcune immaginazioni consimili; -che gl'Iperborei, i quali menavano vita felicissima, furono da essi -cacciati nell'estremo settentrione, di là dai monti Rifei[45]; che -nell'isola Prodesia, vicina a Tule, fu posto l'Elisio; e che tra -gl'Iperborei furono collocati da taluno gli Orti delle Esperidi[46]. -Ed è curioso vedere come, nella seconda metà del secolo XI, Adamo -Bremense tramuti sulle rive del Baltico le Amazzoni, i Cinocefali, i -Macrobii, gl'Imantopodi, altri popoli strani e mostri varii, tolti la -più parte all'Asia leggendaria, e i Ciclopi per giunta[47]. Incoraggito -da sì fatti esempii, nel sec. XVI, il famoso Guglielmo Postel, che, fra -molt'altre cose, pretendeva d'essere ringiovanito e risuscitato, asserì -nel suo _Compendium cosmographicum_ che il Paradiso terrestre era sotto -il polo artico. - -Ma, di solito, si preferivano latitudini alquanto più basse. A dispetto -d'Isidoro di Siviglia, alcuni seguitarono a credere che il Paradiso -fosse in quelle Isole Fortunate di cui tanto aveva favoleggiato -l'antichità, e dove pure erano stati messi gli Elisii. E a questo -proposito è da ricordare che i geografi arabici chiamarono le isole -che si trovano a occidente dell'Africa con due nomi diversi, Isole -Eterne e Isole della Felicità, e che queste Isole della Felicità pare -fossero le Canarie[48], che poi dovrebbero essere le Fortunate. E -dico _dovrebbero_, perchè nel medio evo ci fu grandissima confusione a -questo riguardo. Così, per citare qualche esempio, una delle carte di -Marin Sanudo (1306) pone a occidente dell'Irlanda nientemeno che 358 -isole beate e fortunate, e sulla mappa di Fra Mauro (1457-9) si trovano -le _insule de Hibernia dite Fortunate_. Verso la fine del secolo XV -(1471) Grazioso Benincasa segna ancora due gruppi d'Isole Fortunate, -l'uno a ponente dell'Africa, l'altro a ponente dell'Irlanda[49]. Nel -primo gruppo sembra che ponesse il Paradiso terrestre Cristina di -Pisan, la quale visse sino all'anno 1431[50]. - -La vicinanza delle Isole Fortunate all'Africa doveva, o prima o poi, -suggerire l'idea che il Paradiso fosse appunto nel continente africano, -tanto più che si credeva da molti, come vedremo, essere il Nilo uno dei -quattro fiumi ricordati dalla Bibbia. Abbiam già veduto che Giovanni -de' Marignolli situava il Paradiso fra la terza India e l'Etiopia: -Lodovico Ariosto, più risoluto, lo pone senz'altro sul monte onde nasce -il Nilo, vicino al paese del Senapo, o Prete Gianni, mutato ancor esso -di luogo, e Giovanni Milton ne segue l'esempio[51]. Più d'uno udrà con -meraviglia che il celebre Livingstone cercava ancora il Paradiso nel -cuore dell'Africa, nella regione dei grandi laghi equatoriali. - -Cristoforo Colombo ricorda la opinione di coloro che ponevano in Africa -il Paradiso, ma non vi si acconcia; anzi vuole ch'esso sia nelle nuove -terre da lui scoperte, non molto lungi dall'isola di Trinità e dalla -foce dell'Orenoco[52]. E con lui il Paradiso terrestre, dopo aver fatto -in certo modo il giro del mondo, ritorna in Oriente, giacchè, com'è -noto, il sommo navigatore morì senza sapere d'avere scoperto un nuovo -continente, anzi credendo d'aver raggiunto, navigando a occidente, -le isole e la costa orientale dell'Asia; la qual credenza gli faceva -dire che la terra non è così grande come dai più si crede. Si dovrà, -per la stessa ragione, riportare in Oriente il paradiso dei Gaeli? -Ebbero veramente costoro cognizione della rotondità della terra, come -fu da taluno asserito, e scoprirono essi, insieme con gli Scandinavi, -l'America, più secoli prima che il Colombo nascesse? e in che misura -la scoprirono? Non bisogna esser troppo corrivi nè ad affermare nè -a negare in così fatta materia. Se avessero proprio avuta quella -cognizione, e fatta quella scoperta, l'estremo Occidente, ov'essi tante -meraviglie ponevano, ridiventava, in certo modo, l'estremo Oriente dei -Padri e della più comune credenza. Ma sia di ciò come si voglia, non -è da dimenticare il fatto che parecchie mitologie, oltre alla greca e -alla romana, posero in Occidente paesi di delizie e di beatitudine. In -Occidente sorgeva, secondo gl'Indiani, Kanaka-puri, la Città d'oro; in -Occidente immaginano gli abitatori della Polinesia un'isola paradisiaca -detta Bulotu[53]. - -Chiudiamo questa ormai lunga rassegna con dire che non vi fu parte -della terra dove non si ponesse il Paradiso. Giorgio Federico Daumer, -nato nel 1800, lo pose in Australia, dove cresce l'albero del pane; il -celebre Giacomo Casanova lo cacciò insieme coi Megamicri, non degeneri -discendenti di Adamo, nell'interno del pianeta[54]. - -In leggende popolari tuttora vive, il Paradiso è in luogo prossimo a -chi le va rinarrando, nelle Alpi, per esempio, o nel Fichtelgebirge. - - -NOTE: - -[6] Così si esprime il testo ebraico. La Vulgata, invece che _ad -orientem_, dice _a principio_, differenza importante nel fatto della -situazione, com'ebbero ad osservare RABANO MAURO, _Commentaria in -Genesim_ (_Opera_, t. I, col. 476, ap. MIGNE, _Patrologia latina_, t. -CVII), l. I, cap. 12, e altri. - -[7] _Antiquitates judaicae_, l. I, cap. I, 3. - -[8] _De Spiritu sancto_, c. 27. - -[9] Nella _Bibliotheca orientalis_ dell'ASSEMANI, t. III, parte Iª. p. -306. - -[10] Pubblicato da C. F. A. DILLMANN, sotto il titolo _Das christliche -Adambuch des Morgenlandes_, Gottinga, 1853: cf. MIGNE, _Dictionnaire -des apocryphes_, Parigi, 1856-8, vol. I, col. 297. - -[11] Vedi la mappa di Torino in un codice del secolo XII; la mappa -del Museo Britannico (sec. XIII); quella di Silos; quella contenuta in -un manoscritto del _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, del secolo XIV; -quella inserita in un manoscritto delle _Croniche di San Dionigi_, dei -tempi di Carlo V di Francia; e altre, riprodotte dal SANTAREM, _Atlas -composé de mappemondes et de cartes_, etc., Parigi, 1842, 1849, e -dallo JOMARD, _Les monuments de la géographie_, Parigi, s. a. V. pure -LELEWEL, _Géographie du moyen âge_, Atlas. Bruxelles, 1850, e DURAZZO, -_Il Paradiso terrestre nelle carte medioevali_, Mantova, 1887. - -[12] Sarebbe inutile qui riferirne i nomi. Vedi l'indice dei tre -volumi dell'opera del SANTAREM intitolata _Essai sur l'histoire de -la géographie et de la cosmographie pendant le moyen âge_, Parigi, -1849-52, s. v. _Paradis terrestre_. - -[13] _The Voiage and Travaile of sir_ JOHN MAUNDEVILLE, edizione curata -da J. O. Halliwell, Londra, 1839, cap. XXX, p. 303. - -[14] _Mirabilia descripta per fratrem_ JORDANUM, _ordinis -praedicatorum, oriundum de Severaco, in India majori episcopum -columbensem, in Recueil de voyages et de mémoires publié par la Société -de géographie_, t. IV, Parigi, 1839, p. 56. - -[15] ZURLA, _Il Mappamondo di Fra Mauro Camaldolese descritto ed -illustrato_, Venezia, 1806, p. 73. - -[16] RANULPHI HIGDENI _monachi Cestrensis Polychronicon_, edito da -Churchill Babington nei _Rerum Britannicarum medii aevi scriptores_, -vol. I, l. I, cap. 10, pp. 70-2. - -[17] WALAFRIDI STRABONIS _Glossa ordinaria, Liber Genesis_, cap. 2 -(_Opera_, t. I, col. 86, ap. MIGNE, _Patrologia latina_, t. CXIII); -REMIGII AUTISSIODORENSIS _Comentarius in Genesim_, cap. 2 (_Opera_, -col. 60, ap. MIGNE, _Patr. lat._, t. CXXXI): RHABANI MAURI _Commentaria -in Genesim_ già citati, l. cit. - -[18] Cf. una lettera del LETRONNE all'HUMBOLDT nell'opera di questo: -_Examen critique de l'histoire de la géographie du nouveau continent_, -Parigi, 1836-9, vol. III, p. 129. - -[19] _Historiae sacrae_ l. I, in principio. - -[20] Vedi GESENIUS, _Comentar über den Jesaia_, Lipsia, 1821, vol. II, -p. 525. Il sistema di Cosma presenta anche non poca somiglianza con -quello che espone MACROBIO, _In somnium Scipionis_, II, 5. - -[21] Χριστιανικὴ τοπογραφία, l. II, in _Bibliotheca veterum patrum_ del -Galland, t. XI, pp. 414, 418-9. - -[22] _De Paradiso_, parte I, cc. 8-9. - -[23] _Inferno_, c. XXXIV, vv. 112-7. - -[24] Il DE GUBERNATIS, in uno scritto intitolato _Dante e l'India_ -(_Giornale della Società asiatica italiana_, vol. III, 1889, pp. 3-19) -sostiene che per Dante il monte del Purgatorio è l'isola di Ceilan; ma -poteva Dante ignorare ciò che tutti sapevano ai suoi tempi, cioè che -l'isola di Ceilan era popolata, non di anime purganti, ma di uomini -d'ossa e di polpe? che da quell'isola venivano spezie in gran copia? -che ad essa approdavano mercatanti e pellegrini in gran numero? Come -avrebbe potuto Dante dire il lido di così fatta isola - - lito diserto - Che mai non vide navicar sue acque - Uomo che di tornar sia poscia esperto? - -E come avrebbe potuto chiamar quell'isola un'_isoletta_? (_Purgatorio_, -I, 130-2, 100). - -[25] Cf. REINAUD, _Géographie d'Aboulfeda_, vol. I, Parigi 1848, -Introduzione, p. CCCVIII. - -[26] Vedi SHEMS ED-DÎN ABU-'ABDALLAH, _Nokhbet eddahr_, ecc., trad, da -A. F. Mehren, Copenaghen, 1874, pp. 171-2. - -[27] Una ingegnosa ipotesi sulla origine di essa presso gli antichi -espone il PLOIX, _L'Océan des anciens, Revue archéologique_, nuova -serie, vol. XXXIII (1877). - -[28] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud_., I, 1; S. GIOVANNI DAMASCENO, _De -fide orthodoxa_, l. II, cap. 9. - -[29] Vedi negli atlanti citati pur ora le seguenti mappe: di Enrico, -canonico di Magonza (sec. XII); quelle inserite in manoscritti del -_Liber Floridus_ di LAMBERTO, canonico di Saint-Omer (sec. XII); quella -inserita in un manoscritto della _Imago mundi_ di ONORIO DI AUTUN (sec. -XII); di Hereford (sec. XIII); di MARIN SANUDO, nel _Chronicon a mundi -creatione ad annum Christi 1320_. Cf. SANTAREM, _Essai_ etc., vol. III, -pp. 477-8, 497; vol. II, pp. 197, 241; vol. III, p. 140. - -[30] P. MEYER, _Romania_, vol. XIV, p. 62; PARODI, _I rifacimenti e le -traduzioni italiane dell'Eneide di Virgilio prima del Rinascimento_, -nel fasc. V (1887) degli _Studj di filologia romanza_, pubblicati -dal Monaci, pp. 166-7. Il ms. A, I, 8 della Casanatense contiene il -testo francese. La traduzione italiana, oltre che nel ms. canoniciano -indicato dal Meyer, e nel ms. N. 10 di San Pantaleone _de Urbe_, -conservato nella biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, indicato dal -Parodi, si ha in un altro manoscritto, pure di S. Pantaleone, segnato -col numero 30, e conservato nella medesima biblioteca. In questo si -leggono, come io le ho trascritte, le parole: _è assisa verso Oriente, -nel gran mare che tutto il mondo atornea_, e non come dall'altro codice -le riporta il Parodi: _è assisa verso Oriente nel gran mare atornea_. - -[31] Il racconto di Giovanni fu ripubblicato, di su un codice di -Berlino, da F. ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, estratto dai volumi -VII e VIII delle Memorie della Società Reale delle scienze in Sassonia, -Lipsia, 1876-9, parte 2ª pp. 162-71. Il passo da me riferito è a p. -170. - -[32] Ap. DOBNER, _Monumenta historica Boemiae_, t. II, pp. 89-90. Cf. -DE GUBERNATIS, _Storia dei viaggiatori italiani nelle Indie Orientali_, -Livorno, 1875, p. 75. - -[33] Ap. DOBNER. _Op. cit_., p. 96. - -[34] TERTULLIANO, _Apolgeticus_, cap. 46; FILOSTORGIO, ap. NICEFORO, -_Hist. eccles_., l. IX, cap. 19; SAN TOMMASO, _Summa theologica_, II, -2ª, quaest. 165, art. ult.; SAN BONAVENTURA, _Sententiarum_ II, dist. -17. Cf. ALBERTO MAGNO, _De natura locorum_, tratt. I, cap. 6. - -[35] MOSÈ BAR-CEFA, _De Paradiso_, parte I, cap. 13. - -[36] Vedi UGO DI SAN VITTORE, _Adnotationes in Genesim_, c. 2. - -[37] _Ad Autolycum_, l. II, 24; cf. SANT'IPPOLITO, vescovo di Roma, _In -Hexaemeron_. - -[38] _Quaestiones hebraicae in Genesim_, cap. 2. - -[39] WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory; an Essay on the Legends of -Purgatory, Hell, and Paradise_, Londra, 1844, p. 25. Per contro, in un -codice riccardiano (n. 1717, f. 82 r.), quasi ad assicurar meglio la -più comune credenza, si dice: _El paradiso delitiano si è in terra, in -questo mondo, nelle parti d'oriente_, ecc. - -[40] _Quaestiones ad Antiochum_, quaest. 47. - -[41] GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. II, cap. VIII, 11. - -[42] D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Le cycle mythologique irlandais et la -mythologie celtique_, Parigi, 1884, pp. 26-8. - -[43] _Etymologiarum_, l. XIV, cap. 6: cf. RABANO MAURO (De Universo, l. -XII, cap. 5) che qui e altrove copia Isidoro; PIETRO D'AILLY, _Imago -mundi_, c. 41. Vedi BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique et l'Éden -occidental, nella Revue de l'histoire des religions_, tt. VII e VIII -(1883), pp. 273-318, 672-727. - -[44] PLUTARCO, frammento di un commentario sopra Esiodo, conservato da -TZETZES, in _Oeuvres de Plutarque_, ediz. Didot, vol. V, pp. 20-21; -SOLINO, _Polyhistor_, XXII, 1; CLAUDIANO, _In Rufinum_, I, vv. 123 -sgg.; PROCOPIO, _De bello gothico_, IV, 20; LYCOPHRONIS _chalcidensis -Alexandra_, ediz. di Oxford, 1697, p. 90. Cf. WACKERNAGEL, _Das -Todtenreich in Britannien_, nella _Zeitschrift für deutsches Alterthum_ -del HAUPT, vol. VI, pp. 191-2; D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit._, -p. 232. Durante tutto il medio evo l'Irlanda fu creduta paese di -meraviglie, come ne fanno fede la _Topographia Hiberniae_ di GIRALDO -CAMBRENSE, il trattato _De rebus Hiberniae admirandis_ di PATRIZIO, -il già citato _Liber Floridus di_ LAMBERTO, e altri. Jean de Meung, -l'autore della seconda parte del _Roman de la Rose_, tradusse un'opera -che s'intitola in francese _Merveilles d'Irlande_. - -[45] Le opinioni degli antichi circa gl'Iperborei sono raccolte -dall'UKERT, _Geographie der Griechen und Römer_, vol. III, parte 2ª, -pp. 393-406. - -[46] PRELLER, _Griechische Mythologie_, 2ª ediz., Berlino, 1860-1, vol. -I, p. 442. - -[47] _Libellus de situ Daniae_, unito alla sua _Historia -ecclesiastica_, Lugduni Batavorum, 1595, cc. 228 e 232. - -[48] Abulfeda le confonde insieme; Ibn-Sayd le distingue, intendendo -probabilmente per Isole Eterne le isole del Capo Verde e per Isole -della Felicità le Canarie. Crf. RENAUD, _Géographie d'Aboulfeda_, già -cit., vol. I, Introduzione, pp. CCXXXIV-CCXXXV. - -[49] HUMBOLDT, _Op. cit._, vol. II, p. 159. Degli antichi, alcuni -noveravano sei Isole Fortunate; altri due solamente. - -[50] _Le livre du chemin de long estude_, edito da R. Püschel, Berlino -e Parigi, s. a., ma 1881, vv. 1534-56. Che il Paradiso terrestre non -fosse nelle Isole Fortunate prova, con molti argomenti il Tostato, -_Commentaria in Genesim_, cap. XIII, qu. XCI, _Opera omnia_, Venezia -1727 sgg., t. I, p. 219. - -[51] _Orlando Furioso_, c. XXXIII, vv. 109-110; _Paradise Lost_, I, IV, -vv. 281-3: - - Paradise under the Aethiop line, - By Nilus' head, inclosed with shining rock, - A whole day's journey high. - -È difficile dire se fosse il Prete Gianni che si traeva dietro in -Etiopia il Paradiso terrestre, o questo che si traeva dietro quello, -o se ciascuno vi migrasse da sè per proprio conto. Come abbiam già -veduto, e come vedremo anche meglio più innanzi, il meraviglioso -paese del Prete Gianni, o Presto Giovanni, era in istretta relazione -col Paradiso; ma quella opinione intorno al Nilo, e il mistero che -circondava le fonti di esso fiume dovevano agevolare a ogni modo il -trapasso del Paradiso in Africa. Non è facile intendere dove situasse -il Paradiso (sebbene paja non fosse lungi dall'Africa), FRANCESCO -RINUCCINI, il quale nella _Invettiva contro a certi caluniatori di -Dante e di messer Francesco Petrarca e di messer Giovanni Boccacci_, -dice che per fuggir quella _brigata di garulli_, dopo molto correre -il mondo riparò nel Paradiso terrestre: «di poi per non poter passar -più oltre sotto l'austro pell'oceano, ripasso il principio del Mare -rosso, andando in alto al paradiso terrestre, confinato da l'ocieano -di levante e da l'ocieano australe». L'_Invettiva_ fu pubblicata dal -WESSELOFSKY, _Paradiso degli Alberti_, vol. I, parte 2ª pp. 303-16, -Scelta di curiosità letterarie, disp. LXXXVI^2 (1867). - -[52] In una lettera dell'ottobre 1498, egli scrive al re e alla regina -di Spagna: «Yo no hallo, ni jamas he hallado excriptura de Latinos ni -de Griegos que certificadamente diga el sitio en este mundo del Paraiso -terrenal, ni visto en ningun mapamondo, salvo, situado con autoridad -de argumento. Algunos le ponian allí donde son las fuentes del Nilo -en Etiopia; mas otros anduvieron todas estas tierras y no hallaron -conformidad dello en la temperancia del cielo, en la altura hacia el -cielo, porque se pudiese comprender que el era allí... Yo dije lo que -yo hallaba deste emisferio y de la hechura, y creo que si yo pasara -por debajo de la linea equinocial que en llegando allí en esto mas alto -que fallara muy mayor temperancia, y diversidad en las estrellas y en -las aguas, no porque yo crea que allí donde es el altura del extremo -sea navegable ni agua, ni que se pueda subir allá porque creo que allí -es el Paraiso terrenal...». Ap. NAVARRETE, _Viages y descubremientos -de los Españoles desde fines del siglo XV_, Madrid, 1835-9, vol. I, p. -258. Di ciò parlano anche parecchi biografi del Colombo. - -[53] MARINER, _Tonga Island_, II, 107-9, citato dal Gerland, -_Altgriechische Märchen in der Odissee_. Magdeburgo, 1869, p. 41. Cf. -WILFORD, _An Essay on the sacred Isles in the West_, nelle _Asiatic -Researches_, vol. XI (1812), p. 91. - -[54] Si può chiedere, del resto, se nell'interno del pianeta non lo -pongano anche alcune Visioni e leggende, come, per esempio, la leggenda -del Pozzo di San Patrizio. - - - - -CAPITOLO II. - -NATURA, CONDIZIONI E MERAVIGLIE DEL PARADISO TERRESTRE. - - -Nella Genesi non si dice che il Paradiso fosse un monte, o sopra un -monte; ma i quattro fiumi che ne scaturivano lasciano congetturare -quale sia stata a tale riguardo la immaginazione primitiva. Essa non -era certamente disforme da quella che si trova in altri miti affini: -il Meru indiano, l'Alburz iranico, l'Asgard germanico, il Kâf arabico, -sono tutti monti; nè è questo il luogo d'andar ricercando le ragioni di -così fatta immaginazione. Ezechiele pone il giardino dell'Eden sopra -un monte tutto scintillante di gemme[55]. Tale riman poi la credenza -nei primi secoli del cristianesimo e durante tutto il medio evo. Molti -identificarono il monte del Paradiso col monte su cui si fermò l'Arca -di Noè quando cominciarono a scemare le acque del Diluvio; per Dante il -Paradiso è sulla cima del monte del Purgatorio. - -Qui ci si offre una particolarità costante nella finzione. Il monte -paradisiaco s'immagina altissimo sopra tutti gli altri monti della -terra; al qual proposito non è da dimenticare che molti popoli, fra' -quali gli Ebrei, attribuirono ai monti più alti un certo carattere di -santità. Il Meru, meravigliosamente descritto nel _Mahâbhârata_ e nei -_Purâni_, si leva tanto sopra le nubi che nemmeno il pensiero vi può -salire. L'Alburz, l'Asgard, sono ancor essi di smisurata altezza. Del -Caucaso dissero gli antichi che attingesse col vertice le stelle, e -dell'Atlante che sorreggesse il cielo. Il Sinai e l'Olimpo si levavano -sopra la regione dei venti[56]. - -Le opinioni circa l'altitudine del Paradiso sono tutte concordi in -questo, che fanno veramente smisurata la elevatezza del monte, sebbene -poi discordino nei ragguagli. La credenza di alcuni, che il giardino -dell'Eden fosse stato distrutto dalle acque del Diluvio[57], era -contraddetta dalla credenza degl'innumerevoli, i quali pensavano che le -acque punitrici avessero bensì superato tutte l'altre cime della terra, -ma non quella, sopra tutte l'altre innalzata, del monte sacro. Nel -già citato _Combattimento di Adamo_ si legge che le acque del Diluvio -sollevarono l'Arca, sino appiè del giardino, e che quivi si umiliarono -gli elementi sconvolti ed infuriati[58]. Efrem Siro, ed altri assai, -dicono che il Paradiso non fu sommerso dal Diluvio; Merlino, insieme -con altri nove bardi, andò in traccia dell'isola verde che il Diluvio -non aveva potuto sommergere[59]. - -Nel l. VII delle _Istorie apostoliche_, attribuite ad Abdia, supposto -vescovo di Babilonia, San Matteo, predicando al popolo, afferma il -Paradiso terrestre salir tant'alto da esser vicino al cielo; e Alberto -Magno dice aver trovato in antichissimi libri che Matteo Apostolo fu il -primo a metter fuori la opinione secondo cui il Paradiso attingerebbe -il cerchio della luna[60]. Tale opinione ebbe seguaci parecchi, -fra' quali Rabano Mauro, Valafredo Strabone e Pietro Lombardo; ma fu -combattuta dai più[61]. Mosè Bar-Cefa si contentò di dare al monte del -Paradiso una grande altezza, allegando che senza di ciò non avrebbero -potuto i quattro fiumi passar sotto il mare e scaturir di bel nuovo -nelle nostre regioni[62]; e San Giovanni Damasceno di dire ch'esso è -più sublime di ogni altro luogo che sia in terra[63]. E' pare che Dante -ponesse ben alto il suo Paradiso, se s'ha a giudicare da ciò che nel -c. XXVII del _Purgatorio_ dice delle stelle, le quali sembravangli -più chiare e maggiori; ma vuolsi notare tuttavia che in fatto di -astronomia stellare le nozioni erano molto imperfette a' suoi tempi, e -che appena dei corpi del sistema solare si calcolava, assai falsamente, -la distanza. Al monaco Alberico il Paradiso era parso prossimo al -cielo[64]: in una leggenda italiana di tre monaci che andarono al -Paradiso terrestre, leggenda della quale dovrò parlare a suo luogo, -il monte è alto cento miglia. Il già ricordato Giovanni de' Marignolli -dice che il monte di Ceilan è forse, dopo quello del Paradiso, il più -alto che sia in terra. - -Le opinioni circa l'estensione del Paradiso furono molto discordi, e -alcune di esse inconciliabili con la credenza che il Paradiso stesso -formasse la cima di un monte, o uno spianato altissimo. Come abbiam -veduto, credettero alcuni che il Paradiso coprisse in origine tutta -la faccia della terra, o la cingesse tutto intorno; altri pensarono -ch'esso chiudesse ne' suoi confini più regioni assai vaste, in modo -da potere accogliere tutto il genere umano, qualora Adamo non avesse -peccato. Nella leggenda di San Brandano, si dice che costui, e i -compagni suoi camminarono quaranta giorni nell'isola del Paradiso -senza poterne trovare la fine. I rabbini disputarono molto intorno a -questo punto, e alcuni di essi fecero l'Eden parecchie centinaja di -volte più spazioso della terra. Rabbi Giosuè (Jehoshûa), che ci fu e -lo descrisse, vi trovò, fra l'altro, sette case, ciascuna delle quali -era lunga 120000 miglia e larga altrettanto[65]. Per contro affermò -il Tostato che il Paradiso ebbe non più di tre o quattro leghe di -diametro, e circa dodici dì circonferenza. - -La credenza più comune fece il Paradiso non troppo esteso, e permise di -cingerlo di un muro, il quale è talvolta di solida materia, e talaltra -di fiamma viva. Il muro solido è, secondo i casi, di cristallo, di -diamante, o d'altra gemma, di bronzo, d'argento, d'oro. Il muro di -fiamma, che probabilmente trae la origine dalla spada fiammeggiante -del cherubino, ricordata nella Genesi, s'incontra assai più spesso. -Già Tertulliano, e poi Lattanzio e San Giovanni Crisostomo, ne fanno -menzione[66]; ma chi ne ribadì la credenza nel medio evo fu Isidoro -di Siviglia, il quale dice che quell'incendio quasi s'alza sino al -cielo; e da esso attinsero, direttamente o indirettamente, Rabano -Mauro, Onorio Augustodunense, Giacomo da Vitry, Rodolfo da Ems, e altri -assai[67]. Nella già ricordata mappa dei tempi di Carlo V di Francia il -muro di fiamme è assai chiaramente indicato, e in pieno secolo XVI lo -descriveva ancora Davide Lindsay nel suo poema intitolato _The dream_. -Tale immaginazione non è, del resto, senza riscontri. Il castello in -cui, secondo la saga raccolta nell'Edda, dorme per decreto di Odino la -valkiria Sigurdrifa, è circonvallato di fiamme; a detta del Mandeville, -l'Arca di Noè, tuttavia esistente sul monte Ararat, è circondata da un -fuoco celeste che non permette altrui di avvicinarsele. - -Molto sovente il Paradiso fu immaginato, nel medio evo, non più come un -giardino propriamente, ma come una città chiusa, o come un castello, -cinto di buone mura, fornito di torri e provveduto di porte; e così -si vede rappresentato in molti manoscritti e in parecchie carte[68]. -Tale fantasia si lega, senza dubbio, come vedremo più oltre, alla -descrizione che della Gerusalemme celeste si legge nell'Apocalissi[69], -descrizione che diede più di un elemento alle nostre finzioni. Del -resto il Vara, o Paradiso dell'iranico Yima, era anch'esso cinto di -muro e conteneva molti e varii edifizii. - -Ma prima di spingerci attraverso quel formidabile muro di fuoco, o di -varcare la soglia di quelle porte, per vedere le meraviglie molteplici -che in sè racchiude il divino luogo, bisogna che noi scorriamo alquanto -il paese dattorno (isole o terra ferma) e vediamo di qual natura esso -sia. Ora, è da notare che queste vicinanze si presentano nella finzione -con caratteri alle volte affatto opposti, quando dilettose e felici, -quando spaventose ed orrende. - -L'idea di far precedere al Paradiso una regione che mostrasse in sè -alcuna delle condizioni di quello, e ne ricevesse, in certo qual modo, -il benefico influsso, era un'idea così naturale che non poteva non -sorgere negli spiriti e non riversarsi nella leggenda, sebbene dovesse -contrariarla il racconto dei patimenti a cui erano andati soggetti -Adamo ed Eva dopo la cacciata, durante il loro soggiorno in luoghi -affatto prossimi al giardino di beatitudine. In certo libro di Juniore -Filosofo, libro composto, secondo ebbe ad opinare il Mai, ai tempi -dell'imperatore Costanzo, e conservato in un manoscritto del secolo -X, si parla di un popolo il quale abita nel paese d'Eden, prossimo al -Paradiso, in una condizione di felicità e d'innocenza. Vivono quegli -uomini di pane che piove loro dal cielo, non conoscono le infermità e -campan cent'anni[70]. In parecchie delle leggende che dovrò riferire -più innanzi, coloro che muovono in cerca del Paradiso sono avvertiti -della sua prossimità dalla mitezza dell'aria, dallo splendore del -cielo, dall'amenità dei campi, dal sorriso dell'intera natura. Il paese -del Prete Gianni, situato a poca distanza dal Paradiso, è una specie -di paradiso esso stesso, dove è dolcissimo il clima, e gli animali sono -pieni di mansuetudine, e abbondano piante di gran virtù e di soavissimi -frutti, ed è grandissima copia di oro e di gemme, e scaturiscono -acque le quali serbano l'uomo sempre sano e sempre giovane, e scorrono -persino fiumi di miele e di latte[71]. - - Quivi il balsamo nasce; e poca parte - N'ebbe appo questi mai Gerusalemme. - Il muschio ch'a noi vien quindi si parte; - Quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme; - Vengon le cose in somma da quel canto - Che nei paesi nostri vaglion tanto[72]. - -Giovanni di Hese, del quale feci ricordo nel precedente capitolo, parla -di un'isola deliziosa, ove non è mai notte, e che si chiama Radice del -Paradiso: nel romanzo di Ugo d'Alvernia, la terra prossima al Paradiso -è detta Terra di promissione. Terre beate si stendono appiè del Meru e -dell'Hara-berezaiti. - -Non di rado l'immaginazione è tutt'altra: appiè del Paradiso si -stende una regione selvaggia, tenebrosa ed orrenda, asserragliata da -monti inaccessibili, piena di serpenti spaventosi e di altri animali -terribili. Giacomo da Vitry afferma che tra la dimora dei primi parenti -e questo _nostro esilio_ è un gran caos, una gran distesa di terre, -popolata da serpenti innumerevoli[73]. Giordano da Sévérac narra che -nella Terza India, ov'è il Paradiso, «sono dragoni in grandissima -quantità, i quali recano sul capo pietre lucenti, dette carbonchi. -Questi animali giacciono sopra arene d'oro, e crescono assai, e mandan -fuori un fiato puzzolente ed infetto, simile a densissimo fumo, quando -si leva dal fuoco. A certi tempi si accolgono insieme e mettono le -ali, e cominciano ad alzarsi per l'aria; ma allora, per voler di Dio, -cadono, essendo di sì gran peso, in un fiume ch'esce dal Paradiso, e -quivi muojono[74].» Di una regione popolata di serpenti è spesso fatto -ricordo in racconti orientali, come, per citarne uno, in quello dei -viaggi di Sindbad, che si legge nelle _Mille e una notte_[75]; e del -Meru è detto che serpenti orribili ne guardano l'accesso. Il Mandeville -e altri parlano della regione inospitale ed asprissima che si frappone -tra il Paradiso e le terre abitate; una regione tenebrosa trovasi già -descritta nelle storie favolose di Alessandro Magno. - -Nelle Visioni il Paradiso terrestre è, non di rado, posto in regione -assai prossima all'Inferno o al Purgatorio, di guisa che l'anima -peregrina passa subitamente dai luoghi di tormento, al luogo di -beatitudine. Così nella leggenda del Pozzo di San Patrizio, nella -Visione di Thurcill, in quella di Frate Alberico, ecc. Il Mandeville -pone una specie d'antinferno in vicinanza del fiume Fison, e l'Ariosto -apre una bocca dell'inferno alle radici del monte su cui è il -Paradiso[76]. Dante fa che il Paradiso coroni il monte del Purgatorio, -e in una specie di prologo che precede una delle redazioni del noto -poema _La vengeance de Jésus-Christ_, contenuto in un manoscritto -della Biblioteca Nazionale di Torino, il Purgatorio è nel fosso da -cui il Paradiso è cinto tutto all'intorno[77]. Così l'Elisio fu, -dagli antichi, immaginato contiguo al Tartaro: Ulisse, Enea, passano -direttamente da questo a quello. - -E ora varchiamo il fosso e il muro e penetriamo nel luogo sacro, il -quale, stando a una ragionevole opinione di Marcione, il noto eresiarca -del secondo secolo, fu formato con la più pura parte della terra, e, -secondo Filosseno vescovo di Bagdad (secolo IX) e Mosè Bar-Cefa (secolo -X), di una materia più tenue e più pura, che teneva dello spirituale. -Regna nel beato giardino una perpetua primavera; non mai turbata da -venti e da procelle. Il cielo, che spande sopr'esso un lume sette volte -più chiaro che non sia quello del nostro giorno, ma scompagnato da ogni -fastidiosa caldura, non vi patisce nube alcuna, e mai non lo ingombra -la notte. Nè mai per l'aria dolcissima si riversa grandine o pioggia, -nè mai vi s'ode il pauroso fragore del tuono e l'orrendo schianto -della folgore. Tiene il luogo un'altissima quiete, una pace serena e -sacra, ignote affatto a chi vive quaggiù. Padri e Dottori della Chiesa, -e poeti cristiani dei primi secoli, vanno a gara in descrivere tanta -letizia, e le lor voci raccoglie Dante, quando nel canto ventesimottavo -del Purgatorio descrive - - La divina foresta spessa e viva, - -e ricorda _l'aura dolce, senza mutamento_, che ne sommoveva le fronde, -e la perpetua primavera[78]. Anche qui i riscontri abbondano. Il Meru -e l'Hara-berezaiti non conoscono i rigori del verno, nè le tenebre, -nè le nubi, nè intemperie di nessuna sorte. Di tutti gli altri luoghi -di beatitudine fu necessariamente immaginato altrettanto. Veggasi ciò -che Omero ed Esiodo e Platone e Virgilio e tanti altri antichi dicono -del soggiorno dei giusti, o della condizione della terra durante l'età -dell'oro, o del paese degl'iperborei, o di altri così fatti: - - Hic aeterna quies, nulla hic jura procellis[79]. - -L'isola di Avalon, di cui tanto favoleggiarono nel medio evo i poeti -e i romanzatori del ciclo arturiano, e dove Artù, mortalmente ferito -in battaglia, era, per forza di miracolo, serbato in vita, l'isola di -Avalon godeva gli stessi benefizii del Paradiso terrestre[80]. - -Che quella stanza del Paradiso dovesse poi essere saluberrima; che i -morbi non vi potessero penetrare, nè vi potesse penetrare la morte, -s'intende di leggieri, ed è cosa in tutto conforme al concetto del -mito biblico. Ma non si creda che essa fosse sola a fruire di così -notabili prerogative. Dell'isola di Pafo fu creduto anticamente che -nessuna infermità vi potesse aver luogo. Nell'isola de' Macrobii, posta -nel mare dell'India, e visitata da Alessandro Magno, l'aria era così -pura, e così sano il clima, che gli uomini vi solevan vivere circa un -secolo e mezzo. Plutarco, rimaneggiando finzioni antichissime, narra -di due isole a ponente della Brettagna, abitate, l'una da uomini di -santa vita, immuni da ogni umana infermità, l'altra da Crono, immerso -in letargo e servito da demonii[81]. Nel l. VIII delle sue _Istorie -Filippiche_, delle quali non sono rimasti se non pochi frammenti, -Teopompo raccontava, conformemente a un'antica leggenda, come il re -Mida fosse riuscito ad ubbriacare Sileno e ad avvincerlo di catene. -Per racquistare la libertà Sileno dovette comunicare al re la sua -scienza, e tra l'altro gli narrò della terra Merope, posta di là -dall'oceano, e dove gli uomini vivono il doppio che altrove, e non -conoscono infermità, e il suolo spontaneamente produce le messi e ogni -altro frutto[82]. Di consimil natura era l'isola di Jambulo, di cui -dà ragguaglio Teodoro Siculo. Anche di luoghi dove non si moriva ce -n'era più d'uno. Giraldo Cambrense parla di due isole, poste in un lago -dell'Irlanda, nella minor delle quali nessuno poteva morire e nessuno -mai era morto, e perciò era detta Isola dei viventi. Chi oppresso dai -morbi, o giunto allo stremo della vecchiezza, desiderava por fine a -una vita divenuta ormai troppo incresciosa, si faceva trasportare -nell'altra isola, e come appena toccava terra, moriva[83]. Queste -isole sono spesso ricordate in leggende celtiche, e veggonsi poste -più di frequente nel mare ibernico. Si legge nel _Perceforest_ che i -principi Dardanon, Gadiffer con la moglie sua, Perceforest e Gallafar -si ritrassero nell'Isola di vita, per potervi aspettare la venuta del -Redentore. Invecchiano oltre modo aspettando, tanto che la vita s'è -fatta loro insopportabile. Avuta la nuova che il Redentore è nato, si -fanno trasportare altrove e muojono in pace[84]. Pietro Comestore parla -di più _isole dei viventi_, ove a nessuno è dato morire, e Gervasio -da Tilbury ne ricorda una, visitata da Alessandro Magno, là nei mari -dell'India[85]. Contrastava con queste un'isola dove non si poteva -nascere[86]. Il Paradiso terrestre, che Dante, acconciamente, disse - - Fatto per proprio dell'umana spece[87], - -era immune dalla morte e dai morbi, non solo perchè il santo luogo non -poteva, per sua natura, essere contaminato da nessuna delle miserie -di quaggiù, le quali furono il tristo retaggio della colpa; ma ancora -perchè accoglieva in se stesso, come ora vedremo, più cose le quali -avevano virtù di combatterle e di tenerle lontane. - -Degl'infiniti alberi d'ogni specie, che dovevano empiere il giardino -dell'Eden, la Genesi ne nomina più particolarmente due: l'albero della -vita e l'albero della scienza del bene e del male, concesso quello, -vietato questo ai due primi parenti. Il linguaggio del libro sacro è -del resto un po' ambiguo, perchè ora pare vi si parli di due alberi -diversi, e ora di uno solo, il che è da ascrivere certamente alla -imperfetta corrispondenza e alla poca fusione dei due racconti onde il -libro stesso fu composto. Vi è poi anche ricordato il fico, delle cui -foglie Adamo ed Eva copersero la lor nudità. Non parlo del _bedolach_, -intorno alla cui natura fu tanto disputato. - -La stretta affinità che gli alberi paradisiaci della vita e della -scienza hanno con alberi meravigliosi di altre mitologie, col soma -degl'indiani, con l'haoma degl'Irani, con l'albero delle tradizioni -caldeo-assire, con l'albero della immortalità, che insieme con altri -alberi meravigliosi sorge nel Kuen-lun dei Cinesi, con quello che, -tutto splendente di poma d'oro, era custodito gelosamente nell'Orto -delle Esperidi, fu notata da un pezzo, nè io intendo di farne qui -particolare discorso[88]. - -Molto fu immaginato e disputato circa la specie e la natura dei due -alberi della vita e della scienza, e più specialmente del secondo. -Dall'uno o dall'altro si fece derivare, in una leggenda celebre di -cui avrò a parlare in luogo più acconcio, il legno onde fu formata -la croce; e il primo diede argomento anche a un'altra leggenda, -assai strana, ove si narra che mille anni dopo il peccato dei primi -parenti, Dio trapiantò l'albero della vita nell'orto di Abramo; che -una figliuola di Abramo ingravidò respirando il profumo dei fiori -dell'albero, e diede alla luce un fanciullo, il quale si chiamò Fanuel; -e che costui, avendo forbito sulla propria coscia il coltello con cui -aveva tagliato uno dei frutti dell'albero, vide la coscia gonfiarsi e -mettere al mondo, a tempo debito, una bambina che fu Sant'Anna, madre -della Vergine Maria[89]. - -Nel _Testamento d'Adamo_ Seth domanda che albero fosse quello del cui -frutto mangiarono i suoi genitori, e Adamo risponde che era un fico. -Isidoro Pelusiota, morto circa il 450, dice che, secondo l'antica -opinione, l'albero che condusse a peccare i primi parenti fu un fico, -e un fico si vede talvolta rappresentato nei monumenti della primitiva -arte cristiana[90]. Un fico lo dissero pure alcuni rabbini; ma altri -rabbini, seguiti in ciò dai Bogomili, pensarono che dovesse essere -la vigna (la quale fu, per contro, dai Mandaiti considerata pianta di -vita) oppure il grano[91]. Nel _Libro d'Enoch_, il profeta, seguitando -una sua fantasiosa peregrinazione, giunge al giardino di giustizia, e -vi trova, fra altri alberi, l'albero della scienza, il quale somiglia -al tamarindo, ha i frutti simili a grappoli d'uva, e spande intorno -un profumo balsamico[92]. Secondo una opinione molto diffusa tra i -musulmani il frutto vietato era, come per alcuni rabbini, il grano[93]. -Felice Faber afferma che tutti gli Orientali credevano l'albero fatale -essere il musa (banano, fico del Paradiso), e dice che il frutto -mostra, quando è intero, la traccia di un doppio morso, e quando -è tagliato a mo' del rafano, il segno della croce, con una oscura -immagine del crocifisso, in ogni fetta che se ne leva[94]. Felice -scriveva verso la fine del secolo XV; ma molti prima di lui avevano -parlato del musa, e de' suoi frutti, chiamati anche pomi del Paradiso -(_arbor Adae, poma Adae_). Giacomo da Vitry e Giacomo di Maerlant, -nel suo poema _Der naturen bloeme_, e Thietmar, e, in generale, tutti -i peregrinatori di Terra Santa, ne fanno ricordo, notando più di -proposito la particolarità di quel morso, che pareva attestare in modo -irrefragabile l'origine della pianta e la parte da essa avuta negli -umani destini. Burcardo di Monte Sion descrive abbastanza minutamente -la pianta e i suoi frutti, ma nulla dice nè del morso, nè del segno -di croce[95]. Giovanni de' Marignolli per contro sa che delle foglie -del musa, le quali sono assai grandi, si coprirono, dopo il peccato, -i primi parenti, e che tagliando per traverso il frutto si vede in -ciascuna metà l'immagine di un uomo crocifisso[96]. Comunque sia, si -credeva universalmente che il pomo vietato, e gli altri frutti del -Paradiso, fossero di così grato odore e di così squisito sapore da -vincere di gran lunga quanti ne nascono in terra. San Giovanni, Enoch -ed Elia ne dànno alcuni ad Astolfo - - Di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza - Scusa non sono i duo primi parenti, - Se per quei fûr sì poco ubbidienti[97]. - -Ma si sa che il mal desiderato frutto restò nella strozza ad Adamo, -e formò quello che appunto si chiama dal volgo il pomo d'Adamo, e dai -dotti cartilagine tiroidea. Dio, «perciò che l'uomo sapesse che tutte -le schiatte doveano essere colpevoli di questo peccato, fece rimanere -lo nodo che àe la gola», si legge nel _Libro di Sidrach_[98]; e più -esplicitamente nei _Fioretti della Bibbia_: «Et quando Adamo mangiò -del pome, avengnia che buono gli parve al ghusto, sì gli ricordò del -comandamento che iddio gli avea fatto, et puosesi allora la mano alla -ghola, e ristrinse la volontae e fu pentuto, et per questo si dice che -gli uomeni anno uno nodo nella ghola e le femmine no»[99]. - -Tutti, o quasi tutti coloro che poterono penetrare nel Paradiso -terrestre, videro l'albero che aveva dato materia al peccato, spoglio -delle sue fronde e inaridito. Le leggende che io riferirò nel capitolo -IV cel proveranno. Nel _Combattimento d'Adamo_ è detto che Dio -stesso disseccò, dopo il peccato, la pianta; e disseccata prima, poi -_rinnovellata di novella fronda_, la vide Dante: - - Io sentii mormorare a tutti: Adamo! - Poi cerchiaro una pianta dispogliata - Di fiori e d'altra fronda in ciascun ramo[100]. - -Tale, e ingombra di spine per giunta, e con avvolta al tronco la -scoglia d'un serpente, la descrive Federigo Frezzi: - - Quando trovai un arbor senza fronde - Ch'era di spoglio d'un serpente avvolto, - Sì come un'edra che un ramo circonde. - Lo spoglio avea di forma umana il volto; - E l'arbore di spine era pien tutto - Intorno a sè, siccome luogo incolto. - Ogni altro legno ivi era pien di frutto, - E di be' fiori e frondi, fresco e bello; - E questo solo era secco e distrutto; - E su non vi cantava alcun uccello[101]. - -Nello strano racconto francese che ho citato poc'anzi si dice che Dio -aveva fatto dono dell'albero della scienza ai demonii, e che Adamo ed -Eva, avendo mangiato del suo frutto, caddero in loro potestà. - -Nella leggenda italiana de' tre monaci, della quale ho già fatto -parola, si ricordano quattro alberi meravigliosi di cui andava lieto -il Paradiso: l'albero del bene e del male, l'albero della salute, -del cui legno fu fatta la croce, l'albero della vita e l'albero della -grazia, o della gloria[102]; ma ben più numerose eran le piante che -v'allignavano. Ezechiele ricorda nominatamente i cedri, gli abeti e -i platani, e accenna a molti altri _ligna voluptatis, quae erant in -Paradiso Dei_[103]. Nelle innumerevoli descrizioni che se ne fecero la -selva divina appar sempre densa di alberi, e dove non è selva, è campo -sparso di minori piante, vestito d'erba e smaltato di fiori. I fiori -sono, di solito, questi nostri, la rosa, il giglio, il giacinto, la -viola, salvo che hanno assai più vivi i colori e più soavi i profumi. -Gli alberi, o sono i nostri, con più perfetta natura, come si conviene -al luogo, o son di specie meravigliose, incognite a noi, e sempre in -grandissima quantità. Rabbi Giosuè già ricordato, ne noverava 800,000 -specie[104]. - -Si credeva che le piante aromatiche, le spezie, i balsami, venissero -dal Paradiso terrestre, o da luoghi prossimi al Paradiso terrestre, e -fatti, in certa misura, partecipi della sua condizione. Già Tertulliano -ricorda, a tale proposito, la cannella e l'amomo, e Alcimo Avito -descrive piante che stillano balsami. Arnaldo di Bonneval (m. dopo -il 1156) dice, in una sua entusiastica descrizione, che dalle piante -del Paradiso stillavano resine odorose e balsami d'ogni specie[105]; -e il Mandeville fa venir giù dal Paradiso, con la corrente del Nilo -(che diventò, come s'è già notato, uno dei quattro fiumi) l'aloe; e -il Joinville, oltre l'aloe, ne fa venir la cannella, lo zenzevero o -gengiovo, il rabarbaro, i garofani e altre spezie[106]. Ma sino dal -IV secolo, Sant'Atanasio, arcivescovo di Alessandria, aveva detto che -gli aromati vengono dall'Oriente, perchè il Paradiso terrestre, che -appunto è in Oriente, impregna de' suoi olezzi le piante delle regioni -circostanti[107]; opinione seguìta poi dall'Anonimo Ravennate. A quei -fiati del Paradiso accenna Gualtiero di Châtillon, quando, descrivendo -l'Asia, dice: - - instat ab arcto - Caucasus, irriguo Paradisus spirat ab ortu[108]. - -Secondo una leggenda musulmana gli aromati nacquero dalle lacrime di -Adamo, espulso dal Paradiso e caduto nell'isola di Ceilan, mentre dalle -lacrime di Eva nascevano le perle. - -Nel Paradiso era pure ogni specie di piante medicinali. Tertulliano, -dopo aver descritte molt'altre cose mirabili che ci si trovavano, dice: - - Et pulcre redolet munus medicabile Cretae[109], - -alludendo al dittamo, o a più erbe medicinali, per cui andò famosa un -tempo l'isola di Creta. Nel trattato _Abodath Hakkodesh_ del Talmud è -detto che nel Paradiso terrestre sono tutte le piante medicinali[110]; -e Gotofredo da Viterbo fa menzione di certi frutti ch'eran buoni, -sembra, contro tutti i mali: - - Optima per fluvium currentia poma tenentur; - Infirmis oblata viris medicina tenentur; - Solus odoratùs sanat odore caput[111]. - -Piante medicinali coprivano i fianchi del Meru: nell'isola d'Avalon, -qual è descritta nella _Bataille Loquifer_, le pietre della città -guarivano tutti i mali del corpo e dell'anima. - -Il Petrarca paragona il suo lauro simbolico agli alberi del Paradiso: - - In un boschetto novo i rami santi - Fiorian d'un lauro giovenetto e schietto - Ch'un degli arbor parea di paradiso[112]; - -ma gli è certo che nel Paradiso ci erano alberi i quali vincevano di -molto in pregio e in virtù quel suo lauro. Onorio d'Autun ne ricorda -di proposito tre, oltre a quello della vita. Chi, a tempo opportuno, -avesse gustato dei frutti del primo, non avrebbe mai più avuto fame; -e chi avesse gustato dei frutti del secondo, sarebbe stato liberato -in perpetuo dalla sete; e chi di quei del terzo, non avrebbe più -conosciuto stanchezza[113]. Vedremo più oltre che nel Paradiso c'erano -pure alberi con le fronde d'oro e d'argento. In un luogo del _Mondo -creato_ Torquato Tasso accenna a _canuta e sacra fama_ appo gli -Ebrei, secondo la quale le piante del Paradiso avrebbero avuto senno -e favella. Da altra banda, nel _Libro d'Enoch_, è ricordato un albero -sempre verde, sempre fiorito, che spande un soavissimo odore, e a cui -non può agguagliarsi nessuno di quelli dell'Eden. I frutti suoi sono -serbati agli eletti dopo il Giudizio[114]. Le piante del Paradiso -non abbisognavano di nessuna coltura; e benchè mai non le bagnasse la -pioggia, serbavansi sempre verdi e fresche, e recavano sullo stesso -ramo il fiore appena sbocciato e il frutto già maturo. Tutti i poeti -concordemente lo affermano[115]. - -Sia ricordato ancora che il paradiso di Maometto è tutto pieno di -alberi, tra' quali primeggia lo smisuratissimo Thuba, grave sempre di -ogni specie di frutti; che un nuovo albero vi si pianta ogni volta -che un credente dice _Lode a Dio!_ e che secondo una opinione del -Profeta, o a lui attribuita, deriva dal Paradiso il succo del popone, -il quale perciò guarisce settanta specie di mali, e ha tal virtù che un -boccone che se ne mangi equivale a dieci buone opere e cancella dieci -peccati[116]. Alberi erano pure nel Vara, o paradiso dell'iranico Yima. - -Nel racconto biblico è fatta parola della fonte che irrigava il -Paradiso, e da cui nascevano i quattro fiumi; ma non è detto che essa -avesse virtù di perpetuare la vita, o di restituire la giovinezza -perduta. Ciò nondimeno, l'idea di porre accanto all'albero della vita -anche una fontana di vita e di gioventù era un'idea così naturale, -tanto consentanea ad una delle fantasie mitiche più diffuse e più -costanti, che non poteva, o prima o poi, non sorgere nello spirito -di qualcuno. A farla sorgere sarebbero bastati i parecchi accenni -che ad una fonte di vita si trovano nelle Sacre Scritture[117]; -sarebbe bastato l'esempio dell'autore dell'Apocalissi, che nella -celeste Gerusalemme fa scorrere presso l'albero della vita il fiume -della vita[118]; ma, anche senza di ciò, la fonte meravigliosa -sarebbe scaturita nel luogo di tutte le delizie, e perchè la natura -stessa del luogo pareva richiederla, e perchè essa esisteva già -e non c'era bisogno d'inventarla. Nel paradiso indiano sgorga la -fonte Ganga, da cui nasce il Gange; nell'iranico sgorga la fonte di -vita Ardvî-sûra; nel cinese è un fonte giallo dell'immortalità, il -quale si spartisce in quattro fiumi, o un fiume giallo, che ritorna -alla sua fonte, ed ha la stessa virtù; negli Orti delle Esperidi, o -nell'Elisio, sono i fonti dell'ambrosia, cioè del sacro liquore che -procaccia la immortalità[119]. Una fonte di giovinezza si trova nel -paradiso messicano, e nel gaelico[120], e in quello degli abitanti -dell'arcipelago di Hawai, e in altri. Di uno stagno, le cui acque -hanno virtù di ringiovanire, si parla nel _Satapatha Brâhmana_[121]. -La immaginazione riappar frequente in tradizioni di più sorta e in -novelline popolari, alcune delle quali sono senza dubbio assai antiche. -Di una spedizione di Alessandro Magno alla ricerca della miracolosa -fontana si narra nello Pseudo-Callistene, nei poemi di Firdusi e di -Nizâmi[122], in quello di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, -ecc. Tra le fiabe tedesche pubblicate dai fratelli Grimm, ve n'è una -intitolata _Das Wasser des Lebens_, nella quale si narra di tre giovani -principi, che per ridare la sanità al padre ammalato muovono in cerca -dell'acqua della vita: solo il minore dei tre riesce a trovarla[123]. -Questa novella fu narrata anche in latino, ed ebbe corso nel medio -evo[124]; fiabe consimili si trovano nelle letterature popolari -di tutta Europa[125]. Nei racconti orientali la fontana di vita, o -di gioventù, è spesso ricordata[126], e i più dei geografi arabici -la pongono in Oriente[127], e in Oriente la lasciano, di solito, i -racconti occidentali. Il desiderio di Fausto fu desiderio di tutti i -tempi e di tutte le genti. - -La fontana di vita e di giovinezza doveva dunque scaturire dal suolo -benedetto del giardino di felicità. Nel _Combattimento d'Adamo_, -l'acqua di che si formano i quattro fiumi sgorga dalle radici -dell'albero della vita[128]. Sant'Agostino racconta nel suo trattato -_De origine animae_ come a Santa Perpetua fosse conceduto di vedere -il proprio fratello, morto di lebbra, «aggirarsi pieno di salute e di -bellezza in una splendente dimora, bevendo acque miracolose entro una -coppa d'oro»[129]. Non dice che acque fossero; ma s'indovina ch'erano -attinte a una fontana di vita: quanto alla dimora splendente, essa -è, senza dubbio, come vedremo più oltre, il Paradiso terrestre. Nelle -leggende medievali concernenti il Paradiso si parla risolutamente di -una vera e propria fontana[130]. - -In altre leggende questa fontana appar di bel nuovo fuori del Paradiso, -con cui può serbare o non serbar relazione: nel secondo caso nulla -vieta di credere che si ammettessero più fonti diverse; nel primo -la fonte deriva in qualche modo dal Paradiso, o è piuttosto un'acqua -derivata dalla fonte del Paradiso. Di una fonte così derivata si parla -nell'_Huon de Bordeaux_: - - Ens ou vregiet l'amiral est entré; - Dix ne fist arbre qui péust fruit porter - Que il n'éust ens el vregiet planté. - Une fontaine i cort par son canel; - De paradis vient li rius sans fauser. - Il n'est nus hom qui de mere soit nés, - Qui tant soit vieus ne quenus ne mellés, - Que se il puet el ruis ses mains laver - Que lues ne soit meschins et bacelers[131]. - -Nel già citato _Romans d'Alixandre_ di Lambert li Tors e Alessandro -da Bernay la fontana ha la medesima origine, sebbene non troppo se ne -intenda il modo: - - Li fontaine sordait de l'flun de paradis, - De l'aighe de Deufrate qui départ de Tigris[132]. - -Nel _Trojanischer Krieg_ di Corrado da Würzburg, Medea usa di un'acqua -venuta dal Paradiso terrestre per far ringiovanire il padre di -Giasone[133]; e dal Paradiso deriva la fonte che guarisce tutti i mali, -della quale si parla nel _Titurel_ di Albrecht[134]. Nell'_Arzigogolo_ -del Lasca è ricordata cert'acqua che ha virtù di far ringiovanire e che -un tale andò a cercare nel Paradiso terrestre, sul Caucaso, consumando -nel viaggio gran parte della vita[135] - -Ma della fonte si parla pure, come ho detto, indipendentemente dal -Paradiso terrestre. Stefano di Borbone (m. c. 1262) narra, per averlo -udito narrare da altri, il caso di un vecchio, il quale avendo, là -nelle terre d'oltremare, bevuto, senza intenzione, dell'acqua di -certa fonte, tornò subito giovane, ma dopo non potè ritrovar mai -più il luogo ov'essa scaturiva[136]. Il Mandeville, che tante cose -vide, vide anche questa. Egli dice che la fontana miracolosa sgorga -alle falde di un monte, vicino alla città di Polambe; che ha odore -e sapore di tutte spezie, e muta l'uno e l'altro a ciascun'ora del -giorno. Chi, a digiuno, beve tre volte di quell'acqua guarisce d'ogni -male; e gli abitanti di quelle terre vicine, i quali spesso ne usano, -vanno esenti da malattie e pajono sempre giovani. Il viaggiatore volle -berne ancor egli e credette di sentirsi tutto ringagliardito[137]. -Nel _Phisiologus_ di Teobaldo (sec. XI), nei _Bestiarii_ di Filippo -di Thaun (sec. XII) e del chierico Guglielmo (sec. XIII), e altrove, -è riferita una credenza secondo la quale l'aquila, quando è vecchia, -sale verso il sole, e ne' suoi raggi quasi s'abbrucia, poi va in -Oriente, s'immerge nell'acqua di certa fontana, e insieme con la -giovinezza racquista il vigore perduto[138]. Questa fontana benedetta -fu anche fatta sgorgare nel Paese di Cuccagna e nel paese del Prete -Gianni. Nella lettera a Emanuele, imperatore d'Oriente, lettera che -andò soggetta a tante interpolazioni, il Prete Gianni dice che in un -suo palazzo, il quale vince di magnificenza tutti gli altri palazzi -del mondo, «scaturisce un fonte che non ha l'eguale per fragranza e -per sapore, e che non esce da quelle mura, ma corre da uno a un altro -angolo del palazzo, e scende sotterra, e correndo quivi in contraria -direzione, ritorna là d'onde è nato, a quella guisa che torna il sole -da Oriente a Occidente. L'acqua ha il sapore di quella cosa che colui -che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed empie di tanta -fragranza il palazzo come se ci si manipolassero tutte le sorta di -balsami, di aromi e di unguenti». Chi la beve con certo modo e regola -campa più di trecent'anni, serbandosi sempre in età giovanissima[139]. - -In pieno secolo XVI la fontana di vita o di giovinezza[140] faceva -ancora sognare più d'uno. Luca Cranach si contentava di torla -a soggetto di un suo dipinto, e Giovanni Sachs di una poetica -fantasia; ma Ponce de Leon, lo scopritore della Florida (1512), mosse -appositamente con due navi per cercarla nell'isola di Bimini, dove -credeva ch'essa scaturisse[141]. Altri pure ebbe sì fatti sogni, e -trovò, sembra, chi lo mise in canzone[142]. - -La fantasia degli uomini del medio evo non si appagò del resto -della fontana di vita o di giovinezza, ma più altre cose venne -immaginando provvedute di quelle stesse virtù. In molti racconti -si parla di un'erba che ridà la vita[143]. Nella continuazione -dell'_Huon de Bordeaux_ si parla di pomi del Paradiso terrestre che -fanno ringiovanire; e Ugone ne dà a mangiare anche al sultano di -Tauride[144]. Gervasio da Tilbury dice che i frutti degli Alberi della -Luna e del Sole, alberi che diedero responso ad Alessandro Magno, -facevano vivere quei sacerdoti quattrocent'anni[145]; e Uggieri il -Danese ebbe a mangiarne. Del Santo Graal fu detto che avesse, tra le -altre virtù, anche quella di ringiovanire i vecchi e risuscitare la -Fenice[146]; e del pastorale di San Patrizio la leggenda narra che -conservava la gioventù e la bellezza. Virtù consimili furono attribuite -a molte altre cose. L'anello che Morgana dà ad Uggieri il Danese lo -restituisce e lo serba in età di trent'anni, sebbene egli ne abbia -più di cento: il cavallo bianco del re Thiermana-Oge, nel paese di -gioventù, ha, secondo la leggenda irlandese, tal qualità, che chi vi -monta su racquista immediatamente la più florida giovinezza, ma, come -ne smonta, subito la perde[147]. - -La fontana, di cui ho parlato, mi conduce ora, naturalmente, a dire -dei fiumi. La Scrittura ne ricorda quattro, tanti quanti ne venivan -dal Meru. La fonte da cui traggono l'origine, sia essa, o non sia, la -fonte di vita o di giovinezza, è spesso descritta come ridondante di -acque, dalle quali i quattro fiumi prendono nascimento[148]. A far -immaginare tanta copia di acque nel Paradiso deve aver contribuito, -oltre i precedenti mitici normali, la scarsità di cui se ne pativa -in Palestina, e che doveva di molto accrescerne il pregio agli occhi -degli Ebrei: in fatti sono frequenti nei profeti le lodi dell'acqua -fresca[149]; e anche nel paradiso di Maometto sono acque in gran copia. -Il Mandeville dice che a cagione delle grandi acque le quali vengono -dal Paradiso tutta l'India è come spartita in isole. Precipitando -dal monte altissimo, su cui fiorisce il giardino, nella sottostante -pianura, le acque levano un così terribil fragore che le genti di -quelle terre vicine son fatte sorde, anzi nascono sorde[150]. - -Già dentro al Paradiso, oppur fuori di esso, da un lago che il fonte -formava, nascevano i quattro fiumi, Fison, Gihon, Tigri (Hiddekel) ed -Eufrate[151], i quali ridussero alla disperazione quanti cercarono di -conciliare ciò che se ne dice nella Genesi con una realtà geografica -qualsiasi. Circa gli ultimi due non vi fu dubbio, generalmente -parlando; ma circa i due primi le opinioni furono infinite, e chi -volesse raccogliere tutte quelle che si trovano sparse negli scrittori -ecclesiastici e non ecclesiastici potrebbe formare un volume che -riuscirebbe di mole non picciola e di assai maggiore fastidio[152]. -Basti dire che non vi fu fiume di qualche importanza il quale non -siasi fatto venire dal Paradiso. L'antica, diffusa e comoda dottrina -del corso sotterraneo, e anche sottomarino dei fiumi, permetteva, a -tale riguardo, e rendeva inconfutabile qualsiasi più arrischiata e -più strana opinione[153]; e la confusione, solita a farsi, dell'India -con l'Etiopia agevolava le più chimeriche fantasie. Ne ricorderò solo -qualcuna. - -Che uno dei quattro fiumi, e propriamente il Gihon, fosse il Nilo è -credenza antica. Già Giuseppe Flavio, certamente non primo, asseriva -che il Gange, l'Eufrate, il Tigri e il Nilo derivano dal fiume -paradisiaco che cinge tutto intorno la terra[154]. Nel medio evo -quella credenza fu molto comune e sarebbe lungo ed ozioso recarne le -testimonianze: la confusione, pur ora notata, fra l'India e l'Etiopia -doveva favorirla e la favorì nel fatto[155]. Secondo gli autori del -_Bundehesh_ e dell'_Avesta_, risalendo l'Indo e il Nilo si giungeva -all'Hara-berezaiti. Altri, per ragioni facili a intendere, fece -venire dal Paradiso il Giordano[156]; e altri, non si sa perchè, il -Danubio[157]. Federigo Frezzi, per non far torto a nessuno, fa venire -dal Paradiso, oltre i quattro fiumi biblici, anche il Danubio, il Po, -il Reno, il Tanai[158]. - -Ma al Paradiso i soli fiumi d'acqua non potevano bastare, e Tertulliano -vi fa scorrere i rivi di latte. Più di un rabbino parla di fiumi di -latte, d'olio, di vino, di balsamo[159]; e Maometto se ne ricorda -descrivendo il luogo di beatitudine serbato a' suoi seguaci[160]. -Cosa ben più strana, vi scorreva anche un fiume di pietre preziose. -Veramente, da prima, si parla di uno o più fiumi che, venendo dal -Paradiso, trascinano con sè grande quantità d'oro, d'argento e di -gemme. Nel già citato libro di Juniore Filosofo è detto che quelle -genti, le quali abitano in prossimità del Paradiso terrestre, -raccolgono con reti le gemme che seco mena un fiume[161]. Per Brunetto -Latini questo fiume è l'Eufrate[162]; ma secondo Giordano da Sévérac -le gemme abbondano in tutti e quattro i fiumi[163]. I fiumi del -paradiso di Maometto hanno le rive d'oro, il letto pieno di rubini e -di perle, scorrono fra montagne di muschio; e nella paradisiaca dimora -di Quetzalcoatl, quale la immaginarono gli Aztechi, sono in copia, -fra molte altre cose meravigliose, le gemme e i metalli preziosi. -Nella ricordata lettera del Prete Gianni all'imperatore Emanuele si -discorre di un fiume, chiamato Idono, il quale, venendo dal Paradiso, -mena con sè gran quantità di smeraldi, di zaffiri, di carbonchi, di -topazii, di crisoliti e di altre pietre preziose[164]; e si discorre -di un altro fiume, il quale passa sotterra, menando similmente con sè -grandissima copia di gemme. Di questo secondo fiume, che dà occasione a -una delle avventure di Sindbad il Navigatore nelle _Mille e una Notte_, -non è detto che venga dal Paradiso[165]. Un piccolo sforzo ancora e -si avrà il fiume di sole gemme immaginato da Giovanni d'Outremeuse -(secolo XIV), fiume che sbocca nel mar dell'arena[166]; nè quello -era uno sforzo difficile a fare, giacchè di un fiume di sassi e di -un mare d'arena, che si vedevano in Asia, parecchi avevan narrato le -meraviglie[167]. - -Era naturale che nel Paradiso terrestre si ponessero tutte le ricchezze -e tutti gli splendori: l'oro, l'argento e le gemme vi dovevano essere -in abbondanza. Un passo di Ezechiele mostra sì fatta tendenza in -modo assai spiccato[168]; il monte Meru, secondo una delle molte -immaginazioni cui porse argomento, aveva quattro lati, l'uno d'oro, -l'altro di cristallo, il terzo d'argento e il quarto di zaffiro. -Nell'Elisio descritto da Platone gli alberi recano gemme, come nel -paradiso di Maometto; e nella Gerusalemme celeste descritta dall'autore -dell'Apocalissi, abbondano le pietre e i metalli preziosi. Delle molte -gemme che sono nel Paradiso terrestre Tertulliano ricorda il prasio, -il carbonchio, lo smeraldo, e Alcimo Avito afferma che quelle che noi -chiamiamo gemme sono i sassi di colà. Sebbene il Mandeville dica che -non si può sapere di che cosa sia formato il muro del Paradiso, tanto -lo velano agli altrui sguardi il musco e l'edera, pure molti sapevano -ch'esso era di materia preziosissima e tutto tempestato di gemme[169]. -Secondo qualche rabbino, tutto il Paradiso era selciato di pietre -preziose e di perle. Si sapeva inoltre che Adamo, uscendo dal giardino, -aveva potuto recar con sè l'oro, l'incenso e la mirra che dovevano -poi, dai Re Magi, essere offerti al bambino redentore, e deporli, -insieme con altre ricchezze, in una caverna, detta, per ciò appunto, -la Caverna dei Tesori[170]. Se si pensa alle virtù meravigliose, che -già nell'antichità, e poi, durante tutto il medio evo, si attribuirono -alle gemme, virtù di cui si discorre largamente nei _Lapidarii_, e al -significato simbolico che si soleva dar loro, non parrà strano che di -gemme si volessero pieni il Paradiso e le sue acque[171]. - -Il Meru, quale è descritto nel Mahâbhârata, è coperto d'oro, e aureo è -detto nei Purâni. Aureo meriterebbe d'essere chiamato anche il Paradiso -terrestre. Il muro che lo serra è, talvolta, tutto d'oro, e d'oro sono -i palazzi e le chiese ch'esso contiene. Un soldato di cui San Gregorio -narra la visione, passa un fetido fiume, e giunge a prati fioriti, dove -si stan costruendo, di mattoni d'oro, mirabili case[172]. Note sono -le relazioni mitiche dell'oro con la luce, col sole, con la felicità. -Una città d'oro, stanza di beatitudine, sognarono gl'indiani; la -Gerusalemme celeste sfolgora d'oro; i palazzi del paradiso di Maometto -sono costruiti d'oro, di perle, di smeraldi e di rubini. El Dorado -chiamarono gli Spagnuoli la nuova terra di promissione[173]. - -Con tali condizioni di luogo e di clima quali abbiamo vedute, con tanto -rigoglio di vegetazione soprammirabile, con tanto splendore di metalli -preziosi e di gemme, il Paradiso terrestre doveva essere di tale -bellezza e magnificenza da vincere ogni più ardita e fervida fantasia. -Ma ciò appunto doveva stimolare e far vie più intenso il desiderio di -rappresentarselo e colorirselo nella mente, di descriverlo con parole. -Chi sa quante anime innamorate di solitarii e di reclusi lo sognarono -nelle ore di estatica contemplazione, credettero d'intravvederne -gl'immortali splendori nello spettacolo d'un tramonto pomposo! I primi -poeti cristiani, che presero a sparger di fiori la nuda terra del -Golgota e a lumeggiare l'austera speranza sorta novamente negli animi, -andarono a gara in narrarne le divine delizie. Bisognava che gli uomini -conoscessero ciò che avevano perduto per poter meglio intendere il -pregio di ciò che il sangue di Cristo aveva loro ridato. Tertulliano, -Proba Falconia, Prudenzio, Draconzio, Mario Vittore, Alcimo Avito, ci -lasciarono tutti descrizioni calde di entusiasmo e non prive di merito, -le quali hanno questo carattere comune, che tutte traggono elementi, -colori ed immagini dalle descrizioni che i poeti gentili avevan fatte, -degli Elisii[174]. Nè questo poteva sembrare ai poeti cristiani un -procedimento illegittimo, giacchè essi credevano che il mito degli -Elisii altro non fosse se non una ricordanza e come dire un riflesso -alterato del racconto biblico[175]. E fu appunto la gran somiglianza -di sì fatte descrizioni quella che permise di attribuire a Lattanzio -il noto poemetto _De Phoenice_, il quale, non solo non è di lui, ma -non è, forse, nemmeno di autore cristiano, e in cui si descrive, non -già, come fu creduto, il Paradiso terrestre, ma il Bosco del Sole[176]. -Proba Falconia formava la descrizion sua, e tutto il compendio del -Vecchio e del Nuovo Testamento di cui quella descrizione è parte, con -versi tolti a Virgilio. Mario Vittore chiamava il Paradiso col nome di -Tempe, e sebbene in certa _Epistola de perversis suae aetatis moribus -ad Salmonem abbatem_ rimproverasse, più specialmente alle donne, di -posporre Salomone e Paolo a Virgilio, ad Ovidio, ad Orazio, a Terenzio, -i suoi versi sono tutti pieni di reminiscenze classiche. L'autore -di un _metrum in Genesim_ (forse Ilario d'Arles, ancor egli, come -Mario Vittore, del V secolo), prendeva a modello il primo libro delle -_Metamorfosi_[177], e Sidonio Apollinare, cristiano, descriveva gli -Orti del Sole con quelle parole medesime che si usavano a descrivere il -Paradiso terrestre[178]. - -Le descrizioni del Paradiso terrestre si possono dire innumerevoli, e -vanno moltiplicando dai primi tempi del cristianesimo, attraverso il -medio evo, sino ai giorni nostri, e sono in verso e in prosa, e sono -in tutte le lingue. Compajono com'è naturale, nei Commentarii alla -Genesi, negli _Hexaemera_, nelle Bibbie versificate e istoriate, in -molti trattati teologici; compajono in trattati scientifici, varii di -natura e di forma; compajono in cronache, in Visioni, in leggende; -compajono in poemi d'ogni sorta[179]. I rabbini gareggiano in così -fatte descrizioni coi dottori e coi poeti cristiani, e di gran lunga -li vincono quanto a stranezza e audacia d'immaginazioni[180]; e tra' -cristiani v'è chi non si contenta delle descrizioni fatte da uomini, ma -altre ne pone in bocca a Dio stesso e agli stessi demonii[181]. - -Molte di quelle descrizioni sono documenti assai notabili del carattere -che venne assumendo nei primi secoli del cristianesimo e nel medio -evo il sentimento della natura[182]. La natura vi è idealizzata -conformemente a una immaginazione di bellezza e di giocondità -sovrammondana, che il Frezzi rese non infelicemente in tre versi: - - Rallegra tutto il cor quel paradiso: - Ivi ogni cosa intorno m'assembrava - Un'allegrezza di giocondo riso. - -Il Paradiso terrestre diventava un prototipo di bellezza, e suscitava -altre immaginazioni affini, e di esso si ricordavano quanti poeti -prendevano a descrivere luoghi di delizie e di felicità. Isole e -giardini d'incantevol bellezza abbondano nei poemi cavallereschi, -nei romanzi di avventura, e hanno col Paradiso terrestre anche -questa somiglianza, che rinchiudono un principio malvagio, una -causa di scadimento e di perversione, come i giardini di Alcina e di -Armida[183]. Il paese delle fate, o _pays de faërie_, o semplicemente -_Faërie_, spesso descritto nei romanzi francesi, ha col Paradiso -terrestre moltissima somiglianza, e così l'hanno il regno sotterraneo -di Venere nella leggenda tedesca, e quello della Sibilla nella leggenda -italiana[184]. - -E a somiglianza del Paradiso terrestre fu immaginato il Paradiso -celeste, come già prova la Gerusalemme celeste dell'Apocalisse, e -come si può vedere negli scritti di parecchi Padri. Tale somiglianza -è spiccatissima in un _Rhythmus de gloria et gaudiis Paradisi_, -falsamente attribuito a Sant'Agostino, ma certamente assai antico[185]. -San Pier Damiano pone nel Paradiso celeste prati fioriti, odori soavi, -musiche meravigliose[186]. Leggendo certa poesia latina pubblicata dal -Böhmer, non s'intende di qual Paradiso il poeta voglia parlare, fino -a che, a togliere il dubbio, non appajono il trono dell'Eterno, e i -cori dei santi e degli angeli che gli stanno d'intorno[187]. Talvolta -il Paradiso terrestre e il celeste sono fusi insieme e ne formano un -solo[188]. - -Tali, quali abbiamo vedute, erano le bellezze e le meraviglie di quello -che gl'Italiani chiamarono dolcemente il Paradiso deliziano[189]: -vediamo ora quali ne fossero, o ne fossero stati, gli abitatori. - - -NOTE: - -[55] XXVIII, 13-16. - -[56] Dell'Olimpo dice CLAUDIANO: - - Altus Olympo - Vertex, qui spatio ventos hiemesque relinquit. - -E LUCANO del Parnaso: - - Hoc solum fluctu terras mergente cacumen - Eminuit, Pontoque fecit discrimen et astris. - -PLATONE, nel _Fedone_, parla di un luogo amenissimo posto sopra quella -regione dell'aria ove si formano le meteore. Intorno al monte Kâf -degli Arabi, vedi D'HERBELOT, _Bibliothèque orientale_, s. vv. _Caf_ e -_Schirin_, e J. LASSEN RASMUSSEN, _De monte Caf_, Hauniae, 1811. - -[57] Secondo una leggenda dei Bogomili la vite fu portata fuori del -Paradiso terrestre dalle acque del Diluvio. WESSELOFSKY, _Altslavische -Kreuz- und Rebensagen, Russische Revue_, vol. XIII, p. 134. - -[58] Ediz. cit., col. 362. - -[59] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_, Parigi, -1862, p. 25. - -[60] ALBERTO MAGNO, _Summa theologiae_, parte II, tract. 13, qu. 79: -cf. FABRICIO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, edizione di Amburgo, -1719-43, parte II, p. 645. - -[61] Vedi REISCH, _Margarita philosophica_, ediz. di Basilea, 1535, p. -608; TOSTATO, _Commentaria in Genesim_, cap. I, qu. 9; cap. XIII, qq. -100-6; HOPKINSON, _Fasciculus secundus opusculorum quae ad historiam et -philologiam sacram spectant; Sinopsis Paradisi_, Rotterdam, 1693, pp. -11-12. - -[62] _Op. cit._, parte I, cap. 9. - -[63] _De fide orthodoxa_, l. II, cap. 11. - -[64] Visione del monaco Alberico, nella edizione della _Divina -Commedia_ fatta in Padova, l'anno 1822, vol. V, p. 319. - -[65] BARTOLOCCI, _Bibliotheca magna rabbinica_, Roma, 1675-94, parte -II, p. 161, col. 2: EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg, -1711, vol. I, p. 871. - -[66] TERTULLIANO, _De anima_, cap. 55; LATTANZIO, _De origine erroris_, -cap. 12; SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, _Homilia de divite_. - -[67] ISIDORO DI SIVIGLIA, _Etymol._, l. XIV, c. 3; RABANO MAURO, _De -Universo_, l. XII, cap. 3; ONORIO AUGUSTODUNENSE, _De imagine mundi_, -l. I, cap. 8; GIACOMO DI VITRY, _Historia hierosolimitana abbreviata_, -l. I, cap. 85, ap. BONGARS, _Gesta dei per Francos_, t. I, p. 1100; -RODOLFO D'EMS, ap. DOBERENTZ, _Die Erd- und Völkerkunde in der -Weltchronik des Rudolf von Hohen-Ems_, nella _Zeitschrift für deutsche -Philologie_, vol. XIII, p. 172. Ciò che Isidoro dice del Paradiso -è anche ripetuto, quasi con le stesse parole, in un trattatello -cosmografico latino, di non molto a lui posteriore. Quivi, parlandosi -dell'Asia, si dice: - - Habet primum paradysi hortorum delicias, - Omne genere pomorum circumseptus graminat. - Habet etiamque vitae lignum inter midium. - - Non est aestas neque frigus sincera temperies. - Fons manat inde perennis fluitque in rivolis; - Post peccatum interclusus est primevi hominis. - - Circumseptus est undique rompheaque ignea, - Ita pene usque celum iungitque incendia; - Angelorum est vallatus cherubyn praesidia. - -PERTZ, _Ueber eine fränkische Cosmographie des VII. Jahrhunderts, -Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss. zu Berlin_, 1845, p. 264. Il muro di -fiamme è ricordato anche nel _Libro di Sidrach_ (testo italiano, -Bologna, 1868, p. 48). - -[68] Nella mappa di Giovanni Leardo, del 1448, il Paradiso è figurato -come una piazza di città, con una colonna nel mezzo; in quella di Fra -Mauro esso è figurato a parte come un giardino circolare, cinto da un -muro merlato, con quattro torri. - -[69] Cap. 21. - -[70] _Auctores classici e vaticanis codicibus editi_, Roma, 1828-38, t. -III pp. 389-91. - -[71] Intorno al Prete Gianni, o Pretejanni, o Presto Giovanni, vedi -OPPERT, _Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte_, Berlino, -1864; BRUNET, _La légende du Prêtre Jean_, Bordeaux, 1877 (estratto -dagli _Actes de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et Arts de -Bordeaux_); ZARNCKE, _Op. cit._ Vedi pure GHINZONI, _Un'ambasciata del -Prete Gianni a Roma nel 1481, Archivio storico lombardo_, vol. XVI. In -sul cominciare del secolo XVI, o poco prima, Giuliano Dati, fiorentino, -compose un poemetto in ottava rima intitolato _La magnificenza del -Prete Janni_ (pubblicato nel _Propugnatore_, t. IX, parte I, p. 141 -sgg.). Da un passo della nov. 9ª, giorn. IX, del _Decamerone_, e da -luoghi di altre scritture si vede che il Prete Gianni e le meraviglie -del suo paese erano in Italia passati in proverbio nel Trecento. - -[72] ARIOSTO, _Orlando Furioso_, c. XXXIII, st. 105. - -[73] _Op. e l. cit._ - -[74] _Op. cit._, p. 55. - -[75] Cf. più particolarmente _Die beiden Sindbad, oder Reiseabenteuer -Sindbad des Seefahrers. Aus dem Arabischen uebersetzt und mit -erklärenden Anmerkungen nebst sprachlichen Beilagen von_ J. G. H. -REINSCH, Breslavia, 1836. ISIDORO DI SIVIGLIA (_Etymol._, l. XIX, c. -3), e RABANO MAURO (_De Univ._, l. XII, c. 4) parlano degli smisurati -serpenti e dei grifoni che impedivano l'accesso ai Monti Aurei, in -India. - -[76] _Orl. Fur._, c. XXXIII, st. 127. - -[77] Vedi il passo riportato dal COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, -Livorno, 1872, p. 202. - -[78] Solino dice a Fazio degli Uberti, parlando del Paradiso, nel l. I, -cap. 11 del _Dittamondo_: - - E questo è un monte ignoto a tutta gente, - Alto che giunge sino al primo cielo, - Onde il puro aere il suo bel grembo sente. - Quivi non è giammai freddo nè gelo. - Quivi non per fortuna onor si spera, - Quivi non pioggia, o di nuvola è velo. - Quivi è l'arbor di vita, e primavera - Sempre con gigli, con rose e con fiori, - Adorno e pien d'una e d'altra riviera. - -[79] STAZIO, _Sylvae_, III. - -[80] L'isola di Avalon, che diventò un paese meraviglioso e mitico, -è veramente un'isola, posta nel letto di un fiume, nella contea di -Somerset. Fu creduta prima sede del cristianesimo in Inghilterra, -introdottovi, secondo la leggenda, dai discepoli dell'apostolo Filippo, -o da Giuseppe d'Arimatea. Intorno all'isola, trasformata dalla poetica -fantasia in un paradiso, vedi USSERIUS, _Britannicarum ecclesiarum -antiquitates_, ediz. 2ª, Londra, 1687, pp. 7-17, 61, e SAN-MARTE, -_Gottfried's von Monmouth Historia regum Britanniae_, Halle, 1854, -p. 417 sgg., dove sono riferite le descrizioni dello Pseudo-Gilda e -dell'autore della _Vita Merlini_. Vedi pure le descrizioni che si hanno -nel poema _La bataille Loquifer_, e in una delle rame dell'_Ogier_ (Cf. -_Histoire littéraire de la France_, t. XXII, p. 536). Un poeta inglese -moderno fa che il re Artù descriva egli stesso l'isola incantata, - - Where falls not hail, nor rain, nor any snow, - Nor sea-wind blows loudly; but it lies, - Deap-meadowed, happy, fair, with orchard lawns, - And breezy hollows crowned with summer sea. - -[81] _De oraculorum defectu_, 18; _De facie in orbe lunae_, 26 sgg. - -[82] Tutto ciò si rileva da un breve estratto di ELIANO, _Variarum -historiarum_ III, 18. - -[83] _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 4, ap. _Camden_, _Anglica -Hibernica_, etc., Francoforte, 1602-3, p. 716. Di tali isole fanno -ricordo parecchi, tra gli altri MATTEO QUAD, nell'_Enchiridium -cosmographicum_, 2ª ediz., Colonia, 1604, parte I, cap. 3, _De -Hibernia_. Nella _Nouvelle fabrique des excellens traits de vérité_, di -FILIPPO D'ALCRIPE, Parigi, 1853 (_Du naturel d'aucun pays_), p. 86, in -luogo dell'Ibernia si ha, per errore, l'Iberia. - -[84] Edizione di Parigi, 1532, l. VI, cap. 66. - -[85] GERVASIO DI TILBURY, _Otia imperialia_, dec. I, cap. 14, negli -estratti datine dal Liebrecht, Hannover, 1856, p. 4. Vedi per altri -riscontri ivi stesso, p. 62-3. - -[86] RANULFO HIGDEN, _Op. cit._, l. 1, cap. 35. - -[87] _Parad._, I, 57. - -[88] Vedi SPIEGEL, _Erânische Altherthumskunde_, Lipsia, 1871, vol. -I, p. 464; WINDISCHMANN, _Zoroastrische Studien_, Berlino, 1863, pp. -165-77; LENORMANT, _Les origines de l'histoire, d'après la Bible et -les traditions des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I. pp. -76, 81-2, 90-1, 93-4. La tradizione iranica talora reca un albero -solo, uscente dal mezzo della fontana Ardvî-sûra, nell'Airyâna-vaêgiah, -talora due. L'albero della vita e l'albero della scienza si confondono -nell'albero del Budda. (Cf. DE GUBERNATIS, _La mythologie des plantes_, -Parigi, 1878-82, vol. I, pp. 79 sgg.). Le poma d'oro dell'Orto delle -Esperidi sono di una specie con quelle del mito settentrionale d'Iduna. -(Cf. PRELLER, _Griechische Mytologie_, 2ª ediz. Berlino, 1860-1, -vol. I, p. 438; RASZMANN, _Die deutsche Heldensage und ihre Heimat_, -Annover, 1857-8, vol. I, p. 55). Un albero di vita compare con molta -frequenza nelle tradizioni popolari dei Tartari della Siberia. - -[89] Vedi LE ROUX DE LINCY, _Le livre des légendes_, Parigi, 1836, pp. -24-28. Tale leggenda e narrata nella Vita versificata della Vergine -composta da Ermanno di Valenciennes (_Histoire littéraire de la -France_, t. XVIII, pp. 834-7). Ricordiamoci, a questo proposito, dei -miti paralleli di Dioniso, del dio Soma e di Aurva. Secondo FEDERIGO -FREZZI, _Quadriregio_, l. IV, cap. 1, l'albero della vita avea le -radici in cielo, girava due miglia e risonava di dolcissimo canto. Non -so se di esso si discorra nel libro di un GIOVANNI BRACESCO, intitolato -_Il legno della vita, nel quale si dichiara qual fosse la medicina per -la quale i primi padri vivevano novecento anni_, Roma, 1542. Vedesi -registrato nella _Biblioteca_ dell'HAYM, a p. 369 della edizione di -Milano, 1771-3. - -[90] Vedi, per esempio, PERRETI, _Catacombes de Rome_, Parigi, 1851, t. -II, tav. 22. - -[91] _Le Talmud de Jérusalem traduit par_ M. Schwab, Parigi, 1878-90, -vol. I, tratt. _Berakhot_, cap. VI, 2, p. 391; _Le Talmud de Babylone -traduit... par l'abbé_ L. Chiarini, Lipsia, 1831, vol. II, pp. 180-1. - -[92] _Das Duch Enoch_, pubbl. da A. Dillmann, Lipsia 1853, cap. 31. - -[93] GREGORIO ABU'L-FARAGI ricorda le varie opinioni secondo cui -l'albero della scienza sarebbe stato il fico, la vite, o il frumento, -_Historia compendiosa dynastiarum_, Oxford, 1603, vol. I, p. 4. - -[94] _Evagatorium_, ed. del _Literarisches Verein_, Stoccarda, 1843-5, -voi. III, pp. 5-6. - -[95] LAURENT, _Peregrinatores medii aevi quatuor_, Lipsia, 1864; pp. -87-8. Vedi la _peregrinatio_ di Thietmar ivi stesso, cap. XXIX, 4, e la -nota dell'editore sull'argomento. Giacomo di Vitry distingue l'_arbor -paradisi_, che dalla descrizione da lui fattane si vede essere il musa, -da un altro albero, il quale produce frutti con impresso il segno di un -morso, e sono perciò detti _poma Adam. Op. cit._ p. 1099. - -[96] _Op. cit._, p. 98. - -[97] ARIOSTO, _Orl. fur._, c. XXXIV, st. 60. Non so se la grande -riputazione dei pomi del Paradiso abbia contribuito a divulgare la -credenza che nell'estremo Oriente fossero uomini i quali non d'altro si -nutrivano che dell'odore di un pomo. L'autore del _Mare amoroso_, sia -desso o non sia Brunetto Latini, ne fa ricordo: - - E si vorrìa di quel pomo avere, - Che dona vita pur col suo olore - Ad una gente via di là dal mare, - Che non mangian nè beono altra vivanda. - -(Vv. 223-6, in _Propugnatore_, vol. I). E ne fan ricordo il Mandeville -e altri. Gli antichi conobbero gli astomi, i quali, non avendo bocca, -si pascevano dell'odore di radici, di fiori e di frutti selvatici -(V. BERGER DE XIVREY, _Traditions tératologiques_, Parigi, 1836, pp. -98-9, 472). In alcune storie di Alessandro Magno son uomini che vivono -dell'odor delle spezie. Gli abitanti della luna, di cui narra LUCIANO -nella _Vera Historia_, I, 23, si nutrivano del fumo di rane arrostite, -e Olimpiodoro scrisse, sulla fede di Aristotile, esserci stato un uomo -che si nutriva ponendosi al sole. Non voglio lasciar questo tema senza -ricordare un altro pomo mirabile dell'Oriente, il così detto pomo di -Sodoma, il quale, assai vago di fuori, era, dentro, pieno di cenere. -Ne parla già GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. V, cap. 5, e -molti poi ne riparlano nel medio evo, tra i quali SAN PIER DAMIANO -nella epist. XVII _ad Desiderium abbatem_. Il COPPÉE, nella _Mauvaise -soirée_, ricorda - - . . . . . ces beaux fruits des bords de la Mer Morte, - Qui, lorsqu'un voyageur à sa bouche les porte, - Sont pleins de cendre noire et n'ont qu'un goût amer. - -[98] Versione ed edizione citate, p. 47. - -[99] Codice riccardiano citato, f. 48 v., col. 2ª. - -[100] _Purg._, XXXII, 37-9. - -[101] _Quadriregio_, l. IV, c. 1. La pianta dispogliata si vede anche -in qualche mappa, nel luogo ove devrebb'essere il Paradiso. - -[102] Quattro alberi sacri poneva sul Meru la tradizione indiana. - -[103] XXXI, 8, 9. - -[104] Delle piante e dei frutti del Paradiso si parla diffusamente -in un opuscolo attribuito a Michele Psello. Una lunga enumerazione di -piante si ha in una parafrasi poetica tedesca della Genesi, contenuta -in un manoscritto che probabilmente appartiene alla seconda metà del -secolo XII, e pubblicata da E. HOFFMANN, _Fundgruben für Geschichte -deutscher Sprache un Litteratur_, Breslavia, 1830-7, vol. II, pp. -10-84. Cf. ZINGERLE, _Der Paradiesgarten der altdeutschen Genesis_, in -_Sitzungsb. d. phil.-hist. Cl. d. h. Akad. d. Wissensch._, vol. CXII, -Vienna, 1866. BRUNETTO LATINI dice nel _Tresor_ (ediz. Chabaille, -Parigi, 1863, l. 1, parte IV, cap. 123): «En Inde est Paradis -terrestre, où il a de toutes manieres de fust d'arbres et de pomes et -de fruiz qui soient en terre...». PIETRO DA BERSEGAPÈ, nel suo poema -biblico (ap. BIONDELLI, _Poesie lombarde inedite del secolo XIII_, -Milano, 1856, p. 41): - - El g'è d'ugni fructo d'arboxello - Dolce e delectevole e bello. - -[105] _Hexaemeran_, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 189, col. 1535. - -[106] _Histoire de Saint Loys, Collection complète des mémoires -relatifs à l'histoire de France_, t. II, 1819, pp. 229-30. Il passo è -curioso, e merita di esser riferito: «Ici convient parler du fleuve, -qui passe par le païs d'Egipte, et vient de Paradis terrestre... Quant -celui fleuve entre en Egipte, il y a gens tous expers et accoustumez, -comme vous diriez les pescheurs des rivieres de ce pays-ci, qui au -soir gettent leurs reyz au fleuve, et és rivieres: et au matin souvent -y trouvent et prannent les espiceries qu'on vent en ces parties par -deça bien chierement, et au pois: comme cannelle, gingembre, rubarbe, -girofle, lignum aloes, et plusieurs bonnes chouses. Et dit-on ou païs, -que ces choses-là viennent de Paridis terrestre, et que le vent les -abat des bonnes arbres, qui sont en paradis terrestre; ainsi comme -le vent abat és forestz de ce païs le bois sec; et ce qui chiet en -ce fleuve l'eauë amene et les marchands le recuillent, qui le nous -vendent au pois». Che il Paradiso contenga ogni maniera di spezie è pur -detto in un vecchio poema tedesco, _Diu Buochir Mosis_, vv. 492-509, -ap. MASSMANN, _Deutsche Gedichte des zwölfen Jahrhunderts und der -nächstverwandten Zeit_, Quedlimburgo e Lipsia, 1837, p. 241. - -[107] _Quaestiones ad Antiochum_, qu. 47. - -[108] _Alexandreis_, l. II. - -[109] _De judicio Domini_, cap. 8. - -[110] Della origine paradisiaca di alcune piante medicinali è pur cenno -in tradizioni popolari tuttora vive. - -[111] _Pantheon_, parte I. I versi con cui si descrive il Paradiso si -trovano pure nella _Memoria saeculorum_. - -[112] Nella canzone: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_. - -[113] _Elucidarium_, l. I, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 172, col. -1117. Così pure nella versione italiana che si conserva in parecchi -codici, p. es. in quello dell'Universitaria di Bologna segnato Aula II, -A, N. 157. Cf. _Il libro di Sidrach_, ediz. cit., p. 46. - -[114] Cap. 24. - -[115] Altrettanto fu detto di tutti i luoghi paradisiaci. V. alcuni -versi latini concernenti l'isola di Thyle, riferiti dal WRIGHT, _Op. -cit._, p. 94 in nota. Quest'isola, che parecchie carte pongono nel mare -d'India, corrisponde certamente alla Tylus di Tolomeo, e alle due Tylos -di Plinio. Cf. SANTAREM, _Essai_, voi. III, p. 239. Di un'isola Thilos -parla pure, citando Solino, DICUIL, _Liber de mensura orbis terrae_, -ediz. Parthey, Berlino, 1870, VII, 25. - -[116] ALRIC, _Le Paradis de Mahomet_, Parigi (1892) pp. 57-9, 63. -La materia di questo libro è tratta dal Corano e da racconti e detti -tradizionali (_hadis_) che hanno corso fra i maomettani. - -[117] _Proverbii_, X, 11: _Vena vitae, os justi_; XIII, 14: _Lex -sapientis fons vitae_; XIV, 27: _Timor Domini fons vitae_; XVI, 22: -_Fons vitae eruditio possidentis_. - -[118] XXII, 1-2. Ebbe a ricordarsene Giacomino da Verona, il quale -fa scorrere per mezzo alla sua Gerusalemme celeste un fiume pieno di -gemme, - - De le quale çascauna sì à tanta vertù, - K'elle fa tornar l'omo veclo en çoventù, - E l'omo, k'è mil agni êl monumento çasù, - A lo so tocamento vivo e sano leva su; - -e altre acque la cui miracolosa natura è tale che chi ne beve non -morrà, nè avrà più mai bisogno di bere. MUSSAFIA, _Monumenti antichi -di dialetti italiani, Sitzungsber. d. k. Akad. d. Wissensch., -philos.-hist. Cl._, vol. XLVI, Vienna, 1864, pp. 139-40. Giacomino -non si appaga di quanto, a tale proposito, è detto nell'Apocalissi, ma -aggiunge di suo. - -[119] L'ambrosia, ἄμβροτος, dei Greci, corrisponde all'amrita -degl'indiani. Secondo una delle versioni della leggenda di Achille, -Teti rese il figliuolo invulnerabile e immortale aspergendolo di -ambrosia e poi mettendolo al fuoco. Un liquore di egual virtù si ha -nella mitologia germanica. Vedi KUHN, _Die Herabkunft des Feuers und -des Göttertranks_, Berlino, 1859, p. 175. - -[120] I Gaeli immaginarono anche un paese di gioventù. Vedi BEAUVOIS, -_Op. cit._, pp. 308, 310-11. - -[121] WEBER, _Indische Streifen_, Berlino, 1868-79, vol. I, pp. 13-15. - -[122] Cf. SPIEGEL, _Die Alexandersage bei den Orientalen_, Lipsia, -1851, pp. 29, 47, 52. ETHÈ, _Alexanderszug zum Lebensquell im Lande der -Finsterniss_, negli Atti dell'Accademia di Monaco, 1871. - -[123] _Kinder- und Hausmärchen_, num. 97. - -[124] J. J. CRANE trasse dalla _Scala coeli_ di GIOVANNI GOBIO -(JUNIORE), il quale fiorì nella prima metà del secolo XIV, un -racconto latino che reca una parte soltanto della fiaba tedesca: _Two -mediaeval Folk-tales_, nella _Germania_, anno XXX (1885), pp. 203-4. -Cf. DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire -littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3. - -[125] Vedi, per esempio, RALSTON, _Russian Folk Tales_, Londra, 1873, -pp. 231, 235, 240; _Svenska Folk-Sagor och Aefventyr, samlade of_ -HYLTÉN-CAVALLIUS _och_ G. STEPHENS, num. 9. - -[126] Veggansi, per esempio, nelle _Mille e una notte_ le novelle del -principe Mahmud e di Alì Giobari. - -[127] Ma l'autore del _Kharîdat el-agiâib_ la pone in Occidente, in -un'isola del Mar Tenebroso, del qual mare si dirà più innanzi. - -[128] Traduzione e edizione citate, col. 301. - -[129] D'ANCONA, _I precursori di Dante_, Firenze, 1874, p. 34. - -[130] Notisi, per altro, che Dante pone nel Paradiso terrestre i due -ruscelli di Lete e di Eunoè, le cui acque procacciano in certo qual -modo la vita eterna, non del corpo, ma dell'anima. - -[131] Vv. 5537-45, ediz. del Guessard e del Grandmaison, Parigi, 1860. -Nella continuazione inedita del poema si parla di nuovo della fontana -di gioventù, ma per tutt'altra occasione, e di quella derivazione non -si fa più parola. - -[132] Ediz. del Michelant (_Bibliothek des literarischen Vereins_), -Stoccarda, 1846, p. 350. - -[133] Ediz. del Keller. (_Bibl. d. liter. Ver._), Stoccarda, 1858, vv. -10651 sgg. - -[134] Ediz. del Hahn, Quedlimburgo e Lipsia, 1842, st. 6053-4. - -[135] Atto I, sc. 1. - -[136] LECOY DE LA MARCHE, _Anecdotes historiques, légendes et apologues -tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon_, Parigi, 1877, p. 77. - -[137] _Op. cit._, p. 69. - -[138] _Notices et extraits des manuscrits_, t. V, p. 276; WRIGHT, -_Popular Treatises on Science written during the Middle Ages_, Londra, -1841, p. 110; LAUCHERT, _Geschichte des Physiologus_, Strasburgo, 1889, -pp. 9, 171. Vedi pure VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum naturale_, l. -XVI, cap. 36. - -[139] ZARNCKE, _Op. cit._, parte I, pp. 94-95. Ma in altra parte di -quella lettera si parla di una fonte che scaturisce appiè del monte -Olimpo, la quale, come la fonte descritta dal Mandeville, ha il sapore -di tutte le spezie, e lo muta a ciascun'ora del giorno e della notte, -e a chi ne beva tre volte a digiuno dà sanità e giovinezza per tutto -il tempo della vita. Quel luogo è poco lungi dal Paradiso. E vi è -ricordata una fonte la quale scaturisce nell'isola della manna, e -ridà la giovinezza a quegli abitanti, i quali vivono cinquecent'anni. -Del palazzo è poi detto che chi vi è, non patisce fame nè sete, e che -nessuno vi può morire il giorno in cui v'è entrato, e chi v'entra -affamato o infermo n'esce così sazio come se avesse mangiato di -cento vivande, e così sano come se mai non avesse avuto male. Per -qualche altro riscontro vedi: _Museum für altdeutsche Literatur und -Kunst_, vol. I (1809), pp. 259-62; le note di VALENTINO SCHMIDT alla -scelta delle novelle dello Straparola da lui pubblicata (_Die Märchen -des Straparola_), Berlino, 1817, pp. 276 sgg.; J. GRIMM, _Deutsche -Mythologie_, 3ª ediz., Berlino, 1875-8, vol. I, pp. 488-9, vol. III, p. -167; VERNALEKEN, _Das Vasser des Lebens_, nella _Germania_, vol. XXVII -(1882), p. 103; KÖHLER, _Tristan und Isolde und das Märchen von der -goldhaarigen Jungfrau und von den Wassern des Todes und des Lebens_, -ibid., vol. XII (1866). - -[140] Fontana di vita e fontana di giovinezza non sono propriamente, -in teorica, la medesima cosa: quella dà la immortalità e la giovinezza -insieme; questa dà la giovinezza per fin che dura la vita, ma non la -immortalità. Ciò nondimeno le due si confondono molto spesso nel mito. - -[141] NAVARRETE, _Op. cit._, vol. III, p. 50; DENIS, _Le monde -enchanté, cosmographie et histoire naturelle fantastiques du moyen -âge_, Parigi, 1843, pp. 148, 276; GRAESSE, _Der Tannhäuser und Ewige -Jude_, Dresda, 1861, pp. 77-111. La spedizione di Ponce diede argomento -a un poemetto non finito di Enrico Heine. - -[142] Conosco solo per il titolo i due libri seguenti: HUBERT DE -LESPINE, _Description des admirables et merveilleuses régions -loingtaines et estranges nations payennes de Tartarie, et de -la principauté de leur souverain Seigneur, avec le voyage et la -pérégrination de la Fontaine de Vie, autrement Jouvence_, s. l., 1558; -_Le nouveau Panurge, avec sa navigation en l'isle imaginaire, son -rajeunissement en icelle, et le voyage que fait son esperit en l'aultre -monde_, La Rochelle, s. a. - -[143] Nota di R. KÖHLER, _Die Lais der Marie de France_, Halle a. -S., 1885, pp. CIV-CVIII. In una leggenda tartara si parla di un pino -dalle foglie e dalla corteccia d'oro, il quale è tutto coperto di -un'erba verde che ha virtù di risuscitare: appiè dell'albero, nascosta -nella terra, è una tazza d'acqua di vita. SCHIEFNER, _Heldensagen der -minussinischen Tataren_, Pietroburgo, 1859, p. 62 sgg. - -[144] DUNLOP, _History of Prose Fiction_, nuova edizione (con le note -del Liebrecht), Londra, 1888, vol. I, p. 307. - -[145] _Otia imperialia_, ediz. cit., dec. I, cap. 14, p. 4. Ne discorre -anche il Mandeville. I pomi d'Iduna, della mitologia germanica, avevano -la stessa virtù. Secondo il già citato ricordo di Teopompo, nella -terra Merope scorrono due fiumi, detti, l'uno del dolore, l'altro del -piacere. Sulle rive di entrambi crescono certi alberi: chi gusta dei -frutti di quelli che sono lungo il primo, non fa più se non piangere -sino alla morte; chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il -secondo, ringiovanisce gradatamente, torna fanciullo, e, sempre più -rimpicciolendo, da ultimo si dilegua. Nell'isola Buru, una delle -Molucche, nasce sulle rive di un lago un fiore che, secondo l'opinione -degli abitanti, dà la giovinezza a chi lo tiene in mano. BICKMORE, -_Reisen im ostindischen Archipel in den Jahren 1865 und 1866_. p. 223, -citato dal ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia, -1876, p. 207, n. 1. - -[146] Nel _Parzival_ di VOLFRAMO D'ESCHENBACH; cf. BIRCH-HIRSCHFELD, -_Die Sage vom Gral_, Lipsia, 1877, p. 247. - -[147] _Le Chevalier au Cygne et Godefroid de Bouillon_, pubblicati dal -De Reiffenberg, vol. I, Bruxelles, 1846, Introduz., p. CXXIX. Non la -si finirebbe più se si volessero ricordare tutte le immaginazioni che -con quelle già ricordate hanno affinità più o meno stretta. Tundalo -giunge in un luogo luminoso e fiorito dove scorre una fontana: chi -beve una volta delle sue acque non ha mai più sete. GERVASIO DI TILBURY -racconta di un'acqua che ristora in mirabile modo le forze (_Op. cit._, -dec. III, cap. 38, p. 23); e GALFREDO DI MONMOUTH parla di una fonte -le cui acque guariscono dalla pazzia e dal furore e ristorano le virtù -dell'anima, (_Vita Merlini_, vv. 1136 sgg., ap. SAN MARTE, _Die Sagen -von Merlin_, Halle, 1853, pp. 305-6). - -[148] MARIO VITTORE dice il fonte più copioso d'acque che non sia -l'oceano, _ditior oceano_. ROBERTO PULLO (sec. XII) paragona il _fonte -immenso_ al Nilo (SENTENTIARUM, l. II; cap. 17, ap. MIGNE, _Patrol. -lat._, t. 186, col. 746), e _redundans enormiter_ è descritto il fonte -dal già citato Arnaldo di Bonneval. - -[149] DE WETTE, _Lehrbuch der hebräisch-jüdischen Archäologie_, IV -ediz. Lipsia, 1864, p. 111. - -[150] SAN BASILIO e SANT'AMBROGIO nei loro _Hexaemera_; il MANDEVILLE -ecc. - -[151] GIOVANNI DE' MARIGNOLLI, _Op. cit._, pp. 93-4: «Fons autem -ille derivatur de monte, et cadit in lacum, qui dicitur a Philosophis -Euphirattes (_Euphrates?_), et intrat sub alia aqua spissa, et post -egreditur ex alia parte et dividitur in quatuor flumina....» - -[152] Rimando per tutto ciò ai libri indicati in fine della -Introduzione. Anche alle falde del Kuen-lun cinese scorrono quattro -fiumi. - -[153] Abbiam veduto quale uso ne facesse Cosma, e, dopo di lui Mosè -Bar-Cefa. Lo stesso uso seguitarono a farne Onorio d'Autun e molti -altri. - -[154] _Antiquit. jud._, I, 1, 3. - -[155] Ricorderò solo, per ragione di curiosità, che un capitolo (il -XXVII) della _Historia del Cavaliero Cifar_, composta nel secolo XVI, -è consacrato ai fiumi del Paradiso, e che tra questi è il Nilo (Ediz. -del Michelant, _Bibl. des liter. Ver._, Stoccarda, 1872, pp. 304-5). -Ora, circa il tempo in cui quel romanzo fu scritto, LIVIO SANUTO -sapeva benissimo che il Nilo proviene da grandi laghi equatoriali -(_Geografia_, Venezia, 1588, f. 111 v.). I dotti che, nel presente -secolo, cercarono d'indovinare che fiumi fossero, secondo la mente di -chi mise insieme il racconto biblico, il Fison e il Gihon, non poterono -accordarsi. L'Ewald pensa che il Fison sia il Gange; il Bertheau, il -Delitzsch, lo Knobel, il Lassen, il Renan, vogliono sia l'Indo. Quanto -al Gihon, lo Knobel e il Lassen credono sia l'Osso, mentre il Bertheau, -il Gesenius, il Delitzsch riconoscono in esso il Nilo. - -[156] Nella già citata mappa di Torino il Giordano scaturisce dalle -radici dell'albero della scienza. - -[157] Severiano, vescovo di Gabala nel III secolo, fa del Fison il -Danubio (_De creatione mundi_, orat. V), e lo stesso fa LEONE DIACONO -nel X (_Historia_, ediz. Hase, Parigi, 1819, p. 80). - -[158] BRUNETTO LATINI s'attiene a' quattro fiumi tradizionali, senza -cercar altro, ma è comica la disinvoltura con cui ne discorre nel -_Tesoretto_ (_Raccolta di rime antiche toscane_, Palermo, 1817, vol. I, -pp. 37-8): - - I' vidi apertamente, - Come fosse presente, - Li fiumi principali, - Che son quattro; li quali, - Secondo lo mio avviso, - Muovon dal Paradiso: - Ciò son Tigris, Fison, - Eufrates e Geon. - L'un se ne passa a destra, - L'altro ver la sinestra: - Lo terzo corre 'n quae, - Lo quarto va in lae: - Sì, ch'Eufrates passa - Ver Babilone cassa - In Messopotamia; - . . . . . . . . . . - -[159] Nella Terra Promessa scorrono fiumi di latte e di miele (_Esodo_, -III, 8). Dione Crisostomo parla di una terra fortunata nella quale -scorrono fiumi di latte, d'olio, di miele, e anche una fontana -di verità. Di un fiume di miele, che si diceva scorrere in India, -fanno ricordo Ctesia e Onesicrito. Anche nel paese del Prete Gianni -scorrevano il latte e il miele. - -[160] [HAMMER-PURGSTALL], _Rosenöl_, Tubinga, 1813, vol. I, p. 324; -ALRIC, _Op. cit_., p. 54. - -[161] Vedi la nota 16 a questo capitolo. - -[162] _Tesoretto_, l. cit. - -[163] _Op. cit_., p. 56. - -[164] Di questo fiume si parla pure in un rifacimento tedesco della -epistola: - - Idoneus ist ein wazzer genannt, - Das vluzet durch ein heiden lant, - Daz tut manchem man gemach; - -e se ne fa ricordo nel _Titurel_, st. 6045. Vedi OPPERT, Op. cit., pp. -30-1. Un fiume che trascina gemme viene, secondo il Mandeville, dal -lago ch'è in cima al monte di Ceilan; ma di ciò più innanzi. Il PUCCI -fa scorrere quel fiume nel paese della Reina d'Oriente: - - Per lo reame suo correva un fiume - Ch'uscia del Paradiso Deliziano, - E pietre preziose per costume - Menava, e oro, e ariento sovrano. - -_Historia della Reina d'Oriente, Sc. di cur. letter_., disp. XLI, -Bologna, 1862, cantare I, st. 28. - -[165] Un fiume sotterraneo, che ha - - Di care pietre il margine dipinto, - -è descritto dal Tasso, _Gerusalemme Liberata_, c. XIV, st. 39. - -[166] _Ly myreur des histors_, Bruxelles, 1869 sgg., vol. III, p. 65. - -[167] Nella epistola del Prete Gianni all'imperatore Emanuele così se -ne parla: «Inter cetera, quae mirabiliter in terra nostra contingunt, -est harenosum mare sine aqua. Harena enim movetur et tumescit in undas -ad similitudinem omnis maris et nunquam est tranquillum. Hoc mare -neque navigio neque alio modo transiri potest, et ideo cuiusmodi terra -ultra sit sciri non potest. Et quamvis omnino careat aqua, inveniuntur -tamen iuxta ripam a nostra parte diversa genera piscium ad comedendum -gratissima et sapidissima, alibi nunquam visa. Tribus dietis longe ab -hoc mari sunt montes quidam, ex quibus descendit fluvius lapidum eodem -modo sine aqua, et fluit per terram nostram usque ad mare harenosum. -Tribus diebus in septimana fluit et labuntur parvi et magni lapides -et trahunt secum ligna usque ad mare harenosum, et postquam mare -intraverat fluvius, lapides et ligna evanescunt nec ultra apparent. -Nec quamdiu fluit, aliquis eum transire potest. Aliis quatuor diebus -patet transitus». Ap. ZARNCKE, _Op. cit_., parte I, p. 88. Giovanni di -Hese afferma d'aver navigato con grande pericolo tra il mare coagulato -e il mare arenoso (_ibid_., parte II, p. 164). Anche il Mandeville fa -menzione del fiume e del mare. - -[168] XXVIII, 13-16. - -[169] Il muro è così descritto in un racconto poetico latino del -viaggio di San Brandano, racconto contenuto in un codice del Museo -Britannico (Cotton. Vespas., D, IX, f. 9r., col. 2ª): - - Densa de caligine tunc prodiret prora, - Fulgidis in finibus finit vie mora; - Murus hic apparuit petens celsiora, - Cui si nivem compares vix est indecora. - Basis mons vicarius sustinens archana, - Totus est marmoreus, aurum sunt montana; - Muri tota matheria lenis atque plana; - De qua sit matheria nescit mens humana. - Procul in campestribus maris cedit unda, - Muri circumstantia sit ut tota munda; - Alas pulsat nubium muri dos iocunda, - Gemmis instar siderum placide fecunda. - -Si descrivono poi le gemme che adornano il muro e se ne dicono le -virtù. Il palazzo descritto dall'Ariosto, XXXIV, 52-3. gira più di -trenta miglia, e ha tutto d'una gemma il - - muro schietto, - Più che carbonchio lucida e vermiglia. - -[170] Di questa caverna si parla nell'apocrifo intitolato _Penitenza_ -o _Testamento d'Adamo_; in una cronaca siriaca di cui dà l'analisi -l'ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_, t. II, p. 498; t. III, parte -I, p. 281; _Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum -catalogus_, t. III, pp. 329-31; nelle Storie di Eutichio, altrove. - -[171] Vedi, a questo proposito, oltre ai molti libri, assai noti, ov'è -trattato delle gemme, una poesia intitolata De patria sanctorum, ap. -MONE, _Lateinische Hymnen des Mittelalters_, Friburgo, 1853-4, vol. -III, p. 28. - -[172] _Dialogorum_ l. IV, cap. 36. - -[173] A. JUNKER, VON LANGEGG, _El Dorado, Geschichte der -Entdeckungsreisen nach dem Goldlande El Dorado im XVI. und XVII. -Jahrhundert_, Lipsia, 1888. - -[174] Vedi le descrizioni dei primi poeti cristiani raccolte -nell'Appendice I, che segue a queste note. - -[175] Giustino Martire va più in là, e afferma nell'_Admonitorius -gentium_, che in descrivere gli orti d'Alcinoo, Omero imitò la -descrizione che Mosè porge del Paradiso terrestre, e traduce, in prova, -i versi dell'Odissea dove quegli orti sono descritti. - -[176] L'autore era assai probabilmente pagano, ma conosceva forse alcun -che delle opinioni dei cristiani intorno al Paradiso terrestre, e se -ne giovò nella sua descrizione. Alcuno stimò di dovere attribuire il -poemetto a Claudiano, il quale, nell'idillio intitolato _Phoenix_, -parla ancor egli di un bosco meraviglioso, ponendolo di là dagl'Indi e -dalla plaga d'Euro, in mezzo all'Oceano. Può darsi ch'esso sia opera di -Placido Lattanzio, il mitografo. - -[177] Vedi EBERT, _Geschichte der christlich-lateinischen Literatur_, -Lipsia, 1874-87, vol. I, p. 852. - -[178] Nel carme II del Panegirico ad Antemio. - -[179] Non intendo punto di ricordarle tutte, che sarebbe opera non -più finita: mi basterà dare alcune avvertenze e indicare alcune delle -scritture più importanti che ne contengono, oltre alle parecchie le -quali sono già state, o saranno citate in seguito. COMMENTARII AL -GENESI. Pressochè tutti, e sono in numero strabocchevole, contengono -descrizioni del Paradiso più o meno particolareggiate. Uno speciale -ricordo merita quella, assai poetica e viva, che ne porge _San Basilio -Magno_ nella _Homilia de Paradiso_. Hexaemera. Di Sant'Eustazio -Antiocheno, di Prudenzio, di Giorgio Piside, d'Ildeberto di Lavardin, -di Abelardo, di Arnaldo di Bonneval, di Stefano Langton, di Andrea -Sunösen, o Lundense, di Francesco Cattani da Diacceto. — BIBBIE -VERSIFICATE E ISTORIATE. Tutte contengono descrizioni del Paradiso, -meno quella che Alessandro de Villa Dei, nel secolo XIII, ristrinse -in 212 versi. Furono molto numerose, e non v'è letteratura che ne -vada priva. Di parecchie parlano il LEYSER, _Historia poetarum et -poematum medii aevi_, Halae Magdeb., 1721, e il CAVE, _Scriptorum -ecclesiasticorum historia literaria a Christo nato usque ad saeculum -XIV_, ediz. di Basilea, 1741-5. Per i poemi biblici volgari, e per -le narrazioni bibliche in prosa, sono da vedere le storie letterarie -particolari. Per quelli tedeschi e francesi, vedi più specialmente -MERZDORF, _Die deutsche Historienbibeln_ (_Biblioth. d. litter. Ver._), -Stoccarda, 1871, e BONNARD, _Les traductions de la Bible en vers -français au moyen âge_, Parigi, 1884. — TRATTATI SCIENTIFICI IN PROSA -E IN VERSO. _De mundi universitate_, di BERNARDO SILVESTRO; _L'image du -monde_; _Der Leken Spieghel_; _De proprietatibus rerum_, di BARTOLOMEO -GLANVILLE, e tutti, in generale, i trattati geografici e cosmografici. -— CRONACHE. Moltissime di quelle che cominciano con la creazione del -mondo contengono descrizioni del Paradiso terrestre: così il _Pantheon_ -e la _Memoria saeculorum_ di GOTOFREDO DA VITERBO; il _Compendium -chronicum_ di COSTANTINO MANASSE; la _Weltchronik_ di RODOLFO D'EMS; -lo _Spiegel historiael_ di GIACOMO DI MAERLANT; il _Polychronicon_ -di RANULFO HIGDEN; l'_Eulogium_; la già citata compilazione storica -francese. — VISIONI E LEGGENDE. Visioni di Drihthelm, di Tundalo, di -Owen, del monaco di Evesham, di Thurcill, di Alberico, ecc. Non sempre -s'intende, per altro, se le descrizioni che vi son contenute sieno del -Paradiso terrestre o del Paradiso celeste. Vedi più oltre le leggende -riferite nel cap. V. — POEMI VARII, DEL MEDIO EVO E MODERNI. _De -paradiso_, di TEODULFO; poemetto anglosassone sulla Fenice, composto da -CINEVULFO ad imitazione di quello attribuito a Lattanzio; _Titurel_, -di ALBRECHT; _De laudibus divinae sapientiae_, di ALESSANDRO NECKAM; -_Divina Commedia_; _Dittamondo_; _Quadriregio_; _De excellentium -virorum principibus_, di ANTONIO CORNAZZANO; _Discordia triumphata_, -di LORENZO ADRIANO; _The description of Paradyce_, di DAVIDE LINDSAY; -_Orlando Furioso_; _Guerrin Meschino_, di TULLIA D'ARAGONA; _Sette -giornate del mondo creato_, di TORQUATO TASSO; _L'Adamo_, di GIOVANNI -SORANZO; _L'Adamo_ di GIORGIO ANGELINI; _La creazione del mondo_ di -GASPARO MURTOLA; _La semaine de la création du monde_, di GUGLIELMO -DU BARTAS; _Paradyse Lost_, del MILTON; _L'Essamerone_, di FELICE -PASSERO; _La creacion del mundo_, di ALONSO DE AZEVEDO; _Del paradiso -terrestre_, di BENEDETTO MENZINI; _L'Adamo, ovvero il mondo creato_, -di TOMMASO CAMPAILLA; _Le paradis perdu_, di MADAMA DU BOCCAGE (la -parte che contiene la descrizione del Paradiso fu recata in italiano -da Gaspare Gozzi); _Le divine opere_, di FELICE AMEDEO FRANCHI; _La -inocencia perdida_, di FELIX JOSÈ REINOSO. Non ho altra notizia di -certo poema spagnuolo del secolo XV, che tratta del Paradiso terrestre. -Nel _Purgatorio de San Patricio_, del CALDERON, uno dei personaggi -del dramma, dopo aver descritto i luoghi di punizione da lui visitati, -descrive pure il Paradiso. Una poesia greca sul Paradiso si trova in -LEGRAND, _Bibliothèque grecque vulgaire_, vol. I, pp. XI-XIV. - -[180] Citerò in prova la _Storia di Rabbi Giosuè figliuolo di Levi, -leggenda talmudica tradotta dall'ebraico da_ SALVATORE DE BENEDETTI -(_Annuario della Società italiana per gli studi orientali_, anno I, -1872, pp. 92 sgg.). Rabbi Giosuè fu portato dall'angelo della morte -nel Paradiso terrestre, il quale è dimora a varii ordini di giusti. -«Rabbi Giosuè andò cercando tutto il Paradiso deliciano, e quivi trovò -sette case, ed ogni casa ha dodici migliaia di miglia di lunghezza; e -di larghezza dodici migliaia di miglia; però che la misura dello spazio -di lor larghezza è pari alla lunghezza». Queste case sono, secondo la -dignità, di cristallo, d'argento, d'oro, ecc. La quarta «è edificata -bella così come lo primo Adamo». Meraviglie consimili occorrono anche -nel Paradiso di Maometto. In una specie di appendice, intitolata dal -traduttore _Ordine del Paradiso_, si descrivono l'altre meraviglie -del luogo beato. Sonvi due porte di rubino; baldacchini mirabili, -sotto cui riposano i giusti; mense di pietre preziose; quattro fiumi, -l'uno d'olio, l'altro di balsamo, il terzo di vino, il quarto di -miele. Vi abbondano piante di grandissimo pregio e virtù: nel mezzo è -l'albero della vita, il quale ha odori svariatissimi e cinquecentomila -sapori. Il tempo vi è spartito in tre veglie: nella prima i giusti -sono pargoli; nella seconda giovani: nella terza vecchi; e godono -successivamente dei piaceri proprii di ciascuna età. La storia di Rabbi -Giosuè è del IX o X secolo. - -[181] Nell'_Adam und Heva_, di GIACOMO RUFF (pubblicato da H. M. -Kottinger, Quedlimburgo e Lipsia, 1848), il Padre Eterno descrive egli -stesso il Paradiso che si accinge a formare. In un _Meistergesang_, che -nel cod. 2856 della Biblioteca imperiale di Vienna reca il titolo di -_Klingsor Astromey_, un diavolo, incantato da un astrologo, descrive -il Paradiso. Nel già citato prologo alla _Vengeance de Jésus-Christ_, -Nerone, trasformato in diavolo, disputando con Virgilio, ricorda -l'altissimo muro di carbonchi che chiudeva tutto intorno il Paradiso -terrestre. - -[182] Cf. BIESE, _Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und -in der Neuzeit_, Lipsia, 1888, pp. 61 sgg. Lo speciale argomento nostro -non è del resto svolto in questo libro così largamente come avrebbe -meritato. - -[183] Si possono confrontare anche con le descrizioni del Paradiso -terrestre, le descrizioni che di giardini incantevoli si hanno nel -_Roman de la Rose_, nelle _Selve d'amore_ di LORENZO DE' MEDICI, nelle -_Stanze_ del POLIZIANO, nei _Lusiadi_ del CAMOENS, là dove si narra -dell'isola di Teti, nell'_Adone_ del MARINO, e altrove. - -[184] E molta ne hanno certi altri luoghi paradisiaci, simbolici e -non simbolici, immaginati da romanzatori, da poeti e da moralisti, i -quali ebbero molte volte dinanzi alla mente, non solo il mito biblico, -ma ancora i miti classici. Un paradiso delle Virtù descrive ALANO DE -INSULIS nell'_Anticlaudianus_. In un poemetto che fu già attribuito -a Ildeberto di Lavardin, ma che pare sia opera di PIETRO RIGA, e -che in un codice della Vaticana fu malamente intitolato _Descriptio -paradisi_, si descrive un luogo pieno di meraviglie, che ricorda il -Paradiso (HAURÉAU, _Notice sur un manuscrit de la reine Christine, à la -Bibliothèque du Vatican, Notices et extraits des manuscrits_, t. XXIX, -parte II, pp. 245-7). Un paradiso d'amore si descrive nella raccolta -intitolata _Fabliaux ou Contes du XII e du XIII siècle, traduits ou -extraits d'après divers manuscrits du temps_, Parigi, 1779-81, vol. -II: una descrizione di una specie di paradiso d'amore, con qualche -reminiscenza dantesca, si trova nel _Paradiso degli Alberti_, già -citato, vol. II, pp. 341 sgg. MICHELE DRAYTON dipinse un paradiso -delle Muse nella _Description of Elysium_. VINCENZO MARENCO, in un -poemetto anacreontico intitolato _Il tempio della Gloria_, attribuisce -a un'isola, dove sorge esso tempio, tutte le bellezze del Paradiso -terrestre. Parecchie isole felici furono immaginate a somiglianza -del Paradiso; così una descritta dal Mandeville, l'isola Thyle, già -ricordata, e quella famosa Isola Perduta, di cui dovrò parlare più -oltre. - -[185] DANIEL, _Thesaurus hymnologicus_, Lipsia, 1855-6, vol. I, pp. -116-7; DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième -siècle_, Parigi, 1843, pp. 131-5. - -[186] _Institutio monialis_, cap. 15. - -[187] _Zwei lateinische Gedichte aus dem Mittelalter, Zeitschrift für -deutsches Alterthum_ del Haupt, vol. V, pp. 463 sgg. La prima di queste -poesie è una Visione. Un uomo devoto, attraversati mille pericoli, -giunge a un fiume igneo, accavalcato da un ponte, che i giusti passano, -ma dal quale i rei precipitano; il solito ponte delle Visioni. In -prossimità del fiume è il Paradiso. - - Erat autem murus ingens iuxta flumen positus - Et in summitate muri campus amenissimus. - Ipse murus velut eris protendebat speciem - Sine manu constitutus a summo artifice. - Sed et via per anfractus inerat deposita, - Per quam poterat ascendi ad camporum menia. - Ergo cum illuc transiret vir prefatus spiritu, - Vidit beatorum turbas tripartita gradibus. - Prima hora ultra flumen super muri verticem - Trahet iter in immensum spatiorum limitem. - Ibi loca spaciosa illustrata lumine - Et in ipsis gens beata fruens pacis requie. - Ibi silve quam condense diversarum arborum - Poma ferunt universe saporum suavium, - Alte valde ut excedant ceterarum species. - Umbra quarum fit iocunda caloris temperies. - Abest anguis, abest rana, abest mala bestia, - Totum pulchrum, totum tutum, totum plenum gloria. - -Il pellegrino vorrebbe penetrare in quel luogo di delizie, - - Sed cum multa perlustrasset ad radicem ducitur - Montis alti cuius rupis murus est argenteus. - Vidit scalam elevatam super montis verticem, - Per quam scandit et iustorum contemplatur speciem. - Ibi quoque spaciosam perspicit planitiem, - Spatiose visionis exhibens blandiciem. - Inter species herbarum prata viridantia, - Liliorum et rosarum redolet fragrancia. - Ibi multi dividuntur rivulorum impetus, - Qui de fonte vite fluunt in mille meatibus. - -Il pellegrino giunge a un palazzo tutto costruito _ex viridi iaspide_, -adorno di pietre preziose, coperto di un aureo tetto. Nel mezzo è il -trono dell'Eterno, e dal trono emana il fonte della vita. Intorno sono -i beati distinti in tre ordini e i cori degli angeli: il cielo risuona -de' loro cantici. Cf. VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_, -l. VIII, cap. 101, _De Judeo quem Beata Virgo tormentis et gaudiis -ostensis convertit_, e CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus miraculorum_, -dist. XI, cap. 12. - -[188] Così nella descrizione che si legge nel cap. 8 del _De judicio -Domini_ di TERTULLIANO; in una poesia inglese di cui dà notizia il -WRIGHT, _Op. cit._, pp. 86-7, e altrove. - -[189] Si trova anche _paradiso luziano_, suggerito senza dubbio quel -luziano dall'idea della luce. Nel poemetto _Della caducità della vita -umana_, v. 25, si legge: - - Fora del parais delicial. - -MUSSAFIA, _Op. cit._, p. 181. - - - - -CAPITOLO III. - -GLI ABITATORI DEL PARADISO TERRESTRE. - - -Il primo uomo, e il primo abitatore umano del Paradiso terrestre -fu, secondo la Genesi, Adamo. Il mito ampliato e variato de' tempi -posteriori s'attenne scrupolosamente, per questo rispetto, alla parola -biblica, e la invenzione dei preadamiti, che prima di Adamo avrebbero -dovuto popolare la terra, è una invenzione assai tarda, ignota ai -cristiani dei primi secoli, ignota a quelli dei tempi di mezzo[190]. -Eva fu la compagna di Adamo nel beato soggiorno. - -Il racconto biblico è assai sobrio di notizie intorno ai due primi -parenti; ma una tal sobrietà non poteva appagare la fantasia dei -credenti, memori dell'antico peccato e consci della infelicità ond'esso -era loro stato cagione. Il bisogno di conoscerne meglio gli autori, -le condizioni, le conseguenze, nacque spontaneo negli spiriti; e da -quel bisogno ebbe origine una moltitudine d'immaginazioni, le quali -ripeterono fantasticamente tutta la storia dei due protoplasti, dalla -creazione alla morte, e più oltre ancora, sino alle vicende della -più prossima loro discendenza. In grazia di quelle immaginazioni, il -succinto e arido racconto biblico si muta in un lungo romanzo pieno -di meraviglie e di stravaganze, le cui parti non sono tutte insieme -congiunte; anzi si può dire che formino come tanti romanzi separati, -aventi il soggetto medesimo, e informati, generalmente parlando, -dal medesimo spirito. Esse appartengono, quando in comune, quando -in particolare, alle tre grandi famiglie religiose che nei libri -dell'Antico Testamento cercano il verbo primo, se non anche l'ultimo, -delle loro credenze: ebrei, cristiani, maomettani. - -Prima di passare a vedere un buon numero di quelle immaginazioni, non -sarà fuor di luogo dare una rapida indicazione delle fonti da cui esse -derivano, o, per parlar più giusto, giacchè ben poco si conosce circa -le loro origini prime, delle scritture in cui ebbero a raccogliersi. -Le principali sono: 1º, Alcuni trattati del _Talmud_; 2º, la _Piccola -Genesi_, o _Libro dei Giubilei_, opera di autore ebraico, anteriore -a Gesù Cristo[191]; 3º, _Il Combattimento di Adamo ed Eva_, tradotto -dall'arabico in etiopico, e malamente attribuito a Sant'Epifanio, -vescovo di Cipro[192]; 4º, _La Caverna dei Tesori_, già ricordata; 5º, -_Il Testamento d'Adamo_, il quale è, assai probabilmente, tutt'uno -con l'_Apocalissi d'Adamo_ di cui fa parola Sant'Epifanio, e con la -_Penitenza d'Adamo_ registrata nel decreto di papa Gelasio[193]; 6º, Il -Libro d'Adamo dei Mandaiti[194]; 7º, una Vita greca[195]: 8º, una Vita -latina[196]; 9º, il Corano, e non poche storie, e non pochi trattati -geografici degli Arabi[197]. - -Le prime favole di cui noi dobbiamo ora prendere notizia sono quelle -concernenti la creazione di Adamo e di Eva. Anzi tutto è da ricordare -che i cabalisti conobbero un tipo celeste dell'Adamo terrestre, e lo -chiamarono col nome di Adam Kadmon, e che un Adamo celeste si mostra -pure nelle dottrine dei primi gnostici[198]. La Bibbia si contenta di -dire che il Signore plasmò il corpo di Adamo della polvere della terra; -ma tale linguaggio parve poi ai credenti troppo generico. Secondo -una finzione dei rabbini, la polvere con cui Dio plasmò quel corpo fu -raccolta da tutta la faccia della terra; secondo una finzione analoga -dei musulmani, la terra necessaria fu dai quattro angeli maggiori -recata dai quattro punti cardinali: solo il cuore ed il capo furon -fatti di terra tolta nei campi dove sorsero poi la Mecca e Medina, la -santa Kaaba e il sepolcro del profeta[199]. Ebrei e cristiani vollero -far notare, che Adamo era stato creato di terra vergine, di terra, -cioè, non ancora bagnata e polluta dalla pioggia e dal sudore e dal -sangue, nè seminata, nè arata[200]; e Sant'Agostino, per tal ragione, -poneva il nascimento del primo uomo a riscontro del nascimento di -Cristo, figliuol d'una vergine[201]. La terra non parve più materia -sufficiente a tant'opera, e si disse che Adamo fu formato di otto parti -diverse, e che la terra fu una delle otto, assegnando le altre, con -più varie enumerazioni, a elementi diversi, o sostanze, o corpi; per -esempio: mare, sole, nuvole, vento, pietre, spirito santo, chiarità -del mondo[202]. La credenza del resto che l'uomo fosse formato di -otto parti, si vede già ricordata da Plutarco, il quale l'attribuisce -agli stoici[203]. Stando a un'opinione assai diffusa, Adamo fu creato -nell'agro damasceno; ma parecchi affermarono ch'ei fu creato in Ebron, -presso Gerusalemme, e ciò per ragioni che vedremo tra poco[204]. - -I musulmani, i quali narrano più cose mirabili del modo con cui -l'anima immortale fu introdotta da Dio nel corpo appena plasmato, e -del diffondersi di quella per le varie membra e pei sensi, in guisa -che ciascuno ne ricevesse la vita, i musulmani asseriscono che il primo -uomo fu creato un venerdì, nell'ora in cui i credenti sogliono recitare -la terza preghiera, a egual distanza dal mezzodì e dal tramonto del -sole; e s'accordano così, quanto al giorno, con ebrei e con cristiani. -Dice Sant'Ireneo che Adamo fu creato un venerdì, e di venerdì peccò, -nel qual giorno poi ebbe a morire il Redentore per ricomprar quel -peccato[205]. Altri scrittori ecclesiastici notarono che come Adamo -fu creato il sesto giorno, così Cristo nacque nel sesto millenario. -Vedremo in seguito altri riscontri e collegamenti simili, immaginati -per coordinare sempre più fra loro i due fatti del peccato e della -redenzione, dei quali l'uno era causa e l'altro effetto; ma gioverà -notare sin da ora che nel racconto biblico quel benedetto giorno non -è molto sicuramente indicato, perchè mentre in una parte l'uomo appar -creato nel sesto, subito dopo i bruti, in un'altra appar creato prima -dei bruti e prima delle piante; altro segno della poca cura con cui -furono congiunte insieme le due tradizioni. Nel _Bundehesh_ si legge -che Ahura Mazda spese settantacinque giorni in formar l'uomo: non so -che nulla di simile siasi detto del creatore di Adamo. - -Ma non da tutti si credette che di una così vile e malvagia creatura -come subito ebbe a mostrarsi l'uomo potesse essere fattore Iddio. -Gli gnostici, che tanto travaglio diedero alla Chiesa primitiva, e -per oltre due secoli ne minacciarono le dottrine e l'esistenza; gli -gnostici, per cui la materia era la corporalità stessa del male, -affermarono che tutta la creazione, e però anche l'uomo, fosse fattura, -non già di Dio, ma del Demiurgo, il quale, nella loro concezione -dualistica, s'immedesima sempre più col principio del male, e contro -cui è tutta rivolta l'opera salutare di Cristo. Pei Marcioniti il -Demiurgo creatore è bensì il Dio degli Ebrei, ma è, in pari tempo, un -principio malvagio, contrapposto al Dio superiore, il quale è tutto -amore e bontà. Il Demiurgo creò l'uomo e gl'infuse il suo spirito. Fra -i Manichei il Demiurgo assume talvolta il nome di Satana. Nel _Libro -d'Adamo_ dei Mandaiti, libro tutto penetrato di dottrine gnostiche, si -dice che il corpo del primo parente fu creato da genii malefici. Nel -medio evo i Concorezensi, i Bogomili e i Catari pensarono che i primi -parenti fossero spiriti angelici rinchiusi in corpi plasmati da Satana, -e che fosse un'illusione e un inganno dello stesso Satana il Paradiso -terrestre[206]. - -Che Eva fosse stata creata con una costa d'Adamo fu generalmente -ammesso dalle varie famiglie di credenti che si attennero al racconto -biblico; e alcuni rabbini seppero dire perchè il Signore avesse -scelta quella parte del corpo anzichè un'altra, e provarono pure -che, togliendola ad Adamo, Dio non era stato un ladro. Ciò nondimeno -una opinione diversa ebbe pure a sorgere, che suggerita da un'altra -ambiguità di quel racconto medesimo, trovò numerosi seguaci fra i -rabbini, e qualcuno anche tra i cristiani; la opinione cioè che Adamo -fosse creato primamente androgino, o con due corpi di sesso diverso, -congiunti insieme e poi separati da Dio[207]. La celebre visionaria -Antonietta Bourignon (1616-1680), la quale giunse a veder l'Anticristo, -vide pure il primo padre Adamo, quale fu nella sua gloria, e lo vide -androgino; ma a modo suo. In luogo di membro virile egli aveva un -naso, simile in tutto a quello che adorna il volto, e provveduto delle -medesime facoltà; e nel suo ventre avveniva così la produzione come la -fecondazione degli ovuli da cui nascevano altri uomini[208]. - -Naturalmente si volle che, prima del peccato, Adamo avesse avuto un -corpo molto più perfetto che non ebbe di poi, e che non sia questo -nostro; e si disse che, mentre durò nello stato d'innocenza, egli fu -tutto luminoso. Altrettanto si narrò di quel Yami della mitologia -indiana, il quale ha con l'Adamo biblico più di una somiglianza. -Nell'Evangelo di San Matteo è detto che i giusti risplenderanno come il -sole nel regno del padre loro, e di una parziale lucidità miracolosa -apparsa nel corpo di un santo uomo parla Cesario in uno de' suoi -racconti[209]. Alcuni rabbini pensarono che Dio avesse creato Adamo -con la coda, ma che poi gliela togliesse per amor di bellezza[210]; -e qualcuno pur ve ne fu che di quella coda disse formata Eva[211]. Ad -ogni modo, Adamo fu la più bella delle creature, superiore in bellezza -agli angeli ingelositi, inferiore solamente a Dio[212]; ed Eva fu la -sua degna compagna; e se poteva importare, per altri rispetti, che essi -avessero, o non avessero avuto ombelico, per la bellezza non importava -gran fatto[213]. - -Ebbero bensì statura acconcia alle altre loro perfezioni. Secondo i -rabbini, Adamo toccava col capo il cielo, si stendeva da una a un'altra -estremità della terra. Gli angeli ne furono sgomenti, e allora Dio lo -rimpicciolì sino a mille cubiti; oppure, dopo il peccato, gli gravò una -mano sul capo e lo ridusse di 1000, 900, 300 o 200 cubiti. Anche pei -musulmani Adamo toccava col capo il primo de' sette cieli, e opinioni -consimili corsero tra' cristiani. Mosè Bar-Cefa riferisce, in relazion -con l'opinione che poneva il Paradiso terrestre nell'antictone, una -credenza, secondo la quale Adamo ed Eva, essendo di smisurata statura, -avrebbero attraversato l'oceano a guado per venirsene nella terra di -qua[214]. Non mancarono valentuomini che sulla vera ed esatta statura -dei primi parenti istituirono lunghe e faticose indagini[215]. - -Il nome stesso di Adamo diede argomento a parecchie strane -immaginazioni, perchè non pareva possibile che il nome imposto al -primo padre da Dio medesimo, non fosse formato in qualche maniera -speciale, non contenesse alcuna significazione occulta. Giuseppe Flavio -si contenta di dire che Adamo vuol dire Il Rosso, e che il primo uomo -fu così denominato perchè formato di terra rossa; ma in un opuscolo -_De montibus Sina et Sion_, falsamente attribuito a San Cipriano, si -mostra come il nome Adam sia formato delle quattro lettere con cui -principiano, in greco, i nomi dei quattro punti cardinali, ἀνατολή, -δύσις, ἄρκτος, μεσημβρία; e ivi stesso si svela che nel nome di Adamo -era indicato il tempo della passione di Cristo e il numero d'anni -speso da Salomone in costruire il Tempio. Sant'Agostino dice che quella -composizione del nome di Adamo sta a mostrare, sia che la discendenza -di Adamo si spargerà per le quattro plaghe della terra, sia che dalle -quattro plaghe saranno raccolti gli eletti[216]. Per quella ragione -Adamo fu detto _tetragrammatos_ e microcosmo[217]. Tralascio di parlar -di coloro che nei nomi di Adamo e di Eva trovarono, o credettero di -trovare, le prove del solito mito solare[218]. - -La creazione del primo uomo, se fu incominciamento d'iniquità e di -sciagura sopra la terra, fu pure cagione di discordia e di ruina nel -cielo. Narrano i rabbini, che come appena si sparse colassù la nuova -che l'Eterno voleva creare Adamo, si affollarono intorno al trono di -lui gli angeli e i genii, de' quali, parte lo esortavano a crearlo, e -parte ne lo dissuadevano. Gli angeli della Misericordia, della Pace, -della Giustizia e della Verità, espressero varii sentimenti e diedero -opposti pareri. Quest'ultimo gridò piangendo: «Padre del vero, tu crei -sulla terra il padre della menzogna». Ma l'Eterno rassicurò le schiere -degli spiriti, dicendo che la verità avrebbe legato la terra col -cielo; e Adamo fu creato[219]. Nel Corano il contrasto si aggrava, e -produce effetti disastrosi. Dio, dopo che ebbe creato Adamo, chiamò le -schiere degli angeli suoi perchè onorassero la nuova creatura. Tutti si -piegarono volentieri al divino comando, salvo Iblîs, l'angelo superbo, -il quale ricusò d'inchinarsi alla creta, e fu per tale disobbedienza -cacciato dal cielo; di che poi si vendicò, trascinando l'uomo e la -donna al peccato[220]. Fantasie simili ebbero anche i cristiani, e si -può tener per sicuro che Maometto, il quale da cristiani e da ebrei -toglieva ciò che gli tornava utile, ne conobbe qualcuna. Nella Vita -latina ricordata di sopra, Satana stesso narra ad Adamo la cagione -della sua caduta. Creato l'uomo, Dio ordinò a tutti gli angeli di -adorare quella sua immagine. Primo obbedì Michele, il quale poi fece -obbedire gli altri; ma Satana, tenendosi troppo da più di Adamo, ricusò -di adorarlo, e alle minacce di Michele rispose che porrebbe la sua -sede sopra gli astri del cielo, e si farebbe simile all'Altissimo. -L'ira dell'Altissimo piombò su di lui. Egli fu espulso, insieme coi -suoi seguaci, dal cielo, e per vendicarsi trascinò alla colpa chi -fu involontaria cagione della sua caduta[221]. Qualche accenno a sì -fatto mito si trova già, come fu notato da altri, in Tertulliano, in -Sant'Ireneo, in Sant'Agostino. Questi lo ricusa, e sostien la opinione -che Satana cadde per superbia nell'inizio dei tempi[222]. - -Il primo uomo aveva, del resto, qualità e pregi quasi divini, tali, -insomma, da meritargli l'ammirazione e la reverenza degli angeli. In -più luoghi si trova detto che egli vinceva in perfezione tutti gli -spiriti celesti: stando a una delle tante fantasie rabbiniche, gli -angeli, vedutolo, credettero ch'egli fosse un secondo Dio, e l'unico -vero Dio, per disingannarli, lo fece cadere in un profondo sopore, Non -si dimentichi che in molte altre mitologie il primo uomo è un dio, o -quasi un dio. - -Adamo fu il più sapiente degli uomini, superato solo da Cristo, l'Uomo -Dio. Seguendo San Tommaso e la tradizione patristica, dice Dante che in -Adamo e in Cristo fu infuso da Dio stesso - - Quantunque alla natura umana lece - Aver di lume[223]. - -Sapere connato dunque, non acquisito. I cabalisti pensarono invece che -Adamo fosse stato ammaestrato dagli angeli, e Mosè Maimonide asserì -ch'egli fu uno stolto finchè non ebbe gustato il frutto proibito. -La opinione, per altro, ch'egli avesse in sè, comunque acquistata, -ogni dottrina, fu la opinion prevalente. Alcuni rabbini dissero che -Dio stesso mandò ad Adamo, per mezzo dell'angelo Rasiele, un libro, -in cui erano dichiarati tutti i secreti del cielo, ed esposte tutte -le sante dottrine, e che gli angeli scendevano apposta per udirne la -lettura. Questo libro miracoloso ritornò da sè stesso in cielo dopo il -peccato; ma quando Adamo ebbe fatto penitenza, Dio ordinò all'arcangelo -Raffaele di riportarglielo, e Adamo ne fece diligente lettura, e -lo lasciò, morendo, a Seth[224]. Una finzione simile a questa corre -tra' musulmani: nella fantasia di taluno il libro diventò un vero e -proprio libro di magia[225]. Adamo fu tenuto inventore dei caratteri, -peritissimo in astrologia e, generalmente parlando, institutore di -tutte le scienze e di tutte le arti[226]. Frutto di tanto sapere furono -parecchi libri. Sant'Epifanio ricorda certe rivelazioni attribuite -dagli gnostici ad Adamo; alcuni rabbini parlarono di un libro di -singolarissimo pregio in cui egli raccolse quanto nel Paradiso -terrestre udì dalla bocca di Dio; Mosè Maimonide dice che i Sabei -facevano Adamo autore di trattati sopra l'agricoltura: persino libri -di alchimia gli furono attribuiti. Due salmi si volle fossero opera -sua. Eva dovette avere, in qualche parte almeno, il sapere di Adamo: -Sant'Epifanio fa menzione di un evangelo che si diceva dettato da -lei[227]. - -Una solenne e innegabile prova del suo sapere, se non altro filologico, -diede Adamo quando, essendogli stati condotti innanzi, da Dio, tutti -gli animali creati, egli seppe nominar ciascuno in settanta lingue -diverse, mentre, per confession dei rabbini, gli angeli non avevano -saputo nominarli nemmeno in una lingua sola. Gli è vero, per altro, che -di solito non si concede ad Adamo la cognizione di tante lingue quante -ne nacquero poi, al tempo della edificazione della Torre di Babele; ma -si ragiona della lingua parlata da lui come di una lingua assai più -perfetta che non quelle venute dopo, e perdutasi già sin dai tempi -della prima sua discendenza. - - La lingua ch'io parlai fu tutta spenta - Innanzi assai ch'all'ovra inconsumabile - Fosse la gente di Nembrot attenta, - -dice lo stesso Adamo a Dante, là nel Paradiso[228]. Vero è che nel -trattato _De vulgari eloquentia_, Dante aveva affermato che la lingua -parlata primamente da Adamo fu quella stessa che parlarono poi gli -Ebrei, serbata integra, affinchè il redentore del mondo potesse -parlare il linguaggio della grazia, e non un linguaggio nato dalla -confusione[229]. - -Vogliono alcuni che Adamo fosse introdotto da Dio nel Paradiso -terrestre solo quaranta giorni dopo la sua creazione[230]. Checchè -sia di ciò, la felicità di cui godettero nel giocondo giardino egli -e la donna sua fu quale noi non possiamo nemmeno immaginare, nonchè -descrivere. Vivendo in terra, eglino eran fatti partecipi della vita -del cielo. Nel _Testamento_ ricordato pur dianzi, lo stesso Adamo -racconta al figliuolo Seth quale fosse la condizione di lui e di Eva -nel Paradiso, prima del peccato. Udivano il suono armonioso che moveva -dalle ali dei serafini preganti; udivano la gran voce dell'acque, le -quali, dal profondo, adoravano il loro fattore; udivano le preghiere -di tutti gli esseri distribuite per le diverse ore del giorno e della -notte. Fruivano della beatifica visione di Dio, e pascevano l'anime -della parola divina. Godevano delle delizie incomparabili del giardino, -circondati dalla reverenza e dall'amore di tutte le creature viventi. - -Ma quanto tempo godettero di così invidiabile felicità? quanto durò, in -altri termini, lo stato di loro innocenza? Su questo punto le opinioni -divariano assai, giacchè nulla dicono le Scritture. San Giovanni -Crisostomo crede che Adamo ed Eva non rimasero forse nemmeno un giorno -nel Paradiso[231]; e narrano alcuni talmudisti che Adamo peccò nella -decima ora del giorno in cui fu creato, e che egli ed Eva furono pieni -di terrore quando, essendo già stati cacciati dal Paradiso, videro per -la prima volta in lor vita tramontare il sole[232]. In Occidente si -accreditò in più particolar modo la opinione che i primi parenti non -rimanessero nel Paradiso più di sett'ore, dalla prima alla settima, -o dalla terza alla nona del giorno in cui furono creati, o vi furono -introdotti. Perciò dice Adamo a Dante: - - Nel monte, che si leva più dall'onda, - Fu'io, con vita pura, e disonesta, - Dalla prim'ora a quella che seconda, - Come il sol muta quadra, l'ora sesta[233]. - -Ma altre opinioni vi furono in buon numero, delle quali alcune poco -si dilungavano da questa, e altre moltissimo; e secondo che si badi -all'una o all'altra, Adamo ed Eva sarebbero rimasti nel Paradiso un -giorno, sei, nove, quaranta giorni, sett'anni, quindici, ventotto, un -secolo[234]. I maomettani ce li fanno stare cinquecent'anni. - -Non si creda, del resto, che questi numeri fossero sempre immaginati a -caso; molte volte si cercò in essi un indizio di misteriose e recondite -colleganze tra i due fatti capitali della storia del genere umano, -la caduta e la redenzione. Le condizioni e il modo di quella dovevano -prenunziare le condizioni e il modo di questa. Perciò da taluno si fece -durare il soggiorno dei primi parenti nel Paradiso quanto poi durò la -passione di Cristo; e si disse che il peccato fu commesso l'ora sesta, -nella qual ora Cristo fu posto in croce; e che l'espulsione avvenne -l'ora nona, nella quale ora poi Cristo morì. Altre corrispondenze pure -s'immaginarono. I quarant'anni dovevano rispondere agli altrettanti che -gli Ebrei passarono nel deserto. - -Secondo i musulmani, che drammatizzarono in assai poetico modo -la storia della tentazione, Adamo resistette ottant'anni alle -sollecitazioni di Eva, che voleva fargli gustare il fatal pomo. I -cristiani non si curarono di sapere troppi particolari in proposito. -Ammisero, senz'altro, che Adamo fu trascinato al peccato da Eva[235]; -e solo si mostrarono alquanto più curiosi di conoscere la vera qualità -del peccato commesso da entrambi. La opinione ortodossa e legittima è -ch'essi abbiano veramente trasgredito il divino precetto mangiando il -pomo; non un pomo simbolico, ma un pomo reale. Divieti simili a quello -di cui narra la Genesi si trovano in tutte le mitologie, e non di rado -riguardano appunto una pianta; e di ciò non si meraviglia chi ricordi -con quanta facilità gli uomini primitivi attribuissero ai frutti, o -ai succhi di certe piante, virtù di conferire, sia la immortalità, -sia un sovrumano sapere. Dante, che in così fatte questioni suol farsi -ripetitore delle dottrine approvate dalla Chiesa, dice, parlando della -sacra pianta del Paradiso terrestre: - - Per morder quella, in pena ed in disio - Cinquemil'anni e più, l'anima prima - Bramò colui che il morso in sè punio; - -e facendo consistere la colpa, non nel fatto materiale dello aver -mangiato il frutto, ma nella disobbedienza, pone in bocca ad Adamo -queste parole: - - Or, figliuol mio, non il gustar del legno - Fu per sè la cagion di tanto esilio, - Ma solamente il trapassar del segno[236]. - -Alcuni talmudisti, per altro, pensarono, non ostante il detto -divino _Crescete e moltiplicate_, che il peccato fosse consistito -nella copula, e questa loro opinione ebbe seguitatori anche fra' -cristiani[237]. - -Dove, quando seguì il primo accoppiamento dei due primi genitori? Anche -intorno a ciò vi furono più disparate opinioni. Alcuni rabbini dicono -ch'esso avvenne nel Paradiso, e che nel Paradiso furono concepiti -Caino e Abele. I musulmani narrano meraviglie delle nozze di Adamo -ed Eva, e del padiglione di seta sotto cui esse furono celebrate, nel -bel mezzo del Paradiso. Ma i Dottori cristiani, tra cui San Girolamo e -Sant'Agostino, sostennero sempre che Adamo ed Eva uscirono vergini dal -Paradiso terrestre, e non si congiunsero se non passato certo tempo, -più o meno lungo, dalla loro espulsione; e Felice Faber afferma che, -se fossero rimasti nel Paradiso, avrebbero generato senza perdere la -verginità[238]. Ad ogni modo si ammetteva da tutti che, immediatamente -dopo il peccato, essi avessero perduto in certa guisa la verginità -dello spirito, avvedendosi della nudità propria. Perciò parecchie -sètte di eretici, che si chiamarono col nome di Adamiti, sorte in varii -tempi, considerarono la nudità come un segno di libertà di spirito e -d'innocenza, e rifiutarono ogni maniera di vesti[239]. - -Ma fu veramente Eva la prima moglie di Adamo? ed Eva, la gran -prevaricatrice, fu ella sempre fedele al suo legittimo sposo? Strani -dubbii si mossero intorno a ciò; anzi strane cose si affermarono. Fu -credenza diffusa tra' rabbini che, prima di generar figliuoli con Eva, -Adamo ne generasse con un demone femmina per nome Lilith, il quale -vuolsi da taluno che sia una cosa istessa con Ilithia, dea della notte -e dello spazio, adorata in Grecia ed in Egitto. Da quelle prime nozze -nacquero molti spiriti maligni[240]. Secondo un'altra finzione, Dio, -prima di trarre Eva dalla costa di Adamo, creò di terra Lilith, la -quale rifiutò di obbedire al marito, lo abbandonò, e divenne un genio -malefico, infesto ai pargoli, e madre di demonii[241]. Per contro, -una favola satirica, dovuta assai probabilmente alla fantasia di un -trovero, narra che, prima d'Eva, Dio aveva dato ad Adamo una compagna -assai più perfetta; ma che Adamo, ingelositosi della superiorità di -lei, la uccise, dopo di che Dio, per punirlo, diedegli Eva, che lo -trasse al peccato[242]. E fu persin detto che Adamo non ischifò di -congiungersi con le fiere. - -Eva, da canto suo, non avrebbe dato prova di troppo maggior -continenza[243]. Vogliono ch'ell'abbia avuto commercio con Samaele, -principe de' demonii, e procreato con esso più figliuoli, tra cui -v'è chi pone Caino, e anche Abele. Del resto le notizie intorno -ai figliuoli di Adamo ed Eva sono molto confuse, e non di rado -contraddittorie[244]. - -Negli apocrifi ricordati di sopra si narra l'aspra e dolorosa vita -che dovettero condurre i due primi parenti dopo la loro cacciata dal -Paradiso; si narra la dura e lunga penitenza con cui si studiarono -di cancellare il peccato e di racquistare la grazia e l'amore di -quel Dio che avevano offeso; si narra la vecchiezza loro e la morte, -supreme calamità che sulla terra produsse la colpa. Usciti dal luogo -di beatitudine, si trovano in una terra inospitale ed ingrata, fra -belve fatte nemiche; errano in cerca di cibo, e debbono contentarsi di -quello onde le belve si pascono. S'accostano di bel nuovo al Paradiso, -con isperanza d'esservi riammessi, ma la speranza rimane delusa. Essi -piangono vedendo i corpi loro tanto mutati da quelli di prima; piangono -pensando alla felicità irreparabilmente perduta. Pregano senza fine -il Signore, ne implorano la pietà, digiunando, rimanendo immersi per -lunghi giorni nelle acque del mare, o in quelle del Giordano o del -Tigri. Ma Satana, e gli spiriti suoi, non dànno loro pace, li insidiano -in tutti i modi, tentano di ucciderli, seducono una seconda volta Eva, -distogliendola dalla cominciata penitenza. A consolare tanta miseria, -a confortare gli animi che stanno per cedere alla disperazione, viene -di quando in quando dall'alto la voce del Signore, che annunzia il -futuro perdono e la redenzione: a rinfrancare i corpi afflitti Dio -misericordioso manda delle frutta del Paradiso. Nuovi uomini nascono -sopra la terra e si vanno aggravando le conseguenze fatali della -colpa. Caino uccide Abele: Adamo ed Eva piangono amaramente l'ucciso. -Sono corsi nove secoli, e Adamo, stremato dalla vecchiezza e dalla -malattia, manda il figliuolo Seth, manda la moglie, prima cagione di -tanto soffrire, a chiedere al cherubino, cui fu commessa la custodia -del Paradiso, l'olio di misericordia. Qui nuova promessa di futura -redenzione. Adamo passa di questa vita, profetando nuove colpe e nuove -sciagure; Eva non tarda a seguirlo. I figliuoli dànno sepoltura ai -loro corpi, e la storia del mondo procede qual fu pronunziata, correndo -incontro al Diluvio. - -Tale in succinto, raccolta da' varii racconti, la storia dei due -primi uomini dopo il peccato. Come ognuno può immaginar facilmente, -più e più opinioni particolari si ebbero sopra tale, o talaltro punto -di essa. Nel trattato _Erubim_ si legge che la penitenza di Adamo -durò centotrent'anni: secondo una tradizione musulmana, le lacrime -ch'egli pianse dopo il peccato formarono il Tigri e l'Eufrate; secondo -un'altra, quelle lacrime caddero sull'isola di Serendib, e produssero -le piante medicinali e gli aromati. Uno dei tristi e più visibili -effetti della colpa fu, a detta di certi rabbini, la calvizie[245]. -Circa il luogo ove i due primi parenti vissero dopo la espulsione dal -Paradiso, e il luogo dove poi ebbero sepoltura, furono varie credenze. -Si disse da alcuni ch'e' furono rimessi nell'agro damasceno, ov'era -stato creato Adamo. Secondo Sant'Epifanio (sec. IV), Adamo ed Eva -dimorarono alcun tempo in prossimità del Paradiso, poi errarono per -molte regioni, e finalmente vennero in Giudea, ove morirono[246]. -Dionigi di Telmahar (sec. IX) dice che la caverna dei tesori, ove -ripararono e vissero i due cacciati, e sulla quale apparve poi la -stella che guidò i Re Magi, era posta nell'ultimo Oriente, nella -montagna di Scir, di contro all'oceano che cinge il mondo, e non -lungi dal Paradiso terrestre. Coloro poi che ponevano il Paradiso -nell'antictone, pensavano, come abbiam veduto, o che Adamo ed Eva -fossero rimasti di là, e la progenitura loro similmente, sino al -Diluvio, o che fossero venuti di qua, attraversando l'oceano. Secondo -un'altra opinione, che fu diffusissima, così in Oriente, come in -Occidente, e in Oriente è viva tuttora, Adamo ed Eva vissero gli anni -del loro esilio nell'isola di Serendib, o Ceilan. - -Questa credenza è, senza dubbio, di origine maomettana, o, piuttosto, -è una credenza buddistica trasformata da maomettani; ed ecco in qual -modo. Credevano, e credono ancora i buddisti, che il Budda soggiornò -alcun tempo sopra un monte dell'isola di Ceilan, chiamato Langka dai -bramani del continente[247]; che quivi menò vita contemplativa; e che -sollevandosi poi al cielo, lasciò nella rupe la impronta del proprio -piede, visibile a tutti. I maomettani, usando un procedimento assai -frequente nella storia delle leggende, riferirono ad Adamo quanto si -narrava del Budda, e le due tradizioni continuarono a vivere l'una -accosto all'altra. Di ciò ci porge una curiosa testimonianza Marco -Polo nella relazione dei suoi viaggi. Egli dice che nell'isola di -Ceilan, sulla cima di un alto monte, al quale non si può salire -se non con l'ajuto di catene, è un sepolcro, che i Saracini dicono -essere di Adamo, e gli idolatri (intendi i buddisti), di Sergamon -Borcam. Il séguito del racconto mostra che questo Sergamon non è -altri che il Budda, il quale andò soggetto, come è noto, ad una altra -consimile trasformazione, diventando il santo Josafat della leggenda -cristiana[248]. Gli Arabi chiamarono il monte Rahun, e il primo loro -scrittore che abbia fatto ricordo della leggenda sembra essere stato -Suleymân. Edrîsi, il quale scrisse il suo trattato geografico alla -corte di Ruggero II di Sicilia, nel 1154, Edrîsi, il quale attesta, -fra tant'altre cose, d'aver visitato la grotta dei Sette Dormienti -presso Efeso, e d'aver veduto i loro corpi tra l'aloe, la mirra e la -canfora, non s'intende bene se morti, o sopiti di nuovo, riferisce -la leggenda del monte, da lui chiamato el-Rahuk. A suo dire, narrano -i bramani esservi sulla vetta del monte l'impronta del piè di Adamo, -lunga settanta cubiti e luminosa. Da quel punto, con un passo, Adamo -giunse al mare, ch'è lontano due o tre giornate[249]. Dicono inoltre -i maomettani che Adamo, cacciato dal Paradiso, cadde nell'isola di -Serendib, e quivi morì, dopo aver compiuto un pellegrinaggio al luogo -dove poi doveva sorgere la Mecca. Una descrizione del monte si trova -pure nei viaggi d'Ibn-Batûta[250]. - -La leggenda passò d'Oriente in Occidente, e dai maomettani ai -cristiani; e il monte di Ceilan, chiamato poi dai Portoghesi Pico de -Adam, diventò celebre. Eutichio, patriarca d'Alessandria (m. 940) -dice solo che Adamo fu cacciato in un monte dell'India[251]; ma il -monte è poi sempre quello di Ceilan. Odorico da Pordenone lo descrive -succintamente, e narra che nella sommità di esso era un lago che quelli -dell'isola dicevano formato delle lacrime piante da Adamo e da Eva -per la morte di Abele[252]. Giovanni de' Marignolli ha un racconto -più particolareggiato e più esplicito. L'angelo di Dio prese Adamo, -e lo posò sul monte di Ceilan, e l'impronta del piede di Adamo rimase -miracolosamente impressa nel marmo, lunga due palmi e mezzo. Sopra un -altro monte, lontano dal primo quattro piccole giornate, l'Angelo posò -Eva, e i due peccatori stettero disgiunti, immersi nel lutto, quaranta -giorni, trascorsi i quali, l'angelo condusse Eva ad Adamo, il quale -era ormai disperato. Sulla prima montagna erano, oltre l'impronta -del piede, una statua seduta, con la destra stesa verso l'Occidente; -la casa di Adamo; una fonte di purissime acque, le quali si credeva -venissero dal Paradiso, e in cui eran gemme, formate, secondo la -opinione di quegli abitanti, delle lacrime di Adamo; un orto pieno -d'alberi che recavano ottimi frutti. Molti pellegrini si recavano a -visitare il santo luogo[253]. Sulla fine del secolo XVII, Vincenzo -Coronelli diceva ancora che sulla cima del monte era sepolto Adamo, e -che ci si vedeva un lago formato delle lacrime versate da Eva per la -morte di Abele[254]. Quest'ultima affermazione contraddiceva a un'altra -credenza, che non sembra, per altro, sia stata molto diffusa. Il già -ricordato Burcardo di Monte Sion dice che nel fianco di un monte, nella -valle d'Ebron, era la spelonca ove Adamo ed Eva piansero cent'anni -la morte di Abele, e che ci si vedevano ancora i letti su cui avevano -dormito, e la fonte delle cui acque avevano bevuto[255]. - -Se fu posta sulla sommità del monte di Ceilan, la sepoltura di Adamo -fu posta pure in molti altri luoghi. Secondo una leggenda orientale, -Adamo fu seppellito nel Paradiso terrestre[256]; e nella già più -volte ricordata Vita latina si dice il medesimo; e nell'Apocalissi -greca si dice anche di Eva. Ma questa credenza non ebbe molto favore. -Nel _Testamento di Adamo_ si narra che Adamo fu seppellito a oriente -del Paradiso, e che gli stessi angeli e le Virtù del cielo ne fecero -i funerali. Nel _Combattimento di Adamo ed Eva_ il racconto si -arricchisce di particolari a questo riguardo, e si narrano parecchie -vicende a cui andò soggetto il corpo del primo genitore. Adamo mancò -l'anniversario del giorno in cui fu creato, ricorrendo l'ora in cui -fu espulso dal Paradiso. Il suo corpo fu deposto nella caverna dei -tesori, dove andarono a raggiungerlo a mano a mano i corpi degli altri -patriarchi. Avvicinandosi il Diluvio, Noè e i figliuoli tolsero, per -comandamento divino, dalla caverna il corpo di Adamo, insieme con -l'oro, l'incenso e la mirra che v'erano stati raccolti, e lo portarono -nell'Arca, lasciando gli altri corpi nella caverna, la quale fu -chiusa da Dio per modo da non lasciarne veder segno; e così rimarrà -sino al giorno della risurrezione. Molti anni dopo, morto Noè, Sem e -Melchisedec traggono, per ordine di Dio, il corpo dall'Arca, e, guidati -da un angelo, vanno a seppellirlo sul Golgota. Ecco qui la leggenda -celebre che vuole sepolto il peccatore nel luogo stesso ove dovrà poi -sorgere la croce del redentore, e che narra bagnata del prezioso sangue -di questo il capo ribelle che non aveva saputo piegarsi al divino -comandamento. Di questa, che certo è leggenda mirabile, s'inspirarono -le arti del disegno: il teschio che in infiniti quadri si vede fuor di -terra, appiè della croce, è il teschio di Adamo[257]. Alcuni eretici si -spinsero più oltre nei liberi campi della fantasia: essi identificarono -il redentore col peccatore, fecero passar l'anima di Adamo prima in -Davide, poi in Cristo. E Cristo fu anche detto secondo Adamo[258]. -Vogliono alcuni Padri della Chiesa greca che la tradizione, la quale -dice Adamo sepolto sul Golgota sia di origine giudaica: concesso pure -che tale sia la sua origine (e gli Ebrei dovevano essere naturalmente -tratti a raccostare il padre del genere umano a Gerusalemme) bisogna -riconoscere che quella tradizione aveva ogni desiderabil carattere -per farsi accettar da' cristiani. Sant'Agostino esprimeva il pensiero -e il sentimento di molti quando mostrava che alla riparazione nessun -altro luogo poteva essere più acconcio di quello ove giaceva sepolto -il colpevole[259]. Accostandosi a certi racconti di cui dovrò parlare -più innanzi, e seguitando una opinione professata da parecchi rabbini e -da parecchi Dottori cristiani, dice l'inglese Sevulfo, nella relazione -del viaggio che fece in Palestina negli anni 1102 1103, che Adamo -era seppellito nella valle d'Ebron, insieme con Abramo, Isacco e -Giacobbe[260]. Di così ingegnosi collegamenti non si dilettarono, del -resto, solamente gli ebrei e i cristiani: secondo una delle tradizioni -maomettane, Adamo fu seppellito a poca distanza dal luogo ove doveva -sorgere la Mecca, sul monte Abù-Cais, oppure sul monte Arafat, dove -Adamo si ricongiunse con Eva dopo centovent'anni di separazione[261]. - -Adamo ed Eva lasciarono, com'è ben naturale, lungo ricordo di sè, -del loro peccato, e della punizione che gli tenne dietro, nella loro -progenie, defraudata per essi della felicità a cui Dio la voleva -chiamata, e data in preda a inenarrabili sciagure. Non si può aprire -libro di sacro argomento senza incontrare i loro nomi, e un qualche -cenno della istoria loro. Per secoli, durante tutto il medio evo, essi -furono vivi nella coscienza dei credenti, che sognavano e agognavano, -nella comune desolazione, la perduta felicità. Ai tempi di Michele -Psello (sec. XI) si vedevano in un luogo di Costantinopoli le statue -di Adamo ed Eva accanto a quelle della prosperità e della fame. Nella -solitudine dei chiostri, i monaci si proponevano a vicenda indovinelli, -cui porgevano argomento Adamo ed Eva, domandando per esempio: _Chi morì -senz'esser mai nato?_ Nei Misteri si vedeva la creazione dei due primi -parenti, e tutta la storia dolorosa della tentazione e del peccato, -sceneggiata[262]. Nelle epopee francesi del medio evo sono molto -frequenti le preghiere poste in bocca a tale o talaltro dei personaggi, -e quelle preghiere cominciano assai spesso con un cenno alla creazione -dei due progenitori e al peccato da essi commesso[263]. Non era forse -uscita da quel peccato tutta la storia dell'uman genere? I versi -d'Alcuino esprimevano a questo riguardo la credenza e il rammarico di -un infinito popolo: - - Postquam primus homo paradisi liquerat hortos, - Et miseras terrae miser adibat opes: - Exilioque gravi poenas cum prole luebat, - Perfidiae quoniam furta et maligna gerit: - Per varios casus mortalis vita cucurrit, - Diversosque dies omnis habebat homo[264]. - -Ma lasciamo ora, per ritrovarli anco una volta un po' più innanzi, -Adamo ed Eva, e volgiamoci ad altri abitatori del Paradiso. - -Primi ci si presentano Enoch ed Elia, il patriarca e il profeta che -mai non pagarono il debito loro alla morte, e vivi furono sottratti -alla vista degli uomini. La tradizione che entrambi li pone ad abitare -nel Paradiso terrestre è assai antica, e comune così ad ebrei come a -cristiani: essa aveva una sua ragion naturale nel pensiero che chi -scampava per divina grazia alla morte dovesse rientrar nel luogo -ove la morte non poteva aver potestà, ov'era l'albero della vita. -Sant'Ireneo, Tertulliano, Santo Agostino, Mario Vittore, Gregorio -di Tours, Sant'Aldelmo, altri assai, così del tempo più antico, come -del medio evo, la ricordano, e se i più l'accettano, parecchi ancora -la rifiutano[265]. Un dubbio rimane, se il luogo dove i due santi -soggiornano da secoli sia proprio il Paradiso terrestre. Nell'apocrifo -_Libro d'Enoch_ è detto che nessuno mai conobbe il luogo ov'ebbe -ricetto il patriarca[266]; e Alano de Insulis, per non recare altri -esempii, in uno degli scritti suoi dice che il santo fu trasportato nel -Paradiso terrestre, e in altro ch'egli fu trasportato, sia nel Paradiso -terrestre, sia in luogo a noi occulto[267]. Ma questo dubbio fu di -pochi. Le leggende medievali ci mostrano assai spesso Enoch ed Elia -nel Paradiso; e nel Paradiso li pongono Fazio degli Uberti e Federigo -Frezzi; e Dante non dice qual ragione l'abbia indotto a non lasciarveli -vedere[268]. - -Tradizioni simili a queste hanno i maomettani, i quali narrano che -Enoch, da essi chiamato Edris, ed Elia (Kheder, Khidr)[269] trovarono -la fontana di vita, e avendo bevuto delle sue acque non conobbero -la morte: essi sono pressochè sempre in moto per vegliare alla -sicurezza dei pellegrini che si recano alla Mecca, e solo di tanto -in tanto riposano in un paradiso ripieno di tutte le delizie[270]. Il -viaggiatore Abulfauaris dei _Mille ed un giorno_ trova Elia e Kheder -(qui Kheder è diverso da Elia) in un paradiso serbato agli amici e -discepoli del profeta[271]. - -Enoch ed Elia compaiono di solito vecchissimi, sebbene questa loro -vecchiezza male s'accordi con la credenza che nel Paradiso terrestre -fosse la fontana di giovinezza[272]. Essi non sono mai morti, e serbano -il corpo che già ebbero mentre furon tra gli uomini; ma non per questo -si sottrarranno alla comune e inflessibil legge cui è soggetta tutta -la discendenza d'Adamo. La morte loro è solamente differita. Alla fine -dei tempi essi torneranno sulla terra d'esilio, e combatteranno contro -l'Anticristo, e saranno uccisi da lui, ma per risuscitare poco dopo, ed -essere assunti alla gloria eterna del cielo. Questa credenza suggerita, -per una parte, dalla opinione che i due santi dovessero, come tutti -gli altri uomini, andar soggetti alla morte e alla risurrezione, e per -un'altra, da ciò che nell'Apocalissi è detto[273] di due testimoni -non nominati, i quali saranno uccisi dalla bestia diabolica e poi -risusciteranno, questa credenza ebbe tra' cristiani grandissima -diffusione. Non senza variare tuttavia in parecchi particolari. Così -qualche scrittore aggiunse terzo campione ai due primi San Giovanni; -altri fece compagno ad Elia, non già Enoch, ma Mosè, o Geremia, o -Eliseo; altri parlò del solo Elia[274]. I rabbini favoleggiarono -di un ritorno di Elia pel tempo della venuta del Messia, e poi pel -tempo della irruzione dei popoli di Gog e Magog. Non sarà fuor di -luogo ricordare a questo proposito che Lao-Tseu si tolse agli occhi -degli uomini ritraendosi sulle cime del Kuen-lun, ov'è il paradiso -dei Cinesi; e che la rimozione, o segregazione (quella che i Tedeschi -chiamano _Entrückung_) degli eroi, o di altri personaggi tra l'umano e -il divino, è tema comune la molte mitologie[275]. - -Nell'Evangelo di Nicodemo Enoch ed Elia accolgono nel Paradiso -terrestre le anime che Cristo ha liberate dall'Inferno, e a capo delle -quali è Adamo[276]. Che quel Paradiso dovesse esser luogo di dimora pei -giusti e per gli eletti, fu opinione seguitata da molti, così tra gli -ebrei come tra' cristiani, e assai naturalmente suggerita dal pensiero -che le anime riscattate da Cristo dovessero racquistare quanto la -diabolica frode aveva fatto loro perdere. Sant'Isidoro Pelusiota (sec. -V) dice che i giusti risorti saranno accolti da Cristo nel Paradiso -terrestre, come nella propria lor patria, dalla quale li ha esclusi -il peccato[277]; e nel già più volte citato _Combattimento di Adamo_ -Dio promette al peccatore che il giorno in cui scenderà nel regno dei -morti, e spezzerà le ferree porte dell'Inferno, condurrà le anime dei -giusti nel giardino di beatitudine[278]. - -Ma la credenza prese, come si può bene immaginare, più forme, e se -da molti fu accolta, fu pure da molti contraddetta. Nel _Libro di -Enoch_, il quale, non tenendo conto di certe aggiunte posteriori, fu -composto, secondo la più probabile opinione, oltre a cent'anni prima -di Cristo, è fatta menzione del giardino ove abitano i giusti e gli -eletti, e tale giardino è, senza dubbio, quello stesso di Adamo[279]. -Nel racconto di Rabbi Giosuè, figliuolo di Levi, ricordato di sopra, e -in un altro racconto rabbinico, ove si narra un'avventura di Alessandro -Magno, e del quale dovrò far parola più innanzi, si dice similmente -che il Paradiso terrestre è luogo di dimora ai giusti, e nel secondo si -soggiunge, sino all'universale Giudizio[280]. - -Tra' cristiani, i più di coloro che pensarono dovere i giusti aver -ricetto nel Paradiso terrestre, asserirono che questo loro soggiorno -sarà temporaneo, e durerà solo sino alla risurrezione e al Giudizio, -dopo il quale ascenderanno in cielo. Taluno di essi volle usata ai -soli martiri cotal grazia; mentre altri, o sostennero la opinione che -giusti e rei sono accolti in un luogo medesimo sino al novissimo dì, o -concedettero ai giusti d'entrare nel Paradiso celeste immediatamente -dopo la morte[281]. Quest'ultima opinione trionfò dopo il V secolo, -e riuscirono vani gli sforzi con cui Giovanni XXII tentò di far -prevalere la contraria dottrina, che gli eletti non saranno ammessi -alla beatifica visione di Dio se non dopo il Giudizio universale. -Ciò nondimeno, questa dottrina, che l'Università di Parigi condannò -come ereticale nel 1240, si vede implicitamente professata in alcune -leggende, delle quali dovrò dire più oltre, e in parecchie Visioni. In -esse, il luogo ove i giusti attendono il gran giorno, è talvolta il -Paradiso terrestre, espressamente nominato, e talvolta un luogo non -nominato, che può essere, o non essere, secondo i casi, il Paradiso. -Beda narra di un uomo di Nortumbria che, pellegrinando nel mondo di là, -giunse a una pianura fiorita e ridente, innondata di luce, chiusa da -altissimo muro, e popolata da innumerevoli beati vestiti di bianco, i -quali, non essendo stati perfetti in vita, attendono ivi il Giudizio. -Non dice che fosse quello il Paradiso terrestre[282]. Nel racconto di -cert'apparizione, riferito da Gervasio da Tilbury, è fatto cenno di un -Purgatorio nell'aria, e di un altro luogo, più remoto dalla terra, dove -le anime dei giusti aspettano il novissimo giorno[283]. Il monaco di -Evesham, di cui narra la Visione Matteo Paris[284], trovò dopo essere -uscito dai luoghi di punizione, anime beate, che soggiornavano in campi -luminosi e fiorenti, separati dal Paradiso da un muro di cristallo. -Nella Visione di Tundalo si parla di anime non abbastanza buone per -meritare il cielo, le quali si stanno esultanti in una dilettosa -campagna; ma non è detto che questa campagna sia il Paradiso terrestre, -sebbene possa farlo credere la fontana di vita che vi si trova[285]. -Per contro nell'_Apocalypsis Pauli_ sono anime beate, le quali -aspettano nel Paradiso terrestre il giorno del Giudizio, in compagnia -di Enoch ed Elia[286]; e il medesimo si ha nella leggenda del Pozzo di -San Patrizio, nella Visione di Frate Alberico e in altre[287]. - -Quel Thurcill, di cui narra la Visione il testè ricordato Matteo -Paris[288], trovò nel Paradiso terrestre, seduto appiè di un albero -meraviglioso, accanto alla fonte da cui scaturiscono i quattro -fiumi, il primo padre Adamo, il quale sembrava ridere con un occhio e -pianger con l'altro, ed era coperto di una veste di più colori e di -meravigliosa bellezza. Egli rideva pensando ai discendenti suoi che -andrebbero a vita eterna, e piangeva pensando a quelli che andrebbero -a eterna dannazione. La sua veste non era intera, ma andava crescendo -per le virtù dei giusti, simboleggiate nei colori di quella: quando -sarà tutta compiuta il mondo avrà fine. Una Visione molto simile a -questa narra di un novizio cistercense Vincenzo di Beauvais[289], -il quale ne trae il racconto da Elinando. Qui nulla è detto di altri -eletti che si trovino nel Paradiso; ma non si esclude che ci sieno. -Altrove si ha notizia di altri particolari eletti, di cui si recano i -nomi, sia poi che ad essi diensi pochi compagni soltanto, o moltissimi, -quanti possono essere i giusti. I rabbini nominano di proposito, oltre -ad Enoch ed Elia, il Messia che deve venire, Elieser, servitore di -Abramo, Hiram, re di Tiro, il quale, montato in superbia, ne fu espulso -e precipitato nell'Inferno, e alcun altro, nove o tredici in tutto. -Nell'_Apocalypsis Pauli_ è fatto speciale ricordo, oltrechè della -Vergine Maria, la quale non è da considerare come abitatrice ordinaria -del Paradiso terrestre, e di Enoch e di Elia, anche di Abramo, -d'Isacco, di Giacobbe, di Giuseppe, di Mosè, d'Isaia, di Geremia, di -Ezechiele e di Noè. Frate Alberico dice che di coloro che sono nel -Paradiso San Pietro gli nominò soltanto Abele, Abramo, Lazzaro e il -buon ladrone. L'ingresso del buon ladrone nel Paradiso terrestre è -descritto nell'Evangelo di Nicodemo, dove si dice pure che dei redenti -da Cristo egli fu il primo a penetrarvi[290]. Altrove sono ricordati -i nomi di Giosuè, di Salomone[291], e, con assai maggior frequenza di -San Giovanni evangelista. Credevasi generalmente che in conformità -di alcune parole pronunziate da Gesù a suo riguardo (_Sic eum volo -manere donec veniam_[292]) l'apostolo prediletto non fosse mai morto, -e aspettasse, per ricomparire, il ritorno del suo maestro. Gregorio -di Tours racconta che San Giovanni si fece seppellir vivo e che dal -suo sepolcro scaturiva manna[293] Isidoro di Siviglia ripete questa -notizia, e dopo lui la ripetono parecchi, alterandola più o meno; e -fra i parecchi sono Brunetto Latini e il Mandeville, il quale ultimo -non dice cosa punto nuova quando dice che il santo era stato portato -in Paradiso, e nel sepolcro suo non si trovava se non manna[294]. -L'Ariosto, facendo accogliere Astolfo da San Giovanni nel Paradiso -terrestre, si conformava a modo suo a una tradizione assai antica[295]. -Un'altra leggenda fa entrar San Giovanni nella numerosa famiglia -dei _Dormienti_, e narra che l'apostolo dorme in una caverna vicina -ad Efeso, aspettando le ultime battaglie della fede e il ritorno di -Cristo. - -Secondo una opinione che discorda da tutte le precedenti, gli eletti -non entreranno nel Paradiso terrestre, il quale alle volte diventa -tutt'uno col celeste, se non dopo il Giudizio universale[296]. Da altra -banda i chiliasti pensarono che tutta la terra dovesse diventare, in -certo qual modo, Paradiso terrestre durante i mille anni del regno di -Cristo, prima dell'ultimo sovvertimento finale. - -Ma il beato giardino non fu abitato solamente da uomini: esso fu ancora -abitato da bruti, i quali vincevano di molto in dignità, in bellezza ed -in senno i loro simili della terra d'esilio, ed erano per ogni rispetto -tali da aggiunger vaghezza alla santa dimora. Non solo mostravansi -pieni di benignità e mansuetudine[297]; ma ancora, secondo afferma -San Basilio, parlavano assai sensatamente; e la leggenda maomettana -racconta che il cavallo Meimun rinfacciò ad Adamo, suo signore, il -commesso peccato. Com'è noto, nel paradiso di Maometto sono parecchi -animali, fra gli altri il cammello del Profeta, e l'asino su cui Gesù -entrò in Gerusalemme; e una leggenda tedesca narra di un paradiso -degli animali, dove questi, sotto la tutela di Dio, vivono in piena -tranquillità ed innocenza[298]. Vogliono alcuni che tutti gli animali -parlassero in origine, e che perdessero la favella in séguito al -peccato. - -Fra gli animali del Paradiso tengono il principal luogo gli uccelli, -i quali empiono tutto il giardino dei loro dolcissimi canti. Non è -descrizione del santo luogo che non ricordi espressamente, insieme -con l'altre, anche questa delizia; e in più leggende particolari è -detto tale essere l'armonia e la soavità di quei canti da forzare al -sonno chiunque li ascolti. L'uccello del Paradiso è spesso descritto -nel medio evo per la sua gran bellezza, e il nome suo indica la sua -presunta origine[299]. Francesco da Barberino scrive meraviglie di due -uccelli bianchi che sono nel Paradiso terrestre[300] e una leggenda -dei Copti cristiani narra che il gallo fu messo in Paradiso per aver -rivelato a Cristo il tradimento di Giuda[301]. - -Ma di quanti uccelli poterono ornare e rallegrare di lor presenza il -Paradiso, il più mirabile fu, senza dubbio, la Fenice, quell'unica e -immortale Fenice, di cui tanto aveva favoleggiato l'antichità, e di cui -tanto ancora doveva favoleggiare il medio evo. Le ragioni che dovevano -favorire, anzi richiedere, l'introduzione della Fenice nel Paradiso son -quelle stesse che noi abbiam già veduto operare in altri casi analoghi: -tutto quanto si sottraeva alla morte, a quella morte ch'era apparsa -nel mondo come un effetto del peccato, apparteneva in certo qual modo -al Paradiso, stanza naturale dell'innocenza e della vita. I rabbini -spiegarono la immortalità della Fenice narrando che tutti gli uccelli -mangiarono, insiem con Eva, del frutto proibito, salvo quella, che -perciò rimase immortale[302]. Per i Dottori cristiani il meraviglioso -uccello diventò un vivente simbolo della risurrezione, del rinnovamento -mediante il battesimo, della felicità restaurata, della vita eterna, e -sono senza numero quelli che ne parlano. Come di simbolo ne usò l'arte -cristiana sino dai primi tempi, ritraendo la immagine sua sopra monete, -in sepolcri, in mosaici; ponendola accanto a quelle di Cristo e dei -santi; facendone più tardi una figura del Redentore medesimo[303]. -Secondo Alcimo Avito, la Fenice raccoglie in Paradiso gli aromati con -cui forma il vitale suo rogo. Non m'indugerò a ripetere le descrizioni -che di essa si leggono nei _Bestiarii_, e in altri trattati del medio -evo, come sarebbe il _Tresor_ di Brunetto Latini. Dirò solo che della -sua esistenza nessuno dubitava; che il Prete Gianni asseriva d'averla -in quel suo fortunato paese; e che il Mandeville, il quale pretende -d'averla veduta due volte, la dipinge più grossa d'un pavone, con una -specie di corona in capo, le ali e la coda color di porpora, il dorso -turchino, e tinta di tutti i colori dell'arcobaleno quando il sole la -illumina. Il Petrarca vide un giorno, sognando desto, - - Una strania fenice, ambedue l'ale - Di porpora vestita e 'l capo d'oro[304]; - -ma il Tasso, il quale osa dirla - - Augello eguale alle celesti forme, - -ne fa una pittura ben più pomposa nel poemetto che appunto s'intitola -_La Fenice_[305]. Nè m'indugerò a dire dell'altre sue meraviglie; del -modo che teneva per abbruciarsi, anzi per rinnovarsi; e del tempo che -si diceva passare tra uno e un altro rinnovamento, e che varia, secondo -le opinioni, da 500 a 7000 anni. Noterò solamente, parendomi abbia più -stretta relazione col nostro argomento, che le fu attribuita anche una -certa virtù curativa, conveniente, del resto, alla natura del luogo -ove credevasi da molti ch'essa dimorasse. Secondo certa versione di una -leggenda che io ho già ricordata più sopra[306], i tre figliuoli del re -infermo vanno in cerca, non della fontana di giovinezza, o di vita, ma -della Fenice, che restituisca la sanità al padre loro[307]. - -Un'altra finzione fece compagno della Fenice, nel Paradiso terrestre, -il pellicano, simbolo anch'esso di Cristo, che dà col proprio sangue la -vita ai peccatori. - -Certi monaci, della cui leggenda ho già fatto cenno e dovrò dar -ragguaglio più oltre, videro nel Paradiso, fra molt'altre meraviglie, -«una fontana lunga uno quinto miglio, et era ampia secondo che -rispondeva alla grandezza (_lunga e larga per spazio di miglia cinque_, -secondo altre redazioni) et era piena di pesci, i quali cantavano -tanto dolcemente, che quasi ogni creatura umana vi sarebbe dormentata, -tanto era soave e dolce a udire. E questo canto facevano a certe ore -canoniche del dì, quando udivano cantare gli angioli del Paradiso». - -E basterà degli abitatori. - - -NOTE: - -[190] Inventore dei preadamiti fu ISACCO DE LA PEYRÈRE (1594-1676), -il quale, fondandosi sopra un passo della Epistola di San Paolo ai -Romani, mise fuori la opinione che uomini fossero esistiti prima di -Adamo, e la sostenne in un libro stampato la prima volta nel 1653, e -intitolato _Preadamitae, sive exercitationes super vv. 12, 13 et 14, -cap. V, epistolae D. Pauli ad Romanos_. Questa opinione suscitò grande -scandalo e infinite dispute, e diede materia a numerosi libri, alcuni -dei quali scritti in tempi assai prossimi a noi. Eccone alcuni: FILIPPO -LE PRIEUR (sotto il nome di EUSEBIO ROMANO), _Animadversiones in librum -praeadamitarum_, Parigi, 1656; HILPERT, _Disquisitio de praeadamitis_, -Amsterdam, 1656; HULSIUS, _Non-ens prae-adamiticum, sive confutatio -vani cujusdam somnii, quo quidam Anonymus fingit ante Adamum primum -homines fuisse in mundo_, Lugduni Batavorum, 1656; GELPKE, _Ueber die -Erde oder das Menschengeschlecht vor Adam_, Braunschweig, 1820. - -[191] _Das Buch der Jubiläen_, trad, dall'etiopico e pubblicato da A. -DILLMANN, nei _Jahrbücher der biblischen Wissenschaft_ dell'Ewald, -voll. II e III, Gottinga, 1849-51 (Lo stesso Dillmann pubblicò -poi anche il testo etiopico, Lipsia, 1859). Frammenti di un'antica -traduzione latina pubblicò il CERIANI, _Monumenta sacra et profana ex -codicibus praesertim Bibliothecae Ambrosianae_, t. I, Milano, 1861. H. -RÖNSCH ripubblicò i frammenti dell'Ambrosiana unitamente alla versione -latina del Dillmann, accompagnandoli di osservazioni e d'indagini: -_Das Buch der Jubiläen oder die Kleine Genesis_, Lipsia, 1874. Dalla -_Piccola Genesi_ Sincello e Cedreno attinsero parte dei racconti loro -concernenti Adamo ed Eva. - -[192] _Das christliche Adambuch des Morgenlandes_, tradotto -dall'etiopico e pubbl. da A. DILLMANN, nei _Jahrbücher_ citati, vol. -V, 1853; traduzione francese in MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_, -Parigi, 1856-8, vol. I. Il testo arabico etiopico fu pubblicato dal -TRUMPP nelle _Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss._, I Cl., vol. XV, -1881. Di questo importantissimo apocrifo dice il Renan nello scritto -qui sotto citato, p. 470: «C'est une sorte de chronique s'étendant -depuis Adam jusqu'à J. C., et où l'on a cherché à grouper toutes les -fables répandues en Orient sur Adam, le paradis terrestre et la vie des -premiers patriarches». - -[193] RENAN, _Fragments du livre gnostique intitulé Apocalypse d'Adam, -ou Pénitence d'Adam, ou Testament d'Adam, publiés d'après deux versions -syriaques, Journal asiatique_, serie Vª, vol. II (1853), pp. 427-71; -MIGNE, _Dict. des apocr._, vol. I. Parti di questo racconto, o di -racconti affini, passarono nelle Storie di Sincello e di Cedreno, negli -Annali di Eutichio, nelle Istorie di Abû 'l-Faragi e di Dionigi di -Telmahar. Di essi dice il Renan (p. 470): «Il faut supposer évidemment -que ces traditions apocryphes formaient une sorte de fonds légendaire -commun à toutes les chrétientés de l'Orient, sans rédaction bien -arrêtée». Che a così fatti racconti abbia attinto anche ELMACIN, per -la sua _Historia saracenica_, afferma, forse sulla fede di manoscritti, -il Renan. A me non riuscì di trovar nulla nella stampa di Leida, 1625. -Nella _Historia compendiosa dynastiarum_ di ABÛ 'L-FARAGI, Oxford, -1663, n'è entrato ben poco. - -[194] _Codex Nasaraeus Liber Adami appellatus_, ed. da M. NORBERG, -Hafniae, s. a. Il testo siriaco è accompagnato da una versione latina: -una versione francese in MIGNE, _Dict. des. apoc._, vol. I. - -[195] Tradotta pressochè per intero da G. FUERST, nel _Literaturblatt -des Orients_, anno 1850, nn. 45-46; pubblicata integralmente dal -TISCHENDORF, _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, e scema, di su un -codice ambrosiano, dal CERIANI, _Monumenta sacra_, t. V, 1868. - -[196] W. MEYER, _Vita Adae et Evae, Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. -Wiss. zu München_, I Cl., t. XIV, parte 3ª, 1879. Di questa Vita -esistono manoscritti del secolo VIII. Il Meyer istituisce un confronto -fra essa e la Vita greca, cui serba il nome di Apocalissi. Le due sono -dissimili nella prima metà, molto simili nella seconda. L'editore viene -a questa conclusione, che entrambe derivano da un testo unico, opera di -un Ebreo anteriore a Cristo, e porge una lista delle traduzioni e dei -rifacimenti della Vita latina (pp. 25 sgg.). Vedi inoltre: _The Lyfe of -Adam; The Lyfe of Adam and Eve; Vita prothoplausti_ (sic) _Ade_ pubbl. -da C. HORSTMANN nell'_Archiv für das Studium der neueren Sprachen und -Literaturen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg., 353 sgg.; vol. LXXIX, pp. 459 -sgg. Intorno a racconti francesi, vedi MOLAND, _Origines littéraires -de la France_, Parigi, 1862, pp. 72 sgg. Una _Vie Adam et Eve_ in -prosa, trascritta nel 1576 da un Jehan Carton, si ha nel ms. M, VI, -7 della Nazionale di Torino. Di Adamo ed Eva lungamente si parla in -parecchi capitoli del primo titolo della prima parte delle _Istorie_ -di SANT'ANTONINO, arcivescovo di Firenze. Molte favole riferisce il -FABRICIO, _Codex pseudepigraphus Veteris Testamenti_, Amburgo, 1722-3. - -[197] Ricorderò, come degne di particolare menzione, le Istorie di -Taberi. - -[198] Nella prima Epistola ai Corinzii, XV, 45 sgg., San Paolo oppone -all'Adamo terrestre un Adamo celeste. - -[199] WEIL, _Biblische Legenden der Muselmänner_, Francoforte, s. M., -1845, p. 12. - -[200] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud._, l. I, cap. I, 2; TERTULLIANO, -_De carne Christi_, cap. 17; IRENEO, _Adversus haereses_, l. III, -cap. 32. Cf. KÖHLER, _Die Erde als jungfräuliche Mutter Adams_, nella -_Germania_, anno 1862, pp. 476-80. - -[201] _Sermo V de Natali Domini._ - -[202] Questa enumerazione è data come di Metodio, vescovo di Tiro -nel terzo secolo, ma non se ne ha traccia negli scritti suoi, o a lui -attribuiti. Vedi P. PARIS, _Les manuscrits françois de la Bibliothèque -du roi_, vol. IV, p. 207. Cf. GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz. -cit., vol. I, p. 470; _Adam de octo partibus creatus, Zeitschrift für -deutsches Alterthum_, vol. XXIII, pp. 353-7; KÖHLER, _Adams Erschaffung -aus acht Theilen_, nella _Germania_, anno 1862, pp. 350-4. Nel trattato -ebraico intitolato _Sefer Yesira_, si dice che la testa dell'uomo -è fuoco, il cuore aria, il ventre acqua. _Commentaire sur le Séfer -Yesira ou Livre de la création par le_ GAON SAADYA DE FAYYOUM, _publié -et traduit par_ Mayer Lambert, _Bibliothèque de l'École pratique des -hautes études_, fasc. LXXXV, 1891, p. 7. Ivi stesso le varie parti del -corpo sono messe in relazione con le lettere dell'alfabeto, a ciascuna -delle quali è attribuita speciale virtù. - -[203] _De placitis philosophorum_, l. IV, cap. 4. - -[204] In una vita inglese di Adamo, pubblicata dal Horstmann (_Archiv -für das Studium der neueren Sprachen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg.), si -dice in principio, che Adamo fu creato dove Cristo nacque, in Betlemme, -ch'è nel centro della terra. - -[205] _Adversus haereses_, l. V, cap. 5. Un racconto molto -particolareggiato della creazione di Adamo porge MASÛDI, _Les -prairies d'or_, trad. dall'arabico da C. Barbier de Meynard e Pavet de -Courteille, Parigi, 1861 sgg., vol. I, pp. 51-4. - -[206] Vedi l'apocrifo evangelo di San Giovanni, nel libro del BENOIST, -_Histoire des Albigeois_, Parigi, 1691, vol. I, pp. 283-96. Si nota -qualche varietà nelle dottrine dei catari a questo proposito. - -[207] Che in una delle tradizioni entrate a formare il racconto -biblico si alluda, conformemente a quanto si vede in altre mitologie, -all'androgino, è più che probabile. Cf. LENORMANT, _Les origines de -l'histoire_, etc., vol. I, pp. 54-6. Una lunga lista di rabbini che -tennero quella opinione reca H. OTHO, _Lexicon rabbinicum_, Ginevra, -1675, p. 176. - -[208] Vedi [LALANNE], _Curiosités littéraires_, Parigi, 1845, pp. 211-2. - -[209] MATTEO, XIII, 43: _Fulgebunt justi sicut sol in regno Patris -eorum_; CESARIO, _Op. cit._, dist. XII, cap. 54. - -[210] _Talmud de Jérusalem_, tratt. _Berakhoth_, cap. IX, 9 (ediz. -cit., vol. I, pp. 489-90); _Talmud de Babylone_, tratt. _Berakhoth_, -sez. VIII (ediz. cit., vol. II, pp. 330 sgg.). Per questa, ed -altre consimili fantasie dei rabbini, rimando alle già citate opere -dell'Eisenmenger e del Bartolocci; al BUXTORF, _Lexicon talmudicum_, -Basilea, 1540; al BREDOW, _Rabbinische Mythen, Erzählungen und Lügen_, -Weilburg, 1833. - -[211] Vedi più particolarmente per ciò CASTELLI, _Leggende talmudiche_, -Pisa, 1869, pp. 197, sgg. - -[212] Nel _Contes dou pellicam_, di BALDOVINO DA CONDÉ, si legge: - - Quant Dieus ot fait Adam no père - Si biel, c'à lui nus ne compere - Qui onques fu de mère nés, — - Tant fu biaus et tant fu senés, - C'après Dieu fu plus biaus que nus, - Selon l'escripture, tenus, - . . . . . . . . . . . . . - -_Dits et contes de_ BAUDOUIN DE CONDÉ _et de son fils_ JEAN DE CONDÉ, -pubbl. da A. Scheler, Bruxelles, 1866-7, vol. I, p. 86. - -[213] Questa grave questione fu trattata a fondo da CRISTIANO, TOBIA, -EFREM REINHARD, in una dissertazione stampata la prima volta in Amburgo -nel 1752, e ripetutamente dipoi, e intitolata _Untersuchung der Frage: -Ob unsere ersten Urältern, Adam und Eva, einen Nabel gehabt?_ - -[214] Alberto Dürer ebbe la fantasia di raffigurare Adamo ed Eva come -due nani, porgendo argomento ai seguenti versi del Marini: - - Stato fostu pur nano, - Come ti finge Alberto, - O ribellante al tuo Fattore ingrato, - Reo del primo peccato, - Chè non saresti certo, - Quando primier la mano - Stendesti audace a l'arboscel vietato, - Per piacer a la credula consorte - Giunto a coglier la morte. - -[215] Un numismatico e orientalista francese, Nicola Henrion, presentò, -l'anno 1718, all'Accademia parigina, di cui era socio, uno specchio -comparativo delle stature umane, dalla creazione del mondo a Giulio -Cesare. Adamo ebbe di altezza 123 piedi e 9 pollici; Eva 118 piedi, 9 -pollici e ¾. Noè non ebbe più che 103 piedi; Ercole non passava i 10. -Vedi [LALANNE], _Op. cit._, p. 216. Certo GOETZE stampò a Lipsia, nel -1727, una dissertazione intitolata _Quanta statura Adam fuit_. - -[216] _In Joannem_, tract. IX, cap. 14; tract. X, cap. 12. - -[217] Cf. PIPER, _Mythologie der christlichen Kunst_, Weimar, -1847-51, vol. II, p. 471. Di quella composizione del nome di Adamo -fanno menzione parecchi: BEDA, _Expositio in Joannem_, cap. II, v. -20; ALCUINO, _Commentarius super Joannem_, cap. 4; PAPIA (Lombardo), -_Elementarium_, s. v. _Adam_; PIETRO DI RIGA, nell'_Aurora_, ecc. -Si trova pure detto che il nome di Adamo fu composto con le lettere -iniziali dei nomi di quattro stelle. - -[218] Vedi GOLDZIEHER, _Der Mythos bei den Hebräern_, Lipsia, 1876, p. -255. Adamo fu raccostato ad Adar (Ninip), divinità assira, il cui nome -sembra abbia significato in origine il fuoco: BURNOUF, _Commentaire sur -le Yaçna_, Parigi, 1833, p. 169; LENORMANT, _Essai de commentaire des -fragments cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 106-7. - -[219] G. VON LEON, _Rabbinische Legenden_, Vienna, 1821, pp. 11 sgg.; -G. LEVI, _Parabole, leggende e pensieri raccolti dai libri talmudici -dei primi cinque secoli dell'E. V._, Firenze, 1861, pp. 10 sg. - -[220] Corano, sura II. Questo racconto si trova pure nella Cronaca di -TABERI (trad. dello Zotenberg, v. I, p. 77) e altrove. Vedi un racconto -della creazione di Adamo e della disobbedienza di Iblîs, tratto da -Taberi e da Ibn-Kessir, in _Rosenöl_, vol. I, pp. 19 sgg. - -[221] Ediz. cit., §§ 12 sgg. - -[222] TERTULLIANO, _De patientia_, cap. 5; SANT'IRENEO, _Contra -haereses_, l. IV, cap. 40; SANT'AGOSTINO, _De Genesi ad literam_, XI, -18. W. MEYER, _Op. cit._, p. 15. - -[223] _Parad._, XIII, 43-4. Giacomo Le Fèvre (m. 1537) discusse la -questione se Adamo sia stato creato con la scienza infusa. Un certosino -del secolo XV, Enrico di Hesse, rettore dell'università di Heidelberg, -ebbe a sostenere che Aristotile agguagliò Adamo in sapienza, opinione -che parve empia a parecchi. (LALANNE, _Op. cit._, p. 210). - -[224] BREDOW, _Op. cit._, p. 18. - -[225] GAFFAREL, _Curiositates inauditae_, Amburgo, 1703, vol. II, p. -488. - -[226] Vedi SUIDA, _Lexikon_. Se Adamo sia stato inventor delle lettere, -e se prima di Adamo vi sieno stati al mondo uomini, lettere, libri, -discute PIETRO BANG (BANGIUS) nel _Coelum Orientis_, Hauniae, 1657. -Costui ebbe a sostenere in una sua _Historia ecclesiastica_ che Adamo -soggiornò alcun tempo in Isvezia e fu il primo vescovo di quel paese. - -[227] Per le scritture attribuite ad Adamo, a Eva, a Seth, vedi -FABRICIO, _Op. cit._; CEILLIER, _Histoire générale des auteurs sacrés_, -vol. I, pp. 464-7; MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_, vol. II, -coll. 41-2. Nel 1717 fu stampata in Altorf una curiosa dissertazione, -opera di non so qual dottore, intitolata _Dissertatio de Adami logica, -metaphysica, mathesi, philosophia practica et libris._ Nel 1722 DANIELE -MUELLER stampò a Chemnitz un _Programma de eruditione Adami_. - -[228] _Parad._, XXVI, 124-6. - -[229] L. I, cap. 6. - -[230] SINCELLO, _Chronographia_, ediz. di Bonn, 1829, pp. 8-9. - -[231] _Homilia 59 in Matheum._ - -[232] LEVI, _Op. cit._, pp. 886-7. - -[233] _Parad._, XXVI, 139-42. Questi versi di Dante non sono già così -oscuri come ad altri piacque di renderli, speculandovi intorno. Essi -diedero luogo, ciò nondimeno, a varie interpretazioni, e chi volle -che il poeta facesse rimanere Adamo nel Paradiso solamente cinque -ore, e chi sei, e chi sette, e chi non più di un istante. Ma le -parole del poeta sono esplicite e chiare abbastanza: Adamo stette nel -Paradiso dalla prima alla settima ora del giorno; e chi sappia che una -diffusa credenza faceva durare quel soggiorno sett'ore, non istarà -più a questionare se l'ora prima, o la settima, o entrambe, debbano -considerarsi incluse nel computo, o escluse da esso. Parlando dei primi -parenti, dice PIETRO COMESTORE: Quidam tradunt eos fuisse in Paradiso -septem horas (_Historia scholastica, Libri Genesis_, cap. 24); ed erra -il POLETTO, quando attribuisce a questo autore la opinione che Adamo -fosse rimasto nel Paradiso solamente sei ore; _Dizionario Dantesco_, -Siena, 1885-7, s. v. Adamo. CEDRENO ricorda la opinione di alcuni, -che facevano rimanere Adamo nel Paradiso dall'ora terza alla nona. -(_Historiarum compendium_, ediz. di Bonn, 1838-9, v. I, p. 12). - -[234] BEDA, o chi altri possa essere l'autore dell'opuscolo intitolato -_Collectanea et flores_, dice: _Adam vixit annos quindecim in paradiso, -Eva quatuordecim: alii dicunt septem_. SINCELLO dice la trasgressione -avvenuta nel settimo anno, la cacciata nell'ottavo, tenuta occulta la -colpa quaranta giorni. (_Op. cit._, pp. 13-4). Anche Cedreno segue la -opinion dei sett'anni. Nel _Chronicon_ di TEODORICO ENGELHUSEN (m. -1434) si legge: «Adam et Eva, sicut creditur, die suae creationis, -scilicet sexta die mundi, circa meridiem praevaricati, paulo post circa -horam nonam ejecti sunt, et exilium projecti. In quadam tamen antiqua -_Chronica Treverorum_, quae et hodie jacet in Ecclesia S. Matthiae -ibidem, legitur septies quaternis temporum annis in paradyso fuisse, et -post haec expulsos.» (Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum brunsvicensium_, -t. II, p. 979). Il soggiorno di un secolo è ricordato da Cedreno e da -alcun altro. - -[235] Ciò che la Bibbia narra di Adamo tentato da Eva, si riscontra in -qualche parte con quanto il mito indiano narra di Yami, sollecitato -dalla sorella Yama ad altro peccato. Il Yami indiano diventa il Yima -iranico. Cfr. KOHUT, _Die talmudischmidraschische Adamssage in ihrer -Rückbeziehung auf die persische Yima- und Meshiasage_, in _Zeitschrift -der deutschen Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XXV, pp. 59-94. - -[236] _Purgat._, XXXIII, 61-3; _Parad._, XXVI, 115-7. - -[237] Nel secolo XVI il celebre CORNELIO AGRIPPA la svolse nel suo -libro _De originali peccato_. Nel secolo seguente ADRIANO BEVERLAND -mise fuori una strana dissertazione intitolata: _Peccatum originale,_ -κατ’ εξοχὴν _sic nuncupatum, philologice elucubratum a Themidis -alumno_, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli sostiene: -«primum protoplastorum peccatum in coitu consistere et per arborem -scientiae boni et mali intelligi debere truncum illum, quem in -meditullio corporis Adami plantaverat naturae auctor, cuiusque florem -decerpere vetuerat». L'autore fu, per quella sua opinione, chiuso in -un carcere, d'onde trovò modo di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo. -Quella opinione, del resto, è anche presentemente assai più diffusa che -non si creda tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii -teologici, credono che, per questa parte, il racconto biblico non -vada inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, CARLO SCHOEBEL, -prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: _Le mythe -de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une évolution -psychologique primordiale_, Parigi, 1876. Bisogna per altro riconoscere -che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo la carne e di vergogna -l'atto generativo, legittimò così fatte stranezze. Pei catari, e per -altri eretici, la copula fu una frode del diavolo. Cf. _Curiosités -théologiques_, Parigi, 1861, pp. 4-5. - -[238] «Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit Evam eamque -primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem perdiderunt, quam -si in paradiso mansissent, nec in conceptione nec in generatione -prolis amisissent, nec in carnali illo actu deformitas immoderatae -concupiscentiae fuisset, nam naturalia membra, ad hunc usum deputata, -sicut inferiores vires, omnino subdita essent rationi». _Op. cit._, -vol. II, p. 347. - -[239] Vedi BEAUSOBRE, _Dissertation sur les Adamites_, nel secondo -volume della _Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des -Hussites_, del LENFANT, Amsterdam, 1731. - -[240] Vedi EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 165, 461; vol. II, p. -413. - -[241] BARTOLOCCI, _Op. cit._, vol. II, p. 69. Cf. HAMBURGER, -_Real-Encyclopädie für Bibel und Talmud_, Strelitz, 1883, s. v. -_Lilith_. - -[242] Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da P. -PARIS, _Op. cit._, vol. IV, pp. 27-8. - -[243] In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, dietro -a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima Issa: - - Issa was hire firste name. - -_The Story of Genesis and Exodus, edited by_ Richard Morris (_English -Text Society_), Londra, 1865, v. 233. - -[244] Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità di -alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero generato -in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due femmine. -Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, dopo aver -generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono ancora trenta -figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, i figliuoli furono -in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; ma nei _Fioretti della -Bibbia_ il numero dei maschi e delle femmine, presi insieme, sale -a centoquaranta. Per le prime figliuole generate, sorelle e spose -di Caino, di Abele e di Seth, si trovano i nomi di Calmana, Debora, -Luva, Leluda o Lebuda, Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn, -Asua. Secondo una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in -Abû 'l-Faragi, in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (RENAN, -_Fragments_, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele nacque -per gelosia amorosa. - -[245] Nel _Roman du Renard_ si narra che Dio diede ad Adamo ed Eva, -espulsi dal Paradiso, una verga di tale virtù, che percotendo con essa -il mare potevano avere tutto quanto desideravano. Adamo fece uscire -dalle acque una pecora, Eva un lupo, che acchiappò la pecora; poi -Adamo, di nuovo, un cane che inseguì il lupo, ecc. Tutti gli animali -fatti sorgere da Adamo si addomesticarono: tutti quelli fatti sorgere -da Eva inselvatichirono. Il poeta cita a tale proposito un libro -_Aucupre_, che non so quale possa essere. Ediz. Méon, Parigi, 1826, -vol. I, vv. 41-104; ediz. Martin, Strasburgo e Parigi, 1882-7, vol. I, -pp. 336-8. - -[246] _Contra haereses_, 80. - -[247] Cf. BURNOUF, _Recherches sur la géographie ancienne de Ceylan -dans son rapport avec l'histoire de cette île, Journal asiatique_, -serie V, vol. IX (1857), pp. 9 sgg. - -[248] «Seilan est une grant ysle ensi con je voz ai devisé en ceste -livre en arieres. Or est voir que en ceste ysle a une montagne mout -aut si degrat celes rocches, que nul hi puent monter sus se ne en ceste -mainere que je voz dirai. Car à ceste montagne pendent maintes chaennes -de fer, ordrée en tel mainer que les homes hi puent monter sus par -cel chaene jusque sus le montagne. Or voz di qe il dient que sus cel -mont est le menument de Adan nostre primer pere, el Sarain dient que -celui sepoucre est de Adan, et les idres dient qu'il est le moument -de Sergamon Borcam...». _Voyages de_ MARCO POLO (_Recueil de voyages -et mémoires publiés par la Société de géographie_), Parigi, 1824, cap. -178. - -[249] Traduzione di A. Jaubert (_Recueil de voyages et mémoires_, -etc.), Parigi, 1836, vol. II, p. 71. - -[250] Traduzione di S. Lee, Londra, 1829, pp. 189-90. - -[251] _Contextio gemmarum sive_ EUTYCHII _Patriarchae Alexandrini -Annales, interprete_ Edwardo Pocockio, Oxoniae, 1658, vol. I, pp. 15 -sgg. - -[252] _Descriptio de partibus infidelium_, cap. 39, ap. MARCELLINO -DA CIVEZZA, _Storia universale delle missioni francescane_, vol. III, -Roma, 1859, p. 760. La relazione del viaggio di Odorico si trova con -vario titolo nei codici, _Peregrinatio, De mirabilibus mundi, De rebus -incognitis_. Un'antica versione italiana, contenuta nel cod. marciano -ital. cl. VI, CCVIII, presenta alcune diversità in confronto del testo -latino pubblicato. - -[253] _Op. cit._, pp. 94-7. Del Monte di Adamo parla anche Fra Mauro. -Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 51. - -[254] _Isolario_, parte II, Venezia, 1697, p. 122. Una lista di -scrittori che parlano del Monte di Adamo può vedersi in FABRICIO, _Cod. -pseud._, vol. I, p. 30; vol. II, pp. 30-36. Io ne aggiungerò qui alcuni -altri. _Sketch of a Journey to the Summit of Adam's Peak in the Island -of Ceylon, Asiatic Journal_, vol. II, 1816; KNOX, _Historical Relation -of the Island of Ceylon_, 2ª ediz., Londra, 1817, p. 144; DAVY, _A -description of Adam's Peak, Journal of Science_, vol. V. 1818; _Notes -of an Excursion to Adam's Peak, Colonial Magazine_, vol. V, 1845; _A -Trip to Adam's Peak, Colonial Magazine_, voll. XIV e XV, 1848; SKEEN, -_Adam's Peak. Legendary, traditional and historical notices of the -Samanala and Sri-Páda_, Londra, 1878. Un'apposita dissertazione sulla -famosa impronta scrisse J. Low nelle _Transactions of the Royal Asiatic -Society of Great Britain and Ireland_, vol. III, 1835. - -[255] _Op. cit._, pp. 81-2. - -[256] D'HERBELOT, _Bibl. orient._, s. v. _Magarat al Conouz_. - -[257] Vedi PIPER, _Adams Grab auf Golgatha_, nell'_Evangelisches -Kalender_ pel 1861, pp. 17 sgg. - -[258] Di sì fatti collegamenti porgono un esempio, ma scevro di ogni -spirito di eresia, alcuni versi, i quali furono già attribuiti a -ILDEBERTO DI LAVARDIN. Eccoli: - - Arbore sub quadam dictavit clericus Adam - Quomodo primus Adam peccavit in arbore quadam; - Sed postremus Adam, natus de virgine quadam, - Damna prioris Adam repensat in arbore quadam. - Ni sumpsisset Adam fructus sub arbore quadam, - Non postremus Adam moreretur in arbore quadam. - -Li pubblicò P. Meyer nelle _Archives des missions scientifiques et -littéraires_, 2ª serie, vol. V (1868), p. 183. Vedi del resto il -poemetto d'ILDEBERTO, intitolato _De ordine mundi_, il quale comincia -col verso: - - Arbore sub quadam protoplastus corruit Adam. - -(_Opera_, ediz. Beaugendre, col. 1179). - -[259] _Sermo 71._ ABÛ'L-FARAGI si scosta alquanto dal racconto del -_Combattimento_. Egli dice che Noè prese nell'Arca solamente il capo -d'Adamo; che poi Sem e Melchisedec trasportarono quel capo sopra un -monte, su cui Melchisedec edificò Gerusalemme, e che su quel monte -Cristo fu crocifisso. (_Op. cit._, pp. 8-10). Dionigi di Telmahar, per -contro, segue fedelmente il racconto dell'apocrifo. - -[260] _Recueil de voyages_, etc. vol. IV, p. 849. - -[261] D'HERBELOT, _Op. cit._, pp. 20, 122, 708, 806. - -[262] Ricorderò solo: l'_Adamo_ del grammatico _Ignazio_ (IX secolo) -pubbl. prima dal BOISSANADE, _Anecdota graeca_, Parigi, 1829 sgg., t. -I, pp. 436-44; poi dal DUEBNER, _Christus patiens_, etc., Parigi, 1846; -_Adam, drame anglo-normand du XIIe siècle, publié par_ V. Luzarche, -Tours, 1854; nuova edizione critica a cura di L. Palustre, Parigi, -1877; la _Creazione_ e la _Caduta_ nel _Ludus Coventriae_, Londra, -1841; _The Creation of the World, a cornish Mystery edited with a -Translation and Notes by_ Whitley Stokes, Lipsia, 1863; _Der Sündenfall -und Marienklage, zwei niederdeutsche Schauspiele herausg. von_ Dr. -O. Schönemann, Annover, 1855; JACOB RUFF, _Adam und Heva_, Lipsia, -1848. In Italia rappresentazioni di Adamo ed Eva non mancarono: vedi -D'ANCONA, _Origini del teatro in Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp. -85, 202; 2ª ediz., Torino, 1891, pp. 91, 228; TORRACA, _Studi di storia -letteraria napoletana_, Livorno, 1884, p. 20. Il FARSETTI (_Biblioteca -manoscritta_, Venezia, 1771-80, vol. II, p. 221) registra una -_Rappresentazione spirituale_ di Adamo ed Eva, in verso, manoscritto -del secolo XVI. Ricordo, sorpassando, l'_Adamo_ dell'ANDREINI, quello -del LOREDANO, l'_Adamo ed Eva_ di TROILO LANCETTA, l'_Abele_ del -METASTASIO, l'_Abele_ dell'ALFIERI, la _Morte d'Adamo_ del KLOPSTOCK, -il _Caino_ del BYRON. - -[263] ALTONA, _Gebete und Anrufungen in den altfranzösischen Chansons -de geste_ (_Ausgaben und Abhandlungen aus dem Gebiete der romanischen -Philologie, IX_), Marburgo, 1883, p. 14. In una preghiera che si trova -nello _Chevalier au Cygne_ (vv. 1771-5), è detto: - - Sire Dieu qui fesis mer salée - Et le ciel et la tierre, créature fourmée, - Et Adam à qui fu la pume devée, - Eve l'en fist mengier, qui mal fu enortée, - S'en fu bien Vm ans en prison enfremée. - -Qui non si tratta di una leggenda speciale come opina il REIFFENBERG -(_Le Chevalier au Cygne_, Bruxelles 1846, Introduzione, pp. XCV-XCVI), -ma si allude solo alla dimora di Eva nel Limbo sino alla venuta di Gesù -Cristo. - -[264] _De rerum humanarum vicissitudine et clade Lindisfarnensis -Monasterii, Opera_, ediz. Froeben, vol. II, p. 238, col. 2ª. È pur cosa -degna di nota che la storia della penitenza di Adamo si legò in Francia -al cielo del Santo Graal. V. _Le Saint-Graal_, ediz. Hucher, Le Mans, -1864-8, vol. I, pp. 452 sgg. - -[265] Vedi THILO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, volume I, Lipsia, -1832, pp. 756-68; ITTAMEIER, _Die Eliassage_, in _Zeitschrift für -kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben_, anno 1883, pp. 416-30, -476-93. - -[266] Ediz. cit., cap. 12, p. 6. - -[267] _Opera moralia, paraenetica et polemica_, Anversa, 1654, pp. -164-5, 231. - -[268] Nella _Istoria di cose memorabili della città di Bologna per -uno della famiglia de' Ramponi_ (ms. della Biblioteca Universitaria di -Bologna) Enoch ed Elia diventano a dirittura i custodi del Paradiso: -«Et est (_paradisus_) in Orientis partibus constitutus, quem propter -peccatum primorum parentum Helyas et Enoch pro ligno vite cum versatili -gladio custodiunt ante fores». - -[269] La identificazione di Elia col misterioso Khidr non è sicura. -L'autore del _Tarikh montekheb_ li distingue, e così fanno altri. Khidr -fu pure identificato con Enoch. - -[270] D'HERBELOT, _Op. cit._, t. II, p. 435; t. III, p. 118; REINAUD, -_Description des monuments musulmans du cabinet de M. le duc de -Blacas_, Parigi, 1828, t. I, p. 169. Un racconto diverso intorno -ad Enoch in _Rosenöl_, vol. I, pp. 30-2. In leggende orientali si -vede Khidr far da guida ad Alessandro Magno, che muove in cerca -della fontana di giovinezza, ed è curioso notare come nel _Romans -d'Alixandre_ Enoch diventi un semplice seguace di Alessandro, seguace -che trova la fonte, vi si bagna, ed è per ciò severamente punito. Ed. -cit. p. 335. - -[271] _Les mille et un jours_, gg. 186-7. - -[272] FAZIO DEGLI UBERTI dice, per altro, parlando della condizione del -Paradiso (_Dittam._, l. I, cap. 11): - - Vecchiezza e infermità non sa che sia - Giammai colui che dentro ivi giunge: - E questo prova Enoc ed Elia. - -[273] Cap. XI, 3 sgg. - -[274] Vedi intorno a questo argomento ZARNCKE, _Ueber das -althochdeutsche Gedicht vom Muspilli_, in _Berichte über die -Verhandlungen der k. sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften_, -Lipsia, vol. XVIII (1866), pp. 213-25. - -[275] GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz. cit., vol. II, pp. 794 sgg.; -III, pp. 284 sgg. Gli eroi rimossi ritornano spesso per difendere una -giusta causa, appunto come Enoch ed Elia. - -[276] Cap. 25. - -[277] _Epistolarum_ l. I, CCLXXXII, _Maxima Bibliotheca veterum -Patrum_, t. VII, p. 562. - -[278] Cf. quanto è detto nel cap. 19 dell'Evangelo di Nicodemo. - -[279] Ediz. cit., cap. 60. - -[280] Come fu già notato, gli Esseni credettero che le anime pie, -sciolte dai vincoli della carne, avessero un soggiorno felice di là -dall'oceano. - -[281] Vedi per le varie opinioni in proposito: BELLARMINO, _De -sanctorum beatitudine_, cap. 1; RENAUDOT, _Liturgia orientalis_, -Parigi, 1716, vol. II, pp. 332-3; ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_, -t. II, pp. 130, 165, 294-5; t. III, parte 1ª, p. 312; parte 2ª, p. -CCCXLII; THILO, _Op. cit._, pp. 749-55; ALEXANDRE, _Oracula Sibyllina_, -2ª edizione, Parigi, 1869, vol. II, exc. VI. - -[282] _Historia ecclesiastica_, l. V, cap. 12. - -[283] _Otia imperialia_, decis. III, cap. 103. - -[284] _Historia major_, ad. a. 1196. - -[285] _Visio Tnugdali_, ediz. Schade, capp. 16, 28. - -[286] Cf. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur_, -Halle, 1885, pp. 8-9, 18; FRITZSCHE, _Die lateinischen Visionen des -Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts_, Halle. 1885, pp. -18-9. - -[287] Vedi WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_, p. 26; FRITZSCHE, _Op. -cit._, pp. 36-7. Altre credenze pure ebbero corso. In alcune redazioni -della leggenda di San Brandano si dice che i cristiani troveranno -ricetto nel Paradiso terrestre quando ricominceranno le persecuzioni. -Abû 'l-Faragi credette che il Limbo dei patriarchi fosse appunto -il Paradiso terrestre, e che in esso dovessero essere trattenute -perpetuamente le anime di coloro che non si mostrarono meritevoli nè -del cielo, nè dell'inferno. Dice Fra Mauro nella scritta che accompagna -sulla sua mappa l'immagine del Paradiso, che le anime dei giusti, -liberate da Cristo, furono introdotte nel giardino, e quivi rimasero -sino al giorno dell'Ascensione, in cui, seguendo Cristo, salirono al -Paradiso celeste. (Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 74). Non so ond'egli -abbia potuto trarre così curiosa opinione. È pur qui da ricordare una -credenza espressa nell'_Elucidarium_ di Onorio d'Autun, secondo la -quale gli uomini, se Adamo non avesse peccato, sarebbero moltiplicati -nel Paradiso terrestre fino a raggiungere il numero degli angeli -caduti, e di mano in mano avrebbero sciamato dal Paradiso terrestre al -celeste per lasciar luogo alle nuove generazioni. - -[288] _Historia major_, ad a. 1206. - -[289] _Speculum historiale_, l. XXX, capp. 6-10. L'arcangelo Raffaele -guida il novizio prima al Paradiso e poi all'Inferno. Cap. 8: «Et cum -appropinquaret vidit novicius civitatem quandam ex auro, cujus porta -immense pulcritudinis erat. Quam cum miratur, angelus misit eum intra -portam, et vidit intra paradisum herbas et arbores pulcerrimas et aves -cantantes. Sub una arbore erat fons limpidissimus cujus rivi per mediam -civitatem fluebant. Cumque novicius vellet pausare iuxta fontem, duxit -eum angelus ad aliam arborem mire altitudinis et pulcritudinis, super -quam erat homo pulcerrimus et pregrandis stature, quasi gigas, vestitus -vestis diversorum colorum a pedibus usque ad pectus. Hic est, inquit -angelus, pater humani generis protoplastus Adam per sanguinem Jhesu -Christi filii Dei redemptus». - -[290] Cap. 26. Fu molto disputato da antichi e moderni teologi se, -conformemente alle note parole di promessa pronunziate da Cristo in -croce, il buon ladrone fosse introdotto nel Paradiso terrestre o nel -celeste. Cf. THILO, _Op. cit._, pp. 768-79. - -[291] Nel terzo cantare del poema del PUCCI, _Historia della Reina -d'Oriente_, la figliuola di questa Reina, mutata di femmina in maschio, -dice all'imperatore di Roma d'essere stata portata da Enoch ed Elia nel -Paradiso terrestre (st. 39): - - i' fu preso - Nella foresta da Enoc e Elia, - Che con certi altri mi portàr di peso - Dove si sta con gioia tuttavia, - Ciò fu nel Paradiso Luciano - Dov'era Salamone allegro e sano. - -[292] GIOVANNI, XXI, 21; MATTEO, XVI, 28. - -[293] _De gloria martyrum_, l. I, cap. 30. - -[294] Vedi varie testimonianze recate dal THILO, _Op. cit._, pp. 764-5. - -[295] _Orl. Fur._, XXXIV, 54-9. - -[296] SAN TEOFILO, _Ad Autolycum_, l. II, cap. 26; PRUDENZIO, -_Cathemerinon_, inno X. Mario Vittore pone le Virtù a soggiornare nel -Paradiso terrestre, e nel Paradiso terrestre finge Metodio che abbia -luogo il suo _Convivium decem virginum_. Uno dei sette paradisi dei -Maomettani si chiama Eden. - -[297] Una reminiscenza di sì fatta mansuetudine si ha nella leggenda -rabbinica della veste di Adamo. BREDOW, _Op. cit._, p. 50. - -[298] BECHSTEIN, _Mythe, Sage, Märe und Fabel im Leben und Bewusstsein -des deutschen Volkes_, Lipsia, 1854, vol. II, p. 21. - -[299] Dice il Pigafetta (ap. RAMUSIO, _Navigationi et viaggi_, vol. I, -p. 367): _Hanno opinione i Mori che questo uccello venga del Paradiso -terrestre._ Cf. DENIS, _Le monde enchanté_, già cit., pp. 150-1. - -[300] _Del reggimento e de' costumi delle donne_, parte XVI. - -[301] THÉVENOT, _Relation d'un voyage fait au Levant_, Parigi, 1665, p. -502. - -[302] EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 868-9; LEVI, _Op. cit._, p. -218. - -[303] Vedi intorno al mito della Fenice, prima nell'antichità, poi -nella sua notabilissima prosecuzione per entro al mondo cristiano: -HEINRICHSEN, _De Phoenicis fabula apud Graecos, Romanos et populos -orientales_, Hauniae, 1825-7: LEOPARDI, _Saggio sopra gli errori -popolari degli antichi_, Firenze, 1848, cap. 17; PIPER, _Op. cit._, -vol. I. pp. 446-71; GRAESSE, _Beiträge zur Literatur und Sage des -Mittelalters_, Dresda, 1850, pp. 71-9. Per quanto concerne il carattere -astronomico della Fenice, e l'era di felicità che ad essa si collegava, -vedi LEPSIUS, _Die Chronologie der Aegypter_, Berlino, 1849, l. II, -cap. 73; SEYFFARTH, _Die Phoenixperiode, Zeitschrift der deutschen -morgenländischen Gesellschaft_, vol. III (1849), pp. 63-89. Alla Fenice -corrisponde, per questo e per altri rispetti, il Fong-hoang dei Cinesi, -che torna a intervalli, e il cui ritorno segna il principio di un'era -di felicità. - -[304] Canz.: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_. Nell'atto II, -sc. 4, dell'_Ipocrito_ dell'ARETINO, Prelio racconta come sia andato -a prendere alcune penne d'oro e di porpora della Fenice per farne -presente all'amata. - -[305] Non so che descrizione ne faccia TITO GIOVANNI SCANDIANESE in un -suo poema intitolato _La Fenice_, che io non conosco se non di nome. -Ho già ricordato altrove il poemetto attribuito a Lattanzio e quello di -Cinevulfo. - -[306] Vedi p. 32 e la nota 69 al cap. II. - -[307] DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire -littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3. - - - - -CAPITOLO IV. - -I VIAGGI AL PARADISO TERRESTRE. - - -Fu comune opinione tra coloro (ed erano di gran lunga i più) i quali -ponevano il Paradiso terrestre in questa nostra terra, e lo dicevano -tuttavia esistente, che esso, o non si potesse per nessun modo trovare -dagli uomini, o, se pur si poteva trovare, fosse loro impossibile di -penetrarvi. I Padri sono concordi su questo punto. La impossibilità -di penetrarvi si faceva venire, di solito, dal volere divino, per -decreto del quale il Paradiso terrestre doveva, dopo il peccato, -rimanere inesorabilmente chiuso ai viventi; ma si faceva anche venire -da difficoltà naturali, che non lasciavano via da passare a chi avesse -in animo di recarvisi. Brunetto Latini, ripetendo quanto molti avevano -affermato prima di lui, dice nel _Tresor_: _Et sachiez que après lou -pechiéz dou premier hom, cist leus fu clos à touz autres_[308]. E nel -_Tesoretto_, parlando di Adamo: - - Per quel trapassamento - Mantenente fu miso - Fora del Paradiso, - Dov'era ogni diletto, - Senza niuno eccetto - Di freddo o di calore, - D'ira nè di dolore. - E per quello peccato - Lo loco fue vietato - Mai sempre a tutta gente[309] - -Che anche Dante avesse il monte del Paradiso in conto d'inaccessibile, -sembra risulti dal racconto che Ulisse fa del suo viaggio (_folle -volo_) nell'oceano[310]. Il Geografo Ravennate s'ingegna di mostrare, -con ogni maniera di buoni argomenti, come non sia possibile agli -uomini penetrare nel Paradiso[311]; e il Mandeville, cui duole di non -averlo potuto visitare, dice, ripetendo ancor egli cose già dette da -altri, che molti tentarono inutilmente di andarvi, e che l'altezza -e l'asprezza dei monti, e le strane fiere che infestano il paese -d'intorno, non lasciano che nessun vi s'accosti. Ne' _Fioretti della -Bibbia_ si legge: «Questa montangnia si dice ch'è sì alta et dura e -aspra fortemente e sì maravigliosa che neuno huomo per sua bontà non vi -potè mai salire, nè là drento intrare, secondo quelli che vi sono stati -nel paese»[312]. Perciò Fazio degli Uberti lo dice _un monte ignoto a -tutta gente_, e Giovanni di Hese lo descrive altissimo, con le pareti -a perpendicolo, a guisa di torre, _ita quod nullus potest esse accessus -ad illum montem_. - -Ricordiamoci che per gli antichi gli Elisii erano _reclusum nemus, -discretae piorum sedes, regna impervia vivis_; e che frugando nelle -memorie mitologiche e nelle leggende, molti altri esempii si trovano -di luoghi o vietati, o inaccessibili. Del paese degl'iperborei dice -Pindaro che non vi si può andare nè per terra, nè per acqua. All'isola -dov'era l'Orto dell'Esperidi, serbato agli dei, nessuna nave poteva -approdare[313]; e al monte Kâf degli Arabi non si perviene se non -per arte magica; e all'isola Bulotu, immaginata dagli abitanti di -Tonga, non si approda se non per volontà degli dei. Il Mons Romuleus -(Rocciamelone), ove un re Romolo raccolse ingente quantità di tesori, -è descritto come inaccessibile nel _Chronicon Novaliciense_; e di -una montagna inaccessibile, a poca distanza dalla città di Die, nel -Delfinato, parla uno scrittore francese del secolo XVII[314]. - -Ma, a dispetto di chi diceva che non ci si poteva andare, e di chi -affermava che nessuno di coloro che avevan corsa felicemente tutta la -via era poi riuscito a penetrarvi, parecchi, in varii tempi, ebbero -desiderio di tentare l'avventurosa impresa; e se di alcuni la leggenda -narra che non fu dato loro di passare il formidabile muro di fuoco -o di diamante, e la ben custodita porta, di altri narra che superato -ogni ostacolo, penetrarono veramente nell'impareggiabil giardino, e -vi fecero alcuna breve o lunga dimora, e ne tornarono per dare altrui -alcun debole ragguaglio delle sue inenarrabili meraviglie. Ricordiamo, -anche a questo proposito, che gli Elisii antichi furono, più di una -volta, penetrati da vivi, e che altri consimili esempii si trovano in -altre mitologie. - -Le leggende che ora io mi accingo ad esporre sono assai varie, non solo -per la qualità delle cose che narrano, e pel modo della narrazione, -ma ancora pel diverso spirito che le informa, e la ragione ond'hanno -principio. Alcune hanno carattere spiccatamente ascetico, e pajono -dettate da un indomabile fervore di fede e di desiderio; altre hanno -carattere spiccatamente romanzesco, e pajono dettate, più che da altro -sentimento o pensiero, da quella immaginosa e inquieta curiosità, da -quel vivo amor del meraviglioso che nelle fortunose epopee, nei lunghi -romanzi di avventura, si agitano, ma non si appagano. Molte di esse son -figlie tutte ideali della fantasia; ma parecchie ve n'ha, le quali pur -solvendosi, come l'altre, in un sogno, muovono tuttavia da alcun che -di reale. Nessuno di questi viaggi, per certo, ebbe suo compimento nel -Paradiso terrestre; ma più d'uno fu, anzichè immaginato da narratori, -impreso davvero da pellegrini e da naviganti. Ben s'intende come queste -distinzioni, che io ho accennate, sieno, del resto, assai più agevoli -e sicure in teorica che non in pratica; e se nelle pagine che seguono -io mi studierò di tenere un ordine che ad esse corrisponda, questa -corrispondenza sarà soltanto approssimativa, e quell'ordine avrà tanto -di rigore quanto ne può concedere la natura stessa delle cose, e non -più. - -Ecco qua, anzi tutto, una leggenda celebre, la quale è inspirata bensì -da quel fervore di fede e di desiderio che informa l'altre di carattere -più risolutamente ascetico; ma vuol essere pure considerata come una -naturale espansione e prosecuzione _storica_, se così posso esprimermi, -di un tema leggendario anteriore, in quanto viene ad esplicare ed a -compiere, in conformità di certi postulati della coscienza religiosa, -una storia mitica non compiuta e non chiusa. Intendo dire la leggenda -di Seth, mandato dal padre infermo, e già vicino a morte, al Paradiso -terrestre per procacciare l'olio della misericordia. Questa leggenda -ebbe a congiungersi poi con quella del legno della croce, e delle due -se ne formò una assai complessa, la quale nel medio evo più tardo, a -partire dal XII secolo, ebbe così gran diffusione che nessun'altra -ebbe l'eguale. Tale leggenda ci pervenne in narrazioni di tutte le -lingue parlate da popoli cristiani, conservata in libri d'ogni titolo -e qualità, distribuita in numerose versioni, le quali furono dottamente -paragonate fra loro e raccolte in gruppi e categorie. Nella esposizione -che segue io dovrò attenermi a pochi racconti principali, e rimandare -il lettore desideroso di più minuti particolari alle ottime monografie -cui essi diedero argomento[315]. - -La prima memoria, sino a noi pervenuta, di un'andata di Seth al -Paradiso terrestre, si ha probabilmente in quell'Apocalissi greca da me -più volte ricordata nel capitolo precedente, e, senza giusta ragione, -intitolata Apocalissi di Mosè. Quivi si logge che Adamo, giunto all'età -di 930 anni, e infermo, mandò Eva e Seth al Paradiso terrestre, per -ottenere, a sollievo delle sue sofferenze, l'olio di misericordia[316]. -Cammin facendo, Seth è morso dal serpente. Giungono alla porta del -Paradiso, ma non ne varcan la soglia; l'arcangelo Michele dice loro -che non avranno, per ora, quanto desiderano, e li fa tornare addietro, -annunziando che in capo di tre dì Adamo si morrà. Nella Vita latina, -pure ricordata nel precedente capitolo, si ha, con lievi differenze, -lo stesso racconto: Michele dice ai due pellegrini che l'olio di -misericordia non sarà conceduto se non passati 5500 anni; che allora -Cristo, figliuol di Dio, scenderà in terra, si farà battezzare nel -Giordano, risusciterà Adamo e gli altri morti, e a tutti i credenti in -lui largirà l'olio tanto desiderato. Così li accommiata, annunziando -che ad Adamo non rimangono se non sei giorni di vita. Si può tener per -certo ch'entrambi questi racconti derivino da una fonte più antica, -rimasta sinora sconosciuta[317]. - -Il racconto della Vita passa nell'Evangelo di Nicodemo, con questa -sola diversità di rilievo, che di Eva più non si parla, e Seth compie -solo il viaggio, e solo ascolta le rivelazioni dell'angelo[318]. -Da indi in poi Eva rimane esclusa dalla leggenda, la quale, come ho -detto, si lega all'altra del legno della croce, e fa corpo con essa. -Questo congiungimento si può dire che fosse inevitabile, provocato, -e in certa maniera imposto, da quel vivo e tenace desiderio cui ho -più volte accennato, di raccostare alla caduta la redenzione, di -contessere, per così dire, in un'unica trama i fatti dell'una e i -fatti dell'altra. Leggende intorno al legno onde fu formata la croce, -strumento di redenzione, dovettero sorgere assai per tempo, ed era -naturale che alcune, se non tutte, facessero venire quel legno dallo -stesso giardino ov'era stato commesso il peccato, e dallo stesso albero -che aveva dato esca al peccato. Di più leggende simili, che poi furono -sopraffatte da una finzione più rigogliosa, e che meglio appagava -il sentimento e la fantasia dei credenti, è rimasta i memoria. «Una -tradizione greca narra senza più che un ramo dell'albero nel cui frutto -peccò Adamo, fu trasportato a Gerusalemme; e ne sorse un grand'albero, -donde fu fatta la croce. Altri dicono che Adamo stesso portò seco -dal paradiso un frutto o un rampollo dell'albero. Secondo una terza -versione Dio dopo il peccato svelse l'albero e lo gittò di là dal muro -del paradiso. Mille anni più tardi Abramo lo trovò e lo piantò nel suo -giardino. Un angelo (o Dio stesso) gli annuncia che su di esso Dio -(egli) verrà crocifisso[319]». O prima o poi, una di tali leggende -doveva incontrarsi con la leggenda di Seth, e mescendosi con essa, -dare origine a una tradizione nuova, secondo la quale l'albero onde fu -fatta la croce sarebbe venuto da un virgulto, o da semi che Seth stesso -riportò dal Paradiso. E in questa forma la leggenda trionfò. - -Non può essere còmpito mio tener dietro alle troppe versioni in cui -essa ebbe a spartirsi, e al moto de' suoi varii elementi, i quali -senza posa si accozzano insieme, si disgiungono, trapassano da luogo -a luogo e gli uni agli altri sottentrano, come fanno i pezzetti di -vetro multicolore nelle mutabili figure del caleidoscopio. Io mi -contenterò di dar qui la sostanza di un racconto latino, il quale è -certamente anteriore alla fine del secolo XIII, e in cui la leggenda -appare in tutta la sua pienezza. Questa, nella forma che in esso -consegue, «ottenne straordinario favore, e si diffuse per tutta -Europa, dall'Irlanda e dalla Svezia alla Spagna, dalla Cornovaglia alla -Grecia», dando luogo a traduzioni e rimaneggiamenti innumerevoli[320]. - -Adamo ha vissuto 932 anni nella valle d'Ebron, nella terra d'esilio. -Egli è stanco di estirpare i rovi dal suolo, stanco del male e dei -mali che vede crescer nel mondo, fra la sua posterità, stanco di -vivere. Chiama a sè il figliuolo Seth, e lo manda al cherubino che -con la spada fiammeggiante sta a custodia dell'albero della vita, per -avere da lui certezza dell'olio della misericordia che Dio promise -al peccatore il giorno stesso in cui fu commesso il peccato. Va, -dic'egli al figliuolo: tu conoscerai il cammino dalle impronte che -noi vi lasciammo, tua madre ed io, venendo in questa valle, e sulle -quali non è più cresciuta l'erba. Seth s'avvia, giunge alla porta del -Paradiso. Il cherubino saputa la ragione del suo venire, lo invita a -mettere il capo dentro alla porta, e a gettar gli occhi sul giardino: -tre volte pronunzia l'invito ed altrettante Seth vi si conforma. La -prima volta questi contempla la vaghezza del Paradiso, vede le piante -e i fiori, il fonte lucidissimo da cui nascono i quattro fiumi, e -sopra esso un'arbore ramosa, ma nuda di frondi e di corteccia. La -seconda, scorge un gran serpente avvolto al tronco della pianta. La -terza, vede l'arbore elevata sino al cielo, e sulla cima un bambino -appena nato, e, da basso, le radici, penetrate sin nello inferno, ove -gli si scopre l'anima di suo fratello Abele. L'angelo spiega a Seth la -visione, gli annunzia la venuta del Redentore, e, nell'accommiatarlo, -gli porge tre granella del pomo fatale onde mangiarono i suoi genitori, -ingiungendogli di porli sotto la lingua di Adamo, quando, di là a tre -dì, questi sia morto. Seth se ne torna, e Adamo, udite da lui le parole -dell'angelo, ride per la prima volta in sua vita (deve intendersi -dopo il peccato), e muore. Seth gli pone sotto la lingua i tre semi, -e sotterra il padre nella valle d'Ebron, e dai tre semi nascono tre -virgulti, di cedro il primo, di cipresso il secondo, di pino il terzo, -i quali così si rimangono, senza mai crescere oltre l'altezza di un -cubito, e senza mai perdere il verde, sino al tempo di Mosè. Questi, -giunto col suo popolo, dopo l'uscita dall'Egitto, nella valle d'Ebron, -conosce essere nelle tre verghe alcun che di miracoloso, le toglie -di terra, sana con esse coloro che erano morsi dai serpenti, e con -esse fa scaturire l'acqua dal sasso; poi, conscio della morte vicina, -le ripianta alle radici del monte Tabor, o dell'Oreb, ed entrato, -ivi presso, in una fossa, rende l'anima a Dio. Mille anni stanno le -verghe in quel luogo, sino a che Davide, per avvertimento del cielo, -le viene a levare, e le porta in Gerusalemme, dove, poste in una -cisterna, metton radice, e si uniscono in un'unica pianta, cui Davide, -per trent'anni di seguito, cinge, ogni anno, di un cerchio d'argento. -Davide sa già, per rivelazione divina, che della pianta si farà la -croce, per la cui virtù cancellerassi il peccato. E la pianta cresce -lo spazio di trent'anni; e sotto di essa piange Davide i suoi peccati, -e sotto di essa compone il salterio; poi muore. Salomone gli succede, -e dà opera a compiere il Tempio. Un giorno gli artefici, abbisognando -di una trave, recidono l'albero miracoloso; ma poi, per quanto si -argomentino, non riescono ad adattare il legno ov'era bisogno, e -Salomone, chiamato a veder tal miracolo, ordina che il legno sia posto -nel Tempio, e da tutti onorato. Una donna per nome Massimilla vi si -pone sopra a sedere, e incontanente le sue vesti prendono fuoco, ed -ella grida: Signore mio, e Dio mio Gesù; udite le quali parole, gli -Ebrei, come bestemmiatrice, la trascinano fuori della città, e la -lapidano, facendo di lei la prima martire; poi tolgono la trave dal -Tempio, e la gettano nella probatica piscina che, per nuovo miracolo, -acquista virtù di sanare gl'infermi. Sdegnati, gli Ebrei tolgon la -trave dalla piscina, e la gettano, a mo' di ponte, sul Siloe, perchè -sia calcata dai piedi dei passanti. Viene a Gerusalemme la regina di -Saba, e ricusa di passare sulla trave, sapendo a che sia serbata, e -profetizza il Messia. Venuto il tempo della passione, gli artefici -fanno con essa la croce su cui è confitto Cristo. - -Ho detto che non intendo tener dietro alle numerose versioni della -leggenda; solo ricorderò che in una di esse i viaggi di Seth al -Paradiso son due; e che talvolta l'angelo dà a costui, non già le -tre granella, come nel racconto testè riferito, ma un ramoscello -dell'albero della scienza, e che da quel ramoscello pende ancora, in -uno o due casi, parte del frutto morso da Eva. - -Il viaggio che nei precedenti racconti si narra di Seth, Gotofredo -da Viterbo narra di Jonito (o Jonico) figliuolo di Noè[321]. Jonito, -udita dal padre la descrizione delle meraviglie del Paradiso, chiede -a Dio in grazia di poterle contemplare con gli occhi suoi proprii, e -ottenuto il suo desiderio, ne riporta tre virgulti, di abete, di palma -e di cipresso, i quali piantati da lui separatamente, si congiungono -in un'arbore sola, che ha tre colori, e le foglie di tre maniere, a -simboleggiare la Trinità. Seguono le fortune del legno (le quali in -parte solo concordano con quelle narrate nel racconto precedente) -finchè di esso si fa la croce. Gotofredo cita un Atanasio, il quale è -probabilmente immaginato da lui, come da lui probabilmente è immaginato -il rapimento di Jonito al Paradiso, giacchè della leggenda, in questa -forma, non si trova altro vestigio. Bensì è narrato altrove che un -figliuolo di Noè, per nome Jerico, desideroso di vedere la tomba di -Adamo si recò nella valle d'Ebron, e trovati i tre virgulti, li svelse, -poi li ripiantò, come narra il cronista[322]. - -Ma prima di passar oltre, fermiamoci a fare qualche considerazione -non oziosa sovra un punto della leggenda di Seth e del legno della -croce. Seth vede da prima l'albero del peccato, vedovo di fronde e -spoglio della sua corteccia, e io ho già avvertito nel capitolo II che -quell'albero è descritto assai volte come un albero secco. Ora, di un -Albero Secco, posto, di solito, nel remoto Oriente, e per più ragioni -mirabile, è frequente ricordo in iscritture del medio evo. Varian -molto le descrizioni che se ne fanno; ma io non dubito che, in alcuni -casi almeno, esso non sia da identificare con la pianta disseccata del -Paradiso, dalla quale, del resto, un poemetto latino, composto circa -il 1300, lo fa derivare. Secondo alcune leggende riguardanti la fine -del mondo, l'ultimo imperatore appenderà la corona ai rami dell'Albero -Secco, o alla croce[323]. - -Seth vede poi la pianta mirabilmente ingrandita, e fatta simile ad uno -di quegli alberi cosmogonici che in altre mitologie comprendono fra le -radici la terra, e, tra i rami e le foglie, il cielo, quali lo skambha -vedico, l'ilpa buddistico, l'irminsul e l'yggdrasil della mitologia -germanica. Anche la croce fu considerata come un albero, la quale -recò ottimo frutto, e talvolta a dirittura come un albero cosmogonico. -Venanzio Fortunato così la saluta in un suo inno: - - Arbor decora et fulgida, - Ornata regis purpura, - Electa digno stipite - Tam sancta membra tangere; - -e in un altro inno ecclesiastico si legge: - - Crux fidelis inter omnes - Arbor una nobilis: - Nulla silva talem profert - Fronde, flore, germine. - -Come un albero di dolcissimo e vital frutto, e tutto fragrante di -fiori, è invocata spesso la croce nelle laudi[324], e come albero di -vita in un canto latino del sec. XIV: - - Salve, Christi crux praeclara, - Arbor astris pulchrior, - Facta reis ex amara - Mellis stilla dulcior; - Vitae nobis viam para. - Dux effeta gratior. - -L'albero della croce diventa una pianta meravigliosa, come si può -vedere nell'opuscolo di San Bonaventura intitolato _Lignum vitae_, ove -si leggono questi due versi: - - O crux, frutex salvificus, viva fonte rigatus, - Cujus flos aromaticus, fructus desideratus. - -Ma già in un _Hymnus de Pascha_, attribuito a San Cipriano, la croce -è diventata una specie di albero cosmico, che s'innalza sino al cielo -e dalle cui radici scaturisce una mirabil fonte. I frutti di quello -dànno la vita eterna; l'acqua di questa lavano d'ogni macchia. Tutta -l'umanità trae all'albero meraviglioso. Gerolamo Vida, in un carme _In -Jhesu Christi crucem_, esclama: - - Nunc prope numen habes, sancta et venerabilis arbor, - Coelo mixta comas caput inter sidera condis. - -Il legno della croce fu fatto derivare di solito dall'albero della -scienza del bene e del male, ma talvolta ancora dall'albero della vita, -o da un altro albero paradisiaco, detto della salute[325]. Secondo una -leggenda siriaca la croce fu fatta del legno di un albero che da indi -in poi non cessò più di tremare, la tremula. Abbiam veduto come tre -virgulti di specie diversa, ma tutti derivati dal medesimo albero, si -ricongiungessero insieme per formar di nuovo un albero solo. Stando -ad altre immaginazioni, la croce fu veramente formata di quattro -legni differenti, palma, cedro, cipresso, olivo; oppure di tre, cedro, -cipresso, pino; palma, cipresso, abete. Il numero di tre simboleggiava -la Trinità[326]. Ricorderò da ultimo che, secondo i musulmani, la legge -da Mosè recata agli Ebrei era scritta su tavole formate del legno di -un albero Sedr, ch'è nel settimo cielo, e che secondo Mosè Bar-Cefa, la -lancia con cui fu ferito Cristo era quella stessa del cherubino posto a -custodia del Paradiso. - -Io qui non parlo di coloro che videro il Paradiso terrestre solamente -in ispirito, come suole accadere nelle Visioni; ma di coloro che -v'andarono in carne ed ossa; e perciò solò in passando fo cenno della -questione agitata per sapere se San Paolo fosse stato rapito in cielo, -o nel Paradiso terrestre, o in entrambi. La questione non era ancor -risoluta a' tempi di Torquato Tasso, il quale nelle _Sette giornate_ -chiedeva: - - È ver che 'l terzo cielo, ove fu ratto - Già Paolo col pensier levato a volo, - Sia terren paradiso?[327] - -Nella leggenda che or segue noi abbiamo la favolosa istoria di alcuni -pellegrini che non muovono propriamente alla ricerca del Paradiso, ma, -dopo molte avventure, giungono in luogo prossimo ad esso, e di là se -ne tornano indietro. È questa la leggenda, greca di origine, e certo -assai antica, dei tre santi monaci Teofilo, Sergio ed Igino, nella -quale noi cominciamo a far conoscenza con quei monaci irrequieti ed -audaci, che spinti, non meno da curiosità venturiera, che da certo -fervor religioso, disertano i chiostri e si dànno a correr le terre ed -i mari attraverso a mille casi e mille pericoli[328]. Essa si lega al -nome di San Macario Romano, santo misterioso ed oscuro, il quale non si -sa in che tempo sia vissuto, e da taluno si dubita che in niun tempo, e -ch'egli sia, come tant'altri, un santo mitico. - -Tre monaci di un convento di Mesopotamia, posto tra l'Eufrate ed il -Tigri, Teofilo, Sergio ed Igino, sedevano un giorno sulla riva di -quel primo fiume, e ragionavano devotamente tra loro della umana vita -e delle molte tribolazioni che affliggono i servi di Dio. A Teofilo -vien nell'animo un desiderio, e lo palesa ai compagni: Io vorrei, egli -dice, camminare tutto il tempo della mia vita, e giungere colà ove il -cielo tocca la terra. I compagni s'accendono del medesimo desiderio, -e nato del desiderio il proposito, tutti e tre, quella stessa notte, -si partono dal monastero. In capo di diciasette giorni giungono a -Gerusalemme, ove adorano il Sepolcro; dopo cinquanta, passano il Tigri -ed entrano in Persia; scorsi quattro mesi, entrano nell'India. Quivi -cadono in man degli Etiopi, e soffrono molti maltrattamenti; poi, -cacciati dagli Etiopi, rimangono ottanta dì senza prendere cibo alcuno. -Andando sempre verso Oriente, attraversano le terre dei Cananei, -altrimenti (così il testo) detti Cinocefali; quelle dei Pichiti, alti -un cubito; una regione montuosa ed orrenda, tutta popolata di draghi, -di aspidi, di basilischi, e altri animali velenosi; un'altra regione, -tutta sparsa di rupi asperrime; una gran pianura, ove pascolano -mandrie di elefanti; un'altra, ingombra di dense tenebre, e giungono -a un'abside eretta da Alessandro Magno quando inseguì Dario. Vivono la -più parte del tempo miracolosamente, senza cibarsi, e, proseguendo il -viaggio, trovano un lago pieno di anime dannate; un gigante incatenato -fra due monti; una donna avviluppata da un dragone; un bosco di grandi -alberi, su cui anime in forma di uccelli chiedono ad alta voce perdono -dei loro peccati. Succede a questi orribili e strani luoghi un luogo -bellissimo, custodito da quattro vecchi, i quali hanno corone d'oro -in capo ed auree palme tra mani; poi viene una regione tutta piena di -canti e di odori soavissimi, ove brilla una chiesa di varii colori, -d'incomparabil bellezza, e che par fatta tutta di cristallo. Intorno -ad essa sono uomini santi, di venerabile aspetto, che cantano, e -dall'altare scaturisce un fonte, che sembra di latte. Dopo avere -incontrato un altro popolo di pigmei, i tre pellegrini giungono alla -spelonca ove da lunghissimo tempo San Macario mena vita anacoretica, a -sole venti miglia di distanza dal Paradiso terrestre, e il santo dice -loro che non si può passare più oltre, e che il Paradiso è vietato a -tutti i mortali. Udita da lui la sua storia, i monaci riprendono la -via per cui sono venuti, scortati sino all'abside di Alessandro da due -leoni, compagni amorevoli e consueti del santo. - -In questo racconto noi abbiamo un evidente influsso delle storie -favolose di Alessandro Magno, comprovato da quel ricordo dell'abside -da costui edificata. Leggonsi appunto in esse alcune delle meraviglie -incontrate da' monaci, e altre molte per giunta, delle quali è -frequente ricordo in iscritture del medio evo, e che veggonsi -pure raffigurate in parecchie mappe[329]. Non intendo discorrere -partitamente di tutte quelle che nella leggenda ascetica si trovano, ma -di taluna mi pare opportuno dir qualche cosa. - -Di una specie di regione infernale posta in prossimità del Paradiso -terrestre abbiamo già trovato altri ricordi, molto meno antichi di -quello che hassi nella nostra leggenda [330]. Della regione tenebrosa, -per contro, abbiamo ricordi e più recenti e più antichi. Una regione -così fatta descrivesi nelle dottrine cosmografiche dell'India. Di là -dal fiume oceano si distende, a occidente della terra, secondo Omero ed -Esiodo, il tenebroso paese dei Cimmerii[331]; più tardi esso fu posto -a settentrione, intorno ai monti Rifei. Alessandro Magno si spinse un -tratto in una regione coperta di tenebre, la quale chiudeva in sè il -paese dei beati[332]; e di terre ov'è notte perpetua fanno parola Marco -Polo, il Mandeville e altri. - -Le anime peccatrici, che i tre monaci trovano in sembianza di uccelli -appajono molto frequentemente in leggende ascetiche del medio evo, -quando come anime dannate, quando come purganti; al qual proposito -è da ricordare che nel simbolismo cristiano l'anima è consuetamente -rappresentata sotto forma di uccello, e che in una delle saghe -della _Saemundar Edda_, intitolata _Solar-liodh_, è ricordo di -anime in forma di uccelli neri[333]. In una leggenda riferita da San -Bonifazio, anime purganti, simili nell'aspetto ad uccelli neri, volano -intorno a un pozzo, da cui prorompono fiamme ardenti, e nel pozzo si -sprofondano[334]. - -Seth potè solamente sporgere il capo dalla porta del Paradiso -terrestre, e i tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino dovettero fermarsi -a venti miglia di distanza da esso. Altri furono più fortunati. Ecco -qua la leggenda di tre altri monaci, la quale fa degno riscontro alla -precedente, sebbene sia da essa molto diversa[335]. - -Sulle rive del Gihon è un monistero abitato da uomini di santa vita. -Tre di questi, lavandosi un giorno nel fiume, veggono venir giù, -portato dalla corrente, un ramo meraviglioso: «l'una foglia pareva -d'oro battuto, l'altra pareva d'ariento, l'altra pareva d'azzurro -fino, l'altra vermiglia, l'altra era bianca, e così era isvariato -d'ogni colore». Il ramo recava, per giunta, frutti _molto dilettevoli_ -a mangiare. Lo traggono fuori dell'acqua, e mentre lo contemplano, -pieni di ammirazione e di alleggrezza, senton nascersi in cuore un -desiderio smodato d'andarne sin là, all'incantato paese d'onde quel -ramo è venuto. E subito, accordatisi in un comune proposito, senza dir -nulla a persona, si partono dal convento, e camminando lungo la ripa -del fiume, ch'è uno dei quattro del Paradiso, si pongono in viaggio. -Giungono, dopo lunga peregrinazione, alla famosa porta custodita -dall'angelo, e domandato e ottenuto di varcarne la soglia, s'aggirano -fra l'ombre e le delizie del giardino immortale, mangiano di quelle -frutta soavissime, bevono di quell'acque miracolose che rinnovano la -giovinezza, e ragionano co' due vecchiardi Enoch ed Elia delle cose -del cielo. Credono d'essere stati nel beato luogo tre giorni, e vi sono -rimasti tre secoli. Tornati al convento, che ancora sussiste, ma dove -già dieci generazioni di monaci si son succedute, eglino, con l'ajuto -de' vecchi libri memoriali, mostrano e provano la lor condizione, e -narrata la storia mirabile del loro viaggio, in capo di quaranta giorni -improvvisamente si dissolvono in cenere, e ascendono alla gloria eterna -del cielo. - -Questa leggenda sembra sia nata in Italia: io non so che si trovi in -altri linguaggi volgari, e nemmeno mi è noto un testo latino da cui le -redazioni italiane possano essere derivate. Ed è leggenda schiettamente -ascetica. Le descrizioni che delle meraviglie del Paradiso vi si -leggono sono come penetrate di un'aura di estasi, partecipano del -sogno. Il narratore non trova nel linguaggio degli uomini parole -acconce ad esprimere la novità e la bellezza degli spettacoli che si -offrono agli sguardi attoniti dei tre pellegrini, a significare lo -smarrimento di dolcezza onde sono prese le anime loro; e quando vuol -fare intendere altrui, in qualche modo, la virtù rapitrice che muove -da un canto non più udito, dice che ogni anima umana vi si sarebbe -addormentata, o avrebbe perduto ogni memoria e cognizione di sè[336]. -Nella leggenda sono due cose che voglio notare: quel ramo meraviglioso -da cui i tre monaci sono allettati al viaggio, e l'error loro quando, -essendo dimorati nel Paradiso trecent'anni (settecento, in altre -redazioni), stimano esservi rimasti solamente tre dì (altrove, sette). -Giovanni de' Marignolli dice che foglie e frutti degli alberi del -Paradiso si trovano sovente nei fiumi che da questo derivano. Secondo -una tradizione riferita da Mosè Maimonide, Seth riportò dal Paradiso -parecchi alberi, tra' quali uno che aveva le foglie e i rami d'oro; -e secondo i musulmani l'albero della vita aveva il tronco simile a -dell'oro, i rami come argento, le foglie come smeraldi. - -Di quell'alterazione nel corso del tempo, o nel giudizio della sua -durata, c'è da dire qualche cosa di più. Essa si produce in numerose -leggende, la più celebre delle quali è la tedesca del monaco Felice, -non più antica, sembra, del secolo XIV[337]. Era costui un monaco -cistercense, di ottima indole, di saldissima fede e d'irreprensibili -costumi, il quale, leggendo un giorno come la letizia del Paradiso -celeste sia eterna, e senza mescolanza alcuna di dolore, cominciò, per -la prima volta in sua vita, a entrare in un dubbio, e a disputar seco -stesso per che modo possa ciò essere. E il modo gli fece intendere -Iddio con un miracolo. Venne dal cielo un augelletto più candido che la -neve, il quale si mise a cantare con sì nuova e meravigliosa dolcezza, -che il monaco si credette un tratto rapito in Paradiso, e, voglioso -di averlo tra mani, si mosse per prenderlo; ma l'augelletto aperse -l'ali e sparì. Felice, rimasto pieno di desiderio e di rammarico, ode -una campana sonar mattutino, si ricorda del suo convento, e torna -addietro. Ma il portinajo non lo riconosce, e non lo vuol lasciare -entrare, e gli dà dell'ubbriaco e del pazzo quando gli ode narrare -la storiella dell'augelletto bianco che rapiva l'anima col suo canto. -Sopraggiungono gli altri frati con l'abate; ma nessuno riconosce colui -che afferma d'aver dimorato quarant'anni nel chiostro. Finalmente il -più vecchio della famiglia, il quale v'era stato già ben cento anni, -e giacevasi allora infermo, si ricorda che nel tempo in cui egli era -novizio, un dei fratelli, per nome Felice, era sparito un giorno di -primavera, e non se n'era mai più avuta novella. L'abate fa portare il -libro in cui da trecent'anni si registravano le morti dei monaci, e -si trova che Felice, il quale credeva d'essere stato assente un'ora, -era stato assente un secolo. In altre versioni della leggenda il -monaco chiede in grazia a Dio un piccolo saggio della beatitudine del -Paradiso, o è travagliato da un dubbio, come mai possa un secolo non -parere a Dio maggior di un istante[338]; ma in tutte è quell'error di -giudizio circa la durata del tempo; e tale errore si ripete in alcune -leggende paradisiache delle quali dirò or ora, e in altre pure, di -vario argomento. Narra il Joinville che un principe dei Tartari fu -assente tre mesi, e quando tornò credeva l'assenza sua esser durata -non più di una sera, ed ebbe nel frattempo una visione, o fu rapito -in Paradiso[339]. L'eroe di una leggenda celtica, Oisin, crede di -passare in compagnia di una bella fanciulla alcuni giorni solamente, -e sono, in realtà, più di trecento anni. Nel racconto di Roberto di -Boron, Giuseppe d'Arimatea, sostentato dalla vista del Graal, passa -quarant'anni in carcere senz'avvedersene. Secondo Giovanni di Hese, -tre giorni passati in quell'isola dilettosa ch'egli chiama Radice del -Paradiso, non sembrano durare più di tre ore[340]. - -Alla leggenda italiana dei tre monaci credo di dover far seguire la -leggenda del giovane principe; sia perchè italiana, come pare, ancor -essa di origine; sia perchè presenta con quella dei tre monaci, molta -somiglianza nello scioglimento e parecchia nello spirito di che è -penetrata. Benchè italiana, essa si legge in latino e in tedesco, nè -so che ve ne sia traccia in libri italiani, stampati o manoscritti. -La narra, o si vuol che la narri, Eberardo, vescovo di Bamberg, il -quale afferma d'averla udita in Italia, dall'abate di un monastero di -cluniacensi, posto nelle Alpi. Di vescovi di Bamberg, con quel nome, ce -ne furono due, l'uno morto nel 1041, l'altro nel 1172; ma è probabile -che il nostro sia il meno antico. Ecco, ad ogni modo, compendiato, il -suo poetico racconto[341]. - -Il figliuolo di un principe si ammoglia, e invita alle nozze il -suo angelo custode. Giunto il vespro del giorno solenne, egli, che -religiosissimo è, monta a cavallo, e si reca a pregare a certa chiesa, -che sorge su un monte. Al ritorno incontra un vecchio di venerabile -aspetto, vestito di candidi panni, circonfuso di luce, e seduto sopra -un mulo tutto candido anch'esso. Compreso di affettuosa reverenza, il -giovane prega lo sconosciuto di volere assistere alle sue nozze, e -menatolo al castello, quivi il fa signore d'ogni cosa. Si celebrano -le nozze pomposamente, e tre giorni dura il banchettare, senza che -mai le provvigioni per quanto si profondano, vengano meno. L'ospite -finalmente chiede licenza, e da tutti ringraziato e desiderato, si -parte, accompagnandolo il giovane sposo per un tratto di via. Giungono -al luogo ove si sono incontrati la prima volta. Il giovane vorrebbe, -tanto amore gli ha posto, abbandonare e la sposa e la patria, e andarne -con esso lui; ma quegli il dissuade dicendo: Non ora: fra tre dì, se tu -vuoi, potrai venirne alla mia stanza. Questo sentiero vi conduce, e qui -troverai tu questa mia cavalcatura, la quale ti porterà ove tu brami -di essere. Ciò detto si parte. Venuto il giorno segnato, il giovane si -accommiata dalla sposa, annunziandole che in breve sarà di ritorno, -si mette in via, accompagnato da' suoi cavalieri, giunge al luogo -stabilito, trova il mulo, e licenziati i compagni, monta su di quello -e segue suo viaggio. Passa una gola tetra ed angusta, e riesce in una -campagna di meravigliosa bellezza, piena di ogni maniera di alberi, -dipinta di odorosissimi fiori, rallegrata dal canto d'infiniti uccelli. -Percorre quattro stazioni, ove sono tabernacoli constellati di pietre -preziose, addobbati di seta e di porpora, adorni di tanta ricchezza e -splendore che nulla di simile può raffigurare la fantasia. Ciascuna -stazione ha numerosi abitatori, vestiti sfarzosamente, raggianti di -luce, i quali accolgono con gaudio e con onore il pellegrino. Nella -quarta questi trova l'ospite suo, non più solo, ma circondato da -molti compagni, tutti vestiti di bianco, tutti fregiati di corone, e -più luminosi che il sole. Le accoglienze sono, quanto mai si possa -dire, affettuose e magnifiche; il luogo pieno di tanta gloria e di -tanta letizia che nessuna parola può darne una immagine. Il giovane -vi dimora trecento anni e stima esservi stato tre ore. Indarno la -sposa, i congiunti, i cavalieri, i servi, pieni di ansietà e di dolore, -aspettano ch'egli torni. Il padre e la madre di lui vanno ad abitare -nel luogo ov'egli s'accommiatò dai seguaci, mutano il castello in -un chiostro, in una chiesa il palazzo. Volano gli anni: muojono i -genitori, muore la sposa, muojono l'uno dopo l'altro tutti i soggetti; -le generazioni succedono alle generazioni, ininterrottamente. Scorsi -trecent'anni, il giovane, il quale ha serbata incolume intanto la sua -giovinezza, chiede licenza e l'ottiene; ma tornato nella sua terra, -trova ogni cosa mutata, e nuove genti, che nè lui conoscono, nè sono -da lui conosciute. Gli appare il castello mutato in chiostro; gli appar -la chiesa eminente e magnifica, guernita di torri, dalle quali scoppia -un clamor di campane che fa tremare i monti circostanti, e sulla cui -sommità sventola, in luogo del vessillo con l'aquila, il vessillo con -la croce. Il giovane si dà a conoscere al portinajo del convento. Ecco -l'abate, ecco i monaci tutti trasecolati di meraviglia; ecco accorrere -d'ogni intorno il popolo tratto al grido di così nuovo prodigio. -Il principe narra la sua storia, la quale è messa per iscritto; poi -l'abate ordina un sontuoso banchetto, raccoglie buon numero d'invitati; -ma il principe, come appena ha assaggiato il pan degli uomini, -improvvisamente appar vecchio di decrepita, non più veduta vecchiezza. -Lo portano in chiesa, e quivi egli, ricevuti i sacramenti, si muore. Il -corpo suo, dopo funerali pomposi, è deposto in quello stesso sepolcro -ove da secoli già dorme la sposa. - -Questa è leggenda risolutamente ascetica, e tale ancora è la leggenda -del cavaliere irlandese Owen, che nel 1153, secondo narra Enrico di -Saltrey, visitò in carne ed ossa i luoghi di punizione e il Paradiso -terrestre, non peregrinando per lunga distesa di terre e di mari, ma -scendendo in quel misterioso Pozzo di San Patrizio della cui fama fu -pieno per molti secoli il mondo. Vedremo in seguito che anche altri -prese, per giungere al Paradiso, quella medesima strada, non certo più -comoda, ma molto più breve[342]. - -Il cavaliere Owen[343], dopo una vita di dissipazione e di peccato, -fu preso da pentimento, e cercò modo di scontare, mentr'era ancor -vivo la pena che troppo temeva di dover pagare dopo la morte. A tal -fine si fece introdurre nella cava di San Patrizio, la quale dava -adito ai regni dei morti, e cominciò il meraviglioso suo viaggio, -del quale fece poi, ritornato nel mondo dei vivi, il racconto. -Attraversò da prima varii luoghi di punizione, e vide i castighi a -cui erano assoggettate le anime, e n'ebbe la parte che gli toccava, -insidiato e deriso per giunta dai diavoli che di quei castighi eran -ministri. Giunse ad un ponte periglioso (il solito ponte delle leggende -infernali), e passatolo, si trovò in una gioconda campagna, dinanzi -ad un muro altissimo e meraviglioso, e ad una porta tutta contesta di -metalli preziosi e di gemme. La quale apertasi, ecco venire incontro -al pellegrino una gloriosa processione di santi, e fargli lieta -accoglienza, e introdurlo nella divina città, e taluno di quelli -mostrargliene a mano a mano tutte le meraviglie. Il cavaliere non -vorrebbe più partirsi da quel luogo di beatitudine; ma gli è forza -tornare al mondo, e purgato d'ogni antica bruttura, ci torna[344]. - -Dice San Patrizio, in certa _Confessio_ a lui attribuita, che quelli -del suo sangue furono dalla Provvidenza dispersi in qua e in là -sino agli ultimi termini della terra[345]. Queste parole, vere o -supposte, di un santo di cui la stessa esistenza fu posta in dubbio, -ci richiamano ad un altro gruppo di leggende, nelle quali allo spirito -ascetico si accompagnano lo spirito di esplorazione e di ventura, e che -hanno per giunta questo comun carattere, d'esser leggende marittime, -e di avere ad eroi certi monaci settentrionali che odiano la pace -e l'ozio dei chiostri, ardono del desiderio di propagare la fede di -Cristo, sognan cose mostruose e terribili, ed essendo, in generale, -grandissimi santi, hanno pure in sè qualche cosa del pirata. Costoro -fioriscono più particolarmente sulle coste occidentali dell'Irlanda, -della Scozia e della Frisia; e campo alle loro imprese è lo sterminato -oceano che le bagna di onde perpetuamente in tumulto, e si stende, -formidabile e sconosciuto, fino all'estrema plaga del cielo, ove il -sole tramonta, fin sotto alla notte del polo; terribile ed infinito -oceano che tutto il mondo circonda, scrive Adamo Bremense (m. 1076), -oceano pieno d'intollerabile gelo e di caligine immensa. - -Esso fu dalla turbata fantasia degli antichi prima, da quella degli -uomini del medio evo poi, empiuto di pericoli, popolato di mostri[346], -il terror de' quali fu di non lieve ostacolo alla temeraria -navigazion di Colombo, ma non valse a trattenere quegli arditi ed -oscuri esploratori del Settentrione a cui devesi la scoperta della -Groenlandia, e d'altre terre boreali, e della stessa America forse, -molti secoli prima che v'approdasse il grande Italiano[347]. Delle -esplorazioni loro molti ricordi, tra storici e favolosi, sono giunti -sino a noi, ed io volentieri m'indugio, prima di proceder oltre, -intorno a taluno, dacchè essi hanno stretta attinenza con le leggende -che verrò poscia esponendo, e servono a determinarne vie meglio il -carattere e ad illustrarle. - -Di Aroldo, principe di Norvegia, narra il testè ricordato Adamo -Bremense come corresse con le sue navi il mare settentrionale, finchè -si vide intenebrare dinanzi gli estremi confini del mondo, e come a -stento scampasse da un _immane baratro dell'abisso_. Lo stesso Adamo -narra la seguente istoria. Alcuni nobili di Frisia, desiderosi di -accertarsi con gli occhi loro se verso Settentrione non vi fosse -più terra alcuna, ma solo quel mare che dicesi concreto o viscoso, -com'era comune sentenza, si misero in nave e sciolsero le vele ai -venti. Lasciando dall'una mano la Danimarca, dall'altra la Brettagna, -giunsero alle Orcadi, e seguitando la navigazione loro a occidente -della Norvegia (Nordmannia), pervennero alla glaciale Islanda, -d'onde, più oltre procedendo, verso il polo, entrarono nella region -delle tenebre, e furono travolti, con veementissimo impeto, in quella -profonda voragine, che assorbendo, com'è fama, e rivomitando immensa -copia di acque, dà origine al flusso e al riflusso del mare. Parecchie -loro navi andarono miseramente perdute con quelli che dentro vi erano; -altre, risospinte dal gorgo, uscirono dalle tenebre e dalla plaga del -gelo, e giunsero insperatamente ad un'isola, la quale era, a guisa di -fortezza, munita tutto intorno di altissimi scogli. Scesi a terra, i -naviganti non videro per allora gli abitatori, i quali, essendo l'ora -meridiana, si tenevano celati nelle loro spelonche; ma ben videro, -davanti agli aditi di queste, molti vasi d'oro, e d'altri metalli che -gli uomini stimano preziosi, e tolti di quelli quanti più poterono, -lietamente fecero ritorno alle navi. Ma ecco che improvvisamente si -videro inseguiti da uomini smisurati, che noi chiamiamo Ciclopi, i -quali erano preceduti da cani di molto maggior mole che i nostri non -sieno. Raggiunsero coloro uno dei fuggenti, e subito il fecero a brani; -mentre gli altri poterono riparar nelle navi, e allontanarsi, non -senza che i giganti li inseguissero buon tratto in alto mare, gridando -e minacciando. Tornarono a Brema gli esploratori, e narrate le lor -fortune al vescovo Alebrando, offersero sacrifici a Cristo redentore e -al confessor suo Villecado, in ringraziamento di lor salvezza[348]. - -Quell'immane abisso, quella voragine che produce il flusso e il -riflusso del mare, è probabilmente il Maelstrom, aggrandito e trasposto -dalla fantasia, ed altri ricordi se ne trovano in iscritture del medio -evo[349]. Quanto ai Ciclopi è noto che il mito loro fu diffuso così in -Occidente come in Oriente, e che nel medio evo esso riappare più di una -volta[350]. Del mare concreto o viscoso dirò più innanzi. - -Un'altra spedizione, degna d'essere rammemorata, narra Sassone -Grammatico. Gormo, re di Danimarca, bramoso di scoprir cose nuove, -raccoglie trecento compagni, e alla guida di un tal Torkillo, con -tre navi saldamente costrutte, si mette in mare. In capo di certo -tempo giungono i naviganti a una terra, ove, essendo già stremati di -vettovaglie, fanno strage dei greggi che vi trovano. Le divinità del -luogo, offese, non li lasciano partire sino a che non abbiano offerto -in sacrificio d'espiazione tre di loro compagnia. Di quivi passano -nella Biarnia ulteriore, paese di delusive lusinghe e d'incantamenti -diabolici. Torkillo vieta ai compagni di parlare cogli abitanti, di -accondiscendere ai loro inviti, questo essendo il solo modo di render -vane le loro malie: quattro più incontinenti trasgrediscono il divieto, -e rimangono nella terra in una condizione di servitù neghittosa, -immemori del passato. Gli altri si partono liberamente, e pervengono a -un orribil castello, custodito da cani famelici, abitato da mostruose -e spaventevoli larve. Qui Torkillo ammonisce di nulla temere e di nulla -prendere delle cose che s'offrono alla vista, e lusingan la cupidigia; -ma egli stesso non sa resistere alla tentazione. Ne segue una terribile -zuffa. Al ritorno, dei trecento compagni non ne rimangono più che -venti[351]. - -Narrazioni consimili ebbero corso e celebrità fra i Celti, i quali -le designarono col proprio nome d'_imramha_[352]. Fantastica in -sommo grado, e lunghissima è quella della navigazione di Maelduin, -il quale desideroso di vendicare la morte del padre, ucciso da certi -pirati, si mise in mare con più di sessanta compagni, e correndo -verso Settentrione e verso Ponente, visitò un numero stragrande -di isole, piene d'infinite meraviglie, ed una tra l'altre in cui -non s'invecchiava, nè di male alcuno si pativa, e dalla quale era -malagevole cosa partirsi[353]. I figliuoli di Conall Dearg Ua-Corra -erano stati prima pirati, ma poi, pentitisi, fecero un pellegrinaggio -in mare, e videro anch'essi moltissime meraviglie, e tra l'altro alcune -isole che facevano officio d'inferno o di Purgatorio, e dov'erano -variamente puniti peccatori di più maniere[354]. Avventure in parte -simili alle loro, in parte diverse, si hanno nella narrazione del -viaggio di Snedhgus e di Mac-Riaghla[355], e in altri racconti, alcuni -dei quali tuttavia inediti. Di Merlino narravasi che fosse andato con -una nave di cristallo in traccia dell'Isole Beate[356]. - -Fra tanti navigatori erano forse i più ardenti, e non erano i meno -audaci, i monaci; sia che li sollecitasse la speranza di piantare la -croce in qualche isola incognita, perduta nella immensità dell'oceano; -sia che li movesse il desiderio di compiere, a salute dell'anime -loro, un pio pellegrinaggio su quel mare pien di pericoli, che si -credeva accogliesse, nella più remota sua parte, l'isola arcana -del Paradiso. Testimonianze del IX e dell'XI secolo provano che lo -zelo dei missionarii fece scoprire parecchie terre nell'Atlantico -settentrionale[357]; e Dicuil, nel suo trattato _De mensura orbis -terrae_, parla delle loro spedizioni[358]. I monaci di San Colombano -correvano temerariamente l'oceano con barche leggiere, intessute di -vimini, coperte di pelli, quali usavano sulle coste d'Irlanda, e uno -di essi fu spinto dai venti nell'Oceano settentrionale lo spazio di -quattordici giorni e quattordici notti. San Colombano stesso (m. 597) -fu un ardito navigatore[359]. Ed eccoci giunti ora a quella famosa -leggenda di San Brandano, che acconciamente fu detta una Odissea -monastica, e cui il Renan giudicò _une des plus étonnantes créations -de l'esprit humain et l'expression la plus complète peut-être de -l'idéal celtique_[360]: la quale non è punto, come pareva al Greith, -un'allegoria mistica intesa a rappresentare la vita claustrale[361], -ma è un racconto fantastico formatosi intorno ad un nucleo reale, e -strettamente legato a tradizioni e credenze gaeliche. - -San Brandano fu irlandese, e se si debbono tener per sicuri i termini -che alla sua vita assegnano i biografi, nacque nel 484, morì nel -576 o 577. Il nome suo si scrisse in latino Brendanus; ma prese poi, -col divulgarsi della leggenda per le varie province d'Europa, varie -forme: Brandan, Brandanus, Brandon, Brandain, Blandin, Borodon, sotto -l'ultima delle quali ebbe forse ad essere confuso con San Barinto -(Barint, Barrendeus, Borandon) uno dei suoi precursori. San Brandano -(noi useremo questa forma, come quella che occorre più di frequente) -fu abate di Llancarvan e di Clonfert e fece veramente un viaggio, -e vuolsi che tornato in patria scrivesse un libro _De Fortunatis -Insulis_[362]. Questo viaggio egli compiè, secondo affermano parecchi -cronisti, l'anno 561[363], e la leggenda non dovette tardare a narrarlo -in guisa fantastica, sebbene sia da credere che solo a poco a poco essa -abbia preso rigoglio e raggiunta quella pienezza con la quale è sino -a noi pervenuta. Il racconto più antico, fu probabilmente gaelico, -ed è forse, in una forma più o meno alterata, quello stesso che si -conserva nel così detto _Libro di Lismore_, il quale è, per altro, -di età assai tarda, essendo stato scritto nel secolo XV. Dal racconto -gaelico avrebbe attinto l'autore del primo racconto latino, noto sotto -il titolo di _Navigatio Sancti Brendani_, conservato in un codice della -Vaticana, che, a ragione o a torto, fu stimato del secolo IX[364], -e in altri codici assai numerosi dei secoli XI, XII e XIII; e dalla -_Navigatio_ dipendono, direttamente o indirettamente, in tutto o in -parte, i molti racconti venuti di poi, latini e volgari, in prosa e in -verso[365]. - -Ridotto in breve, il racconto della _Navigatio_ è il seguente. - -Un giorno San Brandano, padre di quasi tremila monaci, ricevette la -visita di San Barinto, il quale ebbe a narrargli come fosse andato -a visitare un altro sant'uomo, Mernoc, che con più monaci viveva in -un'isola dell'oceano, detta Isola Deliziosa; come in sua compagnia -fosse andato, verso Occidente, all'Isola della promessione dei santi -(_terra repromissionis sanctorum_), piena di ogni delizia, durata -incolume dal principio del mondo, e serbata da Dio ai santi suoi, -quando verranno gli ultimi tempi; come quivi avessero trovato un uomo -circonfuso di luce, col quale parlarono, e un fiume, che divideva -l'isola per mezzo, ed oltre il quale non fu loro conceduto di passare; -come tornassero indietro pel già corso cammino. Udita la narrazione di -Barinto, San Brandano arse del desiderio di vedere ancor egli l'isola -meravigliosa; e consigliatosi co' suoi monaci, dopo un digiuno di -quaranta giorni, presi seco quattordici compagni, e poi altri tre, -sopravvenuti senza suo desiderio, si recò nella terra ov'erano i -parenti suoi, e costrutta quivi una nave assai leggiera, formata di -legname e di pelli, entrò in mare e diedesi a navigare verso Occidente, -con prospero vento. Passati quaranta giorni, e venute già a mancare le -vettovaglie, giunsero gli esploratori ad un'isola altissima, le cui -ripe di pietra erano tutt'intorno tagliate a perpendicolo, men che -in un punto, ove s'apriva un seno capace di una sola nave; ed essi -entrativi, trovarono un castello, con una gran sala parata, ma vuoto -di abitatori, e per tre giorni consecutivi ebbero mensa imbandita -e ottimo ristoro. Quivi uno dei tre monaci sopraggiunti da ultimo, -rubò, contro l'ammonizione espressa del santo, un freno d'argento, -e per questo morì, ma confesso e perdonato, così che l'anima sua fu -dagli angeli assunta in cielo. Gli altri, rientrati in nave, ripresero -il viaggio, e vennero a un'isola popolata d'innumerevoli pecore -bianche, di grandezza maggiori dei buoi; poi ad una che pareva isola -ed era invece uno sterminato pesce, detto Jasconius, dal quale i -monaci fuggirono precipitosamente quando, sentito il calor del fuoco -accesogli sul dorso, quello si cominciò a muovere; poi a un'altra -isola, dov'era un infinito numero di uccelli candidissimi e parlanti, -sotto alle cui penne si celavano gli angeli che si mantennero neutrali -al tempo della ribellione di Lucifero; e quivi San Brandano e i suoi -monaci celebrarono la festa di Pasqua, e rimasero sino alla ottava di -Pentecoste. Partitisi anche da quella, non videro più, per tre mesi -interi, se non l'acqua e il cielo, finchè giunsero a un'isola abitata -da ventiquattro monaci santi, i quali si nutrivan di pane largito loro -dal cielo, serbavano rigoroso silenzio, non pativano i danni della -vecchiezza e dei morbi. Quivi celebrarono i navigatori il Natale, poi, -ripreso il mare, visitarono un'isola ov'era un fonte, le cui acque -inducevano profondo sopore in chi le beveva; navigando quindi verso -Settentrione, trovarono un mare che per troppa tranquillità era quasi -coagulato; poi approdarono di nuovo ad alcune delle isole che già li -avevano accolti l'anno innanzi, e nell'isola degli uccelli celebrarono -la Pasqua. Sette anni durò la meravigliosa navigazione, e tutti gli -anni gli esploratori, condotti dalla Provvidenza, tornarono a celebrare -il Natale e la Pasqua ne' medesimi luoghi. Noi non terrem dietro a -questi ritorni e alle ripetizioni cui dànno argomento; ma noterem solo -le nuove cose mirabili onde fa memoria il racconto. In sul principiar -del terz'anno i naviganti scamparono da un gran pericolo. Uno smisurato -cete li inseguì gran tratto, e li avrebbe tutti inghiottiti, se un -altro mostro marino, che sbuffava fuoco dalla bocca, non fosse venuto -con esso a combattimento, e non l'avesse ucciso. I monaci approdarono -a un'isola, dove stettero tre mesi, trattenuti dall'imperversare dei -venti contrarii, poi, navigando sempre verso Settentrione, giunsero a -un'altr'isola, popolata da tre torme, di fanciulli l'una, di giovani -l'altra, e di seniori la terza, i quali tutti consumavano il tempo -cantando salmi e lodando il Padre celeste; e quivi si rimase il secondo -di quei fratelli che raggiunsero il santo dopo la dipartita sua dal -monastero. E sempre meraviglie seguitavano a meraviglie: un'isola -tutta densa di alberi di una sola specie, i quali recavan per frutto -grappoli d'uva di portentosa grandezza, ove ogni acino era della misura -di un pomo; l'uccello _griffa_, che minacciò di divorare i naviganti, -e fu ucciso da un altro uccello; un mare di meravigliosa limpidità, in -fondo al quale si vedevano giacer sull'arena infiniti animali, a guisa -di greggi; una smisurata colonna di cristallo chiarissimo, la quale -sorgeva dal profondo del mare, e pareva toccare con la cima il cielo, e -aveva intorno come un gran padiglione, fatto a maglie larghissime e di -una sostanza che aveva il color dell'argento. Tanto corsero i naviganti -verso Settentrione che raggiunsero le terre dei dannati. E prima videro -una isola popolata da orrendi fabbri ferrai, i quali scaraventarono -loro dietro sul mare ingenti masse di metallo arroventato; poi un -monte ignivomo, dove il terzo ed ultimo di quei monaci avventizii fu -rapito dai diavoli. Passati alcuni giorni, trovarono Giuda sedente -sopra una pietra in mezzo all'oceano, in una condizione che sembra -a lui di riposo e di felicità paragonata con quella della sua dimora -ordinaria, nel più profondo abisso d'inferno. Quel refrigerio è a lui -conceduto dalla divina misericordia in ciascuna domenica, e nei giorni -ancora che vanno dal Natale all'Epifania, dalla Pasqua alla Pentecoste, -e dalla purificazione all'assunzion di Maria. Più oltre, navigando -verso Mezzodì, trovarono sopra uno scoglio un eremita per nome Paolo, -il quale, nutrito miracolosamente da una lontra, aveva raggiunto -l'età di centoquarant'anni, e doveva aspettare, vivo, il giorno del -Giudizio. Essendo già prossima la fine del settimo anno, San Brandano -e i compagni suoi, si videro avvolti un giorno da una densa caligine, -e quella attraversata, giunsero a un'isola circonfusa di splendidissima -luce. Era quella la terra di promissione, l'isola paradisiaca, da essi -con sì tenace desiderio cercata. Scesero su quella spiaggia benedetta, -e videro la campagna tutta verde di alberi, e mangiarono di quei frutti -deliziosi, e bevvero di quell'acque dolcissime. Trovarono il fiume -che spartiva la terra per mezzo, e oltre il quale non era lecito di -passare, e seppero da un giovane che Dio rivelerebbe quella felice -stanza ai cristiani quando fossero ricominciate le persecuzioni. -Adempiuto il voto, i felici esploratori presero la via del ritorno, -dopo avere empiuta la nave di frutti e di gemme, e rividero finalmente -la patria, dove San Brandano indi a poco morì, migrando gloriosamente a -Dio e alla gloria del cielo. - -Tale è il racconto di questo mirabile viaggio, tutto impregnato di -spirito ascetico, ma penetrato ancora di un certo spirito eroico. I -naviganti continuamente si raccomandano a Dio, pregano, digiunano, -sono pasciuti miracolosamente, ascoltano rivelazioni e predizioni, -e si mostrano in tutto degni del nome di santi; ma sostengono pure -enormi fatiche, affrontano spaventosi perigli, e provano di meritare -anche il nome di eroi. San Brandano chiama i compagni _commilitones_ -e _conbellatores_; gli autori delle versioni francesi e tedesche li -chiamano _baruns_ e _degen_. - -Di quali elementi, e donde venuti, s'ha a dire composto sì fatto -racconto? Fu opinione del Cholevius che alcune delle meraviglie in esso -narrate sieno di origine classica[366]; ma sebbene questa opinione, -presa in sè stessa, non appaja troppo improbabile, quando si pensi al -rifiorimento di studii classici onde fu rallegrata l'Irlanda nei secoli -VI, VII, e VIII[367], pure non regge a un diligente e spregiudicato -esame[368]. Le immaginazioni ond'è tessuto il racconto dovettero -nascere, per la più parte, nella patria stessa di San Brandano; ma -non si può escludere la possibilità che alcune di esse sieno orientali -di origine, come non si può escludere la possibilità che alcune sieno -passate dal racconto latino in racconti orientali[369]. - -Tre sono, come ho detto, le redazioni della leggenda di San Brandano: -quella del racconto gaelico; quella della _Navigatio_; quella di alcuni -racconti tedeschi e di uno olandese. Veduta per intero la seconda, -vediamo ora alcune particolarità per cui dalla seconda si differenziano -le altre due. - -Nella redazione gaelica manca il racconto di San Barinto. San Brandano -sente nascersi dentro spontaneamente il desiderio di visitare la terra -di promessione; la contempla anticipatamente da lungi, per grazia che -il cielo gli concede, e riceve da un angelo la promessa che il suo -desiderio sarà appagato. Prende il mare con tre navi, entro ciascuna -delle quali sono trenta de' suoi compagni. Naviga sette anni, e ritorna -in patria, senz'aver veduta la terra beata che l'aveva tratto sui mari. -Imprende un secondo viaggio, e dopo altri sette anni giunge finalmente -alla terra di promessione, e gli è conceduto di visitarla. Non accade -far ricordo delle avventure del doppio viaggio, le quali son quasi -tutte diverse da quelle della _Navigatio_. - -Nella redazione che chiameremo tedesca il principio del racconto è -di tutt'altra maniera. San Brandano getta nelle fiamme, come opera -bugiarda, un libro in cui son narrate appunto quelle meraviglie di -cui egli dovrà essere spettatore più tardi. Dio, per punirlo della sua -incredulità, gl'impone di compiere il viaggio e di riscrivere il libro. -I naviganti incontrano le stesse avventure narrate nel racconto latino; -ma anche più altre, di cui non è cenno in questo: sono spinti da una -procella nel Mare viscoso, mar formidabile, sparso di navi trattenute -quivi in perpetuo; scampano al gran pericolo del Monte della calamita; -hanno briga coi grifoni e con le sirene. Queste immaginazioni son -derivate da altri racconti romanzeschi. - -Nella _Navigatio_ il Paradiso terrestre è descritto con sobrietà -che può parere eccessiva, quando si pensi ch'esso porge lo scopo -del viaggio, e si consideri la prolissità con cui vi sono descritte -o narrate cose di assai minor conto. Questo difetto non incontra -nell'altre due redazioni, e non incontra nemmeno in parecchie versioni -della _Navigatio_. Nella redazione gaelica il Paradiso è descritto -assai lungamente, e non troppo in breve nella redazione tedesca. Qui si -legge che San Brandano e i compagni suoi giunsero a un'isola tenebrosa, -il cui suolo era d'oro, tutto sparso di pietre preziose, e dopo essere -rimasti quindici giorni immersi nell'oscurità, pervennero, rimontando -il corso d'un'acqua, in una sala tutta scintillante d'oro e di gemme, -dinanzi alla quale era un fonte, che spandeva quattro rivi, di latte, -di vino, d'olio e di miele, e da cui derivavano la lor virtù tutti -gli aromi e le spezie. Nella sala erano cinquecento seggi, e quante -ricchezze può avere un imperatore: il soffitto era coperto di penne di -pavone. Giunsero poi i naviganti a una città di meravigliosa bellezza, -raggiante di luce, immune da qualsiasi intemperie, davanti alla cui -porta sedevano Enoch ed Elia, ed era un angelo, con una spada di fuoco -in mano. Costoro presero uno dei monaci, e lo misero dentro alla città, -e subito Enoch chiuse la porta e lasciò gli altri di fuori[370]. Merita -d'esser notato che nella redazione tedesca San Brandano e i compagni -suoi giungono al Paradiso, non già in fine, ma quasi in principio del -viaggio. In qualche rimaneggiamento latino, e in taluna delle versioni -francesi della _Navigatio_, si descrive il muro tutto sfolgorante -di gemme ond'è cinto l'aureo monte del Paradiso, la porta custodita -da dragoni, i boschi pieni di selvaggina e le acque popolate di -pesci[371]. La versione italiana contiene una descrizione abbastanza -diffusa, con particolarità che non appajono altrove[372]. - -Soffermiamoci alquanto, chè non sarà senza frutto, a rilevare nella -nostra leggenda alcune cose che possono dar materia a indagini e a -riscontri. - -Il racconto della _Navigatio_ somiglia molto a quelle narrazioni -gaeliche di viaggi ricordate più sopra. Il palazzo inabitato, dov'è -copia di tutte le cose necessarie alla vita; i frutti portentosi -di cui basta uno solo a sfamare e dissetare per lunghi giorni i -naviganti; l'isola popolata di fabbri ferrai; il mare limpidissimo di -cui si scorge il fondo; la colonna smisurata che si leva dall'acque e -nasconde la sommità fra le nuvole, l'isola degli uccelli bianchi; altre -meraviglie vedute da San Brandano e da' compagni suoi, si trovano nel -racconto delle navigazioni di Maelduin e di Snedhgus e Mac-Riaghla. - -Quanto all'isola popolata di pecore, gioverà ricordare che Ulisse -trova, vicino al paese dei Ciclopi, l'isola Lachea; ma è questo un -riscontro puramente fortuito. Un'isola, dov'era grandissima quantità di -montoni, scoprirono anche gli Almagrurini, viaggiatori arabici, la cui -navigazione è narrata da Edrîsi e da Ibn-al-Vardi. Notisi che il nome -delle isole Färoer è composto di due vocaboli, i quali significano, -l'uno pecora, l'altro isola, e che Dicuil dice quelle isole _plenae -innumerabilibus ovibus_[373]. - -Il cete scambiato per un'isola si ha nello Pseudo-Callistene, nella -narrazione dei viaggi di Sindbad, in un racconto talmudico[374], -altrove; ma questo tema di leggenda ebbe origine probabilmente -nel Settentrione, e dal Settentrione, insieme con altri assai, che -già diedero materia al poema di Aristeo di Proconneso intitolato -’Αριμάσπεια, si diffuse verso Mezzodì e verso Oriente. - -Gli angeli caduti, che San Brandano trova sotto forma di uccelli in -un'isola, darebbero luogo a parecchie osservazioni, e argomento a -parecchi riscontri; ma di essi mi si porgerà occasione di discorrere -altrove[375]. - -Nella _Navigatio_ è cenno di un mare _quasi coagulatum pre nimia -tranquillitate_; ma nei racconti tedeschi esplicitamente si parla di -un mare glutinoso, che nelle onde innavigabili trattiene prigioniere le -navi. Questo mare non fu ignoto agli antichi. I Latini lo dissero _mare -pigrum_, _coenosum_, o _concretum_[376], ed esso trova un riscontro -nel _Polmone marino_ di Pitea e nel Marimarusa di Filemone[377]. -Dai Tedeschi fu chiamato _Lebermeer_, _Lebersee_ (_mare jecoreum_), -_Klebermeer_, e vedesi ricordato, o descritto, in parecchi de' loro -poemi, per esempio nel _Herzog Ernst_ e nell'_Orendel_[378]. Il _mare -coagulatum_ è ricordato pure nella già citata lettera del Prete Gianni -all'imperatore Emanuele, come quello che dovrebbe trovarsi a occidente -dell'Europa[379]: ma Giovanni di Hese pone il _mare jecoreum_ in -Oriente, di là dall'Etiopia, e seguendo l'esempio datogli da altri, -ne congiunge il mito con quello del Monte della calamita[380]. Anche -Beniamino di Tudela del resto sembra aver posto nel remoto Oriente un -mare coagulato. - -Prima di giungere al Paradiso terrestre San Brandano e i compagni suoi -attraversarono una così densa caligine che appena l'uno poteva scorgere -l'altro. Essi passarono probabilmente quell'incognito e tenebroso mare -a cui accenna Adamo Bremense, e che già noto agli antichi, vedesi -spesso descritto dai geografi arabici; mare che era nell'estremo -Occidente e nell'estremo Oriente, perchè confondevasi col misterioso -oceano che fasciava tutto intorno la terra[381]. Credettero gli Arabi -che fuori dal mar tenebroso occidentale si levasse la smisurata mano di -Satana, pronta a ghermire le navi che ci si avventurassero[382]; e nel -_Pellegrinaggio di tre figli del Re di Serendib_, di Cristoforo Armeno, -si parla di una regione dell'India, dove si vedeva uscir dal mare una -gran mano aperta, che la notte ghermiva gli abitanti e li trascinava -sott'acqua. - -I fabbri ferrai non sono già Ciclopi, come parve al Cholevius; ma -veri diavoli (e qualcuna delle versioni lo dice espresso), e, assai -probabilmente, diavoli martellatori di anime. Così fatti martellatori -già compajono nella Visione di Tespesio, riferita da Plutarco[383], -e ricompajono più volte in Visioni e leggende del medio evo. Nella -Visione di Tundalo sono fabbri diabolici che con le tenaglie afferrano -le anime, le gettano nelle fornaci ardenti, e arroventatele, e -appastatene venti, trenta, cento insieme, le martellano a furia sulle -incudini[384]. Giovanni Villani, ripetuto da Ricordano Malispini, -racconta che Ugo, marchese di Brandeburgo, cacciando un giorno in un -bosco, trovò _uomini neri e sformati_, che tormentavano, _con fuoco -e con martello_, anime dannate, e fu da quelli avvertito che, non -emendandosi, gli sarebbe toccata egual sorte[385]. - -Alle genti di razza brettone e gaelica doveva parer naturale di porre -l'Inferno, anzichè nelle viscere della terra, nelle varie isole mal -note e di malagevole accesso, sparse per il burrascoso oceano[386]. -Nelle carte medievali è spesso indicata col nome d'isola dell'Inferno -una delle Isole Canarie, e più particolarmente quella di Teneriffa. - -Dopochè San Brandano ebbe veduto Giuda sedere sopra una pietra in mezzo -all'oceano, più altri esploratori e venturieri, meno reali e storici di -lui, ebbero ad incontrarlo, presso a poco nelle medesime condizioni: -tali Ugone da Bordeaux e Baldovino da Sebourg. Ugone lo trovò in un -gran gorgo di mare, pel quale debbono passare tutte le acque che sono -sulla terra: - - Toutes les iaves, quanques dix fait en a, - U qu'eles soient par ichi pasera[387]. - -Il monte ignivomo di San Brandano è certamente l'Hecla. - -Da ultimo è da ricordare che la leggenda marinaresca fiorì già in -Grecia in antico e riappar frequente nella letteratura tedesca del -medio evo[388]. - -L'isola paradisiaca visitata da San Brandano lasciò di sè lungo -ricordo e vivissimo desiderio. Durante tutto il medio evo, e per buon -tratto di tempo anche dopo, si credette generalmente e fermamente -alla sua esistenza. Nelle carte essa fu molte volte indicata, sebbene -con differenze grandi, e naturali, di luogo. Quelle più antiche le -assegnano presso a poco la latitudine dell'Irlanda, o una latitudine -anche più settentrionale; nelle più moderne l'isola scende verso -Mezzodì, e appare a ponente delle Canarie, o Isole Fortunate, e con -queste, facendosene d'una parecchie, è confusa talvolta, o col gruppo -di Madera. Così nella mappa dei Pizzigani, ove si vedono nel mare -occidentale le _ysole dicte Fortunate S. Brandany_, e San Brandano in -atto di stendere le braccia verso di esse; così in quella di Grazioso -Benincasa, ove pur compajono le _Insule fortunate sancti Brandani_, -e in quella del Genovese Beccaria. Il Maurolico nel _Martyrologium_, -e Onorio Filopono nella _Navigatio in Novum Mundum_, affermano che -San Brandano approdò alle Canarie. Nel globo di Martino Behaira, del -1492, l'isola meravigliosa è situata assai più verso Occidente e in -prossimità dell'equatore[389]. Gli abitanti delle isole di Madera, di -Palma, di Gomera e del Ferro, ingannati da nubi, o dagli spettri della -Fata Morgana, credevano talora di scorgerla dalla parte di Occidente, -come perduta fra l'acqua e il cielo. E già essa aveva preso il nome -d'isola Perduta, _Insula Perdita_, e dicevasi, con qualche reminiscenza -forse dell'ἀπρόσιτον νῆσον degli antichi[390], che quando si cercava -non si trovava. Nella _Image du monde_ si legge: - - Une autre ille est que on ne puet - Veoir comme on aler se veult, - Et aucune fois est veue: - Si l'appelle on l'Ille Perdue. - Celle ille trouva sains Brandains, - Qui mainte merveille vit ains[391]. - -Ma quest'isola Perduta, visitata da San Brandano, non si diceva poi -che fosse il Paradiso terrestre. Onorio d'Autun l'aveva descritta come -la più amena e la più fertile di quante ne sono in terra: «Est quaedam -Oceani insula dicta Perdita, amoenitate et fertilitate omnium rerum -prae cunctis terris praestantissima, hominibus ignota. Quae aliquando -casu inventa, postea quaesita non est in venta, et ideo dicitur -Perdita»[392]. Rodolfo da Ems dice che l'Isola Perduta è il più bel -paese del mondo, dopo il Paradiso terrestre, e che San Brandano v'andò, - - der vil wunderliche gotes degen; - -ma a nessun altr'uomo fu più conceduto di ritrovarla[393]. Pietro -Bersuire riferisce questa stessa immaginazione alle Isole Fortunate, -così dette da alcuni «quia casu et fortuna quandoque reperiuntur; si -autem a proposito quaerantur, raro aut nunquam inveniuntur»[394]. In un -trattato dell'arte di navigare di Pietro di Medina, autore spagnuolo -del secolo XVI, l'Isola Perduta si confonde con la famosa Antilia, da -cui venne il nome alle Antille[395]. - -L'Isola Perduta e introvabile fu cercata da molti, specie dopo che la -scoperta del Capo di Buona Speranza e dell'America, ebbe acceso negli -animi la febbre delle remote esplorazioni; e qualcuno pretese anche di -averla trovata[396]. Ad ogni modo era comune speranza che dovesse, un -dì o l'altro ritrovarsi; e quando, il 4 di giugno del 1519, Emanuele di -Portogallo rinunziò alla Spagna, col trattato d'Evora, ogni suo diritto -sull'Isole Canarie, l'Isola Perduta, o Nascosta, fu espressamente -compresa nella rinunzia[397]. Nel 1569 Gerardo Mercator segnava ancora -sulla sua mappa l'isola misteriosa, e nel 1721 partivano in traccia di -essa gli ultimi esploratori. - -La leggenda di San Brandano n'ebbe poche pari in celebrità. Essa fu -introdotta, in forma più o meno svolta, secondo le redazioni, nella -_Image du monde_, che diffusissima essa stessa, ajutò a diffonderla -sempre più[398]. Un frate Filippo di Cork la inserì, non so se per -disteso o in ristretto, in un suo trattato provenzale delle meraviglie -dell'Ibernia, che si conserva tra' manoscritti del Museo Britannico; -Pietro de Natalibus nel suo _Catalogus Sanctorum_; Wynkyn de Worde -nella sua _Golden Legend_, ecc. Ricordi se ne trovano nel _Lohengrin_, -nel _Wartburgkrieg_, e in altri poemi tedeschi. Essa era divenuta un -tema consueto di narrazione e di recitazione, e in un luogo della prima -rama del _Renard_ si trova ricordata insieme con istorie romanzesche -del ciclo brettone. Inni di religiosi sonarono in onore del santo che -aveva corsi i mari, e preghiere si recitarono, che dissero composte da -lui fra i perigli della temeraria navigazione[399]. Giovanni di Hese -ebbe fantasia di emularlo, e accrebbe con brandelli della leggenda di -lui l'ingegnoso tessuto delle sue innocenti bugie. Nel presente secolo -poeti inglesi si ricordarono del santo morto da dodici secoli, e presi -d'ammirazione, ne ricantarono in vario modo le meravigliose avventure. - -Di queste avventure pochissimi si mostrarono disdegnosi nel medio evo, -e di questi pochissimi fu Vincenzo Bellovacense. Egli dice d'avere -escluso affatto dall'opera sua la storia della peregrinazione di -San Brandano a cagione dei vaneggiamenti ond'essa è piena, _propter -apocripha quaedam deliramenta que in ea videntur contineri_[400]. -Ora, sì fatto rigore ha alquanto dello strano, perchè se la fama onde -Vincenzo gode presso i posteri è, per più rispetti, onorevole, non però -è fama di uomo in cui abbondi lo spirito critico e naturalmente avverso -a raccontar fanfaluche. E più sembra strano quando si vede ch'egli, -mentre ricusa di narrare la storia di San Brandano, narra poi la storia -non molto meno miracolosa di San Maclovio[401]. - -San Maclovio o Macute, o Macuto (il Saint Malo dei Francesi) fu -irlandese ancor egli; ma ottenne poca celebrità in patria, e divenne -per contro un santo famoso tra gli Armoricani, i quali si studiarono di -allargarne e adornarne quanto più poterono la leggenda, e l'allargarono -e l'adornarono, sembra, a spese di San Brandano; e dico _sembra_, -perchè la cronologia, in tutte queste storie di santi, è assai oscura -ed incerta, e può dar luogo a opinioni contraddittorie. Nei ricordi -più antichi San Maclovio è soltanto uno dei monaci di San Brandano, -e un compagno de' suoi viaggi, i quali sono ricordati solamente di -volo[402]; ma poi usurpa il luogo del suo superiore e diventa il capo -della spedizione, e San Brandano diventa uno dei seguaci. San Maclovio -imprende due viaggi per ritrovare l'isola d'Ima, la quale non è il -Paradiso, ma ha col Paradiso moltissima somiglianza. Nel secondo ha -compagno San Brandano, e chiede a un gigante da lui risuscitato notizie -dell'isola di cui va in traccia. Il gigante ricorda d'aver visitato -una volta un'isola, la quale, cinta di un aureo muro, splendeva come -uno specchio, ed era vuota di abitatori. Pregatone, egli, ch'è di -smisurata altezza, entra nell'oceano profondo, e si trae dietro la -nave dei monaci, per andare alla scoperta dell'isola beata; ma insorge -una furiosa burrasca, e debbon tutti tornarsene onde sono venuti. Poco -dopo il gigante, che ha ricevuto il battesimo, si muore[403]. Sigeberto -Gemblacense narra anch'egli il viaggio di San Maclovio; ma dice che -questi fu sollecitato, oltrechè dal desiderio proprio, dall'esempio -del suo maestro ed abate Brandano, il quale ardeva non men di lui della -brama di trovar l'isola felice, e fu il promotore della peregrinazione, -_ut scriptura vitae ejus demonstrat_. Mette in dubbio che l'isola da -essi cercata sia il Paradiso terrestre, e dice che, stando alla fama, -è un'isola copiosa di tutti i beni e abitata da _cittadini del cielo_, -che menan quivi santa e gioconda vita[404]. Anche San Maclovio scese -co' suoi compagni sopra il dorso di una balena, credendola un'isola, -e vi celebrò una messa. Quanto al gigante risuscitato e battezzato -da lui, sarà opportuno avvertire che nel racconto gaelico della -navigazione di San Brandano, questi risuscita e battezza una gigantesca -fanciulla bionda, la quale misura ben cento piedi d'altezza, e che -richiesta, dopo il battesimo, se voglia tornare fra' suoi, o andarne -subito in Paradiso, elegge la sorte più felice, e ricevuto il viatico, -incontanente rimuore[405]. - -Gli esempii di San Barinto e di San Mernoc, di San Brandano e di San -Maclovio, dovettero scaldare la fantasia e turbare i sonni a molti -monaci di buona volontà, non meno provveduti di fede che di coraggio. -Gotofredo da Viterbo, che parla della esploratrice curiosità di certi -monaci dell'Armorica, - - Qui marium fines scrutantur et ultima terrae, - Ut valeant populis post tempora longa referre - Quas ibi materies, quae loca mundus habet, - -narra, fondandosi su certo _Libro d'Enoch ed Elia_, a noi sconosciuto, -una storia, che reca novella prova di quei desiderii irrequieti. Cento -frati in una volta si cacciano a navigar per l'Oceano: - - Vela vehunt validis erecta per aequora ventis. - His super alta maris per tempora longa retentis, - Sola poli facies, aequora sola patent. - -Corrono fra cielo ed acqua tre anni, poi si scontrano in certe statue -emergenti dai flutti, le quali col braccio teso additano loro la via. -Arrivano finalmente a una montagna odorosissima, tutta d'oro, sulla -cui vetta è una città aurea, e una chiesa, d'oro essa pure, tempestata -di gemme sfolgoranti, e nella chiesa, sopra un altare prezioso, -un'immagine di Maria col bambino. È quello il Paradiso terrestre. -I naviganti, pieni di meraviglia, cercano da ogni banda se non vi -sia persona viva, e da ultimo scoprono, in una celletta splendida e -riposta, due vecchioni con barbe e chiome lunghe e candidissime, Enoch -ed Elia. - - Inclyta barba senum fuerat, longique capilli, - Candida caesaries; nautisque petentibus illis, - Surgentes pariter verba dedere senes. - -I due santi dicono loro come in quel luogo sia variata la ragione del -tempo; come, al tornare che faranno in patria, troverannosi vecchi, e -vedranno mutate le generazioni, e tutt'altra la condizion delle cose. -Per ingiunzione di quei due si celebra allora una messa, alla quale -séguita una general comunione. I naviganti si partono, e rifanno in -cinque giorni la via in cui prima consumaron più anni; ma tornati in -patria non trovan più nulla di quanto già vi lasciarono. Sparita è la -loro chiesa, sparita è ancor la città, e ad un popolo nuovo nuovo re dà -legge novella. L'assenza loro durò trecent'anni[406]. - -Quelle statue che mostran la via hanno qualche riscontro; ma è più -frequente il caso di statue, o di colonne, che avvertono altrui di non -passare più oltre. Esse si moltiplicano sulle rive, o nelle men remote -isole di quel formidabile Atlantico, che fu teatro alle audaci imprese -dei nostri esploratori. Già le famose Colonne d'Ercole vietavano il -passo gaditano[407]. I geografi arabici, Ibn-al-Vardi Yakut, Edrîsi, -Masûdi, il Geografo Nubiense, parlano di statue colossali poste in -Cadice e nelle Canarie, o anche nelle Isole del Capo Verde, le quali -facevan cenno di non passare più oltre; e quella di Cadice è ricordata -anche nella Cronaca detta di Turpino. Nel _Mare amoroso_, attribuito a -Brunetto Latini, si fa cenno di un passo di mare - - Che fie chiamato il braccio di Saufi, - Ch'à scritto in sulla man: niuno ci passi, - Per ciò che mai non torna chi vi passa[408]; - -e nella mappa dei Pizzigani è una figura in atto di respingere i -naviganti che vorrebbero inoltrarsi sull'oceano[409]. Il Camoens ebbe -a ricordarsi di queste fantasie quando immaginò il suo gigantesco -Adamastore, che tenta di far tornare indietro Vasco di Gama. Ma fu pur -detto che nell'isola di Corvo, la più settentrionale dell'Azore, fosse -la statua di un cavaliere che con la destra indicava l'Occidente, quasi -per additare il cammino agli scopritori del Nuovo Mondo. - -Dalle spiagge dell'Irlanda e dell'Armorica passiamo ora in Asia, o, -se meglio piace, in Ispagna per incontrarvi l'ultimo di questi santi -esploratori, Sant'Amaro, di cui narra le avventure una leggenda -spagnuola. Chi fu Sant'Amaro? in che tempo viss'egli? Confesso -schiettamente di non saperlo, e dubito forte non appartenga ancor egli -a quella abbastanza numerosa famiglia di santi, che vivissimi nella -fantasia popolare, non furono mai vivi al mondo. Un santo Amaro d'ossa -e di polpe ci fu, nativo, credesi, di Francia, fermatosi poi in Burgos, -e già venerato in Ispagna nel secolo XV[410]; ma egli, che attese tutto -il tempo di vita sua a curar gli ammalati e servir i poveri di quella -città, nulla ha da spartire col nostro. Sia come si voglia, la leggenda -di questo è assai moderna, e forse di poco anteriore al 1558, del quale -anno se ne ha una stampa, col titolo: _La vida del bienaventurado sant -Amaro y de los peligros que posò hasta que llegò al Parayso terrenal_. -Nelle altre letterature non se ne ha traccia; ma in Ispagna essa entrò -a far parte della letteratura popolare, e leggesi tuttavia. Io la -riferisco di su un _pliego suelto_ stampato in Madrid, senz'anno, ma -recentissimo[411]. - -Amaro fu d'Asia (non si dice di quale città o provincia) uomo -devotissimo, caritativo, e tutto preso dal desiderio di vedere una -volta il Paradiso terrestre, di cui sempre chiedeva novelle, ma -inutilmente, ai molti pellegrini che gli capitavano in casa. Una notte, -stando in orazione, udì una voce che gli disse: «Amaro, abbandona -la tua casa, va al porto, entra in una nave, lasciala andare dove -la Provvidenza la condurrà, e vedrai ciò che desideri». La dimane il -santo distribuì ai poveri le sue ricchezze, solo quel tanto ritenendone -che poteva bastare alla sua navigazione, e il terzo dì, accompagnato -da due servitori, e da quattro amici che non vollero andasse solo a -quell'impresa, si recò al porto più vicino, comperò una buona nave, -la fornì del necessario, e spiegò le vele, lasciandosi menare dai -venti. Trovò da prima un'isola, chiamata Deserta, ma subito se ne -dilungò, avvertito da una voce del cielo che quella era terra di -peccatori. Attraversò il Mar Rosso, e giunse a una seconda isola, detta -Fuen-Clara, fertilissima e deliziosa, abitata da uomini di bonissima -indole, i quali vivevano centocinquant'anni, senza conoscere infermità -o disagio alcuno. Non si sa come, i naviganti, dopo lungo tempo, -si trovarono nei mari polari, e per poco non rimasero prigionieri -dei ghiacci, dai quali venne loro fatto di scampare per un buon -suggerimento che diede a Santo Amaro la Vergine Maria. Approdarono ad -altre due isole, nell'una delle quali vivevano tredici monaci in una -badia murata, difendendosi a gran pena da innumerevoli e formidabili -fiere, e nell'altra era un sant'uomo, chiamato Leonita, perchè viveva -in compagnia di sei leoni, mansueti come agnelli. Giunsero finalmente -a una spiaggia deliziosa, ove nè caldo si pativa nè freddo, e quivi -Sant'Amaro ebbe finalmente notizia della terra beata di cui andava -in traccia, prima da due eremiti, poi da una santa donna per nome -Baralides, la quale era badessa di un chiostro ivi presso, e l'aveva -veduta una volta di lontano. Guidato da costei per un tratto di via, -Sant'Amaro, i cui compagni erano rimasti addietro, nel luogo ove -avevano preso terra, risalì una valle, superò alti e dirupati monti, -e giunse da ultimo in vista di un meraviglioso palazzo, munito di -altissime torri, cerchiato di saldissimo muro, formato il tutto di -gemme d'ogni colore, le quali ardevano di luce incomparabile. Fuor del -palazzo, alla cui porta vegliava un gagliardo giovane con una spada -in pugno, correvano quattro fiumi. Era quello il Paradiso terrestre. -Accostatosi alla porta magnifica, Sant'Amaro chiese al guardiano -se gli fosse lecito d'entrar dentro; ma quegli rispose che no, e -che si contentasse di ciò che poteva vedere standosi sulla soglia. -Obbedendo al precetto, Sant'Amaro vide gli alberi pieni di frutti, e -quello, fra gli altri, del cui frutto mangiarono Adamo ed Eva; e vide -cori di bellissime donzelle, coronate di fiori, le quali cantavano -dolcissimamente, e sonavano varii strumenti, e servivano con somma -riverenza e vivissimo amore la Vergine. Sant'Amaro credette di aver -fruito di quel divino spettacolo un'ora, ed erano passati dugent'anni. -Tornato al luogo dove aveva lasciato i compagni, trovò una bella città, -che essi avevan fondata, e finì i suoi giorni in un monastero che gli -abitatori di quella edificarono appositamente per lui. - -Ma lasciamo oramai i santi, co' quali ci siam trattenuti così a lungo, -e accostiamoci a un'altra schiera, formata di conquistatori e di -venturieri, i quali, o deliberatamente muovono in traccia del Paradiso -terrestre, con animo, talvolta di assoggettarlo al loro dominio, -o, quasi senza pensarvi, a forza di girare il mondo, lo trovano, e -riescono, o non riescono, secondo i casi, a penetrarvi. E come ragion -vuole cominciamo da colui che la leggenda consacrò principe e modello -dei venturieri e degli eroi, da Alessandro Magno. - -In un racconto latino, intitolato _De itinere ad Paradisum_, si legge -quanto segue. Alessandro, di ritorno dalla conquista dell'Indie, -si ferma sulle rive del Gange, il quale è qui tutt'uno col Fison, e -contemplando alcune foglie mirabili venute dal Paradiso, esce in tale -lamento: «Nulla io feci nel mondo, e nulla stimo la gloria mia, se -di tali delizie non godo». E subito, raccolti cinquecento seguaci, -salita una gran nave, si mette a navigare su per il fiume. In capo di -trentaquattro giorni ecco appar loro una gran città, le cui mura, tutte -coperte di musco non lasciano scorgere adito alcuno, e sembrano essere -di grandissima antichità. Per tre giorni cercano gli esploratori tutto -all'ingiro, e finalmente scoprono una postierla angusta e sbarrata. -Alessandro manda suoi messi a intimar l'obbedienza ed a chieder -tributo, essendo egli signore del mondo. Al picchiar di coloro, uno -di dentro apre l'usciolo, e alle parole minacciose e superbe risponde -con voce blanda e tranquilla l'aspettino alquanto fin ch'ei ritorni. -Va e torna, recando una gemma di singolare qualità e bellezza, e -dice loro la dieno al lor re, perchè conosciutane la natura, tosto -smetterà ogni ambizioso pensiero. Alessandro, veduta la gemma, udita -la risposta, incontanente si parte, e raggiunge le sue genti, insieme -con le quali se ne va poscia a Susa. Quivi un vecchio Ebreo gli fa -conoscere la virtù della gemma, e gliene svela il misterioso, simbolico -significato. La gemma, messa nel piatto di una bilancia, vince di -peso ogni maggior copia d'oro che le si contrapponga, ma, coperta di -un pizzico di polvere, diventa più leggiera di una piuma. Stupisce -Alessandro, e l'Ebreo gli dice: «Questa gemma è immagine dell'occhio -umano, che vivo di nessuna cosa si appaga, morto e coperto di terra -più nulla vagheggia». Alessandro intende l'ammaestramento, e represso -ogni ambizioso affetto, e licenziati i compagni d'arme, si ritrae in -Babilonia, dove dal tradimento è troncata la gloriosa sua vita. La -città murata e chiusa è la dimora dei giusti, ove soggiorneranno sino -al dì del Giudizio[412]. - -Questo racconto, pervenuto sino a noi in una redazione che -probabilmente appartiene al XII secolo, è, senza dubbio, di origine -molto più antica, e scaturisce da fonte giudaica. Nel trattato _Tamid_ -del _Talmud di Babilonia_ se ne legge uno che ha con esso colleganza -strettissima, anzi si può dir quel medesimo, salvo che il latino deriva -da una redazione più larga e più antica. Nel racconto talmudico, -l'andata di Alessandro al Paradiso si rannoda con l'avventura della -fontana di giovinezza, e l'eroe riceve dagli abitatori del Paradiso, -non una gemma simbolica, ma un vero occhio umano, il quale si comporta -del resto come la gemma[413]. La leggenda passò nell'_Alexander_ del -Tedesco Lamprecht, ma con alcune particolarità diverse da quelle pur -ora vedute, e ch'egli, o poneva di suo, o toglieva da scrittura a noi -incognita. Alessandro e i compagni suoi risalgono l'Eufrate (non il -Fison) sostenendo grandi fatiche, e terribili procelle, che mettono a -dura prova il loro coraggio e la loro perseveranza. Alessandro ha fermo -nell'animo di conquistare il Paradiso, e infiamma i commilitoni alla -gloriosa impresa. Dopo lunga navigazione giungono a un muro altissimo, -tutto costruito di pietre preziose, del quale non viene lor fatto di -vedere la fine. Trovano da ultimo la porta, fanno la intimazione a quei -di dentro, ricevono la gemma. I più giovani contendono co' più vecchi e -savii: questi consigliano ad Alessandro di tornare; quelli di seguitar -l'impresa incominciata. Prevale il consiglio dei primi. Tornato in -Grecia, Alessandro fa vedere la gemma a molti che non sanno conoscerne -la virtù, finchè un vecchio Ebreo, da lui fatto venire appositamente, -gliela scopre, servendolo per giunta di una lunga ammonizione. Con -quest'avventura finisce il poema[414]. - -L'avventura fu pure narrata da Tommaso di Kent nel _Roman de toute -chevalerie_, e introdotta da un interpolatore nel poema di Lambert li -Tors e Alessandro da Bernay, e ripetuta nella compilazione intitolata -_Faits des Romains_[415], nei _Fatti di Cesare_ nostri[416], dal -Mandeville[417], da Pietro Paludano nel suo _Thesaurus novus_. Giovanni -di Hese dice che vicino al Paradiso terrestre è un monte, sul quale fu -Alessandro, che soggiogato tutto il mondo, dallo stesso Paradiso volle -avere tributo[418]. La novella dell'occhio umano, o della gemma che lo -simboleggia, si trova anche separatamente dal racconto del viaggio di -Alessandro al Paradiso[419]. - -Gli Arabi e i Persiani, che tante favole meravigliose narrano del -Macedone, parlano bensì di una spedizione ch'ei fece in cerca della -fontana di giovinezza, ma ignorano la sua andata al Paradiso. Solo -Nizâmi, il quale fa compiere all'eroe un viaggio nell'Oceano Atlantico, -dice ch'ei seppe, da certi selvaggi abitatori d'un deserto posto di -là dal mare, come fosse, nella regione dove più non brilla il sole, -una città magnifica, abitata da uomini di santa vita, i quali, senza -mai invecchiare, vivevano cinquecent'anni; e il poeta conduce l'eroe -a una terra felice, posta verso Settentrione, popolata da genti scevre -di ogni malizia[420]. A questo proposito non parrà superfluo ricordare -come Firdusi narri dell'andata di Rustem all'Alburz. - -Di Alessandro Magno, che presunse di assoggettare persino il Paradiso -terrestre, ebbe forse a ricordarsi l'Ariosto, quando attribuì il -pensiero temerario di così gran conquista al suo Senapo, che ne fu -punito con la cecità e con le Arpie. Il Senapo - - Inteso avea che su quel monte alpestre, - Ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva, - Era quel Paradiso che terrestre - Si dice, ove abitò già Adamo ed Eva. - Con cammelli, elefanti, e con pedestre - Esercito, orgoglioso si moveva, - Con gran desir, se v'abitava gente - Di farla alla sua legge ubbidiente[421]. - -Un autore spagnuolo del secolo XVI, Giovanni Gonzalez di Mendoza, -narra, traendola non so d'onde, la storia di un re del Bengala, -il quale mandò gente, con molte barche, su per il Gange, ordinando -loro d'andarne alla scoperta del Paradiso terrestre. Gli esploratori -navigarono più mesi a ritroso del fiume, e giunsero finalmente a un -luogo ove era mitissima la corrente, e già molti segni apparivano -della prossimità della felice dimora; ma per quanti sforzi facessero -non poterono passar più oltre, sebbene non ci si vedesse impedimento -alcuno[422]. - -Tornando per un istante ancora ad Alessandro Magno, ricorderò, per -opportunità di riscontro, come nello Pseudo-Callistene si racconti -l'andata di lui, attraverso a un paese tenebroso, ov'è la fontana -di giovinezza, sin presso alle sedi dei beati, dalle quali lo fanno -allontanare due uccelli parlanti; e come nel racconto di Giulio -Valerio, sia dato il nome di Paradiso al luogo dove gli Alberi del Sole -e della Luna diedero all'eroe il famoso responso[423]. Nel Titurel, due -principi indiani, che si vantano discendenti da Alessandro, descrivono -il loro paese, che si chiama Paradiso, senza però esser quello dei -primi parenti. - -Ecco ora farcisi innanzi parecchi eroi della leggenda cavalleresca -medievale. Di Merlino si narra che movesse con una nave di cristallo in -traccia dell'isole beate[424]. Di Ugone da Bordeaux si può dire che, se -non fu nel Paradiso terrestre, fu in luogo molto a quello somigliante. -Un grifone lo trasportò sopra una montagna che non conosce le tempeste, -e dove sono alberi bellissimi e tutti i frutti della terra, e la -fontana di giovinezza. Gesù Cristo vi si riposò e la benedisse. Per -comando di un angelo, il cavaliere tolse tre pomi, che avevano virtù -di far ringiovanire[425]. Ma ben giunse al Paradiso terrestre un altro -eroe, Baldovino da Sebourg. Spinti da una furiosa procella, Baldovino -e Poliban passarono il mar d'Inghilterra, passarono il mare d'Irlanda, -e corsero oltre finchè si offerse loro agli sguardi un giardino -meraviglioso, murato tutto intorno di cristallo, splendente come l'oro. -Era quello il Paradiso terrestre. Approdarono i naviganti, e sulla -porta trovarono Enoch ed Elia, i quali, non vecchi già, ma parevano -essere nel fiore della giovinezza, e accolsero i cavalieri molto -benevolmente, e li misero dentro. Qui le solite meraviglie: uccelli che -cantano dolcissimamente, tra' quali alcuni che nascono da un raggio -di sole e sono detti _salamandre_; serenità perpetua; alberi sempre -verdi e carichi di frutti; l'albero del peccato, tutto secco. Elia fece -tornare il re Poliban di trent'anni, dandogli a mangiare di certo pomo. -Baldovino, ch'era giovane, avendo voluto far ancor egli l'esperimento, -contrariamente all'ammonizion del profeta, divenne in un momento -vecchissimo, e pien d'acciacchi, e non racquistò la gioventù perduta -se non quando Enoch gli ebbe dato a mangiare di un altro pomo del -giardino. I cavalieri seppero dai profeti che nel Paradiso avverrà il -Giudizio universale. Quando se ne partirono, sembrava loro di esserci -stati due giorni, e c'erano invece rimasti due mesi[426]. - -Un eroe più illustre di Baldovino, e anche di Ugone, fu Uggeri il -Danese, del quale pure si narra che andasse al Paradiso terrestre. In -uno dei poemi francesi cui la sua storia porge argomento, il poeta lo -conduce, non nel Paradiso propriamente, ma in quelle vicinanze: - - Car le Danois s'en va ou chastel d'aimant, - Qui siet par faerie les Avalon le grant, - Et Paradiz terrestre est un petit avant, - Dont Enoc et Elie vont le saint lieu gardant, - Et y furent ravy en char de feu ardant, - Et la sont tous en vie, et sont jusqu'à tant - Qu'Antecrist regnera, et cil deux dieu sergant - Le meteront a fin: on le treuve lisant - En la sainte escripture qui pas ne va mentant. - -Segue poi il racconto del lungo soggiorno che fece l'eroe in quel -paradiso dei cavalieri che fu l'isola di Avalon[427]. Il medesimo si -ha nel romanzo in prosa, calcato sul poema[428]; ma moltiplicando e -affastellandosi sempre più le avventure dell'eroe, gli era naturale -che venisse a cacciarsi tra queste anche un vero e proprio viaggio al -Paradiso. Di tale viaggio è ricordo nei _Fioretti dei paladini_[429]. -Giovanni d'Outremeuse narra che Uggeri volle conquistare il Paradiso -terrestre, e con un esercito di ventimila uomini passò regioni popolate -di serpenti, attraversò la valle tenebrosa, vide molte isole, molti -strani e spaventosi animali, mangiò dei frutti degli Alberi del Sole -e della Luna, e giunse al Paradiso, il quale è tutto cinto di monti -altissimi, ed ha un'unica entrata, guardata da fiamme, che non lasciano -passare nessuno[430]. - -Uggeri non pare che sia penetrato nel luogo vietato, ma bene vi -penetrò un altro cavaliere, il quale ebbe anche la ventura di visitare -l'Inferno, Ugo d'Alvernia. Dopo molte e molte avventure, le une più -strane delle altre, Ugo giunge al Paradiso terrestre, vede la fonte da -cui nascono i quattro fiumi, e presso a quella l'albero disseccato, -che pare tocchi con la vetta il cielo, e tra i rami dell'albero la -Vergine, con in braccio il bambino; poi trova Enoch ed Elia, i quali -si comunicano con cert'ostie ch'egli ebbe dal papa, e portò seco nel -viaggio. Così nel testo italiano del poema, che manoscritto si conserva -nella Nazionale di Torino, e così ancora, secondo ho ragion di credere, -nel franco-italiano della Biblioteca Regia di Berlino[431]. Nel romanzo -in prosa di Andrea da Barberino il racconto corre alquanto diverso. Ugo -risalì, cavalcando, verso le sorgenti del Nilo, accompagnato da alcuni -grifoni, suoi fedeli ajutatori: «trovò una nugola, come tenebra scura, -ed era come un muro, e alta, e tagliata insino all'aria, e divideva -la luce». Quivi presso era un pilastro, con una scritta, la quale -avvertiva chiunque non fosse mondo di peccato di non andare più oltre. -Ugo penò tre giorni ad attraversar quelle tenebre, dopo di che giunse -a un bel prato fiorito, pieno d'alberi, ch'era la _Terra Santa di -Promissione_: Vide Enoch ed Elia, e un luogo cerchiato di muro, ch'era -più propriamente il Paradiso terrestre, dove i santi dissero che nessun -uomo vivo poteva entrare; e non ben s'intende se all'eroe sia conceduto -d'entrarvi[432]. - -Molta somiglianza morale ha con Ugo d'Alvernia Guerino il Meschino, -e molta somiglianza spesso è tra le loro avventure. Guerino giunge -al Paradiso terrestre scendendo nel Pozzo di San Patrizio. Uscito -dall'Inferno, il cavaliere perviene, in compagnia di molti spiriti -vestiti di bianco, davanti a un muro, che gli sembra d'oro massiccio, -tempestato di gemme, ed è alto sino al cielo, e splende a guisa di -fuoco ardente. S'apre una porta, e n'esce un soavissimo odore, e uno -di quegli spiriti porge al cavaliere un _pomo molto odorifero_, da cui -questi si sente tutto riconfortare. Soppraggiungono Enoch ed Elia, i -quali menano il cavaliere in giro per una felice campagna che si stende -tutto all'intorno. Nel Paradiso stesso nessun uomo mortale può entrare. -Più oltre Guerino vede una città risplendente, cinta di un muro di -fuoco, e ode il canto degli angeli, ond'è rallegrata, ed ha, attraverso -una porta, un'assai strana visione della Trinità. Non s'intende bene -se questo sia il Paradiso terrestre o il celeste; ma è probabile -sia il celeste[433]. Tullia di Aragona rinarra tutto ciò, con alcune -differenze, nel suo poema, e pone ad abitare nel Paradiso terrestre, -insieme con Enoch ed Elia, anche San Giovanni[434]. - -Con la storia di Ugo d'Alvernia e di Guerino ha molta affinità la -storia di un Fortunato, che non ha nulla di comune con quello celebre -della leggenda popolare, al quale la Fortuna aveva fatto dono della -borsa che mai non si votava. Tale istoria porge materia a un ponderoso -romanzo in prosa, che si conserva fra i manoscritti palatini di -Firenze[435]. Come Guerino, il nostro Fortunato va in cerca del padre, -che non conosce; compie il solito viaggio in remote regioni; vede le -solite meraviglie; e giunge, con alcuni compagni alle falde del monte -del Paradiso, il quale è «tanto altissimo, che la fine dell'altezza» -non si può vedere, e nemmeno il mezzo; e così erto, che non ci si può -salire da quella parte. I viaggiatori son venuti su per il Fison, e -si trovano nella provincia d'Etiopia, confusa spesso, come s'è già -notato, con l'India. Dopo molt'altri giorni di viaggio, confessatisi -e comunicatisi a una badia, salgono il monte dalla parte opposta, e -trovano «molte ville e abitanti,» da' quali sono ricevuti con onore, -finchè, a un certo punto, vedono il monte «cerchiato di fuoco infino -all'aria,» e un angelo «tutto focoso, con una spada in mano,» dice -loro che a nessun uomo mortale è lecito salir più su, e li invita a -mandare un sacerdote che battezzi le genti da essi convertite alla fede -cristiana. - -Gli è strano che l'altro Fortunato, quello la cui storia compare in -tutte quasi le letterature d'Europa, non esclusa l'italiana, non giunga -ancor egli al Paradiso terrestre, dappoichè la leggenda lo fa scendere -nel pozzo di San Patrizio, visitare il paese del Prete Gianni, e -correre tutto il mondo. - -Gli ultimi cavalieri da noi incontrati ci hanno quasi ricondotti nel -mondo monacale ed ascetico, tanto è spiccato in essi il carattere -religioso, tanta la devozione con cui lungo tutto il corso degli -strani lor viaggi, e in mezzo a mille avventure e a mille pericoli, si -raccomandano a Dio, gridano i loro peccati, digiunano, si macerano, e -si confessano ogni qual volta è data loro occasione di poterlo fare. -Perciò sarà da ricordare qui la saga di Eirek, figlio di Thrand, -re di Drontheim, saga che manifestamente intende alla edificazione. -Partitosi dalla sua terra, Eirek giunge, in compagnia di un suo amico, -a Costantinopoli; ha con quell'imperatore un colloquio di argomento -religioso; attraversa la Siria, entra in mare, giunge in India, e a -un ponte guardato da un drago. Di là dal ponte è il Paradiso. Eirek -vi penetra, gettandosi nella bocca spalancata, passando attraverso il -corpo del mostro. Trova una campagna fiorita, corsa da rivi di miele, e -una torre sospesa in aria, a cui sale su per una scala leggiera, e dove -gli si offre una tavola apparecchiata. Tornato in patria dopo sette -anni di assenza, narra, a confusion dei pagani, le sue avventure, poi -sparisce, rapito miracolosamente, e di lui non si ha più notizia[436]. - -Ricorderò ancora Hélias, o il Cavalier dal Cigno, dei poemi francesi, -la figliuola della Reina d'Oriente, e il buon Astolfo. Del primo -fu detto che venisse dal Paradiso terrestre quando comparve sulla -navicella incantata, cui traeva per l'onde il candido uccello[437]. -La seconda ci fu fatta andare dal Pucci[438]. Il terzo ci fu -condotto dall'Ariosto[439]. Astolfo, chiusa la bocca dell'Inferno, e -imprigionate per sempre le tetre Arpie, si lava da capo a piè: - - Poi monta il volatore, e in aria s'alza, - Per giunger di quel monte in su la cima, - Che non lontan con la superba balza - Dal cerchio della luna esser si stima. - Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza, - Ch'al cielo aspira e la terra non stima. - Dell'aria più e più sempre guadagna, - Tanto ch'al giogo va della montagna. - -Quivi fiori che pajon gemme, alberi sempre fecondi, uccelletti di -tutti i colori che cantano dolcemente, ruscelli e laghi che vincono -di limpidezza il cristallo, un'aura soave che va predando ai fiori il -profumo, uno smisurato palazzo - - in mezzo alla pianura, - Ch'acceso esser parea di fiamma viva: - Tanto splendore intorno e tanto lume - Raggiava, fuor d'ogni mortal costume. - -Enoch, Elia, San Giovanni accolgono amorevolmente il cavaliere, lo -alloggiano in una stanza, gli dànno di quelle frutta che non hanno -simili in terra, provvedono buona biada all'ippogrifo. Il dì seguente -l'eroe si leva, e dopo aver discorso con San Giovanni - - Di molte cose di silenzio degne, - -venuta la sera, entra con l'apostolo in un carro, tratto da quattro -destrieri più rossi che fiamma, e sale al mondo della luna per -ricuperare il senno d'Orlando. - -Astolfo fu l'ultimo visitatore del Paradiso terrestre. Fausto, -l'inquieto ed insaziabile scrutator delle cose, figura e simbolo di una -nuova età, dopo aver corso in compagnia di Satana tutta la faccia della -terra, e penetrato gli abissi, pervenne, secondo il popolare racconto, -alle fatali giogaje del Caucaso, e vide, da lungi, fiammeggiare la -spada ardente del cherubino; ma, come tratto da nuova cura, non si -fermò e passò oltre[440]. E dopo di lui nessuno più vide la porta -meravigliosa sognata da tanti, e da così pochi varcata; la porta d'oro -e di gemme ormai chiusa per sempre. - - -NOTE: - -[308] Ediz. cit., l. I, parte IV, cap. 123. - -[309] Ediz. cit., p. 23. - -[310] _Inf._, XXVI, 90 sgg. Che la _montagna bruna_ veduta da Ulisse -e da' suoi compagni nell'altro emisfero, debba essere, secondo la -intenzione di Dante, il monte del Purgatorio, par certo, malgrado le -obbiezioni di qualche commentatore. - -[311] _Op. cit._, ediz. cit., p. 14. - -[312] Cod. riccardiano 1672, f. 47 r., col. 1ª. - -[313] POMPONIO MELA, _De situ orbis_, III, 6, parla di un'isola del -Mar Caspio, denominata Talca, la quale era naturalmente fertilissima, -e recava gran copia di frutti e di messi, cui, per altro, il vicino -popolo non osava di toccare, stimandoli serbati agli dei. - -[314] PERTZ, _Scriptores_, t. VII, pp. 84-5. - -[315] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce, Sitzungsberichte -der k. Akad. d. Wiss._ di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. LXIII (1869), -pp. 165 sgg.; W. MEYER, _Die Geschichte des Kreuzholzes vor Christus, -Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss._ di Monaco, Cl. I, vol. XVI (1881), -parte 2ª. Vedi pure WESSELOFSKY, _Altslavische Kreuz- und Rebenssagen, -Russische Revue_, vol. XIII, pp. 130-52; KÖHLER, _Zur Legende von der -Königin von Saba oder der Sibylla und dem Kreuzholze_, Germania, anno -XXIX (1884), pp. 53-8. Un racconto italiano pubblicò il D'ANCONA, _La -leggenda di Adamo ed Eva, Sc. di cur. lett._, disp. 106, Bologna, 1870. - -[316] GIOVANNI BELETH, nel _Rationale divinorum officiorum_, cap. _De -exaltatione S. Crucis_; ERRADA DI LANDSPERG, nell'_Hortus deliciarum_ -(ENGELHARDT, _Herrad von Landsperg_, Stoccarda e Tubinga, 1818, p. -41); STEFANO DI BORBONE, nel _Tractatus de septem donis_ (LECOY DE LA -MARCHE, _Anecdotes_, etc., p. 425), dissero poi che Adamo era ammalato -di gotta. - -[317] MEYER, _Vita Adae et Evae_, già cit., pp. 14 sgg. - -[318] Cap. 19, ap. THILO, _Op. cit._, pp. 685-97. - -[319] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce_, pp. 165-6. -In altre leggende l'albero, del cui legno fu fatta la croce, non ha -relazione alcuna col Paradiso terrestre. Vedi MEYER, _Die Gesch. d. -Kreuzh._, pp. 106 sgg. - -[320] MEYER, _ibid._, p. 130. Il testo latino è riprodotto ivi stesso, -pp. 131-49. - -[321] PANTHEON, parte XIV, in _Pistor-Struve_, _Rerum germanicarum -scriptores_, t. II, p. 242. - -[322] Nei _Fioretti della Bibbia_ la leggenda di Jerico segue a quella -di Seth, anzi forma parte con essa di una sola leggenda. Lo stesso -incontra nella catalana _Genesi de scriptura_, che ha coi _Fioretti_ -strettissima relazione: _Compendi historial de la Biblia que ab lo -títol de Genesi de Scriptura_, Barcelona, 1873, pp. 12-15, 18-19. -Qui, nella stampa, si legge Genico; ma un manoscritto, che, sotto il -titolo di _Flos mundi_, si conserva nella Nazionale di Parigi (Esp. 46) -ha Gerico. Non credo che i _Fioretti_ abbiano attinto, come par che -stimino il Mussafia (p. 193) e il Meyer (p. 161), da Gotofredo; anzi -penso che questi trovasse il racconto in alcuna scrittura da cui anche -i _Fioretti_ l'attinsero. Di Jonito, primo inventore dell'astronomia, -fa ricordo anche BRUNETTO LATINI, _Li tresor_, ediz. cit., l. I, parte -1ª, cap. 21. - -[323] Vedi per tutto ciò il mio libro, _Roma nella memoria e nelle -immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882-3, vol. II, pp. 107, -491-6, 500, 502, 503. Alle notizie ivi raccolte ne aggiungo qui -alcune altre. L'albero descritto da Marco Polo sotto il nome di Albero -Secco, o piuttosto Albero del Sole, non è punto un albero disseccato -o dispogliato. Il ROUX DE ROCHELLE (_Notice sur l'Arbre du Soleil, ou -Arbre Sec, décrit dans la relation des voyages de Marco Polo, Bulletin -de la Société de géographie_, serie 3ª, vol. III, 1845, pp. 187-94) -lo identifica con un albero da manna; e nella già ricordata mappa di -Hereford si legge, sopra una penisola vicina al Paradiso terrestre: -_Arbor balsami est arbor sicca._ Andrea Bianco pone l'_alboro seco_ -nella penisola stessa ov'è il Paradiso. Un _amiraus d'outre le -Sec-Arbre_ figura nel _Jeu de saint Nicolas_ di GIOVANNI BODEL, ap. -MONMERQUÉ et MICHEL, _Théâtre français au moyen âge_, Parigi, 1839. - -[324] - - Dio te salve, santa croce, - Arboro d'amor plantato, - Che portasti lo fructo sì dolce, - E lo mondo ay salvato. — - - O croce alma, mirabile, - Arbore dolce, fruttifero, - O pretio incomparabile, - O premio salutifero. — - - Su nell'alto dello mare - Uno arbore è apparito, - Che de rose e de viole - Tutto quanto è fiorito, - -ecc. ecc. - -[325] VENANZIO FORTUNATO, _Poematum_ l. II, _De cruce Domini_: - - De parentis protoplasti fraude facta condolens, - Quando pomi noxialis morsu in mortem corruit, - Ipse lignum tunc notavit damna ligni ut solveret. - -[326] GIACOMO DA VORAGINE cita un verso (_Legenda aurea_, ediz. -Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, cap. 68, p. 304): - - Ligna crucis palma, cedrus, cypressus, oliva - -Altrove altri versi si leggono: - - Quatuor ex lignis dominis crux dicitur esse; — - Pes crucis est cedrus; corpus tenet alta cupressus: - Palma manus retinet; titula laetatur oliva, - -MORRIS, _Legends of the Holy Rood_, Londra, 1871, p. XVII. Un ms. -della Palatina di Firenze, segn. CXXI, contiene una Meditazione -della passione di Gesù Cristo, divisa in quattro parti, di cui la -terza s'intitola: _Di quanti legni fu facta la santa croce, et come -lo stipite fu producto, tagliato et poi ritrovato._ PALERMO, _I -manoscritti palatini di Firenze ordinati ed esposti_, Firenze, 1853-68, -t. I, p. 235; _I codici palatini della R. Biblioteca Nazionale centrale -di Firenze_, Roma, 1886 sgg., vol. I, p. 113. - -[327] SANT'ATANASIO, _Expositio fidei_, cap. 1, dice che San Paolo -fu rapito nel Paradiso terrestre; SAN CIRILLO, _Catechesis de Christi -consessu_, ch'ei fu rapito e nel Paradiso terrestre e in cielo. - -[328] Un testo latino di questo racconto fu prima pubblicato dal ROSWEY -nelle _Vitae patrum_, Anversa, 1616, pp. 224-31, col titolo: _Vita -Sancti Macarii Romani servi Dei, qui inventus est juxta Paradisum, -auctoribus Theophilo, Sergio et Hygino_; poi negli _Acta Sanctorum_, 23 -ottobre, pp. 566-71. In italiano si ha nelle _Vite dei Santi Padri_, la -cui traduzione suolsi attribuire al CAVALCA, ediz. del Manni, Firenze, -1731-2, vol. II, pp. 341 sgg.; in _Leggende del secolo XIV_, Firenze, -1863, vol. I, pp. 452 sgg., e in più codici, come, per esempio, nel -magliabechiano cl. 35, num. 221. f. 36 r. sgg., ove s'intitola: Q_ui -incomincia la storia di tre monaci romani e quali andorono al paradiso -luziano come voi udrete_. Il cod. VIII, B, 33 della Nazionale di -Napoli contiene dal f. 173 r. a 179 v.: _De tre monaci che se partino -per andare a lo Paradiso terresto, et como trovaro Machario romano -appresso al Paradiso XVIII miglia_. Il MIOLA nota essere questa la -leggenda di San Macario, ma affatto diversa da quella che si legge fra -le Vite dei SS. Padri. _Le scritture in volgare dei primi tre secoli -della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli, -nel Propugnatore_, vol. XIII, parte 2ª, p. 417. Cf. _H. Mertian_, -_Le Robinson de la légende_, in _Études religieuses, historiques et -littéraires_, Parigi, 1862, vol. I, pp. 372-85. - -[329] Nella mappa d'Andrea Bianco, a occidente e in prossimità del -Paradiso terrestre, è disegnata una chiesuola, con le parole _ospitium -macorii_: a levante veggonsi due figurine d'uomini, con in mezzo -un albero, e scrittovi _omines parc_, e in altra riga alboro seco. -Il _Lelewel_ non intende nulla di tutto ciò. Egli dice (Op. cit., -vol. II, p. 88): «L'Asie meridionale avance aussi par une péninsule -vers les extrémités orientales. Au bout de cette péninsule est situé -_paradixo terestro_, d'où sortent les quatre fleuves bibliques; dans -leur cours parallèle entre _ospitium macorii_ (Macarii? beati, μαχαρις -(sic), hospice de bienheureux); et les hommes, omines que s (sine) -_capitelos_? qui sont sans tête, le visage sur leur poitrine; _omines -parc_ (nt) _alboro se_(ri)_co_? les hommes préparant des arbres la -soie?». Ora l'_ospitium macorii_ altro non è che il romitaggio di San -Macario; e gli _omines parc_ sono gli _homines parci_, i quali vivono -dell'odore di un pomo, e non hanno nulla che fare con l'_alboro seco_. - -[330] Vedi pp. 21-2. - -[331] _Odissea_, XI, 14-19; _Teogonia_, 736-8, 813-7. - -[332] _Pseudocallisthenes_, l. II, cap. 39, e molte delle posteriori -storie favolose di Alessandro. - -[333] Vedi una nota del Liebrecht agli _Otia imperialia_ di GERVASIO -DA TILBURY, ediz. cit., p. 115, e, nel presente volume, lo scritto -intitolato _Il riposo dei dannati_. - -[334] Epist. 10, ap. JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum -germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, p. 56. - -[335] _Miscellanea di opuscoli inediti o rari dei secoli XIV e XV_, -Torino, 1861, pp. 165-78; _Leggende del secolo XIV_, già citate, -vol. I, pp. 489 sgg.; cfr. ZAMBRINI, _Le opere volgari a stampa dei -secoli XIII e XIV_, 4ª ediz. con appendice, Bologna, 1884, col. 574. -Questa leggenda occorre spesso in manoscritti italiani: vedi FARSETTI, -_Biblioteca manoscritta_, vol. I, p. 292; vol. II, pp. 83, 92. Nel cod. -magliabechiano pur ora citato, cl. 35, num. 221, essa tien dietro alla -leggenda dei monaci Teofilo, Sergio ed Igino. È pur contenuta nel cod. -7762 della Nazionale di Parigi, e nel cod. CCCXLIII della Corsiniana -(ora Biblioteca dell'Accademia dei Lincei) fondo Rossi. Ci sono, tra le -varie redazioni differenze alle volte notabili: io seguo quella che si -ha nella _Miscellanea_ sopraccitata. Alcune delle cose che nel Paradiso -vedono i monaci, vede anche Seth nel racconto italiano pubblicato dal -D'Ancona e ricordato di sopra. - -[336] Di musiche, le quali con la soavità loro addormentano, è -frequente ricordo in leggende e in novelle popolari. Vedi, per esempio, -D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit_., pp. 289, 323, 328. - -[337] _Felix im Paradise_, VON DER HAGEN, _Gesammtabenteuer_, Stoccarda -e Tubinga, 1850, N. XC, vol. III, pp. cxxvii, 611 segg. Vedi inoltre -GERING, _Islendzk Aeventyri_, Halle a. S., 1882-84, vol. II, pp. 120-2, -ove sono date le opportune notizie bibliografiche. Questa leggenda, -veramente assai bella, ebbe molta fortuna, e da poeti modernissimi -fu rinarrata più volte; tra gli altri, e meglio che dagli altri, dal -Longfellow. - -[338] In quest'ultima forma la leggenda del monaco Felice ha certa -somiglianza con quella del rabbino Choni Hameaghel, il quale non -potendo intendere le parole del salmista: «Quando Dio liberò i prigioni -di Sion, noi eravamo simili ad uomini che sognino», fu miracolosamente -immerso in un sonno che durò settant'anni, dal quale destatosi, non -fu più riconosciuto da nessuno. EHRMANN, _Aus Palästina und Babylon_, -Vienna 1880, pp. 19-20. Uggero il Danese, tornato dopo dugent'anni -dal regno di Morgana, non riconosce più nessuno e non è da nessuno -riconosciuto. - -[339] _Histoire de Saint Louis_, cap. 94, ediz. cit., p. 320. - -[340] Si potrebbero moltiplicare agevolmente gli esempii e i riscontri. -Il tema appar molto spesso in novelline popolari. Il figliuolo di una -povera vedova sposa la Fortuna, che in capo di certo tempo lo abbandona -per andarsene a stare nell'Isola della Felicità. Il giovane la -raggiunge, e statovi dugent'anni, crede d'esservi stato solamente due -mesi. COMPARETTI, _Novelline popolari italiane_, Torino, 1875, _L'Isola -della Felicità_, pp. 212 sgg. Un giovane va al Paradiso: crede esservi -rimasto mezz'ora, o meno di un'ora, e v'è rimasto più di un anno, o -anche cent'anni. LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Bretagne_, -Parigi, 1881, pp. 78 sgg., 216 sgg. Un fabbro ferrajo è invitato a -ferrar cavalli in un castello misterioso: ne ferra uno, e quando torna -son passati dieci anni, e trova la moglie maritata ad altro uomo. ZAPF, -_Der Sagenkreis des Fichtelgebirges_, Hof, s. a. pp. 6-7. Vittore Hugo -introdusse questo tema leggendario nella sua novella fantastica _Le -beau Pécopin_. Secondo altro tema, ch'è come il rovescio di questo, un -tempo assai breve è giudicato lunghissimo. Vedi KELLER, _Li romans des -sept sages_, Tubinga, 1836, p. clvii; WESSELOFSKY, _Il paradiso degli -Alberti_, vol. II, pp. 188-217; D'ANCONA, _Le fonti del Novellino_, in -_Studj di critica e storia letteraria_, Bologna, 1880, pp. 309-12. Il -celebre fumatore d'oppio De Quincey dice che ne' suoi sogni il tempo -gli sembrava sterminatamente allungato. Le immaginazioni della leggenda -e delle novelline popolari hanno importanza notabile per la dottrina -psicologica del tempo. - -[341] Il testo latino fu pubblicato dallo Schwarzer nella _Zeitschrift -für deutsche Philologie_, vol. XIII (1882), pp. 338-51. Ne aveva prima -dato un breve sunto il MUSSAFIA, _Ueber die Quelle des altfranzösischen -Dolopathos, Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss_. di Vienna, philos.-hist. -Cl., vol. XLVIII (1864), pp. 14-6. Altri racconti somiglianti indica -il KÖHLER, _Zur Legende vom italienischen jungen Herzog im Paradiese_, -nella _Zeitschrift_ ora citata, vol. XIV, pp. 96-8. Il codice tedesco -718 della Biblioteca Regia di Monaco di Baviera, da me veduto, contiene -(f. 77 r. a 85 v.) una traduzione tedesca della leggenda, col seguente -titolo: _Eyn hobische historie von dem irdischen paradise in welschem -landen gescheen_. In lingua ammodernata pubblicò CHR. A. VULPIUS, -nel vol. I delle sue _Curiositäten der physischen, literarischen, -artistichen, historischen Vor- und Mitwelt_, anno I (1811), pp. 179-89. - -[342] Intorno a San Patrizio, al suo Pozzo, o Purgatorio, alle varie -leggende che si legano ad esso, e alle non poche questioni che intorno -ad esso si fecero, vedi il già più volte citato libro del WRIGHT, _St. -Patrick's Purgatory;_ MONCURE D. CONWAY. _The saint Patrick Myth, -The north american Review_, anno 1888, pp. 858 sgg.; ECKLEBEN, _Die -älteste Schilderung vom Fegefeuer des heiligen Patricius_, Halle a. S., -1886. Per la bibliografia, vedi i rinvii e le indicazioni di L. FRATI, -_Il Purgatorio di S. Patrizio secondo Stefano di Bourbon e Uberto da -Romans, in Giornale storico della letteratura italiana_, vol. VIII -(1886), pp. 142-3. La leggenda del Pozzo e del cavaliere ebbe grande -diffusione e celebrità anche in Italia. L'Ariosto ricorda (_Orl. Fur._, -c. X, st. 92): - - Ibernia fabulosa, dove - Il santo vecchiarel fece la cava, - In che tanta mercè par che si trove - Che l'uom vi purga ogni sua colpa prava. - -Nel secolo stesso dell'Ariosto il Pozzo fu descritto da un vescovo -italiano. (MORSOLIN, _Francesco Chiericati, vescovo e diplomatico -del secolo XVI, Atti dell'Accademia Olimpica di Vicenza_, 1878). Un -testo italiano della leggenda pubblicò il VILLARI, _Alcune leggende e -tradizioni che illustrano la Divina Commedia, Annali delle Università -toscane_, parte prima, t. VIII, Pisa, 1866, pp. 108 sgg.: un altro -pubblicò il GRION nel _Propugnatore_, vol. III, parte 1ª, pp. 116-49. -Un _Viaggio del Pozzo di San Patrizio_ fu più volte stampato in Italia. -(HAYM, _Biblioteca italiana_, vol. II, p. 624). Il Calderon compose un -dramma intitolato _El Purgatorio de San Patricio_. Tra le molte e varie -versioni della leggenda sono differenze notabili. - -[343] Questa è la forma più divulgata del nome, che nel racconto latino -suona _Oengus_. Nella _Legenda aurea_ il cavaliere si chiama Niccolò, -Alvise nel testo pubblicato dal Grion, Ludovico Enio nel dramma del -Calderon, altramente altrove. - -[344] Nel racconto riferito da GIACOMO DA VORAGINE (_Legenda aurea_, -ediz. cit., cap. 50, p. 216) due bei giovani conducono il pellegrino -fin sotto le mura di una città meravigliosa tutta risplendente d'oro e -di gemme, ma non gli concedon d'entrarvi, e gli annunziano che, tornato -al mondo, morrà in capo di trenta giorni, e potrà allora entrare nella -città paradisiaca. Nel dramma del Calderon, la città, inaccessibile, è -così descritta: - - Una ciudad eminente - De quien era el sol remate - A torres y chapiteles. - Las puertas eran de oro, - Tachonadas sutilmente - De diamantes, esmeraldos, - Topacios, rubles, claveques. - -Qui, e nel racconto del Voragine, non ben si capisce se si tratti del -Paradiso terrestre o del celeste. Nel racconto italiano pubblicato -dal Villari, il cavaliere vede, dalla cima di un alto monte, il cielo -_simigliante a l'oro fine ch'è nella fornacie ardente_, e alcuni -arcivescovi, che l'accompagnano, gli dicono esser quel cielo la porta -del superno Paradiso, ov'entrano tutti coloro che hanno finito il tempo -della loro dimora nel Paradiso terrestre. - -[345] Cap. I, in _Acta Sanctorum_, 17 marzo. - -[346] Dice MASÛDI, parlando dell'Atlantico (_Les prairies d'or_, -trad, cit., vol. I, p. 858): «On en raconte des choses merveilleuses, -que nous avons raportées dans notre ouvrage intitulé les Annales -historiques, en parlant de ce qu'ont vu les hommes qui y ont pénétré au -risque de leur vie, et dont les uns sont revenus sains et saufs, tandis -que les autres ont peri». - -[347] Vedi, a questo proposito, MARINELLI, _La geografia e i Padri -della Chiesa_, estratto dal Bollettino della Società geografica -italiana, anno 1882, pp. 11-15. - -[348] _Historia ecclesiastica_, ediz. cit., capp. 246, 247. - -[349] Nel già citato prologo della _Vengeance de Jésus-Christ_, Nerone -racconta a Virgilio com'egli e gli altri demonii, cadendo dal cielo, -aprirono un grande abisso nel mare, capace di trenta contee, il quale -è detto li _goufre de Sathanie_. Ogni nave che ad esso si accosti è -irreparabilmente perduta. L'acqua vi turbina con irresistibile impeto, -e così veloce - - Comme .I. quariaus quand on le lait aler. - -(COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, vol. II, p. 202). Cosroè -Anuscirvan fece un viaggio per conoscere un gran vortice ch'era in -mezzo del Mar Caspio, e si salvò per miracolo. DORN, _Auszüge aus -vierzehn morgenländischen Schriftstellern, betreffend das Kaspische -Meer und angrenzende Länder, Mélanges asiatiques_, vol. VI, pp. 638-40. - -[350] V. W. GRIMM, _Die Sage von Polyphem, Abhandl. d. k. Akad. der -Wiss_. zu Berlin, anno 1857; GERLAND, _Altgriechische Märchen, in -der Odyssee_, Magdeburgo, 1869; KREK, _Einleitung in die slavische -Literaturgeschichte_, 2ª ediz., Graz, 1887. V. pure GORRA, _Testi -inediti di storia trojana_, Torino, 1887, p. 42; PARODI, _I rifacimenti -e le traduzioni dell'Eneide_, già cit., pp. 152, 184. Una fiaba -italiana dei ciclopi pubblicò il COMPARETTI, _Novelline popolari_, p. -308 sgg. - -[351] _Historia danica_, ediz. di Copenaghen, 1839-58, vol. I. pp. 420 -sgg. - -[352] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique et la poésie des -cloîtres en Irlande, en Cambrie et en Bretagne_, ediz. in-12º, Parigi, -1864, p. LVI. - -[353] JOYCE, _Old Celtic Romances_, Londra, 1861, pp. 112 sgg.; -BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique_, p. 354 sgg. - -[354] BEAUVOIS, _ibid_., pp. 365-7. - -[355] ID., _ibid_., pp. 367-8. - -[356] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_, -pp. 25-6. - -[357] HUMBOLDT. _Examen critique_, etc., vol. II, pp. 160-1. - -[358] Cf. LETRONNE, _Recherches géographiques et critiques sur le livre -De mensura orbis terrae_, Parigi, 1814, pp. 129-46. - -[359] DE MONTALEMBERT, _Les moines d'Occident_, Parigi, 1860-77, vol. -III, p. 287. Vedi la Vita maggiore del santo negli AA. SS., t. II di -giugno. Quivi è pur ricordato (l. I, cap. 20) un certo Baitano, _che -benedici a Sancto petivit, cum ceteris in mari eremum quaesiturus_. - -[360] _La poésie des races celtiques_, in _Essais de morale et de -critique_, Parigi, 1859, p. 446. - -[361] _Spicilegium Vaticanum_, Frauenfeld, 1838, pp. 145-7. - -[362] Vedi per la vita del santo gli _Acta Sanctorum_, t. III di -maggio, pp. 599-608; DE LA RUE, _Essais historiques sur les bardes, -les jongleurs et les trouvères normands et anglo-normands_, Caen, 1834, -vol. II, p. 66; SMITH, and WACE, _A Dictionary of Christian Biography, -Litterature, Sects and Doctrines_, Londra, 1877-87, art. _Brendan of -Clonfert_; SCHIRMER, _Zur Brendanus-Legende_, Lipsia, 1888, pp. 1 sgg. -Non si confonda con la leggenda del nostro la leggenda, che tuttavia -corre per Toscana, in istampe popolari, di Brandano da Siena, vissuto -nel secolo XVI. - -[363] Sigeberto Gemblacense, Alberico delle Tre Fontane, Ruggero di -Wendover, ecc. - -[364] GREITH, _Op. cit._, p. 145 n.; HARDY, _Descriptive Catalogue of -Materials relating to the History of Great Britain_, Londra, 1871, vol. -I, i, pp. 159 sgg. - -[365] Le redazioni della leggenda di San Brandano sono tre: quella -del racconto gaelico, quella della _Navigatio_, quella di alcuni -testi tedeschi e di uno olandese, i quali rimandano, probabilmente, -a un racconto francese. Vedi per tutto ciò, e per le relazioni e -derivazioni dei testi: PESCHEL, _Der Ursprung und die Verbreitung -einiger geographischen Mythen im Mittelalter, Deutsche Vierteljahrs -Schrift_, vol. II, 1854, pp. 242 sgg.; SCHROEDER, _Sanct Brandan, Ein -lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen, 1871, pp. IV sgg.; -SUCHIER, _Brandans Seefahrt, Romanische Studien_, vol. I (1871-5), pp. -555 sgg.: SCHIRMER, _Op. cit._, pp. 14 sgg. Al lettore non sarà forse -discaro di trovar qui un po' di bibliografia de' testi in varie lingue -e dell'edizioni loro, bibliografia che, del resto, non do per compiuta. -LATINI: _Navigatio_: JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines_, -Parigi, 1836, pp. 1 sgg.; SCHROEDER, _Op. cit._, pp. 3 sgg.; MORAN, -_Acta Sancti Brendani_, Dublino, 1872, pp. 85 sgg.; _Florilegium -Casinense_, in appendice alla _Bibliotheca Casinensis_, Montecassino, -1873 sgg., t. III, pp. 411 sgg.: _Testi latini in verso_: LEYSER, -_Altdeutsche Blätter_, vol. II, pp. 273 sgg.; MARTIN, _Zeitschrift -für deutsches Alterthum_, nuova serie, vol. IV (1873), pp. 289 sgg. -— FRANCESI: JUBINAL, _Op. cit._, pp. 57 sgg., 105 sgg.; SUCHIER, pp. -567 sgg.; AURACHER, _Zeitschrift für romanische Philologie_, vol. -II (1878), pp. 439 sgg.; MICHEL, _Les voyages merveilleux de Saint -Brandan_, Parigi, 1878. — ITALIANI: VILLARI, _Alcune leggende_, ecc., -pp. 134 sgg. Una vita italiana di San Brandano registra il Lami, e un -testo italiano della leggenda contiene il cod. 1008 della Biblioteca -di Tours, intorno al quale vedi _Bibliothèque de l'École des chartes_, -anno 1878, pp. 385-6. — INGLESI: WRIGHT, _St. Brandan, a medieval -Legend of the Sea in english Verse and Prosa_, Londra, 1844; HORSTMANN, -_Die altenglische Legende von St. Brendan, Archiv für das Studium -der neueren Sprachen und Litteraturen_, vol. LX (1874), pp. 17 sgg. — -TEDESCHI: BRUNS, _Romantische und andere Gedichte in altplattdeutscher -Sprache_, Berlino, 1798, pp. 159 sgg.; GENTHE, _Deutsche Dichtungen -des Mittelalters_, Eisleben, 1841, vol. I, pp. 337 sgg.; SCHROEDER, -_Op. cit_., pp. 51 sgg., 127 sgg., 163 sgg., — OLANDESI: BLOMMAERT, -_Oudvlaemsche Gedichten der XIIe, XIIIe, en XIVe eeuwen_, Gent, -1838-51, parte 1ª, pp. 100 sgg.; parte 2ª, pp. 3 sgg.; BRILL, _Van -Sinte Brandane_, in MOLTZER, _Bibliothek van middelnederlandsche -letterkunde_, Groninga, 1871. Tralascio di ricordare traduzioni e -rimaneggiamenti di tempi posteriori, pei quali si possono vedere gli -autori citati in principio di questa nota. - -[366] _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren antiken Elementen_, -Lipsia, 1854-6, vol. I, pp. 169-70. Cfr. JONCKBLOET, _Geschichte der -niederländischen Literatur_ (trad. di W. Berg), Lipsia, 1870-2, vol. I, -p. 177, e HUMBOLDT, _Examen_, etc. vol. II, p. 165. - -[367] Vedi HAURÉAU, _Singularités historiques et littéraires_, Parigi, -1861, pp. 1 sgg.: _Écoles d'Irlande_. - -[368] SCHROEDER, Op. cit., pp. XII-XIII. - -[369] Vedi a questo proposito WRIGHT, _St. Brandan_, p. v. I riscontri -fra la leggenda di San Brandano e racconti arabici furono già notati -dal REINAUD nella citata Introduzione alla Geografia di Abulfeda, e -vol. II, p. 263; poi dal D'AVEZAC, _Les îles fantastiques de l'Océan -occidental, Nouvelles annales des voyages et sciences géographiques_, -anno 1845, vol. I, pp. 298-9. Secondo lo ZIMMER (_Keltische Beiträge, -Zeitschrift für deutsches Alterthum und deutsche Litteratur_, vol. -XXVIII, 1889) la fonte principale della _Navigatio_ sarebbe l'_Imram -Maelduin_. Ultimamente il DE GOEJE prese a dimostrare (_La légende -de Saint Brandan, Actes du huitième congrès international des -Orientalistes tenu en 1889 à Stockholm et à Christiania_, Sezione I, -Leida, 1891, pp. 43-76) che la più parte delle finzioni contenute nella -_Navigatio_ derivano dal racconto dei viaggi di Sindbad, o da altri -racconti orientali. Alcuni degli argomenti da lui addotti sono assai -validi, ma altri mi pajono debolissimi. Credo la questione sia ancora -insoluta. - -[370] SCHROEDER, Op. cit., pp. 61 sgg., 169 sgg. - -[371] SUCHIER, pp. 585 sgg.; AURACHER, p. 456; MICHEL, pp. 80 sgg. - -[372] VILLARI, pp. 157 sgg. - -[373] Leggesi in un'antica _Historia Norvegiae_: «Sunt item in -refluentis oceani insule ovium, numero [XVIII], quas patria lingua -Faereyar incolae appellant; ibi enim ruricolis opima grex affluit; -sunt quibusdam inde millia ovium». _Monumenta historica Norvegiae_, -Cristiania, 1880, p. 92. - -[374] Vedi Freudenthal, nell'_Orient und Occident insbesondere in ihren -gegenseitigen Beziehungen_ del Benfey, vol. III, p. 354. - -[375] Vedi in questo volume lo scritto che segue, e nel successivo -quello intitolato _Demonologia di Dante_. - -[376] PLINIO, _Hist. nat_., l. IV, cap. 30: «A Thule unius diei -navigatione mare Concretum, a nonnullis Cronium appellatur». - -[377] HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. I, pp. 196-8; vol. II, p. 161 n. - -[378] Vedi BARTSCH, _Herzog Ernst_, Vienna, 1869, pp. CXLV-CXLVIII; -HOFMANN, _Ueber das Lebermeer, Sitzungsberichte der k. bayer. Akademie -der Wissenschaften_, anno 1865. - -[379] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 1ª, p. 911. - -[380] ID., _ibid._, parte 2ª, p. 164. - -[381] SANTAREM, _Essai_, etc., vol. I, pp. 333, 335, 336, 351, 354-5. - -[382] FLETCHER S. BASSETT, _Legends and Superstitions of the Sea and -Sailors in all Lands and at all Times_, Chicago e New-York, 1885, p. -14. - -[383] _De his qui tarde a numine corripiuntur_. Cf. DELEPIERRE, -_L'Enfer_, Londra, 1876, p. 23. - -[384] SCHADE, _Visio Tnugdali_, § 11, pp. 12-3, e nelle versioni. - -[385] _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 2. - -[386] DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique_, etc., pp. LVI-LVII. - -[387] Continuazione del poema d'_Huon de Bordeaux_, ms. della Nazionale -di Torino, L, II, 14, f. 360 r. Circa l'alleviamento di pena conceduto -al massimo dei peccatori vedi, in questo volume, lo scritto che segue. -In una Visione riferita da VINCENZO BELLOVACENSE (_Spec. hist._, l. -XXIX, capp. 6-10) si narra l'atroce castigo inflitto a Giuda, castigo -che non dà luogo a lenimento alcuno. - -[388] Vedi ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia, -1876, pp. 167-287; BOSSERT, _La littérature allemande au moyen âge_, -Parigi, 1882, pp. 115-54: _Les légendes de la mer_. - -[389] Cf. HUMBOLDT, _Examen_, vol. II, pp. 166-7; D'AVEZAC, _Op. cit._, -p. 300. - -[390] L'Ἀπρόσιτος, o isola inacessibile di Tolomeo, è appunto una delle -Canarie. - -[391] L. II, cap. 13; ms. L, IV, 5 della Nazionale di Torino, f. 220 v. - -[392] _De imagine mundi_, l. I, cap. 36. - -[393] _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIII, p. 202. -Dell'Isola Perduta è anche ricordo nelle _Storie di Rinaldo_. Un'Isola -nascosta è menzionata nel Prologo e nel seguito del poema di Huon de -Bordeaux. - -[394] _Reductorium morale_, l. XIV, cap. 22. - -[395] D'AVEZAC, _Nouvelles annales des voyages_, etc., vol. II, p. 47. - -[396] Vedi per queste curiose spedizioni JOSÉ DE VIERA Y CLAVIJO, -_Noticias de la historia general de las Islas Canarias_, Madrid, -1772-83, ove se ne discorre in un apposito capitolo, volume I, pp. -78-112. Cf. HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. II, pp. 167-73. - -[397] Ciò ricorda quanto lo storico JUAN DEL CASTILLO narra (_Historia -de los Reyes Godos_, Madrid, 1624, p. 365) di Filippo II, che, sposando -Maria, s'impegnò a rinunziare alla corona d'Inghilterra nel caso che -fosse tornato il re Artù. - -[398] Vedi, tralasciando le dissertazioni del Le Grand d'Aussy e del Le -Clerc, FANT, _L'Image du Monde_, etc., Upsala, 1886, p. 26. - -[399] DUEMMLER, _Gedichte aus Ivrea: Hymnus Sancti Brendani -confessoris, Zeitsch. f. deutsches Alterth._, nuova serie, vol. II -(1869), p. 256; MORAN, _Acta Sancti Brendani_, p. 27 sgg. Nel cod. -palatino CXX della Nazionale di Firenze è una orazione di San Brandano -con questa avvertenza: _Santo Brandano monacho fece questa oratione -della parola di Dio, cioè Yhesu_ Χρι_sto per Michele Archangelo, quandò -passò sette mari_. PALERMO, _I manoscritti palatini_, vol. I, p. 234. -Della venerazione in cui era tenuto da certi monaci San Brandano porge -documento NICCOLÒ DI BIBERA (sec. XIII) nel suo _Carmen satiricum_, in -un luogo ove dice: - - Sunt et ibi Scoti, qui cum fuerint bene poti, - Sanctum Brandanum proclamant esse decanum - In grege sanctorum, vel quod deus ipse deorum - Brandani frater sit et eius Brigida mater. - -Ediz. Fischer, nel vol. I delle _Geschichtsquellen der Provinz -Sachsen_, 1870, vv. 1550-3. - -[400] _Speculum historiale_, l. XXII, cap. 81. Vedi in contrario -GIRALDO CAMBRENSE, _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 43, ap. -CAMDEN, _Anglica, Hibernica_, etc. p. 731. - -[401] _Spec. hist._, l. XXII, capp. 96-7. - -[402] Vedi la Vita inserita dal MABILLON negli _Acta sanctorum ordinis -S. Benedicti_, saec. pr., p. 178. - -[403] GIOVANNI A BOSCO, _Bibliotheca Floriacensis_, Lione, 1605, pp. -485-515. - -[404] Ap. LIPOMANO-SURIO, _De vitis sanctorum_, t. VI, f. 109 v. -Sigeberto è in qualche dubbio circa le ragioni della peregrinazione: -«Hanc viam insistere, utrum persuaserit sola quaerendae felicis -habitationis voluntas, an aliqua ex parte subrepserit animis eorum -humanae curiositatis voluptas, non habet discutere nostra temeritas». -Il racconto di Sigeberto passa in SANT'ANTONINO, _Historiarum_, -parte II, tit. XII, cap. 8, § 5. Vedi inoltre: CHÊNE, _Études sur -les anciennes vies de Saint Malo_, in _Revue historique de l'Ouest_, -vol. I (1885), PLAINE et DE LA BORDERIE, _Deux vies inédites de Saint -Malo_, in _Bulletin et mémoires de la Sociétè archéologique d'Ille et -Vilaine_, vol. XVI (1884). - -[405] Nel 1408 il vescovo di Langres diede facoltà alla chiesa di -Bar-sur-Aube di rappresentare la vita di San Maclovio. (DOUHET, -_Dictionnaire des mystères_, Parigi, 1854, col. 500). Il miracolo della -risurrezione del gigante, e l'altre meraviglie, saranno stati, senza -dubbio, parte principalissima dello spettacolo. - -[406] _Pantheon_, ediz. cit., pp. 58-60. - -[407] Le Colonne d'Ercole s'andarono poi moltiplicando sulla faccia -della terra, e apparvero sotto tutte le plaghe, in tutti i luoghi -giudicati dover essere estremo limite alla curiosità e all'ardimento -degli uomini. Di colonne e statue consimili fu anche fatto autore -Alessandro Magno. - -[408] Nel _Propugnatore_, vol. I, pp. 608 sgg., vv. 230-2. - -[409] In un luogo del _Libro di Alessandro_ di Nizami si fa parola di -un timballo di bronzo, posto in cima a una montagna nel mar della Cina, -timballo che col suono avverte le navi di non passare più oltre. - -[410] FLOREZ, _España sagrada_, 2ª ediz., t. XXVII, cap. 4, pp. 392-9. - -[411] Della leggenda diede un fuggevole cenno il DENIS, _Le monde -enchantè_, p. 283. - -[412] ZACHER, _Alexandri Magni iter ad Paradisum_, Königsberg,, 1859, -pp. 19 sgg. - -[413] LEVI, _La légende d'Alexandre dans le Talmud, Revue des études -juives_, vol. I (1880), pp. 293-300; SAX, _Revue des traditions -populaires_, agosto-settembre, 1889. Cf. VOGELSTEIN, _Adnotationes -quaedam ex litteris orientalibus petitae, quae de Alexandro Magno -circumferuntur_, Vratislavia, 1865, pp. 15 sg., 19 sgg. Alquanto -diversamente leggesi il racconto in LEVI, _Parabole leggende_, ecc., -pp. 218-22, e in TENDLAU, _Das Buch der Sagen und Legenden jüdischer -Vorzeit_, Francoforte s. M., 1878, pp. 44-5. - -[414] _Alexander, Gedicht des zwölften Jahrhunderts, vom_ PFAFFEN -LAMPRECHT, ediz. Weismann, Francoforte s. M., 1850, vv. 6577- 7127. - -[415] MEYER, _Alexandre le Grand dans la littérature française du moyen -âge_, Parigi, 1886, vol. I, p. 185; vol. II, pp. 201 sg., 356, 357. Il -racconto interpolato fu pubblicato dallo stesso Meyer nella _Romania_, -voi. XI, pp. 228 sgg. - -[416] Pubblicati da L. Banchi (_Collezione di opere inedite o rare_), -Bologna, 1863, p. 116. - -[417] Cf. GOERRES, _Die teutschen Volksbücher_, Heidelberg, 1807, p. 60. - -[418] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 2ª, p. 170. - -[419] Nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, Alessandro, -dopo essere uscito dalle terre della regina Candace, trova sopra una -pietra un occhio umano. Aristotele gli fa vedere come, posto in una -bilancia, esso vince di peso qualunque cosa gli si possa contrapporre; -ma tosto poi, coperto di un panno, diventa leggerissimo. (Ediz. -Michelant, pp. 497-9. Cfr. GIDEL, _La légende d'Aristote au moyen -âge_, in _Nouvelles études sur la littérature grecque moderne_, -Parigi, 1878, pp. 370-1). La storia della gemma simbolica è narrata -nel _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, l. III, cap. 30. Adamo Oleario, -il quale viaggiò in Asia negli anni 1633-1639, riferisce una storia -persiana della ricerca che Alessandro Magno fece della fontana di -giovinezza, con alcune particolarità che credo non si abbiano altrove. -L'angelo Raffaele, custode della spelonca ove scaturisce la fonte, -porge ad Alessandro una gemma simile nell'aspetto a quella di cui si -parla nel racconto latino; ma ciò che poi si dice di essa non accenna -a nessuna qualità simbolica. (_Voyages très-curieux et très-renommés -faits en Moscovie, Tartarie, et Perse, traduits de l'original et -augmentés par le Sr._ DE WIQUEFORT, Amsterdam, 1727, coll. 865-71). - -[420] BACHER, _Nizâmî's Leben und Werke_, etc., Lipsia, 1871, pp. 101, -113-5. - -[421] _Orl. Fur._, c. XXX, st. 109-110. Cf. RAJNA, _Le fonti -dell'Orlando Furioso_, Firenze, 1876, p. 464. - -[422] _Historia de las cosas notables, ritos y costumbres del gran -reyno de la China_, etc., ediz. di Roma, 1585, pp. 422-4. - -[423] PSEUDO-CALLISTENE, l. II, capp. 39-41; GIULIO VALERIO, _Res -gestae Alexandri Magni_, ap. MAI, _Classici scriptores_, etc., t. VII. -pp. 193-4. - -[424] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn_, pp. 25-6. - -[425] Continuazione del poema nel ms. L, II, 14 della Nazionale di -Torino. Pel racconto in prosa cf. DUNLOP, _History of Fiction_ (1888), -vol. I, pp. 306-7. - -[426] _Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15. - -[427] Ms. dell'Arsenale di Parigi 2985, p. 632; testo del sec. XIV. - -[428] Vedi RENIER, _Ricerche sulla leggenda di Uggeri il Danese in -Francia_, estr. dalle _Memorie della R. Accademia delle scienze di -Torino_, serie 2ª, t. XLI, p. 59. - -[429] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, p. 473. - -[430] _Ly myreur des histors_, vol. III, pp. 66-7. Avventure di Uggeri -sono narrate nella versione tedesca che della relazione dei viaggi -del Mandeville fece Ottone di Diemeringen (non in quella di Michele -Felser); ma ignoro se vi si narri il viaggio al Paradiso. - -[431] Ms. di Torino N, III, 19. Del codice berlinese, già Hamilton, -diede notizia il TOBLER, _Die Berliner Handschrift des Huon d'Auvergne, -Sitzungsb. d. k. preuss. Akad. d. Wiss._, t. XXVII (1884). Il testo del -Seminario di Padova non contiene questa parte del racconto. - -[432] _Storia di Ugone d'Avernia_ (_Sc. di cur. lett._, dispp. 188, -190), Bologna, 1882, vol. II, capp. LI-LII, pp. 36-40. - -[433] Ms. 2267 della Riccardiana, l. VI, capp. 27 e 29, f. 137 r. e v., -f. 138 r. a 139 r. Questa parte del racconto, e quella della discesa -all'Inferno, che la precede, furono poi, non s'intende perchè, escluse -dalle stampe, meno che dalle primissime. Vedi RENIER, _La discesa di -Ugo d'Alvernia allo Inferno_ (_Sc. di cur. lett._, disp. 194), Bologna, -1883, pp. XCVI sgg. In certa Visione, che si ha, narrata in italiano, -nel cod. Magliabechiano XXXV, 7, 3 (FRATI, _Il purgatorio di San -Patrizio_, già cit., pp. 172-4), il Paradiso terrestre e il celeste -sono come fusi insieme. - -[434] C. XXVIII, st. 150 sgg. - -[435] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, pp. 472-3. - -[436] Se non erro, questa saga è tuttavia inedita. La notizia che io -ne do è tolta dal libro del BARING-GOULD, _Curious myths of the middle -ages_, Londra, 1877, pp. 260-4. - -[437] STEFANO VINANDO PIGHIUS (malamente confuso da taluno con -Alberto), _Hercules prodicius_, Colonia, 1609, p. 52; _Le Chevalier au -Cygne_, pubblicato dal De Reiffenberg, Bruxelles, 1846, p. 224. - -[438] Vedi più sopra la nota 102 al cap. III. - -[439] _Orl. Fur._, c. XXXIV, st. 48 sgg. - -[440] Basterà accennare che il gesuita TOMMASO CEVA (1638-1737) in -quel suo ridicolo, e già tanto lodato poema che s'intitola _Puer -Jesus_, narra un'andata di Maria Vergine al Paradiso terrestre. Chi -vuol saperne altro, vada e vegga da sè, chè io non mi curo di fame più -parole. Qui ricorderò ancora un pajo di racconti che hanno parecchia -somiglianza con quelli in cui si narrano viaggi al Paradiso terrestre. -Il primo si legge in un opuscolo intitolato: _Avviso, | O Lettera -Curiosissima, | del Nuovo Felice, | Fortunato, e stupendo camino, | Di -Don Eliseo da Sarbanga Paleologo | Armeno, | ecc. In Viterbo, & poi -in Bologna, per Bartolomeo Cocchi, 1609_. Don Eliseo guidato da una -iscrizione di Alessandro Magno, giunge, dopo lungo viaggio, attraverso -a un meato sotterraneo, agli antipodi. Quivi trova terra azzurra e -trasparente, erbe, fronde di alberi, spiche, tutte color d'oro, frutti -che mostrano impressa l'effigie umana, altr'erbe, segnate di caratteri -ebraici, fiumi argentei ed aurei, animali di pelle ignuda. In quel -felice paese la terra non chiede d'essere coltivata, ma tutto produce -spontaneamente, e mai non vi piove. Il fuoco è bianco, ed evvi un'erba, -che cibata una volta sola, sostenta l'uomo per venti giorni, durante i -quali non lascia più sentire nè fame nè sete. Gli abitanti usano di una -infusione d'oro per ringiovanire, e cresciuti che sieno interamente, -non passano tre palmi d'altezza. In un monte sono alcune statue -d'oro, sull'una delle quali è scritto: ALEXANDER MACEDO. La lettera -si dà come tradotta dall'armeno in greco e dal greco in italiano. La -sostanza di essa è recata, con alcuna mutazione, in quello spaventoso -zibaldone che è il _Condottiere de' predicatori per tutte le scienze_, -del padre MAURIZIO DI GREGORIO, siciliano, ediz. di Venezia, 1627, -incredibilmente spropositata, pp. 328-35, ed anche nel breve _Trattato -del Paradiso terrestre, dove si vedono diverse opinioni circa tal -oggetto, varietà di fiumi mal'intesi dal volgo, curiose historie, e -prove infallibili, che si dà questo ameno giardino, e ch'al presente -si ritrovi nel mondo, ma incognito a noi per li peccati nostri_, -opera lacrimabile del padre D. COSIMO GIOVANNELLI da Lucca, canonico -regolare Lateranense, Lucca, 1676, pp. 27-31. Questo buon uomo narra -pure (pp. 21-2), traendola da _certo Romanzo_, che io non so dire qual -sia, la storia di un cavaliere, che dopo molte battaglie e vittorie, -soggiogate innumerevoli province, giunse all'ultimo Oriente, dove trovò -un magnifico palazzo, tutto formato di pietre preziose, cinto da un -profondo fiume, e non vedendo porta, e chiamando gente, gli fu detto da -un venerando vecchio, il quale s'affacciò a un balcone, che quello era -il Paradiso terrestre, e non si poteva andar più innanzi. Il cavaliere -tornò su' suoi passi, dopo aver ricevuta dal vecchio una palla di -cristallo, che aveva dentro l'immagine d'una colonna d'oro, sormontata -da una corona cadente, e fiancheggiata da due leoni; e seppe poi da un -eremita ch'era quello un simbolo e un segno della sua prossima fine. -Quest'avventura ricorda, come si vede, quella narrata di Alessandro -Magno. Lo stesso buon uomo ricorda il caso di un tale che stette -lung'anni alla porta del Paradiso, picchiando, pregando e piangendo, e -dice che tale caso si narra nella leggenda di Santo Amato (p. 22). Di -santi di questo nome ce ne furono parecchi; ma in nessuna delle vite -loro che potei consultare mi venne fatto di trovar traccia di tale -leggenda. - - - - -APPENDICI - - - - -APPENDICE I - -TESTI VARII CONTENENTI DESCRIZIONI DEL PARADISO TERRESTRE[441]. - - -1. - -TERTULLIANO, _De judicio Domini_, cap. VIII. - - Est locus Eois Domino dilectus in oris, - Lux ubi clara, nitens, spiratque salubrior aura, - Aeternusque dies, atque immutabile tempus; - Est secreta Deo regio, ditissima campis, - Atque beata nimis, sudaeque in cardine sedis. - Aer laetus ibi, semperque in luce futurus, - Lenis et aspirans vitalia flamina ventus. - Omnia fert foecunda, solo praedivite, tellus; - Flores in pratis flagrant, et purpura campis - Omnia praerutila miscet non invida luce. - Flos alium laetus suo lumine vestit amictus, - Roscidaque hic multo variantur semine rura, - Et roseis nivea crispantur floribus arva. - Nescitur quibus usque locis felicior aura, - Quae melior specie, vel plus precellat honore. - Talia florigeris numquam nascuntur in hortis - Lilia, nec nostris efflorent talia campis, - Nec sic nata rubent, mox ut rosa panditur aura; - Purpura nec Tyrio sic est intincta rubore. - Gemma coloratis fulget speciosa lapillis; - Inde nitet prasinus, illinc carbunculus ardet, - Herbosaque viret praegrandis luce smaragdus; - Hic et odoriferis nascuntur cynnama virgis, - Et spisso laetum folio conflagrat amomum. - Hic iacet ingenitum radiantis luminis aurum, - Et nemora alta tenent florenti tempore coelum, - Virentesque gravant uberrima germina ramos. - Porrexit similes non illis India lucos, - Non ita densa levat in monte cacumina pinus, - Nec sic alticoma est umbra crispata cupressus; - Nec vernus melius floret cum tempore ramus. - Hic abietes celso florent in vertice nigrae, - Aeternumque virent solae sine grandine sylvae. - Nulla cadunt folia, et nullo flos tempore defit. - Flos quoque floret ibi rubeus, ceu purpura Tarsi, - Flos hic, credo, rosa est, rubor atque odor acer in ipso, - Sic foliis speciem praefert, sic spirat odorem. - Arbos stat cum flore novo, pulcherrima pomis. - Vitalem et frugem foelicia robora densant. - Mella viridanti conflagrant pinguia canna, - Lac etiam plenis manat potabile rivis; - Vitam aspirat ibi quidquid pia terra virescit, - Et pulcre redolet munus medicabile Cretae. - Fons illic placidis leni fluit agmine campis; - Quattuor inde rigant partitas flumina terras. - Ver puto semper agit vestitus floribus hortus, - Non frigus variat hiberni sideris auram, - Et reficit foetam, meliori flamine terram. - Nox ibi nulla, suas defendunt astra tenebras; - Iraeque insidiaeque absunt et dira cupido, - Exclususque metus, pulsae de limine curae. - Hic malus extorris, dignas exivit in oras, - Nec vetitos umquam datur huic contingere lucos; - Illic prisca fides electa in sede quiescit, - Insistit gaudens aeterno in foedere vita, - Et secura salus placidis laetatur in arvis, - Semper victura, semperque in luce futura. - - -2. - -PROBA FALTONIA (FALCONIA), _Cento Virgilianus_. - - Postquam cuncta pater, caeli cui sidera parent, - Composuit, legesque dedit, camposque nitentes - Desuper ostentat, tantarum gloria rerum: - Ecce autem primi sub limine solis et ortus - Devenere locos, ubi mollis amaracus illos - Floribus, et dulci aspirans complectitur umbra. - Hic ver purpureum, atque alienis mensibus aestas, - Hic liquidi fontes, hic coeli tempore certo - Dulcia mella premunt, hic candida populus antro - Imminet et lentae texunt umbracula vites: - Invitant croceis halantes floribus horti - Inter odoratum lauri nemus, ipsaque tellus - Omnia liberius, nullo poscente, ferebat. - Fortunati ambo, si mens non laeva fuisset - Conjugis infandae, docuit post exitus ingens. - - -3. - -PRUDENZIO, _Cathemerinon_ hymn. III. - - Tunc per amoena vireta jubet - Frondicomis habitare locis: - Ver ubi perpetuum redolet, - Prataque multicolora latex - Quadrifluo celer amne rigat. - - -4. - -DRACONZIO, _De Deo_, l. I. - - Est locus in terra diffundens quatuor amnes, - Floribus ambrosiis gemmato caespite pictus, - Plenus odoriferis numquam marcentibus herbis, - Hortus in orbe Dei cunctis felicior hortis. - Fructus inest anni, cum tempora nesciat anni. - Illic floret humus semper sub vere perenni, - Arboreis hinc inde comis vestitur amoene. - Frondibus intextis ramorum murus opacus - Stringitur, atque omni pendent ex arbore fructus, - Et passim per prata iacent: non solis anheli - Flammatur radiis, quatitur nec flatibus ullis, - Nec coniuratis furit illic turbo procellis. - Non glacies districta domat, non grandinis ictus - Verberat, aut gelidis canescunt prata pruinis. - Sunt ibi sed placidi flatus, quos mollior aura - Edidit, exsurgens nitidis de fontibus horti. - Arboribus movet illa comas, de flamine molli - Frondibus impulsis immobilis umbra vagatur. - Fluctuat omne nemus et nutant pendula poma. - Ver ibi perpetuum communes temperat auras, - Ne laedat flores, et ut omnia poma coquantur. - Non apibus labor est ceris formare cicutas: - Nectaris aetherei sudant ex arbore mella, - Et pendent foliis iam pocula blanda futura, - Pendet et optatae vivax medicina salutis: - Cetera dipingit variis natura figuris. - - -5. - -CLAUDIO MARIO VITTORE (VITTORIO, VITTORINO), _Commentarius in Genesim_, -l. I. - - Eoos aperit foelix qua terra recessus - Editiore globo, nemoris Paradisus amoeni - Panditur, et teretis distinguitur ordine silvae. - Hic ubi iam spaciis limes discernitur aequis - Solis, et aeternum paribus ver temperat horis. - Illic quaeque suis dives stat fructibus arbor, - Pomaque succiduis pelluntur mitia pomis, - Quae iucunda epulis, et miri plena vigoris, - Membra animosque fovent, pascuntque sapore et odore. - Sidereos hic terra vibrat distincta colores, - Semper flore novo frondens, fructuque recenti. - Hic fragiles solvunt calamos, animata vigore - Muneris ambrosii, spirantia cinnama odores. - Sed nec quod Medus redolet, vel crine soluto - Fragrat Achaemenius, quod molli dives amomo - Assyrius, messisque rubens Mareotica nardo, - Quod Tartessiaci frutices, quod virga Sabaei, - Quodque Palestinus lacero flet vulnere ramus, - Omnia certatim hunc congesta putabis in hortum. - Namque huc cuncta Deus pariter, quae singula certis - Accepit natura locis, conferta regessit: - Motaque dum leni vibrat nemus aura meatu, - Unum ex diverso nectar permiscet odore, - Fitque novum munus, sibi nulla quod asserat arbor. - Quoque tremens blando sensim iactata fragore, - Commotis trepidat foliis, sonat arbore cuncta - Hymnum silva Deo, modulataque sibilat aura - Carmina, nec vacuus vanum quatit aere motus. - Quippe apud auctorem, qui totum mole sub una, - Res rebus nectens, alterna lege retentat, - Nil temere fieri vel frustra credere par est. - Quin etiam speciosa, nemus, silvaeque coruscae, - Argumenta operum sunt, et plantaria rerum. - Nec dubium primi quin delicta ante parentis, - Hic sua fixissent pariter tentoria secum, - Gloria, simplicitas, studium, sapientia, veri - Diva tenax, prudentia, gratia, honorque, salusque, - Praeclarique animae affectus, atque inclyta virtus, - Et quicquid pulchrum orbis habet: quid denique paucis - Enumerare velim quam plurima munera verbis? - Iam satis hoc fidei est, laeto quod semine surgens, - Hinc arbor vitae, celeri petit aera pomis; - Illinc diverso nocitura peritia fructu, - Notitiam rerum suspendit ab arbore legis. - Ad gremiun sacri nemoris, quod silva coronat, - Fons scatet, et diti prolem virtute maritat, - Quadrifido tumidum laetus caput amne resolvens, - Ditior Oceano: iugi nam gurgite pronus - Ille suos donat latices, iste accipit omnes, - Nec turget tamen: at minor est, qui crescere tantis - Fluctibus infusis, quam qui decrescere nescit - Amnibus effusis: quorum primo ordine Phison - Prosilit exultans, fontis pars quarta beati: - Edens naturae quas dat prudentia dotes, - Gangetisque replet populos, atque indica regna - Distendit limo, terrasque et semina volvens - Quae facit arva serit, nudis qua squallet arenis - Aurea fulgentis inter ramenta metalli. - Hic ubi fulmineo rutilans carbunculus igne, - Ac viridi radiat fulgescens luce smaragdus. - Nec minor inde Geon, placidis sed mitior undis - Niliacas attollit aquas, arsuraque late - Diluvio tegit arva pio, coeloque repugnans - Temperat Aethiopum stagnis refluentibus undas. - Tertius hinc rapido percurrens gurgite Tigris - It comes Euphrati iuncta quos mole ruentes - Tellus victa cavo sorbet patefacto baratro: - Donec in Armeniae saltus ac Medica Tempe, - Quos non sustinuit, nec iam capit, evomat amnes. - Sed Tygris, nigro tanquam indignatus averno, - Prosilit aethereas motu maiore sub auras, - Et rursum spelaea subit, mersusque cavernis - Intus agit fremitus, et fortior obice factus - Multiplicatur aquis, atroque citatior antro - Exit et Assyrios celeri secat agmine campos. - Iustior Euphrates, diti qui gurgite largus - Irrigat arentes subiectae Persidis agros, - Mollibus elicitus rivis, atque omnibus aeque - Servit, et humanos totum se praebet in usus: - Donec siccus aquis, nomen quoque prodigus ipsum - Consummat terris, pelagi quod debuit undis. - - -6. - -ALCIMO AVITO, _Poematum_ l. I, _De mundi initio_. - - Est locus eoo mundi servatus in axe - Secretis, natura, tuis, ubi solis ab ortu - Vicinos nascens aurora repercutit Indos. - Hic gens ardentem caeli subteriacet axem, - Quam candor fervens albenti ex aethere fuscat. - Hic semper lux pura venit caeloque propinquo - Nativam servant nigrantia corpora noctem. - Attamen in taetris splendentia lumina membris - Captivo fulgore micant visuque nitente - Certior adcrescit conlatis vultibus horror: - Caesaries incompta riget, quae crine supino - Stringitur, ut refugo careat frons nuda capillo. - Sed magnum nostros quidquid perfertur ad usus, - His totum natura dedit telluris opimae. - Quidquid odoratum pulchrumque adlabitur, inde est. - Concolor his ebeni piceo de fomite ramus - Surgit, et hic eboris munus quae porrigit orbi, - Informis pulchros deponit belva dentes. - Ergo ubi transmissis mundi caput incipit Indis, - Quo perhibent terram confinia iungere caelo, - Lucus inaccessa cunctis mortalibus arce - Permanet aeterno conclusus limite, postquam - Decidit expulsus primaevi criminis auctor, - Atque reis digne felice ab sede revulsis - Caelestes haec sancta capit nunc terra ministros. - Non hic alterni succedit temporis umquam - Bruma nec aestivi redeunt post frigora soles, - Sic celsus calidum cum reddit circulus annum, - Vel densente gelu canescunt arva pruinis. - Hic ver adsiduum caeli clementia servat; - Turbidus auster abest semperque sub aere sudo - Nubila diffugiunt iugi cessura sereno. - Nec poscit natura loci quos non habet imbres, - Sed contenta suo dotantur germina rore. - Perpetuo viret omne solum terraeque tepentis - Blanda nitet facies, stant semper collibus herbae - Arboribusque comae: quae cum se flore frequenti - Diffundunt, celeri confortant germina suco. - Nam quidquid nobis toto nunc nascitur anno, - Menstrua maturo dant illic tempora fructu. - Lilia perlucent nullo flaccentia sole - Nec tactus violat violas roseumque ruborem - Servans perpetuo suffundit gratia vultu. - Sic cum desit hiems nec torrida ferveat aestas, - Fructibus autumnus, ver floribus occupat annum. - Hic, quae donari mentitur fama Sabaeis, - Cinnama nascuntur, vivax quae colligit ales, - Natali cum fine perit nidoque perusta - Succedens sibimet quaesita morte resurgit: - Nec contenta suo tantum semel ordine nasci - Longa veternosi renovatur corporis aetas - Incensamque levant exordia crebra senectam. - Illic desudans fragrantia balsama ramus - Perpetuum pingui promit de stipite fluxum. - Tum si forte levis movit spiramina ventus, - Flatibus exiguis lenique impulsa susurro - Dives silva tremit foliis ac flore salubri, - Qui sparsus terris suaves dispensat odores. - Hic fons perspicuo resplendens gurgite surgit: - Talis argento non fulget gratia, tantam - Nec crystalla dabunt nitido de frigore lucem. - Margine riparum virides micuere lapilli - Et quas miratur mundi iactantia gemmas, - Illic saxa iacent; varios dant arva colores - Et naturali campos diademate pingunt. - Eductum leni fontis de vertice flumen - Quattuor in largos confestim scinditur amnes. - Euphraten Tigrinque vocant, qui limite certo - Longa sagittiferis faciunt confinia Parthis. - Tertius inde Geon, Latio qui nomine Nilus - Dicitur, ignoto cunctis plus nobilis ortu. - Cuius in Aegyptum lenis perlabitur unda - Ditatura suam certo sub tempore terram; - Nam quotiens tumido perrumpit flumine ripas - Alveus et nigris campos perfundit harenis, - Ubertas taxatur aqua caeloque vacante - Terrestrem pluviam diffusus porrigit amnis. - -Seguita descrivendo le innondazioni del Nilo, dopo di che parla del -Fison. Trascrivo qui, perchè si possano paragonare con quelli di Alcimo -Avito e degli altri, alcuni versi del poemetto _De Phoenice_, ove si -descrive il bosco del sole, e alcuni del carme II del _Panegirico ad -Antemio_, ove gli orti del sole sono descritti dal cristiano Sidonio -Apollinare. - - _De Phoenice._ - - Est locus in primo felix oriente remotus - Qua patet aeterni ianua celsa poli: - Nec tamen aestivos, hiemisque propinquus ad ortus, - Sed qua sol verno fundit ab axe diem. - Illic planicies tractus diffundit apertos, - Nec tumulus crescit, nec cava vallis hiat. - Sed nostros montes, quorum iuga celsa putantur, - Per bis sex ulnas eminet ille locus. - Hic solis nemus est, et consitus arbore multa - Lucus perpetuae frondis honore viret. - Dum Phaetontaeis flagrasset ab ignibus axis - Ille locus flammis inviolatus erat. - Et cum diluvium mersisset fluctibus orbem, - Deucalioneas exsuperavit aquas. - Non huc exangues morbi, non aegra senectus, - Nec mors crudelis, nec metus asper adit, - Nec scelus infandum, nec opum vesana cupido, - Aut Mars, aut ardens caedis amore Furor: - Luctus acerbus abest, et egestas obsita pannis, - Et cura insomnis et violenta fames. - Non ibi tempestas, nec vis furit horrida venti, - Nec gelido terram rore pruina tegit. - Nulla super campos tendit sua vellera nubes, - Nec cadit ex alto turbidus humor aquae. - Sed fons in medium est, quem vivum nomine dicunt, - Perspicuus, lenis, dulcibus uber aquis. - - _Sidonio Apollinare_. - - Est locus Oceani, longinquis proximus Indis, - Axe sub Eoo Nabathaeum tensus in Eurum, - Ver ubi continuum est, interpellata nec ullis - Frigoribus pallescit humus: sed flore perenni - Picta peregrinos ignorant arva rigores. - Halant rura rosis, indescriptosque per agros - Flagrat odor: violam, cytisum, serpilla, ligustrum, - Lilia, narcissos, casiam, colocasia, calthas, - Costum, malobathrum, myrrhas, opobalsama, thura, - Parturiunt campi: necnon pulsante senecta, - Hinc rediviva petit vicinus cinnama phoenix. - Hic domus aurorae rutilo crustante metallo, - Baccarum praefert lenes asprata lapillos. - - -7. - -_Oratio de Paradiso_, attribuita a SAN BASILIO MAGNO, versione latina, -nel t. 1 delle Opere, ediz. di Giuliano Garnier, Parigi, 1721[442]. - - Quemadmodum enim hominem eximia ac singulari formatione prae - reliquis animantibus dignatus est, sic et hominis domicilium - suae opus dexterae voluit: delecto loco idoneo, omni creatorum - praestante natura, cui ob celsitatem nullae umbrae obtunderent, - decore mirabili, tuto situ, quod cunctis emineret, splendido, ac - quod omni siderum ortu collustraretur, limpidissimo circumfuso - aere; partium anni temperatione jucundissima simul optimaque. - Ibi igitur Deus paradisum plantaverat, ubi non ventorum vis, non - anni tempestatum intemperies, non grando, non ignei turbines, non - procellae, non contorta ac violenta fulmina, non glacies hyemalis, - non veris humiditas, non aestatis ardor ac aestus, non autumni - siccitas, sed temperata pacataque anni temporum mutua concordia, - singulo quoque proprio convestito decore, et quod a vicino nihil - sibi insidiarum timeret.... Terra illa opima mollisque, ac quae - prorsus melle manaret ac lacte, atque ad omne fructum genus edendum - esset idonea, fertilissimisque aquis circumflua. Aquae ipsae - perpulchrae ac dulces valdeque tenues ac limpidae, quae et aspectu - plurimum recrearent, ac quam oblectarent majorem quoque utilitatem - praeberent..... Exinde in eo plantavit genus omne pulcherrimarum - stirpium, quae et aspectu summam gratiam haberent, et summam gustu - homini dulcedinem praeberent..... Sane quidem nec hic desunt prata - florida, aspectuque perpulchra ac grata..... Illic vero flos, - non ad breve effulgens tempus, tumque deficiens, sed perennem - jucunditatem ac sempiternam habens; aspectum gratum ac immortalem, - fruitionem indelebilem; fragrantia, omnis taedii expers; coloris - suavitas jugiter effulgens..... Ipsa quoque stirpium venustas, quae - et ipsa conditoris opificium ac plantationem deceat, quaecunque - sarmentitiae sunt et quae fruticosae, quae unistirpes, multiramae, - alticomae, opaca viriditate, foliis deciduae, semper foliatae, - quae folia exuant, semper virentes atque floridae, frugiferae, - infrugiferae; quarum aliae usui destinatae sunt, aliae conferant - ad jucunditatem fruendam; praestantes omnes proceritate et - venustate, opacae ramis, comis virentes ac floridae, fructibus - scatentes, quae aliam atque aliam cum utilitatem tum oblectationem - ubertim praebeant..... Ibi et avicularum omnigenum genera, tum - pennarum flore, tum nativo concentu atque garritu, miram quamdam - a se jucunditatem spectantibus offerentia; ut nullo non sensu - homo liberalissime acceptus, qua visu, qua auditu, qua tactu, - qua olfactu ac gustu affatim deliciaretur. Cum volucribus erant - et terrestrium animalium omnigena spectacula, sicura omnia et - mansueta; pari cunctis secum indole ac ingenio, sic audientia ac - loquentia, ut nullo negotio intelligerentur..... - - -8. - -TEODULFO, _Carmina, De Paradiso_. - - Primus amoena tenens factoris munere rura - Helisii celsi tum bene factus homo, - Floribus umbriferis vitam peragebat in arvis, - Quo, paradise, tuus vernat amoenus ager. - Florigeras sedes, iucundo et murmure rivos, - Undique stipatos floribus atque rosis. - Arborei foetus vario quo stipite pendent, - Perpetuo numquam desit ademtus ei. - Illic multigeni pariuntur cespite flores, - Malorum fructus fertilis almus ager. - Quo crepitans croceum pirum rubet arbore, foeta - Ficus odorifero flore virescit ubi. - Puniceo tellus flavescit cortice pomo, - Et laurus redolet, mirtus opaca simul. - Lenta liquore madens, geminis et turgida baccis - Quove canis olea stat onerata suis. - Arbor in immensum spaciatur nomine vitae - Helisii medio e vertice surgit eri. - Mille soporatas profert pulcherrimus herbas - Campus inauditus, quas dat amoenus ager. - - -9. - -Bellissima è la descrizione che del Paradiso terrestre si legge nel -poemetto _Fênix_ di CINEVULFO, ma alquanto troppo lunga, talchè non -mi sembra opportuno di qui riferirla. Se ne può vedere una versione -tedesca nel libro di F. HAMMERICH, _Aelteste christliche Epik der -Angelsachsen, Deutschen und Nordländer_, Gütersloh, 1874, pp. 105-8. - - -10. - -ARNALDO DI BONNEVAL (ARNALDO, ERNALDO, ARNOLDO CARNOTENSE), _De -operibus sex dierum._ - - Emanabat e medio fons vitreus irrigans et humectans omne gramen - radicitus, nec tamen redundans enormiter, sed elapsu subterraneo - totam horti illius aream imbuens. Frondes patulae in proceris - arboribus subiecta gramina obumbrabant; humorque inferior, et - superior temperies virorem perpetem in cespite nutriebant. Aderat - aura meridianis horis si quis forte erat vaporem abigens et - propellens. Locus omnino nivium ignarus et grandinis, et perpetui - veris aequalitate iocundus. Erat ex fructibus et ipsis virgultis - aromatica, et ex ipsis truncis pinguedines pigmentariae erumpebant. - Stillabat storax, et liquor balsami, ruptis corticibus, ultra - pavimenti crustas affatim imbuebat. Defluebant per prata nardina - unguenta spirantia; et gummis, stillantibus sine praeli violentia, - tota undique regio illa innumeris perfundebatur odoribus. - -Seguita descrivendo le altre meraviglie, da cui tutti i sensi erano -allietati, e, insieme con la fonte che versava acque vitali, celebra le -frutta squisite, il canto ineffabile degli uccelli. - - -11. - -BERNARDO SILVESTRO (BERNARDO CARNOTENSE), _De mundi universitate_, l. I. - - At potius iacet aurorae vicinus et euro - Telluris gremio floridiore locus. - Cui sol dulcis adhuc primo blanditur in ortu, - Cum primaeva nihil flamma nocere potest. - Illic temperies, illic clementia caeli - Floribus et vario gramine praegnat humum. - Nutrit odora, parit species, pretiosa locorum, - Mundi delicias angulus unus habet. - Surgit ea gingiber humo surgitque galanga - Longior, et socio baccare dulce thymum. - Perpetui quem floris honor commendat acanthus - Grataque conficiens unguina nardus olet. - Pallescitque crocus ad purpureos hyacinthos, - Ad casiae calamos certat odore macis. - Inter felices silvas sinuosus oberrat - Inflexo totiens tramite rivus aquae. - Arboribusque strepens et conflictata lapillis - Labitur in pronum murmure limpha fugax. - Hos, reor, incoluit riguos pictosque recessus - Hospes, sed brevior hospite primus homo. - Hoc studio curante nemus natura creavit, - Surgit fortuitis cetera silva locis. - - -12. - -GOTOFREDO DA VITERBO, _Pantheon_, parte I; _Memoria saeculorum_, parte -I. I manoscritti offrono grande varietà di lezione. - - Est locus excisus, nullo prius ordine visus, - Nec prius auditus; terrestris id est Paradisus, - Floribus orditus deliciisque situs. - - Germinat haec illud vitae memorabile lignum, - Scire bonum dat sive malum laudabile signum, - Quo mors aut vita pendula stabat ita. - - Pars quasi facta poli regia vacat illa decori, - Non patet algori, neque subditur ipsa calori, - Dans habitatori non ibi posse mori. - - Civibus angelicis meruit locus ille beari, - Fluminibus variis varia statione rigari, - Gemmas mirificas alveus ille parit. - - Flumina bis bina Paradisus habere notatur; - Tigris et Euphrates Phisonque Gehonque vocatur, - Aurum cum gemmis fluminis unda vehit. - - Optima per fluvium currentia poma tenentur, - Infirmis oblata viris medicina videntur, - Solus odoratus sanat odore caput. - - Non oculus vidit, nec homo valet ore fateri, - Nulla beatorum valet optima vita mereri - Quae Deus hic sanctis dona daturus erit. - - Cherubin et Seraphin reserant portas Paradisi, - Ensibus eversis per eam sunt currere visi, - Mens mea cum sanctis illa videre sitit. - - -13. - -ALESSANDRO NECKAM, _De laudibus divinae sapientiae_, dist. V. - - Ausi sunt veteres terram censere rotundam, - Quamvis emineat montibus illa suis. - Quid quod deliciis ornatus apex paradisi - Lunarem tangit vertice pene globum? - Hunc spaciosa locum generosaque vitis amoenat, - Et nitidi fontes fontiferumque nemus. - Hortum nobilitat preciosi gloria fructus, - Non arbor sterilis crescere novit ibi. - Ventorum rabiem cum densis nubibus infra - Se vidit, insultus aeris omnis abest. - Ultrices scelerum non sensit aquas cataclismi, - Nec novit tumidas Deucalionis aquas, - Raptus Enoch subito, curruque levatus Helias, - Illic tranquillae gaudia pacis amat; - Athletae Domini precursoresque secundi - Adventus, fidei lumina clara sacrae. - Convincetur ab his sanctorum publicus hostis, - Mons Olei mortis conscius ejus erit. - Hic mons, a prima nascentis origine mundi - Conditus, aurorae regna propinqua tenet. - - -14. - -Nel poema latino di cui ho riferito alcuni versi nella n. 115 al cap. -II, si leggono pure questi altri, che compiono la descrizione. - - Aura leni sibilo tempus narrat vernum, - Et, ut verum fatear, ver est hic eternum; - Hic pratorum gloria, gaudium par ternum, - Virens, florens, redolens, habet ius supernum. - - Odor florum, fructuum, arborum, herbarum, - Tago fluctus induens aurum harenarum, - Humi sparsa rutila sidera gemmarum, - Addunt indicibile ius deliciarum. - - Non hic asper carduus, rampuus vel urtica, - Non infelix lolium pululans cum spica, - Arborum vel olerum non stirps inimica: - Queque sunt hic consona, quia sunt aprica. - - Non hic estus ingruit, ymber vel tempestas; - Fame, siti, frigore, sors, hic non infestas: - Adam, nisi rueret manus per incestas, - Esset horum omnis omnibus potestas. - - -15. - -_L'ymage du monde_, l. II, cap. 2. (Dal ms. L, IV, 5 della Nazionale di -Torino. Trascrivo il passo esattamente quale ivi si legge). - - La premiere region d'Aise - Est Paradis, li lieux plain d'aise, - Si plain de joye et de solas - Que nus n'y puet devenir las, - Ne veillier de nulle partie. - Layens est li arbre de vye. - Qui auroit mengier de ce fruit - Jamais ne morroit jour ne nuyt. - Mais nuls hons aler n'y porroit - S'angles ou dieu ne l'y menoit, - Car tous est claus de feu ardant - Qui jusqu'as nues va flambeant. - Layens une fontaine neist - Qu'en iiij fluns devisée est, - Dont ly uns d'eulx Fyson a non, - Ou Gange, ainsi l'appelle on, - S'en va par Ynde loing et pres, - Et sort du mont Artabanes, - Et siet par devant Oriant, - Et chiet en la mer d'Occidant. - Li autres, Gyons ou Nilus, - Entre en terre ung petit ensus, - Et par dedens terre s'en court, - Tant qu'em la Rouge Mer ressort, - Et toute Europe avironne, - Si qu'em une parties se donne, - Et va par Egypte courant, - Tant qu'il rechiet sur la mer grant. - Tygris et doncques Euphrates - Sordent en Germenie[443], pres - D'une grant montaigne environ, - Qui mont Pethoatus a nom, - Et s'en vont par mainte contrée. - Jusqu'à tant qu'il ont rencontrée - La mer moyenne, ou il se fiert, - Si com leur nature requiert. - De ce Paradis tout entour - A lius moult divers en main tour, - Car nus hons n'y porroit trouver - Point de son vivre n'abiter, - Pour bestes crueuses et fieres - Qui la sont de maintes manieres: - La sont jaiant et chenelieu, - Qui tout devorent comme leu. - - -16. - -_Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15 (Cf. pp. -120-1). - - Et quant Baudewins vint à che lieu avenant, - Ne vit tour, né chastel, né dongon, en estant; - Fors arbres qu'en tous tamps sont vert et fruit portant. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Et li doy chevalier n'i font arrestement, - En paradis terrestre sont entré liëment: - De trestoutes manières d'oysiaus du firmament - I ost-on le son chanter si douchement, - Que de la mélodie n'a, el mont, si dolent - Qui n'en fust resjoïs à che démainnement. - Adès i fait estès, n'i keurt pluie né vent; - Li arbre y sont tout vert, en tous tamps, vraiëment. - Li fruit y sont pendant, sans chéoir nullement, - Né jà ne kerra fruis, s'escripture ne ment, - Dès-si jusques au jour du très grant jugement - Que Diex fera le monde finer parfaitement. - - -17. - -RUDOLF VON HOHEN-EMS, _Weltchronik_. (DOBERENTZ, _Die Erd- und -Völkerkunde in der Weltchronik des R. v. H.-E. Zeitschrift für deutsche -Philologie_, vol. XIII (1882), p. 172). - - Daz irdensche Paradis, - daz nach dem wünsche alle wîs - lît, daz ist das hôhste lant, - daz in dem teil ist lant genant. - daz muoz — als uns diu wâhrheit seit — - unbûhaft al der menscheit - von grozer unkünde sîn, - wan ez ein mûre fiurîn, - diu hôhe durch die lüfte gât, - beslozzn und umbevangen hât; - dar ûz Tygris und Physôn - Eufrâtes unde Gêôn. - diu vier wazzer, fliezent - ûf die erde, und begiezent - diu lant und machent mit ir kraft - die erde fiuhte und berhaft. - Zwischen dem Paradîse lît - manic lant und îsel wît - unbûhaft âne bû erkant - unz an diu bûhaften lant: - wan in der wüeste und underwegen - ist wüester wilde vil gelegen; - dar in sô vil gewürmes lît, - und tiere, daz ze keiner zît - nieman drinne mac genesen - noch mit deheinem bûwe wesen - in den wüesten landen dâ. - - -18. - -JACOB VAN MAERLANT'S _Spiegel historiael_, edizione di Leida, 1857-62, -parte Iª, l. I, c. 17. - - Dat paradijs es sekerlike - Dat oest ende van erderike, - Vul bomen van goeder maniere, - Vul van elken crude diere. - Daer es in des levens hout, - Ennes daer in no heet no cout, - Maer getemperde lucht ende reine. - In midden so es eene fonteine, - Die dat proyeel can verchieren, - Ende deelt hare in viere manieren. - Noint man wits diere in comen conde, - Sint dat Adam dede die zonde; - Want een mir van viere claer - Gaeter omme, dat es waer - Alsic wel sal doen verstaen: - Daers Enoch ende Helyas in gedaen. - - -19. - -JAN DECKERS, _Der leken spieghel_, l. I, cap. 21 (_Werken uitgegeven -door de Vereeniging ter bevordering der oude nederlandsche -Letterkunde_, vol. I, Leida, 1844, pp. 77-8). - - Dit paradijs, heb ic verstaen, - Es recht int oeste ghestaen, - Ende es so schoene, dat gheen man - Te vullen gheprisen en can, - Van boemen, van cruden mede, - Ende van alderhande chierhede. - Daer en is noch hongher no dorst, - Onghewedere, coude no vorst, - So zuet is daer die lucht ende stille. - Daer en is gheenen onwille, - Daer die creatueren souden - Eeuwelijc leven sonder ouden. - Alle ghenade ende onghenaden, - Die ons comen vrouch ende spade, - Die ons God sent, deeuwege vader, - Comen uten oesten allegader; - Die inghele oic, waerlike, - Want het es daensichte van hemelrike. - . . . . . . . . . . . . . . - In des paradijs pleyne - Springhet eene scone fonteine, - Die soe groot es, heb ic verstaen, - Datter vier rivieren af gaen. - Dese loepen in cruus wijse - Te vier sijden uten paradise. - Elke mach wel also groot zijn, - Off meere dan die Rijn. - Dit sijn haer namen, sijts ghewes: - Physon, Gyon, Tygris, Effrates, - Die meenich lant ende meneghe stat - Verversschen ende maken nat, - Daer waters breke soude wesen, - En daet die planteyt van desen. - Men vinter oic in saphiere, - Ende alderhande ghesteente diere, - Die herde weert sijn ende fijn, - Ende van groter macht oic sijn. - - -20. - -FEDERIGO FREZZI, _Il Quadriregio_, l. IV, capp. I e II. - - . . . . . . . . . . . . . . . . . - Quando fui presso al fin di quel cammino, - Il Paradiso vidi, ch'è terrestro, - Il qual fe' Dio per singolar giardino. - E s'egli è bello pensisi il Maestro - Il quale il fece, e posel dove il sole - Ha più virtù, e 'l cielo, a lato destro. - Lì era un pian di rose e di viole - E d'altri fiori, e di maggior fragranza - Che qui, dove siam noi, esser non suole. - Che ogni frutto, quanto ha più distanza - Da questo loco, tanto ha vertù meno, - E quanto più s'appressa in virtù avanza. - Tra quelli fiori e l'aere sereno, - Tra le melodie dolci di quel piano, - Io trapassai di dolci canti pieno. - Da quel giardino er'io poco lontano, - Ch'io vidi un serafino in sulla porta, - Ch'è posto lì da Dio per guardiano. - -L'angelo concede l'entrata, e Minerva s'accomiata dal poeta, -affidandolo alla guida di Enoch ed Elia, che lo conducono a vedere -le meraviglie del beato giardino. Ecco prima l'_arbor senza fronde_, -l'albero della scienza del bene e del male (v. più sopra, p. 28); ecco, -dopo, l'albero della vita:. - - Poscia trovammo la pianta più bella - Del Paradiso, la pianta felice, - Che conserva la vita e rinnovella. - Su dentro al cielo avea la sua radice, - E giù inverso terra i rami spande, - Ov'era un canto che qui non si dice. - Era la cima lata e tanto grande - Che più, al mio parer, che duo gran miglia - Era dall'una all'altra delle bande[444]. - -Enoch spiega al poeta la virtù della pianta, e gli narra di Seth, come -ne tolse il ramoscello, che fatto albero a sua volta, porse il legno -onde fu formata la croce, e gli dà ragione della mitezza di temperatura -onde il luogo si allieta; Elia lo ammaestra circa i fiumi che nascono -dal gran fiume paradisiaco. - - Poi ci movemmo per le adorne strade - Tralla fragranza e soavi melode, - Tra nettar dolci in scambio di rugiade. - Ivi ogni senso si rallegra e gode: - Alla verzura si conforta il viso; - L'orecchie a' canti degli uccelli ch'ode. - Rallegra tutto il cor quel Paradiso. - Ivi ogni cosa intorno m'assembrava - Un'allegrezza di giocondo riso. - - -NOTE: - -[441] Raccolgo in quest'appendice alcune descrizioni tratte da -scritture appartenenti ai primi secoli della Chiesa e al medio evo, -affinchè il lettore possa, da sè, farsene un più giusto concetto. - -[442] A pag. 69 diedi, per errore, come di San Basilio, senz'altro, una -opinione che trovasi espressa in questa scrittura, a lui attribuita. - -[443] L. _Hermenie_. - -[444] Correggasi a p. 140, n. 35, l'accenno che a questo luogo si -riferisce. Secondo il poeta, la cima dell'albero doveva avere più di -sei miglia di circonferenza. - - - - -APPENDICE II - -L'ANDATA DI SETH AL PARADISO TERRESTRE. - - -Traggo dal manoscritto francese L, II, 14, della Biblioteca Nazionale -di Torino (f. 4, v. a 6 r.), un racconto in versi del viaggio di Seth -al Paradiso terrestre. Esso appartiene a uno strano poema che fa da -prologo alla _Vengeance de Jésu-Christ_ (cf. STENGEL, Mittheilungen -aus französischen Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothek_, -Halle a. S., 1873, pp. 13 sgg., 19 sg.) e presenta alcune particolarità -curiose, che, spero, lo faran gradire al lettore. È opera, -probabilmente, del secolo XII. - - Or vous ai dit dou traitre Chain, - Et de son fait com il pot avenir: - Or vous dirai d'Adan(s) jusqu'(es) en la fin. - Vérités fu que Adans tant vesqui - La blanche barbe desus le pié li gist, - Et si traine ses cheviaus autresi, - Ce dist l'estoire,.II. grans piés et demi; - Sus le menton li gisent si sourchil; - Vestus de fuelle cousus de jons marins. - .I. jour apelle le mainé de ses fis; - Chil ot non Sept, si fu preus et gentis: - «Sept», dist li peres, «entendes envers mi: - Il te convient mon mesaige furnir. - Droit en terrestre en iras Paradis[445] - Parler a l'angle c'a non Cherubins; - L'aubre de vie garde em Paradis: - C'est li conpas de quan qu'il raverdist, - Car sus cet arbre fu escris li pepins, - Et la feive et li glans et li ris, - Dont nous avons boschages et gardins. - Tu me diras a l'angle, biaus amis, - Qu'il voist moult tost parler au roi de Paradis, - Et si me saiche à dire au revenir - Quant trespaserai hors de cest siede chi, - Et li dous oilles et quant me venra il, - Que nostres sires mes peres me proumist - Quant je voloie mes .VII. enfans perir - En Rouge Mer et lancier et flatir. - Iceste juste emporte avoecques ti, - De la fontainne de jouvent .I. petit - M'aporteras si plaist a Cherubin: - Se j'en ai but juvenes sui et meschins, - Si garderai mes filles et mes fis, - Et le grant peuple qui est de moi partis. - Va t'ent la voie et les pas que je vins, - Bien les connoisteras, biaus tres dou[s] fis, - Il sont tout sec et de ta mere ausi, - Car, puis celle eure que j'en fui partis, - Toute sustance et tous biens i failli. - Le gués prilleus trouveras devant ti; - C'est Purcatoire qui garde Paradis: - Çou est .I. fus qui tous jours art et frit; - L'iave est plus rouge que n'est li sans de ti; - Li boullon sont si haut, se diex m'ait, - Qu'il n'est nus ars qui par desus traisist, - Et s'entrecontre par si tres grant air - Que de .XX. lieues le puet on bien oir - L'une unde en l'autre et hurter et flatir. - Qui devera entrer em Paradis, - Ne ou vergier de quoi je sui banis, - Tant ert ou gués dont je parole chi - Qu'il ert si purs li arme et li espirs - Com dameldex en son cors l'ame mist. - C'est la premiere porte de Paradis, - Mais l'autre porte est trop en grinour pris»[446]. - Et li varlés avalle le larris, - Vestus de fuelle cousus de jons marins; - Vers Rouge Mer acqueille son chemin. - Che jour encontre l'enfes maint porc marin, - Maint ours sauvage, lions, et cocatris, - Et grans dragons, alerions petis. - Tant a esré li freres à Chain - Qu'il trespassa .I. grant bos de bresil, - Apres le bos est montés .I. lairis, - Espurcatoire a devant lui coisi. - Lors li sembla que chieus et mers arsist: - Il chiet pasmé, s'a jeté .I. grant cri, - Apres dous dex a conforter se prist; - Prent s'escharboucle, sel frote au samit, - Li feus en saut à alumer l'a pris. - L'angles le voit, c'ot à non Chérubins: - En autant d'eure com .I. iex puet ouvrir - Vient a l'enfant, si l'a à raison mis: - «Diva! varles, et qui t'envoia chi? - Ains, puis celle eure c'Adans en fu partis, - Me vi jou chose qui car et sane euist, - Qui de si pres aprocha Paradis. - Va t'ent ariere, par amours je t'en pri, - Que cis grans feus ne t'ait ja englouti». - Et dist li enfes: «Este[s] vous Chérubins, - Qui mon pere chacha de Paradis - A une espée ardant? il le m'a dit. - Par moi te mande, et je sui qui te di, - Que parler voisses au roi de Paradis, - Et li demandes, par amours je t'en pri, - Quant trespasera hors de ce siecle chi, - Et li dous oilles et quant li venra il, - Que nostres sires, ses peres, li proumist, - Pour quoi doit estre encore ses amis». - Et dist li angles: «J'ai grant merveille oi». - - Et dist li angles: «Amis, or m'entendes. - Verités fu quant Adans fu fourmés, - Et il peut bien et venir et aler, - Oir, sentir, et veoir, et parler. - Quanque diex ot li fu abandonnés, - Fors .I. pumiers qui li fu devées, - Qu'il avoit as anemis donnés - Pour .I. serviche qu'il li firent en mer, - Car il alerent le grant goufre effondrer - Par quoi li iave se prist a avaler - Tant com la terre parut aval la mer. - Il en menja, mes che pot lui peser: - Il fu tantost as anemis livrés: - Et nostres sires s'en ot duel et pité, - Pour vous ala ens en abisme entrer, - À Lucifer tout maintenant parler, - Demanda lui par fines amistés - S'on vous poroit ravoir ne rachater - Pour nul avoir c'on vous seust donner. - Et Lucifers respondi par fierté: - «Oil, biau sire; se vous tant les ames - C'ous en voeilles vo cors abandonner, - Vous les aures de prison delivrés, - Et li vergies vous ert quite clamés, - Ne jamais jour n'i volons retourner». - Adont se teut li rois de majesté, - N'encor n'est mie li jugemens donnés, - Ne il n'est angles lasus tant soit senés - Qui de dieu sache son cuer ne son penser, - S'il vous vorra perdre ne rachater; - Mes puis celle eure qu'il ot en si parlé - Je ne vi diable ens ou vergier entrer[447]. - Et, s'il vous plaist, avec moi en venres; - Mousterai vous la fine verité, - De vostre pere comment il a ouvré, - Et le vergier de quoi estes tourblé». - Et respont Sept: «Je l'ai moult desiré, - De l'eritaje veoir et regarder. - La devissions en glore demorer» - Et dist li angles: «Amis, vous le verres». - - L'enfant embrache li sains angles honestes, - Si l'en emporte en Paradis terrestre; - De fin or pur ouvri une fenestre: - «Amis», dist il, «or boute chi ta teste; - Si verras ja le tourment et la perte - Qu'[est] pour ton pere en Paradis terrestre. - Oisiaus n'i chante, ne n'i demainne feste, - Solaus n'i luist ne au main ne au vespre, - L'iave n'i sourt, ne n'i raverdist herbe, - Ne il n'i a fors tenebre et tempeste»[448]. - - Li damoisiaus a regarder a pris - Par le vergier qui n'est mie floris: - L'aubre de vie a veu devant lui, - Plus grans des autres bien resambloit sapins, - Tous fu brisiés et entour et emmi. - Par desus l'aubre a .I. bel nit coisi; - .I. pellicans se seoit droit enmi; - C'est li prumiers oisiaus que dex fesist; - Dex ne fist plume que cis la nen euist. - Comparés fu il meismes à li, - D'estre sages et dous et bien amanevis, - Courtois et larges et destre, à point hardis, - Ne pour sa vie de noient ne mesprist. - Morte estoit sa fumelle fennis: - Remés l'en fu .III. faonniaus petis[449]. - Or a alé contreval le gardin, - .III. jours et plus si com la bible dist, - Ne trueve chose dont il se puist garir, - Ne ses faons de les lui soustenir, - C'ains puis celle eure c'Adans en fu partis - Toute sustance et tous biens i failli. - Or entendes que li dous oisiaus fist, - Quand il voit bien nes puet mais soustenir. - Ancois qu'il voist autre oisel assalir, - Premierement en vorra ja morir. - Dou bech trenchant en son pis se feri, - Le cuer dou ventre a perchié tout parmi. - Li sans en saut et enprent à issir, - À cescun fan en a bailliét .I. fil, - Et cil le boivent qui en ont grant desir, - Batent lor elles, dou pere sont parti, - Volant en vont contreval le gardin. - Li pellicans à regarder les prist, - Grant joie en a de çou que vis les vit, - Mes tant fort sainne ne se set astenir - Ne garde l'eure qu'il se voie morir. - Et li chieus oeuvre, l'angles en descendi, - L'oisiel emporte lasus em Paradis, - Si le courronnent les chelui qui le fist. - Adont coumenche la noise en Paradis - D'angle contre autre dont i a plus de .M.: - Là ont jugiét le roi de Paradis, - S'il voet droiture user et maintenir, - Et voet ravoir les siens certains amis, - Que telle guise li convenra tenir. - Apres la noise qui fu em Paradis, - Une grant raie dou solaill descendi - Ens ou vergier, s'en est entré[e]s ou nit: - Or li aporte le saintisme esperit: - En guise estoit d'un enfanchon petit, - Qui d'un blanc gant le peuist on couvrir. - Adont coumenche et la joie et li ris: - Chil oisel chantent, de terre sont parti, - Les iaves sourdent, li pré sont raverdi, - Et toute riens dou mont se resjoi. - Qui que fait joie l'enfes jeta .I. cri: - Adan regraite com ja poires oir. - - «Ahi, Adan», dist il, «de vo biauté, - De vous estoit cis lieus enluminés. - Ja n'est il angles lasus tant soit senés - C'à vo fachon seust rien amender. - Or vous perdrai ains qu'il soit avespré, - Qu'il vous convient ens en enfer entrer, - Dont deussies estre avoec moi couronnés. - S'on vos peust de tresor rachater, - Ne de rien née que on peuist penser, - De ma grant perte ne fusse espoentés; - Meis si grant painne m'en convient endurer, - Se voel droiture maintenir ne user, - Com cil oisiaus qui s'est à mort livrés, - Qui l'essamplaire nos a lasus moustré - Com faitement je me doi demener - Se je vos voel de prison delivrer, - Et je vous voel ravoir ne rachater». - Adonques a .I. si grant cri jeté - Que de .X. lieues le peust on ascouter, - Que moult redoute ce qu'il a à passer. - Quand Sept l'entent si a l'angle apellé: - «Cherubin sire», dist il, «or m'entendes. - Que chou est or que jou ai ascouté - Desus cel arbre ou a telle clarté?» - «Amis», dist l'angles, «que vauroit li celers? - Chou est li fis de la grant majesté, - Ch'est ses espir[s], ses sens et sa bontés, - Et sa grans force et sa grans dingnité[s]. - Or soiies aise, vous seres rachaté, - Que je sai bien son cuer et son pensé. - Je ne le seuc .VII.C. ans a passé, - Ne jou ne autres tant par soit ses privés; - Ne puis c'Adans fu dou vergier sevrés - Ne sot nu[s] angles son cuer ne son penser; - Mais or le sai je, si le te voel conter. - En une vierge qui moult ara bonté - Prendra il vie, sanc et charnalité, - Et se fera noirir et alever - Tres qu'il sera si grans et si fourmés - Comme Adans dont tu es hui sevrés. - Lors se fera et prendre et atraper - As anemis, desus .I. fust cloer, - Perchier sa char et issir le sanc cler: - Adont seres de prison delivré, - El li fis dieu est en gage remés». - - «Amis», dist l'angles, «la chose est trop amere - Par le pechiet de ton pere et ta mere; - Mes cis dous enfes et ses sans qui tout leve - Vos fera en transissant grace et saveur et seve» - - «Grasse et saveur et seve vos fera en trespassant - L'enfes qui en cest nit pleure si doucement: - Çou est li fis de dieu le roi dou firmament, - En une vierge pure penra aombrement, - Et se vestra de li et de char et de sanc, - Et se fera noirir a guise d'un enfant, - Et puis respandera par vostre amor son sanc, - Et chieus qui n'i querra moult l'ira mallement, - En infer les iront diable devorant. - Or tost va t'ant ariere, en Sinais le grant; - Si enterre ton pere tres au piet dou pendant. - Il li convient morir, il ne puet en avant. - En la bouche li met ces pepins, mon enfant». - - «En la bouche li met, enfes, ces .III. pepins; - C'est de la pume que tes peres quoilli, - Qu'il jeta jus quant vit qu'il ot mespris. - Je les te rent, porte les avoec ti; - Que li peres voet desus son fil morir - Pour vous ravoir des morteus anemis. - Quant tu aras ton pere enfoui, - Desus la langue li met ces .III. pepins, - Et li arenge bellement, biaus amis. - Dou cors d'Adan, et de sa seve ausi, - Et de son cuer, et de ces. III. pepins, - Nestera, fiex, .I. arbrisiaus petis - Qui metera .III.M. ans au norir; - Cescun .M. ans croistra piet et demi. - Tant seres vous avoec les anemis - Ains que cis enfes que tu os en cest nit - Soit sus cel arbre atachiét et assis, - Ne si dous membre cloé de claus massis, - Ne ses clers sans ceure par le pais. - C'est li dous oilles que ton pere proumist - Quant il voloit ses .VII. enfans perir - En Rouge Mer et lanchier et flatir, - Parcoi est haperés des anemis». - - Li enfes pleure, grant duel va demenant. - Il regarda le figier d'euriant, - Qui est mués tous en autre samblant: - Il estoit tourbles quant il li vint devant, - Or est si biaus com solaus flamboiant, - Ains li samble tout aviseement - Que li mur soient de piere d'euriant. - .I. tuel voit qui fu d'or flamboiant, - Qui vient des chieus bellement descendant; - Par ce tuiel va l'iave degoutant - En la fontainne petite de jouvent - Dont .IIII. ruiselait alient naissant: - Quant il sunt hors si se vont esperdant: - L'uns fu Inges, et Grandes li plus grans, - L'autres Gerons, et l'autres Ifratans; - De l'un des rieus va Rouge Mer naissant. - L'enfes apelle Chérubin en plorant: - «De la fontaine me donnes de jouvent, - S'en porterai à mon chier pere Adan; - S'il en a but je sai certainement - Qu'il revenra en l'age de .XXX. ans». - Et dist li angles: «Je ferai son coumant; - Mes il n'est iave, ne mers, ne lavement - Qui le garisse dou dolereus tourment - Ou il ira ains le solaill couchant». - Il prent la juste et si li va puisant - En la fontainne, et puis li va ballant; - Puis a pris Sept, en air le va portant. - En autant d'eure com .I. iex va cloant - Le met en Inde, si s'en va retournant. - De si tres lonc com le va parchevant - Encontre vienent tout si frere courant, - Tout autresi si en vienent bruiant - C'alerion quant il vont descendant. - E vous Isaach et Jourdain et Rubant: - Leur frere voient, si le vont ravisant. - Dist Jourdains: «Frere, bien soies vous venant». - Et il a pris la juste maintenant, - En haut le drece, si le va maniant: - Elle li chiet et le va respandant; - En Rouge Mer va l'iave en batant - Comme .I. quarriaus quant de l'archon destent; - La Rouge Mer va toute trespassant, - En Paienime va l'iave espandant, - A .III. lieuetes devant Jherusalem: - Le flum Jourdain l'apellent li auquant: - Puis s'i lava li dignes rois amans - Quant il fu nés de lui em Bethleem, - S'i baptiza son ami S.t Jehan. - Et on amainne tantost le viel Adam: - À ses .II. mains va ses sourcis levant - Qui li gisoient sour le menton devant; - Son fil regarde, si le va conuissant, - Ansi le lieve com se fust .I. enfant, - Si avoit il bien .XII. piés de grant. - «Fis», dist li peres, «vous soies bien vignant; - Aves esté au vergier d'euriant? - Que dist li angles qui me par ama tant? - Aurai je ja pais ne acordement - Envers celui qui me fist doucement, - Puis me banni dou sien vilainement? - Or m'en vinc chi entre ces desrubans». - «Oil, biaus peres, au chief de .III.M. ans». - «Ne plus?» fait il; «me vas tu voir disant?» - «Oil, biaus peres, sachies le vraiement». - Adont s'en va Adans agenoullant, - Devers le chiel ala moult regardant, - Et voit les angles qui le vont asenant - Qu'il ne se voist de noient esmaiant. - De la grant joie que il va atendant - Ala sa painne del tout entroubliant. - Il n'avoit ris bien avoit .VII.c. ans: - Adonques rit li vieus si durement - Li cuers dou ventre li va parmi partant. - L'ame en ont prise li diable, li tirant, - Si l'en emportent en infer maintenant. - Sa fosse font .IIII. de ses enfans; - Leur pere enterrent et si le vont plorant; - Desus sa langue alerent arengant, - Les .III. pepins dont je vous dis avant, - C'aporta Sept del vergier d'euriant - Dont li arbres, signeur, ala naissant, - Qui mist au croistre tout à point .III.M. ans, - Ou li fis dieu tout respandi son sanc - Pour chiaus ravoir dou dolereus tourment - Ou tout estiens livré comunement. - - -NOTE: - -[445] Il ms.: _Droit en terrestre iras em Paradis_. Qui, e in alcun -altro luogo, mi giovo di correzioni suggerite da G. Paris in una -notizia che del mio primo opuscolo sulla leggenda del Paradiso -terrestre egli diede nella _Romania_, anno VIII, 18-19, pp. 129-30. - -[446] L'immaginazione dantesca di porre il Purgatorio quasi a custodia -del Paradiso terrestre, e di far purificare attraverso il primo chi -vuol salire al secondo, ha qui un riscontro notabile, che non è il -solo. - -[447] Tutta questa finzione, che potrebbe parere una pura e semplice -stravaganza del poeta, si conforma alla dottrina di alcuni Padri, che -insegnarono la passione di Cristo essere stata come una soddisfazione -giuridica e una indennità conceduta da Dio a Satana in risarcimento del -torto e del danno fattogli riscattando l'uomo. V. IRENEO, _Adversus -haereses_, III, 18, 7; V, 21, 3; ORIGENE, _Epist. ad Rom._, 2, 13, -e altri. Il sacrificio di Cristo è considerato piuttosto come atto -di giustizia che come atto di misericordia anche nel famoso _Plait -de Paradis_, che in più forme si trova come componimento a sè, o -introdotto in misteri e sacre rappresentazioni. - -[448] Questa descrizione discorda assai da tutte l'altre, dove il -Paradiso serba intero, o quasi, il suo primitivo e naturale splendore. - -[449] Il poeta ignora, o altera deliberatamente, il mito della fenice, -ancor vivo a' suoi tempi. - - - - -APPENDICE III. - -IL PAESE DI CUCCAGNA E I PARADISI ARTIFICIALI. - - -La immaginazione del Paradiso terrestre, e le altre consimili, hanno -stretta relazione con quella del Paese di Cuccagna, o come altrimenti -si chiami la terra beata che nelle tradizioni orali e nelle letterature -di buona parte d'Europa ebbe quel nome. Tale relazione non è, come fu -troppo leggermente asserito, quella proprio che passa tra la parodia -e la cosa parodiata; giacchè se la parodia fa capolino talvolta nelle -allegre descrizioni del Paese di Cuccagna, non però si può dire sia -quella che consuetamente ne suscita negli spiriti e ne promuove la -immaginazione. Entrambe le immaginazioni piuttosto traggono l'origine -da un principio medesimo, da uno stesso desiderio e da uno stesso -sogno di felicità, i quali, se variano quanto a certe parvenze e a -certi caratteri, nella sostanza rimangono pur sempre invariati. Il -Paradiso terrestre e la Cuccagna sono due termini diversi, ma non -contraddittorii, a cui riesce lo stesso pensiero, secondo l'affetto che -lo muove, e in conformità della mente entro la quale si muove[450]. -Del resto, tra le due immaginazioni non c'è una separazione costante -e sicura, anzi si passa per gradi dall'una all'altra: il Paradiso è -talvolta poco più nobile e poco più spirituale del Paese di Cuccagna, -e talvolta il Paese di Cuccagna, idealizzandosi alquanto, diventa -un Paradiso. Sarebbe forse difficile dire se l'uno o l'altro sia il -luogo di beatitudine promesso da Maometto a' suoi seguaci. I paradisi -delle religioni inferiori sono veri Paesi di Cuccagna, e poco mancò -che tal Paese non diventasse talvolta anche il Paradiso cristiano, sia -terrestre, sia celeste. - -I Greci, ch'ebbero la finzione dell'età dell'oro e dei Campi Elisi, -ebbero anche quella di una terra felice, la quale mostra con la -Cuccagna grandissima somiglianza. Tale finzione sembra sia stata assai -popolare ed ebbe talvolta, ma non sempre, carattere e intenzione -di parodia. Ateneo ricorda nel sesto libro de' suoi Δειπνοσοφισταί -sette poeti comici che la introdussero in loro commedie[451]. -La città degli uccelli, nella commedia di Aristofane, abbonda di -ricchezze e di letizia. I racconti meravigliosi concernenti l'India e -l'Etiopia indussero taluno a porre in quelle remote regioni la terra -sognata[452], mentre certa comica bizzarria d'umore e certo gusto del -paradossale, non disgiunti talvolta da intenzione satirica, indussero -altri a fare della descrizione di quella terra un tessuto risibile -d'ingegnose fanfaluche e di argute panzane. Con la lepidezza che -gli si appartiene Luciano descrive nella _Vera Istoria_ la città dei -beati, la quale è tutta d'oro, con le porte di cinnamomo, il suolo -d'avorio, i templi di berillo, gli altari d'ametista. Cinge la città -un fiume d'ottimo unguento, largo cento cubiti, profondo cinquanta. Le -terme sono grandi palazzi di cristallo, dove, in luogo di acqua, si -adopera rugiada riscaldata. Quivi non è mai notte, nè dì, ma un lume -mitissimo, quale si ha il mattino, prima del levare del sole; nè altra -stagione vi si conosce che la primavera, nè altro vento che il zeffiro. -Abbondano in quella terra piante bellissime d'ogni qualità e che mai -non cessano di far frutto. Le viti si coprono di grappoli dodici volte -l'anno; le spiche del grano, in luogo di chicchi, recan pani. Intorno -alla città sono trecentosessantacinque fontane d'acqua, altrettante -di miele, cinquecento di varii unguenti, ma più piccole, sette fiumi -di latte, otto di vino. L'Elisio è un campo bellissimo, cinto da una -selva di grandi alberi vitrei, che recan per frutti coppe di varie -forme e grandezze. Chi vuol bere non ha che a spiccarne una, la quale -tosto si colma di vino. Dense nubi assorbono dalle fontane e dal fiume -gli unguenti, e premute da lievi aure, li riversano in rugiada[453]. -Altrove Luciano parla di un'isola di formaggio, che sorge in un mare -di latte, coperta di viti che dànno latte[454], e nei _Saturnali_ -introduce Saturno a fare una comica descrizione della felicità de' -suoi tempi. In un trattatello, greco in origine, tradotto in latino nel -secolo IV, e intitolato _Expositio totius mundi_, si descrive un paese, -dove un popolo felice, ignaro dei morbi, si ciba di miele e di pani che -cadono dal cielo[455]. - -La finzione fu certamente nota anche ai Latini, sebbene nella loro -letteratura non si trovi ricordata in modo esplicito. Il valoroso -Terapontigono Platagidoro del _Curculio_ di Plauto, conquistò, fra -molt'altre, anche le terre di Peredia e di Perbibesia. - -Nel medio evo la finzione riappare assai per tempo, e acquista di poi -favore grandissimo. La troviamo la prima volta in quel poemetto latino -di _Unibos_, che un chierico franco d'ignoto nome compose nel secolo X. -Il contadino Unibos, di cui si narrano quivi le astuzie e gl'inganni, -dà ad intendere a tre suoi persecutori che in fondo al mare è un -regno felicissimo, e così li induce a precipitarvisi e si libera di -loro[456]. Qui si ha appena un cenno fuggevole del paese felice; ma si -può credere che in alcune almeno delle versioni del racconto, che già -sin da allora dovevano correre tra i volghi d'Europa, si avesse di esso -una descrizione più particolareggiata, e meglio acconcia ad accendere -la fantasia e sollecitare il desiderio di coloro cui si supponeva fatto -l'inganno. Tale sarà stato il caso per taluno almeno dei racconti -orientali da cui probabilmente traggono la prima origine i racconti -largamente diffusi in Occidente[457], e tale è infatti per parecchi -di questi[458]. Nei romanzi persiani è spesso ricordo di un paese di -Sciadukiam, che non è punto diverso dal Paese di Cuccagna[459]. - -Non si può dire con sicurezza quando appaja da prima questo nome di -Cuccagna[460], nè molto sicura è la sua etimologia[461]. A me basterà -qui di ricordare che un _abbas Cucaniensis_ è già in una poesia -goliardica composta probabilmente fra il 1162 e il 1164[462]; che -Cuccagna fu il nome di un castello ancora in parte esistente presso -Treviso; che tal nome occorre già in documenti del 1142; che un -Warnerius de Cuccagna comparisce in una carta del 1188[463]; e che nel -_Pataffio_ si legge: - - Erro, cu cu andra' tu in cuccagna - Dal pero al fico sempre perperando?[464] - -Sia qual essere si voglia l'origine del nome, il componimento più -antico, fra quelli sino a noi pervenuti, ove si descriva il paese -indicato per esso, è un _fableau_ del secolo XIII, intitolato _Li -fabliaus de Coquaigne_[465]. L'autore dice d'essere andato per -penitenza al papa, che lo mandò al paese di Cuccagna: - - Li pais a à non Coquaigne, - Qui plus i dort, plus i gaaigne. - -Le case vi son fatte di pesci, di salsicce e d'altre cose ghiotte. Le -oche grasse si vanno avvolgendo per le vie, arrostendosi da se stesse, -accompagnate dalla bianca agliata, e vi son tavole sempre imbandite -d'ogni vivanda, a cui ognuno può assidersi liberamente, e mangiare di -ciò che meglio gli aggrada, senza mai pagare un quattrino di scotto. Da -bere porge un fiume, il quale è mezzo di vino rosso, e mezzo di vino -bianco. In quella terra il mese è di sei settimane, e vi si celebrano -quattro pasque, e quadruplicate sono l'altre feste principali, mentre -la quaresima viene solo una volta ogni vent'anni. I denari si trovano, -come i sassi, per terra; ma non bisognano, perchè nessuno compra o -vende, e tutto quanto è necessario alla vita si dà per nulla. Le donne -che vi sono altro non chiedono che di fare altrui piacere, e ci è la -fontana di gioventù, - - Qui fet rajovenir la gent. - -Il poeta, uscitone, non trovò più la via di tornarvi. - -Non giova ch'io vada ritessendo la descrizione delle delizie ond'è -pieno, secondo i varii racconti, il Paese di Cuccagna, giacchè se -mutano esse nei particolari, o nell'ordine con cui sono presentate, -rimangon sempre, sostanzialmente, le stesse, e non muta lo spirito di -sensualità, alle volte assai grossolano, che ne suggerisce e ne informa -il concetto. E nemmeno tenterò di rifare la storia della finzione -nel medio evo e nel tempo di poi, o di ricordare ordinatamente i -componimenti cui essa diede materia nelle varie letterature d'Europa, -bastando al proposito mio ch'io noti della finzione alcun elemento -principale, alcun carattere più generale. - -Il più delle volte non si dice, e per buone ragioni, dove sia il Paese -di Cuccagna, o la situazione sua s'indica con parole scherzevoli che -non danno senso, come le _drey Meil hinter Weynachten_, di una poesia -di Hans Sachs. Talvolta invece si ha una indicazione geografica più -o meno determinata e precisa. La terra di Bengodi, della quale Maso -narra le meraviglie a Calandrino, terra dove si legano le vigne con le -salsicce, ed hassi _un'oca a denajo e un papero giunta_, è posta nel -paese dei Baschi, ed è lontana da Firenze più di millanta miglia[466]. -In un poemetto inglese, composto, come pare, verso la fine del secolo -XIII, o sul principiar del seguente, il paese di Cuccagna è in mezzo -al mare, ad occidente della Spagna[467]. In un codice del Museo Correr -si ha una _Descrittion del Paese di Cuccagna vicino a S. Daniel, città -nel Friuli, Stato della Repubblica veneta_[468]. Finalmente, in un -dramma religioso tedesco lo Schlaraffenland è tra Vienna e Praga[469]. -Qui il Paese di Cuccagna s'immagina in luogo assai prossimo a chi -scrive: altrove, per contro, è accennata grande distanza, senz'altre -indicazioni geografiche. Nella _Historia nuova della città di Cucagna, -data in luce da Alessandro da Siena e Bartolamio suo compagno_[470], -si dice che per andare in Cuccagna bisogna viaggiare ventotto mesi -per mare e tre per terra; e _in quodam terrae cantone remoto_ pone -il felice paese Teofilo Folengo[471]. Una poesia tedesca del secolo -XVI lo pone a mano manca del Paradiso terrestre[472], mentre un'altra -vuole si avverta che esso non è nel Paradiso, _dov'era vietato di -mangiare_[473]. A questo proposito è da notare che l'autore del -poemetto inglese testè ricordato giudica il Paese di Cuccagna assai -miglior luogo del Paradiso, ove non c'è altro da mangiare che frutta, e -altro da bere che acqua[474]. - -Se un desiderio, dirò così, generico di felicità e d'innocenza suscita -nell'anime devote l'immagine delle delizie del Paradiso, un desiderio -più particolare di uscir di stento, di appagare gli appetiti più -animaleschi e più imperiosi suscita l'immagine delle delizie del Paese -di Cuccagna in tutti i miseri, in tutti gli affamati, in tutti coloro -la cui vita è un perpetuo combattimento fatto più aspro e doloroso -dallo spettacolo degli agi e delle lautezze altrui. Per tutti costoro -la Cuccagna è una vera _terra promissionis_, com'ebbe a dirla Geiler -di Keisersberg, da far riscontro alla _terra repromissionis sanctorum_ -delle leggende ascetiche, e dove si mangia e si beve e d'ogni buona -cosa si gode senza metter mai fuori un quattrino. Perciò coloro che ne -celebrano le meraviglie spesso si volgono ai poveretti, e li chiamano a -raccolta, e annunzian loro che anche per essi è venuta finalmente l'ora -di scialare; e chi li invita si trova nella stessa lor condizione. In -certo _Capitolo di Cuccagna_ esclama il poeta: - - hor andiamoci tutti, o poverelli! - -e in certo _Trionfo de' poltroni_: - - Deh poveretti non stemo più a stentar![475] - -L'autore di una poesia spagnuola intitolata _La isla de Jauja_, detto -che in quella terra chi lavora riceve dugento bastonate ed è cacciato -in bando, descritte tutte le comodità di cui vi si gode, si volge ai -poveri idalghi, al gran popolo dei miseri: - - Animo pues, caballeros, - Animo, pobres hidalgos; - Miserables, buenas nuevas, - Albricias todo cuitado, - Que el que quisiere partirse - A ver este nuovo pasmo, - Diez navìos salen juntos - De la Coruña este año.[476] - -Ma poichè i pasciuti hanno sempre confuso gli affamati coi furfanti, -così vediamo il Paese di Cuccagna, sogno degli affamati, diventare -talvolta una terra di riprovazione. Dallo Schlaraffenland descritto da -Hans Sachs sono sbanditi gli uomini morigerati e dabbene: le bugie vi -son tenute in gran conto, e chi più le dice grosse è premiato: - - für ein gross lügn gibt man ein kron.[477] - -Per contro si vede la finzione del paese di Cuccagna adoperata come -strumento di satira e d'invettiva contro i pasciuti e i gaudenti. -Così nel poemetto inglese citato di sopra, il quale è tutto una satira -contro la grassa e dissoluta vita dei monaci. A volte poi i racconti -non sembrano nascere da altro che dalla voglia di ridere e di sballarle -grosse[478]. Il Novati giustamente distingue dalla immaginazione del -Paese di Cuccagna certe immaginazioni epicuree, quali son quelle che -s'incontrano nel _fableau_ di _Belle Eyse_ e nella descrizione che il -Rabelais fa dell'abbazia di Thélème[479]. - -Se le finzioni greche, di cui s'è detto di sopra, sono talvolta parodia -dell'età dell'oro o dell'Elisio, la finzione del Paese di Cuccagna non -è, o almeno di rado è, una parodia voluta del Paradiso terrestre. Le -vere parodie di questo bisogna cercarle altrove, nel _Paradis perdu_ -del Parny, in un poemetto intitolato _Adam et Eve_ e inserito nel vol. -VI della raccolta _L'Evangile du jour_, pubblicata in Parigi dal 1769 -al 1778, ecc.[480] - -Finalmente è qui da dir qualche cosa di quelli che si possono chiamare -paradisi artificiali. Non è improbabile che i giardini sospesi di -Babilonia volessero essere una riproduzione del Paradiso assiro[481]. -Il più celebre di questi paradisi artificiali fu senza dubbio quello -del famoso Veglio della Montagna, di cui tanto si parlò e si scrisse -nel medio evo[482]. Narrasi in certe tradizioni orientali che Ad, -pronipote di Noè, divisò un meraviglioso giardino, e quello poi disse -essere il Paradiso, e che Sceddad, figliuolo di Ad, costruì una città -chiamata Gennet, cioè Paradiso, la quale sparì dopo l'esterminio -di lui e de' suoi. Di questo Paradiso molti autori musulmani fanno -ricordo. Secondo Scehabeddin, nel _Libro delle perle_, Sceddad, -avendo saputo che nel Paradiso terrestre le colonne erano d'oro e -d'argento, la polvere di muschio e d'ambra, e i sassi gemme, volle -rifare quelle meraviglie, e mandò messi pel mondo, i quali penarono -cent'anni a trovare un luogo acconcio[483]. Altri soggiungono che la -città di Sceddad era costruita nei deserti d'Aden; che le mura de' -suoi edifizii erano d'oro e d'argento, le colonne di smeraldi e di -rubini, e che c'erano voluti trecento anni per erigerla. Ibn Khaldun, -ne' suoi _Prolegomeni storici_, lamenta la credulità degli scrittori -che avevano divulgato quelle favole[484]. Di un orto nel quale s'erano -fatti seppellire Jannes e Mambres, magi di Faraone, con la speranza di -risuscitarvi e vivervi come in un paradiso, si narra nelle _Vite de' -Santi Padri_[485]. - - -NOTE: - -[450] Ciò fu giustamente notato dal NOVATI in un breve, ma giudizioso -e piacevole scritto, intitolato _Il paese che non si trova_, e inserito -nel giornale _La domenica letteraria_, anno IV, num. 11, 15 marzo 1885. -A torto ebbe a credere il LE CLERC che il Paese di Cuccagna altro non -sia che una immagine della beata vita dei monaci. _Histoire littéraire -de la France_, t. XXIII, p. 151. - -[451] Cf. MEINEKE, _Fragmenta comicorum graecorum_, Berlino, 1848, vol. -II, parte 1ª, pp. 108, 237, 299, 316, 360; parte 2ª, pp. 753, 850, -1158; SCHENKL, _Das Märchen vom Schlauraffenland_, nella _Germania_ -del Pfeiffer, anno VII (1862), pp. 193-4; POESCHEL, _Das Märchen vom -Schlaraffenlande_, Halle a S., 1878, pp. 7 sgg. - -[452] POESCHEL, _ibid_., pp 13, 15. - -[453] _Vera Historia_, l. II, capp. 11-14. - -[454] _Ibid._, l. II, c. 4. - -[455] MUELLER, _Geographi graeci minores_, vol. II, p. 514. - -[456] J. GRIMM e A. SCHMELLER, _Lateinische Gedichte des X. und XI. -Jh._, Gottinga, 1838, pp. 378-80. - -[457] Per la diffusione e le parentele di tali racconti vedi KÖHLER, -_Ueber I. F. Campbell's Sammlung gälischer Märchen_, in _Orient und -Occident_, vol. II (1864), pp. 486 sgg.; COSQUIN, note ad alcuni dei -_Contes populaires lorrains_ pubblicati nella _Romania_, anno 1876, pp. -357 sgg.; anno 1877, pp. 359 sgg. - -[458] Per esempio, per la _Storia di Campriano contadino_, ediz. di A. -ZENATTI, nella _Sc. di cur. lett._, disp. CC, Bologna, 1884, st. 71-7. - -[459] D'HERBELOT, _Biblioth. orient._, p. 386. - -[460] _Cucania_, in latino; _Coquaigne, Cocagne_ in francese; _Cucaña_ -in ispagnuolo; _Cokaygne_ in inglese, ecc. In Germania si disse -_Schlauraffenland_, _Schlaraffenland_; in Fiandra _Luilekkerland_. - -[461] Vedi POESCHEL, _Op. cit._, pp. 20, 22, 25. - -[462] Ciò fu già ricordato da altri: POESCHEL, p. 22; NOVATI, nel -_Giornale storico della letteratura italiana_, vol. V, p. 263, n. 5. - -[463] GRION, _Fridanc_, in _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. -II (1870), p. 430. - -[464] Cap. 5, vv. 101-2. - -[465] BARBAZAN-MÉON, _Fabliaus et contes_, vol. IV. pp. 175-81. - -[466] _Decamerone_, giorn. VIII, nov. 3. - -[467] Più volte stampato, dall'Hickes, dall'Ellis, dal Furnivall, e -ultimamente dal MAETZNER, _Altenglische Sprachproben_, Berlino, 1867 -sgg., vol. I, pp. 147 sgg. Cf. WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_, -pp. 53 sgg.; WARTON, _History of english Poetry_, ediz. dell'Hazlitt, -Londra, 1871, vol. II, pp. 54 sgg. - -[468] NOVATI, _Giorn. stor._, vol. V, pp. 265-6. - -[469] POESCHEL, p. 34. - -[470] In Vinetia et in Vicenza, 1625. - -[471] _Baldo_, nella edizione delle _Opere maccheroniche_ curata dal -Portioli, Mantova, 1883-9, vol. I, p. 61. - -[472] POESCHEL, p. 38. - -[473] ID., p. 36. - -[474] Non di rado il Paradiso celeste diventa nella fantasia popolare -un vero paese di Cuccagna: vedi la descrizione che ne porge una poesia -tedesca, in WRIGHT, pp. 191-2. In una poesia greca volgare, contenuta -in un manoscritto del secolo XV, un beone dice di credere che i -quattro fiumi del Paradiso menino vino. LEGRAND, _Recueil de chansons -populaires grecques_, Parigi, 1874, p. 6. - -[475] Riprodotti entrambi dallo ZENATTI, in calce alla citata _Storia -di Campriano_. - -[476] DURAN, _Romancero general_, Madrid, vol. II, 1855, p. 395. - -[477] _Dichtungen_, ediz. Tittmann, Lipsia, 1870-1, vol. II, pp. 30-3. -Molta somiglianza con questa di Hans Sachs ha una poesia pubblicata -nella _Zeitschrift für deutsches Alterthum_, vol. II (1842), pp. 364-9. - -[478] Do qui i titoli o le indicazioni di alcuni altri componimenti che -trattano del Paese di Cuccagna, e di altre scritture, ove la finzione -è introdotta. Non ho bisogno di avvertire che sono semplici cenni ed -appunti, slegati e molto incompleti. Al Paese di Cuccagna somiglia -molto la Papimanie descritta dal Rabelais. Nel 1718 fu rappresentato -in Parigi _Le roi de Cocagne_ del LEGRAND, dove Filandro, cavaliere -errante, giunge, con la scorta del mago Alchife, al fortunato paese. -Tutto il dramma ha intendimento satirico. (_Théâtre des auteurs -de second ordre_, t. IV). Tra le canzoni del BÉRANGER ve n'è una -intitolata _Le pays de Cocagne_. Di componimenti italiani vogliono -ancora essere ricordati: _Il trionfo della Cuccagna nel quale si -contiene tutto il suo dilettoso paese_, ecc., Firenze, s. a. (NOVATI, -_Giorn. st._, vol. V, p. 265, n. 4); GIO. BATTISTA BASILI, _La Cuccagna -conquistata, poema heroicu in terza rima siciliana_, Palermo, 1640; -QUIRICO ROSSI, _La Cuccagna_, poemetto in trentadue ottave, più volte -stampato; CARLO GOLDONI, _Il Paese della Cuccagna_, melodramma giocoso. -La finzione è inoltre introdotta: nella Selva seconda del _Chaos del -Triperuno_ di TEOFILO FOLENGO; in una lettera di ANDREA CALMO (_Le -lettere di messer_ A. C., ediz. del Rossi, Torino, 1888, l. II, 34, pp. -138 sgg.); nei cc. XII e XIII del poema di PIERO DE' BARDI intitolato -_Avino Avolio Ottone Berlinghieri_; nel capitolo _Dei pellegrini -o viandanti_ della _Piazza universale di tutte le professioni del -mondo di_ TOMMASO GARZONI; nel c. IX della _Presa di Samminiato_ del -NERI. Della _Cuccagna_ del MARINO, andata perduta, è forse qui da far -ricordo più pel titolo che per altro. L'Arciprete di Hita fa due volte -allusione al paese di Cuccagna, st. 112 e 331; e, oltre a quella citata -di sopra, un'altra romanza spagnuola si ha sullo stesso argomento. -(NOVATI, _Giorn. st._, vol. cit., p. 263, n. 5). Di un poemetto -olandese diede notizia il HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Horae Belgicae_, -vol. I, pp. 94-5. (Cf. MONE, _Uebersicht der niederländischen -Wolks-Literatur_, Tubinga, 1838, p. 303). Per la finzione in Germania -vedi: GRAESSE, _Lehrbuch_, vol. II, parte 2ª, p. 961; GOEDEKE, -_Grundriss_, vol. I, pp. 232. 282; POESCHEL, pp. 31 sgg. - -[479] _Il paese che non si trova_, già citato. - -[480] Il BARBIER, _Dictionnaire des ouvrages anonymes_, 3ª ediz., vol. -I, s. t. _Adam et Eve_, lo attribuisce al Voltaire, ma basta leggerne -una pagina per vedere quanto tale attribuzione sia improbabile. - -[481] LENORMANT, _Essai de commentaire des fragments cosmogoniques de -Bérose_, p. 300. - -[482] Lo descrissero Marco Polo e il Mandeville. Per altre descrizioni -vedi _The book of_ SER MARCO POLO, _newly translated and edited by_ H. -Yule, Londra, 1871, vol. I, p. 136. - -[483] _Notices et extraits des manuscrits_, vol. II, p. 140. - -[484] _Notices et extraits_, vol. XIX, parte 1ª pp. 23-4. Ne parla -anche Taberi, in principio della sua Cronica. Di una specie di -Paradiso, costruito da un ricco uomo, fa ricordo il Mandeville, forse -ripetendo quella stessa tradizione. - -[485] Parte I, cap. 65. - - - - -IL RIPOSO DEI DANNATI - - - - -IL RIPOSO DEI DANNATI - - -Ciò che fa maggiore impressione sull'animo di un lettore moderno -della _Visio Pauli_, non è la descrizione degli orrori e dei tormenti -infernali, nè la descrizione, assai più sbiadita, degli splendori e -dei gaudii celesti, in quella unica redazione che la contiene[486]; ma -bensì la parte del racconto in cui si narra della sospensione di pena -conceduta ai dannati, nell'abisso d'inferno. Guidato dall'arcangelo -Michele, San Paolo ha tutto percorso il _doloroso regno_, ha veduto -i varii ordini di peccatori e gli aspri castighi a cui li assoggetta -la divina giustizia, ha versato a quella vista lacrime di pietà e -di dolore. Egli sta per togliersi all'orror delle tenebre, quando -i dannati gridano ad una voce: «O Michele, o Paolo, movetevi a -compassione di noi; pregate per noi il Redentore!» E l'arcangelo a -loro: «Piangete tutti, ed io piangerò con voi, e con me piangeranno -Paolo e i cori degli angeli: chi sa che Dio non v'usi misericordia». -E i dannati gridano: «Miserere di noi, figliuolo di David!» ed ecco -scende dal cielo Cristo incoronato, e rinfaccia ai reprobi la malvagità -loro, e ricorda il sangue inutilmente versato per essi. Ma Michele -e Paolo e migliaja di migliaja di angioli s'inginocchiano dinanzi al -figliuol di Dio, e chiedono misericordia, e Gesù mosso a pietà, concede -alle anime tutte che sono in Inferno tanta grazia che abbiano requie, e -sieno senza tormento alcuno, dall'ora nona del sabato all'ora prima del -lunedì[487]. - -Questa poetica finzione, impregnata di un così ardente alito di -umanità, è, a parer mio, la più bella e la più nobile di quante se -ne trovino nelle Visioni anteriori alla _Divina Commedia_; e poichè -la Visione che la contiene è una delle più celebri e più diffuse nel -medio evo, e ce n'ha, insieme con altre versioni volgari, anche qualche -versione italiana[488]; e poichè gli è assai probabile che Dante questa -Visione l'abbia conosciuta, non sarà, credo, senza qualche utilità -discorrere di essa finzione, e delle ragioni ed origini sue, le quali -son molto più antiche e più generali di quanto si potrebbe alla bella -prima immaginare. Ciò mi porgerà pure occasione e modo di fare alcune -osservazioni sopra l'_Inferno_ dantesco. - -Della eternità delle pene infernali la Chiesa cattolica fece, come -tutti sanno, un dogma. Non solo i tormenti dei dannati non avranno -mai fine, ma non avranno mai neanche mitigazione: anzi, dopo il -giudizio universale, e dopo che alle anime saranno restituiti i -corpi, si faranno più atroci di prima[489]. Non indaghiamo se nelle -parole dei profeti e negli evangeli il dogma abbia sicuro fondamento, -o se ve l'abbia l'opinione contraria, che la Chiesa condanna; non -discutiamo gli argomenti addotti e contrapposti dai sostenitori -dell'una e dell'altra credenza: l'officio nostro non è di esegeti, -e tanto men di polemici; l'officio nostro è di storici, e un tantino -anche di psicologi, desiderosi di darsi conto di un motivo religioso, -che diventa, in un particolar genere di letteratura, anche motivo -poetico[490]. - -Riportiamoci con la mente alla prima età del cristianesimo, all'età -che si può chiamare precostantiniana. La religione di Cristo è allora, -essenzialmente, una religione d'amore. I dogmi, che dovevano poi -raccogliere in forme rigide ed invariabili la sostanza della fede, -o non son nati ancora, o non sono ancora ben definiti; i grandi -concilii non si sono per anche adunati e non hanno piegato le coscienze -sotto il grave giogo dell'autorità. La Chiesa si edifica, e ciascun -operajo lavora un po' di suo capo all'edifizio comune: le frontiere -dell'ortodossia e dell'eresia sono incertamente segnate. La fede è -viva e calda, ma alquanto indeterminata; essa è anche serena e piena -d'abbandono, e non conosce le tetraggini e l'ansie che la sopraffaranno -più tardi. Una grande speranza la penetra e la feconda: la comune -credenza è che i più saran salvi. San Paolo aveva detto: Come tutti -muojono in Adamo, così tutti rivivranno in Cristo[491]. - -Circa il principio del secolo III Clemente Alessandrino nega le pene -puramente afflittive; la pena per lui ha sempre carattere e scopo -pedagogico. Origene, suo illustre discepolo, uno dei più grandi spiriti -ch'abbia prodotto l'antichità cristiana, e certo il più libero e il più -liberale, afferma la salvazione finale di tutte le creature, compreso -Satana e gli angeli suoi, il ritorno a Dio di quanto viene da Dio -(ἀποκατάστασις τῶν παντῶν). La dottrina sua era fatta per cattivare gli -animi più generosi ed aperti; ma per ciò appunto non potè prevalere. -Impugnata e contraddetta da impetuosi avversarii mentr'egli era vivo -ancora, quella dottrina fu condannata dal sinodo di Alessandria -del 399 e poi, anche più risolutamente, dal concilio ecumenico -costantinopolitano del 545. - -La dottrina contraria, la dottrina che affermava l'eternità delle pene -infernali e la dannazione irrevocabile, trionfava, s'imponeva alle -coscienze, diventava dogma. Ma il suo trionfo non fu e non poteva -essere intero ed assoluto. Da una parte essa si trovò di fronte -lo spirito critico e speculativo, cui non riesce ad impor silenzio -un canone conciliare; da un'altra il sentimento, che, ributtato o -compresso, torna ostinatamente alla sua condizion naturale. E lo -spirito critico e speculativo diede più particolarmente forma a -dottrine teologiche eterodosse, mentre il sentimento la diede in -più parti colar modo a credenze popolari. Nel quarto secolo Gregorio -di Nazianzo e Gregorio di Nissa insegnano la temporalità delle pene -infernali e la restaurazione finale di tutte le creature nel bene. -San Gerolamo parla di coloro che al tempo suo avevano quella medesima -credenza. Da altra banda l'opinione, già sostenuta da Taziano, da -Ireneo, da Arnobio, che i reprobi dovessero perir nel castigo e -rimanere annientati, non mancò di seguaci nè allora, nè poi. Ma come -più la dottrina della Chiesa s'andava determinando e acquistava rigore -dogmatico, più doveva agitarsi negli animi il desiderio di sfuggire, -in parte almeno, alle sue terribili conseguenze. La coscienza dei -credenti non oserà più contraddire alla dottrina ortodossa in ciò che -essa ha di essenziale, ma s'ingegnerà, e le verrà fatto, di temperarla -alquanto, di piegarne la rigidezza soverchia. Il ricco malvagio -ricordato da Luca non può ottenere che una goccia d'acqua gli bagni -le labbra arse dall'incendio infernale[492], e nell'Apocalissi detta -di San Giovanni è scritto che i dannati saranno tormentati nei secoli -dei secoli, senza aver mai requie nè giorno nè notte[493]: la semplice -teologia del sentimento affermerà che ai dannati la misericordia divina -accorda talvolta riposo e refrigerio. Il dogma vuole che i dannati -rimangano chiusi nell'Inferno in perpetuo: quella stessa teologia del -sentimento non lo negherà, ma romperà con alcuna eccezione la regola, -narrerà di dannati che in virtù di grazia speciale poterono uscir -dell'Inferno. La teologia popolare si farà lecito di dissentire dalla -teologia dogmatica, e delle due la prima sarà la più pietosa e la più -umana. Quanto alle ragioni del dissenso non occorre andar molto lontano -a rintracciarle; esse scaturiscono dalla stessa natura dell'uomo -razionale ed effettiva. - -Ed ecco qua un primo e curiosissimo documento di quella teologia più -pietosa e più umana: l'apocrifa apocalissi di San Paolo, composta -probabilmente da un qualche monaco greco. Di apocalissi attribuite -all'apostolo delle genti ce ne furono due, ricordate da Sant'Agostino, -da Sozomene, da Epifanio, da Michele Glica e da altri: di esse l'una -andò perduta, se pur non la conserva alcun manoscritto ignorato; -l'altra fu ritrovata dal Tischendorf nel 1843 e da lui pubblicata[494]. -L'editore opina ch'essa sia stata composta nel 380, il qual anno, -se non è proprio quello della composizione, di poco certo se ne -discosta. L'autore di questa scrittura s'inspirò evidentemente di -quanto San Paolo dice, con coperte parole, nella epistola seconda -ai Corinzii[495], di un suo rapimento al terzo cielo. Guidato da un -angelo, San Paolo assiste al giudizio delle anime, vede il soggiorno -dei beati, percorre l'Inferno. A un certo punto scende di cielo -l'arcangelo Gabriele con le schiere celesti, e i dannati implorano -soccorso. San Paolo che ha pianto sui tormenti inenarrabili che ha -veduti, prega insieme con gli angeli: Cristo appare, mosso dalle loro -preghiere, e concede ai reprobi di poter riposare la domenica della sua -risurrezione, a cominciar dalla notte che la precede. - -L'incognito autore di questo apocrifo ammetteva dunque che i dannati -riposassero un giorno nell'anno e propriamente il giorno della -risurrezione di Cristo; ma tale credenza non era di lui solo, era, -sembra, di molti intorno a quel medesimo tempo. Aurelio Prudenzio (c. -348-408?) la ricorda e la professa in certi versi famosi di un suo -inno[496]. - - Sunt et spiritibus saepe nocentibus - Poenarum celebres sub Styge feriae - Illa nocte sacer qua rediit Deus - Stagnis ad superos ex Acheruntiis - . . . . . . . . . . . . . . - Marcent suppliciis tartara mitibus, - Exultatque sui corporis otio - Umbrarum populus, liber ab ignibus, - Nec fervent solito flumina sulphure. - -Se si considera che l'autore dell'Apocalissi di San Paolo era greco, e -che Prudenzio era spagnuolo, si dovrà ammettere che la credenza fosse -molto diffusa: a tale diffusione sembra in fatti che voglia alludere lo -stesso poeta quando chiama celebri le _ferie_ concedute ai dannati. Ma -di quella diffusione un'altra prova ci si porge, anche più importante. -Nel cap. 112 dell'_Encheiridion_, Sant'Agostino dice, accennando -appunto a coloro che tenevano quella credenza: _poenas damnatorum, -certis temporum intervallis existiment, si hoc eis placet, aliquatenus -mitigari_[497]. Egli non la biasimava dunque, sebbene non la facesse -sua, e tra coloro che in quel tempo la professavano era nientemeno che -San Giovanni Crisostomo[498]. Nella leggenda di San Macario egizio, -narrata già da Rufino d'Aquileja (c. 345-410) si ricorda come il santo -anacoreta trovasse una volta nel deserto un teschio, s'intrattenesse -con esso delle pene dell'Inferno, e da esso sapesse che la preghiera -reca alcun lieve refrigerio ai dannati[499]. - -Gli scritti che vanno sotto il nome di Dionigi Areopagita appartengono, -secondo fu dimostrato dalla critica più recente, ai tempi di Proclo, se -non alla prima metà del secolo VI a dirittura. In una delle epistole -che vi si leggono, la ottava, è narrata una visione di San Carpo, -inspirata evidentemente da quello stesso sentimento di umanità che -informa la credenza ricordata pur ora. Cristo vi mostra una grande -pietà per i pagani che i diavoli cacciano nell'Inferno, si dice pronto -a morire una seconda volta per gli uomini, ed egli e gli angeli suoi -stendono soccorrevolmente la mano a coloro che stanno per essere -inghiottiti dall'abisso[500]. In sul finire del secolo VI, o in sul -principiare del VII, Isidoro di Siviglia crede che i suffragi giovino -in qualche modo alle anime dannate[501], e la leggenda ascetica afferma -di bel nuovo che alle anime dannate è conceduta alcuna requie o alcun -refrigerio. La Visione di San Baronto risale alla fine del secolo VII, -e in essa si dice che quelli tra i dannati i quali hanno fatto nel -mondo alcun bene, sono all'ora sesta di ciascun giorno, confortati -con un po' di manna del Paradiso[502]. Qui la pietà giunge a far -scendere ogni giorno in Inferno una particella, sia pur piccolissima, -della beatitudine celeste. Nella Visione del monaco Wettin, ch'è del -principio del secolo IX, si dice, parlando del castigo a cui sono -assoggettati in Inferno i chierici incontinenti e le loro concubine, -che essi sono flagellati tutti i giorni della settimana, meno uno, -nelle parti genitali[503]. - -In quel medesimo secolo IX, il più copioso di leggende ascetiche -fra tutti i secoli del medio evo, comincia pure a diffondersi fra -i cristiani dell'Occidente la _Visio Pauli_, la quale altro in -sostanza non è se non la versione latina della greca Apocalissi -di San Paolo[504]. Quella versione, e le versioni volgari che ne -derivano, presentano, rispetto al testo originale, nelle redazioni -varie, diversità di maggiore e minore rilievo; ma una è quella che -più particolarmente chiama la nostra attenzione. Nell'Apocalissi -greca un sol giorno di riposo si concede ai dannati, la domenica -della risurrezione di Cristo, con le due notti ancora fra le quali è -compresa: nella _Visio_ latina, e nelle versioni volgari, i dannati -riposano tutte le domeniche, anzi, più propriamente, dall'ora nona del -sabato alla prima del lunedì. - -Il D'Ancona, ponendo mente alle parole con cui la Visione comincia in -alcune redazioni latine e volgari[505], pensò la santificazione della -domenica essere il concetto animatore di tutta la leggenda[506]. Se non -che tale pensiero egli esprimeva quando le redazioni latine più antiche -non erano conosciute ancora e non erano conosciute le relazioni della -Visione latina coll'Apocalissi greca. Nell'Apocalissi greca i dannati -riposano, come s'è veduto, la domenica di risurrezione; ma il concetto -che informa quella parte della leggenda, non è la osservanza e la -santificazione di un giorno sacro; bensì è il pensiero semiorigeniano -di una intermittenza nelle pene infernali. Così pure nelle redazioni -latine più antiche della Visione, dove nulla è detto della particolare -santità della domenica, e della osservanza in cui la domenica vuol -esser tenuta, il concetto che informa la leggenda è pur sempre questo -stesso pensiero semiorigeniano, e si può dire che continui ad essere -anche nelle redazioni latine più recenti, e nelle volgari, nonostante -ciò che intorno la domenica vi si nota espressamente. Non è però che la -santità del giorno sia stata senza importanza, e senza esercitare un -qualche influsso sulla leggenda. Se nell'Apocalissi vediamo assegnata -ai dannati, quale giorno di riposo, la domenica di risurrezione, non -dovette esser lungi dalla mente dell'autore il pensiero che essendo -quello un giorno di universale salute, anche i dannati dovevano averne -qualche beneficio. E se nella Visione il riposo si allarga a tutte le -domeniche dell'anno, possiam credere che ciò non avvenga in tutto fuori -del pensiero che la domenica è per sè stessa giorno di salute e di -grazia. Di essa aveva detto Sant'Agostino: _Domini enim ressuscitatio -promisit nobis aeternum diem, et consecravit nobis dominicum diem;_ -e ancora: _Dominicus dies..., aeternam non solum spiritus, verum -etiam corporis requiem praefigurans_[507]. Si può ricordare, a questo -proposito, che secondo i musulmani il fuoco infernale cessa di ardere -il venerdì. Del resto anche un altro concetto si fa manifesto tanto -nell'Apocalissi quanto nella Visione, il concetto della grandissima -efficacia e della quasi irresistibilità della preghiera, - - Che vince la divina volontate. - -Il credente, il quale ha ferma fede nella efficacia della preghiera, -difficilmente può indursi a pensare che questa efficacia possa in tutto -mancare in certi casi, e lo stesso dicasi quanto alle altre pratiche, -cui sia annessa virtù deprecatoria e propiziatoria, e alle cose tutte -cui sia attribuito un carattere sacro e una qualche virtù taumaturgica, -come le reliquie, l'acqua benedetta, ecc. Al qual proposito vuol essere -notato che nella fede volgare quelle pratiche e quelle cose acquistano -una virtù loro propria, di cui altri può giovarsi per un fine anche -malvagio. Nei poemi epici del medio evo si parla spesso di reliquie -tolte dai saraceni ai cristiani, e delle quali i saraceni al par dei -cristiani si posson giovare. In certi malefizii magici si faceva uso di -cose consacrate. Della virtù della preghiera si trovano dimostrazioni -ed esempii in parecchie religioni oltre la cristiana: mi basterà -di citarne un caso che fa più particolarmente per noi. Fu opinione -dei rabbini che la punizione dei malvagi in Inferno fosse sospesa -durante le preghiere solite a farsi ogni giorno dai credenti. Queste -preghiere eran tre, e il riposo per ciascuna preghiera era di un'ora e -mezzo. A questo si aggiungeva il riposo del sabato e delle feste del -novilunio[508]. Qui vuol anche essere ricordato che in certi antichi -offici della messa si trova una preghiera _pro anima de quo dubitatur_, -e che si leggono in essa le seguenti parole: _ut si forsitan ob -pravitatem criminum non meretur surgere ad gloriam, per haec sacrae -oblationis libamina vel tolerabilia fiant ipsa tormenta_[509]. - -Riprendiamo la enumerazione delle immaginazioni e delle leggende in cui -è in vario modo espressa la credenza che le pene dei dannati possano -essere alcuna volta mitigate o sospese. - -San Pier Damiano (988-1072) racconta quanto segue: «Non mi par da -tacere ciò ch'io appresi dall'arcivescovo Umberto, uomo di somma -autorità. Tornando egli dai confini di Puglia, asseriva essere nel -territorio di Pozzuoli un promontorio sassoso e ronchioso, sorgente -di mezzo ad acque negre e puzzolenti. Fuor da quell'acque vaporanti -si vedono repentinamente sorgere, per consueta usanza, uccelli di -spaventevole aspetto, i quali, dall'ora vespertina del sabato sino -al nascer del sole del lunedì, son soliti mostrarsi alla vista degli -uomini. Durante quel conceduto spazio di tempo si vedono vagare -liberamente in qua e in là per il monte, come prosciolti d'ogni -vincolo. Spandono l'ali, si ravviano col becco le penne, e per quanto è -dato d'intendere si rifanno nella tranquillità del refrigerio che per -un tempo è loro largito. Questi uccelli non sono mai veduti cibarsi, -nè si possono prendere, per nessun'arte che s'usi. Come schiara l'ora -matutina del lunedì, ecco che un corvo, grande quanto un avvoltojo, -si mette lor dietro, gravemente gracchiando dalla concava gorga. -Quegli incontanente si sommergono nell'acque e si nascondono, nè più -si lascian vedere, sino a che all'imbrunire del sabato novamente si -levano dalla voragine dello stagno sulfureo. Però vogliono alcuni che -sieno essi anime d'uomini dannati alle vendicatrici pene dell'Inferno, -le quali anime, tormentate tutti gli altri giorni della settimana, -abbiano, a gloria della risurrezione di Cristo, refrigerio la domenica -e l'una e l'altra notte tra cui quella è compresa[510]. - -San Pier Damiano ricorda, a questo proposito i versi di Prudenzio, -riferiti qui sopra, e dice che Desiderio, abate di Montecassino, -sopraggiunto quando egli aveva scritto il racconto di Umberto, -negò recisamente la cosa, mentre da canto suo Umberto disse di non -affermarla come vera, ma d'averla solamente riferita quale si narrava -dagli abitanti della campagna di Pozzuoli. - -Corrado di Querfurt (m. 1202) narra in sostanza il medesimo fatto, ma -con qualche diversità, nella nota lettera scritta di Puglia l'anno -1196 allo scolastico Herbord. Egli pone la scena del miracolo in -Ischia, forse per un error di memoria, e propriamente intorno a certa -bocca dell'Inferno che ci si vedeva: «Tutti i sabati, circa l'ora -nona, in prossimità di quel medesimo luogo, si vedono, in certa valle, -uccelli neri, e brutti di sulfurea fuliggine, i quali ivi riposano la -domenica fino all'ora del vespero, quando con gran dolore e lamento se -ne partono e s'immergono in un lago bollente, nè più ritornano sino -al sabato susseguente. E stimano taluni siano essi anime tormentate, -oppure demonii»[511]. Il racconto di San Pier Damiano è riferito, quasi -con le stesse parole, da Vincenzo Bellovacense[512]. - -Corrado di Querfurt dice che quegli uccelli erano creduti da alcuni -anime dannate, o demonii, e demonii veramente sono gli uccelli che -incontra nell'avventuroso suo viaggio San Brandano, la cui leggenda -latina risale per lo meno all'XI secolo, e quelli ancora che in -prossimità del Paradiso terrestre trova Ugone d'Alvernia, e che hanno -riposo la domenica[513]. Tale immaginazione deve essere del resto -assai antica, perchè se ne trova traccia nella leggenda di san Macario -Romano, attribuita ai tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino[514]. - -Che la preghiera potesse alleviare la pena dei dannati, era, come -abbiam veduto, opinione di alcuni, anzi di molti; ma non mancavano -altri modi d'alleviarla. Cesario di Heisterbach (m. c. 1240) racconta a -tale proposito una edificante novella. Certo milite morto fa manifesto -a un tale d'essere in Inferno per aver tolto ingiustamente l'altrui, e -dice che se i figliuoli suoi volessero farne restituzione, potrebbero -scemargli alquanto il castigo. I tristi figliuoli preferiscono -lasciarglielo intero[515]. In una novellina popolare della Bassa -Brettagna, viva ancora tra il popolo, ma, probabilmente, antica di -origine, un fanciullo mitiga nell'Inferno le pene dei dannati gettando -acqua benedetta nelle caldaje dove essi stanno a bollire[516]. - -Non era possibile che in così fatto ciclo di leggende o prima o poi -non entrasse la Vergine, la pietosissima donna, la interceditrice a -cui nulla si nega, l'avvocata dei peccatori. Il già citato Tischendorf -diede notizia di un'_apocalypsis Mariae_, conservata in parecchi -codici greci, e opera certamente di un monaco del medio evo. La -leggenda ebbe, sembra, varie redazioni; ma la sostanza del racconto -è la seguente. Maria desidera di visitare l'Inferno, e l'arcangelo -Michele, accompagnato da numerosa schiera di angeli, ve la conduce. -Vedute le pene orribili dei dannati, ella chiede d'essere condotta in -cielo, affine di poter pregare Iddio per loro. L'arcangelo le dice -che egli, insieme con gli angeli tutti, prega per i dannati sette -volte il dì e sette la notte, ma invano. Maria insiste, e rinnovate -le preci col concorso di tutti i beati, Dio accorda un alleviamento -di pena, alleviamento che dai frammenti trascritti dal Tischendorf non -si può capire qual sia[517]. Mi par probabile che questa _apocalypsis -Mariae_ altro non sia che una imitazione dell'_apocalypsis Pauli_, -con la quale ha veramente molta somiglianza, e la sostituzione della -Vergine all'apostolo parrà più che naturale a chiunque abbia qualche -famigliarità con le leggende mariane del medio evo e specialmente -con quelle in cui si vede la Vergine adoperarsi e intercedere per -i peccatori più malvagi e più indurati. E nel medio evo fu opinione -di alcuni che le pene dei dannati fossero mitigate, in grazia della -Vergine, nel santo giorno dell'assunzione di lei. - -Il naturale sentimento di pietà che suggeriva l'idea di una generale -mitigazione di pena accordata in certi tempi, e con certe condizioni, -ai dannati, poteva pure, anzi doveva suggerir l'idea di certe -mitigazioni speciali accordate ai dannati più rei, a quelli cui alcun -singolare peccato, eccedente i termini della malvagità consueta, -procacciava in Inferno, o anche fuori di esso, alcuno speciale castigo, -eccedente i modi delle pene ordinarie. Il più malvagio dei peccatori, -il più indegno di perdono, o di commiserazione, è Giuda, e la pena -cui egli soggiace è di regola, tra quante colpiscono i dannati, la più -terribile e la più orrenda. Ne fanno fede le Visioni tutte e tutte le -descrizioni dell'Inferno, nelle quali è parola di lui; e un pezzo prima -di Dante, altri aveva pensato di porre tra le formidabili mascelle -di Lucifero il discepolo traditore[518]. Ma la stessa immanità del -castigo, voluta dal fervore della fede, doveva destare negli animi meno -rigidi un senso di pietà, e suggerire il pensiero di un temporaneo -alleviamento. Secondo una leggenda musulmana, Iblîs, veduto che Dio -aveva perdonato ad Adamo, chiese ed ottenne che il proprio castigo -fosse sospeso sino al dì del Giudizio. - -Nel corso della sua miracolosa peregrinazione, San Brandano trova -Giuda seduto sopra una pietra in mezzo all'oceano; dinanzi a lui pende -un panno, raccomandato a certe forche di ferro. Le onde lo assalgono -e lo percotono d'ogni banda, recedono, lo investono di bel nuovo; il -vento gli sbatte quel panno nel volto. Interrogato dal santo, egli -dà contezza di sè e narra la propria pena. Per sei giorni consecutivi -egli arde e arroventa, simile a massa di piombo fuso; ma il settimo, -cioè la domenica, la misericordia divina gli accorda quel refrigerio, -in onore della risurrezione di Cristo. Il medesimo alleviamento di -pena gli è conceduto dalla Natività sino alla Epifania, dalla Pasqua -sino alla Pentecoste, e dalla Purificazione sino all'Ascensione di -Maria. Negli altri giorni soffre inenarrabili tormenti in compagnia di -Erode, di Pilato, di Anna e di Caifasso. Quel panno egli diede in vita -a un lebbroso; ma poichè non era suo, gli nuoce ora, più che non gli -giovi, la mal fatta elemosina. Le forche di ferro diede ai sacerdoti -del Tempio perchè se ne servissero a sorreggere le caldaje. La pietra -su cui siede usò a turare certa fossa che era in una pubblica via di -Gerusalemme. Il suo refrigerio dura dal vespero del sabato a quello -della domenica, e in confronto delle torture che sopporta gli altri -giorni, gli par quello un paradiso. San Brandano, per quella volta, -glielo prolunga sino allo spuntar del sole del lunedì[519]. - -Dalla leggenda di San Brandano lo strano racconto passò, alterandosi -in varii modi, nella _Image du monde_[520], in una leggenda di Giuda, -latina ed in versi, pubblicata solo in parte dal Du Méril[521], -nella continuazione dell'_Huon de Bordeaux_, così in verso[522], come -in prosa[523], nel _Baudouin de Sebourc_[524]. Nella continuazione -dell'_Huon de Bordeaux_, Ugone trova Giuda perpetuamente sbattuto in un -gran gorgo di mare, dove passano e ripassano tutte le acque del mondo. -Il dannato non ha altro schermo che un pezzo di tela, postogli da -Cristo accanto al viso. Di altra pena, o di riposo, non è cenno. - -Che alleviamento e abbreviamento di pena si potesse procacciare -alle anime purganti, con la elemosina, con la preghiera, e con altre -pratiche di devozione, era credenza universale, e su di essa non fa -bisogno d'insistere; ma l'alleviamento assumeva anche in tal caso, -alle volte, una forma e un carattere che importa di far rilevare. -In principio del secolo VIII San Bonifazio narra in una delle sue -epistole la visione di un tale che vide anime purganti, in figura di -uccelli neri, uscir di un pozzo che vomitava fiamme, posare alquanto -sul margine, e riprofondarsi nel pozzo[525]. Nella Visione che da lui -prende il nome (fine del secolo IX) Carlo il Grosso trova in Purgatorio -suo padre Luigi, che un giorno sta immerso in un dolio d'acqua -bollente, e un altro in un dolio d'acqua tiepida e chiara, grazia -concedutagli per le preghiere di San Pietro e di San Remigio[526]. -Migliore d'assai è la condizione del re Comarco, cui Tundalo vede -sedere con gran gloria e letizia sopra uno splendido trono, in un -palazzo luminoso e mirabile, ma che paga la pena di certi suoi peccati -stando tre ore di ciascun giorno immerso nel fuoco sino all'ombelico, e -coperto il rimanente corpo di cilicio[527]. - -Nel poemetto francese intitolato _La court de Paradis_, Maria -Vergine impetra dal figliuolo due giorni di riposo per le anime del -Purgatorio[528]; al qual proposito è da ricordare che Santa Brigida -asseriva d'avere udito dire alla Vergine stessa che per intercessione -di lei le pene del Purgatorio si mitigavano[529]. - -L'esempio di quanto avveniva in Purgatorio avrà più d'una volta -contribuito a far nascere l'idea di certi alleviamenti di pena -conceduti ai dannati in Inferno. Anche in tal caso la fantasia popolare -sapeva mostrarsi ragionevole e logica. Se la preghiera, se le opere -buone possono far sì che Dio punisca le anime del Purgatorio meno -aspramente di quanto la colpa loro, secondo giustizia, vorrebbe; -perchè non potranno esse produrre il medesimo effetto in beneficio -delle anime dannate? E a questo proposito vuol essere ricordato che -i teologi stessi di professione ammettevano che la giustizia divina -non si eserciti sopra i dannati con tutto il rigore che alla malvagità -loro si converrebbe; ammettevano una parziale, ma continua remission di -castigo, riconoscendo che essi erano puniti _citra condignum_. Perchè -dunque la giustizia divina, che s'era già da sè stessa mitigata una -volta, non dovrebbe più altre volte, o mitigarsi da sè, o lasciarsi -mitigare da altrui? - -Ma la teologia che io ho chiamata del sentimento non fu paga -di arrecare alcun lenimento alle orrende torture che le anime -soffrivano in Inferno; essa si ribellò anche al dogma della eternità -incondizionata ed assoluta di quelle torture, e volle che, in certi -casi almeno, le porte dell'Inferno potessero riaprirsi e lasciar -libero il passo a chi le aveva varcate una volta, e che alcun'anima -dannata potesse, per eccezione, esser fatta cittadina del cielo. -Questo suo placito si afferma in numerose leggende. Quella di Trajano -imperatore, liberato dall'Inferno per le insistenti preghiere di San -Gregorio Magno, è cognita a tutti[530], e il curioso si è che San -Gregorio afferma l'eternità e irrevocabilità delle pene infernali. -Egli dice nel l. IV, c. 44 dei suoi _Dialoghi_ esser giusto che non -manchi mai di tormento chi mai non mancò di peccato. Sant'Agostino -racconta come Dinocrate fu liberato dall'Inferno per le preghiere -di sua sorella Perpetua[531]. Santa Viborada liberò nello stesso -modo un fanciullo. Sant'Odilone, abate di Cluny, rese tale servigio -all'anima di Benedetto IX papa, che davvero non lo meritava[532]. Di -un certo Evervach, dannato, a cui Dio permette di tornare al mondo a -farvi espiazione narra Cesario di Heisterbach[533], e son numerose le -leggende in cui tal miracolo si compie per intercessione della Vergine, -o di santi[534]. E c'è di più. Nella Visione del monaco Ansello si -dice che tutti gli anni, nel giorno della Risurrezione, Cristo scende -all'Inferno e libera le anime dei peccatori meno malvagi[535]. Nel -_fableau De saint Pierre et du jougleor_, un giullare, che era stato -lasciato dai diavoli a custodia dei dannati, giuoca questi a dadi con -san Pietro, che vince, e tutti li conduce in Paradiso[536]. In molti -racconti popolari si legge di pessimi uomini, che avendo meritato dieci -volte l'Inferno, riescono, con astuzia o con inganno, a cacciarsi fra i -beati. - -La teologia del sentimento, che il più delle volte è la stessa -teologia popolare, ammetteva che le pene potessero essere alleviate -in qualche modo ai dannati; ma la teologia raziocinante, dottrinale, -scolastica, di solito lo negava. San Tommaso d'Aquino, lume di questa -seconda teologia, dimostra a fil di logica che in Inferno non può -esservi mitigazione di pena[537], e San Bonaventura è del medesimo -avviso, sebbene ammetta che Dio punisce i dannati meno di quanto si -converrebbe alle colpe loro. San Bernardo di Chiaravalle si scalmana a -dimostrare che i beati godono dello spettacolo che pongono loro sotto -gli occhi i tormenti dei dannati, e ne godono per quattro ragioni -propriamente: la prima, perchè quei tormenti non toccano a loro; la -seconda, perchè dannati tutti i rei, non potranno più temere malizia -alcuna, nè diabolica, nè umana; la terza, perchè la gloria loro sarà -fatta maggiore dal contrasto; la quarta, perchè ciò che piace a Dio -deve piacere ai giusti[538]. Qualsiasi mitigazione di pena conceduta -ai dannati sarebbe dunque diminuzione di beatitudine agli eletti, -e tale diminuzione tornerebbe in nuovo refrigerio dei dannati, -i quali, per più loro tormento (così si dice), hanno cognizione -di quella beatitudine. La Chiesa non porse mai, gli è vero, una -soluzione dogmatica del dubbio, ma non pregando per i dannati diede -implicitamente ragione a coloro che negano qualsiasi mitigazione. - -Come la pensò in proposito Dante? Non è senza importanza il notarlo. - -In materia teologica Dante s'attiene, essenzialmente, alle dottrine -dell'Aquinate, e certo non è da aspettarsi che voglia scostarsene -quanto alle pene infernali: ciò nondimeno, anche in questa parte, come -in altre, si può notare nel discepolo alcun dissentimento dal maestro, -e, alle volte, qualche po' di contraddizione con sè stesso. - -Molte volte, percorrendo i varii cerchi dell'Inferno, Dante si mostra -preso di pietà profonda alla vista dei tormenti atroci cui soggiacciono -i dannati. Egli è _quasi smarrito_ di pietà quando ode da Virgilio - - Nomar le donne antiche e i cavalieri; - -vien meno al racconto dei casi di Francesca e di Paolo; lagrima -sull'affanno di Ciacco; ha il cor compunto alla vista del castigo che -travaglia i prodighi ecc.[539] Vero è che quando egli non può _tener -lo viso asciutto_ vedendo lo strazio degli indovini, Virgilio gliene fa -rimprovero e lo ammonisce con le terribili parole: - - Qui vive la pietà quando è ben morta[540]; - -ma lo stesso Virgilio, divenuto tutto smorto in su la proda - - Della valle d'abisso dolorosa, - -aveva detto al discepolo: - - L'angoscia delle genti - Che son quaggiù nel viso mi dipigne - Quella pietà che tu per tema senti[541]. - -Ma la pietà altrui può essa arrecare qualche beneficio ai dannati? e -può mai aversi in Inferno alcuna interruzione o alcun alleviamento di -pena? Parlando della bufera che travolge i _peccator carnali_, Dante la -chiama - - La bufera infernal che mai non resta; - -e di quei peccatori dice espressamente: - - Nulla speranza li conforta mai - Non che di posa, ma di minor pena; - -ma poco più oltre fa dire a Francesca che il vento alcuna volta si -tace[542], e questi riposi del vento non si possono intendere disgiunti -da un certo riposo concesso alle anime dannate. La piova del terzo -cerchio imperversa sempre ad un modo, - - Regola e qualità mai non l'è nova; - -ma i dannati - - Dell'un de' lati fanno all'altro schermo, - -e si volgono spesso[543], e riescono in tal modo a trovare un -alleggiamento, sia pur piccolissimo, al loro tormento. Similmente i -dannati del cerchio ottavo, sommersi nella pegola ardente, guizzan -fuori alquanto _ad alleggiar la pena_[544]. Per contro i dannati, o -almeno i diavoli, possono andar soggetti a un accrescimento di doglia -prima ancora del Giudizio universale[545]: dopo il Giudizio, i dannati, -rivestiti dei corpi loro, soggiaceranno a pena maggiore[546]. - -Dante ammette che i dannati possano avere, in mezzo alla spaventosa -loro miseria, alcuna consolazione. Francesca e Paolo hanno dallo stare -insieme, non accrescimento, ma lenimento di pena. Virgilio invita -il discepolo a chiamarli a sè _per quell'amor che i mena_, ed essi -non sanno resistere all'_affettuoso grido_, e delle lacrime di Dante -si mostrano riconoscenti. I dannati cui non bruttarono colpe vili, -desiderano, come Ciacco, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Guido -Guerra, Tegghiajo Aldobrandi, Jacopo Rusticucci, il conte Ugolino, -che la memoria di loro sia rinfrescata o vendicata nel mondo, e Dante -promette ad alcuno il suo ajuto. Afferma San Tommaso d'Aquino che -l'amore dei congiunti e degli amici non lenisce, ma inacerba i tormenti -dei dannati, i quali se ne sentono indegni. Dante non la pensa proprio -a quel modo. Cavalcante Cavalcanti, tuttochè dannato, ama il figliuolo, -e certo non può essergli grave d'essere amato da lui; Brunetto Latini -senza dubbio si allieta dell'affetto che addimostragli Dante. - -Che Dante abbia conosciuta la _Visio Pauli_ è più che probabile[547]; -che non l'abbia imitata in quella finzione dell'interrotto castigo è, -credo, da deplorare. Di quella finzione il meraviglioso suo ingegno -avrebbe saputo senza dubbio giovarsi. Con far tacere subitamente le -grida disperate dei dannati, con farle poi ricominciare, giunto il -termine del riposo, più spaventose di prima, egli avrebbe trovata la -via a bellezze poetiche di prim'ordine, degne del poema immortale. San -Tommaso forse fu quegli che non gliel permise. - - -NOTE: - -[486] Per le varie redazioni e per le relazioni che passan fra loro, -vedi H. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur mit -einem deutschen und zwei lateinischen Texten_, Halle, 1885. - -[487] Il racconto varia alquanto nelle varie redazioni della Visione, -ma è in sostanza quale l'ho riferito. - -[488] Una ne pubblicò P. VILLARI, _Alcune leggende e tradizioni -che illustrano la Divina Commedia_, nel t. VIII degli _Annali delle -Università toscane_, Pisa, 1866, pp. 129-33; le altre sono inedite. Per -notizie circa le versioni volgari di varie letterature, vedi D'ANCONA, -_I precursori di Dante_, Firenze, 1874, pp. 43-4, e BRANDES, _Op. -cit_., pp. 42-62. - -[489] Uno studio comparativo degli Inferni immaginati dalle varie -religioni, non sarebbe certo senza interesse, e importerebbe anche -all'argomento nostro; ma tale studio non si può dire che sia stato -fatto ancora. Il libro di O. HENNE-AM-RHYN, _Das Jenseits_, Lipsia, -1881, è assai manchevole, e più è quello di O. DELEPIERRE, _L'Enfer, -Essai philosophique et historique sur les légendes de la vie future_, -Londra, 1876. - -[490] Chi desiderasse conoscere un po' più da vicino i termini -della questione e le opinioni dei teologi, vegga: TEOFILO RAYNAUD, -_Heteroclita spiritualia caelestium et infernorum, Opera_, Lione, -1665-9, t. XV, pp. 429-31; VINCENZO PATUZZI, _De futuro impiorum -statu_, 2ª ediz., Venezia, 1764, lib. III, c. 12; A. BERLAGE, _Die -dogmatische Lehre von den Sakramenten und letzten Dingen_, Münster, -1864, pp. 890-902; J. BAUTZ, _Die Hölle_, Magonza, 1882, pp. 197-210, e -i numerosi scritti speciali registrati dal GRAESSE, _Bibliotheca magica -et pneumatica_, Lipsia, 1843, pp. 12-3. - -[491] I _Cor_., XV, 22; cf. _Rom._, V, 19. - -[492] XVI, 24. - -[493] XIV, 11. - -[494] _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, pp. 84-69. Notizie -concernenti il testo greco ivi stesso, pp. XIV-XVIII. Una versione -siriaca si conserva in parecchi codici. - -[495] XII, 1 sgg. - -[496] _Cathemerinon_, inno V. Di questi versi molti ebbero a far -parola: vedi ROESLER, _Der katholische Dichter Aurelius Prudentius -Clemens_, Friburgo i. B., 1886, p. 455. Errava il Patuzzi quando -affermava (_Op. e loc. cit._) le parole di Prudenzio doversi intendere -solo poeticamente. - -[497] Nel cap. 113 dello stesso libro si leggono quest'altre parole: -«Manebit ergo sine fine mors illa perpetua damnatorum, idest alienatio -a vita Dei, et omnibus erit ipsa communis. quaelibet homines de -varietate poenarum, de dolorum relevatione vel intermissione pro suis -humanis motibus suspicentur». - -[498] _Homil in epist. ad Philip._, III, 4. - -[499] _Acta sanctorum_, t. II di gennajo, p. 1011. - -[500] _Opera_, Parigi, 1644, t. I, pp. 790-3. - -[501] _De officiis ecclesiasticis_, lib. II, in fine. - -[502] _Acta sanctorum_, t. III di marzo, p. 573. - -[503] DUEMMLER, _Poetae latini aevi carolini_, t. II, p. 270. Questa -particolarità si ritrova nel racconto in prosa di Heitone; ma sparisce -dal poema che sulla Visione compose Valafredo Strabone, _ibid._, p. -314. - -[504] Per le relazioni delle versioni latine e volgari, e della siriaca -col testo greco, vedi BRANDES, _Op. cit._, pp. 2 sgg., e _Ueber die -Quellen der mittelenglischen Paulus-Vision_ dello stesso, Halle, 1883 -(estratto dagli _Englische Studien_, vol. VII). Il Brandes non parla -delle versioni italiane e sembra non le abbia conosciute. - -[505] _Dies dominicus dies est electus, in quo gaudent angeli et -archangeli maior diebus ceteris_. (Redazione latina II pubblicata -dal BRANDES, _Op. cit._, p. 75). _Lo die della domenicha è grande da -temere e da guardare di tutte le rie opere_ ecc. (Testo pubblicato dal -VILLARI). _Lo dia del dimenge es elegutz del cal s'alegron tug li angel -e li archangel e li sant car major es de totz los autres dias_. (Testo -provenzale pubblicato dal BARTSCH, _Denkmäler der provenzalischen -Litteratur_, Stoccarda, 1856, p. 313). - -[506] _I precursori di Dante_, p. 48. - -[507] _Prologus in psalmos; De civitate Dei_, lib. XXII, c. 30. - -[508] EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg, 1711, vol. II, -pp. 347 sgg. - -[509] Cfr. DE-VIT, _Come si possa difendere la Chiesa cattolica nelle -sue preghiere pei defunti incriminate dagli eterodossi_, Prato, 1863. -Vedi pure DURAND, _Rationale divinorum officiorum_, Venezia, 1577, lib. -VII, c. 35. - -[510] Illud etiam, quod Humberti Archiepiscopi, summae videlicet -auctoritatis viri, narratione cognovi, silentio tradendum esse -non arbitror. Nam cum a finibus reverteretur Apuliae, asserebat in -regionibus quae Puteolis adiacent, inter aquas nigras et foetidas, -promontorium eminere saxosum et scrupeum. Ex quibus videlicet -exhalantibus aquis consueto more teterrime videntur aviculae repente -consurgere et a vespertina sabbati hora usque ad ortum secundae feriae -solitae sunt humanis aspectibus apparere. Quo indulti temporis spatio -videntur hinc inde per montem velut solutae vinculis libere spatiari. -Alas extendunt, plumas rostro prosequente depectunt, et in quantum -datur intelligi, concessa ad tempus refrigerii se tranquillitate -resolvunt. Quae profecto volucres nec unquam videntur vesci, nec -quolibet aucupis valent ingenio capi. Dilucescente igitur matutina -secunde feriae hora, ecce magnus ad instar vulturis corvus post -praefatas aviculas incipit concavo gutture graviter crocitare. Illae -protinus sese aquis immergentes abscondunt, nec ultra videndas se -humanis oculis offerunt, donec advesperascente iam sabbati die, de -sulphurei stagni voragine rursus emergunt. Unde nonnulli perhibent -eas hominum esse animas ultricibus gehennae suppliciis deputatas. -Quae nimirum reliquo totius hebdomadae tempore cruciantur, dominico -autem die cum adiacentibus ultra citroque noctibus pro dominicae -resurrectionis gloria refrigerio potiuntur. _Epistola IX, ad Nicolaum -II pontificem maximum_. _Opera_, Parigi, 1663, t. III, p. 186. - -[511] Videntur circa eumdem locum qualibet die sabbathi, circa horam -nonam, volucres in quadam valle nigrae et sulphureo fumo deturpatae, -quae ibi quiescunt per totum diem dominicum, et in vespere cum -maximo dolore et planctu recedunt, numquam nisi in sequenti sabbatho -reversurae, et descendunt in lacum ferventem. Quas quidam afflictas -animas arbitrantur vel daemones. Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum -brunsvicensium_, t. II, p. 698. - -[512] _Speculum historiale_, lib. XXVI, c. 62. - -[513] Vedi per ciò il mio studio intitolato _Demonologia di Dante_, nel -volume seguente. - -[514] _Acta sanctorum_, t. X di ottobre, pp. 566-71. Vedi addietro pp. -84 sgg. - -[515] _Dialogus miraculorum_, Colonia, 1851, dist. XII, c. 14. - -[516] LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Brétagne_, Parigi, 1881, -vol. II (_Les littératures populaires de toutes les nations_, vol. -III), pp. 169-70: _Le fils du diable_. - -[517] _Op. cit._, pp. XXVII-XXX. Quale sia non si rileva nemmeno -dall'analisi del GIDEL, _Étude sur une apocalypse de la Vierge Marie, -Annuaire de l'Association pour l'encouragement des études grecques en -France_, anno V (1871), pp. 92 sgg. - -[518] Vedi nel volume seguente il già citato studio _Demonologia di -Dante_. - -[519] JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines, avec une traduction -inédite en prose et en poésie romanes_, Parigi, 1836; SCHROEDER, -_Sanct Brandan, ein lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen, -1871; FRANCISQUE-MICHEL, _Les voyages merveilleux de saint Brandan_, -Parigi, 1878 ecc. Com'è naturale, le varie versioni e redazioni -non concordano sempre nei particolari. In una versione tedesca, la -pena assegnata a Giuda nei giorni di refrigerio è molto più aspra: -l'apostolo traditore gela nell'una metà del corpo, abbrucia nell'altra -ecc. (SCHROEDER, _Op. cit._, p. 178). In una delle versioni francesi -crescono e si moltiplicano i tormenti a cui soggiace il dannato sei -giorni della settimana; ma si moltiplicano pure e si prolungano i -riposi: egli ha alleviamento di pena per quindici giorni a Natale, e -tutte le feste della Madonna (MICHEL, _Op. cit._, pp. 63 sgg.). Nella -versione italiana pubblicata dal VILLARI (_Op. cit._, p. 149) Giuda ha -alleviamento anche il dì d'Ognissanti; ma brucia sulla pietra che lo -regge in mezzo all'onde. - -[520] Il racconto dell'_Image du monde_ è riferito dal DU MÉRIL, -_Poésies populaires latines du moyen âge_, Parigi, 1847, pp. 337-40. Si -tratta propriamente della redazione rimaneggiata del poema. Vedi FANT, -_L'Image du monde, poème inédit du milieu du XIIIe siècle_, Upsala, -1886, p. 26. - -[521] _Op. cit._, pp. 236 sgg. - -[522] Cod. L, II, 14 della Nazionale di Torino, f. 360 _r_ e _v_. - -[523] DUNLOP-LIEBRECHT, _Geschichte der Prosadichtungen_, Berlino, -1851, pp. 128; _History of Prose Fiction_, nuova ediz., Londra, 1888, -vol. I, p. 305. - -[524] _Histoire littéraire de la France_, t. XXV, p. 595. - -[525] Epistola X, in JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum -Germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, pp. 56-7. - -[526] Ap. PERTZ, _Monumenta Germaniae, Scriptores_, t. V, p. 458. - -[527] Cum autem modicum precederent, uiderunt domum mirabiliter -ornatam, cuius parietes et omnes structure ex auro erant et argento et -ex omnibus lapidum preciosorum generibus; sed fenestre ibj non erant -nec hostium, tamen omnes qui intrare uolebant intrabant. Erat uero -domus intus tam splendida ac si non dico unus sol sed quasi ibi soles -multi splenderent. Verum ipsa domus erat ampla nimis atque rotunda, -multis columpnis fulta, et cum auro et lapidibus preciosis totum -corpus eius uestibulum erat stratum. Cum autem illa anima in talibus -delectaretur edificijs, circumspiciens uidit unum sedile aureum cum -gemmis et serico et omnibus ornamentis ornatum, et uidit dominum regem -Chomarcum in ipso throno sedere talibus uestimentis uestitum, qualibet -nec ipse nec aliquis regum terre umquam uestiri potuit. Dum ipsa igitur -admirans aliquantulum staret, uenerunt plurimi cum muneribus in illam -domum ad regem, et illi singuli offerebant cum gaudio munera sua. Et -cum diucius ante dominum suum regem starent (erat enim dominus eius, -dum uterque uiueret), uenerunt multi sacerdotes et leuite, uestiti -sollempniter sicut ad missam cum sericis casulis et ceteris ornatibus -ualde bonis, et ornabatur undique regia domus mirabili ornamento. -Ponebant etiam ciphos et calices aureos et argenteos et eburneas -pixides supra paxillos et tabulas, et sic domus ornabatur, ita ut, si -maior gloria in regno dei non esset, ista sufficere posset. Omnes ergo -illi qui ministrabant uenientes ante regem, coram eo genua flectebant -dicentes ‘Labores manuum t[uarum] qui mand[ucabis] beatus es, et bene -tibi erit’. Tunc anima dixit ad angelum ‘Miror, mi domine, unde huic -domino meo tot ministri, inter quos nec unum de suis, dum esset in -corpore, possum cognoscere’. ‘Non sunt isti (ait angelus) de eius -familia, quam habebat cum esset in corpore. Nonne audis (ait), quomodo -isti clamant dicentes labores ma[nuum] t[uarum] qui m[anducabis] beatus -es et bene tibi erit? Isti enim quos tu uides omnes sunt pauperes -Christi et peregrini, quibus ipse rex largiebatur bona temporalia -dum illic esset in corpore, et ideo per manus ipsorum retribuitur -ei merces eterna hic sine fine’. ‘Vellem (ait anima) scire, si iste -dominus meus rex passus est umquam tormenta, postquam relicto corpore -uenit ad requiem’. ‘Passus est (ait angelus) et cottidie patitur ed -adhuc pacietur’. Et adiunxit ‘Prestolemur paululum et uidebimus eius -tormentum’. Et cum non diu expectarent, obscurata est domus, et omnes -habitatores eius illico contristati sunt, et contristatus est rex, -flensque surrexit et exiuit. Cumque illa anima sequeretur eum, uidit -hanc multitudinem, quam intus antea uiderat, expansis in celum manibus -deuotissime deprecantem deum atque dicentem ‘Domine deus, sicut uis -et scis, miserere serui tui!’ Et respiciens uidit ipsum regem in -igne usque ad umbilicum et ab umbilico sursum cilicio indutum. Ait -autem anima ad angelum ‘Quam diu ista anima hoc pacietur?’ Et angelus -‘Cottidie per trium horarum patitur spacium et per spacia XX et unius -requiescit horarum’. ‘Domine (inquit anima) quare hijs et non alijs -dignus iudicatur supplicijs?’ Angelus respondit ‘Ideo ignem patitur -usque ad umbilicum quia legittimi coniugij maculauit sacramentum; et -ab umbilico sursum patitur cilicium quia iussit interficere comitem -iuxta sanctum Patricium et preuaricatus est iusiurandum. Exceptis -hijs duobus cuncta eius crimina sunt remissa quo ad culpam et penam’. -_Visio Tnugdali_, ed. Schade, Halle, 1869, pp. 17-8. Il luogo, dove -Tundalo trova l'anima del re Comarco, è, a dir vero, una specie di -luogo intermedio fra il Purgatorio e il Paradiso, o, se così piace, -un secondo Purgatorio, dove sono molte delizie, e dove _habitant boni -non valde, qui de inferni cruciatibus erepti nondum merentur sanctorum -consorcio coniungi_. Ricorderò che un luogo di consimile natura ammise -pure il BELLARMINO, _De Purgatorio_, l. II, c. 7. - -[528] BARZABAN-MÉON, _Fabliaux et contes_, Parigi, 1808, vol. III, p. -128. - -[529] Vedi ancora la citata edizione della _Visio Tnugdali_ a p. 24. - -[530] Vedi intorno ad essa G. PARIS, _La légende de Trajan_, nel fasc. -XXXV della _Bibliothèque de l'École des hautes études_, 1878, pp. -261-98, e il mio libro _Roma nella memoria e nelle immaginazioni del -medio evo_, Torino 1882-8, vol. II, pp. 1 sgg. - -[531] _De origine animae_, I, 10. - -[532] SAN PIER DAMIANO, _Vita S. Odilonis, Opera_, ediz. cit., t. II, -p. 183. - -[533] _Op. cit._, dist. XII, c. 23: vedi anche dist. I, c. 32. - -[534] _Roma nella mem. e nelle immag. del m. e._, vol. II, pp. 41-2 _n_. - -[535] DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième -siècle_, Parigi, 1843, p. 213. - -[536] BARBAZAN-MÉON, _Op. cit._, vol. III, p. 282. - -[537] SAN TOMMASO chiama la opinione contraria _opinio praesumptuosa, -utpote sanctorum dictis contraria, et vana, nulla auctoritate fulta et -nihilominus irrationalis. Summa theol., Suppl._, q. 71, a. 5. - -[538] _In quadragesima, sermones in psalmum_ XC, _sermo_ VIII. - -[539] _Inf._, V, 72, 140-1; VI, 58-9; VII, 36. - -[540] _Inf._, XX, 19-30. - -[541] _Inf._, IV, 7-21. - -[542] _Inf._, V, 31, 44-5, 96. - -[543] _Inf._, VI, 7-9, 20-1. - -[544] _Inf._, XXII, 22-4. - -[545] _Inf._, IX, 97-9. - -[546] _Inf._, VI, 103-11. - -[547] OZANAM, _Dante et la philosophie catholique au treizième siècle_, -Parigi, 1845, p. 345; D'ANCONA, _Op. cit._, p. 45. Gli è cosa degna -di nota che nella versione siriaca dell'_apocalypsis_ greca è menzione -di dannati i quali non furono propriamente nè giusti, nè peccatori, ma -consumarono la vita in neghittosa spensieratezza, simili molto alla - - setta de' cattivi - A Dio spiacenti ed a' nemici sui. - -Ci son buone ragioni per credere che questa particolarità fosse già -nel testo greco, e non è fuor del possibile che essa passasse in alcuna -versione latina, ora perduta, ma conosciuta da Dante - - - - -LA CREDENZA NELLA FATALITÀ - - - - -LA CREDENZA NELLA FATALITÀ - - -I. - -Nel dogma cristiano la dottrina del fato, quale già l'ebbero gli -antichi, del fato esistente in sè e per sè, come separata e suprema -potenza, non può trovar luogo: essa ripugna troppo al concetto del Dio -uno e massimo che campeggia nei libri sacri dell'Antico e del Nuovo -Testamento, e in cui è fondata la fede. Le opinioni e le sentenze -dei Padri e dei Dottori della Chiesa in proposito, così dei più come -dei meno antichi, sono concordi ed esplicite; e san Tommaso che le -accoglie, le condensa e le epiloga, mostra come il fato, il caso e la -fortuna si risolvano da ultimo nella potestà, volontà e provvidenza -di Dio, e come la stessa necessità delle cose materiali, essendo -conseguenza della natura e dell'ordinamento loro, sia perciò un effetto -mediato dell'unica potestà divina, creatrice e ordinatrice del tutto. -Dante descrive la fortuna come una ministra di Dio, intesa a permutare -_li ben vani_ - - Di gente in gente e d'uno in altro sangue - Oltre la difension de' senni umani[548]. - -Il Petrarca, seguendo la opinione di san Girolamo e di sant'Agostino, -dice il fato e la fortuna essere nomi senza significazione[549]. - -All'influsso degli astri generalmente si crede nel medio evo; ma -non senza molte riserve. San Tommaso ammette l'azione loro sulla -vegetazione, sull'atmosfera, sui corpi in genere, non esclusi gli -umani; ma nega che possano operare sull'intelletto e la volontà, salvo -che indirettamente, e togliere o scemare la libertà dell'arbitrio. -Anche gli astri, del resto, sono organi e strumenti della provvidenza. - -La volontà divina è dunque, secondo il canone cristiano, il principio -vivo, eterno ed immutabile d'onde fluiscono le forze tutte, non -solo che producono ed instaurano, ma ancora che reggono il mondo. -Essa è la necessità suprema ed invincibile, così per rispetto alla -natura, come per rispetto agli uomini, i quali possono bene, essendo -provveduti d'intelletto e di libertà, agitarsi entro il circolo che -quella volontà stringe loro d'attorno; ma non lo possono per nessun -modo spezzare, e non ne possono uscire. L'arbitrio umano sarà libero, -come sotto l'impero del fato antico; ma gli eventi saran necessarii, -e molte volte saranno necessarie le azioni. Di qui quella terribile -quanto logica dottrina della predestinazione, secondo la quale la -eterna salute e la eterna dannazione dipendono, non già dagli atti -umani e dall'umano volere, ma dal volere divino e dalla divina -grazia; dottrina che escogitata prima da sant'Agostino, esplicata e -compiuta più tardi da Isidoro di Siviglia (m. 636) e da Godescalco -(m. 867), avversata sempre dalla Chiesa greca, fu tratta alle ultime -e inevitabili sue conseguenze, asseverata in tutto il suo rigore, da -Zuinglio e da Calvino. Un rozzo dramma religioso, composto in Italia -in sul principiare del secolo XV, se non forse anche prima, prende -argomento da quella dottrina e, in pari tempo, la nega[550]. Un giovine -lascia il padre, la madre, e il buono stato in cui era cresciuto, per -consacrarsi al servizio di Dio, e attendere, lungi dagli allettamenti -e dagl'inganni del mondo, alla salute dell'anima. Un vecchio eremita, -che l'ha accolto nella sua cella, e l'ha fatto compagno dell'austera -sua vita, vedendolo tutto infervorato nel bene, e dedito alle sante -pratiche di devozione, assai se ne loda, e chiede a Dio che gli riveli -in grazia qual posto è serbato al giovine fra i beati in Paradiso. -Un'amara delusione lo aspetta. L'angelo del Signore gli annunzia che, -non il Paradiso, ma l'Inferno sarà dato in premio a tanta virtù; - - E tu che vai cercando il destinato, - Sappi che il servo tuo sarà dannato. - -Ecco la dottrina della predestinazione affermata in tutta la sua -crudezza. L'eremita molto si accora della terribile sentenza, e biasima -la presunzione propria con argomenti tolti di peso ai campioni di -quella dottrina: - - O uomo istolto, che vai tu cercando - Quello che a te non appartien sapere? - Pensi tu, sempre qui bene operando, - Di dover l'alta grazia possedere? - Non sai tu che tu hai di lassù bando - Per non saperti nel ben mantenere? - E questo vuol la tua ribellïone, - Che stii qui sempre in gran confusïone. - Se in Dio non esser giustizia dirai, - Dappoi che vuol chiunque ben fa dannare, - Così per contro arguir tu potrai - Che voglia quei che mal fanno salvare; - E se per lui esser giusto vorrai, - La cagion perchè il fa vorrai cercare, - E sarai fatto come chi non vede; - Perchè dov'è ragion manca la fede. - -Egli non sa tacere al giovine ciò che gli fu rivelato; ma questi non si -smarrisce, non dispera; anzi, pieno di mansuetudine e di rassegnazione, -risolve di servir Dio con più amore e più fervore di prima, quale che -sia il decreto divino a suo riguardo, poichè egli non può volere se non -ciò che Dio vuole. Il demonio tenta invano distorlo da tale proposito -e ricondurlo nel mondo; e il vecchio eremita, dopo aver pregato -lungamente, apprende dall'angelo che il discepolo sarà salvo. Udita la -buona novella, il giovine esclama: - - Padre, ben che l'umana intelligenza, - Gravata dal peccato, intenda poco, - Nondimeno io non ebbi mai temenza, - Facendo ben, d'esser dannato al foco[551]. - -Ecco la dottrina della predestinazione risolutamente negata. - -Aveva ragione Fausto, vescovo di Riez, nella seconda metà del secolo -V, quando affermava che con quella dottrina si tornava per altra via al -fatalismo antico. La Chiesa cattolica sentì la gravità del rimprovero, -e ricusò da ultimo il dogma pericoloso e spietato, piegando, senza -addarsene quasi, verso l'opposta dottrina del grande avversario di -sant'Agostino, Pelagio, che da più di un sinodo era stato condannato -per eretico. Ma il concetto della fatalità, cacciato da una banda, -irrompeva da un'altra, e in altro modo soggiogava gli spiriti. Il -popolo, che poco intende e meno si cura delle sottili dispute e delle -più sottili distinzioni dei teologi e dei filosofi, non lasciò mai -di aver fede in una o più potenze, occulte e irresistibili, distinte -e separate dal volere divino, e variamente designate, secondo i -casi, coi nomi di destino, di fortuna, o d'influsso astrologico. Di -tale credenza, a cui non rimasero estranei i dotti, sono vestigia -e documenti lungo tutto il medio evo. Nel libro I del suo poema -_De diversitate fortunae et philosophiae consolatione_, Arrigo da -Settimello (XII secolo) esclama: «A cui mi debbo io dolere della -fortuna? non so:» e nel secondo libro chiama quella sua nemica, -perfida, stolta, lingua dolosa, meretrice, che si vanta dea e signora -del tutto. Un vescovo di molta riputazione, Ildeberto di Lavardin (m. -1133), si lagna assai della fortuna in un carme _De exilio suo_, e in -certa breve poesia, che appunto s'intitola _De infidelitate fortunae -et amoris mundi_. Più tardi il medico fiorentino Tommaso del Garbo, e -il poeta aretino Braccio Bracci, chiedevano al Petrarca che fosse la -fortuna; e rispondendo al primo, il Petrarca si doleva dei _moltissimi_ -che a quei tempi credevano in lei, e come dea la ponevano in cielo, e -il favore di lei mettevano sopra, non pure alla virtù, ma allo stesso -ajuto divino, e volevano piuttosto essere amici suoi che di Dio. E -questa fortuna si vede assai volte figurata in libri del medio evo, -quando d'una e quando d'altra maniera, ma più spesso in forma di una -ruota simbolica, che mossa da virtù fatale, girando senza posa, muta e -rimuta con eterna vicenda, irresistibilmente, le sorti di quaggiù: - - Est rota fortunae variabilis ut rota lunae: - Crescit, decrescit, in eodem sistere nescit[552]. - -E ciò che della fortuna, s'ha pure a dir del destino. Dante, ora fa -del volere divino e del fato una sola e medesima cosa, ora sembra che, -almeno fantasticamente, li distingua, e distingua pure il fato dalla -fortuna. - - Alto fato di Dio sarebbe rotto - Se Lete si passasse e tal vivanda - Fosse gustata senza alcuno scotto, - -dice Beatrice là nel Paradiso terrestre[553]. Ma prima di lei Virgilio -aveva detto, distinguendo l'uno dall'altro: - - Senza voler divino e fato destro[554]. - -Vedendoselo capitare innanzi, laggiù in Inferno, Brunetto Latini chiede -a Dante: - - qual fortuna o destino - Anzi l'ultimo dì quaggiù ti mena?[555] - -E lo stesso Dante che percuote col piè nel viso Bocca degli Abati, non -sa - - Se voler fu, o destino, o fortuna[556]. - -Ai grandi d'Italia il Petrarca gridava: - - Qual colpa, qual giudicio, o qual destino - Fastidire il vicino - Povero; e le fortune afflitte e sparte - Perseguire? - -Agl'influssi degli astri si dava assai più forza che i teologi non -volessero. Essi reggevano la vita di ciascun uomo, la prestabilivano -immutabilmente, e ne svelavano il corso sin dalla nascita. Nei lirici -nostri delle origini sono frequenti gli accenni all'irresistibile -potere degli astri, e per bocca di Marco Lombardo Dante biasima la -opinion comune che al loro influsso appunto assoggettava tutte le cose -di quaggiù: - - Voi, che vivete, ogni cagion recate - Pur suso al cielo, sì come se tutto - Movesse seco di necessitate[557]. - -Ma Cino da Pistoja prega Cecco d'Ascoli di scrutare nei cieli quali -stelle sieno a lui, Cino, favorevoli, e quali contrarie, soggiungendo: - - E so da tal giudizio non s'appella. - -E Cecco d'Ascoli, il quale mostra, come più tardi fa pure Gerolamo -Cardano, che la vita dello stesso Cristo fu soggetta al corso degli -astri, è, per questo e per altro, accusato di eresia, condannato, -bruciato vivo[558]. Il Petrarca, pur così avverso a tali credenze, dice -in un verso: - - Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce. - -Gli è un fatto che quelle credenze erano radicate nello spirito dei -più e porgevano argomento a leggende e a novelle diffuse tra i volghi. -Un poeta spagnuolo del secolo XIV, Giovanni Ruiz, più conosciuto -sotto il nome di Arciprete d'Hita, dice che nessuno può sfuggire alla -propria sorte, e narra a tale proposito un esempio che vive ancora -nelle letterature popolari dei giorni nostri. Cinque astrologi, tratto -l'oroscopo al figliuolo pur allora nato di un re moro, predissero -ch'egli morrebbe lapidato, bruciato, precipitato, impiccato, affogato. -Il re, dubitando di qualche ciurmeria, fece trattenere e custodire -gli astrologi, per vedere che cosa seguisse di quella strana e, -in apparenza, contraddittoria lor profezia. Passati più anni, il -figliuolo, divenuto adolescente, chiede un giorno al padre e ottiene -il permesso di andare a caccia. Si scatena una furiosa tempesta, e il -giovinetto è, insieme co' suoi, lapidato da una orribil grandine. In -quell'ora istessa, passando egli un ponte, lo investe la folgore: il -ponte si squarcia sotto a' suoi piedi; egli precipita, rimane appeso -per le vesti ad un albero, ma si sommerge con parte del corpo nel -fiume. Così muore lapidato, bruciato, precipitato, impiccato, affogato, -secondo dagli astrologi era stato predetto[559]. - -Durante tutto il medio evo si credette pure ai giorni perigliosi, -che in numero variabile (sino a quarantaquattro, se non più) veggonsi -registrati nei calendarii. Chi in uno di quei giorni infermava, non -guariva più; chi si poneva in viaggio, più non tornava; chi toglieva -moglie aveva l'inferno in casa. Qualunque cosa si cominciasse a fare -in quei giorni non se ne poteva sperare buon fine. Ancora oggi dice il -popolo: - - Di Venere nè di Marte - Non si sposa e non si parte. - -C'erano necessità che sfidavano la stessa potenza di Dio. Fra Filippo -da Siena (XIV secolo) narra la storia di uno sceleratissimo soldato, -che venuto a morte, disse al confessore, il quale lo esortava a -pentirsi e a sperar perdono: «Io ho tanti nemici nell'altra vita, -che mi saranno contrarii, che se Dio mi volesse perdonare quasi non -potrebbe»[560]. - - -II. - -Tali immaginazioni e credenze appajono, nel medio evo, incarnate in -numerosi racconti, de' quali alcuno ripete un tema pagano antico, altri -sono certamente venuti dall'Oriente, altri sono, secondochè si può -ragionevolmente congetturare, nati qua e colà, fra le genti cristiane, -senza che sia possibile dire nè come nè quando. - -Il tema più usuale e più diffuso di racconto è quello di una sequela -di casi, meravigliosi e terribili, pronunziati di lunga mano, i quali -si effettuano a dispetto di quanti provvedimenti furono presi in -contrario; anzi, molte volte, in grazia di quei provvedimenti medesimi. -Nasce un bambino, o una bambina: gli astrologi, o gl'indovini, o -alcun'altra persona, umana o soprannaturale, a cui sia data facoltà -di leggere nel futuro, predicono che l'essere novamente nato morrà di -mala morte, in tale o tal modo; o soggiacerà a gravi sciagure; o di -gravi sciagure sarà cagione altrui. I genitori, o altre persone cui -ciò importi, chiudono e custodiscono il fanciullo, o la fanciulla, in -un palazzo, in un castello, in un fondo di torre, o li abbandonano in -luogo deserto, o li gettano in mare, o in altro modo procacciano, senza -venirne a capo, la morte loro. Dopo alcuni anni, tutto quanto era stato -preveduto e annunziato, subitamente e irresistibilmente si compie. - -Il più antico racconto di tal fatta che si conosca è la storia del -Principe predestinato, scritta in Egitto ai tempi della XXª, se non -pure della XVIIIª dinastia, ma narrata forse fra quel popolo assai -prima che scritta: dopo di essa si può ricordare la storia di Ati, -figliuolo di Creso, riferita da Erodoto. Nel medio evo corsero fra le -genti cristiane numerosi racconti inspirati da quel tema, alcuni dei -quali mi pajono meritare uno speciale ricordo. - -Anzi tutto è da avvertire che il mito di Edipo, il quale è, fra i -miti dell'antichità pervenuti sino a noi, quello che più fortemente -esprime il concetto del fato, non solo fu cognito al medio evo, ma -fu, da scrittori di quella età, ripetuto, e preso a soggetto di nuove -composizioni. Abbiamo di un ignoto poeta, vissuto non più tardi del -XII secolo, una lamentazione latina di Edipo sui corpi de' suoi due -figliuoli. Edipo dice, tra l'altro, che tutta la sequela dei luttuosi -avvenimenti, sino al fratricidio, era stata preordinata dal fato: - - Ab antiqua rerum congerie - cum pugnarent rudes materiae - fuit moles hujus miseriae - ordinata fatorum serie[561]. - -In quello stesso secolo XII, un poeta francese, che non si sa con -certezza chi fosse, introduceva il mito classico in un poema che ha il -proprio argomento, e quasi anche il titolo della Tebaide di Stazio, il -_Roman de Thèbes_[562], poema che fu, assai probabilmente, tradotto o -rifatto in Italia[563]. - -Ma queste sono reminiscenze e ripetizioni di carattere puramente -letterario, le quali non provano punto che la credenza nel fato -durasse ancor viva tra le genti cristiane. Molti miti, e moltissime -storie dell'antichità classica furon tolti nel medio evo a soggetto -di nuove composizioni, sia a fine di sola esercitazione scolastica, -sia per imbandir nuovo pascolo a menti avide di meraviglie. Ed era, -in certi casi, non pur naturale, ma necessario, che chi si faceva a -ripetere quei miti e quelle storie, lasciasse parlare in essi dottrine -e credenze, che se non quadravano con le sue proprie, erano pur quelle -che avevano governato i suoi eroi; come in altri casi era pur naturale, -fatta ragion dei tempi e della coltura, che il ripetitore mutasse le -parti, e facesse pensare, parlare e operare come cristiani i personaggi -mitici o storici di Grecia e di Roma. Difficilmente avrebbe potuto -un poeta letterato del medio evo rinarrare la storia d'Edipo senza -lasciarvi al fato l'officio che v'ebbe in antico; e perciò quelle -ripetizioni erudite nulla provano, come ho detto, in favore di una -vera e propria credenza: ma quando noi vediamo quel mito riapparire in -racconti affatto popolari per indole e per fattura, i quali non dànno -segno d'esser passati mai per nessuna trafila letteraria; o quando -vediamo il tema, e come lo spirito di esso, trasportati ad un racconto -di origine bensì letteraria, ma affatto cristiano pel soggetto e per -gl'intendimenti, noi non possiam più venire nella medesima conclusione -negativa, noi abbiamo la prova che una certa credenza nel fato vive, -per quanto alterata o contraddetta da altre credenze, nell'intimo della -coscienza cristiana. Lascio in disparte i racconti popolari che qui -potrebbero essere ricordati, e metto innanzi il racconto di origine -letteraria, racconto che com'ebbe giustamente a osservare il D'Ancona, -non diventò mai veramente popolare, sebbene abbia avuto diffusione -grandissima, e nel quale tutti quasi i critici ebbero a riconoscere il -mito di Edipo trasformato, appropriato ad altre persone, trasportato in -altro ambiente morale. Questo racconto è la leggenda di Giuda[564]. - -Il medio evo fantasticò molto intorno all'apostolo traditore, alla sua -fine scelerata, agli atroci castighi inflittigli dalla divina giustizia -nell'ultimo fondo d'inferno, o in altri luoghi di pena, sulla faccia -stessa della terra, perchè potesse essere ai vivi di ammonimento e di -terrore. Per una inclinazion naturale, e di cui non poteva rendersi -conto pienamente, la coscienza cristiana era tratta ad aggravare -sempre più la malvagità di quanti, in uno od in altro modo, avevano -procacciato la morte di Cristo e preso parte, con animo di nemico, alla -sua passione, ed in ispecie la malvagità di colui che l'aveva tradito -e venduto. La leggenda compie l'usato suo lavoro di concatenazione e -di accumulazione così pel bene come pel male; fa magnanimi e forti gli -eroi sin dall'infanzia, fa tristi e vili i malvagi sin dalla culla; -cerca, con avvedimento degno di un più maturo sapere, negli antenati, -nella fortuna delle cognazioni, la causa delle virtù e delle colpe -dei nipoti, e non si cheta finchè non abbia creato figure compiute e -perfette, e interi lignaggi di scelerati e di eroi. Così fece di Giuda, -collegando al misfatto finale tutta una sequela di misfatti e di colpe, -ch'entran gli uni negli altri come gli anelli di una lunga catena; -sequela che si inizia prima ancora che il maledetto sia nato. - -Quando e dove e per opera di chi questa leggenda sia sorta, non si sa. -Verso la fine del secolo XIII la narrò Giacomo da Voragine, traendola -da una storia certamente latina, ch'egli stesso dice apocrifa, ma della -quale non si hanno altre notizie[565]. Un uomo di Gerusalemme, chiamato -Ruben o Simone, aveva per moglie una donna: chiamata Ciborea. Costei -sognò una notte di mettere al mondo un figliuolo che sarebbe cagione -della ruina di tutto il suo popolo, e narrò il sogno al marito. Passato -certo tempo, partorì un bambino, e ricordando il sogno, consenziente -il marito, lo mise in una cesta e lo buttò in mare. Le onde portarono -la cesta a un'isola detta Scariot, dov'era una regina, che non avendo -figliuoli, fece allevare il bambino segretamente, si finse gravida, -e diede a intendere al marito e a tutto il popolo che il trono aveva -finalmente un erede. Grande fu la letizia nel regno. Il fanciullo ebbe -nome Giuda Scariote, e il re lo fece nutrire ed educare magnificamente; -ma non andò molto che la regina ingravidò davvero, e diede alla luce -un figliuolo. I due fanciulli crescono insieme, e Giuda comincia a far -palese la malvagia sua indole maltrattando il presunto fratello. La -regina parteggia naturalmente pel figliuolo vero contro il supposto. Si -scopre il fatto della supposizione: Giuda, pien d'ira e di vergogna, -uccide di nascosto il rivale, poi temendo il castigo, fugge, ripara -in Gerusalemme, ed è accolto da Pilato che lo fa suo maggiordomo. -Accanto al palazzo di Pilato era l'orto di Ruben, padre di Giuda; -nè questi sapeva di cui fosse figliuolo, nè quegli immaginava che il -bambino commesso un dì alle onde fosse scampato dalla morte. Standosi -un giorno Pilato alla finestra, vede nell'orto del vicino alcuni frutti -bellissimi, ed è preso da un irresistibile desiderio d'averne. Giuda, -per fargli cosa grata, va e comincia a coglierne. Sopravviene Ruben; -nasce una contesa, e alle parole tenendo dietro le busse, Giuda, con -una sassata fra capo e collo, uccide il padre. Pilato dà in premio -all'amico suo tutto l'avere di Ruben, e per giunta gli fa sposare -Ciborea. Non passa gran tempo e i due sposi si riconoscono. Ciborea -induce il figliuolo e marito ad andare a trovar Cristo, e chiedere -a lui il perdono de' suoi misfatti. Cristo accoglie Giuda fra suoi -discepoli, poi fra gli apostoli: il resto è noto. - -Che l'intenzione dell'autore della favola sia stata quella di rendere -vie più malvagio e di mettere in sempre più mala vista l'apostolo -traditore, è chiaro; ma si deve pur riconoscere, da altra banda, -che egli non raggiunge troppo bene lo scopo, e che la favola da lui -narrata, assai più che alla malvagità di Giuda, fa pensare all'occulto -destino da cui questo è tratto a compier misfatti ch'egli propriamente -non volle, e la cui mostruosità non conosce se non dopo averli -compiuti. Il parricidio e l'incesto non sono propriamente delitti -suoi, ma del destino, del _fatum invictum_, che ciò che vuole opera, -e così saranno gli altri delitti che lo sciagurato commetterà, e che -avranno per ultima, inevitabile conseguenza la ruina e la dispersione -del popolo d'Israele, annunziata dal sogno fatidico. Un certo concetto -e spirito di fatalità appajono del resto in un'altra leggenda, che -anch'essa si lega al nome di Giuda, la leggenda dei trenta denari, -prezzo del tradimento, narrata da parecchi nel medio evo, e, fra gli -altri, da Gotofredo da Viterbo, che certamente, per altro, non fu -il primo a narrarla[566]. I trenta denari furono coniati da Nino, re -degli Assiri, con la propria effigie, e, diranno alcuni, con l'oro che -Adamo portò seco, uscendo dal Paradiso terrestre[567]. Abramo li portò -con sè nella Terra di Canaan, e con essi fu comperato dagli Ismaeliti -Giuseppe, il figliuol di Giacobbe. Passarono dopo per molte mani; -furono nei tesori di Faraone, di Salomone, di Nabuccodonosorre, sempre -insieme raccolti. I magi ne fecero offerta al bambino Gesù. Da ultimo, -per ordine dello stesso Gesù, furono donati al tesoro del Tempio di -Gerusalemme, d'onde passarono nelle mani di Giuda, e poi in quelle dei -militi che furono posti a guardia del sepolcro. In un poema tedesco del -XII secolo si dice che la Vergine Maria mandò dal cielo trenta monete -al re Orendel, perchè potesse comperar con quelle la veste di Cristo, e -il poeta avverte espressamente che per altrettante fu venduto Cristo da -Giuda[568]. Ecco dei denari predestinati, com'è predestinato il legno -della croce nella leggenda famosa di questo nome. - - -III. - -Più strano parrà vedere il fato introdursi nelle storie dei santi, ed -esser causa precipua dei casi che vi si narrano. Non altrimenti segue -nella storia di quel San Giuliano, che, sotto nome di Ospedaliere, ebbe -culto celebre nel medio evo, e fu il natural protettore dei viandanti e -di quanti abbisognavano d'albergo e di ristoro. La sua leggenda, che fu -diffusissima per l'Europa, diede argomento, tra l'altro, a una gustosa -e nota novella del Boccaccio e a un dramma di Lope de Vega[569]. -Vincenzo Bellovacense e Giacomo da Voragine la narrano press'a poco -allo stesso modo[570]. - -Giuliano, di nobile famiglia, inseguiva un giorno, essendo giovine, un -cervo alla caccia. A un tratto il cervo si volta, e facendo intendere -umano linguaggio, gli dice: Osi tu d'inseguirmi, tu che ucciderai tuo -padre e tua madre? Inorridito di tale annunzio, il giovine diserta la -casa, abbandona la patria, e fugge in remoto paese, ove diportandosi -assai valorosamente in guerra ed in pace, entra in grazia del principe, -che lo fa cavaliere, e gli dà in moglie una vedova nobile e in dote un -castello. Intanto i genitori di Giuliano, non si potendo dar pace della -perdita del figliuolo, andavano pellegrinando, chiedendo di lui in ogni -luogo, e tanto andarono che giunsero a quello stesso castello ov'egli -faceva con la moglie dimora. Quel giorno appunto Giuliano s'era per -poco assentato. La donna, riconosciuti, discorrendo, i genitori di suo -marito, li accoglie benevolmente, e li fa coricare entrambi nel letto -conjugale, adagiandosi ella in altro letto. Ecco la mattina seguente -torna Giuliano, mentre la moglie sua er'ita in chiesa, ed entrato in -camera, veduti i due addormentati, crede senz'altro sieno la moglie -infedele e lo adultero, e tratta in silenzio la spada, li uccide. -Conosciuto indi a poco l'errore, disperato e piangente, risolve di -espiare con asprissima penitenza l'involontario delitto, e subito vi si -accinge, insieme con la moglie, che non vuole abbandonarlo. Trascorsi -molti anni, dopo un miracolo che assicura Giuliano dell'ottenuto -perdono, muojono entrambi in grazia di Dio[571]. - -Come nella leggenda di Giuda, il destino, in questo racconto, non è -nominato, ma è presupposto e sottinteso: esso è dietro gli avvenimenti -che, senza altrui volere, si compiono; è la forza primordiale, -ineluttabile, occulta, che li preordina e li promuove, incalzando. -Giuliano non è, come Giuda, un malvagio. All'annunzio dell'orrenda -sciagura che minaccia lui, e per lui i suoi genitori, egli fugge, egli -pone di mezzo, tra' suoi genitori e sè, i monti ed i mari, studiandosi -di opporre, in qualche modo, alle insidie del fato i ripari della -natura. E che qui del fato propriamente si tratti, e non di altra -potenza, si può conoscere con poco studio. Se cagion prima degli -avvenimenti fosse il demonio, la leggenda ascetica non lascerebbe -di farne cenno; e poi, al cristiano, armi contro il demonio non -mancano. Nemmeno si può dire che gli avvenimenti qui sieno opera della -provvidenza divina. Molte volte, gli è vero, la provvidenza divina, -secondo il concetto che se ne forma il credente del medio evo, opera il -male, o sembra operare il male; ma sempre per impedire mali maggiori, -per conseguire un fine buono. Questo concetto è in più particolar modo -significato nella leggenda celebre dell'angelo e dell'eremita, della -quale non è qui luogo a discorrere[572]. Ma nella leggenda di Giuliano -non si vede a qual fine buono serva il doppio parricidio; perchè se -si dice che esso serve a far di Giuliano, mediante la penitenza, un -santo, il mezzo ci sembra troppo sproporzionato al fine, e privo di -ogni ragionevole relazione con esso. In fatti, Giuliano è buono sin -da principio, e non s'intende che bisogno ci sia di trarlo con sì -violento modo all'ascetismo, e sopratutto poi non s'intende che bisogno -ci sia di farlo avvertito del parricidio ch'egli dovrà mal suo grado -commettere. Così non si comporta la divina provvidenza; ma così si -comporta per lo appunto il fato. Lo stesso Giuliano sente e mostra di -sentire che il terribile decreto viene, non già da Dio, ma da un'altra -potestà. Dio si lascia piegare e muta i suoi decreti: egli non è sordo -alla preghiera, alla voce di chi implora perdono, o soccorso; - - _Regnum coelorum_ vïolenza pate - Da caldo amore e da viva speranza, - Che vince la divina volontate, - -dice Dante[573]. Ma il fato non si piega e non si muta. Giuliano, udito -il formidabile annunzio, non ricorre a Dio, non prega, non si umilia; -ma fugge, tratto dall'unica e, starei per dire, istintiva speranza di -nascondersi, di far perdere al destino la traccia di sè, di fargli -scambiar la via, come usa la belva inseguita dai cani. Ma nemmeno -questo avvedimento gli riesce; anzi in grazia di esso la predizione -si compie: truce ironia, che fa più oltraggioso l'evento, mesce alla -tragedia lo scherno. - -Molto simile alla leggenda di san Giuliano è la leggenda di sant'Ursio, -venerato più particolarmente nella diocesi di Vicenza; nè so quale -delle due possa aver servito di modello all'altra, se pur non nacquero -entrambe spontaneamente. Ursio, nato in Francia di nobili genitori, -era ancora lattante, quando un pellegrino annunziò alla madre che il -figliuol di lei sarebbe un dì parricida. Passano gli anni, e Ursio -cresce in corte dell'imperatore, valente della persona, esperto -nell'armi. Dalla madre, che non può guardarlo senza piangere, viene -a conoscere il terribile vaticinio, ed egli, senza frappor dimora, -lascia la patria e se ne va con un suo compagno in Dalmazia. Quivi -uccide molti pagani, converte il re loro alla fede di Cristo, ne -sposa la figliuola, e sale poi, morto il suocero, sul trono. Il -padre del giovine, avuta notizia di questi casi, muove per venirlo a -trovare, e càpita al reale palazzo giusto in tempo che il figliuolo -era ito a cacciare. Si fa ciò nondimeno riconoscere dalla nuora, la -quale lo accoglie in quel medesimo letto in cui ella riposa con un -suo fanciulletto. Il demonio, sotto sembianza di un cameriere, fa -credere a Ursio che la moglie gli manchi di fede. Ursio accorre, e, -ingannato dalle apparenze, uccide il padre, la moglie, il figliuolo. -Segue la scoperta della verità, l'orrore del misfatto commesso, la -penitenza[574]. - -In altri racconti non solo il destino non è nominato, ma non è nemmen -fatto cenno di casi preordinati che si debbano compiere: e pure si -sente che quei casi seguono, nella mente di chi li narra, per una forza -irresistibile, che non è la divina provvidenza, non è, il più delle -volte, il demonio, e tanto meno poi la umana volontà. Anch'essi sono, e -ciò va notato, leggende di santi. - -Cominciamo da quella di sant'Albano[575]. Un possente imperatore del -Settentrione ama di amore incestuoso la propria figliuola, e la rende -madre di un bambino, ch'egli vorrebbe tor di mezzo facendolo uccidere, -ma che, per intercessione della madre, è mandato in Ungheria e quivi -esposto sulla pubblica strada. Un pallio prezioso, una borsa con -entro un anello e non poche monete d'oro, dànno indizio della origine -illustre del bambino, che, raccolto, è portato al re. Questi, non -avendo figliuoli, lo riceve assai lietamente, come un beneficio del -cielo, e accordatosi con la moglie, questa simula gravidanza e parto, -di maniera che da tutto il popolo si crede il bambino sia veramente -figliuolo de' suoi principi. Albano cresce di bellissimo aspetto, -di grande prestanza, di ottimi costumi, tanto che ne va la fama -all'imperatore, il quale, desiderando di lasciare l'antico peccato, e -nulla sospettando di un nuovo, pensa dargli la figliuola in isposa. -Si fanno le nozze pompose e solenni; madre e figlio son moglie e -marito e s'amano con gran tenerezza. Inferma intanto il re d'Ungheria, -e prima di morire svela ad Albano il segreto del suo ritrovamento, -e gli consegna il pallio e la borsa. Poco dopo, la donna, e Albano -stesso, poi l'imperatore, vengono a cognizione del resto. Lacerati dai -rimorsi, desiderosi di cancellare con penitenza adeguata i volontarii -e gl'involontarii peccati, ricorrono per consiglio a un vescovo, il -quale li manda a un santo eremita. Questi impone loro di andare esuli -per sett'anni, e per sett'anni essi vanno pellegrinando, ciascuno per -conto suo, con molto travaglio e fra molti pericoli, e ciascun anno -se ne tornano al santo eremita per avere da lui consiglio e conforto. -Passato il termine prescritto, fatti mondi oramai d'ogni colpa, si -ritrovano insieme, e insieme s'avviano alla dimora dell'eremita. -Ma, andando, smarriscono la via e sono soprappresi dalla notte in -un bosco. Il giovine, in mal punto, compone pei genitori un letto di -foglie, e va a dormir sopra un albero. Ma il demonio risveglia nel cuor -dell'imperatore e della donna l'antico ardore scelerato; essi ricadono -in colpa, e il giovine, ch'è di ciò testimone, vinto dallo sdegno, -entrambi li uccide. Comincia allora per lui una seconda penitenza, che -dura altri sett'anni, in capo dei quali, avendo rinunziato al regno, -e accingendosi a condur nella solitudine il resto de' suoi giorni, è -assalito da ladroni ed ucciso. I miracoli che seguono fanno prova della -sua santità[576]. - -Più antica, e più famosa della leggenda di sant'Albano è la leggenda di -san Gregorio papa, da cui quella forse deriva. Un conte d'Acquitania -ama per istigazione del diavolo la propria sorella e pecca con lei. -Nasce dal loro peccato un bambino, il quale, per ordine della madre, -è posto entro una barca in mare, insieme con quattro marchi d'oro, un -pallio alessandrino, e alcune tavolette d'avorio ov'è narrata la storia -del suo nascimento. Il padre, che ad espiar la colpa, aveva fermo -d'andarne in pellegrinaggio a Gerusalemme, inferma e muore. Allora -molti baroni si fanno attorno alla donna, rimasta erede di tutto il -dominio, e la sollecitano, perchè scelga uno di loro in isposo; ma ella -ostinatamente ricusa. Di ciò sdegnato, un duca le muove guerra, e il -contrasto dell'armi durerà lunghi anni. Frattanto il bambino è tratto -fuori dall'acque da due pescatori che sono al servizio di un'abbazia, -ed allevato, per ordine dell'abate, da uno di essi. Il fanciullo cresce -degno del suo lignaggio; ma azzuffatosi un giorno con un figliuolo del -pescatore, viene a sapere dalla moglie di costui, sdegnata, la propria -storia. Allora va a trovare l'abate, e gli annunzia la deliberazione -presa d'andar vagando pel mondo, in cerca d'avventure. L'abate si -studia di consolarlo e di dissuaderlo, lasciandogli intendere che -potrà, col tempo, diventare abate a sua volta, ma il giovine si mostra -sordo ad ogni consiglio, dice di voler essere non frate, ma cavaliere, -e ottenute le tavolette di avorio ov'è scritta la storia del suo -nascimento, se ne parte, ripassa il mare, e giunge al paese materno -giusto in punto che l'ultima città, dopo lunga guerra devastatrice, sta -per cadere nelle mani del nemico. Sconosciuto, offre i suoi servigi, -che sono tosto accettati. Combatte, sconfigge gli avversarii, fa -prigione il duca, e in premio della vittoria ottiene la mano della -contessa. Ma già s'avvicina la prevedibil catastrofe. Le tavolette fan -conoscere alla donna chi sia Gregorio, e questi non tarda a conoscere -chi sia colei ch'egli chiama col nome di sposa. Egli impreca al -demonio, cui imputa l'accaduto, e d'accordo con la madre, risolve di -cancellare con asprissima penitenza la colpa. Un pescatore, cui egli -ha fatto noto il suo divisamento, lo conduce in cima a uno scoglio in -mezzo al mare, lo avvince di ceppi, getta la chiave dei ceppi in acqua, -e lo abbandona senza più curarsi di lui. Passano diciasette anni. In -Roma muore il pontefice, e un angelo, messo dal cielo, indica nuovo -pontefice ai Romani il penitente, senza per altro far noto il luogo di -sua penitenza. Muovono ambasciatori in traccia dell'eletto di Dio, e -càpitano alla capanna del pescatore, il quale nel ventre di un grosso -pesce, che dee servir loro di cena, trova la chiave gettata diciasette -anni innanzi nel mare. Gregorio diventa papa, e la madre di lui, che il -tutto ignora, si reca a Roma per confessargli i suoi peccati. Madre e -figlio si riconoscono. Quella entra, per esortazione di questo, in un -chiostro, ed entrambi finiscono santamente la vita[577]. - -A noi ora non importa sapere chi sia stato, nel pensiero del primo -narratore quel Gregorio papa; se Gregorio Magno, o Gregorio V, o -Gregorio VII, o altro meno illustre. Le opinioni sono su di questo -punto discordi, e l'una non ha nella storia più fondamento dell'altra. -Non cercheremo nemmeno se la leggenda di san Gregorio, e quella di -sant'Albano, e alcun'altra simile, abbiano, o non abbiano, col mito -di Edipo, relazione diretta o indiretta, prossima o remota, se ne -sieno in qualche modo una derivazione o un riflesso, perchè anche -intorno a ciò dissentono i critici, e a noi non importa, pel proposito -nostro, confrontarne e discuterne i pareri[578]. Ma bene c'importa -sapere quale sia il concetto che in esse s'accoglie. Secondo il -Comparetti, quel concetto sarebbe che non vi è così grave e mostruoso -peccato che non possa con opportuna penitenza e per i meriti di Cristo -ricomperarsi[579]. Non v'è dubbio che più ragioni favoriscono tale -opinione. La dottrina e il sentimento cristiano conferirono alla -penitenza valor grandissimo, non inferiore a quello che in India -le fu attribuito dagli adoratori di Brama e dai seguaci del Budda. -Albano e Gregorio compiono asprissime penitenze, e diventano santi -e s'acquistano il regno dei cieli. Ciò si può dire anche di Giuliano -e di Ursio. Nei _Gesta Romanorum_, la leggenda di san Giuliano reca -in fronte la seguente intitolazione: _Quod omne peccatum, quamvis -predestinatorie gravissimum, nisi desperationis baratro subjaceat, -sit remissibile_[580]: parole che appunto richiamano l'attenzione -sulla gran virtù della penitenza. Ma non è però men vero che a provare -quella virtù, e a persuadere altrui di farne esperimento, avrebbero -giovato assai meglio storie ed esempii di uomini veramente malvagi, i -quali avessero con acconcia penitenza ottenuto il perdono di peccati -volontariamente commessi. E di tali storie ed esempii v'era dovizia, -nonchè altrove, nei leggendarii dei santi, ov'è memoria di omicidi, di -predoni, di prostitute e di molt'altri malvagi dell'uno e dell'altro -sesso, i quali ravvedutisi in tempo, e fatta debita ammenda dei loro -peccati si riconciliarono con Dio e andarono a gloria eterna. In un -vecchio racconto islandese si narra di un padre e di una figliuola, -che peccarono insieme, e generarono tre figliuoli, i quali, nati -appena, furono uccisi dalla madre. La madre di costei, e moglie del -padre incestuoso, avendo scoperta la tresca, è uccisa dalla figliuola, -che poi uccide anche il padre, quando questi, pentito, le annunzia -di volersi separare da lei e andare in pellegrinaggio in Terra -Santa. Compiuto questo nuovo misfatto, la scelerata femmina toglie -l'oro paterno, e va in altra città, e qui mena vita dissolutissima e -vituperosa. Ma un giorno entra in una chiesa, ove predicava un santo -vescovo, e colta da amarissimo pentimento, e dall'angoscia della -contrizione, muore dopo essersi confessata, ma prima d'avere ottenuta -l'assoluzione. Una voce dal cielo annunzia ch'ella è salva e fatta -compagna di Cristo[581]. - -In questo, e in altri racconti simili, è veramente dimostrata, con -le giustificazioni opportune, la virtù della penitenza, ma non nelle -storie di Gregorio, di Albano, di Ursio e di Giuliano, i quali non -vogliono nessuno dei misfatti che commettono, e perciò non sono -malvagi, ma sciagurati, e non dovrebbero aver bisogno di penitenza, ma -di soccorso. Certo, tra i fatti narrati in esse, non può essere quella -logica consecuzione, e quella giustificazione reciproca che non era -nemmeno fra i pensieri, i sentimenti e le credenze degli autori loro; -ma non è men vero che il concetto il quale sembra se ne sprigioni -con più vigore è il concetto di una forza occulta che trae gli -avvenimenti e le fortune in modo disforme da ogni avvedimento umano, -o, a dirittura, in contrario di ogni umano avvedimento; il concetto -stesso del fato, che nella leggenda di san Gregorio appena si occulta -dietro il supposto di un'azione diabolica. Giuliano, Ursio, Albano, -Gregorio, peccano senza sapere e senza volere, e se non facessero -penitenza sarebbero irremissibilmente dannati. Non è questa fatalità -bella e buona? Essi, come Edipo, purgano in sè la colpa del fato, e la -provvidenza nei casi loro non interviene se non forse per volgere da -ultimo a fine buono la lunga sequela dei mali, o, piuttosto, per trarre -dal male il bene. - - -IV. - -Il fato si mostra in più diversi modi, e talvolta anche più aperto, in -altre leggende, varie di età, di origine, di carattere. - -Gli eruditi sanno che la leggenda dei santi Barlaam e Giosafat, la -quale appare da prima in greco, poi, nel XII secolo, in una versione -latina, d'onde passa in numerose versioni occidentali, mentre altre -versioni se ne moltiplicano in Oriente, altro non è se non la favolosa -storia del Budda, venuta d'India fra genti cristiane, e fatta essa -stessa cristiana. Di così fatte derivazioni ed appropriazioni sono -altri esempii in buon numero, e mercè loro si leggono di santi -cristiani, veri o immaginarii, storie meravigliose, narrate gran -tempo innanzi fra gl'infedeli, nelle più remote contrade dell'Asia. -A tacere di Barlaam, Giosafat non esistette mai, o esistette sotto -tutt'altro nome, chiamandosi prima Siddhârtha, poi il Budda[582]. -Ecco che cosa si narra di lui. Un re dell'India, glorioso e possente, -ha, dopo averlo lungamente desiderato, un figliuolo. Gli astrologi, -consultati, annunziano mirabili cose; ma uno di essi svela che il -principe novamente nato abbandonerà il regno, e le pompe del mondo, e -la religione de' padri suoi per darsi a Cristo e alla vita ascetica. -Profondamente addolorato di tal predizione, il re fa rinchiudere il -figliuolo in un meraviglioso palazzo, dove ha tutto raccolto quanto può -rallegrare i sensi e lo spirito, e dove al fanciullo fanno compagnia -servitori e donzelli, cui fu severamente proibito di lasciarsi sfuggir -parola che alluda, comechessia, alla miseria del mondo, alla brevità -della vita, alla morte inevitabile. Spera il re per tal modo di -poter combattere nel figlio ogni innata inclinazione all'ascetismo -e contrastare al destino; ma torna vana ogni sua cautela. Giosafat -cresce, d'animo naturalmente austero e raccolto, e in breve acquista -cognizione della infermità, della vecchiezza, della morte, di quanto -la provvidenza paterna avrebbe voluto occultargli. Allora subito si -risolve. Istruito da Barlaam nella dottrina di Cristo, rigenerato nel -battesimo, egli rinunzia al regno, agli agi, al mondo, e si ritrae a -vita solitaria, mutando la corona del principe nell'aureola del santo. - -Il tema del parricidio predestinato, che abbiam veduto porgere -argomento a leggende di santi, appare anche in parecchie storie -profane. Secondo un'antica tradizione, riferita la prima volta, verso -la fine del secolo X, nella cronica che va sotto il nome di Nennio, -e ripetuta poi da parecchi, tra gli altri dal poeta normanno Wace -nel XII, Bruto, figliuolo di Silvio e nipote di Enea, Bruto, che -diede il nome alla Brettagna, uccise involontariamente la madre ed -il padre, secondo era stato predetto dagl'indovini[583]. In un poema -latino, attribuito a Ildeberto di Lavardin, già citato, o a Bernardo -di Chartres (XII secolo), si narra di due sposi di Roma, i quali si -struggevano d'aver figliuoli, e a' quali fu predetto che il figliuolo -nato da loro ucciderebbe, per decreto del destino, il padre[584]. -In un racconto olandese d'incerta età si legge di uno sconosciuto -eroe, Seghelino di Gerusalemme, che esposto appena nato, è raccolto e -allevato da un pescatore, compie, giovanissimo ancora, molte mirabili -imprese, sposa la figlia di Costantino Magno, trova insieme con lei la -croce, diventa imperatore, uccide imprudentemente il padre e la madre, -si fa eremita, e, come san Gregorio, finisce papa sotto il nome di -Benedetto I[585]. - -Ma non sempre il _fanciullo fatale_, che campeggia in tutti questi -racconti, uccide entrambi i genitori, o l'uno o l'altro di essi. -Talvolta, conformemente a una predizione fatta, egli acquista alcuna -gran dignità, per modo che i genitori diventano suoi soggetti e gli -si debbono umiliare dinanzi; oppure uccide il padre adottivo, ovvero -anche compie certa azione, o sale a certo grado, a dispetto di tutti -i provvedimenti presi in contrario. Parecchi di tali racconti si -leggono nelle varie redazioni del _Libro dei Sette Savii_, o in altre -così fatte raccolte, venuteci originariamente dall'Oriente[586]. Uno -speciale ricordo merita a questo punto una curiosa favola, che di -Costanzo, padre di Costantino, si legge in un racconto francese del -secolo XIII[587]. Un imperatore di Bizanzio, a nome Muselino, vagando -una notte con alcuni suoi cavalieri per la città, s'imbatte in un -uomo, il quale, pregando ad alta voce, chiede a Dio alternatamente due -grazie, l'una all'altra contraria: la prima che gli faccia sgravare -felicemente la moglie soprappresa dalle doglie del parto; la seconda, -che non permetta a costei di partorire. Stupito, l'imperatore interroga -lo sconosciuto, il quale risponde la contraddittoria preghiera essergli -suggerita dalla scienza di astrologia, che egli appieno intende, -e che gli mostra quali sieno i buoni e i maligni influssi degli -astri, e quale il punto del tempo propizio o infausto al nascere. -Soggiunge poscia d'avere ottenuto che il suo figliuolo nasca in punto -felicissimo, e che però questi sposerà la figlia dell'imperatore, -e all'imperatore succederà nel dominio. Sdegnato e turbato di tale -annunzio, Muselino si parte; poi manda un suo cavaliere a involare -il bambino. Avutolo tra mani, gli fende il ventre, dallo stomaco -all'ombelico, e s'accinge a strappargli anche il cuore, ma, ad istanza -del cavaliere, nol fa, e ordina che così mezzo morto sia gettato -nel mare. Il cavaliere, cui non regge l'animo di eseguire il crudele -comando, depone il bambino davanti alla porta di un monastero. I frati -lo raccolgono, lo fanno curare, e in ricordo di quanto loro costò -l'opera dei medici, gli pongono nome Costante. Il fanciullo cresce -e dà assai buona speranza di sè. L'imperatore, che per caso viene a -conoscerlo e a sapere chi egli sia, risolve novamente di farlo morire, -e dovendo muovere contro a' nemici, consegna al giovinetto una lettera -da recapitare al governatore di Bizanzio, lettera che contiene una -sentenza di morte. Prima di recapitarla, Costante o Costanzo, entra -nel giardino imperiale e vi si addormenta. La figliuola dell'imperatore -lo vede, se ne innamora, legge la lettera, e s'affretta a sostituirne -un'altra, scritta da lei, con la quale s'ingiunge al governatore di -far sposare al giovine la principessa. L'imperatore, al suo ritorno, -trova il matrimonio già celebrato, e allora, rinunziando a' suoi tristi -propositi, riconosce Costante per figliuolo. Più tardi, Costantino, -figlio di Costante, diede a Bizanzio il nome del padre. Così ebbe -compimento la volontà del destino. - -Molta somiglianza con questa storia di Costante ha la storia -dell'imperatore Enrico III, che Gotofredo da Viterbo (m. 1191) è forse -il primo a narrare. L'imperatore Corrado, secondo di questo nome, era -severissimo punitore di chiunque turbasse la pace. Un conte Lupoldo -che appunto era reo di tal colpa, temendo l'ira di lui, fuggì in una -selva remotissima, ed ivi si stette insieme con la moglie sua, abitando -in un tugurio. Avvenne che l'imperatore, cacciando, capitò da quella -banda, proprio la notte che la contessa metteva al mondo un bambino, e -standosi a riposare, udì per tre volte una voce dal cielo che diceva: -O imperatore, questo bambino sarà tuo genero e regnerà dopo di te. Sul -far del giorno Corrado diede ordine a due suoi famigli di uccidere il -bambino e di recargliene il cuore. Quelli, mossi a pietà, abbandonarono -la creaturina sopra un albero e recarono all'imperatore un cuor di -lepre. Certo duca, passando per di là, trova il bambino abbandonato, -lo prende con sè, e lo adotta come figliuolo. Passati molt'anni, -l'imperatore vede in casa del duca il giovine, e venutogli sospetto che -possa essere il bambino della selva, gli consegna una lettera che lo -danna a morte, e gl'ingiunge di portarla alla imperatrice. Ma un prete -scambia la lettera, sostituendone una in cui è ordinato all'imperatrice -di dare la figliuola in moglie al giovine. Così segue, e il giovine -diventa poi imperatore sotto il nome di Enrico III[588]. Nei _Gesta -Romanorum_ tedeschi questa medesima storia si trova narrata; salvo che -un re Annibale vi prende il posto dell'imperatore Corrado, e Lupoldo è -il duca che adotta il bambino[589]. - -Ma non sempre la _storia fatale_ si lega, come negli esempii recati sin -qui, a un _fanciullo fatale_: il destino prepara anche e svolge altri -temi e altri casi. Nel poema di Gudruna è fatale l'andata dei Burgundii -alla corte di Attila, fatale la strage loro, predetta dalle ondine. -Francesco Pipino, cronista bolognese del secolo XIV, narra nel seguente -modo la morte di quel Michele Scoto, che Federico II ebbe assai caro, -e che Dante pose per mago in Inferno. Michele previde ch'e' morrebbe -della percossa di un sassolino di peso determinato che doveva coglierlo -in capo, e a guardarsene si munì di una celata di ferro, e mai non -andava senz'essa. Ma un giorno, trovandosi in chiesa nel momento della -elevazione, per riverenza se la tolse, e in quel medesimo punto cadde -una pietruzza dal soffitto e lo colpì nel capo. Pesatala e trovatala -del giusto peso che aveva preveduto, conobbe essergli imminente la -morte, e dato ordine alle cose sue, poco dopo morì. E così, soggiunge -il cronista, si vede avverato per lui quel detto di Giuseppe Flavio, -che gli uomini non possono fuggire il destino nemmen quando il -prevedano[590]. - -Come abbiam veduto, si poteva peccare, servire il diavolo, rendersi -compartecipi della sua iniquità, e meritare l'eterna dannazione, -senza sapere e senza volere: è questo il luogo di dir qualche cosa -di una specie di predestinazione diabolica, in virtù della quale -l'uomo poteva esser dannato anche senza peccare, senza far nulla -che, a ragione o a torto, dovesse tirargli addosso sì fatta sorte. -Numerose storie del medio evo narrano di figliuoli consacrati, ceduti -o venduti al diavolo, prima ancora che nascessero, o dopo nati, dai -proprii loro genitori. Talvolta è il marito che così cede o vende la -moglie; tal altra, ceduto e cedente, venduto e venditore, sono affatto -estranei l'uno all'altro[591]. Nella novella popolare italiana di -Liombruno, che appare in istampa già nel secolo XV, è un pescatore, -che per assicurarsi buona pesca, cede il figliuolo al demonio. Chi -si trovava in tal condizione era irremissibilmente perduto, se una -fortissima volontà, o il cielo, non l'ajutavano. Fra Filippo da Siena, -già ricordato, narra la storia di due genitori, che avendo un loro -figliuolo malato, e non potendo ottenere da Dio che il guarisse, -ricorsero a una incantatrice, la quale, in loro nome, l'offerse al -diavolo. Il fanciullo da prima sembrò guarire; ma in capo di tre mesi -morì, e sotterrato tre volte, fu tre volte rigettato dalla terra -benedetta del cimitero, che mal volentieri accoglie i dannati. Da -ultimo se ne trovarono le membra lacerate e sparse per un bosco attiguo -alla chiesa[592]. Più ancora pesava la diabolica fatalità su quelli -ch'erano veri e proprii figli del demonio; ma nemmeno ad essi era -chiusa ogni via di salute; e se Ezzelino da Romano fu dannato, Merlino -e Roberto il Diavolo riuscirono a riscattarsi. - -Gli uomini del medio evo credettero alla libertà dell'umano volere; -ma le azioni umane ed i casi assoggettarono a influssi, a necessità -molteplici. La terra, luogo per essi di passaggio e di prova, luogo -ancora di punizione, perchè vi espiavano l'antico peccato ereditario, -ond'erano macchiati già prima di nascere, cinta e chiusa tutta intorno -dai nove cieli di Tolomeo, li faceva inevitabilmente sottoposti a tutti -gli influssi che del continuo piovevano dagli astri. E altri influssi -salivano pur del continuo dal grembo di essa, ov'era il regno di Satana -e degli spiriti suoi, di guisa che l'uomo era preso in mezzo e premuto, -tra il cielo e l'inferno, da un doppio sistema di forze. C'era poi la -provvidenza divina, imperscrutabile ne' suoi fini e nelle sue vie, che -soprastava a quelle forze, ma lasciava pur luogo ed azione ad altre -potenze, oscure e mal definite, al caso, alla fortuna, al destino. Gli -uomini di quella età credettero nel destino, senza troppo discutere se -e come il potessero fare, e di tale loro credenza porgono documento, -oltre alle leggende e ai racconti che abbiamo veduti, innumerevoli -novelle popolari, che da quella età vennero sino a noi, e sono tuttora -vive nei parlari d'Europa. - - -NOTE: - -[548] _Inferno_, VII, 73-96. - -[549] _Lettere senili di_ FRANCESCO PETRARCA _volgarizzate e dichiarate -con note da_ Giuseppe Fracassetti, Firenze, 1869-70, lib. VIII, lett. -III, vol. II, p. 468; _Epistolae de rebus familiaribus et variae_, -ediz. Fracassetti, Firenze, 1859-63, _De rebus familiaribus_, lib. -XXII ep. 13, vol. III, pp. 160-1. Coluccio Salutati compose un libro -_De Fato et Fortuna_ che inedito si conserva nella Laurenziana. Vedi -per altre notizie bibliografiche ARPE, _Theatrum Fati, sive notitia -scriptorum de Providentia, Fortuna et Fato_, Rotterdam, 1712. - -[550] Vedi PALERMO, _I manoscritti palatini di Firenze_, Firenze, 1853 -sgg., vol. II, pp. 337 sgg.; DE SANCTIS, _Un dramma claustrale, Nuova -Antologia_, vol. XIII, 1870, pp. 437 sgg., ripubblicato in _Nuovi saggi -critici_, Napoli, 1879, pp. 77 sgg.; D'ANCONA, _Origini del teatro in -Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp. 187 sgg.; 2ª ediz., Torino, 1891, -vol. I, pp. 210 sgg. - -[551] Il De Sanctis, che dice più cose buone ed acute intorno al -concetto che informa questo dramma, non accenna alla dottrina della -predestinazione, che pure vi tien tanto luogo. A me sembra che -principale intendimento dello sconosciuto autore di esso fosse appunto -di combattere quella dottrina e i perniciosi suoi effetti. Molti anni -innanzi Uguccione da Lodi aveva fatto lo stesso nel suo poema. Vedi -TOBLER, _Das Buch des Uguçon da Laodho_, estratto dalle _Abhandl. d. k. -preuss. Akad. d. Wissenschaften_ di Berlino, 1884, vv. 380 sgg. - -[552] Vedi pure intorno a questo argomento MEDIN, _Ballata della -Fortuna_, in _Propugnatore_, serie IIª, vol. II (1889), pp. 101 sgg. - -[553] _Purgat._, XXX, 142-4. - -[554] _Inf._, XXI, 82. - -[555] _Inf._, XV, 46-7. - -[556] _Inf._, XXXII, 76. - -[557] _Purgat._, XVI, 67-9. - -[558] PIETRO D'AILLY (1350-1420) mostra il medesimo in un suo trattato -_De vita Christi_, e in una _Concordantia astronomiae cum theologia_. - -[559] _Coleccion de poesias castellanas anteriores al siglo XV_, ediz. -di Parigi, 1840. - -[560] _Gli assempri di_ FRA FILIPPO DA SIENA, pubblicati da C. F. -Carpellini, Siena, 1864, cap. 34, p. 117. - -[561] Questo componimento fu pubblicato di su un codice del secolo XII -dall'OZANAM, _Des écoles et de l'instruction publique en Italie aux -temps barbares_, _Oeuvres_, Parigi, 1855-9, vol. II, pp. 377 sgg., -e di su un codice del secolo XIII dal DU MÉRIL, _Poésies inédites -du moyen-âge_, Parigi, 1854, pp. 310 sgg. Lo ripubblicò da ultimo il -DUEMMLER, _Zeitschrift für deutsches Alterthum_, n. s., vol. VII, 1876, -pp. 89 sgg. - -[562] Vedi CONSTANS, _La légende d'Oedipe étudiée dans l'antiquité, au -moyen-âge et dans les temps modernes, en particulier dans le_ Roman de -Thèbes, _texte français du XIIe siècle_, Parigi, 1881. - -[563] Vedi RAJNA, _Il Cantare dei Cantari e il Serventese del Maestro -di tutte l'Arti, Zeitschrift für romanische Philologie,_ vol. II, 1878, -pp. 245-6, 429. - -[564] Un racconto albanese, con la sua versione tedesca, diede -J. G. VON HAHN, _Albanesische Studien_, Jena, 1854, fasc. II, pp. -167-8; _Griechische und albanesische Märchen_, Lipsia, 1864, vol. I, -Introduzione, pp. 49-50; vol. II, pp. 114, 310. Il CAMARDA lo inserì, -tradotto in italiano, nella sua _Appendice al Saggio di grammatologia -comparata nella lingua albanese_, Siena, 1866, pp. 20-3. Un racconto -finnico riferì il GRAESSE, _Märchenwelt_, Lipsia, 1868, p. 208. Per -racconti slavi vedi NOVAKOVIĆ, _Die Oedipussage in der südslavischen -Volksdichtung, Archiv für slavische Philologie_, vol. XI, 1888, pp. -321-6. Cf. COMPARETTI, _Edipo e la mitologia comparata_, Pisa, 1867, -p. 83; D'ANCONA, _La leggenda di Vergogna_ ecc., _Scelta di curiosità -letterarie_, disp. XCIX, Bologna, 1869, p. 106. Il Comparetti, il -D'Ancona, il Constans, riconoscono nella leggenda di Giuda il mito di -Edipo; così pure il CREIZENACH, _Judas Ischarioth in Legende und Sage -des Mittelalters, Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache und -Literatur_, vol. II, 1875, p. 201; G. PARIS, _La littérature française -au moyen-âge_, 2ª ediz., Parigi, 1890, p. 203. Il CHOLEVIUS aveva -lasciata la cosa in dubbio, _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren -antiken Elementen_, Lipsia, 1854-6, vol. I, p. 169. - -[565] _Legenda aurea_, cap. XLV, _De sancto Mathia apostolo_, ediz. -Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, pp. 184-5. - -[566] _Pantheon_, part. XIV, PISTORIUS-STRUVIUS, _Scriptores rerum -germanicarum_, t. II, pp. 243-4, e in DU MÉRIL, _Poésies populaires -latines du moyen-âge_, Parigi, 1847, pp. 321 sgg. In italiano si ha -la leggenda nel _Fiore della Bibbia_ e in un codice della Biblioteca -Nazionale di Napoli: v. MIOLA, _Le scritture in volgare dei primi tre -secoli della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di -Napoli_, nel _Propugnatore_, t. XV (1882), parte 1ª, p. 168. - -[567] Vedi in questo volume a pp. 39 e 61. - -[568] _Der ungenähte Rock oder König Orendel, une er den grauen Rock -gen Trier brachte. Gedicht des zwölften Jahrhunderts übersetzt von_ -KARL SIMROCK, Stoccarda e Tubinga, 1845, p. 32. - -[569] Vedi nel volume seguente lo scritto intitolato _San Giuliano nel_ -Decamerone _e altrove_. - -[570] VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_, l. IX, c. 115; -GIACOMO DA VORAGINE, _Legenda aurea_, ediz. cit., c. XXX, pp. 142-3. -Una versione spagnuola della leggenda offre, sotto il titolo di _Carlos -y Lucinda_, un particolare degno di nota. Carlo, il padre di Giuliano, -ebbe questo figliuolo da una giovinetta a nome Lucinda, che egli rapì -da un convento in Ispagna e condusse in Napoli: DURAN, _Romancero -general_, Madrid, 1849-51, vol. II, pp. 332 sgg. Un testo italiano -della leggenda si ha nel _Propugnatore_, anno V (1872), parte 1ª, pp. -246 sgg. - -[571] Un racconto notabilmente diverso da questo ebbe pur corso: vedilo -succintamente riferito negli _Acta Sanctorum_, t. I di maggio, ediz. -di Venezia, 1737, p. 227. Non so se sia quello stesso che si legge -nella collezione del BUTLER, _Lives of the fathers, martyrs and other -principal saints_, più volte stampato, ma che a me non fu dato vedere. - -[572] Un testo latino ne diede il DU MÉRIL, _Études sur quelques points -d'archéologie et d'histoire littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, pp. 496 -sgg. Vedi intorno alla leggenda G. PARIS, _La poésie au moyen-âge_, 2ª -ediz., Parigi, 1887, p. 151 sgg. - -[573] _Parad._, XX, 94-6. - -[574] _Acta Sanctorum_, t. cit., pp. 226-7. - -[575] Altrimenti Albino. Vedi GREITH, _Spicilegium vaticanum_, -Frauenfeld, 1838, p. 159; SCHROEDER, _Sanct Brandan_, Erlangen, 1871, -p. XV, n. 24, p. 102, n. al v. 388. - -[576] _Acta Sanctorum_, t. IV di giugno, ediz. di Venezia, 1743, pp. -94-5; HAUPT, _Vita Sancti Albani martyris_, in _Monatsberichten der k. -Preuss. Akad. der Wissensch. zu Berlin_, anno 1860, p. 241 sgg. Questa -leggenda porge pure argomento a una poesia basso-renana del secolo -XII, della quale rimangono solo alcuni frammenti, e si ritrova fra -i racconti dei _Gesta Romanorum_, ediz. Oesterley, Berlino, 1872, n. -244, pp. 641-6. Non dev'essere confuso col nostro un altro Sant'Albano, -che pecca con la figlia di un re, poi la uccide, e finisce con ottener -perdono delle sue colpe e rientrare in grazia di Dio. Vedi D'ANCONA, -_La leggenda di Sant'Albano, prosa inedita del secolo XIV, e la storia -di San Giovanni Boccadoro secondo due antiche lezioni in ottava rima, -Sc. di cur. lett._, disp. LVII, Bologna, 1865. - -[577] _Vie du Pape Grégoire le Grand, légende française publiée pour -la première fois par_ Victor Luzarche, Tours, 1857. La leggenda sembra -nascere in Francia, ove appar già costituita verso la fine del secolo -XI: sarebbe inutile registrare qui le numerose versioni che di essa si -hanno in altre lingue. - -[578] Intorno alla leggenda, e ai dubbii e alle questioni cui diede -e dà luogo, vedi: GREITH, _Op. cit._, pp. 137 sgg.; LITTRÉ, _Légende -sur le Pape Grégoire le Grand_, in _Histoire de la langue française_, -6ª ediz., 1873, vol. II, pp. 170 sgg.; COMPARETTI, _Op. cit._, pp. -89 sgg.; D'ANCONA, _Op. cit._, Introduzione; CONSTANS, _Op. cit._, -pp. 111-30; LIPPOLD, _Ueber die Quelle des Gregorius Hartmanns von -Aue_, Lipsia, 1869, pp. 55 sgg.; KOEHLER, _Zur Legende von Gregorius -auf der Steine_, in _Germania_, anno 1870, pp. 288-91; BIELING, _Ein -Beitrag zur Ueberlieferung der Gregorlegende_, Berlino, 1874; KOELBING, -_Ueber die englische Version der Gregoriussage in ihrem Verhältniss -zum französischen Gedichte und zu Hartmanns Bearbeitung_, in _Beiträge -zur vergleichenden Geschichte der romantischen Poesie und Prosa des -Mittelalters_, Breslavia, 1876, pp. 42-79; DIEDERICHS, _Russische -Vervandte der Legende von Gregor auf dem Steine und der Sage von Judas -Ischarioth_, in _Russische Revue_, vol. IX, pag. 119-46; SEELISCH, _Die -Gregoriuslegende_, in _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIX -(1887), p. 385 sgg. - -[579] _Op. cit._, p. 87. - -[580] Ediz. cit., cap. 18. - -[581] _Islendzk Aeventyri, Isländische Legenden, Novellen und Märchen -herausgegeben von_ HUGO GERING, Halle a. S., 1882-4, vol. II, pp. -105-7. - -[582] Dei molti scritti che si potrebbero citare intorno alla leggenda -di Barlaam e Giosafat, mi basterà di ricordare i seguenti: LIEBRECHT, -_Die Quellen des Barlaam und Josaphat_, in _Jahrbuch für romanische -und englische Litteratur_, vol. II, pp. 314 sgg., riprodotto nel volume -_Zur Volkskunde_, Heilbronn, 1879, pp. 441 sgg.; COSQUIN, _La légende -des saints Barlaam et Josaphat, son origine, Revue des questions -historiques_, 1880; BRAUNHOLZ, _Die erste nichtchristliche Parabel -des Barlaam und Josaphat, ihre Herkunft und Verbreitung_, Halle, -1884; ZOTENBERG, _Notice sur le livre de Barlaam et Joasaph_, etc., -in _Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèque Nationale_, -t. XXVIII, parte 1ª, 1886. In Italia la leggenda ebbe più redazioni -diverse, e diede anche argomento a una sacra rappresentazione. - -[583] Vedi la cronica di NENNIO nel primo volume dei _Monumenta -historica britannica_, Londra, 1848. WACE, _Le roman de Brut_, publié -par Le Roux de Lincy, Rouen, 1836-8, vol. I, vv. 118-48, pp. 7-9. - -[584] Sotto il titolo di _Mathematicus_, il poema fu pubblicato dal -Beaugendre fra le opere d'ILDEBERTO DI LAVARDIN, Parigi, 1708, coll. -1295 sgg. Vedi in proposito HAURÉAN, _Notice sur un manuscrit de la -Reine Christine à la Bibliothèque du Vatican_, in _Notices et extraits -des manuscrits de la Bibliothèque Nationale_, t. XXIX, parte 2ª, pp. -341-7. - -[585] HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Horae Belgicae_, Vratislavia, 1830-8, -parte 1ª, p. 69; _Seghelijn van Jherusalem naar het Berlijnsche en den -ouden druk uitgeg. door_ J. VERDAN, Leida, 1878. - -[586] Nel dramma olandese d'_Esmoreit_, composto verso il mezzo del -secolo XIV, è un fanciullo, che, per decreto del destino, deve uccidere -il padre adottivo. Il dramma si scosta dalla novella onde attinge e la -profezia non si avvera. HOFFMANN VON FALLERSLEBEN, _Op. cit._, parte -6ª, pp. 3 sgg.; JONCKBLOET, _Geschichte der niederländischen Literatur_ -(trad. dall'olandese), Lipsia, 1870-2, vol. I, pp. 306-7. - -[587] _Contes dou roi Coustant l'Empereur_, nelle _Nouvelles françoises -en prose du XIIIe siècle_, pubblicate dal Moland e dal D'Héricault, -Parigi, 1856. Un racconto in versi, alquanto dissimile da questo in -prosa, pubblicò il WESSELOFSKY, _Le dit de l'empereur Coustant_, nella -_Romania_, vol. VI (1877), pp. 161 sgg. - -[588] _Pantheon_, partic. XXIII, ediz. cit., pp. 333 sgg., e in PERTZ, -_Scriptores rerum germanicarum_, t. XXII, p. 243 sgg. Gotofredo -racconta questa storia in prosa e in verso, e molto più lungamente -in verso che in prosa. Essa si legge in molti altri cronisti, e nei -_Gesta Romanorum_, ediz. cit., num. 20, pp. 315-6, e nella _Legenda -aurea_, ediz. cit., cap. CLXXXI, pp. 840-1. Dei cronisti italiani -la riferiscono, o l'accennano, oltre l'anonimo autore della _Cronica -degli imperatori romani_, _Sc. di cur. lett._, disp. CLVIII, Bologna, -1878, pp. 149 sgg., anche RICOBALDO DA FERRARA, _Historia imperialis_, -ap. MURATORI, _Scriptores rerum italicarum_, t. IX, col. 120; GALVANO -FIAMMA, _Manipulus florum_, ap. MURATORI, _SS._, t. XI, col. 616; -GIOVANNI VILLANI, _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 14. Vedi pure -MASSMANN, _Kaiserchronik_, Quedlimburgo e Lipsia, 1849-54, vol. III, -pp. 1095-6. - -[589] _Gesta Romanorum, das ist der Roemer tat herausgegeben von_ -Adelbert Keller, Quedlimburgo e Lipsia, 1841, pp. 59 sgg. - -[590] _Chronicon_, cap. L, ap. MURATORI, _SS._, t. IX, col. 670. - -[591] Vedi, per alcuni esempii, VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum -historiale_, l. VIII, cap. 115; CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus -miraculorum_, ediz. Strange, Colonia, 1851, dist. V, cap. 12; -_Miracle de l'enfant donné au diable_, in _Miracles de Nostre Dame par -personnages, publiés par_ G. Paris et U. Robert, Parigi, 1876 sgg., -vol. I, pp. 1 sgg.; _Histoire littéraire de la France_, t. XXIII, p. -123. - -[592] _Op. cit._, pp. 30-6. - - - FINE DEL VOLUME PRIMO. - - - - -GIUNTE E CORREZIONI - - -Pagina 5. — Quando scrissi quella pagina io credeva assai più che ora -non creda all'autenticità del trattatello De aqua et terra attribuito -a DANTE. Vedi nel _Giornale storico della letteratura italiana_, vol. -XX (1892), pp. 125 sgg. un importante scritto del LUZIO e del RENIER, -intitolato _Il probabile falsificatore della «Quaestio de aqua et -terra»_. - -Pag. 71. — Il poemetto _La Fenice_, da me ricordato come cosa che stia -da sè, non è se non parte della Quinta Giornata del _Mondo creato del -Tasso_, parte che fu anche impressa separatamente; onde l'errore. - -Pag. 98. — Intorno ai manoscritti della _Navigatio Brendani_ vedi -STEINWEG, _Die handschriftlichen Gestaltungen der lateinischen -Navigatio Brendani_, in _Romanische Forschungen_, vol. VII, fasc. 1 (1 -decembre 1891), pp. 1 sgg. - -Pag. 166, n. 54. — Iššah significa donna in ebraico. - -Pag. 182, n. 40. — Cf. il libro di A. MIDDLETON REEVES, _The finding of -Wineland the good, the history of the icelandic discovery of America, -edited and translated from the earliest records_, Londra, 1890. - -Pag. 185, n. 58. — Intorno alle versioni italiane della _Navigatio -Brendani_ vedi NOVATI, _La «Navigatio Sancti Brendani»_ in antico -veneziano, Bergamo, 1892. - -Pag. 236, n. 29. — Non è esatto il dire che l'isola di Papimanie, -descritta dal RABELAIS nel l. IV, cc. 48 e sgg. del _Pantagruel_ -somigli molto al Paese di Cuccagna. In quell'isola, Homenaz descrive, -dopo desinare, la felicità di cui godrebbe il mondo sotto l'impero -delle santissime decretali, felicità non dissimile da quella che nel -Paese di Cuccagna si gode. - - - - -INDICE - - - AVVERTENZA _pag._ VII - IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE » IX - INTRODUZIONE » XI - CAPITOLO I. Situazione del Paradiso terrestre » 1 - CAPITOLO II. Natura, condizioni e meraviglie del - Paradiso terrestre » 16 - CAPITOLO III. Gli abitatori del Paradiso terrestre » 44 - CAPITOLO IV. I viaggi al Paradiso terrestre » 73 - NOTE: - Capitolo I » 129 - Capitolo II » 136 - Capitolo III » 158 - Capitolo IV » 175 - APPENDICI: - Appendice I » 197 - Appendice II » 218 - Appendice III » 229 - IL RIPOSO DEI DANNATI » 241 - NOTE » 263 - LA CREDENZA NELLA FATALITÀ » 273 - NOTE » 305 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -L'elenco delle "Giunte e correzioni" dell'intera opera si trova in -originale nel secondo volume. Quello relativo a questa prima parte è -stato qui riportato per comodità di consultazione. - -Le note ai capitoli della sezione "Il mito del Paradiso terrestre", -nell'originale poste al termine della sezione stessa (come si può -notare nell'Indice), sono state spostate per necessità di trascrizione -alla fine dei capitoli cui si riferiscono. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Miti, leggende e superstizioni del -Medio Evo, vol. I, by Arturo Graf - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE *** - -***** This file should be named 60031-0.txt or 60031-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/3/60031/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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I, di Arturo Graf - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} -.blockquote {margin: 2em 5%; font-size: 95%;} -p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit;} -div.dedica {page-break-before: always; text-align: center; font-size: 120%; padding-top: 3em; padding-bottom: 3em;} -div.dedica p {text-align: inherit;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -div.giunte {margin: 2em 5%; page-break-before: always; padding-top: 3em;} - -h1,h2,h3,h4 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} -h3 {font-size: 120%; margin-top: 1.5em; margin-bottom: 2em;} -h4 {font-size: 110%;} - -.sm80 {font-size: 85%;} -span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -@media handheld { -hr.silver {display: none;} -} - -a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} -div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} -.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} -div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} -div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} -div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} - -.spaced8 {margin-left: 8em;} -.spaced4 {margin-left: 3em;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.x-small {font-size: 70%;} -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} -.lowercase {text-transform: lowercase;} -.nospace {white-space: nowrap;} - -sup {vertical-align: .3em;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} -.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -@media handheld { - .covernote {visibility: visible; display: block;} -} - -.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} -.inl {display: inline-block;} -.stanza {margin: 1em auto;} -.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} -.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} -.poem p.i03 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -1em;} -.poem p.i05 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 1em;} -.poem p.i06 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 2em;} -.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} -.poem p.i09 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 5em;} -.poem p.i10 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 6em;} -.poem p.i11 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 7em;} -.poem p.dotted {letter-spacing: .2em;} -.poem-container {text-align: right;} - - </style> - </head> -<body> - - -<pre> - -The Project Gutenberg EBook of Miti, leggende e superstizioni del Medio -Evo, vol. I, by Arturo Graf - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I - -Author: Arturo Graf - -Release Date: August 1, 2019 [EBook #60031] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -MITI, LEGGENDE E SUPERSTIZIONI<br /> -DEL<br /> -MEDIO EVO -<span class="smaller">VOLUME I</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -ARTURO GRAF -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -<span class="smcap">Miti, Leggende e Superstizioni</span><br /> -<span class="x-small">DEL</span><br /> -MEDIO EVO -</p> - -<p class="pad2"> -VOLUME I. -</p> - -<p class="pad1">IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE</p> -<p>IL RIPOSO DEI DANNATI</p> -<p>LA CREDENZA NELLA FATALITÀ</p> - -<p class="pad4"> -<span class="small">TORINO</span><br /> -<span class="large">ERMANNO LOESCHER</span> -</p> - -<p class="small"> -FIRENZE <span class="spaced8">ROMA</span> -</p> - -<p class="small"> -Via Tornabuoni, 20 <span class="spaced4">Via del Corso, 307</span> -</p> - -<p class="small"> -1892 -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA -</p> - -<p> -Torino — Stabilimento Tipografico Vincenzo Bona. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="dedica"> -<p> -AD -</p> - -<p> -ANGELO MESSEDAGLIA -</p> - -<p> -IN SEGNO -</p> - -<p> -DI GRATITUDINE ANTICA -</p> - -<p> -D'INCANCELLABILE AFFETTO -</p> -</div> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"><div class="stanza"> -<p class="i01">. . . . . Thou hast deserved of me</p> -<p class="i01">Far, far beyond whatever I can pay.</p> -<p class="i08"> <span class="smcap">Robert Blair.</span></p> -</div></div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="avvertenza"><i>AVVERTENZA</i></h2> -</div> - -<p> -<i>Dei tre scritti che compongono il presente volume il -primo può dirsi affatto nuovo, dacchè quello che io pubblicai, -sono ora quattordici anni, col titolo La leggenda -del Paradiso terrestre, altro non fu, a paragon di -questo, che un embrione, o uno schizzo; il secondo riappare -con nuovo titolo e qualche piccolo accrescimento; il -terzo corredato di note, onde prima fu privo.</i> -</p> - -<p> -<i>Sarei lieto se tutti e tre potessero parere ajuto non -inutile a quel libero studio della mitologia cristiana che, -quanto è meritevole di favore, tanto è lontano ancora -dal compimento.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="paradiso">IL MITO DEL PARADISO TERRESTRE</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="intro">INTRODUZIONE</h3> -</div> - -<p> -È ormai notissimo a tutti che la immaginazione di -uno stato di felicità e d'innocenza di cui gli uomini -avrebbero goduto nell'inizio dei tempi, e dal quale -sarebbero poi decaduti, immaginazione che porge argomento -ad uno degli antichi racconti tradizionali che -vennero a raccorsi e collegarsi nella Bibbia, e forma -come il luogo d'origine di tutta la rimanente storia -che ad essa consegue; non è una immaginazione particolare; -non appartiene in proprio a quel libro; ma -è generalissima e diffusissima, e appare, con forme -varie e mutabili, nei libri e nelle tradizioni di molte -religioni diverse, ed è parte vivace e saldissima della -comune e spontanea credenza umana, tanto che questa -rimanga impenetrata alla scienza e riottosa alla critica. -Noi la troviamo su tutta la faccia della terra, -dovunque son uomini; essa era già nata quando non -era ancor nata la storia; essa vive presentemente; -essa vivrà per lungo tempo ancora in avvenire, benchè -premuta da ogni banda e incalzata da nuovo pensiero -e da nuova coltura. Gl'Indi, gli Egizii, gl'Irani, i Cinesi, -le varie famiglie dei Semiti, i Greci, i Latini, i -Celti, i Germani conobbero il mito: se, lasciato il -vecchio mondo, attraversiamo i mari, noi ritroviamo -il mito in America, in Oceania, nelle ultime plaghe -di terra abitata che cingono il polo. -</p> - -<p> -E in tutti i tempi, e fra tutte le genti, sotto sembianze -quando simili in tutto, quando leggiermente -disformi, il mito serba la stessa sostanza di concetto -e la stessa significazione, e secondochè più direttamente -e più strettamente si leghi all'idea di tempo, -o all'idea di luogo, esso riesce, sia alla immaginazione -di un'età beata ed aurea, sia a quella di un luogo -paradisiaco ed arcano, primo ed unico albergo della -umana felicità. -</p> - -<p> -I libri sacri dell'India e il <i>Mahâbhârata</i> celebrano -l'aureo monte Meru, da cui sgorgano quattro fiumi, -che si spandono poi verso le quattro plaghe del cielo, -e sulle cui giogaje eccelse olezza e risplende, incomparabile -paradiso, l'Uttara-Kuru, dimora degli dei, -prima patria degli uomini, sacra ai seguaci del Budda -non meno che agli antichi adoratori di Brama. Gli -Egizii, a cui forse appartenne in origine la immaginazione -degli Orti delle Esperidi, serbavano lungo ricordo -di una età felicissima, vissuta dagli uomini sotto -la mite dominazione di Râ, l'antichissimo dio solare. -L'Airyâna vaegiâh, che sorgeva sull'Hara-berezaiti -degl'Irani, fu un vero Paradiso terrestre, innanzi che -il fallo dei primi parenti e la malvagità d'Angrô-Mainyus -l'avessero trasformato in un bujo e gelido deserto; -e nell'Iran, e nell'India, come in Egitto, durava -il ricordo di una prima età felicissima. I Cinesi coronarono -il Kuen-lun di un paradiso, ove sono parecchi -alberi meravigliosi, e d'onde sgorgano parecchi fiumi. -Nelle tradizioni religiose degli Assiri e dei Caldei il -mito appare con sembianze che non si possono non -riconoscere come simili affatto a quelle del mito biblico. -Greci e Latini favoleggiarono della età dell'oro, -dei regni felici di Crono e di Saturno, e di più terre -beate. Non giova moltiplicar questi cenni: in tutte -così fatte immaginazioni noi troviamo elementi comuni -che si compongono insieme o si suppliscono a vicenda: -alberi e frutti datori di vita e di scienza, fontane -d'immortalità o di giovinezza, fiumi che si spargono -intorno a fecondare la terra, mitezza e giocondità di -cielo, riso perpetuo di natura, un divieto, una trasgressione, -una caduta; — una breve felicità originale -a cui sussegue lunga e crescente miseria. -</p> - -<p> -La credenza che il monoteismo giudaico fosse religion -primigenia, indivisa, tutta omogenea e tutta -coerente, è credenza sfatata da tempo, e non v'è più -modo di dubitare che il racconto biblico della caduta -dell'uomo non provenga d'altronde e non si leghi ad -un mito molto più generale e più remoto. Basterebbe -a darne prova il fatto della poca coesione sua con -l'altro racconto, detto eloista, al quale esso si congiunge -nella Genesi. Il Lenormant, giudice non sospetto -in così fatta materia, e che, pur dichiarando di voler -rimanere cristiano, accetta le conclusioni della critica -biblica moderna, scrive queste testuali parole: «Ce -que nous lisons dans les premiers chapitres de la Genèse, -ce n'est pas un récit dicté par Dieu lui-même -et dont la possession ait été le privilège du peuple -choisi. C'est une tradition dont l'origine se perd dans -la nuit des âges les plus reculés, et que tous les -grands peuples de l'Asie antérieure possédaient en -commun avec quelques variantes. La forme que lui -donne la Bible est même si étroitement apparentée -avec celle que nous retrouvons aujourd'hui à Babylone -et dans la Chaldée, elle en suit si exactement la -marche, que je ne crois plus possible de douter qu'elle -ne sorte du même fond»<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. -</p> - -<p> -E con ciò rimane annullata l'altra credenza che -l'unica verità della Bibbia voleva rifratta e dispersa -nelle tradizioni e nei miti delle varie genti pagane, -a quel modo che, passando pel prisma, si rifrange e -disperde, colorandosi variamente, la luce bianca del -sole. Questa fu la credenza dei Padri e dei Dottori -della Chiesa, e questa era ancora la credenza di Dante, -quando a Matelda, là, nel Paradiso terrestre, faceva -dire: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quelli che anticamente poetaro</p> -<p class="i02"> L'età dell'oro e suo stato felice</p> -<p class="i02"> Forse in Parnaso esto loco sognaro.</p> -</div></div> - -<p> -I moderni scrutatori dei linguaggi, delle tradizioni -e dei miti posero in sodo che il mito, da alcuni per -brevità chiamato edenico, è uno dei più antichi di cui -l'umanità serbi memoria. Le indagini loro hanno disvelato -una lontana convergenza, ed una, almeno parziale -sovrapposizione geografica delle tradizioni paradisiache -sparse fra le genti della doppia famiglia ario-semitica; -e una opinione s'è accreditata e fatta ormai generale -fra essi, che quelle tradizioni, per quanto spetta -ai grandi popoli storici, mettan capo a un'era antichissima, -quando la gente aria viveva ancora congiunta -nell'altipiano del Tibet, o in regione a quello adiacente, -e sieno, in parte, lontane e diversificate reminiscenze -di una patria comune. Il mito, quale appare -nelle tradizioni assiro-caldaiche e fenice, e quale cel -porge il racconto biblico, è esso stesso, secondo ogni -probabilità, di origine indo-germanica. Il cherubino, -che nel racconto della Genesi sta a custodia del Paradiso, -non appartiene, nè pel nome, nè per la condizione -e l'officio, al mondo semitico, ma rimanda, -secondo congettura il Renan, a una radice gribh, o -grabh, occorrente in tutte quasi le lingue ariane, e -ricorda in singolar modo, secondo avverte il Lenormant, -i Garudi dell'India. Da altra banda un vasto complesso -d'indizii mostra che l'Eden biblico deve rintracciarsi -in quei medesimi luoghi ove i libri sacri dell'India e -dell'Iran pongono il Meru e l'Hara-berezaiti. A me -basta di avere accennato rapidamente tutto ciò, non -essendo mio còmpito addentrarmi nell'esame dei fatti -e delle opinioni, nè richiedendosi ch'io ne faccia una -esposizione particolareggiata e compiuta<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. -Ma come nacque, e di che ragioni, il mito meraviglioso? -e quali sono i collegamenti suoi con la realtà -geografica, con la vita storica primitiva, e con quello -che, in mancanza di più acconcia espressione, chiamerò -il contenuto della coscienza? Non è cosa agevole -rispondere a così fatte domande. -</p> - -<p> -Che il mito abbia una radice storica; che contenga -dentro di sè, oscurato più o meno, il ricordo di una -antichissima sede, di una prisca patria, alla quale -tornano col pensiero e col desiderio, fantasticamente -abbellendola, le razze che ne migrarono; e che immedesimandosi -quel ricordo via via, come porta la -fortuna di migrazioni consecutive, con ricordi d'altre -sedi mutate e rimutate, serbi pur sempre alcun che -dell'originale esser suo, è cosa che si deve senz'altro -ammetter per vera, e che tale è provata da più altri -esempii di miti affini. -</p> - -<p> -Che, inoltre, nel mito, si riverberi il ricordo annebbiato -di una primitiva condizione sociale, anteriore -allo stabilimento della proprietà fondiaria, e agli ordinamenti -che ne furono la necessaria conseguenza, -può credersi; ma che il mito stesso abbia significato -<i>essenzialmente</i> economico, ch'esso sia <i>un grido di dolore -del proletariato</i> e la <i>propria leggenda del socialismo</i>, -come dissero il Laveleye, il Malon, e ultimamente con -dottrina copiosissima e lucidissima esposizione, il Cognetti -De Martiis<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, non parmi opinione che regga, -quando si considerino le condizioni tutte d'organamento -e di vita sociale con le quali si concilia, sia -l'apparizione, sia la perduranza del mito, e quando si -ponga mente agli elementi molteplici ond'esso mito è -composto. -</p> - -<p> -Innanzi tutto, come spiegare il fatto che il mito, -sia pure in forma rudimentale, appare tra schiatte -d'uomini le quali durano nella medesima, primitiva -condizione di vita sociale ed economica di cui quello -dovrebb'essere, per lo appunto, un ricordo? Inoltre, -se il mito è leggenda di proletarii, perchè mai le -teocrazie e le aristocrazie tutte lo raccolsero esse così -amorosamente, e così gelosamente lo custodirono? Più -lo scruto e lo sviscero, e più mi sembra che il mito, -s'è, per qualche picciola parte un ricordo, sia per la -massima parte una visione ideale, nasca dalla projezione -di un fantasma interiore nel tempo e nello spazio. -Vero è che giova, a questo proposito, fare alquanto -maggiore la separazione tra il mito dell'età dell'oro -e il mito del Paradiso terrestre, e riconoscere che più -copiosi in quello sono gli elementi storici, sociali, economici, -più copiosi in questo gli elementi ideali, mitici -ed etici. -</p> - -<p> -Che nel mito paradisiaco ario-semitico, e in altri -affini, si trovin tracce di un antichissimo culto della -natura, non credo si possa negare. L'albero della -vita è l'albero che porge il nutrimento; l'albero della -scienza è l'albero che dà responsi: entrambi appajono -in numerose mitologie, fatti spesso compagni dell'albero -generatore da cui procedono gli uomini. Indipendentemente -da qualsiasi storica reminiscenza, -l'uomo è tratto, per virtù spontanea di fantasia, a -immaginare uno stato di vita assai più felice di quello -toccatogli in sorte, e a porre quella felicità assai -remota da sè, o nello spazio, o nel tempo. Se nel -tempo, egli deve necessariamente respingerla nel passato -o nel futuro. A respingerla nel passato egli sarà -sollecitato da quella medesima illusione che forza i -vecchi a lodare i giorni e le cose che furono, da quella -stessa mitica fantasia che lega insieme la felicità, -l'apparir del sole, il cominciamento dell'anno, la primavera, -la nascita di tutte le cose. Altre cagioni e -ragioni potranno sollecitarla ad allontanar nel futuro -quel sogno di felicità, come interviene a noi, cui la -scienza vieta ormai di colorirlo nel passato. Disse lo -Schopenhauer: «La felicità è sempre, o nel futuro, -o nel passato, e il presente è da rassomigliare a una -piccola nube oscura, cacciata dal vento sul piano soleggiato: -innanzi ad essa e dietro di essa tutto è -chiaro: essa sola getta sempre un'ombra sul piano.»<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -E Vittore Hugo, nell'<i>Année terrible</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Les philosophes, pleins de crainte ou d'espérance,</p> -<p class="i01">Songent et n'ont entre eux pas d'autre différence,</p> -<p class="i01">En révélant l'Eden, et même en le prouvant,</p> -<p class="i01">Que le voir en arrière ou le voir en avant.</p> -</div></div> - -<p> -A noi non è più concesso figurare il sogno nello -spazio, almeno in quel tanto spazio che la superficie -del nostro pianeta comprende; ma tutta l'antichità -credette all'esistenza di popoli remoti, i quali, governati -dal senno e dalla virtù, beneficati da terra -feconda e da clementissimo cielo, vivevano felicissimi, -esenti dai morbi, non asserviti al lavoro, fruenti di -rigogliosa longevità. -</p> - -<p> -Quando la coscienza morale si desta, nuove ragioni -concorrono a figurare il mito e fermarne il significato. -Gli uomini primitivi non considerano e non intendono -la morte come un fatto naturale: per essi la morte -è effetto di un errore, di un malefizio, di un castigo. -In molti miti di popolazioni selvagge si afferma che -gli uomini dovevano essere immortali, ma che per -un error di messaggio, o per malizia di certo messaggere, -o per altra cagione sì fatta, avvenne poscia -il contrario. Allargandosi e chiarendosi sempre più -la coscienza morale, si venne a considerare la morte, -e i mali stessi ond'è ripiena la vita, quale conseguenza -di un peccato commesso e di un meritato -castigo. Questa interpretazione non si ebbe se non -quando furono ben definiti i concetti di colpa e di -pena, ed è frutto di un ragionamento, non giusto -certo, ma naturale in menti incolte: la pena è dolore; -ma dolore sono e la vita e la morte: dunque la vita -e la morte son pena. Allora il sogno di primitiva -felicità diventa anche sogno di primitiva innocenza, -e l'intero sogno può benissimo intrecciarsi con ricordi -storici o semistorici, sia di una patria remota, sia -di una perduta condizione di vita sociale. -</p> - -<p> -Dopo quanto son venuto dicendo non credo di dover -giustificare con altre ragioni l'uso da me preferito -di dire <i>mito del Paradiso terrestre</i> anzichè <i>leggenda -del Paradiso terrestre</i>, tanto più che io prendo a considerare -la tradizione quando è già staccata da quelle -radici storiche e reali che possa avere. Da altra banda -occorre appena avvertire che il mito, volgendosi, a -guisa di largo fiume, attraverso i secoli, e in mezzo -a disparatissime genti, accoglie nel suo corso, insieme -con altri e svariati miti, leggende in gran numero. -</p> - -<p> -Il mito del Paradiso terrestre doveva acquistare -nuovo valore e nuova, maggiore celebrità col diffondersi -del cristianesimo, che tutto poggia sulla dottrina -della caduta e della redenzione. I profeti appena fanno -ricordo della beata dimora; i Padri e i Dottori cristiani -son pieni delle sue lodi, e spogliano i poeti -pagani per far più vaghe le descrizioni che vanno di -essa intessendo. Non senza giusta ragione. Di contro -all'opera misteriosa e solenne della redenzione compiuta -da un Dio fatto uomo, il fallo dei primi genitori -doveva apparire più che mai mostruoso ed enorme, -e per necessario effetto di contrasto, a paragon di -quel fallo doveva parere incommensurabile il primo -benefizio di Dio, doveva la patria dell'uomo innocente -rifulgere di un più intenso lume di cielo, e quello stato -di prisca felicità dipingersi alle menti con colori tanto -più vaghi ed accesi, quanto maggiore era la miseria -de' tempi, quanto più vivo il sentimento della fragilità -ereditata, quanto più angoscioso il pensiero degli -ostacoli innumerabili che impedivano il conseguimento -della salute, quanto più grave e più insistente il terrore -degli atroci castighi minacciati a coloro che -fossero per lasciar perdere il frutto della redenzione. -Invano si tentò da alcuni dare al racconto biblico un -significato puramente allegorico: i più lo presero alla -lettera, e i poeti della nuova legge si voltarono desiosamente -a quelle prime origini a cui pareva dovesse -ripiegare il corso della storia, mentre una opinione -già teneva gli spiriti, che la beata dimora dei -padri colpevoli, riaperta ai figli redenti, dovesse accogliere, -per misurato spazio di tempo, sino al giorno -dell'Universale Giudizio, le anime degli eletti, destinate -ad ascendere poi alle glorie incomparate e senza -fine della Gerusalemme celeste. I Chiliasti sognavano -un nuovo Eden, sotto il regno millenario di Cristo, -e il sogno loro non era ancor spento nel secolo IX, -quando si levava a dannarlo Pascasio Radberto. I -tempi, volgenti più e più al peggio, favorivano quella -disposizion degli spiriti. Si sfasciava l'impero di Roma, -irrompevano i barbari da ogni banda: una età di -ferro, quale non avevano immaginata le mitopee -dell'antichità, pesava sul mondo, che, nel corso di -una storia calamitosa ed oscura, pareva divenir -sempre più il regno incontrastato di Satana. Qual -meraviglia se poeti de' primi secoli, Tertulliano, Proba -Faltonia, Draconzio, Claudio Mario Vittore, Alcimo -Avito; se poeti e romanzatori, e narratori di leggende, -e scrittori d'opere ascetiche de' secoli successivi, -raccolgono quante reminiscenze dell'arte classica -durano in loro, stemperano i colori più accessi delle -lor fantasie, impregnano di mistici ardori il sentimento -e la frase, per ripresentare agli animi una -viva immagine di quel primo soggiorno di beatitudine? -Quanto più rude e turbolenta e malvagia si faceva -la vita, tanto più intenso doveva crescere negli spiriti -contemplativi il desiderio di ritrarsi con la fantasia -in quella solitudine beata e sacra. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Oi! paradis, tant bel maner!</p> -<p class="i01">Vergier de gloire, tant vus fet bel veer!</p> -</div></div> - -<p> -sospirava un trovero del XII secolo. E un poeta latino, -forse anteriore: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Eden digne pingere vanum est conari,</p> -<p class="i01">Stillas paucas extraho de tam magno mari.</p> -</div></div> - -<p> -Di quel desiderio, come fiori da pianta vigorosa e -feconda, nacquero, nel corso dei secoli, numerose leggende -e infinite altre immaginazioni, nelle quali si -vedono riapparire, con meraviglia di chi le consideri, -venuteci non si sa come, nè per qual via, molte particolarità -del mito più generale, trascurate nel racconto -biblico. Se ne vedranno le prove qua e là, nella -trattazione che segue. Quelle finzioni sono, come ho -detto, assai numerose, e dovevano essere, dato il -luogo che nella memoria di tante generazioni di credenti -aveva a tenere quella prima patria degli uomini, -dove s'erano scontrati tutti in un punto i pugnanti -fattori della storia, l'amor del piacere, l'amor -del sapere, il desiderio di potestà, la legge e la ribellione, -la virtù e la colpa, la vita e la morte. Molte -di esse sono anche belle e fantasiose, accese de' più -vivi colori di una poesia fervorosa ed ingenua, e -trasportan la mente in un cielo di sogni meravigliosi, -il cui ricordo faceva esclamare al Leopardi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i09"> Oh fortunata</p> -<p class="i01">Di colpe ignara e di lugubri eventi,</p> -<p class="i01">Erma terrena sede!</p> -</div></div> - -<p> -E di quelle finzioni principalmente io intendo fare -discorso, non toccando, se non di volo, qua e là, delle -dispute teologiche arruffatissime che si legano e si -frammezzano a quelle, e sono, il più delle volte, altrettanto -vane e fastidiose, quanto sono quelle dilettevoli -ed istruttive<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="noteintro">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><i>Les origines de l'histoire d'après la Bible et les traditions des -peuples orientaux</i>, Orléans, 1880-4, vol. I, p. XVII. Intorno alle -tradizioni caldeo-assire vedi, oltre allo stesso <span class="smcap">Lenormant</span>, <i>Op. cit</i>., -vol. I, pp. 73 sgg., ed <i> Essai de commentaire des fragments cosmogoniques -de Bérose</i>, Parigi, 1871, pp. 300-21; <span class="smcap">Smith</span>, <i>Chaldean -Account of Genesis</i>, Londra, 1875; <span class="smcap">Delitzsch</span>, <i>Assyrische Lesestücke</i>, -2ª ediz., Lipsia, 1878, tav. 40 e 41; <span class="smcap">H. Fox Talbot</span>, -<i>Chaldean Account of the Creation</i> (<i>Records of the Past</i>, vol. IX); -<span class="smcap">A. H. Sayce</span>, <i>The assyrian Story of the Creation</i> (<i>Records of the -Past</i>, nuova serie, vol. I); <span class="smcap">Vigouroux</span>, <i>La Bible et les découvertes -modernes en Egypte et en Assyrie</i>, Parigi, 1877.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Perciò tralascio di ricordare molt'altri libri capitali ove la -questione è largamente esposta e discussa. Solo soggiungerò -che <span class="smcap">Federico Delitzsch</span>, in un volume intitolato <i>Wo lag das -Paradies? Eine biblisch-assyriologische Studie</i>, Lipsia, 1882, cercò -di confutare, senza però riuscirvi, la opinione più accreditata -e diffusa, e di provare che il mito edenico nacque propriamente -in Caldea, e dalla Caldea passò nell'Iran e nell'India. Vedi in -contrario <span class="smcap">Oppert</span>, nelle <i>Göttingische gelehrte Anzeigen</i> pel 1882, -vol. II, pp. 801-31, e <span class="smcap">Lenormant</span>, <i>Les origines de l'histoire</i> etc., -vol. II, pp. 537-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span><i>Socialismo antico</i>, Torino, 1889. Vedi più particolarmente le -conclusioni, pp. 250 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span><i>Die Welt als Wille und Vorstellung</i>, 3ª ediz., Lipsia, 1859, -vol. II, p. 655. Lo Schopenhauer vedeva espressa nel mito della -caduta, sebbene sotto forma di allegoria, una verità metafisica, -e diceva esser quello il solo mito biblico che lo riconciliasse -con l'Antico Testamento (<i>ibid</i>., pp. 663-4).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Tuttavia, per chi ne volesse qualche maggiore contezza, indicherò -qui alcuni libri, da' quali si può attingere facilmente: -<span class="smcap">Malvenda</span>, <i>De Paradiso voluptatis</i>, Roma, 1605; <span class="smcap">Pereira</span>, <i>Commentaria -in Genesim</i>, Lione, 1607; <span class="smcap">Inveges</span>, <i>Historia sacra Paradisi -terrestris et sanctissimi innocentiae status</i>, Palermo, 1649 -(traduzione italiana ivi stesso, 1651); <span class="smcap">Giangolino</span>, <i>Hedengrafia, -overo descrittione del Paradiso terrestre</i>, Messina, 1649; <span class="smcap">Tostato</span>, -<i>Commentaria in Genesim, Opera omnia</i>, Venezia, t. I, 1727; -<span class="smcap">Hardouin</span>, <i>Nouveau traité sur la situation du Paradis terrestre</i>, -nella raccolta intitolata <i>Traités géographiques pour faciliter l'intelligence -de l'Ecriture Sainte</i>, La Haye, 1730; <span class="smcap">Kirchmayer</span>, <i>De -Paradiso</i>, ap. <span class="smcap">Crenium</span>, <i>fasc. IV exercitationum philologico historicarum</i>; -<span class="smcap">Huet</span>, <i>De situ Paradisi terrestris</i> (tradotto in più lingue -e stampato assai volte in fine del secolo XVII e in principio -del XVIII); <span class="smcap">Reland</span>, Dissertatio de situ Paradisi terrestris; Hopkinson, -Descriptio Paradisi; Morin, <i>Dissertatio de Paradiso terrestri</i>; -<span class="smcap">Vorst</span>, <i>Dissertatio de Paradiso</i>, tutti e quattro riprodotti -nel vol. VIII del <i>Thesaurus antiquitatum sacrarum</i> dell'Ugolini, -ecc, ecc. Veggansi inoltre tutti i Dizionarii della Bibbia. -Veggasi pure il curioso libro dello <span class="smcap">Schultess</span>, <i>Das Paradies, -das irdische und überirdische, historische, mythische und mystische</i>, -Zurigo, 1816. Il D<i>ictionnaire des légendes</i> del <span class="smcap">Douhet</span> non contiene -sul Paradiso terrestre se non un'assai magra notizia.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="cap1par">CAPITOLO I. -<span class="smaller">SITUAZIONE DEL PARADISO TERRESTRE.</span></h3> -</div> - -<p> -Dice la Genesi che Dio piantò il mirabil giardino nella -parte orientale di una regione chiamata Eden<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>; e questo -cenno fece prevaler la credenza ch'esso fosse stato, o fosse -tuttavia, nella parte orientale della terra, o, a dirittura, -nell'estremo Oriente. Tale fu, come può rilevarsi da Giuseppe -Flavio, la comune credenza degli Ebrei<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>; e tale fu -pure la credenza più accetta, nei primi secoli, ai Padri -della Chiesa, e poi nel medio evo, e oltre il medio evo, -a teologi, a viaggiatori, a romanzatori, a cosmografi. San -Basilio Magno dice che i cristiani pregano volti ad Oriente, -quasi cercando la patria perduta<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>; e Jesujabo, vescovo -nestoriano di Nisibi nel secolo XII, reca, come argomento -della superiorità dell'Oriente sull'Occidente, il fatto che il -Paradiso terrestre è appunto in Oriente<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. -</p> - -<p> -A confermare tale credenza cooperava del resto una ragione -alla quale è forse da far risalire, in qualche parte, -la stessa indicazione biblica. Basta ripensare un istante -ai caratteri e agli officii proprii del sole in tutte le mitologie, -e in ispecie del sole nascente, per tosto avvedersi -che l'Oriente, cioè quella plaga della terra onde si leva -l'astro datore di vita e dispensator di letizia, doveva, in -virtù di un'associazion di concetti non meno naturale che -inevitabile, parer la più acconcia a porvi la culla dell'uman -genere, il giocondo ricetto della prisca felicità e della vita -immortale. Che se più tardi noi troviamo il Paradiso trasposto -in altre regioni, o, a dirittura, nell'ultimo Occidente, -ciò avviene, come vedremo, per ragioni particolari e avventizie, -le quali, posteriori di tempo, nulla detraggono a -quella ragion generale e primitiva. Nè prova nulla in contrario -il fatto che l'Elisio, le cui descrizioni, come di -stanza di beati, concordano in molte parti con quelle del -Paradiso terrestre, ponevasi dagli antichi nell'ultimo Occidente, -nella regione cioè ove si occulta il sole, e muore -il giorno; perchè l'Elisio era stanza, non di vivi ma di -morti, e perciò immediatamente prossima all'Hades. L'opinione -pertanto più antica, ed anche, data l'indole del -pensiero mitico, più razionale, era quella che situava il -Paradiso terrestre in Oriente, e ad essa si legava naturalmente, -per le stesse ragioni, l'altra che faceva volta ad -Oriente la porta (quando si parlava d'una e non di più -porte) del Paradiso medesimo. Da altra banda, il non trovarsi -più vestigio di esso nelle regioni prima cognite dell'Asia, -e poi nelle regioni che furono conosciute più tardi; -e quella natural tendenza che induce gli uomini a immaginare -come lontanissimi da loro, dalle loro consuete dimore, -i luoghi di sognate meraviglie e di sognata felicità, -dovevano esser ragioni atte a far trasporre il Paradiso -terrestre in un Oriente sempre più remoto ed arcano. Nell'apocrifo -etiopico, d'incerta età, intitolato <i>Combattimento -d'Adamo ed Eva</i>, si dice che Dio piantò il giardino paradisiaco -il terzo giorno, ai confini orientali del mondo, di -là dai quali non v'è più se non l'acqua che circonda la -terra e attinge il cielo<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Perciò la credenza che il Paradiso -fosse in Mesopotamia, credenza suggerita dallo stesso -racconto biblico là dove nomina il Tigri e l'Eufrate, se -trovò in ogni tempo, e anche ai dì nostri, chi l'accolse -e difese, non però si può dire che sia stata la più diffusa. -e, anzi, nelle leggende di cui avrò a parlare più oltre, -non compare nemmeno. -</p> - -<p> -Fare una enumerazione di tutti gli scrittori sacri e -profani, antichi e del medio evo, i quali si contentarono -di dire che il Paradiso terrestre è in Oriente, senz'aggiungere -altra più precisa indicazione, sarebbe fatica non meno -incresciosa che vana: essi sono, starei per dire, innumerabili. -A noi importano ora le notizie, o le affermazioni, -le quali, riferendosi pur sempre all'Oriente, sieno in qualche -modo più specificate e più precise. -</p> - -<p> -Molte mappe del medio evo pongono il Paradiso terrestre -in terra ferma, nell'India, o di là dall'India, in una -regione incognita, all'estremo limite della terra bagnata -dall'oceano che tutto circonda<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>; e di là dall'India lo posero -l'Anonimo Ravennate e la più parte dei trattatisti, -espositori e commentatori ch'ebbero a parlarne<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. Non -aveva già detto Erodoto che quanto è di più bello al mondo -si trova agli estremi confini della terra abitata? Nel secolo -XV la credenza per questo rispetto non muta. Le -mappe di Andrea Bianco (1436), di Giovanni Leardo -(1448), del Museo Borgia, altre, seguitano a porre il Paradiso -nell'India, o di là dall'India. Ma la nozione era di -necessità confusa ed incerta. Nel secolo XIV, Giovanni di -Mandeville afferma di essere stato in India, ma di non -aver veduto il Paradiso, il quale è in regione assai più -lontana<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>; mentre Giordano da Sévérac riferisce una credenza -secondo cui il Paradiso sarebbe stato fra quella che -si chiamava la terza India e l'Etiopia<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. Nel secolo XV, -Fra Mauro colloca il Paradiso in Oriente, <i>molto remoto -dala habitation e cognition humana</i>; ma non segna nella -sua mappa il luogo preciso<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Da molti il Paradiso terrestre -ponevasi nel Regno del Prete Gianni, o in prossimità -di quello, come vedremo più innanzi; regno che mutò più -d'una volta luogo sulla faccia della terra, secondo il bisogno -della leggenda; ma che fu da prima in India, o da -quelle parti. -</p> - -<p> -Dice Ranulfo Higden, nel suo <i>Polychronicon</i>, esser falsa -la opinione di coloro che credono il Paradiso disgiunto -dalla terra abitata per lunga distesa di mari<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>; ma bisogna -pur riconoscere che tale opinione professata, fra gli -altri, nel nono secolo, da Valafredo Strabone e da Remigio -di Auxerre, e accennata da Rabano Mauro<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>, doveva -imporsi, come quella che meglio s'accordava con certi sentimenti, -e appagava la fantasia, a molti spiriti. L'isola -felice e la città d'oro dei Vidyâdhari, di cui si racconta -nel libro di novelle di Somadeva, son poste anch'esse in -parte remotissima ed ignota del mondo, e molte altre immaginazioni -affini si potrebbero qui recare a riscontro, delle -quali sarà detto più opportunamente altrove. -</p> - -<p> -Quella opinione prendeva due forme diverse, secondochè -il Paradiso si faceva sorgere nell'antictone di Aristotele -e di Eratostene<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, ossia nella terra opposta all'abitata, divisa -da questa dall'oceano innavigabile; oppure in un'isola, -remota sì da ogni contrada popolata dagli uomini, ma -appartenente nulladimeno al nostro emisfero. -</p> - -<p> -Già Sulpizio Severo, nel IV secolo, dice, parlando dei -primi parenti, che essi furono cacciati come esuli nella -terra da noi abitata, <i>in nostram velut exules terram ejecti -sunt</i><a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>; e in quello stesso secolo Efrem Siro, ne' suoi Commentarii -sulla Genesi, andati perduti, colloca il Paradiso -nell'antictone; ma Cosma Indicopleuste, nel VI, espone -tutta una sua dottrina in proposito la quale ha strettissima -relazione con antiche dottrine asiatiche, e, senza -dubbio, ne dipende<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. Cosma immagina la terra oblunga, -e divisa in due parti, delle quali l'una è interna e circondata -dall'oceano, l'altra è esterna, cinge l'oceano e si -congiunge col cielo, volto in alto e all'ingiro a modo di -cupola. Il Paradiso è nella terra esterna, verso Oriente, e -in quella terra rimasero gli uomini sino al Diluvio. Noè, -con l'Arca, traversò l'oceano, e approdò in Persia, d'onde -la sua progenitura si sparse in questa parte di mondo ch'è -ora abitata, mentre l'altra, che fu prima abitata, ora è -deserta. I quattro fiumi dell'Eden s'inabissano laggiù nella -terra, passano sotto l'oceano, e riscaturiscono di qua, -dalla parte nostra<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. Sia ricordato, di passata, che gl'Indiani -immaginano un altro mondo (<i>loka</i>) di là dai Sette -Mari, e che di là dall'oceano immaginano gli Arabi la -montagna di Kâf. Mosè Bar-Cefa, nel secolo X, pose ancor -egli il Paradiso nell'antictone<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>; e tale opinione, avvalorata -dal fatto (contraddetto, come poi vedremo, da molti sogni -che pure avevansi in conto di fatti) che il Paradiso, per -quanto si fossero corse le terre ed i mari, non s'era mai potuto -rinvenire, ebbe non pochi seguitatori, Dante fra gli altri. -</p> - -<p> -<a id="corrpag5"></a>Che Dante, ponendo il Paradiso terrestre sulla cima del -monte del Purgatorio, fece cosa non caduta in mente a -nessuno dei Padri e Dottori della Chiesa, fu notato già -da parecchi; ma che, quanto alla situazione del Paradiso, -l'opinione di lui s'accorda con quella dei Padri e Dottori -che lo posero nell'antictone, non fu, ch'io sappia, fatto -osservare da alcuno. Conformemente alla comun dottrina -de' suoi tempi, Dante crede che la terra emersa, la <i>Gran -secca</i>, com'egli la nomina, sia tutta nell'emisfero settentrionale, -e non si stenda se non picciol tratto (circa 11 -gradi secondo Tolomeo) oltre l'equatore. L'emisfero meridionale -è occupato dalle acque dell'oceano, salvo che in -un punto dove sorge il monte del Purgatorio, diametralmente -opposto alla città di Gerusalemme. Notisi tuttavia -che de' quattro fiumi egli non dice parola<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. Quel viaggio -sotterraneo, che altri faceva compiere loro, doveva destare -troppe obbiezioni nella mente di chi aveva disputato la -questione <i>De aqua et terra</i>, e aveva così giusta cognizione -della legge di gravità<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. -</p> - -<p> -Molto più diffusa fu l'altra opinione, che poneva, come -ho detto, il Paradiso in un'isola del nostro emisfero, la -quale quando è in Oriente e quando in Occidente, secondo -le immaginazioni. Poichè io parlo ora della general credenza -che assegnava il Paradiso all'Oriente, dirò, prima, -dell'isola, o, piuttosto, dell'isole orientali, salvo a dir delle -occidentali un po' più innanzi, quando parlerò di un'altra -credenza principale. In tanto viluppo ed intreccio d'immaginazioni, -le quali spesso nascono le une dalle altre, -gli è affatto impossibile di serbare, discorrendone, un ordine -logico molto rigoroso. -</p> - -<p> -Ma, prima di passar oltre, non sarà fuor di luogo ricordare -che l'idea di porre in un'isola segregata la stanza -dei beati, o di attribuire ad isole remote ed incognite una -felicità non concessa al resto della terra, è una idea naturale, -molto antica e molto diffusa. L'Elisio fu posto in -una o più isole; e tutti sanno quanto dagli antichi siasi -favoleggiato intorno alle famose Isole Fortunate. L'isola -dei Feaci, e l'isola di Ogigia, descritte da Omero, sono -terre di letizia e di felicità; e l'isola di Pancaja, descritta -da Diodoro Siculo, ha con l'Elisio non piccola somiglianza. -L'Atlantide di Platone e la Merope di Teopompo erano -immuni dagl'infiniti mali cui vanno soggette l'altre contrade -abitate dagli uomini. Oltre al monte Kâf, gli Arabi -avevano l'isola di Vacvac, ricordata nei viaggi di Sindbad -delle <i>Mille e una notte</i>, e di cui tante meraviglie narrano -Masûdi e altri<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>; e avevano le isole Saili, le quali -erano di tanta vaghezza e felicità che chi vi approdava -dimenticava il resto del mondo<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. Di un'isola dalle poma -d'oro narrarono le meraviglie i Celti. -</p> - -<p> -L'isola paradisiaca sorgeva dalle acque di quel misterioso -oceano che fasciava tutto intorno la terra abitabile. -L'immaginazione di quest'oceano, antichissima, dacchè, -prima che nei poemi di Omero e di Esiodo, trovasi in -India e in Caldea, durò viva quanto il medio evo<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. Isidoro -di Siviglia l'accetta, e l'accetta ancora il Boccaccio, quando -il medio evo si chiude: le mappe la figurano. Notisi, a -tale riguardo, che, secondo Giuseppe Flavio, il fiume il -quale esce dal Paradiso, cinge tutta la terra, e che San -Giovanni Damasceno fa di quel fiume e dell'oceano circondante -una cosa sola<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. -</p> - -<p> -E molte mappe figurano anche l'isola, posta bensì in -Oriente, ma non sempre, come si può ben credere, nel -medesimo luogo<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. Di solito essa non è designata con altro -nome che quello di Paradiso, o Isola del Paradiso. Nel -poemetto che Cinevulfo (secolo X) compose intorno alla -Fenice, è detto che Dio pose l'isola santa così lontano dai -peccatori che nessuno può giungervi, e Dante fa un'isola -del monte <i>che si leva più dall'onda</i>. Una compilazione -francese di storia antica, che passò in traduzioni italiane, -la ricorda, e dice che <i>è una dolcie contrada, ed è assisa -verso oriente, nel gran mare che tutto il mondo atornea</i><a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. -Talvolta l'isola paradisiaca prende un nome, o s'identifica -con un'isola, non più immaginaria, ma reale. Giovanni -Witte di Hese (di Hees, Hesius) che negli ultimi anni -del secolo XIV compiè con la fantasia, senza muoversi da -Utrecht, ov'era prete, un meraviglioso viaggio in Oriente, -e ne scrisse, in latino, un racconto che fu messo a stampa -sino dal 1489, dice che egli e i compagni suoi, lasciate -le terre del Prete Gianni, giunsero, dopo dieci giorni di -navigazione, a un'isola deliziosa, detta Radice del Paradiso, -e dopo dodici altri giorni, al monte Edom, il quale -si leva erto e diritto di mezzo il mare, come un'altissima -torre, sicchè da nessuna parte vi si può salire, e in -cima ad esso si vuole che sia il Paradiso: «e circa l'ora -del vespero,» quando il sole declina, «si vede il muro -del Paradiso splendere di gran chiarità, e vaghissimamente -a mo' di stella<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>». Di questo monte e isola di Edom, il -cui nome è, con tanta disinvoltura, tolto alla Palestina, -non so che sia fatta menzione altrove. -</p> - -<p> -Giovanni de' Marignolli, vescovo di Bisignano, che, insieme -con altri, fu da Benedetto XII (1334-1342) mandato -in missione al Gran Cane dei Tartari, afferma, nel suo -<i>Chronicon</i>, che il Paradiso è a quaranta miglia italiane -dall'isola di Ceilan, d'onde si ode il fragore e lo scroscio -delle sue acque cadenti. Egli si vanta d'avere superato -la gloria del massimo Alessandro, il quale, pervenuto -all'ultimo termine della sua peregrinazione, eresse, a perpetua -memoria, una colonna, e di avere, nel cono del mondo, -<i>in cono mundi</i>, alzata, di contro al Paradiso una lapide, -e sparsovi sopra dell'olio<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Ricorda la opinione di alcuni, -i quali asserivano in Ceilan stessa essere stato il Paradiso; -opinion ch'ei rifiuta, parendogli contraddetta dal -nome<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. Sta a ogni modo il fatto che alcuni ponevano il -Paradiso in Ceilan, e vedremo, in altro luogo, parecchie -ragioni di così fatta credenza. -</p> - -<p> -Che il Paradiso dovesse essere nella zona torrida, sotto -il tropico del Cancro, o a dirittura sotto l'equatore, fu opinione -antica benchè non molto diffusa. Tertulliano credeva -che per il <i>flammeum gladium</i> della Genesi s'avesse appunto -a intendere la zona di massima caldura, e fu in tale -sua credenza seguito da Filostorgio, da San Tommaso -d'Aquino, da San Bonaventura, e da parecchi altri<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. Ma -a tale opinione contraddicevano molti, cui sembrava non -la si potesse accordare con quanto sapevasi del temperatissimo -clima del Paradiso, e della copia delle sue acque; al -che rispondevano quei primi con dire che la troppa caldura -poteva essere mitigata dall'altitudine e da altre condizioni. -Al punto d'intersezione dell'equatore e del gran -meridiano, gli Arabi posero il Castello d'Arîn, di malagevole -accesso, e il trono d'Iblîs. -</p> - -<p> -Efrem Siro fu di opinione che il Paradiso, di là dall'oceano, -circuisse tutta la terra<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>; al qual proposito è -da ricordare che anche dell'Hara-berezaiti dei Persiani fu -da taluno creduto altrettanto, e che Plutarco parla di un -continente che cinge tutto intorno la terra (μεγαλη ἤπειρος) -contrapposto al continente abitato (ἡ οἰκουμένη). -Altri andaron più oltre, e sostennero che il Paradiso si -dovette stendere sopra tutta la superficie della terra, senza -di che non avrebbe potuto contenere l'intero genere umano, -che vi doveva avere sua dimora, durando in istato d'innocenza<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. -Tale opinione professò ancora in pien secolo XVI, -Gioachino di Watt (Vadianus Sangallensis) nel suo <i>Trium -terrae partium epitome</i>. -</p> - -<p> -Ma altre opinioni correvano, affatto a queste contrarie. -Sin da' tempi di San Teofilo di Antiochia (m. c. 181) c'era -chi dubitava se il Paradiso fosse mai stato in terra, dubbio -ch'egli combatte<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>; e San Gerolamo ricorda una tradizione -ebraica, secondo la quale il Paradiso sarebbe stato creato -avanti il mondo, e però fuori de' suoi confini<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. I Valentiniani -lo posero sopra il terzo cielo; e i musulmani credono -ch'esso fosse nei cieli, e che Adamo, cacciato, cadesse -nell'isola di Serendib (Ceilan), e che quivi morisse dopo -aver fatto un pellegrinaggio al luogo dove poi doveva sorgere -la Mecca. In un manoscritto del Museo Britannico -si legge che il Paradiso è meravigliosamente sospeso fra -il cielo a la terra, quaranta cubiti sopra il più alto livello -raggiunto dalle acque del Diluvio, che, com'è noto, superarono -di quaranta cubiti le cime delle più alte montagne<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. -Altri pensarono che il Paradiso fosse bensì stato -in terra, ma che Iddio, corrucciato, l'avesse distrutto il -giorno stesso del peccato, o avesse più tardi permesso che -lo distruggesse il Diluvio. E qui è da dir qualche cosa -della opinion di coloro i quali credevano che il Paradiso -fosse stato in Gerusalemme. Tale opinione è già impugnata, -nel IV secolo, da Sant'Atanasio, arcivescovo di -Alessandria<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>; ma bisogna riconoscere ch'essa non era sorta -senza qualche plausibile ragione, e che pareva formata a -bella posta per secondare certe tendenze della coscienza -religiosa e per appagare certi sentimenti dei fedeli. Dice -Ezechiele in un luogo delle sue profezie (V, 5):<i> Ista est -Jerusalem: in medio gentium posui eam et in circuitu -ejus terras</i>. Questo luogo, malamente interpretato, fece -nascere la credenza, serbata poi lungamente, che Gerusalemme -fosse collocata nel centro del continente abitato. -Ora, è noto quanto la fantasia cristiana sia stata vaga nei -primi secoli, e poi nei secoli di mezzo, di collegar fra -loro, col sussidio di varie immaginazioni, più che non -avvenisse nel puro concetto dottrinale, i fatti varii della -caduta e della redenzione del genere umano, e di conferir -loro, oltre alla continuità e unità morale, anche una certa -continuità e unità materiale. Si credeva dai più che Adamo -ed Eva, cacciati dal Paradiso, fossero poi vissuti in luogo -prossimo a quello; si credeva che Adamo fosse stato sepolto -sul Calvario; che la croce, fatta del legno dell'albero fatale, -che aveva dato esca al peccato, fosse sorta su quella tomba, -e che il sangue del redentore avesse bagnate le ossa del -primo peccatore. Come non credere allora che l'opera stessa -della redenzione si fosse compiuta nel proprio luogo ov'era -stato commesso il peccato, e che in quel luogo appunto -fosse sorta la città santa e predestinata? Dante pose il -Paradiso terrestre agli antipodi di Gerusalemme; ma parecchi -dopo lui, sin oltre il secolo XVI, seguitarono ad -aver l'opinione che il Paradiso fosse stato in Giudea. -</p> - -<p> -Se non che questa credenza, e la precedente, ebbero -poco seguito, e incomparabilmente maggiore l'ebbe l'altra, -la quale affermava, non solo che il Paradiso era stato -veramente in terra, ma ancora ch'esso ci si trovava tuttavia, -serbato incolume, nella sua condizion primitiva. Di -ciò vedremo in seguito molte prove. -</p> - -<p> -L'Elisio di Omero, le Isole dei beati di Esiodo, gli Orti -delle Esperidi, mutarono più volte luogo sulla faccia della -terra col mutare dei tempi, e altrettanto può dirsi del -Meru indiano, dell'Hara-berezaiti iranico, del monte su -cui, dopo il Diluvio, si fermò l'Arca ecc. Allo stesso modo -mutò luogo il Paradiso terrestre, salvo che il mutar suo -non fu, di regola, come in altri casi avvenne, effetto di -migrazioni; ma fu più spesso effetto di speculazioni e interpretazioni -discordi, e talvolta di alcuno accrescimento del -sapere, o di alcuna scoperta geografica; e, più frequentemente -ancora, della irrequietezza stessa della fantasia, -della mobilità della leggenda. E al mutar suo, almeno -in un caso molto importante, non fu estraneo l'influsso di -certi miti dell'antichità, e non furono estranee le speciali -condizioni di vita e di pensiero di alcuni popoli che non -entrarono se non tardi a far parte della grande famiglia -cristiana. -</p> - -<p> -La credenza più antica e più diffusa era, come abbiam -veduto, quella che poneva il Paradiso in Oriente; ma -di contro ad essa vediam sorgere una opinione contraria, -che pone il Paradiso in Occidente, quando più a -settentrione, quando più a mezzodì. Già sin dal primo -secolo dell'èra volgare, gli Esseni, cedendo, senza dubbio, -all'influsso di miti pagani, ponevano di là dall'Oceano -Atlantico il soggiorno dei beati<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. I Celti non avevano diversa -credenza. Secondo la dottrina loro, «gli uomini hanno -per primo progenitore il dio della morte, e questo dio -abita una regione lontana, di là dall'Oceano; egli ha sua -dimora in quell'<i>isole estreme</i>, d'onde, secondo l'insegnamento -dei druidi, era venuta direttamente una parte degli -abitanti della Gallia». — «Secondo le credenze dei Celti, -i morti vanno ad abitare di là dall'oceano, verso Mezzodì, -là dove si corica il sole la più parte dell'anno, in una -regione meravigliosa, che vince di gran lunga, per gioje -e seduzioni, questo mondo di qua. Da quel paese misterioso -traggono origine gli uomini»<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. Queste credenze, -hanno, come si vede, molta somiglianza con quelle dei -Greci e dei Romani, ed è anzi probabile che abbiano esercitato -sopra di esse un influsso non lieve, concorrendo a -fare spostare, specialmente verso il Settentrione, l'isola di -Saturno e il regno dei morti. Da altra banda, le immaginazioni -dei Greci e dei Romani non potevano non esercitare -alla lor volta un notabile influsso su quelle dei -Celti. Mutata la fede religiosa, molte delle antiche credenze -naturalmente sopravvivevano, accordandosi, fondendosi -con le nuove, e in più varii modi alterandone il -concetto e la natura. Gaeli e Cimri favoleggiavano di un -meraviglioso paese, il quale sorgeva in mezzo all'oceano -profondo, e i cui abitatori, bevendo le acque dolcissime -della fontana di gioventù, non conoscevano nè la vecchiezza, -nè i morbi. Un tal paese, nelle menti dei convertiti, -doveva necessariamente identificarsi col Paradiso -terrestre; ed è per questo che San Brandano muove, come -vedremo, alla ricerca del Paradiso navigando per l'Oceano -occidentale. Tale credenza aveva dunque un fondamento -pagano, e perciò non è senza ragione che Isidoro di Siviglia -nota di paganità la opinion di coloro che ponevano -il Paradiso nelle Isole Fortunate<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. -</p> - -<p> -Per le ragioni medesime furono talvolta situati in isole -remote dell'Oceano Atlantico il Purgatorio e l'Inferno. Già -fra gli antichi era nata una opinione che poneva in Gallia, -o in Brettagna, il regno dei morti. Plutarco ne fa ricordo, -attingendo da un ignoto e più antico scrittore. Claudiano, -narrando certa navigazione oceanica di Ulisse, già prima -narrata da Solino, dice che l'eroe visitò un popolo di -ombre su quella estrema parte della Gallia che si protende -nell'Oceano, nè lascia intendere se alluda propriamente -all'ultimo lembo occidentale dell'Armorica, o alla -Cornovaglia insulare (<i>Cornu Galliae</i>). Procopio dà, in -forma più compiuta, il racconto di Plutarco, e narra di -una popolazione di marinai, sulle coste settentrionali della -Gallia, officio de' quali era di tragittare di notte tempo le -anime de' morti in Brettagna. Di questa credenza è pur -cenno negli scolii di Tzetzes all'<i>Alessandra</i> o <i>Cassandra</i> -di Licofrone, e nel medio evo essa non era ancora del -tutto perduta, perchè se ne trova un curioso ricordo in -un racconto tedesco del secolo XIII<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. -</p> - -<p> -Ho detto che la latitudine del Paradiso occidentale -variava, quando più verso Settentrione, quando più verso -Mezzodì. Che le fantasie lo venissero respingendo talvolta -nelle regioni più inospitali del globo, verso i ghiacci e -le nebbie del polo, non deve far troppa meraviglia, se si -pensa che già gli antichi ebbero alcune immaginazioni -consimili; che gl'Iperborei, i quali menavano vita felicissima, -furono da essi cacciati nell'estremo settentrione, di -là dai monti Rifei<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>; che nell'isola Prodesia, vicina a Tule, -fu posto l'Elisio; e che tra gl'Iperborei furono collocati -da taluno gli Orti delle Esperidi<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. Ed è curioso vedere -come, nella seconda metà del secolo XI, Adamo Bremense -tramuti sulle rive del Baltico le Amazzoni, i Cinocefali, -i Macrobii, gl'Imantopodi, altri popoli strani e mostri -varii, tolti la più parte all'Asia leggendaria, e i Ciclopi -per giunta<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. Incoraggito da sì fatti esempii, nel sec. XVI, -il famoso Guglielmo Postel, che, fra molt'altre cose, pretendeva -d'essere ringiovanito e risuscitato, asserì nel suo -<i>Compendium cosmographicum</i> che il Paradiso terrestre -era sotto il polo artico. -</p> - -<p> -Ma, di solito, si preferivano latitudini alquanto più -basse. A dispetto d'Isidoro di Siviglia, alcuni seguitarono -a credere che il Paradiso fosse in quelle Isole Fortunate -di cui tanto aveva favoleggiato l'antichità, e dove pure -erano stati messi gli Elisii. E a questo proposito è da -ricordare che i geografi arabici chiamarono le isole che -si trovano a occidente dell'Africa con due nomi diversi, -Isole Eterne e Isole della Felicità, e che queste Isole della -Felicità pare fossero le Canarie<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>, che poi dovrebbero -essere le Fortunate. E dico <i>dovrebbero</i>, perchè nel medio -evo ci fu grandissima confusione a questo riguardo. Così, -per citare qualche esempio, una delle carte di Marin -Sanudo (1306) pone a occidente dell'Irlanda nientemeno -che 358 isole beate e fortunate, e sulla mappa di Fra -Mauro (1457-9) si trovano le <i>insule de Hibernia dite Fortunate</i>. -Verso la fine del secolo XV (1471) Grazioso Benincasa -segna ancora due gruppi d'Isole Fortunate, l'uno -a ponente dell'Africa, l'altro a ponente dell'Irlanda<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>. Nel -primo gruppo sembra che ponesse il Paradiso terrestre -Cristina di Pisan, la quale visse sino all'anno 1431<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. -</p> - -<p> -La vicinanza delle Isole Fortunate all'Africa doveva, -o prima o poi, suggerire l'idea che il Paradiso fosse appunto -nel continente africano, tanto più che si credeva -da molti, come vedremo, essere il Nilo uno dei quattro -fiumi ricordati dalla Bibbia. Abbiam già veduto che -Giovanni de' Marignolli situava il Paradiso fra la terza -India e l'Etiopia: Lodovico Ariosto, più risoluto, lo pone -senz'altro sul monte onde nasce il Nilo, vicino al paese -del Senapo, o Prete Gianni, mutato ancor esso di luogo, -e Giovanni Milton ne segue l'esempio<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. Più d'uno udrà -con meraviglia che il celebre Livingstone cercava ancora -il Paradiso nel cuore dell'Africa, nella regione dei grandi -laghi equatoriali. -</p> - -<p> -Cristoforo Colombo ricorda la opinione di coloro che -ponevano in Africa il Paradiso, ma non vi si acconcia; -anzi vuole ch'esso sia nelle nuove terre da lui scoperte, -non molto lungi dall'isola di Trinità e dalla foce dell'Orenoco<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. -E con lui il Paradiso terrestre, dopo aver -fatto in certo modo il giro del mondo, ritorna in Oriente, -giacchè, com'è noto, il sommo navigatore morì senza sapere -d'avere scoperto un nuovo continente, anzi credendo -d'aver raggiunto, navigando a occidente, le isole e la costa -orientale dell'Asia; la qual credenza gli faceva dire che -la terra non è così grande come dai più si crede. Si dovrà, -per la stessa ragione, riportare in Oriente il paradiso dei -Gaeli? Ebbero veramente costoro cognizione della rotondità -della terra, come fu da taluno asserito, e scoprirono essi, -insieme con gli Scandinavi, l'America, più secoli prima che -il Colombo nascesse? e in che misura la scoprirono? Non -bisogna esser troppo corrivi nè ad affermare nè a negare in -così fatta materia. Se avessero proprio avuta quella cognizione, -e fatta quella scoperta, l'estremo Occidente, ov'essi -tante meraviglie ponevano, ridiventava, in certo modo, l'estremo -Oriente dei Padri e della più comune credenza. Ma -sia di ciò come si voglia, non è da dimenticare il fatto che -parecchie mitologie, oltre alla greca e alla romana, posero -in Occidente paesi di delizie e di beatitudine. In Occidente -sorgeva, secondo gl'Indiani, Kanaka-puri, la Città -d'oro; in Occidente immaginano gli abitatori della Polinesia -un'isola paradisiaca detta Bulotu<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. -</p> - -<p> -Chiudiamo questa ormai lunga rassegna con dire che -non vi fu parte della terra dove non si ponesse il Paradiso. -Giorgio Federico Daumer, nato nel 1800, lo pose in -Australia, dove cresce l'albero del pane; il celebre Giacomo -Casanova lo cacciò insieme coi Megamicri, non degeneri -discendenti di Adamo, nell'interno del pianeta<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. -</p> - -<p> -In leggende popolari tuttora vive, il Paradiso è in luogo -prossimo a chi le va rinarrando, nelle Alpi, per esempio, -o nel Fichtelgebirge. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="notecap1par">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Così si esprime il testo ebraico. La Vulgata, invece che <i>ad -orientem</i>, dice <i>a principio</i>, differenza importante nel fatto della -situazione, com'ebbero ad osservare <span class="smcap">Rabano Mauro</span>, <i>Commentaria -in Genesim</i> (<i>Opera</i>, t. I, col. 476, ap. <span class="smcap">Migne</span>, <i>Patrologia latina</i>, -t. CVII), l. I, cap. 12, e altri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span><i>Antiquitates judaicae</i>, l. I, cap. I, 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span><i>De Spiritu sancto</i>, c. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Nella <i>Bibliotheca orientalis</i> dell'<span class="smcap">Assemani</span>, t. III, parte Iª. -p. 306.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Pubblicato da <span class="smcap">C. F. A. Dillmann</span>, sotto il titolo <i>Das christliche -Adambuch des Morgenlandes</i>, Gottinga, 1853: cf. <span class="smcap">Migne</span>, -<i>Dictionnaire des apocryphes</i>, Parigi, 1856-8, vol. I, col. 297.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Vedi la mappa di Torino in un codice del secolo XII; la -mappa del Museo Britannico (sec. XIII); quella di Silos; quella -contenuta in un manoscritto del <i>Polychronicon</i> di <span class="smcap">Ranulfo -Higden</span>, del secolo XIV; quella inserita in un manoscritto delle -<i>Croniche di San Dionigi</i>, dei tempi di Carlo V di Francia; e -altre, riprodotte dal <span class="smcap">Santarem</span>, <i>Atlas composé de mappemondes -et de cartes</i>, etc., Parigi, 1842, 1849, e dallo <span class="smcap">Jomard</span>, <i>Les monuments -de la géographie</i>, Parigi, s. a. V. pure <span class="smcap">Lelewel</span>, <i>Géographie -du moyen âge</i>, Atlas. Bruxelles, 1850, e <span class="smcap">Durazzo</span>, <i>Il Paradiso -terrestre nelle carte medioevali</i>, Mantova, 1887.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Sarebbe inutile qui riferirne i nomi. Vedi l'indice dei tre -volumi dell'opera del <span class="smcap">Santarem</span> intitolata <i>Essai sur l'histoire -de la géographie et de la cosmographie pendant le moyen âge</i>, -Parigi, 1849-52, s. v. <i>Paradis terrestre</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span><i>The Voiage and Travaile of sir</i> <span class="smcap">John Maundeville</span>, edizione -curata da J. O. Halliwell, Londra, 1839, cap. XXX, p. 303.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span><i>Mirabilia descripta per fratrem</i> <span class="smcap">Jordanum</span>, <i>ordinis praedicatorum, -oriundum de Severaco, in India majori episcopum columbensem, -in Recueil de voyages et de mémoires publié par la Société -de géographie</i>, t. IV, Parigi, 1839, p. 56.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span><span class="smcap">Zurla</span>, <i>Il Mappamondo di Fra Mauro Camaldolese descritto -ed illustrato</i>, Venezia, 1806, p. 73.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><span class="smcap">Ranulphi Higdeni</span> <i>monachi Cestrensis Polychronicon</i>, edito -da Churchill Babington nei <i>Rerum Britannicarum medii aevi -scriptores</i>, vol. I, l. I, cap. 10, pp. 70-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span><span class="smcap">Walafridi Strabonis</span> <i>Glossa ordinaria, Liber Genesis</i>, cap. 2 -(<i>Opera</i>, t. I, col. 86, ap. <span class="smcap">Migne</span>, <i>Patrologia latina</i>, t. CXIII); <span class="smcap">Remigii -Autissiodorensis</span> <i>Comentarius in Genesim</i>, cap. 2 (<i>Opera</i>, -col. 60, ap. <span class="smcap">Migne</span>, <i>Patr. lat.</i>, t. CXXXI): <span class="smcap">Rhabani Mauri</span> <i>Commentaria -in Genesim</i> già citati, l. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Cf. una lettera del <span class="smcap">Letronne</span> all'<span class="smcap">Humboldt</span> nell'opera di -questo: <i>Examen critique de l'histoire de la géographie du nouveau -continent</i>, Parigi, 1836-9, vol. III, p. 129.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><i>Historiae sacrae</i> l. I, in principio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Gesenius</span>, <i>Comentar über den Jesaia</i>, Lipsia, 1821, -vol. II, p. 525. Il sistema di Cosma presenta anche non poca somiglianza -con quello che espone <span class="smcap">Macrobio</span>, <i>In somnium Scipionis</i>, -II, 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Χριστιανικὴ τοπογραφία, l. II, in <i>Bibliotheca veterum patrum</i> -del Galland, t. XI, pp. 414, 418-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span><i>De Paradiso</i>, parte I, cc. 8-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span><i>Inferno</i>, c. XXXIV, vv. 112-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Il <span class="smcap">De Gubernatis</span>, in uno scritto intitolato <i>Dante e l'India</i> -(<i>Giornale della Società asiatica italiana</i>, vol. III, 1889, pp. 3-19) -sostiene che per Dante il monte del Purgatorio è l'isola di -Ceilan; ma poteva Dante ignorare ciò che tutti sapevano ai -suoi tempi, cioè che l'isola di Ceilan era popolata, non di -anime purganti, ma di uomini d'ossa e di polpe? che da quell'isola -venivano spezie in gran copia? che ad essa approdavano -mercatanti e pellegrini in gran numero? Come avrebbe potuto -Dante dire il lido di così fatta isola -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i11"> lito diserto</p> -<p class="i01">Che mai non vide navicar sue acque</p> -<p class="i01">Uomo che di tornar sia poscia esperto?</p> -</div></div> - -<p> -E come avrebbe potuto chiamar quell'isola un'<i>isoletta</i>? (<i>Purgatorio</i>, -I, 130-2, 100).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Reinaud</span>, <i>Géographie d'Aboulfeda</i>, vol. I, Parigi 1848, -Introduzione, p. CCCVIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Shems Ed-Dîn Abu-'Abdallah</span>, <i>Nokhbet eddahr</i>, ecc., -trad, da A. F. Mehren, Copenaghen, 1874, pp. 171-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Una ingegnosa ipotesi sulla origine di essa presso gli antichi -espone il <span class="smcap">Ploix</span>, <i>L'Océan des anciens, Revue archéologique</i>, -nuova serie, vol. XXXIII (1877).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span><span class="smcap">Giuseppe Flavio</span>, <i>Antiq. jud</i>., I, 1; <span class="smcap">S. Giovanni Damasceno</span>, -<i>De fide orthodoxa</i>, l. II, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Vedi negli atlanti citati pur ora le seguenti mappe: di -Enrico, canonico di Magonza (sec. XII); quelle inserite in manoscritti -del <i>Liber Floridus</i> di <span class="smcap">Lamberto</span>, canonico di Saint-Omer -(sec. XII); quella inserita in un manoscritto della <i>Imago mundi</i> -di <span class="smcap">Onorio di Autun</span> (sec. XII); di Hereford (sec. XIII); di <span class="smcap">Marin -Sanudo</span>, nel <i>Chronicon a mundi creatione ad annum Christi 1320</i>. -Cf. <span class="smcap">Santarem</span>, <i>Essai</i> etc., vol. III, pp. 477-8, 497; vol. II, pp. 197, -241; vol. III, p. 140.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span><span class="smcap">P. Meyer</span>, <i>Romania</i>, vol. XIV, p. 62; <span class="smcap">Parodi</span>, <i>I rifacimenti -e le traduzioni italiane dell'Eneide di Virgilio prima del Rinascimento</i>, -nel fasc. V (1887) degli <i>Studj di filologia romanza</i>, pubblicati -dal Monaci, pp. 166-7. Il ms. A, I, 8 della Casanatense -contiene il testo francese. La traduzione italiana, oltre che nel -ms. canoniciano indicato dal Meyer, e nel ms. N. 10 di San -Pantaleone <i>de Urbe</i>, conservato nella biblioteca Vittorio Emanuele -di Roma, indicato dal Parodi, si ha in un altro manoscritto, -pure di S. Pantaleone, segnato col numero 30, e conservato -nella medesima biblioteca. In questo si leggono, come io -le ho trascritte, le parole: <i>è assisa verso Oriente, nel gran mare -che tutto il mondo atornea</i>, e non come dall'altro codice le riporta -il Parodi: <i>è assisa verso Oriente nel gran mare atornea</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Il racconto di Giovanni fu ripubblicato, di su un codice di -Berlino, da <span class="smcap">F. Zarncke</span>, <i>Der Priester Johannes</i>, estratto dai volumi -VII e VIII delle Memorie della Società Reale delle scienze -in Sassonia, Lipsia, 1876-9, parte 2ª pp. 162-71. Il passo da me -riferito è a p. 170.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Ap. <span class="smcap">Dobner</span>, <i>Monumenta historica Boemiae</i>, t. II, pp. 89-90. -Cf. <span class="smcap">De Gubernatis</span>, <i>Storia dei viaggiatori italiani nelle Indie -Orientali</i>, Livorno, 1875, p. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Ap. <span class="smcap">Dobner</span>. <i>Op. cit</i>., p. 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span><span class="smcap">Tertulliano</span>, <i>Apolgeticus</i>, cap. 46; <span class="smcap">Filostorgio</span>, ap. <span class="smcap">Niceforo</span>, -<i>Hist. eccles</i>., l. IX, cap. 19; <span class="smcap">San Tommaso</span>, <i>Summa theologica</i>, II, 2ª, -quaest. 165, art. ult.; <span class="smcap">San Bonaventura</span>, <i>Sententiarum</i> II, dist. 17. -Cf. <span class="smcap">Alberto Magno</span>, <i>De natura locorum</i>, tratt. I, cap. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span><span class="smcap">Mosè Bar-Cefa</span>, <i>De Paradiso</i>, parte I, cap. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Ugo di San Vittore</span>, <i>Adnotationes in Genesim</i>, c. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span><i>Ad Autolycum</i>, l. II, 24; cf. <span class="smcap">Sant'Ippolito</span>, vescovo di Roma, -<i>In Hexaemeron</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span><i>Quaestiones hebraicae in Genesim</i>, cap. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span><span class="smcap">Wright</span>, <i>St. Patrick's Purgatory; an Essay on the Legends -of Purgatory, Hell, and Paradise</i>, Londra, 1844, p. 25. Per contro, -in un codice riccardiano (n. 1717, f. 82 r.), quasi ad assicurar -meglio la più comune credenza, si dice: <i>El paradiso delitiano -si è in terra, in questo mondo, nelle parti d'oriente</i>, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span><i>Quaestiones ad Antiochum</i>, quaest. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span><span class="smcap">Giuseppe Flavio</span>, <i>De bello judaico</i>, l. II, cap. VIII, 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span><span class="smcap">D'Arbois de Jubainville</span>, <i>Le cycle mythologique irlandais et -la mythologie celtique</i>, Parigi, 1884, pp. 26-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span><i>Etymologiarum</i>, l. XIV, cap. 6: cf. <span class="smcap">Rabano Mauro</span> (De Universo, -l. XII, cap. 5) che qui e altrove copia Isidoro; <span class="smcap">Pietro -d'Ailly</span>, <i>Imago mundi</i>, c. 41. Vedi <span class="smcap">Beauvois</span>, <i>L'Élysée transatlantique -et l'Éden occidental, nella Revue de l'histoire des religions</i>, -tt. VII e VIII (1883), pp. 273-318, 672-727.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span><span class="smcap">Plutarco</span>, frammento di un commentario sopra Esiodo, conservato -da <span class="smcap">Tzetzes</span>, in <i>Oeuvres de Plutarque</i>, ediz. Didot, vol. V, -pp. 20-21; <span class="smcap">Solino</span>, <i>Polyhistor</i>, XXII, 1; <span class="smcap">Claudiano</span>, <i>In Rufinum</i>, -I, vv. 123 sgg.; <span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello gothico</i>, IV, 20; <span class="smcap">Lycophronis</span> -<i>chalcidensis Alexandra</i>, ediz. di Oxford, 1697, p. 90. Cf. <span class="smcap">Wackernagel</span>, -<i>Das Todtenreich in Britannien</i>, nella <i>Zeitschrift für deutsches -Alterthum</i> del <span class="smcap">Haupt</span>, vol. VI, pp. 191-2; <span class="smcap">D'Arbois de Jubainville</span>, -<i>Op. cit.</i>, p. 232. Durante tutto il medio evo l'Irlanda fu -creduta paese di meraviglie, come ne fanno fede la <i>Topographia -Hiberniae</i> di <span class="smcap">Giraldo Cambrense</span>, il trattato <i>De rebus Hiberniae -admirandis</i> di <span class="smcap">Patrizio</span>, il già citato <i>Liber Floridus di</i> <span class="smcap">Lamberto</span>, -e altri. Jean de Meung, l'autore della seconda parte del -<i>Roman de la Rose</i>, tradusse un'opera che s'intitola in francese -<i>Merveilles d'Irlande</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Le opinioni degli antichi circa gl'Iperborei sono raccolte -dall'<span class="smcap">Ukert</span>, <i>Geographie der Griechen und Römer</i>, vol. III, parte 2ª, -pp. 393-406.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span><span class="smcap">Preller</span>, <i>Griechische Mythologie</i>, 2ª ediz., Berlino, 1860-1, -vol. I, p. 442.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span><i>Libellus de situ Daniae</i>, unito alla sua <i>Historia ecclesiastica</i>, -Lugduni Batavorum, 1595, cc. 228 e 232.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Abulfeda le confonde insieme; Ibn-Sayd le distingue, intendendo -probabilmente per Isole Eterne le isole del Capo -Verde e per Isole della Felicità le Canarie. Crf. <span class="smcap">Renaud</span>, -<i>Géographie d'Aboulfeda</i>, già cit., vol. I, Introduzione, pp. -CCXXXIV-CCXXXV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span><span class="smcap">Humboldt</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. II, p. 159. Degli antichi, alcuni noveravano -sei Isole Fortunate; altri due solamente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span><i>Le livre du chemin de long estude</i>, edito da R. Püschel, Berlino -e Parigi, s. a., ma 1881, vv. 1534-56. Che il Paradiso terrestre -non fosse nelle Isole Fortunate prova, con molti argomenti -il Tostato, <i>Commentaria in Genesim</i>, cap. XIII, qu. XCI, -<i>Opera omnia</i>, Venezia 1727 sgg., t. I, p. 219.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span><i>Orlando Furioso</i>, c. XXXIII, vv. 109-110; <i>Paradise Lost</i>, I, IV, -vv. 281-3: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Paradise under the Aethiop line,</p> -<p class="i01">By Nilus' head, inclosed with shining rock,</p> -<p class="i01">A whole day's journey high.</p> -</div></div> - -<p> -È difficile dire se fosse il Prete Gianni che si traeva dietro -in Etiopia il Paradiso terrestre, o questo che si traeva dietro -quello, o se ciascuno vi migrasse da sè per proprio conto. Come -abbiam già veduto, e come vedremo anche meglio più innanzi, -il meraviglioso paese del Prete Gianni, o Presto Giovanni, era -in istretta relazione col Paradiso; ma quella opinione intorno -al Nilo, e il mistero che circondava le fonti di esso fiume dovevano -agevolare a ogni modo il trapasso del Paradiso in Africa. -Non è facile intendere dove situasse il Paradiso (sebbene paja -non fosse lungi dall'Africa), <span class="smcap">Francesco Rinuccini</span>, il quale nella -<i>Invettiva contro a certi caluniatori di Dante e di messer Francesco -Petrarca e di messer Giovanni Boccacci</i>, dice che per fuggir -quella <i>brigata di garulli</i>, dopo molto correre il mondo riparò -nel Paradiso terrestre: «di poi per non poter passar più oltre -sotto l'austro pell'oceano, ripasso il principio del Mare rosso, andando -in alto al paradiso terrestre, confinato da l'ocieano di -levante e da l'ocieano australe». L'<i>Invettiva</i> fu pubblicata dal -<span class="smcap">Wesselofsky</span>, <i>Paradiso degli Alberti</i>, vol. I, parte 2ª pp. 303-16, -Scelta di curiosità letterarie, disp. LXXXVI<sup>2</sup> (1867).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>In una lettera dell'ottobre 1498, egli scrive al re e alla -regina di Spagna: «Yo no hallo, ni jamas he hallado excriptura -de Latinos ni de Griegos que certificadamente diga el sitio -en este mundo del Paraiso terrenal, ni visto en ningun mapamondo, -salvo, situado con autoridad de argumento. Algunos le -ponian allí donde son las fuentes del Nilo en Etiopia; mas otros -anduvieron todas estas tierras y no hallaron conformidad dello -en la temperancia del cielo, en la altura hacia el cielo, porque -se pudiese comprender que el era allí... Yo dije lo que yo hallaba -deste emisferio y de la hechura, y creo que si yo pasara por -debajo de la linea equinocial que en llegando allí en esto mas -alto que fallara muy mayor temperancia, y diversidad en las -estrellas y en las aguas, no porque yo crea que allí donde es -el altura del extremo sea navegable ni agua, ni que se pueda -subir allá porque creo que allí es el Paraiso terrenal...». Ap. -<span class="smcap">Navarrete</span>, <i>Viages y descubremientos de los Españoles desde fines -del siglo XV</i>, Madrid, 1835-9, vol. I, p. 258. Di ciò parlano -anche parecchi biografi del Colombo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span><span class="smcap">Mariner</span>, <i>Tonga Island</i>, II, 107-9, citato dal Gerland, <i>Altgriechische -Märchen in der Odissee</i>. Magdeburgo, 1869, p. 41. Cf. <span class="smcap">Wilford</span>, -<i>An Essay on the sacred Isles in the West</i>, nelle <i>Asiatic -Researches</i>, vol. XI (1812), p. 91.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Si può chiedere, del resto, se nell'interno del pianeta non -lo pongano anche alcune Visioni e leggende, come, per esempio, -la leggenda del Pozzo di San Patrizio.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="cap2par">CAPITOLO II. -<span class="smaller">NATURA, CONDIZIONI E MERAVIGLIE -DEL PARADISO TERRESTRE.</span></h3> -</div> - -<p> -Nella Genesi non si dice che il Paradiso fosse un monte, -o sopra un monte; ma i quattro fiumi che ne scaturivano -lasciano congetturare quale sia stata a tale riguardo la -immaginazione primitiva. Essa non era certamente disforme -da quella che si trova in altri miti affini: il Meru indiano, -l'Alburz iranico, l'Asgard germanico, il Kâf arabico, sono -tutti monti; nè è questo il luogo d'andar ricercando le -ragioni di così fatta immaginazione. Ezechiele pone il -giardino dell'Eden sopra un monte tutto scintillante di -gemme<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. Tale riman poi la credenza nei primi secoli del -cristianesimo e durante tutto il medio evo. Molti identificarono -il monte del Paradiso col monte su cui si fermò -l'Arca di Noè quando cominciarono a scemare le acque -del Diluvio; per Dante il Paradiso è sulla cima del monte -del Purgatorio. -</p> - -<p> -Qui ci si offre una particolarità costante nella finzione. -Il monte paradisiaco s'immagina altissimo sopra tutti gli -altri monti della terra; al qual proposito non è da dimenticare -che molti popoli, fra' quali gli Ebrei, attribuirono -ai monti più alti un certo carattere di santità. Il Meru, -meravigliosamente descritto nel <i>Mahâbhârata</i> e nei <i>Purâni</i>, -si leva tanto sopra le nubi che nemmeno il pensiero -vi può salire. L'Alburz, l'Asgard, sono ancor essi -di smisurata altezza. Del Caucaso dissero gli antichi che -attingesse col vertice le stelle, e dell'Atlante che sorreggesse -il cielo. Il Sinai e l'Olimpo si levavano sopra la -regione dei venti<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. -</p> - -<p> -Le opinioni circa l'altitudine del Paradiso sono tutte -concordi in questo, che fanno veramente smisurata la elevatezza -del monte, sebbene poi discordino nei ragguagli. -La credenza di alcuni, che il giardino dell'Eden fosse -stato distrutto dalle acque del Diluvio<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>, era contraddetta -dalla credenza degl'innumerevoli, i quali pensavano che -le acque punitrici avessero bensì superato tutte l'altre -cime della terra, ma non quella, sopra tutte l'altre innalzata, -del monte sacro. Nel già citato <i>Combattimento di -Adamo</i> si legge che le acque del Diluvio sollevarono -l'Arca, sino appiè del giardino, e che quivi si umiliarono -gli elementi sconvolti ed infuriati<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. Efrem Siro, ed altri -assai, dicono che il Paradiso non fu sommerso dal Diluvio; -Merlino, insieme con altri nove bardi, andò in traccia -dell'isola verde che il Diluvio non aveva potuto sommergere<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. -</p> - -<p> -Nel l. VII delle <i>Istorie apostoliche</i>, attribuite ad Abdia, -supposto vescovo di Babilonia, San Matteo, predicando al -popolo, afferma il Paradiso terrestre salir tant'alto da -esser vicino al cielo; e Alberto Magno dice aver trovato -in antichissimi libri che Matteo Apostolo fu il primo a -metter fuori la opinione secondo cui il Paradiso attingerebbe -il cerchio della luna<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. Tale opinione ebbe seguaci -parecchi, fra' quali Rabano Mauro, Valafredo Strabone e -Pietro Lombardo; ma fu combattuta dai più<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. Mosè -Bar-Cefa si contentò di dare al monte del Paradiso una -grande altezza, allegando che senza di ciò non avrebbero -potuto i quattro fiumi passar sotto il mare e scaturir di -bel nuovo nelle nostre regioni<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>; e San Giovanni Damasceno -di dire ch'esso è più sublime di ogni altro luogo -che sia in terra<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. E' pare che Dante ponesse ben alto il -suo Paradiso, se s'ha a giudicare da ciò che nel c. XXVII -del <i>Purgatorio</i> dice delle stelle, le quali sembravangli -più chiare e maggiori; ma vuolsi notare tuttavia che in -fatto di astronomia stellare le nozioni erano molto imperfette -a' suoi tempi, e che appena dei corpi del sistema -solare si calcolava, assai falsamente, la distanza. Al monaco -Alberico il Paradiso era parso prossimo al cielo<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>: -in una leggenda italiana di tre monaci che andarono al -Paradiso terrestre, leggenda della quale dovrò parlare a -suo luogo, il monte è alto cento miglia. Il già ricordato -Giovanni de' Marignolli dice che il monte di Ceilan è -forse, dopo quello del Paradiso, il più alto che sia in -terra. -</p> - -<p> -Le opinioni circa l'estensione del Paradiso furono molto -discordi, e alcune di esse inconciliabili con la credenza -che il Paradiso stesso formasse la cima di un monte, o -uno spianato altissimo. Come abbiam veduto, credettero -alcuni che il Paradiso coprisse in origine tutta la faccia -della terra, o la cingesse tutto intorno; altri pensarono -ch'esso chiudesse ne' suoi confini più regioni assai vaste, -in modo da potere accogliere tutto il genere umano, qualora -Adamo non avesse peccato. Nella leggenda di San -Brandano, si dice che costui, e i compagni suoi camminarono -quaranta giorni nell'isola del Paradiso senza poterne -trovare la fine. I rabbini disputarono molto intorno -a questo punto, e alcuni di essi fecero l'Eden parecchie -centinaja di volte più spazioso della terra. Rabbi Giosuè -(Jehoshûa), che ci fu e lo descrisse, vi trovò, fra l'altro, -sette case, ciascuna delle quali era lunga 120000 miglia -e larga altrettanto<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. Per contro affermò il Tostato che il -Paradiso ebbe non più di tre o quattro leghe di diametro, -e circa dodici dì circonferenza. -</p> - -<p> -La credenza più comune fece il Paradiso non troppo -esteso, e permise di cingerlo di un muro, il quale è talvolta -di solida materia, e talaltra di fiamma viva. Il muro -solido è, secondo i casi, di cristallo, di diamante, o d'altra -gemma, di bronzo, d'argento, d'oro. Il muro di fiamma, -che probabilmente trae la origine dalla spada fiammeggiante -del cherubino, ricordata nella Genesi, s'incontra assai -più spesso. Già Tertulliano, e poi Lattanzio e San Giovanni -Crisostomo, ne fanno menzione<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>; ma chi ne ribadì -la credenza nel medio evo fu Isidoro di Siviglia, il quale -dice che quell'incendio quasi s'alza sino al cielo; e da -esso attinsero, direttamente o indirettamente, Rabano -Mauro, Onorio Augustodunense, Giacomo da Vitry, Rodolfo -da Ems, e altri assai<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Nella già ricordata mappa -dei tempi di Carlo V di Francia il muro di fiamme è -assai chiaramente indicato, e in pieno secolo XVI lo descriveva -ancora Davide Lindsay nel suo poema intitolato -<i>The dream</i>. Tale immaginazione non è, del resto, senza -riscontri. Il castello in cui, secondo la saga raccolta nell'Edda, -dorme per decreto di Odino la valkiria Sigurdrifa, -è circonvallato di fiamme; a detta del Mandeville, l'Arca -di Noè, tuttavia esistente sul monte Ararat, è circondata -da un fuoco celeste che non permette altrui di avvicinarsele. -</p> - -<p> -Molto sovente il Paradiso fu immaginato, nel medio evo, -non più come un giardino propriamente, ma come una -città chiusa, o come un castello, cinto di buone mura, -fornito di torri e provveduto di porte; e così si vede rappresentato -in molti manoscritti e in parecchie carte<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. -Tale fantasia si lega, senza dubbio, come vedremo più -oltre, alla descrizione che della Gerusalemme celeste si -legge nell'Apocalissi<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>, descrizione che diede più di un elemento -alle nostre finzioni. Del resto il Vara, o Paradiso -dell'iranico Yima, era anch'esso cinto di muro e conteneva -molti e varii edifizii. -</p> - -<p> -Ma prima di spingerci attraverso quel formidabile muro -di fuoco, o di varcare la soglia di quelle porte, per vedere -le meraviglie molteplici che in sè racchiude il divino -luogo, bisogna che noi scorriamo alquanto il paese -dattorno (isole o terra ferma) e vediamo di qual natura -esso sia. Ora, è da notare che queste vicinanze si presentano -nella finzione con caratteri alle volte affatto opposti, -quando dilettose e felici, quando spaventose ed orrende. -</p> - -<p> -L'idea di far precedere al Paradiso una regione che mostrasse -in sè alcuna delle condizioni di quello, e ne ricevesse, -in certo qual modo, il benefico influsso, era un'idea -così naturale che non poteva non sorgere negli spiriti e -non riversarsi nella leggenda, sebbene dovesse contrariarla -il racconto dei patimenti a cui erano andati soggetti Adamo -ed Eva dopo la cacciata, durante il loro soggiorno in luoghi -affatto prossimi al giardino di beatitudine. In certo libro -di Juniore Filosofo, libro composto, secondo ebbe ad opinare -il Mai, ai tempi dell'imperatore Costanzo, e conservato -in un manoscritto del secolo X, si parla di un -popolo il quale abita nel paese d'Eden, prossimo al Paradiso, -in una condizione di felicità e d'innocenza. Vivono -quegli uomini di pane che piove loro dal cielo, non conoscono -le infermità e campan cent'anni<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. In parecchie -delle leggende che dovrò riferire più innanzi, coloro che -muovono in cerca del Paradiso sono avvertiti della sua -prossimità dalla mitezza dell'aria, dallo splendore del cielo, -dall'amenità dei campi, dal sorriso dell'intera natura. Il -paese del Prete Gianni, situato a poca distanza dal Paradiso, -è una specie di paradiso esso stesso, dove è dolcissimo -il clima, e gli animali sono pieni di mansuetudine, -e abbondano piante di gran virtù e di soavissimi -frutti, ed è grandissima copia di oro e di gemme, e scaturiscono -acque le quali serbano l'uomo sempre sano e -sempre giovane, e scorrono persino fiumi di miele e di -latte<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quivi il balsamo nasce; e poca parte</p> -<p class="i01">N'ebbe appo questi mai Gerusalemme.</p> -<p class="i01">Il muschio ch'a noi vien quindi si parte;</p> -<p class="i01">Quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme;</p> -<p class="i01">Vengon le cose in somma da quel canto</p> -<p class="i01">Che nei paesi nostri vaglion tanto<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Giovanni di Hese, del quale feci ricordo nel precedente -capitolo, parla di un'isola deliziosa, ove non è mai notte, -e che si chiama Radice del Paradiso: nel romanzo di -Ugo d'Alvernia, la terra prossima al Paradiso è detta -Terra di promissione. Terre beate si stendono appiè del -Meru e dell'Hara-berezaiti. -</p> - -<p> -Non di rado l'immaginazione è tutt'altra: appiè del Paradiso -si stende una regione selvaggia, tenebrosa ed orrenda, -asserragliata da monti inaccessibili, piena di serpenti -spaventosi e di altri animali terribili. Giacomo da -Vitry afferma che tra la dimora dei primi parenti e -questo <i>nostro esilio</i> è un gran caos, una gran distesa -di terre, popolata da serpenti innumerevoli<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>. Giordano -da Sévérac narra che nella Terza India, ov'è il Paradiso, -«sono dragoni in grandissima quantità, i quali -recano sul capo pietre lucenti, dette carbonchi. Questi -animali giacciono sopra arene d'oro, e crescono assai, e -mandan fuori un fiato puzzolente ed infetto, simile a densissimo -fumo, quando si leva dal fuoco. A certi tempi si -accolgono insieme e mettono le ali, e cominciano ad alzarsi -per l'aria; ma allora, per voler di Dio, cadono, essendo -di sì gran peso, in un fiume ch'esce dal Paradiso, -e quivi muojono<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.» Di una regione popolata di serpenti -è spesso fatto ricordo in racconti orientali, come, per citarne -uno, in quello dei viaggi di Sindbad, che si legge -nelle <i>Mille e una notte</i><a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>; e del Meru è detto che serpenti -orribili ne guardano l'accesso. Il Mandeville e altri -parlano della regione inospitale ed asprissima che si frappone -tra il Paradiso e le terre abitate; una regione tenebrosa -trovasi già descritta nelle storie favolose di Alessandro -Magno. -</p> - -<p> -Nelle Visioni il Paradiso terrestre è, non di rado, posto -in regione assai prossima all'Inferno o al Purgatorio, di -guisa che l'anima peregrina passa subitamente dai luoghi -di tormento, al luogo di beatitudine. Così nella leggenda -del Pozzo di San Patrizio, nella Visione di Thurcill, in -quella di Frate Alberico, ecc. Il Mandeville pone una -specie d'antinferno in vicinanza del fiume Fison, e l'Ariosto -apre una bocca dell'inferno alle radici del monte -su cui è il Paradiso<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Dante fa che il Paradiso coroni -il monte del Purgatorio, e in una specie di prologo che -precede una delle redazioni del noto poema <i>La vengeance -de Jésus-Christ</i>, contenuto in un manoscritto della Biblioteca -Nazionale di Torino, il Purgatorio è nel fosso -da cui il Paradiso è cinto tutto all'intorno<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Così l'Elisio -fu, dagli antichi, immaginato contiguo al Tartaro: Ulisse, -Enea, passano direttamente da questo a quello. -</p> - -<p> -E ora varchiamo il fosso e il muro e penetriamo nel -luogo sacro, il quale, stando a una ragionevole opinione -di Marcione, il noto eresiarca del secondo secolo, fu formato -con la più pura parte della terra, e, secondo Filosseno -vescovo di Bagdad (secolo IX) e Mosè Bar-Cefa (secolo -X), di una materia più tenue e più pura, che teneva -dello spirituale. Regna nel beato giardino una perpetua -primavera; non mai turbata da venti e da procelle. Il cielo, -che spande sopr'esso un lume sette volte più chiaro che -non sia quello del nostro giorno, ma scompagnato da ogni -fastidiosa caldura, non vi patisce nube alcuna, e mai -non lo ingombra la notte. Nè mai per l'aria dolcissima -si riversa grandine o pioggia, nè mai vi s'ode il pauroso -fragore del tuono e l'orrendo schianto della folgore. -Tiene il luogo un'altissima quiete, una pace serena e -sacra, ignote affatto a chi vive quaggiù. Padri e Dottori -della Chiesa, e poeti cristiani dei primi secoli, vanno a -gara in descrivere tanta letizia, e le lor voci raccoglie -Dante, quando nel canto ventesimottavo del Purgatorio -descrive -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">La divina foresta spessa e viva,</p> -</div></div> - -<p> -e ricorda <i>l'aura dolce, senza mutamento</i>, che ne sommoveva -le fronde, e la perpetua primavera<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. Anche qui i -riscontri abbondano. Il Meru e l'Hara-berezaiti non conoscono -i rigori del verno, nè le tenebre, nè le nubi, nè -intemperie di nessuna sorte. Di tutti gli altri luoghi di -beatitudine fu necessariamente immaginato altrettanto. -Veggasi ciò che Omero ed Esiodo e Platone e Virgilio e -tanti altri antichi dicono del soggiorno dei giusti, o della -condizione della terra durante l'età dell'oro, o del paese -degl'iperborei, o di altri così fatti: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Hic aeterna quies, nulla hic jura procellis<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -L'isola di Avalon, di cui tanto favoleggiarono nel medio -evo i poeti e i romanzatori del ciclo arturiano, e dove -Artù, mortalmente ferito in battaglia, era, per forza di -miracolo, serbato in vita, l'isola di Avalon godeva gli -stessi benefizii del Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. -</p> - -<p> -Che quella stanza del Paradiso dovesse poi essere saluberrima; -che i morbi non vi potessero penetrare, nè vi -potesse penetrare la morte, s'intende di leggieri, ed è cosa -in tutto conforme al concetto del mito biblico. Ma non -si creda che essa fosse sola a fruire di così notabili prerogative. -Dell'isola di Pafo fu creduto anticamente che -nessuna infermità vi potesse aver luogo. Nell'isola de' Macrobii, -posta nel mare dell'India, e visitata da Alessandro -Magno, l'aria era così pura, e così sano il clima, che gli -uomini vi solevan vivere circa un secolo e mezzo. Plutarco, -rimaneggiando finzioni antichissime, narra di due isole a -ponente della Brettagna, abitate, l'una da uomini di santa -vita, immuni da ogni umana infermità, l'altra da Crono, -immerso in letargo e servito da demonii<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. Nel l. VIII -delle sue <i>Istorie Filippiche</i>, delle quali non sono rimasti -se non pochi frammenti, Teopompo raccontava, conformemente -a un'antica leggenda, come il re Mida fosse riuscito -ad ubbriacare Sileno e ad avvincerlo di catene. Per racquistare -la libertà Sileno dovette comunicare al re la sua -scienza, e tra l'altro gli narrò della terra Merope, posta -di là dall'oceano, e dove gli uomini vivono il doppio che -altrove, e non conoscono infermità, e il suolo spontaneamente -produce le messi e ogni altro frutto<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Di consimil -natura era l'isola di Jambulo, di cui dà ragguaglio Teodoro -Siculo. Anche di luoghi dove non si moriva ce n'era -più d'uno. Giraldo Cambrense parla di due isole, poste -in un lago dell'Irlanda, nella minor delle quali nessuno -poteva morire e nessuno mai era morto, e perciò era detta -Isola dei viventi. Chi oppresso dai morbi, o giunto allo -stremo della vecchiezza, desiderava por fine a una vita divenuta -ormai troppo incresciosa, si faceva trasportare nell'altra -isola, e come appena toccava terra, moriva<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Queste -isole sono spesso ricordate in leggende celtiche, e veggonsi -poste più di frequente nel mare ibernico. Si legge nel -<i>Perceforest</i> che i principi Dardanon, Gadiffer con la moglie -sua, Perceforest e Gallafar si ritrassero nell'Isola di vita, -per potervi aspettare la venuta del Redentore. Invecchiano -oltre modo aspettando, tanto che la vita s'è fatta loro -insopportabile. Avuta la nuova che il Redentore è nato, -si fanno trasportare altrove e muojono in pace<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. Pietro -Comestore parla di più <i>isole dei viventi</i>, ove a nessuno -è dato morire, e Gervasio da Tilbury ne ricorda una, visitata -da Alessandro Magno, là nei mari dell'India<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Contrastava -con queste un'isola dove non si poteva nascere<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. -Il Paradiso terrestre, che Dante, acconciamente, disse -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Fatto per proprio dell'umana spece<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>,</p> -</div></div> - -<p> -era immune dalla morte e dai morbi, non solo perchè il -santo luogo non poteva, per sua natura, essere contaminato -da nessuna delle miserie di quaggiù, le quali furono -il tristo retaggio della colpa; ma ancora perchè accoglieva -in se stesso, come ora vedremo, più cose le quali avevano -virtù di combatterle e di tenerle lontane. -</p> - -<p> -Degl'infiniti alberi d'ogni specie, che dovevano empiere -il giardino dell'Eden, la Genesi ne nomina più particolarmente -due: l'albero della vita e l'albero della scienza -del bene e del male, concesso quello, vietato questo ai due -primi parenti. Il linguaggio del libro sacro è del resto -un po' ambiguo, perchè ora pare vi si parli di due alberi -diversi, e ora di uno solo, il che è da ascrivere certamente -alla imperfetta corrispondenza e alla poca fusione dei due -racconti onde il libro stesso fu composto. Vi è poi anche -ricordato il fico, delle cui foglie Adamo ed Eva copersero -la lor nudità. Non parlo del <i>bedolach</i>, intorno alla cui -natura fu tanto disputato. -</p> - -<p> -La stretta affinità che gli alberi paradisiaci della vita -e della scienza hanno con alberi meravigliosi di altre mitologie, -col soma degl'indiani, con l'haoma degl'Irani, con -l'albero delle tradizioni caldeo-assire, con l'albero della -immortalità, che insieme con altri alberi meravigliosi sorge -nel Kuen-lun dei Cinesi, con quello che, tutto splendente -di poma d'oro, era custodito gelosamente nell'Orto delle -Esperidi, fu notata da un pezzo, nè io intendo di farne -qui particolare discorso<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. -</p> - -<p> -Molto fu immaginato e disputato circa la specie e la -natura dei due alberi della vita e della scienza, e più -specialmente del secondo. Dall'uno o dall'altro si fece derivare, -in una leggenda celebre di cui avrò a parlare in -luogo più acconcio, il legno onde fu formata la croce; e -il primo diede argomento anche a un'altra leggenda, assai -strana, ove si narra che mille anni dopo il peccato dei -primi parenti, Dio trapiantò l'albero della vita nell'orto -di Abramo; che una figliuola di Abramo ingravidò respirando -il profumo dei fiori dell'albero, e diede alla luce -un fanciullo, il quale si chiamò Fanuel; e che costui, -avendo forbito sulla propria coscia il coltello con cui -aveva tagliato uno dei frutti dell'albero, vide la coscia -gonfiarsi e mettere al mondo, a tempo debito, una bambina -che fu Sant'Anna, madre della Vergine Maria<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. -</p> - -<p> -Nel <i>Testamento d'Adamo</i> Seth domanda che albero fosse -quello del cui frutto mangiarono i suoi genitori, e Adamo -risponde che era un fico. Isidoro Pelusiota, morto circa -il 450, dice che, secondo l'antica opinione, l'albero che -condusse a peccare i primi parenti fu un fico, e un fico -si vede talvolta rappresentato nei monumenti della primitiva -arte cristiana<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Un fico lo dissero pure alcuni -rabbini; ma altri rabbini, seguiti in ciò dai Bogomili, -pensarono che dovesse essere la vigna (la quale fu, per -contro, dai Mandaiti considerata pianta di vita) oppure -il grano<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. Nel <i>Libro d'Enoch</i>, il profeta, seguitando una -sua fantasiosa peregrinazione, giunge al giardino di giustizia, -e vi trova, fra altri alberi, l'albero della scienza, -il quale somiglia al tamarindo, ha i frutti simili a grappoli -d'uva, e spande intorno un profumo balsamico<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. -Secondo una opinione molto diffusa tra i musulmani il frutto -vietato era, come per alcuni rabbini, il grano<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. Felice -Faber afferma che tutti gli Orientali credevano l'albero -fatale essere il musa (banano, fico del Paradiso), e dice -che il frutto mostra, quando è intero, la traccia di un -doppio morso, e quando è tagliato a mo' del rafano, il -segno della croce, con una oscura immagine del crocifisso, -in ogni fetta che se ne leva<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. Felice scriveva verso la -fine del secolo XV; ma molti prima di lui avevano parlato -del musa, e de' suoi frutti, chiamati anche pomi del -Paradiso (<i>arbor Adae, poma Adae</i>). Giacomo da Vitry e -Giacomo di Maerlant, nel suo poema <i>Der naturen bloeme</i>, -e Thietmar, e, in generale, tutti i peregrinatori di Terra -Santa, ne fanno ricordo, notando più di proposito la particolarità -di quel morso, che pareva attestare in modo -irrefragabile l'origine della pianta e la parte da essa avuta -negli umani destini. Burcardo di Monte Sion descrive -abbastanza minutamente la pianta e i suoi frutti, ma nulla -dice nè del morso, nè del segno di croce<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Giovanni de' Marignolli -per contro sa che delle foglie del musa, le quali -sono assai grandi, si coprirono, dopo il peccato, i primi -parenti, e che tagliando per traverso il frutto si vede in -ciascuna metà l'immagine di un uomo crocifisso<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. Comunque -sia, si credeva universalmente che il pomo vietato, -e gli altri frutti del Paradiso, fossero di così grato -odore e di così squisito sapore da vincere di gran lunga -quanti ne nascono in terra. San Giovanni, Enoch ed Elia -ne dànno alcuni ad Astolfo -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza</p> -<p class="i01">Scusa non sono i duo primi parenti,</p> -<p class="i01">Se per quei fûr sì poco ubbidienti<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ma si sa che il mal desiderato frutto restò nella strozza -ad Adamo, e formò quello che appunto si chiama dal -volgo il pomo d'Adamo, e dai dotti cartilagine tiroidea. -Dio, «perciò che l'uomo sapesse che tutte le schiatte -doveano essere colpevoli di questo peccato, fece rimanere -lo nodo che àe la gola», si legge nel <i>Libro di Sidrach</i><a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>; -e più esplicitamente nei <i>Fioretti della Bibbia</i>: «Et -quando Adamo mangiò del pome, avengnia che buono gli -parve al ghusto, sì gli ricordò del comandamento che iddio -gli avea fatto, et puosesi allora la mano alla ghola, e ristrinse -la volontae e fu pentuto, et per questo si dice che -gli uomeni anno uno nodo nella ghola e le femmine no»<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. -</p> - -<p> -Tutti, o quasi tutti coloro che poterono penetrare nel -Paradiso terrestre, videro l'albero che aveva dato materia -al peccato, spoglio delle sue fronde e inaridito. Le leggende -che io riferirò nel capitolo IV cel proveranno. Nel -<i>Combattimento d'Adamo</i> è detto che Dio stesso disseccò, -dopo il peccato, la pianta; e disseccata prima, poi <i>rinnovellata -di novella fronda</i>, la vide Dante: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Io sentii mormorare a tutti: Adamo!</p> -<p class="i02"> Poi cerchiaro una pianta dispogliata</p> -<p class="i02"> Di fiori e d'altra fronda in ciascun ramo<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Tale, e ingombra di spine per giunta, e con avvolta al -tronco la scoglia d'un serpente, la descrive Federigo Frezzi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quando trovai un arbor senza fronde</p> -<p class="i02"> Ch'era di spoglio d'un serpente avvolto,</p> -<p class="i02"> Sì come un'edra che un ramo circonde.</p> -<p class="i01">Lo spoglio avea di forma umana il volto;</p> -<p class="i02"> E l'arbore di spine era pien tutto</p> -<p class="i02"> Intorno a sè, siccome luogo incolto.</p> -<p class="i01">Ogni altro legno ivi era pien di frutto,</p> -<p class="i02"> E di be' fiori e frondi, fresco e bello;</p> -<p class="i02"> E questo solo era secco e distrutto;</p> -<p class="i01">E su non vi cantava alcun uccello<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Nello strano racconto francese che ho citato poc'anzi si -dice che Dio aveva fatto dono dell'albero della scienza ai -demonii, e che Adamo ed Eva, avendo mangiato del suo -frutto, caddero in loro potestà. -</p> - -<p> -Nella leggenda italiana de' tre monaci, della quale ho -già fatto parola, si ricordano quattro alberi meravigliosi -di cui andava lieto il Paradiso: l'albero del bene e del -male, l'albero della salute, del cui legno fu fatta la croce, -l'albero della vita e l'albero della grazia, o della gloria<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>; -ma ben più numerose eran le piante che v'allignavano. -Ezechiele ricorda nominatamente i cedri, gli abeti e i platani, -e accenna a molti altri <i>ligna voluptatis, quae erant -in Paradiso Dei</i><a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Nelle innumerevoli descrizioni che se -ne fecero la selva divina appar sempre densa di alberi, e -dove non è selva, è campo sparso di minori piante, vestito -d'erba e smaltato di fiori. I fiori sono, di solito, questi -nostri, la rosa, il giglio, il giacinto, la viola, salvo che -hanno assai più vivi i colori e più soavi i profumi. Gli -alberi, o sono i nostri, con più perfetta natura, come si -conviene al luogo, o son di specie meravigliose, incognite -a noi, e sempre in grandissima quantità. Rabbi Giosuè -già ricordato, ne noverava 800,000 specie<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. -</p> - -<p> -Si credeva che le piante aromatiche, le spezie, i balsami, -venissero dal Paradiso terrestre, o da luoghi prossimi -al Paradiso terrestre, e fatti, in certa misura, partecipi -della sua condizione. Già Tertulliano ricorda, a tale proposito, -la cannella e l'amomo, e Alcimo Avito descrive -piante che stillano balsami. Arnaldo di Bonneval (m. dopo -il 1156) dice, in una sua entusiastica descrizione, che -dalle piante del Paradiso stillavano resine odorose e balsami -d'ogni specie<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>; e il Mandeville fa venir giù dal -Paradiso, con la corrente del Nilo (che diventò, come s'è -già notato, uno dei quattro fiumi) l'aloe; e il Joinville, -oltre l'aloe, ne fa venir la cannella, lo zenzevero o gengiovo, -il rabarbaro, i garofani e altre spezie<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Ma sino -dal IV secolo, Sant'Atanasio, arcivescovo di Alessandria, -aveva detto che gli aromati vengono dall'Oriente, perchè -il Paradiso terrestre, che appunto è in Oriente, impregna -de' suoi olezzi le piante delle regioni circostanti<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>; opinione -seguìta poi dall'Anonimo Ravennate. A quei fiati -del Paradiso accenna Gualtiero di Châtillon, quando, descrivendo -l'Asia, dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i11"> instat ab arcto</p> -<p class="i01">Caucasus, irriguo Paradisus spirat ab ortu<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Secondo una leggenda musulmana gli aromati nacquero -dalle lacrime di Adamo, espulso dal Paradiso e caduto -nell'isola di Ceilan, mentre dalle lacrime di Eva nascevano -le perle. -</p> - -<p> -Nel Paradiso era pure ogni specie di piante medicinali. -Tertulliano, dopo aver descritte molt'altre cose mirabili -che ci si trovavano, dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Et pulcre redolet munus medicabile Cretae<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>,</p> -</div></div> - -<p> -alludendo al dittamo, o a più erbe medicinali, per cui -andò famosa un tempo l'isola di Creta. Nel trattato <i>Abodath -Hakkodesh</i> del Talmud è detto che nel Paradiso terrestre -sono tutte le piante medicinali<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>; e Gotofredo da Viterbo -fa menzione di certi frutti ch'eran buoni, sembra, contro -tutti i mali: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Optima per fluvium currentia poma tenentur;</p> -<p class="i01">Infirmis oblata viris medicina tenentur;</p> -<p class="i01">Solus odoratùs sanat odore caput<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Piante medicinali coprivano i fianchi del Meru: nell'isola -d'Avalon, qual è descritta nella <i>Bataille Loquifer</i>, le -pietre della città guarivano tutti i mali del corpo e dell'anima. -</p> - -<p> -Il Petrarca paragona il suo lauro simbolico agli alberi -del Paradiso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">In un boschetto novo i rami santi</p> -<p class="i02"> Fiorian d'un lauro giovenetto e schietto</p> -<p class="i02"> Ch'un degli arbor parea di paradiso<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>;</p> -</div></div> - -<p> -ma gli è certo che nel Paradiso ci erano alberi i quali -vincevano di molto in pregio e in virtù quel suo lauro. -Onorio d'Autun ne ricorda di proposito tre, oltre a quello -della vita. Chi, a tempo opportuno, avesse gustato dei -frutti del primo, non avrebbe mai più avuto fame; e -chi avesse gustato dei frutti del secondo, sarebbe stato -liberato in perpetuo dalla sete; e chi di quei del terzo, -non avrebbe più conosciuto stanchezza<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Vedremo più -oltre che nel Paradiso c'erano pure alberi con le fronde -d'oro e d'argento. In un luogo del <i>Mondo creato</i> Torquato -Tasso accenna a <i>canuta e sacra fama</i> appo gli Ebrei, -secondo la quale le piante del Paradiso avrebbero avuto -senno e favella. Da altra banda, nel <i>Libro d'Enoch</i>, è ricordato -un albero sempre verde, sempre fiorito, che spande -un soavissimo odore, e a cui non può agguagliarsi nessuno -di quelli dell'Eden. I frutti suoi sono serbati agli eletti -dopo il Giudizio<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. Le piante del Paradiso non abbisognavano -di nessuna coltura; e benchè mai non le bagnasse -la pioggia, serbavansi sempre verdi e fresche, e recavano -sullo stesso ramo il fiore appena sbocciato e il frutto già -maturo. Tutti i poeti concordemente lo affermano<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. -</p> - -<p> -Sia ricordato ancora che il paradiso di Maometto è -tutto pieno di alberi, tra' quali primeggia lo smisuratissimo -Thuba, grave sempre di ogni specie di frutti; che -un nuovo albero vi si pianta ogni volta che un credente -dice <i>Lode a Dio!</i> e che secondo una opinione del Profeta, -o a lui attribuita, deriva dal Paradiso il succo del -popone, il quale perciò guarisce settanta specie di mali, -e ha tal virtù che un boccone che se ne mangi equivale -a dieci buone opere e cancella dieci peccati<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>. Alberi -erano pure nel Vara, o paradiso dell'iranico Yima. -</p> - -<p> -Nel racconto biblico è fatta parola della fonte che irrigava -il Paradiso, e da cui nascevano i quattro fiumi; ma -non è detto che essa avesse virtù di perpetuare la vita, -o di restituire la giovinezza perduta. Ciò nondimeno, l'idea -di porre accanto all'albero della vita anche una fontana -di vita e di gioventù era un'idea così naturale, tanto consentanea -ad una delle fantasie mitiche più diffuse e più -costanti, che non poteva, o prima o poi, non sorgere nello -spirito di qualcuno. A farla sorgere sarebbero bastati i -parecchi accenni che ad una fonte di vita si trovano nelle -Sacre Scritture<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>; sarebbe bastato l'esempio dell'autore -dell'Apocalissi, che nella celeste Gerusalemme fa scorrere -presso l'albero della vita il fiume della vita<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>; ma, anche -senza di ciò, la fonte meravigliosa sarebbe scaturita nel -luogo di tutte le delizie, e perchè la natura stessa del -luogo pareva richiederla, e perchè essa esisteva già e non -c'era bisogno d'inventarla. Nel paradiso indiano sgorga la -fonte Ganga, da cui nasce il Gange; nell'iranico sgorga -la fonte di vita Ardvî-sûra; nel cinese è un fonte giallo -dell'immortalità, il quale si spartisce in quattro fiumi, o -un fiume giallo, che ritorna alla sua fonte, ed ha la stessa -virtù; negli Orti delle Esperidi, o nell'Elisio, sono i fonti -dell'ambrosia, cioè del sacro liquore che procaccia la immortalità<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. -Una fonte di giovinezza si trova nel paradiso -messicano, e nel gaelico<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, e in quello degli abitanti dell'arcipelago -di Hawai, e in altri. Di uno stagno, le cui -acque hanno virtù di ringiovanire, si parla nel <i>Satapatha -Brâhmana</i><a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. La immaginazione riappar frequente in tradizioni -di più sorta e in novelline popolari, alcune delle -quali sono senza dubbio assai antiche. Di una spedizione -di Alessandro Magno alla ricerca della miracolosa fontana -si narra nello Pseudo-Callistene, nei poemi di Firdusi e -di Nizâmi<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>, in quello di Lambert li Tors e Alessandro -da Bernay, ecc. Tra le fiabe tedesche pubblicate dai fratelli -Grimm, ve n'è una intitolata <i>Das Wasser des Lebens</i>, -nella quale si narra di tre giovani principi, che -per ridare la sanità al padre ammalato muovono in cerca -dell'acqua della vita: solo il minore dei tre riesce a trovarla<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. -Questa novella fu narrata anche in latino, ed -ebbe corso nel medio evo<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; fiabe consimili si trovano -nelle letterature popolari di tutta Europa<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Nei racconti -orientali la fontana di vita, o di gioventù, è spesso ricordata<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>, -e i più dei geografi arabici la pongono in Oriente<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>, -e in Oriente la lasciano, di solito, i racconti occidentali. -Il desiderio di Fausto fu desiderio di tutti i tempi e di -tutte le genti. -</p> - -<p> -La fontana di vita e di giovinezza doveva dunque scaturire -dal suolo benedetto del giardino di felicità. Nel -<i>Combattimento d'Adamo</i>, l'acqua di che si formano i -quattro fiumi sgorga dalle radici dell'albero della vita<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. -Sant'Agostino racconta nel suo trattato <i>De origine animae</i> -come a Santa Perpetua fosse conceduto di vedere il proprio -fratello, morto di lebbra, «aggirarsi pieno di salute e di -bellezza in una splendente dimora, bevendo acque miracolose -entro una coppa d'oro»<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>. Non dice che acque fossero; -ma s'indovina ch'erano attinte a una fontana di vita: -quanto alla dimora splendente, essa è, senza dubbio, come -vedremo più oltre, il Paradiso terrestre. Nelle leggende -medievali concernenti il Paradiso si parla risolutamente -di una vera e propria fontana<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. -</p> - -<p> -In altre leggende questa fontana appar di bel nuovo -fuori del Paradiso, con cui può serbare o non serbar relazione: -nel secondo caso nulla vieta di credere che si ammettessero -più fonti diverse; nel primo la fonte deriva in -qualche modo dal Paradiso, o è piuttosto un'acqua derivata -dalla fonte del Paradiso. Di una fonte così derivata si -parla nell'<i>Huon de Bordeaux</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ens ou vregiet l'amiral est entré;</p> -<p class="i01">Dix ne fist arbre qui péust fruit porter</p> -<p class="i01">Que il n'éust ens el vregiet planté.</p> -<p class="i01">Une fontaine i cort par son canel;</p> -<p class="i01">De paradis vient li rius sans fauser.</p> -<p class="i01">Il n'est nus hom qui de mere soit nés,</p> -<p class="i01">Qui tant soit vieus ne quenus ne mellés,</p> -<p class="i01">Que se il puet el ruis ses mains laver</p> -<p class="i01">Que lues ne soit meschins et bacelers<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Nel già citato <i>Romans d'Alixandre</i> di Lambert li Tors -e Alessandro da Bernay la fontana ha la medesima origine, -sebbene non troppo se ne intenda il modo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Li fontaine sordait de l'flun de paradis,</p> -<p class="i01">De l'aighe de Deufrate qui départ de Tigris<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Nel <i>Trojanischer Krieg</i> di Corrado da Würzburg, Medea -usa di un'acqua venuta dal Paradiso terrestre per far ringiovanire -il padre di Giasone<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>; e dal Paradiso deriva la -fonte che guarisce tutti i mali, della quale si parla nel -<i>Titurel</i> di Albrecht<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. Nell'<i>Arzigogolo</i> del Lasca è ricordata -cert'acqua che ha virtù di far ringiovanire e che un -tale andò a cercare nel Paradiso terrestre, sul Caucaso, -consumando nel viaggio gran parte della vita<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a> -</p> - -<p> -Ma della fonte si parla pure, come ho detto, indipendentemente -dal Paradiso terrestre. Stefano di Borbone -(m. c. 1262) narra, per averlo udito narrare da altri, il -caso di un vecchio, il quale avendo, là nelle terre d'oltremare, -bevuto, senza intenzione, dell'acqua di certa fonte, -tornò subito giovane, ma dopo non potè ritrovar mai più -il luogo ov'essa scaturiva<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>. Il Mandeville, che tante cose -vide, vide anche questa. Egli dice che la fontana miracolosa -sgorga alle falde di un monte, vicino alla città di -Polambe; che ha odore e sapore di tutte spezie, e muta -l'uno e l'altro a ciascun'ora del giorno. Chi, a digiuno, -beve tre volte di quell'acqua guarisce d'ogni male; e gli -abitanti di quelle terre vicine, i quali spesso ne usano, -vanno esenti da malattie e pajono sempre giovani. Il viaggiatore -volle berne ancor egli e credette di sentirsi tutto -ringagliardito<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. Nel <i>Phisiologus</i> di Teobaldo (sec. XI), -nei <i>Bestiarii</i> di Filippo di Thaun (sec. XII) e del chierico -Guglielmo (sec. XIII), e altrove, è riferita una credenza -secondo la quale l'aquila, quando è vecchia, sale verso il -sole, e ne' suoi raggi quasi s'abbrucia, poi va in Oriente, -s'immerge nell'acqua di certa fontana, e insieme con la -giovinezza racquista il vigore perduto<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Questa fontana benedetta -fu anche fatta sgorgare nel Paese di Cuccagna e -nel paese del Prete Gianni. Nella lettera a Emanuele, -imperatore d'Oriente, lettera che andò soggetta a tante -interpolazioni, il Prete Gianni dice che in un suo palazzo, -il quale vince di magnificenza tutti gli altri palazzi del -mondo, «scaturisce un fonte che non ha l'eguale per fragranza -e per sapore, e che non esce da quelle mura, ma -corre da uno a un altro angolo del palazzo, e scende sotterra, -e correndo quivi in contraria direzione, ritorna là -d'onde è nato, a quella guisa che torna il sole da Oriente -a Occidente. L'acqua ha il sapore di quella cosa che colui -che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed -empie di tanta fragranza il palazzo come se ci si manipolassero -tutte le sorta di balsami, di aromi e di unguenti». -Chi la beve con certo modo e regola campa più -di trecent'anni, serbandosi sempre in età giovanissima<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. -</p> - -<p> -In pieno secolo XVI la fontana di vita o di giovinezza<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> -faceva ancora sognare più d'uno. Luca Cranach si contentava -di torla a soggetto di un suo dipinto, e Giovanni -Sachs di una poetica fantasia; ma Ponce de Leon, lo scopritore -della Florida (1512), mosse appositamente con due -navi per cercarla nell'isola di Bimini, dove credeva ch'essa -scaturisse<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Altri pure ebbe sì fatti sogni, e trovò, sembra, -chi lo mise in canzone<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. -</p> - -<p> -La fantasia degli uomini del medio evo non si appagò -del resto della fontana di vita o di giovinezza, ma più -altre cose venne immaginando provvedute di quelle stesse -virtù. In molti racconti si parla di un'erba che ridà la -vita<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. Nella continuazione dell'<i>Huon de Bordeaux</i> si -parla di pomi del Paradiso terrestre che fanno ringiovanire; -e Ugone ne dà a mangiare anche al sultano di Tauride<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. -Gervasio da Tilbury dice che i frutti degli Alberi -della Luna e del Sole, alberi che diedero responso ad Alessandro -Magno, facevano vivere quei sacerdoti quattrocent'anni<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>; -e Uggieri il Danese ebbe a mangiarne. Del -Santo Graal fu detto che avesse, tra le altre virtù, anche -quella di ringiovanire i vecchi e risuscitare la Fenice<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>; -e del pastorale di San Patrizio la leggenda narra che conservava -la gioventù e la bellezza. Virtù consimili furono -attribuite a molte altre cose. L'anello che Morgana dà ad -Uggieri il Danese lo restituisce e lo serba in età di trent'anni, -sebbene egli ne abbia più di cento: il cavallo -bianco del re Thiermana-Oge, nel paese di gioventù, ha, -secondo la leggenda irlandese, tal qualità, che chi vi monta -su racquista immediatamente la più florida giovinezza, ma, -come ne smonta, subito la perde<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. -</p> - -<p> -La fontana, di cui ho parlato, mi conduce ora, naturalmente, -a dire dei fiumi. La Scrittura ne ricorda quattro, -tanti quanti ne venivan dal Meru. La fonte da cui traggono -l'origine, sia essa, o non sia, la fonte di vita o di -giovinezza, è spesso descritta come ridondante di acque, -dalle quali i quattro fiumi prendono nascimento<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. A far -immaginare tanta copia di acque nel Paradiso deve aver -contribuito, oltre i precedenti mitici normali, la scarsità -di cui se ne pativa in Palestina, e che doveva di molto -accrescerne il pregio agli occhi degli Ebrei: in fatti sono -frequenti nei profeti le lodi dell'acqua fresca<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>; e anche -nel paradiso di Maometto sono acque in gran copia. -Il Mandeville dice che a cagione delle grandi acque le -quali vengono dal Paradiso tutta l'India è come spartita -in isole. Precipitando dal monte altissimo, su cui fiorisce -il giardino, nella sottostante pianura, le acque levano un -così terribil fragore che le genti di quelle terre vicine son -fatte sorde, anzi nascono sorde<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. -</p> - -<p> -Già dentro al Paradiso, oppur fuori di esso, da un lago -che il fonte formava, nascevano i quattro fiumi, Fison, Gihon, -Tigri (Hiddekel) ed Eufrate<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>, i quali ridussero alla disperazione -quanti cercarono di conciliare ciò che se ne dice -nella Genesi con una realtà geografica qualsiasi. Circa gli -ultimi due non vi fu dubbio, generalmente parlando; ma -circa i due primi le opinioni furono infinite, e chi volesse -raccogliere tutte quelle che si trovano sparse negli scrittori -ecclesiastici e non ecclesiastici potrebbe formare un volume -che riuscirebbe di mole non picciola e di assai maggiore -fastidio<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Basti dire che non vi fu fiume di qualche importanza -il quale non siasi fatto venire dal Paradiso. L'antica, -diffusa e comoda dottrina del corso sotterraneo, e -anche sottomarino dei fiumi, permetteva, a tale riguardo, -e rendeva inconfutabile qualsiasi più arrischiata e più -strana opinione<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>; e la confusione, solita a farsi, dell'India -con l'Etiopia agevolava le più chimeriche fantasie. Ne -ricorderò solo qualcuna. -</p> - -<p> -Che uno dei quattro fiumi, e propriamente il Gihon, -fosse il Nilo è credenza antica. Già Giuseppe Flavio, certamente -non primo, asseriva che il Gange, l'Eufrate, il -Tigri e il Nilo derivano dal fiume paradisiaco che cinge tutto -intorno la terra<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Nel medio evo quella credenza fu molto -comune e sarebbe lungo ed ozioso recarne le testimonianze: -la confusione, pur ora notata, fra l'India e l'Etiopia doveva -favorirla e la favorì nel fatto<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. Secondo gli autori del -<i>Bundehesh</i> e dell'<i>Avesta</i>, risalendo l'Indo e il Nilo si -giungeva all'Hara-berezaiti. Altri, per ragioni facili a -intendere, fece venire dal Paradiso il Giordano<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>; e altri, -non si sa perchè, il Danubio<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>. Federigo Frezzi, per non -far torto a nessuno, fa venire dal Paradiso, oltre i quattro -fiumi biblici, anche il Danubio, il Po, il Reno, il Tanai<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>. -</p> - -<p> -Ma al Paradiso i soli fiumi d'acqua non potevano bastare, -e Tertulliano vi fa scorrere i rivi di latte. Più di -un rabbino parla di fiumi di latte, d'olio, di vino, di balsamo<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>; -e Maometto se ne ricorda descrivendo il luogo -di beatitudine serbato a' suoi seguaci<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Cosa ben più -strana, vi scorreva anche un fiume di pietre preziose. Veramente, -da prima, si parla di uno o più fiumi che, venendo -dal Paradiso, trascinano con sè grande quantità -d'oro, d'argento e di gemme. Nel già citato libro di Juniore -Filosofo è detto che quelle genti, le quali abitano in prossimità -del Paradiso terrestre, raccolgono con reti le gemme -che seco mena un fiume<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. Per Brunetto Latini questo -fiume è l'Eufrate<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>; ma secondo Giordano da Sévérac le -gemme abbondano in tutti e quattro i fiumi<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. I fiumi -del paradiso di Maometto hanno le rive d'oro, il letto -pieno di rubini e di perle, scorrono fra montagne di muschio; -e nella paradisiaca dimora di Quetzalcoatl, quale -la immaginarono gli Aztechi, sono in copia, fra molte -altre cose meravigliose, le gemme e i metalli preziosi. -Nella ricordata lettera del Prete Gianni all'imperatore -Emanuele si discorre di un fiume, chiamato Idono, il quale, -venendo dal Paradiso, mena con sè gran quantità di smeraldi, -di zaffiri, di carbonchi, di topazii, di crisoliti e di -altre pietre preziose<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>; e si discorre di un altro fiume, -il quale passa sotterra, menando similmente con sè grandissima -copia di gemme. Di questo secondo fiume, che dà -occasione a una delle avventure di Sindbad il Navigatore -nelle <i>Mille e una Notte</i>, non è detto che venga dal Paradiso<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>. -Un piccolo sforzo ancora e si avrà il fiume di -sole gemme immaginato da Giovanni d'Outremeuse (secolo -XIV), fiume che sbocca nel mar dell'arena<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>; nè -quello era uno sforzo difficile a fare, giacchè di un fiume -di sassi e di un mare d'arena, che si vedevano in Asia, -parecchi avevan narrato le meraviglie<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. -</p> - -<p> -Era naturale che nel Paradiso terrestre si ponessero -tutte le ricchezze e tutti gli splendori: l'oro, l'argento e le -gemme vi dovevano essere in abbondanza. Un passo di Ezechiele -mostra sì fatta tendenza in modo assai spiccato<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; -il monte Meru, secondo una delle molte immaginazioni cui -porse argomento, aveva quattro lati, l'uno d'oro, l'altro -di cristallo, il terzo d'argento e il quarto di zaffiro. Nell'Elisio -descritto da Platone gli alberi recano gemme, -come nel paradiso di Maometto; e nella Gerusalemme celeste -descritta dall'autore dell'Apocalissi, abbondano le -pietre e i metalli preziosi. Delle molte gemme che sono -nel Paradiso terrestre Tertulliano ricorda il prasio, il carbonchio, -lo smeraldo, e Alcimo Avito afferma che quelle -che noi chiamiamo gemme sono i sassi di colà. Sebbene -il Mandeville dica che non si può sapere di che cosa sia -formato il muro del Paradiso, tanto lo velano agli altrui -sguardi il musco e l'edera, pure molti sapevano ch'esso -era di materia preziosissima e tutto tempestato di -gemme<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>. Secondo qualche rabbino, tutto il Paradiso era -selciato di pietre preziose e di perle. Si sapeva inoltre che -Adamo, uscendo dal giardino, aveva potuto recar con sè -l'oro, l'incenso e la mirra che dovevano poi, dai Re Magi, -essere offerti al bambino redentore, e deporli, insieme con -altre ricchezze, in una caverna, detta, per ciò appunto, la -Caverna dei Tesori<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. Se si pensa alle virtù meravigliose, -che già nell'antichità, e poi, durante tutto il medio evo, -si attribuirono alle gemme, virtù di cui si discorre largamente -nei <i>Lapidarii</i>, e al significato simbolico che si -soleva dar loro, non parrà strano che di gemme si volessero -pieni il Paradiso e le sue acque<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. -</p> - -<p> -Il Meru, quale è descritto nel Mahâbhârata, è coperto -d'oro, e aureo è detto nei Purâni. Aureo meriterebbe -d'essere chiamato anche il Paradiso terrestre. Il muro che -lo serra è, talvolta, tutto d'oro, e d'oro sono i palazzi e -le chiese ch'esso contiene. Un soldato di cui San Gregorio -narra la visione, passa un fetido fiume, e giunge a prati -fioriti, dove si stan costruendo, di mattoni d'oro, mirabili -case<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>. Note sono le relazioni mitiche dell'oro con la -luce, col sole, con la felicità. Una città d'oro, stanza di -beatitudine, sognarono gl'indiani; la Gerusalemme celeste -sfolgora d'oro; i palazzi del paradiso di Maometto sono -costruiti d'oro, di perle, di smeraldi e di rubini. El Dorado -chiamarono gli Spagnuoli la nuova terra di promissione<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>. -</p> - -<p> -Con tali condizioni di luogo e di clima quali abbiamo -vedute, con tanto rigoglio di vegetazione soprammirabile, -con tanto splendore di metalli preziosi e di gemme, il -Paradiso terrestre doveva essere di tale bellezza e magnificenza -da vincere ogni più ardita e fervida fantasia. Ma -ciò appunto doveva stimolare e far vie più intenso il desiderio -di rappresentarselo e colorirselo nella mente, di -descriverlo con parole. Chi sa quante anime innamorate -di solitarii e di reclusi lo sognarono nelle ore di estatica -contemplazione, credettero d'intravvederne gl'immortali -splendori nello spettacolo d'un tramonto pomposo! I primi -poeti cristiani, che presero a sparger di fiori la nuda terra -del Golgota e a lumeggiare l'austera speranza sorta novamente -negli animi, andarono a gara in narrarne le divine -delizie. Bisognava che gli uomini conoscessero ciò che avevano -perduto per poter meglio intendere il pregio di ciò che -il sangue di Cristo aveva loro ridato. Tertulliano, Proba -Falconia, Prudenzio, Draconzio, Mario Vittore, Alcimo -Avito, ci lasciarono tutti descrizioni calde di entusiasmo -e non prive di merito, le quali hanno questo carattere -comune, che tutte traggono elementi, colori ed immagini -dalle descrizioni che i poeti gentili avevan fatte, degli -Elisii<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. Nè questo poteva sembrare ai poeti cristiani un -procedimento illegittimo, giacchè essi credevano che il -mito degli Elisii altro non fosse se non una ricordanza -e come dire un riflesso alterato del racconto biblico<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. -E fu appunto la gran somiglianza di sì fatte descrizioni -quella che permise di attribuire a Lattanzio il noto poemetto -<i>De Phoenice</i>, il quale, non solo non è di lui, ma -non è, forse, nemmeno di autore cristiano, e in cui si -descrive, non già, come fu creduto, il Paradiso terrestre, -ma il Bosco del Sole<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. Proba Falconia formava la descrizion -sua, e tutto il compendio del Vecchio e del -Nuovo Testamento di cui quella descrizione è parte, con -versi tolti a Virgilio. Mario Vittore chiamava il Paradiso -col nome di Tempe, e sebbene in certa <i>Epistola de -perversis suae aetatis moribus ad Salmonem abbatem</i> -rimproverasse, più specialmente alle donne, di posporre -Salomone e Paolo a Virgilio, ad Ovidio, ad Orazio, a -Terenzio, i suoi versi sono tutti pieni di reminiscenze -classiche. L'autore di un <i>metrum in Genesim</i> (forse Ilario -d'Arles, ancor egli, come Mario Vittore, del V secolo), -prendeva a modello il primo libro delle <i>Metamorfosi</i><a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>, -e Sidonio Apollinare, cristiano, descriveva gli Orti del -Sole con quelle parole medesime che si usavano a descrivere -il Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. -</p> - -<p> -Le descrizioni del Paradiso terrestre si possono dire -innumerevoli, e vanno moltiplicando dai primi tempi del -cristianesimo, attraverso il medio evo, sino ai giorni nostri, -e sono in verso e in prosa, e sono in tutte le lingue. Compajono -com'è naturale, nei Commentarii alla Genesi, negli -<i>Hexaemera</i>, nelle Bibbie versificate e istoriate, in molti -trattati teologici; compajono in trattati scientifici, varii -di natura e di forma; compajono in cronache, in Visioni, -in leggende; compajono in poemi d'ogni sorta<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. I rabbini -gareggiano in così fatte descrizioni coi dottori e coi poeti -cristiani, e di gran lunga li vincono quanto a stranezza -e audacia d'immaginazioni<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>; e tra' cristiani v'è chi non -si contenta delle descrizioni fatte da uomini, ma altre ne -pone in bocca a Dio stesso e agli stessi demonii<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>. -</p> - -<p> -Molte di quelle descrizioni sono documenti assai notabili -del carattere che venne assumendo nei primi secoli -del cristianesimo e nel medio evo il sentimento della natura<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. -La natura vi è idealizzata conformemente a una -immaginazione di bellezza e di giocondità sovrammondana, -che il Frezzi rese non infelicemente in tre versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Rallegra tutto il cor quel paradiso:</p> -<p class="i02"> Ivi ogni cosa intorno m'assembrava</p> -<p class="i02"> Un'allegrezza di giocondo riso.</p> -</div></div> - -<p> -Il Paradiso terrestre diventava un prototipo di bellezza, -e suscitava altre immaginazioni affini, e di esso si ricordavano -quanti poeti prendevano a descrivere luoghi di delizie -e di felicità. Isole e giardini d'incantevol bellezza abbondano -nei poemi cavallereschi, nei romanzi di avventura, -e hanno col Paradiso terrestre anche questa somiglianza, -che rinchiudono un principio malvagio, una causa di scadimento -e di perversione, come i giardini di Alcina e di -Armida<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. Il paese delle fate, o <i>pays de faërie</i>, o semplicemente -<i>Faërie</i>, spesso descritto nei romanzi francesi, -ha col Paradiso terrestre moltissima somiglianza, e così -l'hanno il regno sotterraneo di Venere nella leggenda -tedesca, e quello della Sibilla nella leggenda italiana<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. -</p> - -<p> -E a somiglianza del Paradiso terrestre fu immaginato -il Paradiso celeste, come già prova la Gerusalemme celeste -dell'Apocalisse, e come si può vedere negli scritti -di parecchi Padri. Tale somiglianza è spiccatissima in un -<i>Rhythmus de gloria et gaudiis Paradisi</i>, falsamente attribuito -a Sant'Agostino, ma certamente assai antico<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>. -San Pier Damiano pone nel Paradiso celeste prati fioriti, -odori soavi, musiche meravigliose<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>. Leggendo certa poesia -latina pubblicata dal Böhmer, non s'intende di qual Paradiso -il poeta voglia parlare, fino a che, a togliere il -dubbio, non appajono il trono dell'Eterno, e i cori dei -santi e degli angeli che gli stanno d'intorno<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. Talvolta -il Paradiso terrestre e il celeste sono fusi insieme e ne -formano un solo<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. -</p> - -<p> -Tali, quali abbiamo vedute, erano le bellezze e le meraviglie -di quello che gl'Italiani chiamarono dolcemente -il Paradiso deliziano<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>: vediamo ora quali ne fossero, o -ne fossero stati, gli abitatori. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="notecap2par">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>XXVIII, 13-16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Dell'Olimpo dice <span class="smcap">Claudiano</span>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i11"> Altus Olympo</p> -<p class="i01">Vertex, qui spatio ventos hiemesque relinquit.</p> -</div></div> - -<p> -E <span class="smcap">Lucano</span> del Parnaso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Hoc solum fluctu terras mergente cacumen</p> -<p class="i01">Eminuit, Pontoque fecit discrimen et astris.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="smcap">Platone</span>, nel <i>Fedone</i>, parla di un luogo amenissimo posto sopra -quella regione dell'aria ove si formano le meteore. Intorno al -monte Kâf degli Arabi, vedi <span class="smcap">D'Herbelot</span>, <i>Bibliothèque orientale</i>, -s. vv. <i>Caf</i> e <i>Schirin</i>, e <span class="smcap">J. Lassen Rasmussen</span>, <i>De monte Caf</i>, -Hauniae, 1811.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Secondo una leggenda dei Bogomili la vite fu portata fuori -del Paradiso terrestre dalle acque del Diluvio. <span class="smcap">Wesselofsky</span>, -<i>Altslavische Kreuz- und Rebensagen, Russische Revue</i>, vol. XIII, -p. 134.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Ediz. cit., col. 362.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span><span class="smcap">De la Villemarqué</span>, <i>Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin</i>, Parigi, -1862, p. 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span><span class="smcap">Alberto Magno</span>, <i>Summa theologiae</i>, parte II, tract. 13, qu. 79: -cf. <span class="smcap">Fabricio</span>, <i>Codex apocryphus Novi Testamenti</i>, edizione di Amburgo, -1719-43, parte II, p. 645.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Reisch</span>, <i>Margarita philosophica</i>, ediz. di Basilea, 1535, -p. 608; <span class="smcap">Tostato</span>, <i>Commentaria in Genesim</i>, cap. I, qu. 9; cap. XIII, -qq. 100-6; <span class="smcap">Hopkinson</span>, <i>Fasciculus secundus opusculorum quae ad -historiam et philologiam sacram spectant; Sinopsis Paradisi</i>, Rotterdam, -1693, pp. 11-12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span><i>Op. cit.</i>, parte I, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span><i>De fide orthodoxa</i>, l. II, cap. 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Visione del monaco Alberico, nella edizione della <i>Divina -Commedia</i> fatta in Padova, l'anno 1822, vol. V, p. 319.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span><span class="smcap">Bartolocci</span>, <i>Bibliotheca magna rabbinica</i>, Roma, 1675-94, -parte II, p. 161, col. 2: <span class="smcap">Eisenmenger</span>, <i>Entdecktes Judenthum</i>, Königsberg, -1711, vol. I, p. 871.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span><span class="smcap">Tertulliano</span>, <i>De anima</i>, cap. 55; <span class="smcap">Lattanzio</span>, <i>De origine erroris</i>, -cap. 12; <span class="smcap">San Giovanni Crisostomo</span>, <i>Homilia de divite</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span><span class="smcap">Isidoro di Siviglia</span>, <i>Etymol.</i>, l. XIV, c. 3; <span class="smcap">Rabano Mauro</span>, -<i>De Universo</i>, l. XII, cap. 3; <span class="smcap">Onorio Augustodunense</span>, <i>De imagine -mundi</i>, l. I, cap. 8; <span class="smcap">Giacomo di Vitry</span>, <i>Historia hierosolimitana -abbreviata</i>, l. I, cap. 85, ap. <span class="smcap">Bongars</span>, <i>Gesta dei per Francos</i>, t. I, -p. 1100; <span class="smcap">Rodolfo d'Ems</span>, ap. <span class="smcap">Doberentz</span>, <i>Die Erd- und Völkerkunde -in der Weltchronik des Rudolf von Hohen-Ems</i>, nella -<i>Zeitschrift für deutsche Philologie</i>, vol. XIII, p. 172. Ciò che Isidoro -dice del Paradiso è anche ripetuto, quasi con le stesse -parole, in un trattatello cosmografico latino, di non molto a -lui posteriore. Quivi, parlandosi dell'Asia, si dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Habet primum paradysi <span class="spaced4">hortorum delicias,</span></p> -<p class="i01">Omne genere pomorum <span class="spaced4">circumseptus graminat.</span></p> -<p class="i01">Habet etiamque vitae <span class="spaced4">lignum inter midium.</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non est aestas neque frigus <span class="spaced4">sincera temperies.</span></p> -<p class="i01">Fons manat inde perennis <span class="spaced4">fluitque in rivolis;</span></p> -<p class="i01">Post peccatum interclusus <span class="spaced4">est primevi hominis.</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Circumseptus est undique <span class="spaced4">rompheaque ignea,</span></p> -<p class="i01">Ita pene usque celum <span class="spaced4">iungitque incendia;</span></p> -<p class="i01">Angelorum est vallatus <span class="spaced4">cherubyn praesidia.</span></p> -</div></div> - -<p> -<span class="smcap">Pertz</span>, <i>Ueber eine fränkische Cosmographie des VII. Jahrhunderts, -Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss. zu Berlin</i>, 1845, p. 264. Il -muro di fiamme è ricordato anche nel <i>Libro di Sidrach</i> (testo -italiano, Bologna, 1868, p. 48).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Nella mappa di Giovanni Leardo, del 1448, il Paradiso è -figurato come una piazza di città, con una colonna nel mezzo; -in quella di Fra Mauro esso è figurato a parte come un giardino -circolare, cinto da un muro merlato, con quattro torri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Cap. 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span><i>Auctores classici e vaticanis codicibus editi</i>, Roma, 1828-38, -t. III pp. 389-91.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Intorno al Prete Gianni, o Pretejanni, o Presto Giovanni, -vedi <span class="smcap">Oppert</span>, <i>Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte</i>, -Berlino, 1864; <span class="smcap">Brunet</span>, <i>La légende du Prêtre Jean</i>, Bordeaux, 1877 -(estratto dagli <i>Actes de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et -Arts de Bordeaux</i>); <span class="smcap">Zarncke</span>, <i>Op. cit.</i> Vedi pure <span class="smcap">Ghinzoni</span>, <i>Un'ambasciata -del Prete Gianni a Roma nel 1481, Archivio storico lombardo</i>, -vol. XVI. In sul cominciare del secolo XVI, o poco prima, -Giuliano Dati, fiorentino, compose un poemetto in ottava rima -intitolato <i>La magnificenza del Prete Janni</i> (pubblicato nel <i>Propugnatore</i>, -t. IX, parte I, p. 141 sgg.). Da un passo della nov. 9ª, -giorn. IX, del <i>Decamerone</i>, e da luoghi di altre scritture si vede -che il Prete Gianni e le meraviglie del suo paese erano in -Italia passati in proverbio nel Trecento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span><span class="smcap">Ariosto</span>, <i>Orlando Furioso</i>, c. XXXIII, st. 105.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span><i>Op. e l. cit.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span><i>Op. cit.</i>, p. 55.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Cf. più particolarmente <i>Die beiden Sindbad, oder Reiseabenteuer -Sindbad des Seefahrers. Aus dem Arabischen uebersetzt und -mit erklärenden Anmerkungen nebst sprachlichen Beilagen von</i> -<span class="smcap">J. G. H. Reinsch</span>, Breslavia, 1836. <span class="smcap">Isidoro di Siviglia</span> (<i>Etymol.</i>, -l. XIX, c. 3), e <span class="smcap">Rabano Mauro</span> (<i>De Univ.</i>, l. XII, c. 4) parlano -degli smisurati serpenti e dei grifoni che impedivano l'accesso -ai Monti Aurei, in India.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span><i>Orl. Fur.</i>, c. XXXIII, st. 127.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Vedi il passo riportato dal <span class="smcap">Comparetti</span>, <i>Virgilio nel medio -evo</i>, Livorno, 1872, p. 202.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Solino dice a Fazio degli Uberti, parlando del Paradiso, -nel l. I, cap. 11 del <i>Dittamondo</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E questo è un monte ignoto a tutta gente,</p> -<p class="i02"> Alto che giunge sino al primo cielo,</p> -<p class="i02"> Onde il puro aere il suo bel grembo sente.</p> -<p class="i01">Quivi non è giammai freddo nè gelo.</p> -<p class="i02"> Quivi non per fortuna onor si spera,</p> -<p class="i02"> Quivi non pioggia, o di nuvola è velo.</p> -<p class="i01">Quivi è l'arbor di vita, e primavera</p> -<p class="i02"> Sempre con gigli, con rose e con fiori,</p> -<p class="i02"> Adorno e pien d'una e d'altra riviera.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span><span class="smcap">Stazio</span>, <i>Sylvae</i>, III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>L'isola di Avalon, che diventò un paese meraviglioso e -mitico, è veramente un'isola, posta nel letto di un fiume, nella -contea di Somerset. Fu creduta prima sede del cristianesimo in -Inghilterra, introdottovi, secondo la leggenda, dai discepoli dell'apostolo -Filippo, o da Giuseppe d'Arimatea. Intorno all'isola, -trasformata dalla poetica fantasia in un paradiso, vedi <span class="smcap">Usserius</span>, -<i>Britannicarum ecclesiarum antiquitates</i>, ediz. 2ª, Londra, 1687, -pp. 7-17, 61, e <span class="smcap">San-Marte</span>, <i>Gottfried's von Monmouth Historia regum -Britanniae</i>, Halle, 1854, p. 417 sgg., dove sono riferite le -descrizioni dello Pseudo-Gilda e dell'autore della <i>Vita Merlini</i>. -Vedi pure le descrizioni che si hanno nel poema <i>La bataille -Loquifer</i>, e in una delle rame dell'<i>Ogier</i> (Cf. <i>Histoire littéraire -de la France</i>, t. XXII, p. 536). Un poeta inglese moderno fa che -il re Artù descriva egli stesso l'isola incantata, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Where falls not hail, nor rain, nor any snow,</p> -<p class="i01">Nor sea-wind blows loudly; but it lies,</p> -<p class="i01">Deap-meadowed, happy, fair, with orchard lawns,</p> -<p class="i01">And breezy hollows crowned with summer sea.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span><i>De oraculorum defectu</i>, 18; <i>De facie in orbe lunae</i>, 26 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Tutto ciò si rileva da un breve estratto di <span class="smcap">Eliano</span>, <i>Variarum -historiarum</i> III, 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span><i>Topographia Hiberniae</i>, dist. II, cap. 4, ap. <i>Camden</i>, <i>Anglica -Hibernica</i>, etc., Francoforte, 1602-3, p. 716. Di tali isole fanno -ricordo parecchi, tra gli altri <span class="smcap">Matteo Quad</span>, nell'<i>Enchiridium -cosmographicum</i>, 2ª ediz., Colonia, 1604, parte I, cap. 3, <i>De Hibernia</i>. -Nella <i>Nouvelle fabrique des excellens traits de vérité</i>, di -<span class="smcap">Filippo d'Alcripe</span>, Parigi, 1853 (<i>Du naturel d'aucun pays</i>), p. 86, -in luogo dell'Ibernia si ha, per errore, l'Iberia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Edizione di Parigi, 1532, l. VI, cap. 66.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span><span class="smcap">Gervasio di Tilbury</span>, <i>Otia imperialia</i>, dec. I, cap. 14, negli -estratti datine dal Liebrecht, Hannover, 1856, p. 4. Vedi per altri -riscontri ivi stesso, p. 62-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span><span class="smcap">Ranulfo Higden</span>, <i>Op. cit.</i>, l. 1, cap. 35.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span><i>Parad.</i>, I, 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Spiegel</span>, <i>Erânische Altherthumskunde</i>, Lipsia, 1871, -vol. I, p. 464; <span class="smcap">Windischmann</span>, <i>Zoroastrische Studien</i>, Berlino, 1863, -pp. 165-77; <span class="smcap">Lenormant</span>, <i>Les origines de l'histoire, d'après la Bible -et les traditions des peuples orientaux</i>, Orléans, 1880-4, vol. I. -pp. 76, 81-2, 90-1, 93-4. La tradizione iranica talora reca un -albero solo, uscente dal mezzo della fontana Ardvî-sûra, nell'Airyâna-vaêgiah, -talora due. L'albero della vita e l'albero della -scienza si confondono nell'albero del Budda. (Cf. <span class="smcap">De Gubernatis</span>, -<i>La mythologie des plantes</i>, Parigi, 1878-82, vol. I, pp. 79 sgg.). Le -poma d'oro dell'Orto delle Esperidi sono di una specie con quelle -del mito settentrionale d'Iduna. (Cf. <span class="smcap">Preller</span>, <i>Griechische Mytologie</i>, -2ª ediz. Berlino, 1860-1, vol. I, p. 438; <span class="smcap">Raszmann</span>, <i>Die -deutsche Heldensage und ihre Heimat</i>, Annover, 1857-8, vol. I, -p. 55). Un albero di vita compare con molta frequenza nelle tradizioni -popolari dei Tartari della Siberia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Le Roux de Lincy</span>, <i>Le livre des légendes</i>, Parigi, 1836, -pp. 24-28. Tale leggenda e narrata nella Vita versificata della -Vergine composta da Ermanno di Valenciennes (<i>Histoire littéraire -de la France</i>, t. XVIII, pp. 834-7). Ricordiamoci, a questo -proposito, dei miti paralleli di Dioniso, del dio Soma e di Aurva. -Secondo <span class="smcap">Federigo Frezzi</span>, <i>Quadriregio</i>, l. IV, cap. 1, l'albero della -vita avea le radici in cielo, girava due miglia e risonava di -dolcissimo canto. Non so se di esso si discorra nel libro di un -<span class="smcap">Giovanni Bracesco</span>, intitolato <i>Il legno della vita, nel quale si dichiara -qual fosse la medicina per la quale i primi padri vivevano -novecento anni</i>, Roma, 1542. Vedesi registrato nella <i>Biblioteca</i> -dell'<span class="smcap">Haym</span>, a p. 369 della edizione di Milano, 1771-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Vedi, per esempio, <span class="smcap">Perreti</span>, <i>Catacombes de Rome</i>, Parigi, 1851, -t. II, tav. 22.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span><i>Le Talmud de Jérusalem traduit par</i> M. Schwab, Parigi, -1878-90, vol. I, tratt. <i>Berakhot</i>, cap. VI, 2, p. 391; <i>Le Talmud -de Babylone traduit... par l'abbé</i> L. Chiarini, Lipsia, 1831, vol. II, -pp. 180-1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span><i>Das Duch Enoch</i>, pubbl. da A. Dillmann, Lipsia 1853, -cap. 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span><span class="smcap">Gregorio Abu'l-Faragi</span> ricorda le varie opinioni secondo cui -l'albero della scienza sarebbe stato il fico, la vite, o il frumento, -<i>Historia compendiosa dynastiarum</i>, Oxford, 1603, vol. I, p. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span><i>Evagatorium</i>, ed. del <i>Literarisches Verein</i>, Stoccarda, 1843-5, -voi. III, pp. 5-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span><span class="smcap">Laurent</span>, <i>Peregrinatores medii aevi quatuor</i>, Lipsia, 1864; -pp. 87-8. Vedi la <i>peregrinatio</i> di Thietmar ivi stesso, cap. XXIX, -4, e la nota dell'editore sull'argomento. Giacomo di Vitry distingue -l'<i>arbor paradisi</i>, che dalla descrizione da lui fattane si -vede essere il musa, da un altro albero, il quale produce frutti -con impresso il segno di un morso, e sono perciò detti <i>poma -Adam. Op. cit.</i> p. 1099.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span><i>Op. cit.</i>, p. 98.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span><span class="smcap">Ariosto</span>, <i>Orl. fur.</i>, c. XXXIV, st. 60. Non so se la grande -riputazione dei pomi del Paradiso abbia contribuito a divulgare -la credenza che nell'estremo Oriente fossero uomini i quali non -d'altro si nutrivano che dell'odore di un pomo. L'autore del -<i>Mare amoroso</i>, sia desso o non sia Brunetto Latini, ne fa ricordo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E si vorrìa di quel pomo avere,</p> -<p class="i01">Che dona vita pur col suo olore</p> -<p class="i01">Ad una gente via di là dal mare,</p> -<p class="i01">Che non mangian nè beono altra vivanda.</p> -</div></div> - -<p> -(Vv. 223-6, in <i>Propugnatore</i>, vol. I). E ne fan ricordo il Mandeville -e altri. Gli antichi conobbero gli astomi, i quali, non -avendo bocca, si pascevano dell'odore di radici, di fiori e di -frutti selvatici (V. <span class="smcap">Berger de Xivrey</span>, <i>Traditions tératologiques</i>, -Parigi, 1836, pp. 98-9, 472). In alcune storie di Alessandro Magno -son uomini che vivono dell'odor delle spezie. Gli abitanti della -luna, di cui narra <span class="smcap">Luciano</span> nella <i>Vera Historia</i>, I, 23, si nutrivano -del fumo di rane arrostite, e Olimpiodoro scrisse, sulla -fede di Aristotile, esserci stato un uomo che si nutriva ponendosi -al sole. Non voglio lasciar questo tema senza ricordare -un altro pomo mirabile dell'Oriente, il così detto pomo di Sodoma, -il quale, assai vago di fuori, era, dentro, pieno di cenere. -Ne parla già <span class="smcap">Giuseppe Flavio</span>, <i>De bello judaico</i>, l. V, cap. 5, -e molti poi ne riparlano nel medio evo, tra i quali <span class="smcap">San Pier -Damiano</span> nella epist. XVII <i>ad Desiderium abbatem</i>. Il <span class="smcap">Coppée</span>, -nella <i>Mauvaise soirée</i>, ricorda -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">. . . . . ces beaux fruits des bords de la Mer Morte,</p> -<p class="i01">Qui, lorsqu'un voyageur à sa bouche les porte,</p> -<p class="i01">Sont pleins de cendre noire et n'ont qu'un goût amer.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Versione ed edizione citate, p. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Codice riccardiano citato, f. 48 v., col. 2ª.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span><i>Purg.</i>, XXXII, 37-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span><i>Quadriregio</i>, l. IV, c. 1. La pianta dispogliata si vede anche -in qualche mappa, nel luogo ove devrebb'essere il Paradiso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Quattro alberi sacri poneva sul Meru la tradizione indiana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>XXXI, 8, 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Delle piante e dei frutti del Paradiso si parla diffusamente -in un opuscolo attribuito a Michele Psello. Una lunga enumerazione -di piante si ha in una parafrasi poetica tedesca della -Genesi, contenuta in un manoscritto che probabilmente appartiene -alla seconda metà del secolo XII, e pubblicata da <span class="smcap">E. Hoffmann</span>, -<i>Fundgruben für Geschichte deutscher Sprache un Litteratur</i>, -Breslavia, 1830-7, vol. II, pp. 10-84. Cf. <span class="smcap">Zingerle</span>, <i>Der -Paradiesgarten der altdeutschen Genesis</i>, in <i>Sitzungsb. d. phil.-hist. -Cl. d. h. Akad. d. Wissensch.</i>, vol. CXII, Vienna, 1866. <span class="smcap">Brunetto -Latini</span> dice nel <i>Tresor</i> (ediz. Chabaille, Parigi, 1863, l. 1, -parte IV, cap. 123): «En Inde est Paradis terrestre, où il a de -toutes manieres de fust d'arbres et de pomes et de fruiz qui -soient en terre...». <span class="smcap">Pietro da Bersegapè</span>, nel suo poema biblico -(ap. <span class="smcap">Biondelli</span>, <i>Poesie lombarde inedite del secolo XIII</i>, -Milano, 1856, p. 41): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">El g'è d'ugni fructo d'arboxello</p> -<p class="i01">Dolce e delectevole e bello.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span><i>Hexaemeran</i>, ap. <span class="smcap">Migne</span>, <i>Patrol. lat.</i>, t. 189, col. 1535.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span><i>Histoire de Saint Loys, Collection complète des mémoires -relatifs à l'histoire de France</i>, t. II, 1819, pp. 229-30. Il passo -è curioso, e merita di esser riferito: «Ici convient parler du -fleuve, qui passe par le païs d'Egipte, et vient de Paradis terrestre... -Quant celui fleuve entre en Egipte, il y a gens tous -expers et accoustumez, comme vous diriez les pescheurs des -rivieres de ce pays-ci, qui au soir gettent leurs reyz au fleuve, -et és rivieres: et au matin souvent y trouvent et prannent les -espiceries qu'on vent en ces parties par deça bien chierement, -et au pois: comme cannelle, gingembre, rubarbe, girofle, lignum -aloes, et plusieurs bonnes chouses. Et dit-on ou païs, que -ces choses-là viennent de Paridis terrestre, et que le vent les -abat des bonnes arbres, qui sont en paradis terrestre; ainsi -comme le vent abat és forestz de ce païs le bois sec; et ce qui -chiet en ce fleuve l'eauë amene et les marchands le recuillent, -qui le nous vendent au pois». Che il Paradiso contenga ogni -maniera di spezie è pur detto in un vecchio poema tedesco, -<i>Diu Buochir Mosis</i>, vv. 492-509, ap. <span class="smcap">Massmann</span>, <i>Deutsche Gedichte -des zwölfen Jahrhunderts und der nächstverwandten Zeit</i>, Quedlimburgo -e Lipsia, 1837, p. 241.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span><i>Quaestiones ad Antiochum</i>, qu. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span><i>Alexandreis</i>, l. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span><i>De judicio Domini</i>, cap. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Della origine paradisiaca di alcune piante medicinali è pur -cenno in tradizioni popolari tuttora vive.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span><i>Pantheon</i>, parte I. I versi con cui si descrive il Paradiso -si trovano pure nella <i>Memoria saeculorum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span>Nella canzone: <i>Standomi un giorno, solo, alla fenestra</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span><i>Elucidarium</i>, l. I, ap. <span class="smcap">Migne</span>, <i>Patrol. lat.</i>, t. 172, col. 1117. -Così pure nella versione italiana che si conserva in parecchi -codici, p. es. in quello dell'Universitaria di Bologna segnato -Aula II, A, N. 157. Cf. <i>Il libro di Sidrach</i>, ediz. cit., p. 46.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Cap. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Altrettanto fu detto di tutti i luoghi paradisiaci. V. alcuni -versi latini concernenti l'isola di Thyle, riferiti dal <span class="smcap">Wright</span>, <i>Op. -cit.</i>, p. 94 in nota. Quest'isola, che parecchie carte pongono -nel mare d'India, corrisponde certamente alla Tylus di Tolomeo, -e alle due Tylos di Plinio. Cf. <span class="smcap">Santarem</span>, <i>Essai</i>, voi. III, p. 239. -Di un'isola Thilos parla pure, citando Solino, <span class="smcap">Dicuil</span>, <i>Liber de -mensura orbis terrae</i>, ediz. Parthey, Berlino, 1870, VII, 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span><span class="smcap">Alric</span>, <i>Le Paradis de Mahomet</i>, Parigi (1892) pp. 57-9, 63. -La materia di questo libro è tratta dal Corano e da racconti -e detti tradizionali (<i>hadis</i>) che hanno corso fra i maomettani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span><i>Proverbii</i>, X, 11: <i>Vena vitae, os justi</i>; XIII, 14: <i>Lex sapientis -fons vitae</i>; XIV, 27: <i>Timor Domini fons vitae</i>; XVI, 22: -<i>Fons vitae eruditio possidentis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span>XXII, 1-2. Ebbe a ricordarsene Giacomino da Verona, il -quale fa scorrere per mezzo alla sua Gerusalemme celeste un -fiume pieno di gemme, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> De le quale çascauna sì à tanta vertù,</p> -<p class="i01">K'elle fa tornar l'omo veclo en çoventù,</p> -<p class="i01">E l'omo, k'è mil agni êl monumento çasù,</p> -<p class="i01">A lo so tocamento vivo e sano leva su;</p> -</div></div> - -<p> -e altre acque la cui miracolosa natura è tale che chi ne beve -non morrà, nè avrà più mai bisogno di bere. <span class="smcap">Mussafia</span>, <i>Monumenti -antichi di dialetti italiani, Sitzungsber. d. k. Akad. d. -Wissensch., philos.-hist. Cl.</i>, vol. XLVI, Vienna, 1864, pp. 139-40. -Giacomino non si appaga di quanto, a tale proposito, è detto -nell'Apocalissi, ma aggiunge di suo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>L'ambrosia, ἄμβροτος, dei Greci, corrisponde all'amrita -degl'indiani. Secondo una delle versioni della leggenda di Achille, -Teti rese il figliuolo invulnerabile e immortale aspergendolo di -ambrosia e poi mettendolo al fuoco. Un liquore di egual virtù -si ha nella mitologia germanica. Vedi <span class="smcap">Kuhn</span>, <i>Die Herabkunft des -Feuers und des Göttertranks</i>, Berlino, 1859, p. 175.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>I Gaeli immaginarono anche un paese di gioventù. Vedi -<span class="smcap">Beauvois</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 308, 310-11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span><span class="smcap">Weber</span>, <i>Indische Streifen</i>, Berlino, 1868-79, vol. I, pp. 13-15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Spiegel</span>, <i>Die Alexandersage bei den Orientalen</i>, Lipsia, 1851, -pp. 29, 47, 52. <span class="smcap">Ethè</span>, <i>Alexanderszug zum Lebensquell im Lande -der Finsterniss</i>, negli Atti dell'Accademia di Monaco, 1871.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span><i>Kinder- und Hausmärchen</i>, num. 97.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span><span class="smcap">J. J. Crane</span> trasse dalla <i>Scala coeli</i> di <span class="smcap">Giovanni Gobio -(Juniore)</span>, il quale fiorì nella prima metà del secolo XIV, un -racconto latino che reca una parte soltanto della fiaba tedesca: -<i>Two mediaeval Folk-tales</i>, nella <i>Germania</i>, anno XXX (1885), -pp. 203-4. Cf. <span class="smcap">Du Méril</span>, <i>Études sur quelques points d'archéologie -et d'histoire littéraire</i>, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>Vedi, per esempio, <span class="smcap">Ralston</span>, <i>Russian Folk Tales</i>, Londra, 1873, -pp. 231, 235, 240; <i>Svenska Folk-Sagor och Aefventyr, samlade -of</i> <span class="smcap">Hyltén-Cavallius</span> <i>och</i> <span class="smcap">G. Stephens</span>, num. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Veggansi, per esempio, nelle <i>Mille e una notte</i> le novelle -del principe Mahmud e di Alì Giobari.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Ma l'autore del <i>Kharîdat el-agiâib</i> la pone in Occidente, -in un'isola del Mar Tenebroso, del qual mare si dirà più -innanzi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Traduzione e edizione citate, col. 301.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span><span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>I precursori di Dante</i>, Firenze, 1874, p. 34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span>Notisi, per altro, che Dante pone nel Paradiso terrestre i -due ruscelli di Lete e di Eunoè, le cui acque procacciano in -certo qual modo la vita eterna, non del corpo, ma dell'anima.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span>Vv. 5537-45, ediz. del Guessard e del Grandmaison, Parigi, -1860. Nella continuazione inedita del poema si parla di -nuovo della fontana di gioventù, ma per tutt'altra occasione, -e di quella derivazione non si fa più parola.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>Ediz. del Michelant (<i>Bibliothek des literarischen Vereins</i>), -Stoccarda, 1846, p. 350.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Ediz. del Keller. (<i>Bibl. d. liter. Ver.</i>), Stoccarda, 1858, -vv. 10651 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span>Ediz. del Hahn, Quedlimburgo e Lipsia, 1842, st. 6053-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span>Atto I, sc. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span><span class="smcap">Lecoy de la Marche</span>, <i>Anecdotes historiques, légendes et apologues -tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon</i>, Parigi, 1877, -p. 77.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span><i>Op. cit.</i>, p. 69.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span><i>Notices et extraits des manuscrits</i>, t. V, p. 276; <span class="smcap">Wright</span>, -<i>Popular Treatises on Science written during the Middle Ages</i>, -Londra, 1841, p. 110; <span class="smcap">Lauchert</span>, <i>Geschichte des Physiologus</i>, Strasburgo, -1889, pp. 9, 171. Vedi pure <span class="smcap">Vincenzo Bellovacense</span>, <i>Speculum -naturale</i>, l. XVI, cap. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span><span class="smcap">Zarncke</span>, <i>Op. cit.</i>, parte I, pp. 94-95. Ma in altra parte di -quella lettera si parla di una fonte che scaturisce appiè del -monte Olimpo, la quale, come la fonte descritta dal Mandeville, -ha il sapore di tutte le spezie, e lo muta a ciascun'ora del -giorno e della notte, e a chi ne beva tre volte a digiuno dà -sanità e giovinezza per tutto il tempo della vita. Quel luogo è -poco lungi dal Paradiso. E vi è ricordata una fonte la quale -scaturisce nell'isola della manna, e ridà la giovinezza a quegli -abitanti, i quali vivono cinquecent'anni. Del palazzo è poi detto -che chi vi è, non patisce fame nè sete, e che nessuno vi può -morire il giorno in cui v'è entrato, e chi v'entra affamato o -infermo n'esce così sazio come se avesse mangiato di cento vivande, -e così sano come se mai non avesse avuto male. Per -qualche altro riscontro vedi: <i>Museum für altdeutsche Literatur -und Kunst</i>, vol. I (1809), pp. 259-62; le note di <span class="smcap">Valentino -Schmidt</span> alla scelta delle novelle dello Straparola da lui -pubblicata (<i>Die Märchen des Straparola</i>), Berlino, 1817, pp. 276 -sgg.; <span class="smcap">J. Grimm</span>, <i>Deutsche Mythologie</i>, 3ª ediz., Berlino, 1875-8, vol. I, -pp. 488-9, vol. III, p. 167; <span class="smcap">Vernaleken</span>, <i>Das Vasser des Lebens</i>, -nella <i>Germania</i>, vol. XXVII (1882), p. 103; <span class="smcap">Köhler</span>, <i>Tristan und -Isolde und das Märchen von der goldhaarigen Jungfrau und von -den Wassern des Todes und des Lebens</i>, ibid., vol. XII (1866).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Fontana di vita e fontana di giovinezza non sono propriamente, -in teorica, la medesima cosa: quella dà la immortalità -e la giovinezza insieme; questa dà la giovinezza per fin che -dura la vita, ma non la immortalità. Ciò nondimeno le due si -confondono molto spesso nel mito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span><span class="smcap">Navarrete</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. III, p. 50; <span class="smcap">Denis</span>, <i>Le monde enchanté, -cosmographie et histoire naturelle fantastiques du moyen âge</i>, -Parigi, 1843, pp. 148, 276; <span class="smcap">Graesse</span>, <i>Der Tannhäuser und Ewige -Jude</i>, Dresda, 1861, pp. 77-111. La spedizione di Ponce diede argomento -a un poemetto non finito di Enrico Heine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span>Conosco solo per il titolo i due libri seguenti: <span class="smcap">Hubert de -Lespine</span>, <i>Description des admirables et merveilleuses régions loingtaines -et estranges nations payennes de Tartarie, et de la principauté -de leur souverain Seigneur, avec le voyage et la pérégrination -de la Fontaine de Vie, autrement Jouvence</i>, s. l., 1558; <i>Le -nouveau Panurge, avec sa navigation en l'isle imaginaire, son -rajeunissement en icelle, et le voyage que fait son esperit en l'aultre -monde</i>, La Rochelle, s. a.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span>Nota di <span class="smcap">R. Köhler</span>, <i>Die Lais der Marie de France</i>, Halle -a. S., 1885, pp. CIV-CVIII. In una leggenda tartara si parla di -un pino dalle foglie e dalla corteccia d'oro, il quale è tutto -coperto di un'erba verde che ha virtù di risuscitare: appiè dell'albero, -nascosta nella terra, è una tazza d'acqua di vita. -<span class="smcap">Schiefner</span>, <i>Heldensagen der minussinischen Tataren</i>, Pietroburgo, -1859, p. 62 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span><span class="smcap">Dunlop</span>, <i>History of Prose Fiction</i>, nuova edizione (con le note -del Liebrecht), Londra, 1888, vol. I, p. 307.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span><i>Otia imperialia</i>, ediz. cit., dec. I, cap. 14, p. 4. Ne discorre -anche il Mandeville. I pomi d'Iduna, della mitologia germanica, -avevano la stessa virtù. Secondo il già citato ricordo di -Teopompo, nella terra Merope scorrono due fiumi, detti, l'uno -del dolore, l'altro del piacere. Sulle rive di entrambi crescono -certi alberi: chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il -primo, non fa più se non piangere sino alla morte; chi gusta -dei frutti di quelli che sono lungo il secondo, ringiovanisce -gradatamente, torna fanciullo, e, sempre più rimpicciolendo, -da ultimo si dilegua. Nell'isola Buru, una delle Molucche, nasce -sulle rive di un lago un fiore che, secondo l'opinione degli -abitanti, dà la giovinezza a chi lo tiene in mano. <span class="smcap">Bickmore</span>, -<i>Reisen im ostindischen Archipel in den Jahren 1865 und 1866</i>. -p. 223, citato dal <span class="smcap">Rohde</span>, <i>Der griechische Roman und seine Vorläufer</i>, -Lipsia, 1876, p. 207, n. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>Nel <i>Parzival</i> di <span class="smcap">Volframo d'Eschenbach</span>; cf. <span class="smcap">Birch-Hirschfeld</span>, -<i>Die Sage vom Gral</i>, Lipsia, 1877, p. 247.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span><i>Le Chevalier au Cygne et Godefroid de Bouillon</i>, pubblicati -dal De Reiffenberg, vol. I, Bruxelles, 1846, Introduz., p. CXXIX. -Non la si finirebbe più se si volessero ricordare tutte le immaginazioni -che con quelle già ricordate hanno affinità più o meno -stretta. Tundalo giunge in un luogo luminoso e fiorito dove -scorre una fontana: chi beve una volta delle sue acque non ha -mai più sete. <span class="smcap">Gervasio di Tilbury</span> racconta di un'acqua che ristora -in mirabile modo le forze (<i>Op. cit.</i>, dec. III, cap. 38, p. 23); -e <span class="smcap">Galfredo di Monmouth</span> parla di una fonte le cui acque guariscono -dalla pazzia e dal furore e ristorano le virtù dell'anima, -(<i>Vita Merlini</i>, vv. 1136 sgg., ap. <span class="smcap">San Marte</span>, <i>Die Sagen von -Merlin</i>, Halle, 1853, pp. 305-6).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span><span class="smcap">Mario Vittore</span> dice il fonte più copioso d'acque che non -sia l'oceano, <i>ditior oceano</i>. <span class="smcap">Roberto Pullo</span> (sec. XII) paragona -il <i>fonte immenso</i> al Nilo (<span class="smcap">Sententiarum</span>, l. II; cap. 17, ap. <span class="smcap">Migne</span>, -<i>Patrol. lat.</i>, t. 186, col. 746), e <i>redundans enormiter</i> è descritto -il fonte dal già citato Arnaldo di Bonneval.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span><span class="smcap">De Wette</span>, <i>Lehrbuch der hebräisch-jüdischen Archäologie</i>, -IV ediz. Lipsia, 1864, p. 111.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span><span class="smcap">San Basilio</span> e <span class="smcap">Sant'Ambrogio</span> nei loro <i>Hexaemera</i>; il <span class="smcap">Mandeville</span> -ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span><span class="smcap">Giovanni de' Marignolli</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 93-4: «Fons autem -ille derivatur de monte, et cadit in lacum, qui dicitur a Philosophis -Euphirattes (<i>Euphrates?</i>), et intrat sub alia aqua spissa, -et post egreditur ex alia parte et dividitur in quatuor flumina....»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>Rimando per tutto ciò ai libri indicati in fine della Introduzione. -Anche alle falde del Kuen-lun cinese scorrono -quattro fiumi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Abbiam veduto quale uso ne facesse Cosma, e, dopo di lui -Mosè Bar-Cefa. Lo stesso uso seguitarono a farne Onorio -d'Autun e molti altri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span><i>Antiquit. jud.</i>, I, 1, 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>Ricorderò solo, per ragione di curiosità, che un capitolo -(il XXVII) della <i>Historia del Cavaliero Cifar</i>, composta nel secolo -XVI, è consacrato ai fiumi del Paradiso, e che tra questi -è il Nilo (Ediz. del Michelant, <i>Bibl. des liter. Ver.</i>, Stoccarda, -1872, pp. 304-5). Ora, circa il tempo in cui quel romanzo fu -scritto, <span class="smcap">Livio Sanuto</span> sapeva benissimo che il Nilo proviene da -grandi laghi equatoriali (<i>Geografia</i>, Venezia, 1588, f. 111 v.). I -dotti che, nel presente secolo, cercarono d'indovinare che fiumi -fossero, secondo la mente di chi mise insieme il racconto biblico, -il Fison e il Gihon, non poterono accordarsi. L'Ewald -pensa che il Fison sia il Gange; il Bertheau, il Delitzsch, lo -Knobel, il Lassen, il Renan, vogliono sia l'Indo. Quanto al -Gihon, lo Knobel e il Lassen credono sia l'Osso, mentre il -Bertheau, il Gesenius, il Delitzsch riconoscono in esso il Nilo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span>Nella già citata mappa di Torino il Giordano scaturisce -dalle radici dell'albero della scienza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>Severiano, vescovo di Gabala nel III secolo, fa del Fison -il Danubio (<i>De creatione mundi</i>, orat. V), e lo stesso fa <span class="smcap">Leone -Diacono</span> nel X (<i>Historia</i>, ediz. Hase, Parigi, 1819, p. 80).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span><span class="smcap">Brunetto Latini</span> s'attiene a' quattro fiumi tradizionali, -senza cercar altro, ma è comica la disinvoltura con cui ne -discorre nel <i>Tesoretto</i> (<i>Raccolta di rime antiche toscane</i>, Palermo, -1817, vol. I, pp. 37-8): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">I' vidi apertamente,</p> -<p class="i02"> Come fosse presente,</p> -<p class="i01">Li fiumi principali,</p> -<p class="i02"> Che son quattro; li quali,</p> -<p class="i01">Secondo lo mio avviso,</p> -<p class="i02"> Muovon dal Paradiso:</p> -<p class="i01">Ciò son Tigris, Fison,</p> -<p class="i02"> Eufrates e Geon.</p> -<p class="i01">L'un se ne passa a destra,</p> -<p class="i02"> L'altro ver la sinestra:</p> -<p class="i01">Lo terzo corre 'n quae,</p> -<p class="i02"> Lo quarto va in lae:</p> -<p class="i01">Sì, ch'Eufrates passa</p> -<p class="i02"> Ver Babilone cassa</p> -<p class="i01">In Messopotamia;</p> -<p class="i01 dotted"> . . . . . . . . . .</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span>Nella Terra Promessa scorrono fiumi di latte e di miele -(<i>Esodo</i>, III, 8). Dione Crisostomo parla di una terra fortunata -nella quale scorrono fiumi di latte, d'olio, di miele, e anche -una fontana di verità. Di un fiume di miele, che si diceva -scorrere in India, fanno ricordo Ctesia e Onesicrito. Anche nel -paese del Prete Gianni scorrevano il latte e il miele.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>[<span class="smcap">Hammer-Purgstall</span>], <i>Rosenöl</i>, Tubinga, 1813, vol. I, p. 324; -<span class="smcap">Alric</span>, <i>Op. cit</i>., p. 54.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span>Vedi la nota 16 a questo capitolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span><i>Tesoretto</i>, l. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span><i>Op. cit</i>., p. 56.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Di questo fiume si parla pure in un rifacimento tedesco -della epistola: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Idoneus ist ein wazzer genannt,</p> -<p class="i01">Das vluzet durch ein heiden lant,</p> -<p class="i01">Daz tut manchem man gemach;</p> -</div></div> - -<p> -e se ne fa ricordo nel <i>Titurel</i>, st. 6045. Vedi <span class="smcap">Oppert</span>, Op. cit., -pp. 30-1. Un fiume che trascina gemme viene, secondo il Mandeville, -dal lago ch'è in cima al monte di Ceilan; ma di ciò -più innanzi. Il <span class="smcap">Pucci</span> fa scorrere quel fiume nel paese della -Reina d'Oriente: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Per lo reame suo correva un fiume</p> -<p class="i01">Ch'uscia del Paradiso Deliziano,</p> -<p class="i01">E pietre preziose per costume</p> -<p class="i01">Menava, e oro, e ariento sovrano.</p> -</div></div> - -<p> -<i>Historia della Reina d'Oriente, Sc. di cur. letter</i>., disp. XLI, Bologna, -1862, cantare I, st. 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span>Un fiume sotterraneo, che ha -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Di care pietre il margine dipinto,</p> -</div></div> - -<p> -è descritto dal Tasso, <i>Gerusalemme Liberata</i>, c. XIV, st. 39.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span><i>Ly myreur des histors</i>, Bruxelles, 1869 sgg., vol. III, p. 65.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span>Nella epistola del Prete Gianni all'imperatore Emanuele -così se ne parla: «Inter cetera, quae mirabiliter in terra nostra -contingunt, est harenosum mare sine aqua. Harena enim movetur -et tumescit in undas ad similitudinem omnis maris et -nunquam est tranquillum. Hoc mare neque navigio neque alio -modo transiri potest, et ideo cuiusmodi terra ultra sit sciri -non potest. Et quamvis omnino careat aqua, inveniuntur tamen -iuxta ripam a nostra parte diversa genera piscium ad comedendum -gratissima et sapidissima, alibi nunquam visa. Tribus -dietis longe ab hoc mari sunt montes quidam, ex quibus descendit -fluvius lapidum eodem modo sine aqua, et fluit per -terram nostram usque ad mare harenosum. Tribus diebus in -septimana fluit et labuntur parvi et magni lapides et trahunt -secum ligna usque ad mare harenosum, et postquam mare intraverat -fluvius, lapides et ligna evanescunt nec ultra apparent. -Nec quamdiu fluit, aliquis eum transire potest. Aliis quatuor -diebus patet transitus». Ap. <span class="smcap">Zarncke</span>, <i>Op. cit</i>., parte I, p. 88. -Giovanni di Hese afferma d'aver navigato con grande pericolo -tra il mare coagulato e il mare arenoso (<i>ibid</i>., parte II, p. 164). -Anche il Mandeville fa menzione del fiume e del mare.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>XXVIII, 13-16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span>Il muro è così descritto in un racconto poetico latino del -viaggio di San Brandano, racconto contenuto in un codice del -Museo Britannico (Cotton. Vespas., D, IX, f. 9r., col. 2ª): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Densa de caligine tunc prodiret prora,</p> -<p class="i02"> Fulgidis in finibus finit vie mora;</p> -<p class="i02"> Murus hic apparuit petens celsiora,</p> -<p class="i02"> Cui si nivem compares vix est indecora.</p> -<p class="i01">Basis mons vicarius sustinens archana,</p> -<p class="i02"> Totus est marmoreus, aurum sunt montana;</p> -<p class="i02"> Muri tota matheria lenis atque plana;</p> -<p class="i02"> De qua sit matheria nescit mens humana.</p> -<p class="i01">Procul in campestribus maris cedit unda,</p> -<p class="i02"> Muri circumstantia sit ut tota munda;</p> -<p class="i02"> Alas pulsat nubium muri dos iocunda,</p> -<p class="i02"> Gemmis instar siderum placide fecunda.</p> -</div></div> - -<p> -Si descrivono poi le gemme che adornano il muro e se ne dicono -le virtù. Il palazzo descritto dall'Ariosto, XXXIV, 52-3. -gira più di trenta miglia, e ha tutto d'una gemma il -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i10"> muro schietto,</p> -<p class="i01">Più che carbonchio lucida e vermiglia.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span>Di questa caverna si parla nell'apocrifo intitolato <i>Penitenza</i> -o <i>Testamento d'Adamo</i>; in una cronaca siriaca di cui dà -l'analisi l'<span class="smcap">Assemani</span>, <i>Bibliotheca orientalis</i>, t. II, p. 498; t. III, -parte I, p. 281; <i>Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum -catalogus</i>, t. III, pp. 329-31; nelle Storie di Eutichio, -altrove.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>Vedi, a questo proposito, oltre ai molti libri, assai noti, -ov'è trattato delle gemme, una poesia intitolata De patria -sanctorum, ap. <span class="smcap">Mone</span>, <i>Lateinische Hymnen des Mittelalters</i>, Friburgo, -1853-4, vol. III, p. 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span><i>Dialogorum</i> l. IV, cap. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span><span class="smcap">A. Junker, von Langegg</span>, <i>El Dorado, Geschichte der Entdeckungsreisen -nach dem Goldlande El Dorado im XVI. und XVII. -Jahrhundert</i>, Lipsia, 1888.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span>Vedi le descrizioni dei primi poeti cristiani raccolte nell'Appendice -I, che segue a queste note.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>Giustino Martire va più in là, e afferma nell'<i>Admonitorius -gentium</i>, che in descrivere gli orti d'Alcinoo, Omero imitò la -descrizione che Mosè porge del Paradiso terrestre, e traduce, -in prova, i versi dell'Odissea dove quegli orti sono descritti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span>L'autore era assai probabilmente pagano, ma conosceva -forse alcun che delle opinioni dei cristiani intorno al Paradiso -terrestre, e se ne giovò nella sua descrizione. Alcuno stimò di -dovere attribuire il poemetto a Claudiano, il quale, nell'idillio -intitolato <i>Phoenix</i>, parla ancor egli di un bosco meraviglioso, -ponendolo di là dagl'Indi e dalla plaga d'Euro, in mezzo all'Oceano. -Può darsi ch'esso sia opera di Placido Lattanzio, il -mitografo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Ebert</span>, <i>Geschichte der christlich-lateinischen Literatur</i>, -Lipsia, 1874-87, vol. I, p. 852.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span>Nel carme II del Panegirico ad Antemio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span>Non intendo punto di ricordarle tutte, che sarebbe opera -non più finita: mi basterà dare alcune avvertenze e indicare -alcune delle scritture più importanti che ne contengono, oltre -alle parecchie le quali sono già state, o saranno citate in seguito. -<span class="smcap">Commentarii al Genesi</span>. Pressochè tutti, e sono in numero strabocchevole, -contengono descrizioni del Paradiso più o meno -particolareggiate. Uno speciale ricordo merita quella, assai -poetica e viva, che ne porge <i>San Basilio Magno</i> nella <i>Homilia -de Paradiso</i>. Hexaemera. Di Sant'Eustazio Antiocheno, di Prudenzio, -di Giorgio Piside, d'Ildeberto di Lavardin, di Abelardo, -di Arnaldo di Bonneval, di Stefano Langton, di Andrea Sunösen, -o Lundense, di Francesco Cattani da Diacceto. — <span class="smcap">Bibbie versificate -e istoriate</span>. Tutte contengono descrizioni del Paradiso, -meno quella che Alessandro de Villa Dei, nel secolo XIII, ristrinse -in 212 versi. Furono molto numerose, e non v'è letteratura che -ne vada priva. Di parecchie parlano il <span class="smcap">Leyser</span>, <i>Historia poetarum -et poematum medii aevi</i>, Halae Magdeb., 1721, e il <span class="smcap">Cave</span>, -<i>Scriptorum ecclesiasticorum historia literaria a Christo nato usque -ad saeculum XIV</i>, ediz. di Basilea, 1741-5. Per i poemi biblici -volgari, e per le narrazioni bibliche in prosa, sono da vedere -le storie letterarie particolari. Per quelli tedeschi e francesi, -vedi più specialmente <span class="smcap">Merzdorf</span>, <i>Die deutsche Historienbibeln</i> -(<i>Biblioth. d. litter. Ver.</i>), Stoccarda, 1871, e <span class="smcap">Bonnard</span>, <i>Les traductions -de la Bible en vers français au moyen âge</i>, Parigi, 1884. — <span class="smcap">Trattati -scientifici in prosa e in verso.</span> <i>De mundi universitate</i>, -di <span class="smcap">Bernardo Silvestro</span>; <i>L'image du monde</i>; <i>Der Leken -Spieghel</i>; <i>De proprietatibus rerum</i>, di <span class="smcap">Bartolomeo Glanville</span>, e -tutti, in generale, i trattati geografici e cosmografici. — <span class="smcap">Cronache.</span> -Moltissime di quelle che cominciano con la creazione del -mondo contengono descrizioni del Paradiso terrestre: così il -<i>Pantheon</i> e la <i>Memoria saeculorum</i> di <span class="smcap">Gotofredo da Viterbo</span>; -il <i>Compendium chronicum</i> di <span class="smcap">Costantino Manasse</span>; la <i>Weltchronik</i> -di <span class="smcap">Rodolfo d'Ems</span>; lo <i>Spiegel historiael</i> di <span class="smcap">Giacomo di Maerlant</span>; -il <i>Polychronicon</i> di <span class="smcap">Ranulfo Higden</span>; l'<i>Eulogium</i>; la già -citata compilazione storica francese. — <span class="smcap">Visioni e leggende.</span> Visioni -di Drihthelm, di Tundalo, di Owen, del monaco di -Evesham, di Thurcill, di Alberico, ecc. Non sempre s'intende, -per altro, se le descrizioni che vi son contenute sieno del Paradiso -terrestre o del Paradiso celeste. Vedi più oltre le leggende -riferite nel cap. V. — <span class="smcap">Poemi varii, del medio evo e moderni.</span> -<i>De paradiso</i>, di <span class="smcap">Teodulfo</span>; poemetto anglosassone sulla -Fenice, composto da <span class="smcap">Cinevulfo</span> ad imitazione di quello attribuito -a Lattanzio; <i>Titurel</i>, di <span class="smcap">Albrecht</span>; <i>De laudibus divinae -sapientiae</i>, di <span class="smcap">Alessandro Neckam</span>; <i>Divina Commedia</i>; <i>Dittamondo</i>; -<i>Quadriregio</i>; <i>De excellentium virorum principibus</i>, di <span class="smcap">Antonio -Cornazzano</span>; <i>Discordia triumphata</i>, di <span class="smcap">Lorenzo Adriano</span>; <i>The -description of Paradyce</i>, di <span class="smcap">Davide Lindsay</span>; <i>Orlando Furioso</i>; -<i>Guerrin Meschino</i>, di <span class="smcap">Tullia d'Aragona</span>; <i>Sette giornate del mondo -creato</i>, di <span class="smcap">Torquato Tasso</span>; <i>L'Adamo</i>, di <span class="smcap">Giovanni Soranzo</span>; -<i>L'Adamo</i> di <span class="smcap">Giorgio Angelini</span>; <i>La creazione del mondo</i> di <span class="smcap">Gasparo -Murtola</span>; <i>La semaine de la création du monde</i>, di <span class="smcap">Guglielmo -du Bartas</span>; <i>Paradyse Lost</i>, del <span class="smcap">Milton</span>; <i>L'Essamerone</i>, -di <span class="smcap">Felice Passero</span>; <i>La creacion del mundo</i>, di <span class="smcap">Alonso de Azevedo</span>; -<i>Del paradiso terrestre</i>, di <span class="smcap">Benedetto Menzini</span>; <i>L'Adamo, ovvero -il mondo creato</i>, di <span class="smcap">Tommaso Campailla</span>; <i>Le paradis perdu</i>, di -<span class="smcap">Madama du Boccage</span> (la parte che contiene la descrizione del -Paradiso fu recata in italiano da Gaspare Gozzi); <i>Le divine -opere</i>, di <span class="smcap">Felice Amedeo Franchi</span>; <i>La inocencia perdida</i>, di <span class="smcap">Felix -Josè Reinoso</span>. Non ho altra notizia di certo poema spagnuolo -del secolo XV, che tratta del Paradiso terrestre. Nel <i>Purgatorio -de San Patricio</i>, del <span class="smcap">Calderon</span>, uno dei personaggi del dramma, -dopo aver descritto i luoghi di punizione da lui visitati, descrive -pure il Paradiso. Una poesia greca sul Paradiso si trova -in <span class="smcap">Legrand</span>, <i>Bibliothèque grecque vulgaire</i>, vol. I, pp. XI-XIV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>Citerò in prova la <i>Storia di Rabbi Giosuè figliuolo di Levi, -leggenda talmudica tradotta dall'ebraico da</i> <span class="smcap">Salvatore De Benedetti</span> -(<i>Annuario della Società italiana per gli studi orientali</i>, -anno I, 1872, pp. 92 sgg.). Rabbi Giosuè fu portato dall'angelo -della morte nel Paradiso terrestre, il quale è dimora a varii -ordini di giusti. «Rabbi Giosuè andò cercando tutto il Paradiso -deliciano, e quivi trovò sette case, ed ogni casa ha dodici -migliaia di miglia di lunghezza; e di larghezza dodici migliaia -di miglia; però che la misura dello spazio di lor larghezza -è pari alla lunghezza». Queste case sono, secondo la -dignità, di cristallo, d'argento, d'oro, ecc. La quarta «è edificata -bella così come lo primo Adamo». Meraviglie consimili -occorrono anche nel Paradiso di Maometto. In una specie di -appendice, intitolata dal traduttore <i>Ordine del Paradiso</i>, si descrivono -l'altre meraviglie del luogo beato. Sonvi due porte di -rubino; baldacchini mirabili, sotto cui riposano i giusti; mense -di pietre preziose; quattro fiumi, l'uno d'olio, l'altro di balsamo, -il terzo di vino, il quarto di miele. Vi abbondano piante -di grandissimo pregio e virtù: nel mezzo è l'albero della vita, -il quale ha odori svariatissimi e cinquecentomila sapori. Il -tempo vi è spartito in tre veglie: nella prima i giusti sono -pargoli; nella seconda giovani: nella terza vecchi; e godono -successivamente dei piaceri proprii di ciascuna età. La storia -di Rabbi Giosuè è del IX o X secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span>Nell'<i>Adam und Heva</i>, di <span class="smcap">Giacomo Ruff</span> (pubblicato da -H. M. Kottinger, Quedlimburgo e Lipsia, 1848), il Padre Eterno -descrive egli stesso il Paradiso che si accinge a formare. In -un <i>Meistergesang</i>, che nel cod. 2856 della Biblioteca imperiale -di Vienna reca il titolo di <i>Klingsor Astromey</i>, un diavolo, incantato -da un astrologo, descrive il Paradiso. Nel già citato -prologo alla <i>Vengeance de Jésus-Christ</i>, Nerone, trasformato in -diavolo, disputando con Virgilio, ricorda l'altissimo muro di -carbonchi che chiudeva tutto intorno il Paradiso terrestre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Biese</span>, <i>Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter -und in der Neuzeit</i>, Lipsia, 1888, pp. 61 sgg. Lo speciale argomento -nostro non è del resto svolto in questo libro così largamente -come avrebbe meritato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>Si possono confrontare anche con le descrizioni del Paradiso -terrestre, le descrizioni che di giardini incantevoli si -hanno nel <i>Roman de la Rose</i>, nelle <i>Selve d'amore</i> di <span class="smcap">Lorenzo -de' Medici</span>, nelle <i>Stanze</i> del <span class="smcap">Poliziano</span>, nei <i>Lusiadi</i> del <span class="smcap">Camoens</span>, -là dove si narra dell'isola di Teti, nell'<i>Adone</i> del <span class="smcap">Marino</span>, e -altrove.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span>E molta ne hanno certi altri luoghi paradisiaci, simbolici -e non simbolici, immaginati da romanzatori, da poeti e da moralisti, -i quali ebbero molte volte dinanzi alla mente, non solo -il mito biblico, ma ancora i miti classici. Un paradiso delle -Virtù descrive <span class="smcap">Alano de Insulis</span> nell'<i>Anticlaudianus</i>. In un poemetto -che fu già attribuito a Ildeberto di Lavardin, ma che -pare sia opera di <span class="smcap">Pietro Riga</span>, e che in un codice della Vaticana -fu malamente intitolato <i>Descriptio paradisi</i>, si descrive -un luogo pieno di meraviglie, che ricorda il Paradiso (<span class="smcap">Hauréau</span>, -<i>Notice sur un manuscrit de la reine Christine, à la Bibliothèque -du Vatican, Notices et extraits des manuscrits</i>, t. XXIX, parte II, -pp. 245-7). Un paradiso d'amore si descrive nella raccolta intitolata -<i>Fabliaux ou Contes du XII e du XIII siècle, traduits ou -extraits d'après divers manuscrits du temps</i>, Parigi, 1779-81, -vol. II: una descrizione di una specie di paradiso d'amore, con -qualche reminiscenza dantesca, si trova nel <i>Paradiso degli Alberti</i>, -già citato, vol. II, pp. 341 sgg. <span class="smcap">Michele Drayton</span> dipinse un -paradiso delle Muse nella <i>Description of Elysium</i>. <span class="smcap">Vincenzo Marenco</span>, -in un poemetto anacreontico intitolato <i>Il tempio della Gloria</i>, -attribuisce a un'isola, dove sorge esso tempio, tutte le bellezze -del Paradiso terrestre. Parecchie isole felici furono immaginate -a somiglianza del Paradiso; così una descritta dal Mandeville, -l'isola Thyle, già ricordata, e quella famosa Isola Perduta, di -cui dovrò parlare più oltre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span><span class="smcap">Daniel</span>, <i>Thesaurus hymnologicus</i>, Lipsia, 1855-6, vol. I, -pp. 116-7; <span class="smcap">Du Méril</span>, <i>Poésies populaires latines antérieures au -douzième siècle</i>, Parigi, 1843, pp. 131-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span><i>Institutio monialis</i>, cap. 15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span><i>Zwei lateinische Gedichte aus dem Mittelalter, Zeitschrift für -deutsches Alterthum</i> del Haupt, vol. V, pp. 463 sgg. La prima -di queste poesie è una Visione. Un uomo devoto, attraversati -mille pericoli, giunge a un fiume igneo, accavalcato da un -ponte, che i giusti passano, ma dal quale i rei precipitano; il -solito ponte delle Visioni. In prossimità del fiume è il Paradiso. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Erat autem murus ingens iuxta flumen positus</p> -<p class="i01">Et in summitate muri campus amenissimus.</p> -<p class="i01">Ipse murus velut eris protendebat speciem</p> -<p class="i01">Sine manu constitutus a summo artifice.</p> -<p class="i01">Sed et via per anfractus inerat deposita,</p> -<p class="i01">Per quam poterat ascendi ad camporum menia.</p> -<p class="i01">Ergo cum illuc transiret vir prefatus spiritu,</p> -<p class="i01">Vidit beatorum turbas tripartita gradibus.</p> -<p class="i01">Prima hora ultra flumen super muri verticem</p> -<p class="i01">Trahet iter in immensum spatiorum limitem.</p> -<p class="i01">Ibi loca spaciosa illustrata lumine</p> -<p class="i01">Et in ipsis gens beata fruens pacis requie.</p> -<p class="i01">Ibi silve quam condense diversarum arborum</p> -<p class="i01">Poma ferunt universe saporum suavium,</p> -<p class="i01">Alte valde ut excedant ceterarum species.</p> -<p class="i01">Umbra quarum fit iocunda caloris temperies.</p> -<p class="i01">Abest anguis, abest rana, abest mala bestia,</p> -<p class="i01">Totum pulchrum, totum tutum, totum plenum gloria.</p> -</div></div> - -<p> -Il pellegrino vorrebbe penetrare in quel luogo di delizie, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sed cum multa perlustrasset ad radicem ducitur</p> -<p class="i01">Montis alti cuius rupis murus est argenteus.</p> -<p class="i01">Vidit scalam elevatam super montis verticem,</p> -<p class="i01">Per quam scandit et iustorum contemplatur speciem.</p> -<p class="i01">Ibi quoque spaciosam perspicit planitiem,</p> -<p class="i01">Spatiose visionis exhibens blandiciem.</p> -<p class="i01">Inter species herbarum prata viridantia,</p> -<p class="i01">Liliorum et rosarum redolet fragrancia.</p> -<p class="i01">Ibi multi dividuntur rivulorum impetus,</p> -<p class="i01">Qui de fonte vite fluunt in mille meatibus.</p> -</div></div> - -<p> -Il pellegrino giunge a un palazzo tutto costruito <i>ex viridi -iaspide</i>, adorno di pietre preziose, coperto di un aureo tetto. -Nel mezzo è il trono dell'Eterno, e dal trono emana il fonte -della vita. Intorno sono i beati distinti in tre ordini e i cori -degli angeli: il cielo risuona de' loro cantici. Cf. <span class="smcap">Vincenzo -Bellovacense</span>, <i>Speculum historiale</i>, l. VIII, cap. 101, <i>De Judeo -quem Beata Virgo tormentis et gaudiis ostensis convertit</i>, e <span class="smcap">Cesario -di Heisterbach</span>, <i>Dialogus miraculorum</i>, dist. XI, cap. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span>Così nella descrizione che si legge nel cap. 8 del <i>De judicio -Domini</i> di <span class="smcap">Tertulliano</span>; in una poesia inglese di cui dà -notizia il <span class="smcap">Wright</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 86-7, e altrove.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span>Si trova anche <i>paradiso luziano</i>, suggerito senza dubbio -quel luziano dall'idea della luce. Nel poemetto <i>Della caducità -della vita umana</i>, v. 25, si legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Fora del parais delicial.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="smcap">Mussafia</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 181.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="cap3par">CAPITOLO III. -<span class="smaller">GLI ABITATORI DEL PARADISO TERRESTRE.</span></h3> -</div> - -<p> -Il primo uomo, e il primo abitatore umano del Paradiso -terrestre fu, secondo la Genesi, Adamo. Il mito ampliato -e variato de' tempi posteriori s'attenne scrupolosamente, -per questo rispetto, alla parola biblica, e la invenzione dei -preadamiti, che prima di Adamo avrebbero dovuto popolare -la terra, è una invenzione assai tarda, ignota ai cristiani -dei primi secoli, ignota a quelli dei tempi di mezzo<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. Eva -fu la compagna di Adamo nel beato soggiorno. -</p> - -<p> -Il racconto biblico è assai sobrio di notizie intorno ai -due primi parenti; ma una tal sobrietà non poteva appagare -la fantasia dei credenti, memori dell'antico peccato e -consci della infelicità ond'esso era loro stato cagione. Il -bisogno di conoscerne meglio gli autori, le condizioni, le -conseguenze, nacque spontaneo negli spiriti; e da quel bisogno -ebbe origine una moltitudine d'immaginazioni, le -quali ripeterono fantasticamente tutta la storia dei due -protoplasti, dalla creazione alla morte, e più oltre ancora, -sino alle vicende della più prossima loro discendenza. In -grazia di quelle immaginazioni, il succinto e arido racconto -biblico si muta in un lungo romanzo pieno di meraviglie -e di stravaganze, le cui parti non sono tutte insieme -congiunte; anzi si può dire che formino come tanti -romanzi separati, aventi il soggetto medesimo, e informati, -generalmente parlando, dal medesimo spirito. Esse appartengono, -quando in comune, quando in particolare, alle -tre grandi famiglie religiose che nei libri dell'Antico Testamento -cercano il verbo primo, se non anche l'ultimo, -delle loro credenze: ebrei, cristiani, maomettani. -</p> - -<p> -Prima di passare a vedere un buon numero di quelle -immaginazioni, non sarà fuor di luogo dare una rapida -indicazione delle fonti da cui esse derivano, o, per parlar -più giusto, giacchè ben poco si conosce circa le loro origini -prime, delle scritture in cui ebbero a raccogliersi. -Le principali sono: 1º, Alcuni trattati del <i>Talmud</i>; 2º, la -<i>Piccola Genesi</i>, o <i>Libro dei Giubilei</i>, opera di autore -ebraico, anteriore a Gesù Cristo<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>; 3º, <i>Il Combattimento -di Adamo ed Eva</i>, tradotto dall'arabico in etiopico, e malamente -attribuito a Sant'Epifanio, vescovo di Cipro<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>; -4º, <i>La Caverna dei Tesori</i>, già ricordata; 5º, <i>Il Testamento -d'Adamo</i>, il quale è, assai probabilmente, tutt'uno con -l'<i>Apocalissi d'Adamo</i> di cui fa parola Sant'Epifanio, e -con la <i>Penitenza d'Adamo</i> registrata nel decreto di papa -Gelasio<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>; 6º, Il Libro d'Adamo dei Mandaiti<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>; 7º, una -Vita greca<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>: 8º, una Vita latina<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>; 9º, il Corano, e non -poche storie, e non pochi trattati geografici degli Arabi<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. -</p> - -<p> -Le prime favole di cui noi dobbiamo ora prendere notizia -sono quelle concernenti la creazione di Adamo e di -Eva. Anzi tutto è da ricordare che i cabalisti conobbero -un tipo celeste dell'Adamo terrestre, e lo chiamarono col -nome di Adam Kadmon, e che un Adamo celeste si mostra -pure nelle dottrine dei primi gnostici<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. La Bibbia -si contenta di dire che il Signore plasmò il corpo di Adamo -della polvere della terra; ma tale linguaggio parve poi -ai credenti troppo generico. Secondo una finzione dei rabbini, -la polvere con cui Dio plasmò quel corpo fu raccolta -da tutta la faccia della terra; secondo una finzione analoga -dei musulmani, la terra necessaria fu dai quattro -angeli maggiori recata dai quattro punti cardinali: solo -il cuore ed il capo furon fatti di terra tolta nei campi -dove sorsero poi la Mecca e Medina, la santa Kaaba e il -sepolcro del profeta<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>. Ebrei e cristiani vollero far notare, -che Adamo era stato creato di terra vergine, di terra, cioè, -non ancora bagnata e polluta dalla pioggia e dal sudore -e dal sangue, nè seminata, nè arata<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>; e Sant'Agostino, -per tal ragione, poneva il nascimento del primo -uomo a riscontro del nascimento di Cristo, figliuol d'una -vergine<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. La terra non parve più materia sufficiente a -tant'opera, e si disse che Adamo fu formato di otto parti -diverse, e che la terra fu una delle otto, assegnando le -altre, con più varie enumerazioni, a elementi diversi, o -sostanze, o corpi; per esempio: mare, sole, nuvole, vento, -pietre, spirito santo, chiarità del mondo<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. La credenza -del resto che l'uomo fosse formato di otto parti, si vede -già ricordata da Plutarco, il quale l'attribuisce agli stoici<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. -Stando a un'opinione assai diffusa, Adamo fu creato nell'agro -damasceno; ma parecchi affermarono ch'ei fu creato -in Ebron, presso Gerusalemme, e ciò per ragioni che vedremo -tra poco<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. -</p> - -<p> -I musulmani, i quali narrano più cose mirabili del -modo con cui l'anima immortale fu introdotta da Dio -nel corpo appena plasmato, e del diffondersi di quella per -le varie membra e pei sensi, in guisa che ciascuno ne -ricevesse la vita, i musulmani asseriscono che il primo -uomo fu creato un venerdì, nell'ora in cui i credenti sogliono -recitare la terza preghiera, a egual distanza dal -mezzodì e dal tramonto del sole; e s'accordano così, quanto -al giorno, con ebrei e con cristiani. Dice Sant'Ireneo che -Adamo fu creato un venerdì, e di venerdì peccò, nel qual -giorno poi ebbe a morire il Redentore per ricomprar quel -peccato<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>. Altri scrittori ecclesiastici notarono che come -Adamo fu creato il sesto giorno, così Cristo nacque nel -sesto millenario. Vedremo in seguito altri riscontri e collegamenti -simili, immaginati per coordinare sempre più -fra loro i due fatti del peccato e della redenzione, dei -quali l'uno era causa e l'altro effetto; ma gioverà notare -sin da ora che nel racconto biblico quel benedetto giorno -non è molto sicuramente indicato, perchè mentre in una -parte l'uomo appar creato nel sesto, subito dopo i bruti, -in un'altra appar creato prima dei bruti e prima delle -piante; altro segno della poca cura con cui furono congiunte -insieme le due tradizioni. Nel <i>Bundehesh</i> si legge -che Ahura Mazda spese settantacinque giorni in formar -l'uomo: non so che nulla di simile siasi detto del creatore -di Adamo. -</p> - -<p> -Ma non da tutti si credette che di una così vile e malvagia -creatura come subito ebbe a mostrarsi l'uomo potesse -essere fattore Iddio. Gli gnostici, che tanto travaglio -diedero alla Chiesa primitiva, e per oltre due secoli ne -minacciarono le dottrine e l'esistenza; gli gnostici, per cui -la materia era la corporalità stessa del male, affermarono -che tutta la creazione, e però anche l'uomo, fosse fattura, -non già di Dio, ma del Demiurgo, il quale, nella loro -concezione dualistica, s'immedesima sempre più col principio -del male, e contro cui è tutta rivolta l'opera salutare -di Cristo. Pei Marcioniti il Demiurgo creatore è bensì -il Dio degli Ebrei, ma è, in pari tempo, un principio -malvagio, contrapposto al Dio superiore, il quale è tutto -amore e bontà. Il Demiurgo creò l'uomo e gl'infuse il -suo spirito. Fra i Manichei il Demiurgo assume talvolta -il nome di Satana. Nel <i>Libro d'Adamo</i> dei Mandaiti, libro -tutto penetrato di dottrine gnostiche, si dice che il corpo -del primo parente fu creato da genii malefici. Nel medio -evo i Concorezensi, i Bogomili e i Catari pensarono che i -primi parenti fossero spiriti angelici rinchiusi in corpi -plasmati da Satana, e che fosse un'illusione e un inganno -dello stesso Satana il Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. -</p> - -<p> -Che Eva fosse stata creata con una costa d'Adamo fu -generalmente ammesso dalle varie famiglie di credenti che -si attennero al racconto biblico; e alcuni rabbini seppero -dire perchè il Signore avesse scelta quella parte del corpo -anzichè un'altra, e provarono pure che, togliendola ad -Adamo, Dio non era stato un ladro. Ciò nondimeno una -opinione diversa ebbe pure a sorgere, che suggerita da -un'altra ambiguità di quel racconto medesimo, trovò numerosi -seguaci fra i rabbini, e qualcuno anche tra i cristiani; -la opinione cioè che Adamo fosse creato primamente -androgino, o con due corpi di sesso diverso, congiunti insieme -e poi separati da Dio<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>. La celebre visionaria Antonietta -Bourignon (1616-1680), la quale giunse a veder -l'Anticristo, vide pure il primo padre Adamo, quale fu -nella sua gloria, e lo vide androgino; ma a modo suo. In -luogo di membro virile egli aveva un naso, simile in tutto -a quello che adorna il volto, e provveduto delle medesime -facoltà; e nel suo ventre avveniva così la produzione come -la fecondazione degli ovuli da cui nascevano altri uomini<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. -</p> - -<p> -Naturalmente si volle che, prima del peccato, Adamo -avesse avuto un corpo molto più perfetto che non ebbe di -poi, e che non sia questo nostro; e si disse che, mentre -durò nello stato d'innocenza, egli fu tutto luminoso. Altrettanto -si narrò di quel Yami della mitologia indiana, -il quale ha con l'Adamo biblico più di una somiglianza. -Nell'Evangelo di San Matteo è detto che i giusti risplenderanno -come il sole nel regno del padre loro, e di una -parziale lucidità miracolosa apparsa nel corpo di un santo -uomo parla Cesario in uno de' suoi racconti<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. Alcuni -rabbini pensarono che Dio avesse creato Adamo con la -coda, ma che poi gliela togliesse per amor di bellezza<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>; -e qualcuno pur ve ne fu che di quella coda disse formata -Eva<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>. Ad ogni modo, Adamo fu la più bella delle creature, -superiore in bellezza agli angeli ingelositi, inferiore -solamente a Dio<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>; ed Eva fu la sua degna compagna; -e se poteva importare, per altri rispetti, che essi avessero, -o non avessero avuto ombelico, per la bellezza non importava -gran fatto<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. -</p> - -<p> -Ebbero bensì statura acconcia alle altre loro perfezioni. -Secondo i rabbini, Adamo toccava col capo il cielo, si stendeva -da una a un'altra estremità della terra. Gli angeli -ne furono sgomenti, e allora Dio lo rimpicciolì sino a mille -cubiti; oppure, dopo il peccato, gli gravò una mano sul -capo e lo ridusse di 1000, 900, 300 o 200 cubiti. Anche -pei musulmani Adamo toccava col capo il primo de' sette -cieli, e opinioni consimili corsero tra' cristiani. Mosè Bar-Cefa -riferisce, in relazion con l'opinione che poneva il Paradiso -terrestre nell'antictone, una credenza, secondo la quale -Adamo ed Eva, essendo di smisurata statura, avrebbero -attraversato l'oceano a guado per venirsene nella terra di -qua<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. Non mancarono valentuomini che sulla vera ed -esatta statura dei primi parenti istituirono lunghe e faticose -indagini<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. -</p> - -<p> -Il nome stesso di Adamo diede argomento a parecchie -strane immaginazioni, perchè non pareva possibile che il -nome imposto al primo padre da Dio medesimo, non fosse -formato in qualche maniera speciale, non contenesse alcuna -significazione occulta. Giuseppe Flavio si contenta -di dire che Adamo vuol dire Il Rosso, e che il primo -uomo fu così denominato perchè formato di terra rossa; -ma in un opuscolo <i>De montibus Sina et Sion</i>, falsamente -attribuito a San Cipriano, si mostra come il nome Adam -sia formato delle quattro lettere con cui principiano, in -greco, i nomi dei quattro punti cardinali, ἀνατολή, δύσις, -ἄρκτος, μεσημβρία; e ivi stesso si svela che nel nome di -Adamo era indicato il tempo della passione di Cristo e -il numero d'anni speso da Salomone in costruire il Tempio. -Sant'Agostino dice che quella composizione del nome di -Adamo sta a mostrare, sia che la discendenza di Adamo -si spargerà per le quattro plaghe della terra, sia che dalle -quattro plaghe saranno raccolti gli eletti<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>. Per quella -ragione Adamo fu detto <i>tetragrammatos</i> e microcosmo<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>. -Tralascio di parlar di coloro che nei nomi di Adamo e -di Eva trovarono, o credettero di trovare, le prove del solito -mito solare<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>. -</p> - -<p> -La creazione del primo uomo, se fu incominciamento -d'iniquità e di sciagura sopra la terra, fu pure cagione -di discordia e di ruina nel cielo. Narrano i rabbini, che -come appena si sparse colassù la nuova che l'Eterno voleva -creare Adamo, si affollarono intorno al trono di lui -gli angeli e i genii, de' quali, parte lo esortavano a crearlo, -e parte ne lo dissuadevano. Gli angeli della Misericordia, -della Pace, della Giustizia e della Verità, espressero varii -sentimenti e diedero opposti pareri. Quest'ultimo gridò -piangendo: «Padre del vero, tu crei sulla terra il padre -della menzogna». Ma l'Eterno rassicurò le schiere degli -spiriti, dicendo che la verità avrebbe legato la terra col -cielo; e Adamo fu creato<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Nel Corano il contrasto si -aggrava, e produce effetti disastrosi. Dio, dopo che ebbe -creato Adamo, chiamò le schiere degli angeli suoi perchè -onorassero la nuova creatura. Tutti si piegarono volentieri -al divino comando, salvo Iblîs, l'angelo superbo, il quale -ricusò d'inchinarsi alla creta, e fu per tale disobbedienza -cacciato dal cielo; di che poi si vendicò, trascinando l'uomo -e la donna al peccato<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Fantasie simili ebbero anche i -cristiani, e si può tener per sicuro che Maometto, il quale -da cristiani e da ebrei toglieva ciò che gli tornava -utile, ne conobbe qualcuna. Nella Vita latina ricordata -di sopra, Satana stesso narra ad Adamo la cagione della -sua caduta. Creato l'uomo, Dio ordinò a tutti gli angeli -di adorare quella sua immagine. Primo obbedì Michele, -il quale poi fece obbedire gli altri; ma Satana, tenendosi -troppo da più di Adamo, ricusò di adorarlo, e alle minacce -di Michele rispose che porrebbe la sua sede sopra -gli astri del cielo, e si farebbe simile all'Altissimo. L'ira -dell'Altissimo piombò su di lui. Egli fu espulso, insieme coi -suoi seguaci, dal cielo, e per vendicarsi trascinò alla colpa -chi fu involontaria cagione della sua caduta<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>. Qualche -accenno a sì fatto mito si trova già, come fu notato da -altri, in Tertulliano, in Sant'Ireneo, in Sant'Agostino. -Questi lo ricusa, e sostien la opinione che Satana cadde -per superbia nell'inizio dei tempi<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. -</p> - -<p> -Il primo uomo aveva, del resto, qualità e pregi quasi -divini, tali, insomma, da meritargli l'ammirazione e la -reverenza degli angeli. In più luoghi si trova detto che -egli vinceva in perfezione tutti gli spiriti celesti: stando -a una delle tante fantasie rabbiniche, gli angeli, vedutolo, -credettero ch'egli fosse un secondo Dio, e l'unico vero Dio, -per disingannarli, lo fece cadere in un profondo sopore, -Non si dimentichi che in molte altre mitologie il primo -uomo è un dio, o quasi un dio. -</p> - -<p> -Adamo fu il più sapiente degli uomini, superato solo -da Cristo, l'Uomo Dio. Seguendo San Tommaso e la tradizione -patristica, dice Dante che in Adamo e in Cristo fu -infuso da Dio stesso -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quantunque alla natura umana lece</p> -<p class="i02"> Aver di lume<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Sapere connato dunque, non acquisito. I cabalisti pensarono -invece che Adamo fosse stato ammaestrato dagli angeli, e -Mosè Maimonide asserì ch'egli fu uno stolto finchè non -ebbe gustato il frutto proibito. La opinione, per altro, -ch'egli avesse in sè, comunque acquistata, ogni dottrina, -fu la opinion prevalente. Alcuni rabbini dissero che Dio -stesso mandò ad Adamo, per mezzo dell'angelo Rasiele, un -libro, in cui erano dichiarati tutti i secreti del cielo, ed -esposte tutte le sante dottrine, e che gli angeli scendevano -apposta per udirne la lettura. Questo libro miracoloso -ritornò da sè stesso in cielo dopo il peccato; ma -quando Adamo ebbe fatto penitenza, Dio ordinò all'arcangelo -Raffaele di riportarglielo, e Adamo ne fece diligente -lettura, e lo lasciò, morendo, a Seth<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. Una finzione simile -a questa corre tra' musulmani: nella fantasia di taluno il -libro diventò un vero e proprio libro di magia<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>. Adamo -fu tenuto inventore dei caratteri, peritissimo in astrologia -e, generalmente parlando, institutore di tutte le scienze -e di tutte le arti<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. Frutto di tanto sapere furono parecchi -libri. Sant'Epifanio ricorda certe rivelazioni attribuite -dagli gnostici ad Adamo; alcuni rabbini parlarono -di un libro di singolarissimo pregio in cui egli raccolse -quanto nel Paradiso terrestre udì dalla bocca di Dio; Mosè -Maimonide dice che i Sabei facevano Adamo autore di -trattati sopra l'agricoltura: persino libri di alchimia gli -furono attribuiti. Due salmi si volle fossero opera sua. -Eva dovette avere, in qualche parte almeno, il sapere di -Adamo: Sant'Epifanio fa menzione di un evangelo che -si diceva dettato da lei<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>. -</p> - -<p> -Una solenne e innegabile prova del suo sapere, se non -altro filologico, diede Adamo quando, essendogli stati condotti -innanzi, da Dio, tutti gli animali creati, egli seppe -nominar ciascuno in settanta lingue diverse, mentre, per -confession dei rabbini, gli angeli non avevano saputo nominarli -nemmeno in una lingua sola. Gli è vero, per altro, -che di solito non si concede ad Adamo la cognizione di -tante lingue quante ne nacquero poi, al tempo della edificazione -della Torre di Babele; ma si ragiona della -lingua parlata da lui come di una lingua assai più perfetta -che non quelle venute dopo, e perdutasi già sin dai -tempi della prima sua discendenza. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">La lingua ch'io parlai fu tutta spenta</p> -<p class="i02"> Innanzi assai ch'all'ovra inconsumabile</p> -<p class="i02"> Fosse la gente di Nembrot attenta,</p> -</div></div> - -<p> -dice lo stesso Adamo a Dante, là nel Paradiso<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. Vero è -che nel trattato <i>De vulgari eloquentia</i>, Dante aveva affermato -che la lingua parlata primamente da Adamo fu -quella stessa che parlarono poi gli Ebrei, serbata integra, -affinchè il redentore del mondo potesse parlare il linguaggio -della grazia, e non un linguaggio nato dalla confusione<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>. -</p> - -<p> -Vogliono alcuni che Adamo fosse introdotto da Dio nel -Paradiso terrestre solo quaranta giorni dopo la sua creazione<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>. -Checchè sia di ciò, la felicità di cui godettero nel -giocondo giardino egli e la donna sua fu quale noi non -possiamo nemmeno immaginare, nonchè descrivere. Vivendo -in terra, eglino eran fatti partecipi della vita del -cielo. Nel <i>Testamento</i> ricordato pur dianzi, lo stesso Adamo -racconta al figliuolo Seth quale fosse la condizione di lui -e di Eva nel Paradiso, prima del peccato. Udivano il -suono armonioso che moveva dalle ali dei serafini preganti; -udivano la gran voce dell'acque, le quali, dal profondo, -adoravano il loro fattore; udivano le preghiere di -tutti gli esseri distribuite per le diverse ore del giorno -e della notte. Fruivano della beatifica visione di Dio, e -pascevano l'anime della parola divina. Godevano delle -delizie incomparabili del giardino, circondati dalla reverenza -e dall'amore di tutte le creature viventi. -</p> - -<p> -Ma quanto tempo godettero di così invidiabile felicità? -quanto durò, in altri termini, lo stato di loro innocenza? -Su questo punto le opinioni divariano assai, giacchè nulla -dicono le Scritture. San Giovanni Crisostomo crede che -Adamo ed Eva non rimasero forse nemmeno un giorno nel -Paradiso<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>; e narrano alcuni talmudisti che Adamo peccò -nella decima ora del giorno in cui fu creato, e che egli -ed Eva furono pieni di terrore quando, essendo già stati -cacciati dal Paradiso, videro per la prima volta in lor vita -tramontare il sole<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>. In Occidente si accreditò in più -particolar modo la opinione che i primi parenti non rimanessero -nel Paradiso più di sett'ore, dalla prima alla settima, -o dalla terza alla nona del giorno in cui furono -creati, o vi furono introdotti. Perciò dice Adamo a Dante: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nel monte, che si leva più dall'onda,</p> -<p class="i02"> Fu'io, con vita pura, e disonesta,</p> -<p class="i02"> Dalla prim'ora a quella che seconda,</p> -<p class="i01">Come il sol muta quadra, l'ora sesta<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ma altre opinioni vi furono in buon numero, delle quali -alcune poco si dilungavano da questa, e altre moltissimo; -e secondo che si badi all'una o all'altra, Adamo ed Eva -sarebbero rimasti nel Paradiso un giorno, sei, nove, quaranta -giorni, sett'anni, quindici, ventotto, un secolo<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. I -maomettani ce li fanno stare cinquecent'anni. -</p> - -<p> -Non si creda, del resto, che questi numeri fossero sempre -immaginati a caso; molte volte si cercò in essi un indizio -di misteriose e recondite colleganze tra i due fatti capitali -della storia del genere umano, la caduta e la redenzione. -Le condizioni e il modo di quella dovevano prenunziare le -condizioni e il modo di questa. Perciò da taluno si fece -durare il soggiorno dei primi parenti nel Paradiso quanto -poi durò la passione di Cristo; e si disse che il peccato -fu commesso l'ora sesta, nella qual ora Cristo fu posto -in croce; e che l'espulsione avvenne l'ora nona, nella quale -ora poi Cristo morì. Altre corrispondenze pure s'immaginarono. -I quarant'anni dovevano rispondere agli altrettanti -che gli Ebrei passarono nel deserto. -</p> - -<p> -Secondo i musulmani, che drammatizzarono in assai -poetico modo la storia della tentazione, Adamo resistette -ottant'anni alle sollecitazioni di Eva, che voleva fargli -gustare il fatal pomo. I cristiani non si curarono di sapere -troppi particolari in proposito. Ammisero, senz'altro, che -Adamo fu trascinato al peccato da Eva<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>; e solo si mostrarono -alquanto più curiosi di conoscere la vera qualità -del peccato commesso da entrambi. La opinione ortodossa -e legittima è ch'essi abbiano veramente trasgredito il divino -precetto mangiando il pomo; non un pomo simbolico, ma -un pomo reale. Divieti simili a quello di cui narra la -Genesi si trovano in tutte le mitologie, e non di rado -riguardano appunto una pianta; e di ciò non si meraviglia -chi ricordi con quanta facilità gli uomini primitivi -attribuissero ai frutti, o ai succhi di certe piante, virtù -di conferire, sia la immortalità, sia un sovrumano sapere. -Dante, che in così fatte questioni suol farsi ripetitore delle -dottrine approvate dalla Chiesa, dice, parlando della -sacra pianta del Paradiso terrestre: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Per morder quella, in pena ed in disio</p> -<p class="i02"> Cinquemil'anni e più, l'anima prima</p> -<p class="i02"> Bramò colui che il morso in sè punio;</p> -</div></div> - -<p> -e facendo consistere la colpa, non nel fatto materiale dello -aver mangiato il frutto, ma nella disobbedienza, pone in -bocca ad Adamo queste parole: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Or, figliuol mio, non il gustar del legno</p> -<p class="i02"> Fu per sè la cagion di tanto esilio,</p> -<p class="i02"> Ma solamente il trapassar del segno<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Alcuni talmudisti, per altro, pensarono, non ostante il detto -divino <i>Crescete e moltiplicate</i>, che il peccato fosse consistito -nella copula, e questa loro opinione ebbe seguitatori -anche fra' cristiani<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>. -</p> - -<p> -Dove, quando seguì il primo accoppiamento dei due -primi genitori? Anche intorno a ciò vi furono più disparate -opinioni. Alcuni rabbini dicono ch'esso avvenne nel -Paradiso, e che nel Paradiso furono concepiti Caino e -Abele. I musulmani narrano meraviglie delle nozze di -Adamo ed Eva, e del padiglione di seta sotto cui esse -furono celebrate, nel bel mezzo del Paradiso. Ma i Dottori -cristiani, tra cui San Girolamo e Sant'Agostino, sostennero -sempre che Adamo ed Eva uscirono vergini dal Paradiso -terrestre, e non si congiunsero se non passato certo -tempo, più o meno lungo, dalla loro espulsione; e Felice -Faber afferma che, se fossero rimasti nel Paradiso, avrebbero -generato senza perdere la verginità<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>. Ad ogni modo -si ammetteva da tutti che, immediatamente dopo il peccato, -essi avessero perduto in certa guisa la verginità dello -spirito, avvedendosi della nudità propria. Perciò parecchie -sètte di eretici, che si chiamarono col nome di Adamiti, -sorte in varii tempi, considerarono la nudità come un -segno di libertà di spirito e d'innocenza, e rifiutarono ogni -maniera di vesti<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>. -</p> - -<p> -Ma fu veramente Eva la prima moglie di Adamo? ed -Eva, la gran prevaricatrice, fu ella sempre fedele al suo -legittimo sposo? Strani dubbii si mossero intorno a ciò; -anzi strane cose si affermarono. Fu credenza diffusa tra' -rabbini che, prima di generar figliuoli con Eva, Adamo -ne generasse con un demone femmina per nome Lilith, -il quale vuolsi da taluno che sia una cosa istessa con -Ilithia, dea della notte e dello spazio, adorata in Grecia -ed in Egitto. Da quelle prime nozze nacquero molti spiriti -maligni<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Secondo un'altra finzione, Dio, prima di -trarre Eva dalla costa di Adamo, creò di terra Lilith, la -quale rifiutò di obbedire al marito, lo abbandonò, e divenne -un genio malefico, infesto ai pargoli, e madre di -demonii<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>. Per contro, una favola satirica, dovuta assai -probabilmente alla fantasia di un trovero, narra che, prima -d'Eva, Dio aveva dato ad Adamo una compagna assai più -perfetta; ma che Adamo, ingelositosi della superiorità di -lei, la uccise, dopo di che Dio, per punirlo, diedegli Eva, -che lo trasse al peccato<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>. E fu persin detto che Adamo -non ischifò di congiungersi con le fiere. -</p> - -<p> -Eva, da canto suo, non avrebbe dato prova di troppo -maggior continenza<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Vogliono ch'ell'abbia avuto commercio -con Samaele, principe de' demonii, e procreato con -esso più figliuoli, tra cui v'è chi pone Caino, e anche -Abele. Del resto le notizie intorno ai figliuoli di Adamo -ed Eva sono molto confuse, e non di rado contraddittorie<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>. -</p> - -<p> -Negli apocrifi ricordati di sopra si narra l'aspra e dolorosa -vita che dovettero condurre i due primi parenti -dopo la loro cacciata dal Paradiso; si narra la dura e -lunga penitenza con cui si studiarono di cancellare il peccato -e di racquistare la grazia e l'amore di quel Dio che -avevano offeso; si narra la vecchiezza loro e la morte, supreme -calamità che sulla terra produsse la colpa. Usciti -dal luogo di beatitudine, si trovano in una terra inospitale -ed ingrata, fra belve fatte nemiche; errano in cerca -di cibo, e debbono contentarsi di quello onde le belve si -pascono. S'accostano di bel nuovo al Paradiso, con isperanza -d'esservi riammessi, ma la speranza rimane delusa. -Essi piangono vedendo i corpi loro tanto mutati da quelli -di prima; piangono pensando alla felicità irreparabilmente -perduta. Pregano senza fine il Signore, ne implorano la -pietà, digiunando, rimanendo immersi per lunghi giorni -nelle acque del mare, o in quelle del Giordano o del -Tigri. Ma Satana, e gli spiriti suoi, non dànno loro -pace, li insidiano in tutti i modi, tentano di ucciderli, -seducono una seconda volta Eva, distogliendola dalla cominciata -penitenza. A consolare tanta miseria, a confortare -gli animi che stanno per cedere alla disperazione, -viene di quando in quando dall'alto la voce del Signore, -che annunzia il futuro perdono e la redenzione: a rinfrancare -i corpi afflitti Dio misericordioso manda delle frutta -del Paradiso. Nuovi uomini nascono sopra la terra e si -vanno aggravando le conseguenze fatali della colpa. Caino -uccide Abele: Adamo ed Eva piangono amaramente l'ucciso. -Sono corsi nove secoli, e Adamo, stremato dalla vecchiezza -e dalla malattia, manda il figliuolo Seth, manda -la moglie, prima cagione di tanto soffrire, a chiedere al -cherubino, cui fu commessa la custodia del Paradiso, l'olio -di misericordia. Qui nuova promessa di futura redenzione. -Adamo passa di questa vita, profetando nuove colpe e -nuove sciagure; Eva non tarda a seguirlo. I figliuoli dànno -sepoltura ai loro corpi, e la storia del mondo procede qual -fu pronunziata, correndo incontro al Diluvio. -</p> - -<p> -Tale in succinto, raccolta da' varii racconti, la storia -dei due primi uomini dopo il peccato. Come ognuno può -immaginar facilmente, più e più opinioni particolari si -ebbero sopra tale, o talaltro punto di essa. Nel trattato -<i>Erubim</i> si legge che la penitenza di Adamo durò centotrent'anni: -secondo una tradizione musulmana, le lacrime -ch'egli pianse dopo il peccato formarono il Tigri e l'Eufrate; -secondo un'altra, quelle lacrime caddero sull'isola -di Serendib, e produssero le piante medicinali e gli aromati. -Uno dei tristi e più visibili effetti della colpa fu, -a detta di certi rabbini, la calvizie<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>. Circa il luogo ove -i due primi parenti vissero dopo la espulsione dal Paradiso, -e il luogo dove poi ebbero sepoltura, furono varie -credenze. Si disse da alcuni ch'e' furono rimessi nell'agro -damasceno, ov'era stato creato Adamo. Secondo Sant'Epifanio -(sec. IV), Adamo ed Eva dimorarono alcun tempo -in prossimità del Paradiso, poi errarono per molte regioni, -e finalmente vennero in Giudea, ove morirono<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>. Dionigi -di Telmahar (sec. IX) dice che la caverna dei tesori, ove -ripararono e vissero i due cacciati, e sulla quale apparve -poi la stella che guidò i Re Magi, era posta nell'ultimo -Oriente, nella montagna di Scir, di contro all'oceano che -cinge il mondo, e non lungi dal Paradiso terrestre. Coloro -poi che ponevano il Paradiso nell'antictone, pensavano, -come abbiam veduto, o che Adamo ed Eva fossero rimasti -di là, e la progenitura loro similmente, sino al Diluvio, -o che fossero venuti di qua, attraversando l'oceano. Secondo -un'altra opinione, che fu diffusissima, così in Oriente, -come in Occidente, e in Oriente è viva tuttora, Adamo -ed Eva vissero gli anni del loro esilio nell'isola di Serendib, -o Ceilan. -</p> - -<p> -Questa credenza è, senza dubbio, di origine maomettana, -o, piuttosto, è una credenza buddistica trasformata da maomettani; -ed ecco in qual modo. Credevano, e credono ancora -i buddisti, che il Budda soggiornò alcun tempo sopra -un monte dell'isola di Ceilan, chiamato Langka dai bramani -del continente<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>; che quivi menò vita contemplativa; -e che sollevandosi poi al cielo, lasciò nella rupe la -impronta del proprio piede, visibile a tutti. I maomettani, -usando un procedimento assai frequente nella storia delle -leggende, riferirono ad Adamo quanto si narrava del Budda, -e le due tradizioni continuarono a vivere l'una accosto -all'altra. Di ciò ci porge una curiosa testimonianza Marco -Polo nella relazione dei suoi viaggi. Egli dice che nell'isola -di Ceilan, sulla cima di un alto monte, al quale -non si può salire se non con l'ajuto di catene, è un sepolcro, -che i Saracini dicono essere di Adamo, e gli idolatri -(intendi i buddisti), di Sergamon Borcam. Il séguito -del racconto mostra che questo Sergamon non è altri che -il Budda, il quale andò soggetto, come è noto, ad una -altra consimile trasformazione, diventando il santo Josafat -della leggenda cristiana<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>. Gli Arabi chiamarono il monte -Rahun, e il primo loro scrittore che abbia fatto ricordo -della leggenda sembra essere stato Suleymân. Edrîsi, il -quale scrisse il suo trattato geografico alla corte di Ruggero -II di Sicilia, nel 1154, Edrîsi, il quale attesta, fra -tant'altre cose, d'aver visitato la grotta dei Sette Dormienti -presso Efeso, e d'aver veduto i loro corpi tra l'aloe, -la mirra e la canfora, non s'intende bene se morti, o sopiti -di nuovo, riferisce la leggenda del monte, da lui -chiamato el-Rahuk. A suo dire, narrano i bramani esservi -sulla vetta del monte l'impronta del piè di Adamo, lunga -settanta cubiti e luminosa. Da quel punto, con un passo, -Adamo giunse al mare, ch'è lontano due o tre giornate<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. -Dicono inoltre i maomettani che Adamo, cacciato dal -Paradiso, cadde nell'isola di Serendib, e quivi morì, dopo -aver compiuto un pellegrinaggio al luogo dove poi doveva -sorgere la Mecca. Una descrizione del monte si trova pure -nei viaggi d'Ibn-Batûta<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>. -</p> - -<p> -La leggenda passò d'Oriente in Occidente, e dai maomettani -ai cristiani; e il monte di Ceilan, chiamato -poi dai Portoghesi Pico de Adam, diventò celebre. Eutichio, -patriarca d'Alessandria (m. 940) dice solo che -Adamo fu cacciato in un monte dell'India<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>; ma il monte -è poi sempre quello di Ceilan. Odorico da Pordenone lo -descrive succintamente, e narra che nella sommità di esso -era un lago che quelli dell'isola dicevano formato delle -lacrime piante da Adamo e da Eva per la morte di Abele<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>. -Giovanni de' Marignolli ha un racconto più particolareggiato -e più esplicito. L'angelo di Dio prese Adamo, -e lo posò sul monte di Ceilan, e l'impronta del piede di -Adamo rimase miracolosamente impressa nel marmo, lunga -due palmi e mezzo. Sopra un altro monte, lontano dal -primo quattro piccole giornate, l'Angelo posò Eva, e i -due peccatori stettero disgiunti, immersi nel lutto, quaranta -giorni, trascorsi i quali, l'angelo condusse Eva ad -Adamo, il quale era ormai disperato. Sulla prima montagna -erano, oltre l'impronta del piede, una statua seduta, -con la destra stesa verso l'Occidente; la casa di Adamo; -una fonte di purissime acque, le quali si credeva venissero -dal Paradiso, e in cui eran gemme, formate, secondo -la opinione di quegli abitanti, delle lacrime di Adamo; -un orto pieno d'alberi che recavano ottimi frutti. Molti -pellegrini si recavano a visitare il santo luogo<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Sulla -fine del secolo XVII, Vincenzo Coronelli diceva ancora -che sulla cima del monte era sepolto Adamo, e che ci -si vedeva un lago formato delle lacrime versate da Eva per -la morte di Abele<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>. Quest'ultima affermazione contraddiceva -a un'altra credenza, che non sembra, per altro, sia stata -molto diffusa. Il già ricordato Burcardo di Monte Sion -dice che nel fianco di un monte, nella valle d'Ebron, era -la spelonca ove Adamo ed Eva piansero cent'anni la morte -di Abele, e che ci si vedevano ancora i letti su cui avevano -dormito, e la fonte delle cui acque avevano bevuto<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>. -</p> - -<p> -Se fu posta sulla sommità del monte di Ceilan, la sepoltura -di Adamo fu posta pure in molti altri luoghi. -Secondo una leggenda orientale, Adamo fu seppellito nel -Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>; e nella già più volte ricordata Vita -latina si dice il medesimo; e nell'Apocalissi greca si dice -anche di Eva. Ma questa credenza non ebbe molto favore. -Nel <i>Testamento di Adamo</i> si narra che Adamo fu seppellito -a oriente del Paradiso, e che gli stessi angeli e -le Virtù del cielo ne fecero i funerali. Nel <i>Combattimento -di Adamo ed Eva</i> il racconto si arricchisce di particolari -a questo riguardo, e si narrano parecchie vicende a -cui andò soggetto il corpo del primo genitore. Adamo mancò -l'anniversario del giorno in cui fu creato, ricorrendo l'ora -in cui fu espulso dal Paradiso. Il suo corpo fu deposto -nella caverna dei tesori, dove andarono a raggiungerlo -a mano a mano i corpi degli altri patriarchi. Avvicinandosi -il Diluvio, Noè e i figliuoli tolsero, per comandamento -divino, dalla caverna il corpo di Adamo, insieme -con l'oro, l'incenso e la mirra che v'erano stati raccolti, -e lo portarono nell'Arca, lasciando gli altri corpi nella -caverna, la quale fu chiusa da Dio per modo da non -lasciarne veder segno; e così rimarrà sino al giorno della -risurrezione. Molti anni dopo, morto Noè, Sem e Melchisedec -traggono, per ordine di Dio, il corpo dall'Arca, -e, guidati da un angelo, vanno a seppellirlo sul Golgota. -Ecco qui la leggenda celebre che vuole sepolto il peccatore -nel luogo stesso ove dovrà poi sorgere la croce del -redentore, e che narra bagnata del prezioso sangue di -questo il capo ribelle che non aveva saputo piegarsi al -divino comandamento. Di questa, che certo è leggenda -mirabile, s'inspirarono le arti del disegno: il teschio che -in infiniti quadri si vede fuor di terra, appiè della croce, -è il teschio di Adamo<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>. Alcuni eretici si spinsero più -oltre nei liberi campi della fantasia: essi identificarono -il redentore col peccatore, fecero passar l'anima di Adamo -prima in Davide, poi in Cristo. E Cristo fu anche detto -secondo Adamo<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. Vogliono alcuni Padri della Chiesa -greca che la tradizione, la quale dice Adamo sepolto sul -Golgota sia di origine giudaica: concesso pure che tale -sia la sua origine (e gli Ebrei dovevano essere naturalmente -tratti a raccostare il padre del genere umano a -Gerusalemme) bisogna riconoscere che quella tradizione -aveva ogni desiderabil carattere per farsi accettar da' -cristiani. Sant'Agostino esprimeva il pensiero e il sentimento -di molti quando mostrava che alla riparazione -nessun altro luogo poteva essere più acconcio di quello -ove giaceva sepolto il colpevole<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>. Accostandosi a certi -racconti di cui dovrò parlare più innanzi, e seguitando -una opinione professata da parecchi rabbini e da parecchi -Dottori cristiani, dice l'inglese Sevulfo, nella relazione -del viaggio che fece in Palestina negli anni 1102 1103, -che Adamo era seppellito nella valle d'Ebron, insieme con -Abramo, Isacco e Giacobbe<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>. Di così ingegnosi collegamenti -non si dilettarono, del resto, solamente gli ebrei -e i cristiani: secondo una delle tradizioni maomettane, -Adamo fu seppellito a poca distanza dal luogo ove doveva -sorgere la Mecca, sul monte Abù-Cais, oppure sul -monte Arafat, dove Adamo si ricongiunse con Eva dopo -centovent'anni di separazione<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. -</p> - -<p> -Adamo ed Eva lasciarono, com'è ben naturale, lungo -ricordo di sè, del loro peccato, e della punizione che gli -tenne dietro, nella loro progenie, defraudata per essi della -felicità a cui Dio la voleva chiamata, e data in preda a -inenarrabili sciagure. Non si può aprire libro di sacro -argomento senza incontrare i loro nomi, e un qualche -cenno della istoria loro. Per secoli, durante tutto il medio -evo, essi furono vivi nella coscienza dei credenti, che sognavano -e agognavano, nella comune desolazione, la -perduta felicità. Ai tempi di Michele Psello (sec. XI) si -vedevano in un luogo di Costantinopoli le statue di Adamo -ed Eva accanto a quelle della prosperità e della fame. -Nella solitudine dei chiostri, i monaci si proponevano a -vicenda indovinelli, cui porgevano argomento Adamo ed -Eva, domandando per esempio: <i>Chi morì senz'esser mai -nato?</i> Nei Misteri si vedeva la creazione dei due primi -parenti, e tutta la storia dolorosa della tentazione e del -peccato, sceneggiata<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>. Nelle epopee francesi del medio evo -sono molto frequenti le preghiere poste in bocca a tale -o talaltro dei personaggi, e quelle preghiere cominciano -assai spesso con un cenno alla creazione dei due progenitori -e al peccato da essi commesso<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. Non era forse -uscita da quel peccato tutta la storia dell'uman genere? -I versi d'Alcuino esprimevano a questo riguardo la credenza -e il rammarico di un infinito popolo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Postquam primus homo paradisi liquerat hortos,</p> -<p class="i02"> Et miseras terrae miser adibat opes:</p> -<p class="i01">Exilioque gravi poenas cum prole luebat,</p> -<p class="i02"> Perfidiae quoniam furta et maligna gerit:</p> -<p class="i01">Per varios casus mortalis vita cucurrit,</p> -<p class="i02"> Diversosque dies omnis habebat homo<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ma lasciamo ora, per ritrovarli anco una volta un po' -più innanzi, Adamo ed Eva, e volgiamoci ad altri abitatori -del Paradiso. -</p> - -<p> -Primi ci si presentano Enoch ed Elia, il patriarca e -il profeta che mai non pagarono il debito loro alla morte, -e vivi furono sottratti alla vista degli uomini. La tradizione -che entrambi li pone ad abitare nel Paradiso terrestre -è assai antica, e comune così ad ebrei come a -cristiani: essa aveva una sua ragion naturale nel pensiero -che chi scampava per divina grazia alla morte dovesse -rientrar nel luogo ove la morte non poteva aver potestà, -ov'era l'albero della vita. Sant'Ireneo, Tertulliano, Santo -Agostino, Mario Vittore, Gregorio di Tours, Sant'Aldelmo, -altri assai, così del tempo più antico, come del medio -evo, la ricordano, e se i più l'accettano, parecchi ancora -la rifiutano<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>. Un dubbio rimane, se il luogo dove i due -santi soggiornano da secoli sia proprio il Paradiso terrestre. -Nell'apocrifo <i>Libro d'Enoch</i> è detto che nessuno mai conobbe -il luogo ov'ebbe ricetto il patriarca<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>; e Alano de -Insulis, per non recare altri esempii, in uno degli scritti -suoi dice che il santo fu trasportato nel Paradiso terrestre, -e in altro ch'egli fu trasportato, sia nel Paradiso terrestre, -sia in luogo a noi occulto<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>. Ma questo dubbio fu di -pochi. Le leggende medievali ci mostrano assai spesso -Enoch ed Elia nel Paradiso; e nel Paradiso li pongono -Fazio degli Uberti e Federigo Frezzi; e Dante non dice -qual ragione l'abbia indotto a non lasciarveli vedere<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>. -</p> - -<p> -Tradizioni simili a queste hanno i maomettani, i quali -narrano che Enoch, da essi chiamato Edris, ed Elia (Kheder, -Khidr)<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a> trovarono la fontana di vita, e avendo bevuto -delle sue acque non conobbero la morte: essi sono pressochè -sempre in moto per vegliare alla sicurezza dei pellegrini -che si recano alla Mecca, e solo di tanto in tanto -riposano in un paradiso ripieno di tutte le delizie<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>. Il -viaggiatore Abulfauaris dei <i>Mille ed un giorno</i> trova Elia -e Kheder (qui Kheder è diverso da Elia) in un paradiso -serbato agli amici e discepoli del profeta<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>. -</p> - -<p> -Enoch ed Elia compaiono di solito vecchissimi, sebbene -questa loro vecchiezza male s'accordi con la credenza che -nel Paradiso terrestre fosse la fontana di giovinezza<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>. -Essi non sono mai morti, e serbano il corpo che già ebbero -mentre furon tra gli uomini; ma non per questo si -sottrarranno alla comune e inflessibil legge cui è soggetta -tutta la discendenza d'Adamo. La morte loro è solamente -differita. Alla fine dei tempi essi torneranno sulla terra -d'esilio, e combatteranno contro l'Anticristo, e saranno uccisi -da lui, ma per risuscitare poco dopo, ed essere assunti -alla gloria eterna del cielo. Questa credenza suggerita, per -una parte, dalla opinione che i due santi dovessero, come -tutti gli altri uomini, andar soggetti alla morte e alla -risurrezione, e per un'altra, da ciò che nell'Apocalissi è -detto<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> di due testimoni non nominati, i quali saranno -uccisi dalla bestia diabolica e poi risusciteranno, questa -credenza ebbe tra' cristiani grandissima diffusione. Non -senza variare tuttavia in parecchi particolari. Così qualche -scrittore aggiunse terzo campione ai due primi San Giovanni; -altri fece compagno ad Elia, non già Enoch, ma -Mosè, o Geremia, o Eliseo; altri parlò del solo Elia<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>. -I rabbini favoleggiarono di un ritorno di Elia pel tempo della -venuta del Messia, e poi pel tempo della irruzione dei popoli -di Gog e Magog. Non sarà fuor di luogo ricordare -a questo proposito che Lao-Tseu si tolse agli occhi degli -uomini ritraendosi sulle cime del Kuen-lun, ov'è il paradiso -dei Cinesi; e che la rimozione, o segregazione (quella -che i Tedeschi chiamano <i>Entrückung</i>) degli eroi, o di -altri personaggi tra l'umano e il divino, è tema comune -la molte mitologie<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>. -</p> - -<p> -Nell'Evangelo di Nicodemo Enoch ed Elia accolgono nel -Paradiso terrestre le anime che Cristo ha liberate dall'Inferno, -e a capo delle quali è Adamo<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. Che quel Paradiso -dovesse esser luogo di dimora pei giusti e per gli -eletti, fu opinione seguitata da molti, così tra gli ebrei -come tra' cristiani, e assai naturalmente suggerita dal pensiero -che le anime riscattate da Cristo dovessero racquistare -quanto la diabolica frode aveva fatto loro perdere. -Sant'Isidoro Pelusiota (sec. V) dice che i giusti risorti -saranno accolti da Cristo nel Paradiso terrestre, come nella -propria lor patria, dalla quale li ha esclusi il peccato<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>; -e nel già più volte citato <i>Combattimento di Adamo</i> Dio -promette al peccatore che il giorno in cui scenderà nel -regno dei morti, e spezzerà le ferree porte dell'Inferno, -condurrà le anime dei giusti nel giardino di beatitudine<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>. -</p> - -<p> -Ma la credenza prese, come si può bene immaginare, -più forme, e se da molti fu accolta, fu pure da molti contraddetta. -Nel <i>Libro di Enoch</i>, il quale, non tenendo conto -di certe aggiunte posteriori, fu composto, secondo la più -probabile opinione, oltre a cent'anni prima di Cristo, è -fatta menzione del giardino ove abitano i giusti e gli -eletti, e tale giardino è, senza dubbio, quello stesso di -Adamo<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. Nel racconto di Rabbi Giosuè, figliuolo di Levi, -ricordato di sopra, e in un altro racconto rabbinico, ove -si narra un'avventura di Alessandro Magno, e del quale -dovrò far parola più innanzi, si dice similmente che il -Paradiso terrestre è luogo di dimora ai giusti, e nel secondo -si soggiunge, sino all'universale Giudizio<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>. -</p> - -<p> -Tra' cristiani, i più di coloro che pensarono dovere i -giusti aver ricetto nel Paradiso terrestre, asserirono che -questo loro soggiorno sarà temporaneo, e durerà solo sino -alla risurrezione e al Giudizio, dopo il quale ascenderanno -in cielo. Taluno di essi volle usata ai soli martiri cotal -grazia; mentre altri, o sostennero la opinione che giusti -e rei sono accolti in un luogo medesimo sino al novissimo -dì, o concedettero ai giusti d'entrare nel Paradiso -celeste immediatamente dopo la morte<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>. Quest'ultima -opinione trionfò dopo il V secolo, e riuscirono vani gli -sforzi con cui Giovanni XXII tentò di far prevalere la -contraria dottrina, che gli eletti non saranno ammessi alla -beatifica visione di Dio se non dopo il Giudizio universale. -Ciò nondimeno, questa dottrina, che l'Università di -Parigi condannò come ereticale nel 1240, si vede implicitamente -professata in alcune leggende, delle quali dovrò -dire più oltre, e in parecchie Visioni. In esse, il luogo -ove i giusti attendono il gran giorno, è talvolta il Paradiso -terrestre, espressamente nominato, e talvolta un luogo -non nominato, che può essere, o non essere, secondo i casi, -il Paradiso. Beda narra di un uomo di Nortumbria che, -pellegrinando nel mondo di là, giunse a una pianura fiorita -e ridente, innondata di luce, chiusa da altissimo muro, -e popolata da innumerevoli beati vestiti di bianco, i quali, -non essendo stati perfetti in vita, attendono ivi il Giudizio. -Non dice che fosse quello il Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>. -Nel racconto di cert'apparizione, riferito da Gervasio da -Tilbury, è fatto cenno di un Purgatorio nell'aria, e di un -altro luogo, più remoto dalla terra, dove le anime dei -giusti aspettano il novissimo giorno<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. Il monaco di Evesham, -di cui narra la Visione Matteo Paris<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>, trovò dopo -essere uscito dai luoghi di punizione, anime beate, che -soggiornavano in campi luminosi e fiorenti, separati dal -Paradiso da un muro di cristallo. Nella Visione di Tundalo -si parla di anime non abbastanza buone per meritare -il cielo, le quali si stanno esultanti in una dilettosa campagna; -ma non è detto che questa campagna sia il Paradiso -terrestre, sebbene possa farlo credere la fontana di -vita che vi si trova<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. Per contro nell'<i>Apocalypsis Pauli</i> -sono anime beate, le quali aspettano nel Paradiso terrestre -il giorno del Giudizio, in compagnia di Enoch ed -Elia<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>; e il medesimo si ha nella leggenda del Pozzo di -San Patrizio, nella Visione di Frate Alberico e in altre<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>. -</p> - -<p> -Quel Thurcill, di cui narra la Visione il testè ricordato -Matteo Paris<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>, trovò nel Paradiso terrestre, seduto appiè -di un albero meraviglioso, accanto alla fonte da cui scaturiscono -i quattro fiumi, il primo padre Adamo, il quale -sembrava ridere con un occhio e pianger con l'altro, ed -era coperto di una veste di più colori e di meravigliosa -bellezza. Egli rideva pensando ai discendenti suoi che andrebbero -a vita eterna, e piangeva pensando a quelli che -andrebbero a eterna dannazione. La sua veste non era intera, -ma andava crescendo per le virtù dei giusti, simboleggiate -nei colori di quella: quando sarà tutta compiuta -il mondo avrà fine. Una Visione molto simile a questa -narra di un novizio cistercense Vincenzo di Beauvais<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>, il -quale ne trae il racconto da Elinando. Qui nulla è detto -di altri eletti che si trovino nel Paradiso; ma non si esclude -che ci sieno. Altrove si ha notizia di altri particolari eletti, -di cui si recano i nomi, sia poi che ad essi diensi pochi -compagni soltanto, o moltissimi, quanti possono essere i -giusti. I rabbini nominano di proposito, oltre ad Enoch ed -Elia, il Messia che deve venire, Elieser, servitore di Abramo, -Hiram, re di Tiro, il quale, montato in superbia, ne fu -espulso e precipitato nell'Inferno, e alcun altro, nove o -tredici in tutto. Nell'<i>Apocalypsis Pauli</i> è fatto speciale -ricordo, oltrechè della Vergine Maria, la quale non è da -considerare come abitatrice ordinaria del Paradiso terrestre, -e di Enoch e di Elia, anche di Abramo, d'Isacco, -di Giacobbe, di Giuseppe, di Mosè, d'Isaia, di Geremia, -di Ezechiele e di Noè. Frate Alberico dice che di coloro -che sono nel Paradiso San Pietro gli nominò soltanto Abele, -Abramo, Lazzaro e il buon ladrone. L'ingresso del buon -ladrone nel Paradiso terrestre è descritto nell'Evangelo -di Nicodemo, dove si dice pure che dei redenti da Cristo -egli fu il primo a penetrarvi<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>. Altrove sono ricordati i -nomi di Giosuè, di Salomone<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>, e, con assai maggior frequenza -di San Giovanni evangelista. Credevasi generalmente -che in conformità di alcune parole pronunziate da -Gesù a suo riguardo (<i>Sic eum volo manere donec veniam</i><a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>) -l'apostolo prediletto non fosse mai morto, e aspettasse, per -ricomparire, il ritorno del suo maestro. Gregorio di Tours -racconta che San Giovanni si fece seppellir vivo e che -dal suo sepolcro scaturiva manna<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> Isidoro di Siviglia -ripete questa notizia, e dopo lui la ripetono parecchi, alterandola -più o meno; e fra i parecchi sono Brunetto Latini -e il Mandeville, il quale ultimo non dice cosa punto -nuova quando dice che il santo era stato portato in Paradiso, -e nel sepolcro suo non si trovava se non manna<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>. -L'Ariosto, facendo accogliere Astolfo da San Giovanni nel -Paradiso terrestre, si conformava a modo suo a una tradizione -assai antica<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>. Un'altra leggenda fa entrar San -Giovanni nella numerosa famiglia dei <i>Dormienti</i>, e narra -che l'apostolo dorme in una caverna vicina ad Efeso, aspettando -le ultime battaglie della fede e il ritorno di Cristo. -</p> - -<p> -Secondo una opinione che discorda da tutte le precedenti, -gli eletti non entreranno nel Paradiso terrestre, il -quale alle volte diventa tutt'uno col celeste, se non dopo -il Giudizio universale<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>. Da altra banda i chiliasti pensarono -che tutta la terra dovesse diventare, in certo qual -modo, Paradiso terrestre durante i mille anni del regno -di Cristo, prima dell'ultimo sovvertimento finale. -</p> - -<p> -Ma il beato giardino non fu abitato solamente da uomini: -esso fu ancora abitato da bruti, i quali vincevano di molto -in dignità, in bellezza ed in senno i loro simili della terra -d'esilio, ed erano per ogni rispetto tali da aggiunger vaghezza -alla santa dimora. Non solo mostravansi pieni di -benignità e mansuetudine<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>; ma ancora, secondo afferma -San Basilio, parlavano assai sensatamente; e la leggenda -maomettana racconta che il cavallo Meimun rinfacciò ad -Adamo, suo signore, il commesso peccato. Com'è noto, nel -paradiso di Maometto sono parecchi animali, fra gli altri -il cammello del Profeta, e l'asino su cui Gesù entrò in -Gerusalemme; e una leggenda tedesca narra di un paradiso -degli animali, dove questi, sotto la tutela di Dio, -vivono in piena tranquillità ed innocenza<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>. Vogliono -alcuni che tutti gli animali parlassero in origine, e che -perdessero la favella in séguito al peccato. -</p> - -<p> -Fra gli animali del Paradiso tengono il principal luogo -gli uccelli, i quali empiono tutto il giardino dei loro dolcissimi -canti. Non è descrizione del santo luogo che non -ricordi espressamente, insieme con l'altre, anche questa -delizia; e in più leggende particolari è detto tale essere -l'armonia e la soavità di quei canti da forzare al sonno -chiunque li ascolti. L'uccello del Paradiso è spesso descritto -nel medio evo per la sua gran bellezza, e il nome suo -indica la sua presunta origine<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>. Francesco da Barberino -scrive meraviglie di due uccelli bianchi che sono nel Paradiso -terrestre<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a> e una leggenda dei Copti cristiani -narra che il gallo fu messo in Paradiso per aver rivelato -a Cristo il tradimento di Giuda<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>. -</p> - -<p> -Ma di quanti uccelli poterono ornare e rallegrare di -lor presenza il Paradiso, il più mirabile fu, senza dubbio, -la Fenice, quell'unica e immortale Fenice, di cui tanto -aveva favoleggiato l'antichità, e di cui tanto ancora doveva -favoleggiare il medio evo. Le ragioni che dovevano -favorire, anzi richiedere, l'introduzione della Fenice nel -Paradiso son quelle stesse che noi abbiam già veduto -operare in altri casi analoghi: tutto quanto si sottraeva -alla morte, a quella morte ch'era apparsa nel mondo come -un effetto del peccato, apparteneva in certo qual modo al -Paradiso, stanza naturale dell'innocenza e della vita. I rabbini -spiegarono la immortalità della Fenice narrando che -tutti gli uccelli mangiarono, insiem con Eva, del frutto -proibito, salvo quella, che perciò rimase immortale<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>. Per -i Dottori cristiani il meraviglioso uccello diventò un vivente -simbolo della risurrezione, del rinnovamento mediante -il battesimo, della felicità restaurata, della vita -eterna, e sono senza numero quelli che ne parlano. Come -di simbolo ne usò l'arte cristiana sino dai primi tempi, -ritraendo la immagine sua sopra monete, in sepolcri, in -mosaici; ponendola accanto a quelle di Cristo e dei santi; -facendone più tardi una figura del Redentore medesimo<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>. -Secondo Alcimo Avito, la Fenice raccoglie in Paradiso gli -aromati con cui forma il vitale suo rogo. Non m'indugerò -a ripetere le descrizioni che di essa si leggono nei <i>Bestiarii</i>, -e in altri trattati del medio evo, come sarebbe -il <i>Tresor</i> di Brunetto Latini. Dirò solo che della sua -esistenza nessuno dubitava; che il Prete Gianni asseriva -d'averla in quel suo fortunato paese; e che il Mandeville, -il quale pretende d'averla veduta due volte, la dipinge -più grossa d'un pavone, con una specie di corona in capo, -le ali e la coda color di porpora, il dorso turchino, e tinta -di tutti i colori dell'arcobaleno quando il sole la illumina. -Il Petrarca vide un giorno, sognando desto, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Una strania fenice, ambedue l'ale</p> -<p class="i01">Di porpora vestita e 'l capo d'oro<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>;</p> -</div></div> - -<p> -ma il Tasso, il quale osa dirla -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Augello eguale alle celesti forme,</p> -</div></div> - -<p> -ne fa una pittura ben più pomposa nel <a id="corrpag71"></a>poemetto che appunto -s'intitola <i>La Fenice</i><a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. Nè m'indugerò a dire dell'altre -sue meraviglie; del modo che teneva per abbruciarsi, -anzi per rinnovarsi; e del tempo che si diceva passare tra -uno e un altro rinnovamento, e che varia, secondo le opinioni, -da 500 a 7000 anni. Noterò solamente, parendomi -abbia più stretta relazione col nostro argomento, che le -fu attribuita anche una certa virtù curativa, conveniente, -del resto, alla natura del luogo ove credevasi da molti -ch'essa dimorasse. Secondo certa versione di una leggenda -che io ho già ricordata più sopra<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>, i tre figliuoli del -re infermo vanno in cerca, non della fontana di giovinezza, -o di vita, ma della Fenice, che restituisca la sanità al -padre loro<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>. -</p> - -<p> -Un'altra finzione fece compagno della Fenice, nel Paradiso -terrestre, il pellicano, simbolo anch'esso di Cristo, -che dà col proprio sangue la vita ai peccatori. -</p> - -<p> -Certi monaci, della cui leggenda ho già fatto cenno e -dovrò dar ragguaglio più oltre, videro nel Paradiso, fra -molt'altre meraviglie, «una fontana lunga uno quinto -miglio, et era ampia secondo che rispondeva alla grandezza -(<i>lunga e larga per spazio di miglia cinque</i>, secondo -altre redazioni) et era piena di pesci, i quali cantavano -tanto dolcemente, che quasi ogni creatura umana vi sarebbe -dormentata, tanto era soave e dolce a udire. E questo -canto facevano a certe ore canoniche del dì, quando udivano -cantare gli angioli del Paradiso». -</p> - -<p> -E basterà degli abitatori. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="notecap3par">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span>Inventore dei preadamiti fu <span class="smcap">Isacco de la Peyrère</span> (1594-1676), -il quale, fondandosi sopra un passo della Epistola di San Paolo -ai Romani, mise fuori la opinione che uomini fossero esistiti -prima di Adamo, e la sostenne in un libro stampato la prima -volta nel 1653, e intitolato <i>Preadamitae, sive exercitationes super -vv. 12, 13 et 14, cap. V, epistolae D. Pauli ad Romanos</i>. Questa -opinione suscitò grande scandalo e infinite dispute, e diede materia -a numerosi libri, alcuni dei quali scritti in tempi assai -prossimi a noi. Eccone alcuni: <span class="smcap">Filippo Le Prieur</span> (sotto il nome -di <span class="smcap">Eusebio Romano</span>), <i>Animadversiones in librum praeadamitarum</i>, -Parigi, 1656; <span class="smcap">Hilpert</span>, <i>Disquisitio de praeadamitis</i>, Amsterdam, -1656; <span class="smcap">Hulsius</span>, <i>Non-ens prae-adamiticum, sive confutatio vani -cujusdam somnii, quo quidam Anonymus fingit ante Adamum -primum homines fuisse in mundo</i>, Lugduni Batavorum, 1656; -<span class="smcap">Gelpke</span>, <i>Ueber die Erde oder das Menschengeschlecht vor Adam</i>, -Braunschweig, 1820.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span><i>Das Buch der Jubiläen</i>, trad, dall'etiopico e pubblicato da -<span class="smcap">A. Dillmann</span>, nei <i>Jahrbücher der biblischen Wissenschaft</i> dell'Ewald, -voll. II e III, Gottinga, 1849-51 (Lo stesso Dillmann -pubblicò poi anche il testo etiopico, Lipsia, 1859). Frammenti -di un'antica traduzione latina pubblicò il <span class="smcap">Ceriani</span>, <i>Monumenta -sacra et profana ex codicibus praesertim Bibliothecae Ambrosianae</i>, -t. I, Milano, 1861. <span class="smcap">H. Rönsch</span> ripubblicò i frammenti dell'Ambrosiana -unitamente alla versione latina del Dillmann, -accompagnandoli di osservazioni e d'indagini: <i>Das Buch der Jubiläen -oder die Kleine Genesis</i>, Lipsia, 1874. Dalla <i>Piccola Genesi</i> -Sincello e Cedreno attinsero parte dei racconti loro concernenti -Adamo ed Eva.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span><i>Das christliche Adambuch des Morgenlandes</i>, tradotto dall'etiopico -e pubbl. da <span class="smcap">A. Dillmann</span>, nei <i>Jahrbücher</i> citati, vol. V, -1853; traduzione francese in <span class="smcap">Migne</span>, <i>Dictionnaire des apocryphes</i>, -Parigi, 1856-8, vol. I. Il testo arabico etiopico fu pubblicato dal -<span class="smcap">Trumpp</span> nelle <i>Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss.</i>, I Cl., vol. XV, -1881. Di questo importantissimo apocrifo dice il Renan nello -scritto qui sotto citato, p. 470: «C'est une sorte de chronique -s'étendant depuis Adam jusqu'à J. C., et où l'on a cherché à -grouper toutes les fables répandues en Orient sur Adam, le -paradis terrestre et la vie des premiers patriarches».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span><span class="smcap">Renan</span>, <i>Fragments du livre gnostique intitulé Apocalypse -d'Adam, ou Pénitence d'Adam, ou Testament d'Adam, publiés -d'après deux versions syriaques, Journal asiatique</i>, serie Vª, -vol. II (1853), pp. 427-71; <span class="smcap">Migne</span>, <i>Dict. des apocr.</i>, vol. I. Parti -di questo racconto, o di racconti affini, passarono nelle Storie di -Sincello e di Cedreno, negli Annali di Eutichio, nelle Istorie -di Abû 'l-Faragi e di Dionigi di Telmahar. Di essi dice il Renan -(p. 470): «Il faut supposer évidemment que ces traditions apocryphes -formaient une sorte de fonds légendaire commun à -toutes les chrétientés de l'Orient, sans rédaction bien arrêtée». -Che a così fatti racconti abbia attinto anche <span class="smcap">Elmacin</span>, per la -sua <i>Historia saracenica</i>, afferma, forse sulla fede di manoscritti, -il Renan. A me non riuscì di trovar nulla nella stampa di -Leida, 1625. Nella <i>Historia compendiosa dynastiarum</i> di <span class="smcap">Abû 'l-Faragi</span>, -Oxford, 1663, n'è entrato ben poco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span><i>Codex Nasaraeus Liber Adami appellatus</i>, ed. da <span class="smcap">M. Norberg</span>, -Hafniae, s. a. Il testo siriaco è accompagnato da una versione -latina: una versione francese in <span class="smcap">Migne</span>, <i>Dict. des. apoc.</i>, vol. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>Tradotta pressochè per intero da <span class="smcap">G. Fuerst</span>, nel <i>Literaturblatt -des Orients</i>, anno 1850, nn. 45-46; pubblicata integralmente -dal <span class="smcap">Tischendorf</span>, <i>Apocalypses apocryphae</i>, Lipsia, 1866, e scema, -di su un codice ambrosiano, dal <span class="smcap">Ceriani</span>, <i>Monumenta sacra</i>, -t. V, 1868.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span><span class="smcap">W. Meyer</span>, <i>Vita Adae et Evae, Abhandl. d. k. bayer. Akad. -d. Wiss. zu München</i>, I Cl., t. XIV, parte 3ª, 1879. Di questa -Vita esistono manoscritti del secolo VIII. Il Meyer istituisce -un confronto fra essa e la Vita greca, cui serba il nome di -Apocalissi. Le due sono dissimili nella prima metà, molto simili -nella seconda. L'editore viene a questa conclusione, che -entrambe derivano da un testo unico, opera di un Ebreo anteriore -a Cristo, e porge una lista delle traduzioni e dei rifacimenti -della Vita latina (pp. 25 sgg.). Vedi inoltre: <i>The Lyfe -of Adam; The Lyfe of Adam and Eve; Vita prothoplausti</i> (sic) <i>Ade</i> -pubbl. da <span class="smcap">C. Horstmann</span> nell'<i>Archiv für das Studium der neueren -Sprachen und Literaturen</i>, vol. LXXIV, pp. 345 sgg., 353 sgg.; -vol. LXXIX, pp. 459 sgg. Intorno a racconti francesi, vedi <span class="smcap">Moland</span>, -<i>Origines littéraires de la France</i>, Parigi, 1862, pp. 72 sgg. -Una <i>Vie Adam et Eve</i> in prosa, trascritta nel 1576 da un Jehan -Carton, si ha nel ms. M, VI, 7 della Nazionale di Torino. Di -Adamo ed Eva lungamente si parla in parecchi capitoli del -primo titolo della prima parte delle <i>Istorie</i> di <span class="smcap">Sant'Antonino</span>, -arcivescovo di Firenze. Molte favole riferisce il <span class="smcap">Fabricio</span>, <i>Codex -pseudepigraphus Veteris Testamenti</i>, Amburgo, 1722-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span>Ricorderò, come degne di particolare menzione, le Istorie -di Taberi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span>Nella prima Epistola ai Corinzii, XV, 45 sgg., San Paolo -oppone all'Adamo terrestre un Adamo celeste.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span><span class="smcap">Weil</span>, <i>Biblische Legenden der Muselmänner</i>, Francoforte, -s. M., 1845, p. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span><span class="smcap">Giuseppe Flavio</span>, <i>Antiq. jud.</i>, l. I, cap. I, 2; <span class="smcap">Tertulliano</span>, -<i>De carne Christi</i>, cap. 17; <span class="smcap">Ireneo</span>, <i>Adversus haereses</i>, l. III, cap. 32. -Cf. <span class="smcap">Köhler</span>, <i>Die Erde als jungfräuliche Mutter Adams</i>, nella -<i>Germania</i>, anno 1862, pp. 476-80.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span><i>Sermo V de Natali Domini.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Questa enumerazione è data come di Metodio, vescovo di -Tiro nel terzo secolo, ma non se ne ha traccia negli scritti -suoi, o a lui attribuiti. Vedi <span class="smcap">P. Paris</span>, <i>Les manuscrits françois -de la Bibliothèque du roi</i>, vol. IV, p. 207. Cf. <span class="smcap">Grimm</span>, <i>Deutsche -Mythologie</i>, ediz. cit., vol. I, p. 470; <i>Adam de octo partibus -creatus, Zeitschrift für deutsches Alterthum</i>, vol. XXIII, pp. 353-7; -<span class="smcap">Köhler</span>, <i>Adams Erschaffung aus acht Theilen</i>, nella <i>Germania</i>, -anno 1862, pp. 350-4. Nel trattato ebraico intitolato <i>Sefer Yesira</i>, -si dice che la testa dell'uomo è fuoco, il cuore aria, il -ventre acqua. <i>Commentaire sur le Séfer Yesira ou Livre de la -création par le</i> <span class="smcap">Gaon Saadya de Fayyoum</span>, <i>publié et traduit par</i> -Mayer Lambert, <i>Bibliothèque de l'École pratique des hautes -études</i>, fasc. LXXXV, 1891, p. 7. Ivi stesso le varie parti del corpo -sono messe in relazione con le lettere dell'alfabeto, a ciascuna -delle quali è attribuita speciale virtù.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span><i>De placitis philosophorum</i>, l. IV, cap. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span>In una vita inglese di Adamo, pubblicata dal Horstmann -(<i>Archiv für das Studium der neueren Sprachen</i>, vol. LXXIV, -pp. 345 sgg.), si dice in principio, che Adamo fu creato dove -Cristo nacque, in Betlemme, ch'è nel centro della terra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span><i>Adversus haereses</i>, l. V, cap. 5. Un racconto molto particolareggiato -della creazione di Adamo porge <span class="smcap">Masûdi</span>, <i>Les prairies -d'or</i>, trad. dall'arabico da C. Barbier de Meynard e Pavet de -Courteille, Parigi, 1861 sgg., vol. I, pp. 51-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>Vedi l'apocrifo evangelo di San Giovanni, nel libro del -<span class="smcap">Benoist</span>, <i>Histoire des Albigeois</i>, Parigi, 1691, vol. I, pp. 283-96. -Si nota qualche varietà nelle dottrine dei catari a questo proposito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span>Che in una delle tradizioni entrate a formare il racconto -biblico si alluda, conformemente a quanto si vede in altre mitologie, -all'androgino, è più che probabile. Cf. <span class="smcap">Lenormant</span>, <i>Les -origines de l'histoire</i>, etc., vol. I, pp. 54-6. Una lunga lista di -rabbini che tennero quella opinione reca <span class="smcap">H. Otho</span>, <i>Lexicon rabbinicum</i>, -Ginevra, 1675, p. 176.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span>Vedi [<span class="smcap">Lalanne</span>], <i>Curiosités littéraires</i>, Parigi, 1845, pp. 211-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span><span class="smcap">Matteo</span>, XIII, 43: <i>Fulgebunt justi sicut sol in regno Patris -eorum</i>; <span class="smcap">Cesario</span>, <i>Op. cit.</i>, dist. XII, cap. 54.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span><i>Talmud de Jérusalem</i>, tratt. <i>Berakhoth</i>, cap. IX, 9 (ediz. -cit., vol. I, pp. 489-90); <i>Talmud de Babylone</i>, tratt. <i>Berakhoth</i>, -sez. VIII (ediz. cit., vol. II, pp. 330 sgg.). Per questa, ed altre -consimili fantasie dei rabbini, rimando alle già citate opere -dell'Eisenmenger e del Bartolocci; al <span class="smcap">Buxtorf</span>, <i>Lexicon talmudicum</i>, -Basilea, 1540; al <span class="smcap">Bredow</span>, <i>Rabbinische Mythen, Erzählungen -und Lügen</i>, Weilburg, 1833.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span>Vedi più particolarmente per ciò <span class="smcap">Castelli</span>, <i>Leggende talmudiche</i>, -Pisa, 1869, pp. 197, sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span>Nel <i>Contes dou pellicam</i>, di <span class="smcap">Baldovino da Condé</span>, si legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quant Dieus ot fait Adam no père</p> -<p class="i01">Si biel, c'à lui nus ne compere</p> -<p class="i01">Qui onques fu de mère nés, —</p> -<p class="i01">Tant fu biaus et tant fu senés,</p> -<p class="i01">C'après Dieu fu plus biaus que nus,</p> -<p class="i01">Selon l'escripture, tenus,</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . .</p> -</div></div> - -<p> -<i>Dits et contes de</i> <span class="smcap">Baudouin de Condé</span> <i>et de son fils</i> <span class="smcap">Jean de Condé</span>, -pubbl. da A. Scheler, Bruxelles, 1866-7, vol. I, p. 86.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span>Questa grave questione fu trattata a fondo da <span class="smcap">Cristiano, -Tobia, Efrem Reinhard</span>, in una dissertazione stampata la prima -volta in Amburgo nel 1752, e ripetutamente dipoi, e intitolata -<i>Untersuchung der Frage: Ob unsere ersten Urältern, Adam und -Eva, einen Nabel gehabt?</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span>Alberto Dürer ebbe la fantasia di raffigurare Adamo ed -Eva come due nani, porgendo argomento ai seguenti versi del -Marini: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Stato fostu pur nano,</p> -<p class="i02"> Come ti finge Alberto,</p> -<p class="i02"> O ribellante al tuo Fattore ingrato,</p> -<p class="i02"> Reo del primo peccato,</p> -<p class="i02"> Chè non saresti certo,</p> -<p class="i02"> Quando primier la mano</p> -<p class="i02"> Stendesti audace a l'arboscel vietato,</p> -<p class="i02"> Per piacer a la credula consorte</p> -<p class="i02"> Giunto a coglier la morte.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span>Un numismatico e orientalista francese, Nicola Henrion, -presentò, l'anno 1718, all'Accademia parigina, di cui era socio, -uno specchio comparativo delle stature umane, dalla creazione -del mondo a Giulio Cesare. Adamo ebbe di altezza 123 piedi e -9 pollici; Eva 118 piedi, 9 pollici e ¾. Noè non ebbe più che -103 piedi; Ercole non passava i 10. Vedi [<span class="smcap">Lalanne</span>], <i>Op. cit.</i>, -p. 216. Certo <span class="smcap">Goetze</span> stampò a Lipsia, nel 1727, una dissertazione -intitolata <i>Quanta statura Adam fuit</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note216"> -<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>. </span><i>In Joannem</i>, tract. IX, cap. 14; tract. X, cap. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note217"> -<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Piper</span>, <i>Mythologie der christlichen Kunst</i>, Weimar, 1847-51, -vol. II, p. 471. Di quella composizione del nome di Adamo fanno -menzione parecchi: <span class="smcap">Beda</span>, <i>Expositio in Joannem</i>, cap. II, v. 20; -<span class="smcap">Alcuino</span>, <i>Commentarius super Joannem</i>, cap. 4; <span class="smcap">Papia</span> (Lombardo), -<i>Elementarium</i>, s. v. <i>Adam</i>; <span class="smcap">Pietro di Riga</span>, nell'<i>Aurora</i>, ecc. Si -trova pure detto che il nome di Adamo fu composto con le -lettere iniziali dei nomi di quattro stelle.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note218"> -<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Goldzieher</span>, <i>Der Mythos bei den Hebräern</i>, Lipsia, 1876, -p. 255. Adamo fu raccostato ad Adar (Ninip), divinità assira, il -cui nome sembra abbia significato in origine il fuoco: <span class="smcap">Burnouf</span>, -<i>Commentaire sur le Yaçna</i>, Parigi, 1833, p. 169; <span class="smcap">Lenormant</span>, <i>Essai -de commentaire des fragments cosmogoniques de Bérose</i>, Parigi, 1871, -pp. 106-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note219"> -<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>. </span><span class="smcap">G. von Leon</span>, <i>Rabbinische Legenden</i>, Vienna, 1821, pp. 11 sgg.; -<span class="smcap">G. Levi</span>, <i>Parabole, leggende e pensieri raccolti dai libri talmudici -dei primi cinque secoli dell'E. V.</i>, Firenze, 1861, pp. 10 sg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note220"> -<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>. </span>Corano, sura II. Questo racconto si trova pure nella Cronaca -di <span class="smcap">Taberi</span> (trad. dello Zotenberg, v. I, p. 77) e altrove. Vedi -un racconto della creazione di Adamo e della disobbedienza di -Iblîs, tratto da Taberi e da Ibn-Kessir, in <i>Rosenöl</i>, vol. I, -pp. 19 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note221"> -<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>. </span>Ediz. cit., §§ 12 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note222"> -<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>. </span><span class="smcap">Tertulliano</span>, <i>De patientia</i>, cap. 5; <span class="smcap">Sant'Ireneo</span>, <i>Contra haereses</i>, -l. IV, cap. 40; <span class="smcap">Sant'Agostino</span>, <i>De Genesi ad literam</i>, XI, 18. -<span class="smcap">W. Meyer</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note223"> -<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>. </span><i>Parad.</i>, XIII, 43-4. Giacomo Le Fèvre (m. 1537) discusse -la questione se Adamo sia stato creato con la scienza infusa. -Un certosino del secolo XV, Enrico di Hesse, rettore dell'università -di Heidelberg, ebbe a sostenere che Aristotile agguagliò -Adamo in sapienza, opinione che parve empia a parecchi. (<span class="smcap">Lalanne</span>, -<i>Op. cit.</i>, p. 210).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note224"> -<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>. </span><span class="smcap">Bredow</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note225"> -<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>. </span><span class="smcap">Gaffarel</span>, <i>Curiositates inauditae</i>, Amburgo, 1703, vol. II, -p. 488.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note226"> -<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Suida</span>, <i>Lexikon</i>. Se Adamo sia stato inventor delle -lettere, e se prima di Adamo vi sieno stati al mondo uomini, -lettere, libri, discute <span class="smcap">Pietro Bang (Bangius)</span> nel <i>Coelum Orientis</i>, -Hauniae, 1657. Costui ebbe a sostenere in una sua <i>Historia ecclesiastica</i> -che Adamo soggiornò alcun tempo in Isvezia e fu il -primo vescovo di quel paese.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note227"> -<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>. </span>Per le scritture attribuite ad Adamo, a Eva, a Seth, vedi -<span class="smcap">Fabricio</span>, <i>Op. cit.</i>; <span class="smcap">Ceillier</span>, <i>Histoire générale des auteurs sacrés</i>, -vol. I, pp. 464-7; <span class="smcap">Migne</span>, <i>Dictionnaire des apocryphes</i>, vol. II, -coll. 41-2. Nel 1717 fu stampata in Altorf una curiosa dissertazione, -opera di non so qual dottore, intitolata <i>Dissertatio de -Adami logica, metaphysica, mathesi, philosophia practica et libris.</i> -Nel 1722 <span class="smcap">Daniele Mueller</span> stampò a Chemnitz un <i>Programma -de eruditione Adami</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note228"> -<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>. </span><i>Parad.</i>, XXVI, 124-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note229"> -<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>. </span>L. I, cap. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note230"> -<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>. </span><span class="smcap">Sincello</span>, <i>Chronographia</i>, ediz. di Bonn, 1829, pp. 8-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note231"> -<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>. </span><i>Homilia 59 in Matheum.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note232"> -<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>. </span><span class="smcap">Levi</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 886-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note233"> -<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>. </span><i>Parad.</i>, XXVI, 139-42. Questi versi di Dante non sono già -così oscuri come ad altri piacque di renderli, speculandovi intorno. -Essi diedero luogo, ciò nondimeno, a varie interpretazioni, -e chi volle che il poeta facesse rimanere Adamo nel -Paradiso solamente cinque ore, e chi sei, e chi sette, e chi non -più di un istante. Ma le parole del poeta sono esplicite e chiare -abbastanza: Adamo stette nel Paradiso dalla prima alla settima -ora del giorno; e chi sappia che una diffusa credenza faceva -durare quel soggiorno sett'ore, non istarà più a questionare se -l'ora prima, o la settima, o entrambe, debbano considerarsi incluse -nel computo, o escluse da esso. Parlando dei primi parenti, -dice <span class="smcap">Pietro Comestore</span>: Quidam tradunt eos fuisse in -Paradiso septem horas (<i>Historia scholastica, Libri Genesis</i>, cap. 24); -ed erra il <span class="smcap">Poletto</span>, quando attribuisce a questo autore la opinione -che Adamo fosse rimasto nel Paradiso solamente sei ore; -<i>Dizionario Dantesco</i>, Siena, 1885-7, s. v. Adamo. <span class="smcap">Cedreno</span> ricorda -la opinione di alcuni, che facevano rimanere Adamo nel -Paradiso dall'ora terza alla nona. (<i>Historiarum compendium</i>, ediz. -di Bonn, 1838-9, v. I, p. 12).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note234"> -<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>. </span><span class="smcap">Beda</span>, o chi altri possa essere l'autore dell'opuscolo intitolato -<i>Collectanea et flores</i>, dice: <i>Adam vixit annos quindecim -in paradiso, Eva quatuordecim: alii dicunt septem</i>. <span class="smcap">Sincello</span> dice -la trasgressione avvenuta nel settimo anno, la cacciata nell'ottavo, -tenuta occulta la colpa quaranta giorni. (<i>Op. cit.</i>, pp. 13-4). -Anche Cedreno segue la opinion dei sett'anni. Nel <i>Chronicon</i> -di <span class="smcap">Teodorico Engelhusen</span> (m. 1434) si legge: «Adam et Eva, -sicut creditur, die suae creationis, scilicet sexta die mundi, circa -meridiem praevaricati, paulo post circa horam nonam ejecti -sunt, et exilium projecti. In quadam tamen antiqua <i>Chronica -Treverorum</i>, quae et hodie jacet in Ecclesia S. Matthiae ibidem, -legitur septies quaternis temporum annis in paradyso fuisse, -et post haec expulsos.» (Ap. <span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Scriptores rerum brunsvicensium</i>, -t. II, p. 979). Il soggiorno di un secolo è ricordato da -Cedreno e da alcun altro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note235"> -<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>. </span>Ciò che la Bibbia narra di Adamo tentato da Eva, si riscontra -in qualche parte con quanto il mito indiano narra di -Yami, sollecitato dalla sorella Yama ad altro peccato. Il Yami -indiano diventa il Yima iranico. Cfr. <span class="smcap">Kohut</span>, <i>Die talmudischmidraschische -Adamssage in ihrer Rückbeziehung auf die persische -Yima- und Meshiasage</i>, in <i>Zeitschrift der deutschen Morgenländischen -Gesellschaft</i>, vol. XXV, pp. 59-94.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note236"> -<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>. </span><i>Purgat.</i>, XXXIII, 61-3; <i>Parad.</i>, XXVI, 115-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note237"> -<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>. </span>Nel secolo XVI il celebre <span class="smcap">Cornelio Agrippa</span> la svolse nel -suo libro <i>De originali peccato</i>. Nel secolo seguente <span class="smcap">Adriano Beverland</span> -mise fuori una strana dissertazione intitolata: <i>Peccatum -originale,</i> κατ’ εξοχὴν <i>sic nuncupatum, philologice elucubratum a -Themidis alumno</i>, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli -sostiene: «primum protoplastorum peccatum in coitu consistere -et per arborem scientiae boni et mali intelligi debere truncum -illum, quem in meditullio corporis Adami plantaverat naturae -auctor, cuiusque florem decerpere vetuerat». L'autore fu, per -quella sua opinione, chiuso in un carcere, d'onde trovò modo -di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo. Quella opinione, del -resto, è anche presentemente assai più diffusa che non si creda -tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii teologici, -credono che, per questa parte, il racconto biblico non vada -inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, <span class="smcap">Carlo Schoebel</span>, -prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: <i>Le -mythe de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une -évolution psychologique primordiale</i>, Parigi, 1876. Bisogna per -altro riconoscere che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo -la carne e di vergogna l'atto generativo, legittimò così fatte -stranezze. Pei catari, e per altri eretici, la copula fu una frode -del diavolo. Cf. <i>Curiosités théologiques</i>, Parigi, 1861, pp. 4-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note238"> -<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>. </span>«Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit -Evam eamque primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem -perdiderunt, quam si in paradiso mansissent, nec in conceptione -nec in generatione prolis amisissent, nec in carnali -illo actu deformitas immoderatae concupiscentiae fuisset, nam -naturalia membra, ad hunc usum deputata, sicut inferiores -vires, omnino subdita essent rationi». <i>Op. cit.</i>, vol. II, p. 347.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note239"> -<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Beausobre</span>, <i>Dissertation sur les Adamites</i>, nel secondo -volume della <i>Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des -Hussites</i>, del <span class="smcap">Lenfant</span>, Amsterdam, 1731.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note240"> -<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Eisenmenger</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. I, pp. 165, 461; vol. II, -p. 413.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note241"> -<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>. </span><span class="smcap">Bartolocci</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. II, p. 69. Cf. <span class="smcap">Hamburger</span>, <i>Real-Encyclopädie -für Bibel und Talmud</i>, Strelitz, 1883, s. v. <i>Lilith</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note242"> -<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>. </span>Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da -<span class="smcap">P. Paris</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. IV, pp. 27-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note243"> -<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>. </span>In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, -dietro a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima -<a id="corrpag166"></a>Issa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Issa was hire firste name.</p> -</div></div> - -<p> -<i>The Story of Genesis and Exodus, edited by</i> Richard Morris (<i>English -Text Society</i>), Londra, 1865, v. 233.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note244"> -<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>. </span>Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità -di alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero -generato in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due -femmine. Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, -dopo aver generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono -ancora trenta figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, -i figliuoli furono in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; -ma nei <i>Fioretti della Bibbia</i> il numero dei maschi e delle femmine, -presi insieme, sale a centoquaranta. Per le prime figliuole -generate, sorelle e spose di Caino, di Abele e di Seth, si trovano -i nomi di Calmana, Debora, Luva, Leluda o Lebuda, -Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn, Asua. Secondo -una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in Abû 'l-Faragi, -in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (<span class="smcap">Renan</span>, -<i>Fragments</i>, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele -nacque per gelosia amorosa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note245"> -<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>. </span>Nel <i>Roman du Renard</i> si narra che Dio diede ad Adamo -ed Eva, espulsi dal Paradiso, una verga di tale virtù, che percotendo -con essa il mare potevano avere tutto quanto desideravano. -Adamo fece uscire dalle acque una pecora, Eva un lupo, -che acchiappò la pecora; poi Adamo, di nuovo, un cane che -inseguì il lupo, ecc. Tutti gli animali fatti sorgere da Adamo -si addomesticarono: tutti quelli fatti sorgere da Eva inselvatichirono. -Il poeta cita a tale proposito un libro <i>Aucupre</i>, che -non so quale possa essere. Ediz. Méon, Parigi, 1826, vol. I, -vv. 41-104; ediz. Martin, Strasburgo e Parigi, 1882-7, vol. I, -pp. 336-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note246"> -<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>. </span><i>Contra haereses</i>, 80.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note247"> -<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Burnouf</span>, <i>Recherches sur la géographie ancienne de Ceylan -dans son rapport avec l'histoire de cette île, Journal asiatique</i>, -serie V, vol. IX (1857), pp. 9 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note248"> -<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>. </span>«Seilan est une grant ysle ensi con je voz ai devisé en -ceste livre en arieres. Or est voir que en ceste ysle a une montagne -mout aut si degrat celes rocches, que nul hi puent monter -sus se ne en ceste mainere que je voz dirai. Car à ceste montagne -pendent maintes chaennes de fer, ordrée en tel mainer -que les homes hi puent monter sus par cel chaene jusque sus -le montagne. Or voz di qe il dient que sus cel mont est le -menument de Adan nostre primer pere, el Sarain dient que -celui sepoucre est de Adan, et les idres dient qu'il est le moument -de Sergamon Borcam...». <i>Voyages de</i> <span class="smcap">Marco Polo</span> (<i>Recueil -de voyages et mémoires publiés par la Société de géographie</i>), -Parigi, 1824, cap. 178.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note249"> -<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>. </span>Traduzione di A. Jaubert (<i>Recueil de voyages et mémoires</i>, etc.), -Parigi, 1836, vol. II, p. 71.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note250"> -<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>. </span>Traduzione di S. Lee, Londra, 1829, pp. 189-90.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note251"> -<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>. </span><i>Contextio gemmarum sive</i> <span class="smcap">Eutychii</span> <i>Patriarchae Alexandrini -Annales, interprete</i> Edwardo Pocockio, Oxoniae, 1658, vol. I, -pp. 15 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note252"> -<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>. </span><i>Descriptio de partibus infidelium</i>, cap. 39, ap. <span class="smcap">Marcellino -da Civezza</span>, <i>Storia universale delle missioni francescane</i>, vol. III, -Roma, 1859, p. 760. La relazione del viaggio di Odorico si trova -con vario titolo nei codici, <i>Peregrinatio, De mirabilibus mundi, -De rebus incognitis</i>. Un'antica versione italiana, contenuta nel -cod. marciano ital. cl. VI, CCVIII, presenta alcune diversità in -confronto del testo latino pubblicato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note253"> -<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>. </span><i>Op. cit.</i>, pp. 94-7. Del Monte di Adamo parla anche Fra -Mauro. Vedi <span class="smcap">Zurla</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 51.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note254"> -<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>. </span><i>Isolario</i>, parte II, Venezia, 1697, p. 122. Una lista di scrittori -che parlano del Monte di Adamo può vedersi in <span class="smcap">Fabricio</span>, <i>Cod. -pseud.</i>, vol. I, p. 30; vol. II, pp. 30-36. Io ne aggiungerò qui -alcuni altri. <i>Sketch of a Journey to the Summit of Adam's Peak -in the Island of Ceylon, Asiatic Journal</i>, vol. II, 1816; <span class="smcap">Knox</span>, -<i>Historical Relation of the Island of Ceylon</i>, 2ª ediz., Londra, 1817, -p. 144; <span class="smcap">Davy</span>, <i>A description of Adam's Peak, Journal of Science</i>, -vol. V. 1818; <i>Notes of an Excursion to Adam's Peak, Colonial Magazine</i>, -vol. V, 1845; <i>A Trip to Adam's Peak, Colonial Magazine</i>, -voll. XIV e XV, 1848; <span class="smcap">Skeen</span>, <i>Adam's Peak. Legendary, traditional -and historical notices of the Samanala and Sri-Páda</i>, Londra, -1878. Un'apposita dissertazione sulla famosa impronta scrisse -J. Low nelle <i>Transactions of the Royal Asiatic Society of Great -Britain and Ireland</i>, vol. III, 1835.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note255"> -<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>. </span><i>Op. cit.</i>, pp. 81-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note256"> -<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>. </span><span class="smcap">D'Herbelot</span>, <i>Bibl. orient.</i>, s. v. <i>Magarat al Conouz</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note257"> -<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Piper</span>, <i>Adams Grab auf Golgatha</i>, nell'<i>Evangelisches -Kalender</i> pel 1861, pp. 17 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note258"> -<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>. </span>Di sì fatti collegamenti porgono un esempio, ma scevro di -ogni spirito di eresia, alcuni versi, i quali furono già attribuiti -a <span class="smcap">Ildeberto di Lavardin</span>. Eccoli: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Arbore sub quadam dictavit clericus Adam</p> -<p class="i01">Quomodo primus Adam peccavit in arbore quadam;</p> -<p class="i01">Sed postremus Adam, natus de virgine quadam,</p> -<p class="i01">Damna prioris Adam repensat in arbore quadam.</p> -<p class="i01">Ni sumpsisset Adam fructus sub arbore quadam,</p> -<p class="i01">Non postremus Adam moreretur in arbore quadam.</p> -</div></div> - -<p> -Li pubblicò P. Meyer nelle <i>Archives des missions scientifiques -et littéraires</i>, 2ª serie, vol. V (1868), p. 183. Vedi del resto il -poemetto d'<span class="smcap">Ildeberto</span>, intitolato <i>De ordine mundi</i>, il quale comincia -col verso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Arbore sub quadam protoplastus corruit Adam.</p> -</div></div> - -<p> -(<i>Opera</i>, ediz. Beaugendre, col. 1179).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note259"> -<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>. </span><i>Sermo 71.</i> <span class="smcap">Abû'l-Faragi</span> si scosta alquanto dal racconto del -<i>Combattimento</i>. Egli dice che Noè prese nell'Arca solamente il -capo d'Adamo; che poi Sem e Melchisedec trasportarono quel -capo sopra un monte, su cui Melchisedec edificò Gerusalemme, -e che su quel monte Cristo fu crocifisso. (<i>Op. cit.</i>, pp. 8-10). -Dionigi di Telmahar, per contro, segue fedelmente il racconto -dell'apocrifo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note260"> -<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>. </span><i>Recueil de voyages</i>, etc. vol. IV, p. 849.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note261"> -<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>. </span><span class="smcap">D'Herbelot</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 20, 122, 708, 806.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note262"> -<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>. </span>Ricorderò solo: l'<i>Adamo</i> del grammatico <i>Ignazio</i> (IX secolo) -pubbl. prima dal <span class="smcap">Boissanade</span>, <i>Anecdota graeca</i>, Parigi, 1829 sgg., -t. I, pp. 436-44; poi dal <span class="smcap">Duebner</span>, <i>Christus patiens</i>, etc., Parigi, -1846; <i>Adam, drame anglo-normand du XII<sup>e</sup> siècle, publié par</i> -V. Luzarche, Tours, 1854; nuova edizione critica a cura di -L. Palustre, Parigi, 1877; la <i>Creazione</i> e la <i>Caduta</i> nel <i>Ludus -Coventriae</i>, Londra, 1841; <i>The Creation of the World, a cornish -Mystery edited with a Translation and Notes by</i> Whitley Stokes, -Lipsia, 1863; <i>Der Sündenfall und Marienklage, zwei niederdeutsche -Schauspiele herausg. von</i> Dr. O. Schönemann, Annover, 1855; -<span class="smcap">Jacob Ruff</span>, <i>Adam und Heva</i>, Lipsia, 1848. In Italia rappresentazioni -di Adamo ed Eva non mancarono: vedi <span class="smcap">D'ancona</span>, <i>Origini -del teatro in Italia</i>, Firenze, 1877, vol. I, pp. 85, 202; -2ª ediz., Torino, 1891, pp. 91, 228; <span class="smcap">Torraca</span>, <i>Studi di storia -letteraria napoletana</i>, Livorno, 1884, p. 20. Il <span class="smcap">Farsetti</span> (<i>Biblioteca -manoscritta</i>, Venezia, 1771-80, vol. II, p. 221) registra una -<i>Rappresentazione spirituale</i> di Adamo ed Eva, in verso, manoscritto -del secolo XVI. Ricordo, sorpassando, l'<i>Adamo</i> dell'<span class="smcap">Andreini</span>, -quello del <span class="smcap">Loredano</span>, l'<i>Adamo ed Eva</i> di <span class="smcap">Troilo -Lancetta</span>, l'<i>Abele</i> del <span class="smcap">Metastasio</span>, l'<i>Abele</i> dell'<span class="smcap">Alfieri</span>, la <i>Morte -d'Adamo</i> del <span class="smcap">Klopstock</span>, il <i>Caino</i> del <span class="smcap">Byron</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note263"> -<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>. </span><span class="smcap">Altona</span>, <i>Gebete und Anrufungen in den altfranzösischen Chansons -de geste</i> (<i>Ausgaben und Abhandlungen aus dem Gebiete der -romanischen Philologie, IX</i>), Marburgo, 1883, p. 14. In una preghiera -che si trova nello <i>Chevalier au Cygne</i> (vv. 1771-5), è detto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i05"> Sire Dieu qui fesis mer salée</p> -<p class="i01">Et le ciel et la tierre, créature fourmée,</p> -<p class="i01">Et Adam à qui fu la pume devée,</p> -<p class="i01">Eve l'en fist mengier, qui mal fu enortée,</p> -<p class="i01">S'en fu bien V<sup>m</sup> ans en prison enfremée.</p> -</div></div> - -<p> -Qui non si tratta di una leggenda speciale come opina il <span class="smcap">Reiffenberg</span> -(<i>Le Chevalier au Cygne</i>, Bruxelles 1846, Introduzione, -pp. <span class="smcap lowercase">XCV-XCVI</span>), ma si allude solo alla dimora di Eva nel Limbo -sino alla venuta di Gesù Cristo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note264"> -<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>. </span><i>De rerum humanarum vicissitudine et clade Lindisfarnensis -Monasterii, Opera</i>, ediz. Froeben, vol. II, p. 238, col. 2ª. È pur -cosa degna di nota che la storia della penitenza di Adamo si -legò in Francia al cielo del Santo Graal. V. <i>Le Saint-Graal</i>, -ediz. Hucher, Le Mans, 1864-8, vol. I, pp. 452 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note265"> -<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Thilo</span>, <i>Codex apocryphus Novi Testamenti</i>, volume I, -Lipsia, 1832, pp. 756-68; <span class="smcap">Ittameier</span>, <i>Die Eliassage</i>, in <i>Zeitschrift -für kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben</i>, anno 1883, -pp. 416-30, 476-93.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note266"> -<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>. </span>Ediz. cit., cap. 12, p. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note267"> -<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>. </span><i>Opera moralia, paraenetica et polemica</i>, Anversa, 1654, pp. -164-5, 231.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note268"> -<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>. </span>Nella <i>Istoria di cose memorabili della città di Bologna per -uno della famiglia de' Ramponi</i> (ms. della Biblioteca Universitaria -di Bologna) Enoch ed Elia diventano a dirittura i custodi -del Paradiso: «Et est (<i>paradisus</i>) in Orientis partibus constitutus, -quem propter peccatum primorum parentum Helyas et -Enoch pro ligno vite cum versatili gladio custodiunt ante fores».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note269"> -<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>. </span>La identificazione di Elia col misterioso Khidr non è sicura. -L'autore del <i>Tarikh montekheb</i> li distingue, e così fanno altri. -Khidr fu pure identificato con Enoch.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note270"> -<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>. </span><span class="smcap">D'Herbelot</span>, <i>Op. cit.</i>, t. II, p. 435; t. III, p. 118; <span class="smcap">Reinaud</span>, -<i>Description des monuments musulmans du cabinet de M. le duc -de Blacas</i>, Parigi, 1828, t. I, p. 169. Un racconto diverso intorno -ad Enoch in <i>Rosenöl</i>, vol. I, pp. 30-2. In leggende orientali si -vede Khidr far da guida ad Alessandro Magno, che muove in -cerca della fontana di giovinezza, ed è curioso notare come nel -<i>Romans d'Alixandre</i> Enoch diventi un semplice seguace di Alessandro, -seguace che trova la fonte, vi si bagna, ed è per ciò -severamente punito. Ed. cit. p. 335.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note271"> -<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>. </span><i>Les mille et un jours</i>, gg. 186-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note272"> -<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>. </span><span class="smcap">Fazio degli Uberti</span> dice, per altro, parlando della condizione -del Paradiso (<i>Dittam.</i>, l. I, cap. 11): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vecchiezza e infermità non sa che sia</p> -<p class="i02"> Giammai colui che dentro ivi giunge:</p> -<p class="i02"> E questo prova Enoc ed Elia.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note273"> -<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>. </span>Cap. XI, 3 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note274"> -<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>. </span>Vedi intorno a questo argomento <span class="smcap">Zarncke</span>, <i>Ueber das althochdeutsche -Gedicht vom Muspilli</i>, in <i>Berichte über die Verhandlungen -der k. sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften</i>, Lipsia, -vol. XVIII (1866), pp. 213-25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note275"> -<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>. </span><span class="smcap">Grimm</span>, <i>Deutsche Mythologie</i>, ediz. cit., vol. II, pp. 794 sgg.; -III, pp. 284 sgg. Gli eroi rimossi ritornano spesso per difendere -una giusta causa, appunto come Enoch ed Elia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note276"> -<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>. </span>Cap. 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note277"> -<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>. </span><i>Epistolarum</i> l. I, <span class="smcap lowercase">CCLXXXII</span>, <i>Maxima Bibliotheca veterum -Patrum</i>, t. VII, p. 562.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note278"> -<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>. </span>Cf. quanto è detto nel cap. 19 dell'Evangelo di Nicodemo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note279"> -<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>. </span>Ediz. cit., cap. 60.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note280"> -<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>. </span>Come fu già notato, gli Esseni credettero che le anime -pie, sciolte dai vincoli della carne, avessero un soggiorno felice -di là dall'oceano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note281"> -<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>. </span>Vedi per le varie opinioni in proposito: <span class="smcap">Bellarmino</span>, <i>De sanctorum -beatitudine</i>, cap. 1; <span class="smcap">Renaudot</span>, <i>Liturgia orientalis</i>, Parigi, -1716, vol. II, pp. 332-3; <span class="smcap">Assemani</span>, <i>Bibliotheca orientalis</i>, t. II, -pp. 130, 165, 294-5; t. III, parte 1ª, p. 312; parte 2ª, p. <span class="smcap lowercase">CCCXLII</span>; -<span class="smcap">Thilo</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 749-55; <span class="smcap">Alexandre</span>, <i>Oracula Sibyllina</i>, 2ª edizione, -Parigi, 1869, vol. II, exc. VI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note282"> -<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>. </span><i>Historia ecclesiastica</i>, l. V, cap. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note283"> -<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>. </span><i>Otia imperialia</i>, decis. III, cap. 103.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note284"> -<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>. </span><i>Historia major</i>, ad. a. 1196.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note285"> -<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>. </span><i>Visio Tnugdali</i>, ediz. Schade, capp. 16, 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note286"> -<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Brandes</span>, <i>Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur</i>, -Halle, 1885, pp. 8-9, 18; <span class="smcap">Fritzsche</span>, <i>Die lateinischen Visionen -des Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts</i>, Halle. 1885, -pp. 18-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note287"> -<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Wright</span>, <i>St. Patrick's Purgatory</i>, p. 26; <span class="smcap">Fritzsche</span>, <i>Op. -cit.</i>, pp. 36-7. Altre credenze pure ebbero corso. In alcune redazioni -della leggenda di San Brandano si dice che i cristiani -troveranno ricetto nel Paradiso terrestre quando ricominceranno -le persecuzioni. Abû 'l-Faragi credette che il Limbo dei patriarchi -fosse appunto il Paradiso terrestre, e che in esso dovessero -essere trattenute perpetuamente le anime di coloro che -non si mostrarono meritevoli nè del cielo, nè dell'inferno. Dice -Fra Mauro nella scritta che accompagna sulla sua mappa l'immagine -del Paradiso, che le anime dei giusti, liberate da Cristo, -furono introdotte nel giardino, e quivi rimasero sino al giorno -dell'Ascensione, in cui, seguendo Cristo, salirono al Paradiso -celeste. (Vedi <span class="smcap">Zurla</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 74). Non so ond'egli abbia -potuto trarre così curiosa opinione. È pur qui da ricordare una -credenza espressa nell'<i>Elucidarium</i> di Onorio d'Autun, secondo -la quale gli uomini, se Adamo non avesse peccato, sarebbero -moltiplicati nel Paradiso terrestre fino a raggiungere il numero -degli angeli caduti, e di mano in mano avrebbero sciamato dal -Paradiso terrestre al celeste per lasciar luogo alle nuove generazioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note288"> -<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>. </span><i>Historia major</i>, ad a. 1206.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note289"> -<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>. </span><i>Speculum historiale</i>, l. XXX, capp. 6-10. L'arcangelo Raffaele -guida il novizio prima al Paradiso e poi all'Inferno. Cap. 8: -«Et cum appropinquaret vidit novicius civitatem quandam ex -auro, cujus porta immense pulcritudinis erat. Quam cum miratur, -angelus misit eum intra portam, et vidit intra paradisum herbas -et arbores pulcerrimas et aves cantantes. Sub una arbore erat -fons limpidissimus cujus rivi per mediam civitatem fluebant. -Cumque novicius vellet pausare iuxta fontem, duxit eum angelus -ad aliam arborem mire altitudinis et pulcritudinis, super -quam erat homo pulcerrimus et pregrandis stature, quasi gigas, -vestitus vestis diversorum colorum a pedibus usque ad pectus. -Hic est, inquit angelus, pater humani generis protoplastus Adam -per sanguinem Jhesu Christi filii Dei redemptus».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note290"> -<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>. </span>Cap. 26. Fu molto disputato da antichi e moderni teologi -se, conformemente alle note parole di promessa pronunziate -da Cristo in croce, il buon ladrone fosse introdotto nel Paradiso -terrestre o nel celeste. Cf. <span class="smcap">Thilo</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 768-79.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note291"> -<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>. </span>Nel terzo cantare del poema del <span class="smcap">Pucci</span>, <i>Historia della Reina -d'Oriente</i>, la figliuola di questa Reina, mutata di femmina in -maschio, dice all'imperatore di Roma d'essere stata portata da -Enoch ed Elia nel Paradiso terrestre (st. 39): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i08"> i' fu preso</p> -<p class="i01">Nella foresta da Enoc e Elia,</p> -<p class="i01">Che con certi altri mi portàr di peso</p> -<p class="i01">Dove si sta con gioia tuttavia,</p> -<p class="i01">Ciò fu nel Paradiso Luciano</p> -<p class="i01">Dov'era Salamone allegro e sano.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note292"> -<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>. </span><span class="smcap">Giovanni</span>, XXI, 21; <span class="smcap">Matteo</span>, XVI, 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note293"> -<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>. </span><i>De gloria martyrum</i>, l. I, cap. 30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note294"> -<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>. </span>Vedi varie testimonianze recate dal <span class="smcap">Thilo</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 764-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note295"> -<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>. </span><i>Orl. Fur.</i>, XXXIV, 54-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note296"> -<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>. </span><span class="smcap">San Teofilo</span>, <i>Ad Autolycum</i>, l. II, cap. 26; <span class="smcap">Prudenzio</span>, <i>Cathemerinon</i>, -inno X. Mario Vittore pone le Virtù a soggiornare -nel Paradiso terrestre, e nel Paradiso terrestre finge Metodio -che abbia luogo il suo <i>Convivium decem virginum</i>. Uno dei sette -paradisi dei Maomettani si chiama Eden.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note297"> -<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>. </span>Una reminiscenza di sì fatta mansuetudine si ha nella -leggenda rabbinica della veste di Adamo. <span class="smcap">Bredow</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 50.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note298"> -<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>. </span><span class="smcap">Bechstein</span>, <i>Mythe, Sage, Märe und Fabel im Leben und -Bewusstsein des deutschen Volkes</i>, Lipsia, 1854, vol. II, p. 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note299"> -<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>. </span>Dice il Pigafetta (ap. <span class="smcap">Ramusio</span>, <i>Navigationi et viaggi</i>, vol. I, -p. 367): <i>Hanno opinione i Mori che questo uccello venga del Paradiso -terrestre.</i> Cf. <span class="smcap">Denis</span>, <i>Le monde enchanté</i>, già cit., pp. 150-1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note300"> -<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>. </span><i>Del reggimento e de' costumi delle donne</i>, parte XVI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note301"> -<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>. </span><span class="smcap">Thévenot</span>, <i>Relation d'un voyage fait au Levant</i>, Parigi, 1665, -p. 502.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note302"> -<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>. </span><span class="smcap">Eisenmenger</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. I, pp. 868-9; <span class="smcap">Levi</span>, <i>Op. cit.</i>, -p. 218.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note303"> -<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>. </span>Vedi intorno al mito della Fenice, prima nell'antichità, -poi nella sua notabilissima prosecuzione per entro al mondo -cristiano: <span class="smcap">Heinrichsen</span>, <i>De Phoenicis fabula apud Graecos, Romanos -et populos orientales</i>, Hauniae, 1825-7: <span class="smcap">Leopardi</span>, <i>Saggio -sopra gli errori popolari degli antichi</i>, Firenze, 1848, cap. 17; -<span class="smcap">Piper</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. I. pp. 446-71; <span class="smcap">Graesse</span>, <i>Beiträge zur Literatur -und Sage des Mittelalters</i>, Dresda, 1850, pp. 71-9. Per quanto -concerne il carattere astronomico della Fenice, e l'era di felicità -che ad essa si collegava, vedi <span class="smcap">Lepsius</span>, <i>Die Chronologie der Aegypter</i>, -Berlino, 1849, l. II, cap. 73; <span class="smcap">Seyffarth</span>, <i>Die Phoenixperiode, -Zeitschrift der deutschen morgenländischen Gesellschaft</i>, -vol. III (1849), pp. 63-89. Alla Fenice corrisponde, per questo e -per altri rispetti, il Fong-hoang dei Cinesi, che torna a intervalli, -e il cui ritorno segna il principio di un'era di felicità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note304"> -<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>. </span>Canz.: <i>Standomi un giorno, solo, alla fenestra</i>. Nell'atto II, -sc. 4, dell'<i>Ipocrito</i> dell'<span class="smcap">Aretino</span>, Prelio racconta come sia andato -a prendere alcune penne d'oro e di porpora della Fenice per -farne presente all'amata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note305"> -<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>. </span>Non so che descrizione ne faccia <span class="smcap">Tito Giovanni Scandianese</span> -in un suo poema intitolato <i>La Fenice</i>, che io non conosco -se non di nome. Ho già ricordato altrove il poemetto attribuito -a Lattanzio e quello di Cinevulfo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note306"> -<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>. </span>Vedi p. 32 e la nota 69 al cap. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note307"> -<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>. </span><span class="smcap">Du Méril</span>, <i>Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire -littéraire</i>, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="cap4par">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">I VIAGGI AL PARADISO TERRESTRE.</span></h3> -</div> - -<p> -Fu comune opinione tra coloro (ed erano di gran lunga -i più) i quali ponevano il Paradiso terrestre in questa -nostra terra, e lo dicevano tuttavia esistente, che esso, o -non si potesse per nessun modo trovare dagli uomini, o, -se pur si poteva trovare, fosse loro impossibile di penetrarvi. -I Padri sono concordi su questo punto. La impossibilità -di penetrarvi si faceva venire, di solito, dal volere -divino, per decreto del quale il Paradiso terrestre doveva, -dopo il peccato, rimanere inesorabilmente chiuso ai viventi; -ma si faceva anche venire da difficoltà naturali, -che non lasciavano via da passare a chi avesse in animo -di recarvisi. Brunetto Latini, ripetendo quanto molti avevano -affermato prima di lui, dice nel <i>Tresor</i>: <i>Et sachiez -que après lou pechiéz dou premier hom, cist leus fu clos -à touz autres</i><a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>. E nel <i>Tesoretto</i>, parlando di Adamo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Per quel trapassamento</p> -<p class="i01">Mantenente fu miso</p> -<p class="i02"> Fora del Paradiso,</p> -<p class="i01">Dov'era ogni diletto,</p> -<p class="i02"> Senza niuno eccetto</p> -<p class="i01">Di freddo o di calore,</p> -<p class="i02"> D'ira nè di dolore.</p> -<p class="i01">E per quello peccato</p> -<p class="i02"> Lo loco fue vietato</p> -<p class="i01">Mai sempre a tutta gente<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a></p> -</div></div> - -<p> -Che anche Dante avesse il monte del Paradiso in conto -d'inaccessibile, sembra risulti dal racconto che Ulisse fa -del suo viaggio (<i>folle volo</i>) nell'oceano<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>. Il Geografo Ravennate -s'ingegna di mostrare, con ogni maniera di buoni -argomenti, come non sia possibile agli uomini penetrare -nel Paradiso<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>; e il Mandeville, cui duole di non averlo -potuto visitare, dice, ripetendo ancor egli cose già dette -da altri, che molti tentarono inutilmente di andarvi, e -che l'altezza e l'asprezza dei monti, e le strane fiere che -infestano il paese d'intorno, non lasciano che nessun vi -s'accosti. Ne' <i>Fioretti della Bibbia</i> si legge: «Questa -montangnia si dice ch'è sì alta et dura e aspra fortemente -e sì maravigliosa che neuno huomo per sua bontà non vi -potè mai salire, nè là drento intrare, secondo quelli che -vi sono stati nel paese»<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>. Perciò Fazio degli Uberti lo -dice <i>un monte ignoto a tutta gente</i>, e Giovanni di Hese -lo descrive altissimo, con le pareti a perpendicolo, a guisa -di torre, <i>ita quod nullus potest esse accessus ad illum -montem</i>. -</p> - -<p> -Ricordiamoci che per gli antichi gli Elisii erano <i>reclusum -nemus, discretae piorum sedes, regna impervia -vivis</i>; e che frugando nelle memorie mitologiche e nelle -leggende, molti altri esempii si trovano di luoghi o vietati, -o inaccessibili. Del paese degl'iperborei dice Pindaro -che non vi si può andare nè per terra, nè per acqua. -All'isola dov'era l'Orto dell'Esperidi, serbato agli dei, -nessuna nave poteva approdare<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>; e al monte Kâf degli -Arabi non si perviene se non per arte magica; e all'isola -Bulotu, immaginata dagli abitanti di Tonga, non si approda -se non per volontà degli dei. Il Mons Romuleus -(Rocciamelone), ove un re Romolo raccolse ingente quantità -di tesori, è descritto come inaccessibile nel <i>Chronicon -Novaliciense</i>; e di una montagna inaccessibile, a poca -distanza dalla città di Die, nel Delfinato, parla uno scrittore -francese del secolo XVII<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>. -</p> - -<p> -Ma, a dispetto di chi diceva che non ci si poteva andare, -e di chi affermava che nessuno di coloro che avevan -corsa felicemente tutta la via era poi riuscito a penetrarvi, -parecchi, in varii tempi, ebbero desiderio di tentare l'avventurosa -impresa; e se di alcuni la leggenda narra che -non fu dato loro di passare il formidabile muro di fuoco -o di diamante, e la ben custodita porta, di altri narra -che superato ogni ostacolo, penetrarono veramente nell'impareggiabil -giardino, e vi fecero alcuna breve o lunga -dimora, e ne tornarono per dare altrui alcun debole -ragguaglio delle sue inenarrabili meraviglie. Ricordiamo, -anche a questo proposito, che gli Elisii antichi furono, -più di una volta, penetrati da vivi, e che altri consimili -esempii si trovano in altre mitologie. -</p> - -<p> -Le leggende che ora io mi accingo ad esporre sono assai -varie, non solo per la qualità delle cose che narrano, e -pel modo della narrazione, ma ancora pel diverso spirito -che le informa, e la ragione ond'hanno principio. Alcune -hanno carattere spiccatamente ascetico, e pajono dettate -da un indomabile fervore di fede e di desiderio; altre -hanno carattere spiccatamente romanzesco, e pajono dettate, -più che da altro sentimento o pensiero, da quella -immaginosa e inquieta curiosità, da quel vivo amor del -meraviglioso che nelle fortunose epopee, nei lunghi romanzi -di avventura, si agitano, ma non si appagano. Molte -di esse son figlie tutte ideali della fantasia; ma parecchie -ve n'ha, le quali pur solvendosi, come l'altre, in un sogno, -muovono tuttavia da alcun che di reale. Nessuno di questi -viaggi, per certo, ebbe suo compimento nel Paradiso terrestre; -ma più d'uno fu, anzichè immaginato da narratori, -impreso davvero da pellegrini e da naviganti. Ben -s'intende come queste distinzioni, che io ho accennate, -sieno, del resto, assai più agevoli e sicure in teorica che -non in pratica; e se nelle pagine che seguono io mi studierò -di tenere un ordine che ad esse corrisponda, questa -corrispondenza sarà soltanto approssimativa, e quell'ordine -avrà tanto di rigore quanto ne può concedere la natura -stessa delle cose, e non più. -</p> - -<p> -Ecco qua, anzi tutto, una leggenda celebre, la quale è -inspirata bensì da quel fervore di fede e di desiderio che -informa l'altre di carattere più risolutamente ascetico; -ma vuol essere pure considerata come una naturale espansione -e prosecuzione <i>storica</i>, se così posso esprimermi, di -un tema leggendario anteriore, in quanto viene ad esplicare -ed a compiere, in conformità di certi postulati della -coscienza religiosa, una storia mitica non compiuta e non -chiusa. Intendo dire la leggenda di Seth, mandato dal -padre infermo, e già vicino a morte, al Paradiso terrestre -per procacciare l'olio della misericordia. Questa leggenda -ebbe a congiungersi poi con quella del legno della croce, -e delle due se ne formò una assai complessa, la quale -nel medio evo più tardo, a partire dal XII secolo, ebbe -così gran diffusione che nessun'altra ebbe l'eguale. Tale -leggenda ci pervenne in narrazioni di tutte le lingue parlate -da popoli cristiani, conservata in libri d'ogni titolo -e qualità, distribuita in numerose versioni, le quali furono -dottamente paragonate fra loro e raccolte in gruppi e categorie. -Nella esposizione che segue io dovrò attenermi a -pochi racconti principali, e rimandare il lettore desideroso -di più minuti particolari alle ottime monografie cui essi -diedero argomento<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. -</p> - -<p> -La prima memoria, sino a noi pervenuta, di un'andata -di Seth al Paradiso terrestre, si ha probabilmente in -quell'Apocalissi greca da me più volte ricordata nel capitolo -precedente, e, senza giusta ragione, intitolata Apocalissi -di Mosè. Quivi si logge che Adamo, giunto all'età -di 930 anni, e infermo, mandò Eva e Seth al Paradiso -terrestre, per ottenere, a sollievo delle sue sofferenze, -l'olio di misericordia<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>. Cammin facendo, Seth è morso -dal serpente. Giungono alla porta del Paradiso, ma non -ne varcan la soglia; l'arcangelo Michele dice loro che -non avranno, per ora, quanto desiderano, e li fa tornare -addietro, annunziando che in capo di tre dì Adamo si -morrà. Nella Vita latina, pure ricordata nel precedente -capitolo, si ha, con lievi differenze, lo stesso racconto: -Michele dice ai due pellegrini che l'olio di misericordia -non sarà conceduto se non passati 5500 anni; che allora -Cristo, figliuol di Dio, scenderà in terra, si farà battezzare -nel Giordano, risusciterà Adamo e gli altri morti, -e a tutti i credenti in lui largirà l'olio tanto desiderato. -Così li accommiata, annunziando che ad Adamo non -rimangono se non sei giorni di vita. Si può tener per -certo ch'entrambi questi racconti derivino da una fonte -più antica, rimasta sinora sconosciuta<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>. -</p> - -<p> -Il racconto della Vita passa nell'Evangelo di Nicodemo, -con questa sola diversità di rilievo, che di Eva più non -si parla, e Seth compie solo il viaggio, e solo ascolta le -rivelazioni dell'angelo<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. Da indi in poi Eva rimane -esclusa dalla leggenda, la quale, come ho detto, si lega -all'altra del legno della croce, e fa corpo con essa. -Questo congiungimento si può dire che fosse inevitabile, -provocato, e in certa maniera imposto, da quel vivo e -tenace desiderio cui ho più volte accennato, di raccostare -alla caduta la redenzione, di contessere, per così dire, in -un'unica trama i fatti dell'una e i fatti dell'altra. Leggende -intorno al legno onde fu formata la croce, strumento -di redenzione, dovettero sorgere assai per tempo, -ed era naturale che alcune, se non tutte, facessero venire -quel legno dallo stesso giardino ov'era stato commesso il -peccato, e dallo stesso albero che aveva dato esca al -peccato. Di più leggende simili, che poi furono sopraffatte -da una finzione più rigogliosa, e che meglio appagava -il sentimento e la fantasia dei credenti, è rimasta -i memoria. «Una tradizione greca narra senza più che un -ramo dell'albero nel cui frutto peccò Adamo, fu trasportato -a Gerusalemme; e ne sorse un grand'albero, donde -fu fatta la croce. Altri dicono che Adamo stesso portò -seco dal paradiso un frutto o un rampollo dell'albero. -Secondo una terza versione Dio dopo il peccato svelse -l'albero e lo gittò di là dal muro del paradiso. Mille -anni più tardi Abramo lo trovò e lo piantò nel suo giardino. -Un angelo (o Dio stesso) gli annuncia che su di -esso Dio (egli) verrà crocifisso<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>». O prima o poi, una -di tali leggende doveva incontrarsi con la leggenda di -Seth, e mescendosi con essa, dare origine a una tradizione -nuova, secondo la quale l'albero onde fu fatta la croce -sarebbe venuto da un virgulto, o da semi che Seth stesso -riportò dal Paradiso. E in questa forma la leggenda trionfò. -</p> - -<p> -Non può essere còmpito mio tener dietro alle troppe -versioni in cui essa ebbe a spartirsi, e al moto de' suoi -varii elementi, i quali senza posa si accozzano insieme, -si disgiungono, trapassano da luogo a luogo e gli uni -agli altri sottentrano, come fanno i pezzetti di vetro multicolore -nelle mutabili figure del caleidoscopio. Io mi contenterò -di dar qui la sostanza di un racconto latino, il -quale è certamente anteriore alla fine del secolo XIII, e -in cui la leggenda appare in tutta la sua pienezza. Questa, -nella forma che in esso consegue, «ottenne straordinario -favore, e si diffuse per tutta Europa, dall'Irlanda e dalla -Svezia alla Spagna, dalla Cornovaglia alla Grecia», dando -luogo a traduzioni e rimaneggiamenti innumerevoli<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>. -</p> - -<p> -Adamo ha vissuto 932 anni nella valle d'Ebron, nella -terra d'esilio. Egli è stanco di estirpare i rovi dal suolo, -stanco del male e dei mali che vede crescer nel mondo, -fra la sua posterità, stanco di vivere. Chiama a sè il figliuolo -Seth, e lo manda al cherubino che con la spada -fiammeggiante sta a custodia dell'albero della vita, per -avere da lui certezza dell'olio della misericordia che Dio -promise al peccatore il giorno stesso in cui fu commesso -il peccato. Va, dic'egli al figliuolo: tu conoscerai il cammino -dalle impronte che noi vi lasciammo, tua madre -ed io, venendo in questa valle, e sulle quali non è più -cresciuta l'erba. Seth s'avvia, giunge alla porta del Paradiso. -Il cherubino saputa la ragione del suo venire, lo -invita a mettere il capo dentro alla porta, e a gettar gli -occhi sul giardino: tre volte pronunzia l'invito ed altrettante -Seth vi si conforma. La prima volta questi contempla -la vaghezza del Paradiso, vede le piante e i fiori, -il fonte lucidissimo da cui nascono i quattro fiumi, e sopra -esso un'arbore ramosa, ma nuda di frondi e di corteccia. -La seconda, scorge un gran serpente avvolto al tronco -della pianta. La terza, vede l'arbore elevata sino al cielo, -e sulla cima un bambino appena nato, e, da basso, le -radici, penetrate sin nello inferno, ove gli si scopre l'anima -di suo fratello Abele. L'angelo spiega a Seth la visione, -gli annunzia la venuta del Redentore, e, nell'accommiatarlo, -gli porge tre granella del pomo fatale onde mangiarono -i suoi genitori, ingiungendogli di porli sotto la lingua di -Adamo, quando, di là a tre dì, questi sia morto. Seth se -ne torna, e Adamo, udite da lui le parole dell'angelo, ride -per la prima volta in sua vita (deve intendersi dopo il -peccato), e muore. Seth gli pone sotto la lingua i tre semi, -e sotterra il padre nella valle d'Ebron, e dai tre semi -nascono tre virgulti, di cedro il primo, di cipresso il secondo, -di pino il terzo, i quali così si rimangono, senza -mai crescere oltre l'altezza di un cubito, e senza mai perdere -il verde, sino al tempo di Mosè. Questi, giunto col -suo popolo, dopo l'uscita dall'Egitto, nella valle d'Ebron, -conosce essere nelle tre verghe alcun che di miracoloso, -le toglie di terra, sana con esse coloro che erano morsi -dai serpenti, e con esse fa scaturire l'acqua dal sasso; -poi, conscio della morte vicina, le ripianta alle radici del -monte Tabor, o dell'Oreb, ed entrato, ivi presso, in una fossa, -rende l'anima a Dio. Mille anni stanno le verghe in quel -luogo, sino a che Davide, per avvertimento del cielo, le -viene a levare, e le porta in Gerusalemme, dove, poste in -una cisterna, metton radice, e si uniscono in un'unica -pianta, cui Davide, per trent'anni di seguito, cinge, ogni -anno, di un cerchio d'argento. Davide sa già, per rivelazione -divina, che della pianta si farà la croce, per la cui -virtù cancellerassi il peccato. E la pianta cresce lo spazio -di trent'anni; e sotto di essa piange Davide i suoi peccati, -e sotto di essa compone il salterio; poi muore. Salomone -gli succede, e dà opera a compiere il Tempio. -Un giorno gli artefici, abbisognando di una trave, recidono -l'albero miracoloso; ma poi, per quanto si argomentino, -non riescono ad adattare il legno ov'era bisogno, e -Salomone, chiamato a veder tal miracolo, ordina che il -legno sia posto nel Tempio, e da tutti onorato. Una donna -per nome Massimilla vi si pone sopra a sedere, e incontanente -le sue vesti prendono fuoco, ed ella grida: Signore -mio, e Dio mio Gesù; udite le quali parole, gli Ebrei, -come bestemmiatrice, la trascinano fuori della città, e la -lapidano, facendo di lei la prima martire; poi tolgono la -trave dal Tempio, e la gettano nella probatica piscina -che, per nuovo miracolo, acquista virtù di sanare gl'infermi. -Sdegnati, gli Ebrei tolgon la trave dalla piscina, -e la gettano, a mo' di ponte, sul Siloe, perchè sia calcata -dai piedi dei passanti. Viene a Gerusalemme la regina -di Saba, e ricusa di passare sulla trave, sapendo a -che sia serbata, e profetizza il Messia. Venuto il tempo -della passione, gli artefici fanno con essa la croce su cui -è confitto Cristo. -</p> - -<p> -Ho detto che non intendo tener dietro alle numerose -versioni della leggenda; solo ricorderò che in una di esse -i viaggi di Seth al Paradiso son due; e che talvolta -l'angelo dà a costui, non già le tre granella, come nel -racconto testè riferito, ma un ramoscello dell'albero della -scienza, e che da quel ramoscello pende ancora, in uno -o due casi, parte del frutto morso da Eva. -</p> - -<p> -Il viaggio che nei precedenti racconti si narra di Seth, -Gotofredo da Viterbo narra di Jonito (o Jonico) figliuolo -di Noè<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>. Jonito, udita dal padre la descrizione delle meraviglie -del Paradiso, chiede a Dio in grazia di poterle -contemplare con gli occhi suoi proprii, e ottenuto il suo -desiderio, ne riporta tre virgulti, di abete, di palma e di -cipresso, i quali piantati da lui separatamente, si congiungono -in un'arbore sola, che ha tre colori, e le foglie -di tre maniere, a simboleggiare la Trinità. Seguono le -fortune del legno (le quali in parte solo concordano con -quelle narrate nel racconto precedente) finchè di esso si -fa la croce. Gotofredo cita un Atanasio, il quale è probabilmente -immaginato da lui, come da lui probabilmente -è immaginato il rapimento di Jonito al Paradiso, giacchè -della leggenda, in questa forma, non si trova altro vestigio. -Bensì è narrato altrove che un figliuolo di Noè, -per nome Jerico, desideroso di vedere la tomba di Adamo -si recò nella valle d'Ebron, e trovati i tre virgulti, li -svelse, poi li ripiantò, come narra il cronista<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>. -</p> - -<p> -Ma prima di passar oltre, fermiamoci a fare qualche -considerazione non oziosa sovra un punto della leggenda -di Seth e del legno della croce. Seth vede da prima l'albero -del peccato, vedovo di fronde e spoglio della sua corteccia, -e io ho già avvertito nel capitolo II che quell'albero -è descritto assai volte come un albero secco. Ora, di un -Albero Secco, posto, di solito, nel remoto Oriente, e per -più ragioni mirabile, è frequente ricordo in iscritture del -medio evo. Varian molto le descrizioni che se ne fanno; -ma io non dubito che, in alcuni casi almeno, esso non -sia da identificare con la pianta disseccata del Paradiso, -dalla quale, del resto, un poemetto latino, composto circa -il 1300, lo fa derivare. Secondo alcune leggende riguardanti -la fine del mondo, l'ultimo imperatore appenderà la -corona ai rami dell'Albero Secco, o alla croce<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>. -</p> - -<p> -Seth vede poi la pianta mirabilmente ingrandita, e -fatta simile ad uno di quegli alberi cosmogonici che in -altre mitologie comprendono fra le radici la terra, e, tra -i rami e le foglie, il cielo, quali lo skambha vedico, l'ilpa -buddistico, l'irminsul e l'yggdrasil della mitologia germanica. -Anche la croce fu considerata come un albero, la -quale recò ottimo frutto, e talvolta a dirittura come un -albero cosmogonico. Venanzio Fortunato così la saluta in -un suo inno: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Arbor decora et fulgida,</p> -<p class="i02"> Ornata regis purpura,</p> -<p class="i02"> Electa digno stipite</p> -<p class="i02"> Tam sancta membra tangere;</p> -</div></div> - -<p> -e in un altro inno ecclesiastico si legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Crux fidelis inter omnes</p> -<p class="i02"> Arbor una nobilis:</p> -<p class="i02"> Nulla silva talem profert</p> -<p class="i02"> Fronde, flore, germine.</p> -</div></div> - -<p> -Come un albero di dolcissimo e vital frutto, e tutto fragrante -di fiori, è invocata spesso la croce nelle laudi<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>, -e come albero di vita in un canto latino del sec. XIV: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Salve, Christi crux praeclara,</p> -<p class="i02"> Arbor astris pulchrior,</p> -<p class="i01">Facta reis ex amara</p> -<p class="i02"> Mellis stilla dulcior;</p> -<p class="i01">Vitae nobis viam para.</p> -<p class="i02"> Dux effeta gratior.</p> -</div></div> - -<p> -L'albero della croce diventa una pianta meravigliosa, come -si può vedere nell'opuscolo di San Bonaventura intitolato -<i>Lignum vitae</i>, ove si leggono questi due versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O crux, frutex salvificus, viva fonte rigatus,</p> -<p class="i01">Cujus flos aromaticus, fructus desideratus.</p> -</div></div> - -<p> -Ma già in un <i>Hymnus de Pascha</i>, attribuito a San Cipriano, -la croce è diventata una specie di albero cosmico, -che s'innalza sino al cielo e dalle cui radici scaturisce -una mirabil fonte. I frutti di quello dànno la vita eterna; -l'acqua di questa lavano d'ogni macchia. Tutta l'umanità -trae all'albero meraviglioso. Gerolamo Vida, in un carme -<i>In Jhesu Christi crucem</i>, esclama: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nunc prope numen habes, sancta et venerabilis arbor,</p> -<p class="i01">Coelo mixta comas caput inter sidera condis.</p> -</div></div> - -<p> -Il legno della croce fu fatto derivare di solito dall'albero -della scienza del bene e del male, ma talvolta ancora -dall'albero della vita, o da un altro albero paradisiaco, -detto della salute<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>. Secondo una leggenda siriaca la croce -fu fatta del legno di un albero che da indi in poi non -cessò più di tremare, la tremula. Abbiam veduto come -tre virgulti di specie diversa, ma tutti derivati dal medesimo -albero, si ricongiungessero insieme per formar di -nuovo un albero solo. Stando ad altre immaginazioni, la -croce fu veramente formata di quattro legni differenti, -palma, cedro, cipresso, olivo; oppure di tre, cedro, cipresso, -pino; palma, cipresso, abete. Il numero di tre simboleggiava -la Trinità<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>. Ricorderò da ultimo che, secondo i -musulmani, la legge da Mosè recata agli Ebrei era scritta -su tavole formate del legno di un albero Sedr, ch'è nel -settimo cielo, e che secondo Mosè Bar-Cefa, la lancia con -cui fu ferito Cristo era quella stessa del cherubino posto -a custodia del Paradiso. -</p> - -<p> -Io qui non parlo di coloro che videro il Paradiso terrestre -solamente in ispirito, come suole accadere nelle Visioni; -ma di coloro che v'andarono in carne ed ossa; e -perciò solò in passando fo cenno della questione agitata -per sapere se San Paolo fosse stato rapito in cielo, o nel -Paradiso terrestre, o in entrambi. La questione non era -ancor risoluta a' tempi di Torquato Tasso, il quale nelle -<i>Sette giornate</i> chiedeva: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">È ver che 'l terzo cielo, ove fu ratto</p> -<p class="i01">Già Paolo col pensier levato a volo,</p> -<p class="i01">Sia terren paradiso?<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a></p> -</div></div> - -<p> -Nella leggenda che or segue noi abbiamo la favolosa -istoria di alcuni pellegrini che non muovono propriamente -alla ricerca del Paradiso, ma, dopo molte avventure, giungono -in luogo prossimo ad esso, e di là se ne tornano -indietro. È questa la leggenda, greca di origine, e certo -assai antica, dei tre santi monaci Teofilo, Sergio ed Igino, -nella quale noi cominciamo a far conoscenza con quei monaci -irrequieti ed audaci, che spinti, non meno da curiosità -venturiera, che da certo fervor religioso, disertano i -chiostri e si dànno a correr le terre ed i mari attraverso -a mille casi e mille pericoli<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>. Essa si lega al nome di -San Macario Romano, santo misterioso ed oscuro, il quale -non si sa in che tempo sia vissuto, e da taluno si dubita -che in niun tempo, e ch'egli sia, come tant'altri, un santo -mitico. -</p> - -<p> -Tre monaci di un convento di Mesopotamia, posto tra -l'Eufrate ed il Tigri, Teofilo, Sergio ed Igino, sedevano -un giorno sulla riva di quel primo fiume, e ragionavano -devotamente tra loro della umana vita e delle molte tribolazioni -che affliggono i servi di Dio. A Teofilo vien nell'animo -un desiderio, e lo palesa ai compagni: Io vorrei, -egli dice, camminare tutto il tempo della mia vita, e -giungere colà ove il cielo tocca la terra. I compagni s'accendono -del medesimo desiderio, e nato del desiderio il -proposito, tutti e tre, quella stessa notte, si partono dal -monastero. In capo di diciasette giorni giungono a Gerusalemme, -ove adorano il Sepolcro; dopo cinquanta, passano -il Tigri ed entrano in Persia; scorsi quattro mesi, entrano -nell'India. Quivi cadono in man degli Etiopi, e soffrono -molti maltrattamenti; poi, cacciati dagli Etiopi, rimangono -ottanta dì senza prendere cibo alcuno. Andando sempre -verso Oriente, attraversano le terre dei Cananei, altrimenti -(così il testo) detti Cinocefali; quelle dei Pichiti, alti -un cubito; una regione montuosa ed orrenda, tutta popolata -di draghi, di aspidi, di basilischi, e altri animali -velenosi; un'altra regione, tutta sparsa di rupi asperrime; -una gran pianura, ove pascolano mandrie di elefanti; -un'altra, ingombra di dense tenebre, e giungono a un'abside -eretta da Alessandro Magno quando inseguì Dario. Vivono -la più parte del tempo miracolosamente, senza cibarsi, e, -proseguendo il viaggio, trovano un lago pieno di anime -dannate; un gigante incatenato fra due monti; una donna -avviluppata da un dragone; un bosco di grandi alberi, su -cui anime in forma di uccelli chiedono ad alta voce perdono -dei loro peccati. Succede a questi orribili e strani -luoghi un luogo bellissimo, custodito da quattro vecchi, -i quali hanno corone d'oro in capo ed auree palme tra -mani; poi viene una regione tutta piena di canti e di -odori soavissimi, ove brilla una chiesa di varii colori, d'incomparabil -bellezza, e che par fatta tutta di cristallo. -Intorno ad essa sono uomini santi, di venerabile aspetto, -che cantano, e dall'altare scaturisce un fonte, che sembra -di latte. Dopo avere incontrato un altro popolo di pigmei, -i tre pellegrini giungono alla spelonca ove da lunghissimo -tempo San Macario mena vita anacoretica, a sole -venti miglia di distanza dal Paradiso terrestre, e il santo -dice loro che non si può passare più oltre, e che il Paradiso -è vietato a tutti i mortali. Udita da lui la sua -storia, i monaci riprendono la via per cui sono venuti, -scortati sino all'abside di Alessandro da due leoni, compagni -amorevoli e consueti del santo. -</p> - -<p> -In questo racconto noi abbiamo un evidente influsso -delle storie favolose di Alessandro Magno, comprovato da -quel ricordo dell'abside da costui edificata. Leggonsi appunto -in esse alcune delle meraviglie incontrate da' monaci, -e altre molte per giunta, delle quali è frequente -ricordo in iscritture del medio evo, e che veggonsi pure -raffigurate in parecchie mappe<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>. Non intendo discorrere -partitamente di tutte quelle che nella leggenda ascetica -si trovano, ma di taluna mi pare opportuno dir qualche -cosa. -</p> - -<p> -Di una specie di regione infernale posta in prossimità -del Paradiso terrestre abbiamo già trovato altri ricordi, -molto meno antichi di quello che hassi nella nostra leggenda -<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>. Della regione tenebrosa, per contro, abbiamo ricordi -e più recenti e più antichi. Una regione così fatta -descrivesi nelle dottrine cosmografiche dell'India. Di là -dal fiume oceano si distende, a occidente della terra, secondo -Omero ed Esiodo, il tenebroso paese dei Cimmerii<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>; -più tardi esso fu posto a settentrione, intorno ai monti -Rifei. Alessandro Magno si spinse un tratto in una regione -coperta di tenebre, la quale chiudeva in sè il paese -dei beati<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>; e di terre ov'è notte perpetua fanno parola -Marco Polo, il Mandeville e altri. -</p> - -<p> -Le anime peccatrici, che i tre monaci trovano in sembianza -di uccelli appajono molto frequentemente in leggende -ascetiche del medio evo, quando come anime dannate, -quando come purganti; al qual proposito è da ricordare -che nel simbolismo cristiano l'anima è consuetamente rappresentata -sotto forma di uccello, e che in una delle saghe -della <i>Saemundar Edda</i>, intitolata <i>Solar-liodh</i>, è ricordo -di anime in forma di uccelli neri<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>. In una leggenda riferita -da San Bonifazio, anime purganti, simili nell'aspetto -ad uccelli neri, volano intorno a un pozzo, da cui prorompono -fiamme ardenti, e nel pozzo si sprofondano<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>. -</p> - -<p> -Seth potè solamente sporgere il capo dalla porta del -Paradiso terrestre, e i tre monaci Teofilo, Sergio ed Igino -dovettero fermarsi a venti miglia di distanza da esso. -Altri furono più fortunati. Ecco qua la leggenda di tre -altri monaci, la quale fa degno riscontro alla precedente, -sebbene sia da essa molto diversa<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>. -</p> - -<p> -Sulle rive del Gihon è un monistero abitato da uomini -di santa vita. Tre di questi, lavandosi un giorno nel fiume, -veggono venir giù, portato dalla corrente, un ramo meraviglioso: -«l'una foglia pareva d'oro battuto, l'altra pareva -d'ariento, l'altra pareva d'azzurro fino, l'altra vermiglia, -l'altra era bianca, e così era isvariato d'ogni colore». -Il ramo recava, per giunta, frutti <i>molto dilettevoli</i> a mangiare. -Lo traggono fuori dell'acqua, e mentre lo contemplano, -pieni di ammirazione e di alleggrezza, senton nascersi -in cuore un desiderio smodato d'andarne sin là, -all'incantato paese d'onde quel ramo è venuto. E subito, -accordatisi in un comune proposito, senza dir nulla a persona, -si partono dal convento, e camminando lungo la -ripa del fiume, ch'è uno dei quattro del Paradiso, si pongono -in viaggio. Giungono, dopo lunga peregrinazione, alla -famosa porta custodita dall'angelo, e domandato e ottenuto -di varcarne la soglia, s'aggirano fra l'ombre e le delizie -del giardino immortale, mangiano di quelle frutta soavissime, -bevono di quell'acque miracolose che rinnovano la -giovinezza, e ragionano co' due vecchiardi Enoch ed Elia -delle cose del cielo. Credono d'essere stati nel beato luogo -tre giorni, e vi sono rimasti tre secoli. Tornati al convento, -che ancora sussiste, ma dove già dieci generazioni -di monaci si son succedute, eglino, con l'ajuto de' vecchi -libri memoriali, mostrano e provano la lor condizione, e -narrata la storia mirabile del loro viaggio, in capo di quaranta -giorni improvvisamente si dissolvono in cenere, e -ascendono alla gloria eterna del cielo. -</p> - -<p> -Questa leggenda sembra sia nata in Italia: io non so -che si trovi in altri linguaggi volgari, e nemmeno mi è -noto un testo latino da cui le redazioni italiane possano -essere derivate. Ed è leggenda schiettamente ascetica. Le -descrizioni che delle meraviglie del Paradiso vi si leggono -sono come penetrate di un'aura di estasi, partecipano del -sogno. Il narratore non trova nel linguaggio degli uomini -parole acconce ad esprimere la novità e la bellezza degli -spettacoli che si offrono agli sguardi attoniti dei tre pellegrini, -a significare lo smarrimento di dolcezza onde sono -prese le anime loro; e quando vuol fare intendere altrui, -in qualche modo, la virtù rapitrice che muove da un canto -non più udito, dice che ogni anima umana vi si sarebbe -addormentata, o avrebbe perduto ogni memoria e cognizione -di sè<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>. Nella leggenda sono due cose che voglio notare: -quel ramo meraviglioso da cui i tre monaci sono -allettati al viaggio, e l'error loro quando, essendo dimorati -nel Paradiso trecent'anni (settecento, in altre redazioni), -stimano esservi rimasti solamente tre dì (altrove, sette). -Giovanni de' Marignolli dice che foglie e frutti degli alberi -del Paradiso si trovano sovente nei fiumi che da questo -derivano. Secondo una tradizione riferita da Mosè Maimonide, -Seth riportò dal Paradiso parecchi alberi, tra' -quali uno che aveva le foglie e i rami d'oro; e secondo -i musulmani l'albero della vita aveva il tronco simile a -dell'oro, i rami come argento, le foglie come smeraldi. -</p> - -<p> -Di quell'alterazione nel corso del tempo, o nel giudizio -della sua durata, c'è da dire qualche cosa di più. Essa -si produce in numerose leggende, la più celebre delle quali -è la tedesca del monaco Felice, non più antica, sembra, -del secolo XIV<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>. Era costui un monaco cistercense, di -ottima indole, di saldissima fede e d'irreprensibili costumi, -il quale, leggendo un giorno come la letizia del Paradiso -celeste sia eterna, e senza mescolanza alcuna di dolore, -cominciò, per la prima volta in sua vita, a entrare in un -dubbio, e a disputar seco stesso per che modo possa ciò -essere. E il modo gli fece intendere Iddio con un miracolo. -Venne dal cielo un augelletto più candido che la -neve, il quale si mise a cantare con sì nuova e meravigliosa -dolcezza, che il monaco si credette un tratto rapito -in Paradiso, e, voglioso di averlo tra mani, si mosse per -prenderlo; ma l'augelletto aperse l'ali e sparì. Felice, rimasto -pieno di desiderio e di rammarico, ode una campana -sonar mattutino, si ricorda del suo convento, e torna addietro. -Ma il portinajo non lo riconosce, e non lo vuol -lasciare entrare, e gli dà dell'ubbriaco e del pazzo quando -gli ode narrare la storiella dell'augelletto bianco che rapiva -l'anima col suo canto. Sopraggiungono gli altri frati con -l'abate; ma nessuno riconosce colui che afferma d'aver -dimorato quarant'anni nel chiostro. Finalmente il più -vecchio della famiglia, il quale v'era stato già ben cento -anni, e giacevasi allora infermo, si ricorda che nel tempo -in cui egli era novizio, un dei fratelli, per nome Felice, -era sparito un giorno di primavera, e non se n'era mai -più avuta novella. L'abate fa portare il libro in cui da -trecent'anni si registravano le morti dei monaci, e si trova -che Felice, il quale credeva d'essere stato assente un'ora, -era stato assente un secolo. In altre versioni della leggenda -il monaco chiede in grazia a Dio un piccolo saggio -della beatitudine del Paradiso, o è travagliato da un dubbio, -come mai possa un secolo non parere a Dio maggior di -un istante<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>; ma in tutte è quell'error di giudizio circa -la durata del tempo; e tale errore si ripete in alcune leggende -paradisiache delle quali dirò or ora, e in altre pure, -di vario argomento. Narra il Joinville che un principe dei -Tartari fu assente tre mesi, e quando tornò credeva l'assenza -sua esser durata non più di una sera, ed ebbe nel -frattempo una visione, o fu rapito in Paradiso<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>. L'eroe -di una leggenda celtica, Oisin, crede di passare in compagnia -di una bella fanciulla alcuni giorni solamente, e -sono, in realtà, più di trecento anni. Nel racconto di Roberto -di Boron, Giuseppe d'Arimatea, sostentato dalla vista -del Graal, passa quarant'anni in carcere senz'avvedersene. -Secondo Giovanni di Hese, tre giorni passati in quell'isola -dilettosa ch'egli chiama Radice del Paradiso, non sembrano -durare più di tre ore<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>. -</p> - -<p> -Alla leggenda italiana dei tre monaci credo di dover -far seguire la leggenda del giovane principe; sia perchè -italiana, come pare, ancor essa di origine; sia perchè presenta -con quella dei tre monaci, molta somiglianza nello -scioglimento e parecchia nello spirito di che è penetrata. -Benchè italiana, essa si legge in latino e in tedesco, nè -so che ve ne sia traccia in libri italiani, stampati o manoscritti. -La narra, o si vuol che la narri, Eberardo, -vescovo di Bamberg, il quale afferma d'averla udita in -Italia, dall'abate di un monastero di cluniacensi, posto -nelle Alpi. Di vescovi di Bamberg, con quel nome, ce ne -furono due, l'uno morto nel 1041, l'altro nel 1172; ma è -probabile che il nostro sia il meno antico. Ecco, ad ogni -modo, compendiato, il suo poetico racconto<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>. -</p> - -<p> -Il figliuolo di un principe si ammoglia, e invita alle -nozze il suo angelo custode. Giunto il vespro del giorno -solenne, egli, che religiosissimo è, monta a cavallo, e si -reca a pregare a certa chiesa, che sorge su un monte. Al -ritorno incontra un vecchio di venerabile aspetto, vestito -di candidi panni, circonfuso di luce, e seduto sopra un -mulo tutto candido anch'esso. Compreso di affettuosa reverenza, -il giovane prega lo sconosciuto di volere assistere -alle sue nozze, e menatolo al castello, quivi il fa signore -d'ogni cosa. Si celebrano le nozze pomposamente, e tre -giorni dura il banchettare, senza che mai le provvigioni -per quanto si profondano, vengano meno. L'ospite finalmente -chiede licenza, e da tutti ringraziato e desiderato, -si parte, accompagnandolo il giovane sposo per un tratto -di via. Giungono al luogo ove si sono incontrati la prima -volta. Il giovane vorrebbe, tanto amore gli ha posto, abbandonare -e la sposa e la patria, e andarne con esso lui; -ma quegli il dissuade dicendo: Non ora: fra tre dì, se tu -vuoi, potrai venirne alla mia stanza. Questo sentiero vi -conduce, e qui troverai tu questa mia cavalcatura, la -quale ti porterà ove tu brami di essere. Ciò detto si parte. -Venuto il giorno segnato, il giovane si accommiata dalla -sposa, annunziandole che in breve sarà di ritorno, si mette -in via, accompagnato da' suoi cavalieri, giunge al luogo -stabilito, trova il mulo, e licenziati i compagni, monta -su di quello e segue suo viaggio. Passa una gola tetra -ed angusta, e riesce in una campagna di meravigliosa -bellezza, piena di ogni maniera di alberi, dipinta di odorosissimi -fiori, rallegrata dal canto d'infiniti uccelli. Percorre -quattro stazioni, ove sono tabernacoli constellati di -pietre preziose, addobbati di seta e di porpora, adorni di -tanta ricchezza e splendore che nulla di simile può raffigurare -la fantasia. Ciascuna stazione ha numerosi abitatori, -vestiti sfarzosamente, raggianti di luce, i quali -accolgono con gaudio e con onore il pellegrino. Nella quarta -questi trova l'ospite suo, non più solo, ma circondato da -molti compagni, tutti vestiti di bianco, tutti fregiati di -corone, e più luminosi che il sole. Le accoglienze sono, -quanto mai si possa dire, affettuose e magnifiche; il luogo -pieno di tanta gloria e di tanta letizia che nessuna parola -può darne una immagine. Il giovane vi dimora trecento -anni e stima esservi stato tre ore. Indarno la sposa, -i congiunti, i cavalieri, i servi, pieni di ansietà e di dolore, -aspettano ch'egli torni. Il padre e la madre di lui -vanno ad abitare nel luogo ov'egli s'accommiatò dai seguaci, -mutano il castello in un chiostro, in una chiesa il palazzo. -Volano gli anni: muojono i genitori, muore la sposa, -muojono l'uno dopo l'altro tutti i soggetti; le generazioni -succedono alle generazioni, ininterrottamente. Scorsi trecent'anni, -il giovane, il quale ha serbata incolume intanto -la sua giovinezza, chiede licenza e l'ottiene; ma tornato -nella sua terra, trova ogni cosa mutata, e nuove -genti, che nè lui conoscono, nè sono da lui conosciute. -Gli appare il castello mutato in chiostro; gli appar la -chiesa eminente e magnifica, guernita di torri, dalle quali -scoppia un clamor di campane che fa tremare i monti circostanti, -e sulla cui sommità sventola, in luogo del vessillo -con l'aquila, il vessillo con la croce. Il giovane si -dà a conoscere al portinajo del convento. Ecco l'abate, -ecco i monaci tutti trasecolati di meraviglia; ecco accorrere -d'ogni intorno il popolo tratto al grido di così nuovo -prodigio. Il principe narra la sua storia, la quale è messa -per iscritto; poi l'abate ordina un sontuoso banchetto, raccoglie -buon numero d'invitati; ma il principe, come appena -ha assaggiato il pan degli uomini, improvvisamente -appar vecchio di decrepita, non più veduta vecchiezza. Lo -portano in chiesa, e quivi egli, ricevuti i sacramenti, si -muore. Il corpo suo, dopo funerali pomposi, è deposto in -quello stesso sepolcro ove da secoli già dorme la sposa. -</p> - -<p> -Questa è leggenda risolutamente ascetica, e tale ancora -è la leggenda del cavaliere irlandese Owen, che nel 1153, -secondo narra Enrico di Saltrey, visitò in carne ed ossa -i luoghi di punizione e il Paradiso terrestre, non peregrinando -per lunga distesa di terre e di mari, ma scendendo -in quel misterioso Pozzo di San Patrizio della cui -fama fu pieno per molti secoli il mondo. Vedremo in seguito -che anche altri prese, per giungere al Paradiso, -quella medesima strada, non certo più comoda, ma molto -più breve<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>. -</p> - -<p> -Il cavaliere Owen<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>, dopo una vita di dissipazione e -di peccato, fu preso da pentimento, e cercò modo di scontare, -mentr'era ancor vivo la pena che troppo temeva di -dover pagare dopo la morte. A tal fine si fece introdurre -nella cava di San Patrizio, la quale dava adito ai regni -dei morti, e cominciò il meraviglioso suo viaggio, del -quale fece poi, ritornato nel mondo dei vivi, il racconto. -Attraversò da prima varii luoghi di punizione, e vide i -castighi a cui erano assoggettate le anime, e n'ebbe la -parte che gli toccava, insidiato e deriso per giunta dai -diavoli che di quei castighi eran ministri. Giunse ad un -ponte periglioso (il solito ponte delle leggende infernali), -e passatolo, si trovò in una gioconda campagna, dinanzi -ad un muro altissimo e meraviglioso, e ad una porta tutta -contesta di metalli preziosi e di gemme. La quale apertasi, -ecco venire incontro al pellegrino una gloriosa processione -di santi, e fargli lieta accoglienza, e introdurlo nella divina -città, e taluno di quelli mostrargliene a mano a -mano tutte le meraviglie. Il cavaliere non vorrebbe più -partirsi da quel luogo di beatitudine; ma gli è forza tornare -al mondo, e purgato d'ogni antica bruttura, ci torna<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>. -</p> - -<p> -Dice San Patrizio, in certa <i>Confessio</i> a lui attribuita, -che quelli del suo sangue furono dalla Provvidenza dispersi -in qua e in là sino agli ultimi termini della terra<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>. -Queste parole, vere o supposte, di un santo di cui la stessa -esistenza fu posta in dubbio, ci richiamano ad un altro gruppo -di leggende, nelle quali allo spirito ascetico si accompagnano -lo spirito di esplorazione e di ventura, e che hanno per -giunta questo comun carattere, d'esser leggende marittime, -e di avere ad eroi certi monaci settentrionali che odiano la -pace e l'ozio dei chiostri, ardono del desiderio di propagare -la fede di Cristo, sognan cose mostruose e terribili, -ed essendo, in generale, grandissimi santi, hanno pure in -sè qualche cosa del pirata. Costoro fioriscono più particolarmente -sulle coste occidentali dell'Irlanda, della Scozia -e della Frisia; e campo alle loro imprese è lo sterminato -oceano che le bagna di onde perpetuamente in tumulto, -e si stende, formidabile e sconosciuto, fino all'estrema -plaga del cielo, ove il sole tramonta, fin sotto alla notte -del polo; terribile ed infinito oceano che tutto il mondo -circonda, scrive Adamo Bremense (m. 1076), oceano pieno -d'intollerabile gelo e di caligine immensa. -</p> - -<p> -Esso fu dalla turbata fantasia degli antichi prima, da -quella degli uomini del medio evo poi, empiuto di pericoli, -popolato di mostri<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>, il terror de' quali fu di non -lieve ostacolo alla temeraria navigazion di Colombo, ma -non valse a trattenere quegli arditi ed oscuri esploratori -del Settentrione a cui devesi la scoperta della Groenlandia, -e d'altre terre boreali, e della stessa America forse, molti -secoli prima che v'approdasse il grande Italiano<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Delle -esplorazioni loro molti ricordi, tra storici e favolosi, sono -giunti sino a noi, ed io volentieri m'indugio, prima di -proceder oltre, intorno a taluno, dacchè essi hanno stretta -attinenza con le leggende che verrò poscia esponendo, e servono -a determinarne vie meglio il carattere e ad illustrarle. -</p> - -<p> -Di Aroldo, principe di Norvegia, narra il testè ricordato -Adamo Bremense come corresse con le sue navi il mare -settentrionale, finchè si vide intenebrare dinanzi gli estremi -confini del mondo, e come a stento scampasse da un <i>immane -baratro dell'abisso</i>. Lo stesso Adamo narra la seguente -istoria. Alcuni nobili di Frisia, desiderosi di accertarsi -con gli occhi loro se verso Settentrione non vi fosse -più terra alcuna, ma solo quel mare che dicesi concreto -o viscoso, com'era comune sentenza, si misero in nave e -sciolsero le vele ai venti. Lasciando dall'una mano la Danimarca, -dall'altra la Brettagna, giunsero alle Orcadi, e -seguitando la navigazione loro a occidente della Norvegia -(Nordmannia), pervennero alla glaciale Islanda, d'onde, -più oltre procedendo, verso il polo, entrarono nella region -delle tenebre, e furono travolti, con veementissimo impeto, -in quella profonda voragine, che assorbendo, com'è fama, -e rivomitando immensa copia di acque, dà origine al flusso -e al riflusso del mare. Parecchie loro navi andarono miseramente -perdute con quelli che dentro vi erano; altre, -risospinte dal gorgo, uscirono dalle tenebre e dalla plaga -del gelo, e giunsero insperatamente ad un'isola, la quale -era, a guisa di fortezza, munita tutto intorno di altissimi -scogli. Scesi a terra, i naviganti non videro per allora gli -abitatori, i quali, essendo l'ora meridiana, si tenevano celati -nelle loro spelonche; ma ben videro, davanti agli -aditi di queste, molti vasi d'oro, e d'altri metalli che gli -uomini stimano preziosi, e tolti di quelli quanti più poterono, -lietamente fecero ritorno alle navi. Ma ecco che -improvvisamente si videro inseguiti da uomini smisurati, -che noi chiamiamo Ciclopi, i quali erano preceduti da -cani di molto maggior mole che i nostri non sieno. Raggiunsero -coloro uno dei fuggenti, e subito il fecero a brani; -mentre gli altri poterono riparar nelle navi, e allontanarsi, -non senza che i giganti li inseguissero buon tratto -in alto mare, gridando e minacciando. Tornarono a Brema -gli esploratori, e narrate le lor fortune al vescovo Alebrando, -offersero sacrifici a Cristo redentore e al confessor -suo Villecado, in ringraziamento di lor salvezza<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>. -</p> - -<p> -Quell'immane abisso, quella voragine che produce il -flusso e il riflusso del mare, è probabilmente il Maelstrom, -aggrandito e trasposto dalla fantasia, ed altri ricordi se -ne trovano in iscritture del medio evo<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>. Quanto ai Ciclopi -è noto che il mito loro fu diffuso così in Occidente come -in Oriente, e che nel medio evo esso riappare più di una -volta<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>. Del mare concreto o viscoso dirò più innanzi. -</p> - -<p> -Un'altra spedizione, degna d'essere rammemorata, narra -Sassone Grammatico. Gormo, re di Danimarca, bramoso -di scoprir cose nuove, raccoglie trecento compagni, e alla -guida di un tal Torkillo, con tre navi saldamente costrutte, -si mette in mare. In capo di certo tempo giungono -i naviganti a una terra, ove, essendo già stremati -di vettovaglie, fanno strage dei greggi che vi trovano. Le -divinità del luogo, offese, non li lasciano partire sino a -che non abbiano offerto in sacrificio d'espiazione tre di -loro compagnia. Di quivi passano nella Biarnia ulteriore, -paese di delusive lusinghe e d'incantamenti diabolici. -Torkillo vieta ai compagni di parlare cogli abitanti, di -accondiscendere ai loro inviti, questo essendo il solo modo -di render vane le loro malie: quattro più incontinenti trasgrediscono -il divieto, e rimangono nella terra in una condizione -di servitù neghittosa, immemori del passato. Gli altri -si partono liberamente, e pervengono a un orribil castello, -custodito da cani famelici, abitato da mostruose e spaventevoli -larve. Qui Torkillo ammonisce di nulla temere -e di nulla prendere delle cose che s'offrono alla vista, e -lusingan la cupidigia; ma egli stesso non sa resistere alla -tentazione. Ne segue una terribile zuffa. Al ritorno, dei -trecento compagni non ne rimangono più che venti<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. -</p> - -<p> -Narrazioni consimili ebbero corso e celebrità fra i Celti, -i quali le designarono col proprio nome d'<i>imramha</i><a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>. -Fantastica in sommo grado, e lunghissima è quella della -navigazione di Maelduin, il quale desideroso di vendicare -la morte del padre, ucciso da certi pirati, si mise in mare -con più di sessanta compagni, e correndo verso Settentrione -e verso Ponente, visitò un numero stragrande di -isole, piene d'infinite meraviglie, ed una tra l'altre in cui -non s'invecchiava, nè di male alcuno si pativa, e dalla -quale era malagevole cosa partirsi<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>. I figliuoli di Conall -Dearg Ua-Corra erano stati prima pirati, ma poi, pentitisi, -fecero un pellegrinaggio in mare, e videro anch'essi moltissime -meraviglie, e tra l'altro alcune isole che facevano -officio d'inferno o di Purgatorio, e dov'erano variamente puniti -peccatori di più maniere<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>. Avventure in parte simili -alle loro, in parte diverse, si hanno nella narrazione -del viaggio di Snedhgus e di Mac-Riaghla<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>, e in altri -racconti, alcuni dei quali tuttavia inediti. Di Merlino narravasi -che fosse andato con una nave di cristallo in traccia -dell'Isole Beate<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>. -</p> - -<p> -Fra tanti navigatori erano forse i più ardenti, e non -erano i meno audaci, i monaci; sia che li sollecitasse la -speranza di piantare la croce in qualche isola incognita, -perduta nella immensità dell'oceano; sia che li movesse -il desiderio di compiere, a salute dell'anime loro, un pio -pellegrinaggio su quel mare pien di pericoli, che si credeva -accogliesse, nella più remota sua parte, l'isola arcana -del Paradiso. Testimonianze del IX e dell'XI secolo -provano che lo zelo dei missionarii fece scoprire parecchie -terre nell'Atlantico settentrionale<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>; e Dicuil, nel suo trattato -<i>De mensura orbis terrae</i>, parla delle loro spedizioni<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. -I monaci di San Colombano correvano temerariamente -l'oceano con barche leggiere, intessute di vimini, coperte -di pelli, quali usavano sulle coste d'Irlanda, e uno di essi -fu spinto dai venti nell'Oceano settentrionale lo spazio di -quattordici giorni e quattordici notti. San Colombano -stesso (m. 597) fu un ardito navigatore<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>. Ed eccoci -giunti ora a quella famosa leggenda di San Brandano, -che acconciamente fu detta una Odissea monastica, e cui -il Renan giudicò <i>une des plus étonnantes créations de -l'esprit humain et l'expression la plus complète peut-être -de l'idéal celtique</i><a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>: la quale non è punto, come pareva -al Greith, un'allegoria mistica intesa a rappresentare la -vita claustrale<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>, ma è un racconto fantastico formatosi -intorno ad un nucleo reale, e strettamente legato a tradizioni -e credenze gaeliche. -</p> - -<p> -San Brandano fu irlandese, e se si debbono tener per -sicuri i termini che alla sua vita assegnano i biografi, -nacque nel 484, morì nel 576 o 577. Il nome suo si -scrisse in latino Brendanus; ma prese poi, col divulgarsi -della leggenda per le varie province d'Europa, varie forme: -Brandan, Brandanus, Brandon, Brandain, Blandin, Borodon, -sotto l'ultima delle quali ebbe forse ad essere confuso con -San Barinto (Barint, Barrendeus, Borandon) uno dei suoi -precursori. San Brandano (noi useremo questa forma, come -quella che occorre più di frequente) fu abate di Llancarvan -e di Clonfert e fece veramente un viaggio, e vuolsi -che tornato in patria scrivesse un libro <i>De Fortunatis Insulis</i><a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>. -Questo viaggio egli compiè, secondo affermano -parecchi cronisti, l'anno 561<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>, e la leggenda non dovette -tardare a narrarlo in guisa fantastica, sebbene sia -da credere che solo a poco a poco essa abbia preso rigoglio -e raggiunta quella pienezza con la quale è sino a noi -pervenuta. Il racconto più antico, fu probabilmente gaelico, -ed è forse, in una forma più o meno alterata, quello -stesso che si conserva nel così detto <i>Libro di Lismore</i>, -il quale è, per altro, di età assai tarda, essendo stato -scritto nel secolo XV. Dal racconto gaelico avrebbe attinto -l'autore del primo racconto latino, noto sotto il titolo di -<i>Navigatio Sancti Brendani</i>, conservato in un codice della -Vaticana, che, a ragione o a torto, fu stimato del secolo -IX<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>, <a id="corrpag98"></a>e in altri codici assai numerosi dei secoli XI, -XII e XIII; e dalla <i>Navigatio</i> dipendono, direttamente -o indirettamente, in tutto o in parte, i molti racconti venuti -di poi, latini e volgari, in prosa e in verso<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>. -</p> - -<p> -Ridotto in breve, il racconto della <i>Navigatio</i> è il seguente. -</p> - -<p> -Un giorno San Brandano, padre di quasi tremila monaci, -ricevette la visita di San Barinto, il quale ebbe a -narrargli come fosse andato a visitare un altro sant'uomo, -Mernoc, che con più monaci viveva in un'isola dell'oceano, -detta Isola Deliziosa; come in sua compagnia fosse andato, -verso Occidente, all'Isola della promessione dei santi (<i>terra -repromissionis sanctorum</i>), piena di ogni delizia, durata -incolume dal principio del mondo, e serbata da Dio ai -santi suoi, quando verranno gli ultimi tempi; come quivi -avessero trovato un uomo circonfuso di luce, col quale -parlarono, e un fiume, che divideva l'isola per mezzo, -ed oltre il quale non fu loro conceduto di passare; come -tornassero indietro pel già corso cammino. Udita la narrazione -di Barinto, San Brandano arse del desiderio di vedere -ancor egli l'isola meravigliosa; e consigliatosi co' -suoi monaci, dopo un digiuno di quaranta giorni, presi -seco quattordici compagni, e poi altri tre, sopravvenuti -senza suo desiderio, si recò nella terra ov'erano i parenti -suoi, e costrutta quivi una nave assai leggiera, formata -di legname e di pelli, entrò in mare e diedesi a navigare -verso Occidente, con prospero vento. Passati quaranta -giorni, e venute già a mancare le vettovaglie, giunsero -gli esploratori ad un'isola altissima, le cui ripe di pietra -erano tutt'intorno tagliate a perpendicolo, men che in un -punto, ove s'apriva un seno capace di una sola nave; ed -essi entrativi, trovarono un castello, con una gran sala -parata, ma vuoto di abitatori, e per tre giorni consecutivi -ebbero mensa imbandita e ottimo ristoro. Quivi uno -dei tre monaci sopraggiunti da ultimo, rubò, contro l'ammonizione -espressa del santo, un freno d'argento, e per -questo morì, ma confesso e perdonato, così che l'anima -sua fu dagli angeli assunta in cielo. Gli altri, rientrati -in nave, ripresero il viaggio, e vennero a un'isola popolata -d'innumerevoli pecore bianche, di grandezza maggiori -dei buoi; poi ad una che pareva isola ed era invece uno -sterminato pesce, detto Jasconius, dal quale i monaci fuggirono -precipitosamente quando, sentito il calor del fuoco -accesogli sul dorso, quello si cominciò a muovere; poi a -un'altra isola, dov'era un infinito numero di uccelli candidissimi -e parlanti, sotto alle cui penne si celavano gli -angeli che si mantennero neutrali al tempo della ribellione -di Lucifero; e quivi San Brandano e i suoi monaci -celebrarono la festa di Pasqua, e rimasero sino alla ottava -di Pentecoste. Partitisi anche da quella, non videro più, -per tre mesi interi, se non l'acqua e il cielo, finchè giunsero -a un'isola abitata da ventiquattro monaci santi, i -quali si nutrivan di pane largito loro dal cielo, serbavano -rigoroso silenzio, non pativano i danni della vecchiezza e -dei morbi. Quivi celebrarono i navigatori il Natale, poi, -ripreso il mare, visitarono un'isola ov'era un fonte, le cui -acque inducevano profondo sopore in chi le beveva; navigando -quindi verso Settentrione, trovarono un mare che -per troppa tranquillità era quasi coagulato; poi approdarono -di nuovo ad alcune delle isole che già li avevano -accolti l'anno innanzi, e nell'isola degli uccelli celebrarono -la Pasqua. Sette anni durò la meravigliosa navigazione, -e tutti gli anni gli esploratori, condotti dalla Provvidenza, -tornarono a celebrare il Natale e la Pasqua ne' -medesimi luoghi. Noi non terrem dietro a questi ritorni -e alle ripetizioni cui dànno argomento; ma noterem solo -le nuove cose mirabili onde fa memoria il racconto. In -sul principiar del terz'anno i naviganti scamparono da un -gran pericolo. Uno smisurato cete li inseguì gran tratto, -e li avrebbe tutti inghiottiti, se un altro mostro marino, -che sbuffava fuoco dalla bocca, non fosse venuto con esso -a combattimento, e non l'avesse ucciso. I monaci approdarono -a un'isola, dove stettero tre mesi, trattenuti dall'imperversare -dei venti contrarii, poi, navigando sempre -verso Settentrione, giunsero a un'altr'isola, popolata da tre -torme, di fanciulli l'una, di giovani l'altra, e di seniori -la terza, i quali tutti consumavano il tempo cantando -salmi e lodando il Padre celeste; e quivi si rimase il secondo -di quei fratelli che raggiunsero il santo dopo la dipartita -sua dal monastero. E sempre meraviglie seguitavano -a meraviglie: un'isola tutta densa di alberi di una -sola specie, i quali recavan per frutto grappoli d'uva di -portentosa grandezza, ove ogni acino era della misura di -un pomo; l'uccello <i>griffa</i>, che minacciò di divorare i naviganti, -e fu ucciso da un altro uccello; un mare di meravigliosa -limpidità, in fondo al quale si vedevano giacer -sull'arena infiniti animali, a guisa di greggi; una smisurata -colonna di cristallo chiarissimo, la quale sorgeva -dal profondo del mare, e pareva toccare con la cima il -cielo, e aveva intorno come un gran padiglione, fatto a -maglie larghissime e di una sostanza che aveva il color -dell'argento. Tanto corsero i naviganti verso Settentrione -che raggiunsero le terre dei dannati. E prima videro una -isola popolata da orrendi fabbri ferrai, i quali scaraventarono -loro dietro sul mare ingenti masse di metallo arroventato; -poi un monte ignivomo, dove il terzo ed ultimo -di quei monaci avventizii fu rapito dai diavoli. Passati -alcuni giorni, trovarono Giuda sedente sopra una pietra -in mezzo all'oceano, in una condizione che sembra a lui -di riposo e di felicità paragonata con quella della sua dimora -ordinaria, nel più profondo abisso d'inferno. Quel -refrigerio è a lui conceduto dalla divina misericordia in -ciascuna domenica, e nei giorni ancora che vanno dal -Natale all'Epifania, dalla Pasqua alla Pentecoste, e dalla -purificazione all'assunzion di Maria. Più oltre, navigando -verso Mezzodì, trovarono sopra uno scoglio un eremita per -nome Paolo, il quale, nutrito miracolosamente da una -lontra, aveva raggiunto l'età di centoquarant'anni, e doveva -aspettare, vivo, il giorno del Giudizio. Essendo già -prossima la fine del settimo anno, San Brandano e i compagni -suoi, si videro avvolti un giorno da una densa caligine, -e quella attraversata, giunsero a un'isola circonfusa -di splendidissima luce. Era quella la terra di promissione, -l'isola paradisiaca, da essi con sì tenace desiderio -cercata. Scesero su quella spiaggia benedetta, e -videro la campagna tutta verde di alberi, e mangiarono -di quei frutti deliziosi, e bevvero di quell'acque dolcissime. -Trovarono il fiume che spartiva la terra per mezzo, -e oltre il quale non era lecito di passare, e seppero da -un giovane che Dio rivelerebbe quella felice stanza ai -cristiani quando fossero ricominciate le persecuzioni. Adempiuto -il voto, i felici esploratori presero la via del ritorno, -dopo avere empiuta la nave di frutti e di gemme, e rividero -finalmente la patria, dove San Brandano indi a poco -morì, migrando gloriosamente a Dio e alla gloria del -cielo. -</p> - -<p> -Tale è il racconto di questo mirabile viaggio, tutto impregnato -di spirito ascetico, ma penetrato ancora di un -certo spirito eroico. I naviganti continuamente si raccomandano -a Dio, pregano, digiunano, sono pasciuti miracolosamente, -ascoltano rivelazioni e predizioni, e si mostrano -in tutto degni del nome di santi; ma sostengono pure enormi -fatiche, affrontano spaventosi perigli, e provano di meritare -anche il nome di eroi. San Brandano chiama i compagni -<i>commilitones</i> e <i>conbellatores</i>; gli autori delle versioni -francesi e tedesche li chiamano <i>baruns</i> e <i>degen</i>. -</p> - -<p> -Di quali elementi, e donde venuti, s'ha a dire composto -sì fatto racconto? Fu opinione del Cholevius che alcune -delle meraviglie in esso narrate sieno di origine classica<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>; -ma sebbene questa opinione, presa in sè stessa, -non appaja troppo improbabile, quando si pensi al rifiorimento -di studii classici onde fu rallegrata l'Irlanda nei -secoli VI, VII, e VIII<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>, pure non regge a un diligente -e spregiudicato esame<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>. Le immaginazioni ond'è tessuto -il racconto dovettero nascere, per la più parte, nella patria -stessa di San Brandano; ma non si può escludere la possibilità -che alcune di esse sieno orientali di origine, come -non si può escludere la possibilità che alcune sieno passate -dal racconto latino in racconti orientali<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>. -</p> - -<p> -Tre sono, come ho detto, le redazioni della leggenda di -San Brandano: quella del racconto gaelico; quella della -<i>Navigatio</i>; quella di alcuni racconti tedeschi e di uno olandese. -Veduta per intero la seconda, vediamo ora alcune particolarità -per cui dalla seconda si differenziano le altre due. -</p> - -<p> -Nella redazione gaelica manca il racconto di San Barinto. -San Brandano sente nascersi dentro spontaneamente -il desiderio di visitare la terra di promessione; la contempla -anticipatamente da lungi, per grazia che il cielo -gli concede, e riceve da un angelo la promessa che il suo -desiderio sarà appagato. Prende il mare con tre navi, entro -ciascuna delle quali sono trenta de' suoi compagni. Naviga -sette anni, e ritorna in patria, senz'aver veduta la -terra beata che l'aveva tratto sui mari. Imprende un secondo -viaggio, e dopo altri sette anni giunge finalmente -alla terra di promessione, e gli è conceduto di visitarla. -Non accade far ricordo delle avventure del doppio viaggio, -le quali son quasi tutte diverse da quelle della <i>Navigatio</i>. -</p> - -<p> -Nella redazione che chiameremo tedesca il principio del -racconto è di tutt'altra maniera. San Brandano getta nelle -fiamme, come opera bugiarda, un libro in cui son narrate -appunto quelle meraviglie di cui egli dovrà essere spettatore -più tardi. Dio, per punirlo della sua incredulità, -gl'impone di compiere il viaggio e di riscrivere il libro. -I naviganti incontrano le stesse avventure narrate nel racconto -latino; ma anche più altre, di cui non è cenno in -questo: sono spinti da una procella nel Mare viscoso, mar -formidabile, sparso di navi trattenute quivi in perpetuo; -scampano al gran pericolo del Monte della calamita; hanno -briga coi grifoni e con le sirene. Queste immaginazioni -son derivate da altri racconti romanzeschi. -</p> - -<p> -Nella <i>Navigatio</i> il Paradiso terrestre è descritto con -sobrietà che può parere eccessiva, quando si pensi ch'esso -porge lo scopo del viaggio, e si consideri la prolissità con -cui vi sono descritte o narrate cose di assai minor conto. -Questo difetto non incontra nell'altre due redazioni, e non -incontra nemmeno in parecchie versioni della <i>Navigatio</i>. -Nella redazione gaelica il Paradiso è descritto assai lungamente, -e non troppo in breve nella redazione tedesca. -Qui si legge che San Brandano e i compagni suoi giunsero -a un'isola tenebrosa, il cui suolo era d'oro, tutto sparso -di pietre preziose, e dopo essere rimasti quindici giorni -immersi nell'oscurità, pervennero, rimontando il corso -d'un'acqua, in una sala tutta scintillante d'oro e di gemme, -dinanzi alla quale era un fonte, che spandeva quattro rivi, -di latte, di vino, d'olio e di miele, e da cui derivavano -la lor virtù tutti gli aromi e le spezie. Nella sala erano -cinquecento seggi, e quante ricchezze può avere un imperatore: -il soffitto era coperto di penne di pavone. Giunsero -poi i naviganti a una città di meravigliosa bellezza, -raggiante di luce, immune da qualsiasi intemperie, davanti -alla cui porta sedevano Enoch ed Elia, ed era un -angelo, con una spada di fuoco in mano. Costoro presero -uno dei monaci, e lo misero dentro alla città, e subito -Enoch chiuse la porta e lasciò gli altri di fuori<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>. Merita -d'esser notato che nella redazione tedesca San Brandano -e i compagni suoi giungono al Paradiso, non già in fine, -ma quasi in principio del viaggio. In qualche rimaneggiamento -latino, e in taluna delle versioni francesi della -<i>Navigatio</i>, si descrive il muro tutto sfolgorante di gemme -ond'è cinto l'aureo monte del Paradiso, la porta custodita -da dragoni, i boschi pieni di selvaggina e le acque popolate -di pesci<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>. La versione italiana contiene una descrizione -abbastanza diffusa, con particolarità che non appajono altrove<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. -</p> - -<p> -Soffermiamoci alquanto, chè non sarà senza frutto, a -rilevare nella nostra leggenda alcune cose che possono dar -materia a indagini e a riscontri. -</p> - -<p> -Il racconto della <i>Navigatio</i> somiglia molto a quelle -narrazioni gaeliche di viaggi ricordate più sopra. Il palazzo -inabitato, dov'è copia di tutte le cose necessarie alla -vita; i frutti portentosi di cui basta uno solo a sfamare -e dissetare per lunghi giorni i naviganti; l'isola popolata -di fabbri ferrai; il mare limpidissimo di cui si scorge il -fondo; la colonna smisurata che si leva dall'acque e nasconde -la sommità fra le nuvole, l'isola degli uccelli -bianchi; altre meraviglie vedute da San Brandano e da' -compagni suoi, si trovano nel racconto delle navigazioni -di Maelduin e di Snedhgus e Mac-Riaghla. -</p> - -<p> -Quanto all'isola popolata di pecore, gioverà ricordare -che Ulisse trova, vicino al paese dei Ciclopi, l'isola Lachea; -ma è questo un riscontro puramente fortuito. Un'isola, -dov'era grandissima quantità di montoni, scoprirono -anche gli Almagrurini, viaggiatori arabici, la cui navigazione -è narrata da Edrîsi e da Ibn-al-Vardi. Notisi che il -nome delle isole Färoer è composto di due vocaboli, i quali -significano, l'uno pecora, l'altro isola, e che Dicuil dice -quelle isole <i>plenae innumerabilibus ovibus</i><a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>. -</p> - -<p> -Il cete scambiato per un'isola si ha nello Pseudo-Callistene, -nella narrazione dei viaggi di Sindbad, in un racconto -talmudico<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>, altrove; ma questo tema di leggenda -ebbe origine probabilmente nel Settentrione, e dal Settentrione, -insieme con altri assai, che già diedero materia -al poema di Aristeo di Proconneso intitolato ’Αριμάσπεια, -si diffuse verso Mezzodì e verso Oriente. -</p> - -<p> -Gli angeli caduti, che San Brandano trova sotto forma -di uccelli in un'isola, darebbero luogo a parecchie osservazioni, -e argomento a parecchi riscontri; ma di essi mi -si porgerà occasione di discorrere altrove<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>. -</p> - -<p> -Nella <i>Navigatio</i> è cenno di un mare <i>quasi coagulatum -pre nimia tranquillitate</i>; ma nei racconti tedeschi esplicitamente -si parla di un mare glutinoso, che nelle onde -innavigabili trattiene prigioniere le navi. Questo mare non -fu ignoto agli antichi. I Latini lo dissero <i>mare pigrum</i>, -<i>coenosum</i>, o <i>concretum</i><a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>, ed esso trova un riscontro nel -<i>Polmone marino</i> di Pitea e nel Marimarusa di Filemone<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>. -Dai Tedeschi fu chiamato <i>Lebermeer</i>, <i>Lebersee</i> (<i>mare jecoreum</i>), -<i>Klebermeer</i>, e vedesi ricordato, o descritto, in parecchi -de' loro poemi, per esempio nel <i>Herzog Ernst</i> e -nell'<i>Orendel</i><a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>. Il <i>mare coagulatum</i> è ricordato pure nella -già citata lettera del Prete Gianni all'imperatore Emanuele, -come quello che dovrebbe trovarsi a occidente dell'Europa<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>: -ma Giovanni di Hese pone il <i>mare jecoreum</i> -in Oriente, di là dall'Etiopia, e seguendo l'esempio datogli -da altri, ne congiunge il mito con quello del Monte della -calamita<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>. Anche Beniamino di Tudela del resto sembra -aver posto nel remoto Oriente un mare coagulato. -</p> - -<p> -Prima di giungere al Paradiso terrestre San Brandano -e i compagni suoi attraversarono una così densa caligine -che appena l'uno poteva scorgere l'altro. Essi passarono -probabilmente quell'incognito e tenebroso mare a cui accenna -Adamo Bremense, e che già noto agli antichi, vedesi -spesso descritto dai geografi arabici; mare che era nell'estremo -Occidente e nell'estremo Oriente, perchè confondevasi -col misterioso oceano che fasciava tutto intorno la -terra<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>. Credettero gli Arabi che fuori dal mar tenebroso -occidentale si levasse la smisurata mano di Satana, pronta -a ghermire le navi che ci si avventurassero<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>; e nel <i>Pellegrinaggio -di tre figli del Re di Serendib</i>, di Cristoforo -Armeno, si parla di una regione dell'India, dove si vedeva -uscir dal mare una gran mano aperta, che la notte ghermiva -gli abitanti e li trascinava sott'acqua. -</p> - -<p> -I fabbri ferrai non sono già Ciclopi, come parve al Cholevius; -ma veri diavoli (e qualcuna delle versioni lo dice -espresso), e, assai probabilmente, diavoli martellatori di -anime. Così fatti martellatori già compajono nella Visione -di Tespesio, riferita da Plutarco<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>, e ricompajono più volte -in Visioni e leggende del medio evo. Nella Visione di -Tundalo sono fabbri diabolici che con le tenaglie afferrano -le anime, le gettano nelle fornaci ardenti, e arroventatele, -e appastatene venti, trenta, cento insieme, le martellano -a furia sulle incudini<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. Giovanni Villani, ripetuto da -Ricordano Malispini, racconta che Ugo, marchese di Brandeburgo, -cacciando un giorno in un bosco, trovò <i>uomini -neri e sformati</i>, che tormentavano, <i>con fuoco e con martello</i>, -anime dannate, e fu da quelli avvertito che, non -emendandosi, gli sarebbe toccata egual sorte<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>. -</p> - -<p> -Alle genti di razza brettone e gaelica doveva parer naturale -di porre l'Inferno, anzichè nelle viscere della terra, -nelle varie isole mal note e di malagevole accesso, sparse -per il burrascoso oceano<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>. Nelle carte medievali è spesso -indicata col nome d'isola dell'Inferno una delle Isole Canarie, -e più particolarmente quella di Teneriffa. -</p> - -<p> -Dopochè San Brandano ebbe veduto Giuda sedere sopra -una pietra in mezzo all'oceano, più altri esploratori e venturieri, -meno reali e storici di lui, ebbero ad incontrarlo, -presso a poco nelle medesime condizioni: tali Ugone da -Bordeaux e Baldovino da Sebourg. Ugone lo trovò in un -gran gorgo di mare, pel quale debbono passare tutte le -acque che sono sulla terra: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Toutes les iaves, quanques dix fait en a,</p> -<p class="i01">U qu'eles soient par ichi pasera<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Il monte ignivomo di San Brandano è certamente l'Hecla. -</p> - -<p> -Da ultimo è da ricordare che la leggenda marinaresca -fiorì già in Grecia in antico e riappar frequente nella letteratura -tedesca del medio evo<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>. -</p> - -<p> -L'isola paradisiaca visitata da San Brandano lasciò di -sè lungo ricordo e vivissimo desiderio. Durante tutto il -medio evo, e per buon tratto di tempo anche dopo, si credette -generalmente e fermamente alla sua esistenza. Nelle -carte essa fu molte volte indicata, sebbene con differenze -grandi, e naturali, di luogo. Quelle più antiche le assegnano -presso a poco la latitudine dell'Irlanda, o una latitudine -anche più settentrionale; nelle più moderne l'isola -scende verso Mezzodì, e appare a ponente delle Canarie, o -Isole Fortunate, e con queste, facendosene d'una parecchie, -è confusa talvolta, o col gruppo di Madera. Così nella -mappa dei Pizzigani, ove si vedono nel mare occidentale -le <i>ysole dicte Fortunate S. Brandany</i>, e San Brandano -in atto di stendere le braccia verso di esse; così in quella -di Grazioso Benincasa, ove pur compajono le <i>Insule fortunate -sancti Brandani</i>, e in quella del Genovese Beccaria. -Il Maurolico nel <i>Martyrologium</i>, e Onorio Filopono -nella <i>Navigatio in Novum Mundum</i>, affermano che San -Brandano approdò alle Canarie. Nel globo di Martino Behaira, -del 1492, l'isola meravigliosa è situata assai più -verso Occidente e in prossimità dell'equatore<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>. Gli abitanti -delle isole di Madera, di Palma, di Gomera e del Ferro, -ingannati da nubi, o dagli spettri della Fata Morgana, -credevano talora di scorgerla dalla parte di Occidente, come -perduta fra l'acqua e il cielo. E già essa aveva preso il -nome d'isola Perduta, <i>Insula Perdita</i>, e dicevasi, con -qualche reminiscenza forse dell'ἀπρόσιτον νῆσον degli -antichi<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>, che quando si cercava non si trovava. Nella -<i>Image du monde</i> si legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Une autre ille est que on ne puet</p> -<p class="i01">Veoir comme on aler se veult,</p> -<p class="i01">Et aucune fois est veue:</p> -<p class="i01">Si l'appelle on l'Ille Perdue.</p> -<p class="i01">Celle ille trouva sains Brandains,</p> -<p class="i01">Qui mainte merveille vit ains<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ma quest'isola Perduta, visitata da San Brandano, non -si diceva poi che fosse il Paradiso terrestre. Onorio d'Autun -l'aveva descritta come la più amena e la più fertile di -quante ne sono in terra: «Est quaedam Oceani insula -dicta Perdita, amoenitate et fertilitate omnium rerum -prae cunctis terris praestantissima, hominibus ignota. -Quae aliquando casu inventa, postea quaesita non est in -venta, et ideo dicitur Perdita»<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>. Rodolfo da Ems dice che -l'Isola Perduta è il più bel paese del mondo, dopo il Paradiso -terrestre, e che San Brandano v'andò, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">der vil wunderliche gotes degen;</p> -</div></div> - -<p> -ma a nessun altr'uomo fu più conceduto di ritrovarla<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>. -Pietro Bersuire riferisce questa stessa immaginazione alle -Isole Fortunate, così dette da alcuni «quia casu et fortuna -quandoque reperiuntur; si autem a proposito quaerantur, -raro aut nunquam inveniuntur»<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>. In un trattato -dell'arte di navigare di Pietro di Medina, autore spagnuolo -del secolo XVI, l'Isola Perduta si confonde con la famosa -Antilia, da cui venne il nome alle Antille<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>. -</p> - -<p> -L'Isola Perduta e introvabile fu cercata da molti, specie -dopo che la scoperta del Capo di Buona Speranza e dell'America, -ebbe acceso negli animi la febbre delle remote -esplorazioni; e qualcuno pretese anche di averla trovata<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>. -Ad ogni modo era comune speranza che dovesse, un dì o -l'altro ritrovarsi; e quando, il 4 di giugno del 1519, Emanuele -di Portogallo rinunziò alla Spagna, col trattato -d'Evora, ogni suo diritto sull'Isole Canarie, l'Isola Perduta, -o Nascosta, fu espressamente compresa nella rinunzia<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>. -Nel 1569 Gerardo Mercator segnava ancora sulla -sua mappa l'isola misteriosa, e nel 1721 partivano in traccia -di essa gli ultimi esploratori. -</p> - -<p> -La leggenda di San Brandano n'ebbe poche pari in celebrità. -Essa fu introdotta, in forma più o meno svolta, -secondo le redazioni, nella <i>Image du monde</i>, che diffusissima -essa stessa, ajutò a diffonderla sempre più<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>. Un -frate Filippo di Cork la inserì, non so se per disteso o -in ristretto, in un suo trattato provenzale delle meraviglie -dell'Ibernia, che si conserva tra' manoscritti del Museo -Britannico; Pietro de Natalibus nel suo <i>Catalogus Sanctorum</i>; -Wynkyn de Worde nella sua <i>Golden Legend</i>, ecc. -Ricordi se ne trovano nel <i>Lohengrin</i>, nel <i>Wartburgkrieg</i>, -e in altri poemi tedeschi. Essa era divenuta un tema consueto -di narrazione e di recitazione, e in un luogo della -prima rama del <i>Renard</i> si trova ricordata insieme con -istorie romanzesche del ciclo brettone. Inni di religiosi -sonarono in onore del santo che aveva corsi i mari, e preghiere -si recitarono, che dissero composte da lui fra i -perigli della temeraria navigazione<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. Giovanni di Hese -ebbe fantasia di emularlo, e accrebbe con brandelli della -leggenda di lui l'ingegnoso tessuto delle sue innocenti -bugie. Nel presente secolo poeti inglesi si ricordarono del -santo morto da dodici secoli, e presi d'ammirazione, ne -ricantarono in vario modo le meravigliose avventure. -</p> - -<p> -Di queste avventure pochissimi si mostrarono disdegnosi -nel medio evo, e di questi pochissimi fu Vincenzo Bellovacense. -Egli dice d'avere escluso affatto dall'opera sua -la storia della peregrinazione di San Brandano a cagione -dei vaneggiamenti ond'essa è piena, <i>propter apocripha -quaedam deliramenta que in ea videntur contineri</i><a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>. Ora, -sì fatto rigore ha alquanto dello strano, perchè se la fama -onde Vincenzo gode presso i posteri è, per più rispetti, -onorevole, non però è fama di uomo in cui abbondi lo -spirito critico e naturalmente avverso a raccontar fanfaluche. -E più sembra strano quando si vede ch'egli, mentre -ricusa di narrare la storia di San Brandano, narra poi la -storia non molto meno miracolosa di San Maclovio<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>. -</p> - -<p> -San Maclovio o Macute, o Macuto (il Saint Malo dei -Francesi) fu irlandese ancor egli; ma ottenne poca celebrità -in patria, e divenne per contro un santo famoso tra -gli Armoricani, i quali si studiarono di allargarne e adornarne -quanto più poterono la leggenda, e l'allargarono e -l'adornarono, sembra, a spese di San Brandano; e dico -<i>sembra</i>, perchè la cronologia, in tutte queste storie di -santi, è assai oscura ed incerta, e può dar luogo a opinioni -contraddittorie. Nei ricordi più antichi San Maclovio è soltanto -uno dei monaci di San Brandano, e un compagno -de' suoi viaggi, i quali sono ricordati solamente di volo<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>; -ma poi usurpa il luogo del suo superiore e diventa il capo -della spedizione, e San Brandano diventa uno dei seguaci. -San Maclovio imprende due viaggi per ritrovare l'isola -d'Ima, la quale non è il Paradiso, ma ha col Paradiso -moltissima somiglianza. Nel secondo ha compagno San -Brandano, e chiede a un gigante da lui risuscitato notizie -dell'isola di cui va in traccia. Il gigante ricorda d'aver -visitato una volta un'isola, la quale, cinta di un aureo -muro, splendeva come uno specchio, ed era vuota di abitatori. -Pregatone, egli, ch'è di smisurata altezza, entra -nell'oceano profondo, e si trae dietro la nave dei monaci, -per andare alla scoperta dell'isola beata; ma insorge una -furiosa burrasca, e debbon tutti tornarsene onde sono venuti. -Poco dopo il gigante, che ha ricevuto il battesimo, -si muore<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>. Sigeberto Gemblacense narra anch'egli il -viaggio di San Maclovio; ma dice che questi fu sollecitato, -oltrechè dal desiderio proprio, dall'esempio del suo maestro -ed abate Brandano, il quale ardeva non men di lui della -brama di trovar l'isola felice, e fu il promotore della peregrinazione, -<i>ut scriptura vitae ejus demonstrat</i>. Mette in -dubbio che l'isola da essi cercata sia il Paradiso terrestre, -e dice che, stando alla fama, è un'isola copiosa di tutti i -beni e abitata da <i>cittadini del cielo</i>, che menan quivi santa -e gioconda vita<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>. Anche San Maclovio scese co' suoi compagni -sopra il dorso di una balena, credendola un'isola, -e vi celebrò una messa. Quanto al gigante risuscitato e -battezzato da lui, sarà opportuno avvertire che nel racconto -gaelico della navigazione di San Brandano, questi -risuscita e battezza una gigantesca fanciulla bionda, la -quale misura ben cento piedi d'altezza, e che richiesta, -dopo il battesimo, se voglia tornare fra' suoi, o andarne -subito in Paradiso, elegge la sorte più felice, e ricevuto -il viatico, incontanente rimuore<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>. -</p> - -<p> -Gli esempii di San Barinto e di San Mernoc, di San -Brandano e di San Maclovio, dovettero scaldare la fantasia -e turbare i sonni a molti monaci di buona volontà, non -meno provveduti di fede che di coraggio. Gotofredo da -Viterbo, che parla della esploratrice curiosità di certi -monaci dell'Armorica, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Qui marium fines scrutantur et ultima terrae,</p> -<p class="i01">Ut valeant populis post tempora longa referre</p> -<p class="i02"> Quas ibi materies, quae loca mundus habet,</p> -</div></div> - -<p> -narra, fondandosi su certo <i>Libro d'Enoch ed Elia</i>, a noi -sconosciuto, una storia, che reca novella prova di quei -desiderii irrequieti. Cento frati in una volta si cacciano -a navigar per l'Oceano: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vela vehunt validis erecta per aequora ventis.</p> -<p class="i01">His super alta maris per tempora longa retentis,</p> -<p class="i02"> Sola poli facies, aequora sola patent.</p> -</div></div> - -<p> -Corrono fra cielo ed acqua tre anni, poi si scontrano in -certe statue emergenti dai flutti, le quali col braccio teso -additano loro la via. Arrivano finalmente a una montagna -odorosissima, tutta d'oro, sulla cui vetta è una città aurea, -e una chiesa, d'oro essa pure, tempestata di gemme sfolgoranti, -e nella chiesa, sopra un altare prezioso, un'immagine -di Maria col bambino. È quello il Paradiso terrestre. -I naviganti, pieni di meraviglia, cercano da ogni banda -se non vi sia persona viva, e da ultimo scoprono, in una -celletta splendida e riposta, due vecchioni con barbe e -chiome lunghe e candidissime, Enoch ed Elia. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Inclyta barba senum fuerat, longique capilli,</p> -<p class="i01">Candida caesaries; nautisque petentibus illis,</p> -<p class="i02"> Surgentes pariter verba dedere senes.</p> -</div></div> - -<p> -I due santi dicono loro come in quel luogo sia variata -la ragione del tempo; come, al tornare che faranno in -patria, troverannosi vecchi, e vedranno mutate le generazioni, -e tutt'altra la condizion delle cose. Per ingiunzione -di quei due si celebra allora una messa, alla quale séguita -una general comunione. I naviganti si partono, e rifanno -in cinque giorni la via in cui prima consumaron più anni; -ma tornati in patria non trovan più nulla di quanto già -vi lasciarono. Sparita è la loro chiesa, sparita è ancor la -città, e ad un popolo nuovo nuovo re dà legge novella. -L'assenza loro durò trecent'anni<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>. -</p> - -<p> -Quelle statue che mostran la via hanno qualche riscontro; -ma è più frequente il caso di statue, o di colonne, che -avvertono altrui di non passare più oltre. Esse si moltiplicano -sulle rive, o nelle men remote isole di quel formidabile -Atlantico, che fu teatro alle audaci imprese dei -nostri esploratori. Già le famose Colonne d'Ercole vietavano il -passo gaditano<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>. I geografi arabici, Ibn-al-Vardi Yakut, -Edrîsi, Masûdi, il Geografo Nubiense, parlano di statue -colossali poste in Cadice e nelle Canarie, o anche nelle -Isole del Capo Verde, le quali facevan cenno di non passare -più oltre; e quella di Cadice è ricordata anche nella -Cronaca detta di Turpino. Nel <i>Mare amoroso</i>, attribuito -a Brunetto Latini, si fa cenno di un passo di mare -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Che fie chiamato il braccio di Saufi,</p> -<p class="i01">Ch'à scritto in sulla man: niuno ci passi,</p> -<p class="i01">Per ciò che mai non torna chi vi passa<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>;</p> -</div></div> - -<p> -e nella mappa dei Pizzigani è una figura in atto di respingere -i naviganti che vorrebbero inoltrarsi sull'oceano<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>. -Il Camoens ebbe a ricordarsi di queste fantasie quando -immaginò il suo gigantesco Adamastore, che tenta di far -tornare indietro Vasco di Gama. Ma fu pur detto che -nell'isola di Corvo, la più settentrionale dell'Azore, fosse -la statua di un cavaliere che con la destra indicava l'Occidente, -quasi per additare il cammino agli scopritori del -Nuovo Mondo. -</p> - -<p> -Dalle spiagge dell'Irlanda e dell'Armorica passiamo ora -in Asia, o, se meglio piace, in Ispagna per incontrarvi -l'ultimo di questi santi esploratori, Sant'Amaro, di cui -narra le avventure una leggenda spagnuola. Chi fu -Sant'Amaro? in che tempo viss'egli? Confesso schiettamente -di non saperlo, e dubito forte non appartenga ancor -egli a quella abbastanza numerosa famiglia di santi, che -vivissimi nella fantasia popolare, non furono mai vivi al -mondo. Un santo Amaro d'ossa e di polpe ci fu, nativo, -credesi, di Francia, fermatosi poi in Burgos, e già venerato -in Ispagna nel secolo XV<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>; ma egli, che attese -tutto il tempo di vita sua a curar gli ammalati e servir -i poveri di quella città, nulla ha da spartire col nostro. -Sia come si voglia, la leggenda di questo è assai moderna, -e forse di poco anteriore al 1558, del quale anno se ne -ha una stampa, col titolo: <i>La vida del bienaventurado -sant Amaro y de los peligros que posò hasta que llegò -al Parayso terrenal</i>. Nelle altre letterature non se ne ha -traccia; ma in Ispagna essa entrò a far parte della letteratura -popolare, e leggesi tuttavia. Io la riferisco di su -un <i>pliego suelto</i> stampato in Madrid, senz'anno, ma recentissimo<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>. -</p> - -<p> -Amaro fu d'Asia (non si dice di quale città o provincia) -uomo devotissimo, caritativo, e tutto preso dal desiderio -di vedere una volta il Paradiso terrestre, di cui sempre -chiedeva novelle, ma inutilmente, ai molti pellegrini che -gli capitavano in casa. Una notte, stando in orazione, udì -una voce che gli disse: «Amaro, abbandona la tua casa, -va al porto, entra in una nave, lasciala andare dove la Provvidenza -la condurrà, e vedrai ciò che desideri». La dimane -il santo distribuì ai poveri le sue ricchezze, solo quel -tanto ritenendone che poteva bastare alla sua navigazione, -e il terzo dì, accompagnato da due servitori, e da -quattro amici che non vollero andasse solo a quell'impresa, -si recò al porto più vicino, comperò una buona nave, la -fornì del necessario, e spiegò le vele, lasciandosi menare -dai venti. Trovò da prima un'isola, chiamata Deserta, ma -subito se ne dilungò, avvertito da una voce del cielo che -quella era terra di peccatori. Attraversò il Mar Rosso, e -giunse a una seconda isola, detta Fuen-Clara, fertilissima -e deliziosa, abitata da uomini di bonissima indole, i quali -vivevano centocinquant'anni, senza conoscere infermità o -disagio alcuno. Non si sa come, i naviganti, dopo lungo -tempo, si trovarono nei mari polari, e per poco non rimasero -prigionieri dei ghiacci, dai quali venne loro fatto di -scampare per un buon suggerimento che diede a Santo -Amaro la Vergine Maria. Approdarono ad altre due isole, -nell'una delle quali vivevano tredici monaci in una badia -murata, difendendosi a gran pena da innumerevoli e -formidabili fiere, e nell'altra era un sant'uomo, chiamato -Leonita, perchè viveva in compagnia di sei leoni, mansueti -come agnelli. Giunsero finalmente a una spiaggia deliziosa, -ove nè caldo si pativa nè freddo, e quivi Sant'Amaro ebbe -finalmente notizia della terra beata di cui andava in -traccia, prima da due eremiti, poi da una santa donna -per nome Baralides, la quale era badessa di un chiostro -ivi presso, e l'aveva veduta una volta di lontano. Guidato -da costei per un tratto di via, Sant'Amaro, i cui compagni -erano rimasti addietro, nel luogo ove avevano preso -terra, risalì una valle, superò alti e dirupati monti, e -giunse da ultimo in vista di un meraviglioso palazzo, munito -di altissime torri, cerchiato di saldissimo muro, formato -il tutto di gemme d'ogni colore, le quali ardevano -di luce incomparabile. Fuor del palazzo, alla cui porta -vegliava un gagliardo giovane con una spada in pugno, -correvano quattro fiumi. Era quello il Paradiso terrestre. -Accostatosi alla porta magnifica, Sant'Amaro chiese al -guardiano se gli fosse lecito d'entrar dentro; ma quegli -rispose che no, e che si contentasse di ciò che poteva vedere -standosi sulla soglia. Obbedendo al precetto, Sant'Amaro -vide gli alberi pieni di frutti, e quello, fra gli altri, -del cui frutto mangiarono Adamo ed Eva; e vide cori di -bellissime donzelle, coronate di fiori, le quali cantavano -dolcissimamente, e sonavano varii strumenti, e servivano -con somma riverenza e vivissimo amore la Vergine. Sant'Amaro -credette di aver fruito di quel divino spettacolo -un'ora, ed erano passati dugent'anni. Tornato al luogo -dove aveva lasciato i compagni, trovò una bella città, che -essi avevan fondata, e finì i suoi giorni in un monastero -che gli abitatori di quella edificarono appositamente per lui. -</p> - -<p> -Ma lasciamo oramai i santi, co' quali ci siam trattenuti -così a lungo, e accostiamoci a un'altra schiera, formata -di conquistatori e di venturieri, i quali, o deliberatamente -muovono in traccia del Paradiso terrestre, con -animo, talvolta di assoggettarlo al loro dominio, o, quasi -senza pensarvi, a forza di girare il mondo, lo trovano, e -riescono, o non riescono, secondo i casi, a penetrarvi. E -come ragion vuole cominciamo da colui che la leggenda -consacrò principe e modello dei venturieri e degli eroi, -da Alessandro Magno. -</p> - -<p> -In un racconto latino, intitolato <i>De itinere ad Paradisum</i>, -si legge quanto segue. Alessandro, di ritorno dalla conquista -dell'Indie, si ferma sulle rive del Gange, il quale -è qui tutt'uno col Fison, e contemplando alcune foglie -mirabili venute dal Paradiso, esce in tale lamento: «Nulla -io feci nel mondo, e nulla stimo la gloria mia, se di tali -delizie non godo». E subito, raccolti cinquecento seguaci, -salita una gran nave, si mette a navigare su per il fiume. -In capo di trentaquattro giorni ecco appar loro una gran -città, le cui mura, tutte coperte di musco non lasciano -scorgere adito alcuno, e sembrano essere di grandissima -antichità. Per tre giorni cercano gli esploratori tutto all'ingiro, -e finalmente scoprono una postierla angusta e -sbarrata. Alessandro manda suoi messi a intimar l'obbedienza -ed a chieder tributo, essendo egli signore del mondo. -Al picchiar di coloro, uno di dentro apre l'usciolo, e alle -parole minacciose e superbe risponde con voce blanda e -tranquilla l'aspettino alquanto fin ch'ei ritorni. Va e torna, -recando una gemma di singolare qualità e bellezza, e dice -loro la dieno al lor re, perchè conosciutane la natura, -tosto smetterà ogni ambizioso pensiero. Alessandro, veduta -la gemma, udita la risposta, incontanente si parte, e raggiunge -le sue genti, insieme con le quali se ne va poscia -a Susa. Quivi un vecchio Ebreo gli fa conoscere la virtù -della gemma, e gliene svela il misterioso, simbolico significato. -La gemma, messa nel piatto di una bilancia, -vince di peso ogni maggior copia d'oro che le si contrapponga, -ma, coperta di un pizzico di polvere, diventa più -leggiera di una piuma. Stupisce Alessandro, e l'Ebreo gli -dice: «Questa gemma è immagine dell'occhio umano, che -vivo di nessuna cosa si appaga, morto e coperto di terra -più nulla vagheggia». Alessandro intende l'ammaestramento, -e represso ogni ambizioso affetto, e licenziati i compagni -d'arme, si ritrae in Babilonia, dove dal tradimento -è troncata la gloriosa sua vita. La città murata e chiusa -è la dimora dei giusti, ove soggiorneranno sino al dì del -Giudizio<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>. -</p> - -<p> -Questo racconto, pervenuto sino a noi in una redazione -che probabilmente appartiene al XII secolo, è, senza dubbio, -di origine molto più antica, e scaturisce da fonte giudaica. -Nel trattato <i>Tamid</i> del <i>Talmud di Babilonia</i> se ne legge -uno che ha con esso colleganza strettissima, anzi si può -dir quel medesimo, salvo che il latino deriva da una redazione -più larga e più antica. Nel racconto talmudico, -l'andata di Alessandro al Paradiso si rannoda con l'avventura -della fontana di giovinezza, e l'eroe riceve dagli -abitatori del Paradiso, non una gemma simbolica, ma un -vero occhio umano, il quale si comporta del resto come la -gemma<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>. La leggenda passò nell'<i>Alexander</i> del Tedesco -Lamprecht, ma con alcune particolarità diverse da quelle -pur ora vedute, e ch'egli, o poneva di suo, o toglieva da -scrittura a noi incognita. Alessandro e i compagni suoi -risalgono l'Eufrate (non il Fison) sostenendo grandi fatiche, -e terribili procelle, che mettono a dura prova il loro coraggio -e la loro perseveranza. Alessandro ha fermo nell'animo -di conquistare il Paradiso, e infiamma i commilitoni -alla gloriosa impresa. Dopo lunga navigazione -giungono a un muro altissimo, tutto costruito di pietre -preziose, del quale non viene lor fatto di vedere la fine. -Trovano da ultimo la porta, fanno la intimazione a quei -di dentro, ricevono la gemma. I più giovani contendono -co' più vecchi e savii: questi consigliano ad Alessandro -di tornare; quelli di seguitar l'impresa incominciata. Prevale -il consiglio dei primi. Tornato in Grecia, Alessandro -fa vedere la gemma a molti che non sanno conoscerne la -virtù, finchè un vecchio Ebreo, da lui fatto venire appositamente, -gliela scopre, servendolo per giunta di una lunga -ammonizione. Con quest'avventura finisce il poema<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>. -</p> - -<p> -L'avventura fu pure narrata da Tommaso di Kent nel -<i>Roman de toute chevalerie</i>, e introdotta da un interpolatore -nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da -Bernay, e ripetuta nella compilazione intitolata <i>Faits des -Romains</i><a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>, nei <i>Fatti di Cesare</i> nostri<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>, dal Mandeville<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>, -da Pietro Paludano nel suo <i>Thesaurus novus</i>. -Giovanni di Hese dice che vicino al Paradiso terrestre è -un monte, sul quale fu Alessandro, che soggiogato tutto -il mondo, dallo stesso Paradiso volle avere tributo<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>. La -novella dell'occhio umano, o della gemma che lo simboleggia, -si trova anche separatamente dal racconto del -viaggio di Alessandro al Paradiso<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. -</p> - -<p> -Gli Arabi e i Persiani, che tante favole meravigliose -narrano del Macedone, parlano bensì di una spedizione -ch'ei fece in cerca della fontana di giovinezza, ma ignorano -la sua andata al Paradiso. Solo Nizâmi, il quale fa -compiere all'eroe un viaggio nell'Oceano Atlantico, dice -ch'ei seppe, da certi selvaggi abitatori d'un deserto posto -di là dal mare, come fosse, nella regione dove più non -brilla il sole, una città magnifica, abitata da uomini di -santa vita, i quali, senza mai invecchiare, vivevano cinquecent'anni; -e il poeta conduce l'eroe a una terra felice, -posta verso Settentrione, popolata da genti scevre di ogni -malizia<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>. A questo proposito non parrà superfluo ricordare -come Firdusi narri dell'andata di Rustem all'Alburz. -</p> - -<p> -Di Alessandro Magno, che presunse di assoggettare persino -il Paradiso terrestre, ebbe forse a ricordarsi l'Ariosto, -quando attribuì il pensiero temerario di così gran conquista -al suo Senapo, che ne fu punito con la cecità e con le -Arpie. Il Senapo -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Inteso avea che su quel monte alpestre,</p> -<p class="i02"> Ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,</p> -<p class="i02"> Era quel Paradiso che terrestre</p> -<p class="i02"> Si dice, ove abitò già Adamo ed Eva.</p> -<p class="i02"> Con cammelli, elefanti, e con pedestre</p> -<p class="i02"> Esercito, orgoglioso si moveva,</p> -<p class="i02"> Con gran desir, se v'abitava gente</p> -<p class="i02"> Di farla alla sua legge ubbidiente<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Un autore spagnuolo del secolo XVI, Giovanni Gonzalez -di Mendoza, narra, traendola non so d'onde, la storia di -un re del Bengala, il quale mandò gente, con molte barche, -su per il Gange, ordinando loro d'andarne alla scoperta -del Paradiso terrestre. Gli esploratori navigarono più mesi -a ritroso del fiume, e giunsero finalmente a un luogo ove -era mitissima la corrente, e già molti segni apparivano -della prossimità della felice dimora; ma per quanti sforzi -facessero non poterono passar più oltre, sebbene non ci -si vedesse impedimento alcuno<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. -</p> - -<p> -Tornando per un istante ancora ad Alessandro Magno, -ricorderò, per opportunità di riscontro, come nello Pseudo-Callistene -si racconti l'andata di lui, attraverso a un paese -tenebroso, ov'è la fontana di giovinezza, sin presso alle -sedi dei beati, dalle quali lo fanno allontanare due uccelli -parlanti; e come nel racconto di Giulio Valerio, sia dato -il nome di Paradiso al luogo dove gli Alberi del Sole e -della Luna diedero all'eroe il famoso responso<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>. Nel Titurel, -due principi indiani, che si vantano discendenti da -Alessandro, descrivono il loro paese, che si chiama Paradiso, -senza però esser quello dei primi parenti. -</p> - -<p> -Ecco ora farcisi innanzi parecchi eroi della leggenda -cavalleresca medievale. Di Merlino si narra che movesse -con una nave di cristallo in traccia dell'isole beate<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>. -Di Ugone da Bordeaux si può dire che, se non fu nel Paradiso -terrestre, fu in luogo molto a quello somigliante. -Un grifone lo trasportò sopra una montagna che non conosce -le tempeste, e dove sono alberi bellissimi e tutti -i frutti della terra, e la fontana di giovinezza. Gesù Cristo -vi si riposò e la benedisse. Per comando di un angelo, il -cavaliere tolse tre pomi, che avevano virtù di far ringiovanire<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>. -Ma ben giunse al Paradiso terrestre un altro -eroe, Baldovino da Sebourg. Spinti da una furiosa procella, -Baldovino e Poliban passarono il mar d'Inghilterra, -passarono il mare d'Irlanda, e corsero oltre finchè si offerse -loro agli sguardi un giardino meraviglioso, murato -tutto intorno di cristallo, splendente come l'oro. Era quello -il Paradiso terrestre. Approdarono i naviganti, e sulla -porta trovarono Enoch ed Elia, i quali, non vecchi già, -ma parevano essere nel fiore della giovinezza, e accolsero -i cavalieri molto benevolmente, e li misero dentro. Qui -le solite meraviglie: uccelli che cantano dolcissimamente, -tra' quali alcuni che nascono da un raggio di sole e sono -detti <i>salamandre</i>; serenità perpetua; alberi sempre verdi -e carichi di frutti; l'albero del peccato, tutto secco. Elia -fece tornare il re Poliban di trent'anni, dandogli a mangiare -di certo pomo. Baldovino, ch'era giovane, avendo -voluto far ancor egli l'esperimento, contrariamente all'ammonizion -del profeta, divenne in un momento vecchissimo, -e pien d'acciacchi, e non racquistò la gioventù perduta -se non quando Enoch gli ebbe dato a mangiare di un altro -pomo del giardino. I cavalieri seppero dai profeti che nel -Paradiso avverrà il Giudizio universale. Quando se ne partirono, -sembrava loro di esserci stati due giorni, e c'erano -invece rimasti due mesi<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. -</p> - -<p> -Un eroe più illustre di Baldovino, e anche di Ugone, -fu Uggeri il Danese, del quale pure si narra che andasse -al Paradiso terrestre. In uno dei poemi francesi cui la -sua storia porge argomento, il poeta lo conduce, non nel -Paradiso propriamente, ma in quelle vicinanze: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Car le Danois s'en va ou chastel d'aimant,</p> -<p class="i01">Qui siet par faerie les Avalon le grant,</p> -<p class="i01">Et Paradiz terrestre est un petit avant,</p> -<p class="i01">Dont Enoc et Elie vont le saint lieu gardant,</p> -<p class="i01">Et y furent ravy en char de feu ardant,</p> -<p class="i01">Et la sont tous en vie, et sont jusqu'à tant</p> -<p class="i01">Qu'Antecrist regnera, et cil deux dieu sergant</p> -<p class="i01">Le meteront a fin: on le treuve lisant</p> -<p class="i01">En la sainte escripture qui pas ne va mentant.</p> -</div></div> - -<p> -Segue poi il racconto del lungo soggiorno che fece l'eroe -in quel paradiso dei cavalieri che fu l'isola di Avalon<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>. -Il medesimo si ha nel romanzo in prosa, calcato sul poema<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>; -ma moltiplicando e affastellandosi sempre più le avventure -dell'eroe, gli era naturale che venisse a cacciarsi tra -queste anche un vero e proprio viaggio al Paradiso. Di -tale viaggio è ricordo nei <i>Fioretti dei paladini</i><a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>. Giovanni -d'Outremeuse narra che Uggeri volle conquistare il -Paradiso terrestre, e con un esercito di ventimila uomini -passò regioni popolate di serpenti, attraversò la valle tenebrosa, -vide molte isole, molti strani e spaventosi animali, -mangiò dei frutti degli Alberi del Sole e della Luna, -e giunse al Paradiso, il quale è tutto cinto di monti altissimi, -ed ha un'unica entrata, guardata da fiamme, che -non lasciano passare nessuno<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>. -</p> - -<p> -Uggeri non pare che sia penetrato nel luogo vietato, -ma bene vi penetrò un altro cavaliere, il quale ebbe anche -la ventura di visitare l'Inferno, Ugo d'Alvernia. Dopo molte -e molte avventure, le une più strane delle altre, Ugo -giunge al Paradiso terrestre, vede la fonte da cui nascono i -quattro fiumi, e presso a quella l'albero disseccato, che pare -tocchi con la vetta il cielo, e tra i rami dell'albero la Vergine, -con in braccio il bambino; poi trova Enoch ed Elia, i -quali si comunicano con cert'ostie ch'egli ebbe dal papa, -e portò seco nel viaggio. Così nel testo italiano del poema, -che manoscritto si conserva nella Nazionale di Torino, e -così ancora, secondo ho ragion di credere, nel franco-italiano -della Biblioteca Regia di Berlino<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. Nel romanzo -in prosa di Andrea da Barberino il racconto corre alquanto -diverso. Ugo risalì, cavalcando, verso le sorgenti del Nilo, -accompagnato da alcuni grifoni, suoi fedeli ajutatori: -«trovò una nugola, come tenebra scura, ed era come un -muro, e alta, e tagliata insino all'aria, e divideva la luce». -Quivi presso era un pilastro, con una scritta, la quale -avvertiva chiunque non fosse mondo di peccato di non -andare più oltre. Ugo penò tre giorni ad attraversar quelle -tenebre, dopo di che giunse a un bel prato fiorito, pieno -d'alberi, ch'era la <i>Terra Santa di Promissione</i>: Vide -Enoch ed Elia, e un luogo cerchiato di muro, ch'era più -propriamente il Paradiso terrestre, dove i santi dissero -che nessun uomo vivo poteva entrare; e non ben s'intende -se all'eroe sia conceduto d'entrarvi<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>. -</p> - -<p> -Molta somiglianza morale ha con Ugo d'Alvernia Guerino -il Meschino, e molta somiglianza spesso è tra le loro -avventure. Guerino giunge al Paradiso terrestre scendendo -nel Pozzo di San Patrizio. Uscito dall'Inferno, il cavaliere -perviene, in compagnia di molti spiriti vestiti di bianco, -davanti a un muro, che gli sembra d'oro massiccio, tempestato -di gemme, ed è alto sino al cielo, e splende a -guisa di fuoco ardente. S'apre una porta, e n'esce un soavissimo -odore, e uno di quegli spiriti porge al cavaliere -un <i>pomo molto odorifero</i>, da cui questi si sente tutto riconfortare. -Soppraggiungono Enoch ed Elia, i quali menano -il cavaliere in giro per una felice campagna che si stende -tutto all'intorno. Nel Paradiso stesso nessun uomo mortale -può entrare. Più oltre Guerino vede una città risplendente, -cinta di un muro di fuoco, e ode il canto degli -angeli, ond'è rallegrata, ed ha, attraverso una porta, un'assai -strana visione della Trinità. Non s'intende bene se questo -sia il Paradiso terrestre o il celeste; ma è probabile sia -il celeste<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>. Tullia di Aragona rinarra tutto ciò, con -alcune differenze, nel suo poema, e pone ad abitare nel -Paradiso terrestre, insieme con Enoch ed Elia, anche San -Giovanni<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>. -</p> - -<p> -Con la storia di Ugo d'Alvernia e di Guerino ha molta -affinità la storia di un Fortunato, che non ha nulla di -comune con quello celebre della leggenda popolare, al -quale la Fortuna aveva fatto dono della borsa che mai -non si votava. Tale istoria porge materia a un ponderoso -romanzo in prosa, che si conserva fra i manoscritti palatini -di Firenze<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>. Come Guerino, il nostro Fortunato va -in cerca del padre, che non conosce; compie il solito viaggio -in remote regioni; vede le solite meraviglie; e giunge, -con alcuni compagni alle falde del monte del Paradiso, -il quale è «tanto altissimo, che la fine dell'altezza» non -si può vedere, e nemmeno il mezzo; e così erto, che non -ci si può salire da quella parte. I viaggiatori son venuti -su per il Fison, e si trovano nella provincia d'Etiopia, -confusa spesso, come s'è già notato, con l'India. Dopo -molt'altri giorni di viaggio, confessatisi e comunicatisi a -una badia, salgono il monte dalla parte opposta, e trovano -«molte ville e abitanti,» da' quali sono ricevuti con -onore, finchè, a un certo punto, vedono il monte «cerchiato -di fuoco infino all'aria,» e un angelo «tutto focoso, -con una spada in mano,» dice loro che a nessun uomo -mortale è lecito salir più su, e li invita a mandare un -sacerdote che battezzi le genti da essi convertite alla fede -cristiana. -</p> - -<p> -Gli è strano che l'altro Fortunato, quello la cui storia -compare in tutte quasi le letterature d'Europa, non esclusa -l'italiana, non giunga ancor egli al Paradiso terrestre, -dappoichè la leggenda lo fa scendere nel pozzo di San Patrizio, -visitare il paese del Prete Gianni, e correre tutto -il mondo. -</p> - -<p> -Gli ultimi cavalieri da noi incontrati ci hanno quasi -ricondotti nel mondo monacale ed ascetico, tanto è spiccato -in essi il carattere religioso, tanta la devozione con -cui lungo tutto il corso degli strani lor viaggi, e in mezzo -a mille avventure e a mille pericoli, si raccomandano a -Dio, gridano i loro peccati, digiunano, si macerano, e si -confessano ogni qual volta è data loro occasione di poterlo -fare. Perciò sarà da ricordare qui la saga di Eirek, figlio -di Thrand, re di Drontheim, saga che manifestamente -intende alla edificazione. Partitosi dalla sua terra, Eirek -giunge, in compagnia di un suo amico, a Costantinopoli; -ha con quell'imperatore un colloquio di argomento religioso; -attraversa la Siria, entra in mare, giunge in India, -e a un ponte guardato da un drago. Di là dal ponte è il -Paradiso. Eirek vi penetra, gettandosi nella bocca spalancata, -passando attraverso il corpo del mostro. Trova una -campagna fiorita, corsa da rivi di miele, e una torre sospesa -in aria, a cui sale su per una scala leggiera, e dove gli -si offre una tavola apparecchiata. Tornato in patria dopo -sette anni di assenza, narra, a confusion dei pagani, le -sue avventure, poi sparisce, rapito miracolosamente, e di -lui non si ha più notizia<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>. -</p> - -<p> -Ricorderò ancora Hélias, o il Cavalier dal Cigno, dei -poemi francesi, la figliuola della Reina d'Oriente, e il -buon Astolfo. Del primo fu detto che venisse dal Paradiso -terrestre quando comparve sulla navicella incantata, -cui traeva per l'onde il candido uccello<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>. La seconda ci -fu fatta andare dal Pucci<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>. Il terzo ci fu condotto dall'Ariosto<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>. -Astolfo, chiusa la bocca dell'Inferno, e imprigionate -per sempre le tetre Arpie, si lava da capo a piè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Poi monta il volatore, e in aria s'alza,</p> -<p class="i02"> Per giunger di quel monte in su la cima,</p> -<p class="i02"> Che non lontan con la superba balza</p> -<p class="i02"> Dal cerchio della luna esser si stima.</p> -<p class="i02"> Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza,</p> -<p class="i02"> Ch'al cielo aspira e la terra non stima.</p> -<p class="i02"> Dell'aria più e più sempre guadagna,</p> -<p class="i02"> Tanto ch'al giogo va della montagna.</p> -</div></div> - -<p> -Quivi fiori che pajon gemme, alberi sempre fecondi, uccelletti -di tutti i colori che cantano dolcemente, ruscelli e -laghi che vincono di limpidezza il cristallo, un'aura soave -che va predando ai fiori il profumo, uno smisurato palazzo -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i06"> in mezzo alla pianura,</p> -<p class="i01">Ch'acceso esser parea di fiamma viva:</p> -<p class="i01">Tanto splendore intorno e tanto lume</p> -<p class="i01">Raggiava, fuor d'ogni mortal costume.</p> -</div></div> - -<p> -Enoch, Elia, San Giovanni accolgono amorevolmente il -cavaliere, lo alloggiano in una stanza, gli dànno di quelle -frutta che non hanno simili in terra, provvedono buona -biada all'ippogrifo. Il dì seguente l'eroe si leva, e dopo -aver discorso con San Giovanni -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Di molte cose di silenzio degne,</p> -</div></div> - -<p> -venuta la sera, entra con l'apostolo in un carro, tratto da -quattro destrieri più rossi che fiamma, e sale al mondo -della luna per ricuperare il senno d'Orlando. -</p> - -<p> -Astolfo fu l'ultimo visitatore del Paradiso terrestre. -Fausto, l'inquieto ed insaziabile scrutator delle cose, figura -e simbolo di una nuova età, dopo aver corso in compagnia -di Satana tutta la faccia della terra, e penetrato gli abissi, -pervenne, secondo il popolare racconto, alle fatali giogaje -del Caucaso, e vide, da lungi, fiammeggiare la spada ardente -del cherubino; ma, come tratto da nuova cura, non -si fermò e passò oltre<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>. E dopo di lui nessuno più vide -la porta meravigliosa sognata da tanti, e da così pochi -varcata; la porta d'oro e di gemme ormai chiusa per -sempre. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="notecap4par">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note308"> -<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>. </span>Ediz. cit., l. I, parte IV, cap. 123.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note309"> -<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>. </span>Ediz. cit., p. 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note310"> -<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>. </span><i>Inf.</i>, XXVI, 90 sgg. Che la <i>montagna bruna</i> veduta da Ulisse -e da' suoi compagni nell'altro emisfero, debba essere, secondo -la intenzione di Dante, il monte del Purgatorio, par certo, -malgrado le obbiezioni di qualche commentatore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note311"> -<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>. </span><i>Op. cit.</i>, ediz. cit., p. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note312"> -<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>. </span>Cod. riccardiano 1672, f. 47 r., col. 1ª.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note313"> -<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>. </span><span class="smcap">Pomponio Mela</span>, <i>De situ orbis</i>, III, 6, parla di un'isola del -Mar Caspio, denominata Talca, la quale era naturalmente fertilissima, -e recava gran copia di frutti e di messi, cui, per altro, -il vicino popolo non osava di toccare, stimandoli serbati -agli dei.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note314"> -<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>. </span><span class="smcap">Pertz</span>, <i>Scriptores</i>, t. VII, pp. 84-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note315"> -<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>. </span><span class="smcap">Mussafia</span>, <i>Sulla leggenda del legno della Croce, Sitzungsberichte -der k. Akad. d. Wiss.</i> di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. LXIII -(1869), pp. 165 sgg.; <span class="smcap">W. Meyer</span>, <i>Die Geschichte des Kreuzholzes -vor Christus, Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss.</i> di Monaco, Cl. I, -vol. XVI (1881), parte 2ª. Vedi pure <span class="smcap">Wesselofsky</span>, <i>Altslavische -Kreuz- und Rebenssagen, Russische Revue</i>, vol. XIII, pp. 130-52; -<span class="smcap">Köhler</span>, <i>Zur Legende von der Königin von Saba oder der Sibylla -und dem Kreuzholze</i>, Germania, anno XXIX (1884), pp. 53-8. -Un racconto italiano pubblicò il <span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>La leggenda di Adamo -ed Eva, Sc. di cur. lett.</i>, disp. 106, Bologna, 1870.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note316"> -<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>. </span><span class="smcap">Giovanni Beleth</span>, nel <i>Rationale divinorum officiorum</i>, cap. -<i>De exaltatione S. Crucis</i>; <span class="smcap">Errada di Landsperg</span>, nell'<i>Hortus deliciarum</i> -(<span class="smcap">Engelhardt</span>, <i>Herrad von Landsperg</i>, Stoccarda e Tubinga, -1818, p. 41); <span class="smcap">Stefano di Borbone</span>, nel <i>Tractatus de septem -donis</i> (<span class="smcap">Lecoy de la Marche</span>, <i>Anecdotes</i>, etc., p. 425), dissero poi -che Adamo era ammalato di gotta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note317"> -<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>. </span><span class="smcap">Meyer</span>, <i>Vita Adae et Evae</i>, già cit., pp. 14 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note318"> -<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>. </span>Cap. 19, ap. <span class="smcap">Thilo</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 685-97.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note319"> -<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>. </span><span class="smcap">Mussafia</span>, <i>Sulla leggenda del legno della Croce</i>, pp. 165-6. In -altre leggende l'albero, del cui legno fu fatta la croce, non ha -relazione alcuna col Paradiso terrestre. Vedi <span class="smcap">Meyer</span>, <i>Die Gesch. -d. Kreuzh.</i>, pp. 106 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note320"> -<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>. </span><span class="smcap">Meyer</span>, <i>ibid.</i>, p. 130. Il testo latino è riprodotto ivi stesso, -pp. 131-49.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note321"> -<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>. </span><span class="smcap">Pantheon</span>, parte XIV, in <i>Pistor-Struve</i>, <i>Rerum germanicarum -scriptores</i>, t. II, p. 242.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note322"> -<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>. </span>Nei <i>Fioretti della Bibbia</i> la leggenda di Jerico segue a quella -di Seth, anzi forma parte con essa di una sola leggenda. Lo -stesso incontra nella catalana <i>Genesi de scriptura</i>, che ha coi -<i>Fioretti</i> strettissima relazione: <i>Compendi historial de la Biblia -que ab lo títol de Genesi de Scriptura</i>, Barcelona, 1873, pp. 12-15, -18-19. Qui, nella stampa, si legge Genico; ma un manoscritto, -che, sotto il titolo di <i>Flos mundi</i>, si conserva nella Nazionale -di Parigi (Esp. 46) ha Gerico. Non credo che i <i>Fioretti</i> abbiano -attinto, come par che stimino il Mussafia (p. 193) e il Meyer -(p. 161), da Gotofredo; anzi penso che questi trovasse il racconto -in alcuna scrittura da cui anche i <i>Fioretti</i> l'attinsero. Di Jonito, -primo inventore dell'astronomia, fa ricordo anche <span class="smcap">Brunetto -Latini</span>, <i>Li tresor</i>, ediz. cit., l. I, parte 1ª, cap. 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note323"> -<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>. </span>Vedi per tutto ciò il mio libro, <i>Roma nella memoria e nelle -immaginazioni del medio evo</i>, Torino, 1882-3, vol. II, pp. 107, -491-6, 500, 502, 503. Alle notizie ivi raccolte ne aggiungo qui -alcune altre. L'albero descritto da Marco Polo sotto il nome di -Albero Secco, o piuttosto Albero del Sole, non è punto un albero -disseccato o dispogliato. Il <span class="smcap">Roux de Rochelle</span> (<i>Notice sur -l'Arbre du Soleil, ou Arbre Sec, décrit dans la relation des voyages -de Marco Polo, Bulletin de la Société de géographie</i>, serie 3ª, -vol. III, 1845, pp. 187-94) lo identifica con un albero da manna; -e nella già ricordata mappa di Hereford si legge, sopra una penisola -vicina al Paradiso terrestre: <i>Arbor balsami est arbor sicca.</i> -Andrea Bianco pone l'<i>alboro seco</i> nella penisola stessa ov'è il -Paradiso. Un <i>amiraus d'outre le Sec-Arbre</i> figura nel <i>Jeu de -saint Nicolas</i> di <span class="smcap">Giovanni Bodel</span>, ap. <span class="smcap">Monmerqué</span> et <span class="smcap">Michel</span>, -<i>Théâtre français au moyen âge</i>, Parigi, 1839.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note324"> -<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dio te salve, santa croce,</p> -<p class="i02"> Arboro d'amor plantato,</p> -<p class="i02"> Che portasti lo fructo sì dolce,</p> -<p class="i02"> E lo mondo ay salvato. —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O croce alma, mirabile,</p> -<p class="i02"> Arbore dolce, fruttifero,</p> -<p class="i02"> O pretio incomparabile,</p> -<p class="i02"> O premio salutifero. —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Su nell'alto dello mare</p> -<p class="i02"> Uno arbore è apparito,</p> -<p class="i02"> Che de rose e de viole</p> -<p class="i02"> Tutto quanto è fiorito,</p> -</div></div> - -<p> -ecc. ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note325"> -<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>. </span><span class="smcap">Venanzio Fortunato</span>, <i>Poematum</i> l. II, <i>De cruce Domini</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">De parentis protoplasti fraude facta condolens,</p> -<p class="i01">Quando pomi noxialis morsu in mortem corruit,</p> -<p class="i01">Ipse lignum tunc notavit damna ligni ut solveret.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note326"> -<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>. </span><span class="smcap">Giacomo da Voragine</span> cita un verso (<i>Legenda aurea</i>, ediz. -Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, cap. 68, p. 304): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ligna crucis palma, cedrus, cypressus, oliva</p> -</div></div> - -<p> -Altrove altri versi si leggono: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quatuor ex lignis dominis crux dicitur esse; —</p> -<p class="i01">Pes crucis est cedrus; corpus tenet alta cupressus:</p> -<p class="i01">Palma manus retinet; titula laetatur oliva,</p> -</div></div> - -<p> -<span class="smcap">Morris</span>, <i>Legends of the Holy Rood</i>, Londra, 1871, p. XVII. Un -ms. della Palatina di Firenze, segn. CXXI, contiene una Meditazione -della passione di Gesù Cristo, divisa in quattro parti, -di cui la terza s'intitola: <i>Di quanti legni fu facta la santa croce, -et come lo stipite fu producto, tagliato et poi ritrovato.</i> <span class="smcap">Palermo</span>, -<i>I manoscritti palatini di Firenze ordinati ed esposti</i>, Firenze, -1853-68, t. I, p. 235; <i>I codici palatini della R. Biblioteca Nazionale -centrale di Firenze</i>, Roma, 1886 sgg., vol. I, p. 113.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note327"> -<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>. </span><span class="smcap">Sant'Atanasio</span>, <i>Expositio fidei</i>, cap. 1, dice che San Paolo -fu rapito nel Paradiso terrestre; <span class="smcap">San Cirillo</span>, <i>Catechesis de -Christi consessu</i>, ch'ei fu rapito e nel Paradiso terrestre e in -cielo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note328"> -<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>. </span>Un testo latino di questo racconto fu prima pubblicato dal -<span class="smcap">Roswey</span> nelle <i>Vitae patrum</i>, Anversa, 1616, pp. 224-31, col titolo: -<i>Vita Sancti Macarii Romani servi Dei, qui inventus est -juxta Paradisum, auctoribus Theophilo, Sergio et Hygino</i>; poi negli -<i>Acta Sanctorum</i>, 23 ottobre, pp. 566-71. In italiano si ha nelle -<i>Vite dei Santi Padri</i>, la cui traduzione suolsi attribuire al <span class="smcap">Cavalca</span>, -ediz. del Manni, Firenze, 1731-2, vol. II, pp. 341 sgg.; in -<i>Leggende del secolo XIV</i>, Firenze, 1863, vol. I, pp. 452 sgg., e in -più codici, come, per esempio, nel magliabechiano cl. 35, num. 221. -f. 36 r. sgg., ove s'intitola: Q<i>ui incomincia la storia di tre monaci -romani e quali andorono al paradiso luziano come voi -udrete</i>. Il cod. VIII, B, 33 della Nazionale di Napoli contiene -dal f. 173 r. a 179 v.: <i>De tre monaci che se partino per andare -a lo Paradiso terresto, et como trovaro Machario romano appresso al -Paradiso XVIII miglia</i>. Il <span class="smcap">Miola</span> nota essere questa la leggenda di -San Macario, ma affatto diversa da quella che si legge fra le -Vite dei SS. Padri. <i>Le scritture in volgare dei primi tre secoli della -lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli, -nel Propugnatore</i>, vol. XIII, parte 2ª, p. 417. Cf. <i>H. Mertian</i>, -<i>Le Robinson de la légende</i>, in <i>Études religieuses, historiques et -littéraires</i>, Parigi, 1862, vol. I, pp. 372-85.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note329"> -<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>. </span>Nella mappa d'Andrea Bianco, a occidente e in prossimità -del Paradiso terrestre, è disegnata una chiesuola, con le parole -<i>ospitium macorii</i>: a levante veggonsi due figurine d'uomini, con -in mezzo un albero, e scrittovi <i>omines parc</i>, e in altra riga alboro -seco. Il <i>Lelewel</i> non intende nulla di tutto ciò. Egli dice -(Op. cit., vol. II, p. 88): «L'Asie meridionale avance aussi par -une péninsule vers les extrémités orientales. Au bout de cette péninsule -est situé <i>paradixo terestro</i>, d'où sortent les quatre fleuves -bibliques; dans leur cours parallèle entre <i>ospitium macorii</i> (Macarii? -beati, μαχαρις (sic), hospice de bienheureux); et les hommes, -omines que s (sine) <i>capitelos</i>? qui sont sans tête, le visage sur -leur poitrine; <i>omines parc</i> (nt) <i>alboro se</i>(ri)<i>co</i>? les hommes préparant -des arbres la soie?». Ora l'<i>ospitium macorii</i> altro non è -che il romitaggio di San Macario; e gli <i>omines parc</i> sono gli -<i>homines parci</i>, i quali vivono dell'odore di un pomo, e non -hanno nulla che fare con l'<i>alboro seco</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note330"> -<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>. </span>Vedi pp. 21-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note331"> -<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>. </span><i>Odissea</i>, XI, 14-19; <i>Teogonia</i>, 736-8, 813-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note332"> -<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>. </span><i>Pseudocallisthenes</i>, l. II, cap. 39, e molte delle posteriori -storie favolose di Alessandro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note333"> -<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>. </span>Vedi una nota del Liebrecht agli <i>Otia imperialia</i> di <span class="smcap">Gervasio -da Tilbury</span>, ediz. cit., p. 115, e, nel presente volume, lo -scritto intitolato <i>Il riposo dei dannati</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note334"> -<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>. </span>Epist. 10, ap. <span class="smcap">Jaffè</span>, <i>Monumenta Moguntina, Bibliotheca -rerum germanicarum</i>, t. III, Berlino, 1866, p. 56.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note335"> -<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>. </span><i>Miscellanea di opuscoli inediti o rari dei secoli XIV e XV</i>, -Torino, 1861, pp. 165-78; <i>Leggende del secolo XIV</i>, già citate, -vol. I, pp. 489 sgg.; cfr. <span class="smcap">Zambrini</span>, <i>Le opere volgari a stampa dei -secoli XIII e XIV</i>, 4ª ediz. con appendice, Bologna, 1884, col. 574. -Questa leggenda occorre spesso in manoscritti italiani: vedi -<span class="smcap">Farsetti</span>, <i>Biblioteca manoscritta</i>, vol. I, p. 292; vol. II, pp. 83, 92. -Nel cod. magliabechiano pur ora citato, cl. 35, num. 221, essa -tien dietro alla leggenda dei monaci Teofilo, Sergio ed Igino. -È pur contenuta nel cod. 7762 della Nazionale di Parigi, e nel -cod. CCCXLIII della Corsiniana (ora Biblioteca dell'Accademia -dei Lincei) fondo Rossi. Ci sono, tra le varie redazioni differenze -alle volte notabili: io seguo quella che si ha nella <i>Miscellanea</i> -sopraccitata. Alcune delle cose che nel Paradiso vedono -i monaci, vede anche Seth nel racconto italiano pubblicato dal -D'Ancona e ricordato di sopra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note336"> -<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>. </span>Di musiche, le quali con la soavità loro addormentano, è -frequente ricordo in leggende e in novelle popolari. Vedi, per -esempio, <span class="smcap">D'Arbois de Jubainville</span>, <i>Op. cit</i>., pp. 289, 323, 328.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note337"> -<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>. </span><i>Felix im Paradise</i>, <span class="smcap">Von der Hagen</span>, <i>Gesammtabenteuer</i>, Stoccarda -e Tubinga, 1850, N. XC, vol. III, pp. cxxvii, 611 segg. Vedi -inoltre <span class="smcap">Gering</span>, <i>Islendzk Aeventyri</i>, Halle a. S., 1882-84, vol. II, -pp. 120-2, ove sono date le opportune notizie bibliografiche. -Questa leggenda, veramente assai bella, ebbe molta fortuna, -e da poeti modernissimi fu rinarrata più volte; tra gli altri, -e meglio che dagli altri, dal Longfellow.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note338"> -<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>. </span>In quest'ultima forma la leggenda del monaco Felice ha -certa somiglianza con quella del rabbino Choni Hameaghel, il -quale non potendo intendere le parole del salmista: «Quando -Dio liberò i prigioni di Sion, noi eravamo simili ad uomini -che sognino», fu miracolosamente immerso in un sonno che -durò settant'anni, dal quale destatosi, non fu più riconosciuto -da nessuno. <span class="smcap">Ehrmann</span>, <i>Aus Palästina und Babylon</i>, Vienna 1880, -pp. 19-20. Uggero il Danese, tornato dopo dugent'anni dal regno -di Morgana, non riconosce più nessuno e non è da nessuno riconosciuto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note339"> -<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>. </span><i>Histoire de Saint Louis</i>, cap. 94, ediz. cit., p. 320.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note340"> -<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>. </span>Si potrebbero moltiplicare agevolmente gli esempii e i -riscontri. Il tema appar molto spesso in novelline popolari. -Il figliuolo di una povera vedova sposa la Fortuna, che in -capo di certo tempo lo abbandona per andarsene a stare nell'Isola -della Felicità. Il giovane la raggiunge, e statovi dugent'anni, -crede d'esservi stato solamente due mesi. <span class="smcap">Comparetti</span>, -<i>Novelline popolari italiane</i>, Torino, 1875, <i>L'Isola della Felicità</i>, -pp. 212 sgg. Un giovane va al Paradiso: crede esservi rimasto -mezz'ora, o meno di un'ora, e v'è rimasto più di un anno, o -anche cent'anni. <span class="smcap">Luzel</span>, <i>Légendes chrétiennes de la Basse-Bretagne</i>, -Parigi, 1881, pp. 78 sgg., 216 sgg. Un fabbro ferrajo è invitato -a ferrar cavalli in un castello misterioso: ne ferra uno, e quando -torna son passati dieci anni, e trova la moglie maritata ad altro -uomo. <span class="smcap">Zapf</span>, <i>Der Sagenkreis des Fichtelgebirges</i>, Hof, s. a. pp. 6-7. -Vittore Hugo introdusse questo tema leggendario nella sua novella -fantastica <i>Le beau Pécopin</i>. Secondo altro tema, ch'è come -il rovescio di questo, un tempo assai breve è giudicato lunghissimo. -Vedi <span class="smcap">Keller</span>, <i>Li romans des sept sages</i>, Tubinga, 1836, -p. clvii; <span class="smcap">Wesselofsky</span>, <i>Il paradiso degli Alberti</i>, vol. II, pp. 188-217; -<span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>Le fonti del Novellino</i>, in <i>Studj di critica e storia -letteraria</i>, Bologna, 1880, pp. 309-12. Il celebre fumatore d'oppio -De Quincey dice che ne' suoi sogni il tempo gli sembrava sterminatamente -allungato. Le immaginazioni della leggenda e -delle novelline popolari hanno importanza notabile per la dottrina -psicologica del tempo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note341"> -<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>. </span>Il testo latino fu pubblicato dallo Schwarzer nella <i>Zeitschrift -für deutsche Philologie</i>, vol. XIII (1882), pp. 338-51. Ne -aveva prima dato un breve sunto il <span class="smcap">Mussafia</span>, <i>Ueber die Quelle -des altfranzösischen Dolopathos, Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss</i>. -di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. XLVIII (1864), pp. 14-6. Altri -racconti somiglianti indica il <span class="smcap">Köhler</span>, <i>Zur Legende vom italienischen -jungen Herzog im Paradiese</i>, nella <i>Zeitschrift</i> ora citata, -vol. XIV, pp. 96-8. Il codice tedesco 718 della Biblioteca Regia -di Monaco di Baviera, da me veduto, contiene (f. 77 r. a 85 v.) -una traduzione tedesca della leggenda, col seguente titolo: <i>Eyn -hobische historie von dem irdischen paradise in welschem landen -gescheen</i>. In lingua ammodernata pubblicò <span class="smcap">Chr. A. Vulpius</span>, nel -vol. I delle sue <i>Curiositäten der physischen, literarischen, artistichen, -historischen Vor- und Mitwelt</i>, anno I (1811), pp. 179-89.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note342"> -<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>. </span>Intorno a San Patrizio, al suo Pozzo, o Purgatorio, alle -varie leggende che si legano ad esso, e alle non poche questioni -che intorno ad esso si fecero, vedi il già più volte citato -libro del <span class="smcap">Wright</span>, <i>St. Patrick's Purgatory;</i> <span class="smcap">Moncure D. Conway</span>. -<i>The saint Patrick Myth, The north american Review</i>, anno 1888, -pp. 858 sgg.; <span class="smcap">Eckleben</span>, <i>Die älteste Schilderung vom Fegefeuer -des heiligen Patricius</i>, Halle a. S., 1886. Per la bibliografia, vedi -i rinvii e le indicazioni di <span class="smcap">L. Frati</span>, <i>Il Purgatorio di S. Patrizio -secondo Stefano di Bourbon e Uberto da Romans, in Giornale -storico della letteratura italiana</i>, vol. VIII (1886), pp. 142-3. La -leggenda del Pozzo e del cavaliere ebbe grande diffusione e -celebrità anche in Italia. L'Ariosto ricorda (<i>Orl. Fur.</i>, c. X, -st. 92): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i06"> Ibernia fabulosa, dove</p> -<p class="i01">Il santo vecchiarel fece la cava,</p> -<p class="i01">In che tanta mercè par che si trove</p> -<p class="i01">Che l'uom vi purga ogni sua colpa prava.</p> -</div></div> - -<p> -Nel secolo stesso dell'Ariosto il Pozzo fu descritto da un vescovo -italiano. (<span class="smcap">Morsolin</span>, <i>Francesco Chiericati, vescovo e diplomatico del -secolo XVI, Atti dell'Accademia Olimpica di Vicenza</i>, 1878). Un -testo italiano della leggenda pubblicò il <span class="smcap">Villari</span>, <i>Alcune leggende -e tradizioni che illustrano la Divina Commedia, Annali delle -Università toscane</i>, parte prima, t. VIII, Pisa, 1866, pp. 108 sgg.: -un altro pubblicò il <span class="smcap">Grion</span> nel <i>Propugnatore</i>, vol. III, parte 1ª, -pp. 116-49. Un <i>Viaggio del Pozzo di San Patrizio</i> fu più volte -stampato in Italia. (<span class="smcap">Haym</span>, <i>Biblioteca italiana</i>, vol. II, p. 624). Il -Calderon compose un dramma intitolato <i>El Purgatorio de San -Patricio</i>. Tra le molte e varie versioni della leggenda sono differenze -notabili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note343"> -<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>. </span>Questa è la forma più divulgata del nome, che nel racconto -latino suona <i>Oengus</i>. Nella <i>Legenda aurea</i> il cavaliere si -chiama Niccolò, Alvise nel testo pubblicato dal Grion, Ludovico -Enio nel dramma del Calderon, altramente altrove.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note344"> -<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>. </span>Nel racconto riferito da <span class="smcap">Giacomo da Voragine</span> (<i>Legenda -aurea</i>, ediz. cit., cap. 50, p. 216) due bei giovani conducono il -pellegrino fin sotto le mura di una città meravigliosa tutta -risplendente d'oro e di gemme, ma non gli concedon d'entrarvi, -e gli annunziano che, tornato al mondo, morrà in capo di trenta -giorni, e potrà allora entrare nella città paradisiaca. Nel dramma -del Calderon, la città, inaccessibile, è così descritta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Una ciudad eminente</p> -<p class="i01">De quien era el sol remate</p> -<p class="i01">A torres y chapiteles.</p> -<p class="i01">Las puertas eran de oro,</p> -<p class="i01">Tachonadas sutilmente</p> -<p class="i01">De diamantes, esmeraldos,</p> -<p class="i01">Topacios, rubles, claveques.</p> -</div></div> - -<p> -Qui, e nel racconto del Voragine, non ben si capisce se si tratti -del Paradiso terrestre o del celeste. Nel racconto italiano pubblicato -dal Villari, il cavaliere vede, dalla cima di un alto monte, -il cielo <i>simigliante a l'oro fine ch'è nella fornacie ardente</i>, e alcuni -arcivescovi, che l'accompagnano, gli dicono esser quel cielo -la porta del superno Paradiso, ov'entrano tutti coloro che hanno -finito il tempo della loro dimora nel Paradiso terrestre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note345"> -<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>. </span>Cap. I, in <i>Acta Sanctorum</i>, 17 marzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note346"> -<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>. </span>Dice <span class="smcap">Masûdi</span>, parlando dell'Atlantico (<i>Les prairies d'or</i>, -trad, cit., vol. I, p. 858): «On en raconte des choses merveilleuses, -que nous avons raportées dans notre ouvrage intitulé les -Annales historiques, en parlant de ce qu'ont vu les hommes -qui y ont pénétré au risque de leur vie, et dont les uns sont -revenus sains et saufs, tandis que les autres ont peri».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note347"> -<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>. </span>Vedi, <a id="corrpag182"></a>a questo proposito, <span class="smcap">Marinelli</span>, <i>La geografia e i Padri -della Chiesa</i>, estratto dal Bollettino della Società geografica italiana, -anno 1882, pp. 11-15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note348"> -<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>. </span><i>Historia ecclesiastica</i>, ediz. cit., capp. 246, 247.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note349"> -<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>. </span>Nel già citato prologo della <i>Vengeance de Jésus-Christ</i>, Nerone -racconta a Virgilio com'egli e gli altri demonii, cadendo -dal cielo, aprirono un grande abisso nel mare, capace di trenta -contee, il quale è detto li <i>goufre de Sathanie</i>. Ogni nave che -ad esso si accosti è irreparabilmente perduta. L'acqua vi turbina -con irresistibile impeto, e così veloce -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Comme .I. quariaus quand on le lait aler.</p> -</div></div> - -<p> -(<span class="smcap">Comparetti</span>, <i>Virgilio nel medio evo</i>, vol. II, p. 202). Cosroè Anuscirvan -fece un viaggio per conoscere un gran vortice ch'era in -mezzo del Mar Caspio, e si salvò per miracolo. <span class="smcap">Dorn</span>, <i>Auszüge -aus vierzehn morgenländischen Schriftstellern, betreffend das Kaspische -Meer und angrenzende Länder, Mélanges asiatiques</i>, vol. VI, -pp. 638-40.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note350"> -<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>. </span><span class="smcap">V. W. Grimm</span>, <i>Die Sage von Polyphem, Abhandl. d. k. Akad. -der Wiss</i>. zu Berlin, anno 1857; <span class="smcap">Gerland</span>, <i>Altgriechische Märchen, -in der Odyssee</i>, Magdeburgo, 1869; <span class="smcap">Krek</span>, <i>Einleitung in die slavische -Literaturgeschichte</i>, 2ª ediz., Graz, 1887. V. pure <span class="smcap">Gorra</span>, -<i>Testi inediti di storia trojana</i>, Torino, 1887, p. 42; <span class="smcap">Parodi</span>, <i>I -rifacimenti e le traduzioni dell'Eneide</i>, già cit., pp. 152, 184. Una -fiaba italiana dei ciclopi pubblicò il <span class="smcap">Comparetti</span>, <i>Novelline popolari</i>, -p. 308 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note351"> -<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>. </span><i>Historia danica</i>, ediz. di Copenaghen, 1839-58, vol. I. -pp. 420 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note352"> -<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>. </span><span class="smcap">Hersart de la Villemarqué</span>, <i>La légende celtique et la poésie -des cloîtres en Irlande, en Cambrie et en Bretagne</i>, ediz. in-12º, -Parigi, 1864, p. <span class="smcap lowercase">LVI</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note353"> -<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>. </span><span class="smcap">Joyce</span>, <i>Old Celtic Romances</i>, Londra, 1861, pp. 112 sgg.; <span class="smcap">Beauvois</span>, -<i>L'Élysée transatlantique</i>, p. 354 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note354"> -<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>. </span><span class="smcap">Beauvois</span>, <i>ibid</i>., pp. 365-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note355"> -<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>. </span><span class="smcap">Id</span>., <i>ibid</i>., pp. 367-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note356"> -<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>. </span><span class="smcap">Hersart de la Villemarqué</span>, <i>Myrdhinn, ou l'enchanteur -Merlin</i>, pp. 25-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note357"> -<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>. </span><span class="smcap">Humboldt</span>. <i>Examen critique</i>, etc., vol. II, pp. 160-1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note358"> -<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Letronne</span>, <i>Recherches géographiques et critiques sur le -livre De mensura orbis terrae</i>, Parigi, 1814, pp. 129-46.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note359"> -<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>. </span><span class="smcap">De Montalembert</span>, <i>Les moines d'Occident</i>, Parigi, 1860-77, -vol. III, p. 287. Vedi la Vita maggiore del santo negli AA. SS., -t. II di giugno. Quivi è pur ricordato (l. I, cap. 20) un certo -Baitano, <i>che benedici a Sancto petivit, cum ceteris in mari eremum -quaesiturus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note360"> -<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>. </span><i>La poésie des races celtiques</i>, in <i>Essais de morale et de critique</i>, -Parigi, 1859, p. 446.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note361"> -<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>. </span><i>Spicilegium Vaticanum</i>, Frauenfeld, 1838, pp. 145-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note362"> -<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>. </span>Vedi per la vita del santo gli <i>Acta Sanctorum</i>, t. III di -maggio, pp. 599-608; <span class="smcap">De la Rue</span>, <i>Essais historiques sur les bardes, -les jongleurs et les trouvères normands et anglo-normands</i>, Caen, -1834, vol. II, p. 66; <span class="smcap">Smith</span>, and <span class="smcap">Wace</span>, <i>A Dictionary of Christian -Biography, Litterature, Sects and Doctrines</i>, Londra, 1877-87, art. -<i>Brendan of Clonfert</i>; <span class="smcap">Schirmer</span>, <i>Zur Brendanus-Legende</i>, Lipsia, -1888, pp. 1 sgg. Non si confonda con la leggenda del nostro la -leggenda, che tuttavia corre per Toscana, in istampe popolari, -di Brandano da Siena, vissuto nel secolo XVI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note363"> -<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>. </span>Sigeberto Gemblacense, Alberico delle Tre Fontane, Ruggero -di Wendover, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note364"> -<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>. </span><span class="smcap">Greith</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 145 n.; <span class="smcap">Hardy</span>, <i>Descriptive Catalogue of -Materials relating to the History of Great Britain</i>, Londra, 1871, -vol. I, i, pp. 159 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note365"> -<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>. </span>Le redazioni della leggenda di San Brandano sono tre: -quella del racconto gaelico, quella della <i>Navigatio</i>, quella di -alcuni testi tedeschi e di uno olandese, i quali rimandano, probabilmente, -a un racconto francese. Vedi per tutto ciò, e per -le relazioni e derivazioni dei testi: <span class="smcap">Peschel</span>, <i>Der Ursprung und -die Verbreitung einiger geographischen Mythen im Mittelalter, -Deutsche Vierteljahrs Schrift</i>, vol. II, 1854, pp. 242 sgg.; <span class="smcap">Schroeder</span>, -<i>Sanct Brandan, Ein lateinischer und drei deutsche Texte</i>, Erlangen, -1871, pp. IV sgg.; <span class="smcap">Suchier</span>, <i>Brandans Seefahrt, Romanische -Studien</i>, vol. I (1871-5), pp. 555 sgg.: <span class="smcap">Schirmer</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 14 sgg. -Al lettore non sarà forse discaro di trovar qui un po' di bibliografia -de' testi in varie lingue e dell'edizioni loro, bibliografia -che, del resto, non do per compiuta. <span class="smcap">Latini</span>: <i>Navigatio</i>: -<span class="smcap">Jubinal</span>, <i>La légende latine de S. Brandaines</i>, Parigi, 1836, pp. 1 -sgg.; <span class="smcap">Schroeder</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 3 sgg.; <span class="smcap">Moran</span>, <i>Acta Sancti Brendani</i>, -Dublino, 1872, pp. 85 sgg.; <i>Florilegium Casinense</i>, in -appendice alla <i>Bibliotheca Casinensis</i>, Montecassino, 1873 sgg., -t. III, pp. 411 sgg.: <i>Testi latini in verso</i>: <span class="smcap">Leyser</span>, <i>Altdeutsche -Blätter</i>, vol. II, pp. 273 sgg.; <span class="smcap">Martin</span>, <i>Zeitschrift für deutsches -Alterthum</i>, nuova serie, vol. IV (1873), pp. 289 sgg. — <span class="smcap">Francesi: -Jubinal</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 57 sgg., 105 sgg.; <span class="smcap">Suchier</span>, pp. 567 sgg.; -<span class="smcap">Auracher</span>, <i>Zeitschrift für romanische Philologie</i>, vol. II (1878), -pp. 439 sgg.; <span class="smcap">Michel</span>, <i>Les voyages merveilleux de Saint Brandan</i>, -Parigi, 1878. — <a id="corrpag185"></a><span class="smcap">Italiani: Villari</span>, <i>Alcune leggende</i>, ecc., pp. 134 -sgg. Una vita italiana di San Brandano registra il Lami, e -un testo italiano della leggenda contiene il cod. 1008 della -Biblioteca di Tours, intorno al quale vedi <i>Bibliothèque de -l'École des chartes</i>, anno 1878, pp. 385-6. — <span class="smcap">Inglesi: Wright</span>, -<i>St. Brandan, a medieval Legend of the Sea in english Verse and -Prosa</i>, Londra, 1844; <span class="smcap">Horstmann</span>, <i>Die altenglische Legende von -St. Brendan, Archiv für das Studium der neueren Sprachen und -Litteraturen</i>, vol. LX (1874), pp. 17 sgg. — <span class="smcap">Tedeschi: Bruns</span>, <i>Romantische -und andere Gedichte in altplattdeutscher Sprache</i>, Berlino, -1798, pp. 159 sgg.; <span class="smcap">Genthe</span>, <i>Deutsche Dichtungen des Mittelalters</i>, -Eisleben, 1841, vol. I, pp. 337 sgg.; <span class="smcap">Schroeder</span>, <i>Op. cit</i>., -pp. 51 sgg., 127 sgg., 163 sgg., — <span class="smcap">Olandesi: Blommaert</span>, <i>Oudvlaemsche -Gedichten der XII<sup>e</sup>, XIII<sup>e</sup>, en XIV<sup>e</sup> eeuwen</i>, Gent, 1838-51, -parte 1ª, pp. 100 sgg.; parte 2ª, pp. 3 sgg.; <span class="smcap">Brill</span>, <i>Van Sinte -Brandane</i>, in <span class="smcap">Moltzer</span>, <i>Bibliothek van middelnederlandsche letterkunde</i>, -Groninga, 1871. Tralascio di ricordare traduzioni e -rimaneggiamenti di tempi posteriori, pei quali si possono vedere -gli autori citati in principio di questa nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note366"> -<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>. </span><i>Geschichte der deutschen Poesie nach ihren antiken Elementen</i>, -Lipsia, 1854-6, vol. I, pp. 169-70. Cfr. <span class="smcap">Jonckbloet</span>, <i>Geschichte der -niederländischen Literatur</i> (trad. di W. Berg), Lipsia, 1870-2, -vol. I, p. 177, e <span class="smcap">Humboldt</span>, <i>Examen</i>, etc. vol. II, p. 165.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note367"> -<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Hauréau</span>, <i>Singularités historiques et littéraires</i>, Parigi, -1861, pp. 1 sgg.: <i>Écoles d'Irlande</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note368"> -<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>. </span><span class="smcap">Schroeder</span>, Op. cit., pp. XII-XIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note369"> -<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>. </span>Vedi a questo proposito <span class="smcap">Wright</span>, <i>St. Brandan</i>, p. v. I riscontri -fra la leggenda di San Brandano e racconti arabici -furono già notati dal <span class="smcap">Reinaud</span> nella citata Introduzione alla -Geografia di Abulfeda, e vol. II, p. 263; poi dal <span class="smcap">D'Avezac</span>, <i>Les îles -fantastiques de l'Océan occidental, Nouvelles annales des voyages et -sciences géographiques</i>, anno 1845, vol. I, pp. 298-9. Secondo lo -<span class="smcap">Zimmer</span> (<i>Keltische Beiträge, Zeitschrift für deutsches Alterthum -und deutsche Litteratur</i>, vol. XXVIII, 1889) la fonte principale -della <i>Navigatio</i> sarebbe l'<i>Imram Maelduin</i>. Ultimamente il <span class="smcap">De -Goeje</span> prese a dimostrare (<i>La légende de Saint Brandan, Actes -du huitième congrès international des Orientalistes tenu en 1889 -à Stockholm et à Christiania</i>, Sezione I, Leida, 1891, pp. 43-76) -che la più parte delle finzioni contenute nella <i>Navigatio</i> derivano -dal racconto dei viaggi di Sindbad, o da altri racconti -orientali. Alcuni degli argomenti da lui addotti sono assai validi, -ma altri mi pajono debolissimi. Credo la questione sia -ancora insoluta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note370"> -<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>. </span><span class="smcap">Schroeder</span>, Op. cit., pp. 61 sgg., 169 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note371"> -<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>. </span><span class="smcap">Suchier</span>, pp. 585 sgg.; <span class="smcap">Auracher</span>, p. 456; <span class="smcap">Michel</span>, pp. 80 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note372"> -<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>. </span><span class="smcap">Villari</span>, pp. 157 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note373"> -<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>. </span>Leggesi in un'antica <i>Historia Norvegiae</i>: «Sunt item in -refluentis oceani insule ovium, numero [XVIII], quas patria -lingua Faereyar incolae appellant; ibi enim ruricolis opima -grex affluit; sunt quibusdam inde millia ovium». <i>Monumenta -historica Norvegiae</i>, Cristiania, 1880, p. 92.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note374"> -<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>. </span>Vedi Freudenthal, nell'<i>Orient und Occident insbesondere -in ihren gegenseitigen Beziehungen</i> del Benfey, vol. III, p. 354.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note375"> -<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>. </span>Vedi in questo volume lo scritto che segue, e nel successivo -quello intitolato <i>Demonologia di Dante</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note376"> -<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>. </span><span class="smcap">Plinio</span>, <i>Hist. nat</i>., l. IV, cap. 30: «A Thule unius diei navigatione -mare Concretum, a nonnullis Cronium appellatur».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note377"> -<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>. </span><span class="smcap">Humboldt</span>, <i>Examen</i>, etc., vol. I, pp. 196-8; vol. II, p. 161 n.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note378"> -<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Bartsch</span>, <i>Herzog Ernst</i>, Vienna, 1869, pp. <span class="smcap lowercase">CXLV-CXLVIII</span>; -<span class="smcap">Hofmann</span>, <i>Ueber das Lebermeer, Sitzungsberichte der k. bayer. -Akademie der Wissenschaften</i>, anno 1865.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note379"> -<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>. </span><span class="smcap">Zarncke</span>, <i>Der Priester Johannes</i>, parte 1ª, p. 911.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note380"> -<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>. </span><span class="smcap">Id.</span>, <i>ibid.</i>, parte 2ª, p. 164.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note381"> -<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>. </span><span class="smcap">Santarem</span>, <i>Essai</i>, etc., vol. I, pp. 333, 335, 336, 351, 354-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note382"> -<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>. </span><span class="smcap">Fletcher S. Bassett</span>, <i>Legends and Superstitions of the Sea -and Sailors in all Lands and at all Times</i>, Chicago e New-York, -1885, p. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note383"> -<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>. </span><i>De his qui tarde a numine corripiuntur</i>. Cf. <span class="smcap">Delepierre</span>, -<i>L'Enfer</i>, Londra, 1876, p. 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note384"> -<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>. </span><span class="smcap">Schade</span>, <i>Visio Tnugdali</i>, § 11, pp. 12-3, e nelle versioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note385"> -<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>. </span><i>Istorie fiorentine</i>, l. IV, cap. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note386"> -<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>. </span><span class="smcap">De la Villemarqué</span>, <i>La légende celtique</i>, etc., pp. <span class="smcap lowercase">LVI-LVII</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note387"> -<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>. </span>Continuazione del poema d'<i>Huon de Bordeaux</i>, ms. della -Nazionale di Torino, L, II, 14, f. 360 r. Circa l'alleviamento di -pena conceduto al massimo dei peccatori vedi, in questo volume, -lo scritto che segue. In una Visione riferita da <span class="smcap">Vincenzo -Bellovacense</span> (<i>Spec. hist.</i>, l. XXIX, capp. 6-10) si narra l'atroce -castigo inflitto a Giuda, castigo che non dà luogo a lenimento -alcuno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note388"> -<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Rohde</span>, <i>Der griechische Roman und seine Vorläufer</i>, -Lipsia, 1876, pp. 167-287; <span class="smcap">Bossert</span>, <i>La littérature allemande au -moyen âge</i>, Parigi, 1882, pp. 115-54: <i>Les légendes de la mer</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note389"> -<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Humboldt</span>, <i>Examen</i>, vol. II, pp. 166-7; <span class="smcap">D'Avezac</span>, <i>Op. -cit.</i>, p. 300.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note390"> -<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>. </span>L'Ἀπρόσιτος, o isola inacessibile di Tolomeo, è appunto -una delle Canarie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note391"> -<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>. </span>L. II, cap. 13; ms. L, IV, 5 della Nazionale di Torino, -f. 220 v.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note392"> -<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>. </span><i>De imagine mundi</i>, l. I, cap. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note393"> -<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>. </span><i>Zeitschrift für deutsche Philologie</i>, vol. XIII, p. 202. Dell'Isola -Perduta è anche ricordo nelle <i>Storie di Rinaldo</i>. Un'Isola -nascosta è menzionata nel Prologo e nel seguito del poema di -Huon de Bordeaux.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note394"> -<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>. </span><i>Reductorium morale</i>, l. XIV, cap. 22.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note395"> -<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>. </span><span class="smcap">D'Avezac</span>, <i>Nouvelles annales des voyages</i>, etc., vol. II, p. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note396"> -<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>. </span>Vedi per queste curiose spedizioni <span class="smcap">José de Viera y Clavijo</span>, -<i>Noticias de la historia general de las Islas Canarias</i>, Madrid, -1772-83, ove se ne discorre in un apposito capitolo, volume I, -pp. 78-112. Cf. <span class="smcap">Humboldt</span>, <i>Examen</i>, etc., vol. II, pp. 167-73.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note397"> -<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>. </span>Ciò ricorda quanto lo storico <span class="smcap">Juan del Castillo</span> narra -(<i>Historia de los Reyes Godos</i>, Madrid, 1624, p. 365) di Filippo II, -che, sposando Maria, s'impegnò a rinunziare alla corona d'Inghilterra -nel caso che fosse tornato il re Artù.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note398"> -<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>. </span>Vedi, tralasciando le dissertazioni del Le Grand d'Aussy -e del Le Clerc, <span class="smcap">Fant</span>, <i>L'Image du Monde</i>, etc., Upsala, 1886, -p. 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note399"> -<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>. </span><span class="smcap">Duemmler</span>, <i>Gedichte aus Ivrea: Hymnus Sancti Brendani -confessoris, Zeitsch. f. deutsches Alterth.</i>, nuova serie, vol. II (1869), -p. 256; <span class="smcap">Moran</span>, <i>Acta Sancti Brendani</i>, p. 27 sgg. Nel cod. palatino -CXX della Nazionale di Firenze è una orazione di San -Brandano con questa avvertenza: <i>Santo Brandano monacho fece -questa oratione della parola di Dio, cioè Yhesu</i> Χρι<i>sto per Michele -Archangelo, quandò passò sette mari</i>. <span class="smcap">Palermo</span>, <i>I manoscritti palatini</i>, -vol. I, p. 234. Della venerazione in cui era tenuto da -certi monaci San Brandano porge documento <span class="smcap">Niccolò di Bibera</span> -(sec. XIII) nel suo <i>Carmen satiricum</i>, in un luogo ove dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sunt et ibi Scoti, qui cum fuerint bene poti,</p> -<p class="i01">Sanctum Brandanum proclamant esse decanum</p> -<p class="i01">In grege sanctorum, vel quod deus ipse deorum</p> -<p class="i01">Brandani frater sit et eius Brigida mater.</p> -</div></div> - -<p> -Ediz. Fischer, nel vol. I delle <i>Geschichtsquellen der Provinz -Sachsen</i>, 1870, vv. 1550-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note400"> -<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>. </span><i>Speculum historiale</i>, l. XXII, cap. 81. Vedi in contrario -<span class="smcap">Giraldo Cambrense</span>, <i>Topographia Hiberniae</i>, dist. II, cap. 43, ap. -<span class="smcap">Camden</span>, <i>Anglica, Hibernica</i>, etc. p. 731.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note401"> -<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>. </span><i>Spec. hist.</i>, l. XXII, capp. 96-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note402"> -<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>. </span>Vedi la Vita inserita dal <span class="smcap">Mabillon</span> negli <i>Acta sanctorum -ordinis S. Benedicti</i>, saec. pr., p. 178.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note403"> -<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>. </span><span class="smcap">Giovanni a Bosco</span>, <i>Bibliotheca Floriacensis</i>, Lione, 1605, -pp. 485-515.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note404"> -<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>. </span>Ap. <span class="smcap">Lipomano-Surio</span>, <i>De vitis sanctorum</i>, t. VI, f. 109 v. Sigeberto -è in qualche dubbio circa le ragioni della peregrinazione: «Hanc -viam insistere, utrum persuaserit sola quaerendae -felicis habitationis voluntas, an aliqua ex parte subrepserit -animis eorum humanae curiositatis voluptas, non habet discutere -nostra temeritas». Il racconto di Sigeberto passa in <span class="smcap">Sant'Antonino</span>, -<i>Historiarum</i>, parte II, tit. XII, cap. 8, § 5. Vedi inoltre: -<span class="smcap">Chêne</span>, <i>Études sur les anciennes vies de Saint Malo</i>, in <i>Revue historique -de l'Ouest</i>, vol. I (1885), <span class="smcap">Plaine</span> et <span class="smcap">De la Borderie</span>, <i>Deux -vies inédites de Saint Malo</i>, in <i>Bulletin et mémoires de la Sociétè -archéologique d'Ille et Vilaine</i>, vol. XVI (1884).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note405"> -<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>. </span>Nel 1408 il vescovo di Langres diede facoltà alla chiesa -di Bar-sur-Aube di rappresentare la vita di San Maclovio. -(<span class="smcap">Douhet</span>, <i>Dictionnaire des mystères</i>, Parigi, 1854, col. 500). Il -miracolo della risurrezione del gigante, e l'altre meraviglie, -saranno stati, senza dubbio, parte principalissima dello spettacolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note406"> -<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>. </span><i>Pantheon</i>, ediz. cit., pp. 58-60.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note407"> -<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>. </span>Le Colonne d'Ercole s'andarono poi moltiplicando sulla -faccia della terra, e apparvero sotto tutte le plaghe, in tutti -i luoghi giudicati dover essere estremo limite alla curiosità e -all'ardimento degli uomini. Di colonne e statue consimili fu -anche fatto autore Alessandro Magno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note408"> -<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>. </span>Nel <i>Propugnatore</i>, vol. I, pp. 608 sgg., vv. 230-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note409"> -<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>. </span>In un luogo del <i>Libro di Alessandro</i> di Nizami si fa parola -di un timballo di bronzo, posto in cima a una montagna -nel mar della Cina, timballo che col suono avverte le navi di -non passare più oltre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note410"> -<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>. </span><span class="smcap">Florez</span>, <i>España sagrada</i>, 2ª ediz., t. XXVII, cap. 4, pp. 392-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note411"> -<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>. </span>Della leggenda diede un fuggevole cenno il <span class="smcap">Denis</span>, <i>Le -monde enchantè</i>, p. 283.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note412"> -<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>. </span><span class="smcap">Zacher</span>, <i>Alexandri Magni iter ad Paradisum</i>, Königsberg,, -1859, pp. 19 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note413"> -<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>. </span><span class="smcap">Levi</span>, <i>La légende d'Alexandre dans le Talmud, Revue des -études juives</i>, vol. I (1880), pp. 293-300; <span class="smcap">Sax</span>, <i>Revue des traditions -populaires</i>, agosto-settembre, 1889. Cf. <span class="smcap">Vogelstein</span>, <i>Adnotationes -quaedam ex litteris orientalibus petitae, quae de Alexandro Magno -circumferuntur</i>, Vratislavia, 1865, pp. 15 sg., 19 sgg. Alquanto -diversamente leggesi il racconto in <span class="smcap">Levi</span>, <i>Parabole leggende</i>, ecc., -pp. 218-22, e in <span class="smcap">Tendlau</span>, <i>Das Buch der Sagen und Legenden -jüdischer Vorzeit</i>, Francoforte s. M., 1878, pp. 44-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note414"> -<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>. </span><i>Alexander, Gedicht des zwölften Jahrhunderts, vom</i> <span class="smcap">Pfaffen -Lamprecht</span>, ediz. Weismann, Francoforte s. M., 1850, vv. 6577- -7127.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note415"> -<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>. </span><span class="smcap">Meyer</span>, <i>Alexandre le Grand dans la littérature française du -moyen âge</i>, Parigi, 1886, vol. I, p. 185; vol. II, pp. 201 sg., 356, -357. Il racconto interpolato fu pubblicato dallo stesso Meyer -nella <i>Romania</i>, voi. XI, pp. 228 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note416"> -<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>. </span>Pubblicati da L. Banchi (<i>Collezione di opere inedite o rare</i>), -Bologna, 1863, p. 116.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note417"> -<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Goerres</span>, <i>Die teutschen Volksbücher</i>, Heidelberg, 1807, -p. 60.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note418"> -<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>. </span><span class="smcap">Zarncke</span>, <i>Der Priester Johannes</i>, parte 2ª, p. 170.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note419"> -<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>. </span>Nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, -Alessandro, dopo essere uscito dalle terre della regina Candace, -trova sopra una pietra un occhio umano. Aristotele gli fa vedere -come, posto in una bilancia, esso vince di peso qualunque -cosa gli si possa contrapporre; ma tosto poi, coperto di un -panno, diventa leggerissimo. (Ediz. Michelant, pp. 497-9. Cfr. -<span class="smcap">Gidel</span>, <i>La légende d'Aristote au moyen âge</i>, in <i>Nouvelles études -sur la littérature grecque moderne</i>, Parigi, 1878, pp. 370-1). La -storia della gemma simbolica è narrata nel <i>Polychronicon</i> di -<span class="smcap">Ranulfo Higden</span>, l. III, cap. 30. Adamo Oleario, il quale viaggiò -in Asia negli anni 1633-1639, riferisce una storia persiana della -ricerca che Alessandro Magno fece della fontana di giovinezza, -con alcune particolarità che credo non si abbiano altrove. -L'angelo Raffaele, custode della spelonca ove scaturisce la fonte, -porge ad Alessandro una gemma simile nell'aspetto a quella -di cui si parla nel racconto latino; ma ciò che poi si dice di -essa non accenna a nessuna qualità simbolica. (<i>Voyages très-curieux -et très-renommés faits en Moscovie, Tartarie, et Perse, -traduits de l'original et augmentés par le Sr.</i> <span class="smcap">De Wiquefort</span>, -Amsterdam, 1727, coll. 865-71).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note420"> -<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>. </span><span class="smcap">Bacher</span>, <i>Nizâmî's Leben und Werke</i>, etc., Lipsia, 1871, -pp. 101, 113-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note421"> -<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>. </span><i>Orl. Fur.</i>, c. XXX, st. 109-110. Cf. <span class="smcap">Rajna</span>, <i>Le fonti dell'Orlando -Furioso</i>, Firenze, 1876, p. 464.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note422"> -<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>. </span><i>Historia de las cosas notables, ritos y costumbres del gran -reyno de la China</i>, etc., ediz. di Roma, 1585, pp. 422-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note423"> -<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>. </span><span class="smcap">Pseudo-Callistene</span>, l. II, capp. 39-41; <span class="smcap">Giulio Valerio</span>, <i>Res -gestae Alexandri Magni</i>, ap. <span class="smcap">Mai</span>, <i>Classici scriptores</i>, etc., t. VII. -pp. 193-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note424"> -<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>. </span><span class="smcap">De la Villemarqué</span>, <i>Myrdhinn</i>, pp. 25-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note425"> -<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>. </span>Continuazione del poema nel ms. L, II, 14 della Nazionale -di Torino. Pel racconto in prosa cf. <span class="smcap">Dunlop</span>, <i>History of Fiction</i> -(1888), vol. I, pp. 306-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note426"> -<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>. </span><i>Baudouin de Sebourc</i>, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note427"> -<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>. </span>Ms. dell'Arsenale di Parigi 2985, p. 632; testo del sec. XIV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note428"> -<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Renier</span>, <i>Ricerche sulla leggenda di Uggeri il Danese -in Francia</i>, estr. dalle <i>Memorie della R. Accademia delle scienze -di Torino</i>, serie 2ª, t. XLI, p. 59.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note429"> -<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>. </span><span class="smcap">Rajna</span>, <i>Le fonti dell'O. F.</i>, p. 473.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note430"> -<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>. </span><i>Ly myreur des histors</i>, vol. III, pp. 66-7. Avventure di -Uggeri sono narrate nella versione tedesca che della relazione -dei viaggi del Mandeville fece Ottone di Diemeringen (non in -quella di Michele Felser); ma ignoro se vi si narri il viaggio -al Paradiso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note431"> -<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>. </span>Ms. di Torino N, III, 19. Del codice berlinese, già Hamilton, -diede notizia il <span class="smcap">Tobler</span>, <i>Die Berliner Handschrift des Huon -d'Auvergne, Sitzungsb. d. k. preuss. Akad. d. Wiss.</i>, t. XXVII -(1884). Il testo del Seminario di Padova non contiene questa -parte del racconto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note432"> -<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>. </span><i>Storia di Ugone d'Avernia</i> (<i>Sc. di cur. lett.</i>, dispp. 188, 190), -Bologna, 1882, vol. II, capp. LI-LII, pp. 36-40.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note433"> -<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>. </span>Ms. 2267 della Riccardiana, l. VI, capp. 27 e 29, f. 137 r. -e v., f. 138 r. a 139 r. Questa parte del racconto, e quella della -discesa all'Inferno, che la precede, furono poi, non s'intende -perchè, escluse dalle stampe, meno che dalle primissime. Vedi -<span class="smcap">Renier</span>, <i>La discesa di Ugo d'Alvernia allo Inferno</i> (<i>Sc. di cur. -lett.</i>, disp. 194), Bologna, 1883, pp. <span class="smcap lowercase">XCVI</span> sgg. In certa Visione, che -si ha, narrata in italiano, nel cod. Magliabechiano XXXV, 7, 3 -(<span class="smcap">Frati</span>, <i>Il purgatorio di San Patrizio</i>, già cit., pp. 172-4), il Paradiso -terrestre e il celeste sono come fusi insieme.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note434"> -<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>. </span>C. XXVIII, st. 150 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note435"> -<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>. </span><span class="smcap">Rajna</span>, <i>Le fonti dell'O. F.</i>, pp. 472-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note436"> -<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>. </span>Se non erro, questa saga è tuttavia inedita. La notizia -che io ne do è tolta dal libro del <span class="smcap">Baring-Gould</span>, <i>Curious myths -of the middle ages</i>, Londra, 1877, pp. 260-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note437"> -<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>. </span><span class="smcap">Stefano Vinando Pighius</span> (malamente confuso da taluno -con Alberto), <i>Hercules prodicius</i>, Colonia, 1609, p. 52; <i>Le Chevalier -au Cygne</i>, pubblicato dal De Reiffenberg, Bruxelles, 1846, -p. 224.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note438"> -<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>. </span>Vedi più sopra la nota 102 al cap. III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note439"> -<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>. </span><i>Orl. Fur.</i>, c. XXXIV, st. 48 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note440"> -<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>. </span>Basterà accennare che il gesuita <span class="smcap">Tommaso Ceva</span> (1638-1737) -in quel suo ridicolo, e già tanto lodato poema che s'intitola -<i>Puer Jesus</i>, narra un'andata di Maria Vergine al Paradiso terrestre. -Chi vuol saperne altro, vada e vegga da sè, chè io non -mi curo di fame più parole. Qui ricorderò ancora un pajo di -racconti che hanno parecchia somiglianza con quelli in cui si -narrano viaggi al Paradiso terrestre. Il primo si legge in un -opuscolo intitolato: <i>Avviso, | O Lettera Curiosissima, | del Nuovo -Felice, | Fortunato, e stupendo camino, | Di Don Eliseo da Sarbanga -Paleologo | Armeno, | ecc. In Viterbo, & poi in Bologna, -per Bartolomeo Cocchi, 1609</i>. Don Eliseo guidato da una iscrizione -di Alessandro Magno, giunge, dopo lungo viaggio, attraverso -a un meato sotterraneo, agli antipodi. Quivi trova terra -azzurra e trasparente, erbe, fronde di alberi, spiche, tutte color -d'oro, frutti che mostrano impressa l'effigie umana, altr'erbe, -segnate di caratteri ebraici, fiumi argentei ed aurei, animali di -pelle ignuda. In quel felice paese la terra non chiede d'essere -coltivata, ma tutto produce spontaneamente, e mai non vi piove. -Il fuoco è bianco, ed evvi un'erba, che cibata una volta sola, -sostenta l'uomo per venti giorni, durante i quali non lascia -più sentire nè fame nè sete. Gli abitanti usano di una infusione -d'oro per ringiovanire, e cresciuti che sieno interamente, -non passano tre palmi d'altezza. In un monte sono alcune statue -d'oro, sull'una delle quali è scritto: <span class="smcap">Alexander Macedo</span>. La -lettera si dà come tradotta dall'armeno in greco e dal greco -in italiano. La sostanza di essa è recata, con alcuna mutazione, -in quello spaventoso zibaldone che è il <i>Condottiere de' predicatori -per tutte le scienze</i>, del padre <span class="smcap">Maurizio di Gregorio</span>, siciliano, -ediz. di Venezia, 1627, incredibilmente spropositata, -pp. 328-35, ed anche nel breve <i>Trattato del Paradiso terrestre, -dove si vedono diverse opinioni circa tal oggetto, varietà di fiumi -mal'intesi dal volgo, curiose historie, e prove infallibili, che si dà -questo ameno giardino, e ch'al presente si ritrovi nel mondo, ma -incognito a noi per li peccati nostri</i>, opera lacrimabile del padre -<span class="smcap">D. Cosimo Giovannelli</span> da Lucca, canonico regolare Lateranense, -Lucca, 1676, pp. 27-31. Questo buon uomo narra pure (pp. 21-2), -traendola da <i>certo Romanzo</i>, che io non so dire qual sia, la -storia di un cavaliere, che dopo molte battaglie e vittorie, soggiogate -innumerevoli province, giunse all'ultimo Oriente, dove -trovò un magnifico palazzo, tutto formato di pietre preziose, -cinto da un profondo fiume, e non vedendo porta, e chiamando -gente, gli fu detto da un venerando vecchio, il quale s'affacciò -a un balcone, che quello era il Paradiso terrestre, e non si -poteva andar più innanzi. Il cavaliere tornò su' suoi passi, -dopo aver ricevuta dal vecchio una palla di cristallo, che aveva -dentro l'immagine d'una colonna d'oro, sormontata da una corona -cadente, e fiancheggiata da due leoni; e seppe poi da un -eremita ch'era quello un simbolo e un segno della sua prossima -fine. Quest'avventura ricorda, come si vede, quella narrata -di Alessandro Magno. Lo stesso buon uomo ricorda il caso di -un tale che stette lung'anni alla porta del Paradiso, picchiando, -pregando e piangendo, e dice che tale caso si narra nella leggenda -di Santo Amato (p. 22). Di santi di questo nome ce ne -furono parecchi; ma in nessuna delle vite loro che potei consultare -mi venne fatto di trovar traccia di tale leggenda.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2> -APPENDICI -</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="app1">APPENDICE I -<span class="smaller">TESTI VARII CONTENENTI DESCRIZIONI -DEL PARADISO TERRESTRE<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>.</span></h3> -</div> - -<h4><span class="smaller">1.</span> -<span class="smcap">Tertulliano</span>, <i>De judicio Domini</i>, cap. VIII.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Est locus Eois Domino dilectus in oris,</p> -<p class="i01">Lux ubi clara, nitens, spiratque salubrior aura,</p> -<p class="i01">Aeternusque dies, atque immutabile tempus;</p> -<p class="i01">Est secreta Deo regio, ditissima campis,</p> -<p class="i01">Atque beata nimis, sudaeque in cardine sedis.</p> -<p class="i01">Aer laetus ibi, semperque in luce futurus,</p> -<p class="i01">Lenis et aspirans vitalia flamina ventus.</p> -<p class="i01">Omnia fert foecunda, solo praedivite, tellus;</p> -<p class="i01">Flores in pratis flagrant, et purpura campis</p> -<p class="i01">Omnia praerutila miscet non invida luce.</p> -<p class="i01">Flos alium laetus suo lumine vestit amictus,</p> -<p class="i01">Roscidaque hic multo variantur semine rura,</p> -<p class="i01">Et roseis nivea crispantur floribus arva.</p> -<p class="i01">Nescitur quibus usque locis felicior aura,</p> -<p class="i01">Quae melior specie, vel plus precellat honore.</p> -<p class="i01">Talia florigeris numquam nascuntur in hortis</p> -<p class="i01">Lilia, nec nostris efflorent talia campis,</p> -<p class="i01">Nec sic nata rubent, mox ut rosa panditur aura;</p> -<p class="i01">Purpura nec Tyrio sic est intincta rubore.</p> -<p class="i01">Gemma coloratis fulget speciosa lapillis;</p> -<p class="i01">Inde nitet prasinus, illinc carbunculus ardet,</p> -<p class="i01">Herbosaque viret praegrandis luce smaragdus;</p> -<p class="i01">Hic et odoriferis nascuntur cynnama virgis,</p> -<p class="i01">Et spisso laetum folio conflagrat amomum.</p> -<p class="i01">Hic iacet ingenitum radiantis luminis aurum,</p> -<p class="i01">Et nemora alta tenent florenti tempore coelum,</p> -<p class="i01">Virentesque gravant uberrima germina ramos.</p> -<p class="i01">Porrexit similes non illis India lucos,</p> -<p class="i01">Non ita densa levat in monte cacumina pinus,</p> -<p class="i01">Nec sic alticoma est umbra crispata cupressus;</p> -<p class="i01">Nec vernus melius floret cum tempore ramus.</p> -<p class="i01">Hic abietes celso florent in vertice nigrae,</p> -<p class="i01">Aeternumque virent solae sine grandine sylvae.</p> -<p class="i01">Nulla cadunt folia, et nullo flos tempore defit.</p> -<p class="i01">Flos quoque floret ibi rubeus, ceu purpura Tarsi,</p> -<p class="i01">Flos hic, credo, rosa est, rubor atque odor acer in ipso,</p> -<p class="i01">Sic foliis speciem praefert, sic spirat odorem.</p> -<p class="i01">Arbos stat cum flore novo, pulcherrima pomis.</p> -<p class="i01">Vitalem et frugem foelicia robora densant.</p> -<p class="i01">Mella viridanti conflagrant pinguia canna,</p> -<p class="i01">Lac etiam plenis manat potabile rivis;</p> -<p class="i01">Vitam aspirat ibi quidquid pia terra virescit,</p> -<p class="i01">Et pulcre redolet munus medicabile Cretae.</p> -<p class="i01">Fons illic placidis leni fluit agmine campis;</p> -<p class="i01">Quattuor inde rigant partitas flumina terras.</p> -<p class="i01">Ver puto semper agit vestitus floribus hortus,</p> -<p class="i01">Non frigus variat hiberni sideris auram,</p> -<p class="i01">Et reficit foetam, meliori flamine terram.</p> -<p class="i01">Nox ibi nulla, suas defendunt astra tenebras;</p> -<p class="i01">Iraeque insidiaeque absunt et dira cupido,</p> -<p class="i01">Exclususque metus, pulsae de limine curae.</p> -<p class="i01">Hic malus extorris, dignas exivit in oras,</p> -<p class="i01">Nec vetitos umquam datur huic contingere lucos;</p> -<p class="i01">Illic prisca fides electa in sede quiescit,</p> -<p class="i01">Insistit gaudens aeterno in foedere vita,</p> -<p class="i01">Et secura salus placidis laetatur in arvis,</p> -<p class="i01">Semper victura, semperque in luce futura.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">2.</span> -<span class="smcap">Proba Faltonia</span> (<span class="smcap">Falconia</span>), <i>Cento Virgilianus</i>.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Postquam cuncta pater, caeli cui sidera parent,</p> -<p class="i01">Composuit, legesque dedit, camposque nitentes</p> -<p class="i01">Desuper ostentat, tantarum gloria rerum:</p> -<p class="i01">Ecce autem primi sub limine solis et ortus</p> -<p class="i01">Devenere locos, ubi mollis amaracus illos</p> -<p class="i01">Floribus, et dulci aspirans complectitur umbra.</p> -<p class="i01">Hic ver purpureum, atque alienis mensibus aestas,</p> -<p class="i01">Hic liquidi fontes, hic coeli tempore certo</p> -<p class="i01">Dulcia mella premunt, hic candida populus antro</p> -<p class="i01">Imminet et lentae texunt umbracula vites:</p> -<p class="i01">Invitant croceis halantes floribus horti</p> -<p class="i01">Inter odoratum lauri nemus, ipsaque tellus</p> -<p class="i01">Omnia liberius, nullo poscente, ferebat.</p> -<p class="i01">Fortunati ambo, si mens non laeva fuisset</p> -<p class="i01">Conjugis infandae, docuit post exitus ingens.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">3.</span> -<span class="smcap">Prudenzio</span>, <i>Cathemerinon</i> hymn. III.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Tunc per amoena vireta jubet</p> -<p class="i01">Frondicomis habitare locis:</p> -<p class="i01">Ver ubi perpetuum redolet,</p> -<p class="i01">Prataque multicolora latex</p> -<p class="i01">Quadrifluo celer amne rigat.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">4.</span> -<span class="smcap">Draconzio</span>, <i>De Deo</i>, l. I.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Est locus in terra diffundens quatuor amnes,</p> -<p class="i01">Floribus ambrosiis gemmato caespite pictus,</p> -<p class="i01">Plenus odoriferis numquam marcentibus herbis,</p> -<p class="i01">Hortus in orbe Dei cunctis felicior hortis.</p> -<p class="i01">Fructus inest anni, cum tempora nesciat anni.</p> -<p class="i01">Illic floret humus semper sub vere perenni,</p> -<p class="i01">Arboreis hinc inde comis vestitur amoene.</p> -<p class="i01">Frondibus intextis ramorum murus opacus</p> -<p class="i01">Stringitur, atque omni pendent ex arbore fructus,</p> -<p class="i01">Et passim per prata iacent: non solis anheli</p> -<p class="i01">Flammatur radiis, quatitur nec flatibus ullis,</p> -<p class="i01">Nec coniuratis furit illic turbo procellis.</p> -<p class="i01">Non glacies districta domat, non grandinis ictus</p> -<p class="i01">Verberat, aut gelidis canescunt prata pruinis.</p> -<p class="i01">Sunt ibi sed placidi flatus, quos mollior aura</p> -<p class="i01">Edidit, exsurgens nitidis de fontibus horti.</p> -<p class="i01">Arboribus movet illa comas, de flamine molli</p> -<p class="i01">Frondibus impulsis immobilis umbra vagatur.</p> -<p class="i01">Fluctuat omne nemus et nutant pendula poma.</p> -<p class="i01">Ver ibi perpetuum communes temperat auras,</p> -<p class="i01">Ne laedat flores, et ut omnia poma coquantur.</p> -<p class="i01">Non apibus labor est ceris formare cicutas:</p> -<p class="i01">Nectaris aetherei sudant ex arbore mella,</p> -<p class="i01">Et pendent foliis iam pocula blanda futura,</p> -<p class="i01">Pendet et optatae vivax medicina salutis:</p> -<p class="i01">Cetera dipingit variis natura figuris.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">5.</span> -<span class="smcap">Claudio Mario Vittore</span> (<span class="smcap">Vittorio, Vittorino</span>), -<i>Commentarius in Genesim</i>, l. I.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Eoos aperit foelix qua terra recessus</p> -<p class="i01">Editiore globo, nemoris Paradisus amoeni</p> -<p class="i01">Panditur, et teretis distinguitur ordine silvae.</p> -<p class="i01">Hic ubi iam spaciis limes discernitur aequis</p> -<p class="i01">Solis, et aeternum paribus ver temperat horis.</p> -<p class="i01">Illic quaeque suis dives stat fructibus arbor,</p> -<p class="i01">Pomaque succiduis pelluntur mitia pomis,</p> -<p class="i01">Quae iucunda epulis, et miri plena vigoris,</p> -<p class="i01">Membra animosque fovent, pascuntque sapore et odore.</p> -<p class="i01">Sidereos hic terra vibrat distincta colores,</p> -<p class="i01">Semper flore novo frondens, fructuque recenti.</p> -<p class="i01">Hic fragiles solvunt calamos, animata vigore</p> -<p class="i01">Muneris ambrosii, spirantia cinnama odores.</p> -<p class="i01">Sed nec quod Medus redolet, vel crine soluto</p> -<p class="i01">Fragrat Achaemenius, quod molli dives amomo</p> -<p class="i01">Assyrius, messisque rubens Mareotica nardo,</p> -<p class="i01">Quod Tartessiaci frutices, quod virga Sabaei,</p> -<p class="i01">Quodque Palestinus lacero flet vulnere ramus,</p> -<p class="i01">Omnia certatim hunc congesta putabis in hortum.</p> -<p class="i01">Namque huc cuncta Deus pariter, quae singula certis</p> -<p class="i01">Accepit natura locis, conferta regessit:</p> -<p class="i01">Motaque dum leni vibrat nemus aura meatu,</p> -<p class="i01">Unum ex diverso nectar permiscet odore,</p> -<p class="i01">Fitque novum munus, sibi nulla quod asserat arbor.</p> -<p class="i01">Quoque tremens blando sensim iactata fragore,</p> -<p class="i01">Commotis trepidat foliis, sonat arbore cuncta</p> -<p class="i01">Hymnum silva Deo, modulataque sibilat aura</p> -<p class="i01">Carmina, nec vacuus vanum quatit aere motus.</p> -<p class="i01">Quippe apud auctorem, qui totum mole sub una,</p> -<p class="i01">Res rebus nectens, alterna lege retentat,</p> -<p class="i01">Nil temere fieri vel frustra credere par est.</p> -<p class="i01">Quin etiam speciosa, nemus, silvaeque coruscae,</p> -<p class="i01">Argumenta operum sunt, et plantaria rerum.</p> -<p class="i01">Nec dubium primi quin delicta ante parentis,</p> -<p class="i01">Hic sua fixissent pariter tentoria secum,</p> -<p class="i01">Gloria, simplicitas, studium, sapientia, veri</p> -<p class="i01">Diva tenax, prudentia, gratia, honorque, salusque,</p> -<p class="i01">Praeclarique animae affectus, atque inclyta virtus,</p> -<p class="i01">Et quicquid pulchrum orbis habet: quid denique paucis</p> -<p class="i01">Enumerare velim quam plurima munera verbis?</p> -<p class="i01">Iam satis hoc fidei est, laeto quod semine surgens,</p> -<p class="i01">Hinc arbor vitae, celeri petit aera pomis;</p> -<p class="i01">Illinc diverso nocitura peritia fructu,</p> -<p class="i01">Notitiam rerum suspendit ab arbore legis.</p> -<p class="i02"> Ad gremiun sacri nemoris, quod silva coronat,</p> -<p class="i01">Fons scatet, et diti prolem virtute maritat,</p> -<p class="i01">Quadrifido tumidum laetus caput amne resolvens,</p> -<p class="i01">Ditior Oceano: iugi nam gurgite pronus</p> -<p class="i01">Ille suos donat latices, iste accipit omnes,</p> -<p class="i01">Nec turget tamen: at minor est, qui crescere tantis</p> -<p class="i01">Fluctibus infusis, quam qui decrescere nescit</p> -<p class="i01">Amnibus effusis: quorum primo ordine Phison</p> -<p class="i01">Prosilit exultans, fontis pars quarta beati:</p> -<p class="i01">Edens naturae quas dat prudentia dotes,</p> -<p class="i01">Gangetisque replet populos, atque indica regna</p> -<p class="i01">Distendit limo, terrasque et semina volvens</p> -<p class="i01">Quae facit arva serit, nudis qua squallet arenis</p> -<p class="i01">Aurea fulgentis inter ramenta metalli.</p> -<p class="i01">Hic ubi fulmineo rutilans carbunculus igne,</p> -<p class="i01">Ac viridi radiat fulgescens luce smaragdus.</p> -<p class="i01">Nec minor inde Geon, placidis sed mitior undis</p> -<p class="i01">Niliacas attollit aquas, arsuraque late</p> -<p class="i01">Diluvio tegit arva pio, coeloque repugnans</p> -<p class="i01">Temperat Aethiopum stagnis refluentibus undas.</p> -<p class="i01">Tertius hinc rapido percurrens gurgite Tigris</p> -<p class="i01">It comes Euphrati iuncta quos mole ruentes</p> -<p class="i01">Tellus victa cavo sorbet patefacto baratro:</p> -<p class="i01">Donec in Armeniae saltus ac Medica Tempe,</p> -<p class="i01">Quos non sustinuit, nec iam capit, evomat amnes.</p> -<p class="i01">Sed Tygris, nigro tanquam indignatus averno,</p> -<p class="i01">Prosilit aethereas motu maiore sub auras,</p> -<p class="i01">Et rursum spelaea subit, mersusque cavernis</p> -<p class="i01">Intus agit fremitus, et fortior obice factus</p> -<p class="i01">Multiplicatur aquis, atroque citatior antro</p> -<p class="i01">Exit et Assyrios celeri secat agmine campos.</p> -<p class="i01">Iustior Euphrates, diti qui gurgite largus</p> -<p class="i01">Irrigat arentes subiectae Persidis agros,</p> -<p class="i01">Mollibus elicitus rivis, atque omnibus aeque</p> -<p class="i01">Servit, et humanos totum se praebet in usus:</p> -<p class="i01">Donec siccus aquis, nomen quoque prodigus ipsum</p> -<p class="i01">Consummat terris, pelagi quod debuit undis.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">6.</span> -<span class="smcap">Alcimo Avito</span>, <i>Poematum</i> l. I, <i>De mundi initio</i>.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Est locus eoo mundi servatus in axe</p> -<p class="i01">Secretis, natura, tuis, ubi solis ab ortu</p> -<p class="i01">Vicinos nascens aurora repercutit Indos.</p> -<p class="i01">Hic gens ardentem caeli subteriacet axem,</p> -<p class="i01">Quam candor fervens albenti ex aethere fuscat.</p> -<p class="i01">Hic semper lux pura venit caeloque propinquo</p> -<p class="i01">Nativam servant nigrantia corpora noctem.</p> -<p class="i01">Attamen in taetris splendentia lumina membris</p> -<p class="i01">Captivo fulgore micant visuque nitente</p> -<p class="i01">Certior adcrescit conlatis vultibus horror:</p> -<p class="i01">Caesaries incompta riget, quae crine supino</p> -<p class="i01">Stringitur, ut refugo careat frons nuda capillo.</p> -<p class="i01">Sed magnum nostros quidquid perfertur ad usus,</p> -<p class="i01">His totum natura dedit telluris opimae.</p> -<p class="i01">Quidquid odoratum pulchrumque adlabitur, inde est.</p> -<p class="i01">Concolor his ebeni piceo de fomite ramus</p> -<p class="i01">Surgit, et hic eboris munus quae porrigit orbi,</p> -<p class="i01">Informis pulchros deponit belva dentes.</p> -<p class="i01">Ergo ubi transmissis mundi caput incipit Indis,</p> -<p class="i01">Quo perhibent terram confinia iungere caelo,</p> -<p class="i01">Lucus inaccessa cunctis mortalibus arce</p> -<p class="i01">Permanet aeterno conclusus limite, postquam</p> -<p class="i01">Decidit expulsus primaevi criminis auctor,</p> -<p class="i01">Atque reis digne felice ab sede revulsis</p> -<p class="i01">Caelestes haec sancta capit nunc terra ministros.</p> -<p class="i01">Non hic alterni succedit temporis umquam</p> -<p class="i01">Bruma nec aestivi redeunt post frigora soles,</p> -<p class="i01">Sic celsus calidum cum reddit circulus annum,</p> -<p class="i01">Vel densente gelu canescunt arva pruinis.</p> -<p class="i01">Hic ver adsiduum caeli clementia servat;</p> -<p class="i01">Turbidus auster abest semperque sub aere sudo</p> -<p class="i01">Nubila diffugiunt iugi cessura sereno.</p> -<p class="i01">Nec poscit natura loci quos non habet imbres,</p> -<p class="i01">Sed contenta suo dotantur germina rore.</p> -<p class="i01">Perpetuo viret omne solum terraeque tepentis</p> -<p class="i01">Blanda nitet facies, stant semper collibus herbae</p> -<p class="i01">Arboribusque comae: quae cum se flore frequenti</p> -<p class="i01">Diffundunt, celeri confortant germina suco.</p> -<p class="i01">Nam quidquid nobis toto nunc nascitur anno,</p> -<p class="i01">Menstrua maturo dant illic tempora fructu.</p> -<p class="i01">Lilia perlucent nullo flaccentia sole</p> -<p class="i01">Nec tactus violat violas roseumque ruborem</p> -<p class="i01">Servans perpetuo suffundit gratia vultu.</p> -<p class="i01">Sic cum desit hiems nec torrida ferveat aestas,</p> -<p class="i01">Fructibus autumnus, ver floribus occupat annum.</p> -<p class="i01">Hic, quae donari mentitur fama Sabaeis,</p> -<p class="i01">Cinnama nascuntur, vivax quae colligit ales,</p> -<p class="i01">Natali cum fine perit nidoque perusta</p> -<p class="i01">Succedens sibimet quaesita morte resurgit:</p> -<p class="i01">Nec contenta suo tantum semel ordine nasci</p> -<p class="i01">Longa veternosi renovatur corporis aetas</p> -<p class="i01">Incensamque levant exordia crebra senectam.</p> -<p class="i01">Illic desudans fragrantia balsama ramus</p> -<p class="i01">Perpetuum pingui promit de stipite fluxum.</p> -<p class="i01">Tum si forte levis movit spiramina ventus,</p> -<p class="i01">Flatibus exiguis lenique impulsa susurro</p> -<p class="i01">Dives silva tremit foliis ac flore salubri,</p> -<p class="i01">Qui sparsus terris suaves dispensat odores.</p> -<p class="i01">Hic fons perspicuo resplendens gurgite surgit:</p> -<p class="i01">Talis argento non fulget gratia, tantam</p> -<p class="i01">Nec crystalla dabunt nitido de frigore lucem.</p> -<p class="i01">Margine riparum virides micuere lapilli</p> -<p class="i01">Et quas miratur mundi iactantia gemmas,</p> -<p class="i01">Illic saxa iacent; varios dant arva colores</p> -<p class="i01">Et naturali campos diademate pingunt.</p> -<p class="i01">Eductum leni fontis de vertice flumen</p> -<p class="i01">Quattuor in largos confestim scinditur amnes.</p> -<p class="i01">Euphraten Tigrinque vocant, qui limite certo</p> -<p class="i01">Longa sagittiferis faciunt confinia Parthis.</p> -<p class="i01">Tertius inde Geon, Latio qui nomine Nilus</p> -<p class="i01">Dicitur, ignoto cunctis plus nobilis ortu.</p> -<p class="i01">Cuius in Aegyptum lenis perlabitur unda</p> -<p class="i01">Ditatura suam certo sub tempore terram;</p> -<p class="i01">Nam quotiens tumido perrumpit flumine ripas</p> -<p class="i01">Alveus et nigris campos perfundit harenis,</p> -<p class="i01">Ubertas taxatur aqua caeloque vacante</p> -<p class="i01">Terrestrem pluviam diffusus porrigit amnis.</p> -</div></div> - -<p> -Seguita descrivendo le innondazioni del Nilo, dopo di -che parla del Fison. Trascrivo qui, perchè si possano -paragonare con quelli di Alcimo Avito e degli altri, alcuni -versi del poemetto <i>De Phoenice</i>, ove si descrive il -bosco del sole, e alcuni del carme II del <i>Panegirico ad -Antemio</i>, ove gli orti del sole sono descritti dal cristiano -Sidonio Apollinare. -</p> - -<p class="indl"> -<i>De Phoenice.</i> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Est locus in primo felix oriente remotus</p> -<p class="i02"> Qua patet aeterni ianua celsa poli:</p> -<p class="i01">Nec tamen aestivos, hiemisque propinquus ad ortus,</p> -<p class="i02"> Sed qua sol verno fundit ab axe diem.</p> -<p class="i01">Illic planicies tractus diffundit apertos,</p> -<p class="i02"> Nec tumulus crescit, nec cava vallis hiat.</p> -<p class="i01">Sed nostros montes, quorum iuga celsa putantur,</p> -<p class="i02"> Per bis sex ulnas eminet ille locus.</p> -<p class="i01">Hic solis nemus est, et consitus arbore multa</p> -<p class="i02"> Lucus perpetuae frondis honore viret.</p> -<p class="i01">Dum Phaetontaeis flagrasset ab ignibus axis</p> -<p class="i02"> Ille locus flammis inviolatus erat.</p> -<p class="i01">Et cum diluvium mersisset fluctibus orbem,</p> -<p class="i02"> Deucalioneas exsuperavit aquas.</p> -<p class="i01">Non huc exangues morbi, non aegra senectus,</p> -<p class="i02"> Nec mors crudelis, nec metus asper adit,</p> -<p class="i01">Nec scelus infandum, nec opum vesana cupido,</p> -<p class="i02"> Aut Mars, aut ardens caedis amore Furor:</p> -<p class="i01">Luctus acerbus abest, et egestas obsita pannis,</p> -<p class="i02"> Et cura insomnis et violenta fames.</p> -<p class="i01">Non ibi tempestas, nec vis furit horrida venti,</p> -<p class="i02"> Nec gelido terram rore pruina tegit.</p> -<p class="i01">Nulla super campos tendit sua vellera nubes,</p> -<p class="i02"> Nec cadit ex alto turbidus humor aquae.</p> -<p class="i01">Sed fons in medium est, quem vivum nomine dicunt,</p> -<p class="i02"> Perspicuus, lenis, dulcibus uber aquis.</p> -</div></div> - -<p class="indl"> -<i>Sidonio Apollinare</i>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Est locus Oceani, longinquis proximus Indis,</p> -<p class="i01">Axe sub Eoo Nabathaeum tensus in Eurum,</p> -<p class="i01">Ver ubi continuum est, interpellata nec ullis</p> -<p class="i01">Frigoribus pallescit humus: sed flore perenni</p> -<p class="i01">Picta peregrinos ignorant arva rigores.</p> -<p class="i01">Halant rura rosis, indescriptosque per agros</p> -<p class="i01">Flagrat odor: violam, cytisum, serpilla, ligustrum,</p> -<p class="i01">Lilia, narcissos, casiam, colocasia, calthas,</p> -<p class="i01">Costum, malobathrum, myrrhas, opobalsama, thura,</p> -<p class="i01">Parturiunt campi: necnon pulsante senecta,</p> -<p class="i01">Hinc rediviva petit vicinus cinnama phoenix.</p> -<p class="i01">Hic domus aurorae rutilo crustante metallo,</p> -<p class="i01">Baccarum praefert lenes asprata lapillos.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">7.</span> -<i>Oratio de Paradiso</i>, attribuita a <span class="smcap">San Basilio Magno</span>, -versione latina, nel t. 1 delle Opere, ediz. di Giuliano -Garnier, Parigi, 1721<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>.</h4> - -<div class="blockquote"> -<p> -Quemadmodum enim hominem eximia ac singulari formatione -prae reliquis animantibus dignatus est, sic et hominis domicilium -suae opus dexterae voluit: delecto loco idoneo, omni -creatorum praestante natura, cui ob celsitatem nullae umbrae -obtunderent, decore mirabili, tuto situ, quod cunctis emineret, -splendido, ac quod omni siderum ortu collustraretur, limpidissimo -circumfuso aere; partium anni temperatione jucundissima -simul optimaque. Ibi igitur Deus paradisum plantaverat, ubi -non ventorum vis, non anni tempestatum intemperies, non -grando, non ignei turbines, non procellae, non contorta ac -violenta fulmina, non glacies hyemalis, non veris humiditas, -non aestatis ardor ac aestus, non autumni siccitas, sed temperata -pacataque anni temporum mutua concordia, singulo quoque -proprio convestito decore, et quod a vicino nihil sibi insidiarum -timeret.... Terra illa opima mollisque, ac quae prorsus melle -manaret ac lacte, atque ad omne fructum genus edendum esset -idonea, fertilissimisque aquis circumflua. Aquae ipsae perpulchrae -ac dulces valdeque tenues ac limpidae, quae et aspectu plurimum -recrearent, ac quam oblectarent majorem quoque utilitatem -praeberent..... Exinde in eo plantavit genus omne -pulcherrimarum stirpium, quae et aspectu summam gratiam -haberent, et summam gustu homini dulcedinem praeberent..... -Sane quidem nec hic desunt prata florida, aspectuque perpulchra -ac grata..... Illic vero flos, non ad breve effulgens tempus, tumque -deficiens, sed perennem jucunditatem ac sempiternam habens; -aspectum gratum ac immortalem, fruitionem indelebilem; fragrantia, -omnis taedii expers; coloris suavitas jugiter effulgens..... -Ipsa quoque stirpium venustas, quae et ipsa conditoris opificium -ac plantationem deceat, quaecunque sarmentitiae sunt et quae -fruticosae, quae unistirpes, multiramae, alticomae, opaca viriditate, -foliis deciduae, semper foliatae, quae folia exuant, semper -virentes atque floridae, frugiferae, infrugiferae; quarum aliae -usui destinatae sunt, aliae conferant ad jucunditatem fruendam; -praestantes omnes proceritate et venustate, opacae ramis, comis -virentes ac floridae, fructibus scatentes, quae aliam atque aliam -cum utilitatem tum oblectationem ubertim praebeant..... Ibi et -avicularum omnigenum genera, tum pennarum flore, tum nativo -concentu atque garritu, miram quamdam a se jucunditatem -spectantibus offerentia; ut nullo non sensu homo liberalissime -acceptus, qua visu, qua auditu, qua tactu, qua olfactu ac gustu -affatim deliciaretur. Cum volucribus erant et terrestrium animalium -omnigena spectacula, sicura omnia et mansueta; pari -cunctis secum indole ac ingenio, sic audientia ac loquentia, ut -nullo negotio intelligerentur..... -</p> -</div> - -<h4><span class="smaller">8.</span> -<span class="smcap">Teodulfo</span>, <i>Carmina, De Paradiso</i>.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Primus amoena tenens factoris munere rura</p> -<p class="i02"> Helisii celsi tum bene factus homo,</p> -<p class="i01">Floribus umbriferis vitam peragebat in arvis,</p> -<p class="i02"> Quo, paradise, tuus vernat amoenus ager.</p> -<p class="i01">Florigeras sedes, iucundo et murmure rivos,</p> -<p class="i02"> Undique stipatos floribus atque rosis.</p> -<p class="i01">Arborei foetus vario quo stipite pendent,</p> -<p class="i02"> Perpetuo numquam desit ademtus ei.</p> -<p class="i01">Illic multigeni pariuntur cespite flores,</p> -<p class="i02"> Malorum fructus fertilis almus ager.</p> -<p class="i01">Quo crepitans croceum pirum rubet arbore, foeta</p> -<p class="i02"> Ficus odorifero flore virescit ubi.</p> -<p class="i01">Puniceo tellus flavescit cortice pomo,</p> -<p class="i02"> Et laurus redolet, mirtus opaca simul.</p> -<p class="i01">Lenta liquore madens, geminis et turgida baccis</p> -<p class="i02"> Quove canis olea stat onerata suis.</p> -<p class="i01">Arbor in immensum spaciatur nomine vitae</p> -<p class="i02"> Helisii medio e vertice surgit eri.</p> -<p class="i01">Mille soporatas profert pulcherrimus herbas</p> -<p class="i02"> Campus inauditus, quas dat amoenus ager.</p> -</div></div> - -<h4 class="sm80">9.</h4> - -<p> -Bellissima è la descrizione che del Paradiso terrestre -si legge nel poemetto <i>Fênix</i> di <span class="smcap">Cinevulfo</span>, ma alquanto -troppo lunga, talchè non mi sembra opportuno di qui -riferirla. Se ne può vedere una versione tedesca nel libro -di <span class="smcap">F. Hammerich</span>, <i>Aelteste christliche Epik der Angelsachsen, -Deutschen und Nordländer</i>, Gütersloh, 1874, -pp. 105-8. -</p> - -<h4><span class="smaller">10.</span> -<span class="smcap">Arnaldo di Bonneval (Arnaldo, Ernaldo, Arnoldo -Carnotense)</span>, <i>De operibus sex dierum.</i></h4> - -<div class="blockquote"> -<p> -Emanabat e medio fons vitreus irrigans et humectans omne -gramen radicitus, nec tamen redundans enormiter, sed elapsu -subterraneo totam horti illius aream imbuens. Frondes patulae -in proceris arboribus subiecta gramina obumbrabant; humorque -inferior, et superior temperies virorem perpetem in cespite nutriebant. -Aderat aura meridianis horis si quis forte erat vaporem -abigens et propellens. Locus omnino nivium ignarus et -grandinis, et perpetui veris aequalitate iocundus. Erat ex fructibus -et ipsis virgultis aromatica, et ex ipsis truncis pinguedines -pigmentariae erumpebant. Stillabat storax, et liquor balsami, -ruptis corticibus, ultra pavimenti crustas affatim imbuebat. -Defluebant per prata nardina unguenta spirantia; et gummis, -stillantibus sine praeli violentia, tota undique regio illa innumeris -perfundebatur odoribus. -</p> -</div> - -<p> -Seguita descrivendo le altre meraviglie, da cui tutti -i sensi erano allietati, e, insieme con la fonte che versava -acque vitali, celebra le frutta squisite, il canto ineffabile -degli uccelli. -</p> - -<h4><span class="smaller">11.</span> -<span class="smcap">Bernardo Silvestro (Bernardo Carnotense)</span>, -<i>De mundi universitate</i>, l. I.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">At potius iacet aurorae vicinus et euro</p> -<p class="i02"> Telluris gremio floridiore locus.</p> -<p class="i01">Cui sol dulcis adhuc primo blanditur in ortu,</p> -<p class="i02"> Cum primaeva nihil flamma nocere potest.</p> -<p class="i01">Illic temperies, illic clementia caeli</p> -<p class="i02"> Floribus et vario gramine praegnat humum.</p> -<p class="i01">Nutrit odora, parit species, pretiosa locorum,</p> -<p class="i02"> Mundi delicias angulus unus habet.</p> -<p class="i01">Surgit ea gingiber humo surgitque galanga</p> -<p class="i02"> Longior, et socio baccare dulce thymum.</p> -<p class="i01">Perpetui quem floris honor commendat acanthus</p> -<p class="i02"> Grataque conficiens unguina nardus olet.</p> -<p class="i01">Pallescitque crocus ad purpureos hyacinthos,</p> -<p class="i02"> Ad casiae calamos certat odore macis.</p> -<p class="i01">Inter felices silvas sinuosus oberrat</p> -<p class="i02"> Inflexo totiens tramite rivus aquae.</p> -<p class="i01">Arboribusque strepens et conflictata lapillis</p> -<p class="i02"> Labitur in pronum murmure limpha fugax.</p> -<p class="i01">Hos, reor, incoluit riguos pictosque recessus</p> -<p class="i02"> Hospes, sed brevior hospite primus homo.</p> -<p class="i01">Hoc studio curante nemus natura creavit,</p> -<p class="i02"> Surgit fortuitis cetera silva locis.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">12.</span> -<span class="smcap">Gotofredo da Viterbo</span>, <i>Pantheon</i>, parte I; <i>Memoria saeculorum</i>, -parte I. I manoscritti offrono grande varietà di lezione.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Est locus excisus, nullo prius ordine visus,</p> -<p class="i01">Nec prius auditus; terrestris id est Paradisus,</p> -<p class="i03"> Floribus orditus deliciisque situs.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Germinat haec illud vitae memorabile lignum,</p> -<p class="i01">Scire bonum dat sive malum laudabile signum,</p> -<p class="i02"> Quo mors aut vita pendula stabat ita.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Pars quasi facta poli regia vacat illa decori,</p> -<p class="i01">Non patet algori, neque subditur ipsa calori,</p> -<p class="i02"> Dans habitatori non ibi posse mori.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Civibus angelicis meruit locus ille beari,</p> -<p class="i01">Fluminibus variis varia statione rigari,</p> -<p class="i02"> Gemmas mirificas alveus ille parit.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Flumina bis bina Paradisus habere notatur;</p> -<p class="i01">Tigris et Euphrates Phisonque Gehonque vocatur,</p> -<p class="i02"> Aurum cum gemmis fluminis unda vehit.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Optima per fluvium currentia poma tenentur,</p> -<p class="i01">Infirmis oblata viris medicina videntur,</p> -<p class="i02"> Solus odoratus sanat odore caput.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non oculus vidit, nec homo valet ore fateri,</p> -<p class="i01">Nulla beatorum valet optima vita mereri</p> -<p class="i02"> Quae Deus hic sanctis dona daturus erit.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Cherubin et Seraphin reserant portas Paradisi,</p> -<p class="i01">Ensibus eversis per eam sunt currere visi,</p> -<p class="i02"> Mens mea cum sanctis illa videre sitit.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">13.</span> -<span class="smcap">Alessandro Neckam</span>, <i>De laudibus divinae sapientiae</i>, -dist. V.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ausi sunt veteres terram censere rotundam,</p> -<p class="i02"> Quamvis emineat montibus illa suis.</p> -<p class="i01">Quid quod deliciis ornatus apex paradisi</p> -<p class="i02"> Lunarem tangit vertice pene globum?</p> -<p class="i01">Hunc spaciosa locum generosaque vitis amoenat,</p> -<p class="i02"> Et nitidi fontes fontiferumque nemus.</p> -<p class="i01">Hortum nobilitat preciosi gloria fructus,</p> -<p class="i02"> Non arbor sterilis crescere novit ibi.</p> -<p class="i01">Ventorum rabiem cum densis nubibus infra</p> -<p class="i02"> Se vidit, insultus aeris omnis abest.</p> -<p class="i01">Ultrices scelerum non sensit aquas cataclismi,</p> -<p class="i02"> Nec novit tumidas Deucalionis aquas,</p> -<p class="i01">Raptus Enoch subito, curruque levatus Helias,</p> -<p class="i02"> Illic tranquillae gaudia pacis amat;</p> -<p class="i01">Athletae Domini precursoresque secundi</p> -<p class="i02"> Adventus, fidei lumina clara sacrae.</p> -<p class="i01">Convincetur ab his sanctorum publicus hostis,</p> -<p class="i02"> Mons Olei mortis conscius ejus erit.</p> -<p class="i01">Hic mons, a prima nascentis origine mundi</p> -<p class="i02"> Conditus, aurorae regna propinqua tenet.</p> -</div></div> - -<h4 class="sm80">14.</h4> - -<p> -Nel poema latino di cui ho riferito alcuni versi nella -n. 115 al cap. II, si leggono pure questi altri, che compiono -la descrizione. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Aura leni sibilo tempus narrat vernum,</p> -<p class="i01">Et, ut verum fatear, ver est hic eternum;</p> -<p class="i01">Hic pratorum gloria, gaudium par ternum,</p> -<p class="i01">Virens, florens, redolens, habet ius supernum.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Odor florum, fructuum, arborum, herbarum,</p> -<p class="i01">Tago fluctus induens aurum harenarum,</p> -<p class="i01">Humi sparsa rutila sidera gemmarum,</p> -<p class="i01">Addunt indicibile ius deliciarum.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non hic asper carduus, rampuus vel urtica,</p> -<p class="i01">Non infelix lolium pululans cum spica,</p> -<p class="i01">Arborum vel olerum non stirps inimica:</p> -<p class="i01">Queque sunt hic consona, quia sunt aprica.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non hic estus ingruit, ymber vel tempestas;</p> -<p class="i01">Fame, siti, frigore, sors, hic non infestas:</p> -<p class="i01">Adam, nisi rueret manus per incestas,</p> -<p class="i01">Esset horum omnis omnibus potestas.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">15.</span> -<i>L'ymage du monde</i>, l. II, cap. 2. (Dal ms. L, IV, 5 -della Nazionale di Torino. Trascrivo il passo esattamente -quale ivi si legge).</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">La premiere region d'Aise</p> -<p class="i02"> Est Paradis, li lieux plain d'aise,</p> -<p class="i02"> Si plain de joye et de solas</p> -<p class="i02"> Que nus n'y puet devenir las,</p> -<p class="i02"> Ne veillier de nulle partie.</p> -<p class="i02"> Layens est li arbre de vye.</p> -<p class="i02"> Qui auroit mengier de ce fruit</p> -<p class="i02"> Jamais ne morroit jour ne nuyt.</p> -<p class="i02"> Mais nuls hons aler n'y porroit</p> -<p class="i02"> S'angles ou dieu ne l'y menoit,</p> -<p class="i02"> Car tous est claus de feu ardant</p> -<p class="i02"> Qui jusqu'as nues va flambeant.</p> -<p class="i02"> Layens une fontaine neist</p> -<p class="i02"> Qu'en iiij fluns devisée est,</p> -<p class="i02"> Dont ly uns d'eulx Fyson a non,</p> -<p class="i02"> Ou Gange, ainsi l'appelle on,</p> -<p class="i02"> S'en va par Ynde loing et pres,</p> -<p class="i02"> Et sort du mont Artabanes,</p> -<p class="i02"> Et siet par devant Oriant,</p> -<p class="i02"> Et chiet en la mer d'Occidant.</p> -<p class="i02"> Li autres, Gyons ou Nilus,</p> -<p class="i02"> Entre en terre ung petit ensus,</p> -<p class="i02"> Et par dedens terre s'en court,</p> -<p class="i02"> Tant qu'em la Rouge Mer ressort,</p> -<p class="i02"> Et toute Europe avironne,</p> -<p class="i02"> Si qu'em une parties se donne,</p> -<p class="i02"> Et va par Egypte courant,</p> -<p class="i02"> Tant qu'il rechiet sur la mer grant.</p> -<p class="i02"> Tygris et doncques Euphrates</p> -<p class="i02"> Sordent en Germenie<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>, pres</p> -<p class="i02"> D'une grant montaigne environ,</p> -<p class="i02"> Qui mont Pethoatus a nom,</p> -<p class="i02"> Et s'en vont par mainte contrée.</p> -<p class="i02"> Jusqu'à tant qu'il ont rencontrée</p> -<p class="i02"> La mer moyenne, ou il se fiert,</p> -<p class="i02"> Si com leur nature requiert.</p> -<p class="i02"> De ce Paradis tout entour</p> -<p class="i02"> A lius moult divers en main tour,</p> -<p class="i02"> Car nus hons n'y porroit trouver</p> -<p class="i02"> Point de son vivre n'abiter,</p> -<p class="i02"> Pour bestes crueuses et fieres</p> -<p class="i02"> Qui la sont de maintes manieres:</p> -<p class="i02"> La sont jaiant et chenelieu,</p> -<p class="i02"> Qui tout devorent comme leu.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">16.</span> -<i>Baudouin de Sebourc</i>, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, -c. 15 (Cf. pp. 120-1).</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Et quant Baudewins vint à che lieu avenant,</p> -<p class="i01">Ne vit tour, né chastel, né dongon, en estant;</p> -<p class="i01">Fors arbres qu'en tous tamps sont vert et fruit portant.</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i02"> Et li doy chevalier n'i font arrestement,</p> -<p class="i01">En paradis terrestre sont entré liëment:</p> -<p class="i01">De trestoutes manières d'oysiaus du firmament</p> -<p class="i01">I ost-on le son chanter si douchement,</p> -<p class="i01">Que de la mélodie n'a, el mont, si dolent</p> -<p class="i01">Qui n'en fust resjoïs à che démainnement.</p> -<p class="i01">Adès i fait estès, n'i keurt pluie né vent;</p> -<p class="i01">Li arbre y sont tout vert, en tous tamps, vraiëment.</p> -<p class="i01">Li fruit y sont pendant, sans chéoir nullement,</p> -<p class="i01">Né jà ne kerra fruis, s'escripture ne ment,</p> -<p class="i01">Dès-si jusques au jour du très grant jugement</p> -<p class="i01">Que Diex fera le monde finer parfaitement.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">17.</span> -<span class="smcap">Rudolf von Hohen-Ems</span>, <i>Weltchronik</i>. (<span class="smcap">Doberentz</span>, <i>Die -Erd- und Völkerkunde in der Weltchronik des R. v. -H.-E. Zeitschrift für deutsche Philologie</i>, vol. XIII (1882), -p. 172).</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Daz irdensche Paradis,</p> -<p class="i01">daz nach dem wünsche alle wîs</p> -<p class="i01">lît, daz ist das hôhste lant,</p> -<p class="i01">daz in dem teil ist lant genant.</p> -<p class="i01">daz muoz — als uns diu wâhrheit seit —</p> -<p class="i01">unbûhaft al der menscheit</p> -<p class="i01">von grozer unkünde sîn,</p> -<p class="i01">wan ez ein mûre fiurîn,</p> -<p class="i01">diu hôhe durch die lüfte gât,</p> -<p class="i01">beslozzn und umbevangen hât;</p> -<p class="i01">dar ûz Tygris und Physôn</p> -<p class="i01">Eufrâtes unde Gêôn.</p> -<p class="i01">diu vier wazzer, fliezent</p> -<p class="i01">ûf die erde, und begiezent</p> -<p class="i01">diu lant und machent mit ir kraft</p> -<p class="i01">die erde fiuhte und berhaft.</p> -<p class="i01">Zwischen dem Paradîse lît</p> -<p class="i01">manic lant und îsel wît</p> -<p class="i01">unbûhaft âne bû erkant</p> -<p class="i01">unz an diu bûhaften lant:</p> -<p class="i01">wan in der wüeste und underwegen</p> -<p class="i01">ist wüester wilde vil gelegen;</p> -<p class="i01">dar in sô vil gewürmes lît,</p> -<p class="i01">und tiere, daz ze keiner zît</p> -<p class="i01">nieman drinne mac genesen</p> -<p class="i01">noch mit deheinem bûwe wesen</p> -<p class="i01">in den wüesten landen dâ.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">18.</span> -<span class="smcap">Jacob van Maerlant's</span> <i>Spiegel historiael</i>, edizione di -Leida, 1857-62, parte Iª, l. I, c. 17.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dat paradijs es sekerlike</p> -<p class="i01">Dat oest ende van erderike,</p> -<p class="i01">Vul bomen van goeder maniere,</p> -<p class="i01">Vul van elken crude diere.</p> -<p class="i01">Daer es in des levens hout,</p> -<p class="i01">Ennes daer in no heet no cout,</p> -<p class="i01">Maer getemperde lucht ende reine.</p> -<p class="i01">In midden so es eene fonteine,</p> -<p class="i01">Die dat proyeel can verchieren,</p> -<p class="i01">Ende deelt hare in viere manieren.</p> -<p class="i01">Noint man wits diere in comen conde,</p> -<p class="i01">Sint dat Adam dede die zonde;</p> -<p class="i01">Want een mir van viere claer</p> -<p class="i01">Gaeter omme, dat es waer</p> -<p class="i01">Alsic wel sal doen verstaen:</p> -<p class="i01">Daers Enoch ende Helyas in gedaen.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">19.</span> -<span class="smcap">Jan Deckers</span>, <i>Der leken spieghel</i>, l. I, cap. 21 (<i>Werken -uitgegeven door de Vereeniging ter bevordering der oude -nederlandsche Letterkunde</i>, vol. I, Leida, 1844, pp. 77-8).</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dit paradijs, heb ic verstaen,</p> -<p class="i01">Es recht int oeste ghestaen,</p> -<p class="i01">Ende es so schoene, dat gheen man</p> -<p class="i01">Te vullen gheprisen en can,</p> -<p class="i01">Van boemen, van cruden mede,</p> -<p class="i01">Ende van alderhande chierhede.</p> -<p class="i01">Daer en is noch hongher no dorst,</p> -<p class="i01">Onghewedere, coude no vorst,</p> -<p class="i01">So zuet is daer die lucht ende stille.</p> -<p class="i01">Daer en is gheenen onwille,</p> -<p class="i01">Daer die creatueren souden</p> -<p class="i01">Eeuwelijc leven sonder ouden.</p> -<p class="i01">Alle ghenade ende onghenaden,</p> -<p class="i01">Die ons comen vrouch ende spade,</p> -<p class="i01">Die ons God sent, deeuwege vader,</p> -<p class="i01">Comen uten oesten allegader;</p> -<p class="i01">Die inghele oic, waerlike,</p> -<p class="i01">Want het es daensichte van hemelrike.</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">In des paradijs pleyne</p> -<p class="i01">Springhet eene scone fonteine,</p> -<p class="i01">Die soe groot es, heb ic verstaen,</p> -<p class="i01">Datter vier rivieren af gaen.</p> -<p class="i01">Dese loepen in cruus wijse</p> -<p class="i01">Te vier sijden uten paradise.</p> -<p class="i01">Elke mach wel also groot zijn,</p> -<p class="i01">Off meere dan die Rijn.</p> -<p class="i01">Dit sijn haer namen, sijts ghewes:</p> -<p class="i01">Physon, Gyon, Tygris, Effrates,</p> -<p class="i01">Die meenich lant ende meneghe stat</p> -<p class="i01">Verversschen ende maken nat,</p> -<p class="i01">Daer waters breke soude wesen,</p> -<p class="i01">En daet die planteyt van desen.</p> -<p class="i01">Men vinter oic in saphiere,</p> -<p class="i01">Ende alderhande ghesteente diere,</p> -<p class="i01">Die herde weert sijn ende fijn,</p> -<p class="i01">Ende van groter macht oic sijn.</p> -</div></div> - -<h4><span class="smaller">20.</span> -<span class="smcap">Federigo Frezzi</span>, <i>Il Quadriregio</i>, l. IV, capp. I e II.</h4> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Quando fui presso al fin di quel cammino,</p> -<p class="i02"> Il Paradiso vidi, ch'è terrestro,</p> -<p class="i02"> Il qual fe' Dio per singolar giardino.</p> -<p class="i01">E s'egli è bello pensisi il Maestro</p> -<p class="i02"> Il quale il fece, e posel dove il sole</p> -<p class="i02"> Ha più virtù, e 'l cielo, a lato destro.</p> -<p class="i01">Lì era un pian di rose e di viole</p> -<p class="i02"> E d'altri fiori, e di maggior fragranza</p> -<p class="i02"> Che qui, dove siam noi, esser non suole.</p> -<p class="i01">Che ogni frutto, quanto ha più distanza</p> -<p class="i02"> Da questo loco, tanto ha vertù meno,</p> -<p class="i02"> E quanto più s'appressa in virtù avanza.</p> -<p class="i01">Tra quelli fiori e l'aere sereno,</p> -<p class="i02"> Tra le melodie dolci di quel piano,</p> -<p class="i02"> Io trapassai di dolci canti pieno.</p> -<p class="i01">Da quel giardino er'io poco lontano,</p> -<p class="i02"> Ch'io vidi un serafino in sulla porta,</p> -<p class="i02"> Ch'è posto lì da Dio per guardiano.</p> -</div></div> - -<p> -L'angelo concede l'entrata, e Minerva s'accomiata dal -poeta, affidandolo alla guida di Enoch ed Elia, che lo -conducono a vedere le meraviglie del beato giardino. Ecco -prima l'<i>arbor senza fronde</i>, l'albero della scienza del bene -e del male (v. più sopra, p. 28); ecco, dopo, l'albero della -vita:. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Poscia trovammo la pianta più bella</p> -<p class="i02"> Del Paradiso, la pianta felice,</p> -<p class="i02"> Che conserva la vita e rinnovella.</p> -<p class="i01">Su dentro al cielo avea la sua radice,</p> -<p class="i02"> E giù inverso terra i rami spande,</p> -<p class="i02"> Ov'era un canto che qui non si dice.</p> -<p class="i01">Era la cima lata e tanto grande</p> -<p class="i02"> Che più, al mio parer, che duo gran miglia</p> -<p class="i02"> Era dall'una all'altra delle bande<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Enoch spiega al poeta la virtù della pianta, e gli narra -di Seth, come ne tolse il ramoscello, che fatto albero a -sua volta, porse il legno onde fu formata la croce, e gli -dà ragione della mitezza di temperatura onde il luogo si -allieta; Elia lo ammaestra circa i fiumi che nascono dal -gran fiume paradisiaco. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Poi ci movemmo per le adorne strade</p> -<p class="i02"> Tralla fragranza e soavi melode,</p> -<p class="i02"> Tra nettar dolci in scambio di rugiade.</p> -<p class="i01">Ivi ogni senso si rallegra e gode:</p> -<p class="i02"> Alla verzura si conforta il viso;</p> -<p class="i02"> L'orecchie a' canti degli uccelli ch'ode.</p> -<p class="i01">Rallegra tutto il cor quel Paradiso.</p> -<p class="i02"> Ivi ogni cosa intorno m'assembrava</p> -<p class="i02"> Un'allegrezza di giocondo riso.</p> -</div></div> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="noteapp1">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note441"> -<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>. </span>Raccolgo in quest'appendice alcune descrizioni tratte da scritture appartenenti -ai primi secoli della Chiesa e al medio evo, affinchè il lettore -possa, da sè, farsene un più giusto concetto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note442"> -<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>. </span>A pag. 69 diedi, per errore, come di San Basilio, senz'altro, una opinione -che trovasi espressa in questa scrittura, a lui attribuita.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note443"> -<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>. </span>L. <i>Hermenie</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note444"> -<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>. </span>Correggasi a p. 140, n. 35, l'accenno che a questo luogo si riferisce. Secondo -il poeta, la cima dell'albero doveva avere più di sei miglia di circonferenza.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="app2">APPENDICE II -<span class="smaller">L'ANDATA DI SETH AL PARADISO TERRESTRE.</span></h3> -</div> - -<p> -Traggo dal manoscritto francese L, II, 14, della Biblioteca -Nazionale di Torino (f. 4, v. a 6 r.), un racconto -in versi del viaggio di Seth al Paradiso terrestre. Esso -appartiene a uno strano poema che fa da prologo alla -<i>Vengeance de Jésu-Christ</i> (cf. <span class="smcap">Stengel</span>, <i>Mittheilungen -aus französischen Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothek</i>, -Halle a. S., 1873, pp. 13 sgg., 19 sg.) e presenta -alcune particolarità curiose, che, spero, lo faran -gradire al lettore. È opera, probabilmente, del secolo XII. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Or vous ai dit dou traitre Chain,</p> -<p class="i01">Et de son fait com il pot avenir:</p> -<p class="i01">Or vous dirai d'Adan(s) jusqu'(es) en la fin.</p> -<p class="i01">Vérités fu que Adans tant vesqui</p> -<p class="i01">La blanche barbe desus le pié li gist,</p> -<p class="i01">Et si traine ses cheviaus autresi,</p> -<p class="i01">Ce dist l'estoire,.II. grans piés et demi;</p> -<p class="i01">Sus le menton li gisent si sourchil;</p> -<p class="i01">Vestus de fuelle cousus de jons marins.</p> -<p class="i01">.I. jour apelle le mainé de ses fis;</p> -<p class="i01">Chil ot non Sept, si fu preus et gentis:</p> -<p class="i01">«Sept», dist li peres, «entendes envers mi:</p> -<p class="i01">Il te convient mon mesaige furnir.</p> -<p class="i01">Droit en terrestre en iras Paradis<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a></p> -<p class="i01">Parler a l'angle c'a non Cherubins;</p> -<p class="i01">L'aubre de vie garde em Paradis:</p> -<p class="i01">C'est li conpas de quan qu'il raverdist,</p> -<p class="i01">Car sus cet arbre fu escris li pepins,</p> -<p class="i01">Et la feive et li glans et li ris,</p> -<p class="i01">Dont nous avons boschages et gardins.</p> -<p class="i01">Tu me diras a l'angle, biaus amis,</p> -<p class="i01">Qu'il voist moult tost parler au roi de Paradis,</p> -<p class="i01">Et si me saiche à dire au revenir</p> -<p class="i01">Quant trespaserai hors de cest siede chi,</p> -<p class="i01">Et li dous oilles et quant me venra il,</p> -<p class="i01">Que nostres sires mes peres me proumist</p> -<p class="i01">Quant je voloie mes .VII. enfans perir</p> -<p class="i01">En Rouge Mer et lancier et flatir.</p> -<p class="i01">Iceste juste emporte avoecques ti,</p> -<p class="i01">De la fontainne de jouvent .I. petit</p> -<p class="i01">M'aporteras si plaist a Cherubin:</p> -<p class="i01">Se j'en ai but juvenes sui et meschins,</p> -<p class="i01">Si garderai mes filles et mes fis,</p> -<p class="i01">Et le grant peuple qui est de moi partis.</p> -<p class="i01">Va t'ent la voie et les pas que je vins,</p> -<p class="i01">Bien les connoisteras, biaus tres dou[s] fis,</p> -<p class="i01">Il sont tout sec et de ta mere ausi,</p> -<p class="i01">Car, puis celle eure que j'en fui partis,</p> -<p class="i01">Toute sustance et tous biens i failli.</p> -<p class="i01">Le gués prilleus trouveras devant ti;</p> -<p class="i01">C'est Purcatoire qui garde Paradis:</p> -<p class="i01">Çou est .I. fus qui tous jours art et frit;</p> -<p class="i01">L'iave est plus rouge que n'est li sans de ti;</p> -<p class="i01">Li boullon sont si haut, se diex m'ait,</p> -<p class="i01">Qu'il n'est nus ars qui par desus traisist,</p> -<p class="i01">Et s'entrecontre par si tres grant air</p> -<p class="i01">Que de .XX. lieues le puet on bien oir</p> -<p class="i01">L'une unde en l'autre et hurter et flatir.</p> -<p class="i01">Qui devera entrer em Paradis,</p> -<p class="i01">Ne ou vergier de quoi je sui banis,</p> -<p class="i01">Tant ert ou gués dont je parole chi</p> -<p class="i01">Qu'il ert si purs li arme et li espirs</p> -<p class="i01">Com dameldex en son cors l'ame mist.</p> -<p class="i01">C'est la premiere porte de Paradis,</p> -<p class="i01">Mais l'autre porte est trop en grinour pris»<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>.</p> -<p class="i01">Et li varlés avalle le larris,</p> -<p class="i01">Vestus de fuelle cousus de jons marins;</p> -<p class="i01">Vers Rouge Mer acqueille son chemin.</p> -<p class="i01">Che jour encontre l'enfes maint porc marin,</p> -<p class="i01">Maint ours sauvage, lions, et cocatris,</p> -<p class="i01">Et grans dragons, alerions petis.</p> -<p class="i01">Tant a esré li freres à Chain</p> -<p class="i01">Qu'il trespassa .I. grant bos de bresil,</p> -<p class="i01">Apres le bos est montés .I. lairis,</p> -<p class="i01">Espurcatoire a devant lui coisi.</p> -<p class="i01">Lors li sembla que chieus et mers arsist:</p> -<p class="i01">Il chiet pasmé, s'a jeté .I. grant cri,</p> -<p class="i01">Apres dous dex a conforter se prist;</p> -<p class="i01">Prent s'escharboucle, sel frote au samit,</p> -<p class="i01">Li feus en saut à alumer l'a pris.</p> -<p class="i01">L'angles le voit, c'ot à non Chérubins:</p> -<p class="i01">En autant d'eure com .I. iex puet ouvrir</p> -<p class="i01">Vient a l'enfant, si l'a à raison mis:</p> -<p class="i01">«Diva! varles, et qui t'envoia chi?</p> -<p class="i01">Ains, puis celle eure c'Adans en fu partis,</p> -<p class="i01">Me vi jou chose qui car et sane euist,</p> -<p class="i01">Qui de si pres aprocha Paradis.</p> -<p class="i01">Va t'ent ariere, par amours je t'en pri,</p> -<p class="i01">Que cis grans feus ne t'ait ja englouti».</p> -<p class="i01">Et dist li enfes: «Este[s] vous Chérubins,</p> -<p class="i01">Qui mon pere chacha de Paradis</p> -<p class="i01">A une espée ardant? il le m'a dit.</p> -<p class="i01">Par moi te mande, et je sui qui te di,</p> -<p class="i01">Que parler voisses au roi de Paradis,</p> -<p class="i01">Et li demandes, par amours je t'en pri,</p> -<p class="i01">Quant trespasera hors de ce siecle chi,</p> -<p class="i01">Et li dous oilles et quant li venra il,</p> -<p class="i01">Que nostres sires, ses peres, li proumist,</p> -<p class="i01">Pour quoi doit estre encore ses amis».</p> -<p class="i01">Et dist li angles: «J'ai grant merveille oi».</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Et dist li angles: «Amis, or m'entendes.</p> -<p class="i01">Verités fu quant Adans fu fourmés,</p> -<p class="i01">Et il peut bien et venir et aler,</p> -<p class="i01">Oir, sentir, et veoir, et parler.</p> -<p class="i01">Quanque diex ot li fu abandonnés,</p> -<p class="i01">Fors .I. pumiers qui li fu devées,</p> -<p class="i01">Qu'il avoit as anemis donnés</p> -<p class="i01">Pour .I. serviche qu'il li firent en mer,</p> -<p class="i01">Car il alerent le grant goufre effondrer</p> -<p class="i01">Par quoi li iave se prist a avaler</p> -<p class="i01">Tant com la terre parut aval la mer.</p> -<p class="i01">Il en menja, mes che pot lui peser:</p> -<p class="i01">Il fu tantost as anemis livrés:</p> -<p class="i01">Et nostres sires s'en ot duel et pité,</p> -<p class="i01">Pour vous ala ens en abisme entrer,</p> -<p class="i01">À Lucifer tout maintenant parler,</p> -<p class="i01">Demanda lui par fines amistés</p> -<p class="i01">S'on vous poroit ravoir ne rachater</p> -<p class="i01">Pour nul avoir c'on vous seust donner.</p> -<p class="i01">Et Lucifers respondi par fierté:</p> -<p class="i01">«Oil, biau sire; se vous tant les ames</p> -<p class="i01">C'ous en voeilles vo cors abandonner,</p> -<p class="i01">Vous les aures de prison delivrés,</p> -<p class="i01">Et li vergies vous ert quite clamés,</p> -<p class="i01">Ne jamais jour n'i volons retourner».</p> -<p class="i01">Adont se teut li rois de majesté,</p> -<p class="i01">N'encor n'est mie li jugemens donnés,</p> -<p class="i01">Ne il n'est angles lasus tant soit senés</p> -<p class="i01">Qui de dieu sache son cuer ne son penser,</p> -<p class="i01">S'il vous vorra perdre ne rachater;</p> -<p class="i01">Mes puis celle eure qu'il ot en si parlé</p> -<p class="i01">Je ne vi diable ens ou vergier entrer<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>.</p> -<p class="i01">Et, s'il vous plaist, avec moi en venres;</p> -<p class="i01">Mousterai vous la fine verité,</p> -<p class="i01">De vostre pere comment il a ouvré,</p> -<p class="i01">Et le vergier de quoi estes tourblé».</p> -<p class="i01">Et respont Sept: «Je l'ai moult desiré,</p> -<p class="i01">De l'eritaje veoir et regarder.</p> -<p class="i01">La devissions en glore demorer»</p> -<p class="i01">Et dist li angles: «Amis, vous le verres».</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> L'enfant embrache li sains angles honestes,</p> -<p class="i01">Si l'en emporte en Paradis terrestre;</p> -<p class="i01">De fin or pur ouvri une fenestre:</p> -<p class="i01">«Amis», dist il, «or boute chi ta teste;</p> -<p class="i01">Si verras ja le tourment et la perte</p> -<p class="i01">Qu'[est] pour ton pere en Paradis terrestre.</p> -<p class="i01">Oisiaus n'i chante, ne n'i demainne feste,</p> -<p class="i01">Solaus n'i luist ne au main ne au vespre,</p> -<p class="i01">L'iave n'i sourt, ne n'i raverdist herbe,</p> -<p class="i01">Ne il n'i a fors tenebre et tempeste»<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Li damoisiaus a regarder a pris</p> -<p class="i01">Par le vergier qui n'est mie floris:</p> -<p class="i01">L'aubre de vie a veu devant lui,</p> -<p class="i01">Plus grans des autres bien resambloit sapins,</p> -<p class="i01">Tous fu brisiés et entour et emmi.</p> -<p class="i01">Par desus l'aubre a .I. bel nit coisi;</p> -<p class="i01">.I. pellicans se seoit droit enmi;</p> -<p class="i01">C'est li prumiers oisiaus que dex fesist;</p> -<p class="i01">Dex ne fist plume que cis la nen euist.</p> -<p class="i01">Comparés fu il meismes à li,</p> -<p class="i01">D'estre sages et dous et bien amanevis,</p> -<p class="i01">Courtois et larges et destre, à point hardis,</p> -<p class="i01">Ne pour sa vie de noient ne mesprist.</p> -<p class="i01">Morte estoit sa fumelle fennis:</p> -<p class="i01">Remés l'en fu .III. faonniaus petis<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>.</p> -<p class="i01">Or a alé contreval le gardin,</p> -<p class="i01">.III. jours et plus si com la bible dist,</p> -<p class="i01">Ne trueve chose dont il se puist garir,</p> -<p class="i01">Ne ses faons de les lui soustenir,</p> -<p class="i01">C'ains puis celle eure c'Adans en fu partis</p> -<p class="i01">Toute sustance et tous biens i failli.</p> -<p class="i01">Or entendes que li dous oisiaus fist,</p> -<p class="i01">Quand il voit bien nes puet mais soustenir.</p> -<p class="i01">Ancois qu'il voist autre oisel assalir,</p> -<p class="i01">Premierement en vorra ja morir.</p> -<p class="i01">Dou bech trenchant en son pis se feri,</p> -<p class="i01">Le cuer dou ventre a perchié tout parmi.</p> -<p class="i01">Li sans en saut et enprent à issir,</p> -<p class="i01">À cescun fan en a bailliét .I. fil,</p> -<p class="i01">Et cil le boivent qui en ont grant desir,</p> -<p class="i01">Batent lor elles, dou pere sont parti,</p> -<p class="i01">Volant en vont contreval le gardin.</p> -<p class="i01">Li pellicans à regarder les prist,</p> -<p class="i01">Grant joie en a de çou que vis les vit,</p> -<p class="i01">Mes tant fort sainne ne se set astenir</p> -<p class="i01">Ne garde l'eure qu'il se voie morir.</p> -<p class="i01">Et li chieus oeuvre, l'angles en descendi,</p> -<p class="i01">L'oisiel emporte lasus em Paradis,</p> -<p class="i01">Si le courronnent les chelui qui le fist.</p> -<p class="i01">Adont coumenche la noise en Paradis</p> -<p class="i01">D'angle contre autre dont i a plus de .M.:</p> -<p class="i01">Là ont jugiét le roi de Paradis,</p> -<p class="i01">S'il voet droiture user et maintenir,</p> -<p class="i01">Et voet ravoir les siens certains amis,</p> -<p class="i01">Que telle guise li convenra tenir.</p> -<p class="i01">Apres la noise qui fu em Paradis,</p> -<p class="i01">Une grant raie dou solaill descendi</p> -<p class="i01">Ens ou vergier, s'en est entré[e]s ou nit:</p> -<p class="i01">Or li aporte le saintisme esperit:</p> -<p class="i01">En guise estoit d'un enfanchon petit,</p> -<p class="i01">Qui d'un blanc gant le peuist on couvrir.</p> -<p class="i01">Adont coumenche et la joie et li ris:</p> -<p class="i01">Chil oisel chantent, de terre sont parti,</p> -<p class="i01">Les iaves sourdent, li pré sont raverdi,</p> -<p class="i01">Et toute riens dou mont se resjoi.</p> -<p class="i01">Qui que fait joie l'enfes jeta .I. cri:</p> -<p class="i01">Adan regraite com ja poires oir.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Ahi, Adan», dist il, «de vo biauté,</p> -<p class="i01">De vous estoit cis lieus enluminés.</p> -<p class="i01">Ja n'est il angles lasus tant soit senés</p> -<p class="i01">C'à vo fachon seust rien amender.</p> -<p class="i01">Or vous perdrai ains qu'il soit avespré,</p> -<p class="i01">Qu'il vous convient ens en enfer entrer,</p> -<p class="i01">Dont deussies estre avoec moi couronnés.</p> -<p class="i01">S'on vos peust de tresor rachater,</p> -<p class="i01">Ne de rien née que on peuist penser,</p> -<p class="i01">De ma grant perte ne fusse espoentés;</p> -<p class="i01">Meis si grant painne m'en convient endurer,</p> -<p class="i01">Se voel droiture maintenir ne user,</p> -<p class="i01">Com cil oisiaus qui s'est à mort livrés,</p> -<p class="i01">Qui l'essamplaire nos a lasus moustré</p> -<p class="i01">Com faitement je me doi demener</p> -<p class="i01">Se je vos voel de prison delivrer,</p> -<p class="i01">Et je vous voel ravoir ne rachater».</p> -<p class="i01">Adonques a .I. si grant cri jeté</p> -<p class="i01">Que de .X. lieues le peust on ascouter,</p> -<p class="i01">Que moult redoute ce qu'il a à passer.</p> -<p class="i01">Quand Sept l'entent si a l'angle apellé:</p> -<p class="i01">«Cherubin sire», dist il, «or m'entendes.</p> -<p class="i01">Que chou est or que jou ai ascouté</p> -<p class="i01">Desus cel arbre ou a telle clarté?»</p> -<p class="i01">«Amis», dist l'angles, «que vauroit li celers?</p> -<p class="i01">Chou est li fis de la grant majesté,</p> -<p class="i01">Ch'est ses espir[s], ses sens et sa bontés,</p> -<p class="i01">Et sa grans force et sa grans dingnité[s].</p> -<p class="i01">Or soiies aise, vous seres rachaté,</p> -<p class="i01">Que je sai bien son cuer et son pensé.</p> -<p class="i01">Je ne le seuc .VII.C. ans a passé,</p> -<p class="i01">Ne jou ne autres tant par soit ses privés;</p> -<p class="i01">Ne puis c'Adans fu dou vergier sevrés</p> -<p class="i01">Ne sot nu[s] angles son cuer ne son penser;</p> -<p class="i01">Mais or le sai je, si le te voel conter.</p> -<p class="i01">En une vierge qui moult ara bonté</p> -<p class="i01">Prendra il vie, sanc et charnalité,</p> -<p class="i01">Et se fera noirir et alever</p> -<p class="i01">Tres qu'il sera si grans et si fourmés</p> -<p class="i01">Comme Adans dont tu es hui sevrés.</p> -<p class="i01">Lors se fera et prendre et atraper</p> -<p class="i01">As anemis, desus .I. fust cloer,</p> -<p class="i01">Perchier sa char et issir le sanc cler:</p> -<p class="i01">Adont seres de prison delivré,</p> -<p class="i01">El li fis dieu est en gage remés».</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Amis», dist l'angles, «la chose est trop amere</p> -<p class="i01">Par le pechiet de ton pere et ta mere;</p> -<p class="i01">Mes cis dous enfes et ses sans qui tout leve</p> -<p class="i01">Vos fera en transissant grace et saveur et seve»</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Grasse et saveur et seve vos fera en trespassant</p> -<p class="i01">L'enfes qui en cest nit pleure si doucement:</p> -<p class="i01">Çou est li fis de dieu le roi dou firmament,</p> -<p class="i01">En une vierge pure penra aombrement,</p> -<p class="i01">Et se vestra de li et de char et de sanc,</p> -<p class="i01">Et se fera noirir a guise d'un enfant,</p> -<p class="i01">Et puis respandera par vostre amor son sanc,</p> -<p class="i01">Et chieus qui n'i querra moult l'ira mallement,</p> -<p class="i01">En infer les iront diable devorant.</p> -<p class="i01">Or tost va t'ant ariere, en Sinais le grant;</p> -<p class="i01">Si enterre ton pere tres au piet dou pendant.</p> -<p class="i01">Il li convient morir, il ne puet en avant.</p> -<p class="i01">En la bouche li met ces pepins, mon enfant».</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> «En la bouche li met, enfes, ces .III. pepins;</p> -<p class="i01">C'est de la pume que tes peres quoilli,</p> -<p class="i01">Qu'il jeta jus quant vit qu'il ot mespris.</p> -<p class="i01">Je les te rent, porte les avoec ti;</p> -<p class="i01">Que li peres voet desus son fil morir</p> -<p class="i01">Pour vous ravoir des morteus anemis.</p> -<p class="i01">Quant tu aras ton pere enfoui,</p> -<p class="i01">Desus la langue li met ces .III. pepins,</p> -<p class="i01">Et li arenge bellement, biaus amis.</p> -<p class="i01">Dou cors d'Adan, et de sa seve ausi,</p> -<p class="i01">Et de son cuer, et de ces. III. pepins,</p> -<p class="i01">Nestera, fiex, .I. arbrisiaus petis</p> -<p class="i01">Qui metera .III.M. ans au norir;</p> -<p class="i01">Cescun .M. ans croistra piet et demi.</p> -<p class="i01">Tant seres vous avoec les anemis</p> -<p class="i01">Ains que cis enfes que tu os en cest nit</p> -<p class="i01">Soit sus cel arbre atachiét et assis,</p> -<p class="i01">Ne si dous membre cloé de claus massis,</p> -<p class="i01">Ne ses clers sans ceure par le pais.</p> -<p class="i01">C'est li dous oilles que ton pere proumist</p> -<p class="i01">Quant il voloit ses .VII. enfans perir</p> -<p class="i01">En Rouge Mer et lanchier et flatir,</p> -<p class="i01">Parcoi est haperés des anemis».</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Li enfes pleure, grant duel va demenant.</p> -<p class="i01">Il regarda le figier d'euriant,</p> -<p class="i01">Qui est mués tous en autre samblant:</p> -<p class="i01">Il estoit tourbles quant il li vint devant,</p> -<p class="i01">Or est si biaus com solaus flamboiant,</p> -<p class="i01">Ains li samble tout aviseement</p> -<p class="i01">Que li mur soient de piere d'euriant.</p> -<p class="i01">.I. tuel voit qui fu d'or flamboiant,</p> -<p class="i01">Qui vient des chieus bellement descendant;</p> -<p class="i01">Par ce tuiel va l'iave degoutant</p> -<p class="i01">En la fontainne petite de jouvent</p> -<p class="i01">Dont .IIII. ruiselait alient naissant:</p> -<p class="i01">Quant il sunt hors si se vont esperdant:</p> -<p class="i01">L'uns fu Inges, et Grandes li plus grans,</p> -<p class="i01">L'autres Gerons, et l'autres Ifratans;</p> -<p class="i01">De l'un des rieus va Rouge Mer naissant.</p> -<p class="i01">L'enfes apelle Chérubin en plorant:</p> -<p class="i01">«De la fontaine me donnes de jouvent,</p> -<p class="i01">S'en porterai à mon chier pere Adan;</p> -<p class="i01">S'il en a but je sai certainement</p> -<p class="i01">Qu'il revenra en l'age de .XXX. ans».</p> -<p class="i01">Et dist li angles: «Je ferai son coumant;</p> -<p class="i01">Mes il n'est iave, ne mers, ne lavement</p> -<p class="i01">Qui le garisse dou dolereus tourment</p> -<p class="i01">Ou il ira ains le solaill couchant».</p> -<p class="i01">Il prent la juste et si li va puisant</p> -<p class="i01">En la fontainne, et puis li va ballant;</p> -<p class="i01">Puis a pris Sept, en air le va portant.</p> -<p class="i01">En autant d'eure com .I. iex va cloant</p> -<p class="i01">Le met en Inde, si s'en va retournant.</p> -<p class="i01">De si tres lonc com le va parchevant</p> -<p class="i01">Encontre vienent tout si frere courant,</p> -<p class="i01">Tout autresi si en vienent bruiant</p> -<p class="i01">C'alerion quant il vont descendant.</p> -<p class="i01">E vous Isaach et Jourdain et Rubant:</p> -<p class="i01">Leur frere voient, si le vont ravisant.</p> -<p class="i01">Dist Jourdains: «Frere, bien soies vous venant».</p> -<p class="i01">Et il a pris la juste maintenant,</p> -<p class="i01">En haut le drece, si le va maniant:</p> -<p class="i01">Elle li chiet et le va respandant;</p> -<p class="i01">En Rouge Mer va l'iave en batant</p> -<p class="i01">Comme .I. quarriaus quant de l'archon destent;</p> -<p class="i01">La Rouge Mer va toute trespassant,</p> -<p class="i01">En Paienime va l'iave espandant,</p> -<p class="i01">A .III. lieuetes devant Jherusalem:</p> -<p class="i01">Le flum Jourdain l'apellent li auquant:</p> -<p class="i01">Puis s'i lava li dignes rois amans</p> -<p class="i01">Quant il fu nés de lui em Bethleem,</p> -<p class="i01">S'i baptiza son ami S.<sup>t</sup> Jehan.</p> -<p class="i01">Et on amainne tantost le viel Adam:</p> -<p class="i01">À ses .II. mains va ses sourcis levant</p> -<p class="i01">Qui li gisoient sour le menton devant;</p> -<p class="i01">Son fil regarde, si le va conuissant,</p> -<p class="i01">Ansi le lieve com se fust .I. enfant,</p> -<p class="i01">Si avoit il bien .XII. piés de grant.</p> -<p class="i01">«Fis», dist li peres, «vous soies bien vignant;</p> -<p class="i01">Aves esté au vergier d'euriant?</p> -<p class="i01">Que dist li angles qui me par ama tant?</p> -<p class="i01">Aurai je ja pais ne acordement</p> -<p class="i01">Envers celui qui me fist doucement,</p> -<p class="i01">Puis me banni dou sien vilainement?</p> -<p class="i01">Or m'en vinc chi entre ces desrubans».</p> -<p class="i01">«Oil, biaus peres, au chief de .III.M. ans».</p> -<p class="i01">«Ne plus?» fait il; «me vas tu voir disant?»</p> -<p class="i01">«Oil, biaus peres, sachies le vraiement».</p> -<p class="i01">Adont s'en va Adans agenoullant,</p> -<p class="i01">Devers le chiel ala moult regardant,</p> -<p class="i01">Et voit les angles qui le vont asenant</p> -<p class="i01">Qu'il ne se voist de noient esmaiant.</p> -<p class="i01">De la grant joie que il va atendant</p> -<p class="i01">Ala sa painne del tout entroubliant.</p> -<p class="i01">Il n'avoit ris bien avoit .VII.c. ans:</p> -<p class="i01">Adonques rit li vieus si durement</p> -<p class="i01">Li cuers dou ventre li va parmi partant.</p> -<p class="i01">L'ame en ont prise li diable, li tirant,</p> -<p class="i01">Si l'en emportent en infer maintenant.</p> -<p class="i01">Sa fosse font .IIII. de ses enfans;</p> -<p class="i01">Leur pere enterrent et si le vont plorant;</p> -<p class="i01">Desus sa langue alerent arengant,</p> -<p class="i01">Les .III. pepins dont je vous dis avant,</p> -<p class="i01">C'aporta Sept del vergier d'euriant</p> -<p class="i01">Dont li arbres, signeur, ala naissant,</p> -<p class="i01">Qui mist au croistre tout à point .III.M. ans,</p> -<p class="i01">Ou li fis dieu tout respandi son sanc</p> -<p class="i01">Pour chiaus ravoir dou dolereus tourment</p> -<p class="i01">Ou tout estiens livré comunement.</p> -</div></div> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="noteapp2">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note445"> -<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>. </span>Il ms.: <i>Droit en terrestre iras em Paradis</i>. Qui, e in alcun altro luogo, -mi giovo di correzioni suggerite da G. Paris in una notizia che del mio -primo opuscolo sulla leggenda del Paradiso terrestre egli diede nella <i>Romania</i>, -anno VIII, 18-19, pp. 129-30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note446"> -<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>. </span>L'immaginazione dantesca di porre il Purgatorio quasi a custodia del -Paradiso terrestre, e di far purificare attraverso il primo chi vuol salire al -secondo, ha qui un riscontro notabile, che non è il solo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note447"> -<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>. </span>Tutta questa finzione, che potrebbe parere una pura e semplice stravaganza -del poeta, si conforma alla dottrina di alcuni Padri, che insegnarono -la passione di Cristo essere stata come una soddisfazione giuridica e una -indennità conceduta da Dio a Satana in risarcimento del torto e del danno -fattogli riscattando l'uomo. V. <span class="smcap">Ireneo</span>, <i>Adversus haereses</i>, III, 18, 7; V, 21, -3; <span class="smcap">Origene</span>, <i>Epist. ad Rom.</i>, 2, 13, e altri. Il sacrificio di Cristo è considerato -piuttosto come atto di giustizia che come atto di misericordia anche -nel famoso <i>Plait de Paradis</i>, che in più forme si trova come componimento -a sè, o introdotto in misteri e sacre rappresentazioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note448"> -<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>. </span>Questa descrizione discorda assai da tutte l'altre, dove il Paradiso serba -intero, o quasi, il suo primitivo e naturale splendore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note449"> -<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>. </span>Il poeta ignora, o altera deliberatamente, il mito della fenice, ancor -vivo a' suoi tempi.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h3 id="app3">APPENDICE III. -<span class="smaller">IL PAESE DI CUCCAGNA E I PARADISI ARTIFICIALI.</span></h3> -</div> - -<p> -La immaginazione del Paradiso terrestre, e le altre consimili, -hanno stretta relazione con quella del Paese di Cuccagna, o -come altrimenti si chiami la terra beata che nelle tradizioni -orali e nelle letterature di buona parte d'Europa ebbe quel -nome. Tale relazione non è, come fu troppo leggermente asserito, -quella proprio che passa tra la parodia e la cosa parodiata; -giacchè se la parodia fa capolino talvolta nelle allegre -descrizioni del Paese di Cuccagna, non però si può dire sia -quella che consuetamente ne suscita negli spiriti e ne promuove -la immaginazione. Entrambe le immaginazioni piuttosto traggono -l'origine da un principio medesimo, da uno stesso desiderio -e da uno stesso sogno di felicità, i quali, se variano -quanto a certe parvenze e a certi caratteri, nella sostanza rimangono -pur sempre invariati. Il Paradiso terrestre e la Cuccagna -sono due termini diversi, ma non contraddittorii, a cui -riesce lo stesso pensiero, secondo l'affetto che lo muove, e in -conformità della mente entro la quale si muove<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>. Del resto, tra -le due immaginazioni non c'è una separazione costante e sicura, -anzi si passa per gradi dall'una all'altra: il Paradiso è -talvolta poco più nobile e poco più spirituale del Paese di -Cuccagna, e talvolta il Paese di Cuccagna, idealizzandosi alquanto, -diventa un Paradiso. Sarebbe forse difficile dire se l'uno -o l'altro sia il luogo di beatitudine promesso da Maometto a' -suoi seguaci. I paradisi delle religioni inferiori sono veri Paesi -di Cuccagna, e poco mancò che tal Paese non diventasse talvolta -anche il Paradiso cristiano, sia terrestre, sia celeste. -</p> - -<p> -I Greci, ch'ebbero la finzione dell'età dell'oro e dei Campi -Elisi, ebbero anche quella di una terra felice, la quale mostra -con la Cuccagna grandissima somiglianza. Tale finzione sembra -sia stata assai popolare ed ebbe talvolta, ma non sempre, carattere -e intenzione di parodia. Ateneo ricorda nel sesto libro -de' suoi Δειπνοσοφισταί sette poeti comici che la introdussero -in loro commedie<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>. La città degli uccelli, nella commedia di -Aristofane, abbonda di ricchezze e di letizia. I racconti meravigliosi -concernenti l'India e l'Etiopia indussero taluno a porre -in quelle remote regioni la terra sognata<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>, mentre certa comica -bizzarria d'umore e certo gusto del paradossale, non disgiunti -talvolta da intenzione satirica, indussero altri a fare -della descrizione di quella terra un tessuto risibile d'ingegnose -fanfaluche e di argute panzane. Con la lepidezza che gli si -appartiene Luciano descrive nella <i>Vera Istoria</i> la città dei -beati, la quale è tutta d'oro, con le porte di cinnamomo, il -suolo d'avorio, i templi di berillo, gli altari d'ametista. Cinge -la città un fiume d'ottimo unguento, largo cento cubiti, profondo -cinquanta. Le terme sono grandi palazzi di cristallo, dove, -in luogo di acqua, si adopera rugiada riscaldata. Quivi non è -mai notte, nè dì, ma un lume mitissimo, quale si ha il mattino, -prima del levare del sole; nè altra stagione vi si conosce -che la primavera, nè altro vento che il zeffiro. Abbondano in -quella terra piante bellissime d'ogni qualità e che mai non -cessano di far frutto. Le viti si coprono di grappoli dodici volte -l'anno; le spiche del grano, in luogo di chicchi, recan pani. -Intorno alla città sono trecentosessantacinque fontane d'acqua, -altrettante di miele, cinquecento di varii unguenti, ma più piccole, -sette fiumi di latte, otto di vino. L'Elisio è un campo -bellissimo, cinto da una selva di grandi alberi vitrei, che recan -per frutti coppe di varie forme e grandezze. Chi vuol bere non -ha che a spiccarne una, la quale tosto si colma di vino. Dense -nubi assorbono dalle fontane e dal fiume gli unguenti, e premute -da lievi aure, li riversano in rugiada<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>. Altrove Luciano -parla di un'isola di formaggio, che sorge in un mare di latte, -coperta di viti che dànno latte<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>, e nei <i>Saturnali</i> introduce Saturno -a fare una comica descrizione della felicità de' suoi tempi. -In un trattatello, greco in origine, tradotto in latino nel secolo -IV, e intitolato <i>Expositio totius mundi</i>, si descrive un paese, -dove un popolo felice, ignaro dei morbi, si ciba di miele e di -pani che cadono dal cielo<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>. -</p> - -<p> -La finzione fu certamente nota anche ai Latini, sebbene nella -loro letteratura non si trovi ricordata in modo esplicito. Il valoroso -Terapontigono Platagidoro del <i>Curculio</i> di Plauto, conquistò, -fra molt'altre, anche le terre di Peredia e di Perbibesia. -</p> - -<p> -Nel medio evo la finzione riappare assai per tempo, e acquista -di poi favore grandissimo. La troviamo la prima volta in quel -poemetto latino di <i>Unibos</i>, che un chierico franco d'ignoto -nome compose nel secolo X. Il contadino Unibos, di cui si narrano -quivi le astuzie e gl'inganni, dà ad intendere a tre suoi -persecutori che in fondo al mare è un regno felicissimo, e così -li induce a precipitarvisi e si libera di loro<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>. Qui si ha appena -un cenno fuggevole del paese felice; ma si può credere che in -alcune almeno delle versioni del racconto, che già sin da allora -dovevano correre tra i volghi d'Europa, si avesse di esso -una descrizione più particolareggiata, e meglio acconcia ad accendere -la fantasia e sollecitare il desiderio di coloro cui si -supponeva fatto l'inganno. Tale sarà stato il caso per taluno -almeno dei racconti orientali da cui probabilmente traggono -la prima origine i racconti largamente diffusi in Occidente<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>, e -tale è infatti per parecchi di questi<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>. Nei romanzi persiani è -spesso ricordo di un paese di Sciadukiam, che non è punto -diverso dal Paese di Cuccagna<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a>. -</p> - -<p> -Non si può dire con sicurezza quando appaja da prima questo -nome di Cuccagna<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a>, nè molto sicura è la sua etimologia<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>. A -me basterà qui di ricordare che un <i>abbas Cucaniensis</i> è già in -una poesia goliardica composta probabilmente fra il 1162 e il -1164<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>; che Cuccagna fu il nome di un castello ancora in parte -esistente presso Treviso; che tal nome occorre già in documenti -del 1142; che un Warnerius de Cuccagna comparisce in una -carta del 1188<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a>; e che nel <i>Pataffio</i> si legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Erro, cu cu andra' tu in cuccagna</p> -<p class="i01">Dal pero al fico sempre perperando?<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a></p> -</div></div> - -<p> -Sia qual essere si voglia l'origine del nome, il componimento -più antico, fra quelli sino a noi pervenuti, ove si descriva il -paese indicato per esso, è un <i>fableau</i> del secolo XIII, intitolato -<i>Li fabliaus de Coquaigne</i><a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a>. L'autore dice d'essere andato per penitenza -al papa, che lo mandò al paese di Cuccagna: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Li pais a à non Coquaigne,</p> -<p class="i01">Qui plus i dort, plus i gaaigne.</p> -</div></div> - -<p> -Le case vi son fatte di pesci, di salsicce e d'altre cose ghiotte. -Le oche grasse si vanno avvolgendo per le vie, arrostendosi da -se stesse, accompagnate dalla bianca agliata, e vi son tavole -sempre imbandite d'ogni vivanda, a cui ognuno può assidersi -liberamente, e mangiare di ciò che meglio gli aggrada, senza -mai pagare un quattrino di scotto. Da bere porge un fiume, il -quale è mezzo di vino rosso, e mezzo di vino bianco. In quella -terra il mese è di sei settimane, e vi si celebrano quattro -pasque, e quadruplicate sono l'altre feste principali, mentre la -quaresima viene solo una volta ogni vent'anni. I denari si trovano, -come i sassi, per terra; ma non bisognano, perchè nessuno -compra o vende, e tutto quanto è necessario alla vita si -dà per nulla. Le donne che vi sono altro non chiedono che di -fare altrui piacere, e ci è la fontana di gioventù, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Qui fet rajovenir la gent.</p> -</div></div> - -<p> -Il poeta, uscitone, non trovò più la via di tornarvi. -</p> - -<p> -Non giova ch'io vada ritessendo la descrizione delle delizie -ond'è pieno, secondo i varii racconti, il Paese di Cuccagna, -giacchè se mutano esse nei particolari, o nell'ordine con cui -sono presentate, rimangon sempre, sostanzialmente, le stesse, -e non muta lo spirito di sensualità, alle volte assai grossolano, -che ne suggerisce e ne informa il concetto. E nemmeno tenterò -di rifare la storia della finzione nel medio evo e nel tempo di -poi, o di ricordare ordinatamente i componimenti cui essa diede -materia nelle varie letterature d'Europa, bastando al proposito -mio ch'io noti della finzione alcun elemento principale, alcun -carattere più generale. -</p> - -<p> -Il più delle volte non si dice, e per buone ragioni, dove sia -il Paese di Cuccagna, o la situazione sua s'indica con parole -scherzevoli che non danno senso, come le <i>drey Meil hinter -Weynachten</i>, di una poesia di Hans Sachs. Talvolta invece si -ha una indicazione geografica più o meno determinata e precisa. -La terra di Bengodi, della quale Maso narra le meraviglie -a Calandrino, terra dove si legano le vigne con le salsicce, ed -hassi <i>un'oca a denajo e un papero giunta</i>, è posta nel paese dei -Baschi, ed è lontana da Firenze più di millanta miglia<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>. In -un poemetto inglese, composto, come pare, verso la fine del -secolo XIII, o sul principiar del seguente, il paese di Cuccagna -è in mezzo al mare, ad occidente della Spagna<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a>. In un codice -del Museo Correr si ha una <i>Descrittion del Paese di Cuccagna -vicino a S. Daniel, città nel Friuli, Stato della Repubblica veneta</i><a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>. -Finalmente, in un dramma religioso tedesco lo Schlaraffenland -è tra Vienna e Praga<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a>. Qui il Paese di Cuccagna s'immagina -in luogo assai prossimo a chi scrive: altrove, per contro, è accennata -grande distanza, senz'altre indicazioni geografiche. Nella -<i>Historia nuova della città di Cucagna, data in luce da Alessandro -da Siena e Bartolamio suo compagno</i><a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>, si dice che per andare -in Cuccagna bisogna viaggiare ventotto mesi per mare e tre -per terra; e <i>in quodam terrae cantone remoto</i> pone il felice paese -Teofilo Folengo<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>. Una poesia tedesca del secolo XVI lo pone -a mano manca del Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>, mentre un'altra vuole -si avverta che esso non è nel Paradiso, <i>dov'era vietato di mangiare</i><a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a>. -A questo proposito è da notare che l'autore del poemetto -inglese testè ricordato giudica il Paese di Cuccagna assai -miglior luogo del Paradiso, ove non c'è altro da mangiare che -frutta, e altro da bere che acqua<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a>. -</p> - -<p> -Se un desiderio, dirò così, generico di felicità e d'innocenza -suscita nell'anime devote l'immagine delle delizie del Paradiso, -un desiderio più particolare di uscir di stento, di appagare gli -appetiti più animaleschi e più imperiosi suscita l'immagine -delle delizie del Paese di Cuccagna in tutti i miseri, in tutti -gli affamati, in tutti coloro la cui vita è un perpetuo combattimento -fatto più aspro e doloroso dallo spettacolo degli agi e -delle lautezze altrui. Per tutti costoro la Cuccagna è una vera -<i>terra promissionis</i>, com'ebbe a dirla Geiler di Keisersberg, da -far riscontro alla <i>terra repromissionis sanctorum</i> delle leggende -ascetiche, e dove si mangia e si beve e d'ogni buona cosa si -gode senza metter mai fuori un quattrino. Perciò coloro che -ne celebrano le meraviglie spesso si volgono ai poveretti, e li -chiamano a raccolta, e annunzian loro che anche per essi è -venuta finalmente l'ora di scialare; e chi li invita si trova nella -stessa lor condizione. In certo <i>Capitolo di Cuccagna</i> esclama il -poeta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">hor andiamoci tutti, o poverelli!</p> -</div></div> - -<p> -e in certo <i>Trionfo de' poltroni</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Deh poveretti non stemo più a stentar!<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a></p> -</div></div> - -<p> -L'autore di una poesia spagnuola intitolata <i>La isla de Jauja</i>, -detto che in quella terra chi lavora riceve dugento bastonate -ed è cacciato in bando, descritte tutte le comodità di cui vi -si gode, si volge ai poveri idalghi, al gran popolo dei miseri: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Animo pues, caballeros,</p> -<p class="i01">Animo, pobres hidalgos;</p> -<p class="i01">Miserables, buenas nuevas,</p> -<p class="i01">Albricias todo cuitado,</p> -<p class="i01">Que el que quisiere partirse</p> -<p class="i01">A ver este nuovo pasmo,</p> -<p class="i01">Diez navìos salen juntos</p> -<p class="i01">De la Coruña este año.<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a></p> -</div></div> - -<p> -Ma poichè i pasciuti hanno sempre confuso gli affamati coi -furfanti, così vediamo il Paese di Cuccagna, sogno degli affamati, -diventare talvolta una terra di riprovazione. Dallo Schlaraffenland -descritto da Hans Sachs sono sbanditi gli uomini -morigerati e dabbene: le bugie vi son tenute in gran conto, -e chi più le dice grosse è premiato: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">für ein gross lügn gibt man ein kron.<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a></p> -</div></div> - -<p> -Per contro si vede la finzione del paese di Cuccagna adoperata -come strumento di satira e d'invettiva contro i pasciuti e i -gaudenti. Così nel poemetto inglese citato di sopra, il quale -è tutto una satira contro la grassa e dissoluta vita dei monaci. -A volte poi i racconti non sembrano nascere da altro che dalla -voglia di ridere e di sballarle grosse<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a>. Il Novati giustamente -distingue dalla immaginazione del Paese di Cuccagna certe -immaginazioni epicuree, quali son quelle che s'incontrano nel -<i>fableau</i> di <i>Belle Eyse</i> e nella descrizione che il Rabelais fa dell'abbazia -di Thélème<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a>. -</p> - -<p> -Se le finzioni greche, di cui s'è detto di sopra, sono talvolta -parodia dell'età dell'oro o dell'Elisio, la finzione del Paese di -Cuccagna non è, o almeno di rado è, una parodia voluta del -Paradiso terrestre. Le vere parodie di questo bisogna cercarle -altrove, nel <i>Paradis perdu</i> del Parny, in un poemetto intitolato -<i>Adam et Eve</i> e inserito nel vol. VI della raccolta <i>L'Evangile -du jour</i>, pubblicata in Parigi dal 1769 al 1778, ecc.<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> -</p> - -<p> -Finalmente è qui da dir qualche cosa di quelli che si possono -chiamare paradisi artificiali. Non è improbabile che i -giardini sospesi di Babilonia volessero essere una riproduzione -del Paradiso assiro<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>. Il più celebre di questi paradisi artificiali -fu senza dubbio quello del famoso Veglio della Montagna, -di cui tanto si parlò e si scrisse nel medio evo<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a>. Narrasi in -certe tradizioni orientali che Ad, pronipote di Noè, divisò un -meraviglioso giardino, e quello poi disse essere il Paradiso, e -che Sceddad, figliuolo di Ad, costruì una città chiamata Gennet, -cioè Paradiso, la quale sparì dopo l'esterminio di lui e de' suoi. -Di questo Paradiso molti autori musulmani fanno ricordo. Secondo -Scehabeddin, nel <i>Libro delle perle</i>, Sceddad, avendo saputo -che nel Paradiso terrestre le colonne erano d'oro e d'argento, -la polvere di muschio e d'ambra, e i sassi gemme, volle rifare -quelle meraviglie, e mandò messi pel mondo, i quali penarono -cent'anni a trovare un luogo acconcio<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>. Altri soggiungono che -la città di Sceddad era costruita nei deserti d'Aden; che le -mura de' suoi edifizii erano d'oro e d'argento, le colonne di -smeraldi e di rubini, e che c'erano voluti trecento anni per -erigerla. Ibn Khaldun, ne' suoi <i>Prolegomeni storici</i>, lamenta la -credulità degli scrittori che avevano divulgato quelle favole<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>. -Di un orto nel quale s'erano fatti seppellire Jannes e Mambres, -magi di Faraone, con la speranza di risuscitarvi e vivervi come -in un paradiso, si narra nelle <i>Vite de' Santi Padri</i><a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a>. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h4 id="noteapp3">NOTE:</h4> - -<div class="footnote" id="note450"> -<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>. </span>Ciò fu giustamente notato dal <span class="smcap">Novati</span> in un breve, ma giudizioso e piacevole -scritto, intitolato <i>Il paese che non si trova</i>, e inserito nel giornale -<i>La domenica letteraria</i>, anno IV, num. 11, 15 marzo 1885. A torto ebbe a -credere il <span class="smcap">Le Clerc</span> che il Paese di Cuccagna altro non sia che una immagine -della beata vita dei monaci. <i>Histoire littéraire de la France</i>, t. XXIII, -p. 151.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note451"> -<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>. </span>Cf. <span class="smcap">Meineke</span>, <i>Fragmenta comicorum graecorum</i>, Berlino, 1848, vol. II, -parte 1ª, pp. 108, 237, 299, 316, 360; parte 2ª, pp. 753, 850, 1158; <span class="smcap">Schenkl</span>, -<i>Das Märchen vom Schlauraffenland</i>, nella <i>Germania</i> del Pfeiffer, anno VII -(1862), pp. 193-4; <span class="smcap">Poeschel</span>, <i>Das Märchen vom Schlaraffenlande</i>, Halle a S., -1878, pp. 7 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note452"> -<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>. </span><span class="smcap">Poeschel</span>, <i>ibid</i>., pp 13, 15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note453"> -<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>. </span><i>Vera Historia</i>, l. II, capp. 11-14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note454"> -<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>. </span><i>Ibid.</i>, l. II, c. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note455"> -<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>. </span><span class="smcap">Mueller</span>, <i>Geographi graeci minores</i>, vol. II, p. 514.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note456"> -<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>. </span><span class="smcap">J. Grimm</span> e <span class="smcap">A. Schmeller</span>, <i>Lateinische Gedichte des X. und XI. Jh.</i>, -Gottinga, 1838, pp. 378-80.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note457"> -<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>. </span>Per la diffusione e le parentele di tali racconti vedi <span class="smcap">Köhler</span>, <i>Ueber -I. F. Campbell's Sammlung gälischer Märchen</i>, in <i>Orient und Occident</i>, -vol. II (1864), pp. 486 sgg.; <span class="smcap">Cosquin</span>, note ad alcuni dei <i>Contes populaires -lorrains</i> pubblicati nella <i>Romania</i>, anno 1876, pp. 357 sgg.; anno 1877, -pp. 359 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note458"> -<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>. </span>Per esempio, per la <i>Storia di Campriano contadino</i>, ediz. di <span class="smcap">A. Zenatti</span>, -nella <i>Sc. di cur. lett.</i>, disp. <span class="smcap lowercase">CC</span>, Bologna, 1884, st. 71-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note459"> -<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>. </span><span class="smcap">D'Herbelot</span>, <i>Biblioth. orient.</i>, p. 386.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note460"> -<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>. </span><i>Cucania</i>, in latino; <i>Coquaigne, Cocagne</i> in francese; <i>Cucaña</i> in ispagnuolo; -<i>Cokaygne</i> in inglese, ecc. In Germania si disse <i>Schlauraffenland</i>, -<i>Schlaraffenland</i>; in Fiandra <i>Luilekkerland</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note461"> -<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Poeschel</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 20, 22, 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note462"> -<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>. </span>Ciò fu già ricordato da altri: <span class="smcap">Poeschel</span>, p. 22; <span class="smcap">Novati</span>, nel <i>Giornale -storico della letteratura italiana</i>, vol. V, p. 263, n. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note463"> -<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>. </span><span class="smcap">Grion</span>, <i>Fridanc</i>, in <i>Zeitschrift für deutsche Philologie</i>, vol. II (1870), -p. 430.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note464"> -<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>. </span>Cap. 5, vv. 101-2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note465"> -<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>. </span><span class="smcap">Barbazan-Méon</span>, <i>Fabliaus et contes</i>, vol. IV. pp. 175-81.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note466"> -<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>. </span><i>Decamerone</i>, giorn. VIII, nov. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note467"> -<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>. </span>Più volte stampato, dall'Hickes, dall'Ellis, dal Furnivall, e ultimamente -dal <span class="smcap">Maetzner</span>, <i>Altenglische Sprachproben</i>, Berlino, 1867 sgg., vol. I, pp. 147 -sgg. Cf. <span class="smcap">Wright</span>, <i>St. Patrick's Purgatory</i>, pp. 53 sgg.; <span class="smcap">Warton</span>, <i>History -of english Poetry</i>, ediz. dell'Hazlitt, Londra, 1871, vol. II, pp. 54 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note468"> -<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>. </span><span class="smcap">Novati</span>, <i>Giorn. stor.</i>, vol. V, pp. 265-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note469"> -<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>. </span><span class="smcap">Poeschel</span>, p. 34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note470"> -<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>. </span>In Vinetia et in Vicenza, 1625.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note471"> -<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>. </span><i>Baldo</i>, nella edizione delle <i>Opere maccheroniche</i> curata dal Portioli, -Mantova, 1883-9, vol. I, p. 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note472"> -<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>. </span><span class="smcap">Poeschel</span>, p. 38.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note473"> -<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>. </span><span class="smcap">Id.</span>, p. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note474"> -<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>. </span>Non di rado il Paradiso celeste diventa nella fantasia popolare un vero -paese di Cuccagna: vedi la descrizione che ne porge una poesia tedesca, in -<span class="smcap">Wright</span>, pp. 191-2. In una poesia greca volgare, contenuta in un manoscritto -del secolo XV, un beone dice di credere che i quattro fiumi del Paradiso -menino vino. <span class="smcap">Legrand</span>, <i>Recueil de chansons populaires grecques</i>, Parigi, -1874, p. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note475"> -<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>. </span>Riprodotti entrambi dallo <span class="smcap">Zenatti</span>, in calce alla citata <i>Storia di Campriano</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note476"> -<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>. </span><span class="smcap">Duran</span>, <i>Romancero general</i>, Madrid, vol. II, 1855, p. 395.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note477"> -<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>. </span><i>Dichtungen</i>, ediz. Tittmann, Lipsia, 1870-1, vol. II, pp. 30-3. Molta somiglianza -con questa di Hans Sachs ha una poesia pubblicata nella <i>Zeitschrift -für deutsches Alterthum</i>, vol. II (1842), pp. 364-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note478"> -<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>. </span>Do qui i titoli o le indicazioni di alcuni altri componimenti che trattano -del Paese di Cuccagna, e di altre scritture, ove la finzione è introdotta. Non -ho bisogno di avvertire che sono semplici cenni ed appunti, slegati e molto -incompleti. <a id="corrpag236"></a>Al Paese di Cuccagna somiglia molto la Papimanie descritta dal -Rabelais. Nel 1718 fu rappresentato in Parigi <i>Le roi de Cocagne</i> del <span class="smcap">Legrand</span>, -dove Filandro, cavaliere errante, giunge, con la scorta del mago Alchife, -al fortunato paese. Tutto il dramma ha intendimento satirico. (<i>Théâtre des -auteurs de second ordre</i>, t. IV). Tra le canzoni del <span class="smcap">Béranger</span> ve n'è una -intitolata <i>Le pays de Cocagne</i>. Di componimenti italiani vogliono ancora -essere ricordati: <i>Il trionfo della Cuccagna nel quale si contiene tutto il -suo dilettoso paese</i>, ecc., Firenze, s. a. (<span class="smcap">Novati</span>, <i>Giorn. st.</i>, vol. V, p. 265, -n. 4); <span class="smcap">Gio. Battista Basili</span>, <i>La Cuccagna conquistata, poema heroicu in -terza rima siciliana</i>, Palermo, 1640; <span class="smcap">Quirico Rossi</span>, <i>La Cuccagna</i>, poemetto -in trentadue ottave, più volte stampato; <span class="smcap">Carlo Goldoni</span>, <i>Il Paese della -Cuccagna</i>, melodramma giocoso. La finzione è inoltre introdotta: nella Selva -seconda del <i>Chaos del Triperuno</i> di <span class="smcap">Teofilo Folengo</span>; in una lettera di -<span class="smcap">Andrea Calmo</span> (<i>Le lettere di messer</i> A. C., ediz. del Rossi, Torino, 1888, l. II, -34, pp. 138 sgg.); nei cc. XII e XIII del poema di <span class="smcap">Piero de' Bardi</span> intitolato -<i>Avino Avolio Ottone Berlinghieri</i>; nel capitolo <i>Dei pellegrini o viandanti</i> -della <i>Piazza universale di tutte le professioni del mondo di</i> <span class="smcap">Tommaso Garzoni</span>; -nel c. IX della <i>Presa di Samminiato</i> del <span class="smcap">Neri</span>. Della <i>Cuccagna</i> del -<span class="smcap">Marino</span>, andata perduta, è forse qui da far ricordo più pel titolo che per -altro. L'Arciprete di Hita fa due volte allusione al paese di Cuccagna, -st. 112 e 331; e, oltre a quella citata di sopra, un'altra romanza spagnuola -si ha sullo stesso argomento. (<span class="smcap">Novati</span>, <i>Giorn. st.</i>, vol. cit., p. 263, n. 5). Di -un poemetto olandese diede notizia il <span class="smcap">Hoffmann von Fallersleben</span>, <i>Horae -Belgicae</i>, vol. I, pp. 94-5. (Cf. <span class="smcap">Mone</span>, <i>Uebersicht der niederländischen Wolks-Literatur</i>, -Tubinga, 1838, p. 303). Per la finzione in Germania vedi: <span class="smcap">Graesse</span>, -<i>Lehrbuch</i>, vol. II, parte 2ª, p. 961; <span class="smcap">Goedeke</span>, <i>Grundriss</i>, vol. I, pp. 232. -282; <span class="smcap">Poeschel</span>, pp. 31 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note479"> -<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>. </span><i>Il paese che non si trova</i>, già citato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note480"> -<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>. </span>Il <span class="smcap">Barbier</span>, <i>Dictionnaire des ouvrages anonymes</i>, 3ª ediz., vol. I, s. t. -<i>Adam et Eve</i>, lo attribuisce al Voltaire, ma basta leggerne una pagina per -vedere quanto tale attribuzione sia improbabile.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note481"> -<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>. </span><span class="smcap">Lenormant</span>, <i>Essai de commentaire des fragments cosmogoniques de -Bérose</i>, p. 300.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note482"> -<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>. </span>Lo descrissero Marco Polo e il Mandeville. Per altre descrizioni vedi -<i>The book of</i> <span class="smcap">Ser Marco Polo</span>, <i>newly translated and edited by</i> H. Yule, -Londra, 1871, vol. I, p. 136.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note483"> -<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>. </span><i>Notices et extraits des manuscrits</i>, vol. II, p. 140.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note484"> -<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>. </span><i>Notices et extraits</i>, vol. XIX, parte 1ª pp. 23-4. Ne parla anche Taberi, -in principio della sua Cronica. Di una specie di Paradiso, costruito da un -ricco uomo, fa ricordo il Mandeville, forse ripetendo quella stessa tradizione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note485"> -<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>. </span>Parte I, cap. 65.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="dannati">IL RIPOSO DEI DANNATI</h2> -</div> - -<p> -Ciò che fa maggiore impressione sull'animo di un lettore -moderno della <i>Visio Pauli</i>, non è la descrizione degli -orrori e dei tormenti infernali, nè la descrizione, assai più -sbiadita, degli splendori e dei gaudii celesti, in quella -unica redazione che la contiene<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a>; ma bensì la parte del -racconto in cui si narra della sospensione di pena conceduta -ai dannati, nell'abisso d'inferno. Guidato dall'arcangelo -Michele, San Paolo ha tutto percorso il <i>doloroso -regno</i>, ha veduto i varii ordini di peccatori e gli aspri -castighi a cui li assoggetta la divina giustizia, ha versato -a quella vista lacrime di pietà e di dolore. Egli sta -per togliersi all'orror delle tenebre, quando i dannati gridano -ad una voce: «O Michele, o Paolo, movetevi a -compassione di noi; pregate per noi il Redentore!» E -l'arcangelo a loro: «Piangete tutti, ed io piangerò con -voi, e con me piangeranno Paolo e i cori degli angeli: -chi sa che Dio non v'usi misericordia». E i dannati gridano: -«Miserere di noi, figliuolo di David!» ed ecco -scende dal cielo Cristo incoronato, e rinfaccia ai reprobi -la malvagità loro, e ricorda il sangue inutilmente versato -per essi. Ma Michele e Paolo e migliaja di migliaja di -angioli s'inginocchiano dinanzi al figliuol di Dio, e chiedono -misericordia, e Gesù mosso a pietà, concede alle -anime tutte che sono in Inferno tanta grazia che abbiano -requie, e sieno senza tormento alcuno, dall'ora nona del -sabato all'ora prima del lunedì<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>. -</p> - -<p> -Questa poetica finzione, impregnata di un così ardente -alito di umanità, è, a parer mio, la più bella e la più -nobile di quante se ne trovino nelle Visioni anteriori alla -<i>Divina Commedia</i>; e poichè la Visione che la contiene -è una delle più celebri e più diffuse nel medio evo, e -ce n'ha, insieme con altre versioni volgari, anche qualche -versione italiana<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a>; e poichè gli è assai probabile che -Dante questa Visione l'abbia conosciuta, non sarà, credo, -senza qualche utilità discorrere di essa finzione, e delle -ragioni ed origini sue, le quali son molto più antiche e -più generali di quanto si potrebbe alla bella prima immaginare. -Ciò mi porgerà pure occasione e modo di fare -alcune osservazioni sopra l'<i>Inferno</i> dantesco. -</p> - -<p> -Della eternità delle pene infernali la Chiesa cattolica -fece, come tutti sanno, un dogma. Non solo i tormenti -dei dannati non avranno mai fine, ma non avranno mai -neanche mitigazione: anzi, dopo il giudizio universale, e -dopo che alle anime saranno restituiti i corpi, si faranno -più atroci di prima<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>. Non indaghiamo se nelle parole dei -profeti e negli evangeli il dogma abbia sicuro fondamento, -o se ve l'abbia l'opinione contraria, che la Chiesa condanna; -non discutiamo gli argomenti addotti e contrapposti -dai sostenitori dell'una e dell'altra credenza: l'officio -nostro non è di esegeti, e tanto men di polemici; l'officio -nostro è di storici, e un tantino anche di psicologi, desiderosi -di darsi conto di un motivo religioso, che diventa, -in un particolar genere di letteratura, anche motivo poetico<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a>. -</p> - -<p> -Riportiamoci con la mente alla prima età del cristianesimo, -all'età che si può chiamare precostantiniana. La -religione di Cristo è allora, essenzialmente, una religione -d'amore. I dogmi, che dovevano poi raccogliere in forme -rigide ed invariabili la sostanza della fede, o non son nati -ancora, o non sono ancora ben definiti; i grandi concilii -non si sono per anche adunati e non hanno piegato le -coscienze sotto il grave giogo dell'autorità. La Chiesa si -edifica, e ciascun operajo lavora un po' di suo capo all'edifizio -comune: le frontiere dell'ortodossia e dell'eresia -sono incertamente segnate. La fede è viva e calda, ma -alquanto indeterminata; essa è anche serena e piena d'abbandono, -e non conosce le tetraggini e l'ansie che la sopraffaranno -più tardi. Una grande speranza la penetra e -la feconda: la comune credenza è che i più saran salvi. -San Paolo aveva detto: Come tutti muojono in Adamo, -così tutti rivivranno in Cristo<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a>. -</p> - -<p> -Circa il principio del secolo III Clemente Alessandrino -nega le pene puramente afflittive; la pena per lui ha -sempre carattere e scopo pedagogico. Origene, suo illustre -discepolo, uno dei più grandi spiriti ch'abbia prodotto -l'antichità cristiana, e certo il più libero e il più liberale, -afferma la salvazione finale di tutte le creature, compreso -Satana e gli angeli suoi, il ritorno a Dio di quanto viene -da Dio (ἀποκατάστασις τῶν παντῶν). La dottrina sua era -fatta per cattivare gli animi più generosi ed aperti; ma -per ciò appunto non potè prevalere. Impugnata e contraddetta -da impetuosi avversarii mentr'egli era vivo ancora, -quella dottrina fu condannata dal sinodo di Alessandria -del 399 e poi, anche più risolutamente, dal concilio ecumenico -costantinopolitano del 545. -</p> - -<p> -La dottrina contraria, la dottrina che affermava l'eternità -delle pene infernali e la dannazione irrevocabile, -trionfava, s'imponeva alle coscienze, diventava dogma. Ma -il suo trionfo non fu e non poteva essere intero ed assoluto. -Da una parte essa si trovò di fronte lo spirito critico -e speculativo, cui non riesce ad impor silenzio un -canone conciliare; da un'altra il sentimento, che, ributtato -o compresso, torna ostinatamente alla sua condizion naturale. -E lo spirito critico e speculativo diede più particolarmente -forma a dottrine teologiche eterodosse, mentre -il sentimento la diede in più parti colar modo a credenze -popolari. Nel quarto secolo Gregorio di Nazianzo e Gregorio -di Nissa insegnano la temporalità delle pene infernali -e la restaurazione finale di tutte le creature nel bene. -San Gerolamo parla di coloro che al tempo suo avevano -quella medesima credenza. Da altra banda l'opinione, già -sostenuta da Taziano, da Ireneo, da Arnobio, che i reprobi -dovessero perir nel castigo e rimanere annientati, -non mancò di seguaci nè allora, nè poi. Ma come più la -dottrina della Chiesa s'andava determinando e acquistava -rigore dogmatico, più doveva agitarsi negli animi il desiderio -di sfuggire, in parte almeno, alle sue terribili conseguenze. -La coscienza dei credenti non oserà più contraddire -alla dottrina ortodossa in ciò che essa ha di essenziale, -ma s'ingegnerà, e le verrà fatto, di temperarla -alquanto, di piegarne la rigidezza soverchia. Il ricco malvagio -ricordato da Luca non può ottenere che una goccia -d'acqua gli bagni le labbra arse dall'incendio infernale<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a>, -e nell'Apocalissi detta di San Giovanni è scritto che i -dannati saranno tormentati nei secoli dei secoli, senza -aver mai requie nè giorno nè notte<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a>: la semplice teologia -del sentimento affermerà che ai dannati la misericordia -divina accorda talvolta riposo e refrigerio. Il dogma vuole -che i dannati rimangano chiusi nell'Inferno in perpetuo: -quella stessa teologia del sentimento non lo negherà, ma -romperà con alcuna eccezione la regola, narrerà di dannati -che in virtù di grazia speciale poterono uscir dell'Inferno. -La teologia popolare si farà lecito di dissentire -dalla teologia dogmatica, e delle due la prima sarà la più -pietosa e la più umana. Quanto alle ragioni del dissenso -non occorre andar molto lontano a rintracciarle; esse scaturiscono -dalla stessa natura dell'uomo razionale ed effettiva. -</p> - -<p> -Ed ecco qua un primo e curiosissimo documento di -quella teologia più pietosa e più umana: l'apocrifa apocalissi -di San Paolo, composta probabilmente da un qualche -monaco greco. Di apocalissi attribuite all'apostolo delle -genti ce ne furono due, ricordate da Sant'Agostino, da -Sozomene, da Epifanio, da Michele Glica e da altri: di -esse l'una andò perduta, se pur non la conserva alcun -manoscritto ignorato; l'altra fu ritrovata dal Tischendorf -nel 1843 e da lui pubblicata<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>. L'editore opina ch'essa -sia stata composta nel 380, il qual anno, se non è proprio -quello della composizione, di poco certo se ne discosta. -L'autore di questa scrittura s'inspirò evidentemente di -quanto San Paolo dice, con coperte parole, nella epistola -seconda ai Corinzii<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>, di un suo rapimento al terzo cielo. -Guidato da un angelo, San Paolo assiste al giudizio delle -anime, vede il soggiorno dei beati, percorre l'Inferno. A -un certo punto scende di cielo l'arcangelo Gabriele con -le schiere celesti, e i dannati implorano soccorso. San -Paolo che ha pianto sui tormenti inenarrabili che ha veduti, -prega insieme con gli angeli: Cristo appare, mosso -dalle loro preghiere, e concede ai reprobi di poter riposare -la domenica della sua risurrezione, a cominciar dalla -notte che la precede. -</p> - -<p> -L'incognito autore di questo apocrifo ammetteva dunque -che i dannati riposassero un giorno nell'anno e propriamente -il giorno della risurrezione di Cristo; ma tale credenza -non era di lui solo, era, sembra, di molti intorno -a quel medesimo tempo. Aurelio Prudenzio (c. 348-408?) -la ricorda e la professa in certi versi famosi di un suo -inno<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sunt et spiritibus saepe nocentibus</p> -<p class="i01">Poenarum celebres sub Styge feriae</p> -<p class="i01">Illa nocte sacer qua rediit Deus</p> -<p class="i01">Stagnis ad superos ex Acheruntiis</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Marcent suppliciis tartara mitibus,</p> -<p class="i01">Exultatque sui corporis otio</p> -<p class="i01">Umbrarum populus, liber ab ignibus,</p> -<p class="i01">Nec fervent solito flumina sulphure.</p> -</div></div> - -<p> -Se si considera che l'autore dell'Apocalissi di San Paolo -era greco, e che Prudenzio era spagnuolo, si dovrà ammettere -che la credenza fosse molto diffusa: a tale diffusione -sembra in fatti che voglia alludere lo stesso poeta -quando chiama celebri le <i>ferie</i> concedute ai dannati. Ma -di quella diffusione un'altra prova ci si porge, anche più -importante. Nel cap. 112 dell'<i>Encheiridion</i>, Sant'Agostino -dice, accennando appunto a coloro che tenevano quella -credenza: <i>poenas damnatorum, certis temporum intervallis -existiment, si hoc eis placet, aliquatenus mitigari</i><a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a>. -Egli non la biasimava dunque, sebbene non la facesse -sua, e tra coloro che in quel tempo la professavano era -nientemeno che San Giovanni Crisostomo<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>. Nella leggenda -di San Macario egizio, narrata già da Rufino d'Aquileja -(c. 345-410) si ricorda come il santo anacoreta -trovasse una volta nel deserto un teschio, s'intrattenesse -con esso delle pene dell'Inferno, e da esso sapesse che la -preghiera reca alcun lieve refrigerio ai dannati<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>. -</p> - -<p> -Gli scritti che vanno sotto il nome di Dionigi Areopagita -appartengono, secondo fu dimostrato dalla critica -più recente, ai tempi di Proclo, se non alla prima metà -del secolo VI a dirittura. In una delle epistole che vi si -leggono, la ottava, è narrata una visione di San Carpo, -inspirata evidentemente da quello stesso sentimento di -umanità che informa la credenza ricordata pur ora. Cristo -vi mostra una grande pietà per i pagani che i diavoli -cacciano nell'Inferno, si dice pronto a morire una seconda -volta per gli uomini, ed egli e gli angeli suoi stendono -soccorrevolmente la mano a coloro che stanno per essere -inghiottiti dall'abisso<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>. In sul finire del secolo VI, o in -sul principiare del VII, Isidoro di Siviglia crede che i -suffragi giovino in qualche modo alle anime dannate<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a>, -e la leggenda ascetica afferma di bel nuovo che alle -anime dannate è conceduta alcuna requie o alcun refrigerio. -La Visione di San Baronto risale alla fine del secolo -VII, e in essa si dice che quelli tra i dannati i quali -hanno fatto nel mondo alcun bene, sono all'ora sesta di -ciascun giorno, confortati con un po' di manna del Paradiso<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>. -Qui la pietà giunge a far scendere ogni giorno -in Inferno una particella, sia pur piccolissima, della beatitudine -celeste. Nella Visione del monaco Wettin, ch'è -del principio del secolo IX, si dice, parlando del castigo -a cui sono assoggettati in Inferno i chierici incontinenti -e le loro concubine, che essi sono flagellati tutti i giorni -della settimana, meno uno, nelle parti genitali<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>. -</p> - -<p> -In quel medesimo secolo IX, il più copioso di leggende -ascetiche fra tutti i secoli del medio evo, comincia pure -a diffondersi fra i cristiani dell'Occidente la <i>Visio Pauli</i>, -la quale altro in sostanza non è se non la versione latina -della greca Apocalissi di San Paolo<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>. Quella versione, -e le versioni volgari che ne derivano, presentano, rispetto -al testo originale, nelle redazioni varie, diversità di maggiore -e minore rilievo; ma una è quella che più particolarmente -chiama la nostra attenzione. Nell'Apocalissi -greca un sol giorno di riposo si concede ai dannati, la -domenica della risurrezione di Cristo, con le due notti -ancora fra le quali è compresa: nella <i>Visio</i> latina, e nelle -versioni volgari, i dannati riposano tutte le domeniche, -anzi, più propriamente, dall'ora nona del sabato alla prima -del lunedì. -</p> - -<p> -Il D'Ancona, ponendo mente alle parole con cui la Visione -comincia in alcune redazioni latine e volgari<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>, -pensò la santificazione della domenica essere il concetto -animatore di tutta la leggenda<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>. Se non che tale pensiero -egli esprimeva quando le redazioni latine più antiche -non erano conosciute ancora e non erano conosciute le -relazioni della Visione latina coll'Apocalissi greca. Nell'Apocalissi -greca i dannati riposano, come s'è veduto, la -domenica di risurrezione; ma il concetto che informa -quella parte della leggenda, non è la osservanza e la -santificazione di un giorno sacro; bensì è il pensiero semiorigeniano -di una intermittenza nelle pene infernali. -Così pure nelle redazioni latine più antiche della Visione, -dove nulla è detto della particolare santità della domenica, -e della osservanza in cui la domenica vuol esser -tenuta, il concetto che informa la leggenda è pur sempre -questo stesso pensiero semiorigeniano, e si può dire che -continui ad essere anche nelle redazioni latine più recenti, -e nelle volgari, nonostante ciò che intorno la domenica -vi si nota espressamente. Non è però che la santità del -giorno sia stata senza importanza, e senza esercitare un -qualche influsso sulla leggenda. Se nell'Apocalissi vediamo -assegnata ai dannati, quale giorno di riposo, la domenica -di risurrezione, non dovette esser lungi dalla mente dell'autore -il pensiero che essendo quello un giorno di universale -salute, anche i dannati dovevano averne qualche -beneficio. E se nella Visione il riposo si allarga a tutte le -domeniche dell'anno, possiam credere che ciò non avvenga -in tutto fuori del pensiero che la domenica è per sè -stessa giorno di salute e di grazia. Di essa aveva detto -Sant'Agostino: <i>Domini enim ressuscitatio promisit nobis -aeternum diem, et consecravit nobis dominicum diem;</i> e -ancora: <i>Dominicus dies..., aeternam non solum spiritus, -verum etiam corporis requiem praefigurans</i><a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a>. Si può ricordare, -a questo proposito, che secondo i musulmani il -fuoco infernale cessa di ardere il venerdì. Del resto anche -un altro concetto si fa manifesto tanto nell'Apocalissi -quanto nella Visione, il concetto della grandissima efficacia -e della quasi irresistibilità della preghiera, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Che vince la divina volontate.</p> -</div></div> - -<p> -Il credente, il quale ha ferma fede nella efficacia della -preghiera, difficilmente può indursi a pensare che questa -efficacia possa in tutto mancare in certi casi, e lo stesso -dicasi quanto alle altre pratiche, cui sia annessa virtù -deprecatoria e propiziatoria, e alle cose tutte cui sia attribuito -un carattere sacro e una qualche virtù taumaturgica, -come le reliquie, l'acqua benedetta, ecc. Al qual proposito -vuol essere notato che nella fede volgare quelle pratiche -e quelle cose acquistano una virtù loro propria, di -cui altri può giovarsi per un fine anche malvagio. Nei -poemi epici del medio evo si parla spesso di reliquie tolte -dai saraceni ai cristiani, e delle quali i saraceni al par -dei cristiani si posson giovare. In certi malefizii magici -si faceva uso di cose consacrate. Della virtù della preghiera -si trovano dimostrazioni ed esempii in parecchie -religioni oltre la cristiana: mi basterà di citarne un caso -che fa più particolarmente per noi. Fu opinione dei rabbini -che la punizione dei malvagi in Inferno fosse sospesa -durante le preghiere solite a farsi ogni giorno dai credenti. -Queste preghiere eran tre, e il riposo per ciascuna -preghiera era di un'ora e mezzo. A questo si aggiungeva -il riposo del sabato e delle feste del novilunio<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>. Qui vuol -anche essere ricordato che in certi antichi offici della -messa si trova una preghiera <i>pro anima de quo dubitatur</i>, -e che si leggono in essa le seguenti parole: <i>ut si forsitan -ob pravitatem criminum non meretur surgere ad -gloriam, per haec sacrae oblationis libamina vel tolerabilia -fiant ipsa tormenta</i><a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a>. -</p> - -<p> -Riprendiamo la enumerazione delle immaginazioni e -delle leggende in cui è in vario modo espressa la credenza -che le pene dei dannati possano essere alcuna volta mitigate -o sospese. -</p> - -<p> -San Pier Damiano (988-1072) racconta quanto segue: -«Non mi par da tacere ciò ch'io appresi dall'arcivescovo -Umberto, uomo di somma autorità. Tornando egli dai -confini di Puglia, asseriva essere nel territorio di Pozzuoli -un promontorio sassoso e ronchioso, sorgente di mezzo ad -acque negre e puzzolenti. Fuor da quell'acque vaporanti -si vedono repentinamente sorgere, per consueta usanza, -uccelli di spaventevole aspetto, i quali, dall'ora vespertina -del sabato sino al nascer del sole del lunedì, son soliti -mostrarsi alla vista degli uomini. Durante quel conceduto -spazio di tempo si vedono vagare liberamente in qua e in -là per il monte, come prosciolti d'ogni vincolo. Spandono -l'ali, si ravviano col becco le penne, e per quanto è dato -d'intendere si rifanno nella tranquillità del refrigerio che -per un tempo è loro largito. Questi uccelli non sono mai -veduti cibarsi, nè si possono prendere, per nessun'arte che -s'usi. Come schiara l'ora matutina del lunedì, ecco che -un corvo, grande quanto un avvoltojo, si mette lor dietro, -gravemente gracchiando dalla concava gorga. Quegli incontanente -si sommergono nell'acque e si nascondono, -nè più si lascian vedere, sino a che all'imbrunire del sabato -novamente si levano dalla voragine dello stagno sulfureo. -Però vogliono alcuni che sieno essi anime d'uomini -dannati alle vendicatrici pene dell'Inferno, le quali anime, -tormentate tutti gli altri giorni della settimana, abbiano, -a gloria della risurrezione di Cristo, refrigerio la domenica -e l'una e l'altra notte tra cui quella è compresa<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>. -</p> - -<p> -San Pier Damiano ricorda, a questo proposito i versi -di Prudenzio, riferiti qui sopra, e dice che Desiderio, -abate di Montecassino, sopraggiunto quando egli aveva -scritto il racconto di Umberto, negò recisamente la cosa, -mentre da canto suo Umberto disse di non affermarla come -vera, ma d'averla solamente riferita quale si narrava dagli -abitanti della campagna di Pozzuoli. -</p> - -<p> -Corrado di Querfurt (m. 1202) narra in sostanza il medesimo -fatto, ma con qualche diversità, nella nota lettera -scritta di Puglia l'anno 1196 allo scolastico Herbord. -Egli pone la scena del miracolo in Ischia, forse per un -error di memoria, e propriamente intorno a certa bocca -dell'Inferno che ci si vedeva: «Tutti i sabati, circa l'ora -nona, in prossimità di quel medesimo luogo, si vedono, -in certa valle, uccelli neri, e brutti di sulfurea fuliggine, -i quali ivi riposano la domenica fino all'ora del vespero, -quando con gran dolore e lamento se ne partono e s'immergono -in un lago bollente, nè più ritornano sino al -sabato susseguente. E stimano taluni siano essi anime tormentate, -oppure demonii»<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>. Il racconto di San Pier Damiano -è riferito, quasi con le stesse parole, da Vincenzo -Bellovacense<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a>. -</p> - -<p> -Corrado di Querfurt dice che quegli uccelli erano creduti -da alcuni anime dannate, o demonii, e demonii veramente -sono gli uccelli che incontra nell'avventuroso -suo viaggio San Brandano, la cui leggenda latina risale -per lo meno all'XI secolo, e quelli ancora che in prossimità -del Paradiso terrestre trova Ugone d'Alvernia, e che -hanno riposo la domenica<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>. Tale immaginazione deve -essere del resto assai antica, perchè se ne trova traccia -nella leggenda di san Macario Romano, attribuita ai tre -monaci Teofilo, Sergio ed Igino<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>. -</p> - -<p> -Che la preghiera potesse alleviare la pena dei dannati, -era, come abbiam veduto, opinione di alcuni, anzi di -molti; ma non mancavano altri modi d'alleviarla. Cesario -di Heisterbach (m. c. 1240) racconta a tale proposito una -edificante novella. Certo milite morto fa manifesto a un -tale d'essere in Inferno per aver tolto ingiustamente l'altrui, -e dice che se i figliuoli suoi volessero farne restituzione, -potrebbero scemargli alquanto il castigo. I tristi -figliuoli preferiscono lasciarglielo intero<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a>. In una novellina -popolare della Bassa Brettagna, viva ancora tra il -popolo, ma, probabilmente, antica di origine, un fanciullo -mitiga nell'Inferno le pene dei dannati gettando acqua -benedetta nelle caldaje dove essi stanno a bollire<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>. -</p> - -<p> -Non era possibile che in così fatto ciclo di leggende o -prima o poi non entrasse la Vergine, la pietosissima donna, -la interceditrice a cui nulla si nega, l'avvocata dei peccatori. -Il già citato Tischendorf diede notizia di un'<i>apocalypsis -Mariae</i>, conservata in parecchi codici greci, e -opera certamente di un monaco del medio evo. La leggenda -ebbe, sembra, varie redazioni; ma la sostanza del -racconto è la seguente. Maria desidera di visitare l'Inferno, -e l'arcangelo Michele, accompagnato da numerosa -schiera di angeli, ve la conduce. Vedute le pene orribili -dei dannati, ella chiede d'essere condotta in cielo, affine -di poter pregare Iddio per loro. L'arcangelo le dice che -egli, insieme con gli angeli tutti, prega per i dannati -sette volte il dì e sette la notte, ma invano. Maria insiste, -e rinnovate le preci col concorso di tutti i beati, Dio accorda -un alleviamento di pena, alleviamento che dai frammenti -trascritti dal Tischendorf non si può capire qual -sia<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a>. Mi par probabile che questa <i>apocalypsis Mariae</i> -altro non sia che una imitazione dell'<i>apocalypsis Pauli</i>, -con la quale ha veramente molta somiglianza, e la sostituzione -della Vergine all'apostolo parrà più che naturale -a chiunque abbia qualche famigliarità con le leggende -mariane del medio evo e specialmente con quelle in cui -si vede la Vergine adoperarsi e intercedere per i peccatori -più malvagi e più indurati. E nel medio evo fu opinione -di alcuni che le pene dei dannati fossero mitigate, -in grazia della Vergine, nel santo giorno dell'assunzione -di lei. -</p> - -<p> -Il naturale sentimento di pietà che suggeriva l'idea di -una generale mitigazione di pena accordata in certi tempi, -e con certe condizioni, ai dannati, poteva pure, anzi doveva -suggerir l'idea di certe mitigazioni speciali accordate -ai dannati più rei, a quelli cui alcun singolare peccato, -eccedente i termini della malvagità consueta, procacciava -in Inferno, o anche fuori di esso, alcuno speciale castigo, -eccedente i modi delle pene ordinarie. Il più malvagio -dei peccatori, il più indegno di perdono, o di commiserazione, -è Giuda, e la pena cui egli soggiace è di regola, -tra quante colpiscono i dannati, la più terribile e la più -orrenda. Ne fanno fede le Visioni tutte e tutte le descrizioni -dell'Inferno, nelle quali è parola di lui; e un pezzo -prima di Dante, altri aveva pensato di porre tra le formidabili -mascelle di Lucifero il discepolo traditore<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a>. Ma -la stessa immanità del castigo, voluta dal fervore della -fede, doveva destare negli animi meno rigidi un senso di -pietà, e suggerire il pensiero di un temporaneo alleviamento. -Secondo una leggenda musulmana, Iblîs, veduto -che Dio aveva perdonato ad Adamo, chiese ed ottenne che -il proprio castigo fosse sospeso sino al dì del Giudizio. -</p> - -<p> -Nel corso della sua miracolosa peregrinazione, San Brandano -trova Giuda seduto sopra una pietra in mezzo all'oceano; -dinanzi a lui pende un panno, raccomandato a -certe forche di ferro. Le onde lo assalgono e lo percotono -d'ogni banda, recedono, lo investono di bel nuovo; il vento -gli sbatte quel panno nel volto. Interrogato dal santo, -egli dà contezza di sè e narra la propria pena. Per sei -giorni consecutivi egli arde e arroventa, simile a massa -di piombo fuso; ma il settimo, cioè la domenica, la misericordia -divina gli accorda quel refrigerio, in onore della -risurrezione di Cristo. Il medesimo alleviamento di pena -gli è conceduto dalla Natività sino alla Epifania, dalla -Pasqua sino alla Pentecoste, e dalla Purificazione sino -all'Ascensione di Maria. Negli altri giorni soffre inenarrabili -tormenti in compagnia di Erode, di Pilato, di Anna -e di Caifasso. Quel panno egli diede in vita a un lebbroso; -ma poichè non era suo, gli nuoce ora, più che non -gli giovi, la mal fatta elemosina. Le forche di ferro diede -ai sacerdoti del Tempio perchè se ne servissero a sorreggere -le caldaje. La pietra su cui siede usò a turare certa -fossa che era in una pubblica via di Gerusalemme. Il suo -refrigerio dura dal vespero del sabato a quello della domenica, -e in confronto delle torture che sopporta gli altri -giorni, gli par quello un paradiso. San Brandano, per -quella volta, glielo prolunga sino allo spuntar del sole -del lunedì<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a>. -</p> - -<p> -Dalla leggenda di San Brandano lo strano racconto -passò, alterandosi in varii modi, nella <i>Image du monde</i><a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a>, -in una leggenda di Giuda, latina ed in versi, pubblicata -solo in parte dal Du Méril<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>, nella continuazione dell'<i>Huon -de Bordeaux</i>, così in verso<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a>, come in prosa<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a>, -nel <i>Baudouin de Sebourc</i><a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a>. Nella continuazione dell'<i>Huon -de Bordeaux</i>, Ugone trova Giuda perpetuamente -sbattuto in un gran gorgo di mare, dove passano e ripassano -tutte le acque del mondo. Il dannato non ha altro -schermo che un pezzo di tela, postogli da Cristo accanto -al viso. Di altra pena, o di riposo, non è cenno. -</p> - -<p> -Che alleviamento e abbreviamento di pena si potesse -procacciare alle anime purganti, con la elemosina, con la -preghiera, e con altre pratiche di devozione, era credenza -universale, e su di essa non fa bisogno d'insistere; ma -l'alleviamento assumeva anche in tal caso, alle volte, una -forma e un carattere che importa di far rilevare. In principio -del secolo VIII San Bonifazio narra in una delle -sue epistole la visione di un tale che vide anime purganti, -in figura di uccelli neri, uscir di un pozzo che vomitava -fiamme, posare alquanto sul margine, e riprofondarsi -nel pozzo<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a>. Nella Visione che da lui prende il nome -(fine del secolo IX) Carlo il Grosso trova in Purgatorio -suo padre Luigi, che un giorno sta immerso in un dolio -d'acqua bollente, e un altro in un dolio d'acqua tiepida -e chiara, grazia concedutagli per le preghiere di San Pietro -e di San Remigio<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a>. Migliore d'assai è la condizione del -re Comarco, cui Tundalo vede sedere con gran gloria e -letizia sopra uno splendido trono, in un palazzo luminoso -e mirabile, ma che paga la pena di certi suoi peccati -stando tre ore di ciascun giorno immerso nel fuoco sino -all'ombelico, e coperto il rimanente corpo di cilicio<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>. -</p> - -<p> -Nel poemetto francese intitolato <i>La court de Paradis</i>, -Maria Vergine impetra dal figliuolo due giorni di riposo -per le anime del Purgatorio<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>; al qual proposito è da -ricordare che Santa Brigida asseriva d'avere udito dire -alla Vergine stessa che per intercessione di lei le pene -del Purgatorio si mitigavano<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a>. -</p> - -<p> -L'esempio di quanto avveniva in Purgatorio avrà più -d'una volta contribuito a far nascere l'idea di certi alleviamenti -di pena conceduti ai dannati in Inferno. Anche -in tal caso la fantasia popolare sapeva mostrarsi ragionevole -e logica. Se la preghiera, se le opere buone possono -far sì che Dio punisca le anime del Purgatorio meno -aspramente di quanto la colpa loro, secondo giustizia, vorrebbe; -perchè non potranno esse produrre il medesimo -effetto in beneficio delle anime dannate? E a questo proposito -vuol essere ricordato che i teologi stessi di professione -ammettevano che la giustizia divina non si eserciti -sopra i dannati con tutto il rigore che alla malvagità -loro si converrebbe; ammettevano una parziale, ma continua -remission di castigo, riconoscendo che essi erano -puniti <i>citra condignum</i>. Perchè dunque la giustizia divina, -che s'era già da sè stessa mitigata una volta, non -dovrebbe più altre volte, o mitigarsi da sè, o lasciarsi -mitigare da altrui? -</p> - -<p> -Ma la teologia che io ho chiamata del sentimento non -fu paga di arrecare alcun lenimento alle orrende torture -che le anime soffrivano in Inferno; essa si ribellò anche -al dogma della eternità incondizionata ed assoluta di -quelle torture, e volle che, in certi casi almeno, le porte -dell'Inferno potessero riaprirsi e lasciar libero il passo a -chi le aveva varcate una volta, e che alcun'anima dannata -potesse, per eccezione, esser fatta cittadina del cielo. -Questo suo placito si afferma in numerose leggende. Quella -di Trajano imperatore, liberato dall'Inferno per le insistenti -preghiere di San Gregorio Magno, è cognita a -tutti<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a>, e il curioso si è che San Gregorio afferma l'eternità -e irrevocabilità delle pene infernali. Egli dice nel -l. IV, c. 44 dei suoi <i>Dialoghi</i> esser giusto che non manchi -mai di tormento chi mai non mancò di peccato. Sant'Agostino -racconta come Dinocrate fu liberato dall'Inferno per -le preghiere di sua sorella Perpetua<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a>. Santa Viborada -liberò nello stesso modo un fanciullo. Sant'Odilone, abate -di Cluny, rese tale servigio all'anima di Benedetto IX -papa, che davvero non lo meritava<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a>. Di un certo Evervach, -dannato, a cui Dio permette di tornare al mondo -a farvi espiazione narra Cesario di Heisterbach<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a>, e son -numerose le leggende in cui tal miracolo si compie per -intercessione della Vergine, o di santi<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>. E c'è di più. -Nella Visione del monaco Ansello si dice che tutti gli -anni, nel giorno della Risurrezione, Cristo scende all'Inferno -e libera le anime dei peccatori meno malvagi<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>. -Nel <i>fableau De saint Pierre et du jougleor</i>, un giullare, -che era stato lasciato dai diavoli a custodia dei dannati, -giuoca questi a dadi con san Pietro, che vince, e tutti li -conduce in Paradiso<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a>. In molti racconti popolari si legge -di pessimi uomini, che avendo meritato dieci volte l'Inferno, -riescono, con astuzia o con inganno, a cacciarsi fra -i beati. -</p> - -<p> -La teologia del sentimento, che il più delle volte è la -stessa teologia popolare, ammetteva che le pene potessero -essere alleviate in qualche modo ai dannati; ma la teologia -raziocinante, dottrinale, scolastica, di solito lo negava. -San Tommaso d'Aquino, lume di questa seconda -teologia, dimostra a fil di logica che in Inferno non può -esservi mitigazione di pena<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>, e San Bonaventura è del -medesimo avviso, sebbene ammetta che Dio punisce i dannati -meno di quanto si converrebbe alle colpe loro. San -Bernardo di Chiaravalle si scalmana a dimostrare che i -beati godono dello spettacolo che pongono loro sotto gli -occhi i tormenti dei dannati, e ne godono per quattro -ragioni propriamente: la prima, perchè quei tormenti non -toccano a loro; la seconda, perchè dannati tutti i rei, non -potranno più temere malizia alcuna, nè diabolica, nè -umana; la terza, perchè la gloria loro sarà fatta maggiore -dal contrasto; la quarta, perchè ciò che piace a Dio -deve piacere ai giusti<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a>. Qualsiasi mitigazione di pena -conceduta ai dannati sarebbe dunque diminuzione di beatitudine -agli eletti, e tale diminuzione tornerebbe in nuovo -refrigerio dei dannati, i quali, per più loro tormento (così -si dice), hanno cognizione di quella beatitudine. La Chiesa -non porse mai, gli è vero, una soluzione dogmatica del -dubbio, ma non pregando per i dannati diede implicitamente -ragione a coloro che negano qualsiasi mitigazione. -</p> - -<p> -Come la pensò in proposito Dante? Non è senza importanza -il notarlo. -</p> - -<p> -In materia teologica Dante s'attiene, essenzialmente, -alle dottrine dell'Aquinate, e certo non è da aspettarsi -che voglia scostarsene quanto alle pene infernali: ciò nondimeno, -anche in questa parte, come in altre, si può notare -nel discepolo alcun dissentimento dal maestro, e, alle -volte, qualche po' di contraddizione con sè stesso. -</p> - -<p> -Molte volte, percorrendo i varii cerchi dell'Inferno, -Dante si mostra preso di pietà profonda alla vista dei tormenti -atroci cui soggiacciono i dannati. Egli è <i>quasi -smarrito</i> di pietà quando ode da Virgilio -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nomar le donne antiche e i cavalieri;</p> -</div></div> - -<p> -vien meno al racconto dei casi di Francesca e di Paolo; -lagrima sull'affanno di Ciacco; ha il cor compunto alla -vista del castigo che travaglia i prodighi ecc.<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a> Vero è -che quando egli non può <i>tener lo viso asciutto</i> vedendo -lo strazio degli indovini, Virgilio gliene fa rimprovero e -lo ammonisce con le terribili parole: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Qui vive la pietà quando è ben morta<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>;</p> -</div></div> - -<p> -ma lo stesso Virgilio, divenuto tutto smorto in su la proda -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Della valle d'abisso dolorosa,</p> -</div></div> - -<p> -aveva detto al discepolo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i06"> L'angoscia delle genti</p> -<p class="i01">Che son quaggiù nel viso mi dipigne</p> -<p class="i01">Quella pietà che tu per tema senti<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ma la pietà altrui può essa arrecare qualche beneficio ai -dannati? e può mai aversi in Inferno alcuna interruzione -o alcun alleviamento di pena? Parlando della bufera che -travolge i <i>peccator carnali</i>, Dante la chiama -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">La bufera infernal che mai non resta;</p> -</div></div> - -<p> -e di quei peccatori dice espressamente: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nulla speranza li conforta mai</p> -<p class="i01">Non che di posa, ma di minor pena;</p> -</div></div> - -<p> -ma poco più oltre fa dire a Francesca che il vento alcuna -volta si tace<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a>, e questi riposi del vento non si possono -intendere disgiunti da un certo riposo concesso alle anime -dannate. La piova del terzo cerchio imperversa sempre ad -un modo, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Regola e qualità mai non l'è nova;</p> -</div></div> - -<p> -ma i dannati -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dell'un de' lati fanno all'altro schermo,</p> -</div></div> - -<p> -e si volgono spesso<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a>, e riescono in tal modo a trovare -un alleggiamento, sia pur piccolissimo, al loro tormento. -Similmente i dannati del cerchio ottavo, sommersi nella -pegola ardente, guizzan fuori alquanto <i>ad alleggiar la -pena</i><a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a>. Per contro i dannati, o almeno i diavoli, possono -andar soggetti a un accrescimento di doglia prima ancora -del Giudizio universale<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a>: dopo il Giudizio, i dannati, -rivestiti dei corpi loro, soggiaceranno a pena maggiore<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a>. -</p> - -<p> -Dante ammette che i dannati possano avere, in mezzo -alla spaventosa loro miseria, alcuna consolazione. Francesca -e Paolo hanno dallo stare insieme, non accrescimento, -ma lenimento di pena. Virgilio invita il discepolo -a chiamarli a sè <i>per quell'amor che i mena</i>, ed essi non -sanno resistere all'<i>affettuoso grido</i>, e delle lacrime di -Dante si mostrano riconoscenti. I dannati cui non bruttarono -colpe vili, desiderano, come Ciacco, Pier delle Vigne, -Brunetto Latini, Guido Guerra, Tegghiajo Aldobrandi, -Jacopo Rusticucci, il conte Ugolino, che la memoria -di loro sia rinfrescata o vendicata nel mondo, e -Dante promette ad alcuno il suo ajuto. Afferma San Tommaso -d'Aquino che l'amore dei congiunti e degli amici -non lenisce, ma inacerba i tormenti dei dannati, i quali -se ne sentono indegni. Dante non la pensa proprio a quel -modo. Cavalcante Cavalcanti, tuttochè dannato, ama il -figliuolo, e certo non può essergli grave d'essere amato -da lui; Brunetto Latini senza dubbio si allieta dell'affetto -che addimostragli Dante. -</p> - -<p> -Che Dante abbia conosciuta la <i>Visio Pauli</i> è più che -probabile<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a>; che non l'abbia imitata in quella finzione -dell'interrotto castigo è, credo, da deplorare. Di quella -finzione il meraviglioso suo ingegno avrebbe saputo senza -dubbio giovarsi. Con far tacere subitamente le grida disperate -dei dannati, con farle poi ricominciare, giunto il -termine del riposo, più spaventose di prima, egli avrebbe -trovata la via a bellezze poetiche di prim'ordine, degne -del poema immortale. San Tommaso forse fu quegli che -non gliel permise. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h3 id="notedannati">NOTE:</h3> - -<div class="footnote" id="note486"> -<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>. </span>Per le varie redazioni e per le relazioni che passan fra loro, -vedi <span class="smcap">H. Brandes</span>, <i>Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur -mit einem deutschen und zwei lateinischen Texten</i>, Halle, 1885.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note487"> -<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>. </span>Il racconto varia alquanto nelle varie redazioni della Visione, -ma è in sostanza quale l'ho riferito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note488"> -<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>. </span>Una ne pubblicò <span class="smcap">P. Villari</span>, <i>Alcune leggende e tradizioni che -illustrano la Divina Commedia</i>, nel t. VIII degli <i>Annali delle -Università toscane</i>, Pisa, 1866, pp. 129-33; le altre sono inedite. -Per notizie circa le versioni volgari di varie letterature, vedi -<span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>I precursori di Dante</i>, Firenze, 1874, pp. 43-4, e -<span class="smcap">Brandes</span>, <i>Op. cit</i>., pp. 42-62.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note489"> -<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>. </span>Uno studio comparativo degli Inferni immaginati dalle -varie religioni, non sarebbe certo senza interesse, e importerebbe -anche all'argomento nostro; ma tale studio non si può -dire che sia stato fatto ancora. Il libro di <span class="smcap">O. Henne-Am-Rhyn</span>, -<i>Das Jenseits</i>, Lipsia, 1881, è assai manchevole, e più è quello -di <span class="smcap">O. Delepierre</span>, <i>L'Enfer, Essai philosophique et historique sur -les légendes de la vie future</i>, Londra, 1876.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note490"> -<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>. </span>Chi desiderasse conoscere un po' più da vicino i termini -della questione e le opinioni dei teologi, vegga: <span class="smcap">Teofilo Raynaud</span>, -<i>Heteroclita spiritualia caelestium et infernorum, Opera</i>, Lione, -1665-9, t. XV, pp. 429-31; <span class="smcap">Vincenzo Patuzzi</span>, <i>De futuro impiorum -statu</i>, 2ª ediz., Venezia, 1764, lib. III, c. 12; <span class="smcap">A. Berlage</span>, -<i>Die dogmatische Lehre von den Sakramenten und letzten Dingen</i>, -Münster, 1864, pp. 890-902; <span class="smcap">J. Bautz</span>, <i>Die Hölle</i>, Magonza, 1882, -pp. 197-210, e i numerosi scritti speciali registrati dal <span class="smcap">Graesse</span>, -<i>Bibliotheca magica et pneumatica</i>, Lipsia, 1843, pp. 12-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note491"> -<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>. </span>I <i>Cor</i>., XV, 22; cf. <i>Rom.</i>, V, 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note492"> -<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>. </span>XVI, 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note493"> -<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>. </span>XIV, 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note494"> -<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>. </span><i>Apocalypses apocryphae</i>, Lipsia, 1866, pp. 84-69. Notizie concernenti -il testo greco ivi stesso, pp. <span class="smcap lowercase">XIV-XVIII</span>. Una versione -siriaca si conserva in parecchi codici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note495"> -<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>. </span>XII, 1 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note496"> -<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>. </span><i>Cathemerinon</i>, inno V. Di questi versi molti ebbero a far -parola: vedi <span class="smcap">Roesler</span>, <i>Der katholische Dichter Aurelius Prudentius -Clemens</i>, Friburgo i. B., 1886, p. 455. Errava il Patuzzi quando -affermava (<i>Op. e loc. cit.</i>) le parole di Prudenzio doversi intendere -solo poeticamente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note497"> -<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>. </span>Nel cap. 113 dello stesso libro si leggono quest'altre parole: -«Manebit ergo sine fine mors illa perpetua damnatorum, -idest alienatio a vita Dei, et omnibus erit ipsa communis. -quaelibet homines de varietate poenarum, de dolorum relevatione -vel intermissione pro suis humanis motibus suspicentur».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note498"> -<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>. </span><i>Homil in epist. ad Philip.</i>, III, 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note499"> -<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>. </span><i>Acta sanctorum</i>, t. II di gennajo, p. 1011.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note500"> -<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>. </span><i>Opera</i>, Parigi, 1644, t. I, pp. 790-3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note501"> -<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>. </span><i>De officiis ecclesiasticis</i>, lib. II, in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note502"> -<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>. </span><i>Acta sanctorum</i>, t. III di marzo, p. 573.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note503"> -<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>. </span><span class="smcap">Duemmler</span>, <i>Poetae latini aevi carolini</i>, t. II, p. 270. Questa -particolarità si ritrova nel racconto in prosa di Heitone; ma -sparisce dal poema che sulla Visione compose Valafredo Strabone, -<i>ibid.</i>, p. 314.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note504"> -<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>. </span>Per le relazioni delle versioni latine e volgari, e della siriaca -col testo greco, vedi <span class="smcap">Brandes</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 2 sgg., e <i>Ueber -die Quellen der mittelenglischen Paulus-Vision</i> dello stesso, Halle, -1883 (estratto dagli <i>Englische Studien</i>, vol. VII). Il Brandes non -parla delle versioni italiane e sembra non le abbia conosciute.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note505"> -<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>. </span><i>Dies dominicus dies est electus, in quo gaudent angeli et archangeli -maior diebus ceteris</i>. (Redazione latina II pubblicata dal -<span class="smcap">Brandes</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 75). <i>Lo die della domenicha è grande da -temere e da guardare di tutte le rie opere</i> ecc. (Testo pubblicato -dal <span class="smcap">Villari</span>). <i>Lo dia del dimenge es elegutz del cal s'alegron tug -li angel e li archangel e li sant car major es de totz los autres -dias</i>. (Testo provenzale pubblicato dal <span class="smcap">Bartsch</span>, <i>Denkmäler der -provenzalischen Litteratur</i>, Stoccarda, 1856, p. 313).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note506"> -<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>. </span><i>I precursori di Dante</i>, p. 48.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note507"> -<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>. </span><i>Prologus in psalmos; De civitate Dei</i>, lib. XXII, c. 30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note508"> -<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>. </span><span class="smcap">Eisenmenger</span>, <i>Entdecktes Judenthum</i>, Königsberg, 1711, vol. II, -pp. 347 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note509"> -<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">De-Vit</span>, <i>Come si possa difendere la Chiesa cattolica nelle -sue preghiere pei defunti incriminate dagli eterodossi</i>, Prato, 1863. -Vedi pure <span class="smcap">Durand</span>, <i>Rationale divinorum officiorum</i>, Venezia, 1577, -lib. VII, c. 35.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note510"> -<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>. </span>Illud etiam, quod Humberti Archiepiscopi, summae videlicet -auctoritatis viri, narratione cognovi, silentio tradendum -esse non arbitror. Nam cum a finibus reverteretur Apuliae, -asserebat in regionibus quae Puteolis adiacent, inter aquas -nigras et foetidas, promontorium eminere saxosum et scrupeum. -Ex quibus videlicet exhalantibus aquis consueto more teterrime -videntur aviculae repente consurgere et a vespertina sabbati -hora usque ad ortum secundae feriae solitae sunt humanis -aspectibus apparere. Quo indulti temporis spatio videntur hinc -inde per montem velut solutae vinculis libere spatiari. Alas -extendunt, plumas rostro prosequente depectunt, et in quantum -datur intelligi, concessa ad tempus refrigerii se tranquillitate -resolvunt. Quae profecto volucres nec unquam videntur vesci, -nec quolibet aucupis valent ingenio capi. Dilucescente igitur -matutina secunde feriae hora, ecce magnus ad instar vulturis -corvus post praefatas aviculas incipit concavo gutture graviter -crocitare. Illae protinus sese aquis immergentes abscondunt, -nec ultra videndas se humanis oculis offerunt, donec advesperascente -iam sabbati die, de sulphurei stagni voragine rursus -emergunt. Unde nonnulli perhibent eas hominum esse animas -ultricibus gehennae suppliciis deputatas. Quae nimirum reliquo -totius hebdomadae tempore cruciantur, dominico autem die -cum adiacentibus ultra citroque noctibus pro dominicae resurrectionis -gloria refrigerio potiuntur. <i>Epistola IX, ad Nicolaum II -pontificem maximum</i>. <i>Opera</i>, Parigi, 1663, t. III, p. 186.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note511"> -<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>. </span>Videntur circa eumdem locum qualibet die sabbathi, circa -horam nonam, volucres in quadam valle nigrae et sulphureo -fumo deturpatae, quae ibi quiescunt per totum diem dominicum, -et in vespere cum maximo dolore et planctu recedunt, numquam -nisi in sequenti sabbatho reversurae, et descendunt in -lacum ferventem. Quas quidam afflictas animas arbitrantur vel -daemones. Ap. <span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Scriptores rerum brunsvicensium</i>, t. II, -p. 698.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note512"> -<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>. </span><i>Speculum historiale</i>, lib. XXVI, c. 62.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note513"> -<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>. </span>Vedi per ciò il mio studio intitolato <i>Demonologia di Dante</i>, -nel volume seguente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note514"> -<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>. </span><i>Acta sanctorum</i>, t. X di ottobre, pp. 566-71. Vedi addietro -pp. 84 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note515"> -<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>. </span><i>Dialogus miraculorum</i>, Colonia, 1851, dist. XII, c. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note516"> -<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>. </span><span class="smcap">Luzel</span>, <i>Légendes chrétiennes de la Basse-Brétagne</i>, Parigi, -1881, vol. II (<i>Les littératures populaires de toutes les nations</i>, -vol. III), pp. 169-70: <i>Le fils du diable</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note517"> -<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>. </span><i>Op. cit.</i>, pp. <span class="smcap lowercase">XXVII-XXX</span>. Quale sia non si rileva nemmeno -dall'analisi del <span class="smcap">Gidel</span>, <i>Étude sur une apocalypse de la Vierge -Marie, Annuaire de l'Association pour l'encouragement des études -grecques en France</i>, anno V (1871), pp. 92 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note518"> -<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>. </span>Vedi nel volume seguente il già citato studio <i>Demonologia -di Dante</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note519"> -<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>. </span><span class="smcap">Jubinal</span>, <i>La légende latine de S. Brandaines, avec une traduction -inédite en prose et en poésie romanes</i>, Parigi, 1836; -<span class="smcap">Schroeder</span>, <i>Sanct Brandan, ein lateinischer und drei deutsche -Texte</i>, Erlangen, 1871; <span class="smcap">Francisque-Michel</span>, <i>Les voyages merveilleux -de saint Brandan</i>, Parigi, 1878 ecc. Com'è naturale, le -varie versioni e redazioni non concordano sempre nei particolari. -In una versione tedesca, la pena assegnata a Giuda nei -giorni di refrigerio è molto più aspra: l'apostolo traditore gela -nell'una metà del corpo, abbrucia nell'altra ecc. (<span class="smcap">Schroeder</span>, <i>Op. -cit.</i>, p. 178). In una delle versioni francesi crescono e si moltiplicano -i tormenti a cui soggiace il dannato sei giorni della -settimana; ma si moltiplicano pure e si prolungano i riposi: -egli ha alleviamento di pena per quindici giorni a Natale, e -tutte le feste della Madonna (<span class="smcap">Michel</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 63 sgg.). -Nella versione italiana pubblicata dal <span class="smcap">Villari</span> (<i>Op. cit.</i>, p. 149) -Giuda ha alleviamento anche il dì d'Ognissanti; ma brucia sulla -pietra che lo regge in mezzo all'onde.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note520"> -<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>. </span>Il racconto dell'<i>Image du monde</i> è riferito dal <span class="smcap">Du Méril</span>, -<i>Poésies populaires latines du moyen âge</i>, Parigi, 1847, pp. 337-40. -Si tratta propriamente della redazione rimaneggiata del poema. -Vedi <span class="smcap">Fant</span>, <i>L'Image du monde, poème inédit du milieu du XIII<sup>e</sup> -siècle</i>, Upsala, 1886, p. 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note521"> -<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>. </span><i>Op. cit.</i>, pp. 236 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note522"> -<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>. </span>Cod. L, II, 14 della Nazionale di Torino, f. 360 <i>r</i> e <i>v</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note523"> -<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>. </span><span class="smcap">Dunlop-Liebrecht</span>, <i>Geschichte der Prosadichtungen</i>, Berlino, -1851, pp. 128; <i>History of Prose Fiction</i>, nuova ediz., Londra, -1888, vol. I, p. 305.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note524"> -<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>. </span><i>Histoire littéraire de la France</i>, t. XXV, p. 595.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note525"> -<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>. </span>Epistola X, in <span class="smcap">Jaffè</span>, <i>Monumenta Moguntina, Bibliotheca -rerum Germanicarum</i>, t. III, Berlino, 1866, pp. 56-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note526"> -<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>. </span>Ap. <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Monumenta Germaniae, Scriptores</i>, t. V, p. 458.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note527"> -<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>. </span>Cum autem modicum precederent, uiderunt domum mirabiliter -ornatam, cuius parietes et omnes structure ex auro erant -et argento et ex omnibus lapidum preciosorum generibus; sed -fenestre ibj non erant nec hostium, tamen omnes qui intrare -uolebant intrabant. Erat uero domus intus tam splendida ac si -non dico unus sol sed quasi ibi soles multi splenderent. Verum -ipsa domus erat ampla nimis atque rotunda, multis columpnis -fulta, et cum auro et lapidibus preciosis totum corpus eius -uestibulum erat stratum. Cum autem illa anima in talibus delectaretur -edificijs, circumspiciens uidit unum sedile aureum cum -gemmis et serico et omnibus ornamentis ornatum, et uidit dominum -regem Chomarcum in ipso throno sedere talibus uestimentis -uestitum, qualibet nec ipse nec aliquis regum terre -umquam uestiri potuit. Dum ipsa igitur admirans aliquantulum -staret, uenerunt plurimi cum muneribus in illam domum ad -regem, et illi singuli offerebant cum gaudio munera sua. Et -cum diucius ante dominum suum regem starent (erat enim dominus -eius, dum uterque uiueret), uenerunt multi sacerdotes et -leuite, uestiti sollempniter sicut ad missam cum sericis casulis -et ceteris ornatibus ualde bonis, et ornabatur undique regia -domus mirabili ornamento. Ponebant etiam ciphos et calices -aureos et argenteos et eburneas pixides supra paxillos et tabulas, -et sic domus ornabatur, ita ut, si maior gloria in regno -dei non esset, ista sufficere posset. Omnes ergo illi qui ministrabant -uenientes ante regem, coram eo genua flectebant dicentes -‘Labores manuum t[uarum] qui mand[ucabis] beatus es, -et bene tibi erit’. Tunc anima dixit ad angelum ‘Miror, mi -domine, unde huic domino meo tot ministri, inter quos nec -unum de suis, dum esset in corpore, possum cognoscere’. ‘Non -sunt isti (ait angelus) de eius familia, quam habebat cum esset -in corpore. Nonne audis (ait), quomodo isti clamant dicentes -labores ma[nuum] t[uarum] qui m[anducabis] beatus es et bene -tibi erit? Isti enim quos tu uides omnes sunt pauperes Christi -et peregrini, quibus ipse rex largiebatur bona temporalia dum -illic esset in corpore, et ideo per manus ipsorum retribuitur -ei merces eterna hic sine fine’. ‘Vellem (ait anima) scire, si -iste dominus meus rex passus est umquam tormenta, postquam -relicto corpore uenit ad requiem’. ‘Passus est (ait angelus) et -cottidie patitur ed adhuc pacietur’. Et adiunxit ‘Prestolemur -paululum et uidebimus eius tormentum’. Et cum non diu -expectarent, obscurata est domus, et omnes habitatores eius -illico contristati sunt, et contristatus est rex, flensque surrexit -et exiuit. Cumque illa anima sequeretur eum, uidit hanc multitudinem, -quam intus antea uiderat, expansis in celum manibus -deuotissime deprecantem deum atque dicentem ‘Domine -deus, sicut uis et scis, miserere serui tui!’ Et respiciens uidit -ipsum regem in igne usque ad umbilicum et ab umbilico sursum -cilicio indutum. Ait autem anima ad angelum ‘Quam diu ista -anima hoc pacietur?’ Et angelus ‘Cottidie per trium horarum -patitur spacium et per spacia XX et unius requiescit horarum’. -‘Domine (inquit anima) quare hijs et non alijs dignus iudicatur -supplicijs?’ Angelus respondit ‘Ideo ignem patitur usque ad -umbilicum quia legittimi coniugij maculauit sacramentum; et -ab umbilico sursum patitur cilicium quia iussit interficere comitem -iuxta sanctum Patricium et preuaricatus est iusiurandum. -Exceptis hijs duobus cuncta eius crimina sunt remissa quo ad -culpam et penam’. <i>Visio Tnugdali</i>, ed. Schade, Halle, 1869, -pp. 17-8. Il luogo, dove Tundalo trova l'anima del re Comarco, -è, a dir vero, una specie di luogo intermedio fra il Purgatorio -e il Paradiso, o, se così piace, un secondo Purgatorio, dove sono -molte delizie, e dove <i>habitant boni non valde, qui de inferni -cruciatibus erepti nondum merentur sanctorum consorcio coniungi</i>. -Ricorderò che un luogo di consimile natura ammise pure il -<span class="smcap">Bellarmino</span>, <i>De Purgatorio</i>, l. II, c. 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note528"> -<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>. </span><span class="smcap">Barzaban-Méon</span>, <i>Fabliaux et contes</i>, Parigi, 1808, vol. III, -p. 128.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note529"> -<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>. </span>Vedi ancora la citata edizione della <i>Visio Tnugdali</i> -a p. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note530"> -<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>. </span>Vedi intorno ad essa <span class="smcap">G. Paris</span>, <i>La légende de Trajan</i>, nel -fasc. XXXV della <i>Bibliothèque de l'École des hautes études</i>, 1878, -pp. 261-98, e il mio libro <i>Roma nella memoria e nelle immaginazioni -del medio evo</i>, Torino 1882-8, vol. II, pp. 1 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note531"> -<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>. </span><i>De origine animae</i>, I, 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note532"> -<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>. </span><span class="smcap">San Pier Damiano</span>, <i>Vita S. Odilonis, Opera</i>, ediz. cit., t. II, -p. 183.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note533"> -<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>. </span><i>Op. cit.</i>, dist. XII, c. 23: vedi anche dist. I, c. 32.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note534"> -<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>. </span><i>Roma nella mem. e nelle immag. del m. e.</i>, vol. II, pp. 41-2 <i>n</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note535"> -<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>. </span><span class="smcap">Du Méril</span>, <i>Poésies populaires latines antérieures au douzième -siècle</i>, Parigi, 1843, p. 213.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note536"> -<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>. </span><span class="smcap">Barbazan-Méon</span>, <i>Op. cit.</i>, vol. III, p. 282.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note537"> -<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>. </span><span class="smcap">San Tommaso</span> chiama la opinione contraria <i>opinio praesumptuosa, -utpote sanctorum dictis contraria, et vana, nulla -auctoritate fulta et nihilominus irrationalis. Summa theol., Suppl.</i>, -q. 71, a. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note538"> -<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>. </span><i>In quadragesima, sermones in psalmum</i> XC, <i>sermo</i> VIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note539"> -<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>. </span><i>Inf.</i>, V, 72, 140-1; VI, 58-9; VII, 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note540"> -<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>. </span><i>Inf.</i>, XX, 19-30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note541"> -<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>. </span><i>Inf.</i>, IV, 7-21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note542"> -<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>. </span><i>Inf.</i>, V, 31, 44-5, 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note543"> -<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>. </span><i>Inf.</i>, VI, 7-9, 20-1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note544"> -<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>. </span><i>Inf.</i>, XXII, 22-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note545"> -<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>. </span><i>Inf.</i>, IX, 97-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note546"> -<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>. </span><i>Inf.</i>, VI, 103-11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note547"> -<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>. </span><span class="smcap">Ozanam</span>, <i>Dante et la philosophie catholique au treizième siècle</i>, -Parigi, 1845, p. 345; <span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>Op. cit.</i>, p. 45. Gli è cosa degna -di nota che nella versione siriaca dell'<i>apocalypsis</i> greca è menzione -di dannati i quali non furono propriamente nè giusti, nè -peccatori, ma consumarono la vita in neghittosa spensieratezza, -simili molto alla -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i08"> setta de' cattivi</p> -<p class="i01">A Dio spiacenti ed a' nemici sui.</p> -</div></div> - -<p> -Ci son buone ragioni per credere che questa particolarità fosse -già nel testo greco, e non è fuor del possibile che essa passasse -in alcuna versione latina, ora perduta, ma conosciuta da -Dante</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="fatalita">LA CREDENZA NELLA FATALITÀ</h2> -</div> - -<h3>I.</h3> - -<p> -Nel dogma cristiano la dottrina del fato, quale già -l'ebbero gli antichi, del fato esistente in sè e per sè, come -separata e suprema potenza, non può trovar luogo: essa -ripugna troppo al concetto del Dio uno e massimo che -campeggia nei libri sacri dell'Antico e del Nuovo Testamento, -e in cui è fondata la fede. Le opinioni e le sentenze -dei Padri e dei Dottori della Chiesa in proposito, -così dei più come dei meno antichi, sono concordi ed -esplicite; e san Tommaso che le accoglie, le condensa e -le epiloga, mostra come il fato, il caso e la fortuna si -risolvano da ultimo nella potestà, volontà e provvidenza -di Dio, e come la stessa necessità delle cose materiali, -essendo conseguenza della natura e dell'ordinamento loro, -sia perciò un effetto mediato dell'unica potestà divina, -creatrice e ordinatrice del tutto. Dante descrive la fortuna -come una ministra di Dio, intesa a permutare <i>li ben vani</i> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Di gente in gente e d'uno in altro sangue</p> -<p class="i01">Oltre la difension de' senni umani<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Il Petrarca, seguendo la opinione di san Girolamo e di -sant'Agostino, dice il fato e la fortuna essere nomi senza -significazione<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a>. -</p> - -<p> -All'influsso degli astri generalmente si crede nel medio -evo; ma non senza molte riserve. San Tommaso ammette -l'azione loro sulla vegetazione, sull'atmosfera, sui corpi -in genere, non esclusi gli umani; ma nega che possano -operare sull'intelletto e la volontà, salvo che indirettamente, -e togliere o scemare la libertà dell'arbitrio. Anche -gli astri, del resto, sono organi e strumenti della provvidenza. -</p> - -<p> -La volontà divina è dunque, secondo il canone cristiano, -il principio vivo, eterno ed immutabile d'onde fluiscono -le forze tutte, non solo che producono ed instaurano, ma -ancora che reggono il mondo. Essa è la necessità suprema -ed invincibile, così per rispetto alla natura, come per -rispetto agli uomini, i quali possono bene, essendo provveduti -d'intelletto e di libertà, agitarsi entro il circolo -che quella volontà stringe loro d'attorno; ma non lo possono -per nessun modo spezzare, e non ne possono uscire. -L'arbitrio umano sarà libero, come sotto l'impero del fato -antico; ma gli eventi saran necessarii, e molte volte saranno -necessarie le azioni. Di qui quella terribile quanto -logica dottrina della predestinazione, secondo la quale la -eterna salute e la eterna dannazione dipendono, non già -dagli atti umani e dall'umano volere, ma dal volere divino -e dalla divina grazia; dottrina che escogitata prima -da sant'Agostino, esplicata e compiuta più tardi da Isidoro -di Siviglia (m. 636) e da Godescalco (m. 867), avversata -sempre dalla Chiesa greca, fu tratta alle ultime e inevitabili -sue conseguenze, asseverata in tutto il suo rigore, -da Zuinglio e da Calvino. Un rozzo dramma religioso, -composto in Italia in sul principiare del secolo XV, se -non forse anche prima, prende argomento da quella dottrina -e, in pari tempo, la nega<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>. Un giovine lascia il -padre, la madre, e il buono stato in cui era cresciuto, -per consacrarsi al servizio di Dio, e attendere, lungi dagli -allettamenti e dagl'inganni del mondo, alla salute dell'anima. -Un vecchio eremita, che l'ha accolto nella sua -cella, e l'ha fatto compagno dell'austera sua vita, vedendolo -tutto infervorato nel bene, e dedito alle sante pratiche -di devozione, assai se ne loda, e chiede a Dio che -gli riveli in grazia qual posto è serbato al giovine fra -i beati in Paradiso. Un'amara delusione lo aspetta. L'angelo -del Signore gli annunzia che, non il Paradiso, ma -l'Inferno sarà dato in premio a tanta virtù; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E tu che vai cercando il destinato,</p> -<p class="i01">Sappi che il servo tuo sarà dannato.</p> -</div></div> - -<p> -Ecco la dottrina della predestinazione affermata in tutta -la sua crudezza. L'eremita molto si accora della terribile -sentenza, e biasima la presunzione propria con argomenti -tolti di peso ai campioni di quella dottrina: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O uomo istolto, che vai tu cercando</p> -<p class="i02"> Quello che a te non appartien sapere?</p> -<p class="i02"> Pensi tu, sempre qui bene operando,</p> -<p class="i02"> Di dover l'alta grazia possedere?</p> -<p class="i02"> Non sai tu che tu hai di lassù bando</p> -<p class="i02"> Per non saperti nel ben mantenere?</p> -<p class="i02"> E questo vuol la tua ribellïone,</p> -<p class="i02"> Che stii qui sempre in gran confusïone.</p> -<p class="i01">Se in Dio non esser giustizia dirai,</p> -<p class="i02"> Dappoi che vuol chiunque ben fa dannare,</p> -<p class="i02"> Così per contro arguir tu potrai</p> -<p class="i02"> Che voglia quei che mal fanno salvare;</p> -<p class="i02"> E se per lui esser giusto vorrai,</p> -<p class="i02"> La cagion perchè il fa vorrai cercare,</p> -<p class="i02"> E sarai fatto come chi non vede;</p> -<p class="i02"> Perchè dov'è ragion manca la fede.</p> -</div></div> - -<p> -Egli non sa tacere al giovine ciò che gli fu rivelato; ma -questi non si smarrisce, non dispera; anzi, pieno di mansuetudine -e di rassegnazione, risolve di servir Dio con -più amore e più fervore di prima, quale che sia il decreto -divino a suo riguardo, poichè egli non può volere -se non ciò che Dio vuole. Il demonio tenta invano distorlo -da tale proposito e ricondurlo nel mondo; e il vecchio -eremita, dopo aver pregato lungamente, apprende dall'angelo -che il discepolo sarà salvo. Udita la buona novella, -il giovine esclama: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Padre, ben che l'umana intelligenza,</p> -<p class="i02"> Gravata dal peccato, intenda poco,</p> -<p class="i02"> Nondimeno io non ebbi mai temenza,</p> -<p class="i02"> Facendo ben, d'esser dannato al foco<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ecco la dottrina della predestinazione risolutamente negata. -</p> - -<p> -Aveva ragione Fausto, vescovo di Riez, nella seconda -metà del secolo V, quando affermava che con quella dottrina -si tornava per altra via al fatalismo antico. La Chiesa -cattolica sentì la gravità del rimprovero, e ricusò da ultimo -il dogma pericoloso e spietato, piegando, senza addarsene -quasi, verso l'opposta dottrina del grande avversario -di sant'Agostino, Pelagio, che da più di un sinodo -era stato condannato per eretico. Ma il concetto della fatalità, -cacciato da una banda, irrompeva da un'altra, e -in altro modo soggiogava gli spiriti. Il popolo, che poco -intende e meno si cura delle sottili dispute e delle più -sottili distinzioni dei teologi e dei filosofi, non lasciò mai -di aver fede in una o più potenze, occulte e irresistibili, -distinte e separate dal volere divino, e variamente designate, -secondo i casi, coi nomi di destino, di fortuna, o -d'influsso astrologico. Di tale credenza, a cui non rimasero -estranei i dotti, sono vestigia e documenti lungo tutto -il medio evo. Nel libro I del suo poema <i>De diversitate -fortunae et philosophiae consolatione</i>, Arrigo da Settimello -(XII secolo) esclama: «A cui mi debbo io dolere -della fortuna? non so:» e nel secondo libro chiama -quella sua nemica, perfida, stolta, lingua dolosa, meretrice, -che si vanta dea e signora del tutto. Un vescovo -di molta riputazione, Ildeberto di Lavardin (m. 1133), si -lagna assai della fortuna in un carme <i>De exilio suo</i>, e -in certa breve poesia, che appunto s'intitola <i>De infidelitate -fortunae et amoris mundi</i>. Più tardi il medico fiorentino -Tommaso del Garbo, e il poeta aretino Braccio Bracci, -chiedevano al Petrarca che fosse la fortuna; e rispondendo -al primo, il Petrarca si doleva dei <i>moltissimi</i> che a quei -tempi credevano in lei, e come dea la ponevano in cielo, -e il favore di lei mettevano sopra, non pure alla virtù, -ma allo stesso ajuto divino, e volevano piuttosto essere -amici suoi che di Dio. E questa fortuna si vede assai volte -figurata in libri del medio evo, quando d'una e quando -d'altra maniera, ma più spesso in forma di una ruota -simbolica, che mossa da virtù fatale, girando senza posa, -muta e rimuta con eterna vicenda, irresistibilmente, le -sorti di quaggiù: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Est rota fortunae variabilis ut rota lunae:</p> -<p class="i01">Crescit, decrescit, in eodem sistere nescit<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -E ciò che della fortuna, s'ha pure a dir del destino. Dante, -ora fa del volere divino e del fato una sola e medesima -cosa, ora sembra che, almeno fantasticamente, li distingua, -e distingua pure il fato dalla fortuna. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Alto fato di Dio sarebbe rotto</p> -<p class="i02"> Se Lete si passasse e tal vivanda</p> -<p class="i02"> Fosse gustata senza alcuno scotto,</p> -</div></div> - -<p> -dice Beatrice là nel Paradiso terrestre<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a>. Ma prima di lei -Virgilio aveva detto, distinguendo l'uno dall'altro: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Senza voler divino e fato destro<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Vedendoselo capitare innanzi, laggiù in Inferno, Brunetto -Latini chiede a Dante: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i06"> qual fortuna o destino</p> -<p class="i01">Anzi l'ultimo dì quaggiù ti mena?<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a></p> -</div></div> - -<p> -E lo stesso Dante che percuote col piè nel viso Bocca -degli Abati, non sa -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Se voler fu, o destino, o fortuna<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ai grandi d'Italia il Petrarca gridava: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Qual colpa, qual giudicio, o qual destino</p> -<p class="i01">Fastidire il vicino</p> -<p class="i01">Povero; e le fortune afflitte e sparte</p> -<p class="i01">Perseguire?</p> -</div></div> - -<p> -Agl'influssi degli astri si dava assai più forza che i -teologi non volessero. Essi reggevano la vita di ciascun -uomo, la prestabilivano immutabilmente, e ne svelavano -il corso sin dalla nascita. Nei lirici nostri delle origini -sono frequenti gli accenni all'irresistibile potere degli -astri, e per bocca di Marco Lombardo Dante biasima la -opinion comune che al loro influsso appunto assoggettava -tutte le cose di quaggiù: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Voi, che vivete, ogni cagion recate</p> -<p class="i02"> Pur suso al cielo, sì come se tutto</p> -<p class="i02"> Movesse seco di necessitate<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Ma Cino da Pistoja prega Cecco d'Ascoli di scrutare nei -cieli quali stelle sieno a lui, Cino, favorevoli, e quali -contrarie, soggiungendo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E so da tal giudizio non s'appella.</p> -</div></div> - -<p> -E Cecco d'Ascoli, il quale mostra, come più tardi fa pure -Gerolamo Cardano, che la vita dello stesso Cristo fu soggetta -al corso degli astri, è, per questo e per altro, accusato -di eresia, condannato, bruciato vivo<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a>. Il Petrarca, -pur così avverso a tali credenze, dice in un verso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce.</p> -</div></div> - -<p> -Gli è un fatto che quelle credenze erano radicate nello -spirito dei più e porgevano argomento a leggende e a -novelle diffuse tra i volghi. Un poeta spagnuolo del secolo -XIV, Giovanni Ruiz, più conosciuto sotto il nome -di Arciprete d'Hita, dice che nessuno può sfuggire alla -propria sorte, e narra a tale proposito un esempio che -vive ancora nelle letterature popolari dei giorni nostri. -Cinque astrologi, tratto l'oroscopo al figliuolo pur allora -nato di un re moro, predissero ch'egli morrebbe lapidato, -bruciato, precipitato, impiccato, affogato. Il re, dubitando -di qualche ciurmeria, fece trattenere e custodire gli astrologi, -per vedere che cosa seguisse di quella strana e, in -apparenza, contraddittoria lor profezia. Passati più anni, -il figliuolo, divenuto adolescente, chiede un giorno al -padre e ottiene il permesso di andare a caccia. Si scatena -una furiosa tempesta, e il giovinetto è, insieme co' suoi, -lapidato da una orribil grandine. In quell'ora istessa, -passando egli un ponte, lo investe la folgore: il ponte si -squarcia sotto a' suoi piedi; egli precipita, rimane appeso -per le vesti ad un albero, ma si sommerge con parte del -corpo nel fiume. Così muore lapidato, bruciato, precipitato, -impiccato, affogato, secondo dagli astrologi era stato -predetto<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a>. -</p> - -<p> -Durante tutto il medio evo si credette pure ai giorni -perigliosi, che in numero variabile (sino a quarantaquattro, -se non più) veggonsi registrati nei calendarii. Chi in uno -di quei giorni infermava, non guariva più; chi si poneva -in viaggio, più non tornava; chi toglieva moglie aveva -l'inferno in casa. Qualunque cosa si cominciasse a fare in -quei giorni non se ne poteva sperare buon fine. Ancora -oggi dice il popolo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Di Venere nè di Marte</p> -<p class="i01">Non si sposa e non si parte.</p> -</div></div> - -<p> -C'erano necessità che sfidavano la stessa potenza di -Dio. Fra Filippo da Siena (XIV secolo) narra la storia -di uno sceleratissimo soldato, che venuto a morte, disse -al confessore, il quale lo esortava a pentirsi e a sperar -perdono: «Io ho tanti nemici nell'altra vita, che mi -saranno contrarii, che se Dio mi volesse perdonare quasi -non potrebbe»<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a>. -</p> - -<h3>II.</h3> - -<p> -Tali immaginazioni e credenze appajono, nel medio evo, -incarnate in numerosi racconti, de' quali alcuno ripete un -tema pagano antico, altri sono certamente venuti dall'Oriente, -altri sono, secondochè si può ragionevolmente -congetturare, nati qua e colà, fra le genti cristiane, senza -che sia possibile dire nè come nè quando. -</p> - -<p> -Il tema più usuale e più diffuso di racconto è quello -di una sequela di casi, meravigliosi e terribili, pronunziati -di lunga mano, i quali si effettuano a dispetto di -quanti provvedimenti furono presi in contrario; anzi, molte -volte, in grazia di quei provvedimenti medesimi. Nasce -un bambino, o una bambina: gli astrologi, o gl'indovini, -o alcun'altra persona, umana o soprannaturale, a cui sia -data facoltà di leggere nel futuro, predicono che l'essere -novamente nato morrà di mala morte, in tale o tal modo; -o soggiacerà a gravi sciagure; o di gravi sciagure sarà -cagione altrui. I genitori, o altre persone cui ciò importi, -chiudono e custodiscono il fanciullo, o la fanciulla, in un -palazzo, in un castello, in un fondo di torre, o li abbandonano -in luogo deserto, o li gettano in mare, o in altro -modo procacciano, senza venirne a capo, la morte loro. -Dopo alcuni anni, tutto quanto era stato preveduto e annunziato, -subitamente e irresistibilmente si compie. -</p> - -<p> -Il più antico racconto di tal fatta che si conosca è la -storia del Principe predestinato, scritta in Egitto ai tempi -della XXª, se non pure della XVIIIª dinastia, ma narrata -forse fra quel popolo assai prima che scritta: dopo di -essa si può ricordare la storia di Ati, figliuolo di Creso, -riferita da Erodoto. Nel medio evo corsero fra le genti -cristiane numerosi racconti inspirati da quel tema, alcuni -dei quali mi pajono meritare uno speciale ricordo. -</p> - -<p> -Anzi tutto è da avvertire che il mito di Edipo, il quale -è, fra i miti dell'antichità pervenuti sino a noi, quello -che più fortemente esprime il concetto del fato, non solo -fu cognito al medio evo, ma fu, da scrittori di quella età, -ripetuto, e preso a soggetto di nuove composizioni. Abbiamo -di un ignoto poeta, vissuto non più tardi del XII secolo, -una lamentazione latina di Edipo sui corpi de' suoi -due figliuoli. Edipo dice, tra l'altro, che tutta la sequela -dei luttuosi avvenimenti, sino al fratricidio, era stata -preordinata dal fato: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ab antiqua rerum congerie</p> -<p class="i01">cum pugnarent rudes materiae</p> -<p class="i01">fuit moles hujus miseriae</p> -<p class="i01">ordinata fatorum serie<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -In quello stesso secolo XII, un poeta francese, che non -si sa con certezza chi fosse, introduceva il mito classico -in un poema che ha il proprio argomento, e quasi anche -il titolo della Tebaide di Stazio, il <i>Roman de Thèbes</i><a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a>, -poema che fu, assai probabilmente, tradotto o rifatto in -Italia<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a>. -</p> - -<p> -Ma queste sono reminiscenze e ripetizioni di carattere -puramente letterario, le quali non provano punto che la -credenza nel fato durasse ancor viva tra le genti cristiane. -Molti miti, e moltissime storie dell'antichità classica furon -tolti nel medio evo a soggetto di nuove composizioni, sia -a fine di sola esercitazione scolastica, sia per imbandir -nuovo pascolo a menti avide di meraviglie. Ed era, in -certi casi, non pur naturale, ma necessario, che chi si -faceva a ripetere quei miti e quelle storie, lasciasse parlare -in essi dottrine e credenze, che se non quadravano -con le sue proprie, erano pur quelle che avevano governato -i suoi eroi; come in altri casi era pur naturale, -fatta ragion dei tempi e della coltura, che il ripetitore -mutasse le parti, e facesse pensare, parlare e operare come -cristiani i personaggi mitici o storici di Grecia e di Roma. -Difficilmente avrebbe potuto un poeta letterato del medio -evo rinarrare la storia d'Edipo senza lasciarvi al fato -l'officio che v'ebbe in antico; e perciò quelle ripetizioni -erudite nulla provano, come ho detto, in favore di una -vera e propria credenza: ma quando noi vediamo quel -mito riapparire in racconti affatto popolari per indole e -per fattura, i quali non dànno segno d'esser passati mai -per nessuna trafila letteraria; o quando vediamo il tema, -e come lo spirito di esso, trasportati ad un racconto di -origine bensì letteraria, ma affatto cristiano pel soggetto -e per gl'intendimenti, noi non possiam più venire nella -medesima conclusione negativa, noi abbiamo la prova che -una certa credenza nel fato vive, per quanto alterata o -contraddetta da altre credenze, nell'intimo della coscienza -cristiana. Lascio in disparte i racconti popolari che qui -potrebbero essere ricordati, e metto innanzi il racconto -di origine letteraria, racconto che com'ebbe giustamente -a osservare il D'Ancona, non diventò mai veramente popolare, -sebbene abbia avuto diffusione grandissima, e nel -quale tutti quasi i critici ebbero a riconoscere il mito di -Edipo trasformato, appropriato ad altre persone, trasportato -in altro ambiente morale. Questo racconto è la leggenda -di Giuda<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a>. -</p> - -<p> -Il medio evo fantasticò molto intorno all'apostolo traditore, -alla sua fine scelerata, agli atroci castighi inflittigli -dalla divina giustizia nell'ultimo fondo d'inferno, o -in altri luoghi di pena, sulla faccia stessa della terra, -perchè potesse essere ai vivi di ammonimento e di terrore. -Per una inclinazion naturale, e di cui non poteva -rendersi conto pienamente, la coscienza cristiana era tratta -ad aggravare sempre più la malvagità di quanti, in uno -od in altro modo, avevano procacciato la morte di Cristo -e preso parte, con animo di nemico, alla sua passione, ed -in ispecie la malvagità di colui che l'aveva tradito e venduto. -La leggenda compie l'usato suo lavoro di concatenazione -e di accumulazione così pel bene come pel male; -fa magnanimi e forti gli eroi sin dall'infanzia, fa tristi -e vili i malvagi sin dalla culla; cerca, con avvedimento -degno di un più maturo sapere, negli antenati, nella fortuna -delle cognazioni, la causa delle virtù e delle colpe -dei nipoti, e non si cheta finchè non abbia creato figure -compiute e perfette, e interi lignaggi di scelerati e di -eroi. Così fece di Giuda, collegando al misfatto finale -tutta una sequela di misfatti e di colpe, ch'entran gli -uni negli altri come gli anelli di una lunga catena; sequela -che si inizia prima ancora che il maledetto sia nato. -</p> - -<p> -Quando e dove e per opera di chi questa leggenda sia -sorta, non si sa. Verso la fine del secolo XIII la narrò -Giacomo da Voragine, traendola da una storia certamente -latina, ch'egli stesso dice apocrifa, ma della quale non si -hanno altre notizie<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a>. Un uomo di Gerusalemme, chiamato -Ruben o Simone, aveva per moglie una donna: -chiamata Ciborea. Costei sognò una notte di mettere al -mondo un figliuolo che sarebbe cagione della ruina di -tutto il suo popolo, e narrò il sogno al marito. Passato -certo tempo, partorì un bambino, e ricordando il sogno, -consenziente il marito, lo mise in una cesta e lo buttò -in mare. Le onde portarono la cesta a un'isola detta -Scariot, dov'era una regina, che non avendo figliuoli, fece -allevare il bambino segretamente, si finse gravida, e diede -a intendere al marito e a tutto il popolo che il trono -aveva finalmente un erede. Grande fu la letizia nel regno. -Il fanciullo ebbe nome Giuda Scariote, e il re lo fece -nutrire ed educare magnificamente; ma non andò molto -che la regina ingravidò davvero, e diede alla luce un -figliuolo. I due fanciulli crescono insieme, e Giuda comincia -a far palese la malvagia sua indole maltrattando -il presunto fratello. La regina parteggia naturalmente pel -figliuolo vero contro il supposto. Si scopre il fatto della -supposizione: Giuda, pien d'ira e di vergogna, uccide di -nascosto il rivale, poi temendo il castigo, fugge, ripara -in Gerusalemme, ed è accolto da Pilato che lo fa suo -maggiordomo. Accanto al palazzo di Pilato era l'orto di -Ruben, padre di Giuda; nè questi sapeva di cui fosse -figliuolo, nè quegli immaginava che il bambino commesso -un dì alle onde fosse scampato dalla morte. Standosi un -giorno Pilato alla finestra, vede nell'orto del vicino alcuni -frutti bellissimi, ed è preso da un irresistibile desiderio -d'averne. Giuda, per fargli cosa grata, va e comincia a -coglierne. Sopravviene Ruben; nasce una contesa, e alle -parole tenendo dietro le busse, Giuda, con una sassata -fra capo e collo, uccide il padre. Pilato dà in premio -all'amico suo tutto l'avere di Ruben, e per giunta gli fa -sposare Ciborea. Non passa gran tempo e i due sposi si -riconoscono. Ciborea induce il figliuolo e marito ad andare -a trovar Cristo, e chiedere a lui il perdono de' suoi misfatti. -Cristo accoglie Giuda fra suoi discepoli, poi fra gli apostoli: -il resto è noto. -</p> - -<p> -Che l'intenzione dell'autore della favola sia stata quella -di rendere vie più malvagio e di mettere in sempre più -mala vista l'apostolo traditore, è chiaro; ma si deve pur -riconoscere, da altra banda, che egli non raggiunge troppo -bene lo scopo, e che la favola da lui narrata, assai più -che alla malvagità di Giuda, fa pensare all'occulto destino -da cui questo è tratto a compier misfatti ch'egli propriamente -non volle, e la cui mostruosità non conosce se non -dopo averli compiuti. Il parricidio e l'incesto non sono -propriamente delitti suoi, ma del destino, del <i>fatum invictum</i>, -che ciò che vuole opera, e così saranno gli altri -delitti che lo sciagurato commetterà, e che avranno per -ultima, inevitabile conseguenza la ruina e la dispersione -del popolo d'Israele, annunziata dal sogno fatidico. Un -certo concetto e spirito di fatalità appajono del resto in -un'altra leggenda, che anch'essa si lega al nome di Giuda, -la leggenda dei trenta denari, prezzo del tradimento, narrata -da parecchi nel medio evo, e, fra gli altri, da Gotofredo -da Viterbo, che certamente, per altro, non fu il -primo a narrarla<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a>. I trenta denari furono coniati da -Nino, re degli Assiri, con la propria effigie, e, diranno -alcuni, con l'oro che Adamo portò seco, uscendo dal Paradiso -terrestre<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a>. Abramo li portò con sè nella Terra di -Canaan, e con essi fu comperato dagli Ismaeliti Giuseppe, -il figliuol di Giacobbe. Passarono dopo per molte mani; -furono nei tesori di Faraone, di Salomone, di Nabuccodonosorre, -sempre insieme raccolti. I magi ne fecero offerta -al bambino Gesù. Da ultimo, per ordine dello stesso Gesù, -furono donati al tesoro del Tempio di Gerusalemme, d'onde -passarono nelle mani di Giuda, e poi in quelle dei militi -che furono posti a guardia del sepolcro. In un poema -tedesco del XII secolo si dice che la Vergine Maria mandò -dal cielo trenta monete al re Orendel, perchè potesse comperar -con quelle la veste di Cristo, e il poeta avverte -espressamente che per altrettante fu venduto Cristo da -Giuda<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>. Ecco dei denari predestinati, com'è predestinato -il legno della croce nella leggenda famosa di questo nome. -</p> - -<h3>III.</h3> - -<p> -Più strano parrà vedere il fato introdursi nelle storie -dei santi, ed esser causa precipua dei casi che vi si narrano. -Non altrimenti segue nella storia di quel San Giuliano, -che, sotto nome di Ospedaliere, ebbe culto celebre -nel medio evo, e fu il natural protettore dei viandanti e -di quanti abbisognavano d'albergo e di ristoro. La sua -leggenda, che fu diffusissima per l'Europa, diede argomento, -tra l'altro, a una gustosa e nota novella del Boccaccio -e a un dramma di Lope de Vega<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a>. Vincenzo Bellovacense -e Giacomo da Voragine la narrano press'a poco -allo stesso modo<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>. -</p> - -<p> -Giuliano, di nobile famiglia, inseguiva un giorno, essendo -giovine, un cervo alla caccia. A un tratto il cervo -si volta, e facendo intendere umano linguaggio, gli dice: -Osi tu d'inseguirmi, tu che ucciderai tuo padre e tua -madre? Inorridito di tale annunzio, il giovine diserta la -casa, abbandona la patria, e fugge in remoto paese, ove -diportandosi assai valorosamente in guerra ed in pace, -entra in grazia del principe, che lo fa cavaliere, e gli dà -in moglie una vedova nobile e in dote un castello. Intanto -i genitori di Giuliano, non si potendo dar pace della perdita -del figliuolo, andavano pellegrinando, chiedendo di -lui in ogni luogo, e tanto andarono che giunsero a quello -stesso castello ov'egli faceva con la moglie dimora. Quel -giorno appunto Giuliano s'era per poco assentato. La -donna, riconosciuti, discorrendo, i genitori di suo marito, -li accoglie benevolmente, e li fa coricare entrambi nel -letto conjugale, adagiandosi ella in altro letto. Ecco la -mattina seguente torna Giuliano, mentre la moglie sua -er'ita in chiesa, ed entrato in camera, veduti i due addormentati, -crede senz'altro sieno la moglie infedele e lo -adultero, e tratta in silenzio la spada, li uccide. Conosciuto -indi a poco l'errore, disperato e piangente, risolve -di espiare con asprissima penitenza l'involontario delitto, -e subito vi si accinge, insieme con la moglie, che non -vuole abbandonarlo. Trascorsi molti anni, dopo un miracolo -che assicura Giuliano dell'ottenuto perdono, muojono -entrambi in grazia di Dio<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>. -</p> - -<p> -Come nella leggenda di Giuda, il destino, in questo -racconto, non è nominato, ma è presupposto e sottinteso: -esso è dietro gli avvenimenti che, senza altrui volere, si -compiono; è la forza primordiale, ineluttabile, occulta, -che li preordina e li promuove, incalzando. Giuliano non -è, come Giuda, un malvagio. All'annunzio dell'orrenda -sciagura che minaccia lui, e per lui i suoi genitori, egli -fugge, egli pone di mezzo, tra' suoi genitori e sè, i monti -ed i mari, studiandosi di opporre, in qualche modo, alle -insidie del fato i ripari della natura. E che qui del fato -propriamente si tratti, e non di altra potenza, si può conoscere -con poco studio. Se cagion prima degli avvenimenti -fosse il demonio, la leggenda ascetica non lascerebbe -di farne cenno; e poi, al cristiano, armi contro il demonio -non mancano. Nemmeno si può dire che gli avvenimenti -qui sieno opera della provvidenza divina. Molte volte, gli -è vero, la provvidenza divina, secondo il concetto che se -ne forma il credente del medio evo, opera il male, o -sembra operare il male; ma sempre per impedire mali -maggiori, per conseguire un fine buono. Questo concetto -è in più particolar modo significato nella leggenda celebre -dell'angelo e dell'eremita, della quale non è qui luogo a -discorrere<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a>. Ma nella leggenda di Giuliano non si vede -a qual fine buono serva il doppio parricidio; perchè se -si dice che esso serve a far di Giuliano, mediante la penitenza, -un santo, il mezzo ci sembra troppo sproporzionato -al fine, e privo di ogni ragionevole relazione con -esso. In fatti, Giuliano è buono sin da principio, e non -s'intende che bisogno ci sia di trarlo con sì violento modo -all'ascetismo, e sopratutto poi non s'intende che bisogno -ci sia di farlo avvertito del parricidio ch'egli dovrà mal -suo grado commettere. Così non si comporta la divina -provvidenza; ma così si comporta per lo appunto il fato. -Lo stesso Giuliano sente e mostra di sentire che il terribile -decreto viene, non già da Dio, ma da un'altra potestà. -Dio si lascia piegare e muta i suoi decreti: egli -non è sordo alla preghiera, alla voce di chi implora perdono, -o soccorso; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Regnum coelorum</i> vïolenza pate</p> -<p class="i02"> Da caldo amore e da viva speranza,</p> -<p class="i02"> Che vince la divina volontate,</p> -</div></div> - -<p> -dice Dante<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>. Ma il fato non si piega e non si muta. -Giuliano, udito il formidabile annunzio, non ricorre a Dio, -non prega, non si umilia; ma fugge, tratto dall'unica e, -starei per dire, istintiva speranza di nascondersi, di far -perdere al destino la traccia di sè, di fargli scambiar la -via, come usa la belva inseguita dai cani. Ma nemmeno -questo avvedimento gli riesce; anzi in grazia di esso la -predizione si compie: truce ironia, che fa più oltraggioso -l'evento, mesce alla tragedia lo scherno. -</p> - -<p> -Molto simile alla leggenda di san Giuliano è la leggenda -di sant'Ursio, venerato più particolarmente nella -diocesi di Vicenza; nè so quale delle due possa aver servito -di modello all'altra, se pur non nacquero entrambe -spontaneamente. Ursio, nato in Francia di nobili genitori, -era ancora lattante, quando un pellegrino annunziò alla -madre che il figliuol di lei sarebbe un dì parricida. Passano -gli anni, e Ursio cresce in corte dell'imperatore, valente -della persona, esperto nell'armi. Dalla madre, che -non può guardarlo senza piangere, viene a conoscere il -terribile vaticinio, ed egli, senza frappor dimora, lascia -la patria e se ne va con un suo compagno in Dalmazia. -Quivi uccide molti pagani, converte il re loro alla fede -di Cristo, ne sposa la figliuola, e sale poi, morto il suocero, -sul trono. Il padre del giovine, avuta notizia di -questi casi, muove per venirlo a trovare, e càpita al reale -palazzo giusto in tempo che il figliuolo era ito a cacciare. -Si fa ciò nondimeno riconoscere dalla nuora, la quale lo -accoglie in quel medesimo letto in cui ella riposa con un -suo fanciulletto. Il demonio, sotto sembianza di un cameriere, -fa credere a Ursio che la moglie gli manchi di -fede. Ursio accorre, e, ingannato dalle apparenze, uccide -il padre, la moglie, il figliuolo. Segue la scoperta della -verità, l'orrore del misfatto commesso, la penitenza<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a>. -</p> - -<p> -In altri racconti non solo il destino non è nominato, -ma non è nemmen fatto cenno di casi preordinati che si -debbano compiere: e pure si sente che quei casi seguono, -nella mente di chi li narra, per una forza irresistibile, -che non è la divina provvidenza, non è, il più delle volte, -il demonio, e tanto meno poi la umana volontà. Anch'essi -sono, e ciò va notato, leggende di santi. -</p> - -<p> -Cominciamo da quella di sant'Albano<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a>. Un possente -imperatore del Settentrione ama di amore incestuoso la -propria figliuola, e la rende madre di un bambino, ch'egli -vorrebbe tor di mezzo facendolo uccidere, ma che, per -intercessione della madre, è mandato in Ungheria e quivi -esposto sulla pubblica strada. Un pallio prezioso, una -borsa con entro un anello e non poche monete d'oro, -dànno indizio della origine illustre del bambino, che, -raccolto, è portato al re. Questi, non avendo figliuoli, lo -riceve assai lietamente, come un beneficio del cielo, e -accordatosi con la moglie, questa simula gravidanza e -parto, di maniera che da tutto il popolo si crede il bambino -sia veramente figliuolo de' suoi principi. Albano -cresce di bellissimo aspetto, di grande prestanza, di ottimi -costumi, tanto che ne va la fama all'imperatore, il quale, -desiderando di lasciare l'antico peccato, e nulla sospettando -di un nuovo, pensa dargli la figliuola in isposa. -Si fanno le nozze pompose e solenni; madre e figlio son -moglie e marito e s'amano con gran tenerezza. Inferma -intanto il re d'Ungheria, e prima di morire svela ad -Albano il segreto del suo ritrovamento, e gli consegna il -pallio e la borsa. Poco dopo, la donna, e Albano stesso, -poi l'imperatore, vengono a cognizione del resto. Lacerati -dai rimorsi, desiderosi di cancellare con penitenza adeguata -i volontarii e gl'involontarii peccati, ricorrono per -consiglio a un vescovo, il quale li manda a un santo -eremita. Questi impone loro di andare esuli per sett'anni, -e per sett'anni essi vanno pellegrinando, ciascuno per -conto suo, con molto travaglio e fra molti pericoli, e -ciascun anno se ne tornano al santo eremita per avere -da lui consiglio e conforto. Passato il termine prescritto, -fatti mondi oramai d'ogni colpa, si ritrovano insieme, e -insieme s'avviano alla dimora dell'eremita. Ma, andando, -smarriscono la via e sono soprappresi dalla notte in un -bosco. Il giovine, in mal punto, compone pei genitori un -letto di foglie, e va a dormir sopra un albero. Ma il demonio -risveglia nel cuor dell'imperatore e della donna -l'antico ardore scelerato; essi ricadono in colpa, e il giovine, -ch'è di ciò testimone, vinto dallo sdegno, entrambi -li uccide. Comincia allora per lui una seconda penitenza, -che dura altri sett'anni, in capo dei quali, avendo rinunziato -al regno, e accingendosi a condur nella solitudine -il resto de' suoi giorni, è assalito da ladroni ed ucciso. -I miracoli che seguono fanno prova della sua santità<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a>. -</p> - -<p> -Più antica, e più famosa della leggenda di sant'Albano -è la leggenda di san Gregorio papa, da cui quella forse -deriva. Un conte d'Acquitania ama per istigazione del -diavolo la propria sorella e pecca con lei. Nasce dal loro -peccato un bambino, il quale, per ordine della madre, è -posto entro una barca in mare, insieme con quattro marchi -d'oro, un pallio alessandrino, e alcune tavolette d'avorio -ov'è narrata la storia del suo nascimento. Il padre, che -ad espiar la colpa, aveva fermo d'andarne in pellegrinaggio -a Gerusalemme, inferma e muore. Allora molti -baroni si fanno attorno alla donna, rimasta erede di tutto -il dominio, e la sollecitano, perchè scelga uno di loro in -isposo; ma ella ostinatamente ricusa. Di ciò sdegnato, un -duca le muove guerra, e il contrasto dell'armi durerà -lunghi anni. Frattanto il bambino è tratto fuori dall'acque -da due pescatori che sono al servizio di un'abbazia, ed -allevato, per ordine dell'abate, da uno di essi. Il fanciullo -cresce degno del suo lignaggio; ma azzuffatosi un giorno -con un figliuolo del pescatore, viene a sapere dalla moglie -di costui, sdegnata, la propria storia. Allora va a trovare -l'abate, e gli annunzia la deliberazione presa d'andar vagando -pel mondo, in cerca d'avventure. L'abate si studia -di consolarlo e di dissuaderlo, lasciandogli intendere che -potrà, col tempo, diventare abate a sua volta, ma il giovine -si mostra sordo ad ogni consiglio, dice di voler essere -non frate, ma cavaliere, e ottenute le tavolette di -avorio ov'è scritta la storia del suo nascimento, se ne -parte, ripassa il mare, e giunge al paese materno giusto -in punto che l'ultima città, dopo lunga guerra devastatrice, -sta per cadere nelle mani del nemico. Sconosciuto, -offre i suoi servigi, che sono tosto accettati. Combatte, -sconfigge gli avversarii, fa prigione il duca, e in premio -della vittoria ottiene la mano della contessa. Ma già s'avvicina -la prevedibil catastrofe. Le tavolette fan conoscere -alla donna chi sia Gregorio, e questi non tarda a conoscere -chi sia colei ch'egli chiama col nome di sposa. Egli -impreca al demonio, cui imputa l'accaduto, e d'accordo -con la madre, risolve di cancellare con asprissima penitenza -la colpa. Un pescatore, cui egli ha fatto noto il suo -divisamento, lo conduce in cima a uno scoglio in mezzo -al mare, lo avvince di ceppi, getta la chiave dei ceppi -in acqua, e lo abbandona senza più curarsi di lui. Passano -diciasette anni. In Roma muore il pontefice, e un -angelo, messo dal cielo, indica nuovo pontefice ai Romani -il penitente, senza per altro far noto il luogo di sua penitenza. -Muovono ambasciatori in traccia dell'eletto di -Dio, e càpitano alla capanna del pescatore, il quale nel -ventre di un grosso pesce, che dee servir loro di cena, -trova la chiave gettata diciasette anni innanzi nel mare. -Gregorio diventa papa, e la madre di lui, che il tutto -ignora, si reca a Roma per confessargli i suoi peccati. -Madre e figlio si riconoscono. Quella entra, per esortazione -di questo, in un chiostro, ed entrambi finiscono -santamente la vita<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a>. -</p> - -<p> -A noi ora non importa sapere chi sia stato, nel pensiero -del primo narratore quel Gregorio papa; se Gregorio -Magno, o Gregorio V, o Gregorio VII, o altro meno illustre. -Le opinioni sono su di questo punto discordi, e -l'una non ha nella storia più fondamento dell'altra. Non -cercheremo nemmeno se la leggenda di san Gregorio, e -quella di sant'Albano, e alcun'altra simile, abbiano, o non -abbiano, col mito di Edipo, relazione diretta o indiretta, -prossima o remota, se ne sieno in qualche modo una derivazione -o un riflesso, perchè anche intorno a ciò dissentono -i critici, e a noi non importa, pel proposito nostro, -confrontarne e discuterne i pareri<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a>. Ma bene c'importa -sapere quale sia il concetto che in esse s'accoglie. Secondo -il Comparetti, quel concetto sarebbe che non vi è così -grave e mostruoso peccato che non possa con opportuna -penitenza e per i meriti di Cristo ricomperarsi<a class="tag" id="tag579" href="#note579">[579]</a>. Non -v'è dubbio che più ragioni favoriscono tale opinione. La -dottrina e il sentimento cristiano conferirono alla penitenza -valor grandissimo, non inferiore a quello che in -India le fu attribuito dagli adoratori di Brama e dai -seguaci del Budda. Albano e Gregorio compiono asprissime -penitenze, e diventano santi e s'acquistano il regno -dei cieli. Ciò si può dire anche di Giuliano e di Ursio. -Nei <i>Gesta Romanorum</i>, la leggenda di san Giuliano reca -in fronte la seguente intitolazione: <i>Quod omne peccatum, -quamvis predestinatorie gravissimum, nisi desperationis -baratro subjaceat, sit remissibile</i><a class="tag" id="tag580" href="#note580">[580]</a>: parole che appunto -richiamano l'attenzione sulla gran virtù della penitenza. -Ma non è però men vero che a provare quella virtù, e -a persuadere altrui di farne esperimento, avrebbero giovato -assai meglio storie ed esempii di uomini veramente -malvagi, i quali avessero con acconcia penitenza ottenuto -il perdono di peccati volontariamente commessi. E di tali -storie ed esempii v'era dovizia, nonchè altrove, nei leggendarii -dei santi, ov'è memoria di omicidi, di predoni, -di prostitute e di molt'altri malvagi dell'uno e dell'altro -sesso, i quali ravvedutisi in tempo, e fatta debita ammenda -dei loro peccati si riconciliarono con Dio e andarono a -gloria eterna. In un vecchio racconto islandese si narra -di un padre e di una figliuola, che peccarono insieme, e -generarono tre figliuoli, i quali, nati appena, furono uccisi -dalla madre. La madre di costei, e moglie del padre -incestuoso, avendo scoperta la tresca, è uccisa dalla figliuola, -che poi uccide anche il padre, quando questi, -pentito, le annunzia di volersi separare da lei e andare -in pellegrinaggio in Terra Santa. Compiuto questo nuovo -misfatto, la scelerata femmina toglie l'oro paterno, e va -in altra città, e qui mena vita dissolutissima e vituperosa. -Ma un giorno entra in una chiesa, ove predicava -un santo vescovo, e colta da amarissimo pentimento, e -dall'angoscia della contrizione, muore dopo essersi confessata, -ma prima d'avere ottenuta l'assoluzione. Una voce -dal cielo annunzia ch'ella è salva e fatta compagna di -Cristo<a class="tag" id="tag581" href="#note581">[581]</a>. -</p> - -<p> -In questo, e in altri racconti simili, è veramente dimostrata, -con le giustificazioni opportune, la virtù della -penitenza, ma non nelle storie di Gregorio, di Albano, di -Ursio e di Giuliano, i quali non vogliono nessuno dei -misfatti che commettono, e perciò non sono malvagi, ma -sciagurati, e non dovrebbero aver bisogno di penitenza, -ma di soccorso. Certo, tra i fatti narrati in esse, non può -essere quella logica consecuzione, e quella giustificazione -reciproca che non era nemmeno fra i pensieri, i sentimenti -e le credenze degli autori loro; ma non è men vero che -il concetto il quale sembra se ne sprigioni con più vigore -è il concetto di una forza occulta che trae gli avvenimenti -e le fortune in modo disforme da ogni avvedimento umano, -o, a dirittura, in contrario di ogni umano avvedimento; il -concetto stesso del fato, che nella leggenda di san Gregorio -appena si occulta dietro il supposto di un'azione -diabolica. Giuliano, Ursio, Albano, Gregorio, peccano senza -sapere e senza volere, e se non facessero penitenza sarebbero -irremissibilmente dannati. Non è questa fatalità bella -e buona? Essi, come Edipo, purgano in sè la colpa del -fato, e la provvidenza nei casi loro non interviene se non -forse per volgere da ultimo a fine buono la lunga sequela -dei mali, o, piuttosto, per trarre dal male il bene. -</p> - -<h3>IV.</h3> - -<p> -Il fato si mostra in più diversi modi, e talvolta anche -più aperto, in altre leggende, varie di età, di origine, di -carattere. -</p> - -<p> -Gli eruditi sanno che la leggenda dei santi Barlaam e -Giosafat, la quale appare da prima in greco, poi, nel -XII secolo, in una versione latina, d'onde passa in numerose -versioni occidentali, mentre altre versioni se ne moltiplicano -in Oriente, altro non è se non la favolosa storia -del Budda, venuta d'India fra genti cristiane, e fatta essa -stessa cristiana. Di così fatte derivazioni ed appropriazioni -sono altri esempii in buon numero, e mercè loro si leggono -di santi cristiani, veri o immaginarii, storie meravigliose, -narrate gran tempo innanzi fra gl'infedeli, nelle -più remote contrade dell'Asia. A tacere di Barlaam, Giosafat -non esistette mai, o esistette sotto tutt'altro nome, -chiamandosi prima Siddhârtha, poi il Budda<a class="tag" id="tag582" href="#note582">[582]</a>. Ecco che -cosa si narra di lui. Un re dell'India, glorioso e possente, -ha, dopo averlo lungamente desiderato, un figliuolo. Gli -astrologi, consultati, annunziano mirabili cose; ma uno -di essi svela che il principe novamente nato abbandonerà -il regno, e le pompe del mondo, e la religione de' padri -suoi per darsi a Cristo e alla vita ascetica. Profondamente -addolorato di tal predizione, il re fa rinchiudere il figliuolo -in un meraviglioso palazzo, dove ha tutto raccolto -quanto può rallegrare i sensi e lo spirito, e dove al fanciullo -fanno compagnia servitori e donzelli, cui fu severamente -proibito di lasciarsi sfuggir parola che alluda, -comechessia, alla miseria del mondo, alla brevità della -vita, alla morte inevitabile. Spera il re per tal modo di -poter combattere nel figlio ogni innata inclinazione all'ascetismo -e contrastare al destino; ma torna vana ogni sua -cautela. Giosafat cresce, d'animo naturalmente austero e -raccolto, e in breve acquista cognizione della infermità, -della vecchiezza, della morte, di quanto la provvidenza -paterna avrebbe voluto occultargli. Allora subito si risolve. -Istruito da Barlaam nella dottrina di Cristo, rigenerato -nel battesimo, egli rinunzia al regno, agli agi, al mondo, -e si ritrae a vita solitaria, mutando la corona del principe -nell'aureola del santo. -</p> - -<p> -Il tema del parricidio predestinato, che abbiam veduto -porgere argomento a leggende di santi, appare anche in -parecchie storie profane. Secondo un'antica tradizione, riferita -la prima volta, verso la fine del secolo X, nella -cronica che va sotto il nome di Nennio, e ripetuta poi -da parecchi, tra gli altri dal poeta normanno Wace nel -XII, Bruto, figliuolo di Silvio e nipote di Enea, Bruto, -che diede il nome alla Brettagna, uccise involontariamente -la madre ed il padre, secondo era stato predetto dagl'indovini<a class="tag" id="tag583" href="#note583">[583]</a>. -In un poema latino, attribuito a Ildeberto di -Lavardin, già citato, o a Bernardo di Chartres (XII secolo), -si narra di due sposi di Roma, i quali si struggevano -d'aver figliuoli, e a' quali fu predetto che il figliuolo -nato da loro ucciderebbe, per decreto del destino, il padre<a class="tag" id="tag584" href="#note584">[584]</a>. -In un racconto olandese d'incerta età si legge di uno sconosciuto -eroe, Seghelino di Gerusalemme, che esposto appena -nato, è raccolto e allevato da un pescatore, compie, -giovanissimo ancora, molte mirabili imprese, sposa la figlia -di Costantino Magno, trova insieme con lei la croce, diventa -imperatore, uccide imprudentemente il padre e la -madre, si fa eremita, e, come san Gregorio, finisce papa -sotto il nome di Benedetto I<a class="tag" id="tag585" href="#note585">[585]</a>. -</p> - -<p> -Ma non sempre il <i>fanciullo fatale</i>, che campeggia in -tutti questi racconti, uccide entrambi i genitori, o l'uno -o l'altro di essi. Talvolta, conformemente a una predizione -fatta, egli acquista alcuna gran dignità, per modo che i -genitori diventano suoi soggetti e gli si debbono umiliare -dinanzi; oppure uccide il padre adottivo, ovvero anche -compie certa azione, o sale a certo grado, a dispetto di -tutti i provvedimenti presi in contrario. Parecchi di tali -racconti si leggono nelle varie redazioni del <i>Libro dei -Sette Savii</i>, o in altre così fatte raccolte, venuteci originariamente -dall'Oriente<a class="tag" id="tag586" href="#note586">[586]</a>. Uno speciale ricordo merita a -questo punto una curiosa favola, che di Costanzo, padre -di Costantino, si legge in un racconto francese del secolo -XIII<a class="tag" id="tag587" href="#note587">[587]</a>. Un imperatore di Bizanzio, a nome Muselino, -vagando una notte con alcuni suoi cavalieri per la -città, s'imbatte in un uomo, il quale, pregando ad alta -voce, chiede a Dio alternatamente due grazie, l'una all'altra -contraria: la prima che gli faccia sgravare felicemente -la moglie soprappresa dalle doglie del parto; la -seconda, che non permetta a costei di partorire. Stupito, -l'imperatore interroga lo sconosciuto, il quale risponde la -contraddittoria preghiera essergli suggerita dalla scienza -di astrologia, che egli appieno intende, e che gli mostra -quali sieno i buoni e i maligni influssi degli astri, e -quale il punto del tempo propizio o infausto al nascere. -Soggiunge poscia d'avere ottenuto che il suo figliuolo -nasca in punto felicissimo, e che però questi sposerà la -figlia dell'imperatore, e all'imperatore succederà nel dominio. -Sdegnato e turbato di tale annunzio, Muselino si -parte; poi manda un suo cavaliere a involare il bambino. -Avutolo tra mani, gli fende il ventre, dallo stomaco all'ombelico, -e s'accinge a strappargli anche il cuore, ma, -ad istanza del cavaliere, nol fa, e ordina che così mezzo -morto sia gettato nel mare. Il cavaliere, cui non regge -l'animo di eseguire il crudele comando, depone il bambino -davanti alla porta di un monastero. I frati lo raccolgono, -lo fanno curare, e in ricordo di quanto loro costò -l'opera dei medici, gli pongono nome Costante. Il fanciullo -cresce e dà assai buona speranza di sè. L'imperatore, -che per caso viene a conoscerlo e a sapere chi egli -sia, risolve novamente di farlo morire, e dovendo muovere -contro a' nemici, consegna al giovinetto una lettera da -recapitare al governatore di Bizanzio, lettera che contiene -una sentenza di morte. Prima di recapitarla, Costante o -Costanzo, entra nel giardino imperiale e vi si addormenta. -La figliuola dell'imperatore lo vede, se ne innamora, legge -la lettera, e s'affretta a sostituirne un'altra, scritta da lei, -con la quale s'ingiunge al governatore di far sposare al -giovine la principessa. L'imperatore, al suo ritorno, trova -il matrimonio già celebrato, e allora, rinunziando a' suoi -tristi propositi, riconosce Costante per figliuolo. Più tardi, -Costantino, figlio di Costante, diede a Bizanzio il nome -del padre. Così ebbe compimento la volontà del destino. -</p> - -<p> -Molta somiglianza con questa storia di Costante ha la -storia dell'imperatore Enrico III, che Gotofredo da Viterbo -(m. 1191) è forse il primo a narrare. L'imperatore -Corrado, secondo di questo nome, era severissimo punitore -di chiunque turbasse la pace. Un conte Lupoldo che appunto -era reo di tal colpa, temendo l'ira di lui, fuggì in -una selva remotissima, ed ivi si stette insieme con la -moglie sua, abitando in un tugurio. Avvenne che l'imperatore, -cacciando, capitò da quella banda, proprio la notte -che la contessa metteva al mondo un bambino, e standosi -a riposare, udì per tre volte una voce dal cielo che diceva: -O imperatore, questo bambino sarà tuo genero e -regnerà dopo di te. Sul far del giorno Corrado diede ordine -a due suoi famigli di uccidere il bambino e di recargliene -il cuore. Quelli, mossi a pietà, abbandonarono -la creaturina sopra un albero e recarono all'imperatore un -cuor di lepre. Certo duca, passando per di là, trova il -bambino abbandonato, lo prende con sè, e lo adotta come -figliuolo. Passati molt'anni, l'imperatore vede in casa del -duca il giovine, e venutogli sospetto che possa essere il -bambino della selva, gli consegna una lettera che lo danna -a morte, e gl'ingiunge di portarla alla imperatrice. Ma -un prete scambia la lettera, sostituendone una in cui è -ordinato all'imperatrice di dare la figliuola in moglie al -giovine. Così segue, e il giovine diventa poi imperatore -sotto il nome di Enrico III<a class="tag" id="tag588" href="#note588">[588]</a>. Nei <i>Gesta Romanorum</i> -tedeschi questa medesima storia si trova narrata; salvo -che un re Annibale vi prende il posto dell'imperatore -Corrado, e Lupoldo è il duca che adotta il bambino<a class="tag" id="tag589" href="#note589">[589]</a>. -</p> - -<p> -Ma non sempre la <i>storia fatale</i> si lega, come negli -esempii recati sin qui, a un <i>fanciullo fatale</i>: il destino -prepara anche e svolge altri temi e altri casi. Nel poema -di Gudruna è fatale l'andata dei Burgundii alla corte di -Attila, fatale la strage loro, predetta dalle ondine. Francesco -Pipino, cronista bolognese del secolo XIV, narra nel -seguente modo la morte di quel Michele Scoto, che Federico -II ebbe assai caro, e che Dante pose per mago in -Inferno. Michele previde ch'e' morrebbe della percossa di -un sassolino di peso determinato che doveva coglierlo in -capo, e a guardarsene si munì di una celata di ferro, e -mai non andava senz'essa. Ma un giorno, trovandosi in -chiesa nel momento della elevazione, per riverenza se la -tolse, e in quel medesimo punto cadde una pietruzza dal -soffitto e lo colpì nel capo. Pesatala e trovatala del giusto -peso che aveva preveduto, conobbe essergli imminente la -morte, e dato ordine alle cose sue, poco dopo morì. E così, -soggiunge il cronista, si vede avverato per lui quel detto -di Giuseppe Flavio, che gli uomini non possono fuggire -il destino nemmen quando il prevedano<a class="tag" id="tag590" href="#note590">[590]</a>. -</p> - -<p> -Come abbiam veduto, si poteva peccare, servire il diavolo, -rendersi compartecipi della sua iniquità, e meritare -l'eterna dannazione, senza sapere e senza volere: è questo -il luogo di dir qualche cosa di una specie di predestinazione -diabolica, in virtù della quale l'uomo poteva esser -dannato anche senza peccare, senza far nulla che, a ragione -o a torto, dovesse tirargli addosso sì fatta sorte. -Numerose storie del medio evo narrano di figliuoli consacrati, -ceduti o venduti al diavolo, prima ancora che -nascessero, o dopo nati, dai proprii loro genitori. Talvolta -è il marito che così cede o vende la moglie; tal altra, -ceduto e cedente, venduto e venditore, sono affatto estranei -l'uno all'altro<a class="tag" id="tag591" href="#note591">[591]</a>. Nella novella popolare italiana di Liombruno, -che appare in istampa già nel secolo XV, è un -pescatore, che per assicurarsi buona pesca, cede il figliuolo -al demonio. Chi si trovava in tal condizione era irremissibilmente -perduto, se una fortissima volontà, o il cielo, -non l'ajutavano. Fra Filippo da Siena, già ricordato, narra -la storia di due genitori, che avendo un loro figliuolo malato, -e non potendo ottenere da Dio che il guarisse, ricorsero -a una incantatrice, la quale, in loro nome, l'offerse -al diavolo. Il fanciullo da prima sembrò guarire; -ma in capo di tre mesi morì, e sotterrato tre volte, fu -tre volte rigettato dalla terra benedetta del cimitero, che -mal volentieri accoglie i dannati. Da ultimo se ne trovarono -le membra lacerate e sparse per un bosco attiguo -alla chiesa<a class="tag" id="tag592" href="#note592">[592]</a>. Più ancora pesava la diabolica fatalità su -quelli ch'erano veri e proprii figli del demonio; ma nemmeno -ad essi era chiusa ogni via di salute; e se Ezzelino -da Romano fu dannato, Merlino e Roberto il Diavolo riuscirono -a riscattarsi. -</p> - -<p> -Gli uomini del medio evo credettero alla libertà dell'umano -volere; ma le azioni umane ed i casi assoggettarono -a influssi, a necessità molteplici. La terra, luogo -per essi di passaggio e di prova, luogo ancora di punizione, -perchè vi espiavano l'antico peccato ereditario, ond'erano -macchiati già prima di nascere, cinta e chiusa -tutta intorno dai nove cieli di Tolomeo, li faceva inevitabilmente -sottoposti a tutti gli influssi che del continuo -piovevano dagli astri. E altri influssi salivano pur del -continuo dal grembo di essa, ov'era il regno di Satana e -degli spiriti suoi, di guisa che l'uomo era preso in mezzo -e premuto, tra il cielo e l'inferno, da un doppio sistema -di forze. C'era poi la provvidenza divina, imperscrutabile -ne' suoi fini e nelle sue vie, che soprastava a quelle forze, -ma lasciava pur luogo ed azione ad altre potenze, oscure -e mal definite, al caso, alla fortuna, al destino. Gli uomini -di quella età credettero nel destino, senza troppo discutere -se e come il potessero fare, e di tale loro credenza -porgono documento, oltre alle leggende e ai racconti che -abbiamo veduti, innumerevoli novelle popolari, che da -quella età vennero sino a noi, e sono tuttora vive nei -parlari d'Europa. -</p> - -<div class="footnotes"> -<h3 id="notefatalita">NOTE:</h3> - -<div class="footnote" id="note548"> -<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>. </span><i>Inferno</i>, VII, 73-96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note549"> -<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>. </span><i>Lettere senili di</i> <span class="smcap">Francesco Petrarca</span> <i>volgarizzate e dichiarate -con note da</i> Giuseppe Fracassetti, Firenze, 1869-70, lib. VIII, -lett. III, vol. II, p. 468; <i>Epistolae de rebus familiaribus et variae</i>, -ediz. Fracassetti, Firenze, 1859-63, <i>De rebus familiaribus</i>, lib. XXII -ep. 13, vol. III, pp. 160-1. Coluccio Salutati compose un libro -<i>De Fato et Fortuna</i> che inedito si conserva nella Laurenziana. -Vedi per altre notizie bibliografiche <span class="smcap">Arpe</span>, <i>Theatrum Fati, sive -notitia scriptorum de Providentia, Fortuna et Fato</i>, Rotterdam, 1712.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note550"> -<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Palermo</span>, <i>I manoscritti palatini di Firenze</i>, Firenze, -1853 sgg., vol. II, pp. 337 sgg.; <span class="smcap">De Sanctis</span>, <i>Un dramma claustrale, -Nuova Antologia</i>, vol. XIII, 1870, pp. 437 sgg., ripubblicato -in <i>Nuovi saggi critici</i>, Napoli, 1879, pp. 77 sgg.; <span class="smcap">D'Ancona</span>, -<i>Origini del teatro in Italia</i>, Firenze, 1877, vol. I, pp. 187 sgg.; -2ª ediz., Torino, 1891, vol. I, pp. 210 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note551"> -<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>. </span>Il De Sanctis, che dice più cose buone ed acute intorno al -concetto che informa questo dramma, non accenna alla dottrina -della predestinazione, che pure vi tien tanto luogo. A me sembra -che principale intendimento dello sconosciuto autore di esso -fosse appunto di combattere quella dottrina e i perniciosi suoi -effetti. Molti anni innanzi Uguccione da Lodi aveva fatto lo -stesso nel suo poema. Vedi <span class="smcap">Tobler</span>, <i>Das Buch des Uguçon da -Laodho</i>, estratto dalle <i>Abhandl. d. k. preuss. Akad. d. Wissenschaften</i> -di Berlino, 1884, vv. 380 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note552"> -<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>. </span>Vedi pure intorno a questo argomento <span class="smcap">Medin</span>, <i>Ballata della -Fortuna</i>, in <i>Propugnatore</i>, serie IIª, vol. II (1889), pp. 101 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note553"> -<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>. </span><i>Purgat.</i>, XXX, 142-4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note554"> -<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>. </span><i>Inf.</i>, XXI, 82.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note555"> -<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>. </span><i>Inf.</i>, XV, 46-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note556"> -<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>. </span><i>Inf.</i>, XXXII, 76.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note557"> -<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>. </span><i>Purgat.</i>, XVI, 67-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note558"> -<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>. </span><span class="smcap">Pietro d'Ailly</span> (1350-1420) mostra il medesimo in un suo -trattato <i>De vita Christi</i>, e in una <i>Concordantia astronomiae cum -theologia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note559"> -<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>. </span><i>Coleccion de poesias castellanas anteriores al siglo XV</i>, ediz. -di Parigi, 1840.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note560"> -<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>. </span><i>Gli assempri di</i> <span class="smcap">Fra Filippo da Siena</span>, pubblicati da C. F. Carpellini, -Siena, 1864, cap. 34, p. 117.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note561"> -<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>. </span>Questo componimento fu pubblicato di su un codice del -secolo XII dall'<span class="smcap">Ozanam</span>, <i>Des écoles et de l'instruction publique en -Italie aux temps barbares</i>, <i>Oeuvres</i>, Parigi, 1855-9, vol. II, -pp. 377 sgg., e di su un codice del secolo XIII dal <span class="smcap">Du Méril</span>, -<i>Poésies inédites du moyen-âge</i>, Parigi, 1854, pp. 310 sgg. Lo ripubblicò -da ultimo il <span class="smcap">Duemmler</span>, <i>Zeitschrift für deutsches Alterthum</i>, -n. s., vol. VII, 1876, pp. 89 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note562"> -<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Constans</span>, <i>La légende d'Oedipe étudiée dans l'antiquité, -au moyen-âge et dans les temps modernes, en particulier dans le</i> -Roman de Thèbes, <i>texte français du XII<sup>e</sup> siècle</i>, Parigi, 1881.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note563"> -<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Rajna</span>, <i>Il Cantare dei Cantari e il Serventese del -Maestro di tutte l'Arti, Zeitschrift für romanische Philologie,</i> -vol. II, 1878, pp. 245-6, 429.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note564"> -<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>. </span>Un racconto albanese, con la sua versione tedesca, diede -<span class="smcap">J. G. von Hahn</span>, <i>Albanesische Studien</i>, Jena, 1854, fasc. II, -pp. 167-8; <i>Griechische und albanesische Märchen</i>, Lipsia, 1864, -vol. I, Introduzione, pp. 49-50; vol. II, pp. 114, 310. Il <span class="smcap">Camarda</span> -lo inserì, tradotto in italiano, nella sua <i>Appendice al Saggio di -grammatologia comparata nella lingua albanese</i>, Siena, 1866, -pp. 20-3. Un racconto finnico riferì il <span class="smcap">Graesse</span>, <i>Märchenwelt</i>, -Lipsia, 1868, p. 208. Per racconti slavi vedi <span class="smcap">Novaković</span>, <i>Die -Oedipussage in der südslavischen Volksdichtung, Archiv für slavische -Philologie</i>, vol. XI, 1888, pp. 321-6. Cf. <span class="smcap">Comparetti</span>, <i>Edipo -e la mitologia comparata</i>, Pisa, 1867, p. 83; <span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>La leggenda -di Vergogna</i> ecc., <i>Scelta di curiosità letterarie</i>, disp. XCIX, -Bologna, 1869, p. 106. Il Comparetti, il D'Ancona, il Constans, -riconoscono nella leggenda di Giuda il mito di Edipo; così -pure il <span class="smcap">Creizenach</span>, <i>Judas Ischarioth in Legende und Sage des -Mittelalters, Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache und -Literatur</i>, vol. II, 1875, p. 201; <span class="smcap">G. Paris</span>, <i>La littérature française -au moyen-âge</i>, 2ª ediz., Parigi, 1890, p. 203. Il <span class="smcap">Cholevius</span> -aveva lasciata la cosa in dubbio, <i>Geschichte der deutschen Poesie -nach ihren antiken Elementen</i>, Lipsia, 1854-6, vol. I, p. 169.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note565"> -<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>. </span><i>Legenda aurea</i>, cap. XLV, <i>De sancto Mathia apostolo</i>, ediz. -Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, pp. 184-5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note566"> -<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>. </span><i>Pantheon</i>, part. XIV, <span class="smcap">Pistorius-Struvius</span>, <i>Scriptores rerum -germanicarum</i>, t. II, pp. 243-4, e in <span class="smcap">Du Méril</span>, <i>Poésies populaires -latines du moyen-âge</i>, Parigi, 1847, pp. 321 sgg. In italiano si -ha la leggenda nel <i>Fiore della Bibbia</i> e in un codice della Biblioteca -Nazionale di Napoli: v. <span class="smcap">Miola</span>, <i>Le scritture in volgare -dei primi tre secoli della lingua ricercate nei codici della Biblioteca -Nazionale di Napoli</i>, nel <i>Propugnatore</i>, t. XV (1882), parte 1ª, -p. 168.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note567"> -<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>. </span>Vedi in questo volume a pp. 39 e 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note568"> -<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>. </span><i>Der ungenähte Rock oder König Orendel, une er den grauen -Rock gen Trier brachte. Gedicht des zwölften Jahrhunderts übersetzt -von</i> <span class="smcap">Karl Simrock</span>, Stoccarda e Tubinga, 1845, p. 32.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note569"> -<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>. </span>Vedi nel volume seguente lo scritto intitolato <i>San Giuliano -nel</i> Decamerone <i>e altrove</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note570"> -<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>. </span><span class="smcap">Vincenzo Bellovacense</span>, <i>Speculum historiale</i>, l. IX, c. 115; -<span class="smcap">Giacomo da Voragine</span>, <i>Legenda aurea</i>, ediz. cit., c. XXX, pp. 142-3. -Una versione spagnuola della leggenda offre, sotto il titolo di -<i>Carlos y Lucinda</i>, un particolare degno di nota. Carlo, il padre -di Giuliano, ebbe questo figliuolo da una giovinetta a nome -Lucinda, che egli rapì da un convento in Ispagna e condusse -in Napoli: <span class="smcap">Duran</span>, <i>Romancero general</i>, Madrid, 1849-51, vol. II, -pp. 332 sgg. Un testo italiano della leggenda si ha nel <i>Propugnatore</i>, -anno V (1872), parte 1ª, pp. 246 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note571"> -<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>. </span>Un racconto notabilmente diverso da questo ebbe pur corso: -vedilo succintamente riferito negli <i>Acta Sanctorum</i>, t. I di -maggio, ediz. di Venezia, 1737, p. 227. Non so se sia quello -stesso che si legge nella collezione del <span class="smcap">Butler</span>, <i>Lives of the -fathers, martyrs and other principal saints</i>, più volte stampato, -ma che a me non fu dato vedere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note572"> -<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>. </span>Un testo latino ne diede il <span class="smcap">Du Méril</span>, <i>Études sur quelques -points d'archéologie et d'histoire littéraire</i>, Parigi e Lipsia, 1862, -pp. 496 sgg. Vedi intorno alla leggenda <span class="smcap">G. Paris</span>, <i>La poésie au -moyen-âge</i>, 2ª ediz., Parigi, 1887, p. 151 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note573"> -<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>. </span><i>Parad.</i>, XX, 94-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note574"> -<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>. </span><i>Acta Sanctorum</i>, t. cit., pp. 226-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note575"> -<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>. </span>Altrimenti Albino. Vedi <span class="smcap">Greith</span>, <i>Spicilegium vaticanum</i>, -Frauenfeld, 1838, p. 159; <span class="smcap">Schroeder</span>, <i>Sanct Brandan</i>, Erlangen, -1871, p. XV, n. 24, p. 102, n. al v. 388.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note576"> -<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>. </span><i>Acta Sanctorum</i>, t. IV di giugno, ediz. di Venezia, 1743, -pp. 94-5; <span class="smcap">Haupt</span>, <i>Vita Sancti Albani martyris</i>, in <i>Monatsberichten -der k. Preuss. Akad. der Wissensch. zu Berlin</i>, anno 1860, -p. 241 sgg. Questa leggenda porge pure argomento a una -poesia basso-renana del secolo XII, della quale rimangono solo -alcuni frammenti, e si ritrova fra i racconti dei <i>Gesta Romanorum</i>, -ediz. Oesterley, Berlino, 1872, n. 244, pp. 641-6. Non -dev'essere confuso col nostro un altro Sant'Albano, che pecca -con la figlia di un re, poi la uccide, e finisce con ottener perdono -delle sue colpe e rientrare in grazia di Dio. Vedi <span class="smcap">D'Ancona</span>, -<i>La leggenda di Sant'Albano, prosa inedita del secolo XIV, -e la storia di San Giovanni Boccadoro secondo due antiche lezioni -in ottava rima, Sc. di cur. lett.</i>, disp. LVII, Bologna, 1865.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note577"> -<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>. </span><i>Vie du Pape Grégoire le Grand, légende française publiée -pour la première fois par</i> Victor Luzarche, Tours, 1857. La leggenda -sembra nascere in Francia, ove appar già costituita verso -la fine del secolo XI: sarebbe inutile registrare qui le numerose -versioni che di essa si hanno in altre lingue.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note578"> -<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>. </span>Intorno alla leggenda, e ai dubbii e alle questioni cui diede -e dà luogo, vedi: <span class="smcap">Greith</span>, <i>Op. cit.</i>, pp. 137 sgg.; <span class="smcap">Littré</span>, <i>Légende -sur le Pape Grégoire le Grand</i>, in <i>Histoire de la langue française</i>, -6ª ediz., 1873, vol. II, pp. 170 sgg.; <span class="smcap">Comparetti</span>, <i>Op. cit.</i>, -pp. 89 sgg.; <span class="smcap">D'Ancona</span>, <i>Op. cit.</i>, Introduzione; <span class="smcap">Constans</span>, <i>Op. cit.</i>, -pp. 111-30; <span class="smcap">Lippold</span>, <i>Ueber die Quelle des Gregorius Hartmanns -von Aue</i>, Lipsia, 1869, pp. 55 sgg.; <span class="smcap">Koehler</span>, <i>Zur Legende von -Gregorius auf der Steine</i>, in <i>Germania</i>, anno 1870, pp. 288-91; -<span class="smcap">Bieling</span>, <i>Ein Beitrag zur Ueberlieferung der Gregorlegende</i>, Berlino, -1874; <span class="smcap">Koelbing</span>, <i>Ueber die englische Version der Gregoriussage -in ihrem Verhältniss zum französischen Gedichte und zu -Hartmanns Bearbeitung</i>, in <i>Beiträge zur vergleichenden Geschichte -der romantischen Poesie und Prosa des Mittelalters</i>, Breslavia, -1876, pp. 42-79; <span class="smcap">Diederichs</span>, <i>Russische Vervandte der Legende -von Gregor auf dem Steine und der Sage von Judas Ischarioth</i>, -in <i>Russische Revue</i>, vol. IX, pag. 119-46; <span class="smcap">Seelisch</span>, <i>Die Gregoriuslegende</i>, -in <i>Zeitschrift für deutsche Philologie</i>, vol. XIX (1887), -p. 385 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note579"> -<p><span class="label"><a href="#tag579">579</a>. </span><i>Op. cit.</i>, p. 87.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note580"> -<p><span class="label"><a href="#tag580">580</a>. </span>Ediz. cit., cap. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note581"> -<p><span class="label"><a href="#tag581">581</a>. </span><i>Islendzk Aeventyri, Isländische Legenden, Novellen und -Märchen herausgegeben von</i> <span class="smcap">Hugo Gering</span>, Halle a. S., 1882-4, -vol. II, pp. 105-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note582"> -<p><span class="label"><a href="#tag582">582</a>. </span>Dei molti scritti che si potrebbero citare intorno alla leggenda -di Barlaam e Giosafat, mi basterà di ricordare i seguenti: -<span class="smcap">Liebrecht</span>, <i>Die Quellen des Barlaam und Josaphat</i>, in <i>Jahrbuch -für romanische und englische Litteratur</i>, vol. II, pp. 314 sgg., -riprodotto nel volume <i>Zur Volkskunde</i>, Heilbronn, 1879, -pp. 441 sgg.; <span class="smcap">Cosquin</span>, <i>La légende des saints Barlaam et Josaphat, -son origine, Revue des questions historiques</i>, 1880; <span class="smcap">Braunholz</span>, -<i>Die erste nichtchristliche Parabel des Barlaam und Josaphat, ihre -Herkunft und Verbreitung</i>, Halle, 1884; <span class="smcap">Zotenberg</span>, <i>Notice sur -le livre de Barlaam et Joasaph</i>, etc., in <i>Notices et extraits des -manuscrits de la Bibliothèque Nationale</i>, t. XXVIII, parte 1ª, 1886. -In Italia la leggenda ebbe più redazioni diverse, e diede anche -argomento a una sacra rappresentazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note583"> -<p><span class="label"><a href="#tag583">583</a>. </span>Vedi la cronica di <span class="smcap">Nennio</span> nel primo volume dei <i>Monumenta -historica britannica</i>, Londra, 1848. <span class="smcap">Wace</span>, <i>Le roman de Brut</i>, -publié par Le Roux de Lincy, Rouen, 1836-8, vol. I, vv. 118-48, -pp. 7-9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note584"> -<p><span class="label"><a href="#tag584">584</a>. </span>Sotto il titolo di <i>Mathematicus</i>, il poema fu pubblicato dal -Beaugendre fra le opere d'<span class="smcap">Ildeberto di Lavardin</span>, Parigi, 1708, -coll. 1295 sgg. Vedi in proposito <span class="smcap">Hauréan</span>, <i>Notice sur un manuscrit -de la Reine Christine à la Bibliothèque du Vatican</i>, in -<i>Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèque Nationale</i>, -t. XXIX, parte 2ª, pp. 341-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note585"> -<p><span class="label"><a href="#tag585">585</a>. </span><span class="smcap">Hoffmann von Fallersleben</span>, <i>Horae Belgicae</i>, Vratislavia, -1830-8, parte 1ª, p. 69; <i>Seghelijn van Jherusalem naar het Berlijnsche -en den ouden druk uitgeg. door</i> <span class="smcap">J. Verdan</span>, Leida, 1878.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note586"> -<p><span class="label"><a href="#tag586">586</a>. </span>Nel dramma olandese d'<i>Esmoreit</i>, composto verso il mezzo -del secolo XIV, è un fanciullo, che, per decreto del destino, -deve uccidere il padre adottivo. Il dramma si scosta dalla novella -onde attinge e la profezia non si avvera. <span class="smcap">Hoffmann von -Fallersleben</span>, <i>Op. cit.</i>, parte 6ª, pp. 3 sgg.; <span class="smcap">Jonckbloet</span>, <i>Geschichte -der niederländischen Literatur</i> (trad. dall'olandese), Lipsia, -1870-2, vol. I, pp. 306-7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note587"> -<p><span class="label"><a href="#tag587">587</a>. </span><i>Contes dou roi Coustant l'Empereur</i>, nelle <i>Nouvelles françoises -en prose du XIII<sup>e</sup> siècle</i>, pubblicate dal Moland e dal -D'Héricault, Parigi, 1856. Un racconto in versi, alquanto dissimile -da questo in prosa, pubblicò il <span class="smcap">Wesselofsky</span>, <i>Le dit de -l'empereur Coustant</i>, nella <i>Romania</i>, vol. VI (1877), pp. 161 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note588"> -<p><span class="label"><a href="#tag588">588</a>. </span><i>Pantheon</i>, partic. XXIII, ediz. cit., pp. 333 sgg., e in <span class="smcap">Pertz</span>, -<i>Scriptores rerum germanicarum</i>, t. XXII, p. 243 sgg. Gotofredo -racconta questa storia in prosa e in verso, e molto più lungamente -in verso che in prosa. Essa si legge in molti altri cronisti, -e nei <i>Gesta Romanorum</i>, ediz. cit., num. 20, pp. 315-6, e -nella <i>Legenda aurea</i>, ediz. cit., cap. CLXXXI, pp. 840-1. Dei -cronisti italiani la riferiscono, o l'accennano, oltre l'anonimo -autore della <i>Cronica degli imperatori romani</i>, <i>Sc. di cur. lett.</i>, -disp. CLVIII, Bologna, 1878, pp. 149 sgg., anche <span class="smcap">Ricobaldo da -Ferrara</span>, <i>Historia imperialis</i>, ap. <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Scriptores rerum -italicarum</i>, t. IX, col. 120; <span class="smcap">Galvano Fiamma</span>, <i>Manipulus florum</i>, -ap. <span class="smcap">Muratori</span>, <i>SS.</i>, t. XI, col. 616; <span class="smcap">Giovanni Villani</span>, <i>Istorie -fiorentine</i>, l. IV, cap. 14. Vedi pure <span class="smcap">Massmann</span>, <i>Kaiserchronik</i>, -Quedlimburgo e Lipsia, 1849-54, vol. III, pp. 1095-6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note589"> -<p><span class="label"><a href="#tag589">589</a>. </span><i>Gesta Romanorum, das ist der Roemer tat herausgegeben von</i> -Adelbert Keller, Quedlimburgo e Lipsia, 1841, pp. 59 sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note590"> -<p><span class="label"><a href="#tag590">590</a>. </span><i>Chronicon</i>, cap. L, ap. <span class="smcap">Muratori</span>, <i>SS.</i>, t. IX, col. 670.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note591"> -<p><span class="label"><a href="#tag591">591</a>. </span>Vedi, per alcuni esempii, <span class="smcap">Vincenzo Bellovacense</span>, <i>Speculum -historiale</i>, l. VIII, cap. 115; <span class="smcap">Cesario di Heisterbach</span>, <i>Dialogus -miraculorum</i>, ediz. Strange, Colonia, 1851, dist. V, cap. 12; -<i>Miracle de l'enfant donné au diable</i>, in <i>Miracles de Nostre Dame -par personnages, publiés par</i> G. Paris et U. Robert, Parigi, -1876 sgg., vol. I, pp. 1 sgg.; <i>Histoire littéraire de la France</i>, -t. XXIII, p. 123.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note592"> -<p><span class="label"><a href="#tag592">592</a>. </span><i>Op. cit.</i>, pp. 30-6.</p> -</div> -</div> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL VOLUME PRIMO. -</p> - -<div class="giunte"> -<h2>GIUNTE E CORREZIONI</h2> - -<p> -Pagina <a href="#corrpag5">5</a>. — Quando scrissi quella pagina io credeva assai più -che ora non creda all'autenticità del trattatello De -aqua et terra attribuito a <span class="smcap">Dante</span>. Vedi nel <i>Giornale storico -della letteratura italiana</i>, vol. XX (1892), pp. 125 sgg. -un importante scritto del <span class="smcap">Luzio</span> e del <span class="smcap">Renier</span>, intitolato -<i>Il probabile falsificatore della «Quaestio de aqua -et terra»</i>. -</p> - -<p> -Pag. <a href="#corrpag71">71</a>. — Il poemetto <i>La Fenice</i>, da me ricordato come cosa -che stia da sè, non è se non parte della Quinta Giornata -del <i>Mondo creato del Tasso</i>, parte che fu anche -impressa separatamente; onde l'errore. -</p> - -<p> -Pag. <a href="#corrpag98">98</a>. — Intorno ai manoscritti della <i>Navigatio Brendani</i> -vedi <span class="smcap">Steinweg</span>, <i>Die handschriftlichen Gestaltungen der -lateinischen Navigatio Brendani</i>, in <i>Romanische Forschungen</i>, -vol. VII, fasc. 1 (1 decembre 1891), pp. 1 sgg. -</p> - -<p> -Pag. <a href="#corrpag166">166</a>, n. 54. — Iššah significa donna in ebraico. -</p> - -<p> -Pag. <a href="#corrpag182">182</a>, n. 40. — Cf. il libro di <span class="smcap">A. Middleton Reeves</span>, <i>The -finding of Wineland the good, the history of the icelandic -discovery of America, edited and translated from the -earliest records</i>, Londra, 1890. -</p> - -<p> -Pag. <a href="#corrpag185">185</a>, n. 58. — Intorno alle versioni italiane della <i>Navigatio -Brendani</i> vedi <span class="smcap">Novati</span>, <i>La «Navigatio Sancti -Brendani»</i> in antico veneziano, Bergamo, 1892. -</p> - -<p> -Pag. <a href="#corrpag236">236</a>, n. 29. — Non è esatto il dire che l'isola di Papimanie, -descritta dal <span class="smcap">Rabelais</span> nel l. IV, cc. 48 e sgg. -del <i>Pantagruel</i> somigli molto al Paese di Cuccagna. In -quell'isola, Homenaz descrive, dopo desinare, la felicità -di cui godrebbe il mondo sotto l'impero delle santissime -decretali, felicità non dissimile da quella che nel -Paese di Cuccagna si gode. -</p> -</div> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="3"><span class="smcap">Avvertenza</span></td> <td class="pag"><a href="#avvertenza"><i>pag.</i> <span class="smcap lowercase">VII</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3"><span class="smcap">Il mito del Paradiso terrestre</span></td> <td class="pag"><a href="#paradiso"><span class="smcap lowercase">IX</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td colspan="2"><span class="smcap">Introduzione</span></td> <td class="pag"><a href="#intro"><span class="smcap lowercase">XI</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="nospace"><span class="smcap">Capitolo I.</span></td> <td>Situazione del Paradiso terrestre</td> <td class="pag"><a href="#cap1par">1</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="nospace"><span class="smcap">Capitolo II.</span></td> <td> Natura, condizioni e meraviglie del Paradiso terrestre</td> <td class="pag"><a href="#cap2par">16</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="nospace"><span class="smcap">Capitolo III.</span></td> <td> Gli abitatori del Paradiso terrestre</td> <td class="pag"><a href="#cap3par">44</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="nospace"><span class="smcap">Capitolo IV.</span></td> <td> I viaggi al Paradiso terrestre</td> <td class="pag"><a href="#cap4par">73</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td colspan="3"><span class="smcap">Note:</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#notecap1par">129</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#notecap2par">136</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#notecap3par">158</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#notecap4par">175</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td colspan="3"><span class="smcap">Appendici:</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Appendice I</td> <td class="pag"><a href="#app1">197</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Appendice II</td> <td class="pag"><a href="#app2">218</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Appendice III</td> <td class="pag"><a href="#app3">229</a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3"><span class="smcap">Il riposo dei dannati</span></td> <td class="pag"><a href="#dannati">241</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td colspan="2"><span class="smcap">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#notedannati">263</a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3"><span class="smcap">La credenza nella fatalità</span></td> <td class="pag"><a href="#fatalita">273</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td colspan="2"><span class="smcap">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#notefatalita">305</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p> -L'elenco delle "Giunte e correzioni" dell'intera opera si trova in originale nel secondo volume. Quello relativo a questa prima parte è stato qui riportato per comodità di consultazione. -</p> - -<p> -Le note ai capitoli della sezione "Il mito del Paradiso terrestre", nell'originale poste al termine della sezione stessa, sono state spostate per necessità di trascrizione alla fine dei capitoli cui si riferiscono. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Miti, leggende e superstizioni del -Medio Evo, vol. I, by Arturo Graf - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MITI, LEGGENDE *** - -***** This file should be named 60031-h.htm or 60031-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/3/60031/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/60031-h/images/cover.jpg b/old/60031-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index b2c2d6e..0000000 --- a/old/60031-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
