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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte - Italica, Etrusca e Romana - -Author: Iginio Gentile - Serafino Ricci - -Release Date: September 21, 2016 [EBook #53110] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRATTATO GENERALE DI ARCHEOLOGIA *** - - - - -Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - - MANUALI HOEPLI - - I. GENTILE — S. RICCI - - - ARCHEOLOGIA E STORIA DELL'ARTE - ITALICA, ETRUSCA E ROMANA - - TESTO - - Con 96 Tavole Illustrative - - - - ULRICO HOEPLI - EDITORE LIBRAIO DELLA REAL CASA - MILANO - - - ————— - - - MANUALI HOEPLI - - TRATTATO GENERALE - DI - - Archeologia e Storia dell'Arte - ITALICA, ETRUSCA E ROMANA - - 3ª edizione interamente rifatta - - SULLA 2ª DEL PROFESSORE - _IGINIO GENTILE_ - - con introduzioni bibliografiche ed appendici sulle ultime - scoperte e questioni archeologiche - illustrata da novantasei tavole aggiunte ed inserite nel testo - - PER CURA DEL PROF. DOTT. - _SERAFINO RICCI_ - - Conservatore Aggiunto al R. Gabinetto Numismatico di Brera in Milano, - Libero docente di Antichità ed Epigrafie classiche - presso la R. Accademia Scientifico-Letteraria di Milano, - e di Archeologia presso la R. Università di Pavia. - - - - ULRICO HOEPLI - EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA - MILANO - 1901 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - TIP. A. LOMBARDI di V. BELLINZAGHI - MILANO — 7. FIORI OSCURI 7. — MILANO - - - - - A VOI - - GIOVANI ALUNNI DEI LICEI - DELLE ACCADEMIE, DELLE ALTRE SCUOLE SUPERIORI - E SECONDARIE DI MILANO - CHE VOLONTEROSI E DILIGENTI SEGUISTE - IL PRIMO CORSO PUBBLICO - - DI - ARCHEOLOGIA E STORIA DELL'ARTE - - CONCESSO DALL'EX-MINISTRO BACCELLI PER VOI - CONFERMATO DAL MINISTRO GALLO - PER TUTTI I LICEI D'ITALIA - AUSPICE ENRICO PANZACCHI - - INTERPRETE DEL PENSIERO, DEL DESIDERIO - DI - - IGINIO GENTILE - - QUESTA TERZA EDIZIONE DEL SUO MANUALE - BENE AUGURANDO DEGLI STUDI CLASSICI - DELL'ARTE ITALIANA - OFFRE IL VOSTRO PROFESSORE ED AMICO - - - - -PREFAZIONE - - -Questo volume, secondo i criterî dell'illustre e compianto prof. -Gentile, non dovrebbe avere introduzione, perchè questa sta dinanzi -al II volume per l'archeologia e per l'arte greca. Ma ragioni di -opportunità indussero l'editore comm. Hoepli a far precedere nella -stampa questo volume, quantunque anche l'altro sia già consegnato -manoscritto e pronto per la stampa, anzi possa dirsi ormai in lavoro. - -Occorre quindi che, se non una introduzione, qualche parola di -prefazione si premetta per presentare questo secondo volume al lettore -prima del primo, e sotto una veste, come ognun vede, alquanto diversa -da quella della precedente edizione. - -Il fine dell'editore fu di supplire alla lacuna di una terza edizione -del testo esaurito, lasciando l'Atlante relativo com'era al tempo della -seconda edizione. Quindi non si doveva mutare il criterio generale -di disposizione del lavoro del Gentile, ma d'altra parte bisognava -completare le lacune e del testo e dell'Atlante. Ricevendo io pertanto -il delicato incarico dalla fiducia dell'editore, ebbi costante scrupolo -di mantenere del Gentile quanto potevasi mantenere, e, pur adattandone -il testo alla nuova edizione, alterarlo solo per quel tanto ch'era -necessario per metterlo in luce maggiore. - -Certe divisioni in periodi, certi paragrafi sottolineati ed ampliati -con le dovute note bibliografiche, non tutte riunite, come usava il -Gentile, alla fine di un intero periodo, ma a fine pagina, secondo che -suggerisce il testo o la necessità di ricerche più profonde, erano -modificazioni divenute ormai necessarie per far meglio conoscere il -lavoro coscienzioso e sotto ogni rapporto lodevole di quella mente -colta e veramente gentile, che scriveva bene italiano e sentiva quel -che scriveva, senza lasciarsi sopraffare dalla troppa erudizione, -troppo spesso straniera. - -Per questa parte del lavoro non voglio paternità, ma la riconosco dal -Gentile, essendo quasi totalmente formali le mie modificazioni. Ciò -che posso dire mio sta nelle aggiunte, non col fine di migliorare il -testo, perchè non sento di arrogarmi questa abilità, ma con quello -di aggiungervi quei particolari che il Gentile non poteva conoscere, -perchè furono il risultato di scavi e di ricerche posteriori alla sua -seconda edizione. Non sono dunque queste aggiunte un biasimo o uno -sfregio alla memoria del Gentile, ma un complemento doveroso, che il -Gentile stesso avrebbe aggiunto, in modo più completo e perfetto di -me, se non fosse stato tolto troppo presto alla stima e all'affetto dei -colleghi e dei discepoli. - -Sono quindi mie molte delle note a pie' pagina, le appendici, e -tutte le tavole scelte, compilate e fatte riprodurre non solo a -schiarimento del testo, ma a complemento indispensabile di un atlante -che, così com'è oggi, non risponderebbe neanche debolmente allo -scopo. Per agevolare la consultazione dell'Atlante e i confronti con -le tavole aggiunte ho unito un indice di queste ultime e, per quelle -dell'Atlante, un elenco comparativo tra le citazioni del Manuale della -seconda edizione e quelle del testo riveduto e corretto di questa -terza, che ora presento ai lettori. Così aggiunsi nella nuova edizione -i riferimenti alle tavole vecchie e nuove; testo e atlante formano -nell'ultima edizione un tutto più organico ed omogeneo, che non può non -giovare maggiormente alla coltura e alla pronta consultazione di chi -legge. - -La parte da me rifatta ed ampliata, sulla quale desidero di richiamare -soprattutto l'attenzione degli studiosi, è quella paletnologica, -o più propriamente preromana, che, anche dopo la pubblicazione del -_Bullettino di paletnologia italiana_ e dell'opera magistrale del -Montelius, era rimasta monca e insufficiente, nè poteva ricevere luce -dal lavoro speciale del Regazzoni sulla _Paleoetnologia_ (Milano, -Hoepli, 1885), poichè quest'opera è quasi totalmente priva di quelle -illustrazioni che sono indispensabili a ben distinguere e a ritenere -le differenze fra età ed età, fra tecnica e tecnica; per questa parte -presi appunto a modello le belle tavole del Montelius. - -Un altro contributo non meno utile e forse più interessante è dato -dai ritrovamenti sul Foro Romano e a Pompei. Tanto per la parte -preistorica, quanto per quest'ultima dell'Impero Romano mi aiutò -efficacemente l'intelligente ed opportuna liberalità del comm. Hoepli, -che sa conciliare sempre bene l'interesse del pubblico e proprio con -le esigenze più moderne della scienza e dell'arte, non indietreggiando -mai, qui, nella sua patria d'adozione, dinanzi a lavori che, nel dare -lustro alla sua Casa, siano opera italiana e meglio riuscita. A lui noi -italiani dobbiamo, più che a molti altri, il rispetto che gli stranieri -hanno ancora per buona parte della nostra produttività scientifica e -letteraria. - -Ben novantasei tavole furono aggiunte, quali inserite nel testo, quali -doppie fuori testo, a questo volume dell'archeologia e della storia -dell'arte italica, etrusca e romana, e sono appena sufficienti — ognuno -dei competenti lo può riconoscere — a rendere una idea approssimativa -della grande epoca e della grande arte che vi si tratta. - - * - * * - -Ed ora una parola non al pubblico degli studiosi e dei dilettanti, che -apprezzano la divulgazione scientifica ed artistica in qualsiasi modo -sia fatta, purchè sia divulgazione utile al maggior numero di persone, -ma una parola a quelli fra gli specialisti che, pel solo fatto che -trattasi di un _Manuale Hoepli_, non fanno buon viso anche a lavori -fatti con ottimi intendimenti e con novità e serietà di trattazione. -Gran bella cosa senza dubbio è la scienza pura, ma non meno bella e -forse più utile è la scienza applicata alle cognizioni pratiche, e che -diventa pel gran pubblico mezzo potente di istruzione e di educazione -intellettuale e morale. Un Manuale utile deve saper conciliare i -progressi della scienza e dell'arte con la loro funzione sociale. -Ora, nella difficoltà di raggiungere insieme i due fini, io cercai di -presentare un Manuale il più possibile facile, esatto, completo per -il maggior numero dei lettori, che possono leggerlo d'un fiato, come -si suol dire, prescindendo da tutte, o quasi le osservazioni e le -critiche; ma collocai nelle note, nelle appendici, nella bibliografia -tutto quel repertorio scientifico, che è indispensabile per attingere -da fonti maggiori e dirette una preparazione più estesa e più profonda -intorno ad ogni singolo argomento. Per questo appunto ho diviso gli -indici bibliografici in generali e particolari, sicchè lo studioso già -iniziato nelle discipline archeologiche trovi nell'uno o nell'altro ciò -che più gli conviene per le sue ricerche. - -E per questo ho bisogno — il lettore se lo imagina da sè — di tutta la -benevolenza del pubblico dotto, se in citazioni così minuziose e talora -di difficile controllo per la mancanza della pronta consultazione siano -sfuggite inesattezze e anche errori di lingua e di stampa; a tutto sarà -rimediato nella revisione più calma e più agevole di un'altra edizione. -Per conto mio, per quanto io abbia cercato di usare quella scrupolosa -esattezza che in lavori di tal genere non è mai troppa, preferisco, per -mio carattere personale, di aggiungere qualche nota, o qualche nome -d'autore di più, il quale schiuda alle menti giovanili nuovo campo -di ricerche, che non poche notizie troppo speciali, o vagliate allo -staccio di una ipercritica talora più dannosa che utile. - -Che se alcuno trovasse eccessiva la bibliografia premessa alla parte -romana, pensi alla vastità e quantità dei temi proposti, e alla -imprescindibile necessità, col progresso odierno degli studî, di tener -calcolo di tutti i lavori dei dotti, specialmente stranieri, prima di -accingersi alla trattazione di un argomento qualsiasi. La bibliografia, -in questo caso, è come la face indispensabile al metodo storico, perchè -questo irradii nuova luce di verità e di bellezza sulle questioni -archeologiche e artistiche dei nostri tempi. - -Di questo Manuale vorrei soprattutto facessero tesoro i giovani -studenti dei licei d'Italia, come già ne fecero in parte tesoro, -con la guida delle mie lezioni di storia dell'arte, quelli de' licei -di Milano, ai quali dedico il lavoro, augurandomi che il loro buon -senso e buon gusto, il loro amor patrio per i tesori d'arte italiani -facciano riconoscere meglio delle circolari ministeriali e degli -insegnamenti complementari la necessità dello studio dell'archeologia -e dell'arte come complemento agli studî classici, che solo alla luce -dei ritrovamenti archeologici e dei capilavori d'arte potranno far -rifluire nuova vena feconda di produzioni letterarie ed artistiche -in questo antico sangue latino, occupato nelle cure più urgenti della -patria e della società, e troppo dimentico, in quest'ultimo periodo, -delle nobili tradizioni classiche italiane e dell'intatto patrimonio di -tesori artistici che gli avi ci consegnarono. - -A voi, giovani, tocca non solo il conservare questo patrimonio, ma -il farlo rifiorire. Possano gli sforzi dell'autore e l'infaticabile -attività dell'editore riuscire in questo intento, che certo desidera -pure dal suo meritato soggiorno di riposo l'anima candida e virtuosa di -Iginio Gentile! - - _Milano, Febbraio 1901._ - - SERAFINO RICCI. - - - - -Indice del Testo - - - Pag. - - PREFAZIONE VII - INDICE DEL TESTO XIII - INDICE DELLE TAVOLE INSERITE NEL TESTO XXI - Indice generale delle tavole contenute nell'Atlante del - _Gentile per l'Archeologia e la Storia dell'Arte - italiana, etrusca e romana_, con le citazioni - delle pagine di testo corrispondenti alle tavole - della II edizione, confrontate con quelle della - III edizione XXVII - INDICE DEI PERIODICI PRINCIPALI DI ARCHEOLOGIA XXXI - - - =I. ARTE ITALICA= 1-102 - - =Bibliografia= 1-9 - Opere di carattere generale 1-4 - Antichità preistoriche dell'Italia Settentrionale. Civiltà - transpadana 4-5 - Terremare e abitazioni lacustri 5-6 - La civiltà di Felsina e di Villanova, e, in genere, del - Bolognese e dell'Etruria 6-7 - Il Lazio e le sue necropoli — Corneto-Tarquinia 7 - Este e le necropoli euganeo-atestine 7-8 - Civiltà paleo-etrusca — Antichità di Marzabotto, di - periodo etrusco 8 - Antichità preistoriche dell'Italia Meridionale e delle - isole 8 - Osservazioni generali intorno lo stile italico 9 - - =I. Introduzione= 10-14 - _Appendice I._ Le varie età preistoriche e i loro - periodi 14-17 - II. L'arte italica nelle terremare 17-27 - III. La civiltà e l'arte a Felsina 28-41 - _Appendice II._ Dell'importanza delle fibule come - dato archeologico nelle età preistoriche, e loro - cronologia 41-45 - _Appendice III._ Confronto tra la situla della - Certosa e lo scudo d'Achille 45-47 - IV. La civiltà e l'arte a Villanova 49-52 - V. La civiltà e l'arte nelle necropoli del Lazio 52-56 - VI. La civiltà e l'arte nelle necropoli euganee-atestine 56-66 - _Appendice IV._ Diffusione delle situle italiche di - bronzo e di terracotta in Italia 66-67 - _Appendice V._ Elenco delle ciste a cordoni e delle - situle istoriate, e loro distribuzione geografica. - 1. Ciste a cordoni 67-69 - 2. Situle istoriate 69-70 - _Appendice VI._ La distribuzione dei periodi di - civiltà nelle necropoli atestine 70-71 - VII. La civiltà e l'arte nell'Agro Chiusino e a - Corneto-Tarquinia 71-76 - VIII. Conclusione sulla civiltà e sull'arte - umbro-felsinea, e prisca latina 77-78 - IX. Civiltà ed arte etrusca alla Certosa e a Marzabotto 78-88 - 1. Antichità della Certosa 78-82 - 2. Antichità di Marzabotto 82-88 - X. Osservazioni generali intorno allo stile italico 89-99 - _Appendice VII._ Della decorazione geometrica, degli - altri motivi e delle varie tecniche artistiche - importate in Italia nel periodo protoitalico 99-101 - _Appendice VIII_: Osservazioni intorno ai Pelasgi - e ai loro monumenti 101-102 - - - =II. ARTE ETRUSCA= 103-168 - - =Bibliografia= 105-108 - Opere generali e speciali sulla topografia, sui - monumenti e sull'origine degli Etruschi 105-107 - Architettura e scultura etrusca 107 - Pittura etrusca 108 - Ceramica, specchi e arti minori presso gli Etruschi 108 - - I. Origine e carattere dell'arte etrusca. — Suoi rapporti - con l'arte italica 109-113 - _Appendice I._ Sulla provenienza degli Etruschi 114-119 - Le tre grandi divisioni dell'arte etrusca 120-168 - - _A._ =Architettura degli Etruschi= 120-131 - I. Architettura civile e militare 120 - II. Architettura privata 122 - III. Architettura religiosa 123 - IV. Costruzioni di forma singolare 130-131 - - _B._ =Plastica degli Etruschi= 131-143 - I. Arte figurativa 132 - _Appendice II._ Osservazioni intorno all'arte - plastica degli Etruschi 143-146 - II. Toreutica etrusca - 1. Osservazioni generali 146 - 2. Candelabri 147 - 3. Specchi 148 - 4. Le ciste a cordoni 149-154 - - _C._ =Pittura etrusca= 154-166 - I. Osservazioni generali 154-157 - II. Le due scuole pittoriche principali 157-160 - III. Ceramica etrusca 160-166 - 1. Osservazioni generali 160-161 - 2. Vasi toscanici 161 - 3. Vasi d'imitazione greca 161 - 4. Vasi detti _buccheri_ 162-164 - 5. Vasi aretini 164-166 - _Appendice III._ Le ultime ricerche sugli Etruschi - e la fondazione del Museo topografico dell'Etruria - a Firenze 166-168 - - - =III. ARTE ROMANA= 169-331 - - =Bibliografia.= - I. Opere di carattere generale. - Architettura e Archeologia generale 171-172 - Plastica 174-178 - Pittura 178-179 - II. Opere di carattere speciale. - Architettura, Archeologia e Topografia 179-182 - Plastica 182-186 - Pittura e Mosaico 186-187 - - I. Osservazioni generali 188-196 - II. Storia dell'arte romana e greco-romana, e - divisione nei suoi periodi 196-197 - - PRIMO PERIODO DELL'ARTE ROMANA - - I. =Architettura= - _A. Parte I del Primo Periodo_ 198-213 - 1. I monumenti di Roma monarchica 198-202 - 2. Il tempio di Giove Capitolino 202-206 - 3. Il tempio e i tre ordini architettonici - secondo l'uso romano 206-209 - 4. Monumenti funerarî e di pubblica utilità in - Roma 209-210 - 5. L'introduzione dell'arco e della vôlta - nell'architettura romana 210-211 - 6. La derivazione delle acque: acquedotti, terme, - fontane 211-213 - 7. La sistemazione delle strade e della viabilità 213 - _B. Parte II del Primo Periodo._ - I. L'arte in Roma sotto l'influenza greca 213 - 1. Osservazioni generali 213-216 - 2. Colonne ed archi onorarî in Roma 216-217 - 3. Le basiliche 217 - 4. I teatri e i circhi 218 - 5. I monumenti sepolcrali 218-219 - - II. =Plastica.= - 1. Osservazioni generali 219-221 - 2. La plastica romana applicata alle ciste - istoriate 221-224 - - III. =Pittura= 224-226 - - SECONDO PERIODO DELL'ARTE ROMANA - - Osservazioni generali 227 - Le opere greche importate in Roma 227-230 - - _A._ =Architettura= 230-310 - I. _Le principali classi di monumenti_ 231-232 - 1. I teatri e gli anfiteatri in Roma 230-234 - 2. I circhi e gli anfiteatri. I ludi gladiatorî 234-235 - II. _I monumenti degli imperatori della_ “Gens - Iulia„ 235-238 - 1. Il Foro d'Augusto 238-242 - 2. Il Pantheon 242-248 - 3. Il Mausoleo D'Augusto 248-249 - 4. L'obelisco di Monte Citorio e altri monumenti - di stile egizio 249-252 - 5. I monumenti sepolcrali: i “Columbaria„ 252-253 - 6. Gli archi trionfali 253-254 - III. _I monumenti degli imperatori della_ “Gens - Claudia„ 254 - 1. L'“Aqua Claudia„ e l'“Anio Vetus„ a Roma 254-255 - 2. La “domus aurea„ di Nerone 255-256 - IV. _I monumenti degli imperatori della_ “Gens - Flavia„ 256-267 - 1. L'Anfiteatro Flavio, o “Colosseo„. — La sua - struttura 256-259 - 2. Le terme di Tito 259-264 - 3. L'arco di Tito 264-265 - 4. Opere dell'imperatore Domiziano. I “Fora„ - minori 266-267 - V. _I monumenti degli imperatori Trajano ed - Adriano_ 267-280 - 1. Il “Foro Trajano„ e i suoi monumenti 267-271 - 2. La “Colonna Trajana„ 271-272 - 3. Opere dell'imperatore Trajano 272-274 - 4. Il gran tempio di Venere e Roma sotto Adriano, - detto _templum Urbis_ 274-275 - 5. La Villa d'Adriano a Tivoli 275-277 - 6. La “Mole Adriana„, o Mausoleo dell'imperatore - Adriano 277-278 - 7. Opere minori dell'imperatore Adriano 278-280 - VI. _I monumenti degli Antonini e dopo gli - Antonini_ 280-283 - - _B._ =Plastica.= - I. Osservazioni generali 284-287 - II. Artisti greci in Roma 288-289 - 1. Pasitele, Stefano e Menelao 288 - 2. Arcesilao 288 - 3. Zenodoro 289 - III. Artisti romani (Coponio e Decio) 289 - IV. L'arte delle personificazioni nella plastica romana 290 - V. L'arte del ritratto in Roma 290-295 - 1. I ritratti della Repubblica 292 - 2. I ritratti dell'Impero 292-293 - 3. I “simulacra iconica„ e le statue idealizzate 293-295 - 4. Statue equestri 295-296 - VI. La scultura storica in Roma 296-302 - 1. Osservazioni generali 296-298 - 2. I bassirilievi della Colonna Trajana 208-300 - 3. Altri bassirilievi storici in Roma 300-302 - VII. La scultura sepolcrale in Roma. I sarcofaghi 302-303 - VIII. Arti minori 303-306 - - _C._ =Pittura.= - I. Osservazioni generali. — Pittori greci 306-307 - II. Pittori romani della Repubblica e dell'Impero 307-309 - III. I dipinti celebri a noi rimasti 309-318 - 1. Le Nozze Aldobrandine 309 - 2. I dipinti delle terme di Tito 309-311 - 3. I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta 311 - 4. Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei 311-313 - 5. Dei quadri “di genere„ 313-317 - - TERZO PERIODO DELL'ARTE ROMANA - - I. =Architettura= 318-329 - 1. Il Settizonio 318-319 - 2. L'arco di Settimio Severo 319 - 3. L'Arco di Costantino 319-323 - 4. Le Terme di Caracalla e di Diocleziano e le - loro opere d'arte 323-324 - 5. Le rovine di Palmira 324-326 - 6. Il palazzo imperiale a Spalato (o Spâlatron) 326-329 - - II. =Plastica= 329-330 - III. =Pittura= 330-331 - - - =APPENDICE.= - - Degli scavi e delle scoperte recenti sul Foro Romano 332-346 - Metodo ed estensione degli scavi recenti 332 - La “Sacra Via„ 332-334 - Il “Comitium„ e il “Niger Lapis„ 334-339 - La stele inscritta del Comizio 336-340 - Il tempio di Vesta e la “Domus„ delle Vestali, secondo - le recenti esplorazioni 340-343 - Altri centri minori d'escavo 343-346 - La “Cloaca Maxima„ 346 - - - - -INDICE - -delle Tavole inserite nel Testo - - -I. — =ARTE ITALICA.= - - Pag. - Tav. 1. Torbiera di Mercurago (Arona) 13 - „ 2. Torbiera di Cazzago Brabbia (Varese) 16 - „ 3. Palafitta di Peschiera 19 - „ 4. Terramare di Castione de' Marchesi (Parma) 22 - „ 5. Oggetti vari provenienti dalle provincie al - Nord del Po 23 - „ 6. Necropoli di Golasecca 26 - „ 7. Necropoli di Castelletto Ticino 27 - „ 8. Veduta generale della Porta detta _dei Leoni_ - a Micene 29 - „ 9. Pietra scolpita centrale della Porta detta _dei - Leoni_ a Micene 30 - „ 10. Porta antichissima di Bologna 31 - „ 11. Necropoli della Provincia di Milano (Bazzano) 34 - „ 12. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci I) 35 - „ 13. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci I) 38 - „ 14. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci II) 39 - „ 15. (_doppia_). La fibula in bronzo lavorata a - sbalzo dalla Certosa di Bologna 40-41 - „ 16. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci II) 42 - „ 17. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci III) 43 - „ 18. Necropoli a incinerazione di Bismantova 48 - „ 19. Necropoli di Villanova (Bologna) 51 - „ 20. (_doppia_). Suppellettile di due tombe - atestine 58-59 - „ 21. Antichità di Villa Benvenuti presso Este 60 - „ 22. Antichità del Fondo Baratela presso Este 62 - „ 23. Antichità del Fondo Baratela presso Este 63 - „ 24. (_doppia_). La situla lavorata a sbalzo di - Watsch nella Carniola, e frammenti d'altre - situle 64-65 - „ 25. (_doppia_) Motivi ornamentali di vasi - fittili atestini ottenuti con le borchie di - bronzo confitte nella loro terra ancor molle 66-67 - „ 26. Scavi della Certosa di Bologna (Periodo etrusco) 80 - „ 27. Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna. - Periodo etrusco) 83 - „ 28. Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna. - Periodo etrusco) 84 - „ 29. Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna. - Periodo etrusco) 88 - -II. — =ARTE ETRUSCA.= - - „ 30. (_doppia_). Maschere, canopi e seggi cinerarî - in bronzo e in terra cotta d'uso funebre e - di lavoro etrusco 132-133 - „ 31. Frammenti di una statua fittile di Apollo (dal - frontone del tempio di _Luni_) 135 - „ 32. Chimera in bronzo, ritrovata ad Arezzo, nel - 1554, di lavoro etrusco 140 - „ 33. Carro con cavalli alati (stile cipriota) 144 - „ 34. La celebre cista Ficoroni 150 - „ 35. Oreficeria etrusca (Museo del Louvre) 152 - „ 36. (_doppia_). Danza bacchica e caccia 154-155 - „ 37. (_doppia_). Pitture chiusine, rinvenute - nell'anno 1833 154-155 - „ 38. Testa di un Citaredo (dalla tomba del Citaredo - a Corneto) 156 - „ 39. Testa di una danzatrice (dalla tomba del - Citaredo a Corneto) 156 - „ 40. (_a-b_). Danza bacchica 158 - „ 41. Dalla tomba dall'Orco a Corneto (Ritratto di - _Arnth Velchas_) 159 - „ 42. Vasi etruschi in bucchero di varie forme - (provenienti da Chiusi) 163 - -III. — =ARTE ROMANA.= - - „ 43. (_doppia_). Pianta del Colle Palatino e dei - suoi edifici con gli ampliamenti del periodo - imperiale 198-199 - „ 44. Il tempio di Vesta al Foro Romano 200 - „ 45. Ruderi delle Mura Serviane 201 - „ 46. (_doppia_). Tempio della Fortuna Virile - in Roma 202-203 - „ 47. La Cloaca Maxima al punto di confluenza nel - Tevere 203 - „ 48. Il Teatro minore di Pompei 233 - „ 49. Il Circo Massimo a Roma (ricostruzione) 236 - „ 50. La _Aedes Concordiae Augustae_ a Roma - (ricostruz.) 237 - „ 51. I _Rostra_ d'Augusto sul Foro Romano - (ricostruz.) 239 - „ 52. Il Foro di Augusto a Roma 240 - „ 53. Il Foro di Augusto a Roma (ricostruzione) 241 - „ 54. Il Mausoleo di Augusto a Roma (ricostruzione) 247 - „ 55. La Piramide di C. Cestio a Roma, fuori di Porta - San Paolo 250 - „ 56. L'Isola Tiberina a Roma 251 - „ 57. La casa dei _Vettii_ a Pompei: il cortile 261 - „ 58. (_doppia_). La casa dei _Vettii_: il - fregio degli amorini orafi 260-261 - „ 59. La casa dei _Vettii_ a Pompei. Parete - dipinta nel piccolo _oecus_ 262 - „ 60. (_doppia_). Vasi di metallo per diversi - usi 262-263 - „ 61. Vasi in metallo ritrovati a Pompei e ad Ercolano 263 - „ 62. Il Foro di Nerva a Roma: il Portico di Minerva 265 - „ 63. Il Foro Trajano a Roma (Colonna Trajana) 268 - „ 64. Il Foro Trajano a Roma (Pianta della Basilica - Ulpia) 269 - „ 65. Il Ponte Elio e il Mausoleo di Adriano in Roma 276 - „ 66. Il tempio di Antonino e Faustina 279 - „ 67. La Colonna onoraria a Marco Aurelio in Piazza - Colonna a Roma 281 - „ 68. (_doppia_). Bassirilievi marmorei dell'età - di Augusto. _L'Ara Pacis Augustæ_ 296-297 - „ 69. (_doppia_). Bassirilievi dei plutei marmorei, - o _anaglypha_, dell'età di Trajano 298-299 - „ 70. Rilievo marmoreo dell'età di Adriano 299 - „ 71. Rilievo marmoreo dell'età di Adriano 301 - „ 72. Dipinto della casa di Livia (Io liberata da Ermes) 308 - „ 73. Dipinto pompeiano (Amazzone seduta) 310 - „ 74. (_doppia_). Parete dipinta di una casa - romana: la villa Farnesina 310-311 - „ 75. (_doppia_). La Battaglia d'Isso. Musaico - di Pompei 312-313 - „ 76. (_doppia_). Scene della vita di palestra. - Musaico di Frascati 312-313 - „ 77. (_doppia_). Parete dipinta nella casa - della “Parete nera„ a Pompei 314-315 - „ 78. (_doppia_). Scena di paesaggio antico: - dipinto rinvenuto sull'Esquilino 314-315 - „ 79. Pianta della casa dell'edile Pansa a Pompei 314 - „ 80. Pianta della casa dell'edile Pansa a Pompei - (Sezione longitudinale) 315 - „ 81. Atrio della casa di Sallustio a Pompei 316 - „ 82. Il _Septizonium_ di Settimio Severo 318 - „ 83. Pianta del Circo di Massenzio a Roma 321 - „ 84. Pianta delle Terme di Caracalla a Roma 322 - „ 85. Pianta del Palazzo di Diocleziano a Spalato 325 - „ 86. L'Arco di Giano Quadrifronte all'ingresso del - Foro Boario a Roma 327 - „ 87. Pianta della Basilica di Costantino a Roma 328 - „ 88. La _Sacra Via_ del Foro Romano durante gli - scavi recenti a Roma 331 - „ 89. Veduta esterna del _niger lapis_ scoperto - a Roma negli scavi recenti sul Foro Romano 333 - „ 90. Il cippo inscritto rinvenuto sul Foro Romano 335 - „ 91. (_doppia_). L'iscrizione della stele del - Comizio, rinvenuta negli scavi del Foro Romano - (con trascrizione) 336-337 - „ 92. Veduta delle differenti strutture, che - costituiscono il rudere del Sacrario di Vesta 339 - „ 93. Base dell'ara della _Basilica Iulia_, - recentemente scavata sul Foro Romano 342 - „ 94. La _Regia_ e un tratto della _Sacra Via_ - durante gli scavi recenti del Foro Romano 344 - „ 95. Scavi recenti sull'area della _Regia_ al - Foro Romano 345 - „ 96. Rilievo grafico generale dell'area degli scavi - recenti sul Foro Romano 346 - - - - -INDICE GENERALE - - delle tavole illustrative contenute nell'=Atlante= del =Gentile - per l'archeologia e la storia dell'arte italica, etrusca e - romana=, con le citazioni delle pagine di testo corrispondenti - alle tavole nella II edizione, confrontate con quelle della - III edizione, ove si descrive e si esamina le singole tavole. - - - ----------------------- - |Citazione delle pag. | - |di testo corrispondenti| - I. |alle tavole | - |-----------------------| - ARTE ITALICA. | nella | nella | - | II ediz. | III ediz. | - |-----------|-----------| - Tav. I. 1. Freccie di selce; | | | - 2. Sezione verticale di | | | - marniera Pag. | 2, 5, 6 | 12 | - „ II. 1. Fusaiole d'argilla; | | | - 2 e 3. Freccie ed ascia | | | - di selce | 7, 8 | 21 | - „ III. 1. _Paalstab_ di bronzo; | | | - 2. Stoviglia a manico lunato; | | | - 3. Frammento di vaso con | | | - principii di ornato | 7, 8, 9 | 20-21 | - „ IV. Tomba di Villanova | 22 | 49 | - „ V. Suppellettile funebre delle | | | - tombe di Villanova | 23-24 | 50 | - „ VI. 1. Cista a cordoni; | | | - 2. Vaso cinerario di Villanova| 18, 22 | 36, 50 | - „ VII. Urna-capanna laziale | 28-30 | 55 | - „ VIII. 1. _Dolmen_ con urna capanna | | | - (a Marino nel Lazio); | | | - 2. Tomba a cassetta nella | | | - necropoli d'Este (periodo | | | - II euganeo) | 31-33 | 55, 58 | - „ IX. Vaso-tomba euganeo atestino | | | - (periodo III) | 34-35 | 59 | - „ X. 1. Ossuario d'argilla con | | | - borchiette (periodo II); | | | - 2. Ossuario a zone | | | - (periodo III) | 32-34 | 58, 61 | - „ XI. Oggetti delle tombe | | | - euganeo-atestine | 32-35 | 64 | - „ XII. Tomba a pozzo di Corneto | | | - Tarquinia | 41 | 74 | - „ XIII. Ossuario o ciotola di Corneto | | | - Tarquinia | 41-43 | 74 | - „ XIV. Urna capanna di Corneto | | | - Tarquinia | 43 | 75, 123 | - „ XV. Tomba a pozzo di Marzabotto | 51 | 82 | - | | | - | | | - II. | | | - | | | - ARTE ETRUSCA. | | | - | | | - ARCHITETTURA. | | | - | | | - Tav. XVI. 1. Frammenti di colonna | | | - etrusca; | | | - 2. Pianta di tempio etrusco | 80-81 | 124 | - „ XVII. Tempio etrusco; restorazione | 81-82 | 125 | - „ XVIII. Porta di Volterra | 78 | 121 | - „ XIX. Tumulo etrusco | 83-84 | 126 | - „ XX. Camera sepolcrale, detta | | | - “Grotta dei Tarquini„ | | | - presso Cervetri | 87 | 127, 129 | - „ XXI. Camera sepolcrale etrusca | | | - presso Corneto Tarquinia | 83-84, 87 | 129 | - „ XXII, XXIII e XXIV. Camere | | | - sepolcrali della Grotta | | | - Campana | — | 127 | - | | | - PLASTICA. | | | - | | | - Tav. XXV. Coppia di sposi defunti, | | | - sopra sarcofago | 95-96 | 138 | - „ XXVI. Fanciullo col papero | 98 | 142 | - „ XXVII. Statua dell'Aringatore | 98 | 142 | - „ XXVIII. Marte etrusco | 98 | 140 | - „ XXIX. 1. La lupa capitolina; | | | - 2. La Chimera d'Arezzo | 99 | 143 | - „ XXX. Candelabro | 100 | 147 | - „ XXXI. Specchio | 101 | 149 | - | | | - PITTURA. | | | - | | | - Tav. XXXII. Pittura parietaria etrusca, | | | - in una tomba di Vulci | 107 | 155 | - | | | - | | | - III. | | | - | | | - ARTE ROMANA. | | | - | | | - ARCHITETTURA. | | | - | | | - _Periodo I._ | | | - | | | - Tav. XXXIII. 1. Ordine dorico-romano; | | | - 2. Ordine ionico-romano | 145 | 208 | - „ XXXIV. Ordine Corinzio-romano | 145 | 208 | - „ XXXV. Tempio romano | 143-144 | 207 | - „ XXXVI. Tempio di Nimes; esempio di | | | - prostilo pseudoperiptero | 143 | 207, 209 | - „ XXXVII. Il tempio di Vesta a Tivoli | 144 | 207 | - „ XXXVIII. Acquedotto. Porta Maggiore | | | - in Roma | 135 | 212 | - „ XXXIX. Sarcofago di L. Cornelio | | | - Scipione Barbato | 142 | 219 | - | | | - _Periodo II._ | | | - | | | - Tav. XL. 1. Pianta di teatro romano; | | | - 2. Pianta del teatro di | | 218, | - Marcello in Roma | 139-161 | 232, 242 | - „ XLI. Esterno del teatro di | | | - Marcello | 165 | 218, 242 | - „ XLII. Tempio rotondo con atrio | | | - prostilo (pianta del | | | - Pantheon) | 165-170 | 208, 242 | - „ XLIII. Pantheon (sezione) | 165-170 | 208, 242 | - „ XLIV. Pantheon (interno) | 165-170 | 208, 242 | - „ XLV. Tomba di Cecilia Metella; | | | - Colombario dei liberti di | | | - Livia | 163-172 | 232, 253 | - „ XLVI. Colosseo (pianta) | 175-179 | 258 | - „ XLVII. Colosseo. Parte interna | | | - (_cavea_) — e parte della | | | - cinta esterna | 176-179 | 234, 258 | - „ XLVIII. Foro romano | — | 270 | - „ XLIX. Colonna Trajana | 184 | 272, 298 | - „ L. Pianta del tempio di Venere | | | - e Roma | 187 | 274, 275 | - | | | - PLASTICA. | | | - | | | - Tav. LI. Busto di Scipione Africano | | | - maggiore | 201 | 292 | - „ LII. Busto di Marco Giunio Bruto | „ | „ | - „ LIII. Busto di C. Giulio Cesare | „ | „ | - „ LIV. Statua di C. Giulio Cesare | 202 | „ | - „ LV. Busto di Marco Antonio | | | - triumviro | „ | „ | - „ LVI. Busto di Marco Tullio | | | - Cicerone | „ | „ | - „ LVII. Busto di Marco Vipsanio | | | - Agrippa | 202 | 292 | - „ LVIII. Busto di Cesare Augusto | „ | 293 | - „ LIX. Testa di Tiberio, imperatore | „ | „ | - „ LX. Statua di Tiberio, imperatore | „ | „ | - „ LXI. Testa di Caio Caligola, | | | - imperatore | „ | „ | - „ LXII. Busto di Servio Sulpicio | | | - Galba, imperatore | „ | „ | - „ LXIII. Statue togate | 204 | 294 | - „ LXIV. Statua _thoracata_ (in abito | | | - militare) di Augusto | | | - imperat. | 204-205 | 295 | - „ LXV. Statua equestre di Marco | | | - Aurelio | 206 | 296 | - „ LXVI. Agrippina minore | 205 | 295 | - „ LXVII. Arco di Tito | 180, 207 | 264 | - „ LXVIII. Bassorilievo dell'Arco | | | - di Tito | 207 | 264, 297 | - „ LXIX. Bassorilievo della Colonna | | | - Trajana | 184, 208 | 272, 298 | - „ LXX. Monete imperiali | 212 | 303 | - „ LXXI. Cameo d'Augusto | „ | 204 | - | | | - PITTURA. | | | - | | | - Tav. LXXII. Nozze Aldobrandine; pittura | | | - murale | 215 | 309 | - „ LXXIII. Sagrificio d'Ifigenia; | | | - affresco pompeiano | 219 | 313 | - „ LXXIV. Demeter (Cerere) | „ | „ | - „ LXXV. Paesaggio decorativo | | | - pompeiano | „ | „ | - „ LXXVI. Decorazioni architettoniche | 219-220 | 317 | - „ LXXVII. Scena bacchica con | | | - decorazione architettonica | „ „ | „ | - | | | - ARCHITETTURA. | | | - | | | - _Periodo III._ | | | - | | | - Tav. LXXVIII. Arco di Costantino | 222 | 321 | - „ LXXIX. Terme di Caracalla | „ | „ | - - - - -INDICE - -dei periodici principali di archeologia - - -I. — =Periodici italiani.= - -_Monumenti antichi_, pubblicati per cura della R. Accademia dei Lincei. -— È uscito il nono volume nel 1897. - -_Rendiconti della R. Accademia dei Lincei._ Classe di scienze morali: -pubblicazione periodica. Vol. IX (1900). - -_Notizie degli scavi_, comunicate alla R. Accademia dei Lincei. - -_Le Gallerie nazionali italiane._ Roma, anno V (1900). - -_Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma_, anno -XXVIII (1900). - -_Nuovo Bullettino di archeologia cristiana_, vol. VI, 1900. - -_Bullettino di archeologia e storia dalmata._ Anno XXIII, 1900. - -_Bullettino di Paletnologia italiana_, diretto dall'illustre prof. -Pigorini, direttore del Museo Preistorico, Etnografico di Roma. Anno -XXVI (1900). - -Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di -Torino. Si pubblicò il vol. VII nell'anno 1900. - -_Bullettino della Consulta archeologica di Milano._ Si pubblica insieme -con la _Relazione dell'Ufficio Regionale per la conservazione dei -monumenti di Milano e della Lombardia, come appendice all'Archivio -storico lombardo_. - -_Studi e materiali d'Archeologia e Numismatica_, diretti dal ch. prof. -L. A. Milani. Firenze, I puntata, 1899. - -_Rivista italiana di Numismatica._ Milano. È giunta al volume XIV -(1901). - -L'_Arte_ (già l'_Archivio storico dell'arte_), diretta dal ch. prof. A. -Venturi. Roma, anno III (1900). - -Contengono inoltre spesso lavori archeologici gli Atti dell'Istituto -lombardo di scienze e lettere; l'_Atene e Roma_, diretta dall'illustre -sen. Comparetti, la _Nuova Antologia_, la _Rassegna nazionale_, -l'_Archivio storico lombardo_, l'_Emporium_ di Bergamo, la _Rivista -di storia e d'arte per la Provincia di Alessandria_ ed altri periodici -minori. - - -II. — =Periodici francesi.= - -_Revue archéologique_, III serie, vol. XXXV (1900). - -_Bulletin de Correspondance hellénique_, anno XXIV (1900). - -_Mélanges d'archéologie et d'histoire_, edite dall'_École française de -Rome_. Comprendono già venti volumi (1900). - -_Annales de la Société archéologique de Bruxelles_. Giunti al XIV -volume col 1900. - -_Mémoires de la Société nationale des Antiquaires de France._ Volume -LIX (1900). L'ultimo fascicolo del 1897 uscì nel 1899. - -Contengono lavori archeologici anche il _Bulletin de la Société -nationale des Antiquaires de France_, il _Bulletin de la Société des -Amis de l'Université de Lyon_; _l'Ami des Monuments_, già giunto al -XIII volume con l'anno 1899, gli _Annales du Musée_ Guimet, che conta -pure quasi una trentina d'anni di esistenza; l'_Anthropologie_ ed il -_Bulletin de la Société d'Anthropologie_ di Parigi; la _Revue des -études anciennes_, sorta solo da due anni, e la _Revue des études -grecques_, che risale all'anno 1889. - - -III. — =Periodici tedeschi.= - -_Mittheilungen des kaiserlich deutschen archäologischen Instituts._ La -_Athenische Abtheilung_, che esce ad Atene, tratta di scavi, scoperte e -ricerche sul suolo ellenico, risale a venticinque anni fa; la _Römische -Abtheilung_, che si occupa di archeologia e di antichità romana, si -pubblica invece a Roma, sotto la direzione dell'Istituto archeologico -germanico, ed entra ora nel suo sedicesimo anno di vita. - -_Jahrbuch des kaiserlich deutschen archäologischen Instituts._ -Il volume XV è del 1900. Si pubblica a Berlino insieme con -l'_Archäologischer Anzeiger_ d'appendice, contenente le notizie più -recenti intorno alle scoperte archeologiche e una copiosa rassegna -bibliografica. - -_Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen des allerhöchsten -Kaiserhauses._ Vol. XXI (1900). - -_Anzeiger für schweizerische Altertumskunde._ Neue Folge II (1900). - -_Mittheilungen der K. K. Central-Commission für Erforschung und -Erhaltung der Kunst- und historischen Denkmale._ Sono giunte al -volume XXVI coll'anno 1900. — Cfr. talora per alcuni articoli le -_Archäologische und epigraphische Mittheilungen aus Oesterreich_. - -_Römische Quartalschrift für christliche Alterthumskunde und für -Kirchengeschichte_, iniziata già dall'anno 1887. - -_Mittheilungen aus dem Verbande der schweizerischen -Altertumssammlungen._ - -_Anzeiger des germanischen Nationalmuseums_ (1889). - -_Centralblatt der Bauverwaltung._ Anno XX (1900). - -Contengono inoltre lavori e articoli archeologici specialmente la -_Neue Jahrbücher für das klassische Altertum_; i _Neue Heidelberger -Jahrbücher_, i _Preussische Jahrbücher_, l'_Hermes_, il _Rheinisches -Museum_, il _Philologus_, la _Wochenschrift für klassische Philologie_, -la _Byzantinische Zeitschrift_, il _Centralblatt für Anthropologie und -Urgeschichte_, ed altre Riviste di minor importanza. - - -IV. — =Periodici inglesi ed americani.= - -_The Journal of hellenic studies._ Entra nel XXI anno di vita. - -_The Annual of the British School at Athens._ Anno V (1898-99). - -_The archaeological Journal._ Già se ne contano 57 volumi. - -_The Journal of the British Archaeological Association._ Col vol. VII -inizierà l'anno 1901. - -_American Journal of Archaeology._ È uscito il volume IV della seconda -serie nell'anno 1900. - -_The american Antiquarian and oriental Journal._ È già al XXII volume -(1900). - -Contengono lavori archeologici molto frequentemente anche _the -Athenaeum_, _the Numismatic Chronicle_, _the Antiquary_, _the Academy_, -_the Architect_, _the Builder_, _the Classical Review_, _the Journal of -the anthropological Institute of Great Britain and Ireland_. Vol. XXIX -(1900). - - -V. — =Altri periodici archeologici stranieri.= - -_O archeologo Português._ L'anno 1900 è uscito il vol. VI. - -Ἐφημερὶς ἀρχαιολογική. περίοδος τετάρτη (1900). - -Διεθνὴς Ἐφημερὶς τῆς νομισματικῆς ἀρχαιολογίας (_Journal international -d'archéologie numismatique_.) È giunto col 1900 al volume III. - -_Revista de archivos, bibliotecas y museos._ Tercera época. Año IV -(1900). - -_Revista de la Asociación Artistico-Arqueológica Barcelonesa._ Año IV -(1900). - -_Akadémiai Értesítő_, dal 1890, pubblicato a Budapest, in ungherese. -— Cfr. pure di Budapest e in ungherese l'_Archaeologiai Értesítő_, una -specie di _archaeologischer Anzeiger_. - -_Hunyadmegyei történeti és régészeti társulat Evkönyve._ È pubblicato -in ungherese, a Déva, fin dal 1890. - - - - -I. ARTE ITALICA - - -BIBLIOGRAFIA - -Opere di carattere generale. - -G. B. GIANI, _La battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione_. Milano, -1824. - -L. LINDENSCHMIT, _Die Alterthümer unserer heidnischen Vorzeit_. -Mayence, 1858 e segg. - -NOËL DES VERGERS, _L'Etrurie et les Etrusques_, 2 vol. con un atlante -di tavole 1862-1864. - -G. DE MORTILLET, _Le Préhistorique_. Parigi 1863. - -G. DE MORTILLET, _Le signe de la croix avant le christianisme_. Parigi, -1866. - -NICOLUCCI, _Antichità dell'uomo nell'Italia Centrale_. Napoli, 1868. - -HAMY, _Précis de paléontologie humaine_. Parigi 1870. - -C. ROSA, _Ricerche di archeologia preistorica_. Firenze, 1871. - -J. FERGUSSON, _Rude stone monuments in Countries their age and uses_. -Londra, 1772. XX-560 - -_Materiaux pour l'histoire primitive et naturelle de l'homme_ -(Parecchie annate). - -FIGUIER, _L'uomo primitivo_. Milano, 1873. - -A. ISSEL, _L'uomo preistorico in Italia_. Torino, 1875. - -E. BIGNAMI-SORMANI, _L'archeologia preistorica in Italia_. Milano, 1875. - -CORAZZINI, _I tempi preistorici_. Verona, 1876. - -C. MÜLLER, _Die Etrusker_. Nuova edizione riveduta dal Deecke, 2 vol. -Stuttgart, 1877. - -L. PIGORINI, _Distribuzione geografica delle stazioni preistoriche in -Italia_. 1877. - -ZABOROVICKI, _L'homme préhistorique_. Parigi, 1878. - -L. SCHIAPARELLI, _Lezioni sull'etnografia dell'Italia antica_. Roma, -an. 1878. - -EVANS, _Les âges de la pierre_. Parigi, 1878. - -CARRAU, _Études sur la théorie de l'évolution_. Parigi, 1879. - -JOLY, _L'homme avant les métaux_. Parigi, 1879. - -A. H. CHURCH, _La scoperta del minerale di stagno in Italia e -sua relazione colla lavorazione del bronzo presso gli antichi_ -(traduzione). Londra, 1879. - -L. SCHIAPARELLI, _I Pelasghi nell'Italia antica_. Torino, 1879. - -MARSELLI, _I Mediterranei_. 1880 (Nuova Antologia). - -E. CHANTRE, _Études paléoethnologiques dans le bassin du Rhône_. Lione, -1880. - -E. CHANTRE, _Prémier âge du fer. Nécropoles et tumulus_. Lione, an. -1880. - -FR. MOLON, _Preistorici e contemporanei_. Milano, 1880. - -INGWALDT UNDSET, _Études sur l'age de bronze de la Hongrie_. -Cristiania, 1880. - -O. TISCHLER, _Über die Formen der Gewandnadeln nach ihrer historischen -Bedeutung_ (Beiträge zur Anthropol. u. Urgesch. Bayerns), 1880. - -G. BELLUCCI E G. CAPPELLINI, _L'homme tertiaire en Italie in Atti -Congr. preistor. di Lisbona_. 1880. - -CORN. FLIGIER, _Die Urzeit von Hellas und Italien. Ethnologische -Forschungen_. Braunschweig, 1881. - -DE-NADAILLAC, _Les prémiers hommes et les temps préhistoriques_. -Parigi, 1881. - -G. BELLUCCI, _Congresso internazionale di antropologia ed archeologia -preistoriche_. 1881. - -E. CHANTRE e L. PIGORINI, _L'âge du bronze en Italie_ in _Atti_ come -sopra. 1881. - -BERTILLONS, _Les races sauvages_. Parigi, 1883. - -INGWALD UNDSET, _Sui monumenti celtici in Italia_ (_Bollett. Inst. -Corr. Archeol._ 1883). Roma 1883. - -H. SCHAAFFAUSEN, _Die praehistorische Wissenschaft in Italien_. -Braunschweig, 1883. - -L. PIGORINI, _La scuola paletnologica italiana_. 1884 (Nuova Antologia). - -S. ROSARIO, _I Siculi_. Palermo, 1884. - -E. CHARTRE, _Études sur quelques nécropoles hallstattiennes de -l'Autriche et de l'Italie_ (_Materiaux pour l'hist. primit. et nat. de -l'homme_, Parigi). 1884. - -J. NAUE, _Die prähistorischen Schwerter_. 1884. - -L. PIGORINI, _Il Museo preistorico ed etnografico di Roma_. (Seconda -Relazione). 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HOERNES, _Die ornamentale Verwendung der Thiergestalt in prähist. -Kunst_ (_Mittheilungen d. anthropolog. Gesellschaft in Wien_, XXII). -1892. - -G. PERROT e CH. CHIPIEZ, _Histoire de l'art dans l'antiquité_. VI. -Parigi, 1894. - -M. HOERNES, _Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa, von den -Anfängen bis um 500 vor Chr._ Vienna, Holzhausen, 1898. - - - - -I. - -=Arte italica.= - - -I. — =Introduzione.= - -Per mezzo della raccolta e della comparazione dei molti residui -d'oggetti appartenenti alle prime società umane, e per mezzo del -confronto con quelli che ancora usano le selvaggie tribù d'Africa -e d'Oceania, la scienza potè riconoscere la condizione dell'umana -società nei tempi primordiali, e, movendo da questi, seguirne il -graduale svolgimento a condizione civile, distinguendo quel lungo -periodo della vita umana, che antecede ad ogni ricordo storico, in tre -età, determinate dal materiale usato per gli strumenti e per le armi, -cioè: l'età della pietra, distinta in un periodo più antico, con rozza -lavorazione della selce (archeolitico), e in un altro meno antico, con -migliore lavorazione e pulimento degli strumenti silicei (neolitico); -l'età del bronzo; e infine l'età del ferro, la quale si suddivide in -tre periodi, l'ultimo dei quali coincide coi tempi storici. La scienza -che studia le reliquie di queste età è la _Paleoetnologia_. - -Gli oggetti lavorati di selce, e specialmente le punte di freccia, che -sono fondamento alle ricerche della condizione primitiva dell'umana -società, non furono sconosciuti agli antichi, ma creduti, come oggi -ancora dal volgo, prodotti dal fulmine (_cerauniae gemmae, cerauniae -lapides_; punte di saette). Pure presso gli antichi vi furono alcuni -raccoglitori, fra i quali l'imperatore Augusto[1], che intuivano -quegli oggetti quali reliquie di età remotissime, e li supponevano armi -degli eroi. L'uso degli strumenti di selce si prolungò anche in tempi -storici presso popoli inciviliti, specialmente negli usi religiosi, -che mantengono la rigida osservanza delle forme antiche; così, presso i -Romani, i Feciali, percotevano la vittima _lapide silice_ anche durante -l'Impero. Contemporanei a popoli civili vivevano poi, come vivono -oggidì, popoli in condizione barbara, i quali usavano strumenti ed -armi di selce (ved. =Atlante di arte etrusca e romana=, Milano, Hoepli, -=tav. I=). - -Le ricerche rigorose d'investigazione e di confronto, che si -proseguono, dànno sempre conoscenza più chiara dell'infanzia della -società umana, della quale gli antichi ebbero per intuizione quella -vaga imagine che Lucrezio nel suo poema ha lumeggiato di vivi colori -(l. V. v. 925 seg.). Appena un quarto di secolo prima d'oggi, negli -studî degli antichissimi popoli d'Italia, potevasi affermare la -penisola italica assai povera di documenti di quelle epoche primitive, -nelle quali l'uomo giacevasi in condizione di selvaggio, vivendo della -caccia e della pesca, foggiando strumenti ed armi di pietra, tentando -i primi rozzi lavori d'argilla. Oggi invece i documenti di tale età -abbondano; nello spazio di meno d'un trentennio, per assidue ricerche -di geologi, naturalisti, paletnologi ed archeologi, s'è raccolta, e -ogni dì più si va accrescendo, gran copia d'oggetti dei tempi detti -preistorici, dall'età della pietra a quella del ferro. - -Nelle caverne della Liguria, delle Alpi Apuane, del Vicentino, -del Teramano, degli Abruzzi, della Terra d'Otranto, della Sicilia -si trovarono testimonianze della vita e della industria primitiva -italica, quando sulla terra nostra l'uomo abitava fra animali ora da -questa scomparsi, quali l'orso speleo, il bue primigenio, il castoro. -Nelle torbiere, sulle sponde dei laghi di Lombardia, si trovarono -vestigia dell'umana società nei tempi nei quali raccoglievasi ad -abitare le stazioni lacustri, in capanne di vimini, di paglia e di -frondi costrutte sulle palafitte, (ved. =tav. 1-3=) e aveva mosso un -gran passo a più civile condizione con la conoscenza dei metalli, -e dell'agricoltura. Di questo periodo primitivo delle popolazioni -italiche dànno testimonianza i residui disseppelliti dalle marniere, -o _terremare_, dell'Emilia (ved. =Atl.= cit., =tav. I=), in quella -bella e fertile distesa di regione, che giace fra il Po e l'Appennino -e va dall'Agro piacentino all'imolese. Traccie di questa età si sono -riconosciute in varie altre regioni d'Italia, e singolarmente intorno -al Tevere e all'Aniene, sull'Esquilino e sul Gianicolo, nella pianura -del Lazio, alle falde dei Monti Albani, nei luoghi dove insomma sorse -la potenza romana. - - [Illustrazione: =Torbiera di Mercurago= (Arona). - - (=Età del bronzo — Palafitte=). - - (Ved. MONTELIUS, _La civil. prim. en Italie_, Atl. _B_, 1). - - =Tavola 1.= - - N. 1, spaccato della palafitta. — 2, piano d'una parte della - palafitta, cosparsa di pali. — 3-6, selci. — 12, 13, 20, - oggetti in legno, conservati nella torbiera successa alla - palafitta antica. — 14, fusaiola di terra cotta. — 15-19, vasi - di terra. — 7-11, oggetti in bronzo.] - -A queste antichità si collegano i monumenti di età più avanzate -e civili, rinvenuti nelle necropoli di Villanova, del territorio -Felsineo, d'Este, di Marzabotto, di Corneto-Tarquinia. Mercè gli studî -e le collezioni ordinate e illustrate da uomini insigni nelle scienze -paletnologiche, (quali Gastaldi, Chierici, Pigorini, Ströbel, Issel, -Lioy, Concezio Rosa, Regnoli, Michele Stefano De Rossi, Gozzadini, -Conestabile, Zannoni, Brizio, Barnabei, Orsi, Castelfranco e altri più -giovani), s'è venuta rischiarando con testimonianze di monumenti alcuna -parte della storia nostra primitiva, della quale non si conosceva nulla -di certo, e, collegandola coi risultati degli studi archeologici e -linguistici, la si è venuta ricostruendo su basi molto più sicure di -quelle offerte dalle tradizioni classiche[2]. - - -=APPENDICE I.= - -=Le varie età preistoriche e i loro periodi.= - -Per chi è alquanto lontano da questo genere di studî, aggiungerò -che lo scienziato, il quale distinse più nettamente i varî periodi -antichissimi dell'uomo, è il DE MORTILLET (_La préhistorique -antiquité de l'homme._ Parigi, 1863). Quest'autore, dopo un'ampia -introduzione, nella quale delimita i confini della scienza preistorica -e paleoetnologica, e i loro rapporti con la geologia da una parte e la -storia dall'altra, divide la trattazione in tre parti, comprendendo -nella prima l'_uomo terziario_, nella seconda l'_uomo quaternario_, -nella terza l'_uomo attuale_. La maggior ampiezza di trattazione è -data alla seconda parte, nella quale il De Mortillet distingue, dal -nome di centri speciali caratteristici per dati fenomeni geologici e -fossili, un periodo _chelléen, mousterien, solutréen, magdalenien_ -nell'età litica; un periodo di Robenhausen nell'età neolitica; un -periodo _bohémien_ nell'età del bronzo, suddiviso in quello del -fonditore (o _morgien_) e del martellatore (o _laurnaudien_). Segue poi -naturalmente l'età del ferro nei suoi tre grandi periodi universalmente -riconosciuti. In sèguito ai risultati degli scavi della seconda metà -del nostro secolo, si ampliò il quadro dei resti umani nelle età -preistoriche, e si determinarono i varî periodi dalle varie forme -di costruzioni entro l'età della pietra (archeolitica e neolitica), -l'età del bronzo (eneolitica, enea), e l'età del ferro (divisa in tre -periodi). I nomi e le suddivisioni adottate recentemente dal ch. prof. -E. BRIZIO nella sua _Epoca preistorica_ (Milano, Vallardi, 1899), come -introduzione alla _Storia d'Italia_, sono: - - 1. _Caverne_ (abitazioni e sepolture). - 2. _Villaggi a fondi di capanne e loro necropoli_. - 3. _Palafitte_ (o abitazioni sui laghi). - 4. _Terremare e loro sepolcreti_. - 5. _Necropoli felsineo-laziali_. - 6. _Necropoli venete_. - 7. _Città, colonie e necropoli etrusche_. - 8. _Città e necropoli pelasgiche_. - 9. _Necropoli picene_. - 10. _Necropoli galliche_. - 11. _Sepolcreti dell'Italia Meridionale_. - 12. _Stazioni e necropoli sicule_. - -Quanto alla determinazione etnica di questi varî centri della vita -preistorica, in mezzo alle varie e molte incertezze che agitano ancòra -i dotti, specialmente intorno ai Pelasgi e agli Etruschi, possiamo però -raggruppare le varie stirpi italiche e non italiche secondo alcuni dati -archeologici comuni, nel modo seguente: - -Sarebbero appartenenti ai Liguri i cavernicoli e gli abitatori di -capanne, le necropoli picene, le necropoli diverse del territorio -di Sibari e dell'Italia Meridionale in genere, nonchè i centri -antichissimi occupati dai Siculi, perchè questi usavano, come i Liguri, -di deporre il cadavere umato rannicchiato nella fossa, come incontriamo -nella necropoli di Remedello del Comasco. - - [Illustrazione: =Torbiera di Cazzago Brabbia= (Varese), N. - 1-11. - - =Torbiera di Polada= (Desenzano), N. 12-24. - - (=Età del bronzo — Palafitte=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 4). - - =Tavola 2.= - - N. 2-4, 13, 14, selci. — 1, 18, pietra. — 5, 17, 20, 21, 22, - 23, 24, terra. — 6, osso. — 7, 11, 16, bronzo. — 19, dente - d'orso. — 12, legno e selce.] - -Formerebbero invece il substrato dei Protoitalici propriamente detti -gli abitanti del gruppo delle necropoli felsineo-laziali, e forse i -Veneti o Istro-illirici nelle necropoli venete ed euganee, non avendo -nulla in contrario per ammettere una differenza sostanziale di stirpe -negli abitanti del primo e più antico periodo delle necropoli atestine, -anche dopo gli studî del Prosdocimi e del Ghirardini sulle necropoli e -le antichità della collezione Baratela di Este. Protoitalici sarebbero -pure gli abitanti delle terramare, se vi sosteniamo presenti gli -elementi di una civiltà affatto nuova; in ogni modo, nel periodo -più antico si sarebbero loro uniti anche dei Liguri, resto della -popolazione delle caverne e dei fondi di capanne. - -Farebbero parte a sè i Pelasgi, di cui vedasi più innanzi; gli -Etruschi, di cui pure vedasi nella parte etrusca, e i Galli, cioè -quell'unione di elementi etnici che, dopo gli Etruschi e prima dei -Romani, prepararono le necropoli galliche. - - -II. — =L'arte italica nelle terremare.= - -Troppo scarsi sono gli indizî e i residui, troppo rozzi gli oggetti -che corrispondono a un bisogno della vita, non dell'arte, in questo -periodo. - -Alcuni però considerano come punto di partenza nel gusto -dell'ornamentazione, nello sviluppo del senso artistico gli oggetti che -si rinvengono nelle antiche reliquie di abitazioni umane. - -Infatti in esse, oltre i primi saggi di disegno ornamentale sulle -stoviglie, si osservano i primi tentativi della plastica in frammenti -di rozze figure d'argilla, che nella loro pesantezza e goffaggine -accennano ad imitazione di figure di animali[3]. - -Ne abbondano sulla riva destra del Po, ed anche s'incontrano sulla -sinistra, dove quei primieri abitatori stanziarono, movendo poi oltre -il fiume a porre nuove stazioni sull'opposta sponda. Queste abitazioni -sono dette _terremare_ (emiliana alterazione di _terre marne_, da cui -anche _marniera_), e sono certi cumuli di terra argillosa, commista con -carboni e ceneri, e quantità di avanzi animali e vegetali e residui di -materie lavorate, ammassatisi nelle stazioni dei primi abitatori del -paese per tutta l'età del bronzo fino all'età del ferro. - -Tali stazioni, poste presso fiumi o ruscelli, consistevano di -un argine di terra di forma quadrangolare, cinto intorno da -fossa. Dentro questo recinto, che formava come un bacino, sorgeva -un'impalcatura di travi e graticci, superiormente pavimentata di -sabbia e ciottoli, e su questo suolo erano edificate le abitazioni, -senz'opera di cemento o di laterizi, ma in forma di rozze capanne -di vimini, di giunchi e di paglia. I residui dei pasti, gli avanzi -del lavoro e le immondizie delle capanne venivano gettati nel bacino -sottostante, accessibile alle acque derivate da vicino torrente, e là -si accumularono. Mercè l'esplorazione di questi cumuli, (per cui le -terramare furono paragonate ai _kiokkenmoedings_ danesi), si è potuto -ricomporre l'imagine della vita degli abitatori di quelle stazioni, o -terramaricoli. Essi praticavano la pastorizia, avevano bovini, maiali, -capre, pecore, cavalli e cani, andavano alla caccia del cervo, del -cinghiale, dell'orso, sebbene i resti di questi animali in proporzioni -inferiori ai nominati antecedentemente lascino argomentare non fosse la -caccia la principal fonte di sostentamento. I residui vegetali provano -ch'era praticata l'agricoltura, coltivandosi orzo, fave, lino; forse -era conosciuta la vite, ed erano gustati i frutti del melo, del pruno, -del ciliegio, delle nocciole; ma allo stato silvestre, essendo ancora -ignota l'orticoltura. Macinavasi il grano schiacciandolo fra due sassi, -cuocendolo forse, non in forma di pane, ma di poltiglie. Coltivavasi -il vino, e conoscevasi l'arte di filare e di tessere. Era giunta a un -certo grado di sviluppo l'industria, però in ancor bassa condizione. -Lavoravasi l'argilla, formandosi vasi, pigne, scodelle, tazze, ma -semplicemente a mano, senza cognizione del tornio, e indurivansi i -fittili al sole o al fuoco, ma in luogo aperto, non in fornace. I -vasi hanno qualche varietà di forma, muniti di manichi per gran parte -terminanti a mezzo cerchio, a modo di luna falcata (ved. =Atl.= cit., -=tav. III=), onde il nome di _anse lunate_, caratteristiche dei fittili -delle terramare; spesso il corpo del vaso porta alcun fregio od ornato -graffito a punta, e talora rilevato nell'argilla ancor fresca, a -linee, a triangoletti, a cerchielli; non si esce però mai dal carattere -generale dell'ornamentazione (ved. le nostre =tav. 6= e =7=). - - [Illustrazione: =Palafitta di Peschiera.= - - (=Età del bronzo=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl. _B_. 5). - - =Tavola 3.= - - N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in - bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette - o _paalstabs_. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati in - _Atl. di arte etrusca e romana_, tav. XI, n. 5).] - -D'argilla si trovano anche in gran numero certi oggetti a forma di -pallottole o di piccoli coni tronchi, perforati per il mezzo, dei -quali, secondo alcuno, armavasi l'estremità del fuso, perchè fosse più -agevole a prillare, e diconsi perciò _fusaiuole_ (ved. =Atl.= cit., -=tav. II= e le nostre =tav. 1=, 14; =2=, 20); ma il loro numero talora -considerevole induce a credere che servissero per varî usi, non escluso -quello di pesi per le reti e chicche per collane. - -Si trovano fondi di vasi d'argilla bucherellati, che sembrano aver -servito come colatoi alla preparazione del cacio (ved. =tav. 2=, 24). -Non mancano prove dell'industria dell'intrecciare canestri e panieri di -vimini. - -Conosciuto era l'uso del bronzo, che però i terramaricoli non fondevano -essi dai nativi elementi dello stagno e del rame, ma ricevevano già -formato in barre, o _lingots_, da genti più civili. Similmente erano -importati i più degli oggetti di bronzo; tuttavia la fusoria del -metallo greggio era praticata in queste stazioni, com'è chiaramente -dimostrato da forme, o stampi di pietra ritrovati in questi cumuli. -Di bronzo facevansi utensili ed armi, quali ascie (_paalstab_), falci, -coltelli, punteruoli, punte di lancia, giavellotti, chiaverine, cuspidi -di freccie (ved. =Atl.= cit., =tav. II=, n. 4, 5, 6; =tav. III=), e -oggetti d'ornamento e di toletta, come pettini, lame ricurve, che si -credono rasoi, aghi crinali, e certe rotelline a più raggi, che forse -venivano innestate agli aghi crinali come capocchia ornata[4]. Ma il -bronzo era tuttavia cosa rara e preziosa, e quindi continuavasi la -lavorazione di strumenti e d'armi di pietra, foggiandosi di selce -ascie, freccie, raschiatoi, e di osso facendosi punte da armar -asticciuole, punteruoli, aghi crinali e pettini. Per ornamento si -usarono conchiglie marine infilate a collana, e forse anche, sebben -rara, l'ambra; e quelle conchiglie, come pur l'ambra, provano che i -terramaricoli avevano scambî e commerci con genti d'altre regioni. -Nelle terremare non è certo che si abbiano sicure reliquie d'oro e -d'argento. Il ferro si trova in quegli strati superiori che accennano -agli ultimi momenti delle abitazioni di queste stazioni, se pure -in quegli strati non sono i residui di posteriori stanziamenti, -sovrapposti in luoghi dove già furono le abitazioni primitive. - -Il lavoro e l'industria di questi primi popoli, secondo ce li possiamo -figurare dai frammenti e residui delle marniere, trovansi a quel -grado di sviluppo in cui le esercitavano le stirpi indo-europee, e -più propriamente le genti del ramo italo-greco, quando dall'Oriente -emigrarono nelle due penisole europee. La linguistica comparata offre -prove che il costruire le case, il filare, il tessere, e forse il -primo lavorare dei metalli già erano proprî della stirpe aria, quando -i progenitori dei Greci e degli Italici stavano uniti e costituivano -una sola famiglia. E tali risultati della comparazione linguistica -concordano con quelli della paletnologia ed archeologia preistorica, e -da queste ricevono conferma. - - [Illustrazione: =Terramare di Castione de' Marchesi= (Parma). - - (=Età del bronzo=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 12). - - =Tavola 4.= - - N. 1, veduta di una parte della terramara. — 2, piano di una - parte della terramara. — 3, costruzione in legno della figura - 2 _a_. — 4-17, legno.] - - [Illustrazione: =Oggetti varî provenienti dalle provincie al - Nord del Po.= - - (=Età del bronzo=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 32). - - =Tavola 5.= - - N. 1-6, 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo - (Brianza), 2 id. da Aosta. — 5-6, spilli di bronzo, il N. 6 da - S. Giovanni di Bosco (torbiera di S. Martino d'Agliè presso - Ivrea). — 7-8, remi. — 9, piroga dalla citata torbiera di S. - Martino. — 10. braccialetto dalla torbiera di Brenno (Varese). - — 11, id. massiccio da Montenotte. — 12-13, id. da Aosta.] - -Si deve adunque, o almeno si può concludere, che gli abitatori di -queste stazioni fossero di razza italica, forse le prime propaggini -della stirpe aria, forse, secondo altri, Liguri od Umbri. Poco -interessa al principiante, studioso dell'arte romana, di indagare -queste lontane origini dei popoli italici, perchè egli è ormai avezzo -a considerare l'arte romana come una trasformazione della greca; -ma interessa invece molto allo scienziato di sapere quali elementi -artistici fossero già ingeniti e sviluppati spontaneamente nei popoli -italici, prima della venuta del popolo degli Etruschi, ancora avvolto -da un velo misterioso, sceso, credesi, dalle Alpi retiche nella valle -del Po, e formante ivi quella federazione di città che storicamente -si chiama Etruria Circumpadana. Naturalmente importa di sapere quali -elementi artistici abbiano potuto aggiungere gli Etruschi alla cultura -dei terramaricoli, molto più che un altro popolo, che non è nè quello -dei terramaricoli, nè quello degli Etruschi, cioè il popolo dei -Celti[5] si sovrappone agli uni e agli altri, passando oltre il Po, -verso Oriente, e scendendo lungo il litorale adriatico. - -Prescindendo pertanto dalla questione etnografica, che interessa più -la linguistica e la storia che non l'archeologia, e che, per essere -questione ancòra dibattuta fra i dotti, esce dai limiti di un trattato -elementare, diremo solo che i terramaricoli, anteriori agli Etruschi -e ai Celti, siano essi Liguri od Umbri, ci mostrano una civiltà -primitiva, in cui l'industria fittile e metallurgica, ancor bambina, -mal risponde appena ai bisogni della vita, e non ha quindi criterî e -fini artistici, mentre i popoli loro sovrapposti degli Etruschi e dei -Celti sembra abbiano avuto con loro relazione soltanto negli ultimi -tempi, e solo per via di una scarsa importazione, come mostrerebbero -gli strati superiori di alcune terremare. Pare, del resto, che la -configurazione stessa della valle del Po non favorisse occupazioni -tranquille od artistiche, essendo essa ancòra tutta coperta di -boscaglie, incolta, salvo in pochi spazî intorno alle stazioni, dove -la mano dell'uomo, dissodate le prime zolle e sparsevi le sementi, -riportava le prime vittorie nella lotta contro la natura[6]. - - [Illustrazione: =Necropoli di Golasecca.= - - (=Età del ferro — Rito dell'incinerazione=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 43). - - =Tavola 6.= - - N. 1, recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tomba a - cassetta con ossuarî. — 3-15, ceramica in terra cotta con - decorazione geometrica a rombi e a denti di lupo.] - - [Illustrazione: =Necropoli di Castelletto Ticino= (Golasecca). - - (=Età del ferro — Rito dell'incinerazione=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 45). - - =Tavola 7.= - - N. 1, tomba a ciottoli con l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula - in bronzo. — 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17, ceramica - fittile. — 18, coppa in bronzo con decorazione a sbalzo di - carattere orientale. — 19, cista in bronzo a cordoni (cfr. - _Atl. d'arte etrusca e romana_ cit., tav. VI), e in questo - volume in alcune delle tavole seguenti.] - - -III. — =La civiltà e l'arte a Felsina.= - -Maggiori elementi per formarci un concetto almeno approssimativo -dell'arte prisca italica ci offrono le necropoli dell'Italia Centrale, -che, per essersi rinvenute nella regione occupata dagli Umbri e dove -sorgeva Felsina, si conoscono comunemente col nome di _necropoli -umbro-felsinee_. In queste, oltre alcuni monumenti importanti per -la loro rarità, abbiamo una suppellettile funebre così numerosa, -che possiamo indurne delle considerazioni sul grado dei progressi -dell'arte presso quei nostri prischi antenati. Traccie sicure e non -iscarse reliquie degli Umbri si raccolsero da poco più di un decennio, -specialmente in Bologna e nel suo dintorno. - -Venuti per la via delle Alpi, gli Umbri, o a dir meglio gli Itali -o gli Italioti (che si distinsero oltre Appennino nei due grandi -rami di Latini ed Umbri, con questi i Marsi, Sabelli, Sanniti ecc.) -vinti i Liguri, si stabilirono nella valle del Po, e fecero sede -di loro dominazione Felsina. Ivi, procedendo nello svolgimento di -quei principî d'industria a cui già erano giunte le famiglie arie, -cioè la lavorazione dell'argilla e del bronzo, e l'arte del tessere, -specialmente nei sacri riti sepolcrali, fecero dello stanziamento di -Felsina, luogo della moderna Bologna, centro di lavoro e di commercio. -Ivi furono trovate traccie di abitazioni umbre, che si argomenta -fossero non più che rozze capanne isolate, o aggregate a gruppi di tre -o di quattro, fatte di rami, di frasche e intonacate di argilla. Un -monumento che ha carattere d'arte, e che ascrivesi all'età degli Umbri, -è un blocco di calcare, scolpito sulle due faccie con figure di animali -(vitelli?) ritti, come rampanti, che posano le zampe anteriori sopra -una colonna posta nel mezzo, che ricorda la porta dei leoni di Micene, -e che forse ornò alcuna porta di Felsina Umbra, quando già erasi -ingrandita e fatta possente[7]. - - [Illustrazione: =Tavola 8.= - - Veduta generale della porta detta del Leoni a Micene (cfr. - tav. 9 pel particolare del fastigio scolpito).] - - [Illustrazione: =Tavola 9.= - - Pietra scolpita centrale della porta detta _dei Leoni_ a - Micene[8].] - -Le maggiori testimonianze però ci vengono date dalle tombe, -coll'esuberante suppellettile che, per le idee religiose e per -l'affetto di cui ogni popolo accompagna la memoria dei morti, essi -deponevano accanto all'estinto. I sepolcreti umbri trovansi dentro e -fuori di Bologna, Porta S. Mamolo e Castiglione, nei predî Benacci, -De Lucca, Tagliavini, Arnoaldi e nello stradello della Certosa. La -quantità di oggetti adunati dentro queste tombe, con la diversità -della materia, della forma e dell'abilità tecnica, dànno argomento a -distinguere quei sepolcreti in due classi, una di tempo antichissimo o -arcaica (predio Benacci), l'altra di tempo posteriore (predio De Lucca, -stradello della Certosa ed Arsenale, e più tardi i predî Tagliavini ed -Arnoaldi). - -Il tipo generale di queste tombe è una fossa, ora quadrangolare ora -poligonale, internamente rivestita di ciottoli a secco, senza cemento, -ovvero formata di lastre a modo di cassa, cioè quattro laterali, -una nel fondo e una per coperchio; talvolta la fossa ha un semplice -lastrone per coperchio. Alle fosse spesso è sovrapposto un sasso, come -cippo o segno esterno. La misura media delle fosse è di m. 0.80 per -0.40. Dentro la fossa sta sempre deposto un vaso a forma di cono a -larga base, o più propriamente formato in basso d'una rozza semisfera, -su cui insiste un tronco di cono, e nel punto di congiunzione formasi -l'espanso ventre del vaso, munito solitamente di una sola e piccola -ansa orizzontale, meno spesso di due anse; la bocca del vaso è -coperta con una ciotola o scodella sovrappostavi rovesciata, anch'essa -solitamente munita d'un solo manico (=tav. 12=, 10, 11). Questo vaso -è l'ossuario o vaso cinerario, che conteneva i residui del cadavere -combusto, giacchè in questo antichissimo periodo il rito della -cremazione appare generale e costante, e forse è proprio delle stirpi -arie, che dall'Oriente portarono le funebri costumanze. Nelle tombe -umbre-felsinee, che sommano a più centinaia, s'incontra qualche esempio -di cadavere umato, ma in minima proporzione, cioè appena del 4 per -100, e i caratteri craniologici di questi sembrano indicare davvero una -razza diversa dagli Umbri. - - [Illustrazione: =Tavola 10.= — Porta antichissima di Bologna. - - Ricostruzione intorno la pietra centrale, scolpita, rinvenuta - in via Maggiore (Ved. REINACH-BERTRAND, _Les Celtes_, op. - cit., a pag. 165).] - -In questa suppellettile funebre abbiamo elementi certi d'arte. -Gli ossuarî sono spesso esternamente ornati a graffito, con linee -di meandri, triangoletti, zig-zag, cerchielli (ved. =tav.= cit.), -segnati con una punta nella argilla ancor molle; gli stessi elementi -ornamentali alcune volte sono tracciati a colore con una tinta -biancastra, o anche a rilievo con leggiera striscia di pasta biancastra -riportata sul vaso. - -Nella fossa, intorno all'ossuario, stavano sparsi oggetti, cioè -utensili, armi e ornamenti di bronzo, non mai di ferro, nelle tombe del -periodo arcaico: grandi fibbie o fibule con arco, ardiglione e staffa, -liscie od ornate di anellini e dischetti d'osso o di pasta di vetro; -spilloni, braccialetti a spirale, nastri di bronzo ritorti, forse per -ricingere la testa: ciondoli a sferetta con catenelle; coltelli, lame -ricurve supposte essere rasoi; morsi da cavalli, cinturoni di lamina -di bronzo (=tav. 13=), ornati di bulle a rilievo con lavoro a sbalzo, e -di cerchielli segnati a compasso. Gli stessi motivi ornamentali proprî -dei vasi si ripetono anche sulla suppellettile funebre di bronzo. C'è -poi la serie delle stoviglie accessorie con altri oggetti ornamentali -d'osso, di vetro, di avorio, di ambra ecc. - - [Illustrazione: =Necropoli della Provincia di Bologna= - (Bazzano). - - (=Età del ferro=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 94). - - =Tavola 11.= - - N. 2, ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col - segno della _svastica_. — 6, vaso cilindrico fittile uso la - cista a cordoni, con cerchietti d'ornamento a stampa, — 7-14, - ceramica e frammenti di fittili varî. — 15-16, accette votive - di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 17-19, fibule - varie in bronzo. — 20-21, id. con ornamenti di pasta vitrea.] - - [Illustrazione: =Necropoli di Bologna.= - - (=Età del ferro — Periodo Benacci I=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 75). - - =Tavola 12.= - - N. 1, fibula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in - bronzo. — 7. id. con globetti di vetro sull'arco. — 10-11, - ossuarî tipo Villanova. — 12, 13, 14, ciotole relative in - terra cotta.] - -Ma questa suppellettile funebre aumenta in quantità, in pregio della -materia e di lavoro nelle tombe Arnoaldi. La fossa rimane nel tipo -descritto; lo stesso tipo d'ossuario, ma con forme sviluppate; allato -all'ossuario varie e più belle forme di fittili (bicchieri, vasetti, -ciotole e tazzine, coppe sostenute da alto piede, alcune con pendagli -e catenelle di terra cotta) (ved. =tav. 11=, =14=). Gli ornati non -sono più graffiti, ma anche impressi a stampo, e, sia sui fittili, sia -sugli oggetti di bronzo, gli ornati non constano soltanto di elementi -lineari e geometrici, ma anche di elementi vegetali e animali, quali -rosette, palmette, foglie, serpentelli, anitrelle, colombe, cavalli, -cervi, finchè appare la figura umana, prima con semplice contorno come -decorativa, e poi in composizione con altre figure animali ed umane, -come vera rappresentazione di un concetto. S'aggiungano i progressi -nella metallo-tecnica; vasi di bronzo, uso ossuarî, ad imitazione dei -fittili, cofanetti a forma cilindrica, di lamina ripiegata e congiunta -con borchiette (ved. =tav. 17=), ornati all'esterno con una serie di -linee rilevate a modo di cordoni, tutto in giro al corpo del vaso, -da cui il loro nome di _ciste a cordoni_ (ved. =Atl.= cit., =tav. -VI=; cfr. =tav. 17=, 1, 8 di questo _Manuale_). Fra l'uno e l'altro -cordone l'intervallo è ornato di puntini, di cerchielli, alternati con -qualche figura d'anitrella. Di lamina di bronzo s'incontrano secchielli -o situle, a forma di cono rovescio, con manichi mobili; bicchieri e -tazze semisferiche con manico ricurvo. Abbondano le fibule, di tipo -assai vario, alcune congiunte con catenelle, ciondoli e con istrumenti -di toletta, quali cura-orecchi, mollette, palettine. Molte fibule -nell'arco prendono figura di animali, cani, cavalli, (ved. =tav. -11=, =16=). Non mancano armi di bronzo, ma il più delle armi, spade, -pugnali, aste, accette, e anche freni e morsi, sono di ferro, che -appare abbondante negli utensili ed anche negli ornamenti in queste -tombe, mentre manca in quelle del periodo arcaico. - -In questo periodo le tombe incominciano a presentare anche oggetti di -importazione orientale. In un sepolcro umbro-felsineo si raccolsero -una fibula e due armille d'oro di lavoro fenicio, un vasettino conico -di vetro azzurro, e un amuleto egizio. E da sepolcri del predio -Arnoaldi vennero fuori una testina umana di lavoro orientale, una -pietra incisa, di quelle a forma di scarabeo, proprie degli Egizi, tre -piccoli balsamari o vasettini da unguento di vetro azzurro, oggetti -che da contrade orientali erano in Italia importati da trafficanti -fenici, e per il commercio fra le genti italiche pervenivano a Felsina. -La presenza di questi prodotti della civiltà orientale invitava -all'imitazione, e per questa venivano a prendere vita e sviluppo, con -introduzione di nuovi elementi, le arti del disegno. - -Felsina provvedeva largamente anche al commercio di esportazione, a -cui ben rispondeva la sua posizione topografica; e forse viene dalle -officine felsinee parte di quegli oggetti di bronzo, di carattere -italico, che si raccolsero e si raccolgono intorno e al di là dei -paesi alpini. Singolar prova di officine metallurgiche felsinee è un -copiosissimo ritrovamento di oggetti di bronzo, fatto in Bologna. Nel -gennajo del 1877, lavorando in piazza S. Francesco, si trovò un grande -dolio, o vaso di terracotta, pieno fino all'orlo di oggetti di bronzo; -altra grande quantità ne stava poi sparsa anche in terra intorno al -dolio. Il numero di questi oggetti fra interi e spezzati somma a più di -14,000, e si classificano in ascie o _paalstabs_ (in numero di 1500), -lancie, spade, coltelli, cinturoni (cfr. =tav. 13=), fibule (3500), -armille, spirali, rasoi, ciondoli, bottoni, pettini, falci, falcette, -scalpelli, seghe, lime, ramponi, qualche vaso e molti pani greggi di -bronzo (_lingots_), ritagli e bave di fusione. Tanta copia e varietà -di oggetti, e la singolarità degli ultimi nominati sono sicura prova -che essi siano i residui, raccolti colà, forse nella imminenza di un -pericolo (ved. _Oggetti della Fonderia_[9]) da una grande officina -o fonderia, che, per l'analogia dello stile con gli oggetti studiati -nelle tombe umbre, noi diremo umbra. - - [Illustrazione: =Necropoli di Bologna.= - - (=Età del ferro — Periodo Benacci I=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 74). - - =Tavola 13.= - - Cinturoni varî in bronzo.] - - [Illustrazione: =Necropoli di Bologna.= - - (=Seconda età del ferro — Periodo Benacci II=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 80). - - =Tavola 14.= - - N. 1, anello in bronzo. — 2, disco id. — 3, selce. — 4, parte - di finimento di cavallo. — 5, ciondolo in bronzo a forma - di accetta, con ornati stampati agli orli e incrostazioni - d'ambra. — 6, cavicchio in ferro. — 7, _stimulus_. — 8, fuso - in bronzo con fusaiuola. — 9, braccialetto in bronzo. — 10, - _phalera_ id. — 11, coppa di terra cotta con catenelle id., - imitata dal bronzo. — 12, due coppe in terra cotta sopra - supporto id.] - -Ma le opere, che più delle altre dànno il carattere dell'attività -artistica del periodo, sono le situle (o secchielli) di bronzo -istoriate. Una di queste è stata raccolta in uno dei sepolcri della -Certosa bolognese spettanti all'età etrusca, ma dal ch. prof. Brizio -giudicata opera dell'arte umbra[10]. Tale situla è a forma di cono -rovescio, alta metri 0.33, formata d'una lamina di bronzo ripiegata -su sè stessa e ribattuta con chiodi; il corpo del vaso tutto intorno -porta una rappresentazione lavorata a sbalzo (_au repoussé_), -distribuita su quattro zone sovrapposte (=tav. 15=). Vi è raffigurata -una processione, alla quale prendono parte gli ordini militari, civili -e religiosi dell'antica Felsina. La prima zona mostra cavalieri e -fanti con lancie e scudi; la seconda ministri sacri e _victimarii_, -che conducono gli animali al sacrifizio, seguiti da donne recanti -vasi; la terza rappresenta scene della vita giornaliera, preparativi -d'un banchetto o d'un sagrifizio con suonatori; quindi un episodio di -caccia ed uno della vita agricola, con un contadino che porta l'aratro -e guida i buoi; la quarta zona chiude la rappresentazione con una serie -di grifoni, chimere ed altri animali fantastici. Vi è cura e finezza -d'esecuzione: la trattazione delle figure animali mostra un disegno più -libero e più naturale che non quello delle figure umane, nelle quali si -vede un'arte veramente ancora infantile. È monumento importante per la -conoscenza dei costumi umbri; è prodotto dell'arte italica primitiva -con accenni ad influenza orientale, e in certo qual modo richiama al -pensiero la rappresentazione dell'omerico scudo d'Achille, che pure per -mezzo di opere orientali viene illustrato[11]. - - [Illustrazione: =La situla di bronzo lavorato a sbalzo della - Certosa di Bologna.= - - =Tavola 15.= - - (Dallo ZANNONI, _Scavi della Certosa di Bologna_. Atlante, - tav. XXXV; cfr. HOERNES, _Urgeschichte der bildenden Kunst in - Europa_, tav. XXXII).] - - -=APPENDICE II.= - -=Dell'importanza delle fibule come dato archeologico nelle età -preistoriche, e loro cronologia.= - -(Ved. =Tav. 16=). - -È tale la quantità e la varietà di questo oggetto d'ornamento che noi -possiamo dalla sua forma, grandezza e tecnica indurre l'età degli -oggetti archeologici in mezzo ai quali si trova. Il Montelius, già -citato, compresa l'importanza storica, per così dire, di questo muto -testimonio di età antichissime, tentò di riunirne ben 289 nel suo -Atlante della _Civilisation primitive en Italie_, e di ricostruirne la -cronologia. Quantunque non tutti siano d'accordo sull'attendibilità e -sicurezza di tali dati, come osservò l'illustre Prof. Pigorini (_Boll. -di Paletnologia Italiana_, 1898), pure riportiamo qui a titolo di -curiosità e di confronto l'abbozzo cronologico del Montelius. - - [Illustrazione: =Necropoli di Bologna.= - - (=Seconda età del ferro — Periodo Benacci II=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 79). - - =Tavola 16.= - - Fibule in bronzo di varia struttura e di differenti stili. - - N. 1, fibula ad arco rigonfio. — 2, 5, fibule con arco a forma - di essere vivente. — 8 (superiore) e 3, bronzo e vetro. — 8 - (inferiore) e 10, bronzo ed ambra. — 6, fibula ad arco piatto - con ornamenti. — 8 (inferiore) fino a 16, fibule ad arco - serpeggiante. — 7, id. a rettangolo.] - - [Illustrazione: =Necropoli di Bologna.= - - (=Seconda età del ferro — Periodo Benacci II=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 81). - - =Tavola 17.= - - N. 1, 8, ciste a cordoni: il n. 1 in terra cotta, il n. 8 - in bronzo. — 2-4, vasi di terra cotta. — 5-9, vasi in lamine - sottilissime di bronzo.] - -Nel suo capitolo d'introduzione al testo, ossia alla spiegazione -scientifica delle tavole dell'Atlante (vol. II), intitolato: _Evolution -de la fibule en Italie_, distingue nettamente due grandi classi di -fibule, quelle a un sol disco o ad _agrafe_ (tav. I-XX), e quelle a -due o a quattro dischi (tav. XXI), che si trovano spesso nell'Italia -Meridionale, e più propriamente nelle regioni centrali della Penisola, -mancando invece interamente al nord degli Appennini. - -Le fibule a un sol disco, che il Montelius poi studia diffusamente -nell'Italia Settentrionale, sono da distinguere, secondo il loro grado -evolutivo, in quattro serie: - -1. Fibule ad arco semplice, non serpeggiante, a disco. Molla -unilaterale (tav. I-III dell'_Atl._ Montelius). - -2. Fibule ad arco non serpeggiante, ad _agrafe_. Molla unilaterale o -bilaterale (tav. id., IV-XIII). - -3. Fibule ad arco serpeggiante, a disco. Molla unilaterale (tav. id., -XIV-XV). - -4. Fibule ad arco serpeggiante, ad _agrafe_. Molla unilaterale (tav. -id., XVI-XX). - -Segue poi nell'introduzione citata del Montelius l'elenco dei centri -archeologici scavati più o meno recentemente, e disposti in ordine -cronologico, come segue. - -S'incomincia dall'età del bronzo, cioè dal periodo dell'apparizione dei -metalli, fra cui: - -1. =Età del bronzo, periodo III=: la palafitta di Peschiera (tav. 5-9 -dell'_Atlante_ di Montelius). - -2. =Età del bronzo, periodo IV, prima parte=: i tesori di Casalecchio -(tav. id. 39), di Piediluco, di Goluzzo e di Montenero, nell'Italia -Centrale. - -3. =Età del bronzo, periodo IV, seconda parte=: le necropoli di -Moncucco (tav. 42 dell'_Atl._ Montelius), di Bismantova (ved. la nostra -=tav. 18=), di Fontanella e di Verucchio al Nord degli Appennini, e -di Vetulonia, Vulci, Bisenzio e Corneto (le tombe più antiche, però), -nell'Etruria. - -4. =Prima età del ferro, periodo I=: la necropoli di Bologna (Benacci -I, tav. Mont. 73-75). - -5. =Prima età del ferro, periodo II=: la necropoli di Bologna (Benacci -II, tav. id. 76-81). - -6. =Prima età del ferro, periodo III=: la necropoli di Bologna -(Arnoaldi I, tav 82-86). - -7. =Epoca etrusca=: la necropoli di Bologna (Arnoaldi, II, la Certosa, -tav. id. 100-106). - -8. =Epoca gallica=: le necropoli delle provincie di Como, di Bologna, -ecc. (tav. id. 63-65; 111-113). - -Conclude poi il Montelius con un prospetto approssimativo delle date -cronologiche alle quali risponderebbero i varî tipi delle fibule, dalle -età più remote fino all'età storica, distribuiti come segue: - -1. I tipi più arcaici delle fibule decorrono dal XV secolo av. C. (ved. -_Atlante_ Mont. parte _A_, fig. 19), trovandosi nelle tombe greche -contemporaneamente al re egiziano Amenofi III, che viveva in quel -secolo. - -2. Fibule del tipo della Certosa: da tombe più antiche molto -verosimilmente del VI secolo av. C. È provato dalla loro presenza in -tombe etrusche, contenenti vasi greci dipinti di quell'epoca (tav. -100-106). - -3. Fibule del tipo più antico detto _La Tène_; quasi contemporanee -alle fibule della Certosa, con cui hanno, escluso il tipo della molla, -grandissima affinità (cfr. fig. 137 e 161 della parte _A_ dell'_Atl._ -Mont.). - -Facendo tesoro di questi dati, il Montelius conclude che i tipi di -fibule antiche compresi fra quelle ad arco semplice più arcaiche, e -quelle della Certosa, sono state fatte fra il secolo XIV e VI av. -C., aggiunge poi la conclusione, alquanto arbitraria che i cinque -periodi intermedî delle differenti forme di fibule abbiano la durata -medesima fra loro, e ne conclude un tratto di tempo di 150-200 anni -per tipo e per periodo, fissati i quali, si può fissare anche la -data dei ritrovamenti archeologici in cui si trovano fibule, badando -esclusivamente al loro tipo. - -Sulle conclusioni pericolose del Montelius si pronunciò contrariamente -l'illustre Pigorini, al luogo citato: però le date fondamentali del -Montelius, fissate nel suo precedente prospetto, si possono tenere -per ferme, e servono di base per fissare date più particolari, entro i -periodi intermedî. - -Il Montelius aveva studiato a lungo i vari tipi delle fibule già dagli -anni 1880-82, in cui pubblicò il libro: _Spännen frau brons äldern och -ur dem närmast utvecklade former. Typologisk studie nell'Antiquarisk -tidskrift för sverige_, e l'altro lavoro più accessibile agli studiosi: -_Les fibules de l'âge du bronze en Italie_, nei _Materiaux pour -l'histoire de l'homme_, XI (Tolosa 1880), pag 583. - -Un bell'articolo sulle fibule è inserito nel _Dictionnaire d'antiquité_ -di Daremberg e Saglio, alla voce: _Fibule_. - - -=APPENDICE III.= - -=Confronto tra la situla della Certosa e lo scudo d'Achille.= - -(Ved. =tav. 15=, =21=, =24=). - -La situla istoriata degli scavi della Certosa non è sola, ma fa parte -di una serie di situle a lamina lavorata a sbalzo, di cui parlerò più -innanzi. - -Per ora ricercandone la provenienza e la diffusione, mi limiterò -a studiare la situla di Bologna in sè, tentando di spiegare la sua -rappresentazione e le relazioni che presenta con l'arte omerica dello -scudo di Achille. - -Innanzitutto, malgrado le scoperte dello Schliemann, le verifiche -del Dörpfeld e l'opera magistrale dello Helbig sull'epopea omerica, -non si può ancòra ricostruire la tecnica dello scudo omerico, e -sapere se sia o no in gran parte opera della fantasia di Omero. -Dopo le discussioni di carattere negativo del Bursian e del Müller, -Clermont-Ganneau, nella _Revue critique_ del 1878, concludeva che i -monumenti fenici e di lavorazione a tipo fenicio, quali la coppa di -Palestrina, ci suggeriscono la possibilità della ripetizione delle -azioni rappresentate in quadri successivi e variati. Il Milchhöfer, -però, nel 1833, nel suo bel libro: _Die Anfänge der Kunst_, mostrò però -l'impossibilità che il lavoro dello scudo omerico sia su una lamina -a _repoussé_, ossia a sbalzo, e quindi ci allontana dal confronto di -esso con la nostra situla e dalla determinazione di una vera e propria -imitazione omerica in quest'ultima. - -L'Helbig, nella seconda edizione dell'_Homerische Epos_ (1887, traduz. -francese, pag. 415), conclude che lo scudo, nel suo complesso, è -l'opera della fantasia poetica, ma che _les descriptions des scènes -particulières ont souvent été suggérées par des représentations -figurées_, e bisogna riconoscervi l'_intervention du souvenir d'oeuvres -grecques, dans lesquelles l'esprit national s'était déjà élévé à une -expression individuelle_. - -Fu primo, però, il Brunn a mettere in rilievo nel 1887 l'analogia -molto stretta fra lo scudo d'Achille e le situle dell'Italia -Settentrionale (_Über die Ausgrabungen der Certosa_, Monaco, 1887, -pag. 26-170), concludendo che _il n'existe pas un second groupe de -monuments que l'on pût utiliser aussi directement pour la restitution -du bouclier homérique, que les situles de Bologne et de Watsch_. -Passa poi a considerare la questione se si possa dire umbra la civiltà -rappresentata della situla, dicendo che tale opinione viene da quella -che ritiene gli Umbri sconfitti, annientati poi dagli Etruschi, se -non che le scoperte e gli studî nella Carinzia, offerti dal Meyer -nel lavoro: _Gurina im Obergailthal_, Dresda, 1885 (cfr. ORSI, -_Bull. di Paletn. Ital._, XI, 1885), inducono a credere piuttosto -che alcune popolazioni illiriche, spinte dalle spiaggie orientali -del Mar Adriatico verso il Nord e l'Ovest, per via di terra siano -pervenute nell'Italia Settentrionale, portandovi così ricordi, -tendenze artistiche greche. Le coppe d'arte fenicie erano pasticci, -per così dire, a cui l'arte egiziana ed assira diedero gli elementi, -e l'arte micenea offre parecchi confronti, cosicchè si può concludere -che queste situle istoriate siano imitazioni degenerate di modelli -micenei. Così la tradizione epica non solo, ma anche l'artistica -della Grecia micenea, introdotta in Cipro prima della introduzione -fenicia, si diffonde a Creta, e nell'Europa Occidentale, sulle rive del -Bosforo Cimmerio e dell'Adriatico. Il Brunn, nella sua _Griechische -Kunstgeschichte_, mette in rilievo le analogie del lavoro artistico -fra lo scudo d'Achille e le situle celto-illiriche, come fra queste e -l'opera romana conosciuta sotto il nome di _Sedia Corsini_. Certamente, -come osservavo nel 1897 in un mio lavoro a proposito di una lamina a -sbalzo istoriata di Rovereto, che illustravo pel Museo di Torino (ved. -_Nuovo Archivio veneto_, XVI, parte I, pag. 10 e segg., dell'estratto), -“certamente non si può ammettere qui in Italia un passaggio repentino -dallo stile geometrico paleoitalico, quale vediamo nella ceramica e -nei manufatti della età del bronzo e della prima età del ferro, allo -stile figurativo e artistico delle situle e della nostra lamina, senza -ammettere un elemento nuovo, estraneo, che fu creduto dal Deschmann -l'etrusco, da altri il fenicio, ma fu già fin dal 1888 riconosciuto dal -ch. Ghirardini come più verosimilmente greco arcaico, quale si vede nei -bronzi _sphyrelata_ di Dodona e di Olimpia, e che si intravede tanto -nel gruppo greco-bolognese, quanto in quello atestino ed illirico„. -E mi sono sforzato di dimostrare, con lo studio specialmente della -situla della Certosa e il confronto di quella di Watsch (cfr. le nostre -=tav. 15=, =24=), che vi è in queste situle un _elemento generale_, -che è il greco-arcaico coi suoi animali decorativi orientalizzanti, -con la composizione distribuita a zone, lavorata a sbalzo, con la -rappresentazione delle processioni sacre, come, p. es., le panathenes, -e il concetto di una rappresentazione descrittiva di una narrazione -veramente omerica dei periodi e delle azioni principali della vita -reale. - -Oltre questo elemento generale ve n'è uno particolare, indigeno, che -è dato “da certa libertà di distribuzione di fatti e di ornamenti, -da certe forme negli elmi, nei seggi, nei carri, nella bardatura dei -cavalli che rappresentano, nei costumi del tempo, elementi, che furono -trovati in natura a Watsch, a St. Margarethen, e che appartengono a un -periodo non molto differente da quello delle tombe in cui le situle si -trovarono„ (op. cit., pag. 12). - -Questi particolari indigeni, per così dire, nell'arte delle situle, -indicherebbero che, importati i modelli e studiata la tecnica allo -sbalzo dagli artisti locali, vi sia stata poi una produzione in parte, -con motivi indigeni, tolti dalla vita paesana, di questo genere d'opere -d'arte. - -Una riprova di questo si avrebbe nella copiosa riproduzione, che -nei centri maggiori di diffusione delle situle in questione noi -riconosciamo costante, riproduzione in terracotta degli originali -in bronzo, con la così detta imbullettatura di borchie di bronzo, -immesse nella pasta ancor molle, a ricordo dell'uso di vere borchie o -rigonfiamenti negli esemplari in bronzo. - -Malgrado quanto siamo venuti osservando, non tutti sono d'accordo, non -solo per le situle istoriate, ma in genere anche per la decorazione -geometrica delle opere d'arte italiche, circa il viaggio che avrebbero -compiuto gli oggetti e i motivi artistici dall'Oriente in Italia, e, -pure stando ferme quelle analogie e quelle conclusioni a cui siamo -venuti circa l'imitazione omerica, la questione dev'essere ritrattata -più ampiamente. - - [Illustrazione: =Necropoli a incinerazione di Bismantova.= - - (=Età del Bronzo=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 41). - - =Tavola 18.= - - N. 1, scalpello in bronzo. — 2, rasoio semilunato. — 3, spillo - in bronzo con capocchia di vetro. — 4, ciondolo in bronzo. - — 5, braccialetto in bronzo. — 7, arco di fibula in bronzo. - — 8, fusaiuola in steatite. — 9-10, vetro. — 11-12, tubetti - di bronzo. — 13, fibula a tre spirali semplici in bronzo. — - 14-15, id. ad arco semplice. — 16, tomba di pietre squadrate. - — 17-21, ossuarî in terra cotta, il n. 17 con relativa ciotola - sovrapposta. — Bismantova segna il passaggio alla civiltà di - Villanova (cfr. =tav. 19=).] - - -IV. — =La civiltà e l'arte a Villanova.= - -(Ved. =tav. 19=). - -Il rito funebre, le forme dell'ossuario, gli oggetti della -suppellettile funeraria delle tombe arcaiche di Felsina trovano -riscontro in tombe di Villanova nel Bolognese, della Campagna Laziale -presso i Monti Albani, di Este nell'antica sede degli Euganei, e di -Toscana, nei dintorni di Chiusi e in Corneto-Tarquinia. - -La necropoli di Villanova rappresenta per alcuni il periodo di -transizione fra la dominazione umbra e il principiare dell'etrusca -nella valle del Po (Sec. X-IX a. C. per il Gozzadini)[12]. - -Le scoperte di Villanova, paese a poca distanza da Bologna presso il -Fiume Idice, datano dall'anno 1853. Sono ben più di duecento sepolcri, -fatti a semplice fossa, di forma ora rettangolare ora cilindrica, -alcuni rivestiti intorno di ciottoli a secco senza cemento, altri di -lastre di calcare (ved. =tav. 19=, 10); sopra le fosse sonvi mucchi di -ciottoli. Dentro, sono deposti gli ossuarî d'argilla (ved. =Atl.= cit., -=tav. IV=); ma talvolta il cadavere vi sta umato. Gli ossuarî d'argilla -sono maggior parte rossi e neri, ad una sola ansa (ved. =tav. 19=, 1, -2, 6, 7, 8), di diverse dimensioni, con un'altezza che varia da 19 a -39 centim., colla tipica forma di due tronchi di cono congiunti per -la base nel modo già descritto per le tombe di Felsina, con la ciotola -capovolta, ad un sol manico per coperchio (ved. =Atl.= cit., =tav. VI=, -2; cfr. la nostra =tav. 19=, 8). Il corpo del vaso solitamente è ornato -di graffiti nella fresca argilla, con linee, triangoletti, circoletti -concentrici, o cerchielli, con iscrittavi una croce (detta _svastica_) -meandri, ecc. alle forme geometriche si mescolano a zone alternate -figure di anitrelle e di serpentelli, e anche figure umane tracciate -imperfettamente. Dentro l'ossuario erano ceneri ed ossa combuste; -intorno stoviglie accessorie; ceneri e residui di rogo involgevano -l'ossuario e gli altri fittili, e fra le ceneri erano oggetti di -bronzo, di ferro, d'ambra, d'osso, di vetro ed anche ossa di animali, -forse avanzi della cena funebre (_silicernium_) (ved. =Atl.= cit., -=tav. V=). - - [Illustrazione: =Necropoli di Villanova= (Bologna). - - (=Età del ferro=). - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 93). - - =Tavola 19.= - - N. 1, vaso con piede ad ansa. — 2, ossuario a un'ansa. — 3, - vaso senz'ansa. — 4, con tre rilievi conici. — 5, id. con - piede. — 6, id. con un'ansa caratteristica per Villanova - come il n. 2. — 6, 7 e 8, ornamento a Meandro. — 10, tomba di - Villanova con ossuario.] - -Le stoviglie accessorie presentano varietà di forme, e molte sono -di elegante lavoro, con impasto di finissima argilla, colle pareti -leggiere e sottili. Fra gli oggetti fittili abbondano le fusaiole -coniche, perforate per il lungo, e segnate di ornati geometrici, che -il ch. Gozzadini, illustratore della necropoli di Villanova, opina -fossero pesi per tener ferme le vesti. Abbondano anche i cilindretti -d'argilla, terminati a doppia testa o capocchia, pur essi con ornati -graffiti, quali s'incontrano in altre tombe. Di bronzo sono ornamenti -ed armi, e pezzetti informi di varie dimensioni, che si credono i -primi rappresentanti dei valori per mezzo del metallo, o primi saggi -della moneta (_aes rude_)[13]. Fra gli ornamenti abbondano le fibule, -varie e ornate, con infissivi globetti di vetro colorato, di grani -d'ambra, o bottoni a rilievo; aghi crinali con capocchie a pomelli -di pasta di vetro o d'ambra; spirali di bronzo per ornamento delle -chiome; braccialetti o massicci, o leggieri da portare anche alla parte -superiore del braccio, come è provato da alcuni trovati al braccio -di scheletri; anelli, bottoni di lamina di bronzo. Armi ed utensili -sono ascie o _paalstabs_, simili a quelli delle terramare; coltelli di -bronzo e di ferro; lame lunate (o rasoi)[14]; e certe lamine di bronzo, -come nelle tombe arcaiche felsinee, a sezione di campana, trovate -insieme con asticciuole terminate a bottone a modo di martelletti o -battaglini, che alcuni crederebbero strumenti da suono o tintinnabuli, -mentre altri, come lo Zannoni[15], li ravvisa per oggetti d'ornamento. -Chiodi messi nelle tombe hanno significazione religiosa, come emblema -del fato compiuto, irrevocabile. Vi si trovò anche qualche rozzo saggio -di plastica, due cavallini di bronzo ed un idoletto[16]. - - -V. — =La civiltà e l'arte nelle necropoli del Lazio.= - -Documenti dell'antichità preistorica, nei due periodi archeolitico e -neolitico furono trovati, come abbiam detto, nel dintorno di Roma, dove -pure, sull'Esquilino, si rinvennero nel 1872 oggetti della primitiva -industria dell'età del bronzo, che hanno evidenti analogie con quelli -delle terramare. Tali oggetti sono punte di freccia silicee, fusaiole -d'argilla con ornati di punteggiature, pendagli da collane, pesi da -reti, aghi crinali d'osso e di bronzo, fibule di bronzo, denti di jena -e d'orso forati per farne ornamento, vasi di terracotta lavorati a -mano, ornati con impressioni o solchetti fatti nella fresca argilla, -disposti a striscie intorno al corpo. - -Trascurando i ritrovamenti sporadici e più antichi, di qualità analoga -e di periodo contemporaneo alle terramare già studiate, fatti nel -territorio di Roma e sull'Esquilino l'anno 1872, passiamo a considerare -i ritrovamenti più abbondanti in istrette relazioni con quelli dei -sepolcri umbro-felsinei e di Villanova. Sonvi nel Lazio traccie di -primitive stazioni, e nel dintorno d'Albano, di Grottaferrata e di -Marino si scoprirono tombe, appartenenti forse ai prischi Latini. È -cosa notevole che le reliquie di queste tombe siano, per gran parte, -sepolte nel peperino, ossia sotto gli ultimi strati delle eruzioni -dei vulcani laziali. Sono fosse, dentro le quali sta deposto il vaso -ossuario, contenente ceneri ed ossa combuste, e coperto da una ciotola -capovolta. I fittili sono rozzi, lavorati a mano, di imperfetta -cottura, non di molto più avanzati di quelli dei terramaricoli; -presentano sul corpo ornamentazione geometrica a varie combinazioni -di linee graffite e di impressioni fatte nell'argilla fresca con -cerchielli e talora con conchiglie; nelle tombe e dentro lo stesso vaso -cinerario sono frequenti le fusaiole. - -Ciò che riveste un certo qual carattere artistico è la tecnica -degli oggetti di bronzo, che pur trovansi nelle tombe laziali: aghi -crinali ed ascie, con fibule e spirali per ornamento, mancanti nelle -terramare e frequenti invece nelle tombe di Villanova. In questa -industria degli oggetti della necropoli albana possiamo distinguere -due sezioni, l'una coi caratteri arcaici, al Nord, l'altra, verso Sud, -coi caratteri di una tecnica più sviluppata. Questo sviluppo maggiore -è dovuto ad influenze straniere, e forse anche è rappresentato da -oggetti d'importazione straniera; la quale deve spiegare anche il fatto -della superiorità della metallotecnica nella parte settentrionale -della necropoli laziale, in contrasto con la bassa condizione -dell'industria ceramica. Secondo il ch. Helbig, questa necropoli, -nella sua sezione arcaica, è monumento primitivo del ramo latino della -razza indo-europea; in essa le industrie latine sono limitate ancòra -all'eredità ariana, non per anco tocche da influenze trasmarine; -insomma sono le tombe dei prischi Latini[17]. - -Le affinità degli oggetti in queste raccolti con quelli di stazioni -padane sarebbero quindi originarie di un medesimo ramo della stirpe -aria, cioè degli Italioti od Umbri-Latini, secondo il Conestabile[18]. - -Se neanche le necropoli albane presentano opere d'arte, posseggono -però degli oggetti così caratteristici per lo studio dell'etnografia e -della civiltà italica che non si possono passare sotto silenzio. — Così -dicasi di certi fittili foggiati a capanna, che, avendo servito come -ossuari, dalla loro forma e dall'uso prendono nome di _urne-capanne_ -(ved. =Atl.= cit., =tav. VII=). Piacque al pensiero degli Italici -primitivi di chiudere i resti del defunto dentro vasi simulanti la casa -dei vivi. La prima di tali urne-capanne fu scoperta nel 1817; e parve -per qualche tempo esemplare singolarissimo; ma per ulteriori scoperte -altre parecchie ne vennero in luce. Si credettero pure un prodotto -ed un costume tutto proprio del Lazio primitivo; ma nell'anno 1882 -parecchie altre se ne furono scoperte nelle tombe di Corneto-Tarquinia. - -Tali urne-capanne stanno deposte nella fossa dentro un vaso capace, -ovvero rinchiuse dentro un piccolo recinto di lastre di sasso, ritte -e coperte da un lastrone orizzontale, mentre il suolo è formato da -ciottoli. Di tal forma, che ricorda i _dolmen_ gallici, sono due tombe, -scoperte presso Marino, in una delle quali era un esemplare assai bello -di urna-capanna (ved. =Atl.= cit., =tav. VIII=, 1), nell'altro molti -vasi fittili. Queste urne-capanne presentano senza dubbio l'aspetto -della primitiva casa italica[19]; una capanna di forma rotonda, -con tetto acuminato, con linee rilevate concorrenti nell'alto, che -ricordano un'armatura di pali sostenenti la copertura di paglia e di -canne; hanno una larga apertura per porta, con uscio e indicazioni -di spranghe e di stipiti reggenti la porta; in quella, per ultimo -ricordata, del _dolmen_ di Marino apparirebbero indicate due colonne su -ciascun lato della porta. In alcun esemplare vedesi anche segnata sulla -parte del tetto un'apertura a forma triangolare. Questi vasi spesso -hanno intorno delle linee ornamentali graffite, a meandro, a zig-zag, e -con queste frammischiata la croce gammata o cantonata. - -Rotonde, fatte di pali e di vimini, con intonaco d'argilla, coperte -di stoppie, di canna, di paglia, dobbiamo pensare che fossero le -primitive abitazioni fin da un tempo anteriore alle ultime eruzioni dei -vulcani laziali, come lo provano gli oggetti sepolti nel peperino fino -agli ultimi tempi della monarchia; ricordando Livio centri eruttivi -quali _lapidibus ruit, vox ingens e luco et summo montis cacumine_, e -trovandovisi l'_aes grave_ fuso librale[20]. - -Così era nelle stazioni del settentrione d'Italia come nelle regioni -dell'Appennino e nelle pianure del basso Tevere, al tempo della vita -pastorale ed agricola degli Italioti. Così erano fabbricate Alba-Longa -e le città latine; così Roma nelle sue origini; in tali capanne -abitarono i progenitori italici, genti che usavano utensili di selce -e di bronzo e rozze stoviglie d'argilla. Questo ha sua riprova nelle -tradizioni e nelle reminiscenze storiche.[21] - - -VI. — =La civiltà e l'arte nelle necropoli euganee-atestine.= - -(Ved. =tav. 20-25=) - -Un nuovo e ricco contributo per la conoscenza della primitiva civiltà -italica diedero le tombe degli antichi Euganei, scoperte fra gli anni -1876 e 1880, nel dintorno della antica città di Ateste, la moderna -Este, dove, cogli antichi oggetti in gran copia raccolti da quelle -tombe, s'è formata una collezione di antichità preromane ricca ed -importante. - -Le tombe e la copiosa suppellettile funebre in quella collezione -deposte mostrano l'agro estense, in antico occupato da popolazione -numerosa ed industre, che in questi suoi monumenti funerarî lasciò -traccie del graduale suo sviluppo di civiltà, segnando la successione -di età diverse nello svolgimento delle facoltà d'uno stesso popolo. -Partendo dagli strati più profondi e più antichi, si può seguire questa -successione; essa incomincia da una età euganea primitiva, passa ad una -più sviluppata, e mostra quindi un'età euganea con influenze greche ed -etrusche, per finire in un'età, in cui la civiltà euganea si unisce e -poi si confonde con la civiltà romana. - -PRIMO PERIODO. — Dell'età euganea primitiva sono caratteristiche -le tombe _a semplice fossa_ o buca, sormontate da masse informi di -trachite, a modo di cippi; dentro la buca è l'ossuario, e intorno a -questo residui di rogo. L'ossuario è di argilla grossolana e di rozza -fattura, con sopra graffiti degli ornati geometrici, le cui incisioni, -o solcature sono riempite di color bianco; di forma l'ossuario -atestino eguale a quella dell'ossuario di Villanova, del predio -Benacci ed Arnoaldi-Veli, e dei bronzi della Certosa. Gli ornati sono -a triangoletti, a circoletti, a linee ricorrenti, a meandri con croci -gammate. - -Coll'ossuario s'accompagnano stoviglie, rozze anch'esse d'impasto e di -lavorazione, di color naturale, raramente tinte di nero con grafite. -Fra gli oggetti fittili di questo più antico strato uno ve n'ha in -forma d'augello, vuoto nell'interno, sostenuto da quattro rotelle, -ed esternamente segnato di ornati geometrici con croci gammate, che -vuol essere ricordato come esempio dei primissimi tentativi di figura -animale[22]. Dentro e dintorno all'ossuario sono pendagli da collana e -fibule di bronzo coll'arco segnato di linee ornamentali. - - [Illustrazione: =Suppellettile di due tombe atestine.= - - =(Vasi, fibule, braccialetti, collane, lamine lavorate, - oggetti varî).= - - =Tavola 20.= - - Ved. GHIRARDINI, _La situla italica primitiva studiata - specialmente in Este_, in _Monumenti antichi_, VII, tav. 1.] - -SECONDO PERIODO. — Un maggior progresso mostrano le tombe della seconda -età, detta _a cassetta_ (ved. =Atl.= cit., =tav. VIII=, 2), perchè -la buca o cavo, di forma quadrangolare o poligonale, è internamente -rivestito di lastre di tufo calcare, con sovrapposti, come segni -esterni, dei grossi ciottoloni. Dentro posa l'ossuario, nella solita -forma di due tronchi di cono congiunti alle basi, di tipo analogo a -quello di Villanova, come nel primo periodo. Gli ossuari sono lavorati -al tornio con miglior fattura e più fino impasto dei precedenti. -S'accompagnano coll'ossuario stoviglie accessorie, e così quello come -queste hanno borchiette di bronzo infisse nell'argilla ancor fresca a -disegni di linee, di circoletti, di meandri, di spirali ricorrenti, -di croci gammate; i quali disegni, con le lucide capocchie delle -borchiette, dovevano spiccare con bell'effetto sul fondo scuro del -vaso (ved. =Atl.= cit., =tav. X=, 1). Questo modo d'ornamentazione, -creduto caratteristico solo di queste tombe, ha trovato oggi riscontro -in alcuni altri luoghi, come nella terramara di Casinalbo e nelle tombe -arcaiche Cornetane. S'aggiunga una miglior industria metallurgica: -abbondano le fibule, delle quali una nell'arco presenta tre figurette -di cavallini appaiati con due goffe imaginette di cavalieri: abbondano -gli aghi crinali, i fermagli, le spirali; s'incontrano perle di vetro, -ambra, osso, corallo, e piccoli tubetti di bronzo forati pel lungo e -rivestiti di foglia d'oro da infilarsi per collane: inoltre pezzetti -informi di bronzo come rappresentanti della moneta (_aes rude_). -Fra le armi, che però scarseggiano, s'incontrano esemplari di ascie -(_paalstabs_), coltelli di bronzo con manico di osso, punteruoli di -ferro, e lame ricurve, o rasoi. La suppellettile di questa seconda età -mostra lo sviluppo d'una industria locale, prettamente euganea. - -TERZO PERIODO. — Un nuovo progresso, determinato però da influenze -straniere, per opera di contatti e di relazioni commerciali, si -presenta nella terza età, che ha analogia con tombe etrusche-felsinee; -nella quale età le tombe, che pur sono a cassetta, hanno costruzione -più regolare, lastre meglio squadrate e commesse con cemento, -sormontate non più da ciottoloni, ma da cippi piramidali a quattro -faccie, talvolta con scrittura; l'ossuario non è soltanto d'argilla, -ma talvolta di bronzo. In questa terza età si hanno anche altre forme -d'ossuario, come quella d'un gran vaso d'argilla, liscio e lavorato al -tornio, d'un'altezza che varia da 40 ad 80 cm. e d'una circonferenza -nella parte più espansa che va da 1 fino a 2 metri (ved. =Atl.= cit., -=tav. IX=). Stanno questi vasi deposti, dentro buca, con intorno -residui di rogo, o contengono in sè l'ossuario od altre stoviglie -accessorie, quasi fossero _vasi-tombe_, come di fatto si chiamano. - - [Illustrazione: =Antichità di Villa Benvenuti presso Este= - (Padova). - - =(Terzo periodo euganeo — Sepoltura a incinerazione).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 54). - - =Tavola 21.= - - N. 1, 11, situla in bronzo di Villa Benvenuti, lavorata a - sbalzo con tre zone figurate. — 2, coppa in terra cotta. - — 3, fibula in bronzo con ciondoli spiraliformi. — 4-9, - altre fibule varie in bronzo. — 10, _collier_ di perle - di pasta vitrea di varî colori, e di pezzetti di corallo, - con sette paia di ciondoli triangolari in bronzo, derivati - verosimilmente dalla forma delle accette votive. — 12, disco - in bronzo a sbalzo, coperto di foglia dorata. — 13, bastone in - legno coperto di una lamina di bronzo ornata a sbalzo.] - -Gli oggetti che in questi vasi-tombe si trovano, sono scarsi di numero -e di valore, e se ne inferisce, anche per la stessa maniera della -tomba, che siano queste le sepolture di gente povera. Le stoviglie che -trovansi nelle sepolture della terza età si distinguono dalle altre per -varietà ed eleganza di forme, per finezza di lavoro. L'ornamentazione -a borchiette è più rara, ma, dove s'incontra, mostra disegno meglio -sviluppato di quello dell'età antecedente. Molti dei cinerarî ed altri -vasi sono colorati con ocra e grafite a zone rosse e nere alternate -(ved. =Atl.= cit., =tav. X=, 2), o hanno ornati geometrici a color -bianco. Cominciansi a vedere in disegno e in plastica figure di animali -e figure umane; l'imagine d'un cavallo è graffita su un frammento di -vaso; un cavallino con cavaliere, di lavoro puerile, fu trovato nella -tomba d'un bambino; forse era un giocattolo. Tra i fittili abbondano le -fusaiole e i cilindretti. Insieme coi prodotti dell'industria ceramica -locale sono frammisti esemplari di vasi dipinti greci (_lekythoi, -kylices,_ specie di _cantharoi_), probabilmente provenienti dal -commercio con la vicina Adria: il che ci farebbe risalire a un periodo -che tocca il V secolo a. C.; questi vasi certamente contribuirono -a sviluppare l'industria locale, come sembra vedersi provato da -certi vasi d'imitazione greca, riconoscibili per l'inferiorità -dell'impasto, del lavoro e della colorazione, e che, collocati in uno -strato posteriore a quello dei vasi genuini, accennano ad un momento -intermedio, o ad un passaggio da questa terza ad una quarta età. - - [Illustrazione: =Antichità del Fondo Baratela presso Este= - (Padova). - - =(Dal tempio — Età gallica).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 61). - - =Tavola 22.= - - N. 1-5, 8-14, statuette in bronzo, la maggior parte con la - base da inserire e fissare sui piedestalli. — 1-3, uomini con - lancia e pàtera. — 2, guerriero con pugnale alla cintola. — 4, - id., galeato e armato. — 7, cavallo in bronzo. — 9-11, donne. - — 12, uomo galeato. — 13, Minerva galeata. — 14, donna, o - meglio sacerdotessa con pàtera e vasetto (_oinochoe_). — 15, - placchetta figurata in bronzo.] - -Un grande progresso si mostra anche nella lavorazione della copiosa -suppellettile di bronzo. Oltre molti vasi con imitazione delle forme -dei fittili, si incontrano anche ciste e situle, o vasi di bronzo -destinati a contenere l'ossuario fittile. Sono fatti di lamina di -bronzo ripiegata e insieme unita per rivolgimento dei margini con -borchiette e chiodini. Intorno al corpo di queste situle vediamo -svolgersi l'arte figurativa, perchè sono ornate non solo con semplici -elementi geometrici, ma con vere rappresentazioni di figure animali ed -umane, con lo sviluppo d'un concetto; le figure sono lavorate a sbalzo, -o come dicesi, con stile empestico (ved. =tav. 21=). - - [Illustrazione: =Antichità del Fondo Baratela presso Este= - (Padova). - - =(Dal tempio — Età gallica).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 60). - - =Tavola 23.= - - N. 1, placchetta con donna. — 2, id. di rivestimento con - guerrieri. — 3, guerriero galeato con scudo. — 4-6, 12, - 13, 15, altre placchette id. lavorate a sbalzo. — 7, mano - pesante di bronzo fuso. — 8, 10, placchette stampate. — 11, - 17, stili iscritti. — 14, placchetta con iscrizioni scolpite - (sillabario) in alfabeto detto _nord-etrusco_, o euganeo.] - -Fra le situle estensi va ricordata quella che dal possessore del fondo -dove fu rinvenuta dicesi situla Benvenuti (ved. =tav. 21=, 1 e 11), -ornata di tre zone di figure, con scene campestri e guerriere, e con -serie di animali alati, che rammentano quelli dell'arte orientale e -dei vasi corinzî. Un'altra situla ornata di zone animali è quella -detta Capodaglio, ove sono cervi, colombelle, lepri seguentisi o -affrontatisi, e che alle loro estremità, becco, coda, zampe, hanno per -appendice dei cirri o ghirigori; in un lato di questa rappresentazione -è aggiunta una figura umana vestita. - -In questi primi saggi di disegno le figure animali già mostrano qualche -vivezza e naturalezza di forme e di movimento, rivelando intelligenza -della natura e sviluppo di disegno, mentre la riproduzione della -figura umana è ancora rudimentale. Un medesimo modo d'ornamentazione -s'incontra su piastre o placche di cinturoni, ora quadrangolari ora -ovali; sopra cinturoni, o panziere di lamina di bronzo, con disegni -d'augelli e fiorami a zone concentriche, così pure su guaine di bronzo -di coltelli, delle quali una porta nel mezzo una figura di guerriero. -Il progredire dell'arte nelle sue prime applicazioni all'industria -appare manifesto anche negli altri oggetti d'ornamento, nelle armille -terminate a testa di serpe, nelle grandi fibule con catenelle da cui -pendono piccoli strumenti da toletta, nelle collane di tubetti di -bronzo dorato, di chicchi d'ambra, di corallo e di pasta di vetro (ved. -per alcuni oggetti =Atl.= cit., =tav. XI=). - - [Illustrazione: =La situla lavorata a sbalzo di Watsch, nella - Carniola, e frammenti d'altre situle.= - - =Tavola 24.= - - La figura centrale e quella superiore indicano la situla - di Watsch; dei due frammenti a destra il superiore è da St. - Marein (Carniola), l'inferiore e gli altri due a sinistra da - Matrei (Tirolo). (Dallo HOERNES, _Urgeschichte der bildenden - Kunst in Europa_, tav. XXXV).] - -Oltre che ad Este troviamo resti del Terzo Periodo a Caverzano, presso -Belluno, ove esiste una vasta necropoli euganea con traccie della -civiltà etrusca ed orientale[23]. - -Ma non tutto è paesano in questa età. — L'influenza straniera si -dimostra coi vasi di tipo greco, e coi bronzi, i quali hanno analogie -con bronzi etruschi del suolo bolognese, in tombe posteriori alle -umbre. Notevole è che di tali bronzi, quali le ciste e le situle, si -trovano esemplari nei paesi alpini e anche oltre le Alpi, in Val di -Cembra, a Matrei, ad Hallstadt, a Moritzing presso Bolzano; a Watsch -e a Sanct-Marein, nella Carniola; a Kuffarn, nella Stiria (ved. =tav. -24=); e si riguardano come monumenti della più antica arte italica, -prodotti che dai centri industriali italici — e Felsina era tra questi -— si spandevano nelle regioni settentrionali, seguendo forse quella -via per cui dalle contrade nordiche era stata importata l'ambra in -Italia[24]. - -QUARTO PERIODO. — Nelle tombe ascritte alla quarta età si vedono -traccie d'occupazione celtica (ved. =tav. 22= e specialmente =23=), -armi di ferro, quali si trovano anche nell'agro felsineo, dove la -dominazione etrusca fu dall'invasione celtica distrutta. Nelle tombe -euganee si vedono poi, e sempre crescenti, le vestigia dell'occupazione -romana. Coi Romani gli Euganei furono in contatto fino dall'anno 224 -av. C., e a loro furono sottomessi quando nell'anno 184 av. C. si ebbe -la dedizione dei Veneti a Roma. Nelle tombe euganee-romane s'incontrano -monete d'Augusto, d'un tempo che sta fra l'anno 708 e il 742 di R. -(45-11 av. C.); cosicchè si può concludere che il Quarto Periodo si -estenda dal IV al I secolo av. Cristo. - -Sepolcri con rito di cremazione, con vasi, frammenti di situle, -con fibule, perle d'ambra e di vetro, od altri arredi od ornamenti -affini alla suppellettile delle tombe euganee, si vengono scoprendo -a Caverzano presso Belluno, dove dalle reliquie d'una vasta necropoli -si rivela una civiltà analoga a quella delle tombe euganee del Terzo -Periodo, con indizî d'attinenza con la civiltà etrusca e d'influenza -dell'arte orientale[25]. Si confronti con la suppellettile di due tombe -atestine illustrate nella tavola =n. 20=, pag. 58-59. - - -=APPENDICE IV.= - -=Diffusione delle situle italiche di bronzo e di terracotta in Italia.= - -Dopo che il ch. Prosdocimi riconobbe quattro periodi archeologici -in Este, in sèguito agli scavi fortunati in quella provincia (ved. -_Notizie degli Scavi_, 1882), e il ch. Ghirardini ritrattò con studio -più profondo ed esauriente l'argomento, riconoscendo nelle antichità -di Este tre periodi principali: l'italico, il veneto e il gallico (ved. -_Notizie degli Scavi_, 1888), lo stesso prof. Ghirardini trattò a parte -l'argomento della _situla italica primitiva, studiata specialmente in -Este_ (ved. _Monumenti antichi pubblicati per cura della R. Accademia -dei Lincei_, vol. II, 1894, col. 161 e segg., Iª parte; vol. VII, -col. 1 e segg., IIª parte), trattando nella Iª parte _Dell'origine -e propagazione della situla in Italia_, e nella IIª parte _Della sua -ornamentazione geometrica negli esemplari in bronzo, e negli esemplari -di terracotta_, aggiungendovi molte _ricerche sull'ornamentazione a -borchie_ (o imbullettatura) _di bronzo dei vasi fittili_ (ved. =tav. -25=). - - [Illustrazione: =Motivi ornamentali di vasi fittili atestini, - ottenuti con le borchie di bronzo confitte nella loro terra - ancor molle.= - - =Tavola 25.= - - Ved. GHIRARDINI, _La situla italica primitiva studiata - specialmente in Este_ in _Monumenti antichi_, vol. VII, tav. - 2ª. Ved. testo a pag. 58 e 66. Cfr. pel medesimo uso nel - Territorio Falisco: BARNABEI in _Monumenti Antichi_ vol. IV - (1894), col. 229 e segg.] - -Incomincia il Ghirardini a dividere le situle dell'Italia -Settentrionale in quattro gruppi: - -1. _Cispadano, o umbro etrusco_ (situle bolognesi). - -2. _Transpadano orientale, o veneto_ (situle atestine). - -3. _Transpadano occidentale, o ligure-celtico_ (situle di Golasecca e -di Trezzo). - -4. _Alpino, o reto-illirico_ (situle del Trentino e del Tirolo, del -Bellunese e del Cadore, di Gorizia e dell'Istria). - -Studiate le situle più note dei varî gruppi, l'A. ricerca l'origine del -nome, del tipo, dell'uso della situla. La situla è una vera secchia, a -forma di tronco di cono capovolto; la sua tecnica è quella comune dei -vasi di bronzo della prima età del ferro a lamine tirate col martello e -riunite con chiodi. Sulle stesse situle si vedono altre situle tenute -da persone ivi rappresentate, il che mostra che le rappresentazioni -sono prese dalla vita del tempo in cui erano fabbricate (ved. vol. -II dei _Monumenti_ cit., col. 195-200, figg. 1, 2, 3, 4). Secondo il -Ghirardini, l'invenzione di questo tipo di vasi è dovuta all'Oriente; -ai Fenici si deve l'introduzione di esso in Italia. Se ne son trovati -di simili fra quella serie di vasi che sono rappresentati nelle pitture -murali della celebre tomba di Rekhmara, intendente di Thoutmes III -(1591-1565 av. C.), e che rappresentano il tributo dei Kefa, cioè dei -Fenici, ai Faraoni, specialmente in opere metalliche. - -Studiata poi la situla particolarmente nei singoli centri -sopraccennati, e diffusosi specialmente a parlare della situla in Este -e della sua decorazione geometrica, il Ghirardini conclude che “nella -Lombardia e nelle Alpi la situla è pervenuta, non v'ha dubbio, per un -influsso esercitato dalla civiltà del tipo di Villanova e di Este, ma -in ambedue le contrade si localizzò, e nella seconda massimamente trovò -importantissime sedi di fabbricazione, siccome dimostra il grandissimo -numero degli esemplari alpini registrati nella statistica„. - -Fra i sepolcreti del gruppo alpino primeggia per lo straordinario -numero delle tombe quello di S. Lucia, la cui esplorazione si deve al -dott. Marchesetti: a S. Lucia si ebbe il maggior centro di produzione -di questo genere di vasi dopo Bologna ed Este. Tanto nella Lombardia, -quanto nelle Alpi le situle fungevano di consueto da vasi cinerarî; e -in ambedue le regioni se ne fecero molte riproduzioni in terracotta, -nello stesso modo che si fecero a Bologna e ad Este. - - -=APPENDICE V.= - -=Elenco delle ciste a cordoni e delle situle istoriate e loro -distribuzione geografica.= - -I. — CISTE A CORDONI. - -Tolgo dagli studî del Reinach sulla _Géographie des cistes à cordons_ -(ved. BERTRAND-REINACH, _Les Celtes dans les vallées du Pô et du -Danube_. Parigi, Leroux, 1894, pag. 213 e segg.) le citazioni delle -ciste a cordoni più importanti. - -I. =ITALIA=: - -=Sesto Calende= (BIONDELLI, _Di una tomba gallo-italica scoperta a -Sesto Calende_, in _Memorie del R. Istituto Lombardo_, X, 1867, tav. -II, fig. 1 e 2). - -=Golasecca e Castelletto-Ticino= (CASTELFRANCO, _Notizie degli Scavi_, -1886, pag. 113; cfr. anche _Annali Istituto_, 1880, pag. 242). - -=Caverzano=, presso Belluno (_Annali_, 1880, 242). - -=Este= (_Scavi e scoperte nei poderi Nazari di Este_ di pag. 41; cfr. -_Archéol. celt. et gaul._, 2ª ediz., pag. 309). - -=Rivoli=, presso Verona (_Atti R. Istituto Veneto_, VI serie, tom. III, -tav. 24, 3). - -=Bologna=, da varî sepolcreti (ved. GOZZADINI in _Monumenti antichi_, -II, pag. 170-173). - -=Castelvetro= (Modenese; _Annali_, 1882, pag. 68). - -=Marzabotto= (GOZZADINI, _Ulteriori scoperte_, tav. II). - -=Tolentino= (_Annali_, 1880, pag 241; 1881, pag. 219). - -=Vulci= (_Annali_, 1884, pag. 267). - -=Allifae= (Sannio; _Annali_, 1884, pag. 267). - -=Cuma=, presso Napoli (_Annali_, 1880, tav. IV, 3; cfr. _Verhandlung -berl. Gesell._ XIX, pag. 558). - -=Nocera= (MINERVINI, _Bullett. Napolit._, 1857, tav. III). - -Altri esemplari di minor conto a Fraore (Parmigiano), Orvieto, Rugge -presso Lecce, Taranto; cfr. TRÖLTSCH, _Fundstatistik der vorrömischen -Metallzeit_, e GHIRARDINI, op. e loc. cit.. - -II. =SVIZZERA=: - -=Grauholz= (Cantone di Berna; ved. BONSTETTEN, _Recueil d'antiq. -suisses, Supplem._, I, tav. XV). - -III. =AUSTRIA-UNGHERIA=: - -=Byciskala=, presso Blansko (Moravia; ved. MUCH, _Atlas_, tav. LXXV). - -=Hallstatt= (Bassa Austria; ved. TRÖLTSCH, cit., pag. 60; SACKEN, -_Grabfeld v. Hallstatt_, tav. XXII). - -=Kurd= (centro di Tolna in Ungheria; _Ungarische Revue_, 1886, pag. -316; _Mittheilungen_ di Vienna, 1886, pag. 48). - -=Frögg= (Carniola; ved. MUCH, _Atlas_, tav. L, 4). - -=Santa Lucia=, presso Tolmino (Istria; ved. MARCHESETTI, _Scavi nella -necropoli di Santa Lucia_, 1893, tav. II). - -=Moritzing= (Tirolo; ved. TRÖLTSCH, _Fundstatistik_, pag. 60). - -=Aquileia= (Istria; =San Daniele= (ibidem) in _Mittheilungen_ di -Vienna, 1886, pag. 49; =Vermo= (ibidem) nelle stesse _Mittheilungen_ e -nelle _Verhandlungen der berl. Gesellschaft_, XIX, pag. 547). - -IV. =GERMANIA=: - -=Panstorf=, presso Lubecca (Meclemburgo; ved. _Congrés de Pesth._, pag. -689). - -=Meyenburg= (Brandeburgo; ved. in _Verhandl. der berl. Ges._, VI, pag. -162). - -=Suttum=, presso Verden (Annover; ved. LINDENSCHMIT, _Alterthümer_, II, -3, 5, 8; _Annali_, 1880, pag. 243). - -=Nienburg= (Annover; _Verhandl._ cit., VI, pag. 141). - -=Mayence= (LINDENSCHMIT, op. cit., II, 3, 5, 7). - -=Doerth= (Prussia Renana; in _Dictionnaire de la Gaule_, art. =Doerth=). - -=Belleremise= (presso Ludwigsburg nel Wurtemberg; v. TRÖLTSCH, -_Fundstatistik_, pag. 60). - -=Hundersingen= nel Wurtemberg (ved. TRÖLTSCH, op. cit.). - -=Klein-Aspergle= (presso Ludwigsburg nel Wurtemb.; v. TRÖLTSCH, ibid.; -LINDENSCHMIT, op. cit., III, 12, 4, 3). - -=Uffing= (Baviera; ved. TRÖLTSCH, op. cit., pag. 61). - -=Fridolfing= (Baviera; ved. TRÖLTSCH, op. cit., pag 61). - -V. =BELGIO E OLANDA=: - -=Eggenbilsen= (Tongres; ved. in _Revue archéolog._, 1873, tav. XII, 4). - -VI. =FRANCIA=: - -=Monceau-Laurent= (Magny-Lambert; Costa d'Oro; ved. in _Archéol. celt. -et gaul._, 2ª ediz., pag. 304). - -=Gommeville= (Costa d'Oro; ved. in _Archéol._ citata). - -=Reuilly=, presso Orleans (Loiret; ved. BOUCHER DE MOLANDON e A. DE -BEAUCORPS, _Le tumulus de Reuilly-Orléans_, 1887). - -=Chaunoy= (Comune di Subdroys Cher; ved. O. ROGER e H. PONROY, _Ciste -en bronze découverte en 1889 a Channoy_, Bourges, 1890). - -=Dames= (Comune di Saint-Éloy de Gy, presso Bourges, Cher; ved. op. -cit. di Roger e Ponroy, pag. 10). - -II. — SITULE ISTORIATE. - -Le principali situle poste fra loro a confronto dallo ZANNONI -(_Scavi della Certosa_, Bologna, 1876), dal REINACH (_Les Celtes -dans les vallées du Pô et du Danube_, Parigi, 1894), e dallo HOERNES -(_Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa von den Anfängen bis zum -500 vor Chr._ Vienna, 1898) sono le seguenti in ordine di tempo del -loro ritrovamento: - -=Klein-Glein= (Stiria, 1844 (?); ved. _Matériaux_, XVIII, p. 307, fig. -182; MUCH, _Atlas_, XLII, fig. 2 e 3). - -=Matreï= (Tirolo, 1845; ved. _Revue Archéolog._, 1883, II, tav. XXIII -3; MUCH, _Atlas d. Centralcom._, tav. XIV, n. 127, fig. 4). - -=Trezzo= (Milanese, 1846; ved. CAIMI, _Bullett. d. Consulta archeol. di -Milano_, 1877). - -=Hallstatt= (Norico, 1866; ved. SACKEN, _Hallstatt_, tav. XXI, 1, p. -96). - -=Sesto Calende= (Milanese, 1867; ved. _Rev. arch._, 1867, II, tav. XXI, -8). - -=Moritzing= (Tirolo, 1868; ved. _Mon. dell'Inst._, 1874, vol. X, tav. -VI; _Annali_, 1874, pag. 164; MUCH, op. cit., tav. LXVIII, 155; cfr. -_Mittheil_. di Vienna, 1891, p. 84; HOERNES, op. cit., tav. XXXIV; cfr. -FR. R. WIESER, _Die Bronze-Gefässe von Moritzing_. Insbruch, 1891). - -=La Certosa= (Bologna, 1876; ved. ZANNONI, _Scavi_, tav. XXXV; MARTHA, -_L'art étrusque_, fig. 84, 85; _Mittheil. de la Soc. d'Anthrop._, di -Vienna, XIII, tav. XXI; _Bull. Paletnol. ital._, VI, tav. VI, 8; cfr. -HOERNES, op. cit., tav. XXXII). - -=La Certosa= (Bologna, Cista Arnoaldi; rinvenuta contemporaneamente -alla grande cista =Benvenuti=, e alla cista più piccola =Capodaglio= -in Este, 1879-80. Per la cista Arnoaldi, ved. ZANNONI, _Scavi della -Certosa_, tav. XXXV; _Revue archéologique_, 1885, II, tav. XXV: -_Matériaux_, XIX. pag. 179. Per le situle di =Este=, ved. _Notizie -Scavi_, 1882, 1888, e il lavoro speciale del GHIRARDINI nei _Monumenti -antichi pubblicati per cura della R. Accademia dei Lincei_, vol. II, -1893 e vol. VII, 1897). - -=Watsch= (Carniola 1882; ved. TISCHLER, _Die Situla von Watsch in -Correspond. Blatt d. deutschen Gesellschaft für anthrop. Ethnolog. u. -Urgesch._, XII, 1882; cfr. ORSI, _La situla di Watsch_, Modena, 1883. -Gli altri lavori del DESCHMANN e dello HOCHSTETTER sono citati nel -mio studio sulla _lamina in bronzo lavorata a sbalzo proveniente da -Rovereto_, Venezia, _Nuovo Archivio Veneto_, XIV, parte Iª, pag. 6-7. -Cfr. HOERNES, op. cit., tav. XXXV). - -=Sanct-Marein= (Carniola, 1883; ved. _Rev. arch._, 1883, II, tav. -XXIII, 6; cfr. MUCH, _Atlas der Centralcomm._, tav. LIV, n. 127, fig. -6). - -=Caporetto= (Istria, 1886; ved. _Verhandl. berliner Gesellschaft für -Anthropolog._, XIX, pag. 548). - -=Kuffarn= (Stiria, 1891; ved. _Mittheilungen_ di Vienna, vol. XXI, pag. -68; _Anthropologie_, 1893, pag. 182; cfr. KARNER, HOERNES, SZOMBATHY, -_Über eine Bronzesitula bei Kuffarn in Niederösterreich_. Estratto -dalle _Mittheilungen_ citate). - - -=APPENDICE VI.= - -=La distribuzione dei periodi di civiltà nelle necropoli atestine.= - -(Ved. =tav. 20-25=). - -Il Ghirardini nel lavoro citato a pag. 66, nota 1 (_Notizie Scavi_, -1888) prende occasione dall'illustrazione della collezione Baratela di -Este, da lui descritta, per riprendere in esame tutto il lavoro del -Prosdocimi sull'argomento, e, aggiungendovi i fatti nuovi, venire a -conclusioni più chiare ed esaurienti. - -Riunendo il II e III periodo del Prosdocimi in un solo grande periodo, -il secondo propriamente detto _veneto_ o _atestino_, il Ghirardini -distingue tutta la civiltà atestina in tre grandi periodi principali: -1. l'_italico_; 2. il _veneto_; 3. il _gallico_ (opera citata, pag. -378-380). - -L'_italico_ è contrassegnato dalla civiltà di Villanova e dalle -necropoli bolognesi dei fondi Benacci e De Luca; non v'è scrittura, non -v'è metallotecnica sviluppata — la ceramica stessa è di forme alquanto -rudimentali. - -Il periodo _veneto_, il più importante, corrisponderebbe alla civiltà -italica, quale si presenta alla Certosa di Bologna; vi appare la -scrittura su stele, placchette, bastoni, oggetti, una scrittura dubbia, -euganea, che si riconosce appartenente all'epigrafia greco-italica -(ved. tav. 1-VI); si aggiunge un'altra novità, quella delle lamine -figurate, che si rannodano con l'arte greca orientale. È particolarità -del II periodo il tipo del vaso cinerario; all'urna di Villanova è -sostituita la situla riprodotta in terracotta e con graziosa curvatura -del vaso. - -Nella ceramica si ha l'imitazione dei fittili dal bronzo, con -decorazioni fatte per mezzo dell'imbullettatura, o applicazione sui -fittili di borchie di bronzo (ved. =tav. 25=), ad imitazione dei -bottoni a sbalzo dei vasi enei, e per mezzo della coloritura a zone -rosse e nere alternate (ved. MONTELIUS, _La civilisation primitive en -Italie_. Atlante, tav. 58). - -Questo periodo presenta anche progressi nella metallurgia, perchè la -suppellettile ornamentale è accresciuta per mezzo delle fibule e delle -armille, e inoltre si vedono cinturoni e situle figurate. - - -VII. — =La civiltà e l'arte nell'Agro Chiusino e a Corneto-Tarquinia.= - -Nuove analogie con questa condizione di civiltà delle primitive -popolazioni italiche ci richiamano ancora oltre Appennino, nella -regione fra l'Arno e il Tevere, dove stirpi italiche, e, secondo la -tradizione, propriamente le genti umbre, eransi stanziate numerose e -prosperanti. - -A Poggio Renzo, nell'agro di Chiusi, furono scoperte (1875) molte -tombe, dette dalla loro forma _tombe a pozzo_. Sono fossette o pozzi -allineati, scavati ad una profondità media d'un metro, e rivestiti -internamente di ciottoli a secco. Ciascun pozzo conteneva un ossuario -di bucchero o di argilla nera, ora liscio, ora ornato di disegni -geometrici, graffiti a punta di stilo, con una sola ansa, o meglio -mancanti d'una delle due anse per uno strano uso simbolico, osservato -in queste e in altre tombe italiche, di deporre i cinerari dopo aver -spezzato una delle anse. Gli ossuari lisci e rozzi sembrano proprî di -tombe più antiche. Dentro l'ossuario erano oggetti di bronzo, cioè -lastrine da ornamento (forse pettorali), fibule e catenelle, e lame -ricurve (rasoi o _novaculae_), il cui manico, pur di bronzo, è unito -alla lama per mezzo di bullette, e non è con quella saldato, come -invece incontrasi nelle tombe meno antiche. Non vi è oro nè argento, -non ambra nè avorio; non disegno di figure viventi sui vasi, salvo -in un solo caso, in cui sul coperchio di un ossuario sono rozzamente -abbozzati due uomini abbracciantisi. - -Corrispondono perfettamente a queste tombe a pozzo altre, che furono -scoperte intorno allo stesso tempo a Sarteano[26], borgo presso Chiusi, -con ossuarî identici, e con stoviglie accessorie di forma e di lavoro -primitivo, salvo alcune, che da frammenti apparivano lavorate al -tornio, colorate a striscie alterne, rosse e brunastre, come si vede -nella necropoli atestina ed albana, sull'acropoli di Atene e nell'isola -di Cipro. Insieme con l'ossuario erano rasoi col manico imbullettato, -fibule e catenelle. - -Altre tombe isolate e sparse nel territorio chiusino consistono d'un -semplice orcio di terra cotta, toscanamente detto _ziro_, talvolta -alto fino a due metri, deposto sotterra in buca[27]. Fra lo ziro e le -pareti della buca erano residui di rogo; dentro allo ziro le ceneri -del defunto, e frammistivi oggetti in maggior copia e di maggior -fattura di quelli delle tombe a pozzo; fusaiole d'argilla o pesi da -tessitore; rasoi col manico saldato alla lama, o con questa gittato -di un sol pezzo; armi di bronzo, anelli d'oro, d'argento, di ferro, -con pietre incise e scarabei; orecchini d'oro pallido (_elektron_). -Vi si trovarono anche vasi cinerarî di bucchero, o terra nera, in -forma di canòpo, cioè terminati da testa umana, che fa da coperchio, -o sormontati da qualche statuetta rozzamente modellata. Lo ziro era -coperto da lastra di pietra, sopra la quale stavano deposte stoviglie -accessorie; la bocca della buca era chiusa da una seconda lastra. - -Nuove tombe a pozzo vennero in luce recentemente negli scavi di -Corneto-Tarquinia degli anni 1881 e 1882, in numero di ben più che -trecento, delle quali però appena una terza parte erano intatte, le -altre già state manomesse. Esse tengono del tipo di Poggio-Renzo e di -Villanova, e delle arcaiche umbro-felsinee. Constano di pozzi rotondi, -scavati verticalmente nella roccia di calcare; il pozzo, a circa due -terzi di sua profondità, si restringe, ed ivi il masso è lavorato -in maniera da cingere il buco con un margine circolare, formando un -angusto pozzetto inferiore. Tali pozzi, che distano l'uno dall'altro -circa mezzo metro, variano in profondità da m. 1.25 a 2.50. Nel fondo -del pozzetto sta l'ossuario, la cui deposizione è di due modi: 1.º il -vaso sta collocato nel fondo del pozzetto; sull'ossuario è una lastra -di _nenfro_ (pietra forte di natura vulcanica di Toscana), che posa -sul margine circolare del restringimento, o pozzetto inferiore; 2.º -l'ossuario sta raccolto dentro una cassetta di nenfro, di forma ora -cilindrica ora quadrilunga, chiusa da coperchio concavo a foggia di -calotta; intorno alla cassetta stanno ceneri e materiali del rogo. -Questo modo sembra proprio delle tombe più ricche (ved. =Atl.= cit., -=tavole XII= e =XIII=). - -Gli ossuari nell'uno e nell'altro modo di deposizione hanno una forma -tipica costante, identica a quella degli ossuarî di Villanova, delle -tombe arcaiche felsinee, e di Poggio-Renzo, cioè di due tronchi -di cono congiunti per la base, che dànno forma panciuta al corpo -del vaso, restringendosi verso la bocca e al piede. Hanno una sola -ansa orizzontale, adattata alla parte più rigonfia. Sono di argilla -grossolana rossastra, lavorati a mano, generalmente di due o tre -zone di disegni geometrici, graffiti nella fresca argilla, o con -impressioni di cerchietti. Le ciotole che fanno da coperchio sono pure -ad un sol manico, ornate anch'esse di graffiti. Intorno all'ossuario -s'accolgono varie stoviglie accessorie; e dentro l'ossuario sono -oggetti d'ornamento, qualche fusaiola, fibule e catenelle. Queste tombe -nella parte superiore sono coperte e chiuse con terra ammassata; esse -sono tutte di cadaveri combusti; ma commescolati con le tombe a pozzo -si trovarono anche alcuni cadaveri umati, o in fossa, o deposti dentro -cassetta di nenfro. - -La suppellettile funebre di queste tombe, composta, al solito, di -fittili e di bronzi, in generale è scarsa; ma più abbondante e più -ricca s'incontra quella dell'ossuario in cassetta di nenfro. Nel valore -tecnico della suppellettile devesi distinguere la fattura grossolana -e rozza dei fittili dal lavoro bello e finito dei bronzi, dal che -potrebbesi argomentare che i fittili siano prodotti di un'industria -locale, i bronzi invece siano importati da fabbriche d'un popolo -più civile. I prodotti fittili sono gli ossuarî con le ciotole e le -stoviglie accessorie, alcune a barchetta, altre composte di due o tre -vasetti insieme riuniti da un sol manico, che talvolta ha rozza figura -umana. Non mancano le fusaiole; v'hanno di terra cotta dei candelabri a -foggia di tronco d'albero, con più rami, ma di rozza fattura; e, piccol -saggio di plastica, un animaletto quadrupede d'argilla. - -Notevoli sono parecchi esemplari d'ossuario a forma di capanna, -simili alle urne-capanne della necropoli laziale (ved. =Atl.= cit., -=tav. XIV=), con le travature del tetto in rilievo, le cui estremità -si incrociano, terminate a modo di becchetti, con linee ornamentali -graffite, o tracciate a color bianco; un esemplare di tali urne ha -traccia di decorazione a borchiette, sul tipo del secondo periodo -atestino. - -Di bronzo si hanno ossuarî della medesima forma di quelli d'argilla, -ed anche altri vasi. Sono di lamina battuta a martello, ripiegata per -sovrapposizione, non con saldatura ma con bullette, cioè con l'antica -tecnica detta σφυρήλατον, e con ornamentazione risultante di punti -e di linee lavorati a sbalzo (_au repoussé_). Di tal lavoro sono un -gran vassoio, sostenuto da specie di tripode, una tazza di bronzo con -manico, un vaso a foggia d'incensiere con catenelle, un cinturone, -o panciera a bottoni rilevati con linee serpeggianti e circoletti: -forse un ornamento militare. Abbondano fibule con dischi d'osso, -braccialetti, tubetti da infilare a formar monili; s'incontrano rasoi -lunati. Singolare è un animaletto di bronzo sostenuto da quattro ruote, -analogo ad altro di terra cotta rinvenuto nella suppellettile atestina. - -Fra gli arredi guerreschi notevoli sono parecchi elmi, alcuni a forma -del berretto sacerdotale romano (_apex_), e due sormontati da crista, -o cimiero ornato di bottoncini rilevati; spade di bronzo con elza -lavorata, o con lama di ferro e guaina di bronzo ornata coi soliti -disegni geometrici; morsi di cavallo, cuspidi e puntali di lancia. - -Non manca, ma è rarissimo l'oro; dischetti di bronzo coperti di lamina -d'oro si trovarono in una tomba con l'ossuario in cassetta di nenfro, -ricca assai di ornamenti muliebri, ed ancòra in altra tomba, ma di -cadavere umato, dove giaceva uno scheletrino, e che designasi col nome -di tomba della bambina; in questa si trovarono pure dischetti d'ambra. - -Importazioni di prodotti da lontani paesi, per via del commercio, oltre -che dell'ambra, sono provate da alcuni idoletti egizî di smalto verde, -con un foro da appenderli al collo a modo di amuleto, da scarabei di -smalto con geroglifici, e da conchiglie del genere _cypraea isabella_, -propria dei mari orientali[28]. - - -VIII. — =Conclusione sulla civiltà e sull'arte umbro-felsinea, e prisca -latina.= - -Nelle stazioni sopra descritte si deve cercare il legame fra le -civiltà preistorica e storica, essendovi analogie talora rilevanti -fra le prime e le seconde forme di tombe e di ornamenti. I nuclei -italici più antichi sarebbero rappresentati da Umbri, Osci, Latini, -Sabelli, Sanniti, Marsi e altri popoli finitimi. — Se alcuni pretendono -di far risalire ai Pelasgi la proprietà delle tombe di Villanova, -per un trattato elementare, che non può contenere una discussione -particolareggiata sull'argomento, è preferibile, finchè la questione -è _adhuc sub iudice_, di chiamare questa civiltà ed arte complessiva, -precedente a quella propriamente etrusca, civiltà ed arte prisca -italica, non escludendo che gli Umbri, ultimi a raccogliere il -patrimonio dei predecessori italici, si trovarono a contatto con gli -Etruschi, che alla fine li soggiogarono. - -Ora le analogie delle scoperte archeologiche al di qua e al di là -dell'Appennino sembrano accennare a popoli di un medesimo grado di -civiltà, i quali, nelle manifestazioni dei loro usi e nei prodotti -delle loro industrie, fatta ragione delle variazioni locali, dimostrano -una fondamentale affinità d'origine, cioè risalgono a un popolo italico -primitivo, umbro nella regione felsinea e toscana, prisco latino -nei dintorni di Roma e di Alba. Le affinità dei loro usi, della loro -condizione di vita hanno la medesima ragione delle affinità delle loro -lingue, umbra e latina, cioè la comune loro origine. - -Appunto per questa comunanza d'origine certe affinità si estendono più -largamente, cioè agli strati più antichi della necropoli atestina, -e anche a località transalpine, dove furono popolazioni di stirpe -indo-europea, con quel comun fondo di civiltà che le ricerche -etnologiche e linguistiche mostrano proprio di quella stirpe. - - -IX. — =Civiltà ed arte etrusca alla Certosa e a Marzabotto.= - -(Ved. =tav. 26-29=). - -La dominazione umbra, estesasi al di qua e al di là dell'Appennino, -viene combattuta e cacciata dentro più brevi confini dagli Etruschi, -che nella valle dell'Arno e in quella del Po posero le loro sedi: e la -dominazione etrusca a sua volta poi viene nella valle Padana distrutta -dall'invasione dei Celti, che, stendendosi più giù fra l'Appennino e -l'Adriatico, restringono dentro termini ancor più brevi l'occupazione -degli Umbri, già tanto oppressi dagli Etruschi. - -Del passaggio d'una in altra e della successione di queste dominazioni, -chiare ed abbondanti traccie si conservarono nel territorio felsineo, -e particolarmente alla Certosa di Bologna e nel vicino borgo di -Marzabotto. - -1. =Antichità della Certosa. — =Nella Certosa, sontuoso cimitero -monumentale di Bologna moderna, a datare dall'anno 1869, incominciò una -serie di scavi e di scoperte importantissime, che, sotto il terreno -delle tombe moderne, svelarono l'esistenza d'una vasta necropoli -antica. - -Gli scavi alla Certosa e in terreni contermini, sapientemente condotti -sotto la direzione del ch. ing. A. Zannoni, e i numerosi oggetti -raccolti e da lui stesso illustrati, hanno sparso nuova luce non -solo sulla storia antichissima di questa regione, sul passaggio della -dominazione umbra all'etrusca, quando la città di Felsina era a capo -della federazione padana, ma ancòra nel successivo passaggio della -dominazione etrusca alla celtica, e di questa alla romana. - -Le tombe della necropoli etrusca della Certosa sommano a ben -quattrocento, e si distinguono in quattro gruppi principali, che -sembrano disposti intorno ad una via suburbana, che dipartivasi da -una porta della città. Le tombe contengono o cadaveri umati, o resti -di cadaveri combusti; sono di semplice fossa rettangolare, o di -fosse rivestite di ciottoli a secco, od anche di pozzi circolari pur -rivestiti di ciottoli, o infine di fosse, che dovevan contenere una -cassa di legno, come sembra provato da chiodi di ferro rinvenutivi. -Ammonticchiati sopra le fosse erano ciottoli a strati orizzontali; -molte poi avevano per segno esterno o grandi ciottoli di forma -ovoidale, ovvero stele di pietra calcare a forma ovoidale, od anche a -ferro di cavallo, alcune liscie, ed altre ornate di figure a rilievo, -con rappresentazioni funebri. Probabilmente queste stele portavano -dipinto anche il nome del defunto. Predomina il rito dell'umazione, -essendo le tombe di scheletri incombusti in numero assai maggiore -di quelle con residui combusti. Gli scheletri giacevano supini, coi -piedi a levante, avendo a sinistra la suppellettile funebre; i residui -della cremazione, raccolti in ossuarî fittili, in ciste o in situle di -bronzo, giacevano deposti dentro la fossa, o pozzo con altre stoviglie -ed oggetti (ved. =tav. 26=, 2). - - [Illustrazione: =Scavi della Certosa di Bologna.= - - =(Periodo etrusco).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 101). - - =Tavola 26.= - - N. 1, parte della Certosa durante gli scavi. — 2, 4, 10, 11, - tombe. — 3, chiodo votivo di ferro. — 5-9, stele in pietra di - varia forma e grandezza.] - -L'abbondantissima suppellettile funeraria della Certosa si rivela -innanzitutto come prodotto d'una industria e d'un'arte locale -o nazionale, poi vi si aggiungono prodotti importati da un'arte -forestiera, e infine appaiono i prodotti d'una fusione delle due -attività, nazionale ed estera. In questi prodotti è rappresentata -l'attività dell'etrusca Felsina per lo spazio di un secolo e mezzo. - -La plastica è ancor bambina, ma perciò non meno importante. Vi sono -stele sormontanti molte tombe, o in forma di grossa sfera posante su -base parallelepipeda, i cui angoli sono ornati di teste d'ariete (ved. -=tav. 26= e =28=), o di grosse lastre di forma lenticulare o circolare, -istoriate a bassorilievo con figure a zone sovrapposte, talora su una, -talaltra su due faccie della lastra, offrendo rappresentazioni utili -non solo per lo stile dell'arte, ma ancòra per il contenuto della -rappresentazione stessa, che ci fa conoscere credenze e idee degli -Etruschi sulle condizioni dei defunti nella vita futura. Mostrano -queste stele uno stile arcaico, con figure di proporzioni tozze e con -rigidi atteggiamenti. Fu raccolta in una di queste tombe la situla di -bronzo istoriata, che, secondo il ch. prof. Brizio, si deve collocare -tra gli oggetti metallotecnici degli Umbri[29]. - -Fra i molti bronzi primeggiano una cista cilindrica con ornati -di fogliami ed ovoli graffiti, posante su tre peducci di figure -animalesche; alcuni candelabri d'alto fusto sormontati da figure -o di donna, o d'arciero, o di discobolo; vari specchi a forma di -disco, ma nessuno ornato di rappresentazioni figurate. Si aggiungano -a completare la ricca suppellettile funebre molte fibule, orecchini, -anelli d'oro; unguentarî d'alabastro, di vetro smaltato, orientali; -molti pezzi informi di bronzo (_aes rude_), o impressi con segni (_aes -signatum_)[30]. - -Nei fittili v'ha una copiosa serie di vasi di varie forme, senza -ornamenti, d'argilla grigia o brunastra, raramente scritti, prodotti -di fabbriche locali. Una serie pur abbondante v'ha di vasi greci -dipinti a figure nere in campo rosso, a figure rosse in campo nero, con -rappresentazioni mitiche, eroiche, familiari[31]. - -2. =Antichità di Marzabotto. — =Altri monumenti etruschi d'un periodo -di tempo e di civiltà in parte prossimo a quello della Certosa sono -a Marzabotto, borgata poco lungi da Bologna, presso il corso del -Reno, sulla via che per gli Appennini conduce a Pistoia. Ivi, a -cominciare dall'anno 1865, si scoprirono molte tombe, ricche di bella -suppellettile, sebbene già anticamente frugate e manomesse[32]. - - [Illustrazione: =Scavi di Marzabotto= (Provincia di Bologna) - - =(Periodo etrusco).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, tav. 107). - - =Tavola 27.= - - N. 1, parte della città antica, via principale e quattro vie - secondarie con le fondamenta delle case adiacenti. — 2, 4-7, - tegole e frammenti di tegole di varia forma in terra cotta. — - 3, capitello di colonnetta in terra cotta, con ornamenti. — 8, - tubo in terra cotta. — 9-10, antefisse in terra cotta. — 11, - forno da vasaio. — 12, spaccato di un muro con tubi d'argilla. - — 13, pezzi di pietra calcare. — 14-15, piano e spaccato del - tempio dell'acropoli nella città, e ruderi del medesimo. — 16, - _Puteal_ ornato di terra cotta, che circonda l'apertura di un - pozzo.] - -Le tombe sono di varie forme: - -1.º Pozzi sepolcrali, scavati perpendicolarmente, di varia profondità, -rivestiti di ciottoli a secco, salvo il fondo, che è scavato nel -terreno (ved. =Atl.= cit., =tav. XV=); sono analoghi, quantunque -maggiori, ai pozzi sepolcrali di Villanova, con gli scheletri ritti o -rattrappiti, sopra i quali stavano ammucchiati ciottoli, e, insieme a -tutto questo, vasi d'argilla e di bronzo, grandi urne fittili, poste -nel fondo, oggetti di bronzo, cocci di vasi e di tegole, quantità -d'ossa di animali. - -2.º Tombe a cassa quadrilunga di quattro o di sei lastre di tufo -calcare, sormontate e chiuse da lastre piane, o a doppio piovente, -come una casa, o con due massi sovrapposti e di grandezza decrescente, -formanti base di due gradini ad un sasso sferico, ad un tronco di -colonna, o ad una stele con membrature architettoniche e anche con -rilievi, certamente appartenenti a persone ricche. Questi erano segni -esteriori per indicazione della tomba; dentro erano scheletri, o dolî -fittili con ossa combuste. - -A nessuno sarà sfuggito lo sviluppo architettonico e l'arte progredita -di Marzabotto. I monumenti sepolcrali hanno basi, cimase, listelli, -veri elementi architettonici; antefisse di terra cotta figurate, ed -embrici dipinte a meandri, scacchi, palmette (ved. =tav. 27=). - -Oltre le dette antefisse con volti umani, si ha una base di stele con -testa di montone a ciascuno dei quattro angoli, ed un'intera stele -con ornato di palmette e con bassorilievo di figura di donna veduta di -profilo, vestita di lunga tunica, in atto di far libazione; forse il -ritratto della defunta con tutti i caratteri dell'arte arcaica (ved. -=tav. 28=). - - [Illustrazione: =Scavi di Marzabotto= (Provincia di Bologna). - - =(Periodo etrusco).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, n. 108). - - =Tavola 28.= - - N. 1-2, spaccati di pozzi circolari, rivestiti di ciottoli - a secco, con base conica nel tufo, senza rivestimento. — 3, - sommità di una stele marmorea, in forma di pigna di marmo. - — 4, id. con base quadrata ornata di bassirilievi figurati - (teste di arieti). — 5, stele piatta in pietra con figura - umana in bassorilievo. — 6, fascia ornamentale della pigna n. - 3. — 7-10, tomba in pietra di varia forma e grandezza, i nn. 7 - e 9 in forma di casa.] - -Fra i prodotti dell'arte ceramica s'incontrano ancòra le fusaiole, -o quei cilindretti a doppia testa ricordati nelle terramare e in -Villanova; ma vengono a mancare i vasi rozzi ad ornamentazione -geometrica, per essere sostituiti da vasi di tipo greco, figurati -e dipinti. Singolarmente importante è un frammento di vaso con la -scritta..... κρυλιον ἐποίες...., in caratteri arcaici; l'inscrizione -fu dal Boeckh completata col nome di Κακρύλιον, figulinaio e pittore, -ricordato in vasi etruschi, e vivente nella prima metà del V secolo av. -C.[33]. - -Fra i bronzi abbondano le fibule, molte dei tipi medesimi di Villanova, -molte altre di forme più eleganti. In buon numero vi sono aghi crinali, -anelli, ciondoli, stili da scrivere, chiavi. S'incontrano pure specchi -di bronzo a forma di disco manubriato, i quali però, come quelli già -ricordati della Certosa, non hanno sulla lamina speculare nessuna -figura incisa, ma sono lisci, con qualche fregio ornamentale solo nel -contorno estremo. Notevoli alcune situle o secchielli, e alcune ciste -a cordoni, del tipo già ricordato nelle tombe umbro-felsinee, cioè -cofanetti o scatole cilindriche di lamina di bronzo col corpo segnato -da più striscie o cordoni rilevati, oggetti che, dopo essere stati -forse cofanetti di toletta, vennero usati per raccogliere le ceneri dei -defunti. - -Di tali ciste molti esemplari si trovarono nei dintorni di Felsina, in -varie e opposte regioni d'Italia, presso il Lago Maggiore, a Belluno, -ad Este, nel Modenese, nel Parmense, a Tolentino, a Cuma, a Nocera -ed anche oltre le Alpi in Austria, Francia e Belgio. Da archeologi -italiani, quali il Cavedoni, Conestabile, Gozzadini, le ciste a -cordoni furono considerate come proprî prodotti di fabbriche etrusche -circumpadane. Archeologi stranieri, quali Genthe, Lindenschmit, Wirchow -le fanno opere etrusche in genere. Alcuni altri le riconoscono come -prodotti di origine e d'importazione celtica. Contro queste opinioni, -lo Helbig suppone le ciste, e con esse anche altri bronzi arcaici, -opera invece della metallotecnica greca, delle colonie calcidesi -stanziate in Campania, opere che per il commercio si diffusero in -Italia ed in Europa; fondandosi per questo sul ritrovamento di una -cista e di altri bronzi arcaici in una tomba greca di Cuma. Da siffatte -ciste primitive poi, secondo il Conze, sarebbesi sviluppato il tipo -delle ben note ciste prenestine, di cui parleremo[34]. - -Molte statuette di divinità, forse di Dei Lari, si rinvennero a -Marzabotto fin dall'anno 1839, di stile arcaico, tanto negli occhi -sporgenti, nel tipico sorriso delle labbra, nei piedi interi e rigidi -al suolo, quanto nelle pieghe degli abiti diritte e parallele fra loro. - -Ma non mancano oggetti artistici di stile non arcaico, come, p. es., -una piccola testa di bue; un piccolo gruppo di guerriero con donna, -vestita di lunga tunica e di peplo (forse Marte e Venere), bellissimo -per la composizione, per l'atteggiamento, per la trattazione del nudo e -per una certa dolce espressione dei volti. Imitazione dal vero appare -in una figuretta ignuda d'un Etiope, che reca sulla spalla sinistra -un'anfora (ved. =tav. 29=, 6-9); bella modellazione in una piccola -gamba, forse un dono votivo, ben proporzionata e riuscita nelle sue -parti. - -Non parliamo poi di ornamenti di metallo prezioso, fibule d'oro e -d'argento, oggetti d'oro laminato e lavorato a filigrana, fra cui una -collana di sedici grani d'oro, e un paio di pendagli d'oro a fogliette -e fiorellini, di finissima lavorazione; nonchè molti anelli lisci o -con pietre incastonate. Si aggiungano i soliti pezzi d'ambra lavorati a -figurette, paste di vetro colorate, conterie, ecc.; segno del commercio -attivo anche con l'estero. - - [Illustrazione: =Scavi di Marzabotto= (Provincia di Bologna). - - =(Periodo etrusco).= - - (Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 110). - - =Tavola 29.= - - N. 1, statuetta virile in piombo. — 2, id. in bronzo. — 3, - placchetta in bronzo a rilievo (Ercole che combatte Cycnos). - — 4-5, statuette femminili in bronzo. — 6-7, gruppo di due - statuette (verosimilmente Marte e Venere). — 8, particolare - della testa galeata dei nn. 6 e 7. — 9, statuetta in bronzo - rappresentante un etiope nudo, portatore d'anfora.] - - -X. — =Osservazioni generali intorno allo stile italico.= - -Se i monumenti della Certosa, insieme con quelli di Marzabotto, sono -indubbiamente etruschi, essi rivelano però una civiltà meno ricca -e meno sviluppata di quella dell'Etruria propria, o, a dire più -esattamente, una civiltà che non potè conseguire lo sviluppo suo pieno -come nell'Etruria al di là dell'Appennino, per esser stata arrestata -o tronca a mezzo dall'invasione e dal dominio gallico; questo fatto, -e insieme con esso certi altri elementi, quali i vasi dipinti e i -caratteri del loro stile, sono argomento a determinare che i monumenti -etrusco-felsinei possono avanzarsi fino al V e al principio del IV -secolo av. C.. Questi monumenti, e specialmente le stele e i bronzi, -sono le testimonianze dell'antichissima arte etrusca, o meglio -dicasi arte italica, in quanto che gli Etruschi meglio che sviluppare -un'indole propria, forse presero ad esercitare un'industria ed un'arte -già in svolgimento presso i popoli italici, in mezzo ai quali poi si -stabilirono; arte ch'essi più tardi portarono a matura perfezione, ma -non per isvolgimento di proprie ed intime forze, bensì per effetto di -straniere influenze, e più propriamente di influenze greche. - -I più antichi gradi di sviluppo di quest'industria italica, da cui -l'arte poi nasce, si possono seguire con lo studio degli oggetti delle -terremare per l'età del bronzo; con quello dei primi strati delle -necropoli umbro-felsinee, laziali ed euganee, nelle tombe di Poggio -Renzo, Sarteano e Villanova, e con lo studio delle arcaiche Cornetane -per la più antica età del ferro; infine con quello della Certosa e -di Marzabotto per l'età che deve dirsi propriamente storica; onde -è in questi punti che il nesso fra l'età preistorica e la storica -classica può essere cercato e studiato. Nè a questo punto s'arrestano -i documenti dell'antichissima storia della regione felsinea, giacchè -ai monumenti della civiltà etrusca seguono le tombe dei Galli Boi, che -in quella regione posero loro stanza, ed infine, come conclusione dei -rivolgimenti etnici e storici di questa parte d'Italia nell'evo antico, -sopra si stendono le reliquie della dominazione romana. - -In quegli antichi monumenti, che finora siamo venuti descrivendo, si -possono studiare i rudimenti dell'arte, cioè i principî del disegno e -i primi inizî dello stile. Parlando delle terremare, s'è detto che i -vasi portano i primi indizî di disegno con linee graffite o impresse; -poi più volte si è ricordata la ornamentazione geometrica degli -oggetti delle arcaiche necropoli, in cui quei primitivi segni grafici -si compongono in un sistema decorativo regolare, con combinazioni di -linee, di punti, di circoli, di meandri, di croci gammate, di spirali, -ossia di elementi geometrici, a cui si frammescolano figure di uccelli -acquatici e di serpentelli. Questi elementi ornamentali non sono -proprî soltanto dei fittili e dei bronzi italici; essi corrispondono -all'ornamentazione di vasi antichissimi greci trovati a Melos, Thera, -Camiros, Atene, Micene, i quali si ascrivono ad un primitivo periodo -greco, anteriore a quello dell'industria che già sente l'influenza -dell'arte orientale (ved. =vol. I, pag. 13=); e si riscontrano anche -in oggetti del centro d'Europa, trovati nella Stiria, nella Carinzia, -nella Boemia, e più a settentrione fino nella Scandinavia. Ora questa -conformità, ed anzi comunione di sistema di elementi geometrici -decorativi è lo sviluppo d'un principio originario comune a varî popoli -di una medesima stirpe; è il primo germe del disegno già posseduto -dalle stirpi indo-europee od arie. - -I popoli presso i quali quelle analogie e conformità s'incontrano sono -geograficamente disgiunti, ma etnograficamente affini ed uniti; come -essi hanno in comune gli elementi costitutivi della lingua, delle -istituzioni sociali, così hanno pure in comune gli elementi e gli -intuiti dell'arte, o almeno il sentimento artistico. Gli studi intorno -alla civiltà ariana a cui appartiene il gruppo italo-greco, nel tempo -che, per immigrazione, dall'Oriente diramaronsi nell'Europa, portano -a stabilire che già fossero conosciute le arti tessili, l'industria -ceramica e la fusoria dei metalli. Sarebbe appunto nelle arti tessili -da cercare la prima manifestazione del disegno, la prima applicazione -d'un concetto ornamentale, che poi si trasportò alla ceramica ed -alla metallotecnica, producendo quello stile, che dal Conze è detto -tessile-empestico[35]. Si concluderebbe adunque che di quelle analogie -delle prime forme ornamentali, ossia degli elementi dell'arte, così -largamente diffuse in Europa, la spiegazione sia nella comune origine -dei popoli arii, e nel propagamento di una loro primitiva coltura -industriale ed artistica identica nel concetto e nella forma. I -monumenti in cui si addimostra l'arte in questo periodo potrebbero -chiamarsi arii, o con più comune denominazione pelasgici, se si vuole -determinare più propriamente i monumenti simili di Grecia e d'Italia, -da attribuire a quel popolo pelasgico, che la tradizione mostra -diffuso nell'una e nell'altra penisola, e che probabilmente è un nome -complessivo dato alle immigrazioni italo-greche. - -Vi sarebbe adunque un periodo primitivo, rudimentale dell'arte italica, -che si stende nell'età del bronzo e che è, se vuolsi cercare una -determinazione cronologica, anteriore forse all'XI secolo av. C.; al -quale periodo succede poi quello di un'arte di maggiore sviluppo, -quando il disegno di semplice decorazione geometrica dà luogo alle -forme vegetali, animali ed umane, con mescolanza di elementi e -d'influenze orientali; in questo periodo appunto sorgono gli albori -dell'arte etrusca. - -Si avrebbero così nell'arte italica, come nella greca, due distinti -periodi: - -I. — Il periodo dell'arte italica primitiva, derivata dallo sviluppo -di concetti comuni a popoli di stirpe aria, che può dirsi periodo di -arte pelasgica, cioè, secondo il Conestabile, di arte preetrusca. Lo -stile tessile-empestico di questo periodo si estese in Italia e in -altre parti dell'Europa, ma, mentre in Italia scompare nel successivo -sviluppo dell'arte, nelle regioni europee settentrionali, chiuse in sè -e lungi da contatti coi popoli civili, si continuò fino ai tempi del -cristianesimo. - -II. — Il periodo dello stile orientalizzante, che alla semplice -decorazione geometrica sostituisce un'ornamentazione di tipo asiatico, -con elementi vegetali, figure animali di lioni, pantere, sfingi. È -questo lo stile che si manifesta per influenza dei commerci orientali, -per importazione di prodotti assiri, egizî, specialmente mediante il -commercio dei Fenici; questo stile orientalizzante nell'epica greca -serve di base alla descrizione di oggetti d'arte figurata; ed è il -periodo iniziale dell'arte etrusca. - -In questa distinzione di due periodi sembra non cader dubbio; ma invece -s'incontra dissenso d'opinioni nella spiegazione del primo periodo. - -Che i popoli di stirpe aria al tempo di loro immigrazione verso -occidente possedessero in comune le arti tessili e la fusoria, e con -esse i primi elementi di disegno, non tutti riconoscono[36]. Quel -primo periodo, determinato dallo stile tessile-empestico, è bensì -proprio degli Italo-greci, ma anch'esso presenta accenni d'importazione -orientale[37] nei prodotti delle industrie asiatiche; in Italia -vedesi predominare in oggetti raccolti con altri oggetti propriamente -orientali, conchiglie come la _cypraea isabella_ del Mar Indico, e -scarabei incisi. Si vorrebbe adunque concludere da qualche dotto che -i due primi periodi siano tutti d'origine orientale; mentre altri, -abbandonando il concetto di uno stile delle stirpi indo-europee, -ravviserebbero nel tessile empestico la maniera d'ogni gente nel primo -stadio d'uno sviluppo artistico, specialmente in Europa, nella gran -massa della popolazione indoeuropea[38]. - -A questo primo periodo succede il secondo, che concordemente è -riconosciuto d'influenza orientale. - -In ogni modo, qualunque sia la pertinenza etnografica del primo periodo -artistico dei popoli italici, siccome l'arte si svolge spesso intorno -ai sepolcri ed ai riti relativi di umazione e di cremazione, studieremo -brevemente qualche particolare intorno a questo argomento del rito -funebre. - -Nell'età della pietra fu usata dai cavernicoli la sola umazione dei -cadaveri; ma, al passaggio nell'età del bronzo, subentrò e si fece -generale l'uso della cremazione durante anche l'età del ferro, che già -si rivela presso gli abitanti delle palafitte e delle terremare del -Veronese, del Mantovano, del Modenese e del Bolognese. - -Le tombe quivi consistono di rozzi vasi di terracotta, disposti -a fianco gli uni degli altri, con entro ceneri ed ossa combuste. -Contemporaneamente, però, durano in altre tombe traccie di umazione. -Si deve dunque supporre che le popolazioni immigrate dall'Oriente in -Europa, e quindi con esse quelle genti italiche che prime vennero dal -Nord ad occupare la penisola, avessero il rito della cremazione in -comune con quelle genti affini, di stirpe aria, che stettero nell'Asia -ed occuparono la penisola dell'Indostan, cioè gli Arii-indiani, ai -quali l'incenerimento fu sempre il modo preferito di sepoltura; modo -naturale per pastori erranti e guerrieri conquistatori, ai quali era -così permesso di portar seco le reliquie dei padri. E di questo darebbe -conferma la linguistica[39]. - -Il rito della cremazione è, del resto, quasi esclusivo nelle tombe -laziali, nelle arcaiche felsinee (dei predî Benacci), nelle euganee, in -quelle di Villanova, nelle tombe a pozzo di Poggio-Renzo, di Sarteano, -di Corneto-Tarquinia, nei quali luoghi tutti, se pur s'incontrano -cadaveri umati, essi sono in minima e veramente insignificante -proporzione in rispetto a quelli combusti[40]. - -Nella più avanzata età del ferro, invece, che è l'età etrusca, -i due riti si trovano coesistenti e usati promiscuamente, ma -forse con qualche prevalenza dell'umazione, almeno per le tombe -etrusche-felsinee, dove due terzi dei sepolcri contengono scheletri, -ed un terzo residui combusti. Questa commescolanza di riti vedesi anche -nelle tombe dell'Etruria propria nei periodi seguenti. - -Mentre, però, le scoperte mostrano il rito della cremazione come -proprio dei più antichi stanziamenti italici, la tradizione mostrerebbe -invece che, almeno nel Lazio e in Roma, l'uso primitivo fosse -dell'umazione, a cui solo posteriormente seguì, facendosi generale, -quello della cremazione[41]. - -Virgilio accenna adunque all'esistenza d'un periodo di sistema misto, -il quale appare anche dalla tradizione dei primi tempi di Roma. Secondo -Plutarco, il re Numa fu sotterrato presso il Gianicolo, avendo egli -stesso proibito d'essere arso; e questo implica che già allora, nel -primo cinquantennio di Roma, la cremazione fosse in uso, secondo è -confermato anche dalla notizia di Plinio (_h. n._, XIV, 14), che lo -stesso re Numa avesse proibito lo spargere il vino sui roghi, e dalla -citazione della legge delle XII tavole (tab. X, _hominem mortuum in -urbe ne sepelito neve urito_), che ammette la contemporaneità dei due -riti. - -Siccome però le memorie della tradizione non risalgono al più lontano -periodo, ma arrivano all'età etrusca, che è il principio dell'età -storica, quando è in uso la promiscuità presentata da Virgilio, -e implicita nelle tradizioni riferite da Cicerone, da Plinio e da -Plutarco, non si può inferirne contraddizione fra questa tradizione -storica e le scoperte archeologiche, che, in questo modo, ci -dànno il rito antichissimo preesistente, la cremazione, a cui si -svolge collaterale, forse per distinzione di usi d'altre genti, la -umazione[42]. - -Ma, se lo studio dei prodotti delle industrie e degli oggetti, la -maggior parte del rito funebre, rinvenuti negli scavi, ci dà notizia -delle stirpi e dei costumi dei popoli preistorici del periodo arcaico, -però nulla ancòra ci dà l'indirizzo e l'intuito dell'arte di quel -periodo, o per lo meno del senso estetico nell'arte dei nostri -antenati. E per ciò è più profittevole lo studio delle costruzioni -architettoniche. Se non che questo ci implica in un'altra grossa -questione ancòra discussa, quella dei monumenti pelasgici, poichè con -questo nome si designano le costruzioni più antiche degli Italici, -quelle anteriori ad ogni influenza orientale. - -Monumenti designati col nome di pelasgici, o attribuiti ai Pelasgi, si -hanno ancòra in più luoghi d'Italia. - -Chi sono questi Pelasgi? In un luogo di Dionigi D'Alicarnasso (I, 13) -abbiamo conservata la tradizione di un antico storico greco, Ferecide, -secondo il quale i Pelasgi sarebbero genti venute di Grecia in Italia, -in quella parte estrema della penisola dov'era l'Enotria; e poi, in -altro passo (I, 28), troviamo la tradizione d'altro storico, Ellanico, -secondo il quale i Pelasgi dalla Tessaglia passarono in Epiro, e di -qui, attraversando l'Adriatico, approdarono a Spina, presso le foci -del Po, da dove poi si distesero verso il centro e verso il mezzodì -d'Italia, fin oltre il Tevere, nel territorio di Rieti; guerreggiarono -coi Siculi e cogli Umbri, e, fusi coi Tirreni, fondarono città, e -si dissero Pelasgi Tirreni. Tale è pur la tradizione di Plinio (_h. -n._, III, 8, cfr. anche Dionisio, I, 17). I Pelasgi, poi, per cause -soprannaturali, per ira divina (cioè per isconvolgimenti e fenomeni -tellurici), perirono, e scomparvero senza lasciar traccia di sè, senza -nemmeno lasciar col loro nome designata una regione alcuna. - -Questi popoli, ai quali vorrebbesi connettere le colonie di Evandro -Arcade e di Ercole Argivo, stanziate dove poi fu Roma, apparirebbero, -secondo la tradizione, ampiamente distesi in Italia intorno al XV -secolo av. C. Ma questo popolo che, dopo esser stato tanto diffuso in -Italia, scompare al tutto, esistette realmente, ha esso un vero valore -storico? O piuttosto non è esso (come ormai si ammette per i Pelasgi di -Grecia), altro che una complessiva designazione data ai più antichi, ai -primi immigrati nella penisola italica? Essi sarebbero “gli antichi, -i vecchi„, secondo una delle meno improbabili etimologie dello stesso -nome greco Πελασγοί (cioè οί πάρος γεγαῶτες, _prisci_, da un tema che -è in παλαιός; etimologia che troverebbe riscontro in quella del nome -Greci, Γραϊκοί, da γεραιός, γραῖος, che pur direbbe “gli antichi„). -Questi Pelasgi sarebbero forse prodotti dalla supposizione d'un tal -popolo primitivo da parte dei primi storici e logografi, per spiegarsi -le molte affinità greco-italiche. - -I monumenti così detti Pelasgici sono gigantesche e rozze mura, -appartenenti a città scomparse, o fortificazioni, o recinti sacri -eretti sulle alture; costruzioni di grandi massi di pietre a poligoni -irregolari, senza lavoro di scalpello, connessi senza opera di cemento, -ma per sola sovrapposizione; opere di gigantesca semplicità e di -solidità portentosa, che trovano analogia in numerose costruzioni -di Grecia e delle isole, di luoghi dell'Asia Minore, e perfin della -Spagna, e che, appunto per conformità alle greche costruzioni, che -presentano quei caratteri di struttura, si denominano anche ciclopiche -(ved. =Atlante di arte greca=. Milano, Hoepli, =tav. I=). - -Sorgono esse in Italia nel paese degli Aborigeni e dei Casci, cioè -nella Sabina, nelle regioni degli Ernici e dei Volsci, avanzandosi -a settentrione fino a Cortona, e a mezzodì fino al paese dei Marsi, -alla Campania ed al Sannio. Esse sono opera degli Italici primitivi; -e assai probabilmente furono i luoghi di riunione, sia per il culto -della divinità sia per la difesa, che in comune avevano gli abitanti di -parecchi villaggi, o cantoni sparsi nel dintorno; erano le cittadelle -(_arces_), centro di riunione di genti sparse in singole stazioni -della regione circostante. Grandi vestigia di questi recinti si trovano -ancòra presso Rieti, sul Promontorio Circello, a Terracina, a Fondi, -a Setia, ad Atina dei Volsci, ad Arpino, dov'è una cinta murale di -acropoli con indizî di grossolane sagomature; ancor più grandi sono le -mura di Alatri negli Ernici, dove sono traccie di rozzi bassirilievi; -a Ferentino, che ha mura con due porte; a Signa, che pure ha porta con -stipiti inclinati sormontati da architrave monolitico (cfr. la porta -di Micene); a Cora, a Norba, a Tuscolo, ad Alba Fucense, a Spoleto, a -Cortona. Non mancano vestigia di tali mura in Sicilia, dove la favola -dice che Dedalo, venutovi fuggendo da Creta, fu architetto di opere -colossali[43]. - - -=APPENDICE VII.= - -=Della decorazione geometrica, degli altri motivi e delle varie -tecniche artistiche importate in Italia nel periodo proto-italico.= - -Si possono ridurre a tre le varie opinioni sull'origine della -decorazione geometrica e sulla sua diffusione in Italia nella civiltà -italica: - -1.ª La decorazione geometrica è un trovato proprio delle stirpi -ariane, che ne portarono i germi nella loro emigrazione in Europa, -e li svilupparono poi nelle rispettive sedi. La tesi è sostenuta dal -SEMPER nel suo lavoro _Der Stil_, dal CONZE nel suo _Zur Geschichte der -Anfänge griech. Kunst_, e dal CONESTABILE nella dissertazione: _Sopra -due dischi di bronzo antico italici del Museo di Perugia_, già altrove -citata. - -Quest'opinione è insostenibile, essendo la decorazione geometrica -estranea precisamente al periodo più arcaico della civiltà italica -indigena. - -2.ª La decorazione geometrica, sorta e sviluppatasi in Grecia, fu -poi di là trasportata in Italia. La tesi è rappresentata dal RAYET -(_Histoire de la céramique grecque_), dal LOESCHCKE e dal FURTWÄNGLER -(_Mykenische Vasen_), dal BÖHLAU (_Zur Ornamentik der Villanova -Periode_), nonchè recentemente dal COLLIGNON nella sua bella _Histoire -de la sculpture grecque_. Il MARTHA nella sua _Art etrusque_, e lo -stesso Böhlau citato cercano poi di dimostrare la diffusione in Italia -di questa decorazione greca, e ciò che noi riferiamo a tal genere di -decorazione possiamo estenderlo in genere a tutte le opere d'arte -del periodo italico, riconosciute come indigene. Quest'opinione, -però, per la decorazione geometrica non è accettata dal ch. profess. -Ghirardini (_Monumenti antichi_, VII, col. 62-63 e segg.), perchè -nell'Etruria Marittima, ove si trovano i primi saggi della decorazione -geometrica, manca qualsiasi prodotto di suppellettile, cui si possa -attribuire origine greca, cosa provata anche dallo Helbig, che dimostra -impossibile l'ammettere rapporti dei Greci con l'Italia nell'età delle -tombe a pozzo tarquiniesi, ove sono pure bronzi lavorati a sbalzo e -fittili con ornati geometrici, mentre vi appaiono chiari gli indizî del -commercio fenicio. - -3.ª Esclusa l'opinione di una provenienza greca della decorazione -geometrica, rimane l'altra che questa sia sorta tanto in Grecia, -quanto in Italia per efficacia dell'arte e dell'industria orientale, -come dimostrano lo HELBIG negli _Annali_ (1875), e nel _Das Homerische -Epos_, 2ª ediz., nonchè il DUMONT e il CHAPLAIN (_Les céramiques de la -Grèce propre_), il PIGORINI (_Bull. di paletn. ital._, XIII, 1887), lo -GSELL nei suoi _Fouilles dans la nécropole de Vulci_, e il Ghirardini -che l'accetta, fatte le debite restrizioni, per gli oggetti di lamina -battuta e per altri prodotti dell'arte e dell'industria, poichè si -trovano indubbiamente insieme con oggetti d'origine orientale importati -dai Fenici. - -Rimane la questione intorno al passaggio seguìto dall'arte orientale -per venire in Italia. L'ipotesi dello Helbig (_Das homerische Epos_, -2ª ediz., pag. 83), propugnata anche dallo Schumacher (nel suo lavoro -_Eine praenestinische Cista im Museum zu Karlsruhe_), di relazioni -fra l'Italia e la Penisola Balcanica per via di terra attorno al -Golfo dell'Istria, per spiegare la presenza nella civiltà italica -della prima età del ferro di certi tipi d'utensili corrispondenti ad -esemplari scoperti in Grecia, non è pienamente condivisa dal Ghirardini -(_Monumenti ant._, vol. II, col. 225 e segg.). Poichè questi, trovando -che, quanto più dal centro d'Italia si sale al settentrione e nelle -regioni alpine e austriache, dove, per es., la situla istoriata e -la cista sono diffuse, tanto più tardi si presentano le situle e le -ciste del tempo in cui appaiono nei più arcaici cimiteri bolognesi, -conclude di dover ammettere un viaggio dal Sud al Nord, non dal Nord -al Sud, e che la situla e la cista, giunte nel gruppo bolognese di -Villanova dall'Etruria Marittima, si siano diffuse poi nella vallata -del Po e nel paese dei Veneti e degli Illirici in un periodo più tardo -delle necropoli bolognesi, e quando si era già svolta nelle regioni -settentrionali la prima civiltà italica. - -Questo è confermato dal Ghirardini col fatto che “abbondano nella zona -austriaca gli esemplari delle situle figurate, appartenenti ad un tempo -in cui si era svolta questa maniera di decorazione, che nel fiorire -della pura civiltà di Villanova è sempre ignota„ (op. cit., col. -227-228). Il primo grande centro di produzione delle situle fu Bologna, -il secondo Este, il terzo più specialmente Santa Lucia nell'Istria. - -Il Ghirardini però non vuole assolutamente escludere la possibilità di -un primitivo contatto per via di terra fra Greci e Italici nel periodo -anteriore al definitivo stabilirsi d'entrambi i popoli nelle loro sedi -rispettive, ma, per lo meno per la propagazione della situla, egli non -crede finora di poter ammettere questa opinione, che forse per altri -oggetti in parte non è del tutto da escludere, o per lo meno non è -da tener collaterale e contemporanea alle altre, che sostengono le -relazioni fra i popoli per via di mare. - - -=APPENDICE VIII.= - -=Osservazioni intorno ai Pelasgi e ai loro monumenti.= - -Recentemente si riaccese la disputa sulla provenienza e sulla -diffusione dell'elemento pelasgico nell'Italia preistorica e -protostorica, e si interessò vivamente il Ministero dell'Istruzione -perchè si facessero ricerche e si stabilissero scavi sistematici -nelle regioni che dai ruderi rimasti si arguisse fossero occupate dai -Pelasgi. - -Il ch. Brizio, nel suo riassunto etnografico intorno ai popoli -dell'Italia antichissima, intitolato _Epoca preistorica_ della Storia -d'Italia (edita dal Vallardi, p. IV), sobriamente così riassume il -risultato delle indagini intorno ai Pelasgi: - -“Opere architettoniche, le quali presentano taluni punti di contatto -con quelle etrusche, ma serbano una impronta anche più arcaica, sono le -mura poligonali esistenti nelle parti montuose e meridionali del Lazio, -occupate poscia dalle forti popolazioni degli Ernici e dei Volsci. - -“Una tradizione antica le attribuiva ai Pelasgi d'Italia, respingendone -la costruzione ad un millennio circa avanti Cristo. Alcuni critici -moderni, rifiutando un'antichità così veneranda, le giudicarono -posteriori, e di più secoli, alla fondazione di Roma. - -“Quantunque i dotti non siano ancòra d'accordo, neppure sul nome del -popolo a cui riferire quelle costruzioni, pure esse meritano per -la loro antichità di essere incluse in una rassegna dei monumenti -primitivi italici, perchè certo sono dovute ad una delle genti più -civili che abbiano abitato la nostra penisola, approdatevi anch'esse, -con molta probabilità, dal Tirreno. - -“Perchè quelle mura poligonali, fitte e numerosissime sul versante -appenninico centrale, che prospetta il Tirreno, mancano sull'opposto -versante adriatico, il quale era stato occupato, dai tempi più remoti, -fino quasi all'epoca storica, dalle popolazioni picene„. - -Si comprende, pertanto, come sia interessante ed utile la ricerca e lo -studio di questi testimonî antichissimi delle remote età. L'illustre -Pigorini, a questo proposito, ripetendo nel suo _Bullettino di -paletnologia italiana_ (serie III, anno XXV, n. 7-9, pag. 201, nota) -ciò che aveva già stampato nel _Bullettino_ medesimo, anno XXII, pag. -71, rammenta che il Ministero dell'Istruzione aveva stabilito delle -esplorazioni sistematiche nelle città dette pelasgiche del Lazio, -incominciando da Norba. Rileva poi giustamente ciò che Salomone Reinach -nell'_Anthropologie_ (X, pag. 313-14) aveva esposto, citando a sua -volta l'opinione di Petit Radel sull'opportunità di tali ricerche -per rischiarare il periodo delle origini di molte antichissime -città italiche. Il Pigorini si associa al voto del Reinach, che -lodava l'iniziativa del Ministero italiano, conferma che si debbano -fare finalmente degli scavi sistematici nel territorio delle varie -città dette pelasgiche, poichè se ne attendono grandi risultati, ma -conclude che, per riuscire a qualche buon esito, è indispensabile che -i dotti abbiano libertà d'azione, per volgerla dove e come occorre -nell'interesse stesso della scienza. - - - - -II. ARTE ETRUSCA - - -BIBLIOGRAFIA - -=Opere generali e speciali sulla topografia, sui monumenti e -sull'origine degli Etruschi.= - -DEMPSTER, _De Etruria regali_. 2 volumi, 1723. - -GORI, _Museum etruscum_. 2 volumi, 1737-1743. - -ID., _Museum Gregorianum_. - -G. MICALI, Atlante: Antichi monumenti per servire all'opera intitolata -l'_Italia avanti il dominio dei Romani_. 1 volume in folio, 1810. - -UHDEN, _Die Todtenkisten der alten Etrusker_. Berlino, 1816, 17, 26, 39. - -INGHIRAMI, _Monumenti etruschi e di etrusco nome_. 7 volumi, 1821-26. - -G. MICALI, _L'Italia avanti la dominazione romana_. Traduzione francese -di RAOUL ROCHETTE, _L'Italie avant la domination des Romains_. Parigi, -1824. - -F. ORIOLI, _Dei sepolcrali edifici dell'Etruria Media_. Fiesole, 1826. - -C. O. MÜLLER, _Die Etrusker_. Breslavia, 1828. — Nuova edizione curata -dal DEECKE (ved. più sotto). - -_Museum Etrusque de Lucien Bonaparte. Fouilles de 1828-29. Vases -peints, inscriptions._ Viterbo 1829. - -G. MICALI, _Monumenti per servire alla storia degli antichi popoli -italiani_. Firenze, 1833, 2ª edizione. - -J. INGHIRAMI e D. VALERIANI, _Etrusco Museo Chiusino_. 2 volumi, -Fiesole, 1833. - -CANINA, _Descrizione di Cere antica_. 1838. - -GRIFI, _Monumenti di Cere antica_. 1841. - -R. LEPSIUS, _Ueber die tyrrenische Pelasger_. Lipsia, 1843. - -ABEKEN, _Mittel-Italien von den Zeiten römischer Herrschaft_. -Stuttgart, 1843. - -G. MICALI, _Monumenti inediti a illustrazione della storia degli -antichi popoli italiani_. 1 vol. in folio, 1844. - -CANINA, _L'antica città di Veji_. Roma, 1847. - -ID., _L'antica Etruria marittima_. 4 volumi, Roma, 1846-1851. - -NÖEL DES VERGERS, _L'Étrurie et les Étrusques_. 2 voll. con un atlante -di tavole. 1862-64. L'atlante forma il 3º volume: _Recueil de planches, -avec texte explicatif_. - -CONESTABILE, _Monumenti di Perugia etrusca e romana_. 4 voll. con -Atlante. Perugia, 1870. - -VANNUCCI, _Storia dell'Italia antica_. 2 volumi, Milano, 1873 (ved. -_Storia degli Etruschi_). - -T. L. TAYLOR, _Etruscan researches_. Londra, 1874. - -V. POGGI, _Le scoperte etrusche nel Parmense_ in _Bull. dell'Istit. di -Corrispond. Archeol._ 1875. - -W. CORSSEN, _Ueber die Sprache der Etrusker_. 2 vol., Lipsia, 1875. - -CH. CHIPIEZ, _Histoire critique des origines et de la formation des -ordres grecs_. Parigi, 1876. - -O. MÜLLER, _Die Etrusker_, nuova edizione riveduta dal DEECKE. -Stuttgart, 1877, 2 vol. - -P. DENNIS, _The cities and cemeteries of Etruria_. Nuova ediz., 2 -volumi, Londra, 1878 (Trad. ted. del MEISSNER, 1852). - -SH. BINDSEIL, _Die antiken Gräber Italiens_. I: _Die Gräber der -Etrusker_. Berlino, 1881. - -W. DEECKE e C. PAULI, _Etruskische Forschungen und Studien_. 2 fasc. -Stuttgart, 1882. - -W. HELBIG, _Sopra la provenienza degli Etruschi_ in _Annali -dell'Istit._ 1884. - -E. BRIZIO, _La provenienza degli Etruschi_ in _Atti e Memorie della R. -Deputazione di storia patria per le Romagne_, 1885. - -R. GARRUCCI, _Monete dell'Italia antica_. Roma, 1885. - -JULES MARTHA, _Manuel d'archéologie étrusque et romaine_. Parigi, -Quantin, _s. a._ - -D'ARBOIS DE JOUBAINVILLE, _Les premiers habitants de L'Europe_. 1889. - -E. BRIZIO, _La provenienza degli Etruschi_ in _Nuova Antologia_. 1890. - -E. BRIZIO, _Relazione degli scavi eseguiti a Marzabotto presso -Bologna_, in _Monumenti antichi_. Vol. I (1890). - -VON DUHN, _Osservazioni sulla questione degli Etruschi_ in _Bull. di -paletn. ital._ XVI (1890). - -J. FALCHI, _Vetulonia e la sua necropoli antichissima_. Firenze, Le -Monnier, 1891. - -STÉPHANE GSELL, _Fouilles dans la Nécropole de Vulci_. Parigi, Thorin, -1891. - -SORDINI, _Vetulonia_. Spoleto, 1894. - -E. PAIS, _L'origine degli Etruschi e dei Pelasgi in Italia secondo -Erodoto ed Ellanico in Studî storici_. Vol. II (cfr. _Storia della -Sicilia e della Magna Grecia_). - -O. MONTELIUS, _La civilisation primitive en Italie depuis -l'introduction des métaux_. Testo e Atlante. Stoccolma, 1895. - -E. LATTES, _L'italianità nella lingua etrusca_ in _Nuova Antol._, -aprile 1895. - -DAVIDSOHN, _Forschungen zur älteren Geschichte von Florenz_. Berlino, -1896. - -L. A. MILANI, _Reliquie di Firenze antica_ in _Monumenti antichi -pubblicati per cura della R. Accad. dei Lincei_. Vol. VI, 1896. - -L. A. MILANI, _Museo topografico dell'Etruria_. Firenze, 1898. - - -=Architettura e scultura etrusca.= - -L. KLENZE, _Versuch einer Wiederherstellung des toskanischen Tempels in -Denkschrift der bayern. Akademie_, 1821. - -H. BRUNN, _I rilievi delle urne etrusche_. Tomo I (Ciclo troico), Roma, -1870; cfr. BRUNN-KÖRTE, _Urne etrusche_ negli anni successivi. - -GAMURRINI, _Relazione storica del R. Museo Egizio ed Etrusco in -Firenze_. Firenze, Cellini, 1873. - -A. ADAMY, _Architektonik auf histor. u. aesthet. Grundlagen_. I-II. -Hannover, 1881-1884. - -W. LÜBKE, _Geschichte d. Architektur._ ecc., sesta ediz., vol. I, -Lipsia, 1883. - -I. DURM, _Die Baukunst der Etrusker und Römer_. Darmstadt, Diehl, 1885. - -L. A. MILANI, _I frontoni di un tempio toscanico scoperti in Luni in -Museo ital. di antichità classica_, I, 1884. - -L. A. MILANI, _Monumenti etruschi iconici d'uso cinerario illustrati -per servire ad una storia del ritratto nell'Etruria in Museo italiano -di antichità classica_, I, 1885. - -R. MENGE, _Kunsthistorische Bilderbogen_. I: _Die Kunst des Altertums_. -Lipsia, Seemann, 1886. - -J. MARTHA, _L'art étrusque_. Parigi, 1889. - -W. AMELUNG, _Führer durch die Antiken in Florenz_. Monaco Bruckmann, -1897; specialmente pag. 152 e segg. - -DEGERING, _Über etruskischen Tempelbau in Götting. k. Gesellschaft_. -1897. - -A. MELANI, _Manuale di architettura italiana antica e moderna_. Milano. -Hoepli, terza edizione rifatta, pag. 6 e segg. - -ID., _Manuale di scultura italiana antica e moderna_. Milano, Hoepli, -seconda edizione rifatta, pag. 5 e segg. - - -=Pittura etrusca.= - -J. B. PASSERIUS, _Picturae Etruscorum in vasculis, ecc._ Roma, 1767-75 -(ediz. ital. 1787). - -INGHIRAMI, _Pitture di vasi etruschi per servir di studio alla -mitologia ed alla storia degli antichi popoli_. Firenze, 1852-53. - -CONESTABILE, _Pitture murali a fresco e suppellettili etrusche scoperte -presso Orvieto_. Firenze, 1865. - -W. HELBIG, _Pitture tarquiniesi_ in _Annali dell'Ist. Corr. Arch._ -Roma, 1870. - -BOISSIER, _Les Étrusques de Cornéto in Revue des deux mondes_. 1882. - -A MELANI, _Pittura italiana antica e moderna_. Milano, Hoepli, seconda -edizione rifatta, pag. 6 e segg. - -Ved. anche nelle opere generali sulla pittura antica poste nell'elenco -bibliografico della Parte III: =Arte romana=. - - -=Ceramica, specchi e arti minori presso gli Etruschi.= - -GERHARD, _Etruskische Spiegel_. 7 volumi, Berlino, 1839. - -O. JAHN, _Die Ficoronische Cista_. Lipsia, 1852. - -I. DE WITTE, _Études sur les vases peints_. 1865. - -I. DE WITTE, _Notice sur les vases peints et à reliefs du Musée -Napoléon III_. - -I. DE WITTE, _Les miroirs chez les anciens_. Bruxelles, 1872. - -BIRCH, _History of ancient pottery_. 1873. - -F. LENORMANT, _Les vases étrusques de terre noire_ in _Gazzette -archéologique_. V anno, 1879. - -F. BARNABEI ed altri: _Antichità dell'Agro Falisco_ in _Monumenti -antichi pubblicati per cura della Regia Accademia dei Lincei_. Vol. IV, -(1894). - - - - -II. - -=Arte etrusca.= - - -I. — =Origine e carattere dell'arte etrusca. Suoi stretti rapporti con -l'arte italica.= - -Con la dominazione del popolo etrusco in Italia, dalla valle del Po -alle pianure della Campania, l'arte italica prende un largo sviluppo, -di cui ci sono conosciute le condizioni ed i caratteri per molteplici -monumenti, anzi può dirsi che veramente al dominio dell'arte spetti, -per massima parte, quello che del popolo etrusco conosciamo; nelle -sue tombe, nelle sculture, nei dipinti e negli arredi che le adornano, -esso ha lasciato di sè molte memorie, che nella storia andarono, si può -dire, perdute. - -Sebbene ancòra non si possa con certezza affermare se il popolo etrusco -abbia comunanza d'origine colle stirpi italiche, l'arte sua si può -chiamare _arte italica_, perchè non solo questa si sviluppò quando -la nazione etrusca crebbe prosperosa nella penisola, ma ancòra perchè -l'arte italica diede essa stessa in molta parte i germi artistici, che -poi, sviluppatisi presso gli Etruschi, fecero sorgere l'arte che noi -diciamo ora arte etrusca. Dico in molta parte, perchè vedremo fra poco -quanta parte vi abbiano anche l'elemento orientale e greco. - -Se non che, per riconoscere l'entità di questi due elementi, -bisognerebbe sapere quale sia l'elemento indigeno degli Etruschi, -bisognerebbe aver un concetto chiaro, non solo intorno alle origini, ma -anche intorno alle regioni dalle quali vennero in Italia. - -Invece, pur troppo, le origini degli Etruschi s'avvolgono tutt'ora in -molto mistero. La tradizione li fa di origine asiatica, dicendoli Lidî, -per via di mare emigrati in Italia, secondo la leggenda tramandataci -da Erodoto (I, 94); ma su questa leggenda l'antichità stessa esercitò -l'esame critico, e Dionigi d'Alicarnasso (I, 26 e 30) volle confutarla, -concludendo che gli Etruschi siano _autoctoni_, cioè aborigeni italici. -La lingua degli Etruschi, della quale non pochi documenti nelle -tombe ci furono conservati, ancòra non è spiegata, e muta resiste ai -tentativi della filologia; la critica moderna etnografica e storica -altro non ha potuto fare fuorchè comporre in nuove ipotesi gli sparsi -elementi di tradizioni o di antiche notizie storiche. - -E, siccome in queste si trova memoria che degli Etruschi o Raseni erano -vestigia nelle Alpi Retiche (T. Liv., V, 33; Plin., _h. n._, III, 24; -Giustin., X, 5, 9), e questo da scoperte archeologiche fatte in Val -di Cembra, in Val di Non, in Valtellina, ecc. ebbe ampia conferma, -modernamente s'è formata una opinione che gli Etruschi siano, o -interamente o in gran parte, un popolo arrivato in Italia non per via -di mare, ma bensì dal Settentrione, movendo dalle interne regioni -d'Europa. Non importa alla trattazione nostra di esporre le varie -ipotesi proposte da Niebuhr, da C. O. Müller, da Micali, da Schwegler. - -Comunque gli Etruschi giungessero nella penisola, il fatto importante -è che qui coll'armi, coll'industria, coll'agricoltura crebbero -prosperosi e possenti: _Sic fortis Etruria crevit_; prima ancòra che -Roma sorgesse, avevano esteso dominio nell'Italia Centrale fra l'Arno, -l'Appennino e il Tevere; nell'Italia Settentrionale fra il Po, il -Ticino e le Alpi; nella Meridionale per le pianure della Campania. -Secondo poi la tradizione, questa potenza erasi mossa ed allargata -dalla città di Tarquinii, che sembra esser stata il più antico ed il -principal centro di sviluppo politico della nazione etrusca. - -Se noi ora vogliamo fare un po' di storia dei caratteri peculiari -all'arte etrusca, dobbiamo riconoscere che uno sviluppo originalmente -etrusco non si può affermare senza restrizione; nelle prime sue -forme pare s'identifichi con lo sviluppo delle industrie di carattere -artistico dei popoli italici. Poi, anche nei monumenti che spettano -ad un periodo antichissimo, si fanno manifeste due influenze operose, -le quali dànno carattere distintivo a due grandi periodi dell'arte -etrusca. La prima è l'influenza orientale; la seconda, meno antica ma -più efficace e al tutto prevalente, l'influenza greca. - -L'influenza orientale si dimostra non solo in certi elementi dell'arte, -ma anche in gran parte delle etrusche costumanze. Le tombe, siano -quelle esistenti, sia alcuna delle descritte da autori antichi (p. -es. la tomba di Porsenna), hanno analogie con quelle asiatiche, -specialmente della Frigia. Così la porpora e l'aquila, insegne regali -etrusche, hanno relazioni con emblemi lidî e persiani; alcune foggie -del vestire, le danze e i giocolieri (_ludiones_), le forme della -divinazione, il vivere molle ed effeminato degli Etruschi sembrano pure -accennare a costumanze asiatiche. Che queste analogie od affinità siano -conseguenza di costumanza d'origine, o solo di contatti e di relazioni -commerciali, quali mostrano gli abbondanti prodotti delle industrie -orientali nelle tombe etrusche, non si può con certezza affermare. - -L'influenza greca è corroborata dalla leggenda di Demarato, che, -esulando da Corinto, riparò a Tarquinî di Etruria, conducendo seco gli -artisti Eucheir, Eugrammos e Diopos, nomi che sono, se ben si osservi, -una sintetica personificazione delle varie abilità artistiche. Il fatto -che Demarato abbia lasciato Corinto, quando vi si stabilì la tirannia -dei Cipselidi, e che da lui sia derivata la stirpe dei Tarquinî, -dominatrice di Roma, permette di assegnare alla introduzione della -influenza greca nell'arte e nella vita etrusca un'età che corre fra gli -anni 664 e 660 av. C. - -Questa influenza greca è fatta derivare direttamente dalla Grecia -propria; ma invece è lecito ammettere che in buona parte venisse -anche dalle colonie della Magna Grecia, con le quali gli Etruschi -ebbero scambî e commerci continui, principalmente quando fu formata la -federazione etrusca meridionale. - -L'arte nelle sue origini è sempre connessa col culto religioso, anzi -ne è una parte. Nello sviluppo storico d'un popolo v'è un periodo -nel quale ogni festa, ogni spettacolo, ogni manifestazione del -sentimento estetico sono un atto religioso; intorno alla divinità, -nell'istituzione del tempio, l'arte si forma. Allora i vari modi -d'espressione del sentimento del divino e del bello si compongono in -un tutto; la danza, la musica, il canto, gli ornamenti del tempio, -l'imagine del nume mirano concordi a uno scopo e creano l'arte. Viene -poi, col progresso della tecnica, un momento in cui quelle parti, -divise, si costituiscono per sè sole, ma quasi, più desiderose di -godimento estetico, si estendono a tutta la vita. È questo il periodo -in cui l'arte consegue il suo libero sviluppo, mentre prima, obbligata -alle forme religiose, teneva un carattere di stabilità, di rigidità -ieratica. Questo processo di svolgimento, che nell'arte greca è -manifesto, vuol essere riconosciuto anche per l'arte etrusca. - -Ma gli Etruschi non ebbero in nessun modo la gentilezza, il senso -della misura, la eleganza dei Greci; un non so che di barbarico e di -feroce, anche nella loro vita molle, sembra propria alla loro natura, -e si dimostra nei loro spettacoli; i ludi gladiatori, introdotti -per tempo nella Campania, poi in Roma, sono cagione non lieve di una -sensibilità artistica meno fine e delicata. Agli Etruschi mancarono -condizioni di natura, perchè l'arte avesse uno sviluppo spontaneo e -nazionale; mancò loro l'intimo e puro senso del bello, il pensiero che -in sè avesse capacità artistica feconda. Gli Etruschi, più disposti a -ricevere che a dare nell'arte i motivi, presero dai Greci non solo le -forme originarie, ma anche il contenuto delle rappresentazioni, cioè -le leggende e i miti; ed acquistarono valore solo nella esecuzione, -nell'abilità tecnica[44]. - - -=APPENDICE I.= - -=Sulla provenienza degli Etruschi.= - -Ciò che il Gentile espose nella 1ª edizione di questo _Manuale_ intorno -alla questione ancor dibattuta dell'origine e della provenienza degli -Etruschi, e che ora, con quelle mutazioni solo indispensabili, rivede -la luce in questa seconda edizione, è troppo poco, perchè possa -soddisfare ai desiderî dei lettori colti, ora che la questione stessa, -se non ha raggiunta la sua soluzione, vi si è di molto avvicinata. - -Credo quindi indispensabile di esaminare meglio le varie opinioni, e di -concludere più brevemente e chiaramente possibile. E la conclusione è -tanto più importante, in quanto non si deduce da scoperte filologiche -e linguistiche, poichè la lingua etrusca è ancòra, in parte, ribelle ad -ogni tentativo di interpretazione, ma si deduce piuttosto, oltrecchè da -ragioni molteplici che analizzeremo, soprattutto da ragioni artistiche -e archeologiche. Io credo per fermo, che, fino al ritrovamento di -altre iscrizioni bilingui, che diano la chiave del gran problema della -lingua, lo studio dell'arte etrusca è ancòra quello che conferma meglio -d'ogni altro argomento la teoria erodotea dell'origine lidia, e, in -generale, orientale, degli Etruschi. - -Per limitare il quesito ai punti principali, dirò che la questione -dev'essere trattata in base: - -I. Ai fonti storici. - -II. Alla lingua. - -III. Alla religione e ai costumi. - -IV. Ai monumenti archeologici e ai ritrovamenti recenti, nonchè alla -critica delle opere d'arte. - -I. FONTI STORICI. — Si possono dividere in quattro classi, che -rappresentano quattro opinioni diverse: - -1. Ellanico identifica gli Etruschi con i Pelasgi. - -2. Erodoto, e con lui la maggior parte degli scrittori antichi, ammette -la loro provenienza dalla Lidia e la loro immigrazione per mare, dal -Tirreno. - -3. Anticlide d'Atene opina che gli Etruschi siano Pelasgi, ma, cacciati -dalla penisola ellenica, si siano uniti a quella parte della migrazione -lidia che era condotta da Tyrrhenos. - -4. Dionigi d'Alicarnasso contraddice l'opinione di Erodoto, per il -fatto che lo storico Xanto, che era di Lidia, non fece parola di questa -migrazione, e perchè la lingua e i costumi dei Tirreni differiscono -da quelli dei Pelasgi: conclude che la razza tirrena dev'essere -autoctona[45]. - -Era facile che la differenza già nell'antichità di queste opinioni che -si possono ridurre a due, l'una favorevole all'origine lidia l'altra -sfavorevole, inducesse anche gli storici moderni a dividersi in due -gruppi. - -L'uno di questi, rappresentato prima dal Micali poi dal Niebuhr, dal -Mommsen e dallo Helbig, è contrario all'origine lidia e favorevole a -credere gli Etruschi in relazione coi Reti, anzi una cosa sola con -essi, e provenienti per parte di terra dalle Alpi; l'altro gruppo -è rappresentato dal Brizio, che fin dal 1885, negli _Atti e Memorie -della R. Deputazione di Storia Patria per la Romagna_, sostenne che la -tradizione erodotea doveva avere in mezzo ai particolari leggendari, -anche un nucleo di vero, e che molti fatti confermavano l'origine lidia -e la provenienza marittima, orientale degli Etruschi. - -All'opinione degli avversari della teoria erodotea si accosta in molti -punti anche il Pais (_Storia della Sicilia e della Magna Grecia_), -quantunque sia molto più prudente degli altri, come il Mommsen, il -quale sostiene la provenienza per via di terra degli Etruschi, ma non -la loro identificazione di stirpe coi Reti. All'altra opinione, del -Brizio, s'accosta in taluni punti il Von Duhn. Ammetto innanzitutto -col Brizio che questa identificazione, sostenuta prima di tutto dal -Niebuhr, poggia su una interpretazione falsa di un passo di Livio -(Libro V, cap. 33), poichè se ne deve concludere che anche i Rezî -traggono la loro origine dai coloni etruschi, mandati dal Mediterraneo -al di là del Po (non che gli Etruschi fossero dei Rezî), e che i luoghi -stessi ov'erano i Rezî avevano imbarbarito i Rezî (non già che questi -avessero conservato la primitiva barbarie degli Etruschi). - -Queste conclusioni sono poi confermate da Plinio, Giustino, e da altri -autori, che il Brizio cita a conforto delle sue tesi[46]. Esclusa -pertanto la fonte più importante a sostegno della tesi niebuhriana, -rimane da vedere se la tradizione erodotea, sfrondata della parte -leggendaria e favolosa, possa reggere alla critica storica, e sia -confermata da altre ragioni; poichè l'obiezione di Dionigi, che si -schiera dietro il silenzio di Xanto di Lidia, non solo è insufficiente, -ma infantile, non potendo esser noi garanti di ciò che un autore -abbia o non abbia creduto di dire. La conclusione poi, a cui verrebbe -Dionigi, che gli Etruschi fossero autoctoni, già per sè stessa toglie -fede al suo autore e ai suoi sostenitori. - -Dunque dobbiamo dimostrare che, non essendo gli Etruschi la medesima -cosa dei Rezî, essi vennero dall'Oriente e penetrarono in Italia dalla -costa del Tirreno, non già per terra attraverso la Rezia: dove invece -sarebbero pervenuti nella loro diffusione più tardi. - -II. LINGUA. — Osserviamo se il secondo argomento principale, la lingua, -ci possa servire. - -Il Martha[47], per la ragione suesposta, che la lingua etrusca non -ha mai rivelato sè stessa, crede di dover rinunciare completamente -alla conclusione storica della provenienza degli Etruschi; egli però -indirettamente mostra di inclinare per l'opinione dello Helbig e -dell'Undset (che riassunse le scoperte archeologiche del suo tempo -nel lavoro _L'antichissima necropoli tarquiniese_[48]), cioè della -provenienza degli Etruschi dal Nord (op. cit., pag. 28); perchè, se da -un lato non ha per sè le fonti storiche che lo confermano, dall'altro -egli non crederebbe alla verità di queste, perchè non si perita a dire: -“je doute que les Grecs contemporains d'Herodote ou les Romains de -l'Empire aient jamais eu des notions justes sur les grands monuments -de peuples, dont le monde méditerranée avait été le théâtre plusieurs -siècles auparavant„. - -Così si creò anche recentemente un tale scetticismo intorno ai fonti, o -per trascuranza o per mala interpretazione, o per sfiducia, che obbliga -a cercare altronde la soluzione del problema. - -Il peggio sta in ciò che nemmeno la lingua, la quale è la fonte -etnografica più diretta e più esatta, ci può aiutare, poichè finora, -malgrado gli sforzi poderosi di dotti stranieri e italiani, quali il -Müller e il Corssen prima, il Deecke, il Pauli e il Lattes poi[49], -quella sfinge non ha trovato ancòra il suo Edipo. - -La scuola del Lattes, che procede prudente e non rileva che fatti -indiscussi, riesce a provare l'affinità che passa fra l'etrusco e il -latino, sceverando, cioè, ciò che è chiaro da ciò che è oscuro. Egli -intanto afferma un periodo di fusione tra Etruschi e Latini, e rileva -una latinizzazione della lingua etrusca; ma pur troppo rimane una -parte nella lingua che non si può spiegare, e che induce a dimostrare -un nucleo non latino, non occidentale della lingua stessa nel periodo -anteriore alla migrazione degli Etruschi in Italia[50]. “C'è una parte -che sarà sempre un enigma„, diceva lo stesso Mommsen l'anno scorso a -Milano. - -Oltre le acute conclusioni a cui giunge il dottissimo Lattes, la -scoperta linguistica più importante finora è quella del 1885 a -Lemno, in cui la celebre iscrizione colà rinvenuta dimostrò che la -lingua etrusca è affine a quella che parlavano i Pelasgi tirreni di -quell'isola, e portò inaspettatamente una conferma alla tradizione -d'Anticlide, che i Tirreni d'Italia fossero un ramo dei Pelasgi di -Lemno e di Imbro. - -III. RELIGIONE E COSTUMI. — S'aggiungono gli argomenti in favore della -provenienza degli Etruschi dall'Oriente, tolti dai loro costumi, quali -il nome dato alla prole, che è della madre e non del padre, e l'usanza -delle fanciulle, poco morale invero (però non solo sanzionata dalle -leggi, ma anche santificata, per così dire, dal rito religioso), -di procurarsi con la prostituzione la dote: usanza diffusa fra le -fanciulle lidie, fenicie, armene e babilonesi, ed essenzialmente -d'origine orientale, anzi spiegabile soltanto con le idee orientali. - -Nè si deve passare sotto silenzio il rito dell'umazione, proprio -degli Etruschi e degli orientali, di cui si ha la prova nelle tombe -_a umazione_, succedentisi a quelle _a pozzo_, tipo Villanova, e -costituite da camere sotterranee, o grandi tumuli circolari sotto -terra, o ipogei, con una o più camere a volta o ad arco, che ricordano -il costume dei sepolcri e delle camere funerarie egiziane, nonchè il -monumento d'Aliatte di Lidia e simili. - -Se a questi argomenti favorevoli alla tesi sostenuta dal Brizio, e -alla quale m'associo fino alla luce di nuove scoperte, per la profonda -convinzione che della verità di questa tesi mi viene dallo studio -dell'arte etrusca, se a questi argomenti, dico, uniamo i risultati -di una critica severa alle ragioni dei dotti che sostengono la tesi -opposta, questa appare tanto debole da non potersi davvero sostenere. - -Sfatata la teoria dell'affinità coi Rezî, comprovante per alcuni -l'origine della provenienza degli Etruschi dal Nord d'Italia, e sfatata -tanto più che della civiltà etrusca non v'è nel centro dell'Europa e -dell'Istria alcun vestigio, come appare dagli studî dello Hoernes, -si trovano deboli anche gli altri argomenti dei sostenitori della -tesi contraria, cioè quello che le città non sono alla costa, -come parrebbe naturale che fossero per popoli marittimi; che la -tradizione leggendaria di Erodoto non può avere valore storico, e che -piuttosto col Lepsius e col Pais si deve ammettere la venuta dal lato -dell'Adriatico e identificare gli Etruschi coi Pelasgi. - -In primo luogo le città non furono costrutte alla costa, se non per -difenderle dai pirati, di cui sarebbero state facile preda; gli -Etruschi sopraggiunti dovevano vincere gli Umbri, i quali erano -in città fortificate dell'interno: assaliti gli Umbri nelle loro -acropoli, ponevano le proprie sedi sul luogo identico dei vinti, le -città dei quali servivano loro di nucleo fondamentale. — Siccome le -più antiche città sorsero dalla parte del Mar Tirreno, mentre dalla -parte dell'Adriatico non c'è che Adria, la quale anticamente sorgeva -presso il mare, è da escludere l'arrivo degli Etruschi dall'Adriatico -piuttosto che dal Tirreno, presso la costa del quale sorsero invece -molti centri abitati. - -Il ch. Brizio determina questo molto chiaramente, aggiungendo che il -paese esteso oltre la Fiora, per parecchio tempo, continuò ad essere -posseduto dagli Umbri, anche dopo lo stanziamento degli Etruschi a -Cere e a Tarquinia, come dimostrano alcuni nomi geografici di radice -umbra, e la tradizione costante del così detto _tractus Umbriae_. La -prevalenza talora degli Umbri in certe località prova del resto molto -chiaramente che gli Etruschi non vennero in gran numero e si dispersero -in proporzioni relativamente piccole. - -Quanto poi alla tradizione leggendaria di Erodoto, ormai la critica -odierna insegna molto chiaramente che ogni leggenda ha il suo nucleo -storico, intorno al quale lo storico antico, _ut primordia urbis (vel -gentis) augustiora faciat_, non si perita a ricamare una tradizione -ricca di elementi favolosi. Se questo dovesse far cadere ogni leggenda, -non potrebbe sussistere nè quella di Ilion, nè quella di Argos e di -Micene, che pure furono confermate dalle scoperte archeologiche dello -Schliemann e del Dörpfeld. - -Del quarto punto di trattazione, lo studio dei monumenti e dei -ritrovamenti, discuterò a studio finito (cfr. pag. 149). - - -=Le tre grandi divisioni dell'arte etrusca.= - - -=A. — Architettura degli Etruschi.= - -I. — ARCHITETTURA CIVILE E MILITARE. - -1. =Le mura delle città.= — Gli Etruschi nelle opere loro, che si -credono più antiche, appaiono continuatori del gigantesco modo di -costruire pelasgico, con lavoro più progredito, congiungendo cioè la -regolarità della forma con la solidità. - -Recingere di mura le città edificate, a differenza di popoli che -abitavano in comunità aperte, fu proprio degli Etruschi, che dalle loro -costruzioni sembrano aver preso il nome di Tirreni (Τυρσηνοί, Τυρρηνοί, -da τύρσις, τύῤῥις, _turris;_ come, p. es., i Burgundi, _Burgunden_, da -_Burg_, fortezza). - -Cinte murali, formate di grandi massi poligonali, sussistono nei luoghi -dov'erano Saturnia od Aurinia, Cosa, Falerî; mura a piani orizzontali -di grandi massi quadrati o rettangolari, posati a secco, si vedono a -Populonia, Todi, Roselle, Cortona, Perugia, Veî, Fiesole. Tali mura -alcuna volta portano scolpito qualche segno fallico; così si vede, p. -es., in una ruina presso Terni. - -2. =Le porte della città.= — Ciò che costituisce un carattere proprio -dell'architettura etrusca, e che contribuì in sommo grado al suo -sviluppo, fu l'uso dell'arco e della volta, che sembrano elementi -italici, mentre hanno scarsissima applicazione presso i Greci. Grandi -porte arcuate si hanno ancòra nelle più antiche mura etrusche. Due di -tali porte ad arco pieno, formate a cunei concorrenti al centro, si -vedono a Volterra nella cerchia delle sue mura antiche. Una di queste -porte è ornata d'una gran testa, posta al sommo dell'arco, dov'è -la chiave di volta; ed altre due simili teste stanno al sommo delle -impostature, ossia degli stipiti (ved. =Atl.= cit., =tav. XVIII=). -Forse quelle teste rappresentano numi tutelari delle città; è dubbio -se debbansi tenere tanto antiche quanto le mura; ma notevole è che -una porta di simil forma, ornata con tre teste, vedesi riprodotta sul -bassorilievo d'un'urna volterrana, dov'è rappresentato l'assalto d'una -città[51]. Altra porta arcata, simile a quella di Volterra, vedesi -nella cinta murale di Falerii (Santa Maria di Falleri). Due porte -etrusche a Perugia, la porta Marcia e quella detta Arco d'Augusto, sono -formate con grande arco di cunei di travertino. - -3. =Le opere idrauliche.= — Del genio etrusco, inteso al solido -costruire per pubblica utilità, fanno fede le memorie e le vestigia -delle molte e grandi opere idrauliche. Gli Etruschi, con fosse e -canali, risanarono la regione del delta padano, fra il fiume e le -lagune di Comacchio; risanarono le valli dell'Arno, della Chiana, -dell'Ombrone. Nelle vaste e funeste pianure delle maremme toscane, in -quella regione _dilettevole molto e poco sana_, sorgevano popolose -città; il terreno era risanato con molti lavori di condotta delle -acque, dei quali ancòra appaiono traccie. Ma, caduta la potenza etrusca -e abbandonata la cura di quelle opere, dilagate e ristagnate le acque, -i miasmi e le febbri fecero intorno il deserto. Rutilio Namaziano, -nel V sec. di C., viaggiando quelle contrade, esclamava mestamente: -_Cernimus exemplis oppida posse mori_. D'un acquedotto con volta, -formata dal graduato sporgere di massi sovrapposti (modo di costruzione -analogo a quello del tesoro di Atreo), rimangono avanzi presso Tuscolo. -Il maggior monumento di opere idrauliche etrusche è la _cloaca maxima_ -di Roma, fatta cominciare da Tarquinio Prisco, compita sotto Tarquinio -Superbo, per raccogliere e scaricare nel Tevere le acque stagnanti -delle bassure di Roma. L'arcata di volta di questo canale è formata di -tre ordini di cunei, uniti fra loro senza cemento, come ancòra la si -vede al suo sbocco, presso il tempio detto di Vesta. - - -II. — ARCHITETTURA PRIVATA. - -4. =La casa etrusca.= — Con gli Etruschi, o almeno nel tempo della -civiltà etrusca sorge in Italia l'architettura, con quel carattere -di grandiosità suo proprio, che la mantiene originale anche frammezzo -alle molteplici e continue influenze greche. L'architettura civile, con -la primiera forma della casa italica, sembra accennare a derivazione -etrusca, almeno nel pensiero degli antichi, i quali derivarono il nome -di _atrium_ dall'etrusca Atria, e nei successivi mutamenti di questa -parte della casa designarono la forma più semplice col nome di _atrium -tuscanicum_. L'atrio fu la parte fondamentale della casa antica; -formava lo spazio di mezzo, e in parte a cielo scoperto, col focolare -il cui fumo usciva dall'apertura nell'alto dell'atrio (_impluvium_). -Della casa italica, in cui l'_atrium_ è la parte essenziale, credesi -riprodotta l'imagine in un'urna cineraria etrusca, trovata a Poggio -Cajella, che sembra un'esplicazione delle urne-capanne già ricordate -(cfr. pag. 75, e ved. =Atl. tav. XIV=). - -Dell'architettura toscana, della forma degli edifizî, degli elementi -e delle membrature architettoniche assai poco ci è noto, non rimanendo -nessuna reliquia nè di tempio, nè di casa, nè d'altro edifizio, eretto -sopra suolo. Quel poco che dell'architettura etrusca conosciamo -deriva, oltrechè dalle scarse notizie di Vitruvio, dalle tombe, le -cui interne camere, e spesso le facciate esterne presentano carattere -architettonico etrusco. - - -III. — ARCHITETTURA RELIGIOSA. - -5. =Il tempio etrusco.= — Il tempio toscano è determinato dalla sua -forma, dalle prescrizioni del rito augurale. Esso sorge sul terreno -destinato e circoscritto per l'osservazione ed interpretazione di quei -segni celesti, che nella credenza religiosa italica eran tenuti come -manifestazioni della disposizione o volontà divina, rispetto agli -avvenimenti umani. Questa osservazione ed interpretazione di segni -forse in prima spettò al capo della famiglia, con potestà religiosa, -poi passò a speciale ufficio dei sacerdoti. Per l'osservazione (il cui -modo fu proprio delle stirpi italiche, sviluppato poi dagli Etruschi), -eleggevasi un determinato luogo, circoscritto come luogo consacrato, -in un quadrato (_templum_, τέμενος), rispondente ad un'ideale -limitazione dello spazio celeste, per mezzo d'una linea tracciata da -oriente ad occidente (_decumanus_), intersecata da un'altra a questa -perpendicolare, da settentrione a mezzodì (_cardo_). Nel punto di -mezzo, o d'intersezione postavasi l'augure a far l'osservazione, -guardando a mezzodì, e considerando come favorevoli i segni che -mostravansi a sinistra, infausti quelli di destra. Per la linea -del _decumanus_ lo spazio del _templum_ restava diviso in due parti -pressochè uguali, un'anteriore (_pars antica_), l'altra posteriore -(_pars postica_), e prendeva forma quasi quadrata (con una proporzione -di 6 di lunghezza per 5 di larghezza); la _pars postica_ costituiva la -cella, la _pars antica_ il pronao, divisi per mezzo d'una parete, con -una porta collocata nel luogo di intersezione delle ideali linee di -limitazione (ved. =Atl.= cit., =tav. XVI=, n. 2). - -6. =La colonna nell'architettura templare etrusca.= — Questo quanto -all'area templare. L'architettura poi del tempio, assai poco nota, si -presenta come derivazione dal greco, riproduzione dell'ordine dorico, -ma con notevoli modificazioni. La colonna ne è elemento principale; -posa sopra una base, ha proporzioni più slanciate della dorica (cioè -7 diametri o 14 moduli); l'intercolunnio è assai ampio, rispondendo -ad uno spazio di quattro diametri. Il capitello è simile al dorico -con echino ed abaco. Sulle colonne posa l'architrave, non di pietra -viva ma di legno, onde per la pochezza del suo peso si spiega il largo -intercolunnio (v. =Atl.= cit., =tav. XVI=, n. 1). Le teste di travi -sporgenti, poggiate sopra l'architrave, e al di sopra di queste la -gronda (o cornicione), assai pronunziata, sostenevano un alto frontone -con ornamenti di terracotta. - -L'insieme dell'edificio templare largo e basso mancava dall'armonica -severità dell'ordine dorico, e aveva invece un'apparenza greve e -tozza. È probabile poi che, per l'ampiezza degli intercolonnî, per -l'architrave di legno, per la qualità del materiale, in gran parte di -terracotte, gli edifizî non avessero sufficiente saldezza da resistere -al tempo, onde in parte si spiega come manchi reliquia di monumento -sopra suolo, da cui possiamo riconoscere le forme architettoniche -etrusche (ved. =Atl.= cit., =tav. XVII=). Solo pochi resti di base, -qualche frammento di capitelli si trovarono a Vulci. Colonne di -carattere dorico si riconoscono in alcune tombe di Bomarzo; tombe con -facciata a modo di tempio restano a Vulci e a Sovana; facciata di tomba -con accenni a colonne, a trabeazione con ispartimenti di diglifi, con -frontone ed acroteri vedesi a Norchia. E non mancano nelle edicole -sepolcrali o nei sarcofaghi, forme di capitelli che ricordano l'ordine -ionico ed il corinzio, con teste umane inserte tra il fogliame. Da -alcuni avanzi di edifizî già ricordati parlando di Marzabotto, appare -che le parti architettoniche s'abbellissero anche con la colorazione, e -s'avesse quindi un'architettura policroma (cfr. pag. 149 e segg.). - -Di edifizî etruschi quali curie, ippodromi, teatri, ecc., mancano le -notizie letterarie, e poco significanti sono le scarsissime ruine; -avanzi d'un anfiteatro si hanno a Sutri, e di un teatro a Fiesole e ad -Adria, se pur queste non siano opere di tempo romano. - -7. =La religione dei defunti presso i popoli Etruschi.= — Se perdute -sono le storie del popolo etrusco, e distrutti gli edifizî che sopra -il suolo essi avevano inalzato, le memorie sue si sono rifugiate, e -in qualche parte salvate, nelle tombe. Fra le genti italiche assai -religiose, religiosissima fu l'etrusca, che Livio disse _dedita -religionibus_, e Arnobio _genetrix et mater superstitionis_. Nella -religione etrusca la cura di onorare i trapassati di funerali, di tombe -e d'amoroso culto ebbe parte principalissima. Gli Etruschi sembrano -di continuo compresi dal pensiero del breve nostro vivere, _ch'è un -correre alla morte_, e del destino che attende l'anima oltre la tomba. -Alle tombe essi volgono il pensiero con fortissima persuasione di -fede e con viva carità delle famiglie, quasi a perpetuare il ricordo -della transitoria esistenza di quaggiù. Le anime dei morti credevansi -diventar divinità, genî, _Lari_, veglianti sui luoghi che abitarono in -vita; e le anime dei padri e degli avi coi nomi di Mani (Larve, Lemuri) -aggiravansi talvolta come spiriti benefici, protettori dei figli e dei -nipoti, talvolta come fantasimi terribili ai malvagi. Ad essi facevansi -onori d'offerte e di sacrifizi; indi le feste e i riti funebri, e i -molti monumenti che ancor sussistono ad ultimo ricordo della civiltà -degli antichissimi abitatori d'Italia. - -8. =Le tombe etrusche e le loro varie forme.= — La grandissima -quantità di tombe etrusche, essendo scomparse quelle soprasuolo, sono -sotterranee, scavate in vario modo, secondo richiede la natura del -terreno, dove si allarga il piano; oppure sono superiori al piano dove -fianchi di colline e di monte offrono opportuna occasione; talvolta -scarpellate nel vivo masso, talaltra murate con grandi massi di pietre -squadrate. - -Le sotterranee sotto il piano sono camere, precedute solitamente da -vestibolo, a cui si discende per via di scale. Talvolta le camere -sotterranee sono sormontate da tumuli di terra, contenuti e cinti -intorno da muri di grandi massi, ed erette sopra i tumuli erano -torri rotonde, o quadrate, o costruzioni coniche, con forme di grande -analogia con le tombe orientali di Lidia (ved. =Atl.= cit., =tav. XIX=, -n. 2). - -Le tombe scavate nel fianco del monte sono grotte sepolcrali con -corridoi d'ingresso, che conducono al vestibolo ed alle camere -mortuarie. Talvolta all'esterno hanno facciate di edifizî, analoghe pur -queste a tombe scavate nel masso, che s'incontrano in Grecia, in Licia -e in Frigia. - -L'interno delle tombe, formate di una o di più camere, tende a -rappresentare, o almeno a ricordare l'abitazione dei viventi, per un -progressivo sviluppo di quel concetto che già si è veduto improntato -nelle primitive urne-capanne. Sono camere, spesso sostenute da colonne -o pilastri, con soppalco orizzontale, a volta, od a tetto, essendo -nel soppalco scolpita nel vivo masso la travatura con cassettoni, -ad imitazione di soffitto. Nelle pareti sono porte che mettono a -camere contigue, ovvero anche porte finte, come anche vi sono finte -finestre. Intorno alle pareti, scarpellati nel masso, sono sedili e -letti funebri, con guanciali, e sopra distesi i cadaveri con loro vesti -ed armi. Le pareti sono ornate di bassorilievi, o di grandi pitture -murali, rappresentanti funerali e scene religiose, attinenti alle -credenze intorno allo stato delle anime nella vita giornaliera, appesi -alle pareti (ved. =Atl.= cit., =tav. XX= e =XXIV=). Presso i cadaveri -stanno deposti in quantità vasi o di bronzo o fittili, etruschi e -greci; armi ed ornamenti, proprî e cari al defunto, ed utensili usati -nel rito funebre o nella cena mortuaria. - -Fra le tombe etrusche con monumento soprasuolo menzionasi solitamente -il grande sepolcro, detto di Porsenna, che sorgeva presso Chiusi, e -del quale abbiamo descrizione in Plinio[52]. Lo scrittore non vide -quel monumento che già al tempo suo sembra non esistesse più, ma ne -riferisce per tradizione (_fabulae etruscae_). Se ne diceva però tanto -oltre il credibile, che Plinio si difende con l'autorità di Varrone, -da cui prende la descrizione. Era un monumento di grandissima base -quadrata; nell'interno aggiravasi un labirinto di corridoi e di camere; -sopra la base si elevavano quattro piramidi, una per ciascun angolo, ed -una quinta nel mezzo; e, al disopra di queste, altre quattro ancòra, -e poi altre ancòra, con tale disposizione che assolutamente ha del -fantastico; e fantastica è da molti giudicata quella descrizione, che -sembra avere analogia col sepolcro d'Aliatte di Lidia[53]. - -Pur troppo conclusioni cronologiche sul tipo architettonico più o -meno sviluppato non si possono stabilire, non potendosi riconoscere, -contemporaneamente, un continuo sviluppo nelle singole località, e -mancando spesso gli oggetti di arredo determinabili e databili. - -Tombe sotterranee scavate nel tufo con scale, corridoi e vestibolo, con -una o più camere, si hanno presso Vulci[54] (Pian di Voce, nel corso -inferiore della Fiora), a Chiusi, a Volterra. Di tombe sormontate da -tumuli, o scavate dentro un colle, che forma esso stesso un cumulo -naturale, recinto intorno di massi a secco, insigni sono quella di -Poggio Cajella e quella detta della Cocumella presso Vulci, tumulo -incominciato ad esplorare fin dall'anno 1829, ma non interamente -conosciuto. È quasi una collina, cinta intorno da muro di massi -quadrati; sull'alto sorgevano torri quadrate e rotonde; intorno alla -base e nell'interno del tumulo si trovarono bronzi, rappresentanti -animali fantastici, sfingi, grifoni, chimere, forse ivi deposte in atto -di vigilanza, di custodia del sepolcro. - -Tombe scavate nel vivo masso abbondano presso Toscanella e a Cere, -dov'è l'ipogeo detto della _Volta piana_, dalla foggia del soppalco -orizzontale a cassettoni, simulante un soffitto con travature di legno; -e dov'è pure la bella tomba _Delle sedie_, con un vestibolo e due -camere laterali; il vestibolo conduce ad una gran camera principale, -che per tre porte mette ad altre tre minori: intorno girano letti di -pietra, e negli intervalli fra le porte sono scarpellate nel masso due -sedie, da cui l'ipogeo prende nome. Fra le grandi camere sepolcrali -con sostegno di pilastri nello stesso masso e con soppalco a travature, -notevole è la _Grotta dei Tarquinî_, presso Cere, dove è inscritto il -nome dei Tarquinii stessi: _Tarchinas_ (ved. =Atl.= cit., =tav. XXI=). - -Tombe scavate nel masso con facciate simulanti prospetti di edifizî -sono specialmente a Castel d'Asso (fra Viterbo e Corneto), dove -vedonsi porte ornate con modanature ad orecchioni, di carattere -egizio; tali porte sono però solo apparenti, come allegoria della -chiusa, impenetrabile porta della morte, che separa per sempre l'uomo -dalla vita terrena. Facciate di templi vedonsi a Norchia, a Sovana, a -Bomarzo. Molteplicità e varietà grandissima di tombe, dalla semplice -fossa alle grandi camere dipinte, sono a Corneto-Tarquinia, i cui -sepolcri sono stati i primi ad essere conosciuti, illustrati ed anche -depredati (ved. =Atl.= cit., =tav. XX=, e specialmente =tav. XXII-XXIV= -ov'è disegnata la cosidetta _Grotta campana_). Tombe formate di grandi -massi, con volte fatte non ad arco, ma con la sporgenza delle pietre -(come i θόλοι) sono ad Orvieto. - -Insigne è il grande sepolcro dei _Volunni_ a Perugia, composto di otto -camere contenenti sarcofaghi grandi e belli; è monumento dell'età -romana. Tombe etrusche trovansi anche oltre Tevere, ad Ardea; in -quest'ultimo luogo si vedono camere sotterranee, con letti e cuscini -intagliati nel masso, con soffitti a travature, con sarcofaghi, e -traccie di pitture murali; forse quelle stesse che Plinio vide, e disse -essere anteriori a Roma[55]. - - -IV. — COSTRUZIONI DI FORMA SINGOLARE. - -1. _Nuraghi._ — Sono questi monumenti, che per analogia con le -costruzioni etrusche, e particolarmente con tombe, vengono da alcuni -supposti opera del popolo etrusco. Sono torri a forma di cono troncato, -costrutto con grossi sassi, maggiori alla base, decrescenti verso -l'alto, informi, raramente lavorati, sovrapposti senza cemento. -Alla base è la porta, assai bassa, ma che, alzandosi nell'interno, -dà luogo ad un corridoio il quale introduce in una stanza terrena -circolare, a volta, con un diametro medio di cinque metri. A questa -è talvolta sovrapposta una seconda stanza, a cui si accede per via di -scale praticate nello spessore del muro. Il monumento termina con una -piattaforma, o terrazzo. La volta delle stanze interne è formata dallo -sporgere dei massi con modo analogo a quello dei θησαυροί greci. - -L'altezza dei nuraghi varia da 9 a 15 metri; alcuni, ora mezzo -distrutti, giungevano sino a 20 m. Di queste torri alcune sono isolate, -altre servono come centro a tre o quattro torri minori disposte -all'intorno, e infine parecchi nuraghi si aggruppano insieme a poca -distanza fra loro. In Sardegna se ne contano ben tremila. - -Quanto alla loro destinazione, s'è disputato assai. Probabilmente -furono tombe di capi tribù, le quali servirono poi ad uso sacro, come -centro religioso della tribù che s'adunava a compiere i riti intorno -alla tomba del suo eroe; e infine poi il centro religioso divenne -anche centro di difesa e fortezza, con uno svolgimento di pensiero e -di usi non diverso da quello delle acropoli greche. Non si deve dunque -assegnare ai nuraghi una sola ed esclusiva destinazione, nè una sola -età, ma bensì vedervi una successione di usi in un lunghissimo corso -di tempo. A qual popolo spettano essi? Le affinità con le costruzioni -etrusche non sono decisive: i caratteri di questi monumenti sono -piuttosto pelasgici, quali si vedono nei θόλοι e nei θησαυροί; nemmeno -la loro giacitura è favorevole a crederli opera di Etruschi stanziati -nella Sardegna, poichè, scarseggiando dal lato che guarda l'Italia, -abbondano sui lati opposti prospicienti l'Africa e la Spagna. Non -potendo quindi determinare queste opere come certamente etrusche, si -suppone siano eseguite da popolazioni libiche[56]. - - -=B. — Plastica.= - -(ved. =tav. 30-41=). - - -I. — ARTE FIGURATIVA. - -1. =Osservazioni generali.= — L'abilità artistica degli Etruschi si -addimostrò specialmente nel lavoro delle terrecotte e dei metalli. Del -primo, ossia della plastica in senso proprio, dice Plinio (XXXV, 45): -_Elaborata haec ars Italiae et maxime Etruriae_; e sono menzionati in -Roma come esistenti già dal tempo di Numa collegî di vasai, composti di -artieri etruschi, essendo dai tempi più antichi in Roma assai pregiato -il _tuscum fictile_. La plastica d'argilla prima ornò i templi italici, -con antefisse, acroterî, bassirilievi e statue nei frontoni, e imagini -divine adorate nelle celle del tempio. - -Le opere antichissime di plastica etrusca, di terracotta, di pietra o -di bronzo mostrano la durezza rigida e greve dello stile arcaico, in -cui manca la intelligenza e la buona imitazione della natura. - -I caratteri dell'arcaismo sono proprî dell'arte etrusca, non soltanto -nel primo suo stadio, ma anche nella sua età fiorente, e lasciarono -qualche traccia di sè in una certa gravezza di forme, o impaccio alla -imitazione della natura, per cui l'arte etrusca non potè elevarsi ad -una vera espressione del bello. Per le analogie dello stile arcaico -con l'arte egizia si credette di nominare lo stile etrusco “stile -egizio od egittizzante„, supponendolo derivato per via di relazioni -degli Etruschi con l'Egitto; relazioni delle quali recentemente s'era -creduto trovare documento storico nel nome dei _Thursana_, o Tirseni, -o Tirreni, letto sopra monumenti egizî, ricordanti le imprese di -Menepthah I, figlio di Ramesse II, della XIX dinastia (secolo XV-XIV -a. C.). Ma quest'affermazione, accolta con favore in prima, oggi da -nuovo esame della critica viene confutata ed esclusa. Del resto non si -tratta di relazioni dell'Etruria con l'Egitto, ma piuttosto coi popoli -orientali in genere. Di relazioni dell'arte, anzi della vita etrusca -coll'orientale, i segni e le prove non mancano. Troviamo analogie di -stile, di soggetti rappresentati, ed anche oggetti identici a quelli -orientali, deposti nelle tombe etrusche, quali scarabei ed idoletti -egizî, ed ova di struzzo graffite e dipinte, vasetti unguentarî od -alabastri con caratteri geroglifici, e l'uso funebre dei canòpi e delle -maschere (ved. =tav. 30=). - - [Illustrazione: =Maschere, canopi e seggi cinerarî in bronzo e - in terra cotta d'uso funebre e di lavoro etrusco.= - - =Tavola 30.= - - Ved. L. A. MILANI, _Monumenti etruschi iconici d'uso - cinerario_ in _Museo Italiano di antichità classica_, vol. I. - tav. VIII; cfr. il nostro Manuale, p. 165.] - -La presenza di questi oggetti è conseguenza non di relazioni -dirette, ma d'importazioni commerciali per parte dei Fenici, i quali -comperavano nelle città litoranee d'Egitto _articoli_ egiziani e li -spargevano per le città del Mediterraneo. I Fenici poi avevano anche -una propria produzione d'arte industriale, ma senza un loro proprio -stile, lavorando e riproducendo per imitazione gli oggetti orientali -più ricercati e più pregiati. Questo indirizzo delle industrie di -Tiro e di Sidone ebbero anche le manifatture od officine dei Fenici -occidentali, cioè dei Punici, o Cartaginesi. Di prodotti orientali e -di prodotti dell'imitazione fenicia, cioè idoletti, amuleti, scarabei -di smalto, e di pietra dura, vasi ed ornamenti d'argento e d'oro, erano -inondati i mercati d'Italia, del Lazio e dell'Etruria, delle isole del -Mediterraneo, e singolarmente della Sardegna[57]. - -Tali importazioni di prodotti dell'industria orientale ebbero influenza -sull'arte etrusca, ed anche sull'arte italica in generale, per certe -forme, certi elementi ornamentali, non già per lo stile nell'intima sua -essenza. Non diremo adunque che lo stile arcaico etrusco sia effetto -d'imitazione egizia; esso è un prodotto naturale del momento e della -condizione dell'arte. “L'infanzia dell'arte è la medesima in ogni -nazione, dice il Lanzi[58], come in ogni nazione i bambini sono gli -stessi„. - -Si aggiunga poi che lo stile rigido e duro dell'arcaismo ha un che di -propriamente consentaneo alla disposizione artistica etrusca, tanto che -esso, temperato da uno studio più attento della natura e da un maggiore -sviluppo della tecnica, forma il carattere di quello _stile toscanico_, -nel quale gli antichi scrittori trovavano analogia con l'arcaico greco, -non pure dei tempi più antichi (come sarebbe lo stile dell'Apollo di -Tenea), ma anche con quello più sviluppato della scuola eginetica di -Callon, le cui opere a Quintiliano parevano _duriora et Tuscanicis -proxima_[59]. - -Nei monumenti dell'arte etrusca noi vediamo in prima un arcaismo che -è naturale condizione dell'arte infantile, con mescolanza di elementi -di carattere orientale. Da questo arcaismo si svolge un'arte migliore, -ma pur ancòra di stile arcaistico, nel quale pare che gli Etruschi per -naturale condizione d'ingegno restassero limitati. Come dall'Apollo di -Tenea o dalle metope di Selinunte nell'arte greca si passa ai marmi -egineti, così in Etruria da certe figurine rozzissime si procede a -miglior lavoro. Ma in Grecia l'arte con forte slancio si alza a somma -perfezione; l'arte etrusca invece s'indugia in quel primo grado di -sviluppo, mancandole impulso e spirito per assurgere ad altezza d'arte -vera. Essa si viene modificando per dirette e continue influenze -greche, la cui prima efficacia potrebbe datare, secondo la tradizione, -dalla venuta di Demarato in Etruria, cioè dall'anno 660 circa av. C.; -ma l'efficacia sua larga e piena è certamente di tanto posteriore, che -per lo spazio di tempo precedente il secolo V di Roma, si potrebbe -ammettere sviluppo di uno stile e d'un'arte toscanica propria. Vi -sarebbero pertanto due periodi di svolgimento: uno dell'arte toscanica, -nella quale sta rappresentato lo stile, il carattere nazionale etrusco, -e che è il periodo dell'arte arcaica nazionale; l'altro il periodo -dell'arte che si sviluppa e modifica per l'efficacia dell'influenza -greca (ved. =tav. 31=). - - [Illustrazione: =Frammenti di una statua fittile d'Apollo, dal - frontone del tempio di Luni.= - - =Tavola 31.= - - Ved. =L. A. Milani=, _I frontoni di un tempio tuscanico - scoperti in Luni_ in _Museo ital. di antich. classica_, I, - tav. IV, frontone _B_, figura centrale.] - -2. =Stele e bassirilievi in pietra.= — Le cave del marmo di Carrara -(Luni) furono prese a lavorare solo nel tempo d'Augusto. Lavoravasi -marmo delle cave di Volterra, o il nenfro, o il peperino, e per i -bassorilievi usavasi il tufo calcare o la pietra arenaria; in ogni modo -non vi era a disposizione dell'Etruria un gran materiale. - -In parecchie stele sepolcrali si trovano effigiati guerrieri di -profilo, ritti in piedi in quelle posture e quelle forme tozze che si -vedono, p. es., nelle stele di Sparta[60], anche con qualche carattere -che ricorda la stele del soldato maratonomaco[61]. Analogie di stile -sono con le metope di Selinunte; la figura della Gorgone sannita -nei bassirilievi etruschi si ripete frequentissima con quegli stessi -caratteri di orrido grottesco che ha nell'arte arcaica greca. - -Ad intendere la diversa natura dello spirito greco dall'etrusco, -e il diverso sviluppo nell'arte, parmi possa valere appunto il -confronto dell'imagine della Gorgone, che, presso i Greci, dalla -forma puerilmente orribile della metopa selinuntina per gradi giunge -all'espressione della fiera, terribile bellezza divina, laddove -s'arresta in quella prima forma presso gli Etruschi, i quali, -nella rappresentazione delle divinità infernali, come, ad esempio, -nel loro _Charun_ (Caronte), non si discostarono mai da un tipo -orrido e volgare, mostrando una certa predilezione al fantastico -grottesco. In bassorilievi di are o di tombe si hanno larghe zone -con rappresentazioni di combattimenti, processioni, banchetti, scene -funebri, con disposizione di figure e con caratteri di stile che -ricordano il meno rigido arcaismo dei rilievi del monumento delle -Arpie[62] e dei vasi greci, dipinti a figure nere[63]. - -3. =Urne cinerarie e sculture in pietra.= — Una classe copiosa di -monumenti della statuaria etrusca è data dalle urne cinerarie, alte in -media un metro e mezzo, varie di forma e di materia (d'alabastro, di -tufo calcare, di travertino o di terra cotta) spesse volte avvivate -per mezzo di colorazione, adorne di sculture e di bassirilievi, e -sormontate dall'imagine del defunto, che sta coricato, o recumbente -sopra un letto; sotto l'imagine sta solitamente l'iscrizione col nome -del defunto (ved. =Atl.= cit., =tav. XXV=). Le statue e i rilievi di -questi monumenti, che abbondano specialmente nei dintorni di Volterra, -di Chiusi, di Perugia, per gli atteggiamenti, le proporzioni, per la -trattazione del nudo, e i panneggi, per la composizione del soggetto e -la distribuzione delle figure mostrano lo stile di un'arte pienamente -sviluppata, e informata all'arte greca. Esse sono veramente opere -dell'ultimo periodo dell'arte etrusca, com'è provato anche dalle -iscrizioni latine, che si accompagnano con le etrusche. Sono opere del -periodo romano imperiale, e probabilmente, per buona parte, dell'età -degli Antonini; e così come vi è cambiato al tutto lo stile, cambiata -pure è la materia delle rappresentazioni, tolta il più delle volte da -miti ellenici, foggiati all'etrusca e misti con concetti propriamente -toscanici, quali la grottesca figura di _Charun_, o i due genî del bene -e del male. - -Mentre per molti rispetti questi lavori mostrano d'appartenere ad -un'arte pienamente sviluppata, hanno però nell'esecuzione alcun -che di comune e di volgare, che rivela lo scalpello dell'artefice -manuale; come pure l'esecuzione è inferiore d'assai al valore della -composizione, e la trattazione delle figure mostra lo sforzo vano -di riprodurre il bello dei modelli greci. Le figure recumbenti -offrono schietti tipi etruschi, con viso grosso, proporzioni tozze e -certa pinguedine del corpo da ricordare le proverbiali espressioni -di _pingues Tyrrheni, obesus Etruscus_. Del resto queste sculture -sono opere della decadenza etrusca, e per lo studio dell'arte hanno -un valore limitato, mentre acquistano importanza quando sono in -soggetti mitologici e con le scene della vita familiare, perchè allora -rischiarano lo studio delle credenze e delle costumanze etrusche[64]. - -4. =Scultura in bronzo.= — L'arte etrusca toccò singolare maestria -nel lavoro del bronzo; ma più ammirabile nella tecnica che non -nella espressione del bello, specialmente in opere d'arte applicata -all'industria, cioè nei vasi, nei candelabri, negli attrezzi domestici -ecc. Volsinii ed Arezzo ebbero nella fusoria del bronzo un'attività -non inferiore a quella d'Egina e di Corinto; fonderie celebri erano -a Cortona, Perugia, Vulci, Adria. Rimproverasi ai Romani d'aver -saccheggiato Volsinii per avidità di rapire le duemila statue di bronzo -che l'ornavano. Di bronzo erano le porte che Camillo tolse a Veii. - -Le prime imagini di bronzo poste in Roma furono di lavoro etrusco; -e per via di Roma conosciamo il nome di un bronzista etrusco, il -solo ricordato, cioè Veturio Mamurio, artefice degli scudi ancili e -d'un'imagine di Vertunno[65]. Di lavoro etrusco fu la lupa lattante, -posta presso il _ficus ruminalis_[66]. I bronzi toscani erano diffusi -e pregiati anche in Grecia. Candelabri e vasi toscani ricordansi -in Ateneo, che ai Tirreni dà l'appellativo di φιλότεχνοι, ed anche -Plinio accennò al pregio ed alla diffusione dei bronzi toscani[67]. Un -colossale simulacro d'Apollo di bronzo, meraviglioso lavoro etrusco, -consacrò Augusto nella biblioteca del Palatino; detto appunto l'Apollo -del Palatino. Orazio ricorda i _Tyrrhena sigilla_, lavoretti in -piccolo, di gentile fattura, cercati a gran prezzo[68]. - -Quantità di lavori di bronzo si sono raccolti negli scavi e nelle tombe -d'Etruria; in questi bronzi si vede il progredire dell'arte, per il -quale dallo stile rigido, detto egizio, si passa ad una maniera meno -secca e dura, prossima all'arcaismo eginetico, e infine ad un fare più -libero, sebbene non mai perfetto. In questi lavori le figure d'animali -sono trattate con migliore stile, con intelligenza e buona imitazione -della natura, laddove le figure umane sono assai spesso scorrette nelle -proporzioni e di non belle fattezze. - -Bronzi di stile arcaico rappresentano spesso divinità ritte, ignude, -con lunga cappelliera simmetricamente disposta, con gambe congiunte -e braccia strette al corpo, nell'atteggiamento dell'Apollo di -Tenea; ovvero vestite, specialmente le divinità femminili, di abiti -talari, spesso con quell'atto di sollevare un lembo della veste, -che è pur frequente nei bassirilievi arcaici greci, di cui si sente -ad ogni tratto un'influenza, voluta riprodurre quasi inalterata; o -rappresentano figure votive, con braccia stese in atto di oranti e di -offerenti; ovvero guerrieri con grave armatura, con alti elmi cristati, -in atto di vibrar la lancia[69]. - - [Illustrazione: =Chimera in bronzo, ritrovata ad Arezzo, nel - 1554, di lavoro etrusco.= - - (Museo etrusco di Firenze). - - =Tavola 32.= - - Dall'opera di =Jules Martha=, _L'art étrusque_, pag. 310, fig. - 208; cfr. =W. Amelung=, _Führer durch die Antiken in Florenz_, - Monaco, Bruckmann, 1897, n. 247, cfr. =L. A. Milani=, _Museo - topografico dell'Etruria_, Firenze, 1898, pag. 3, e nota a - pag. 134.] - -Fra i più insigni bronzi etruschi oggi posseduti ricordiamo: Il Marte -della Galleria di Firenze, trovato negli scavi di Vulci (v. =Atl.= -cit., =tav. XXVIII=). È un guerriero con lo scudo imbracciato, con -alto elmo, vibrante l'asta. — Il Marte di Todi, ivi trovato nell'anno -1835, con inscrizione sul lembo della corazza[70]. È un guerriero in -tranquillo e nobile atteggiamento. Si confronti con questo l'altra -statua di guerriero trovata a Falterona[71]. — Il fanciullo coll'oca -del Museo di Leida (v. =Atl.= cit., =tav. XXVI=). — Il fanciullo -sedente, del Museo Gregoriano, nell'atto di sorgere da terra (forse -dono votivo, significante il ricupero delle forze, il sorgere del -convalescente). — La statua dell'arringatore, trovata presso il Lago -Trasimeno nell'anno 1573, ed ora nella Galleria di Firenze; rappresenta -uomo di nobile aspetto, vestito di tunica e di pallio, ritto in atto -di allocutore; l'iscrizione incisa in un lembo del pallio lo dice un -Aulo Metello, figlio di Velio, uno dei migliori documenti della perizia -degli Etruschi nella fusoria, ed una delle migliori opere dell'arte -etrusca nel pieno suo sviluppo, forse del V sec. circa a. C. (ved. -=Atl.= cit., =tav. XXVII=). — La Chimera d'Arezzo, ivi trovata nel -1534; è il mostro fantastico dalle forme di leone e di capra, notevole -per la forte espressione del furore belluino e per la finita esecuzione -(ved. =Atl.= cit., =tav. XXIX=, n. 2, e la nostra =tav. 32=). — La -lupa del museo Capitolino; si considera come il più insigne bronzo -etrusco, sincero esemplare di stile toscanico; è la lupa sotto cui -stanno lattanti i gemelli; le figurine di questi diconsi posteriore -aggiunzione; mirabile nella fiera è la naturalezza delle forme, la -vivezza dell'espressione; credesi la stessa statua che gli edili Ogulnî -avevano fatto porre nell'anno 458 di Roma, presso il Lupercale, grotta -dove la tradizione diceva allattati Romolo e Remo, a piedi del Palatino -(ved. =Atl.= cit., =tav. XXIX=, n. 1)[72]. — S'aggiunge la scrofa del -Museo di Leida, dove pure è notevole la vivace verità delle forme, il -carattere naturalistico dell'arte etrusca. - - -=APPENDICE II.= - -=Osservazioni intorno all'arte plastica degli Etruschi.= - -Si è veduto, nell'Appendice I, che anche l'arte, secondo il mio -debole parere, contribuisce a far credere gli Etruschi provenienti -dall'Oriente piuttosto che dall'Occidente, almeno fino a nuovi -ritrovamenti archeologici e soprattutto linguistici. - -Ma questo non si è ancor dimostrato; il che facciamo ora brevemente, -come il luogo e la mole del lavoro ce lo permettono. - -Vi è pertanto un assieme di fatti che non devono essere trascurati. -La stessa grandiosità delle costruzioni etrusche, delle applicazioni -fatte dagli Etruschi delle volte e delle armature, la stessa solidità -e vastità di piani nell'architettura etrusca si direbbe alunna di -quella egiziana, che fa meraviglia ancora oggi a quale perfezione sia -giunta. L'uso poi della decorazione geometrica, _l'horror vacui_, la -moda delle epigrafi incise direttamente sul monumento, il lusso delle -oreficerie con pietre preziose (ved. =tav. 35=), la predilezione per -gli ornamenti decorativi e pei vivaci colori, la frequenza di vasi a -rilievo, già usati nei paesi greci, l'impiego dei motivi plastici e -pittorici animaleschi, l'uso del Canopo o urna funeraria con ritratti e -la presenza delle maschere funebri (ved. =tav. 30=), sono tutti indizi -di affinità e di contatto prolungato con gli Orientali e coi Greci -Asiatici, e collegano la civiltà etrusca con quella micenea ed omerica -in genere. - -C'è in tutta l'arte etrusca ed omerica quel convenzionalismo orientale -che mantiene anche nei suoi periodi più avanzati la rigidezza arcaica -delle mosse, la scelta dei tipi in piedi, senza moto e grazia, la -preferenza per rappresentazioni figurate d'indole decorativa, e -simbolica, mancanti della vera vita (ved. =tav. 33=). - - [Illustrazione: =Carro con cavalli alati= (Bassorilievo - d'avorio di carattere cipriota, analogo a una classe di lavori - etruschi arcaici). - - =Tavola 33.= — Si rinvenne a Corneto, e si trova ora al Louvre - (Parigi). - - Ved. MELANI, _Manuale di scultura italiana antica e moderna_, - Milano, Hoepli, 2ª edizione, tav. I.] - -Nell'applicazione poi dei tipi e dei motivi dell'arte etrusca si vedono -i caratteri dell'importazione marittima, come di popoli venuti dal -mare, non per via di terra. Nulla ci suggerisce la civiltà del centro -d'Europa, che non ammette assolutamente quegli elementi orientalizzanti -e d'importazione, che noi troviamo nella civiltà etrusca, fino al punto -in cui si assimila la civiltà greca e romana, trasformandole entrambe. - -Se noi, però, ci soffermiamo a considerare il valore intrinseco di -quest'arte etrusca, troviamo (d'accordo col Martha, com'egli esprime in -un'appendice al suo lavoro magistrale sull'arte etrusca), che mancavano -agli Etruschi l'invenzione e il sentimento artistico, mentre non si può -loro negare un certo spirito di realismo, e una forza di imitazione -e di assimilazione dei varî elementi artistici non minore di quella -dei Romani. — Questo spirito di verismo è però tale che impedisce -di aggiungere anche il menomo lato ideale alle rappresentazioni -artistiche, ammettendovi invece l'orrido più osceno e sgradito, purchè -risponda al concetto che essi se ne fecero, o se ne vogliono fare. Ciò -non toglie che nella pittura e nella plastica bisogna concedere agli -Etruschi una certa originalità pel ritratto e per la rappresentazione -delle scene intime, familiari. E difatti nel ritratto furono maestri ai -Romani, come lo furono nella predilezione per quei grandi bassirilievi -di processioni funerarie, o trionfali, che diedero ai Romani l'idea -di ornare i loro archi e monumenti dei noti bassirilievi storici, -nonchè di alcuni ritratti parlanti per somiglianza e vivezza di tratti -fisionomici. - -Se gli Etruschi dovettero dibattersi tra la forma convenzionale -dell'Oriente e quella troppo ideale della Grecia, se non ebbero tempo -di immedesimarsi sempre e perfezionarsi negli elementi estranei coi -quali venivano a contatto, non si può negare alla loro arte, oltre -l'intuito della natura, del ritratto, del bassorilievo, anche il gran -merito di aver fatto riconoscere ed apprezzare ai Romani l'ellenismo -nelle sue varie forme, in modo che non si può studiar bene l'arte greca -in Roma, nè l'arte stessa romana senza rilevare la parte avuta dagli -Etruschi nel diffondere gli elementi dell'ellenismo nelle varie città -del Lazio e dell'Etruria. - -Pur riconoscendo, però, che l'arte etrusca ha familiarizzato, per -così dire, Roma con l'ellenismo, è doveroso riconoscere pure che, per -la mancanza del senso estetico, venendo meno agli artisti etruschi -il concetto delle proporzioni esatte delle parti del corpo, il che è -fondamento della vera bellezza, non potè mai l'arte etrusca inalzarsi -a quelle sfere ideali e perfette che ammiriamo nell'Ellade e in Roma. -Lo stesso carattere, la stessa costituzione fisica, le abitudini, le -aspirazioni del popolo contribuivano a dare un'impronta tutta speciale -all'arte loro. Infatti gli Etruschi ebbero presto il concetto della -ricchezza, del fasto, e, per natura inclinati al piacere, sotto la -sua forma più grossolana, crearono un'arte materiale, verista al -sommo grado, lottante per di più con le superstizioni e le credenze -demoniche, molto vive nel popolo, e tali da ispirare un certo timore -e ribrezzo per quello che credevano utile di fare a vantaggio della -famiglia o dello Stato. - -Gli Etruschi, venendo in Italia, portarono seco un patrimonio artistico -relativamente misero, che accrebbero immensamente a contatto coi Greci -asiatici e del continente, e coi Fenici. Ma nemmeno questo scambio di -idee, di costumi, di aspirazioni valse a togliere dall'arte etrusca -quell'impronta di rigidezza, di goffa asprezza, di sproporzione, che -essa presenta anche nei momenti dell'arte libera. - -Tanto il Martha citato (ved. _Art étrusque_), quanto l'Amelung (_Führer -durch die Antiken in Florenz_) rilevano, però, come vi fosse negli -Etruschi, in compenso della mancanza del sentimento estetico e della -facoltà dell'invenzione, oltre il principio di assimilazione e di -verismo citati, anche una gran cura e quasi uno sfoggio nel ritrarre -i particolari dei vestiti, degli ornamenti, delle decorazioni, e un -gran culto per l'arte greca, che essi imitano, diffondono, e fanno -apprezzare, come s'è detto, anche ai Romani. - - -II. — TOREUTICA. - -1. =Osservazioni generali.= — Abbiamo già notato che gli Etruschi -riuscirono più valenti nell'arte applicata o industriale, che non -in quella pura. La parola _toreutica_ veramente indica il lavoro -di cesello (τορευτική, lat. _caelum, caelatura_), ma il vocabolo si -estese con più largo senso alle varie forme di lavoro di incisione, -di rilievo, o di commessione dei metalli (oro, argento e bronzo). -Lavori di toreutica si hanno in gran numero nelle raccolte d'antichità -etrusche, perchè erano dei rami più produttivi e più sviluppati. Opere -di industria così fiorente erano candelabri, lampadari, tripodi, -bracieri, coppe, varie foggie di vasi, specchi, cofanetti o ciste, -patere, anelli, e le così dette _bulle_, che erano un ornamento portato -dai fanciulli, a guisa d'amuleto, d'origine e d'uso propriamente -etruschi, passato poi ai Romani; insomma ogni guisa d'ornamenti -femminili, fornimenti di cavalli, o _phalerae_, armi, utensili -domestici. La quantità di queste opere, mirabili per la ricchezza -della materia e la finitezza del lavoro, è prova della prosperità e -dell'inclinazione al lusso della nazione etrusca. - -2. =Candelabri.= — Celebrati erano i candelabri tirreni di bronzo, -cesellati con varietà di figure e d'invenzioni ornamentali, e destinati -all'uso domestico e religioso. Di queste opere l'arte industriale -etrusca faceva esportazioni. Un frammento di Ferecrate, comico dei -tempi di Pericle[73], cita un candelabro tirrenico come un capolavoro. -Candelabri si trovarono nei sepolcri insieme con altri arredi sacri -o domestici. Constano generalmente di un'asta su base, con punte in -cima da infiggervi le candele, o con piattello o bacinetto per la -lucerna (_lychnuchus_). La grande varietà e l'eleganza delle forme -sono prova dell'ingegno inventivo degli Etruschi. Le basi sono o di -piedi belluini, o di ben composte forme umane od animali; le aste o -fusti raffigurano colonne, o alti steli terminati in capitelli varî, in -fiorami, in bacini, o coppe ornate. Su per il fusto sono spesso figure -rampanti d'animali, talora figure umane in vario atteggiamento fanno -da sostegno, ed altre si ripetono sull'estremo dell'asta (ved. =Atl.= -cit., =tav. XXX=). - -I lampadarî pendenti dall'alto, con più fiamme, con ricchi ornati -usati dagli Etruschi, e in genere dagli Italici, nelle case signorili -e nelle tombe, sono designati col nome di _lychni_[74]. L'esemplare più -insigne di questa classe è il lampadario rinvenuto a Cortona nell'anno -1840, e ancòra conservato in quella città, mirabile per grandezza, per -figurazione assai ricca e variata, e per isquisita finezza di lavoro a -cesello in alto e basso rilievo[75]. - -3. =Specchi.= — Una classe singolare e assai importante di bronzi -etruschi è costituita dagli _specchi_; sono dischi piatti, con un -leggiero rialzo all'ingiro, con manubrio, lisci da un lato, ornati -di disegni nell'opposto, solitamente incisi o graffiti a punta, -più raramente fatti a rilievo. Si rinvennero nelle tombe etrusche, -e dapprima si chiamarono col greco nome di φιάλαι, o col romano di -_paterae_, cioè tazze da libazione nel sagrifizio; poi Inghirami li -riconobbe come specchi, loro attribuendo però un significato ed un -valore religioso e mistico; a questo dava special motivo il fatto -di trovarli frequentemente dentro cofanetti, o ciste, anch'esse -qualificate per mistiche. Oggi però è accettata l'opinione che -siano specchi comuni, come lo sono le ciste e la loro suppellettile -muliebre. L'uso di questi dischi come specchi comuni è comprovato dal -vederli rappresentati in mani femminili sui bassorilievi e sui vasi -dipinti. Le rappresentazioni incise a punta, e spesso accompagnate da -inscrizioni dichiarative delle figure, sono assai importanti per lo -stile dell'arte, per il contenuto mitologico, e per i nomi che vi sono -inscritti. - -Il contenuto delle rappresentazioni è solitamente di miti greci -nazionalizzati etruschi. Frequenti sono le figure alate senza -inscrizioni, che soglionsi dichiarare per imagini della Fortuna -etrusca, il cui culto passò poi a Roma. Tali rappresentazioni -della Fortuna con suoi attributi si riferiscono allo scongiuro del -_fascinus_, o della jettatura, diffusissima superstizione italica. -Con la Fortuna si hanno imagini di altri Dei _averrunci_, quali, p. -es., i Penati. Le rappresentazioni di scene della vita comune sono -rare. Il progresso dello stile vedesi negli specchi, come negli altri -rami dell'arte etrusca. Alcuno ve n'ha con rappresentazione di stile -arcaico, che mi sembra prossimo a quello delle situle estensi (ved., -per es., specchio etrusco di Castelvetro, illustrato dal Cavedoni[76]). -I più hanno uno stile diligente, ma stentato e penoso, e nelle figure -scorretto. In questi monumenti, come nelle urne o sarcofaghi, vedesi -l'arte etrusca, che tenta di ravvivarsi con la greca, o forse l'arte -greca che si corrompe in mano di artefici etruschi. La maggior parte -degli specchi ornati di figure viene dalle tombe dell'Etruria propria; -parecchi, ma con qualche differenza di carattere, da tombe del Lazio, -e specialmente da Preneste; pochi, e per lo più lisci, sulle due -faccie, salvo qualche leggier fregio di ornato, provengono dall'Etruria -Circumpadana (v. =Atl.= cit., =tav. XXXI=)[77]. - -4. =Le ciste a cordoni.= — Parlando delle scoperte felsinee si sono -ricordate le _ciste a cordoni_, deposte in tombe per contenervi ceneri, -ma effettivamente prima oggetti da toletta. La forma a cordoni è la più -antica, la primitiva per tali ciste; le quali per la maggior abbondanza -di ritrovamenti in regioni padane, a cominciar dalla prima scoperta -a Monteveglio, nel Bolognese, l'anno 1817, si credettero opera degli -Etruschi settentrionali. Altro genere di ciste, o a dir meglio, ciste -lavorate in tempo d'industria e d'arte assai più progredite, e fornite -quindi d'un maggior pregio intrinseco, ma derivanti dal tipo primitivo -della cista a cordoni, sono le ciste trovate in tombe dell'Etruria -propria, a forma di vaso cilindrico riposante su peducci lavorati, -chiuso da coperchio, ornato di rappresentazioni figurate, incise a -punta, o fatte a rilievo. Il passaggio dalla forma primitiva a questa -più sviluppata parrebbe rappresentato da una cista trovata a Vulci, -che ha il corpo ornato di quattro cordoni rilevati ed è sostenuta da -peducci ad unghia forcuta sormontati da testa di Medusa[78]. - - [Illustrazione: =La celebre cista Ficoroni, ora al Museo - Kircheriano in Roma.= - - =Tav. 34.= — Per l'epigrafe ved. =Serafino Ricci=, _Epigrafia - latina_. Milano, Hoepli, 1898, tav. LII, e relativa - bibliografia intorno alla cista Ficoroni.] - -A questi cofanetti si volle attribuire un carattere religioso, come -destinati a qualche speciale uso nelle misteriose funzioni di Bacco, -e perciò le chiamarono _ciste mistiche_. Ma, come già si è detto, gli -oggetti in esse solitamente contenuti, spettanti al _mundus muliebris_, -cioè specchi, vasetti da unguento, fibule, aghi crinali, pettini di -metallo, di osso o di legno, strigili, ecc., e perfino un ricciolo -di capegli posticci (tanto è antico l'inganno delle belle chiome!) -dicono chiaramente che son scatole o _nécessaires de toilette_, senza -che tuttavia resti assolutamente esclusa la possibilità anche d'una -sacra destinazione. Le più delle ciste non si trovarono nell'Etruria ma -bensì nella città latina di Preneste, onde la denominazione di _ciste -prenestine_; esse valgono come antichi esempî dell'arte latina con -influenza greca; e quindi se ne riparlerà più avanti. - -La singolare perizia degli Etruschi nel lavoro dei metalli, la -particolare loro disposizione non ai grandi concetti artistici, ma -al lavoro minuto e diligente, si rivela nei molti oggetti preziosi -d'ornamento, finissimi lavori d'oreficeria e di glittica. Di oro sono -collane, armille, corone di varissime foggie, fibule, bulle, anelli, -con varietà grandissima di invenzioni decorative e con perfezione non -mai superata. Buona parte di tali oggetti in tombe antichissime hanno -caratteri di gusto e di stile orientale, fenicio e babilonese, con -figure di sfingi, leoni, mostri alati, e collane con pendagli formati -di idoletti egizî (ved. =tav. 35=). - - [Illustrazione: =Oreficeria etrusca= (dal Museo del Louvre). - - =Tav. 35.= — _Bijoux_ di varia dimensione, forma e fattura; - dall'opera di =J. Martha=, _L'art étrusque_, tav. I. — N. - 3, orecchino con granate. — 4, _collier_ con scarabei di - cornalina. — 1, 9, 10, orecchini in filigrana d'oro con - oggetti d'ornato in smalto.] - -Del pazientissimo e difficile lavoro d'intagliare in un incavo le -pietre dure, che il Vasari disse “un lavoro al buio„, gli Etruschi -lasciarono esemplari ammirabili. Sono pietre incastonate in anelli, -o varie forme di amuleti da appendere al collo, specialmente quelli -all'egizia foggia di scarabei, cioè globuli d'agata, d'onice, di -sardonia (ved. =tav.= cit. =35=), bucati per il lungo, figuranti nella -parte superiore il sacro scarabeo colle elitre chiuse, e nell'inferiore -una faccia piana, incisevi con microscopica minutezza figurine ed -inscrizioni. Gli scarabei sono superstizione egizia, che considerava -quest'animaluzzo quale divinità, simbolo del principio virile. Queste -pietre incise, che trovansi nelle tombe etrusche più antiche, in parte -sono di importazione orientale, fenicia, in parte vera lavorazione -degli Etruschi, che per religiose superstizioni amavano ornarsi di tali -amuleti. L'esemplare più perfetto d'intaglio etrusco è una sardonice -orientale nel cui piccolissimo campo è rappresentata con esimio lavoro -una scena di guerra, cioè due soldati che sorreggono un compagno -ferito[79]. - - -=C. — Pittura etrusca.= - - -I. — OSSERVAZIONI GENERALI. - -La pittura fu molto esercitata dagli Etruschi, ma limitata alla -decorazione. La compiacenza nella vivacità del colore si mostra -nell'uso di colorire le parti architettoniche, dipingere i rilievi dei -sarcofaghi e perfino le statue. Questa predilezione per la policromia -tiene ancora qualche cosa dell'infantile, mostrando inclinazione -all'effetto, senza intelligenza o cura di naturalezza. Così ad -esempio, in pitture etrusche si vedono bizzarrie d'animali, metà di -un colore e metà di un altro, cavalli rossi con criniera azzurra, -o cavalli interamente azzurri con unghie rosse o verdi. La pittura -etrusca vincolata quindi dal simbolismo ieratico, limitata ad arte -decorativa, non ebbe libero sviluppo; manchevole la composizione delle -figure; mediocre il disegno, senza chiaroscuro, senza rilievo dei -corpi; il colorito convenzionale, inteso all'effetto, o voluto da una -significazione simbolica. - - [Illustrazione: =Danza bacchica e caccia.= - - (Tomba della _Querciola_ presso =Corneto=). - - =Tavola 36.= - - Ved. MELANI, _Manuale di pittura italiana antica e moderna_. - Milano, Hoepli, 2ª ediz. tav. II.] - - [Illustrazione: =Pitture chiusine rinvenute nell'anno 1833.= - - =I. Danze e ludi varî. — II. Corse di bighe.= - - =Tavola 37.= - - Ved. _Monumenti inediti pubblicati dall'Istit. di Corr. - Archeol._ di Roma, vol. V. (1849-53), tav. XXXIII; cfr. E. - BRAUN in _Annali Ist. Corr. Arch._ 1851, p. 268-278.] - -Dai grandi dipinti murali nelle tombe noi abbiamo i migliori documenti -della pittura etrusca; questi dipinti risalgono in parte a remota -antichità, ma forse non come farebbe credere Plinio anteriori alla -fondazione di Roma[80]. Le rappresentazioni solitamente si riferiscono -ai riti funebri e alla condizione delle anime dopo la morte, banchetti -funebri con uomini e donne sedenti su triclinî, incoronati con musiche -e danze, quasi a indicare la beatitudine dell'anima dopo la morte; -caccie, corse, ludi gladiatorî, scene mimiche e comiche (ved. =tav. 36= -e =37=), a propiziazione in favore dell'estinto per divinizzarlo, come -il cristiano con le preghiere e con le funzioni pei defunti ha fede -di contribuire alla sua beatitudine eterna (vedi =Atl.= cit., =tav. -XXXII=; _Achille sacrifica ai Mani dell'amico Patroclo_). Si hanno -inoltre rappresentazioni di anime discendenti all'Averno, condotte da -genî buoni e da genî mali; soggetti infernali tolti alla mitologia -come la tomba dell'Orco a Corneto; genî e divinità infernali fra -cui _Charun_, col naso adunco, lunghi denti, serpi attorgigliati al -corpo, carnagione verde. Si aggiungono animali e mostri fantastici, -disposti sopra il fregio fra l'incorniciatura e le volte, con fascie di -ornamentazione spesso assai belle. La colorazione era anche applicata -alle figure scolorite sui sarcofaghi, ornati spesso di pitture a -tempera sullo stucco, simulanti l'effetto del bassorilievo[81]. -Talvolta nel mezzo delle pareti sono dipinte porte chiuse che, -simboleggiano l'ingresso al mondo delle anime, non più rivarcabile, e -insieme dividono in due campi la rappresentazione. Le figure staccano -con le tinte chiare delle carni, coi colori vivaci delle vesti sul -fondo or bruno, or rossastro delle pareti a stucco, e stanno allineate, -con poca prospettiva, e con rari particolari, come tra figura e figura -frondi e rami (ved. =tav. 40= _a_ e _b_), allusivi talora agli alberi -dei giardini d'Eliso. Le figure sono disegnate a contorno, gli spazi -interni riempiti di colore; nella colorazione c'è ricerca di effetto. - - [Illustrazione: =Dalla tomba del Citaredo a Corneto.= - - =Tavola 38.= — Testa di un citaredo. - - Ved. _Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma_, 1863, tav. d'agg. _M_, e - dall'opera di =Jules Martha=, _L'art étrusque_, pag. 438, fig. - 289.] - - [Illustrazione: =Dalla tomba del Citaredo a Corneto.= - - =Tavola 39.= — Testa di una danzatrice. - - Ved. _Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma_. 1863, tav. d'agg. _M_, - e l'opera di =Jules Martha=, _L'art étrusque_, pag. 438, fig. - 290.] - - -II. — LE DUE SCUOLE PITTORICHE PRINCIPALI. - -Come si è veduto nella plastica, così nella pittura etrusca vi sono due -periodi e due scuole o maniere: l'arte arcaica nazionale o toscanica; -l'arte etrusco greca. Queste due scuole hanno avuto una successione -cronologica, e poi vissero anche insieme. Nelle pitture del periodo -arcaico vi è la solita rigidezza di disegno, durezza di atteggiamenti -e di mosse, con sforzo d'imitazione della realtà; le figure non mancano -di rilievo, ma stanno allineate; manca la viva espressione dell'azione, -mancando l'accordo fra il concetto e l'esecuzione artistica. - -Succede un periodo intermedio fra l'arte nazionale e l'arte di -scuola greca, in cui c'è un arte più libera ed agile. Infine nel -seguente periodo dello stile compreso nell'influenza greca, vi -è un passo alla maniera propriamente pittorica (ved. =tav. 38= e -=39=); l'artista padroneggia gli strumenti dell'arte; traduce copia -maggiore d'idee, mostra sentimento del bello, piena intelligenza -delle forme; sollevandosi oltre la stretta imitazione della realtà, -tende a nobilitare i soggetti; i volti prendono espressione e tengono -del profilo greco (ved. =tav. 41=); le vesti seguono le movenze con -leggerezza di pieghe e di svolazzi (ved. =tav. 40= _b_). È probabile -che tale influenza venisse dalle scuole surte nel tempo dei Diadochi. - - [Illustrazione: =Danza bacchica.= - - (Tomba del _Triclinio_ a Corneto). - - =Tavola 40= _a_. - - Ved. =Melani=, _Manuale di pittura_ cit., 2ª edizione, fig. - 1.] - - [Illustrazione: =Danza bacchica.= - - (Tomba del _Citaredo_ a Corneto). - - =Tavola 40= _b_. - - Ved. =Melani=, _Manuale di architettura_ cit., 2ª ediz., fig. - 12.] - - [Illustrazione: =Dalla tomba dell'Orco a Corneto.= - - =Tavola 41.= - - Ritratto di _Arnth Velchas_. - - Ved. _Monumenti_, IX, tavola XIV; =Jules Martha=, _L'art - étrusque_, cit. pag. 398, fig. 271.] - -Non sempre però si può dire che un dipinto di stile toscanico sia d'età -anteriore ad uno di stile con influenza greca, giacchè o per condizioni -locali o per individualità dell'artista, eravi un arcaismo di maniera, -protratto oltre il periodo di suo naturale sviluppo, v'era la scuola -dei pittori toscanici, che continuavano a lavorare nel proprio stile -arcaico[82]. - - -III. — =Ceramica etrusca.= - -1. — OSSERVAZIONI GENERALI. - -I vasi fittili di foggie e dimensioni variissime, dipinti a figure nere -su fondo chiaro, giallastro, o rosso, ovvero a figure chiare e rosse -su fondo nero, che uscirono dalle tombe etrusche, e principalmente -da Vulci in gran copia, e che si raccolsero in luoghi dell'Etruria -Settentrionale, ad Adria, a Marzabotto e nella necropoli della Certosa, -come già si è detto[83], sono prodotti di fabbriche greche, importati -nell'Etruria, dove, come doni e funebre suppellettile, erano assai -pregiati. Che tali vasi servissero ad ornamento è dimostrato dall'esser -tuttavia nuovi, senza vernici interne che impedissero l'assorbimento -dei liquidi, e spesse volte anche senza fondo. Importati in Etruria -dalle fabbriche di Corinto, Atene, Egina, e più tardi da fabbriche -italo-greche campane ed apule di Nola e di Ruvo, questi prodotti -diedero luogo al sorgere di officine ceramografiche etrusche imitanti -le greche. Così, mentre da suolo etrusco vengono vasi che rappresentano -i varî momenti e le varie maniere della ceramografia greca, si hanno -poi anche vasi dipinti propriamente etruschi, che in parte sono -prodotti originali etruschi, e in parte imitazioni di prodotti greci. - -2. — VASI TOSCANICI. - -Sono da classificare fra i prodotti ceramografici etruschi certi -vasi policromi, che per disegno e colorazione ripetono i caratteri -dell'arcaismo e certe peculiarità della pittura toscanica[84]. Sono -vasi di fondo nericcio, con figure umane e d'animali, di puerile -disegno e di bizzarra colorazione. Uno di essi porta il disegno di -due grandi occhi, quali vedonsi anche in vasi dipinti greci contro il -fascino, ossia il mal occhio, significato della figura gorgonica da -Luciano detta ἀποτρεπτικὸν τῶν δεινῶν, ed anche delle figure falliche, -talvolta occhiute. - -3. — VASI D'IMITAZIONE GRECA. - -Nella numerosa classe dei vasi dipinti al modo greco è facile di -riconoscere quelli di lavorazione propriamente etrusca; e i principali -criterî distintivi sono: le qualità delle rappresentazioni, riferentisi -a costumi etruschi, o a miti ellenici etruscizzati coll'intervento -frequente dei genî infernali e di _Charun_; lo stile del disegno -specialmente inferiore al greco, e con certi suoi caratteri -d'ineleganza, di sproporzione già accennati per le pitture sepolcrali e -per gli specchi; la qualità dell'argilla è meno fina e meno buona delle -vernici greche; infine le iscrizioni sono etrusche[85]. - -Secondo il Micali, fu copioso e vario l'uso dei vasi dipinti presso -gli Etruschi dal I al III sec. di Roma; migliorò la loro fattura nel -sec. IV; durò nel V e nel VI; ma al tempo di Cesare e di Augusto quei -vasi già parevano antichi, e cercavansi come oggetti d'antichità nei -sepolcri di Corneto e di Capua. - -4. — VASI DETTI BUCCHERI. - -(Ved. =tav. 42=). - -Ma più antichi dei vasi dipinti sono i vasi etruschi di terra nera, che -si trovano in tombe, quasi non mai insieme con vasi dipinti, a Vulci, -a Corneto, a Cere, ed in maggior abbondanza a Chiusi, dove forse fu -il principal centro di tale fabbricazione, per il che diconsi anche -vasi chiusini; generalmente sono conosciuti col nome di _buccheri_. -Sono d'argilla nera, non cotti ma seccati al sole, con la superficie -di certa lucentezza metallica; hanno dimensioni e foggie assai varie, -talora belle, ma ricercate e bizzarre, assai lontane dall'eleganza -greca. Sono ornati di figure a rilievo assai basso, fatte a stampo, -con rappresentazioni allusive a misteri religiosi ed a riti funerarî, -con imagini di divinità infernali, con animali e mostri fantastici -di carattere orientale, quali vedonsi su vasi dipinti della maniera -più antica. Le proporzioni delle figure umane sono tozze, lo stile -del disegno è primitivo. Antichissimi, questi vasi forse vengono -sùbito dopo la ornamentazione geometrica. Helbig suppone che siano una -riproduzione dei vasi metallici, ed il loro stile un'imitazione dello -stile metallotecnico; li crede anche d'importazione forestiera, poichè -se ne sono trovati altri esemplari a Cuma ed anche a Cameiros[86]. - - [Illustrazione: =Vasi etruschi in bucchero di varie forme, - provenienti da Chiusi.= - - =Tavola 42.= — Dall'opera di =Nöel des Vergers=, _L'Étrurie et - les Étrusques_, tavola XIX.] - -5. — VASI ARETINI. - -Vasi d'altra forma, _alabastri, canopici_. - -Un gran centro d'industria ceramica era Arezzo, detta la _Samo -d'Italia_. Ma i suoi prodotti sembrano di un periodo meno antico, -rispondente all'ultimo secolo della Repubblica romana ed ai primi -dell'Impero. Gli _aretina vasa_, tanto spesso ricordati, sono d'un -bel rosso corallino, con vernice, e spesso con eleganti rilievi; da -scoperte di tali vasi fatte in altre località s'arguisce che fossero -molto diffusi, o facessero anche altrove sorgere fabbriche imitanti i -prodotti aretini. Difatti noi li troviamo in gran copia nelle tombe -di varie località anche settentrionali e meridionali d'Italia, come -suppellettile funebre comune, nè tutti hanno la leggerezza e finezza -della pasta, nè la lucentezza ed eleganza dei veri vasi aretini[87]. - -Si raccolsero nelle tombe etrusche vasetti unguentarî e balsamarî, -che solitamente si denominano _alabastri_, dalla materia di cui molti -di essi sono fatti, e la maggior parte erano fatti antichissimamente. -Sono vasetti da contenere profumi, essenze e balsami, generalmente di -forma cilindrica, arrotondati alla base con bocche a piccolo imbuto. Ve -n'ha d'alabastro, di vetro, d'argilla dipinta. Se ne trovano in tombe -asiatiche, greche ed italiche. Alcuni già ne abbiamo ricordati, trovati -in stazioni dell'Etruria propria; terminano a forma di testa o anche -d'intero busto femminile, con foggie e attributi orientali, e sono -certamente d'importazione fenicia[88]. - -S'incontrano pure nei sepolcri etruschi i vasi che diconsi _canopici_, -destinati a contenere le ceneri del defunto, e terminati o sormontati -nel coperchio da testa umana, o anche da busto con mani alzate o -ripiegate sul petto, ritraente le fattezze di colui le cui ultime -reliquie stanno nel vaso raccolte, secondo il costume seguito -normalmente dagli Egizî (ved. =tav. 30=). - -Nella grande copia di vasi usciti da tombe etrusche vogliono essere -ricordati alcuni assai rari e belli, inargentati, ornati di teste -in rilievo, e di composizioni d'ottimo stile greco rappresentanti la -pugna delle Amazoni, Ercole col leone Nemeo, Socrate a colloquio con -Diotima. Trovati alcuni di essi a Orvieto ed a Bolsena, sono nuovi -documenti d'importazioni greche nell'Etruria, giacchè tali li dimostra -non solo lo stile, ma anche l'analogia di altri simili casi di officine -italo-greche di Apulia, e si sono diffusi tanto in tutta Italia, da -ritrovarne perfino nel Piemonte. Un bellissimo esemplare, p. es., c'è -al R. Museo delle antichità in Torino, nella sala dei cimelî piemontesi -sotto il dominio romano[89]. - - -=APPENDICE III.= - -=Le ultime ricerche sugli Etruschi e la fondazione del Museo -topografico dell'Etruria a Firenze.= - -Molte scoperte delle antichità etrusche non vi furono in questi -ultimi anni, ma piuttosto vi fu coordinamento scientifico di quelle -già esistenti. Le varie scoperte sono state pubblicate sulle _Notizie -degli scavi_, della R. Accademia dei Lincei in Roma: gli studî più -importanti furono continuati nella parte archeologica ed epigrafica -dal Gamurrini, dal Milani, dal Ceci e da pochi altri[90], nella parte -glottologica soprattutto dall'illustre prof. Elia Lattes, di cui si è -già parlato[91]. - -Ma uno dei fatti più importanti è quello di coordinamento delle -antichità già esistenti, raccolte con cura intelligente e paziente a -Firenze al Museo etrusco dall'illustre suo direttore professor L. A. -Milani. - -Già per merito dell'immortale abate Lanzi, dello Zannoni e del -Migliarini si erano costituite le RR. Gallerie di Firenze, da un -lato le prime collezioni egizie, dall'altro le prime collezioni -etrusche, divise fin dal tempo del Lanzi per serie e per soggetti, -perchè servissero alla storia dell'arte e allo studio intrinseco delle -antichità. - -Ma gli oggetti, per l'incremento dato alla collezione sotto la -direzione generale del compianto Fiorelli, erano ormai pigiati nel -locale angusto di via Faenza, e solo nell'anno 1879 per la tenace -energia del R. Commissario prof. Pigorini trovarono più degna sede nel -Palazzo della Crocetta, che è tuttora quello contenente il R. Museo -archeologico di Firenze. - -La distribuzione delle antichità era stata fatta seguendo il sistema -pratico del Gamurrini, della distinzione per serie, adottando poi -l'ordinamento geografico e topografico nel classare gli oggetti entro -le singole serie. - -Ma il Milani, riconoscendo l'utilità se non più pratica, però molto -più scientifica (ed ora di capitale importanza per le indagini sulle -origini e sulla propagazione della civiltà degli Etruschi), che -era stata propugnata dal Genarelli, ebbe l'idea felice di attuarne -l'ordinamento topografico, che fino allora era stato, per le ragioni -suaccennate, messo in disparte e abbandonato. - -Il Milani opportunamente cita nel suo magistrale lavoro sul _Museo -topografico dell'Etruria_[92] i criterî che avevano determinato -il Genarelli a proporre di preferenza la distribuzione geografica -e topografica delle antichità etrusche, e tali criterî il Milani -ripresenta come base del suo programma scientifico. - -“Fermo il principio — scrive il Milani — che negli avanzi sculti e -figurati compresi nel campo dell'archeologia, si ha una miniera di -documenti atti a svelarci la vita, le costumanze, le fasi di prosperità -o di decadimento di un paese o di un popolo, l'ordinamento più -razionale e più utile di un Museo si è quello in cui i monumenti sieno -disposti geograficamente, nè già divisi per serie generali; ma, al -contrario, lasciata da parte la classe a cui appartengono per la forma, -per la materia e per l'arte, si trovino riuniti insieme e sistemati in -complesso tutti quelli che spettano ad un dato paese, il quale potrà -solo in siffatta guisa essere, per mezzo della scienza archeologica, -più sicuramente e più logicamente studiato e messo in evidenza„ (op. -cit., pag. 14). - -Conseguentemente a questi concetti, il Milani, avendo materiale -archeologico a sua disposizione molto maggiore dei precedenti, ordinò -i monumenti di provenienza etrusca nel pian terreno del Palazzo della -Crocetta, in diciasette sale, ove figurano i principali centri della -civiltà etrusca raggruppati intorno alle città rispettive. - -I centri rappresentati nel Museo sono: _Vetulonia_ sul Poggio di -Colonna nelle prime tre sale: prima sala delle tombe a pozzetto, -seconda sala delle tombe a circolo, terza sala del tumulo della -Pietrera; _Populonia_ (terza sala insieme con gli oggetti precedenti); -_Volsinii_ (quarta sala), comprendente le antichità di Orvieto e di -Bolsena; _Cortona, Arretium_ (Arezzo) con la celebre chimera in bronzo -e la Minerva; _Volaterra_ (Volterra), _Chiusum_ (Chiusi) nella quinta -sala, e Chiusi continua nella sesta sala, ove sono raccolti i monumenti -iconici, specialmente i cosidetti Canopi chiusini (ved. =tav. 30= di -questo _Manuale_), e nella settima, ove vi è disposta la Collezione -Vagnonville. - -L'ottava sala conteneva le antichità di _Luna_, l'antica Luni, e -la nona quelle di _Falerii_, corrispondente a S. Maria di Falleri. -_Tuscania_, corrispondente a Toscanella, ci presenta il suo bel leone -di nenfro nella sala decima. Di _Visentia_, o _Visentum_ sul luogo -dell'attuale _Bisentium_ si può seguire la storia e le tracce dalle -origini fino al secolo V a. C., per mezzo soprattutto della ceramica -nella sala undecima. La sala duodecima contiene i frantumi del tempio -e le altre antichità minori di Telamone. Seguono poi le antichità -di _Tarquinii_ nella sala decimaterza, e da questa si passa molto -più lontano nella decimaquarta, ove sono raccolti tutti i monumenti -antichi, compresi, oltrecchè nell'àmbito della città di _Volci_ -(Vulci), anche nel territorio fra l'Albegna e l'Arrone, cioè la Pescia -(romana) Succosa, Marsiliana, Poggio Buco, Pitigliano, Suana. - -Seguono poi tanto nel Cortile, (XV), quanto nelle sale decimasesta e -decimasettima le antichità di _Florentia_. Nel cortile vi sono esposti -i resti architettonici, nella sala decimasesta la casa repubblicana e -le terme attigue, mentre nelle ultime sale il Milani raccolse tutte -le antichità primitive di Firenze, siano esse etrusche, siano anche -romane, con le quali finisce la distribuzione topografica del Museo -etrusco di Firenze. - - - - -III. - -ARTE ROMANA - - -BIBLIOGRAFIA - -I. - -=OPERE DI CARATTERE GENERALE= - -=Architettura e Archeologia generale.= - -J. P. BELLORI, _Gli antichi sepolcri_. Roma, 1697. - -BARTOLI-BELLORI, id., Roma, 1704-1768. - -GUATTANI, _Monumenti inediti_ (di Roma). 1789. - -C. L. STIEGLITZ, _Geschichte der Baukunst der Alten_. Lipsia, 1792. — -_Archäologie der Baukunst_. Weimar, 1801, 3 voll. (2ª ediz., Nürnberg, -1837). - -CHARL H. TATHAM, _Etchings representing the best examples of Grecian -and Roman architectural ornament_. Londra (1803), 1843. - -LE BRUN, _Théorie de l'architecture grecque et romaine_. Parigi, 1807. - -W. 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Come -nell'arte greca vi è uno sviluppo organico e continuo, dalle prime -forme rudimentali alla pienezza del suo fiorire, così un vero sviluppo -progressivo e naturale dagli ordinamenti comunali a quelli di vasto -impero sta nella romana costituzione, perchè come ai Greci lo spirito -artistico, così ai Romani fu congenito e proprio lo spirito politico. - -Se però non si può affermare che i Romani fossero naturalmente propensi -all'arte, perchè rivolsero la loro attività a imprese ch'essi dicevano -di maggior momento, e furono difatti in principio causa del loro -progresso, sarebbe però eccessivo se s'intendesse negata ai Romani -ed agli antichi popoli italici in generale la naturale disposizione, -l'intuito per l'arte. Le disposizioni estetiche erano sopraffatte da -altre facoltà più vive e più impellenti, cosicchè quelle o stettero -latenti od ebbero un lento sviluppo; e quando per condizione interna -di maturità e per favore d'esterne circostanze poterono fiorire, allora -vennero arrestate e sopraffatte da irresistibili influenze di un popolo -che l'arte aveva portato alla massima esplicazione; come avviene d'un -ruscello che, dopo lungo corso, alimentato per altri rivoli accolti, -sta per divenire corrente, s'incontra in un maggior corso d'acqua, in -quello immette e vi si confonde. - -Mentre in Grecia nella più antica età la poesia è già meravigliosamente -sviluppata con l'epica, e prepara la via all'arte figurativa con la -chiara percezione delle imagini divine e dei tipi eroici, in Roma -invece trascorre assai lungo spazio di sua storia prima che una poesia -s'addimostri formata con chiara intelligenza di tipi e d'imagini, prima -che le divinità cessino d'essere una confusa astrazione e con plastica -evidenza diventino fonte d'ispirazione all'arte. Roma dai primi suoi -tempi fino al VI secolo, tutta intenta a difendere l'indipendenza -sua ed a svolgere gli interni suoi ordinamenti, non ha sviluppo e -progresso d'arte. Con l'attività assorbita nella vita pratica, con -lo spirito inteso all'utile ed alla realtà del momento, senza slancio -verso l'idealità, senza vivace movimento del pensiero nelle imagini, il -popolo romano rimane, per il rispetto artistico, in condizione inerte, -passiva, pronto al ricevere, ma non già a produrre spontaneamente e con -originalità di concetti. E le cause di questo? Se si sta alla leggenda -delle origini, che dev'essere vera, altrimenti l'orgoglio patrio degli -storici l'avrebbe negata, l'accozzo di elementi diversi, discordi, con -tradizioni, credenze ed usi non fusi da tempo insieme impediva uno -stato di vita propenso a ciò che è il fine d'ogni civiltà, il culto -dell'arte. - -Inoltre i Romani non ebbero tempo nei primi periodi di badare -all'ornamento dell'intelletto, perchè erano costretti a pensare, -come ho detto, all'ingrandimento e alla difesa della propria città e -dell'attiguo territorio. Non bisogna poi escludere una causa fisica, -cioè proveniente dalle condizioni del luogo e del clima, tanto diverso -da quello dei Greci, specialmente atto a promuovere e ad eccitare nella -bellezza e varietà della natura il sentimento del bello e del sublime -naturale e dinamico. Infine senza dubbio vi influì la più recente -origine di Roma, in modo che, quando questa era in condizione di fare -di suo impulso e genio, si trovò di fronte una competitrice invincibile -nell'arte, quale la Grecia, che l'ammaliò e la vinse col fascino della -sua bellezza propria, allora, come si è detto poc'anzi, perfetta. - -Perciò il popolo romano sùbito piega sotto l'influenza greca. Se non -che un'altra influenza precedente, l'etrusca, aveva già modificati i -caratteri ingeniti del popolo romano. - -Parve a molti di poter mostrare il genio latino indipendente -dall'influenza etrusca, ma questa non è così di leggieri negabile, -sebbene sia da ridurre dentro più stretti limiti di quelli che prima -le venivano assegnati. L'Etruria già sorgeva a grande civiltà quando -Roma era appena nascente; dalla parte del Tevere e da quella del Liri -e della Campania, dove un'etrusca federazione erasi formata (Etruria -Meridionale o Campana), essa cingeva il Lazio. È possibile credere -che uno stato nascente non risentisse della continua vicinanza d'uno -stato salito a potenza, a florida civiltà? Può essere esagerata, ma -infondata non è certamente la tradizione che lega di così stretti -vincoli la sorgente società romana con l'etrusca. Ma d'altra parte -però l'arte etrusca non aveva tale intima e sua propria vitalità -da produrre una efficacia penetrante, decisiva. Un genio artistico -creatore mancava alla gente etrusca, perciò pur essa a sua volta era -facilmente soggetta ad influenze straniere; e già riceveva elementi -dalla Grecia, e allo spirito ellenico s'inspirava, quando nel periodo -storico che si assegna ai Tarquinî l'arte etrusca prese, secondo la -tradizione, sviluppo e sèguito in Roma. Queste influenze prima etrusche -e poi greche, che nei tempi antichissimi s'infiltravano nel Lazio, -lungi dal cessare crebbero quando Roma, fatta potente, si sottomise -le nazioni di lei più anticamente civili, alle quali essa avrebbe dato -l'arte sua, così appunto come loro diede le sue leggi, se un'arte sua -propria avesse potuto avere. Prima era l'influenza greca che per via -di relazioni e di commerci s'insinuava nel Lazio; ma poi, quando la -forza latina soggiogò le regioni dove la greca civiltà aveva fiorito, a -questo pretesto si sottomise, e fu a sua volta il vincitore soggiogato -dal vinto. Pongasi mente, per breve istante, al diverso tempo nel -corso della civiltà greca e della romana. Si osservi come, al tempo -dello splendido fiorire del pensiero e del sentimento greco, nel sec. -V a. C. che prende gloria da Atene e nome da Pericle, Roma, ancora -piccolo comune, guerreggiasse per la sua indipendenza contro Volsci, -Ernici, Equi ed Etruschi, e nell'interno s'affaticasse nella penosa -lotta della plebe col patriziato per l'eguaglianza dei diritti civili -e politici. Si ricordi che, quando le città capitali dei regni sorti -nell'Oriente dallo smembrarsi dell'impero d'Alessandro divennero centri -vivi di studî nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, e si produceva -quell'operoso movimento del pensiero antico che suolsi designare col -nome d'_ellenismo_, allora Roma, fatta sicura contro gli assalti dei -popoli più vicini al suo territorio, volgevasi un po' più lontano alle -guerre coi Sanniti, alle prime relazioni coi popoli della Magna Grecia; -ma era lungi dall'avere uno scrittore od un artista. La Grecia aveva -ormai dato il meglio delle sue forze produttrici, già da lungo aveva -trapassato il culmine del suo salire, e volgendo alla discesa ripensava -e ripeteva sè stessa, quando Roma, compita la conquista d'Italia (266 -av. C.), aggiuntasi la Sicilia (241 av. C.), legava le prime dirette -sue relazioni con la Grecia propria. Nell'immediato contatto con la -civiltà greca lo spirito romano fu interamente vinto e soggiogato. - -Roma, che per più di sei secoli della sua esistenza non aveva -avuto letteratura nè arte, o almeno avevale appena in germe, in -facoltà ancòra latenti, fu allora commossa di spirito artistico, che -penetrava nello spirito per esterno impulso. Quando nella conquista -d'Italia i Romani venivano in relazione con le greche città del -mezzodì, ammiravano, essi ancor rudi, le splendide opere d'arte per -le quali quelle città erano ricche e belle. La presa di Taranto, -e poi le legioni portate in Sicilia al tempo della prima guerra -punica, le relazioni con la Grecia nel tempo della guerra illirica e -dell'annibalica, la presa di Siracusa, città regina del mondo ellenico -occidentale, resero i Romani sempre più familiari con la civiltà greca. -Una nazione cui ancòra manchino letteratura ed arte, nuova allo studio -del bel dire e della filosofia, nuova alla rappresentazione delle belle -forme, la s'immagini messa in repentino contatto con l'altra nazione, -che in tutto il dominio dell'arte, nella parola, nella musica, nella -ritmica, nel disegno, nella plastica aveva toccato, anzi valicato -il sommo della perfezione, e si pensi ciò che quel popolo ancor rude -sia per risentirne. Le sue facoltà congenite, ma ancora incerte sono -sopraffatte, e in loro luogo cresce e vigoreggia uno spirito nuovo, che -in Roma fu l'ellenismo, il quale, dopo aver estesa la sua efficacia nel -mondo orientale, ora conquista l'Occidente, e nella potenza romana, non -che essere da essa spento, trova una forza che lo porta a nuova vita, a -più larga diffusione. - -Chi primo desta la vita letteraria romana è un greco, Livio Andronico, -venuto a Taranto (a. 240 a. C.), che diede ai Romani una versione in -versi saturni dell'Odissea, ed una prima azione drammatica di soggetto -e di forma greca. Per impulso greco nasceva la poesia romana; Ennio -impersona l'invadere della coltura greca nel Lazio, egli che in sè -credeva trasmigrata l'anima d'Omero e ambiva di diventare l'Omero -latino. - -Al tempo della seconda guerra punica le greche muse a volo spiegato -entrano nella bellicosa città di Romolo, secondo la bella imagine di -Licinio nel distico citato da Aulio Gellio[93]. Il cittadino romano -riconosceva il primato artistico della gente ellenica, e davanti a -tanto splendore di civiltà confessava sè stesso rude ed agreste, e -da quella civiltà richiamava gli inizî della propria, della Grecia, -dicendosi fiero vincitore con l'armi, ma discepolo con lo spirito[94]. -Ma a questa lodevole quiescienza accompagnava un chiaro e profondo -sentimento della propria missione nel mondo, cioè l'unificazione delle -genti nell'ordine di un forte e grande impero. Il diverso destino -proposto alla nazione greca ed alla romana lo ha significato Virgilio -con la solenne magniloquenza dei suoi versi immortali[95]. - -V'erano però parti più corrispondenti al genio romano, come quelle -che concorrevano alla vita pratica, quali l'eloquenza, la storia, -l'architettura, la scoltura storica; e queste, pur mantenendosi greche -nel loro germe, svolgendo e variamente combinando i greci elementi, -si fecero romane veramente, e adattate agli usi, alle condizioni del -nuovo popolo, in sè portarono impressa la forza e la grandiosità di -questo. Così all'architettura, combinando l'elemento etrusco o italico -dell'arco e della volta, con gli elementi degli ordini greci, il -genio romano compose l'eleganza con la grandiosità, compì opere la cui -solidità attraversò i secoli, la cui bellezza innamorarono le menti; -quindi può dirsi che l'architettura tutta risplenda l'originalità -romana. - -Bisogna però aggiungere sùbito che questa grande arte romana non -divenne mai popolare, poichè, non essendo la manifestazione nativa e -spontanea di popolari facoltà, divenne prerogativa, cura e diletto di -una parte eletta della nazione, d'una vera aristocrazia intellettuale; -e tale divenne quasi forzando la natura romana, non senza aver -combattuto un forte contrasto contro il sentimento dei molti, che, -tenendosi fedeli alle tradizioni della vita cittadina, agli ordinamenti -patrî sociali e religiosi, vedevano nel nuovo spirito d'ideali -speculazioni, negli intenti del pensiero alieno dalla vita reale e -pratica, una minaccia, un pericolo di crollo delle patrie istituzioni. -Catone seniore personifica in sè quest'opposizione dello spirito antico -romano contro la novità dello spirito greco. Egli innanzi al popolo -lamentava le ricchezze e il lusso dalla Grecia e dall'Asia introdotti -in Roma; egli temeva ormai che il popolo romano conquistasse quelle -ricchezze e magnificenze, ma da quelle fosse conquistato; dubitava -infesti alla città gli artistici simulacri da Siracusa portati in Roma; -per disgrazia della città molti ammirare gli ornamenti di Corinto -e di Atene, e spregiare beffardi le vecchie imagini fittili dei -tempî arcaici; le arti insomma essere _illecebrae libidinum_[96]. Ma -Catone in sè offre anche esempio di quanto quell'opposizione cedesse -vinta, quando egli in tarda età piegò la mente sua allo studio delle -lettere greche, perchè da vero Romano, come era prima convinto del -male che potessero portare e tenacemente le avversava, così, appena -riconosciutane l'opportunità per il suo popolo vincitore, fu primo a -disdirsi e a dare esempio di volontà virile nell'apprenderle. - -Superate le barriere di quest'opposizione, le arti greche conquistano -gli animi romani, e in questi si tramutano e si sviluppano, però sempre -nel ristretto àmbito d'una parte della nazione, non già penetrando nel -fondo del popolo; si ha un'arte pertanto aristocratica, arte in gran -parte da principi, da Mecenati e da poeti. - -La tradizione, l'esercitazione dell'arte, le idee dell'artistica -rappresentazione restano greche, nella massima parte, modificandosi -e svolgendosi secondo i nuovi bisogni e le mutate disposizioni di -gusto dei Romani. Si ha quindi in parte riproduzione od imitazione -delle antiche opere greche, o nuove combinazioni d'antichi elementi, -nei quali l'attività artistica si svolge in un ordine di pensieri -che possono essere anche romani; insomma un'arte più propriamente -_greco-romana_. - - -II. — =Storia dell'arte romana e greco-romana, e divisione nei suoi -periodi.= - -La storia dell'arte romana e greco-romana si può distinguere in tre -grandi periodi, cioè: - -I. — Dalle origini di Roma alla presa di Corinto (754-146 a. C.); -periodo nel quale si possono poi discernere due momenti, cioè: quello -fino al cadere del III secolo di R., in cui si ha il lento sviluppo di -un'arte latina con influenze etrusche, arte che a noi resta quasi del -tutto ignota; e il tempo posteriore al III secolo, quando con Damofilo -e Gorgaso, artisti scultori e pittori greci chiamati a lavorare in -Roma, incomincia e di poi cresce la influenza greca, in luogo della -toscana che prima dominava[97]. - -II. — Dalla presa di Corinto, da cui incomincia la massima efficacia -dell'influenza greca, fino al principiare del III secolo dell'èra -nostra, cioè all'età che segue gli Antonini (146 a. C.-192 d. C). È il -periodo del pieno sviluppo dell'arte greco-romana, che, incominciato -con la spogliazione delle città greche, tocca il massimo di sua -attività nei primi due secoli dell'Impero con le fiorenti scuole dei -tempi di Trajano e di Adriano, e col diffondersi dell'arte nel mondo -assoggettato a Roma. - -III. — Dal principio del secolo III dell'èra nostra alla metà circa del -V secolo. È il periodo in cui l'arte greco-romana decade col decadere -di tutta la vita antica, per effetto delle invasioni barbariche e -dei mutamenti religiosi. Sulle rovine dell'arte classica sorge l'arte -cristiana (292-476 d. C.). - - -=PRIMO PERIODO= - - -I. — =ARCHITETTURA= - - -_A._ — =Parte Iª del Primo periodo.= - -1. =I monumenti di Roma monarchica.= — Per maggior chiarezza, divido -lo studio di ogni singolo periodo nei tre rami principali dell'arte -antica, l'architettura, la plastica e la pittura, come è stato fatto -per la storia dell'arte greca. Le comunità del Lazio, quali Alba e -Roma, erano nelle prime origini villaggi di capanne. Questo è detto -nella storia e dimostrato dalle ricerche archeologiche. Le capanne, -secondo il tipo delle urne-capanne laziali, erano rotonde; questa -antichissima forma fu poi consacrata nei tempî di Vesta come forma -architettonica rituale del sacro focolare. Abitavano queste capanne -genti pastorizie ed agricole, che usavano di strumenti di selce e di -bronzo, e di suppellettili d'argilla, quali si rinvengono nelle antiche -stazioni laziali. Da questa popolazione agricola fu fondata Roma. La -prima sua grande costruzione fu la cerchia di mura, che cingeva il -Palatino e storicamente si disse, dalla conformazione di quel colle, -_Roma quadrata_, con le due porte _Mugionia_ e _Romanula_ (ved. =tav. -43=). - - [Illustrazione: =Il Colle Palatino e i suoi edifici con gli - ampliamenti fatti durante il periodo imperiale.= - - =(Pianta degli scavi fino ai nostri giorni).= - - =Tavola 43.= — Ved. L. BORSARI, _Topografia di Roma antica_, - Milano, Hoepli 1897, pag. 328 e 329. (Cfr. A. MELANI, - _Architettura_, Milano, Hoepli, IIIª ediz., tav. XX).] - -Romolo eresse i primi templi romani a Giove Feretrio ed a Giove -Statore. Altri luoghi sacri a italiche divinità edificò Tito Tazio, -quando furono in Roma congiunte le due stirpi latina e sabina. Sul -Quirinale, dopo la morte di Romolo, eresse Numa il tempio a Quirino; -questo re consacrò il tempio rotondo a _Vesta_ (ved. =tav. 44=) ed -altri templi alla _Fede pubblica_ e a _Giano_. Altre costruzioni dei -primi re furono il carcere Mamertino di Anco Marzio, la _Curia_ di -Tullo Ostilio; ma fu specialmente con la stirpe dei Tarquinî, secondo -la tradizione d'origine greco-etrusca, che Roma s'ampliò e si abbellì -di grandiose costruzioni. - -Tarquinio Prisco pose i principî di molte opere che solo dopo di lui -furono compiute. Servio Tullio, come aveva in nuova forma composta la -cittadinanza romana nell'ordinamento civile e militare delle classi e -delle centurie, così in nuova cerchia di mura raccolse la città, già -ampliatasi, sui sette colli del Palatino, Aventino, Celio, Esquilino, -Viminale, Quirinale, Capitolino. L'_agger servianus_ era una cinta -di grandi e robuste mura (ved. =tav. 45=), interrotta da torri, di -cui alcuni avanzi si vedono recentemente scoperti tra il Viminale e -l'Esquilino. Eresse Servio Tullio anche il tempio alla Fortuna virile -(ved. =tav. 46=). - - [Illustrazione: =Il tempio di Vesta al Foro Romano.= - - =Tavola 44.= - - Ricostruzione del prof. =Auer= in =A. Schneider=, _Das alte - Rom_, tav. III, (Cfr. _Denkschr. d. k. Akad. d. W. zu Wien, - phil.-histor. Kl._ vol. 36, tav. VIII).] - - [Illustrazione: =Ruderi delle Mura Serviane= (parte interna - con segni di scalpellino). - - =Tavola 45.= - - Ved. =A. Schneider=, _Das alte Rom_, tav. II, 3; cfr. =O. - Richter=, _Baumeister, alte Denkm_. III, p. 1445 fig. 1591.] - -Le costruzioni incominciate dal primo Tarquinio furono condotte a -compimento da Tarquinio Superbo, ultimo re di Roma, con molto sudore di -popolo, secondo la tradizione narra. Fu allora finito il tempio alle -maggiori trinità pagane di Giove, Giunone e Minerva sul Capitolino, -detto prima Colle Saturnio; fu prosciugata la bassura di Roma con -condotti affluenti nel gran canale della _cloaca maxima_, che dal Foro -romano per il Velabro sbocca nel Tevere, come si vede nella parte che -dopo tanti secoli ancora oggi sussiste (ved. =tav. 47=). L'avvallamento -fra il Palatino, il Capitolino e il Quirinale, già da Romolo e da Tazio -diboscato e in parte prosciugato perchè servisse di convegno alle -due congiunte comunità romulea e sabina, fu dai Tarquinî recinto di -edifizî; onde ebbe propria forma ed abbellimento quello che si disse il -_Forum_, centro della vita politica di Roma. - -A piedi del Palatino fu eretto il _circus maximus_ per gli spettacoli e -i giuochi romani (ved. =tav. 49=), i quali diconsi introdotti, insieme -forse con le forme dell'edifizio a ciò destinato, dall'Etruria; da -dove, sempre secondo la tradizione, vennero le insegne reali e il -costume della pompa trionfale. Ma il Circo non fu allora probabilmente -un vero e proprio edifizio, bensì solamente un terreno spianato e reso -adatto alle corse, con intorno preparati i posti per gli spettatori. La -tradizione, che fa i Tarquinî di origine etrusca, è a sè consentanea -quando loro attribuisce opere di costruzione che, per indicazioni -antiche e per loro carattere, sono da ritenere di lavoro etrusco. E noi -non possiamo contraddire una tradizione così verosimile. - -2. =Il tempio di Giove Capitolino.= — Etrusco di fondamento, di -disposizione e di ordinamento architettonico era certamente il tempio -Capitolino, che, incominciato da Tarquinio Prisco per voto nella -guerra Sabina, fu costruito per mezzo di ingegneri ed operai chiamati -dall'Etruria[98] da Tarquinio Superbo, consacrato solo dopo la cacciata -di lui, dal console M. Orazio Pulvillo (510 av. C.). Similmente erano -etruschi gli aruspici, che dal capo trovato nel porre i fondamenti del -tempio avevano vaticinato la futura grandezza di Roma[99]. - - [Illustrazione: =Tempio della Fortuna virile a Roma.= - =Dedicato da Pio V. a S. Maria Egiziaca.= - - =Tavola 46.= - - Ved. A. MELANI, _Architettura_, Milano, Hoepli, IIIª ediz. - pag. 91, tav. VII.] - - [Illustrazione: =La Cloaca Maxima al punto di confluenza nel - Tevere col rivestimento superiore di pietra.= - - =Tavola 47.= - - Ved. =A. Schneider=, _Das alte Rom_, tav. II, n. 13. (Cfr. - =Levy-Luckenbach=, _Das Forum Romanum_, pag. 6, fig. 2).] - -Sorgeva il tempio sul Capitolino, la cui sommità si divide in due -vette, una rivolta a sud-ovest (dove ora è il palazzo Caffarelli) -l'altra a nord-est (dove sorge la chiesa di S. Maria in Aracoeli). -Le due vette sono separate da una interposta bassura, che oggi è la -piazza del Campidoglio. Fu lunga controversia su quale delle due vette -fosse posto il tempio, il più degli archeologi italiani inclinando a -collocarlo sulla parte di nord-est, gli archeologi tedeschi invece -su quella di sud-ovest; oggi si tiene generalmente questa ultima -opinione[100]. Era il tempio disposto secondo l'orientazione templare -etrusca, coll'ingresso o pronao volto a mezzodì. Nella sua forma -primiera stette per più di 400 anni, fino al 671 di Roma (83 av. -C.), nel quale anno fu distrutto da grande incendio, ma da Silla poi -interamente rifabbricato sui medesimi fondamenti. Incendiato nuovamente -al tempo della rivoluzione sotto Vitellio imperatore, fu restorato -da Vespasiano; e danneggiato poi nuovamente, fu una terza volta -rifabbricato e riconsacrato da Domiziano. Sebbene nelle età di queste -ricostruzioni il sistema del tempio romano fosse grandemente mutato per -l'influenza greca, pure il Capitolino, per rispetto religioso, stette -mantenuto nelle antiche sue forme, salvo che fu adornato con più ricco -materiale (Tacit. _hist._ III, 72 e IV, 53), come già s'era cominciato -nella ricostruzione di Silla, che l'ornò di colonne tolte dal tempio -di Zeus Olympios d'Atene. Una descrizione del tempio, qual'era dopo la -restorazione sillana, ci ha lasciato Dionigi (IV, 61), ed è principal -fondamento all'ideale ricomposizione dell'edifizio. Basato sopra una -costruzione di grossi blocchi a più ordini di gradini, dentro una -area di forma quasi quadrata (cioè con proporzione fra la profondità -e la fronte come di sei a cinque, mentre pel tempio greco era di sei -a tre) constava di due parti: una anteriore formante il pronao, ornato -di un triplice colonnato, cioè con sei colonne sulla fronte, e perciò -exastilo, e tre in profondità; l'altra parte posteriore formava la -cella della divinità. Da due punti estremi della fronte si stendeva -un'ordine di colonne sull'uno e sull'altro lato, in numero di sette. -La parte del tempio propriamente detto, ossia la cella, era divisa -dal pronao per una grande parete con tre porte conducenti a tre celle, -delle quali la mediana e maggiore era quella di Giove, le due laterali -minori erano sacre una a Giunone, l'altra a Minerva. Le colonne -d'ordine toscanico, disposte a larghi intercolunnî sostenevano la -trabeazione, su cui elevavasi il frontone. L'aspetto risultava alquanto -greve e tozzo. Il timpano del frontone, secondo l'uso etrusco, era -ornato di rilievi di terra cotta; di cotto erano anche una quadriga -posta sul culmine del frontone, gli acroterî, e le stesse statue delle -divinità nell'interno del tempio. Giove era raffigurato sedente col -volto dipinto di minio, e probabilmente vestito con la _tunica palmata_ -e con la _toga picta_, costume dei trionfatori. Le altre due statue -di Giunone e di Minerva erano figurate entrambe stanti, come almeno -appare da rappresentazioni del tempio sopra monete di Vespasiano e di -Domiziano[101]. - -Come il tempio di Giove Capitolino è la più antica opera architettonica -di Roma, così anche quelle statue starebbero fra i primi monumenti -plastici che dall'Etruria furono portati in Roma. Autore della statua -di Giove e forse della rimanente ornamentazione fittile del tempio -dicesi _Turanius_ di Fregelle[102] (ma è assai contrastata lezione), il -quale avrebbe fatto pure d'argilla una statua d'Ercole, detta appunto -_Hercules fictilis_. - -Si suppone che d'ordine toscanico fosse il tempio di Diana, eretto, -secondo la tradizione, da Servio Tullio sull'Aventino come sacrario -della lega romano-latina, dove le originali tavole del _foedus latinum_ -erano ancora conservate al tempo di Dionigi di Alicarnasso[103]. - -3. =Il tempio e i tre ordini architettonici secondo l'uso romano. — -=Non si può ben comprendere l'architettura romana quale si presenta -dopo queste prime costruzioni toscaniche senza intrattenersi a parlare -tosto della forma del tempio quale i Romani riprodussero, modificando -quello toscanico con l'influenza greca. - -La forma del tempio greco pei Romani più rispondente alle condizioni -del rito e della prima forma templare italica, è il _prostylos_, -con questa modificazione che la parte anteriore (pronao) fu avanzata -assai più, spingendosi oltre la cella di due od anche di tre ordini di -colonne, in guisa che lo spazio occupato dal pronao, misurato dalla -parete d'ingresso della cella alle colonne esterne della fronte, -eguagliasse in estensione quasi la cella stessa, e la porta della -cella, come luogo dell'augure nell'intersezione del _templum_, si -trovasse quasi nel mezzo dell'edificio (ved. =Atl.= cit., di _Arte -romana_ =tav. XXXV=, n. 1 e n. 2). Questo può dirsi il tipo proprio del -tempio romano. Tuttavia il prostilo di schietta, semplice forma greca, -col pronao sporgente d'un solo colonnato, non è raro; come anche si -ebbero esempi di _prostilo pseudoperiptero_, cioè con finto colonnato -intorno al muro della cella, (ved. =Atl.= cit. =tav. XXXVI=) cfr. Parte -Iª _Storia dell'arte greca_, pag. 37-38; =Atl.= di _Arte greca_, =tav. -XXV-XXVI; LV=. - -Il tempio rotondo, che presso i Greci non trova ricordo se non di -qualche esempio assai raro, fu invece una forma usata presso i Romani, -giovando a ciò la volta, l'elemento architettonico proprio italico, che -i Romani svolsero in tutta l'estensione del suo valore, come vedremo -fra poco nell'applicazione di cupole, semicupole ed absidi. Il tempio -rotondo sembra essere stato destinato non solo a Vesta, ma anche a -Diana, ad Ercole, a Mercurio. Due specie ne distingue Vitruvio, il -_monoptero_, formato da un semplice colonnato circolare sorreggente -una trabeazione pure circolare, sulla quale posava il tetto a forma -di cupola; e il _periptero_, formato d'una cella rotonda di muratura, -sormontata dalla cupola, o di un colonnato che girava a porticato -intorno alla cella stessa. Di tal forma erano il tempio di Vesta a Roma -e quello bellissimo di Tivoli, dei quali esistono ancora ammirabili -rovine (ved. =Atl.= cit., =tav. XXXV, 3= e =tav. XXXVII=; cfr. la -nostra =tav. 44=). - -Una terza forma di tempio rotondo, che però da Vitruvio non è indicata, -è quella di un corpo d'edifizio circolare, sul cui davanti sporge un -atrio a somiglianza del pronao di un tempio prostilo. È in questa forma -che il genio architettonico romano sembra aver toccato il suo apogeo -con la meravigliosa costruzione del Pantheon (ved. =Atl.= cit., =tav. -XLII-XLIV=). - -I diversi ordini di colonne e di membrature architettoniche greche -furono dai Romani adottati nei templi di stile etrusco o greco, e in -altri edifizî; ma quei greci elementi ebbero modificazioni quali il -gusto della nazione richiedeva, con senso artistico inferiore a quello -dei Greci. Il dorico ed il jonico nella loro semplice eleganza poco -furono pregiati, o vennero in qualche parte alterati, prendendosi -il dorico probabilmente non dalla Grecia ma dall'Etruria con le -modificazioni, che nei frammenti di dorico-etrusco si vedono compite, -mettendo sotto la dorica colonna una base, variando con aggiunzioni -di fregi e fiorami i capitelli, e producendone forme interamente nuove -(ved. =Atl.= cit. =tavola XXXIII= n. 1 e 2). - -Più assai del dorico o del jonico fu usato con predilezione il -corinzio, che, più ricco e pomposo, meglio rispondeva al gusto d'una -società ricca e fastosa, quale era la romana nell'età fra la Repubblica -e l'Impero, ed era anche più adatto come ornamento d'una architettura -fondata sulla grandiosità. Ma anche l'ordine corinzio, applicato -nel maggior numero d'edifizî romani esistenti, non è più il corinzio -genuino dei Greci, bensì con più ricchi viluppi di foglie d'acanto ed -anche d'ulivo, frammischiativi altri ornati. Si combinò poi il corinzio -con elementi del capitello jonico, cioè con le volute, le quali, -nascendo dal ricco fogliame dell'acanto, uscivano, e si ripiegavano -sopra questo, producendo quella nuova forma romana che si disse _ordine -composito_ (ved. _Atl._ cit. =tav. XXXIV=, n. 1 e 2). La colonna poi -si combinò coll'arco, cessando d'essere essenzialmente un mezzo di -sostegno, una parte organica dell'edifizio; perchè, essendo l'arco -intimamente connesso con l'ossatura dell'edifizio, unito e sorretto da -forti pilastri o da robuste murature, la colonna perdeva il suo ufficio -di fulcro e prendeva solo carattere esterno ornamentale (ved. =Atl.= -cit. =tav. XXXVI=, e la nostra =tav. 46=). - -Cessarono quindi gli ordini greci d'avere nel corpo dell'edifizio la -loro ragione logica, cioè d'essere struttura ed ornamento insieme, -per convertirsi in semplice decorazione, e si adattarono con esterna -apparenza all'ossatura della fabbrica. Gli ordini di stile poi in un -medesimo edificio vennero accoppiati e sovrapposti a più piani, facendo -più serie di colonne con trabeazione, specialmente ad ornamento esterno -di teatri e d'altri edifizî di pubblico spettacolo. - -4. =Monumenti funerarî e di pubblica utilità in Roma.= — Monumento -di carattere etrusco in suolo latino oggi ancòra esistente è quello -volgarmente designato col nome di tomba degli Orazî, o, secondo altri, -tomba di Arunte figlio di Porsenna, e che, senza essere di tanta -antichità quanto la leggenda vorrebbe, è tuttavia probabilmente del -tempo della Repubblica. Consiste di un basamento di forma cubica di -belle pietre squadrate di peperino, su cui si elevavano cinque coni, -uno per ciascun angolo ed uno centrale di maggiori proporzioni; due -coni sussistono ancora; gli altri sono diroccati. L'interno è una -camera sepolcrale. Questo monumento nelle sue linee generali ricorda la -descrizione della tomba di Porsenna[104]. - -Se ora passiamo dalla considerazione dei monumenti sepolcrali a quella -degli edifici di pubblica utilità, osserviamo che, nell'ultimo tempo -della monarchia, Roma già sorgeva a grande città, aveva dominio su -gran parte del Lazio; teneva testa contro gli Etruschi; aveva largo -commercio, stendeva lontane le sue relazioni, come prova il ben noto -trattato con Cartagine[105], che spetterebbe al primo anno della -Repubblica; e ornavasi di grandi costruzioni. - -Ma questo suo grandeggiare come centro di forte e prosperosa monarchia -s'interrompe con la rivoluzione, che istituisce la Repubblica, e -che mette Roma in gravi condizioni per ribellione di città soggette -ed assalti di comunità vicine. In questo antichissimo periodo -l'architettura in Roma era etrusca, com'erano etrusche le prime -opere di plastica, almeno secondo le poche notizie conservate nella -tradizione. - -Così nei primi tempi come nel corso dell'età repubblicana, il genio -pratico romano volse l'arte ad opere grandiose di pubblica utilità -piuttostochè ad opere belle. Nessuna altra classe d'edifizî quanto -quelli di pubblica utilità porta evidente, indelebile l'impronta di -grandezza e di forza del carattere romano. La miglior parte delle -ricchezze dello Stato non furono impiegate in costruzioni splendide -e care all'orgoglio di un principe, ma bensì usate ad utile del -pubblico, ai bisogni delle città e delle provincie, con grandi strade, -acquedotti, ponti, porti, arsenali, terme. A tali grandi costruzioni si -prestavano gli elementi architettonici italici, l'arco e la vôlta, la -cui invenzione sembra propriamente italica. - -5. =L'introduzione dell'arco e della vôlta nell'architettura romana.= — -L'arco fu in uso in Etruria e in Roma nei primissimi tempi, mentre in -Grecia dicesi introdotto nell'uso da Democrito filosofo e matematico -in età relativamente tarda, cioè circa il 420 a. C. L'arco e la -vôlta sono elementi fondamentali dell'architettura romana; per essi -si ottenne lo sviluppo delle grandi proporzioni negate dalle leggi -statiche e per limitazione di materiali alla disposizione orizzontale -degli edifici greci. Con l'arco e con la sua combinazione a formare -la vôlta, specialmente nelle costruzioni di mattoni, ottenevasi -facilmente la solida congiunzione di opposti lati di vasti edificî, -piloni o muri, che in nessuna altra guisa avrebbero potuto esser uniti; -e quindi compivasi la conseguente riunione di parti d'edificio in un -gigantesco complesso. Per questi fondamentali elementi si poterono -coprire, senza bisogno di troppi sostegni mediani, vasti spazî murati, -dove nessuna copertura a sistema piano avrebbe potuto bastare. In -questa guisa gli spazî vuoti poterono acquistare una maggiore ampiezza, -aumentando d'assai il comodo uso degli edifizî; di qui nell'arte romana -uno sviluppo dell'architettura interna, quale la Grecia non aveva -conosciuto. Aggiungi ancora che le serie degli archi, variate con le -linee verticali e orizzontali d'altre membrature architettoniche, -producevano anche un bell'effetto estetico, cosicchè si produssero -nuove forme di edifizî della vita romana, quali i grandi acquedotti, i -monumenti onorarî e trionfali, e le terme. - -6. =La derivazione delle acque; acquedotti, terme, fontane.= — Roma -difettava d'acqua potabile; le prime cure dell'ingegno costruttivo -romano si volsero a provvedere la città di copiose e buone acque. -L'arduo problema fu con tal sapienza risolto che Roma divenne ed è -ancora la città più ricca d'acque salubri, divise per le pubbliche e -private fontane, per laghetti, bagni e piscine. Le derivavano da luoghi -lontani per mezzo di grandi condotti sotterranei, oppure acquedotti ad -arco, talvolta anche a più arcate sovrapposte; così le acque venivano -portate sui punti più elevati della città. I canali mettevano capo a -serbatoi (_castella_), dove le acque dividevansi poi per le fontane -pubbliche e per le private. In vicinanza della città le arcate di un -acquedotto erano talvolta usate a sostenere due ed anche tre canali, -provenienti da luoghi diversi, e parte dell'acquedotto prendeva forma -monumentale di arco di trionfo o di porta, come vedesi ancora a Porta -Maggiore; erano opere gigantesche, delle quali gli antichi a ragione -gloriavansi, affermando non esservene altre maggiori al mondo, ed oggi -ancora colle loro rovine sembrano umiliare la civiltà moderna (cfr. -=Atl.= cit., =tav. XXXVIII=). - -Il primo acquedotto fu costrutto nell'anno 312 a. C. dal censore Appio -Claudio Cieco, e prese nome di _Aqua Appia_. Seguì nell'anno 272 a. C. -un altro, fatto incominciare dal censore M. Curio Dentato e finito da -Fulvio Flacco, che portava in Roma le acque dell'Aniene prendendole a -Tivoli, e si trova designato col nome di _Anio vetus_, a distinzione -dell'_Anio novus_, che è altra derivazione d'acqua da Tivoli, fatta ai -tempi degli imperatori Caligola e Claudio. - -Terzo fu quello dell'_aqua Marcia_, così detta dal nome di Q. Marcio -Re, che nell'anno 146 a. C. fece costruire l'acquedotto; è questa fra -tutte l'acqua più copiosa, più limpida e salubre: _clarissima aquarum_ -la dice Plinio, annoverandola fra i doni che gli Dei concessero -a Roma. Altri acquedotti si costruirono di poi fino al numero di -nove, chè tanti ne conta Frontino, ingegnere dell'imperator Nerva, -messo alla sopraintendenza delle acque, e scrittore del trattato _de -aquaeductibus_. Ben osserva Frontino che innanzi ad opere di tanta -mole e di tanta utilità perdono pregio le fastose piramidi egizie, e -le opere più famose della Grecia. Procopio poi novera fin a quattordici -acquedotti. - -7. =La sistemazione delle strade e della viabilità.= — I Romani -videro assai per tempo la necessità di numerose e comode strade -per ragione dei commerci, ma più assai per ragion militare. E dalla -città diramarono molte vie, che conducevano a varî punti d'Italia, -e coll'estendersi dell'Impero si prolungarono oltre le Alpi nelle -regioni occidentali e settentrionali d'Europa, vincendo ogni guisa -di difficoltà coll'alzare terrapieni, coll'assodare terreni paludosi, -colmando valli, buttando ponti robusti sui fiumi. Le grandi vie erano -spesso tutte lastricate di massi poligonali di dura pietra, ed erano -tutte segnate per mezzo di pietre miliarie che computavano le distanze. -Sono ora queste pietre miliarie, che rinvenute in gran numero e -controllate con i documenti dati dagli _itineraria_ pervenuti fino a -noi, ci permettono di ricostruire in gran parte le antiche _stationes_ -e _mansiones_ dei Romani. Nelle prime di queste v'era fermata e cambio, -se occorreva, di cavalli, per corrieri e per la posta sopratutto, nelle -seconde v'era modo di _manere_, cioè pernottare, facendo riposare i -cavalli. - - -_B._ — =Parte IIª del Primo periodo.= - -I. — L'ARTE IN ROMA SOTTO L'INFLUENZA GRECA. - -1. =Osservazioni generali.= — Quanto Roma avesse preso dai Greci -nell'applicazione e nella trasformazione degli ordini architettonici si -è già poco prima veduto. Ma la conquista agevolò e diffuse l'imitazione -dell'arte greca in un periodo ancora relativamente antico. - -Roma, incendiata dai Galli nell'anno 390 av. C. fu ricostrutta, ma -senza regolare disegno, in gran fretta, senza ricchezza di edifizî -pubblici e religiosi; i quali non incominciarono a sorgere se non -coll'allargarsi dello Stato, con la conquista delle città d'Italia e -più ancora poi di Sicilia e di Grecia, che Roma arricchivano di pingue -bottino. Nel periodo che precede l'anno 146 a. C. furono inalzati molti -templi, nei quali la fondamentale disposizione etrusca, o nazionale -italica, certamente già era variata coi principî dell'architettura -templare greca. Veramente la influenza greca si faceva sentire non pure -nelle forme architettoniche dell'edifizio consacrato al Nume, ma anche -nella stessa religione romana, variando la semplice religione italica -con la ricca mitologia ellenica; onde probabilmente le modificazioni -delle forme templari furono promosse da un'interna mutazione della -religione stessa, o almeno seguirono compagne a tale mutazione, la -quale è tanta che nel procedere di tempo si confondono miti greci e -romani, e in Roma sono rappresentate tutte le forme dell'architettura -templare greca. - -Era però ancora di forma etrusca il tempio che Spurio Cassio dittatore -dell'a. 493 a. C. dedicò a Cerere, Libero e Libera, presso il Circo -Massimo, e che Vitruvio ricorda come esempio dell'ordine toscanico. -Ma nella medesima occasione la greca influenza segnò pur essa un -nuovo passo, perchè ad adornare quell'edifizio di pitture e di opere -plastiche d'argilla furono chiamati dalla Magna Grecia Damofilo e -Gorgaso, artisti di gran fama come pittori e scultori[106]. - -L'arte in Roma è importata per mezzo della conquista. Di opere greche, -che M. Marcello aveva tolto alla splendida città di Siracusa, da -lui espugnata, fu ornato il tempio della Virtù e dell'Onore, eretto -nell'anno 207 a. C. fra il Celio e l'Aventino, presso Porta Capena, -con disegno di Caio Muzio, che pare il più antico architetto romano, -ma che certo lavorava ormai sui principî dell'arte greca, essendo quel -tempio ricordato da Vitruvio, come esempio di _peripteros_. Marcello -stesso poi, secondo Plutarco, amava l'arte greca e si gloriava d'averla -con le sue vittorie insegnata ai Romani. Nè solo toglievansi statue -per ornare templi e nuovi edifizî in Roma, ma perfino si distruggevano -templi per usarne il materiale. Così fece il censore Q. Fulvio Flacco -nell'anno 173 a. C., che, per erigere un tempio alla Dea Fortuna, fece -diroccare il bellissimo tempio di Giunone Lacinia, sorgente fra Crotone -e Sibari sul promontorio che dalle rovine è detto oggi _Capo delle -Colonne_ (od anche _Capo di Nau_ dal ναός antico)[107]. Di statue di -bronzo rappresentanti le Muse, tolte ad Ambracia nella guerra etolica, -fu ornato il tempio di Ercole con le Muse, fatto erigere da M. Fulvio -Nobiliore; col bottino della Guerra Macedonica Q. Metello nell'anno 149 -a. C. eresse due templi, uno a Giove Statore, di forma _peripteros_, -l'altro _prostylos_ a Giunone, con disegno e lavoro d'architetti e -di artisti greci. Autore di questi tempî era Ermodoro (o Ermodio) di -Salamina; lavoratori delle colonne e di altre parti dell'ornamentazione -erano Sauros e Batrachos lacedemoni, i quali, non potendo a quelle -opere apporre il loro nome, lo significarono per un simbolo sculpendovi -una lucerta (σαῦρος) e una rana (βάτραχος). Lo stesso architetto -Ermodoro è ricordato come autore di un tempio di Marte presso il -Circo Flaminio, eretto dopo l'anno 140 a. C. Gli stessi architetti -romani in questo tempo erano tanto formati al gusto greco che uno di -loro, Cossuzio, fu incaricato da Antioco, re di Siria, di compiere il -tempio di Giove Olimpico in Atene, lasciato interrotto fin dall'età di -Pisistrato. - -Sono proprî di Roma e corrispondenti al suo carattere militare i -monumenti onorarî e trionfali, che per decreto del popolo e del -senato erano posti a ricordo di un fatto o ad onore d'un cittadino. -Antichissimo e forse primo esempio di colonna onoraria è quella -rostrata eretta nel Foro a ricordo della prima vittoria navale -romana ottenuta a Milazzo contro i Cartaginesi dal Console C. Duilio -nell'anno 260 a. C., e che stette come modello delle molte colonne -rostrate o navali erette nei tempi seguenti. La base della colonna -con la iscrizione, bel documento di latino arcaico, che conservasi -ancora oggidì, non credesi sia l'originale, ma bensì una riproduzione -posteriore[108]. - -2. =Colonne ed archi onorarî in Roma.= — L'arco trionfale potrebbe ad -alcuno parere monumento di importazione etrusca, essendo di etrusca -origine la pompa trionfale; ma non avendosi memoria od indizio d'arco -trionfale etrusco, meglio è dire questa forma propriamente romana. -La sua origine forse deriva da decorazioni provvisorie del festoso -ricevimento di un generale vincitore, cioè trofei d'armi, ornamenti, -festoni e ghirlande appesi con iscrizioni ad una porta d'ingresso della -città, od anche ad un arco posticcio. Non però sempre gli archi furono -eretti veramente per trionfo, molti furono posti come ricordo di altri -avvenimenti anche non guerreschi; nè d'altra parte gli archi servivano -tutti e sempre veramente alla pompa trionfale, ma il più delle volte -venivano eretti dopo la celebrazione del trionfo, in ricordo di esso. - -Quanto più cresceva la potenza, la grandezza e la popolazione di Roma, -tanto più richiedevansi all'arte nuove forme d'edifizî corrispondenti -alle nuove condizioni della vita, più ampie di quelle della vita greca. -Luoghi di riunione per il popolo, per il senato, per i varî collegi -dei magistrati; archivî, sedi per l'amministrazione della giustizia -e per la trattazione degli affari di commercio; luoghi di convegno e -dilettevole ritrovo, costruzioni per gli spettacoli pubblici aprivano -un campo sempre più largo all'attività edificatrice ed artistica dei -Romani. - -3. =Le basiliche.= — Una classe speciale di edificî destinati -al commercio, all'amministrazione della giustizia ed a ritrovo -d'uomini d'affari fu quella delle _basiliche_, così dette non tanto -dall'analogia con la βασιλικὴ στοά ateniese, quanto dall'aggettivo -_basilicus_ “sontuoso, reale„. Di tali edifizî nessuno fino all'anno -210 a. C.[109] era stato eretto in Roma; la prima basilica fu fatta -edificare dal censore M. Porcio Catone (184 a. C.), nel Foro presso la -Curia, e la si chiamò _Basilica Porcia_[110]. - -4. =I teatri e i circhi.= — Gli spettacoli pubblici non erano limitati -alle corse dei cavalli e dei cocchi od alle lotte atletiche, che già -dal tempo dei re erano state introdotte dall'Etruria e celebrate -nei Circhi; e gli spettacoli teatrali non si riducevano a rozze -rappresentazioni teatrali e a danze mimiche, etrusche o italiche, ma in -Roma era sorta una letteratura drammatica d'imitazione greca[111]. - -E come di derivazione greca è il drama, così greca fu anche la forma -dei teatri (ved. =tav. 48=). La costruzione di un teatro stabile -in Roma data però solo dai tempi di Pompeo; nei tempi anteriori -non si avevano se non temporanee costruzioni destinate a formare -scena alla rappresentazione, mentre la folla degli spettatori -intorno raccoglievasi in piedi. Fu nell'anno 154 a. C. che i censori -Valerio Messala e Cassio fecero erigere un teatro stabile (_theatrum -perpetuum_) con varî ordini di sedili; parve cosa dannosa al severo -costume antico, e i sedili furono tolti e proibiti. Ma più tardi, -dopo la presa di Corinto, introdotti drami greci con greci attori, -s'imitarono le forme del teatro greco, costruendo scene e impalcati -con sedili per gli spettatori; costruzioni posticcie e disfatte dopo la -rappresentazione delle feste (ved. =Atl.= cit. di _Arte romana_, =tav. -XL=-=XLI=). - -5. =I monumenti sepolcrali.= — Scarse sono le reliquie di questi -monumenti dell'antico periodo repubblicano; uno dei più insigni dove -si vedono applicati gli elementi greci ma con mescolanze etrusche, è -il _Sepolcro degli Scipioni_, importante così nella storia dell'arte -come in quella della lingua latina per le sue epigrafi arcaiche. Un -monumento sepolcrale della famiglia degli Scipioni, ramo della _gens -Cornelia_, è menzionato in Cicerone, in Livio e in altri autori come -posto sulla via Appia, fuori porta Capena. E là fu trovato nell'anno -1780 un ipogeo sepolcrale, e in esso un sarcofago contenente i resti -di L. Cornelio Scipione Barbato console nell'anno 298 a. C., con -un'iscrizione in versi saturnî che ne ricorda le imprese[112]. Il -sarcofago rettangolare di peperino è ornato nella parte superiore -da un fregio dorico di triglifi con rosette inserite nelle metope, e -sormontato da una cornice a dentelli e con le estremità a volute, come -nell'ordine jonico. Il sarcofago è al Vaticano con altre iscrizioni -e un busto, forse del poeta Ennio, rinvenuto nel medesimo ipogeo[113] -(ved. =Atl=. cit., =tav. XXXIX=). - - -II. — =PLASTICA=. - -1. =Osservazioni generali=. — Presso gli Italici, come pure presso -i Greci, le prime forme d'espressione del concetto divino furono -semplici simboli, come pietre, alberi, armi, creduti avere in sè del -divino[114]. Le prime vere imagini, secondo la tradizione e per effetto -della civiltà più progredita, vennero in Roma dall'Etruria. - -I simulacri fittili di Giove, Giunone, Minerva, e la quadriga sul -frontone, e tutta la ornamentazione del tempio Capitolino, fu opera -etrusca. Mancò ai Latini la creatrice potenza fantastica dei Greci, -presso i quali, nella fantasia dei poeti e nella mente popolare il -tipo divino, nelle varie sue attribuzioni, si formò e si porse bello -all'arte figurativa. Se stiamo alle più antiche indicazioni di opere -plastiche menzionate nelle fonti letterarie, troviamo già nell'età più -antica opere di plastica raffiguranti persone e tipi individuali; la -qual cosa sembra conforme allo spirito romano pratico anche nell'arte -figurativa, e dà prova che quelle opere, o almeno l'arte che le -compiva, non erano nate dal processo formativo dell'arte popolare, -ma bensì erano prodotti di una nazione che l'arte già aveva bene -sviluppata, cioè degli Etruschi. Tali opere non si possono ascrivere -ai tempi a cui la tradizione le riferisce, ma da queste la tradizione -fa incominciare l'arte plastica romana. Nessuno penserà di porre fra -le opere dell'arte primitiva di Roma le statue d'Evandro, di Giano, -di Romolo, di Tazio, di Numa, d'Anco Marzio, di Atto Navio, di Giunio -Bruto, di Orazio, di Porsenna, e quella equestre di Clelia, ricordate -da Dionigi, da Livio, da Plinio e da altri scrittori, statue certamente -esistite e dagli scrittori vedute, ma opere di tempi posteriori. - -L'arte figurativa per lungo periodo dell'antica età romana fu -esercitata assai scarsamente. Mancò a Roma una religione che fosse come -la greca un ricco centro poetico ed estetico. Le divinità propriamente -italiche espresse nella statuaria sono poche, molte invece quelle -italiche o romane grecizzate, e le divinità veramente greche introdotte -in Roma. E l'insinuarsi del mito greco in Roma diveniva esso pure un -mezzo efficace all'introduzione dell'arte greca. L'arte figurativa -romana si sviluppò a poco a poco coll'ampliarsi della vita politica, -della potenza dello Stato, quando o per nobile orgoglio delle famiglie, -o per riconoscenza del senato e del popolo si ponevano in privato od in -pubblico imagini d'uomini insigni. - -Le _imagines maiorum_, che i nobili Romani conservavano negli atrî -delle loro case, con aggiunte, inscrizioni, a forma quasi d'alberi -genealogici, non erano statue, ma volti o maschere di cera, non opera -d'arte ma tale da contribuire allo sviluppo dell'arte. Di statue -poste a uomini insigni in tempi anteriori all'incendio gallico e di -simulacri di divinità consacrati nei templi, e formati all'uso greco, -con il ricavo del bottino di guerra, troviamo ricordi negli scrittori. -Ma del concetto, del carattere artistico degli autori di tali opere -mancano le notizie. Memorie d'una scuola di scoltura non troviamo, -ma invece alcuni nomi latini su monumenti del VI secolo; per primo, -p. es., quello di _Novios Plautios_ inscritto sulla rinomata _Cista -Ficoroni_[115], rinvenuta a Preneste (_Palestrina_) nel secolo passato -e illustrata più volte (ved. la nostra =tav. 34=). - -2. =La plastica romana applicata alle ciste istoriate.= — Appartiene -quest'opera a quella classe di monumenti detti _ciste_, il cui numero -oggi si è venuto aumentando, e che, essendo abbondante nelle tombe -di Preneste, diede nome alle ciste Prenestine; se ne noverano ben -settantacinque. Come già s'è accennato, queste ciste sono vasi, o -cofanetti di forma cilindrica, e talvolta anche ovali, fatti di bronzo, -d'argento, o di bronzo con rivestitura d'una lamina d'argento, od -anche infine d'una lamina di legno rivestita di metallo od anche di -cuoio; muniti di coperchio con manico e sostenuti da tre peduncoli; -quasi sempre forniti di catenelle per chiudere il cofanetto e portarlo. -Vi si trovano specchi, strigili, balsamarî, aghi crinali, pettini, -suppellettili di toletta. Il corpo della cista è ornato di disegni, -graffiti nel metallo, come sugli specchi etruschi. Strano è che nel -corpo del cofanetto così istoriato sono infissi di solito quattro o -sei, ma talvolta fino ad otto o dodici anelli da tenere le catenelle, -ma che, così disposti, spezzano e guastano il disegno. Sarebbero -posteriori aggiunzioni? - -I disegni di queste _ciste_ hanno in generale un valore artistico -assai ristretto, sono di carattere italico, cui manca il vivo spirito -estetico greco; si ascrivono ad un'età non posteriore alla metà del VI -secolo di Roma. - -Per rilevare il posto che occupa la cista Ficoroni nella storia della -plastica bisogna studiare le tre piccole figure con forme tozze e -grossolane di stile italico formanti il manichetto, mentre sul corpo -della cista sono disegni di ottimo stile greco, rappresentanti favole -greche, quale l'approdar degli Argonauti alle spiaggie di Bitinia: -abbiamo nella Cista Ficoroni, pertanto, due indizi di diverso indirizzo -dell'arte in Italia: uno stile greco ed uno stile nazionale; doppio -stile che appare spesso manifesto anche in monumenti dell'arte etrusca -(ved. =tav. 34=). - -_Novios Plautios_, greco, od osco di Capua, liberto della gens _Plotia_ -avrebbe lavorato in Roma e vi sarebbe divenuto celebre[116]. - -Altro nome d'artista latino è quello di _Caius Ovius_ della tribù -Ufentina, aggiunto ad un piccolo busto di Medusa in bronzo di alto -rilievo, con l'inscrizione _C. Ovius Oufentina fecit_. La forma -delle lettere accenna ad un alfabeto proprio di città meridionali, -delle quali molte spettavano alla tribù Ufentina, che sembra essersi -costituita nell'anno 317 av. C. Forse l'autore è di questa regione -prossima alla Magna Grecia, e quindi più aperta alla greca influenza, -manifesta in questo lavoro. - -Un _Caius Pomponius_ della tribù Quirina è autore d'una statuetta di -bronzo, cui si diede nome di Giove, raffigurante un giovine imberbe col -petto ignudo; e un mantello sul dorso; l'iscrizione dice _C. Pomponi -Quiri(na) opus_, e dai caratteri paleografici si giudica dell'età -intorno alla seconda guerra punica. Non mostra però questa statuetta -tracce d'influenza greca, ma è di stile prettamente italico, o forse -etrusco, se si giudica anche dalla sua provenienza da Orvieto. - -Di artisti latini antichi non si hanno altri nomi, se non forse quello -di un _C. Rupius_, nome inscritto sopra una statua di terra cotta, -raffigurante giovane uomo (Ercole?) seduto, coperto d'una pelle di -leone. Lo stile ha molto del carattere etrusco, ma è già libero e -sciolto. - -Opera dell'arte latina doveva essere certamente la statua di Giove -imperante, tolta a Preneste e portata a Roma nel tempio Capitolino da -Tito Quinzio dittatore, che vinse i Prenestini nell'anno 380 av. C. A -questa statua era apposta un'iscrizione in verso saturnio[117]. - -Indizio dell'arte antica latina dànno anche le monete, massime -dopo l'anno 271 av. C., in cui si cominciò a coniare l'argento; -e specialmente le monete dette consolari, o le familiari, segnate -coi nomi e coi tipi dei _tresviri monetales_, con l'effigie di Roma -galeata, dei Dioscuri, ovvero con altri tipi. L'arte di questi conî è -ancora rozza; l'impronta stanca; le figure tozze, il profilo di Roma -non bello; ma i tipi a poco a poco vanno migliorando in progresso di -tempo. - - -III. — =PITTURA= - -La pittura in Roma sembra aver ricevuto, secondo le più antiche -memorie, fin dalle origini impulso e norma dall'arte greca, in sèguito -ai lavori di Damofilo e Gorgaso. Dopo questi stranieri troviamo -menzionato un primo artista romano, Fabio, detto Pittore appunto -dall'arte esercitata. Dipinse il tempio della Salute, edificato -nell'anno 304 av. C., le cui pitture, ricordate da Plinio e da -Dionigi, durarono fino ai tempi dell'imperatore Claudio. Dei soggetti -rappresentati e della tecnica artistica nulla sappiamo; dal passo di -Dionigi appare che le sue pitture fossero murali. - -Pittore fu anche M. Pacuvio di _Rudiae_ (Rutigliano), più conosciuto -come poeta tragico, nipote di Ennio. Esercitò l'arte dipingendo il -tempio di Ercole nel Foro Boario. Pacuvio è della Magna Grecia, e -forse seguì nella pittura l'arte greca come nella poesia. Dopo di -lui, dice Plinio, l'arte più non fu in Roma esercitata dalle mani -di ingenuo cittadino, e ciò viene a valida riprova che l'arte, e la -pittura specialmente, non trovavano nella cittadinanza romana un vero e -spontaneo favore, restandone l'esercizio abbandonato a forestieri od a -liberti. - -La pittura in Roma ricevette impulso quando fu usata a rappresentare -e a commemorare con imagini le grandi imprese di guerra, e ad -ornare i trionfi dei capitani vincitori. Il più antico esempio di -decorazioni pittoresche usate nei trionfi fu dell'anno 263 av. C., -quando M. Valerio Massimo Messala fece esporre nella Curia Ostilia -una rappresentazione della battaglia da lui vinta in Sicilia contro -i Cartaginesi e contro Gerone di Siracusa. Seguì quest'esempio -Lucio Scipione, che nell'anno 190 av. C. consacrò in Campidoglio una -rappresentazione della sua vittoria sopra Antioco di Siria presso -Magnesia; e nell'anno 146 av. C. L. Ostilio Mancino, che primo era -entrato in Cartagine assalita e conquistata da Scipione, fece esporre -nel Foro una rappresentazione a modo di piano topografico della città -e delle opere d'assedio, dove il popolo poteva vedere ogni singolarità -e del luogo e dell'impresa; e tanto fu il favore popolare per tale -esposizione che Mancino ottenne per essa i voti al consolato[118]. - -Tali modi di rappresentazione ebbero una notevole efficacia, perchè -da essi si svolse la rappresentazione plastica in bassorilievo di -grandi ed estesi avvenimenti, quale appunto fu usata a decorazione di -archi trionfali e d'altri monumenti onorarî. Per queste decorazioni -trionfali, alle quali servivano abbondantemente oggetti rapiti alle -vinte nazioni, si condussero in Roma anche artisti greci. Così fece -Paolo Emilio, che nell'anno 168 av. C. da Atene condusse Metrodoro in -Roma ad _excolendum triumphum_; ma Metrodoro non solo era pittore, -ma anche filosofo insigne, e dagli Ateniesi proposto a Paolo Emilio -come precettore dei figli di lui; onde in lui abbiamo un nuovo esempio -della molteplice coltura degli artisti greci, e della diffusione -dell'ellenismo in Roma. - - -=SECONDO PERIODO= - - -Osservazioni generali. - -=Le opere greche importate in Roma.= — L'arte concentrata in Roma in -questo periodo dà alla grande città tanti monumenti e tale artistica -energia da bastare per tutti i secoli avvenire. Ma non è un'arte -importata per conquista, per forza politica, essendone tolti dalle -proprie sedi i più antichi e più splendidi prodotti; è il focolare -dell'attività artistica trasportato a Roma. I conquistatori romani -nei loro trionfi portano in Roma gli oggetti d'arte più preziosi delle -città conquistate, come, con uno stesso sentimento ma in proporzioni -incomparabilmente minori, fecero i Francesi invasori d'Italia sul -finire del secolo passato. Prime ad essere spogliate furono le città di -Magna Grecia e di Sicilia, poi quelle della Grecia e dell'Asia. - -Nell'anno 212 av. C. M. Marcello conquistava Siracusa, ne traeva molte -opere d'arte per decorare il tempio dell'Onore e della Virtù, fatto -erigere presso Porta Capena. Nell'anno 210 av. C., Fabio Massimo, -occupata Taranto, ne fece togliere per trasportarlo in Roma l'Ercole -colossale, opera di Lisippo. - -Nell'anno 197 av. C., T. Quinzio Flaminino, vincitore di Filippo di -Macedonia, tolse grande quantità di statue di bronzo e di marmo, e vasi -preziosi di finissimo lavoro alle città macedoniche e greche[119]. - -M. Fulvio Nobiliore, vincitore e trionfatore degli Etoli e dei -Cefallenî nell'anno 589 av. C., portò in Roma ducento ottantacinque -statue di bronzo e ducento trenta di marmo[120]. - -Nell'anno 168 av. C. il trionfatore di Perseo, Paolo Emilio, che seco -conduceva dalla Grecia Metrodoro, portò in Roma ducento cinquanta -carri di statue e di quadri; fra queste opere d'arte era una Athena -di bronzo, lavoro di Fidia, posta poi nel tempio della Fortuna. -Tante spogliazioni non esaurivano la Grecia; in Macedonia trovò -molto da raccogliere ancora Metello Macedonico vincitore di Andrisco -Pseudo-Filippo nell'anno 148 a. C.; nel bottino fu compreso il grande -gruppo di Lisippo rappresentante Alessandro fra suoi generali alla -battaglia del Granico. - -Quasi potrebbe dirsi che queste spogliazioni fossero come primi -assaggi in confronto alla quantità di opere onde si ornarono i trionfi -seguenti, dopochè L. Mummio ebbe conquistata Corinto nell'anno 146 -av. C. E innanzi a tali e tanti prodotti di una civiltà artistica -così splendida, quale era la condizione di coltura e di sentimento -dei conquistatori? Basta a dimostrarlo l'aneddoto riferito da Vellejo -Patercolo (I. 13): L. Mummio console era tanto rozzo ed imperito che -ai soldati trasportanti quadri e statue dei più insigni maestri greci, -minacciava che, se mai avessero guaste o perdute quelle opere, le -avrebbero dovute restituire. E a questo aggiungi ancora che Vellejo, -scrittore dei tempi di Tiberio imperatore, ciò dicendo, pone quel -dubbio, tutto proprio della mente romana, se cioè per Corinto meglio -non fosse stato rimanersene rozza ed indotta, anzichè toccare il sommo -nella coltura di arti corruttrici. - -Nuovi e splendidissimi trionfi celebrarono poi Silla dopo -l'espugnazione di Atene nella prima guerra contro Mitridate, l'anno 86 -av. C.; e Lucullo nell'anno 68 av. C., vincitore della seconda guerra -contro quel re; e Pompeo Magno, che in una terza guerra lo abbattè, -ridusse in soggezione tutta l'Asia anteriore, e celebrò un meraviglioso -trionfo nell'anno 61 av. C. E insieme con le antiche opere d'arte -affluivano in Roma gli artisti delle nuove scuole greche di Rodi, di -Pèrgamo, e d'altre città d'Asia, o come schiavi, o attràttivi dalle -molte e grandi occasioni di lavoro e d'onore che là si offrivano. Le -sculture, i quadri, i vasi e le relazioni con gli artisti destavano -in Roma se non un intimo e sincero amore, certo una grande ammirazione -per l'arte greca, che fu assunta come mezzo a render splendide le pompe -trionfali, le feste, gli spettacoli, con cui ricchi e nobili cittadini -cercavano guadagnarsi il favor popolare; o come mezzo per abbellire -le private dimore e per soddisfare al gusto ed al fasto delle classi -elette e colte della cittadinanza, cioè di coloro che designavano se -stessi come _intelligentes_, e che, ellenizzando, distinguevansi da -quelli che, fedeli al carattere nazionale romano, erano qualificati -come _idiotae_. - - -=A. — Architettura.= - -I. — LE PRINCIPALI CLASSI DI MONUMENTI. - -Roma, divenuta dominatrice del mondo, s'abbelliva di nuovi e sempre -più splendidi edifizî; tra il finire della Repubblica e il sorgere -dell'Impero, l'architettura diffondevasi anche in altre città lontane, -che, venute nel dominio romano, sorgevano a civiltà, nella Spagna, -nelle Gallie; e con certo movimento di riflusso ripassava ad abbellire -di nuove opere anche quelle città da dove l'arte era venuta in Roma, -cioè le città di Grecia e d'Asia minore. Sul finire della Repubblica, -Roma già aveva ogni genere di edificî pubblici e privati: templi, -curie, basiliche, grandi e sontuosi edifizî e porticati recingenti -piazze e fori, splendidi edifizî per gli spettacoli, magnifiche case -private, e ville, e tombe grandiose. Non è qui possibile non pur di -descrivere, ma nemmeno di noverare quanti e quanto sontuosi edifizî -sorgessero in Roma dalla presa di Corinto al finir della Repubblica, di -molti dei quali restano notizie negli scrittori ma scarseggiano, o più -veramente in tutto mancano, le rovine, avendo le costruzioni dell'età -repubblicana ceduto a quelle sopra edificatevi dell'età imperiale. -Della magnificenza e dell'arditezza romana nelle costruzioni dànno -saggio alcune notizie riferentisi ad edifizî teatrali d'un tempo, -quando ancora si edificavano non stabili, ma solo per uso temporaneo e -breve. - -1. =I teatri e gli anfiteatri in Roma.= — Emilio Scauro aveva fatto -erigere nell'anno 58 av. C. un teatro capace, dicesi, di ottanta mila -spettatori. La scena era ornata di trecentosessanta colonne di marmo, -e distinguevasi in tre piani con rivestiture di marmi, di mosaici, -e di metalli; fra le colonne erano a più centinaja le statue. Tanta -magnificenza e ricchezza per un edifizio di breve destinazione pare -appena credibile. Plinio[121] narra cosa di non minore meraviglia -parlando del teatro di C. Curione, eretto nell'anno 50 av. C., cioè -quando già si aveva uno stabile teatro di pietra, edificato da Pompeo -Magno[122]. C. Curione, celebrando i funerali del padre suo, fece -costruire due grandissimi teatri di legno, l'uno accanto all'altro, -e così fatti che ciascuno era sospeso e mantenuto in bilico mediante -perni mobili. Alla mattina davansi in quei due teatri rappresentazioni -sceniche. Poi improvvisamente eran fatti girare, così che l'uno venisse -a trovarsi rimpetto all'altro, e, tolti i tramezzi e le tavole onde -componevansi le pareti delle due scene e fatte combaciare le estremità -delle file di sedili, risultava un doppio teatro, o anfiteatro, dove -davansi spettacoli gladiatorî. Di qui appunto credono venisse l'idea -dell'_amphiteatrum_, edifizio proprio dei Romani, come loro proprî -furono i combattimenti di gladiatori e di belve. - -Il primo teatro stabile fu eretto da Pompeo Magno, e inaugurato nel -secondo suo consolato, (55 av. C.), non senza contrasto e biasimo -di coloro che giudicavano questa opera contraria al costume patrio; -cosicchè egli credette prudente di proteggerlo dandogli un carattere -religioso con l'edificare nella parte superiore del teatro un tempio -sacro a Venere vincitrice. Fu eretto in Campo Marzio, ed era capace di -quaranta mila spettatori. Al teatro, oltre il tempio di Venere, andava -connessa la Curia di Pompeo, dove il senato alcuna volta raccoglievasi, -e dove Cesare fu ucciso. Formavasi così un vasto complesso di edifizî -in uso della religione, della vita politica, degli spettacoli. Il -disegno di questo teatro e di parte degli edifizî con cui era connesso -vedesi nell'antica pianta di Roma dei marmi capitolini. - -Da questa, ed ancora dalle descrizioni e da altri indizî, è provato -che, come il dramma romano è d'origine e di forme greche, così -il teatro romano altro non è se non la riproduzione, nelle linee -generali, del teatro greco (ved. =Atl.= cit., =tav. XL=, N. 1)[123]. -Principale differenza fra l'uno e l'altro stava in ciò che nel teatro -romano erano più grandi e più robuste le costruzioni architettoniche, -invece il teatro greco solitamente veniva costrutto a piè d'un pendio -naturale del terreno con opportuna elevazione del luogo riserbato -agli spettatori; mentre nel teatro di Pompeo, e in generale nei -teatri romani, ordinariamente eretti dentro la città sopra terreno -piano, era necessario un corpo d'edifizio o di substruzione, che -sostenesse le gradinate decrescenti (ved. =tav. 48=), e il porticato -che coronava il sommo dell'edifizio, come vedesi nel teatro di Marcello -e nell'anfiteatro Flavio; perciò all'esterno il teatro presentava un -edifizio di maggiore grandiosità, riccamente ornato, dove i tre ordini -architettonici greci si sovrapponevano in piani diversi; al piano -terreno il dorico, al primo piano l'ionico, al secondo il corinzio, e, -se ve n'era un terzo, il composito (ved. =Atl.= cit., =tav. XLVII=). - - [Illustrazione: =Il Teatro minore di Pompei= (veduta interna). - - =Tavola 48.= - - Ved. =A. Melani=, _Architettura_, Milano, Hoepli, III ediz., - tav. XIII.] - -Il teatro romano si divide in due parti principali, la _cavea_ -e la _scena_. La _cavea_ (greco κοινόν) era luogo riserbato agli -spettatori, con sedili disposti in file semicircolari concentriche, -suddivise orizzontalmente in ordini (_moeniana_ e _praecinctiones_), -e verticalmente in iscompartimenti per mezzo di scale segnanti -come raggi dalla periferia al centro (_cunei_ e _scalae_). Dalle -porte esterne per iscale e corridoi si giungeva agli sbocchi nella -_cavea_ (_vomitoria_). Di fronte alle gradinate era la _scena_ -(greco σκηνή). Fra la scena e le gradinate era lo spazio piano -semicircolare detto _orchestra_ (gr. ὀρχήστρα), dove nel teatro -greco sorgeva l'altare di Bacco, e intorno disponevasi il coro, che -era parte tanto importante della rappresentazione drammatica; invece -nel teatro romano l'orchestra, divisa dalla _cavea_ con un _podium_, -conteneva i sedili per i magistrati, pei senatori e pei cavalieri. -La _scena_ chiudeva rettamente, come un diametro, tutto l'insieme -della cavea e dell'orchestra, a cui essa si aggiungeva in forma -d'edifizio quadrilatero. Essa era stabile, con tre grandi entrate, che -dall'interno della scena (_postscenium_) mettevano sulla fronte, ossia -sul davanti di essa (_proscenium_). Del teatro di Pompeo non rimangono -rovine; esso sorgeva dove oggi è _Campo di Fiori_; in un vicino palazzo -si sono trovate traccie delle substruzioni del teatro, ed una colossale -statua di bronzo, raffigurante Ercole, oggi conservata nel Museo -Vaticano. - -2. =I circhi e gli anfiteatri. I ludi gladiatorî.= — Ma oltre gli -spettacoli delle corse nel circo, e dei ludi scenici nel teatro, ebbero -i Romani altro modo di sollazzo a loro prediletto, e che invece repugnò -alla più umana e mite indole dei Greci; gli spettacoli gladiatorî, -in cui i Quiriti si piacevano di vedere umano sangue e di gustare gli -aneliti dei moribondi. Tale fierezza d'animo è per sè stessa una prova -dell'indole romana, aliena dai puri godimenti dell'arte, che richiedono -e producono gentilezza di costumi. Gli spettacoli gladiatorî, venuti in -Roma dall'Etruria, si celebrarono nel Foro fino agli ultimi tempi della -Repubblica, assistendovi il popolo da palchi o dalle loggie. Amavano, -oltre i ludi gladiatorî anche le caccie delle fiere in recinto chiuso -(_venationes_), le quali tenevansi nel circo (ved. =tav. 49=). Ma col -crescere del gusto e della frequenza di tali spettacoli fu necessario -uno special modo di edifizî anche per essi. E a ciò parve opportuna -quella disposizione che prima credesi esser risultata dalla riunione -dei due teatri di C. Curione, da cui sorse l'idea dell'anfiteatro. Con -questo nome si designò una costruzione temporanea di legno eretta da -Giulio Cesare; mentre il primo anfiteatro stabile fu edificato ai tempi -d'Augusto, nell'anno 29 av. C., da Statilio Tauro[124]. - -II. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI DELLA “GENS IULIA„. - -Augusto volse ogni sua cura ad abbellire Roma di nuovi e splendidi -edifizî, e a questo fine diresse pure l'opera dei suoi ministri ed -amici, volendo fare di Roma la vera e degna capitale del mondo. D'altra -parte Roma riposava dalle lunghe guerre interne ed esterne, e, in una -certa condizione di pace e di splendore si volgeva al culto delle arti. - - [Illustrazione: =Il Circo Massimo a Roma.= - - =Tavola 49.= - - Ricostruzione secondo =A. Canina=, _Architett. rom._ tav. - 136. (Cfr. =Guhl-Koner-Giussani=, op. cit., II, pag. 207; - =Schneider=, op. cit., XVI, 15).] - - [Illustrazione: =La “Aedes Concordiae Augustae„ a Roma.= - - Ricostruzione in base ai ruderi di quella di Tiberio e di - Druso dell'anno 10 d. C. - - =Tavola 50.= - - Ved. =A. Schneider=, _Das alte Rom_, tav. VIII, 9. (Cfr. - =Canina=, _Edifizi_, IV, tav. 35).] - -1. =Il Foro d'Augusto.= — Quest'imperatore restaurò la città prima di -lui per incendî ed inondazioni danneggiata, e la abbellì nuovamente. Le -molte sue cure, spese sempre a vantaggio della città, sono ricordate -nel testamento di lui[125]. È noto il suo detto che, trovata Roma di -mattoni, la lasciava di marmo[126]. Fece erigere Augusto un tempio a -Marte Ultore presso il Foro romano (ved. =tav. 52=), chiudendolo in un -grande peribolo di colonnati e di muraglie, di cui rimangono imponenti -ruine, e decorandolo con molte statue de' più insigni capitani romani. -Fu questo il Foro d'Augusto, a lato del quale sursero poi altri Fori -imperiali ancora più sontuosi (ved. =tav. 53=). - -Per opera d'Augusto furono eretti in Roma ben sedici templi, senza -dire dei molti che furono restorati; splendido era quello d'Apollo sul -Palatino, recinto da sontuoso porticato, con molte colonne di preziosi -marmi africani e bellissime statue greche; il porticato comprendeva la -biblioteca greca e quella latina. - -In Campo Marzio Augusto fece edificare il Portico dedicato ad Ottavia, -sua sorella; ed il teatro (detto di Marcello dal compianto nipote), del -quale rimangono ancora ruderi bellissimi (ved. =Atl.= cit., =tav. XL= -n. 2 e =tav. XLI=). - - [Illustrazione: =I “Rostra„ d'Augusto sul Foro Romano.= - (Ricostruzione). - - =Tavola 51.= - - Ved. =A. Schneider=, _Das alte Rom_, tav. VII, n. 4. (Cfr. =Richter= - in _Jahrbuch_, 1889 (IV), pag. 8).] - - [Illustrazione: =Il Foro di Augusto a Roma.= (Tempio di _Mars - Ultor_). - - =Tavola 52.= - - Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, tav. 8.] - - [Illustrazione: =Il Foro d'Augusto a Roma.= (Ricostruzione). - - =Tavola 53.= - - Ved. =Schneider=, _Das alte Rom_, VII, 11, dietro schizzi - dello =Hülsen= e del =Rauscher=.] - -Il Campo Marzio, vasta estensione di terreno che dalle pendici del -Capitolino e del Quirinale si allargava fra il _collis hortorum_ -(Pincio) e il Tevere[127], destinato alle assemblee del popolo ordinato -nelle centurie, agli esercizî ginnastici ed equestri della gioventù, -era rimasto in gran parte libero fino ai tempi di Pompeo, che vi fece -costruire il suo teatro, e di Giulio Cesare che vi edificò i _Septa_ -per le riunioni dell'assemblea del popolo. Sul finire della Repubblica, -e principalmente ai tempi d'Augusto, sursero colà molti edifizî, che -resero assai bella, nell'età imperiale, quella parte della città sulla -quale si formò la Roma moderna. Ivi Cornelio Balbo edificò un teatro, -che portò il suo nome, e Statilio Tauro, come s'è detto, il primo -stabile anfiteatro che avesse Roma; ivi sorse quello che è il massimo -monumento della romanità, cioè il tempio che M. Vispanio Agrippa, -genero d'Augusto, eresse consacrandolo alle divinità della stirpe -Iulia, Marte, Venere e al divo Giulio, e fu detto il _Pantheon_ (ved. -=Atl.= cit., =tav. XLII= (pianta) e tav. =XLIII= (sezione)). Unito con -le terme d'Agrippa, formava con esse un gigantesco corpo d'edifizio in -Campo Marzio non lungi dalla curia e dal teatro di Pompeo. - -2. =Il Pantheon=[128]. — È questo il più bello e il meglio -conservato dei monumenti romani; è la più grande e più completa -opera d'architettura che può considerarsi come propriamente romana, -appartenendo alla classe dei templi rotondi coperti di cupola, con -atrio a forma del pronao di un prostilo, che è forma speciale dell'arte -romana progredita. - -_a. Struttura del tempio._ — Consta il Pantheon di due parti: la -rotonda e l'atrio. La rotonda è formata di un grande e solidissimo -muro circolare. Questo grande cilindro, o tamburo murale, è distinto -in tre zone mediante tre cornicioni, sull'ultimo dei quali s'alza -una serie di gradoni da cui spicca poi l'ardita cupola; nel mezzo di -questa s'apre il gran lucernario dal quale piove abbondante la luce. -Sul davanti dell'edifizio circolare sporge l'atrio, come una grande -aggiunta, formato di un massiccio sporto murale, da cui s'avanzano -quattro colonnati di tre colonne in profondità, che dividono l'atrio in -tre grandi navate, e presentano una fronte di otto colonne di ordine -corinzio-romano. La mediana delle tre navate è la maggiore e guida -alla porta d'ingresso; le due laterali minori finiscono a due grandi -nicchioni, dove erano poste le statue di Augusto e di Agrippa. L'atrio -è sormontato da due frontoni, uno poggiante sullo sporto murale per cui -l'atrio si connette al corpo rotondo; l'altro è posato sull'architrave, -ed è veramente il frontone di prospetto, il cui timpano era ornato di -bassirilievi. Sulla trabeazione c'è l'inscrizione _M. Agrippa L. F. -cos, tertium fecit_, a grandi lettere, mentre un'altra iscrizione sotto -questa, in lettere minori, ricorda la restorazione di quell'edifizio -fatta da Settimio Severo e da Caracalla. Nell'interno il muro circolare -non è liscio, ma, variato da otto grandi aperture, s'alterna la -forma quadrata con la rotonda, cioè con nicchie o cappelle; di queste -aperture una è l'ingresso. Ciascuna nicchia, o cappella è fiancheggiata -da pilastri di stile corinzio, e nell'apertura di esse sorgono due -colonne dello stesso ordine, eccetto nell'apertura d'ingresso e -nell'altra di fronte a questo, quella della tribuna. Nell'intervallo -da una nicchia all'altra sono applicate alle pareti delle edicole. Al -disopra delle colonne è un cornicione, sul quale elevasi un attico, -variato e ornato con incrostazioni di marmi preziosi. E infine da un -altro cornicione incoronante l'attico si dispicca la grande vôlta della -cupola, che misura 43 m. di diametro, ed è distinta in cinque zone -concentriche di ventotto cassettoni ciascuna, che vanno decrescendo -con mirabile effetto fin dove si apre il lucernario che illumina -il tempio (ved. =Atl.= cit., =tav. XLIV=). L'esterno era riccamente -rivestito di marmi e di stucchi; l'interno di preziosi marmi colorati; -il tetto dell'atrio era sostenuto da travi di bronzo; di bronzo è la -porta antica ancora conservata; di bronzo è il cerchione che fascia -l'occhio del lucernario misurante quasi nove metri di diametro; credesi -che di lastre di bronzo fosse coperta l'intera cupola. Forse a questa -grande e ricca opera di Agrippa pensava Virgilio, quando del tempio che -costruiva Didone diceva - - . . . . . . nexaeque - Aere trabes, foribus cardo stridebat ahenis[129]. - -Secondo l'iscrizione sulla fronte, il tempio data dal consolato -d'Agrippa, nell'anno 27 av. C., secondo Dione[130] dal 25 av. C.: -si intende che nel 27 fosse finito e nel 25 solennemente dedicato. -Architetto, secondo Plinio, ne fu un Valerio Ostiense[131]. La -ricchissima ornamentazione era opera di Diogene ateniese, il quale -aveva scolpito figure di Cariatidi, che ornavano l'interno; forse -erano disposte a sostenere le edicole erette fra gli intervalli -dei nicchioni, alle quali furono poi sostituite in tempi posteriori -colonnette di porfido e di giallo. Di queste Cariatidi si crede di -riconoscere ancora alcune fra quelle conservate nel Museo del Vaticano -e nel palazzo Giustiniani; presentano una grande somiglianza con le -Cariatidi dell'Eretteo sull'Acropoli d'Atene[132]. Non pare che l'atrio -o pronao entrasse nel primo concetto di questo edifizio, ma forse fu -una modificazione del disegno. Secondo Dione, Agrippa voleva porre -nell'interno la statua d'Augusto e denominare il tempio da lui; ma -Augusto non volle, perciò nell'interno fu posta la statua di Cesare, -e quella d'Augusto con l'altra del fondatore del tempio fu posta -all'esterno nei nicchioni del pronao. Davanti al tempio stendevasi -una piazza cinta da porticato; il tempio andava connesso con le terme; -annessi a così grande complesso di fabbriche erano giardini, stagni, un -euripo. - -_b. Storia delle vicende del tempio._ — Dagli antichi ammirato come -una delle più grandi costruzioni, il tempio d'Agrippa ha resistito -all'opera distruttrice del tempo e degli uomini. Soffrì danni nel -grande incendio del tempo dell'imperatore Tito; Domiziano lo restorò; -percosso dal fulmine, regnante Trajano, ne riparò i danni Adriano. -Nuove ristorazioni vi fecero Settimio Severo e Caracalla, come dice -l'inscrizione soggiunta a quella d'Agrippa. Nell'anno 399 per la -legge d'Onorio contro i templi pagani forse fu chiuso. Bonifazio -IV nell'anno 609 lo consacrò al culto cristiano, intitolandolo a S. -Maria _ad martyres_, perchè vi fu portata quantità d'ossa di martiri -o credute tali, tolte dalle catacombe. Incominciarono poi le opere -di spogliazione: Costante II, imperatore d'Oriente, nell'anno 663 -saccheggiò Roma e fece togliere la copertura di bronzo dal Pantheon, -che più tardi e a più riprese fu coperto di piombo. Urbano VIII -Barberini nell'anno 1632 fece levare le travature di bronzo del -pronao; quel metallo servì a formar le colonne coclidi dell'altare di -S. Pietro, e ottanta pezzi d'artiglieria con cui fu guernito Castel -S. Angelo[133]. Altri pontefici però cercarono di riparare ai guasti. -Raffaello Sanzio ordinò nel testamento che a sue spese si ristorasse e -s'abbellisse uno degli altari, scegliendolo come sua sepoltura, dove -fu deposto il 6 di aprile dell'anno 1520. Col re dell'arte moderna -riposano ivi Annibale Caracci, Pierin del Vaga, Giovanni d'Udine, -ed altri artisti insigni. Ora il Pantheon è divenuto degna tomba -del primo Re d'Italia una, Vittorio Emanuele, sepoltovi nel gennaio -dell'anno 1878. Così la grande opera d'Agrippa traversa i secoli come -monumento che la romana grandezza trasmette con lieto auspicio alla -rinata Italia. Intorno al grande edifizio s'erano venute accalcando -case, casette e botteguccie, togliendogli lo spazio in cui bellamente -campeggiare. Si fecero più volte disegni e tentativi di allargamento; -ma non ebbero esecuzione compita se non fra gli anni 1881 e 1883 per -impulso del ministro Baccelli[134]. Fu isolato il monumento, trovate -reliquie della sua ornamentazione, rimesse in luce le rovine delle -terme d'Agrippa, e infine abbattuti gli orecchioni del Bernini. - - [Illustrazione: =Il Mausoleo di Augusto a Roma.= - (Ricostruzione). - - =Tavola 54.= - - Ved. =Schneider=, _Das alte Rom_, tav. VIII, n. 14.] - -3. =Il Mausoleo D'Augusto.= — Degli edifizî sepolcrali del tempo -d'Augusto, rimase famosa la sua tomba, o mausoleo, così detto per la -grandezza e magnificenza sua, degna di quella della tomba eretta a -Mausolo, re di Caria[135]. Sorgeva nell'ultima parte del Campo Marzio, -tra la via Flaminia e il Tevere. Sopra una grandiosa substruzione -quadrata posava un edificio rotondo, tutto di marmo che comprendeva -le camere sepolcrali; e sopra questo un tumulo a cono, distinto a -viali e terrazzi, con piantagioni di cipressi. In vetta al tumulo -grandeggiava la statua di bronzo d'Augusto (ved. =tav. 54=). Il muro -esterno circolare del corpo d'edifizio era variato da grandi nicchie. -Sulla parte anteriore sporgeva, come nel Pantheon, un pronao exastilo -con ampia gradinata. All'uno e all'altro fianco del pronao erano due -obelischi egizî, che qui furono trovati nel sec. XVI e trasportati uno -sulla piazza di S. Maria Maggiore, l'altro sul Quirinale, fra i due -colossi di Montecavallo[136]. - -Dietro al Mausoleo stendevasi, un gran parco, nel cui mezzo -l'_ustrinum_ per la combustione dei cadaveri. In questa tomba sontuosa -prima di Augusto furono deposte le ceneri di Marcello, Agrippa, Ottavia -e Druso; e dopo Augusto vi riposarono Livia, Germanico e Agrippina -seniore. Oggi rimangono rovine dei muri, e fanno parte dell'anfiteatro -Corea[137]. - -4. =L'Obelisco di Monte Citorio e altri monumenti di stile egizio.= -— Non lungi dal Mausoleo, Augusto fece collocare un grande obelisco -di granito rosso, trasportato da Eliopoli a Roma, e destinato a nuovo -uso di orologio solare (_solarium_), essendo sul terreno lastricato di -travertino tracciata una meridiana. Spezzato e sepolto fra le immense -ruine di Roma, fu raccolto e ricomposto, e sotto Pio VI nel 1792 -collocato presso Monte Citorio. Di obelischi tolti all'Egitto abbondava -Roma, dove le varie forme dell'architettura greca e dell'orientale -erano rappresentate o da opere trasportatevi, o da nuovi monumenti -eretti, e specialmente da templi costrutti per divinità orientali, -poichè Roma accoglieva in sè liberamente ogni religione. - -Molti obelischi ancora sorgono in Roma, dei quali il maggiore è quello -di S. Giovanni in Laterano trasportato da Tebe, dove era stato eretto -regnando il Faraone Toutmes IV. Un nuovo obelisco fu scoperto fra -le ruine di un Iseo, o tempio d'Iside nell'anno 1883; è di mediocri -proporzioni, ma assai ben conservato e ricorda il regno di Ramesse II, -del XIV sec. av. C.[138]. - - [Illustrazione: =La Piramide di C. Cestio a Roma fuori Porta - S. Paolo= (Porta Ostiensis). - - =Tavola 55.= - - Ved. =Schneider=, _Das alte Rom_, tav. IV, n. 15.] - - [Illustrazione: =L'Isola Tiberina a Roma.= - - =Tavola 56.= - - Sostruzioni in marmo a forma di nave nell'Isola nel Tevere. - _Ved. Annali dell'Instit._ 1867, tav. d'Agg. K. 1.] - -Esempio di monumento di stile egizio, applicato a un monumento -sepolcrale, è la piramide che sorge fuori di Porta S. Paolo (_Porta -Ostiensis_) eretta dagli eredi di C. Cestio, magistrato romano. La -piramide di mattoni rivestita di marmo misura ben 37 metri d'altezza; -nel suo interno è la camera sepolcrale ornata con fregi di stucco, -e con pitture, di cui appena restano traccie. La parte esteriore del -monumento era una volta ornata di colonne e di statue, di cui intorno -si trovarono frammenti (ved. =tav. 55=)[139]. - -5. =I monumenti sepolcrali; i “Columbaria„.= — Di carattere prettamente -romano sono invece gran parte dei monumenti sepolcrali che sorgevano -fuori le porte di Roma, sulla _Via Appia_, che è come la _Via dei -Sepolcri_ a Pompei. La Via Appia da Porta Capena s'allontanava per un -gran tratto tutta fiancheggiata di grandi sepolcri, tra i quali celebre -quello ancora esistente a Cecilia Metella, figlia di Metello Cretico e -moglie di Crasso (ved. =Atl.= cit., =tav. XLV=, 1). - -Una particolare forma di monumento sepolcrale è il _Columbarium_ dei -liberti di Livia, moglie d'Augusto, sulla stessa Via Appia. Consta -di parecchie camere, nelle cui pareti s'addentrano grandi nicchioni, -e dentro questi sono praticate e ordinate in sette file sovrapposte -moltissime piccole nicchie o fori, che dànno appunto l'aspetto d'una -colombaia, come si vede in Roma anche in varî monumenti sepolcrali -cristiani; dentro queste nicchiette sono deposte le piccole urne -cinerarie (_ollae_); sopra ciascuna nicchietta è una targhetta col nome -del defunto. In terra eranvi anche dei sarcofaghi grandi e ben ornati -(ved. =Atl.= cit., =tav. XLV=, 2). - -6. =Gli archi trionfali.= — Di monumenti trionfali dell'età d'Augusto -credesi aver testimonianza nell'arco che sorge presso Porta S. -Sebastiano e che denominasi da Druso, supponendosi sia l'arco trionfale -eretto a Claudio Druso Germanico, figliastro d'Augusto e fratello -di Tiberio, nell'anno 8 av. C., per le vittorie riportate contro -i Germani. L'arco è di travertino rivestito di marmo, decorato di -colonne; sull'attico erano trofei ed una statua equestre, come appare -dal disegno di una moneta di Claudio imperatore[140]. Al di sopra -di quest'arco venne poi fatto passare il canale dell'acquedotto che -alimentava le vicine terme di Caracalla. È questo il più antico fra gli -archi trionfali ancor esistenti[141]. - -Non solo Roma, ma anche le città d'Italia s'abbellirono di grandi -e sontuosi edificî; poichè le provincie, sempre più strettamente -legate con Roma, erano sotto l'Impero assai più civilmente governate -che non sotto l'aristocrazia repubblicana, e quindi prosperarono -nelle civili istituzioni. Con lo stabilirsi dell'Impero nella pace -del mondo, incomincia un'età nuova, nasce un nuovo e miglior ordine -di cose: _magnus ab integro saeclorum nascitur ordo_, come cantava -Virgilio[142]. Il mondo riceve da Roma pace, ordine e leggi; è finito -il tempo della conquista, comincia quello dell'unione nella civiltà -romana, cioè della “romanizzazione„, e tanto l'arte quanto la scienza -s'accordano nel mostrarlo. Allora Roma appare la mente ordinatrice del -mondo; essa è l'unificatrice delle genti, come cantava il poeta: - - Fecisti patriam diversis gentibus unam,..... - Urbem fecisti quod prius orbis erat. - - -III. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI DELLA “GENS CLAUDIA„. - -1. =L'“Aqua Claudia„ e l'“Anio Vetus„ a Roma.= — Sotto gli imperatori -della famiglia Claudia, almeno fino a Nerone, gli abbellimenti di -Roma non continuarono con quella vivezza e abbondanza che ebbero sotto -Augusto. Tiberio, severo e misurato amministratore, di carattere chiuso -e alieno dalle dolcezze dell'arte, restorò qualche edificio, ma poco o -nulla costrusse; e similmente Caligola. Claudio si volse a costruzioni -di pubblica utilità, facendo fare il gran porto di Ostia, introducendo -in Roma nuovi corsi di acque salubri (_Aqua Claudia, Anio Novus_)[143] -e facendo agire un canale scaricatore delle acque traboccanti del -Lago Fucino. L'opera compiuta dall'imp. Claudio fu poi nuovamente -distrutta. Il Lago Fucino (ora di Celano) non fu prosciugato se non ai -dì nostri dopo un ventennio di grandi lavori dall'anno 1855 al 1875, -per cura del principe Torlonia; il quale, come dice l'epigrafe della -medaglia decretatagli dal re Vittorio Emanuele, compì _aere suo opus -imperatoribus ac regibus frustra tentatum_[144]. - -2. =La “domus aurea„ di Nerone.= — Imperando Nerone s'ebbe il grande -incendio di Roma (nel luglio del 64 d. C.), che durò lo spazio di più -giorni e distrusse molta parte della città, incendio spaventevole di -cui l'imperatore appose la colpa con terribili pene ai cristiani, e -che la storia invece apporrebbe alla feroce pazzia dell'imperatore -stesso[145]. I quartieri incendiati furono poi rifabbricati con un -piano regolare, con larghe e diritte strade, fiancheggiate di case -e di portici. Nerone, nello spazio che dal Palatino si estende al -Celio ed all'Esquilino, costrusse un suo palazzo, a cui lo splendore -di meravigliosa ricchezza acquistò nome di _domus aurea_. Architetti -ne furono Celere e Severo, che già per lo stesso imperatore avevano -formato arditissimo disegno di risanare le Paludi Pontine scavando -un canale navigabile dal Lago d'Averno ad Ostia; palazzi, porticati, -giardini, viali, praterie, canali e stagni si avvicendavano in questa -immensa costruzione romana; nell'interno una delle sale girava ad -imitare il movimento del mondo; dorature, marmi e materie preziose -erano a profusione[146]. Ma tanta magnificenza non è veramente per sè -sola una prova del valore dell'arte; e Nerone, che si vantava artista, -forse lo era di cattivo gusto; più che al bello egli intendeva allo -sfarzoso, allo straordinario, all'inverosimile. - - -IV. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI DELLA “GENS FLAVIA„. - -1. =L'Anfiteatro Flavio o “Colosseo„.= — =La sua struttura.= — Il -grande monumento dei Flavî è l'anfiteatro che eternò il loro nome. -Si dice che Augusto avesse disegnato la costruzione nell'interno -della città di un grande edifizio per gli spettacoli dei gladiatori -e delle belve, la cui feroce passione cresceva in Roma e in Italia. -Anfiteatri già avevano le città italiche e provinciali, o temporanei -di legno, o stabili di pietra. Un anfiteatro di legno ruinò a Fidene, -imperando Tiberio, e vi furono tra morti e feriti ventimila spettatori. -Il pensiero di dare a Roma un grande anfiteatro fu rinnovato, ma non -eseguito da Caligola. L'anfiteatro di Statilio Tauro erasi incendiato -sotto Nerone. Vespasiano, ritornando al disegno d'Augusto, pose i -fondamenti della grande opera a sud-est del Foro romano, nella bassura -fra il Celio e l'Esquilino, dov'era un laghetto dei giardini di Nerone. -L'opera fu compita da Tito nell'anno 80 d. C.; si disse l'Anfiteatro -Flavio; il nome di Colosseo gli venne, pare, verso il secolo VIII, -dalla colossale statua di Nerone che vi si trovava vicina. - -Capace di ottantasette mila spettatori, constava d'una grande elissi -(il cui asse maggiore misura 188 m., il minore 156), racchiudente -un'elissi minore che forma l'arena (misurante 76 m. di lunghezza per -46 di larghezza). Lo spazio intermedio fra le due elissi comprendeva le -gradinate per gli spettatori. La cinta esterna, alta 48 m., componevasi -di tre ordini d'arcate sovrapposte, in numero di ottanta per ciascun -ordine; il primo e più basso dei quali era ornato di colonne doriche, -il secondo di colonne ioniche, il terzo di corinzie; sopra questo -un quarto piano è formato d'un muro con aperture a modo di finestre, -divise da pilastri di stile corinzio. Fra le arcate del secondo e del -terzo ordine erano collocate statue, come appare da rappresentazioni -dell'edifizio sopra monete imperiali di Tito e di Domiziano[147]. Le -arcate del primo ordine, distinte con numeri dal I all'LXXX, davano -adito alle scale ed ai corridoi interni. - -Il piano generale dell'interno del Colosseo, come d'ogni anfiteatro, -consisteva della _cavea_, luogo per gli spettatori, e dell'_arena_, -luogo dei combattimenti. L'arena, sotto la quale erano androni e -camere sotterranee per contenervi le fiere e gli attrezzi (questa -parte sotterranea è specialmente evidente nell'anfiteatro di Capua), -era recinta intorno dal _podium_, nel quale erano i posti per la -famiglia imperiale, per i magistrati e per le vergini Vestali. Sopra il -podio elevavansi tre sezioni di gradinate (_moeniana_) con scale che, -convergendo dalla periferia verso il centro, tagliavano le gradinate a -_cunei_. Le sezioni delle gradinate, o _moeniana_, erano distinte da -larghi pianerottoli (_praecinctiones_) con muri di cinta (_baltei_), -in cui erano aperte porte o sbocchi (_vomitoria_), che dagli androni -interni mettevano alle gradinate. In alto, sopra l'ultima sezione -di gradini (_summum moenianum_), correva tutto in giro un porticato -destinato alle donne della plebe. Sopra il porticato elevavansi le -antenne, a cui erano tese le corde per distendere l'immenso _velarium_, -ombreggiante tutta la vastissima cavea. All'esterno nell'ultimo piano -del Colosseo, vedonsi ancora le mensole di sostegno delle antenne. -Tutta la parte d'edifizio compresa fra la linea obliqua delle gradinate -e la verticale del muro esterno di cinta era occupata da scale, -corridoi, passaggi per cui gli spettatori, muniti delle _tesserae_ -segnanti il posto di ciascuno, accedevano ai _vomitoria_, e di qui -ai loro seggi. Questa è l'ossatura dell'anfiteatro Flavio, a cui -l'immaginazione dovrebbe aggiungere la sontuosa decorazione; i muri -divisorî dei _moeniana_, e specialmente quello più degli altri elevato -fra il secondo e il terzo _moenianum_, erano riccamente ornati di -preziosi marmi e di scolture; di fregi e di varie sculture erano ornate -anche le balaustre dei _vomitoria_ (ved. =Atl.= cit., =tav. XLVI= e -=tav. XLVII=). - -_b. Storia delle vicende del Colosseo._ — Terminato e inaugurato da -Tito, dicesi con spettacoli, nei quali si videro 5000 belve feroci, -l'Anfiteatro Flavio ebbe nuove cure da Domiziano; di alcuni danni -sofferti lo restorò Antonino Pio. Sotto Macrino s'incendiò nella parte -superiore, dove nel _summum moenianum_ e nel portico le gradinate erano -di legno; per qualche tempo non vi si diedero spettacoli; ne incominciò -la restorazione Eliogabalo, la compì Alessandro Severo. L'imperatore -Filippo nell'anno 248 vi celebrò le grandi feste del millesimo -anniversario natalizio di Roma. Onorio nell'anno 405 proibì gli -spettacoli gladiatorî; ma caccie di fiere nel Colosseo si fecero ancora -fino ai tempi di Teoderico. Nel Medio Evo il Colosseo servì di fortezza -nelle lotte intestine delle fazioni romane. Poi la barbarie e la rapina -lo convertirono in una cava di pietra; il palazzo della Cancelleria, i -palazzi Farnese e Barberini furono per buona parte costruiti con pietre -del Colosseo, tolte dalla demolizione del muro esterno; così quasi due -terzi della grande costruzione furono distrutti. - -Fra le costruzioni dei Flavî è da ricordare il tempio della Pace, -intorno a cui allargavasi il Foro di Vespasiano. Il tempio ornato con -opere tolte dalla _domus aurea_ e con ricche spoglie della conquistata -Gerusalemme avevasi per uno de' più sontuosi di Roma. - - [Illustrazione: =La casa dei “Vettii„ a Pompei. Il cortile.= - - =Tavola 57.= - - Ved. _Arte italiana decorativa e industriale_, diretta da =Camillo - Boito=, anno IX (1900), n. 3, tav. 14, 1.] - - [Illustrazione: =La Casa dei “Vettii„ a Pompei.= - - =Il fregio degli amorini orafi.= - - =Tavola 58.= - - Da una riproduzione cromolitografata posseduta dalla SOCIETÀ - NUMISMATICA ITALIANA in Milano. (Cfr. _Arte decorativa - industriale_ diretta da =Camillo Boito=, anno IX, 1900, n. 3, - pag. 23, fig. 44.)] - -2. =Le terme di Tito.= — Poco lungi dal Colosseo, sull'estremo -dell'altura dell'Esquilino, furono erette le Terme di Tito. Il bagno -aveva una grande importanza nella vita romana, almeno nei tempi ultimi -della Repubblica. Per l'importanza che presero i bagni caldi s'ebbero -poi le _thermae_, edificî destinati non solo al bagno, ma a luogo di -ritrovo e di piacere, con un carattere affine a quello dei ginnasî -e delle palestre greche. Non la sola Roma, ma ogni città d'Italia -o delle provincie, ancorchè piccola, ebbe le sue _Terme_[148]. Esse -componevansi di vasti locali e camere poggianti sopra altre camere -sotterranee (_suspensurae_), dove era la fornace (_hypocausis_) e tutto -quanto risguardava il riscaldamento e la trasmissione delle acque calde -e del vapore. Al di sopra distendevansi le sale e le celle da bagno, -con variissima destinazione: il _caldarium_ o sala per i bagni d'acqua -calda, e il _frigidarium_ per quelli d'acqua fredda; il _tepidarium_, -sala per traspirazione mediante riscaldamento; il _laconicum_, per una -più alta temperatura; l'_apoditerium_ o spogliatoio; il _destrictorium_ -e l'_unctorium_ per le frizioni del corpo e le unzioni; a cui poi -sono da aggiungere cortili da passeggio, vasche da nuoto, sale da -conversazione e ricreazione, biblioteche, gallerie. Tutti questi locali -erano ornati d'opere d'arte, e non poche delle belle statue giunte fino -a noi si raccolsero fra rovine di terme[149]. Le prime terme erette in -Roma credonsi quelle di Agrippa; a cui prossime sorsero poi quelle di -Nerone; e in terzo luogo quelle di Tito, delle quali ancor rimangono -dei ruderi, dai quali si riconoscono anche tracce di parte degli -edifizî della _domus aurea_. Le sale di queste terme erano riccamente -dipinte, ed ornate di statue di grande valore artistico[150]. - - [Illustrazione: =La casa dei “Vettii„ a Pompei. Parete dipinta - nel piccolo “oecus„.= - - =Tavola 59.= - - Ved. _Arte italiana decorativa e industriale_, diretta da - =Camillo Boito=, anno IX (1900) n. 3, tav. 13.] - - [Illustrazione: =Vasi di metallo per diversi usi.= - - =Ritrovati a Pompei e ad Ercolano, ora nel Museo Nazionale di - Napoli.= - - =Tavola 60.= - - Ved. _Arte italiana decorativa e industriale_, diretta da - CAMILLO BOITO, Anno IX (1900) tav. XVIII.] - - [Illustrazione: =Vasi in metallo ritrovati a Pompei e ad - Ercolano.= - - =Tavola 61.= - - Ved. _Arte decorativa e industriale_, diretta da =Camillo - Boito=, anno IX (1900) n. 3, tav. 18.] - -3. =L'Arco di Tito.= — Dei monumenti onorarî dei Flavî è ancora -sussistente e degno di ammirazione l'Arco di Tito, presso l'elevazione -del Velia, al principiare della Via Sacra. Eretto dal popolo e dal -Senato in memoria della presa di Gerusalemme, fu compìto e dedicato -dopo la morte dell'imperatore, come appare dall'iscrizione in cui -l'imperatore ha il titolo di _divus_, e dalla rappresentazione -dell'apoteosi che fa parte dei bassi rilievi del monumento. L'arco ha -un solo passaggio; i lati hanno quattro finte colonne, che sono uno dei -più antichi ed anche dei più begli esempi d'ordine composito; sormonta -a queste una trabeazione con fregio, sopra cui viene poi l'alto attico. -Il disegno è semplice, ma assai elegante, e così per l'architettura -come per la decorazione plastica è uno dei più bei monumenti dell'arte -romana (ved. =Atl.= cit., =tav. LXVII= e =LXVIII=; cfr. la mia -_Epigrafia latina_, =tav. XXVIII=[151]). - - [Illustrazione: =Il Foro di Nerva a Roma.= - - Portico di Minerva, detto “Le Colonnaccie„. - - =Tavola 62.= - - Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, tav. 29.] - -4. =Opere dell'imperatore Domiziano. I “Fora„ minori.= — Sotto -Domiziano fu restorato il tempio di Giove Capitolino ed ampliato il -palazzo imperiale sul Palatino; fu inoltre restorato il Foro, dove -fu posta una colossale statua equestre rappresentante l'imperatore. -Una sontuosa villa imperiale fu eretta a piedi del Monte Albano. Fu -incominciato da Domiziano e condotto a compimento da Nerva il tempio di -Minerva posto fra quello di Marte Ultore di Augusto e il tempio della -Pace di Vespasiano. - -Intorno al tempio di Minerva stendevasi un'area recinta da ricco -colonnato, che costituì un nuovo Foro, detto di Nerva, e che, servendo -di passaggio o di congiunzione fra il Foro di Vespasiano e quello -d'Augusto, è indicato spesso anche col nome di _Forum transitorium_ o -_Forum pervium_. Era chiuso all'intorno da un gran muro di travertino, -dal quale aggettavano colonne corinzie sorreggenti una magnifica -trabeazione formante cornice tutto all'ingiro; al di sopra di questa -alzavasi un attico. Di questo bellissimo recinto rimangono ancora -poche ma assai belle vestigia, in due grandi colonne corinzie, per -metà affondate nel terreno, dette le _Colonnacce_, con una parte -d'architrave riccamente ornato di bassi rilievi figuranti donne che -attendono a domestici lavori, sotto la protezione di Minerva operatrice -(come l'ateniese _Ergane_), la cui imagine vedesi in un alto rilievo -dell'attico (ved. =tav. 62=). Il tempio della Dea è ancora in buona -parte conservato su disegni del secolo XV; ma fu distrutto ai tempi di -Paolo V (1605-1621), per usare del materiale in altre costruzioni. - - -V. MONUMENTI DEGLI IMPERATORI TRAIANO ED ADRIANO. - -L'età in cui l'arte greca ebbe un ultimo splendore di rinnovamento -nell'arte romana è quella degli imperatori Trajano ed Adriano; il primo -dei quali ebbe consigliere e ministro delle sue grandi opere l'insigne -architetto Apollodoro, e l'altro fu egli stesso artista. L'uno e -l'altro nel momento in cui il mondo romano riposava in prospera pace -arricchirono l'impero di costruzioni e di monumenti. - -Apollodoro, artista greco orientale di Damasco, può dirsi l'ultimo -grande architetto delle scuole greche. Saviamente Trajano lo prepose -alla direzione delle nuove opere ch'egli in Roma non solo, ma anche -in altri luoghi dell'Impero, edificava. Apollodoro disegnò e curò -la costruzione di un teatro rotondo, detto _Odeum_, di un nuovo -edificio di Terme, di un Circo per le corse dei cavalli, del gran -ponte sul Danubio, il quale credesi rappresentato in alcuni rilievi -e sopra monete dell'imperatore Trajano[152]; infine fece costruire il -grande e splendidissimo Foro Trajano, di cui ancora rimangono alcune -vestigie (ved. =tav. 63=). Apollodoro sembra aver avuto grandiosità di -concetti congiunta col sentimento delle proporzioni e col gusto di una -semplicità elegante e graziosa. - - [Illustrazione: =Il Foro Trajano a Roma. La Colonna Trajana e - i ruderi della “Basilica Ulpia„.= - - =Tavola 63.= - - Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, tav. 16.] - - [Illustrazione: =Il Foro Trajano a Roma.= - - Pianta della “Basilica Ulpia„. - - =Tavola 64.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_, 3.ª edizione, Milano, Hoepli, - pag. 113, fig. 63.] - -1. =Il Foro “Trajano„ e i suoi monumenti.= — Il Foro Trajano, posto in -continuazione di quello d'Augusto, fra il Quirinale e il Capitolino, fu -il maggiore di tutti i Fori imperiali, i quali constavano di un'area -con un tempio nel mezzo, recinta da un ricco peribolo (ved. =Atl.= -cit., =tav. XLVIII=)[153]; quello di Trajano, destinato ad essere sede -di trattazioni giuridiche e di relazioni scientifiche, artistiche e -talora anche religiose, constava di un largo complesso d'edificî. A -prepararne l'area fu necessario di spianare parte della pendice del -Quirinale, per un'altezza segnata dall'altezza della colonna Trajana, -secondo dice l'inscrizione di questa. Per un grande arco trionfale si -accedeva ad un vasto spazio (_Area Fori_), a modo quasi di un grande -atrio tutto recinto di porticato; in due lati di questo si allargavano -due grandi absidi rotonde, e nel lato di fronte all'ingresso sorgeva la -_Basilica Ulpia_ (ved. =tav. 64=). Nel mezzo dell'_Area_ grandeggiava -la colossale statua equestre dell'imperatore. La _Basilica_ formava -come il corpo di mezzo del Foro, coperta di bronzo, ricinta da -colonnati, e terminata essa pure da due absidi; aveva prossimi, nella -parte opposta a quella dell'_Area_, due separati edifizî che formavano -la _Biblioteca Ulpia greca e latina_; nello spazio fra l'una e l'altra -biblioteca ergevasi la colonna onoraria dell'imperatore. Al di là di -questa, allargavasi un altro spazio come peribolo di un tempio, che -da Adriano fu consacrato al nome di Trajano. A disegno così grandioso -corrispondeva una meravigliosa ricchezza di decorazione, della quale -possiamo formarci alcun concetto parte con le notizie degli antichi -scrittori, che celebrano quel _forum_ come _miraculum_, e parte con -la vista della colonna Trajana, che ancora sorge sul primitivo suo -luogo[154]. L'imperatore Costanzo a Roma davanti a quell'opera, unica -al mondo, degna dell'ammirazione fino degli stessi Dei, rimaneva -attonito, guardando quelle gigantesche costruzioni che nessuna -generazione di mortali più saprebbe rifare. Costanzo espresse allora -il desiderio d'aver una statua equestre come quella di Trajano, posta -in mezzo all'area del Foro. E Ormisda, un regale persiano ch'era con -lui, accennando agli edificî circostanti, disse: “Sì, principe, ma al -cavallo fa di preparare una stalla come questa„[155]. - -2. =La Colonna “Trajana„.= — La colonna inalzata fra le due biblioteche -è ad un tempo monumento sepolcrale ed onorario, perchè, rappresentando -nei grandi suoi bassirilievi le imprese di Trajano nella Dacia, serviva -anche, dice la tradizione, come tomba all'imperatore, le cui ceneri -trasportate dalla Siria, dove era morto, chiuse in un'urna d'oro, -furono deposte nella cameretta sepolcrale che è nella base della -colonna. Ma quando Sisto V nel 1585 fece aprire la camera appiè della -colonna, la trovò vuota. S'eleva la colonna sopra un alto zoccolo -quadrato; il fusto è formato di molti giganteschi rocci tamburi di -marmo sovrapposti, e termina con gran capitello, sul quale ergesi il -piedestallo che sostenne già la statua di Trajano, ed ora la statua di -San Pietro fattavi porre da Sisto V. L'altezza totale della colonna è -di m. 29; è vuota nell'interno, con una scala a chiocciola che mette -fino alla cima. Siccome la colonna è riccamente istoriata dalla base -fino al capitello, s'è dovuto supporre che gli edifizî vicini, forse -le due biblioteche, avessero loggiati a più piani, prospicienti i -lati della colonna, donde si potesse godere di quelle rappresentazioni -plastiche (ved. =Atl.= cit., =tav. XLIX= e =tav. LXIX=). - -L'arco trionfale che, contiguo al Foro d'Augusto, formava ingresso al -Foro di Trajano, è conosciuto solo per qualche rappresentazione sopra -monete di quell'età[156]. La fronte era ornata di sei colonne, fra -le quali s'incavavano nicchioni con statue, e sopra questi nicchioni -grandi bassirilievi; l'attico portava l'inscrizione dedicatoria, e -sull'alto ergevasi una sestiga circondata da vittorie e da trofei. -Molte delle sculture dell'arco trionfale di Trajano furono trasportate -ed adornano l'arco di Costantino. - -3. =Opere dell'imperatore Trajano.= — Grandiose e importanti opere di -pubblica utilità si compirono sotto l'impero di Trajano: fu ampliato il -Porto d'Ostia, costruito il bel Porto d'Ancona, dove ancora sussiste -ben conservato l'arco dedicato a lui e a Plotina sua moglie, e a -Marciana sua sorella in memoria di quell'opera. Altro porto fu aperto a -Civitavecchia, detto _Portus Traiani_; riparate le vie diramate per le -regioni dell'Impero, e altre nuove costruite; restorata la via Appia, e -diramatone da Benevento un nuovo tronco per Brindisi. - -L'arco bellissimo di Benevento, detto _Porta Aurea_, fu eretto -nell'anno 114 d. C. a memoria di questo savio e munifico -imperatore[157]. Oltre il gran ponte sul Danubio, altro ne fu -costrutto sul Tago ad Alcantara, sul quale si eleva anche un arco -trionfale consacrato pur esso a Trajano. Questa grandiosa opera è -dovuta a C. Giulio Lacero, architetto. Quanto impulso desse Trajano a -quest'attività edificatrice che abbelliva le città dell'Impero appare -dalla corrispondenza sua con Plinio juniore. A provveder i mezzi -di tante costruzioni cooperò grandemente quel decreto dato regnante -Trajano e noto col nome di Senato-consulto Aproniano, pel quale le -città riconosciute come enti civili furono rese capaci di ricevere -eredità e legati. E conviene osservare che il patriottismo municipale -era allora assai più vivo ed efficace che non oggidì, e che allora -non vi avevano congregazioni che attirassero a sè le liberalità dei -morenti, onde le donazioni abbondanti fornivano modo alle città di -arricchirsi di belle ed utili opere. Così le città dell'Impero da -Trajano alla fine degli Antonini ebbero acquedotti, terme, teatri, -basiliche, tempî, ponti, strade, e un meraviglioso fiorire di vita -civile. Da Trajano veniva tanto impulso di attività ai pubblici lavori, -che meritamente la storia lo riconosce[158]. - -Apollodoro sopravvisse a Trajano; ma fra lui, che sentiva il giusto -orgoglio dell'artista, e l'imperatore Adriano, che aveva le pretensioni -del dilettante, non poteva esser buona pace. Narrasi che, avendo -Adriano al greco architetto presentato un suo proprio disegno del -tempio di Venere e Roma, questi liberamente lo giudicò, in alcune parti -acutamente criticandolo. L'imperatore ebbe facile rivincita contro -l'artista, facendolo condannare a morte[159]. - -Se le arti potessero fiorire per protezione di principi, in nessuna età -certamente sarebbesi avuto arte più prospera che nell'età d'Adriano. -Egli amatore e cultore dell'arte, egli squisitamente formato allo -studio della greca eleganza, egli veramente anima greca in toga -romana, salito al dominio nel tempo in cui l'Impero era nella maggiore -estensione di confini, nella ricchezza della pace, potè dare alle -arti favore ed aiuto; ma non potè ad essa nè ispirare un soffio di -vita nuova, nè prolungare oltre il termine d'un breve periodo quel -rinvigorimento che avevale infuso; cosicchè con lui abbiamo il massimo, -ma insieme l'estremo fiorire dell'arte greco-romana. - -4. =Il gran tempio di Venere e Roma sotto Adriano detto= _templum -Urbis_. — Una delle maggiori opere architettoniche dell'età d'Adriano -è il gran tempio di Venere e Roma, dedicato nell'anno 135, e ricordato -spesse volte col nome di _templum Urbis_, eretto tra il Foro romano e -l'Anfiteatro Flavio. Era un doppio tempio pseudodiptero, decastilo, -cioè un recinto templare chiuso da un porticato di tal larghezza da -contenere un doppio ordine di colonne, le quali erano dieci sulla -fronte e venti sui lati; la cella, che sorgeva nel mezzo di questo -grandioso colonnato, era, a metà della sua lunghezza, distinta in -due parti, ciascuna delle quali formava cella per se e terminava in -due grandi absidi o nicchie circolari, coperte di semicupole ornate -di cassettoni romboidali. Le due nicchie si opponevano toccandosi -coll'estradosso, ed era posto in una il simulacro di Venere, nell'altra -quello di Roma. Le due celle, coperte da volta a botte, avevano -ciascuna un pronao a forma di tempio in _antis_, con quattro colonne -fra i due pilastri estremi. Il tempio riccamente ornato di colonne, -di lacunari, di fregi, di bassirilievi, di statue, ergevasi sopra un -ampio terrazzo chiuso da un grande porticato. Oggi ne avanzano alcune -maestose ruine, fra il Colosseo e Santa Francesca; e ancora sono -visibili i resti delle due absidi con parte delle semicupole ornata di -cassettoni romboidali (ved. =Atl.= cit., =tav. L=). - -5. =La Villa d'Adriano a Tivoli.= — Era questa villa prediletta -dall'imperatore pel suo soggiorno; un palazzo imperiale con altri -edifizî di nome e di stile straniero, specialmente greci ed egizî, -quali un Liceo, un'Academia, un Portico Pecile (cioè ornato di varî -dipinti) una Lesche (sala di riunione), una Palestra, un Canopo; ivi -erano raccolte statue ed opere insigni dell'arte egizia e greca; come -lo mostrarono i molti ritrovamenti. V'erano giardini e parchi con -molte piante esotiche, con piani ed alture e corsi d'acque, il tutto -disposto ad imitare paesaggi famosi, quali, ad esempio, la greca Tempe, -il Peneo, l'Alfeo. Queste notizie sono chiara prova del carattere -imitativo ed eclettico dell'arte al tempo di Adriano con tendenze verso -il pittoresco e l'arte paesista. Ciò che l'imperatore aveva ammirato -ne' suoi viaggi qui volevasi rappresentato, quasi in un microcosmo, in -cui l'imperatore rievocava le soddisfazioni provate nel salir l'Etna, -nel mirare dal Monte Casio la levata del sole. - - [Illustrazione: =Il Ponte Elio e il Mausoleo di Adriano in - Roma= (oggi Castel S. Angelo). - - =Tavola 65.= - - Ved. =A. Schneider=, _Das alte Rom_, tav. XII, 19.] - -Distrutta l'imperiale residenza di Tivoli nel secolo VI da Totila, oggi -appena rimangono scarsissime vestigia di tanti sontuosi edifizî[160]. - -6. =La “Mole Adriana„ o Mausoleo dell'imperatore Adriano.= — Il -Mausoleo d'Augusto, che aveva accolto le ceneri di molti della stirpe -Iulia e Claudia, dicesi che per ultimo ricevesse anche Nerva; le -ceneri di Trajano furono deposte sotto la sua colonna; Adriano volle -a sè ed ai suoi preparare un monumento, che, eretto sulla sponda del -Tevere opposto a quello di Augusto, non fosse a questo inferiore. La -tomba d'Adriano, condotta a compimento da Antonino Pio e detta essa -pure _Mausoleo_, od anche _Mole Adriana_, congiunta con la città per -mezzo del ponte _Aelius_ a cinque grandi arcate, il più bello fra i -ponti romani, era conformata sul tipo del Mausoleo d'Augusto, ma di -maggiori dimensioni. Una grande costruzione quadrata formava base ad -una colossale rotonda di travertino, tutta rivestita di marmo greco; -sulla rotonda sorgevano due ordini di colonnato degradanti a scale, -con molte statue verosimilmente collocate fra gli intercolunnî; sembra -che il monumento si coronasse d'un gran tetto conico sormontato da -una colossale statua d'Adriano, ma secondo altri invece dalla grande -_pina_ che ancora si conserva nel giardino del Vaticano. Spogliato -per gli assalti di Alarico, Vitige e Totila, il nucleo dell'edifizio -sussistette a formare il maschio di Castel S. Angelo; parte delle -colonne dei due portici circolari, di prezioso marmo orientale, credesi -fossero da Onorio usate ad ornare la basilica di S. Paolo, e andarono -poi distrutte nel grande incendio dell'anno 1823 (ved. =tav. 65=). - -7. =Opere minori dell'imperatore Adriano.= — Adriano viaggiò -accompagnato da una corte di architetti e di artisti, per ogni -provincia dell'Impero, dall'Eufrate alla Senna, dal Danubio -all'Atlante; a lungo soggiornò nelle città principali, che restorò ed -ornò con nuovi edifizî. Moltissime sono le provincie e le città che -fecero coniare monete in onore di Adriano con la leggenda _restitutori_ -(cioè all'imperatore che restora), in memoria dei benefizî ricevuti. -Molte sono le opere di pubblica utilità che noi troviamo ricordate dal -suo biografo Elio Sparziano, o sulle iscrizioni. Viaggiò con religiosa -ammirazione la Grecia, a lungo e con amorosa compiacenza soggiornò -in Atene, ch'egli pensava di far capitale del mondo ellenico; e gli -Ateniesi, vedendo l'imperatore prender abito greco, esser liberale -di benefizî, farsi loro cittadino, ragionare con gli artisti, ambire -d'essere arconte, credettero la loro patria fosse per rinascere agli -splendori dell'età di Pericle. Adriano fece restorare il vecchio tempio -di Giove Olimpio; altro nuovo ne fece erigere a Giove Panellenio ed -a Giunone, e costrusse portici e ginnasî, e sale da biblioteche, e in -breve un intiero nuovo quartiere a lato alla vecchia città, il quale si -disse Adrianopoli; al suo ingresso fu posto un arco, che ancora esiste; -sul lato che guarda Atene è scritto: _questa è la città di Teseo_; -sul lato del quartiere nuovo: _questa è la città di Adriano_. Altre -città, dall'imperatore o fondate o rinnovate sulle antiche, presero il -nome di Adrianopoli; Gerusalemme stessa fu mutata interamente in città -romana, con foro, teatro e tempio di Giove, e con nuovo nome fu detta -_Elia Capitolina_; donde il sentimento nazionale tanto s'accese, che -gli Ebrei tentarono una ultima infelice sollevazione contro il dominio -di Roma. Soggiornando l'imperatore nell'Egitto, Antinoo, il bellissimo -suo favorito, annegò nel Nilo; fu divinizzato e nuovi templi ed una -città intera, di stile greco, Antinoopoli, gli fu eretta in Egitto. -Mai il mondo non vide una più alacre attività di costruzioni, una più -ricca floridezza d'ornamenti; mai gli artisti ebbero un più potente -e più amoroso fautore[161]. L'arte greca dalla mano d'Adriano era -ricondotta a riabbellire le greche città, che, da lungo tempo decadute -e impoverite, languivano; l'arte greca rinnovata dalla forza romana si -distese fino agli ultimi termini dell'Impero, come fattrice di civiltà, -nella florida pace mantenuta dal governo d'un principe intelligente e -forte. - - [Illustrazione: =Il tempio di Antonino e Faustina= - - (oggi S. Lorenzo in Miranda a Roma). - - =Tavola 66.= - - Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, tavola 16.] - - -VI. I MONUMENTI DEGLI ANTONINI E DOPO GLI ANTONINI. - -Tanto fervore d'operosità presto s'allentò sotto gli Antonini, che per -massima parte s'accontentarono di restorare gli edificî danneggiati da -incendî o da altri disastri. Pure un bell'edifizio abbiamo del tempo -d'Antonino Pio, successore di Adriano, ed è il tempio che, eretto in -onore della moglie sua Faustina, il Senato poi dedicò al nome anche -dell'imperatore, dicendolo d'Antonino e Faustina; di esso ancor oggi -rimane parte del muro della cella e il pronao con belle colonne, che -racchiudono la chiesa di S. Lorenzo in Miranda (ved. =tavola 66=)[162]. -Il tempio era esastilo, d'ottimo stile corinzio, con ricca eleganza -d'ornamenti; sull'architrave delle colonne è scolpito un frammento -di fregio con bellissimi ornati di fiorami, di grifi, di candelabri, -di vasi, che stettero come modello di stile classico e fondamento -di continue variazioni nell'ornamentazione architettonica dei secoli -seguenti. - - [Illustrazione: =La Colonna onoraria a Marco Aurelio= (in - Piazza Colonna a Roma). - - =Tavola 67.= — Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, - tav. 18; cfr. il nostro testo a pag. 282, nota 1.] - -Lucio Vero e Marco Aurelio alla memoria di Antonino eressero una -colonna di granito rosso, trasportata dall'Egitto, della quale -rimane, pregevole monumento per la storia della scoltura, la base. -Resta ancora intera la colonna che il popolo e il Senato consacrarono -a M. Aurelio, imitando quella di Trajano; forse sorgeva davanti ad -un tempio consacrato all'imperatore. Anch'essa è tutta istoriata di -rappresentazioni guerresche; ha nell'interno una scala che mette alla -cima, sulla quale da Sisto V fu posta la statua di S. Paolo (ved. =tav. -67=)[163]. - -Di un arco di M. Aurelio, pur esso eretto in memoria delle guerre -contro i Marcomanni, rimanevano nell'anno 1600 ruine presso il Corso; -alcuni suoi bassirilievi si conservano nel Museo del Campidoglio. - -Dopo M. Aurelio e Commodo non cessarono le grandi e magnifiche -costruzioni, anzi l'architettura romana, animata di una vera, propria -e robusta vita, si prolungò assai più lontana che non altra delle arti -sorelle; ma quanto al gusto e alla bellezza delle forme, incominciò -la decadenza, sfoggiandosi tanto più in pompa e ricchezza quanto più -perdevasi d'armonia e di semplicità. Grandi edifizî sorgevano in Roma, -in Italia, nelle provincie d'Occidente, in quelle d'Asia e d'Africa, -e in essi conservavasi sempre la grandiosa solidità romana; ma gli -elementi architettonici venivano da nuove forme alterati, cessando -d'esser parti integranti della costruzione per diventare semplici -elementi ornamentali, e sovraccaricandosi di decorazione. La semplicità -delle linee verticali ed orizzontali si volle variata con linee -spezzate di cornicioni sporgenti e di nicchioni; la bella armonia delle -proporzioni fu alterata per un continuo sforzo a conseguire effetti -variati e nuovi ed una ricca apparenza. A questo fortemente contribuì -il gusto orientale dei popoli asiatici assoggettati a Roma, quando una -stirpe imperiale di origine siriaca ebbe il dominio dell'Impero, la -stirpe discendente da Bassiano, sacerdote del Sole in Emesa, dai membri -della quale vennero Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, madre di -Caracalla e Geta, e Giulia Mesa, madre di Soemia e di Giulia Mammea, da -cui nacquero poi Elagabalo e Alessandro Severo. Indi i culti orientali -d'Iside, di Mitra e del Sole, che in Roma già s'erano insinuati, si -fecero più diffusi e più splendidamente celebrati[164]; indi coi nuovi -culti nuovi sentimenti, e novità di forme e strana pompa d'ornamenti -nell'arte, e infine la decadenza di essa. - - -B. — Plastica. - - -I. OSSERVAZIONI GENERALI. - -È strano il dirlo, ma vero che noi dobbiamo in gran parte la conoscenza -dei capilavori antichi alla depredazione delle opere d'arte nelle -città greche da parte dei Romani, anche dopo la presa di Corinto (146 -a. C.). Quando la romana Repubblica ereditò da Attalo le ricchezze del -regno di Pergamo (133 av. C.), furono tolte di là molte opere d'arte -della sua scuola[165]. Nuovo bottino si trasse da Atene, da Delfi, e da -altri luoghi nei saccheggi al tempo della seconda guerra Mitridatica -(86 a. C.), e dalle città asiatiche, quando, per la spedizione di -Lucullo e per quella finalmente vittoriosa di Pompeo, la regione -dell'Asia anteriore cadde in potere di Roma. Nè solo i conquistatori, -ma anche gli annuali magistrati amministratori di provincie spigolavano -avidamente quanto di bello fosse rimasto. L'esempio di Verre in -Sicilia è prova eloquente della rapacità di tali dilettanti d'arte. -Di greche opere riempivansi gli edifizî romani dell'ultimo tempo -della Repubblica; sculture arcaiche di Bupalos e di Athenis, maestri -di Chio, e con esse l'Apollo Citaredo di Scopa abbellivano il tempio -e la biblioteca d'Augusto sul Palatino; statue di Hegias, di Mirone, -di Fidia ornavano il portico d'Ottavia; il grande gruppo dei Niobidi, -opera della giovane scuola ateniese, fu collocato nel tempio di Apollo -Sosiano; il grande gruppo d'Achille colle deità marine, capolavoro -di Scopa, era da Domizio Enobarbo consacrato nel tempio di Nettuno; -Asinio Pollione, E. Scauro, M. Agrippa, Mecenate, Nonio Vindice -formavano ricchissime collezioni artistiche; una galleria d'arte era -necessario ornamento d'ogni ricca dimora romana. Caligola imperatore -aveva spedito a un suo legato nelle città greche a racimolare quanto di -bello possedessero. Nerone mandò simile legazione per ornare la _domus -aurea_, e nella sola Delfo trovò ancora da rubare a centinaia le statue -di bronzo: tanto meravigliosamente feconda era stata l'arte greca! Alla -depredazione seguiva spesso la distruzione, o per accidentali sventure, -quali gli incendi del tempo di Nerone, di Vitellio, di Tito; od anche -per barbarico capriccio, come fu di Caligola, che fece decapitare -molte statue greche per porre su quelle la propria effigie. Avvenne -allora questo fatto degno di osservazione, che Roma, spenta la Grecia, -e divenuta sacraria dei capilavori delle varie scuole greche, si formò -come un gran museo e, quantunque dell'arte non avesse che il senso -riflesso, divenne la capitale dell'arte[166]. - -Però, siccome questo fatto non proveniva da ingenita disposizione -artistica, ma da avidità di conquista e brama avida di raccogliere, -lo studio dell'arte vi diventò preziosa curiosità, lavoro da -collezionisti, e ciò fin dalle conquiste nella Grecia e per tutto -l'Impero. Già Cicerone, che pure pregiava ed intendeva l'arte greca, -si scusa e quasi nasconde il gusto e l'intelligenza sua[167]. Ma -quando poi tal ritrosia fu vinta, la conoscenza dell'arte greca -divenne parte d'una ben finita educazione letteraria, ma ristretta -ad un'intellettuale aristocrazia, con carattere di cultura storica -e d'erudizione, di ostentazione di dottrina. La Grecia era meta del -pensiero e del desiderio di ogni ben educato romano; Cicerone, padre -e figlio, Virgilio, Orazio l'avevano visitata a scopo di studio; già -era nata la poesia e la melanconia delle ruine; si facevano viaggi in -paesi lontani e ormai spopolati solo per ammirarvi qualche capolavoro -scampato alle mani dei depredatori; per null'altro era visitata Tespie -di Beozia che per vedervi l'Eros di Prassitele; e l'Afrodite di questo -maestro faceva accorrere gente a Cnido. Ma assai troppo spesso erano -viaggi di lusso e di curiosità, per dire: “ho veduto„. Nè pare che il -sentimento artistico della nazione romana se ne avvantaggiasse più -di quello che s'avvantaggi il gusto estetico della gran massa della -nazione inglese per i tesori del Museo Britannico, o per gli incessanti -viaggi in Italia. Acquistar opere d'arte, aver una ricca collezione era -moda, e per sola ostentazione molti profondevano in ciò patrimoni[168]. -Indi le pretese d'intendersene, e il fare della finezza del gusto -e dell'abilità della critica un pregio sommo[169]. A molte opere -d'arte spesso davasi gran pregio, non per valore intrinseco ma per -rarità storica; per questo rispetto estimavansi assai oggetti d'arte -posseduti da uomini insigni, ed opere non finite, quando fossero lavoro -di celebre maestro. È cosa evidente che tale passione si limitasse -ad un ordine privilegiato di cittadini, ai ricchi _dilettanti_. -Vuolsi tuttavia osservare che tanta copia di greche opere esposte in -pubblico dovevano svegliare alcun amore e sentimento artistico anche -nel popolo; e potrebbe esserne testimonianza il malcontento popolare -contro Tiberio, quando aveva fatto togliere dalle Terme l'_Apoxuomenos_ -di Lisippo[170]. Ma era sempre un sentimento d'ammirazione per l'arte -straniera, non già il destarsi d'un vero spirito artistico. I Romani ci -si presentano non come continuatori dell'arte greca, ma come un popolo -di Mecenati, che con la potenza e con la ricchezza diedero rinnovamento -a quell'arte che nelle città di Grecia decadute e impoverite più -non trovava alimento. L'arte greca, dunque, spenta, come ho detto, -in Grecia, ebbe sua nuova sede in Roma; ma essa aveva allora già da -assai tempo percorso ogni suo grado, aveva davanti a sè un cumulo di -tradizioni e di prototipi, che, soffocando ogni nativa aspirazione, -produceva un lavoro di riflessione e di riproduzione. La quantità -d'opere raccolte in Roma rappresentava le varie scuole che producevano -uno stile accademico, senza diretta ispirazione dalla natura, ma inteso -alla rinnovazione e alla ricomposizione dei pregi delle scuole antiche. - - -II. ARTISTI GRECI IN ROMA. - -1. =Pasitele, Stefano e Menelao.= — Della plastica greca rinnovata -in Roma il rappresentante maggiore è Pasitele, nativo dell'Italia -Meridionale, la cui attività artistica si estende dai tempi di Pompeo -Magno ad Augusto. Egli e lo scolare suo Stefano, e Menelao discepolo di -Stefano, sembrano avere con le opere loro cercato non l'espressione di -nuovi concetti, ma piuttosto la manifestazione di belle forme secondo -i tipi perfetti, lavorando sopra un canone riconosciuto, fusione -del canone di Policleto con quello più slanciato di Lisippo, ma con -tendenza alla semplicità. - -2. =Arcesilao.= — Altro artista greco che lavorò in Roma, contemporaneo -di Pasitele, è Arcesilao, del quale è ricordata da Plinio (XXXV, 155) -una statua di Venere genitrice per il tempio a questa Dea consacrato -da Giulio Cesare nell'anno 46 a. C.[171]. Significante per il carattere -artistico d'Arcesilao è il soggetto d'un opera sua[172]. Aveva scolpito -in marmo una leonessa imbrigliata da genietti o da amorini, dei quali -alcuno traeva la fiera legata, altri la forzavano a bere versando da -un corno, altri la calzavano di pantofole; soggetto che spetta alla -classe delle rappresentazioni scherzose erotiche (ἰρωτοπαίγνια), e che -dimostra ad un tempo la fantasia leggiadra e vivace dell'artista, e la -franca abilità e leggerezza della sua mano, comprovata anche da altra -notizia di Plinio, cioè che di Arcesilao, valentissimo nel plasmare, -fossero ricercati e caramente pagati i bozzetti o modelli. Altra -opera scherzosa ed erotica d'Arcesilao erano i centauri cavalcati da -ninfe. Nel contrasto delle robuste ferine forme della leonessa e dei -centauri con le forme graziose e morbide degli amorini e delle ninfe, -e nella rappresentazione della forza selvaggia domata dall'amore, -trovava l'artista leggiadria e festività di concetto, e opportunità -di sfoggiare nell'esecuzione. Tali erotiche rappresentazioni sono -proprie della poesia anacreontica; ma certamente Arcesilao primeggiò -in questo genere leggiadro e festivo, donde tolsero tanti soggetti e -tante ispirazioni i pittori delle case di Pompei, e i moderni imitatori -dell'arte classica. - -3. =Zenodoro.= — Un altro greco, Zenodoro, che aveva tentato con la -statuaria colossale di rialzare l'abilità ormai decaduta della fusoria -nel bronzo, aveva compito un gigantesco simulacro d'Apollo per una -città della Gallia, e con questo aveva meritato d'esser chiamato ad -eseguire il colosso di Nerone, collocato presso la _domus aurea_, dal -quale pare prendesse poi nome il Colosseo. - - -III. ARTISTI ROMANI. - -=Coponio e Decio.= — Scultori di nome latino troviamo ricordati assai -pochi; si possono menzionare Coponio, che ornò il teatro di Pompeo con -quattordici statue, personificazioni di quattordici nazioni, forse -quelle da Pompeo soggiogate; Decio, che sembra aver lavorato statue -colossali. La statuaria di grandiose proporzioni aveva ripreso vigore -sotto i Cesari, non più servendo, come nei tempi più belli dell'arte -greca, all'elevazione dello spirito verso la grandezza del Nume, bensì -ad un fine più terreno, ma non meno grandioso per lo Stato romano, alla -glorificazione dell'immagine dell'imperatore. - - -IV. L'ARTE DELLE PERSONIFICAZIONI NELLA PLASTICA ROMANA. - -In mezzo a tante copie ed imitazioni di lavori greci antichi, che -oggi conservansi nei musei in ripetuti esemplari, non si può però -disconoscere originalità d'invenzione nell'arte romana tanto per le -personificazioni di idee astratte e di cose naturali, quanto per i -ritratti. Quanto alla personificazione di idee astratte, di concetti -tradotti in forme umane, (_Aequitas, Fides, Pax, Securitas, Pudicitia, -Annona_), o anche di ritratti idealizzati sotto forma d'alcuna virtù, -come p. es., le donne delle famiglie imperiali, vi è sempre mirabile la -convenienza degli attributi e delle espressioni. - -Entrano in questa classe delle personificazioni anche le imagini di -città, di popoli, di fiumi, di genî dei luoghi, usate quando nelle -pompe e nei monumenti trionfali volevasi in modo visibile significare -la potenza e la vittoria. Entrano in questo novero le quattordici -nazioni di Coponio; e forse abbiamo un saggio di tali rappresentazioni -nella statua di donna pensosa e mesta, conservata sotto la Loggia dei -Lanzi a Firenze, che da alcuno fu creduta Tusnelda, moglie d'Arminio, -da altri una _Germania devicta_. Rappresentazioni di sessanta nazioni -galliche ricordasi che ornarono un altare eretto ad Augusto a Lione. -Questo modo di rappresentazioni può segnare il punto di passaggio -dall'arte greca ad un'arte più veramente romana, cioè alla scultura -storica. - - -V. L'ARTE DEL RITRATTO IN ROMA. - -1. =I ritratti della Repubblica.= — Ma la parte della plastica che -si può dire più originale di tutte in Roma e che durò dai tempi più -antichi della Repubblica fino al decadere dell'impero fu l'arte del -ritratto, nella quale davvero i Romani furono maestri[173]. - -Rispondeva infatti il ritratto alla loro indole pratica e bramosa -di gloria, e favoriva l'esaltazione storica delle imprese illustri -degli _imperatores_ della Repubblica e dell'Impero. Anche nei busti di -uomini pubblici e privati s'ammira pienezza di vita e corrispondenza -d'espressione fra il volto e il carattere morale. L'uso di porre -imagini ad uomini insigni, ed anche a semplici privati cittadini, -era in Roma assai diffuso, come s'è veduto, dai tempi più antichi, -tanto che i censori dovettero alcune volte proibirle. Se nel tempo -in cui era in vigore lo spirito repubblicano potè aver qualche freno -la costumanza d'onorare di pubbliche imagini i cittadini, questa -s'accrebbe invece col declinare degli usi antichi, quando l'imagine di -Cesare, ancor vivente, fu impressa sulle monete, quando gli stessi suoi -uccisori seguirono quell'esempio, e quando infine ai liberi ordinamenti -succedettero la servitù e l'adulazione. - -Allora si moltiplicarono le imagini erette in pubblico a persone -appartenenti alla famiglia imperiale; ma dei tempi della Repubblica -pochi sono i ritratti in forma di busto, o in forma di statua, a -noi conservati; e per quelli che rappresentano persone dei tempi più -antichi, se derivano da un tipo preso sul vero, forse però sono opere -di tempi posteriori, poste ad ornare come ricordi storici i luoghi -pubblici; così, ad esempio, di molte statue di grandi cittadini -romani aveva Augusto abbellito il suo _Forum_. Fra i busti più -antichi ricordiamo quello in marmo raffigurante Cornelio Scipione nel -Museo Capitolino (ved. =Atl.= cit., =tav. LI=), il busto in bronzo -raffigurante Annibale; i busti di Mario, di M. Bruto (ved. =Atl.= cit., -=tav. LII=), di M. Antonio (ved. =Atl.= cit., =tav. LV=); di M. Agrippa -(ved. =Atl.= cit., =tav. LVII=); di Cesare (ved. =Atl.= cit., =tav. -LIII=); di Cicerone (ved. =Atl.= cit., =tav. LVI=). Oltre un bel busto -del Museo Capitolino, di Cicerone si conserva uno creduto più antico e -di maggiore autenticità nella Galleria di Madrid. - -Fra i ritratti in forma di statua vuolsi ricordare la grande statua -di Pompeo, di marmo greco, trovata nell'anno 1555 nel luogo dov'era -il teatro nominato da lui, e conservata nel palazzo Spada. Raffigura -il grande rivale di Cesare in aspetto eroico, cioè ignudo con -la clamide avvolta sul braccio e con appesa al balteo la piccola -spada (_parazonion_); tiene nella destra un globo, attributo del -conquistatore glorioso; nel volto spira tranquillità dignitosa. - -Si hanno statue rappresentanti Giulio Cesare, in aspetto eroico ed -anche vestito della toga (ved. =Atl.= cit., =tav. LIV=). Bella assai -è la statua di M. Agrippa, del palazzo Grimani a Venezia; esso pure -è figurato al modo greco eroico, con la clamide e il _parazonion_, -appoggiato ad un delfino, attributo di sue imprese navali; può supporsi -sia il tipo della statua posta ad Agrippa ancor vivo in uno dei -nicchioni dell'atrio del Pantheon. - -2. =I ritratti dell'Impero.= — La scultura dei ritratti ci ha lasciato -un gran numero di monumenti dell'età imperiale, rappresentanti i -principi che ressero il romano impero, e persone di loro famiglia (ved. -=Atl.= cit., Tiberio a =tav. LIX= e =tav. LX=). Queste opere, salvo -eccezioni, sono contemporanee delle persone figurate. Vario è il loro -pregio artistico. In quelle del tempo dei primi Cesari si ammira un -aspetto magistrale, pieno di forza e di verità senza studiate finezze; -di grandiosa semplicità, e di stile nobile, quali nella letteratura lo -stile di Livio e di Tacito. Nelle teste giovanili d'Augusto spira una -pensosa fierezza (ved. =Atl.= cit., =tav. LVIII=); torvo e minaccioso -è Caligola (ved. =Atl.= cit., =tav. LXI=); buono ed equilibrato -Trajano. Però gran parte di questi ritratti imperiali sono lavori -manuali, di un carattere ufficiale, poichè provengono da municipî, -da città provinciali, da piccole comunità, quali pubbliche imagini -dell'imperatore e della sua famiglia. - -3. =I “simulacra iconica„ e le statue idealizzate.= — Diversi sono i -modi di rappresentazione, nei ritratti, sia per l'atteggiamento, sia -per l'abito. Distinguiamo due classi: l'una di quei ritratti in cui -l'individualità è resa netta ed intera, serbata la realtà dell'aspetto -e dell'abito (_simulacra iconica_); l'altra invece è di quelli, nei -quali la figura individuale è presentata sotto un aspetto idealizzato, -cioè in sembiante di nume o d'eroe; sono queste le statue che per -l'aspetto eroico troviamo da Plinio nominate _Achilleae_, delle quali -già abbiamo ricordato esempio coi ritratti di Pompeo e di Agrippa. - -Nelle statue di ritratti idealizzati vediamo una continuazione -dell'arte greca, che in sembianza di nume aveva più volte rappresentato -Alessandro Magno; così anche gli imperatori romani sono figurati -come divinità, ignudi, con scettro o fulmine nelle mani, o stanti o -sedenti, con atteggiamento che talvolta ha qualche rimembranza del -Giove Olimpico. Qualche imperatore, o persona di sua famiglia prende -sembianza di quel nume col quale aveva legami di religione o di favore; -così, p. e., Nerone, citarista e cantore, rappresentato in aspetto di -Apollo; Commodo in sembianza di Ercole con la pelle di leone; Antinoo, -il bellissimo favorito d'Adriano, per la perfezione delle sue forme -e per sentimento d'ossequio o d'adulazione all'imperatore, fu dagli -artisti figurato in variissimi modi. Della grande quantità di statue -consacrate a quel fiore di giovanile bellezza è prova il copioso -numero che ancòra ne resta; fra tutte bellissima è quella ignuda del -Museo Capitolino. Alcune sono in marmo colorato, e dànno esempio della -tendenza alla vivacità dell'effetto, che è un carattere dell'arte -figurativa di questa età. Talora più marmi diversi fra loro erano usati -per distinguere le carni dal vestito, e il marmo colorato qualche volta -aveva poi alcuna casuale relazione con la persona ritratta: così, p. -es., sappiamo che in figura di marmo nero era rappresentato Pescennio -Nigro. - -Nella classe dei _simulacra iconica_, ossia dei ritratti riproducenti -la persona nella sua realtà, si distinguono le statue _civili habitu_, -o _togatae_ (ved. =Atl.= cit., =tav. LXIII=), che rappresentano -l'imperatore od altro personaggio in costume di pace, e le statue -_thoracatae_, in costume di guerra. Le statue togate rappresentano -i personaggi romani, specialmente i magistrati e l'imperatore, nelle -loro funzioni civili, oratori o presidenti del Senato. Alcuna volta la -toga è alzata e ravvolta sopra il capo, a modo d'un velo, e mostra il -personaggio nell'esercizio delle funzioni sacerdotali. - -Le statue _thoracatae_ presentano l'imperatore nell'abito di guerra, -come condottiero degli eserciti, capo supremo dell'ordine militare, -ora con la destra appoggiata ad una lancia, o reggente lo scettro -con sembianza di vincitore, ora invece con la mano alzata nell'atto -dell'_adlocutio_. Non solo l'atteggiamento era curato perchè la figura -si presentasse in tutta la sua dignità, ma il lavoro delle armature, e -specialmente della lorica e corazza, offriva nuovo campo alla maestria -dell'arte, col raffigurarvi teste di Medusa, grifoni, vittorie, o più -vaste rappresentazioni. Fra le statue _thoracatae_ bellissima è quella -d'Augusto trovata nell'anno 1863 poco lungi da Roma, a Prima Porta, fra -le rovine d'una villa di Livia Augusta, ed ora ammirata in Vaticano. -L'imperatore, alquanto maggiore del vero, veste solo la tunica e la -corazza, ed una clamide che si ravvolge sul braccio sinistro; con la -destra alzata è in atteggiamento dignitoso; la testa spira nobile -espressione; la rappresentazione della corazza per il soggetto e -per l'artistica esecuzione merita lode[174] (ved. =Atl.= cit., =tav. -LXIV=). - -Anche delle donne della casa imperiale si conservano molte e assai -belle statue; esse pure sono raffigurate ora nella realtà del loro -aspetto e costume, ora in sembianza di divinità, o in personificazione -di alcuna virtù che loro fosse propria od attribuita. Bellissima fra le -statue femminili è quella di Agrippina seniore nel Museo Capitolino; -sedente con quell'atto di abbandono e di altera virtù propria della -moglie di Germanico. Le vesti scendono in artistiche pieghe, di minuta -finitezza, che mirabilmente disegnano le belle linee del corpo (ved. -=Atl.= cit., =tav. LXVI=). - -4. =Statue equestri.= — Una propria classe formano le statue equestri, -le quali in gran numero ornavano i monumenti trionfali, poste nelle -quadrighe o nelle sestighe sull'alto degli archi. Di queste ultime -abbiamo solo rappresentazione in qualche bassorilievo e nelle monete -imperiali. Poche sono le statue equestri conservate; a tutti conosciuta -è quella di Marco Aurelio sul Campidoglio, uno dei maggiori monumenti -dell'arte romana, e sta come modello delle statue equestri per l'arte -moderna. Siede l'imperatore filosofo sul cavallo, con semplicissimo -vestito, senz'armi, placido e sicuro; con espressione di maestosa -dolcezza nel volto, stende la destra in atto di perdonare e di -rassicurare i vinti nemici (ved. =Atl.= cit., =tav. LXV=). - - -VI. LA SCULTURA STORICA IN ROMA. - -1. =Osservazioni generali.= — Anche nelle grandi composizioni dei -bassirilievi che ornavano monumenti storici, si rileva elevatezza -di concetto e sicurezza di composizione artistica nella scultura -romana; anzi si può affermare, senza tema di errare, che sono questi -i documenti dell'arte per sentimento e per esecuzione veramente -romani (ved. p. es. =tav. 68=). I grandi bassirilievi dei monumenti -trionfali, archi o colonne, sono tutti dell'età Imperiale; essi hanno -intima analogia di carattere con le grandi rappresentazioni pittoriche -d'imprese guerresche, esposte in pubblico ad ornamento, come si vede, -della pompa trionfale. - - [Illustrazione: =Bassirilievi marmorei dell'età di Augusto - dell'ARA PACIS AUGUSTÆ.= - - =Inalzati il 4 luglio dell'anno 23 a. C., dedicati il 30 - gennaio dell'anno 9 d. C. (Villa Medici a Roma).= - - =Tavola 68.= - - Ved. MELANI, _Architettura_, Milano, Hoepli, IIIª ediz. - pag. 48 e 49, fig. 10 e 11; cfr. PETERSEN, _Römische - Mittheilungen_, 1894. pag. 171-228; BORSARI, _Topografia di - Roma antica_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 310 e 311.] - -Le grandi rappresentazioni di guerre, di pompe regali, di religiose -cerimonie avevano esercitato l'attività dell'arte orientale, come -vedesi nei monumenti Assiri. A questi erasi ispirata in parte l'arte -greca, come vedesi, a cagion d'esempio, nei bassirilievi del monumento -delle Nereidi[175]; ma invece di sviluppare la rappresentazione in -grandi masse di figure, gli artisti greci amarono di dividere la -composizione in singoli gruppi, con un carattere plastico più vero. Gli -artisti romani invece si attennero piuttosto ad una forma pittorica di -composizione estesa e continuata. - -Fra i monumenti di scultura storica si devono citare per primi i -bassirilievi dell'arco di Tito: constano di uno stretto fregio che -corre al di sotto dell'attico, con la rappresentazione della pompa -trionfale, e di tre grandi quadri nei lati interni e al sommo della -volta dell'arco, rappresentanti altre scene del trionfo, e l'apoteosi -dell'imperatore (ved. =Atl.= cit., =tav. LXVIII=). Nel fregio sono -scolpiti i tori ornati di _infulae_, condotti dai vittimarî; i -sacerdoti e i ministri del sacrifizio con vasi ed utensili; cittadini -con insegne militari; soldati, che sopra una barella portano la -statua personificante il Fiume Giordano, emblema della vinta regione. -L'invenzione e la composizione del soggetto mancano di spirito e -di vivacità; le figure si seguono allineate, senza vita: più d'ogni -discorso, a intendere la differenza dell'arte greca dall'arte romana, -basterebbe mettere a raffronto i disegni del fregio dell'arco di Tito -con quelli del fregio del Partenone. - -Di maggior pregio artistico per concetto e per esecuzione sono i quadri -di rilievo nell'interno dell'arco, dove, nella rappresentazione del -carro trionfale dell'imperatore da una parte, e delle spoglie giudaiche -portate dai soldati dall'altra, vediamo una viva e vigorosa animazione, -una bella varietà di mosse e di atteggiamenti; quantunque per il -soverchio agglomerarsi di figure la composizione prenda del carattere -pittorico piuttosto che del carattere plastico. Sono questi rilievi da -porre fra i più belli esemplari di scultura romana. - -2. =I bassirilievi della Colonna Trajana.= — Una singolare estensione -di rappresentazioni storiche svolgesi intorno al fusto della colonna -Trajana, a modo di gran fascia spirale alta un metro e lunga ben -duecento. È una storia figurata delle guerre di Trajano contro i Daci, -illustrata in una serie di oltre cento rappresentazioni, con duemila e -cinquecento figure umane, oltre quelle d'animali e di luoghi. L'impresa -vi è illustrata in tutti i singoli momenti, marcie di legioni, passaggi -di fiumi, costruzioni di ponti, e d'accampamenti, approvvigionamenti -d'eserciti, battaglie, assedî e assalti (ved. =Atl.= cit., =tav. LXIX=; -ved. =tav. XLIX= e la =tav. XXVI= del Manuale di scultura del MELANI), -corti giudiziarie presiedute dall'imperatore, ambascerie, sottomissioni -di vinti, sagrifizî; la figura dell'imperatore ora tiene l'_adlocutio_ -all'esercito, or guida la battaglia, o protegge donne e fanciulli[176]. - -In quest'immensa quantità di figure è una meravigliosa varietà di -motivi, una singolare ricchezza di composizione, un felice studio per -offrire la rappresentazione del soggetto nella sua realtà; varie e -vivaci sono le espressioni dei volti di schietto tipo romano. Si vede -un'arte che intende il vero, e sa esprimerlo con buone forme. - - [Illustrazione: =Bassirilievi dei plutei marmorei o - “anaglypha„ dell'età di Trajano= - - =posti di fronte l'uno all'altro sul Foro Romano a N.-E. della - Colonna di Foca, sul luogo ove ritornarono alla luce l'anno - 1872.= - - =Tavola 69.= - - Il 1º bassorilievo, che è qui rappresentato in alto, - significa l'abbruciamento della lista arretrata dell'imposta - detta _vigesima hereditatium_; il 2º in basso la benefica - istituzione di Trajano a vantaggio dei _pueri et puellæ - alimentariæ_. (Ved. BRUNN-BRÜCKMANN, _Denkmäler griechischer - und römischer Sculptur_, tav. n. 404, cfr. BORSARI, op. - cit., pag. 248 e 249). Quanto alle sculture d'animali sul - rovescio di questi plutei ved. l'_Arte italiana decorativa - industriale_, diretta da CAMILLO BOITO, Hoepli, anno IX (1900) - n. 2, tav. VIII.] - - [Illustrazione: =Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.= - - (Palazzo dei Conservatori in Roma). - - =Tavola 70.= - - Ved. =Brunn-Brückmann=, _Denkmäler griechischer und römischer - Sculptur_, n. 405 _a_.] - -I medesimi pregi si osservano in alcuni bassirilievi che dal distrutto -arco di Trajano furono trasportati a quello di Costantino, ed anche in -alcuni rilievi rinvenuti nel Foro, l'anno 1872, con rappresentazioni -delle istituzioni alimentarie di Trajano, e del condono dei debiti -delle città italiche verso l'erario imperiale (ved. =tav. 69=). - -L'impero di Trajano segna il momento in cui l'arte storica romana -fiorisce; mentre riceve poi un carattere più ideale dall'indirizzo -greco del periodo d'Adriano. Quantunque operosa la buona scoltura -romana anche sotto gli Antonini, presenta già segni di decadenza con un -realismo più volgare, con un'aumentata confusione delle forme e delle -proporzioni, con una certa durezza di disegno. - -3. =Altri bassirilievi storici in Roma.= — Ad Antonino Pio avevano -eretto una statua M. Aurelio e Lucio Vero, e se ne conserva la base con -l'apoteosi dell'imperatore; in bassorilievo v'è raffigurata Roma dea, -sedente; di fronte la personificazione del Campo Marzio, luogo della -consacrazione, come giovane giacente che tiene un obelisco; nel mezzo -il genio dell'eternità, con gli attributi d'un globo e d'un serpe, -levasi a volo, e fra le sue ali siedono, in piccola figura, Adriano e -Faustina, con due aquile volanti, simbolo dell'apoteosi. La invenzione -è chiara, l'esecuzione buona, ma povera la disposizione delle figure, -rigido l'atteggiamento del genio, il nudo non bene modellato. Inferiori -ai rilievi della colonna Trajana sono quelli che adornano il fusto -della colonna eretta dal popolo e dal Senato in onore di Marco Aurelio -(ved. =tav. 67=). - - [Illustrazione: =Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.= - - (Palazzo dei Conservatori in Roma). - - =Tavola 71.= - - Ved. =Brunn-Brückmann=, _Denkmäler griechischer und römischer - Sculptur_, n. 405 _b_.] - -Rappresentano le imprese dell'imperatore contro i Marcomanni, le varie -scene di guerra, i costumi delle genti germaniche. Per questa ragione -l'opera ha singolare valore come illustrazione storica; ma come opera -d'arte manca di varietà nella invenzione e nella composizione, mostra -minore abilità nell'esecuzione di quella della colonna Trajana. Fra -i molti episodi vi è storicamente importante quello che rappresenta -l'ajuto del cielo (raffigurato come Giove Pluvio) ai Romani contro -i Quadi, con un improvviso acquazzone suscitato dalle preghiere dei -cristiani della _Legio fulminatrix_ (cfr. =tav. 70-71=). - - -VII. LA SCULTURA SEPOLCRALE IN ROMA. I SARCOFAGHI. - -Una classe assai importante di monumenti scultorî dell'età degli -Antonini sono i _sarcofaghi_, in cui deponevansi interi i cadaveri -quando il rito della cremazione già cedeva luogo all'umazione. Sono -anche di pietra capaci di uno o due corpi, sormontati di coperchio, sul -quale è la figura del defunto; prendono talvolta forme architettoniche -di casa, di tempio o d'altare, e si adornano di sculture sulla faccia -anteriore e sulle due laterali minori, restando liscia la faccia -posteriore addossata di solito al muro. Gli ornamenti plastici sono -fiorami, festoni, frutti, puttini, medaglioni coi ritratti dei defunti -e i nomi inscritti in tavolette sostenute da genietti; molti sarcofaghi -hanno vaste rappresentazioni, ora di scene familiari, o mortuarie, -ora di scene mitiche ed eroiche con simboliche relazioni ai funerali e -alle credenze pagane d'oltre tomba, come, p. es., il mito di Endimione -(significante il sonno seguito da un risveglio nella beatitudine -celeste), o il mito di Amore e Psiche (simbolo della trasmigrazione -dell'anima a più felice soggiorno, o dell'anima purificata dall'amore -divino); ed altri tolti dal ciclo Dionisiaco, che però ha sempre -riferimento in tal caso, al tripudio della vita d'oltretomba, sciolta -dai dolori di quella terrena. - -Tali rappresentazioni sono assai importanti come fonti per la -conoscenza di nuove idee nella religione romana, e di nuove tendenze -del sentimento. - -Ma quanto all'arte questi sarcofaghi, salvo eccezioni, sono opera -manuale o industriale; per lo stile molti accennano alla decadenza -dell'arte, o sono lavori quasi inartistici e fatti alla lesta con -figure affollate, scarsa varietà di motivi, esecuzione negletta, -malgrado il ricordo nella composizione di classici modelli[177]. - -Noi qui non possiamo che tener conto di quelli eseguiti in buon stile, -che risente ancora dello spirito artistico greco. - - -VIII. ARTI MINORI. - -La buona condizione dell'arte nell'età imperiale fino al tempo -degli Antonini si rende manifesta anche in opere minori, applicate -all'ornamentazione od all'industria, cioè nella toreutica, nel conio -delle monete (ved. =Atl.= cit., =tav. LXX=)[178], nella glittica o -lavoro delle pietre dure e nell'arte dei vetri. Nella glittica si -ricordano come celebri Dioscoride, Erofilo, Eutiche, artisti di nome -e d'origine greca, ed altri ancora. Bellissimi camei si conservano -rappresentanti persone delle case imperiali Iulia e Claudia, -quale è la gemma Augustea del Gabinetto di Vienna, con Augusto in -sembianza di nume, in trono, circondato dalle personificazioni della -Terra, dell'Oceano, dell'Abbondanza, colle imagini di Tiberio e -di Germanico e con legionari romani e prigionieri barbarici (ved. -=Atl.= cit., =tav. LXXI=). Bellissimo è il cameo del Gabinetto di -Parigi, che pur rappresenta Augusto assunto al cielo e accoltovi da -Enea e dal divo Giulio, e più in basso sono figurati Livia, Tiberio, -Germanico, Agrippina, Caligola, e genti barbariche significanti le -vinte nazioni germaniche ed orientali. Si pone con questi il cameo -Olandese, che rappresenta Claudio trionfante con Messalina, Ottavia e -Britannico[179]. - -Per il lusso delle case e per la straordinaria ricchezza delle -suppellettili la toreutica era in fiore[180]. Cercavansi a gran prezzo -le opere degli antichi maestri greci, e da abili artisti si imitavano. -I nomi degli artisti cesellatori, che di quest'età sono ricordati, sono -greci, e di greco stile sono le migliori opere che ancora ci rimangono. - -Sul finire della romana Repubblica la coniazione delle monete acquista -carattere di artistica bellezza. Ma è specialmente nelle monete e nelle -medaglie dei primi due secoli dell'Impero che si ammira la bellezza dei -tipi, dal netto e fine contorno, dallo spiccato rilievo e dalla vivace -espressione delle teste[181]. - -Dopo gli Antonini, con le agitazioni che portano al reggimento -dell'Impero uomini africani ed asiatici, col prevalente influire -d'elementi barbarici, coll'invadere di nuovi sentimenti ed -ideali religiosi mediante i culti orientali e il grandeggiare del -Cristianesimo, l'arte classica grandemente si altera nello spirito e -nella forma, e piega a quella decadenza che è estinzione dello spirito -e della tradizione antica e preparazione di concetti e di forme nuove. -A preservar l'arte da questo interno lavorío di trasformazione e di -disfacimento non valeva alcun sostegno od impulso esterno di liberali -e possenti fautori; dei quali certamente non vi fu difetto; nei grandi -edifizî imperiali anche dopo gli Antonini all'arte schiudevasi ancora -largo campo in cui svolgere le sue forze. Ma questi favori ben potevano -prolungare la senilità dell'arte classica, non ringiovanirne la -vita, la quale si dissolveva per forza di due elementi, la prevalenza -barbarica e la trasformazione religiosa. - - -C. — Pittura. - - -I. OSSERVAZIONI GENERALI. — PITTORI GRECI. - -Come la plastica, così la pittura greca invase Roma con le conquiste, -e portò seco il suo carattere speciale, che era quello delle -scuole che sursero alle corti delle città orientali, cui piaceva la -rappresentazione patetica ed erotica. Naturalmente greci erano anche -gli artisti. Timomaco di Bisanzio, ultimo rinomato pittore di scuola -greca, dipinse ai tempi di Cesare; di lui erano assai pregiate alcune -tavole rappresentanti Ajace, Medea, Oreste ed Ifigenia, soggetti, tolti -dal ciclo tragico[182]. Seguono poi artisti di nome romano dei primi -tempi dell'Impero. Alcuni imperatori furono dilettanti di pittura, -quale Nerone, ed anche Adriano, cui piaceva trattare il piccol genere -di _natura morta_, per cui si racconta che l'architetto Apollodoro gli -abbia detto con disprezzo: “Va a dipinger zucche?„ Anche M. Aurelio -s'addestrò nel disegno, avendo avuto insegnamento da maestro greco, -Diogneto. - - -II. PITTORI ROMANI DELLA REPUBBLICA E DELL'IMPERO. - -Se noi ora dalle considerazioni generali e dal favore imperiale dato -alla pittura passiamo a trattare dei singoli pittori romani, vediamo -pur troppo scarso il numero di essi, perchè scarse sono anche le -notizie, anzi pare che i Romani abbiano contribuito, volontariamente o -no, a questa scarsezza di notizie. - -1. =Ludio paesista.= — Nei tempi d'Augusto venne in fama Ludio, pittore -di prospettiva e di paesi, che ornava le pareti di vedute campestri e -marine avvivate da piacevoli macchiette. Pare che egli abbia dato un -nuovo e vigoroso sviluppo alla pittura decorativa. - -2. =Turpilio veneto, Titidio Labeone Narbonese e altri minori.= — Sono -citate in Plinio anche un veneto Turpilio, di cui ammiravansi opere in -Verona; Titidio Labeone, magistrato nella Gallia Narbonese, rinomato -per piccoli quadretti; Quinto Pedio, ed un Fabullo Amulio, che lavorò -nella _domus aurea_ di Nerone; Cornelio Pino ed Azzio Prisco, che -dipinsero in un tempio all'età di Vespasiano[183]. Plinio aggiunge a -quei nomi alcune notizie di curiosità, insignificanti per il valore -artistico, e nulla più, cosicchè nulla sappiamo dello stile delle loro -opere, nè dell'indirizzo dell'arte loro; pare però che la pittura di -tavole, di veri quadri, in questo tempo fosse trascurata in confronto -della pittura decorativa, richiesta dal lusso delle case e della vita, -ed a cui ben rispondeva la scenografia, o pittura di prospettive con -certo carattere fantastico, quale ancora si vede in alcuno dei dipinti -pompeiani. - - [Illustrazione: =Dipinto della casa di Livia rappresentante Io - liberata da Ermes.= - - (al Palatino, Roma). - - =Tavola 72.= - - Ved. =Melani=, _Pittura_. Milano, Hoepli 2ª. edizione, tav. - IX.] - - -III. I DIPINTI CELEBRI A NOI RIMASTI. - -1. =Le Nozze Aldobrandine.= — Non molti, ma però scelti sono i dipinti -che i monumenti ci hanno lasciato per giudicare della pittura in Roma. -Fra questi tiene primo luogo il fresco conosciuto col nome di _Nozze -Aldobrandine_, rinvenuto in Roma nell'anno 1606, posseduto prima dal -cardinale Cinzio Aldobrandi, ed ora conservato in Vaticano (ved. =Atl.= -cit., =tav. LXXII=). Rappresenta i preparativi d'un ricco maritaggio, -secondo il costume greco, e forse il dipinto è copia od imitazione di -alcuna famosa opera greca non pervenuta fino a noi, come parrebbe far -credere l'analogia fra la composizione dell'affresco e quella d'un -basso rilievo sopra un'ara di Villa Albani rappresentante l'unione di -Dioniso e Cora. - -2. =I dipinti delle terme di Tito.= — Sono questi dipinti murali -molto distinti che pare siano avanzi ancora intatti delle stanze -della _domus aurea_ di Nerone, con motivi ornamentali di festoni, -meandri, intrecciamenti, dai quali dicesi che Raffaello togliesse il -concetto dei bellissimi suoi fregi scoperti nelle Logge Vaticane. Buoni -esempi di composizioni di soggetto mitologico, chiuse dentro riquadri -architettonici ornamentali con intrecci di festoni e di fiorami, si -hanno nelle stanze sul Palatino scoperte nell'anno 1869[184]. - - [Illustrazione: =Dipinto pompeiano= - - rappresentante una Amazzone seduta. - - =Tavola 73.= - - Ved. =Melani=, op. cit., fig. 11, pag. 43.] - - [Illustrazione: =Parete dipinta di una casa romana= - - =messa allo scoperto nella Villa Farnesina (Museo Nazionale - alle Terme).= - - =Tavola 74.= - - Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. XI.] - -3. =I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta.= — Buon saggio di -pitture di verzure e di vedute, nel genere in cui fu perfetto Ludio, -e forse anche opera di questo stesso artista, offrono le pareti della -Villa di Livia a Prima Porta, scoperta nell'anno 1863. La pittura -gira continua sulle quattro pareti d'una camera; questa pare fosse -destinata a godervi la frescura nei caldi estivi, e quindi volevasi in -essa produrre l'illusione d'un giardino, dipingendovi alberi da frutto, -meli, melograni, alberi da ornamento, e uccelli che volano, cantano, -covano nei nidi; manca la figura umana. Vi si ammira un tratteggio -molto fine, un pennelleggiare largo e fermo, con giusta distinzione -nella diversa qualità dei frondeggi (ved. =tav. 74= per uno stile -analogo al precedente nella villa La Farnesina)[185]. - -Altri dipinti di verzure e giardini che simulano d'esser veduti -nell'incorniciatura di finte finestre furono scoperti sull'Esquilino, -dov'erano gli Orti di Mecenate. In queste pitture decorative v'è -pure pregio di mano esperta nel disegno, di correttezza delle forme -e dei contorni, con un fino sentimento del valore e degli effetti del -colorito; scarso pare l'effetto del chiaro scuro e quindi del rilievo, -e l'arte è convenzionale, di maniera ornamentale, che non procede da -profonda conoscenza della natura. - -4. =Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei.= — Dove però si può -studiare con maggior messe di confronti la pittura greca in Roma è -dagli affreschi d'Ercolano e di Pompei, che per buona parte oggi si -conservano trasportati nel Museo nazionale di Napoli. Questi dipinti -sono veramente prodotti dell'arte greca (ved. =tav. 73=), perfino -in qualche caso i nomi dei pittori, o le iscrizioni sono greche. Di -soggetti romani (fatta astrazione dalle scene della vita familiare) -non si ha qualcuno se non in via di eccezione, cioè una pittura che si -crede raffigurare Sofonisba e Massinissa, ed alcuna altra che sembra -prendano motivo dall'_Eneide_; gli altri soggetti derivano tutti dal -mito greco. Sono riproduzioni, o variazioni di modelli più antichi: il -concetto e la composizione si mostrano spesso di un valore superiore a -quello dell'esecuzione. Pompei non aveva pittori di singolare valore, -ma artisti manuali di sufficiente abilità[186]. I modelli, sulla cui -guida lavoravano i pittori di Pompei, sembra fossero le opere degli -artisti della scuola fiorita nel tempo dei successori di Alessandro, -detta alessandrina od ellenistica. La società romana tolse per sè i -modi di ornamentazione greca, forse con più sontuosa ricchezza, ma -con minor senso dell'arte. I soggetti preferiti dall'arte che facevasi -elegante, graziosa, e dagli artisti, che avevano portato a perfezione -l'abilità tecnica, erano i miti patetici ed erotici (ved. =tav. -72=), le scenette da idilio, le galanterie e gli amorini, soggetti -che appaiono prediletti anche nella letteratura alessandrina per la -correlazione evidente fra tutti i rami dell'arte, e specialmente fra -i poeti e i pittori nella scelta di soggetti analoghi di linea e di -pittura, p. es., l'episodio dell'abbandono di Arianna che risale a -Callimaco, narrato da Catullo, ripetuto negli affreschi pompeiani. -Se non chè, essendo questa pittura romana imitazione della greca nel -concetto e nelle forme, non solo il dipinto veniva spesso da greca -fonte letteraria, ma l'affresco pompeiano proveniva da celebre dipinto -greco; come, p. es., dicesi di quello di Medea che medita l'uccisione -dei figli, il quale deriva da una famosa tavola di Timomaco di -Bisanzio; un altro rappresentante il sacrifizio d'Ifigenia offre i -caratteri ben conosciuti del quadro di Timante (ved. =Atl.= cit., =tav. -LXXIII=); e altre pitture pompeiane possono essere illustrate da molti -versi dell'_Antologia greca_ dedicati alla descrizione di famosi quadri -antichi. Oltre i soggetti tolti alla mitologia ed alle leggende greche, -abbondano le scene della vita pompeiana, le vedute di paesi e di marine -(ved. =Atl.= cit., =tav. LXXV=; cfr. la nostra =tav. 78=), le pitture -d'animali e di natura morta. - - [Illustrazione: =La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno - e Dario III di Persia=, avvenuta nell'anno 333 a. C. - - =Musaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel - Museo nazionale di Napoli.= - - =Tavola 75.= - - Ved. MELANI, _Pittura_, Milano, Hoepli, 2ª ediz., tav. III.] - - [Illustrazione: =Scene della vita di palestra= - - =Dipinte in un pavimento a mosaico rinvenuto a Frascati= - (Tusculum). - - =Tavola 76.= - - Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. XIV.] - - [Illustrazione: =Parete dipinta nella casa della “Parete nera„ - a Pompei.= - - =Motivo parietale del triclinio.= - - =Tavola 77.= - - Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. XII.] - - [Illustrazione: =Scena di paesaggio antico.= - - =Dipinto rinvenuto sull'Esquilino (ora nella Biblioteca - Vaticana a Roma).= - - =Tavola 78.= — Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., - tav. X.] - -5. =Dei quadri “di genere„.= — Nelle rappresentazioni di scene -della vita reale, o, come si direbbe, nei soggetti di _genere_, si -distinguono due modi: Alcune sono un abbellimento della realtà, una -tendenza all'idealismo anche nella rappresentazione di cose volgari, -(scene di vendemmia, di caccia, dell'esercizio dei mestieri di -falegname, di panattiere, di calzolaio, ecc.), fatte per mezzo di -genietti e di leggiadri amorini (ved. =tav. 58=), e questi sono opere -più conformi allo spirito greco; altre pitture invece mostrano tipi -comuni e reali, con carattere realistico; e queste sono rispondenti -allo spirito ed al gusto romano. Comune poi ad entrambi gli indirizzi -artistici è l'uso frequente appunto nei dipinti pompeiani di -quadri architettonici, di fregi, arabeschi, ornamenti fantastici, -intramezzati da figure grottesche e da piccole vedute, secondo l'uso -invalso nell'età d'Augusto. Le pareti hanno un fondo monocromo, di -rosso carico, di giallo, talvolta anche d'azzurro o di nero (ved. -=tav. 74-77=); svelte colonnine, ghirlande e festoni a colori vivi -segnano i riquadri; in basso corre una fascia a modo di zoccolo, e -un'altra fascia a modo di fregio si estende in alto. Nel mezzo del -campo così delimitato è dipinto il quadro, ovvero spiccano isolate -figure volanti, leggiere, aeree di danzatrici, di Amori, di Ninfe, di -Menadi, di Centauri, di Satiri, di donne spargenti fiori. Il colorito -è chiaro, vivace; nel colorito, nella disposizione, nelle belle forme -delle figure, nel vivo sentimento che spirano, v'ha un effetto gaio, -armonico, il soffio e l'attrattiva d'una vita piacevole, gioconda -qual era quella che i Greci godettero come vincitori, e poi come -vinti, e insegnarono agli austeri Romani, a poco a poco ingentiliti -e ammolliti in un gusto artistico di moda (ved. =Atl.= cit., =tav. -LXXVI-LXXVII=)[187]. - - [Illustrazione: =Casa dell'edile Pansa= (Pompei). - - =Tavola 79.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_, IIIª. ediz., pag. 145 e fig. - 73.] - - [Illustrazione: =Casa dell'edile Pansa a Pompei.= - - (Sezione longitudinale) - - =Tavola 80.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_, op. cit., IIIª. ediz., pag. - 147, fig. 74.] - - [Illustrazione: =Atrio della casa di Sallustio= - - a Pompei. - - =Tavola 81.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_, op. cit., pag. 148, fig. 75.] - - [Illustrazione: =Il “Septizonium„ di Settimio Severo.= - - Edificio decorativo sul Palatino (_ricostruzione_). - - =Tavola 82.= - - Il _Settizonio_ fu distrutto sotto Sisto V. Ved. - =Schneider=, _Das alte Rom_, XIII, 9; Cfr. 46º _Berliner - Winckelmannsprogramm_. di =Hülsen-Gräf= (tav. IV).] - - -TERZO PERIODO. - - -A. — Architettura. - -L'impero degli Antonini segna la decadenza delle arti in Roma. A volta -si rianima anche dopo l'attività edificatrice nell'Impero romano; ma -sempre maggiore è la deviazione dalle forme architettoniche antiche -e l'introduzione di elementi nuovi, con prevalenza del pomposo e del -ricco in luogo del semplice e del bello. Si moltiplicano le forme -e gli elementi accessorî degli ornamenti, la chiarezza del pensiero -architettonico si offusca; mensole a sostegno di statue, colonne per -semplice ornamento posate su cornicioni sporgenti, colonne e pilastri -finti, un moltiplicarsi di archi posanti sulle colonne dànno ricchezza -e varietà agli edifizî, che rimangono ancora mirabili per solida e -sontuosa grandiosità. Testimonianza di tali caratteri dànno le notizie -e le ruine dei grandi edifizî posteriori agli Antonini, che in gran -numero abbellirono Roma e le città dell'Impero. - -1. =Il Settizonio.= — Settimio Severo a piedi del Palatino fece erigere -il _Septizonium_, del quale rimanevano ancora grandi avanzi nel secolo -XVII. Sembra fosse un edifizio sepolcrale di ricchissimo lavoro a sette -ordini di colonne (ved. =tav. n. 82=). - -2. =L'arco di Settimio Severo.= — Di varî archi costruiti sotto -Settimio Severo esiste ancora quello trionfale, che all'imperatore -ed ai figli suoi Caracalla e Geta fu eretto dal Senato e dal popolo a -piedi del Capitolino, nell'estremo del Foro romano. Messo a confronto -coll'arco di Tito dà prova evidente di quel gusto sontuoso che faceva -deviare dalle norme della semplicità antica. Sono tre le arcate, una -grande mediana fiancheggiata da due minori; ne risulta che il monumento -ha proporzioni maggiori in larghezza che non in altezza, formando una -massa grandiosa ma alquanto greve. Le due fronti sono ornate di quattro -colonne d'ordine composito, su cui posa la sporgenza del cornicione; -negli spazî intermedî fra le colonne s'inquadrano molti bassirilievi -rappresentanti le vittorie riportate contro i Parti, gli Arabi, gli -Adiabeni (ved. per l'epigrafe: S. RICCI, _Epigr. lat._ =tav. XLIII=). - -3. =L'Arco di Costantino.= — Le medesime forme e il medesimo stile -vedonsi nell'arco di Costantino presso il Colosseo, che, eretto dopo -l'anno 312 in ricordo della vittoria riportata da Costantino contro -Massenzio a Ponte Milvio, può riguardarsi come il monumento che -inaugura la ricognizione del Cristianesimo; straricco di statue e di -bassirilievi, ma non genuino, perchè per la fretta del costruire, o per -l'impotenza dell'arte, porta seco molte opere plastiche tolte dall'arco -di Trajano; perciò nell'arco di Costantino, con un anacronismo strano, -trovansi insieme raccolti i saggi di due momenti dell'arte romana, -nei quali i buoni lavori dell'età di Trajano in confronto con quelli -dell'età più tarda mostrano la decadenza dell'arte in Roma (ved. -=Atl.= cit., =tav. LXXVIII=); per l'epigrafe S. RICCI, op. cit., =tav. -XLIV-XLV=[188]. - - [Illustrazione: =Pianta del Circo di Massenzio a Roma= - - (conosciuto sotto il nome di “Circo di Caracalla„). - - =Tavola 83.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_ cit., pag. 123, fig. 67.] - - [Illustrazione: =Pianta delle Terme di Caracalla a Roma.= - - =Tavola 84.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_ cit., pag. 121, fig. 66; cfr. idem. - tav. XI (_“Frigidarium„ delle Terme di Caracalla a Roma, secondo - una ricostruzione ideale_).] - -4. =Le Terme di Caracalla e di Diocleziano e le loro opere d'arte.= -— Testimonianza dei grandiosi monumenti di quest'età dànno le rovine -delle Terme di Caracalla, fra il Celio e l'Aventino, il più grande e -più splendido edificio balneare che fosse in Roma (ved. =Atl.= cit., -=tav. LXXIX=). Alimentate dall'acqua che passava sull'arco di Druso, -comprendevano le terme di Caracalla ampî spazî aperti e gran numero -di vastissime e sontuose sale, e porticati destinati, oltrechè ai -bagni, anche ad esercizî ginnastici, a giuochi, ad academie e a dotte -riunioni. Tutti i porticati e le sale erano ornati con singolare -ricchezza di opere d'arte, di grandi mosaici, e di sculture de' più -insigni maestri dell'antichità (ved. =tav. 84=). Dalle rovine delle -terme di Caracalla e da altri edifici si trassero il gruppo del Toro -Farnese, l'Ercole di Glicone, il torso di Belvedere, per non dire di -molte altre opere minori[189]. - -Ma nemmeno queste sontuose terme[190] non bastarono al lusso ed alla -mollezza romana; altre nuove e ancor maggiori ne edificò Diocleziano; -in una delle ampie sale di queste terme fu poi inalzata la chiesa di S. -Maria degli Angeli[191]. E altre ancora ne costrusse Costantino. - -Alle cause interne che alteravano o svigorivano lo spirito dell'arte -ancòra se ne aggiungevano di esterne; già erano incominciate le -invasioni barbariche oltre i confini dell'Impero, e ai tempi di -Gallieno eransi spinte fino al settentrione d'Italia; in pari tempo -l'Impero era scosso all'interno, come fu nella lunga contesa dei -trenta tiranni. Per queste due cause di fatto cresceva ed estendevasi -l'attività edificatrice, sia per munire con opere di difesa le città -minacciate ed anche la stessa capitale, sia per abbellire nei lunghi -respiri di pace queste ed altre città, che, o nello smembramento -dell'Impero o per importanza strategica della loro posizione, erano -elette a sede di principi. Ma in queste città gli elementi nuovi, le -straniere o barbariche influenze acquistarono sopra le forme antiche -una prevalenza sempre maggiore, e l'architettura romana, considerata -nei suoi elementi estetici, alteravasi appunto con l'estensione -maggiore. Al principiare del III secolo crebbero in importanza e -s'abbellirono di molte opere Milano, Verona, Treviri, Cartagine, -Nicomedia, Petra sul Mar Rosso, Antiochia ed Eliopoli, e Tadmor, o -Palmira in Siria. - -5. =Le rovine di Palmira.= — Quest'ultima città, fondata ai tempi -di Salomone, cioè nell'XI sec. a. C., divenne un grande emporio -commerciale, fu sede dell'Impero del re Odenato e della regina Zenobia, -e venne da Aureliano conquistata l'anno 273 d. C.; fra le sue grandiose -rovine sorgenti nel deserto ammirasi lo stile corinzio del III secolo. - - [Illustrazione: =Pianta del Palazzo di Diocleziano a Spalato.= - - =Tavola 85.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_, cit., pag. 177, fig. 76.] - -6. =Il palazzo imperiale a Spalato= (_o Spálatron_). — Splendido -esempio dell'architettura romana ai tempi di Diocleziano abbiamo nelle -grandi reliquie del palazzo imperiale a Spalato (ved. =tav. 85=). -Quello che già fu osservato per Adriano potrebbe ripetersi anche -per Costantino, cioè che, se per favore di principe l'arte potesse -rifiorire, nuovo splendore avrebbe trovato al tempo in cui, trasferita -la capitale a Bisanzio, l'imperatore ornava la sua città di molti e -grandiosi edificî, di fori, d'ippodromi, di terme, di circhi, d'archi -e di colonne trionfali, affinchè degnamente rivaleggiasse con Roma, -mentre restorava altre città dai danni patiti, e fondava scuole per -lo studio delle arti. Ma invece con Costantino l'arte classica ha suo -fine; nel IV secolo il mondo pagano in sèguito alla proclamazione -del Cristianesimo si dissolve; nasce l'arte cristiana. Il tempio -dell'antico politeismo più non risponde al nuovo pensiero religioso, -e si costruisce la basilica cristiana, che non ha di comune con -la pagana se non il nome, e si sviluppa e si forma per altri e ben -diversi ufficî. Uno spirito nuovo informava l'arte, che non spezzava -interamente il legame con l'antico, bensì tramutavasi con un lento e -graduale svolgimento, poichè il pensiero animatore dell'arte mutava, -ma le forme dell'espressione rimanevano ancora antiche, e, malgrado -l'aborrimento dei Cristiani, era inevitabile che questi usassero -materiale antico e pagano per riedificare ed ornare i nuovi monumenti. -L'arte classica si spense col cessare di quelle forze che in Roma -le avevano dato rinvigorimento di vita. La potenza politica romana -trasse a sè la vita artistica del mondo ellenico; se non chè, siccome -il centro della vita politica era spostato a Bisanzio, l'opera di -spogliazione della Grecia continua, ma la preda è trasportata nella -nuova capitale dell'Impero, dove Costantino e Teodosio cercano di dare -nuovo impulso all'arte, e dove essa più da presso sente gli influssi -orientali e barbarici, dai quali si sviluppa lo stile bisantino. - - [Illustrazione: =L'Arco di Giano Quadrifonte all'ingresso del - Foro Boario a Roma= (verosimilmente dell'età costantiniana). - - =Tavola 86.= — Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, - tav. 32; cfr. =Borsari=, _Topografia di Roma antica_, Milano, - Hoepli, 1897, pag. 371-372.] - - [Illustrazione: =Pianta della Basilica di Costantino a Roma.= - - =Tavola 87.= - - Ved. =Melani=, _Architettura_, pag. 115, fig. 64.] - - -B. — Plastica. - -Nelle opere di plastica dopo gli Antonini fino a Diocleziano splende -spesso ancòra bellezza di forme e vigoria d'espressione. Le statue -eroiche di Pertinace, di Alessandro Severo, di Elagabalo, e quelle -di Giulia Mammea, di Giulia Soemia in aspetto di Venere, di Giulia -Domna in sembiante di Pudicizia tengono i pregi di forza o di -eleganza dell'arte classica. Ma le sculture dopo Diocleziano mostrano -l'offuscamento del senso delle belle forme, dell'armonia delle -proporzioni, della vigoria delle linee e del rilievo. - -Non mancavano già all'arte cure e favori, chè anzi sappiamo come ai -tempi di Libanio si disertassero le scuole di retorica e di filosofia -per correre a quelle di disegno e di pittura; ma le alte mercedi ai -maestri non dànno ispirazione all'arte, la quale ha i suoi momenti di -decadenza o di transizione e di trasformazione, contro cui non vale -opera alcuna di Mecenati. - -La plastica antica fu una divinizzazione della bellezza corporea; ma -la nuova religione prevalente nel mondo romano iniziò un'era nuova, e, -aborrendo dalla bellezza corporea, esaltava soltanto la bellezza dello -spirito, la quale non pareva, come parve agli antichi, rivelarsi nella -bellezza esterna, bensì più viva rifulgere quando una bell'anima viveva -in un corpo vile e deforme. La scultura dell'arte cristiana perdette -quindi il pregio che viene dall'amore sentito per la forma, e quasi ne -fu abbandonato l'esercizio, giacchè per l'ornamentazione delle chiese -si diede preferenza alla pittura e al grande musaico[192]. - - -C. — Pittura. - -La pittura dell'ultima età classica non ci ha lasciato di sè documenti; -cosicchè dalle pitture pompeiane passiamo ai dipinti delle catacombe, -i quali nell'esecuzione e in certi elementi decorativi sono ancòra -prodotti dell'arte classica, ma per il contenuto della rappresentazione -sono documenti dell'arte cristiana. Assunta poi la pittura alla piena -luce della basilica, perdette ogni memoria dell'antica tradizione -artistica, e si trasmutò in quello stile secco e severo, a cui si -estende, sebbene non propriamente, l'epiteto di bisantino. L'arte -classica però non giacque spenta; risorse, e col suo _rinascimento_ -portò a nuova grandezza l'arte in Italia[193]. - - [Illustrazione: =La “Sacra Via„ del Foro Romano durante gli - scavi recenti a Roma.= - - =Tavola 88.= (da fotografia).] - - - - -=APPENDICE.= - -=Degli scavi e delle scoperte recenti sul Foro Romano.= - - -METODO ED ESTENSIONE DEGLI SCAVI RECENTI. - -Già da molto tempo era stata riconosciuta dai dotti la necessità di -iniziare degli scavi sistematici e strettamente scientifici sull'area -del Foro Romano, perchè vi si potesse leggere la storia di Roma dal -periodo della monarchia a quello del Basso Impero con sicurezza di dati -archeologici ed epigrafici, ma solo per mezzo dell'intelligente energia -dell'on. ex Ministro Baccelli e della rara competenza dell'architetto -Boni poterono avere effetto e conclusioni scientifiche durature. - -Il Boni, coadiuvato da un'eletta schiera di valenti archeologi ed -epigrafisti, sorretto dalla fiducia e dall'aiuto dell'ex Ministro e -del Governo, scelse come criterio archeologico di ricerca l'esame -stratigrafico del Foro, saggiando sempre per mezzo della sezione -verticale dei pozzi la successione degli strati archeologici e -geologici, in modo da tener conto d'ogni minimo particolare sulla -natura, sulla provenienza e sull'impiego dei materiali antichi, -cosicchè questi, alla luce della storia e della critica archeologica, -poterono essere meglio vagliati e studiati, e in base a questo studio -poterono essere operati gli scavi definitivi. - -Bisogna pertanto attendere dalle pubblicazioni ufficiali le notizie -sicure sull'orientazione e sulla cronologia dei varî monumenti, con la -nuova sistemazione dei quali è legato ormai indissolubilmente il nome -dell'onor. Baccelli e dei benemeriti archeologi romani. - -In poco meno di due anni, i risultati degli scavi del Foro furono -notevolissimi, perchè misero alla luce il famoso _niger lapis_, o -strato di pietra nera, di cui fu selciata parte del Foro, la stele -ormai celebre per la difficoltà della sua interpretazione, i _rostra_ -del Comizio e l'ara di Cesare, le celle sotterranee del tempio di Vesta -e la _domus publica_, la _Regia_, la nuova sistemazione delle cloache e -il ritrovamento di una cloaca anteriore a quella _maxima_, e orientata -diversamente da questa, nonchè la nuova direzione della _Sacra Via_ non -sempre identica a quella tradizionalmente creduta come tale. - - -LA “SACRA VIA„ - -Incominciamo da questa maggiore arteria del Foro. Se ne è modificata -la direzione in sèguito allo sterro eseguito dinanzi la Basilica di -Costantino; si è distinta la parte di costruzione dell'epoca imperiale -da quella antichissima repubblicana, e si sono rinvenuti due muri di -fondazione che intersecavano la Via Sacra e tra i due muri vestigia di -edifici distrutti, di cui uno del periodo repubblicano, a costruzione -reticolata (ved. =tav. 87=). - - [Illustrazione: =Veduta esterna del “niger lapis„ scoperto a - Roma= negli scavi recenti sul Foro Romano. - - =Tavola 89.= (da fotografia).] - -“La vita secolare e intensa del popolo che finì col dominare il mondo -antico — scrive l'arch. Boni[194] — dovette mutare l'aspetto primitivo -della piccola valle in cui sorsero il Comizio, il Foro e i Sacrarî -di Stato, e la cui struttura geologica ha per certo influito nel -distribuire i centri della vita religiosa, civile e politica romana, -sul percorso della _Sacra Via_, che li collegava„. - -Perciò si credette opportuno nell'eseguire il rilievo della _Sacra Via_ -di fare anche quello di tutti gli edifici adiacenti, nell'area compresa -fra il _Colosseum_ e il _Tabularium_, e questo rilievo fu eseguito nel -maggio scorso[195] da quarantasei alunni del secondo corso della Scuola -d'applicazione degli ingegneri della R. Università di Roma, divisi -in cinque squadre, sotto la direzione del prof. Reina, coadiuvato da -cinque assistenti della Scuola stessa[196], ed è qui riprodotto nella -nostra =tavola n. 96=. - -Gli scandagli che intanto l'architetto Boni andava compiendo -confermarono che “i ruderi visibili rappresentavano l'ultimo -capitolo di uno dei più preziosi libri della storia umana, sepolto -sotto selciati medioevali rifatti nel Cinquecento, o più di recente -sofisticati; e sotto un fitto velo di terriccio e di lastrami di -pietra, che dinanzi alla storia hanno il valore delle imbiancature che -in certe chiese ricordano le pestilenze del Seicento, ma nascondono gli -affreschi di Giotto„[197]. - - -IL “COMITIUM„ E IL “NIGER LAPIS„. - -Intimamente connesso con la _Via Sacra_ è il _Comitium_, che -l'architetto Boni sterrò alacremente, mettendo allo scoperto la -parte anteriore della chiesa di S. Adriano fino al livello attribuito -all'imperatore Diocleziano. Ritornò in luce dinanzi alla chiesa il -pavimento del Comizio e un'importantissima iscrizione, che si reintegra -_c]uriam sen[atus_. Oltre ritrovamenti di blocchi di travertino -dell'età repubblicana e di molti pozzetti sull'area del Comizio, ciò -che più interessa è il ritrovamento del _niger lapis_, che si credette -sùbito la tomba di Romolo e fu oggetto di discussioni molte e vivaci -(ved. =tav. 89=). - - [Illustrazione: =Il cippo inscritto rinvenuto sul Foro - Romano.= - - =Tavola 90.= - - Ved. =Domenico Comparetti=, _Iscrizione arcaica del Foro - Romano_. Firenze-Roma. Bencini. 1900, fig. a pag. 7.] - -Da un lato il Boni, il Vaglieri ed altri dotti sostennero potersi -il _niger lapis_ riferire di fatto alla tomba di Romolo, dall'altro -lato l'Hülsen in una conferenza all'Istituto archeologico germanico -dimostrò doversi attribuire a Massenzio, restauratore come Costantino -dell'antichità, e tanto l'Hülsen quanto il Pais più recentemente -sostennero trattarsi di una dedica a Marte non a Romolo, per cui i -dotti concluderebbero che il niger lapis possa essere un lastricato, -fatto anche in tempo più tardo, ma a memoria del luogo sacro che, -secondo le tradizioni antichissime, e forse per qualche scavo fortuito, -era indicato quale tomba di Romolo: questo restauro verosimilmente si -attribuirebbe a Massenzio. - - -LA STELE INSCRITTA DEL COMIZIO. - -Sotto il _niger lapis_ si rinvennero basamenti decorati con gola -etrusca e congiunti da una striscia di tufo formante gradone e con -altri oggetti e frammenti un cippo di tufo in forma di tronco di -piramide quadrangolare a spigoli sfaccettati, con la iscrizione di -dubbia interpretazione, che affaticò lo studio e l'ambizione di molti -dotti (ved. =tav. 90=). - -Riferire qui tutta la bibliografia relativa al _niger lapis_ e -soprattutto all'epigrafe in questione sarebbe assunto impari alla mole -di questo _Manuale_ e alle mie forze: basti dire che il chiarissimo -prof. Tropea, che con sagace intendimento seguì e riunì tutti i lavori -relativi alla stele arcaica[198], riunì la cronaca delle discussioni in -tre articoli o parti, e l'argomento non è ancora esaurito. - -Dirò soltanto che non solo gravi furono e sono tuttora i dubbi circa -il significato e la interpretazione dell'epigrafe, ma anche circa la -cronologia dell'epigrafe stessa, che molti vollero determinare con -criterî puramente archeologici. - -La rottura del cippo e la manomissione dei basamenti sarebbero dovuti, -secondo il Boni (che ne fece insieme col Gamurrini e col Ceci una -_Relazione_ ufficiale[199]), a un'opera di distruzione violenta e -premeditata, che fu poi espiata con un sacrificio. Ora si credette, -ben vagliando i detriti del sacrificio, di fissare la data, ma il Pais -prima[200], il dott. Savignoni poi[201] riconobbero che il criterio -della stipe votiva non dev'essere quello esclusivamente scientifico da -seguire, in quanto che è incerto e abbraccia un periodo di tempo troppo -esteso. - - [Illustrazione: =L'iscrizione della stele del Comizio, - rinvenuta negli scavi del Foro Romano.= - - 16 (b) oiviovio d . . . . . . . . - 1 quoi ho (n) [ce . . . . . . . - . . . . s] akros es- - 3 ed sord . . . . . . . . . . . . . - a (i f) as - 5 regei (lo) . . . . . . . . . . . - mave . . . . . . . . . . . . . . . - 7 quos r(i) . . . . . . . . . . . - . . . . . . . m kalato- - 9 rem ha(b) . . . . . . . . . . - . . . . . . . (i)od iouxmen- - 11 ta kapia[d] dota v . . . . - m. iter (pe) [r . . . . . . . . . - 13 . . . . . . . (m) quoi ha- - velod nequ [oi . . . . . . . . - 15 . . . . . . . o [d] diou estod. - - =Tavola 91.= — Ved. D. COMPARETTI, _Iscrizione arcaica del - Foro Romano_, tav. di fronte alla pag. 8. - - N.B. — L'iscrizione è una riproduzione fototipica del disegno - esatto di tutte le faccie dell'epigrafe, ridotte ad un - sol piano, ed ha di fianco la trascrizione per agio degli - studiosi. Le parentesi tonde segnano le lettere incomplete o - incerte, le quadre segnano le complementari.] - -“In conclusione — scrive il Savignoni — abbiamo una suppellettile la -cui cronologia varia dal VI secolo (e per qualche caso forse anche dal -VII) al secolo I av. Cr.; per altro i gruppi più abbondanti sono il -più antico e il più recente. Tutti gli oggetti descritti furono trovati -confusi insieme nello strato di cenere e carboni, non già stratificati -a seconda delle loro diverse epoche; sicchè si tratta evidentemente -di un materiale, non già proprio di un deposito formatosi a mano a -mano, ma lì trasportato da altra parte e tutto in una volta ad uso di -riempimento. Il che viene confermato dal fatto che esso è un materiale -in massima parte frammentario, e che degli oggetti più grandi ed -importanti, come, p. es., del vaso greco con Bacco, abbiamo non già -tutti o quasi tutti i frammenti, bensì il contrario, ossia solo qualche -frammento. - -“Il luogo che doveva essere ricolmato e coperto ha tutta l'apparenza -di un luogo sacro; e non senza intenzione sarà stato adibito per ciò, -prima d'ogni altra cosa, un materiale anch'esso evidentemente sacro, -preso da una o più stipi votive, e frammisto ad abbondanti resti -di sacrifici: il che, oltre a contribuire al rialzamento del suolo -secondo le nuove esigenze topografiche, faceva sì che si conservasse, -quasi sotto sigillo, alla divinità quello che la pietà romana le aveva -dedicato. - -“Ciò avvenne dopo che il luogo stesso era stato devastato, e dopo che -più tardi fu sgombrato dai rottami dei monumenti venerandi, i resti dei -quali sono rimasti nascosti da quel tempo fino ai dì nostri. - -“Ma quando avvenne non è facile precisare; io mi limito a notare che -per la soluzione del problema è d'uopo, a mio avviso, tener d'occhio -piuttosto il materiale più recente che il più antico.„ - -Riconosciuto incerto il criterio della stipe, i più si volsero a -spiegare epigraficamente e glottologicamente l'epigrafe. Primeggiano -in questo lavoro, dopo la _Relazione_ del prof. Ceci, i proff. Pais e -Comparetti, i quali pubblicarono studî riassuntivi e geniali che fanno -onore alla scienza italiana[202]. - -Ma l'Hülsen, il Milani, il Ceci, il Gamurrini, il Mariani, il De -Cara, il De Sanctis e altri ancòra[203] non cessarono di aggiungere -ciascuno osservazioni proprie alla critica altrui, e da tutta questa -congerie di opinioni e di lavori ne venne la conclusione, fino a nuovi -risultati esaurienti, che l'epigrafe della stele ha carattere sacro, -e si riferisce al luogo ove sorge, e che l'area dove sorge era sacra -a Marte, e quindi anche a Romolo, non escludendo che in tempo tardo -abbiano voluto, con quei residui di stipe votiva e col selciato nero -sovrapposto, meglio consacrare alla venerazione dei posteri un luogo -consacrato già dalla tradizione patria. Per me l'iscrizione non è tanto -antica, nè tanto recente quanto alcuni vorrebbero, ma è piuttosto -del principio della Repubblica che non della Monarchia, o del tempo -dell'incendio gallico, e contiene senza dubbio prescrizioni e divieti -di carattere sacro, del genere così chiaramente esposto dal senatore -Comparetti„ (ved. =tav. 91=)[204]. - -Fra le varie e talora opposte opinioni che furono esposte in proposito -un'altra merita di essere ricordata non solo per la sua originalità, -ma anche per l'intima relazione che ha con tutto il complesso della -religione, del diritto sacro e della storia prisca di Roma, l'opinione -del ch. prof. Milani, direttore del R. Museo archeologico di Firenze e -degli scavi di Etruria[205]. - -La scoperta quasi contemporanea di un simile _locus sacer_ a Fiesole, -della quale diede conto all'Accademia dei Lincei, rende la sua -interpretazione evidente. Secondo un'ipotesi già emessa, il cosidetto -sepolcro di Romolo sarebbe originariamente il _mundus_, o centro -augurale della città, costituito _etrusco ritu_, di cui parla Dionigi -d'Alicarnasso. - -In Roma vi erano due _mundi_ antichissimi, uno sul Palatino e l'altro -nel Foro; quest'ultimo era stato coperto da un'ara, che il Milani -riconosce nel postamento di tufo dietro le note basi sagomate. Questo -postamento dell'ara sta probabilmente sopra un lastricato che copriva -il _mundus_, detto _lapis manalis_, e questo _lapis_, di cui si coprì -il _mundus_ e il _templum romuleum_, venne naturalmente considerato -nella tradizione popolare come l'_heroon_, ossia il sepolcro di Romolo. - - [Illustrazione: =Veduta delle differenti strutture= che - costituiscono il rudere del Sacrario di Vesta sul Foro Romano. - - =Tavola 92.= - - Ved. _Notizie degli Scavi di antichità_, maggio 1900, 163, - fig. 5.] - -L'importanza grande di cui parla il Milani starebbe anche nel fatto -che il _lapis manalis_, il _mundus romuleus_, le basi sagomate, su -cui stavano i _duos leones_, di cui parla Varrone, e su uno dei quali -stava la pietra, simbolo aniconico e feticio di _Tellus_, dea della -vita e della morte, tutto questo insieme monumentale costituisce il -_templum augurale_ etrusco, quale conosciamo da Marziano Capella e -da un ricordato _templum_ sacerdotale di Piacenza, ed ha riscontro -e spiegazione nel rilievo monumentale coi leoni della porta -settentrionale di Micene, che il Milani dichiarerebbe un emblema -araldico della città micenea e un indice religioso dei sepolcri degli -Atridi, trovati presso detta porta (ved. =tav. 8= e cfr. =tav. 9=). - -Quanto al Foro Romano, le cose sarebbero rimaste intatte finchè, per il -naturale rialzamento del suolo e per le esigenze delle nuove fabbriche, -secondo il piano regolatore del Foro di Giulio Cesare, furono obbligati -a rialzare il livello del _niger lapis_ di 60 centimetri. - -Venendo poi alla epigrafe della stele piramidata, egli la dichiara -dell'età regia e probabilmente serviana (_lex regia_); ma questa -conclusione parte dall'analisi della stipe votiva, che non risponde a -quella fatta dal dott. Savignoni. - -Il Milani pertanto avrebbe ragione per conto suo, se rimanessero salde -le basi cronologiche della stipe, da lui assegnata parte al secolo VIII -e VII av. C. e parte al VI. “Nessun oggetto della stipe vera e propria -esiste, secondo egli afferma in modo assoluto, che possa riferirsi ai -secoli V, IV, III e II a. C. Esistono soltanto dei cocci eterogenei -alla stipe del secolo IV e I a. C.; quelli del IV si riferirebbero al -primo _conseptum maceria_, fatto per sostenere il _lapis_; quelli del I -al tempo di Cesare. - -E il Milani a questo proposito conclude eloquentemente che questi -ultimi cocci del I secolo a. C. mostrano appunto “che vi è stato -un rimaneggiamento e un rialzamento del _lapis_, riducendolo di -proporzioni, ma curando che le sacre reliquie, raccolte intorno al -_mundus_ e al _templum_ dei re di Roma, si conservassero intatte, là -dove erano, tra i monumenti dei re„. - - -IL TEMPIO DI VESTA E LA “DOMUS„ DELLE VESTALI SECONDO LE RECENTI -ESPLORAZIONI. - -Su questo argomento così interessante per la storia di Roma, potè -riunire tutti i risultati più importanti degli ultimi scavi lo stesso -direttore di questi, l'illustre direttore Boni in uno dei fascicoli -delle _Notizie degli Scavi_[206]. - -La _aedes Vestae_ possedeva il focolare dello Stato e sorgeva al basso -della falda settentrionale del Palatino: il fuoco veniva alimentato -_diebus noctibusque_ dalle vergini Vestali, con legname di quercia o -d'altro albero. - -Il rudere del Sacrario di Vesta aveva subìto squarci notevoli, e -giaceva sotto il peso di ostinate definizioni, contro le quali si -ristudiò con metodo e con scavi opportuni, facendo tornare in luce -la favissa centrale o _cella penaria_, la platea circolare del podio, -avanzi di sacrifici e confini del temenos, in modo da poter studiare -le strutture di età diverse, e determinare l'ampiezza dell'edificio -al quale appartengono i frammenti architettonici che si conoscono, che -sono parte del tardo restauro imperiale. - -Il Boni, nel lavoro magistralmente condotto che ho sopra citato, dopo -averci dato l'_aedes Vestae_ e i ruderi attigui, i quali appaiono da -una sua fotografia fatta a 500 metri d'altezza con un pallone del Genio -militare, e dopo avere rappresentato il _Sacrario di Vesta_ quale si -vede in un bassorilievo della Galleria degli Uffizi; stabilisce in -due clichés distinti la veduta del Sacrario di Vesta nel 1898 e quella -stessa, quale risulta dalle ultime esplorazioni, ben determinata nei -suoi differenti strati archeologici corrispondenti alle differenti -strutture, che costituiscono il rudere del Sacrario stesso (ved. =tav.= -cit. =92=). Seguono la pianta e le sezioni: una traversa il _cardo_, -l'altra traversa il _decumanus_. - -Il calcolo di cinquanta piedi di m. 0,29574 per il diametro di m. -14,80 circa della muratura riposante sulla platea circolare del rudere -confermò l'opinione più volte espressa dall'illustre Pigorini, che -i terramaricoli, popolo divenuto italico prima degli Etruschi e dei -Greci, avessero un'unità metrica corrispondente circa al piede romano -di m. 0,2963, e che tracciassero le loro costruzioni in base a questa -unica misura. - -La parte più antica del rudere del Sacrario di Vesta si deve attribuire -ai Flavî, come mostra l'analogia dell'_opus quadratum_ con quello del -_templum Sacrae Urbis_. - -Il nucleo severiano è composto invece di scheggioni di tufo gialliccio, -a struttura pisolitica; la favissa, o _cella penaria stercoraria_, -ha pianta quadrangolare, quasi trapezoidale, e fa ricordare la forma -della _Roma quadrata_, quella del _niger lapis_ e della città dei -terramaricoli, illustrate dal Pigorini. L'angolo acuto della favissa -di Vesta è rivolto a nord-ovest, e si deve confrontare con l'angolo -acuto dell'_agger_ nelle terremare, il quale serviva come spartitore -dell'acqua, che ne alimentava la fossa. È incerto l'uso della favissa, -ma l'averla trovata senza aperture laterali, piena di resti di -sacrificio e di vasi etrusco-campani, potrebbe far credere o al _locus -intimus_, ove dovevano stare gli oggetti misteriosi (le sacra fatalia -col Palladio e i Penati portati da Troia, che avrebbero trovato posto -comune in quelle specie di sotterranei), oppure al luogo dove tenevansi -custodite le spazzature e i rifiuti animali, finchè al 15 giugno si -portavano alla _Porta Stercoraria_ del Clivo Capitolino. - - [Illustrazione: =Base dell'ara della “Basilica Iulia„= - recentemente scavata sul Foro Romano. - - =Tavola 93.= (da fotografia).] - -Gli avanzi frammentosi del restauro Severiano e forse di un altro più -tardo ancora, potrebbero venire rialzati a posto, qualora si avessero -dati più certi del loro postamento e l'altezza dei piedestalli. I -frammenti rimasti sono in marmo lunense e il Boni ne dà le riproduzioni -in zincotipia. - -La ricostruzione in ogni modo doveva essere di tempio circolare con -tetto a cupola, di cui si scopersero pure frammenti, cosicchè noi -possiamo ancora passare attraverso le modificazioni dei restauri -architettonici al _Sacrarium_ della _Regia_, contenente il fuoco sacro -con la tradizionale arcaica forma dell'urna a capanna del periodo -italico preromano, a pareti intessute di vimini e a pali ritti di legno -per sbarrare la capanna e per aggiungerle una specie di portico coperto -(cfr. =Atlante= cit., =tav. VII=). - - -ALTRI CENTRI MINORI D'ESCAVO. - -L'attività dell'architetto Boni e de' suoi bravi operai si rivolse -inoltre al luogo del rogo di Cesare, ai _rostra_, dove si scopersero -quattro gradini di fondamenta delle vestigia curvilinee che già -conosciamo e alla _Basilica Iulia_ (ved. =tav. 93=). - -La _Regia_, questo centro religioso e politico di Roma monarchica, -fu pure oggetto di cure speciali, che portarono al ritrovamento di -una struttura quadrata in tufo con rialzo circolare nella superficie -superiore, una specie di altare, o di _sacrarium_ della _Regia_, forse -il luogo di custodia delle tradizionali aste di Marte (ved. =tav. -94-95=). - - [Illustrazione: =La “Regia„ e un tratto della “Sacra Via„ - durante gli scavi recenti del Foro Romano.= - - =Tavola 94= (da fotografia).] - - [Illustrazione: =Scavi recenti sull'area della “Regia„ al Foro - Romano.= - - =Tavola 95= (da fotografia).] - -Molto vi sarebbe a dire anche sulla _Basilica Aemilia_, per la quale -rimando al lavoro esauriente dell'illustre prof. Lanciani[207]. Mi -preme soltanto di far notare che si rinvennero le gradinate per le -quali si accedeva a una specie di basamento rotondo, molto logoro, che -si crede un sacello. Inoltre fu messa allo scoperto meglio di prima la -grande aula della _Basilica_, col pavimento in marmo africano, porta -santa e giallo antico. - -Maggior luce venne inoltre con gli ultimi scavi alla storia della -costruzione del _templum Antonini et Faustinae_, del quale uscì nella -sua primitiva grandezza lo stilobate, e si potè studiare tutto il -perimetro, essendo ora isolato. - - -LA “CLOACA MAXIMA„. - -Una conseguenza non inaspettata, ma in ogni modo fortunatissima degli -scavi sistematici del Foro Romano fu lo studio profondo e minuzioso -di tutto il sistema stradale del centro della vita romana, nonchè di -quello sotterraneo con lo scavo delle cloache e dei pozzetti che misero -in luce la complicata canalizzazione della fognatura e dello scolo -delle acque in Roma. - -Mi limiterò solo ad accennare al fatto importantissimo, messo in luce -dalle ricerche del Boni, che la _cloaca maxima_ (ved. =tav. 47=), -risulta costrutta di massi tolti da edifici repubblicani; non sarebbe -stata opera dei re Tarquinii, ma lavoro dell'ultimo periodo della -Repubblica, mentre l'antica cloaca che si attribuisce ai Tarquinii pare -esista in un altro luogo, ove si vedono vestigia considerevoli più a -levante della _maxima_. Quella prima grande cloaca sarebbe stata poi -abbandonata quando i Romani costrussero la _Basilica Aemilia_. - - - FINE. - - - [Illustrazione: SACRA · VIA · ET · CONTINENTIA · AEDIFICIA - - =Tavola 96.= — Rilievo grafico generale dello stato attuale - del Foro Romano, risultante dalla connessione a penna nella - scala di 1:500 dei rilievi altimetrici parziali, eseguiti - l'anno 1900 dagli alunni della R. Scuola d'applicazione degli - ingegneri in Roma nell'area compresa tra il Colosseo e il - _Tabularium_. (Cfr. _Notizie degli Scavi_, giugno 1900, pag. - 220 e segg.).] - - - - -NOTE: - -[1] Ved. MARQUIS DE NADAILLAC: _Moeurs et monuments des peuples -préhistoriques_. Parigi, Masson, 1888, pag. 4; SALOMON REINACH, _Le -Musée de l'empreur Auguste_ (_Revue d'anthropol._ di Parigi, Serie -terza, IV, pag. 28-36); ETTORE REGALIA, _Sul Museo dell'imperatore -Augusto_ (_Arch. per l'antrop._, XIX). Firenze, 1889. - -[2] Le indicazioni bibliografiche intorno agli studî di paletnologia -e di archeologia preistorica in Italia si trovano tutte raccolte, -almeno quelle di opere pubblicate avanti al 1874, e diligentemente -ordinate nelle due utili pubblicazioni del professore LUIGI PIGORINI, -_Bibliografia paleoetnologica italiana dal 1850 al 1871_; e _Matériaux -pour l'histoire de la paléoethnologie italienne_. Parma, 1874. — Dopo -l'anno 1874 si consulti soprattutto il _Bullettino di paletnologia -italiana_, diretto appunto dall'illustre Pigorini, pubblicazione che fa -onore al nome italiano, e che contiene, oltre le relazioni sugli scavi -varî e sui nuovi ritrovamenti, anche una bibliografia paletnologica -molto accurata in ordine cronologico. Uno studio generale, ma -abbastanza esatto, della paleoetnologia, si trova nel Manuale Hoepli di -Innocenzo Regazzoni. Milano, 1885; più recente e dotto il bel lavoro -d'indole generale del ch. E. BRIZIO, _Storia politica d'Italia; epoca -preistorica_. Milano, Vallardi, 1899-1900. - -[3] Esemplari vari e numerevoli di queste figure trovansi, p. es., al -R. Museo di Antichità di Torino, nelle sale delle antichità preromane, -provenienti da Lomello. Cfr. _Atti della Società di Archeologia e Belle -Arti_ per la provincia di Torino. - -[4] Molte e chiare riproduzioni grafiche di questi oggetti di uso e -d'ornamento dei popoli preistorici d'Italia si trovano nel magistrale -Album del Montelius, unito all'opera: OSCAR MONTELIUS, _La civilisation -primitive en Italie, depuis l'introduction des métaux_: I Parte: -_Italie Septentrionale_, Stokholm. Imprimerie royale, 1895 (Testo e -Atlante). Da questo atlante riproduco qui qualcuna delle tavole più -importanti inserite nel testo. - -[5] Sull'esistenza di questo popolo nella vallata del Po scrissero un -libro importantissimo gli archeologi ALESSANDRO BERTRAND e SALOMONE -REINACH, _Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube_. Parigi, -Leroux, 1894. Ved. per le antichità di Golasecca e Castelletto Ticino -le tav. 6 e 7. - -[6] =Bibliografia sulle terremare=: Sulla loro costituzione e sulla -storia della loro scoperta ved. PIGORINI, op. cit.; cfr. _Nuova -Antologia_. 1870, pag. 347: _Boll. Ist. Corr. archeol. di Roma_, -1876, pag. 107: G. CHIERICI, _Le antichità preromane della provincia -di Reggio nell'Emilia_, 1871; cfr. _Boll. cit. di paletnologia ital., -passim_, specialmente le prime annate. — Sulla questione etnografica, -si consulti, per l'opinione che i terramaricoli fossero Umbri: W. -HELBIG, _Die Italiker in der Poebene_, Leipzig 1879; per l'opinione -che fossero piuttosto Liguri: E. BRIZIO, _Nuova Antologia_. aprile e -ottobre 1880 (_Liguri nelle Terremare_); la _Coltura_, fasc. II, 1881. -Oltre i lavori generali di NICOLUCCI, _La stirpe ligure in Italia_, e -di MARIOTTI, _Sugli scavi di Velleja_, cfr. L. SCHIAPARELLI, _Le stirpi -Ibero-Liguri nell'Occidente e nell'Italia antica_, 1880. - -[7] Ved. tav. 10 a pag. 31, e cfr. tav. 9 a pag. 30. - -[8] Cfr. la figura qui di fronte, e GOZZADINI, _Di alcuni sepolcri -della necropoli felsinea_, pag. 20; cfr. BERTRAND-REINACH, _Les Celtes -dans les vallées du Pô et du Danube_. Parigi, Leroux, 1894. — Per -Micene, Ved. anche _Atl. di arte greca_, Manuali Hoepli, tav. IV, e la -figura a pag. 29 (tav. 8). - -[9] Ved. DESOR, _Revue archéolog._, 1871, pag. 409. L'opera esauriente -sull'argomento è quella di ANTONIO ZANNONI, _La Fonderia di Bologna_. -Testo e Atlante. 1888. - -[10] Circa l'opinione sostenuta precedentemente che l'opera appartenga -alla civiltà etrusca, ved. ZANNONI, _Scavi della Certosa_, CONESTABILE, -_“Compte rendu„ del Congresso di Bologna_, 1871; pag. 272. Ved. oggetti -funebri del periodo etrusco della Certosa in Bologna più avanti, nelle -tavole che illustrano la parte etrusca. - -[11] Per i sepolcreti umbro-felsinei, ved. E. BRIZIO, _Monumenti -archeologici della provincia di Bologna_, nell'opera: _Appennino -bolognese, descrizioni e itinerarî_, Bologna, 1881, pag. 208; G. -GOZZADINI, _Sepolcri dell'Arsenale_, Bologna, 1875, e _Scavi Arnoaldi -Veli_, 1877; A. ZANNONI, _Scavi Benacci_, nel _Bollett. di Corr. -Arch._, 1875, pag. 177 e 299. Per gli oggetti di questi e di altri -ritrovamenti, ved. il Museo Civico di Bologna, che ha una sala -speciale pei _Monumenti della necropoli felsinea_, e cfr. il _Catalogo -scientifico del Museo_ dello stesso ch. prof. BRIZIO. Per la situla -istoriata ved. specialmente _Scavi della Certosa_, atlante, tav. XXXV. - -[12] Anzi per il Gozzadini Villanova è dei Proto-etruschi (sec. X-IX; -ved. op. cit. a pag. 6, 52), mentre per lo Zannoni è di diverse genti -in epoche successive (_Boll. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 46, 713); -per il Desor e per il Brizio, degli Umbri (_Grotta del Farnè_, pag. -46). - -[13] Cfr. FR. GNECCHI, _Monete romane_, Milano, Hoepli, 1896, 1ª ediz., -pag. 15 e segg.; cfr. S. AMBROSOLI, _Numismatica_, Milano, Hoepli, -1895, pag. 79. - -[14] Che siano rasoi, crede lo ZANNONI, _Bollett. Ist. Corr. Arch._ -1875, pag. 45; cfr. ibidem, pag. 14, l'opinione dello Helbig, che crede -importato l'uso del radersi per mezzo del commercio (cfr. _Atti Accad. -Lincei_, 1879-80, pag. 180) mentre pel prof. Lignana fu patrimonio -comune degli Arii (_Boll. Ist. Corr. Archeol._ 1875, pag. 16). - -[15] _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 51. - -[16] Intorno alla necropoli di Villanova ved. GOZZADINI, _La nécropole -de Villanova découverte et décrite_. Bologna, 1890; cfr. _Boll. Ist. -Corr._, 1875, pag. 270: A. FABRETTI, _Archivio Storico italiano, Nuova -Serie_, Tom. I, parte 1, pag. 220; tom. IV, parte 1, p. 227. - -[17] Ved. HELBIG, _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 14 e 15. - -[18] _Compte rendu du Congrès de Bologne_, 1871, pag. 195, 445 e segg.; -cfr. MICHELE DE ROSSI, _Boll. Ist. Corr. Archeol._, 1867, pag. 5; 1868, -pag. 116; 1871, pag. 247; cfr. _Annali Ist. Corr. Arch._, 1876, pag. -324. - -[19] Intorno alle urne-capanne ved. ALESS. VISCONTI, _Atti Accad. rom. -d'Archeol._, parte 2ª; P. NICARD, _Revue Archéologique_, 1876, pag. -337; LISCH, _Über die Hausurnen...._, 1856; GHIRARDINI, _Notizie degli -Scavi_, 1881, 1882; R. VIRCHOW, _Über die Zeitbestimmung der italischen -und deutschen Hausurnen_, Berlino, 1883; A. TARAMELLI, _I cinerarî -antichissimi in forma di capanna scoperti nell'Europa_ (_Rendic. della -Accademia Lincei_, V, vol. II, classe di scienze morali); O. MONTELIUS, -_Zur ältesten Geschichte dés Wohnhausés in Europa, speciell in Nordin_ -(_Arch. f. Anthrop._, XXIII). - -[20] Ved. _Ann. Istit. Arch._ 1871, pag. 34-53. Cfr. GNECCHI, op. cit., -pag. 19 e segg.; AMBROSOLI, op. cit., pag. 80 e segg. - -[21] Ved. la _casa Romuli_ del Palatino rispondente alle descrizioni di -Dionigi (I, 78) e di Ovidio (_Inst._ III. 183): _Quare fuerit nostri, -si quaeris, regia nati | Aspice de canna viminibusque domus_. - -[22] Si sono rinvenuti oggetti simili a questo, in bronzo a Corneto -Tarquinia. - -[23] Ved. GHIRARDINI, _Notizie degli Scavi_, febbraio 1883. - -[24] Ved. A. STOPPANI, _L'ambra nella storia e nella geologia_. -Milano, 1886; _Bull. di paletn. ital._, XII (1886), pag. 47 e segg.; -XIII (1887), pag. 21 e segg.; HELBIG, _Commercio dell'ambra_, pag. -10; id., _Das homer. Epos_, 2ª ediz., p. 89; BLÜMNER, _Technologie_, -ecc., II, pag. 385; BARNABEI in _Monum. ant._, IV, col. 386 e segg.; S. -RICCI, _Oggetti ornamentali provenienti dal territorio di Golasecca_ -in _Bull. di paletn._, XXI (1895), pag. 89 e segg.; J. SZOMBATHY, -_Zur Vorgeschichte des Bernsteins_. Vienna, 1895; KLEBS, _Der -Bernsteinsschmuck der Steinzeit_; HOERNES, _Urgesch. d. bild. Kunst_. -Vienna, 1898, pag. 21 e segg.; 124, 128, 316, 376. - -[25] Ved. L. BENVENUTI, _Museo euganeo-romano di Este_, 1880; -PROSDOCIMI, _Notizie degli Scavi_, 1882, pag. 5 e segg.; _Boll. Ist. -Corr. Arch._, 1881, pag. 70; HELBIG, _Bollett. Ist. Corr. Arch._, 1882, -pag. 74. Il Ghirardini completò e modificò alquanto nella maggiore e -più chiara distinzione sua quella dei quattro periodi Prosdocimi in -_Notizie degli Scavi_, 1888. - -[26] Ved. intorno a queste scoperte interessantissime il lavoro dello -HELBIG, _Boll. Ist. Corr. Archeol._, 1875, pag. 233. - -[27] Ved. _Boll. Ist. Corr. Arch._ 1835, pag. 216; cfr. GAMURRINI e -CONESTABILE, _Sopra due dischi di bronzo italici_, ecc. (_Memorie R. -Accad. di Scienze di Torino_, XXXVIII, 1876, serie II); cfr. il recente -ed ottimo lavoro dello GSELL, _Fouilles de Vulci_. Parigi, 1891. - -[28] Ved. su Corneto-Tarquinia: GHIRARDINI, _Notizie degli Scavi_, -1881, pag. 342; 1882, pag. 136: HELBIG, _Boll. Istit. Corrispond. -Archeolog._, 1882. - -[29] Cfr. pag. 40 e =tav. 15=. - -[30] Cfr. FR. GNECCHI, =Monete romane=. Milano, Hoepli, 1900. 2ª ediz., -pag. 85-89. - -[31] Per gli scavi della Certosa ved. specialmente l'opera dell'ing. -A. ZANNONI, _Scavi della Certosa_, descritti ed illustrati. Bologna, -1876; C. CONESTABILE, _Compte rendu du Congrès_, pag. 263; E. BRIZIO, -_Bollett. C. A._, 1872, pag. 12 seg.; _Monumenti archeologici della -provincia di Bologna_, 1881. - -[32] Intorno a Marzabotto ved. C. GOZZADINI, _D'un'antica necropoli -a Marzabotto_, Bologna, 1865; _Nuove scoperte a Marzabotto_, Bologna, -1870; C. CONESTABILE, _Rapport sur la Nécropole... in Compte rendu du -Congrès..._, pag. 242; cfr. G. CHIERICI, _Antichità preromane della -provincia di Reggio d'Emilia_, in cui l'autore espone l'opinione, in -parte dibattuta, che Marzabotto fosse un borgo abitato. - -[33] Intorno a Cacrilio ved. HELBIG, _Die Italiker in der Poebene_, -pag. 125, con l'appendice del LÖSCHCKE su quel figulinaio. - -[34] Ved. parte etrusca. Intorno alle ciste ved. CAVEDONI, _D'una cista -di Castelvetro_ in _Ann. Ist. Corr. Arch._, 1842, p. 67 (cfr. 1847, -pag. 71); ZANNONI, in _Memorie R. Accademia delle Scienze di Torino_, -1876, vol. XXVIII, pag. 111; HELBIG, _Bronzi di Capua_ in _Annali -dell'Ist. di Corr. Arch._, 1880, pag. 223, 240, ecc.; cfr. _Annali Ist. -Corr. Archeolog._ 1881, pag. 214. - -[35] Ved. SEMPER, _Der Stil_, citato nella _Bibliografia_ che precede -questo Manuale, pag. 9. - -[36] G. C. CONESTABILE, _Sopra due dischi di bronzo antico italici del -Museo di Perugia_ in _Memorie dell'Accad. delle Scienze di Torino_, -Tom. XXVIII (1876), serie II, pag. 26 e segg.; cfr. CONZE, _Zur -Geschichte der Anfänge der Griech. Kunst_, Vienna, 1870. - -[37] HELBIG, _Sulla provenienza della decorazione geometrica_ in _An. -Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 221 e segg. - -[38] Ved. CONZE, sostenitore più tardi di un primo studio di disegno -e ornamento geometrico presso tutti i popoli in _Ann. Ist. Corr. -Archeol._, 1877, pag. 354 e segg. (sopra oggetti di bronzo trovati nel -Tirolo Meridionale). - -[39] La voce greca che genericamente indica “seppellire„ cioè θάπτειν, -nel valore primo della sua radicale ταφ, dice “ardere, abbrucciare„, ed -ha per riscontro la rad. _tep._ di _tep-eo_ e _tep-idus_ nel latino, -e per riprova τέθρα, “la cenere„ e l'uso della voce θάπτειν in senso -d'incenerire i morti, presso Omero (_Iliade_, XXI, 323: _Odissea_, XII, -12. XXIV, 417). - -[40] Per es., nelle sepolture umbro-felsinee e di Villanova la -proporzione sarebbe di 4 umati per 100 combusti. - -[41] Questo risulta da esplicita dichiarazione di Cicerone nel _de -legibus_ (II, 22), ripetuta da Plinio (_h. n._ VII, 54). Nel libro XI -dell'_Eneide_, Virgilio descrive i funerali dei caduti nella battaglia -fra Rutuli e Troiani: nel campo troiano tutti i morti sono arsi, nel -campo italico molti arsi e molti sotterrati. - -[42] Ved. J. GRIMM, _Über das Verbrennen der Leichen_, in _Atti -Accad._, Berlino, 1849, pag. 191; BIONDELLI, _La cremazione dei -cadaveri_ in _Rivista italiana di Scienze e Lettere_. Milano, 1874; J. -MARQUARDT, _Handbuch der römischen Alterthümer_ (B. VIII, Th. I), pag. -330 e segg. - -[43] Sui Pelasgi ved. A. VANNUCCI, _Storia dell'Italia antica_, vol. -I; L. SCHIAPARELLI, _I Pelasgi nell'Italia antica_, Torino, 1879; -MICALI, _L'Italia avanti il dominio dei Romani_, I, pag. 181; II, pag. -157; _Storia antica dei popoli italici_, I, pag. 195; PETIT RADEL, -ved. _Il Museo pelasgico d'Italia e d'altre regioni_ (Biblioteca -Mazarino a Parigi); cfr. _Bollettino e Annali dell'Ist. Corr. Arch. -di Roma_, 1829, 1830, 1831; C. A. DE CARA, _Le necropoli pelasgiche -d'Italia e le origini italiche_, Roma, 1894; V. DI CICCO, _Le città -pelasgiche nella Basilicata_ (in _Arte e Storia_, gennaio, 1896); -L. MAUCERI, _Sopra un'acropoli pelasgica esistente nei dintorni di -Termini Imerese_. Palermo, 1896; A. C. DE CARA, _Gli Hethei-Pelasgi -in Italia_. Opuscoletti varî tratti dalla _Civiltà Cattolica_, serie -XVI, vol. XI-XII; E. LATTES, _Di due nuove iscrizioni preromane trovate -presso Pesaro in relazione cogli ultimi studî intorno alla quistione -tirreno-pelasgica_, con 3 tavole (_Rendic. d. Acc. Lincei_, Classe -di Scienze morali, Ser. V, vol. II e III). Cfr. PIGORINI in _Boll. di -paletnol. ital._, 1889, fasc. 7-9, pag. 201-202 (_Le città pelasgiche -italiane_). - -[44] Intorno agli Etruschi ved. C. O. MÜLLER, _Die Etrusker_ e nei -_Kleine deutsche Schriften_, vol. I, pag. 129; G. SCHWEGLER, nella -_Römische Geschichte_, volume I; MICALI, _Storia dei popoli italiani_, -vol. I; VANNUCCI, _Storia dell'Italia antica_, vol. I; NÖEL DES -VERGERS, _Les Etrusques_. Ved. l'esposizione delle più recenti opinioni -sugli Etruschi in uno studio del prof. BERTOLINI, _Nuova Antologia_ -(maggio 1872). — Per l'arte etrusca in generale ved. C. O. MÜLLER, _Die -Kunst der Etrusker_ (_Kunstarchaeologische Werke_, vol. 3º, pag. 118) e -LANZI, _Saggio di lingua etrusca_, 1824, vol. 2º; Cfr. MARTHA, _Manuel -d'archéologie étrusque et romaine_. Paris Quantin, s. a.; _L'arte -étrusque_. Parigi, Firmin, Didot, 1889. - -[45] Per le citazioni classiche, ved. NÖEL DE WERGERS, _L'Étrurie et -les Étrusques_, 2 vol., 1862. - -[46] E. BRIZIO, _La provenienza degli Etruschi_ in _Atti_ cit., e -_Nuova Antologia_, 1890; ora, recentemente, in _Storia politica -d'Italia, Epoca preistorica_, Milano. Vallardi, 1899-1900, pag. -CXXXVIII-CXXXX. - -[47] J. MARTHA, nell'_Art étrusque_, già citata. - -[48] Ved. _Annali_, 1883, pag. 5-104. - -[49] Ved. O. MÜLLER, _Die Etrusker_; CORSSEN, _Die Sprache der -Etrusker_, 1870-72; DEECKE, _Etruskische Forschungen_; DEECKE e PAULI, -_Etruskische Forschungen und Studien_; PAULI, _Altitalische Studien_. -Pei lavori del Lattes, cfr. la pagina seguente, not. 1. - -[50] Ai lavori già citati dell'illustre Lattes (cfr. pag. 99 e 107), -aggiungiamo qui alcuni altri dei principali, che mostrano chiaramente -la sua attività e competenza nel campo dell'epigrafia e glottologia -etrusca dal 1890 fino ad oggi (cfr. un mio cenno nella _Rassegna -Nazionale_ dell'ottobre 1895). — 1890: Iscrizione metrologica di -un'anfora (_Rend. Ist. Lomb._). — 1891: Epigrafia e note di epigrafia -etrusca; La nuova iscrizione sabellica; La grande iscrizione del -cippo di Perugia tradotta ed illustrata; Un'iscrizione etrusca alla -Trivulziana (_Rend. Ist. Lomb._) — 1892: Le iscrizioni paleolatine dei -fittili e dei bronzi di provenienza etrusca (_Memorie Ist. Lomb._); -Primi appunti ermeneutici intorno alla Mummia di Agram (_Atti della -Regia Accademia di Scienze, Torino_). — 1893: Saggi ed appunti intorno -all'iscrizione etrusca della Mummia (_Memorie Istituto Lombardo_) — -1894: L'iscrizione etrusca della Mummia e il nuovo libro del Pauli -intorno alle iscrizioni tirrene di Lemno (_Rendiconti dell'Istituto -Lombardo_); L'ultima colonna della iscrizione etrusca della Mummia -(_Memorie R. Accad. Scienze, Torino_). — 1895: Etrusca _φui Fuimu_ -per lat. _fui, fuimus_ (_Rend. Istit. Lomb._); Studî metrici intorno -all'iscrizione etrusca della Mummia (_Memorie Ist. Lomb._); Il vino -di Naxos in una iscrizione preromana dei Leponzi in Val d'Ossola -(_Atti R. Accad. Scienze, Torino_): I giudizi dello Stolz e del -Thurneysen.... e i nuovissimi fittili di Narce (_Riv. di Filologia e -d'Istruzione class._). — Inoltre nei volumi IV, V e VII degli _Studi -italiani di Filologia classica_ il Lattes pubblicò varî lavori critici -sugli otto fascicoli del nuovo _Corpus Inscriptionum Etruscarum_. -— 1896: Recensione dei primi quattro fascicoli come sopra (_Riv. di -Filologia e d'Istruz. class._); Le iscrizioni latine col matronimico -di provenienza etrusca (_Atti R. Accad., Napoli_); Ueber das -Alphabet und die Sprache der Inschriften von Novilara (_Hermes_, vol. -XXXI). — 1899: Di un'iscrizione etrusca trovata a Cartagine; di due -antichissime iscrizioni etrusche testè scoperte a Barbarano di Sutri; -La iscrizione anteromana di Poggio Sommavilla; Il numerale etrusco -θυ ecc.; Primi appunti sulla grande iscrizione etrusca trovata a S. -Maria di Capua (_Rendic. R. Ist. Lomb._). — Indagatore intelligente -ed esatto è uno scolaro del Lattes, ex-allievo della nostra Accademia -Scientifico-Letteraria, il dott. Bartolomeo Nogara, autore del -libro _Il nome personale nella Lombardia_, il quale da parecchi anni -inserisce nei nostri annuari dell'Accademia delle succinte _Relazioni_ -intorno ai suoi viaggi epigrafici nei centri italiani rappresentati da -documenti epigrafici etruschi. - -[51] Ved. MICALI, _Stor. dei pop. it._, tav. CVIII. — Credo piuttosto -che la prima origine di quest'uso sia provenuto dalla barbara -costumanza di appendere le teste dei generali nemici fatti prigionieri -ed uccisi, per spaventare il nemico stesso e in atto di tripudio per la -vittoria ottenuta. - -[52] Ved. PLINIO, _Natur. histor._, XXXVI, 19. - -[53] Ved. ERODOTO, _Stor. greca_, I, 93. - -[54] Cfr. STÉPHANE GSELL, _Fouilles dans la nécropole de Vulci_. -Parigi, Thoia, 1891. - -[55] Ved. PLINIO, _Natur. historia_, XXXV, 6; cfr. A. VANNUCCI, _Storia -dell'Italia antica_, vol. I, e la bibliografia relativa; cfr. L. A. -MILANI, _Il Museo topografico dell'Etruria_. Firenze, 1885. - -[56] Sui _Nuraghi_ ved. E. PAIS, _La Sardegna prima del dominio romano_ -in _Atti Accadem. dei Lincei_, VII, 1880-81, pag. 277. Cfr. REGAZZONI, -_Manuale di Paletnologia_, Milano, Hoepli, 1885, pag. 159-165. — -Ne parlano anche SFANO, _Paleoetnologia sarda_Alb. Lam, Cagliari, -1871; ALB. LAMARMORA, _Itineraire de l'Ile de Sardaigne_, tom. II; -GUIDO DALLA ROSA, _Abitazioni dell'epoca della pietra nell'Isola -Pantellaria_, Parma, 1871; BURTON, _Note sopra i Castellieri e rovine -preistoriche nella penisola istriana_, Capo d'Istria, 1877. Cfr. _Bull. -di Paletnol. ital._, IX (1883), pag. 74, 77, ove sono citati altri -lavori speciali sull'argomento. - -[57] Ved. W. HELBIG, _Arte fenicia_ in _Ann. Ist. Corr. Arch._ 1876, p. -197. - -[58] Ved. L. LANZI, _Saggio dello stile di scultori antichi_, p. 18. - -[59] QUINTILIANUS, XII, 10; cfr. OVERBECK, _Die antiken Schriftquellen -zur Geschichte der bild. Künste bei den Griechen._ Lipsia, Engelmann, -1888, pag. 78-79. - -[60] Cfr. vol. I, _Arte greca_, pag. 50, 51 della Iª edizione GENTILE, -tav. XXXIV. - -[61] Cfr. vol. I, _Arte greca_ id., pag. 69, tav. XLVI. - -[62] Cfr. vol. I, _Arte greca_ id., pag. 67, tav. XLI. - -[63] Cfr. vol. I, _Arte greca_ id., pag. 210, 214, 219, tav. -CXXXVI-CXXXIX. - -[64] Per le urne etrusche, ved. MICALI nelle tavole aggiuntive alla -_Storia dei popoli italici_, e nei _Monumenti inediti_: UHDEN negli -_Atti dell'Accademia di Berlino_, 1816, 1818, 1827-29; BRUNN _I rilievi -delle urne etrusche_, Roma, 1870. - -[65] Ved. PROPERZIO, IV, 2, 61. - -[66] Ved. DIONIS., I, 79. - -[67] Ved. PLINIO, _Natur. histor._ XXXIV, 16; _Signa tuscanica per -terras dispersa, quae in Etruria factitata non est dubium_. - -[68] Ved. ORAZIO, _Epistole_, II, 180. - -[69] Ved. MICALI, _Storia dei popoli ital. antic._, tav. XXII-XXXVII; e -_Monum. inedit._, tav. XVII. - -[70] Ved. _Bollettino Istit. Corr. Archeol._, 1837, pag. 7; _Annali_, -1837, pag. 26. - -[71] Ved. MICALI, _Monum. inedit._, tav. XII. - -[72] DIONISIO, I, 70. Cfr. HELBIG, _Führer_, traduzione francese di -Toutain (_Guide dans les musées d'archéologie classique de Rome_, -Lipsia, Baedeker, 1893, pag. 461, n. 618). - -[73] Ved. ATENEO, _Deipnosofisti_, XV, 18. - -[74] Ved. VIRGILIO, _Eneide_, I, 727; _..... dependent lychni -laquearibus aureis..... incensi....._ - -[75] Ved. disegni in MICALI, _Mon. ined._ IX e X e pag. 72; cenno della -scoperta in _Boll. C. A._, 1840, pag. 164, e studio di ABEKEN, negli -_Annali I. C. A._, 1842, pag. 53. - -[76] CAVEDONI, _Annali Ist. Corr. Arch._, 1842, pag. 75. - -[77] Per gli specchi etruschi ved. GERHARD, _Über die Metallspiegel der -Etrusker_ (_Abhandl. der koniglichen Akad. d. Wissensch. zu Berlin_, -1836, pag. 323), e la maggior opera dello stesso autore, _Etruskische -Spiegel_, 1840. Molti disegni e illustrazioni negli _Annali_ e nei -_Monumenti dell'Ist. d. C. A._ - -[78] _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1880, pag. 213. Ved. per la cista -Ficoroni la nostra =tav. 34=. - -[79] Ved. MICALI, _Mon. ined._, tav LIV. - -[80] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXV, 6. Egli dice che i dipinti di -Ardea, città per lo meno di occupazione etrusca, siano anteriori alla -fondazione di Roma. - -[81] Ved. p. es., _Annali Ist. Corr. Arch._, 1873, pag. 239. - -[82] Intorno alla storia della pittura etrusca ved. Helbig, _Ann. Ist. -Corr. Archeol._, 1863, pag. 336; BRUNN-HELBIG, ibid., 1866, 1870. -Intorno alla policromia ved. BRAUN, _Bollett. Ist. Corr. Archeol._, -1841, pag. 2; Martha, L'art étrusque già più volte citata. - -[83] Ved. questo nostro _Manuale_ a pag. 78 e segg. - -[84] Ved. MICALI, _Monum. ined._, tav. IV e V. - -[85] Ved. p. es., _Monum. Istit. Corr. Archeol._ II, 8, 9, in cui sono -rappresentati due vasi, l'uno con Atteone sbranato dai cani, e con -Aiace che s'abbandona sulla spada; l'altro con Aiace che immola un -uomo ignudo, assistito da Charun, faccia mostruosa che si rivede sullo -stesso vaso con tre imagini femminili. Opera di pennello volgare e -non antico, ma prettamente etrusco. Cfr. pei vasi greci l'_Atl. d'arte -greca_, tav. CXXXVI e segg. - -[86] Ved. _Annali Ist. Corr. Arch._, 1875, 98; cfr. _Bollettino_, 1874, -pag. 241. — Circa la composizione dei buccheri, ved. _Bollettino Ist. -Corr. Arch._, 1837, pag. 28; ibid., 1842, pag. 164, e recentemente -l'ill. prof. BARNABEI, che ritrattò la questione con nuovi esperimenti -e copia di prove critiche e bibliografiche in _Monum. Ant._ della _R. -Accad. dei Lincei_, IV, 1894. - -Quanto ai disegni varî dei buccheri ved. MICALI, cit., _Monumenti -ined._, tavole XXVII-XXVIII, pag. 156; NÖEL DES VERGERS, _Atlante_ tav. -XVII e segg.. - -[87] Ved. A. FABBRONI, _Storia degli antichi vasi fittili aretini_. -1841. - -[88] Ved. MICALI, _Mon. ined._, tav. IV, 2, pag. 40. - -[89] Ved. KLÜGMANN, _Annali Ist. Corr. Arch._, 1871, pag. 1; _Mon._, -vol. VIII, tav. 26. - -[90] Molti scritti pubblica l'avv. Giuseppe Fregni di Modena sulle -iscrizioni etrusche ed umbre, sulla Grotta di Corneto Tarquinia, sulla -Colonna di Foca (1897-1900), ma lascio agli specialisti in materia il -giudizio sul merito scientifico dei suoi lavori. - -[91] Cfr. pag. 117-118. - -Fin dal 1893 uno degli alunni del Lattes, il dott. Bartolomeo Nogara, -già citato, (cfr. pag. 118), raccolse calchi e disegni di iscrizioni -etrusche da lui fatti nel Museo di Perugia, (1º viaggio epigrafico -1893), e un primo manipolo di iscrizioni messapiche depositate con -quelle etrusche presso la R. Accademia Scientifico-Letteraria nel 1895 -(2º viaggio epigrafico). Incoraggito dai premi Lattes, il dott. Nogara -continuò le sue ricerche e le sue collezioni di calchi e disegni per -gli anni successivi in altre città dell'Etruria fino all'anno scorso -(3º viaggio 1896; 4º, 1897; 5º, 1898; 6º-7º 1899); ved. _Relazioni_ -nell'Annuario della R. Accademia Scientifico-Letteraria, dall'anno 1894 -fino al 1900. - -[92] L. A. MILANI, _Museo topografico dell'Etruria_. Firenze-Roma, -Bencini, 1898. - -[93] Ved. GELLIO, _Nott. att._, XVII, 21. - -[94] Ved. ORAZIO, _Epistol._ II. 1, 156-57. _Graecia capta ferum -victorem cepit et artes Intulit agresti Latio._ - -[95] Ved. VIRGILIO, _Aeneis_, VI, 843-853. - -[96] Ved. LIVIO, _Stor. Rom._, l. XXXIX, c. 4 (orazione di Catone per -la legge Oppia). - -[97] Su Damofilo e Gorgaso, che lavoravano al tempio di Cerere (493 a. -C.), ved. PLINIO, _N. H._, XXXV, 154: _Ante hanc aedem tuscanica omnia -in aedibus fuisse auctor est Varro_. Quindi i due artisti greci sono -per lo meno anteriori a Fidia e a Polignoto. - -[98] Ved. LIVIO, I, 56: _Fabris undique ex Etruria accitis_. - -[99] LIVIO, I, 55: _Arcem eam imperii caputque rerum fore_. - -[100] Ved. intorno al tempio di Giove Capitolino la descrizione di -DIONIGI D'ALICARNASSO, IV, 61, 3, 4, e la ricostruzione in DURM, -_Baukunst der Etrusker und Römer_. Cfr. un suo disegno in un rilievo -di Aureliano (DURM, op. cit., pag. 45); B. V. KÖHNE, _Der Tempel des -kapitolin. Jupiter nach den Münzen_, Berlino, 1870. - -[101] DONALDSON, _Architect. num._, pag. 6-11, tav. 3; COHEN, _Méd. -impér._ I^2, Vespas. n. 409; Domiz. n. 174 (?); cfr. _Ephem. epigr._ -VIII 1892, tav. II, 5 (DRESSEL). - -[102] Su TURANIUS ved. PLINIO, XXXV, 45. - -[103] Sul _foedus latinum_ ved. DIONIS. IV, 26; cfr. S. RICCI, -_Epigrafia latina_, Milano, Hoepli, 1898, pag. 160-161. - -[104] Ved. per la tomba di Porsenna, GUHL-KONER-GIUSSANI, op. cit. II, -pag. 116. - -[105] Il trattato ci è conservato da Polibio nella sua storia romana, -III, 22. - -[106] Cfr. pag. 196; ved. PLIN., _N. H._, XXXV, 154. - -[107] Ved. LIVIO, _Stor. rom._, XLII, 3, _Populum romanum ruinis -templorum templa aedificantem_. - -[108] Ved. S. RICCI, _Epigrafia latina_, Milano, Hoepli, 1898, pag. 144 -e segg., tav. XXVI. - -[109] Ved. LIVIO, _Stor. rom._, XXVI, 27. - -[110] F. v. QUAST, _Die Basilika der Alten_, Berlino, 1845; O. MOTHES. -_Die Basilikenform bei den Christen der ersten Jahrhunderte._ Lipsia, -1865: HOLTZINGER, _Die römische Privatbasilika (in Repertorium für -Kunstwerke)_: K. LANGE, _Excursus_, II; _Basilica Ulpia_. — LESUEUR, -_La basilique Ulpienne_ (Roma), Parigi, 1877; cfr. DONALDSON, -_Architectura numismatica_, 1859; utilissimo per lo studio delle monete -rappresentanti basiliche romane. - -[111] Ved. TACITO, _Annali_, XIV, 21. - -[112] Ved. S. RICCI, _Epigrafia latina_, cit., p. 141 e segg. e tav. -XXIII-XXV. A tav. XXV e pag. 143 si corregga “_quonoro_ per _quorum_„ -sfuggiti per errore, in “_duonoro_ per _bonorum_„. - -[113] Cfr. Sui sarcofagi romani in confronto coi greci e coi cristiani, -ved. GUHL-ENGELMANN, MATZ, _Über den Unterschied der griech und -römischen Sarkophage_, dall'_Archäol. Zeitung_, XXV, pag. 16 e segg.; -RENÉ GROUSSET, _Étude sur l'histoire des sarcophages chrêtiens_. - -[114] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_ cit., pag. 43. - -[115] Cfr. S. RICCI, _Epigrafia latina_ cit., tav. LII. È ora nel Museo -Kircheriano al Collegio romano in Roma. L'iscrizione in carattere del -VI sec. di R. dice: _Dindia Macolnia filea[i] dedit | Novios Plautios -med Romai fecid_. La dama prenestina Dindia Macolnia passò in regalo -la cista alla figlia. Si corregga quindi al luogo cit. dell'_Epigrafia -latina_ la voce _filea_ in _filea[i]_, come richiede il senso. Ved. per -la Cista Ficoroni inoltre: E. BRAUN, _Die Ficoronische Cista_, Lipsia, -1830; O. JAHN, _Die Ficoronische Cista_, 1852; cfr. SCHôNE, in _Ann. -Istit. Corr. Arch._, 1868, pag. 150; e inoltre _Annali_, 1864, pag. -356; 1866, pag. 357; 1876, pag 105. - -[116] Le tombe prenestine sono abbondanti di ciste e d'oggetti -d'ornamento muliebre. Fra le varie ciste una per la rappresentazione -sua singolarmente importante è quella in cui pare raffigurata l'unione -di Enea con Lavinia, onde sarebbe indicata la piena e diffusa esistenza -della leggenda già nel VI secolo di Roma. Degli oggetti di toletta -muliebre contenuti nelle ciste molti sono orientali, cioè vasetti -d'alabastro, smalti, oreficerie, e provano le relazioni commerciali che -fra il Lazio e i paesi transmarini erano mantenute da mercanti fenicî. - -[117] Ved. LIVIO, _Storia rom._, VI, 29. - -[118] Ved. PLINIO, _H. N._ XXXV, 22 e segg. - -[119] Ved. LIVIO, _Stor. rom._ XXXVI, 52. - -[120] Ved. LIVIO, itid. XXXIX, 5. - -[121] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 2; cfr. GUHL-KONER e GIUSSANI, -_La vita dei Romani_, Torino, Loescher, 1891; BORSARI, _Topografia -di Roma_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 165, 271 e segg.; FRIEDLÄNDER, -_Sittengeschichte Roms_, II, pag. 322 e segg. della 5ª ediz. (1881). - -[122] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 24. - -[123] Ved. sui teatri in generale: FR. WIESELER, _Theatergebäude und -Denkmäler des Bühnenwesens bei den Griechen und Römern_, Göttingen, -1851; SCIP. MAFFEI, _Dei teatri antichi e moderni_, Verona, 1753; -ÖHMICHEN, _Bühnenwesen_ nell'_Handbuch di_ IWAN MÜLLER; W. DÖRPFELD-E. -REISCH, _Das griechische Theater_, Roma, Loescher, 1895. Una -bibliografia molto copiosa sui varî teatri ho cercato di riunire nel -lavoro: S. RICCI, _Il teatro romano di Verona_, Venezia, 1895, Memorie -dell'Istituto di Scienze, Lettere ed Arti. - -[124] Sugli anfiteatri leggasi, dopo i lavori di GIUSTO LIPSIO, -Antwerpen, 1528 e di POLENI e MONTENARI, Vicenza, 1735, le osservazioni -del NISSEN, _Pompejanische Studien_, e del FRIEDLÄNDER, in MARQUARDT, -_Staatsverwaltung_, III^2, 2, 556 e segg. — Sui circhi ved. G. L. -BIANCONI, _Descrizione dei circhi, particolarmente di quello di -Caracalla_, Roma, 1789; cfr. BURGESS, _Descrizione del circo sulla -Via Appia presso Roma_, Roma, 1829; FRIEDLÄNDER, in MARQUARDT'S, -_Staatsverwaltung_, III^2, 504 e segg. - -[125] Il testamento di Augusto essendo infisso su lastre di marmo -del tempio d'Augusto e di Roma in Ancira, è detto il _Monumentum -Ancyranum_: vedasi S. RICCI, _Epigrafia latina_, Milano, Hoepli, 1898, -pag. 187, not. 1 e pagg. 195-203. L'opera capitale intorno a questo -è del MOMMSEN, _Res gestae divi Augusti ex monumentis Ancyrano et -Apolloniensi_, Berlino, Weidmann, 1883; alle pagg. 197-198 del mio -Manuale precitato vi è unita tutta la bibliografia relativa. - -[126] Ved. SVETONIO, _Vit. Aug._, 29: _Marmoream se relinquere quam -latericiam accepisset_. - -[127] BORSARI, _Topografia di Roma antica_, Milano, Hoepli, 1897, pag. -261-265. - -[128] Oltre il nostro _Atlante_, sulle tavole qui sotto citate hanno -illustrazioni del Pantheon, come anche dei principali monumenti di Roma -imperiale, che saranno in sèguito descritti: H. STRACK, _Baudenkmäler -des Alten Rom_, Berlino, Wachsmuth, 1890; A. SCHNEIDER, _Das alte Rom. -Entwickelung seiner Grundrisse und Geschichte seiner Bauten auf 12 -Karten und 14 Tafeln dargestellt_. Per uso didattico sono abbastanza -utili, i _Kunsthistorische Bilderbogen, zusammengestellt_ del Dottor -MENGE. Il nostro MELANI ha pure illustrazioni della parte romana nei -suoi _Manuali_, con speciale trattazione delle piante e degli stili -degli edifizî nel volume dell'_Architettura_; delle riproduzioni -romane di capilavori greci in quello della _Scultura_; degli affreschi -soprattutto pompeiani in quello della _Pittura_ (Milano, Hoepli, 1900). -Il prof. Archinti di Milano ha pure edito un volume sulla storia -dell'Architettura e degli stili con molte e belle tavole (Milano, -Vallardi, 1889), e il Melani un altro sull'ornamento artistico. Cfr. -per altre opere il mio indice bibliografico generale e speciale. - -[129] VIRGILIO, _Eneide_, I, v. 448-449. - -[130] Ved. DIONE, l. III. 27. - -[131] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 24. - -[132] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano. Hoepli, 1892, -vol. I, pag. 83, 115. Cfr. _Atlante_, tav. LVII, LIX, LXXXIII. - -[133] Da questo fatto della fusione del bronzo per i pezzi -d'artiglieria sorse il proverbio: _Quod non fecerunt barbari fecerunt -Barberini_. I due piccoli campanili laterali che stettero un pezzo alla -disapprovazione di tutti erano stati posti dal Bernini per ordine dello -stesso papa Urbano VIII, ed erano detti _gli orecchioni del Bernini_. - -[134] Ved. LANCIANI, _Notizie degli Scavi_, 1881, anche per la -bibliografia. - -[135] GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano, Hoepli, 1883, pag. 87, -135-138, cfr. _Atlante_ (parte greca) tav. LXIV-LXV; CV-CVIII. - -[136] Cfr. F. CERASOLI, _Documenti inediti medievali circa le terme di -Diocleziano_ in _Bull. Comm., archeol. comunale_. Roma, 1895, pag. 301 -e seg. - -[137] Ved. BORSARI, op. cit. pag. 87, 311-313; Cfr. MIDDLETON, _Ancient -Rom_ II, 282, 288-292; LANCIANI, _Forma Urbis_, t. 8. - -[138] Ved. O. MARUCCHI, _Gli Obelischi egiziani in Roma_, in _Bull. -Comm. Arch. com._ Roma, 1896. - -[139] Ved. GUHL-KONER-GIUSSANI, _La vita dei Greci e dei Romani_. Parte -II, _i Romani_, pag. 120 e segg., fig. 101: _Piramide di Cestio_. - -[140] COHEN, _Médailles imperiales_, I^2, pag. 252, 254, n. 25-29; 48. - -[141] Ved. intorno agli archi BELLORIUS e DE RUBEIS, _Veteres arcus -Augustorum, triumphis insignes_, Roma, 1690, 1824; L. ROSSINI, -_Gli archi di trionfo degli antichi Romani_, Roma, 1836. — GRÄF, -_Triumphbogen_, inserito nel dizionario di archeologia e di antichità -del BAUMEISTER, _Denkmaeler_, III, pag. 1865 e segg. - -[142] Ved. _Bucoliche, Ecloga IV,_ 5. - -[143] Ved. GENTILE, _Atl._ cit. (Parte romana), tav. XXXVIII; _Porta -Maggiore in Roma_ (acquedotto di Claudio imperatore). - -[144] R. LANCIANI, _Commentarii di Frontino intorno le acque -ed acquedotti di Roma_, Roma, 1880. In quest'opera è citata la -bibliografia precedente, specialmente RAFFAELE FABRETTI, _De aquis et -aquaeductibus veteris Romae_, Roma, 1680; 2ª edizione, 1738; CASTRO, -_Corso delle acque antiche_, Roma, 1757, 2 voll.; DE PRONY, _Réchérches -sur le systeme hydraulique de l'Italie_; A. SECCHI, _Avanzi di opere -idrauliche antiche nell'Alatri_, Roma, 1865. - -[145] Intorno all'opinione che l'incendio debba veramente attribuirsi -ai Cristiani ved. G. NEGRI, _Nerone e il Cristianesimo_ (_Rivista -d'Italia_, 1899, fasc. 8, 9); C. PASCAL, _L'incendio di Roma e i primi -cristiani_, Milano, 1900; A. COEN, _La persecuzione neroniana dei -cristiani_ (_Atene e Roma_, 1900, n. 21-23). - -[146] Ved. TACITO, _Annali_, XV, 425; SVETONIO, _Nerone_, 31; cfr. per -maggiori particolari GUHL e KONER cit. II, pag. 104 e segg.; BORSARI, -_Topografia di Roma antica_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 130, 132, -143-145, 349. - -[147] Ved. le monete con l'Anfiteatro Flavio in COHEN, _Médailles -impériales_, vol. I^2, n. 399. È riprodotto anche su un conio del -Padovanino; Cfr. C. FONTANA, _L'Anfiteatro Flavio, 1725_; Haag, 1776; -C. WAGNER, _De Flavii Anphithéatro_, Marburg, 1829-31; cfr. anche A. -POMPEI, _Studî intorno all'anfiteatro di Verona_, Verona, 1877, che -contiene ottime osservazioni per lo studio generale degli anfiteatri. -Altri particolari sul Colosseo aggiunge il BORSARI, op. cit., pag. 132, -134. - -[148] Intorno alle terme romane in generale ved., oltre il lavoro -di BACCIO sulle terme libr. VII, Venezia, 1588: ANDREA PALLADIO, -_Les thermes des Romains_, ediz. di Londra 1732, Vicenza, 1785: CH. -CAMERON, _The baths of the Romains_, Londra, 1772; MIRRI, _Le antiche -camere delle terme di Tito_, Roma, 1776; id. _Descriptions des bains -de Titus_, Paris, 1786; ANT. DE ROMANIS, _Le antiche camere Esquiline -dette Terme di Tito_, Roma, 1822. Delle Terme di Tito e adiacenze si -tratta anche in S. RICCI, _La_ Ξυστικὴ Σύνοσος e la _“Curia athletarum„ -presso S. Pietro in Vincoli_, Roma, 1891, (_Bullettino della -Commissione Comunale di Roma_: LANCIANI, ibidem, 1891-1892). - -[149] P. es., il celebre gruppo del Laocoonte, ora nel Vaticano, fu -rinvenuto nell'anno 1566 in una nicchia di queste stesse terme di -Tito; il così detto _Toro Farnese_, cioè il celebre gruppo di Zetos -ed Anfione, Dirce ed Antiope, che ora si ammira nel Museo nazionale -di Napoli, fu rinvenuto nell'anno 1546 nelle terme di Caracalla: ved. -GENTILE, _Storia dell'arte greca_; op. cit., pag. 171, 176; cfr. -A. HÄCKERMANN, _Die Laocoonsgruppe_, Greifswald, 1856; COLLIGNON, -_Histoire de la sculpture grecque_, Parigi, Didot, II, 533. - -[150] Si osservi qui per incidenza quanti utili cimelî per la -conoscenza dell'arte e della vita si traggano dai monumenti dissepolti. -Intorno alla vita dei Romani, specialmente privata, per es., basti -rammentare quanti documenti autentici siansi tratti appunto dalle -rovine di Ercolano e di Pompei, e quanto ancora si tragga intorno alla -condizione della ricca civiltà romana del I secolo dell'Impero. Ved. -per queste città e per gli scavi relativi: OVERBECK-MAU, _Pompei_, -citato nell'_Indice bibliogr._ - -Di somma importanza per la storia della decorazione pittorica -sono i ritrovamenti della _Domus Vettiorum_ a Pompei, dei quali si -occuparono, si può dire, tutte le Riviste d'archeologia e d'arte -italiane e straniere. Cfr. A. SOGLIANO, _La casa dei Vettii_ nei -_Monumenti antichi_ per cura della R. Accademia dei Lincei, VIII, 1898; -PASQUALE D'AMELIO, _Nuovi scavi di Pompei — Casa dei Vettii_. Non meno -importanti per gli affreschi e per l'uso di case alte più piani sono -i ritrovamenti recentissimi di Boscoreale e di Ercolano (ved. =tav. -57-61=). Cfr. _Mittheil. d. k. d. arch. Inst. Röm. Abth._, 1894, p. -349 e segg.; 1896, pag 131-140, tav. III; A. MAU, _Pompei in Leben u. -Kunst_, Lipsia, 1900. - -[151] Intorno all'Arco di Tito ved. S. REINACH, _L'arc de Titus et -les dépouilles du temple de Jerusalem_, Parigi, 1890. Sugli archi -trionfali, oltre le opere capitali del BELLORIUS e del DE RUBEIS, si -studî quella già citata di L. ROSSINI, _Gli archi di trionfo degli -antichi Romani_, Roma, 1836, e in particolare il lavoro del MANCINI -sull'arco d'Augusto a Fano, Pesaro, 1826; del PETERSEN sull'arco -di Trajano a Benevento, _Röm. Mittheil_, VII, pag. 239 e segg.; del -MASSAZZA e del PONSERA sull'arco antico di Susa, Torino, 1750, 1841. - -[152] Ved. COHEN, _Médailles impériales_, II^2, n. 545 fol., Circo; n. -542-544 pel ponte sul Danubio. - -[153] H. THÉDENAT, _Le Forum romain et les forums impériaux_, Parigi, -1898. Cfr. MELANI, _Archit._, 3.ª ediz., tav. X (_Ricostruzione_). - -[154] Ved. ALBERTOLLI, _Fregi trovati negli scavi del Foro Trajano con -altri esistenti in Roma e in diverse altre città_. Milano, 1838. Per -la bibliografia intorno alla Colonna Trajana vedasi più innanzi; cfr. -F. CERASOLI, _I restauri alle colonne Antonina e Trajana ed ai cavalli -marmorei del Quirinale al tempo di Sisto V_, in _Bull. comm. archéol. -com._ 1896, pag. 179 e segg. - -[155] Ved. AMMIANO MARCELLINO, _Rerum gestarum_ XVI, 10. - -[156] Ved. COHEN, _Méd. impér._, II^2, n. 167-170. - -[157] Ved. A. V. DOMASZEWSKI, _Die politische Bedeutung des -Trajansbogen in Benevent_ in _Jahresheft des österreisch. archäol. -Instituts_ II, 2, pag. 173 e seg.; FROTHINGHAM, _Der Trajansbogen in -Benevent_ in _Academie des inscriptions et belles lettres_ VII, 30. - -[158] Si riferisce che Costantino anzi, ridendo, forse con mal simulata -invidia, dicesse il nome di Trajano esser così benemerito e noto e -ricordato dapertutto da parere l'erba parietaria che alligna sopra ogni -parete. - -[159] Ved. DIONE CASSIO, LXV, 4. - -[160] Intorno alle ville romane ved. all'Indice nostro bibliografico -speciale “Architettura„, i nomi CASTELL, MARQUEZ, MOULE, MAZOIS. - -[161] Ved. CH. LUCAS, _L'empéreur-architecte Adrien_, Parigi, 1869. - -[162] Ved. BORSARI, _Topografia di Roma antica_, cit., pag. 241. Una -delle opere più importanti nei lavori d'escavo del Foro Romano fu -l'isolamento del tempio, dietro alla cui area si può ora liberamente -passare fra il _templum Sacrae Urbis_ e la _Basilica di Costantino_ -(Ved. l'Appendice sugli scavi del Foro romano). - -[163] Intorno alla colonna di Marco Aurelio è uscito un lavoro -esauriente per cura del Petersen e del Domazewski con le contribuzioni -del Mommsen e del Calderini: _Die Marcussäule auf Piazza Colonna -in Rom_, herausgegeben von E. PETERSEN und von DOMASZEWSKI, mit -Beiträgen von MOMMSEN und G. CALDERINI, Monaco, Bruckmann, 1896. Cfr. -R. SCHRÖDER, _Germanische Rechtssymbolik auf der Marcussäule_ (_Neue -Heidelberger Jahrbücher_, VIII, 2 pag. 248 e segg.). - -[164] Ved. C. REICHEL, _De Isidis apud Romanos cultu_. Berlino, Schade, -1849; L. PRELLER, _Les dieux de l'ancienne Rome_, trad. DIETZ, II -partie: _Cultes égyptiens: Isis et Sérapis_; G. LAFAYE, _Histoire -du culte des divinités d'Alexandrie_ (Sérapis, Isis, Harpocrate et -Anubis), Parigi, Thorin, 1884; A. VEYRIES, _Les figures criophores -dans l'art grec, l'art gréco-romain et l'art chrétien_. Parigi, Thorin, -1884. - -[165] Sulla Scuola di Pergamo ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, -Milano, Hoepli, 1883, pag. 164 e seg.; cfr. _Atlante_, id., tav., e -COLLIGNON, _Histoire de la sculpture grecque_, II, pag. 500. - -[166] In questo volume non si tien conto che delle statue e delle opere -d'arte più specialmente romane, riservando lo studio degli originali -e delle copie dei capilavori greci al volume della _Storia dell'arte -greca_, che si sta preparando interamente rifatto sull'edizione del -prof. Gentile, (Milano, Hoepli, 1883), e che ha già a sua illustrazione -un _Atlante_ di 149 tav. (Milano, Hoepli, 1892). - -[167] CICERONE in _Verr._, IV, 2. - -[168] Ved. ORAZIO, _Satire_, 3, 64: _Insanit veteres statuas Damasippus -emendo_. - -[169] Occorre il detto di Trimalcione: _Meum intendere nulla pecunia -vendo_, e l'osservazione di Stazio circa la bravura del riconoscere -l'autore d'un'opera anche senza essere segnato: _Silvae_, IV, 6: -_Artificium veteres cognoscere ductus — et non inscriptis auctorem -reddere signis_. - -[170] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_ cit., pag. 145. Cfr. -_Atlante_ id., tav. CXV. - -[171] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 155. - -[172] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 41. - -[173] Ved. BERNOUILLI, _Römische Ikonographie_, nell'_Indice bibl._ e -in altri autori, p. es. in CAMILLO SERAFINI, _L'arte nei ritratti della -moneta romana repubblicana_ in _Bull. Comm. arch. com._ di Roma 1897, -pag. 3 e segg., tav. I. Pei confronti con lo stile dei ritratti greci, -cfr. R. FOERSTER, _Das Porträt in der griech. Plastik_. Kiel 1882. - -[174] Ved. _Boll. dell'Ist. di Corr. Arch. di Roma_, 1863. - -[175] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano, Hoepli, -1883, pag. 136 e segg., con la bibliografia a pag. 137-138. Cfr. M. -COLLIGNON, _Histoire de la sculpture grecque_. Parigi, Didot, 1897, II -vol. pag. 215 e segg. - -[176] Intorno alla Colonna Trajana. Ved. ALPH. CIACCONI, _columnae -trajanae orthographia_, Roma, 1773; FROEHNER, _La colonne trajane_. -Parigi, 1872-74; F. BOUCHER, _Die Charakterköpfe der Trajanssäule_, -1893; C. CICHORIUS, _Die Reliefs der Traianssäule, herausgegeben und -historisch erklärt_. Berlino, Reimer, 1896. I _Tafelband: Die Reliefs -des ersten dakischen Krieges_ (gran folio 57 tavole in eliotipia) — II -_Text-band: Commentär dazu_ (8 gr). - -[177] Intorno ai sepolcri, ai sarcofaghi, ai monumenti sepolcrali in -genere ved. all'Indice generale, BIANCHINI, BARTOLI e BELLONI, inoltre -G. P. CAMPANA, _Illustrazioni di due sepolcri del secolo di Augusto -scoperti tra la via Latina e l'Appia presso la tomba degli Scipioni_, -Roma, 1852, 2ª ediz. Per i monumenti sepolcrali etruschi ved. -nell'_Indice generale_ BINDSEIL e ORIOLI. - -[178] Per errore è stato considerato dal Gentile (tav. LXX cit., n. 2) -quale imperatore in piedi uno schiavo giudeo con le mani legate, e fu -per svista ripetuto l'errore nella mia _Epigrafia latina_. (Tav. LX, n. -2). - -[179] Intorno ai camei e alle gemme, ved. KING, _Antique Gems, their -origin, uses_, Londra, 1872; CHABOUILLET, _Catalogue général des camées -et pierres gravées de la Bibliothèque impériale_. Quanto all'arte della -vetreria, non si può tenerne special conto se non nell'archeologia -propriamente detta: cfr. pertanto DEVILLE, _Histoire de l'art de la -verrerie dans l'antiquité_, Parigi 1873. - -[180] Ved. sui bronzi GUILLAUME, _La sculpture en bronze_, 1868; -FRIEDERICHS, _Kleiner kunst und Industrie in Alterthum_, Berlino, -1871; LONGPÉRIER, _Notices des bronzes antiques du Louvre_, 1879. -Vedi per l'argenteria e la gioielleria, QUARANTA, _Di quattordici vasi -d'argento dissotterrati in Pompei_, Napoli, 1835; ARNETH, _Die antiken -Gold und Silbermonumente der k. k. Münz- und Antiken Cabinettes in -Wien_, 1850; MICHAELIS, _Das Corsinische Silbergefäss_, 1859; WIESELER, -_Hildesheimer Silberfund_, Gottinga, 1869. Intorno ai tesori di -Boscoreale presso Pompei, ved. _Notizie degli scavi_, 1894, pag. 385; -1895, pag. 109, 207, 235; 1896, pag. 204, 230; 1899, pagina 14. Uno -studio a parte meriterebbe la ceramica, ma a chi non vuol dar polvere -negli occhi occorre uscire dal tema per trattarne degnamente. Si -confronti la letteratura nella parte greca e si aggiunga: VON ROHDEN, -_Die Terracotten von Pompei_, Stuttgart, 1880. - -[181] Lavori d'indole generale sulle monete, i quali però possono -dare un concetto esatto delle varie classi di monete antiche, sono: -MOMMSEN, _Histoire de la monnaie romaine_, Parigi, 1865-1875, 4 volumi; -LENORMANT, _La Monnaie dans l'antiquité_, 3 vol., 1879; IMHOOF-BLUMER, -_Portraitköpfe auf römischen Münzen der Republik und der Kaiserzeit_, -Lipsia, 1879; FROEHNER, _Les medaillons de l'empire romain_, Parigi, -1878; CH. ROBERT, _Études sur les medaillons contorniates_; S. -AMBROSOLI, _Manuale di numismatica_, Milano, Hoepli, 1895, 2ª ediz., -pag. 79-145; FR. GNECCHI, _Monete romane_, Milano, Hoepli, 1896. -Di quest'opera _è stampata_ ora la 2ª ediz. di molto accresciuta, -anzi interamente rifatta dall'autore. Importantissimi articoli sulla -numismatica romana sono anche inseriti nella _Rivista italiana di -Numismatica_, diretta dai cavv. E. e FR. GNECCHI. — Sulle relazioni che -la storia dell'arte e l'architettura hanno con la numismatica, ved. -DONALDSON, _Architectura numismatica_, Londra, 1859, ove sono citati -gli autori precedenti. Cfr. per le considerazioni d'indole artistica -S. RICCI, _Intorno all'influenza dei tipi monetari greci su quelli -della repubblica romana_. Introduzione al lavoro: _L'arte greca nella -numismatica romana della Repubblica e dell'Impero_. Estratto dalle -_Mémoires du Congrès international de Numismatique_ del 1900, pp. -170-204. - -[182] Di Timomaco scrisse F. BRANDSTÄTTER, _Timomachos' Werke und -Zeitalter_, Lipsia, 1889. - -[183] PLINIO, _H. N._, XXXV, 20. - -[184] LÉON RENIER-PERROT, _Les peintures du Palatin_, in _Rev. -Archéol._, serie XXI e XXII; F. SCHWECHTEN, _Wanddekoration aus den -Kaiserpalästen auf dem Palatin in Rom_, Berlino, 1878. - -[185] Ved. _Alte Denkmäler_, Vol. I, 11; cfr. SITTL, _Archeöl. d. -Kunst_, pag. 739, nota 10. Cfr. per gli affreschi nella villa “La -Farnesina„ i _Monumenti_ cit., vol. XI. tav. 44-48. XII, tav. 5-8; -17-34; cfr. _Wand- und Deckenschmuch eines röm. Hauses aus der Zeit des -Augustus_. Berlino, 1891. - -[186] Degne di nota sono le opere del Mau intorno ai dipinti e -agli scavi in genere di Pompei, le quali sono nella maggior parte -inserite nella _Römische Abtheilung delle Mittheilungen des deutschen. -Archäolog. Instituts_. Vi è anche una guida archeologica di Pompei -curata recentemente dal Mau. Cfr. PRESUHN, _Die pompejanischen -Wanddekorationen_. Lipsia, 1882. - -[187] Ved. per Pompei: W. HELBIG, _Wandgemälde der von Vesuv -verschutteten Städte Campaniens_, Lipsia, 1868; O. DONNER, _Abhanlung -über die antiken Wandmalereie in technischer Beziehung_; ibidem, -Appendice al libro precedente. Cfr. G. BOISSIER, _Revue des deux -mondes_, ottobre, 1879; FIORELLI, _Relazioni sugli scavi_, dall'anno -1861 all'anno 1872; _Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio_. -(Ved. _Annali Ist. Corr. Arch._). A. MAU, _Pompeji in Leben und -Kunst_, Lipsia, Engelmann, 1900. Per le varie piante e sezioni di case -pompeiane, ved. =tav. 314, 315, 316= (=tav. 79-81=). - -[188] Ved. E. PETERSEN, _I rilievi tondi dell'arco di Costantino. -Mittheil. d. k. d. arch. Instit.: Röm. Abtheil._ vol. IV (1889), pag. -314-339, tav. XII. Cfr. A. MONACI, _Le sculture aureliane sull'arco di -Costantino_ in _Bull. Com. arch._ di Roma, 1900, pag. 75 e segg. - -[189] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, op. cit., pag 171, 189, -190-91. - -[190] Sulle terme di Caracalla ved. BLOUET, _Restauration des thermes -d'Antonin Caracalla_. Parigi, 1828. Su quelle di Diocleziano ved. E. -PAULIN, _Les thermes de Diocletien (Restauration des mon. ant.)_. Cfr. -gli studi su altre terme, come p. es., su quelle di Civitavecchia: -G. TORRACA, _Delle antiche terme taurine esistenti nel territorio di -Civitavecchia_. Roma. 1761; su quelle di Pisa: C. LUPI, _Nuovi studi -sulle antiche terme pisane_. Pisa, 1885; per Pompei: _Terme stabiane_, -in NISSEN, _Pompejanische studien_. pag. 140 e segg. Ved. S. A. -IWANOFF, _Aus den Thermen des Caracalla. Mit Erlaüterungen von_ CHR. -HÜLSEN. Berlino, 1891. - -[191] Cfr. FR. CERASOLI, _Documenti inediti medievali circa le terme di -Diocleziano e il Mausoleo di Augusto, in Bull. Comm. arch. comun._ di -Roma 1895, pag. 301 e segg. - -[192] Cfr. C. F. MAZZANTI, _La scultura ornamentale romana nei bassi -tempi_, in _Archivio Storico dell'arte_, s. II, anno II, fasc. 1 e 2 p. -33 e segg.; fasc. 3, p. 161-185. - -[193] Tutto questo periodo dell'arte in Italia, che dalla decadenza -dell'arte perfetta in Roma si estende fino al Rinascimento, è ora -trattato egregiamente dall'illustre prof. Venturi nel suo recentissimo -libro _La Storia dell'arte in Italia_ (Milano, Hoepli, 1901), di cui -è uscito il primo volume, che giunge fino a Giustiniano, opera ricca -di tavole e di illustrazioni. Sono già in corso di stampa il secondo -volume, che tratterà del periodo _Dal tempo dei Longobardi all'inizio -dello stile nazionale_, e il terzo: _Dal secolo XIII alla fine del -Trecento._ - -[194] Ved. _Notizie degli Scavi di antichità comunicate alla R. -Accademia dei Lincei._ Roma, giugno 1900, pag. 220 e segg. - -[195] Ved. tavola allegata alle _Notizie degli Scavi_ citate, a pag. -220-221: _Sacra Via et continentia aedificia_; cfr. _Atti dei Lincei, -Memorie della classe di Scienze mor._, Serie 5ª, vol. VIII. - -[196] Ved. REINA, _Triangolazione della città di Roma in Rivista di -topografia e catasto. 1896_. - -[197] Ved. l'arch. BONI, in _Notizie degli Scavi_, cit., pag. 229. - -[198] G. TROPEA, _La stele arcaica del Foro Romano, cronaca della -discussione_. III. Messina, tip. della _Rivista di storia antica e -scienze affini_. 1900. Cfr. Parte Iª e IIª nella _Rivista_ medesima, -1892. - -[199] Ved. _Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla Regia -Accademia dei Lincei_, maggio 1889, pag. 151 e segg. - -[200] Ved. _Nuova Antologia._ 1 genn. 1900; cfr. 16 nov. 1900. - -[201] Ved. _Notizie degli scavi_, aprile 1900, pag. 143 e segg. - -[202] Il Pais ne discusse in varie riprese e recentemente -nell'articolo: _Le scoperte archeologiche e la buona fede scientifica_ -inserito nella _Rivista di storia antica e scienze affini_ di Messina; -il Comparetti invece pubblica un lavoro a sè, intitolato: _Iscrizione -arcaica del Foro Romano_. Firenze-Roma, Bencini. 1900. - -[203] A scanso di dimenticanze, ved. la cronaca citata dal prof. Tropea -in op. e luogo citati. - -[204] Queste opinioni espressi già a suo tempo, nell'articolo di -divulgazione dell'_Almanacco italiano_ pel 1901, trattando delle -_Recenti scoperte archeologiche di Roma negli scavi del Foro Romano_ -(ved. pag. 372 e segg.). - -[205] Da un articolo sul _Popolo Romano_ del 23 maggio scorso il prof. -Tropea trae un riassunto dei capisaldi dell'opinione del Milani, mentre -si attende la sua pubblicazione nei _Rendiconti_ della R. Accademia -dei Lincei e nella seconda puntata dei suoi _Studî e materiali di -Archeologia e Numismatica_. - -[206] _Notizie degli Scavi d'antichità comunicate alla R. Accademia dei -Lincei._ Roma, maggio 1900, pag. 159 e segg. - -[207] Ved. in _Bollettino della Commiss. archeologica comun. di Roma -del 1900_. Cfr. anche il GATTESCHI nell'Indice bibliografico delle -opere speciali. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Grafie alternative o -arcaiche sono state analogamente conservate (terramare/terremare, -sacrifizio/sagrifizio). Nelle sezioni bibliografiche, i titoli non -italiani sono stati riprodotti fedelmente, tranne nel caso di evidenti -errori. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Trattato generale di Archeologia e -Storia dell'Arte, by Iginio Gentile and Serafino Ricci - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRATTATO GENERALE DI ARCHEOLOGIA *** - -***** This file should be named 53110-0.txt or 53110-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/1/1/53110/ - -Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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