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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Il "Damo viennese" - -Author: Lucio D'Ambra - -Release Date: November 7, 2016 [EBook #53471] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - LUCIO D'AMBRA - - - Il “Damo viennese„ - - ROMANZO - - - - ROCCA S. CASCIANO - LICINIO CAPPELLI, EDITORE - Libraio di S. M. la Regina Madre - - - - - _Riserva dei diritti d'autore_ - - - - -_AL COMMENDATORE GIUSEPPE ARDIZZONE_ - - Direttore del _Giornale di Sicilia_. - - - _Mio caro amico_, - -_Questo romanzo è Suo, di diritto. Scritto per Sua richiesta cortese -per il _Giornale di Sicilia_, fu da Lei accolto con straordinaria -ospitalità, quell'ospitalità larga e cordiale ch'è solo segreto delle -grandi case e dei grandi signori. Oggi che dalle pagine del _Giornale -di Sicilia_ è raccolto in volume, _Il “Damo Viennese„_ viene a Lei, -stampato, come già venne manoscritto: cioè con tutta la mia affettuosa -solidarietà e con tutta la mia più viva riconoscenza. Ma questo -romanzo che muove le sue figurine su lo sfondo della guerra venne a -Lei la prima volta in ore liete quando le nostre Armate, eroicamente -sacrificandosi, avanzavano in terra nemica. Oggi il libro ritorna -a Lei, caro amico, in ore angosciose quando, mutata in una ora di -follia la fortuna, distrutto in un'ora ciò che con anni eroici s'era -costruito, le nostre Armate fan fronte in Patria, sul nostro suolo, -all'assalto dell'invasore. Non ho creduto, correggendo le bozze di -queste pagine, mutare nulla alla prima versione, nè togliere quei -particolari, così diversi dalla situazione d'oggi, che io non ho -potuto riveder su la carta senza sentirmi inumidire il ciglio. Ma se -dell'ora vittoriosa ed eroica non ci rimane più la terra conquistata -palmo a palmo, ci resta tuttavia, di quelli eroi e di quelle vittorie, -incancellabile e confortevole il ricordo. Perchè dunque cambiare? -Perchè cancellare quei nomi di città liberate su cui la bandiera -italiana ha sventolato? Tanto che quella non sia più la verità, che -quelle città siano riperdute, Pierino Balla non sa. Noi lo sappiamo. -Ma sappiamo anche che, quando le nostre regioni invase saran liberate, -il nostro còmpito non sarà finito. Dovremo riprendere, oltre confine, -ciò che il sacrificio degli eroi ha già pagato. Sacra è, per la Patria, -così la terra ove operano i vivi come quella sotto cui riposano i -morti. E quelle terre rifioriranno di libertà in una primavera ardente -di cui il sangue italiano sarà stato ardentissimo seme. Su questo -sogno già si chiudeva questo romanzo che muove, cronaca fedele, dalla -commedia politica della primavera del 1915 per giungere all'epopea -magnifica con cui l'Italia potè stupire il mondo. Su questo sogno, più -che mai vivo nel nostro cuore, chiudo anche oggi questa lettera a Lei, -caro amico, ripetendole ancora una volta, coi più cordiali spiriti, la -mia amicizia devota e riconoscente._ - - Roma, 25 Maggio 1918. - - L. D'A. - - - - -I. - -LA VITA NON È CHE UN VALZER - - -Noi prestiamo a tutti gli uomini quella profondità d'ideali e quella -gravità di preoccupazioni morali che sono in realtà, e per fortuna, -solamente l'appannaggio di alcuni rari e privilegiati esemplari -d'umanità sedicente superiore. Noi crediamo che la maggior parte degli -uomini d'una certa levatura intellettuale che incontriamo per via, -al caffè, al teatro, non vadano a dormire senza essersi proposta, -ogni sera, una lunga fila di punti interrogativi d'ordine sociale, -religioso, morale, politico o sentimentale. Non possiamo ammettere che -un uomo abbia l'orizzonte della sua vita chiuso in una collezione di -francobolli o fra le pianticelle d'un erbario e ci sembra inverosimile -che i grandi principii dell'ottantanove lascino perfettamente -indifferente un uomo che s'appassiona invece a raccogliere monete fuori -corso o autografi di uomini celebri ancora in corso. Amar la patria, la -società, l'umanità ci sembra dovere e necessità d'ogni cuore portato a -una funzione più nobile di quella di segnare il passo alla vita animale -che cammina. C'è gente, invece, che ha limitato i suoi amori e li ha -limitati intensificandoli. Ed è gente non sempre peggiore di quella che -invece li moltiplica diminuendoli. - -Aveva amato due cose al mondo, per esempio, Pierino Balla: sua madre -e il valzer. Sua madre, la sua vecchia mamma vedova e sola, se ne -rimaneva ormai laggiù raccomandata alla premura di qualche amico, -nella sua casettina di Sorrento fra cielo e mare. Ma il valzer era -sempre con lui, in lui, nel suo orecchio, su le sue labbra, nel suo -cuore, nel suo cervello, nel suo passo che anche per via salterellava -un poco come quello d'un tenore su un palcoscenico. Li amava tutti, li -sapeva tutti: vecchi valzer spagnuoli suonanti di nàcchere e procaci -d'anche formose sotto gli scialli ondeggianti, vecchi valzer francesi -incipriati di leggiadria, valzer italiani bonarii e cordiali, giovani -valzer viennesi tra melanconici e voluttuosi, tra spensierati e -sentimentali, fatti di giravolte e di capriole ma pieni di chiaro di -luna e tutti azzurri di riflessi danubiani. Li sapeva tutti a memoria; -gli bastava sentirli una volta sola per ficcarseli, lì, inamovibili, -nel cervello; e, senza saper di musica, suonando a orecchio, dovunque -scovava un pianoforte, li ritrovava, li rispolverava uno per uno, -tutt'i giorni. Non badava, per questo, dove fosse e in che momento -fosse. Alla vista d'un pianoforte smarriva ogni senso di opportunità -e di luogo, di convenienza e d'educazione; a tal segno che un giorno, -recatosi in casa d'un suo amico morto improvvisamente e tragicamente -per prendere d'accordo con la famiglia le disposizioni pei funerali, -aveva accolto l'entrata in salotto della vedova desolata col più -indiavolato _refrain_ d'un valzer di Walteufel. In casa, per via, al -lavoro, a letto, fischiettava valzer su valzer. Agli esami di laurea, -svolgendo una tesi di diritto canonico, tra una domanda e l'altra -dei professori, intercalava a bassa voce un ritornello della _Casta -Susanna_ o della _Vedova allegra_. E, apolitico per eccellenza, la -politica estera italiana gli era diventata improvvisamente simpatica da -quando un grande diplomatico tedesco l'aveva definita la «politica dei -giri di valzer». Politica per me, aveva detto, e per la prima volta in -vita sua, cittadino elettore, fischiettandosi il valzer di Franzi nel -_Sogno di un valzer_, era andato a votare. «Pierino Balla e canta», lo -chiamavano gli amici. E cantava, infatti, con grazia, con una vocina da -tenorino di operette che gli avrebbe fatto far fortuna se egli avesse -osato, figlio d'un magistrato napoletano, nipote di un colonnello -borbonico, salire in palcoscenico dalla platea dove ogni sera sentiva -e risentiva, ostinato e paziente, la centesima rappresentazione di -un'operetta di Parigi o di Vienna. - -Aveva ventotto anni e non faceva ancora null'altro che cantare o -fischiettare valzer. Aveva trascinato avanti gli studii all'Università -di Napoli, lentamente, faticosamente, sino a ventisei anni, poichè -ancora nessun ministro della Pubblica Istruzione s'era deciso a -stabilire nei regolamenti che i professori di scienze delle finanze -o di diritto romano interrogassero i candidati sul repertorio di -Offembach e su la dinastia degli Strauss. Poi, presa la laurea, era -venuto a Roma a cercare un'occupazione, un lavoro, una posizione. -Aveva cercato tutto ciò il giorno nei caffè, la sera nei _restaurants_ -eleganti e nei teatri d'operette. E non aveva trovato altra occupazione -che quella di sentir valzer e valzer, altro lavoro che quello di -mandarli a memoria e di ritrovarli al pianoforte il giorno dopo, altra -posizione che quella di starsene sdraiato in una poltrona a sentire -cantare Emma Vecla o Gea della Garisenda, a veder piroettare le -deliziose _soubrettes_ ungheresi tipo Csillag e tipo Tonci. Passavano -i mesi e passavano gli anni. Dei suoi autori prediletti cresceva, -ad ogni stagione, il repertorio. Passavano anche dalle sue tasche in -quelle altrui — poco alla volta in verità, perchè non era prodigo che -di canzoni — le poche migliaia di lire che una paterna assicurazione -su la vita gli aveva lasciate per aiutarlo a finire i suoi studii e a -trovare anche lui, come tutti gli altri, qualche cosa da fare a questo -mondo. Per la carriera d'avvocato non si sentiva inclinazione. Per -quella di magistrato paventava la relegazione in una piccola città -di provincia dove il teatro non funzionasse tutto l'anno. Rimaneva -l'amministrazione, e l'amministrazione centrale naturalmente, con -la certezza di rimanere a Roma dove per tutt'i dodici mesi dell'anno -tre o quattro compagnie offrivano sempre almeno un paio di _Conti di -Lussemburgo_ per sera. Ma aspettava. C'era ancora qualche biglietto -da mille — cinque o sei — da ritirare alla banca; e aspettava. C'era -oggi un concorso al Ministero della Guerra? Ma ci sarebbe stato un mese -dopo un concorso a quello della Marina. Tanto Pierino Balla non aveva -preferenze. Aveva solo preferenze musicali. Nel suo amore universale -per tutt'i valzer presenti passati e futuri del nostro mondo ballerino, -a poco a poco era giunto a scegliere, a prediligere. Amava Offembach, -amava Lecocq, ma adorava Leo Fall e Lehar. L'operetta viennese, coi -suoi valzer a ripetizione, coi suoi quartetti, terzetti e duetti che -finiscon tutti a balletti, era la sua passione. Conosceva tutto il -repertorio dell'_An der Wien_ e del _Volkstheater_, nota per nota, -cadenza per cadenza. Il valzerino a bocca chiusa della _Principessa -dei Dollari_, come l'aveva sentito cantare una sera con bell'aria -dongiovannesca e sprezzante dal tenore Walter Grant, non l'aveva -fatto dormire tre giorni. Appena una bella donna fermava per via il -suo sguardo doveva lottare contro la tentazione di andarle davanti -e di mettersi a girare intorno a lei, lì, sul marciapiede, con la -mano sinistra sul fianco, la mano destra distesa a un gesto _balancè_ -che non dice nè si nè no, l'aria arrogante, il labbro sdegnoso, lo -sguardo spavaldo, cantandole il delizioso valzeretto a bocca chiusa del -giovane aristocratico francese e rovinato insensibile ai fascini della -miliardaria americana. Tutta la vita per lui era questo: situazioni di -operette viennesi che dal palcoscenico avrebbe voluto riportare nella -sua piccola vita d'ogni giorno. E quando usciva da un salotto quasi -gli accadeva di meravigliarsi che non dovesse uscirne su un passo -di _can-can_ con la padrona di casa, come nell'operetta della sera -prima dopo il gran duetto sentimentale del second'atto. Una sera, in -un'operetta nuova, scoprì un meraviglioso verso caduto, in un felice -stato di grazia e di geniale incoscienza, dal lirismo d'un Victor Hugo -librettista d'operette e sentì il brivido di una rivelazione: - - _La vita non è che un valzer....._ - -Lo sapeva da un pezzo. Ma non aveva saputo mai trovare una forma -così sintetica, così espressiva e così profonda per il suo pensiero. -Per queste profonde divinazioni dell'anima umana e del nostro umano -destino, già non ci sono che i poeti, i grandi poeti. «Che verso, che -bellezza!... La vita non è che un valzer...». - -E «Pierino Balla e canta» ne fece il suo motto e lo fece stampare -di traverso, con inchiostro viola del pensiero, su la sua carta da -lettere. Da quel giorno il valzer diventò per lui uno scopo, un fine, -una missione. Andava ad ascoltarli con la gravità mistica con cui -si assiste ad un rito. Faceva propaganda fra i suoi amici in favore -dell'operetta viennese. Parlava d'arte e di politica a proposito di -_Eva_ e di Franz Lehar. Dal coro dei parigini: - - _Nell'aria di Parigi_ - _c'è molta seduzion..._ - -giungeva al coro della politica europea e della Triplice Alleanza per -dimostrare che: - - _Nell'aria di Vienna_ - _c'è molta protezion...._ - -per gli Italiani finalmente veramente amici d'un popolo con cui è -facile, diamine, intendersi, visto che gli uni e gli altri amiamo -la musica leggera e che un valzer viennese ed una canzonetta di -Piedigrotta non possono ispirare ai ministri degli esteri di due Stati -così soavi che i sentimenti della più cordiale tenerezza reciproca. - -Quando i manifesti teatrali preannunziavano una nuova operetta -viennese — o ungherese — «Pierino Balla e canta» mobilizzava otto -giorni prima tutt'i suoi amici. S'incaricava lui di comperare i posti, -di distribuire i libretti e, pei più poveri o i più restii, faceva -lui addirittura le spese: «Creare fra i due popoli questi cordiali -rapporti artistici, è servire il mio paese...» diceva. E gli amici gli -rispondevano: «Sì, Pierino, e ti faranno cavaliere.» Uno aggiungeva: -«Della Corona d'Italia...» Pierino non sdegnava, da buon italiano, -l'offerta. Ma all'offerta aggiungeva con un sorriso e una luce negli -occhi: «E dell'Aquila Nera!» - -E quando usciva dal teatro e non era ancòra sazio di valzer e di -Vienna, correva col tram da Faraglia o al Moderno poichè faceva ancora -in tempo a sentir l'ultimo valzer delle orchestrine di quel caffè. Le -«dame viennesi» lo mandavano in visibilio anche se erano di Frascati -e se le parrucche bionde erano posticcie. Sentiva suonare _Sulle rive -del Danubio_ con beatitudine, con voluttà, gli occhi fissi al soffitto, -fischiettando attorno al pomo del bastone appoggiato su le labbra. E -all'amico che lo accompagnava sospirava di tanto in tanto con l'anima -sognante: «Senti... senti... C'è tutta Vienna!» E, finalmente, andava -a casa. Saliva le scale a tempo di valzer, si svestiva cantarellando -e ballonzolando _Laggiù nel silente giardino_, spegneva il lume -fischiettando — _Amorin, tesorin_ — e allungandosi solo nel suo letto -di scapolo si addormentava sognando il Prater. - -Ma, poichè non è concesso agli uomini che d'esser felici -provvisoriamente, i più bei sogni hanno un risveglio. Addormentatosi -una sera sognando il Prater, s'era svegliato una mattina con una -lettera della mamma e il giornale che la padrona di casa gli portava -col caffè ed egli apriva sùbito, indifferente alle notizie europee ma -impaziente di correre in quinta pagina alla colonna dei teatri. Tanto -la lettera della mamma quanto la lettura del giornale gli diedero -quella mattina il consiglio di ricordarsi che il peculio paterno era -agli sgoccioli e che per un paio di settimane era forse il caso di -pensare che la vita, sì, non è che un valzer, ma che tuttavia questo -valzer bisogna avere il modo di suonarlo. Fulmineo nelle sue decisioni, -con quello stesso coraggio della disperazione che spinge un uomo a -buttarsi a fiume tutto d'un colpo anzichè scendervi poco alla volta -per affogare gradatamente, Pierino Balla, letto sul giornale che -un concorso per vice-segretario di terza classe a duemila lire era -bandito dal Ministero delle Poste si vestì in fretta, raccolse i suoi -documenti e i suoi titoli di studio, redasse una domanda in regola e -corse a depositare il plico in via del Seminario. Pochi giorni dopo -si presentava agli esami. E poichè aveva imparato lentamente ma aveva -imparato, poichè non era uno sciocco per quanto gli piacesse — la -vita non è che un valzer! — di sembrarlo, gli esami li diede bene e -riuscì tra i primi. S'era a maggio e a luglio doveva prendere servizio, -riscuotere le prime centocinquantadue lire del suo stipendio mensile. -Pochine, in verità. Ma potevan bastare. L'allegria arrotonda i bilanci -più magri. E la vita non è che un valzer. - -La vita però è anche una tessitrice che annoda e intesse -misteriosamente e capricciosamente i suoi fili. Quando una mattina -Pierino Balla uscì di casa e si fermò, come era sempre suo primo -pensiero, all'angolo della strada di casa sua per vedere uno ad uno, -meticolosamente, i manifesti teatrali, non un'ombra di presentimento -sfiorò la sua anima ballerina e leggera dinanzi a quel gran -manifesto d'un teatro che chi sa mai perchè in bianco rosso e verde, -preannunziava la prima rappresentazione di una nuova operetta viennese -di Franz Lehar. Sentì, Pierino, un gran tuffo al cuore e vide tutto -rosso, ma non perchè una voce segreta l'avesse avvertito che quel -manifesto decideva della sua vita. Il tuffo al cuore gli era stato -dato dal solo fatto di aver letto sott'il titolo della nuova operetta -che l'autore venuto espressamente a Roma, che Franz Lehar in persona -ne avrebbe diretto l'esecuzione. Quando si riebbe, il primo pensiero -di Pierino Balla fu di correre al teatro e di prenotare, e di pagare, -e di portarsi via lo scontrino — non si sa mai: una sbadataggine del -botteghino — che gli dava il diritto d'occupare quattro sere dopo la -prima poltrona di prima fila, lì, a destra del direttore d'orchestra, -del _Kappelmeister_, a un metro da Franz Lehar, così vicino a lui che -avrebbe potuto buscarsi un raffreddore all'aria sollevata dalle falde -della marsina agitata dal celebre maestro nei momenti a scatti del -direttore d'orchestra. Non prese un raffreddore quella sera, Pierino -Balla, perchè il maestro, da buon tedesco composto ed equilibrato, non -si sbracciava a dirigere come Mascagni ed anche perchè invece che in -marsina dirigeva in _smoking_ e lo _smoking_ non ha falde che possano -far vento. Ma se non prese un'infreddatura prese per Franz Lehar una -cotta che gli fece traversare tutte le ansie e ricorrere a tutte le -astuzie d'un innamorato che vuol trovare il modo di giungere a toccare -il cuore della sua bella che non lo conosce e che ancora non si è -accorta di lui. - -Le idee più luminose sboccian talvolta nei cervelli più oscurati -dalla passione, per legge di contrasto e perchè al buio anche un -fiammifero acceso può far l'effetto di un lampo di genio. Così Pierino -Balla scambiò senza modestia per un lampo di genio il fiammiferino -di un'ideuccia che gli spuntò nel cervello quando, la mattina dopo -il trionfo della nuova operetta, si sentì eccitato dall'irresistibile -desiderio di conoscere personalmente il grand'uomo della sua piccola -musica e fu convinto che sarebbe stato veramente perdere una occasione -più unica che rara lasciare che Franz Lehar fosse venuto a Roma, perchè -lui, Pierino Balla, studiasse accuratamente alle spalle il panno e il -taglio del suo _smoking_ viennese senza per altro riuscire a stringere -la mano che aveva scritto i valzer più affascinanti di questo mondo. -Non c'era tra i suoi amici un cane — neppure un cantante — che avesse -potuto aprirgli la via ad una presentazione regolare. D'altra parte -a presentarsi così, senza una qualsiasi introduzione, all'albergo -dov'era disceso il famoso musicista c'era il rischio d'essere preso -per un postulante importuno e d'esser messo garbatamente alla porta. -E fu allora che Pierino Balla ebbe l'idea. Entrò all'albergo, studiò -su la lista dei viaggiatori la posizione topografica della stanza -occupata dal musicista. Compiuta questa ricognizione strategica chiese -una camera per sè; e, quindi, accompagnato dal segretario, trovò -tanto a ridire su ogni stanza che gli proponevano che, girato mezzo -albergo, finì col capitare proprio nella camera attigua a quella del -musicista. Immediatamente si disse musicista anche lui, spiegò di -doversi trattenere a Roma per un soggiorno non breve e chiese che un -pianoforte fosse messo nella sua camera. E il pianoforte cinque minuti -dopo raggiungeva il viaggiatore. Era proprio lì, a portata di mano: -era quello che il direttore dell'albergo aveva creduto di dover far -mettere nella camera preparata per l'autore della _Vedova allegra_ e -che l'autore della _Vedova allegra_ aveva fatto immediatamente riportar -via. - -Avuto il pianoforte Pierino Balla incominciò a farne quello che faceva -di ogni pianoforte che gli capitava a tiro: lo pestò e lo ripestò senza -riposo. Un pezzo dopo l'altro, un valzer dietro l'altro, ripassò a -memoria tutto il repertorio del musicista viennese, dal _Conte_ alla -_Vedova_, da _Eva_ alla _Figlia del Brigante_. Scese a far colazione -e poi, risalito in fretta, ricominciò, a pestare: _Conte_ e _Vedova_, -_Eva_ e _Brigante_. Ridiscese per il pranzo, risalì e ricominciò, -infaticabile: _Vedova e Conte_, _Brigante_ ed _Eva_. Quando le dita -non ressero più tanto i polpastrelli erano gonfii a furia di pestare, -uscì a prendere una boccata d'aria. Ma a mezzanotte era già di nuovo -in camera sua e giù di nuovo a pestare, fresco e tranquillo come se non -avesse già pestato tutto il giorno: e via da capo _Brigante_ ed _Eva_, -_Vedova_ e _Conte_. Il maestro era lì, a due passi. L'aveva sentito -entrare nella camera accanto, chiudere le finestre, sbadigliare, -sternutire, soffiarsi il naso, uscire un momento di camera e poi -rientrare per una necessità che era facile immaginare. Aveva poi -sentito due scarpe cadere una dopo l'altra sul pavimento di legno, un -letto scricchiolare sotto il peso di un corpo che vi si distendeva, la -chiavetta della luce elettrica scattare con un piccolo colpo secco. -Ora il maestro era tra le lenzuola. E Pierino Balla ricominciò con -più foga di prima il settimino della _Vedova_, il gran valzer dei -_Conte_, il coro dei parigini in _Eva_ e il delizioso piccolo valzer -della _Figlia_ modulato lento lento come una ninna-nanna: «_Bimba, -sii buonina_...» Doveva il maestro sentirsi lusingato di quell'omaggio -d'un ignoto ammiratore e non poteva il giorno dopo, così lusingato nel -suo amor proprio, non chiedere di conoscere quell'ignoto che conosceva -il suo repertorio anche meglio di lui. Da quell'omaggio d'ammirazione -non poteva nascere tra il maestro e l'ammiratore che un'affettuosa -amicizia. E già Pierino la pregustava, e tanto ne era sicuro che, per -quanto le tre fossero già suonate all'orologio d'una chiesa vicina, -ricominciava per l'ennesima volta a strimpellare con tanto di pedale: - - _È scabroso la donna studiar..._ - -Ma una voce suonò nella stanza vicina, d'improvviso: - -— _Zum Teufel diese schrekliche Musik!_ - -Pierino diede un balzo su la sedia e, con le mani staccate di botto -dalla tastiera, spezzò a metà le note di _disperazion_. Ebbe allora -l'incertezza che sola conoscono i grandi capitani. Dar battaglia o -rifiutarsi di continuare a suonare e smettere? Pierino e Franz Lehar -hanno parlato in tedesco. Che cosa hanno detto? Quelle parole volevano -dire: «Mio ignoto ammiratore, voi siete molto gentile» o volevano dire: -«Mio signor vicino, mi avete rotto le scatole?» Pierino non sapeva il -tedesco ma inclinava piuttosto verso la seconda traduzione, poichè se -le parole gli erano sfuggite il tono gli era sembrato quale neppure -in tedesco, per quanto la lingua sia dura ed aspra, si adopera per -dire a qualcuno: «Grazie, caro, vi sono molto grato!» Nell'incertezza -Pierino credette miglior consiglio astenersi dall'insistere; talchè -richiuse cautamente il pianoforte, in punta di piedi girò per la camera -spogliandosi e si coricò leggermente, come una piuma, perchè il letto -non scricchiolasse. Quando fu anche lui fra le lenzuola ricordò che il -gran Condè alla vigilia di una battaglia soleva dormire saporitamente. -Fece quindi come il gran Condè e, voltosi su un fianco, sospirandosi -ancora a mezza voce il _Ninfa del bosco_ della _Vedova_, sentì che -dalla stanza vicina un musicista che russava poco musicalmente gli -offriva un impreveduto accompagnamento di contrabbasso. - -La mattina dopo, quando il cameriere gli portò il caffè e il segretario -dell'albergo chiese di essere ricevuto, il gran Condè non tardò a -persuadersi che aveva perduto la battaglia. Il segretario avvertiva il -cliente del numero 139 che doveva astenersi dal suonare il pianoforte -dopo la mezzanotte poichè il cliente del numero 140 s'era vivamente -lamentato di non aver potuto chiudere occhio fino alle quattro del -mattino ed aveva persino minacciato di cambiare albergo. Timido e -riguardoso, arrossendo e balbettando, Pierino Balla promise di non -toccare più un tasto dopo suonata l'ora del coprifuoco, ma, con ardita -decisione, colse l'occasione che gli si offriva e chiese al segretario -di poter presentare di persona le sue scuse all'illustre autore della -_Vedova allegra_. Ma quando il segretario fu per uscire e per andare a -chiedere al numero 140 se era disposto a ricevere la visita e le scuse -del numero 139, Pierino Balla fu preso da un'angosciosa preoccupazione -e, trattenendo il segretario per la falda del soprabito, sospirò con un -filo di voce: - -— Ma parla solo tedesco? - -— Parla anche un po' francese. - -Pierino Balla chiamò a raccolta il suo piccolo vocabolario francese con -pronunzia napoletana, contò su le dita i vocaboli che in quel momento -gli occorrevano e quando fu al numero 140, in presenza del celebre -maestro, ebbe la sgradita sorpresa di osservare che nel breve tratto di -corridoio dalla sua stanza alla stanza del maestro, per quanto fossero -così pochi, li aveva perduti tutti dal primo all'ultimo. Mormorò -quindi le sue scuse in italiano e vide con giubilo che, su venti -parole italiane, due o tre non erano per il maestro un impenetrabile -mistero. Così, ritrovando un po' di calma, ritrovò anche una dozzina -di parole francesi e con queste, improvvisando un'alleanza verbale -franco-italiana in cui l'Italia aveva la parte del leone, potè dire al -maestro la sua ammirazione, la sua idolatria, la gioia che provava a -conoscerlo e a stringergli la mano. Da parte sua il maestro, allargando -l'alleanza verbale sino a far entrare a fianco dell'Italia e della -Francia anche l'Austria e l'Ungheria, si disse lusingato di vedere che -quel giovane signore conosceva così bene tutta la sua produzione e gli -strinse ripetutamente la mano, pronunziando in tedesco certe parolacce -in ung e in zum che sembravano scapaccioni ma che dovevano essere -complimenti a giudicare dal sorriso che le accompagnava. - -— _Vous êtes musicien?..._, domandò poi Franz Lehar. - -— _Non, je suis..._, rispose Pierino Balla toccandosi ripetutamente gli -orecchi davanti al maestro che spalancava, sbalordito, tanto d'occhi. - -E poichè, non ostante i gesti, il maestro non capiva, Pierino Balla -spiegò: - -— _Je suis_ orecchiante... _Je joue avec les oreilles..._ - -La conversazione diventò cordiale. L'autore della _Vedova Allegra_ -disse a Pierino Balla la sua simpatia per l'Italia e, per spiegarla, -spiegò che era ungherese e che naturalmente gli ungheresi... che sul -vecchio ceppo latino... che la razza magiara... e tante altre cose cui -Pierino rispondeva ripetendo a sazietà la sua ammirazione per Vienna e -per le operette viennesi. In una pausa il maestro gli domandò: - -— _D'où venez-vous?_ - -Di dove veniva? Pierino Balla fu sul punto di dire che non veniva da -nessun posto, che veniva cioè da Roma. Ma ricordò a tempo che erano -in albergo e che gli alberghi non sono abituale domicilio che per i -viaggiatori. Ebbe tuttavia vergogna di confessare la sua infantile -trovata, il sotterfugio cui era ricorso per avvicinare il maestro del -suo cuore. E, dopo averci pensato un poco, rispose: - -— _Je viens de Naples..._ - -— Ah, bella Napoli..., rispose il musicista con un sospiro cui Pierino -credette dover rispondere con una riverenza. - -Ma le sue pene non erano ancora finite. E poichè ad un viaggiatore -non si chiede solamente donde venga ma anche dove vada, sùbito dopo si -sentì chiedere dove era diretto. Còlto così alla sprovveduta, Pierino -Balla non ebbe la prontezza di spirito di dire che andava semplicemente -a Frascati, ma balbettando ebbe l'imprudenza di rispondere: - -— Vado... vado a Vienna! - -— A Vienna? - -Già il maestro gli stendeva le mani, gli offriva la prova della sua -simpatia: - -— Sono molto dolente di non trovarmi a Vienna quando ci sarete voi... -Sarei stato felice di farvi da cicerone... Ma voi vi tratterrete -certamente... Almeno quindici giorni... un mese... - -— Ecco... un mesetto... - -— Benissimo... Tra quindici giorni vi sarò anch'io... Vi dò -appuntamento a Vienna, mio giovane amico... Ma intanto vi darò una -raccomandazione per il mio caro amico Kramer, il celebre maestro -Kramer... Conoscete Kramer, l'autore di tante celebri operette, -l'autore del _Soldato in gonnella_? - -Pierino Balla non conosceva altri e sùbito l'irresistibile istinto -lo spinse a cantare il più recente valzer di Kramer, mentre il suo -interlocutore redigeva in tedesco il più misterioso biglietto di -presentazione che mai potesse a Pierino capitare. - -— Andate da Kramer, Ringstrasse 41... Vi aprirà tutte le porte... E' -come se trovaste me stesso. - -Il maestro era in piedi, gli consegnava la lettera, gli dava congedo. - -— _Aufwieder sehen!..._ Oggi è il venti. Sarò a Vienna il 5 giugno. Vi -aspetto a colazione il giorno dopo. - -E Pierino Balla, per mostrare che anche la sua ignoranza del tedesco -aveva qualche lacuna, si ritirava mormorando: - -— _Danke..._ _Danke..._ Grazie... _Merci..._ _Danke schön..._ - -Quando fu fuori, scendendo le scale, ricapitolò gli avvenimenti. Aveva -accettato una colazione a Vienna: doveva dunque andare a Vienna, alla -città del suo sogno, alla sua patria d'elezione. Avrebbe consacrato -a questo pellegrinaggio sentimentale uno degli ultimi biglietti da -mille del suo piccolo peculio... Tanto, dal primo luglio, c'eran le -centocinquantadue lire... E poi, prima di chiudersi al Ministero delle -Poste, bisognava ancòra una volta ricordare che la vita non è che un -valzer... - -Per istrada urtò un amico che lo prese per il braccio e lo fermò: - -— Dove vai? - -— A Vienna. - -— Quando? - -— Stasera. - -— E perchè mai vai a Vienna? - -— Non lo so. - -L'amico gli lasciò il braccio, lo guardò sbalordito e gli disse: - -— Bada, figliuolo, tu diventi matto... - -Ma già Pierino Balla riprendeva la sua strada con la testa in aria, -ancòra coi piedi a Roma, già col cuore a Vienna, canticchiando a mezza -voce: - - _Nell'aria di Vienna_ - _c'è molta seduzion..._ - - - - -II. - -SEI TU, FELICITÀ.... - - -Le cronache profane delle più galanti alcove e dei più ardenti amanti -raccontano le disavventure di eserciti che rinunziano alla vittoria -proprio davanti alla fortezza che si arrende e rinunziano quanto -più fu lungo l'assedio e più desiderata e pregustata la vittoria. -La sera in cui dalla sua vettura di seconda classe sbarcò sotto le -massicce tettoie e tra gli ascensorini della Sudbanhoff, Pierino Balla, -viaggiatore improvvisato, si trovò su per giù nella situazione poco -brillante di quelli eserciti esausti proprio al momento di cogliere -la palma del tanto sospirato trionfo. Un _autotaxi_ lo trascinava -rapidamente per le prime vie della metropoli e già Pierino sentiva -andarsene tutta la sua forza d'amore. Quella, Vienna? Una grande città -come un'altra. Quei grossi palazzi nuovi gli ricordavano i grossi -palazzi nuovi del Tritone di Roma e del Rettifilo di Napoli e quei -tigli — eran poi tigli? — che fiancheggiavano la strada non erano -in nulla diversi dai piccoli alberelli magrolini e cittadini — eran -platani, ontani? non ci aveva mai badato — che fiancheggiavano a Roma -via Nazionale e sotto i quali, disegnanti a terra nel riflesso della -luce elettrica un merletto d'ombre e di luci, se n'era tornato tante -sere a casa, uscendo dal Costanzi e fischiettandosi i suoi cari, i -suoi dolci valzer viennesi. Donne bionde, se si guardava attorno, -non ne vedeva per quella _strasse_ più di quanto ne incontrasse a -Roma, pel Corso, all'ora del ritorno dal Pincio, nel tepore delle -belle giornate. Nè c'era musica attorno a lui oltre lo strombettìo -delle automobili e lo scampanìo dei tram. Era questa, Vienna? Ed era -questa la sua musica? E dov'erano i suoi valzer? Ebbe la tentazione -di interrogare lo _chauffeur_ e di domandargli se per caso non avesse -sbagliato, se non fosse sceso dal treno, prima di toccare Vienna, -a Klangenfurt o a Gratz, per esempio. Ma si contenne. Che diamine! -Era Vienna, ma una Vienna che non rassomigliava affatto all'idea -canterina e ballerina ch'egli se n'era fatta a Roma, da lontano. -Guardava attorno, disperatamente, oltre le vetrine dei caffè, per -vedere se scorgesse nell'interno i palchetti bianchi delle orchestre -e i dòlmanì rossi e le chiome bionde delle «dame viennesi». Ma che le -«dame viennesi» fossero per Vienna solo un genere d'esportazione come -le «ciociare», le pittoresche ed irreperibili «ciociare», per Roma? -Pure riuscì a trovarle, poco più tardi, finalmente, le «dame viennesi». -Disceso all'albergo, mutato d'abito rapidamente, non sapendo ancora -orizzontarsi, aveva deciso di prendere in _hôtel_ il suo primo pranzo -viennese, di mangiare lì, religiosamente, il suo primo autentico panino -di Vienna. Entrato nella sala da pranzo il cuore gli diede un balzo. -In fondo alla sala, su un palchetto bianco stile Secessione, le «dame -viennesi» — dòlmanì rossi, capelli d'oro — accordavano in una serie -confusa di brevi pizzicati e di lunghe arcate, i loro violini e i loro -violoncelli. Per quanto il _maître d'hôtel_ già gli avesse scelto il -tavolino e indicato con un inchino il posto assegnatogli, Pierino Balla -traversò difilato l'ampia sala e andò a sedersi a un tavolino proprio -lì, sotto l'orchestra, posto in modo che le spalle di Pierino seduto -s'appoggiavano proprio al palchetto Secessione delle «dame.» Il _maître -d'hôtel_ era accorso ad inseguirlo e garbato avvertiva: - -— _Peut-être ici la musique dérangera trop monsieur..._ - -Disturbarlo, la musica? E la musica viennese? Ma se non era venuto -che per questa... Quando ebbe ordinato il pranzo a prezzo fisso -per non andare incontro a troppe sorprese, Pierino Balla si preparò -ad ascoltare con mistico raccoglimento i valzer viennesi, i valzer -viennesi suonati sul luogo dalle più autentiche dame viennesi che -un innamorato del color locale potesse mai desiderare. Ma alle prime -note dell'orchestrina ebbe una prima delusione e rimase con in aria -il cucchiaio pieno di quel _potage printanier_ dove c'era di tutto a -tal segno che non sapeva assolutamente più di niente. L'orchestrina -non aveva attaccato un valzer di Fall o di Lehar, ma una canzonetta -napoletana: _O sole mio_. Tuttavia Pierino se ne sentì in fondo -lusingato nel suo amor proprio nazionale e sperò, per il valzer, nel -secondo pezzo. Senonchè, a canzone finita, lo aspettava la seconda -delusione e più forte assai della prima. Questa lo colse mentre gustava -con prudenza di cittadino di città di mare diffidente pel pesce delle -città di terra, un _loup de mer sauce tartare_ e fu sul punto di -mandargli una lisca per traverso. Una «dama viennese» aveva infatti -detto alla sua vicina nel più puro italiano di questo mondo: - -— Dàmmi un ventaglio... Che caldo stasera! - -E l'altra le aveva risposto col più gentile accento di Santa Lucia -facendosi vento con un foglio di musica: - -— _Mamma mia... E ccà se more!..._ - -Le guardò esterrefatto. Italiane? Napoletane? Non credeva ai suoi -occhi ed ai suoi orecchi. Si sturò questi, si stropicciò quelli. Era -viaggiatore fresco ed inesperto, Pierino, e non sapeva ancora che, -se come afferma il proverbio l'abito non basta a fare il monaco, il -dòlmano rosso per lo più basta a fare la «dama viennese». - -Fu così mortificato Pierino che quella sera, non uscì nemmeno -dall'albergo e si chiuse in camera. Si coricò nel letto alla tedesca -dopo aver manifestato alla _femme de chambre_ una meraviglia, che la -faceva ridere, di non trovare lenzuola come nei letti all'italiana. -Guardò la bonne, diffidente: era bionda, parlava tedesco. Ma c'era da -fidarsi? Non era anche lei almeno di Trieste? Interrogò: era ungherese. - -Era napoletano anche in questo, Pierino Balla: che quando finalmente, -per disgraziato accidente, aveva qualche cosa da fare, vi si gettava -dentro a capofitto per uscirne fuori al più presto possibile. Lo stesso -giorno in cui Franz Lehar l'aveva senza volerlo spedito d'ufficio a -Vienna, Pierino aveva comperato due manualetti di conversazione in -francese ed in tedesco. Durante due giorni e più di viaggio non aveva -avuto altra lettura e, rincantucciato nel suo scompartimento, aveva -masticato senza interruzione parolacce tedesche e paroline francesi con -pazienza da benedettino. E fra le vocali mute delle paroline francesi -e i battaglioni di consonanti senza vocali delle parolacce tedesche -dimenticava l'italiano senza riuscire ad imparare nè il francese nè il -tedesco. Continuò a letto, quella sera, la lettura dei suoi manualetti -e la mattina dopo, al _bureau_ dell'albergo, col manualetto aperto -in mano su cui gettava di tanto in tanto occhiatine senza parere, -volle esperimentare i progressi che aveva fatti. Chiese l'indirizzo -del maestro Kramer e si fece spiegare l'ubicazione della _strasse_ -in cui il maestro Kramer abitava. La _fraülein_ che gli rispondeva si -sentì autorizzata da quelle sue quattro o cinque parole di tedesco a -scaricargliene addosso quattro o cinquecento, a massima velocità; e -Pierino, con un sorriso ebete e rassegnato, aspettava che il diluvio -gutturale passasse senza ch'ei fosse riuscito a sapere in che via -abitava il grande maestro nè dove fosse la via in cui il grande maestro -abitava. La signorina del _bureau_ era bionda e parlava tedesco come -solo uno studio condotto fin dall'infanzia per la precisa esecuzione -dei suoni più sgradevoli può permettere a gola di parlarlo. Finito -il diluvio e data un'occhiatina al manualetto, Pierino s'arrischiò -a chiedere alla signorina se almeno lei era di Vienna: e si sentì -rispondere con aria fiera e con cipiglio irritato che no, che era di -Praga, che era boema. - -La ricerca del maestro Kramer gli costò trenta corone d'automobile -e un fiero mal di capo tanto s'era scervellato a compulsare avanti -e indietro le pagine del manualetto di conversazione per riuscire a -spiegarsi con _chauffeurs_ e passanti, portinai e cameriere. Quando e -come Dio volle riuscì a scovare il domicilio del maestro Kramer e in -questo una piccola governante, bionda anche lei, carina, dagli zigomi -assai pronunziati, dai grandi occhi azzurri; e la piccola governante, -quando sentì che Pierino Balla parlava tedesco assai male, si mise a -parlare assai bene francese per spiegargli che quel giorno il maestro -Kramer era assolutamente irreperibile poichè proprio quella sera, al -teatro _An der Wien_, doveva aver luogo la prima rappresentazione -della sua nuovissimo operetta: _Il valzer dei valzer_. La piccola -governante, vedendo Pierino desolato, gli consigliò di cercare il -maestro a teatro all'ora della rappresentazione e, con bei modi e un -francese parlato così chiaramente che anche lui lo capiva, gli fornì -tutte le indicazioni necessarie con una cortesia di cui Pierino non -potè non ringraziarla manifestandole anche la sua meraviglia di trovare -una viennese che parlava il francese _comme une vraie parisienne_. Ma -la piccola governante ebbe un ultimo sorriso e, richiudendo la porta -dell'appartamento del maestro Kramer con un bell'inchino della sua -testolina bionda, spiegò: - -— Non sono viennese, signore. _Je suis polonaise._ - -I tedeschi non ammettono che il piacere del teatro li debba mandare a -letto ad ore troppo avanzate nè che li possa costringere a pranzare -alla svelta come dobbiamo invece far noi quando una _prémière_ ci -raduna in un teatro. I tedeschi dànno la precedenza ai piaceri del -teatro su quelli della digestione. Noi distruggiamo invece questi -per quelli. Ed è così che si spiega come tante produzioni teatrali ci -riescano assolutamente indigeste e come il pubblico italiano dia prova -sovente a teatro d'una deplorevole intolleranza. Il teatro viennese è -aperitivo e quello italiano dovrebbe essere digestivo. Tra la fortuna -costante degli autori tedeschi e l'ostinata avversità che accompagna -di solito gli autori italiani non c'è che l'ostacolo di un pranzo -non digerito. Così, alle sei di sera, Pierino Balla prendeva posto -all'_Ander Wien_ in un'ultima poltroncina aggiunta che miracolosamente -aveva potuto procurarsi ed ascoltò in estasi i valzer nuovissimi -del maestro Kramer e associò i suoi applausi italiani disordinati -ed impetuosi a quelli militarizzati, disciplinati, che dalle mani -degli spettatori viennesi suonavano ad ogni fin d'atto, come il passo -cadenzato d'un reggimento in marcia. - -Trovò il maestro Kramer in palcoscenico tra il primo ed il secondo -atto del _Valzer dei valzer_, circondato da una folla di ammiratori e -di ammiratrici tra i quali Pierino riuscì a fatica, a furia di _bitte_ -e di _pardon_, ad aprirsi un varco per consegnare al maestro Kramer -la letterina di presentazione che Franz Lehar gli aveva consegnata a -Roma. Non appena ebbe letto, il maestro gli stese le mani e, colossale, -attirò a sè il piccolo giovane italiano con tanta violenza di subitanei -affetti che Pierino ebbe paura di andare a sbattere il naso contro -quella montagna d'adipe e di vestiti. - -— Oh, _meine liebe_ — esclamava il maestro Kramer scuotendogli e -riscuotendogli le mani fino a spezzargli le braccia — oh, _meine liebe -freund Lehar_, il mio caro Franz... E la bella Italia... il benvenuto, -_mein herr_... - -E, senza transizione, come se Pierino non fosse venuto a Vienna che per -questo, aggiunse: - -— Vi voglio presentare a mia figlia... a mia figlia Eva... - -Poi, dopo una pausa, stringendogli un braccio da stritolarglielo e -avviandosi verso la porticina del palcoscenico: - -— A mia figlia Eva che ama molto gli Italiani... - -Era carina, Eva; e s'ella amava gli Italiani, tutti gli Italiani -non avrebbero fatto per amar lei la minima difficoltà. Non tardò a -persuadersene, Pierino, quando in un palchetto di proscenio si trovò -seduto accanto a lei e alla graziosa governante galiziana che l'aveva -ricevuto al mattino. Kramer, appena presentato il giovane italiano alla -figlia italianofila, era ritornato a raccogliere in palcoscenico gli -allori del suo trionfo. Cortese, deferente e niente affatto invadente, -Pierino lasciò del tutto alla signorina Eva la cura di sostenere la -conversazione e si limitò ad inserire tra i suoi denti bianchissimi e i -suoi baffetti d'ebano un sorrisetto cerimonioso che a qualunque parola -di Eva diceva sempre, docilmente, di sì. Alcune amiche di Eva vennero, -nell'_entr'acte_, a interrompere il discorso di lei e il sorriso di -lui. Eran tutte carine, tutte bionde e parlavan tutte tedesco, talchè -Pierino non capiva nulla e non sorrideva più temendo di dire con quel -sorriso di sì quand'era forse invece il caso di dir di no. Quando -la prima se ne riandò Pierino chiese ad Eva: «E' viennese, è vero?» -Ed Eva: «No. E' morava. Provincie tedesche». Quando se ne riandò la -seconda Pierino richiese ad Eva: «Ma questa è proprio viennese, non -è vero?» Ed Eva: «No. E' rumena. Di Czernowitz». E quando fu la volta -della terza, più bionda che mai, vestita di rosso, più che mai «dama -viennese», Pierino trionfò: «Ma questa sì, è di Vienna. L'ha scritto -in viso». Ed Eva «C'è scritto una bugia. E' czeca. Di Troppau». Con un -fil di voce Pierino osò domandare: «Ma lei sì, lei almeno è viennese, -signorina...» Ed Eva con una bella risata squillante: «L'ho scritto -in faccia anch'io? Come legge male lei... Io son rutena, come mio -padre...» - -Perchè Pierino non fosse minacciato da una improvvisa meningite sotto -tanto sforzo etnografico e geografico cominciò opportunamente il -secondo atto ed Eva invitò il giovane italiano a restare a sentirlo, -lì, in palco, accanto a lei. Vide Pierino la giovane signorina rutena -e la giovane accompagnatrice polacca comporsi a severa e contrita -attenzione come si trattasse d'ascoltar Wagner a Bayreuth. Egli stesso, -che pure adorava i valzer, li ascoltava di solito con più italiana -leggerezza. Per la prima volta in vita sua un valzer, il valzer dei -valzer, tant'era suonato e danzato con gravità sacerdotale, chiamò uno -sbadiglio su le sue labbra. Lo nascose garbatamente in quell'ombra -da cui guardava estatico la bella signorina Eva, la signorina Eva, -cioè, che a prima vista sembrava bella ma che a guardarla meglio era -solo piacente perchè nel suo viso c'erano tutti gli stili come nella -carta geografica del suo paese ci son tutte le razze: fronte greca, -naso napoleonico, labbra ebraiche, occhi chiari cristianissimi, zigomi -slavi, capelli biondi slavati più svizzeri che viennesi. Era elegante, -aggraziata, con una piccola grinta un po' ringhiosa che contrastava con -l'urbanità più che affabile delle sue parole. Nè grande nè piccina, era -una piacente mediocrità femminile che poteva passare anche inosservata -se si fosse chiamata semplicemente Mayer o Muller ma che, chiamandosi -Kramer, essendo la figlia del celebre maestro Kramer, avendo certo per -dote un bel milioncino di corone e una villa in Carinzia di cui ella -aveva già parlato al giovane visitatore, non poteva certamente lasciare -nessun cuore maschile indifferente. Durante l'intero atto ella e la -giovane polacca non interruppero che tre volte il silenzio per guardare -verso un gruppo d'ufficiali ch'era in un palco e per brontolare in -tedesco parole nervose e precipitose nelle quali Pierino non raccolse -che queste, chiare ed oscure insieme: _herr major Hampfel_. E lo vide, -Pierino, il _major_ Hampfel quando, alla fine dell'atto, tornata la -luce, scoppiati gli applausi, il bell'ufficiale si levò in piedi e -dalla sua barcaccia s'inchinò alla signorina Eva la quale credette -opportuno di spiegare a Pierino: - -— Il maggiore Hampfel, degli usseri... marito della mia più cara -amica... prossimo ad essere destinato come _attachè_ militare alla -nostra ambasciata di Roma. - -E, con un sospiro, Eva aggiunse: - -— Beato lui che vivrà a Roma... Adoro Roma. Il Foro... L'Excelsior... -Bellezze uniche al mondo! - -E, squadrando Pierino come per misurarne l'altezza morale e materiale: - -— Siatene fiero, signore. - -Era fiero, sì, Pierino, di sentirsi dire da Eva tante cose carine su -l'Italia così piacevole pei turisti, su gli italiani così garbati e -così gentili con tutti, che cantano tutti così bene, che amano tanto la -musica viennese. - -— So che la musica di mio padre, disse Eva, è popolarissima in -Italia... E vedete come amo l'Italia io... Mastico anche un po' -d'italiano quasi passabilmente... Ho avuto una istitutrice triestina. - -— Ah sì? Di Trieste?, esclamò Pierino con nobile slancio patriottico. - -— Di Triest! corresse con prudenza politica Eva. - -Durante il terzo atto Pierino sentì ancora le due signorine brontolare -in tedesco e ancora non riuscì che ad afferrare due o tre volte le -parole chiare ed oscure insieme: _herr major Hampfel_. Poi, quando la -rappresentazione fu finita, Kramer tornò nel palco con un gruppo di -attrici e di amici e mentre Eva indossava il mantello disse: - -— Andiamo tutti a cena al Prater. - -Poi, voltosi a Pierino, gli disse in un italiano a modo suo: - -— Voi ci farà il piacere di _soupare_ con noialtri. - -Senza farselo dire due volte Pierino corse al guardaroba a ritirare -il suo soprabito. Anche là una bella ragazza bionda, in una specie di -divisa fra il portinaio e l'ammiraglio, serviva il pubblico con grazia -tutta viennese. Distratto, ed anche perchè in tedesco non trovava la -parola, quando fu per pagare Pierino le domandò: - -— Quanto? - -Sentì la bella ragazza viennese rispondergli in italiano: - -— Una corona, signore, e la sua buona grazia. - -E mentre cercava nel suo portamonete la corona e la buona grazia, -Pierino non potè non esclamare: - -— Come? Lei non è viennese? - -E la guardarobiera con un bel sorriso chiaro di casa nostra: - -— _Mi no, sior... Mi son de Trento!_ - - -Li sentì e li risentì finalmente, Pierino, i suoi cari valzer di -Vienna, durante quella cena al Prater, suonati e risuonati da decine -di orchestrine di «dame» autentiche o no e di zigani artificiali o -naturali poste al centro di tutti i _restaurants_ che punteggiavano -di architetture elettriche le dolci ombre del bel parco viennese. -Uscendo alle dieci precise, a _diese uhr_, dai cinquanta teatri della -metropoli, Vienna elegante e mondana affluiva al Prater, a piedi, -in vettura, in cento automobili rombanti e scintillanti, discendendo -lungo i quattro chilometri dell'Hauptallee tra i tigli odoranti, le -aiuole fiorite e i pali della luce elettrica tutti adorni di fiori -come nel fasto capriccioso d'una primavera artificiale. Luci rosse, -azzurre, gialle, bianche, balenavan qua e là disegnando nel verde -notturno le sagome dei _restaurants_ e delle birrerie, dei caroselli -e dei circhi equestri del Wurstelprater. Seduto con belle signore -fiorenti e giovani signori eleganti ad un tavolino _en plein air_ -del _restaurant_ più accorsato, tra il maestro Kramer che gli parlava -di musica e la signorina Eva che con gli occhi languidi e lo sguardo -lontano aveva l'aria di sospirare d'amore, Pierino viveva la sua dolce -sera viennese come nel dormiveglia d'un mezzo Sonno. Sentì ancora due -o tre volte tornare nella conversazione metà tedesca e metà francese -il nome dell'_herr major Hampfel_. Chi poco parla — e Pierino era -muto assolutamente — ha luogo più degli altri di osservare; e due o -tre volte infatti notò che, quando la gente nominava l'_herr major -Hampfel_ il maestro Kramer si oscurava in volto, come se quella -sera non gli avessero metodicamente applaudito alla tedesca il suo -_Valzer dei valzer_, ma come se gliel'avessero invece genialmente ed -estemporaneamente fischiato all'italiana. E poichè la natura gli aveva -dato due occhi e, benigna, glieli aveva accordati eccellenti tutt'e -due, mentre col sinistro osservava il malumore del maestro, col destro -Pierino seguiva il linguaggio muto di Eva la quale, non appena l'_herr -major_ era nominato, cercava gli occhi della signorina galiziana ed -intavolava così un linguaggio cifrato impossibile a comprendersi. -Intanto i valzer seguivano ai valzer, nuovi e nuovissimi, vecchi -e vecchissimi e, in estasi, Pierino si lasciava cullare da loro, -guardando le stelle e i lampioncini, i dòlmanì delle dame viennesi e -gli alamari d'oro degli zigani e lasciando squagliare nel suo piattino -la fetta di spumone all'italiana che un cameriere _gentleman_ più -dei _gentlemen_ che serviva vi aveva delicatamente deposto. Sentì in -quell'estasi un'altra musica italo-austriaca, poichè la vocina della -signorina Eva gli susurrava all'orecchio con pronunzia prettamente -austriaca parole approssimativamente italiane: - -— Vedete, qui, davanti a noi, questi viali oscuri che si perdono -nell'ombra? E' il centro, il cuore del Prater, non ridotto a giardino -ma tenuto a bosco. E', di notte, l'angolo caro agli innamorati. - -Ci andò pochi minuti dopo a passeggiare anche lui nel cuore del -Prater, con la signorina Eva mollemente appoggiata al suo braccio. -S'era levata da tavola, gli aveva chiesto una sigaretta, una sigaretta -italiana — che gli Italiani chiamano chi sa perchè _Macedonia_ mentre -su la Macedonia, avvertì la signorina Eva, l'Austria ha gli occhi ben -spalancati — e, accesa la sigaretta, gli aveva detto con un sorriso -che, _volapück_ universale, gli aveva fatto capire più di un intero -vocabolario: - -— Voglio far vedere anche a voi il cantuccio degli innamorati. - -Pei viali sempre più oscuri, sempre più remoti, Pierino sentiva il -dolce peso del braccio della signorina Eva farsi sempre più grave -sul suo braccio destro. Ella taceva e fumava. Ai riflessi multicolori -che penetravan fra gli alberi i capelli d'oro di lei s'accendevano di -scintille. E ad un tratto ella disse fermandosi di colpo e guardandolo -bene in viso: - -— Voi dovete amare l'amore. Siete Italiano. - -E senza aspettare la risposta, che del resto Pierino cercava -disperatamente senza trovarla, aggiunse riprendendo la via: - -— Voi Italiani siete i primi innamorati del mondo. - -Pierino credette doveroso d'inchinarsi leggermente ringraziando a nome -di tutt'i suoi connazionali e sentì che Eva proseguiva: - -— Avete tutti il Vesuvio nel cuore e negli occhi e una canzone su le -labbra. - -Trovò Pierino la risposta che gli parve straordinaria: - -— Come voi viennesi avete tutte nel cuore e su le labbra il più dolce -dei valzer! - -La signorina Eva rideva: - -— Che cosa credete che Dio abbia inventato prima: il valzer o l'amore? - -Pierino ebbe un lampo di genio: - -— Dal valzer, rispose, nacque l'amore e dall'amore nacque il valzer, -signorina. - -Eva rise ancora. Poi, quando un'orchestra vicina ma nascosta tra gli -alberi sospirò dai violini il più appassionato valzer del repertorio, -il _Sei tu, felicità_... di Lehar, ella disse con un sospiro: - -— Ah, il mio valzer... - -— Ed anche il mio, sospirò a sua volta Pierino. - -Lo ascoltarono rallentando il passo, lo canterellarono a fior di -labbra stralunando gli occhi in su, verso le stelle. E il dolce peso -del braccio di Eva si faceva sempre più dolce ma sempre più grave. -Sospiravano i violini la dolce melodia: - - _Sei tu, felicità,_ - _passata a me vicino..._ - -— Quante cose..., mormorò ancora Eva. Quante cose dice questo valzer... -Non sentiamo tutti, in certi momenti, che forse la felicità ci passa -vicino e che non sappiamo arrestarla e dirle come il nostro Goethe -all'attimo fuggente: «Fermati, sei bella...» - -— E' vero... E' vero..., mormorò Pierino che di Goethe conosceva appena -il _Mefistofele_ di Boito. - -— La vita è così, continuava Eva. Si va, si viene, si arriva, si parte, -ci si incontra... E poi... E poi un giorno, forse, ci si sospira: - - _Sei tu, felicità,_ - _passata a me vicino..._ - -E canticchiava, coi violini delle «dame viennesi». - -— E' il mio valzer, il mio valzer! ridisse poi quando la sua vocina -non potè raggiungere l'acuto. Ricordo la prima sera che Lehar lo suonò -a casa nostra... Se ci ripenso, mi sento ancora gli occhi umidi di -lacrime... Ah, la vita... - -Poi, senza transizione: - -— Siete ricco, voi? - -— No, signorina, rispose Pierino; e, temendo di far fare brutta figura -agli Italiani: — Era ricco mio padre. Ma poi, la vita... - -— Lavorate? Siete avvocato? - -— Sì, signorina. - -— Avete molte cause? - -— Comincio adesso. - -La signorina Eva lo incoraggiò: - -— Si capisce. Ma farete fortuna. Tutti si deve cominciare... Anche mio -padre era suonatore di contrabasso in un teatro di provincia... Quando -si è giovani... E poi voi Italiani siete tutti oratori! - -Ma la signorina Eva non aveva esaurito ancora le sue domande: - -— Siete fidanzato? - -— No, signorina. - -— Avete allora un'amante? - -— No, signorina. - -E Pierino, cortese, si credette in dovere di diventar rosso per lei. -E più diventò rosso, anche per sè, quando sentì il peso del braccio -di lei sul suo braccio farsi più grave e sempre più lungo, sempre -più lungo. E, poichè temeva di far sfigurare gli Italiani, Pierino si -credette in obbligo di rispondere a quel peso con una piccola stretta, -leggera, che poteva anche sembrare involontaria, ma che volontariamente -invece gli fu sùbito restituita. - -— Rimarrete a Vienna qualche tempo? chiese a voce bassa la signorina -Eva... - -— Oh sì, signorina... E come potrei ripartire? - -Non chiese la signorina Eva ulteriori spiegazioni. Mormorò solamente: - -— Potremo rivederci spesso, così... - -E poichè il valzer di Lehar riprendeva, tornando indietro verso -le illuminazioni dei _restaurants_ e appoggiandosi al braccio di -Pierino come se fosse tanto stanca, tanto stanca, ella ricominciò a -cantarellare con gli occhi fissi lassù alle stelle del carro di Boote: - - _Sei tu, felicità,_ - _passata a me vicino..._ - -Poi, scoppiando a ridere, esclamò: - -— Il mio valzer... Il «nostro» valzer... - -E, lasciato il braccio di Pierino, giunta al confine tra il bosco -d'amore e il Prater mondano, corse via verso la tavola di suo padre e -dei suoi amici... - - -L'oscurità concilia, dicono, i più profondi pensieri e Pierino non -pensava infatti profondamente che al buio. Così quella sera, quando fu -a letto ed ebbe spenta la luce elettrica, questo pensiero gli apparve -come una rivelazione: «Ma se in tre ore ho fatto già tanta strada, io -in trenta giorni me la sposo...» Non poteva veramente aspettare un -mese perchè il suo tavolino di vice-segretario di terza classe alle -Poste lo attendeva. Ma se ne rideva di quelle centocinquantadue lire -se il valzer di Lehar, se quel delizioso _Sei tu, felicità_... doveva -regalargli il milioncino della signorina Kramer e la villa in Carinzia. - -Ma Pierino era prudente e, nella prudenza, diffidente. Gli sembrò che -gli Dei gli fossero troppo clementi nel fargli trovare tre ore prima -il maestro Kramer e tre ore dopo una mogliettina d'oro bell'e pronta. -Lì, a occhi chiusi, si rivedeva davanti l'_herr major_ Hampfel ne -sentiva ripetere il nome, riudiva le parole di Eva: «Il marito della -mia migliore amica... Beato lui!... Verrà a Roma, _attachè_ militare -della nostra Ambasciata...» Rivide anche il malumore del maestro Kramer -all'udire quel nome ed il sorriso di complicità con cui la signorina -galiziana rispondeva agli sguardi interrogativi di Eva. Tutti questi -ricordi oculari ed auriculari turbavano un poco la gioia che gli -inondava il cuore... Se quel _major_ Hampfel... Se la signorina Eva... -Il marito della sua migliore amica... Ed il _major_ Hampfel veniva -a Roma... E Pierino era italiano e risiedeva proprio a Roma... Era, -intuito, intravveduto, accennato appena, il romanzo, l'intrigo, il -dramma, l'occasione propizia offerta dal caso per riparare a Roma ciò -che a Vienna s'era imprudentemente guastato... Ma Pierino, che era -ottimista, scosse quei pensieri neri e si disse: «Come siamo curiosi, -noi Italiani... Romantici tutti!.... Vediamo sùbito il dramma e il -romanzo anche dove c'è semplicemente l'idillio... Che vuol dire se -quest'idillio è stato troppo rapido?... L'ho forse inventato io stasera -il _coup de foudre_?» - -E, per tornare a pensieri leggeri, aveva riacceso la luce elettrica -e, a piedi nudi, in camicia, era andato a porsi davanti all'armadio -a specchio. Che c'era poi di tanto strano in quel _coup de foudre_? -Non poteva egli sprigionar d'improvviso l'elettricità di un cuore -femminile? Era lì, nello specchio... Si guardava spassionatamente, come -si trattasse di un altro... Era, dopo tutto, un bel ragazzo... E non -c'era nulla, proprio nulla di strano... - -— Avanti! - -Sopra pensiero aveva risposto avanti... non riflettendo che così, in -camicia, non era in condizioni da ricever visite a quell'ora. Ma già -una graziosa cameriera bionda, che non era più l'ungherese della sera -prima, era entrata portando una bottiglia d'acqua che Pierino non -ricordava affatto d'aver richiesta. Anzi, poteva giurarlo... - -— _Voilà l'eau, monsieur..._ - -E, premurosa, la camerierina si avvicinava a Pierino che aveva in -fretta reintegrato il suo letto, e versava l'acqua nel bicchiere, e -offriva il bicchiere e un sorriso quanto mai incoraggiante. E Pierino -ch'era italiano, Pierino che, come diceva Eva, aveva il Vesuvio nel -cuore accettò l'acqua, il sorriso e l'incoraggiamento. E la luce si -spense senza che Pierino si fosse accorto di spegnerla... - -Quando la riaccese per permettere alla camerierina di rispondere a -un ostinato squillo di campanello nel corridoio, Pierino si sentì -completamente rassicurato nei suoi timori di poco prima per Eva Kramer -e per la sua troppo subitanea fortuna. - -— Lo dicevo io? si disse sorridendo. Prima di tutto, è merito mio... -E poi... l'ho visto anche adesso... Son tutte così, queste viennesi: -ardenti, appassionate, di primo impeto... - -E poichè la camerierina bionda tornava a riprendere la cuffietta -dimenticata scappando via: - -— Tu sei viennese, è vero, carina? - -E lei, augurandogli con un sorriso la buona notte, rispose: - -— Io no. Son croata! - -Croata? - -«E dire» — pensò Pierino — «che i professori di Storia ci insegnavano -a scuola che i croati son gente tanto cattiva... Per le croate, perdio, -posso garantir io del contrario!...» - - - - -III. - -QUATTRO STRACCIONI - - -L'irredentismo italiano, poichè non era un valzer, aveva sempre -lasciato Pierino Balla perfettamente indifferente. Aveva una vaga -idea della questione. Cadore, Carnia, Alpi Giulie, eran per lui -indicazioni incerte, che non si collegavano nel suo spirito geografico -e patriottico a nulla di molto preciso. Sapeva, sì, che erano lassù, -a destra per chi guardava una carta d'Italia; ma se gli avessero dato -l'incarico di segnarne l'ubicazione sopra una carta muta avrebbe dovuto -dire: indovinala grillo e affidarsi alla benignità del caso. - -Del Trentino aveva un'idea un po' più chiara perchè nel periodo di -una lunga indisposizione, durante la quale non aveva potuto andare a -teatro, gli era capitato di leggere una serie d'articoli dell'onorevole -Federzoni sul lago di Garda e annessi e connessi. Immaginava così il -Trentino come un'immensa scalinata di montagne sempre più alte che dal -«Gardesee» si spingeva su su a quel Brennero che per lui era l'estremo -limite delle sue conoscenze geografiche come l'estrema Thule era per -gli antichi Romani del grande Impero. Dell'irredentismo in generale e -in particolare poco sapeva. Non credeva che il problema avrebbe mai -potuto turbare i rapporti fra la sua cara Austria e la sua diletta -Italia, poichè durante decine e decine d'anni tutt'i ministri degli -Esteri della Consulta e della Ballplatz avevano potuto, non ostante -quella questione, incontrarsi periodicamente ad Abbazia per diramare -di comune accordo i più rassicuranti comunicati ufficiali. Tutto -l'irredentismo non aveva per lui che due manifestazioni ugualmente -periodiche ed egualmente inoffensive: un discorso del D'Annunzio ogni -tanto in cui il poeta chiamava l'Adriatico «l'amarissimo Adriatico» -e la rielezione di legislatura in legislatura dell'on. Barzilai, -triestino, a deputato del quinto collegio di Roma. C'era anche, a dire -il vero, il nome di Guglielmo Oberdan che tornava periodicamente su i -giornali. Ma anche quel nome, come Cadore o Carnia, non evocava nel suo -spirito nulla di preciso oltre una vaga idea di dimostrazioni proibite -e di questurini in movimento. E c'era infine un singolare fenomeno -d'agorafobia — paura delle piazze — per cui gli studenti romani non -potevano mai passare in piazza Colonna, sotto il palazzo Chigi dove -aveva sede l'ambasciata d'Austria, senza essere vittime di una nuova -crisi nevrastenica che si manifestava con grida di «Viva Trento e -Trieste» e si calmava sùbito con tre squilli di tromba. - -In queste condizioni di spirito gli sarebbe stato assolutamente -impossibile prevedere ciò che il destino gli preparava facendolo -incontrare a Vienna, nella più dolce sera del Prater, con gli occhi -azzurri — azzurri come il Danubio è azzurro non già sotto i ponti di -Vienna o di Budapest ma nel valzer famoso — con gli occhi azzurri della -signorina Eva Kramer. Di nulla sospettando Pierino Balla s'affidò alle -apparenze benigne della sorte. Non erano trascorsi quindici giorni che -già, per lettera, sotto dettatura della signorina Kramer, egli chiedeva -al maestro Kramer che gli venisse concesso l'onore di avere nella sua -mano di sposo la mano di sposa della sua cara figliuola. E non era -trascorso un mese e mezzo che la signorina Kramer e Pierino Balla, -una mattina, alla Sudbanhoff, salivano in uno _sleeping-car_ diretto -a Pontafel e da Pontafel in Italia. C'erano alla stazione molti amici -a salutarli, tutti gentili, tutti carichi di fiori. Ma il più gentile -di tutti, di tutti il più affettuoso, fra tutti il più infiorato, era -l'_herr major_ Hampfel, accompagnato da una _frau_ la cui età l'avrebbe -designata più per esser la moglie d'un generale a riposo che quella -d'un maggiore in piena attività di servizio. Ad Eva ed a lui l'_herr -major_ Hampfel aveva ripetutamente stretto la mano ed aveva più volte -confermato che si sarebbero presto ritrovati a Roma poichè entro -un mese, o due tutt'al più, avrebbe dovuto raggiungere il suo posto -d'_attachè_ militare all'Ambasciata d'Italia. Ed il _major_ Hampfel, -che era stato a Roma in viaggio di nozze ed anche per compiere, -approfittando della buona occasione, alcuni suoi specialissimi studii -di carattere militare, si affannava a dare ad Eva tutte le indicazioni -che potevano esserle utili. Sentiva, Pierino, la tentazione di dire -ad Hampfel che risparmiasse il fiato poichè Eva poteva contare, per -gli orientamenti necessarii, su la sua discreta competenza di italiano -e più che di italiano addirittura di napoletano romanizzato. Ma il -galateo avverte che le persone bene educate devono avere sempre una -parola di meno e Pierino, anche per ingenita timidità, era molto bene -educato. Non capiva però come l'_herr major_ Hampfel non s'accorgesse -che tutte quelle prolisse spiegazioni erano superflue nè perchè -mettesse nel darle una così grande insistenza. Non osservò, Pierino, -che le spiegazioni romane dell'_herr major_ Hampfel cominciavano -sempre con poche parole di francese o d'italiano e finivano poi in un -diluvio di parole tedesche. E anche se l'avesse osservato, Pierino, che -non sapeva il tedesco, non avrebbe potuto rendersi conto che quelle -indicazioni su Roma, che parlavan di Roma finchè erano in francese o -in italiano, quando diventavano conversazione in tedesco non parlavano -più che di Vienna. E quando finalmente il treno si mosse, di tra le -voci di saluto di Kramer e degli amici, si levava ancora la bella voce -baritonale dell'_herr major_ Hampfel: - -— _Aufwiedersehen!... Aufwiedersehen!..._ - -Ed Eva spenzolata dal finestrino, agitando il fazzoletto, con gli occhi -lacrimosi, gridava ad Hampfel: - -— A Roma! A Roma! - -E l'_herr major_ a sua volta: - -— A Roma! A Roma! - -E Pierino era commosso e lusingato. Con che accento parlavan di -Roma quelli austriaci! E come poteva non esser sicura per l'Italia -l'amicizia di un grande popolo che amava Roma a quel modo?... - - -Perchè Pierino non era precisamente nazionalista ma era indubbiamente -patriota. Entrato in Italia, trascorsa la prima notte di matrimonio -in un alberghetto di confine metà austriaco e metà italiano e che -però sembrava fatto apposta per il caso loro, Pierino condusse la -sua sposa a Milano e a Venezia, a Genova e a Pisa, prima di prendere -la via di Roma. E, con lo stesso ardore con cui un garibaldino può -mostrare ai nipoti su la camicia rossa le vecchie medaglie delle guerre -dell'indipendenza, Pierino mostrava ad Eva i piccioni di piazza San -Marco e il caffè Cova a Milano, il traffico del porto di Genova e la -torre pendente di Pisa. Eva dimostrava per quelle diverse bellezze -italiane — cieli azzurri e caffè eleganti, vecchie chiese ed alberghi -moderni, torri illustri e cartoline illustrate di paesaggi napoletani -e siciliani — lo stesso irrefrenabile entusiasmo che Pierino aveva per -i valzer del repertorio viennese. E, se Eva era fiera dei suoi valzer, -Pierino era fiero delle sue cartoline illustrate. Nel giovanissimo -_ménage_ italo-austriaco ognuno portava l'orgoglio più che legittimo -delle rispettive glorie nazionali. - -La dichiarazione di guerra tra Germania e Austria da una parte e -Francia e Russia dall'altra li sorprese una sera, a Napoli, nell'_hall_ -di un grande albergo, in estasi dinanzi ad una tarantella sorrentina -riesumata tre volte alla settimana, dalle vecchie tradizioni locali, ad -uso e consumo dei _touristes_ amanti di color locale. Nel giornale che -leggevano insieme febbrilmente Pierino corse sùbito a vedere che cosa -faceva l'Italia ed ebbe la consolazione — poichè il suo spirito era -pacifico ed umanitario ed al suo cuore di buon figliuolo la carneficina -della guerra faceva spavento — ebbe la consolazione di veder che -l'Italia rimaneva neutrale. Da parte sua Eva non fu molto commossa -dal terribile annunzio: apparteneva ella ad una schiatta guerriera ed -ella aveva sùbito trovato, come un giornalista viennese o berlinese, -prima ancora di leggere i giornali di Berlino o di Vienna, l'alibi -della innocenza tedesca: terribile flagello la guerra, ma l'Austria -non l'aveva voluta: l'avevan voluta la Serbia e la Russia. Del resto la -guerra avrebbe avuto breve durata. - -Eva pontificò sùbito fra i clienti neutrali dell'_hôtel_: la Serbia -sarà sùbito rimessa al suo posto con uno scappellotto e l'occupazione -di Belgrado al primo colpo di cannone. Sùbito dopo, sgominato il -piccolo nemico del sud, l'intero esercito austro-ungarico — sette -od otto milioni di uomini, signori e signore! — avrebbe saldato la -partita, in un sol giro di carte, col nemico del Nord, con la Russia -che ha molti uomini ma non può armarli, che ha smisurati territorii ma -limitatissime ferrovie e quindi l'assoluta impossibilità di una rapida -e intera mobilitazione. Dall'altra parte intanto la Germania avrebbe -pensato a dare alla tracotanza francese la lezione che si meritava e se -Guglielmo I aveva nel '70 impiegato qualche mese per arrivare a Parigi, -nel 1914 l'Imperatore Guglielmo II se la sarebbe sbrigata in due -settimane. E lì, davanti a un gruppo di italiani attoniti, di neutrali -soggiogati dalla visione guerriera della strapotenza austro-tedesca, -Eva Kramer risolveva la guerra in quattro e quattr'otto, come se -manovrasse su un tavolino due eserciti di soldatini di piombo. Poi -cadde dal tono eroico al tono elegiaco: aveva due fratelli, uno -avvocato di grido, l'altro gran medico, tutt'e due militari, ufficiali, -degli usseri il primo, d'artiglieria il secondo. Poveri ragazzi! -Avevano l'uno e l'altro moglie e figliuoli. Ma, con spartana fermezza, -Eva concluse che queste erano le necessarie abnegazioni della guerra -e che occorreva nell'ora della prova aver coraggio e speranza. Tanta -meravigliosa energia rapì d'entusiasmo il suo piccolo pubblico ed Eva -approfittò di quel momento propizio per levarsi e ritirarsi, scortata -da Pierino, nel suo appartamento, allontanandosi con dietro una scìa -d'ammirazioni e d'approvazioni. «Che donne, sentiva dire, queste -tedesche.... Tutte d'un pezzo!». Sentiva anche Pierino e rialzava -fiero la fronte, nell'orgoglio d'avere una moglie solida e ferma a quel -modo, una moglie infrangibile, come le più belle bambole tedesche dei -_bazars_ di Norimberga. - -In ascensore Eva domandò: «E Hampfel?». Pierino, che non aveva -chiaramente compreso la domanda, non seppe che cosa rispondere e -per prendere tempo e capire meglio rinnovò a sua volta il punto -interrogativo: «Già, e Hampfel?». Ma sua moglie chiarì la domanda: -«Andrà alla guerra anche lui?». Pierino si strinse nelle spalle strette -e attillate dello _smoking_ e timidamente, senza prendere posizione, -mormorò: «È soldato....». Ma Eva rispose: «No, non è soldato, -Hampfel.... Ora è diplomatico e per i diplomatici c'è l'esenzione. Io -dico che raggiungerà egualmente la sua destinazione a Roma....» Parve a -Pierino di vedere negli occhi della moglie il desiderio, l'ordine quasi -di un consenso e, docile, approvò: «Dico anch'io così....». - -Pel corridoio, raggiungendo le loro camere, Eva ebbe bisogno ancora -di rafforzare il suo rassicurante convincimento: «Io dico che, -specialmente adesso, non possono lasciare l'Ambasciata di Roma -senza _attachè_ militare.... È vero che l'Italia è neutrale, ma -anche i neutri van sorvegliati....». E il _major_ Hampfel fu così -la transizione per passare dalla questione europea alla questione -italiana. Su questa Eva non aveva ancòra fermato il suo pensiero. Ma -ce lo fermò appena giunta in camera e, piantatasi di fronte al marito, -gli aprì gli occhi negli occhi e gli sparò a bruciapelo la prima -revolverata polemica: - -— Ma, a proposito, perchè l'Italia è neutrale? - -Pierino, che si stava già sfilando lo _smoking_, rimase con mezzo -braccio nella manica e mezzo fuori. Pin, pan.... Seguì la seconda -revolverata: - -— Non c'è la Triplice Alleanza? - -Pierino stimò opportuno rinfilare la manica e riprendere un -atteggiamento corretto. Venivano sul tappeto gravi questioni -diplomatiche e conveniva accoglierle in abito da cerimonia. Pin, pan, -pan.... Terzo colpo di revolver: - -— Non mi rispondi?... Come? Eravamo in tre e a far la guerra non siamo -più che in due? - -Pierino si strinse nelle spalle: - -— Ma.... - -L'enigmatica risposta non persuase Eva Kramer. - -— Ma un corno, mio caro.... - -E poi, senza pausa: - -— Chi è questo di San Giuliano? - -Pierino fu lieto di potersi precipitare a fornire una risposta precisa: - -— È il ministro degli Esteri, disse. - -— Grazie tante, questo lo so, ribattè Eva. Io ti domando che uomo è. - -— Abbastanza giovane, molto distinto. - -— Politicamente. - -— Sai, è senatore e al Senato i partiti politici non son chiaramente -segnati come alla Camera. - -— Ti domando di dove è. - -— Ah, siciliano! - -— Ma di dove politicamente, ti ripeto... Di che gruppo, di che -tendenza.... Triplicista, antitriplicista? - -— Triplicista, diamine... In Italia siamo tutti triplicisti. - -— Ma come la pensa? - -— Su questo non posso risponderti.... Sai, è ministro. E i ministri i -loro pensieri non li comunicano a me. - -Eva scosse le spalle e s'allontanò per la camera, con una smorfietta -sprezzante, sino alla finestra a guardare il mare e Posillipo sotto la -luna d'estate. - -— Non sei un gran politico, tu?... Pure sei del paese di Machiavelli, -di Cavour.... - -E aggiunse, senza misurar le distanze: - -— E di Giolitti! - -Tizio richiamò Caio. Il nome di Giolitti suggerì un'altra domanda: - -— E Salandra? - -Pierino assunse un'aria profonda: - -— _Homo novus!_ - -— Che vuol dire? - -— Lo chiaman così nei giornali. - -Si persuase Eva che in fatto di informazioni precise non c'era modo di -cavar proprio nulla da Pierino. Tornò quindi alla questione generale. - -— Ma, insomma, come potete non far la guerra, voi italiani? - -Pierino fu ebete e perentorio: - -— Non la facciamo. - -— È certo? - -— Lo dice la _Stefani_. - -— Chi è la _Stefani_? - -— Il Governo, spiegò Pierino nel suo solito stato d'idee poco chiare. -L'agenzia ufficiale. - -— Ho capito: la _Reuter_. - -L'ignoranza politica di Pierino si rivelò intera: - -— Non la _Reuter_, la _Stefani_.... - -— _Reuter_ o _Stefani_ è la stessa cosa, ribattè Eva. - -E Pierino, non persuaso ma docile, stringendosi ancora nelle spalle: - -— Sarà.... - -Così al telefono come al _restaurant_, così nelle tornate parlamentari -come nelle discussioni private, chi meno ottiene risposta dalla -signorina o dal cameriere, dal ministro o dall'interlocutore, più si -ostina a domandare. L'insistenza è una delle più naturali abitudini -dello spirito dell'uomo e solo così si spiegano la popolarità e -la fortuna che accompagnano il giuoco del lotto e l'estrazione di -qualsiasi lotteria. In una testa tedesca questa virtù dell'uomo -civilizzato diventa ancora più accentuata e l'insistenza cambia -nome, e prende quello di caparbietà. In una testa come quella -dell'ex-signorina Kramer questo difetto tedesco diventava ancor -più accentuato, e la caparbietà cambiava nome, e prendeva quello di -testardaggine. Così, per quanto Pierino eludesse le domande precise, -svicolasse nei mezzi termini, battesse la campagna fra il sì ed il no, -sua moglie non si dava per vinta. Prima a Napoli, poi a Roma quando -furono installati al Grand Hôtel in attesa di cercare un villino -nei quartieri eleganti, Eva Kramer, mattina e sera, sera e mattina, -assediava suo marito con innumerevoli batterie di punti interrogativi. -Perchè l'Italia s'era dichiarata neutrale? Che paese era mai questo -che al momento del pericolo abbandonava gli amici e dimenticava la -parola data? E che cosa erano dunque questi italiani, cantastorie e -menestrelli, che gridavano per le vie di volere Trento e Trieste — -a Eva Kramer era capitato un giorno di dover sentire anche questo! -— e gridavano di voler l'una e l'altra dopo aver cercato per trenta -anni, in un'alleanza, il più comodo alibi per eliminare il pericolo -ed eludere il dovere di andarsele a pigliare? A furia di stringersi -nelle spalle Pierino s'assottigliava in modo da far pietà. I suoi -valzer erano muti al riguardo delle curiosità di sua moglie. Le dava -ragione perchè non trovava argomenti per darle torto. Nè i giornali -potevano illuminarlo. Non usciva che con sua moglie e in albergo non -erano ammessi che i giornali graditi al barone Macchio e al principe di -Bulow. In questi Pierino cercava invano: non vi trovava che gli stessi -punti interrogativi di sua moglie. Diventava per lui un'ossessione. -Avrebbe voluto fermare per via il primo passante e domandargli: «Scusi, -perchè l'Italia è rimasta neutrale?», così come si può domandare, se -avvenga di aver dimenticato l'orologio a casa: «Scusi, sa dirmi che ora -è?». Tentò, un giorno che era rimasto solo nell'_hall_ dell'albergo -ad aspettar sua moglie che era salita a mutar vestito. Chiese dei -sigari ad un cameriere rasato, pelato, levigato, roseo e tondo come -una pallina di bigliardo, che era assai cerimonioso e sembrava molto -affabile. Per propiziarselo, non prese il resto delle cinque lire con -cui aveva pagato cinque sigari trabucos.... E, mentre il cameriere -gli tendeva l'accenditoio, Pierino sospirò, tanto per cominciare: -«Ah, questa benedetta guerra....» E il cameriere, spegnendo con lo -stesso soffio la fiamma della candela e l'entusiasmo di Pierino: -«Ah, _oui, monsieur_. Parto domani, richiamato alle armi.... _Je suis -allemand...._» - -Fu ancora peggio più tardi, quando Giolitti cominciò a parlar di -«parecchio» e Salandra di «sacro egoismo», quando i giornali, anche -quelli cari alla politica tedesca e più triplicisti della Triplice, -tanto da nascere proprio quando la Triplice moriva, cominciarono -a parlare di negoziati e di trattative a Londra e a Vienna, di -concessioni da una parte e dall'altra. Ad ogni nuova notizia in -proposito Eva gli si piantava davanti col giornale in mano, impugnato -come se fosse una bandiera austriaca sotto forma di giornale italiano, -e cominciava la filippica: - -— Ma come? Dopo aver stracciato un trattato scientemente firmato -(queste cacofonie provavano che Eva, per quanto figliuola d'un -delizioso musicista, non aveva il minimo senso dell'armonia nella prosa -italiana) questi italiani avrebbero anche osato d'impugnare le armi, -fedifraghi non solo ma briganti addirittura, contro gli amici di ieri -impegnati a tener fronte per mare e per terra a mezzo orbe terracqueo? -E c'erano dimostrazioni per le vie? Naturalissimo. L'oro francese.... -La Massoneria.... Ma contro la corruzione della piazza che diceva la -Camera, che faceva il Governo, che pensava il Re? E se tutti fossero -stati così sconsigliati da volere la guerra contro gli austro-tedeschi, -che sarebbe accaduto? Avrebbe Pierino preso un fucile e sparato contro -il _major_ Hampfel, contro i suoi cognati, magari in caso di leva in -massa contro suo suocero, per chiudere ai soldati austriaci la via -di Milano o, peggio ancora e orribile a dirsi, per aprire ai soldati -italiani la via di Vienna? - -A questi ultimi punti interrogativi Pierino esultava. Traeva di tasca -il suo foglio di congedo assoluto. Non solo era soldato di terza -categoria, ma anche nella terza categoria era riformato per deficienza -toracica. «Ma ti possono rivedere. Il torace è cresciuto» obbiettava -Eva. Ma Pierino era rassicurato e rassicurante: «Non c'è pericolo. Non -rivedrebbero i riformati.... Abbiamo tanti uomini, noi.... Non siamo -mica la Francia.... Noi facciamo figliuoli...» E si guardava attorno -con fierezza, come se avesse lì, sul tappeto, un paio di dozzine di -rampolli.... Ma rispondere agli altri punti interrogativi era più -difficile. E poichè non sapeva come giustificar quella corrente che -si formava nel paese si mise a negare addirittura che la corrente ci -fosse. E una sera diceva ad Eva: - -— Mia cara Eva, puoi dormire i tuoi sonni tranquilli. Siamo neutrali, -è vero, purtroppo è vero, ma non per questo non rimaniamo, se non -proprio alleati, certo vostri sinceri amici. Ad allearci di nuovo -penseremo poi, dopo la guerra, quando voi avrete vinto, poichè voi non -potete che vincere — e l'Italia lo sa. Che vuoi, mia cara? Noi italiani -siamo fatti così. Alleati in pace, ma in guerra no. Non potevamo fare -altrimenti. Siamo piccini, noi, Giolitti ci ha traditi, i cannoni non -li abbiamo, i soldati sono nudi come Dio li ha fatti, le finanze sono -esauste e la guerra, la nostra guerricciola di Libia, che voi tanto -buoni ci avete permesso di fare, ci ha addirittura sfiancati. Ah, lo -dicono tutti! Se fossimo stati forti, se avessimo avuto un esercito, se -l'Inghilterra avesse potuto non bombardarci le nostre città marittime, -saremmo stati con voi e San Giuliano allora o adesso Sonnino avrebbero -già mandato i nostri bei bersaglieri — carini, è vero, con quelle -piume?... — a coprirsi di gloria, di gloria prussiana al posto che i -vostri Stati Maggiori, bontà loro, avevano già assegnato ai nostri due -milioncini di uomini.... Ma non è stato possibile e dobbiamo rimanere -così, a guardare.... Non credere a quelli che strepitano per far la -guerra. Son gli scamiciati dei giornali democratici cui nessuno dà -retta, son gli sbarbatelli delle scuole che cantano l'Inno di Mameli -tanto per esercitare i polmoni nell'età dello sviluppo!... - -E un'altra sera diceva ad Eva: - -— Noi siamo gente seria, cara, che sappiamo fare i nostri calcoli -e i nostri affari, che sappiamo che cosa valga la Germania e quanto -l'amicizia dell'Austria serva a garentire il nostro avvenire.... Ma -tu sul serio ci credi alla storiella di Trieste e di Trento? Si vede -proprio che sei austriaca.... In Italia, non ci crede nessuno.... Ma -se i trentini e i triestini devono a voi la loro prosperità, il loro -benessere presente, passato e futuro.... Con noi — l'ho letto ieri -in un giornale che ti ho messo da parte — Trieste non diventerebbe -che un'anticamera di Venezia. E ti par mai possibile che chi sta -comodamente in salotto preferisca d'andare in anticamera solo perchè -il salotto è tapezzato di giallo e di nero, mentre l'anticamera è -tapezzata di bianco rosso e verde?... Io dico sì.... Ma un po' di senso -comune.... - -— Lo dico anch'io...., rispondeva Eva riconciliata. Ma con questi -esaltati! - -— Son pochi, ribatteva Pierino. - -— Lo so. E aggiungerò: fortunatamente per voi! - -I francesi dicono: _qui se rassemble s'assemble_. La stessa cosa dicono -gli italiani, con veste più plebea: «Chi s'assomiglia, si piglia!» -Son verità di sapienza latina, ma controllabili anche su nature -tedesche, poichè nell'_hall_ del Grand Hôtel tre o quattro coppie di -mogli austriache o tedesche e di mariti italiani s'erano annusate, -riconosciute, avvicinate, alleate in una lega offensiva e difensiva. -Una sera un amico disse a Pierino, dopo averlo invitato ad attraversar -la strada e ad andare a prendere un tè da Latour e dopo essersi sentito -rispondere che non poteva assolutamente allontanarsi dall'albergo: - -— Ah, già, è vero.... Tu sei della compagnia dei mariti col _von_... - -Capiva poco, Pierino, ma quella la capì. Tentò di essere impertinente e -di ribattere, ma non trovò che questo: - -— E tu? - -— Ah, io sono, fece l'amico, di una compagnia molto più divertente: -quella di «Moglie e buoi dei paesi tuoi!». - - -«Paesi tuoi.... Paesi tuoi...», brontolava Pierino. O perchè se nel -matrimonio la moglie prendeva il nome del marito, questo, per rendere -l'attenzione, non poteva prendere il paese della moglie? L'essere -umano non è legato a vita al proprio nome, quando nasce donna. Perchè -dovrebbe essere legato a vita al proprio paese, quando nasce uomo? -In fondo, a poco a poco si sentiva diventare viennese sul serio, per -virtù anche di quei fenomeni di mimetismo che nella vita coniugale -modificano a poco a poco il coniuge più malleabile sullo stampo di -quello più resistente. Perdeva lentamente i suoi connotati nazionali -e questa perdita progressiva non gli toglieva nè un'oncia d'appetito -nè un minuto di sonno. Perdeva a poco a poco il suo nome senza che la -sua posta andasse per questo smarrita. Aveva osservato questa seconda -perdita a poco alla volta su i biglietti da visita di sua moglie, i -quali all'indomani del matrimonio dicevano: «_Madame_ Balla»; due -mesi dopo: «_Madame_ Balla-Kramer» e quattro mesi dopo: «_Madame_ -Kramer-Balla». Dinanzi alla meraviglia che Pierino, tuttavia senza -fiatare, aveva manifestato per quest'ultima redazione, la signora -Eva aveva creduto opportuno rendere responsabile la sbadataggine -del litografo. Aveva cambiato biglietti; ma l'errore era accaduto lo -stesso. Aveva cambiato litografo; peggio che mai. Era un'invincibile -idiosincrasia dei litografi, di tutti i litografi romani, i quali -se potevano ammettere che Kramer balla non potevano assolutamente -riconoscere che balla Kramer. E che fosse veramente la signora -Kramer a far ballare il marito come voleva, si persuase Pierino, un -giorno, quando il suo sguardo cadde su un biglietto da visita che -Eva aveva estratto dal suo portafoglio e passato al marito perchè lo -rimettesse allo _chauffeur_. C'era scritto su non più solo: «_Madame_ -Kramer-Balla» ma addirittura: «_Monsieur et Madame_ Kramer-Balla». -E si sentì, Pierino, più viennese, più irreparabilmente e docilmente -viennese che mai, nel ritrovarsi così molto più Kramer e molto meno -Balla di quanto fosse stato fino allora agli effetti, del resto -puramente convenzionali, dello Stato Civile. - -Ma si sentiva anche, di tanto in tanto, ancòra un po' italiano. -Vecchia abitudine difficile a sradicarsi, piccola aspirazione segreta -del prigioniero che adora la sua prigione e il suo carceriere ma -che tuttavia, nei giorni di bel tempo, anela un po' di azzurro non -ritagliato a quadratini dalle inferriate.... Coincidevano, questi -aneliti, con certe giornate di tempesta che scuotevano Roma d'un -singolare vento d'entusiasmo. L'Austria concedeva tanto poco che -anche tra quel poco del «nulla» di Burian e il poco del «parecchio» -di Giolitti, c'era un abisso. D'Annunzio parlava dai quattro punti -cardinali della città, dovunque c'era una finestra o un balcone. -Giolitti rimaneva in casa per forza maggiore. Salandra si dimetteva e -due giorni dopo ritornava al potere. Non era ancòra la guerra, ma era -già, lo dicevano anche i giornali triplicisti, il popolo che voleva -la guerra. E proprio quel giorno, mentre, verso sera, nella loro -automobile, _monsieur et madame_ Kramer-Balla tornavano all'albergo, -una dimostrazione saliva al Quirinale cantando inni patriottici, -agitando bandiere, acclamando al Re, all'Esercito, alla guerra. Venendo -su da Magnanapoli, l'automobile di Eva e di Pierino aveva infilato -via Venti Settembre; ma poco dopo aveva dovuto arrestarsi poichè -era venuta proprio a dar di cozzo nella dimostrazione che saliva -al Quirinale. Non ostante i ripetuti e nervosi ordini telefonici -di Eva, lo _chauffeur_ aveva dovuto farsi da un lato della via ad -aspettar che la folla passasse. Senza fiatare, con la piccola grinta -chiusa come una serratura di sicurezza, Eva s'era rincantucciata nel -suo angolo, volgendo le spalle al corteo e con gli occhi fissi sul -panorama poco suggestivo dell'intonaco giallo d'un palazzo. Pierino -guardava dall'altra parte fuori dai cristalli. Passava gente e gente, -gente seria e gente allegra, gente vecchia e gente giovane, gente -ricca e gente povera. Passavano bandiere italiane, francesi, inglesi, -russe, belghe. Echeggiavano inni su inni: l'inno Nazionale, quello di -Garibaldi, quello di Mameli. _Monsieur_ Kramer-Balla ritrovava, sott'il -marito, un po' di Pierino Balla senza moglie. Non osava mostrarlo, -ma si sentiva intenerire. Per la prima volta Roma gli sembrava, se -non più bella di Vienna, almeno quasi bella come Vienna. Per la prima -volta, all'udire quei canti, ammetteva che ci potesse essere un po' di -musica bella anche al di fuori dei valzer viennesi. Per la prima volta, -confusamente, in fondo a sè stesso, sentiva un po' di solidarietà -con tutta quella gente che passava, che urlava, che acclamava, che -s'esaltava. Guardò l'orologio posto nella vettura dinanzi a lui: eran -lì da venti minuti. Eva continuava a studiar l'intonaco, a sinistra; a -destra, il corteo continuava a sfilare. Ce ne fu ancora per mezz'ora. -E ancora bandiere, e ancora canti, e ancora gente, gente seria e gente -allegra, gente vecchia e gente giovane, gente povera e gente ricca. E -finalmente, quando la folla cominciò un po' a diradare, lo _chauffeur_ -rimise la mano su le leve, diede due o tre segnali di tromba per farsi -largo. Solo allora, mentre la _limousine_ si muoveva strombettando -tra la folla più rada, Eva degnò volgere su questa uno sguardo -commiserevole e, con un tono di profondo disprezzo, lasciò cadere dalle -labbra sottili e chiuse due sole parole: - -— Quattro straccioni! - -Pierino riguardò l'orologio. Erano stati fermi cinquanta minuti a veder -passare gente e calcolando un paio di migliaia di persone al minuto.... -Non osò tuttavia contraddire sua moglie, e, conciliativo come sempre, -mentre l'automobile riprendeva la corsa per la via libera verso il -Grand Hôtel, osò riflettere, esclusivamente per suo uso e consumo, -ancora mezzo austriaco: - -— Saran straccioni.... Non dico di no.... - -E aggiungere, già mezzo italiano: - -— Ma eran però più di quattro! - - - - -IV. - -IL «VALZER DELLA MORTE» - - -C'è gente che non riesce a sopprimere ma riesce almeno a ritardare -i dispiaceri e per cui una situazione finanziaria non è allarmante -se non quando il fallimento è già dichiarato, per cui un malato non -è grave se non quando è già bell'e morto. Appartenevano a questa -felice categoria di persone anche il _ménage_ Kramer — Balla o -Balla — Kramer che dir si voglia e gli altri cinque o sei _ménages_ -italo-austriaci o italo-tedeschi che facevan loro corona ogni giorno -al Grand Hôtel, all'ora del tè, all'ora di pranzo e la sera dopo -pranzo. Le mogli austriache fidavano, per aver ragione di ritardare -il grosso dispiacere che si preparava, in quattro cose: nell'abilità -del barone Macchio, nella bacchetta magica del principe di Bulow, -nell'onnipotenza dittatoriale dell'onorevole Giolitti e sopratutto nel -profondo, irremovibile amor della pace che caratterizzava questa bella -e cara Italia così ricca di canzoni e così povera di cannoni. I mariti -italiani delle mogli austriache avevano, per il loro ottimismo, due -soli punti d'appoggio invece di quattro, poichè sapevano che Giolitti -cadeva purtroppo ogni giorno più in disgrazia e che ogni giorno più -l'Italia pensava, almeno per il momento, con marcata preferenza, ai -cannoni che non alle canzoni. Rimanevano tuttavia, a sostenerli, i due -puntelli diplomatici: l'abilità del barone Macchio, incommensurabile -nel senso che non si può misurare ciò che non si conosce, e la -bacchetta magica del principe di Bulow che aveva operati ben altri -miracoli di quello di far rimanere ancora l'Italia neutrale. Pierino -parlava per tutti: «Sentite.... Sarà.... Ma finchè Bulow sarà a Roma, -io alla guerra non ci credo...» E un'altra sera: «Ma vi par possibile -che un uomo come Bulow veniva a giuocare qui la partita finale della -sua gloriosa carriera senza aver prima partita vinta in mano?...» -Poi c'erano le piccole speranze supplementari degli altri mariti: «Ho -notizie certe, sapete. Il Re la guerra non la vuole assolutamente....» -E un'altra volta: «E i socialisti ufficiali? Vi pare che un governo -possa affrontare l'incognita della mobilitazione sotto la minaccia -dei socialisti ufficiali e del _Worwaerths_?...» Una moglie tedesca -interrompeva il marito: «Il _Worwaerths_?...» E il marito che s'era -sbagliato, tant'era oramai l'abitudine di pensar tedesco: «Oh, scusa, -cara, volevo dire l'_Avanti_!» - -Tutt'i fisiologi hanno osservato il fenomeno per cui nelle malattie -mortali un miglioramento sensibilissimo si pronuncia poche ore -prima della morte. E' l'ultima reazione della vita, è la suprema -resistenza del temperamento contro il male, l'ultima breve vittoria -dei bacterii tutori della vita contro l'orda crescente dei bacterii -preparatori della morte. Questa miglioria sensibilissima si produsse -anche nell'animo del _ménage_ Kramer-Balla e degli altri _ménages_ -italo-austriaci o italo-tedeschi. Il Re non aveva presenziato -la cerimonia allo Scoglio di Quarta: buon segno. La maggioranza -giolittiana s'agitava burrascosamente in una crisi di neutralismo -aperto dopo un lungo travaglio di neutralismo larvato: ottimo sintomo. -Le visite di Bulow e di Macchio alla Consulta si facevano sempre -più fitte: presagio eccellente. Una sera Pierino, all'ora di pranzo, -scendendo tutto lucido e incravattato e impomatato e incaramellato e -profumato e levigato nel suo _smoking_ irreprensibile tagliato e cucito -dal primo sarto di Vienna, corse incontro a sua moglie e ai suoi amici, -col viso giubilante, annunziando da lontano con le mani nell'aria -ch'era messaggero — messaggero, cioè, no, chè questo era il nome d'un -troppo odiato giornale interventista — ch'era foriero di una grande -notizia e che aveva su le labbra sorridenti, se è possibile esprimersi -così, la chiave della situazione. «Grandi notizie!» disse quando fu -vicino alla moglie, alle altre mogli e agli altri mariti: «Grandi -notizie: la guerra non si fa... Sono stato al _garage_....» Gli altri -lo guardarono diffidenti, chè è lecito anche a persone intelligenti non -vedere a prima vista quale stretto nesso sia possibile tra una guerra -che si fa o non si fa e la visita d'un giovane signore al _garage_ -dov'è custodita la sua automobile per pagare un conto d'olio extradenso -e di benzina 710-720. Ma Pierino spiegava: «Sono stato al _garage_. -Accanto alla nostra vettura era una nuova _limousine_, bellissima, di -marca tedesca, una Mercedes. Ho chiesto di chi fosse, perchè sugli -sportelli avevo veduto la corona principesca. E figuratevi la mia -meraviglia quando mi son sentito rispondere ch'era del principe di -Bulow. L'ha mandata per far ridipingere la carrozzeria. Che volete? Mi -s'è gonfiato il cuore come un mantice... La guerra, è certo, non si -fa più. Vi pare possibile che l'ambasciatore farebbe ridipingere la -sua automobile se sapesse di doversene andare?...» Qualcuno, timido, -per essere rassicurato, obbiettò: «Può darsi che sia costretto ad -andarsene senza che ora sappia di doversene andare. Sempre così, nella -vita: quand'uno meno se lo aspetta...» Ma Pierino scosse le spalle -e, con un sorriso superiore d'uomo bene informato e che non teme -smentite, esclamò: «E il colore?» Gli altri lo guardarono un'altra -volta sbalorditi: «Che c'entra il colore? Quale colore?» E Pierino, -trionfante: «Il colore della carrozzeria, cari miei! Era nera con -ruote gialle: colori austriaci, colori insomma tedeschi. E ora sapete -come Bulow ha dato ordine di ridipingerla? Verdone e ruote bianche.... -E su gli sportelli, cari miei, su gli sportelli anche una leggera -filettatura rossa. Colori italiani, cari amici, colori italiani: il -rosso è poco, appena un filo, su lo sportello, ma anche quel poco -basta a far la bandiera.... Volete prove più prove di queste?» E, -dopo una pausa, preparando l'effetto: «Cari miei, si vede che Bulow -già prevede il giorno in cui, concluso l'accordo, uscirà trionfante -per le vie di Roma, con quell'automobile. Quell'automobile, per me, -è più rassicurante ancora di tutte le argomentazioni di Cirmeni: dice -chiaro e tondo che la Triplice sarà rinnovata». E abbassando la voce, -perchè le sue parole diventavano sempre più gravi pei destini d'Europa, -Pierino aggiunse ancora: «Io ho voluto anche sapere chi avesse scelto -quei colori per l'automobile. Pensavo potesse essere la principessa, -che è italiana. Ma mi hanno assicurato che il verde, il bianco e anche -il rosso erano stati scelti, a Villa Malta, proprio stamattina, dal -principe in persona, sul campionario dove ci son le vernici di tutt'i -colori...». - -Pranzarono di buonumore, quella sera. Anzi i cinque o sei _ménages_ -lasciarono i tavolinetti a due posti e s'adunarono a una grande tavola -centrale ch'era stata preparata per un pranzo, rimandato all'ultima -ora, d'ufficiali inglesi e francesi in missione in Italia e invitati -dai loro commilitoni italiani. - -La decorazione della tavola, con una serie d'innumerevoli vasettini -allineati tutt'in fila, incrociava una serie di bandierine italiane -con garofanetti bianchi e rossi e foglie di verdura e una serie di -bandierine francesi con _bluets_, piccoli geranii e roselline bianche; -e, in mezzo alla tavola, un vaso più grande conteneva garofani rossi e -piccole azzurre azalee e su queste certe striscioline di margheritine -italiane in modo che, volendo, si poteva anche avere una vaga -reminiscenza della bandiera inglese. Nemmeno se quella fosse stata -la sera della pace universale una decorazione floreale come quella -sarebbe apparsa tollerabile alle esuberanze patriottiche delle signore -austriache e tedesche e alle cautele coniugali e nazionali dei loro -mariti italiani. D'altra parte non c'erano altre tavole libere, nè -senza provocare un piccolo scandalo di cattivo gusto era possibile far -smontare quella decorazione preparata per il pranzo degli ufficiali -francesi, inglesi e italiani. Per fortuna Eva Kramer adocchiò in -un angolo della sala un bel girasole e ordinò sùbito a un _commis_ -di portarlo nel bel mezzo della loro tavola perchè fra tanti colori -d'alleati o di presunti alleati ci fosse anche, su la loro tavola, un -po' di giallo austro-tedesco. - -Conobbe, quella sera, Pierino, la gloria dei grandi profeti e di -_madame_ de Thèbes. Un amico, verso le undici, raggiungendoli nel -_foyer_ del Grand Hôtel mentre tutti a una voce riesaminavano per -l'ennesima volta gl'inestimabili beni d'una rinnovata amicizia -italo-austro-tedesca, portò la notizia, l'inaspettata notizia: «Il -Gabinetto Salandra era dimissionario». La scena, anzi, era stata -drammaticissima: Salandra era stato sempre incerto fra la guerra e la -pace, più incline forse, per pacifico temperamento di meridionale, -verso questa che verso quella. Il mezzo sangue inglese di Sonnino -era invece causa di tutto: voleva la guerra a qualunque costo e per -quanto Bulow e Macchio s'affannassero a portare alla Consulta ogni -mattina nuovi doni territoriali, economici e politici, Sonnino, col suo -mutismo scontroso, riduceva quei poveri ambasciatori a domandarsi che -cosa altro potevano ancora offrirgli se non addirittura Vienna e la -nomina di Francesco Giuseppe, bell'anima, a prefetto della centesima -provincia del Regno d'Italia. Ma il Re messo in guardia da Bulow, -il quale era andato a Palazzo senza tanti complimenti e aveva aperto -la porta di Sua Maestà senza neppure farsi annunziare per dirgli che -Sonnino, venduto o almeno affittato allo straniero, non gli aveva detto -che cosa realmente lui e Macchio offrivano con tenerissimo cuore alla -bella e cara Italia, il Re, aveva posto a Salandra il dilemma: «O via -Sonnino, o via io!» Tra Sonnino e Salandra, in un Consiglio di Ministri -ch'era stato terrificante, erano corse parole gravi e vie di fatto -fortunatamente leggere. Dopo di che Salandra era tornato dal Sovrano e -gli aveva detto: «Poichè Sonnino non vuole a nessun costo andarsene, -Maestà, ce ne andiamo tutti...» Fin qui le notizie certe, sicure, -di fonte indiscutibile! «E ora?» domandavano, raggianti, le signore -austriache e tedesche. «E ora, rispondevano i mariti con l'aria di chi -si è tolto finalmente un grave peso di sopra lo stomaco, ora, diamine, -torna Giolitti e l'accordo è firmato in quarantott'ore!» Volle, per -tanta gioia, Eva Kramer-Balla, che si stappassero alcune bottiglie di -sciampagna, di marca francese, purtroppo poichè i gas tedeschi sono -più utilmente adoperati per la guerra che non per il vino. E con un -brindisi alla vittoria austro-tedesca e alla neutralità italiana, la -pace coniugale dei sei _ménages_ italo-austriaci fu patriotticamente -sugellata dalla ceralacca di belle labbra femminili che col loro -carminio naturale o artificiale invitavano a imprimervi sopra, in -un bacio, il dolce bollo dell'autorità maritale. Eva Kramer fece di -più: non solo offrì la ceralacca ma volle che vi fosse impresso, lì, -d'innanzi a tutti, il sigillo addirittura. E quando fu bene impresso -disse a Pierino in tedesco: «_Ich liebe!_» che val quanto dire in -italiano: «Ti amo!» E l'amato giovane andava in giro per il gruppo dei -_ménages_ italo-austriaci: «Ve l'avevo detto io?... La verniciatura... -Ve lo avevo detto io? Il colore dell'automobile...» Che se non ci -avesse pensato lui a ricordare le sua profezia nessuno se ne sarebbe -dato premura. La gloria dei profondi profeti, dei grandi scrittori -e dei più famosi tenori è purtroppo fatta così: devono annaffiarsela -personalmente tutt'i giorni. Guai al profeta, guai allo scrittore, guai -al tenore che dieci o venti volte al giorno non ferma gli amici per -istrada esclamando con un sorriso: «Eh? Come son grande?» - -Le grandi gioie ripugnano all'immobilità. L'uomo veramente felice -s'agita, si dimena, muove le braccia e le gambe, non può rimanere -nel luogo ove la felicità fu incontrata ed ha bisogno di portare -questa felicità in giro per il mondo, per la città, o almeno per la -casa, almeno per le stanze, cerca di farla vedere a tutti, di farla -invidiare, poichè, diceva un filosofo pessimista, non v'ha felicità -senza infelicità altrui, come non v'ha luce senza contrasto di ombre. -I cinque o sei _ménages_ italo-austriaci uscirono così dal Grand Hôtel -verso mezzanotte e saliti nelle loro automobili portarono la loro -felicità in giro per le vie di Roma deserte a quell'ora. Suonavano, -nel gran silenzio della città notturna, le grida dei rivenditori -di giornali che annunziavano le quinte edizioni con le dimissioni -di Salandra. Gli _chauffeurs_ avevano avuto ordine di discendere al -Corso e al Caffè Aragno, cuore e polmoni della vita romana, per le -vie Boncompagni e Ludovisi. Ma, giunti all'altezza di Villa Malta, -dovettero sostare dinanzi ai cordoni di soldati che sbarravano Capo le -Case per proteggere i sonni dell'ambasciatore tedesco. Un caporaletto -vietò il passaggio delle tre _limousines_ attraverso i soldati. Ma un -ufficiale, un bell'ufficiale dei bersaglieri, accorse alle leggere -proteste delle belle signore e diede ordine ai soldati di lasciar -libero il passaggio. Così il cordone s'aprì e i bersaglieri che -non dovevano fare la guerra fecero ala al corteo dei cinque o sei -_ménages_ italo-austriaci tripudianti d'amor patrio. E la gioia rende -così indulgenti che Eva Kramer-Balla, guardando il bell'ufficiale dei -bersaglieri, disse al marito suo e agli altri mariti italiani delle sue -connazionali: «Avete, in verità, dei gran bei soldati!». - -Più giù, al Corso, trovarono un po' di gente: giornalisti, deputati, -nottambuli d'ogni qualità. Leggevano i giornali, discutevano ad alta -voce. Il caffè Aragno era chiuso poichè anche quella sera le contese -cortesi tra neutralisti e interventisti avevano mandato in frantumi una -grossa specchiera, lieta del resto di quella fine, tanto era da dieci -mesi stanca di riflettere il commovente spettacolo della concordia -dei popoli. Non discesero dalle automobili. Rimasero lì, a guardare, -ad ascoltare. Laggiù, in fondo, verso piazza Colonna, altri cordoni -di soldati, granatieri questi — gran bei soldati, gran bei soldati, -in verità! — proteggevano, inquadrando di baionette palazzo Chigi, i -sonni del barone Macchio. Sul marciapiede buio d'Aragno un deputato -siciliano, principe e socialista, tuonava focose invettive: «Faremo -i conti con tutti... Oramai siamo all'_aut aut_: o la guerra o la -rivoluzione!» Altri intorno a lui gridavano: — «Sì, sì, la rivoluzione, -la rivoluzione.....» — Altri ancora gridavano un po' più in là: -«Salandra non deve andarsene.... Giolitti non deve tornare...» E il -ritornello, basso, alto, vicino, lontano, insisteva: «La rivoluzione! -La rivoluzione!». - -Alle Termopili eran solamente trecento ma bastarono a fare una bronzea -pagina della storia del mondo. Quei cinquanta nottambuli potevano -bastare a fare una rivoluzione da Aragno? Avevan l'aria di crederlo. -Eva, a guardarli, ne dubitava.... E Pierino, che nella sua gloria -di profeta e nella sua gioia di marito sentiva anche di diventar -spiritoso, disse: «E perchè no? Hanno anche questi Leonida con loro...» -Ma poichè i nomi di battesimo dei deputati italiani non sono ancora -materia obbligatoria di studio nelle scuole austro-tedesche le signore -guardarono interrogativamente Pierino il quale aggiunse, cortesemente, -per riparare le lacune della _Kultur_ germanica: «Già, Leonida -Bissolati....». - -Tornò a casa, Eva Kramer, persuasa che la rivoluzione preannunziata dal -deputato siciliano sul marciapiede d'Aragno non prometteva di essere, -almeno fin dal primo momento, terribile quanto la rivoluzione francese. -E così dormì pacificamente la sua prima notte di neutralità finalmente -e dopo tante pene assicurata. Poichè v'ha un singolare piacere a -ricordarsi dei pericoli quando sono passati, Eva Kramer dovette, nel -tepore delle lenzuola, sognare i soldati d'Italia e il bel tenente dei -bersaglieri. Infatti Pierino che, senza badarci, nella gioia di quella -serata aveva bevuto una tazza di caffè la quale bastava a togliergli -il sonno almeno per due o tre ore, sentiva Eva nel sonno, con languidi -sospiri e voce commossa, ripetere dì tanto in tanto: «Bei soldati, in -verità, bei soldati!» - -Le grandi felicità sono anche brevi. Il destino non assegna a ogni -cuore che una precisa razione di gioia e il cuore che la consuma in -grande quantità si condanna a subire un'implacabile legge: quella -che proporziona la durata al consumo. Dopo un solo giorno di bene -infatti, un pomeriggio, mentre prendevano il tè nel salotto di Eva -Kramer, i _ménages_ triplicisti furono chiamati alla finestra da uno -scalpiccìo di passi e da un basso coro di voci cavernose. Scendeva da -via Venti Settembre e si dirigeva verso Via Nazionale una forte colonna -d'uomini in prevalenza borghesi che marciavano a passo cadenzato -brontolando a coro e scandendo le sillabe: «Mor-te-a-Gio-lit-ti! -Mor-te-a-Gio-lit-ti!» E la stessa sera, mentre giuocavano a _poker_, -ricevettero altre notizie allarmanti: al Costanzi, dove si doveva -onestamente rappresentare un'inoffensiva _Figlia del Tamburo Maggiore_, -Gabriele d'Annunzio aveva denunziato da un palco all'ira popolare i -traditori della patria e aveva letto, applaudito anche dai carabinieri -di guardia, una sua ode contro Francesco Giuseppe. Fuori del teatro -intanto la folla gridava come ossessionata: «Guerra! Guerra!» e voleva -raggiungere la casa di Giolitti, levar dal suo letto e trascinare per -le vie il corpo dell'odiato Dittatore di ieri. Nelle vie attorno alla -casa dell'ex-presidente i dimostranti si battevano di su le barricate -dopo avere spento a sassate le lampade elettriche. E, ahimè, orribile -a dirsi, anche l'esercito passava alla rivoluzione. «In via Nazionale, -raccontava uno dei mariti esterrefatto, in via Nazionale, figuratevi, -un capitano di cavalleria è stato invitato da un commissario di polizia -a caricare i dimostranti... Ma il capitano ha sfacciatamente rifiutato -affermando che i suoi uomini erano, sì, pronti a marciare contro il -nemico, ma non a caricare i fratelli...» - -Quando ebbero commentato gli avvenimenti, quando ebbero veduto le vie -sfollarsi e gli squadroni di cavalleria tornare in caserma — oh, dopo -tutto, dopo tutto soldati come tutti gli altri e niente, proprio niente -d'eccezionale... — Pierino Balla italiano _malgrè lui_, ritrovatosi -solo in camera da letto con sua moglie dovette fare i conti con Eva -Kramer austriaca _malgrè tout_. «Ma insomma che succede? Che cosa -fate? Che fa il Re? Che fa la Camera? Dove si va?» Pierino tentò di -essere ancora rassicurante: «Non t'allarmare. Vedrai...» E la moglie: -«Vedrò?... Che cosa altro devo vedere?... Ah sì? Ti pare ancora che -non basti?... Entrano nella Camera, assalgono per via e su i tramvai -gli ex-ministri, assediano la casa di Giolitti, fanno le barricate... -Che altro devo vedere? In Austria, a quest'ora, quanti avrebbero già -pagate care queste buffonate!...» Pierino tentò di spiegare: «Sai, in -Austria, voi avete la forca...» Ed Eva saltò su inviperita: «Vorresti -forse farcene rimprovero?» E Pierino, impaurito e docile: «Ma no, -cara, lodarvene...» Ma Eva Kramer, nell'impeto, commise una _gaffe_: -«L'avete avuta anche voi, in Italia...» E Pierino, senza volerlo, ebbe -una risposta felice: «Sì, cara, ma era la vostra.» Eva, intanto, s'era -svestita e avvolta in una rosea camicia da notte di seta s'introduceva -fra le lenzuola. Con cinque parole concluse le sue impressioni di -quella sera: «È la rivoluzione sul serio!...». Non seppe, Pierino, se -era il caso di illuderla ancora o di prepararla pian piano agli eventi. -Nel dubbio accese una sigaretta e infilò il pigiama. Poi, quando fu -a letto, credette doveroso allungare verso la camicia di seta di sua -moglie — qui si parla del contenente per il contenuto — un tentativo -d'abbraccio. Ma fu violentemente respinto da un piede ribelle che -rimise debitamente le cose al loro posto: l'Austria da una parte, -imbronciata, e l'Italia, mortificata, dall'altra. - -Poichè i popoli dormono da più di un anno, ogni notte, le loro otto -o nove ore filate su lo spettacolo della più tremenda guerra della -storia, Eva Kramer non poteva non dormire dieci ore su lo spettacolo -— semplice prova generale, del resto — d'una rivoluzioncella da -nulla, d'una rivoluzioncella da ridere, d'una rivoluzioncella -insomma italiana, ed era detto tutto. Del resto, col coraggio della -disperazione, a mano a mano che gli eventi precipitavano, Eva Kramer -se ne infischiava sempre più. Tanto che l'indomani, nel pomeriggio, -la notizia del nuovo incarico a Salandra la lasciò perfettamente -tranquilla a discuter di vestiti dalla sua sarta dove la notizia, -col sopraggiungere di Pierino trafelato e commosso, gli era stata -cautamente somministrata. Nè meno tranquilla la lasciarono gli -avvenimenti successivi: la convocazione della Camera, l'annunzio che -il barone e il principe preparavano i bauli, le voci di mobilitazione -generale che correvano di ora in ora. Era la guerra? Proprio la guerra? -Questo non era ancora assolutamente sicuro. «Del resto, diceva Eva al -marito ridendo d'un sorriso sforzato e nervoso, del resto hai voluto la -guerra contro di noi? E goditela, la guerra! Contro di noi, vedrai, ti -romperai le corna...» Pierino osò obiettare che la guerra, lui, proprio -lui non l'aveva affatto voluta, e che aveva la coscienza tranquilla. -«E in quanto alle corna, aggiunse poi scherzando, non so se posso -rompermele, poichè so, adorata, di non averle...» Eva corresse: «Che -sciocco! Si capisce che non parlo di te. Parlo a te per un artificio -rettorico...» Pierino sorrise riconoscente; ma, tanto sono bizzarre ed -inesplicabili le associazioni di idee, l'artificio rettorico richiamò -al suo pensiero l'imagine dell'_herr major_ Hampfel, con le braccia -tutte piene di fiori, sul marciapiede della Sudbanhoff. - -Ma una sera Eva Kramer tornò all'albergo in uno straordinario stato di -sovreccitazione lieta, che si manifestava in sorrisi e in sgambetti, in -strizzatine d'occhi e in buffetti ch'ella somministrava copiosamente al -naso di Pierino che raccoglieva, docile, senza capire. Era in camera, -Pierino, a infilarsi lo _smoking_. Ora con un po' di smalto di fabbrica -tedesca — _made in Germany_ — si lustrava meticolosamente le unghie e -le faceva lucide da potercisi specchiare dentro comodamente per radersi -la barba. Eva si svestiva e si rivestiva in fretta, gettando di qua e -di là bluse e sottovesti, lanciando ora uno scarpino su l'immacolato -sparato di Pierino, girandogli ora una calza di seta intorno al collo. -E ogni tanto, passandogli accanto, mentre egli rimaneva impalato -in mezzo alla stanza a lustrare a lustrare e a lustrare, via una -piroetta e giù un buffetto. «Sei allegra, cara....» mormorò finalmente -Pierino senza osar domandare perchè, dato che fra i coniugi, nei -riguardi di Eva, vigevano il protocollo e l'etichetta delle Corti -per cui un suddito non può interrogare un sovrano ma può solo, se dal -sovrano interrogato, rispondere. Senonchè i sovrani sono alle volte -condiscendenti per soddisfare le mute curiosità dei sudditi rispettosi -e ligi al cerimoniale. Così anche Eva volse uno sguardo affettuoso al -suo suddito marito e, piantandoglisi davanti tutt'inguantata in una -_combination_ carnicina, elargì la spiegazione del suo straordinario -buonumore: «Senti, disse al marito, me ne dispiace tanto per te che -sei italiano, ma Bulow vi ha dato una buona lezione. E voi avete un -proverbio adatto e al caso dovreste ricordarvene: a buon intenditor...» -Pierino era, nella vita coniugale, uomo di poche parole. Se sua moglie -non parlava, egli, per rispetto, non osava interrogare. Se sua moglie -parlava egli, per prudenza, evitava d'interloquire. Era, così, diviso -fra due timori: quello di mancar di rispetto e quello di mancare di -spirito. Sua moglie amava parlare, come suol dirsi in musica, per -«sincopati». Le idee non le uscivano dalle labbra, solitamente, una -dopo l'altra, una nell'altra. Uscivano a spizzichi, ad intervalli, -con larghe pause. Talchè Pierino non sapeva mai quando un'idea era -finita e quando era il caso di far vedere che aveva capito. Gli era -accaduto una volta di esclamare: «Giustissimo!» quando ancora Eva, -nel sincopato, era all'a e bi del suo ragionamento e doveva giungere -sino alla zeta. A quell'esclamazione Eva era saltata su inviperita: -«Giustissimo? Giustissimo che cosa? Se non ho ancora parlato? Se non -sai ancora che cosa volevo dire? Perchè mi approvi senza ascoltarmi? -Se vuoi far vedere che sei molto intelligente, fai invece la figura -di un imbecille... Se vuoi invece prendermi in giro, son donna io, -sappilo, da prendere in giro non uno ma dieci bamboccetti come te...». -In silenzio Pierino aveva firmato la ricevuta di quell'invettiva -con un sorriso ebete. L'aveva capita tutta in una volta perchè era -venuta fuori tutta d'un fiato. Eva Kramer, infatti, non aveva la -concatenazione immediata delle idee che quando si trattava di dire -impertinenze. Prova ne sia che se parlava dell'Italia e degli Italiani -argomentava sempre speditissimamente. - -Così fu anche quella sera, dopo una prima ed unica pausa che aveva -avuto l'unico scopo di far posto ad un'omerica risata: risata che -avvolgeva Pierino, e dietro Pierino la stanza, e dietro la stanza tutta -Roma, e dietro tutta Roma l'Italia intera. «Ah sì, aggiunse poi, volete -farci la guerra? Già Bulow ve lo disse per Algesiras: l'Italia fa la -politica dei giri di valzer... E adesso siete al valzer dei valzer, -non a quello dell'operetta di mio padre, che è molto grazioso, ma a -quello della vostra guerra, che è tanto pericoloso quanto è stupido... -Volete fare la guerra, ballare, ballare il valzer con l'Intesa?... -Accomodatevi, cari. Ma ve lo ha detto ancora Bulow, che se ne intende: -_Divisi e senza testa, è il valzer della morte_... Non so dove e quando -l'abbia detto, ma è grande, è grande, è immenso! E ve l'hanno scritto -anche, oggi, su tutte le cantonate, a carbone, a lettere cubitali: -_Divisi e senza testa, è il valzer della morte_. E sotto c'è il nome -e cognome di Bulow... Non credevo ai miei occhi... Che cosa grande, -che cosa grande!... E che uomo, quel Bulow... Metternich e lui, non ha -avuto altri diplomatici, la Storia!...» - -Ma era tardi e conveniva vestirsi. In due colpi, continuando a ridere, -canterellando quelle parole attribuite a Bulow su un'arietta famosa di -papà Kramer, Eva fu pronta. Si vide allora davanti, sempre impalato in -mezzo alla stanza, quel suo povero Pierino che non sapeva che dire. -Ne ebbe pietà. E poichè in fondo gli voleva bene, e poichè in fondo -Pierino era un buon figliuolo, e poichè in fondo e a modo suo Eva -era piena di cuore, gli mise le braccia al collo e argomentando con -eccezionale speditezza gli disse: - -— Ma io ho torto di parlarti così, ho proprio torto di prendermela con -te se l'Italia ci fa la guerra... Tu che c'entri, povero amor mio?... -Tu sei, per fortuna, così poco italiano... E tu, tanto, dell'Italia te -ne infischi... - -E, presolo per un braccio, lo trascinò fuori, per il corridoio, -nell'ascensore, verso la sala da pranzo. E per la prima volta, -poichè sua moglie gli aveva categoricamente affermato che dell'Italia -lui se ne infischiava, gli parve che no, no, non se ne infischiava -completamente, che anzi quella sera, in fondo in fondo a sè stesso... -Ma nell'ascensore sua moglie, in piedi dietro il piccolo _liftier_ -impalato contro gli sportelli, accennava un passo di valzer, il -valzer di papà, e canterellava fra i denti con un sorriso prettamente -austriaco: - - _Divisi e senza testa_ - _è il valzer della morte...._ - -E poichè il _lift_ toccava il suolo e Pierino era lì, nel suo -cantuccio, piccolo e mortificato, Eva gli diede un ultimo buffetto sul -naso e gli mormorò sul viso, due volte: - -— _Ich liebe! Ich liebe!_ - - - - -V. - -IL VALZER DEI «FRATELLI D'ITALIA» - - -Qualcuno ha detto che lo spensierato sovrano e i piacevoli ministri, -le amabili _biches_ e i galanti _fétards_ del Secondo Impero ballarono -senz'avvedersene tutt'i valzer delle operette di Offembach su un -vulcano prossimo all'eruzione: l'eruzione della _débacle_ e della -Comune. Così gli allegri _ménages_ italo-austriaci e italo-germanici -ballarono tutt'i valzer delle operette di Lehar e di Leo Fall sul -vulcano d'una settimana di guerra civile che preludeva in Italia, -come una prova generale a porte chiuse, all'altra guerra che una -settimana dopo doveva cominciare ai confini. Era colpa, in fondo, -di Pierino Balla e di quel suo irresistibile bisogno di aprire e -di pestare un pianoforte non appena un pianoforte e lui avevano -la disavventura di incontrarsi. Nel salotto dell'appartamento che -_monsieur et madame_ Kramer-Balla occupavano al Grand Hôtel e in cui -i cinque o sei _ménages_ si riunivano tutt'i pomeriggi, un pianoforte -c'era. Naturalmente Pierino l'aveva aperto e vi aveva suonato tutt'il -suo repertorio. E poichè è impossibile alle amabili dame che hanno -nelle vene sangue viennese udire un valzer senza ballarlo, le belle -signore avevano ballato. Come accade per le ciliege un valzer tira -l'altro e un valzer oggi, due domani, avevan finito per ballare tutto -il giorno da quando era appena finita la colazione a quando giungeva -l'ora di andarsi a vestire per il pranzo. Inchiodato al pianoforte, -Pierino suonava e suonava sentendosi formicolare le gambe poichè, nato -ballerino come si nasce poeti, aveva una gran voglia di ballare anche -lui, si dondolava sul seggiolino e, se non con le gambe e coi piedi, -seguiva il ritmo, ballava come poteva con le braccia, coi fianchi, con -la testa che andava in qua e in là come il pendolo d'un orologio, con -gli occhi stralunati che giravano in modo tale che se qualcuno avesse -guardato Pierino ne avrebbe avuto il mal di mare. Ma gli Dei sono -clementi con i bravi figliuoli che non chiedono loro che di ballare in -un tempo in cui gli uomini sono avvezzi a domandare ben altro agli Dei: -dallo specifico celeste e miracoloso per un mal di denti al pagamento -d'una cambiale giunta a scadenza. Così la benignità degli Dei fece -capitare tra le mani di Pierino una vecchia signora americana, neutrale -non solo politicamente, ma anche neutra, poichè nel seno adiposo e nel -labbro baffuto aveva una contraddizione così stridente per la quale era -assai difficile stabilire immediatamente, a prima vista, il suo sesso. -La signora americana amava anche lei il ballo ed i valzer e poichè non -poteva ballarli amava almeno di suonarli. Così prese al pianoforte il -posto di Pierino, e l'America, fedele al programma svolto durante la -guerra, fornì anche la musica ai belligeranti. - -E' piacere raffinato unire e mescolare il sacro al profano; e infatti -l'amabile compagnia mescolava ogni giorno al profano dei valzer il -sacro della politica o — questione di punti di vista — il profano -della politica al sacro dei valzer. Tra un giro di _one step_ e una -figura di tango i nomi di Salandra e di Giolitti, di Bulow e di Burian -giravano fra le coppie ballerine. Le danze erano addirittura interrotte -quando un cameriere, verso le cinque, portava le prime edizioni dei -giornali. Pierino dava lettura delle notizie più importanti. La crisi -ministeriale riapriva il cuore dei _ménages_ a tutte le speranze. Era -ormai certo che Salandra cedeva il posto a Giolitti. L'Italia dunque -era salva. E poichè l'americana era talmente neutrale che continuava -a suonare anche quando i piedi dei _ménages_ non erano più occupati -a ballare ma si davano invece a discuter di politica, le coppie -ripartivano per un nuovo valzer. Per via, intanto, passava ancora una -volta una fitta colonna di popolo. Ancora saliva dai balconi aperti ai -dolci aliti della primavera romana la tenebrosa monodia scandita da -voci di bassi profondi: «Mor-te-a-Gio-lit-ti! Mor-te-a-Gio-lit-ti!» -Poichè non è assolutamente da escludersi che anche un _ménage_ -italo-austriaco in crisi acuta di politica possa ancora capir qualche -cosa, le coppie avevano, nell'udire quella monodia, qualche leggero -dubbio nello spirito pacificato. Il ritorno di Giolitti al potere non -sembrava preannunziato in forma molto cortese da quei bassi profondi -peripatetici. Ma se è vero che la speranza è l'ultima dea, c'era -ancora da sperare che quelle voci non fossero la libera manifestazione -dell'anima popolare ma bensì la freccia del Parto, l'ultimo tentativo -del ministro costretto ad andarsene per svalutare il rivale che stava -per ritornare. - -Quand'erano «finalmente soli», non come nell'operetta di Lehar -su le cime bianche dell'Alpe nel roseo riflesso della più tenera -aurora ma nel gabinetto da bagno a cambiar vestito al riflesso delle -lampadine elettriche che davano alle belle spalle nude di Eva un color -d'ambra che innamorava, marito e moglie riparlavano di politica. -Chè Pierino sbadatamente non aveva pensato che, quando un italiano -sposa un'austriaca, non sposa una donna ma sposa una nazione intera. -Quando s'ergeva con severo cipiglio dinanzi a lui, quando incrociando -napoleonicamente le braccia sul bel petto ambrato Eva gli domandava -che cosa insomma si stava preparando in Italia, Pierino perdeva -letteralmente la parola: non aveva più dinanzi a sè, a interrogarlo, -sua moglie, ma aveva Francesco Giuseppe e tutto il Consiglio della -Corona, Metternich e Berchtold, d'Aerenthal e Burian, tutti gli -Arciduchi d'Austria e tutti i Magnati d'Ungheria, l'intera dinastia -degli Absburgo e cinquanta milioni e più d'austro-ungarici di generi -diversi. Caratteri più del suo ardimentosi si sarebbero sentiti -intimidire. E Pierino, pavido, col pantalone già infilato, con la -camicia inamidata ancora fuori del pantalone, con le mani incerte -sul nastrino di seta della cravatta da _smoking_ che non riusciva ad -annodare, guardava sua moglie, guardava la Duplice Monarchia senza -saper che rispondere. E sentiva che, se come sua moglie era l'Austria -intera egli avesse dovuto rappresentare l'Italia, questa non ci avrebbe -fatto che una meschina figura: quella d'un ragazzetto spaurito cui -il meno che possa capitare è una buona dose di sculacciate. E mentre -davanti aveva il fiero cipiglio di sua moglie — una testa dell'Aquila -bicipite — dietro di sè sentiva il freddo e sprezzante sguardo della -cameriera — seconda testa dell'Aquila bicipite — che era, come sua -moglie, sdegnata dal modo di comportarsi di questi «mandolinisti» -di Italiani. Aveva, la cameriera, una qualità dovuta non al suo -temperamento, che era invece quanto mai loquace ma alla sua posizione -di cameriera la quale esige anzitutto l'arte di non dir mai nulla e -d'ascoltar sempre tutto. Ma lo sguardo diceva tutto quello che non -dicevano le piccole labbra chiuse, tagliate a fil di coltello. Tra quei -due sguardi, tra le parole roventi di sua moglie e lo sguardo freddo -della cameriera di sua moglie, Pierino trovava per la prima volta in -vita sua che, in certe ore e circostanze, la vita non è o non pare -veramente più un valzer, ma piuttosto una marcia funebre, la marcia -funebre della sua pace e della sua felicità domestica. Non aveva su la -guerra e su la carneficina europea nessuna idea molto precisa, poichè -le idee non sono l'appannaggio delle persone felici e Pierino Balla era -nato invece sotto la più felice stella o, come suol dirsi volgarmente, -era nato con la camicia: camicia su la quale più tardi aveva potuto -mettere anche la giacca e il soprabito di un matrimonio che era -economicamente una quaterna al lotto. Tanto che quando, ogni settimana, -saldava con un biglietto da mille, lasciando i rotti per le mancie, -il conto dell'albergo e gli avveniva di ricordare gli anni stentati e -oscuri dell'adolescenza e della prima giovinezza, Pierino Balla tendeva -a credere di non essere nato solamente con la camicia ma addirittura -con un guardaroba al completo. Per la guerra egli era dunque diviso tra -due concezioni puramente elementari, le sole compatibili con le sue -meningi fin dalla nascita fuori di ogni esercizio: la guerra era un -orrore, ma la guerra era anche una necessità; e se era pensoso veder -tante belle giovinezze spezzate e falciate su i campi di battaglia -era evidente che non capriccio di uomini ma supreme leggi di storia -rendevano necessario quell'olocausto, cui egli si rassegnava tanto più -facilmente in quanto aveva assai poche probabilità — riformato com'era -e per di più di terza categoria — d'essere chiamato a parteciparvi. Chè -di fronte alla guerra gli uomini si dividono in due gruppi: quelli che -dovendola fare l'accettano senza discuterla e quelli che non dovendola -fare la discutono a lungo e poi l'accettano come se ad accettarla, -nelle loro condizioni, avessero ragione di fare la minima difficoltà. - -Ma se la lettura dei giornali lo aveva persuaso della necessità -storica della guerra per le altre nazioni, le parole di sua moglie -lo avevano ugualmente persuaso che solo l'Italia, o perchè superiore -o perchè inferiore alla Storia, poteva, fra tutte le altre nazioni -particolarmente benedetta da Dio, non partecipare al flagello. Svolse -questa piccola idea, quest'embrione d'idea, anche quel ventitrè maggio -in cui, uscito a far alcune spese per sua moglie ed entrato da Faraglia -per bere un _brandy and soda_, andò a capitare in una tavolata di -vecchi amici suoi che non aveva più riveduti da quando era andato a -Vienna per accettare l'invito a pranzo del maestro Lehar e ne aveva -fatto ritorno dopo avere accettato l'invito a nozze della figlia del -maestro Kramer. In quel gruppo d'amici si parlava naturalmente di -guerra e, invitato a sedere con loro per rivivere un'ora dell'antico -cameratismo, dovette parlarne anche Pierino. Ne parlò come egli parlava -di tutte le cose: lasciando, cioè, parlare gli altri. E tanto li lasciò -parlare, e tanto gli altri parlarono, che Pierino ne rimase mortificato -nel suo cantuccio con l'amor proprio triturato e le speranze pacifiche -ridotte in frantumi. Non riconosceva più i suoi amici, i suoi cari -amici di una volta, capiscarichi, buontemponi, girelloni, senza -pensieri, che, come lui, amavano i valzer lenti e le donnine rapide. -Li aveva frequentati per anni e poteva giurare di non averli sentiti -mai una volta parlar dell'Italia. Ora invece non avevan su le labbra -che l'Italia: gl'interessi dell'Italia, l'avvenire dell'Italia, -l'onore dell'Italia... Parevano tanti ragazzi infatuati al loro primo -amore che non sapevano far altro che parlare della donna amata. Erano -lì, come prima, a un tavolino di caffè, a bere bibite fresche, a -fumar sigarette, a guardar le donne che passavano. Vestivano ancora, -come allora, con ricercata eleganza, giacchette tagliate alla moda -più recente e cravatte scelte con gusto e con parsimonia di colori, -annodate con negligente sapienza. Parevano ancora tutti presi dai loro -capricci, dalle loro vanità. Questo, a guardarli. Ma, a sentirli, -non parlavano che di fucili e di cannoni, di battaglia e di morte -e sospiravano l'ora di partire per la guerra come un innamorato può -sospirar quella di partire con la donna del suo cuore. Chiese se tutti -andavano, se dovevano essere tutti soldati. Ebbe risposta affermativa, -meno che per due, riformati. E potè allora osservare, sapendolo, che -tra tutti quelli esaltati che smaniavano per andare alla guerra i due -più accaniti a mandarceli erano i due riformati, che non ci sarebbero -andati. - -Se certi uomini di qualità superiore formano certi ambienti, certi -ambienti formano invece certi uomini di qualità più corrente. Pierino, -nell'ambiente di sua moglie, pensava e parlava per bocca di sua -moglie. Lontano da lei, restituito a una provvisoria libertà, Pierino -non osava certo parlare diversamente, ma tuttavia riusciva a sentire -in fondo a sè qualche cosa di più personale e di più suo. Sentiva -ancora che desiderare la guerra era una follia collettiva, ma sentiva -anche che nell'ardore di quei giovani c'era qualche cosa di bello, di -generoso, di giovane veramente, in una parola qualche cosa d'italiano. -D'italiano? Come gli era venuta in mente questa idea? Che forse gli -italiani avevano qualche cosa di diverso dai francesi, dagli inglesi, -dai belgi, dagli spagnuoli, dagli austriaci?.... Dagli austriaci, -sì: gli parve che veramente gli italiani avessero qualche cosa di -diverso dagli austriaci e si risentì addosso, commiserevoli, beffardi, -sprezzanti, gli sguardi delle due teste dell'Aquila bicipite, gli -sguardi di sua moglie e della cameriera di sua moglie. - -Ma come Roma non si fece in un giorno non si disfà in un giorno Vienna. -Anni ed anni d'operette viennesi, mesi e mesi di moglie austriaca, -avevano fatto di Pierino una cosa che un po' di buon sangue italiano -non poteva ripulire e risanare in un'ora. Pierino aveva preso da sua -moglie, con rapida assimilazione, due dei caratteri più rappresentativi -della razza cui ella apparteneva: la testardaggine e l'assoluta -impermeabilità alle idee altrui e alle altrui ragioni. Così, messo -dagli amici con le spalle al muro affinchè dicesse anche lui come -la pensava, rimise fuori, uno ad uno, tutt'i bei ragionamenti tipo -viennese che da settimane e settimane sentiva ripetere dai suoi amici -del Grand Hôtel. Non credeva ancora alla guerra, non era possibile che -un intero paese si facesse trascinare alla guerra dalle intimidazioni -di una minoranza. L'Italia aveva ancora, per fortuna, la testa su le -spalle e Bulow era ancora a Villa Malta. E Cirmeni, pur essendo oramai -un po' pessimista, non consentiva ancora, nella _Stampa_, a dichiarare -definitivamente falliti i negoziati austro-ungarici. Che Giolitti fosse -partito, che Salandra fosse tornato al potere, che la Camera avesse -votato con patriottica unanimità la fiducia nel governo, Pierino sapeva -benissimo e non nascondeva che a sua moglie la gravità sintomatica di -questi avvenimenti. Ma c'era ancora speranza. Tutto ciò poteva ancora -essere un'abile manovra, una messa in scena, una prova generale della -guerra per forzar la mano dell'alleata a concedere qualche cosa di -più. Ma i giorni erano tristi per i profeti della «concordia» e a -parlare così, e a dire che l'Italia non era preparata alla guerra, e -che il Lombardo-Veneto sarebbe stato invaso in una settimana, e che -si voleva sfasciare in cinque mesi ciò che si era messo insieme in -più di cinquant'anni, c'era pericolo, specialmente quando si aveva -una moglie di Vienna o di Berlino, di sentirsi dire quello che si -sentì dire Pierino da un amico che perdeva la pazienza, e con la -pazienza anche le staffe, e con le staffe anche il fiato, nel volerlo -persuadere, sino al punto di perdere con molto fiato anche un po' -d'educazione per gridargli: «Già tu hai per moglie un'austriaca... Tu -ragioni alla croata!» Ci sono spiriti meticolosi, pedanteschi, non solo -nelle ingiurie che possono caso mai arrecare ma anche, e specialmente, -in quelle che ricevono. Nell'insieme di una grande invettiva che li -offende a sangue non avvertono che la piccola inesattezza da rilevare. -Così Pierino, là dove un altro avrebbe risposto con uno schiaffo, -rispose con una correzione geografica per avvertire che sua moglie non -era precisamente croata. E quando l'amico ebbe risposto esclamando: -«Non è croata... Sta bene.. Ma è austriaca. E i mariti italiani delle -austriache debbono, in ore come queste, star zitti», Pierino non trovò -altro da dire. Rilevato che l'amico aveva dato atto dell'inesattezza -in cui era incorso, Pierino esaminò la seconda parte della risposta: -e poichè riconobbe di essere il marito italiano di un'austriaca, e -poichè il consiglio dell'amico si rivolgeva appunto a codesti mariti, -e poichè, docile e deferente, ai consigli degli amici Pierino aveva -sempre saputo dare ascolto, non aprì più bocca nè su quell'argomento nè -su altri argomenti. - -Dopo la tempesta, tornata la calma, l'uomo riordina nel cervello i -ricordi dell'ora difficile. Così nel suo nuovo quieto silenzio, Pierino -risentì l'asprezza ch'era nel tòno dell'amico e gli parve che, più -che sul tòno d'un consiglio, quelle parole fossero state dette sul -tòno d'un ordine. Aveva infatti Pierino, identificato il tòno con cui -l'amico aveva detto al cameriere: «Portatemi una bottiglia d'acqua» -col tòno in cui aveva detto a lui: «Tu, marito di un'austriaca, sta -zitto!» Come c'è l'_esprit_, c'è anche la sensibilità dell'_escalier_: -è propria di coloro che, poco suscettibili per dolcezza di natura o per -prudenza di ragionamento, non avvertono alla prima impressione ciò che -una parola od un atto possono avere d'offensivo; ma se pensano dopo -che altri possono aver udito quella parola o aver veduto quell'atto, -immaginano allora negli altri un giudizio sfavorevole, arrossiscono, -si turbano e forse forse, se non fosse proprio oramai troppo tardi, -si deciderebbero anche a reagire. Certo Pierino adesso era seccato: -seccato d'essere rimasto solo contro dieci energumeni, seccato -d'esser capitato avendo sete proprio da Faraglia quando c'è ogni venti -metri un bar o un caffè, seccato di sentirsi dire di aver per moglie -un'austriaca con la stessa amabilità con cui a un altro si direbbe: -«Hai la scabbia. Allontànati!», seccato sopratutto che le speranze di -neutralità svanissero ad ogni minuto di più e che la guerra sembrasse -sempre più inevitabile, e sempre più a tal segno che un signore, -proprio in quel punto, aprendo violentemente la porta del caffè, levò -in alto il cappello e gridò: «Signori, è la guerra! La mobilitazione -generale è proclamata!» - -E' una vecchia pretesa del teatro romantico e del romanzo d'appendice -che le emozioni troppo forti possano uccidere un cuore insufficente a -contenerle. Se così fosse non ci dovrebbe essere, in una sera di prima -rappresentazione, un solo autore drammatico ancora vivo dopo il trionfo -o il fiasco della commedia d'un collega. Nè, se il caso si desse -altrove che nei quinti atti tanto per chiudere decorosamente il dramma, -la morte repentina per eccesso di angoscia avrebbe potuto non prodursi -ai danni di Pierino Balla quel giorno. Levatosi in piedi per andarsene -a raggiungere sua moglie all'albergo, Pierino era stato dall'annunzio -della guerra colpito in pieno petto, in modo da esser rigettato di -piombo, stecchito, sul divano: di piombo, sì, stecchito sì, ma vivo. -Tanto vivo che, nella sua angoscia, nel suo batticuore, vedeva la gente -levarsi, correr fuori dal caffè, cercare i manifesti di mobilitazione -affissi alle cantonate, prender d'assalto i giornalai che correvano -gridando a squarciagola: «La guerra dell'Italia con l'Austria», mentre -l'altra gente rimasta nel caffè si levava in piedi, agitava i cappelli -e i fazzoletti, gridava evviva all'Italia, al Re, all'Esercito e -l'orchestrina delle «dame viennesi» — son cose che càpitano alle «dame -viennesi» all'estero in tempo di guerra — doveva intonare la marcia -reale. In tutto il caffè solo Pierino era rimasto a sedere, a sedere -non già per protesta ma per smarrimento. E l'amico che prima gli aveva -ordinato di star zitto, ora gli consigliava di mettersi in piedi: «Bada -se ti vedono seduto ti pigliano per un austriaco e ti linciano quanto è -vero Iddio». - -La prospettiva spaurì Pierino a tal segno che non solo fu sùbito in -piedi, non solo si levò il cappello, ma si mise a batter le mani come -gli altri e a gridare evviva come gli altri. In fondo, a poco a poco ci -si riscaldava anche lui e più l'applauso durava più Pierino applaudiva -forte, più le grida salivano e più saliva anche il suo evviva. Pierino -Balla cittadino italiano era oramai anche lui fuori di sè, ma era -rimasto ancora dentro _monsieur_ Kramer-Balla, per dovere coniugale -cittadino austriaco, che si ripeteva fra un applauso e un evviva: «Se -mi vedesse mia moglie!». - -Quando risalì verso l'albergo, Pierino aveva l'animo d'un uomo che -torni a casa con la paura di trovar tutto distrutto da un incendio o -da un terremoto. Ebbe invece la sorpresa di vedere che il _concierge_ -lo accoglieva col solito sorriso, che il _liftier_ lo accompagnava su, -in ascensore, con la solita impassibilità meccanica, che la cameriera -di Eva, aprendogli la porta del salotto, lo guardava coi soliti occhi -sprezzanti e lo salutava col solito _Bonsoir_, _monsieur_, cerimonioso -e servile. Nel salotto tutto era come al solito: l'americana al piano, -le coppie in giro. Sua moglie ballava, e passandogli vicino, gli disse -buona sera con un sorriso di cui Pierino aveva mai veduto l'uguale -per cordialità e serenità. Tutto era così tranquillo ch'ei cominciò a -dubitare che lassù già si sapesse che la bomba era scoppiata. L'idea -di dover dare lui l'orribile notizia fu sul punto di fargli riprendere -il largo sino all'ora di pranzo o, almeno, sino all'ora dell'arrivo -dei giornali. Ma un'amica di sua moglie, passandogli accanto a sua -volta, gli mormorò, anche lei col suo più bel sorriso: «_Ça y est... -La guerre!..._» E un'altra ancora, passandogli anch'essa vicino nei -giri del valzer, aggiunse a sua volta: «_Guerre de macaronis... Pas -terrible!..._» La quarta signora si fermò proprio accanto a lui -sciogliendosi dall'abbraccio del suo cavaliere e, poichè parlava -italiano, gli disse in italiano: «Fra dieci giorni, siamo a Milano!» E -giù anche lei un sorriso beato. - -Se avesse saputo qualche cosa di psicologia Pierino avrebbe dovuto non -ignorare che nel campo delle crisi morali le grandi calme fanno più -paura delle furiose tempeste. Quei sorrisi provvisorii delle belle -signore austriache erano d'una spavalderia momentanea che avrebbe -dato luogo al terribile scoppio della procella coniugale non appena -l'intimità delle singole case avrebbe permesso di passare senza -grottesco dalla commedia alla tragedia. Ma Pierino, che di psicologia -ignorava anche l'abicì, si fidava, incauto, di quella serenità. -L'arcobaleno della contentezza universale sorrideva in quel salotto, al -suono dei suoi cari valzer. Sì, anche con la guerra, la vita era bella, -la vita era buona, la vita insomma non era che un valzer: un valzer -che avrebbe potuto aver per titolo _Contenti tutti_. Contenti giù -gli italiani che facevano finalmente la guerra sicuri di andar dritti -filati a Vienna in un mese, contente su le signore austriache sicure di -vedere in una settimana i soldati di Conrad arrivare a Milano, contenti -tra le une e gli altri anche i mariti italiani delle signore austriache -che, dopo tante paure, si levavano finalmente a buon mercato da una -posizione coniugale e politica maledettamente difficile. - -Le belle signore, eccitate com'erano, sembravano prese dalla tarantola -e non smettevano più di ballare. Ma, ad un dato momento, un gran -clamore salì dalla via: un enorme scalpiccìo, un vocìo formidabile, -il gigantesco coro di migliaia e migliaia di voci. Un corteo -interminabile, con innumerevoli bandiere delle nazioni alleate, torce -accese sfavillanti nel grigio crepuscolare e bengala di tutt'i colori, -passava acclamando la guerra, cantando l'inno di Mameli. Chiare, -baldanzose, le grandi parole dell'inno salivano dalla via italiana al -salotto italo-austriaco: - - _Fratelli d'Italia,_ - _l'Italia s'è desta..._ - -Al pianoforte l'Americana aveva interrotto il suo valzer e ora -accompagnava il canto del corteo che passava. Eva s'era fatta al -balcone con gli altri: - -— Vedi, diceva al marito, vedi che gioia, che tripudio... Vanno -alla guerra come ad una festa da ballo. Ah, sì, adorabile la -_Carnaval-Nation_! - -E, rientrata nella sala, con una grossa risata, si gettò fra le braccia -di Pierino: - -— Balliamo! Voglio ballare con te. Io austriaca e te italiano! - -Pierino s'era voltato verso la vecchia signora americana per chiederle -di suonare un valzer... - -— Ma no... Su questa musica: si balla benissimo, esclamò Eva ridendo -con più veemenza. Voi siete gente allegra, gente di buon umore e avete -anche gl'inni che sembran ballabili... - -E via, nel ballo, col marito, cantando anche lei, tra scoppio di risa e -scoppio di risa, l'inno di Mameli. E gridava agli altri: - -— Anche voi... Anche voi... Ballate... Si balla benissimo il loro -inno... - -E girava, girava col marito, mentre da giù saliva, ardente, immenso, il -coro del popolo: - - _Dov'è la Vittoria?_ - _Le porga la chioma..._ - -Ed Eva, ballando: - - _Chè schiava di Roma..._ - _Iddio la creò!_ - -E attorno a loro, adesso, anche le altre coppie giravano: gli uomini -un po' pallidi, le donne molto accese. Ferma l'Americana, sempre più -neutrale. Ancora dalla via saliva il canto: - - _Chè schiava di Roma...._ - -Ed Eva, con un'ultima giravolta: - - _Iddio la creò!_ - -Poi, respingendo brutalmente il marito, con una pazza risata, -andandogli davanti coi pugni chiusi e con un grido: - -— Dio? Quale Dio? Avete ancora un Dio voialtri?... Spergiuri! - -Ma anche nella via il canto s'era spezzato. Adesso erano grida che -salivano a ondate: - -— Morte a Francesco Giuseppe!... A Vienna! A Vienna! Abbasso l'Austria! - -D'un tratto dal balcone della stanza vicina una voce chiara, metallica, -squillò: - -— A Milano, andremo a Milano!... Abbasso l'Italia! Abbasso l'Italia! - -Pierino, che una volta s'era trovato in uno scontro ferroviario dove -non c'erano stati che tre feriti e due contusi su duecento viaggiatori, -credeva di aver conosciuto uno degli spettacoli più terribili cui -sguardo d'uomo possa resistere toccando il culmine del raccapriccio. -Dovette convenire quella sera, vedendo quello che accadde, a quel -grido, che centomila scontri ferroviarii simultanei e simili a quello -in cui s'era trovato lui non avrebbero potuto dare che una pallida idea -dell'orribile spettacolo che ora si svolgeva sott'i loro occhi. - -Orribili imagini, episodii della Comune, scene del Terrore, passavano, -color sangue, nel suo spirito. Da giù la folla minacciava: - -— E' un'austriaca! E' una spia! A morte! A morte! - -Da su la voce continuava, disperata, esaltata, delirante: - -— Viva l'Austria! Abbasso l'Italia! A Milano! A Milano! - -Volavano i primi sassi. Nessuno osava uscire sul balcone. Non per -eroica volontà, ma spintovi violentemente dalla moglie, uscì sul -balcone Pierino. Rientrò esterrefatto, con le mani nei capelli: - -— E' Carlotta... E' la nostra cameriera! - -Sùbito Eva, Pierino, le altre signore e i mariti sfondarono, più che -aprirla, la porta di comunicazione con la stanza da letto dei coniugi -Balla, fecero ressa al balcone e venti braccia si stendevano per -afferrare Carlotta e tirarla indietro, mentre Carlotta, aggrappata al -davanzale, continuava a gridare inferocita alla folla inferocita: - -— Abbasso l'Italia! Viva l'Austria! - -Pierino finalmente riuscì a sradicarla, a rigettarla dentro la stanza, -mentre la cameriera ancora gridava, con gli occhi fuori dell'orbita, il -volto di brace: - -— Viva l'Au.... - -— Viva l'Austria un corno! — gridò Pierino che, toccando il fondo della -paura, riusciva a trovarsi finalmente un po' di coraggio. — Volete -farci massacrare quanti siamo? - -Ed Eva, amabile: - -— Il signore ha ragione... Questi sono briganti, ragazza mia! - - - - -VI. - -“VA FUORI, O STRANIER!„ - - -L'Italia, come avviene di tutte le personalità molto pronunziate, è -paese quanto mai ricco di antitesi. Ebbe a rilevarlo, Eva, una volta -ancora quando vide entrare nella sua camera da letto i rappresentanti -dell'ordine pubblico: poichè l'antitesi italiana ammette di avere i -briganti ma vuole avere anche i carabinieri. I quali carabinieri, -con urbane maniere, chiesero a tutti i signori e a tutte le belle -signore presenti quale fosse la gola responsabile d'avere emesso -grida sediziose al passaggio della dimostrazione. Le persone presenti, -interrogate ad una ad una, negarono recisamente. Giunta la volta della -cameriera di Eva, questa sentì che poichè tutti avevano negato a lei -non restava che affermare. E poichè non c'era nulla di meglio da fare -si fece avanti e, visto che non c'era più nessuno da interrogare, con -fiero cipiglio e ferma voce esclamò: «E' inutile interrogare tutti gli -altri. Mi accuso spontaneamente. Le grida dal balcone furono lanciate -da me.» Tutti guardarono la cameriera di Eva con un'ammirazione più -che meritata da quella sua fermezza d'animo che sarebbe forse esagerato -chiamare spartana, ma che piuttosto, nel comodo vocabolario delle frasi -fatte, ha nome coraggio della disperazione. - -La gioia dei bei gesti è gioia breve. Al nostro bel gesto rispondono -immediantemente i gesti belli o brutti dei nostri interlocutori. -Accadde così anche per la cameriera di Eva la quale si vide offrire -simultaneamente la mano dai due carabinieri e non precisamente per -condurla a nozze. Quand'ebbe compreso di che si trattava la cameriera -di Eva cominciò nuovamente a lavorare di muscoli, a dibattersi fra -le braccia dei carabinieri e ad invocare aiuto da tutti i presenti. -Ma i presenti non sono veramente presenti che quando esser presenti -non è in alcun modo pericoloso. Difatti se il pericolo appare potete -essere con venti amici in una camera e il vostro appello ai presenti -non troverà presente nessuno. La camera da letto del _ménage_ -Kramer-Balla si sfollò così rapidamente e in balìa dei carabinieri -rimase la sola cameriera che, quando non ebbe più pubblico cui far -vedere che resisteva, non stimò più oltre necessario di resistere e -seguì docilmente i tutori dell'ordine per traversare l'albergo, uscire -da una porticina di servizio e raggiungere in _fiacre_ gli ufficii -d'un commissariato dove un amabile funzionario, più che rimproverarla -cercò di persuaderla dell'assoluta inutilità, per un'austriaca, di -sprecare il fiato a gridare da sola: «Viva l'Austria!» proprio quando -trentacinque milioni di italiani, neutralisti e germanofili compresi, -gridano come un sol uomo: «Viva l'Italia!» - -Ma è nelle ore difficili che il sentimento della solidarietà nazionale -lega strettamente il destino di una bella e ricca signora a quello -della sua cameriera. Non ebbe pace, Eva, infatti, finchè non ebbe -persuaso Pierino della necessità di prendere il bastone e il cappello e -di andare anche lui al commissariato per vedere quale sorte, in questo -terribile ed inospitale paese, era riservata a quella brava figliuola -che aveva il solo torto di amar profondamente la sua cara patria. -La missione imperiosamente affidatagli da sua moglie sembrò facile a -Pierino finchè si trattò di percorrere i vasti corridoi dell'albergo, -di discendere su i soffici tappeti le ampie scale, d'attraversare il -grande vestibolo in cui regnava una pace di paradiso mentre fuori, -sotto il gran portico dell'albergo, infuriava, terribile, l'inferno. -Ignorando che l'albergo avesse altre uscite Pierino si decise a -gettarsi in quella folla che, stipata, ondeggiava sotto il portico e -fuori nella strada, urlando, ridendo, cantando, motteggiando, chiedendo -la testa della donna straniera, della miserabile spia che da un balcone -d'una stanza, dove poco prima s'eran vedute alcune coppie ballare, -aveva ingiuriato l'Italia e gli Italiani. L'immensa folla, che prima -marciava al grido di: «A Vienna! A Vienna!» come fosse fermamente -decisa a raggiungere il Danubio il più rapidamente possibile, nella -stessa serata, ora stazionava e gridava come se non le importasse più -nulla di andare sino a Vienna ma le bastasse anche una sola testa di -viennese. Pierino, che era cerimonioso, credeva che anche la folla -fosse cerimoniosa e s'era quindi gettato fra i suoi mille gomiti -senza pensare che quei mille gomiti glieli avrebbero dati tutti nello -stomaco, ma anzi persuaso che, con un amabile serie di _pardon_, -avrebbe avuto dalla folla il più garbato dei lascia-passare. Non tardò -ad accorgersi del suo errore quando ebbe fatti non come voleva lui ma -come volevano gli altri, pochi passi e quando si vide immobilizzato, in -un mare di teste, senza poter andare più avanti e senza poter neppure, -ahimè, ritornare indietro. Gracilino com'era, si sentiva soffocare -e avrebbe chiesto pietà se mai avesse potuto credere che qualcuno -ne avrebbe avuta. Sentì allora veramente che la vita non è proprio -un valzer ma che talvolta può anche essere una posizione pericolosa -sospesa per un filo al pericolo dell'asfissia. Ma a poco a poco — -poichè ci si abitua a tutto e anche all'idea di sentirsi soffocare — -Pierino cominciò a distrarsi dalla sua pena ascoltando le parole che -suonavano da ogni parte attorno a lui. I più fieri propositi animavano -quei fieri cittadini che sarebbero stati i soldati di domani. Tutte -le esclamazioni convergevano a questa conclusione: che non bisognava -muoversi finchè non fosse fatta giustizia. E Pierino, ch'era figlio -di magistrato e sapeva quanto fosse lenta la giustizia, cominciò -seriamente a disperare di potersi mai sciogliere, vivo ancora, da -quell'abbraccio tentacolare. - -A coro, attorno a lui, suonavano voci cavernose: «Mor-te-al-la-spia! -— Mor-te-al-la-spia!» Più in là un gruppetto di patrioti licenziosi -gridava ridendo: «La vogliamo nuda! Nuda la vogliamo!» Poi altre voci -commentarono: «E' una cameriera. — No, è una signora. — Austriaca! — -Tedesca! — _A' la lanterne_, tutt'e due, la cameriera e la padrona!» -Pierino si sentì venir meno all'idea che l'ira popolare eccitata da -quei discorsi potesse rivolgersi anche contro la sua dolce metà. Ebbe -sùbito occasione di rilevare che non era quello il maggior pericolo -che gli sovrastava. Altre voci infatti commentavano: «Che sta a fare -questa gente in Italia? — Sono spie! — No, è la moglie austriaca -d'un italiano! — _A' la lanterne_, allora, anche il marito!» E, tra -risa e lazzi, sentì altre voci gridare: «Svergognato! — Buffone!... -Senza patria!» Gridavano a squarciagola come se la voce dovesse -raggiungere lassù, oltre le pesanti mura, il marito italiano della -signora austriaca e Pierino sarebbe stato tentato di dire a quelli -che gridavano più forte: «Non si sfiatino inutilmente. Tanto sento -lo stesso!» Ma gli altri gridavano ancora più forte: «Rinnegato! — -Carne venduta! — Marito da operetta!» Pierino ebbe un sobbalzo: lo -conoscevano dunque, lo avevano dunque identificato? Si sentì perduto. -E, maestosa, apoplettica, cannoneggiando, la ingiuria suprema suonò -sott'il portico e lo raggiunse: «Becco!» Nell'udir quella parola, -le associazioni d'idee, quelle associazioni che giuocano i tiri -più impreveduti, gli fecero passare davanti agli occhi, in quel -momento d'agonia, il profilo tagliente e le basette bionde dell'_herr -major_ Hampfel, che egli da qualche tempo, da tutt'altri pensieri -impensierito, aveva del tutto dimenticato. - - -Gli inferni terrestri, a differenza di quell'altro, hanno un termine. -Viveva Pierino il suo supplizio da più di un'ora quando su la soglia -dell'albergo vide sollevare un grande foglio di cartone sul quale ad -inchiostro, con un manico di scopa, era stato scritto che giustizia -era fatta e che i buoni italiani potevano sciogliersi, poichè la -spia era arrestata! Un formidabile applauso suonò nella folla la -quale finalmente cominciò, lentamente, lentissimamente, a muoversi -e a diradarsi, quel tanto almeno da permettere a Pierino non di -raggiungere la via dove la folla invece di scemare aumentava ma -l'atrio dell'albergo e l'ascensore che doveva ricondurlo, con gli -abiti gualciti e il corpo coperto di lividure, al dolce asilo delle -sue quiete stanze. In queste stanze trovò Eva, oramai sola, intenta a -gettare alla rinfusa dentro i bauli le sue _toilettes_ e la biancheria. -Appena vide entrare il marito Eva corse al campanello elettrico e suonò -a distesa; e alla cameriera dell'_hôtel_, timida e spaurita, col tono -di un generale che ordina la ritirata del suo esercito, ordinò: «Non -c'è tempo da perdere. Aiutatemi. Il treno è alle nove.» A queste parole -Pierino osò chiedere: «Che si fa?» Ed Eva, scaraventando in un baule -anche una montagna di vestiti di Pierino, rispose energica: «Che si fa? -Si parte!» - - -E' un'energia anche quella, di fronte ad una moglie dispotica e -autoritaria, d'opporsi energicamente ad ogni tentazione di curiosità -di marito che vuol discutere prima d'obbedire. La disciplina coniugale -è fatta, come quella militare, d'un forte che non dubita nemmeno -lontanamente di poter essere il più debole e d'un più debole che -non pensa neppure incidentalmente di poter essere il più forte. Nel -matrimonio c'è sempre un coniuge che ha tutt'i diritti e un altro -coniuge che ha solo tutt'i doveri. A rovesciare i termini del problema -non c'è neppure da pensare. Bisogna accettare la disciplina coniugale -come quella militare: senza discuterla e senza cercare di spiegarla. -Così si regolava Pierino Balla il quale, di fronte alla moglie, stava -sempre su l'attenti, su un attenti fatto un po' di rassegnazione e un -po' di paura, un po' di docilità e un po' di impersonalità. - -Si decise quindi anche quella sera ad accettare la brusca decisione -di sua moglie come un ordine che non si discute. Saputo che il treno -partiva alle nove ed osservato al suo orologio che già le sette erano -vicine vide sùbito, invece del suo diritto di sapere perchè la moglie -lo faceva partire, il suo dovere d'aiutar la moglie a fare in tempo -a partire. In maniche di camicia, già pronto a infilare un abito -da viaggio, andava su e giù per le stanze con le braccia cariche -di biancheria e di vestiario, secondo gli ordini di sua moglie che -preparava quei carichi e intanto contava e metteva da parte certe -carte, ravviava alla svelta le belle chiome bionde, scampanellava -e riscampanellava, una, due, tre volte, per il cameriere, per la -cameriera, per il facchino. Docile, mogio mogio, Pierino continuava a -fare i bauli, mentre Eva, a mano a mano, si svestiva e si rivestiva. - -Quando, di fronte a Pierino seduto sul coperchio del baule chiuso e in -attesa dei facchini che dovevan venire a portarlo via, Eva fu tutta -vestita, in abito da viaggio, cappello avvolto da gran velo bianco, -spolverina su un braccio, borsetta infilata nell'altro, la moglie che -non dava spiegazioni sentì di poterne dare finalmente qualcuna. «Tu -già hai capito perchè si parte...» cominciò Eva piantandosi dinanzi -a Pierino. Il quale Pierino non aveva in verità capito niente, ma non -osò dichiararlo temendo che una dichiarazione simile avesse potuto aver -l'aria di pretendere spiegazioni da Eva, che invece non soleva darne -se non quando non erano affatto richieste. Ma, sia che pensasse che -avendo già capito era meglio metter Pierino in condizioni di capire -meglio, sia che stimasse impossibile che suo marito capisse mai qualche -cosa senza spiegargliela il più chiaramente possibile, Eva continuò -a spiegare senza attendere da Pierino nessuna risposta: «La vita qui -comincia a diventare impossibile... Hai veduto? Per poco massacravano -la mia cameriera, per poco linciavano anche noi... In Austria non -conviene rientrare... Ripareremo, per ora, in Svizzera... L'estate si -avvicina e noi anticiperemo la villeggiatura. Certo è che restare tra -questi forsennati non è più possibile... Capirai: per noi stranieri...» - -Stranieri. Cercò Pierino, nella stanza, l'altro straniero e poichè -non lo trovò capì che quel plurale non poteva comprendere che lui. -Ebbe la tentazione di dire a sua moglie: «Due stranieri? Ma, bada, -io sono italiano...» Ma capì subito che, di fronte a sua moglie -austriaca, nella stessa sera della dichiarazione di guerra dell'Italia -all'Austria, era per lo meno inopportuno rivendicare così la propria -italianità. Prese, tuttavia, per ristabilire un poco le cose nella -loro esattezza, una via indiretta. «Partire, esclamò, è giusto, ma, -ora che ci penso, come posso partire, io? Se c'è la guerra, c'è la -mobilitazione generale e io sono soldato. E se sono soldato, non mi -lasceranno certamente partire». Con questa lunga serie di deduzioni -più che logiche credeva d'avere senza darsene l'aria, inchiodato sua -moglie su la croce di una vera impossibilità. Senonchè sua moglie -sorrise e, aperta la borsetta, ne trasse fuori un grande foglio bianco -e un piccolo cartoncino ed esclamò: «Soldato tu?... Tu sei di terza -categoria e riformato... Ecco il tuo foglio di congedo illimitato che, -ad ogni buon fine, avevo fatto ritirare. Ed ecco qui il tuo passaporto -che, durante questi ultimi giorni, prevedendo la possibilità della -guerra, avevo già fatto preparare...» Poi, con un sorriso, chiedendo -il complimento che Pierino distratto, attonito, aveva dimenticato di -fare, aggiunse: «Come vedi, io penso sempre a tutto...» Il complimento -venne in due parole: «Sei meravigliosa...» Poi Pierino guardò il foglio -del congedo illimitato e disse, quasi ancora incredulo: «Veramente -con questo posso partire?... Non sono soldato?... Posso lasciare -l'Italia?...» E poichè Eva con aria giubilante rispondeva: «Sì, si, -si...» Pierino credette doveroso manifestare lo stesso giubilo in -queste quattro brevissime parole: «Oh, che bella cosa!» - - -Ma, mentre scendevano le scale, mentre pranzavano in fretta, mentre -saldavano il conto e in automobile partivano per raggiungere la -stazione, Pierino pensò a più riprese che quella cosa di partire -proprio la prima sera della guerra non era poi tanto bella quanto aveva -detto. Trovarono la stazione invasa di soldati. Già nuovi reggimenti -partivano per la frontiera. Già da ogni parte giovani viaggiatori -in borghese affluivano a tutt'i treni in partenza per raggiungere i -loro reggimenti o i loro distretti. Nel corridoio del vagone-letto, -appoggiati al finestrino, Pierino ed Eva non parlavano. Pierino ed Eva, -del resto, non parlavano che quando Eva aveva qualche cosa da dire o da -far dire. E, poichè quella sera in italiano non aveva nulla da dire e -in tedesco era assolutamente imprudente domandare anche semplicemente -a che ora partisse il treno, Eva non parlava e Pierino, disciplinato -come sempre, taceva. Ma parlavano attorno a loro gli altri, quelli che -parlavano chiaramente e tranquillamente in italiano perchè in italiano -liberamente pensavano. Ed erano tutte parole ardite ed ardenti, parole -d'entusiasmo e di fede, parole chiare e precise con le quali tutti -quelli che si lasciavano a Roma si davano appuntamento a Trieste od -a Trento e quelli che non badavano a spese addirittura a Vienna. Di -tanto in tanto drappelli di soldati passavan correndo per raggiungere -fuori stazione i treni militari. Avevano, quei soldati, infiorati i -berretti e i fucili. La gente dal treno e dai marciapiedi li applaudiva -e a quegli applausi i soldati rispondevano agitando in aria i berretti -e lanciando certi evviva che facevano tremare gli enormi lucernarii -della stazione. Non sapeva perchè, Pierino: ma a veder agitare quei -berretti, a sentir gridare quelle parole, sentiva pesare sul suo cuore, -nella tasca interna della giacchetta, il suo congedo illimitato, come -se quelle due pagine di carta fossero di bronzo. Non capiva perchè, -Pierino: ma, se chiudeva gli occhi, si vedeva davanti la stazione di -Vienna, la famosa Sudbanhoff del primo viaggio e la vedeva in quel -momento piena di un'eguale folla, di altri soldati, di analoghi saluti -e di analoghe grida. Se i suoi connazionali partivano per la guerra, -per la guerra partivano, in quell'ora, anche i connazionali di Eva. -Lui solo non partiva per nessuna guerra e si avviava comodamente -in Isvizzera. E gli parve che, nè italiano nè austriaco, non era in -fondo il connazionale di nessuno. Era, come diceva il foglio del suo -congedo, un militare riformato e di terza categoria ed era, sopratutto, -senza possibilità di congedo, nè illimitato nè limitato, il marito di -sua moglie. Vedeva passare quei soldati, sentiva suonar le fanfare, -rombar qua e là, in coro, le note degli inni patriottici e gli veniva -una voglia matta — matta veramente — di gridare evviva anche lui e di -battere anche lui le mani. Ma c'era lì sua moglie a tenerlo d'occhio e, -sebbene il cuore gli battesse, Pierino le mani continuava a tenersele -in tasca e a fiatare anche un solo monosillabo non pensava neppure. - -Passò in quel punto, correndo, una compagnia di bersaglieri. Correndo, -cantavano un inno e, proprio passandogli davanti e fissandolo in -volto, un bersagliere gridò più forte degli altri: «Va fuori d'Italia, -va fuori, o stranier...» E aveva un bel dirsi, Pierino, che quel -bersagliere non poteva conoscerlo, che non poteva averla con lui... A -lui mortificato sembrava che quel: «Va fuori, o stranier!» gli fosse, -indiscutibilmente e più che meritatamente, dedicato. - - - - -VII. - -LA SINFONIA DEL «GUGLIELMO TELL» - - -Poichè il consiglio — _Va fuori, o stranier_... — datogli con -tanto entusiasmo dal soldato che partiva per la guerra collimava -perfettamente con le intenzioni della signora Eva, Pierino Balla -fu l'indomani mattina, mettendo giù il piede dal montatoio dello -_sleeping-car_, fuori d'Italia. Si trovò tra gente tranquilla, tra -gente svizzera non provvisoriamente ma definitivamente neutrale e che -accudiva ai proprii affari con moltiplicata energia; non perchè la -forza del carattere nazionale riuscisse a superare lo sconvolgimento -dell'ora terribile sino a permettere ai cittadini d'accudire -serenamente ai proprii negozii, ma perchè lo sconvolgimento aveva -meravigliosamente moltiplicato la possibilità di far degli affari così -come li fanno i neutrali: ossia con l'uno e con l'altro belligerante, -dal momento che essere veramente neutrale non vuol dire affatto, come -i lessici vorrebbero, non parteggiare nè per l'uno nè per l'altro, ma -vuol dire invece, come vuole ogni politica estera saggiamente intesa, -parteggiare simultaneamente per tutt'e due, con questa sola restrizione -mentale di evangelica opportunità: che la mano destra non deve sapere -quello che fa, ossia quello che dà e prende, la sinistra — e viceversa. - -Nelle grandi tempeste domina solo l'istinto della conservazione. Le -riflessioni su gli eventi attraversati e su le azioni compiute per -superare quelli eventi non vengono che più tardi, a calma ristabilita. -Così Pierino che nel primo momento, uscendo dalla furia della gente -accalcantesi quasi a stritolarlo nell'atrio dell'albergo, aveva accolto -l'annunzio della partenza datogli imperiosamente da sua moglie come la -scelta dell'unica via possibile di uscita da una situazione sempre più -minacciosamente difficile, adesso, nel raccoglimento del grande albergo -svizzero dove tutto appariva inverosimilmente lontano, sentiva che -quella partenza era stata tanto precipitosa da rassomigliare più che ad -una partenza ad una fuga. Se qualcuno gli domandava da dove venivano, -Pierino rispondeva che venivano da Roma, che erano partiti per più -quieti orizzonti allo scoppiare della guerra. Sapeva di adoperare, col -verbo partire, un verbo generosamente eufemistico, ma agli eufemismi -era oramai abituato. E sapeva, in certi suoi momenti di lucidità, che -il peggiore eufemismo di tutti era quello che, così per chiamare lui -senza un soldo come per chiamare Eva ricca a milioni, usava due parole -che tendevano a creare una certa parità di valori morali e materiali: -marito e moglie. - -La gente, come osserva anche una canzonetta del dolce paese natìo -di Pierino Balla, vuol sapere troppe cose. Ed è proprio quando -ogni discrezione sarebbe consigliabile che la gente formula, con -inconsapevole malizia, le più indiscrete domande. Così molti, nel -vederlo tanto giovane, nel saperlo italiano, nel ricordare che da -pochi giorni anche l'Italia era in guerra, gli domandavano come mai -egli non fosse soldato. Pierino rispondeva con un rossore che diceva -il perchè vero e con due parole che dicevano il perchè falso. Le -due parole erano: «Terza categoria». E sùbito Pierino aggiungeva che -le terze categorie non erano state ancora chiamate, che il governo -si era limitato a chiamar sotto le armi, per istruirle, solo le -classi più giovani e che il momento dei più anziani — ed egli era, -con un sospiro, purtroppo, dei più anziani — non sarebbe venuto che -più tardi, molto più tardi. Aggiungeva però, solo entro sè stesso, -che, riformato com'era per deficienza toracica, poteva sperare che -pur venendo il momento della sua classe e della sua terza categoria -il momento suo non sarebbe venuto mai. Era di terza categoria, era -riformato, era in Isvizzera: non poteva essere più al sicuro di così. -Sua moglie non si stancava di ripeterlo e Pierino non si stancava di -sentirselo ripetere. Non gli pareva possibile che, quando milioni e -milioni di suoi connazionali correvano il rischio di pagar con la vita -il diritto della loro patria a farsi un po' più grande, egli potesse -cavarsela, beniamino degli dei di guerra, a così buon mercato. Aveva -vagamente paura che il diavolo, raffigurato nelle precise circostanze -del ministro della Guerra, potesse da un momento all'altro giuocargli -un brutto tiro. Già alcuni giornali arrabbiatamente interventisti -cominciavano a strillare per convincere il governo dell'assoluta -necessità morale e materiale di procedere il più sollecitamente -possibile a una rivisita dei riformati. - -Il giorno in cui lesse per la prima volta una notizia in proposito -nei giornali italiani era con sua moglie che lavorava a misurar metri -di flanella destinati a decine e decine di gilè per i bravi soldati -del fronte austriaco nel Trentino, «dove c'è sempre la neve e dove, -poveretti, dovevano aver tanto freddo». Appena letta la notizia Pierino -si levò giacca e gilè di fronte ad Eva che lo guardava sbalordita. Le -tolse anche di mano il metro, un metro di fettuccia, che Pierino si -passò attorno al torace per misurar di questo lo sviluppo attuale. -A veder se il torace fosse cresciuto non aveva, a dire il vero, -pensato mai. Ma, adesso, era il caso di preoccuparsene seriamente. -Stringeva, stringeva, Pierino, stringeva quel povero metro a fettuccia -perchè potesse segnare quanti meno centimetri era possibile. Ma, -desolato, senza fiato, guardava e riguardava: erano, implacabilmente, -ottantasette. A calcolare il volume della camicia e della maglia si -potevano a rigore togliere cinque, sei o sette centimetri. Ma anche -togliendo ne rimanevano sempre ottanta: proprio quel che occorreva -per essere soldato. Poichè infatti quel benedetto diavolo, quel -benedett'uomo, cioè, del ministro della Guerra, per mettere insieme -quanti più soldati era possibile, aveva ribassato da ottanta a -settantanove i centimetri di petto richiesti per il fantaccino. E lì, -lì rimaneva Pierino, guardandosi e riguardandosi quell'ottantasette -sul quale l'unghia del suo pollice s'era fermata. «Sono ottanta, sai, -disse alla moglie quando potè riprender fiato, sono ottanta, capisci?» -Eva non sapeva e non capiva gran che. E poichè Pierino s'affannava a -ripetere che erano ottanta, che erano almeno ottanta Eva lo guardava -esterrefatta interrogando: «Ottanta?» E Pierino, con un fil di voce: -«Ottanta: proprio così. Erano settantasei prima, quando ti ho sposata. -Ora ne occorrono settantanove ed io ne ho uno di più». - -Eva in fondo era fiera che suo marito le dovesse quei tre centimetri di -maggiore sviluppo toracico, ma, Pierino non la pensava così e, pur di -risparmiarsi quei tre centimetri di torace in più avrebbe rinunziato -anche volentieri a tre chilometri di quella felicità coniugale che -Eva aveva saputo dargli. «Ma tu sei riformato!...» diceva Eva per -rassicurarlo. E Pierino rispondeva: «Sì, ma pare che rivisitino anche -i riformati...» Eva lo rassicurava... Non c'era questo pericolo: -l'Italia non era la Francia, l'Italia aveva molti uomini, l'Italia -era largamente prolifica. L'Austria aveva, è vero, dovuto ricorrere -ai riformati, ma l'Austria, santo Dio, combatteva una guerra enorme, -contro tre nemici, su tre fronti. In Italia, invece, la cosa era molto -diversa: un fronte solo e non un nemico, ma neppure una metà di nemico, -addirittura un terzo di nemico... Poichè Eva, anche rassicurando -Pierino, non perdeva l'occasione di dir qualche cosa di molto amabile -per l'Italia, per dimostrarle una volta di più che le alleanze, -le quali tanto più sono doppie quanto più sono triplici, servono a -tener desti da una parte e dall'altra delle frontiere i più cordiali -sentimenti di simpatia. Ma poi, vedendosi Pierino mortificato davanti, -invece di continuare a dir cose amabili all'Italia, ricominciava a -dirne a lui... «E sta allegro, gli diceva, non c'è pericolo...». Poi -un'idea, evidentemente molto buffa, le attraversava il cervello: «Tu -alla guerra! esclamava. Oh, che ridere!» E giù a ridere, infatti, per -un quarto d'ora. - - -Se è vero che non s'ama la patria che da lontano, Pierino doveva -cominciare a persuadersi che, andandosene al Capo Nord, avrebbe finito -per amar l'Italia di sviscerato amore. Gli era bastato di varcare -appena la frontiera e di rifugiarsi in quella cittadina svizzera per -sentire che la mattina appena desto, la lettura dei giornali italiani -gli era indispensabile. E non leggeva la cronaca dei teatri — dove, -del resto, non si rappresentavano più operette austriache poichè queste -erano state sostituite, non già da operette italiane, ma, con cortesia -pei nuovi alleati, da operette tutte francesi — non leggeva la cronaca -dei teatri, ma il comunicato di Cadorna. Ogni giorno quei comunicati -annunziavano che la prima avanzata si svolgeva felicissimamente e che -le bandiere austriache su le cittadine di confine cadevano una dopo -l'altra al soffio d'un po' d'aria smossa dai pennacchi dei bersaglieri. -Quando leggeva nelle grosse lettere dei titoli su sei colonne che -la bandiera italiana sventolava un po' più in là del confine, che -gli alpini scalavano vittoriosamente montagne inaccessibili, che i -bersaglieri sfondavano i reticolati come fossero di carta velina, che -dovunque la bella ondata grigioverde passava, prorompeva, incalzava, -travolgeva, Pierino si sentiva un po' di batticuore. Poi, quando dal -gabinetto da bagno entrava sua moglie, Pierino atteggiava a compunzione -il volto troppo sorridente. Se questa gli domandava che notizie ci -fossero su i giornali Pierino le rispondeva che c'era poco di nuovo: -qualche paesello di frontiera occupato, qualche sfondamento di truppe -di copertura, incertezze del primo momento, episodii fortunati certo, -ma episodii solamente. Si vestiva in fretta e scendeva a prendere il -caffè e latte nella sala del _restaurant_. Gli ritornavano allora gli -spiriti e, con questi, anche lo spirito patriottico. Lo serviva infatti -un cameriere francese che, a sua volta, gli chiedeva notizie. Di -fronte all'alleato il volto di Pierino ritrovava il sorriso, i successi -ridiventavano successi, le bandiere italiane risventolavano. E quando -il cameriere francese esclamava compiaciuto: «_Ils vont bien, les -Italiens!_...» Pierino, raddrizzandosi, impettito e fiero come se fosse -il Generalissimo, rispondeva: - -— Sì, andiamo benissimo!... - -Lui non andava in nessun posto, ma gli altri andavano per lui e, in -fondo, era la stessa cosa... E se il cameriere francese, brandendo -minacciosamente la caffettiera contro la Germania intera, aggiungeva -con supremo disgusto: «_Ah, ces Boches!_» Pierino si guardava attorno -per vedere se Eva non veniva ancora a raggiungerlo e, approfittando -del libero lucido intervallo, brandendo anche lui in atto di sfida il -coltellino con cui spalmava il burro su le fette di pane abbrustolito, -si sentiva per un momento più alleato che impero centrale e ripeteva a -sua volta: - -— _Ces sales Boches!_ - -Ma un bel giorno Eva apparve costernata. Costernata dapprima, poi -sùbito risoluta. Era apparsa davanti a Pierino che, sdraiato su un -divano, serviva l'Italia in pace e in letizia leggendo una lettera di -Barzini dal fronte, era apparsa davanti a lui con un giornale italiano -stretto nervosamente in una mano. E aveva vibrato il colpo, senza -pietà: - -— Si chiaman sul serio i riformati anche da voi... Già ne rivedon tre -classi... - -Pierino non si mosse. Le anime timide hanno, di fronte al pericolo -inevitabile, di queste fermezze, poichè quando le gambe si piegano chi -stava seduto o sdraiato non riesce a mettersi in piedi e rimane quindi -come stava: molti stoicismi non sono fatti che di questa impossibilità -di non essere stoici. - -— Te l'avevo detto? mormorò solamente Pierino con un filo di voce, quel -filo di voce che gli rimaneva. - -Ora, di fronte a lui, Eva era già risoluta: - -— Qui non c'è, caro, che una sola cosa da fare, disse. Ci tieni molto -tu ad essere italiano? - -Nella paura d'offenderla Pierino non seppe che cosa rispondere. Eva -prese quel silenzio per un silenzio negativo e aggiunse: - -— E allora c'è una cosa molto semplice da fare: cambia nazionalità. - -Questa volta Pierino si mosse. Trovò almeno la forza di mettersi a -sedere e di spalancare tanto d'occhi. - -— Non ti dico di farti austriaco: sarebbe pretender troppo. E poi, -c'è la guerra anche lì... E che guerra abbiamo noi!... Altro che la -vostra... Ma... - -Sospeso, con gli occhi intenti, Pierino aspettava. - -— Ma, riprendeva Eva, c'è la Svizzera... Bel paese, tranquillo, -neutrale, senza pericoli... Tu ti fai svizzero e ti riformi -definitivamente da te... - -Pierino ascoltava allibito. Ma Eva gli mise al collo le belle braccia -nude e gli cadde a sedere su le ginocchia, gota contro gota, fiato -contro fiato, poi bocca contro bocca: - -— Tanto, italiano o svizzero, io non ti amo forse lo stesso? - -Poi, dopo un bacio, Eva aggiunse: - -— Io so che non voglio darti alla patria. So che voglio tenerti per -me... - -Più gentile della patria che gli chiedeva di morire, Eva, in fondo, non -voleva che farlo vivere. Solo Pierino balbettò: - -— Ma non ti pare ripugnante... - -Eva scrollò le spalle: - -— Che sciocchezza! - -E le parve che bastasse, le parve d'aver risposto a tutto. Ma Pierino -ancora esitava: - -— Svizzero tu dici, farmi svizzero... Ma, vedi, quando si è italiani... - -— Quando si è italiani? - -Pierino osò la gran risposta: - -— Sai, ecco, in fondo, ci si tiene... Sai, abbiamo nel nostro passato -tante glorie, tanti grandi uomini... - -Eva non si trovò perduta ed esclamò: - -— E qui non hanno, scusa, Guglielmo Tell? - -Guglielmo Tell! Pierino non riusciva precisamente a identificarlo e -non sapeva se fosse un grande guerriero, un grande poeta o un grande -albergatore. Sapeva solo che era l'eroe di un'opera di Rossini, della -quale aveva sentito unicamente la sinfonia, a Roma, ai concerti del -Pincio e di piazza Colonna. - -— Ah, già, è vero, rispose, Guglielmo Tell! - -E tacque. E fece, in quel silenzio, il primo passo per diventarne -compatriotta. - -Ma per sua fortuna non bastava un sol passo, chè se è possibile -cambiar di casa in un giorno non è possibile cambiar di patria in -una settimana. Eva lavorava, ordiva nelle penombre degli _halls_, dei -_dining-rooms_ e degli _smokings-rooms_ del grande albergo svizzero la -piccola trama politica che doveva condurre un figlio di Dante ad essere -concittadino di Guglielmo Tell. Se Eva lavorava in silenzio Pierino in -silenzio la lasciava lavorare. L'idea della grandezza di Guglielmo Tell -gli era, a dire il vero, entrata nel cervello assai più sollecitamente -che non quella dell'opportunità di adottarne la patria. Leggeva sempre -i giornali dell'antica patria lontana: portavano tutti l'eco del valore -di un esercito e della fermezza d'un popolo. Questo popolo che egli -aveva conosciuto indifferente, beffardo, diviso, ora era tutt'uno, una -sola gigantesca persona con un solo cuore e milioni milioni e milioni -di braccia. Leggeva nei giornali certe letterine di riformati delle -classi più anziane della sua che invocavano dal governo una revisione, -che imploravano dal governo, come una benedizione, di potersi andare -a far ammazzare anche loro. Lui invece se ne stava lì, quieto quieto, -in Isvizzera, a legger la guerra su i giornali, a giuocare a _tennis_ -e a _poker_, ad aspettare al sicuro che la tempesta passasse. Quando -alla sera rientrava in camera sua, tutto attillato nello _smoking_ -di taglio perfetto, il monocolo all'occhio, il garofano rosso -all'occhiello, un garbato sbadiglio sul labbro dietro il paraventino -beneducato d'una mano curata e inanellata, quando nella bella camera -luminosa dell'_hôtel_ più _confortable_ si stendeva beatamente per -otto ore di sonno, per dieci ore di riposo, sul più morbido letto di -piume che mai albergatore svizzero avesse fatto confezionare per la -delizia della sua ricca clientela, Pierino, se chiudeva gli occhi, se -spegneva la luce, se allungava le gambe su la fresca carezza d'una -biancheria da letto di prima qualità, vedeva una trincea sotto il -vento e sotto la pioggia, dove, dopo una giornata di combattimento, -avendo sfidata oggi dieci volte la morte, pronti a sfidarla dieci -volte ancora domani, giovani come lui, italiani come lui, avvezzi come -lui ad ogni quiete e ad ogni benessere, passavano la notte seduti su -un sasso, col fucile tra le ginocchia, il berretto su gli occhi, le -gambe affondate fino a metà nel fango. Che faceva quella gente lassù, -su quei monti dove lo sverno liquefaceva i ghiacciai, su le rive di -quel fiume che gonfio d'acque primaverili si tingeva di sangue, e di -sangue italiano, per poi continuar la sua corsa e portare quell'acqua -e quel sangue sino al mare, sino al mare italiano? Serviva un ideale, -quella gente, ubbidiva a una legge irresistibile e istintiva pari a -quella che c'impone di difender la madre, d'onorarla, di servirla. Eran -milioni, quei soldatini grigio-verde, arco di ferro e di fuoco dallo -Stelvio al mare. Ma da quella massa alcune figure, figure cognite di -amici, di compagni, di parenti, si staccavano, si precisavano. C'erano -tutti; nessuno mancava. Pierino li ravvisava ad uno ad uno, questo -di sentinella lassù tra le nevi, quello alla testa di una compagnia -all'assalto, questo accanto al suo cannone rombante, quell'altro -inerpicantesi coi suoi alpini di roccia in roccia, di balza in balza, -mira di mille fucili, miracolosamente incolume sotto il fuoco di -mille fucili. Erano gli amici antichi, quelli dei vecchi teatri, delle -_premières_ delle operette viennesi, quelli delle lunghe discussioni -al caffè. Adesso eran tutti lì, al fuoco. Egli solo non c'era. E di -tanto in tanto — egli lo vedeva, lo sentiva... — gli amici, gli antichi -amici, si accorgevano che lui non c'era. Uno mormorava il suo nome, -altri lo ripetevano. Gli sguardi si cercavano, s'incontravano, poi -parlavano e rispondevano i sorrisi: «Pierino?» E sorridevano. «Dove -sarà?» E sorridevano. «Fra le braccia della sua moglietta bicipite...» -E sorridevano. Uno concludeva per tutti, con un po' di bontà, con un -po' di disprezzo: «Povero Pierino!...» E, ancora, tutti sorridevano. - -Dov'era Pierino? Ora seguiva docilmente di casa in casa, di salotto -in salotto, di ufficio in ufficio, sua moglie sempre più fermamente -decisa a salvargli vita natural durante la pelle facendogli prendere -la concittadinanza di Guglielmo Tell. Le anime temperate come quella -di Pierino, se possono esser capaci di una lenta evoluzione, hanno -l'orrore e il terrore del nuovo e non escono da un'abitudine se non -prendendone inavvertitamente un'altra. Così Pierino, non ostante i suoi -dubbii, non ostante le sue meditazioni e le sue visioni notturne, non -ostante i sorrisi — un po' di bontà, un po' di disprezzo — dei suoi -compagni in trincea, non osava ribellarsi alla volontà di sua moglie la -quale, come si sa, non gli consentiva mai di avere un'opinione. Fabio -il Temporeggiatore è il grande patrono dei timidi e degli indecisi. -Temporeggiava come il grande capitano anche Pierino. Rimandava di -giorno in giorno la necessità d'aver coraggio o il coraggio della -necessità. Ogni sera si riprometteva di dire a sua moglie che, tutto -sommato, voleva rimaner quello che era e che di diventare svizzero -non voleva saperne. Ma ogni mattina rimandava al giorno dopo il -supremo eroismo d'avere per la prima volta nella sua vita coniugale -un'opinione. Andando avanti così, sapeva benissimo a che cosa era -legato il suo destino: a una gara di rapidità tra la vecchia patria -che doveva decidersi a rivedere anche i riformati della sua classe e la -presunta patria nuova che doveva affrettarsi a significargli in carta -bollata il più patriottico e ospitale benvenuto in terra elvetica. Se -faceva prima l'Italia l'onore era salvo, sua moglie aveva perduto la -partita e gli amici della trincea avrebbero un giorno o l'altro veduto -capitar lassù, su le Alpi, in uniforme grigio-verde, anche lui. Ma -se faceva prima la Svizzera l'onore era perduto pur essendo salva la -pelle, sua moglie trionfava definitivamente e gli amici della trincea -avrebbero potuto continuare a sorridere — un po' di bontà, un po' di -disprezzo — chè tanto non l'avrebbero riveduto mai più. Così, con due -diverse ansie, egli vedeva ogni mattina entrare in camera sua prima il -cameriere coi giornali d'Italia e poi sua moglie con le lettere della -prima posta mattutina. Ma le mattine passavano, una dopo l'altra, una -come l'altra. E se Roma non si decideva a richiamare altre classi di -riformati oltre le tre leve più recenti, Berna aveva l'aria di non aver -proprio nessuna fretta di dare a Guglielmo Tell un connazionale di più. - - -Certi fatti, certe coincidenze, si ripetono nella vita umana sino ad -assumere un aspetto d'irresistibile destino, sino a poter rappresentare -il fato sospeso ad ogni passo sul capo degli eroi dell'antica tragedia -greca. Il fato di Pierino Balla si chiamava musica. Se la musica gli -aveva fatto trovare e prender moglie, la musica gli fece conservare -all'ultimo momento una patria che un momento prima stava per perdere. -Era domenica e dall'albergo eran discesi, all'ora della passeggiata, -in città. La signora Kramer-Balla aveva lasciato suo marito su la -porta di un cinematografo dandogli appuntamento per due ore più tardi -dinanzi ai tavolini del più elegante caffè. Doveva andare, aveva detto, -a sbrigar due o tre faccende, sempre per quell'interminabile affare del -cambiamento di nazionalità sollecitato da Pierino. «Vedi, aveva detto -stringendogli la mano, vedi: lavoro per te, per il tuo bene. Tra pochi -giorni sarai svizzero e saremo tutti tranquilli». Poi allontanandosi -aveva aggiunto: «Oramai ci siamo. Il consigliere Faber mi ha assicurato -che adesso è questione di ore...» E Pierino, tanto per dir qualche -cosa: «Sai, cara, non ti dar troppa pena per me... Ora più, ora -meno...» - -Evidentemente Pierino, per quanto non volesse saperne, cominciava ad -essere un po' svizzero dal momento che di quello che doveva diventare -il suo paese vedeva già più i difetti che le buone qualità: il che -è proprio del più istintivo e più logico nazionalismo. Così Pierino -trascurava di riconoscere alla Svizzera il merito di essere un -paese dove chi ha paura della guerra può andare a vivere in pace, -ma osservava già a denti stretti o a mascelle larghe, a seconda che -dovesse reprimere uno sbadiglio o che vi si abbandonasse, osservava già -che tanta pace era evidentemente pace, ma una pace di un'insopportabile -e mortificante monotonia. Già, in quel paese sotto le nuvole, chiuso -tra le montagne, lui, Pierino, napoletano, uomo dei liberi orizzonti, -dei mari di smeraldo e dei cieli di zaffiro, non ci si poteva vedere. -Quando poteva, scappava al cinematografo. Vedeva altre genti, altri -paesi. Rivedeva anche, di tanto in tanto, l'Italia: la rivedeva, ma -senza, a prima vista, riconoscerla. Non gli pareva quella, tranquilla, -elegante, piena di folla, di affari, di piaceri, la capitale che -aveva lasciata una sera, la capitale convulsa, febbrile, teatro d'una -minacciosa guerra civile nel nome d'una libertà che non permetteva nè -ad una parte nè all'altra di avere una libera opinione. Rivedeva sul -bianco schermo i soldati, i soldati italiani. E, nel vederlo, anche i -connazionali del leggendario arciere svizzero applaudivano il piccolo -fantaccino grigio-verde che si copriva, con semplicità, di gloria. -E vedeva scene di partenze di reggimenti dalle città italiane per la -frontiera minacciata. Vedeva i bei reggimenti sfilare dietro le vecchie -bandiere, stretti in una duplice fascia di teste bianche di mamme, di -testoline bionde di bambini. E anche i bambini, anche le spose, anche -le mamme applaudivano i bei soldati che partivano per la guerra con -un bel sorriso su le labbra, con una rosa di maggio infilata nella -canna del fucile. E c'era un nome su tutti quei visi sorridenti, su -tutte quelle mani che applaudivano, su tutte quelle rose, su tutti -quei fucili. C'era un nome: Italia! Italia! Non così era partito lui, -una sera; di nascosto, come fuggendo, per raggiungere una frontiera -pacifica che nessun pericolo minacciava, per ubbidire alla volontà -imperiosa di una piccola donna straniera che voleva non solamente -mettere in salvo un marito dopo tutto anche amato a modo suo, ma anche -risparmiare al suo paese in guerra un nemico di più. Italia! Italia! -Italia! Non questa parola aveva egli udita quella sera fuggendo, ma il -grido d'un soldato, d'un soldato italiano che partiva per la guerra a -lui italiano che dalla guerra fuggiva: «Va fuori d'Italia, va fuori, o -stranier!» E fuori non solo era andato, ma fuori sarebbe forse rimasto -per sempre se il destino fosse per voler permettere a sua moglie -di cambiargli, dopo avergli cambiato già tante altre cose, anche la -patria. - -Ma la musica doveva ancora una volta segnar la strada del suo destino. -Escì dal cinematografo che ancora quaranta minuti lo separavano -dall'ora fissata per l'appuntamento con sua moglie. Nel bel pomeriggio -domenicale c'era lì, sul piazzale, una banda che suonava tra i bei -palazzi in riva al lago e allo sbarcadero. Il vecchio melomane ch'egli -era si fermò ad ascoltare tra la folla. A un tratto gli strumenti -d'ottone brillarono al sole. Poi da un breve silenzio uscì un primo -clamore di tromba. E, meravigliosamente, una melodia gigantesca nel suo -immenso respiro salì dalla piazza, la riempì, salì nel cielo, riempì -il cielo. Pareva a Pierino estatico di conoscere già quella musica, -ma non riusciva a identificarla. La sua coltura musicale in fatto -di operette viennesi non aveva lacune, ma quella musica formidabile -che gli sconvolgeva il cuore non aveva in verità l'aria di esser -viennese e molto meno quella di essere operettistica. Nella fedeltà -ch'è propria dei grandi amori, Pierino, ch'era in procinto d'abiurare -la patria, sentiva che nulla al mondo, neppure la più potente forza -del mondo, neppure cioè la volontà di sua moglie, gli avrebbe potuto -far rinnegare il fascino delle operette viennesi. Ma doveva convenire -tuttavia che c'era in quella musica qualche cosa di più irresistibile -ancora del valzer del _Conte di Lussemburgo_ e del settimino della -_Vedova Allegra_. Tanto era vero che la gente su la piazza ascoltava -in silenzio, raccolta ed estatica come se fosse stata in una chiesa. -E, quando la meravigliosa onda di musica si spezzò, si chiuse e si -spense in un ultimo fragore, un applauso lungo, interminabile, partì -dalla folla. Anche Pierino si trovò ad applaudire, ad applaudire con un -impeto tale che mai aveva conosciuto l'eguale — è tutto dire — neppure -per applaudire Franz Lehar o Leo Fall. - -Quando proviamo fortemente un'impressione il nostro primo bisogno -è quello di sentirla condivisa. Così Pierino si guardò attorno e ad -un vecchietto attillato e profumato che applaudiva come lui disse in -italiano: «Che musica! Che musica!» Il vecchietto sorrise, continuò a -batter le mani e rispose in francese al suo vicino: «_Ah, oui, quelle -musique_...» Poi, quand'ebbe finito di applaudire, il vecchietto si -volse ancora a Pierino e gli chiese: «_Vous êtes italien?_» Al che -Pierino non osò rispondere senza una breve meditazione. Ma la breve -meditazione lo portò a concludere che sì, che in fondo era ancora -italiano e che però poteva e doveva rispondere al vecchio signore -attillato e profumato: «_Oui, monsieur_». Vide allora il vecchio -signore stendergli con un largo gesto la mano esclamando: «_Je vous en -fais, monsieur, mes compliments. Vous avez des grands musiciens et des -grands soldats..._» - -Pierino rimase interdetto. In quanto ai soldati sapeva benissimo che -cosa pensare: il vecchietto non alludeva certamente a lui. Ma quanto ai -maestri di musica non sapeva precisare in un nome e cognome l'elogio -generico del suo amabile ed affabile interlocutore. Per fortuna -affabilità ed amabilità sono loquaci e il vecchietto aggiunse ancora, -stringendo nuovamente la mano di Pierino: «_Ah, oui, quels musiciens... -Cette symphonie du_ «Guillaume Tell»... Che meraviglia questa sinfonia -del «_Guglielmo Tell_»... L'ho riudita con sbalordimento... E sono -felice, signore, di stringer la mano d'un compatriotta dell'immenso -Rossini». - -E se ne andò lasciando muto e stralunato dietro di sè il compatriotta -di Rossini. Il quale compatriotta di Rossini ricominciò a pensare che -fra breve — questione di ore, avevan detto sua moglie e il consigliere -Faber — sarebbe diventato compatriotta di Guglielmo Tell. Gli sembrò, -dopo quella musica, che fosse veramente imperdonabile barattare con -Guglielmo Tell unico e solo, Rossini e tutti gli altri. Gli sembrò -di sentire che ad essere compatriotta di Rossini e di tutti gli altri -egli tenesse ed avesse sempre tenuto più di quello che avrebbe potuto -immaginare. Gli sembrò anche non esser poi tanto facile diventare -svizzeri quando si è italiani. Gli sembrò sopratutto che sua moglie -cominciasse veramente a pretendere un po' troppo da lui e che qualche -cosa, un po' di dignità, un po' di fierezza, si ridestasse finalmente -in fondo in fondo all'acqua stagnante della sua docilità coniugale. -E gli sembrò infine che fosse il caso di vagliare esattamente la -grandezza di Guglielmo Tell. Aveva, nei giorni passati, avuto la -curiosità di assumere informazioni sul glorioso personaggio e gli -sembrò che l'avere mirato giusto su una mela, anche se questa era posta -dalla ferocia d'un governatore di Alberto I sul capo innocente del -giovane figlio dell'arciere, non fosse poi gesta da non poter essere -emulata da un qualsiasi campione del Tiro a segno nazionale. - -E poichè proprio in quel punto sua moglie lo raggiungeva e, con aria -scontenta, gli annunziava che era necessario aver pazienza ancora -qualche altro giorno per ottenere quella benedetta cittadinanza -svizzera, Pierino cominciò a pensare che fosse buona politica mettere -Guglielmo Tell in cattiva luce verso sua moglie. E poichè Eva, -vedendolo assorto, gli domandava a che cosa pensasse, Pierino rispose: - -— Penso a Guglielmo Tell. - -— A Guglielmo Tell? domandò Eva sorpresa. - -— Sì, a Guglielmo Tell, rispose Pierino gravemente. E mi propongo un -caso di coscienza. Poichè tu sei austriaca conviene a me tuo marito, -di prendere la stessa cittadinanza d'un eroe che, all'alba del secolo -decimoquarto, contribuì a liberare la Svizzera proprio dal giogo -dell'Austria?... - -E, volgendosi col più docile sorriso ad Eva che lo guardava sbalordita, -Pierino aggiunse: - -— A questo, cara, ci scommetto, tu non avevi pensato! - - - - -VIII. - -A MOSCA CIECA SUI QUATTRO CANTONI - - -Il coraggio d'un buon soldato è quello di resistere alla prima -fucilata come quello d'un autore drammatico è nel superare il primo -fiasco e quello d'un marito troppo docile è nel dire la prima parola -di ribellione. Così, dalla sera in cui Pierino, forte dell'erudizione -fattasi sul vecchio Larousse dell'albergo, osò discutere la personalità -di Guglielmo Tell, Eva ebbe la sorpresa di trovarsi di fronte un altro -uomo. Questo uomo cominciò a farle intendere, prima velatamente, -poi apertamente, ch'egli non condivideva affatto, per l'affare -del cambiamento di nazionalità, le impazienze di sua moglie e del -consigliere Faber. Da quest'affermazione derivò, a fil di logica e -come naturale spiegazione, che se non condivideva la loro impazienza -di fargli cambiar di patria non condivideva, evidentemente, neppure -la loro persuasione dell'assoluta necessità di cambiarla. Da questa -spiegazione derivò, sempre a filo di strettissima logica, ch'era forse -il caso di sospendere tra Berna e Roma negoziati che l'oggetto del -negozio aveva sempre meno l'intenzione di far condurre a termine. -E, una sera, poichè Eva apriva con un gesto di malumore una nuova -lettera inconcludente del consigliere Faber, Pierino si piantò -dinanzi a sua moglie, incastrò nell'occhio la caramella e, tutto d'un -fiato, così come si getta in acqua chi ha paura dell'acqua, tenne, -velocissimamente, il seguente discorso: - -— Mia cara Eva, io ti prego di non darti più pensiero per me e di -dire al consigliere Faber di non darsene neppure lui. Tutto sommato -mi sono persuaso che val meglio lasciar correre le cose per la loro -china naturale. Io vorrei compiacerti in tutto, e tu lo sai. Sono il -più docile, il più ubbidiente, il più remissivo fra i mariti di questa -terra. Non ti ho mai dato un solo dispiacere. Non ti ho mai detto di -no. Ho vissuto sotto una legge, savia certo come la tua, ma indiscussa -e indiscutibile. Ho accettato ogni tua idea così come si accetta il -dogma: ad occhi chiusi. Mi son fatto condurre per mano come si fa -condurre un bambino incapace di far due passi da solo. Credevo che -anche questa volta di camminare da solo non fosse il caso, ma sento -invece che oramai il mio passo è sicuro, è sostenuto, è fiancheggiato -da quello di altri trentacinque milioni d'italiani. Marcio adesso -anch'io nelle file e il passo di tutti è il passo mio. Non mi sento -più solo. T'ho già detto la mia opinione su Guglielmo Tell. T'ho già -detto come io mi senta per la prima volta legato a tanta brava e grande -gente del mio paese, di cui mi trovo ad essere un po' orgoglioso, di -cui mi pare d'essere un po' figlio. Questa rinunzia che tu proponi mi -sembra, del resto, inutile. Per ora di richiamare i riformati non si -parla già più. L'Italia, l'hai detto tu stessa, è piena d'uomini. Il -nemico che abbiamo davanti, anche questo l'hai detto tu, non richiede -da parte nostra un grande sforzo poichè noi non abbiamo da combattere -un nemico, ma una metà di nemico e nemmeno una metà ma appena un -terzo di nemico. Quindi, non mi richiameranno. Ed io resterò accanto -a te, Eva mia, docile, felice e riconoscente, fino alle nostre nozze -d'argento, fino alle nostre nozze d'oro. Del resto — leggi stasera il -_Berner Tageblatt_ — la pace è forse più vicina di quanto si crede. -Siamo alla fine di questo triste periodo. Potremo finalmente vivere -tranquilli, come vorremo, dove potremo. Abbi dunque la cortesia di dire -al consigliere Faber di lasciare in pace me e Guglielmo Tell, poichè se -Guglielmo Tell non vuole ancora saperne di me io oramai non voglio più -saperne di lui. - -Così dicendo Pierino, si sentiva guardato da Eva con gli stessi -occhi coi quali il barone Burian doveva aver letto la dichiarazione -di guerra italiana dopo aver passato sette mesi a credere che della -guerra il barone Sonnino non volesse affatto sapere. Ma di fronte -all'incontrastabile evidenza dei fatti si persuadono così i ministri -increduli come le mogli dispotiche, anche se austriaci o austriache. -Ma, se un primo colpo di cannone stabilisce per un ministro degli -Esteri un argomento perentorio sul quale è per lo meno inutile -continuare a discutere, una prima levata di scudi d'un marito troppo -docile verso una moglie troppo autoritaria non disarma quest'ultima -dell'illusione di poter nuovamente ridurre a più miti consigli il -marito ribelle. Così Eva si levò e, piantatasi a sua volta dinanzi -a Pierino ch'era piantato quasi spavaldo dinanzi a lei, cominciò un -discorso, più che parlato sibilato fra i denti, e che suonava press'a -poco così: - -— Pierino mio, l'aria della Svizzera non giova evidentemente ai -tuoi nervi e quando i tuoi nervi non sono a posto, ragazzo mio, il -tuo equilibrio mentale dà seriamente da pensare. Tu dici, figliuolo -caro, certe cose che non stanno nè in cielo nè in terra e che possono -suonare solamente su le labbra d'un italiano, poichè voi soli siete -avvezzi a pensare che si possa impunemente venir meno, quando ciò possa -farvi comodo, così ad un trattato d'alleanza in vigore da trent'anni -come ad un regime matrimoniale accettato oramai quasi da un anno. Ma -tu dimentichi, piccino mio, che io non sono donna da ricevere da te -lezioni di opportunità e il fatto che tu possa credere il contrario -mi prova che, quanto più tu pensi d'aver imparato a camminare da solo, -più tu hai bisogno d'essere sorretto nel cèrcine della mia volontà. Io -ti ho detto e ti ripeto che ti ho sposato in tempo di pace, che ti ho -sposato quand'eravamo alleati e che non posso tollerare, nè per il mio -sentimento di donna, nè per la mia dignità d'austriaca, di vederti far -causa comune coi nostri nemici. E se da una parte non voglio che un -marito che amo esponga la sua vita in una guerra assurda e mostruosa -per una causa ingiusta e per un paese che non è il mio, dall'altra non -potrei tollerare che anche tu, mio marito, armato d'un fucile, sparassi -su soldati austriaci tra i quali possono essere i miei fratelli, i miei -cugini, i miei amici e, alla prossima leva in massa, probabilmente -anche mio padre. Io nutro, ragazzo mio, — e tu lo sai — profondi -sentimenti patriottici. Per sapere come si debba amare il proprio paese -e come alla sua causa si debba fare ogni sacrificio non ho bisogno, -in verità, delle lezioni di nessuno. Ho due fratelli ufficiali e -appartengo ad una famiglia di soldati.... - -Pierino cercò, a quest'uscita, di raccapezzarsi. Cercò invano, nella -storia della famiglia Kramer, un generale, un ufficiale subalterno -e magari un semplice soldato che fosse stato ad Austerlitz o, per -lo meno, a Sadowa. Ma tuttavia, poichè Eva parlava energicamente -dell'onore d'appartenere a una famiglia eccellente per le sue virtù -militari, Pierino, ch'era un po' tardo, trovò la spiegazione ricordando -che il maestro Kramer, prima d'essere stato operettista di grido, era -stato capo musica d'una banda militare. Se di militare in tutto questo -non c'era che l'uniforme del capo musica anche questo poco bastava, -quando non si voglia pretender troppo, alla gloria militare d'una -famiglia come quella di sua moglie. - -— Ma se io sarei pronta a sacrificare con gioia mio marito, riprendeva -intanto la signora Eva, alla grandezza e alla gloria del mio augusto -Imperatore e Re, non intendo affatto di sacrificarlo, io austriaca, a -un ministro italiano, alla politica di rivalità personale d'un signor -Salandra qualunque. D'altra parte non intendo neppure di rendermi -ridicola agli occhi del consigliere Faber, rinunziando a quello che -avevamo sollecitato, proprio quando quello che avevamo sollecitato -sta per esserci accordato. Se mancar di parola, ragazzo mio, è -machiavellica sapienza della politica italiana, la donna austriaca, -come l'imperial regio governo del mio amato paese, quando ha detto non -si disdice. Le pratiche iniziate con tanta amabilità dal consigliere -Faber seguiranno dunque il loro corso normale. E nel frattempo, ragazzo -mio, tu mi farai il piacere di non parlarmi più di queste cose. Tu sei, -Pierino, un fanciullo, un bravo, buono, ubbidiente fanciullo. Io, che -pur senza avere più anni di te ho di te più senno, sento l'assoluto -dovere di guidarti come meglio so e posso. Tra il tuo governo ed il -mio, tra il mio esercito ed il tuo, tra il tuo Re ed il mio Imperatore, -fra gli Alleati e gli Imperi Centrali tu, marito mio, hai il preciso, -indeclinabile dovere di rimanere neutrale. Ed il miglior mezzo -d'essere neutrale è quello di cessare d'essere italiano senza per -altro diventare austriaco. La Svizzera libera e neutrale concilia gli -inconciliabili e smussa con un mezzo termine gli angoli dolorosi della -nostra situazione coniugale. Detto questo non ho altro da aggiungere. -Ti auguro per ora la buona notte e miglior consiglio, piccino mio, per -domani. - -E si allontanò, fiera, arcigna e solenne, come un monarca dispotico -che ha parlato al suo popolo. Ma poichè i popoli a lungo dominati -conservano a lungo l'abito della schiavitù e, dopo una rivoluzione -abortita ritornano in ceppi docilmente per riprender fiato e coraggio, -Pierino, ribellatosi una sera, non osò ribellarsi l'indomani. Come i -cristiani perseguitati si rifugiò nelle misteriose catacombe della -sua più profonda coscienza, e, rassegnato in apparenza, continuava -in sostanza il suo movimento sedizioso. Quanto più Eva, a vederlo, -poteva crederlo rassegnato a farsi svizzero, più Pierino, a sentirsi, -si riconosceva fermamente deciso a rimanere italiano. Alle parti -belligeranti l'indugio delle pratiche fra Berna e Roma forniva -l'opportunità di un armistizio silenzioso. E Pierino sperava che -durante quell'armistizio la provvidenza divina, mossa a pietà dal suo -tormento, avrebbe trovato il modo di districare l'indiavolata matassa -della sua vita politica e coniugale. - - -Ma la divina provvidenza sceglie talvolta le vie più inverosimili per -giungere ai più benefici effetti. Mentre poi doveva alla fine, come si -vedrà, risolvere l'angosciosa situazione in cui Pierino si dibatteva -nel modo più impreveduto, sembrava dapprima che si divertisse, invece, -a complicarla ancor più di quanto era già complicata. Tre giorni -dopo, infatti, l'infelice tentativo d'evasione dalla sua prigione -coniugale, Pierino riceveva da Eva l'annunzio che verso sera sarebbe -giunto all'albergo il suo fratello minore, il luogotenente Federico -Kramer, giovane ed aitante ufficiale d'artiglieria che, presso Gorizia, -era stato due volte ferito alla gamba sinistra e al braccio destro e -che, definitivamente riformato dopo due mesi d'ospedale a Lubiana, -raggiungeva in Svizzera, per una settimana, la sua buona e molto -amata sorella. Bel ragazzo, il luogotenente Federico! Pierino doveva -convenirne. Non l'aveva visto che una volta in carne ed ossa il giorno -del suo matrimonio, e più volte al giorno in fotografia sul tavolino da -notte di sua moglie. Chiuso nell'azzurra divisa, coi bei capelli biondi -pettinati alla foggia dell'Imperatore di Germania cui rassomigliava -anche per la forma del viso, la sagoma dei mustacchi e il colore e -l'espressione degli occhi, il giovane luogotenente era considerato uno -dei più bravi e brillanti ufficiali dell'esercito austro-ungarico. Un -avvenire splendido — così almeno assicurava Eva — s'apriva dinanzi a -lui. Quest'avvenire era oramai spezzato per sempre. Le schegge delle -granate italiane cadute su Gorizia avevano paralizzato per sempre il -movimento della gamba sinistra e, per minaccia di cancrena, avevano -reso necessaria l'amputazione del braccio destro al giovane, bello, -felice e brillante ufficiale. Pierino, che aveva buon cuore, sentiva -questo cuore stretto stretto, piccolo piccolo, mentre in fondo alla -scalinata dell'albergo vedeva, la stessa sera, scendere dall'automobile -nelle braccia dell'amata sorella l'ufficiale mutilato. Quando lo -vide salire a stento le scale, appoggiandosi col solo braccio che gli -rimaneva al braccio della sorella e trascinando di scalino in scalino -la sua povera gamba quasi morta, Pierino ebbe una profonda pietà. Ma -il cognato gli sorrideva e gli stendeva, aperta, leale, di sopra il -braccio della sorella, una mano affettuosa. Aveva il sorriso d'un buon -ragazzo cordiale e tenero su le labbra e negli occhi. E Pierino si -mise a sorridere a sua volta, ma d'un sorriso che la commozione faceva -ebete. Sorrise ancora così per tutt'il pranzo vedendo l'ufficiale -servirsi e mangiare a stento, dover sempre ricorrere per versarsi del -vino, per spezzare il pane, alla cortese pietà degli altri. Più che -di sè il giovane ufficiale mutilato parlava di Pierino. Domandava la -situazione militare di lui, s'informava della possibilità che anche -lui fosse chiamato a servire. Pierino, con la gola secca, la voce -velata, aveva risposto a monosillabi. Ma adesso Eva aveva preso a -spiegare: e spiegava l'affare dei riformati, e spiegava lo sviluppo -post-matrimoniale del torace di Pierino, e spiegava la decisione -presa di comune accordo — e della resistenza di Pierino non parlava -neppure, o perchè non credeva opportuno tenerne conto o perchè non le -sembrava neppure che di così poca cosa valesse la pena di occuparsi — -spiegava la decisione presa di cambiare nazionalità. E spiegava ancora -gl'inconvenienti che Pierino avrebbe rappresentati per lei rimanendo -italiano e i vantaggi che il farsi svizzero era per rappresentare -per Pierino. Mentre Eva parlava, mentre Pierino intimidito taceva, il -giovane ufficiale mutilato guardava fisso il cognato. Lo guardava — -così almeno a Pierino sembrava — con un po' di disprezzo e un po' di -pietà, con un po' anche di umiliante simpatia. Sembrava che, mentre -lo approvava di essere così docile e remissivo per far felice sua -sorella, gli rimproverasse contemporaneamente d'essere così remissivo -e così docile a totale profitto della incolumità della sua attillata -personcina. E quando, più tardi, evocando ricordi della guerra, il -luogotenente Federico ebbe ad esclamare: «Ci son bravi soldati fra -gl'italiani...» Pierino credette di leggere nel muto sorriso che seguì -a quella esclamazione: «Ma non sei di quelli tu, poltroncino mio bello, -che mentre gli altri fanno la guerra giuochi a mosca cieca tra la tua -patria vera e la tua patria posticcia sul lago dei Quattro Cantoni!» - -Gli uomini posti di fronte allo spettacolo della loro miseria morale -fanno come gli spettatori che a teatro si vedono riprodotti troppo -fedelmente nella commedia: si mettono a fischiare per darsi a credere -l'uno con l'altro di non essere affatto così. Ma poi, a casa, ci -ripensano e, spento il lume, nel proprio letto, con a fianco la loro -moglie o il sogno e il ricordo della moglie di un altro, convengono -fra loro che piuttosto che fischiare sarebbe stato più leale e più -ragionevole, onestamente — per modo di dire — riconoscersi. E Pierino -che, da principio, sotto lo sguardo un po' pietoso e un po' sprezzante -del luogotenente Federico aveva cominciato a fischiare mettendosi a -dire che era ora di finirla con la guerra, — con quella guerra, che, -stupida negli altri paesi, era addirittura pazzesca in Italia dove -nulla e nessuno l'aveva imposta se non una masnada di giornalisti -che mettevan su automobile con la pelle degli altri, un pugno di -giovincelli chiacchieroni che avevan mandato gli altri a far la guerra -dopo averla a gran voce reclamata per poi nascondersi nelle retrovie -e nella Croce Rossa, e un gruzzulo di framassoni che dall'alto delle -loro logge avevano agitato le bandiere del libero pensiero impedendo -a chiunque di liberamente pensare, — Pierino s'era poi persuaso che -tra quelli che la guerra l'avevano voluta anche troppo e quelli che -la guerra non l'avrebbero voluta niente affatto i primi erano ancora, -a rigor di logica, da preferirsi, imperocchè se i primi avevano fatto -qualche cosa per avere quello che volevano i secondi non avevano saputo -far proprio nulla per non avere quello che non avrebbero voluto. -Gl'interessi degli interventisti erano stati singolarmente favoriti -dal disinteressamento dei neutralisti, i quali avevano preso la loro -neutralità tanto alla lettera che erano stati neutrali non solo in -quanto riguardava ciò che si doveva andare a fare fuori di casa ma, -anche in quanto riguardava ciò che accadeva dentro casa. Egli stesso, -Pierino, che cosa aveva fatto per impedire che la guerra si facesse -se non leggere, trepidando di speranze conciliative, un gran giornale -dell'Alta Italia, un nuovo giornale dell'Italia centrale e un giornale -anche grande e sempre nuovo dell'Italia meridionale? L'aveva detto -e ripetuto anche lui, sorridendo di compassione dall'alto del suo -neutralismo deluso: la beatissima trinità che aveva trascinato l'Italia -alla guerra aveva tre nomi: Ricciotti Garibaldi, Gabriele D'Annunzio -e F. T. Marinetti: il passato remoto garibaldino, l'onnipresente -d'annunziano e il futuro del futurismo. Ma dov'era la trinità -neutralista? Quali nomi essa aveva, invisibile e irreperibile come -l'araba fenice, la quale, come dice il poeta in versi peregrini, «che -ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa»? - -Dopo pranzo, nell'_hall_ dell'albergo, mentre Eva scriveva cartoline -illustrate — nevi neutralissime e _alpenstoks_ inoffensivi — alle -amiche di Vienna e di Roma, Pierino, ora silenzioso, a mano a mano più -mortificato, ascoltava parlare il luogotenente Federico. E se lo vedeva -davanti, tutto ardente d'entusiasmo, tutto raggiante di fede, come se -la guerra, l'assurda e mostruosa guerra, non gli fosse già costata -un braccio e una gamba. Non una parola di dolore per il sacrificio -compiuto era uscita dalle labbra del giovane ufficiale, il quale non -parlava nè con umiltà da vinto nè con burbanza da vincitore: parlava -da buon cittadino, da bel soldato e da bravo figliuolo. Che la patria -gli avesse chiesto di sacrificarle un braccio e una gamba non sembrava -a lui, per la vita mutilato, invalido per la vita, mostruoso e assurdo -come sembrava a Pierino, per la vita incolume e garantito contro ogni -morte più bellicosa di quella derivata da un brutto raffreddore o da -una cattiva indigestione. Tuttavia quell'uomo aveva trent'anni: la -vita intera gli era ancora davanti. Tuttavia quell'uomo era costretto -per la vita all'immobilità, all'inerzia, all'inutilità. Tuttavia -quell'uomo che s'era sacrificato alla sua patria così lietamente e -che del sacrificio era lieto non era che un austriaco, un austriaco -che non aveva nulla da riprendere, nessun morto da vendicare, nessuna -vergogna passata da cancellare come avrebbe invece avuto lui, Pierino, -lui italiano, se d'essere italiano avesse mai avuto l'abitudine di -ricordarsi. Sentiva, povero Pierino, che dieci, che cento, che mille -soldati italiani, usciti dalla ridotta o dalla trincea, avrebbero -volentieri stretto la mano di quel bravo soldato nemico e che non uno -di quei dieci, cento o mille soldati italiani avrebbe invece stretto -senza un po' di ribrezzo la sua bella manina accurata e inanellata di -piccolo «imboscato» in terra neutrale. - - -Non sempre le interruzioni giungono a proposito, ma ce ne son di -quelle, tuttavia, che sembrano mandate al punto giusto, con matematica -precisione, dalla suprema clemenza degli dei dell'opportunità. Così -Pierino, ad interrompere il discorso del luogotenente Federico il -quale a furia di parlare da uomo dinanzi a lui l'aveva costretto a -ravvoltolarsi come un gomitolo in un cantuccio del canapè, vide con un -sospiro di sollievo entrare nell'_hall_ un domestico il quale portava -ad Eva un telegramma. Vide sùbito dopo Eva levarsi giubilante e venire -col telegramma aperto verso il marito e verso il fratello esclamando -con una voce che a Pierino parve di non averla più udita dal giorno -della loro partenza in viaggio di nozze dalla Sudbanhoff di Vienna: - -— Arriva il _major_ Hampfel, domani.... In permesso di convalescenza, -in attesa d'essere riformato anche lui, definitivamente.... - -Pierino, che s'aspettava di vedersi arrivare il giorno dopo anche -il _major_ Hampfel riformato e riformato definitivamente con qualche -arto di meno e qualche artrite di più, si vide invece venir davanti -un _major_ Hampfel più bello che mai, più prestante che mai, più -marziale che mai. Ma quando, per farsi udire da lui nell'augurargli -il benvenuto, dovette levare la voce fino al diapason di un boato -da trecentocinque — che Pierino non aveva mai sentito ma che gli era -facile immaginare — ritornando alle antiche simpatie il giovane marito -di Eva paragonò il maggiore austriaco al colonnello inglese della -_Donna Juanita_. Solo con Eva la conversazione del _major_ Hampfel -riusciva ancora ad avere qualche vivacità, poichè l'uno e l'altra si -parlavan tanto con gli occhi che adoperar la bocca e le orecchie non -era che una pura e pleonastica formalità. Così, attraverso Eva, Pierino -riuscì a sapere che una granata italiana aveva tolto al _major_ Hampfel -il piacere di poter sentire dopo quella arrivar tutte le altre. E, -sempre per il giuoco capriccioso delle associazioni d'idee, Pierino si -sentì tornare in mente le parole del vecchietto arzillo e attillato, -dopo la sinfonia del _Tell_: «Voi avete, signore, in Italia, grandi -musicisti e grandi soldati.» - -Che cosa mai avessero da dirsi tanto sottovoce Eva ed il _major_ -Hampfel, e proprio con quel senso di meno che serve appunto a percepire -il suono, Pierino non riusciva a capire. Se ad una conversazione di -Eva loquace col _major_ Hampfel sordo gli veniva fatto di avvicinarsi, -Pierino vedeva che i due interlocutori diventavano anche muti. Talchè -Pierino, tanto per far sì che troppe disgrazie non infierissero tutte -in un volta su gli organi del povero _major_ Hampfel, si riallontanava -e tornava dal luogotenente Federico, il quale continuava a parlargli -delle sue prodezze militari come ne parlano gli eroi modesti veramente: -con l'aria, cioè, di non accorgersi affatto del loro eroismo ma di -tenere moltissimo a vedere che di tanto eroismo si accorgono gli altri. -Poichè la modestia è la forma più raffinata dell'ambizione e il vero -modesto aspetta sempre che gli altri dican di lui tutt'il bene ch'egli -da solo non oserebbe mai manifestare. - -Tra le conversazioni di Eva con il _major_ Hampfel e i lunghi monologhi -del luogotenente Federico scorrevano giorni e serate. Queste serate -avevano una durata diversa per il _major_ Hampfel ed Eva e per il -luogotenente Federico e Pierino. Alle dieci, dopo un breve giro di -_poker_ o una rapida partita di bigliardo, il _major_ Hampfel chiedeva -il permesso di ritirarsi. Per giustificare questo suo precoce bisogno -di riposo e scagionare da una malignità possibile i suoi quarantacinque -anni, il _major_ Hampfel ripeteva ogni sera di dovere in quel periodo -di sosta rimettersi in pari con tutto il sonno arretrato in tante -notti di trincea continuamente interrotte dalle «mandolinate» a -suon di cannoni di quei diavoli d'italiani. Quasi avesse deciso di -collaborare con lui a ristabilire al più presto quell'equilibrio di -bilancio tra le ore di sonno e le ore di lavoro che è particolarmente -raccomandabile ai quadragenarii vicini ad essere quinquagenarii, cinque -minuti dopo l'uscita del _major_ Hampfel anche Eva piegava il casco -o il farsetto in lavorazione, avvolgeva la lana attorno al panciuto -gomitolo, trafiggeva il ventre lanoso con due uncinetti incrociati e, -con un sorriso, stendeva al bacio di suo fratello e di suo marito la -bella mano inanellata così fine, così esangue, così allungata che ogni -sera, a tavola, il _major_ Hampfel, vedendola maneggiare con grazia -aristocratica forchette e coltelli, non poteva astenersi dal chiamarla -una mano da arciduchessa. Il sonno del _major_ Hampfel stava ad Eva -tanto a cuore che ogni sera, raggiunto il terzo piano, percorsa la metà -del gran corridoio centrale dell'albergo, la bella mano da arciduchessa -picchiava con le nocche di due dita alla porta del bel maggiore mentre -due labbra sorridendo al legno bianco di _ripolin_ d'una porta chiusa, -mormoravano il più affettuoso: _Gutte nacht_ che sia mai possibile -desiderare per aver popolata di teneri sogni una notte di solitario -riposo. Un _Gutte nacht_ tenero e marziale insieme rispondeva da dietro -la porta che sùbito si socchiudeva per mostrare nel breve rettangolo -illuminato un _major_ Hampfel in pijama roseo che si inchinava alla -dolce amica e deponeva cerimoniosamente su la mano da arciduchessa il -più rispettoso bacio. - -La camera a mezzogiorno che occupava il _major_ Hampfel era quella -che Pierino aveva occupata durante il primo periodo del suo soggiorno -neutralista nella Svizzera neutrale. Giunto il caro maggiore non era -stato possibile trovargli una stanza a mezzogiorno nè a quello nè agli -altri piani. Invitato da Eva ad essere cortese con un bravo soldato che -aveva fatto il suo dovere e che doveva perciò essere sacro in ogni suo -desiderio, Pierino aveva offerto al _major_ Hampfel di cedergli la sua -camera, poichè incontrastabilmente un soldato austriaco in permesso -di convalescenza ha maggior bisogno d'avere il sole fin sul suo -capezzale che non un italiano di terza categoria e, per giunta, anche -riformato. Così Pierino era disceso di un piano ed aveva continuato -a dormire i più placidi sonni in una stanza a settentrione. Di tanto -in tanto, a notte alta, saliva al piano di sopra prima di mettersi -a letto e, passando in punta di piedi per non disturbarne i sonni -dinanzi alla camera del _major_ Hampfel, andava a bussare a quella di -Eva, egualmente esposta a mezzogiorno, per chiederle timidamente se -mai avesse bisogno di nulla e sempre nella speranza, di sera in sera -delusa, che Eva fosse per rispondergli di sì, che quella sera aveva -veramente bisogno di qualche cosa. Ma Eva, sia che avesse limitato -i suoi bisogni, sia che avesse a questi provveduto altrimenti, -aveva sempre una risposta negativa per il povero Pierino il quale, -mortificato, se ne tornava ogni sera giù al piano di sotto, nella sua -stanza a settentrione; e, di sera in sera, volgeva uno sguardo sempre -meno indifferente alla piccola cameriera in cuffia bianca che veniva a -portargli la bottiglia di acqua fresca e a chiedergli — anche lei! — se -mai avesse bisogno di qualche cosa. - -Ma Pierino, che era docile con sua moglie anche in questo, rispondeva -sempre alla cuffietta bianca e al sorriso che la illuminava: - -— _Dancke schön..._ Non ho bisogno di nulla. - -E, come se nulla fosse, s'addormentava. - - - - -IX. - -«LAGGIÙ NEL SILENTE GIARDINO....» - - -Si ama credere che esista tra il nostro temperamento e le forze -misteriose del destino un sistema di telegrafia senza fili per il -quale, alla vigilia di un avvenimento capitale della nostra vita, -ci sentiremmo avvolti, con le antenne della nostra più squisita -sensibilità, nelle onde herziane del presentimento. Senonchè questa -telegrafia senza fili funziona in modo così intermittente che sarebbe -assolutamente ingenuo affidarsi al servizio irregolarissimo dei -presentimenti per conoscere, almeno cinque minuti prima, il nostro -destino. Nessuna onda herziana avvolgeva lo spirito di Pierino Balla, -quella sera, mentre egli invece avvolgeva con un nodo elegante -la sua cravatta da _smoking_ attorno al collo della camicia più -incredibilmente porcellanata. Dalla montagna entrava una tepida aria -d'estate. Giù nel giardino dell'_hôtel_, rischiarato nel grigiore della -sera imminente da lampadine colorate sparse qua e là tra gli alberi, -circolavano, in attesa dell'ora del pranzo, alcune coppie eleganti: -uomini in _smoking_ e cappello di paglia, signore in abiti chiari -di tulle o di _chiffon_, colli, spalle e braccia nude o seminude. -Mentre dava un'ultima lustratina alle unghie tutte lucide di smalto, -mentre da un'anforetta d'acqua d'odore spruzzava alcune gocce di -profumo _Chevalier d'Orsay_ sul suo fazzolettino di battista, mentre -infilava questo fazzolettino — lasciandone fuori tanto e non più — -nella tasca del suo abito da sera, mentre si dava un'ultima guardatina -allo specchio per vedere se era tutto lucido, impomatato, stirato e -attillato a dovere, un ritornello delle vecchie operette viennesi care -al suo cuore, lo spunto di un vecchio caro valzer suggestivo, il valzer -di Franzi, gli ritornava, fischiettato, su le labbra, nel guardare giù -quel giardino silenzioso e illuminato: - - _Laggiù nel silente giardino_ - _trattenni d'un tratto il respir,_ - _udendo l'incanto divino,_ - _d'un valzer il dolce respir..._ - -E mentre scendeva le scale diretto a raggiungere Eva, il _major_ -Hampfel e il luogotenente Federico che già pronti lo aspettavano nel -giardino, Pierino Balla continuava a canticchiare il suo caro valzer, -sospirato sussurrato carezzato in tante lontane e dolci sere romane, in -tante chiare e quiete notti della sua vita di scapolo: - - _Canta e poi trilla,_ - _valzer d'amor,_ - _tu sei scintilla_ - _che infiamma il cuor..._ - -Non rivedeva sua moglie, Pierino, dall'ora di colazione. In compagnia -del _major_ Hampfel e dell'eroico fratello mutilato, Eva era stata quel -giorno a fare una lunga corsa in automobile. La quale automobile non -avendo che quattro posti e il quarto posto essendo stato la sera prima -cortesemente offerto da Eva al consigliere Faber, Pierino era stato -escluso con molta semplicità dalla gita, alla fine della colazione, -quando Eva levandosi per andarsi a preparare gli aveva detto: «Tu -non vieni, lo so. Tanto tu a veder paesaggi non ti diverti...» Che i -paesaggi svizzeri non lo attraessero, Pierino non aveva mai, a dire -il vero, affermato. Che egli non volesse partecipare a quella gita, -Eva, a dire il vero, non poteva sapere. Ma sapeva però, Pierino, che -obbiettar qualche cosa alle due erronee interpretazioni di sua moglie -era assolutamente fiato sprecato, imperocchè se Eva aveva parlato -così doveva avere le sue buone ragioni per farlo e, se l'aveva con -tanta indifferenza lasciato a casa, era evidente che non aveva affatto -nè il desiderio nè l'opportunità di portarselo dietro. Trovare una -spiegazione all'atto di sua moglie non gli era stato difficile: bastava -a fornirla la presenza in automobile del consigliere Faber. Si trattava -certo ancora di preparargli in segreto la bella sorpresa di farlo -addormentare una sera italiano e di farlo svegliare svizzero una bella -mattina. Questa insistenza di sua moglie cominciava a urtargli un po' -i nervi e gli sembrava che di farlo diventare svizzero non fosse più il -caso di occuparsi dal momento che, in un singolare momento di energia, -egli aveva chiaramente affermato di non volerne più affatto sapere. -Anche quel modo di disporre di lui liberamente, di trascinarlo fuori o -di lasciarlo a casa secondo il capriccio della giornata e l'opportunità -dell'ora, urtava adesso leggermente una sua nuovissima sensibilità -e una specie di piccola personalità ancora in via di formazione, che -erano ormai dentro di lui sotto una superficie ancora quanto mai docile -e remissiva. Ma Pierino viveva adesso nel suo matrimonio come l'Italia -aveva vissuto trent'anni nella Triplice Alleanza: chiudendo gli occhi -per non vedere, tappandosi le orecchie per non sentire. I mariti ed -i popoli docili devono a forza transigere. E poichè con la dignità -matrimoniale, come con quella politica, le apparenze devono comunque -essere salve, transigere bisogna senza aver l'aria di accorgersi di -transigere. - -Dopo ogni piccola mortificazione che doveva subire Pierino si sentiva -sempre un po' più lontano da sua moglie come in trent'anni, ogni volta -che aveva dovuto chinar la testa, l'Italia s'era sentita sempre più -un po' meno alleata della sua alleata. La quale era, come l'aquila -che la simboleggia, bicipite. Ma sembrava che, pur avendo due teste, -conducesse la sua politica senza adoperarne neppure una, tanto quella -politica lavorava ogni giorno a far sì che si avvicinasse il momento -in cui l'alleata del sud, già così poco alleata, non sarebbe più stata -alleata niente affatto. Parimenti Eva lavorava, senza avvedersene, -ad allontanar sempre più suo marito da sè e non si rendeva conto -che, proprio a furia di voler soffocare la sua personalità, riusciva -invece a dargliene una. Così a furia di dirgli che gli Italiani non -si battevano bene, che non andavano avanti, che diretti a Vienna non -avrebbero mai toccato neppure Gorizia ch'era lì a due passi sotto -il tiro dei loro cannoni, Eva diede a Pierino la curiosità d'andare -a vedere ogni giorno come gli Italiani facevano la guerra e quali -risultati avevano ormai conseguiti o stavano per conseguire. Tutta -quella giornata, infatti, mentre sua moglie correva in automobile di -paesaggio in paesaggio col consigliere svizzero e con i due ufficiali -austriaci, Pierino l'aveva trascorsa sdraiato su un divano a leggere -nei giornali italiani le più recenti corrispondenze dal fronte. -A quei racconti di sacrificii, di abnegazioni, d'eroismi, s'era -vivamente interessato. Qualche volta, leggendo qualche episodio più -particolarmente eroico, vedendo staccarsi nell'immenso quadro della -guerra qualche figura più liricamente esaltata ed esaltatrice, s'era -raddrizzato sul divano, aveva sospeso il respiro, teso i nervi, stretto -i pugni, come avesse anche lui il nemico davanti, come smaniasse anche -lui di fare quello che facevano con tanta semplicità quelli eroi, -come tardasse anche a lui di menar finalmente, a sua volta, le mani. -E, finalmente, a leggere delle eroiche scalate notturne degli alpini, -del vertiginoso slancio dei bersaglieri, delle meravigliose avanzate -dei piccoli fantaccini grigioverdi sotto le tonanti e ardenti tempeste -del fuoco nemico, s'era sentito correre un brivido nel sangue, e il -cuore gli aveva battuto più forte nel petto, e un velo di lacrime -s'era posto tra lui ed il giornale che raccontava quelli eroismi. Aveva -esclamato con una voce che la commozione gli strozzava in gola: «Ah, -gli italiani!». Poi aveva corretto «Noi, italiani...». E aveva riveduto -l'arciere Guglielmo Tell e la mela sul capo del figliuolo giovinetto. -Poi, deposti i giornali, guardata l'ora, rilevato che bisognava -cominciare a vestirsi per il pranzo, s'era tirato su, aveva allargato -fieramente il petto, aveva stretto i pugni energicamente dinanzi a sè -e lì, guardandosi nella specchiera che aveva davanti, squadrando con -fiero cipiglio quell'altro sè stesso impettito e fiero che aveva lì -di fronte nello specchio, aveva di tanto eroismo sentito un grande -orgoglio; e, snodandosi la cravatta, aveva chiuso quell'orgoglio in -poche parole pronunziate ad alta voce: «Ah, perdio, ma sono italiano -anch'io!». Poi, la piccola vita della neutralità svizzera avendolo -ripreso nel suo giro di piccole cure quotidiane, aveva mutato vestito, -aveva cosparso i capelli di brillantina, aveva profumato il fazzoletto -e infilato all'occhiello dello _smoking_ il suo solito garofano rosso. -E il ritornello del vecchio valzer che, vedendo il giardino silenzioso -e illuminato, gli era tornato su le labbra: - - _Laggiù nel silente giardino..._ - -era un piccolo segno di contentezza: contentezza d'essere rimasto dopo -tutto un buon figliuolo, contentezza di sapere che c'erano al fronte -tre milioni di italiani che facevano così eroicamente il loro dovere, -contentezza di sentire che in fondo alla sua anima riviveva, come un -primo fiore di primavera, qualche cosa che da molto tempo egli poteva -credere morta o addormentata. E, mentre scendeva le scale, mentre -canticchiava ancora: - - _Canta e poi trilla,_ - _valzer d'amor..._ - -sentiva che doveva, che poteva quella sera affrontare a viso più alto -lo sguardo dei due ufficiali austriaci, poichè non tutti gli italiani -erano come lui in Svizzera, riformati di terza categoria, e il _major_ -Hampfel, nella sua sordità e il luogotenente Federico nel braccio -amputato e nella gamba perduta ne avevano, dolorosamente per loro, le -incontestabili prove. - -Se si potesse prevedere le infinite conseguenze che una parola innocua -un giorno può avere se è detta invece il giorno dopo o il giorno -prima, neppure un deputato oserebbe più aprire bocca. Se quella sera -il _major_ Hampfel non avesse esclamato: «Le notizie della guerra sono -buone...» molto probabilmente le avventure di Pierino Balla avrebbero -avuto tutt'altra soluzione. Quella piccola frase inoffensiva, tanto -inoffensiva che ogni giorno è detta con uguale persuasione dall'una -e dall'altra parte di un fronte di battaglia, non avrebbe, detta la -sera prima o detta la sera dopo, avuto nessuna grave conseguenza. -Sarebbe caduta, con uno sbadiglio, nel vuoto d'una conversazione -senza interesse, com'era già caduta, inosservata, tante altre sere. -Ma la lettura dei giornali italiani era per Pierino impressione troppo -recente e la persuasione che dovesse guardar gli ufficiali austriaci, -più che non avesse fatto per il passato, a fronte alta, era persuasione -proprio di quella sera. Portava dunque Pierino, nella sua buona fede, -l'ardore dei neofiti e l'intrattabilità dei catecùmeni. Per di più gli -parve che pronunziando quella frase il _major_ Hampfel guardasse lui. -Se invece l'ufficiale austriaco avesse, pronunziandola, guardato la -signora Eva o la propria forchetta, Pierino l'avrebbe lasciata passare. -Ma quello sguardo gli fece credere, a torto o a ragione, che la frase -gli fosse più particolarmente diretta. Così credette necessario di -raccoglierla e di domandare al _major_ Hampfel con un cipiglio serio e -una voce un po' rauca: - -— Buone per voi o per noi? - -Stabilire che attorno a quella tavola neutrale d'un albergo neutrale -nella Svizzera neutrale ci fossero dei voi e dei noi era già segnare -apertamente un inizio di ostilità. Se non proprio a un primo colpo di -cannone quel punto interrogativo equivaleva almeno a uno sconfinamento -premeditato oltre i limiti segnati da una cordiale urbanità e da una -tacita intesa alle conversazioni tollerabili da qualunque orecchio. -Erano alla fine del pranzo, trascorso tutto nel racconto delle varie -impressioni raccolte durante la bella gita automobilistica di quel -pomeriggio. Da quando la grande estate era venuta, da quando cioè le -sere si erano fatte deliziosamente tiepide, il _ménage_ Balla-Kramer -e i due ufficiali austriaci solevano uscire a prendere il caffè allo -scoperto su la grande terrazza aperta sul giardino dell'albergo. La -domanda di Pierino era stata formulata proprio nel punto in cui i -quattro si levavano da tavola. Il _major_ Hampfel aveva guardato, -udendola, Pierino, come per leggergli sul volto le intenzioni che si -nascondevano nel piccolo geroglifico di quel punto interrogativo. Ma, -invece d'incontrare il sorriso un po' ebete che aveva eletto fissa -dimora sul volto di Pierino, il _major_ Hampfel si era trovato dinanzi -un viso serio serio e due occhi che lo fissavano in attesa d'una -risposta altrettanto pronta quanto precisa. - -Così, appena fuori, appena seduti attorno al tavolino di vimini sul -quale fra poco avrebbero portato il caffè, il _major_ Hampfel, acceso -il sigaro per dare una certa leggerezza indifferente alla sua risposta, -fissò Pierino negli occhi e affermò categoricamente: - -— Buone per noi, diamine! Dal principio della campagna le notizie della -guerra sono sempre state e non potevano essere sempre buone che per -noi... - -Poichè non si diventa leoni in un giorno, Pierino, anche dinanzi ad -un'aperta provocazione, aveva ancora nei suoi nervi quieti, nel suo -cervello placido, nel suo carattere bonario e nel suo cuore senza -fiamma le mansuetudini di un agnellino pasquale. Così, invece di -raccogliere sùbito il guanto che il _major_ Hampfel con aria arrogante -e sprezzante gli lanciava, Pierino cominciò a ragionare. Cominciò a -citar dati, fatti, posizioni, comunicati. Continuò con l'osservare -che gli Italiani erano entrati in Austria e che nessun austriaco, se -non prigioniero, era, grazie a Dio, entrato in Italia. E tutto questo -bonariamente, pacificamente, con l'aria di un buon figliuolo che non -vuol dar noia a nessuno, ma che solamente, per spirito d'ordine, per -senso di equità, vuole stabilire le cose nei loro veri termini e non -accettarle così come fa comodo a Tizio o a Sempronio di prospettarle. -Ma il _major_ Hampfel era austriaco e la boria austriaca non lega — -trent'anni d'esperimento l'hanno provato — col semplice e onesto buon -senso italiano. Alle osservazioni meticolosamente precise di Pierino -il _major_ Hampfel rispose con qualche cosa di estremamente vago, di -comodamente indeterminato: - -— Siete per ora in casa nostra, è vero, ma sapremo non farvici rimanere. - -Il buon senso italiano — e Pierino, da quella sera specialmente e in -quel momento specialissimamente, era italiano — il buon senso italiano -è avvezzo a non preoccuparsi che delle minacce racchiuse nei fatti -e a lasciar correre con un sorriso quelle che vorrebbero uscir fuori -dalle parole. Si limitò a rispondere con un sorriso sereno all'oscura -tempesta che il _major_ Hampfel minacciava. Senonchè il sorriso è la -più insopportabile provocazione per la gente che vuole ad ogni costo -essere presa sul serio e però la conversazione che il sorriso di -Pierino avrebbe con urbana opportunità garbatamente chiusa a quel punto -ripartì per una seconda tappa con una brusca alzata di spalle, una -torva occhiataccia e un impeto convulso di parole del _major_ Hampfel: - -— Sorridete voi, signor mio? Sorridete? Ricordatevi che ride bene chi -ride per ultimo. E ricordatevi sopratutto che gli austriaci non hanno -mai perso e che gli italiani non hanno mai vinto. - -A questa uscita Pierino, meticoloso e dialettico, rispose: - -— Non è accertato dalla storia, così almeno come si insegna in Italia -(e quella che si insegna in Austria io la ignoro) non è accertato che -gli austriaci non abbiano mai perduto e che gli italiani non abbiano -mai vinto. Comunque è forse questo il momento di invertire finalmente -le parti e voi che in vincere siete, voglio ammetterlo, espertissimi, -cominciate per completare gli studii a far pratica, in un corso -accelerato, di come si perde. - -— Non verremo neppure per questo, signore, a scuola da voi! gridò -Hampfel. C'è anche modo e modo di perdere. E noi non invidiamo -certamente il disonore di Novara e di Custoza. - -Tanto può la prudenza su un carattere di clima oltremodo temperato -che anche su quell'uscita del _major_ Hampfel Pierino tentò, -povero figliuolo, di troncare la conversazione. Ma la prudenza d'un -interlocutore chiama sempre, irresistibilmente, l'imprudenza dell'altro -interlocutore. Aveva Pierino un bel rimanere indietro affinchè il -_major_ Hampfel non andasse troppo avanti. Questi aveva oramai preso -l'abbrivo e la storia insegna che, preso l'abbrivo, la millanteria e -la burbanza di un ufficiale o d'un giornalista austriaco non sanno -mai dove andranno a finire. Chi avrebbe mai detto, infatti, che le -sue ironie e le sue vanterie, il suo tono di scherno e di superiorità -avrebbero portato quella sera il _major_ Hampfel, di botta in botta, di -risatina in risatina, di beffa in beffa, a trovarsi d'un tratto davanti -un Pierino Balla uscito definitivamente dai gangheri e che, in piedi, -rosso in volto, con le labbra convulse, con le mani che saltavano -su e giù senza decidersi a tornare definitivamente in giù lungo le -cuciture dei pantaloni o a levarsi definitivamente in su su le guancie -dell'ufficiale austriaco, gridava ad un tratto, con una potenza di voce -che Eva non avrebbe mai sospettata in quel maritino docile e remissivo -che parlava sempre come bela un agnellino, in tono sommesso e con quel -ritmo timido e affannoso che in musica si chiama «sincopato», gridava -ad un tratto in modo che l'udissero anche i cuochi giù nel sotteraneo -dell'_hôtel_: - -— Caro signore, io non vi permetto di parlare più oltre così -dell'Italia ad un italiano. Non siamo più ai tempi del maresciallo -Radetzky. Non siete più a Milano, signor Hampfel e, in nome di Dio, -per grazia di Dio, per volontà e per valore di tutta una nazione di -trentacinque milioni di uomini, siamo forse noi questa volta su la via -di Vienna! - -Ma come i novellini del coraggio militare non resistono bene che alle -primissime fucilate, i novellini del coraggio civile non reggono a -lungo il fuoco di una prima escandescenza. Così Pierino ad un tratto -si sentì mancare il fiato in gola e le parole nel cervello. E, poichè -aveva le mani in aria che chiedevano convulsamente di fare anche -loro qualche cosa, picchiò due grandi pugni sul tavolino, mandò per -aria chicchere e caffettiera, gridò tre volte: — «Ah, perdio, basta, -basta, basta!» e, voltatosi bruscamente sui tacchi prima ancora che il -_major_ Hampfel avesse avuto il tempo di rispondere, si avviò verso il -fondo della terrazza donde una grande scalea permetteva di scendere in -giardino. Ma non s'allontanò così rapidamente da non avere il tempo di -vedere fissi su la sua persona gli occhi di Eva, esterrefatti come gli -occhi di un uomo che durante un terremoto si veda cader giù nel vuoto, -una dopo l'altra, le quattro pareti che lo circondano. Il tiranno cui -il vassallo manca improvvisamente di rispetto non ha, in primo tempo, -che un moto di sbalordimento. La forca che punirà il ribelle non verrà -che più tardi, dopo ricuperati gli spiriti sbigottiti. Ma quella forca -Pierino l'intravvide prima ancora ch'essa fosse eretta e, pensando -anche a questa espiazione, e a tutta la sua viltà, e a tutta la sua -schiavitù, gridò un'ultima volta verso sua moglie, contro sua moglie, -proprio per sua moglie: «Basta!» - - -Così nella commedia come nel dramma di Pierino Balla melomane c'era -sempre un po' di musica. Appena che fu disceso in giardino, infatti, -per sbollire con l'aria aperta un po' di sangue caldo, l'orchestrina, -lassù, nella veranda riattaccò un valzer, un valzer viennese, sospirato -dai violini già oramai per la quarta o quinta volta nella serata: - - _Laggiù nel silente giardino_ - _trattenni d'un tratto il respir..._ - -A udir quel valzer, a ripensare a ciò che aveva fatto e a ciò che aveva -detto, Pierino si sentiva tremar le gambe. Le grandi tensioni nervose -hanno sempre, passato l'impeto o superato il pericolo, di questi -subitanei abbandoni per cui il temerario ha la misura esatta della sua -imprudenza, l'eroe la giusta nozione del suo rischio, l'impulsivo il -senso della sua collera e il leone provvisorio il tempo di ridiventar -coniglio definitivo. Passò così una mezz'ora durante la quale Pierino -se pensava all'Italia si sarebbe stretta la mano da sè solo, ma se -pensava a sua moglie recitava il più desolato atto di contrizione che -mai ribelle abbia potuto mettere ai piedi della giustizia punitiva -d'una moglie dispotica e doppiamente offesa. Continuava intanto -l'orchestrina a versar su le piaghe di quel pentimento il balsamo -refrigerante dei valzer più cari al cuore di Pierino. Si dice — e gli -impresarii di stagioni musicali si affannano ad accreditare quanto più -possono queste voci — si dice che la musica ingentilisca i costumi. Ma -è evidente che non tutte le musiche operano questa azione nello stesso -modo e all'istesso grado e se la musica selvaggia irta di dissonanze -straussiane al cui ritmo danzano il tango i negri antropofagi della -Papuasia ingentilisce di poco i costumi, del resto assai sommarii, -di quelli abitanti del globo, la musica sentimentale di un'operetta -viennese opera ben diversamente su l'anima quanto mai di già gentile -di un giovane gentiluomo attillato nel suo abito da sera e col fine -fazzolettino di battista tutto odoroso di _chevalier_ d'Orsay. In -questo caso ingentilire è sinonimo di intenerire; molto più quando, -come nel caso di Pierino Balla, il soggetto è per sua natura già tenero -ed incline per temperamento a sentire tutte le suggestioni che le -sette note musicali diversamente combinate insieme possono determinare. -Pierino, infatti, all'eco insistente di quella musica sentì venir meno -tutte le sue brevi energie, capì — poichè se ingentilire è sinonimo -di intenerire, intenerito è sinonimo di intimidito — capì che era il -caso di farsi coraggio, di risalire su la terrazza, di andare a cercare -sua moglie per fare ammenda onorevole di uno scatto che non poteva -certamente non apparirle deplorevolissimo. Quando, come Dio volle, le -gambe, riluttanti per troppa tensione nervosa, lo ebbero riportato su -la terrazza, Pierino vide sùbito che sua moglie e il _major_ Hampfel se -ne erano allontanati. Al tavolinetto ancora ingombro di tazze di caffè -e di bottiglie di liquori era rimasto solo il luogotenente Federico. A -questo Pierino si avvicinò titubante e, quando vide che il luogotenente -levava su lui un lungo sguardo stupito credette necessario di mormorare -una parola di scusa: poichè se egli aveva mancato di rispetto solamente -a sua moglie e al _major_ Hampfel, sua moglie era la sorella del -luogotenente Federico e del luogotenente Federico il _major_ Hampfel -era connazionale. Ma mentre si aspettava dal doppio sentimento offeso -del luogotenente Federico (sentimento di fratello e sentimento di -austriaco) la prima delle tre ramanzine cui si sapeva inesorabilmente -condannato dal suo scatto, Pierino sentì con somma meraviglia che -il luogotenente Federico gli rispondeva con deferenza e quasi con -dolcezza, con una dolcezza che rasentava la simpatia: - -— Voi non mi dovete, mio caro Pierino, nessuna scusa. Il -_major_ Hampfel è stato oltremodo imprudente non solo, ma anche -incontestabilmente ingiusto. Io, che mi son battuto con gli Italiani -e che di questo combattimento serberò per tutta la vita il ricordo in -questo moncherino, so di essermi battuto con avversarii valorosi. E -poichè voi siete Italiano, voi avete fatto benissimo a imporre che il -vostro sentimento nazionale fosse rispettato. Anche se avete sposato -una donna d'altra nazionalità non si deve dimenticare che voi non avete -rinunziato alla vostra patria per prendere quella di vostra moglie. E -se alcuno questo dimentica, voi avete non solo il diritto ma il dovere -di ricordarglielo. Non dico questo solamente a voi. Ma l'ho già detto -al _major_ Hampfel e ad Eva non appena voi, per non accendere più -violentemente il dibattito, vi siete con lodevole prudenza allontanato. - -— E il _major_ Hampfel? interrogò Pierino ancora titubante. - -— Il _major_ Hampfel, rispose il luogotenente Federico, non ha potuto -che convenire nella mia tesi. Hampfel è fatto così: s'accende presto e -fuori di luogo, ma è, dopo tutto, un uomo eccellente. - -— Ed Eva? - -— Anche Eva ha dovuto essere ragionevole e capire ch'ella stessa -avrebbe dovuto stimarvi di meno se vi foste comportato altrimenti. Eva -è fatta così: vuol dominarvi e dirigervi, ma dopo tutto vi vuol bene. - -Pierino non aveva che una sola preoccupazione: - -— Eva dunque mi perdonerà il mio contegno? - -— Ma sì, rispose il luogotenente Federico sorridendo di quella -timidezza di marito che scambiò per una trepida tenerezza di sposo, -ma sì, ve lo perdonerà. E, anche se non dovesse perdonarvelo, voi non -dovreste pentirvi di averlo avuto. Più della nostra compagna, più dei -nostri figliuoli, anche più di noi stessi, noi amiamo e dobbiamo amare -la nostra patria. Ne abbiamo una diversa voi ed io che parliamo. Ma -dobbiamo l'uno e l'altro obbedire ad un sentimento che non è diverso, -che è uguale così per voi come per me. Italia od Austria, la patria è -la patria, e, quando si combatte, la patria è onorata così da una parte -come dall'altra di una frontiera. Io ho dato per la patria mia il mio -sangue, con gioia. Voi, domani, darete il vostro per la vostra. - -Poichè anche nelle coscienze in evoluzione le vecchie abitudini non -si sradicano d'un tratto, a quelle parole Pierino guardò il moncherino -del luogotenente Federico e la sua gamba paralizzata. E si vide a sua -volta conciato in quel modo. Vi sono evidentemente spettacoli di sè -stessi più incoraggianti di quello e però non v'è da meravigliarsi se, -a quella visione prospettata dalle parole del luogotenente Federico, -Pierino si sentì correre un brivido giù pel filo della schiena. - -— Vedete, riprendeva il luogotenente Federico, vedete, l'amore della -patria è così grande che nulla può diminuirlo. Io sono un invalido, -ho un braccio di meno e una gamba perduta. A meno di trentacinque anni -io sono un uomo inutile. Ma che m'importa? Quello che io ho fatto era -per il mio paese più necessario di quanto non fossero necessarii a -me questa gamba e questo braccio che non ho più, di quanto non fosse -necessaria a me la mia stessa vita se questa avessi dovuto perdere. - -Col braccio ancora valido, con la mano ancora viva, il luogotenente -batteva sopra un ginocchio di Pierino. - -— Ho sempre avuto per voi, riprendeva, l'affetto più sincero. Ma -avervi in questi ultimi tempi veduto troppo docile ai capricci e alle -imposizioni dell'ingenuo nazionalismo di mia sorella, avervi veduto in -un'ora in cui per così ardenti e nobili passioni uomini d'ogni paese -e d'ogni età dànno la vita, avervi veduto insomma così assente, così -lontano da ogni passione, così immemore del vostro dovere, m'aveva, ve -lo confesso, armato di diffidenza contro di voi. Stasera voi m'avete -fatto ricredere. Siete un buon marito, e questo mi fa piacere per mia -sorella. Ma siete anche, finalmente lo vedo, un buon italiano e questo -mi fa anche molto piacere per voi. - -Su l'anima di Pierino avevano effetto irresistibile non solo i bei -valzer ma anche le buone e le belle parole. Chè era, insomma, un -buon ragazzo e i buoni ragazzi si commuovono facilmente. Ascoltava il -luogotenente Federico con una commozione profonda, la quale gli velava -gli occhi di una leggera nebbiolina di pianto. Guardava attraverso quel -velo l'ufficiale mutilato e il quadro che gli era d'intorno. Andavano e -venivano per la terrazza donne belle ed eleganti ch'eran tutto l'amore, -uomini ch'eran tutta la giovinezza, tutta l'azione, tutta la ricchezza, -tutta la potenza, tutta la vita. Illuminazioni e musiche mettevano -attorno a quella gente che viveva la vibrazione e il colore della vita -in movimento. Giù, oltre il giardino, la montagna tutta crivellata -di luci d'oro, su, oltre il giardino, il cielo tutto tempestato di -luci d'argento, mettevano intorno alla limitata vita degli uomini la -illimitata vita della natura. Fra quelle vite il giovane ufficiale -era lì, superstite, monco, invalido, impossibilitato ormai a muoversi -da solo, scemato in tutte le sue forze, annullato in tutte le sue -speranze, in tutte le sue ambizioni, in tutte le illusioni. Tuttavia -così il superstite parlava. E non vi era nelle sue parole un'ombra di -rimpianto o di rammarico. Il sacrificio fatto gli era lieve, gli era -lieto. Di che qualità superiore eran dunque quegli uomini che italiani -o austriaci avevano fatto o facevano il loro dovere? Di che qualità -inferiore era dunque lui, Pierino, chè, nè italiano nè austriaco, non -aveva compiuto nessun dovere, che al suo dovere, anzi, s'era sottratto? -Tutto questo era nell'animo di Pierino, vago, confuso, indeciso, in -uno stato di nebulosa nella quale sia finalmente riconoscibile un -pensiero in formazione. Non era, Pierino, uomo di profonda e tormentata -psicologia e chi gli avesse parlato, con lo stile letterario in uso -qualche anno addietro, d'introspezioni gli avrebbe fatto credere che -parlava d'affari concernenti la pubblica sicurezza. Ma se non passava -la sua giornata a spiegare o a definire quello che non sentiva, nella -sua giornata, specialmente da qualche tempo, gli accadeva di sentire in -modo che, anche se avesse voluto, non sarebbe riuscito nè a spiegare nè -a definire. In altri termini, mentre parlava, il luogotenente Federico -teneva bene aperti e ben fissi su di lui i suoi grandi occhi azzurri -di fanciullo e di soldato. Ma, per quanti sforzi facesse, Pierino non -riusciva a sollevare i suoi fino ad incontrare quelli del mutilato e, -curvo su la persona, i gomiti su le ginocchia, le braccia penzoloni giù -fra le gambe, non sapeva decidersi ad avere orizzonte più ampio e più -alto di quello segnatogli dai due specchietti lucidi delle punte dei -suoi scarpini. - -Finalmente si levò. Era tardi e intorno a loro la terrazza s'era -sfollata poco dopo che l'orchestrina aveva sviolinato l'ultimo valzer. -Offrì all'invalido di riaccompagnarlo fino alla sua stanza. - -— Vi ringrazio, rispose il luogotenente Federico, ma io rimango ancora -qui. La guerra mi ha lasciato un'insonnia invincibile. Verrà più tardi -a prendermi il mio domestico. Son come un bimbo oramai che bisogna -vestire e svestire... - -Sorrideva con un po' di malinconia, ma senza amarezza. Poi sùbito il -sorriso si fece più chiaro e più lieto: - -— Andate voi a riposare, mio caro Pierino. E non vi date pensiero di -quanto è accaduto. Avete fatto quello che dovevate fare e domani Eva -sarà la prima a riconoscerlo... - -Domani... Pierino salì nella sua camera pensando a quel domani -che a lui non sembrava così libero di minacce come al luogotenente -Federico. Poichè il saper attendere con fermo cuore il risolversi -delle situazioni difficili è prerogativa dei forti, Pierino non poteva -naturalmente adattarsi a passar tutta una notte senza sapere che cosa -Eva pensava di lui. Così, dopo essere rimasto appena dieci minuti -nella sua stanza, uscì per salire al piano superiore, prendendo, come -suol dirsi, il suo coraggio a due mani. E, poichè gli accadeva di -fermarsi talvolta a meditare su le frasi fatte come se gli avvenisse -d'incontrarle per la prima volta, osservò sorridendo che veramente due -mani dovevano bastare a prendere il suo coraggio, che, a giudicare dal -tremito che gli infiacchiva le gambe su per le scale dell'albergo, non -era certamente gran che. Ma i timidi, incominciata un'azione, sono in -questa più ostinati che gli audaci poichè sanno che se non avranno il -coraggio di andare fino in fondo non avranno neppure mai quello di -ricominciarla. Così giunse Pierino al corridoio del piano superiore -dove era la stanza di sua moglie. Era certo di trovarla ancora desta -poichè Eva era solita, prima di addormentarsi, di concedere le prime -ore della notte alle sue interminabili letture. Quel passo remissivo e -deferente ch'egli doveva fare verso di lei per ottenere un'indulgenza -plenaria o parziale agli effetti della sua scandalosa ribellione di -un'ora prima gli sembrava tuttavia sempre più doloroso per il suo -amor proprio e sempre più tormentoso per la sua timidezza. In fondo -non andava egli da sua moglie per chiederle di perdonargli di essere -stato italiano? Non andava, con quella ritrattazione, a distruggere la -nobiltà di un impeto per il quale il luogotenente Federico lo aveva -felicitato? Non andava ad offrire al _major_ Hampfel, attraverso sua -moglie, delle scuse che al posto suo il _major_ Hampfel non avrebbe -certamente mai fatte? Non si ridava, con quell'atto, mani e piedi -legati alla tirannia morale e materiale di sua moglie? Non avrebbe -fatto meglio ad ostinarsi nel suo atteggiamento e, a costo di qualsiasi -rancore di sua moglie, ad aspettare che sua moglie fosse persuasa -ch'egli era oramai trasformato affinchè in questa trasformazione -ella trovasse le ragioni di stimarlo di più e di amarlo diversamente? -Saggi punti interrogativi tutti questi... Ma Pierino amava sua moglie -con cieca devozione e l'amore bendato, anche se è mal dato, rifugge -istintivamente dalla saggezza. Sapeva solamente, Pierino, che rimanere -in collera con Eva gli sarebbe stato insopportabile, che mai come -quella notte desiderava di stringersela, a pace fatta, tra le braccia, -di trovarsela accanto appassionata e tenera come soleva essere quando, -nelle effusioni dell'amore senza nazionalità precisa, il suo orgoglio -austriaco di fronte a un marito italiano finalmente disarmava. - -In queste indecisioni Pierino temporeggiava. Ma, se Fabio il -Temporeggiatore temporeggiava all'ombra di un faggio discorrendo di -guerra coi suoi legionarii, Pierino temporeggiava lì, in fondo a un -corridoio d'_hôtel_ illuminato solamente laggiù da una lampadina che -indicava alle camere di ognuno dei clienti un camerino in comune per -tutti i clienti. Dall'ombra dove era rimasto in attesa di decidersi -Pierino aveva veduto una striscia di luce sotto la porta della -sua antica stanza, ora occupata dal _major_ Hampfel. Anche questo -particolare lo aveva arrestato, per paura che il _major_ Hampfel -sentendo camminare nel corridoio avesse potuto aprire la porta e -incontrarsi così con lui faccia a faccia. Non tardò, Pierino, ad -accorgersi che la sua preoccupazione era giusta poichè ad un tratto -la porta del _major_ Hampfel s'aperse ed il maggiore mettendo fuori -la testa guardò a destra e a sinistra nel lungo corridoio semioscuro. -Poi chiuse. Ma, dopo altri pochi secondi, riaprì e guardò ancora. -Ancora richiuse e poi ancora riaprì. Comprese, Pierino, che il _major_ -Hampfel doveva attraversare il corridoio e che non gli piaceva, in -quella traversata notturna di necessità troppo evidente, di incontrare -qualcuno, poichè un eroe non consente a perdere il suo prestigio -nella schiavitù alle più umili necessità. Difatti la porta del _major_ -Hampfel si aprì una quarta volta e questa volta il maggiore uscì dalla -sua stanza, tutto attillato nel suo pigiama rosa e con un paio di -pantofoline crema che calzavano un piedino assolutamente inverosimile -per un così terribile uomo d'armi. Mentre Pierino si felicitava di -avere così esattamente compreso tanto la veglia prolungata quanto -le ripetute esplorazioni del _major_ Hampfel, questi si avviava -rapidamente verso la lampadina accesa nell'angolo di corridoio opposto -a quello dove Pierino, sempre nell'ombra, aspettava che l'inaspettato -incidente si fosse interamente svolto. Ma ad un tratto vide il _major_ -Hampfel sostare. E dove? Dinanzi alla porta della stanza occupata -dalla signora Kramer-Balla. Lo vide con due dita picchiare leggermente -alla porta. Cercò ancora di spiegare l'inesplicabile.... Forse aveva -dimenticato qualche cosa, forse si sentiva male e chiedeva l'aiuto di -Eva... Ma la porta di Eva, intanto, s'era pianamente aperta. Il _major_ -Hampfel era entrato nella stanza. Poi, dalla porta socchiusa, aveva -nuovamente sporto la testa ad osservare il corridoio in su e in giù. E, -dall'ombra, Pierino sentì un giro di chiave, un giro di chiave che non -lasciava più dubbii. Ma, come se questo non gli fosse ancora bastato, -Pierino percorse di volo, in punta di piedi, il corridoio, raggiunse -la porta di sua moglie, incollò l'orecchio all'esile legno ed ascoltò -la voce di Eva, — la voce di Eva dire come non l'aveva detto mai a lui, -povero Pierino: - -— _Ich liebe! Ich liebe!_ Io ti amo, ti amo! - - - - -X. - -ULTIMI ECHI DI VECCHI VALZER - - -Come in molte altre faccende anche nella carriera di marito tradito -il primo passo è quello che conta. Tra la rispettabilità coniugale -d'Otello e la pessima riputazione di Menelao non c'è che un passo, -un passo mancato. Se al primo momento in cui avviene la rivelazione -dell'infortunio coniugale cade su gli occhi quella benda dell'impulso -irresistibile su la quale i giurati di tutti i processi passionali -sono oramai invitati a meditare, il marito uccide. Se la benda non -cade, il marito invece riflette. E tutti sanno che la riflessione è -stato d'animo essenzialmente inattivo, poichè è provato e riprovato -che più agiscono quelli che meno riflettono. Così Pierino, non appena -gli «Ich liebe» pronunciati teneramente da sua moglie non gli ebbero -lasciato nessun dubbio su la natura del colloquio che si svolgeva -dietro quella porta fra Eva e il _major_ Hampfel, sentì che il suo -decoro di marito, che il suo onore di uomo, che il suo risentimento -di innamorato offeso gli imponevano di levar la mano vendicatrice su -la maniglia di quella porta, di farsi aprire quella stanza per amore -o per forza e di giungere, terzo incomodo in quell'idillio, con fieri -accenti e cipiglio di circostanza. Ma esiste, anche nell'infortunio -coniugale, uno stato d'animo intermedio che non e nè l'ira d'Otello nè -la rassegnazione di Menelao. Questo stato d'animo è lo sbalordimento. -Giova anche osservare che Pierino era salito alla camera di sua -moglie come un colpevole umiliato e pentito che aveva molto da farsi -perdonare. Ora non è facile cambiare d'improvviso il tono della -nostra coscienza trasformandosi inopinatamente ed istantaneamente da -giudicabile in giudice, da giustiziabile in carnefice. Trascorsero -così, in quello stato di stupimento, i primi cinque minuti durante -i quali Eva e il _major_ Hampfel continuarono a parlare, ma con -parole tedesche il cui significato era meno esplicito di quello -delle precedenti per il limitato vocabolario di Pierino. Dopo cinque -minuti Pierino si trovò di nuovo di fronte al caso di coscienza e -tornò a domandarsi se doveva o no farsi aprire e se doveva o non far -valere i proprii diritti di marito oltraggiato. Ma vi sono, nelle -situazioni, particolari che le mutano radicalmente. Pierino ebbe la -lucidità di vedere nei suoi particolari la situazione nella quale si -sarebbe trovato, agendo, impegnato. La stanza di sua moglie aveva ai -lati altre due stanze ch'erano occupate da due _ménages_ coi quali, -durante l'oramai lungo soggiorno in quell'_hôtel_, s'erano stabilite -cordiali relazioni. S'egli fosse entrato nella camera di Eva, se, di -fronte agli amanti, egli avesse tirato due colpi di revolver o avesse -almeno tirato fuori dal suo animo esacerbato i giusti argomenti della -sua collera coniugale, i _ménages_ contigui si sarebbero certamente -destati e sarebbero molto probabilmente accorsi. La colpa di Eva -passava e avrebbe continuato a passare inosservata: un lieve ricamo -di baci, di sospiri e di tenere parole sussurrate a fior di labbra non -strappava i vicini dalla quiete del sonno notturno. Ma l'intervento di -Pierino avrebbe immediatamente trasformato quel duettino idilliaco in -minore in un terzetto drammatico a piena orchestra. L'albergo intero -si sarebbe destato all'eco delle voci irose, del probabile pianto -disperato di Eva e delle prevedibili vie di fatto tra Pierino e il -_major_ Hampfel. Tanto più che dopo la guerra il _major_ Hampfel era -oramai mezzo sordo e non sarebbe stato possibile fargli capire che era -un porco se non facendolo sentire in pari tempo all'albergo intero. La -maggior coscienza che da qualche tempo egli aveva preso di sè aveva -destato inoltre in Pierino il senso del ridicolo. Gli parve, così, -intollerabile l'idea di dover passare sotto gli occhi di un albergo -intero, ufficialmente segnato e bollato come marito sfortunato. Ma -intanto altri cinque minuti erano trascorsi. Nella stanza di Eva non -si udivano più parole: s'udiva solo, adesso, un complicato giuoco -di baci e di sospiri sopratutto che mano mano diventavano sempre più -sospirosi e quindi più eloquenti per Pierino che li riconosceva. Pensò -ancora, Pierino, che dalla stanza vicina anche quei baci e quei sospiri -potevano essere uditi. Fortunatamente i baci e i sospiri non sono -facilmente riconoscibili ed i vicini, posto che Eva aveva un marito -nello stesso albergo, potevano credere che quelle effusioni della -giovane signora austriaca fossero, nel cuor della notte, riservate al -legittimo titolare delle sue tenere grazie. - -Ma, poichè il _faut qu'une porte soit ouverte ou fermée_, è sempre -probabile che debba da un momento all'altro aprirsi una porta che per -il momento è ancora chiusa. Pierino si vide quindi nella difficile -situazione che si sarebbe prodotta se d'improvviso, per una di quelle -improvvise necessità che nel cuor della notte interrompono il placido -riposo degli uomini, una delle porte delle stanze attigue a quella di -Eva si fosse aperta. Se l'avessero trovato lì sarebbe stato evidente -che il duettino di sospiri e di baci intessuto nella camera di Eva non -apparteneva, almeno per metà, a lui marito. L'intervento di un tenore -di grazia sarebbe così stato più che evidente ed egli, lì, dietro -quella porta, sarebbe apparso grottesco come un tenore fischiato che -da dietro una quinta sente il rivale ricamare con successo la cabaletta -che la prima donna non vuol più cantare con lui. - -Ma i nostri pensieri saggi non basterebbero sempre a governare le -nostre azioni se, ad un dato punto, non intervenissero a determinarci -gli atti degli altri. Così Pierino sarebbe stato tutta la notte -dietro quella porta a pensare che era il caso di andarsene senza per -altro andarsene niente affatto se, ad un dato punto, nella camera -a sinistra di quella di Eva, non avesse udito lo scatto secco di un -commutatore di luce elettrica immediatamente seguito da un leggero -scricchiolìo di letto e dal piccolo tonfo sordo di due piedi nudi -che s'appoggiavano sul _parquet_ di legno. L'evidenza che qualcuno -si alzava, e che si alzava molto probabilmente per aprire la porta e -per uscire nel corridoio, volse finalmente in fuga Pierino, il quale -in punta di piedi rivolò via pel corridoio, scese a precipizio le -scale con un gran batticuore e non ebbe pace finchè non si ritrovò -in camera sua, seduto sul letto, con le braccia penzoloni e l'anima -ancor più penzoloni che le braccia. Quando fu solo, restituito a una -situazione almeno decente, Pierino cominciò finalmente a pesare sul -serio a quanto gli era accaduto. Guardava fisso davanti a sè la sua -valigia sopra un portabagagli e non gli batteva palpebra. Rimaneva così -a guardare, a guardare con gli occhi dilatati, coi suoi buoni occhi -di fanciullo meravigliato che gli si riempivano di lacrime. Rivedeva, -con quelli occhi, nel suo cuore, tutto il suo passato. Gli tornavano -in mente, con un aspetto nuovo, tutti gli avvenimenti grandi e piccini -della sua vita coniugale e specialmente i primi: l'incontro di Eva al -teatro, la visita nel palco, i saluti scambiati col _major_ Hampfel -nella barcaccia dirimpetto, i commenti in tedesco fra Eva e la sua -giovane amica polacca, la passeggiata al Prater, la cena, gli sguardi -di complicità scambiati fra Eva e l'amica, gli abbondanti sorrisi -con cui a Vienna la notizia del suo fidanzamento era stata accolta, -gli affettuosi saluti di Eva e del _major_ Hampfel allo sportello -del treno in partenza per l'Italia dalla Sudbanhoff, la destinazione -del _major_ Hampfel all'Ambasciata di Roma pochi mesi dopo il loro -matrimonio e pochi giorni prima della guerra. Era evidente oramai per -lui che l'amore tra Eva e il _major_ Hampfel non era nato negli ardori -della guerra ma molto più probabilmente nei dolci languori della pace. -Avrebbe amato di poter credere che quell'amore non fosse cominciato -prima di quella notte e che le sue intemperanze di italiano avessero -gettato uno nelle braccia dell'altra i due austriaci, più che per un -sentimento d'amore, per un senso di solidarietà nazionale offeso dalle -parole di Pierino. Ma creder questo non gli era possibile ora che aveva -aperto gli occhi. Chi ha tenuto gli occhi lungamente chiusi, quando li -riapre vede con straordinaria intensità: nel riposo prolungato la vista -sembra felicemente acuirsi. Quello che a Pierino era sempre sembrato un -po' inesplicabile, la facilità cioè con la quale un povero italianino -senz'arte nè parte aveva potuto al primo sospiro ottenere il cuore, la -mano e la dote della figlia dell'illustre maestro Kramer, ora appariva -a Pierino spiegabilissimo. Aveva sempre spiegato l'eccezionalità -dell'evento con un fascino eccezionale che i suoi giovani anni avevano -esercitato su l'animo di Eva e con le simpatie eccezionali che la sua -perfetta conoscenza di tutto il repertorio operettistico viennese gli -aveva assicurate presso il famoso compositore d'operette. Ora vedeva, -invece, che la buona stella della signorina Kramer aveva condotto lui -a Vienna proprio nel momento opportuno, quando cioè si trattava di -riparare a Roma con un matrimonio purchessia quello che a Vienna s'era -guastato. Certi particolari di singolare importanza gli ritornavano -in mente. E ricordava d'avere interrogato alcuni medici i quali gli -avevano assicurato, rassicurandolo, che, per quanto eccezionale, il -caso può darsi che un nuovo stato di cose si produca senza che per -nessun segno si mostri mutato lo stato di cose precedente. - -L'incompetenza di coloro che non sono mai morti assicura che, prima -di morire, il morente rivede in un attimo tutta la sua vita. La -competenza dei mariti e degli amanti ingannati afferma che la crisi -della rivelazione permette di vedere in pochi secondi tutto ciò che -per mesi e per anni non era stato veduto mai. Tutto quello che era -la fodera della sua vita di marito apparentemente amato e felice si -scopriva adesso a Pierino. Gli si rivelava adesso anche tutto ciò che -d'un po' ostile e d'un po' sprezzante aveva sempre confusamente sentito -nei rapporti dei vecchi amici con lui, dal tempo del suo matrimonio in -poi. Poichè difficilmente troviamo in noi stessi, ma più spontaneamente -cerchiamo sùbito negli altri, la causa dei mutamenti di questi altri -verso di noi, Pierino aveva imputato il mutamento di tono dei suoi -amici all'invidia — leggera e benevola invidia, ma invidia — che la -sua nuova posizione doveva destare in tutti loro rimasti mediocri nel -loro mediocre destino. Capiva che, quando era in un negozio con loro -e ordinava di mandargli i pacchi dei suoi acquisti al Grand Hôtel; -o quando usciva con loro dal caffè, dagli antichi caffè dai quali -erano usciti tante sere insieme stretti, a braccetto, per ripararsi -in due sotto un solo ombrello, e li salutava adesso per salire in una -_limousine_ da venticinquemila lire; o quando passeggiava con loro e -metteva ogni giorno la fresca eleganza di un vestito nuovo accanto -alla mediocre decenza del loro vestito di tutt'i giorni, capiva di -far cose che non potevano conciliargli molte simpatie. Sentiva una -sorda ostilità — e ne soffriva. Si sentiva attorno un'irragionevole -diffidenza — e ne soffriva. Sentiva che, sebbene a malincuore, i -suoi amici lo mettevano al disopra di loro — e ne soffriva, perchè, -bravo figliuolo com'era, voleva esser considerato sempre lo stesso ed -era, infatti, per loro, sempre lo stesso. Ora capiva invece che gli -amici, col loro riserbo, con la loro freddezza, con quelle strette -di mano impacciate e frettolose, con quella amicizia cauta che non -cerca ma solo si limita a non evitare, non lo mettevano più su di -loro, ma più giù, molto più giù di loro, in una zona intermedia tra -lo sporcaccione e l'imbecille e che, come tutte le zone di frontiera, -aveva in sè un po' dell'uno e un po' dell'altro. Evidentemente i suoi -amici sapevano quello che lui non sapeva. Ed evidentemente essi non -ammettevano che lui potesse non sapere quello che sapevano loro: il -suo bel destino di marito comodo, di marito salvapparenze, di marito -_ad usum_ dell'_herr major_ Hampfel. Di lui, di sua moglie e del bel -maggiore, ora lo sentiva, si doveva esser parlato dappertutto durante -un intero inverno, nei teatri, nei salotti, negli alberghi eleganti, -nei _tea-rooms_ delle cinque. Rammentava che, dovunque entravano, li -seguiva sempre un fruscìo leggero di conversazioni sommesse. Aveva -sempre pensato che quelle conversazioni fossero oltremodo benevole -per loro, che avessero per oggetto l'avvenenza valchiriana di Eva e la -sua eleganza secessionista. Ora quelle conversazioni gli erano chiare, -senza averle mai sentite, come se le sentisse ancora: «Chi sono? — Sono -i Kramer-Balla.... — Graziosa lei... Fiera e forte come Brunilde... -— E quel marito? Un povero diavolo che rattoppa le reputazioni in -pericolo... — _Ménage à trois?_ — Ma sì, fin da prima del matrimonio... -Tra Eva con tanto di peccato su la coscienza e il _major_ Hampfel con -tanto di moglie su le spalle, ci voleva il signor Pierino con tanto -di faccia da imbecille... Tutti d'accordo e tutti felici... — È la -Triplice Alleanza coniugale: due che fanno i loro affari e un terzo, -l'italiano, che fa da scemo....» - -La Triplice Alleanza! Sì, questo lo ricordava, Pierino: una sera, -all'albergo, si erano fatti dei giuochi e dopo si facevano le -penitenze. Era in berlina lui. E gli riferivano, due amici di -buona memoria, le impertinenze dette loro da amiche e da amici... -Ricordava... Uno gli disse: «Sei in berlina perchè sei la Triplice -Alleanza!» Non ci aveva badato: credeva si trattasse d'uno scherzo -politico. Ora si ricordava. E un altro ancora gli aveva detto: «Sei in -berlina perchè l'aquila bicipite ha due teste e tu invece ne hai tre!» -Non aveva capito neppure questa. Aveva veduto gli altri ridere e aveva -sorriso anche lui, per aver l'aria intelligente. Ricordava, ricordava -ancora... Un terzo aveva detto: «Sei in berlina perchè ti piace troppo -il _Conte di Lussemburgo_.» In fatto d'opinioni musicali ognuno la -pensa a modo suo. Ma ora capiva: il conte di Lussemburgo è un signore -che sposa per conto di un altro. E ricordava, ricordava ancora... -Molte sere, al _bar_, gli amici della nuova società lo accoglievano -motteggiando e cantando un valzerino famoso: - - _Maritin,_ - _tesorin...._ - -Non se ne adontava. Burlavano le sue manie: scherzo innocente fra amici -e che gli faceva piacere. E ancora, ancora ricordava, ricordava che -tutti domandavano a lui quando il _major_ Hampfel avrebbe raggiunto la -sua destinazione di Roma. E smaniavano, e aspettavano, e chiedevano, -come se dall'arrivo del _major_ Hampfel a palazzo Chigi dovesse -cominciare per Roma l'èra felice. - -Passato e avvenire sono così strettamente saldati dal breve anello -dell'attimo presente che quando si comincia a riandare il passato si -va avanti sempre a guardare un po' nell'avvenire. Così da ieri Pierino -era inavvertitamente passato a domani e ora prevedeva la fine della -notte, il sorgere del nuovo mattino, la necessità d'incontrare, all'ora -solita, attorno alla tavola della solita colazione, sua moglie e il -_major_ Hampfel. Senza che nessun pensiero preciso si formasse nel suo -cervello, Pierino s'era levato, aveva preso sul portabagagli la sua -valigia di cuoio, l'aveva aperta su un tavolino e ora incominciava a -metterci dentro un po' di roba. Eran vestiti eleganti dal taglio dei -grandi sarti, biancheria dei grandi camiciai, cravatte di Charvet, -oggetti da _toilette_ in argento o in oro, scarpe da cento lire al -paio, profumi da quaranta lire la bottiglia. Eva lo aveva voluto così, -raffinatamente, irreprensibilmente elegante. E per l'eleganza di suo -marito, infatti, non aveva mai badato a spese. Ricordava. Andava, -Pierino, nei magazzini, sceglieva, comprava, faceva mandare all'_hôtel_ -al nome del signor Balla e all'_hôtel_ la signora Kramer-Balla, -puntualmente, pagava. Povero Pierino! Era tutto mortificato adesso -nell'osservare, come non gli era prima mai capitato, che tutta quella -roba, tutta quella bella roba del suo equipaggiamento d'uomo elegante, -era tutta roba di sua moglie, pagata da sua moglie... E, con la mano -leggermente tremante, cominciava a ritogliere dalla valigia quello che -ci aveva già messo. - -Quando fu vuota cercò intorno qualche cosa da portar via, qualche cosa -che fosse veramente sua. E, per quanto cercasse, non trovò che due -vecchie camicie delle sue antiche eleganze di scapolo e il ritratto -della sua mamma che laggiù, a Sorrento, s'era accomodata ben bene coi -denari che il suo figliuolo le mandava di tanto in tanto, con quei -denari ch'erano ancora, e sempre, uno _chèque_ di Eva, niente altro -mai che uno _chèque_ di Eva. Lasciò da parte la valigia, acquistata -anche quella da Eva, a Vienna, pochi giorni prima della partenza per -il viaggio di nozze. Per impacchettare quelle due vecchie camicie e il -ritratto della mamma bastava solo un giornale, un giornale italiano. -Poi, quando il minuscolo bagaglio fu pronto, Pierino si guardò addosso: -era ancora in _smoking_, la caramella pendente giù su lo sparato -immacolato, il fiore all'occhiello. Doveva aver però un vecchio abito -suo, che teneva, così, per capriccio sentimentale, senza indossarlo -tanto era oramai fuori di moda; ma lo teneva perchè con quel vestito -aveva viaggiato verso Vienna, verso Eva e verso la felicità. Era suo, -proprio suo, quel vestito. Aveva ancora, dietro il collo, il nome del -piccolo sarto modesto che allora perdeva ore ed ore per accontentarlo -e che poi Pierino aveva abbandonato pei Prandoni e pei Morziello. -Sentì, a indossare di nuovo quel vestito, una gioia curiosa, quasi -paragonabile a quella che deve provare un galeotto il quale svesta -finalmente il suo camice per indossare di nuovo un vestito d'uomo -libero. Poi, quando fu pronto, pensò al portafogli. Non poteva portare -via il denaro di Eva che aveva con sè. Contò: erano circa duemila -lire... Contò e ricontò il denaro. Fece un breve riassunto delle ultime -spese, mise denaro e riassunto in una busta, vi scrisse sopra con -mano tremante il nome, e, fra parentesi: «da parte del signor Balla.» -Poi mise bene in vista la lettera sul suo tavolinetto da notte. Nel -portafogli cercò di nuovo. Aveva, in un cantuccio, in una vecchia -busta, un biglietto da cento, suo, tutto suo, l'ultimo biglietto suo, -ch'egli aveva gelosamente conservato, così, per trovare, rovesciando -ciò che dice il poeta, il maggior piacere nel ricordarsi della miseria -nel tempo felice. Quando fu su la porta, striminzito nel suo vestitino -troppo attillato, con sott'il braccio l'involtino delle due camicie -da notte e del ritratto della mamma, si volse indietro a guardare -la camera che lasciava, la vita da cui fuggiva... E c'era lì, sul -tavolino, in una piccola cornice ovale, un ritrattino di Eva. - -Un disgusto profondo di sè, di Eva, di Hampfel prese Pierino nel -vederlo. Corse infatti al tavolino, prese il ritrattino e sputò sul -vetro con un impeto cieco d'ira e di vergogna. Ebbe la tentazione di -gettarlo a terra, di schiacciarlo sott'i suoi piedi, ma non lo fece. -Anzi, cercò un asciugamani, rasciugò il vetro con cura, poi depose di -nuovo il medaglioncino su la tavola e si avviò di nuovo alla porta. -Ancora si volse a guardare. È vero: era la vergogna, l'inganno, la -frode, era l'orrore d'un tacito e osceno mercato. Ma era stata anche, -per un anno, per lui, la vita, il sogno... Sospirò, si passò le mani -su gli occhi lustri di lacrime. Poi fece per uscire. Ma una forza, il -ricordo, l'indomabile ricordo di Eva, lo ritrasse ancora indietro. -Corse al tavolino, prese il ritratto, lo mise nella tasca della sua -vecchia giacchetta, e, col fagottino sott'il braccio, col cuore fiero, -con l'anima umile e umiliata, col pianto che gli stringeva la gola sino -a soffocarlo, fuggì via verso le scale, scappò via come un ladro.... - - -Come sono i timidi quelli che, una volta lanciati, si rivelano sovente -i più audaci, così sono i caratteri deboli quelli che, messi una volta -alla prova, si dimostrano i più forti. L'energia improvvisa è, come -l'ingegno improvvisatore, inconsapevole. L'uomo si trova ad essere -trasformato senza saperlo e, poichè non ha un'esatta visione della -trasformazione avvenuta, gli sembra, se gli avvenga di ricordare -il passato, assolutamente inconcepibile che gli sia stato un giorno -possibile di compiere azioni diverse da quelle che presentemente egli -compie. Così Pierino, rivalicata la frontiera e tornato in patria, -vedeva come un sogno, come un incubo, il ricordo di quel penultimo -viaggio che, la sera stessa della dichiarazione di guerra, l'aveva -portato a cercare quiete e scampo, in compagnia di sua moglie, in terra -elvetica libera e neutrale. Aveva passato le prime ore del viaggio di -ritorno in patria in quello stato d'abbattimento che segue lo sforzo -nervoso delle grandi crisi risolutive. Ma si compiaceva nel pensare -che l'improvvisa partenza e la mancanza di qualsiasi spiegazione tra -lui e sua moglie lo mettevano in una situazione singolarmente felice. -Infatti, poichè tutti ignoravano ch'egli avesse quella notte scoperto -il segreto del suo benessere coniugale e l'infortunio subito dal suo -amor proprio di marito, questo segreto poteva ancora esser creduto tale -per lui e quell'infortunio non lo esponeva, svelato, a quel ridicolo -che, per iniqua contraddizione tra cause ed effetti, accompagna sempre, -nelle crisi delle felicità domestiche e nelle contravvenzioni al patto -matrimoniale, non il coniuge colpevole ma il coniuge innocente. Due -o tre ore dopo la sua fuga, la notizia della sua scomparsa doveva -essere giunta ad Eva, a suo fratello e al _major_ Hampfel. Questa -scomparsa non era stata evidentemente spiegata se non ricollegandola -al violento incidente prodottosi la sera prima su la terrazza. Nessuno -poteva dunque ricercare nella sua mortificazione di marito ingannato le -ragioni d'una fuga in cui non si poteva discernere altra determinante -se non l'improvviso ricupero d'una sua coscienza d'italiano perduta -sino allora nell'egemonia austriaca che sua moglie esercitava. - -Stabilito così che sua moglie non avrebbe potuto dare nell'albergo -intero altra spiegazione alla partenza di suo marito che quella d'un -improvviso ritorno in patria per compiere il suo dovere di soldato, -Pierino si rallegrò. Usciva da una vita indegna, è vero, ma con -un'uscita decorosa. E, se è esatto che un bel morir tutt'una vita -onora, anche una dimissione dalle funzioni di marito data a tempo -e data bene può riscattar la vergogna d'un lungo servizio troppo -docilmente prestato. In fondo, la sorte gli era benigna se salvava, -sott'il prestigio dell'amore patriottico, la vergogna del suo povero -amore coniugale così miseramente finito. Meno male! Ci sorrideva, -ci scherzava sopra, Pierino. Ma si sentiva però il cuore piccolo -piccolo, stretto stretto in un pugno, un pugno piccino, d'una mano che -stringeva, stringeva e aveva le dita lunghe, affusolate, così sottili -che sembravano artigli: la mano di Eva. E se l'ora terribile gli -ritornava in mente, se riviveva il momento in cui aveva veduto entrare -il bel maggiore in pigiama nella stanza di sua moglie, si sentiva -salire il rossore al volto e gli sembrava che tutti i suoi compagni di -vagone dovessero leggere in quel rossore la sua vergogna passata e la -sua vergogna presente. - -Li guardò, questi compagni di vagone. Eran saliti in quel carrozzone di -terza classe dopo Genova e discendevano verso Roma come lui, Pierino, -discendeva verso Napoli per andare ad abbracciare a Sorrento la sua -povera mamma che lo credeva felice. Li ascoltò parlare. Erano sbarcati -a Genova quella mattina. Parlavano della città con quell'ammirazione -indeterminata che è propria dei viaggiatori che non hanno avuto -il tempo di vedere nulla. Ora, tra tunnel e tunnel, guardavano i -meravigliosi cantucci tra monte e mare della Riviera di Levante. -Guardavano il mare azzurrissimo, il cielo splendidissimo della mattina -d'estate. Guardavano il colore italiano, con occhi meravigliati, -come cosa nuova. E dicevano fra loro, con grandi scoppii di voce, la -loro meraviglia. La dicevano male, con un italiano impacciato e duro, -screziato ogni tanto di parole spagnuole. Ora parlavano dell'Italia, -della guerra necessaria, della vittoria certa, della gioia e dell'onore -di cooperare a conseguirla. D'un tratto uno di loro si volse a Pierino: - -— E' richiamato anche lei? domandò. - -— No, rispose Pierino arrossendo, la mia classe non è ancora sotto le -armi ed io sono riformato. Ma vado a iscrivermi volontario anch'io, -nella mia città natale, a Napoli. - -Tutti si volsero a guardarlo e Pierino vide in quegli sguardi qualche -cosa che somigliava a un sentimento di deferenza e d'ammirazione. -Arrossì, Pierino, anche di questo, che gli parve di aver rubato. -Gli altri intanto continuavano a parlare con lui, e, dopo avere -interrogato, adesso spiegavano. - -— Veniamo tutti dalla Repubblica Argentina. Siamo figli d'italiani, -ma siamo tutti nati laggiù. Lo sente? Parliamo italiano con qualche -impaccio. Ma il cuore è tutto italiano. E appena l'Italia ha avuto -bisogno anche di noi, eccoci, siamo venuti. - -Un altro disse: - -— L'amavamo l'Italia, da lontano, quando la sentivamo prospera e -tranquilla. Più l'amiamo adesso, da vicino, che la sentiamo impegnata, -dinanzi al mondo, con tutt'il suo onore e tutta la sua gloria. I nostri -padri, laggiù, in Argentina, non la avevano mai dimenticata e non -vollero che noi l'ignorassimo. Ce la fecero conoscere, ce la fecero -amare, coi loro ricordi, nel loro rimpianto. E ora siamo felici di -servirla, pronti, se il nostro sacrificio occorre, a morire per lei. - -Tutti abbassarono gli occhi come raccogliendosi in quel pensiero. Poi -un altro esclamò: - -— Ma per quanto ci avessero detto che era bella non potevamo certo -imaginarla così. E' più bella, più bella del nostro sogno. E' bella -tanto che non mi so spiegare. - -Allora Pierino domandò: - -— Ma non l'avevano mai veduta? Nessuno di loro? Non erano mai stati, -prima di oggi, in Italia? - -— Mai, fu la risposta di tutti. - -Il silenzio si chiuse su quella risposta. Poichè il treno correva -adesso lungo il litorale tutti fissarono gli sguardi, estatici, fuori -degli sportelli. E Pierino pensava a quei suoi compagni di viaggio, -nati laggiù, oltremare, fra altre genti, con altri costumi, in terre -dove avevano i loro affetti, i loro interessi, le loro abitudini, il -passato, il loro avvenire, la culla ov'erano nati, il po' di terra che -doveva coprire il loro ultimo sonno. Ed erano venuti, al primo invito, -in Italia, a servire, a morire se occorreva per questo paese che non -conoscevano, dove non avevano un affetto, un ricordo, un desiderio, una -speranza sola. Che cosa dunque li trascinava, così, da un continente -all'altro, attraverso l'Oceano insidiato, verso la morte probabile, -con l'occhio sfavillante di vita felice, se non un ideale, se non una -forza segreta che lega i figli ai padri, i padri agli avi, i vivi alla -terra ove giacciono i loro morti? E come aveva potuto lui, per tanti -mesi, essere sordo alla voce di quell'ideale che chiamava a battersi -e a morire tutta la gioventù d'un paese cui egli pure apparteneva, cui -egli pure era adesso felice, orgoglioso di appartenere? In quale oblio -di sè stesso la volontà dispotica d'una donna straniera, d'una donna -nemica, aveva potuto ridurlo? E come cancellare adesso dal pensiero -di lei l'idea che un marito italiano può servire, abilmente sfruttato -nel suo amore pei valzer viennesi, a coprire la merce avariata della -galanteria austriaca, se non facendole vedere che, giunta l'ora, anche -questo marito d'austriaca ricorda d'essere italiano, corre là dove -tutti gli altri combattono, pronto a morire, se occorre, come tutti gli -altri italiani, come anche questi nuovi italiani d'oltre Oceano sanno -eroicamente morire? - - -L'aveva consegnata al postino della sua compagnia, mezz'ora dopo -arrivato in trincea, la sua cartolina per il luogotenente Federico -Kramer, in Svizzera. Ci aveva scritto sopra, a grossi caratteri, -_Viva_ l'_Italia_! e aveva riempito il colonnino delle indicazioni di -recapito: «_Soldato Pierino Balla, reggimento fanteria... compagnia... -divisione... Zona di Guerra_». Poi aveva preso dal suo portafogli un -ritrattino, il ritrattino di Eva. Ci aveva scritto dietro così: «_Più -adatto per stare sul cuore d'un soldato austriaco, del «major» Hampfel, -per esempio_». E aveva firmato: «_Pierino Balla, soldato italiano_». -Poi, chiusa la fotografia in una busta, consegnata anche questa al -postino, s'era sentito più leggero, più lieto, più pulito e, liquidato -così il suo passato, pronto a volgersi verso il suo avvenire, di là -dalla trincea. - -Era in trincea, oramai, da due o tre ore. Mentre era in corso la -sua domanda d'ufficiale aveva voluto intanto servire come soldato -e, brigando assai più di quanto sua moglie aveva brigato per farlo -diventare concittadino di Guglielmo Tell, aveva chiesto e ottenuto di -essere mandato in prima linea, sùbito al fuoco, lassù, fra le nevi, -in quelle trincee ch'erano chiamate del Lenzuolo Bianco. Era giunto -lassù, poco dopo mezzogiorno, dopo una lunga marcia a piedi che durava -dall'alba. Aveva trovato, fra quei soldati, due amici: uno ufficiale, -l'altro soldato. E l'uno e l'altro, lassù, gli avevano stretto la -mano, forte, apertamente, cordialmente, come da quando era ammogliato -non gliel'avevano mai stretta a Roma, da Latour o da Faraglia. E s'era -sentito da quelle strette di mano rinnovare, riconsacrare, rifare quasi -da cima a fondo. - -I soldati gli avevano detto: - -— Sei arrivato per goderti le ore tranquille. Di giorno quelli là non -fiatano. Poi, quando è il tramonto, cominciano a sparare. Ci danno -la buona notte così. E' stato così ieri sera, l'altra sera, prima -ancora... - -— E sarà così anche stasera? aveva domandato Pierino senza -preoccupazione e senza spavalderia. - -— E sarà così anche stasera, gli avevano risposto i compagni. - -Poco dopo l'altro amico, l'ufficiale, l'aveva chiamato in disparte: - -— Sei stato costretto a tornare in Italia? - -— No, ero riformato e la mia classe non l'hanno riveduta. - -— E allora? - -— Sono volontario. - -— Volontario? Bravo!... - -E, dopo una pausa, con un lieve imbarazzo: - -— E tua moglie? - -— Mia moglie non poteva farmi dimenticare più a lungo il mio dovere. - -— Ed ha consentito a lasciarti partire? - -— Sono fuggito. - -L'ufficiale lo guardò in viso, lo vide fiero e commosso. - -— Sei un bravo figliuolo, disse. Gli altri non lo credevano. Io l'ho -sempre pensato. - -— Ero cieco: ora ci vedo, disse Pierino, semplicemente. - -L'ufficiale gli strinse la mano. Poi s'accovacciò per terra e invitò -anche lui ad accovacciarsi: - -— Bada. Ci vuol prudenza. Anche quando non ci si batte corron nell'aria -pallottole perdute che non si sa donde vengano, non si sa dove -vadano e ti còlgono inutilmente. Coraggio, ricòrdatelo, non vuol dire -imprudenza. Sacrificarsi, sì, ma quando sacrificarsi è necessario. Sono -qui dal principio della guerra. Quanti ne ho visti morire! Ma quelli -che veramente ho pianti sono quelli che il caso, assurdamente, ha -uccisi, quelli che sono morti senza fare un passo, senza saperlo, senza -aspettarselo, quelli che un po' di prudenza avrebbe risparmiati. Darla -la vita, sì, ma a caro prezzo. Se no, i conti non tornano. E i conti -devono tornare. - -Ancora gli prese la mano e gliela strinse più forte dell'altra volta: - -— Oggi ci sono. Stasera forse non ci sarò più. Sono mesi, oramai, -che viviamo ora per ora, minuto per minuto. Ma mi ha fatto piacere di -rivederti, di avere il tempo di rivederti qui, con noi. Era impossibile -che tu non fossi venuto. Il sonno della coscienza non è morte, è sonno -da cui si ritorna. E ci si sveglia con un'anima nuova. Imboscato, -marito di un'austriaca, ti credo adesso capace di fare prodigi. - -— Sono un soldato come tutti gli altri, mormorò umilmente Pierino. - -L'ufficiale aggiunse: - -— La lotta, è dura, lenta, terribile. Ma vinceremo. Ne sono sicuro. Ne -siamo tutti sicuri. Tanto sangue non può essere versato invano. Tanto -dolore non può essere inutile. - -La voce del comandante della compagnia chiamò l'ufficiale dall'angolo -opposto della trincea. Questi si levò e si levò Pierino. - -— Arrivederci, Pierino, disse l'ufficiale allontanandosi e salutandolo -con la mano. - -E sorrise vedendo Pierino su l'attenti, immobile, impassibile, con -la mano alla visiera del berretto e gli occhi buoni che lo fissavano -riconoscenti per averlo accolto così, come un buon figliuolo, come un -bravo soldato. - -Chiamarono, i compagni, Pierino. Erano distesi per terra in gruppo, -con le teste appoggiate su le gambe d'un compagno, su la terra della -trincea, su lo zaino o su la coperta da campo. C'era fra loro l'altro -amico di Pierino. - -— Vieni qui, gli dissero. S'aspetta in pace l'ora del tè. - -— E dei biscotti, aggiunse un altro, mostrando il fucile. - -— Tè austriaco, strillò un terzo, e biscottini italiani! - -E, sollevandosi sul braccio, guardando fuori dal muretto che li -riparava, mettendo la mano alla bocca come per aiutare la voce a -giungere sino all'opposta trincea, gridò con quanto fiato aveva in -gola: - -— Attenti alle indigestioni, _Kamarades_! - -Risero, cantarono. Uno attaccò il valzer della _Vedova Allegra_. Gli -altri fecero coro. Poi fu la volta del _Conte di Lussemburgo_. Poi -quella del _Sogno d'un Valzer_, il valzer di Franzi: - - _Laggiù nel silente giardino..._ - -Tutto ritornò, a quel richiamo, nell'animo di Pierino, tutta l'ultima -sera, tutta l'ultima notte della sua vita passata, abolita, della sua -vita da dimenticare e da riscattare. - - _Canta e poi trilla,_ - _valzer d'amor..._ - -Il tenorino grigio-verde stonò. Lo coprì un coro d'invettive, una salva -di fischi. Rispondeva ridendo: - -— Fischiate pure. Fischi che non fan male. Non sono mica pallottole. - -— Verranno anche quelle, tra poco, disse un altro ridendo e intonò il -valzer di Lehar: - - _Sei tu, felicità..._ - -Uno interruppe: - -— Bella musica, però... Se non avessero che i valzer si potrebbe anche -voler bene a quella gente... - -Il vento portò dalla opposta trincea un canto: era musica italiana con -parole tedesche. Un tenorino austriaco cantava _Cavalleria_. - -— Cortesia con cortesia, disse l'amico di Pierino. Rispondiamo col -valzer del _Conte_, ma cantato a dovere. Tu, Pierino, che hai una bella -voce... - -— Non so. Non ricordo..., mormorò Pierino assorto. - -— Non sai? Non ricordi? Erano i tuoi cavalli di battaglia... Non -cantavi che quelli... - -— Ma ora non li canto più... - -— Non ami più la musica?... - -— Sì, ma un'altra... - -— Quale? - -— Una bella canzone, una bella canzone italiana... - -— E faccela allora sentire... - -— Fuori il fiato, recluta! - -— Ordine degli anziani: sgòlati! - -Pierino rispose pianamente, assorto, scansando le insistenze con un -gesto della mano: - -— Più tardi. - -Gli altri insistettero: - -— Quando? - -E ancora Pierino, a bassa voce, gli occhi intenti, il cuore lontano: - -— Più tardi. - -Ma tutti eran tenori lassù e tre o quattro voci insieme ripresero il -_Sei tu, felicità_... Pierino ascoltava, sempre immobile, disteso, -poggiato il gomito a terra, la testa appoggiata su la palma. Rivedeva -Vienna, il Prater, la passeggiata notturna con Eva, risentiva nella -voce di lei, sospirato, carezzato, il dolce valzer sentimentale. - -D'un tratto, il valzer si spezzò. Gli ufficiali accorsero, diedero -ordini nervosi, secchi, precisi. Dall'altra parte non si cantava più. -Il cielo, il grande cielo alpino, si era tutto coperto di veli rosei. -Il sole era scomparso laggiù, dietro la montagna bianca di neve. E una -voce beffarda, accanto a Pierino, mentre i soldati si levavano, mentre -occupavano il loro posto in trincea, commentò: - -— L'ora del tè! - -Un ufficiale parlò: - -— Ragazzi, oggi si comincia noi. Vivi o morti bisogna uscire da qui, -snidarli dalla loro tana... - -La voce beffarda commentò ancora: - -— Oggi prima i biscotti e dopo il tè.... - -Ordini, voci, movimenti, corsero, nervosi, sommessi, per la trincea. A -un ordine le baionette furono su le canne dei fucili. Poi un ufficiale, -l'amico di Pierino, gridò: - -— Avanti, figliuoli. Savoia! - -E, la rivoltella in pugno, fu primo su l'orlo della trincea, primo in -campo aperto. Gli altri, come un sol uomo, seguirono, si lanciarono -come un sol uomo contro la trincea nemica, sotto una grandine di -pallottole, mentre le mitragliatrici nemiche cominciavano a crepitare. - -Mentre correva con gli altri, Pierino si volse ai compagni: - -— Adesso canto, amici! - -E, con la sua bella voce che carezzava un giorno le smorzature snervate -e snervanti delle operette viennesi, cominciò a cantare correndo verso -il nemico, correndo verso la morte e verso la vittoria: - - _Fratelli d'Italia,_ - _l'Italia s'è desta...._ - -E non potè cantare, povero Pierino, il terzo verso. - - - Roma, Dicembre 1915 — Marzo 1916. - - -FINE. - - - - -OPERE DI LUCIO D'AMBRA (Renato Manganella) - - -Romanzi e novelle. - - _Il Miraggio_, romanzo — 2ª edizione. - _L'Oasi_, romanzo — 3º migliaio. - _L'Ardore di settembre_, novelle (esaurito). - _L'Amore e il Tempo_, novelle. - _Il «Damo Viennese»_, romanzo. - _Il Re, le Torri, gli Alfieri_, romanzo — 3º migliaio. - _La Rivoluzione in sleeping-car_, romanzo. - _L'Ombra della Gloria_, romanzo (di prossima pubblicazione). - _La Commedia dal mio palco_, novelle (di prossima pubblicazione). - - -Teatro. - - I Vol. — _L'Amore ricama_, 1 atto — _Acqua stagnante_, 3 atti, — - _Castello di carte_, 1 atto — _Marionette_, 1 atto — _Fantasia_, 1 - atto — _La destra e la sinistra_, 1 atto. - - II Vol. — _La via di Damasco_, 3 atti — _Effetti di luce_, 2 atti - — _Il Giardino d'Armida_, 2 atti — _Acqua acqua, fuoco fuoco_, 1 - atto. - - III Vol.[1] — _Il Bernini_, 4 atti, in versi — _Goffredo Mameli_, 5 - atti, in versi — _Il Matrimonio improvviso_, 3 atti. - - IV Vol. — _Gli Angeli Custodi_, 3 atti — _I miei amici di - Sans-Souci_, 1 atto — _Gli Esuli_, 4 atti. - - V Vol. — _La Diva della Scala_, 4 atti — _La Frontiera_, 3 atti. - - -Critica. - - _Le Opere e gli Uomini_, 1ª serie. - _Le Opere e gli Uomini_, 2ª serie (di prossima pubblicazione). - _Storia della Letteratura Francese._ - -[1] In collaborazione con Giuseppe Lipparini. - - - - - _Finito di stampare - il 24 Giugno 1918 - nel - Premiato Stabilimento Tipografico - Licinio Cappelli - in Rocca San Casciano_ - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il "Damo viennese", by Lucio D'Ambra - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" *** - -***** This file should be named 53471-0.txt or 53471-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/4/7/53471/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Il "Damo viennese" - -Author: Lucio D'Ambra - -Release Date: November 7, 2016 [EBook #53471] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -Il “Damo viennese„ -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="large"> -LUCIO D'AMBRA -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -Il “Damo<br /> -viennese„ -</p> - -<p class="pad2"> -ROMANZO -</p> - -<p class="pad6"> -ROCCA S. CASCIANO<br /> -<span class="large">LICINIO CAPPELLI, <span class="smcap">Editore</span></span><br /> -<span class="small">Libraio di S. M. la Regina Madre</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -<i>Riserva dei diritti d'autore</i> -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -</p> - -<h2> -<i><span class="smcap">Al Commendatore</span> GIUSEPPE ARDIZZONE</i> -</h2> - -<p class="indr"> -Direttore del <i>Giornale di Sicilia</i>. -</p> -</div> - -<p class="pad2 indl"> -<i>Mio caro amico</i>, -</p> - -<p class="pad2"> -<i>Questo romanzo è Suo, di diritto. Scritto per Sua richiesta -cortese per il <span class="upright">Giornale di Sicilia</span>, fu da Lei accolto -con straordinaria ospitalità, quell'ospitalità larga e cordiale -ch'è solo segreto delle grandi case e dei grandi signori. -Oggi che dalle pagine del <span class="upright">Giornale di Sicilia</span> è -raccolto in volume, <span class="upright">Il “Damo Viennese„</span> viene a Lei, -stampato, come già venne manoscritto: cioè con tutta la -mia affettuosa solidarietà e con tutta la mia più viva -riconoscenza. Ma questo romanzo che muove le sue figurine -su lo sfondo della guerra venne a Lei la prima volta -in ore liete quando le nostre Armate, eroicamente sacrificandosi, -avanzavano in terra nemica. Oggi il libro ritorna -a Lei, caro amico, in ore angosciose quando, mutata in una -ora di follia la fortuna, distrutto in un'ora ciò che con -anni eroici s'era costruito, le nostre Armate fan fronte in -Patria, sul nostro suolo, all'assalto dell'invasore. Non ho -creduto, correggendo le bozze di queste pagine, mutare -nulla alla prima versione, nè togliere quei particolari, così -diversi dalla situazione d'oggi, che io non ho potuto riveder -su la carta senza sentirmi inumidire il ciglio. Ma -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -se dell'ora vittoriosa ed eroica non ci rimane più la terra -conquistata palmo a palmo, ci resta tuttavia, di quelli eroi -e di quelle vittorie, incancellabile e confortevole il ricordo. -Perchè dunque cambiare? Perchè cancellare quei nomi di -città liberate su cui la bandiera italiana ha sventolato? -Tanto che quella non sia più la verità, che quelle città -siano riperdute, Pierino Balla non sa. Noi lo sappiamo. Ma -sappiamo anche che, quando le nostre regioni invase saran -liberate, il nostro còmpito non sarà finito. Dovremo riprendere, -oltre confine, ciò che il sacrificio degli eroi ha già -pagato. Sacra è, per la Patria, così la terra ove operano i -vivi come quella sotto cui riposano i morti. E quelle terre -rifioriranno di libertà in una primavera ardente di cui il -sangue italiano sarà stato ardentissimo seme. Su questo sogno -già si chiudeva questo romanzo che muove, cronaca -fedele, dalla commedia politica della primavera del 1915 -per giungere all'epopea magnifica con cui l'Italia potè stupire -il mondo. Su questo sogno, più che mai vivo nel nostro -cuore, chiudo anche oggi questa lettera a Lei, caro -amico, ripetendole ancora una volta, coi più cordiali spiriti, -la mia amicizia devota e riconoscente.</i> -</p> - -<p class="indl"> -Roma, 25 Maggio 1918. -</p> - -<p class="pad1 indr"> -<span class="smcap">L. d'A.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2>I. -<span class="smaller">LA VITA NON È CHE UN VALZER</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<p> -Noi prestiamo a tutti gli uomini quella profondità -d'ideali e quella gravità di preoccupazioni -morali che sono in realtà, e per fortuna, -solamente l'appannaggio di alcuni rari e privilegiati -esemplari d'umanità sedicente superiore. -Noi crediamo che la maggior parte degli uomini -d'una certa levatura intellettuale che incontriamo -per via, al caffè, al teatro, non vadano -a dormire senza essersi proposta, ogni -sera, una lunga fila di punti interrogativi d'ordine -sociale, religioso, morale, politico o sentimentale. -Non possiamo ammettere che un uomo -abbia l'orizzonte della sua vita chiuso in -una collezione di francobolli o fra le pianticelle -d'un erbario e ci sembra inverosimile che i -grandi principii dell'ottantanove lascino perfettamente -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -indifferente un uomo che s'appassiona -invece a raccogliere monete fuori corso o autografi -di uomini celebri ancora in corso. Amar la -patria, la società, l'umanità ci sembra dovere -e necessità d'ogni cuore portato a una funzione -più nobile di quella di segnare il passo -alla vita animale che cammina. C'è gente, invece, -che ha limitato i suoi amori e li ha limitati -intensificandoli. Ed è gente non sempre -peggiore di quella che invece li moltiplica diminuendoli. -</p> - -<p> -Aveva amato due cose al mondo, per esempio, -Pierino Balla: sua madre e il valzer. Sua -madre, la sua vecchia mamma vedova e sola, -se ne rimaneva ormai laggiù raccomandata alla -premura di qualche amico, nella sua casettina -di Sorrento fra cielo e mare. Ma il valzer era -sempre con lui, in lui, nel suo orecchio, su -le sue labbra, nel suo cuore, nel suo cervello, -nel suo passo che anche per via salterellava -un poco come quello d'un tenore su un palcoscenico. -Li amava tutti, li sapeva tutti: vecchi -valzer spagnuoli suonanti di nàcchere e procaci -d'anche formose sotto gli scialli ondeggianti, -vecchi valzer francesi incipriati di leggiadria, -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -valzer italiani bonarii e cordiali, giovani valzer -viennesi tra melanconici e voluttuosi, tra spensierati -e sentimentali, fatti di giravolte e di -capriole ma pieni di chiaro di luna e tutti azzurri -di riflessi danubiani. Li sapeva tutti a -memoria; gli bastava sentirli una volta sola -per ficcarseli, lì, inamovibili, nel cervello; e, -senza saper di musica, suonando a orecchio, -dovunque scovava un pianoforte, li ritrovava, -li rispolverava uno per uno, tutt'i giorni. Non -badava, per questo, dove fosse e in che momento -fosse. Alla vista d'un pianoforte smarriva -ogni senso di opportunità e di luogo, -di convenienza e d'educazione; a tal segno -che un giorno, recatosi in casa d'un suo amico -morto improvvisamente e tragicamente per -prendere d'accordo con la famiglia le disposizioni -pei funerali, aveva accolto l'entrata -in salotto della vedova desolata col più indiavolato -<i>refrain</i> d'un valzer di Walteufel. -In casa, per via, al lavoro, a letto, fischiettava -valzer su valzer. Agli esami di laurea, -svolgendo una tesi di diritto canonico, tra -una domanda e l'altra dei professori, intercalava -a bassa voce un ritornello della <i>Casta -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -Susanna</i> o della <i>Vedova allegra</i>. E, apolitico -per eccellenza, la politica estera italiana gli -era diventata improvvisamente simpatica da -quando un grande diplomatico tedesco l'aveva -definita la «politica dei giri di valzer». Politica -per me, aveva detto, e per la prima volta -in vita sua, cittadino elettore, fischiettandosi il -valzer di Franzi nel <i>Sogno di un valzer</i>, era -andato a votare. «Pierino Balla e canta», lo -chiamavano gli amici. E cantava, infatti, con -grazia, con una vocina da tenorino di operette -che gli avrebbe fatto far fortuna se egli avesse -osato, figlio d'un magistrato napoletano, -nipote di un colonnello borbonico, salire in -palcoscenico dalla platea dove ogni sera sentiva -e risentiva, ostinato e paziente, la centesima -rappresentazione di un'operetta di Parigi -o di Vienna. -</p> - -<p> -Aveva ventotto anni e non faceva ancora -null'altro che cantare o fischiettare valzer. Aveva -trascinato avanti gli studii all'Università di -Napoli, lentamente, faticosamente, sino a ventisei -anni, poichè ancora nessun ministro della -Pubblica Istruzione s'era deciso a stabilire nei -regolamenti che i professori di scienze delle -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -finanze o di diritto romano interrogassero i candidati -sul repertorio di Offembach e su la dinastia -degli Strauss. Poi, presa la laurea, era -venuto a Roma a cercare un'occupazione, un -lavoro, una posizione. Aveva cercato tutto ciò -il giorno nei caffè, la sera nei <i>restaurants</i> eleganti -e nei teatri d'operette. E non aveva trovato -altra occupazione che quella di sentir -valzer e valzer, altro lavoro che quello di mandarli -a memoria e di ritrovarli al pianoforte il -giorno dopo, altra posizione che quella di starsene -sdraiato in una poltrona a sentire cantare -Emma Vecla o Gea della Garisenda, a veder -piroettare le deliziose <i>soubrettes</i> ungheresi tipo -Csillag e tipo Tonci. Passavano i mesi e passavano -gli anni. Dei suoi autori prediletti cresceva, -ad ogni stagione, il repertorio. Passavano -anche dalle sue tasche in quelle altrui — poco -alla volta in verità, perchè non era prodigo -che di canzoni — le poche migliaia di -lire che una paterna assicurazione su la vita -gli aveva lasciate per aiutarlo a finire i suoi -studii e a trovare anche lui, come tutti gli -altri, qualche cosa da fare a questo mondo. -Per la carriera d'avvocato non si sentiva inclinazione. -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -Per quella di magistrato paventava la -relegazione in una piccola città di provincia -dove il teatro non funzionasse tutto l'anno. Rimaneva -l'amministrazione, e l'amministrazione -centrale naturalmente, con la certezza di rimanere -a Roma dove per tutt'i dodici mesi dell'anno -tre o quattro compagnie offrivano sempre -almeno un paio di <i>Conti di Lussemburgo</i> -per sera. Ma aspettava. C'era ancora qualche -biglietto da mille — cinque o sei — da ritirare -alla banca; e aspettava. C'era oggi un concorso -al Ministero della Guerra? Ma ci sarebbe stato -un mese dopo un concorso a quello della Marina. -Tanto Pierino Balla non aveva preferenze. -Aveva solo preferenze musicali. Nel suo -amore universale per tutt'i valzer presenti passati -e futuri del nostro mondo ballerino, a -poco a poco era giunto a scegliere, a prediligere. -Amava Offembach, amava Lecocq, ma -adorava Leo Fall e Lehar. L'operetta viennese, -coi suoi valzer a ripetizione, coi suoi quartetti, -terzetti e duetti che finiscon tutti a balletti, -era la sua passione. Conosceva tutto il repertorio -dell'<i>An der Wien</i> e del <i>Volkstheater</i>, nota -per nota, cadenza per cadenza. Il valzerino a -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -bocca chiusa della <i>Principessa dei Dollari</i>, -come l'aveva sentito cantare una sera con bell'aria -dongiovannesca e sprezzante dal tenore Walter -Grant, non l'aveva fatto dormire tre giorni. -Appena una bella donna fermava per via il suo -sguardo doveva lottare contro la tentazione di -andarle davanti e di mettersi a girare intorno -a lei, lì, sul marciapiede, con la mano sinistra -sul fianco, la mano destra distesa a un gesto -<i>balancè</i> che non dice nè si nè no, l'aria arrogante, -il labbro sdegnoso, lo sguardo spavaldo, -cantandole il delizioso valzeretto a bocca -chiusa del giovane aristocratico francese e rovinato -insensibile ai fascini della miliardaria -americana. Tutta la vita per lui era questo: -situazioni di operette viennesi che dal palcoscenico -avrebbe voluto riportare nella sua piccola -vita d'ogni giorno. E quando usciva da un -salotto quasi gli accadeva di meravigliarsi che -non dovesse uscirne su un passo di <i>can-can</i> -con la padrona di casa, come nell'operetta della -sera prima dopo il gran duetto sentimentale -del second'atto. Una sera, in un'operetta nuova, -scoprì un meraviglioso verso caduto, in un -felice stato di grazia e di geniale incoscienza, -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -dal lirismo d'un Victor Hugo librettista d'operette -e sentì il brivido di una rivelazione: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>La vita non è che un valzer.....</i></p> -</div> - -<p> -Lo sapeva da un pezzo. Ma non aveva -saputo mai trovare una forma così sintetica, -così espressiva e così profonda per il suo -pensiero. Per queste profonde divinazioni dell'anima -umana e del nostro umano destino, già -non ci sono che i poeti, i grandi poeti. «Che -verso, che bellezza!... La vita non è che un -valzer...». -</p> - -<p> -E «Pierino Balla e canta» ne fece il suo -motto e lo fece stampare di traverso, con inchiostro -viola del pensiero, su la sua carta da -lettere. Da quel giorno il valzer diventò per -lui uno scopo, un fine, una missione. Andava -ad ascoltarli con la gravità mistica con cui si -assiste ad un rito. Faceva propaganda fra i -suoi amici in favore dell'operetta viennese. -Parlava d'arte e di politica a proposito di <i>Eva</i> -e di Franz Lehar. Dal coro dei parigini: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Nell'aria di Parigi</i></p> -<p><i>c'è molta seduzion...</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -giungeva al coro della politica europea e della -Triplice Alleanza per dimostrare che: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Nell'aria di Vienna</i></p> -<p><i>c'è molta protezion....</i></p> -</div> - -<p> -per gli Italiani finalmente veramente amici -d'un popolo con cui è facile, diamine, intendersi, -visto che gli uni e gli altri amiamo la -musica leggera e che un valzer viennese ed -una canzonetta di Piedigrotta non possono -ispirare ai ministri degli esteri di due Stati -così soavi che i sentimenti della più cordiale -tenerezza reciproca. -</p> - -<p> -Quando i manifesti teatrali preannunziavano -una nuova operetta viennese — o ungherese — «Pierino -Balla e canta» mobilizzava otto -giorni prima tutt'i suoi amici. S'incaricava lui -di comperare i posti, di distribuire i libretti e, -pei più poveri o i più restii, faceva lui addirittura -le spese: «Creare fra i due popoli -questi cordiali rapporti artistici, è servire il -mio paese...» diceva. E gli amici gli rispondevano: -«Sì, Pierino, e ti faranno cavaliere.» -Uno aggiungeva: «Della Corona d'Italia...» -Pierino non sdegnava, da buon italiano, l'offerta. -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -Ma all'offerta aggiungeva con un sorriso -e una luce negli occhi: «E dell'Aquila Nera!» -</p> - -<p> -E quando usciva dal teatro e non era ancòra -sazio di valzer e di Vienna, correva col -tram da Faraglia o al Moderno poichè faceva -ancora in tempo a sentir l'ultimo valzer delle -orchestrine di quel caffè. Le «dame viennesi» -lo mandavano in visibilio anche se erano di -Frascati e se le parrucche bionde erano posticcie. -Sentiva suonare <i>Sulle rive del Danubio</i> -con beatitudine, con voluttà, gli occhi fissi al -soffitto, fischiettando attorno al pomo del bastone -appoggiato su le labbra. E all'amico che -lo accompagnava sospirava di tanto in tanto -con l'anima sognante: «Senti... senti... C'è -tutta Vienna!» E, finalmente, andava a casa. -Saliva le scale a tempo di valzer, si svestiva -cantarellando e ballonzolando <i>Laggiù nel silente -giardino</i>, spegneva il lume fischiettando — <i>Amorin, -tesorin</i> — e allungandosi solo nel -suo letto di scapolo si addormentava sognando -il Prater. -</p> - -<p> -Ma, poichè non è concesso agli uomini che -d'esser felici provvisoriamente, i più bei sogni -hanno un risveglio. Addormentatosi una -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -sera sognando il Prater, s'era svegliato una -mattina con una lettera della mamma e il giornale -che la padrona di casa gli portava col -caffè ed egli apriva sùbito, indifferente alle -notizie europee ma impaziente di correre in -quinta pagina alla colonna dei teatri. Tanto la -lettera della mamma quanto la lettura del giornale -gli diedero quella mattina il consiglio di -ricordarsi che il peculio paterno era agli sgoccioli -e che per un paio di settimane era forse -il caso di pensare che la vita, sì, non è che -un valzer, ma che tuttavia questo valzer bisogna -avere il modo di suonarlo. Fulmineo nelle -sue decisioni, con quello stesso coraggio della -disperazione che spinge un uomo a buttarsi a -fiume tutto d'un colpo anzichè scendervi poco -alla volta per affogare gradatamente, Pierino -Balla, letto sul giornale che un concorso per -vice-segretario di terza classe a duemila lire -era bandito dal Ministero delle Poste si vestì -in fretta, raccolse i suoi documenti e i suoi -titoli di studio, redasse una domanda in regola -e corse a depositare il plico in via del Seminario. -Pochi giorni dopo si presentava agli -esami. E poichè aveva imparato lentamente -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -ma aveva imparato, poichè non era uno sciocco -per quanto gli piacesse — la vita non è che -un valzer! — di sembrarlo, gli esami li diede -bene e riuscì tra i primi. S'era a maggio e a -luglio doveva prendere servizio, riscuotere le -prime centocinquantadue lire del suo stipendio -mensile. Pochine, in verità. Ma potevan bastare. -L'allegria arrotonda i bilanci più magri. E -la vita non è che un valzer. -</p> - -<p> -La vita però è anche una tessitrice che annoda -e intesse misteriosamente e capricciosamente -i suoi fili. Quando una mattina Pierino -Balla uscì di casa e si fermò, come era sempre -suo primo pensiero, all'angolo della strada -di casa sua per vedere uno ad uno, meticolosamente, -i manifesti teatrali, non un'ombra di -presentimento sfiorò la sua anima ballerina e -leggera dinanzi a quel gran manifesto d'un -teatro che chi sa mai perchè in bianco rosso e -verde, preannunziava la prima rappresentazione -di una nuova operetta viennese di Franz Lehar. -Sentì, Pierino, un gran tuffo al cuore e vide -tutto rosso, ma non perchè una voce segreta -l'avesse avvertito che quel manifesto decideva -della sua vita. Il tuffo al cuore gli era stato -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -dato dal solo fatto di aver letto sott'il titolo -della nuova operetta che l'autore venuto espressamente -a Roma, che Franz Lehar in persona -ne avrebbe diretto l'esecuzione. Quando si riebbe, -il primo pensiero di Pierino Balla fu di -correre al teatro e di prenotare, e di pagare, -e di portarsi via lo scontrino — non si sa -mai: una sbadataggine del botteghino — che -gli dava il diritto d'occupare quattro sere dopo -la prima poltrona di prima fila, lì, a destra del -direttore d'orchestra, del <i>Kappelmeister</i>, a un -metro da Franz Lehar, così vicino a lui che -avrebbe potuto buscarsi un raffreddore all'aria -sollevata dalle falde della marsina agitata dal -celebre maestro nei momenti a scatti del direttore -d'orchestra. Non prese un raffreddore quella -sera, Pierino Balla, perchè il maestro, da buon -tedesco composto ed equilibrato, non si sbracciava -a dirigere come Mascagni ed anche perchè -invece che in marsina dirigeva in <i>smoking</i> -e lo <i>smoking</i> non ha falde che possano far -vento. Ma se non prese un'infreddatura prese -per Franz Lehar una cotta che gli fece traversare -tutte le ansie e ricorrere a tutte le astuzie -d'un innamorato che vuol trovare il modo -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -di giungere a toccare il cuore della sua bella -che non lo conosce e che ancora non si è accorta -di lui. -</p> - -<p> -Le idee più luminose sboccian talvolta nei -cervelli più oscurati dalla passione, per legge -di contrasto e perchè al buio anche un fiammifero -acceso può far l'effetto di un lampo di -genio. Così Pierino Balla scambiò senza modestia -per un lampo di genio il fiammiferino di -un'ideuccia che gli spuntò nel cervello quando, -la mattina dopo il trionfo della nuova operetta, -si sentì eccitato dall'irresistibile desiderio -di conoscere personalmente il grand'uomo della -sua piccola musica e fu convinto che sarebbe -stato veramente perdere una occasione più -unica che rara lasciare che Franz Lehar fosse -venuto a Roma, perchè lui, Pierino Balla, studiasse -accuratamente alle spalle il panno e il -taglio del suo <i>smoking</i> viennese senza per altro -riuscire a stringere la mano che aveva scritto -i valzer più affascinanti di questo mondo. Non -c'era tra i suoi amici un cane — neppure un -cantante — che avesse potuto aprirgli la via -ad una presentazione regolare. D'altra parte -a presentarsi così, senza una qualsiasi introduzione, -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -all'albergo dov'era disceso il famoso -musicista c'era il rischio d'essere preso per un -postulante importuno e d'esser messo garbatamente -alla porta. E fu allora che Pierino Balla -ebbe l'idea. Entrò all'albergo, studiò su la lista -dei viaggiatori la posizione topografica della -stanza occupata dal musicista. Compiuta questa -ricognizione strategica chiese una camera per -sè; e, quindi, accompagnato dal segretario, -trovò tanto a ridire su ogni stanza che gli proponevano -che, girato mezzo albergo, finì col -capitare proprio nella camera attigua a quella -del musicista. Immediatamente si disse musicista -anche lui, spiegò di doversi trattenere a -Roma per un soggiorno non breve e chiese che -un pianoforte fosse messo nella sua camera. E -il pianoforte cinque minuti dopo raggiungeva -il viaggiatore. Era proprio lì, a portata di mano: -era quello che il direttore dell'albergo aveva -creduto di dover far mettere nella camera -preparata per l'autore della <i>Vedova allegra</i> e -che l'autore della <i>Vedova allegra</i> aveva fatto -immediatamente riportar via. -</p> - -<p> -Avuto il pianoforte Pierino Balla incominciò -a farne quello che faceva di ogni pianoforte -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -che gli capitava a tiro: lo pestò e lo ripestò -senza riposo. Un pezzo dopo l'altro, un -valzer dietro l'altro, ripassò a memoria tutto -il repertorio del musicista viennese, dal <i>Conte</i> -alla <i>Vedova</i>, da <i>Eva</i> alla <i>Figlia del Brigante</i>. -Scese a far colazione e poi, risalito in fretta, -ricominciò, a pestare: <i>Conte</i> e <i>Vedova</i>, <i>Eva</i> e -<i>Brigante</i>. Ridiscese per il pranzo, risalì e ricominciò, -infaticabile: <i>Vedova e Conte</i>, <i>Brigante</i> -ed <i>Eva</i>. Quando le dita non ressero più -tanto i polpastrelli erano gonfii a furia di pestare, -uscì a prendere una boccata d'aria. Ma -a mezzanotte era già di nuovo in camera sua -e giù di nuovo a pestare, fresco e tranquillo -come se non avesse già pestato tutto il giorno: -e via da capo <i>Brigante</i> ed <i>Eva</i>, <i>Vedova</i> -e <i>Conte</i>. Il maestro era lì, a due passi. L'aveva -sentito entrare nella camera accanto, chiudere -le finestre, sbadigliare, sternutire, soffiarsi -il naso, uscire un momento di camera e poi -rientrare per una necessità che era facile immaginare. -Aveva poi sentito due scarpe cadere -una dopo l'altra sul pavimento di legno, un -letto scricchiolare sotto il peso di un corpo che -vi si distendeva, la chiavetta della luce elettrica -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -scattare con un piccolo colpo secco. Ora -il maestro era tra le lenzuola. E Pierino Balla -ricominciò con più foga di prima il settimino -della <i>Vedova</i>, il gran valzer dei <i>Conte</i>, il coro -dei parigini in <i>Eva</i> e il delizioso piccolo valzer -della <i>Figlia</i> modulato lento lento come una -ninna-nanna: «<i>Bimba, sii buonina</i>...» Doveva -il maestro sentirsi lusingato di quell'omaggio -d'un ignoto ammiratore e non poteva il giorno -dopo, così lusingato nel suo amor proprio, non -chiedere di conoscere quell'ignoto che conosceva -il suo repertorio anche meglio di lui. Da -quell'omaggio d'ammirazione non poteva nascere -tra il maestro e l'ammiratore che un'affettuosa -amicizia. E già Pierino la pregustava, e -tanto ne era sicuro che, per quanto le tre fossero -già suonate all'orologio d'una chiesa vicina, -ricominciava per l'ennesima volta a strimpellare -con tanto di pedale: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>È scabroso la donna studiar...</i></p> -</div> - -<p> -Ma una voce suonò nella stanza vicina, -d'improvviso: -</p> - -<p> -— <i>Zum Teufel diese schrekliche Musik!</i> -</p> - -<p> -Pierino diede un balzo su la sedia e, con -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -le mani staccate di botto dalla tastiera, spezzò -a metà le note di <i>disperazion</i>. Ebbe allora l'incertezza -che sola conoscono i grandi capitani. -Dar battaglia o rifiutarsi di continuare a suonare -e smettere? Pierino e Franz Lehar hanno -parlato in tedesco. Che cosa hanno detto? -Quelle parole volevano dire: «Mio ignoto ammiratore, -voi siete molto gentile» o volevano -dire: «Mio signor vicino, mi avete rotto le -scatole?» Pierino non sapeva il tedesco ma inclinava -piuttosto verso la seconda traduzione, -poichè se le parole gli erano sfuggite il tono -gli era sembrato quale neppure in tedesco, per -quanto la lingua sia dura ed aspra, si adopera -per dire a qualcuno: «Grazie, caro, vi -sono molto grato!» Nell'incertezza Pierino credette -miglior consiglio astenersi dall'insistere; -talchè richiuse cautamente il pianoforte, in punta -di piedi girò per la camera spogliandosi e si -coricò leggermente, come una piuma, perchè il -letto non scricchiolasse. Quando fu anche lui -fra le lenzuola ricordò che il gran Condè alla -vigilia di una battaglia soleva dormire saporitamente. -Fece quindi come il gran Condè e, -voltosi su un fianco, sospirandosi ancora a -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -mezza voce il <i>Ninfa del bosco</i> della <i>Vedova</i>, -sentì che dalla stanza vicina un musicista che -russava poco musicalmente gli offriva un impreveduto -accompagnamento di contrabbasso. -</p> - -<p> -La mattina dopo, quando il cameriere gli -portò il caffè e il segretario dell'albergo chiese -di essere ricevuto, il gran Condè non tardò a -persuadersi che aveva perduto la battaglia. Il -segretario avvertiva il cliente del numero 139 -che doveva astenersi dal suonare il pianoforte -dopo la mezzanotte poichè il cliente del numero -140 s'era vivamente lamentato di non aver -potuto chiudere occhio fino alle quattro del -mattino ed aveva persino minacciato di cambiare -albergo. Timido e riguardoso, arrossendo -e balbettando, Pierino Balla promise di non -toccare più un tasto dopo suonata l'ora del coprifuoco, -ma, con ardita decisione, colse l'occasione -che gli si offriva e chiese al segretario -di poter presentare di persona le sue scuse all'illustre -autore della <i>Vedova allegra</i>. Ma -quando il segretario fu per uscire e per andare a -chiedere al numero 140 se era disposto a ricevere -la visita e le scuse del numero 139, Pierino -Balla fu preso da un'angosciosa preoccupazione -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -e, trattenendo il segretario per la falda -del soprabito, sospirò con un filo di voce: -</p> - -<p> -— Ma parla solo tedesco? -</p> - -<p> -— Parla anche un po' francese. -</p> - -<p> -Pierino Balla chiamò a raccolta il suo piccolo -vocabolario francese con pronunzia napoletana, -contò su le dita i vocaboli che in quel -momento gli occorrevano e quando fu al numero -140, in presenza del celebre maestro, -ebbe la sgradita sorpresa di osservare che nel -breve tratto di corridoio dalla sua stanza alla -stanza del maestro, per quanto fossero così pochi, -li aveva perduti tutti dal primo all'ultimo. -Mormorò quindi le sue scuse in italiano e vide -con giubilo che, su venti parole italiane, due o -tre non erano per il maestro un impenetrabile -mistero. Così, ritrovando un po' di calma, ritrovò -anche una dozzina di parole francesi e con -queste, improvvisando un'alleanza verbale franco-italiana -in cui l'Italia aveva la parte del -leone, potè dire al maestro la sua ammirazione, -la sua idolatria, la gioia che provava a conoscerlo -e a stringergli la mano. Da parte sua -il maestro, allargando l'alleanza verbale sino -a far entrare a fianco dell'Italia e della Francia -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -anche l'Austria e l'Ungheria, si disse lusingato -di vedere che quel giovane signore conosceva -così bene tutta la sua produzione e gli strinse -ripetutamente la mano, pronunziando in tedesco -certe parolacce in ung e in zum che sembravano -scapaccioni ma che dovevano essere complimenti -a giudicare dal sorriso che le accompagnava. -</p> - -<p> -— <i>Vous êtes musicien?...</i>, domandò poi -Franz Lehar. -</p> - -<p> -— <i>Non, je suis...</i>, rispose Pierino Balla -toccandosi ripetutamente gli orecchi davanti al -maestro che spalancava, sbalordito, tanto d'occhi. -</p> - -<p> -E poichè, non ostante i gesti, il maestro -non capiva, Pierino Balla spiegò: -</p> - -<p> -— <i>Je suis</i> orecchiante... <i>Je joue avec les -oreilles...</i> -</p> - -<p> -La conversazione diventò cordiale. L'autore -della <i>Vedova Allegra</i> disse a Pierino Balla la -sua simpatia per l'Italia e, per spiegarla, spiegò -che era ungherese e che naturalmente gli -ungheresi... che sul vecchio ceppo latino... che -la razza magiara... e tante altre cose cui Pierino -rispondeva ripetendo a sazietà la sua ammirazione -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -per Vienna e per le operette viennesi. -In una pausa il maestro gli domandò: -</p> - -<p> -— <i>D'où venez-vous?</i> -</p> - -<p> -Di dove veniva? Pierino Balla fu sul punto -di dire che non veniva da nessun posto, che -veniva cioè da Roma. Ma ricordò a tempo -che erano in albergo e che gli alberghi non -sono abituale domicilio che per i viaggiatori. -Ebbe tuttavia vergogna di confessare la sua -infantile trovata, il sotterfugio cui era ricorso -per avvicinare il maestro del suo cuore. E, -dopo averci pensato un poco, rispose: -</p> - -<p> -— <i>Je viens de Naples...</i> -</p> - -<p> -— Ah, bella Napoli..., rispose il musicista -con un sospiro cui Pierino credette dover rispondere -con una riverenza. -</p> - -<p> -Ma le sue pene non erano ancora finite. E -poichè ad un viaggiatore non si chiede solamente -donde venga ma anche dove vada, sùbito -dopo si sentì chiedere dove era diretto. Còlto -così alla sprovveduta, Pierino Balla non -ebbe la prontezza di spirito di dire che andava -semplicemente a Frascati, ma balbettando ebbe -l'imprudenza di rispondere: -</p> - -<p> -— Vado... vado a Vienna! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -— A Vienna? -</p> - -<p> -Già il maestro gli stendeva le mani, gli -offriva la prova della sua simpatia: -</p> - -<p> -— Sono molto dolente di non trovarmi a -Vienna quando ci sarete voi... Sarei stato felice -di farvi da cicerone... Ma voi vi tratterrete certamente... -Almeno quindici giorni... un mese... -</p> - -<p> -— Ecco... un mesetto... -</p> - -<p> -— Benissimo... Tra quindici giorni vi sarò -anch'io... Vi dò appuntamento a Vienna, mio -giovane amico... Ma intanto vi darò una raccomandazione -per il mio caro amico Kramer, -il celebre maestro Kramer... Conoscete Kramer, -l'autore di tante celebri operette, l'autore del -<i>Soldato in gonnella</i>? -</p> - -<p> -Pierino Balla non conosceva altri e sùbito -l'irresistibile istinto lo spinse a cantare il più -recente valzer di Kramer, mentre il suo interlocutore -redigeva in tedesco il più misterioso -biglietto di presentazione che mai potesse a -Pierino capitare. -</p> - -<p> -— Andate da Kramer, Ringstrasse 41... Vi -aprirà tutte le porte... E' come se trovaste me -stesso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Il maestro era in piedi, gli consegnava la -lettera, gli dava congedo. -</p> - -<p> -— <i>Aufwieder sehen!...</i> Oggi è il venti. -Sarò a Vienna il 5 giugno. Vi aspetto a colazione -il giorno dopo. -</p> - -<p> -E Pierino Balla, per mostrare che anche -la sua ignoranza del tedesco aveva qualche -lacuna, si ritirava mormorando: -</p> - -<p> -— <i>Danke...</i> <i>Danke...</i> Grazie... <i>Merci...</i> <i>Danke -schön...</i> -</p> - -<p> -Quando fu fuori, scendendo le scale, ricapitolò -gli avvenimenti. Aveva accettato una -colazione a Vienna: doveva dunque andare a -Vienna, alla città del suo sogno, alla sua patria -d'elezione. Avrebbe consacrato a questo pellegrinaggio -sentimentale uno degli ultimi biglietti -da mille del suo piccolo peculio... Tanto, dal -primo luglio, c'eran le centocinquantadue lire... -E poi, prima di chiudersi al Ministero delle -Poste, bisognava ancòra una volta ricordare -che la vita non è che un valzer... -</p> - -<p> -Per istrada urtò un amico che lo prese per -il braccio e lo fermò: -</p> - -<p> -— Dove vai? -</p> - -<p> -— A Vienna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -— Quando? -</p> - -<p> -— Stasera. -</p> - -<p> -— E perchè mai vai a Vienna? -</p> - -<p> -— Non lo so. -</p> - -<p> -L'amico gli lasciò il braccio, lo guardò sbalordito -e gli disse: -</p> - -<p> -— Bada, figliuolo, tu diventi matto... -</p> - -<p> -Ma già Pierino Balla riprendeva la sua -strada con la testa in aria, ancòra coi piedi -a Roma, già col cuore a Vienna, canticchiando -a mezza voce: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Nell'aria di Vienna</i></p> -<p><i>c'è molta seduzion...</i></p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<h2>II. -<span class="smaller">SEI TU, FELICITÀ....</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -Le cronache profane delle più galanti alcove -e dei più ardenti amanti raccontano le disavventure -di eserciti che rinunziano alla vittoria -proprio davanti alla fortezza che si arrende -e rinunziano quanto più fu lungo l'assedio e -più desiderata e pregustata la vittoria. La sera -in cui dalla sua vettura di seconda classe sbarcò -sotto le massicce tettoie e tra gli ascensorini -della Sudbanhoff, Pierino Balla, viaggiatore -improvvisato, si trovò su per giù nella situazione -poco brillante di quelli eserciti esausti -proprio al momento di cogliere la palma del -tanto sospirato trionfo. Un <i>autotaxi</i> lo trascinava -rapidamente per le prime vie della metropoli -e già Pierino sentiva andarsene tutta la -sua forza d'amore. Quella, Vienna? Una grande -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -città come un'altra. Quei grossi palazzi nuovi -gli ricordavano i grossi palazzi nuovi del -Tritone di Roma e del Rettifilo di Napoli e -quei tigli — eran poi tigli? — che fiancheggiavano -la strada non erano in nulla diversi -dai piccoli alberelli magrolini e cittadini — eran -platani, ontani? non ci aveva mai badato — che -fiancheggiavano a Roma via Nazionale e -sotto i quali, disegnanti a terra nel riflesso della -luce elettrica un merletto d'ombre e di luci, se -n'era tornato tante sere a casa, uscendo dal -Costanzi e fischiettandosi i suoi cari, i suoi -dolci valzer viennesi. Donne bionde, se si guardava -attorno, non ne vedeva per quella <i>strasse</i> -più di quanto ne incontrasse a Roma, pel Corso, -all'ora del ritorno dal Pincio, nel tepore -delle belle giornate. Nè c'era musica attorno a -lui oltre lo strombettìo delle automobili e lo -scampanìo dei tram. Era questa, Vienna? Ed -era questa la sua musica? E dov'erano i suoi -valzer? Ebbe la tentazione di interrogare lo -<i>chauffeur</i> e di domandargli se per caso non avesse -sbagliato, se non fosse sceso dal treno, -prima di toccare Vienna, a Klangenfurt o a Gratz, -per esempio. Ma si contenne. Che diamine! Era -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -Vienna, ma una Vienna che non rassomigliava -affatto all'idea canterina e ballerina ch'egli se -n'era fatta a Roma, da lontano. Guardava attorno, -disperatamente, oltre le vetrine dei caffè, per -vedere se scorgesse nell'interno i palchetti bianchi -delle orchestre e i dòlmanì rossi e le chiome -bionde delle «dame viennesi». Ma che le -«dame viennesi» fossero per Vienna solo un -genere d'esportazione come le «ciociare», le -pittoresche ed irreperibili «ciociare», per Roma? -Pure riuscì a trovarle, poco più tardi, finalmente, -le «dame viennesi». Disceso all'albergo, -mutato d'abito rapidamente, non sapendo -ancora orizzontarsi, aveva deciso di prendere -in <i>hôtel</i> il suo primo pranzo viennese, di -mangiare lì, religiosamente, il suo primo autentico -panino di Vienna. Entrato nella sala da -pranzo il cuore gli diede un balzo. In fondo -alla sala, su un palchetto bianco stile Secessione, -le «dame viennesi» — dòlmanì rossi, capelli -d'oro — accordavano in una serie confusa -di brevi pizzicati e di lunghe arcate, i loro -violini e i loro violoncelli. Per quanto il -<i>maître d'hôtel</i> già gli avesse scelto il tavolino -e indicato con un inchino il posto assegnatogli, -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -Pierino Balla traversò difilato l'ampia sala e -andò a sedersi a un tavolino proprio lì, sotto -l'orchestra, posto in modo che le spalle di Pierino -seduto s'appoggiavano proprio al palchetto -Secessione delle «dame.» Il <i>maître d'hôtel</i> era -accorso ad inseguirlo e garbato avvertiva: -</p> - -<p> -— <i>Peut-être ici la musique dérangera trop -monsieur...</i> -</p> - -<p> -Disturbarlo, la musica? E la musica viennese? -Ma se non era venuto che per questa... -Quando ebbe ordinato il pranzo a prezzo fisso -per non andare incontro a troppe sorprese, -Pierino Balla si preparò ad ascoltare con mistico -raccoglimento i valzer viennesi, i valzer -viennesi suonati sul luogo dalle più autentiche -dame viennesi che un innamorato del color locale -potesse mai desiderare. Ma alle prime note -dell'orchestrina ebbe una prima delusione e -rimase con in aria il cucchiaio pieno di quel -<i>potage printanier</i> dove c'era di tutto a tal segno -che non sapeva assolutamente più di niente. -L'orchestrina non aveva attaccato un valzer -di Fall o di Lehar, ma una canzonetta napoletana: -<i>O sole mio</i>. Tuttavia Pierino se ne sentì -in fondo lusingato nel suo amor proprio -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -nazionale e sperò, per il valzer, nel secondo -pezzo. Senonchè, a canzone finita, lo aspettava -la seconda delusione e più forte assai della -prima. Questa lo colse mentre gustava con prudenza -di cittadino di città di mare diffidente -pel pesce delle città di terra, un <i>loup de mer -sauce tartare</i> e fu sul punto di mandargli una -lisca per traverso. Una «dama viennese» aveva -infatti detto alla sua vicina nel più puro -italiano di questo mondo: -</p> - -<p> -— Dàmmi un ventaglio... Che caldo stasera! -</p> - -<p> -E l'altra le aveva risposto col più gentile -accento di Santa Lucia facendosi vento con un -foglio di musica: -</p> - -<p> -— <i>Mamma mia... E ccà se more!...</i> -</p> - -<p> -Le guardò esterrefatto. Italiane? Napoletane? -Non credeva ai suoi occhi ed ai suoi orecchi. -Si sturò questi, si stropicciò quelli. -Era viaggiatore fresco ed inesperto, Pierino, e -non sapeva ancora che, se come afferma il -proverbio l'abito non basta a fare il monaco, -il dòlmano rosso per lo più basta a fare la -«dama viennese». -</p> - -<p> -Fu così mortificato Pierino che quella sera, -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -non uscì nemmeno dall'albergo e si chiuse in -camera. Si coricò nel letto alla tedesca dopo -aver manifestato alla <i>femme de chambre</i> una -meraviglia, che la faceva ridere, di non trovare -lenzuola come nei letti all'italiana. Guardò -la bonne, diffidente: era bionda, parlava tedesco. -Ma c'era da fidarsi? Non era anche lei -almeno di Trieste? Interrogò: era ungherese. -</p> - -<p> -Era napoletano anche in questo, Pierino Balla: -che quando finalmente, per disgraziato accidente, -aveva qualche cosa da fare, vi si gettava -dentro a capofitto per uscirne fuori al più -presto possibile. Lo stesso giorno in cui Franz -Lehar l'aveva senza volerlo spedito d'ufficio a -Vienna, Pierino aveva comperato due manualetti -di conversazione in francese ed in tedesco. -Durante due giorni e più di viaggio non aveva -avuto altra lettura e, rincantucciato nel suo -scompartimento, aveva masticato senza interruzione -parolacce tedesche e paroline francesi -con pazienza da benedettino. E fra le vocali -mute delle paroline francesi e i battaglioni di -consonanti senza vocali delle parolacce tedesche -dimenticava l'italiano senza riuscire ad -imparare nè il francese nè il tedesco. Continuò -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -a letto, quella sera, la lettura dei suoi manualetti -e la mattina dopo, al <i>bureau</i> dell'albergo, -col manualetto aperto in mano su cui -gettava di tanto in tanto occhiatine senza parere, -volle esperimentare i progressi che aveva -fatti. Chiese l'indirizzo del maestro Kramer e -si fece spiegare l'ubicazione della <i>strasse</i> in -cui il maestro Kramer abitava. La <i>fraülein</i> che -gli rispondeva si sentì autorizzata da quelle -sue quattro o cinque parole di tedesco a scaricargliene -addosso quattro o cinquecento, a -massima velocità; e Pierino, con un sorriso ebete -e rassegnato, aspettava che il diluvio gutturale -passasse senza ch'ei fosse riuscito a sapere -in che via abitava il grande maestro nè -dove fosse la via in cui il grande maestro abitava. -La signorina del <i>bureau</i> era bionda e -parlava tedesco come solo uno studio condotto -fin dall'infanzia per la precisa esecuzione dei -suoni più sgradevoli può permettere a gola di -parlarlo. Finito il diluvio e data un'occhiatina -al manualetto, Pierino s'arrischiò a chiedere -alla signorina se almeno lei era di Vienna: e -si sentì rispondere con aria fiera e con cipiglio -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -irritato che no, che era di Praga, che era -boema. -</p> - -<p> -La ricerca del maestro Kramer gli costò -trenta corone d'automobile e un fiero mal di -capo tanto s'era scervellato a compulsare avanti -e indietro le pagine del manualetto di conversazione -per riuscire a spiegarsi con <i>chauffeurs</i> -e passanti, portinai e cameriere. Quando e -come Dio volle riuscì a scovare il domicilio -del maestro Kramer e in questo una piccola -governante, bionda anche lei, carina, dagli zigomi -assai pronunziati, dai grandi occhi azzurri; -e la piccola governante, quando sentì -che Pierino Balla parlava tedesco assai male, si -mise a parlare assai bene francese per spiegargli -che quel giorno il maestro Kramer era -assolutamente irreperibile poichè proprio quella -sera, al teatro <i>An der Wien</i>, doveva aver luogo -la prima rappresentazione della sua nuovissimo -operetta: <i>Il valzer dei valzer</i>. La piccola -governante, vedendo Pierino desolato, gli consigliò -di cercare il maestro a teatro all'ora -della rappresentazione e, con bei modi e un -francese parlato così chiaramente che anche -lui lo capiva, gli fornì tutte le indicazioni necessarie -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -con una cortesia di cui Pierino non -potè non ringraziarla manifestandole anche la -sua meraviglia di trovare una viennese che -parlava il francese <i>comme une vraie parisienne</i>. -Ma la piccola governante ebbe un ultimo sorriso -e, richiudendo la porta dell'appartamento -del maestro Kramer con un bell'inchino della -sua testolina bionda, spiegò: -</p> - -<p> -— Non sono viennese, signore. <i>Je suis polonaise.</i> -</p> - -<p> -I tedeschi non ammettono che il piacere -del teatro li debba mandare a letto ad ore -troppo avanzate nè che li possa costringere a -pranzare alla svelta come dobbiamo invece far -noi quando una <i>prémière</i> ci raduna in un teatro. -I tedeschi dànno la precedenza ai piaceri -del teatro su quelli della digestione. Noi distruggiamo -invece questi per quelli. Ed è così -che si spiega come tante produzioni teatrali -ci riescano assolutamente indigeste e come il -pubblico italiano dia prova sovente a teatro -d'una deplorevole intolleranza. Il teatro viennese -è aperitivo e quello italiano dovrebbe essere -digestivo. Tra la fortuna costante degli -autori tedeschi e l'ostinata avversità che accompagna -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -di solito gli autori italiani non c'è -che l'ostacolo di un pranzo non digerito. Così, -alle sei di sera, Pierino Balla prendeva posto -all'<i>Ander Wien</i> in un'ultima poltroncina aggiunta -che miracolosamente aveva potuto procurarsi -ed ascoltò in estasi i valzer nuovissimi del -maestro Kramer e associò i suoi applausi italiani -disordinati ed impetuosi a quelli militarizzati, -disciplinati, che dalle mani degli spettatori -viennesi suonavano ad ogni fin d'atto, -come il passo cadenzato d'un reggimento in -marcia. -</p> - -<p> -Trovò il maestro Kramer in palcoscenico tra -il primo ed il secondo atto del <i>Valzer dei valzer</i>, -circondato da una folla di ammiratori e -di ammiratrici tra i quali Pierino riuscì a fatica, -a furia di <i>bitte</i> e di <i>pardon</i>, ad aprirsi -un varco per consegnare al maestro Kramer la -letterina di presentazione che Franz Lehar gli -aveva consegnata a Roma. Non appena ebbe -letto, il maestro gli stese le mani e, colossale, -attirò a sè il piccolo giovane italiano con tanta -violenza di subitanei affetti che Pierino ebbe -paura di andare a sbattere il naso contro -quella montagna d'adipe e di vestiti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<p> -— Oh, <i>meine liebe</i> — esclamava il maestro -Kramer scuotendogli e riscuotendogli le mani -fino a spezzargli le braccia — oh, <i>meine liebe -freund Lehar</i>, il mio caro Franz... E la bella -Italia... il benvenuto, <i>mein herr</i>... -</p> - -<p> -E, senza transizione, come se Pierino non -fosse venuto a Vienna che per questo, aggiunse: -</p> - -<p> -— Vi voglio presentare a mia figlia... a mia -figlia Eva... -</p> - -<p> -Poi, dopo una pausa, stringendogli un braccio -da stritolarglielo e avviandosi verso la porticina -del palcoscenico: -</p> - -<p> -— A mia figlia Eva che ama molto gli Italiani... -</p> - -<p> -Era carina, Eva; e s'ella amava gli Italiani, -tutti gli Italiani non avrebbero fatto per amar -lei la minima difficoltà. Non tardò a persuadersene, -Pierino, quando in un palchetto di -proscenio si trovò seduto accanto a lei e alla -graziosa governante galiziana che l'aveva ricevuto -al mattino. Kramer, appena presentato il -giovane italiano alla figlia italianofila, era ritornato -a raccogliere in palcoscenico gli allori -del suo trionfo. Cortese, deferente e niente affatto -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -invadente, Pierino lasciò del tutto alla -signorina Eva la cura di sostenere la conversazione -e si limitò ad inserire tra i suoi denti -bianchissimi e i suoi baffetti d'ebano un sorrisetto -cerimonioso che a qualunque parola -di Eva diceva sempre, docilmente, di sì. Alcune -amiche di Eva vennero, nell'<i>entr'acte</i>, a -interrompere il discorso di lei e il sorriso di -lui. Eran tutte carine, tutte bionde e parlavan -tutte tedesco, talchè Pierino non capiva nulla -e non sorrideva più temendo di dire con quel -sorriso di sì quand'era forse invece il caso di -dir di no. Quando la prima se ne riandò Pierino -chiese ad Eva: «E' viennese, è vero?» -Ed Eva: «No. E' morava. Provincie tedesche». -Quando se ne riandò la seconda Pierino -richiese ad Eva: «Ma questa è proprio viennese, -non è vero?» Ed Eva: «No. E' rumena. -Di Czernowitz». E quando fu la volta della -terza, più bionda che mai, vestita di rosso, -più che mai «dama viennese», Pierino trionfò: -«Ma questa sì, è di Vienna. L'ha scritto in -viso». Ed Eva «C'è scritto una bugia. E' czeca. -Di Troppau». Con un fil di voce Pierino osò -domandare: «Ma lei sì, lei almeno è viennese, -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -signorina...» Ed Eva con una bella risata squillante: -«L'ho scritto in faccia anch'io? Come -legge male lei... Io son rutena, come mio padre...» -</p> - -<p> -Perchè Pierino non fosse minacciato da una -improvvisa meningite sotto tanto sforzo etnografico -e geografico cominciò opportunamente -il secondo atto ed Eva invitò il giovane italiano -a restare a sentirlo, lì, in palco, accanto a -lei. Vide Pierino la giovane signorina rutena e -la giovane accompagnatrice polacca comporsi -a severa e contrita attenzione come si trattasse -d'ascoltar Wagner a Bayreuth. Egli stesso, -che pure adorava i valzer, li ascoltava di -solito con più italiana leggerezza. Per la prima -volta in vita sua un valzer, il valzer dei -valzer, tant'era suonato e danzato con gravità -sacerdotale, chiamò uno sbadiglio su le sue -labbra. Lo nascose garbatamente in quell'ombra -da cui guardava estatico la bella signorina -Eva, la signorina Eva, cioè, che a prima -vista sembrava bella ma che a guardarla meglio -era solo piacente perchè nel suo viso -c'erano tutti gli stili come nella carta geografica -del suo paese ci son tutte le razze: fronte -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -greca, naso napoleonico, labbra ebraiche, occhi -chiari cristianissimi, zigomi slavi, capelli -biondi slavati più svizzeri che viennesi. Era -elegante, aggraziata, con una piccola grinta un -po' ringhiosa che contrastava con l'urbanità -più che affabile delle sue parole. Nè grande -nè piccina, era una piacente mediocrità femminile -che poteva passare anche inosservata se -si fosse chiamata semplicemente Mayer o Muller -ma che, chiamandosi Kramer, essendo la figlia -del celebre maestro Kramer, avendo certo -per dote un bel milioncino di corone e una -villa in Carinzia di cui ella aveva già parlato -al giovane visitatore, non poteva certamente -lasciare nessun cuore maschile indifferente. Durante -l'intero atto ella e la giovane polacca -non interruppero che tre volte il silenzio per -guardare verso un gruppo d'ufficiali ch'era in -un palco e per brontolare in tedesco parole -nervose e precipitose nelle quali Pierino non -raccolse che queste, chiare ed oscure insieme: -<i>herr major Hampfel</i>. E lo vide, Pierino, il <i>major</i> -Hampfel quando, alla fine dell'atto, tornata la -luce, scoppiati gli applausi, il bell'ufficiale si -levò in piedi e dalla sua barcaccia s'inchinò -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -alla signorina Eva la quale credette opportuno -di spiegare a Pierino: -</p> - -<p> -— Il maggiore Hampfel, degli usseri... marito -della mia più cara amica... prossimo ad essere -destinato come <i>attachè</i> militare alla nostra -ambasciata di Roma. -</p> - -<p> -E, con un sospiro, Eva aggiunse: -</p> - -<p> -— Beato lui che vivrà a Roma... Adoro -Roma. Il Foro... L'Excelsior... Bellezze uniche -al mondo! -</p> - -<p> -E, squadrando Pierino come per misurarne -l'altezza morale e materiale: -</p> - -<p> -— Siatene fiero, signore. -</p> - -<p> -Era fiero, sì, Pierino, di sentirsi dire da -Eva tante cose carine su l'Italia così piacevole -pei turisti, su gli italiani così garbati e così -gentili con tutti, che cantano tutti così bene, -che amano tanto la musica viennese. -</p> - -<p> -— So che la musica di mio padre, disse -Eva, è popolarissima in Italia... E vedete come -amo l'Italia io... Mastico anche un po' d'italiano -quasi passabilmente... Ho avuto una -istitutrice triestina. -</p> - -<p> -— Ah sì? Di Trieste?, esclamò Pierino -con nobile slancio patriottico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -— Di Triest! corresse con prudenza politica -Eva. -</p> - -<p> -Durante il terzo atto Pierino sentì ancora -le due signorine brontolare in tedesco e ancora -non riuscì che ad afferrare due o tre volte -le parole chiare ed oscure insieme: <i>herr major -Hampfel</i>. Poi, quando la rappresentazione fu -finita, Kramer tornò nel palco con un gruppo -di attrici e di amici e mentre Eva indossava -il mantello disse: -</p> - -<p> -— Andiamo tutti a cena al Prater. -</p> - -<p> -Poi, voltosi a Pierino, gli disse in un italiano -a modo suo: -</p> - -<p> -— Voi ci farà il piacere di <i>soupare</i> con -noialtri. -</p> - -<p> -Senza farselo dire due volte Pierino corse -al guardaroba a ritirare il suo soprabito. Anche -là una bella ragazza bionda, in una specie -di divisa fra il portinaio e l'ammiraglio, serviva -il pubblico con grazia tutta viennese. Distratto, -ed anche perchè in tedesco non trovava -la parola, quando fu per pagare Pierino le -domandò: -</p> - -<p> -— Quanto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -Sentì la bella ragazza viennese rispondergli -in italiano: -</p> - -<p> -— Una corona, signore, e la sua buona -grazia. -</p> - -<p> -E mentre cercava nel suo portamonete la -corona e la buona grazia, Pierino non potè -non esclamare: -</p> - -<p> -— Come? Lei non è viennese? -</p> - -<p> -E la guardarobiera con un bel sorriso chiaro -di casa nostra: -</p> - -<p> -— <i>Mi no, sior... Mi son de Trento!</i> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Li sentì e li risentì finalmente, Pierino, i -suoi cari valzer di Vienna, durante quella cena -al Prater, suonati e risuonati da decine di orchestrine -di «dame» autentiche o no e di zigani -artificiali o naturali poste al centro di tutti i -<i>restaurants</i> che punteggiavano di architetture elettriche -le dolci ombre del bel parco viennese. -Uscendo alle dieci precise, a <i>diese uhr</i>, dai cinquanta -teatri della metropoli, Vienna elegante -e mondana affluiva al Prater, a piedi, in vettura, -in cento automobili rombanti e scintillanti, -discendendo lungo i quattro chilometri dell'Hauptallee -tra i tigli odoranti, le aiuole fiorite e i -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -pali della luce elettrica tutti adorni di fiori -come nel fasto capriccioso d'una primavera artificiale. -Luci rosse, azzurre, gialle, bianche, -balenavan qua e là disegnando nel verde notturno -le sagome dei <i>restaurants</i> e delle birrerie, -dei caroselli e dei circhi equestri del Wurstelprater. -Seduto con belle signore fiorenti e -giovani signori eleganti ad un tavolino <i>en plein -air</i> del <i>restaurant</i> più accorsato, tra il maestro -Kramer che gli parlava di musica e la signorina -Eva che con gli occhi languidi e lo sguardo -lontano aveva l'aria di sospirare d'amore, -Pierino viveva la sua dolce sera viennese come -nel dormiveglia d'un mezzo Sonno. Sentì ancora -due o tre volte tornare nella conversazione metà -tedesca e metà francese il nome dell'<i>herr -major Hampfel</i>. Chi poco parla — e Pierino -era muto assolutamente — ha luogo più degli -altri di osservare; e due o tre volte infatti notò -che, quando la gente nominava l'<i>herr major -Hampfel</i> il maestro Kramer si oscurava in volto, -come se quella sera non gli avessero metodicamente -applaudito alla tedesca il suo <i>Valzer -dei valzer</i>, ma come se gliel'avessero invece -genialmente ed estemporaneamente fischiato -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -all'italiana. E poichè la natura gli aveva -dato due occhi e, benigna, glieli aveva accordati -eccellenti tutt'e due, mentre col sinistro -osservava il malumore del maestro, col destro -Pierino seguiva il linguaggio muto di Eva la quale, -non appena l'<i>herr major</i> era nominato, cercava -gli occhi della signorina galiziana ed intavolava -così un linguaggio cifrato impossibile -a comprendersi. Intanto i valzer seguivano -ai valzer, nuovi e nuovissimi, vecchi e vecchissimi -e, in estasi, Pierino si lasciava cullare da -loro, guardando le stelle e i lampioncini, i dòlmanì -delle dame viennesi e gli alamari d'oro -degli zigani e lasciando squagliare nel suo -piattino la fetta di spumone all'italiana che un -cameriere <i>gentleman</i> più dei <i>gentlemen</i> che serviva -vi aveva delicatamente deposto. Sentì in -quell'estasi un'altra musica italo-austriaca, poichè -la vocina della signorina Eva gli susurrava -all'orecchio con pronunzia prettamente austriaca -parole approssimativamente italiane: -</p> - -<p> -— Vedete, qui, davanti a noi, questi viali -oscuri che si perdono nell'ombra? E' il centro, -il cuore del Prater, non ridotto a giardino -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -ma tenuto a bosco. E', di notte, l'angolo -caro agli innamorati. -</p> - -<p> -Ci andò pochi minuti dopo a passeggiare -anche lui nel cuore del Prater, con la signorina -Eva mollemente appoggiata al suo braccio. -S'era levata da tavola, gli aveva chiesto una sigaretta, -una sigaretta italiana — che gli Italiani -chiamano chi sa perchè <i>Macedonia</i> mentre -su la Macedonia, avvertì la signorina Eva, l'Austria -ha gli occhi ben spalancati — e, accesa -la sigaretta, gli aveva detto con un sorriso che, -<i>volapück</i> universale, gli aveva fatto capire -più di un intero vocabolario: -</p> - -<p> -— Voglio far vedere anche a voi il cantuccio -degli innamorati. -</p> - -<p> -Pei viali sempre più oscuri, sempre più remoti, -Pierino sentiva il dolce peso del braccio -della signorina Eva farsi sempre più grave -sul suo braccio destro. Ella taceva e fumava. -Ai riflessi multicolori che penetravan fra gli -alberi i capelli d'oro di lei s'accendevano di -scintille. E ad un tratto ella disse fermandosi -di colpo e guardandolo bene in viso: -</p> - -<p> -— Voi dovete amare l'amore. Siete Italiano. -</p> - -<p> -E senza aspettare la risposta, che del resto -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -Pierino cercava disperatamente senza trovarla, -aggiunse riprendendo la via: -</p> - -<p> -— Voi Italiani siete i primi innamorati del -mondo. -</p> - -<p> -Pierino credette doveroso d'inchinarsi leggermente -ringraziando a nome di tutt'i suoi -connazionali e sentì che Eva proseguiva: -</p> - -<p> -— Avete tutti il Vesuvio nel cuore e negli -occhi e una canzone su le labbra. -</p> - -<p> -Trovò Pierino la risposta che gli parve -straordinaria: -</p> - -<p> -— Come voi viennesi avete tutte nel cuore -e su le labbra il più dolce dei valzer! -</p> - -<p> -La signorina Eva rideva: -</p> - -<p> -— Che cosa credete che Dio abbia inventato -prima: il valzer o l'amore? -</p> - -<p> -Pierino ebbe un lampo di genio: -</p> - -<p> -— Dal valzer, rispose, nacque l'amore e -dall'amore nacque il valzer, signorina. -</p> - -<p> -Eva rise ancora. Poi, quando un'orchestra -vicina ma nascosta tra gli alberi sospirò dai -violini il più appassionato valzer del repertorio, -il <i>Sei tu, felicità</i>... di Lehar, ella disse con un -sospiro: -</p> - -<p> -— Ah, il mio valzer... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -— Ed anche il mio, sospirò a sua volta -Pierino. -</p> - -<p> -Lo ascoltarono rallentando il passo, lo canterellarono -a fior di labbra stralunando gli occhi -in su, verso le stelle. E il dolce peso del -braccio di Eva si faceva sempre più dolce ma -sempre più grave. Sospiravano i violini la dolce -melodia: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Sei tu, felicità,</i></p> -<p><i>passata a me vicino...</i></p> -</div> - -<p> -— Quante cose..., mormorò ancora Eva. -Quante cose dice questo valzer... Non sentiamo -tutti, in certi momenti, che forse la felicità -ci passa vicino e che non sappiamo arrestarla -e dirle come il nostro Goethe all'attimo -fuggente: «Fermati, sei bella...» -</p> - -<p> -— E' vero... E' vero..., mormorò Pierino -che di Goethe conosceva appena il <i>Mefistofele</i> -di Boito. -</p> - -<p> -— La vita è così, continuava Eva. Si va, -si viene, si arriva, si parte, ci si incontra... -E poi... E poi un giorno, forse, ci si sospira: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Sei tu, felicità,</i></p> -<p><i>passata a me vicino...</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -E canticchiava, coi violini delle «dame -viennesi». -</p> - -<p> -— E' il mio valzer, il mio valzer! ridisse -poi quando la sua vocina non potè raggiungere -l'acuto. Ricordo la prima sera che Lehar -lo suonò a casa nostra... Se ci ripenso, mi -sento ancora gli occhi umidi di lacrime... Ah, -la vita... -</p> - -<p> -Poi, senza transizione: -</p> - -<p> -— Siete ricco, voi? -</p> - -<p> -— No, signorina, rispose Pierino; e, temendo -di far fare brutta figura agli Italiani: — Era -ricco mio padre. Ma poi, la vita... -</p> - -<p> -— Lavorate? Siete avvocato? -</p> - -<p> -— Sì, signorina. -</p> - -<p> -— Avete molte cause? -</p> - -<p> -— Comincio adesso. -</p> - -<p> -La signorina Eva lo incoraggiò: -</p> - -<p> -— Si capisce. Ma farete fortuna. Tutti si -deve cominciare... Anche mio padre era suonatore -di contrabasso in un teatro di provincia... -Quando si è giovani... E poi voi Italiani siete -tutti oratori! -</p> - -<p> -Ma la signorina Eva non aveva esaurito -ancora le sue domande: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -— Siete fidanzato? -</p> - -<p> -— No, signorina. -</p> - -<p> -— Avete allora un'amante? -</p> - -<p> -— No, signorina. -</p> - -<p> -E Pierino, cortese, si credette in dovere di -diventar rosso per lei. E più diventò rosso, anche -per sè, quando sentì il peso del braccio di -lei sul suo braccio farsi più grave e sempre -più lungo, sempre più lungo. E, poichè temeva -di far sfigurare gli Italiani, Pierino si credette -in obbligo di rispondere a quel peso con -una piccola stretta, leggera, che poteva anche -sembrare involontaria, ma che volontariamente -invece gli fu sùbito restituita. -</p> - -<p> -— Rimarrete a Vienna qualche tempo? -chiese a voce bassa la signorina Eva... -</p> - -<p> -— Oh sì, signorina... E come potrei ripartire? -</p> - -<p> -Non chiese la signorina Eva ulteriori spiegazioni. -Mormorò solamente: -</p> - -<p> -— Potremo rivederci spesso, così... -</p> - -<p> -E poichè il valzer di Lehar riprendeva, tornando -indietro verso le illuminazioni dei <i>restaurants</i> -e appoggiandosi al braccio di Pierino -come se fosse tanto stanca, tanto stanca, ella -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -ricominciò a cantarellare con gli occhi fissi lassù -alle stelle del carro di Boote: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Sei tu, felicità,</i></p> -<p><i>passata a me vicino...</i></p> -</div> - -<p> -Poi, scoppiando a ridere, esclamò: -</p> - -<p> -— Il mio valzer... Il «nostro» valzer... -</p> - -<p> -E, lasciato il braccio di Pierino, giunta al -confine tra il bosco d'amore e il Prater mondano, -corse via verso la tavola di suo padre e -dei suoi amici... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'oscurità concilia, dicono, i più profondi -pensieri e Pierino non pensava infatti profondamente -che al buio. Così quella sera, quando -fu a letto ed ebbe spenta la luce elettrica, -questo pensiero gli apparve come una rivelazione: -«Ma se in tre ore ho fatto già tanta -strada, io in trenta giorni me la sposo...» Non -poteva veramente aspettare un mese perchè il -suo tavolino di vice-segretario di terza classe -alle Poste lo attendeva. Ma se ne rideva di quelle -centocinquantadue lire se il valzer di Lehar, -se quel delizioso <i>Sei tu, felicità</i>... doveva regalargli -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -il milioncino della signorina Kramer e la -villa in Carinzia. -</p> - -<p> -Ma Pierino era prudente e, nella prudenza, -diffidente. Gli sembrò che gli Dei gli fossero -troppo clementi nel fargli trovare tre ore prima -il maestro Kramer e tre ore dopo una mogliettina -d'oro bell'e pronta. Lì, a occhi chiusi, -si rivedeva davanti l'<i>herr major</i> Hampfel ne -sentiva ripetere il nome, riudiva le parole di -Eva: «Il marito della mia migliore amica... -Beato lui!... Verrà a Roma, <i>attachè</i> militare -della nostra Ambasciata...» Rivide anche il -malumore del maestro Kramer all'udire quel -nome ed il sorriso di complicità con cui la signorina -galiziana rispondeva agli sguardi interrogativi -di Eva. Tutti questi ricordi oculari -ed auriculari turbavano un poco la gioia che -gli inondava il cuore... Se quel <i>major</i> Hampfel... -Se la signorina Eva... Il marito della sua migliore -amica... Ed il <i>major</i> Hampfel veniva a -Roma... E Pierino era italiano e risiedeva proprio -a Roma... Era, intuito, intravveduto, accennato -appena, il romanzo, l'intrigo, il dramma, -l'occasione propizia offerta dal caso per -riparare a Roma ciò che a Vienna s'era imprudentemente -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -guastato... Ma Pierino, che era ottimista, -scosse quei pensieri neri e si disse: -«Come siamo curiosi, noi Italiani... Romantici -tutti!.... Vediamo sùbito il dramma e il romanzo -anche dove c'è semplicemente l'idillio... Che -vuol dire se quest'idillio è stato troppo rapido?... -L'ho forse inventato io stasera il <i>coup de -foudre</i>?» -</p> - -<p> -E, per tornare a pensieri leggeri, aveva riacceso -la luce elettrica e, a piedi nudi, in camicia, -era andato a porsi davanti all'armadio -a specchio. Che c'era poi di tanto strano -in quel <i>coup de foudre</i>? Non poteva egli -sprigionar d'improvviso l'elettricità di un cuore -femminile? Era lì, nello specchio... Si guardava -spassionatamente, come si trattasse di un -altro... Era, dopo tutto, un bel ragazzo... E non -c'era nulla, proprio nulla di strano... -</p> - -<p> -— Avanti! -</p> - -<p> -Sopra pensiero aveva risposto avanti... non -riflettendo che così, in camicia, non era in condizioni -da ricever visite a quell'ora. Ma già -una graziosa cameriera bionda, che non era -più l'ungherese della sera prima, era entrata -portando una bottiglia d'acqua che Pierino non -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -ricordava affatto d'aver richiesta. Anzi, poteva -giurarlo... -</p> - -<p> -— <i>Voilà l'eau, monsieur...</i> -</p> - -<p> -E, premurosa, la camerierina si avvicinava -a Pierino che aveva in fretta reintegrato il suo -letto, e versava l'acqua nel bicchiere, e offriva -il bicchiere e un sorriso quanto mai incoraggiante. -E Pierino ch'era italiano, Pierino che, come -diceva Eva, aveva il Vesuvio nel cuore accettò -l'acqua, il sorriso e l'incoraggiamento. E la -luce si spense senza che Pierino si fosse accorto -di spegnerla... -</p> - -<p> -Quando la riaccese per permettere alla camerierina -di rispondere a un ostinato squillo -di campanello nel corridoio, Pierino si sentì -completamente rassicurato nei suoi timori di -poco prima per Eva Kramer e per la sua troppo -subitanea fortuna. -</p> - -<p> -— Lo dicevo io? si disse sorridendo. -Prima di tutto, è merito mio... E poi... l'ho -visto anche adesso... Son tutte così, queste -viennesi: ardenti, appassionate, di primo impeto... -</p> - -<p> -E poichè la camerierina bionda tornava a -riprendere la cuffietta dimenticata scappando via: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<p> -— Tu sei viennese, è vero, carina? -</p> - -<p> -E lei, augurandogli con un sorriso la buona -notte, rispose: -</p> - -<p> -— Io no. Son croata! -</p> - -<p> -Croata? -</p> - -<p> -«E dire» — pensò Pierino — «che i professori -di Storia ci insegnavano a scuola che i -croati son gente tanto cattiva... Per le croate, -perdio, posso garantir io del contrario!...» -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<h2>III. -<span class="smaller">QUATTRO STRACCIONI</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -L'irredentismo italiano, poichè non era un -valzer, aveva sempre lasciato Pierino Balla -perfettamente indifferente. Aveva una vaga idea -della questione. Cadore, Carnia, Alpi Giulie, -eran per lui indicazioni incerte, che non si -collegavano nel suo spirito geografico e patriottico -a nulla di molto preciso. Sapeva, sì, -che erano lassù, a destra per chi guardava -una carta d'Italia; ma se gli avessero dato -l'incarico di segnarne l'ubicazione sopra una -carta muta avrebbe dovuto dire: indovinala -grillo e affidarsi alla benignità del caso. -</p> - -<p> -Del Trentino aveva un'idea un po' più -chiara perchè nel periodo di una lunga indisposizione, -durante la quale non aveva potuto -andare a teatro, gli era capitato di leggere una -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -serie d'articoli dell'onorevole Federzoni sul lago -di Garda e annessi e connessi. Immaginava -così il Trentino come un'immensa scalinata di -montagne sempre più alte che dal «Gardesee» -si spingeva su su a quel Brennero che per -lui era l'estremo limite delle sue conoscenze -geografiche come l'estrema Thule era per gli -antichi Romani del grande Impero. Dell'irredentismo -in generale e in particolare poco sapeva. -Non credeva che il problema avrebbe -mai potuto turbare i rapporti fra la sua cara -Austria e la sua diletta Italia, poichè durante -decine e decine d'anni tutt'i ministri degli Esteri -della Consulta e della Ballplatz avevano potuto, -non ostante quella questione, incontrarsi -periodicamente ad Abbazia per diramare di comune -accordo i più rassicuranti comunicati ufficiali. -Tutto l'irredentismo non aveva per lui -che due manifestazioni ugualmente periodiche -ed egualmente inoffensive: un discorso del -D'Annunzio ogni tanto in cui il poeta chiamava -l'Adriatico «l'amarissimo Adriatico» e la -rielezione di legislatura in legislatura dell'on. -Barzilai, triestino, a deputato del quinto collegio -di Roma. C'era anche, a dire il vero, il -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -nome di Guglielmo Oberdan che tornava periodicamente -su i giornali. Ma anche quel nome, -come Cadore o Carnia, non evocava nel -suo spirito nulla di preciso oltre una vaga -idea di dimostrazioni proibite e di questurini -in movimento. E c'era infine un singolare fenomeno -d'agorafobia — paura delle piazze — per -cui gli studenti romani non potevano mai -passare in piazza Colonna, sotto il palazzo -Chigi dove aveva sede l'ambasciata d'Austria, -senza essere vittime di una nuova crisi nevrastenica -che si manifestava con grida di «Viva -Trento e Trieste» e si calmava sùbito con tre -squilli di tromba. -</p> - -<p> -In queste condizioni di spirito gli sarebbe -stato assolutamente impossibile prevedere ciò -che il destino gli preparava facendolo incontrare -a Vienna, nella più dolce sera del Prater, -con gli occhi azzurri — azzurri come il Danubio -è azzurro non già sotto i ponti di Vienna -o di Budapest ma nel valzer famoso — con -gli occhi azzurri della signorina Eva Kramer. -Di nulla sospettando Pierino Balla s'affidò -alle apparenze benigne della sorte. Non -erano trascorsi quindici giorni che già, per lettera, -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -sotto dettatura della signorina Kramer, -egli chiedeva al maestro Kramer che gli venisse -concesso l'onore di avere nella sua mano -di sposo la mano di sposa della sua cara figliuola. -E non era trascorso un mese e mezzo -che la signorina Kramer e Pierino Balla, una -mattina, alla Sudbanhoff, salivano in uno <i>sleeping-car</i> -diretto a Pontafel e da Pontafel in -Italia. C'erano alla stazione molti amici a salutarli, -tutti gentili, tutti carichi di fiori. Ma il -più gentile di tutti, di tutti il più affettuoso, -fra tutti il più infiorato, era l'<i>herr major</i> Hampfel, -accompagnato da una <i>frau</i> la cui età l'avrebbe -designata più per esser la moglie d'un -generale a riposo che quella d'un maggiore in -piena attività di servizio. Ad Eva ed a lui -l'<i>herr major</i> Hampfel aveva ripetutamente stretto -la mano ed aveva più volte confermato che -si sarebbero presto ritrovati a Roma poichè -entro un mese, o due tutt'al più, avrebbe dovuto -raggiungere il suo posto d'<i>attachè</i> militare -all'Ambasciata d'Italia. Ed il <i>major</i> Hampfel, -che era stato a Roma in viaggio di nozze -ed anche per compiere, approfittando della buona -occasione, alcuni suoi specialissimi studii di -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -carattere militare, si affannava a dare ad Eva -tutte le indicazioni che potevano esserle utili. -Sentiva, Pierino, la tentazione di dire ad Hampfel -che risparmiasse il fiato poichè Eva poteva -contare, per gli orientamenti necessarii, -su la sua discreta competenza di italiano e -più che di italiano addirittura di napoletano -romanizzato. Ma il galateo avverte che le persone -bene educate devono avere sempre una -parola di meno e Pierino, anche per ingenita -timidità, era molto bene educato. Non capiva -però come l'<i>herr major</i> Hampfel non s'accorgesse -che tutte quelle prolisse spiegazioni erano -superflue nè perchè mettesse nel darle una -così grande insistenza. Non osservò, Pierino, -che le spiegazioni romane dell'<i>herr major</i> Hampfel -cominciavano sempre con poche parole di -francese o d'italiano e finivano poi in un diluvio -di parole tedesche. E anche se l'avesse osservato, -Pierino, che non sapeva il tedesco, -non avrebbe potuto rendersi conto che quelle -indicazioni su Roma, che parlavan di Roma -finchè erano in francese o in italiano, quando -diventavano conversazione in tedesco non parlavano -più che di Vienna. E quando finalmente -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -il treno si mosse, di tra le voci di saluto di -Kramer e degli amici, si levava ancora la bella -voce baritonale dell'<i>herr major</i> Hampfel: -</p> - -<p> -— <i>Aufwiedersehen!... Aufwiedersehen!...</i> -</p> - -<p> -Ed Eva spenzolata dal finestrino, agitando -il fazzoletto, con gli occhi lacrimosi, gridava -ad Hampfel: -</p> - -<p> -— A Roma! A Roma! -</p> - -<p> -E l'<i>herr major</i> a sua volta: -</p> - -<p> -— A Roma! A Roma! -</p> - -<p> -E Pierino era commosso e lusingato. Con -che accento parlavan di Roma quelli austriaci! -E come poteva non esser sicura per l'Italia -l'amicizia di un grande popolo che amava Roma -a quel modo?... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Perchè Pierino non era precisamente nazionalista -ma era indubbiamente patriota. Entrato -in Italia, trascorsa la prima notte di matrimonio -in un alberghetto di confine metà austriaco -e metà italiano e che però sembrava fatto apposta -per il caso loro, Pierino condusse la sua -sposa a Milano e a Venezia, a Genova e a -Pisa, prima di prendere la via di Roma. E, con -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -lo stesso ardore con cui un garibaldino può -mostrare ai nipoti su la camicia rossa le vecchie -medaglie delle guerre dell'indipendenza, -Pierino mostrava ad Eva i piccioni di piazza -San Marco e il caffè Cova a Milano, il traffico -del porto di Genova e la torre pendente -di Pisa. Eva dimostrava per quelle diverse bellezze -italiane — cieli azzurri e caffè eleganti, -vecchie chiese ed alberghi moderni, torri illustri -e cartoline illustrate di paesaggi napoletani -e siciliani — lo stesso irrefrenabile entusiasmo -che Pierino aveva per i valzer del repertorio -viennese. E, se Eva era fiera dei suoi -valzer, Pierino era fiero delle sue cartoline illustrate. -Nel giovanissimo <i>ménage</i> italo-austriaco -ognuno portava l'orgoglio più che legittimo -delle rispettive glorie nazionali. -</p> - -<p> -La dichiarazione di guerra tra Germania e -Austria da una parte e Francia e Russia dall'altra -li sorprese una sera, a Napoli, nell'<i>hall</i> -di un grande albergo, in estasi dinanzi ad una -tarantella sorrentina riesumata tre volte alla -settimana, dalle vecchie tradizioni locali, ad -uso e consumo dei <i>touristes</i> amanti di color -locale. Nel giornale che leggevano insieme febbrilmente -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -Pierino corse sùbito a vedere che -cosa faceva l'Italia ed ebbe la consolazione — poichè -il suo spirito era pacifico ed umanitario -ed al suo cuore di buon figliuolo la carneficina -della guerra faceva spavento — ebbe -la consolazione di veder che l'Italia rimaneva -neutrale. Da parte sua Eva non fu molto commossa -dal terribile annunzio: apparteneva ella -ad una schiatta guerriera ed ella aveva sùbito -trovato, come un giornalista viennese o berlinese, -prima ancora di leggere i giornali di -Berlino o di Vienna, l'alibi della innocenza tedesca: -terribile flagello la guerra, ma l'Austria -non l'aveva voluta: l'avevan voluta la Serbia -e la Russia. Del resto la guerra avrebbe avuto -breve durata. -</p> - -<p> -Eva pontificò sùbito fra i clienti neutrali -dell'<i>hôtel</i>: la Serbia sarà sùbito rimessa al suo -posto con uno scappellotto e l'occupazione di -Belgrado al primo colpo di cannone. Sùbito -dopo, sgominato il piccolo nemico del sud, l'intero -esercito austro-ungarico — sette od otto -milioni di uomini, signori e signore! — avrebbe -saldato la partita, in un sol giro di carte, -col nemico del Nord, con la Russia che ha -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -molti uomini ma non può armarli, che ha smisurati -territorii ma limitatissime ferrovie e quindi -l'assoluta impossibilità di una rapida e intera -mobilitazione. Dall'altra parte intanto la -Germania avrebbe pensato a dare alla tracotanza -francese la lezione che si meritava e se -Guglielmo I aveva nel '70 impiegato qualche -mese per arrivare a Parigi, nel 1914 l'Imperatore -Guglielmo II se la sarebbe sbrigata in due -settimane. E lì, davanti a un gruppo di italiani -attoniti, di neutrali soggiogati dalla visione -guerriera della strapotenza austro-tedesca, Eva -Kramer risolveva la guerra in quattro e quattr'otto, -come se manovrasse su un tavolino -due eserciti di soldatini di piombo. Poi cadde -dal tono eroico al tono elegiaco: aveva due -fratelli, uno avvocato di grido, l'altro gran medico, -tutt'e due militari, ufficiali, degli usseri -il primo, d'artiglieria il secondo. Poveri ragazzi! -Avevano l'uno e l'altro moglie e figliuoli. -Ma, con spartana fermezza, Eva concluse -che queste erano le necessarie abnegazioni -della guerra e che occorreva nell'ora della -prova aver coraggio e speranza. Tanta meravigliosa -energia rapì d'entusiasmo il suo piccolo -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -pubblico ed Eva approfittò di quel momento -propizio per levarsi e ritirarsi, scortata -da Pierino, nel suo appartamento, allontanandosi -con dietro una scìa d'ammirazioni e d'approvazioni. -«Che donne, sentiva dire, queste -tedesche.... Tutte d'un pezzo!». Sentiva anche -Pierino e rialzava fiero la fronte, nell'orgoglio -d'avere una moglie solida e ferma a -quel modo, una moglie infrangibile, come le -più belle bambole tedesche dei <i>bazars</i> di Norimberga. -</p> - -<p> -In ascensore Eva domandò: «E Hampfel?». -Pierino, che non aveva chiaramente -compreso la domanda, non seppe che cosa rispondere -e per prendere tempo e capire meglio -rinnovò a sua volta il punto interrogativo: -«Già, e Hampfel?». Ma sua moglie -chiarì la domanda: «Andrà alla guerra anche -lui?». Pierino si strinse nelle spalle strette e -attillate dello <i>smoking</i> e timidamente, senza -prendere posizione, mormorò: «È soldato....». -Ma Eva rispose: «No, non è soldato, Hampfel.... -Ora è diplomatico e per i diplomatici -c'è l'esenzione. Io dico che raggiungerà egualmente -la sua destinazione a Roma....» Parve -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -a Pierino di vedere negli occhi della moglie -il desiderio, l'ordine quasi di un consenso e, -docile, approvò: «Dico anch'io così....». -</p> - -<p> -Pel corridoio, raggiungendo le loro camere, -Eva ebbe bisogno ancora di rafforzare il suo -rassicurante convincimento: «Io dico che, specialmente -adesso, non possono lasciare l'Ambasciata -di Roma senza <i>attachè</i> militare.... È vero -che l'Italia è neutrale, ma anche i neutri -van sorvegliati....». E il <i>major</i> Hampfel fu -così la transizione per passare dalla questione -europea alla questione italiana. Su questa Eva -non aveva ancòra fermato il suo pensiero. Ma -ce lo fermò appena giunta in camera e, piantatasi -di fronte al marito, gli aprì gli occhi -negli occhi e gli sparò a bruciapelo la prima -revolverata polemica: -</p> - -<p> -— Ma, a proposito, perchè l'Italia è neutrale? -</p> - -<p> -Pierino, che si stava già sfilando lo <i>smoking</i>, -rimase con mezzo braccio nella manica -e mezzo fuori. Pin, pan.... Seguì la seconda revolverata: -</p> - -<p> -— Non c'è la Triplice Alleanza? -</p> - -<p> -Pierino stimò opportuno rinfilare la manica -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -e riprendere un atteggiamento corretto. Venivano -sul tappeto gravi questioni diplomatiche -e conveniva accoglierle in abito da cerimonia. -Pin, pan, pan.... Terzo colpo di revolver: -</p> - -<p> -— Non mi rispondi?... Come? Eravamo -in tre e a far la guerra non siamo più che -in due? -</p> - -<p> -Pierino si strinse nelle spalle: -</p> - -<p> -— Ma.... -</p> - -<p> -L'enigmatica risposta non persuase Eva -Kramer. -</p> - -<p> -— Ma un corno, mio caro.... -</p> - -<p> -E poi, senza pausa: -</p> - -<p> -— Chi è questo di San Giuliano? -</p> - -<p> -Pierino fu lieto di potersi precipitare a fornire -una risposta precisa: -</p> - -<p> -— È il ministro degli Esteri, disse. -</p> - -<p> -— Grazie tante, questo lo so, ribattè Eva. -Io ti domando che uomo è. -</p> - -<p> -— Abbastanza giovane, molto distinto. -</p> - -<p> -— Politicamente. -</p> - -<p> -— Sai, è senatore e al Senato i partiti politici -non son chiaramente segnati come alla -Camera. -</p> - -<p> -— Ti domando di dove è. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p> -— Ah, siciliano! -</p> - -<p> -— Ma di dove politicamente, ti ripeto... Di -che gruppo, di che tendenza.... Triplicista, antitriplicista? -</p> - -<p> -— Triplicista, diamine... In Italia siamo tutti -triplicisti. -</p> - -<p> -— Ma come la pensa? -</p> - -<p> -— Su questo non posso risponderti.... Sai, -è ministro. E i ministri i loro pensieri non li -comunicano a me. -</p> - -<p> -Eva scosse le spalle e s'allontanò per la -camera, con una smorfietta sprezzante, sino alla -finestra a guardare il mare e Posillipo sotto la -luna d'estate. -</p> - -<p> -— Non sei un gran politico, tu?... Pure sei -del paese di Machiavelli, di Cavour.... -</p> - -<p> -E aggiunse, senza misurar le distanze: -</p> - -<p> -— E di Giolitti! -</p> - -<p> -Tizio richiamò Caio. Il nome di Giolitti suggerì -un'altra domanda: -</p> - -<p> -— E Salandra? -</p> - -<p> -Pierino assunse un'aria profonda: -</p> - -<p> -— <i>Homo novus!</i> -</p> - -<p> -— Che vuol dire? -</p> - -<p> -— Lo chiaman così nei giornali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -Si persuase Eva che in fatto di informazioni -precise non c'era modo di cavar proprio -nulla da Pierino. Tornò quindi alla questione -generale. -</p> - -<p> -— Ma, insomma, come potete non far la -guerra, voi italiani? -</p> - -<p> -Pierino fu ebete e perentorio: -</p> - -<p> -— Non la facciamo. -</p> - -<p> -— È certo? -</p> - -<p> -— Lo dice la <i>Stefani</i>. -</p> - -<p> -— Chi è la <i>Stefani</i>? -</p> - -<p> -— Il Governo, spiegò Pierino nel suo solito -stato d'idee poco chiare. L'agenzia ufficiale. -</p> - -<p> -— Ho capito: la <i>Reuter</i>. -</p> - -<p> -L'ignoranza politica di Pierino si rivelò -intera: -</p> - -<p> -— Non la <i>Reuter</i>, la <i>Stefani</i>.... -</p> - -<p> -— <i>Reuter</i> o <i>Stefani</i> è la stessa cosa, ribattè -Eva. -</p> - -<p> -E Pierino, non persuaso ma docile, stringendosi -ancora nelle spalle: -</p> - -<p> -— Sarà.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<p> -Così al telefono come al <i>restaurant</i>, così -nelle tornate parlamentari come nelle discussioni -private, chi meno ottiene risposta dalla -signorina o dal cameriere, dal ministro o dall'interlocutore, -più si ostina a domandare. L'insistenza -è una delle più naturali abitudini dello -spirito dell'uomo e solo così si spiegano la -popolarità e la fortuna che accompagnano il -giuoco del lotto e l'estrazione di qualsiasi lotteria. -In una testa tedesca questa virtù dell'uomo -civilizzato diventa ancora più accentuata -e l'insistenza cambia nome, e prende quello di -caparbietà. In una testa come quella dell'ex-signorina -Kramer questo difetto tedesco diventava -ancor più accentuato, e la caparbietà cambiava -nome, e prendeva quello di testardaggine. -Così, per quanto Pierino eludesse le domande -precise, svicolasse nei mezzi termini, -battesse la campagna fra il sì ed il no, sua -moglie non si dava per vinta. Prima a Napoli, -poi a Roma quando furono installati al Grand -Hôtel in attesa di cercare un villino nei quartieri -eleganti, Eva Kramer, mattina e sera, sera -e mattina, assediava suo marito con innumerevoli -batterie di punti interrogativi. Perchè -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -l'Italia s'era dichiarata neutrale? Che -paese era mai questo che al momento del pericolo -abbandonava gli amici e dimenticava la -parola data? E che cosa erano dunque questi -italiani, cantastorie e menestrelli, che gridavano -per le vie di volere Trento e Trieste — a -Eva Kramer era capitato un giorno di dover -sentire anche questo! — e gridavano di voler -l'una e l'altra dopo aver cercato per trenta -anni, in un'alleanza, il più comodo alibi per -eliminare il pericolo ed eludere il dovere di -andarsele a pigliare? A furia di stringersi -nelle spalle Pierino s'assottigliava in modo da -far pietà. I suoi valzer erano muti al riguardo -delle curiosità di sua moglie. Le dava ragione -perchè non trovava argomenti per darle torto. -Nè i giornali potevano illuminarlo. Non usciva -che con sua moglie e in albergo non erano -ammessi che i giornali graditi al barone Macchio -e al principe di Bulow. In questi Pierino -cercava invano: non vi trovava che gli stessi -punti interrogativi di sua moglie. Diventava -per lui un'ossessione. Avrebbe voluto fermare -per via il primo passante e domandargli: -«Scusi, perchè l'Italia è rimasta neutrale?», -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -così come si può domandare, se avvenga di -aver dimenticato l'orologio a casa: «Scusi, sa -dirmi che ora è?». Tentò, un giorno che era -rimasto solo nell'<i>hall</i> dell'albergo ad aspettar -sua moglie che era salita a mutar vestito. -Chiese dei sigari ad un cameriere rasato, pelato, -levigato, roseo e tondo come una pallina -di bigliardo, che era assai cerimonioso e sembrava -molto affabile. Per propiziarselo, non -prese il resto delle cinque lire con cui aveva -pagato cinque sigari trabucos.... E, mentre il -cameriere gli tendeva l'accenditoio, Pierino sospirò, -tanto per cominciare: «Ah, questa benedetta -guerra....» E il cameriere, spegnendo -con lo stesso soffio la fiamma della candela e -l'entusiasmo di Pierino: «Ah, <i>oui, monsieur</i>. -Parto domani, richiamato alle armi.... <i>Je suis -allemand....</i>» -</p> - -<p> -Fu ancora peggio più tardi, quando Giolitti -cominciò a parlar di «parecchio» e Salandra -di «sacro egoismo», quando i giornali, anche -quelli cari alla politica tedesca e più triplicisti -della Triplice, tanto da nascere proprio -quando la Triplice moriva, cominciarono a parlare -di negoziati e di trattative a Londra e a -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -Vienna, di concessioni da una parte e dall'altra. -Ad ogni nuova notizia in proposito Eva -gli si piantava davanti col giornale in mano, -impugnato come se fosse una bandiera austriaca -sotto forma di giornale italiano, e cominciava -la filippica: -</p> - -<p> -— Ma come? Dopo aver stracciato un trattato -scientemente firmato (queste cacofonie provavano -che Eva, per quanto figliuola d'un delizioso -musicista, non aveva il minimo senso -dell'armonia nella prosa italiana) questi italiani -avrebbero anche osato d'impugnare le -armi, fedifraghi non solo ma briganti addirittura, -contro gli amici di ieri impegnati a tener -fronte per mare e per terra a mezzo orbe -terracqueo? E c'erano dimostrazioni per le -vie? Naturalissimo. L'oro francese.... La Massoneria.... -Ma contro la corruzione della piazza -che diceva la Camera, che faceva il Governo, -che pensava il Re? E se tutti fossero stati -così sconsigliati da volere la guerra contro -gli austro-tedeschi, che sarebbe accaduto? -Avrebbe Pierino preso un fucile e sparato -contro il <i>major</i> Hampfel, contro i suoi cognati, -magari in caso di leva in massa contro suo -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -suocero, per chiudere ai soldati austriaci la -via di Milano o, peggio ancora e orribile a -dirsi, per aprire ai soldati italiani la via di -Vienna? -</p> - -<p> -A questi ultimi punti interrogativi Pierino -esultava. Traeva di tasca il suo foglio di congedo -assoluto. Non solo era soldato di terza -categoria, ma anche nella terza categoria era -riformato per deficienza toracica. «Ma ti possono -rivedere. Il torace è cresciuto» obbiettava -Eva. Ma Pierino era rassicurato e rassicurante: -«Non c'è pericolo. Non rivedrebbero -i riformati.... Abbiamo tanti uomini, noi.... Non -siamo mica la Francia.... Noi facciamo figliuoli...» -E si guardava attorno con fierezza, come -se avesse lì, sul tappeto, un paio di dozzine di -rampolli.... Ma rispondere agli altri punti interrogativi -era più difficile. E poichè non sapeva -come giustificar quella corrente che si -formava nel paese si mise a negare addirittura -che la corrente ci fosse. E una sera diceva -ad Eva: -</p> - -<p> -— Mia cara Eva, puoi dormire i tuoi sonni -tranquilli. Siamo neutrali, è vero, purtroppo -è vero, ma non per questo non rimaniamo, se -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -non proprio alleati, certo vostri sinceri amici. -Ad allearci di nuovo penseremo poi, dopo la -guerra, quando voi avrete vinto, poichè voi -non potete che vincere — e l'Italia lo sa. Che -vuoi, mia cara? Noi italiani siamo fatti così. -Alleati in pace, ma in guerra no. Non potevamo -fare altrimenti. Siamo piccini, noi, Giolitti -ci ha traditi, i cannoni non li abbiamo, i soldati -sono nudi come Dio li ha fatti, le finanze -sono esauste e la guerra, la nostra guerricciola -di Libia, che voi tanto buoni ci avete permesso -di fare, ci ha addirittura sfiancati. Ah, lo -dicono tutti! Se fossimo stati forti, se avessimo -avuto un esercito, se l'Inghilterra avesse -potuto non bombardarci le nostre città marittime, -saremmo stati con voi e San Giuliano -allora o adesso Sonnino avrebbero già mandato -i nostri bei bersaglieri — carini, è vero, -con quelle piume?... — a coprirsi di gloria, -di gloria prussiana al posto che i vostri Stati -Maggiori, bontà loro, avevano già assegnato ai -nostri due milioncini di uomini.... Ma non è -stato possibile e dobbiamo rimanere così, a -guardare.... Non credere a quelli che strepitano -per far la guerra. Son gli scamiciati dei -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -giornali democratici cui nessuno dà retta, son -gli sbarbatelli delle scuole che cantano l'Inno -di Mameli tanto per esercitare i polmoni nell'età -dello sviluppo!... -</p> - -<p> -E un'altra sera diceva ad Eva: -</p> - -<p> -— Noi siamo gente seria, cara, che sappiamo -fare i nostri calcoli e i nostri affari, -che sappiamo che cosa valga la Germania e -quanto l'amicizia dell'Austria serva a garentire -il nostro avvenire.... Ma tu sul serio ci credi -alla storiella di Trieste e di Trento? Si vede -proprio che sei austriaca.... In Italia, non ci -crede nessuno.... Ma se i trentini e i triestini -devono a voi la loro prosperità, il loro benessere -presente, passato e futuro.... Con noi — l'ho -letto ieri in un giornale che ti ho messo -da parte — Trieste non diventerebbe che un'anticamera -di Venezia. E ti par mai possibile -che chi sta comodamente in salotto preferisca -d'andare in anticamera solo perchè il salotto -è tapezzato di giallo e di nero, mentre l'anticamera -è tapezzata di bianco rosso e verde?... -Io dico sì.... Ma un po' di senso comune.... -</p> - -<p> -— Lo dico anch'io...., rispondeva Eva riconciliata. -Ma con questi esaltati! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -</p> - -<p> -— Son pochi, ribatteva Pierino. -</p> - -<p> -— Lo so. E aggiungerò: fortunatamente -per voi! -</p> - -<p> -I francesi dicono: <i>qui se rassemble s'assemble</i>. -La stessa cosa dicono gli italiani, con -veste più plebea: «Chi s'assomiglia, si piglia!» -Son verità di sapienza latina, ma controllabili -anche su nature tedesche, poichè nell'<i>hall</i> -del Grand Hôtel tre o quattro coppie di -mogli austriache o tedesche e di mariti italiani -s'erano annusate, riconosciute, avvicinate, alleate -in una lega offensiva e difensiva. Una -sera un amico disse a Pierino, dopo averlo invitato -ad attraversar la strada e ad andare a -prendere un tè da Latour e dopo essersi sentito -rispondere che non poteva assolutamente -allontanarsi dall'albergo: -</p> - -<p> -— Ah, già, è vero.... Tu sei della compagnia -dei mariti col <i>von</i>... -</p> - -<p> -Capiva poco, Pierino, ma quella la capì. -Tentò di essere impertinente e di ribattere, ma -non trovò che questo: -</p> - -<p> -— E tu? -</p> - -<p> -— Ah, io sono, fece l'amico, di una compagnia -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -molto più divertente: quella di «Moglie -e buoi dei paesi tuoi!». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -«Paesi tuoi.... Paesi tuoi...», brontolava -Pierino. O perchè se nel matrimonio la moglie -prendeva il nome del marito, questo, per rendere -l'attenzione, non poteva prendere il paese -della moglie? L'essere umano non è legato a -vita al proprio nome, quando nasce donna. -Perchè dovrebbe essere legato a vita al proprio -paese, quando nasce uomo? In fondo, a -poco a poco si sentiva diventare viennese sul -serio, per virtù anche di quei fenomeni di mimetismo -che nella vita coniugale modificano -a poco a poco il coniuge più malleabile sullo -stampo di quello più resistente. Perdeva lentamente -i suoi connotati nazionali e questa -perdita progressiva non gli toglieva nè un'oncia -d'appetito nè un minuto di sonno. Perdeva -a poco a poco il suo nome senza che la sua -posta andasse per questo smarrita. Aveva osservato -questa seconda perdita a poco alla -volta su i biglietti da visita di sua moglie, i -quali all'indomani del matrimonio dicevano: -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -«<i>Madame</i> Balla»; due mesi dopo: «<i>Madame</i> -Balla-Kramer» e quattro mesi dopo: «<i>Madame</i> -Kramer-Balla». Dinanzi alla meraviglia che -Pierino, tuttavia senza fiatare, aveva manifestato -per quest'ultima redazione, la signora -Eva aveva creduto opportuno rendere responsabile -la sbadataggine del litografo. Aveva -cambiato biglietti; ma l'errore era accaduto lo -stesso. Aveva cambiato litografo; peggio che -mai. Era un'invincibile idiosincrasia dei litografi, -di tutti i litografi romani, i quali se potevano -ammettere che Kramer balla non potevano -assolutamente riconoscere che balla Kramer. -E che fosse veramente la signora Kramer -a far ballare il marito come voleva, si persuase -Pierino, un giorno, quando il suo sguardo -cadde su un biglietto da visita che Eva -aveva estratto dal suo portafoglio e passato -al marito perchè lo rimettesse allo <i>chauffeur</i>. -C'era scritto su non più solo: «<i>Madame</i> Kramer-Balla» -ma addirittura: «<i>Monsieur et Madame</i> -Kramer-Balla». E si sentì, Pierino, più -viennese, più irreparabilmente e docilmente -viennese che mai, nel ritrovarsi così molto più -Kramer e molto meno Balla di quanto fosse -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -stato fino allora agli effetti, del resto puramente -convenzionali, dello Stato Civile. -</p> - -<p> -Ma si sentiva anche, di tanto in tanto, ancòra -un po' italiano. Vecchia abitudine difficile -a sradicarsi, piccola aspirazione segreta del -prigioniero che adora la sua prigione e il suo -carceriere ma che tuttavia, nei giorni di bel -tempo, anela un po' di azzurro non ritagliato -a quadratini dalle inferriate.... Coincidevano, -questi aneliti, con certe giornate di tempesta -che scuotevano Roma d'un singolare vento -d'entusiasmo. L'Austria concedeva tanto poco -che anche tra quel poco del «nulla» di Burian -e il poco del «parecchio» di Giolitti, -c'era un abisso. D'Annunzio parlava dai quattro -punti cardinali della città, dovunque c'era -una finestra o un balcone. Giolitti rimaneva -in casa per forza maggiore. Salandra si dimetteva -e due giorni dopo ritornava al potere. -Non era ancòra la guerra, ma era già, lo dicevano -anche i giornali triplicisti, il popolo -che voleva la guerra. E proprio quel giorno, -mentre, verso sera, nella loro automobile, <i>monsieur -et madame</i> Kramer-Balla tornavano all'albergo, -una dimostrazione saliva al Quirinale -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -cantando inni patriottici, agitando bandiere, acclamando -al Re, all'Esercito, alla guerra. Venendo -su da Magnanapoli, l'automobile di Eva e di -Pierino aveva infilato via Venti Settembre; ma -poco dopo aveva dovuto arrestarsi poichè era -venuta proprio a dar di cozzo nella dimostrazione -che saliva al Quirinale. Non ostante i ripetuti -e nervosi ordini telefonici di Eva, lo -<i>chauffeur</i> aveva dovuto farsi da un lato della -via ad aspettar che la folla passasse. Senza -fiatare, con la piccola grinta chiusa come una -serratura di sicurezza, Eva s'era rincantucciata -nel suo angolo, volgendo le spalle al corteo e -con gli occhi fissi sul panorama poco suggestivo -dell'intonaco giallo d'un palazzo. Pierino -guardava dall'altra parte fuori dai cristalli. -Passava gente e gente, gente seria e -gente allegra, gente vecchia e gente giovane, -gente ricca e gente povera. Passavano bandiere -italiane, francesi, inglesi, russe, belghe. -Echeggiavano inni su inni: l'inno Nazionale, -quello di Garibaldi, quello di Mameli. <i>Monsieur</i> -Kramer-Balla ritrovava, sott'il marito, un -po' di Pierino Balla senza moglie. Non osava -mostrarlo, ma si sentiva intenerire. Per la -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -prima volta Roma gli sembrava, se non più -bella di Vienna, almeno quasi bella come -Vienna. Per la prima volta, all'udire quei canti, -ammetteva che ci potesse essere un po' di musica -bella anche al di fuori dei valzer viennesi. -Per la prima volta, confusamente, in -fondo a sè stesso, sentiva un po' di solidarietà -con tutta quella gente che passava, che -urlava, che acclamava, che s'esaltava. Guardò -l'orologio posto nella vettura dinanzi a lui: -eran lì da venti minuti. Eva continuava a studiar -l'intonaco, a sinistra; a destra, il corteo -continuava a sfilare. Ce ne fu ancora per mezz'ora. -E ancora bandiere, e ancora canti, e ancora -gente, gente seria e gente allegra, gente -vecchia e gente giovane, gente povera e gente -ricca. E finalmente, quando la folla cominciò -un po' a diradare, lo <i>chauffeur</i> rimise la mano -su le leve, diede due o tre segnali di tromba -per farsi largo. Solo allora, mentre la <i>limousine</i> -si muoveva strombettando tra la folla più -rada, Eva degnò volgere su questa uno sguardo -commiserevole e, con un tono di profondo disprezzo, -lasciò cadere dalle labbra sottili e -chiuse due sole parole: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -— Quattro straccioni! -</p> - -<p> -Pierino riguardò l'orologio. Erano stati fermi -cinquanta minuti a veder passare gente e -calcolando un paio di migliaia di persone -al minuto.... Non osò tuttavia contraddire sua -moglie, e, conciliativo come sempre, mentre -l'automobile riprendeva la corsa per la via libera -verso il Grand Hôtel, osò riflettere, esclusivamente -per suo uso e consumo, ancora mezzo -austriaco: -</p> - -<p> -— Saran straccioni.... Non dico di no.... -</p> - -<p> -E aggiungere, già mezzo italiano: -</p> - -<p> -— Ma eran però più di quattro! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<h2>IV. -<span class="smaller">IL «VALZER DELLA MORTE»</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -C'è gente che non riesce a sopprimere ma -riesce almeno a ritardare i dispiaceri e per cui -una situazione finanziaria non è allarmante se -non quando il fallimento è già dichiarato, per -cui un malato non è grave se non quando è -già bell'e morto. Appartenevano a questa felice -categoria di persone anche il <i>ménage</i> Kramer — Balla -o Balla — Kramer che dir si voglia -e gli altri cinque o sei <i>ménages</i> italo-austriaci -o italo-tedeschi che facevan loro corona ogni -giorno al Grand Hôtel, all'ora del tè, all'ora -di pranzo e la sera dopo pranzo. Le mogli austriache -fidavano, per aver ragione di ritardare -il grosso dispiacere che si preparava, in quattro -cose: nell'abilità del barone Macchio, nella -bacchetta magica del principe di Bulow, nell'onnipotenza -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -dittatoriale dell'onorevole Giolitti -e sopratutto nel profondo, irremovibile amor -della pace che caratterizzava questa bella e -cara Italia così ricca di canzoni e così povera -di cannoni. I mariti italiani delle mogli austriache -avevano, per il loro ottimismo, due -soli punti d'appoggio invece di quattro, poichè -sapevano che Giolitti cadeva purtroppo -ogni giorno più in disgrazia e che ogni giorno -più l'Italia pensava, almeno per il momento, -con marcata preferenza, ai cannoni che non -alle canzoni. Rimanevano tuttavia, a sostenerli, -i due puntelli diplomatici: l'abilità del barone -Macchio, incommensurabile nel senso che non -si può misurare ciò che non si conosce, e la -bacchetta magica del principe di Bulow che -aveva operati ben altri miracoli di quello di -far rimanere ancora l'Italia neutrale. Pierino -parlava per tutti: «Sentite.... Sarà.... Ma finchè -Bulow sarà a Roma, io alla guerra non ci -credo...» E un'altra sera: «Ma vi par possibile -che un uomo come Bulow veniva a giuocare -qui la partita finale della sua gloriosa -carriera senza aver prima partita vinta in mano?...» -Poi c'erano le piccole speranze supplementari -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -degli altri mariti: «Ho notizie certe, -sapete. Il Re la guerra non la vuole assolutamente....» -E un'altra volta: «E i socialisti -ufficiali? Vi pare che un governo possa -affrontare l'incognita della mobilitazione sotto -la minaccia dei socialisti ufficiali e del <i>Worwaerths</i>?...» -Una moglie tedesca interrompeva -il marito: «Il <i>Worwaerths</i>?...» E il marito che -s'era sbagliato, tant'era oramai l'abitudine di -pensar tedesco: «Oh, scusa, cara, volevo dire -l'<i>Avanti</i>!» -</p> - -<p> -Tutt'i fisiologi hanno osservato il fenomeno -per cui nelle malattie mortali un miglioramento -sensibilissimo si pronuncia poche ore prima -della morte. E' l'ultima reazione della vita, è -la suprema resistenza del temperamento contro -il male, l'ultima breve vittoria dei bacterii tutori -della vita contro l'orda crescente dei bacterii -preparatori della morte. Questa miglioria sensibilissima -si produsse anche nell'animo del -<i>ménage</i> Kramer-Balla e degli altri <i>ménages</i> -italo-austriaci o italo-tedeschi. Il Re non aveva -presenziato la cerimonia allo Scoglio di Quarta: -buon segno. La maggioranza giolittiana -s'agitava burrascosamente in una crisi di neutralismo -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -aperto dopo un lungo travaglio di neutralismo -larvato: ottimo sintomo. Le visite di -Bulow e di Macchio alla Consulta si facevano -sempre più fitte: presagio eccellente. Una sera -Pierino, all'ora di pranzo, scendendo tutto lucido -e incravattato e impomatato e incaramellato -e profumato e levigato nel suo <i>smoking</i> -irreprensibile tagliato e cucito dal primo sarto -di Vienna, corse incontro a sua moglie e ai -suoi amici, col viso giubilante, annunziando -da lontano con le mani nell'aria ch'era messaggero — messaggero, -cioè, no, chè questo -era il nome d'un troppo odiato giornale interventista — ch'era -foriero di una grande notizia -e che aveva su le labbra sorridenti, se è -possibile esprimersi così, la chiave della situazione. -«Grandi notizie!» disse quando fu vicino -alla moglie, alle altre mogli e agli altri -mariti: «Grandi notizie: la guerra non si fa... -Sono stato al <i>garage</i>....» Gli altri lo guardarono -diffidenti, chè è lecito anche a persone -intelligenti non vedere a prima vista quale -stretto nesso sia possibile tra una guerra che -si fa o non si fa e la visita d'un giovane signore -al <i>garage</i> dov'è custodita la sua automobile -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -per pagare un conto d'olio extradenso -e di benzina 710-720. Ma Pierino spiegava: -«Sono stato al <i>garage</i>. Accanto alla nostra -vettura era una nuova <i>limousine</i>, bellissima, -di marca tedesca, una Mercedes. Ho chiesto di -chi fosse, perchè sugli sportelli avevo veduto -la corona principesca. E figuratevi la mia meraviglia -quando mi son sentito rispondere ch'era -del principe di Bulow. L'ha mandata per far -ridipingere la carrozzeria. Che volete? Mi s'è -gonfiato il cuore come un mantice... La guerra, -è certo, non si fa più. Vi pare possibile che -l'ambasciatore farebbe ridipingere la sua automobile -se sapesse di doversene andare?...» -Qualcuno, timido, per essere rassicurato, obbiettò: -«Può darsi che sia costretto ad andarsene -senza che ora sappia di doversene andare. Sempre -così, nella vita: quand'uno meno se lo aspetta...» -Ma Pierino scosse le spalle e, con -un sorriso superiore d'uomo bene informato e -che non teme smentite, esclamò: «E il colore?» -Gli altri lo guardarono un'altra volta -sbalorditi: «Che c'entra il colore? Quale colore?» -E Pierino, trionfante: «Il colore della -carrozzeria, cari miei! Era nera con ruote gialle: -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -colori austriaci, colori insomma tedeschi. -E ora sapete come Bulow ha dato ordine di -ridipingerla? Verdone e ruote bianche.... E su -gli sportelli, cari miei, su gli sportelli anche -una leggera filettatura rossa. Colori italiani, -cari amici, colori italiani: il rosso è poco, appena -un filo, su lo sportello, ma anche quel -poco basta a far la bandiera.... Volete prove -più prove di queste?» E, dopo una pausa, -preparando l'effetto: «Cari miei, si vede che -Bulow già prevede il giorno in cui, concluso -l'accordo, uscirà trionfante per le vie di Roma, -con quell'automobile. Quell'automobile, per me, -è più rassicurante ancora di tutte le argomentazioni -di Cirmeni: dice chiaro e tondo che la -Triplice sarà rinnovata». E abbassando la voce, -perchè le sue parole diventavano sempre più -gravi pei destini d'Europa, Pierino aggiunse -ancora: «Io ho voluto anche sapere chi avesse -scelto quei colori per l'automobile. Pensavo -potesse essere la principessa, che è italiana. Ma -mi hanno assicurato che il verde, il bianco e -anche il rosso erano stati scelti, a Villa Malta, -proprio stamattina, dal principe in persona, -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -sul campionario dove ci son le vernici di tutt'i -colori...». -</p> - -<p> -Pranzarono di buonumore, quella sera. Anzi -i cinque o sei <i>ménages</i> lasciarono i tavolinetti -a due posti e s'adunarono a una grande tavola -centrale ch'era stata preparata per un pranzo, -rimandato all'ultima ora, d'ufficiali inglesi e -francesi in missione in Italia e invitati dai loro -commilitoni italiani. -</p> - -<p> -La decorazione della tavola, con una serie -d'innumerevoli vasettini allineati tutt'in fila, incrociava -una serie di bandierine italiane con -garofanetti bianchi e rossi e foglie di verdura -e una serie di bandierine francesi con <i>bluets</i>, -piccoli geranii e roselline bianche; e, in mezzo -alla tavola, un vaso più grande conteneva garofani -rossi e piccole azzurre azalee e su queste -certe striscioline di margheritine italiane in modo -che, volendo, si poteva anche avere una vaga -reminiscenza della bandiera inglese. Nemmeno -se quella fosse stata la sera della pace universale -una decorazione floreale come quella -sarebbe apparsa tollerabile alle esuberanze -patriottiche delle signore austriache e tedesche -e alle cautele coniugali e nazionali dei -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -loro mariti italiani. D'altra parte non c'erano -altre tavole libere, nè senza provocare -un piccolo scandalo di cattivo gusto era possibile -far smontare quella decorazione preparata -per il pranzo degli ufficiali francesi, inglesi -e italiani. Per fortuna Eva Kramer adocchiò -in un angolo della sala un bel girasole e -ordinò sùbito a un <i>commis</i> di portarlo nel bel -mezzo della loro tavola perchè fra tanti colori -d'alleati o di presunti alleati ci fosse anche, -su la loro tavola, un po' di giallo austro-tedesco. -</p> - -<p> -Conobbe, quella sera, Pierino, la gloria dei -grandi profeti e di <i>madame</i> de Thèbes. Un -amico, verso le undici, raggiungendoli nel <i>foyer</i> -del Grand Hôtel mentre tutti a una voce riesaminavano -per l'ennesima volta gl'inestimabili -beni d'una rinnovata amicizia italo-austro-tedesca, -portò la notizia, l'inaspettata notizia: -«Il Gabinetto Salandra era dimissionario». La -scena, anzi, era stata drammaticissima: Salandra -era stato sempre incerto fra la guerra e -la pace, più incline forse, per pacifico temperamento -di meridionale, verso questa che verso -quella. Il mezzo sangue inglese di Sonnino -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -era invece causa di tutto: voleva la guerra a -qualunque costo e per quanto Bulow e Macchio -s'affannassero a portare alla Consulta ogni -mattina nuovi doni territoriali, economici e politici, -Sonnino, col suo mutismo scontroso, riduceva -quei poveri ambasciatori a domandarsi -che cosa altro potevano ancora offrirgli se non -addirittura Vienna e la nomina di Francesco -Giuseppe, bell'anima, a prefetto della centesima -provincia del Regno d'Italia. Ma il Re messo -in guardia da Bulow, il quale era andato -a Palazzo senza tanti complimenti e aveva aperto -la porta di Sua Maestà senza neppure farsi annunziare -per dirgli che Sonnino, venduto o almeno -affittato allo straniero, non gli aveva detto -che cosa realmente lui e Macchio offrivano con -tenerissimo cuore alla bella e cara Italia, il Re, -aveva posto a Salandra il dilemma: «O via Sonnino, -o via io!» Tra Sonnino e Salandra, in un -Consiglio di Ministri ch'era stato terrificante, -erano corse parole gravi e vie di fatto fortunatamente -leggere. Dopo di che Salandra era tornato -dal Sovrano e gli aveva detto: «Poichè -Sonnino non vuole a nessun costo andarsene, -Maestà, ce ne andiamo tutti...» Fin qui le notizie -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -certe, sicure, di fonte indiscutibile! «E ora?» -domandavano, raggianti, le signore austriache e -tedesche. «E ora, rispondevano i mariti con -l'aria di chi si è tolto finalmente un grave -peso di sopra lo stomaco, ora, diamine, torna -Giolitti e l'accordo è firmato in quarantott'ore!» -Volle, per tanta gioia, Eva Kramer-Balla, che -si stappassero alcune bottiglie di sciampagna, -di marca francese, purtroppo poichè i gas tedeschi -sono più utilmente adoperati per la -guerra che non per il vino. E con un brindisi -alla vittoria austro-tedesca e alla neutralità italiana, -la pace coniugale dei sei <i>ménages</i> italo-austriaci -fu patriotticamente sugellata dalla -ceralacca di belle labbra femminili che col loro -carminio naturale o artificiale invitavano a imprimervi -sopra, in un bacio, il dolce bollo dell'autorità -maritale. Eva Kramer fece di più: -non solo offrì la ceralacca ma volle che vi fosse -impresso, lì, d'innanzi a tutti, il sigillo addirittura. -E quando fu bene impresso disse a -Pierino in tedesco: «<i>Ich liebe!</i>» che val -quanto dire in italiano: «Ti amo!» E l'amato -giovane andava in giro per il gruppo dei <i>ménages</i> -italo-austriaci: «Ve l'avevo detto io?... -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -La verniciatura... Ve lo avevo detto io? Il colore -dell'automobile...» Che se non ci avesse -pensato lui a ricordare le sua profezia nessuno -se ne sarebbe dato premura. La gloria dei profondi -profeti, dei grandi scrittori e dei più famosi -tenori è purtroppo fatta così: devono -annaffiarsela personalmente tutt'i giorni. Guai -al profeta, guai allo scrittore, guai al tenore -che dieci o venti volte al giorno non ferma -gli amici per istrada esclamando con un sorriso: -«Eh? Come son grande?» -</p> - -<p> -Le grandi gioie ripugnano all'immobilità. -L'uomo veramente felice s'agita, si dimena, -muove le braccia e le gambe, non può rimanere -nel luogo ove la felicità fu incontrata ed -ha bisogno di portare questa felicità in giro -per il mondo, per la città, o almeno per la -casa, almeno per le stanze, cerca di farla -vedere a tutti, di farla invidiare, poichè, diceva -un filosofo pessimista, non v'ha felicità senza -infelicità altrui, come non v'ha luce senza contrasto -di ombre. I cinque o sei <i>ménages</i> italo-austriaci -uscirono così dal Grand Hôtel verso -mezzanotte e saliti nelle loro automobili portarono -la loro felicità in giro per le vie di -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -Roma deserte a quell'ora. Suonavano, nel gran -silenzio della città notturna, le grida dei rivenditori -di giornali che annunziavano le quinte -edizioni con le dimissioni di Salandra. Gli -<i>chauffeurs</i> avevano avuto ordine di discendere -al Corso e al Caffè Aragno, cuore e polmoni -della vita romana, per le vie Boncompagni -e Ludovisi. Ma, giunti all'altezza di Villa Malta, -dovettero sostare dinanzi ai cordoni di -soldati che sbarravano Capo le Case per proteggere -i sonni dell'ambasciatore tedesco. Un -caporaletto vietò il passaggio delle tre <i>limousines</i> -attraverso i soldati. Ma un ufficiale, un -bell'ufficiale dei bersaglieri, accorse alle leggere -proteste delle belle signore e diede ordine -ai soldati di lasciar libero il passaggio. -Così il cordone s'aprì e i bersaglieri che non -dovevano fare la guerra fecero ala al corteo -dei cinque o sei <i>ménages</i> italo-austriaci tripudianti -d'amor patrio. E la gioia rende così -indulgenti che Eva Kramer-Balla, guardando -il bell'ufficiale dei bersaglieri, disse al marito -suo e agli altri mariti italiani delle sue connazionali: -«Avete, in verità, dei gran bei soldati!». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<p> -Più giù, al Corso, trovarono un po' di gente: -giornalisti, deputati, nottambuli d'ogni qualità. -Leggevano i giornali, discutevano ad alta -voce. Il caffè Aragno era chiuso poichè anche -quella sera le contese cortesi tra neutralisti e -interventisti avevano mandato in frantumi una -grossa specchiera, lieta del resto di quella fine, -tanto era da dieci mesi stanca di riflettere -il commovente spettacolo della concordia dei -popoli. Non discesero dalle automobili. Rimasero -lì, a guardare, ad ascoltare. Laggiù, in -fondo, verso piazza Colonna, altri cordoni di -soldati, granatieri questi — gran bei soldati, -gran bei soldati, in verità! — proteggevano, -inquadrando di baionette palazzo Chigi, i sonni -del barone Macchio. Sul marciapiede buio -d'Aragno un deputato siciliano, principe e socialista, -tuonava focose invettive: «Faremo i -conti con tutti... Oramai siamo all'<i>aut aut</i>: o -la guerra o la rivoluzione!» Altri intorno a -lui gridavano: — «Sì, sì, la rivoluzione, la -rivoluzione.....» — Altri ancora gridavano un -po' più in là: «Salandra non deve andarsene.... -Giolitti non deve tornare...» E il ritornello, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -basso, alto, vicino, lontano, insisteva: -«La rivoluzione! La rivoluzione!». -</p> - -<p> -Alle Termopili eran solamente trecento ma -bastarono a fare una bronzea pagina della storia -del mondo. Quei cinquanta nottambuli potevano -bastare a fare una rivoluzione da Aragno? -Avevan l'aria di crederlo. Eva, a guardarli, -ne dubitava.... E Pierino, che nella sua -gloria di profeta e nella sua gioia di marito -sentiva anche di diventar spiritoso, disse: «E -perchè no? Hanno anche questi Leonida con -loro...» Ma poichè i nomi di battesimo dei -deputati italiani non sono ancora materia obbligatoria -di studio nelle scuole austro-tedesche -le signore guardarono interrogativamente Pierino -il quale aggiunse, cortesemente, per riparare -le lacune della <i>Kultur</i> germanica: «Già, -Leonida Bissolati....». -</p> - -<p> -Tornò a casa, Eva Kramer, persuasa che -la rivoluzione preannunziata dal deputato siciliano -sul marciapiede d'Aragno non prometteva -di essere, almeno fin dal primo momento, terribile -quanto la rivoluzione francese. E così -dormì pacificamente la sua prima notte di neutralità -finalmente e dopo tante pene assicurata. -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -Poichè v'ha un singolare piacere a ricordarsi -dei pericoli quando sono passati, Eva Kramer -dovette, nel tepore delle lenzuola, sognare i soldati -d'Italia e il bel tenente dei bersaglieri. Infatti -Pierino che, senza badarci, nella gioia di -quella serata aveva bevuto una tazza di caffè la -quale bastava a togliergli il sonno almeno per -due o tre ore, sentiva Eva nel sonno, con languidi -sospiri e voce commossa, ripetere dì -tanto in tanto: «Bei soldati, in verità, bei soldati!» -</p> - -<p> -Le grandi felicità sono anche brevi. Il destino -non assegna a ogni cuore che una precisa -razione di gioia e il cuore che la consuma -in grande quantità si condanna a subire -un'implacabile legge: quella che proporziona -la durata al consumo. Dopo un solo giorno di -bene infatti, un pomeriggio, mentre prendevano -il tè nel salotto di Eva Kramer, i <i>ménages</i> triplicisti -furono chiamati alla finestra da uno -scalpiccìo di passi e da un basso coro di voci -cavernose. Scendeva da via Venti Settembre -e si dirigeva verso Via Nazionale una forte -colonna d'uomini in prevalenza borghesi che -marciavano a passo cadenzato brontolando a -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -coro e scandendo le sillabe: «Mor-te-a-Gio-lit-ti! -Mor-te-a-Gio-lit-ti!» E la stessa -sera, mentre giuocavano a <i>poker</i>, ricevettero -altre notizie allarmanti: al Costanzi, dove si -doveva onestamente rappresentare un'inoffensiva -<i>Figlia del Tamburo Maggiore</i>, Gabriele -d'Annunzio aveva denunziato da un palco all'ira -popolare i traditori della patria e aveva letto, -applaudito anche dai carabinieri di guardia, -una sua ode contro Francesco Giuseppe. Fuori -del teatro intanto la folla gridava come ossessionata: -«Guerra! Guerra!» e voleva raggiungere -la casa di Giolitti, levar dal suo letto e -trascinare per le vie il corpo dell'odiato Dittatore -di ieri. Nelle vie attorno alla casa dell'ex-presidente -i dimostranti si battevano di su -le barricate dopo avere spento a sassate le -lampade elettriche. E, ahimè, orribile a dirsi, -anche l'esercito passava alla rivoluzione. «In -via Nazionale, raccontava uno dei mariti esterrefatto, -in via Nazionale, figuratevi, un capitano -di cavalleria è stato invitato da un commissario -di polizia a caricare i dimostranti... -Ma il capitano ha sfacciatamente rifiutato affermando -che i suoi uomini erano, sì, pronti a -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -marciare contro il nemico, ma non a caricare -i fratelli...» -</p> - -<p> -Quando ebbero commentato gli avvenimenti, -quando ebbero veduto le vie sfollarsi e gli -squadroni di cavalleria tornare in caserma — oh, -dopo tutto, dopo tutto soldati come tutti -gli altri e niente, proprio niente d'eccezionale... — Pierino -Balla italiano <i>malgrè lui</i>, ritrovatosi -solo in camera da letto con sua moglie -dovette fare i conti con Eva Kramer austriaca -<i>malgrè tout</i>. «Ma insomma che succede? Che -cosa fate? Che fa il Re? Che fa la Camera? -Dove si va?» Pierino tentò di essere ancora -rassicurante: «Non t'allarmare. Vedrai...» E la -moglie: «Vedrò?... Che cosa altro devo vedere?... -Ah sì? Ti pare ancora che non basti?... -Entrano nella Camera, assalgono per via e su -i tramvai gli ex-ministri, assediano la casa di -Giolitti, fanno le barricate... Che altro devo -vedere? In Austria, a quest'ora, quanti avrebbero -già pagate care queste buffonate!...» Pierino -tentò di spiegare: «Sai, in Austria, voi -avete la forca...» Ed Eva saltò su inviperita: -«Vorresti forse farcene rimprovero?» E Pierino, -impaurito e docile: «Ma no, cara, lodarvene...» -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -Ma Eva Kramer, nell'impeto, commise -una <i>gaffe</i>: «L'avete avuta anche voi, -in Italia...» E Pierino, senza volerlo, ebbe una -risposta felice: «Sì, cara, ma era la vostra.» -Eva, intanto, s'era svestita e avvolta in una -rosea camicia da notte di seta s'introduceva -fra le lenzuola. Con cinque parole concluse le -sue impressioni di quella sera: «È la rivoluzione -sul serio!...». Non seppe, Pierino, se -era il caso di illuderla ancora o di prepararla -pian piano agli eventi. Nel dubbio accese una -sigaretta e infilò il pigiama. Poi, quando fu a -letto, credette doveroso allungare verso la camicia -di seta di sua moglie — qui si parla -del contenente per il contenuto — un tentativo -d'abbraccio. Ma fu violentemente respinto -da un piede ribelle che rimise debitamente le -cose al loro posto: l'Austria da una parte, -imbronciata, e l'Italia, mortificata, dall'altra. -</p> - -<p> -Poichè i popoli dormono da più di un anno, -ogni notte, le loro otto o nove ore filate -su lo spettacolo della più tremenda guerra -della storia, Eva Kramer non poteva non dormire -dieci ore su lo spettacolo — semplice -prova generale, del resto — d'una rivoluzioncella -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -da nulla, d'una rivoluzioncella da ridere, -d'una rivoluzioncella insomma italiana, ed era -detto tutto. Del resto, col coraggio della disperazione, -a mano a mano che gli eventi precipitavano, -Eva Kramer se ne infischiava sempre -più. Tanto che l'indomani, nel pomeriggio, -la notizia del nuovo incarico a Salandra la lasciò -perfettamente tranquilla a discuter di vestiti -dalla sua sarta dove la notizia, col sopraggiungere -di Pierino trafelato e commosso, -gli era stata cautamente somministrata. Nè -meno tranquilla la lasciarono gli avvenimenti -successivi: la convocazione della Camera, l'annunzio -che il barone e il principe preparavano -i bauli, le voci di mobilitazione generale che -correvano di ora in ora. Era la guerra? Proprio -la guerra? Questo non era ancora assolutamente -sicuro. «Del resto, diceva Eva al -marito ridendo d'un sorriso sforzato e nervoso, -del resto hai voluto la guerra contro di noi? -E goditela, la guerra! Contro di noi, vedrai, -ti romperai le corna...» Pierino osò obiettare -che la guerra, lui, proprio lui non l'aveva affatto -voluta, e che aveva la coscienza tranquilla. -«E in quanto alle corna, aggiunse poi -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -scherzando, non so se posso rompermele, poichè -so, adorata, di non averle...» Eva corresse: -«Che sciocco! Si capisce che non parlo -di te. Parlo a te per un artificio rettorico...» -Pierino sorrise riconoscente; ma, tanto sono -bizzarre ed inesplicabili le associazioni di idee, -l'artificio rettorico richiamò al suo pensiero l'imagine -dell'<i>herr major</i> Hampfel, con le braccia -tutte piene di fiori, sul marciapiede della Sudbanhoff. -</p> - -<p> -Ma una sera Eva Kramer tornò all'albergo -in uno straordinario stato di sovreccitazione -lieta, che si manifestava in sorrisi e in sgambetti, -in strizzatine d'occhi e in buffetti ch'ella -somministrava copiosamente al naso di Pierino -che raccoglieva, docile, senza capire. Era -in camera, Pierino, a infilarsi lo <i>smoking</i>. Ora -con un po' di smalto di fabbrica tedesca — <i>made -in Germany</i> — si lustrava meticolosamente -le unghie e le faceva lucide da potercisi -specchiare dentro comodamente per radersi -la barba. Eva si svestiva e si rivestiva -in fretta, gettando di qua e di là bluse e sottovesti, -lanciando ora uno scarpino su l'immacolato -sparato di Pierino, girandogli ora -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -una calza di seta intorno al collo. E ogni tanto, -passandogli accanto, mentre egli rimaneva impalato -in mezzo alla stanza a lustrare a lustrare -e a lustrare, via una piroetta e giù un -buffetto. «Sei allegra, cara....» mormorò finalmente -Pierino senza osar domandare perchè, -dato che fra i coniugi, nei riguardi di Eva, -vigevano il protocollo e l'etichetta delle Corti -per cui un suddito non può interrogare un -sovrano ma può solo, se dal sovrano interrogato, -rispondere. Senonchè i sovrani sono alle -volte condiscendenti per soddisfare le mute -curiosità dei sudditi rispettosi e ligi al cerimoniale. -Così anche Eva volse uno sguardo affettuoso -al suo suddito marito e, piantandoglisi -davanti tutt'inguantata in una <i>combination</i> carnicina, -elargì la spiegazione del suo straordinario -buonumore: «Senti, disse al marito, -me ne dispiace tanto per te che sei italiano, -ma Bulow vi ha dato una buona lezione. E -voi avete un proverbio adatto e al caso dovreste -ricordarvene: a buon intenditor...» Pierino -era, nella vita coniugale, uomo di poche parole. -Se sua moglie non parlava, egli, per rispetto, -non osava interrogare. Se sua moglie -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -parlava egli, per prudenza, evitava d'interloquire. -Era, così, diviso fra due timori: quello di -mancar di rispetto e quello di mancare di spirito. -Sua moglie amava parlare, come suol dirsi in -musica, per «sincopati». Le idee non le uscivano -dalle labbra, solitamente, una dopo l'altra, -una nell'altra. Uscivano a spizzichi, ad -intervalli, con larghe pause. Talchè Pierino -non sapeva mai quando un'idea era finita e -quando era il caso di far vedere che aveva -capito. Gli era accaduto una volta di esclamare: -«Giustissimo!» quando ancora Eva, -nel sincopato, era all'a e bi del suo ragionamento -e doveva giungere sino alla zeta. A -quell'esclamazione Eva era saltata su inviperita: -«Giustissimo? Giustissimo che cosa? Se -non ho ancora parlato? Se non sai ancora che -cosa volevo dire? Perchè mi approvi senza -ascoltarmi? Se vuoi far vedere che sei molto -intelligente, fai invece la figura di un imbecille... -Se vuoi invece prendermi in giro, son -donna io, sappilo, da prendere in giro non uno -ma dieci bamboccetti come te...». In silenzio -Pierino aveva firmato la ricevuta di quell'invettiva -con un sorriso ebete. L'aveva capita -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -tutta in una volta perchè era venuta fuori -tutta d'un fiato. Eva Kramer, infatti, non aveva -la concatenazione immediata delle idee che -quando si trattava di dire impertinenze. Prova -ne sia che se parlava dell'Italia e degli Italiani -argomentava sempre speditissimamente. -</p> - -<p> -Così fu anche quella sera, dopo una prima -ed unica pausa che aveva avuto l'unico scopo -di far posto ad un'omerica risata: risata che -avvolgeva Pierino, e dietro Pierino la stanza, -e dietro la stanza tutta Roma, e dietro tutta -Roma l'Italia intera. «Ah sì, aggiunse poi, volete -farci la guerra? Già Bulow ve lo disse per Algesiras: -l'Italia fa la politica dei giri di valzer... -E adesso siete al valzer dei valzer, non a quello -dell'operetta di mio padre, che è molto grazioso, -ma a quello della vostra guerra, che è -tanto pericoloso quanto è stupido... Volete fare -la guerra, ballare, ballare il valzer con l'Intesa?... -Accomodatevi, cari. Ma ve lo ha detto -ancora Bulow, che se ne intende: <i>Divisi e senza -testa, è il valzer della morte</i>... Non so dove -e quando l'abbia detto, ma è grande, è grande, -è immenso! E ve l'hanno scritto anche, oggi, -su tutte le cantonate, a carbone, a lettere cubitali: -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -<i>Divisi e senza testa, è il valzer della -morte</i>. E sotto c'è il nome e cognome di Bulow... -Non credevo ai miei occhi... Che cosa -grande, che cosa grande!... E che uomo, quel -Bulow... Metternich e lui, non ha avuto altri -diplomatici, la Storia!...» -</p> - -<p> -Ma era tardi e conveniva vestirsi. In due -colpi, continuando a ridere, canterellando quelle -parole attribuite a Bulow su un'arietta famosa -di papà Kramer, Eva fu pronta. Si vide allora -davanti, sempre impalato in mezzo alla -stanza, quel suo povero Pierino che non sapeva -che dire. Ne ebbe pietà. E poichè in fondo -gli voleva bene, e poichè in fondo Pierino era -un buon figliuolo, e poichè in fondo e a modo -suo Eva era piena di cuore, gli mise le braccia -al collo e argomentando con eccezionale -speditezza gli disse: -</p> - -<p> -— Ma io ho torto di parlarti così, ho proprio -torto di prendermela con te se l'Italia ci -fa la guerra... Tu che c'entri, povero amor -mio?... Tu sei, per fortuna, così poco italiano... -E tu, tanto, dell'Italia te ne infischi... -</p> - -<p> -E, presolo per un braccio, lo trascinò fuori, -per il corridoio, nell'ascensore, verso la sala -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -da pranzo. E per la prima volta, poichè -sua moglie gli aveva categoricamente affermato -che dell'Italia lui se ne infischiava, gli parve -che no, no, non se ne infischiava completamente, -che anzi quella sera, in fondo in fondo -a sè stesso... Ma nell'ascensore sua moglie, -in piedi dietro il piccolo <i>liftier</i> impalato contro -gli sportelli, accennava un passo di valzer, -il valzer di papà, e canterellava fra i denti -con un sorriso prettamente austriaco: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Divisi e senza testa</i></p> -<p><i>è il valzer della morte....</i></p> -</div> - -<p> -E poichè il <i>lift</i> toccava il suolo e Pierino -era lì, nel suo cantuccio, piccolo e mortificato, -Eva gli diede un ultimo buffetto sul naso e gli -mormorò sul viso, due volte: -</p> - -<p> -— <i>Ich liebe! Ich liebe!</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<h2>V. -<span class="smaller">IL VALZER -DEI «FRATELLI D'ITALIA»</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p> -Qualcuno ha detto che lo spensierato sovrano -e i piacevoli ministri, le amabili <i>biches</i> -e i galanti <i>fétards</i> del Secondo Impero ballarono -senz'avvedersene tutt'i valzer delle operette -di Offembach su un vulcano prossimo all'eruzione: -l'eruzione della <i>débacle</i> e della Comune. -Così gli allegri <i>ménages</i> italo-austriaci e -italo-germanici ballarono tutt'i valzer delle operette -di Lehar e di Leo Fall sul vulcano d'una -settimana di guerra civile che preludeva in Italia, -come una prova generale a porte chiuse, -all'altra guerra che una settimana dopo doveva -cominciare ai confini. Era colpa, in fondo, di -Pierino Balla e di quel suo irresistibile bisogno -di aprire e di pestare un pianoforte non appena -un pianoforte e lui avevano la disavventura -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -di incontrarsi. Nel salotto dell'appartamento -che <i>monsieur et madame</i> Kramer-Balla occupavano -al Grand Hôtel e in cui i cinque o sei -<i>ménages</i> si riunivano tutt'i pomeriggi, un pianoforte -c'era. Naturalmente Pierino l'aveva aperto -e vi aveva suonato tutt'il suo repertorio. E poichè -è impossibile alle amabili dame che hanno -nelle vene sangue viennese udire un valzer -senza ballarlo, le belle signore avevano ballato. -Come accade per le ciliege un valzer tira l'altro -e un valzer oggi, due domani, avevan finito -per ballare tutto il giorno da quando era appena -finita la colazione a quando giungeva -l'ora di andarsi a vestire per il pranzo. Inchiodato -al pianoforte, Pierino suonava e suonava -sentendosi formicolare le gambe poichè, nato -ballerino come si nasce poeti, aveva una gran -voglia di ballare anche lui, si dondolava sul -seggiolino e, se non con le gambe e coi -piedi, seguiva il ritmo, ballava come poteva -con le braccia, coi fianchi, con la testa che -andava in qua e in là come il pendolo d'un -orologio, con gli occhi stralunati che giravano -in modo tale che se qualcuno avesse guardato -Pierino ne avrebbe avuto il mal di mare. Ma -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -gli Dei sono clementi con i bravi figliuoli che -non chiedono loro che di ballare in un tempo -in cui gli uomini sono avvezzi a domandare -ben altro agli Dei: dallo specifico celeste e -miracoloso per un mal di denti al pagamento -d'una cambiale giunta a scadenza. Così la benignità -degli Dei fece capitare tra le mani di -Pierino una vecchia signora americana, neutrale -non solo politicamente, ma anche neutra, poichè -nel seno adiposo e nel labbro baffuto aveva -una contraddizione così stridente per la -quale era assai difficile stabilire immediatamente, -a prima vista, il suo sesso. La signora -americana amava anche lei il ballo ed i valzer -e poichè non poteva ballarli amava almeno di -suonarli. Così prese al pianoforte il posto di -Pierino, e l'America, fedele al programma svolto -durante la guerra, fornì anche la musica ai belligeranti. -</p> - -<p> -E' piacere raffinato unire e mescolare il sacro -al profano; e infatti l'amabile compagnia -mescolava ogni giorno al profano dei valzer -il sacro della politica o — questione di punti -di vista — il profano della politica al sacro dei -valzer. Tra un giro di <i>one step</i> e una figura -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -di tango i nomi di Salandra e di Giolitti, di -Bulow e di Burian giravano fra le coppie ballerine. -Le danze erano addirittura interrotte -quando un cameriere, verso le cinque, portava -le prime edizioni dei giornali. Pierino dava -lettura delle notizie più importanti. La crisi -ministeriale riapriva il cuore dei <i>ménages</i> a -tutte le speranze. Era ormai certo che Salandra -cedeva il posto a Giolitti. L'Italia dunque era -salva. E poichè l'americana era talmente neutrale -che continuava a suonare anche quando i piedi -dei <i>ménages</i> non erano più occupati a ballare -ma si davano invece a discuter di politica, -le coppie ripartivano per un nuovo valzer. Per -via, intanto, passava ancora una volta una fitta -colonna di popolo. Ancora saliva dai balconi -aperti ai dolci aliti della primavera romana la -tenebrosa monodia scandita da voci di bassi -profondi: «Mor-te-a-Gio-lit-ti! Mor-te-a-Gio-lit-ti!» -Poichè non è assolutamente da escludersi -che anche un <i>ménage</i> italo-austriaco in -crisi acuta di politica possa ancora capir qualche -cosa, le coppie avevano, nell'udire quella -monodia, qualche leggero dubbio nello spirito -pacificato. Il ritorno di Giolitti al potere non -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -sembrava preannunziato in forma molto cortese -da quei bassi profondi peripatetici. Ma se è -vero che la speranza è l'ultima dea, c'era ancora -da sperare che quelle voci non fossero la -libera manifestazione dell'anima popolare ma -bensì la freccia del Parto, l'ultimo tentativo -del ministro costretto ad andarsene per svalutare -il rivale che stava per ritornare. -</p> - -<p> -Quand'erano «finalmente soli», non come -nell'operetta di Lehar su le cime bianche dell'Alpe -nel roseo riflesso della più tenera aurora -ma nel gabinetto da bagno a cambiar vestito -al riflesso delle lampadine elettriche che davano -alle belle spalle nude di Eva un color -d'ambra che innamorava, marito e moglie riparlavano -di politica. Chè Pierino sbadatamente -non aveva pensato che, quando un italiano sposa -un'austriaca, non sposa una donna ma sposa -una nazione intera. Quando s'ergeva con -severo cipiglio dinanzi a lui, quando incrociando -napoleonicamente le braccia sul bel petto -ambrato Eva gli domandava che cosa insomma -si stava preparando in Italia, Pierino perdeva -letteralmente la parola: non aveva più dinanzi -a sè, a interrogarlo, sua moglie, ma aveva -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -Francesco Giuseppe e tutto il Consiglio della -Corona, Metternich e Berchtold, d'Aerenthal e -Burian, tutti gli Arciduchi d'Austria e tutti i -Magnati d'Ungheria, l'intera dinastia degli Absburgo -e cinquanta milioni e più d'austro-ungarici -di generi diversi. Caratteri più del suo -ardimentosi si sarebbero sentiti intimidire. E Pierino, -pavido, col pantalone già infilato, con la -camicia inamidata ancora fuori del pantalone, -con le mani incerte sul nastrino di seta della -cravatta da <i>smoking</i> che non riusciva ad annodare, -guardava sua moglie, guardava la Duplice -Monarchia senza saper che rispondere. -E sentiva che, se come sua moglie era l'Austria -intera egli avesse dovuto rappresentare l'Italia, -questa non ci avrebbe fatto che una meschina -figura: quella d'un ragazzetto spaurito cui il -meno che possa capitare è una buona dose di -sculacciate. E mentre davanti aveva il fiero -cipiglio di sua moglie — una testa dell'Aquila -bicipite — dietro di sè sentiva il freddo e -sprezzante sguardo della cameriera — seconda -testa dell'Aquila bicipite — che era, come sua -moglie, sdegnata dal modo di comportarsi di -questi «mandolinisti» di Italiani. Aveva, la -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -cameriera, una qualità dovuta non al suo temperamento, -che era invece quanto mai loquace -ma alla sua posizione di cameriera la quale -esige anzitutto l'arte di non dir mai nulla e -d'ascoltar sempre tutto. Ma lo sguardo diceva -tutto quello che non dicevano le piccole labbra -chiuse, tagliate a fil di coltello. Tra quei -due sguardi, tra le parole roventi di sua moglie -e lo sguardo freddo della cameriera di sua -moglie, Pierino trovava per la prima volta in -vita sua che, in certe ore e circostanze, la vita -non è o non pare veramente più un valzer, ma -piuttosto una marcia funebre, la marcia funebre -della sua pace e della sua felicità domestica. -Non aveva su la guerra e su la carneficina -europea nessuna idea molto precisa, poichè -le idee non sono l'appannaggio delle persone -felici e Pierino Balla era nato invece sotto -la più felice stella o, come suol dirsi volgarmente, -era nato con la camicia: camicia su la -quale più tardi aveva potuto mettere anche la -giacca e il soprabito di un matrimonio che era -economicamente una quaterna al lotto. Tanto -che quando, ogni settimana, saldava con un -biglietto da mille, lasciando i rotti per le mancie, -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -il conto dell'albergo e gli avveniva di ricordare -gli anni stentati e oscuri dell'adolescenza -e della prima giovinezza, Pierino Balla tendeva -a credere di non essere nato solamente -con la camicia ma addirittura con un guardaroba -al completo. Per la guerra egli era dunque -diviso tra due concezioni puramente elementari, -le sole compatibili con le sue meningi fin dalla -nascita fuori di ogni esercizio: la guerra era -un orrore, ma la guerra era anche una necessità; -e se era pensoso veder tante belle giovinezze -spezzate e falciate su i campi di battaglia era -evidente che non capriccio di uomini ma supreme -leggi di storia rendevano necessario -quell'olocausto, cui egli si rassegnava tanto -più facilmente in quanto aveva assai poche -probabilità — riformato com'era e per di più -di terza categoria — d'essere chiamato a parteciparvi. -Chè di fronte alla guerra gli uomini -si dividono in due gruppi: quelli che dovendola -fare l'accettano senza discuterla e quelli che -non dovendola fare la discutono a lungo e poi -l'accettano come se ad accettarla, nelle loro -condizioni, avessero ragione di fare la minima -difficoltà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -Ma se la lettura dei giornali lo aveva persuaso -della necessità storica della guerra per -le altre nazioni, le parole di sua moglie lo -avevano ugualmente persuaso che solo l'Italia, o -perchè superiore o perchè inferiore alla Storia, -poteva, fra tutte le altre nazioni particolarmente -benedetta da Dio, non partecipare al flagello. -Svolse questa piccola idea, quest'embrione d'idea, -anche quel ventitrè maggio in cui, uscito -a far alcune spese per sua moglie ed entrato -da Faraglia per bere un <i>brandy and soda</i>, andò -a capitare in una tavolata di vecchi amici suoi -che non aveva più riveduti da quando era -andato a Vienna per accettare l'invito a pranzo -del maestro Lehar e ne aveva fatto ritorno -dopo avere accettato l'invito a nozze della figlia -del maestro Kramer. In quel gruppo d'amici -si parlava naturalmente di guerra e, invitato -a sedere con loro per rivivere un'ora dell'antico -cameratismo, dovette parlarne anche -Pierino. Ne parlò come egli parlava di tutte -le cose: lasciando, cioè, parlare gli altri. E -tanto li lasciò parlare, e tanto gli altri parlarono, -che Pierino ne rimase mortificato nel suo -cantuccio con l'amor proprio triturato e le speranze -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -pacifiche ridotte in frantumi. Non riconosceva -più i suoi amici, i suoi cari amici di -una volta, capiscarichi, buontemponi, girelloni, -senza pensieri, che, come lui, amavano i valzer -lenti e le donnine rapide. Li aveva frequentati -per anni e poteva giurare di non averli sentiti -mai una volta parlar dell'Italia. Ora invece non -avevan su le labbra che l'Italia: gl'interessi -dell'Italia, l'avvenire dell'Italia, l'onore dell'Italia... -Parevano tanti ragazzi infatuati al loro -primo amore che non sapevano far altro che -parlare della donna amata. Erano lì, come prima, -a un tavolino di caffè, a bere bibite fresche, -a fumar sigarette, a guardar le donne che passavano. -Vestivano ancora, come allora, con ricercata -eleganza, giacchette tagliate alla moda -più recente e cravatte scelte con gusto e con -parsimonia di colori, annodate con negligente -sapienza. Parevano ancora tutti presi dai loro -capricci, dalle loro vanità. Questo, a guardarli. -Ma, a sentirli, non parlavano che di fucili e -di cannoni, di battaglia e di morte e sospiravano -l'ora di partire per la guerra come un -innamorato può sospirar quella di partire con -la donna del suo cuore. Chiese se tutti andavano, -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -se dovevano essere tutti soldati. Ebbe -risposta affermativa, meno che per due, riformati. -E potè allora osservare, sapendolo, che -tra tutti quelli esaltati che smaniavano per andare -alla guerra i due più accaniti a mandarceli -erano i due riformati, che non ci sarebbero -andati. -</p> - -<p> -Se certi uomini di qualità superiore formano -certi ambienti, certi ambienti formano invece -certi uomini di qualità più corrente. Pierino, nell'ambiente -di sua moglie, pensava e parlava per -bocca di sua moglie. Lontano da lei, restituito a -una provvisoria libertà, Pierino non osava certo -parlare diversamente, ma tuttavia riusciva a -sentire in fondo a sè qualche cosa di più personale -e di più suo. Sentiva ancora che desiderare -la guerra era una follia collettiva, ma -sentiva anche che nell'ardore di quei giovani -c'era qualche cosa di bello, di generoso, di -giovane veramente, in una parola qualche cosa -d'italiano. D'italiano? Come gli era venuta in -mente questa idea? Che forse gli italiani avevano -qualche cosa di diverso dai francesi, -dagli inglesi, dai belgi, dagli spagnuoli, dagli -austriaci?.... Dagli austriaci, sì: gli parve che -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -veramente gli italiani avessero qualche cosa di -diverso dagli austriaci e si risentì addosso, -commiserevoli, beffardi, sprezzanti, gli sguardi -delle due teste dell'Aquila bicipite, gli sguardi -di sua moglie e della cameriera di sua -moglie. -</p> - -<p> -Ma come Roma non si fece in un giorno -non si disfà in un giorno Vienna. Anni ed anni -d'operette viennesi, mesi e mesi di moglie -austriaca, avevano fatto di Pierino una cosa -che un po' di buon sangue italiano non poteva -ripulire e risanare in un'ora. Pierino aveva -preso da sua moglie, con rapida assimilazione, -due dei caratteri più rappresentativi della razza -cui ella apparteneva: la testardaggine e -l'assoluta impermeabilità alle idee altrui e -alle altrui ragioni. Così, messo dagli amici -con le spalle al muro affinchè dicesse anche -lui come la pensava, rimise fuori, uno ad uno, -tutt'i bei ragionamenti tipo viennese che da -settimane e settimane sentiva ripetere dai suoi -amici del Grand Hôtel. Non credeva ancora -alla guerra, non era possibile che un intero -paese si facesse trascinare alla guerra dalle -intimidazioni di una minoranza. L'Italia aveva -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -ancora, per fortuna, la testa su le spalle e -Bulow era ancora a Villa Malta. E Cirmeni, -pur essendo oramai un po' pessimista, non -consentiva ancora, nella <i>Stampa</i>, a dichiarare -definitivamente falliti i negoziati austro-ungarici. -Che Giolitti fosse partito, che Salandra -fosse tornato al potere, che la Camera avesse -votato con patriottica unanimità la fiducia nel -governo, Pierino sapeva benissimo e non nascondeva -che a sua moglie la gravità sintomatica -di questi avvenimenti. Ma c'era ancora -speranza. Tutto ciò poteva ancora essere un'abile -manovra, una messa in scena, una prova -generale della guerra per forzar la mano dell'alleata -a concedere qualche cosa di più. Ma i -giorni erano tristi per i profeti della «concordia» -e a parlare così, e a dire che l'Italia non -era preparata alla guerra, e che il Lombardo-Veneto -sarebbe stato invaso in una settimana, e -che si voleva sfasciare in cinque mesi ciò che -si era messo insieme in più di cinquant'anni, -c'era pericolo, specialmente quando si aveva -una moglie di Vienna o di Berlino, di sentirsi -dire quello che si sentì dire Pierino da un amico -che perdeva la pazienza, e con la pazienza -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -anche le staffe, e con le staffe anche il fiato, nel -volerlo persuadere, sino al punto di perdere con -molto fiato anche un po' d'educazione per gridargli: -«Già tu hai per moglie un'austriaca... Tu ragioni -alla croata!» Ci sono spiriti meticolosi, -pedanteschi, non solo nelle ingiurie che possono -caso mai arrecare ma anche, e specialmente, in -quelle che ricevono. Nell'insieme di una grande -invettiva che li offende a sangue non avvertono -che la piccola inesattezza da rilevare. Così -Pierino, là dove un altro avrebbe risposto con -uno schiaffo, rispose con una correzione geografica -per avvertire che sua moglie non era -precisamente croata. E quando l'amico ebbe -risposto esclamando: «Non è croata... Sta bene.. -Ma è austriaca. E i mariti italiani delle austriache -debbono, in ore come queste, star zitti», -Pierino non trovò altro da dire. Rilevato che -l'amico aveva dato atto dell'inesattezza in cui -era incorso, Pierino esaminò la seconda parte -della risposta: e poichè riconobbe di essere il -marito italiano di un'austriaca, e poichè il consiglio -dell'amico si rivolgeva appunto a codesti -mariti, e poichè, docile e deferente, ai consigli -degli amici Pierino aveva sempre saputo dare -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -ascolto, non aprì più bocca nè su quell'argomento -nè su altri argomenti. -</p> - -<p> -Dopo la tempesta, tornata la calma, l'uomo -riordina nel cervello i ricordi dell'ora difficile. -Così nel suo nuovo quieto silenzio, Pierino -risentì l'asprezza ch'era nel tòno dell'amico e -gli parve che, più che sul tòno d'un consiglio, -quelle parole fossero state dette sul tòno d'un -ordine. Aveva infatti Pierino, identificato il tòno -con cui l'amico aveva detto al cameriere: «Portatemi -una bottiglia d'acqua» col tòno in cui -aveva detto a lui: «Tu, marito di un'austriaca, -sta zitto!» Come c'è l'<i>esprit</i>, c'è anche la sensibilità -dell'<i>escalier</i>: è propria di coloro che, -poco suscettibili per dolcezza di natura o per -prudenza di ragionamento, non avvertono alla -prima impressione ciò che una parola od un -atto possono avere d'offensivo; ma se pensano -dopo che altri possono aver udito quella parola -o aver veduto quell'atto, immaginano allora -negli altri un giudizio sfavorevole, arrossiscono, -si turbano e forse forse, se non fosse proprio -oramai troppo tardi, si deciderebbero anche a -reagire. Certo Pierino adesso era seccato: seccato -d'essere rimasto solo contro dieci energumeni, -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -seccato d'esser capitato avendo sete proprio -da Faraglia quando c'è ogni venti metri -un bar o un caffè, seccato di sentirsi dire di -aver per moglie un'austriaca con la stessa amabilità -con cui a un altro si direbbe: «Hai la -scabbia. Allontànati!», seccato sopratutto che -le speranze di neutralità svanissero ad ogni -minuto di più e che la guerra sembrasse sempre -più inevitabile, e sempre più a tal segno -che un signore, proprio in quel punto, aprendo -violentemente la porta del caffè, levò in alto il -cappello e gridò: «Signori, è la guerra! La -mobilitazione generale è proclamata!» -</p> - -<p> -E' una vecchia pretesa del teatro romantico -e del romanzo d'appendice che le emozioni -troppo forti possano uccidere un cuore insufficente -a contenerle. Se così fosse non ci dovrebbe -essere, in una sera di prima rappresentazione, -un solo autore drammatico ancora vivo -dopo il trionfo o il fiasco della commedia d'un -collega. Nè, se il caso si desse altrove che nei -quinti atti tanto per chiudere decorosamente il -dramma, la morte repentina per eccesso di angoscia -avrebbe potuto non prodursi ai danni -di Pierino Balla quel giorno. Levatosi in piedi -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -per andarsene a raggiungere sua moglie all'albergo, -Pierino era stato dall'annunzio della -guerra colpito in pieno petto, in modo da esser -rigettato di piombo, stecchito, sul divano: di -piombo, sì, stecchito sì, ma vivo. Tanto vivo -che, nella sua angoscia, nel suo batticuore, -vedeva la gente levarsi, correr fuori dal caffè, -cercare i manifesti di mobilitazione affissi alle -cantonate, prender d'assalto i giornalai che -correvano gridando a squarciagola: «La guerra -dell'Italia con l'Austria», mentre l'altra gente -rimasta nel caffè si levava in piedi, agitava i -cappelli e i fazzoletti, gridava evviva all'Italia, -al Re, all'Esercito e l'orchestrina delle «dame -viennesi» — son cose che càpitano alle «dame -viennesi» all'estero in tempo di guerra — doveva -intonare la marcia reale. In tutto il caffè -solo Pierino era rimasto a sedere, a sedere -non già per protesta ma per smarrimento. E -l'amico che prima gli aveva ordinato di star -zitto, ora gli consigliava di mettersi in piedi: -«Bada se ti vedono seduto ti pigliano per -un austriaco e ti linciano quanto è vero Iddio». -</p> - -<p> -La prospettiva spaurì Pierino a tal segno -che non solo fu sùbito in piedi, non solo si levò -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -il cappello, ma si mise a batter le mani come -gli altri e a gridare evviva come gli altri. In -fondo, a poco a poco ci si riscaldava anche -lui e più l'applauso durava più Pierino applaudiva -forte, più le grida salivano e più saliva -anche il suo evviva. Pierino Balla cittadino -italiano era oramai anche lui fuori di sè, ma -era rimasto ancora dentro <i>monsieur</i> Kramer-Balla, -per dovere coniugale cittadino austriaco, -che si ripeteva fra un applauso e un evviva: -«Se mi vedesse mia moglie!». -</p> - -<p> -Quando risalì verso l'albergo, Pierino aveva -l'animo d'un uomo che torni a casa con la -paura di trovar tutto distrutto da un incendio -o da un terremoto. Ebbe invece la sorpresa di -vedere che il <i>concierge</i> lo accoglieva col solito -sorriso, che il <i>liftier</i> lo accompagnava su, in -ascensore, con la solita impassibilità meccanica, -che la cameriera di Eva, aprendogli la porta -del salotto, lo guardava coi soliti occhi sprezzanti -e lo salutava col solito <i>Bonsoir</i>, <i>monsieur</i>, -cerimonioso e servile. Nel salotto tutto era -come al solito: l'americana al piano, le coppie -in giro. Sua moglie ballava, e passandogli vicino, -gli disse buona sera con un sorriso di cui -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -Pierino aveva mai veduto l'uguale per cordialità -e serenità. Tutto era così tranquillo ch'ei -cominciò a dubitare che lassù già si sapesse -che la bomba era scoppiata. L'idea di dover -dare lui l'orribile notizia fu sul punto di fargli -riprendere il largo sino all'ora di pranzo o, -almeno, sino all'ora dell'arrivo dei giornali. Ma -un'amica di sua moglie, passandogli accanto a -sua volta, gli mormorò, anche lei col suo più bel -sorriso: «<i>Ça y est... La guerre!...</i>» E un'altra -ancora, passandogli anch'essa vicino nei giri -del valzer, aggiunse a sua volta: «<i>Guerre de -macaronis... Pas terrible!...</i>» La quarta signora -si fermò proprio accanto a lui sciogliendosi -dall'abbraccio del suo cavaliere e, poichè parlava -italiano, gli disse in italiano: «Fra dieci -giorni, siamo a Milano!» E giù anche lei un -sorriso beato. -</p> - -<p> -Se avesse saputo qualche cosa di psicologia -Pierino avrebbe dovuto non ignorare che nel -campo delle crisi morali le grandi calme fanno -più paura delle furiose tempeste. Quei sorrisi -provvisorii delle belle signore austriache erano -d'una spavalderia momentanea che avrebbe -dato luogo al terribile scoppio della procella -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -coniugale non appena l'intimità delle singole -case avrebbe permesso di passare senza grottesco -dalla commedia alla tragedia. Ma Pierino, -che di psicologia ignorava anche l'abicì, si fidava, -incauto, di quella serenità. L'arcobaleno -della contentezza universale sorrideva in quel -salotto, al suono dei suoi cari valzer. Sì, anche -con la guerra, la vita era bella, la vita era buona, -la vita insomma non era che un valzer: un -valzer che avrebbe potuto aver per titolo <i>Contenti -tutti</i>. Contenti giù gli italiani che facevano -finalmente la guerra sicuri di andar dritti filati -a Vienna in un mese, contente su le signore austriache -sicure di vedere in una settimana i -soldati di Conrad arrivare a Milano, contenti -tra le une e gli altri anche i mariti italiani delle -signore austriache che, dopo tante paure, si levavano -finalmente a buon mercato da una posizione -coniugale e politica maledettamente -difficile. -</p> - -<p> -Le belle signore, eccitate com'erano, sembravano -prese dalla tarantola e non smettevano -più di ballare. Ma, ad un dato momento, un -gran clamore salì dalla via: un enorme scalpiccìo, -un vocìo formidabile, il gigantesco coro -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -di migliaia e migliaia di voci. Un corteo interminabile, -con innumerevoli bandiere delle nazioni -alleate, torce accese sfavillanti nel grigio -crepuscolare e bengala di tutt'i colori, passava -acclamando la guerra, cantando l'inno di Mameli. -Chiare, baldanzose, le grandi parole dell'inno -salivano dalla via italiana al salotto -italo-austriaco: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Fratelli d'Italia,</i></p> -<p><i>l'Italia s'è desta...</i></p> -</div> - -<p> -Al pianoforte l'Americana aveva interrotto il -suo valzer e ora accompagnava il canto del -corteo che passava. Eva s'era fatta al balcone -con gli altri: -</p> - -<p> -— Vedi, diceva al marito, vedi che gioia, -che tripudio... Vanno alla guerra come ad una -festa da ballo. Ah, sì, adorabile la <i>Carnaval-Nation</i>! -</p> - -<p> -E, rientrata nella sala, con una grossa risata, -si gettò fra le braccia di Pierino: -</p> - -<p> -— Balliamo! Voglio ballare con te. Io -austriaca e te italiano! -</p> - -<p> -Pierino s'era voltato verso la vecchia signora -americana per chiederle di suonare un valzer... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -</p> - -<p> -— Ma no... Su questa musica: si balla benissimo, -esclamò Eva ridendo con più veemenza. -Voi siete gente allegra, gente di buon umore -e avete anche gl'inni che sembran ballabili... -</p> - -<p> -E via, nel ballo, col marito, cantando anche -lei, tra scoppio di risa e scoppio di risa, l'inno -di Mameli. E gridava agli altri: -</p> - -<p> -— Anche voi... Anche voi... Ballate... Si -balla benissimo il loro inno... -</p> - -<p> -E girava, girava col marito, mentre da giù -saliva, ardente, immenso, il coro del popolo: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Dov'è la Vittoria?</i></p> -<p><i>Le porga la chioma...</i></p> -</div> - -<p> -Ed Eva, ballando: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Chè schiava di Roma...</i></p> -<p><i>Iddio la creò!</i></p> -</div> - -<p> -E attorno a loro, adesso, anche le altre -coppie giravano: gli uomini un po' pallidi, le -donne molto accese. Ferma l'Americana, sempre -più neutrale. Ancora dalla via saliva il canto: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Chè schiava di Roma....</i></p> -</div> - -<p> -Ed Eva, con un'ultima giravolta: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Iddio la creò!</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<p> -Poi, respingendo brutalmente il marito, con -una pazza risata, andandogli davanti coi pugni -chiusi e con un grido: -</p> - -<p> -— Dio? Quale Dio? Avete ancora un Dio -voialtri?... Spergiuri! -</p> - -<p> -Ma anche nella via il canto s'era spezzato. -Adesso erano grida che salivano a ondate: -</p> - -<p> -— Morte a Francesco Giuseppe!... A Vienna! -A Vienna! Abbasso l'Austria! -</p> - -<p> -D'un tratto dal balcone della stanza vicina -una voce chiara, metallica, squillò: -</p> - -<p> -— A Milano, andremo a Milano!... Abbasso -l'Italia! Abbasso l'Italia! -</p> - -<p> -Pierino, che una volta s'era trovato in uno -scontro ferroviario dove non c'erano stati che -tre feriti e due contusi su duecento viaggiatori, -credeva di aver conosciuto uno degli -spettacoli più terribili cui sguardo d'uomo possa -resistere toccando il culmine del raccapriccio. -Dovette convenire quella sera, vedendo quello -che accadde, a quel grido, che centomila scontri -ferroviarii simultanei e simili a quello in -cui s'era trovato lui non avrebbero potuto dare -che una pallida idea dell'orribile spettacolo che -ora si svolgeva sott'i loro occhi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -</p> - -<p> -Orribili imagini, episodii della Comune, scene -del Terrore, passavano, color sangue, nel -suo spirito. Da giù la folla minacciava: -</p> - -<p> -— E' un'austriaca! E' una spia! A morte! -A morte! -</p> - -<p> -Da su la voce continuava, disperata, esaltata, -delirante: -</p> - -<p> -— Viva l'Austria! Abbasso l'Italia! A Milano! -A Milano! -</p> - -<p> -Volavano i primi sassi. Nessuno osava uscire -sul balcone. Non per eroica volontà, ma spintovi -violentemente dalla moglie, uscì sul balcone -Pierino. Rientrò esterrefatto, con le mani -nei capelli: -</p> - -<p> -— E' Carlotta... E' la nostra cameriera! -</p> - -<p> -Sùbito Eva, Pierino, le altre signore e i -mariti sfondarono, più che aprirla, la porta di -comunicazione con la stanza da letto dei coniugi -Balla, fecero ressa al balcone e venti braccia -si stendevano per afferrare Carlotta e tirarla -indietro, mentre Carlotta, aggrappata al davanzale, -continuava a gridare inferocita alla folla -inferocita: -</p> - -<p> -— Abbasso l'Italia! Viva l'Austria! -</p> - -<p> -Pierino finalmente riuscì a sradicarla, a -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -rigettarla dentro la stanza, mentre la cameriera -ancora gridava, con gli occhi fuori dell'orbita, -il volto di brace: -</p> - -<p> -— Viva l'Au.... -</p> - -<p> -— Viva l'Austria un corno! — gridò Pierino -che, toccando il fondo della paura, riusciva a -trovarsi finalmente un po' di coraggio. — Volete -farci massacrare quanti siamo? -</p> - -<p> -Ed Eva, amabile: -</p> - -<p> -— Il signore ha ragione... Questi sono briganti, -ragazza mia! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<h2>VI. -<span class="smaller">“VA FUORI, O STRANIER!„</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<p> -L'Italia, come avviene di tutte le personalità -molto pronunziate, è paese quanto mai ricco -di antitesi. Ebbe a rilevarlo, Eva, una volta -ancora quando vide entrare nella sua camera -da letto i rappresentanti dell'ordine pubblico: -poichè l'antitesi italiana ammette di avere -i briganti ma vuole avere anche i carabinieri. -I quali carabinieri, con urbane maniere, chiesero -a tutti i signori e a tutte le belle signore -presenti quale fosse la gola responsabile d'avere -emesso grida sediziose al passaggio della -dimostrazione. Le persone presenti, interrogate -ad una ad una, negarono recisamente. Giunta la -volta della cameriera di Eva, questa sentì che -poichè tutti avevano negato a lei non restava -che affermare. E poichè non c'era nulla di meglio -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -da fare si fece avanti e, visto che non -c'era più nessuno da interrogare, con fiero cipiglio -e ferma voce esclamò: «E' inutile interrogare -tutti gli altri. Mi accuso spontaneamente. -Le grida dal balcone furono lanciate da -me.» Tutti guardarono la cameriera di Eva -con un'ammirazione più che meritata da quella -sua fermezza d'animo che sarebbe forse esagerato -chiamare spartana, ma che piuttosto, -nel comodo vocabolario delle frasi fatte, ha -nome coraggio della disperazione. -</p> - -<p> -La gioia dei bei gesti è gioia breve. Al nostro -bel gesto rispondono immediantemente i -gesti belli o brutti dei nostri interlocutori. -Accadde così anche per la cameriera di Eva la -quale si vide offrire simultaneamente la mano -dai due carabinieri e non precisamente per condurla -a nozze. Quand'ebbe compreso di che si -trattava la cameriera di Eva cominciò nuovamente -a lavorare di muscoli, a dibattersi fra -le braccia dei carabinieri e ad invocare aiuto -da tutti i presenti. Ma i presenti non sono veramente -presenti che quando esser presenti non -è in alcun modo pericoloso. Difatti se il pericolo -appare potete essere con venti amici in -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -una camera e il vostro appello ai presenti non -troverà presente nessuno. La camera da letto -del <i>ménage</i> Kramer-Balla si sfollò così rapidamente -e in balìa dei carabinieri rimase la sola -cameriera che, quando non ebbe più pubblico -cui far vedere che resisteva, non stimò più -oltre necessario di resistere e seguì docilmente -i tutori dell'ordine per traversare l'albergo, uscire -da una porticina di servizio e raggiungere -in <i>fiacre</i> gli ufficii d'un commissariato dove -un amabile funzionario, più che rimproverarla -cercò di persuaderla dell'assoluta inutilità, per -un'austriaca, di sprecare il fiato a gridare da -sola: «Viva l'Austria!» proprio quando trentacinque -milioni di italiani, neutralisti e germanofili -compresi, gridano come un sol uomo: -«Viva l'Italia!» -</p> - -<p> -Ma è nelle ore difficili che il sentimento -della solidarietà nazionale lega strettamente il -destino di una bella e ricca signora a quello -della sua cameriera. Non ebbe pace, Eva, infatti, -finchè non ebbe persuaso Pierino della -necessità di prendere il bastone e il cappello -e di andare anche lui al commissariato per vedere -quale sorte, in questo terribile ed inospitale -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -paese, era riservata a quella brava figliuola -che aveva il solo torto di amar profondamente -la sua cara patria. La missione -imperiosamente affidatagli da sua moglie sembrò -facile a Pierino finchè si trattò di percorrere -i vasti corridoi dell'albergo, di discendere -su i soffici tappeti le ampie scale, d'attraversare -il grande vestibolo in cui regnava una pace -di paradiso mentre fuori, sotto il gran portico -dell'albergo, infuriava, terribile, l'inferno. -Ignorando che l'albergo avesse altre uscite Pierino -si decise a gettarsi in quella folla che, -stipata, ondeggiava sotto il portico e fuori nella -strada, urlando, ridendo, cantando, motteggiando, -chiedendo la testa della donna straniera, -della miserabile spia che da un balcone -d'una stanza, dove poco prima s'eran vedute -alcune coppie ballare, aveva ingiuriato l'Italia e -gli Italiani. L'immensa folla, che prima marciava -al grido di: «A Vienna! A Vienna!» come -fosse fermamente decisa a raggiungere il Danubio -il più rapidamente possibile, nella stessa -serata, ora stazionava e gridava come se non -le importasse più nulla di andare sino a Vienna -ma le bastasse anche una sola testa di viennese. -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -Pierino, che era cerimonioso, credeva che -anche la folla fosse cerimoniosa e s'era quindi -gettato fra i suoi mille gomiti senza pensare -che quei mille gomiti glieli avrebbero -dati tutti nello stomaco, ma anzi persuaso -che, con un amabile serie di <i>pardon</i>, avrebbe -avuto dalla folla il più garbato dei lascia-passare. -Non tardò ad accorgersi del suo errore -quando ebbe fatti non come voleva lui ma come -volevano gli altri, pochi passi e quando si -vide immobilizzato, in un mare di teste, senza -poter andare più avanti e senza poter neppure, -ahimè, ritornare indietro. Gracilino com'era, -si sentiva soffocare e avrebbe chiesto pietà -se mai avesse potuto credere che qualcuno ne -avrebbe avuta. Sentì allora veramente che la -vita non è proprio un valzer ma che talvolta -può anche essere una posizione pericolosa sospesa -per un filo al pericolo dell'asfissia. Ma -a poco a poco — poichè ci si abitua a tutto -e anche all'idea di sentirsi soffocare — Pierino -cominciò a distrarsi dalla sua pena ascoltando -le parole che suonavano da ogni parte -attorno a lui. I più fieri propositi animavano -quei fieri cittadini che sarebbero stati i soldati -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -di domani. Tutte le esclamazioni convergevano -a questa conclusione: che non bisognava -muoversi finchè non fosse fatta giustizia. E -Pierino, ch'era figlio di magistrato e sapeva -quanto fosse lenta la giustizia, cominciò seriamente -a disperare di potersi mai sciogliere, -vivo ancora, da quell'abbraccio tentacolare. -</p> - -<p> -A coro, attorno a lui, suonavano voci cavernose: -«Mor-te-al-la-spia! — Mor-te-al-la-spia!» -Più in là un gruppetto di patrioti licenziosi -gridava ridendo: «La vogliamo nuda! Nuda -la vogliamo!» Poi altre voci commentarono: -«E' una cameriera. — No, è una signora. — Austriaca! — Tedesca! — <i>A' -la lanterne</i>, tutt'e -due, la cameriera e la padrona!» Pierino -si sentì venir meno all'idea che l'ira popolare -eccitata da quei discorsi potesse rivolgersi anche -contro la sua dolce metà. Ebbe sùbito occasione -di rilevare che non era quello il maggior -pericolo che gli sovrastava. Altre voci infatti -commentavano: «Che sta a fare questa -gente in Italia? — Sono spie! — No, è la -moglie austriaca d'un italiano! — <i>A' la lanterne</i>, -allora, anche il marito!» E, tra risa e -lazzi, sentì altre voci gridare: «Svergognato! -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -— Buffone!... Senza patria!» Gridavano a -squarciagola come se la voce dovesse raggiungere -lassù, oltre le pesanti mura, il marito italiano -della signora austriaca e Pierino sarebbe -stato tentato di dire a quelli che gridavano -più forte: «Non si sfiatino inutilmente. -Tanto sento lo stesso!» Ma gli altri gridavano -ancora più forte: «Rinnegato! — Carne -venduta! — Marito da operetta!» Pierino ebbe -un sobbalzo: lo conoscevano dunque, lo avevano -dunque identificato? Si sentì perduto. -E, maestosa, apoplettica, cannoneggiando, la -ingiuria suprema suonò sott'il portico e lo raggiunse: -«Becco!» Nell'udir quella parola, le -associazioni d'idee, quelle associazioni che giuocano -i tiri più impreveduti, gli fecero passare -davanti agli occhi, in quel momento d'agonia, -il profilo tagliente e le basette bionde dell'<i>herr -major</i> Hampfel, che egli da qualche tempo, -da tutt'altri pensieri impensierito, aveva del -tutto dimenticato. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gli inferni terrestri, a differenza di quell'altro, -hanno un termine. Viveva Pierino il suo -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -supplizio da più di un'ora quando su la soglia -dell'albergo vide sollevare un grande foglio di -cartone sul quale ad inchiostro, con un manico -di scopa, era stato scritto che giustizia era -fatta e che i buoni italiani potevano sciogliersi, -poichè la spia era arrestata! Un formidabile -applauso suonò nella folla la quale finalmente -cominciò, lentamente, lentissimamente, a muoversi -e a diradarsi, quel tanto almeno da permettere -a Pierino non di raggiungere la via -dove la folla invece di scemare aumentava ma -l'atrio dell'albergo e l'ascensore che doveva -ricondurlo, con gli abiti gualciti e il corpo coperto -di lividure, al dolce asilo delle sue quiete -stanze. In queste stanze trovò Eva, oramai -sola, intenta a gettare alla rinfusa dentro i bauli -le sue <i>toilettes</i> e la biancheria. Appena vide -entrare il marito Eva corse al campanello elettrico -e suonò a distesa; e alla cameriera -dell'<i>hôtel</i>, timida e spaurita, col tono di un generale -che ordina la ritirata del suo esercito, -ordinò: «Non c'è tempo da perdere. Aiutatemi. -Il treno è alle nove.» A queste parole Pierino -osò chiedere: «Che si fa?» Ed Eva, -scaraventando in un baule anche una montagna -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -di vestiti di Pierino, rispose energica: «Che si -fa? Si parte!» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -E' un'energia anche quella, di fronte ad -una moglie dispotica e autoritaria, d'opporsi energicamente -ad ogni tentazione di curiosità di -marito che vuol discutere prima d'obbedire. La -disciplina coniugale è fatta, come quella militare, -d'un forte che non dubita nemmeno lontanamente -di poter essere il più debole e d'un -più debole che non pensa neppure incidentalmente -di poter essere il più forte. Nel matrimonio -c'è sempre un coniuge che ha tutt'i diritti -e un altro coniuge che ha solo tutt'i doveri. -A rovesciare i termini del problema non -c'è neppure da pensare. Bisogna accettare la -disciplina coniugale come quella militare: senza -discuterla e senza cercare di spiegarla. Così -si regolava Pierino Balla il quale, di fronte -alla moglie, stava sempre su l'attenti, su un -attenti fatto un po' di rassegnazione e un po' -di paura, un po' di docilità e un po' di impersonalità. -</p> - -<p> -Si decise quindi anche quella sera ad accettare -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -la brusca decisione di sua moglie come -un ordine che non si discute. Saputo che il -treno partiva alle nove ed osservato al suo orologio -che già le sette erano vicine vide sùbito, -invece del suo diritto di sapere perchè la -moglie lo faceva partire, il suo dovere d'aiutar -la moglie a fare in tempo a partire. In -maniche di camicia, già pronto a infilare un -abito da viaggio, andava su e giù per le stanze -con le braccia cariche di biancheria e di -vestiario, secondo gli ordini di sua moglie che -preparava quei carichi e intanto contava e metteva -da parte certe carte, ravviava alla svelta -le belle chiome bionde, scampanellava e riscampanellava, -una, due, tre volte, per il cameriere, -per la cameriera, per il facchino. Docile, mogio -mogio, Pierino continuava a fare i bauli, mentre -Eva, a mano a mano, si svestiva e si rivestiva. -</p> - -<p> -Quando, di fronte a Pierino seduto sul coperchio -del baule chiuso e in attesa dei facchini -che dovevan venire a portarlo via, Eva -fu tutta vestita, in abito da viaggio, cappello -avvolto da gran velo bianco, spolverina su un -braccio, borsetta infilata nell'altro, la moglie -che non dava spiegazioni sentì di poterne dare -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -finalmente qualcuna. «Tu già hai capito perchè -si parte...» cominciò Eva piantandosi dinanzi -a Pierino. Il quale Pierino non aveva in -verità capito niente, ma non osò dichiararlo -temendo che una dichiarazione simile avesse potuto -aver l'aria di pretendere spiegazioni da -Eva, che invece non soleva darne se non quando -non erano affatto richieste. Ma, sia che pensasse -che avendo già capito era meglio metter -Pierino in condizioni di capire meglio, sia che -stimasse impossibile che suo marito capisse -mai qualche cosa senza spiegargliela il più -chiaramente possibile, Eva continuò a spiegare -senza attendere da Pierino nessuna risposta: -«La vita qui comincia a diventare impossibile... -Hai veduto? Per poco massacravano la -mia cameriera, per poco linciavano anche noi... -In Austria non conviene rientrare... Ripareremo, -per ora, in Svizzera... L'estate si avvicina e noi -anticiperemo la villeggiatura. Certo è che restare -tra questi forsennati non è più possibile... -Capirai: per noi stranieri...» -</p> - -<p> -Stranieri. Cercò Pierino, nella stanza, l'altro -straniero e poichè non lo trovò capì che quel -plurale non poteva comprendere che lui. Ebbe -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -la tentazione di dire a sua moglie: «Due stranieri? -Ma, bada, io sono italiano...» Ma capì -subito che, di fronte a sua moglie austriaca, -nella stessa sera della dichiarazione di guerra -dell'Italia all'Austria, era per lo meno inopportuno -rivendicare così la propria italianità. Prese, -tuttavia, per ristabilire un poco le cose nella -loro esattezza, una via indiretta. «Partire, -esclamò, è giusto, ma, ora che ci penso, come -posso partire, io? Se c'è la guerra, c'è la mobilitazione -generale e io sono soldato. E se sono -soldato, non mi lasceranno certamente partire». -Con questa lunga serie di deduzioni più che logiche -credeva d'avere senza darsene l'aria, inchiodato -sua moglie su la croce di una vera impossibilità. -Senonchè sua moglie sorrise e, aperta -la borsetta, ne trasse fuori un grande -foglio bianco e un piccolo cartoncino ed esclamò: -«Soldato tu?... Tu sei di terza categoria -e riformato... Ecco il tuo foglio di congedo illimitato -che, ad ogni buon fine, avevo fatto ritirare. -Ed ecco qui il tuo passaporto che, durante -questi ultimi giorni, prevedendo la possibilità -della guerra, avevo già fatto preparare...» -Poi, con un sorriso, chiedendo il complimento -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -che Pierino distratto, attonito, aveva -dimenticato di fare, aggiunse: «Come vedi, io -penso sempre a tutto...» Il complimento venne -in due parole: «Sei meravigliosa...» Poi -Pierino guardò il foglio del congedo illimitato -e disse, quasi ancora incredulo: «Veramente -con questo posso partire?... Non sono soldato?... -Posso lasciare l'Italia?...» E poichè Eva -con aria giubilante rispondeva: «Sì, si, si...» -Pierino credette doveroso manifestare lo stesso -giubilo in queste quattro brevissime parole: -«Oh, che bella cosa!» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma, mentre scendevano le scale, mentre -pranzavano in fretta, mentre saldavano il conto -e in automobile partivano per raggiungere -la stazione, Pierino pensò a più riprese che -quella cosa di partire proprio la prima sera -della guerra non era poi tanto bella quanto aveva -detto. Trovarono la stazione invasa di -soldati. Già nuovi reggimenti partivano per la -frontiera. Già da ogni parte giovani viaggiatori -in borghese affluivano a tutt'i treni in partenza -per raggiungere i loro reggimenti o i loro -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -distretti. Nel corridoio del vagone-letto, appoggiati -al finestrino, Pierino ed Eva non parlavano. -Pierino ed Eva, del resto, non parlavano -che quando Eva aveva qualche cosa da dire o -da far dire. E, poichè quella sera in italiano non -aveva nulla da dire e in tedesco era assolutamente -imprudente domandare anche semplicemente -a che ora partisse il treno, Eva non -parlava e Pierino, disciplinato come sempre, -taceva. Ma parlavano attorno a loro gli altri, -quelli che parlavano chiaramente e tranquillamente -in italiano perchè in italiano liberamente -pensavano. Ed erano tutte parole ardite ed ardenti, -parole d'entusiasmo e di fede, parole -chiare e precise con le quali tutti quelli che si -lasciavano a Roma si davano appuntamento a -Trieste od a Trento e quelli che non badavano -a spese addirittura a Vienna. Di tanto in tanto -drappelli di soldati passavan correndo per raggiungere -fuori stazione i treni militari. Avevano, -quei soldati, infiorati i berretti e i fucili. La -gente dal treno e dai marciapiedi li applaudiva -e a quegli applausi i soldati rispondevano -agitando in aria i berretti e lanciando -certi evviva che facevano tremare gli enormi lucernarii -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -della stazione. Non sapeva perchè, -Pierino: ma a veder agitare quei berretti, a -sentir gridare quelle parole, sentiva pesare sul -suo cuore, nella tasca interna della giacchetta, -il suo congedo illimitato, come se quelle -due pagine di carta fossero di bronzo. Non capiva -perchè, Pierino: ma, se chiudeva gli occhi, -si vedeva davanti la stazione di Vienna, -la famosa Sudbanhoff del primo viaggio e la -vedeva in quel momento piena di un'eguale -folla, di altri soldati, di analoghi saluti e di -analoghe grida. Se i suoi connazionali partivano -per la guerra, per la guerra partivano, in -quell'ora, anche i connazionali di Eva. Lui solo -non partiva per nessuna guerra e si avviava -comodamente in Isvizzera. E gli parve che, -nè italiano nè austriaco, non era in fondo -il connazionale di nessuno. Era, come diceva -il foglio del suo congedo, un militare -riformato e di terza categoria ed era, sopratutto, -senza possibilità di congedo, nè illimitato -nè limitato, il marito di sua moglie. Vedeva -passare quei soldati, sentiva suonar le fanfare, -rombar qua e là, in coro, le note degli inni -patriottici e gli veniva una voglia matta — matta -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -veramente — di gridare evviva anche -lui e di battere anche lui le mani. Ma c'era lì -sua moglie a tenerlo d'occhio e, sebbene il -cuore gli battesse, Pierino le mani continuava a -tenersele in tasca e a fiatare anche un solo -monosillabo non pensava neppure. -</p> - -<p> -Passò in quel punto, correndo, una compagnia -di bersaglieri. Correndo, cantavano un inno -e, proprio passandogli davanti e fissandolo -in volto, un bersagliere gridò più forte degli -altri: «Va fuori d'Italia, va fuori, o stranier...» -E aveva un bel dirsi, Pierino, che quel bersagliere -non poteva conoscerlo, che non poteva -averla con lui... A lui mortificato sembrava che -quel: «Va fuori, o stranier!» gli fosse, indiscutibilmente -e più che meritatamente, dedicato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<h2>VII. -<span class="smaller">LA SINFONIA -DEL «GUGLIELMO TELL»</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<p> -Poichè il consiglio — <i>Va fuori, o stranier</i>... — datogli -con tanto entusiasmo dal soldato che -partiva per la guerra collimava perfettamente -con le intenzioni della signora Eva, Pierino -Balla fu l'indomani mattina, mettendo giù il -piede dal montatoio dello <i>sleeping-car</i>, fuori d'Italia. -Si trovò tra gente tranquilla, tra gente -svizzera non provvisoriamente ma definitivamente -neutrale e che accudiva ai proprii affari -con moltiplicata energia; non perchè la forza -del carattere nazionale riuscisse a superare lo -sconvolgimento dell'ora terribile sino a permettere -ai cittadini d'accudire serenamente ai proprii -negozii, ma perchè lo sconvolgimento aveva -meravigliosamente moltiplicato la possibilità di -far degli affari così come li fanno i neutrali: -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -ossia con l'uno e con l'altro belligerante, dal -momento che essere veramente neutrale non -vuol dire affatto, come i lessici vorrebbero, -non parteggiare nè per l'uno nè per l'altro, ma -vuol dire invece, come vuole ogni politica -estera saggiamente intesa, parteggiare simultaneamente -per tutt'e due, con questa sola restrizione -mentale di evangelica opportunità: che -la mano destra non deve sapere quello che fa, -ossia quello che dà e prende, la sinistra — e -viceversa. -</p> - -<p> -Nelle grandi tempeste domina solo l'istinto -della conservazione. Le riflessioni su gli eventi -attraversati e su le azioni compiute per superare -quelli eventi non vengono che più tardi, -a calma ristabilita. Così Pierino che nel primo -momento, uscendo dalla furia della gente accalcantesi -quasi a stritolarlo nell'atrio dell'albergo, -aveva accolto l'annunzio della partenza -datogli imperiosamente da sua moglie -come la scelta dell'unica via possibile di uscita -da una situazione sempre più minacciosamente -difficile, adesso, nel raccoglimento del grande -albergo svizzero dove tutto appariva inverosimilmente -lontano, sentiva che quella partenza -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -era stata tanto precipitosa da rassomigliare -più che ad una partenza ad una fuga. Se qualcuno -gli domandava da dove venivano, Pierino -rispondeva che venivano da Roma, che erano -partiti per più quieti orizzonti allo scoppiare -della guerra. Sapeva di adoperare, col verbo -partire, un verbo generosamente eufemistico, -ma agli eufemismi era oramai abituato. E sapeva, -in certi suoi momenti di lucidità, che il -peggiore eufemismo di tutti era quello che, così -per chiamare lui senza un soldo come per -chiamare Eva ricca a milioni, usava due parole -che tendevano a creare una certa parità -di valori morali e materiali: marito e moglie. -</p> - -<p> -La gente, come osserva anche una canzonetta -del dolce paese natìo di Pierino Balla, -vuol sapere troppe cose. Ed è proprio quando -ogni discrezione sarebbe consigliabile che la -gente formula, con inconsapevole malizia, le -più indiscrete domande. Così molti, nel vederlo -tanto giovane, nel saperlo italiano, nel ricordare -che da pochi giorni anche l'Italia era in guerra, -gli domandavano come mai egli non fosse soldato. -Pierino rispondeva con un rossore che -diceva il perchè vero e con due parole che dicevano -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -il perchè falso. Le due parole erano: -«Terza categoria». E sùbito Pierino aggiungeva -che le terze categorie non erano state ancora -chiamate, che il governo si era limitato a -chiamar sotto le armi, per istruirle, solo le classi -più giovani e che il momento dei più anziani — ed -egli era, con un sospiro, purtroppo, dei -più anziani — non sarebbe venuto che più -tardi, molto più tardi. Aggiungeva però, solo -entro sè stesso, che, riformato com'era per -deficienza toracica, poteva sperare che pur venendo -il momento della sua classe e della sua -terza categoria il momento suo non sarebbe -venuto mai. Era di terza categoria, era riformato, -era in Isvizzera: non poteva essere più al -sicuro di così. Sua moglie non si stancava di -ripeterlo e Pierino non si stancava di sentirselo -ripetere. Non gli pareva possibile che, -quando milioni e milioni di suoi connazionali -correvano il rischio di pagar con la vita il diritto -della loro patria a farsi un po' più grande, -egli potesse cavarsela, beniamino degli dei di -guerra, a così buon mercato. Aveva vagamente -paura che il diavolo, raffigurato nelle precise -circostanze del ministro della Guerra, potesse -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -da un momento all'altro giuocargli un brutto -tiro. Già alcuni giornali arrabbiatamente interventisti -cominciavano a strillare per convincere -il governo dell'assoluta necessità morale e materiale -di procedere il più sollecitamente possibile -a una rivisita dei riformati. -</p> - -<p> -Il giorno in cui lesse per la prima volta -una notizia in proposito nei giornali italiani era -con sua moglie che lavorava a misurar metri di -flanella destinati a decine e decine di gilè per -i bravi soldati del fronte austriaco nel Trentino, -«dove c'è sempre la neve e dove, poveretti, -dovevano aver tanto freddo». Appena -letta la notizia Pierino si levò giacca e gilè -di fronte ad Eva che lo guardava sbalordita. -Le tolse anche di mano il metro, un metro -di fettuccia, che Pierino si passò attorno -al torace per misurar di questo lo sviluppo -attuale. A veder se il torace fosse cresciuto -non aveva, a dire il vero, pensato mai. Ma, -adesso, era il caso di preoccuparsene seriamente. -Stringeva, stringeva, Pierino, stringeva -quel povero metro a fettuccia perchè potesse -segnare quanti meno centimetri era possibile. -Ma, desolato, senza fiato, guardava e riguardava: -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -erano, implacabilmente, ottantasette. A calcolare -il volume della camicia e della maglia si potevano -a rigore togliere cinque, sei o sette -centimetri. Ma anche togliendo ne rimanevano -sempre ottanta: proprio quel che occorreva -per essere soldato. Poichè infatti quel benedetto -diavolo, quel benedett'uomo, cioè, del ministro -della Guerra, per mettere insieme quanti -più soldati era possibile, aveva ribassato da -ottanta a settantanove i centimetri di petto richiesti -per il fantaccino. E lì, lì rimaneva Pierino, -guardandosi e riguardandosi quell'ottantasette -sul quale l'unghia del suo pollice s'era -fermata. «Sono ottanta, sai, disse alla moglie -quando potè riprender fiato, sono ottanta, capisci?» -Eva non sapeva e non capiva gran -che. E poichè Pierino s'affannava a ripetere -che erano ottanta, che erano almeno ottanta -Eva lo guardava esterrefatta interrogando: «Ottanta?» -E Pierino, con un fil di voce: «Ottanta: -proprio così. Erano settantasei prima, -quando ti ho sposata. Ora ne occorrono settantanove -ed io ne ho uno di più». -</p> - -<p> -Eva in fondo era fiera che suo marito le dovesse -quei tre centimetri di maggiore sviluppo -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -toracico, ma, Pierino non la pensava così e, pur -di risparmiarsi quei tre centimetri di torace in -più avrebbe rinunziato anche volentieri a tre chilometri -di quella felicità coniugale che Eva aveva -saputo dargli. «Ma tu sei riformato!...» -diceva Eva per rassicurarlo. E Pierino rispondeva: -«Sì, ma pare che rivisitino anche i riformati...» -Eva lo rassicurava... Non c'era questo -pericolo: l'Italia non era la Francia, l'Italia -aveva molti uomini, l'Italia era largamente prolifica. -L'Austria aveva, è vero, dovuto ricorrere -ai riformati, ma l'Austria, santo Dio, combatteva -una guerra enorme, contro tre nemici, -su tre fronti. In Italia, invece, la cosa era -molto diversa: un fronte solo e non un nemico, -ma neppure una metà di nemico, addirittura -un terzo di nemico... Poichè Eva, anche rassicurando -Pierino, non perdeva l'occasione di -dir qualche cosa di molto amabile per l'Italia, -per dimostrarle una volta di più che le alleanze, -le quali tanto più sono doppie quanto più sono -triplici, servono a tener desti da una parte e -dall'altra delle frontiere i più cordiali sentimenti -di simpatia. Ma poi, vedendosi Pierino -mortificato davanti, invece di continuare a dir -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -cose amabili all'Italia, ricominciava a dirne a -lui... «E sta allegro, gli diceva, non c'è pericolo...». -Poi un'idea, evidentemente molto -buffa, le attraversava il cervello: «Tu alla -guerra! esclamava. Oh, che ridere!» E giù a -ridere, infatti, per un quarto d'ora. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se è vero che non s'ama la patria che da -lontano, Pierino doveva cominciare a persuadersi -che, andandosene al Capo Nord, avrebbe -finito per amar l'Italia di sviscerato amore. -Gli era bastato di varcare appena la frontiera -e di rifugiarsi in quella cittadina svizzera per -sentire che la mattina appena desto, la lettura -dei giornali italiani gli era indispensabile. E -non leggeva la cronaca dei teatri — dove, del -resto, non si rappresentavano più operette austriache -poichè queste erano state sostituite, -non già da operette italiane, ma, con cortesia pei -nuovi alleati, da operette tutte francesi — non -leggeva la cronaca dei teatri, ma il comunicato -di Cadorna. Ogni giorno quei comunicati annunziavano -che la prima avanzata si svolgeva -felicissimamente e che le bandiere austriache -su le cittadine di confine cadevano una dopo -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -l'altra al soffio d'un po' d'aria smossa dai -pennacchi dei bersaglieri. Quando leggeva nelle -grosse lettere dei titoli su sei colonne che la -bandiera italiana sventolava un po' più in là -del confine, che gli alpini scalavano vittoriosamente -montagne inaccessibili, che i bersaglieri -sfondavano i reticolati come fossero di carta -velina, che dovunque la bella ondata grigioverde -passava, prorompeva, incalzava, travolgeva, -Pierino si sentiva un po' di batticuore. -Poi, quando dal gabinetto da bagno entrava -sua moglie, Pierino atteggiava a compunzione -il volto troppo sorridente. Se questa gli domandava -che notizie ci fossero su i giornali -Pierino le rispondeva che c'era poco di nuovo: -qualche paesello di frontiera occupato, qualche -sfondamento di truppe di copertura, incertezze -del primo momento, episodii fortunati -certo, ma episodii solamente. Si vestiva in -fretta e scendeva a prendere il caffè e latte -nella sala del <i>restaurant</i>. Gli ritornavano allora -gli spiriti e, con questi, anche lo spirito -patriottico. Lo serviva infatti un cameriere -francese che, a sua volta, gli chiedeva notizie. -Di fronte all'alleato il volto di Pierino ritrovava -il sorriso, i successi ridiventavano successi, -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -le bandiere italiane risventolavano. E -quando il cameriere francese esclamava compiaciuto: -«<i>Ils vont bien, les Italiens!</i>...» Pierino, -raddrizzandosi, impettito e fiero come se -fosse il Generalissimo, rispondeva: -</p> - -<p> -— Sì, andiamo benissimo!... -</p> - -<p> -Lui non andava in nessun posto, ma gli -altri andavano per lui e, in fondo, era la stessa -cosa... E se il cameriere francese, brandendo -minacciosamente la caffettiera contro la Germania -intera, aggiungeva con supremo disgusto: -«<i>Ah, ces Boches!</i>» Pierino si guardava -attorno per vedere se Eva non veniva ancora -a raggiungerlo e, approfittando del libero lucido -intervallo, brandendo anche lui in atto di -sfida il coltellino con cui spalmava il burro -su le fette di pane abbrustolito, si sentiva per -un momento più alleato che impero centrale e -ripeteva a sua volta: -</p> - -<p> -— <i>Ces sales Boches!</i> -</p> - -<p> -Ma un bel giorno Eva apparve costernata. -Costernata dapprima, poi sùbito risoluta. Era -apparsa davanti a Pierino che, sdraiato su un -divano, serviva l'Italia in pace e in letizia leggendo -una lettera di Barzini dal fronte, era -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -apparsa davanti a lui con un giornale italiano -stretto nervosamente in una mano. E aveva vibrato -il colpo, senza pietà: -</p> - -<p> -— Si chiaman sul serio i riformati anche -da voi... Già ne rivedon tre classi... -</p> - -<p> -Pierino non si mosse. Le anime timide hanno, -di fronte al pericolo inevitabile, di queste -fermezze, poichè quando le gambe si piegano -chi stava seduto o sdraiato non riesce a mettersi -in piedi e rimane quindi come stava: -molti stoicismi non sono fatti che di questa -impossibilità di non essere stoici. -</p> - -<p> -— Te l'avevo detto? mormorò solamente -Pierino con un filo di voce, quel filo di voce -che gli rimaneva. -</p> - -<p> -Ora, di fronte a lui, Eva era già risoluta: -</p> - -<p> -— Qui non c'è, caro, che una sola cosa -da fare, disse. Ci tieni molto tu ad essere italiano? -</p> - -<p> -Nella paura d'offenderla Pierino non seppe -che cosa rispondere. Eva prese quel silenzio -per un silenzio negativo e aggiunse: -</p> - -<p> -— E allora c'è una cosa molto semplice -da fare: cambia nazionalità. -</p> - -<p> -Questa volta Pierino si mosse. Trovò almeno -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -la forza di mettersi a sedere e di spalancare -tanto d'occhi. -</p> - -<p> -— Non ti dico di farti austriaco: sarebbe -pretender troppo. E poi, c'è la guerra anche -lì... E che guerra abbiamo noi!... Altro che la -vostra... Ma... -</p> - -<p> -Sospeso, con gli occhi intenti, Pierino aspettava. -</p> - -<p> -— Ma, riprendeva Eva, c'è la Svizzera... -Bel paese, tranquillo, neutrale, senza pericoli... -Tu ti fai svizzero e ti riformi definitivamente -da te... -</p> - -<p> -Pierino ascoltava allibito. Ma Eva gli mise -al collo le belle braccia nude e gli cadde a -sedere su le ginocchia, gota contro gota, fiato -contro fiato, poi bocca contro bocca: -</p> - -<p> -— Tanto, italiano o svizzero, io non ti -amo forse lo stesso? -</p> - -<p> -Poi, dopo un bacio, Eva aggiunse: -</p> - -<p> -— Io so che non voglio darti alla patria. -So che voglio tenerti per me... -</p> - -<p> -Più gentile della patria che gli chiedeva di -morire, Eva, in fondo, non voleva che farlo vivere. -Solo Pierino balbettò: -</p> - -<p> -— Ma non ti pare ripugnante... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -Eva scrollò le spalle: -</p> - -<p> -— Che sciocchezza! -</p> - -<p> -E le parve che bastasse, le parve d'aver -risposto a tutto. Ma Pierino ancora esitava: -</p> - -<p> -— Svizzero tu dici, farmi svizzero... Ma, -vedi, quando si è italiani... -</p> - -<p> -— Quando si è italiani? -</p> - -<p> -Pierino osò la gran risposta: -</p> - -<p> -— Sai, ecco, in fondo, ci si tiene... Sai, -abbiamo nel nostro passato tante glorie, tanti -grandi uomini... -</p> - -<p> -Eva non si trovò perduta ed esclamò: -</p> - -<p> -— E qui non hanno, scusa, Guglielmo Tell? -</p> - -<p> -Guglielmo Tell! Pierino non riusciva precisamente -a identificarlo e non sapeva se fosse -un grande guerriero, un grande poeta o un -grande albergatore. Sapeva solo che era l'eroe -di un'opera di Rossini, della quale aveva sentito -unicamente la sinfonia, a Roma, ai concerti -del Pincio e di piazza Colonna. -</p> - -<p> -— Ah, già, è vero, rispose, Guglielmo -Tell! -</p> - -<p> -E tacque. E fece, in quel silenzio, il primo -passo per diventarne compatriotta. -</p> - -<p> -Ma per sua fortuna non bastava un sol -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -passo, chè se è possibile cambiar di casa in -un giorno non è possibile cambiar di patria in -una settimana. Eva lavorava, ordiva nelle penombre -degli <i>halls</i>, dei <i>dining-rooms</i> e degli -<i>smokings-rooms</i> del grande albergo svizzero la -piccola trama politica che doveva condurre un -figlio di Dante ad essere concittadino di Guglielmo -Tell. Se Eva lavorava in silenzio Pierino -in silenzio la lasciava lavorare. L'idea -della grandezza di Guglielmo Tell gli era, a -dire il vero, entrata nel cervello assai più sollecitamente -che non quella dell'opportunità di -adottarne la patria. Leggeva sempre i giornali -dell'antica patria lontana: portavano tutti l'eco -del valore di un esercito e della fermezza d'un -popolo. Questo popolo che egli aveva conosciuto -indifferente, beffardo, diviso, ora era tutt'uno, -una sola gigantesca persona con un solo cuore -e milioni milioni e milioni di braccia. Leggeva -nei giornali certe letterine di riformati delle -classi più anziane della sua che invocavano -dal governo una revisione, che imploravano -dal governo, come una benedizione, di potersi -andare a far ammazzare anche loro. Lui invece -se ne stava lì, quieto quieto, in Isvizzera, a -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -legger la guerra su i giornali, a giuocare a -<i>tennis</i> e a <i>poker</i>, ad aspettare al sicuro che -la tempesta passasse. Quando alla sera rientrava -in camera sua, tutto attillato nello <i>smoking</i> -di taglio perfetto, il monocolo all'occhio, -il garofano rosso all'occhiello, un garbato sbadiglio -sul labbro dietro il paraventino beneducato -d'una mano curata e inanellata, quando -nella bella camera luminosa dell'<i>hôtel</i> più <i>confortable</i> -si stendeva beatamente per otto ore -di sonno, per dieci ore di riposo, sul più morbido -letto di piume che mai albergatore svizzero -avesse fatto confezionare per la delizia -della sua ricca clientela, Pierino, se chiudeva -gli occhi, se spegneva la luce, se allungava le -gambe su la fresca carezza d'una biancheria -da letto di prima qualità, vedeva una trincea -sotto il vento e sotto la pioggia, dove, dopo -una giornata di combattimento, avendo sfidata -oggi dieci volte la morte, pronti a sfidarla -dieci volte ancora domani, giovani come lui, -italiani come lui, avvezzi come lui ad ogni quiete -e ad ogni benessere, passavano la notte seduti -su un sasso, col fucile tra le ginocchia, il berretto -su gli occhi, le gambe affondate fino a -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -metà nel fango. Che faceva quella gente lassù, -su quei monti dove lo sverno liquefaceva i -ghiacciai, su le rive di quel fiume che gonfio -d'acque primaverili si tingeva di sangue, e di -sangue italiano, per poi continuar la sua corsa -e portare quell'acqua e quel sangue sino al -mare, sino al mare italiano? Serviva un ideale, -quella gente, ubbidiva a una legge irresistibile -e istintiva pari a quella che c'impone di difender -la madre, d'onorarla, di servirla. Eran -milioni, quei soldatini grigio-verde, arco di -ferro e di fuoco dallo Stelvio al mare. Ma da -quella massa alcune figure, figure cognite di -amici, di compagni, di parenti, si staccavano, -si precisavano. C'erano tutti; nessuno mancava. -Pierino li ravvisava ad uno ad uno, questo di -sentinella lassù tra le nevi, quello alla testa di -una compagnia all'assalto, questo accanto al -suo cannone rombante, quell'altro inerpicantesi -coi suoi alpini di roccia in roccia, di balza in -balza, mira di mille fucili, miracolosamente incolume -sotto il fuoco di mille fucili. Erano gli -amici antichi, quelli dei vecchi teatri, delle -<i>premières</i> delle operette viennesi, quelli delle -lunghe discussioni al caffè. Adesso eran tutti -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -lì, al fuoco. Egli solo non c'era. E di tanto in -tanto — egli lo vedeva, lo sentiva... — gli -amici, gli antichi amici, si accorgevano che lui -non c'era. Uno mormorava il suo nome, altri -lo ripetevano. Gli sguardi si cercavano, s'incontravano, -poi parlavano e rispondevano i -sorrisi: «Pierino?» E sorridevano. «Dove -sarà?» E sorridevano. «Fra le braccia della -sua moglietta bicipite...» E sorridevano. Uno -concludeva per tutti, con un po' di bontà, con -un po' di disprezzo: «Povero Pierino!...» E, -ancora, tutti sorridevano. -</p> - -<p> -Dov'era Pierino? Ora seguiva docilmente -di casa in casa, di salotto in salotto, di ufficio -in ufficio, sua moglie sempre più fermamente -decisa a salvargli vita natural durante la pelle -facendogli prendere la concittadinanza di Guglielmo -Tell. Le anime temperate come quella -di Pierino, se possono esser capaci di una -lenta evoluzione, hanno l'orrore e il terrore del -nuovo e non escono da un'abitudine se non -prendendone inavvertitamente un'altra. Così -Pierino, non ostante i suoi dubbii, non ostante -le sue meditazioni e le sue visioni notturne, -non ostante i sorrisi — un po' di bontà, un -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -po' di disprezzo — dei suoi compagni in trincea, -non osava ribellarsi alla volontà di sua -moglie la quale, come si sa, non gli consentiva -mai di avere un'opinione. Fabio il Temporeggiatore -è il grande patrono dei timidi e degli indecisi. -Temporeggiava come il grande capitano -anche Pierino. Rimandava di giorno in giorno -la necessità d'aver coraggio o il coraggio della -necessità. Ogni sera si riprometteva di dire a -sua moglie che, tutto sommato, voleva rimaner -quello che era e che di diventare svizzero non -voleva saperne. Ma ogni mattina rimandava al -giorno dopo il supremo eroismo d'avere per -la prima volta nella sua vita coniugale un'opinione. -Andando avanti così, sapeva benissimo -a che cosa era legato il suo destino: a una -gara di rapidità tra la vecchia patria che doveva -decidersi a rivedere anche i riformati -della sua classe e la presunta patria nuova -che doveva affrettarsi a significargli in carta -bollata il più patriottico e ospitale benvenuto -in terra elvetica. Se faceva prima l'Italia l'onore -era salvo, sua moglie aveva perduto la -partita e gli amici della trincea avrebbero un -giorno o l'altro veduto capitar lassù, su le -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -Alpi, in uniforme grigio-verde, anche lui. Ma -se faceva prima la Svizzera l'onore era perduto -pur essendo salva la pelle, sua moglie -trionfava definitivamente e gli amici della trincea -avrebbero potuto continuare a sorridere — un -po' di bontà, un po' di disprezzo — chè -tanto non l'avrebbero riveduto mai più. Così, -con due diverse ansie, egli vedeva ogni mattina -entrare in camera sua prima il cameriere -coi giornali d'Italia e poi sua moglie con le -lettere della prima posta mattutina. Ma le -mattine passavano, una dopo l'altra, una come -l'altra. E se Roma non si decideva a richiamare -altre classi di riformati oltre le tre leve -più recenti, Berna aveva l'aria di non aver proprio -nessuna fretta di dare a Guglielmo Tell -un connazionale di più. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Certi fatti, certe coincidenze, si ripetono -nella vita umana sino ad assumere un aspetto -d'irresistibile destino, sino a poter rappresentare -il fato sospeso ad ogni passo sul capo -degli eroi dell'antica tragedia greca. Il fato di -Pierino Balla si chiamava musica. Se la musica -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -gli aveva fatto trovare e prender moglie, -la musica gli fece conservare all'ultimo momento -una patria che un momento prima stava -per perdere. Era domenica e dall'albergo eran -discesi, all'ora della passeggiata, in città. La -signora Kramer-Balla aveva lasciato suo marito -su la porta di un cinematografo dandogli -appuntamento per due ore più tardi dinanzi -ai tavolini del più elegante caffè. Doveva -andare, aveva detto, a sbrigar due o tre faccende, -sempre per quell'interminabile affare del -cambiamento di nazionalità sollecitato da Pierino. -«Vedi, aveva detto stringendogli la mano, -vedi: lavoro per te, per il tuo bene. Tra pochi -giorni sarai svizzero e saremo tutti tranquilli». -Poi allontanandosi aveva aggiunto: -«Oramai ci siamo. Il consigliere Faber mi ha -assicurato che adesso è questione di ore...» -E Pierino, tanto per dir qualche cosa: «Sai, -cara, non ti dar troppa pena per me... Ora più, -ora meno...» -</p> - -<p> -Evidentemente Pierino, per quanto non volesse -saperne, cominciava ad essere un po' -svizzero dal momento che di quello che doveva -diventare il suo paese vedeva già più i difetti -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -che le buone qualità: il che è proprio del più -istintivo e più logico nazionalismo. Così Pierino -trascurava di riconoscere alla Svizzera il merito -di essere un paese dove chi ha paura della -guerra può andare a vivere in pace, ma osservava -già a denti stretti o a mascelle larghe, a -seconda che dovesse reprimere uno sbadiglio o -che vi si abbandonasse, osservava già che tanta -pace era evidentemente pace, ma una pace di -un'insopportabile e mortificante monotonia. Già, -in quel paese sotto le nuvole, chiuso tra le -montagne, lui, Pierino, napoletano, uomo dei -liberi orizzonti, dei mari di smeraldo e dei cieli -di zaffiro, non ci si poteva vedere. Quando -poteva, scappava al cinematografo. Vedeva altre -genti, altri paesi. Rivedeva anche, di tanto -in tanto, l'Italia: la rivedeva, ma senza, a prima -vista, riconoscerla. Non gli pareva quella, -tranquilla, elegante, piena di folla, di affari, di -piaceri, la capitale che aveva lasciata una sera, -la capitale convulsa, febbrile, teatro d'una minacciosa -guerra civile nel nome d'una libertà -che non permetteva nè ad una parte nè all'altra -di avere una libera opinione. Rivedeva sul -bianco schermo i soldati, i soldati italiani. E, -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -nel vederlo, anche i connazionali del leggendario -arciere svizzero applaudivano il piccolo -fantaccino grigio-verde che si copriva, con -semplicità, di gloria. E vedeva scene di partenze -di reggimenti dalle città italiane per la -frontiera minacciata. Vedeva i bei reggimenti -sfilare dietro le vecchie bandiere, stretti in una -duplice fascia di teste bianche di mamme, di -testoline bionde di bambini. E anche i bambini, -anche le spose, anche le mamme applaudivano -i bei soldati che partivano per la guerra con -un bel sorriso su le labbra, con una rosa di -maggio infilata nella canna del fucile. E c'era -un nome su tutti quei visi sorridenti, su tutte -quelle mani che applaudivano, su tutte quelle -rose, su tutti quei fucili. C'era un nome: Italia! -Italia! Non così era partito lui, una sera; -di nascosto, come fuggendo, per raggiungere -una frontiera pacifica che nessun pericolo minacciava, -per ubbidire alla volontà imperiosa -di una piccola donna straniera che voleva non -solamente mettere in salvo un marito dopo -tutto anche amato a modo suo, ma anche risparmiare -al suo paese in guerra un nemico -di più. Italia! Italia! Italia! Non questa parola -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -aveva egli udita quella sera fuggendo, ma -il grido d'un soldato, d'un soldato italiano che -partiva per la guerra a lui italiano che dalla -guerra fuggiva: «Va fuori d'Italia, va fuori, o -stranier!» E fuori non solo era andato, ma -fuori sarebbe forse rimasto per sempre se il -destino fosse per voler permettere a sua moglie -di cambiargli, dopo avergli cambiato già -tante altre cose, anche la patria. -</p> - -<p> -Ma la musica doveva ancora una volta segnar -la strada del suo destino. Escì dal cinematografo -che ancora quaranta minuti lo separavano -dall'ora fissata per l'appuntamento -con sua moglie. Nel bel pomeriggio domenicale -c'era lì, sul piazzale, una banda che suonava -tra i bei palazzi in riva al lago e allo -sbarcadero. Il vecchio melomane ch'egli era si -fermò ad ascoltare tra la folla. A un tratto gli -strumenti d'ottone brillarono al sole. Poi da un -breve silenzio uscì un primo clamore di tromba. -E, meravigliosamente, una melodia gigantesca -nel suo immenso respiro salì dalla piazza, la -riempì, salì nel cielo, riempì il cielo. Pareva a -Pierino estatico di conoscere già quella musica, -ma non riusciva a identificarla. La sua coltura -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -musicale in fatto di operette viennesi non aveva -lacune, ma quella musica formidabile che gli -sconvolgeva il cuore non aveva in verità l'aria -di esser viennese e molto meno quella di essere -operettistica. Nella fedeltà ch'è propria -dei grandi amori, Pierino, ch'era in procinto -d'abiurare la patria, sentiva che nulla al mondo, -neppure la più potente forza del mondo, neppure -cioè la volontà di sua moglie, gli avrebbe -potuto far rinnegare il fascino delle operette -viennesi. Ma doveva convenire tuttavia -che c'era in quella musica qualche cosa di -più irresistibile ancora del valzer del <i>Conte di -Lussemburgo</i> e del settimino della <i>Vedova Allegra</i>. -Tanto era vero che la gente su la piazza -ascoltava in silenzio, raccolta ed estatica come -se fosse stata in una chiesa. E, quando la meravigliosa -onda di musica si spezzò, si chiuse -e si spense in un ultimo fragore, un applauso -lungo, interminabile, partì dalla folla. Anche -Pierino si trovò ad applaudire, ad applaudire -con un impeto tale che mai aveva conosciuto -l'eguale — è tutto dire — neppure per applaudire -Franz Lehar o Leo Fall. -</p> - -<p> -Quando proviamo fortemente un'impressione -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -il nostro primo bisogno è quello di sentirla -condivisa. Così Pierino si guardò attorno e ad -un vecchietto attillato e profumato che applaudiva -come lui disse in italiano: «Che musica! -Che musica!» Il vecchietto sorrise, continuò -a batter le mani e rispose in francese al suo -vicino: «<i>Ah, oui, quelle musique</i>...» Poi, -quand'ebbe finito di applaudire, il vecchietto -si volse ancora a Pierino e gli chiese: «<i>Vous -êtes italien?</i>» Al che Pierino non osò rispondere -senza una breve meditazione. Ma la breve -meditazione lo portò a concludere che sì, che -in fondo era ancora italiano e che però poteva -e doveva rispondere al vecchio signore attillato -e profumato: «<i>Oui, monsieur</i>». Vide allora -il vecchio signore stendergli con un largo -gesto la mano esclamando: «<i>Je vous en fais, -monsieur, mes compliments. Vous avez des -grands musiciens et des grands soldats...</i>» -</p> - -<p> -Pierino rimase interdetto. In quanto ai soldati -sapeva benissimo che cosa pensare: il -vecchietto non alludeva certamente a lui. Ma -quanto ai maestri di musica non sapeva precisare -in un nome e cognome l'elogio generico -del suo amabile ed affabile interlocutore. Per -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -fortuna affabilità ed amabilità sono loquaci e -il vecchietto aggiunse ancora, stringendo nuovamente -la mano di Pierino: «<i>Ah, oui, quels -musiciens... Cette symphonie du</i> «Guillaume -Tell»... Che meraviglia questa sinfonia del -«<i>Guglielmo Tell</i>»... L'ho riudita con sbalordimento... -E sono felice, signore, di stringer -la mano d'un compatriotta dell'immenso Rossini». -</p> - -<p> -E se ne andò lasciando muto e stralunato -dietro di sè il compatriotta di Rossini. Il quale -compatriotta di Rossini ricominciò a pensare -che fra breve — questione di ore, avevan -detto sua moglie e il consigliere Faber — sarebbe -diventato compatriotta di Guglielmo Tell. -Gli sembrò, dopo quella musica, che fosse veramente -imperdonabile barattare con Guglielmo -Tell unico e solo, Rossini e tutti gli altri. Gli -sembrò di sentire che ad essere compatriotta -di Rossini e di tutti gli altri egli tenesse ed -avesse sempre tenuto più di quello che avrebbe -potuto immaginare. Gli sembrò anche non esser -poi tanto facile diventare svizzeri quando -si è italiani. Gli sembrò sopratutto che sua -moglie cominciasse veramente a pretendere un -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -po' troppo da lui e che qualche cosa, un po' -di dignità, un po' di fierezza, si ridestasse finalmente -in fondo in fondo all'acqua stagnante -della sua docilità coniugale. E gli sembrò infine -che fosse il caso di vagliare esattamente -la grandezza di Guglielmo Tell. Aveva, nei -giorni passati, avuto la curiosità di assumere -informazioni sul glorioso personaggio e gli -sembrò che l'avere mirato giusto su una mela, -anche se questa era posta dalla ferocia d'un -governatore di Alberto I sul capo innocente -del giovane figlio dell'arciere, non fosse poi -gesta da non poter essere emulata da un qualsiasi -campione del Tiro a segno nazionale. -</p> - -<p> -E poichè proprio in quel punto sua moglie -lo raggiungeva e, con aria scontenta, gli annunziava -che era necessario aver pazienza ancora -qualche altro giorno per ottenere quella -benedetta cittadinanza svizzera, Pierino cominciò -a pensare che fosse buona politica mettere -Guglielmo Tell in cattiva luce verso sua moglie. -E poichè Eva, vedendolo assorto, gli domandava -a che cosa pensasse, Pierino rispose: -</p> - -<p> -— Penso a Guglielmo Tell. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -</p> - -<p> -— A Guglielmo Tell? domandò Eva sorpresa. -</p> - -<p> -— Sì, a Guglielmo Tell, rispose Pierino -gravemente. E mi propongo un caso di coscienza. -Poichè tu sei austriaca conviene a me -tuo marito, di prendere la stessa cittadinanza -d'un eroe che, all'alba del secolo decimoquarto, -contribuì a liberare la Svizzera proprio dal -giogo dell'Austria?... -</p> - -<p> -E, volgendosi col più docile sorriso ad Eva -che lo guardava sbalordita, Pierino aggiunse: -</p> - -<p> -— A questo, cara, ci scommetto, tu non -avevi pensato! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -</p> - -<h2>VIII. -<span class="smaller">A MOSCA CIECA -SUI QUATTRO CANTONI</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -</p> - -<p> -Il coraggio d'un buon soldato è quello di -resistere alla prima fucilata come quello d'un -autore drammatico è nel superare il primo fiasco -e quello d'un marito troppo docile è nel dire -la prima parola di ribellione. Così, dalla sera -in cui Pierino, forte dell'erudizione fattasi sul -vecchio Larousse dell'albergo, osò discutere la -personalità di Guglielmo Tell, Eva ebbe la sorpresa -di trovarsi di fronte un altro uomo. Questo -uomo cominciò a farle intendere, prima velatamente, -poi apertamente, ch'egli non condivideva -affatto, per l'affare del cambiamento di -nazionalità, le impazienze di sua moglie e del -consigliere Faber. Da quest'affermazione derivò, -a fil di logica e come naturale spiegazione, che -se non condivideva la loro impazienza di fargli -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -cambiar di patria non condivideva, evidentemente, -neppure la loro persuasione dell'assoluta -necessità di cambiarla. Da questa spiegazione -derivò, sempre a filo di strettissima logica, ch'era -forse il caso di sospendere tra Berna e Roma -negoziati che l'oggetto del negozio aveva sempre -meno l'intenzione di far condurre a termine. -E, una sera, poichè Eva apriva con un gesto di -malumore una nuova lettera inconcludente del -consigliere Faber, Pierino si piantò dinanzi a -sua moglie, incastrò nell'occhio la caramella e, -tutto d'un fiato, così come si getta in acqua chi -ha paura dell'acqua, tenne, velocissimamente, -il seguente discorso: -</p> - -<p> -— Mia cara Eva, io ti prego di non darti -più pensiero per me e di dire al consigliere Faber -di non darsene neppure lui. Tutto sommato -mi sono persuaso che val meglio lasciar correre -le cose per la loro china naturale. Io vorrei -compiacerti in tutto, e tu lo sai. Sono il più -docile, il più ubbidiente, il più remissivo fra i -mariti di questa terra. Non ti ho mai dato un -solo dispiacere. Non ti ho mai detto di no. Ho -vissuto sotto una legge, savia certo come la -tua, ma indiscussa e indiscutibile. Ho accettato -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -ogni tua idea così come si accetta il -dogma: ad occhi chiusi. Mi son fatto condurre -per mano come si fa condurre un bambino -incapace di far due passi da solo. Credevo -che anche questa volta di camminare -da solo non fosse il caso, ma sento invece che -oramai il mio passo è sicuro, è sostenuto, è -fiancheggiato da quello di altri trentacinque milioni -d'italiani. Marcio adesso anch'io nelle file -e il passo di tutti è il passo mio. Non mi sento -più solo. T'ho già detto la mia opinione su -Guglielmo Tell. T'ho già detto come io mi senta -per la prima volta legato a tanta brava e grande -gente del mio paese, di cui mi trovo ad essere -un po' orgoglioso, di cui mi pare d'essere -un po' figlio. Questa rinunzia che tu proponi -mi sembra, del resto, inutile. Per ora di richiamare -i riformati non si parla già più. L'Italia, -l'hai detto tu stessa, è piena d'uomini. Il nemico -che abbiamo davanti, anche questo l'hai -detto tu, non richiede da parte nostra un grande -sforzo poichè noi non abbiamo da combattere -un nemico, ma una metà di nemico e nemmeno -una metà ma appena un terzo di nemico. Quindi, -non mi richiameranno. Ed io resterò accanto -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -a te, Eva mia, docile, felice e riconoscente, fino -alle nostre nozze d'argento, fino alle nostre -nozze d'oro. Del resto — leggi stasera il <i>Berner -Tageblatt</i> — la pace è forse più vicina di -quanto si crede. Siamo alla fine di questo triste -periodo. Potremo finalmente vivere tranquilli, -come vorremo, dove potremo. Abbi dunque -la cortesia di dire al consigliere Faber di lasciare -in pace me e Guglielmo Tell, poichè se -Guglielmo Tell non vuole ancora saperne di -me io oramai non voglio più saperne di lui. -</p> - -<p> -Così dicendo Pierino, si sentiva guardato da -Eva con gli stessi occhi coi quali il barone -Burian doveva aver letto la dichiarazione di -guerra italiana dopo aver passato sette mesi -a credere che della guerra il barone Sonnino -non volesse affatto sapere. Ma di fronte all'incontrastabile -evidenza dei fatti si persuadono -così i ministri increduli come le mogli dispotiche, -anche se austriaci o austriache. Ma, se -un primo colpo di cannone stabilisce per un -ministro degli Esteri un argomento perentorio -sul quale è per lo meno inutile continuare a -discutere, una prima levata di scudi d'un marito -troppo docile verso una moglie troppo -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -autoritaria non disarma quest'ultima dell'illusione -di poter nuovamente ridurre a più miti -consigli il marito ribelle. Così Eva si levò e, -piantatasi a sua volta dinanzi a Pierino ch'era -piantato quasi spavaldo dinanzi a lei, cominciò -un discorso, più che parlato sibilato fra i -denti, e che suonava press'a poco così: -</p> - -<p> -— Pierino mio, l'aria della Svizzera non -giova evidentemente ai tuoi nervi e quando i -tuoi nervi non sono a posto, ragazzo mio, il -tuo equilibrio mentale dà seriamente da pensare. -Tu dici, figliuolo caro, certe cose che non stanno -nè in cielo nè in terra e che possono suonare -solamente su le labbra d'un italiano, poichè -voi soli siete avvezzi a pensare che si -possa impunemente venir meno, quando ciò -possa farvi comodo, così ad un trattato d'alleanza -in vigore da trent'anni come ad un regime -matrimoniale accettato oramai quasi da -un anno. Ma tu dimentichi, piccino mio, che -io non sono donna da ricevere da te lezioni di -opportunità e il fatto che tu possa credere il -contrario mi prova che, quanto più tu pensi -d'aver imparato a camminare da solo, più tu -hai bisogno d'essere sorretto nel cèrcine della -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -mia volontà. Io ti ho detto e ti ripeto che ti ho -sposato in tempo di pace, che ti ho sposato -quand'eravamo alleati e che non posso tollerare, -nè per il mio sentimento di donna, nè per la -mia dignità d'austriaca, di vederti far causa -comune coi nostri nemici. E se da una parte -non voglio che un marito che amo esponga la -sua vita in una guerra assurda e mostruosa per -una causa ingiusta e per un paese che non è -il mio, dall'altra non potrei tollerare che anche -tu, mio marito, armato d'un fucile, sparassi su -soldati austriaci tra i quali possono essere i -miei fratelli, i miei cugini, i miei amici e, alla -prossima leva in massa, probabilmente anche -mio padre. Io nutro, ragazzo mio, — e tu -lo sai — profondi sentimenti patriottici. Per -sapere come si debba amare il proprio paese -e come alla sua causa si debba fare ogni sacrificio -non ho bisogno, in verità, delle lezioni -di nessuno. Ho due fratelli ufficiali e appartengo -ad una famiglia di soldati.... -</p> - -<p> -Pierino cercò, a quest'uscita, di raccapezzarsi. -Cercò invano, nella storia della famiglia -Kramer, un generale, un ufficiale subalterno e -magari un semplice soldato che fosse stato ad -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -Austerlitz o, per lo meno, a Sadowa. Ma tuttavia, -poichè Eva parlava energicamente dell'onore -d'appartenere a una famiglia eccellente -per le sue virtù militari, Pierino, ch'era un po' -tardo, trovò la spiegazione ricordando che il -maestro Kramer, prima d'essere stato operettista -di grido, era stato capo musica d'una banda -militare. Se di militare in tutto questo non -c'era che l'uniforme del capo musica anche -questo poco bastava, quando non si voglia pretender -troppo, alla gloria militare d'una famiglia -come quella di sua moglie. -</p> - -<p> -— Ma se io sarei pronta a sacrificare con -gioia mio marito, riprendeva intanto la signora -Eva, alla grandezza e alla gloria del mio augusto -Imperatore e Re, non intendo affatto di -sacrificarlo, io austriaca, a un ministro italiano, -alla politica di rivalità personale d'un signor -Salandra qualunque. D'altra parte non intendo -neppure di rendermi ridicola agli occhi del -consigliere Faber, rinunziando a quello che avevamo -sollecitato, proprio quando quello che -avevamo sollecitato sta per esserci accordato. -Se mancar di parola, ragazzo mio, è machiavellica -sapienza della politica italiana, la donna -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -austriaca, come l'imperial regio governo del mio -amato paese, quando ha detto non si disdice. Le -pratiche iniziate con tanta amabilità dal consigliere -Faber seguiranno dunque il loro corso -normale. E nel frattempo, ragazzo mio, tu mi -farai il piacere di non parlarmi più di queste -cose. Tu sei, Pierino, un fanciullo, un bravo, -buono, ubbidiente fanciullo. Io, che pur senza -avere più anni di te ho di te più senno, sento -l'assoluto dovere di guidarti come meglio so e -posso. Tra il tuo governo ed il mio, tra il mio -esercito ed il tuo, tra il tuo Re ed il mio Imperatore, -fra gli Alleati e gli Imperi Centrali -tu, marito mio, hai il preciso, indeclinabile -dovere di rimanere neutrale. Ed il miglior mezzo -d'essere neutrale è quello di cessare d'essere italiano -senza per altro diventare austriaco. La Svizzera -libera e neutrale concilia gli inconciliabili -e smussa con un mezzo termine gli angoli dolorosi -della nostra situazione coniugale. Detto -questo non ho altro da aggiungere. Ti auguro -per ora la buona notte e miglior consiglio, piccino -mio, per domani. -</p> - -<p> -E si allontanò, fiera, arcigna e solenne, come -un monarca dispotico che ha parlato al suo -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -popolo. Ma poichè i popoli a lungo dominati -conservano a lungo l'abito della schiavitù e, dopo -una rivoluzione abortita ritornano in ceppi docilmente -per riprender fiato e coraggio, Pierino, -ribellatosi una sera, non osò ribellarsi l'indomani. -Come i cristiani perseguitati si rifugiò -nelle misteriose catacombe della sua più profonda -coscienza, e, rassegnato in apparenza, -continuava in sostanza il suo movimento sedizioso. -Quanto più Eva, a vederlo, poteva crederlo -rassegnato a farsi svizzero, più Pierino, -a sentirsi, si riconosceva fermamente deciso a -rimanere italiano. Alle parti belligeranti l'indugio -delle pratiche fra Berna e Roma forniva -l'opportunità di un armistizio silenzioso. E -Pierino sperava che durante quell'armistizio la -provvidenza divina, mossa a pietà dal suo tormento, -avrebbe trovato il modo di districare -l'indiavolata matassa della sua vita politica e -coniugale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma la divina provvidenza sceglie talvolta -le vie più inverosimili per giungere ai più benefici -effetti. Mentre poi doveva alla fine, come -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -si vedrà, risolvere l'angosciosa situazione in -cui Pierino si dibatteva nel modo più impreveduto, -sembrava dapprima che si divertisse, -invece, a complicarla ancor più di quanto era -già complicata. Tre giorni dopo, infatti, l'infelice -tentativo d'evasione dalla sua prigione coniugale, -Pierino riceveva da Eva l'annunzio che -verso sera sarebbe giunto all'albergo il suo -fratello minore, il luogotenente Federico Kramer, -giovane ed aitante ufficiale d'artiglieria che, -presso Gorizia, era stato due volte ferito alla -gamba sinistra e al braccio destro e che, definitivamente -riformato dopo due mesi d'ospedale -a Lubiana, raggiungeva in Svizzera, per una -settimana, la sua buona e molto amata sorella. -Bel ragazzo, il luogotenente Federico! Pierino -doveva convenirne. Non l'aveva visto che una -volta in carne ed ossa il giorno del suo matrimonio, -e più volte al giorno in fotografia sul -tavolino da notte di sua moglie. Chiuso nell'azzurra -divisa, coi bei capelli biondi pettinati -alla foggia dell'Imperatore di Germania cui rassomigliava -anche per la forma del viso, la sagoma -dei mustacchi e il colore e l'espressione -degli occhi, il giovane luogotenente era considerato -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -uno dei più bravi e brillanti ufficiali -dell'esercito austro-ungarico. Un avvenire splendido — così -almeno assicurava Eva — s'apriva -dinanzi a lui. Quest'avvenire era oramai spezzato -per sempre. Le schegge delle granate italiane -cadute su Gorizia avevano paralizzato -per sempre il movimento della gamba sinistra -e, per minaccia di cancrena, avevano reso necessaria -l'amputazione del braccio destro al giovane, -bello, felice e brillante ufficiale. Pierino, che -aveva buon cuore, sentiva questo cuore stretto -stretto, piccolo piccolo, mentre in fondo alla -scalinata dell'albergo vedeva, la stessa sera, -scendere dall'automobile nelle braccia dell'amata -sorella l'ufficiale mutilato. Quando lo vide salire -a stento le scale, appoggiandosi col solo -braccio che gli rimaneva al braccio della sorella -e trascinando di scalino in scalino la sua -povera gamba quasi morta, Pierino ebbe una -profonda pietà. Ma il cognato gli sorrideva e -gli stendeva, aperta, leale, di sopra il braccio -della sorella, una mano affettuosa. Aveva il -sorriso d'un buon ragazzo cordiale e tenero su -le labbra e negli occhi. E Pierino si mise a -sorridere a sua volta, ma d'un sorriso che la -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -commozione faceva ebete. Sorrise ancora così -per tutt'il pranzo vedendo l'ufficiale servirsi e -mangiare a stento, dover sempre ricorrere per -versarsi del vino, per spezzare il pane, alla -cortese pietà degli altri. Più che di sè il giovane -ufficiale mutilato parlava di Pierino. Domandava -la situazione militare di lui, s'informava -della possibilità che anche lui fosse chiamato -a servire. Pierino, con la gola secca, la -voce velata, aveva risposto a monosillabi. Ma -adesso Eva aveva preso a spiegare: e spiegava -l'affare dei riformati, e spiegava lo sviluppo -post-matrimoniale del torace di Pierino, e spiegava -la decisione presa di comune accordo — e -della resistenza di Pierino non parlava neppure, -o perchè non credeva opportuno tenerne -conto o perchè non le sembrava neppure che -di così poca cosa valesse la pena di occuparsi — spiegava -la decisione presa di cambiare nazionalità. -E spiegava ancora gl'inconvenienti -che Pierino avrebbe rappresentati per lei rimanendo -italiano e i vantaggi che il farsi svizzero -era per rappresentare per Pierino. Mentre -Eva parlava, mentre Pierino intimidito taceva, -il giovane ufficiale mutilato guardava fisso il -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -cognato. Lo guardava — così almeno a Pierino -sembrava — con un po' di disprezzo e un -po' di pietà, con un po' anche di umiliante simpatia. -Sembrava che, mentre lo approvava di -essere così docile e remissivo per far felice -sua sorella, gli rimproverasse contemporaneamente -d'essere così remissivo e così docile a -totale profitto della incolumità della sua attillata -personcina. E quando, più tardi, evocando -ricordi della guerra, il luogotenente Federico -ebbe ad esclamare: «Ci son bravi soldati fra -gl'italiani...» Pierino credette di leggere nel muto -sorriso che seguì a quella esclamazione: «Ma -non sei di quelli tu, poltroncino mio bello, -che mentre gli altri fanno la guerra giuochi a -mosca cieca tra la tua patria vera e la tua patria -posticcia sul lago dei Quattro Cantoni!» -</p> - -<p> -Gli uomini posti di fronte allo spettacolo -della loro miseria morale fanno come gli spettatori -che a teatro si vedono riprodotti troppo -fedelmente nella commedia: si mettono a fischiare -per darsi a credere l'uno con l'altro di non -essere affatto così. Ma poi, a casa, ci ripensano -e, spento il lume, nel proprio letto, con a fianco -la loro moglie o il sogno e il ricordo della -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -moglie di un altro, convengono fra loro che -piuttosto che fischiare sarebbe stato più leale -e più ragionevole, onestamente — per modo di -dire — riconoscersi. E Pierino che, da principio, -sotto lo sguardo un po' pietoso e un po' -sprezzante del luogotenente Federico aveva cominciato -a fischiare mettendosi a dire che era -ora di finirla con la guerra, — con quella guerra, -che, stupida negli altri paesi, era addirittura -pazzesca in Italia dove nulla e nessuno -l'aveva imposta se non una masnada di giornalisti -che mettevan su automobile con la -pelle degli altri, un pugno di giovincelli chiacchieroni -che avevan mandato gli altri a far -la guerra dopo averla a gran voce reclamata -per poi nascondersi nelle retrovie e nella -Croce Rossa, e un gruzzulo di framassoni che -dall'alto delle loro logge avevano agitato le -bandiere del libero pensiero impedendo a -chiunque di liberamente pensare, — Pierino -s'era poi persuaso che tra quelli che la guerra -l'avevano voluta anche troppo e quelli che -la guerra non l'avrebbero voluta niente affatto -i primi erano ancora, a rigor di logica, -da preferirsi, imperocchè se i primi avevano -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -fatto qualche cosa per avere quello che volevano -i secondi non avevano saputo far proprio -nulla per non avere quello che non avrebbero -voluto. Gl'interessi degli interventisti erano -stati singolarmente favoriti dal disinteressamento -dei neutralisti, i quali avevano preso la loro -neutralità tanto alla lettera che erano stati neutrali -non solo in quanto riguardava ciò che si -doveva andare a fare fuori di casa ma, anche -in quanto riguardava ciò che accadeva dentro -casa. Egli stesso, Pierino, che cosa aveva fatto -per impedire che la guerra si facesse se non -leggere, trepidando di speranze conciliative, un -gran giornale dell'Alta Italia, un nuovo giornale -dell'Italia centrale e un giornale anche -grande e sempre nuovo dell'Italia meridionale? -L'aveva detto e ripetuto anche lui, sorridendo -di compassione dall'alto del suo neutralismo -deluso: la beatissima trinità che aveva trascinato -l'Italia alla guerra aveva tre nomi: Ricciotti -Garibaldi, Gabriele D'Annunzio e F. T. -Marinetti: il passato remoto garibaldino, l'onnipresente -d'annunziano e il futuro del futurismo. -Ma dov'era la trinità neutralista? Quali -nomi essa aveva, invisibile e irreperibile come -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -l'araba fenice, la quale, come dice il poeta in -versi peregrini, «che ci sia ciascun lo dice, -dove sia nessun lo sa»? -</p> - -<p> -Dopo pranzo, nell'<i>hall</i> dell'albergo, mentre -Eva scriveva cartoline illustrate — nevi neutralissime -e <i>alpenstoks</i> inoffensivi — alle amiche -di Vienna e di Roma, Pierino, ora silenzioso, -a mano a mano più mortificato, ascoltava -parlare il luogotenente Federico. E se lo vedeva -davanti, tutto ardente d'entusiasmo, tutto raggiante -di fede, come se la guerra, l'assurda e -mostruosa guerra, non gli fosse già costata un -braccio e una gamba. Non una parola di dolore -per il sacrificio compiuto era uscita dalle -labbra del giovane ufficiale, il quale non parlava -nè con umiltà da vinto nè con burbanza da -vincitore: parlava da buon cittadino, da bel -soldato e da bravo figliuolo. Che la patria gli -avesse chiesto di sacrificarle un braccio e una -gamba non sembrava a lui, per la vita mutilato, -invalido per la vita, mostruoso e assurdo -come sembrava a Pierino, per la vita incolume -e garantito contro ogni morte più bellicosa di -quella derivata da un brutto raffreddore o da -una cattiva indigestione. Tuttavia quell'uomo -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -aveva trent'anni: la vita intera gli era ancora -davanti. Tuttavia quell'uomo era costretto per -la vita all'immobilità, all'inerzia, all'inutilità. -Tuttavia quell'uomo che s'era sacrificato alla -sua patria così lietamente e che del sacrificio -era lieto non era che un austriaco, un austriaco -che non aveva nulla da riprendere, nessun morto -da vendicare, nessuna vergogna passata da -cancellare come avrebbe invece avuto lui, Pierino, -lui italiano, se d'essere italiano avesse -mai avuto l'abitudine di ricordarsi. Sentiva, -povero Pierino, che dieci, che cento, che mille -soldati italiani, usciti dalla ridotta o dalla trincea, -avrebbero volentieri stretto la mano di -quel bravo soldato nemico e che non uno di -quei dieci, cento o mille soldati italiani avrebbe -invece stretto senza un po' di ribrezzo la -sua bella manina accurata e inanellata di piccolo -«imboscato» in terra neutrale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Non sempre le interruzioni giungono a proposito, -ma ce ne son di quelle, tuttavia, che -sembrano mandate al punto giusto, con matematica -precisione, dalla suprema clemenza degli -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -dei dell'opportunità. Così Pierino, ad interrompere -il discorso del luogotenente Federico -il quale a furia di parlare da uomo dinanzi -a lui l'aveva costretto a ravvoltolarsi come un -gomitolo in un cantuccio del canapè, vide con -un sospiro di sollievo entrare nell'<i>hall</i> un domestico -il quale portava ad Eva un telegramma. -Vide sùbito dopo Eva levarsi giubilante e -venire col telegramma aperto verso il marito e -verso il fratello esclamando con una voce che -a Pierino parve di non averla più udita dal -giorno della loro partenza in viaggio di nozze -dalla Sudbanhoff di Vienna: -</p> - -<p> -— Arriva il <i>major</i> Hampfel, domani.... In -permesso di convalescenza, in attesa d'essere -riformato anche lui, definitivamente.... -</p> - -<p> -Pierino, che s'aspettava di vedersi arrivare -il giorno dopo anche il <i>major</i> Hampfel riformato -e riformato definitivamente con qualche -arto di meno e qualche artrite di più, si vide -invece venir davanti un <i>major</i> Hampfel più bello -che mai, più prestante che mai, più marziale che -mai. Ma quando, per farsi udire da lui nell'augurargli -il benvenuto, dovette levare la voce fino -al diapason di un boato da trecentocinque — che -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -Pierino non aveva mai sentito ma che gli era -facile immaginare — ritornando alle antiche simpatie -il giovane marito di Eva paragonò il maggiore -austriaco al colonnello inglese della <i>Donna -Juanita</i>. Solo con Eva la conversazione del -<i>major</i> Hampfel riusciva ancora ad avere qualche -vivacità, poichè l'uno e l'altra si parlavan -tanto con gli occhi che adoperar la bocca e -le orecchie non era che una pura e pleonastica -formalità. Così, attraverso Eva, Pierino riuscì a -sapere che una granata italiana aveva tolto al -<i>major</i> Hampfel il piacere di poter sentire dopo -quella arrivar tutte le altre. E, sempre per il -giuoco capriccioso delle associazioni d'idee, -Pierino si sentì tornare in mente le parole del -vecchietto arzillo e attillato, dopo la sinfonia -del <i>Tell</i>: «Voi avete, signore, in Italia, grandi -musicisti e grandi soldati.» -</p> - -<p> -Che cosa mai avessero da dirsi tanto sottovoce -Eva ed il <i>major</i> Hampfel, e proprio con -quel senso di meno che serve appunto a percepire -il suono, Pierino non riusciva a capire. -Se ad una conversazione di Eva loquace col -<i>major</i> Hampfel sordo gli veniva fatto di avvicinarsi, -Pierino vedeva che i due interlocutori -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -diventavano anche muti. Talchè Pierino, tanto -per far sì che troppe disgrazie non infierissero -tutte in un volta su gli organi del povero <i>major</i> -Hampfel, si riallontanava e tornava dal luogotenente -Federico, il quale continuava a parlargli -delle sue prodezze militari come ne parlano gli -eroi modesti veramente: con l'aria, cioè, di non -accorgersi affatto del loro eroismo ma di tenere -moltissimo a vedere che di tanto eroismo si -accorgono gli altri. Poichè la modestia è la -forma più raffinata dell'ambizione e il vero -modesto aspetta sempre che gli altri dican di -lui tutt'il bene ch'egli da solo non oserebbe -mai manifestare. -</p> - -<p> -Tra le conversazioni di Eva con il <i>major</i> -Hampfel e i lunghi monologhi del luogotenente -Federico scorrevano giorni e serate. Queste -serate avevano una durata diversa per il <i>major</i> -Hampfel ed Eva e per il luogotenente Federico -e Pierino. Alle dieci, dopo un breve giro di -<i>poker</i> o una rapida partita di bigliardo, il <i>major</i> -Hampfel chiedeva il permesso di ritirarsi. Per -giustificare questo suo precoce bisogno di riposo -e scagionare da una malignità possibile -i suoi quarantacinque anni, il <i>major</i> Hampfel -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -ripeteva ogni sera di dovere in quel periodo -di sosta rimettersi in pari con tutto il sonno -arretrato in tante notti di trincea continuamente -interrotte dalle «mandolinate» a suon di cannoni -di quei diavoli d'italiani. Quasi avesse -deciso di collaborare con lui a ristabilire al più -presto quell'equilibrio di bilancio tra le ore -di sonno e le ore di lavoro che è particolarmente -raccomandabile ai quadragenarii vicini -ad essere quinquagenarii, cinque minuti dopo -l'uscita del <i>major</i> Hampfel anche Eva piegava -il casco o il farsetto in lavorazione, avvolgeva -la lana attorno al panciuto gomitolo, trafiggeva -il ventre lanoso con due uncinetti incrociati e, -con un sorriso, stendeva al bacio di suo fratello -e di suo marito la bella mano inanellata -così fine, così esangue, così allungata che ogni -sera, a tavola, il <i>major</i> Hampfel, vedendola -maneggiare con grazia aristocratica forchette -e coltelli, non poteva astenersi dal chiamarla -una mano da arciduchessa. Il sonno del <i>major</i> -Hampfel stava ad Eva tanto a cuore che ogni -sera, raggiunto il terzo piano, percorsa la metà -del gran corridoio centrale dell'albergo, la bella -mano da arciduchessa picchiava con le nocche -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -di due dita alla porta del bel maggiore mentre -due labbra sorridendo al legno bianco di <i>ripolin</i> -d'una porta chiusa, mormoravano il più affettuoso: -<i>Gutte nacht</i> che sia mai possibile desiderare -per aver popolata di teneri sogni una -notte di solitario riposo. Un <i>Gutte nacht</i> tenero -e marziale insieme rispondeva da dietro la -porta che sùbito si socchiudeva per mostrare -nel breve rettangolo illuminato un <i>major</i> Hampfel -in pijama roseo che si inchinava alla dolce -amica e deponeva cerimoniosamente su la mano -da arciduchessa il più rispettoso bacio. -</p> - -<p> -La camera a mezzogiorno che occupava -il <i>major</i> Hampfel era quella che Pierino aveva -occupata durante il primo periodo del -suo soggiorno neutralista nella Svizzera neutrale. -Giunto il caro maggiore non era stato -possibile trovargli una stanza a mezzogiorno -nè a quello nè agli altri piani. Invitato -da Eva ad essere cortese con un bravo -soldato che aveva fatto il suo dovere e che -doveva perciò essere sacro in ogni suo desiderio, -Pierino aveva offerto al <i>major</i> Hampfel -di cedergli la sua camera, poichè incontrastabilmente -un soldato austriaco in permesso di -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -convalescenza ha maggior bisogno d'avere il -sole fin sul suo capezzale che non un italiano -di terza categoria e, per giunta, anche riformato. -Così Pierino era disceso di un piano ed aveva -continuato a dormire i più placidi sonni in -una stanza a settentrione. Di tanto in tanto, a -notte alta, saliva al piano di sopra prima di -mettersi a letto e, passando in punta di piedi -per non disturbarne i sonni dinanzi alla camera -del <i>major</i> Hampfel, andava a bussare a -quella di Eva, egualmente esposta a mezzogiorno, -per chiederle timidamente se mai avesse -bisogno di nulla e sempre nella speranza, di -sera in sera delusa, che Eva fosse per rispondergli -di sì, che quella sera aveva veramente -bisogno di qualche cosa. Ma Eva, sia che avesse -limitato i suoi bisogni, sia che avesse -a questi provveduto altrimenti, aveva sempre -una risposta negativa per il povero Pierino il -quale, mortificato, se ne tornava ogni sera giù -al piano di sotto, nella sua stanza a settentrione; -e, di sera in sera, volgeva uno sguardo sempre -meno indifferente alla piccola cameriera in cuffia -bianca che veniva a portargli la bottiglia di -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -acqua fresca e a chiedergli — anche lei! — se -mai avesse bisogno di qualche cosa. -</p> - -<p> -Ma Pierino, che era docile con sua moglie -anche in questo, rispondeva sempre alla cuffietta -bianca e al sorriso che la illuminava: -</p> - -<p> -— <i>Dancke schön...</i> Non ho bisogno di nulla. -</p> - -<p> -E, come se nulla fosse, s'addormentava. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -</p> - -<h2>IX. -<span class="smaller">«LAGGIÙ NEL SILENTE GIARDINO....»</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<p> -Si ama credere che esista tra il nostro temperamento -e le forze misteriose del destino un -sistema di telegrafia senza fili per il quale, -alla vigilia di un avvenimento capitale della -nostra vita, ci sentiremmo avvolti, con le antenne -della nostra più squisita sensibilità, nelle -onde herziane del presentimento. Senonchè questa -telegrafia senza fili funziona in modo così -intermittente che sarebbe assolutamente ingenuo -affidarsi al servizio irregolarissimo dei presentimenti -per conoscere, almeno cinque minuti -prima, il nostro destino. Nessuna onda herziana -avvolgeva lo spirito di Pierino Balla, quella sera, -mentre egli invece avvolgeva con un nodo elegante -la sua cravatta da <i>smoking</i> attorno al -collo della camicia più incredibilmente porcellanata. -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -Dalla montagna entrava una tepida aria -d'estate. Giù nel giardino dell'<i>hôtel</i>, rischiarato -nel grigiore della sera imminente da lampadine -colorate sparse qua e là tra gli alberi, circolavano, -in attesa dell'ora del pranzo, alcune coppie -eleganti: uomini in <i>smoking</i> e cappello di -paglia, signore in abiti chiari di tulle o di <i>chiffon</i>, -colli, spalle e braccia nude o seminude. Mentre -dava un'ultima lustratina alle unghie tutte -lucide di smalto, mentre da un'anforetta d'acqua -d'odore spruzzava alcune gocce di profumo -<i>Chevalier d'Orsay</i> sul suo fazzolettino di battista, -mentre infilava questo fazzolettino — lasciandone -fuori tanto e non più — nella tasca -del suo abito da sera, mentre si dava un'ultima -guardatina allo specchio per vedere se era tutto -lucido, impomatato, stirato e attillato a dovere, -un ritornello delle vecchie operette viennesi -care al suo cuore, lo spunto di un vecchio -caro valzer suggestivo, il valzer di Franzi, -gli ritornava, fischiettato, su le labbra, nel -guardare giù quel giardino silenzioso e illuminato: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Laggiù nel silente giardino</i></p> -<p><i>trattenni d'un tratto il respir,</i></p> -<p><i>udendo l'incanto divino,</i></p> -<p><i>d'un valzer il dolce respir...</i></p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<p> -E mentre scendeva le scale diretto a raggiungere -Eva, il <i>major</i> Hampfel e il luogotenente -Federico che già pronti lo aspettavano -nel giardino, Pierino Balla continuava a canticchiare -il suo caro valzer, sospirato sussurrato -carezzato in tante lontane e dolci sere romane, -in tante chiare e quiete notti della sua vita di -scapolo: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Canta e poi trilla,</i></p> -<p><i>valzer d'amor,</i></p> -<p><i>tu sei scintilla</i></p> -<p><i>che infiamma il cuor...</i></p> -</div> - -<p> -Non rivedeva sua moglie, Pierino, dall'ora -di colazione. In compagnia del <i>major</i> Hampfel -e dell'eroico fratello mutilato, Eva era stata -quel giorno a fare una lunga corsa in automobile. -La quale automobile non avendo che quattro -posti e il quarto posto essendo stato la sera -prima cortesemente offerto da Eva al consigliere -Faber, Pierino era stato escluso con molta -semplicità dalla gita, alla fine della colazione, -quando Eva levandosi per andarsi a preparare -gli aveva detto: «Tu non vieni, lo so. -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -Tanto tu a veder paesaggi non ti diverti...» Che -i paesaggi svizzeri non lo attraessero, Pierino -non aveva mai, a dire il vero, affermato. Che -egli non volesse partecipare a quella gita, Eva, -a dire il vero, non poteva sapere. Ma sapeva -però, Pierino, che obbiettar qualche cosa alle -due erronee interpretazioni di sua moglie era -assolutamente fiato sprecato, imperocchè se Eva -aveva parlato così doveva avere le sue buone -ragioni per farlo e, se l'aveva con tanta indifferenza -lasciato a casa, era evidente che non -aveva affatto nè il desiderio nè l'opportunità -di portarselo dietro. Trovare una spiegazione -all'atto di sua moglie non gli era stato difficile: -bastava a fornirla la presenza in automobile -del consigliere Faber. Si trattava certo ancora -di preparargli in segreto la bella sorpresa -di farlo addormentare una sera italiano e di -farlo svegliare svizzero una bella mattina. Questa -insistenza di sua moglie cominciava a urtargli -un po' i nervi e gli sembrava che di -farlo diventare svizzero non fosse più il caso -di occuparsi dal momento che, in un singolare -momento di energia, egli aveva chiaramente -affermato di non volerne più affatto sapere. -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -Anche quel modo di disporre di lui liberamente, -di trascinarlo fuori o di lasciarlo a casa secondo -il capriccio della giornata e l'opportunità -dell'ora, urtava adesso leggermente una -sua nuovissima sensibilità e una specie di piccola -personalità ancora in via di formazione, -che erano ormai dentro di lui sotto una superficie -ancora quanto mai docile e remissiva. -Ma Pierino viveva adesso nel suo matrimonio -come l'Italia aveva vissuto trent'anni nella Triplice -Alleanza: chiudendo gli occhi per non vedere, -tappandosi le orecchie per non sentire. I -mariti ed i popoli docili devono a forza transigere. -E poichè con la dignità matrimoniale, -come con quella politica, le apparenze devono -comunque essere salve, transigere bisogna senza -aver l'aria di accorgersi di transigere. -</p> - -<p> -Dopo ogni piccola mortificazione che doveva -subire Pierino si sentiva sempre un po' più -lontano da sua moglie come in trent'anni, ogni -volta che aveva dovuto chinar la testa, l'Italia -s'era sentita sempre più un po' meno alleata -della sua alleata. La quale era, come l'aquila -che la simboleggia, bicipite. Ma sembrava -che, pur avendo due teste, conducesse la -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -sua politica senza adoperarne neppure una, -tanto quella politica lavorava ogni giorno a -far sì che si avvicinasse il momento in cui l'alleata -del sud, già così poco alleata, non sarebbe -più stata alleata niente affatto. Parimenti -Eva lavorava, senza avvedersene, ad allontanar -sempre più suo marito da sè e non si rendeva -conto che, proprio a furia di voler soffocare -la sua personalità, riusciva invece a dargliene -una. Così a furia di dirgli che gli Italiani -non si battevano bene, che non andavano -avanti, che diretti a Vienna non avrebbero -mai toccato neppure Gorizia ch'era lì a due -passi sotto il tiro dei loro cannoni, Eva diede -a Pierino la curiosità d'andare a vedere ogni -giorno come gli Italiani facevano la guerra e -quali risultati avevano ormai conseguiti o stavano -per conseguire. Tutta quella giornata, infatti, -mentre sua moglie correva in automobile -di paesaggio in paesaggio col consigliere svizzero -e con i due ufficiali austriaci, Pierino l'aveva -trascorsa sdraiato su un divano a leggere -nei giornali italiani le più recenti corrispondenze -dal fronte. A quei racconti di sacrificii, -di abnegazioni, d'eroismi, s'era vivamente interessato. -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -Qualche volta, leggendo qualche episodio -più particolarmente eroico, vedendo staccarsi -nell'immenso quadro della guerra qualche -figura più liricamente esaltata ed esaltatrice, -s'era raddrizzato sul divano, aveva sospeso il -respiro, teso i nervi, stretto i pugni, come avesse -anche lui il nemico davanti, come smaniasse -anche lui di fare quello che facevano -con tanta semplicità quelli eroi, come tardasse -anche a lui di menar finalmente, a sua volta, -le mani. E, finalmente, a leggere delle eroiche -scalate notturne degli alpini, del vertiginoso -slancio dei bersaglieri, delle meravigliose avanzate -dei piccoli fantaccini grigioverdi sotto -le tonanti e ardenti tempeste del fuoco nemico, -s'era sentito correre un brivido nel sangue, e -il cuore gli aveva battuto più forte nel petto, -e un velo di lacrime s'era posto tra lui ed il -giornale che raccontava quelli eroismi. Aveva -esclamato con una voce che la commozione gli -strozzava in gola: «Ah, gli italiani!». Poi aveva -corretto «Noi, italiani...». E aveva riveduto -l'arciere Guglielmo Tell e la mela sul capo del -figliuolo giovinetto. Poi, deposti i giornali, -guardata l'ora, rilevato che bisognava cominciare -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -a vestirsi per il pranzo, s'era tirato su, aveva -allargato fieramente il petto, aveva stretto -i pugni energicamente dinanzi a sè e lì, -guardandosi nella specchiera che aveva davanti, -squadrando con fiero cipiglio quell'altro sè -stesso impettito e fiero che aveva lì di fronte -nello specchio, aveva di tanto eroismo sentito -un grande orgoglio; e, snodandosi la cravatta, -aveva chiuso quell'orgoglio in poche parole -pronunziate ad alta voce: «Ah, perdio, ma sono -italiano anch'io!». Poi, la piccola vita della -neutralità svizzera avendolo ripreso nel suo -giro di piccole cure quotidiane, aveva mutato -vestito, aveva cosparso i capelli di brillantina, -aveva profumato il fazzoletto e infilato all'occhiello -dello <i>smoking</i> il suo solito garofano -rosso. E il ritornello del vecchio valzer che, -vedendo il giardino silenzioso e illuminato, -gli era tornato su le labbra: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Laggiù nel silente giardino...</i></p> -</div> - -<p> -era un piccolo segno di contentezza: contentezza -d'essere rimasto dopo tutto un buon figliuolo, -contentezza di sapere che c'erano al -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -fronte tre milioni di italiani che facevano così -eroicamente il loro dovere, contentezza di sentire -che in fondo alla sua anima riviveva, come -un primo fiore di primavera, qualche cosa -che da molto tempo egli poteva credere morta -o addormentata. E, mentre scendeva le scale, -mentre canticchiava ancora: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Canta e poi trilla,</i></p> -<p><i>valzer d'amor...</i></p> -</div> - -<p> -sentiva che doveva, che poteva quella sera affrontare -a viso più alto lo sguardo dei due ufficiali -austriaci, poichè non tutti gli italiani erano -come lui in Svizzera, riformati di terza categoria, -e il <i>major</i> Hampfel, nella sua sordità -e il luogotenente Federico nel braccio amputato -e nella gamba perduta ne avevano, dolorosamente -per loro, le incontestabili prove. -</p> - -<p> -Se si potesse prevedere le infinite conseguenze -che una parola innocua un giorno può -avere se è detta invece il giorno dopo o il -giorno prima, neppure un deputato oserebbe -più aprire bocca. Se quella sera il <i>major</i> Hampfel -non avesse esclamato: «Le notizie della -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -guerra sono buone...» molto probabilmente le -avventure di Pierino Balla avrebbero avuto tutt'altra -soluzione. Quella piccola frase inoffensiva, -tanto inoffensiva che ogni giorno è detta -con uguale persuasione dall'una e dall'altra -parte di un fronte di battaglia, non avrebbe, -detta la sera prima o detta la sera dopo, avuto -nessuna grave conseguenza. Sarebbe caduta, -con uno sbadiglio, nel vuoto d'una conversazione -senza interesse, com'era già caduta, inosservata, -tante altre sere. Ma la lettura dei giornali -italiani era per Pierino impressione troppo -recente e la persuasione che dovesse guardar -gli ufficiali austriaci, più che non avesse -fatto per il passato, a fronte alta, era persuasione -proprio di quella sera. Portava dunque -Pierino, nella sua buona fede, l'ardore dei neofiti -e l'intrattabilità dei catecùmeni. Per di più -gli parve che pronunziando quella frase il <i>major</i> -Hampfel guardasse lui. Se invece l'ufficiale -austriaco avesse, pronunziandola, guardato la -signora Eva o la propria forchetta, Pierino -l'avrebbe lasciata passare. Ma quello sguardo -gli fece credere, a torto o a ragione, che la frase -gli fosse più particolarmente diretta. Così -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -credette necessario di raccoglierla e di domandare -al <i>major</i> Hampfel con un cipiglio serio -e una voce un po' rauca: -</p> - -<p> -— Buone per voi o per noi? -</p> - -<p> -Stabilire che attorno a quella tavola neutrale -d'un albergo neutrale nella Svizzera neutrale -ci fossero dei voi e dei noi era già segnare -apertamente un inizio di ostilità. Se non -proprio a un primo colpo di cannone quel punto -interrogativo equivaleva almeno a uno sconfinamento -premeditato oltre i limiti segnati da -una cordiale urbanità e da una tacita intesa -alle conversazioni tollerabili da qualunque orecchio. -Erano alla fine del pranzo, trascorso -tutto nel racconto delle varie impressioni -raccolte durante la bella gita automobilistica -di quel pomeriggio. Da quando la grande -estate era venuta, da quando cioè le sere -si erano fatte deliziosamente tiepide, il <i>ménage</i> -Balla-Kramer e i due ufficiali austriaci solevano -uscire a prendere il caffè allo scoperto su -la grande terrazza aperta sul giardino dell'albergo. -La domanda di Pierino era stata formulata -proprio nel punto in cui i quattro si -levavano da tavola. Il <i>major</i> Hampfel aveva -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -guardato, udendola, Pierino, come per leggergli -sul volto le intenzioni che si nascondevano -nel piccolo geroglifico di quel punto interrogativo. -Ma, invece d'incontrare il sorriso un po' -ebete che aveva eletto fissa dimora sul volto -di Pierino, il <i>major</i> Hampfel si era trovato dinanzi -un viso serio serio e due occhi che lo -fissavano in attesa d'una risposta altrettanto -pronta quanto precisa. -</p> - -<p> -Così, appena fuori, appena seduti attorno al -tavolino di vimini sul quale fra poco avrebbero -portato il caffè, il <i>major</i> Hampfel, acceso -il sigaro per dare una certa leggerezza indifferente -alla sua risposta, fissò Pierino negli occhi -e affermò categoricamente: -</p> - -<p> -— Buone per noi, diamine! Dal principio -della campagna le notizie della guerra sono -sempre state e non potevano essere sempre -buone che per noi... -</p> - -<p> -Poichè non si diventa leoni in un giorno, -Pierino, anche dinanzi ad un'aperta provocazione, -aveva ancora nei suoi nervi quieti, nel -suo cervello placido, nel suo carattere bonario -e nel suo cuore senza fiamma le mansuetudini -di un agnellino pasquale. Così, invece di raccogliere -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -sùbito il guanto che il <i>major</i> Hampfel -con aria arrogante e sprezzante gli lanciava, -Pierino cominciò a ragionare. Cominciò a citar -dati, fatti, posizioni, comunicati. Continuò -con l'osservare che gli Italiani erano entrati -in Austria e che nessun austriaco, se non prigioniero, -era, grazie a Dio, entrato in Italia. -E tutto questo bonariamente, pacificamente, con -l'aria di un buon figliuolo che non vuol dar -noia a nessuno, ma che solamente, per spirito -d'ordine, per senso di equità, vuole stabilire -le cose nei loro veri termini e non accettarle -così come fa comodo a Tizio o a Sempronio -di prospettarle. Ma il <i>major</i> Hampfel era austriaco -e la boria austriaca non lega — trent'anni -d'esperimento l'hanno provato — col -semplice e onesto buon senso italiano. Alle -osservazioni meticolosamente precise di Pierino -il <i>major</i> Hampfel rispose con qualche cosa -di estremamente vago, di comodamente indeterminato: -</p> - -<p> -— Siete per ora in casa nostra, è vero, ma -sapremo non farvici rimanere. -</p> - -<p> -Il buon senso italiano — e Pierino, da -quella sera specialmente e in quel momento -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -specialissimamente, era italiano — il buon senso -italiano è avvezzo a non preoccuparsi che -delle minacce racchiuse nei fatti e a lasciar -correre con un sorriso quelle che vorrebbero -uscir fuori dalle parole. Si limitò a rispondere -con un sorriso sereno all'oscura tempesta che -il <i>major</i> Hampfel minacciava. Senonchè il sorriso -è la più insopportabile provocazione per -la gente che vuole ad ogni costo essere presa -sul serio e però la conversazione che il sorriso -di Pierino avrebbe con urbana opportunità -garbatamente chiusa a quel punto ripartì per -una seconda tappa con una brusca alzata di -spalle, una torva occhiataccia e un impeto -convulso di parole del <i>major</i> Hampfel: -</p> - -<p> -— Sorridete voi, signor mio? Sorridete? -Ricordatevi che ride bene chi ride per ultimo. -E ricordatevi sopratutto che gli austriaci non -hanno mai perso e che gli italiani non hanno -mai vinto. -</p> - -<p> -A questa uscita Pierino, meticoloso e dialettico, -rispose: -</p> - -<p> -— Non è accertato dalla storia, così almeno -come si insegna in Italia (e quella che si -insegna in Austria io la ignoro) non è accertato -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -che gli austriaci non abbiano mai perduto -e che gli italiani non abbiano mai vinto. Comunque -è forse questo il momento di invertire -finalmente le parti e voi che in vincere siete, -voglio ammetterlo, espertissimi, cominciate per -completare gli studii a far pratica, in un corso -accelerato, di come si perde. -</p> - -<p> -— Non verremo neppure per questo, signore, -a scuola da voi! gridò Hampfel. C'è anche -modo e modo di perdere. E noi non invidiamo -certamente il disonore di Novara e di Custoza. -</p> - -<p> -Tanto può la prudenza su un carattere di -clima oltremodo temperato che anche su quell'uscita -del <i>major</i> Hampfel Pierino tentò, povero -figliuolo, di troncare la conversazione. -Ma la prudenza d'un interlocutore chiama sempre, -irresistibilmente, l'imprudenza dell'altro interlocutore. -Aveva Pierino un bel rimanere indietro -affinchè il <i>major</i> Hampfel non andasse -troppo avanti. Questi aveva oramai preso l'abbrivo -e la storia insegna che, preso l'abbrivo, -la millanteria e la burbanza di un ufficiale o -d'un giornalista austriaco non sanno mai dove -andranno a finire. Chi avrebbe mai detto, infatti, -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -che le sue ironie e le sue vanterie, il suo -tono di scherno e di superiorità avrebbero -portato quella sera il <i>major</i> Hampfel, di botta -in botta, di risatina in risatina, di beffa in beffa, -a trovarsi d'un tratto davanti un Pierino Balla -uscito definitivamente dai gangheri e che, in -piedi, rosso in volto, con le labbra convulse, -con le mani che saltavano su e giù senza decidersi -a tornare definitivamente in giù lungo -le cuciture dei pantaloni o a levarsi definitivamente -in su su le guancie dell'ufficiale austriaco, -gridava ad un tratto, con una potenza di -voce che Eva non avrebbe mai sospettata in -quel maritino docile e remissivo che parlava -sempre come bela un agnellino, in tono sommesso -e con quel ritmo timido e affannoso che -in musica si chiama «sincopato», gridava ad -un tratto in modo che l'udissero anche i cuochi -giù nel sotteraneo dell'<i>hôtel</i>: -</p> - -<p> -— Caro signore, io non vi permetto di parlare -più oltre così dell'Italia ad un italiano. -Non siamo più ai tempi del maresciallo Radetzky. -Non siete più a Milano, signor Hampfel -e, in nome di Dio, per grazia di Dio, per volontà -e per valore di tutta una nazione di trentacinque -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -milioni di uomini, siamo forse noi -questa volta su la via di Vienna! -</p> - -<p> -Ma come i novellini del coraggio militare -non resistono bene che alle primissime fucilate, -i novellini del coraggio civile non reggono a -lungo il fuoco di una prima escandescenza. -Così Pierino ad un tratto si sentì mancare il -fiato in gola e le parole nel cervello. E, poichè -aveva le mani in aria che chiedevano convulsamente -di fare anche loro qualche cosa, -picchiò due grandi pugni sul tavolino, mandò -per aria chicchere e caffettiera, gridò tre volte: — «Ah, -perdio, basta, basta, basta!» e, voltatosi -bruscamente sui tacchi prima ancora che -il <i>major</i> Hampfel avesse avuto il tempo di rispondere, -si avviò verso il fondo della terrazza -donde una grande scalea permetteva di scendere -in giardino. Ma non s'allontanò così rapidamente -da non avere il tempo di vedere -fissi su la sua persona gli occhi di Eva, esterrefatti -come gli occhi di un uomo che durante -un terremoto si veda cader giù nel vuoto, -una dopo l'altra, le quattro pareti che lo circondano. -Il tiranno cui il vassallo manca improvvisamente -di rispetto non ha, in primo -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -tempo, che un moto di sbalordimento. La forca -che punirà il ribelle non verrà che più tardi, -dopo ricuperati gli spiriti sbigottiti. Ma -quella forca Pierino l'intravvide prima ancora -ch'essa fosse eretta e, pensando anche a questa -espiazione, e a tutta la sua viltà, e a tutta -la sua schiavitù, gridò un'ultima volta verso -sua moglie, contro sua moglie, proprio per sua -moglie: «Basta!» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Così nella commedia come nel dramma di -Pierino Balla melomane c'era sempre un po' -di musica. Appena che fu disceso in giardino, -infatti, per sbollire con l'aria aperta un po' di -sangue caldo, l'orchestrina, lassù, nella veranda -riattaccò un valzer, un valzer viennese, -sospirato dai violini già oramai per la quarta -o quinta volta nella serata: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Laggiù nel silente giardino</i></p> -<p><i>trattenni d'un tratto il respir...</i></p> -</div> - -<p> -A udir quel valzer, a ripensare a ciò che -aveva fatto e a ciò che aveva detto, Pierino -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -si sentiva tremar le gambe. Le grandi tensioni -nervose hanno sempre, passato l'impeto o superato -il pericolo, di questi subitanei abbandoni -per cui il temerario ha la misura esatta -della sua imprudenza, l'eroe la giusta nozione -del suo rischio, l'impulsivo il senso della -sua collera e il leone provvisorio il tempo -di ridiventar coniglio definitivo. Passò così una -mezz'ora durante la quale Pierino se pensava -all'Italia si sarebbe stretta la mano da sè solo, -ma se pensava a sua moglie recitava il più -desolato atto di contrizione che mai ribelle abbia -potuto mettere ai piedi della giustizia punitiva -d'una moglie dispotica e doppiamente -offesa. Continuava intanto l'orchestrina a versar -su le piaghe di quel pentimento il balsamo -refrigerante dei valzer più cari al cuore di -Pierino. Si dice — e gli impresarii di stagioni -musicali si affannano ad accreditare quanto più -possono queste voci — si dice che la musica -ingentilisca i costumi. Ma è evidente che non -tutte le musiche operano questa azione nello -stesso modo e all'istesso grado e se la musica -selvaggia irta di dissonanze straussiane al -cui ritmo danzano il tango i negri antropofagi -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -della Papuasia ingentilisce di poco i costumi, -del resto assai sommarii, di quelli abitanti del -globo, la musica sentimentale di un'operetta -viennese opera ben diversamente su l'anima -quanto mai di già gentile di un giovane gentiluomo -attillato nel suo abito da sera e col fine -fazzolettino di battista tutto odoroso di <i>chevalier</i> -d'Orsay. In questo caso ingentilire -è sinonimo di intenerire; molto più quando, -come nel caso di Pierino Balla, il soggetto è -per sua natura già tenero ed incline per temperamento -a sentire tutte le suggestioni che le -sette note musicali diversamente combinate insieme -possono determinare. Pierino, infatti, all'eco -insistente di quella musica sentì venir -meno tutte le sue brevi energie, capì — poichè -se ingentilire è sinonimo di intenerire, intenerito -è sinonimo di intimidito — capì che era il -caso di farsi coraggio, di risalire su la terrazza, -di andare a cercare sua moglie per fare -ammenda onorevole di uno scatto che non poteva -certamente non apparirle deplorevolissimo. -Quando, come Dio volle, le gambe, riluttanti -per troppa tensione nervosa, lo ebbero -riportato su la terrazza, Pierino vide sùbito che -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -sua moglie e il <i>major</i> Hampfel se ne erano -allontanati. Al tavolinetto ancora ingombro di -tazze di caffè e di bottiglie di liquori era rimasto -solo il luogotenente Federico. A questo -Pierino si avvicinò titubante e, quando vide -che il luogotenente levava su lui un lungo -sguardo stupito credette necessario di mormorare -una parola di scusa: poichè se egli aveva -mancato di rispetto solamente a sua moglie -e al <i>major</i> Hampfel, sua moglie era la sorella -del luogotenente Federico e del luogotenente -Federico il <i>major</i> Hampfel era connazionale. -Ma mentre si aspettava dal doppio sentimento -offeso del luogotenente Federico (sentimento di -fratello e sentimento di austriaco) la prima -delle tre ramanzine cui si sapeva inesorabilmente -condannato dal suo scatto, Pierino sentì -con somma meraviglia che il luogotenente Federico -gli rispondeva con deferenza e quasi -con dolcezza, con una dolcezza che rasentava -la simpatia: -</p> - -<p> -— Voi non mi dovete, mio caro Pierino, -nessuna scusa. Il <i>major</i> Hampfel è stato oltremodo -imprudente non solo, ma anche incontestabilmente -ingiusto. Io, che mi son battuto -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -con gli Italiani e che di questo combattimento -serberò per tutta la vita il ricordo in questo -moncherino, so di essermi battuto con avversarii -valorosi. E poichè voi siete Italiano, voi -avete fatto benissimo a imporre che il vostro -sentimento nazionale fosse rispettato. Anche se -avete sposato una donna d'altra nazionalità non -si deve dimenticare che voi non avete rinunziato -alla vostra patria per prendere quella di -vostra moglie. E se alcuno questo dimentica, -voi avete non solo il diritto ma il dovere di -ricordarglielo. Non dico questo solamente a -voi. Ma l'ho già detto al <i>major</i> Hampfel e ad -Eva non appena voi, per non accendere più -violentemente il dibattito, vi siete con lodevole -prudenza allontanato. -</p> - -<p> -— E il <i>major</i> Hampfel? interrogò Pierino -ancora titubante. -</p> - -<p> -— Il <i>major</i> Hampfel, rispose il luogotenente -Federico, non ha potuto che convenire nella -mia tesi. Hampfel è fatto così: s'accende -presto e fuori di luogo, ma è, dopo tutto, un -uomo eccellente. -</p> - -<p> -— Ed Eva? -</p> - -<p> -— Anche Eva ha dovuto essere ragionevole -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -e capire ch'ella stessa avrebbe dovuto stimarvi -di meno se vi foste comportato altrimenti. -Eva è fatta così: vuol dominarvi e dirigervi, -ma dopo tutto vi vuol bene. -</p> - -<p> -Pierino non aveva che una sola preoccupazione: -</p> - -<p> -— Eva dunque mi perdonerà il mio contegno? -</p> - -<p> -— Ma sì, rispose il luogotenente Federico -sorridendo di quella timidezza di marito che -scambiò per una trepida tenerezza di sposo, -ma sì, ve lo perdonerà. E, anche se non dovesse -perdonarvelo, voi non dovreste pentirvi di -averlo avuto. Più della nostra compagna, più -dei nostri figliuoli, anche più di noi stessi, noi -amiamo e dobbiamo amare la nostra patria. -Ne abbiamo una diversa voi ed io che parliamo. -Ma dobbiamo l'uno e l'altro obbedire ad un -sentimento che non è diverso, che è uguale -così per voi come per me. Italia od Austria, -la patria è la patria, e, quando si combatte, la -patria è onorata così da una parte come dall'altra -di una frontiera. Io ho dato per la patria -mia il mio sangue, con gioia. Voi, domani, -darete il vostro per la vostra. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -</p> - -<p> -Poichè anche nelle coscienze in evoluzione -le vecchie abitudini non si sradicano d'un tratto, -a quelle parole Pierino guardò il moncherino -del luogotenente Federico e la sua gamba -paralizzata. E si vide a sua volta conciato in -quel modo. Vi sono evidentemente spettacoli -di sè stessi più incoraggianti di quello e però -non v'è da meravigliarsi se, a quella visione -prospettata dalle parole del luogotenente Federico, -Pierino si sentì correre un brivido giù pel -filo della schiena. -</p> - -<p> -— Vedete, riprendeva il luogotenente Federico, -vedete, l'amore della patria è così -grande che nulla può diminuirlo. Io sono un -invalido, ho un braccio di meno e una gamba -perduta. A meno di trentacinque anni io sono -un uomo inutile. Ma che m'importa? Quello -che io ho fatto era per il mio paese più necessario -di quanto non fossero necessarii a me -questa gamba e questo braccio che non ho più, -di quanto non fosse necessaria a me la mia -stessa vita se questa avessi dovuto perdere. -</p> - -<p> -Col braccio ancora valido, con la mano -ancora viva, il luogotenente batteva sopra un -ginocchio di Pierino. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -</p> - -<p> -— Ho sempre avuto per voi, riprendeva, -l'affetto più sincero. Ma avervi in questi ultimi -tempi veduto troppo docile ai capricci e alle -imposizioni dell'ingenuo nazionalismo di mia -sorella, avervi veduto in un'ora in cui per così -ardenti e nobili passioni uomini d'ogni paese -e d'ogni età dànno la vita, avervi veduto insomma -così assente, così lontano da ogni passione, -così immemore del vostro dovere, m'aveva, -ve lo confesso, armato di diffidenza contro -di voi. Stasera voi m'avete fatto ricredere. -Siete un buon marito, e questo mi fa piacere per -mia sorella. Ma siete anche, finalmente lo vedo, -un buon italiano e questo mi fa anche -molto piacere per voi. -</p> - -<p> -Su l'anima di Pierino avevano effetto irresistibile -non solo i bei valzer ma anche le -buone e le belle parole. Chè era, insomma, -un buon ragazzo e i buoni ragazzi si commuovono -facilmente. Ascoltava il luogotenente Federico -con una commozione profonda, la quale -gli velava gli occhi di una leggera nebbiolina -di pianto. Guardava attraverso quel velo -l'ufficiale mutilato e il quadro che gli era d'intorno. -Andavano e venivano per la terrazza -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -donne belle ed eleganti ch'eran tutto l'amore, -uomini ch'eran tutta la giovinezza, tutta l'azione, -tutta la ricchezza, tutta la potenza, -tutta la vita. Illuminazioni e musiche mettevano -attorno a quella gente che viveva la vibrazione -e il colore della vita in movimento. Giù, -oltre il giardino, la montagna tutta crivellata -di luci d'oro, su, oltre il giardino, il cielo tutto -tempestato di luci d'argento, mettevano -intorno alla limitata vita degli uomini la illimitata -vita della natura. Fra quelle vite il giovane -ufficiale era lì, superstite, monco, invalido, -impossibilitato ormai a muoversi da solo, -scemato in tutte le sue forze, annullato in tutte -le sue speranze, in tutte le sue ambizioni, -in tutte le illusioni. Tuttavia così il superstite -parlava. E non vi era nelle sue parole un'ombra -di rimpianto o di rammarico. Il sacrificio fatto -gli era lieve, gli era lieto. Di che qualità superiore -eran dunque quegli uomini che italiani o -austriaci avevano fatto o facevano il loro dovere? -Di che qualità inferiore era dunque lui, -Pierino, chè, nè italiano nè austriaco, non aveva -compiuto nessun dovere, che al suo dovere, -anzi, s'era sottratto? Tutto questo era nell'animo -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -di Pierino, vago, confuso, indeciso, in uno -stato di nebulosa nella quale sia finalmente -riconoscibile un pensiero in formazione. Non -era, Pierino, uomo di profonda e tormentata -psicologia e chi gli avesse parlato, con lo stile -letterario in uso qualche anno addietro, d'introspezioni -gli avrebbe fatto credere che parlava -d'affari concernenti la pubblica sicurezza. Ma -se non passava la sua giornata a spiegare o -a definire quello che non sentiva, nella sua -giornata, specialmente da qualche tempo, gli -accadeva di sentire in modo che, anche se avesse -voluto, non sarebbe riuscito nè a spiegare nè -a definire. In altri termini, mentre parlava, il -luogotenente Federico teneva bene aperti e ben -fissi su di lui i suoi grandi occhi azzurri di -fanciullo e di soldato. Ma, per quanti sforzi -facesse, Pierino non riusciva a sollevare i suoi -fino ad incontrare quelli del mutilato e, curvo -su la persona, i gomiti su le ginocchia, le braccia -penzoloni giù fra le gambe, non sapeva decidersi -ad avere orizzonte più ampio e più alto di -quello segnatogli dai due specchietti lucidi delle -punte dei suoi scarpini. -</p> - -<p> -Finalmente si levò. Era tardi e intorno a loro -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -la terrazza s'era sfollata poco dopo che l'orchestrina -aveva sviolinato l'ultimo valzer. Offrì -all'invalido di riaccompagnarlo fino alla sua -stanza. -</p> - -<p> -— Vi ringrazio, rispose il luogotenente Federico, -ma io rimango ancora qui. La guerra -mi ha lasciato un'insonnia invincibile. Verrà -più tardi a prendermi il mio domestico. Son -come un bimbo oramai che bisogna vestire e -svestire... -</p> - -<p> -Sorrideva con un po' di malinconia, ma -senza amarezza. Poi sùbito il sorriso si fece -più chiaro e più lieto: -</p> - -<p> -— Andate voi a riposare, mio caro Pierino. -E non vi date pensiero di quanto è accaduto. -Avete fatto quello che dovevate fare e domani -Eva sarà la prima a riconoscerlo... -</p> - -<p> -Domani... Pierino salì nella sua camera pensando -a quel domani che a lui non sembrava -così libero di minacce come al luogotenente -Federico. Poichè il saper attendere con fermo -cuore il risolversi delle situazioni difficili è -prerogativa dei forti, Pierino non poteva naturalmente -adattarsi a passar tutta una notte senza -sapere che cosa Eva pensava di lui. Così, dopo -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -essere rimasto appena dieci minuti nella sua -stanza, uscì per salire al piano superiore, prendendo, -come suol dirsi, il suo coraggio a due -mani. E, poichè gli accadeva di fermarsi talvolta -a meditare su le frasi fatte come se gli avvenisse -d'incontrarle per la prima volta, osservò -sorridendo che veramente due mani dovevano -bastare a prendere il suo coraggio, che, a -giudicare dal tremito che gli infiacchiva le gambe -su per le scale dell'albergo, non era certamente -gran che. Ma i timidi, incominciata un'azione, -sono in questa più ostinati che gli audaci poichè -sanno che se non avranno il coraggio di -andare fino in fondo non avranno neppure mai -quello di ricominciarla. Così giunse Pierino al -corridoio del piano superiore dove era la stanza -di sua moglie. Era certo di trovarla ancora -desta poichè Eva era solita, prima di addormentarsi, -di concedere le prime ore della notte alle -sue interminabili letture. Quel passo remissivo -e deferente ch'egli doveva fare verso di lei per -ottenere un'indulgenza plenaria o parziale agli -effetti della sua scandalosa ribellione di un'ora -prima gli sembrava tuttavia sempre più doloroso -per il suo amor proprio e sempre più -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -tormentoso per la sua timidezza. In fondo non -andava egli da sua moglie per chiederle di perdonargli -di essere stato italiano? Non andava, -con quella ritrattazione, a distruggere la nobiltà -di un impeto per il quale il luogotenente Federico -lo aveva felicitato? Non andava ad offrire -al <i>major</i> Hampfel, attraverso sua moglie, delle -scuse che al posto suo il <i>major</i> Hampfel non -avrebbe certamente mai fatte? Non si ridava, -con quell'atto, mani e piedi legati alla tirannia -morale e materiale di sua moglie? Non avrebbe -fatto meglio ad ostinarsi nel suo atteggiamento -e, a costo di qualsiasi rancore di sua moglie, -ad aspettare che sua moglie fosse persuasa ch'egli -era oramai trasformato affinchè in questa trasformazione -ella trovasse le ragioni di stimarlo -di più e di amarlo diversamente? Saggi punti interrogativi -tutti questi... Ma Pierino amava sua -moglie con cieca devozione e l'amore bendato, -anche se è mal dato, rifugge istintivamente dalla -saggezza. Sapeva solamente, Pierino, che rimanere -in collera con Eva gli sarebbe stato insopportabile, -che mai come quella notte desiderava -di stringersela, a pace fatta, tra le braccia, -di trovarsela accanto appassionata e tenera -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -come soleva essere quando, nelle effusioni dell'amore -senza nazionalità precisa, il suo orgoglio -austriaco di fronte a un marito italiano -finalmente disarmava. -</p> - -<p> -In queste indecisioni Pierino temporeggiava. -Ma, se Fabio il Temporeggiatore temporeggiava -all'ombra di un faggio discorrendo di -guerra coi suoi legionarii, Pierino temporeggiava -lì, in fondo a un corridoio d'<i>hôtel</i> illuminato -solamente laggiù da una lampadina che -indicava alle camere di ognuno dei clienti un -camerino in comune per tutti i clienti. Dall'ombra -dove era rimasto in attesa di decidersi -Pierino aveva veduto una striscia di luce sotto -la porta della sua antica stanza, ora occupata -dal <i>major</i> Hampfel. Anche questo particolare -lo aveva arrestato, per paura che il <i>major</i> -Hampfel sentendo camminare nel corridoio avesse -potuto aprire la porta e incontrarsi così con -lui faccia a faccia. Non tardò, Pierino, ad accorgersi -che la sua preoccupazione era giusta -poichè ad un tratto la porta del <i>major</i> Hampfel -s'aperse ed il maggiore mettendo fuori la -testa guardò a destra e a sinistra nel lungo corridoio -semioscuro. Poi chiuse. Ma, dopo altri -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -pochi secondi, riaprì e guardò ancora. Ancora -richiuse e poi ancora riaprì. Comprese, Pierino, -che il <i>major</i> Hampfel doveva attraversare il corridoio -e che non gli piaceva, in quella traversata -notturna di necessità troppo evidente, di incontrare -qualcuno, poichè un eroe non consente a -perdere il suo prestigio nella schiavitù alle più -umili necessità. Difatti la porta del <i>major</i> Hampfel -si aprì una quarta volta e questa volta -il maggiore uscì dalla sua stanza, tutto attillato -nel suo pigiama rosa e con un paio di -pantofoline crema che calzavano un piedino -assolutamente inverosimile per un così terribile -uomo d'armi. Mentre Pierino si felicitava di -avere così esattamente compreso tanto la veglia -prolungata quanto le ripetute esplorazioni del -<i>major</i> Hampfel, questi si avviava rapidamente -verso la lampadina accesa nell'angolo di corridoio -opposto a quello dove Pierino, sempre nell'ombra, -aspettava che l'inaspettato incidente -si fosse interamente svolto. Ma ad un tratto -vide il <i>major</i> Hampfel sostare. E dove? Dinanzi -alla porta della stanza occupata dalla signora -Kramer-Balla. Lo vide con due dita picchiare -leggermente alla porta. Cercò ancora di spiegare -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -l'inesplicabile.... Forse aveva dimenticato qualche -cosa, forse si sentiva male e chiedeva l'aiuto -di Eva... Ma la porta di Eva, intanto, s'era -pianamente aperta. Il <i>major</i> Hampfel era entrato -nella stanza. Poi, dalla porta socchiusa, aveva -nuovamente sporto la testa ad osservare il -corridoio in su e in giù. E, dall'ombra, Pierino -sentì un giro di chiave, un giro di chiave che -non lasciava più dubbii. Ma, come se questo -non gli fosse ancora bastato, Pierino percorse -di volo, in punta di piedi, il corridoio, -raggiunse la porta di sua moglie, incollò l'orecchio -all'esile legno ed ascoltò la voce di Eva, — la -voce di Eva dire come non l'aveva detto -mai a lui, povero Pierino: -</p> - -<p> -— <i>Ich liebe! Ich liebe!</i> Io ti amo, ti amo! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -</p> - -<h2>X. -<span class="smaller">ULTIMI ECHI DI VECCHI VALZER</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -</p> - -<p> -Come in molte altre faccende anche nella -carriera di marito tradito il primo passo è -quello che conta. Tra la rispettabilità coniugale -d'Otello e la pessima riputazione di Menelao -non c'è che un passo, un passo mancato. Se al -primo momento in cui avviene la rivelazione -dell'infortunio coniugale cade su gli occhi quella -benda dell'impulso irresistibile su la quale i -giurati di tutti i processi passionali sono oramai -invitati a meditare, il marito uccide. Se la -benda non cade, il marito invece riflette. E tutti -sanno che la riflessione è stato d'animo essenzialmente -inattivo, poichè è provato e riprovato -che più agiscono quelli che meno riflettono. -Così Pierino, non appena gli «Ich liebe» pronunciati -teneramente da sua moglie non gli ebbero -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -lasciato nessun dubbio su la natura del -colloquio che si svolgeva dietro quella porta -fra Eva e il <i>major</i> Hampfel, sentì che il suo -decoro di marito, che il suo onore di uomo, -che il suo risentimento di innamorato offeso gli -imponevano di levar la mano vendicatrice su -la maniglia di quella porta, di farsi aprire -quella stanza per amore o per forza e di giungere, -terzo incomodo in quell'idillio, con fieri -accenti e cipiglio di circostanza. Ma esiste, anche -nell'infortunio coniugale, uno stato d'animo -intermedio che non e nè l'ira d'Otello nè la -rassegnazione di Menelao. Questo stato d'animo -è lo sbalordimento. Giova anche osservare -che Pierino era salito alla camera di sua moglie -come un colpevole umiliato e pentito che -aveva molto da farsi perdonare. Ora non è facile -cambiare d'improvviso il tono della nostra -coscienza trasformandosi inopinatamente ed istantaneamente -da giudicabile in giudice, da -giustiziabile in carnefice. Trascorsero così, in -quello stato di stupimento, i primi cinque minuti -durante i quali Eva e il <i>major</i> Hampfel -continuarono a parlare, ma con parole tedesche -il cui significato era meno esplicito di quello -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -delle precedenti per il limitato vocabolario di -Pierino. Dopo cinque minuti Pierino si trovò -di nuovo di fronte al caso di coscienza e tornò -a domandarsi se doveva o no farsi aprire e -se doveva o non far valere i proprii diritti di -marito oltraggiato. Ma vi sono, nelle situazioni, -particolari che le mutano radicalmente. Pierino -ebbe la lucidità di vedere nei suoi particolari -la situazione nella quale si sarebbe trovato, agendo, -impegnato. La stanza di sua moglie aveva -ai lati altre due stanze ch'erano occupate -da due <i>ménages</i> coi quali, durante l'oramai lungo -soggiorno in quell'<i>hôtel</i>, s'erano stabilite cordiali -relazioni. S'egli fosse entrato nella camera -di Eva, se, di fronte agli amanti, egli avesse -tirato due colpi di revolver o avesse almeno tirato -fuori dal suo animo esacerbato i giusti argomenti -della sua collera coniugale, i <i>ménages</i> -contigui si sarebbero certamente destati e sarebbero -molto probabilmente accorsi. La colpa -di Eva passava e avrebbe continuato a passare -inosservata: un lieve ricamo di baci, di -sospiri e di tenere parole sussurrate a fior di -labbra non strappava i vicini dalla quiete del -sonno notturno. Ma l'intervento di Pierino avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -immediatamente trasformato quel duettino -idilliaco in minore in un terzetto drammatico -a piena orchestra. L'albergo intero si sarebbe -destato all'eco delle voci irose, del probabile -pianto disperato di Eva e delle prevedibili -vie di fatto tra Pierino e il <i>major</i> Hampfel. -Tanto più che dopo la guerra il <i>major</i> -Hampfel era oramai mezzo sordo e non sarebbe -stato possibile fargli capire che era un porco -se non facendolo sentire in pari tempo all'albergo -intero. La maggior coscienza che da -qualche tempo egli aveva preso di sè aveva -destato inoltre in Pierino il senso del ridicolo. -Gli parve, così, intollerabile l'idea di dover -passare sotto gli occhi di un albergo intero, ufficialmente -segnato e bollato come marito sfortunato. -Ma intanto altri cinque minuti erano -trascorsi. Nella stanza di Eva non si udivano -più parole: s'udiva solo, adesso, un complicato -giuoco di baci e di sospiri sopratutto che -mano mano diventavano sempre più sospirosi -e quindi più eloquenti per Pierino che li riconosceva. -Pensò ancora, Pierino, che dalla stanza -vicina anche quei baci e quei sospiri potevano -essere uditi. Fortunatamente i baci e i -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -sospiri non sono facilmente riconoscibili ed i -vicini, posto che Eva aveva un marito nello -stesso albergo, potevano credere che quelle -effusioni della giovane signora austriaca fossero, -nel cuor della notte, riservate al legittimo titolare -delle sue tenere grazie. -</p> - -<p> -Ma, poichè il <i>faut qu'une porte soit ouverte -ou fermée</i>, è sempre probabile che debba da -un momento all'altro aprirsi una porta che per -il momento è ancora chiusa. Pierino si vide -quindi nella difficile situazione che si sarebbe -prodotta se d'improvviso, per una di quelle improvvise -necessità che nel cuor della notte interrompono -il placido riposo degli uomini, una -delle porte delle stanze attigue a quella di -Eva si fosse aperta. Se l'avessero trovato lì -sarebbe stato evidente che il duettino di sospiri -e di baci intessuto nella camera di Eva non -apparteneva, almeno per metà, a lui marito. -L'intervento di un tenore di grazia sarebbe -così stato più che evidente ed egli, lì, dietro -quella porta, sarebbe apparso grottesco come -un tenore fischiato che da dietro una quinta -sente il rivale ricamare con successo la cabaletta -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -che la prima donna non vuol più cantare -con lui. -</p> - -<p> -Ma i nostri pensieri saggi non basterebbero -sempre a governare le nostre azioni se, ad -un dato punto, non intervenissero a determinarci -gli atti degli altri. Così Pierino sarebbe stato -tutta la notte dietro quella porta a pensare che -era il caso di andarsene senza per altro andarsene -niente affatto se, ad un dato punto, -nella camera a sinistra di quella di Eva, non -avesse udito lo scatto secco di un commutatore -di luce elettrica immediatamente seguito da -un leggero scricchiolìo di letto e dal piccolo -tonfo sordo di due piedi nudi che s'appoggiavano -sul <i>parquet</i> di legno. L'evidenza che qualcuno -si alzava, e che si alzava molto probabilmente -per aprire la porta e per uscire nel corridoio, -volse finalmente in fuga Pierino, il quale -in punta di piedi rivolò via pel corridoio, -scese a precipizio le scale con un gran batticuore -e non ebbe pace finchè non si ritrovò in -camera sua, seduto sul letto, con le braccia -penzoloni e l'anima ancor più penzoloni che le -braccia. Quando fu solo, restituito a una situazione -almeno decente, Pierino cominciò finalmente -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -a pesare sul serio a quanto gli era accaduto. -Guardava fisso davanti a sè la sua valigia -sopra un portabagagli e non gli batteva -palpebra. Rimaneva così a guardare, a guardare -con gli occhi dilatati, coi suoi buoni occhi -di fanciullo meravigliato che gli si riempivano -di lacrime. Rivedeva, con quelli occhi, nel suo -cuore, tutto il suo passato. Gli tornavano in -mente, con un aspetto nuovo, tutti gli avvenimenti -grandi e piccini della sua vita coniugale -e specialmente i primi: l'incontro di Eva -al teatro, la visita nel palco, i saluti scambiati -col <i>major</i> Hampfel nella barcaccia dirimpetto, -i commenti in tedesco fra Eva e la sua giovane -amica polacca, la passeggiata al Prater, la -cena, gli sguardi di complicità scambiati fra -Eva e l'amica, gli abbondanti sorrisi con cui -a Vienna la notizia del suo fidanzamento era -stata accolta, gli affettuosi saluti di Eva e del -<i>major</i> Hampfel allo sportello del treno in partenza -per l'Italia dalla Sudbanhoff, la destinazione -del <i>major</i> Hampfel all'Ambasciata di Roma -pochi mesi dopo il loro matrimonio e pochi -giorni prima della guerra. Era evidente oramai -per lui che l'amore tra Eva e il <i>major</i> Hampfel -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -non era nato negli ardori della guerra ma molto -più probabilmente nei dolci languori della -pace. Avrebbe amato di poter credere che quell'amore -non fosse cominciato prima di quella -notte e che le sue intemperanze di italiano avessero -gettato uno nelle braccia dell'altra i -due austriaci, più che per un sentimento d'amore, -per un senso di solidarietà nazionale offeso -dalle parole di Pierino. Ma creder questo non -gli era possibile ora che aveva aperto gli occhi. -Chi ha tenuto gli occhi lungamente chiusi, -quando li riapre vede con straordinaria intensità: -nel riposo prolungato la vista sembra felicemente -acuirsi. Quello che a Pierino era sempre -sembrato un po' inesplicabile, la facilità -cioè con la quale un povero italianino senz'arte -nè parte aveva potuto al primo sospiro ottenere -il cuore, la mano e la dote della figlia -dell'illustre maestro Kramer, ora appariva a -Pierino spiegabilissimo. Aveva sempre spiegato -l'eccezionalità dell'evento con un fascino eccezionale -che i suoi giovani anni avevano esercitato -su l'animo di Eva e con le simpatie eccezionali -che la sua perfetta conoscenza di tutto -il repertorio operettistico viennese gli aveva -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -assicurate presso il famoso compositore d'operette. -Ora vedeva, invece, che la buona stella -della signorina Kramer aveva condotto lui a -Vienna proprio nel momento opportuno, quando -cioè si trattava di riparare a Roma con un -matrimonio purchessia quello che a Vienna -s'era guastato. Certi particolari di singolare importanza -gli ritornavano in mente. E ricordava -d'avere interrogato alcuni medici i quali gli avevano -assicurato, rassicurandolo, che, per -quanto eccezionale, il caso può darsi che un -nuovo stato di cose si produca senza che per -nessun segno si mostri mutato lo stato di cose -precedente. -</p> - -<p> -L'incompetenza di coloro che non sono mai -morti assicura che, prima di morire, il morente -rivede in un attimo tutta la sua vita. La -competenza dei mariti e degli amanti ingannati -afferma che la crisi della rivelazione permette -di vedere in pochi secondi tutto ciò che -per mesi e per anni non era stato veduto mai. -Tutto quello che era la fodera della sua vita -di marito apparentemente amato e felice si scopriva -adesso a Pierino. Gli si rivelava adesso -anche tutto ciò che d'un po' ostile e d'un po' -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -sprezzante aveva sempre confusamente sentito -nei rapporti dei vecchi amici con lui, dal tempo -del suo matrimonio in poi. Poichè difficilmente -troviamo in noi stessi, ma più spontaneamente -cerchiamo sùbito negli altri, la causa -dei mutamenti di questi altri verso di noi, Pierino -aveva imputato il mutamento di tono dei -suoi amici all'invidia — leggera e benevola -invidia, ma invidia — che la sua nuova posizione -doveva destare in tutti loro rimasti mediocri -nel loro mediocre destino. Capiva che, -quando era in un negozio con loro e ordinava -di mandargli i pacchi dei suoi acquisti al -Grand Hôtel; o quando usciva con loro dal caffè, -dagli antichi caffè dai quali erano usciti tante -sere insieme stretti, a braccetto, per ripararsi in -due sotto un solo ombrello, e li salutava adesso -per salire in una <i>limousine</i> da venticinquemila -lire; o quando passeggiava con loro e metteva -ogni giorno la fresca eleganza di un vestito nuovo -accanto alla mediocre decenza del loro vestito -di tutt'i giorni, capiva di far cose che non potevano -conciliargli molte simpatie. Sentiva una -sorda ostilità — e ne soffriva. Si sentiva attorno -un'irragionevole diffidenza — e ne soffriva. -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -Sentiva che, sebbene a malincuore, i suoi -amici lo mettevano al disopra di loro — e ne -soffriva, perchè, bravo figliuolo com'era, voleva -esser considerato sempre lo stesso ed era, -infatti, per loro, sempre lo stesso. Ora capiva -invece che gli amici, col loro riserbo, con la -loro freddezza, con quelle strette di mano impacciate -e frettolose, con quella amicizia cauta -che non cerca ma solo si limita a non evitare, -non lo mettevano più su di loro, ma più giù, -molto più giù di loro, in una zona intermedia -tra lo sporcaccione e l'imbecille e che, come -tutte le zone di frontiera, aveva in sè un po' -dell'uno e un po' dell'altro. Evidentemente i -suoi amici sapevano quello che lui non sapeva. -Ed evidentemente essi non ammettevano -che lui potesse non sapere quello che sapevano -loro: il suo bel destino di marito comodo, -di marito salvapparenze, di marito <i>ad usum</i> -dell'<i>herr major</i> Hampfel. Di lui, di sua moglie -e del bel maggiore, ora lo sentiva, si doveva -esser parlato dappertutto durante un intero inverno, -nei teatri, nei salotti, negli alberghi eleganti, -nei <i>tea-rooms</i> delle cinque. Rammentava -che, dovunque entravano, li seguiva sempre un -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -fruscìo leggero di conversazioni sommesse. Aveva -sempre pensato che quelle conversazioni -fossero oltremodo benevole per loro, che avessero -per oggetto l'avvenenza valchiriana di -Eva e la sua eleganza secessionista. Ora quelle -conversazioni gli erano chiare, senza averle -mai sentite, come se le sentisse ancora: «Chi -sono? — Sono i Kramer-Balla.... — Graziosa -lei... Fiera e forte come Brunilde... — E quel -marito? Un povero diavolo che rattoppa le reputazioni -in pericolo... — <i>Ménage à trois?</i> — Ma -sì, fin da prima del matrimonio... Tra Eva con -tanto di peccato su la coscienza e il <i>major</i> -Hampfel con tanto di moglie su le spalle, ci -voleva il signor Pierino con tanto di faccia da -imbecille... Tutti d'accordo e tutti felici... — È -la Triplice Alleanza coniugale: due che fanno -i loro affari e un terzo, l'italiano, che fa da -scemo....» -</p> - -<p> -La Triplice Alleanza! Sì, questo lo ricordava, -Pierino: una sera, all'albergo, si erano -fatti dei giuochi e dopo si facevano le penitenze. -Era in berlina lui. E gli riferivano, due -amici di buona memoria, le impertinenze dette -loro da amiche e da amici... Ricordava... Uno -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -gli disse: «Sei in berlina perchè sei la Triplice -Alleanza!» Non ci aveva badato: credeva si -trattasse d'uno scherzo politico. Ora si ricordava. -E un altro ancora gli aveva detto: «Sei -in berlina perchè l'aquila bicipite ha due teste -e tu invece ne hai tre!» Non aveva capito -neppure questa. Aveva veduto gli altri ridere -e aveva sorriso anche lui, per aver l'aria intelligente. -Ricordava, ricordava ancora... Un terzo -aveva detto: «Sei in berlina perchè ti piace -troppo il <i>Conte di Lussemburgo</i>.» In fatto d'opinioni -musicali ognuno la pensa a modo suo. -Ma ora capiva: il conte di Lussemburgo è un -signore che sposa per conto di un altro. E ricordava, -ricordava ancora... Molte sere, al <i>bar</i>, -gli amici della nuova società lo accoglievano -motteggiando e cantando un valzerino famoso: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Maritin,</i></p> -<p><i>tesorin....</i></p> -</div> - -<p> -Non se ne adontava. Burlavano le sue manie: -scherzo innocente fra amici e che gli faceva -piacere. E ancora, ancora ricordava, ricordava -che tutti domandavano a lui quando il -<i>major</i> Hampfel avrebbe raggiunto la sua destinazione -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -di Roma. E smaniavano, e aspettavano, -e chiedevano, come se dall'arrivo del -<i>major</i> Hampfel a palazzo Chigi dovesse cominciare -per Roma l'èra felice. -</p> - -<p> -Passato e avvenire sono così strettamente -saldati dal breve anello dell'attimo presente che -quando si comincia a riandare il passato si va -avanti sempre a guardare un po' nell'avvenire. -Così da ieri Pierino era inavvertitamente passato -a domani e ora prevedeva la fine della -notte, il sorgere del nuovo mattino, la necessità -d'incontrare, all'ora solita, attorno alla tavola -della solita colazione, sua moglie e il <i>major</i> -Hampfel. Senza che nessun pensiero preciso si -formasse nel suo cervello, Pierino s'era levato, -aveva preso sul portabagagli la sua valigia di -cuoio, l'aveva aperta su un tavolino e ora incominciava -a metterci dentro un po' di roba. -Eran vestiti eleganti dal taglio dei grandi sarti, -biancheria dei grandi camiciai, cravatte di -Charvet, oggetti da <i>toilette</i> in argento o in -oro, scarpe da cento lire al paio, profumi da -quaranta lire la bottiglia. Eva lo aveva voluto -così, raffinatamente, irreprensibilmente elegante. -E per l'eleganza di suo marito, infatti, non aveva -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -mai badato a spese. Ricordava. Andava, -Pierino, nei magazzini, sceglieva, comprava, faceva -mandare all'<i>hôtel</i> al nome del signor Balla -e all'<i>hôtel</i> la signora Kramer-Balla, puntualmente, -pagava. Povero Pierino! Era tutto mortificato -adesso nell'osservare, come non gli era -prima mai capitato, che tutta quella roba, tutta -quella bella roba del suo equipaggiamento -d'uomo elegante, era tutta roba di sua moglie, -pagata da sua moglie... E, con la mano leggermente -tremante, cominciava a ritogliere dalla -valigia quello che ci aveva già messo. -</p> - -<p> -Quando fu vuota cercò intorno qualche cosa -da portar via, qualche cosa che fosse veramente -sua. E, per quanto cercasse, non trovò che due -vecchie camicie delle sue antiche eleganze di scapolo -e il ritratto della sua mamma che laggiù, -a Sorrento, s'era accomodata ben bene coi denari -che il suo figliuolo le mandava di tanto -in tanto, con quei denari ch'erano ancora, e -sempre, uno <i>chèque</i> di Eva, niente altro mai -che uno <i>chèque</i> di Eva. Lasciò da parte la -valigia, acquistata anche quella da Eva, a -Vienna, pochi giorni prima della partenza per -il viaggio di nozze. Per impacchettare quelle -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -due vecchie camicie e il ritratto della mamma -bastava solo un giornale, un giornale italiano. -Poi, quando il minuscolo bagaglio fu -pronto, Pierino si guardò addosso: era ancora -in <i>smoking</i>, la caramella pendente giù -su lo sparato immacolato, il fiore all'occhiello. -Doveva aver però un vecchio abito suo, che -teneva, così, per capriccio sentimentale, senza -indossarlo tanto era oramai fuori di moda; ma -lo teneva perchè con quel vestito aveva viaggiato -verso Vienna, verso Eva e verso la felicità. -Era suo, proprio suo, quel vestito. Aveva -ancora, dietro il collo, il nome del piccolo -sarto modesto che allora perdeva ore -ed ore per accontentarlo e che poi Pierino -aveva abbandonato pei Prandoni e pei Morziello. -Sentì, a indossare di nuovo quel vestito, -una gioia curiosa, quasi paragonabile a quella -che deve provare un galeotto il quale svesta -finalmente il suo camice per indossare di nuovo -un vestito d'uomo libero. Poi, quando fu -pronto, pensò al portafogli. Non poteva portare -via il denaro di Eva che aveva con sè. Contò: -erano circa duemila lire... Contò e ricontò -il denaro. Fece un breve riassunto delle ultime -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -spese, mise denaro e riassunto in una busta, -vi scrisse sopra con mano tremante il nome, e, -fra parentesi: «da parte del signor Balla.» Poi -mise bene in vista la lettera sul suo tavolinetto -da notte. Nel portafogli cercò di nuovo. Aveva, -in un cantuccio, in una vecchia busta, un biglietto -da cento, suo, tutto suo, l'ultimo biglietto -suo, ch'egli aveva gelosamente conservato, -così, per trovare, rovesciando ciò che dice il -poeta, il maggior piacere nel ricordarsi della -miseria nel tempo felice. Quando fu su la porta, -striminzito nel suo vestitino troppo attillato, -con sott'il braccio l'involtino delle due camicie -da notte e del ritratto della mamma, si volse -indietro a guardare la camera che lasciava, la -vita da cui fuggiva... E c'era lì, sul tavolino, -in una piccola cornice ovale, un ritrattino -di Eva. -</p> - -<p> -Un disgusto profondo di sè, di Eva, di -Hampfel prese Pierino nel vederlo. Corse infatti -al tavolino, prese il ritrattino e sputò sul -vetro con un impeto cieco d'ira e di vergogna. -Ebbe la tentazione di gettarlo a terra, di schiacciarlo -sott'i suoi piedi, ma non lo fece. Anzi, -cercò un asciugamani, rasciugò il vetro con -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -cura, poi depose di nuovo il medaglioncino su -la tavola e si avviò di nuovo alla porta. Ancora -si volse a guardare. È vero: era la vergogna, -l'inganno, la frode, era l'orrore d'un tacito e -osceno mercato. Ma era stata anche, per un -anno, per lui, la vita, il sogno... Sospirò, si -passò le mani su gli occhi lustri di lacrime. -Poi fece per uscire. Ma una forza, il ricordo, -l'indomabile ricordo di Eva, lo ritrasse ancora -indietro. Corse al tavolino, prese il ritratto, lo -mise nella tasca della sua vecchia giacchetta, e, -col fagottino sott'il braccio, col cuore fiero, con -l'anima umile e umiliata, col pianto che gli -stringeva la gola sino a soffocarlo, fuggì via -verso le scale, scappò via come un ladro.... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Come sono i timidi quelli che, una volta -lanciati, si rivelano sovente i più audaci, così -sono i caratteri deboli quelli che, messi una -volta alla prova, si dimostrano i più forti. L'energia -improvvisa è, come l'ingegno improvvisatore, -inconsapevole. L'uomo si trova ad -essere trasformato senza saperlo e, poichè non -ha un'esatta visione della trasformazione avvenuta, -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -gli sembra, se gli avvenga di ricordare -il passato, assolutamente inconcepibile che gli -sia stato un giorno possibile di compiere azioni -diverse da quelle che presentemente egli -compie. Così Pierino, rivalicata la frontiera e -tornato in patria, vedeva come un sogno, come -un incubo, il ricordo di quel penultimo viaggio -che, la sera stessa della dichiarazione di -guerra, l'aveva portato a cercare quiete e scampo, -in compagnia di sua moglie, in terra elvetica -libera e neutrale. Aveva passato le prime -ore del viaggio di ritorno in patria in quello -stato d'abbattimento che segue lo sforzo nervoso -delle grandi crisi risolutive. Ma si compiaceva -nel pensare che l'improvvisa partenza -e la mancanza di qualsiasi spiegazione tra lui -e sua moglie lo mettevano in una situazione -singolarmente felice. Infatti, poichè tutti ignoravano -ch'egli avesse quella notte scoperto il -segreto del suo benessere coniugale e l'infortunio -subito dal suo amor proprio di marito, -questo segreto poteva ancora esser creduto tale -per lui e quell'infortunio non lo esponeva, svelato, -a quel ridicolo che, per iniqua contraddizione -tra cause ed effetti, accompagna sempre, -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -nelle crisi delle felicità domestiche e nelle contravvenzioni -al patto matrimoniale, non il coniuge -colpevole ma il coniuge innocente. Due -o tre ore dopo la sua fuga, la notizia della -sua scomparsa doveva essere giunta ad Eva, -a suo fratello e al <i>major</i> Hampfel. Questa scomparsa -non era stata evidentemente spiegata se -non ricollegandola al violento incidente prodottosi -la sera prima su la terrazza. Nessuno -poteva dunque ricercare nella sua mortificazione -di marito ingannato le ragioni d'una fuga -in cui non si poteva discernere altra determinante -se non l'improvviso ricupero d'una sua -coscienza d'italiano perduta sino allora nell'egemonia -austriaca che sua moglie esercitava. -</p> - -<p> -Stabilito così che sua moglie non avrebbe -potuto dare nell'albergo intero altra spiegazione -alla partenza di suo marito che quella d'un -improvviso ritorno in patria per compiere il -suo dovere di soldato, Pierino si rallegrò. Usciva -da una vita indegna, è vero, ma con -un'uscita decorosa. E, se è esatto che un bel -morir tutt'una vita onora, anche una dimissione -dalle funzioni di marito data a tempo e -data bene può riscattar la vergogna d'un lungo -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -servizio troppo docilmente prestato. In fondo, -la sorte gli era benigna se salvava, sott'il prestigio -dell'amore patriottico, la vergogna del -suo povero amore coniugale così miseramente -finito. Meno male! Ci sorrideva, ci scherzava -sopra, Pierino. Ma si sentiva però il cuore -piccolo piccolo, stretto stretto in un pugno, -un pugno piccino, d'una mano che stringeva, -stringeva e aveva le dita lunghe, affusolate, così -sottili che sembravano artigli: la mano di Eva. -E se l'ora terribile gli ritornava in mente, se -riviveva il momento in cui aveva veduto entrare -il bel maggiore in pigiama nella stanza di sua -moglie, si sentiva salire il rossore al volto e -gli sembrava che tutti i suoi compagni di vagone -dovessero leggere in quel rossore la sua -vergogna passata e la sua vergogna presente. -</p> - -<p> -Li guardò, questi compagni di vagone. Eran -saliti in quel carrozzone di terza classe -dopo Genova e discendevano verso Roma come -lui, Pierino, discendeva verso Napoli per -andare ad abbracciare a Sorrento la sua povera -mamma che lo credeva felice. Li ascoltò -parlare. Erano sbarcati a Genova quella -mattina. Parlavano della città con quell'ammirazione -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -indeterminata che è propria dei viaggiatori -che non hanno avuto il tempo di vedere -nulla. Ora, tra tunnel e tunnel, guardavano -i meravigliosi cantucci tra monte e mare della -Riviera di Levante. Guardavano il mare azzurrissimo, -il cielo splendidissimo della mattina -d'estate. Guardavano il colore italiano, con occhi -meravigliati, come cosa nuova. E dicevano -fra loro, con grandi scoppii di voce, la loro -meraviglia. La dicevano male, con un italiano -impacciato e duro, screziato ogni tanto di parole -spagnuole. Ora parlavano dell'Italia, della -guerra necessaria, della vittoria certa, della gioia -e dell'onore di cooperare a conseguirla. D'un -tratto uno di loro si volse a Pierino: -</p> - -<p> -— E' richiamato anche lei? domandò. -</p> - -<p> -— No, rispose Pierino arrossendo, la mia -classe non è ancora sotto le armi ed io sono -riformato. Ma vado a iscrivermi volontario -anch'io, nella mia città natale, a Napoli. -</p> - -<p> -Tutti si volsero a guardarlo e Pierino vide -in quegli sguardi qualche cosa che somigliava -a un sentimento di deferenza e d'ammirazione. -Arrossì, Pierino, anche di questo, che gli parve -di aver rubato. Gli altri intanto continuavano -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -a parlare con lui, e, dopo avere interrogato, -adesso spiegavano. -</p> - -<p> -— Veniamo tutti dalla Repubblica Argentina. -Siamo figli d'italiani, ma siamo tutti nati -laggiù. Lo sente? Parliamo italiano con qualche -impaccio. Ma il cuore è tutto italiano. E -appena l'Italia ha avuto bisogno anche di noi, -eccoci, siamo venuti. -</p> - -<p> -Un altro disse: -</p> - -<p> -— L'amavamo l'Italia, da lontano, quando la -sentivamo prospera e tranquilla. Più l'amiamo -adesso, da vicino, che la sentiamo impegnata, -dinanzi al mondo, con tutt'il suo onore e tutta -la sua gloria. I nostri padri, laggiù, in Argentina, -non la avevano mai dimenticata e non -vollero che noi l'ignorassimo. Ce la fecero conoscere, -ce la fecero amare, coi loro ricordi, -nel loro rimpianto. E ora siamo felici di servirla, -pronti, se il nostro sacrificio occorre, a -morire per lei. -</p> - -<p> -Tutti abbassarono gli occhi come raccogliendosi -in quel pensiero. Poi un altro esclamò: -</p> - -<p> -— Ma per quanto ci avessero detto che -era bella non potevamo certo imaginarla così. -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -E' più bella, più bella del nostro sogno. E' -bella tanto che non mi so spiegare. -</p> - -<p> -Allora Pierino domandò: -</p> - -<p> -— Ma non l'avevano mai veduta? Nessuno -di loro? Non erano mai stati, prima di oggi, -in Italia? -</p> - -<p> -— Mai, fu la risposta di tutti. -</p> - -<p> -Il silenzio si chiuse su quella risposta. -Poichè il treno correva adesso lungo il litorale -tutti fissarono gli sguardi, estatici, fuori -degli sportelli. E Pierino pensava a quei suoi -compagni di viaggio, nati laggiù, oltremare, -fra altre genti, con altri costumi, in terre dove -avevano i loro affetti, i loro interessi, le loro -abitudini, il passato, il loro avvenire, la culla -ov'erano nati, il po' di terra che doveva coprire -il loro ultimo sonno. Ed erano venuti, al -primo invito, in Italia, a servire, a morire se -occorreva per questo paese che non conoscevano, -dove non avevano un affetto, un ricordo, -un desiderio, una speranza sola. Che cosa dunque -li trascinava, così, da un continente all'altro, -attraverso l'Oceano insidiato, verso la morte -probabile, con l'occhio sfavillante di vita -felice, se non un ideale, se non una forza segreta -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -che lega i figli ai padri, i padri agli avi, -i vivi alla terra ove giacciono i loro morti? -E come aveva potuto lui, per tanti mesi, essere -sordo alla voce di quell'ideale che chiamava -a battersi e a morire tutta la gioventù -d'un paese cui egli pure apparteneva, cui egli -pure era adesso felice, orgoglioso di appartenere? -In quale oblio di sè stesso la volontà -dispotica d'una donna straniera, d'una donna -nemica, aveva potuto ridurlo? E come cancellare -adesso dal pensiero di lei l'idea che un -marito italiano può servire, abilmente sfruttato -nel suo amore pei valzer viennesi, a coprire -la merce avariata della galanteria austriaca, -se non facendole vedere che, giunta l'ora, -anche questo marito d'austriaca ricorda d'essere -italiano, corre là dove tutti gli altri combattono, -pronto a morire, se occorre, come tutti -gli altri italiani, come anche questi nuovi italiani -d'oltre Oceano sanno eroicamente morire? -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'aveva consegnata al postino della sua -compagnia, mezz'ora dopo arrivato in trincea, -la sua cartolina per il luogotenente Federico -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -Kramer, in Svizzera. Ci aveva scritto sopra, a -grossi caratteri, <i>Viva</i> l'<i>Italia</i>! e aveva riempito -il colonnino delle indicazioni di recapito: -«<i>Soldato Pierino Balla, reggimento fanteria... -compagnia... divisione... Zona di Guerra</i>». Poi -aveva preso dal suo portafogli un ritrattino, -il ritrattino di Eva. Ci aveva scritto dietro -così: «<i>Più adatto per stare sul cuore d'un -soldato austriaco, del «major» Hampfel, per -esempio</i>». E aveva firmato: «<i>Pierino Balla, -soldato italiano</i>». Poi, chiusa la fotografia in -una busta, consegnata anche questa al postino, -s'era sentito più leggero, più lieto, più pulito -e, liquidato così il suo passato, pronto a volgersi -verso il suo avvenire, di là dalla trincea. -</p> - -<p> -Era in trincea, oramai, da due o tre ore. -Mentre era in corso la sua domanda d'ufficiale -aveva voluto intanto servire come soldato e, -brigando assai più di quanto sua moglie aveva -brigato per farlo diventare concittadino di -Guglielmo Tell, aveva chiesto e ottenuto di essere -mandato in prima linea, sùbito al fuoco, -lassù, fra le nevi, in quelle trincee ch'erano -chiamate del Lenzuolo Bianco. Era giunto lassù, -poco dopo mezzogiorno, dopo una lunga -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -marcia a piedi che durava dall'alba. Aveva -trovato, fra quei soldati, due amici: uno ufficiale, -l'altro soldato. E l'uno e l'altro, lassù, -gli avevano stretto la mano, forte, apertamente, -cordialmente, come da quando era ammogliato -non gliel'avevano mai stretta a Roma, -da Latour o da Faraglia. E s'era sentito -da quelle strette di mano rinnovare, riconsacrare, -rifare quasi da cima a fondo. -</p> - -<p> -I soldati gli avevano detto: -</p> - -<p> -— Sei arrivato per goderti le ore tranquille. -Di giorno quelli là non fiatano. Poi, quando -è il tramonto, cominciano a sparare. Ci danno -la buona notte così. E' stato così ieri sera, -l'altra sera, prima ancora... -</p> - -<p> -— E sarà così anche stasera? aveva domandato -Pierino senza preoccupazione e senza -spavalderia. -</p> - -<p> -— E sarà così anche stasera, gli avevano -risposto i compagni. -</p> - -<p> -Poco dopo l'altro amico, l'ufficiale, l'aveva -chiamato in disparte: -</p> - -<p> -— Sei stato costretto a tornare in Italia? -</p> - -<p> -— No, ero riformato e la mia classe non -l'hanno riveduta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -</p> - -<p> -— E allora? -</p> - -<p> -— Sono volontario. -</p> - -<p> -— Volontario? Bravo!... -</p> - -<p> -E, dopo una pausa, con un lieve imbarazzo: -</p> - -<p> -— E tua moglie? -</p> - -<p> -— Mia moglie non poteva farmi dimenticare -più a lungo il mio dovere. -</p> - -<p> -— Ed ha consentito a lasciarti partire? -</p> - -<p> -— Sono fuggito. -</p> - -<p> -L'ufficiale lo guardò in viso, lo vide fiero -e commosso. -</p> - -<p> -— Sei un bravo figliuolo, disse. Gli altri -non lo credevano. Io l'ho sempre pensato. -</p> - -<p> -— Ero cieco: ora ci vedo, disse Pierino, -semplicemente. -</p> - -<p> -L'ufficiale gli strinse la mano. Poi s'accovacciò -per terra e invitò anche lui ad accovacciarsi: -</p> - -<p> -— Bada. Ci vuol prudenza. Anche quando -non ci si batte corron nell'aria pallottole perdute -che non si sa donde vengano, non si sa -dove vadano e ti còlgono inutilmente. Coraggio, -ricòrdatelo, non vuol dire imprudenza. Sacrificarsi, -sì, ma quando sacrificarsi è necessario. -Sono qui dal principio della guerra. Quanti -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -ne ho visti morire! Ma quelli che veramente -ho pianti sono quelli che il caso, assurdamente, -ha uccisi, quelli che sono morti senza -fare un passo, senza saperlo, senza aspettarselo, -quelli che un po' di prudenza avrebbe -risparmiati. Darla la vita, sì, ma a caro prezzo. -Se no, i conti non tornano. E i conti devono -tornare. -</p> - -<p> -Ancora gli prese la mano e gliela strinse -più forte dell'altra volta: -</p> - -<p> -— Oggi ci sono. Stasera forse non ci sarò -più. Sono mesi, oramai, che viviamo ora per -ora, minuto per minuto. Ma mi ha fatto piacere -di rivederti, di avere il tempo di rivederti -qui, con noi. Era impossibile che tu non -fossi venuto. Il sonno della coscienza non è -morte, è sonno da cui si ritorna. E ci si sveglia -con un'anima nuova. Imboscato, marito di -un'austriaca, ti credo adesso capace di fare -prodigi. -</p> - -<p> -— Sono un soldato come tutti gli altri, -mormorò umilmente Pierino. -</p> - -<p> -L'ufficiale aggiunse: -</p> - -<p> -— La lotta, è dura, lenta, terribile. Ma vinceremo. -Ne sono sicuro. Ne siamo tutti sicuri. -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -Tanto sangue non può essere versato invano. -Tanto dolore non può essere inutile. -</p> - -<p> -La voce del comandante della compagnia -chiamò l'ufficiale dall'angolo opposto della trincea. -Questi si levò e si levò Pierino. -</p> - -<p> -— Arrivederci, Pierino, disse l'ufficiale allontanandosi -e salutandolo con la mano. -</p> - -<p> -E sorrise vedendo Pierino su l'attenti, immobile, -impassibile, con la mano alla visiera -del berretto e gli occhi buoni che lo fissavano -riconoscenti per averlo accolto così, come un -buon figliuolo, come un bravo soldato. -</p> - -<p> -Chiamarono, i compagni, Pierino. Erano -distesi per terra in gruppo, con le teste appoggiate -su le gambe d'un compagno, su la terra -della trincea, su lo zaino o su la coperta da -campo. C'era fra loro l'altro amico di Pierino. -</p> - -<p> -— Vieni qui, gli dissero. S'aspetta in pace -l'ora del tè. -</p> - -<p> -— E dei biscotti, aggiunse un altro, mostrando -il fucile. -</p> - -<p> -— Tè austriaco, strillò un terzo, e biscottini -italiani! -</p> - -<p> -E, sollevandosi sul braccio, guardando fuori -dal muretto che li riparava, mettendo la mano -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -alla bocca come per aiutare la voce a giungere -sino all'opposta trincea, gridò con quanto -fiato aveva in gola: -</p> - -<p> -— Attenti alle indigestioni, <i>Kamarades</i>! -</p> - -<p> -Risero, cantarono. Uno attaccò il valzer -della <i>Vedova Allegra</i>. Gli altri fecero coro. Poi -fu la volta del <i>Conte di Lussemburgo</i>. Poi -quella del <i>Sogno d'un Valzer</i>, il valzer di -Franzi: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Laggiù nel silente giardino...</i></p> -</div> - -<p> -Tutto ritornò, a quel richiamo, nell'animo -di Pierino, tutta l'ultima sera, tutta l'ultima -notte della sua vita passata, abolita, della sua -vita da dimenticare e da riscattare. -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Canta e poi trilla,</i></p> -<p><i>valzer d'amor...</i></p> -</div> - -<p> -Il tenorino grigio-verde stonò. Lo coprì -un coro d'invettive, una salva di fischi. Rispondeva -ridendo: -</p> - -<p> -— Fischiate pure. Fischi che non fan male. -Non sono mica pallottole. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -</p> - -<p> -— Verranno anche quelle, tra poco, disse -un altro ridendo e intonò il valzer di Lehar: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Sei tu, felicità...</i></p> -</div> - -<p> -Uno interruppe: -</p> - -<p> -— Bella musica, però... Se non avessero che -i valzer si potrebbe anche voler bene a quella -gente... -</p> - -<p> -Il vento portò dalla opposta trincea un canto: -era musica italiana con parole tedesche. Un -tenorino austriaco cantava <i>Cavalleria</i>. -</p> - -<p> -— Cortesia con cortesia, disse l'amico di -Pierino. Rispondiamo col valzer del <i>Conte</i>, ma -cantato a dovere. Tu, Pierino, che hai una -bella voce... -</p> - -<p> -— Non so. Non ricordo..., mormorò Pierino -assorto. -</p> - -<p> -— Non sai? Non ricordi? Erano i tuoi -cavalli di battaglia... Non cantavi che quelli... -</p> - -<p> -— Ma ora non li canto più... -</p> - -<p> -— Non ami più la musica?... -</p> - -<p> -— Sì, ma un'altra... -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Una bella canzone, una bella canzone -italiana... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -</p> - -<p> -— E faccela allora sentire... -</p> - -<p> -— Fuori il fiato, recluta! -</p> - -<p> -— Ordine degli anziani: sgòlati! -</p> - -<p> -Pierino rispose pianamente, assorto, scansando -le insistenze con un gesto della mano: -</p> - -<p> -— Più tardi. -</p> - -<p> -Gli altri insistettero: -</p> - -<p> -— Quando? -</p> - -<p> -E ancora Pierino, a bassa voce, gli occhi -intenti, il cuore lontano: -</p> - -<p> -— Più tardi. -</p> - -<p> -Ma tutti eran tenori lassù e tre o quattro -voci insieme ripresero il <i>Sei tu, felicità</i>... Pierino -ascoltava, sempre immobile, disteso, poggiato -il gomito a terra, la testa appoggiata su -la palma. Rivedeva Vienna, il Prater, la passeggiata -notturna con Eva, risentiva nella voce -di lei, sospirato, carezzato, il dolce valzer sentimentale. -</p> - -<p> -D'un tratto, il valzer si spezzò. Gli ufficiali -accorsero, diedero ordini nervosi, secchi, precisi. -Dall'altra parte non si cantava più. Il cielo, -il grande cielo alpino, si era tutto coperto -di veli rosei. Il sole era scomparso laggiù, -dietro la montagna bianca di neve. E una voce -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -beffarda, accanto a Pierino, mentre i soldati si -levavano, mentre occupavano il loro posto in -trincea, commentò: -</p> - -<p> -— L'ora del tè! -</p> - -<p> -Un ufficiale parlò: -</p> - -<p> -— Ragazzi, oggi si comincia noi. Vivi o -morti bisogna uscire da qui, snidarli dalla loro -tana... -</p> - -<p> -La voce beffarda commentò ancora: -</p> - -<p> -— Oggi prima i biscotti e dopo il tè.... -</p> - -<p> -Ordini, voci, movimenti, corsero, nervosi, -sommessi, per la trincea. A un ordine le baionette -furono su le canne dei fucili. Poi un ufficiale, -l'amico di Pierino, gridò: -</p> - -<p> -— Avanti, figliuoli. Savoia! -</p> - -<p> -E, la rivoltella in pugno, fu primo su l'orlo -della trincea, primo in campo aperto. Gli altri, -come un sol uomo, seguirono, si lanciarono -come un sol uomo contro la trincea nemica, -sotto una grandine di pallottole, mentre le mitragliatrici -nemiche cominciavano a crepitare. -</p> - -<p> -Mentre correva con gli altri, Pierino si volse -ai compagni: -</p> - -<p> -— Adesso canto, amici! -</p> - -<p> -E, con la sua bella voce che carezzava un -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -giorno le smorzature snervate e snervanti delle -operette viennesi, cominciò a cantare correndo -verso il nemico, correndo verso la morte e verso -la vittoria: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Fratelli d'Italia,</i></p> -<p><i>l'Italia s'è desta....</i></p> -</div> - -<p> -E non potè cantare, povero Pierino, il terzo -verso. -</p> - -<p class="pad2 indl small"> -Roma, Dicembre 1915 — Marzo 1916. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -<span class="smcap">Fine.</span> -</p> -<hr class="silver" /> -<div class="opere"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -</p> - -<p class="title"> -OPERE DI LUCIO D'AMBRA (Renato Manganella) -</p> - -<p> -Romanzi e novelle. -</p> - -<ul> -<li><i>Il Miraggio</i>, romanzo — 2ª edizione.</li> -<li><i>L'Oasi</i>, romanzo — 3º migliaio.</li> -<li><i>L'Ardore di settembre</i>, novelle (esaurito).</li> -<li><i>L'Amore e il Tempo</i>, novelle.</li> -<li><i>Il «Damo Viennese»</i>, romanzo.</li> -<li><i>Il Re, le Torri, gli Alfieri</i>, romanzo — 3º migliaio.</li> -<li><i>La Rivoluzione in sleeping-car</i>, romanzo.</li> -<li><i>L'Ombra della Gloria</i>, romanzo (di prossima pubblicazione).</li> -<li><i>La Commedia dal mio palco</i>, novelle (di prossima pubblicazione).</li> -</ul> - -<p> -Teatro. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -I Vol. — <i>L'Amore ricama</i>, 1 atto — <i>Acqua stagnante</i>, 3 atti, — <i>Castello -di carte</i>, 1 atto — <i>Marionette</i>, 1 atto — <i>Fantasia</i>, -1 atto — <i>La destra e la sinistra</i>, 1 atto. -</p> - -<p> -II Vol. — <i>La via di Damasco</i>, 3 atti — <i>Effetti di luce</i>, -2 atti — <i>Il Giardino d'Armida</i>, 2 atti — <i>Acqua acqua, fuoco -fuoco</i>, 1 atto. -</p> - -<p> -III Vol.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> — <i>Il Bernini</i>, 4 atti, in versi — <i>Goffredo Mameli</i>, -5 atti, in versi — <i>Il Matrimonio improvviso</i>, 3 atti. -</p> - -<p> -IV Vol. — <i>Gli Angeli Custodi</i>, 3 atti — <i>I miei amici di Sans-Souci</i>, -1 atto — <i>Gli Esuli</i>, 4 atti. -</p> - -<p> -V Vol. — <i>La Diva della Scala</i>, 4 atti — <i>La Frontiera</i>, 3 atti. -</p> -</div> - -<p> -Critica. -</p> - -<ul> -<li><i>Le Opere e gli Uomini</i>, 1ª serie.</li> -<li><i>Le Opere e gli Uomini</i>, 2ª serie (di prossima pubblicazione).</li> -<li><i>Storia della Letteratura Francese.</i></li> -</ul> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>In collaborazione con Giuseppe Lipparini.</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<p class="center"> -<i>Finito di stampare<br /> -il 24 Giugno 1918<br /> -nel<br /> -Premiato Stabilimento Tipografico<br /> -Licinio Cappelli<br /> -in Rocca San Casciano</i> -</p> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il "Damo viennese", by Lucio D'Ambra - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL "DAMO VIENNESE" *** - -***** This file should be named 53471-h.htm or 53471-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/4/7/53471/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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