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-The Project Gutenberg EBook of Il "Damo viennese", by Lucio D'Ambra
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Il "Damo viennese"
-
-Author: Lucio D'Ambra
-
-Release Date: November 7, 2016 [EBook #53471]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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-
- LUCIO D'AMBRA
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- Il “Damo viennese„
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- ROMANZO
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- ROCCA S. CASCIANO
- LICINIO CAPPELLI, EDITORE
- Libraio di S. M. la Regina Madre
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- _Riserva dei diritti d'autore_
-
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-
-_AL COMMENDATORE GIUSEPPE ARDIZZONE_
-
- Direttore del _Giornale di Sicilia_.
-
-
- _Mio caro amico_,
-
-_Questo romanzo è Suo, di diritto. Scritto per Sua richiesta cortese
-per il _Giornale di Sicilia_, fu da Lei accolto con straordinaria
-ospitalità, quell'ospitalità larga e cordiale ch'è solo segreto delle
-grandi case e dei grandi signori. Oggi che dalle pagine del _Giornale
-di Sicilia_ è raccolto in volume, _Il “Damo Viennese„_ viene a Lei,
-stampato, come già venne manoscritto: cioè con tutta la mia affettuosa
-solidarietà e con tutta la mia più viva riconoscenza. Ma questo
-romanzo che muove le sue figurine su lo sfondo della guerra venne a
-Lei la prima volta in ore liete quando le nostre Armate, eroicamente
-sacrificandosi, avanzavano in terra nemica. Oggi il libro ritorna
-a Lei, caro amico, in ore angosciose quando, mutata in una ora di
-follia la fortuna, distrutto in un'ora ciò che con anni eroici s'era
-costruito, le nostre Armate fan fronte in Patria, sul nostro suolo,
-all'assalto dell'invasore. Non ho creduto, correggendo le bozze di
-queste pagine, mutare nulla alla prima versione, nè togliere quei
-particolari, così diversi dalla situazione d'oggi, che io non ho
-potuto riveder su la carta senza sentirmi inumidire il ciglio. Ma se
-dell'ora vittoriosa ed eroica non ci rimane più la terra conquistata
-palmo a palmo, ci resta tuttavia, di quelli eroi e di quelle vittorie,
-incancellabile e confortevole il ricordo. Perchè dunque cambiare?
-Perchè cancellare quei nomi di città liberate su cui la bandiera
-italiana ha sventolato? Tanto che quella non sia più la verità, che
-quelle città siano riperdute, Pierino Balla non sa. Noi lo sappiamo.
-Ma sappiamo anche che, quando le nostre regioni invase saran liberate,
-il nostro còmpito non sarà finito. Dovremo riprendere, oltre confine,
-ciò che il sacrificio degli eroi ha già pagato. Sacra è, per la Patria,
-così la terra ove operano i vivi come quella sotto cui riposano i
-morti. E quelle terre rifioriranno di libertà in una primavera ardente
-di cui il sangue italiano sarà stato ardentissimo seme. Su questo
-sogno già si chiudeva questo romanzo che muove, cronaca fedele, dalla
-commedia politica della primavera del 1915 per giungere all'epopea
-magnifica con cui l'Italia potè stupire il mondo. Su questo sogno, più
-che mai vivo nel nostro cuore, chiudo anche oggi questa lettera a Lei,
-caro amico, ripetendole ancora una volta, coi più cordiali spiriti, la
-mia amicizia devota e riconoscente._
-
- Roma, 25 Maggio 1918.
-
- L. D'A.
-
-
-
-
-I.
-
-LA VITA NON È CHE UN VALZER
-
-
-Noi prestiamo a tutti gli uomini quella profondità d'ideali e quella
-gravità di preoccupazioni morali che sono in realtà, e per fortuna,
-solamente l'appannaggio di alcuni rari e privilegiati esemplari
-d'umanità sedicente superiore. Noi crediamo che la maggior parte degli
-uomini d'una certa levatura intellettuale che incontriamo per via,
-al caffè, al teatro, non vadano a dormire senza essersi proposta,
-ogni sera, una lunga fila di punti interrogativi d'ordine sociale,
-religioso, morale, politico o sentimentale. Non possiamo ammettere che
-un uomo abbia l'orizzonte della sua vita chiuso in una collezione di
-francobolli o fra le pianticelle d'un erbario e ci sembra inverosimile
-che i grandi principii dell'ottantanove lascino perfettamente
-indifferente un uomo che s'appassiona invece a raccogliere monete fuori
-corso o autografi di uomini celebri ancora in corso. Amar la patria, la
-società, l'umanità ci sembra dovere e necessità d'ogni cuore portato a
-una funzione più nobile di quella di segnare il passo alla vita animale
-che cammina. C'è gente, invece, che ha limitato i suoi amori e li ha
-limitati intensificandoli. Ed è gente non sempre peggiore di quella che
-invece li moltiplica diminuendoli.
-
-Aveva amato due cose al mondo, per esempio, Pierino Balla: sua madre
-e il valzer. Sua madre, la sua vecchia mamma vedova e sola, se ne
-rimaneva ormai laggiù raccomandata alla premura di qualche amico,
-nella sua casettina di Sorrento fra cielo e mare. Ma il valzer era
-sempre con lui, in lui, nel suo orecchio, su le sue labbra, nel suo
-cuore, nel suo cervello, nel suo passo che anche per via salterellava
-un poco come quello d'un tenore su un palcoscenico. Li amava tutti, li
-sapeva tutti: vecchi valzer spagnuoli suonanti di nàcchere e procaci
-d'anche formose sotto gli scialli ondeggianti, vecchi valzer francesi
-incipriati di leggiadria, valzer italiani bonarii e cordiali, giovani
-valzer viennesi tra melanconici e voluttuosi, tra spensierati e
-sentimentali, fatti di giravolte e di capriole ma pieni di chiaro di
-luna e tutti azzurri di riflessi danubiani. Li sapeva tutti a memoria;
-gli bastava sentirli una volta sola per ficcarseli, lì, inamovibili,
-nel cervello; e, senza saper di musica, suonando a orecchio, dovunque
-scovava un pianoforte, li ritrovava, li rispolverava uno per uno,
-tutt'i giorni. Non badava, per questo, dove fosse e in che momento
-fosse. Alla vista d'un pianoforte smarriva ogni senso di opportunità
-e di luogo, di convenienza e d'educazione; a tal segno che un giorno,
-recatosi in casa d'un suo amico morto improvvisamente e tragicamente
-per prendere d'accordo con la famiglia le disposizioni pei funerali,
-aveva accolto l'entrata in salotto della vedova desolata col più
-indiavolato _refrain_ d'un valzer di Walteufel. In casa, per via, al
-lavoro, a letto, fischiettava valzer su valzer. Agli esami di laurea,
-svolgendo una tesi di diritto canonico, tra una domanda e l'altra
-dei professori, intercalava a bassa voce un ritornello della _Casta
-Susanna_ o della _Vedova allegra_. E, apolitico per eccellenza, la
-politica estera italiana gli era diventata improvvisamente simpatica da
-quando un grande diplomatico tedesco l'aveva definita la «politica dei
-giri di valzer». Politica per me, aveva detto, e per la prima volta in
-vita sua, cittadino elettore, fischiettandosi il valzer di Franzi nel
-_Sogno di un valzer_, era andato a votare. «Pierino Balla e canta», lo
-chiamavano gli amici. E cantava, infatti, con grazia, con una vocina da
-tenorino di operette che gli avrebbe fatto far fortuna se egli avesse
-osato, figlio d'un magistrato napoletano, nipote di un colonnello
-borbonico, salire in palcoscenico dalla platea dove ogni sera sentiva
-e risentiva, ostinato e paziente, la centesima rappresentazione di
-un'operetta di Parigi o di Vienna.
-
-Aveva ventotto anni e non faceva ancora null'altro che cantare o
-fischiettare valzer. Aveva trascinato avanti gli studii all'Università
-di Napoli, lentamente, faticosamente, sino a ventisei anni, poichè
-ancora nessun ministro della Pubblica Istruzione s'era deciso a
-stabilire nei regolamenti che i professori di scienze delle finanze
-o di diritto romano interrogassero i candidati sul repertorio di
-Offembach e su la dinastia degli Strauss. Poi, presa la laurea, era
-venuto a Roma a cercare un'occupazione, un lavoro, una posizione.
-Aveva cercato tutto ciò il giorno nei caffè, la sera nei _restaurants_
-eleganti e nei teatri d'operette. E non aveva trovato altra occupazione
-che quella di sentir valzer e valzer, altro lavoro che quello di
-mandarli a memoria e di ritrovarli al pianoforte il giorno dopo, altra
-posizione che quella di starsene sdraiato in una poltrona a sentire
-cantare Emma Vecla o Gea della Garisenda, a veder piroettare le
-deliziose _soubrettes_ ungheresi tipo Csillag e tipo Tonci. Passavano
-i mesi e passavano gli anni. Dei suoi autori prediletti cresceva,
-ad ogni stagione, il repertorio. Passavano anche dalle sue tasche in
-quelle altrui — poco alla volta in verità, perchè non era prodigo che
-di canzoni — le poche migliaia di lire che una paterna assicurazione
-su la vita gli aveva lasciate per aiutarlo a finire i suoi studii e a
-trovare anche lui, come tutti gli altri, qualche cosa da fare a questo
-mondo. Per la carriera d'avvocato non si sentiva inclinazione. Per
-quella di magistrato paventava la relegazione in una piccola città
-di provincia dove il teatro non funzionasse tutto l'anno. Rimaneva
-l'amministrazione, e l'amministrazione centrale naturalmente, con
-la certezza di rimanere a Roma dove per tutt'i dodici mesi dell'anno
-tre o quattro compagnie offrivano sempre almeno un paio di _Conti di
-Lussemburgo_ per sera. Ma aspettava. C'era ancora qualche biglietto
-da mille — cinque o sei — da ritirare alla banca; e aspettava. C'era
-oggi un concorso al Ministero della Guerra? Ma ci sarebbe stato un mese
-dopo un concorso a quello della Marina. Tanto Pierino Balla non aveva
-preferenze. Aveva solo preferenze musicali. Nel suo amore universale
-per tutt'i valzer presenti passati e futuri del nostro mondo ballerino,
-a poco a poco era giunto a scegliere, a prediligere. Amava Offembach,
-amava Lecocq, ma adorava Leo Fall e Lehar. L'operetta viennese, coi
-suoi valzer a ripetizione, coi suoi quartetti, terzetti e duetti che
-finiscon tutti a balletti, era la sua passione. Conosceva tutto il
-repertorio dell'_An der Wien_ e del _Volkstheater_, nota per nota,
-cadenza per cadenza. Il valzerino a bocca chiusa della _Principessa
-dei Dollari_, come l'aveva sentito cantare una sera con bell'aria
-dongiovannesca e sprezzante dal tenore Walter Grant, non l'aveva
-fatto dormire tre giorni. Appena una bella donna fermava per via il
-suo sguardo doveva lottare contro la tentazione di andarle davanti
-e di mettersi a girare intorno a lei, lì, sul marciapiede, con la
-mano sinistra sul fianco, la mano destra distesa a un gesto _balancè_
-che non dice nè si nè no, l'aria arrogante, il labbro sdegnoso, lo
-sguardo spavaldo, cantandole il delizioso valzeretto a bocca chiusa del
-giovane aristocratico francese e rovinato insensibile ai fascini della
-miliardaria americana. Tutta la vita per lui era questo: situazioni di
-operette viennesi che dal palcoscenico avrebbe voluto riportare nella
-sua piccola vita d'ogni giorno. E quando usciva da un salotto quasi
-gli accadeva di meravigliarsi che non dovesse uscirne su un passo
-di _can-can_ con la padrona di casa, come nell'operetta della sera
-prima dopo il gran duetto sentimentale del second'atto. Una sera, in
-un'operetta nuova, scoprì un meraviglioso verso caduto, in un felice
-stato di grazia e di geniale incoscienza, dal lirismo d'un Victor Hugo
-librettista d'operette e sentì il brivido di una rivelazione:
-
- _La vita non è che un valzer....._
-
-Lo sapeva da un pezzo. Ma non aveva saputo mai trovare una forma
-così sintetica, così espressiva e così profonda per il suo pensiero.
-Per queste profonde divinazioni dell'anima umana e del nostro umano
-destino, già non ci sono che i poeti, i grandi poeti. «Che verso, che
-bellezza!... La vita non è che un valzer...».
-
-E «Pierino Balla e canta» ne fece il suo motto e lo fece stampare
-di traverso, con inchiostro viola del pensiero, su la sua carta da
-lettere. Da quel giorno il valzer diventò per lui uno scopo, un fine,
-una missione. Andava ad ascoltarli con la gravità mistica con cui
-si assiste ad un rito. Faceva propaganda fra i suoi amici in favore
-dell'operetta viennese. Parlava d'arte e di politica a proposito di
-_Eva_ e di Franz Lehar. Dal coro dei parigini:
-
- _Nell'aria di Parigi_
- _c'è molta seduzion..._
-
-giungeva al coro della politica europea e della Triplice Alleanza per
-dimostrare che:
-
- _Nell'aria di Vienna_
- _c'è molta protezion...._
-
-per gli Italiani finalmente veramente amici d'un popolo con cui è
-facile, diamine, intendersi, visto che gli uni e gli altri amiamo
-la musica leggera e che un valzer viennese ed una canzonetta di
-Piedigrotta non possono ispirare ai ministri degli esteri di due Stati
-così soavi che i sentimenti della più cordiale tenerezza reciproca.
-
-Quando i manifesti teatrali preannunziavano una nuova operetta
-viennese — o ungherese — «Pierino Balla e canta» mobilizzava otto
-giorni prima tutt'i suoi amici. S'incaricava lui di comperare i posti,
-di distribuire i libretti e, pei più poveri o i più restii, faceva
-lui addirittura le spese: «Creare fra i due popoli questi cordiali
-rapporti artistici, è servire il mio paese...» diceva. E gli amici gli
-rispondevano: «Sì, Pierino, e ti faranno cavaliere.» Uno aggiungeva:
-«Della Corona d'Italia...» Pierino non sdegnava, da buon italiano,
-l'offerta. Ma all'offerta aggiungeva con un sorriso e una luce negli
-occhi: «E dell'Aquila Nera!»
-
-E quando usciva dal teatro e non era ancòra sazio di valzer e di
-Vienna, correva col tram da Faraglia o al Moderno poichè faceva ancora
-in tempo a sentir l'ultimo valzer delle orchestrine di quel caffè. Le
-«dame viennesi» lo mandavano in visibilio anche se erano di Frascati
-e se le parrucche bionde erano posticcie. Sentiva suonare _Sulle rive
-del Danubio_ con beatitudine, con voluttà, gli occhi fissi al soffitto,
-fischiettando attorno al pomo del bastone appoggiato su le labbra. E
-all'amico che lo accompagnava sospirava di tanto in tanto con l'anima
-sognante: «Senti... senti... C'è tutta Vienna!» E, finalmente, andava
-a casa. Saliva le scale a tempo di valzer, si svestiva cantarellando
-e ballonzolando _Laggiù nel silente giardino_, spegneva il lume
-fischiettando — _Amorin, tesorin_ — e allungandosi solo nel suo letto
-di scapolo si addormentava sognando il Prater.
-
-Ma, poichè non è concesso agli uomini che d'esser felici
-provvisoriamente, i più bei sogni hanno un risveglio. Addormentatosi
-una sera sognando il Prater, s'era svegliato una mattina con una
-lettera della mamma e il giornale che la padrona di casa gli portava
-col caffè ed egli apriva sùbito, indifferente alle notizie europee ma
-impaziente di correre in quinta pagina alla colonna dei teatri. Tanto
-la lettera della mamma quanto la lettura del giornale gli diedero
-quella mattina il consiglio di ricordarsi che il peculio paterno era
-agli sgoccioli e che per un paio di settimane era forse il caso di
-pensare che la vita, sì, non è che un valzer, ma che tuttavia questo
-valzer bisogna avere il modo di suonarlo. Fulmineo nelle sue decisioni,
-con quello stesso coraggio della disperazione che spinge un uomo a
-buttarsi a fiume tutto d'un colpo anzichè scendervi poco alla volta
-per affogare gradatamente, Pierino Balla, letto sul giornale che
-un concorso per vice-segretario di terza classe a duemila lire era
-bandito dal Ministero delle Poste si vestì in fretta, raccolse i suoi
-documenti e i suoi titoli di studio, redasse una domanda in regola e
-corse a depositare il plico in via del Seminario. Pochi giorni dopo
-si presentava agli esami. E poichè aveva imparato lentamente ma aveva
-imparato, poichè non era uno sciocco per quanto gli piacesse — la
-vita non è che un valzer! — di sembrarlo, gli esami li diede bene e
-riuscì tra i primi. S'era a maggio e a luglio doveva prendere servizio,
-riscuotere le prime centocinquantadue lire del suo stipendio mensile.
-Pochine, in verità. Ma potevan bastare. L'allegria arrotonda i bilanci
-più magri. E la vita non è che un valzer.
-
-La vita però è anche una tessitrice che annoda e intesse
-misteriosamente e capricciosamente i suoi fili. Quando una mattina
-Pierino Balla uscì di casa e si fermò, come era sempre suo primo
-pensiero, all'angolo della strada di casa sua per vedere uno ad uno,
-meticolosamente, i manifesti teatrali, non un'ombra di presentimento
-sfiorò la sua anima ballerina e leggera dinanzi a quel gran
-manifesto d'un teatro che chi sa mai perchè in bianco rosso e verde,
-preannunziava la prima rappresentazione di una nuova operetta viennese
-di Franz Lehar. Sentì, Pierino, un gran tuffo al cuore e vide tutto
-rosso, ma non perchè una voce segreta l'avesse avvertito che quel
-manifesto decideva della sua vita. Il tuffo al cuore gli era stato
-dato dal solo fatto di aver letto sott'il titolo della nuova operetta
-che l'autore venuto espressamente a Roma, che Franz Lehar in persona
-ne avrebbe diretto l'esecuzione. Quando si riebbe, il primo pensiero
-di Pierino Balla fu di correre al teatro e di prenotare, e di pagare,
-e di portarsi via lo scontrino — non si sa mai: una sbadataggine del
-botteghino — che gli dava il diritto d'occupare quattro sere dopo la
-prima poltrona di prima fila, lì, a destra del direttore d'orchestra,
-del _Kappelmeister_, a un metro da Franz Lehar, così vicino a lui che
-avrebbe potuto buscarsi un raffreddore all'aria sollevata dalle falde
-della marsina agitata dal celebre maestro nei momenti a scatti del
-direttore d'orchestra. Non prese un raffreddore quella sera, Pierino
-Balla, perchè il maestro, da buon tedesco composto ed equilibrato, non
-si sbracciava a dirigere come Mascagni ed anche perchè invece che in
-marsina dirigeva in _smoking_ e lo _smoking_ non ha falde che possano
-far vento. Ma se non prese un'infreddatura prese per Franz Lehar una
-cotta che gli fece traversare tutte le ansie e ricorrere a tutte le
-astuzie d'un innamorato che vuol trovare il modo di giungere a toccare
-il cuore della sua bella che non lo conosce e che ancora non si è
-accorta di lui.
-
-Le idee più luminose sboccian talvolta nei cervelli più oscurati
-dalla passione, per legge di contrasto e perchè al buio anche un
-fiammifero acceso può far l'effetto di un lampo di genio. Così Pierino
-Balla scambiò senza modestia per un lampo di genio il fiammiferino
-di un'ideuccia che gli spuntò nel cervello quando, la mattina dopo
-il trionfo della nuova operetta, si sentì eccitato dall'irresistibile
-desiderio di conoscere personalmente il grand'uomo della sua piccola
-musica e fu convinto che sarebbe stato veramente perdere una occasione
-più unica che rara lasciare che Franz Lehar fosse venuto a Roma, perchè
-lui, Pierino Balla, studiasse accuratamente alle spalle il panno e il
-taglio del suo _smoking_ viennese senza per altro riuscire a stringere
-la mano che aveva scritto i valzer più affascinanti di questo mondo.
-Non c'era tra i suoi amici un cane — neppure un cantante — che avesse
-potuto aprirgli la via ad una presentazione regolare. D'altra parte
-a presentarsi così, senza una qualsiasi introduzione, all'albergo
-dov'era disceso il famoso musicista c'era il rischio d'essere preso
-per un postulante importuno e d'esser messo garbatamente alla porta.
-E fu allora che Pierino Balla ebbe l'idea. Entrò all'albergo, studiò
-su la lista dei viaggiatori la posizione topografica della stanza
-occupata dal musicista. Compiuta questa ricognizione strategica chiese
-una camera per sè; e, quindi, accompagnato dal segretario, trovò
-tanto a ridire su ogni stanza che gli proponevano che, girato mezzo
-albergo, finì col capitare proprio nella camera attigua a quella del
-musicista. Immediatamente si disse musicista anche lui, spiegò di
-doversi trattenere a Roma per un soggiorno non breve e chiese che un
-pianoforte fosse messo nella sua camera. E il pianoforte cinque minuti
-dopo raggiungeva il viaggiatore. Era proprio lì, a portata di mano:
-era quello che il direttore dell'albergo aveva creduto di dover far
-mettere nella camera preparata per l'autore della _Vedova allegra_ e
-che l'autore della _Vedova allegra_ aveva fatto immediatamente riportar
-via.
-
-Avuto il pianoforte Pierino Balla incominciò a farne quello che faceva
-di ogni pianoforte che gli capitava a tiro: lo pestò e lo ripestò senza
-riposo. Un pezzo dopo l'altro, un valzer dietro l'altro, ripassò a
-memoria tutto il repertorio del musicista viennese, dal _Conte_ alla
-_Vedova_, da _Eva_ alla _Figlia del Brigante_. Scese a far colazione
-e poi, risalito in fretta, ricominciò, a pestare: _Conte_ e _Vedova_,
-_Eva_ e _Brigante_. Ridiscese per il pranzo, risalì e ricominciò,
-infaticabile: _Vedova e Conte_, _Brigante_ ed _Eva_. Quando le dita
-non ressero più tanto i polpastrelli erano gonfii a furia di pestare,
-uscì a prendere una boccata d'aria. Ma a mezzanotte era già di nuovo
-in camera sua e giù di nuovo a pestare, fresco e tranquillo come se non
-avesse già pestato tutto il giorno: e via da capo _Brigante_ ed _Eva_,
-_Vedova_ e _Conte_. Il maestro era lì, a due passi. L'aveva sentito
-entrare nella camera accanto, chiudere le finestre, sbadigliare,
-sternutire, soffiarsi il naso, uscire un momento di camera e poi
-rientrare per una necessità che era facile immaginare. Aveva poi
-sentito due scarpe cadere una dopo l'altra sul pavimento di legno, un
-letto scricchiolare sotto il peso di un corpo che vi si distendeva, la
-chiavetta della luce elettrica scattare con un piccolo colpo secco.
-Ora il maestro era tra le lenzuola. E Pierino Balla ricominciò con
-più foga di prima il settimino della _Vedova_, il gran valzer dei
-_Conte_, il coro dei parigini in _Eva_ e il delizioso piccolo valzer
-della _Figlia_ modulato lento lento come una ninna-nanna: «_Bimba,
-sii buonina_...» Doveva il maestro sentirsi lusingato di quell'omaggio
-d'un ignoto ammiratore e non poteva il giorno dopo, così lusingato nel
-suo amor proprio, non chiedere di conoscere quell'ignoto che conosceva
-il suo repertorio anche meglio di lui. Da quell'omaggio d'ammirazione
-non poteva nascere tra il maestro e l'ammiratore che un'affettuosa
-amicizia. E già Pierino la pregustava, e tanto ne era sicuro che, per
-quanto le tre fossero già suonate all'orologio d'una chiesa vicina,
-ricominciava per l'ennesima volta a strimpellare con tanto di pedale:
-
- _È scabroso la donna studiar..._
-
-Ma una voce suonò nella stanza vicina, d'improvviso:
-
-— _Zum Teufel diese schrekliche Musik!_
-
-Pierino diede un balzo su la sedia e, con le mani staccate di botto
-dalla tastiera, spezzò a metà le note di _disperazion_. Ebbe allora
-l'incertezza che sola conoscono i grandi capitani. Dar battaglia o
-rifiutarsi di continuare a suonare e smettere? Pierino e Franz Lehar
-hanno parlato in tedesco. Che cosa hanno detto? Quelle parole volevano
-dire: «Mio ignoto ammiratore, voi siete molto gentile» o volevano dire:
-«Mio signor vicino, mi avete rotto le scatole?» Pierino non sapeva il
-tedesco ma inclinava piuttosto verso la seconda traduzione, poichè se
-le parole gli erano sfuggite il tono gli era sembrato quale neppure
-in tedesco, per quanto la lingua sia dura ed aspra, si adopera per
-dire a qualcuno: «Grazie, caro, vi sono molto grato!» Nell'incertezza
-Pierino credette miglior consiglio astenersi dall'insistere; talchè
-richiuse cautamente il pianoforte, in punta di piedi girò per la camera
-spogliandosi e si coricò leggermente, come una piuma, perchè il letto
-non scricchiolasse. Quando fu anche lui fra le lenzuola ricordò che il
-gran Condè alla vigilia di una battaglia soleva dormire saporitamente.
-Fece quindi come il gran Condè e, voltosi su un fianco, sospirandosi
-ancora a mezza voce il _Ninfa del bosco_ della _Vedova_, sentì che
-dalla stanza vicina un musicista che russava poco musicalmente gli
-offriva un impreveduto accompagnamento di contrabbasso.
-
-La mattina dopo, quando il cameriere gli portò il caffè e il segretario
-dell'albergo chiese di essere ricevuto, il gran Condè non tardò a
-persuadersi che aveva perduto la battaglia. Il segretario avvertiva il
-cliente del numero 139 che doveva astenersi dal suonare il pianoforte
-dopo la mezzanotte poichè il cliente del numero 140 s'era vivamente
-lamentato di non aver potuto chiudere occhio fino alle quattro del
-mattino ed aveva persino minacciato di cambiare albergo. Timido e
-riguardoso, arrossendo e balbettando, Pierino Balla promise di non
-toccare più un tasto dopo suonata l'ora del coprifuoco, ma, con ardita
-decisione, colse l'occasione che gli si offriva e chiese al segretario
-di poter presentare di persona le sue scuse all'illustre autore della
-_Vedova allegra_. Ma quando il segretario fu per uscire e per andare a
-chiedere al numero 140 se era disposto a ricevere la visita e le scuse
-del numero 139, Pierino Balla fu preso da un'angosciosa preoccupazione
-e, trattenendo il segretario per la falda del soprabito, sospirò con un
-filo di voce:
-
-— Ma parla solo tedesco?
-
-— Parla anche un po' francese.
-
-Pierino Balla chiamò a raccolta il suo piccolo vocabolario francese con
-pronunzia napoletana, contò su le dita i vocaboli che in quel momento
-gli occorrevano e quando fu al numero 140, in presenza del celebre
-maestro, ebbe la sgradita sorpresa di osservare che nel breve tratto di
-corridoio dalla sua stanza alla stanza del maestro, per quanto fossero
-così pochi, li aveva perduti tutti dal primo all'ultimo. Mormorò
-quindi le sue scuse in italiano e vide con giubilo che, su venti
-parole italiane, due o tre non erano per il maestro un impenetrabile
-mistero. Così, ritrovando un po' di calma, ritrovò anche una dozzina
-di parole francesi e con queste, improvvisando un'alleanza verbale
-franco-italiana in cui l'Italia aveva la parte del leone, potè dire al
-maestro la sua ammirazione, la sua idolatria, la gioia che provava a
-conoscerlo e a stringergli la mano. Da parte sua il maestro, allargando
-l'alleanza verbale sino a far entrare a fianco dell'Italia e della
-Francia anche l'Austria e l'Ungheria, si disse lusingato di vedere che
-quel giovane signore conosceva così bene tutta la sua produzione e gli
-strinse ripetutamente la mano, pronunziando in tedesco certe parolacce
-in ung e in zum che sembravano scapaccioni ma che dovevano essere
-complimenti a giudicare dal sorriso che le accompagnava.
-
-— _Vous êtes musicien?..._, domandò poi Franz Lehar.
-
-— _Non, je suis..._, rispose Pierino Balla toccandosi ripetutamente gli
-orecchi davanti al maestro che spalancava, sbalordito, tanto d'occhi.
-
-E poichè, non ostante i gesti, il maestro non capiva, Pierino Balla
-spiegò:
-
-— _Je suis_ orecchiante... _Je joue avec les oreilles..._
-
-La conversazione diventò cordiale. L'autore della _Vedova Allegra_
-disse a Pierino Balla la sua simpatia per l'Italia e, per spiegarla,
-spiegò che era ungherese e che naturalmente gli ungheresi... che sul
-vecchio ceppo latino... che la razza magiara... e tante altre cose cui
-Pierino rispondeva ripetendo a sazietà la sua ammirazione per Vienna e
-per le operette viennesi. In una pausa il maestro gli domandò:
-
-— _D'où venez-vous?_
-
-Di dove veniva? Pierino Balla fu sul punto di dire che non veniva da
-nessun posto, che veniva cioè da Roma. Ma ricordò a tempo che erano
-in albergo e che gli alberghi non sono abituale domicilio che per i
-viaggiatori. Ebbe tuttavia vergogna di confessare la sua infantile
-trovata, il sotterfugio cui era ricorso per avvicinare il maestro del
-suo cuore. E, dopo averci pensato un poco, rispose:
-
-— _Je viens de Naples..._
-
-— Ah, bella Napoli..., rispose il musicista con un sospiro cui Pierino
-credette dover rispondere con una riverenza.
-
-Ma le sue pene non erano ancora finite. E poichè ad un viaggiatore
-non si chiede solamente donde venga ma anche dove vada, sùbito dopo si
-sentì chiedere dove era diretto. Còlto così alla sprovveduta, Pierino
-Balla non ebbe la prontezza di spirito di dire che andava semplicemente
-a Frascati, ma balbettando ebbe l'imprudenza di rispondere:
-
-— Vado... vado a Vienna!
-
-— A Vienna?
-
-Già il maestro gli stendeva le mani, gli offriva la prova della sua
-simpatia:
-
-— Sono molto dolente di non trovarmi a Vienna quando ci sarete voi...
-Sarei stato felice di farvi da cicerone... Ma voi vi tratterrete
-certamente... Almeno quindici giorni... un mese...
-
-— Ecco... un mesetto...
-
-— Benissimo... Tra quindici giorni vi sarò anch'io... Vi dò
-appuntamento a Vienna, mio giovane amico... Ma intanto vi darò una
-raccomandazione per il mio caro amico Kramer, il celebre maestro
-Kramer... Conoscete Kramer, l'autore di tante celebri operette,
-l'autore del _Soldato in gonnella_?
-
-Pierino Balla non conosceva altri e sùbito l'irresistibile istinto
-lo spinse a cantare il più recente valzer di Kramer, mentre il suo
-interlocutore redigeva in tedesco il più misterioso biglietto di
-presentazione che mai potesse a Pierino capitare.
-
-— Andate da Kramer, Ringstrasse 41... Vi aprirà tutte le porte... E'
-come se trovaste me stesso.
-
-Il maestro era in piedi, gli consegnava la lettera, gli dava congedo.
-
-— _Aufwieder sehen!..._ Oggi è il venti. Sarò a Vienna il 5 giugno. Vi
-aspetto a colazione il giorno dopo.
-
-E Pierino Balla, per mostrare che anche la sua ignoranza del tedesco
-aveva qualche lacuna, si ritirava mormorando:
-
-— _Danke..._ _Danke..._ Grazie... _Merci..._ _Danke schön..._
-
-Quando fu fuori, scendendo le scale, ricapitolò gli avvenimenti. Aveva
-accettato una colazione a Vienna: doveva dunque andare a Vienna, alla
-città del suo sogno, alla sua patria d'elezione. Avrebbe consacrato
-a questo pellegrinaggio sentimentale uno degli ultimi biglietti da
-mille del suo piccolo peculio... Tanto, dal primo luglio, c'eran le
-centocinquantadue lire... E poi, prima di chiudersi al Ministero delle
-Poste, bisognava ancòra una volta ricordare che la vita non è che un
-valzer...
-
-Per istrada urtò un amico che lo prese per il braccio e lo fermò:
-
-— Dove vai?
-
-— A Vienna.
-
-— Quando?
-
-— Stasera.
-
-— E perchè mai vai a Vienna?
-
-— Non lo so.
-
-L'amico gli lasciò il braccio, lo guardò sbalordito e gli disse:
-
-— Bada, figliuolo, tu diventi matto...
-
-Ma già Pierino Balla riprendeva la sua strada con la testa in aria,
-ancòra coi piedi a Roma, già col cuore a Vienna, canticchiando a mezza
-voce:
-
- _Nell'aria di Vienna_
- _c'è molta seduzion..._
-
-
-
-
-II.
-
-SEI TU, FELICITÀ....
-
-
-Le cronache profane delle più galanti alcove e dei più ardenti amanti
-raccontano le disavventure di eserciti che rinunziano alla vittoria
-proprio davanti alla fortezza che si arrende e rinunziano quanto
-più fu lungo l'assedio e più desiderata e pregustata la vittoria.
-La sera in cui dalla sua vettura di seconda classe sbarcò sotto le
-massicce tettoie e tra gli ascensorini della Sudbanhoff, Pierino Balla,
-viaggiatore improvvisato, si trovò su per giù nella situazione poco
-brillante di quelli eserciti esausti proprio al momento di cogliere
-la palma del tanto sospirato trionfo. Un _autotaxi_ lo trascinava
-rapidamente per le prime vie della metropoli e già Pierino sentiva
-andarsene tutta la sua forza d'amore. Quella, Vienna? Una grande città
-come un'altra. Quei grossi palazzi nuovi gli ricordavano i grossi
-palazzi nuovi del Tritone di Roma e del Rettifilo di Napoli e quei
-tigli — eran poi tigli? — che fiancheggiavano la strada non erano
-in nulla diversi dai piccoli alberelli magrolini e cittadini — eran
-platani, ontani? non ci aveva mai badato — che fiancheggiavano a Roma
-via Nazionale e sotto i quali, disegnanti a terra nel riflesso della
-luce elettrica un merletto d'ombre e di luci, se n'era tornato tante
-sere a casa, uscendo dal Costanzi e fischiettandosi i suoi cari, i
-suoi dolci valzer viennesi. Donne bionde, se si guardava attorno,
-non ne vedeva per quella _strasse_ più di quanto ne incontrasse a
-Roma, pel Corso, all'ora del ritorno dal Pincio, nel tepore delle
-belle giornate. Nè c'era musica attorno a lui oltre lo strombettìo
-delle automobili e lo scampanìo dei tram. Era questa, Vienna? Ed era
-questa la sua musica? E dov'erano i suoi valzer? Ebbe la tentazione
-di interrogare lo _chauffeur_ e di domandargli se per caso non avesse
-sbagliato, se non fosse sceso dal treno, prima di toccare Vienna,
-a Klangenfurt o a Gratz, per esempio. Ma si contenne. Che diamine!
-Era Vienna, ma una Vienna che non rassomigliava affatto all'idea
-canterina e ballerina ch'egli se n'era fatta a Roma, da lontano.
-Guardava attorno, disperatamente, oltre le vetrine dei caffè, per
-vedere se scorgesse nell'interno i palchetti bianchi delle orchestre
-e i dòlmanì rossi e le chiome bionde delle «dame viennesi». Ma che le
-«dame viennesi» fossero per Vienna solo un genere d'esportazione come
-le «ciociare», le pittoresche ed irreperibili «ciociare», per Roma?
-Pure riuscì a trovarle, poco più tardi, finalmente, le «dame viennesi».
-Disceso all'albergo, mutato d'abito rapidamente, non sapendo ancora
-orizzontarsi, aveva deciso di prendere in _hôtel_ il suo primo pranzo
-viennese, di mangiare lì, religiosamente, il suo primo autentico panino
-di Vienna. Entrato nella sala da pranzo il cuore gli diede un balzo.
-In fondo alla sala, su un palchetto bianco stile Secessione, le «dame
-viennesi» — dòlmanì rossi, capelli d'oro — accordavano in una serie
-confusa di brevi pizzicati e di lunghe arcate, i loro violini e i loro
-violoncelli. Per quanto il _maître d'hôtel_ già gli avesse scelto il
-tavolino e indicato con un inchino il posto assegnatogli, Pierino Balla
-traversò difilato l'ampia sala e andò a sedersi a un tavolino proprio
-lì, sotto l'orchestra, posto in modo che le spalle di Pierino seduto
-s'appoggiavano proprio al palchetto Secessione delle «dame.» Il _maître
-d'hôtel_ era accorso ad inseguirlo e garbato avvertiva:
-
-— _Peut-être ici la musique dérangera trop monsieur..._
-
-Disturbarlo, la musica? E la musica viennese? Ma se non era venuto
-che per questa... Quando ebbe ordinato il pranzo a prezzo fisso
-per non andare incontro a troppe sorprese, Pierino Balla si preparò
-ad ascoltare con mistico raccoglimento i valzer viennesi, i valzer
-viennesi suonati sul luogo dalle più autentiche dame viennesi che
-un innamorato del color locale potesse mai desiderare. Ma alle prime
-note dell'orchestrina ebbe una prima delusione e rimase con in aria
-il cucchiaio pieno di quel _potage printanier_ dove c'era di tutto a
-tal segno che non sapeva assolutamente più di niente. L'orchestrina
-non aveva attaccato un valzer di Fall o di Lehar, ma una canzonetta
-napoletana: _O sole mio_. Tuttavia Pierino se ne sentì in fondo
-lusingato nel suo amor proprio nazionale e sperò, per il valzer, nel
-secondo pezzo. Senonchè, a canzone finita, lo aspettava la seconda
-delusione e più forte assai della prima. Questa lo colse mentre gustava
-con prudenza di cittadino di città di mare diffidente pel pesce delle
-città di terra, un _loup de mer sauce tartare_ e fu sul punto di
-mandargli una lisca per traverso. Una «dama viennese» aveva infatti
-detto alla sua vicina nel più puro italiano di questo mondo:
-
-— Dàmmi un ventaglio... Che caldo stasera!
-
-E l'altra le aveva risposto col più gentile accento di Santa Lucia
-facendosi vento con un foglio di musica:
-
-— _Mamma mia... E ccà se more!..._
-
-Le guardò esterrefatto. Italiane? Napoletane? Non credeva ai suoi
-occhi ed ai suoi orecchi. Si sturò questi, si stropicciò quelli. Era
-viaggiatore fresco ed inesperto, Pierino, e non sapeva ancora che,
-se come afferma il proverbio l'abito non basta a fare il monaco, il
-dòlmano rosso per lo più basta a fare la «dama viennese».
-
-Fu così mortificato Pierino che quella sera, non uscì nemmeno
-dall'albergo e si chiuse in camera. Si coricò nel letto alla tedesca
-dopo aver manifestato alla _femme de chambre_ una meraviglia, che la
-faceva ridere, di non trovare lenzuola come nei letti all'italiana.
-Guardò la bonne, diffidente: era bionda, parlava tedesco. Ma c'era da
-fidarsi? Non era anche lei almeno di Trieste? Interrogò: era ungherese.
-
-Era napoletano anche in questo, Pierino Balla: che quando finalmente,
-per disgraziato accidente, aveva qualche cosa da fare, vi si gettava
-dentro a capofitto per uscirne fuori al più presto possibile. Lo stesso
-giorno in cui Franz Lehar l'aveva senza volerlo spedito d'ufficio a
-Vienna, Pierino aveva comperato due manualetti di conversazione in
-francese ed in tedesco. Durante due giorni e più di viaggio non aveva
-avuto altra lettura e, rincantucciato nel suo scompartimento, aveva
-masticato senza interruzione parolacce tedesche e paroline francesi con
-pazienza da benedettino. E fra le vocali mute delle paroline francesi
-e i battaglioni di consonanti senza vocali delle parolacce tedesche
-dimenticava l'italiano senza riuscire ad imparare nè il francese nè il
-tedesco. Continuò a letto, quella sera, la lettura dei suoi manualetti
-e la mattina dopo, al _bureau_ dell'albergo, col manualetto aperto
-in mano su cui gettava di tanto in tanto occhiatine senza parere,
-volle esperimentare i progressi che aveva fatti. Chiese l'indirizzo
-del maestro Kramer e si fece spiegare l'ubicazione della _strasse_
-in cui il maestro Kramer abitava. La _fraülein_ che gli rispondeva si
-sentì autorizzata da quelle sue quattro o cinque parole di tedesco a
-scaricargliene addosso quattro o cinquecento, a massima velocità; e
-Pierino, con un sorriso ebete e rassegnato, aspettava che il diluvio
-gutturale passasse senza ch'ei fosse riuscito a sapere in che via
-abitava il grande maestro nè dove fosse la via in cui il grande maestro
-abitava. La signorina del _bureau_ era bionda e parlava tedesco come
-solo uno studio condotto fin dall'infanzia per la precisa esecuzione
-dei suoni più sgradevoli può permettere a gola di parlarlo. Finito
-il diluvio e data un'occhiatina al manualetto, Pierino s'arrischiò
-a chiedere alla signorina se almeno lei era di Vienna: e si sentì
-rispondere con aria fiera e con cipiglio irritato che no, che era di
-Praga, che era boema.
-
-La ricerca del maestro Kramer gli costò trenta corone d'automobile
-e un fiero mal di capo tanto s'era scervellato a compulsare avanti
-e indietro le pagine del manualetto di conversazione per riuscire a
-spiegarsi con _chauffeurs_ e passanti, portinai e cameriere. Quando e
-come Dio volle riuscì a scovare il domicilio del maestro Kramer e in
-questo una piccola governante, bionda anche lei, carina, dagli zigomi
-assai pronunziati, dai grandi occhi azzurri; e la piccola governante,
-quando sentì che Pierino Balla parlava tedesco assai male, si mise a
-parlare assai bene francese per spiegargli che quel giorno il maestro
-Kramer era assolutamente irreperibile poichè proprio quella sera, al
-teatro _An der Wien_, doveva aver luogo la prima rappresentazione
-della sua nuovissimo operetta: _Il valzer dei valzer_. La piccola
-governante, vedendo Pierino desolato, gli consigliò di cercare il
-maestro a teatro all'ora della rappresentazione e, con bei modi e un
-francese parlato così chiaramente che anche lui lo capiva, gli fornì
-tutte le indicazioni necessarie con una cortesia di cui Pierino non
-potè non ringraziarla manifestandole anche la sua meraviglia di trovare
-una viennese che parlava il francese _comme une vraie parisienne_. Ma
-la piccola governante ebbe un ultimo sorriso e, richiudendo la porta
-dell'appartamento del maestro Kramer con un bell'inchino della sua
-testolina bionda, spiegò:
-
-— Non sono viennese, signore. _Je suis polonaise._
-
-I tedeschi non ammettono che il piacere del teatro li debba mandare a
-letto ad ore troppo avanzate nè che li possa costringere a pranzare
-alla svelta come dobbiamo invece far noi quando una _prémière_ ci
-raduna in un teatro. I tedeschi dànno la precedenza ai piaceri del
-teatro su quelli della digestione. Noi distruggiamo invece questi
-per quelli. Ed è così che si spiega come tante produzioni teatrali ci
-riescano assolutamente indigeste e come il pubblico italiano dia prova
-sovente a teatro d'una deplorevole intolleranza. Il teatro viennese è
-aperitivo e quello italiano dovrebbe essere digestivo. Tra la fortuna
-costante degli autori tedeschi e l'ostinata avversità che accompagna
-di solito gli autori italiani non c'è che l'ostacolo di un pranzo
-non digerito. Così, alle sei di sera, Pierino Balla prendeva posto
-all'_Ander Wien_ in un'ultima poltroncina aggiunta che miracolosamente
-aveva potuto procurarsi ed ascoltò in estasi i valzer nuovissimi
-del maestro Kramer e associò i suoi applausi italiani disordinati
-ed impetuosi a quelli militarizzati, disciplinati, che dalle mani
-degli spettatori viennesi suonavano ad ogni fin d'atto, come il passo
-cadenzato d'un reggimento in marcia.
-
-Trovò il maestro Kramer in palcoscenico tra il primo ed il secondo
-atto del _Valzer dei valzer_, circondato da una folla di ammiratori e
-di ammiratrici tra i quali Pierino riuscì a fatica, a furia di _bitte_
-e di _pardon_, ad aprirsi un varco per consegnare al maestro Kramer
-la letterina di presentazione che Franz Lehar gli aveva consegnata a
-Roma. Non appena ebbe letto, il maestro gli stese le mani e, colossale,
-attirò a sè il piccolo giovane italiano con tanta violenza di subitanei
-affetti che Pierino ebbe paura di andare a sbattere il naso contro
-quella montagna d'adipe e di vestiti.
-
-— Oh, _meine liebe_ — esclamava il maestro Kramer scuotendogli e
-riscuotendogli le mani fino a spezzargli le braccia — oh, _meine liebe
-freund Lehar_, il mio caro Franz... E la bella Italia... il benvenuto,
-_mein herr_...
-
-E, senza transizione, come se Pierino non fosse venuto a Vienna che per
-questo, aggiunse:
-
-— Vi voglio presentare a mia figlia... a mia figlia Eva...
-
-Poi, dopo una pausa, stringendogli un braccio da stritolarglielo e
-avviandosi verso la porticina del palcoscenico:
-
-— A mia figlia Eva che ama molto gli Italiani...
-
-Era carina, Eva; e s'ella amava gli Italiani, tutti gli Italiani
-non avrebbero fatto per amar lei la minima difficoltà. Non tardò a
-persuadersene, Pierino, quando in un palchetto di proscenio si trovò
-seduto accanto a lei e alla graziosa governante galiziana che l'aveva
-ricevuto al mattino. Kramer, appena presentato il giovane italiano alla
-figlia italianofila, era ritornato a raccogliere in palcoscenico gli
-allori del suo trionfo. Cortese, deferente e niente affatto invadente,
-Pierino lasciò del tutto alla signorina Eva la cura di sostenere la
-conversazione e si limitò ad inserire tra i suoi denti bianchissimi e i
-suoi baffetti d'ebano un sorrisetto cerimonioso che a qualunque parola
-di Eva diceva sempre, docilmente, di sì. Alcune amiche di Eva vennero,
-nell'_entr'acte_, a interrompere il discorso di lei e il sorriso di
-lui. Eran tutte carine, tutte bionde e parlavan tutte tedesco, talchè
-Pierino non capiva nulla e non sorrideva più temendo di dire con quel
-sorriso di sì quand'era forse invece il caso di dir di no. Quando
-la prima se ne riandò Pierino chiese ad Eva: «E' viennese, è vero?»
-Ed Eva: «No. E' morava. Provincie tedesche». Quando se ne riandò la
-seconda Pierino richiese ad Eva: «Ma questa è proprio viennese, non
-è vero?» Ed Eva: «No. E' rumena. Di Czernowitz». E quando fu la volta
-della terza, più bionda che mai, vestita di rosso, più che mai «dama
-viennese», Pierino trionfò: «Ma questa sì, è di Vienna. L'ha scritto
-in viso». Ed Eva «C'è scritto una bugia. E' czeca. Di Troppau». Con un
-fil di voce Pierino osò domandare: «Ma lei sì, lei almeno è viennese,
-signorina...» Ed Eva con una bella risata squillante: «L'ho scritto
-in faccia anch'io? Come legge male lei... Io son rutena, come mio
-padre...»
-
-Perchè Pierino non fosse minacciato da una improvvisa meningite sotto
-tanto sforzo etnografico e geografico cominciò opportunamente il
-secondo atto ed Eva invitò il giovane italiano a restare a sentirlo,
-lì, in palco, accanto a lei. Vide Pierino la giovane signorina rutena
-e la giovane accompagnatrice polacca comporsi a severa e contrita
-attenzione come si trattasse d'ascoltar Wagner a Bayreuth. Egli stesso,
-che pure adorava i valzer, li ascoltava di solito con più italiana
-leggerezza. Per la prima volta in vita sua un valzer, il valzer dei
-valzer, tant'era suonato e danzato con gravità sacerdotale, chiamò uno
-sbadiglio su le sue labbra. Lo nascose garbatamente in quell'ombra
-da cui guardava estatico la bella signorina Eva, la signorina Eva,
-cioè, che a prima vista sembrava bella ma che a guardarla meglio era
-solo piacente perchè nel suo viso c'erano tutti gli stili come nella
-carta geografica del suo paese ci son tutte le razze: fronte greca,
-naso napoleonico, labbra ebraiche, occhi chiari cristianissimi, zigomi
-slavi, capelli biondi slavati più svizzeri che viennesi. Era elegante,
-aggraziata, con una piccola grinta un po' ringhiosa che contrastava con
-l'urbanità più che affabile delle sue parole. Nè grande nè piccina, era
-una piacente mediocrità femminile che poteva passare anche inosservata
-se si fosse chiamata semplicemente Mayer o Muller ma che, chiamandosi
-Kramer, essendo la figlia del celebre maestro Kramer, avendo certo per
-dote un bel milioncino di corone e una villa in Carinzia di cui ella
-aveva già parlato al giovane visitatore, non poteva certamente lasciare
-nessun cuore maschile indifferente. Durante l'intero atto ella e la
-giovane polacca non interruppero che tre volte il silenzio per guardare
-verso un gruppo d'ufficiali ch'era in un palco e per brontolare in
-tedesco parole nervose e precipitose nelle quali Pierino non raccolse
-che queste, chiare ed oscure insieme: _herr major Hampfel_. E lo vide,
-Pierino, il _major_ Hampfel quando, alla fine dell'atto, tornata la
-luce, scoppiati gli applausi, il bell'ufficiale si levò in piedi e
-dalla sua barcaccia s'inchinò alla signorina Eva la quale credette
-opportuno di spiegare a Pierino:
-
-— Il maggiore Hampfel, degli usseri... marito della mia più cara
-amica... prossimo ad essere destinato come _attachè_ militare alla
-nostra ambasciata di Roma.
-
-E, con un sospiro, Eva aggiunse:
-
-— Beato lui che vivrà a Roma... Adoro Roma. Il Foro... L'Excelsior...
-Bellezze uniche al mondo!
-
-E, squadrando Pierino come per misurarne l'altezza morale e materiale:
-
-— Siatene fiero, signore.
-
-Era fiero, sì, Pierino, di sentirsi dire da Eva tante cose carine su
-l'Italia così piacevole pei turisti, su gli italiani così garbati e
-così gentili con tutti, che cantano tutti così bene, che amano tanto la
-musica viennese.
-
-— So che la musica di mio padre, disse Eva, è popolarissima in
-Italia... E vedete come amo l'Italia io... Mastico anche un po'
-d'italiano quasi passabilmente... Ho avuto una istitutrice triestina.
-
-— Ah sì? Di Trieste?, esclamò Pierino con nobile slancio patriottico.
-
-— Di Triest! corresse con prudenza politica Eva.
-
-Durante il terzo atto Pierino sentì ancora le due signorine brontolare
-in tedesco e ancora non riuscì che ad afferrare due o tre volte le
-parole chiare ed oscure insieme: _herr major Hampfel_. Poi, quando la
-rappresentazione fu finita, Kramer tornò nel palco con un gruppo di
-attrici e di amici e mentre Eva indossava il mantello disse:
-
-— Andiamo tutti a cena al Prater.
-
-Poi, voltosi a Pierino, gli disse in un italiano a modo suo:
-
-— Voi ci farà il piacere di _soupare_ con noialtri.
-
-Senza farselo dire due volte Pierino corse al guardaroba a ritirare
-il suo soprabito. Anche là una bella ragazza bionda, in una specie di
-divisa fra il portinaio e l'ammiraglio, serviva il pubblico con grazia
-tutta viennese. Distratto, ed anche perchè in tedesco non trovava la
-parola, quando fu per pagare Pierino le domandò:
-
-— Quanto?
-
-Sentì la bella ragazza viennese rispondergli in italiano:
-
-— Una corona, signore, e la sua buona grazia.
-
-E mentre cercava nel suo portamonete la corona e la buona grazia,
-Pierino non potè non esclamare:
-
-— Come? Lei non è viennese?
-
-E la guardarobiera con un bel sorriso chiaro di casa nostra:
-
-— _Mi no, sior... Mi son de Trento!_
-
-
-Li sentì e li risentì finalmente, Pierino, i suoi cari valzer di
-Vienna, durante quella cena al Prater, suonati e risuonati da decine
-di orchestrine di «dame» autentiche o no e di zigani artificiali o
-naturali poste al centro di tutti i _restaurants_ che punteggiavano
-di architetture elettriche le dolci ombre del bel parco viennese.
-Uscendo alle dieci precise, a _diese uhr_, dai cinquanta teatri della
-metropoli, Vienna elegante e mondana affluiva al Prater, a piedi,
-in vettura, in cento automobili rombanti e scintillanti, discendendo
-lungo i quattro chilometri dell'Hauptallee tra i tigli odoranti, le
-aiuole fiorite e i pali della luce elettrica tutti adorni di fiori
-come nel fasto capriccioso d'una primavera artificiale. Luci rosse,
-azzurre, gialle, bianche, balenavan qua e là disegnando nel verde
-notturno le sagome dei _restaurants_ e delle birrerie, dei caroselli
-e dei circhi equestri del Wurstelprater. Seduto con belle signore
-fiorenti e giovani signori eleganti ad un tavolino _en plein air_
-del _restaurant_ più accorsato, tra il maestro Kramer che gli parlava
-di musica e la signorina Eva che con gli occhi languidi e lo sguardo
-lontano aveva l'aria di sospirare d'amore, Pierino viveva la sua dolce
-sera viennese come nel dormiveglia d'un mezzo Sonno. Sentì ancora due
-o tre volte tornare nella conversazione metà tedesca e metà francese
-il nome dell'_herr major Hampfel_. Chi poco parla — e Pierino era
-muto assolutamente — ha luogo più degli altri di osservare; e due o
-tre volte infatti notò che, quando la gente nominava l'_herr major
-Hampfel_ il maestro Kramer si oscurava in volto, come se quella
-sera non gli avessero metodicamente applaudito alla tedesca il suo
-_Valzer dei valzer_, ma come se gliel'avessero invece genialmente ed
-estemporaneamente fischiato all'italiana. E poichè la natura gli aveva
-dato due occhi e, benigna, glieli aveva accordati eccellenti tutt'e
-due, mentre col sinistro osservava il malumore del maestro, col destro
-Pierino seguiva il linguaggio muto di Eva la quale, non appena l'_herr
-major_ era nominato, cercava gli occhi della signorina galiziana ed
-intavolava così un linguaggio cifrato impossibile a comprendersi.
-Intanto i valzer seguivano ai valzer, nuovi e nuovissimi, vecchi
-e vecchissimi e, in estasi, Pierino si lasciava cullare da loro,
-guardando le stelle e i lampioncini, i dòlmanì delle dame viennesi e
-gli alamari d'oro degli zigani e lasciando squagliare nel suo piattino
-la fetta di spumone all'italiana che un cameriere _gentleman_ più
-dei _gentlemen_ che serviva vi aveva delicatamente deposto. Sentì in
-quell'estasi un'altra musica italo-austriaca, poichè la vocina della
-signorina Eva gli susurrava all'orecchio con pronunzia prettamente
-austriaca parole approssimativamente italiane:
-
-— Vedete, qui, davanti a noi, questi viali oscuri che si perdono
-nell'ombra? E' il centro, il cuore del Prater, non ridotto a giardino
-ma tenuto a bosco. E', di notte, l'angolo caro agli innamorati.
-
-Ci andò pochi minuti dopo a passeggiare anche lui nel cuore del
-Prater, con la signorina Eva mollemente appoggiata al suo braccio.
-S'era levata da tavola, gli aveva chiesto una sigaretta, una sigaretta
-italiana — che gli Italiani chiamano chi sa perchè _Macedonia_ mentre
-su la Macedonia, avvertì la signorina Eva, l'Austria ha gli occhi ben
-spalancati — e, accesa la sigaretta, gli aveva detto con un sorriso
-che, _volapück_ universale, gli aveva fatto capire più di un intero
-vocabolario:
-
-— Voglio far vedere anche a voi il cantuccio degli innamorati.
-
-Pei viali sempre più oscuri, sempre più remoti, Pierino sentiva il
-dolce peso del braccio della signorina Eva farsi sempre più grave
-sul suo braccio destro. Ella taceva e fumava. Ai riflessi multicolori
-che penetravan fra gli alberi i capelli d'oro di lei s'accendevano di
-scintille. E ad un tratto ella disse fermandosi di colpo e guardandolo
-bene in viso:
-
-— Voi dovete amare l'amore. Siete Italiano.
-
-E senza aspettare la risposta, che del resto Pierino cercava
-disperatamente senza trovarla, aggiunse riprendendo la via:
-
-— Voi Italiani siete i primi innamorati del mondo.
-
-Pierino credette doveroso d'inchinarsi leggermente ringraziando a nome
-di tutt'i suoi connazionali e sentì che Eva proseguiva:
-
-— Avete tutti il Vesuvio nel cuore e negli occhi e una canzone su le
-labbra.
-
-Trovò Pierino la risposta che gli parve straordinaria:
-
-— Come voi viennesi avete tutte nel cuore e su le labbra il più dolce
-dei valzer!
-
-La signorina Eva rideva:
-
-— Che cosa credete che Dio abbia inventato prima: il valzer o l'amore?
-
-Pierino ebbe un lampo di genio:
-
-— Dal valzer, rispose, nacque l'amore e dall'amore nacque il valzer,
-signorina.
-
-Eva rise ancora. Poi, quando un'orchestra vicina ma nascosta tra gli
-alberi sospirò dai violini il più appassionato valzer del repertorio,
-il _Sei tu, felicità_... di Lehar, ella disse con un sospiro:
-
-— Ah, il mio valzer...
-
-— Ed anche il mio, sospirò a sua volta Pierino.
-
-Lo ascoltarono rallentando il passo, lo canterellarono a fior di
-labbra stralunando gli occhi in su, verso le stelle. E il dolce peso
-del braccio di Eva si faceva sempre più dolce ma sempre più grave.
-Sospiravano i violini la dolce melodia:
-
- _Sei tu, felicità,_
- _passata a me vicino..._
-
-— Quante cose..., mormorò ancora Eva. Quante cose dice questo valzer...
-Non sentiamo tutti, in certi momenti, che forse la felicità ci passa
-vicino e che non sappiamo arrestarla e dirle come il nostro Goethe
-all'attimo fuggente: «Fermati, sei bella...»
-
-— E' vero... E' vero..., mormorò Pierino che di Goethe conosceva appena
-il _Mefistofele_ di Boito.
-
-— La vita è così, continuava Eva. Si va, si viene, si arriva, si parte,
-ci si incontra... E poi... E poi un giorno, forse, ci si sospira:
-
- _Sei tu, felicità,_
- _passata a me vicino..._
-
-E canticchiava, coi violini delle «dame viennesi».
-
-— E' il mio valzer, il mio valzer! ridisse poi quando la sua vocina
-non potè raggiungere l'acuto. Ricordo la prima sera che Lehar lo suonò
-a casa nostra... Se ci ripenso, mi sento ancora gli occhi umidi di
-lacrime... Ah, la vita...
-
-Poi, senza transizione:
-
-— Siete ricco, voi?
-
-— No, signorina, rispose Pierino; e, temendo di far fare brutta figura
-agli Italiani: — Era ricco mio padre. Ma poi, la vita...
-
-— Lavorate? Siete avvocato?
-
-— Sì, signorina.
-
-— Avete molte cause?
-
-— Comincio adesso.
-
-La signorina Eva lo incoraggiò:
-
-— Si capisce. Ma farete fortuna. Tutti si deve cominciare... Anche mio
-padre era suonatore di contrabasso in un teatro di provincia... Quando
-si è giovani... E poi voi Italiani siete tutti oratori!
-
-Ma la signorina Eva non aveva esaurito ancora le sue domande:
-
-— Siete fidanzato?
-
-— No, signorina.
-
-— Avete allora un'amante?
-
-— No, signorina.
-
-E Pierino, cortese, si credette in dovere di diventar rosso per lei.
-E più diventò rosso, anche per sè, quando sentì il peso del braccio
-di lei sul suo braccio farsi più grave e sempre più lungo, sempre
-più lungo. E, poichè temeva di far sfigurare gli Italiani, Pierino si
-credette in obbligo di rispondere a quel peso con una piccola stretta,
-leggera, che poteva anche sembrare involontaria, ma che volontariamente
-invece gli fu sùbito restituita.
-
-— Rimarrete a Vienna qualche tempo? chiese a voce bassa la signorina
-Eva...
-
-— Oh sì, signorina... E come potrei ripartire?
-
-Non chiese la signorina Eva ulteriori spiegazioni. Mormorò solamente:
-
-— Potremo rivederci spesso, così...
-
-E poichè il valzer di Lehar riprendeva, tornando indietro verso
-le illuminazioni dei _restaurants_ e appoggiandosi al braccio di
-Pierino come se fosse tanto stanca, tanto stanca, ella ricominciò a
-cantarellare con gli occhi fissi lassù alle stelle del carro di Boote:
-
- _Sei tu, felicità,_
- _passata a me vicino..._
-
-Poi, scoppiando a ridere, esclamò:
-
-— Il mio valzer... Il «nostro» valzer...
-
-E, lasciato il braccio di Pierino, giunta al confine tra il bosco
-d'amore e il Prater mondano, corse via verso la tavola di suo padre e
-dei suoi amici...
-
-
-L'oscurità concilia, dicono, i più profondi pensieri e Pierino non
-pensava infatti profondamente che al buio. Così quella sera, quando fu
-a letto ed ebbe spenta la luce elettrica, questo pensiero gli apparve
-come una rivelazione: «Ma se in tre ore ho fatto già tanta strada, io
-in trenta giorni me la sposo...» Non poteva veramente aspettare un
-mese perchè il suo tavolino di vice-segretario di terza classe alle
-Poste lo attendeva. Ma se ne rideva di quelle centocinquantadue lire
-se il valzer di Lehar, se quel delizioso _Sei tu, felicità_... doveva
-regalargli il milioncino della signorina Kramer e la villa in Carinzia.
-
-Ma Pierino era prudente e, nella prudenza, diffidente. Gli sembrò che
-gli Dei gli fossero troppo clementi nel fargli trovare tre ore prima
-il maestro Kramer e tre ore dopo una mogliettina d'oro bell'e pronta.
-Lì, a occhi chiusi, si rivedeva davanti l'_herr major_ Hampfel ne
-sentiva ripetere il nome, riudiva le parole di Eva: «Il marito della
-mia migliore amica... Beato lui!... Verrà a Roma, _attachè_ militare
-della nostra Ambasciata...» Rivide anche il malumore del maestro Kramer
-all'udire quel nome ed il sorriso di complicità con cui la signorina
-galiziana rispondeva agli sguardi interrogativi di Eva. Tutti questi
-ricordi oculari ed auriculari turbavano un poco la gioia che gli
-inondava il cuore... Se quel _major_ Hampfel... Se la signorina Eva...
-Il marito della sua migliore amica... Ed il _major_ Hampfel veniva
-a Roma... E Pierino era italiano e risiedeva proprio a Roma... Era,
-intuito, intravveduto, accennato appena, il romanzo, l'intrigo, il
-dramma, l'occasione propizia offerta dal caso per riparare a Roma ciò
-che a Vienna s'era imprudentemente guastato... Ma Pierino, che era
-ottimista, scosse quei pensieri neri e si disse: «Come siamo curiosi,
-noi Italiani... Romantici tutti!.... Vediamo sùbito il dramma e il
-romanzo anche dove c'è semplicemente l'idillio... Che vuol dire se
-quest'idillio è stato troppo rapido?... L'ho forse inventato io stasera
-il _coup de foudre_?»
-
-E, per tornare a pensieri leggeri, aveva riacceso la luce elettrica
-e, a piedi nudi, in camicia, era andato a porsi davanti all'armadio
-a specchio. Che c'era poi di tanto strano in quel _coup de foudre_?
-Non poteva egli sprigionar d'improvviso l'elettricità di un cuore
-femminile? Era lì, nello specchio... Si guardava spassionatamente, come
-si trattasse di un altro... Era, dopo tutto, un bel ragazzo... E non
-c'era nulla, proprio nulla di strano...
-
-— Avanti!
-
-Sopra pensiero aveva risposto avanti... non riflettendo che così, in
-camicia, non era in condizioni da ricever visite a quell'ora. Ma già
-una graziosa cameriera bionda, che non era più l'ungherese della sera
-prima, era entrata portando una bottiglia d'acqua che Pierino non
-ricordava affatto d'aver richiesta. Anzi, poteva giurarlo...
-
-— _Voilà l'eau, monsieur..._
-
-E, premurosa, la camerierina si avvicinava a Pierino che aveva in
-fretta reintegrato il suo letto, e versava l'acqua nel bicchiere, e
-offriva il bicchiere e un sorriso quanto mai incoraggiante. E Pierino
-ch'era italiano, Pierino che, come diceva Eva, aveva il Vesuvio nel
-cuore accettò l'acqua, il sorriso e l'incoraggiamento. E la luce si
-spense senza che Pierino si fosse accorto di spegnerla...
-
-Quando la riaccese per permettere alla camerierina di rispondere a
-un ostinato squillo di campanello nel corridoio, Pierino si sentì
-completamente rassicurato nei suoi timori di poco prima per Eva Kramer
-e per la sua troppo subitanea fortuna.
-
-— Lo dicevo io? si disse sorridendo. Prima di tutto, è merito mio...
-E poi... l'ho visto anche adesso... Son tutte così, queste viennesi:
-ardenti, appassionate, di primo impeto...
-
-E poichè la camerierina bionda tornava a riprendere la cuffietta
-dimenticata scappando via:
-
-— Tu sei viennese, è vero, carina?
-
-E lei, augurandogli con un sorriso la buona notte, rispose:
-
-— Io no. Son croata!
-
-Croata?
-
-«E dire» — pensò Pierino — «che i professori di Storia ci insegnavano
-a scuola che i croati son gente tanto cattiva... Per le croate, perdio,
-posso garantir io del contrario!...»
-
-
-
-
-III.
-
-QUATTRO STRACCIONI
-
-
-L'irredentismo italiano, poichè non era un valzer, aveva sempre
-lasciato Pierino Balla perfettamente indifferente. Aveva una vaga
-idea della questione. Cadore, Carnia, Alpi Giulie, eran per lui
-indicazioni incerte, che non si collegavano nel suo spirito geografico
-e patriottico a nulla di molto preciso. Sapeva, sì, che erano lassù,
-a destra per chi guardava una carta d'Italia; ma se gli avessero dato
-l'incarico di segnarne l'ubicazione sopra una carta muta avrebbe dovuto
-dire: indovinala grillo e affidarsi alla benignità del caso.
-
-Del Trentino aveva un'idea un po' più chiara perchè nel periodo di
-una lunga indisposizione, durante la quale non aveva potuto andare a
-teatro, gli era capitato di leggere una serie d'articoli dell'onorevole
-Federzoni sul lago di Garda e annessi e connessi. Immaginava così il
-Trentino come un'immensa scalinata di montagne sempre più alte che dal
-«Gardesee» si spingeva su su a quel Brennero che per lui era l'estremo
-limite delle sue conoscenze geografiche come l'estrema Thule era per
-gli antichi Romani del grande Impero. Dell'irredentismo in generale e
-in particolare poco sapeva. Non credeva che il problema avrebbe mai
-potuto turbare i rapporti fra la sua cara Austria e la sua diletta
-Italia, poichè durante decine e decine d'anni tutt'i ministri degli
-Esteri della Consulta e della Ballplatz avevano potuto, non ostante
-quella questione, incontrarsi periodicamente ad Abbazia per diramare
-di comune accordo i più rassicuranti comunicati ufficiali. Tutto
-l'irredentismo non aveva per lui che due manifestazioni ugualmente
-periodiche ed egualmente inoffensive: un discorso del D'Annunzio ogni
-tanto in cui il poeta chiamava l'Adriatico «l'amarissimo Adriatico»
-e la rielezione di legislatura in legislatura dell'on. Barzilai,
-triestino, a deputato del quinto collegio di Roma. C'era anche, a dire
-il vero, il nome di Guglielmo Oberdan che tornava periodicamente su i
-giornali. Ma anche quel nome, come Cadore o Carnia, non evocava nel suo
-spirito nulla di preciso oltre una vaga idea di dimostrazioni proibite
-e di questurini in movimento. E c'era infine un singolare fenomeno
-d'agorafobia — paura delle piazze — per cui gli studenti romani non
-potevano mai passare in piazza Colonna, sotto il palazzo Chigi dove
-aveva sede l'ambasciata d'Austria, senza essere vittime di una nuova
-crisi nevrastenica che si manifestava con grida di «Viva Trento e
-Trieste» e si calmava sùbito con tre squilli di tromba.
-
-In queste condizioni di spirito gli sarebbe stato assolutamente
-impossibile prevedere ciò che il destino gli preparava facendolo
-incontrare a Vienna, nella più dolce sera del Prater, con gli occhi
-azzurri — azzurri come il Danubio è azzurro non già sotto i ponti di
-Vienna o di Budapest ma nel valzer famoso — con gli occhi azzurri della
-signorina Eva Kramer. Di nulla sospettando Pierino Balla s'affidò alle
-apparenze benigne della sorte. Non erano trascorsi quindici giorni che
-già, per lettera, sotto dettatura della signorina Kramer, egli chiedeva
-al maestro Kramer che gli venisse concesso l'onore di avere nella sua
-mano di sposo la mano di sposa della sua cara figliuola. E non era
-trascorso un mese e mezzo che la signorina Kramer e Pierino Balla,
-una mattina, alla Sudbanhoff, salivano in uno _sleeping-car_ diretto
-a Pontafel e da Pontafel in Italia. C'erano alla stazione molti amici
-a salutarli, tutti gentili, tutti carichi di fiori. Ma il più gentile
-di tutti, di tutti il più affettuoso, fra tutti il più infiorato, era
-l'_herr major_ Hampfel, accompagnato da una _frau_ la cui età l'avrebbe
-designata più per esser la moglie d'un generale a riposo che quella
-d'un maggiore in piena attività di servizio. Ad Eva ed a lui l'_herr
-major_ Hampfel aveva ripetutamente stretto la mano ed aveva più volte
-confermato che si sarebbero presto ritrovati a Roma poichè entro
-un mese, o due tutt'al più, avrebbe dovuto raggiungere il suo posto
-d'_attachè_ militare all'Ambasciata d'Italia. Ed il _major_ Hampfel,
-che era stato a Roma in viaggio di nozze ed anche per compiere,
-approfittando della buona occasione, alcuni suoi specialissimi studii
-di carattere militare, si affannava a dare ad Eva tutte le indicazioni
-che potevano esserle utili. Sentiva, Pierino, la tentazione di dire
-ad Hampfel che risparmiasse il fiato poichè Eva poteva contare, per
-gli orientamenti necessarii, su la sua discreta competenza di italiano
-e più che di italiano addirittura di napoletano romanizzato. Ma il
-galateo avverte che le persone bene educate devono avere sempre una
-parola di meno e Pierino, anche per ingenita timidità, era molto bene
-educato. Non capiva però come l'_herr major_ Hampfel non s'accorgesse
-che tutte quelle prolisse spiegazioni erano superflue nè perchè
-mettesse nel darle una così grande insistenza. Non osservò, Pierino,
-che le spiegazioni romane dell'_herr major_ Hampfel cominciavano
-sempre con poche parole di francese o d'italiano e finivano poi in un
-diluvio di parole tedesche. E anche se l'avesse osservato, Pierino, che
-non sapeva il tedesco, non avrebbe potuto rendersi conto che quelle
-indicazioni su Roma, che parlavan di Roma finchè erano in francese o
-in italiano, quando diventavano conversazione in tedesco non parlavano
-più che di Vienna. E quando finalmente il treno si mosse, di tra le
-voci di saluto di Kramer e degli amici, si levava ancora la bella voce
-baritonale dell'_herr major_ Hampfel:
-
-— _Aufwiedersehen!... Aufwiedersehen!..._
-
-Ed Eva spenzolata dal finestrino, agitando il fazzoletto, con gli occhi
-lacrimosi, gridava ad Hampfel:
-
-— A Roma! A Roma!
-
-E l'_herr major_ a sua volta:
-
-— A Roma! A Roma!
-
-E Pierino era commosso e lusingato. Con che accento parlavan di
-Roma quelli austriaci! E come poteva non esser sicura per l'Italia
-l'amicizia di un grande popolo che amava Roma a quel modo?...
-
-
-Perchè Pierino non era precisamente nazionalista ma era indubbiamente
-patriota. Entrato in Italia, trascorsa la prima notte di matrimonio
-in un alberghetto di confine metà austriaco e metà italiano e che
-però sembrava fatto apposta per il caso loro, Pierino condusse la
-sua sposa a Milano e a Venezia, a Genova e a Pisa, prima di prendere
-la via di Roma. E, con lo stesso ardore con cui un garibaldino può
-mostrare ai nipoti su la camicia rossa le vecchie medaglie delle guerre
-dell'indipendenza, Pierino mostrava ad Eva i piccioni di piazza San
-Marco e il caffè Cova a Milano, il traffico del porto di Genova e la
-torre pendente di Pisa. Eva dimostrava per quelle diverse bellezze
-italiane — cieli azzurri e caffè eleganti, vecchie chiese ed alberghi
-moderni, torri illustri e cartoline illustrate di paesaggi napoletani
-e siciliani — lo stesso irrefrenabile entusiasmo che Pierino aveva per
-i valzer del repertorio viennese. E, se Eva era fiera dei suoi valzer,
-Pierino era fiero delle sue cartoline illustrate. Nel giovanissimo
-_ménage_ italo-austriaco ognuno portava l'orgoglio più che legittimo
-delle rispettive glorie nazionali.
-
-La dichiarazione di guerra tra Germania e Austria da una parte e
-Francia e Russia dall'altra li sorprese una sera, a Napoli, nell'_hall_
-di un grande albergo, in estasi dinanzi ad una tarantella sorrentina
-riesumata tre volte alla settimana, dalle vecchie tradizioni locali, ad
-uso e consumo dei _touristes_ amanti di color locale. Nel giornale che
-leggevano insieme febbrilmente Pierino corse sùbito a vedere che cosa
-faceva l'Italia ed ebbe la consolazione — poichè il suo spirito era
-pacifico ed umanitario ed al suo cuore di buon figliuolo la carneficina
-della guerra faceva spavento — ebbe la consolazione di veder che
-l'Italia rimaneva neutrale. Da parte sua Eva non fu molto commossa
-dal terribile annunzio: apparteneva ella ad una schiatta guerriera ed
-ella aveva sùbito trovato, come un giornalista viennese o berlinese,
-prima ancora di leggere i giornali di Berlino o di Vienna, l'alibi
-della innocenza tedesca: terribile flagello la guerra, ma l'Austria
-non l'aveva voluta: l'avevan voluta la Serbia e la Russia. Del resto la
-guerra avrebbe avuto breve durata.
-
-Eva pontificò sùbito fra i clienti neutrali dell'_hôtel_: la Serbia
-sarà sùbito rimessa al suo posto con uno scappellotto e l'occupazione
-di Belgrado al primo colpo di cannone. Sùbito dopo, sgominato il
-piccolo nemico del sud, l'intero esercito austro-ungarico — sette
-od otto milioni di uomini, signori e signore! — avrebbe saldato la
-partita, in un sol giro di carte, col nemico del Nord, con la Russia
-che ha molti uomini ma non può armarli, che ha smisurati territorii ma
-limitatissime ferrovie e quindi l'assoluta impossibilità di una rapida
-e intera mobilitazione. Dall'altra parte intanto la Germania avrebbe
-pensato a dare alla tracotanza francese la lezione che si meritava e se
-Guglielmo I aveva nel '70 impiegato qualche mese per arrivare a Parigi,
-nel 1914 l'Imperatore Guglielmo II se la sarebbe sbrigata in due
-settimane. E lì, davanti a un gruppo di italiani attoniti, di neutrali
-soggiogati dalla visione guerriera della strapotenza austro-tedesca,
-Eva Kramer risolveva la guerra in quattro e quattr'otto, come se
-manovrasse su un tavolino due eserciti di soldatini di piombo. Poi
-cadde dal tono eroico al tono elegiaco: aveva due fratelli, uno
-avvocato di grido, l'altro gran medico, tutt'e due militari, ufficiali,
-degli usseri il primo, d'artiglieria il secondo. Poveri ragazzi!
-Avevano l'uno e l'altro moglie e figliuoli. Ma, con spartana fermezza,
-Eva concluse che queste erano le necessarie abnegazioni della guerra
-e che occorreva nell'ora della prova aver coraggio e speranza. Tanta
-meravigliosa energia rapì d'entusiasmo il suo piccolo pubblico ed Eva
-approfittò di quel momento propizio per levarsi e ritirarsi, scortata
-da Pierino, nel suo appartamento, allontanandosi con dietro una scìa
-d'ammirazioni e d'approvazioni. «Che donne, sentiva dire, queste
-tedesche.... Tutte d'un pezzo!». Sentiva anche Pierino e rialzava
-fiero la fronte, nell'orgoglio d'avere una moglie solida e ferma a quel
-modo, una moglie infrangibile, come le più belle bambole tedesche dei
-_bazars_ di Norimberga.
-
-In ascensore Eva domandò: «E Hampfel?». Pierino, che non aveva
-chiaramente compreso la domanda, non seppe che cosa rispondere e
-per prendere tempo e capire meglio rinnovò a sua volta il punto
-interrogativo: «Già, e Hampfel?». Ma sua moglie chiarì la domanda:
-«Andrà alla guerra anche lui?». Pierino si strinse nelle spalle strette
-e attillate dello _smoking_ e timidamente, senza prendere posizione,
-mormorò: «È soldato....». Ma Eva rispose: «No, non è soldato,
-Hampfel.... Ora è diplomatico e per i diplomatici c'è l'esenzione. Io
-dico che raggiungerà egualmente la sua destinazione a Roma....» Parve a
-Pierino di vedere negli occhi della moglie il desiderio, l'ordine quasi
-di un consenso e, docile, approvò: «Dico anch'io così....».
-
-Pel corridoio, raggiungendo le loro camere, Eva ebbe bisogno ancora
-di rafforzare il suo rassicurante convincimento: «Io dico che,
-specialmente adesso, non possono lasciare l'Ambasciata di Roma
-senza _attachè_ militare.... È vero che l'Italia è neutrale, ma
-anche i neutri van sorvegliati....». E il _major_ Hampfel fu così
-la transizione per passare dalla questione europea alla questione
-italiana. Su questa Eva non aveva ancòra fermato il suo pensiero. Ma
-ce lo fermò appena giunta in camera e, piantatasi di fronte al marito,
-gli aprì gli occhi negli occhi e gli sparò a bruciapelo la prima
-revolverata polemica:
-
-— Ma, a proposito, perchè l'Italia è neutrale?
-
-Pierino, che si stava già sfilando lo _smoking_, rimase con mezzo
-braccio nella manica e mezzo fuori. Pin, pan.... Seguì la seconda
-revolverata:
-
-— Non c'è la Triplice Alleanza?
-
-Pierino stimò opportuno rinfilare la manica e riprendere un
-atteggiamento corretto. Venivano sul tappeto gravi questioni
-diplomatiche e conveniva accoglierle in abito da cerimonia. Pin, pan,
-pan.... Terzo colpo di revolver:
-
-— Non mi rispondi?... Come? Eravamo in tre e a far la guerra non siamo
-più che in due?
-
-Pierino si strinse nelle spalle:
-
-— Ma....
-
-L'enigmatica risposta non persuase Eva Kramer.
-
-— Ma un corno, mio caro....
-
-E poi, senza pausa:
-
-— Chi è questo di San Giuliano?
-
-Pierino fu lieto di potersi precipitare a fornire una risposta precisa:
-
-— È il ministro degli Esteri, disse.
-
-— Grazie tante, questo lo so, ribattè Eva. Io ti domando che uomo è.
-
-— Abbastanza giovane, molto distinto.
-
-— Politicamente.
-
-— Sai, è senatore e al Senato i partiti politici non son chiaramente
-segnati come alla Camera.
-
-— Ti domando di dove è.
-
-— Ah, siciliano!
-
-— Ma di dove politicamente, ti ripeto... Di che gruppo, di che
-tendenza.... Triplicista, antitriplicista?
-
-— Triplicista, diamine... In Italia siamo tutti triplicisti.
-
-— Ma come la pensa?
-
-— Su questo non posso risponderti.... Sai, è ministro. E i ministri i
-loro pensieri non li comunicano a me.
-
-Eva scosse le spalle e s'allontanò per la camera, con una smorfietta
-sprezzante, sino alla finestra a guardare il mare e Posillipo sotto la
-luna d'estate.
-
-— Non sei un gran politico, tu?... Pure sei del paese di Machiavelli,
-di Cavour....
-
-E aggiunse, senza misurar le distanze:
-
-— E di Giolitti!
-
-Tizio richiamò Caio. Il nome di Giolitti suggerì un'altra domanda:
-
-— E Salandra?
-
-Pierino assunse un'aria profonda:
-
-— _Homo novus!_
-
-— Che vuol dire?
-
-— Lo chiaman così nei giornali.
-
-Si persuase Eva che in fatto di informazioni precise non c'era modo di
-cavar proprio nulla da Pierino. Tornò quindi alla questione generale.
-
-— Ma, insomma, come potete non far la guerra, voi italiani?
-
-Pierino fu ebete e perentorio:
-
-— Non la facciamo.
-
-— È certo?
-
-— Lo dice la _Stefani_.
-
-— Chi è la _Stefani_?
-
-— Il Governo, spiegò Pierino nel suo solito stato d'idee poco chiare.
-L'agenzia ufficiale.
-
-— Ho capito: la _Reuter_.
-
-L'ignoranza politica di Pierino si rivelò intera:
-
-— Non la _Reuter_, la _Stefani_....
-
-— _Reuter_ o _Stefani_ è la stessa cosa, ribattè Eva.
-
-E Pierino, non persuaso ma docile, stringendosi ancora nelle spalle:
-
-— Sarà....
-
-Così al telefono come al _restaurant_, così nelle tornate parlamentari
-come nelle discussioni private, chi meno ottiene risposta dalla
-signorina o dal cameriere, dal ministro o dall'interlocutore, più si
-ostina a domandare. L'insistenza è una delle più naturali abitudini
-dello spirito dell'uomo e solo così si spiegano la popolarità e
-la fortuna che accompagnano il giuoco del lotto e l'estrazione di
-qualsiasi lotteria. In una testa tedesca questa virtù dell'uomo
-civilizzato diventa ancora più accentuata e l'insistenza cambia
-nome, e prende quello di caparbietà. In una testa come quella
-dell'ex-signorina Kramer questo difetto tedesco diventava ancor
-più accentuato, e la caparbietà cambiava nome, e prendeva quello di
-testardaggine. Così, per quanto Pierino eludesse le domande precise,
-svicolasse nei mezzi termini, battesse la campagna fra il sì ed il no,
-sua moglie non si dava per vinta. Prima a Napoli, poi a Roma quando
-furono installati al Grand Hôtel in attesa di cercare un villino
-nei quartieri eleganti, Eva Kramer, mattina e sera, sera e mattina,
-assediava suo marito con innumerevoli batterie di punti interrogativi.
-Perchè l'Italia s'era dichiarata neutrale? Che paese era mai questo
-che al momento del pericolo abbandonava gli amici e dimenticava la
-parola data? E che cosa erano dunque questi italiani, cantastorie e
-menestrelli, che gridavano per le vie di volere Trento e Trieste —
-a Eva Kramer era capitato un giorno di dover sentire anche questo!
-— e gridavano di voler l'una e l'altra dopo aver cercato per trenta
-anni, in un'alleanza, il più comodo alibi per eliminare il pericolo
-ed eludere il dovere di andarsele a pigliare? A furia di stringersi
-nelle spalle Pierino s'assottigliava in modo da far pietà. I suoi
-valzer erano muti al riguardo delle curiosità di sua moglie. Le dava
-ragione perchè non trovava argomenti per darle torto. Nè i giornali
-potevano illuminarlo. Non usciva che con sua moglie e in albergo non
-erano ammessi che i giornali graditi al barone Macchio e al principe di
-Bulow. In questi Pierino cercava invano: non vi trovava che gli stessi
-punti interrogativi di sua moglie. Diventava per lui un'ossessione.
-Avrebbe voluto fermare per via il primo passante e domandargli: «Scusi,
-perchè l'Italia è rimasta neutrale?», così come si può domandare, se
-avvenga di aver dimenticato l'orologio a casa: «Scusi, sa dirmi che ora
-è?». Tentò, un giorno che era rimasto solo nell'_hall_ dell'albergo
-ad aspettar sua moglie che era salita a mutar vestito. Chiese dei
-sigari ad un cameriere rasato, pelato, levigato, roseo e tondo come
-una pallina di bigliardo, che era assai cerimonioso e sembrava molto
-affabile. Per propiziarselo, non prese il resto delle cinque lire con
-cui aveva pagato cinque sigari trabucos.... E, mentre il cameriere
-gli tendeva l'accenditoio, Pierino sospirò, tanto per cominciare:
-«Ah, questa benedetta guerra....» E il cameriere, spegnendo con lo
-stesso soffio la fiamma della candela e l'entusiasmo di Pierino:
-«Ah, _oui, monsieur_. Parto domani, richiamato alle armi.... _Je suis
-allemand...._»
-
-Fu ancora peggio più tardi, quando Giolitti cominciò a parlar di
-«parecchio» e Salandra di «sacro egoismo», quando i giornali, anche
-quelli cari alla politica tedesca e più triplicisti della Triplice,
-tanto da nascere proprio quando la Triplice moriva, cominciarono
-a parlare di negoziati e di trattative a Londra e a Vienna, di
-concessioni da una parte e dall'altra. Ad ogni nuova notizia in
-proposito Eva gli si piantava davanti col giornale in mano, impugnato
-come se fosse una bandiera austriaca sotto forma di giornale italiano,
-e cominciava la filippica:
-
-— Ma come? Dopo aver stracciato un trattato scientemente firmato
-(queste cacofonie provavano che Eva, per quanto figliuola d'un
-delizioso musicista, non aveva il minimo senso dell'armonia nella prosa
-italiana) questi italiani avrebbero anche osato d'impugnare le armi,
-fedifraghi non solo ma briganti addirittura, contro gli amici di ieri
-impegnati a tener fronte per mare e per terra a mezzo orbe terracqueo?
-E c'erano dimostrazioni per le vie? Naturalissimo. L'oro francese....
-La Massoneria.... Ma contro la corruzione della piazza che diceva la
-Camera, che faceva il Governo, che pensava il Re? E se tutti fossero
-stati così sconsigliati da volere la guerra contro gli austro-tedeschi,
-che sarebbe accaduto? Avrebbe Pierino preso un fucile e sparato contro
-il _major_ Hampfel, contro i suoi cognati, magari in caso di leva in
-massa contro suo suocero, per chiudere ai soldati austriaci la via
-di Milano o, peggio ancora e orribile a dirsi, per aprire ai soldati
-italiani la via di Vienna?
-
-A questi ultimi punti interrogativi Pierino esultava. Traeva di tasca
-il suo foglio di congedo assoluto. Non solo era soldato di terza
-categoria, ma anche nella terza categoria era riformato per deficienza
-toracica. «Ma ti possono rivedere. Il torace è cresciuto» obbiettava
-Eva. Ma Pierino era rassicurato e rassicurante: «Non c'è pericolo. Non
-rivedrebbero i riformati.... Abbiamo tanti uomini, noi.... Non siamo
-mica la Francia.... Noi facciamo figliuoli...» E si guardava attorno
-con fierezza, come se avesse lì, sul tappeto, un paio di dozzine di
-rampolli.... Ma rispondere agli altri punti interrogativi era più
-difficile. E poichè non sapeva come giustificar quella corrente che
-si formava nel paese si mise a negare addirittura che la corrente ci
-fosse. E una sera diceva ad Eva:
-
-— Mia cara Eva, puoi dormire i tuoi sonni tranquilli. Siamo neutrali,
-è vero, purtroppo è vero, ma non per questo non rimaniamo, se non
-proprio alleati, certo vostri sinceri amici. Ad allearci di nuovo
-penseremo poi, dopo la guerra, quando voi avrete vinto, poichè voi non
-potete che vincere — e l'Italia lo sa. Che vuoi, mia cara? Noi italiani
-siamo fatti così. Alleati in pace, ma in guerra no. Non potevamo fare
-altrimenti. Siamo piccini, noi, Giolitti ci ha traditi, i cannoni non
-li abbiamo, i soldati sono nudi come Dio li ha fatti, le finanze sono
-esauste e la guerra, la nostra guerricciola di Libia, che voi tanto
-buoni ci avete permesso di fare, ci ha addirittura sfiancati. Ah, lo
-dicono tutti! Se fossimo stati forti, se avessimo avuto un esercito, se
-l'Inghilterra avesse potuto non bombardarci le nostre città marittime,
-saremmo stati con voi e San Giuliano allora o adesso Sonnino avrebbero
-già mandato i nostri bei bersaglieri — carini, è vero, con quelle
-piume?... — a coprirsi di gloria, di gloria prussiana al posto che i
-vostri Stati Maggiori, bontà loro, avevano già assegnato ai nostri due
-milioncini di uomini.... Ma non è stato possibile e dobbiamo rimanere
-così, a guardare.... Non credere a quelli che strepitano per far la
-guerra. Son gli scamiciati dei giornali democratici cui nessuno dà
-retta, son gli sbarbatelli delle scuole che cantano l'Inno di Mameli
-tanto per esercitare i polmoni nell'età dello sviluppo!...
-
-E un'altra sera diceva ad Eva:
-
-— Noi siamo gente seria, cara, che sappiamo fare i nostri calcoli
-e i nostri affari, che sappiamo che cosa valga la Germania e quanto
-l'amicizia dell'Austria serva a garentire il nostro avvenire.... Ma
-tu sul serio ci credi alla storiella di Trieste e di Trento? Si vede
-proprio che sei austriaca.... In Italia, non ci crede nessuno.... Ma
-se i trentini e i triestini devono a voi la loro prosperità, il loro
-benessere presente, passato e futuro.... Con noi — l'ho letto ieri
-in un giornale che ti ho messo da parte — Trieste non diventerebbe
-che un'anticamera di Venezia. E ti par mai possibile che chi sta
-comodamente in salotto preferisca d'andare in anticamera solo perchè
-il salotto è tapezzato di giallo e di nero, mentre l'anticamera è
-tapezzata di bianco rosso e verde?... Io dico sì.... Ma un po' di senso
-comune....
-
-— Lo dico anch'io...., rispondeva Eva riconciliata. Ma con questi
-esaltati!
-
-— Son pochi, ribatteva Pierino.
-
-— Lo so. E aggiungerò: fortunatamente per voi!
-
-I francesi dicono: _qui se rassemble s'assemble_. La stessa cosa dicono
-gli italiani, con veste più plebea: «Chi s'assomiglia, si piglia!»
-Son verità di sapienza latina, ma controllabili anche su nature
-tedesche, poichè nell'_hall_ del Grand Hôtel tre o quattro coppie di
-mogli austriache o tedesche e di mariti italiani s'erano annusate,
-riconosciute, avvicinate, alleate in una lega offensiva e difensiva.
-Una sera un amico disse a Pierino, dopo averlo invitato ad attraversar
-la strada e ad andare a prendere un tè da Latour e dopo essersi sentito
-rispondere che non poteva assolutamente allontanarsi dall'albergo:
-
-— Ah, già, è vero.... Tu sei della compagnia dei mariti col _von_...
-
-Capiva poco, Pierino, ma quella la capì. Tentò di essere impertinente e
-di ribattere, ma non trovò che questo:
-
-— E tu?
-
-— Ah, io sono, fece l'amico, di una compagnia molto più divertente:
-quella di «Moglie e buoi dei paesi tuoi!».
-
-
-«Paesi tuoi.... Paesi tuoi...», brontolava Pierino. O perchè se nel
-matrimonio la moglie prendeva il nome del marito, questo, per rendere
-l'attenzione, non poteva prendere il paese della moglie? L'essere
-umano non è legato a vita al proprio nome, quando nasce donna. Perchè
-dovrebbe essere legato a vita al proprio paese, quando nasce uomo?
-In fondo, a poco a poco si sentiva diventare viennese sul serio, per
-virtù anche di quei fenomeni di mimetismo che nella vita coniugale
-modificano a poco a poco il coniuge più malleabile sullo stampo di
-quello più resistente. Perdeva lentamente i suoi connotati nazionali
-e questa perdita progressiva non gli toglieva nè un'oncia d'appetito
-nè un minuto di sonno. Perdeva a poco a poco il suo nome senza che la
-sua posta andasse per questo smarrita. Aveva osservato questa seconda
-perdita a poco alla volta su i biglietti da visita di sua moglie, i
-quali all'indomani del matrimonio dicevano: «_Madame_ Balla»; due
-mesi dopo: «_Madame_ Balla-Kramer» e quattro mesi dopo: «_Madame_
-Kramer-Balla». Dinanzi alla meraviglia che Pierino, tuttavia senza
-fiatare, aveva manifestato per quest'ultima redazione, la signora
-Eva aveva creduto opportuno rendere responsabile la sbadataggine
-del litografo. Aveva cambiato biglietti; ma l'errore era accaduto lo
-stesso. Aveva cambiato litografo; peggio che mai. Era un'invincibile
-idiosincrasia dei litografi, di tutti i litografi romani, i quali
-se potevano ammettere che Kramer balla non potevano assolutamente
-riconoscere che balla Kramer. E che fosse veramente la signora
-Kramer a far ballare il marito come voleva, si persuase Pierino, un
-giorno, quando il suo sguardo cadde su un biglietto da visita che
-Eva aveva estratto dal suo portafoglio e passato al marito perchè lo
-rimettesse allo _chauffeur_. C'era scritto su non più solo: «_Madame_
-Kramer-Balla» ma addirittura: «_Monsieur et Madame_ Kramer-Balla».
-E si sentì, Pierino, più viennese, più irreparabilmente e docilmente
-viennese che mai, nel ritrovarsi così molto più Kramer e molto meno
-Balla di quanto fosse stato fino allora agli effetti, del resto
-puramente convenzionali, dello Stato Civile.
-
-Ma si sentiva anche, di tanto in tanto, ancòra un po' italiano.
-Vecchia abitudine difficile a sradicarsi, piccola aspirazione segreta
-del prigioniero che adora la sua prigione e il suo carceriere ma
-che tuttavia, nei giorni di bel tempo, anela un po' di azzurro non
-ritagliato a quadratini dalle inferriate.... Coincidevano, questi
-aneliti, con certe giornate di tempesta che scuotevano Roma d'un
-singolare vento d'entusiasmo. L'Austria concedeva tanto poco che
-anche tra quel poco del «nulla» di Burian e il poco del «parecchio»
-di Giolitti, c'era un abisso. D'Annunzio parlava dai quattro punti
-cardinali della città, dovunque c'era una finestra o un balcone.
-Giolitti rimaneva in casa per forza maggiore. Salandra si dimetteva e
-due giorni dopo ritornava al potere. Non era ancòra la guerra, ma era
-già, lo dicevano anche i giornali triplicisti, il popolo che voleva
-la guerra. E proprio quel giorno, mentre, verso sera, nella loro
-automobile, _monsieur et madame_ Kramer-Balla tornavano all'albergo,
-una dimostrazione saliva al Quirinale cantando inni patriottici,
-agitando bandiere, acclamando al Re, all'Esercito, alla guerra. Venendo
-su da Magnanapoli, l'automobile di Eva e di Pierino aveva infilato
-via Venti Settembre; ma poco dopo aveva dovuto arrestarsi poichè
-era venuta proprio a dar di cozzo nella dimostrazione che saliva
-al Quirinale. Non ostante i ripetuti e nervosi ordini telefonici
-di Eva, lo _chauffeur_ aveva dovuto farsi da un lato della via ad
-aspettar che la folla passasse. Senza fiatare, con la piccola grinta
-chiusa come una serratura di sicurezza, Eva s'era rincantucciata nel
-suo angolo, volgendo le spalle al corteo e con gli occhi fissi sul
-panorama poco suggestivo dell'intonaco giallo d'un palazzo. Pierino
-guardava dall'altra parte fuori dai cristalli. Passava gente e gente,
-gente seria e gente allegra, gente vecchia e gente giovane, gente
-ricca e gente povera. Passavano bandiere italiane, francesi, inglesi,
-russe, belghe. Echeggiavano inni su inni: l'inno Nazionale, quello di
-Garibaldi, quello di Mameli. _Monsieur_ Kramer-Balla ritrovava, sott'il
-marito, un po' di Pierino Balla senza moglie. Non osava mostrarlo,
-ma si sentiva intenerire. Per la prima volta Roma gli sembrava, se
-non più bella di Vienna, almeno quasi bella come Vienna. Per la prima
-volta, all'udire quei canti, ammetteva che ci potesse essere un po' di
-musica bella anche al di fuori dei valzer viennesi. Per la prima volta,
-confusamente, in fondo a sè stesso, sentiva un po' di solidarietà
-con tutta quella gente che passava, che urlava, che acclamava, che
-s'esaltava. Guardò l'orologio posto nella vettura dinanzi a lui: eran
-lì da venti minuti. Eva continuava a studiar l'intonaco, a sinistra; a
-destra, il corteo continuava a sfilare. Ce ne fu ancora per mezz'ora.
-E ancora bandiere, e ancora canti, e ancora gente, gente seria e gente
-allegra, gente vecchia e gente giovane, gente povera e gente ricca. E
-finalmente, quando la folla cominciò un po' a diradare, lo _chauffeur_
-rimise la mano su le leve, diede due o tre segnali di tromba per farsi
-largo. Solo allora, mentre la _limousine_ si muoveva strombettando
-tra la folla più rada, Eva degnò volgere su questa uno sguardo
-commiserevole e, con un tono di profondo disprezzo, lasciò cadere dalle
-labbra sottili e chiuse due sole parole:
-
-— Quattro straccioni!
-
-Pierino riguardò l'orologio. Erano stati fermi cinquanta minuti a veder
-passare gente e calcolando un paio di migliaia di persone al minuto....
-Non osò tuttavia contraddire sua moglie, e, conciliativo come sempre,
-mentre l'automobile riprendeva la corsa per la via libera verso il
-Grand Hôtel, osò riflettere, esclusivamente per suo uso e consumo,
-ancora mezzo austriaco:
-
-— Saran straccioni.... Non dico di no....
-
-E aggiungere, già mezzo italiano:
-
-— Ma eran però più di quattro!
-
-
-
-
-IV.
-
-IL «VALZER DELLA MORTE»
-
-
-C'è gente che non riesce a sopprimere ma riesce almeno a ritardare
-i dispiaceri e per cui una situazione finanziaria non è allarmante
-se non quando il fallimento è già dichiarato, per cui un malato non
-è grave se non quando è già bell'e morto. Appartenevano a questa
-felice categoria di persone anche il _ménage_ Kramer — Balla o
-Balla — Kramer che dir si voglia e gli altri cinque o sei _ménages_
-italo-austriaci o italo-tedeschi che facevan loro corona ogni giorno
-al Grand Hôtel, all'ora del tè, all'ora di pranzo e la sera dopo
-pranzo. Le mogli austriache fidavano, per aver ragione di ritardare
-il grosso dispiacere che si preparava, in quattro cose: nell'abilità
-del barone Macchio, nella bacchetta magica del principe di Bulow,
-nell'onnipotenza dittatoriale dell'onorevole Giolitti e sopratutto nel
-profondo, irremovibile amor della pace che caratterizzava questa bella
-e cara Italia così ricca di canzoni e così povera di cannoni. I mariti
-italiani delle mogli austriache avevano, per il loro ottimismo, due
-soli punti d'appoggio invece di quattro, poichè sapevano che Giolitti
-cadeva purtroppo ogni giorno più in disgrazia e che ogni giorno più
-l'Italia pensava, almeno per il momento, con marcata preferenza, ai
-cannoni che non alle canzoni. Rimanevano tuttavia, a sostenerli, i due
-puntelli diplomatici: l'abilità del barone Macchio, incommensurabile
-nel senso che non si può misurare ciò che non si conosce, e la
-bacchetta magica del principe di Bulow che aveva operati ben altri
-miracoli di quello di far rimanere ancora l'Italia neutrale. Pierino
-parlava per tutti: «Sentite.... Sarà.... Ma finchè Bulow sarà a Roma,
-io alla guerra non ci credo...» E un'altra sera: «Ma vi par possibile
-che un uomo come Bulow veniva a giuocare qui la partita finale della
-sua gloriosa carriera senza aver prima partita vinta in mano?...»
-Poi c'erano le piccole speranze supplementari degli altri mariti: «Ho
-notizie certe, sapete. Il Re la guerra non la vuole assolutamente....»
-E un'altra volta: «E i socialisti ufficiali? Vi pare che un governo
-possa affrontare l'incognita della mobilitazione sotto la minaccia
-dei socialisti ufficiali e del _Worwaerths_?...» Una moglie tedesca
-interrompeva il marito: «Il _Worwaerths_?...» E il marito che s'era
-sbagliato, tant'era oramai l'abitudine di pensar tedesco: «Oh, scusa,
-cara, volevo dire l'_Avanti_!»
-
-Tutt'i fisiologi hanno osservato il fenomeno per cui nelle malattie
-mortali un miglioramento sensibilissimo si pronuncia poche ore
-prima della morte. E' l'ultima reazione della vita, è la suprema
-resistenza del temperamento contro il male, l'ultima breve vittoria
-dei bacterii tutori della vita contro l'orda crescente dei bacterii
-preparatori della morte. Questa miglioria sensibilissima si produsse
-anche nell'animo del _ménage_ Kramer-Balla e degli altri _ménages_
-italo-austriaci o italo-tedeschi. Il Re non aveva presenziato
-la cerimonia allo Scoglio di Quarta: buon segno. La maggioranza
-giolittiana s'agitava burrascosamente in una crisi di neutralismo
-aperto dopo un lungo travaglio di neutralismo larvato: ottimo sintomo.
-Le visite di Bulow e di Macchio alla Consulta si facevano sempre
-più fitte: presagio eccellente. Una sera Pierino, all'ora di pranzo,
-scendendo tutto lucido e incravattato e impomatato e incaramellato e
-profumato e levigato nel suo _smoking_ irreprensibile tagliato e cucito
-dal primo sarto di Vienna, corse incontro a sua moglie e ai suoi amici,
-col viso giubilante, annunziando da lontano con le mani nell'aria
-ch'era messaggero — messaggero, cioè, no, chè questo era il nome d'un
-troppo odiato giornale interventista — ch'era foriero di una grande
-notizia e che aveva su le labbra sorridenti, se è possibile esprimersi
-così, la chiave della situazione. «Grandi notizie!» disse quando fu
-vicino alla moglie, alle altre mogli e agli altri mariti: «Grandi
-notizie: la guerra non si fa... Sono stato al _garage_....» Gli altri
-lo guardarono diffidenti, chè è lecito anche a persone intelligenti non
-vedere a prima vista quale stretto nesso sia possibile tra una guerra
-che si fa o non si fa e la visita d'un giovane signore al _garage_
-dov'è custodita la sua automobile per pagare un conto d'olio extradenso
-e di benzina 710-720. Ma Pierino spiegava: «Sono stato al _garage_.
-Accanto alla nostra vettura era una nuova _limousine_, bellissima, di
-marca tedesca, una Mercedes. Ho chiesto di chi fosse, perchè sugli
-sportelli avevo veduto la corona principesca. E figuratevi la mia
-meraviglia quando mi son sentito rispondere ch'era del principe di
-Bulow. L'ha mandata per far ridipingere la carrozzeria. Che volete? Mi
-s'è gonfiato il cuore come un mantice... La guerra, è certo, non si
-fa più. Vi pare possibile che l'ambasciatore farebbe ridipingere la
-sua automobile se sapesse di doversene andare?...» Qualcuno, timido,
-per essere rassicurato, obbiettò: «Può darsi che sia costretto ad
-andarsene senza che ora sappia di doversene andare. Sempre così, nella
-vita: quand'uno meno se lo aspetta...» Ma Pierino scosse le spalle
-e, con un sorriso superiore d'uomo bene informato e che non teme
-smentite, esclamò: «E il colore?» Gli altri lo guardarono un'altra
-volta sbalorditi: «Che c'entra il colore? Quale colore?» E Pierino,
-trionfante: «Il colore della carrozzeria, cari miei! Era nera con
-ruote gialle: colori austriaci, colori insomma tedeschi. E ora sapete
-come Bulow ha dato ordine di ridipingerla? Verdone e ruote bianche....
-E su gli sportelli, cari miei, su gli sportelli anche una leggera
-filettatura rossa. Colori italiani, cari amici, colori italiani: il
-rosso è poco, appena un filo, su lo sportello, ma anche quel poco
-basta a far la bandiera.... Volete prove più prove di queste?» E,
-dopo una pausa, preparando l'effetto: «Cari miei, si vede che Bulow
-già prevede il giorno in cui, concluso l'accordo, uscirà trionfante
-per le vie di Roma, con quell'automobile. Quell'automobile, per me,
-è più rassicurante ancora di tutte le argomentazioni di Cirmeni: dice
-chiaro e tondo che la Triplice sarà rinnovata». E abbassando la voce,
-perchè le sue parole diventavano sempre più gravi pei destini d'Europa,
-Pierino aggiunse ancora: «Io ho voluto anche sapere chi avesse scelto
-quei colori per l'automobile. Pensavo potesse essere la principessa,
-che è italiana. Ma mi hanno assicurato che il verde, il bianco e anche
-il rosso erano stati scelti, a Villa Malta, proprio stamattina, dal
-principe in persona, sul campionario dove ci son le vernici di tutt'i
-colori...».
-
-Pranzarono di buonumore, quella sera. Anzi i cinque o sei _ménages_
-lasciarono i tavolinetti a due posti e s'adunarono a una grande tavola
-centrale ch'era stata preparata per un pranzo, rimandato all'ultima
-ora, d'ufficiali inglesi e francesi in missione in Italia e invitati
-dai loro commilitoni italiani.
-
-La decorazione della tavola, con una serie d'innumerevoli vasettini
-allineati tutt'in fila, incrociava una serie di bandierine italiane
-con garofanetti bianchi e rossi e foglie di verdura e una serie di
-bandierine francesi con _bluets_, piccoli geranii e roselline bianche;
-e, in mezzo alla tavola, un vaso più grande conteneva garofani rossi e
-piccole azzurre azalee e su queste certe striscioline di margheritine
-italiane in modo che, volendo, si poteva anche avere una vaga
-reminiscenza della bandiera inglese. Nemmeno se quella fosse stata
-la sera della pace universale una decorazione floreale come quella
-sarebbe apparsa tollerabile alle esuberanze patriottiche delle signore
-austriache e tedesche e alle cautele coniugali e nazionali dei loro
-mariti italiani. D'altra parte non c'erano altre tavole libere, nè
-senza provocare un piccolo scandalo di cattivo gusto era possibile far
-smontare quella decorazione preparata per il pranzo degli ufficiali
-francesi, inglesi e italiani. Per fortuna Eva Kramer adocchiò in
-un angolo della sala un bel girasole e ordinò sùbito a un _commis_
-di portarlo nel bel mezzo della loro tavola perchè fra tanti colori
-d'alleati o di presunti alleati ci fosse anche, su la loro tavola, un
-po' di giallo austro-tedesco.
-
-Conobbe, quella sera, Pierino, la gloria dei grandi profeti e di
-_madame_ de Thèbes. Un amico, verso le undici, raggiungendoli nel
-_foyer_ del Grand Hôtel mentre tutti a una voce riesaminavano per
-l'ennesima volta gl'inestimabili beni d'una rinnovata amicizia
-italo-austro-tedesca, portò la notizia, l'inaspettata notizia: «Il
-Gabinetto Salandra era dimissionario». La scena, anzi, era stata
-drammaticissima: Salandra era stato sempre incerto fra la guerra e la
-pace, più incline forse, per pacifico temperamento di meridionale,
-verso questa che verso quella. Il mezzo sangue inglese di Sonnino
-era invece causa di tutto: voleva la guerra a qualunque costo e per
-quanto Bulow e Macchio s'affannassero a portare alla Consulta ogni
-mattina nuovi doni territoriali, economici e politici, Sonnino, col suo
-mutismo scontroso, riduceva quei poveri ambasciatori a domandarsi che
-cosa altro potevano ancora offrirgli se non addirittura Vienna e la
-nomina di Francesco Giuseppe, bell'anima, a prefetto della centesima
-provincia del Regno d'Italia. Ma il Re messo in guardia da Bulow,
-il quale era andato a Palazzo senza tanti complimenti e aveva aperto
-la porta di Sua Maestà senza neppure farsi annunziare per dirgli che
-Sonnino, venduto o almeno affittato allo straniero, non gli aveva detto
-che cosa realmente lui e Macchio offrivano con tenerissimo cuore alla
-bella e cara Italia, il Re, aveva posto a Salandra il dilemma: «O via
-Sonnino, o via io!» Tra Sonnino e Salandra, in un Consiglio di Ministri
-ch'era stato terrificante, erano corse parole gravi e vie di fatto
-fortunatamente leggere. Dopo di che Salandra era tornato dal Sovrano e
-gli aveva detto: «Poichè Sonnino non vuole a nessun costo andarsene,
-Maestà, ce ne andiamo tutti...» Fin qui le notizie certe, sicure,
-di fonte indiscutibile! «E ora?» domandavano, raggianti, le signore
-austriache e tedesche. «E ora, rispondevano i mariti con l'aria di chi
-si è tolto finalmente un grave peso di sopra lo stomaco, ora, diamine,
-torna Giolitti e l'accordo è firmato in quarantott'ore!» Volle, per
-tanta gioia, Eva Kramer-Balla, che si stappassero alcune bottiglie di
-sciampagna, di marca francese, purtroppo poichè i gas tedeschi sono
-più utilmente adoperati per la guerra che non per il vino. E con un
-brindisi alla vittoria austro-tedesca e alla neutralità italiana, la
-pace coniugale dei sei _ménages_ italo-austriaci fu patriotticamente
-sugellata dalla ceralacca di belle labbra femminili che col loro
-carminio naturale o artificiale invitavano a imprimervi sopra, in
-un bacio, il dolce bollo dell'autorità maritale. Eva Kramer fece di
-più: non solo offrì la ceralacca ma volle che vi fosse impresso, lì,
-d'innanzi a tutti, il sigillo addirittura. E quando fu bene impresso
-disse a Pierino in tedesco: «_Ich liebe!_» che val quanto dire in
-italiano: «Ti amo!» E l'amato giovane andava in giro per il gruppo dei
-_ménages_ italo-austriaci: «Ve l'avevo detto io?... La verniciatura...
-Ve lo avevo detto io? Il colore dell'automobile...» Che se non ci
-avesse pensato lui a ricordare le sua profezia nessuno se ne sarebbe
-dato premura. La gloria dei profondi profeti, dei grandi scrittori
-e dei più famosi tenori è purtroppo fatta così: devono annaffiarsela
-personalmente tutt'i giorni. Guai al profeta, guai allo scrittore, guai
-al tenore che dieci o venti volte al giorno non ferma gli amici per
-istrada esclamando con un sorriso: «Eh? Come son grande?»
-
-Le grandi gioie ripugnano all'immobilità. L'uomo veramente felice
-s'agita, si dimena, muove le braccia e le gambe, non può rimanere
-nel luogo ove la felicità fu incontrata ed ha bisogno di portare
-questa felicità in giro per il mondo, per la città, o almeno per la
-casa, almeno per le stanze, cerca di farla vedere a tutti, di farla
-invidiare, poichè, diceva un filosofo pessimista, non v'ha felicità
-senza infelicità altrui, come non v'ha luce senza contrasto di ombre.
-I cinque o sei _ménages_ italo-austriaci uscirono così dal Grand Hôtel
-verso mezzanotte e saliti nelle loro automobili portarono la loro
-felicità in giro per le vie di Roma deserte a quell'ora. Suonavano,
-nel gran silenzio della città notturna, le grida dei rivenditori
-di giornali che annunziavano le quinte edizioni con le dimissioni
-di Salandra. Gli _chauffeurs_ avevano avuto ordine di discendere al
-Corso e al Caffè Aragno, cuore e polmoni della vita romana, per le
-vie Boncompagni e Ludovisi. Ma, giunti all'altezza di Villa Malta,
-dovettero sostare dinanzi ai cordoni di soldati che sbarravano Capo le
-Case per proteggere i sonni dell'ambasciatore tedesco. Un caporaletto
-vietò il passaggio delle tre _limousines_ attraverso i soldati. Ma un
-ufficiale, un bell'ufficiale dei bersaglieri, accorse alle leggere
-proteste delle belle signore e diede ordine ai soldati di lasciar
-libero il passaggio. Così il cordone s'aprì e i bersaglieri che
-non dovevano fare la guerra fecero ala al corteo dei cinque o sei
-_ménages_ italo-austriaci tripudianti d'amor patrio. E la gioia rende
-così indulgenti che Eva Kramer-Balla, guardando il bell'ufficiale dei
-bersaglieri, disse al marito suo e agli altri mariti italiani delle sue
-connazionali: «Avete, in verità, dei gran bei soldati!».
-
-Più giù, al Corso, trovarono un po' di gente: giornalisti, deputati,
-nottambuli d'ogni qualità. Leggevano i giornali, discutevano ad alta
-voce. Il caffè Aragno era chiuso poichè anche quella sera le contese
-cortesi tra neutralisti e interventisti avevano mandato in frantumi una
-grossa specchiera, lieta del resto di quella fine, tanto era da dieci
-mesi stanca di riflettere il commovente spettacolo della concordia
-dei popoli. Non discesero dalle automobili. Rimasero lì, a guardare,
-ad ascoltare. Laggiù, in fondo, verso piazza Colonna, altri cordoni
-di soldati, granatieri questi — gran bei soldati, gran bei soldati,
-in verità! — proteggevano, inquadrando di baionette palazzo Chigi, i
-sonni del barone Macchio. Sul marciapiede buio d'Aragno un deputato
-siciliano, principe e socialista, tuonava focose invettive: «Faremo
-i conti con tutti... Oramai siamo all'_aut aut_: o la guerra o la
-rivoluzione!» Altri intorno a lui gridavano: — «Sì, sì, la rivoluzione,
-la rivoluzione.....» — Altri ancora gridavano un po' più in là:
-«Salandra non deve andarsene.... Giolitti non deve tornare...» E il
-ritornello, basso, alto, vicino, lontano, insisteva: «La rivoluzione!
-La rivoluzione!».
-
-Alle Termopili eran solamente trecento ma bastarono a fare una bronzea
-pagina della storia del mondo. Quei cinquanta nottambuli potevano
-bastare a fare una rivoluzione da Aragno? Avevan l'aria di crederlo.
-Eva, a guardarli, ne dubitava.... E Pierino, che nella sua gloria
-di profeta e nella sua gioia di marito sentiva anche di diventar
-spiritoso, disse: «E perchè no? Hanno anche questi Leonida con loro...»
-Ma poichè i nomi di battesimo dei deputati italiani non sono ancora
-materia obbligatoria di studio nelle scuole austro-tedesche le signore
-guardarono interrogativamente Pierino il quale aggiunse, cortesemente,
-per riparare le lacune della _Kultur_ germanica: «Già, Leonida
-Bissolati....».
-
-Tornò a casa, Eva Kramer, persuasa che la rivoluzione preannunziata dal
-deputato siciliano sul marciapiede d'Aragno non prometteva di essere,
-almeno fin dal primo momento, terribile quanto la rivoluzione francese.
-E così dormì pacificamente la sua prima notte di neutralità finalmente
-e dopo tante pene assicurata. Poichè v'ha un singolare piacere a
-ricordarsi dei pericoli quando sono passati, Eva Kramer dovette, nel
-tepore delle lenzuola, sognare i soldati d'Italia e il bel tenente dei
-bersaglieri. Infatti Pierino che, senza badarci, nella gioia di quella
-serata aveva bevuto una tazza di caffè la quale bastava a togliergli
-il sonno almeno per due o tre ore, sentiva Eva nel sonno, con languidi
-sospiri e voce commossa, ripetere dì tanto in tanto: «Bei soldati, in
-verità, bei soldati!»
-
-Le grandi felicità sono anche brevi. Il destino non assegna a ogni
-cuore che una precisa razione di gioia e il cuore che la consuma in
-grande quantità si condanna a subire un'implacabile legge: quella
-che proporziona la durata al consumo. Dopo un solo giorno di bene
-infatti, un pomeriggio, mentre prendevano il tè nel salotto di Eva
-Kramer, i _ménages_ triplicisti furono chiamati alla finestra da uno
-scalpiccìo di passi e da un basso coro di voci cavernose. Scendeva da
-via Venti Settembre e si dirigeva verso Via Nazionale una forte colonna
-d'uomini in prevalenza borghesi che marciavano a passo cadenzato
-brontolando a coro e scandendo le sillabe: «Mor-te-a-Gio-lit-ti!
-Mor-te-a-Gio-lit-ti!» E la stessa sera, mentre giuocavano a _poker_,
-ricevettero altre notizie allarmanti: al Costanzi, dove si doveva
-onestamente rappresentare un'inoffensiva _Figlia del Tamburo Maggiore_,
-Gabriele d'Annunzio aveva denunziato da un palco all'ira popolare i
-traditori della patria e aveva letto, applaudito anche dai carabinieri
-di guardia, una sua ode contro Francesco Giuseppe. Fuori del teatro
-intanto la folla gridava come ossessionata: «Guerra! Guerra!» e voleva
-raggiungere la casa di Giolitti, levar dal suo letto e trascinare per
-le vie il corpo dell'odiato Dittatore di ieri. Nelle vie attorno alla
-casa dell'ex-presidente i dimostranti si battevano di su le barricate
-dopo avere spento a sassate le lampade elettriche. E, ahimè, orribile
-a dirsi, anche l'esercito passava alla rivoluzione. «In via Nazionale,
-raccontava uno dei mariti esterrefatto, in via Nazionale, figuratevi,
-un capitano di cavalleria è stato invitato da un commissario di polizia
-a caricare i dimostranti... Ma il capitano ha sfacciatamente rifiutato
-affermando che i suoi uomini erano, sì, pronti a marciare contro il
-nemico, ma non a caricare i fratelli...»
-
-Quando ebbero commentato gli avvenimenti, quando ebbero veduto le vie
-sfollarsi e gli squadroni di cavalleria tornare in caserma — oh, dopo
-tutto, dopo tutto soldati come tutti gli altri e niente, proprio niente
-d'eccezionale... — Pierino Balla italiano _malgrè lui_, ritrovatosi
-solo in camera da letto con sua moglie dovette fare i conti con Eva
-Kramer austriaca _malgrè tout_. «Ma insomma che succede? Che cosa
-fate? Che fa il Re? Che fa la Camera? Dove si va?» Pierino tentò di
-essere ancora rassicurante: «Non t'allarmare. Vedrai...» E la moglie:
-«Vedrò?... Che cosa altro devo vedere?... Ah sì? Ti pare ancora che
-non basti?... Entrano nella Camera, assalgono per via e su i tramvai
-gli ex-ministri, assediano la casa di Giolitti, fanno le barricate...
-Che altro devo vedere? In Austria, a quest'ora, quanti avrebbero già
-pagate care queste buffonate!...» Pierino tentò di spiegare: «Sai, in
-Austria, voi avete la forca...» Ed Eva saltò su inviperita: «Vorresti
-forse farcene rimprovero?» E Pierino, impaurito e docile: «Ma no,
-cara, lodarvene...» Ma Eva Kramer, nell'impeto, commise una _gaffe_:
-«L'avete avuta anche voi, in Italia...» E Pierino, senza volerlo, ebbe
-una risposta felice: «Sì, cara, ma era la vostra.» Eva, intanto, s'era
-svestita e avvolta in una rosea camicia da notte di seta s'introduceva
-fra le lenzuola. Con cinque parole concluse le sue impressioni di
-quella sera: «È la rivoluzione sul serio!...». Non seppe, Pierino, se
-era il caso di illuderla ancora o di prepararla pian piano agli eventi.
-Nel dubbio accese una sigaretta e infilò il pigiama. Poi, quando fu
-a letto, credette doveroso allungare verso la camicia di seta di sua
-moglie — qui si parla del contenente per il contenuto — un tentativo
-d'abbraccio. Ma fu violentemente respinto da un piede ribelle che
-rimise debitamente le cose al loro posto: l'Austria da una parte,
-imbronciata, e l'Italia, mortificata, dall'altra.
-
-Poichè i popoli dormono da più di un anno, ogni notte, le loro otto
-o nove ore filate su lo spettacolo della più tremenda guerra della
-storia, Eva Kramer non poteva non dormire dieci ore su lo spettacolo
-— semplice prova generale, del resto — d'una rivoluzioncella da
-nulla, d'una rivoluzioncella da ridere, d'una rivoluzioncella
-insomma italiana, ed era detto tutto. Del resto, col coraggio della
-disperazione, a mano a mano che gli eventi precipitavano, Eva Kramer
-se ne infischiava sempre più. Tanto che l'indomani, nel pomeriggio,
-la notizia del nuovo incarico a Salandra la lasciò perfettamente
-tranquilla a discuter di vestiti dalla sua sarta dove la notizia,
-col sopraggiungere di Pierino trafelato e commosso, gli era stata
-cautamente somministrata. Nè meno tranquilla la lasciarono gli
-avvenimenti successivi: la convocazione della Camera, l'annunzio che
-il barone e il principe preparavano i bauli, le voci di mobilitazione
-generale che correvano di ora in ora. Era la guerra? Proprio la guerra?
-Questo non era ancora assolutamente sicuro. «Del resto, diceva Eva al
-marito ridendo d'un sorriso sforzato e nervoso, del resto hai voluto la
-guerra contro di noi? E goditela, la guerra! Contro di noi, vedrai, ti
-romperai le corna...» Pierino osò obiettare che la guerra, lui, proprio
-lui non l'aveva affatto voluta, e che aveva la coscienza tranquilla.
-«E in quanto alle corna, aggiunse poi scherzando, non so se posso
-rompermele, poichè so, adorata, di non averle...» Eva corresse: «Che
-sciocco! Si capisce che non parlo di te. Parlo a te per un artificio
-rettorico...» Pierino sorrise riconoscente; ma, tanto sono bizzarre ed
-inesplicabili le associazioni di idee, l'artificio rettorico richiamò
-al suo pensiero l'imagine dell'_herr major_ Hampfel, con le braccia
-tutte piene di fiori, sul marciapiede della Sudbanhoff.
-
-Ma una sera Eva Kramer tornò all'albergo in uno straordinario stato di
-sovreccitazione lieta, che si manifestava in sorrisi e in sgambetti, in
-strizzatine d'occhi e in buffetti ch'ella somministrava copiosamente al
-naso di Pierino che raccoglieva, docile, senza capire. Era in camera,
-Pierino, a infilarsi lo _smoking_. Ora con un po' di smalto di fabbrica
-tedesca — _made in Germany_ — si lustrava meticolosamente le unghie e
-le faceva lucide da potercisi specchiare dentro comodamente per radersi
-la barba. Eva si svestiva e si rivestiva in fretta, gettando di qua e
-di là bluse e sottovesti, lanciando ora uno scarpino su l'immacolato
-sparato di Pierino, girandogli ora una calza di seta intorno al collo.
-E ogni tanto, passandogli accanto, mentre egli rimaneva impalato
-in mezzo alla stanza a lustrare a lustrare e a lustrare, via una
-piroetta e giù un buffetto. «Sei allegra, cara....» mormorò finalmente
-Pierino senza osar domandare perchè, dato che fra i coniugi, nei
-riguardi di Eva, vigevano il protocollo e l'etichetta delle Corti
-per cui un suddito non può interrogare un sovrano ma può solo, se dal
-sovrano interrogato, rispondere. Senonchè i sovrani sono alle volte
-condiscendenti per soddisfare le mute curiosità dei sudditi rispettosi
-e ligi al cerimoniale. Così anche Eva volse uno sguardo affettuoso al
-suo suddito marito e, piantandoglisi davanti tutt'inguantata in una
-_combination_ carnicina, elargì la spiegazione del suo straordinario
-buonumore: «Senti, disse al marito, me ne dispiace tanto per te che
-sei italiano, ma Bulow vi ha dato una buona lezione. E voi avete un
-proverbio adatto e al caso dovreste ricordarvene: a buon intenditor...»
-Pierino era, nella vita coniugale, uomo di poche parole. Se sua moglie
-non parlava, egli, per rispetto, non osava interrogare. Se sua moglie
-parlava egli, per prudenza, evitava d'interloquire. Era, così, diviso
-fra due timori: quello di mancar di rispetto e quello di mancare di
-spirito. Sua moglie amava parlare, come suol dirsi in musica, per
-«sincopati». Le idee non le uscivano dalle labbra, solitamente, una
-dopo l'altra, una nell'altra. Uscivano a spizzichi, ad intervalli,
-con larghe pause. Talchè Pierino non sapeva mai quando un'idea era
-finita e quando era il caso di far vedere che aveva capito. Gli era
-accaduto una volta di esclamare: «Giustissimo!» quando ancora Eva,
-nel sincopato, era all'a e bi del suo ragionamento e doveva giungere
-sino alla zeta. A quell'esclamazione Eva era saltata su inviperita:
-«Giustissimo? Giustissimo che cosa? Se non ho ancora parlato? Se non
-sai ancora che cosa volevo dire? Perchè mi approvi senza ascoltarmi?
-Se vuoi far vedere che sei molto intelligente, fai invece la figura
-di un imbecille... Se vuoi invece prendermi in giro, son donna io,
-sappilo, da prendere in giro non uno ma dieci bamboccetti come te...».
-In silenzio Pierino aveva firmato la ricevuta di quell'invettiva
-con un sorriso ebete. L'aveva capita tutta in una volta perchè era
-venuta fuori tutta d'un fiato. Eva Kramer, infatti, non aveva la
-concatenazione immediata delle idee che quando si trattava di dire
-impertinenze. Prova ne sia che se parlava dell'Italia e degli Italiani
-argomentava sempre speditissimamente.
-
-Così fu anche quella sera, dopo una prima ed unica pausa che aveva
-avuto l'unico scopo di far posto ad un'omerica risata: risata che
-avvolgeva Pierino, e dietro Pierino la stanza, e dietro la stanza tutta
-Roma, e dietro tutta Roma l'Italia intera. «Ah sì, aggiunse poi, volete
-farci la guerra? Già Bulow ve lo disse per Algesiras: l'Italia fa la
-politica dei giri di valzer... E adesso siete al valzer dei valzer,
-non a quello dell'operetta di mio padre, che è molto grazioso, ma a
-quello della vostra guerra, che è tanto pericoloso quanto è stupido...
-Volete fare la guerra, ballare, ballare il valzer con l'Intesa?...
-Accomodatevi, cari. Ma ve lo ha detto ancora Bulow, che se ne intende:
-_Divisi e senza testa, è il valzer della morte_... Non so dove e quando
-l'abbia detto, ma è grande, è grande, è immenso! E ve l'hanno scritto
-anche, oggi, su tutte le cantonate, a carbone, a lettere cubitali:
-_Divisi e senza testa, è il valzer della morte_. E sotto c'è il nome
-e cognome di Bulow... Non credevo ai miei occhi... Che cosa grande,
-che cosa grande!... E che uomo, quel Bulow... Metternich e lui, non ha
-avuto altri diplomatici, la Storia!...»
-
-Ma era tardi e conveniva vestirsi. In due colpi, continuando a ridere,
-canterellando quelle parole attribuite a Bulow su un'arietta famosa di
-papà Kramer, Eva fu pronta. Si vide allora davanti, sempre impalato in
-mezzo alla stanza, quel suo povero Pierino che non sapeva che dire.
-Ne ebbe pietà. E poichè in fondo gli voleva bene, e poichè in fondo
-Pierino era un buon figliuolo, e poichè in fondo e a modo suo Eva
-era piena di cuore, gli mise le braccia al collo e argomentando con
-eccezionale speditezza gli disse:
-
-— Ma io ho torto di parlarti così, ho proprio torto di prendermela con
-te se l'Italia ci fa la guerra... Tu che c'entri, povero amor mio?...
-Tu sei, per fortuna, così poco italiano... E tu, tanto, dell'Italia te
-ne infischi...
-
-E, presolo per un braccio, lo trascinò fuori, per il corridoio,
-nell'ascensore, verso la sala da pranzo. E per la prima volta,
-poichè sua moglie gli aveva categoricamente affermato che dell'Italia
-lui se ne infischiava, gli parve che no, no, non se ne infischiava
-completamente, che anzi quella sera, in fondo in fondo a sè stesso...
-Ma nell'ascensore sua moglie, in piedi dietro il piccolo _liftier_
-impalato contro gli sportelli, accennava un passo di valzer, il
-valzer di papà, e canterellava fra i denti con un sorriso prettamente
-austriaco:
-
- _Divisi e senza testa_
- _è il valzer della morte...._
-
-E poichè il _lift_ toccava il suolo e Pierino era lì, nel suo
-cantuccio, piccolo e mortificato, Eva gli diede un ultimo buffetto sul
-naso e gli mormorò sul viso, due volte:
-
-— _Ich liebe! Ich liebe!_
-
-
-
-
-V.
-
-IL VALZER DEI «FRATELLI D'ITALIA»
-
-
-Qualcuno ha detto che lo spensierato sovrano e i piacevoli ministri,
-le amabili _biches_ e i galanti _fétards_ del Secondo Impero ballarono
-senz'avvedersene tutt'i valzer delle operette di Offembach su un
-vulcano prossimo all'eruzione: l'eruzione della _débacle_ e della
-Comune. Così gli allegri _ménages_ italo-austriaci e italo-germanici
-ballarono tutt'i valzer delle operette di Lehar e di Leo Fall sul
-vulcano d'una settimana di guerra civile che preludeva in Italia,
-come una prova generale a porte chiuse, all'altra guerra che una
-settimana dopo doveva cominciare ai confini. Era colpa, in fondo,
-di Pierino Balla e di quel suo irresistibile bisogno di aprire e
-di pestare un pianoforte non appena un pianoforte e lui avevano
-la disavventura di incontrarsi. Nel salotto dell'appartamento che
-_monsieur et madame_ Kramer-Balla occupavano al Grand Hôtel e in cui
-i cinque o sei _ménages_ si riunivano tutt'i pomeriggi, un pianoforte
-c'era. Naturalmente Pierino l'aveva aperto e vi aveva suonato tutt'il
-suo repertorio. E poichè è impossibile alle amabili dame che hanno
-nelle vene sangue viennese udire un valzer senza ballarlo, le belle
-signore avevano ballato. Come accade per le ciliege un valzer tira
-l'altro e un valzer oggi, due domani, avevan finito per ballare tutto
-il giorno da quando era appena finita la colazione a quando giungeva
-l'ora di andarsi a vestire per il pranzo. Inchiodato al pianoforte,
-Pierino suonava e suonava sentendosi formicolare le gambe poichè, nato
-ballerino come si nasce poeti, aveva una gran voglia di ballare anche
-lui, si dondolava sul seggiolino e, se non con le gambe e coi piedi,
-seguiva il ritmo, ballava come poteva con le braccia, coi fianchi, con
-la testa che andava in qua e in là come il pendolo d'un orologio, con
-gli occhi stralunati che giravano in modo tale che se qualcuno avesse
-guardato Pierino ne avrebbe avuto il mal di mare. Ma gli Dei sono
-clementi con i bravi figliuoli che non chiedono loro che di ballare in
-un tempo in cui gli uomini sono avvezzi a domandare ben altro agli Dei:
-dallo specifico celeste e miracoloso per un mal di denti al pagamento
-d'una cambiale giunta a scadenza. Così la benignità degli Dei fece
-capitare tra le mani di Pierino una vecchia signora americana, neutrale
-non solo politicamente, ma anche neutra, poichè nel seno adiposo e nel
-labbro baffuto aveva una contraddizione così stridente per la quale era
-assai difficile stabilire immediatamente, a prima vista, il suo sesso.
-La signora americana amava anche lei il ballo ed i valzer e poichè non
-poteva ballarli amava almeno di suonarli. Così prese al pianoforte il
-posto di Pierino, e l'America, fedele al programma svolto durante la
-guerra, fornì anche la musica ai belligeranti.
-
-E' piacere raffinato unire e mescolare il sacro al profano; e infatti
-l'amabile compagnia mescolava ogni giorno al profano dei valzer il
-sacro della politica o — questione di punti di vista — il profano
-della politica al sacro dei valzer. Tra un giro di _one step_ e una
-figura di tango i nomi di Salandra e di Giolitti, di Bulow e di Burian
-giravano fra le coppie ballerine. Le danze erano addirittura interrotte
-quando un cameriere, verso le cinque, portava le prime edizioni dei
-giornali. Pierino dava lettura delle notizie più importanti. La crisi
-ministeriale riapriva il cuore dei _ménages_ a tutte le speranze. Era
-ormai certo che Salandra cedeva il posto a Giolitti. L'Italia dunque
-era salva. E poichè l'americana era talmente neutrale che continuava
-a suonare anche quando i piedi dei _ménages_ non erano più occupati
-a ballare ma si davano invece a discuter di politica, le coppie
-ripartivano per un nuovo valzer. Per via, intanto, passava ancora una
-volta una fitta colonna di popolo. Ancora saliva dai balconi aperti ai
-dolci aliti della primavera romana la tenebrosa monodia scandita da
-voci di bassi profondi: «Mor-te-a-Gio-lit-ti! Mor-te-a-Gio-lit-ti!»
-Poichè non è assolutamente da escludersi che anche un _ménage_
-italo-austriaco in crisi acuta di politica possa ancora capir qualche
-cosa, le coppie avevano, nell'udire quella monodia, qualche leggero
-dubbio nello spirito pacificato. Il ritorno di Giolitti al potere non
-sembrava preannunziato in forma molto cortese da quei bassi profondi
-peripatetici. Ma se è vero che la speranza è l'ultima dea, c'era
-ancora da sperare che quelle voci non fossero la libera manifestazione
-dell'anima popolare ma bensì la freccia del Parto, l'ultimo tentativo
-del ministro costretto ad andarsene per svalutare il rivale che stava
-per ritornare.
-
-Quand'erano «finalmente soli», non come nell'operetta di Lehar
-su le cime bianche dell'Alpe nel roseo riflesso della più tenera
-aurora ma nel gabinetto da bagno a cambiar vestito al riflesso delle
-lampadine elettriche che davano alle belle spalle nude di Eva un color
-d'ambra che innamorava, marito e moglie riparlavano di politica.
-Chè Pierino sbadatamente non aveva pensato che, quando un italiano
-sposa un'austriaca, non sposa una donna ma sposa una nazione intera.
-Quando s'ergeva con severo cipiglio dinanzi a lui, quando incrociando
-napoleonicamente le braccia sul bel petto ambrato Eva gli domandava
-che cosa insomma si stava preparando in Italia, Pierino perdeva
-letteralmente la parola: non aveva più dinanzi a sè, a interrogarlo,
-sua moglie, ma aveva Francesco Giuseppe e tutto il Consiglio della
-Corona, Metternich e Berchtold, d'Aerenthal e Burian, tutti gli
-Arciduchi d'Austria e tutti i Magnati d'Ungheria, l'intera dinastia
-degli Absburgo e cinquanta milioni e più d'austro-ungarici di generi
-diversi. Caratteri più del suo ardimentosi si sarebbero sentiti
-intimidire. E Pierino, pavido, col pantalone già infilato, con la
-camicia inamidata ancora fuori del pantalone, con le mani incerte
-sul nastrino di seta della cravatta da _smoking_ che non riusciva ad
-annodare, guardava sua moglie, guardava la Duplice Monarchia senza
-saper che rispondere. E sentiva che, se come sua moglie era l'Austria
-intera egli avesse dovuto rappresentare l'Italia, questa non ci avrebbe
-fatto che una meschina figura: quella d'un ragazzetto spaurito cui
-il meno che possa capitare è una buona dose di sculacciate. E mentre
-davanti aveva il fiero cipiglio di sua moglie — una testa dell'Aquila
-bicipite — dietro di sè sentiva il freddo e sprezzante sguardo della
-cameriera — seconda testa dell'Aquila bicipite — che era, come sua
-moglie, sdegnata dal modo di comportarsi di questi «mandolinisti»
-di Italiani. Aveva, la cameriera, una qualità dovuta non al suo
-temperamento, che era invece quanto mai loquace ma alla sua posizione
-di cameriera la quale esige anzitutto l'arte di non dir mai nulla e
-d'ascoltar sempre tutto. Ma lo sguardo diceva tutto quello che non
-dicevano le piccole labbra chiuse, tagliate a fil di coltello. Tra quei
-due sguardi, tra le parole roventi di sua moglie e lo sguardo freddo
-della cameriera di sua moglie, Pierino trovava per la prima volta in
-vita sua che, in certe ore e circostanze, la vita non è o non pare
-veramente più un valzer, ma piuttosto una marcia funebre, la marcia
-funebre della sua pace e della sua felicità domestica. Non aveva su la
-guerra e su la carneficina europea nessuna idea molto precisa, poichè
-le idee non sono l'appannaggio delle persone felici e Pierino Balla era
-nato invece sotto la più felice stella o, come suol dirsi volgarmente,
-era nato con la camicia: camicia su la quale più tardi aveva potuto
-mettere anche la giacca e il soprabito di un matrimonio che era
-economicamente una quaterna al lotto. Tanto che quando, ogni settimana,
-saldava con un biglietto da mille, lasciando i rotti per le mancie,
-il conto dell'albergo e gli avveniva di ricordare gli anni stentati e
-oscuri dell'adolescenza e della prima giovinezza, Pierino Balla tendeva
-a credere di non essere nato solamente con la camicia ma addirittura
-con un guardaroba al completo. Per la guerra egli era dunque diviso tra
-due concezioni puramente elementari, le sole compatibili con le sue
-meningi fin dalla nascita fuori di ogni esercizio: la guerra era un
-orrore, ma la guerra era anche una necessità; e se era pensoso veder
-tante belle giovinezze spezzate e falciate su i campi di battaglia
-era evidente che non capriccio di uomini ma supreme leggi di storia
-rendevano necessario quell'olocausto, cui egli si rassegnava tanto più
-facilmente in quanto aveva assai poche probabilità — riformato com'era
-e per di più di terza categoria — d'essere chiamato a parteciparvi. Chè
-di fronte alla guerra gli uomini si dividono in due gruppi: quelli che
-dovendola fare l'accettano senza discuterla e quelli che non dovendola
-fare la discutono a lungo e poi l'accettano come se ad accettarla,
-nelle loro condizioni, avessero ragione di fare la minima difficoltà.
-
-Ma se la lettura dei giornali lo aveva persuaso della necessità
-storica della guerra per le altre nazioni, le parole di sua moglie
-lo avevano ugualmente persuaso che solo l'Italia, o perchè superiore
-o perchè inferiore alla Storia, poteva, fra tutte le altre nazioni
-particolarmente benedetta da Dio, non partecipare al flagello. Svolse
-questa piccola idea, quest'embrione d'idea, anche quel ventitrè maggio
-in cui, uscito a far alcune spese per sua moglie ed entrato da Faraglia
-per bere un _brandy and soda_, andò a capitare in una tavolata di
-vecchi amici suoi che non aveva più riveduti da quando era andato a
-Vienna per accettare l'invito a pranzo del maestro Lehar e ne aveva
-fatto ritorno dopo avere accettato l'invito a nozze della figlia del
-maestro Kramer. In quel gruppo d'amici si parlava naturalmente di
-guerra e, invitato a sedere con loro per rivivere un'ora dell'antico
-cameratismo, dovette parlarne anche Pierino. Ne parlò come egli parlava
-di tutte le cose: lasciando, cioè, parlare gli altri. E tanto li lasciò
-parlare, e tanto gli altri parlarono, che Pierino ne rimase mortificato
-nel suo cantuccio con l'amor proprio triturato e le speranze pacifiche
-ridotte in frantumi. Non riconosceva più i suoi amici, i suoi cari
-amici di una volta, capiscarichi, buontemponi, girelloni, senza
-pensieri, che, come lui, amavano i valzer lenti e le donnine rapide.
-Li aveva frequentati per anni e poteva giurare di non averli sentiti
-mai una volta parlar dell'Italia. Ora invece non avevan su le labbra
-che l'Italia: gl'interessi dell'Italia, l'avvenire dell'Italia,
-l'onore dell'Italia... Parevano tanti ragazzi infatuati al loro primo
-amore che non sapevano far altro che parlare della donna amata. Erano
-lì, come prima, a un tavolino di caffè, a bere bibite fresche, a
-fumar sigarette, a guardar le donne che passavano. Vestivano ancora,
-come allora, con ricercata eleganza, giacchette tagliate alla moda
-più recente e cravatte scelte con gusto e con parsimonia di colori,
-annodate con negligente sapienza. Parevano ancora tutti presi dai loro
-capricci, dalle loro vanità. Questo, a guardarli. Ma, a sentirli,
-non parlavano che di fucili e di cannoni, di battaglia e di morte
-e sospiravano l'ora di partire per la guerra come un innamorato può
-sospirar quella di partire con la donna del suo cuore. Chiese se tutti
-andavano, se dovevano essere tutti soldati. Ebbe risposta affermativa,
-meno che per due, riformati. E potè allora osservare, sapendolo, che
-tra tutti quelli esaltati che smaniavano per andare alla guerra i due
-più accaniti a mandarceli erano i due riformati, che non ci sarebbero
-andati.
-
-Se certi uomini di qualità superiore formano certi ambienti, certi
-ambienti formano invece certi uomini di qualità più corrente. Pierino,
-nell'ambiente di sua moglie, pensava e parlava per bocca di sua
-moglie. Lontano da lei, restituito a una provvisoria libertà, Pierino
-non osava certo parlare diversamente, ma tuttavia riusciva a sentire
-in fondo a sè qualche cosa di più personale e di più suo. Sentiva
-ancora che desiderare la guerra era una follia collettiva, ma sentiva
-anche che nell'ardore di quei giovani c'era qualche cosa di bello, di
-generoso, di giovane veramente, in una parola qualche cosa d'italiano.
-D'italiano? Come gli era venuta in mente questa idea? Che forse gli
-italiani avevano qualche cosa di diverso dai francesi, dagli inglesi,
-dai belgi, dagli spagnuoli, dagli austriaci?.... Dagli austriaci,
-sì: gli parve che veramente gli italiani avessero qualche cosa di
-diverso dagli austriaci e si risentì addosso, commiserevoli, beffardi,
-sprezzanti, gli sguardi delle due teste dell'Aquila bicipite, gli
-sguardi di sua moglie e della cameriera di sua moglie.
-
-Ma come Roma non si fece in un giorno non si disfà in un giorno Vienna.
-Anni ed anni d'operette viennesi, mesi e mesi di moglie austriaca,
-avevano fatto di Pierino una cosa che un po' di buon sangue italiano
-non poteva ripulire e risanare in un'ora. Pierino aveva preso da sua
-moglie, con rapida assimilazione, due dei caratteri più rappresentativi
-della razza cui ella apparteneva: la testardaggine e l'assoluta
-impermeabilità alle idee altrui e alle altrui ragioni. Così, messo
-dagli amici con le spalle al muro affinchè dicesse anche lui come
-la pensava, rimise fuori, uno ad uno, tutt'i bei ragionamenti tipo
-viennese che da settimane e settimane sentiva ripetere dai suoi amici
-del Grand Hôtel. Non credeva ancora alla guerra, non era possibile che
-un intero paese si facesse trascinare alla guerra dalle intimidazioni
-di una minoranza. L'Italia aveva ancora, per fortuna, la testa su le
-spalle e Bulow era ancora a Villa Malta. E Cirmeni, pur essendo oramai
-un po' pessimista, non consentiva ancora, nella _Stampa_, a dichiarare
-definitivamente falliti i negoziati austro-ungarici. Che Giolitti fosse
-partito, che Salandra fosse tornato al potere, che la Camera avesse
-votato con patriottica unanimità la fiducia nel governo, Pierino sapeva
-benissimo e non nascondeva che a sua moglie la gravità sintomatica di
-questi avvenimenti. Ma c'era ancora speranza. Tutto ciò poteva ancora
-essere un'abile manovra, una messa in scena, una prova generale della
-guerra per forzar la mano dell'alleata a concedere qualche cosa di
-più. Ma i giorni erano tristi per i profeti della «concordia» e a
-parlare così, e a dire che l'Italia non era preparata alla guerra, e
-che il Lombardo-Veneto sarebbe stato invaso in una settimana, e che
-si voleva sfasciare in cinque mesi ciò che si era messo insieme in
-più di cinquant'anni, c'era pericolo, specialmente quando si aveva
-una moglie di Vienna o di Berlino, di sentirsi dire quello che si
-sentì dire Pierino da un amico che perdeva la pazienza, e con la
-pazienza anche le staffe, e con le staffe anche il fiato, nel volerlo
-persuadere, sino al punto di perdere con molto fiato anche un po'
-d'educazione per gridargli: «Già tu hai per moglie un'austriaca... Tu
-ragioni alla croata!» Ci sono spiriti meticolosi, pedanteschi, non solo
-nelle ingiurie che possono caso mai arrecare ma anche, e specialmente,
-in quelle che ricevono. Nell'insieme di una grande invettiva che li
-offende a sangue non avvertono che la piccola inesattezza da rilevare.
-Così Pierino, là dove un altro avrebbe risposto con uno schiaffo,
-rispose con una correzione geografica per avvertire che sua moglie non
-era precisamente croata. E quando l'amico ebbe risposto esclamando:
-«Non è croata... Sta bene.. Ma è austriaca. E i mariti italiani delle
-austriache debbono, in ore come queste, star zitti», Pierino non trovò
-altro da dire. Rilevato che l'amico aveva dato atto dell'inesattezza
-in cui era incorso, Pierino esaminò la seconda parte della risposta:
-e poichè riconobbe di essere il marito italiano di un'austriaca, e
-poichè il consiglio dell'amico si rivolgeva appunto a codesti mariti,
-e poichè, docile e deferente, ai consigli degli amici Pierino aveva
-sempre saputo dare ascolto, non aprì più bocca nè su quell'argomento nè
-su altri argomenti.
-
-Dopo la tempesta, tornata la calma, l'uomo riordina nel cervello i
-ricordi dell'ora difficile. Così nel suo nuovo quieto silenzio, Pierino
-risentì l'asprezza ch'era nel tòno dell'amico e gli parve che, più
-che sul tòno d'un consiglio, quelle parole fossero state dette sul
-tòno d'un ordine. Aveva infatti Pierino, identificato il tòno con cui
-l'amico aveva detto al cameriere: «Portatemi una bottiglia d'acqua»
-col tòno in cui aveva detto a lui: «Tu, marito di un'austriaca, sta
-zitto!» Come c'è l'_esprit_, c'è anche la sensibilità dell'_escalier_:
-è propria di coloro che, poco suscettibili per dolcezza di natura o per
-prudenza di ragionamento, non avvertono alla prima impressione ciò che
-una parola od un atto possono avere d'offensivo; ma se pensano dopo
-che altri possono aver udito quella parola o aver veduto quell'atto,
-immaginano allora negli altri un giudizio sfavorevole, arrossiscono,
-si turbano e forse forse, se non fosse proprio oramai troppo tardi,
-si deciderebbero anche a reagire. Certo Pierino adesso era seccato:
-seccato d'essere rimasto solo contro dieci energumeni, seccato
-d'esser capitato avendo sete proprio da Faraglia quando c'è ogni venti
-metri un bar o un caffè, seccato di sentirsi dire di aver per moglie
-un'austriaca con la stessa amabilità con cui a un altro si direbbe:
-«Hai la scabbia. Allontànati!», seccato sopratutto che le speranze di
-neutralità svanissero ad ogni minuto di più e che la guerra sembrasse
-sempre più inevitabile, e sempre più a tal segno che un signore,
-proprio in quel punto, aprendo violentemente la porta del caffè, levò
-in alto il cappello e gridò: «Signori, è la guerra! La mobilitazione
-generale è proclamata!»
-
-E' una vecchia pretesa del teatro romantico e del romanzo d'appendice
-che le emozioni troppo forti possano uccidere un cuore insufficente a
-contenerle. Se così fosse non ci dovrebbe essere, in una sera di prima
-rappresentazione, un solo autore drammatico ancora vivo dopo il trionfo
-o il fiasco della commedia d'un collega. Nè, se il caso si desse
-altrove che nei quinti atti tanto per chiudere decorosamente il dramma,
-la morte repentina per eccesso di angoscia avrebbe potuto non prodursi
-ai danni di Pierino Balla quel giorno. Levatosi in piedi per andarsene
-a raggiungere sua moglie all'albergo, Pierino era stato dall'annunzio
-della guerra colpito in pieno petto, in modo da esser rigettato di
-piombo, stecchito, sul divano: di piombo, sì, stecchito sì, ma vivo.
-Tanto vivo che, nella sua angoscia, nel suo batticuore, vedeva la gente
-levarsi, correr fuori dal caffè, cercare i manifesti di mobilitazione
-affissi alle cantonate, prender d'assalto i giornalai che correvano
-gridando a squarciagola: «La guerra dell'Italia con l'Austria», mentre
-l'altra gente rimasta nel caffè si levava in piedi, agitava i cappelli
-e i fazzoletti, gridava evviva all'Italia, al Re, all'Esercito e
-l'orchestrina delle «dame viennesi» — son cose che càpitano alle «dame
-viennesi» all'estero in tempo di guerra — doveva intonare la marcia
-reale. In tutto il caffè solo Pierino era rimasto a sedere, a sedere
-non già per protesta ma per smarrimento. E l'amico che prima gli aveva
-ordinato di star zitto, ora gli consigliava di mettersi in piedi: «Bada
-se ti vedono seduto ti pigliano per un austriaco e ti linciano quanto è
-vero Iddio».
-
-La prospettiva spaurì Pierino a tal segno che non solo fu sùbito in
-piedi, non solo si levò il cappello, ma si mise a batter le mani come
-gli altri e a gridare evviva come gli altri. In fondo, a poco a poco ci
-si riscaldava anche lui e più l'applauso durava più Pierino applaudiva
-forte, più le grida salivano e più saliva anche il suo evviva. Pierino
-Balla cittadino italiano era oramai anche lui fuori di sè, ma era
-rimasto ancora dentro _monsieur_ Kramer-Balla, per dovere coniugale
-cittadino austriaco, che si ripeteva fra un applauso e un evviva: «Se
-mi vedesse mia moglie!».
-
-Quando risalì verso l'albergo, Pierino aveva l'animo d'un uomo che
-torni a casa con la paura di trovar tutto distrutto da un incendio o
-da un terremoto. Ebbe invece la sorpresa di vedere che il _concierge_
-lo accoglieva col solito sorriso, che il _liftier_ lo accompagnava su,
-in ascensore, con la solita impassibilità meccanica, che la cameriera
-di Eva, aprendogli la porta del salotto, lo guardava coi soliti occhi
-sprezzanti e lo salutava col solito _Bonsoir_, _monsieur_, cerimonioso
-e servile. Nel salotto tutto era come al solito: l'americana al piano,
-le coppie in giro. Sua moglie ballava, e passandogli vicino, gli disse
-buona sera con un sorriso di cui Pierino aveva mai veduto l'uguale
-per cordialità e serenità. Tutto era così tranquillo ch'ei cominciò a
-dubitare che lassù già si sapesse che la bomba era scoppiata. L'idea
-di dover dare lui l'orribile notizia fu sul punto di fargli riprendere
-il largo sino all'ora di pranzo o, almeno, sino all'ora dell'arrivo
-dei giornali. Ma un'amica di sua moglie, passandogli accanto a sua
-volta, gli mormorò, anche lei col suo più bel sorriso: «_Ça y est...
-La guerre!..._» E un'altra ancora, passandogli anch'essa vicino nei
-giri del valzer, aggiunse a sua volta: «_Guerre de macaronis... Pas
-terrible!..._» La quarta signora si fermò proprio accanto a lui
-sciogliendosi dall'abbraccio del suo cavaliere e, poichè parlava
-italiano, gli disse in italiano: «Fra dieci giorni, siamo a Milano!» E
-giù anche lei un sorriso beato.
-
-Se avesse saputo qualche cosa di psicologia Pierino avrebbe dovuto non
-ignorare che nel campo delle crisi morali le grandi calme fanno più
-paura delle furiose tempeste. Quei sorrisi provvisorii delle belle
-signore austriache erano d'una spavalderia momentanea che avrebbe
-dato luogo al terribile scoppio della procella coniugale non appena
-l'intimità delle singole case avrebbe permesso di passare senza
-grottesco dalla commedia alla tragedia. Ma Pierino, che di psicologia
-ignorava anche l'abicì, si fidava, incauto, di quella serenità.
-L'arcobaleno della contentezza universale sorrideva in quel salotto, al
-suono dei suoi cari valzer. Sì, anche con la guerra, la vita era bella,
-la vita era buona, la vita insomma non era che un valzer: un valzer
-che avrebbe potuto aver per titolo _Contenti tutti_. Contenti giù
-gli italiani che facevano finalmente la guerra sicuri di andar dritti
-filati a Vienna in un mese, contente su le signore austriache sicure di
-vedere in una settimana i soldati di Conrad arrivare a Milano, contenti
-tra le une e gli altri anche i mariti italiani delle signore austriache
-che, dopo tante paure, si levavano finalmente a buon mercato da una
-posizione coniugale e politica maledettamente difficile.
-
-Le belle signore, eccitate com'erano, sembravano prese dalla tarantola
-e non smettevano più di ballare. Ma, ad un dato momento, un gran
-clamore salì dalla via: un enorme scalpiccìo, un vocìo formidabile,
-il gigantesco coro di migliaia e migliaia di voci. Un corteo
-interminabile, con innumerevoli bandiere delle nazioni alleate, torce
-accese sfavillanti nel grigio crepuscolare e bengala di tutt'i colori,
-passava acclamando la guerra, cantando l'inno di Mameli. Chiare,
-baldanzose, le grandi parole dell'inno salivano dalla via italiana al
-salotto italo-austriaco:
-
- _Fratelli d'Italia,_
- _l'Italia s'è desta..._
-
-Al pianoforte l'Americana aveva interrotto il suo valzer e ora
-accompagnava il canto del corteo che passava. Eva s'era fatta al
-balcone con gli altri:
-
-— Vedi, diceva al marito, vedi che gioia, che tripudio... Vanno
-alla guerra come ad una festa da ballo. Ah, sì, adorabile la
-_Carnaval-Nation_!
-
-E, rientrata nella sala, con una grossa risata, si gettò fra le braccia
-di Pierino:
-
-— Balliamo! Voglio ballare con te. Io austriaca e te italiano!
-
-Pierino s'era voltato verso la vecchia signora americana per chiederle
-di suonare un valzer...
-
-— Ma no... Su questa musica: si balla benissimo, esclamò Eva ridendo
-con più veemenza. Voi siete gente allegra, gente di buon umore e avete
-anche gl'inni che sembran ballabili...
-
-E via, nel ballo, col marito, cantando anche lei, tra scoppio di risa e
-scoppio di risa, l'inno di Mameli. E gridava agli altri:
-
-— Anche voi... Anche voi... Ballate... Si balla benissimo il loro
-inno...
-
-E girava, girava col marito, mentre da giù saliva, ardente, immenso, il
-coro del popolo:
-
- _Dov'è la Vittoria?_
- _Le porga la chioma..._
-
-Ed Eva, ballando:
-
- _Chè schiava di Roma..._
- _Iddio la creò!_
-
-E attorno a loro, adesso, anche le altre coppie giravano: gli uomini
-un po' pallidi, le donne molto accese. Ferma l'Americana, sempre più
-neutrale. Ancora dalla via saliva il canto:
-
- _Chè schiava di Roma...._
-
-Ed Eva, con un'ultima giravolta:
-
- _Iddio la creò!_
-
-Poi, respingendo brutalmente il marito, con una pazza risata,
-andandogli davanti coi pugni chiusi e con un grido:
-
-— Dio? Quale Dio? Avete ancora un Dio voialtri?... Spergiuri!
-
-Ma anche nella via il canto s'era spezzato. Adesso erano grida che
-salivano a ondate:
-
-— Morte a Francesco Giuseppe!... A Vienna! A Vienna! Abbasso l'Austria!
-
-D'un tratto dal balcone della stanza vicina una voce chiara, metallica,
-squillò:
-
-— A Milano, andremo a Milano!... Abbasso l'Italia! Abbasso l'Italia!
-
-Pierino, che una volta s'era trovato in uno scontro ferroviario dove
-non c'erano stati che tre feriti e due contusi su duecento viaggiatori,
-credeva di aver conosciuto uno degli spettacoli più terribili cui
-sguardo d'uomo possa resistere toccando il culmine del raccapriccio.
-Dovette convenire quella sera, vedendo quello che accadde, a quel
-grido, che centomila scontri ferroviarii simultanei e simili a quello
-in cui s'era trovato lui non avrebbero potuto dare che una pallida idea
-dell'orribile spettacolo che ora si svolgeva sott'i loro occhi.
-
-Orribili imagini, episodii della Comune, scene del Terrore, passavano,
-color sangue, nel suo spirito. Da giù la folla minacciava:
-
-— E' un'austriaca! E' una spia! A morte! A morte!
-
-Da su la voce continuava, disperata, esaltata, delirante:
-
-— Viva l'Austria! Abbasso l'Italia! A Milano! A Milano!
-
-Volavano i primi sassi. Nessuno osava uscire sul balcone. Non per
-eroica volontà, ma spintovi violentemente dalla moglie, uscì sul
-balcone Pierino. Rientrò esterrefatto, con le mani nei capelli:
-
-— E' Carlotta... E' la nostra cameriera!
-
-Sùbito Eva, Pierino, le altre signore e i mariti sfondarono, più che
-aprirla, la porta di comunicazione con la stanza da letto dei coniugi
-Balla, fecero ressa al balcone e venti braccia si stendevano per
-afferrare Carlotta e tirarla indietro, mentre Carlotta, aggrappata al
-davanzale, continuava a gridare inferocita alla folla inferocita:
-
-— Abbasso l'Italia! Viva l'Austria!
-
-Pierino finalmente riuscì a sradicarla, a rigettarla dentro la stanza,
-mentre la cameriera ancora gridava, con gli occhi fuori dell'orbita, il
-volto di brace:
-
-— Viva l'Au....
-
-— Viva l'Austria un corno! — gridò Pierino che, toccando il fondo della
-paura, riusciva a trovarsi finalmente un po' di coraggio. — Volete
-farci massacrare quanti siamo?
-
-Ed Eva, amabile:
-
-— Il signore ha ragione... Questi sono briganti, ragazza mia!
-
-
-
-
-VI.
-
-“VA FUORI, O STRANIER!„
-
-
-L'Italia, come avviene di tutte le personalità molto pronunziate, è
-paese quanto mai ricco di antitesi. Ebbe a rilevarlo, Eva, una volta
-ancora quando vide entrare nella sua camera da letto i rappresentanti
-dell'ordine pubblico: poichè l'antitesi italiana ammette di avere i
-briganti ma vuole avere anche i carabinieri. I quali carabinieri,
-con urbane maniere, chiesero a tutti i signori e a tutte le belle
-signore presenti quale fosse la gola responsabile d'avere emesso
-grida sediziose al passaggio della dimostrazione. Le persone presenti,
-interrogate ad una ad una, negarono recisamente. Giunta la volta della
-cameriera di Eva, questa sentì che poichè tutti avevano negato a lei
-non restava che affermare. E poichè non c'era nulla di meglio da fare
-si fece avanti e, visto che non c'era più nessuno da interrogare, con
-fiero cipiglio e ferma voce esclamò: «E' inutile interrogare tutti gli
-altri. Mi accuso spontaneamente. Le grida dal balcone furono lanciate
-da me.» Tutti guardarono la cameriera di Eva con un'ammirazione più
-che meritata da quella sua fermezza d'animo che sarebbe forse esagerato
-chiamare spartana, ma che piuttosto, nel comodo vocabolario delle frasi
-fatte, ha nome coraggio della disperazione.
-
-La gioia dei bei gesti è gioia breve. Al nostro bel gesto rispondono
-immediantemente i gesti belli o brutti dei nostri interlocutori.
-Accadde così anche per la cameriera di Eva la quale si vide offrire
-simultaneamente la mano dai due carabinieri e non precisamente per
-condurla a nozze. Quand'ebbe compreso di che si trattava la cameriera
-di Eva cominciò nuovamente a lavorare di muscoli, a dibattersi fra
-le braccia dei carabinieri e ad invocare aiuto da tutti i presenti.
-Ma i presenti non sono veramente presenti che quando esser presenti
-non è in alcun modo pericoloso. Difatti se il pericolo appare potete
-essere con venti amici in una camera e il vostro appello ai presenti
-non troverà presente nessuno. La camera da letto del _ménage_
-Kramer-Balla si sfollò così rapidamente e in balìa dei carabinieri
-rimase la sola cameriera che, quando non ebbe più pubblico cui far
-vedere che resisteva, non stimò più oltre necessario di resistere e
-seguì docilmente i tutori dell'ordine per traversare l'albergo, uscire
-da una porticina di servizio e raggiungere in _fiacre_ gli ufficii
-d'un commissariato dove un amabile funzionario, più che rimproverarla
-cercò di persuaderla dell'assoluta inutilità, per un'austriaca, di
-sprecare il fiato a gridare da sola: «Viva l'Austria!» proprio quando
-trentacinque milioni di italiani, neutralisti e germanofili compresi,
-gridano come un sol uomo: «Viva l'Italia!»
-
-Ma è nelle ore difficili che il sentimento della solidarietà nazionale
-lega strettamente il destino di una bella e ricca signora a quello
-della sua cameriera. Non ebbe pace, Eva, infatti, finchè non ebbe
-persuaso Pierino della necessità di prendere il bastone e il cappello e
-di andare anche lui al commissariato per vedere quale sorte, in questo
-terribile ed inospitale paese, era riservata a quella brava figliuola
-che aveva il solo torto di amar profondamente la sua cara patria.
-La missione imperiosamente affidatagli da sua moglie sembrò facile a
-Pierino finchè si trattò di percorrere i vasti corridoi dell'albergo,
-di discendere su i soffici tappeti le ampie scale, d'attraversare il
-grande vestibolo in cui regnava una pace di paradiso mentre fuori,
-sotto il gran portico dell'albergo, infuriava, terribile, l'inferno.
-Ignorando che l'albergo avesse altre uscite Pierino si decise a
-gettarsi in quella folla che, stipata, ondeggiava sotto il portico e
-fuori nella strada, urlando, ridendo, cantando, motteggiando, chiedendo
-la testa della donna straniera, della miserabile spia che da un balcone
-d'una stanza, dove poco prima s'eran vedute alcune coppie ballare,
-aveva ingiuriato l'Italia e gli Italiani. L'immensa folla, che prima
-marciava al grido di: «A Vienna! A Vienna!» come fosse fermamente
-decisa a raggiungere il Danubio il più rapidamente possibile, nella
-stessa serata, ora stazionava e gridava come se non le importasse più
-nulla di andare sino a Vienna ma le bastasse anche una sola testa di
-viennese. Pierino, che era cerimonioso, credeva che anche la folla
-fosse cerimoniosa e s'era quindi gettato fra i suoi mille gomiti
-senza pensare che quei mille gomiti glieli avrebbero dati tutti nello
-stomaco, ma anzi persuaso che, con un amabile serie di _pardon_,
-avrebbe avuto dalla folla il più garbato dei lascia-passare. Non tardò
-ad accorgersi del suo errore quando ebbe fatti non come voleva lui ma
-come volevano gli altri, pochi passi e quando si vide immobilizzato, in
-un mare di teste, senza poter andare più avanti e senza poter neppure,
-ahimè, ritornare indietro. Gracilino com'era, si sentiva soffocare
-e avrebbe chiesto pietà se mai avesse potuto credere che qualcuno
-ne avrebbe avuta. Sentì allora veramente che la vita non è proprio
-un valzer ma che talvolta può anche essere una posizione pericolosa
-sospesa per un filo al pericolo dell'asfissia. Ma a poco a poco —
-poichè ci si abitua a tutto e anche all'idea di sentirsi soffocare —
-Pierino cominciò a distrarsi dalla sua pena ascoltando le parole che
-suonavano da ogni parte attorno a lui. I più fieri propositi animavano
-quei fieri cittadini che sarebbero stati i soldati di domani. Tutte
-le esclamazioni convergevano a questa conclusione: che non bisognava
-muoversi finchè non fosse fatta giustizia. E Pierino, ch'era figlio
-di magistrato e sapeva quanto fosse lenta la giustizia, cominciò
-seriamente a disperare di potersi mai sciogliere, vivo ancora, da
-quell'abbraccio tentacolare.
-
-A coro, attorno a lui, suonavano voci cavernose: «Mor-te-al-la-spia!
-— Mor-te-al-la-spia!» Più in là un gruppetto di patrioti licenziosi
-gridava ridendo: «La vogliamo nuda! Nuda la vogliamo!» Poi altre voci
-commentarono: «E' una cameriera. — No, è una signora. — Austriaca! —
-Tedesca! — _A' la lanterne_, tutt'e due, la cameriera e la padrona!»
-Pierino si sentì venir meno all'idea che l'ira popolare eccitata da
-quei discorsi potesse rivolgersi anche contro la sua dolce metà. Ebbe
-sùbito occasione di rilevare che non era quello il maggior pericolo
-che gli sovrastava. Altre voci infatti commentavano: «Che sta a fare
-questa gente in Italia? — Sono spie! — No, è la moglie austriaca
-d'un italiano! — _A' la lanterne_, allora, anche il marito!» E, tra
-risa e lazzi, sentì altre voci gridare: «Svergognato! — Buffone!...
-Senza patria!» Gridavano a squarciagola come se la voce dovesse
-raggiungere lassù, oltre le pesanti mura, il marito italiano della
-signora austriaca e Pierino sarebbe stato tentato di dire a quelli
-che gridavano più forte: «Non si sfiatino inutilmente. Tanto sento
-lo stesso!» Ma gli altri gridavano ancora più forte: «Rinnegato! —
-Carne venduta! — Marito da operetta!» Pierino ebbe un sobbalzo: lo
-conoscevano dunque, lo avevano dunque identificato? Si sentì perduto.
-E, maestosa, apoplettica, cannoneggiando, la ingiuria suprema suonò
-sott'il portico e lo raggiunse: «Becco!» Nell'udir quella parola,
-le associazioni d'idee, quelle associazioni che giuocano i tiri
-più impreveduti, gli fecero passare davanti agli occhi, in quel
-momento d'agonia, il profilo tagliente e le basette bionde dell'_herr
-major_ Hampfel, che egli da qualche tempo, da tutt'altri pensieri
-impensierito, aveva del tutto dimenticato.
-
-
-Gli inferni terrestri, a differenza di quell'altro, hanno un termine.
-Viveva Pierino il suo supplizio da più di un'ora quando su la soglia
-dell'albergo vide sollevare un grande foglio di cartone sul quale ad
-inchiostro, con un manico di scopa, era stato scritto che giustizia
-era fatta e che i buoni italiani potevano sciogliersi, poichè la
-spia era arrestata! Un formidabile applauso suonò nella folla la
-quale finalmente cominciò, lentamente, lentissimamente, a muoversi
-e a diradarsi, quel tanto almeno da permettere a Pierino non di
-raggiungere la via dove la folla invece di scemare aumentava ma
-l'atrio dell'albergo e l'ascensore che doveva ricondurlo, con gli
-abiti gualciti e il corpo coperto di lividure, al dolce asilo delle
-sue quiete stanze. In queste stanze trovò Eva, oramai sola, intenta a
-gettare alla rinfusa dentro i bauli le sue _toilettes_ e la biancheria.
-Appena vide entrare il marito Eva corse al campanello elettrico e suonò
-a distesa; e alla cameriera dell'_hôtel_, timida e spaurita, col tono
-di un generale che ordina la ritirata del suo esercito, ordinò: «Non
-c'è tempo da perdere. Aiutatemi. Il treno è alle nove.» A queste parole
-Pierino osò chiedere: «Che si fa?» Ed Eva, scaraventando in un baule
-anche una montagna di vestiti di Pierino, rispose energica: «Che si fa?
-Si parte!»
-
-
-E' un'energia anche quella, di fronte ad una moglie dispotica e
-autoritaria, d'opporsi energicamente ad ogni tentazione di curiosità
-di marito che vuol discutere prima d'obbedire. La disciplina coniugale
-è fatta, come quella militare, d'un forte che non dubita nemmeno
-lontanamente di poter essere il più debole e d'un più debole che
-non pensa neppure incidentalmente di poter essere il più forte. Nel
-matrimonio c'è sempre un coniuge che ha tutt'i diritti e un altro
-coniuge che ha solo tutt'i doveri. A rovesciare i termini del problema
-non c'è neppure da pensare. Bisogna accettare la disciplina coniugale
-come quella militare: senza discuterla e senza cercare di spiegarla.
-Così si regolava Pierino Balla il quale, di fronte alla moglie, stava
-sempre su l'attenti, su un attenti fatto un po' di rassegnazione e un
-po' di paura, un po' di docilità e un po' di impersonalità.
-
-Si decise quindi anche quella sera ad accettare la brusca decisione
-di sua moglie come un ordine che non si discute. Saputo che il treno
-partiva alle nove ed osservato al suo orologio che già le sette erano
-vicine vide sùbito, invece del suo diritto di sapere perchè la moglie
-lo faceva partire, il suo dovere d'aiutar la moglie a fare in tempo
-a partire. In maniche di camicia, già pronto a infilare un abito
-da viaggio, andava su e giù per le stanze con le braccia cariche
-di biancheria e di vestiario, secondo gli ordini di sua moglie che
-preparava quei carichi e intanto contava e metteva da parte certe
-carte, ravviava alla svelta le belle chiome bionde, scampanellava
-e riscampanellava, una, due, tre volte, per il cameriere, per la
-cameriera, per il facchino. Docile, mogio mogio, Pierino continuava a
-fare i bauli, mentre Eva, a mano a mano, si svestiva e si rivestiva.
-
-Quando, di fronte a Pierino seduto sul coperchio del baule chiuso e in
-attesa dei facchini che dovevan venire a portarlo via, Eva fu tutta
-vestita, in abito da viaggio, cappello avvolto da gran velo bianco,
-spolverina su un braccio, borsetta infilata nell'altro, la moglie che
-non dava spiegazioni sentì di poterne dare finalmente qualcuna. «Tu
-già hai capito perchè si parte...» cominciò Eva piantandosi dinanzi
-a Pierino. Il quale Pierino non aveva in verità capito niente, ma non
-osò dichiararlo temendo che una dichiarazione simile avesse potuto aver
-l'aria di pretendere spiegazioni da Eva, che invece non soleva darne
-se non quando non erano affatto richieste. Ma, sia che pensasse che
-avendo già capito era meglio metter Pierino in condizioni di capire
-meglio, sia che stimasse impossibile che suo marito capisse mai qualche
-cosa senza spiegargliela il più chiaramente possibile, Eva continuò
-a spiegare senza attendere da Pierino nessuna risposta: «La vita qui
-comincia a diventare impossibile... Hai veduto? Per poco massacravano
-la mia cameriera, per poco linciavano anche noi... In Austria non
-conviene rientrare... Ripareremo, per ora, in Svizzera... L'estate si
-avvicina e noi anticiperemo la villeggiatura. Certo è che restare tra
-questi forsennati non è più possibile... Capirai: per noi stranieri...»
-
-Stranieri. Cercò Pierino, nella stanza, l'altro straniero e poichè
-non lo trovò capì che quel plurale non poteva comprendere che lui.
-Ebbe la tentazione di dire a sua moglie: «Due stranieri? Ma, bada,
-io sono italiano...» Ma capì subito che, di fronte a sua moglie
-austriaca, nella stessa sera della dichiarazione di guerra dell'Italia
-all'Austria, era per lo meno inopportuno rivendicare così la propria
-italianità. Prese, tuttavia, per ristabilire un poco le cose nella
-loro esattezza, una via indiretta. «Partire, esclamò, è giusto, ma,
-ora che ci penso, come posso partire, io? Se c'è la guerra, c'è la
-mobilitazione generale e io sono soldato. E se sono soldato, non mi
-lasceranno certamente partire». Con questa lunga serie di deduzioni
-più che logiche credeva d'avere senza darsene l'aria, inchiodato sua
-moglie su la croce di una vera impossibilità. Senonchè sua moglie
-sorrise e, aperta la borsetta, ne trasse fuori un grande foglio bianco
-e un piccolo cartoncino ed esclamò: «Soldato tu?... Tu sei di terza
-categoria e riformato... Ecco il tuo foglio di congedo illimitato che,
-ad ogni buon fine, avevo fatto ritirare. Ed ecco qui il tuo passaporto
-che, durante questi ultimi giorni, prevedendo la possibilità della
-guerra, avevo già fatto preparare...» Poi, con un sorriso, chiedendo
-il complimento che Pierino distratto, attonito, aveva dimenticato di
-fare, aggiunse: «Come vedi, io penso sempre a tutto...» Il complimento
-venne in due parole: «Sei meravigliosa...» Poi Pierino guardò il foglio
-del congedo illimitato e disse, quasi ancora incredulo: «Veramente
-con questo posso partire?... Non sono soldato?... Posso lasciare
-l'Italia?...» E poichè Eva con aria giubilante rispondeva: «Sì, si,
-si...» Pierino credette doveroso manifestare lo stesso giubilo in
-queste quattro brevissime parole: «Oh, che bella cosa!»
-
-
-Ma, mentre scendevano le scale, mentre pranzavano in fretta, mentre
-saldavano il conto e in automobile partivano per raggiungere la
-stazione, Pierino pensò a più riprese che quella cosa di partire
-proprio la prima sera della guerra non era poi tanto bella quanto aveva
-detto. Trovarono la stazione invasa di soldati. Già nuovi reggimenti
-partivano per la frontiera. Già da ogni parte giovani viaggiatori
-in borghese affluivano a tutt'i treni in partenza per raggiungere i
-loro reggimenti o i loro distretti. Nel corridoio del vagone-letto,
-appoggiati al finestrino, Pierino ed Eva non parlavano. Pierino ed Eva,
-del resto, non parlavano che quando Eva aveva qualche cosa da dire o da
-far dire. E, poichè quella sera in italiano non aveva nulla da dire e
-in tedesco era assolutamente imprudente domandare anche semplicemente
-a che ora partisse il treno, Eva non parlava e Pierino, disciplinato
-come sempre, taceva. Ma parlavano attorno a loro gli altri, quelli che
-parlavano chiaramente e tranquillamente in italiano perchè in italiano
-liberamente pensavano. Ed erano tutte parole ardite ed ardenti, parole
-d'entusiasmo e di fede, parole chiare e precise con le quali tutti
-quelli che si lasciavano a Roma si davano appuntamento a Trieste od
-a Trento e quelli che non badavano a spese addirittura a Vienna. Di
-tanto in tanto drappelli di soldati passavan correndo per raggiungere
-fuori stazione i treni militari. Avevano, quei soldati, infiorati i
-berretti e i fucili. La gente dal treno e dai marciapiedi li applaudiva
-e a quegli applausi i soldati rispondevano agitando in aria i berretti
-e lanciando certi evviva che facevano tremare gli enormi lucernarii
-della stazione. Non sapeva perchè, Pierino: ma a veder agitare quei
-berretti, a sentir gridare quelle parole, sentiva pesare sul suo cuore,
-nella tasca interna della giacchetta, il suo congedo illimitato, come
-se quelle due pagine di carta fossero di bronzo. Non capiva perchè,
-Pierino: ma, se chiudeva gli occhi, si vedeva davanti la stazione di
-Vienna, la famosa Sudbanhoff del primo viaggio e la vedeva in quel
-momento piena di un'eguale folla, di altri soldati, di analoghi saluti
-e di analoghe grida. Se i suoi connazionali partivano per la guerra,
-per la guerra partivano, in quell'ora, anche i connazionali di Eva.
-Lui solo non partiva per nessuna guerra e si avviava comodamente
-in Isvizzera. E gli parve che, nè italiano nè austriaco, non era in
-fondo il connazionale di nessuno. Era, come diceva il foglio del suo
-congedo, un militare riformato e di terza categoria ed era, sopratutto,
-senza possibilità di congedo, nè illimitato nè limitato, il marito di
-sua moglie. Vedeva passare quei soldati, sentiva suonar le fanfare,
-rombar qua e là, in coro, le note degli inni patriottici e gli veniva
-una voglia matta — matta veramente — di gridare evviva anche lui e di
-battere anche lui le mani. Ma c'era lì sua moglie a tenerlo d'occhio e,
-sebbene il cuore gli battesse, Pierino le mani continuava a tenersele
-in tasca e a fiatare anche un solo monosillabo non pensava neppure.
-
-Passò in quel punto, correndo, una compagnia di bersaglieri. Correndo,
-cantavano un inno e, proprio passandogli davanti e fissandolo in
-volto, un bersagliere gridò più forte degli altri: «Va fuori d'Italia,
-va fuori, o stranier...» E aveva un bel dirsi, Pierino, che quel
-bersagliere non poteva conoscerlo, che non poteva averla con lui... A
-lui mortificato sembrava che quel: «Va fuori, o stranier!» gli fosse,
-indiscutibilmente e più che meritatamente, dedicato.
-
-
-
-
-VII.
-
-LA SINFONIA DEL «GUGLIELMO TELL»
-
-
-Poichè il consiglio — _Va fuori, o stranier_... — datogli con
-tanto entusiasmo dal soldato che partiva per la guerra collimava
-perfettamente con le intenzioni della signora Eva, Pierino Balla
-fu l'indomani mattina, mettendo giù il piede dal montatoio dello
-_sleeping-car_, fuori d'Italia. Si trovò tra gente tranquilla, tra
-gente svizzera non provvisoriamente ma definitivamente neutrale e che
-accudiva ai proprii affari con moltiplicata energia; non perchè la
-forza del carattere nazionale riuscisse a superare lo sconvolgimento
-dell'ora terribile sino a permettere ai cittadini d'accudire
-serenamente ai proprii negozii, ma perchè lo sconvolgimento aveva
-meravigliosamente moltiplicato la possibilità di far degli affari così
-come li fanno i neutrali: ossia con l'uno e con l'altro belligerante,
-dal momento che essere veramente neutrale non vuol dire affatto, come
-i lessici vorrebbero, non parteggiare nè per l'uno nè per l'altro, ma
-vuol dire invece, come vuole ogni politica estera saggiamente intesa,
-parteggiare simultaneamente per tutt'e due, con questa sola restrizione
-mentale di evangelica opportunità: che la mano destra non deve sapere
-quello che fa, ossia quello che dà e prende, la sinistra — e viceversa.
-
-Nelle grandi tempeste domina solo l'istinto della conservazione. Le
-riflessioni su gli eventi attraversati e su le azioni compiute per
-superare quelli eventi non vengono che più tardi, a calma ristabilita.
-Così Pierino che nel primo momento, uscendo dalla furia della gente
-accalcantesi quasi a stritolarlo nell'atrio dell'albergo, aveva accolto
-l'annunzio della partenza datogli imperiosamente da sua moglie come la
-scelta dell'unica via possibile di uscita da una situazione sempre più
-minacciosamente difficile, adesso, nel raccoglimento del grande albergo
-svizzero dove tutto appariva inverosimilmente lontano, sentiva che
-quella partenza era stata tanto precipitosa da rassomigliare più che ad
-una partenza ad una fuga. Se qualcuno gli domandava da dove venivano,
-Pierino rispondeva che venivano da Roma, che erano partiti per più
-quieti orizzonti allo scoppiare della guerra. Sapeva di adoperare, col
-verbo partire, un verbo generosamente eufemistico, ma agli eufemismi
-era oramai abituato. E sapeva, in certi suoi momenti di lucidità, che
-il peggiore eufemismo di tutti era quello che, così per chiamare lui
-senza un soldo come per chiamare Eva ricca a milioni, usava due parole
-che tendevano a creare una certa parità di valori morali e materiali:
-marito e moglie.
-
-La gente, come osserva anche una canzonetta del dolce paese natìo
-di Pierino Balla, vuol sapere troppe cose. Ed è proprio quando
-ogni discrezione sarebbe consigliabile che la gente formula, con
-inconsapevole malizia, le più indiscrete domande. Così molti, nel
-vederlo tanto giovane, nel saperlo italiano, nel ricordare che da
-pochi giorni anche l'Italia era in guerra, gli domandavano come mai
-egli non fosse soldato. Pierino rispondeva con un rossore che diceva
-il perchè vero e con due parole che dicevano il perchè falso. Le
-due parole erano: «Terza categoria». E sùbito Pierino aggiungeva che
-le terze categorie non erano state ancora chiamate, che il governo
-si era limitato a chiamar sotto le armi, per istruirle, solo le
-classi più giovani e che il momento dei più anziani — ed egli era,
-con un sospiro, purtroppo, dei più anziani — non sarebbe venuto che
-più tardi, molto più tardi. Aggiungeva però, solo entro sè stesso,
-che, riformato com'era per deficienza toracica, poteva sperare che
-pur venendo il momento della sua classe e della sua terza categoria
-il momento suo non sarebbe venuto mai. Era di terza categoria, era
-riformato, era in Isvizzera: non poteva essere più al sicuro di così.
-Sua moglie non si stancava di ripeterlo e Pierino non si stancava di
-sentirselo ripetere. Non gli pareva possibile che, quando milioni e
-milioni di suoi connazionali correvano il rischio di pagar con la vita
-il diritto della loro patria a farsi un po' più grande, egli potesse
-cavarsela, beniamino degli dei di guerra, a così buon mercato. Aveva
-vagamente paura che il diavolo, raffigurato nelle precise circostanze
-del ministro della Guerra, potesse da un momento all'altro giuocargli
-un brutto tiro. Già alcuni giornali arrabbiatamente interventisti
-cominciavano a strillare per convincere il governo dell'assoluta
-necessità morale e materiale di procedere il più sollecitamente
-possibile a una rivisita dei riformati.
-
-Il giorno in cui lesse per la prima volta una notizia in proposito
-nei giornali italiani era con sua moglie che lavorava a misurar metri
-di flanella destinati a decine e decine di gilè per i bravi soldati
-del fronte austriaco nel Trentino, «dove c'è sempre la neve e dove,
-poveretti, dovevano aver tanto freddo». Appena letta la notizia Pierino
-si levò giacca e gilè di fronte ad Eva che lo guardava sbalordita. Le
-tolse anche di mano il metro, un metro di fettuccia, che Pierino si
-passò attorno al torace per misurar di questo lo sviluppo attuale.
-A veder se il torace fosse cresciuto non aveva, a dire il vero,
-pensato mai. Ma, adesso, era il caso di preoccuparsene seriamente.
-Stringeva, stringeva, Pierino, stringeva quel povero metro a fettuccia
-perchè potesse segnare quanti meno centimetri era possibile. Ma,
-desolato, senza fiato, guardava e riguardava: erano, implacabilmente,
-ottantasette. A calcolare il volume della camicia e della maglia si
-potevano a rigore togliere cinque, sei o sette centimetri. Ma anche
-togliendo ne rimanevano sempre ottanta: proprio quel che occorreva
-per essere soldato. Poichè infatti quel benedetto diavolo, quel
-benedett'uomo, cioè, del ministro della Guerra, per mettere insieme
-quanti più soldati era possibile, aveva ribassato da ottanta a
-settantanove i centimetri di petto richiesti per il fantaccino. E lì,
-lì rimaneva Pierino, guardandosi e riguardandosi quell'ottantasette
-sul quale l'unghia del suo pollice s'era fermata. «Sono ottanta, sai,
-disse alla moglie quando potè riprender fiato, sono ottanta, capisci?»
-Eva non sapeva e non capiva gran che. E poichè Pierino s'affannava a
-ripetere che erano ottanta, che erano almeno ottanta Eva lo guardava
-esterrefatta interrogando: «Ottanta?» E Pierino, con un fil di voce:
-«Ottanta: proprio così. Erano settantasei prima, quando ti ho sposata.
-Ora ne occorrono settantanove ed io ne ho uno di più».
-
-Eva in fondo era fiera che suo marito le dovesse quei tre centimetri di
-maggiore sviluppo toracico, ma, Pierino non la pensava così e, pur di
-risparmiarsi quei tre centimetri di torace in più avrebbe rinunziato
-anche volentieri a tre chilometri di quella felicità coniugale che
-Eva aveva saputo dargli. «Ma tu sei riformato!...» diceva Eva per
-rassicurarlo. E Pierino rispondeva: «Sì, ma pare che rivisitino anche
-i riformati...» Eva lo rassicurava... Non c'era questo pericolo:
-l'Italia non era la Francia, l'Italia aveva molti uomini, l'Italia
-era largamente prolifica. L'Austria aveva, è vero, dovuto ricorrere
-ai riformati, ma l'Austria, santo Dio, combatteva una guerra enorme,
-contro tre nemici, su tre fronti. In Italia, invece, la cosa era molto
-diversa: un fronte solo e non un nemico, ma neppure una metà di nemico,
-addirittura un terzo di nemico... Poichè Eva, anche rassicurando
-Pierino, non perdeva l'occasione di dir qualche cosa di molto amabile
-per l'Italia, per dimostrarle una volta di più che le alleanze,
-le quali tanto più sono doppie quanto più sono triplici, servono a
-tener desti da una parte e dall'altra delle frontiere i più cordiali
-sentimenti di simpatia. Ma poi, vedendosi Pierino mortificato davanti,
-invece di continuare a dir cose amabili all'Italia, ricominciava a
-dirne a lui... «E sta allegro, gli diceva, non c'è pericolo...». Poi
-un'idea, evidentemente molto buffa, le attraversava il cervello: «Tu
-alla guerra! esclamava. Oh, che ridere!» E giù a ridere, infatti, per
-un quarto d'ora.
-
-
-Se è vero che non s'ama la patria che da lontano, Pierino doveva
-cominciare a persuadersi che, andandosene al Capo Nord, avrebbe finito
-per amar l'Italia di sviscerato amore. Gli era bastato di varcare
-appena la frontiera e di rifugiarsi in quella cittadina svizzera per
-sentire che la mattina appena desto, la lettura dei giornali italiani
-gli era indispensabile. E non leggeva la cronaca dei teatri — dove,
-del resto, non si rappresentavano più operette austriache poichè queste
-erano state sostituite, non già da operette italiane, ma, con cortesia
-pei nuovi alleati, da operette tutte francesi — non leggeva la cronaca
-dei teatri, ma il comunicato di Cadorna. Ogni giorno quei comunicati
-annunziavano che la prima avanzata si svolgeva felicissimamente e che
-le bandiere austriache su le cittadine di confine cadevano una dopo
-l'altra al soffio d'un po' d'aria smossa dai pennacchi dei bersaglieri.
-Quando leggeva nelle grosse lettere dei titoli su sei colonne che
-la bandiera italiana sventolava un po' più in là del confine, che
-gli alpini scalavano vittoriosamente montagne inaccessibili, che i
-bersaglieri sfondavano i reticolati come fossero di carta velina, che
-dovunque la bella ondata grigioverde passava, prorompeva, incalzava,
-travolgeva, Pierino si sentiva un po' di batticuore. Poi, quando dal
-gabinetto da bagno entrava sua moglie, Pierino atteggiava a compunzione
-il volto troppo sorridente. Se questa gli domandava che notizie ci
-fossero su i giornali Pierino le rispondeva che c'era poco di nuovo:
-qualche paesello di frontiera occupato, qualche sfondamento di truppe
-di copertura, incertezze del primo momento, episodii fortunati certo,
-ma episodii solamente. Si vestiva in fretta e scendeva a prendere il
-caffè e latte nella sala del _restaurant_. Gli ritornavano allora gli
-spiriti e, con questi, anche lo spirito patriottico. Lo serviva infatti
-un cameriere francese che, a sua volta, gli chiedeva notizie. Di
-fronte all'alleato il volto di Pierino ritrovava il sorriso, i successi
-ridiventavano successi, le bandiere italiane risventolavano. E quando
-il cameriere francese esclamava compiaciuto: «_Ils vont bien, les
-Italiens!_...» Pierino, raddrizzandosi, impettito e fiero come se fosse
-il Generalissimo, rispondeva:
-
-— Sì, andiamo benissimo!...
-
-Lui non andava in nessun posto, ma gli altri andavano per lui e, in
-fondo, era la stessa cosa... E se il cameriere francese, brandendo
-minacciosamente la caffettiera contro la Germania intera, aggiungeva
-con supremo disgusto: «_Ah, ces Boches!_» Pierino si guardava attorno
-per vedere se Eva non veniva ancora a raggiungerlo e, approfittando
-del libero lucido intervallo, brandendo anche lui in atto di sfida il
-coltellino con cui spalmava il burro su le fette di pane abbrustolito,
-si sentiva per un momento più alleato che impero centrale e ripeteva a
-sua volta:
-
-— _Ces sales Boches!_
-
-Ma un bel giorno Eva apparve costernata. Costernata dapprima, poi
-sùbito risoluta. Era apparsa davanti a Pierino che, sdraiato su un
-divano, serviva l'Italia in pace e in letizia leggendo una lettera di
-Barzini dal fronte, era apparsa davanti a lui con un giornale italiano
-stretto nervosamente in una mano. E aveva vibrato il colpo, senza
-pietà:
-
-— Si chiaman sul serio i riformati anche da voi... Già ne rivedon tre
-classi...
-
-Pierino non si mosse. Le anime timide hanno, di fronte al pericolo
-inevitabile, di queste fermezze, poichè quando le gambe si piegano chi
-stava seduto o sdraiato non riesce a mettersi in piedi e rimane quindi
-come stava: molti stoicismi non sono fatti che di questa impossibilità
-di non essere stoici.
-
-— Te l'avevo detto? mormorò solamente Pierino con un filo di voce, quel
-filo di voce che gli rimaneva.
-
-Ora, di fronte a lui, Eva era già risoluta:
-
-— Qui non c'è, caro, che una sola cosa da fare, disse. Ci tieni molto
-tu ad essere italiano?
-
-Nella paura d'offenderla Pierino non seppe che cosa rispondere. Eva
-prese quel silenzio per un silenzio negativo e aggiunse:
-
-— E allora c'è una cosa molto semplice da fare: cambia nazionalità.
-
-Questa volta Pierino si mosse. Trovò almeno la forza di mettersi a
-sedere e di spalancare tanto d'occhi.
-
-— Non ti dico di farti austriaco: sarebbe pretender troppo. E poi,
-c'è la guerra anche lì... E che guerra abbiamo noi!... Altro che la
-vostra... Ma...
-
-Sospeso, con gli occhi intenti, Pierino aspettava.
-
-— Ma, riprendeva Eva, c'è la Svizzera... Bel paese, tranquillo,
-neutrale, senza pericoli... Tu ti fai svizzero e ti riformi
-definitivamente da te...
-
-Pierino ascoltava allibito. Ma Eva gli mise al collo le belle braccia
-nude e gli cadde a sedere su le ginocchia, gota contro gota, fiato
-contro fiato, poi bocca contro bocca:
-
-— Tanto, italiano o svizzero, io non ti amo forse lo stesso?
-
-Poi, dopo un bacio, Eva aggiunse:
-
-— Io so che non voglio darti alla patria. So che voglio tenerti per
-me...
-
-Più gentile della patria che gli chiedeva di morire, Eva, in fondo, non
-voleva che farlo vivere. Solo Pierino balbettò:
-
-— Ma non ti pare ripugnante...
-
-Eva scrollò le spalle:
-
-— Che sciocchezza!
-
-E le parve che bastasse, le parve d'aver risposto a tutto. Ma Pierino
-ancora esitava:
-
-— Svizzero tu dici, farmi svizzero... Ma, vedi, quando si è italiani...
-
-— Quando si è italiani?
-
-Pierino osò la gran risposta:
-
-— Sai, ecco, in fondo, ci si tiene... Sai, abbiamo nel nostro passato
-tante glorie, tanti grandi uomini...
-
-Eva non si trovò perduta ed esclamò:
-
-— E qui non hanno, scusa, Guglielmo Tell?
-
-Guglielmo Tell! Pierino non riusciva precisamente a identificarlo e
-non sapeva se fosse un grande guerriero, un grande poeta o un grande
-albergatore. Sapeva solo che era l'eroe di un'opera di Rossini, della
-quale aveva sentito unicamente la sinfonia, a Roma, ai concerti del
-Pincio e di piazza Colonna.
-
-— Ah, già, è vero, rispose, Guglielmo Tell!
-
-E tacque. E fece, in quel silenzio, il primo passo per diventarne
-compatriotta.
-
-Ma per sua fortuna non bastava un sol passo, chè se è possibile
-cambiar di casa in un giorno non è possibile cambiar di patria in
-una settimana. Eva lavorava, ordiva nelle penombre degli _halls_, dei
-_dining-rooms_ e degli _smokings-rooms_ del grande albergo svizzero la
-piccola trama politica che doveva condurre un figlio di Dante ad essere
-concittadino di Guglielmo Tell. Se Eva lavorava in silenzio Pierino in
-silenzio la lasciava lavorare. L'idea della grandezza di Guglielmo Tell
-gli era, a dire il vero, entrata nel cervello assai più sollecitamente
-che non quella dell'opportunità di adottarne la patria. Leggeva sempre
-i giornali dell'antica patria lontana: portavano tutti l'eco del valore
-di un esercito e della fermezza d'un popolo. Questo popolo che egli
-aveva conosciuto indifferente, beffardo, diviso, ora era tutt'uno, una
-sola gigantesca persona con un solo cuore e milioni milioni e milioni
-di braccia. Leggeva nei giornali certe letterine di riformati delle
-classi più anziane della sua che invocavano dal governo una revisione,
-che imploravano dal governo, come una benedizione, di potersi andare
-a far ammazzare anche loro. Lui invece se ne stava lì, quieto quieto,
-in Isvizzera, a legger la guerra su i giornali, a giuocare a _tennis_
-e a _poker_, ad aspettare al sicuro che la tempesta passasse. Quando
-alla sera rientrava in camera sua, tutto attillato nello _smoking_
-di taglio perfetto, il monocolo all'occhio, il garofano rosso
-all'occhiello, un garbato sbadiglio sul labbro dietro il paraventino
-beneducato d'una mano curata e inanellata, quando nella bella camera
-luminosa dell'_hôtel_ più _confortable_ si stendeva beatamente per
-otto ore di sonno, per dieci ore di riposo, sul più morbido letto di
-piume che mai albergatore svizzero avesse fatto confezionare per la
-delizia della sua ricca clientela, Pierino, se chiudeva gli occhi, se
-spegneva la luce, se allungava le gambe su la fresca carezza d'una
-biancheria da letto di prima qualità, vedeva una trincea sotto il
-vento e sotto la pioggia, dove, dopo una giornata di combattimento,
-avendo sfidata oggi dieci volte la morte, pronti a sfidarla dieci
-volte ancora domani, giovani come lui, italiani come lui, avvezzi come
-lui ad ogni quiete e ad ogni benessere, passavano la notte seduti su
-un sasso, col fucile tra le ginocchia, il berretto su gli occhi, le
-gambe affondate fino a metà nel fango. Che faceva quella gente lassù,
-su quei monti dove lo sverno liquefaceva i ghiacciai, su le rive di
-quel fiume che gonfio d'acque primaverili si tingeva di sangue, e di
-sangue italiano, per poi continuar la sua corsa e portare quell'acqua
-e quel sangue sino al mare, sino al mare italiano? Serviva un ideale,
-quella gente, ubbidiva a una legge irresistibile e istintiva pari a
-quella che c'impone di difender la madre, d'onorarla, di servirla. Eran
-milioni, quei soldatini grigio-verde, arco di ferro e di fuoco dallo
-Stelvio al mare. Ma da quella massa alcune figure, figure cognite di
-amici, di compagni, di parenti, si staccavano, si precisavano. C'erano
-tutti; nessuno mancava. Pierino li ravvisava ad uno ad uno, questo
-di sentinella lassù tra le nevi, quello alla testa di una compagnia
-all'assalto, questo accanto al suo cannone rombante, quell'altro
-inerpicantesi coi suoi alpini di roccia in roccia, di balza in balza,
-mira di mille fucili, miracolosamente incolume sotto il fuoco di
-mille fucili. Erano gli amici antichi, quelli dei vecchi teatri, delle
-_premières_ delle operette viennesi, quelli delle lunghe discussioni
-al caffè. Adesso eran tutti lì, al fuoco. Egli solo non c'era. E di
-tanto in tanto — egli lo vedeva, lo sentiva... — gli amici, gli antichi
-amici, si accorgevano che lui non c'era. Uno mormorava il suo nome,
-altri lo ripetevano. Gli sguardi si cercavano, s'incontravano, poi
-parlavano e rispondevano i sorrisi: «Pierino?» E sorridevano. «Dove
-sarà?» E sorridevano. «Fra le braccia della sua moglietta bicipite...»
-E sorridevano. Uno concludeva per tutti, con un po' di bontà, con un
-po' di disprezzo: «Povero Pierino!...» E, ancora, tutti sorridevano.
-
-Dov'era Pierino? Ora seguiva docilmente di casa in casa, di salotto
-in salotto, di ufficio in ufficio, sua moglie sempre più fermamente
-decisa a salvargli vita natural durante la pelle facendogli prendere
-la concittadinanza di Guglielmo Tell. Le anime temperate come quella
-di Pierino, se possono esser capaci di una lenta evoluzione, hanno
-l'orrore e il terrore del nuovo e non escono da un'abitudine se non
-prendendone inavvertitamente un'altra. Così Pierino, non ostante i suoi
-dubbii, non ostante le sue meditazioni e le sue visioni notturne, non
-ostante i sorrisi — un po' di bontà, un po' di disprezzo — dei suoi
-compagni in trincea, non osava ribellarsi alla volontà di sua moglie la
-quale, come si sa, non gli consentiva mai di avere un'opinione. Fabio
-il Temporeggiatore è il grande patrono dei timidi e degli indecisi.
-Temporeggiava come il grande capitano anche Pierino. Rimandava di
-giorno in giorno la necessità d'aver coraggio o il coraggio della
-necessità. Ogni sera si riprometteva di dire a sua moglie che, tutto
-sommato, voleva rimaner quello che era e che di diventare svizzero
-non voleva saperne. Ma ogni mattina rimandava al giorno dopo il
-supremo eroismo d'avere per la prima volta nella sua vita coniugale
-un'opinione. Andando avanti così, sapeva benissimo a che cosa era
-legato il suo destino: a una gara di rapidità tra la vecchia patria
-che doveva decidersi a rivedere anche i riformati della sua classe e la
-presunta patria nuova che doveva affrettarsi a significargli in carta
-bollata il più patriottico e ospitale benvenuto in terra elvetica. Se
-faceva prima l'Italia l'onore era salvo, sua moglie aveva perduto la
-partita e gli amici della trincea avrebbero un giorno o l'altro veduto
-capitar lassù, su le Alpi, in uniforme grigio-verde, anche lui. Ma
-se faceva prima la Svizzera l'onore era perduto pur essendo salva la
-pelle, sua moglie trionfava definitivamente e gli amici della trincea
-avrebbero potuto continuare a sorridere — un po' di bontà, un po' di
-disprezzo — chè tanto non l'avrebbero riveduto mai più. Così, con due
-diverse ansie, egli vedeva ogni mattina entrare in camera sua prima il
-cameriere coi giornali d'Italia e poi sua moglie con le lettere della
-prima posta mattutina. Ma le mattine passavano, una dopo l'altra, una
-come l'altra. E se Roma non si decideva a richiamare altre classi di
-riformati oltre le tre leve più recenti, Berna aveva l'aria di non aver
-proprio nessuna fretta di dare a Guglielmo Tell un connazionale di più.
-
-
-Certi fatti, certe coincidenze, si ripetono nella vita umana sino ad
-assumere un aspetto d'irresistibile destino, sino a poter rappresentare
-il fato sospeso ad ogni passo sul capo degli eroi dell'antica tragedia
-greca. Il fato di Pierino Balla si chiamava musica. Se la musica gli
-aveva fatto trovare e prender moglie, la musica gli fece conservare
-all'ultimo momento una patria che un momento prima stava per perdere.
-Era domenica e dall'albergo eran discesi, all'ora della passeggiata,
-in città. La signora Kramer-Balla aveva lasciato suo marito su la
-porta di un cinematografo dandogli appuntamento per due ore più tardi
-dinanzi ai tavolini del più elegante caffè. Doveva andare, aveva detto,
-a sbrigar due o tre faccende, sempre per quell'interminabile affare del
-cambiamento di nazionalità sollecitato da Pierino. «Vedi, aveva detto
-stringendogli la mano, vedi: lavoro per te, per il tuo bene. Tra pochi
-giorni sarai svizzero e saremo tutti tranquilli». Poi allontanandosi
-aveva aggiunto: «Oramai ci siamo. Il consigliere Faber mi ha assicurato
-che adesso è questione di ore...» E Pierino, tanto per dir qualche
-cosa: «Sai, cara, non ti dar troppa pena per me... Ora più, ora
-meno...»
-
-Evidentemente Pierino, per quanto non volesse saperne, cominciava ad
-essere un po' svizzero dal momento che di quello che doveva diventare
-il suo paese vedeva già più i difetti che le buone qualità: il che
-è proprio del più istintivo e più logico nazionalismo. Così Pierino
-trascurava di riconoscere alla Svizzera il merito di essere un
-paese dove chi ha paura della guerra può andare a vivere in pace,
-ma osservava già a denti stretti o a mascelle larghe, a seconda che
-dovesse reprimere uno sbadiglio o che vi si abbandonasse, osservava già
-che tanta pace era evidentemente pace, ma una pace di un'insopportabile
-e mortificante monotonia. Già, in quel paese sotto le nuvole, chiuso
-tra le montagne, lui, Pierino, napoletano, uomo dei liberi orizzonti,
-dei mari di smeraldo e dei cieli di zaffiro, non ci si poteva vedere.
-Quando poteva, scappava al cinematografo. Vedeva altre genti, altri
-paesi. Rivedeva anche, di tanto in tanto, l'Italia: la rivedeva, ma
-senza, a prima vista, riconoscerla. Non gli pareva quella, tranquilla,
-elegante, piena di folla, di affari, di piaceri, la capitale che
-aveva lasciata una sera, la capitale convulsa, febbrile, teatro d'una
-minacciosa guerra civile nel nome d'una libertà che non permetteva nè
-ad una parte nè all'altra di avere una libera opinione. Rivedeva sul
-bianco schermo i soldati, i soldati italiani. E, nel vederlo, anche i
-connazionali del leggendario arciere svizzero applaudivano il piccolo
-fantaccino grigio-verde che si copriva, con semplicità, di gloria.
-E vedeva scene di partenze di reggimenti dalle città italiane per la
-frontiera minacciata. Vedeva i bei reggimenti sfilare dietro le vecchie
-bandiere, stretti in una duplice fascia di teste bianche di mamme, di
-testoline bionde di bambini. E anche i bambini, anche le spose, anche
-le mamme applaudivano i bei soldati che partivano per la guerra con
-un bel sorriso su le labbra, con una rosa di maggio infilata nella
-canna del fucile. E c'era un nome su tutti quei visi sorridenti, su
-tutte quelle mani che applaudivano, su tutte quelle rose, su tutti
-quei fucili. C'era un nome: Italia! Italia! Non così era partito lui,
-una sera; di nascosto, come fuggendo, per raggiungere una frontiera
-pacifica che nessun pericolo minacciava, per ubbidire alla volontà
-imperiosa di una piccola donna straniera che voleva non solamente
-mettere in salvo un marito dopo tutto anche amato a modo suo, ma anche
-risparmiare al suo paese in guerra un nemico di più. Italia! Italia!
-Italia! Non questa parola aveva egli udita quella sera fuggendo, ma il
-grido d'un soldato, d'un soldato italiano che partiva per la guerra a
-lui italiano che dalla guerra fuggiva: «Va fuori d'Italia, va fuori, o
-stranier!» E fuori non solo era andato, ma fuori sarebbe forse rimasto
-per sempre se il destino fosse per voler permettere a sua moglie
-di cambiargli, dopo avergli cambiato già tante altre cose, anche la
-patria.
-
-Ma la musica doveva ancora una volta segnar la strada del suo destino.
-Escì dal cinematografo che ancora quaranta minuti lo separavano
-dall'ora fissata per l'appuntamento con sua moglie. Nel bel pomeriggio
-domenicale c'era lì, sul piazzale, una banda che suonava tra i bei
-palazzi in riva al lago e allo sbarcadero. Il vecchio melomane ch'egli
-era si fermò ad ascoltare tra la folla. A un tratto gli strumenti
-d'ottone brillarono al sole. Poi da un breve silenzio uscì un primo
-clamore di tromba. E, meravigliosamente, una melodia gigantesca nel suo
-immenso respiro salì dalla piazza, la riempì, salì nel cielo, riempì
-il cielo. Pareva a Pierino estatico di conoscere già quella musica,
-ma non riusciva a identificarla. La sua coltura musicale in fatto
-di operette viennesi non aveva lacune, ma quella musica formidabile
-che gli sconvolgeva il cuore non aveva in verità l'aria di esser
-viennese e molto meno quella di essere operettistica. Nella fedeltà
-ch'è propria dei grandi amori, Pierino, ch'era in procinto d'abiurare
-la patria, sentiva che nulla al mondo, neppure la più potente forza
-del mondo, neppure cioè la volontà di sua moglie, gli avrebbe potuto
-far rinnegare il fascino delle operette viennesi. Ma doveva convenire
-tuttavia che c'era in quella musica qualche cosa di più irresistibile
-ancora del valzer del _Conte di Lussemburgo_ e del settimino della
-_Vedova Allegra_. Tanto era vero che la gente su la piazza ascoltava
-in silenzio, raccolta ed estatica come se fosse stata in una chiesa.
-E, quando la meravigliosa onda di musica si spezzò, si chiuse e si
-spense in un ultimo fragore, un applauso lungo, interminabile, partì
-dalla folla. Anche Pierino si trovò ad applaudire, ad applaudire con un
-impeto tale che mai aveva conosciuto l'eguale — è tutto dire — neppure
-per applaudire Franz Lehar o Leo Fall.
-
-Quando proviamo fortemente un'impressione il nostro primo bisogno
-è quello di sentirla condivisa. Così Pierino si guardò attorno e ad
-un vecchietto attillato e profumato che applaudiva come lui disse in
-italiano: «Che musica! Che musica!» Il vecchietto sorrise, continuò a
-batter le mani e rispose in francese al suo vicino: «_Ah, oui, quelle
-musique_...» Poi, quand'ebbe finito di applaudire, il vecchietto si
-volse ancora a Pierino e gli chiese: «_Vous êtes italien?_» Al che
-Pierino non osò rispondere senza una breve meditazione. Ma la breve
-meditazione lo portò a concludere che sì, che in fondo era ancora
-italiano e che però poteva e doveva rispondere al vecchio signore
-attillato e profumato: «_Oui, monsieur_». Vide allora il vecchio
-signore stendergli con un largo gesto la mano esclamando: «_Je vous en
-fais, monsieur, mes compliments. Vous avez des grands musiciens et des
-grands soldats..._»
-
-Pierino rimase interdetto. In quanto ai soldati sapeva benissimo che
-cosa pensare: il vecchietto non alludeva certamente a lui. Ma quanto ai
-maestri di musica non sapeva precisare in un nome e cognome l'elogio
-generico del suo amabile ed affabile interlocutore. Per fortuna
-affabilità ed amabilità sono loquaci e il vecchietto aggiunse ancora,
-stringendo nuovamente la mano di Pierino: «_Ah, oui, quels musiciens...
-Cette symphonie du_ «Guillaume Tell»... Che meraviglia questa sinfonia
-del «_Guglielmo Tell_»... L'ho riudita con sbalordimento... E sono
-felice, signore, di stringer la mano d'un compatriotta dell'immenso
-Rossini».
-
-E se ne andò lasciando muto e stralunato dietro di sè il compatriotta
-di Rossini. Il quale compatriotta di Rossini ricominciò a pensare che
-fra breve — questione di ore, avevan detto sua moglie e il consigliere
-Faber — sarebbe diventato compatriotta di Guglielmo Tell. Gli sembrò,
-dopo quella musica, che fosse veramente imperdonabile barattare con
-Guglielmo Tell unico e solo, Rossini e tutti gli altri. Gli sembrò
-di sentire che ad essere compatriotta di Rossini e di tutti gli altri
-egli tenesse ed avesse sempre tenuto più di quello che avrebbe potuto
-immaginare. Gli sembrò anche non esser poi tanto facile diventare
-svizzeri quando si è italiani. Gli sembrò sopratutto che sua moglie
-cominciasse veramente a pretendere un po' troppo da lui e che qualche
-cosa, un po' di dignità, un po' di fierezza, si ridestasse finalmente
-in fondo in fondo all'acqua stagnante della sua docilità coniugale.
-E gli sembrò infine che fosse il caso di vagliare esattamente la
-grandezza di Guglielmo Tell. Aveva, nei giorni passati, avuto la
-curiosità di assumere informazioni sul glorioso personaggio e gli
-sembrò che l'avere mirato giusto su una mela, anche se questa era posta
-dalla ferocia d'un governatore di Alberto I sul capo innocente del
-giovane figlio dell'arciere, non fosse poi gesta da non poter essere
-emulata da un qualsiasi campione del Tiro a segno nazionale.
-
-E poichè proprio in quel punto sua moglie lo raggiungeva e, con aria
-scontenta, gli annunziava che era necessario aver pazienza ancora
-qualche altro giorno per ottenere quella benedetta cittadinanza
-svizzera, Pierino cominciò a pensare che fosse buona politica mettere
-Guglielmo Tell in cattiva luce verso sua moglie. E poichè Eva,
-vedendolo assorto, gli domandava a che cosa pensasse, Pierino rispose:
-
-— Penso a Guglielmo Tell.
-
-— A Guglielmo Tell? domandò Eva sorpresa.
-
-— Sì, a Guglielmo Tell, rispose Pierino gravemente. E mi propongo un
-caso di coscienza. Poichè tu sei austriaca conviene a me tuo marito,
-di prendere la stessa cittadinanza d'un eroe che, all'alba del secolo
-decimoquarto, contribuì a liberare la Svizzera proprio dal giogo
-dell'Austria?...
-
-E, volgendosi col più docile sorriso ad Eva che lo guardava sbalordita,
-Pierino aggiunse:
-
-— A questo, cara, ci scommetto, tu non avevi pensato!
-
-
-
-
-VIII.
-
-A MOSCA CIECA SUI QUATTRO CANTONI
-
-
-Il coraggio d'un buon soldato è quello di resistere alla prima
-fucilata come quello d'un autore drammatico è nel superare il primo
-fiasco e quello d'un marito troppo docile è nel dire la prima parola
-di ribellione. Così, dalla sera in cui Pierino, forte dell'erudizione
-fattasi sul vecchio Larousse dell'albergo, osò discutere la personalità
-di Guglielmo Tell, Eva ebbe la sorpresa di trovarsi di fronte un altro
-uomo. Questo uomo cominciò a farle intendere, prima velatamente,
-poi apertamente, ch'egli non condivideva affatto, per l'affare
-del cambiamento di nazionalità, le impazienze di sua moglie e del
-consigliere Faber. Da quest'affermazione derivò, a fil di logica e
-come naturale spiegazione, che se non condivideva la loro impazienza
-di fargli cambiar di patria non condivideva, evidentemente, neppure
-la loro persuasione dell'assoluta necessità di cambiarla. Da questa
-spiegazione derivò, sempre a filo di strettissima logica, ch'era forse
-il caso di sospendere tra Berna e Roma negoziati che l'oggetto del
-negozio aveva sempre meno l'intenzione di far condurre a termine.
-E, una sera, poichè Eva apriva con un gesto di malumore una nuova
-lettera inconcludente del consigliere Faber, Pierino si piantò
-dinanzi a sua moglie, incastrò nell'occhio la caramella e, tutto d'un
-fiato, così come si getta in acqua chi ha paura dell'acqua, tenne,
-velocissimamente, il seguente discorso:
-
-— Mia cara Eva, io ti prego di non darti più pensiero per me e di
-dire al consigliere Faber di non darsene neppure lui. Tutto sommato
-mi sono persuaso che val meglio lasciar correre le cose per la loro
-china naturale. Io vorrei compiacerti in tutto, e tu lo sai. Sono il
-più docile, il più ubbidiente, il più remissivo fra i mariti di questa
-terra. Non ti ho mai dato un solo dispiacere. Non ti ho mai detto di
-no. Ho vissuto sotto una legge, savia certo come la tua, ma indiscussa
-e indiscutibile. Ho accettato ogni tua idea così come si accetta il
-dogma: ad occhi chiusi. Mi son fatto condurre per mano come si fa
-condurre un bambino incapace di far due passi da solo. Credevo che
-anche questa volta di camminare da solo non fosse il caso, ma sento
-invece che oramai il mio passo è sicuro, è sostenuto, è fiancheggiato
-da quello di altri trentacinque milioni d'italiani. Marcio adesso
-anch'io nelle file e il passo di tutti è il passo mio. Non mi sento
-più solo. T'ho già detto la mia opinione su Guglielmo Tell. T'ho già
-detto come io mi senta per la prima volta legato a tanta brava e grande
-gente del mio paese, di cui mi trovo ad essere un po' orgoglioso, di
-cui mi pare d'essere un po' figlio. Questa rinunzia che tu proponi mi
-sembra, del resto, inutile. Per ora di richiamare i riformati non si
-parla già più. L'Italia, l'hai detto tu stessa, è piena d'uomini. Il
-nemico che abbiamo davanti, anche questo l'hai detto tu, non richiede
-da parte nostra un grande sforzo poichè noi non abbiamo da combattere
-un nemico, ma una metà di nemico e nemmeno una metà ma appena un
-terzo di nemico. Quindi, non mi richiameranno. Ed io resterò accanto
-a te, Eva mia, docile, felice e riconoscente, fino alle nostre nozze
-d'argento, fino alle nostre nozze d'oro. Del resto — leggi stasera il
-_Berner Tageblatt_ — la pace è forse più vicina di quanto si crede.
-Siamo alla fine di questo triste periodo. Potremo finalmente vivere
-tranquilli, come vorremo, dove potremo. Abbi dunque la cortesia di dire
-al consigliere Faber di lasciare in pace me e Guglielmo Tell, poichè se
-Guglielmo Tell non vuole ancora saperne di me io oramai non voglio più
-saperne di lui.
-
-Così dicendo Pierino, si sentiva guardato da Eva con gli stessi
-occhi coi quali il barone Burian doveva aver letto la dichiarazione
-di guerra italiana dopo aver passato sette mesi a credere che della
-guerra il barone Sonnino non volesse affatto sapere. Ma di fronte
-all'incontrastabile evidenza dei fatti si persuadono così i ministri
-increduli come le mogli dispotiche, anche se austriaci o austriache.
-Ma, se un primo colpo di cannone stabilisce per un ministro degli
-Esteri un argomento perentorio sul quale è per lo meno inutile
-continuare a discutere, una prima levata di scudi d'un marito troppo
-docile verso una moglie troppo autoritaria non disarma quest'ultima
-dell'illusione di poter nuovamente ridurre a più miti consigli il
-marito ribelle. Così Eva si levò e, piantatasi a sua volta dinanzi
-a Pierino ch'era piantato quasi spavaldo dinanzi a lei, cominciò un
-discorso, più che parlato sibilato fra i denti, e che suonava press'a
-poco così:
-
-— Pierino mio, l'aria della Svizzera non giova evidentemente ai
-tuoi nervi e quando i tuoi nervi non sono a posto, ragazzo mio, il
-tuo equilibrio mentale dà seriamente da pensare. Tu dici, figliuolo
-caro, certe cose che non stanno nè in cielo nè in terra e che possono
-suonare solamente su le labbra d'un italiano, poichè voi soli siete
-avvezzi a pensare che si possa impunemente venir meno, quando ciò possa
-farvi comodo, così ad un trattato d'alleanza in vigore da trent'anni
-come ad un regime matrimoniale accettato oramai quasi da un anno. Ma
-tu dimentichi, piccino mio, che io non sono donna da ricevere da te
-lezioni di opportunità e il fatto che tu possa credere il contrario
-mi prova che, quanto più tu pensi d'aver imparato a camminare da solo,
-più tu hai bisogno d'essere sorretto nel cèrcine della mia volontà. Io
-ti ho detto e ti ripeto che ti ho sposato in tempo di pace, che ti ho
-sposato quand'eravamo alleati e che non posso tollerare, nè per il mio
-sentimento di donna, nè per la mia dignità d'austriaca, di vederti far
-causa comune coi nostri nemici. E se da una parte non voglio che un
-marito che amo esponga la sua vita in una guerra assurda e mostruosa
-per una causa ingiusta e per un paese che non è il mio, dall'altra non
-potrei tollerare che anche tu, mio marito, armato d'un fucile, sparassi
-su soldati austriaci tra i quali possono essere i miei fratelli, i miei
-cugini, i miei amici e, alla prossima leva in massa, probabilmente
-anche mio padre. Io nutro, ragazzo mio, — e tu lo sai — profondi
-sentimenti patriottici. Per sapere come si debba amare il proprio paese
-e come alla sua causa si debba fare ogni sacrificio non ho bisogno,
-in verità, delle lezioni di nessuno. Ho due fratelli ufficiali e
-appartengo ad una famiglia di soldati....
-
-Pierino cercò, a quest'uscita, di raccapezzarsi. Cercò invano, nella
-storia della famiglia Kramer, un generale, un ufficiale subalterno
-e magari un semplice soldato che fosse stato ad Austerlitz o, per
-lo meno, a Sadowa. Ma tuttavia, poichè Eva parlava energicamente
-dell'onore d'appartenere a una famiglia eccellente per le sue virtù
-militari, Pierino, ch'era un po' tardo, trovò la spiegazione ricordando
-che il maestro Kramer, prima d'essere stato operettista di grido, era
-stato capo musica d'una banda militare. Se di militare in tutto questo
-non c'era che l'uniforme del capo musica anche questo poco bastava,
-quando non si voglia pretender troppo, alla gloria militare d'una
-famiglia come quella di sua moglie.
-
-— Ma se io sarei pronta a sacrificare con gioia mio marito, riprendeva
-intanto la signora Eva, alla grandezza e alla gloria del mio augusto
-Imperatore e Re, non intendo affatto di sacrificarlo, io austriaca, a
-un ministro italiano, alla politica di rivalità personale d'un signor
-Salandra qualunque. D'altra parte non intendo neppure di rendermi
-ridicola agli occhi del consigliere Faber, rinunziando a quello che
-avevamo sollecitato, proprio quando quello che avevamo sollecitato
-sta per esserci accordato. Se mancar di parola, ragazzo mio, è
-machiavellica sapienza della politica italiana, la donna austriaca,
-come l'imperial regio governo del mio amato paese, quando ha detto non
-si disdice. Le pratiche iniziate con tanta amabilità dal consigliere
-Faber seguiranno dunque il loro corso normale. E nel frattempo, ragazzo
-mio, tu mi farai il piacere di non parlarmi più di queste cose. Tu sei,
-Pierino, un fanciullo, un bravo, buono, ubbidiente fanciullo. Io, che
-pur senza avere più anni di te ho di te più senno, sento l'assoluto
-dovere di guidarti come meglio so e posso. Tra il tuo governo ed il
-mio, tra il mio esercito ed il tuo, tra il tuo Re ed il mio Imperatore,
-fra gli Alleati e gli Imperi Centrali tu, marito mio, hai il preciso,
-indeclinabile dovere di rimanere neutrale. Ed il miglior mezzo
-d'essere neutrale è quello di cessare d'essere italiano senza per
-altro diventare austriaco. La Svizzera libera e neutrale concilia gli
-inconciliabili e smussa con un mezzo termine gli angoli dolorosi della
-nostra situazione coniugale. Detto questo non ho altro da aggiungere.
-Ti auguro per ora la buona notte e miglior consiglio, piccino mio, per
-domani.
-
-E si allontanò, fiera, arcigna e solenne, come un monarca dispotico
-che ha parlato al suo popolo. Ma poichè i popoli a lungo dominati
-conservano a lungo l'abito della schiavitù e, dopo una rivoluzione
-abortita ritornano in ceppi docilmente per riprender fiato e coraggio,
-Pierino, ribellatosi una sera, non osò ribellarsi l'indomani. Come i
-cristiani perseguitati si rifugiò nelle misteriose catacombe della
-sua più profonda coscienza, e, rassegnato in apparenza, continuava
-in sostanza il suo movimento sedizioso. Quanto più Eva, a vederlo,
-poteva crederlo rassegnato a farsi svizzero, più Pierino, a sentirsi,
-si riconosceva fermamente deciso a rimanere italiano. Alle parti
-belligeranti l'indugio delle pratiche fra Berna e Roma forniva
-l'opportunità di un armistizio silenzioso. E Pierino sperava che
-durante quell'armistizio la provvidenza divina, mossa a pietà dal suo
-tormento, avrebbe trovato il modo di districare l'indiavolata matassa
-della sua vita politica e coniugale.
-
-
-Ma la divina provvidenza sceglie talvolta le vie più inverosimili per
-giungere ai più benefici effetti. Mentre poi doveva alla fine, come si
-vedrà, risolvere l'angosciosa situazione in cui Pierino si dibatteva
-nel modo più impreveduto, sembrava dapprima che si divertisse, invece,
-a complicarla ancor più di quanto era già complicata. Tre giorni
-dopo, infatti, l'infelice tentativo d'evasione dalla sua prigione
-coniugale, Pierino riceveva da Eva l'annunzio che verso sera sarebbe
-giunto all'albergo il suo fratello minore, il luogotenente Federico
-Kramer, giovane ed aitante ufficiale d'artiglieria che, presso Gorizia,
-era stato due volte ferito alla gamba sinistra e al braccio destro e
-che, definitivamente riformato dopo due mesi d'ospedale a Lubiana,
-raggiungeva in Svizzera, per una settimana, la sua buona e molto
-amata sorella. Bel ragazzo, il luogotenente Federico! Pierino doveva
-convenirne. Non l'aveva visto che una volta in carne ed ossa il giorno
-del suo matrimonio, e più volte al giorno in fotografia sul tavolino da
-notte di sua moglie. Chiuso nell'azzurra divisa, coi bei capelli biondi
-pettinati alla foggia dell'Imperatore di Germania cui rassomigliava
-anche per la forma del viso, la sagoma dei mustacchi e il colore e
-l'espressione degli occhi, il giovane luogotenente era considerato uno
-dei più bravi e brillanti ufficiali dell'esercito austro-ungarico. Un
-avvenire splendido — così almeno assicurava Eva — s'apriva dinanzi a
-lui. Quest'avvenire era oramai spezzato per sempre. Le schegge delle
-granate italiane cadute su Gorizia avevano paralizzato per sempre il
-movimento della gamba sinistra e, per minaccia di cancrena, avevano
-reso necessaria l'amputazione del braccio destro al giovane, bello,
-felice e brillante ufficiale. Pierino, che aveva buon cuore, sentiva
-questo cuore stretto stretto, piccolo piccolo, mentre in fondo alla
-scalinata dell'albergo vedeva, la stessa sera, scendere dall'automobile
-nelle braccia dell'amata sorella l'ufficiale mutilato. Quando lo
-vide salire a stento le scale, appoggiandosi col solo braccio che gli
-rimaneva al braccio della sorella e trascinando di scalino in scalino
-la sua povera gamba quasi morta, Pierino ebbe una profonda pietà. Ma
-il cognato gli sorrideva e gli stendeva, aperta, leale, di sopra il
-braccio della sorella, una mano affettuosa. Aveva il sorriso d'un buon
-ragazzo cordiale e tenero su le labbra e negli occhi. E Pierino si
-mise a sorridere a sua volta, ma d'un sorriso che la commozione faceva
-ebete. Sorrise ancora così per tutt'il pranzo vedendo l'ufficiale
-servirsi e mangiare a stento, dover sempre ricorrere per versarsi del
-vino, per spezzare il pane, alla cortese pietà degli altri. Più che
-di sè il giovane ufficiale mutilato parlava di Pierino. Domandava la
-situazione militare di lui, s'informava della possibilità che anche
-lui fosse chiamato a servire. Pierino, con la gola secca, la voce
-velata, aveva risposto a monosillabi. Ma adesso Eva aveva preso a
-spiegare: e spiegava l'affare dei riformati, e spiegava lo sviluppo
-post-matrimoniale del torace di Pierino, e spiegava la decisione
-presa di comune accordo — e della resistenza di Pierino non parlava
-neppure, o perchè non credeva opportuno tenerne conto o perchè non le
-sembrava neppure che di così poca cosa valesse la pena di occuparsi —
-spiegava la decisione presa di cambiare nazionalità. E spiegava ancora
-gl'inconvenienti che Pierino avrebbe rappresentati per lei rimanendo
-italiano e i vantaggi che il farsi svizzero era per rappresentare
-per Pierino. Mentre Eva parlava, mentre Pierino intimidito taceva, il
-giovane ufficiale mutilato guardava fisso il cognato. Lo guardava —
-così almeno a Pierino sembrava — con un po' di disprezzo e un po' di
-pietà, con un po' anche di umiliante simpatia. Sembrava che, mentre
-lo approvava di essere così docile e remissivo per far felice sua
-sorella, gli rimproverasse contemporaneamente d'essere così remissivo
-e così docile a totale profitto della incolumità della sua attillata
-personcina. E quando, più tardi, evocando ricordi della guerra, il
-luogotenente Federico ebbe ad esclamare: «Ci son bravi soldati fra
-gl'italiani...» Pierino credette di leggere nel muto sorriso che seguì
-a quella esclamazione: «Ma non sei di quelli tu, poltroncino mio bello,
-che mentre gli altri fanno la guerra giuochi a mosca cieca tra la tua
-patria vera e la tua patria posticcia sul lago dei Quattro Cantoni!»
-
-Gli uomini posti di fronte allo spettacolo della loro miseria morale
-fanno come gli spettatori che a teatro si vedono riprodotti troppo
-fedelmente nella commedia: si mettono a fischiare per darsi a credere
-l'uno con l'altro di non essere affatto così. Ma poi, a casa, ci
-ripensano e, spento il lume, nel proprio letto, con a fianco la loro
-moglie o il sogno e il ricordo della moglie di un altro, convengono
-fra loro che piuttosto che fischiare sarebbe stato più leale e più
-ragionevole, onestamente — per modo di dire — riconoscersi. E Pierino
-che, da principio, sotto lo sguardo un po' pietoso e un po' sprezzante
-del luogotenente Federico aveva cominciato a fischiare mettendosi a
-dire che era ora di finirla con la guerra, — con quella guerra, che,
-stupida negli altri paesi, era addirittura pazzesca in Italia dove
-nulla e nessuno l'aveva imposta se non una masnada di giornalisti
-che mettevan su automobile con la pelle degli altri, un pugno di
-giovincelli chiacchieroni che avevan mandato gli altri a far la guerra
-dopo averla a gran voce reclamata per poi nascondersi nelle retrovie
-e nella Croce Rossa, e un gruzzulo di framassoni che dall'alto delle
-loro logge avevano agitato le bandiere del libero pensiero impedendo
-a chiunque di liberamente pensare, — Pierino s'era poi persuaso che
-tra quelli che la guerra l'avevano voluta anche troppo e quelli che
-la guerra non l'avrebbero voluta niente affatto i primi erano ancora,
-a rigor di logica, da preferirsi, imperocchè se i primi avevano fatto
-qualche cosa per avere quello che volevano i secondi non avevano saputo
-far proprio nulla per non avere quello che non avrebbero voluto.
-Gl'interessi degli interventisti erano stati singolarmente favoriti
-dal disinteressamento dei neutralisti, i quali avevano preso la loro
-neutralità tanto alla lettera che erano stati neutrali non solo in
-quanto riguardava ciò che si doveva andare a fare fuori di casa ma,
-anche in quanto riguardava ciò che accadeva dentro casa. Egli stesso,
-Pierino, che cosa aveva fatto per impedire che la guerra si facesse
-se non leggere, trepidando di speranze conciliative, un gran giornale
-dell'Alta Italia, un nuovo giornale dell'Italia centrale e un giornale
-anche grande e sempre nuovo dell'Italia meridionale? L'aveva detto
-e ripetuto anche lui, sorridendo di compassione dall'alto del suo
-neutralismo deluso: la beatissima trinità che aveva trascinato l'Italia
-alla guerra aveva tre nomi: Ricciotti Garibaldi, Gabriele D'Annunzio
-e F. T. Marinetti: il passato remoto garibaldino, l'onnipresente
-d'annunziano e il futuro del futurismo. Ma dov'era la trinità
-neutralista? Quali nomi essa aveva, invisibile e irreperibile come
-l'araba fenice, la quale, come dice il poeta in versi peregrini, «che
-ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa»?
-
-Dopo pranzo, nell'_hall_ dell'albergo, mentre Eva scriveva cartoline
-illustrate — nevi neutralissime e _alpenstoks_ inoffensivi — alle
-amiche di Vienna e di Roma, Pierino, ora silenzioso, a mano a mano più
-mortificato, ascoltava parlare il luogotenente Federico. E se lo vedeva
-davanti, tutto ardente d'entusiasmo, tutto raggiante di fede, come se
-la guerra, l'assurda e mostruosa guerra, non gli fosse già costata
-un braccio e una gamba. Non una parola di dolore per il sacrificio
-compiuto era uscita dalle labbra del giovane ufficiale, il quale non
-parlava nè con umiltà da vinto nè con burbanza da vincitore: parlava
-da buon cittadino, da bel soldato e da bravo figliuolo. Che la patria
-gli avesse chiesto di sacrificarle un braccio e una gamba non sembrava
-a lui, per la vita mutilato, invalido per la vita, mostruoso e assurdo
-come sembrava a Pierino, per la vita incolume e garantito contro ogni
-morte più bellicosa di quella derivata da un brutto raffreddore o da
-una cattiva indigestione. Tuttavia quell'uomo aveva trent'anni: la
-vita intera gli era ancora davanti. Tuttavia quell'uomo era costretto
-per la vita all'immobilità, all'inerzia, all'inutilità. Tuttavia
-quell'uomo che s'era sacrificato alla sua patria così lietamente e
-che del sacrificio era lieto non era che un austriaco, un austriaco
-che non aveva nulla da riprendere, nessun morto da vendicare, nessuna
-vergogna passata da cancellare come avrebbe invece avuto lui, Pierino,
-lui italiano, se d'essere italiano avesse mai avuto l'abitudine di
-ricordarsi. Sentiva, povero Pierino, che dieci, che cento, che mille
-soldati italiani, usciti dalla ridotta o dalla trincea, avrebbero
-volentieri stretto la mano di quel bravo soldato nemico e che non uno
-di quei dieci, cento o mille soldati italiani avrebbe invece stretto
-senza un po' di ribrezzo la sua bella manina accurata e inanellata di
-piccolo «imboscato» in terra neutrale.
-
-
-Non sempre le interruzioni giungono a proposito, ma ce ne son di
-quelle, tuttavia, che sembrano mandate al punto giusto, con matematica
-precisione, dalla suprema clemenza degli dei dell'opportunità. Così
-Pierino, ad interrompere il discorso del luogotenente Federico il
-quale a furia di parlare da uomo dinanzi a lui l'aveva costretto a
-ravvoltolarsi come un gomitolo in un cantuccio del canapè, vide con un
-sospiro di sollievo entrare nell'_hall_ un domestico il quale portava
-ad Eva un telegramma. Vide sùbito dopo Eva levarsi giubilante e venire
-col telegramma aperto verso il marito e verso il fratello esclamando
-con una voce che a Pierino parve di non averla più udita dal giorno
-della loro partenza in viaggio di nozze dalla Sudbanhoff di Vienna:
-
-— Arriva il _major_ Hampfel, domani.... In permesso di convalescenza,
-in attesa d'essere riformato anche lui, definitivamente....
-
-Pierino, che s'aspettava di vedersi arrivare il giorno dopo anche
-il _major_ Hampfel riformato e riformato definitivamente con qualche
-arto di meno e qualche artrite di più, si vide invece venir davanti
-un _major_ Hampfel più bello che mai, più prestante che mai, più
-marziale che mai. Ma quando, per farsi udire da lui nell'augurargli
-il benvenuto, dovette levare la voce fino al diapason di un boato
-da trecentocinque — che Pierino non aveva mai sentito ma che gli era
-facile immaginare — ritornando alle antiche simpatie il giovane marito
-di Eva paragonò il maggiore austriaco al colonnello inglese della
-_Donna Juanita_. Solo con Eva la conversazione del _major_ Hampfel
-riusciva ancora ad avere qualche vivacità, poichè l'uno e l'altra si
-parlavan tanto con gli occhi che adoperar la bocca e le orecchie non
-era che una pura e pleonastica formalità. Così, attraverso Eva, Pierino
-riuscì a sapere che una granata italiana aveva tolto al _major_ Hampfel
-il piacere di poter sentire dopo quella arrivar tutte le altre. E,
-sempre per il giuoco capriccioso delle associazioni d'idee, Pierino si
-sentì tornare in mente le parole del vecchietto arzillo e attillato,
-dopo la sinfonia del _Tell_: «Voi avete, signore, in Italia, grandi
-musicisti e grandi soldati.»
-
-Che cosa mai avessero da dirsi tanto sottovoce Eva ed il _major_
-Hampfel, e proprio con quel senso di meno che serve appunto a percepire
-il suono, Pierino non riusciva a capire. Se ad una conversazione di
-Eva loquace col _major_ Hampfel sordo gli veniva fatto di avvicinarsi,
-Pierino vedeva che i due interlocutori diventavano anche muti. Talchè
-Pierino, tanto per far sì che troppe disgrazie non infierissero tutte
-in un volta su gli organi del povero _major_ Hampfel, si riallontanava
-e tornava dal luogotenente Federico, il quale continuava a parlargli
-delle sue prodezze militari come ne parlano gli eroi modesti veramente:
-con l'aria, cioè, di non accorgersi affatto del loro eroismo ma di
-tenere moltissimo a vedere che di tanto eroismo si accorgono gli altri.
-Poichè la modestia è la forma più raffinata dell'ambizione e il vero
-modesto aspetta sempre che gli altri dican di lui tutt'il bene ch'egli
-da solo non oserebbe mai manifestare.
-
-Tra le conversazioni di Eva con il _major_ Hampfel e i lunghi monologhi
-del luogotenente Federico scorrevano giorni e serate. Queste serate
-avevano una durata diversa per il _major_ Hampfel ed Eva e per il
-luogotenente Federico e Pierino. Alle dieci, dopo un breve giro di
-_poker_ o una rapida partita di bigliardo, il _major_ Hampfel chiedeva
-il permesso di ritirarsi. Per giustificare questo suo precoce bisogno
-di riposo e scagionare da una malignità possibile i suoi quarantacinque
-anni, il _major_ Hampfel ripeteva ogni sera di dovere in quel periodo
-di sosta rimettersi in pari con tutto il sonno arretrato in tante
-notti di trincea continuamente interrotte dalle «mandolinate» a
-suon di cannoni di quei diavoli d'italiani. Quasi avesse deciso di
-collaborare con lui a ristabilire al più presto quell'equilibrio di
-bilancio tra le ore di sonno e le ore di lavoro che è particolarmente
-raccomandabile ai quadragenarii vicini ad essere quinquagenarii, cinque
-minuti dopo l'uscita del _major_ Hampfel anche Eva piegava il casco
-o il farsetto in lavorazione, avvolgeva la lana attorno al panciuto
-gomitolo, trafiggeva il ventre lanoso con due uncinetti incrociati e,
-con un sorriso, stendeva al bacio di suo fratello e di suo marito la
-bella mano inanellata così fine, così esangue, così allungata che ogni
-sera, a tavola, il _major_ Hampfel, vedendola maneggiare con grazia
-aristocratica forchette e coltelli, non poteva astenersi dal chiamarla
-una mano da arciduchessa. Il sonno del _major_ Hampfel stava ad Eva
-tanto a cuore che ogni sera, raggiunto il terzo piano, percorsa la metà
-del gran corridoio centrale dell'albergo, la bella mano da arciduchessa
-picchiava con le nocche di due dita alla porta del bel maggiore mentre
-due labbra sorridendo al legno bianco di _ripolin_ d'una porta chiusa,
-mormoravano il più affettuoso: _Gutte nacht_ che sia mai possibile
-desiderare per aver popolata di teneri sogni una notte di solitario
-riposo. Un _Gutte nacht_ tenero e marziale insieme rispondeva da dietro
-la porta che sùbito si socchiudeva per mostrare nel breve rettangolo
-illuminato un _major_ Hampfel in pijama roseo che si inchinava alla
-dolce amica e deponeva cerimoniosamente su la mano da arciduchessa il
-più rispettoso bacio.
-
-La camera a mezzogiorno che occupava il _major_ Hampfel era quella
-che Pierino aveva occupata durante il primo periodo del suo soggiorno
-neutralista nella Svizzera neutrale. Giunto il caro maggiore non era
-stato possibile trovargli una stanza a mezzogiorno nè a quello nè agli
-altri piani. Invitato da Eva ad essere cortese con un bravo soldato che
-aveva fatto il suo dovere e che doveva perciò essere sacro in ogni suo
-desiderio, Pierino aveva offerto al _major_ Hampfel di cedergli la sua
-camera, poichè incontrastabilmente un soldato austriaco in permesso
-di convalescenza ha maggior bisogno d'avere il sole fin sul suo
-capezzale che non un italiano di terza categoria e, per giunta, anche
-riformato. Così Pierino era disceso di un piano ed aveva continuato
-a dormire i più placidi sonni in una stanza a settentrione. Di tanto
-in tanto, a notte alta, saliva al piano di sopra prima di mettersi
-a letto e, passando in punta di piedi per non disturbarne i sonni
-dinanzi alla camera del _major_ Hampfel, andava a bussare a quella di
-Eva, egualmente esposta a mezzogiorno, per chiederle timidamente se
-mai avesse bisogno di nulla e sempre nella speranza, di sera in sera
-delusa, che Eva fosse per rispondergli di sì, che quella sera aveva
-veramente bisogno di qualche cosa. Ma Eva, sia che avesse limitato
-i suoi bisogni, sia che avesse a questi provveduto altrimenti,
-aveva sempre una risposta negativa per il povero Pierino il quale,
-mortificato, se ne tornava ogni sera giù al piano di sotto, nella sua
-stanza a settentrione; e, di sera in sera, volgeva uno sguardo sempre
-meno indifferente alla piccola cameriera in cuffia bianca che veniva a
-portargli la bottiglia di acqua fresca e a chiedergli — anche lei! — se
-mai avesse bisogno di qualche cosa.
-
-Ma Pierino, che era docile con sua moglie anche in questo, rispondeva
-sempre alla cuffietta bianca e al sorriso che la illuminava:
-
-— _Dancke schön..._ Non ho bisogno di nulla.
-
-E, come se nulla fosse, s'addormentava.
-
-
-
-
-IX.
-
-«LAGGIÙ NEL SILENTE GIARDINO....»
-
-
-Si ama credere che esista tra il nostro temperamento e le forze
-misteriose del destino un sistema di telegrafia senza fili per il
-quale, alla vigilia di un avvenimento capitale della nostra vita,
-ci sentiremmo avvolti, con le antenne della nostra più squisita
-sensibilità, nelle onde herziane del presentimento. Senonchè questa
-telegrafia senza fili funziona in modo così intermittente che sarebbe
-assolutamente ingenuo affidarsi al servizio irregolarissimo dei
-presentimenti per conoscere, almeno cinque minuti prima, il nostro
-destino. Nessuna onda herziana avvolgeva lo spirito di Pierino Balla,
-quella sera, mentre egli invece avvolgeva con un nodo elegante
-la sua cravatta da _smoking_ attorno al collo della camicia più
-incredibilmente porcellanata. Dalla montagna entrava una tepida aria
-d'estate. Giù nel giardino dell'_hôtel_, rischiarato nel grigiore della
-sera imminente da lampadine colorate sparse qua e là tra gli alberi,
-circolavano, in attesa dell'ora del pranzo, alcune coppie eleganti:
-uomini in _smoking_ e cappello di paglia, signore in abiti chiari
-di tulle o di _chiffon_, colli, spalle e braccia nude o seminude.
-Mentre dava un'ultima lustratina alle unghie tutte lucide di smalto,
-mentre da un'anforetta d'acqua d'odore spruzzava alcune gocce di
-profumo _Chevalier d'Orsay_ sul suo fazzolettino di battista, mentre
-infilava questo fazzolettino — lasciandone fuori tanto e non più —
-nella tasca del suo abito da sera, mentre si dava un'ultima guardatina
-allo specchio per vedere se era tutto lucido, impomatato, stirato e
-attillato a dovere, un ritornello delle vecchie operette viennesi care
-al suo cuore, lo spunto di un vecchio caro valzer suggestivo, il valzer
-di Franzi, gli ritornava, fischiettato, su le labbra, nel guardare giù
-quel giardino silenzioso e illuminato:
-
- _Laggiù nel silente giardino_
- _trattenni d'un tratto il respir,_
- _udendo l'incanto divino,_
- _d'un valzer il dolce respir..._
-
-E mentre scendeva le scale diretto a raggiungere Eva, il _major_
-Hampfel e il luogotenente Federico che già pronti lo aspettavano nel
-giardino, Pierino Balla continuava a canticchiare il suo caro valzer,
-sospirato sussurrato carezzato in tante lontane e dolci sere romane, in
-tante chiare e quiete notti della sua vita di scapolo:
-
- _Canta e poi trilla,_
- _valzer d'amor,_
- _tu sei scintilla_
- _che infiamma il cuor..._
-
-Non rivedeva sua moglie, Pierino, dall'ora di colazione. In compagnia
-del _major_ Hampfel e dell'eroico fratello mutilato, Eva era stata quel
-giorno a fare una lunga corsa in automobile. La quale automobile non
-avendo che quattro posti e il quarto posto essendo stato la sera prima
-cortesemente offerto da Eva al consigliere Faber, Pierino era stato
-escluso con molta semplicità dalla gita, alla fine della colazione,
-quando Eva levandosi per andarsi a preparare gli aveva detto: «Tu
-non vieni, lo so. Tanto tu a veder paesaggi non ti diverti...» Che i
-paesaggi svizzeri non lo attraessero, Pierino non aveva mai, a dire
-il vero, affermato. Che egli non volesse partecipare a quella gita,
-Eva, a dire il vero, non poteva sapere. Ma sapeva però, Pierino, che
-obbiettar qualche cosa alle due erronee interpretazioni di sua moglie
-era assolutamente fiato sprecato, imperocchè se Eva aveva parlato
-così doveva avere le sue buone ragioni per farlo e, se l'aveva con
-tanta indifferenza lasciato a casa, era evidente che non aveva affatto
-nè il desiderio nè l'opportunità di portarselo dietro. Trovare una
-spiegazione all'atto di sua moglie non gli era stato difficile: bastava
-a fornirla la presenza in automobile del consigliere Faber. Si trattava
-certo ancora di preparargli in segreto la bella sorpresa di farlo
-addormentare una sera italiano e di farlo svegliare svizzero una bella
-mattina. Questa insistenza di sua moglie cominciava a urtargli un po'
-i nervi e gli sembrava che di farlo diventare svizzero non fosse più il
-caso di occuparsi dal momento che, in un singolare momento di energia,
-egli aveva chiaramente affermato di non volerne più affatto sapere.
-Anche quel modo di disporre di lui liberamente, di trascinarlo fuori o
-di lasciarlo a casa secondo il capriccio della giornata e l'opportunità
-dell'ora, urtava adesso leggermente una sua nuovissima sensibilità
-e una specie di piccola personalità ancora in via di formazione, che
-erano ormai dentro di lui sotto una superficie ancora quanto mai docile
-e remissiva. Ma Pierino viveva adesso nel suo matrimonio come l'Italia
-aveva vissuto trent'anni nella Triplice Alleanza: chiudendo gli occhi
-per non vedere, tappandosi le orecchie per non sentire. I mariti ed
-i popoli docili devono a forza transigere. E poichè con la dignità
-matrimoniale, come con quella politica, le apparenze devono comunque
-essere salve, transigere bisogna senza aver l'aria di accorgersi di
-transigere.
-
-Dopo ogni piccola mortificazione che doveva subire Pierino si sentiva
-sempre un po' più lontano da sua moglie come in trent'anni, ogni volta
-che aveva dovuto chinar la testa, l'Italia s'era sentita sempre più
-un po' meno alleata della sua alleata. La quale era, come l'aquila
-che la simboleggia, bicipite. Ma sembrava che, pur avendo due teste,
-conducesse la sua politica senza adoperarne neppure una, tanto quella
-politica lavorava ogni giorno a far sì che si avvicinasse il momento
-in cui l'alleata del sud, già così poco alleata, non sarebbe più stata
-alleata niente affatto. Parimenti Eva lavorava, senza avvedersene,
-ad allontanar sempre più suo marito da sè e non si rendeva conto
-che, proprio a furia di voler soffocare la sua personalità, riusciva
-invece a dargliene una. Così a furia di dirgli che gli Italiani non
-si battevano bene, che non andavano avanti, che diretti a Vienna non
-avrebbero mai toccato neppure Gorizia ch'era lì a due passi sotto
-il tiro dei loro cannoni, Eva diede a Pierino la curiosità d'andare
-a vedere ogni giorno come gli Italiani facevano la guerra e quali
-risultati avevano ormai conseguiti o stavano per conseguire. Tutta
-quella giornata, infatti, mentre sua moglie correva in automobile di
-paesaggio in paesaggio col consigliere svizzero e con i due ufficiali
-austriaci, Pierino l'aveva trascorsa sdraiato su un divano a leggere
-nei giornali italiani le più recenti corrispondenze dal fronte.
-A quei racconti di sacrificii, di abnegazioni, d'eroismi, s'era
-vivamente interessato. Qualche volta, leggendo qualche episodio più
-particolarmente eroico, vedendo staccarsi nell'immenso quadro della
-guerra qualche figura più liricamente esaltata ed esaltatrice, s'era
-raddrizzato sul divano, aveva sospeso il respiro, teso i nervi, stretto
-i pugni, come avesse anche lui il nemico davanti, come smaniasse anche
-lui di fare quello che facevano con tanta semplicità quelli eroi,
-come tardasse anche a lui di menar finalmente, a sua volta, le mani.
-E, finalmente, a leggere delle eroiche scalate notturne degli alpini,
-del vertiginoso slancio dei bersaglieri, delle meravigliose avanzate
-dei piccoli fantaccini grigioverdi sotto le tonanti e ardenti tempeste
-del fuoco nemico, s'era sentito correre un brivido nel sangue, e il
-cuore gli aveva battuto più forte nel petto, e un velo di lacrime
-s'era posto tra lui ed il giornale che raccontava quelli eroismi. Aveva
-esclamato con una voce che la commozione gli strozzava in gola: «Ah,
-gli italiani!». Poi aveva corretto «Noi, italiani...». E aveva riveduto
-l'arciere Guglielmo Tell e la mela sul capo del figliuolo giovinetto.
-Poi, deposti i giornali, guardata l'ora, rilevato che bisognava
-cominciare a vestirsi per il pranzo, s'era tirato su, aveva allargato
-fieramente il petto, aveva stretto i pugni energicamente dinanzi a sè
-e lì, guardandosi nella specchiera che aveva davanti, squadrando con
-fiero cipiglio quell'altro sè stesso impettito e fiero che aveva lì
-di fronte nello specchio, aveva di tanto eroismo sentito un grande
-orgoglio; e, snodandosi la cravatta, aveva chiuso quell'orgoglio in
-poche parole pronunziate ad alta voce: «Ah, perdio, ma sono italiano
-anch'io!». Poi, la piccola vita della neutralità svizzera avendolo
-ripreso nel suo giro di piccole cure quotidiane, aveva mutato vestito,
-aveva cosparso i capelli di brillantina, aveva profumato il fazzoletto
-e infilato all'occhiello dello _smoking_ il suo solito garofano rosso.
-E il ritornello del vecchio valzer che, vedendo il giardino silenzioso
-e illuminato, gli era tornato su le labbra:
-
- _Laggiù nel silente giardino..._
-
-era un piccolo segno di contentezza: contentezza d'essere rimasto dopo
-tutto un buon figliuolo, contentezza di sapere che c'erano al fronte
-tre milioni di italiani che facevano così eroicamente il loro dovere,
-contentezza di sentire che in fondo alla sua anima riviveva, come un
-primo fiore di primavera, qualche cosa che da molto tempo egli poteva
-credere morta o addormentata. E, mentre scendeva le scale, mentre
-canticchiava ancora:
-
- _Canta e poi trilla,_
- _valzer d'amor..._
-
-sentiva che doveva, che poteva quella sera affrontare a viso più alto
-lo sguardo dei due ufficiali austriaci, poichè non tutti gli italiani
-erano come lui in Svizzera, riformati di terza categoria, e il _major_
-Hampfel, nella sua sordità e il luogotenente Federico nel braccio
-amputato e nella gamba perduta ne avevano, dolorosamente per loro, le
-incontestabili prove.
-
-Se si potesse prevedere le infinite conseguenze che una parola innocua
-un giorno può avere se è detta invece il giorno dopo o il giorno
-prima, neppure un deputato oserebbe più aprire bocca. Se quella sera
-il _major_ Hampfel non avesse esclamato: «Le notizie della guerra sono
-buone...» molto probabilmente le avventure di Pierino Balla avrebbero
-avuto tutt'altra soluzione. Quella piccola frase inoffensiva, tanto
-inoffensiva che ogni giorno è detta con uguale persuasione dall'una
-e dall'altra parte di un fronte di battaglia, non avrebbe, detta la
-sera prima o detta la sera dopo, avuto nessuna grave conseguenza.
-Sarebbe caduta, con uno sbadiglio, nel vuoto d'una conversazione
-senza interesse, com'era già caduta, inosservata, tante altre sere.
-Ma la lettura dei giornali italiani era per Pierino impressione troppo
-recente e la persuasione che dovesse guardar gli ufficiali austriaci,
-più che non avesse fatto per il passato, a fronte alta, era persuasione
-proprio di quella sera. Portava dunque Pierino, nella sua buona fede,
-l'ardore dei neofiti e l'intrattabilità dei catecùmeni. Per di più gli
-parve che pronunziando quella frase il _major_ Hampfel guardasse lui.
-Se invece l'ufficiale austriaco avesse, pronunziandola, guardato la
-signora Eva o la propria forchetta, Pierino l'avrebbe lasciata passare.
-Ma quello sguardo gli fece credere, a torto o a ragione, che la frase
-gli fosse più particolarmente diretta. Così credette necessario di
-raccoglierla e di domandare al _major_ Hampfel con un cipiglio serio e
-una voce un po' rauca:
-
-— Buone per voi o per noi?
-
-Stabilire che attorno a quella tavola neutrale d'un albergo neutrale
-nella Svizzera neutrale ci fossero dei voi e dei noi era già segnare
-apertamente un inizio di ostilità. Se non proprio a un primo colpo di
-cannone quel punto interrogativo equivaleva almeno a uno sconfinamento
-premeditato oltre i limiti segnati da una cordiale urbanità e da una
-tacita intesa alle conversazioni tollerabili da qualunque orecchio.
-Erano alla fine del pranzo, trascorso tutto nel racconto delle varie
-impressioni raccolte durante la bella gita automobilistica di quel
-pomeriggio. Da quando la grande estate era venuta, da quando cioè le
-sere si erano fatte deliziosamente tiepide, il _ménage_ Balla-Kramer
-e i due ufficiali austriaci solevano uscire a prendere il caffè allo
-scoperto su la grande terrazza aperta sul giardino dell'albergo. La
-domanda di Pierino era stata formulata proprio nel punto in cui i
-quattro si levavano da tavola. Il _major_ Hampfel aveva guardato,
-udendola, Pierino, come per leggergli sul volto le intenzioni che si
-nascondevano nel piccolo geroglifico di quel punto interrogativo. Ma,
-invece d'incontrare il sorriso un po' ebete che aveva eletto fissa
-dimora sul volto di Pierino, il _major_ Hampfel si era trovato dinanzi
-un viso serio serio e due occhi che lo fissavano in attesa d'una
-risposta altrettanto pronta quanto precisa.
-
-Così, appena fuori, appena seduti attorno al tavolino di vimini sul
-quale fra poco avrebbero portato il caffè, il _major_ Hampfel, acceso
-il sigaro per dare una certa leggerezza indifferente alla sua risposta,
-fissò Pierino negli occhi e affermò categoricamente:
-
-— Buone per noi, diamine! Dal principio della campagna le notizie della
-guerra sono sempre state e non potevano essere sempre buone che per
-noi...
-
-Poichè non si diventa leoni in un giorno, Pierino, anche dinanzi ad
-un'aperta provocazione, aveva ancora nei suoi nervi quieti, nel suo
-cervello placido, nel suo carattere bonario e nel suo cuore senza
-fiamma le mansuetudini di un agnellino pasquale. Così, invece di
-raccogliere sùbito il guanto che il _major_ Hampfel con aria arrogante
-e sprezzante gli lanciava, Pierino cominciò a ragionare. Cominciò a
-citar dati, fatti, posizioni, comunicati. Continuò con l'osservare
-che gli Italiani erano entrati in Austria e che nessun austriaco, se
-non prigioniero, era, grazie a Dio, entrato in Italia. E tutto questo
-bonariamente, pacificamente, con l'aria di un buon figliuolo che non
-vuol dar noia a nessuno, ma che solamente, per spirito d'ordine, per
-senso di equità, vuole stabilire le cose nei loro veri termini e non
-accettarle così come fa comodo a Tizio o a Sempronio di prospettarle.
-Ma il _major_ Hampfel era austriaco e la boria austriaca non lega —
-trent'anni d'esperimento l'hanno provato — col semplice e onesto buon
-senso italiano. Alle osservazioni meticolosamente precise di Pierino
-il _major_ Hampfel rispose con qualche cosa di estremamente vago, di
-comodamente indeterminato:
-
-— Siete per ora in casa nostra, è vero, ma sapremo non farvici rimanere.
-
-Il buon senso italiano — e Pierino, da quella sera specialmente e in
-quel momento specialissimamente, era italiano — il buon senso italiano
-è avvezzo a non preoccuparsi che delle minacce racchiuse nei fatti
-e a lasciar correre con un sorriso quelle che vorrebbero uscir fuori
-dalle parole. Si limitò a rispondere con un sorriso sereno all'oscura
-tempesta che il _major_ Hampfel minacciava. Senonchè il sorriso è la
-più insopportabile provocazione per la gente che vuole ad ogni costo
-essere presa sul serio e però la conversazione che il sorriso di
-Pierino avrebbe con urbana opportunità garbatamente chiusa a quel punto
-ripartì per una seconda tappa con una brusca alzata di spalle, una
-torva occhiataccia e un impeto convulso di parole del _major_ Hampfel:
-
-— Sorridete voi, signor mio? Sorridete? Ricordatevi che ride bene chi
-ride per ultimo. E ricordatevi sopratutto che gli austriaci non hanno
-mai perso e che gli italiani non hanno mai vinto.
-
-A questa uscita Pierino, meticoloso e dialettico, rispose:
-
-— Non è accertato dalla storia, così almeno come si insegna in Italia
-(e quella che si insegna in Austria io la ignoro) non è accertato che
-gli austriaci non abbiano mai perduto e che gli italiani non abbiano
-mai vinto. Comunque è forse questo il momento di invertire finalmente
-le parti e voi che in vincere siete, voglio ammetterlo, espertissimi,
-cominciate per completare gli studii a far pratica, in un corso
-accelerato, di come si perde.
-
-— Non verremo neppure per questo, signore, a scuola da voi! gridò
-Hampfel. C'è anche modo e modo di perdere. E noi non invidiamo
-certamente il disonore di Novara e di Custoza.
-
-Tanto può la prudenza su un carattere di clima oltremodo temperato
-che anche su quell'uscita del _major_ Hampfel Pierino tentò,
-povero figliuolo, di troncare la conversazione. Ma la prudenza d'un
-interlocutore chiama sempre, irresistibilmente, l'imprudenza dell'altro
-interlocutore. Aveva Pierino un bel rimanere indietro affinchè il
-_major_ Hampfel non andasse troppo avanti. Questi aveva oramai preso
-l'abbrivo e la storia insegna che, preso l'abbrivo, la millanteria e
-la burbanza di un ufficiale o d'un giornalista austriaco non sanno
-mai dove andranno a finire. Chi avrebbe mai detto, infatti, che le
-sue ironie e le sue vanterie, il suo tono di scherno e di superiorità
-avrebbero portato quella sera il _major_ Hampfel, di botta in botta, di
-risatina in risatina, di beffa in beffa, a trovarsi d'un tratto davanti
-un Pierino Balla uscito definitivamente dai gangheri e che, in piedi,
-rosso in volto, con le labbra convulse, con le mani che saltavano
-su e giù senza decidersi a tornare definitivamente in giù lungo le
-cuciture dei pantaloni o a levarsi definitivamente in su su le guancie
-dell'ufficiale austriaco, gridava ad un tratto, con una potenza di voce
-che Eva non avrebbe mai sospettata in quel maritino docile e remissivo
-che parlava sempre come bela un agnellino, in tono sommesso e con quel
-ritmo timido e affannoso che in musica si chiama «sincopato», gridava
-ad un tratto in modo che l'udissero anche i cuochi giù nel sotteraneo
-dell'_hôtel_:
-
-— Caro signore, io non vi permetto di parlare più oltre così
-dell'Italia ad un italiano. Non siamo più ai tempi del maresciallo
-Radetzky. Non siete più a Milano, signor Hampfel e, in nome di Dio,
-per grazia di Dio, per volontà e per valore di tutta una nazione di
-trentacinque milioni di uomini, siamo forse noi questa volta su la via
-di Vienna!
-
-Ma come i novellini del coraggio militare non resistono bene che alle
-primissime fucilate, i novellini del coraggio civile non reggono a
-lungo il fuoco di una prima escandescenza. Così Pierino ad un tratto
-si sentì mancare il fiato in gola e le parole nel cervello. E, poichè
-aveva le mani in aria che chiedevano convulsamente di fare anche
-loro qualche cosa, picchiò due grandi pugni sul tavolino, mandò per
-aria chicchere e caffettiera, gridò tre volte: — «Ah, perdio, basta,
-basta, basta!» e, voltatosi bruscamente sui tacchi prima ancora che il
-_major_ Hampfel avesse avuto il tempo di rispondere, si avviò verso il
-fondo della terrazza donde una grande scalea permetteva di scendere in
-giardino. Ma non s'allontanò così rapidamente da non avere il tempo di
-vedere fissi su la sua persona gli occhi di Eva, esterrefatti come gli
-occhi di un uomo che durante un terremoto si veda cader giù nel vuoto,
-una dopo l'altra, le quattro pareti che lo circondano. Il tiranno cui
-il vassallo manca improvvisamente di rispetto non ha, in primo tempo,
-che un moto di sbalordimento. La forca che punirà il ribelle non verrà
-che più tardi, dopo ricuperati gli spiriti sbigottiti. Ma quella forca
-Pierino l'intravvide prima ancora ch'essa fosse eretta e, pensando
-anche a questa espiazione, e a tutta la sua viltà, e a tutta la sua
-schiavitù, gridò un'ultima volta verso sua moglie, contro sua moglie,
-proprio per sua moglie: «Basta!»
-
-
-Così nella commedia come nel dramma di Pierino Balla melomane c'era
-sempre un po' di musica. Appena che fu disceso in giardino, infatti,
-per sbollire con l'aria aperta un po' di sangue caldo, l'orchestrina,
-lassù, nella veranda riattaccò un valzer, un valzer viennese, sospirato
-dai violini già oramai per la quarta o quinta volta nella serata:
-
- _Laggiù nel silente giardino_
- _trattenni d'un tratto il respir..._
-
-A udir quel valzer, a ripensare a ciò che aveva fatto e a ciò che aveva
-detto, Pierino si sentiva tremar le gambe. Le grandi tensioni nervose
-hanno sempre, passato l'impeto o superato il pericolo, di questi
-subitanei abbandoni per cui il temerario ha la misura esatta della sua
-imprudenza, l'eroe la giusta nozione del suo rischio, l'impulsivo il
-senso della sua collera e il leone provvisorio il tempo di ridiventar
-coniglio definitivo. Passò così una mezz'ora durante la quale Pierino
-se pensava all'Italia si sarebbe stretta la mano da sè solo, ma se
-pensava a sua moglie recitava il più desolato atto di contrizione che
-mai ribelle abbia potuto mettere ai piedi della giustizia punitiva
-d'una moglie dispotica e doppiamente offesa. Continuava intanto
-l'orchestrina a versar su le piaghe di quel pentimento il balsamo
-refrigerante dei valzer più cari al cuore di Pierino. Si dice — e gli
-impresarii di stagioni musicali si affannano ad accreditare quanto più
-possono queste voci — si dice che la musica ingentilisca i costumi. Ma
-è evidente che non tutte le musiche operano questa azione nello stesso
-modo e all'istesso grado e se la musica selvaggia irta di dissonanze
-straussiane al cui ritmo danzano il tango i negri antropofagi della
-Papuasia ingentilisce di poco i costumi, del resto assai sommarii,
-di quelli abitanti del globo, la musica sentimentale di un'operetta
-viennese opera ben diversamente su l'anima quanto mai di già gentile
-di un giovane gentiluomo attillato nel suo abito da sera e col fine
-fazzolettino di battista tutto odoroso di _chevalier_ d'Orsay. In
-questo caso ingentilire è sinonimo di intenerire; molto più quando,
-come nel caso di Pierino Balla, il soggetto è per sua natura già tenero
-ed incline per temperamento a sentire tutte le suggestioni che le
-sette note musicali diversamente combinate insieme possono determinare.
-Pierino, infatti, all'eco insistente di quella musica sentì venir meno
-tutte le sue brevi energie, capì — poichè se ingentilire è sinonimo
-di intenerire, intenerito è sinonimo di intimidito — capì che era il
-caso di farsi coraggio, di risalire su la terrazza, di andare a cercare
-sua moglie per fare ammenda onorevole di uno scatto che non poteva
-certamente non apparirle deplorevolissimo. Quando, come Dio volle, le
-gambe, riluttanti per troppa tensione nervosa, lo ebbero riportato su
-la terrazza, Pierino vide sùbito che sua moglie e il _major_ Hampfel se
-ne erano allontanati. Al tavolinetto ancora ingombro di tazze di caffè
-e di bottiglie di liquori era rimasto solo il luogotenente Federico. A
-questo Pierino si avvicinò titubante e, quando vide che il luogotenente
-levava su lui un lungo sguardo stupito credette necessario di mormorare
-una parola di scusa: poichè se egli aveva mancato di rispetto solamente
-a sua moglie e al _major_ Hampfel, sua moglie era la sorella del
-luogotenente Federico e del luogotenente Federico il _major_ Hampfel
-era connazionale. Ma mentre si aspettava dal doppio sentimento offeso
-del luogotenente Federico (sentimento di fratello e sentimento di
-austriaco) la prima delle tre ramanzine cui si sapeva inesorabilmente
-condannato dal suo scatto, Pierino sentì con somma meraviglia che
-il luogotenente Federico gli rispondeva con deferenza e quasi con
-dolcezza, con una dolcezza che rasentava la simpatia:
-
-— Voi non mi dovete, mio caro Pierino, nessuna scusa. Il
-_major_ Hampfel è stato oltremodo imprudente non solo, ma anche
-incontestabilmente ingiusto. Io, che mi son battuto con gli Italiani
-e che di questo combattimento serberò per tutta la vita il ricordo in
-questo moncherino, so di essermi battuto con avversarii valorosi. E
-poichè voi siete Italiano, voi avete fatto benissimo a imporre che il
-vostro sentimento nazionale fosse rispettato. Anche se avete sposato
-una donna d'altra nazionalità non si deve dimenticare che voi non avete
-rinunziato alla vostra patria per prendere quella di vostra moglie. E
-se alcuno questo dimentica, voi avete non solo il diritto ma il dovere
-di ricordarglielo. Non dico questo solamente a voi. Ma l'ho già detto
-al _major_ Hampfel e ad Eva non appena voi, per non accendere più
-violentemente il dibattito, vi siete con lodevole prudenza allontanato.
-
-— E il _major_ Hampfel? interrogò Pierino ancora titubante.
-
-— Il _major_ Hampfel, rispose il luogotenente Federico, non ha potuto
-che convenire nella mia tesi. Hampfel è fatto così: s'accende presto e
-fuori di luogo, ma è, dopo tutto, un uomo eccellente.
-
-— Ed Eva?
-
-— Anche Eva ha dovuto essere ragionevole e capire ch'ella stessa
-avrebbe dovuto stimarvi di meno se vi foste comportato altrimenti. Eva
-è fatta così: vuol dominarvi e dirigervi, ma dopo tutto vi vuol bene.
-
-Pierino non aveva che una sola preoccupazione:
-
-— Eva dunque mi perdonerà il mio contegno?
-
-— Ma sì, rispose il luogotenente Federico sorridendo di quella
-timidezza di marito che scambiò per una trepida tenerezza di sposo,
-ma sì, ve lo perdonerà. E, anche se non dovesse perdonarvelo, voi non
-dovreste pentirvi di averlo avuto. Più della nostra compagna, più dei
-nostri figliuoli, anche più di noi stessi, noi amiamo e dobbiamo amare
-la nostra patria. Ne abbiamo una diversa voi ed io che parliamo. Ma
-dobbiamo l'uno e l'altro obbedire ad un sentimento che non è diverso,
-che è uguale così per voi come per me. Italia od Austria, la patria è
-la patria, e, quando si combatte, la patria è onorata così da una parte
-come dall'altra di una frontiera. Io ho dato per la patria mia il mio
-sangue, con gioia. Voi, domani, darete il vostro per la vostra.
-
-Poichè anche nelle coscienze in evoluzione le vecchie abitudini non
-si sradicano d'un tratto, a quelle parole Pierino guardò il moncherino
-del luogotenente Federico e la sua gamba paralizzata. E si vide a sua
-volta conciato in quel modo. Vi sono evidentemente spettacoli di sè
-stessi più incoraggianti di quello e però non v'è da meravigliarsi se,
-a quella visione prospettata dalle parole del luogotenente Federico,
-Pierino si sentì correre un brivido giù pel filo della schiena.
-
-— Vedete, riprendeva il luogotenente Federico, vedete, l'amore della
-patria è così grande che nulla può diminuirlo. Io sono un invalido,
-ho un braccio di meno e una gamba perduta. A meno di trentacinque anni
-io sono un uomo inutile. Ma che m'importa? Quello che io ho fatto era
-per il mio paese più necessario di quanto non fossero necessarii a
-me questa gamba e questo braccio che non ho più, di quanto non fosse
-necessaria a me la mia stessa vita se questa avessi dovuto perdere.
-
-Col braccio ancora valido, con la mano ancora viva, il luogotenente
-batteva sopra un ginocchio di Pierino.
-
-— Ho sempre avuto per voi, riprendeva, l'affetto più sincero. Ma
-avervi in questi ultimi tempi veduto troppo docile ai capricci e alle
-imposizioni dell'ingenuo nazionalismo di mia sorella, avervi veduto in
-un'ora in cui per così ardenti e nobili passioni uomini d'ogni paese
-e d'ogni età dànno la vita, avervi veduto insomma così assente, così
-lontano da ogni passione, così immemore del vostro dovere, m'aveva, ve
-lo confesso, armato di diffidenza contro di voi. Stasera voi m'avete
-fatto ricredere. Siete un buon marito, e questo mi fa piacere per mia
-sorella. Ma siete anche, finalmente lo vedo, un buon italiano e questo
-mi fa anche molto piacere per voi.
-
-Su l'anima di Pierino avevano effetto irresistibile non solo i bei
-valzer ma anche le buone e le belle parole. Chè era, insomma, un
-buon ragazzo e i buoni ragazzi si commuovono facilmente. Ascoltava il
-luogotenente Federico con una commozione profonda, la quale gli velava
-gli occhi di una leggera nebbiolina di pianto. Guardava attraverso quel
-velo l'ufficiale mutilato e il quadro che gli era d'intorno. Andavano e
-venivano per la terrazza donne belle ed eleganti ch'eran tutto l'amore,
-uomini ch'eran tutta la giovinezza, tutta l'azione, tutta la ricchezza,
-tutta la potenza, tutta la vita. Illuminazioni e musiche mettevano
-attorno a quella gente che viveva la vibrazione e il colore della vita
-in movimento. Giù, oltre il giardino, la montagna tutta crivellata
-di luci d'oro, su, oltre il giardino, il cielo tutto tempestato di
-luci d'argento, mettevano intorno alla limitata vita degli uomini la
-illimitata vita della natura. Fra quelle vite il giovane ufficiale
-era lì, superstite, monco, invalido, impossibilitato ormai a muoversi
-da solo, scemato in tutte le sue forze, annullato in tutte le sue
-speranze, in tutte le sue ambizioni, in tutte le illusioni. Tuttavia
-così il superstite parlava. E non vi era nelle sue parole un'ombra di
-rimpianto o di rammarico. Il sacrificio fatto gli era lieve, gli era
-lieto. Di che qualità superiore eran dunque quegli uomini che italiani
-o austriaci avevano fatto o facevano il loro dovere? Di che qualità
-inferiore era dunque lui, Pierino, chè, nè italiano nè austriaco, non
-aveva compiuto nessun dovere, che al suo dovere, anzi, s'era sottratto?
-Tutto questo era nell'animo di Pierino, vago, confuso, indeciso, in
-uno stato di nebulosa nella quale sia finalmente riconoscibile un
-pensiero in formazione. Non era, Pierino, uomo di profonda e tormentata
-psicologia e chi gli avesse parlato, con lo stile letterario in uso
-qualche anno addietro, d'introspezioni gli avrebbe fatto credere che
-parlava d'affari concernenti la pubblica sicurezza. Ma se non passava
-la sua giornata a spiegare o a definire quello che non sentiva, nella
-sua giornata, specialmente da qualche tempo, gli accadeva di sentire in
-modo che, anche se avesse voluto, non sarebbe riuscito nè a spiegare nè
-a definire. In altri termini, mentre parlava, il luogotenente Federico
-teneva bene aperti e ben fissi su di lui i suoi grandi occhi azzurri
-di fanciullo e di soldato. Ma, per quanti sforzi facesse, Pierino non
-riusciva a sollevare i suoi fino ad incontrare quelli del mutilato e,
-curvo su la persona, i gomiti su le ginocchia, le braccia penzoloni giù
-fra le gambe, non sapeva decidersi ad avere orizzonte più ampio e più
-alto di quello segnatogli dai due specchietti lucidi delle punte dei
-suoi scarpini.
-
-Finalmente si levò. Era tardi e intorno a loro la terrazza s'era
-sfollata poco dopo che l'orchestrina aveva sviolinato l'ultimo valzer.
-Offrì all'invalido di riaccompagnarlo fino alla sua stanza.
-
-— Vi ringrazio, rispose il luogotenente Federico, ma io rimango ancora
-qui. La guerra mi ha lasciato un'insonnia invincibile. Verrà più tardi
-a prendermi il mio domestico. Son come un bimbo oramai che bisogna
-vestire e svestire...
-
-Sorrideva con un po' di malinconia, ma senza amarezza. Poi sùbito il
-sorriso si fece più chiaro e più lieto:
-
-— Andate voi a riposare, mio caro Pierino. E non vi date pensiero di
-quanto è accaduto. Avete fatto quello che dovevate fare e domani Eva
-sarà la prima a riconoscerlo...
-
-Domani... Pierino salì nella sua camera pensando a quel domani
-che a lui non sembrava così libero di minacce come al luogotenente
-Federico. Poichè il saper attendere con fermo cuore il risolversi
-delle situazioni difficili è prerogativa dei forti, Pierino non poteva
-naturalmente adattarsi a passar tutta una notte senza sapere che cosa
-Eva pensava di lui. Così, dopo essere rimasto appena dieci minuti
-nella sua stanza, uscì per salire al piano superiore, prendendo, come
-suol dirsi, il suo coraggio a due mani. E, poichè gli accadeva di
-fermarsi talvolta a meditare su le frasi fatte come se gli avvenisse
-d'incontrarle per la prima volta, osservò sorridendo che veramente due
-mani dovevano bastare a prendere il suo coraggio, che, a giudicare dal
-tremito che gli infiacchiva le gambe su per le scale dell'albergo, non
-era certamente gran che. Ma i timidi, incominciata un'azione, sono in
-questa più ostinati che gli audaci poichè sanno che se non avranno il
-coraggio di andare fino in fondo non avranno neppure mai quello di
-ricominciarla. Così giunse Pierino al corridoio del piano superiore
-dove era la stanza di sua moglie. Era certo di trovarla ancora desta
-poichè Eva era solita, prima di addormentarsi, di concedere le prime
-ore della notte alle sue interminabili letture. Quel passo remissivo e
-deferente ch'egli doveva fare verso di lei per ottenere un'indulgenza
-plenaria o parziale agli effetti della sua scandalosa ribellione di
-un'ora prima gli sembrava tuttavia sempre più doloroso per il suo
-amor proprio e sempre più tormentoso per la sua timidezza. In fondo
-non andava egli da sua moglie per chiederle di perdonargli di essere
-stato italiano? Non andava, con quella ritrattazione, a distruggere la
-nobiltà di un impeto per il quale il luogotenente Federico lo aveva
-felicitato? Non andava ad offrire al _major_ Hampfel, attraverso sua
-moglie, delle scuse che al posto suo il _major_ Hampfel non avrebbe
-certamente mai fatte? Non si ridava, con quell'atto, mani e piedi
-legati alla tirannia morale e materiale di sua moglie? Non avrebbe
-fatto meglio ad ostinarsi nel suo atteggiamento e, a costo di qualsiasi
-rancore di sua moglie, ad aspettare che sua moglie fosse persuasa
-ch'egli era oramai trasformato affinchè in questa trasformazione
-ella trovasse le ragioni di stimarlo di più e di amarlo diversamente?
-Saggi punti interrogativi tutti questi... Ma Pierino amava sua moglie
-con cieca devozione e l'amore bendato, anche se è mal dato, rifugge
-istintivamente dalla saggezza. Sapeva solamente, Pierino, che rimanere
-in collera con Eva gli sarebbe stato insopportabile, che mai come
-quella notte desiderava di stringersela, a pace fatta, tra le braccia,
-di trovarsela accanto appassionata e tenera come soleva essere quando,
-nelle effusioni dell'amore senza nazionalità precisa, il suo orgoglio
-austriaco di fronte a un marito italiano finalmente disarmava.
-
-In queste indecisioni Pierino temporeggiava. Ma, se Fabio il
-Temporeggiatore temporeggiava all'ombra di un faggio discorrendo di
-guerra coi suoi legionarii, Pierino temporeggiava lì, in fondo a un
-corridoio d'_hôtel_ illuminato solamente laggiù da una lampadina che
-indicava alle camere di ognuno dei clienti un camerino in comune per
-tutti i clienti. Dall'ombra dove era rimasto in attesa di decidersi
-Pierino aveva veduto una striscia di luce sotto la porta della
-sua antica stanza, ora occupata dal _major_ Hampfel. Anche questo
-particolare lo aveva arrestato, per paura che il _major_ Hampfel
-sentendo camminare nel corridoio avesse potuto aprire la porta e
-incontrarsi così con lui faccia a faccia. Non tardò, Pierino, ad
-accorgersi che la sua preoccupazione era giusta poichè ad un tratto
-la porta del _major_ Hampfel s'aperse ed il maggiore mettendo fuori
-la testa guardò a destra e a sinistra nel lungo corridoio semioscuro.
-Poi chiuse. Ma, dopo altri pochi secondi, riaprì e guardò ancora.
-Ancora richiuse e poi ancora riaprì. Comprese, Pierino, che il _major_
-Hampfel doveva attraversare il corridoio e che non gli piaceva, in
-quella traversata notturna di necessità troppo evidente, di incontrare
-qualcuno, poichè un eroe non consente a perdere il suo prestigio
-nella schiavitù alle più umili necessità. Difatti la porta del _major_
-Hampfel si aprì una quarta volta e questa volta il maggiore uscì dalla
-sua stanza, tutto attillato nel suo pigiama rosa e con un paio di
-pantofoline crema che calzavano un piedino assolutamente inverosimile
-per un così terribile uomo d'armi. Mentre Pierino si felicitava di
-avere così esattamente compreso tanto la veglia prolungata quanto
-le ripetute esplorazioni del _major_ Hampfel, questi si avviava
-rapidamente verso la lampadina accesa nell'angolo di corridoio opposto
-a quello dove Pierino, sempre nell'ombra, aspettava che l'inaspettato
-incidente si fosse interamente svolto. Ma ad un tratto vide il _major_
-Hampfel sostare. E dove? Dinanzi alla porta della stanza occupata
-dalla signora Kramer-Balla. Lo vide con due dita picchiare leggermente
-alla porta. Cercò ancora di spiegare l'inesplicabile.... Forse aveva
-dimenticato qualche cosa, forse si sentiva male e chiedeva l'aiuto di
-Eva... Ma la porta di Eva, intanto, s'era pianamente aperta. Il _major_
-Hampfel era entrato nella stanza. Poi, dalla porta socchiusa, aveva
-nuovamente sporto la testa ad osservare il corridoio in su e in giù. E,
-dall'ombra, Pierino sentì un giro di chiave, un giro di chiave che non
-lasciava più dubbii. Ma, come se questo non gli fosse ancora bastato,
-Pierino percorse di volo, in punta di piedi, il corridoio, raggiunse
-la porta di sua moglie, incollò l'orecchio all'esile legno ed ascoltò
-la voce di Eva, — la voce di Eva dire come non l'aveva detto mai a lui,
-povero Pierino:
-
-— _Ich liebe! Ich liebe!_ Io ti amo, ti amo!
-
-
-
-
-X.
-
-ULTIMI ECHI DI VECCHI VALZER
-
-
-Come in molte altre faccende anche nella carriera di marito tradito
-il primo passo è quello che conta. Tra la rispettabilità coniugale
-d'Otello e la pessima riputazione di Menelao non c'è che un passo,
-un passo mancato. Se al primo momento in cui avviene la rivelazione
-dell'infortunio coniugale cade su gli occhi quella benda dell'impulso
-irresistibile su la quale i giurati di tutti i processi passionali
-sono oramai invitati a meditare, il marito uccide. Se la benda non
-cade, il marito invece riflette. E tutti sanno che la riflessione è
-stato d'animo essenzialmente inattivo, poichè è provato e riprovato
-che più agiscono quelli che meno riflettono. Così Pierino, non appena
-gli «Ich liebe» pronunciati teneramente da sua moglie non gli ebbero
-lasciato nessun dubbio su la natura del colloquio che si svolgeva
-dietro quella porta fra Eva e il _major_ Hampfel, sentì che il suo
-decoro di marito, che il suo onore di uomo, che il suo risentimento
-di innamorato offeso gli imponevano di levar la mano vendicatrice su
-la maniglia di quella porta, di farsi aprire quella stanza per amore
-o per forza e di giungere, terzo incomodo in quell'idillio, con fieri
-accenti e cipiglio di circostanza. Ma esiste, anche nell'infortunio
-coniugale, uno stato d'animo intermedio che non e nè l'ira d'Otello nè
-la rassegnazione di Menelao. Questo stato d'animo è lo sbalordimento.
-Giova anche osservare che Pierino era salito alla camera di sua
-moglie come un colpevole umiliato e pentito che aveva molto da farsi
-perdonare. Ora non è facile cambiare d'improvviso il tono della
-nostra coscienza trasformandosi inopinatamente ed istantaneamente da
-giudicabile in giudice, da giustiziabile in carnefice. Trascorsero
-così, in quello stato di stupimento, i primi cinque minuti durante
-i quali Eva e il _major_ Hampfel continuarono a parlare, ma con
-parole tedesche il cui significato era meno esplicito di quello
-delle precedenti per il limitato vocabolario di Pierino. Dopo cinque
-minuti Pierino si trovò di nuovo di fronte al caso di coscienza e
-tornò a domandarsi se doveva o no farsi aprire e se doveva o non far
-valere i proprii diritti di marito oltraggiato. Ma vi sono, nelle
-situazioni, particolari che le mutano radicalmente. Pierino ebbe la
-lucidità di vedere nei suoi particolari la situazione nella quale si
-sarebbe trovato, agendo, impegnato. La stanza di sua moglie aveva ai
-lati altre due stanze ch'erano occupate da due _ménages_ coi quali,
-durante l'oramai lungo soggiorno in quell'_hôtel_, s'erano stabilite
-cordiali relazioni. S'egli fosse entrato nella camera di Eva, se, di
-fronte agli amanti, egli avesse tirato due colpi di revolver o avesse
-almeno tirato fuori dal suo animo esacerbato i giusti argomenti della
-sua collera coniugale, i _ménages_ contigui si sarebbero certamente
-destati e sarebbero molto probabilmente accorsi. La colpa di Eva
-passava e avrebbe continuato a passare inosservata: un lieve ricamo
-di baci, di sospiri e di tenere parole sussurrate a fior di labbra non
-strappava i vicini dalla quiete del sonno notturno. Ma l'intervento di
-Pierino avrebbe immediatamente trasformato quel duettino idilliaco in
-minore in un terzetto drammatico a piena orchestra. L'albergo intero
-si sarebbe destato all'eco delle voci irose, del probabile pianto
-disperato di Eva e delle prevedibili vie di fatto tra Pierino e il
-_major_ Hampfel. Tanto più che dopo la guerra il _major_ Hampfel era
-oramai mezzo sordo e non sarebbe stato possibile fargli capire che era
-un porco se non facendolo sentire in pari tempo all'albergo intero. La
-maggior coscienza che da qualche tempo egli aveva preso di sè aveva
-destato inoltre in Pierino il senso del ridicolo. Gli parve, così,
-intollerabile l'idea di dover passare sotto gli occhi di un albergo
-intero, ufficialmente segnato e bollato come marito sfortunato. Ma
-intanto altri cinque minuti erano trascorsi. Nella stanza di Eva non
-si udivano più parole: s'udiva solo, adesso, un complicato giuoco
-di baci e di sospiri sopratutto che mano mano diventavano sempre più
-sospirosi e quindi più eloquenti per Pierino che li riconosceva. Pensò
-ancora, Pierino, che dalla stanza vicina anche quei baci e quei sospiri
-potevano essere uditi. Fortunatamente i baci e i sospiri non sono
-facilmente riconoscibili ed i vicini, posto che Eva aveva un marito
-nello stesso albergo, potevano credere che quelle effusioni della
-giovane signora austriaca fossero, nel cuor della notte, riservate al
-legittimo titolare delle sue tenere grazie.
-
-Ma, poichè il _faut qu'une porte soit ouverte ou fermée_, è sempre
-probabile che debba da un momento all'altro aprirsi una porta che per
-il momento è ancora chiusa. Pierino si vide quindi nella difficile
-situazione che si sarebbe prodotta se d'improvviso, per una di quelle
-improvvise necessità che nel cuor della notte interrompono il placido
-riposo degli uomini, una delle porte delle stanze attigue a quella di
-Eva si fosse aperta. Se l'avessero trovato lì sarebbe stato evidente
-che il duettino di sospiri e di baci intessuto nella camera di Eva non
-apparteneva, almeno per metà, a lui marito. L'intervento di un tenore
-di grazia sarebbe così stato più che evidente ed egli, lì, dietro
-quella porta, sarebbe apparso grottesco come un tenore fischiato che
-da dietro una quinta sente il rivale ricamare con successo la cabaletta
-che la prima donna non vuol più cantare con lui.
-
-Ma i nostri pensieri saggi non basterebbero sempre a governare le
-nostre azioni se, ad un dato punto, non intervenissero a determinarci
-gli atti degli altri. Così Pierino sarebbe stato tutta la notte
-dietro quella porta a pensare che era il caso di andarsene senza per
-altro andarsene niente affatto se, ad un dato punto, nella camera
-a sinistra di quella di Eva, non avesse udito lo scatto secco di un
-commutatore di luce elettrica immediatamente seguito da un leggero
-scricchiolìo di letto e dal piccolo tonfo sordo di due piedi nudi
-che s'appoggiavano sul _parquet_ di legno. L'evidenza che qualcuno
-si alzava, e che si alzava molto probabilmente per aprire la porta e
-per uscire nel corridoio, volse finalmente in fuga Pierino, il quale
-in punta di piedi rivolò via pel corridoio, scese a precipizio le
-scale con un gran batticuore e non ebbe pace finchè non si ritrovò
-in camera sua, seduto sul letto, con le braccia penzoloni e l'anima
-ancor più penzoloni che le braccia. Quando fu solo, restituito a una
-situazione almeno decente, Pierino cominciò finalmente a pesare sul
-serio a quanto gli era accaduto. Guardava fisso davanti a sè la sua
-valigia sopra un portabagagli e non gli batteva palpebra. Rimaneva così
-a guardare, a guardare con gli occhi dilatati, coi suoi buoni occhi
-di fanciullo meravigliato che gli si riempivano di lacrime. Rivedeva,
-con quelli occhi, nel suo cuore, tutto il suo passato. Gli tornavano
-in mente, con un aspetto nuovo, tutti gli avvenimenti grandi e piccini
-della sua vita coniugale e specialmente i primi: l'incontro di Eva al
-teatro, la visita nel palco, i saluti scambiati col _major_ Hampfel
-nella barcaccia dirimpetto, i commenti in tedesco fra Eva e la sua
-giovane amica polacca, la passeggiata al Prater, la cena, gli sguardi
-di complicità scambiati fra Eva e l'amica, gli abbondanti sorrisi
-con cui a Vienna la notizia del suo fidanzamento era stata accolta,
-gli affettuosi saluti di Eva e del _major_ Hampfel allo sportello
-del treno in partenza per l'Italia dalla Sudbanhoff, la destinazione
-del _major_ Hampfel all'Ambasciata di Roma pochi mesi dopo il loro
-matrimonio e pochi giorni prima della guerra. Era evidente oramai per
-lui che l'amore tra Eva e il _major_ Hampfel non era nato negli ardori
-della guerra ma molto più probabilmente nei dolci languori della pace.
-Avrebbe amato di poter credere che quell'amore non fosse cominciato
-prima di quella notte e che le sue intemperanze di italiano avessero
-gettato uno nelle braccia dell'altra i due austriaci, più che per un
-sentimento d'amore, per un senso di solidarietà nazionale offeso dalle
-parole di Pierino. Ma creder questo non gli era possibile ora che aveva
-aperto gli occhi. Chi ha tenuto gli occhi lungamente chiusi, quando li
-riapre vede con straordinaria intensità: nel riposo prolungato la vista
-sembra felicemente acuirsi. Quello che a Pierino era sempre sembrato un
-po' inesplicabile, la facilità cioè con la quale un povero italianino
-senz'arte nè parte aveva potuto al primo sospiro ottenere il cuore, la
-mano e la dote della figlia dell'illustre maestro Kramer, ora appariva
-a Pierino spiegabilissimo. Aveva sempre spiegato l'eccezionalità
-dell'evento con un fascino eccezionale che i suoi giovani anni avevano
-esercitato su l'animo di Eva e con le simpatie eccezionali che la sua
-perfetta conoscenza di tutto il repertorio operettistico viennese gli
-aveva assicurate presso il famoso compositore d'operette. Ora vedeva,
-invece, che la buona stella della signorina Kramer aveva condotto lui
-a Vienna proprio nel momento opportuno, quando cioè si trattava di
-riparare a Roma con un matrimonio purchessia quello che a Vienna s'era
-guastato. Certi particolari di singolare importanza gli ritornavano
-in mente. E ricordava d'avere interrogato alcuni medici i quali gli
-avevano assicurato, rassicurandolo, che, per quanto eccezionale, il
-caso può darsi che un nuovo stato di cose si produca senza che per
-nessun segno si mostri mutato lo stato di cose precedente.
-
-L'incompetenza di coloro che non sono mai morti assicura che, prima
-di morire, il morente rivede in un attimo tutta la sua vita. La
-competenza dei mariti e degli amanti ingannati afferma che la crisi
-della rivelazione permette di vedere in pochi secondi tutto ciò che
-per mesi e per anni non era stato veduto mai. Tutto quello che era
-la fodera della sua vita di marito apparentemente amato e felice si
-scopriva adesso a Pierino. Gli si rivelava adesso anche tutto ciò che
-d'un po' ostile e d'un po' sprezzante aveva sempre confusamente sentito
-nei rapporti dei vecchi amici con lui, dal tempo del suo matrimonio in
-poi. Poichè difficilmente troviamo in noi stessi, ma più spontaneamente
-cerchiamo sùbito negli altri, la causa dei mutamenti di questi altri
-verso di noi, Pierino aveva imputato il mutamento di tono dei suoi
-amici all'invidia — leggera e benevola invidia, ma invidia — che la
-sua nuova posizione doveva destare in tutti loro rimasti mediocri nel
-loro mediocre destino. Capiva che, quando era in un negozio con loro
-e ordinava di mandargli i pacchi dei suoi acquisti al Grand Hôtel;
-o quando usciva con loro dal caffè, dagli antichi caffè dai quali
-erano usciti tante sere insieme stretti, a braccetto, per ripararsi
-in due sotto un solo ombrello, e li salutava adesso per salire in una
-_limousine_ da venticinquemila lire; o quando passeggiava con loro e
-metteva ogni giorno la fresca eleganza di un vestito nuovo accanto
-alla mediocre decenza del loro vestito di tutt'i giorni, capiva di
-far cose che non potevano conciliargli molte simpatie. Sentiva una
-sorda ostilità — e ne soffriva. Si sentiva attorno un'irragionevole
-diffidenza — e ne soffriva. Sentiva che, sebbene a malincuore, i
-suoi amici lo mettevano al disopra di loro — e ne soffriva, perchè,
-bravo figliuolo com'era, voleva esser considerato sempre lo stesso ed
-era, infatti, per loro, sempre lo stesso. Ora capiva invece che gli
-amici, col loro riserbo, con la loro freddezza, con quelle strette
-di mano impacciate e frettolose, con quella amicizia cauta che non
-cerca ma solo si limita a non evitare, non lo mettevano più su di
-loro, ma più giù, molto più giù di loro, in una zona intermedia tra
-lo sporcaccione e l'imbecille e che, come tutte le zone di frontiera,
-aveva in sè un po' dell'uno e un po' dell'altro. Evidentemente i suoi
-amici sapevano quello che lui non sapeva. Ed evidentemente essi non
-ammettevano che lui potesse non sapere quello che sapevano loro: il
-suo bel destino di marito comodo, di marito salvapparenze, di marito
-_ad usum_ dell'_herr major_ Hampfel. Di lui, di sua moglie e del bel
-maggiore, ora lo sentiva, si doveva esser parlato dappertutto durante
-un intero inverno, nei teatri, nei salotti, negli alberghi eleganti,
-nei _tea-rooms_ delle cinque. Rammentava che, dovunque entravano, li
-seguiva sempre un fruscìo leggero di conversazioni sommesse. Aveva
-sempre pensato che quelle conversazioni fossero oltremodo benevole
-per loro, che avessero per oggetto l'avvenenza valchiriana di Eva e la
-sua eleganza secessionista. Ora quelle conversazioni gli erano chiare,
-senza averle mai sentite, come se le sentisse ancora: «Chi sono? — Sono
-i Kramer-Balla.... — Graziosa lei... Fiera e forte come Brunilde...
-— E quel marito? Un povero diavolo che rattoppa le reputazioni in
-pericolo... — _Ménage à trois?_ — Ma sì, fin da prima del matrimonio...
-Tra Eva con tanto di peccato su la coscienza e il _major_ Hampfel con
-tanto di moglie su le spalle, ci voleva il signor Pierino con tanto
-di faccia da imbecille... Tutti d'accordo e tutti felici... — È la
-Triplice Alleanza coniugale: due che fanno i loro affari e un terzo,
-l'italiano, che fa da scemo....»
-
-La Triplice Alleanza! Sì, questo lo ricordava, Pierino: una sera,
-all'albergo, si erano fatti dei giuochi e dopo si facevano le
-penitenze. Era in berlina lui. E gli riferivano, due amici di
-buona memoria, le impertinenze dette loro da amiche e da amici...
-Ricordava... Uno gli disse: «Sei in berlina perchè sei la Triplice
-Alleanza!» Non ci aveva badato: credeva si trattasse d'uno scherzo
-politico. Ora si ricordava. E un altro ancora gli aveva detto: «Sei in
-berlina perchè l'aquila bicipite ha due teste e tu invece ne hai tre!»
-Non aveva capito neppure questa. Aveva veduto gli altri ridere e aveva
-sorriso anche lui, per aver l'aria intelligente. Ricordava, ricordava
-ancora... Un terzo aveva detto: «Sei in berlina perchè ti piace troppo
-il _Conte di Lussemburgo_.» In fatto d'opinioni musicali ognuno la
-pensa a modo suo. Ma ora capiva: il conte di Lussemburgo è un signore
-che sposa per conto di un altro. E ricordava, ricordava ancora...
-Molte sere, al _bar_, gli amici della nuova società lo accoglievano
-motteggiando e cantando un valzerino famoso:
-
- _Maritin,_
- _tesorin...._
-
-Non se ne adontava. Burlavano le sue manie: scherzo innocente fra amici
-e che gli faceva piacere. E ancora, ancora ricordava, ricordava che
-tutti domandavano a lui quando il _major_ Hampfel avrebbe raggiunto la
-sua destinazione di Roma. E smaniavano, e aspettavano, e chiedevano,
-come se dall'arrivo del _major_ Hampfel a palazzo Chigi dovesse
-cominciare per Roma l'èra felice.
-
-Passato e avvenire sono così strettamente saldati dal breve anello
-dell'attimo presente che quando si comincia a riandare il passato si
-va avanti sempre a guardare un po' nell'avvenire. Così da ieri Pierino
-era inavvertitamente passato a domani e ora prevedeva la fine della
-notte, il sorgere del nuovo mattino, la necessità d'incontrare, all'ora
-solita, attorno alla tavola della solita colazione, sua moglie e il
-_major_ Hampfel. Senza che nessun pensiero preciso si formasse nel suo
-cervello, Pierino s'era levato, aveva preso sul portabagagli la sua
-valigia di cuoio, l'aveva aperta su un tavolino e ora incominciava a
-metterci dentro un po' di roba. Eran vestiti eleganti dal taglio dei
-grandi sarti, biancheria dei grandi camiciai, cravatte di Charvet,
-oggetti da _toilette_ in argento o in oro, scarpe da cento lire al
-paio, profumi da quaranta lire la bottiglia. Eva lo aveva voluto così,
-raffinatamente, irreprensibilmente elegante. E per l'eleganza di suo
-marito, infatti, non aveva mai badato a spese. Ricordava. Andava,
-Pierino, nei magazzini, sceglieva, comprava, faceva mandare all'_hôtel_
-al nome del signor Balla e all'_hôtel_ la signora Kramer-Balla,
-puntualmente, pagava. Povero Pierino! Era tutto mortificato adesso
-nell'osservare, come non gli era prima mai capitato, che tutta quella
-roba, tutta quella bella roba del suo equipaggiamento d'uomo elegante,
-era tutta roba di sua moglie, pagata da sua moglie... E, con la mano
-leggermente tremante, cominciava a ritogliere dalla valigia quello che
-ci aveva già messo.
-
-Quando fu vuota cercò intorno qualche cosa da portar via, qualche cosa
-che fosse veramente sua. E, per quanto cercasse, non trovò che due
-vecchie camicie delle sue antiche eleganze di scapolo e il ritratto
-della sua mamma che laggiù, a Sorrento, s'era accomodata ben bene coi
-denari che il suo figliuolo le mandava di tanto in tanto, con quei
-denari ch'erano ancora, e sempre, uno _chèque_ di Eva, niente altro
-mai che uno _chèque_ di Eva. Lasciò da parte la valigia, acquistata
-anche quella da Eva, a Vienna, pochi giorni prima della partenza per
-il viaggio di nozze. Per impacchettare quelle due vecchie camicie e il
-ritratto della mamma bastava solo un giornale, un giornale italiano.
-Poi, quando il minuscolo bagaglio fu pronto, Pierino si guardò addosso:
-era ancora in _smoking_, la caramella pendente giù su lo sparato
-immacolato, il fiore all'occhiello. Doveva aver però un vecchio abito
-suo, che teneva, così, per capriccio sentimentale, senza indossarlo
-tanto era oramai fuori di moda; ma lo teneva perchè con quel vestito
-aveva viaggiato verso Vienna, verso Eva e verso la felicità. Era suo,
-proprio suo, quel vestito. Aveva ancora, dietro il collo, il nome del
-piccolo sarto modesto che allora perdeva ore ed ore per accontentarlo
-e che poi Pierino aveva abbandonato pei Prandoni e pei Morziello.
-Sentì, a indossare di nuovo quel vestito, una gioia curiosa, quasi
-paragonabile a quella che deve provare un galeotto il quale svesta
-finalmente il suo camice per indossare di nuovo un vestito d'uomo
-libero. Poi, quando fu pronto, pensò al portafogli. Non poteva portare
-via il denaro di Eva che aveva con sè. Contò: erano circa duemila
-lire... Contò e ricontò il denaro. Fece un breve riassunto delle ultime
-spese, mise denaro e riassunto in una busta, vi scrisse sopra con
-mano tremante il nome, e, fra parentesi: «da parte del signor Balla.»
-Poi mise bene in vista la lettera sul suo tavolinetto da notte. Nel
-portafogli cercò di nuovo. Aveva, in un cantuccio, in una vecchia
-busta, un biglietto da cento, suo, tutto suo, l'ultimo biglietto suo,
-ch'egli aveva gelosamente conservato, così, per trovare, rovesciando
-ciò che dice il poeta, il maggior piacere nel ricordarsi della miseria
-nel tempo felice. Quando fu su la porta, striminzito nel suo vestitino
-troppo attillato, con sott'il braccio l'involtino delle due camicie
-da notte e del ritratto della mamma, si volse indietro a guardare
-la camera che lasciava, la vita da cui fuggiva... E c'era lì, sul
-tavolino, in una piccola cornice ovale, un ritrattino di Eva.
-
-Un disgusto profondo di sè, di Eva, di Hampfel prese Pierino nel
-vederlo. Corse infatti al tavolino, prese il ritrattino e sputò sul
-vetro con un impeto cieco d'ira e di vergogna. Ebbe la tentazione di
-gettarlo a terra, di schiacciarlo sott'i suoi piedi, ma non lo fece.
-Anzi, cercò un asciugamani, rasciugò il vetro con cura, poi depose di
-nuovo il medaglioncino su la tavola e si avviò di nuovo alla porta.
-Ancora si volse a guardare. È vero: era la vergogna, l'inganno, la
-frode, era l'orrore d'un tacito e osceno mercato. Ma era stata anche,
-per un anno, per lui, la vita, il sogno... Sospirò, si passò le mani
-su gli occhi lustri di lacrime. Poi fece per uscire. Ma una forza, il
-ricordo, l'indomabile ricordo di Eva, lo ritrasse ancora indietro.
-Corse al tavolino, prese il ritratto, lo mise nella tasca della sua
-vecchia giacchetta, e, col fagottino sott'il braccio, col cuore fiero,
-con l'anima umile e umiliata, col pianto che gli stringeva la gola sino
-a soffocarlo, fuggì via verso le scale, scappò via come un ladro....
-
-
-Come sono i timidi quelli che, una volta lanciati, si rivelano sovente
-i più audaci, così sono i caratteri deboli quelli che, messi una volta
-alla prova, si dimostrano i più forti. L'energia improvvisa è, come
-l'ingegno improvvisatore, inconsapevole. L'uomo si trova ad essere
-trasformato senza saperlo e, poichè non ha un'esatta visione della
-trasformazione avvenuta, gli sembra, se gli avvenga di ricordare
-il passato, assolutamente inconcepibile che gli sia stato un giorno
-possibile di compiere azioni diverse da quelle che presentemente egli
-compie. Così Pierino, rivalicata la frontiera e tornato in patria,
-vedeva come un sogno, come un incubo, il ricordo di quel penultimo
-viaggio che, la sera stessa della dichiarazione di guerra, l'aveva
-portato a cercare quiete e scampo, in compagnia di sua moglie, in terra
-elvetica libera e neutrale. Aveva passato le prime ore del viaggio di
-ritorno in patria in quello stato d'abbattimento che segue lo sforzo
-nervoso delle grandi crisi risolutive. Ma si compiaceva nel pensare
-che l'improvvisa partenza e la mancanza di qualsiasi spiegazione tra
-lui e sua moglie lo mettevano in una situazione singolarmente felice.
-Infatti, poichè tutti ignoravano ch'egli avesse quella notte scoperto
-il segreto del suo benessere coniugale e l'infortunio subito dal suo
-amor proprio di marito, questo segreto poteva ancora esser creduto tale
-per lui e quell'infortunio non lo esponeva, svelato, a quel ridicolo
-che, per iniqua contraddizione tra cause ed effetti, accompagna sempre,
-nelle crisi delle felicità domestiche e nelle contravvenzioni al patto
-matrimoniale, non il coniuge colpevole ma il coniuge innocente. Due
-o tre ore dopo la sua fuga, la notizia della sua scomparsa doveva
-essere giunta ad Eva, a suo fratello e al _major_ Hampfel. Questa
-scomparsa non era stata evidentemente spiegata se non ricollegandola
-al violento incidente prodottosi la sera prima su la terrazza. Nessuno
-poteva dunque ricercare nella sua mortificazione di marito ingannato le
-ragioni d'una fuga in cui non si poteva discernere altra determinante
-se non l'improvviso ricupero d'una sua coscienza d'italiano perduta
-sino allora nell'egemonia austriaca che sua moglie esercitava.
-
-Stabilito così che sua moglie non avrebbe potuto dare nell'albergo
-intero altra spiegazione alla partenza di suo marito che quella d'un
-improvviso ritorno in patria per compiere il suo dovere di soldato,
-Pierino si rallegrò. Usciva da una vita indegna, è vero, ma con
-un'uscita decorosa. E, se è esatto che un bel morir tutt'una vita
-onora, anche una dimissione dalle funzioni di marito data a tempo
-e data bene può riscattar la vergogna d'un lungo servizio troppo
-docilmente prestato. In fondo, la sorte gli era benigna se salvava,
-sott'il prestigio dell'amore patriottico, la vergogna del suo povero
-amore coniugale così miseramente finito. Meno male! Ci sorrideva,
-ci scherzava sopra, Pierino. Ma si sentiva però il cuore piccolo
-piccolo, stretto stretto in un pugno, un pugno piccino, d'una mano che
-stringeva, stringeva e aveva le dita lunghe, affusolate, così sottili
-che sembravano artigli: la mano di Eva. E se l'ora terribile gli
-ritornava in mente, se riviveva il momento in cui aveva veduto entrare
-il bel maggiore in pigiama nella stanza di sua moglie, si sentiva
-salire il rossore al volto e gli sembrava che tutti i suoi compagni di
-vagone dovessero leggere in quel rossore la sua vergogna passata e la
-sua vergogna presente.
-
-Li guardò, questi compagni di vagone. Eran saliti in quel carrozzone di
-terza classe dopo Genova e discendevano verso Roma come lui, Pierino,
-discendeva verso Napoli per andare ad abbracciare a Sorrento la sua
-povera mamma che lo credeva felice. Li ascoltò parlare. Erano sbarcati
-a Genova quella mattina. Parlavano della città con quell'ammirazione
-indeterminata che è propria dei viaggiatori che non hanno avuto
-il tempo di vedere nulla. Ora, tra tunnel e tunnel, guardavano i
-meravigliosi cantucci tra monte e mare della Riviera di Levante.
-Guardavano il mare azzurrissimo, il cielo splendidissimo della mattina
-d'estate. Guardavano il colore italiano, con occhi meravigliati,
-come cosa nuova. E dicevano fra loro, con grandi scoppii di voce, la
-loro meraviglia. La dicevano male, con un italiano impacciato e duro,
-screziato ogni tanto di parole spagnuole. Ora parlavano dell'Italia,
-della guerra necessaria, della vittoria certa, della gioia e dell'onore
-di cooperare a conseguirla. D'un tratto uno di loro si volse a Pierino:
-
-— E' richiamato anche lei? domandò.
-
-— No, rispose Pierino arrossendo, la mia classe non è ancora sotto le
-armi ed io sono riformato. Ma vado a iscrivermi volontario anch'io,
-nella mia città natale, a Napoli.
-
-Tutti si volsero a guardarlo e Pierino vide in quegli sguardi qualche
-cosa che somigliava a un sentimento di deferenza e d'ammirazione.
-Arrossì, Pierino, anche di questo, che gli parve di aver rubato.
-Gli altri intanto continuavano a parlare con lui, e, dopo avere
-interrogato, adesso spiegavano.
-
-— Veniamo tutti dalla Repubblica Argentina. Siamo figli d'italiani,
-ma siamo tutti nati laggiù. Lo sente? Parliamo italiano con qualche
-impaccio. Ma il cuore è tutto italiano. E appena l'Italia ha avuto
-bisogno anche di noi, eccoci, siamo venuti.
-
-Un altro disse:
-
-— L'amavamo l'Italia, da lontano, quando la sentivamo prospera e
-tranquilla. Più l'amiamo adesso, da vicino, che la sentiamo impegnata,
-dinanzi al mondo, con tutt'il suo onore e tutta la sua gloria. I nostri
-padri, laggiù, in Argentina, non la avevano mai dimenticata e non
-vollero che noi l'ignorassimo. Ce la fecero conoscere, ce la fecero
-amare, coi loro ricordi, nel loro rimpianto. E ora siamo felici di
-servirla, pronti, se il nostro sacrificio occorre, a morire per lei.
-
-Tutti abbassarono gli occhi come raccogliendosi in quel pensiero. Poi
-un altro esclamò:
-
-— Ma per quanto ci avessero detto che era bella non potevamo certo
-imaginarla così. E' più bella, più bella del nostro sogno. E' bella
-tanto che non mi so spiegare.
-
-Allora Pierino domandò:
-
-— Ma non l'avevano mai veduta? Nessuno di loro? Non erano mai stati,
-prima di oggi, in Italia?
-
-— Mai, fu la risposta di tutti.
-
-Il silenzio si chiuse su quella risposta. Poichè il treno correva
-adesso lungo il litorale tutti fissarono gli sguardi, estatici, fuori
-degli sportelli. E Pierino pensava a quei suoi compagni di viaggio,
-nati laggiù, oltremare, fra altre genti, con altri costumi, in terre
-dove avevano i loro affetti, i loro interessi, le loro abitudini, il
-passato, il loro avvenire, la culla ov'erano nati, il po' di terra che
-doveva coprire il loro ultimo sonno. Ed erano venuti, al primo invito,
-in Italia, a servire, a morire se occorreva per questo paese che non
-conoscevano, dove non avevano un affetto, un ricordo, un desiderio, una
-speranza sola. Che cosa dunque li trascinava, così, da un continente
-all'altro, attraverso l'Oceano insidiato, verso la morte probabile,
-con l'occhio sfavillante di vita felice, se non un ideale, se non una
-forza segreta che lega i figli ai padri, i padri agli avi, i vivi alla
-terra ove giacciono i loro morti? E come aveva potuto lui, per tanti
-mesi, essere sordo alla voce di quell'ideale che chiamava a battersi
-e a morire tutta la gioventù d'un paese cui egli pure apparteneva, cui
-egli pure era adesso felice, orgoglioso di appartenere? In quale oblio
-di sè stesso la volontà dispotica d'una donna straniera, d'una donna
-nemica, aveva potuto ridurlo? E come cancellare adesso dal pensiero
-di lei l'idea che un marito italiano può servire, abilmente sfruttato
-nel suo amore pei valzer viennesi, a coprire la merce avariata della
-galanteria austriaca, se non facendole vedere che, giunta l'ora, anche
-questo marito d'austriaca ricorda d'essere italiano, corre là dove
-tutti gli altri combattono, pronto a morire, se occorre, come tutti gli
-altri italiani, come anche questi nuovi italiani d'oltre Oceano sanno
-eroicamente morire?
-
-
-L'aveva consegnata al postino della sua compagnia, mezz'ora dopo
-arrivato in trincea, la sua cartolina per il luogotenente Federico
-Kramer, in Svizzera. Ci aveva scritto sopra, a grossi caratteri,
-_Viva_ l'_Italia_! e aveva riempito il colonnino delle indicazioni di
-recapito: «_Soldato Pierino Balla, reggimento fanteria... compagnia...
-divisione... Zona di Guerra_». Poi aveva preso dal suo portafogli un
-ritrattino, il ritrattino di Eva. Ci aveva scritto dietro così: «_Più
-adatto per stare sul cuore d'un soldato austriaco, del «major» Hampfel,
-per esempio_». E aveva firmato: «_Pierino Balla, soldato italiano_».
-Poi, chiusa la fotografia in una busta, consegnata anche questa al
-postino, s'era sentito più leggero, più lieto, più pulito e, liquidato
-così il suo passato, pronto a volgersi verso il suo avvenire, di là
-dalla trincea.
-
-Era in trincea, oramai, da due o tre ore. Mentre era in corso la
-sua domanda d'ufficiale aveva voluto intanto servire come soldato
-e, brigando assai più di quanto sua moglie aveva brigato per farlo
-diventare concittadino di Guglielmo Tell, aveva chiesto e ottenuto di
-essere mandato in prima linea, sùbito al fuoco, lassù, fra le nevi,
-in quelle trincee ch'erano chiamate del Lenzuolo Bianco. Era giunto
-lassù, poco dopo mezzogiorno, dopo una lunga marcia a piedi che durava
-dall'alba. Aveva trovato, fra quei soldati, due amici: uno ufficiale,
-l'altro soldato. E l'uno e l'altro, lassù, gli avevano stretto la
-mano, forte, apertamente, cordialmente, come da quando era ammogliato
-non gliel'avevano mai stretta a Roma, da Latour o da Faraglia. E s'era
-sentito da quelle strette di mano rinnovare, riconsacrare, rifare quasi
-da cima a fondo.
-
-I soldati gli avevano detto:
-
-— Sei arrivato per goderti le ore tranquille. Di giorno quelli là non
-fiatano. Poi, quando è il tramonto, cominciano a sparare. Ci danno
-la buona notte così. E' stato così ieri sera, l'altra sera, prima
-ancora...
-
-— E sarà così anche stasera? aveva domandato Pierino senza
-preoccupazione e senza spavalderia.
-
-— E sarà così anche stasera, gli avevano risposto i compagni.
-
-Poco dopo l'altro amico, l'ufficiale, l'aveva chiamato in disparte:
-
-— Sei stato costretto a tornare in Italia?
-
-— No, ero riformato e la mia classe non l'hanno riveduta.
-
-— E allora?
-
-— Sono volontario.
-
-— Volontario? Bravo!...
-
-E, dopo una pausa, con un lieve imbarazzo:
-
-— E tua moglie?
-
-— Mia moglie non poteva farmi dimenticare più a lungo il mio dovere.
-
-— Ed ha consentito a lasciarti partire?
-
-— Sono fuggito.
-
-L'ufficiale lo guardò in viso, lo vide fiero e commosso.
-
-— Sei un bravo figliuolo, disse. Gli altri non lo credevano. Io l'ho
-sempre pensato.
-
-— Ero cieco: ora ci vedo, disse Pierino, semplicemente.
-
-L'ufficiale gli strinse la mano. Poi s'accovacciò per terra e invitò
-anche lui ad accovacciarsi:
-
-— Bada. Ci vuol prudenza. Anche quando non ci si batte corron nell'aria
-pallottole perdute che non si sa donde vengano, non si sa dove
-vadano e ti còlgono inutilmente. Coraggio, ricòrdatelo, non vuol dire
-imprudenza. Sacrificarsi, sì, ma quando sacrificarsi è necessario. Sono
-qui dal principio della guerra. Quanti ne ho visti morire! Ma quelli
-che veramente ho pianti sono quelli che il caso, assurdamente, ha
-uccisi, quelli che sono morti senza fare un passo, senza saperlo, senza
-aspettarselo, quelli che un po' di prudenza avrebbe risparmiati. Darla
-la vita, sì, ma a caro prezzo. Se no, i conti non tornano. E i conti
-devono tornare.
-
-Ancora gli prese la mano e gliela strinse più forte dell'altra volta:
-
-— Oggi ci sono. Stasera forse non ci sarò più. Sono mesi, oramai,
-che viviamo ora per ora, minuto per minuto. Ma mi ha fatto piacere di
-rivederti, di avere il tempo di rivederti qui, con noi. Era impossibile
-che tu non fossi venuto. Il sonno della coscienza non è morte, è sonno
-da cui si ritorna. E ci si sveglia con un'anima nuova. Imboscato,
-marito di un'austriaca, ti credo adesso capace di fare prodigi.
-
-— Sono un soldato come tutti gli altri, mormorò umilmente Pierino.
-
-L'ufficiale aggiunse:
-
-— La lotta, è dura, lenta, terribile. Ma vinceremo. Ne sono sicuro. Ne
-siamo tutti sicuri. Tanto sangue non può essere versato invano. Tanto
-dolore non può essere inutile.
-
-La voce del comandante della compagnia chiamò l'ufficiale dall'angolo
-opposto della trincea. Questi si levò e si levò Pierino.
-
-— Arrivederci, Pierino, disse l'ufficiale allontanandosi e salutandolo
-con la mano.
-
-E sorrise vedendo Pierino su l'attenti, immobile, impassibile, con
-la mano alla visiera del berretto e gli occhi buoni che lo fissavano
-riconoscenti per averlo accolto così, come un buon figliuolo, come un
-bravo soldato.
-
-Chiamarono, i compagni, Pierino. Erano distesi per terra in gruppo,
-con le teste appoggiate su le gambe d'un compagno, su la terra della
-trincea, su lo zaino o su la coperta da campo. C'era fra loro l'altro
-amico di Pierino.
-
-— Vieni qui, gli dissero. S'aspetta in pace l'ora del tè.
-
-— E dei biscotti, aggiunse un altro, mostrando il fucile.
-
-— Tè austriaco, strillò un terzo, e biscottini italiani!
-
-E, sollevandosi sul braccio, guardando fuori dal muretto che li
-riparava, mettendo la mano alla bocca come per aiutare la voce a
-giungere sino all'opposta trincea, gridò con quanto fiato aveva in
-gola:
-
-— Attenti alle indigestioni, _Kamarades_!
-
-Risero, cantarono. Uno attaccò il valzer della _Vedova Allegra_. Gli
-altri fecero coro. Poi fu la volta del _Conte di Lussemburgo_. Poi
-quella del _Sogno d'un Valzer_, il valzer di Franzi:
-
- _Laggiù nel silente giardino..._
-
-Tutto ritornò, a quel richiamo, nell'animo di Pierino, tutta l'ultima
-sera, tutta l'ultima notte della sua vita passata, abolita, della sua
-vita da dimenticare e da riscattare.
-
- _Canta e poi trilla,_
- _valzer d'amor..._
-
-Il tenorino grigio-verde stonò. Lo coprì un coro d'invettive, una salva
-di fischi. Rispondeva ridendo:
-
-— Fischiate pure. Fischi che non fan male. Non sono mica pallottole.
-
-— Verranno anche quelle, tra poco, disse un altro ridendo e intonò il
-valzer di Lehar:
-
- _Sei tu, felicità..._
-
-Uno interruppe:
-
-— Bella musica, però... Se non avessero che i valzer si potrebbe anche
-voler bene a quella gente...
-
-Il vento portò dalla opposta trincea un canto: era musica italiana con
-parole tedesche. Un tenorino austriaco cantava _Cavalleria_.
-
-— Cortesia con cortesia, disse l'amico di Pierino. Rispondiamo col
-valzer del _Conte_, ma cantato a dovere. Tu, Pierino, che hai una bella
-voce...
-
-— Non so. Non ricordo..., mormorò Pierino assorto.
-
-— Non sai? Non ricordi? Erano i tuoi cavalli di battaglia... Non
-cantavi che quelli...
-
-— Ma ora non li canto più...
-
-— Non ami più la musica?...
-
-— Sì, ma un'altra...
-
-— Quale?
-
-— Una bella canzone, una bella canzone italiana...
-
-— E faccela allora sentire...
-
-— Fuori il fiato, recluta!
-
-— Ordine degli anziani: sgòlati!
-
-Pierino rispose pianamente, assorto, scansando le insistenze con un
-gesto della mano:
-
-— Più tardi.
-
-Gli altri insistettero:
-
-— Quando?
-
-E ancora Pierino, a bassa voce, gli occhi intenti, il cuore lontano:
-
-— Più tardi.
-
-Ma tutti eran tenori lassù e tre o quattro voci insieme ripresero il
-_Sei tu, felicità_... Pierino ascoltava, sempre immobile, disteso,
-poggiato il gomito a terra, la testa appoggiata su la palma. Rivedeva
-Vienna, il Prater, la passeggiata notturna con Eva, risentiva nella
-voce di lei, sospirato, carezzato, il dolce valzer sentimentale.
-
-D'un tratto, il valzer si spezzò. Gli ufficiali accorsero, diedero
-ordini nervosi, secchi, precisi. Dall'altra parte non si cantava più.
-Il cielo, il grande cielo alpino, si era tutto coperto di veli rosei.
-Il sole era scomparso laggiù, dietro la montagna bianca di neve. E una
-voce beffarda, accanto a Pierino, mentre i soldati si levavano, mentre
-occupavano il loro posto in trincea, commentò:
-
-— L'ora del tè!
-
-Un ufficiale parlò:
-
-— Ragazzi, oggi si comincia noi. Vivi o morti bisogna uscire da qui,
-snidarli dalla loro tana...
-
-La voce beffarda commentò ancora:
-
-— Oggi prima i biscotti e dopo il tè....
-
-Ordini, voci, movimenti, corsero, nervosi, sommessi, per la trincea. A
-un ordine le baionette furono su le canne dei fucili. Poi un ufficiale,
-l'amico di Pierino, gridò:
-
-— Avanti, figliuoli. Savoia!
-
-E, la rivoltella in pugno, fu primo su l'orlo della trincea, primo in
-campo aperto. Gli altri, come un sol uomo, seguirono, si lanciarono
-come un sol uomo contro la trincea nemica, sotto una grandine di
-pallottole, mentre le mitragliatrici nemiche cominciavano a crepitare.
-
-Mentre correva con gli altri, Pierino si volse ai compagni:
-
-— Adesso canto, amici!
-
-E, con la sua bella voce che carezzava un giorno le smorzature snervate
-e snervanti delle operette viennesi, cominciò a cantare correndo verso
-il nemico, correndo verso la morte e verso la vittoria:
-
- _Fratelli d'Italia,_
- _l'Italia s'è desta...._
-
-E non potè cantare, povero Pierino, il terzo verso.
-
-
- Roma, Dicembre 1915 — Marzo 1916.
-
-
-FINE.
-
-
-
-
-OPERE DI LUCIO D'AMBRA (Renato Manganella)
-
-
-Romanzi e novelle.
-
- _Il Miraggio_, romanzo — 2ª edizione.
- _L'Oasi_, romanzo — 3º migliaio.
- _L'Ardore di settembre_, novelle (esaurito).
- _L'Amore e il Tempo_, novelle.
- _Il «Damo Viennese»_, romanzo.
- _Il Re, le Torri, gli Alfieri_, romanzo — 3º migliaio.
- _La Rivoluzione in sleeping-car_, romanzo.
- _L'Ombra della Gloria_, romanzo (di prossima pubblicazione).
- _La Commedia dal mio palco_, novelle (di prossima pubblicazione).
-
-
-Teatro.
-
- I Vol. — _L'Amore ricama_, 1 atto — _Acqua stagnante_, 3 atti, —
- _Castello di carte_, 1 atto — _Marionette_, 1 atto — _Fantasia_, 1
- atto — _La destra e la sinistra_, 1 atto.
-
- II Vol. — _La via di Damasco_, 3 atti — _Effetti di luce_, 2 atti
- — _Il Giardino d'Armida_, 2 atti — _Acqua acqua, fuoco fuoco_, 1
- atto.
-
- III Vol.[1] — _Il Bernini_, 4 atti, in versi — _Goffredo Mameli_, 5
- atti, in versi — _Il Matrimonio improvviso_, 3 atti.
-
- IV Vol. — _Gli Angeli Custodi_, 3 atti — _I miei amici di
- Sans-Souci_, 1 atto — _Gli Esuli_, 4 atti.
-
- V Vol. — _La Diva della Scala_, 4 atti — _La Frontiera_, 3 atti.
-
-
-Critica.
-
- _Le Opere e gli Uomini_, 1ª serie.
- _Le Opere e gli Uomini_, 2ª serie (di prossima pubblicazione).
- _Storia della Letteratura Francese._
-
-[1] In collaborazione con Giuseppe Lipparini.
-
-
-
-
- _Finito di stampare
- il 24 Giugno 1918
- nel
- Premiato Stabilimento Tipografico
- Licinio Cappelli
- in Rocca San Casciano_
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il "Damo viennese", by Lucio D'Ambra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" ***
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-volunteers and employees are scattered throughout numerous
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-The Project Gutenberg EBook of Il "Damo viennese", by Lucio D'Ambra
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-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Il "Damo viennese"
-
-Author: Lucio D'Ambra
-
-Release Date: November 7, 2016 [EBook #53471]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" ***
-
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-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
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-by The Internet Archive)
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-</pre>
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-<div class="booktitle">
-<h1>
-Il “Damo viennese„
-</h1>
-</div>
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-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-LUCIO D'AMBRA
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-Il “Damo<br />
-viennese„
-</p>
-
-<p class="pad2">
-ROMANZO
-</p>
-
-<p class="pad6">
-ROCCA S. CASCIANO<br />
-<span class="large">LICINIO CAPPELLI, <span class="smcap">Editore</span></span><br />
-<span class="small">Libraio di S. M. la Regina Madre</span>
-</p>
-</div>
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-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>Riserva dei diritti d'autore</i>
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-</p>
-
-<h2>
-<i><span class="smcap">Al Commendatore</span> GIUSEPPE ARDIZZONE</i>
-</h2>
-
-<p class="indr">
-Direttore del <i>Giornale di Sicilia</i>.
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2 indl">
-<i>Mio caro amico</i>,
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Questo romanzo è Suo, di diritto. Scritto per Sua richiesta
-cortese per il <span class="upright">Giornale di Sicilia</span>, fu da Lei accolto
-con straordinaria ospitalità, quell'ospitalità larga e cordiale
-ch'è solo segreto delle grandi case e dei grandi signori.
-Oggi che dalle pagine del <span class="upright">Giornale di Sicilia</span> è
-raccolto in volume, <span class="upright">Il “Damo Viennese„</span> viene a Lei,
-stampato, come già venne manoscritto: cioè con tutta la
-mia affettuosa solidarietà e con tutta la mia più viva
-riconoscenza. Ma questo romanzo che muove le sue figurine
-su lo sfondo della guerra venne a Lei la prima volta
-in ore liete quando le nostre Armate, eroicamente sacrificandosi,
-avanzavano in terra nemica. Oggi il libro ritorna
-a Lei, caro amico, in ore angosciose quando, mutata in una
-ora di follia la fortuna, distrutto in un'ora ciò che con
-anni eroici s'era costruito, le nostre Armate fan fronte in
-Patria, sul nostro suolo, all'assalto dell'invasore. Non ho
-creduto, correggendo le bozze di queste pagine, mutare
-nulla alla prima versione, nè togliere quei particolari, così
-diversi dalla situazione d'oggi, che io non ho potuto riveder
-su la carta senza sentirmi inumidire il ciglio. Ma
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-se dell'ora vittoriosa ed eroica non ci rimane più la terra
-conquistata palmo a palmo, ci resta tuttavia, di quelli eroi
-e di quelle vittorie, incancellabile e confortevole il ricordo.
-Perchè dunque cambiare? Perchè cancellare quei nomi di
-città liberate su cui la bandiera italiana ha sventolato?
-Tanto che quella non sia più la verità, che quelle città
-siano riperdute, Pierino Balla non sa. Noi lo sappiamo. Ma
-sappiamo anche che, quando le nostre regioni invase saran
-liberate, il nostro còmpito non sarà finito. Dovremo riprendere,
-oltre confine, ciò che il sacrificio degli eroi ha già
-pagato. Sacra è, per la Patria, così la terra ove operano i
-vivi come quella sotto cui riposano i morti. E quelle terre
-rifioriranno di libertà in una primavera ardente di cui il
-sangue italiano sarà stato ardentissimo seme. Su questo sogno
-già si chiudeva questo romanzo che muove, cronaca
-fedele, dalla commedia politica della primavera del 1915
-per giungere all'epopea magnifica con cui l'Italia potè stupire
-il mondo. Su questo sogno, più che mai vivo nel nostro
-cuore, chiudo anche oggi questa lettera a Lei, caro
-amico, ripetendole ancora una volta, coi più cordiali spiriti,
-la mia amicizia devota e riconoscente.</i>
-</p>
-
-<p class="indl">
-Roma, 25 Maggio 1918.
-</p>
-
-<p class="pad1 indr">
-<span class="smcap">L. d'A.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2>I.
-<span class="smaller">LA VITA NON È CHE UN VALZER</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<p>
-Noi prestiamo a tutti gli uomini quella profondità
-d'ideali e quella gravità di preoccupazioni
-morali che sono in realtà, e per fortuna,
-solamente l'appannaggio di alcuni rari e privilegiati
-esemplari d'umanità sedicente superiore.
-Noi crediamo che la maggior parte degli uomini
-d'una certa levatura intellettuale che incontriamo
-per via, al caffè, al teatro, non vadano
-a dormire senza essersi proposta, ogni
-sera, una lunga fila di punti interrogativi d'ordine
-sociale, religioso, morale, politico o sentimentale.
-Non possiamo ammettere che un uomo
-abbia l'orizzonte della sua vita chiuso in
-una collezione di francobolli o fra le pianticelle
-d'un erbario e ci sembra inverosimile che i
-grandi principii dell'ottantanove lascino perfettamente
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-indifferente un uomo che s'appassiona
-invece a raccogliere monete fuori corso o autografi
-di uomini celebri ancora in corso. Amar la
-patria, la società, l'umanità ci sembra dovere
-e necessità d'ogni cuore portato a una funzione
-più nobile di quella di segnare il passo
-alla vita animale che cammina. C'è gente, invece,
-che ha limitato i suoi amori e li ha limitati
-intensificandoli. Ed è gente non sempre
-peggiore di quella che invece li moltiplica diminuendoli.
-</p>
-
-<p>
-Aveva amato due cose al mondo, per esempio,
-Pierino Balla: sua madre e il valzer. Sua
-madre, la sua vecchia mamma vedova e sola,
-se ne rimaneva ormai laggiù raccomandata alla
-premura di qualche amico, nella sua casettina
-di Sorrento fra cielo e mare. Ma il valzer era
-sempre con lui, in lui, nel suo orecchio, su
-le sue labbra, nel suo cuore, nel suo cervello,
-nel suo passo che anche per via salterellava
-un poco come quello d'un tenore su un palcoscenico.
-Li amava tutti, li sapeva tutti: vecchi
-valzer spagnuoli suonanti di nàcchere e procaci
-d'anche formose sotto gli scialli ondeggianti,
-vecchi valzer francesi incipriati di leggiadria,
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-valzer italiani bonarii e cordiali, giovani valzer
-viennesi tra melanconici e voluttuosi, tra spensierati
-e sentimentali, fatti di giravolte e di
-capriole ma pieni di chiaro di luna e tutti azzurri
-di riflessi danubiani. Li sapeva tutti a
-memoria; gli bastava sentirli una volta sola
-per ficcarseli, lì, inamovibili, nel cervello; e,
-senza saper di musica, suonando a orecchio,
-dovunque scovava un pianoforte, li ritrovava,
-li rispolverava uno per uno, tutt'i giorni. Non
-badava, per questo, dove fosse e in che momento
-fosse. Alla vista d'un pianoforte smarriva
-ogni senso di opportunità e di luogo,
-di convenienza e d'educazione; a tal segno
-che un giorno, recatosi in casa d'un suo amico
-morto improvvisamente e tragicamente per
-prendere d'accordo con la famiglia le disposizioni
-pei funerali, aveva accolto l'entrata
-in salotto della vedova desolata col più indiavolato
-<i>refrain</i> d'un valzer di Walteufel.
-In casa, per via, al lavoro, a letto, fischiettava
-valzer su valzer. Agli esami di laurea,
-svolgendo una tesi di diritto canonico, tra
-una domanda e l'altra dei professori, intercalava
-a bassa voce un ritornello della <i>Casta
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-Susanna</i> o della <i>Vedova allegra</i>. E, apolitico
-per eccellenza, la politica estera italiana gli
-era diventata improvvisamente simpatica da
-quando un grande diplomatico tedesco l'aveva
-definita la «politica dei giri di valzer». Politica
-per me, aveva detto, e per la prima volta
-in vita sua, cittadino elettore, fischiettandosi il
-valzer di Franzi nel <i>Sogno di un valzer</i>, era
-andato a votare. «Pierino Balla e canta», lo
-chiamavano gli amici. E cantava, infatti, con
-grazia, con una vocina da tenorino di operette
-che gli avrebbe fatto far fortuna se egli avesse
-osato, figlio d'un magistrato napoletano,
-nipote di un colonnello borbonico, salire in
-palcoscenico dalla platea dove ogni sera sentiva
-e risentiva, ostinato e paziente, la centesima
-rappresentazione di un'operetta di Parigi
-o di Vienna.
-</p>
-
-<p>
-Aveva ventotto anni e non faceva ancora
-null'altro che cantare o fischiettare valzer. Aveva
-trascinato avanti gli studii all'Università di
-Napoli, lentamente, faticosamente, sino a ventisei
-anni, poichè ancora nessun ministro della
-Pubblica Istruzione s'era deciso a stabilire nei
-regolamenti che i professori di scienze delle
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-finanze o di diritto romano interrogassero i candidati
-sul repertorio di Offembach e su la dinastia
-degli Strauss. Poi, presa la laurea, era
-venuto a Roma a cercare un'occupazione, un
-lavoro, una posizione. Aveva cercato tutto ciò
-il giorno nei caffè, la sera nei <i>restaurants</i> eleganti
-e nei teatri d'operette. E non aveva trovato
-altra occupazione che quella di sentir
-valzer e valzer, altro lavoro che quello di mandarli
-a memoria e di ritrovarli al pianoforte il
-giorno dopo, altra posizione che quella di starsene
-sdraiato in una poltrona a sentire cantare
-Emma Vecla o Gea della Garisenda, a veder
-piroettare le deliziose <i>soubrettes</i> ungheresi tipo
-Csillag e tipo Tonci. Passavano i mesi e passavano
-gli anni. Dei suoi autori prediletti cresceva,
-ad ogni stagione, il repertorio. Passavano
-anche dalle sue tasche in quelle altrui — poco
-alla volta in verità, perchè non era prodigo
-che di canzoni — le poche migliaia di
-lire che una paterna assicurazione su la vita
-gli aveva lasciate per aiutarlo a finire i suoi
-studii e a trovare anche lui, come tutti gli
-altri, qualche cosa da fare a questo mondo.
-Per la carriera d'avvocato non si sentiva inclinazione.
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-Per quella di magistrato paventava la
-relegazione in una piccola città di provincia
-dove il teatro non funzionasse tutto l'anno. Rimaneva
-l'amministrazione, e l'amministrazione
-centrale naturalmente, con la certezza di rimanere
-a Roma dove per tutt'i dodici mesi dell'anno
-tre o quattro compagnie offrivano sempre
-almeno un paio di <i>Conti di Lussemburgo</i>
-per sera. Ma aspettava. C'era ancora qualche
-biglietto da mille — cinque o sei — da ritirare
-alla banca; e aspettava. C'era oggi un concorso
-al Ministero della Guerra? Ma ci sarebbe stato
-un mese dopo un concorso a quello della Marina.
-Tanto Pierino Balla non aveva preferenze.
-Aveva solo preferenze musicali. Nel suo
-amore universale per tutt'i valzer presenti passati
-e futuri del nostro mondo ballerino, a
-poco a poco era giunto a scegliere, a prediligere.
-Amava Offembach, amava Lecocq, ma
-adorava Leo Fall e Lehar. L'operetta viennese,
-coi suoi valzer a ripetizione, coi suoi quartetti,
-terzetti e duetti che finiscon tutti a balletti,
-era la sua passione. Conosceva tutto il repertorio
-dell'<i>An der Wien</i> e del <i>Volkstheater</i>, nota
-per nota, cadenza per cadenza. Il valzerino a
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-bocca chiusa della <i>Principessa dei Dollari</i>,
-come l'aveva sentito cantare una sera con bell'aria
-dongiovannesca e sprezzante dal tenore Walter
-Grant, non l'aveva fatto dormire tre giorni.
-Appena una bella donna fermava per via il suo
-sguardo doveva lottare contro la tentazione di
-andarle davanti e di mettersi a girare intorno
-a lei, lì, sul marciapiede, con la mano sinistra
-sul fianco, la mano destra distesa a un gesto
-<i>balancè</i> che non dice nè si nè no, l'aria arrogante,
-il labbro sdegnoso, lo sguardo spavaldo,
-cantandole il delizioso valzeretto a bocca
-chiusa del giovane aristocratico francese e rovinato
-insensibile ai fascini della miliardaria
-americana. Tutta la vita per lui era questo:
-situazioni di operette viennesi che dal palcoscenico
-avrebbe voluto riportare nella sua piccola
-vita d'ogni giorno. E quando usciva da un
-salotto quasi gli accadeva di meravigliarsi che
-non dovesse uscirne su un passo di <i>can-can</i>
-con la padrona di casa, come nell'operetta della
-sera prima dopo il gran duetto sentimentale
-del second'atto. Una sera, in un'operetta nuova,
-scoprì un meraviglioso verso caduto, in un
-felice stato di grazia e di geniale incoscienza,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-dal lirismo d'un Victor Hugo librettista d'operette
-e sentì il brivido di una rivelazione:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>La vita non è che un valzer.....</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Lo sapeva da un pezzo. Ma non aveva
-saputo mai trovare una forma così sintetica,
-così espressiva e così profonda per il suo
-pensiero. Per queste profonde divinazioni dell'anima
-umana e del nostro umano destino, già
-non ci sono che i poeti, i grandi poeti. «Che
-verso, che bellezza!... La vita non è che un
-valzer...».
-</p>
-
-<p>
-E «Pierino Balla e canta» ne fece il suo
-motto e lo fece stampare di traverso, con inchiostro
-viola del pensiero, su la sua carta da
-lettere. Da quel giorno il valzer diventò per
-lui uno scopo, un fine, una missione. Andava
-ad ascoltarli con la gravità mistica con cui si
-assiste ad un rito. Faceva propaganda fra i
-suoi amici in favore dell'operetta viennese.
-Parlava d'arte e di politica a proposito di <i>Eva</i>
-e di Franz Lehar. Dal coro dei parigini:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Nell'aria di Parigi</i></p>
-<p><i>c'è molta seduzion...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p>
-giungeva al coro della politica europea e della
-Triplice Alleanza per dimostrare che:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Nell'aria di Vienna</i></p>
-<p><i>c'è molta protezion....</i></p>
-</div>
-
-<p>
-per gli Italiani finalmente veramente amici
-d'un popolo con cui è facile, diamine, intendersi,
-visto che gli uni e gli altri amiamo la
-musica leggera e che un valzer viennese ed
-una canzonetta di Piedigrotta non possono
-ispirare ai ministri degli esteri di due Stati
-così soavi che i sentimenti della più cordiale
-tenerezza reciproca.
-</p>
-
-<p>
-Quando i manifesti teatrali preannunziavano
-una nuova operetta viennese — o ungherese — «Pierino
-Balla e canta» mobilizzava otto
-giorni prima tutt'i suoi amici. S'incaricava lui
-di comperare i posti, di distribuire i libretti e,
-pei più poveri o i più restii, faceva lui addirittura
-le spese: «Creare fra i due popoli
-questi cordiali rapporti artistici, è servire il
-mio paese...» diceva. E gli amici gli rispondevano:
-«Sì, Pierino, e ti faranno cavaliere.»
-Uno aggiungeva: «Della Corona d'Italia...»
-Pierino non sdegnava, da buon italiano, l'offerta.
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-Ma all'offerta aggiungeva con un sorriso
-e una luce negli occhi: «E dell'Aquila Nera!»
-</p>
-
-<p>
-E quando usciva dal teatro e non era ancòra
-sazio di valzer e di Vienna, correva col
-tram da Faraglia o al Moderno poichè faceva
-ancora in tempo a sentir l'ultimo valzer delle
-orchestrine di quel caffè. Le «dame viennesi»
-lo mandavano in visibilio anche se erano di
-Frascati e se le parrucche bionde erano posticcie.
-Sentiva suonare <i>Sulle rive del Danubio</i>
-con beatitudine, con voluttà, gli occhi fissi al
-soffitto, fischiettando attorno al pomo del bastone
-appoggiato su le labbra. E all'amico che
-lo accompagnava sospirava di tanto in tanto
-con l'anima sognante: «Senti... senti... C'è
-tutta Vienna!» E, finalmente, andava a casa.
-Saliva le scale a tempo di valzer, si svestiva
-cantarellando e ballonzolando <i>Laggiù nel silente
-giardino</i>, spegneva il lume fischiettando — <i>Amorin,
-tesorin</i> — e allungandosi solo nel
-suo letto di scapolo si addormentava sognando
-il Prater.
-</p>
-
-<p>
-Ma, poichè non è concesso agli uomini che
-d'esser felici provvisoriamente, i più bei sogni
-hanno un risveglio. Addormentatosi una
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-sera sognando il Prater, s'era svegliato una
-mattina con una lettera della mamma e il giornale
-che la padrona di casa gli portava col
-caffè ed egli apriva sùbito, indifferente alle
-notizie europee ma impaziente di correre in
-quinta pagina alla colonna dei teatri. Tanto la
-lettera della mamma quanto la lettura del giornale
-gli diedero quella mattina il consiglio di
-ricordarsi che il peculio paterno era agli sgoccioli
-e che per un paio di settimane era forse
-il caso di pensare che la vita, sì, non è che
-un valzer, ma che tuttavia questo valzer bisogna
-avere il modo di suonarlo. Fulmineo nelle
-sue decisioni, con quello stesso coraggio della
-disperazione che spinge un uomo a buttarsi a
-fiume tutto d'un colpo anzichè scendervi poco
-alla volta per affogare gradatamente, Pierino
-Balla, letto sul giornale che un concorso per
-vice-segretario di terza classe a duemila lire
-era bandito dal Ministero delle Poste si vestì
-in fretta, raccolse i suoi documenti e i suoi
-titoli di studio, redasse una domanda in regola
-e corse a depositare il plico in via del Seminario.
-Pochi giorni dopo si presentava agli
-esami. E poichè aveva imparato lentamente
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-ma aveva imparato, poichè non era uno sciocco
-per quanto gli piacesse — la vita non è che
-un valzer! — di sembrarlo, gli esami li diede
-bene e riuscì tra i primi. S'era a maggio e a
-luglio doveva prendere servizio, riscuotere le
-prime centocinquantadue lire del suo stipendio
-mensile. Pochine, in verità. Ma potevan bastare.
-L'allegria arrotonda i bilanci più magri. E
-la vita non è che un valzer.
-</p>
-
-<p>
-La vita però è anche una tessitrice che annoda
-e intesse misteriosamente e capricciosamente
-i suoi fili. Quando una mattina Pierino
-Balla uscì di casa e si fermò, come era sempre
-suo primo pensiero, all'angolo della strada
-di casa sua per vedere uno ad uno, meticolosamente,
-i manifesti teatrali, non un'ombra di
-presentimento sfiorò la sua anima ballerina e
-leggera dinanzi a quel gran manifesto d'un
-teatro che chi sa mai perchè in bianco rosso e
-verde, preannunziava la prima rappresentazione
-di una nuova operetta viennese di Franz Lehar.
-Sentì, Pierino, un gran tuffo al cuore e vide
-tutto rosso, ma non perchè una voce segreta
-l'avesse avvertito che quel manifesto decideva
-della sua vita. Il tuffo al cuore gli era stato
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-dato dal solo fatto di aver letto sott'il titolo
-della nuova operetta che l'autore venuto espressamente
-a Roma, che Franz Lehar in persona
-ne avrebbe diretto l'esecuzione. Quando si riebbe,
-il primo pensiero di Pierino Balla fu di
-correre al teatro e di prenotare, e di pagare,
-e di portarsi via lo scontrino — non si sa
-mai: una sbadataggine del botteghino — che
-gli dava il diritto d'occupare quattro sere dopo
-la prima poltrona di prima fila, lì, a destra del
-direttore d'orchestra, del <i>Kappelmeister</i>, a un
-metro da Franz Lehar, così vicino a lui che
-avrebbe potuto buscarsi un raffreddore all'aria
-sollevata dalle falde della marsina agitata dal
-celebre maestro nei momenti a scatti del direttore
-d'orchestra. Non prese un raffreddore quella
-sera, Pierino Balla, perchè il maestro, da buon
-tedesco composto ed equilibrato, non si sbracciava
-a dirigere come Mascagni ed anche perchè
-invece che in marsina dirigeva in <i>smoking</i>
-e lo <i>smoking</i> non ha falde che possano far
-vento. Ma se non prese un'infreddatura prese
-per Franz Lehar una cotta che gli fece traversare
-tutte le ansie e ricorrere a tutte le astuzie
-d'un innamorato che vuol trovare il modo
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-di giungere a toccare il cuore della sua bella
-che non lo conosce e che ancora non si è accorta
-di lui.
-</p>
-
-<p>
-Le idee più luminose sboccian talvolta nei
-cervelli più oscurati dalla passione, per legge
-di contrasto e perchè al buio anche un fiammifero
-acceso può far l'effetto di un lampo di
-genio. Così Pierino Balla scambiò senza modestia
-per un lampo di genio il fiammiferino di
-un'ideuccia che gli spuntò nel cervello quando,
-la mattina dopo il trionfo della nuova operetta,
-si sentì eccitato dall'irresistibile desiderio
-di conoscere personalmente il grand'uomo della
-sua piccola musica e fu convinto che sarebbe
-stato veramente perdere una occasione più
-unica che rara lasciare che Franz Lehar fosse
-venuto a Roma, perchè lui, Pierino Balla, studiasse
-accuratamente alle spalle il panno e il
-taglio del suo <i>smoking</i> viennese senza per altro
-riuscire a stringere la mano che aveva scritto
-i valzer più affascinanti di questo mondo. Non
-c'era tra i suoi amici un cane — neppure un
-cantante — che avesse potuto aprirgli la via
-ad una presentazione regolare. D'altra parte
-a presentarsi così, senza una qualsiasi introduzione,
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-all'albergo dov'era disceso il famoso
-musicista c'era il rischio d'essere preso per un
-postulante importuno e d'esser messo garbatamente
-alla porta. E fu allora che Pierino Balla
-ebbe l'idea. Entrò all'albergo, studiò su la lista
-dei viaggiatori la posizione topografica della
-stanza occupata dal musicista. Compiuta questa
-ricognizione strategica chiese una camera per
-sè; e, quindi, accompagnato dal segretario,
-trovò tanto a ridire su ogni stanza che gli proponevano
-che, girato mezzo albergo, finì col
-capitare proprio nella camera attigua a quella
-del musicista. Immediatamente si disse musicista
-anche lui, spiegò di doversi trattenere a
-Roma per un soggiorno non breve e chiese che
-un pianoforte fosse messo nella sua camera. E
-il pianoforte cinque minuti dopo raggiungeva
-il viaggiatore. Era proprio lì, a portata di mano:
-era quello che il direttore dell'albergo aveva
-creduto di dover far mettere nella camera
-preparata per l'autore della <i>Vedova allegra</i> e
-che l'autore della <i>Vedova allegra</i> aveva fatto
-immediatamente riportar via.
-</p>
-
-<p>
-Avuto il pianoforte Pierino Balla incominciò
-a farne quello che faceva di ogni pianoforte
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-che gli capitava a tiro: lo pestò e lo ripestò
-senza riposo. Un pezzo dopo l'altro, un
-valzer dietro l'altro, ripassò a memoria tutto
-il repertorio del musicista viennese, dal <i>Conte</i>
-alla <i>Vedova</i>, da <i>Eva</i> alla <i>Figlia del Brigante</i>.
-Scese a far colazione e poi, risalito in fretta,
-ricominciò, a pestare: <i>Conte</i> e <i>Vedova</i>, <i>Eva</i> e
-<i>Brigante</i>. Ridiscese per il pranzo, risalì e ricominciò,
-infaticabile: <i>Vedova e Conte</i>, <i>Brigante</i>
-ed <i>Eva</i>. Quando le dita non ressero più
-tanto i polpastrelli erano gonfii a furia di pestare,
-uscì a prendere una boccata d'aria. Ma
-a mezzanotte era già di nuovo in camera sua
-e giù di nuovo a pestare, fresco e tranquillo
-come se non avesse già pestato tutto il giorno:
-e via da capo <i>Brigante</i> ed <i>Eva</i>, <i>Vedova</i>
-e <i>Conte</i>. Il maestro era lì, a due passi. L'aveva
-sentito entrare nella camera accanto, chiudere
-le finestre, sbadigliare, sternutire, soffiarsi
-il naso, uscire un momento di camera e poi
-rientrare per una necessità che era facile immaginare.
-Aveva poi sentito due scarpe cadere
-una dopo l'altra sul pavimento di legno, un
-letto scricchiolare sotto il peso di un corpo che
-vi si distendeva, la chiavetta della luce elettrica
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-scattare con un piccolo colpo secco. Ora
-il maestro era tra le lenzuola. E Pierino Balla
-ricominciò con più foga di prima il settimino
-della <i>Vedova</i>, il gran valzer dei <i>Conte</i>, il coro
-dei parigini in <i>Eva</i> e il delizioso piccolo valzer
-della <i>Figlia</i> modulato lento lento come una
-ninna-nanna: «<i>Bimba, sii buonina</i>...» Doveva
-il maestro sentirsi lusingato di quell'omaggio
-d'un ignoto ammiratore e non poteva il giorno
-dopo, così lusingato nel suo amor proprio, non
-chiedere di conoscere quell'ignoto che conosceva
-il suo repertorio anche meglio di lui. Da
-quell'omaggio d'ammirazione non poteva nascere
-tra il maestro e l'ammiratore che un'affettuosa
-amicizia. E già Pierino la pregustava, e
-tanto ne era sicuro che, per quanto le tre fossero
-già suonate all'orologio d'una chiesa vicina,
-ricominciava per l'ennesima volta a strimpellare
-con tanto di pedale:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>È scabroso la donna studiar...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Ma una voce suonò nella stanza vicina,
-d'improvviso:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Zum Teufel diese schrekliche Musik!</i>
-</p>
-
-<p>
-Pierino diede un balzo su la sedia e, con
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-le mani staccate di botto dalla tastiera, spezzò
-a metà le note di <i>disperazion</i>. Ebbe allora l'incertezza
-che sola conoscono i grandi capitani.
-Dar battaglia o rifiutarsi di continuare a suonare
-e smettere? Pierino e Franz Lehar hanno
-parlato in tedesco. Che cosa hanno detto?
-Quelle parole volevano dire: «Mio ignoto ammiratore,
-voi siete molto gentile» o volevano
-dire: «Mio signor vicino, mi avete rotto le
-scatole?» Pierino non sapeva il tedesco ma inclinava
-piuttosto verso la seconda traduzione,
-poichè se le parole gli erano sfuggite il tono
-gli era sembrato quale neppure in tedesco, per
-quanto la lingua sia dura ed aspra, si adopera
-per dire a qualcuno: «Grazie, caro, vi
-sono molto grato!» Nell'incertezza Pierino credette
-miglior consiglio astenersi dall'insistere;
-talchè richiuse cautamente il pianoforte, in punta
-di piedi girò per la camera spogliandosi e si
-coricò leggermente, come una piuma, perchè il
-letto non scricchiolasse. Quando fu anche lui
-fra le lenzuola ricordò che il gran Condè alla
-vigilia di una battaglia soleva dormire saporitamente.
-Fece quindi come il gran Condè e,
-voltosi su un fianco, sospirandosi ancora a
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-mezza voce il <i>Ninfa del bosco</i> della <i>Vedova</i>,
-sentì che dalla stanza vicina un musicista che
-russava poco musicalmente gli offriva un impreveduto
-accompagnamento di contrabbasso.
-</p>
-
-<p>
-La mattina dopo, quando il cameriere gli
-portò il caffè e il segretario dell'albergo chiese
-di essere ricevuto, il gran Condè non tardò a
-persuadersi che aveva perduto la battaglia. Il
-segretario avvertiva il cliente del numero 139
-che doveva astenersi dal suonare il pianoforte
-dopo la mezzanotte poichè il cliente del numero
-140 s'era vivamente lamentato di non aver
-potuto chiudere occhio fino alle quattro del
-mattino ed aveva persino minacciato di cambiare
-albergo. Timido e riguardoso, arrossendo
-e balbettando, Pierino Balla promise di non
-toccare più un tasto dopo suonata l'ora del coprifuoco,
-ma, con ardita decisione, colse l'occasione
-che gli si offriva e chiese al segretario
-di poter presentare di persona le sue scuse all'illustre
-autore della <i>Vedova allegra</i>. Ma
-quando il segretario fu per uscire e per andare a
-chiedere al numero 140 se era disposto a ricevere
-la visita e le scuse del numero 139, Pierino
-Balla fu preso da un'angosciosa preoccupazione
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-e, trattenendo il segretario per la falda
-del soprabito, sospirò con un filo di voce:
-</p>
-
-<p>
-— Ma parla solo tedesco?
-</p>
-
-<p>
-— Parla anche un po' francese.
-</p>
-
-<p>
-Pierino Balla chiamò a raccolta il suo piccolo
-vocabolario francese con pronunzia napoletana,
-contò su le dita i vocaboli che in quel
-momento gli occorrevano e quando fu al numero
-140, in presenza del celebre maestro,
-ebbe la sgradita sorpresa di osservare che nel
-breve tratto di corridoio dalla sua stanza alla
-stanza del maestro, per quanto fossero così pochi,
-li aveva perduti tutti dal primo all'ultimo.
-Mormorò quindi le sue scuse in italiano e vide
-con giubilo che, su venti parole italiane, due o
-tre non erano per il maestro un impenetrabile
-mistero. Così, ritrovando un po' di calma, ritrovò
-anche una dozzina di parole francesi e con
-queste, improvvisando un'alleanza verbale franco-italiana
-in cui l'Italia aveva la parte del
-leone, potè dire al maestro la sua ammirazione,
-la sua idolatria, la gioia che provava a conoscerlo
-e a stringergli la mano. Da parte sua
-il maestro, allargando l'alleanza verbale sino
-a far entrare a fianco dell'Italia e della Francia
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-anche l'Austria e l'Ungheria, si disse lusingato
-di vedere che quel giovane signore conosceva
-così bene tutta la sua produzione e gli strinse
-ripetutamente la mano, pronunziando in tedesco
-certe parolacce in ung e in zum che sembravano
-scapaccioni ma che dovevano essere complimenti
-a giudicare dal sorriso che le accompagnava.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Vous êtes musicien?...</i>, domandò poi
-Franz Lehar.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Non, je suis...</i>, rispose Pierino Balla
-toccandosi ripetutamente gli orecchi davanti al
-maestro che spalancava, sbalordito, tanto d'occhi.
-</p>
-
-<p>
-E poichè, non ostante i gesti, il maestro
-non capiva, Pierino Balla spiegò:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Je suis</i> orecchiante... <i>Je joue avec les
-oreilles...</i>
-</p>
-
-<p>
-La conversazione diventò cordiale. L'autore
-della <i>Vedova Allegra</i> disse a Pierino Balla la
-sua simpatia per l'Italia e, per spiegarla, spiegò
-che era ungherese e che naturalmente gli
-ungheresi... che sul vecchio ceppo latino... che
-la razza magiara... e tante altre cose cui Pierino
-rispondeva ripetendo a sazietà la sua ammirazione
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-per Vienna e per le operette viennesi.
-In una pausa il maestro gli domandò:
-</p>
-
-<p>
-— <i>D'où venez-vous?</i>
-</p>
-
-<p>
-Di dove veniva? Pierino Balla fu sul punto
-di dire che non veniva da nessun posto, che
-veniva cioè da Roma. Ma ricordò a tempo
-che erano in albergo e che gli alberghi non
-sono abituale domicilio che per i viaggiatori.
-Ebbe tuttavia vergogna di confessare la sua
-infantile trovata, il sotterfugio cui era ricorso
-per avvicinare il maestro del suo cuore. E,
-dopo averci pensato un poco, rispose:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Je viens de Naples...</i>
-</p>
-
-<p>
-— Ah, bella Napoli..., rispose il musicista
-con un sospiro cui Pierino credette dover rispondere
-con una riverenza.
-</p>
-
-<p>
-Ma le sue pene non erano ancora finite. E
-poichè ad un viaggiatore non si chiede solamente
-donde venga ma anche dove vada, sùbito
-dopo si sentì chiedere dove era diretto. Còlto
-così alla sprovveduta, Pierino Balla non
-ebbe la prontezza di spirito di dire che andava
-semplicemente a Frascati, ma balbettando ebbe
-l'imprudenza di rispondere:
-</p>
-
-<p>
-— Vado... vado a Vienna!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<p>
-— A Vienna?
-</p>
-
-<p>
-Già il maestro gli stendeva le mani, gli
-offriva la prova della sua simpatia:
-</p>
-
-<p>
-— Sono molto dolente di non trovarmi a
-Vienna quando ci sarete voi... Sarei stato felice
-di farvi da cicerone... Ma voi vi tratterrete certamente...
-Almeno quindici giorni... un mese...
-</p>
-
-<p>
-— Ecco... un mesetto...
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo... Tra quindici giorni vi sarò
-anch'io... Vi dò appuntamento a Vienna, mio
-giovane amico... Ma intanto vi darò una raccomandazione
-per il mio caro amico Kramer,
-il celebre maestro Kramer... Conoscete Kramer,
-l'autore di tante celebri operette, l'autore del
-<i>Soldato in gonnella</i>?
-</p>
-
-<p>
-Pierino Balla non conosceva altri e sùbito
-l'irresistibile istinto lo spinse a cantare il più
-recente valzer di Kramer, mentre il suo interlocutore
-redigeva in tedesco il più misterioso
-biglietto di presentazione che mai potesse a
-Pierino capitare.
-</p>
-
-<p>
-— Andate da Kramer, Ringstrasse 41... Vi
-aprirà tutte le porte... E' come se trovaste me
-stesso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il maestro era in piedi, gli consegnava la
-lettera, gli dava congedo.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Aufwieder sehen!...</i> Oggi è il venti.
-Sarò a Vienna il 5 giugno. Vi aspetto a colazione
-il giorno dopo.
-</p>
-
-<p>
-E Pierino Balla, per mostrare che anche
-la sua ignoranza del tedesco aveva qualche
-lacuna, si ritirava mormorando:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Danke...</i> <i>Danke...</i> Grazie... <i>Merci...</i> <i>Danke
-schön...</i>
-</p>
-
-<p>
-Quando fu fuori, scendendo le scale, ricapitolò
-gli avvenimenti. Aveva accettato una
-colazione a Vienna: doveva dunque andare a
-Vienna, alla città del suo sogno, alla sua patria
-d'elezione. Avrebbe consacrato a questo pellegrinaggio
-sentimentale uno degli ultimi biglietti
-da mille del suo piccolo peculio... Tanto, dal
-primo luglio, c'eran le centocinquantadue lire...
-E poi, prima di chiudersi al Ministero delle
-Poste, bisognava ancòra una volta ricordare
-che la vita non è che un valzer...
-</p>
-
-<p>
-Per istrada urtò un amico che lo prese per
-il braccio e lo fermò:
-</p>
-
-<p>
-— Dove vai?
-</p>
-
-<p>
-— A Vienna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Quando?
-</p>
-
-<p>
-— Stasera.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè mai vai a Vienna?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so.
-</p>
-
-<p>
-L'amico gli lasciò il braccio, lo guardò sbalordito
-e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Bada, figliuolo, tu diventi matto...
-</p>
-
-<p>
-Ma già Pierino Balla riprendeva la sua
-strada con la testa in aria, ancòra coi piedi
-a Roma, già col cuore a Vienna, canticchiando
-a mezza voce:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Nell'aria di Vienna</i></p>
-<p><i>c'è molta seduzion...</i></p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<h2>II.
-<span class="smaller">SEI TU, FELICITÀ....</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le cronache profane delle più galanti alcove
-e dei più ardenti amanti raccontano le disavventure
-di eserciti che rinunziano alla vittoria
-proprio davanti alla fortezza che si arrende
-e rinunziano quanto più fu lungo l'assedio e
-più desiderata e pregustata la vittoria. La sera
-in cui dalla sua vettura di seconda classe sbarcò
-sotto le massicce tettoie e tra gli ascensorini
-della Sudbanhoff, Pierino Balla, viaggiatore
-improvvisato, si trovò su per giù nella situazione
-poco brillante di quelli eserciti esausti
-proprio al momento di cogliere la palma del
-tanto sospirato trionfo. Un <i>autotaxi</i> lo trascinava
-rapidamente per le prime vie della metropoli
-e già Pierino sentiva andarsene tutta la
-sua forza d'amore. Quella, Vienna? Una grande
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-città come un'altra. Quei grossi palazzi nuovi
-gli ricordavano i grossi palazzi nuovi del
-Tritone di Roma e del Rettifilo di Napoli e
-quei tigli — eran poi tigli? — che fiancheggiavano
-la strada non erano in nulla diversi
-dai piccoli alberelli magrolini e cittadini — eran
-platani, ontani? non ci aveva mai badato — che
-fiancheggiavano a Roma via Nazionale e
-sotto i quali, disegnanti a terra nel riflesso della
-luce elettrica un merletto d'ombre e di luci, se
-n'era tornato tante sere a casa, uscendo dal
-Costanzi e fischiettandosi i suoi cari, i suoi
-dolci valzer viennesi. Donne bionde, se si guardava
-attorno, non ne vedeva per quella <i>strasse</i>
-più di quanto ne incontrasse a Roma, pel Corso,
-all'ora del ritorno dal Pincio, nel tepore
-delle belle giornate. Nè c'era musica attorno a
-lui oltre lo strombettìo delle automobili e lo
-scampanìo dei tram. Era questa, Vienna? Ed
-era questa la sua musica? E dov'erano i suoi
-valzer? Ebbe la tentazione di interrogare lo
-<i>chauffeur</i> e di domandargli se per caso non avesse
-sbagliato, se non fosse sceso dal treno,
-prima di toccare Vienna, a Klangenfurt o a Gratz,
-per esempio. Ma si contenne. Che diamine! Era
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-Vienna, ma una Vienna che non rassomigliava
-affatto all'idea canterina e ballerina ch'egli se
-n'era fatta a Roma, da lontano. Guardava attorno,
-disperatamente, oltre le vetrine dei caffè, per
-vedere se scorgesse nell'interno i palchetti bianchi
-delle orchestre e i dòlmanì rossi e le chiome
-bionde delle «dame viennesi». Ma che le
-«dame viennesi» fossero per Vienna solo un
-genere d'esportazione come le «ciociare», le
-pittoresche ed irreperibili «ciociare», per Roma?
-Pure riuscì a trovarle, poco più tardi, finalmente,
-le «dame viennesi». Disceso all'albergo,
-mutato d'abito rapidamente, non sapendo
-ancora orizzontarsi, aveva deciso di prendere
-in <i>hôtel</i> il suo primo pranzo viennese, di
-mangiare lì, religiosamente, il suo primo autentico
-panino di Vienna. Entrato nella sala da
-pranzo il cuore gli diede un balzo. In fondo
-alla sala, su un palchetto bianco stile Secessione,
-le «dame viennesi» — dòlmanì rossi, capelli
-d'oro — accordavano in una serie confusa
-di brevi pizzicati e di lunghe arcate, i loro
-violini e i loro violoncelli. Per quanto il
-<i>maître d'hôtel</i> già gli avesse scelto il tavolino
-e indicato con un inchino il posto assegnatogli,
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-Pierino Balla traversò difilato l'ampia sala e
-andò a sedersi a un tavolino proprio lì, sotto
-l'orchestra, posto in modo che le spalle di Pierino
-seduto s'appoggiavano proprio al palchetto
-Secessione delle «dame.» Il <i>maître d'hôtel</i> era
-accorso ad inseguirlo e garbato avvertiva:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Peut-être ici la musique dérangera trop
-monsieur...</i>
-</p>
-
-<p>
-Disturbarlo, la musica? E la musica viennese?
-Ma se non era venuto che per questa...
-Quando ebbe ordinato il pranzo a prezzo fisso
-per non andare incontro a troppe sorprese,
-Pierino Balla si preparò ad ascoltare con mistico
-raccoglimento i valzer viennesi, i valzer
-viennesi suonati sul luogo dalle più autentiche
-dame viennesi che un innamorato del color locale
-potesse mai desiderare. Ma alle prime note
-dell'orchestrina ebbe una prima delusione e
-rimase con in aria il cucchiaio pieno di quel
-<i>potage printanier</i> dove c'era di tutto a tal segno
-che non sapeva assolutamente più di niente.
-L'orchestrina non aveva attaccato un valzer
-di Fall o di Lehar, ma una canzonetta napoletana:
-<i>O sole mio</i>. Tuttavia Pierino se ne sentì
-in fondo lusingato nel suo amor proprio
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-nazionale e sperò, per il valzer, nel secondo
-pezzo. Senonchè, a canzone finita, lo aspettava
-la seconda delusione e più forte assai della
-prima. Questa lo colse mentre gustava con prudenza
-di cittadino di città di mare diffidente
-pel pesce delle città di terra, un <i>loup de mer
-sauce tartare</i> e fu sul punto di mandargli una
-lisca per traverso. Una «dama viennese» aveva
-infatti detto alla sua vicina nel più puro
-italiano di questo mondo:
-</p>
-
-<p>
-— Dàmmi un ventaglio... Che caldo stasera!
-</p>
-
-<p>
-E l'altra le aveva risposto col più gentile
-accento di Santa Lucia facendosi vento con un
-foglio di musica:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Mamma mia... E ccà se more!...</i>
-</p>
-
-<p>
-Le guardò esterrefatto. Italiane? Napoletane?
-Non credeva ai suoi occhi ed ai suoi orecchi.
-Si sturò questi, si stropicciò quelli.
-Era viaggiatore fresco ed inesperto, Pierino, e
-non sapeva ancora che, se come afferma il
-proverbio l'abito non basta a fare il monaco,
-il dòlmano rosso per lo più basta a fare la
-«dama viennese».
-</p>
-
-<p>
-Fu così mortificato Pierino che quella sera,
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-non uscì nemmeno dall'albergo e si chiuse in
-camera. Si coricò nel letto alla tedesca dopo
-aver manifestato alla <i>femme de chambre</i> una
-meraviglia, che la faceva ridere, di non trovare
-lenzuola come nei letti all'italiana. Guardò
-la bonne, diffidente: era bionda, parlava tedesco.
-Ma c'era da fidarsi? Non era anche lei
-almeno di Trieste? Interrogò: era ungherese.
-</p>
-
-<p>
-Era napoletano anche in questo, Pierino Balla:
-che quando finalmente, per disgraziato accidente,
-aveva qualche cosa da fare, vi si gettava
-dentro a capofitto per uscirne fuori al più
-presto possibile. Lo stesso giorno in cui Franz
-Lehar l'aveva senza volerlo spedito d'ufficio a
-Vienna, Pierino aveva comperato due manualetti
-di conversazione in francese ed in tedesco.
-Durante due giorni e più di viaggio non aveva
-avuto altra lettura e, rincantucciato nel suo
-scompartimento, aveva masticato senza interruzione
-parolacce tedesche e paroline francesi
-con pazienza da benedettino. E fra le vocali
-mute delle paroline francesi e i battaglioni di
-consonanti senza vocali delle parolacce tedesche
-dimenticava l'italiano senza riuscire ad
-imparare nè il francese nè il tedesco. Continuò
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-a letto, quella sera, la lettura dei suoi manualetti
-e la mattina dopo, al <i>bureau</i> dell'albergo,
-col manualetto aperto in mano su cui
-gettava di tanto in tanto occhiatine senza parere,
-volle esperimentare i progressi che aveva
-fatti. Chiese l'indirizzo del maestro Kramer e
-si fece spiegare l'ubicazione della <i>strasse</i> in
-cui il maestro Kramer abitava. La <i>fraülein</i> che
-gli rispondeva si sentì autorizzata da quelle
-sue quattro o cinque parole di tedesco a scaricargliene
-addosso quattro o cinquecento, a
-massima velocità; e Pierino, con un sorriso ebete
-e rassegnato, aspettava che il diluvio gutturale
-passasse senza ch'ei fosse riuscito a sapere
-in che via abitava il grande maestro nè
-dove fosse la via in cui il grande maestro abitava.
-La signorina del <i>bureau</i> era bionda e
-parlava tedesco come solo uno studio condotto
-fin dall'infanzia per la precisa esecuzione dei
-suoni più sgradevoli può permettere a gola di
-parlarlo. Finito il diluvio e data un'occhiatina
-al manualetto, Pierino s'arrischiò a chiedere
-alla signorina se almeno lei era di Vienna: e
-si sentì rispondere con aria fiera e con cipiglio
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-irritato che no, che era di Praga, che era
-boema.
-</p>
-
-<p>
-La ricerca del maestro Kramer gli costò
-trenta corone d'automobile e un fiero mal di
-capo tanto s'era scervellato a compulsare avanti
-e indietro le pagine del manualetto di conversazione
-per riuscire a spiegarsi con <i>chauffeurs</i>
-e passanti, portinai e cameriere. Quando e
-come Dio volle riuscì a scovare il domicilio
-del maestro Kramer e in questo una piccola
-governante, bionda anche lei, carina, dagli zigomi
-assai pronunziati, dai grandi occhi azzurri;
-e la piccola governante, quando sentì
-che Pierino Balla parlava tedesco assai male, si
-mise a parlare assai bene francese per spiegargli
-che quel giorno il maestro Kramer era
-assolutamente irreperibile poichè proprio quella
-sera, al teatro <i>An der Wien</i>, doveva aver luogo
-la prima rappresentazione della sua nuovissimo
-operetta: <i>Il valzer dei valzer</i>. La piccola
-governante, vedendo Pierino desolato, gli consigliò
-di cercare il maestro a teatro all'ora
-della rappresentazione e, con bei modi e un
-francese parlato così chiaramente che anche
-lui lo capiva, gli fornì tutte le indicazioni necessarie
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-con una cortesia di cui Pierino non
-potè non ringraziarla manifestandole anche la
-sua meraviglia di trovare una viennese che
-parlava il francese <i>comme une vraie parisienne</i>.
-Ma la piccola governante ebbe un ultimo sorriso
-e, richiudendo la porta dell'appartamento
-del maestro Kramer con un bell'inchino della
-sua testolina bionda, spiegò:
-</p>
-
-<p>
-— Non sono viennese, signore. <i>Je suis polonaise.</i>
-</p>
-
-<p>
-I tedeschi non ammettono che il piacere
-del teatro li debba mandare a letto ad ore
-troppo avanzate nè che li possa costringere a
-pranzare alla svelta come dobbiamo invece far
-noi quando una <i>prémière</i> ci raduna in un teatro.
-I tedeschi dànno la precedenza ai piaceri
-del teatro su quelli della digestione. Noi distruggiamo
-invece questi per quelli. Ed è così
-che si spiega come tante produzioni teatrali
-ci riescano assolutamente indigeste e come il
-pubblico italiano dia prova sovente a teatro
-d'una deplorevole intolleranza. Il teatro viennese
-è aperitivo e quello italiano dovrebbe essere
-digestivo. Tra la fortuna costante degli
-autori tedeschi e l'ostinata avversità che accompagna
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-di solito gli autori italiani non c'è
-che l'ostacolo di un pranzo non digerito. Così,
-alle sei di sera, Pierino Balla prendeva posto
-all'<i>Ander Wien</i> in un'ultima poltroncina aggiunta
-che miracolosamente aveva potuto procurarsi
-ed ascoltò in estasi i valzer nuovissimi del
-maestro Kramer e associò i suoi applausi italiani
-disordinati ed impetuosi a quelli militarizzati,
-disciplinati, che dalle mani degli spettatori
-viennesi suonavano ad ogni fin d'atto,
-come il passo cadenzato d'un reggimento in
-marcia.
-</p>
-
-<p>
-Trovò il maestro Kramer in palcoscenico tra
-il primo ed il secondo atto del <i>Valzer dei valzer</i>,
-circondato da una folla di ammiratori e
-di ammiratrici tra i quali Pierino riuscì a fatica,
-a furia di <i>bitte</i> e di <i>pardon</i>, ad aprirsi
-un varco per consegnare al maestro Kramer la
-letterina di presentazione che Franz Lehar gli
-aveva consegnata a Roma. Non appena ebbe
-letto, il maestro gli stese le mani e, colossale,
-attirò a sè il piccolo giovane italiano con tanta
-violenza di subitanei affetti che Pierino ebbe
-paura di andare a sbattere il naso contro
-quella montagna d'adipe e di vestiti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh, <i>meine liebe</i> — esclamava il maestro
-Kramer scuotendogli e riscuotendogli le mani
-fino a spezzargli le braccia — oh, <i>meine liebe
-freund Lehar</i>, il mio caro Franz... E la bella
-Italia... il benvenuto, <i>mein herr</i>...
-</p>
-
-<p>
-E, senza transizione, come se Pierino non
-fosse venuto a Vienna che per questo, aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Vi voglio presentare a mia figlia... a mia
-figlia Eva...
-</p>
-
-<p>
-Poi, dopo una pausa, stringendogli un braccio
-da stritolarglielo e avviandosi verso la porticina
-del palcoscenico:
-</p>
-
-<p>
-— A mia figlia Eva che ama molto gli Italiani...
-</p>
-
-<p>
-Era carina, Eva; e s'ella amava gli Italiani,
-tutti gli Italiani non avrebbero fatto per amar
-lei la minima difficoltà. Non tardò a persuadersene,
-Pierino, quando in un palchetto di
-proscenio si trovò seduto accanto a lei e alla
-graziosa governante galiziana che l'aveva ricevuto
-al mattino. Kramer, appena presentato il
-giovane italiano alla figlia italianofila, era ritornato
-a raccogliere in palcoscenico gli allori
-del suo trionfo. Cortese, deferente e niente affatto
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-invadente, Pierino lasciò del tutto alla
-signorina Eva la cura di sostenere la conversazione
-e si limitò ad inserire tra i suoi denti
-bianchissimi e i suoi baffetti d'ebano un sorrisetto
-cerimonioso che a qualunque parola
-di Eva diceva sempre, docilmente, di sì. Alcune
-amiche di Eva vennero, nell'<i>entr'acte</i>, a
-interrompere il discorso di lei e il sorriso di
-lui. Eran tutte carine, tutte bionde e parlavan
-tutte tedesco, talchè Pierino non capiva nulla
-e non sorrideva più temendo di dire con quel
-sorriso di sì quand'era forse invece il caso di
-dir di no. Quando la prima se ne riandò Pierino
-chiese ad Eva: «E' viennese, è vero?»
-Ed Eva: «No. E' morava. Provincie tedesche».
-Quando se ne riandò la seconda Pierino
-richiese ad Eva: «Ma questa è proprio viennese,
-non è vero?» Ed Eva: «No. E' rumena.
-Di Czernowitz». E quando fu la volta della
-terza, più bionda che mai, vestita di rosso,
-più che mai «dama viennese», Pierino trionfò:
-«Ma questa sì, è di Vienna. L'ha scritto in
-viso». Ed Eva «C'è scritto una bugia. E' czeca.
-Di Troppau». Con un fil di voce Pierino osò
-domandare: «Ma lei sì, lei almeno è viennese,
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-signorina...» Ed Eva con una bella risata squillante:
-«L'ho scritto in faccia anch'io? Come
-legge male lei... Io son rutena, come mio padre...»
-</p>
-
-<p>
-Perchè Pierino non fosse minacciato da una
-improvvisa meningite sotto tanto sforzo etnografico
-e geografico cominciò opportunamente
-il secondo atto ed Eva invitò il giovane italiano
-a restare a sentirlo, lì, in palco, accanto a
-lei. Vide Pierino la giovane signorina rutena e
-la giovane accompagnatrice polacca comporsi
-a severa e contrita attenzione come si trattasse
-d'ascoltar Wagner a Bayreuth. Egli stesso,
-che pure adorava i valzer, li ascoltava di
-solito con più italiana leggerezza. Per la prima
-volta in vita sua un valzer, il valzer dei
-valzer, tant'era suonato e danzato con gravità
-sacerdotale, chiamò uno sbadiglio su le sue
-labbra. Lo nascose garbatamente in quell'ombra
-da cui guardava estatico la bella signorina
-Eva, la signorina Eva, cioè, che a prima
-vista sembrava bella ma che a guardarla meglio
-era solo piacente perchè nel suo viso
-c'erano tutti gli stili come nella carta geografica
-del suo paese ci son tutte le razze: fronte
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-greca, naso napoleonico, labbra ebraiche, occhi
-chiari cristianissimi, zigomi slavi, capelli
-biondi slavati più svizzeri che viennesi. Era
-elegante, aggraziata, con una piccola grinta un
-po' ringhiosa che contrastava con l'urbanità
-più che affabile delle sue parole. Nè grande
-nè piccina, era una piacente mediocrità femminile
-che poteva passare anche inosservata se
-si fosse chiamata semplicemente Mayer o Muller
-ma che, chiamandosi Kramer, essendo la figlia
-del celebre maestro Kramer, avendo certo
-per dote un bel milioncino di corone e una
-villa in Carinzia di cui ella aveva già parlato
-al giovane visitatore, non poteva certamente
-lasciare nessun cuore maschile indifferente. Durante
-l'intero atto ella e la giovane polacca
-non interruppero che tre volte il silenzio per
-guardare verso un gruppo d'ufficiali ch'era in
-un palco e per brontolare in tedesco parole
-nervose e precipitose nelle quali Pierino non
-raccolse che queste, chiare ed oscure insieme:
-<i>herr major Hampfel</i>. E lo vide, Pierino, il <i>major</i>
-Hampfel quando, alla fine dell'atto, tornata la
-luce, scoppiati gli applausi, il bell'ufficiale si
-levò in piedi e dalla sua barcaccia s'inchinò
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-alla signorina Eva la quale credette opportuno
-di spiegare a Pierino:
-</p>
-
-<p>
-— Il maggiore Hampfel, degli usseri... marito
-della mia più cara amica... prossimo ad essere
-destinato come <i>attachè</i> militare alla nostra
-ambasciata di Roma.
-</p>
-
-<p>
-E, con un sospiro, Eva aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Beato lui che vivrà a Roma... Adoro
-Roma. Il Foro... L'Excelsior... Bellezze uniche
-al mondo!
-</p>
-
-<p>
-E, squadrando Pierino come per misurarne
-l'altezza morale e materiale:
-</p>
-
-<p>
-— Siatene fiero, signore.
-</p>
-
-<p>
-Era fiero, sì, Pierino, di sentirsi dire da
-Eva tante cose carine su l'Italia così piacevole
-pei turisti, su gli italiani così garbati e così
-gentili con tutti, che cantano tutti così bene,
-che amano tanto la musica viennese.
-</p>
-
-<p>
-— So che la musica di mio padre, disse
-Eva, è popolarissima in Italia... E vedete come
-amo l'Italia io... Mastico anche un po' d'italiano
-quasi passabilmente... Ho avuto una
-istitutrice triestina.
-</p>
-
-<p>
-— Ah sì? Di Trieste?, esclamò Pierino
-con nobile slancio patriottico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Di Triest! corresse con prudenza politica
-Eva.
-</p>
-
-<p>
-Durante il terzo atto Pierino sentì ancora
-le due signorine brontolare in tedesco e ancora
-non riuscì che ad afferrare due o tre volte
-le parole chiare ed oscure insieme: <i>herr major
-Hampfel</i>. Poi, quando la rappresentazione fu
-finita, Kramer tornò nel palco con un gruppo
-di attrici e di amici e mentre Eva indossava
-il mantello disse:
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo tutti a cena al Prater.
-</p>
-
-<p>
-Poi, voltosi a Pierino, gli disse in un italiano
-a modo suo:
-</p>
-
-<p>
-— Voi ci farà il piacere di <i>soupare</i> con
-noialtri.
-</p>
-
-<p>
-Senza farselo dire due volte Pierino corse
-al guardaroba a ritirare il suo soprabito. Anche
-là una bella ragazza bionda, in una specie
-di divisa fra il portinaio e l'ammiraglio, serviva
-il pubblico con grazia tutta viennese. Distratto,
-ed anche perchè in tedesco non trovava
-la parola, quando fu per pagare Pierino le
-domandò:
-</p>
-
-<p>
-— Quanto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sentì la bella ragazza viennese rispondergli
-in italiano:
-</p>
-
-<p>
-— Una corona, signore, e la sua buona
-grazia.
-</p>
-
-<p>
-E mentre cercava nel suo portamonete la
-corona e la buona grazia, Pierino non potè
-non esclamare:
-</p>
-
-<p>
-— Come? Lei non è viennese?
-</p>
-
-<p>
-E la guardarobiera con un bel sorriso chiaro
-di casa nostra:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Mi no, sior... Mi son de Trento!</i>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Li sentì e li risentì finalmente, Pierino, i
-suoi cari valzer di Vienna, durante quella cena
-al Prater, suonati e risuonati da decine di orchestrine
-di «dame» autentiche o no e di zigani
-artificiali o naturali poste al centro di tutti i
-<i>restaurants</i> che punteggiavano di architetture elettriche
-le dolci ombre del bel parco viennese.
-Uscendo alle dieci precise, a <i>diese uhr</i>, dai cinquanta
-teatri della metropoli, Vienna elegante
-e mondana affluiva al Prater, a piedi, in vettura,
-in cento automobili rombanti e scintillanti,
-discendendo lungo i quattro chilometri dell'Hauptallee
-tra i tigli odoranti, le aiuole fiorite e i
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-pali della luce elettrica tutti adorni di fiori
-come nel fasto capriccioso d'una primavera artificiale.
-Luci rosse, azzurre, gialle, bianche,
-balenavan qua e là disegnando nel verde notturno
-le sagome dei <i>restaurants</i> e delle birrerie,
-dei caroselli e dei circhi equestri del Wurstelprater.
-Seduto con belle signore fiorenti e
-giovani signori eleganti ad un tavolino <i>en plein
-air</i> del <i>restaurant</i> più accorsato, tra il maestro
-Kramer che gli parlava di musica e la signorina
-Eva che con gli occhi languidi e lo sguardo
-lontano aveva l'aria di sospirare d'amore,
-Pierino viveva la sua dolce sera viennese come
-nel dormiveglia d'un mezzo Sonno. Sentì ancora
-due o tre volte tornare nella conversazione metà
-tedesca e metà francese il nome dell'<i>herr
-major Hampfel</i>. Chi poco parla — e Pierino
-era muto assolutamente — ha luogo più degli
-altri di osservare; e due o tre volte infatti notò
-che, quando la gente nominava l'<i>herr major
-Hampfel</i> il maestro Kramer si oscurava in volto,
-come se quella sera non gli avessero metodicamente
-applaudito alla tedesca il suo <i>Valzer
-dei valzer</i>, ma come se gliel'avessero invece
-genialmente ed estemporaneamente fischiato
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-all'italiana. E poichè la natura gli aveva
-dato due occhi e, benigna, glieli aveva accordati
-eccellenti tutt'e due, mentre col sinistro
-osservava il malumore del maestro, col destro
-Pierino seguiva il linguaggio muto di Eva la quale,
-non appena l'<i>herr major</i> era nominato, cercava
-gli occhi della signorina galiziana ed intavolava
-così un linguaggio cifrato impossibile
-a comprendersi. Intanto i valzer seguivano
-ai valzer, nuovi e nuovissimi, vecchi e vecchissimi
-e, in estasi, Pierino si lasciava cullare da
-loro, guardando le stelle e i lampioncini, i dòlmanì
-delle dame viennesi e gli alamari d'oro
-degli zigani e lasciando squagliare nel suo
-piattino la fetta di spumone all'italiana che un
-cameriere <i>gentleman</i> più dei <i>gentlemen</i> che serviva
-vi aveva delicatamente deposto. Sentì in
-quell'estasi un'altra musica italo-austriaca, poichè
-la vocina della signorina Eva gli susurrava
-all'orecchio con pronunzia prettamente austriaca
-parole approssimativamente italiane:
-</p>
-
-<p>
-— Vedete, qui, davanti a noi, questi viali
-oscuri che si perdono nell'ombra? E' il centro,
-il cuore del Prater, non ridotto a giardino
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-ma tenuto a bosco. E', di notte, l'angolo
-caro agli innamorati.
-</p>
-
-<p>
-Ci andò pochi minuti dopo a passeggiare
-anche lui nel cuore del Prater, con la signorina
-Eva mollemente appoggiata al suo braccio.
-S'era levata da tavola, gli aveva chiesto una sigaretta,
-una sigaretta italiana — che gli Italiani
-chiamano chi sa perchè <i>Macedonia</i> mentre
-su la Macedonia, avvertì la signorina Eva, l'Austria
-ha gli occhi ben spalancati — e, accesa
-la sigaretta, gli aveva detto con un sorriso che,
-<i>volapück</i> universale, gli aveva fatto capire
-più di un intero vocabolario:
-</p>
-
-<p>
-— Voglio far vedere anche a voi il cantuccio
-degli innamorati.
-</p>
-
-<p>
-Pei viali sempre più oscuri, sempre più remoti,
-Pierino sentiva il dolce peso del braccio
-della signorina Eva farsi sempre più grave
-sul suo braccio destro. Ella taceva e fumava.
-Ai riflessi multicolori che penetravan fra gli
-alberi i capelli d'oro di lei s'accendevano di
-scintille. E ad un tratto ella disse fermandosi
-di colpo e guardandolo bene in viso:
-</p>
-
-<p>
-— Voi dovete amare l'amore. Siete Italiano.
-</p>
-
-<p>
-E senza aspettare la risposta, che del resto
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-Pierino cercava disperatamente senza trovarla,
-aggiunse riprendendo la via:
-</p>
-
-<p>
-— Voi Italiani siete i primi innamorati del
-mondo.
-</p>
-
-<p>
-Pierino credette doveroso d'inchinarsi leggermente
-ringraziando a nome di tutt'i suoi
-connazionali e sentì che Eva proseguiva:
-</p>
-
-<p>
-— Avete tutti il Vesuvio nel cuore e negli
-occhi e una canzone su le labbra.
-</p>
-
-<p>
-Trovò Pierino la risposta che gli parve
-straordinaria:
-</p>
-
-<p>
-— Come voi viennesi avete tutte nel cuore
-e su le labbra il più dolce dei valzer!
-</p>
-
-<p>
-La signorina Eva rideva:
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa credete che Dio abbia inventato
-prima: il valzer o l'amore?
-</p>
-
-<p>
-Pierino ebbe un lampo di genio:
-</p>
-
-<p>
-— Dal valzer, rispose, nacque l'amore e
-dall'amore nacque il valzer, signorina.
-</p>
-
-<p>
-Eva rise ancora. Poi, quando un'orchestra
-vicina ma nascosta tra gli alberi sospirò dai
-violini il più appassionato valzer del repertorio,
-il <i>Sei tu, felicità</i>... di Lehar, ella disse con un
-sospiro:
-</p>
-
-<p>
-— Ah, il mio valzer...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ed anche il mio, sospirò a sua volta
-Pierino.
-</p>
-
-<p>
-Lo ascoltarono rallentando il passo, lo canterellarono
-a fior di labbra stralunando gli occhi
-in su, verso le stelle. E il dolce peso del
-braccio di Eva si faceva sempre più dolce ma
-sempre più grave. Sospiravano i violini la dolce
-melodia:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Sei tu, felicità,</i></p>
-<p><i>passata a me vicino...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-— Quante cose..., mormorò ancora Eva.
-Quante cose dice questo valzer... Non sentiamo
-tutti, in certi momenti, che forse la felicità
-ci passa vicino e che non sappiamo arrestarla
-e dirle come il nostro Goethe all'attimo
-fuggente: «Fermati, sei bella...»
-</p>
-
-<p>
-— E' vero... E' vero..., mormorò Pierino
-che di Goethe conosceva appena il <i>Mefistofele</i>
-di Boito.
-</p>
-
-<p>
-— La vita è così, continuava Eva. Si va,
-si viene, si arriva, si parte, ci si incontra...
-E poi... E poi un giorno, forse, ci si sospira:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Sei tu, felicità,</i></p>
-<p><i>passata a me vicino...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-E canticchiava, coi violini delle «dame
-viennesi».
-</p>
-
-<p>
-— E' il mio valzer, il mio valzer! ridisse
-poi quando la sua vocina non potè raggiungere
-l'acuto. Ricordo la prima sera che Lehar
-lo suonò a casa nostra... Se ci ripenso, mi
-sento ancora gli occhi umidi di lacrime... Ah,
-la vita...
-</p>
-
-<p>
-Poi, senza transizione:
-</p>
-
-<p>
-— Siete ricco, voi?
-</p>
-
-<p>
-— No, signorina, rispose Pierino; e, temendo
-di far fare brutta figura agli Italiani: — Era
-ricco mio padre. Ma poi, la vita...
-</p>
-
-<p>
-— Lavorate? Siete avvocato?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signorina.
-</p>
-
-<p>
-— Avete molte cause?
-</p>
-
-<p>
-— Comincio adesso.
-</p>
-
-<p>
-La signorina Eva lo incoraggiò:
-</p>
-
-<p>
-— Si capisce. Ma farete fortuna. Tutti si
-deve cominciare... Anche mio padre era suonatore
-di contrabasso in un teatro di provincia...
-Quando si è giovani... E poi voi Italiani siete
-tutti oratori!
-</p>
-
-<p>
-Ma la signorina Eva non aveva esaurito
-ancora le sue domande:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Siete fidanzato?
-</p>
-
-<p>
-— No, signorina.
-</p>
-
-<p>
-— Avete allora un'amante?
-</p>
-
-<p>
-— No, signorina.
-</p>
-
-<p>
-E Pierino, cortese, si credette in dovere di
-diventar rosso per lei. E più diventò rosso, anche
-per sè, quando sentì il peso del braccio di
-lei sul suo braccio farsi più grave e sempre
-più lungo, sempre più lungo. E, poichè temeva
-di far sfigurare gli Italiani, Pierino si credette
-in obbligo di rispondere a quel peso con
-una piccola stretta, leggera, che poteva anche
-sembrare involontaria, ma che volontariamente
-invece gli fu sùbito restituita.
-</p>
-
-<p>
-— Rimarrete a Vienna qualche tempo?
-chiese a voce bassa la signorina Eva...
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì, signorina... E come potrei ripartire?
-</p>
-
-<p>
-Non chiese la signorina Eva ulteriori spiegazioni.
-Mormorò solamente:
-</p>
-
-<p>
-— Potremo rivederci spesso, così...
-</p>
-
-<p>
-E poichè il valzer di Lehar riprendeva, tornando
-indietro verso le illuminazioni dei <i>restaurants</i>
-e appoggiandosi al braccio di Pierino
-come se fosse tanto stanca, tanto stanca, ella
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-ricominciò a cantarellare con gli occhi fissi lassù
-alle stelle del carro di Boote:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Sei tu, felicità,</i></p>
-<p><i>passata a me vicino...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Poi, scoppiando a ridere, esclamò:
-</p>
-
-<p>
-— Il mio valzer... Il «nostro» valzer...
-</p>
-
-<p>
-E, lasciato il braccio di Pierino, giunta al
-confine tra il bosco d'amore e il Prater mondano,
-corse via verso la tavola di suo padre e
-dei suoi amici...
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'oscurità concilia, dicono, i più profondi
-pensieri e Pierino non pensava infatti profondamente
-che al buio. Così quella sera, quando
-fu a letto ed ebbe spenta la luce elettrica,
-questo pensiero gli apparve come una rivelazione:
-«Ma se in tre ore ho fatto già tanta
-strada, io in trenta giorni me la sposo...» Non
-poteva veramente aspettare un mese perchè il
-suo tavolino di vice-segretario di terza classe
-alle Poste lo attendeva. Ma se ne rideva di quelle
-centocinquantadue lire se il valzer di Lehar,
-se quel delizioso <i>Sei tu, felicità</i>... doveva regalargli
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-il milioncino della signorina Kramer e la
-villa in Carinzia.
-</p>
-
-<p>
-Ma Pierino era prudente e, nella prudenza,
-diffidente. Gli sembrò che gli Dei gli fossero
-troppo clementi nel fargli trovare tre ore prima
-il maestro Kramer e tre ore dopo una mogliettina
-d'oro bell'e pronta. Lì, a occhi chiusi,
-si rivedeva davanti l'<i>herr major</i> Hampfel ne
-sentiva ripetere il nome, riudiva le parole di
-Eva: «Il marito della mia migliore amica...
-Beato lui!... Verrà a Roma, <i>attachè</i> militare
-della nostra Ambasciata...» Rivide anche il
-malumore del maestro Kramer all'udire quel
-nome ed il sorriso di complicità con cui la signorina
-galiziana rispondeva agli sguardi interrogativi
-di Eva. Tutti questi ricordi oculari
-ed auriculari turbavano un poco la gioia che
-gli inondava il cuore... Se quel <i>major</i> Hampfel...
-Se la signorina Eva... Il marito della sua migliore
-amica... Ed il <i>major</i> Hampfel veniva a
-Roma... E Pierino era italiano e risiedeva proprio
-a Roma... Era, intuito, intravveduto, accennato
-appena, il romanzo, l'intrigo, il dramma,
-l'occasione propizia offerta dal caso per
-riparare a Roma ciò che a Vienna s'era imprudentemente
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-guastato... Ma Pierino, che era ottimista,
-scosse quei pensieri neri e si disse:
-«Come siamo curiosi, noi Italiani... Romantici
-tutti!.... Vediamo sùbito il dramma e il romanzo
-anche dove c'è semplicemente l'idillio... Che
-vuol dire se quest'idillio è stato troppo rapido?...
-L'ho forse inventato io stasera il <i>coup de
-foudre</i>?»
-</p>
-
-<p>
-E, per tornare a pensieri leggeri, aveva riacceso
-la luce elettrica e, a piedi nudi, in camicia,
-era andato a porsi davanti all'armadio
-a specchio. Che c'era poi di tanto strano
-in quel <i>coup de foudre</i>? Non poteva egli
-sprigionar d'improvviso l'elettricità di un cuore
-femminile? Era lì, nello specchio... Si guardava
-spassionatamente, come si trattasse di un
-altro... Era, dopo tutto, un bel ragazzo... E non
-c'era nulla, proprio nulla di strano...
-</p>
-
-<p>
-— Avanti!
-</p>
-
-<p>
-Sopra pensiero aveva risposto avanti... non
-riflettendo che così, in camicia, non era in condizioni
-da ricever visite a quell'ora. Ma già
-una graziosa cameriera bionda, che non era
-più l'ungherese della sera prima, era entrata
-portando una bottiglia d'acqua che Pierino non
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-ricordava affatto d'aver richiesta. Anzi, poteva
-giurarlo...
-</p>
-
-<p>
-— <i>Voilà l'eau, monsieur...</i>
-</p>
-
-<p>
-E, premurosa, la camerierina si avvicinava
-a Pierino che aveva in fretta reintegrato il suo
-letto, e versava l'acqua nel bicchiere, e offriva
-il bicchiere e un sorriso quanto mai incoraggiante.
-E Pierino ch'era italiano, Pierino che, come
-diceva Eva, aveva il Vesuvio nel cuore accettò
-l'acqua, il sorriso e l'incoraggiamento. E la
-luce si spense senza che Pierino si fosse accorto
-di spegnerla...
-</p>
-
-<p>
-Quando la riaccese per permettere alla camerierina
-di rispondere a un ostinato squillo
-di campanello nel corridoio, Pierino si sentì
-completamente rassicurato nei suoi timori di
-poco prima per Eva Kramer e per la sua troppo
-subitanea fortuna.
-</p>
-
-<p>
-— Lo dicevo io? si disse sorridendo.
-Prima di tutto, è merito mio... E poi... l'ho
-visto anche adesso... Son tutte così, queste
-viennesi: ardenti, appassionate, di primo impeto...
-</p>
-
-<p>
-E poichè la camerierina bionda tornava a
-riprendere la cuffietta dimenticata scappando via:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Tu sei viennese, è vero, carina?
-</p>
-
-<p>
-E lei, augurandogli con un sorriso la buona
-notte, rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Io no. Son croata!
-</p>
-
-<p>
-Croata?
-</p>
-
-<p>
-«E dire» — pensò Pierino — «che i professori
-di Storia ci insegnavano a scuola che i
-croati son gente tanto cattiva... Per le croate,
-perdio, posso garantir io del contrario!...»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<h2>III.
-<span class="smaller">QUATTRO STRACCIONI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'irredentismo italiano, poichè non era un
-valzer, aveva sempre lasciato Pierino Balla
-perfettamente indifferente. Aveva una vaga idea
-della questione. Cadore, Carnia, Alpi Giulie,
-eran per lui indicazioni incerte, che non si
-collegavano nel suo spirito geografico e patriottico
-a nulla di molto preciso. Sapeva, sì,
-che erano lassù, a destra per chi guardava
-una carta d'Italia; ma se gli avessero dato
-l'incarico di segnarne l'ubicazione sopra una
-carta muta avrebbe dovuto dire: indovinala
-grillo e affidarsi alla benignità del caso.
-</p>
-
-<p>
-Del Trentino aveva un'idea un po' più
-chiara perchè nel periodo di una lunga indisposizione,
-durante la quale non aveva potuto
-andare a teatro, gli era capitato di leggere una
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-serie d'articoli dell'onorevole Federzoni sul lago
-di Garda e annessi e connessi. Immaginava
-così il Trentino come un'immensa scalinata di
-montagne sempre più alte che dal «Gardesee»
-si spingeva su su a quel Brennero che per
-lui era l'estremo limite delle sue conoscenze
-geografiche come l'estrema Thule era per gli
-antichi Romani del grande Impero. Dell'irredentismo
-in generale e in particolare poco sapeva.
-Non credeva che il problema avrebbe
-mai potuto turbare i rapporti fra la sua cara
-Austria e la sua diletta Italia, poichè durante
-decine e decine d'anni tutt'i ministri degli Esteri
-della Consulta e della Ballplatz avevano potuto,
-non ostante quella questione, incontrarsi
-periodicamente ad Abbazia per diramare di comune
-accordo i più rassicuranti comunicati ufficiali.
-Tutto l'irredentismo non aveva per lui
-che due manifestazioni ugualmente periodiche
-ed egualmente inoffensive: un discorso del
-D'Annunzio ogni tanto in cui il poeta chiamava
-l'Adriatico «l'amarissimo Adriatico» e la
-rielezione di legislatura in legislatura dell'on.
-Barzilai, triestino, a deputato del quinto collegio
-di Roma. C'era anche, a dire il vero, il
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-nome di Guglielmo Oberdan che tornava periodicamente
-su i giornali. Ma anche quel nome,
-come Cadore o Carnia, non evocava nel
-suo spirito nulla di preciso oltre una vaga
-idea di dimostrazioni proibite e di questurini
-in movimento. E c'era infine un singolare fenomeno
-d'agorafobia — paura delle piazze — per
-cui gli studenti romani non potevano mai
-passare in piazza Colonna, sotto il palazzo
-Chigi dove aveva sede l'ambasciata d'Austria,
-senza essere vittime di una nuova crisi nevrastenica
-che si manifestava con grida di «Viva
-Trento e Trieste» e si calmava sùbito con tre
-squilli di tromba.
-</p>
-
-<p>
-In queste condizioni di spirito gli sarebbe
-stato assolutamente impossibile prevedere ciò
-che il destino gli preparava facendolo incontrare
-a Vienna, nella più dolce sera del Prater,
-con gli occhi azzurri — azzurri come il Danubio
-è azzurro non già sotto i ponti di Vienna
-o di Budapest ma nel valzer famoso — con
-gli occhi azzurri della signorina Eva Kramer.
-Di nulla sospettando Pierino Balla s'affidò
-alle apparenze benigne della sorte. Non
-erano trascorsi quindici giorni che già, per lettera,
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-sotto dettatura della signorina Kramer,
-egli chiedeva al maestro Kramer che gli venisse
-concesso l'onore di avere nella sua mano
-di sposo la mano di sposa della sua cara figliuola.
-E non era trascorso un mese e mezzo
-che la signorina Kramer e Pierino Balla, una
-mattina, alla Sudbanhoff, salivano in uno <i>sleeping-car</i>
-diretto a Pontafel e da Pontafel in
-Italia. C'erano alla stazione molti amici a salutarli,
-tutti gentili, tutti carichi di fiori. Ma il
-più gentile di tutti, di tutti il più affettuoso,
-fra tutti il più infiorato, era l'<i>herr major</i> Hampfel,
-accompagnato da una <i>frau</i> la cui età l'avrebbe
-designata più per esser la moglie d'un
-generale a riposo che quella d'un maggiore in
-piena attività di servizio. Ad Eva ed a lui
-l'<i>herr major</i> Hampfel aveva ripetutamente stretto
-la mano ed aveva più volte confermato che
-si sarebbero presto ritrovati a Roma poichè
-entro un mese, o due tutt'al più, avrebbe dovuto
-raggiungere il suo posto d'<i>attachè</i> militare
-all'Ambasciata d'Italia. Ed il <i>major</i> Hampfel,
-che era stato a Roma in viaggio di nozze
-ed anche per compiere, approfittando della buona
-occasione, alcuni suoi specialissimi studii di
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-carattere militare, si affannava a dare ad Eva
-tutte le indicazioni che potevano esserle utili.
-Sentiva, Pierino, la tentazione di dire ad Hampfel
-che risparmiasse il fiato poichè Eva poteva
-contare, per gli orientamenti necessarii,
-su la sua discreta competenza di italiano e
-più che di italiano addirittura di napoletano
-romanizzato. Ma il galateo avverte che le persone
-bene educate devono avere sempre una
-parola di meno e Pierino, anche per ingenita
-timidità, era molto bene educato. Non capiva
-però come l'<i>herr major</i> Hampfel non s'accorgesse
-che tutte quelle prolisse spiegazioni erano
-superflue nè perchè mettesse nel darle una
-così grande insistenza. Non osservò, Pierino,
-che le spiegazioni romane dell'<i>herr major</i> Hampfel
-cominciavano sempre con poche parole di
-francese o d'italiano e finivano poi in un diluvio
-di parole tedesche. E anche se l'avesse osservato,
-Pierino, che non sapeva il tedesco,
-non avrebbe potuto rendersi conto che quelle
-indicazioni su Roma, che parlavan di Roma
-finchè erano in francese o in italiano, quando
-diventavano conversazione in tedesco non parlavano
-più che di Vienna. E quando finalmente
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-il treno si mosse, di tra le voci di saluto di
-Kramer e degli amici, si levava ancora la bella
-voce baritonale dell'<i>herr major</i> Hampfel:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Aufwiedersehen!... Aufwiedersehen!...</i>
-</p>
-
-<p>
-Ed Eva spenzolata dal finestrino, agitando
-il fazzoletto, con gli occhi lacrimosi, gridava
-ad Hampfel:
-</p>
-
-<p>
-— A Roma! A Roma!
-</p>
-
-<p>
-E l'<i>herr major</i> a sua volta:
-</p>
-
-<p>
-— A Roma! A Roma!
-</p>
-
-<p>
-E Pierino era commosso e lusingato. Con
-che accento parlavan di Roma quelli austriaci!
-E come poteva non esser sicura per l'Italia
-l'amicizia di un grande popolo che amava Roma
-a quel modo?...
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Perchè Pierino non era precisamente nazionalista
-ma era indubbiamente patriota. Entrato
-in Italia, trascorsa la prima notte di matrimonio
-in un alberghetto di confine metà austriaco
-e metà italiano e che però sembrava fatto apposta
-per il caso loro, Pierino condusse la sua
-sposa a Milano e a Venezia, a Genova e a
-Pisa, prima di prendere la via di Roma. E, con
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-lo stesso ardore con cui un garibaldino può
-mostrare ai nipoti su la camicia rossa le vecchie
-medaglie delle guerre dell'indipendenza,
-Pierino mostrava ad Eva i piccioni di piazza
-San Marco e il caffè Cova a Milano, il traffico
-del porto di Genova e la torre pendente
-di Pisa. Eva dimostrava per quelle diverse bellezze
-italiane — cieli azzurri e caffè eleganti,
-vecchie chiese ed alberghi moderni, torri illustri
-e cartoline illustrate di paesaggi napoletani
-e siciliani — lo stesso irrefrenabile entusiasmo
-che Pierino aveva per i valzer del repertorio
-viennese. E, se Eva era fiera dei suoi
-valzer, Pierino era fiero delle sue cartoline illustrate.
-Nel giovanissimo <i>ménage</i> italo-austriaco
-ognuno portava l'orgoglio più che legittimo
-delle rispettive glorie nazionali.
-</p>
-
-<p>
-La dichiarazione di guerra tra Germania e
-Austria da una parte e Francia e Russia dall'altra
-li sorprese una sera, a Napoli, nell'<i>hall</i>
-di un grande albergo, in estasi dinanzi ad una
-tarantella sorrentina riesumata tre volte alla
-settimana, dalle vecchie tradizioni locali, ad
-uso e consumo dei <i>touristes</i> amanti di color
-locale. Nel giornale che leggevano insieme febbrilmente
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-Pierino corse sùbito a vedere che
-cosa faceva l'Italia ed ebbe la consolazione — poichè
-il suo spirito era pacifico ed umanitario
-ed al suo cuore di buon figliuolo la carneficina
-della guerra faceva spavento — ebbe
-la consolazione di veder che l'Italia rimaneva
-neutrale. Da parte sua Eva non fu molto commossa
-dal terribile annunzio: apparteneva ella
-ad una schiatta guerriera ed ella aveva sùbito
-trovato, come un giornalista viennese o berlinese,
-prima ancora di leggere i giornali di
-Berlino o di Vienna, l'alibi della innocenza tedesca:
-terribile flagello la guerra, ma l'Austria
-non l'aveva voluta: l'avevan voluta la Serbia
-e la Russia. Del resto la guerra avrebbe avuto
-breve durata.
-</p>
-
-<p>
-Eva pontificò sùbito fra i clienti neutrali
-dell'<i>hôtel</i>: la Serbia sarà sùbito rimessa al suo
-posto con uno scappellotto e l'occupazione di
-Belgrado al primo colpo di cannone. Sùbito
-dopo, sgominato il piccolo nemico del sud, l'intero
-esercito austro-ungarico — sette od otto
-milioni di uomini, signori e signore! — avrebbe
-saldato la partita, in un sol giro di carte,
-col nemico del Nord, con la Russia che ha
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-molti uomini ma non può armarli, che ha smisurati
-territorii ma limitatissime ferrovie e quindi
-l'assoluta impossibilità di una rapida e intera
-mobilitazione. Dall'altra parte intanto la
-Germania avrebbe pensato a dare alla tracotanza
-francese la lezione che si meritava e se
-Guglielmo I aveva nel '70 impiegato qualche
-mese per arrivare a Parigi, nel 1914 l'Imperatore
-Guglielmo II se la sarebbe sbrigata in due
-settimane. E lì, davanti a un gruppo di italiani
-attoniti, di neutrali soggiogati dalla visione
-guerriera della strapotenza austro-tedesca, Eva
-Kramer risolveva la guerra in quattro e quattr'otto,
-come se manovrasse su un tavolino
-due eserciti di soldatini di piombo. Poi cadde
-dal tono eroico al tono elegiaco: aveva due
-fratelli, uno avvocato di grido, l'altro gran medico,
-tutt'e due militari, ufficiali, degli usseri
-il primo, d'artiglieria il secondo. Poveri ragazzi!
-Avevano l'uno e l'altro moglie e figliuoli.
-Ma, con spartana fermezza, Eva concluse
-che queste erano le necessarie abnegazioni
-della guerra e che occorreva nell'ora della
-prova aver coraggio e speranza. Tanta meravigliosa
-energia rapì d'entusiasmo il suo piccolo
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-pubblico ed Eva approfittò di quel momento
-propizio per levarsi e ritirarsi, scortata
-da Pierino, nel suo appartamento, allontanandosi
-con dietro una scìa d'ammirazioni e d'approvazioni.
-«Che donne, sentiva dire, queste
-tedesche.... Tutte d'un pezzo!». Sentiva anche
-Pierino e rialzava fiero la fronte, nell'orgoglio
-d'avere una moglie solida e ferma a
-quel modo, una moglie infrangibile, come le
-più belle bambole tedesche dei <i>bazars</i> di Norimberga.
-</p>
-
-<p>
-In ascensore Eva domandò: «E Hampfel?».
-Pierino, che non aveva chiaramente
-compreso la domanda, non seppe che cosa rispondere
-e per prendere tempo e capire meglio
-rinnovò a sua volta il punto interrogativo:
-«Già, e Hampfel?». Ma sua moglie
-chiarì la domanda: «Andrà alla guerra anche
-lui?». Pierino si strinse nelle spalle strette e
-attillate dello <i>smoking</i> e timidamente, senza
-prendere posizione, mormorò: «È soldato....».
-Ma Eva rispose: «No, non è soldato, Hampfel....
-Ora è diplomatico e per i diplomatici
-c'è l'esenzione. Io dico che raggiungerà egualmente
-la sua destinazione a Roma....» Parve
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-a Pierino di vedere negli occhi della moglie
-il desiderio, l'ordine quasi di un consenso e,
-docile, approvò: «Dico anch'io così....».
-</p>
-
-<p>
-Pel corridoio, raggiungendo le loro camere,
-Eva ebbe bisogno ancora di rafforzare il suo
-rassicurante convincimento: «Io dico che, specialmente
-adesso, non possono lasciare l'Ambasciata
-di Roma senza <i>attachè</i> militare.... È vero
-che l'Italia è neutrale, ma anche i neutri
-van sorvegliati....». E il <i>major</i> Hampfel fu
-così la transizione per passare dalla questione
-europea alla questione italiana. Su questa Eva
-non aveva ancòra fermato il suo pensiero. Ma
-ce lo fermò appena giunta in camera e, piantatasi
-di fronte al marito, gli aprì gli occhi
-negli occhi e gli sparò a bruciapelo la prima
-revolverata polemica:
-</p>
-
-<p>
-— Ma, a proposito, perchè l'Italia è neutrale?
-</p>
-
-<p>
-Pierino, che si stava già sfilando lo <i>smoking</i>,
-rimase con mezzo braccio nella manica
-e mezzo fuori. Pin, pan.... Seguì la seconda revolverata:
-</p>
-
-<p>
-— Non c'è la Triplice Alleanza?
-</p>
-
-<p>
-Pierino stimò opportuno rinfilare la manica
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-e riprendere un atteggiamento corretto. Venivano
-sul tappeto gravi questioni diplomatiche
-e conveniva accoglierle in abito da cerimonia.
-Pin, pan, pan.... Terzo colpo di revolver:
-</p>
-
-<p>
-— Non mi rispondi?... Come? Eravamo
-in tre e a far la guerra non siamo più che
-in due?
-</p>
-
-<p>
-Pierino si strinse nelle spalle:
-</p>
-
-<p>
-— Ma....
-</p>
-
-<p>
-L'enigmatica risposta non persuase Eva
-Kramer.
-</p>
-
-<p>
-— Ma un corno, mio caro....
-</p>
-
-<p>
-E poi, senza pausa:
-</p>
-
-<p>
-— Chi è questo di San Giuliano?
-</p>
-
-<p>
-Pierino fu lieto di potersi precipitare a fornire
-una risposta precisa:
-</p>
-
-<p>
-— È il ministro degli Esteri, disse.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie tante, questo lo so, ribattè Eva.
-Io ti domando che uomo è.
-</p>
-
-<p>
-— Abbastanza giovane, molto distinto.
-</p>
-
-<p>
-— Politicamente.
-</p>
-
-<p>
-— Sai, è senatore e al Senato i partiti politici
-non son chiaramente segnati come alla
-Camera.
-</p>
-
-<p>
-— Ti domando di dove è.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ah, siciliano!
-</p>
-
-<p>
-— Ma di dove politicamente, ti ripeto... Di
-che gruppo, di che tendenza.... Triplicista, antitriplicista?
-</p>
-
-<p>
-— Triplicista, diamine... In Italia siamo tutti
-triplicisti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma come la pensa?
-</p>
-
-<p>
-— Su questo non posso risponderti.... Sai,
-è ministro. E i ministri i loro pensieri non li
-comunicano a me.
-</p>
-
-<p>
-Eva scosse le spalle e s'allontanò per la
-camera, con una smorfietta sprezzante, sino alla
-finestra a guardare il mare e Posillipo sotto la
-luna d'estate.
-</p>
-
-<p>
-— Non sei un gran politico, tu?... Pure sei
-del paese di Machiavelli, di Cavour....
-</p>
-
-<p>
-E aggiunse, senza misurar le distanze:
-</p>
-
-<p>
-— E di Giolitti!
-</p>
-
-<p>
-Tizio richiamò Caio. Il nome di Giolitti suggerì
-un'altra domanda:
-</p>
-
-<p>
-— E Salandra?
-</p>
-
-<p>
-Pierino assunse un'aria profonda:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Homo novus!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Che vuol dire?
-</p>
-
-<p>
-— Lo chiaman così nei giornali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si persuase Eva che in fatto di informazioni
-precise non c'era modo di cavar proprio
-nulla da Pierino. Tornò quindi alla questione
-generale.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, insomma, come potete non far la
-guerra, voi italiani?
-</p>
-
-<p>
-Pierino fu ebete e perentorio:
-</p>
-
-<p>
-— Non la facciamo.
-</p>
-
-<p>
-— È certo?
-</p>
-
-<p>
-— Lo dice la <i>Stefani</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è la <i>Stefani</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Il Governo, spiegò Pierino nel suo solito
-stato d'idee poco chiare. L'agenzia ufficiale.
-</p>
-
-<p>
-— Ho capito: la <i>Reuter</i>.
-</p>
-
-<p>
-L'ignoranza politica di Pierino si rivelò
-intera:
-</p>
-
-<p>
-— Non la <i>Reuter</i>, la <i>Stefani</i>....
-</p>
-
-<p>
-— <i>Reuter</i> o <i>Stefani</i> è la stessa cosa, ribattè
-Eva.
-</p>
-
-<p>
-E Pierino, non persuaso ma docile, stringendosi
-ancora nelle spalle:
-</p>
-
-<p>
-— Sarà....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così al telefono come al <i>restaurant</i>, così
-nelle tornate parlamentari come nelle discussioni
-private, chi meno ottiene risposta dalla
-signorina o dal cameriere, dal ministro o dall'interlocutore,
-più si ostina a domandare. L'insistenza
-è una delle più naturali abitudini dello
-spirito dell'uomo e solo così si spiegano la
-popolarità e la fortuna che accompagnano il
-giuoco del lotto e l'estrazione di qualsiasi lotteria.
-In una testa tedesca questa virtù dell'uomo
-civilizzato diventa ancora più accentuata
-e l'insistenza cambia nome, e prende quello di
-caparbietà. In una testa come quella dell'ex-signorina
-Kramer questo difetto tedesco diventava
-ancor più accentuato, e la caparbietà cambiava
-nome, e prendeva quello di testardaggine.
-Così, per quanto Pierino eludesse le domande
-precise, svicolasse nei mezzi termini,
-battesse la campagna fra il sì ed il no, sua
-moglie non si dava per vinta. Prima a Napoli,
-poi a Roma quando furono installati al Grand
-Hôtel in attesa di cercare un villino nei quartieri
-eleganti, Eva Kramer, mattina e sera, sera
-e mattina, assediava suo marito con innumerevoli
-batterie di punti interrogativi. Perchè
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-l'Italia s'era dichiarata neutrale? Che
-paese era mai questo che al momento del pericolo
-abbandonava gli amici e dimenticava la
-parola data? E che cosa erano dunque questi
-italiani, cantastorie e menestrelli, che gridavano
-per le vie di volere Trento e Trieste — a
-Eva Kramer era capitato un giorno di dover
-sentire anche questo! — e gridavano di voler
-l'una e l'altra dopo aver cercato per trenta
-anni, in un'alleanza, il più comodo alibi per
-eliminare il pericolo ed eludere il dovere di
-andarsele a pigliare? A furia di stringersi
-nelle spalle Pierino s'assottigliava in modo da
-far pietà. I suoi valzer erano muti al riguardo
-delle curiosità di sua moglie. Le dava ragione
-perchè non trovava argomenti per darle torto.
-Nè i giornali potevano illuminarlo. Non usciva
-che con sua moglie e in albergo non erano
-ammessi che i giornali graditi al barone Macchio
-e al principe di Bulow. In questi Pierino
-cercava invano: non vi trovava che gli stessi
-punti interrogativi di sua moglie. Diventava
-per lui un'ossessione. Avrebbe voluto fermare
-per via il primo passante e domandargli:
-«Scusi, perchè l'Italia è rimasta neutrale?»,
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-così come si può domandare, se avvenga di
-aver dimenticato l'orologio a casa: «Scusi, sa
-dirmi che ora è?». Tentò, un giorno che era
-rimasto solo nell'<i>hall</i> dell'albergo ad aspettar
-sua moglie che era salita a mutar vestito.
-Chiese dei sigari ad un cameriere rasato, pelato,
-levigato, roseo e tondo come una pallina
-di bigliardo, che era assai cerimonioso e sembrava
-molto affabile. Per propiziarselo, non
-prese il resto delle cinque lire con cui aveva
-pagato cinque sigari trabucos.... E, mentre il
-cameriere gli tendeva l'accenditoio, Pierino sospirò,
-tanto per cominciare: «Ah, questa benedetta
-guerra....» E il cameriere, spegnendo
-con lo stesso soffio la fiamma della candela e
-l'entusiasmo di Pierino: «Ah, <i>oui, monsieur</i>.
-Parto domani, richiamato alle armi.... <i>Je suis
-allemand....</i>»
-</p>
-
-<p>
-Fu ancora peggio più tardi, quando Giolitti
-cominciò a parlar di «parecchio» e Salandra
-di «sacro egoismo», quando i giornali, anche
-quelli cari alla politica tedesca e più triplicisti
-della Triplice, tanto da nascere proprio
-quando la Triplice moriva, cominciarono a parlare
-di negoziati e di trattative a Londra e a
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-Vienna, di concessioni da una parte e dall'altra.
-Ad ogni nuova notizia in proposito Eva
-gli si piantava davanti col giornale in mano,
-impugnato come se fosse una bandiera austriaca
-sotto forma di giornale italiano, e cominciava
-la filippica:
-</p>
-
-<p>
-— Ma come? Dopo aver stracciato un trattato
-scientemente firmato (queste cacofonie provavano
-che Eva, per quanto figliuola d'un delizioso
-musicista, non aveva il minimo senso
-dell'armonia nella prosa italiana) questi italiani
-avrebbero anche osato d'impugnare le
-armi, fedifraghi non solo ma briganti addirittura,
-contro gli amici di ieri impegnati a tener
-fronte per mare e per terra a mezzo orbe
-terracqueo? E c'erano dimostrazioni per le
-vie? Naturalissimo. L'oro francese.... La Massoneria....
-Ma contro la corruzione della piazza
-che diceva la Camera, che faceva il Governo,
-che pensava il Re? E se tutti fossero stati
-così sconsigliati da volere la guerra contro
-gli austro-tedeschi, che sarebbe accaduto?
-Avrebbe Pierino preso un fucile e sparato
-contro il <i>major</i> Hampfel, contro i suoi cognati,
-magari in caso di leva in massa contro suo
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-suocero, per chiudere ai soldati austriaci la
-via di Milano o, peggio ancora e orribile a
-dirsi, per aprire ai soldati italiani la via di
-Vienna?
-</p>
-
-<p>
-A questi ultimi punti interrogativi Pierino
-esultava. Traeva di tasca il suo foglio di congedo
-assoluto. Non solo era soldato di terza
-categoria, ma anche nella terza categoria era
-riformato per deficienza toracica. «Ma ti possono
-rivedere. Il torace è cresciuto» obbiettava
-Eva. Ma Pierino era rassicurato e rassicurante:
-«Non c'è pericolo. Non rivedrebbero
-i riformati.... Abbiamo tanti uomini, noi.... Non
-siamo mica la Francia.... Noi facciamo figliuoli...»
-E si guardava attorno con fierezza, come
-se avesse lì, sul tappeto, un paio di dozzine di
-rampolli.... Ma rispondere agli altri punti interrogativi
-era più difficile. E poichè non sapeva
-come giustificar quella corrente che si
-formava nel paese si mise a negare addirittura
-che la corrente ci fosse. E una sera diceva
-ad Eva:
-</p>
-
-<p>
-— Mia cara Eva, puoi dormire i tuoi sonni
-tranquilli. Siamo neutrali, è vero, purtroppo
-è vero, ma non per questo non rimaniamo, se
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-non proprio alleati, certo vostri sinceri amici.
-Ad allearci di nuovo penseremo poi, dopo la
-guerra, quando voi avrete vinto, poichè voi
-non potete che vincere — e l'Italia lo sa. Che
-vuoi, mia cara? Noi italiani siamo fatti così.
-Alleati in pace, ma in guerra no. Non potevamo
-fare altrimenti. Siamo piccini, noi, Giolitti
-ci ha traditi, i cannoni non li abbiamo, i soldati
-sono nudi come Dio li ha fatti, le finanze
-sono esauste e la guerra, la nostra guerricciola
-di Libia, che voi tanto buoni ci avete permesso
-di fare, ci ha addirittura sfiancati. Ah, lo
-dicono tutti! Se fossimo stati forti, se avessimo
-avuto un esercito, se l'Inghilterra avesse
-potuto non bombardarci le nostre città marittime,
-saremmo stati con voi e San Giuliano
-allora o adesso Sonnino avrebbero già mandato
-i nostri bei bersaglieri — carini, è vero,
-con quelle piume?... — a coprirsi di gloria,
-di gloria prussiana al posto che i vostri Stati
-Maggiori, bontà loro, avevano già assegnato ai
-nostri due milioncini di uomini.... Ma non è
-stato possibile e dobbiamo rimanere così, a
-guardare.... Non credere a quelli che strepitano
-per far la guerra. Son gli scamiciati dei
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-giornali democratici cui nessuno dà retta, son
-gli sbarbatelli delle scuole che cantano l'Inno
-di Mameli tanto per esercitare i polmoni nell'età
-dello sviluppo!...
-</p>
-
-<p>
-E un'altra sera diceva ad Eva:
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo gente seria, cara, che sappiamo
-fare i nostri calcoli e i nostri affari,
-che sappiamo che cosa valga la Germania e
-quanto l'amicizia dell'Austria serva a garentire
-il nostro avvenire.... Ma tu sul serio ci credi
-alla storiella di Trieste e di Trento? Si vede
-proprio che sei austriaca.... In Italia, non ci
-crede nessuno.... Ma se i trentini e i triestini
-devono a voi la loro prosperità, il loro benessere
-presente, passato e futuro.... Con noi — l'ho
-letto ieri in un giornale che ti ho messo
-da parte — Trieste non diventerebbe che un'anticamera
-di Venezia. E ti par mai possibile
-che chi sta comodamente in salotto preferisca
-d'andare in anticamera solo perchè il salotto
-è tapezzato di giallo e di nero, mentre l'anticamera
-è tapezzata di bianco rosso e verde?...
-Io dico sì.... Ma un po' di senso comune....
-</p>
-
-<p>
-— Lo dico anch'io...., rispondeva Eva riconciliata.
-Ma con questi esaltati!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Son pochi, ribatteva Pierino.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so. E aggiungerò: fortunatamente
-per voi!
-</p>
-
-<p>
-I francesi dicono: <i>qui se rassemble s'assemble</i>.
-La stessa cosa dicono gli italiani, con
-veste più plebea: «Chi s'assomiglia, si piglia!»
-Son verità di sapienza latina, ma controllabili
-anche su nature tedesche, poichè nell'<i>hall</i>
-del Grand Hôtel tre o quattro coppie di
-mogli austriache o tedesche e di mariti italiani
-s'erano annusate, riconosciute, avvicinate, alleate
-in una lega offensiva e difensiva. Una
-sera un amico disse a Pierino, dopo averlo invitato
-ad attraversar la strada e ad andare a
-prendere un tè da Latour e dopo essersi sentito
-rispondere che non poteva assolutamente
-allontanarsi dall'albergo:
-</p>
-
-<p>
-— Ah, già, è vero.... Tu sei della compagnia
-dei mariti col <i>von</i>...
-</p>
-
-<p>
-Capiva poco, Pierino, ma quella la capì.
-Tentò di essere impertinente e di ribattere, ma
-non trovò che questo:
-</p>
-
-<p>
-— E tu?
-</p>
-
-<p>
-— Ah, io sono, fece l'amico, di una compagnia
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-molto più divertente: quella di «Moglie
-e buoi dei paesi tuoi!».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-«Paesi tuoi.... Paesi tuoi...», brontolava
-Pierino. O perchè se nel matrimonio la moglie
-prendeva il nome del marito, questo, per rendere
-l'attenzione, non poteva prendere il paese
-della moglie? L'essere umano non è legato a
-vita al proprio nome, quando nasce donna.
-Perchè dovrebbe essere legato a vita al proprio
-paese, quando nasce uomo? In fondo, a
-poco a poco si sentiva diventare viennese sul
-serio, per virtù anche di quei fenomeni di mimetismo
-che nella vita coniugale modificano
-a poco a poco il coniuge più malleabile sullo
-stampo di quello più resistente. Perdeva lentamente
-i suoi connotati nazionali e questa
-perdita progressiva non gli toglieva nè un'oncia
-d'appetito nè un minuto di sonno. Perdeva
-a poco a poco il suo nome senza che la sua
-posta andasse per questo smarrita. Aveva osservato
-questa seconda perdita a poco alla
-volta su i biglietti da visita di sua moglie, i
-quali all'indomani del matrimonio dicevano:
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-«<i>Madame</i> Balla»; due mesi dopo: «<i>Madame</i>
-Balla-Kramer» e quattro mesi dopo: «<i>Madame</i>
-Kramer-Balla». Dinanzi alla meraviglia che
-Pierino, tuttavia senza fiatare, aveva manifestato
-per quest'ultima redazione, la signora
-Eva aveva creduto opportuno rendere responsabile
-la sbadataggine del litografo. Aveva
-cambiato biglietti; ma l'errore era accaduto lo
-stesso. Aveva cambiato litografo; peggio che
-mai. Era un'invincibile idiosincrasia dei litografi,
-di tutti i litografi romani, i quali se potevano
-ammettere che Kramer balla non potevano
-assolutamente riconoscere che balla Kramer.
-E che fosse veramente la signora Kramer
-a far ballare il marito come voleva, si persuase
-Pierino, un giorno, quando il suo sguardo
-cadde su un biglietto da visita che Eva
-aveva estratto dal suo portafoglio e passato
-al marito perchè lo rimettesse allo <i>chauffeur</i>.
-C'era scritto su non più solo: «<i>Madame</i> Kramer-Balla»
-ma addirittura: «<i>Monsieur et Madame</i>
-Kramer-Balla». E si sentì, Pierino, più
-viennese, più irreparabilmente e docilmente
-viennese che mai, nel ritrovarsi così molto più
-Kramer e molto meno Balla di quanto fosse
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-stato fino allora agli effetti, del resto puramente
-convenzionali, dello Stato Civile.
-</p>
-
-<p>
-Ma si sentiva anche, di tanto in tanto, ancòra
-un po' italiano. Vecchia abitudine difficile
-a sradicarsi, piccola aspirazione segreta del
-prigioniero che adora la sua prigione e il suo
-carceriere ma che tuttavia, nei giorni di bel
-tempo, anela un po' di azzurro non ritagliato
-a quadratini dalle inferriate.... Coincidevano,
-questi aneliti, con certe giornate di tempesta
-che scuotevano Roma d'un singolare vento
-d'entusiasmo. L'Austria concedeva tanto poco
-che anche tra quel poco del «nulla» di Burian
-e il poco del «parecchio» di Giolitti,
-c'era un abisso. D'Annunzio parlava dai quattro
-punti cardinali della città, dovunque c'era
-una finestra o un balcone. Giolitti rimaneva
-in casa per forza maggiore. Salandra si dimetteva
-e due giorni dopo ritornava al potere.
-Non era ancòra la guerra, ma era già, lo dicevano
-anche i giornali triplicisti, il popolo
-che voleva la guerra. E proprio quel giorno,
-mentre, verso sera, nella loro automobile, <i>monsieur
-et madame</i> Kramer-Balla tornavano all'albergo,
-una dimostrazione saliva al Quirinale
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-cantando inni patriottici, agitando bandiere, acclamando
-al Re, all'Esercito, alla guerra. Venendo
-su da Magnanapoli, l'automobile di Eva e di
-Pierino aveva infilato via Venti Settembre; ma
-poco dopo aveva dovuto arrestarsi poichè era
-venuta proprio a dar di cozzo nella dimostrazione
-che saliva al Quirinale. Non ostante i ripetuti
-e nervosi ordini telefonici di Eva, lo
-<i>chauffeur</i> aveva dovuto farsi da un lato della
-via ad aspettar che la folla passasse. Senza
-fiatare, con la piccola grinta chiusa come una
-serratura di sicurezza, Eva s'era rincantucciata
-nel suo angolo, volgendo le spalle al corteo e
-con gli occhi fissi sul panorama poco suggestivo
-dell'intonaco giallo d'un palazzo. Pierino
-guardava dall'altra parte fuori dai cristalli.
-Passava gente e gente, gente seria e
-gente allegra, gente vecchia e gente giovane,
-gente ricca e gente povera. Passavano bandiere
-italiane, francesi, inglesi, russe, belghe.
-Echeggiavano inni su inni: l'inno Nazionale,
-quello di Garibaldi, quello di Mameli. <i>Monsieur</i>
-Kramer-Balla ritrovava, sott'il marito, un
-po' di Pierino Balla senza moglie. Non osava
-mostrarlo, ma si sentiva intenerire. Per la
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-prima volta Roma gli sembrava, se non più
-bella di Vienna, almeno quasi bella come
-Vienna. Per la prima volta, all'udire quei canti,
-ammetteva che ci potesse essere un po' di musica
-bella anche al di fuori dei valzer viennesi.
-Per la prima volta, confusamente, in
-fondo a sè stesso, sentiva un po' di solidarietà
-con tutta quella gente che passava, che
-urlava, che acclamava, che s'esaltava. Guardò
-l'orologio posto nella vettura dinanzi a lui:
-eran lì da venti minuti. Eva continuava a studiar
-l'intonaco, a sinistra; a destra, il corteo
-continuava a sfilare. Ce ne fu ancora per mezz'ora.
-E ancora bandiere, e ancora canti, e ancora
-gente, gente seria e gente allegra, gente
-vecchia e gente giovane, gente povera e gente
-ricca. E finalmente, quando la folla cominciò
-un po' a diradare, lo <i>chauffeur</i> rimise la mano
-su le leve, diede due o tre segnali di tromba
-per farsi largo. Solo allora, mentre la <i>limousine</i>
-si muoveva strombettando tra la folla più
-rada, Eva degnò volgere su questa uno sguardo
-commiserevole e, con un tono di profondo disprezzo,
-lasciò cadere dalle labbra sottili e
-chiuse due sole parole:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Quattro straccioni!
-</p>
-
-<p>
-Pierino riguardò l'orologio. Erano stati fermi
-cinquanta minuti a veder passare gente e
-calcolando un paio di migliaia di persone
-al minuto.... Non osò tuttavia contraddire sua
-moglie, e, conciliativo come sempre, mentre
-l'automobile riprendeva la corsa per la via libera
-verso il Grand Hôtel, osò riflettere, esclusivamente
-per suo uso e consumo, ancora mezzo
-austriaco:
-</p>
-
-<p>
-— Saran straccioni.... Non dico di no....
-</p>
-
-<p>
-E aggiungere, già mezzo italiano:
-</p>
-
-<p>
-— Ma eran però più di quattro!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<h2>IV.
-<span class="smaller">IL «VALZER DELLA MORTE»</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-C'è gente che non riesce a sopprimere ma
-riesce almeno a ritardare i dispiaceri e per cui
-una situazione finanziaria non è allarmante se
-non quando il fallimento è già dichiarato, per
-cui un malato non è grave se non quando è
-già bell'e morto. Appartenevano a questa felice
-categoria di persone anche il <i>ménage</i> Kramer — Balla
-o Balla — Kramer che dir si voglia
-e gli altri cinque o sei <i>ménages</i> italo-austriaci
-o italo-tedeschi che facevan loro corona ogni
-giorno al Grand Hôtel, all'ora del tè, all'ora
-di pranzo e la sera dopo pranzo. Le mogli austriache
-fidavano, per aver ragione di ritardare
-il grosso dispiacere che si preparava, in quattro
-cose: nell'abilità del barone Macchio, nella
-bacchetta magica del principe di Bulow, nell'onnipotenza
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-dittatoriale dell'onorevole Giolitti
-e sopratutto nel profondo, irremovibile amor
-della pace che caratterizzava questa bella e
-cara Italia così ricca di canzoni e così povera
-di cannoni. I mariti italiani delle mogli austriache
-avevano, per il loro ottimismo, due
-soli punti d'appoggio invece di quattro, poichè
-sapevano che Giolitti cadeva purtroppo
-ogni giorno più in disgrazia e che ogni giorno
-più l'Italia pensava, almeno per il momento,
-con marcata preferenza, ai cannoni che non
-alle canzoni. Rimanevano tuttavia, a sostenerli,
-i due puntelli diplomatici: l'abilità del barone
-Macchio, incommensurabile nel senso che non
-si può misurare ciò che non si conosce, e la
-bacchetta magica del principe di Bulow che
-aveva operati ben altri miracoli di quello di
-far rimanere ancora l'Italia neutrale. Pierino
-parlava per tutti: «Sentite.... Sarà.... Ma finchè
-Bulow sarà a Roma, io alla guerra non ci
-credo...» E un'altra sera: «Ma vi par possibile
-che un uomo come Bulow veniva a giuocare
-qui la partita finale della sua gloriosa
-carriera senza aver prima partita vinta in mano?...»
-Poi c'erano le piccole speranze supplementari
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-degli altri mariti: «Ho notizie certe,
-sapete. Il Re la guerra non la vuole assolutamente....»
-E un'altra volta: «E i socialisti
-ufficiali? Vi pare che un governo possa
-affrontare l'incognita della mobilitazione sotto
-la minaccia dei socialisti ufficiali e del <i>Worwaerths</i>?...»
-Una moglie tedesca interrompeva
-il marito: «Il <i>Worwaerths</i>?...» E il marito che
-s'era sbagliato, tant'era oramai l'abitudine di
-pensar tedesco: «Oh, scusa, cara, volevo dire
-l'<i>Avanti</i>!»
-</p>
-
-<p>
-Tutt'i fisiologi hanno osservato il fenomeno
-per cui nelle malattie mortali un miglioramento
-sensibilissimo si pronuncia poche ore prima
-della morte. E' l'ultima reazione della vita, è
-la suprema resistenza del temperamento contro
-il male, l'ultima breve vittoria dei bacterii tutori
-della vita contro l'orda crescente dei bacterii
-preparatori della morte. Questa miglioria sensibilissima
-si produsse anche nell'animo del
-<i>ménage</i> Kramer-Balla e degli altri <i>ménages</i>
-italo-austriaci o italo-tedeschi. Il Re non aveva
-presenziato la cerimonia allo Scoglio di Quarta:
-buon segno. La maggioranza giolittiana
-s'agitava burrascosamente in una crisi di neutralismo
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-aperto dopo un lungo travaglio di neutralismo
-larvato: ottimo sintomo. Le visite di
-Bulow e di Macchio alla Consulta si facevano
-sempre più fitte: presagio eccellente. Una sera
-Pierino, all'ora di pranzo, scendendo tutto lucido
-e incravattato e impomatato e incaramellato
-e profumato e levigato nel suo <i>smoking</i>
-irreprensibile tagliato e cucito dal primo sarto
-di Vienna, corse incontro a sua moglie e ai
-suoi amici, col viso giubilante, annunziando
-da lontano con le mani nell'aria ch'era messaggero — messaggero,
-cioè, no, chè questo
-era il nome d'un troppo odiato giornale interventista — ch'era
-foriero di una grande notizia
-e che aveva su le labbra sorridenti, se è
-possibile esprimersi così, la chiave della situazione.
-«Grandi notizie!» disse quando fu vicino
-alla moglie, alle altre mogli e agli altri
-mariti: «Grandi notizie: la guerra non si fa...
-Sono stato al <i>garage</i>....» Gli altri lo guardarono
-diffidenti, chè è lecito anche a persone
-intelligenti non vedere a prima vista quale
-stretto nesso sia possibile tra una guerra che
-si fa o non si fa e la visita d'un giovane signore
-al <i>garage</i> dov'è custodita la sua automobile
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-per pagare un conto d'olio extradenso
-e di benzina 710-720. Ma Pierino spiegava:
-«Sono stato al <i>garage</i>. Accanto alla nostra
-vettura era una nuova <i>limousine</i>, bellissima,
-di marca tedesca, una Mercedes. Ho chiesto di
-chi fosse, perchè sugli sportelli avevo veduto
-la corona principesca. E figuratevi la mia meraviglia
-quando mi son sentito rispondere ch'era
-del principe di Bulow. L'ha mandata per far
-ridipingere la carrozzeria. Che volete? Mi s'è
-gonfiato il cuore come un mantice... La guerra,
-è certo, non si fa più. Vi pare possibile che
-l'ambasciatore farebbe ridipingere la sua automobile
-se sapesse di doversene andare?...»
-Qualcuno, timido, per essere rassicurato, obbiettò:
-«Può darsi che sia costretto ad andarsene
-senza che ora sappia di doversene andare. Sempre
-così, nella vita: quand'uno meno se lo aspetta...»
-Ma Pierino scosse le spalle e, con
-un sorriso superiore d'uomo bene informato e
-che non teme smentite, esclamò: «E il colore?»
-Gli altri lo guardarono un'altra volta
-sbalorditi: «Che c'entra il colore? Quale colore?»
-E Pierino, trionfante: «Il colore della
-carrozzeria, cari miei! Era nera con ruote gialle:
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-colori austriaci, colori insomma tedeschi.
-E ora sapete come Bulow ha dato ordine di
-ridipingerla? Verdone e ruote bianche.... E su
-gli sportelli, cari miei, su gli sportelli anche
-una leggera filettatura rossa. Colori italiani,
-cari amici, colori italiani: il rosso è poco, appena
-un filo, su lo sportello, ma anche quel
-poco basta a far la bandiera.... Volete prove
-più prove di queste?» E, dopo una pausa,
-preparando l'effetto: «Cari miei, si vede che
-Bulow già prevede il giorno in cui, concluso
-l'accordo, uscirà trionfante per le vie di Roma,
-con quell'automobile. Quell'automobile, per me,
-è più rassicurante ancora di tutte le argomentazioni
-di Cirmeni: dice chiaro e tondo che la
-Triplice sarà rinnovata». E abbassando la voce,
-perchè le sue parole diventavano sempre più
-gravi pei destini d'Europa, Pierino aggiunse
-ancora: «Io ho voluto anche sapere chi avesse
-scelto quei colori per l'automobile. Pensavo
-potesse essere la principessa, che è italiana. Ma
-mi hanno assicurato che il verde, il bianco e
-anche il rosso erano stati scelti, a Villa Malta,
-proprio stamattina, dal principe in persona,
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-sul campionario dove ci son le vernici di tutt'i
-colori...».
-</p>
-
-<p>
-Pranzarono di buonumore, quella sera. Anzi
-i cinque o sei <i>ménages</i> lasciarono i tavolinetti
-a due posti e s'adunarono a una grande tavola
-centrale ch'era stata preparata per un pranzo,
-rimandato all'ultima ora, d'ufficiali inglesi e
-francesi in missione in Italia e invitati dai loro
-commilitoni italiani.
-</p>
-
-<p>
-La decorazione della tavola, con una serie
-d'innumerevoli vasettini allineati tutt'in fila, incrociava
-una serie di bandierine italiane con
-garofanetti bianchi e rossi e foglie di verdura
-e una serie di bandierine francesi con <i>bluets</i>,
-piccoli geranii e roselline bianche; e, in mezzo
-alla tavola, un vaso più grande conteneva garofani
-rossi e piccole azzurre azalee e su queste
-certe striscioline di margheritine italiane in modo
-che, volendo, si poteva anche avere una vaga
-reminiscenza della bandiera inglese. Nemmeno
-se quella fosse stata la sera della pace universale
-una decorazione floreale come quella
-sarebbe apparsa tollerabile alle esuberanze
-patriottiche delle signore austriache e tedesche
-e alle cautele coniugali e nazionali dei
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-loro mariti italiani. D'altra parte non c'erano
-altre tavole libere, nè senza provocare
-un piccolo scandalo di cattivo gusto era possibile
-far smontare quella decorazione preparata
-per il pranzo degli ufficiali francesi, inglesi
-e italiani. Per fortuna Eva Kramer adocchiò
-in un angolo della sala un bel girasole e
-ordinò sùbito a un <i>commis</i> di portarlo nel bel
-mezzo della loro tavola perchè fra tanti colori
-d'alleati o di presunti alleati ci fosse anche,
-su la loro tavola, un po' di giallo austro-tedesco.
-</p>
-
-<p>
-Conobbe, quella sera, Pierino, la gloria dei
-grandi profeti e di <i>madame</i> de Thèbes. Un
-amico, verso le undici, raggiungendoli nel <i>foyer</i>
-del Grand Hôtel mentre tutti a una voce riesaminavano
-per l'ennesima volta gl'inestimabili
-beni d'una rinnovata amicizia italo-austro-tedesca,
-portò la notizia, l'inaspettata notizia:
-«Il Gabinetto Salandra era dimissionario». La
-scena, anzi, era stata drammaticissima: Salandra
-era stato sempre incerto fra la guerra e
-la pace, più incline forse, per pacifico temperamento
-di meridionale, verso questa che verso
-quella. Il mezzo sangue inglese di Sonnino
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-era invece causa di tutto: voleva la guerra a
-qualunque costo e per quanto Bulow e Macchio
-s'affannassero a portare alla Consulta ogni
-mattina nuovi doni territoriali, economici e politici,
-Sonnino, col suo mutismo scontroso, riduceva
-quei poveri ambasciatori a domandarsi
-che cosa altro potevano ancora offrirgli se non
-addirittura Vienna e la nomina di Francesco
-Giuseppe, bell'anima, a prefetto della centesima
-provincia del Regno d'Italia. Ma il Re messo
-in guardia da Bulow, il quale era andato
-a Palazzo senza tanti complimenti e aveva aperto
-la porta di Sua Maestà senza neppure farsi annunziare
-per dirgli che Sonnino, venduto o almeno
-affittato allo straniero, non gli aveva detto
-che cosa realmente lui e Macchio offrivano con
-tenerissimo cuore alla bella e cara Italia, il Re,
-aveva posto a Salandra il dilemma: «O via Sonnino,
-o via io!» Tra Sonnino e Salandra, in un
-Consiglio di Ministri ch'era stato terrificante,
-erano corse parole gravi e vie di fatto fortunatamente
-leggere. Dopo di che Salandra era tornato
-dal Sovrano e gli aveva detto: «Poichè
-Sonnino non vuole a nessun costo andarsene,
-Maestà, ce ne andiamo tutti...» Fin qui le notizie
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-certe, sicure, di fonte indiscutibile! «E ora?»
-domandavano, raggianti, le signore austriache e
-tedesche. «E ora, rispondevano i mariti con
-l'aria di chi si è tolto finalmente un grave
-peso di sopra lo stomaco, ora, diamine, torna
-Giolitti e l'accordo è firmato in quarantott'ore!»
-Volle, per tanta gioia, Eva Kramer-Balla, che
-si stappassero alcune bottiglie di sciampagna,
-di marca francese, purtroppo poichè i gas tedeschi
-sono più utilmente adoperati per la
-guerra che non per il vino. E con un brindisi
-alla vittoria austro-tedesca e alla neutralità italiana,
-la pace coniugale dei sei <i>ménages</i> italo-austriaci
-fu patriotticamente sugellata dalla
-ceralacca di belle labbra femminili che col loro
-carminio naturale o artificiale invitavano a imprimervi
-sopra, in un bacio, il dolce bollo dell'autorità
-maritale. Eva Kramer fece di più:
-non solo offrì la ceralacca ma volle che vi fosse
-impresso, lì, d'innanzi a tutti, il sigillo addirittura.
-E quando fu bene impresso disse a
-Pierino in tedesco: «<i>Ich liebe!</i>» che val
-quanto dire in italiano: «Ti amo!» E l'amato
-giovane andava in giro per il gruppo dei <i>ménages</i>
-italo-austriaci: «Ve l'avevo detto io?...
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-La verniciatura... Ve lo avevo detto io? Il colore
-dell'automobile...» Che se non ci avesse
-pensato lui a ricordare le sua profezia nessuno
-se ne sarebbe dato premura. La gloria dei profondi
-profeti, dei grandi scrittori e dei più famosi
-tenori è purtroppo fatta così: devono
-annaffiarsela personalmente tutt'i giorni. Guai
-al profeta, guai allo scrittore, guai al tenore
-che dieci o venti volte al giorno non ferma
-gli amici per istrada esclamando con un sorriso:
-«Eh? Come son grande?»
-</p>
-
-<p>
-Le grandi gioie ripugnano all'immobilità.
-L'uomo veramente felice s'agita, si dimena,
-muove le braccia e le gambe, non può rimanere
-nel luogo ove la felicità fu incontrata ed
-ha bisogno di portare questa felicità in giro
-per il mondo, per la città, o almeno per la
-casa, almeno per le stanze, cerca di farla
-vedere a tutti, di farla invidiare, poichè, diceva
-un filosofo pessimista, non v'ha felicità senza
-infelicità altrui, come non v'ha luce senza contrasto
-di ombre. I cinque o sei <i>ménages</i> italo-austriaci
-uscirono così dal Grand Hôtel verso
-mezzanotte e saliti nelle loro automobili portarono
-la loro felicità in giro per le vie di
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-Roma deserte a quell'ora. Suonavano, nel gran
-silenzio della città notturna, le grida dei rivenditori
-di giornali che annunziavano le quinte
-edizioni con le dimissioni di Salandra. Gli
-<i>chauffeurs</i> avevano avuto ordine di discendere
-al Corso e al Caffè Aragno, cuore e polmoni
-della vita romana, per le vie Boncompagni
-e Ludovisi. Ma, giunti all'altezza di Villa Malta,
-dovettero sostare dinanzi ai cordoni di
-soldati che sbarravano Capo le Case per proteggere
-i sonni dell'ambasciatore tedesco. Un
-caporaletto vietò il passaggio delle tre <i>limousines</i>
-attraverso i soldati. Ma un ufficiale, un
-bell'ufficiale dei bersaglieri, accorse alle leggere
-proteste delle belle signore e diede ordine
-ai soldati di lasciar libero il passaggio.
-Così il cordone s'aprì e i bersaglieri che non
-dovevano fare la guerra fecero ala al corteo
-dei cinque o sei <i>ménages</i> italo-austriaci tripudianti
-d'amor patrio. E la gioia rende così
-indulgenti che Eva Kramer-Balla, guardando
-il bell'ufficiale dei bersaglieri, disse al marito
-suo e agli altri mariti italiani delle sue connazionali:
-«Avete, in verità, dei gran bei soldati!».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<p>
-Più giù, al Corso, trovarono un po' di gente:
-giornalisti, deputati, nottambuli d'ogni qualità.
-Leggevano i giornali, discutevano ad alta
-voce. Il caffè Aragno era chiuso poichè anche
-quella sera le contese cortesi tra neutralisti e
-interventisti avevano mandato in frantumi una
-grossa specchiera, lieta del resto di quella fine,
-tanto era da dieci mesi stanca di riflettere
-il commovente spettacolo della concordia dei
-popoli. Non discesero dalle automobili. Rimasero
-lì, a guardare, ad ascoltare. Laggiù, in
-fondo, verso piazza Colonna, altri cordoni di
-soldati, granatieri questi — gran bei soldati,
-gran bei soldati, in verità! — proteggevano,
-inquadrando di baionette palazzo Chigi, i sonni
-del barone Macchio. Sul marciapiede buio
-d'Aragno un deputato siciliano, principe e socialista,
-tuonava focose invettive: «Faremo i
-conti con tutti... Oramai siamo all'<i>aut aut</i>: o
-la guerra o la rivoluzione!» Altri intorno a
-lui gridavano: — «Sì, sì, la rivoluzione, la
-rivoluzione.....» — Altri ancora gridavano un
-po' più in là: «Salandra non deve andarsene....
-Giolitti non deve tornare...» E il ritornello,
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-basso, alto, vicino, lontano, insisteva:
-«La rivoluzione! La rivoluzione!».
-</p>
-
-<p>
-Alle Termopili eran solamente trecento ma
-bastarono a fare una bronzea pagina della storia
-del mondo. Quei cinquanta nottambuli potevano
-bastare a fare una rivoluzione da Aragno?
-Avevan l'aria di crederlo. Eva, a guardarli,
-ne dubitava.... E Pierino, che nella sua
-gloria di profeta e nella sua gioia di marito
-sentiva anche di diventar spiritoso, disse: «E
-perchè no? Hanno anche questi Leonida con
-loro...» Ma poichè i nomi di battesimo dei
-deputati italiani non sono ancora materia obbligatoria
-di studio nelle scuole austro-tedesche
-le signore guardarono interrogativamente Pierino
-il quale aggiunse, cortesemente, per riparare
-le lacune della <i>Kultur</i> germanica: «Già,
-Leonida Bissolati....».
-</p>
-
-<p>
-Tornò a casa, Eva Kramer, persuasa che
-la rivoluzione preannunziata dal deputato siciliano
-sul marciapiede d'Aragno non prometteva
-di essere, almeno fin dal primo momento, terribile
-quanto la rivoluzione francese. E così
-dormì pacificamente la sua prima notte di neutralità
-finalmente e dopo tante pene assicurata.
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-Poichè v'ha un singolare piacere a ricordarsi
-dei pericoli quando sono passati, Eva Kramer
-dovette, nel tepore delle lenzuola, sognare i soldati
-d'Italia e il bel tenente dei bersaglieri. Infatti
-Pierino che, senza badarci, nella gioia di
-quella serata aveva bevuto una tazza di caffè la
-quale bastava a togliergli il sonno almeno per
-due o tre ore, sentiva Eva nel sonno, con languidi
-sospiri e voce commossa, ripetere dì
-tanto in tanto: «Bei soldati, in verità, bei soldati!»
-</p>
-
-<p>
-Le grandi felicità sono anche brevi. Il destino
-non assegna a ogni cuore che una precisa
-razione di gioia e il cuore che la consuma
-in grande quantità si condanna a subire
-un'implacabile legge: quella che proporziona
-la durata al consumo. Dopo un solo giorno di
-bene infatti, un pomeriggio, mentre prendevano
-il tè nel salotto di Eva Kramer, i <i>ménages</i> triplicisti
-furono chiamati alla finestra da uno
-scalpiccìo di passi e da un basso coro di voci
-cavernose. Scendeva da via Venti Settembre
-e si dirigeva verso Via Nazionale una forte
-colonna d'uomini in prevalenza borghesi che
-marciavano a passo cadenzato brontolando a
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-coro e scandendo le sillabe: «Mor-te-a-Gio-lit-ti!
-Mor-te-a-Gio-lit-ti!» E la stessa
-sera, mentre giuocavano a <i>poker</i>, ricevettero
-altre notizie allarmanti: al Costanzi, dove si
-doveva onestamente rappresentare un'inoffensiva
-<i>Figlia del Tamburo Maggiore</i>, Gabriele
-d'Annunzio aveva denunziato da un palco all'ira
-popolare i traditori della patria e aveva letto,
-applaudito anche dai carabinieri di guardia,
-una sua ode contro Francesco Giuseppe. Fuori
-del teatro intanto la folla gridava come ossessionata:
-«Guerra! Guerra!» e voleva raggiungere
-la casa di Giolitti, levar dal suo letto e
-trascinare per le vie il corpo dell'odiato Dittatore
-di ieri. Nelle vie attorno alla casa dell'ex-presidente
-i dimostranti si battevano di su
-le barricate dopo avere spento a sassate le
-lampade elettriche. E, ahimè, orribile a dirsi,
-anche l'esercito passava alla rivoluzione. «In
-via Nazionale, raccontava uno dei mariti esterrefatto,
-in via Nazionale, figuratevi, un capitano
-di cavalleria è stato invitato da un commissario
-di polizia a caricare i dimostranti...
-Ma il capitano ha sfacciatamente rifiutato affermando
-che i suoi uomini erano, sì, pronti a
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-marciare contro il nemico, ma non a caricare
-i fratelli...»
-</p>
-
-<p>
-Quando ebbero commentato gli avvenimenti,
-quando ebbero veduto le vie sfollarsi e gli
-squadroni di cavalleria tornare in caserma — oh,
-dopo tutto, dopo tutto soldati come tutti
-gli altri e niente, proprio niente d'eccezionale... — Pierino
-Balla italiano <i>malgrè lui</i>, ritrovatosi
-solo in camera da letto con sua moglie
-dovette fare i conti con Eva Kramer austriaca
-<i>malgrè tout</i>. «Ma insomma che succede? Che
-cosa fate? Che fa il Re? Che fa la Camera?
-Dove si va?» Pierino tentò di essere ancora
-rassicurante: «Non t'allarmare. Vedrai...» E la
-moglie: «Vedrò?... Che cosa altro devo vedere?...
-Ah sì? Ti pare ancora che non basti?...
-Entrano nella Camera, assalgono per via e su
-i tramvai gli ex-ministri, assediano la casa di
-Giolitti, fanno le barricate... Che altro devo
-vedere? In Austria, a quest'ora, quanti avrebbero
-già pagate care queste buffonate!...» Pierino
-tentò di spiegare: «Sai, in Austria, voi
-avete la forca...» Ed Eva saltò su inviperita:
-«Vorresti forse farcene rimprovero?» E Pierino,
-impaurito e docile: «Ma no, cara, lodarvene...»
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-Ma Eva Kramer, nell'impeto, commise
-una <i>gaffe</i>: «L'avete avuta anche voi,
-in Italia...» E Pierino, senza volerlo, ebbe una
-risposta felice: «Sì, cara, ma era la vostra.»
-Eva, intanto, s'era svestita e avvolta in una
-rosea camicia da notte di seta s'introduceva
-fra le lenzuola. Con cinque parole concluse le
-sue impressioni di quella sera: «È la rivoluzione
-sul serio!...». Non seppe, Pierino, se
-era il caso di illuderla ancora o di prepararla
-pian piano agli eventi. Nel dubbio accese una
-sigaretta e infilò il pigiama. Poi, quando fu a
-letto, credette doveroso allungare verso la camicia
-di seta di sua moglie — qui si parla
-del contenente per il contenuto — un tentativo
-d'abbraccio. Ma fu violentemente respinto
-da un piede ribelle che rimise debitamente le
-cose al loro posto: l'Austria da una parte,
-imbronciata, e l'Italia, mortificata, dall'altra.
-</p>
-
-<p>
-Poichè i popoli dormono da più di un anno,
-ogni notte, le loro otto o nove ore filate
-su lo spettacolo della più tremenda guerra
-della storia, Eva Kramer non poteva non dormire
-dieci ore su lo spettacolo — semplice
-prova generale, del resto — d'una rivoluzioncella
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-da nulla, d'una rivoluzioncella da ridere,
-d'una rivoluzioncella insomma italiana, ed era
-detto tutto. Del resto, col coraggio della disperazione,
-a mano a mano che gli eventi precipitavano,
-Eva Kramer se ne infischiava sempre
-più. Tanto che l'indomani, nel pomeriggio,
-la notizia del nuovo incarico a Salandra la lasciò
-perfettamente tranquilla a discuter di vestiti
-dalla sua sarta dove la notizia, col sopraggiungere
-di Pierino trafelato e commosso,
-gli era stata cautamente somministrata. Nè
-meno tranquilla la lasciarono gli avvenimenti
-successivi: la convocazione della Camera, l'annunzio
-che il barone e il principe preparavano
-i bauli, le voci di mobilitazione generale che
-correvano di ora in ora. Era la guerra? Proprio
-la guerra? Questo non era ancora assolutamente
-sicuro. «Del resto, diceva Eva al
-marito ridendo d'un sorriso sforzato e nervoso,
-del resto hai voluto la guerra contro di noi?
-E goditela, la guerra! Contro di noi, vedrai,
-ti romperai le corna...» Pierino osò obiettare
-che la guerra, lui, proprio lui non l'aveva affatto
-voluta, e che aveva la coscienza tranquilla.
-«E in quanto alle corna, aggiunse poi
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-scherzando, non so se posso rompermele, poichè
-so, adorata, di non averle...» Eva corresse:
-«Che sciocco! Si capisce che non parlo
-di te. Parlo a te per un artificio rettorico...»
-Pierino sorrise riconoscente; ma, tanto sono
-bizzarre ed inesplicabili le associazioni di idee,
-l'artificio rettorico richiamò al suo pensiero l'imagine
-dell'<i>herr major</i> Hampfel, con le braccia
-tutte piene di fiori, sul marciapiede della Sudbanhoff.
-</p>
-
-<p>
-Ma una sera Eva Kramer tornò all'albergo
-in uno straordinario stato di sovreccitazione
-lieta, che si manifestava in sorrisi e in sgambetti,
-in strizzatine d'occhi e in buffetti ch'ella
-somministrava copiosamente al naso di Pierino
-che raccoglieva, docile, senza capire. Era
-in camera, Pierino, a infilarsi lo <i>smoking</i>. Ora
-con un po' di smalto di fabbrica tedesca — <i>made
-in Germany</i> — si lustrava meticolosamente
-le unghie e le faceva lucide da potercisi
-specchiare dentro comodamente per radersi
-la barba. Eva si svestiva e si rivestiva
-in fretta, gettando di qua e di là bluse e sottovesti,
-lanciando ora uno scarpino su l'immacolato
-sparato di Pierino, girandogli ora
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-una calza di seta intorno al collo. E ogni tanto,
-passandogli accanto, mentre egli rimaneva impalato
-in mezzo alla stanza a lustrare a lustrare
-e a lustrare, via una piroetta e giù un
-buffetto. «Sei allegra, cara....» mormorò finalmente
-Pierino senza osar domandare perchè,
-dato che fra i coniugi, nei riguardi di Eva,
-vigevano il protocollo e l'etichetta delle Corti
-per cui un suddito non può interrogare un
-sovrano ma può solo, se dal sovrano interrogato,
-rispondere. Senonchè i sovrani sono alle
-volte condiscendenti per soddisfare le mute
-curiosità dei sudditi rispettosi e ligi al cerimoniale.
-Così anche Eva volse uno sguardo affettuoso
-al suo suddito marito e, piantandoglisi
-davanti tutt'inguantata in una <i>combination</i> carnicina,
-elargì la spiegazione del suo straordinario
-buonumore: «Senti, disse al marito,
-me ne dispiace tanto per te che sei italiano,
-ma Bulow vi ha dato una buona lezione. E
-voi avete un proverbio adatto e al caso dovreste
-ricordarvene: a buon intenditor...» Pierino
-era, nella vita coniugale, uomo di poche parole.
-Se sua moglie non parlava, egli, per rispetto,
-non osava interrogare. Se sua moglie
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-parlava egli, per prudenza, evitava d'interloquire.
-Era, così, diviso fra due timori: quello di
-mancar di rispetto e quello di mancare di spirito.
-Sua moglie amava parlare, come suol dirsi in
-musica, per «sincopati». Le idee non le uscivano
-dalle labbra, solitamente, una dopo l'altra,
-una nell'altra. Uscivano a spizzichi, ad
-intervalli, con larghe pause. Talchè Pierino
-non sapeva mai quando un'idea era finita e
-quando era il caso di far vedere che aveva
-capito. Gli era accaduto una volta di esclamare:
-«Giustissimo!» quando ancora Eva,
-nel sincopato, era all'a e bi del suo ragionamento
-e doveva giungere sino alla zeta. A
-quell'esclamazione Eva era saltata su inviperita:
-«Giustissimo? Giustissimo che cosa? Se
-non ho ancora parlato? Se non sai ancora che
-cosa volevo dire? Perchè mi approvi senza
-ascoltarmi? Se vuoi far vedere che sei molto
-intelligente, fai invece la figura di un imbecille...
-Se vuoi invece prendermi in giro, son
-donna io, sappilo, da prendere in giro non uno
-ma dieci bamboccetti come te...». In silenzio
-Pierino aveva firmato la ricevuta di quell'invettiva
-con un sorriso ebete. L'aveva capita
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-tutta in una volta perchè era venuta fuori
-tutta d'un fiato. Eva Kramer, infatti, non aveva
-la concatenazione immediata delle idee che
-quando si trattava di dire impertinenze. Prova
-ne sia che se parlava dell'Italia e degli Italiani
-argomentava sempre speditissimamente.
-</p>
-
-<p>
-Così fu anche quella sera, dopo una prima
-ed unica pausa che aveva avuto l'unico scopo
-di far posto ad un'omerica risata: risata che
-avvolgeva Pierino, e dietro Pierino la stanza,
-e dietro la stanza tutta Roma, e dietro tutta
-Roma l'Italia intera. «Ah sì, aggiunse poi, volete
-farci la guerra? Già Bulow ve lo disse per Algesiras:
-l'Italia fa la politica dei giri di valzer...
-E adesso siete al valzer dei valzer, non a quello
-dell'operetta di mio padre, che è molto grazioso,
-ma a quello della vostra guerra, che è
-tanto pericoloso quanto è stupido... Volete fare
-la guerra, ballare, ballare il valzer con l'Intesa?...
-Accomodatevi, cari. Ma ve lo ha detto
-ancora Bulow, che se ne intende: <i>Divisi e senza
-testa, è il valzer della morte</i>... Non so dove
-e quando l'abbia detto, ma è grande, è grande,
-è immenso! E ve l'hanno scritto anche, oggi,
-su tutte le cantonate, a carbone, a lettere cubitali:
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-<i>Divisi e senza testa, è il valzer della
-morte</i>. E sotto c'è il nome e cognome di Bulow...
-Non credevo ai miei occhi... Che cosa
-grande, che cosa grande!... E che uomo, quel
-Bulow... Metternich e lui, non ha avuto altri
-diplomatici, la Storia!...»
-</p>
-
-<p>
-Ma era tardi e conveniva vestirsi. In due
-colpi, continuando a ridere, canterellando quelle
-parole attribuite a Bulow su un'arietta famosa
-di papà Kramer, Eva fu pronta. Si vide allora
-davanti, sempre impalato in mezzo alla
-stanza, quel suo povero Pierino che non sapeva
-che dire. Ne ebbe pietà. E poichè in fondo
-gli voleva bene, e poichè in fondo Pierino era
-un buon figliuolo, e poichè in fondo e a modo
-suo Eva era piena di cuore, gli mise le braccia
-al collo e argomentando con eccezionale
-speditezza gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Ma io ho torto di parlarti così, ho proprio
-torto di prendermela con te se l'Italia ci
-fa la guerra... Tu che c'entri, povero amor
-mio?... Tu sei, per fortuna, così poco italiano...
-E tu, tanto, dell'Italia te ne infischi...
-</p>
-
-<p>
-E, presolo per un braccio, lo trascinò fuori,
-per il corridoio, nell'ascensore, verso la sala
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-da pranzo. E per la prima volta, poichè
-sua moglie gli aveva categoricamente affermato
-che dell'Italia lui se ne infischiava, gli parve
-che no, no, non se ne infischiava completamente,
-che anzi quella sera, in fondo in fondo
-a sè stesso... Ma nell'ascensore sua moglie,
-in piedi dietro il piccolo <i>liftier</i> impalato contro
-gli sportelli, accennava un passo di valzer,
-il valzer di papà, e canterellava fra i denti
-con un sorriso prettamente austriaco:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Divisi e senza testa</i></p>
-<p><i>è il valzer della morte....</i></p>
-</div>
-
-<p>
-E poichè il <i>lift</i> toccava il suolo e Pierino
-era lì, nel suo cantuccio, piccolo e mortificato,
-Eva gli diede un ultimo buffetto sul naso e gli
-mormorò sul viso, due volte:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Ich liebe! Ich liebe!</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<h2>V.
-<span class="smaller">IL VALZER
-DEI «FRATELLI D'ITALIA»</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qualcuno ha detto che lo spensierato sovrano
-e i piacevoli ministri, le amabili <i>biches</i>
-e i galanti <i>fétards</i> del Secondo Impero ballarono
-senz'avvedersene tutt'i valzer delle operette
-di Offembach su un vulcano prossimo all'eruzione:
-l'eruzione della <i>débacle</i> e della Comune.
-Così gli allegri <i>ménages</i> italo-austriaci e
-italo-germanici ballarono tutt'i valzer delle operette
-di Lehar e di Leo Fall sul vulcano d'una
-settimana di guerra civile che preludeva in Italia,
-come una prova generale a porte chiuse,
-all'altra guerra che una settimana dopo doveva
-cominciare ai confini. Era colpa, in fondo, di
-Pierino Balla e di quel suo irresistibile bisogno
-di aprire e di pestare un pianoforte non appena
-un pianoforte e lui avevano la disavventura
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-di incontrarsi. Nel salotto dell'appartamento
-che <i>monsieur et madame</i> Kramer-Balla occupavano
-al Grand Hôtel e in cui i cinque o sei
-<i>ménages</i> si riunivano tutt'i pomeriggi, un pianoforte
-c'era. Naturalmente Pierino l'aveva aperto
-e vi aveva suonato tutt'il suo repertorio. E poichè
-è impossibile alle amabili dame che hanno
-nelle vene sangue viennese udire un valzer
-senza ballarlo, le belle signore avevano ballato.
-Come accade per le ciliege un valzer tira l'altro
-e un valzer oggi, due domani, avevan finito
-per ballare tutto il giorno da quando era appena
-finita la colazione a quando giungeva
-l'ora di andarsi a vestire per il pranzo. Inchiodato
-al pianoforte, Pierino suonava e suonava
-sentendosi formicolare le gambe poichè, nato
-ballerino come si nasce poeti, aveva una gran
-voglia di ballare anche lui, si dondolava sul
-seggiolino e, se non con le gambe e coi
-piedi, seguiva il ritmo, ballava come poteva
-con le braccia, coi fianchi, con la testa che
-andava in qua e in là come il pendolo d'un
-orologio, con gli occhi stralunati che giravano
-in modo tale che se qualcuno avesse guardato
-Pierino ne avrebbe avuto il mal di mare. Ma
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-gli Dei sono clementi con i bravi figliuoli che
-non chiedono loro che di ballare in un tempo
-in cui gli uomini sono avvezzi a domandare
-ben altro agli Dei: dallo specifico celeste e
-miracoloso per un mal di denti al pagamento
-d'una cambiale giunta a scadenza. Così la benignità
-degli Dei fece capitare tra le mani di
-Pierino una vecchia signora americana, neutrale
-non solo politicamente, ma anche neutra, poichè
-nel seno adiposo e nel labbro baffuto aveva
-una contraddizione così stridente per la
-quale era assai difficile stabilire immediatamente,
-a prima vista, il suo sesso. La signora
-americana amava anche lei il ballo ed i valzer
-e poichè non poteva ballarli amava almeno di
-suonarli. Così prese al pianoforte il posto di
-Pierino, e l'America, fedele al programma svolto
-durante la guerra, fornì anche la musica ai belligeranti.
-</p>
-
-<p>
-E' piacere raffinato unire e mescolare il sacro
-al profano; e infatti l'amabile compagnia
-mescolava ogni giorno al profano dei valzer
-il sacro della politica o — questione di punti
-di vista — il profano della politica al sacro dei
-valzer. Tra un giro di <i>one step</i> e una figura
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-di tango i nomi di Salandra e di Giolitti, di
-Bulow e di Burian giravano fra le coppie ballerine.
-Le danze erano addirittura interrotte
-quando un cameriere, verso le cinque, portava
-le prime edizioni dei giornali. Pierino dava
-lettura delle notizie più importanti. La crisi
-ministeriale riapriva il cuore dei <i>ménages</i> a
-tutte le speranze. Era ormai certo che Salandra
-cedeva il posto a Giolitti. L'Italia dunque era
-salva. E poichè l'americana era talmente neutrale
-che continuava a suonare anche quando i piedi
-dei <i>ménages</i> non erano più occupati a ballare
-ma si davano invece a discuter di politica,
-le coppie ripartivano per un nuovo valzer. Per
-via, intanto, passava ancora una volta una fitta
-colonna di popolo. Ancora saliva dai balconi
-aperti ai dolci aliti della primavera romana la
-tenebrosa monodia scandita da voci di bassi
-profondi: «Mor-te-a-Gio-lit-ti! Mor-te-a-Gio-lit-ti!»
-Poichè non è assolutamente da escludersi
-che anche un <i>ménage</i> italo-austriaco in
-crisi acuta di politica possa ancora capir qualche
-cosa, le coppie avevano, nell'udire quella
-monodia, qualche leggero dubbio nello spirito
-pacificato. Il ritorno di Giolitti al potere non
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-sembrava preannunziato in forma molto cortese
-da quei bassi profondi peripatetici. Ma se è
-vero che la speranza è l'ultima dea, c'era ancora
-da sperare che quelle voci non fossero la
-libera manifestazione dell'anima popolare ma
-bensì la freccia del Parto, l'ultimo tentativo
-del ministro costretto ad andarsene per svalutare
-il rivale che stava per ritornare.
-</p>
-
-<p>
-Quand'erano «finalmente soli», non come
-nell'operetta di Lehar su le cime bianche dell'Alpe
-nel roseo riflesso della più tenera aurora
-ma nel gabinetto da bagno a cambiar vestito
-al riflesso delle lampadine elettriche che davano
-alle belle spalle nude di Eva un color
-d'ambra che innamorava, marito e moglie riparlavano
-di politica. Chè Pierino sbadatamente
-non aveva pensato che, quando un italiano sposa
-un'austriaca, non sposa una donna ma sposa
-una nazione intera. Quando s'ergeva con
-severo cipiglio dinanzi a lui, quando incrociando
-napoleonicamente le braccia sul bel petto
-ambrato Eva gli domandava che cosa insomma
-si stava preparando in Italia, Pierino perdeva
-letteralmente la parola: non aveva più dinanzi
-a sè, a interrogarlo, sua moglie, ma aveva
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-Francesco Giuseppe e tutto il Consiglio della
-Corona, Metternich e Berchtold, d'Aerenthal e
-Burian, tutti gli Arciduchi d'Austria e tutti i
-Magnati d'Ungheria, l'intera dinastia degli Absburgo
-e cinquanta milioni e più d'austro-ungarici
-di generi diversi. Caratteri più del suo
-ardimentosi si sarebbero sentiti intimidire. E Pierino,
-pavido, col pantalone già infilato, con la
-camicia inamidata ancora fuori del pantalone,
-con le mani incerte sul nastrino di seta della
-cravatta da <i>smoking</i> che non riusciva ad annodare,
-guardava sua moglie, guardava la Duplice
-Monarchia senza saper che rispondere.
-E sentiva che, se come sua moglie era l'Austria
-intera egli avesse dovuto rappresentare l'Italia,
-questa non ci avrebbe fatto che una meschina
-figura: quella d'un ragazzetto spaurito cui il
-meno che possa capitare è una buona dose di
-sculacciate. E mentre davanti aveva il fiero
-cipiglio di sua moglie — una testa dell'Aquila
-bicipite — dietro di sè sentiva il freddo e
-sprezzante sguardo della cameriera — seconda
-testa dell'Aquila bicipite — che era, come sua
-moglie, sdegnata dal modo di comportarsi di
-questi «mandolinisti» di Italiani. Aveva, la
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-cameriera, una qualità dovuta non al suo temperamento,
-che era invece quanto mai loquace
-ma alla sua posizione di cameriera la quale
-esige anzitutto l'arte di non dir mai nulla e
-d'ascoltar sempre tutto. Ma lo sguardo diceva
-tutto quello che non dicevano le piccole labbra
-chiuse, tagliate a fil di coltello. Tra quei
-due sguardi, tra le parole roventi di sua moglie
-e lo sguardo freddo della cameriera di sua
-moglie, Pierino trovava per la prima volta in
-vita sua che, in certe ore e circostanze, la vita
-non è o non pare veramente più un valzer, ma
-piuttosto una marcia funebre, la marcia funebre
-della sua pace e della sua felicità domestica.
-Non aveva su la guerra e su la carneficina
-europea nessuna idea molto precisa, poichè
-le idee non sono l'appannaggio delle persone
-felici e Pierino Balla era nato invece sotto
-la più felice stella o, come suol dirsi volgarmente,
-era nato con la camicia: camicia su la
-quale più tardi aveva potuto mettere anche la
-giacca e il soprabito di un matrimonio che era
-economicamente una quaterna al lotto. Tanto
-che quando, ogni settimana, saldava con un
-biglietto da mille, lasciando i rotti per le mancie,
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-il conto dell'albergo e gli avveniva di ricordare
-gli anni stentati e oscuri dell'adolescenza
-e della prima giovinezza, Pierino Balla tendeva
-a credere di non essere nato solamente
-con la camicia ma addirittura con un guardaroba
-al completo. Per la guerra egli era dunque
-diviso tra due concezioni puramente elementari,
-le sole compatibili con le sue meningi fin dalla
-nascita fuori di ogni esercizio: la guerra era
-un orrore, ma la guerra era anche una necessità;
-e se era pensoso veder tante belle giovinezze
-spezzate e falciate su i campi di battaglia era
-evidente che non capriccio di uomini ma supreme
-leggi di storia rendevano necessario
-quell'olocausto, cui egli si rassegnava tanto
-più facilmente in quanto aveva assai poche
-probabilità — riformato com'era e per di più
-di terza categoria — d'essere chiamato a parteciparvi.
-Chè di fronte alla guerra gli uomini
-si dividono in due gruppi: quelli che dovendola
-fare l'accettano senza discuterla e quelli che
-non dovendola fare la discutono a lungo e poi
-l'accettano come se ad accettarla, nelle loro
-condizioni, avessero ragione di fare la minima
-difficoltà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma se la lettura dei giornali lo aveva persuaso
-della necessità storica della guerra per
-le altre nazioni, le parole di sua moglie lo
-avevano ugualmente persuaso che solo l'Italia, o
-perchè superiore o perchè inferiore alla Storia,
-poteva, fra tutte le altre nazioni particolarmente
-benedetta da Dio, non partecipare al flagello.
-Svolse questa piccola idea, quest'embrione d'idea,
-anche quel ventitrè maggio in cui, uscito
-a far alcune spese per sua moglie ed entrato
-da Faraglia per bere un <i>brandy and soda</i>, andò
-a capitare in una tavolata di vecchi amici suoi
-che non aveva più riveduti da quando era
-andato a Vienna per accettare l'invito a pranzo
-del maestro Lehar e ne aveva fatto ritorno
-dopo avere accettato l'invito a nozze della figlia
-del maestro Kramer. In quel gruppo d'amici
-si parlava naturalmente di guerra e, invitato
-a sedere con loro per rivivere un'ora dell'antico
-cameratismo, dovette parlarne anche
-Pierino. Ne parlò come egli parlava di tutte
-le cose: lasciando, cioè, parlare gli altri. E
-tanto li lasciò parlare, e tanto gli altri parlarono,
-che Pierino ne rimase mortificato nel suo
-cantuccio con l'amor proprio triturato e le speranze
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-pacifiche ridotte in frantumi. Non riconosceva
-più i suoi amici, i suoi cari amici di
-una volta, capiscarichi, buontemponi, girelloni,
-senza pensieri, che, come lui, amavano i valzer
-lenti e le donnine rapide. Li aveva frequentati
-per anni e poteva giurare di non averli sentiti
-mai una volta parlar dell'Italia. Ora invece non
-avevan su le labbra che l'Italia: gl'interessi
-dell'Italia, l'avvenire dell'Italia, l'onore dell'Italia...
-Parevano tanti ragazzi infatuati al loro
-primo amore che non sapevano far altro che
-parlare della donna amata. Erano lì, come prima,
-a un tavolino di caffè, a bere bibite fresche,
-a fumar sigarette, a guardar le donne che passavano.
-Vestivano ancora, come allora, con ricercata
-eleganza, giacchette tagliate alla moda
-più recente e cravatte scelte con gusto e con
-parsimonia di colori, annodate con negligente
-sapienza. Parevano ancora tutti presi dai loro
-capricci, dalle loro vanità. Questo, a guardarli.
-Ma, a sentirli, non parlavano che di fucili e
-di cannoni, di battaglia e di morte e sospiravano
-l'ora di partire per la guerra come un
-innamorato può sospirar quella di partire con
-la donna del suo cuore. Chiese se tutti andavano,
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-se dovevano essere tutti soldati. Ebbe
-risposta affermativa, meno che per due, riformati.
-E potè allora osservare, sapendolo, che
-tra tutti quelli esaltati che smaniavano per andare
-alla guerra i due più accaniti a mandarceli
-erano i due riformati, che non ci sarebbero
-andati.
-</p>
-
-<p>
-Se certi uomini di qualità superiore formano
-certi ambienti, certi ambienti formano invece
-certi uomini di qualità più corrente. Pierino, nell'ambiente
-di sua moglie, pensava e parlava per
-bocca di sua moglie. Lontano da lei, restituito a
-una provvisoria libertà, Pierino non osava certo
-parlare diversamente, ma tuttavia riusciva a
-sentire in fondo a sè qualche cosa di più personale
-e di più suo. Sentiva ancora che desiderare
-la guerra era una follia collettiva, ma
-sentiva anche che nell'ardore di quei giovani
-c'era qualche cosa di bello, di generoso, di
-giovane veramente, in una parola qualche cosa
-d'italiano. D'italiano? Come gli era venuta in
-mente questa idea? Che forse gli italiani avevano
-qualche cosa di diverso dai francesi,
-dagli inglesi, dai belgi, dagli spagnuoli, dagli
-austriaci?.... Dagli austriaci, sì: gli parve che
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-veramente gli italiani avessero qualche cosa di
-diverso dagli austriaci e si risentì addosso,
-commiserevoli, beffardi, sprezzanti, gli sguardi
-delle due teste dell'Aquila bicipite, gli sguardi
-di sua moglie e della cameriera di sua
-moglie.
-</p>
-
-<p>
-Ma come Roma non si fece in un giorno
-non si disfà in un giorno Vienna. Anni ed anni
-d'operette viennesi, mesi e mesi di moglie
-austriaca, avevano fatto di Pierino una cosa
-che un po' di buon sangue italiano non poteva
-ripulire e risanare in un'ora. Pierino aveva
-preso da sua moglie, con rapida assimilazione,
-due dei caratteri più rappresentativi della razza
-cui ella apparteneva: la testardaggine e
-l'assoluta impermeabilità alle idee altrui e
-alle altrui ragioni. Così, messo dagli amici
-con le spalle al muro affinchè dicesse anche
-lui come la pensava, rimise fuori, uno ad uno,
-tutt'i bei ragionamenti tipo viennese che da
-settimane e settimane sentiva ripetere dai suoi
-amici del Grand Hôtel. Non credeva ancora
-alla guerra, non era possibile che un intero
-paese si facesse trascinare alla guerra dalle
-intimidazioni di una minoranza. L'Italia aveva
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-ancora, per fortuna, la testa su le spalle e
-Bulow era ancora a Villa Malta. E Cirmeni,
-pur essendo oramai un po' pessimista, non
-consentiva ancora, nella <i>Stampa</i>, a dichiarare
-definitivamente falliti i negoziati austro-ungarici.
-Che Giolitti fosse partito, che Salandra
-fosse tornato al potere, che la Camera avesse
-votato con patriottica unanimità la fiducia nel
-governo, Pierino sapeva benissimo e non nascondeva
-che a sua moglie la gravità sintomatica
-di questi avvenimenti. Ma c'era ancora
-speranza. Tutto ciò poteva ancora essere un'abile
-manovra, una messa in scena, una prova
-generale della guerra per forzar la mano dell'alleata
-a concedere qualche cosa di più. Ma i
-giorni erano tristi per i profeti della «concordia»
-e a parlare così, e a dire che l'Italia non
-era preparata alla guerra, e che il Lombardo-Veneto
-sarebbe stato invaso in una settimana, e
-che si voleva sfasciare in cinque mesi ciò che
-si era messo insieme in più di cinquant'anni,
-c'era pericolo, specialmente quando si aveva
-una moglie di Vienna o di Berlino, di sentirsi
-dire quello che si sentì dire Pierino da un amico
-che perdeva la pazienza, e con la pazienza
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-anche le staffe, e con le staffe anche il fiato, nel
-volerlo persuadere, sino al punto di perdere con
-molto fiato anche un po' d'educazione per gridargli:
-«Già tu hai per moglie un'austriaca... Tu ragioni
-alla croata!» Ci sono spiriti meticolosi,
-pedanteschi, non solo nelle ingiurie che possono
-caso mai arrecare ma anche, e specialmente, in
-quelle che ricevono. Nell'insieme di una grande
-invettiva che li offende a sangue non avvertono
-che la piccola inesattezza da rilevare. Così
-Pierino, là dove un altro avrebbe risposto con
-uno schiaffo, rispose con una correzione geografica
-per avvertire che sua moglie non era
-precisamente croata. E quando l'amico ebbe
-risposto esclamando: «Non è croata... Sta bene..
-Ma è austriaca. E i mariti italiani delle austriache
-debbono, in ore come queste, star zitti»,
-Pierino non trovò altro da dire. Rilevato che
-l'amico aveva dato atto dell'inesattezza in cui
-era incorso, Pierino esaminò la seconda parte
-della risposta: e poichè riconobbe di essere il
-marito italiano di un'austriaca, e poichè il consiglio
-dell'amico si rivolgeva appunto a codesti
-mariti, e poichè, docile e deferente, ai consigli
-degli amici Pierino aveva sempre saputo dare
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-ascolto, non aprì più bocca nè su quell'argomento
-nè su altri argomenti.
-</p>
-
-<p>
-Dopo la tempesta, tornata la calma, l'uomo
-riordina nel cervello i ricordi dell'ora difficile.
-Così nel suo nuovo quieto silenzio, Pierino
-risentì l'asprezza ch'era nel tòno dell'amico e
-gli parve che, più che sul tòno d'un consiglio,
-quelle parole fossero state dette sul tòno d'un
-ordine. Aveva infatti Pierino, identificato il tòno
-con cui l'amico aveva detto al cameriere: «Portatemi
-una bottiglia d'acqua» col tòno in cui
-aveva detto a lui: «Tu, marito di un'austriaca,
-sta zitto!» Come c'è l'<i>esprit</i>, c'è anche la sensibilità
-dell'<i>escalier</i>: è propria di coloro che,
-poco suscettibili per dolcezza di natura o per
-prudenza di ragionamento, non avvertono alla
-prima impressione ciò che una parola od un
-atto possono avere d'offensivo; ma se pensano
-dopo che altri possono aver udito quella parola
-o aver veduto quell'atto, immaginano allora
-negli altri un giudizio sfavorevole, arrossiscono,
-si turbano e forse forse, se non fosse proprio
-oramai troppo tardi, si deciderebbero anche a
-reagire. Certo Pierino adesso era seccato: seccato
-d'essere rimasto solo contro dieci energumeni,
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-seccato d'esser capitato avendo sete proprio
-da Faraglia quando c'è ogni venti metri
-un bar o un caffè, seccato di sentirsi dire di
-aver per moglie un'austriaca con la stessa amabilità
-con cui a un altro si direbbe: «Hai la
-scabbia. Allontànati!», seccato sopratutto che
-le speranze di neutralità svanissero ad ogni
-minuto di più e che la guerra sembrasse sempre
-più inevitabile, e sempre più a tal segno
-che un signore, proprio in quel punto, aprendo
-violentemente la porta del caffè, levò in alto il
-cappello e gridò: «Signori, è la guerra! La
-mobilitazione generale è proclamata!»
-</p>
-
-<p>
-E' una vecchia pretesa del teatro romantico
-e del romanzo d'appendice che le emozioni
-troppo forti possano uccidere un cuore insufficente
-a contenerle. Se così fosse non ci dovrebbe
-essere, in una sera di prima rappresentazione,
-un solo autore drammatico ancora vivo
-dopo il trionfo o il fiasco della commedia d'un
-collega. Nè, se il caso si desse altrove che nei
-quinti atti tanto per chiudere decorosamente il
-dramma, la morte repentina per eccesso di angoscia
-avrebbe potuto non prodursi ai danni
-di Pierino Balla quel giorno. Levatosi in piedi
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-per andarsene a raggiungere sua moglie all'albergo,
-Pierino era stato dall'annunzio della
-guerra colpito in pieno petto, in modo da esser
-rigettato di piombo, stecchito, sul divano: di
-piombo, sì, stecchito sì, ma vivo. Tanto vivo
-che, nella sua angoscia, nel suo batticuore,
-vedeva la gente levarsi, correr fuori dal caffè,
-cercare i manifesti di mobilitazione affissi alle
-cantonate, prender d'assalto i giornalai che
-correvano gridando a squarciagola: «La guerra
-dell'Italia con l'Austria», mentre l'altra gente
-rimasta nel caffè si levava in piedi, agitava i
-cappelli e i fazzoletti, gridava evviva all'Italia,
-al Re, all'Esercito e l'orchestrina delle «dame
-viennesi» — son cose che càpitano alle «dame
-viennesi» all'estero in tempo di guerra — doveva
-intonare la marcia reale. In tutto il caffè
-solo Pierino era rimasto a sedere, a sedere
-non già per protesta ma per smarrimento. E
-l'amico che prima gli aveva ordinato di star
-zitto, ora gli consigliava di mettersi in piedi:
-«Bada se ti vedono seduto ti pigliano per
-un austriaco e ti linciano quanto è vero Iddio».
-</p>
-
-<p>
-La prospettiva spaurì Pierino a tal segno
-che non solo fu sùbito in piedi, non solo si levò
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-il cappello, ma si mise a batter le mani come
-gli altri e a gridare evviva come gli altri. In
-fondo, a poco a poco ci si riscaldava anche
-lui e più l'applauso durava più Pierino applaudiva
-forte, più le grida salivano e più saliva
-anche il suo evviva. Pierino Balla cittadino
-italiano era oramai anche lui fuori di sè, ma
-era rimasto ancora dentro <i>monsieur</i> Kramer-Balla,
-per dovere coniugale cittadino austriaco,
-che si ripeteva fra un applauso e un evviva:
-«Se mi vedesse mia moglie!».
-</p>
-
-<p>
-Quando risalì verso l'albergo, Pierino aveva
-l'animo d'un uomo che torni a casa con la
-paura di trovar tutto distrutto da un incendio
-o da un terremoto. Ebbe invece la sorpresa di
-vedere che il <i>concierge</i> lo accoglieva col solito
-sorriso, che il <i>liftier</i> lo accompagnava su, in
-ascensore, con la solita impassibilità meccanica,
-che la cameriera di Eva, aprendogli la porta
-del salotto, lo guardava coi soliti occhi sprezzanti
-e lo salutava col solito <i>Bonsoir</i>, <i>monsieur</i>,
-cerimonioso e servile. Nel salotto tutto era
-come al solito: l'americana al piano, le coppie
-in giro. Sua moglie ballava, e passandogli vicino,
-gli disse buona sera con un sorriso di cui
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-Pierino aveva mai veduto l'uguale per cordialità
-e serenità. Tutto era così tranquillo ch'ei
-cominciò a dubitare che lassù già si sapesse
-che la bomba era scoppiata. L'idea di dover
-dare lui l'orribile notizia fu sul punto di fargli
-riprendere il largo sino all'ora di pranzo o,
-almeno, sino all'ora dell'arrivo dei giornali. Ma
-un'amica di sua moglie, passandogli accanto a
-sua volta, gli mormorò, anche lei col suo più bel
-sorriso: «<i>Ça y est... La guerre!...</i>» E un'altra
-ancora, passandogli anch'essa vicino nei giri
-del valzer, aggiunse a sua volta: «<i>Guerre de
-macaronis... Pas terrible!...</i>» La quarta signora
-si fermò proprio accanto a lui sciogliendosi
-dall'abbraccio del suo cavaliere e, poichè parlava
-italiano, gli disse in italiano: «Fra dieci
-giorni, siamo a Milano!» E giù anche lei un
-sorriso beato.
-</p>
-
-<p>
-Se avesse saputo qualche cosa di psicologia
-Pierino avrebbe dovuto non ignorare che nel
-campo delle crisi morali le grandi calme fanno
-più paura delle furiose tempeste. Quei sorrisi
-provvisorii delle belle signore austriache erano
-d'una spavalderia momentanea che avrebbe
-dato luogo al terribile scoppio della procella
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-coniugale non appena l'intimità delle singole
-case avrebbe permesso di passare senza grottesco
-dalla commedia alla tragedia. Ma Pierino,
-che di psicologia ignorava anche l'abicì, si fidava,
-incauto, di quella serenità. L'arcobaleno
-della contentezza universale sorrideva in quel
-salotto, al suono dei suoi cari valzer. Sì, anche
-con la guerra, la vita era bella, la vita era buona,
-la vita insomma non era che un valzer: un
-valzer che avrebbe potuto aver per titolo <i>Contenti
-tutti</i>. Contenti giù gli italiani che facevano
-finalmente la guerra sicuri di andar dritti filati
-a Vienna in un mese, contente su le signore austriache
-sicure di vedere in una settimana i
-soldati di Conrad arrivare a Milano, contenti
-tra le une e gli altri anche i mariti italiani delle
-signore austriache che, dopo tante paure, si levavano
-finalmente a buon mercato da una posizione
-coniugale e politica maledettamente
-difficile.
-</p>
-
-<p>
-Le belle signore, eccitate com'erano, sembravano
-prese dalla tarantola e non smettevano
-più di ballare. Ma, ad un dato momento, un
-gran clamore salì dalla via: un enorme scalpiccìo,
-un vocìo formidabile, il gigantesco coro
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-di migliaia e migliaia di voci. Un corteo interminabile,
-con innumerevoli bandiere delle nazioni
-alleate, torce accese sfavillanti nel grigio
-crepuscolare e bengala di tutt'i colori, passava
-acclamando la guerra, cantando l'inno di Mameli.
-Chiare, baldanzose, le grandi parole dell'inno
-salivano dalla via italiana al salotto
-italo-austriaco:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Fratelli d'Italia,</i></p>
-<p><i>l'Italia s'è desta...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Al pianoforte l'Americana aveva interrotto il
-suo valzer e ora accompagnava il canto del
-corteo che passava. Eva s'era fatta al balcone
-con gli altri:
-</p>
-
-<p>
-— Vedi, diceva al marito, vedi che gioia,
-che tripudio... Vanno alla guerra come ad una
-festa da ballo. Ah, sì, adorabile la <i>Carnaval-Nation</i>!
-</p>
-
-<p>
-E, rientrata nella sala, con una grossa risata,
-si gettò fra le braccia di Pierino:
-</p>
-
-<p>
-— Balliamo! Voglio ballare con te. Io
-austriaca e te italiano!
-</p>
-
-<p>
-Pierino s'era voltato verso la vecchia signora
-americana per chiederle di suonare un valzer...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma no... Su questa musica: si balla benissimo,
-esclamò Eva ridendo con più veemenza.
-Voi siete gente allegra, gente di buon umore
-e avete anche gl'inni che sembran ballabili...
-</p>
-
-<p>
-E via, nel ballo, col marito, cantando anche
-lei, tra scoppio di risa e scoppio di risa, l'inno
-di Mameli. E gridava agli altri:
-</p>
-
-<p>
-— Anche voi... Anche voi... Ballate... Si
-balla benissimo il loro inno...
-</p>
-
-<p>
-E girava, girava col marito, mentre da giù
-saliva, ardente, immenso, il coro del popolo:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Dov'è la Vittoria?</i></p>
-<p><i>Le porga la chioma...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Ed Eva, ballando:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Chè schiava di Roma...</i></p>
-<p><i>Iddio la creò!</i></p>
-</div>
-
-<p>
-E attorno a loro, adesso, anche le altre
-coppie giravano: gli uomini un po' pallidi, le
-donne molto accese. Ferma l'Americana, sempre
-più neutrale. Ancora dalla via saliva il canto:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Chè schiava di Roma....</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Ed Eva, con un'ultima giravolta:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Iddio la creò!</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poi, respingendo brutalmente il marito, con
-una pazza risata, andandogli davanti coi pugni
-chiusi e con un grido:
-</p>
-
-<p>
-— Dio? Quale Dio? Avete ancora un Dio
-voialtri?... Spergiuri!
-</p>
-
-<p>
-Ma anche nella via il canto s'era spezzato.
-Adesso erano grida che salivano a ondate:
-</p>
-
-<p>
-— Morte a Francesco Giuseppe!... A Vienna!
-A Vienna! Abbasso l'Austria!
-</p>
-
-<p>
-D'un tratto dal balcone della stanza vicina
-una voce chiara, metallica, squillò:
-</p>
-
-<p>
-— A Milano, andremo a Milano!... Abbasso
-l'Italia! Abbasso l'Italia!
-</p>
-
-<p>
-Pierino, che una volta s'era trovato in uno
-scontro ferroviario dove non c'erano stati che
-tre feriti e due contusi su duecento viaggiatori,
-credeva di aver conosciuto uno degli
-spettacoli più terribili cui sguardo d'uomo possa
-resistere toccando il culmine del raccapriccio.
-Dovette convenire quella sera, vedendo quello
-che accadde, a quel grido, che centomila scontri
-ferroviarii simultanei e simili a quello in
-cui s'era trovato lui non avrebbero potuto dare
-che una pallida idea dell'orribile spettacolo che
-ora si svolgeva sott'i loro occhi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-</p>
-
-<p>
-Orribili imagini, episodii della Comune, scene
-del Terrore, passavano, color sangue, nel
-suo spirito. Da giù la folla minacciava:
-</p>
-
-<p>
-— E' un'austriaca! E' una spia! A morte!
-A morte!
-</p>
-
-<p>
-Da su la voce continuava, disperata, esaltata,
-delirante:
-</p>
-
-<p>
-— Viva l'Austria! Abbasso l'Italia! A Milano!
-A Milano!
-</p>
-
-<p>
-Volavano i primi sassi. Nessuno osava uscire
-sul balcone. Non per eroica volontà, ma spintovi
-violentemente dalla moglie, uscì sul balcone
-Pierino. Rientrò esterrefatto, con le mani
-nei capelli:
-</p>
-
-<p>
-— E' Carlotta... E' la nostra cameriera!
-</p>
-
-<p>
-Sùbito Eva, Pierino, le altre signore e i
-mariti sfondarono, più che aprirla, la porta di
-comunicazione con la stanza da letto dei coniugi
-Balla, fecero ressa al balcone e venti braccia
-si stendevano per afferrare Carlotta e tirarla
-indietro, mentre Carlotta, aggrappata al davanzale,
-continuava a gridare inferocita alla folla
-inferocita:
-</p>
-
-<p>
-— Abbasso l'Italia! Viva l'Austria!
-</p>
-
-<p>
-Pierino finalmente riuscì a sradicarla, a
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-rigettarla dentro la stanza, mentre la cameriera
-ancora gridava, con gli occhi fuori dell'orbita,
-il volto di brace:
-</p>
-
-<p>
-— Viva l'Au....
-</p>
-
-<p>
-— Viva l'Austria un corno! — gridò Pierino
-che, toccando il fondo della paura, riusciva a
-trovarsi finalmente un po' di coraggio. — Volete
-farci massacrare quanti siamo?
-</p>
-
-<p>
-Ed Eva, amabile:
-</p>
-
-<p>
-— Il signore ha ragione... Questi sono briganti,
-ragazza mia!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<h2>VI.
-<span class="smaller">“VA FUORI, O STRANIER!„</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'Italia, come avviene di tutte le personalità
-molto pronunziate, è paese quanto mai ricco
-di antitesi. Ebbe a rilevarlo, Eva, una volta
-ancora quando vide entrare nella sua camera
-da letto i rappresentanti dell'ordine pubblico:
-poichè l'antitesi italiana ammette di avere
-i briganti ma vuole avere anche i carabinieri.
-I quali carabinieri, con urbane maniere, chiesero
-a tutti i signori e a tutte le belle signore
-presenti quale fosse la gola responsabile d'avere
-emesso grida sediziose al passaggio della
-dimostrazione. Le persone presenti, interrogate
-ad una ad una, negarono recisamente. Giunta la
-volta della cameriera di Eva, questa sentì che
-poichè tutti avevano negato a lei non restava
-che affermare. E poichè non c'era nulla di meglio
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-da fare si fece avanti e, visto che non
-c'era più nessuno da interrogare, con fiero cipiglio
-e ferma voce esclamò: «E' inutile interrogare
-tutti gli altri. Mi accuso spontaneamente.
-Le grida dal balcone furono lanciate da
-me.» Tutti guardarono la cameriera di Eva
-con un'ammirazione più che meritata da quella
-sua fermezza d'animo che sarebbe forse esagerato
-chiamare spartana, ma che piuttosto,
-nel comodo vocabolario delle frasi fatte, ha
-nome coraggio della disperazione.
-</p>
-
-<p>
-La gioia dei bei gesti è gioia breve. Al nostro
-bel gesto rispondono immediantemente i
-gesti belli o brutti dei nostri interlocutori.
-Accadde così anche per la cameriera di Eva la
-quale si vide offrire simultaneamente la mano
-dai due carabinieri e non precisamente per condurla
-a nozze. Quand'ebbe compreso di che si
-trattava la cameriera di Eva cominciò nuovamente
-a lavorare di muscoli, a dibattersi fra
-le braccia dei carabinieri e ad invocare aiuto
-da tutti i presenti. Ma i presenti non sono veramente
-presenti che quando esser presenti non
-è in alcun modo pericoloso. Difatti se il pericolo
-appare potete essere con venti amici in
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-una camera e il vostro appello ai presenti non
-troverà presente nessuno. La camera da letto
-del <i>ménage</i> Kramer-Balla si sfollò così rapidamente
-e in balìa dei carabinieri rimase la sola
-cameriera che, quando non ebbe più pubblico
-cui far vedere che resisteva, non stimò più
-oltre necessario di resistere e seguì docilmente
-i tutori dell'ordine per traversare l'albergo, uscire
-da una porticina di servizio e raggiungere
-in <i>fiacre</i> gli ufficii d'un commissariato dove
-un amabile funzionario, più che rimproverarla
-cercò di persuaderla dell'assoluta inutilità, per
-un'austriaca, di sprecare il fiato a gridare da
-sola: «Viva l'Austria!» proprio quando trentacinque
-milioni di italiani, neutralisti e germanofili
-compresi, gridano come un sol uomo:
-«Viva l'Italia!»
-</p>
-
-<p>
-Ma è nelle ore difficili che il sentimento
-della solidarietà nazionale lega strettamente il
-destino di una bella e ricca signora a quello
-della sua cameriera. Non ebbe pace, Eva, infatti,
-finchè non ebbe persuaso Pierino della
-necessità di prendere il bastone e il cappello
-e di andare anche lui al commissariato per vedere
-quale sorte, in questo terribile ed inospitale
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-paese, era riservata a quella brava figliuola
-che aveva il solo torto di amar profondamente
-la sua cara patria. La missione
-imperiosamente affidatagli da sua moglie sembrò
-facile a Pierino finchè si trattò di percorrere
-i vasti corridoi dell'albergo, di discendere
-su i soffici tappeti le ampie scale, d'attraversare
-il grande vestibolo in cui regnava una pace
-di paradiso mentre fuori, sotto il gran portico
-dell'albergo, infuriava, terribile, l'inferno.
-Ignorando che l'albergo avesse altre uscite Pierino
-si decise a gettarsi in quella folla che,
-stipata, ondeggiava sotto il portico e fuori nella
-strada, urlando, ridendo, cantando, motteggiando,
-chiedendo la testa della donna straniera,
-della miserabile spia che da un balcone
-d'una stanza, dove poco prima s'eran vedute
-alcune coppie ballare, aveva ingiuriato l'Italia e
-gli Italiani. L'immensa folla, che prima marciava
-al grido di: «A Vienna! A Vienna!» come
-fosse fermamente decisa a raggiungere il Danubio
-il più rapidamente possibile, nella stessa
-serata, ora stazionava e gridava come se non
-le importasse più nulla di andare sino a Vienna
-ma le bastasse anche una sola testa di viennese.
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-Pierino, che era cerimonioso, credeva che
-anche la folla fosse cerimoniosa e s'era quindi
-gettato fra i suoi mille gomiti senza pensare
-che quei mille gomiti glieli avrebbero
-dati tutti nello stomaco, ma anzi persuaso
-che, con un amabile serie di <i>pardon</i>, avrebbe
-avuto dalla folla il più garbato dei lascia-passare.
-Non tardò ad accorgersi del suo errore
-quando ebbe fatti non come voleva lui ma come
-volevano gli altri, pochi passi e quando si
-vide immobilizzato, in un mare di teste, senza
-poter andare più avanti e senza poter neppure,
-ahimè, ritornare indietro. Gracilino com'era,
-si sentiva soffocare e avrebbe chiesto pietà
-se mai avesse potuto credere che qualcuno ne
-avrebbe avuta. Sentì allora veramente che la
-vita non è proprio un valzer ma che talvolta
-può anche essere una posizione pericolosa sospesa
-per un filo al pericolo dell'asfissia. Ma
-a poco a poco — poichè ci si abitua a tutto
-e anche all'idea di sentirsi soffocare — Pierino
-cominciò a distrarsi dalla sua pena ascoltando
-le parole che suonavano da ogni parte
-attorno a lui. I più fieri propositi animavano
-quei fieri cittadini che sarebbero stati i soldati
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-di domani. Tutte le esclamazioni convergevano
-a questa conclusione: che non bisognava
-muoversi finchè non fosse fatta giustizia. E
-Pierino, ch'era figlio di magistrato e sapeva
-quanto fosse lenta la giustizia, cominciò seriamente
-a disperare di potersi mai sciogliere,
-vivo ancora, da quell'abbraccio tentacolare.
-</p>
-
-<p>
-A coro, attorno a lui, suonavano voci cavernose:
-«Mor-te-al-la-spia! — Mor-te-al-la-spia!»
-Più in là un gruppetto di patrioti licenziosi
-gridava ridendo: «La vogliamo nuda! Nuda
-la vogliamo!» Poi altre voci commentarono:
-«E' una cameriera. — No, è una signora. — Austriaca! — Tedesca! — <i>A'
-la lanterne</i>, tutt'e
-due, la cameriera e la padrona!» Pierino
-si sentì venir meno all'idea che l'ira popolare
-eccitata da quei discorsi potesse rivolgersi anche
-contro la sua dolce metà. Ebbe sùbito occasione
-di rilevare che non era quello il maggior
-pericolo che gli sovrastava. Altre voci infatti
-commentavano: «Che sta a fare questa
-gente in Italia? — Sono spie! — No, è la
-moglie austriaca d'un italiano! — <i>A' la lanterne</i>,
-allora, anche il marito!» E, tra risa e
-lazzi, sentì altre voci gridare: «Svergognato!
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-— Buffone!... Senza patria!» Gridavano a
-squarciagola come se la voce dovesse raggiungere
-lassù, oltre le pesanti mura, il marito italiano
-della signora austriaca e Pierino sarebbe
-stato tentato di dire a quelli che gridavano
-più forte: «Non si sfiatino inutilmente.
-Tanto sento lo stesso!» Ma gli altri gridavano
-ancora più forte: «Rinnegato! — Carne
-venduta! — Marito da operetta!» Pierino ebbe
-un sobbalzo: lo conoscevano dunque, lo avevano
-dunque identificato? Si sentì perduto.
-E, maestosa, apoplettica, cannoneggiando, la
-ingiuria suprema suonò sott'il portico e lo raggiunse:
-«Becco!» Nell'udir quella parola, le
-associazioni d'idee, quelle associazioni che giuocano
-i tiri più impreveduti, gli fecero passare
-davanti agli occhi, in quel momento d'agonia,
-il profilo tagliente e le basette bionde dell'<i>herr
-major</i> Hampfel, che egli da qualche tempo,
-da tutt'altri pensieri impensierito, aveva del
-tutto dimenticato.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gli inferni terrestri, a differenza di quell'altro,
-hanno un termine. Viveva Pierino il suo
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-supplizio da più di un'ora quando su la soglia
-dell'albergo vide sollevare un grande foglio di
-cartone sul quale ad inchiostro, con un manico
-di scopa, era stato scritto che giustizia era
-fatta e che i buoni italiani potevano sciogliersi,
-poichè la spia era arrestata! Un formidabile
-applauso suonò nella folla la quale finalmente
-cominciò, lentamente, lentissimamente, a muoversi
-e a diradarsi, quel tanto almeno da permettere
-a Pierino non di raggiungere la via
-dove la folla invece di scemare aumentava ma
-l'atrio dell'albergo e l'ascensore che doveva
-ricondurlo, con gli abiti gualciti e il corpo coperto
-di lividure, al dolce asilo delle sue quiete
-stanze. In queste stanze trovò Eva, oramai
-sola, intenta a gettare alla rinfusa dentro i bauli
-le sue <i>toilettes</i> e la biancheria. Appena vide
-entrare il marito Eva corse al campanello elettrico
-e suonò a distesa; e alla cameriera
-dell'<i>hôtel</i>, timida e spaurita, col tono di un generale
-che ordina la ritirata del suo esercito,
-ordinò: «Non c'è tempo da perdere. Aiutatemi.
-Il treno è alle nove.» A queste parole Pierino
-osò chiedere: «Che si fa?» Ed Eva,
-scaraventando in un baule anche una montagna
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-di vestiti di Pierino, rispose energica: «Che si
-fa? Si parte!»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-E' un'energia anche quella, di fronte ad
-una moglie dispotica e autoritaria, d'opporsi energicamente
-ad ogni tentazione di curiosità di
-marito che vuol discutere prima d'obbedire. La
-disciplina coniugale è fatta, come quella militare,
-d'un forte che non dubita nemmeno lontanamente
-di poter essere il più debole e d'un
-più debole che non pensa neppure incidentalmente
-di poter essere il più forte. Nel matrimonio
-c'è sempre un coniuge che ha tutt'i diritti
-e un altro coniuge che ha solo tutt'i doveri.
-A rovesciare i termini del problema non
-c'è neppure da pensare. Bisogna accettare la
-disciplina coniugale come quella militare: senza
-discuterla e senza cercare di spiegarla. Così
-si regolava Pierino Balla il quale, di fronte
-alla moglie, stava sempre su l'attenti, su un
-attenti fatto un po' di rassegnazione e un po'
-di paura, un po' di docilità e un po' di impersonalità.
-</p>
-
-<p>
-Si decise quindi anche quella sera ad accettare
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-la brusca decisione di sua moglie come
-un ordine che non si discute. Saputo che il
-treno partiva alle nove ed osservato al suo orologio
-che già le sette erano vicine vide sùbito,
-invece del suo diritto di sapere perchè la
-moglie lo faceva partire, il suo dovere d'aiutar
-la moglie a fare in tempo a partire. In
-maniche di camicia, già pronto a infilare un
-abito da viaggio, andava su e giù per le stanze
-con le braccia cariche di biancheria e di
-vestiario, secondo gli ordini di sua moglie che
-preparava quei carichi e intanto contava e metteva
-da parte certe carte, ravviava alla svelta
-le belle chiome bionde, scampanellava e riscampanellava,
-una, due, tre volte, per il cameriere,
-per la cameriera, per il facchino. Docile, mogio
-mogio, Pierino continuava a fare i bauli, mentre
-Eva, a mano a mano, si svestiva e si rivestiva.
-</p>
-
-<p>
-Quando, di fronte a Pierino seduto sul coperchio
-del baule chiuso e in attesa dei facchini
-che dovevan venire a portarlo via, Eva
-fu tutta vestita, in abito da viaggio, cappello
-avvolto da gran velo bianco, spolverina su un
-braccio, borsetta infilata nell'altro, la moglie
-che non dava spiegazioni sentì di poterne dare
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-finalmente qualcuna. «Tu già hai capito perchè
-si parte...» cominciò Eva piantandosi dinanzi
-a Pierino. Il quale Pierino non aveva in
-verità capito niente, ma non osò dichiararlo
-temendo che una dichiarazione simile avesse potuto
-aver l'aria di pretendere spiegazioni da
-Eva, che invece non soleva darne se non quando
-non erano affatto richieste. Ma, sia che pensasse
-che avendo già capito era meglio metter
-Pierino in condizioni di capire meglio, sia che
-stimasse impossibile che suo marito capisse
-mai qualche cosa senza spiegargliela il più
-chiaramente possibile, Eva continuò a spiegare
-senza attendere da Pierino nessuna risposta:
-«La vita qui comincia a diventare impossibile...
-Hai veduto? Per poco massacravano la
-mia cameriera, per poco linciavano anche noi...
-In Austria non conviene rientrare... Ripareremo,
-per ora, in Svizzera... L'estate si avvicina e noi
-anticiperemo la villeggiatura. Certo è che restare
-tra questi forsennati non è più possibile...
-Capirai: per noi stranieri...»
-</p>
-
-<p>
-Stranieri. Cercò Pierino, nella stanza, l'altro
-straniero e poichè non lo trovò capì che quel
-plurale non poteva comprendere che lui. Ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-la tentazione di dire a sua moglie: «Due stranieri?
-Ma, bada, io sono italiano...» Ma capì
-subito che, di fronte a sua moglie austriaca,
-nella stessa sera della dichiarazione di guerra
-dell'Italia all'Austria, era per lo meno inopportuno
-rivendicare così la propria italianità. Prese,
-tuttavia, per ristabilire un poco le cose nella
-loro esattezza, una via indiretta. «Partire,
-esclamò, è giusto, ma, ora che ci penso, come
-posso partire, io? Se c'è la guerra, c'è la mobilitazione
-generale e io sono soldato. E se sono
-soldato, non mi lasceranno certamente partire».
-Con questa lunga serie di deduzioni più che logiche
-credeva d'avere senza darsene l'aria, inchiodato
-sua moglie su la croce di una vera impossibilità.
-Senonchè sua moglie sorrise e, aperta
-la borsetta, ne trasse fuori un grande
-foglio bianco e un piccolo cartoncino ed esclamò:
-«Soldato tu?... Tu sei di terza categoria
-e riformato... Ecco il tuo foglio di congedo illimitato
-che, ad ogni buon fine, avevo fatto ritirare.
-Ed ecco qui il tuo passaporto che, durante
-questi ultimi giorni, prevedendo la possibilità
-della guerra, avevo già fatto preparare...»
-Poi, con un sorriso, chiedendo il complimento
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-che Pierino distratto, attonito, aveva
-dimenticato di fare, aggiunse: «Come vedi, io
-penso sempre a tutto...» Il complimento venne
-in due parole: «Sei meravigliosa...» Poi
-Pierino guardò il foglio del congedo illimitato
-e disse, quasi ancora incredulo: «Veramente
-con questo posso partire?... Non sono soldato?...
-Posso lasciare l'Italia?...» E poichè Eva
-con aria giubilante rispondeva: «Sì, si, si...»
-Pierino credette doveroso manifestare lo stesso
-giubilo in queste quattro brevissime parole:
-«Oh, che bella cosa!»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma, mentre scendevano le scale, mentre
-pranzavano in fretta, mentre saldavano il conto
-e in automobile partivano per raggiungere
-la stazione, Pierino pensò a più riprese che
-quella cosa di partire proprio la prima sera
-della guerra non era poi tanto bella quanto aveva
-detto. Trovarono la stazione invasa di
-soldati. Già nuovi reggimenti partivano per la
-frontiera. Già da ogni parte giovani viaggiatori
-in borghese affluivano a tutt'i treni in partenza
-per raggiungere i loro reggimenti o i loro
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-distretti. Nel corridoio del vagone-letto, appoggiati
-al finestrino, Pierino ed Eva non parlavano.
-Pierino ed Eva, del resto, non parlavano
-che quando Eva aveva qualche cosa da dire o
-da far dire. E, poichè quella sera in italiano non
-aveva nulla da dire e in tedesco era assolutamente
-imprudente domandare anche semplicemente
-a che ora partisse il treno, Eva non
-parlava e Pierino, disciplinato come sempre,
-taceva. Ma parlavano attorno a loro gli altri,
-quelli che parlavano chiaramente e tranquillamente
-in italiano perchè in italiano liberamente
-pensavano. Ed erano tutte parole ardite ed ardenti,
-parole d'entusiasmo e di fede, parole
-chiare e precise con le quali tutti quelli che si
-lasciavano a Roma si davano appuntamento a
-Trieste od a Trento e quelli che non badavano
-a spese addirittura a Vienna. Di tanto in tanto
-drappelli di soldati passavan correndo per raggiungere
-fuori stazione i treni militari. Avevano,
-quei soldati, infiorati i berretti e i fucili. La
-gente dal treno e dai marciapiedi li applaudiva
-e a quegli applausi i soldati rispondevano
-agitando in aria i berretti e lanciando
-certi evviva che facevano tremare gli enormi lucernarii
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-della stazione. Non sapeva perchè,
-Pierino: ma a veder agitare quei berretti, a
-sentir gridare quelle parole, sentiva pesare sul
-suo cuore, nella tasca interna della giacchetta,
-il suo congedo illimitato, come se quelle
-due pagine di carta fossero di bronzo. Non capiva
-perchè, Pierino: ma, se chiudeva gli occhi,
-si vedeva davanti la stazione di Vienna,
-la famosa Sudbanhoff del primo viaggio e la
-vedeva in quel momento piena di un'eguale
-folla, di altri soldati, di analoghi saluti e di
-analoghe grida. Se i suoi connazionali partivano
-per la guerra, per la guerra partivano, in
-quell'ora, anche i connazionali di Eva. Lui solo
-non partiva per nessuna guerra e si avviava
-comodamente in Isvizzera. E gli parve che,
-nè italiano nè austriaco, non era in fondo
-il connazionale di nessuno. Era, come diceva
-il foglio del suo congedo, un militare
-riformato e di terza categoria ed era, sopratutto,
-senza possibilità di congedo, nè illimitato
-nè limitato, il marito di sua moglie. Vedeva
-passare quei soldati, sentiva suonar le fanfare,
-rombar qua e là, in coro, le note degli inni
-patriottici e gli veniva una voglia matta — matta
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-veramente — di gridare evviva anche
-lui e di battere anche lui le mani. Ma c'era lì
-sua moglie a tenerlo d'occhio e, sebbene il
-cuore gli battesse, Pierino le mani continuava a
-tenersele in tasca e a fiatare anche un solo
-monosillabo non pensava neppure.
-</p>
-
-<p>
-Passò in quel punto, correndo, una compagnia
-di bersaglieri. Correndo, cantavano un inno
-e, proprio passandogli davanti e fissandolo
-in volto, un bersagliere gridò più forte degli
-altri: «Va fuori d'Italia, va fuori, o stranier...»
-E aveva un bel dirsi, Pierino, che quel bersagliere
-non poteva conoscerlo, che non poteva
-averla con lui... A lui mortificato sembrava che
-quel: «Va fuori, o stranier!» gli fosse, indiscutibilmente
-e più che meritatamente, dedicato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<h2>VII.
-<span class="smaller">LA SINFONIA
-DEL «GUGLIELMO TELL»</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poichè il consiglio — <i>Va fuori, o stranier</i>... — datogli
-con tanto entusiasmo dal soldato che
-partiva per la guerra collimava perfettamente
-con le intenzioni della signora Eva, Pierino
-Balla fu l'indomani mattina, mettendo giù il
-piede dal montatoio dello <i>sleeping-car</i>, fuori d'Italia.
-Si trovò tra gente tranquilla, tra gente
-svizzera non provvisoriamente ma definitivamente
-neutrale e che accudiva ai proprii affari
-con moltiplicata energia; non perchè la forza
-del carattere nazionale riuscisse a superare lo
-sconvolgimento dell'ora terribile sino a permettere
-ai cittadini d'accudire serenamente ai proprii
-negozii, ma perchè lo sconvolgimento aveva
-meravigliosamente moltiplicato la possibilità di
-far degli affari così come li fanno i neutrali:
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-ossia con l'uno e con l'altro belligerante, dal
-momento che essere veramente neutrale non
-vuol dire affatto, come i lessici vorrebbero,
-non parteggiare nè per l'uno nè per l'altro, ma
-vuol dire invece, come vuole ogni politica
-estera saggiamente intesa, parteggiare simultaneamente
-per tutt'e due, con questa sola restrizione
-mentale di evangelica opportunità: che
-la mano destra non deve sapere quello che fa,
-ossia quello che dà e prende, la sinistra — e
-viceversa.
-</p>
-
-<p>
-Nelle grandi tempeste domina solo l'istinto
-della conservazione. Le riflessioni su gli eventi
-attraversati e su le azioni compiute per superare
-quelli eventi non vengono che più tardi,
-a calma ristabilita. Così Pierino che nel primo
-momento, uscendo dalla furia della gente accalcantesi
-quasi a stritolarlo nell'atrio dell'albergo,
-aveva accolto l'annunzio della partenza
-datogli imperiosamente da sua moglie
-come la scelta dell'unica via possibile di uscita
-da una situazione sempre più minacciosamente
-difficile, adesso, nel raccoglimento del grande
-albergo svizzero dove tutto appariva inverosimilmente
-lontano, sentiva che quella partenza
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-era stata tanto precipitosa da rassomigliare
-più che ad una partenza ad una fuga. Se qualcuno
-gli domandava da dove venivano, Pierino
-rispondeva che venivano da Roma, che erano
-partiti per più quieti orizzonti allo scoppiare
-della guerra. Sapeva di adoperare, col verbo
-partire, un verbo generosamente eufemistico,
-ma agli eufemismi era oramai abituato. E sapeva,
-in certi suoi momenti di lucidità, che il
-peggiore eufemismo di tutti era quello che, così
-per chiamare lui senza un soldo come per
-chiamare Eva ricca a milioni, usava due parole
-che tendevano a creare una certa parità
-di valori morali e materiali: marito e moglie.
-</p>
-
-<p>
-La gente, come osserva anche una canzonetta
-del dolce paese natìo di Pierino Balla,
-vuol sapere troppe cose. Ed è proprio quando
-ogni discrezione sarebbe consigliabile che la
-gente formula, con inconsapevole malizia, le
-più indiscrete domande. Così molti, nel vederlo
-tanto giovane, nel saperlo italiano, nel ricordare
-che da pochi giorni anche l'Italia era in guerra,
-gli domandavano come mai egli non fosse soldato.
-Pierino rispondeva con un rossore che
-diceva il perchè vero e con due parole che dicevano
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-il perchè falso. Le due parole erano:
-«Terza categoria». E sùbito Pierino aggiungeva
-che le terze categorie non erano state ancora
-chiamate, che il governo si era limitato a
-chiamar sotto le armi, per istruirle, solo le classi
-più giovani e che il momento dei più anziani — ed
-egli era, con un sospiro, purtroppo, dei
-più anziani — non sarebbe venuto che più
-tardi, molto più tardi. Aggiungeva però, solo
-entro sè stesso, che, riformato com'era per
-deficienza toracica, poteva sperare che pur venendo
-il momento della sua classe e della sua
-terza categoria il momento suo non sarebbe
-venuto mai. Era di terza categoria, era riformato,
-era in Isvizzera: non poteva essere più al
-sicuro di così. Sua moglie non si stancava di
-ripeterlo e Pierino non si stancava di sentirselo
-ripetere. Non gli pareva possibile che,
-quando milioni e milioni di suoi connazionali
-correvano il rischio di pagar con la vita il diritto
-della loro patria a farsi un po' più grande,
-egli potesse cavarsela, beniamino degli dei di
-guerra, a così buon mercato. Aveva vagamente
-paura che il diavolo, raffigurato nelle precise
-circostanze del ministro della Guerra, potesse
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-da un momento all'altro giuocargli un brutto
-tiro. Già alcuni giornali arrabbiatamente interventisti
-cominciavano a strillare per convincere
-il governo dell'assoluta necessità morale e materiale
-di procedere il più sollecitamente possibile
-a una rivisita dei riformati.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno in cui lesse per la prima volta
-una notizia in proposito nei giornali italiani era
-con sua moglie che lavorava a misurar metri di
-flanella destinati a decine e decine di gilè per
-i bravi soldati del fronte austriaco nel Trentino,
-«dove c'è sempre la neve e dove, poveretti,
-dovevano aver tanto freddo». Appena
-letta la notizia Pierino si levò giacca e gilè
-di fronte ad Eva che lo guardava sbalordita.
-Le tolse anche di mano il metro, un metro
-di fettuccia, che Pierino si passò attorno
-al torace per misurar di questo lo sviluppo
-attuale. A veder se il torace fosse cresciuto
-non aveva, a dire il vero, pensato mai. Ma,
-adesso, era il caso di preoccuparsene seriamente.
-Stringeva, stringeva, Pierino, stringeva
-quel povero metro a fettuccia perchè potesse
-segnare quanti meno centimetri era possibile.
-Ma, desolato, senza fiato, guardava e riguardava:
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-erano, implacabilmente, ottantasette. A calcolare
-il volume della camicia e della maglia si potevano
-a rigore togliere cinque, sei o sette
-centimetri. Ma anche togliendo ne rimanevano
-sempre ottanta: proprio quel che occorreva
-per essere soldato. Poichè infatti quel benedetto
-diavolo, quel benedett'uomo, cioè, del ministro
-della Guerra, per mettere insieme quanti
-più soldati era possibile, aveva ribassato da
-ottanta a settantanove i centimetri di petto richiesti
-per il fantaccino. E lì, lì rimaneva Pierino,
-guardandosi e riguardandosi quell'ottantasette
-sul quale l'unghia del suo pollice s'era
-fermata. «Sono ottanta, sai, disse alla moglie
-quando potè riprender fiato, sono ottanta, capisci?»
-Eva non sapeva e non capiva gran
-che. E poichè Pierino s'affannava a ripetere
-che erano ottanta, che erano almeno ottanta
-Eva lo guardava esterrefatta interrogando: «Ottanta?»
-E Pierino, con un fil di voce: «Ottanta:
-proprio così. Erano settantasei prima,
-quando ti ho sposata. Ora ne occorrono settantanove
-ed io ne ho uno di più».
-</p>
-
-<p>
-Eva in fondo era fiera che suo marito le dovesse
-quei tre centimetri di maggiore sviluppo
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-toracico, ma, Pierino non la pensava così e, pur
-di risparmiarsi quei tre centimetri di torace in
-più avrebbe rinunziato anche volentieri a tre chilometri
-di quella felicità coniugale che Eva aveva
-saputo dargli. «Ma tu sei riformato!...»
-diceva Eva per rassicurarlo. E Pierino rispondeva:
-«Sì, ma pare che rivisitino anche i riformati...»
-Eva lo rassicurava... Non c'era questo
-pericolo: l'Italia non era la Francia, l'Italia
-aveva molti uomini, l'Italia era largamente prolifica.
-L'Austria aveva, è vero, dovuto ricorrere
-ai riformati, ma l'Austria, santo Dio, combatteva
-una guerra enorme, contro tre nemici,
-su tre fronti. In Italia, invece, la cosa era
-molto diversa: un fronte solo e non un nemico,
-ma neppure una metà di nemico, addirittura
-un terzo di nemico... Poichè Eva, anche rassicurando
-Pierino, non perdeva l'occasione di
-dir qualche cosa di molto amabile per l'Italia,
-per dimostrarle una volta di più che le alleanze,
-le quali tanto più sono doppie quanto più sono
-triplici, servono a tener desti da una parte e
-dall'altra delle frontiere i più cordiali sentimenti
-di simpatia. Ma poi, vedendosi Pierino
-mortificato davanti, invece di continuare a dir
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-cose amabili all'Italia, ricominciava a dirne a
-lui... «E sta allegro, gli diceva, non c'è pericolo...».
-Poi un'idea, evidentemente molto
-buffa, le attraversava il cervello: «Tu alla
-guerra! esclamava. Oh, che ridere!» E giù a
-ridere, infatti, per un quarto d'ora.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se è vero che non s'ama la patria che da
-lontano, Pierino doveva cominciare a persuadersi
-che, andandosene al Capo Nord, avrebbe
-finito per amar l'Italia di sviscerato amore.
-Gli era bastato di varcare appena la frontiera
-e di rifugiarsi in quella cittadina svizzera per
-sentire che la mattina appena desto, la lettura
-dei giornali italiani gli era indispensabile. E
-non leggeva la cronaca dei teatri — dove, del
-resto, non si rappresentavano più operette austriache
-poichè queste erano state sostituite,
-non già da operette italiane, ma, con cortesia pei
-nuovi alleati, da operette tutte francesi — non
-leggeva la cronaca dei teatri, ma il comunicato
-di Cadorna. Ogni giorno quei comunicati annunziavano
-che la prima avanzata si svolgeva
-felicissimamente e che le bandiere austriache
-su le cittadine di confine cadevano una dopo
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-l'altra al soffio d'un po' d'aria smossa dai
-pennacchi dei bersaglieri. Quando leggeva nelle
-grosse lettere dei titoli su sei colonne che la
-bandiera italiana sventolava un po' più in là
-del confine, che gli alpini scalavano vittoriosamente
-montagne inaccessibili, che i bersaglieri
-sfondavano i reticolati come fossero di carta
-velina, che dovunque la bella ondata grigioverde
-passava, prorompeva, incalzava, travolgeva,
-Pierino si sentiva un po' di batticuore.
-Poi, quando dal gabinetto da bagno entrava
-sua moglie, Pierino atteggiava a compunzione
-il volto troppo sorridente. Se questa gli domandava
-che notizie ci fossero su i giornali
-Pierino le rispondeva che c'era poco di nuovo:
-qualche paesello di frontiera occupato, qualche
-sfondamento di truppe di copertura, incertezze
-del primo momento, episodii fortunati
-certo, ma episodii solamente. Si vestiva in
-fretta e scendeva a prendere il caffè e latte
-nella sala del <i>restaurant</i>. Gli ritornavano allora
-gli spiriti e, con questi, anche lo spirito
-patriottico. Lo serviva infatti un cameriere
-francese che, a sua volta, gli chiedeva notizie.
-Di fronte all'alleato il volto di Pierino ritrovava
-il sorriso, i successi ridiventavano successi,
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-le bandiere italiane risventolavano. E
-quando il cameriere francese esclamava compiaciuto:
-«<i>Ils vont bien, les Italiens!</i>...» Pierino,
-raddrizzandosi, impettito e fiero come se
-fosse il Generalissimo, rispondeva:
-</p>
-
-<p>
-— Sì, andiamo benissimo!...
-</p>
-
-<p>
-Lui non andava in nessun posto, ma gli
-altri andavano per lui e, in fondo, era la stessa
-cosa... E se il cameriere francese, brandendo
-minacciosamente la caffettiera contro la Germania
-intera, aggiungeva con supremo disgusto:
-«<i>Ah, ces Boches!</i>» Pierino si guardava
-attorno per vedere se Eva non veniva ancora
-a raggiungerlo e, approfittando del libero lucido
-intervallo, brandendo anche lui in atto di
-sfida il coltellino con cui spalmava il burro
-su le fette di pane abbrustolito, si sentiva per
-un momento più alleato che impero centrale e
-ripeteva a sua volta:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Ces sales Boches!</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma un bel giorno Eva apparve costernata.
-Costernata dapprima, poi sùbito risoluta. Era
-apparsa davanti a Pierino che, sdraiato su un
-divano, serviva l'Italia in pace e in letizia leggendo
-una lettera di Barzini dal fronte, era
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-apparsa davanti a lui con un giornale italiano
-stretto nervosamente in una mano. E aveva vibrato
-il colpo, senza pietà:
-</p>
-
-<p>
-— Si chiaman sul serio i riformati anche
-da voi... Già ne rivedon tre classi...
-</p>
-
-<p>
-Pierino non si mosse. Le anime timide hanno,
-di fronte al pericolo inevitabile, di queste
-fermezze, poichè quando le gambe si piegano
-chi stava seduto o sdraiato non riesce a mettersi
-in piedi e rimane quindi come stava:
-molti stoicismi non sono fatti che di questa
-impossibilità di non essere stoici.
-</p>
-
-<p>
-— Te l'avevo detto? mormorò solamente
-Pierino con un filo di voce, quel filo di voce
-che gli rimaneva.
-</p>
-
-<p>
-Ora, di fronte a lui, Eva era già risoluta:
-</p>
-
-<p>
-— Qui non c'è, caro, che una sola cosa
-da fare, disse. Ci tieni molto tu ad essere italiano?
-</p>
-
-<p>
-Nella paura d'offenderla Pierino non seppe
-che cosa rispondere. Eva prese quel silenzio
-per un silenzio negativo e aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— E allora c'è una cosa molto semplice
-da fare: cambia nazionalità.
-</p>
-
-<p>
-Questa volta Pierino si mosse. Trovò almeno
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-la forza di mettersi a sedere e di spalancare
-tanto d'occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Non ti dico di farti austriaco: sarebbe
-pretender troppo. E poi, c'è la guerra anche
-lì... E che guerra abbiamo noi!... Altro che la
-vostra... Ma...
-</p>
-
-<p>
-Sospeso, con gli occhi intenti, Pierino aspettava.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, riprendeva Eva, c'è la Svizzera...
-Bel paese, tranquillo, neutrale, senza pericoli...
-Tu ti fai svizzero e ti riformi definitivamente
-da te...
-</p>
-
-<p>
-Pierino ascoltava allibito. Ma Eva gli mise
-al collo le belle braccia nude e gli cadde a
-sedere su le ginocchia, gota contro gota, fiato
-contro fiato, poi bocca contro bocca:
-</p>
-
-<p>
-— Tanto, italiano o svizzero, io non ti
-amo forse lo stesso?
-</p>
-
-<p>
-Poi, dopo un bacio, Eva aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Io so che non voglio darti alla patria.
-So che voglio tenerti per me...
-</p>
-
-<p>
-Più gentile della patria che gli chiedeva di
-morire, Eva, in fondo, non voleva che farlo vivere.
-Solo Pierino balbettò:
-</p>
-
-<p>
-— Ma non ti pare ripugnante...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-Eva scrollò le spalle:
-</p>
-
-<p>
-— Che sciocchezza!
-</p>
-
-<p>
-E le parve che bastasse, le parve d'aver
-risposto a tutto. Ma Pierino ancora esitava:
-</p>
-
-<p>
-— Svizzero tu dici, farmi svizzero... Ma,
-vedi, quando si è italiani...
-</p>
-
-<p>
-— Quando si è italiani?
-</p>
-
-<p>
-Pierino osò la gran risposta:
-</p>
-
-<p>
-— Sai, ecco, in fondo, ci si tiene... Sai,
-abbiamo nel nostro passato tante glorie, tanti
-grandi uomini...
-</p>
-
-<p>
-Eva non si trovò perduta ed esclamò:
-</p>
-
-<p>
-— E qui non hanno, scusa, Guglielmo Tell?
-</p>
-
-<p>
-Guglielmo Tell! Pierino non riusciva precisamente
-a identificarlo e non sapeva se fosse
-un grande guerriero, un grande poeta o un
-grande albergatore. Sapeva solo che era l'eroe
-di un'opera di Rossini, della quale aveva sentito
-unicamente la sinfonia, a Roma, ai concerti
-del Pincio e di piazza Colonna.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, già, è vero, rispose, Guglielmo
-Tell!
-</p>
-
-<p>
-E tacque. E fece, in quel silenzio, il primo
-passo per diventarne compatriotta.
-</p>
-
-<p>
-Ma per sua fortuna non bastava un sol
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-passo, chè se è possibile cambiar di casa in
-un giorno non è possibile cambiar di patria in
-una settimana. Eva lavorava, ordiva nelle penombre
-degli <i>halls</i>, dei <i>dining-rooms</i> e degli
-<i>smokings-rooms</i> del grande albergo svizzero la
-piccola trama politica che doveva condurre un
-figlio di Dante ad essere concittadino di Guglielmo
-Tell. Se Eva lavorava in silenzio Pierino
-in silenzio la lasciava lavorare. L'idea
-della grandezza di Guglielmo Tell gli era, a
-dire il vero, entrata nel cervello assai più sollecitamente
-che non quella dell'opportunità di
-adottarne la patria. Leggeva sempre i giornali
-dell'antica patria lontana: portavano tutti l'eco
-del valore di un esercito e della fermezza d'un
-popolo. Questo popolo che egli aveva conosciuto
-indifferente, beffardo, diviso, ora era tutt'uno,
-una sola gigantesca persona con un solo cuore
-e milioni milioni e milioni di braccia. Leggeva
-nei giornali certe letterine di riformati delle
-classi più anziane della sua che invocavano
-dal governo una revisione, che imploravano
-dal governo, come una benedizione, di potersi
-andare a far ammazzare anche loro. Lui invece
-se ne stava lì, quieto quieto, in Isvizzera, a
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-legger la guerra su i giornali, a giuocare a
-<i>tennis</i> e a <i>poker</i>, ad aspettare al sicuro che
-la tempesta passasse. Quando alla sera rientrava
-in camera sua, tutto attillato nello <i>smoking</i>
-di taglio perfetto, il monocolo all'occhio,
-il garofano rosso all'occhiello, un garbato sbadiglio
-sul labbro dietro il paraventino beneducato
-d'una mano curata e inanellata, quando
-nella bella camera luminosa dell'<i>hôtel</i> più <i>confortable</i>
-si stendeva beatamente per otto ore
-di sonno, per dieci ore di riposo, sul più morbido
-letto di piume che mai albergatore svizzero
-avesse fatto confezionare per la delizia
-della sua ricca clientela, Pierino, se chiudeva
-gli occhi, se spegneva la luce, se allungava le
-gambe su la fresca carezza d'una biancheria
-da letto di prima qualità, vedeva una trincea
-sotto il vento e sotto la pioggia, dove, dopo
-una giornata di combattimento, avendo sfidata
-oggi dieci volte la morte, pronti a sfidarla
-dieci volte ancora domani, giovani come lui,
-italiani come lui, avvezzi come lui ad ogni quiete
-e ad ogni benessere, passavano la notte seduti
-su un sasso, col fucile tra le ginocchia, il berretto
-su gli occhi, le gambe affondate fino a
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-metà nel fango. Che faceva quella gente lassù,
-su quei monti dove lo sverno liquefaceva i
-ghiacciai, su le rive di quel fiume che gonfio
-d'acque primaverili si tingeva di sangue, e di
-sangue italiano, per poi continuar la sua corsa
-e portare quell'acqua e quel sangue sino al
-mare, sino al mare italiano? Serviva un ideale,
-quella gente, ubbidiva a una legge irresistibile
-e istintiva pari a quella che c'impone di difender
-la madre, d'onorarla, di servirla. Eran
-milioni, quei soldatini grigio-verde, arco di
-ferro e di fuoco dallo Stelvio al mare. Ma da
-quella massa alcune figure, figure cognite di
-amici, di compagni, di parenti, si staccavano,
-si precisavano. C'erano tutti; nessuno mancava.
-Pierino li ravvisava ad uno ad uno, questo di
-sentinella lassù tra le nevi, quello alla testa di
-una compagnia all'assalto, questo accanto al
-suo cannone rombante, quell'altro inerpicantesi
-coi suoi alpini di roccia in roccia, di balza in
-balza, mira di mille fucili, miracolosamente incolume
-sotto il fuoco di mille fucili. Erano gli
-amici antichi, quelli dei vecchi teatri, delle
-<i>premières</i> delle operette viennesi, quelli delle
-lunghe discussioni al caffè. Adesso eran tutti
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-lì, al fuoco. Egli solo non c'era. E di tanto in
-tanto — egli lo vedeva, lo sentiva... — gli
-amici, gli antichi amici, si accorgevano che lui
-non c'era. Uno mormorava il suo nome, altri
-lo ripetevano. Gli sguardi si cercavano, s'incontravano,
-poi parlavano e rispondevano i
-sorrisi: «Pierino?» E sorridevano. «Dove
-sarà?» E sorridevano. «Fra le braccia della
-sua moglietta bicipite...» E sorridevano. Uno
-concludeva per tutti, con un po' di bontà, con
-un po' di disprezzo: «Povero Pierino!...» E,
-ancora, tutti sorridevano.
-</p>
-
-<p>
-Dov'era Pierino? Ora seguiva docilmente
-di casa in casa, di salotto in salotto, di ufficio
-in ufficio, sua moglie sempre più fermamente
-decisa a salvargli vita natural durante la pelle
-facendogli prendere la concittadinanza di Guglielmo
-Tell. Le anime temperate come quella
-di Pierino, se possono esser capaci di una
-lenta evoluzione, hanno l'orrore e il terrore del
-nuovo e non escono da un'abitudine se non
-prendendone inavvertitamente un'altra. Così
-Pierino, non ostante i suoi dubbii, non ostante
-le sue meditazioni e le sue visioni notturne,
-non ostante i sorrisi — un po' di bontà, un
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-po' di disprezzo — dei suoi compagni in trincea,
-non osava ribellarsi alla volontà di sua
-moglie la quale, come si sa, non gli consentiva
-mai di avere un'opinione. Fabio il Temporeggiatore
-è il grande patrono dei timidi e degli indecisi.
-Temporeggiava come il grande capitano
-anche Pierino. Rimandava di giorno in giorno
-la necessità d'aver coraggio o il coraggio della
-necessità. Ogni sera si riprometteva di dire a
-sua moglie che, tutto sommato, voleva rimaner
-quello che era e che di diventare svizzero non
-voleva saperne. Ma ogni mattina rimandava al
-giorno dopo il supremo eroismo d'avere per
-la prima volta nella sua vita coniugale un'opinione.
-Andando avanti così, sapeva benissimo
-a che cosa era legato il suo destino: a una
-gara di rapidità tra la vecchia patria che doveva
-decidersi a rivedere anche i riformati
-della sua classe e la presunta patria nuova
-che doveva affrettarsi a significargli in carta
-bollata il più patriottico e ospitale benvenuto
-in terra elvetica. Se faceva prima l'Italia l'onore
-era salvo, sua moglie aveva perduto la
-partita e gli amici della trincea avrebbero un
-giorno o l'altro veduto capitar lassù, su le
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-Alpi, in uniforme grigio-verde, anche lui. Ma
-se faceva prima la Svizzera l'onore era perduto
-pur essendo salva la pelle, sua moglie
-trionfava definitivamente e gli amici della trincea
-avrebbero potuto continuare a sorridere — un
-po' di bontà, un po' di disprezzo — chè
-tanto non l'avrebbero riveduto mai più. Così,
-con due diverse ansie, egli vedeva ogni mattina
-entrare in camera sua prima il cameriere
-coi giornali d'Italia e poi sua moglie con le
-lettere della prima posta mattutina. Ma le
-mattine passavano, una dopo l'altra, una come
-l'altra. E se Roma non si decideva a richiamare
-altre classi di riformati oltre le tre leve
-più recenti, Berna aveva l'aria di non aver proprio
-nessuna fretta di dare a Guglielmo Tell
-un connazionale di più.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Certi fatti, certe coincidenze, si ripetono
-nella vita umana sino ad assumere un aspetto
-d'irresistibile destino, sino a poter rappresentare
-il fato sospeso ad ogni passo sul capo
-degli eroi dell'antica tragedia greca. Il fato di
-Pierino Balla si chiamava musica. Se la musica
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-gli aveva fatto trovare e prender moglie,
-la musica gli fece conservare all'ultimo momento
-una patria che un momento prima stava
-per perdere. Era domenica e dall'albergo eran
-discesi, all'ora della passeggiata, in città. La
-signora Kramer-Balla aveva lasciato suo marito
-su la porta di un cinematografo dandogli
-appuntamento per due ore più tardi dinanzi
-ai tavolini del più elegante caffè. Doveva
-andare, aveva detto, a sbrigar due o tre faccende,
-sempre per quell'interminabile affare del
-cambiamento di nazionalità sollecitato da Pierino.
-«Vedi, aveva detto stringendogli la mano,
-vedi: lavoro per te, per il tuo bene. Tra pochi
-giorni sarai svizzero e saremo tutti tranquilli».
-Poi allontanandosi aveva aggiunto:
-«Oramai ci siamo. Il consigliere Faber mi ha
-assicurato che adesso è questione di ore...»
-E Pierino, tanto per dir qualche cosa: «Sai,
-cara, non ti dar troppa pena per me... Ora più,
-ora meno...»
-</p>
-
-<p>
-Evidentemente Pierino, per quanto non volesse
-saperne, cominciava ad essere un po'
-svizzero dal momento che di quello che doveva
-diventare il suo paese vedeva già più i difetti
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-che le buone qualità: il che è proprio del più
-istintivo e più logico nazionalismo. Così Pierino
-trascurava di riconoscere alla Svizzera il merito
-di essere un paese dove chi ha paura della
-guerra può andare a vivere in pace, ma osservava
-già a denti stretti o a mascelle larghe, a
-seconda che dovesse reprimere uno sbadiglio o
-che vi si abbandonasse, osservava già che tanta
-pace era evidentemente pace, ma una pace di
-un'insopportabile e mortificante monotonia. Già,
-in quel paese sotto le nuvole, chiuso tra le
-montagne, lui, Pierino, napoletano, uomo dei
-liberi orizzonti, dei mari di smeraldo e dei cieli
-di zaffiro, non ci si poteva vedere. Quando
-poteva, scappava al cinematografo. Vedeva altre
-genti, altri paesi. Rivedeva anche, di tanto
-in tanto, l'Italia: la rivedeva, ma senza, a prima
-vista, riconoscerla. Non gli pareva quella,
-tranquilla, elegante, piena di folla, di affari, di
-piaceri, la capitale che aveva lasciata una sera,
-la capitale convulsa, febbrile, teatro d'una minacciosa
-guerra civile nel nome d'una libertà
-che non permetteva nè ad una parte nè all'altra
-di avere una libera opinione. Rivedeva sul
-bianco schermo i soldati, i soldati italiani. E,
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-nel vederlo, anche i connazionali del leggendario
-arciere svizzero applaudivano il piccolo
-fantaccino grigio-verde che si copriva, con
-semplicità, di gloria. E vedeva scene di partenze
-di reggimenti dalle città italiane per la
-frontiera minacciata. Vedeva i bei reggimenti
-sfilare dietro le vecchie bandiere, stretti in una
-duplice fascia di teste bianche di mamme, di
-testoline bionde di bambini. E anche i bambini,
-anche le spose, anche le mamme applaudivano
-i bei soldati che partivano per la guerra con
-un bel sorriso su le labbra, con una rosa di
-maggio infilata nella canna del fucile. E c'era
-un nome su tutti quei visi sorridenti, su tutte
-quelle mani che applaudivano, su tutte quelle
-rose, su tutti quei fucili. C'era un nome: Italia!
-Italia! Non così era partito lui, una sera;
-di nascosto, come fuggendo, per raggiungere
-una frontiera pacifica che nessun pericolo minacciava,
-per ubbidire alla volontà imperiosa
-di una piccola donna straniera che voleva non
-solamente mettere in salvo un marito dopo
-tutto anche amato a modo suo, ma anche risparmiare
-al suo paese in guerra un nemico
-di più. Italia! Italia! Italia! Non questa parola
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-aveva egli udita quella sera fuggendo, ma
-il grido d'un soldato, d'un soldato italiano che
-partiva per la guerra a lui italiano che dalla
-guerra fuggiva: «Va fuori d'Italia, va fuori, o
-stranier!» E fuori non solo era andato, ma
-fuori sarebbe forse rimasto per sempre se il
-destino fosse per voler permettere a sua moglie
-di cambiargli, dopo avergli cambiato già
-tante altre cose, anche la patria.
-</p>
-
-<p>
-Ma la musica doveva ancora una volta segnar
-la strada del suo destino. Escì dal cinematografo
-che ancora quaranta minuti lo separavano
-dall'ora fissata per l'appuntamento
-con sua moglie. Nel bel pomeriggio domenicale
-c'era lì, sul piazzale, una banda che suonava
-tra i bei palazzi in riva al lago e allo
-sbarcadero. Il vecchio melomane ch'egli era si
-fermò ad ascoltare tra la folla. A un tratto gli
-strumenti d'ottone brillarono al sole. Poi da un
-breve silenzio uscì un primo clamore di tromba.
-E, meravigliosamente, una melodia gigantesca
-nel suo immenso respiro salì dalla piazza, la
-riempì, salì nel cielo, riempì il cielo. Pareva a
-Pierino estatico di conoscere già quella musica,
-ma non riusciva a identificarla. La sua coltura
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-musicale in fatto di operette viennesi non aveva
-lacune, ma quella musica formidabile che gli
-sconvolgeva il cuore non aveva in verità l'aria
-di esser viennese e molto meno quella di essere
-operettistica. Nella fedeltà ch'è propria
-dei grandi amori, Pierino, ch'era in procinto
-d'abiurare la patria, sentiva che nulla al mondo,
-neppure la più potente forza del mondo, neppure
-cioè la volontà di sua moglie, gli avrebbe
-potuto far rinnegare il fascino delle operette
-viennesi. Ma doveva convenire tuttavia
-che c'era in quella musica qualche cosa di
-più irresistibile ancora del valzer del <i>Conte di
-Lussemburgo</i> e del settimino della <i>Vedova Allegra</i>.
-Tanto era vero che la gente su la piazza
-ascoltava in silenzio, raccolta ed estatica come
-se fosse stata in una chiesa. E, quando la meravigliosa
-onda di musica si spezzò, si chiuse
-e si spense in un ultimo fragore, un applauso
-lungo, interminabile, partì dalla folla. Anche
-Pierino si trovò ad applaudire, ad applaudire
-con un impeto tale che mai aveva conosciuto
-l'eguale — è tutto dire — neppure per applaudire
-Franz Lehar o Leo Fall.
-</p>
-
-<p>
-Quando proviamo fortemente un'impressione
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-il nostro primo bisogno è quello di sentirla
-condivisa. Così Pierino si guardò attorno e ad
-un vecchietto attillato e profumato che applaudiva
-come lui disse in italiano: «Che musica!
-Che musica!» Il vecchietto sorrise, continuò
-a batter le mani e rispose in francese al suo
-vicino: «<i>Ah, oui, quelle musique</i>...» Poi,
-quand'ebbe finito di applaudire, il vecchietto
-si volse ancora a Pierino e gli chiese: «<i>Vous
-êtes italien?</i>» Al che Pierino non osò rispondere
-senza una breve meditazione. Ma la breve
-meditazione lo portò a concludere che sì, che
-in fondo era ancora italiano e che però poteva
-e doveva rispondere al vecchio signore attillato
-e profumato: «<i>Oui, monsieur</i>». Vide allora
-il vecchio signore stendergli con un largo
-gesto la mano esclamando: «<i>Je vous en fais,
-monsieur, mes compliments. Vous avez des
-grands musiciens et des grands soldats...</i>»
-</p>
-
-<p>
-Pierino rimase interdetto. In quanto ai soldati
-sapeva benissimo che cosa pensare: il
-vecchietto non alludeva certamente a lui. Ma
-quanto ai maestri di musica non sapeva precisare
-in un nome e cognome l'elogio generico
-del suo amabile ed affabile interlocutore. Per
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-fortuna affabilità ed amabilità sono loquaci e
-il vecchietto aggiunse ancora, stringendo nuovamente
-la mano di Pierino: «<i>Ah, oui, quels
-musiciens... Cette symphonie du</i> «Guillaume
-Tell»... Che meraviglia questa sinfonia del
-«<i>Guglielmo Tell</i>»... L'ho riudita con sbalordimento...
-E sono felice, signore, di stringer
-la mano d'un compatriotta dell'immenso Rossini».
-</p>
-
-<p>
-E se ne andò lasciando muto e stralunato
-dietro di sè il compatriotta di Rossini. Il quale
-compatriotta di Rossini ricominciò a pensare
-che fra breve — questione di ore, avevan
-detto sua moglie e il consigliere Faber — sarebbe
-diventato compatriotta di Guglielmo Tell.
-Gli sembrò, dopo quella musica, che fosse veramente
-imperdonabile barattare con Guglielmo
-Tell unico e solo, Rossini e tutti gli altri. Gli
-sembrò di sentire che ad essere compatriotta
-di Rossini e di tutti gli altri egli tenesse ed
-avesse sempre tenuto più di quello che avrebbe
-potuto immaginare. Gli sembrò anche non esser
-poi tanto facile diventare svizzeri quando
-si è italiani. Gli sembrò sopratutto che sua
-moglie cominciasse veramente a pretendere un
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-po' troppo da lui e che qualche cosa, un po'
-di dignità, un po' di fierezza, si ridestasse finalmente
-in fondo in fondo all'acqua stagnante
-della sua docilità coniugale. E gli sembrò infine
-che fosse il caso di vagliare esattamente
-la grandezza di Guglielmo Tell. Aveva, nei
-giorni passati, avuto la curiosità di assumere
-informazioni sul glorioso personaggio e gli
-sembrò che l'avere mirato giusto su una mela,
-anche se questa era posta dalla ferocia d'un
-governatore di Alberto I sul capo innocente
-del giovane figlio dell'arciere, non fosse poi
-gesta da non poter essere emulata da un qualsiasi
-campione del Tiro a segno nazionale.
-</p>
-
-<p>
-E poichè proprio in quel punto sua moglie
-lo raggiungeva e, con aria scontenta, gli annunziava
-che era necessario aver pazienza ancora
-qualche altro giorno per ottenere quella
-benedetta cittadinanza svizzera, Pierino cominciò
-a pensare che fosse buona politica mettere
-Guglielmo Tell in cattiva luce verso sua moglie.
-E poichè Eva, vedendolo assorto, gli domandava
-a che cosa pensasse, Pierino rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Penso a Guglielmo Tell.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-</p>
-
-<p>
-— A Guglielmo Tell? domandò Eva sorpresa.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, a Guglielmo Tell, rispose Pierino
-gravemente. E mi propongo un caso di coscienza.
-Poichè tu sei austriaca conviene a me
-tuo marito, di prendere la stessa cittadinanza
-d'un eroe che, all'alba del secolo decimoquarto,
-contribuì a liberare la Svizzera proprio dal
-giogo dell'Austria?...
-</p>
-
-<p>
-E, volgendosi col più docile sorriso ad Eva
-che lo guardava sbalordita, Pierino aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— A questo, cara, ci scommetto, tu non
-avevi pensato!
-</p>
-
-<div class="chapter">
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-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
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-
-<h2>VIII.
-<span class="smaller">A MOSCA CIECA
-SUI QUATTRO CANTONI</span></h2>
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-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-</p>
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-<p>
-Il coraggio d'un buon soldato è quello di
-resistere alla prima fucilata come quello d'un
-autore drammatico è nel superare il primo fiasco
-e quello d'un marito troppo docile è nel dire
-la prima parola di ribellione. Così, dalla sera
-in cui Pierino, forte dell'erudizione fattasi sul
-vecchio Larousse dell'albergo, osò discutere la
-personalità di Guglielmo Tell, Eva ebbe la sorpresa
-di trovarsi di fronte un altro uomo. Questo
-uomo cominciò a farle intendere, prima velatamente,
-poi apertamente, ch'egli non condivideva
-affatto, per l'affare del cambiamento di
-nazionalità, le impazienze di sua moglie e del
-consigliere Faber. Da quest'affermazione derivò,
-a fil di logica e come naturale spiegazione, che
-se non condivideva la loro impazienza di fargli
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-cambiar di patria non condivideva, evidentemente,
-neppure la loro persuasione dell'assoluta
-necessità di cambiarla. Da questa spiegazione
-derivò, sempre a filo di strettissima logica, ch'era
-forse il caso di sospendere tra Berna e Roma
-negoziati che l'oggetto del negozio aveva sempre
-meno l'intenzione di far condurre a termine.
-E, una sera, poichè Eva apriva con un gesto di
-malumore una nuova lettera inconcludente del
-consigliere Faber, Pierino si piantò dinanzi a
-sua moglie, incastrò nell'occhio la caramella e,
-tutto d'un fiato, così come si getta in acqua chi
-ha paura dell'acqua, tenne, velocissimamente,
-il seguente discorso:
-</p>
-
-<p>
-— Mia cara Eva, io ti prego di non darti
-più pensiero per me e di dire al consigliere Faber
-di non darsene neppure lui. Tutto sommato
-mi sono persuaso che val meglio lasciar correre
-le cose per la loro china naturale. Io vorrei
-compiacerti in tutto, e tu lo sai. Sono il più
-docile, il più ubbidiente, il più remissivo fra i
-mariti di questa terra. Non ti ho mai dato un
-solo dispiacere. Non ti ho mai detto di no. Ho
-vissuto sotto una legge, savia certo come la
-tua, ma indiscussa e indiscutibile. Ho accettato
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-ogni tua idea così come si accetta il
-dogma: ad occhi chiusi. Mi son fatto condurre
-per mano come si fa condurre un bambino
-incapace di far due passi da solo. Credevo
-che anche questa volta di camminare
-da solo non fosse il caso, ma sento invece che
-oramai il mio passo è sicuro, è sostenuto, è
-fiancheggiato da quello di altri trentacinque milioni
-d'italiani. Marcio adesso anch'io nelle file
-e il passo di tutti è il passo mio. Non mi sento
-più solo. T'ho già detto la mia opinione su
-Guglielmo Tell. T'ho già detto come io mi senta
-per la prima volta legato a tanta brava e grande
-gente del mio paese, di cui mi trovo ad essere
-un po' orgoglioso, di cui mi pare d'essere
-un po' figlio. Questa rinunzia che tu proponi
-mi sembra, del resto, inutile. Per ora di richiamare
-i riformati non si parla già più. L'Italia,
-l'hai detto tu stessa, è piena d'uomini. Il nemico
-che abbiamo davanti, anche questo l'hai
-detto tu, non richiede da parte nostra un grande
-sforzo poichè noi non abbiamo da combattere
-un nemico, ma una metà di nemico e nemmeno
-una metà ma appena un terzo di nemico. Quindi,
-non mi richiameranno. Ed io resterò accanto
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-a te, Eva mia, docile, felice e riconoscente, fino
-alle nostre nozze d'argento, fino alle nostre
-nozze d'oro. Del resto — leggi stasera il <i>Berner
-Tageblatt</i> — la pace è forse più vicina di
-quanto si crede. Siamo alla fine di questo triste
-periodo. Potremo finalmente vivere tranquilli,
-come vorremo, dove potremo. Abbi dunque
-la cortesia di dire al consigliere Faber di lasciare
-in pace me e Guglielmo Tell, poichè se
-Guglielmo Tell non vuole ancora saperne di
-me io oramai non voglio più saperne di lui.
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo Pierino, si sentiva guardato da
-Eva con gli stessi occhi coi quali il barone
-Burian doveva aver letto la dichiarazione di
-guerra italiana dopo aver passato sette mesi
-a credere che della guerra il barone Sonnino
-non volesse affatto sapere. Ma di fronte all'incontrastabile
-evidenza dei fatti si persuadono
-così i ministri increduli come le mogli dispotiche,
-anche se austriaci o austriache. Ma, se
-un primo colpo di cannone stabilisce per un
-ministro degli Esteri un argomento perentorio
-sul quale è per lo meno inutile continuare a
-discutere, una prima levata di scudi d'un marito
-troppo docile verso una moglie troppo
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-autoritaria non disarma quest'ultima dell'illusione
-di poter nuovamente ridurre a più miti
-consigli il marito ribelle. Così Eva si levò e,
-piantatasi a sua volta dinanzi a Pierino ch'era
-piantato quasi spavaldo dinanzi a lei, cominciò
-un discorso, più che parlato sibilato fra i
-denti, e che suonava press'a poco così:
-</p>
-
-<p>
-— Pierino mio, l'aria della Svizzera non
-giova evidentemente ai tuoi nervi e quando i
-tuoi nervi non sono a posto, ragazzo mio, il
-tuo equilibrio mentale dà seriamente da pensare.
-Tu dici, figliuolo caro, certe cose che non stanno
-nè in cielo nè in terra e che possono suonare
-solamente su le labbra d'un italiano, poichè
-voi soli siete avvezzi a pensare che si
-possa impunemente venir meno, quando ciò
-possa farvi comodo, così ad un trattato d'alleanza
-in vigore da trent'anni come ad un regime
-matrimoniale accettato oramai quasi da
-un anno. Ma tu dimentichi, piccino mio, che
-io non sono donna da ricevere da te lezioni di
-opportunità e il fatto che tu possa credere il
-contrario mi prova che, quanto più tu pensi
-d'aver imparato a camminare da solo, più tu
-hai bisogno d'essere sorretto nel cèrcine della
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-mia volontà. Io ti ho detto e ti ripeto che ti ho
-sposato in tempo di pace, che ti ho sposato
-quand'eravamo alleati e che non posso tollerare,
-nè per il mio sentimento di donna, nè per la
-mia dignità d'austriaca, di vederti far causa
-comune coi nostri nemici. E se da una parte
-non voglio che un marito che amo esponga la
-sua vita in una guerra assurda e mostruosa per
-una causa ingiusta e per un paese che non è
-il mio, dall'altra non potrei tollerare che anche
-tu, mio marito, armato d'un fucile, sparassi su
-soldati austriaci tra i quali possono essere i
-miei fratelli, i miei cugini, i miei amici e, alla
-prossima leva in massa, probabilmente anche
-mio padre. Io nutro, ragazzo mio, — e tu
-lo sai — profondi sentimenti patriottici. Per
-sapere come si debba amare il proprio paese
-e come alla sua causa si debba fare ogni sacrificio
-non ho bisogno, in verità, delle lezioni
-di nessuno. Ho due fratelli ufficiali e appartengo
-ad una famiglia di soldati....
-</p>
-
-<p>
-Pierino cercò, a quest'uscita, di raccapezzarsi.
-Cercò invano, nella storia della famiglia
-Kramer, un generale, un ufficiale subalterno e
-magari un semplice soldato che fosse stato ad
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-Austerlitz o, per lo meno, a Sadowa. Ma tuttavia,
-poichè Eva parlava energicamente dell'onore
-d'appartenere a una famiglia eccellente
-per le sue virtù militari, Pierino, ch'era un po'
-tardo, trovò la spiegazione ricordando che il
-maestro Kramer, prima d'essere stato operettista
-di grido, era stato capo musica d'una banda
-militare. Se di militare in tutto questo non
-c'era che l'uniforme del capo musica anche
-questo poco bastava, quando non si voglia pretender
-troppo, alla gloria militare d'una famiglia
-come quella di sua moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Ma se io sarei pronta a sacrificare con
-gioia mio marito, riprendeva intanto la signora
-Eva, alla grandezza e alla gloria del mio augusto
-Imperatore e Re, non intendo affatto di
-sacrificarlo, io austriaca, a un ministro italiano,
-alla politica di rivalità personale d'un signor
-Salandra qualunque. D'altra parte non intendo
-neppure di rendermi ridicola agli occhi del
-consigliere Faber, rinunziando a quello che avevamo
-sollecitato, proprio quando quello che
-avevamo sollecitato sta per esserci accordato.
-Se mancar di parola, ragazzo mio, è machiavellica
-sapienza della politica italiana, la donna
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-austriaca, come l'imperial regio governo del mio
-amato paese, quando ha detto non si disdice. Le
-pratiche iniziate con tanta amabilità dal consigliere
-Faber seguiranno dunque il loro corso
-normale. E nel frattempo, ragazzo mio, tu mi
-farai il piacere di non parlarmi più di queste
-cose. Tu sei, Pierino, un fanciullo, un bravo,
-buono, ubbidiente fanciullo. Io, che pur senza
-avere più anni di te ho di te più senno, sento
-l'assoluto dovere di guidarti come meglio so e
-posso. Tra il tuo governo ed il mio, tra il mio
-esercito ed il tuo, tra il tuo Re ed il mio Imperatore,
-fra gli Alleati e gli Imperi Centrali
-tu, marito mio, hai il preciso, indeclinabile
-dovere di rimanere neutrale. Ed il miglior mezzo
-d'essere neutrale è quello di cessare d'essere italiano
-senza per altro diventare austriaco. La Svizzera
-libera e neutrale concilia gli inconciliabili
-e smussa con un mezzo termine gli angoli dolorosi
-della nostra situazione coniugale. Detto
-questo non ho altro da aggiungere. Ti auguro
-per ora la buona notte e miglior consiglio, piccino
-mio, per domani.
-</p>
-
-<p>
-E si allontanò, fiera, arcigna e solenne, come
-un monarca dispotico che ha parlato al suo
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-popolo. Ma poichè i popoli a lungo dominati
-conservano a lungo l'abito della schiavitù e, dopo
-una rivoluzione abortita ritornano in ceppi docilmente
-per riprender fiato e coraggio, Pierino,
-ribellatosi una sera, non osò ribellarsi l'indomani.
-Come i cristiani perseguitati si rifugiò
-nelle misteriose catacombe della sua più profonda
-coscienza, e, rassegnato in apparenza,
-continuava in sostanza il suo movimento sedizioso.
-Quanto più Eva, a vederlo, poteva crederlo
-rassegnato a farsi svizzero, più Pierino,
-a sentirsi, si riconosceva fermamente deciso a
-rimanere italiano. Alle parti belligeranti l'indugio
-delle pratiche fra Berna e Roma forniva
-l'opportunità di un armistizio silenzioso. E
-Pierino sperava che durante quell'armistizio la
-provvidenza divina, mossa a pietà dal suo tormento,
-avrebbe trovato il modo di districare
-l'indiavolata matassa della sua vita politica e
-coniugale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma la divina provvidenza sceglie talvolta
-le vie più inverosimili per giungere ai più benefici
-effetti. Mentre poi doveva alla fine, come
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-si vedrà, risolvere l'angosciosa situazione in
-cui Pierino si dibatteva nel modo più impreveduto,
-sembrava dapprima che si divertisse,
-invece, a complicarla ancor più di quanto era
-già complicata. Tre giorni dopo, infatti, l'infelice
-tentativo d'evasione dalla sua prigione coniugale,
-Pierino riceveva da Eva l'annunzio che
-verso sera sarebbe giunto all'albergo il suo
-fratello minore, il luogotenente Federico Kramer,
-giovane ed aitante ufficiale d'artiglieria che,
-presso Gorizia, era stato due volte ferito alla
-gamba sinistra e al braccio destro e che, definitivamente
-riformato dopo due mesi d'ospedale
-a Lubiana, raggiungeva in Svizzera, per una
-settimana, la sua buona e molto amata sorella.
-Bel ragazzo, il luogotenente Federico! Pierino
-doveva convenirne. Non l'aveva visto che una
-volta in carne ed ossa il giorno del suo matrimonio,
-e più volte al giorno in fotografia sul
-tavolino da notte di sua moglie. Chiuso nell'azzurra
-divisa, coi bei capelli biondi pettinati
-alla foggia dell'Imperatore di Germania cui rassomigliava
-anche per la forma del viso, la sagoma
-dei mustacchi e il colore e l'espressione
-degli occhi, il giovane luogotenente era considerato
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-uno dei più bravi e brillanti ufficiali
-dell'esercito austro-ungarico. Un avvenire splendido — così
-almeno assicurava Eva — s'apriva
-dinanzi a lui. Quest'avvenire era oramai spezzato
-per sempre. Le schegge delle granate italiane
-cadute su Gorizia avevano paralizzato
-per sempre il movimento della gamba sinistra
-e, per minaccia di cancrena, avevano reso necessaria
-l'amputazione del braccio destro al giovane,
-bello, felice e brillante ufficiale. Pierino, che
-aveva buon cuore, sentiva questo cuore stretto
-stretto, piccolo piccolo, mentre in fondo alla
-scalinata dell'albergo vedeva, la stessa sera,
-scendere dall'automobile nelle braccia dell'amata
-sorella l'ufficiale mutilato. Quando lo vide salire
-a stento le scale, appoggiandosi col solo
-braccio che gli rimaneva al braccio della sorella
-e trascinando di scalino in scalino la sua
-povera gamba quasi morta, Pierino ebbe una
-profonda pietà. Ma il cognato gli sorrideva e
-gli stendeva, aperta, leale, di sopra il braccio
-della sorella, una mano affettuosa. Aveva il
-sorriso d'un buon ragazzo cordiale e tenero su
-le labbra e negli occhi. E Pierino si mise a
-sorridere a sua volta, ma d'un sorriso che la
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-commozione faceva ebete. Sorrise ancora così
-per tutt'il pranzo vedendo l'ufficiale servirsi e
-mangiare a stento, dover sempre ricorrere per
-versarsi del vino, per spezzare il pane, alla
-cortese pietà degli altri. Più che di sè il giovane
-ufficiale mutilato parlava di Pierino. Domandava
-la situazione militare di lui, s'informava
-della possibilità che anche lui fosse chiamato
-a servire. Pierino, con la gola secca, la
-voce velata, aveva risposto a monosillabi. Ma
-adesso Eva aveva preso a spiegare: e spiegava
-l'affare dei riformati, e spiegava lo sviluppo
-post-matrimoniale del torace di Pierino, e spiegava
-la decisione presa di comune accordo — e
-della resistenza di Pierino non parlava neppure,
-o perchè non credeva opportuno tenerne
-conto o perchè non le sembrava neppure che
-di così poca cosa valesse la pena di occuparsi — spiegava
-la decisione presa di cambiare nazionalità.
-E spiegava ancora gl'inconvenienti
-che Pierino avrebbe rappresentati per lei rimanendo
-italiano e i vantaggi che il farsi svizzero
-era per rappresentare per Pierino. Mentre
-Eva parlava, mentre Pierino intimidito taceva,
-il giovane ufficiale mutilato guardava fisso il
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-cognato. Lo guardava — così almeno a Pierino
-sembrava — con un po' di disprezzo e un
-po' di pietà, con un po' anche di umiliante simpatia.
-Sembrava che, mentre lo approvava di
-essere così docile e remissivo per far felice
-sua sorella, gli rimproverasse contemporaneamente
-d'essere così remissivo e così docile a
-totale profitto della incolumità della sua attillata
-personcina. E quando, più tardi, evocando
-ricordi della guerra, il luogotenente Federico
-ebbe ad esclamare: «Ci son bravi soldati fra
-gl'italiani...» Pierino credette di leggere nel muto
-sorriso che seguì a quella esclamazione: «Ma
-non sei di quelli tu, poltroncino mio bello,
-che mentre gli altri fanno la guerra giuochi a
-mosca cieca tra la tua patria vera e la tua patria
-posticcia sul lago dei Quattro Cantoni!»
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini posti di fronte allo spettacolo
-della loro miseria morale fanno come gli spettatori
-che a teatro si vedono riprodotti troppo
-fedelmente nella commedia: si mettono a fischiare
-per darsi a credere l'uno con l'altro di non
-essere affatto così. Ma poi, a casa, ci ripensano
-e, spento il lume, nel proprio letto, con a fianco
-la loro moglie o il sogno e il ricordo della
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-moglie di un altro, convengono fra loro che
-piuttosto che fischiare sarebbe stato più leale
-e più ragionevole, onestamente — per modo di
-dire — riconoscersi. E Pierino che, da principio,
-sotto lo sguardo un po' pietoso e un po'
-sprezzante del luogotenente Federico aveva cominciato
-a fischiare mettendosi a dire che era
-ora di finirla con la guerra, — con quella guerra,
-che, stupida negli altri paesi, era addirittura
-pazzesca in Italia dove nulla e nessuno
-l'aveva imposta se non una masnada di giornalisti
-che mettevan su automobile con la
-pelle degli altri, un pugno di giovincelli chiacchieroni
-che avevan mandato gli altri a far
-la guerra dopo averla a gran voce reclamata
-per poi nascondersi nelle retrovie e nella
-Croce Rossa, e un gruzzulo di framassoni che
-dall'alto delle loro logge avevano agitato le
-bandiere del libero pensiero impedendo a
-chiunque di liberamente pensare, — Pierino
-s'era poi persuaso che tra quelli che la guerra
-l'avevano voluta anche troppo e quelli che
-la guerra non l'avrebbero voluta niente affatto
-i primi erano ancora, a rigor di logica,
-da preferirsi, imperocchè se i primi avevano
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-fatto qualche cosa per avere quello che volevano
-i secondi non avevano saputo far proprio
-nulla per non avere quello che non avrebbero
-voluto. Gl'interessi degli interventisti erano
-stati singolarmente favoriti dal disinteressamento
-dei neutralisti, i quali avevano preso la loro
-neutralità tanto alla lettera che erano stati neutrali
-non solo in quanto riguardava ciò che si
-doveva andare a fare fuori di casa ma, anche
-in quanto riguardava ciò che accadeva dentro
-casa. Egli stesso, Pierino, che cosa aveva fatto
-per impedire che la guerra si facesse se non
-leggere, trepidando di speranze conciliative, un
-gran giornale dell'Alta Italia, un nuovo giornale
-dell'Italia centrale e un giornale anche
-grande e sempre nuovo dell'Italia meridionale?
-L'aveva detto e ripetuto anche lui, sorridendo
-di compassione dall'alto del suo neutralismo
-deluso: la beatissima trinità che aveva trascinato
-l'Italia alla guerra aveva tre nomi: Ricciotti
-Garibaldi, Gabriele D'Annunzio e F. T.
-Marinetti: il passato remoto garibaldino, l'onnipresente
-d'annunziano e il futuro del futurismo.
-Ma dov'era la trinità neutralista? Quali
-nomi essa aveva, invisibile e irreperibile come
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-l'araba fenice, la quale, come dice il poeta in
-versi peregrini, «che ci sia ciascun lo dice,
-dove sia nessun lo sa»?
-</p>
-
-<p>
-Dopo pranzo, nell'<i>hall</i> dell'albergo, mentre
-Eva scriveva cartoline illustrate — nevi neutralissime
-e <i>alpenstoks</i> inoffensivi — alle amiche
-di Vienna e di Roma, Pierino, ora silenzioso,
-a mano a mano più mortificato, ascoltava
-parlare il luogotenente Federico. E se lo vedeva
-davanti, tutto ardente d'entusiasmo, tutto raggiante
-di fede, come se la guerra, l'assurda e
-mostruosa guerra, non gli fosse già costata un
-braccio e una gamba. Non una parola di dolore
-per il sacrificio compiuto era uscita dalle
-labbra del giovane ufficiale, il quale non parlava
-nè con umiltà da vinto nè con burbanza da
-vincitore: parlava da buon cittadino, da bel
-soldato e da bravo figliuolo. Che la patria gli
-avesse chiesto di sacrificarle un braccio e una
-gamba non sembrava a lui, per la vita mutilato,
-invalido per la vita, mostruoso e assurdo
-come sembrava a Pierino, per la vita incolume
-e garantito contro ogni morte più bellicosa di
-quella derivata da un brutto raffreddore o da
-una cattiva indigestione. Tuttavia quell'uomo
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-aveva trent'anni: la vita intera gli era ancora
-davanti. Tuttavia quell'uomo era costretto per
-la vita all'immobilità, all'inerzia, all'inutilità.
-Tuttavia quell'uomo che s'era sacrificato alla
-sua patria così lietamente e che del sacrificio
-era lieto non era che un austriaco, un austriaco
-che non aveva nulla da riprendere, nessun morto
-da vendicare, nessuna vergogna passata da
-cancellare come avrebbe invece avuto lui, Pierino,
-lui italiano, se d'essere italiano avesse
-mai avuto l'abitudine di ricordarsi. Sentiva,
-povero Pierino, che dieci, che cento, che mille
-soldati italiani, usciti dalla ridotta o dalla trincea,
-avrebbero volentieri stretto la mano di
-quel bravo soldato nemico e che non uno di
-quei dieci, cento o mille soldati italiani avrebbe
-invece stretto senza un po' di ribrezzo la
-sua bella manina accurata e inanellata di piccolo
-«imboscato» in terra neutrale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Non sempre le interruzioni giungono a proposito,
-ma ce ne son di quelle, tuttavia, che
-sembrano mandate al punto giusto, con matematica
-precisione, dalla suprema clemenza degli
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-dei dell'opportunità. Così Pierino, ad interrompere
-il discorso del luogotenente Federico
-il quale a furia di parlare da uomo dinanzi
-a lui l'aveva costretto a ravvoltolarsi come un
-gomitolo in un cantuccio del canapè, vide con
-un sospiro di sollievo entrare nell'<i>hall</i> un domestico
-il quale portava ad Eva un telegramma.
-Vide sùbito dopo Eva levarsi giubilante e
-venire col telegramma aperto verso il marito e
-verso il fratello esclamando con una voce che
-a Pierino parve di non averla più udita dal
-giorno della loro partenza in viaggio di nozze
-dalla Sudbanhoff di Vienna:
-</p>
-
-<p>
-— Arriva il <i>major</i> Hampfel, domani.... In
-permesso di convalescenza, in attesa d'essere
-riformato anche lui, definitivamente....
-</p>
-
-<p>
-Pierino, che s'aspettava di vedersi arrivare
-il giorno dopo anche il <i>major</i> Hampfel riformato
-e riformato definitivamente con qualche
-arto di meno e qualche artrite di più, si vide
-invece venir davanti un <i>major</i> Hampfel più bello
-che mai, più prestante che mai, più marziale che
-mai. Ma quando, per farsi udire da lui nell'augurargli
-il benvenuto, dovette levare la voce fino
-al diapason di un boato da trecentocinque — che
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-Pierino non aveva mai sentito ma che gli era
-facile immaginare — ritornando alle antiche simpatie
-il giovane marito di Eva paragonò il maggiore
-austriaco al colonnello inglese della <i>Donna
-Juanita</i>. Solo con Eva la conversazione del
-<i>major</i> Hampfel riusciva ancora ad avere qualche
-vivacità, poichè l'uno e l'altra si parlavan
-tanto con gli occhi che adoperar la bocca e
-le orecchie non era che una pura e pleonastica
-formalità. Così, attraverso Eva, Pierino riuscì a
-sapere che una granata italiana aveva tolto al
-<i>major</i> Hampfel il piacere di poter sentire dopo
-quella arrivar tutte le altre. E, sempre per il
-giuoco capriccioso delle associazioni d'idee,
-Pierino si sentì tornare in mente le parole del
-vecchietto arzillo e attillato, dopo la sinfonia
-del <i>Tell</i>: «Voi avete, signore, in Italia, grandi
-musicisti e grandi soldati.»
-</p>
-
-<p>
-Che cosa mai avessero da dirsi tanto sottovoce
-Eva ed il <i>major</i> Hampfel, e proprio con
-quel senso di meno che serve appunto a percepire
-il suono, Pierino non riusciva a capire.
-Se ad una conversazione di Eva loquace col
-<i>major</i> Hampfel sordo gli veniva fatto di avvicinarsi,
-Pierino vedeva che i due interlocutori
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-diventavano anche muti. Talchè Pierino, tanto
-per far sì che troppe disgrazie non infierissero
-tutte in un volta su gli organi del povero <i>major</i>
-Hampfel, si riallontanava e tornava dal luogotenente
-Federico, il quale continuava a parlargli
-delle sue prodezze militari come ne parlano gli
-eroi modesti veramente: con l'aria, cioè, di non
-accorgersi affatto del loro eroismo ma di tenere
-moltissimo a vedere che di tanto eroismo si
-accorgono gli altri. Poichè la modestia è la
-forma più raffinata dell'ambizione e il vero
-modesto aspetta sempre che gli altri dican di
-lui tutt'il bene ch'egli da solo non oserebbe
-mai manifestare.
-</p>
-
-<p>
-Tra le conversazioni di Eva con il <i>major</i>
-Hampfel e i lunghi monologhi del luogotenente
-Federico scorrevano giorni e serate. Queste
-serate avevano una durata diversa per il <i>major</i>
-Hampfel ed Eva e per il luogotenente Federico
-e Pierino. Alle dieci, dopo un breve giro di
-<i>poker</i> o una rapida partita di bigliardo, il <i>major</i>
-Hampfel chiedeva il permesso di ritirarsi. Per
-giustificare questo suo precoce bisogno di riposo
-e scagionare da una malignità possibile
-i suoi quarantacinque anni, il <i>major</i> Hampfel
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-ripeteva ogni sera di dovere in quel periodo
-di sosta rimettersi in pari con tutto il sonno
-arretrato in tante notti di trincea continuamente
-interrotte dalle «mandolinate» a suon di cannoni
-di quei diavoli d'italiani. Quasi avesse
-deciso di collaborare con lui a ristabilire al più
-presto quell'equilibrio di bilancio tra le ore
-di sonno e le ore di lavoro che è particolarmente
-raccomandabile ai quadragenarii vicini
-ad essere quinquagenarii, cinque minuti dopo
-l'uscita del <i>major</i> Hampfel anche Eva piegava
-il casco o il farsetto in lavorazione, avvolgeva
-la lana attorno al panciuto gomitolo, trafiggeva
-il ventre lanoso con due uncinetti incrociati e,
-con un sorriso, stendeva al bacio di suo fratello
-e di suo marito la bella mano inanellata
-così fine, così esangue, così allungata che ogni
-sera, a tavola, il <i>major</i> Hampfel, vedendola
-maneggiare con grazia aristocratica forchette
-e coltelli, non poteva astenersi dal chiamarla
-una mano da arciduchessa. Il sonno del <i>major</i>
-Hampfel stava ad Eva tanto a cuore che ogni
-sera, raggiunto il terzo piano, percorsa la metà
-del gran corridoio centrale dell'albergo, la bella
-mano da arciduchessa picchiava con le nocche
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-di due dita alla porta del bel maggiore mentre
-due labbra sorridendo al legno bianco di <i>ripolin</i>
-d'una porta chiusa, mormoravano il più affettuoso:
-<i>Gutte nacht</i> che sia mai possibile desiderare
-per aver popolata di teneri sogni una
-notte di solitario riposo. Un <i>Gutte nacht</i> tenero
-e marziale insieme rispondeva da dietro la
-porta che sùbito si socchiudeva per mostrare
-nel breve rettangolo illuminato un <i>major</i> Hampfel
-in pijama roseo che si inchinava alla dolce
-amica e deponeva cerimoniosamente su la mano
-da arciduchessa il più rispettoso bacio.
-</p>
-
-<p>
-La camera a mezzogiorno che occupava
-il <i>major</i> Hampfel era quella che Pierino aveva
-occupata durante il primo periodo del
-suo soggiorno neutralista nella Svizzera neutrale.
-Giunto il caro maggiore non era stato
-possibile trovargli una stanza a mezzogiorno
-nè a quello nè agli altri piani. Invitato
-da Eva ad essere cortese con un bravo
-soldato che aveva fatto il suo dovere e che
-doveva perciò essere sacro in ogni suo desiderio,
-Pierino aveva offerto al <i>major</i> Hampfel
-di cedergli la sua camera, poichè incontrastabilmente
-un soldato austriaco in permesso di
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-convalescenza ha maggior bisogno d'avere il
-sole fin sul suo capezzale che non un italiano
-di terza categoria e, per giunta, anche riformato.
-Così Pierino era disceso di un piano ed aveva
-continuato a dormire i più placidi sonni in
-una stanza a settentrione. Di tanto in tanto, a
-notte alta, saliva al piano di sopra prima di
-mettersi a letto e, passando in punta di piedi
-per non disturbarne i sonni dinanzi alla camera
-del <i>major</i> Hampfel, andava a bussare a
-quella di Eva, egualmente esposta a mezzogiorno,
-per chiederle timidamente se mai avesse
-bisogno di nulla e sempre nella speranza, di
-sera in sera delusa, che Eva fosse per rispondergli
-di sì, che quella sera aveva veramente
-bisogno di qualche cosa. Ma Eva, sia che avesse
-limitato i suoi bisogni, sia che avesse
-a questi provveduto altrimenti, aveva sempre
-una risposta negativa per il povero Pierino il
-quale, mortificato, se ne tornava ogni sera giù
-al piano di sotto, nella sua stanza a settentrione;
-e, di sera in sera, volgeva uno sguardo sempre
-meno indifferente alla piccola cameriera in cuffia
-bianca che veniva a portargli la bottiglia di
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-acqua fresca e a chiedergli — anche lei! — se
-mai avesse bisogno di qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-Ma Pierino, che era docile con sua moglie
-anche in questo, rispondeva sempre alla cuffietta
-bianca e al sorriso che la illuminava:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Dancke schön...</i> Non ho bisogno di nulla.
-</p>
-
-<p>
-E, come se nulla fosse, s'addormentava.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-</p>
-
-<h2>IX.
-<span class="smaller">«LAGGIÙ NEL SILENTE GIARDINO....»</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si ama credere che esista tra il nostro temperamento
-e le forze misteriose del destino un
-sistema di telegrafia senza fili per il quale,
-alla vigilia di un avvenimento capitale della
-nostra vita, ci sentiremmo avvolti, con le antenne
-della nostra più squisita sensibilità, nelle
-onde herziane del presentimento. Senonchè questa
-telegrafia senza fili funziona in modo così
-intermittente che sarebbe assolutamente ingenuo
-affidarsi al servizio irregolarissimo dei presentimenti
-per conoscere, almeno cinque minuti
-prima, il nostro destino. Nessuna onda herziana
-avvolgeva lo spirito di Pierino Balla, quella sera,
-mentre egli invece avvolgeva con un nodo elegante
-la sua cravatta da <i>smoking</i> attorno al
-collo della camicia più incredibilmente porcellanata.
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-Dalla montagna entrava una tepida aria
-d'estate. Giù nel giardino dell'<i>hôtel</i>, rischiarato
-nel grigiore della sera imminente da lampadine
-colorate sparse qua e là tra gli alberi, circolavano,
-in attesa dell'ora del pranzo, alcune coppie
-eleganti: uomini in <i>smoking</i> e cappello di
-paglia, signore in abiti chiari di tulle o di <i>chiffon</i>,
-colli, spalle e braccia nude o seminude. Mentre
-dava un'ultima lustratina alle unghie tutte
-lucide di smalto, mentre da un'anforetta d'acqua
-d'odore spruzzava alcune gocce di profumo
-<i>Chevalier d'Orsay</i> sul suo fazzolettino di battista,
-mentre infilava questo fazzolettino — lasciandone
-fuori tanto e non più — nella tasca
-del suo abito da sera, mentre si dava un'ultima
-guardatina allo specchio per vedere se era tutto
-lucido, impomatato, stirato e attillato a dovere,
-un ritornello delle vecchie operette viennesi
-care al suo cuore, lo spunto di un vecchio
-caro valzer suggestivo, il valzer di Franzi,
-gli ritornava, fischiettato, su le labbra, nel
-guardare giù quel giardino silenzioso e illuminato:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Laggiù nel silente giardino</i></p>
-<p><i>trattenni d'un tratto il respir,</i></p>
-<p><i>udendo l'incanto divino,</i></p>
-<p><i>d'un valzer il dolce respir...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<p>
-E mentre scendeva le scale diretto a raggiungere
-Eva, il <i>major</i> Hampfel e il luogotenente
-Federico che già pronti lo aspettavano
-nel giardino, Pierino Balla continuava a canticchiare
-il suo caro valzer, sospirato sussurrato
-carezzato in tante lontane e dolci sere romane,
-in tante chiare e quiete notti della sua vita di
-scapolo:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Canta e poi trilla,</i></p>
-<p><i>valzer d'amor,</i></p>
-<p><i>tu sei scintilla</i></p>
-<p><i>che infiamma il cuor...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Non rivedeva sua moglie, Pierino, dall'ora
-di colazione. In compagnia del <i>major</i> Hampfel
-e dell'eroico fratello mutilato, Eva era stata
-quel giorno a fare una lunga corsa in automobile.
-La quale automobile non avendo che quattro
-posti e il quarto posto essendo stato la sera
-prima cortesemente offerto da Eva al consigliere
-Faber, Pierino era stato escluso con molta
-semplicità dalla gita, alla fine della colazione,
-quando Eva levandosi per andarsi a preparare
-gli aveva detto: «Tu non vieni, lo so.
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-Tanto tu a veder paesaggi non ti diverti...» Che
-i paesaggi svizzeri non lo attraessero, Pierino
-non aveva mai, a dire il vero, affermato. Che
-egli non volesse partecipare a quella gita, Eva,
-a dire il vero, non poteva sapere. Ma sapeva
-però, Pierino, che obbiettar qualche cosa alle
-due erronee interpretazioni di sua moglie era
-assolutamente fiato sprecato, imperocchè se Eva
-aveva parlato così doveva avere le sue buone
-ragioni per farlo e, se l'aveva con tanta indifferenza
-lasciato a casa, era evidente che non
-aveva affatto nè il desiderio nè l'opportunità
-di portarselo dietro. Trovare una spiegazione
-all'atto di sua moglie non gli era stato difficile:
-bastava a fornirla la presenza in automobile
-del consigliere Faber. Si trattava certo ancora
-di preparargli in segreto la bella sorpresa
-di farlo addormentare una sera italiano e di
-farlo svegliare svizzero una bella mattina. Questa
-insistenza di sua moglie cominciava a urtargli
-un po' i nervi e gli sembrava che di
-farlo diventare svizzero non fosse più il caso
-di occuparsi dal momento che, in un singolare
-momento di energia, egli aveva chiaramente
-affermato di non volerne più affatto sapere.
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-Anche quel modo di disporre di lui liberamente,
-di trascinarlo fuori o di lasciarlo a casa secondo
-il capriccio della giornata e l'opportunità
-dell'ora, urtava adesso leggermente una
-sua nuovissima sensibilità e una specie di piccola
-personalità ancora in via di formazione,
-che erano ormai dentro di lui sotto una superficie
-ancora quanto mai docile e remissiva.
-Ma Pierino viveva adesso nel suo matrimonio
-come l'Italia aveva vissuto trent'anni nella Triplice
-Alleanza: chiudendo gli occhi per non vedere,
-tappandosi le orecchie per non sentire. I
-mariti ed i popoli docili devono a forza transigere.
-E poichè con la dignità matrimoniale,
-come con quella politica, le apparenze devono
-comunque essere salve, transigere bisogna senza
-aver l'aria di accorgersi di transigere.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ogni piccola mortificazione che doveva
-subire Pierino si sentiva sempre un po' più
-lontano da sua moglie come in trent'anni, ogni
-volta che aveva dovuto chinar la testa, l'Italia
-s'era sentita sempre più un po' meno alleata
-della sua alleata. La quale era, come l'aquila
-che la simboleggia, bicipite. Ma sembrava
-che, pur avendo due teste, conducesse la
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-sua politica senza adoperarne neppure una,
-tanto quella politica lavorava ogni giorno a
-far sì che si avvicinasse il momento in cui l'alleata
-del sud, già così poco alleata, non sarebbe
-più stata alleata niente affatto. Parimenti
-Eva lavorava, senza avvedersene, ad allontanar
-sempre più suo marito da sè e non si rendeva
-conto che, proprio a furia di voler soffocare
-la sua personalità, riusciva invece a dargliene
-una. Così a furia di dirgli che gli Italiani
-non si battevano bene, che non andavano
-avanti, che diretti a Vienna non avrebbero
-mai toccato neppure Gorizia ch'era lì a due
-passi sotto il tiro dei loro cannoni, Eva diede
-a Pierino la curiosità d'andare a vedere ogni
-giorno come gli Italiani facevano la guerra e
-quali risultati avevano ormai conseguiti o stavano
-per conseguire. Tutta quella giornata, infatti,
-mentre sua moglie correva in automobile
-di paesaggio in paesaggio col consigliere svizzero
-e con i due ufficiali austriaci, Pierino l'aveva
-trascorsa sdraiato su un divano a leggere
-nei giornali italiani le più recenti corrispondenze
-dal fronte. A quei racconti di sacrificii,
-di abnegazioni, d'eroismi, s'era vivamente interessato.
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-Qualche volta, leggendo qualche episodio
-più particolarmente eroico, vedendo staccarsi
-nell'immenso quadro della guerra qualche
-figura più liricamente esaltata ed esaltatrice,
-s'era raddrizzato sul divano, aveva sospeso il
-respiro, teso i nervi, stretto i pugni, come avesse
-anche lui il nemico davanti, come smaniasse
-anche lui di fare quello che facevano
-con tanta semplicità quelli eroi, come tardasse
-anche a lui di menar finalmente, a sua volta,
-le mani. E, finalmente, a leggere delle eroiche
-scalate notturne degli alpini, del vertiginoso
-slancio dei bersaglieri, delle meravigliose avanzate
-dei piccoli fantaccini grigioverdi sotto
-le tonanti e ardenti tempeste del fuoco nemico,
-s'era sentito correre un brivido nel sangue, e
-il cuore gli aveva battuto più forte nel petto,
-e un velo di lacrime s'era posto tra lui ed il
-giornale che raccontava quelli eroismi. Aveva
-esclamato con una voce che la commozione gli
-strozzava in gola: «Ah, gli italiani!». Poi aveva
-corretto «Noi, italiani...». E aveva riveduto
-l'arciere Guglielmo Tell e la mela sul capo del
-figliuolo giovinetto. Poi, deposti i giornali,
-guardata l'ora, rilevato che bisognava cominciare
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-a vestirsi per il pranzo, s'era tirato su, aveva
-allargato fieramente il petto, aveva stretto
-i pugni energicamente dinanzi a sè e lì,
-guardandosi nella specchiera che aveva davanti,
-squadrando con fiero cipiglio quell'altro sè
-stesso impettito e fiero che aveva lì di fronte
-nello specchio, aveva di tanto eroismo sentito
-un grande orgoglio; e, snodandosi la cravatta,
-aveva chiuso quell'orgoglio in poche parole
-pronunziate ad alta voce: «Ah, perdio, ma sono
-italiano anch'io!». Poi, la piccola vita della
-neutralità svizzera avendolo ripreso nel suo
-giro di piccole cure quotidiane, aveva mutato
-vestito, aveva cosparso i capelli di brillantina,
-aveva profumato il fazzoletto e infilato all'occhiello
-dello <i>smoking</i> il suo solito garofano
-rosso. E il ritornello del vecchio valzer che,
-vedendo il giardino silenzioso e illuminato,
-gli era tornato su le labbra:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Laggiù nel silente giardino...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-era un piccolo segno di contentezza: contentezza
-d'essere rimasto dopo tutto un buon figliuolo,
-contentezza di sapere che c'erano al
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-fronte tre milioni di italiani che facevano così
-eroicamente il loro dovere, contentezza di sentire
-che in fondo alla sua anima riviveva, come
-un primo fiore di primavera, qualche cosa
-che da molto tempo egli poteva credere morta
-o addormentata. E, mentre scendeva le scale,
-mentre canticchiava ancora:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Canta e poi trilla,</i></p>
-<p><i>valzer d'amor...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-sentiva che doveva, che poteva quella sera affrontare
-a viso più alto lo sguardo dei due ufficiali
-austriaci, poichè non tutti gli italiani erano
-come lui in Svizzera, riformati di terza categoria,
-e il <i>major</i> Hampfel, nella sua sordità
-e il luogotenente Federico nel braccio amputato
-e nella gamba perduta ne avevano, dolorosamente
-per loro, le incontestabili prove.
-</p>
-
-<p>
-Se si potesse prevedere le infinite conseguenze
-che una parola innocua un giorno può
-avere se è detta invece il giorno dopo o il
-giorno prima, neppure un deputato oserebbe
-più aprire bocca. Se quella sera il <i>major</i> Hampfel
-non avesse esclamato: «Le notizie della
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-guerra sono buone...» molto probabilmente le
-avventure di Pierino Balla avrebbero avuto tutt'altra
-soluzione. Quella piccola frase inoffensiva,
-tanto inoffensiva che ogni giorno è detta
-con uguale persuasione dall'una e dall'altra
-parte di un fronte di battaglia, non avrebbe,
-detta la sera prima o detta la sera dopo, avuto
-nessuna grave conseguenza. Sarebbe caduta,
-con uno sbadiglio, nel vuoto d'una conversazione
-senza interesse, com'era già caduta, inosservata,
-tante altre sere. Ma la lettura dei giornali
-italiani era per Pierino impressione troppo
-recente e la persuasione che dovesse guardar
-gli ufficiali austriaci, più che non avesse
-fatto per il passato, a fronte alta, era persuasione
-proprio di quella sera. Portava dunque
-Pierino, nella sua buona fede, l'ardore dei neofiti
-e l'intrattabilità dei catecùmeni. Per di più
-gli parve che pronunziando quella frase il <i>major</i>
-Hampfel guardasse lui. Se invece l'ufficiale
-austriaco avesse, pronunziandola, guardato la
-signora Eva o la propria forchetta, Pierino
-l'avrebbe lasciata passare. Ma quello sguardo
-gli fece credere, a torto o a ragione, che la frase
-gli fosse più particolarmente diretta. Così
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-credette necessario di raccoglierla e di domandare
-al <i>major</i> Hampfel con un cipiglio serio
-e una voce un po' rauca:
-</p>
-
-<p>
-— Buone per voi o per noi?
-</p>
-
-<p>
-Stabilire che attorno a quella tavola neutrale
-d'un albergo neutrale nella Svizzera neutrale
-ci fossero dei voi e dei noi era già segnare
-apertamente un inizio di ostilità. Se non
-proprio a un primo colpo di cannone quel punto
-interrogativo equivaleva almeno a uno sconfinamento
-premeditato oltre i limiti segnati da
-una cordiale urbanità e da una tacita intesa
-alle conversazioni tollerabili da qualunque orecchio.
-Erano alla fine del pranzo, trascorso
-tutto nel racconto delle varie impressioni
-raccolte durante la bella gita automobilistica
-di quel pomeriggio. Da quando la grande
-estate era venuta, da quando cioè le sere
-si erano fatte deliziosamente tiepide, il <i>ménage</i>
-Balla-Kramer e i due ufficiali austriaci solevano
-uscire a prendere il caffè allo scoperto su
-la grande terrazza aperta sul giardino dell'albergo.
-La domanda di Pierino era stata formulata
-proprio nel punto in cui i quattro si
-levavano da tavola. Il <i>major</i> Hampfel aveva
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-guardato, udendola, Pierino, come per leggergli
-sul volto le intenzioni che si nascondevano
-nel piccolo geroglifico di quel punto interrogativo.
-Ma, invece d'incontrare il sorriso un po'
-ebete che aveva eletto fissa dimora sul volto
-di Pierino, il <i>major</i> Hampfel si era trovato dinanzi
-un viso serio serio e due occhi che lo
-fissavano in attesa d'una risposta altrettanto
-pronta quanto precisa.
-</p>
-
-<p>
-Così, appena fuori, appena seduti attorno al
-tavolino di vimini sul quale fra poco avrebbero
-portato il caffè, il <i>major</i> Hampfel, acceso
-il sigaro per dare una certa leggerezza indifferente
-alla sua risposta, fissò Pierino negli occhi
-e affermò categoricamente:
-</p>
-
-<p>
-— Buone per noi, diamine! Dal principio
-della campagna le notizie della guerra sono
-sempre state e non potevano essere sempre
-buone che per noi...
-</p>
-
-<p>
-Poichè non si diventa leoni in un giorno,
-Pierino, anche dinanzi ad un'aperta provocazione,
-aveva ancora nei suoi nervi quieti, nel
-suo cervello placido, nel suo carattere bonario
-e nel suo cuore senza fiamma le mansuetudini
-di un agnellino pasquale. Così, invece di raccogliere
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-sùbito il guanto che il <i>major</i> Hampfel
-con aria arrogante e sprezzante gli lanciava,
-Pierino cominciò a ragionare. Cominciò a citar
-dati, fatti, posizioni, comunicati. Continuò
-con l'osservare che gli Italiani erano entrati
-in Austria e che nessun austriaco, se non prigioniero,
-era, grazie a Dio, entrato in Italia.
-E tutto questo bonariamente, pacificamente, con
-l'aria di un buon figliuolo che non vuol dar
-noia a nessuno, ma che solamente, per spirito
-d'ordine, per senso di equità, vuole stabilire
-le cose nei loro veri termini e non accettarle
-così come fa comodo a Tizio o a Sempronio
-di prospettarle. Ma il <i>major</i> Hampfel era austriaco
-e la boria austriaca non lega — trent'anni
-d'esperimento l'hanno provato — col
-semplice e onesto buon senso italiano. Alle
-osservazioni meticolosamente precise di Pierino
-il <i>major</i> Hampfel rispose con qualche cosa
-di estremamente vago, di comodamente indeterminato:
-</p>
-
-<p>
-— Siete per ora in casa nostra, è vero, ma
-sapremo non farvici rimanere.
-</p>
-
-<p>
-Il buon senso italiano — e Pierino, da
-quella sera specialmente e in quel momento
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-specialissimamente, era italiano — il buon senso
-italiano è avvezzo a non preoccuparsi che
-delle minacce racchiuse nei fatti e a lasciar
-correre con un sorriso quelle che vorrebbero
-uscir fuori dalle parole. Si limitò a rispondere
-con un sorriso sereno all'oscura tempesta che
-il <i>major</i> Hampfel minacciava. Senonchè il sorriso
-è la più insopportabile provocazione per
-la gente che vuole ad ogni costo essere presa
-sul serio e però la conversazione che il sorriso
-di Pierino avrebbe con urbana opportunità
-garbatamente chiusa a quel punto ripartì per
-una seconda tappa con una brusca alzata di
-spalle, una torva occhiataccia e un impeto
-convulso di parole del <i>major</i> Hampfel:
-</p>
-
-<p>
-— Sorridete voi, signor mio? Sorridete?
-Ricordatevi che ride bene chi ride per ultimo.
-E ricordatevi sopratutto che gli austriaci non
-hanno mai perso e che gli italiani non hanno
-mai vinto.
-</p>
-
-<p>
-A questa uscita Pierino, meticoloso e dialettico,
-rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Non è accertato dalla storia, così almeno
-come si insegna in Italia (e quella che si
-insegna in Austria io la ignoro) non è accertato
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-che gli austriaci non abbiano mai perduto
-e che gli italiani non abbiano mai vinto. Comunque
-è forse questo il momento di invertire
-finalmente le parti e voi che in vincere siete,
-voglio ammetterlo, espertissimi, cominciate per
-completare gli studii a far pratica, in un corso
-accelerato, di come si perde.
-</p>
-
-<p>
-— Non verremo neppure per questo, signore,
-a scuola da voi! gridò Hampfel. C'è anche
-modo e modo di perdere. E noi non invidiamo
-certamente il disonore di Novara e di Custoza.
-</p>
-
-<p>
-Tanto può la prudenza su un carattere di
-clima oltremodo temperato che anche su quell'uscita
-del <i>major</i> Hampfel Pierino tentò, povero
-figliuolo, di troncare la conversazione.
-Ma la prudenza d'un interlocutore chiama sempre,
-irresistibilmente, l'imprudenza dell'altro interlocutore.
-Aveva Pierino un bel rimanere indietro
-affinchè il <i>major</i> Hampfel non andasse
-troppo avanti. Questi aveva oramai preso l'abbrivo
-e la storia insegna che, preso l'abbrivo,
-la millanteria e la burbanza di un ufficiale o
-d'un giornalista austriaco non sanno mai dove
-andranno a finire. Chi avrebbe mai detto, infatti,
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-che le sue ironie e le sue vanterie, il suo
-tono di scherno e di superiorità avrebbero
-portato quella sera il <i>major</i> Hampfel, di botta
-in botta, di risatina in risatina, di beffa in beffa,
-a trovarsi d'un tratto davanti un Pierino Balla
-uscito definitivamente dai gangheri e che, in
-piedi, rosso in volto, con le labbra convulse,
-con le mani che saltavano su e giù senza decidersi
-a tornare definitivamente in giù lungo
-le cuciture dei pantaloni o a levarsi definitivamente
-in su su le guancie dell'ufficiale austriaco,
-gridava ad un tratto, con una potenza di
-voce che Eva non avrebbe mai sospettata in
-quel maritino docile e remissivo che parlava
-sempre come bela un agnellino, in tono sommesso
-e con quel ritmo timido e affannoso che
-in musica si chiama «sincopato», gridava ad
-un tratto in modo che l'udissero anche i cuochi
-giù nel sotteraneo dell'<i>hôtel</i>:
-</p>
-
-<p>
-— Caro signore, io non vi permetto di parlare
-più oltre così dell'Italia ad un italiano.
-Non siamo più ai tempi del maresciallo Radetzky.
-Non siete più a Milano, signor Hampfel
-e, in nome di Dio, per grazia di Dio, per volontà
-e per valore di tutta una nazione di trentacinque
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-milioni di uomini, siamo forse noi
-questa volta su la via di Vienna!
-</p>
-
-<p>
-Ma come i novellini del coraggio militare
-non resistono bene che alle primissime fucilate,
-i novellini del coraggio civile non reggono a
-lungo il fuoco di una prima escandescenza.
-Così Pierino ad un tratto si sentì mancare il
-fiato in gola e le parole nel cervello. E, poichè
-aveva le mani in aria che chiedevano convulsamente
-di fare anche loro qualche cosa,
-picchiò due grandi pugni sul tavolino, mandò
-per aria chicchere e caffettiera, gridò tre volte: — «Ah,
-perdio, basta, basta, basta!» e, voltatosi
-bruscamente sui tacchi prima ancora che
-il <i>major</i> Hampfel avesse avuto il tempo di rispondere,
-si avviò verso il fondo della terrazza
-donde una grande scalea permetteva di scendere
-in giardino. Ma non s'allontanò così rapidamente
-da non avere il tempo di vedere
-fissi su la sua persona gli occhi di Eva, esterrefatti
-come gli occhi di un uomo che durante
-un terremoto si veda cader giù nel vuoto,
-una dopo l'altra, le quattro pareti che lo circondano.
-Il tiranno cui il vassallo manca improvvisamente
-di rispetto non ha, in primo
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-tempo, che un moto di sbalordimento. La forca
-che punirà il ribelle non verrà che più tardi,
-dopo ricuperati gli spiriti sbigottiti. Ma
-quella forca Pierino l'intravvide prima ancora
-ch'essa fosse eretta e, pensando anche a questa
-espiazione, e a tutta la sua viltà, e a tutta
-la sua schiavitù, gridò un'ultima volta verso
-sua moglie, contro sua moglie, proprio per sua
-moglie: «Basta!»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Così nella commedia come nel dramma di
-Pierino Balla melomane c'era sempre un po'
-di musica. Appena che fu disceso in giardino,
-infatti, per sbollire con l'aria aperta un po' di
-sangue caldo, l'orchestrina, lassù, nella veranda
-riattaccò un valzer, un valzer viennese,
-sospirato dai violini già oramai per la quarta
-o quinta volta nella serata:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Laggiù nel silente giardino</i></p>
-<p><i>trattenni d'un tratto il respir...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-A udir quel valzer, a ripensare a ciò che
-aveva fatto e a ciò che aveva detto, Pierino
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-si sentiva tremar le gambe. Le grandi tensioni
-nervose hanno sempre, passato l'impeto o superato
-il pericolo, di questi subitanei abbandoni
-per cui il temerario ha la misura esatta
-della sua imprudenza, l'eroe la giusta nozione
-del suo rischio, l'impulsivo il senso della
-sua collera e il leone provvisorio il tempo
-di ridiventar coniglio definitivo. Passò così una
-mezz'ora durante la quale Pierino se pensava
-all'Italia si sarebbe stretta la mano da sè solo,
-ma se pensava a sua moglie recitava il più
-desolato atto di contrizione che mai ribelle abbia
-potuto mettere ai piedi della giustizia punitiva
-d'una moglie dispotica e doppiamente
-offesa. Continuava intanto l'orchestrina a versar
-su le piaghe di quel pentimento il balsamo
-refrigerante dei valzer più cari al cuore di
-Pierino. Si dice — e gli impresarii di stagioni
-musicali si affannano ad accreditare quanto più
-possono queste voci — si dice che la musica
-ingentilisca i costumi. Ma è evidente che non
-tutte le musiche operano questa azione nello
-stesso modo e all'istesso grado e se la musica
-selvaggia irta di dissonanze straussiane al
-cui ritmo danzano il tango i negri antropofagi
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-della Papuasia ingentilisce di poco i costumi,
-del resto assai sommarii, di quelli abitanti del
-globo, la musica sentimentale di un'operetta
-viennese opera ben diversamente su l'anima
-quanto mai di già gentile di un giovane gentiluomo
-attillato nel suo abito da sera e col fine
-fazzolettino di battista tutto odoroso di <i>chevalier</i>
-d'Orsay. In questo caso ingentilire
-è sinonimo di intenerire; molto più quando,
-come nel caso di Pierino Balla, il soggetto è
-per sua natura già tenero ed incline per temperamento
-a sentire tutte le suggestioni che le
-sette note musicali diversamente combinate insieme
-possono determinare. Pierino, infatti, all'eco
-insistente di quella musica sentì venir
-meno tutte le sue brevi energie, capì — poichè
-se ingentilire è sinonimo di intenerire, intenerito
-è sinonimo di intimidito — capì che era il
-caso di farsi coraggio, di risalire su la terrazza,
-di andare a cercare sua moglie per fare
-ammenda onorevole di uno scatto che non poteva
-certamente non apparirle deplorevolissimo.
-Quando, come Dio volle, le gambe, riluttanti
-per troppa tensione nervosa, lo ebbero
-riportato su la terrazza, Pierino vide sùbito che
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-sua moglie e il <i>major</i> Hampfel se ne erano
-allontanati. Al tavolinetto ancora ingombro di
-tazze di caffè e di bottiglie di liquori era rimasto
-solo il luogotenente Federico. A questo
-Pierino si avvicinò titubante e, quando vide
-che il luogotenente levava su lui un lungo
-sguardo stupito credette necessario di mormorare
-una parola di scusa: poichè se egli aveva
-mancato di rispetto solamente a sua moglie
-e al <i>major</i> Hampfel, sua moglie era la sorella
-del luogotenente Federico e del luogotenente
-Federico il <i>major</i> Hampfel era connazionale.
-Ma mentre si aspettava dal doppio sentimento
-offeso del luogotenente Federico (sentimento di
-fratello e sentimento di austriaco) la prima
-delle tre ramanzine cui si sapeva inesorabilmente
-condannato dal suo scatto, Pierino sentì
-con somma meraviglia che il luogotenente Federico
-gli rispondeva con deferenza e quasi
-con dolcezza, con una dolcezza che rasentava
-la simpatia:
-</p>
-
-<p>
-— Voi non mi dovete, mio caro Pierino,
-nessuna scusa. Il <i>major</i> Hampfel è stato oltremodo
-imprudente non solo, ma anche incontestabilmente
-ingiusto. Io, che mi son battuto
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-con gli Italiani e che di questo combattimento
-serberò per tutta la vita il ricordo in questo
-moncherino, so di essermi battuto con avversarii
-valorosi. E poichè voi siete Italiano, voi
-avete fatto benissimo a imporre che il vostro
-sentimento nazionale fosse rispettato. Anche se
-avete sposato una donna d'altra nazionalità non
-si deve dimenticare che voi non avete rinunziato
-alla vostra patria per prendere quella di
-vostra moglie. E se alcuno questo dimentica,
-voi avete non solo il diritto ma il dovere di
-ricordarglielo. Non dico questo solamente a
-voi. Ma l'ho già detto al <i>major</i> Hampfel e ad
-Eva non appena voi, per non accendere più
-violentemente il dibattito, vi siete con lodevole
-prudenza allontanato.
-</p>
-
-<p>
-— E il <i>major</i> Hampfel? interrogò Pierino
-ancora titubante.
-</p>
-
-<p>
-— Il <i>major</i> Hampfel, rispose il luogotenente
-Federico, non ha potuto che convenire nella
-mia tesi. Hampfel è fatto così: s'accende
-presto e fuori di luogo, ma è, dopo tutto, un
-uomo eccellente.
-</p>
-
-<p>
-— Ed Eva?
-</p>
-
-<p>
-— Anche Eva ha dovuto essere ragionevole
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-e capire ch'ella stessa avrebbe dovuto stimarvi
-di meno se vi foste comportato altrimenti.
-Eva è fatta così: vuol dominarvi e dirigervi,
-ma dopo tutto vi vuol bene.
-</p>
-
-<p>
-Pierino non aveva che una sola preoccupazione:
-</p>
-
-<p>
-— Eva dunque mi perdonerà il mio contegno?
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, rispose il luogotenente Federico
-sorridendo di quella timidezza di marito che
-scambiò per una trepida tenerezza di sposo,
-ma sì, ve lo perdonerà. E, anche se non dovesse
-perdonarvelo, voi non dovreste pentirvi di
-averlo avuto. Più della nostra compagna, più
-dei nostri figliuoli, anche più di noi stessi, noi
-amiamo e dobbiamo amare la nostra patria.
-Ne abbiamo una diversa voi ed io che parliamo.
-Ma dobbiamo l'uno e l'altro obbedire ad un
-sentimento che non è diverso, che è uguale
-così per voi come per me. Italia od Austria,
-la patria è la patria, e, quando si combatte, la
-patria è onorata così da una parte come dall'altra
-di una frontiera. Io ho dato per la patria
-mia il mio sangue, con gioia. Voi, domani,
-darete il vostro per la vostra.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poichè anche nelle coscienze in evoluzione
-le vecchie abitudini non si sradicano d'un tratto,
-a quelle parole Pierino guardò il moncherino
-del luogotenente Federico e la sua gamba
-paralizzata. E si vide a sua volta conciato in
-quel modo. Vi sono evidentemente spettacoli
-di sè stessi più incoraggianti di quello e però
-non v'è da meravigliarsi se, a quella visione
-prospettata dalle parole del luogotenente Federico,
-Pierino si sentì correre un brivido giù pel
-filo della schiena.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete, riprendeva il luogotenente Federico,
-vedete, l'amore della patria è così
-grande che nulla può diminuirlo. Io sono un
-invalido, ho un braccio di meno e una gamba
-perduta. A meno di trentacinque anni io sono
-un uomo inutile. Ma che m'importa? Quello
-che io ho fatto era per il mio paese più necessario
-di quanto non fossero necessarii a me
-questa gamba e questo braccio che non ho più,
-di quanto non fosse necessaria a me la mia
-stessa vita se questa avessi dovuto perdere.
-</p>
-
-<p>
-Col braccio ancora valido, con la mano
-ancora viva, il luogotenente batteva sopra un
-ginocchio di Pierino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ho sempre avuto per voi, riprendeva,
-l'affetto più sincero. Ma avervi in questi ultimi
-tempi veduto troppo docile ai capricci e alle
-imposizioni dell'ingenuo nazionalismo di mia
-sorella, avervi veduto in un'ora in cui per così
-ardenti e nobili passioni uomini d'ogni paese
-e d'ogni età dànno la vita, avervi veduto insomma
-così assente, così lontano da ogni passione,
-così immemore del vostro dovere, m'aveva,
-ve lo confesso, armato di diffidenza contro
-di voi. Stasera voi m'avete fatto ricredere.
-Siete un buon marito, e questo mi fa piacere per
-mia sorella. Ma siete anche, finalmente lo vedo,
-un buon italiano e questo mi fa anche
-molto piacere per voi.
-</p>
-
-<p>
-Su l'anima di Pierino avevano effetto irresistibile
-non solo i bei valzer ma anche le
-buone e le belle parole. Chè era, insomma,
-un buon ragazzo e i buoni ragazzi si commuovono
-facilmente. Ascoltava il luogotenente Federico
-con una commozione profonda, la quale
-gli velava gli occhi di una leggera nebbiolina
-di pianto. Guardava attraverso quel velo
-l'ufficiale mutilato e il quadro che gli era d'intorno.
-Andavano e venivano per la terrazza
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-donne belle ed eleganti ch'eran tutto l'amore,
-uomini ch'eran tutta la giovinezza, tutta l'azione,
-tutta la ricchezza, tutta la potenza,
-tutta la vita. Illuminazioni e musiche mettevano
-attorno a quella gente che viveva la vibrazione
-e il colore della vita in movimento. Giù,
-oltre il giardino, la montagna tutta crivellata
-di luci d'oro, su, oltre il giardino, il cielo tutto
-tempestato di luci d'argento, mettevano
-intorno alla limitata vita degli uomini la illimitata
-vita della natura. Fra quelle vite il giovane
-ufficiale era lì, superstite, monco, invalido,
-impossibilitato ormai a muoversi da solo,
-scemato in tutte le sue forze, annullato in tutte
-le sue speranze, in tutte le sue ambizioni,
-in tutte le illusioni. Tuttavia così il superstite
-parlava. E non vi era nelle sue parole un'ombra
-di rimpianto o di rammarico. Il sacrificio fatto
-gli era lieve, gli era lieto. Di che qualità superiore
-eran dunque quegli uomini che italiani o
-austriaci avevano fatto o facevano il loro dovere?
-Di che qualità inferiore era dunque lui,
-Pierino, chè, nè italiano nè austriaco, non aveva
-compiuto nessun dovere, che al suo dovere,
-anzi, s'era sottratto? Tutto questo era nell'animo
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-di Pierino, vago, confuso, indeciso, in uno
-stato di nebulosa nella quale sia finalmente
-riconoscibile un pensiero in formazione. Non
-era, Pierino, uomo di profonda e tormentata
-psicologia e chi gli avesse parlato, con lo stile
-letterario in uso qualche anno addietro, d'introspezioni
-gli avrebbe fatto credere che parlava
-d'affari concernenti la pubblica sicurezza. Ma
-se non passava la sua giornata a spiegare o
-a definire quello che non sentiva, nella sua
-giornata, specialmente da qualche tempo, gli
-accadeva di sentire in modo che, anche se avesse
-voluto, non sarebbe riuscito nè a spiegare nè
-a definire. In altri termini, mentre parlava, il
-luogotenente Federico teneva bene aperti e ben
-fissi su di lui i suoi grandi occhi azzurri di
-fanciullo e di soldato. Ma, per quanti sforzi
-facesse, Pierino non riusciva a sollevare i suoi
-fino ad incontrare quelli del mutilato e, curvo
-su la persona, i gomiti su le ginocchia, le braccia
-penzoloni giù fra le gambe, non sapeva decidersi
-ad avere orizzonte più ampio e più alto di
-quello segnatogli dai due specchietti lucidi delle
-punte dei suoi scarpini.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente si levò. Era tardi e intorno a loro
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-la terrazza s'era sfollata poco dopo che l'orchestrina
-aveva sviolinato l'ultimo valzer. Offrì
-all'invalido di riaccompagnarlo fino alla sua
-stanza.
-</p>
-
-<p>
-— Vi ringrazio, rispose il luogotenente Federico,
-ma io rimango ancora qui. La guerra
-mi ha lasciato un'insonnia invincibile. Verrà
-più tardi a prendermi il mio domestico. Son
-come un bimbo oramai che bisogna vestire e
-svestire...
-</p>
-
-<p>
-Sorrideva con un po' di malinconia, ma
-senza amarezza. Poi sùbito il sorriso si fece
-più chiaro e più lieto:
-</p>
-
-<p>
-— Andate voi a riposare, mio caro Pierino.
-E non vi date pensiero di quanto è accaduto.
-Avete fatto quello che dovevate fare e domani
-Eva sarà la prima a riconoscerlo...
-</p>
-
-<p>
-Domani... Pierino salì nella sua camera pensando
-a quel domani che a lui non sembrava
-così libero di minacce come al luogotenente
-Federico. Poichè il saper attendere con fermo
-cuore il risolversi delle situazioni difficili è
-prerogativa dei forti, Pierino non poteva naturalmente
-adattarsi a passar tutta una notte senza
-sapere che cosa Eva pensava di lui. Così, dopo
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-essere rimasto appena dieci minuti nella sua
-stanza, uscì per salire al piano superiore, prendendo,
-come suol dirsi, il suo coraggio a due
-mani. E, poichè gli accadeva di fermarsi talvolta
-a meditare su le frasi fatte come se gli avvenisse
-d'incontrarle per la prima volta, osservò
-sorridendo che veramente due mani dovevano
-bastare a prendere il suo coraggio, che, a
-giudicare dal tremito che gli infiacchiva le gambe
-su per le scale dell'albergo, non era certamente
-gran che. Ma i timidi, incominciata un'azione,
-sono in questa più ostinati che gli audaci poichè
-sanno che se non avranno il coraggio di
-andare fino in fondo non avranno neppure mai
-quello di ricominciarla. Così giunse Pierino al
-corridoio del piano superiore dove era la stanza
-di sua moglie. Era certo di trovarla ancora
-desta poichè Eva era solita, prima di addormentarsi,
-di concedere le prime ore della notte alle
-sue interminabili letture. Quel passo remissivo
-e deferente ch'egli doveva fare verso di lei per
-ottenere un'indulgenza plenaria o parziale agli
-effetti della sua scandalosa ribellione di un'ora
-prima gli sembrava tuttavia sempre più doloroso
-per il suo amor proprio e sempre più
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-tormentoso per la sua timidezza. In fondo non
-andava egli da sua moglie per chiederle di perdonargli
-di essere stato italiano? Non andava,
-con quella ritrattazione, a distruggere la nobiltà
-di un impeto per il quale il luogotenente Federico
-lo aveva felicitato? Non andava ad offrire
-al <i>major</i> Hampfel, attraverso sua moglie, delle
-scuse che al posto suo il <i>major</i> Hampfel non
-avrebbe certamente mai fatte? Non si ridava,
-con quell'atto, mani e piedi legati alla tirannia
-morale e materiale di sua moglie? Non avrebbe
-fatto meglio ad ostinarsi nel suo atteggiamento
-e, a costo di qualsiasi rancore di sua moglie,
-ad aspettare che sua moglie fosse persuasa ch'egli
-era oramai trasformato affinchè in questa trasformazione
-ella trovasse le ragioni di stimarlo
-di più e di amarlo diversamente? Saggi punti interrogativi
-tutti questi... Ma Pierino amava sua
-moglie con cieca devozione e l'amore bendato,
-anche se è mal dato, rifugge istintivamente dalla
-saggezza. Sapeva solamente, Pierino, che rimanere
-in collera con Eva gli sarebbe stato insopportabile,
-che mai come quella notte desiderava
-di stringersela, a pace fatta, tra le braccia,
-di trovarsela accanto appassionata e tenera
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-come soleva essere quando, nelle effusioni dell'amore
-senza nazionalità precisa, il suo orgoglio
-austriaco di fronte a un marito italiano
-finalmente disarmava.
-</p>
-
-<p>
-In queste indecisioni Pierino temporeggiava.
-Ma, se Fabio il Temporeggiatore temporeggiava
-all'ombra di un faggio discorrendo di
-guerra coi suoi legionarii, Pierino temporeggiava
-lì, in fondo a un corridoio d'<i>hôtel</i> illuminato
-solamente laggiù da una lampadina che
-indicava alle camere di ognuno dei clienti un
-camerino in comune per tutti i clienti. Dall'ombra
-dove era rimasto in attesa di decidersi
-Pierino aveva veduto una striscia di luce sotto
-la porta della sua antica stanza, ora occupata
-dal <i>major</i> Hampfel. Anche questo particolare
-lo aveva arrestato, per paura che il <i>major</i>
-Hampfel sentendo camminare nel corridoio avesse
-potuto aprire la porta e incontrarsi così con
-lui faccia a faccia. Non tardò, Pierino, ad accorgersi
-che la sua preoccupazione era giusta
-poichè ad un tratto la porta del <i>major</i> Hampfel
-s'aperse ed il maggiore mettendo fuori la
-testa guardò a destra e a sinistra nel lungo corridoio
-semioscuro. Poi chiuse. Ma, dopo altri
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-pochi secondi, riaprì e guardò ancora. Ancora
-richiuse e poi ancora riaprì. Comprese, Pierino,
-che il <i>major</i> Hampfel doveva attraversare il corridoio
-e che non gli piaceva, in quella traversata
-notturna di necessità troppo evidente, di incontrare
-qualcuno, poichè un eroe non consente a
-perdere il suo prestigio nella schiavitù alle più
-umili necessità. Difatti la porta del <i>major</i> Hampfel
-si aprì una quarta volta e questa volta
-il maggiore uscì dalla sua stanza, tutto attillato
-nel suo pigiama rosa e con un paio di
-pantofoline crema che calzavano un piedino
-assolutamente inverosimile per un così terribile
-uomo d'armi. Mentre Pierino si felicitava di
-avere così esattamente compreso tanto la veglia
-prolungata quanto le ripetute esplorazioni del
-<i>major</i> Hampfel, questi si avviava rapidamente
-verso la lampadina accesa nell'angolo di corridoio
-opposto a quello dove Pierino, sempre nell'ombra,
-aspettava che l'inaspettato incidente
-si fosse interamente svolto. Ma ad un tratto
-vide il <i>major</i> Hampfel sostare. E dove? Dinanzi
-alla porta della stanza occupata dalla signora
-Kramer-Balla. Lo vide con due dita picchiare
-leggermente alla porta. Cercò ancora di spiegare
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-l'inesplicabile.... Forse aveva dimenticato qualche
-cosa, forse si sentiva male e chiedeva l'aiuto
-di Eva... Ma la porta di Eva, intanto, s'era
-pianamente aperta. Il <i>major</i> Hampfel era entrato
-nella stanza. Poi, dalla porta socchiusa, aveva
-nuovamente sporto la testa ad osservare il
-corridoio in su e in giù. E, dall'ombra, Pierino
-sentì un giro di chiave, un giro di chiave che
-non lasciava più dubbii. Ma, come se questo
-non gli fosse ancora bastato, Pierino percorse
-di volo, in punta di piedi, il corridoio,
-raggiunse la porta di sua moglie, incollò l'orecchio
-all'esile legno ed ascoltò la voce di Eva, — la
-voce di Eva dire come non l'aveva detto
-mai a lui, povero Pierino:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Ich liebe! Ich liebe!</i> Io ti amo, ti amo!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-</p>
-
-<h2>X.
-<span class="smaller">ULTIMI ECHI DI VECCHI VALZER</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-</p>
-
-<p>
-Come in molte altre faccende anche nella
-carriera di marito tradito il primo passo è
-quello che conta. Tra la rispettabilità coniugale
-d'Otello e la pessima riputazione di Menelao
-non c'è che un passo, un passo mancato. Se al
-primo momento in cui avviene la rivelazione
-dell'infortunio coniugale cade su gli occhi quella
-benda dell'impulso irresistibile su la quale i
-giurati di tutti i processi passionali sono oramai
-invitati a meditare, il marito uccide. Se la
-benda non cade, il marito invece riflette. E tutti
-sanno che la riflessione è stato d'animo essenzialmente
-inattivo, poichè è provato e riprovato
-che più agiscono quelli che meno riflettono.
-Così Pierino, non appena gli «Ich liebe» pronunciati
-teneramente da sua moglie non gli ebbero
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-lasciato nessun dubbio su la natura del
-colloquio che si svolgeva dietro quella porta
-fra Eva e il <i>major</i> Hampfel, sentì che il suo
-decoro di marito, che il suo onore di uomo,
-che il suo risentimento di innamorato offeso gli
-imponevano di levar la mano vendicatrice su
-la maniglia di quella porta, di farsi aprire
-quella stanza per amore o per forza e di giungere,
-terzo incomodo in quell'idillio, con fieri
-accenti e cipiglio di circostanza. Ma esiste, anche
-nell'infortunio coniugale, uno stato d'animo
-intermedio che non e nè l'ira d'Otello nè la
-rassegnazione di Menelao. Questo stato d'animo
-è lo sbalordimento. Giova anche osservare
-che Pierino era salito alla camera di sua moglie
-come un colpevole umiliato e pentito che
-aveva molto da farsi perdonare. Ora non è facile
-cambiare d'improvviso il tono della nostra
-coscienza trasformandosi inopinatamente ed istantaneamente
-da giudicabile in giudice, da
-giustiziabile in carnefice. Trascorsero così, in
-quello stato di stupimento, i primi cinque minuti
-durante i quali Eva e il <i>major</i> Hampfel
-continuarono a parlare, ma con parole tedesche
-il cui significato era meno esplicito di quello
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-delle precedenti per il limitato vocabolario di
-Pierino. Dopo cinque minuti Pierino si trovò
-di nuovo di fronte al caso di coscienza e tornò
-a domandarsi se doveva o no farsi aprire e
-se doveva o non far valere i proprii diritti di
-marito oltraggiato. Ma vi sono, nelle situazioni,
-particolari che le mutano radicalmente. Pierino
-ebbe la lucidità di vedere nei suoi particolari
-la situazione nella quale si sarebbe trovato, agendo,
-impegnato. La stanza di sua moglie aveva
-ai lati altre due stanze ch'erano occupate
-da due <i>ménages</i> coi quali, durante l'oramai lungo
-soggiorno in quell'<i>hôtel</i>, s'erano stabilite cordiali
-relazioni. S'egli fosse entrato nella camera
-di Eva, se, di fronte agli amanti, egli avesse
-tirato due colpi di revolver o avesse almeno tirato
-fuori dal suo animo esacerbato i giusti argomenti
-della sua collera coniugale, i <i>ménages</i>
-contigui si sarebbero certamente destati e sarebbero
-molto probabilmente accorsi. La colpa
-di Eva passava e avrebbe continuato a passare
-inosservata: un lieve ricamo di baci, di
-sospiri e di tenere parole sussurrate a fior di
-labbra non strappava i vicini dalla quiete del
-sonno notturno. Ma l'intervento di Pierino avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-immediatamente trasformato quel duettino
-idilliaco in minore in un terzetto drammatico
-a piena orchestra. L'albergo intero si sarebbe
-destato all'eco delle voci irose, del probabile
-pianto disperato di Eva e delle prevedibili
-vie di fatto tra Pierino e il <i>major</i> Hampfel.
-Tanto più che dopo la guerra il <i>major</i>
-Hampfel era oramai mezzo sordo e non sarebbe
-stato possibile fargli capire che era un porco
-se non facendolo sentire in pari tempo all'albergo
-intero. La maggior coscienza che da
-qualche tempo egli aveva preso di sè aveva
-destato inoltre in Pierino il senso del ridicolo.
-Gli parve, così, intollerabile l'idea di dover
-passare sotto gli occhi di un albergo intero, ufficialmente
-segnato e bollato come marito sfortunato.
-Ma intanto altri cinque minuti erano
-trascorsi. Nella stanza di Eva non si udivano
-più parole: s'udiva solo, adesso, un complicato
-giuoco di baci e di sospiri sopratutto che
-mano mano diventavano sempre più sospirosi
-e quindi più eloquenti per Pierino che li riconosceva.
-Pensò ancora, Pierino, che dalla stanza
-vicina anche quei baci e quei sospiri potevano
-essere uditi. Fortunatamente i baci e i
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-sospiri non sono facilmente riconoscibili ed i
-vicini, posto che Eva aveva un marito nello
-stesso albergo, potevano credere che quelle
-effusioni della giovane signora austriaca fossero,
-nel cuor della notte, riservate al legittimo titolare
-delle sue tenere grazie.
-</p>
-
-<p>
-Ma, poichè il <i>faut qu'une porte soit ouverte
-ou fermée</i>, è sempre probabile che debba da
-un momento all'altro aprirsi una porta che per
-il momento è ancora chiusa. Pierino si vide
-quindi nella difficile situazione che si sarebbe
-prodotta se d'improvviso, per una di quelle improvvise
-necessità che nel cuor della notte interrompono
-il placido riposo degli uomini, una
-delle porte delle stanze attigue a quella di
-Eva si fosse aperta. Se l'avessero trovato lì
-sarebbe stato evidente che il duettino di sospiri
-e di baci intessuto nella camera di Eva non
-apparteneva, almeno per metà, a lui marito.
-L'intervento di un tenore di grazia sarebbe
-così stato più che evidente ed egli, lì, dietro
-quella porta, sarebbe apparso grottesco come
-un tenore fischiato che da dietro una quinta
-sente il rivale ricamare con successo la cabaletta
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-che la prima donna non vuol più cantare
-con lui.
-</p>
-
-<p>
-Ma i nostri pensieri saggi non basterebbero
-sempre a governare le nostre azioni se, ad
-un dato punto, non intervenissero a determinarci
-gli atti degli altri. Così Pierino sarebbe stato
-tutta la notte dietro quella porta a pensare che
-era il caso di andarsene senza per altro andarsene
-niente affatto se, ad un dato punto,
-nella camera a sinistra di quella di Eva, non
-avesse udito lo scatto secco di un commutatore
-di luce elettrica immediatamente seguito da
-un leggero scricchiolìo di letto e dal piccolo
-tonfo sordo di due piedi nudi che s'appoggiavano
-sul <i>parquet</i> di legno. L'evidenza che qualcuno
-si alzava, e che si alzava molto probabilmente
-per aprire la porta e per uscire nel corridoio,
-volse finalmente in fuga Pierino, il quale
-in punta di piedi rivolò via pel corridoio,
-scese a precipizio le scale con un gran batticuore
-e non ebbe pace finchè non si ritrovò in
-camera sua, seduto sul letto, con le braccia
-penzoloni e l'anima ancor più penzoloni che le
-braccia. Quando fu solo, restituito a una situazione
-almeno decente, Pierino cominciò finalmente
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-a pesare sul serio a quanto gli era accaduto.
-Guardava fisso davanti a sè la sua valigia
-sopra un portabagagli e non gli batteva
-palpebra. Rimaneva così a guardare, a guardare
-con gli occhi dilatati, coi suoi buoni occhi
-di fanciullo meravigliato che gli si riempivano
-di lacrime. Rivedeva, con quelli occhi, nel suo
-cuore, tutto il suo passato. Gli tornavano in
-mente, con un aspetto nuovo, tutti gli avvenimenti
-grandi e piccini della sua vita coniugale
-e specialmente i primi: l'incontro di Eva
-al teatro, la visita nel palco, i saluti scambiati
-col <i>major</i> Hampfel nella barcaccia dirimpetto,
-i commenti in tedesco fra Eva e la sua giovane
-amica polacca, la passeggiata al Prater, la
-cena, gli sguardi di complicità scambiati fra
-Eva e l'amica, gli abbondanti sorrisi con cui
-a Vienna la notizia del suo fidanzamento era
-stata accolta, gli affettuosi saluti di Eva e del
-<i>major</i> Hampfel allo sportello del treno in partenza
-per l'Italia dalla Sudbanhoff, la destinazione
-del <i>major</i> Hampfel all'Ambasciata di Roma
-pochi mesi dopo il loro matrimonio e pochi
-giorni prima della guerra. Era evidente oramai
-per lui che l'amore tra Eva e il <i>major</i> Hampfel
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-non era nato negli ardori della guerra ma molto
-più probabilmente nei dolci languori della
-pace. Avrebbe amato di poter credere che quell'amore
-non fosse cominciato prima di quella
-notte e che le sue intemperanze di italiano avessero
-gettato uno nelle braccia dell'altra i
-due austriaci, più che per un sentimento d'amore,
-per un senso di solidarietà nazionale offeso
-dalle parole di Pierino. Ma creder questo non
-gli era possibile ora che aveva aperto gli occhi.
-Chi ha tenuto gli occhi lungamente chiusi,
-quando li riapre vede con straordinaria intensità:
-nel riposo prolungato la vista sembra felicemente
-acuirsi. Quello che a Pierino era sempre
-sembrato un po' inesplicabile, la facilità
-cioè con la quale un povero italianino senz'arte
-nè parte aveva potuto al primo sospiro ottenere
-il cuore, la mano e la dote della figlia
-dell'illustre maestro Kramer, ora appariva a
-Pierino spiegabilissimo. Aveva sempre spiegato
-l'eccezionalità dell'evento con un fascino eccezionale
-che i suoi giovani anni avevano esercitato
-su l'animo di Eva e con le simpatie eccezionali
-che la sua perfetta conoscenza di tutto
-il repertorio operettistico viennese gli aveva
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-assicurate presso il famoso compositore d'operette.
-Ora vedeva, invece, che la buona stella
-della signorina Kramer aveva condotto lui a
-Vienna proprio nel momento opportuno, quando
-cioè si trattava di riparare a Roma con un
-matrimonio purchessia quello che a Vienna
-s'era guastato. Certi particolari di singolare importanza
-gli ritornavano in mente. E ricordava
-d'avere interrogato alcuni medici i quali gli avevano
-assicurato, rassicurandolo, che, per
-quanto eccezionale, il caso può darsi che un
-nuovo stato di cose si produca senza che per
-nessun segno si mostri mutato lo stato di cose
-precedente.
-</p>
-
-<p>
-L'incompetenza di coloro che non sono mai
-morti assicura che, prima di morire, il morente
-rivede in un attimo tutta la sua vita. La
-competenza dei mariti e degli amanti ingannati
-afferma che la crisi della rivelazione permette
-di vedere in pochi secondi tutto ciò che
-per mesi e per anni non era stato veduto mai.
-Tutto quello che era la fodera della sua vita
-di marito apparentemente amato e felice si scopriva
-adesso a Pierino. Gli si rivelava adesso
-anche tutto ciò che d'un po' ostile e d'un po'
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-sprezzante aveva sempre confusamente sentito
-nei rapporti dei vecchi amici con lui, dal tempo
-del suo matrimonio in poi. Poichè difficilmente
-troviamo in noi stessi, ma più spontaneamente
-cerchiamo sùbito negli altri, la causa
-dei mutamenti di questi altri verso di noi, Pierino
-aveva imputato il mutamento di tono dei
-suoi amici all'invidia — leggera e benevola
-invidia, ma invidia — che la sua nuova posizione
-doveva destare in tutti loro rimasti mediocri
-nel loro mediocre destino. Capiva che,
-quando era in un negozio con loro e ordinava
-di mandargli i pacchi dei suoi acquisti al
-Grand Hôtel; o quando usciva con loro dal caffè,
-dagli antichi caffè dai quali erano usciti tante
-sere insieme stretti, a braccetto, per ripararsi in
-due sotto un solo ombrello, e li salutava adesso
-per salire in una <i>limousine</i> da venticinquemila
-lire; o quando passeggiava con loro e metteva
-ogni giorno la fresca eleganza di un vestito nuovo
-accanto alla mediocre decenza del loro vestito
-di tutt'i giorni, capiva di far cose che non potevano
-conciliargli molte simpatie. Sentiva una
-sorda ostilità — e ne soffriva. Si sentiva attorno
-un'irragionevole diffidenza — e ne soffriva.
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-Sentiva che, sebbene a malincuore, i suoi
-amici lo mettevano al disopra di loro — e ne
-soffriva, perchè, bravo figliuolo com'era, voleva
-esser considerato sempre lo stesso ed era,
-infatti, per loro, sempre lo stesso. Ora capiva
-invece che gli amici, col loro riserbo, con la
-loro freddezza, con quelle strette di mano impacciate
-e frettolose, con quella amicizia cauta
-che non cerca ma solo si limita a non evitare,
-non lo mettevano più su di loro, ma più giù,
-molto più giù di loro, in una zona intermedia
-tra lo sporcaccione e l'imbecille e che, come
-tutte le zone di frontiera, aveva in sè un po'
-dell'uno e un po' dell'altro. Evidentemente i
-suoi amici sapevano quello che lui non sapeva.
-Ed evidentemente essi non ammettevano
-che lui potesse non sapere quello che sapevano
-loro: il suo bel destino di marito comodo,
-di marito salvapparenze, di marito <i>ad usum</i>
-dell'<i>herr major</i> Hampfel. Di lui, di sua moglie
-e del bel maggiore, ora lo sentiva, si doveva
-esser parlato dappertutto durante un intero inverno,
-nei teatri, nei salotti, negli alberghi eleganti,
-nei <i>tea-rooms</i> delle cinque. Rammentava
-che, dovunque entravano, li seguiva sempre un
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-fruscìo leggero di conversazioni sommesse. Aveva
-sempre pensato che quelle conversazioni
-fossero oltremodo benevole per loro, che avessero
-per oggetto l'avvenenza valchiriana di
-Eva e la sua eleganza secessionista. Ora quelle
-conversazioni gli erano chiare, senza averle
-mai sentite, come se le sentisse ancora: «Chi
-sono? — Sono i Kramer-Balla.... — Graziosa
-lei... Fiera e forte come Brunilde... — E quel
-marito? Un povero diavolo che rattoppa le reputazioni
-in pericolo... — <i>Ménage à trois?</i> — Ma
-sì, fin da prima del matrimonio... Tra Eva con
-tanto di peccato su la coscienza e il <i>major</i>
-Hampfel con tanto di moglie su le spalle, ci
-voleva il signor Pierino con tanto di faccia da
-imbecille... Tutti d'accordo e tutti felici... — È
-la Triplice Alleanza coniugale: due che fanno
-i loro affari e un terzo, l'italiano, che fa da
-scemo....»
-</p>
-
-<p>
-La Triplice Alleanza! Sì, questo lo ricordava,
-Pierino: una sera, all'albergo, si erano
-fatti dei giuochi e dopo si facevano le penitenze.
-Era in berlina lui. E gli riferivano, due
-amici di buona memoria, le impertinenze dette
-loro da amiche e da amici... Ricordava... Uno
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-gli disse: «Sei in berlina perchè sei la Triplice
-Alleanza!» Non ci aveva badato: credeva si
-trattasse d'uno scherzo politico. Ora si ricordava.
-E un altro ancora gli aveva detto: «Sei
-in berlina perchè l'aquila bicipite ha due teste
-e tu invece ne hai tre!» Non aveva capito
-neppure questa. Aveva veduto gli altri ridere
-e aveva sorriso anche lui, per aver l'aria intelligente.
-Ricordava, ricordava ancora... Un terzo
-aveva detto: «Sei in berlina perchè ti piace
-troppo il <i>Conte di Lussemburgo</i>.» In fatto d'opinioni
-musicali ognuno la pensa a modo suo.
-Ma ora capiva: il conte di Lussemburgo è un
-signore che sposa per conto di un altro. E ricordava,
-ricordava ancora... Molte sere, al <i>bar</i>,
-gli amici della nuova società lo accoglievano
-motteggiando e cantando un valzerino famoso:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Maritin,</i></p>
-<p><i>tesorin....</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Non se ne adontava. Burlavano le sue manie:
-scherzo innocente fra amici e che gli faceva
-piacere. E ancora, ancora ricordava, ricordava
-che tutti domandavano a lui quando il
-<i>major</i> Hampfel avrebbe raggiunto la sua destinazione
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-di Roma. E smaniavano, e aspettavano,
-e chiedevano, come se dall'arrivo del
-<i>major</i> Hampfel a palazzo Chigi dovesse cominciare
-per Roma l'èra felice.
-</p>
-
-<p>
-Passato e avvenire sono così strettamente
-saldati dal breve anello dell'attimo presente che
-quando si comincia a riandare il passato si va
-avanti sempre a guardare un po' nell'avvenire.
-Così da ieri Pierino era inavvertitamente passato
-a domani e ora prevedeva la fine della
-notte, il sorgere del nuovo mattino, la necessità
-d'incontrare, all'ora solita, attorno alla tavola
-della solita colazione, sua moglie e il <i>major</i>
-Hampfel. Senza che nessun pensiero preciso si
-formasse nel suo cervello, Pierino s'era levato,
-aveva preso sul portabagagli la sua valigia di
-cuoio, l'aveva aperta su un tavolino e ora incominciava
-a metterci dentro un po' di roba.
-Eran vestiti eleganti dal taglio dei grandi sarti,
-biancheria dei grandi camiciai, cravatte di
-Charvet, oggetti da <i>toilette</i> in argento o in
-oro, scarpe da cento lire al paio, profumi da
-quaranta lire la bottiglia. Eva lo aveva voluto
-così, raffinatamente, irreprensibilmente elegante.
-E per l'eleganza di suo marito, infatti, non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-mai badato a spese. Ricordava. Andava,
-Pierino, nei magazzini, sceglieva, comprava, faceva
-mandare all'<i>hôtel</i> al nome del signor Balla
-e all'<i>hôtel</i> la signora Kramer-Balla, puntualmente,
-pagava. Povero Pierino! Era tutto mortificato
-adesso nell'osservare, come non gli era
-prima mai capitato, che tutta quella roba, tutta
-quella bella roba del suo equipaggiamento
-d'uomo elegante, era tutta roba di sua moglie,
-pagata da sua moglie... E, con la mano leggermente
-tremante, cominciava a ritogliere dalla
-valigia quello che ci aveva già messo.
-</p>
-
-<p>
-Quando fu vuota cercò intorno qualche cosa
-da portar via, qualche cosa che fosse veramente
-sua. E, per quanto cercasse, non trovò che due
-vecchie camicie delle sue antiche eleganze di scapolo
-e il ritratto della sua mamma che laggiù,
-a Sorrento, s'era accomodata ben bene coi denari
-che il suo figliuolo le mandava di tanto
-in tanto, con quei denari ch'erano ancora, e
-sempre, uno <i>chèque</i> di Eva, niente altro mai
-che uno <i>chèque</i> di Eva. Lasciò da parte la
-valigia, acquistata anche quella da Eva, a
-Vienna, pochi giorni prima della partenza per
-il viaggio di nozze. Per impacchettare quelle
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-due vecchie camicie e il ritratto della mamma
-bastava solo un giornale, un giornale italiano.
-Poi, quando il minuscolo bagaglio fu
-pronto, Pierino si guardò addosso: era ancora
-in <i>smoking</i>, la caramella pendente giù
-su lo sparato immacolato, il fiore all'occhiello.
-Doveva aver però un vecchio abito suo, che
-teneva, così, per capriccio sentimentale, senza
-indossarlo tanto era oramai fuori di moda; ma
-lo teneva perchè con quel vestito aveva viaggiato
-verso Vienna, verso Eva e verso la felicità.
-Era suo, proprio suo, quel vestito. Aveva
-ancora, dietro il collo, il nome del piccolo
-sarto modesto che allora perdeva ore
-ed ore per accontentarlo e che poi Pierino
-aveva abbandonato pei Prandoni e pei Morziello.
-Sentì, a indossare di nuovo quel vestito,
-una gioia curiosa, quasi paragonabile a quella
-che deve provare un galeotto il quale svesta
-finalmente il suo camice per indossare di nuovo
-un vestito d'uomo libero. Poi, quando fu
-pronto, pensò al portafogli. Non poteva portare
-via il denaro di Eva che aveva con sè. Contò:
-erano circa duemila lire... Contò e ricontò
-il denaro. Fece un breve riassunto delle ultime
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-spese, mise denaro e riassunto in una busta,
-vi scrisse sopra con mano tremante il nome, e,
-fra parentesi: «da parte del signor Balla.» Poi
-mise bene in vista la lettera sul suo tavolinetto
-da notte. Nel portafogli cercò di nuovo. Aveva,
-in un cantuccio, in una vecchia busta, un biglietto
-da cento, suo, tutto suo, l'ultimo biglietto
-suo, ch'egli aveva gelosamente conservato,
-così, per trovare, rovesciando ciò che dice il
-poeta, il maggior piacere nel ricordarsi della
-miseria nel tempo felice. Quando fu su la porta,
-striminzito nel suo vestitino troppo attillato,
-con sott'il braccio l'involtino delle due camicie
-da notte e del ritratto della mamma, si volse
-indietro a guardare la camera che lasciava, la
-vita da cui fuggiva... E c'era lì, sul tavolino,
-in una piccola cornice ovale, un ritrattino
-di Eva.
-</p>
-
-<p>
-Un disgusto profondo di sè, di Eva, di
-Hampfel prese Pierino nel vederlo. Corse infatti
-al tavolino, prese il ritrattino e sputò sul
-vetro con un impeto cieco d'ira e di vergogna.
-Ebbe la tentazione di gettarlo a terra, di schiacciarlo
-sott'i suoi piedi, ma non lo fece. Anzi,
-cercò un asciugamani, rasciugò il vetro con
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-cura, poi depose di nuovo il medaglioncino su
-la tavola e si avviò di nuovo alla porta. Ancora
-si volse a guardare. È vero: era la vergogna,
-l'inganno, la frode, era l'orrore d'un tacito e
-osceno mercato. Ma era stata anche, per un
-anno, per lui, la vita, il sogno... Sospirò, si
-passò le mani su gli occhi lustri di lacrime.
-Poi fece per uscire. Ma una forza, il ricordo,
-l'indomabile ricordo di Eva, lo ritrasse ancora
-indietro. Corse al tavolino, prese il ritratto, lo
-mise nella tasca della sua vecchia giacchetta, e,
-col fagottino sott'il braccio, col cuore fiero, con
-l'anima umile e umiliata, col pianto che gli
-stringeva la gola sino a soffocarlo, fuggì via
-verso le scale, scappò via come un ladro....
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Come sono i timidi quelli che, una volta
-lanciati, si rivelano sovente i più audaci, così
-sono i caratteri deboli quelli che, messi una
-volta alla prova, si dimostrano i più forti. L'energia
-improvvisa è, come l'ingegno improvvisatore,
-inconsapevole. L'uomo si trova ad
-essere trasformato senza saperlo e, poichè non
-ha un'esatta visione della trasformazione avvenuta,
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-gli sembra, se gli avvenga di ricordare
-il passato, assolutamente inconcepibile che gli
-sia stato un giorno possibile di compiere azioni
-diverse da quelle che presentemente egli
-compie. Così Pierino, rivalicata la frontiera e
-tornato in patria, vedeva come un sogno, come
-un incubo, il ricordo di quel penultimo viaggio
-che, la sera stessa della dichiarazione di
-guerra, l'aveva portato a cercare quiete e scampo,
-in compagnia di sua moglie, in terra elvetica
-libera e neutrale. Aveva passato le prime
-ore del viaggio di ritorno in patria in quello
-stato d'abbattimento che segue lo sforzo nervoso
-delle grandi crisi risolutive. Ma si compiaceva
-nel pensare che l'improvvisa partenza
-e la mancanza di qualsiasi spiegazione tra lui
-e sua moglie lo mettevano in una situazione
-singolarmente felice. Infatti, poichè tutti ignoravano
-ch'egli avesse quella notte scoperto il
-segreto del suo benessere coniugale e l'infortunio
-subito dal suo amor proprio di marito,
-questo segreto poteva ancora esser creduto tale
-per lui e quell'infortunio non lo esponeva, svelato,
-a quel ridicolo che, per iniqua contraddizione
-tra cause ed effetti, accompagna sempre,
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-nelle crisi delle felicità domestiche e nelle contravvenzioni
-al patto matrimoniale, non il coniuge
-colpevole ma il coniuge innocente. Due
-o tre ore dopo la sua fuga, la notizia della
-sua scomparsa doveva essere giunta ad Eva,
-a suo fratello e al <i>major</i> Hampfel. Questa scomparsa
-non era stata evidentemente spiegata se
-non ricollegandola al violento incidente prodottosi
-la sera prima su la terrazza. Nessuno
-poteva dunque ricercare nella sua mortificazione
-di marito ingannato le ragioni d'una fuga
-in cui non si poteva discernere altra determinante
-se non l'improvviso ricupero d'una sua
-coscienza d'italiano perduta sino allora nell'egemonia
-austriaca che sua moglie esercitava.
-</p>
-
-<p>
-Stabilito così che sua moglie non avrebbe
-potuto dare nell'albergo intero altra spiegazione
-alla partenza di suo marito che quella d'un
-improvviso ritorno in patria per compiere il
-suo dovere di soldato, Pierino si rallegrò. Usciva
-da una vita indegna, è vero, ma con
-un'uscita decorosa. E, se è esatto che un bel
-morir tutt'una vita onora, anche una dimissione
-dalle funzioni di marito data a tempo e
-data bene può riscattar la vergogna d'un lungo
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-servizio troppo docilmente prestato. In fondo,
-la sorte gli era benigna se salvava, sott'il prestigio
-dell'amore patriottico, la vergogna del
-suo povero amore coniugale così miseramente
-finito. Meno male! Ci sorrideva, ci scherzava
-sopra, Pierino. Ma si sentiva però il cuore
-piccolo piccolo, stretto stretto in un pugno,
-un pugno piccino, d'una mano che stringeva,
-stringeva e aveva le dita lunghe, affusolate, così
-sottili che sembravano artigli: la mano di Eva.
-E se l'ora terribile gli ritornava in mente, se
-riviveva il momento in cui aveva veduto entrare
-il bel maggiore in pigiama nella stanza di sua
-moglie, si sentiva salire il rossore al volto e
-gli sembrava che tutti i suoi compagni di vagone
-dovessero leggere in quel rossore la sua
-vergogna passata e la sua vergogna presente.
-</p>
-
-<p>
-Li guardò, questi compagni di vagone. Eran
-saliti in quel carrozzone di terza classe
-dopo Genova e discendevano verso Roma come
-lui, Pierino, discendeva verso Napoli per
-andare ad abbracciare a Sorrento la sua povera
-mamma che lo credeva felice. Li ascoltò
-parlare. Erano sbarcati a Genova quella
-mattina. Parlavano della città con quell'ammirazione
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-indeterminata che è propria dei viaggiatori
-che non hanno avuto il tempo di vedere
-nulla. Ora, tra tunnel e tunnel, guardavano
-i meravigliosi cantucci tra monte e mare della
-Riviera di Levante. Guardavano il mare azzurrissimo,
-il cielo splendidissimo della mattina
-d'estate. Guardavano il colore italiano, con occhi
-meravigliati, come cosa nuova. E dicevano
-fra loro, con grandi scoppii di voce, la loro
-meraviglia. La dicevano male, con un italiano
-impacciato e duro, screziato ogni tanto di parole
-spagnuole. Ora parlavano dell'Italia, della
-guerra necessaria, della vittoria certa, della gioia
-e dell'onore di cooperare a conseguirla. D'un
-tratto uno di loro si volse a Pierino:
-</p>
-
-<p>
-— E' richiamato anche lei? domandò.
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose Pierino arrossendo, la mia
-classe non è ancora sotto le armi ed io sono
-riformato. Ma vado a iscrivermi volontario
-anch'io, nella mia città natale, a Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Tutti si volsero a guardarlo e Pierino vide
-in quegli sguardi qualche cosa che somigliava
-a un sentimento di deferenza e d'ammirazione.
-Arrossì, Pierino, anche di questo, che gli parve
-di aver rubato. Gli altri intanto continuavano
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-a parlare con lui, e, dopo avere interrogato,
-adesso spiegavano.
-</p>
-
-<p>
-— Veniamo tutti dalla Repubblica Argentina.
-Siamo figli d'italiani, ma siamo tutti nati
-laggiù. Lo sente? Parliamo italiano con qualche
-impaccio. Ma il cuore è tutto italiano. E
-appena l'Italia ha avuto bisogno anche di noi,
-eccoci, siamo venuti.
-</p>
-
-<p>
-Un altro disse:
-</p>
-
-<p>
-— L'amavamo l'Italia, da lontano, quando la
-sentivamo prospera e tranquilla. Più l'amiamo
-adesso, da vicino, che la sentiamo impegnata,
-dinanzi al mondo, con tutt'il suo onore e tutta
-la sua gloria. I nostri padri, laggiù, in Argentina,
-non la avevano mai dimenticata e non
-vollero che noi l'ignorassimo. Ce la fecero conoscere,
-ce la fecero amare, coi loro ricordi,
-nel loro rimpianto. E ora siamo felici di servirla,
-pronti, se il nostro sacrificio occorre, a
-morire per lei.
-</p>
-
-<p>
-Tutti abbassarono gli occhi come raccogliendosi
-in quel pensiero. Poi un altro esclamò:
-</p>
-
-<p>
-— Ma per quanto ci avessero detto che
-era bella non potevamo certo imaginarla così.
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-E' più bella, più bella del nostro sogno. E'
-bella tanto che non mi so spiegare.
-</p>
-
-<p>
-Allora Pierino domandò:
-</p>
-
-<p>
-— Ma non l'avevano mai veduta? Nessuno
-di loro? Non erano mai stati, prima di oggi,
-in Italia?
-</p>
-
-<p>
-— Mai, fu la risposta di tutti.
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio si chiuse su quella risposta.
-Poichè il treno correva adesso lungo il litorale
-tutti fissarono gli sguardi, estatici, fuori
-degli sportelli. E Pierino pensava a quei suoi
-compagni di viaggio, nati laggiù, oltremare,
-fra altre genti, con altri costumi, in terre dove
-avevano i loro affetti, i loro interessi, le loro
-abitudini, il passato, il loro avvenire, la culla
-ov'erano nati, il po' di terra che doveva coprire
-il loro ultimo sonno. Ed erano venuti, al
-primo invito, in Italia, a servire, a morire se
-occorreva per questo paese che non conoscevano,
-dove non avevano un affetto, un ricordo,
-un desiderio, una speranza sola. Che cosa dunque
-li trascinava, così, da un continente all'altro,
-attraverso l'Oceano insidiato, verso la morte
-probabile, con l'occhio sfavillante di vita
-felice, se non un ideale, se non una forza segreta
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-che lega i figli ai padri, i padri agli avi,
-i vivi alla terra ove giacciono i loro morti?
-E come aveva potuto lui, per tanti mesi, essere
-sordo alla voce di quell'ideale che chiamava
-a battersi e a morire tutta la gioventù
-d'un paese cui egli pure apparteneva, cui egli
-pure era adesso felice, orgoglioso di appartenere?
-In quale oblio di sè stesso la volontà
-dispotica d'una donna straniera, d'una donna
-nemica, aveva potuto ridurlo? E come cancellare
-adesso dal pensiero di lei l'idea che un
-marito italiano può servire, abilmente sfruttato
-nel suo amore pei valzer viennesi, a coprire
-la merce avariata della galanteria austriaca,
-se non facendole vedere che, giunta l'ora,
-anche questo marito d'austriaca ricorda d'essere
-italiano, corre là dove tutti gli altri combattono,
-pronto a morire, se occorre, come tutti
-gli altri italiani, come anche questi nuovi italiani
-d'oltre Oceano sanno eroicamente morire?
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'aveva consegnata al postino della sua
-compagnia, mezz'ora dopo arrivato in trincea,
-la sua cartolina per il luogotenente Federico
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-Kramer, in Svizzera. Ci aveva scritto sopra, a
-grossi caratteri, <i>Viva</i> l'<i>Italia</i>! e aveva riempito
-il colonnino delle indicazioni di recapito:
-«<i>Soldato Pierino Balla, reggimento fanteria...
-compagnia... divisione... Zona di Guerra</i>». Poi
-aveva preso dal suo portafogli un ritrattino,
-il ritrattino di Eva. Ci aveva scritto dietro
-così: «<i>Più adatto per stare sul cuore d'un
-soldato austriaco, del «major» Hampfel, per
-esempio</i>». E aveva firmato: «<i>Pierino Balla,
-soldato italiano</i>». Poi, chiusa la fotografia in
-una busta, consegnata anche questa al postino,
-s'era sentito più leggero, più lieto, più pulito
-e, liquidato così il suo passato, pronto a volgersi
-verso il suo avvenire, di là dalla trincea.
-</p>
-
-<p>
-Era in trincea, oramai, da due o tre ore.
-Mentre era in corso la sua domanda d'ufficiale
-aveva voluto intanto servire come soldato e,
-brigando assai più di quanto sua moglie aveva
-brigato per farlo diventare concittadino di
-Guglielmo Tell, aveva chiesto e ottenuto di essere
-mandato in prima linea, sùbito al fuoco,
-lassù, fra le nevi, in quelle trincee ch'erano
-chiamate del Lenzuolo Bianco. Era giunto lassù,
-poco dopo mezzogiorno, dopo una lunga
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-marcia a piedi che durava dall'alba. Aveva
-trovato, fra quei soldati, due amici: uno ufficiale,
-l'altro soldato. E l'uno e l'altro, lassù,
-gli avevano stretto la mano, forte, apertamente,
-cordialmente, come da quando era ammogliato
-non gliel'avevano mai stretta a Roma,
-da Latour o da Faraglia. E s'era sentito
-da quelle strette di mano rinnovare, riconsacrare,
-rifare quasi da cima a fondo.
-</p>
-
-<p>
-I soldati gli avevano detto:
-</p>
-
-<p>
-— Sei arrivato per goderti le ore tranquille.
-Di giorno quelli là non fiatano. Poi, quando
-è il tramonto, cominciano a sparare. Ci danno
-la buona notte così. E' stato così ieri sera,
-l'altra sera, prima ancora...
-</p>
-
-<p>
-— E sarà così anche stasera? aveva domandato
-Pierino senza preoccupazione e senza
-spavalderia.
-</p>
-
-<p>
-— E sarà così anche stasera, gli avevano
-risposto i compagni.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo l'altro amico, l'ufficiale, l'aveva
-chiamato in disparte:
-</p>
-
-<p>
-— Sei stato costretto a tornare in Italia?
-</p>
-
-<p>
-— No, ero riformato e la mia classe non
-l'hanno riveduta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E allora?
-</p>
-
-<p>
-— Sono volontario.
-</p>
-
-<p>
-— Volontario? Bravo!...
-</p>
-
-<p>
-E, dopo una pausa, con un lieve imbarazzo:
-</p>
-
-<p>
-— E tua moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Mia moglie non poteva farmi dimenticare
-più a lungo il mio dovere.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ha consentito a lasciarti partire?
-</p>
-
-<p>
-— Sono fuggito.
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale lo guardò in viso, lo vide fiero
-e commosso.
-</p>
-
-<p>
-— Sei un bravo figliuolo, disse. Gli altri
-non lo credevano. Io l'ho sempre pensato.
-</p>
-
-<p>
-— Ero cieco: ora ci vedo, disse Pierino,
-semplicemente.
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale gli strinse la mano. Poi s'accovacciò
-per terra e invitò anche lui ad accovacciarsi:
-</p>
-
-<p>
-— Bada. Ci vuol prudenza. Anche quando
-non ci si batte corron nell'aria pallottole perdute
-che non si sa donde vengano, non si sa
-dove vadano e ti còlgono inutilmente. Coraggio,
-ricòrdatelo, non vuol dire imprudenza. Sacrificarsi,
-sì, ma quando sacrificarsi è necessario.
-Sono qui dal principio della guerra. Quanti
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-ne ho visti morire! Ma quelli che veramente
-ho pianti sono quelli che il caso, assurdamente,
-ha uccisi, quelli che sono morti senza
-fare un passo, senza saperlo, senza aspettarselo,
-quelli che un po' di prudenza avrebbe
-risparmiati. Darla la vita, sì, ma a caro prezzo.
-Se no, i conti non tornano. E i conti devono
-tornare.
-</p>
-
-<p>
-Ancora gli prese la mano e gliela strinse
-più forte dell'altra volta:
-</p>
-
-<p>
-— Oggi ci sono. Stasera forse non ci sarò
-più. Sono mesi, oramai, che viviamo ora per
-ora, minuto per minuto. Ma mi ha fatto piacere
-di rivederti, di avere il tempo di rivederti
-qui, con noi. Era impossibile che tu non
-fossi venuto. Il sonno della coscienza non è
-morte, è sonno da cui si ritorna. E ci si sveglia
-con un'anima nuova. Imboscato, marito di
-un'austriaca, ti credo adesso capace di fare
-prodigi.
-</p>
-
-<p>
-— Sono un soldato come tutti gli altri,
-mormorò umilmente Pierino.
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— La lotta, è dura, lenta, terribile. Ma vinceremo.
-Ne sono sicuro. Ne siamo tutti sicuri.
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-Tanto sangue non può essere versato invano.
-Tanto dolore non può essere inutile.
-</p>
-
-<p>
-La voce del comandante della compagnia
-chiamò l'ufficiale dall'angolo opposto della trincea.
-Questi si levò e si levò Pierino.
-</p>
-
-<p>
-— Arrivederci, Pierino, disse l'ufficiale allontanandosi
-e salutandolo con la mano.
-</p>
-
-<p>
-E sorrise vedendo Pierino su l'attenti, immobile,
-impassibile, con la mano alla visiera
-del berretto e gli occhi buoni che lo fissavano
-riconoscenti per averlo accolto così, come un
-buon figliuolo, come un bravo soldato.
-</p>
-
-<p>
-Chiamarono, i compagni, Pierino. Erano
-distesi per terra in gruppo, con le teste appoggiate
-su le gambe d'un compagno, su la terra
-della trincea, su lo zaino o su la coperta da
-campo. C'era fra loro l'altro amico di Pierino.
-</p>
-
-<p>
-— Vieni qui, gli dissero. S'aspetta in pace
-l'ora del tè.
-</p>
-
-<p>
-— E dei biscotti, aggiunse un altro, mostrando
-il fucile.
-</p>
-
-<p>
-— Tè austriaco, strillò un terzo, e biscottini
-italiani!
-</p>
-
-<p>
-E, sollevandosi sul braccio, guardando fuori
-dal muretto che li riparava, mettendo la mano
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-alla bocca come per aiutare la voce a giungere
-sino all'opposta trincea, gridò con quanto
-fiato aveva in gola:
-</p>
-
-<p>
-— Attenti alle indigestioni, <i>Kamarades</i>!
-</p>
-
-<p>
-Risero, cantarono. Uno attaccò il valzer
-della <i>Vedova Allegra</i>. Gli altri fecero coro. Poi
-fu la volta del <i>Conte di Lussemburgo</i>. Poi
-quella del <i>Sogno d'un Valzer</i>, il valzer di
-Franzi:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Laggiù nel silente giardino...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Tutto ritornò, a quel richiamo, nell'animo
-di Pierino, tutta l'ultima sera, tutta l'ultima
-notte della sua vita passata, abolita, della sua
-vita da dimenticare e da riscattare.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Canta e poi trilla,</i></p>
-<p><i>valzer d'amor...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Il tenorino grigio-verde stonò. Lo coprì
-un coro d'invettive, una salva di fischi. Rispondeva
-ridendo:
-</p>
-
-<p>
-— Fischiate pure. Fischi che non fan male.
-Non sono mica pallottole.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Verranno anche quelle, tra poco, disse
-un altro ridendo e intonò il valzer di Lehar:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Sei tu, felicità...</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Uno interruppe:
-</p>
-
-<p>
-— Bella musica, però... Se non avessero che
-i valzer si potrebbe anche voler bene a quella
-gente...
-</p>
-
-<p>
-Il vento portò dalla opposta trincea un canto:
-era musica italiana con parole tedesche. Un
-tenorino austriaco cantava <i>Cavalleria</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Cortesia con cortesia, disse l'amico di
-Pierino. Rispondiamo col valzer del <i>Conte</i>, ma
-cantato a dovere. Tu, Pierino, che hai una
-bella voce...
-</p>
-
-<p>
-— Non so. Non ricordo..., mormorò Pierino
-assorto.
-</p>
-
-<p>
-— Non sai? Non ricordi? Erano i tuoi
-cavalli di battaglia... Non cantavi che quelli...
-</p>
-
-<p>
-— Ma ora non li canto più...
-</p>
-
-<p>
-— Non ami più la musica?...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma un'altra...
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Una bella canzone, una bella canzone
-italiana...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E faccela allora sentire...
-</p>
-
-<p>
-— Fuori il fiato, recluta!
-</p>
-
-<p>
-— Ordine degli anziani: sgòlati!
-</p>
-
-<p>
-Pierino rispose pianamente, assorto, scansando
-le insistenze con un gesto della mano:
-</p>
-
-<p>
-— Più tardi.
-</p>
-
-<p>
-Gli altri insistettero:
-</p>
-
-<p>
-— Quando?
-</p>
-
-<p>
-E ancora Pierino, a bassa voce, gli occhi
-intenti, il cuore lontano:
-</p>
-
-<p>
-— Più tardi.
-</p>
-
-<p>
-Ma tutti eran tenori lassù e tre o quattro
-voci insieme ripresero il <i>Sei tu, felicità</i>... Pierino
-ascoltava, sempre immobile, disteso, poggiato
-il gomito a terra, la testa appoggiata su
-la palma. Rivedeva Vienna, il Prater, la passeggiata
-notturna con Eva, risentiva nella voce
-di lei, sospirato, carezzato, il dolce valzer sentimentale.
-</p>
-
-<p>
-D'un tratto, il valzer si spezzò. Gli ufficiali
-accorsero, diedero ordini nervosi, secchi, precisi.
-Dall'altra parte non si cantava più. Il cielo,
-il grande cielo alpino, si era tutto coperto
-di veli rosei. Il sole era scomparso laggiù,
-dietro la montagna bianca di neve. E una voce
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-beffarda, accanto a Pierino, mentre i soldati si
-levavano, mentre occupavano il loro posto in
-trincea, commentò:
-</p>
-
-<p>
-— L'ora del tè!
-</p>
-
-<p>
-Un ufficiale parlò:
-</p>
-
-<p>
-— Ragazzi, oggi si comincia noi. Vivi o
-morti bisogna uscire da qui, snidarli dalla loro
-tana...
-</p>
-
-<p>
-La voce beffarda commentò ancora:
-</p>
-
-<p>
-— Oggi prima i biscotti e dopo il tè....
-</p>
-
-<p>
-Ordini, voci, movimenti, corsero, nervosi,
-sommessi, per la trincea. A un ordine le baionette
-furono su le canne dei fucili. Poi un ufficiale,
-l'amico di Pierino, gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Avanti, figliuoli. Savoia!
-</p>
-
-<p>
-E, la rivoltella in pugno, fu primo su l'orlo
-della trincea, primo in campo aperto. Gli altri,
-come un sol uomo, seguirono, si lanciarono
-come un sol uomo contro la trincea nemica,
-sotto una grandine di pallottole, mentre le mitragliatrici
-nemiche cominciavano a crepitare.
-</p>
-
-<p>
-Mentre correva con gli altri, Pierino si volse
-ai compagni:
-</p>
-
-<p>
-— Adesso canto, amici!
-</p>
-
-<p>
-E, con la sua bella voce che carezzava un
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-giorno le smorzature snervate e snervanti delle
-operette viennesi, cominciò a cantare correndo
-verso il nemico, correndo verso la morte e verso
-la vittoria:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Fratelli d'Italia,</i></p>
-<p><i>l'Italia s'è desta....</i></p>
-</div>
-
-<p>
-E non potè cantare, povero Pierino, il terzo
-verso.
-</p>
-
-<p class="pad2 indl small">
-Roma, Dicembre 1915 — Marzo 1916.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-<span class="smcap">Fine.</span>
-</p>
-<hr class="silver" />
-<div class="opere">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-OPERE DI LUCIO D'AMBRA (Renato Manganella)
-</p>
-
-<p>
-Romanzi e novelle.
-</p>
-
-<ul>
-<li><i>Il Miraggio</i>, romanzo — 2ª edizione.</li>
-<li><i>L'Oasi</i>, romanzo — 3º migliaio.</li>
-<li><i>L'Ardore di settembre</i>, novelle (esaurito).</li>
-<li><i>L'Amore e il Tempo</i>, novelle.</li>
-<li><i>Il «Damo Viennese»</i>, romanzo.</li>
-<li><i>Il Re, le Torri, gli Alfieri</i>, romanzo — 3º migliaio.</li>
-<li><i>La Rivoluzione in sleeping-car</i>, romanzo.</li>
-<li><i>L'Ombra della Gloria</i>, romanzo (di prossima pubblicazione).</li>
-<li><i>La Commedia dal mio palco</i>, novelle (di prossima pubblicazione).</li>
-</ul>
-
-<p>
-Teatro.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-I Vol. — <i>L'Amore ricama</i>, 1 atto — <i>Acqua stagnante</i>, 3 atti, — <i>Castello
-di carte</i>, 1 atto — <i>Marionette</i>, 1 atto — <i>Fantasia</i>,
-1 atto — <i>La destra e la sinistra</i>, 1 atto.
-</p>
-
-<p>
-II Vol. — <i>La via di Damasco</i>, 3 atti — <i>Effetti di luce</i>,
-2 atti — <i>Il Giardino d'Armida</i>, 2 atti — <i>Acqua acqua, fuoco
-fuoco</i>, 1 atto.
-</p>
-
-<p>
-III Vol.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> — <i>Il Bernini</i>, 4 atti, in versi — <i>Goffredo Mameli</i>,
-5 atti, in versi — <i>Il Matrimonio improvviso</i>, 3 atti.
-</p>
-
-<p>
-IV Vol. — <i>Gli Angeli Custodi</i>, 3 atti — <i>I miei amici di Sans-Souci</i>,
-1 atto — <i>Gli Esuli</i>, 4 atti.
-</p>
-
-<p>
-V Vol. — <i>La Diva della Scala</i>, 4 atti — <i>La Frontiera</i>, 3 atti.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Critica.
-</p>
-
-<ul>
-<li><i>Le Opere e gli Uomini</i>, 1ª serie.</li>
-<li><i>Le Opere e gli Uomini</i>, 2ª serie (di prossima pubblicazione).</li>
-<li><i>Storia della Letteratura Francese.</i></li>
-</ul>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In collaborazione con Giuseppe Lipparini.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<i>Finito di stampare<br />
-il 24 Giugno 1918<br />
-nel<br />
-Premiato Stabilimento Tipografico<br />
-Licinio Cappelli<br />
-in Rocca San Casciano</i>
-</p>
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il "Damo viennese", by Lucio D'Ambra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" ***
-
-***** This file should be named 53471-h.htm or 53471-h.zip *****
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-
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