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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Annali d'Italia, vol. 5 - dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 - -Author: Lodovico Antonio Muratori - -Release Date: June 19, 2016 [EBook #52377] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 5 *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -ANNALI D'ITALIA 5 - - - ANNALI D'ITALIA - - DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE - SINO ALL'ANNO 1750 - - - _COMPILATI_ - - DA L. ANTONIO MURATORI - - E CONTINUATI SINO A' GIORNI NOSTRI - - - _Quinta Edizione Veneta_ - - VOLUME QUINTO - - - VENEZIA - DAL PREMIATO STAB. DI G. ANTONELLI ED. - 1846 - - - - -ANNALI D'ITALIA - -DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE FINO ALL'ANNO 1500 - - - - - Anno di CRISTO MCCLIX. Indizione II. - - ALESSANDRO IV papa 5. - Imperio vacante. - - -Se nel precedente anno s'affollarono le calamità sopra l'Italia, il -presente abbondò di consolazioni. Non era uomo _Eccelino_ da sofferir -compagni nel dominio di Brescia[1]. Per isbrigarsi dunque da Buoso -da Doara, che col _marchese Oberto_ Pelavicino comandava alla metà di -quella città, siccome ancora a Cremona, propose d'inviarlo per podestà -a Verona. Buoso, persona accorta, che prevedeva i pericoli imminenti -a chi si metteva in mano d'un tiranno sì sanguinario, ricusò con -bella maniera, e poi stette ben in guardia per non essere colto. Non -finì poi la faccenda, che il marchese Oberto e Buoso dovettero cedere -ad Eccelino la signoria intera di Brescia, e ritirarsi a Cremona. -Ma rimasero ben inaspriti per questo tradimento; e perciò Oberto -segretamente si collegò con _Azzo VII_ marchese d'Este, co' Ferraresi, -Padovani e Mantovani; e Buoso anche esso trasse nella stessa lega -Martino della Torre col popolo signoreggiante in Milano, mercè di una -concordia stabilita fra loro per conto di Crema. Ma neppure stette in -ozio Eccelino. Fece anch'egli una segreta lega coi nobili di Milano. -Non abbiamo storico alcuno milanese che ci abbia ben dicifrato lo stato -allora di quella città. Il solo fra Galvano dalla Fiamma, dell'ordine -de' Predicatori[2], scrive che sul fine di marzo nacque dissensione -fra lo stesso popolo dominante in Milano. Volle l'una delle parti per -suo capo Martino dalla Torre, l'altra Azzolino Marcellino. Prevalse -il Torriano colla morte dell'altro. Allora i nobili, paventando la -forza di questo capo e del popolo, elessero per loro capo Guglielmo -da Soresina, e si fecero forti. Affin di quetare sì fiere turbolenze, -si trasferì a Milano Filippo arcivescovo di Ravenna legato pel papa, -che mandò ai confini i due suddetti capi. Il che vien anche asserito -dall'autore degli Annali Milanesi[3], senza por mente che tuttavia -Filippo legato era detenuto prigione in Brescia da Eccelino, e che -per conseguente all'anno precedente, prima della prigionia di lui, -dovrebbe appartener questo fatto. Avendo Martino rotti i confini, se ne -tornò a Milano, e fece stare colla testa bassa la nobiltà. Il perchè -Guglielmo da Soresina ed altri nobili, andati a Verona, promisero ad -Eccelino di dargli in mano la città di Milano. L'autore degli Annali -suddetti di Milano ci vorrebbe far credere che Leone arcivescovo colla -fazion de' nobili fosse cacciato fuori di Milano, e ch'egli stesso -ricorresse ad Eccelino, con offerirgli il dominio di Milano: il che non -sembra verisimile. A mio credere, parte dei nobili restata in Milano, -e non già tutti, se l'intese con Eccelino. Lo stesso pare che si possa -ricavare da Rolandino e dal Monaco Padovano[4], e chiaramente lo dice -Guglielmo Ventura[5]. Comunque sia, sappiamo di certo che Eccelino, -siccome vedremo, si mosse alla volta di Milano, lusingandosi già -d'avere in pugno quella nobilissima città. Ma si vuol prima avvertire -che nell'aprile del presente anno[6] i Padovani s'impadronirono -di Lonigo e di Custoza, togliendole ai Vicentini. Arrivati anche -alla grossa ed abbondante terra di Tiene, le diedero il sacco ed il -fuoco. Poscia nel mese di maggio presero la terra di Freola, e, ben -fortificatala, vi lasciarono un sufficiente presidio. Ad Eccelino, -tuttavia dimorante in Brescia, fu portata questa nuova, ed essa fu la -fortuna di molti poveri Veronesi accusati di tradimento; imperciocchè -avendo egli spedita una brigata di Tedeschi a Verona per condurre que' -miseri a Brescia, udito il fatto di Freola, montò in sì gran collera, -che fatti fermar per istrada i Tedeschi, in persona, correndo il mese -di giugno, mosse l'armata, e, portatosi colà, ripigliò quella terra; -e tutto quel popolo che umilmente e tosto se gli arrendè, fece legare, -grandi e piccoli. Molti d'essi levò dal mondo, nè lasciò andarne alcuno -senza segno della sua barbarie, con aver[7] fatto cavar gli occhi, o -tagliare il naso o un piede ad alcuni, e castrare i restanti. Fu questo -l'ultimo spettacolo della crudeltà di quel mostro. - -Tornato a Brescia il tiranno, attese ad accrescere l'armata sua, -con assoldar nuova gente, e raunar tutti gli amici, per passare alla -sospirata conquista di Milano. Ad assicurarsi bene della felicità di -così bella impresa altro non ci mancava che sapere il giorno favorevole -in cui si dovea muovere l'armata sua; e questo dipendeva dal saper -leggere nel libro delle stelle. Teneva egli a tal fine molti strologhi -in sua corte, che gli rivelarono il punto preciso; se con certezza, si -vedrà fra poco. Racconta il Monaco Padovano[8] che nella di lui corte -onorati si vedeano Salione canonico di Padova, Riprandino Veronese, -Guido Bonato da Forlì, e Paolo Saraceno colla barba lunga, che pareva -un altro Balamo: tutti strologhi a lui cari. Sul fine dunque di -agosto[9], fingendo di voler far l'assedio degli Orci, s'inviò colà con -tutto l'esercito e con un magnifico treno, seco conducendo tutta ancora -la milizia di Brescia. Diede il guasto ai contorni: nel qual tempo -anche il marchese Oberto Pelavicino con Buoso da Doara e coll'armata -de' Cremonesi andò ad accamparsi a Soncino in faccia agli Orci col -fiume Oglio interposto, per vegliare agli andamenti di quel serpente. -Mossesi ancora a tali avvisi Azzo marchese d'Este colla milizia -ferrarese, ed unitosi co' Mantovani, andò a postarsi a Marcheria -sullo Oglio, per essere a tiro di darsi mano coi Cremonesi, secondo -i bisogni. Nello stesso tempo Martino dalla Torre con un potente -esercito di Milanesi uscì in campagna, e venne fino a Pioltello, ossia -a Cassano presso all'Adda, mostrandosi pronto in aiuto de' Cremonesi, -qualora fosse occorso. Eccelino intanto, rimandata a casa la fanteria -bresciana, e ritenuti solo i cavalieri, una notte all'improvviso valicò -il fiume Oglio a Palazzuolo; e continuato il viaggio fino all'Adda, -per un guado, fatto prima riconoscere, passò anche l'altro fiume nel -dì 17 di settembre, e s'avviò speditamente verso Milano. Da quattro o -cinque mila cavalli menava egli con seco. V'ha ancora chi dice più. -Era spedita quella illustre città, se a tempo non giugneva al campo -milanese l'avviso de' fiumi valicati da Eccelino. Allora Martino dalla -Torre, che ben intese dove mirava l'astuto tiranno, precipitosamente -fece marciar l'esercito, ed ebbe la fortuna di entrare in Milano prima -che vi si avvicinasse il nemico, e di rompere con ciò tutti i di lui -disegni. A questo avviso Eccelino diede nelle smanie, nè ad altro pensò -che ad impossessarsi della nobil terra di Monza, oppure a tornarsene -a Brescia. Virilmente si accinsero alla difesa i cittadini di Monza, -in guisa che, svanito ancor questo colpo, Eccelino passò a Trezzo, -al cui castello fece dare un furioso assalto, ma con trovarvi dentro -chi non avea men cuore de' suoi. Dati dunque alle fiamme i borghi di -quella terra, si ridusse a Vimercato, dove lasciò prendere posa alla -sua gente. Mostrava egli al di fuori sprezzo de' suoi avversarii, ma -internamente era combattuto da molesti pensieri per vedersi in mezzo a -paese nemico, e coi possenti Milanesi alle spalle, e con fiumi grossi -da valicare. E più poi si conturbò, allorchè gli venne nuova che il -marchese d'Este co' Ferraresi, Cremonesi e Mantovani s'era inoltrato -fino all'Adda, per contrastargli il passo, ed avea anche preso il -ponte di Cassano, alla cui guardia egli avea dianzi lasciate alcune -delle sue squadre. Allora furibondo con tutti i suoi prese il cammino -alla volta di Cassano, perchè, se vogliam credere a ciò che taluno -racconta[10], un diavolo gli avea predetto, che morrebbe ad Assano. -Interpretò Eccelino questa parola per Bassano, terra sua e de' suoi -maggiori; ma si raccapricciò poi all'udire Cassano. Sarà stata questa -un'immaginazione del volgo. Ora con tal vigore spinse egli la sua -gente contro i difensori del ponte, che quasi quasi pareano inclinati a -cedere; ma eccoti una saetta che va a ferire Eccelino nel piè sinistro, -e se gli conficca nell'osso. - -Per tal accidente corse lo spavento in tutte le di lui brigate; ma -egli, mostrando intrepidezza, si fece portar di nuovo a Vimercato, -dove, aperta la piaga, e cavatane la freccia, i chirurghi il curarono. -Salì egli animosamente a cavallo nel dì seguente, ed informato di -un guado nell'Adda, con ardire si mise a passarlo, e gli venne fatto -di condurre di là tutti i suoi squadroni. Ma intanto ecco comparire -Azzo marchese d'Este coi Ferraresi e Mantovani, ed Oberto Pelavicino -marchese e Buoso da Doara coi Cremonesi, e circondare il nemico -esercito. I primi a dare di sproni a' cavalli per salvarsi furono i -Bresciani. Il che veduto da Eccelino, col resto della gente sua, ma -di passo e senza mostrare paura, s'inviò per cercare ricovero sul -territorio di Bergamo. Non glielo permisero i collegati, i quali, -avventatisi addosso alle di lui brigate, immantinente le sbandarono, -con farne assaissimi prigioni. Il più illustre ed importante fra -questi fu lo stesso Eccelino, al quale, dappoichè restò preso, un -indiscreto soldato diede due o tre ferite in capo, per vendetta -di un suo fratello, a cui il tiranno avea fatto tagliare una -gamba. Il Malvezzi[11] scrive che tali ferite gli furono date da -Mazzoldo de' Lavelonghi nobile bresciano, prima ch'ei fosse preso. -Il felicissimo giorno, in cui questa insigne vittoria avvenne, fu -il 27 di settembre[12], festa de' santi Cosma e Damiano. A folla -correva la gente per mirar preso un uomo sì diffamato per la sua -indicibil crudeltà, come si farebbe ad un orribilissimo mostro ucciso, -caricandolo ognuno d'improperii, e i più vogliosi di finirlo. Ma -il marchese e Buoso da Doara non permisero che alcuno gli facesse -oltraggio; anzi, condottolo a Soncino, quivi il fecero curare con -carità dai migliori medici. Tali nondimeno erano le sue ferite, che -da lì ad undici giorni in età di circa settant'anni se ne morì tal -quale era vissuto, senza segno di penitenza, e senza mai chiedere i -sacramenti della Chiesa. Come scomunicato fu seppellito fuor di luogo -sacro in un'arca sotto il portico del palazzo di Soncino. Oltre a -quello che diffusamente della crudeltà inudita e degli altri esecrandi -costumi di Eccelino, scrissero Rolandino e il Monaco Padovano, è da -vedere Guglielmo Ventura, che nella Cronica d'Asti[13] fa un'esatta -dipintura di quel poco di bene e di quell'infinito male che si -trovava in questo sì spietato tiranno. Avvertì egli che quanti ciechi, -storpi ed altri segnati dalla mano di Dio, o degli uomini, andavano -limosinando per l'Italia, tutti diceano d'essere stati conci così da -Eccelino: del che egli si vendicò. L'autore eziandio della Cronica di -Piacenza[14] parla delle buone e ree qualità di Eccelino. Pur troppo è -vero che a niuno dei tiranni è mancato qualche lodatore. - -Non si può già esprimere il giubilo e la festa che per tutta la -Lombardia si fece all'udire tolto dal mondo l'assassino di tanti -popoli, il cui nome era troppo in orrore, e facea tremare anche -i lontani. D'altro non si parlava allora che di questo felice -avvenimento. Certificati della sua morte i Padovani corsero a Vicenza -per liberar quella città dal presidio postovi dal tiranno[15]. Non -potendola avere, ne bruciarono i borghi, e se ne tornarono a casa. -Da lì a tre dì fuggiti i soldati di Eccelino, i Vicentini si misero -sotto la protezione de' Padovani, i quali poscia a poco a poco se ne -fecero assoluti padroni. Parimente si sottomise la terra di Bassano -a Padova, con che crebbe di molto la potenza di questa città. A -cagion di tali vicende in Trivigi non si credette più sicuro Alberico -da Romano fratello dello stesso Eccelino, perchè ben consapevole -dell'odio immenso de' Trivisani e dei circonvicini popoli, ch'egli -s'era comperato colla sua crudel tirannia, non inferiore a quella del -fratello. Però quel popolo, assistito dalla forza della repubblica -veneta, fatta sollevazione, si rimise in libertà, e prese per suo -podestà Marco Badoero nobile veneziano[16]. Altrettanto fece la città -di Feltre. Finalmente la città di Verona ricuperò anch'essa la libertà; -richiamò Lodovico conte di San Bonifazio e gli altri fuorusciti, -ed elesse per suo podestà Mastino dalla Scala, la cui casa, dopo -qualche tempo, giunse alla signoria di quella città. La sola città di -Brescia si trovò ostinata in non voler quella pace che l'altre città -aveano abbracciata. Vi signoreggiava allora la fazion ghibellina, e -per quanto di forza e di preghiere adoperassero i fuorusciti guelfi, -sostenuti dalle città aderenti alla Chiesa, non poterono mai ottenere -di ripatriare. S'interpose fra le parti discordi l'astuto marchese -Pelavicino[17], e girò l'affare in maniera che, introdottosi in -Brescia, si fece eleggere signore di quella città dal popolo, lasciando -così delusi i fuorusciti, de' quali poi si dichiarò nemico. Avendo -egli trovato quivi tuttavia carcerato _Filippo arcivescovo_ di Ravenna, -legato del papa, benchè pregato con efficaci lettere da esso pontefice, -non si seppe indurre a rilasciarlo. Volle Dio che, ciò non ostante, -il buon prelato riacquistasse la libertà. Aiutato da chi gli volea -bene, una notte si calò egli felicemente con una fune dal palazzo, in -cui era custodito; ed uscito con segretezza fuori della città, dove -trovò preparato un cavallo, senza punto fermarsi, arrivò all'amica -città di Mantova. Teneva in questi tempi il marchese Oberto suddetto -corrispondenza col _re Manfredi_, e ne ricavava dei buoni aiuti di -borsa per sostenere il partito dei Ghibellini in Lombardia. Degli -amici ne avea in abbondanza per le città di questa provincia, perchè -considerato come capo d'essa fazione dopo la morte di Eccelino. - -Nella lega ch'esso marchese Oberto avea fatta nel dì 11 di giugno -dell'anno presente in Brescello con Azzo marchese d'Este e d'Ancona, -con Lodovico da San Bonifazio, appellato conte di Verona, e coi comuni -di Mantova, Ferrara e Padova, la quale distesamente vien rapportato -da Antonio Campi storico cremonese[18], si legge: _Quod domini marchio -estensis, et comes Veronae, et, communia Mantuae, Ferrariae et Paduae, -habeant semper, teneant et foveant excellentissimum dominum Manfredun -regem Siciliae in amicum, et dent operam, quod dictus dominus rex ad -concordiam reducatur cum Ecclesia_. Per questo accordo fu il marchese -Oberto assoluto da non so qual religioso dalla scomunica; ma, siccome -osserva il Rinaldi[19], papa _Alessandro IV_ dichiarò nulla tale -assoluzione, nè volle ammettere Oberto e la lega suddetta, s'egli non -rinunziava all'amicizia e lega del re Manfredi. Prima che terminasse -il presente anno, Martino dalla Torre, capo de' popolari dominanti in -Milano[20], all'avviso che dopo la morte di Eccelino i nobili milanesi -fuorusciti s'erano rifuggiti in Lodi, accolti quivi dalla possente -famiglia da Sommariva, coll'esercito andò sotto quella città, nè -solamente costrinse a partirne i nobili, ma ancora divenne egli padrone -di quella città. Ciò non ostante, in considerando l'odio, l'invidia e -la forza de' nobili milanesi nemici suoi, e temendo d'essere un dì o -l'altro abbattuto, prese la risoluzione di gittarsi anche egli nelle -braccia del marchese Oberto Pelavicino, figurandosi di poter continuare -la sua autorità sotto l'ombra di lui. Operò dunque che il popolo -milanese prendesse per signore esso marchese solamente per cinque anni -col salario annuo di quattromila lire. Si trasferì pertanto Oberto a -Milano con secento cavalli ed altra soldatesca, parte cremonese e parte -tedesca, e, ricevuto con grande onore dai Milanesi, diede principio -al suo governo, e dipoi vi lasciò per governatore Arrigo marchese di -Scipione suo nipote. Ed ecco che quando si credea a terra la fazion -ghibellina per la morte di Eccelino, risorger essa vigorosa più che -mai. Aggiungono gli storici milanesi, che Oberto coll'andare del tempo -non corrispose alle speranze de' Torriani, studiandosi di abbassarli, -ma non gli venne già fatto; e noi vedremo tuttavia signoreggiare -in Milano la famiglia dalla Torre. Sollevaronsi in quest'anno[21] -gl'instabili Romani contra del loro senatore, cioè contra di Castellano -d'Andalò, zio del defunto Brancaleone, verisimilmente per maneggio -del papa, che nol potea sofferire; e, creati due senatori, andarono -ad assediarlo in una delle fortezze di Roma, dove egli s'era ritirato. -Bravamente si difese Castellano, confidato sempre di non averne male, -dacchè in Bologna erano ben guardati gli ostaggi a lui pure dati dai -Romani. Nella giunta alle storie di Matteo Paris si legge, che nel -presente anno papa Alessandro IV scomunicò il re Manfredi. Lo stesso -abbiamo dalla Cronica di Fra Pipino[22], e vien anche confermato dagli -storici napoletani. Abbiamo dal Guichenon[23], che _Tommaso conte_ di -Savoia, e già di Fiandra, principe rinomato per molte sue azioni, mancò -di vita nel dì primo di febbraio di questo anno: il che viene eziandio -asserito dagli Annali di Genova[24]. Da questo principe discende la -real casa di Savoia, oggidì regnante in Sardegna, Savoia, Piemonte, -Monferrato e in altre città. Perchè gli Astigiani non s'inducevano -a rilasciare i di lui figliuoli, dati loro in ostaggio, venne in -quest'anno a Genova il _cardinale Ottobuono_ del Fiesco, zio materno -d'essi principi, per passare ad Asti, e trattare della lor libertà. -_Pro liberatione nepotum ejus, filiorum quondam domini Thomae comitis -Sabaudiae._ Sono parole del Continuatore di Caffaro. Che esito avesse -il suo negoziato non apparisce. Fu bensì del tumulto in Genova al -ritorno di questo cardinale, perchè si temeva che egli facesse maneggio -per far deporre Guglielmo Boccanegra, il quale nell'anno 1257 era stato -creato capitano del popolo di Genova contro la fazion de' nobili. Ma -si quetò il rumore. Cominciò nell'anno presente _Carlo conte _d'Angiò -e di Provenza a mettere il piede nel Piemonte, dove si sottoposero -alla di lui signoria la città d'Alba e le terre di Cunio, Monte Vico, -Piano e Cherasco. E gli Aretini[25] una notte sorpresero la città di -Cortona, che era fortissima; ne disfecero le mura e le fortezze, e la -suggettarono al loro dominio, non senza grave sdegno e doglianza de' -Fiorentini. - -NOTE: - -[1] Roland., lib. 11, cap. 12. - -[2] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 293. - -[3] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[4] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic. - -[5] Ventura, Chron. Astens., cap. 2, tom. 11 Rer. Ital. - -[6] Roland., lib. 11, cap. 16. - -[7] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[8] Monach. Patavinus, in Chron. - -[9] Roland., lib. 12, cap. 2. - -[10] Annal. Mediolan. - -[11] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. - -[12] Monachus Patavinus. Gualvaneus Flamma. - -[13] Ventura, Chron. Astens., cap. 2, tom. 2 Rer. Ital. - -[14] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[15] Roland., lib. 12, cap. 10. - -[16] Monach. Patavinus. - -[17] Malvecius, Chron. Brixian. - -[18] Antonio Campi, Istoria di Cremona. - -[19] Raynald., in Annal. Eccl. - -[20] Chronic. Placentin. Annales Mediol. Gualvan. Flamma. - -[21] Matth. Paris, Hist. Angl. - -[22] Pipinus, Chron., tom. 9 Rer. Ital. - -[23] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. I. - - - - - Anno di CRISTO MCCLX. Indizione III. - - ALESSANDRO IV papa 6. - Imperio vacante. - - -Andavano alla peggio gli affari dell'imperio de' Latini in Levante[26]. -Però _Baldovino imperadore_, e il despota della Morea vennero in -persona in Italia a chiedere soccorsi ad esso Manfredi e al papa. -Avrebbe desiderato il pontefice di prestar loro aiuto; ma le forze -mancavano. Il solo Manfredi sarebbe stato valevole colle sue forze a -quell'impresa, se non si fosse scusato col non essere in grazia della -Sede apostolica, e colla necessità di dovere star in buona guardia -contro gli attentati della corte di Roma, la quale facea continui -maneggi per torgli il regno e darlo ad altro principe. Voglioso il -despota di levare di mezzo gli intoppi, andossene nel gennaio di questo -anno a trovare il pontefice, e trattò seco di pace. Condiscendeva -il non superbo papa Alessandro IV a riconoscere Manfredi per re e -a concedergli l'investitura, a condizione ch'egli restituisse gli -Stati e i beni tolti ai fuorusciti, e scacciasse dal regno tutti i -Saraceni, siccome nemici della religione, e gente che niun rispetto -portava alle chiese, e faceva mille mali in tempo di guerra. Al primo -punto consentiva Manfredi; al secondo non seppe accomodarsi. Non si -fidava egli dei nazionali suoi sudditi cristiani, ben sapendo che non -mancavano maniere alla corte di Roma di guadagnarli, e conoscendo -assai l'istabilità de' suoi baroni. La speranza di mantenersi era -da lui posta nelle numerose brigate de' Saraceni di Nocera, che -Roma non avrebbe mai potuto guadagnare. Il perchè sospettando che -la corte pontificia, qualora egli si fosse spogliato del braccio di -quegl'infedeli, più facilmente l'avrebbe potuto opprimere, rigettò -la proposizione, e piuttosto pensò a tirarne degli altri, non so se -dalla Sicilia, o pure dall'Africa, giacchè non ignorava i trattati -che si andavano facendo per muovere contro di lui l'armi di qualche -potente principe cristiano. Infatti ne fece venir moltissime bande, -che approdarono a Taranto e ad Otranto nel mese di maggio. Poscia -nel seguente luglio li mandò addosso alla Campania romana, ed egli -stesso (seguita a dire lo Spinelli) _andò in Romagnia, e tutta la -voltò sossopra_. Col nome di _Romagnia_ altro non si dee intendere, -se non la Romania greca, dove per difesa del despota suo suocero, -Niceforo Gregora[27] confessa che il re Manfredi spedì le sue truppe. -Nulla poi parlando Saba Malaspina, storico pontificio di questi tempi, -d'invasione fatta da Manfredi negli Stati della Campania, suddita della -Chiesa, questa si può sospettare insussistente, oppur cosa di poco -momento. In questi tempi il partito ghibellino della Lombardia, Toscana -e marca d'Ancona, fatto ricorso al patrocinio di Manfredi, trovò -buona accoglienza nella sua corte. Poche erano le città, i cui popoli -non fossero guasti dalle pazze parzialità, e però divisi fra loro. -Insigne ed ostinata era questa divisione nella marca suddetta[28]; ed -avendo i Ghibellini implorata l'assistenza di Manfredi, egli spedì -colà Percivalle da Oria suo parente con della cavalleria, il quale -trovò resistente a' suoi comandamenti la città di Camerino. L'ebbe -finalmente a patti; ma quel popolo da lì a poco per paura di lui -se ne fuggì, lasciandola abbandonata. Ancor qui la storia è molto -digiuna. Ma non così quella di Toscana. Perchè i ghibellini fuorusciti -di Firenze s'erano ritirati a Siena, città della stessa fazione, i -Fiorentini le mossero guerra[29]. Non aveano i Sanesi forze da potere -resistere alla potenza di Firenze; per questo i fuorusciti, seguendo -il consiglio di Farinata degli Uberti, lor capo ed uomo accortissimo, -spedirono ambasciatori al re Manfredi per impetrar soccorso. Con gran -fatica ne ottennero cento uomini d'armi tedeschi. Trovandosi poi essi -fuorusciti a Siena, in tempo che i Fiorentini erano venuti a oste -contra quella città, un dì avendo ben imboracchiata questa squadra -d'ausiliari, consigliatamente la spinsero addosso al campo nemico, ad -oggetto di maggiormente impegnare Manfredi alla lor difesa. Un fiero -squarcio nelle masnade fiorentine fecero i Tedeschi caldi del vino; ma -infine restarono tutti morti; e l'insegna di Manfredi, strascinata pel -campo, fu poi trionfalmente recata in Firenze. Rimandarono i Sanesi -e i fuorusciti i loro ambasciatori a Manfredi con venti mila fiorini -d'oro; e raccontate le immense prodezze di quei pochi Tedeschi, e lo -strapazzo fatto dai Fiorentini alla di lui bandiera, l'indussero a -spedire in Toscana Giordano da Anglone, conte di San Severino, con -ottocento cavalli. Con questo rinforzo, e coll'aiuto dei Pisani e -degli altri ghibellini di Firenze, ebbero i Sanesi un corpo di mille -ottocento cavalieri, la maggior parte tedeschi, e sparsero voce di -voler assediare Montalcino. - -Per mezzo di due frati minori ingannati fece nello stesso tempo lo -scaltro Farinata segretamente intendere ai rettori di Firenze, che -quei di Siena darebbono loro una porta della città, purchè loro -facessero un regalo di diecimila fiorini, e venissero con grande -esercito a prenderne il possesso, sotto la finta di andare a fornir -Montalcino. Caddero nella ragna i Fiorentini. Richiesero la loro -amistà, ed avuta gente da Bologna, Lucca, Pistoia, Samminiato, San -Geminiano, Volterra, Perugia ed Orvieto, misero insieme un'armata -di più di trenta mila persone, e v'ha chi la fa ascendere sino a -quaranta mila[30]. Col carroccio e con fasto grande, come se andasse -ad un trionfo infallibile, si mosse l'oste fiorentina; ed arrivata che -fu a Montaperti nel dì 4 di settembre, in vece di veder comparir le -chiavi di Siena, eccoli uscirle addosso colla cavalleria tedesca tutto -il popolo di Siena in armi ed attaccar battaglia. Non s'aspettavano -i Fiorentini un incontro sì fatto; pure, ordinate le schiere, si -accinsero al combattimento; ma perchè molti traditori, ch'erano nel -campo loro, passarono in quel de' Sanesi, atterrita la cavalleria -fiorentina, si levò tosto di mezzo colla fuga, lasciando la misera -fanteria alla discrezion de' nemici. La mortalità di questi si fa -ascendere da Ricordano a due mila e cinquecento; da altri a quattro -mila. De' rimasti prigioni Ricordano parla solamente di mille e -cinquecento di quelli del popolo, e de' migliori di Firenze e di Lucca; -il che non può stare. Saba Malaspina[31] ne fa presi fin quindici mila; -e questo par troppo. Eccede poi ogni credenza il dirsi negli Annali di -Pisa[32] che dieci mila furono gli estinti e ventimila i prigionieri. -Quel che è certo, la sconfitta fu grandissima e delle più memorande di -questi tempi; e tale si compruova dagli effetti: il che suol essere il -più veridico segno delle grandi o picciole sconfitte. Sì sbigottita, -sì infievolita restò per questo colpo la città di Firenze, che le -nobili famiglie guelfe, per non soggiacere agl'insulti de' vincitori -Ghibellini, senza pensar punto alla difesa, come avrebbono potuto fare, -sloggiarono e andarono a piantar casa in Lucca. Fecero il simile i -Guelfi di Prato, di Pistoia, di Volterra, di San Gemignano e d'altre -terre e castella di Toscana coll'abbandonar le loro patrie, le quali -si cominciarono da lì innanzi a reggere a parte ghibellina. Nel dì 17 -di settembre entrò il conte Giordano colle sue brigate, e cogli usciti -Fiorentini nella città di Firenze; ed appresso, avendo dovuto tornare -in Puglia, lasciò per vicario in Toscana Guido Novello de' conti Guidi. -Tennesi in Empoli un parlamento dai Sanesi, Pisani, Aretini, e dagli -altri caporali ghibellini, dove uscì fuori la matta proposizione di -distruggere affatto Firenze, come principal nido della parte guelfa. -Guai se non v'era Farinata degli Uberti, che caldamente si opponesse -a sì cruda voglia; quella bella città era sull'orlo della totale sua -rovina. Insomma gran cambiamento di cose avvenne in quest'anno in -Toscana, perchè, a riserva di Lucca, tutta quella provincia trasse -a parte ghibellina. Erasi, come dicemmo, ritirato Alberico da Romano -con tutta la sua famiglia nel castello di San Zenone sui confini del -Trivisano, fabbricato con tal cura, che per fortezza inespugnabile -era tenuto da tutti[33]. Ma i Trivisani, ricordevoli delle tante -ingiurie ricevute da questo tiranno, e ansiosi di sradicar dal mondo la -terribile e micidial razza de' signori da Romano, uscirono in campagna -sul principio di giugno, e, ricevuti soccorsi da Venezia, Padova, -Vicenza e da altri luoghi, strinsero d'assedio il suddetto castello, -e cominciarono a tempestarlo colle petriere e con tutte le macchine -e ordigni di guerra, che si usavano in questi tempi[34]. Tuttociò a -nulla avrebbe servito, se non si fosse adoperata un'altra più possente -macchina, cioè l'oro, con cui Mesa da Porcilia, ingegnere, oppur -comandante della cinta inferiore d'esso castello si lasciò guadagnare. -Sovvertì costui alquanti Tedeschi del presidio, i quali nel dì 25 -d'agosto in un assalto fingendo di difendere, aiutarono gli assedianti -ad impadronirsi di quelle fortificazioni. Disperato Alberico si rifugiò -colla moglie e co' suoi figliuoli nella torre superiore; ed affinchè -si salvassero i suoi uomini, giacchè sapea che la festa era fatta per -lui, diede loro licenza di rendersi a buoni patti. Nel dì 26 del mese -suddetto fu consegnato Alberico con sua moglie Margherita, e quattro -suoi figliuoli maschi e due figliuole, in mano de' vincitori che ne -fecero gran tripudio. Marco Badoero podestà di Trivigi tanto tempo lor -concedette, quanto occorreva per confessarsi. Poscia sugli occhi del -padre furono senza misericordia alcuna tagliati a pezzi gli innocenti -fanciulli colla lor giovane madre; e finalmente colla morte di Alberico -si diede fine a quella orrida tragedia. Obbliarono in tal congiuntura -quei popoli le leggi dell'umanità; ma sì fiero era l'odio contro il -tiranno, sì grande la paura, che, lasciando in vita alcun rampollo di -così potente e crudel famiglia, a cui non mancavano parenti ed amici, -potesse un dì risorgere in danno loro, che ad occhi chiusi la vollero -sterminata dal mondo. - -Celebre ancora fu l'anno presente per una pia novità, che ebbe -principio in Perugia, chi disse da un fanciullo, chi da un romito, il -quale asserì d'averne avuta la rivelazione da Dio[35]. Predicò questi -al popolo la penitenza, con rappresentar imminente un gravissimo -flagello del cielo, se non si pentivano e non faceano pace fra -loro. Quindi uomini e donne di ogni età istituirono processioni con -disciplinarsi, ed invocare il patrocinio della Vergine madre di Dio. -Da Perugia passò a Spoleti questa popolar divozione, accompagnata -da una compunzione mirabile, e di là venne in Romagna. L'un popolo -processionalmente, talora fino al numero di dieci e venti mila persone, -si portava alla vicina città, e quivi nella cattedrale si disciplinava -a sangue, gridando misericordia a Dio e pace fra la gente. Commosso il -popolo di quest'altra città; andava poscia all'altra, di maniera che -non passò il verno che si dilatò una tal novità anche oltramonti, e -giunse in Provenza e Germania, e fino in Polonia. Nel dì 10 d'ottobre -gl'Imolesi la portarono a Bologna[36], e venti mila Bolognesi vennero -successivamente a Modena[37], altrettanti Modenesi andarono a Reggio e -Parma, e così di mano in mano gli altri portarono il rito sino a Genova -e per tutto il Piemonte. Ma Oberto Pelavicino marchese e i Torriani non -permisero che questa gente entrasse nei territorii di Cremona, Milano, -Brescia e Novara; e il re Manfredi anch'egli ne vietò l'ingresso -nella marca d'Ancona e nella Puglia, paventando essi qualche frode -politica sotto l'ombra della divozione: del che fa gran doglianza il -Monaco Padovano[38]. Gli effetti prodotti da questa pia commozion de' -popoli furono innumerabili paci fatte fra i cittadini discordi, colla -restituzion della patria ai fuorusciti; e le confessioni e comunioni, -che erano assai trascurate in così barbari tempi; e le conversioni, non -so se durevoli, delle meretrici, degli usurai, e di altri malviventi -e ribaldi; e l'istituzione delle confraternite sacre in Italia, che, -a mio credere[39], ebbero allora principio sotto nome di compagnia -dei Divoti o dei Battuti, con altri beni concernenti il miglioramento -delle pietà e dei costumi, troppo allora disordinati nelle città -italiane. Ma perciocchè tal divozione nacque e si diffuse senza -l'approvazione del sommo pontefice, nè mancavano in essa disordini per -la confusion degli uomini colle donne[40], per gli alimenti di tanti -pellegrini, o per la mischianza ancora di alcuni errori, venne essa -meno in poco tempo, e fu anche riprovata da molti. Perchè i Bolognesi -non voleano rendere gli ostaggi de' Romani, se prima non era messo in -libertà Castellano d'Andalò lor cittadino, senatore di Roma[41] papa -_Alessandro IV_ sottopose in quest'anno all'interdetto la lor città, -per cui si partirono molti cherici, e li privò eziandio dello Studio. -S'accrebbero per questo le dissensioni civili in quella città fra non -poche famiglie nobili, e ne seguirono combattimenti ed ammazzamenti. -Tali discordie non dimeno non impedirono che, essendo venuti all'armi -i Guelfi e Ghibellini di Forlì, non accorresse colà l'esercito dei -Bolognesi, con far prigioni e condurre a Bologna assaissimi della -fazion ghibellina. La Cronica Bolognese ha che, in occasione della -divozion de' Battuti, ossia de' Flagellanti, giunta a Roma, quel popolo -rilasciò tutti i prigioni, e fra gli altri la famiglia del suddetto -Castellano; e ch'egli medesimo ebbe la sorte di potersene fuggire. Ma, -o forse tal fuga accadde nell'anno seguente, oppure non per questo i -Bolognesi s'indussero a licenziar gli ostaggi, volendo prima che fosse -rifatto il danno e rimediato all'affronto. Circa questi tempi, per -opera di un giovane tedesco, Monte di Trapani in Sicilia si ribellò al -re _Manfredi_[42]; e, portatosi a quella volta Federigo, ossia Festo -Maletta vicario del re, vi fu proditoriamente ucciso dal medesimo -Tedesco. Ma accorsovi il marchese Federigo Lancia, capitan generale -della Sicilia, obbligò quel popolo alla resa. Durava tuttavia lo sdegno -del marchese Oberto Pelavicino contra de' Piacentini, dappoichè era -stato scacciato dalla signoria di quella città. Fu rimessa la decisione -di tal controversia[43] in Buoso da Doara e in Martino dalla Torre, -i quali proferirono un assai ragionevole laudo. Ma i cittadini di -Piacenza nol vollero accettare. Irritato per questo il marchese Oberto, -formato un esercito di Cremonesi, Milanesi, Bresciani, Astigiani, -Cremaschi e Comaschi, ostilmente entrò nel distretto di Piacenza, ed, -impadronitisi del castello di Ponte Nura, con farvi prigioni ducento -settanta uomini, dopo averlo ben guernito e fortificato, se ne tornò a -Cremona. Tolto fu loro anche Noceto dai fuorusciti; ed avendo spedito -colà alcune squadre d'armati per ricuperarlo, furono queste sconfitte, -e bruciati poi e presi altri luoghi nel distretto di Piacenza. Per le -quali disavventure si trattò di nuovo di pace, e tornarono i Landi e -Pelavicini fuorusciti in quella città. - -NOTE: - -[24] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic. - -[25] Ricordano Malaspina, cap. 160. - -[26] Matteo Spinelli, Diario, tom. 8 Rer. Ital. - -[27] Niceph. Gregora, Histor. - -[28] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 2. - -[29] Ricordano Malaspina. - -[30] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital. - -[31] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 4. - -[32] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital. - -[33] Roland., lib. 2, cap. 13. - -[34] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[35] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital. Henric. Stero, -Annal. Augustan. - -[36] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[37] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[38] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. - -[39] Antiq. Ital., Dissert. LXXV. - -[40] Longin., Hist. Polon., lib. 7. - -[41] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXI. Indizione IV. - - URBANO IV papa 1. - Imperio vacante. - - -Dimorava tuttavia in Viterbo papa _Alessandro IV_, quando Iddio il -chiamò a miglior vita nel dì 25 di maggio dell'anno presente[44], per -premiare la sua placida pietà e rara umiltà, per le quali virtù egli si -astenne sempre dall'imbrogliare il mondo con guerre: sebbene riportò -per questo il titolo di semplice e di troppo buono da chi o non assai -conosce lo spirito della Chiesa, od è pieno solamente dello spirito -del mondo. Raunaronsi i cardinali per l'elezione del successore. -Erano solamente otto, e neppur queste otto teste seppero per più -di tre mesi accordarsi ad elegger alcun di loro: tanto avea saputo -penetrare in quel piccolo drappello la discordia e l'invidia. Per -accidente capitò alla sacra corte _Jacopo patriarca_ di Gerusalemme, -nato bensì in Troia di Francia, di padre plebeo[45], ma di elevato -ingegno, di molta prudenza, di gran sapere e d'altre belle doti ornato, -per le quali era già salito in alto, e meritò ancora di giugnere al -non più oltre. Giacchè apparenza non si vedeva che i cardinali dal -lor grembo cavassero un nuovo papa, s'avvisarono essi di sollevare -alla cattedra di san Pietro il suddetto patriarca. Nel dì dunque 29 -d'agosto l'elessero, ed egli assunse il nome di _Urbano IV_. Siccome -uomo di petto e di massime diverse dal suo predecessore, non tardò a -far conoscere il suo sdegno contra di Manfredi, occupatore del regno di -Sicilia, e a preparare i mezzi per abbatterlo. Il Rinaldi, seguitando -il Summonte autore moderno, e gli slogati racconti di Matteo Spinelli, -crede[46] che in quest'anno _Roberto conte_ di Fiandra venisse in -Italia con buon esercito, e spedito dal pontefice minacciasse d'entrare -in Puglia, a cui si opponesse colle sue forze Manfredi. Se questo -accadesse veramente nell'anno presente, io non ardirei di asserirlo. -Abbiamo bensì di certo che, trovando esso papa Urbano sì sminuito il -collegio dei cardinali, nel dicembre di quest'anno fece una promozione -al cardinalato di nove personaggi, insigni non meno per la bontà -della vita che per la letteratura. Quanto a _Manfredi_, circa questi -tempi egli cominciò un trattato d'alleanza con _Jacopo re_ d'Aragona, -esibendo al di lui figliuolo _Pietro_ per moglie _Costanza_, a lui -nata da _Beatrice_ figliuola di _Amedeo conte_ di Savoia, e sua prima -moglie. Gli offeriva anche dote grossa. Il non aver Manfredi figliuoli -maschi fece in fine credere assai vantaggioso questo partito agli -Aragonesi. E quantunque il papa facesse di grandi maneggi per disturbar -tali nozze, pure si conclusero, e Costanza nobilmente accompagnata -passò a Barcellona nell'anno seguente. Uno strano accidente occorse -pure circa questi tempi in Sicilia. All'osservare alcuni che un certo -pitocco, per nome Giovanni da Cocchiera, ossia da Calcara, uomo assai -attampato[47], rassomigliava forte nelle fattezze al defunto imperador -_Federigo II_, cominciò una voce, che s'andò sempre più ingrossando, -che Federigo era vivo. Negava il pezzente d'essere tale; ma non -mancarono persone che per loro fini particolari l'indussero in fine -a spacciarsi per desso: cosa che cagionò dei gravi tumulti per tutta -l'isola. Si ritirò costui nella città di Agosta, e quivi cominciò -a trattarsi da principe, e a sostener bene il suo personaggio nella -commedia con folla di gente bassa che gli prestava fede. Ma Riccardo -conte di Marsico prese così ben le sue misure, che trucidati alcuni -dei suoi partigiani, e sbandati gli altri, diede all'impostore quel -guiderdone che conveniva al suo merito. Si trasferì poscia in Sicilia -il re Manfredi, per quetare i moti di quei popoli, e specialmente di -chi mirava di mal occhio la casa di Suevia. Tenne un general parlamento -in Palermo, ricevette de' considerabili donativi, ne fece egli degli -altri secondo il suo costume, e con ciò risorse dappertutto la pace. - -Passò quest'anno per Milano il _cardinale Ottaviano_ degli Ubaldini, -che veniva di Francia[48]. Ne partì mal soddisfatto de' Torriani, -e seco condusse alla corte pontificia _Ottone_ della nobil casa de' -Visconti di Milano, che era allora solamente canonico nella terra di -Desio; Ottone, dissi, che vedremo in breve arcivescovo di Milano. -Giunto in Bologna esso cardinale[49], per commissione avutane dal -papa, trattò della liberazion degli ostaggi romani; ed ottenutala, -levò l'interdetto alla città, e restituì tutti i privilegii a quei -cittadini. Fecero in quest'anno lega i nobili usciti di Milano col -comune di Bergamo; nè solamente furono ammessi in quella città, ma -insieme con essi, passato il fiume Adda, presero ed incendiarono -Licurti castello de' Milanesi. Allora il popolo di Milano tutto in -armi uscì in campagna, pieno di mal talento contra de' Bergamaschi, i -quali, senza voler aspettare la lor visita, spedirono tosto per aver -pace. L'ottennero, ma a condizione di rifar tutti i danni al popolo -di Licurti, e di licenziare i nobili milanesi: il che ebbe effetto. Si -ridussero molti di que' nobili a Brianza, ed occuparono il castello di -Tabiago; ma corso colà Martino dalla Torre con buono sforzo di gente, -obbligò i difensori alla resa, e tutti li condusse incatenati nelle -carceri di Milano. In quest'anno Giacomazzo dei Trotti e parecchi -altri, già stati della fazione di Salinguerra, fecero in Ferrara[50] -una congiura contra di _Azzo VII marchese_ d'Este loro signore. -Scoperta la trama, e presi, lasciarono il capo sopra il patibolo. -Nella Cronica di Bologna ciò viene riferito all'anno seguente. Nella -città d'Asti ebbe principio una fiera nimicizia tra i Solari e i -Gruttuarii[51], due principali famiglie d'essa città, per cui seguirono -molti omicidii, ed altri gravi sconcerti, che durarono anni parecchi. -Essendosi il popolo di Piacenza[52] di già accordato col _marchese -Oberto_ Pelavicino, in quest'anno gli diede la signoria della città -per quattro anni avvenire, ed egli ne venne a prendere il possesso -con grandioso accompagnamento, e poi se ne tornò a Cremona. Visconte -Pelavicino suo nipote, lasciato da lui suo vicario in Piacenza, da lì -a non molto ito con ischiere armate a Tortona, indusse quel popolo a -mettersi nella stessa maniera sotto la signoria del marchese Oberto -suo zio. Tolta fu in quest'anno ai Latini la città di Costantinopoli -dai Greci[53]. Vi entrò _Michele Paleologo_, il quale s'era fatto -proclamare imperador d'Oriente. _Baldovino imperadore_ latino sulle -navi de' Veneziani fuggito, si ritirò a Negroponte. Nè si dee tacere -una vergognosa azione dei Genovesi d'allora[54]. L'implacabile odio -che essi aveano conceputo contra dei Veneziani per la rotta lor data -ad Accon, congiunto coll'avidità del guadagno, li spinse a far lega -con esso Paleologo, il qual diede loro in premio la città di Smirna -con varie esenzioni e privilegii[55]. Un forte aiuto per questo di -galee, navi e gente contribuirono essi Genovesi al Greco per debellare -i Latini. Furono perciò scomunicati da papa Urbano; ma essi più -che mai continuarono a far quanto di male poterono ai Veneziani. In -Toscana[56] il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi, nel mese -di settembre coi ghibellini toscani fece oste contra di Lucca, rifugio -de' Guelfi sbanditi. Tolse a quel comune Castelfranco, Santa Maria a -Monte e Calvoli; ma non potè aver per assedio Fucecchio. Non veggendo -i suddetti fuorusciti fiorentini rimedio alcuno alle loro calamità, -si avvisarono di spedire in Germania a chiamar _Corradino_, figliuolo -del già re Corrado, acciocchè venisse in Italia, per opporlo al re -Manfredi; ma non vi acconsentì la regina sua madre, tra per l'età -troppo giovanile del figliuolo, e per la conoscenza della difficoltà -dell'impresa. Benchè Dio avesse liberata la marca di Trivigi ossia di -Verona, dalle barbariche mani della casa da Romano, pure i Veronesi[57] -seguitavano la lor persecuzione contra di Lodovico conte di San -Bonifazio. Ora questi nell'anno presente con altri fuorusciti di -Verona, e il marchese Azzo Estense coi Ferraresi ostilmente si mossero, -ed arrivarono fin cinque miglia presso a Verona, con credenza di poter -entrare in quella città, dove probabilmente aveano delle intelligenze. -Andò loro fallito il colpo. Nel tornarsene indietro s'impadronirono -di Cologna, Sabbione, Legnago e Porto. Queste ultime due terre da lì -a nove mesi tornarono sotto la signoria di Verona. Fu istituito in -quest'anno in Bologna[58] l'ordine militare della B. Vergine Maria da -Loteringo di Andalò e Gruamonte de' Caccianemici nobili bolognesi, -da Schianca de' Liazari e Bernardino da Sesso, nobili reggiani, -e da Rinieri degli Adelardi, nobile modenese, co' quali s'unirono -molti altri nobili di esse città. Furono appellati dal popolo frati -gaudenti, ossia godenti, perchè teneano le lor mogli e possedevano i -lor beni senza fatica o pericolo alcuno, dandosi bel tempo, con godere -intanto varii privilegii, diversamente da quel che praticavano i tre -insigni ordini militari, istituiti in Terra santa. Col tempo venne -meno quest'ordine, ma servì d'esempio ad istituirne degli altri, che -tuttavia fioriscono ai nostri giorni. - -NOTE: - -[42] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 5. - -[43] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[44] Henric. Stero. Theodoric. Vallicolor., in Vita Urbani IV, P. I, -tom. 3 Rer. Ital. Nangius, et alii. - -[45] S. Antonin., P. III, tit. 19. - -[46] Raynald., in Annal. Eccles. - -[47] Sabas Malaspina. Continuator Nicolai de Jamsilla. Barthol. de -Neocastro. - -[48] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 297. - -[49] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[50] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[51] Guillelmus Ventur., tom. 16 Rer. Ital. - -[52] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[53] Raynald., Annal. Eccles. - -[54] Caffari, Annal. Genuens, lib. 6, tom. 6 Rer. Ital. - -[55] Monach. Patavinus, in Chron. - -[56] Ricord. Malaspina, cap. 171. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXII. Indizione V. - - URBANO IV papa 2. - Imperio vacante. - - -Durava tuttavia la contesa dell'imperio fra _Riccardo conte_ di -Cornovaglia ed _Alfonso re_ di Castiglia, eletti amendue re in -discordia, senza che il papa sopra ciò prendesse risoluzione alcuna, -per timore di disgustar l'uno, se favoriva l'altro[59]. Impazientatisi -per così lunga e perniziosa vacanza alcuni principi di Germania, -inclinavano già ad eleggere _Corradino_ di Suevia, figliuolo del re -Corrado. Giuntane la notizia al pontefice _Urbano IV_, scrisse agli -elettori delle forti lettere, affinchè non facessero questo passo, -tanto abborrito dalla corte romana, con intimar la scomunica a chiunque -contravvenisse. Altre misure prese nello stesso tempo per abbattere -in Italia il _re Manfredi_. Leggesi una sua lettera a _Jacopo re_ -d'Aragona, il quale avea scritto al papa per rimettere in grazia di lui -esso Manfredi, giacchè questi, sì bramoso di pace, non trovava se non -durezze nella corte pontificia. Urbano rigetta sopra di Manfredi tutta -la colpa del non essersi fatta la pace, e si diffonde in iscreditarlo -per quanto può, cominciandolo dagl'indecenti suoi natali, ad esagerando -varie sue colpevoli azioni, vere o credute vere, con esortare infine -il re ad astenersi dalle nozze della figliuola di Manfredi con suo -figliuolo _don Pietro_, e a non proteggere un palese nemico della -Chiesa romana. La lettera è scritta in Viterbo nel dì 26 di aprile; -e da essa apparendo che non era per anche effettuato il matrimonio di -_Costanza_ coll'infante don Pietro, è fallace chi lo riferisce all'anno -1260. Fece di più il pontefice. Cercò ancora di mandare a terra co' -suoi maneggi la lega fatta da _Lodovico IX_, poi santo re di Francia, -col suddetto re d'Aragona, e il progettato matrimonio d'_Isabella_ -figliuola dell'Aragonese con _Filippo_ primogenito d'esso re Lodovico, -quantunque con gran pompa ne fossero stati solennizzati gli sponsali. -Il matrimonio nondimeno si fece, dappoichè furono date sicurezze al -papa di non dar assistenza alcuna nè agli Aragonesi, nè a Manfredi in -pregiudizio della santa Sede. Ma il maggior colpo di politica adoperato -dalla corte romana fu di esibire a quella di Francia il regno della -Sicilia. Pose il papa di nazion franzese gli occhi sopra _Carlo conte_ -d'Angiò e Provenza, parendogli il più atto a questa impresa; e perocchè -egli era fratello del re Lodovico, ne trattò a dirittura col re -medesimo, con fargli gustare la bellezza e la facilità dell'acquisto. -Da una lettera del papa si scorge che il re, siccome principe -di delicata coscienza, non sapeva accomodarsi alla proposizione, -per timor di pregiudicare ai diritti dell'innocente _Corradino_, -discendente da chi avea con tanti sudori ricuperato quel regno dalle -mani degl'infedeli, e agli altri diritti che avea acquistato _Edmondo_ -figliuolo del re d'Inghilterra per l'investitura della Sicilia a lui -data dal defunto papa _Alessandro IV_. Ma il pontefice gli levò questi -scrupoli di testa, e andò disponendo anche l'animo di Carlo conte -d'Angiò a così bella impresa. - -Teneva Martino dalla Torre[60] nelle carceri una gran copia di nobili -milanesi, fatti prigioni nell'anno precedente. Fu messo in consiglio -che si avesse a far di loro. Erano di parere alcuni de' popolari -che, con levarli di vita, si togliesse lor l'occasione di far più -guerra alla lor dominante fazione. Martino rispose: _Quanto a me, -non ho mai saputo far un uomo, nè generar un figliuolo. Però neppur -voglio ammazzare un uomo_. Seguendo questa onorata massima, li mandò -tutti ai confini, chi a Parma, chi a Mantova e Reggio. Il popolo di -Alessandria in questo anno si riconciliò coi suoi fuorusciti, e li -rimise in città, con prendere per podestà il conte Ubertino Landi -Piacentino[61]. Ma nel novembre la famiglia del Pozzo fu forzata ad -uscire di quella città. I Sanesi[62], che nell'anno addietro si erano -impadroniti di Montepulciano, e vi aveano fabbricato un cassero, cioè -una fortezza, nel presente scacciarono dalla lor città la parte guelfa. -Intanto il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi in Toscana[63], -a petizione de' Pisani, e colle lor forze ancora, tornò a far oste -sopra le terre de' Lucchesi. Prese Castigliano, sconfisse l'esercito -lucchese e gli usciti di Firenze, e fece molti prigioni. Ebbe dipoi -il castello di Nozzano, il ponte a Serchio, Rotaia e Sarzana. Negli -Annali Pisani[64] si veggono diffusamente narrati i fatti de' Pisani -contra de' Lucchesi, e non già sotto l'anno presente, ma bensì sotto -il susseguente, per cagione probabilmente della differente era: il -che vien anche attestato da Tolomeo da Lucca[65]. Perciò nell'anno, a -mio credere, seguente, il comune di Lucca, al vedersi così spelato, e -col timore anche di peggio, e inoltre per desiderio di riavere i suoi -prigioni, molti de' quali, presi nella rotta di Monte Aperto, penavano -tuttavia nelle carceri di Siena, segretamente cominciò a trattare -col conte Guido di fare i suoi comandamenti. Si convenne dunque che -Lucca riavesse i suo prigioni e le sue castella; che entrasse nella -lega dei Ghibellini di Toscana; e che prendesse vicario, coll'obbligo -di cacciar dalla città gli usciti di Firenze, ma non già alcuno de' -suoi cittadini. Ciò accordato ed eseguito, non rimase, in Toscana -città nè luogo che non si reggesse a parte ghibellina; e nulla giovò -che il papa vi mandasse per suo legato il _cardinal Guglielmo_, con -ordine di predicar la croce contra degli uffiziali del re Manfredi. -Per questa cagione gli usciti Fiorentini colle lor famiglie dopo molti -stenti si ridussero a Bologna, città che gli accolse con molto amore. -Tolomeo da Lucca mette questi fatti all'anno seguente. L'esempio del -_marchese Oberto_ Pelavicino, divenuto signore di Cremona, Brescia, -Piacenza ed altre città, e quello di _Martino dalla Torre_, dominante -in Milano, servì ai Veronesi per creare in quest'anno[66] capitano -della loro città _Mastino della Scala_: dignità che portava seco la -signoria. Così la famiglia della Scala diede principio al suo dominio -in quell'illustre città. Deposero i Genovesi[67] nell'anno presente -il loro capitano Guglielmo Boccanegra, venuto già in odio del popolo, -perchè a guisa di tiranno s'era dato a governar la città; e presero -per podestà Martino da Fano dottore di leggi. Essendo mancata in -Guglielmo figliuolo di Paolo la potente e nobil casa da Traversara -in Ravenna, e rimastavi una sola figliuola, per nome Traversana[68], -_Stefano_, figliuolo di _Andrea re_ d'Ungheria e di Beatrice Estense, -la prese per moglie, e n'ebbe in dote quell'ampia eredità. Stava questo -povero principe[69] nella corte del marchese Azzo VII d'Este, suo zio -materno, che il trattava da par suo, giacchè il _re Bela_ suo fratello -barbaramente gli negava fino il vitto e il vestito. Si truova egli -negli strumenti d'allora[70] intitolato _dux Sclavoniae_, e presso -Girolamo Rossi[71] _dominus domus Traversariorum_. Toltagli poi questa -moglie dalla morte, passò alle nozze con Tommasina della nobil casa -Morosina di Venezia, che gli partorì _Andrea_; e questi poi fu re -d'Ungheria. - -NOTE: - -[57] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[58] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Ghirardacci, Istor. -di Bologna nell'indice. - -[59] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[60] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 298. Annales Mediolan., tom. -16 Rer. Ital. - -[61] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[62] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. - -[63] Ricordano Malaspina, cap. 173. - -[64] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital. - -[65] Ptolomeus Lucens. Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXIII. Indizione VI. - - URBANO IV papa 3. - Imperio vacante. - - -Erano ben gravi in questi tempi gli sconcerti della cristianità[72]. -In Soria andavano a precipizio gli affari di quei cristiani; i Tartari -e i Saraceni desolavano quel poco che loro restava, e colle scorrerie -giugnevano fino ad Accon. Era in pericolo anche Antiochia. Aggiungasi -la rabbiosa guerra che durava fra i Veneziani e i Genovesi, per cui -giù erano accaduti fra loro varii conflitti. I Greci, già tornati in -possesso di Costantinopoli, minacciavano gli Stati, de' quali erano -rimasti padroni i Latini, e specialmente l'Acaia. Per procurar dunque -rimedio a tanti malanni, il pontefice _Urbano_ scriveva caldissime -lettere al santo re di Francia _Lodovico_, richiedeva, ed anche -minacciando, danari dalle chiese di Francia e d'Inghilterra, ma -con ritrovar que' prelati poco compiacenti a contribuire, per varie -ragioni ch'essi adducevano. E si può ben credere disapprovato da molti, -che il papa, col non volere dar pace al _re Manfredi_ in Italia, nè -permettere l'esaltazione di _Corradino_ in Germania (mentre _Alfonso -re_ di Castiglia e _Riccardo_ d'Inghilterra contendevano tuttavia fra -di loro), lasciasse in un totale sconvolgimento, per l'avversione -alla casa di Suevia, questi due regni, che avrebbono potuto aiutar -la causa comune della cristianità. Ed appunto in quest'anno esso papa -citò di nuovo Manfredi a comparire[73], per giustificarsi, se potea, -di varii reati a lui apposti. Manfredi volea in persona venire alla -corte pontificia, e giunse con tal disegno fino ai confini del regno; -ma perchè gli parve di non aver sufficiente sicurezza da mettersi -in mano di chi era sì fortemente alterato contra di lui, non andò -più innanzi. In vece sua spedì ambasciatori, acciocchè umilmente -allegassero le scuse e giustificazioni sue; ma queste non ebbero la -fortuna di essere ascoltate[74]. Anzi furono interpretati per frodi -ed inganni tutti i passi di Manfredi, perchè concordia non si voleva -con lui; e intanto, secondo la Cronica di Reggio[75], con cui va -d'accordo Giovanni Villani[76], o era conchiuso, o certamente era -vicino a conchiudersi il trattato di dare il regno della Sicilia e -Puglia a _Carlo conte_ d'Angiò e di Provenza. Gli sconvolgimenti che -in questi tempi accaddero in Inghilterra, disobbligarono il papa da -ogni impegno dianzi contratto con quel re per conto della Sicilia. -Accomodossi anche a tal contratto il buon re di Francia _Lodovico IX_, -perchè non poca suggezione gli recava esso conte Carlo suo fratello, -dacchè sì spesso facea de' tornei, con tirare a sè i baroni di Francia. -Molto più volentieri vi acconsentì lo stesso Carlo, pel desiderio -di conquistare un sì bel regno: al che tuttodì l'istigava ancora -_Beatrice_ sua moglie, siccome quella che ardeva di voglia d'avere -il titolo di regina, per non essere da meno delle sue sorelle regine -di Francia e d'Inghilterra. Per altro non si può negare che non fosse -il conte Carlo degno di qualsivoglia maggior fortuna, perchè principe -di maestoso aspetto, e il più prode che fosse allora nelle armi, di -raro intendimento e saviezza; nè si poteva eleggere dopo i re principe -alcuno che fosse al pari di lui capace di condurre a fine sì rilevante -impresa. Secondo gli Annali di Genova[77], la flotta genovese, composta -di trentotto galee, siccome collegata con _Michele Paleologo_, nuovo -imperador de' Greci, andò per impedire che i Veneziani non portassero -soccorso a Negroponte, e venne con esso loro alle mani; ma si partì -malcontenta da quel conflitto. Navigò poscia verso Costantinopoli; -e non essendosi potuta accordare col Paleologo, se ne tornò dipoi a -Genova, ricevuta dal popolo con assai richiami ed accuse. Abbiamo dal -Dandolo[78], che nella suddetta battaglia presero i Veneziani quattro -galee de' Genovesi. Mancò di vita nell'anno presente, per attestato -di Galvano Fiamma[79], _Leone da Perego_ arcivescovo di Milano nella -terra di Legnano, e quivi fu vilmente seppellito. Nell'elezione del -successore s'intruse la discordia, di maniera che l'una parte elesse -_Raimondo dalla Torre_, fratello di _Martino_ signore di Milano, che -era allora arciprete di Monza, e l'altra _Uberto da Settala_ canonico -ordinario del duomo. Si prevalse di tale scisma il papa per crearne uno -a modo suo coll'esclusione di amendue gli eletti, giacchè in questi -tempi cominciarono i papi a metter mano nell'elezion de' vescovi, -con giugnere infine a tirarla tutta a sè, quando nel secolo undecimo -tanto s'era fatto per levarla agli imperadori e re cristiani, e -restituirla ai capitoli e popoli, secondo il prescritto degli antichi -canoni. Contrario in questi tempi agli interessi temporali della corte -pontificia era il governo e dominio dei Torriani e del _marchese -Oberto_ Pelavicino di Milano, perchè di fazion ghibellina, e però -trovandosi col cardinale Ottaviano degli Ubaldini _Ottone visconte_, -ad istanza di esso cardinale, fu questi creato arcivescovo di Milano: -cosa notabile per la storia di Lombardia, perchè di qui ebbe i suoi -principii la fortuna e potenza dei Visconti di Milano. Informato di ciò -Martino dalla Torre, se l'ebbe forte a male, tra per veder tolta alla -sua casa l'insigne mitra di Milano, e perchè Ottone, siccome di casata -nobile, avrebbe tenuto il partito degli altri nobili fuorusciti suoi -nemici, ed opposti al governo popolare dominante in Milano: nel che -non s'ingannò. Gli Annali Milanesi[80] ed altri autori mettono prima -di quest'anno la morte di Leone e l'elezion di Ottone. E veramente par -difficile l'accordar ciò che segue colla cronologia di Galvano. - -Per ordine dunque del pontefice venne il nuovo arcivescovo Ottone in -Lombardia[81], e andò nel dì primo d'aprile a posarsi in Arona, terra -della sua mensa sul lago Maggiore. A questo avviso i Torriani col -marchese Oberto fecero oste sopra quella terra, e non men coll'armi -che coll'oro saggiamente adoperato la ridussero ai lor voleri. Ottone -secondo i patti uscito libero di là, se ne tornò a Roma; e i Torriani -spianarono nel dì cinque di maggio la rocca d'Arona, ed appresso quelle -eziandio d'Anghiera e di Brebia, spettanti all'arcivescovato[82]. -Nè di ciò soddisfatti, occuparono l'altre terre e rendite degli -arcivescovi: per le quali violenze fu messa la città di Milano sotto -l'interdetto. Ma non andò molto che gravemente s'infermò Martino dalla -Torre; ed allorchè vide in pericoloso stato la sua vita, il popolo -milanese elesse in suo signore il di lui fratello _Filippo_. Morì -poscia Martino, e gli fu data sepoltura nel monistero di Chiaravalle -nel dì 18 di dicembre, presso Pagano dalla Torre suo padre. In -questo medesimo anno la città di Como più che mai fu sconvolta da due -fazioni, l'una dei Rusconi, e l'altra de' Vitani. La prima elesse per -suo signore Corrado da Venosa; e l'altra il suddetto Filippo dalla -Torre. Prevalse la possanza di Filippo, e perciò a lui restò l'intero -dominio anche di quella città. Parimente in Verona[83] _Mastino dalla -Scala_ maggiormente assodò il suo dominio, con iscacciarne Lodovico -conte di San Bonifazio e tutti i suoi aderenti, cioè la parte guelfa; -nè da lì innanzi la casa de' nobili di San Bonifazio, che tante -prerogative in addietro avea godute in quella città, vi potè rientrare, -per ricuperar almeno in parte l'antico suo decoro. Non mancarono in -quest'anno delle dissensioni civili nella città di Bologna[84], per -le quali seguirono ammazzamenti, e furono banditi più di ducento tra -nobili, dottori e popolari. Anche la città d'Imola venne lacerata -dall'animosità delle fazioni; e perciocchè ne fu cacciata la parte de' -Geremei, i Bolognesi andarono colà a campo, e riebbero quella città, -con ispianarvi dipoi i serragli e le fosse. Nè perciò quivi la pace -allignò. Per la seconda volta, se pure non fu una sola, Pietro Pagano, -il più potente di quella città, non solamente ne scacciò la parte de' -Britti, ma anche il podestà messovi da' Bolognesi, con distruggere le -lor case e torri. Sdegnato per questo insulto il comune di Bologna, -vi spedì l'esercito, che rimise in dovere quel popolo. Ciò forse -appartiene all'anno seguente. Aggiugne il Sigonio[85] che anche in -Faenza si provò il medesimo pernicioso influsso delle fazioni, con -averne quel popolo fatta uscire la famiglia degli Acarisi, ed essersi -sottratta dal dominio de' Bolognesi. Ma non aspettò essa l'armi per -tornare all'ubbidienza del comune di Bologna. Da una lettera di papa -Urbano IV all'arcivescovo di Ravenna data in Orvieto nel dì quinto di -gennaio dell'anno presente, e riferita da Girolamo Rossi[86], vegniamo -a conoscere che esso pontefice avea fatto de' processi _contra Ubertum -Pelavicinum, necnon et adversus quasdam communitates, et quosdam -nobiles ac magnates provincia e Lombardiae_, cioè contra le città e i -principi che teneano la parte ghibellina, quasi che il ghibellinismo -fosse diventato un gran delitto, e solamente fosse buon cristiano chi -era della parte guelfa. - -Ed era ben infelice in questi tempi la maggior parte dell'Italia. Niuna -quasi delle città e terre da' confini del regno di Puglia sino a quei -della Francia e Germania andava esente da queste maledette fazioni, -cioè de' nobili contrarii al popolo, oppure de' Guelfi nemici dei -Ghibellini. Riposo non v'era. Ora agli uni, ora agli altri toccava -di sloggiare, o di andarsene in esilio. E ne avvenivano di tanto in -tanto sedizioni, civili risse e combattimenti, colla rovina delle case -e torri di chi andava di sotto. Da Roma stessa per tali divisioni era -bandita la quiete, di modo che il pontefice Urbano, poco fidandosi -di quella instabile cittadinanza, meglio amò di fissar la sua stanza -in Orvieto. Le città ancora più forti, ansiose di stendere la lor -signoria, per poco faceano guerra alle vicine di minor possanza. Con -tutto poi lo studio de' sacri inquisitori, e non ostante il rigor -delle pene, invece di sradicarsi l'eresia de' Paterini, ossia delle -varie sette de' Manichei, questa andava piuttosto crescendo. Altro poi -tuttodì non si udiva che scomuniche ed interdetti dalla parte di Roma. -Bastava d'ordinario seguitare il partito ghibellino, e toccar alquanto -le chiese, perchè si fulminassero le censure, e si levassero i sacri -uffizii alle città. Per tacere degli altri luoghi, tutto il regno di -Puglia e Sicilia si trovò sottoposto all'interdetto; ed uno dei gravi -delitti dell'imperador Federigo II e del re Manfredi fu l'averne voluto -impedir l'esecuzione. Se per tali interdetti, che portavano un grande -sconcerto nelle cose sacre, ne patissero e se ne dolessero i popoli, -e se crescesse perciò oppure calasse la religione e la divozion de' -cristiani, e provassero piacere o dispiacere gli eretici d'allora, -ognun per sè può figurarselo. Si aggiunsero le guerre, e talvolta -le crociate, fatte dalla Chiesa, non più contro ai soli infedeli, ma -contro agli stessi principi cristiani, e per cagion di beni temporali: -il che produceva de' gravi incomodi al pubblico. Per sostenere i lor -proprii impegni, se i principi dall'un canto aggravavano lo chiese -e commettevano mille disordini, anche i papi dall'altro introdussero -per tutta la Cristianità delle gravezze insolite alle chiese, delle -quali diffusamente parla Matteo Paris[87], con esprimere le cattive -conseguenze che ne derivavano. In somma abbondavano in questi tempi -i mali in Italia, e della maggior parte di essi si può attribuir -l'origine alla discordia fra il sacerdozio e l'imperio, risvegliata -sotto Federigo I Augusto, e continuata, anzi cresciuta dipoi sotto i -suoi discendenti. Noi, che ora viviamo, dovremmo alzar le mani al cielo -che ci tratta sì bene. Certamente neppur mancano guai ai nostri tempi; -e quando mai mancheranno alla terra, paese de' vizii? Tuttavia brevi -mali sono i nostri, anzi cose da nulla, in paragon di quelli che nel -presente secolo terzodecimo, e nei due antecedenti e susseguenti patì -la misera Italia. Finirò il racconto di questo anno, con dire che in -Parma[88] fu gran discordia fra le parti della Chiesa e dello imperio, -se si aveva da accettar per signore il marchese Oberto Pelavicino. -Si venne finalmente ad un accordo, con cui promisero i Parmigiani di -aiutare in qualsivoglia occasione esso marchese, e di pagargli ogni -anno mille lire di salario, obbligandosi all'incontro anch'egli di -non venir mai a Parma senza il consentimento di quel popolo. Questo -accordo, benchè si discreto, fu motivo bastante al papa per mettere -l'interdetto in Parma. E chi non si maraviglierà de' tempi di allora? -Secondo la Cronica di Siena[89], nell'anno presente i Guelfi fuorusciti -di essa città furono sconfitti alla Badia di Spineta dai Ghibellini -sanesi e tedeschi, e ne restarono molti prigioni, che poi con danaro si -riscattarono. - -NOTE: - -[66] Paris de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[67] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic. - -[68] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Gualvaneus -Flamma, in Manip. Flor. - -[69] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. Matth. de Griffonibus, -Memor. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[70] Antiquit. Italic., Dissert. XIV. - -[71] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6. - -[72] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[73] Continuat. Nicolai de Jamsilla. Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 7. - -[74] Theodoricus de Vallicol., in Vita Urbani IV, P. I, tom. 3 Rer. -Ital. - -[75] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[76] Giovanni Villani, lib. 6, cap. 90. - -[77] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital. - -[78] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[79] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 299. - -[80] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[81] Stephanardus de Vimercato, tom. 9 Rer. Italic. - -[82] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[83] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[84] Matth. de Griffonibus, Memor. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic. - -[85] Sigonius, de Regno Ital., lib. 19. - -[86] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6. - -[87] Matth. Paris, Hist. Angl. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXIV. Indizione VII. - - URBANO IV papa 4. - Imperio vacante. - - -L'anno fu questo in cui il romano pontefice _Urbano IV_ istituì la -festa del Corpo di Cristo[90]. E perciocchè egli finalmente si avvide -che il fulmine degli interdetti, sì allora frequenti, si volgeva in -danno della santa religione, e raffreddava anche i buoni nel culto -di Dio e negli esercizii della pietà, temperò il rigor di quel rito, -incognito per tanti secoli alla Chiesa di Dio, e introdotto solamente -per castigar popoli cattivi, e non già popoli innocenti, con permettere -a porte chiuse ed esclusi gli scomunicati, l'uso delle messe e de' -sacramenti. Se non nel precedente anno, certamente nel presente, fu -stabilito l'accordo fra il pontefice e _Carlo conte_ d'Angiò e di -Provenza. Siccome fu accennato di sopra, avea prima esso papa esibito -il regno di Sicilia e Puglia al santo re di Francia _Lodovico IX -_per uno de' suoi figliuoli; ma questi non volle accudire a sì fatto -acquisto, in cui conveniva adoprar l'armi per levarlo a _Corradino_, -che vi avea sopra delle buone ragioni, e per dispossessarne _Manfredi_, -amendue principi cristiani. Contentossi bensì che il suddetto Carlo -suo fratello accettasse l'offerta fattagli dal pontefice con quelle -condizioni che si leggono negli Annali Ecclesiastici del Rinaldi. -Accadde che in questi tempi saltò in testa al popolo romano di volere -per senatore e capo un principe potente. Una parte proponeva il re -Manfredi; un'altra il conte d'Angiò e di Provenza; e fu ancora proposto -_Pietro_ primogenito di _Jacopo re_ di Aragona. Al papa non piacque tal -novità per giusta paura che un principe di molta possanza pregiudicasse -di troppo all'autorità temporale pontificia in Roma, e massimamente -se la dignità fosse conferita in vita al nuovo senatore. Il perchè -egli stesso, per escludere gli altri due mal veduti concorrenti, aiutò -l'esaltazione del conte Carlo sua creatura al grado senatorio, ma con -certi patti ch'egli non ebbe difficoltà di accettare, perchè altrimenti -protestava il papa di non volergli attener la promessa del regno di -Sicilia[91]. Acconciati che furono questi affari, spedì Carlo a Roma -un suo vicario a prendere il possesso della dignità senatoria. Non -erano ignoti a Manfredi questi trattati del papa tendenti alla sua -rovina; e però anch'egli cominciò a far de' preparamenti. Nè solamente -si tenne sulla difesa, ma diede principio alle offese, con inviare -un grosso corpo di Saraceni e Tedeschi sul territorio romano, e con -tirare nel suo partito Pietro da Vico, signor potente nelle parti -del Patrimonio di San Pietro[92]. Fu occupata dall'armi di Manfredi -la città di Sutri, e ricuperata da Pandolfo conte dell'Anguillara -colla rotta da' Saraceni. Per esso Manfredi in Roma stessa il partito -de' Ghibellini andava macchinando delle sedizioni, e Riccardo degli -Annibaldi s'impadronì d'Ostia. Mandarono a voto le trame e i tentativi -del suddetto Pietro da Vico, che, avendo intelligenza in Roma, si -pensava di potervi entrare. Restò costui sconfitto dai Romani. E -quantunque l'esercito di Manfredi sotto il comando di Percivalle d'Oria -avesse preso molte castella, pure in vicinanza di Rieti ebbe una grave -percossa dall'esercito pontificio crocesignato: giacchè Urbano avea -fatta predicar la croce contra di Manfredi, assolvendo chiunque l'avea -presa per andar contro gl'infedeli, purchè militasse contra di questo -più vicino nemico. - -Succederono altri combattimenti, ora prosperi ed ora contrarii, -secondo l'uso della guerra, ch'io tralascio, per dire che intanto, -dopo essersi trattenuto papa Urbano circa due anni in Orvieto, ben -trattato e ricevuto da quel popolo, gli convenne infine ritirarsene mal -soddisfatto. Perchè gli Orvietani presero il castello di Bizunto e lo -ritennero per sè contro la volontà del papa, egli se ne partì e andò -a Perugia. Infermatosi per istrada, appena fu giunto in quella città, -che diede fine a' suoi giorni, nel dì due d'ottobre; e fu creduto[93] -che una gran cometa, la quale cominciò a vedersi d'agosto, e sparve -allorchè egli mancò di vita, avesse predetta la sua morte. Le azioni -illustri di questo pontefice si veggono descritte in versi da Teodorico -di Valcolore[94], dal Rinaldi[95] e da altri. Vacò dipoi la santa -Sede quattro mesi e cinque giorni, non potendosi accordare i cardinali -nell'elezione del successore, benchè tempi sì pericolosi e sconcertati -esigessero un pronto rimedio. In quest'anno ancora _Azzo VII_ marchese -d'Este[96], mentre governava in istato pacifico la città di Ferrara, -pagò il tributo della natura, correndo il dì 17 di febbraio, nell'anno -cinquantesimo di sua età, e ventesimoquarto del suo principato in -Ferrara: principe di gloriosa memoria per l'insigne sua pietà, per -la sua clemenza e per altre virtù, costantissimo sempre nel partito -della Chiesa, contro tutti gli sforzi di Federigo II Augusto, di -Eccelino e d'altri suoi nemici. Leggonsi le sue lodi presso il Monaco -Padovano. L'autore della Cronica picciola di Ferrara[97], tuttochè -gran Ghibellino, confessa che chiunque ancora de' Ferraresi era della -fazion ghibellina, con vere lagrime onorò la di lui sepoltura. Di due -Beatrici Estensi monache, le quali per le loro virtù meritarono il -titolo di beate, l'una fu sua sorella, l'altra figliuola. Lasciò egli -erede dei suoi Stati _Obizzo_ suo nipote, nato dal figliuolo _Rinaldo_, -a lui premorto. Appena fu ritornato il popolo dal di lui funerale, che -nella piazza si tenne un general parlamento, dove di comun consenso -fu proclamato signor di Ferrara il suddetto marchese Obizzo[98], a cui -fu conferito un'ampia balìa. Secondo gli Annali Vecchi di Modena[99], -e per attestato d'altri scrittori[100], circa la metà di dicembre, la -fazione degli Aigoni, cioè de' Guelfi di Modena, capi de' quali erano -Jacopino Rangone e Manfredi dalla Rosa, cacciò fuori della città la -parte ghibellina, appellata de' Grasolfi. Accorsero nel dì seguente in -aiuto d'essi Guelfi il marchese d'Este, cioè Obizzo suddetto, con assai -brigate di Ferraresi, e Lodovico conte di San Bonifazio co' Mantovani. -Abbiamo da Ricordano Malaspina[101] che anche i fuorusciti guelfi di -Toscana, abitanti allora in Bologna, intervennero a questa cacciata de' -Ghibellini da Modena, e vi restarono morti alcuni d'essi. Ed affinchè -gli usciti non si ritirassero a Gorzano, quel castello fu preso e -smantellato. La mutazion di Modena si tirò dietro quella di Parma[102]. -Ivi ancora vennero alle mani i Guelfi coi Ghibellini. De' primi erano -capi i Rossi. Finalmente, dopo varii combattimenti e bruciamenti di -case, i Ghibellini si diedero per vinti nel dì 29 di dicembre, e furono -eletti due podestà, cioè Giberto da Correggio e Jacopo Tavernieri, -con licenziare Manfredi de' Pii da Modena, allora podestà, e Matteo -da Gorzano parimente Modenese, eletto per l'anno venturo, che erano -di fazion ghibellina. Ebbero origine i movimenti di queste due città -dalla nuova già sparsa che Carlo d'Angiò conte di Provenza preparava -un poderoso esercito per passare in Italia contra del re Manfredi, -e in soccorso della parte guelfa. Di qui prese animo anche _Filippo -dalla Torre_, signoreggiante in Milano[103], di abbracciare il partito -de' Guelfi, con liberarsi del _marchese Oberto_ Pelavicino, la cui -condotta era già finita. Partissi da Milano con amarezza grande il -Pelavicino, e giunto a Cremona, in odio dei Torriani fece prendere -quanti mercanti milanesi passavano per Po. Unironsi ancora con lui i -nobili fuorusciti di Milano, dacchè videro sempre più allontanarsi -la speranza di rientrar nella patria. Seguì perciò guerra fra essi -Torriani e il marchese Oberto, ma senza avvenimenti degni di memoria. -Intanto si sottomisero volontariamente al dominio d'esso Filippo dalla -Torre le città di Bergamo, Novara, Vercelli e Lodi, la qual ultima -forse solamente ora, e non prima, come già Galvano dalla Fiamma ci avea -fatto sapere, elesse per suo signore il suddetto Filippo. - -NOTE: - -[88] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[89] Chron. Senense., tom. 9 Rer. Ital. - -[90] Raynald., in Annal. Eccl. - -[91] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 10. - -[92] Continuator Nicolai de Jamsilla. Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 10. -Theodoric. Vallicolor., in Vita Urbani IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[93] Ricordano Malaspina, cap. 175. - -[94] Theodericus Vallicolor., P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[95] Raynaldus, Annal. Ecclesiast. - -[96] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. - -[97] Chron. Parvum Ferrariens., tom. 8 Rer. Ital. - -[98] Antichità Estensi., P. II, cap. 2. - -[99] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[100] Chronic. Parmens., tom. 9 Rer. Ital. Memorial. Potestat. -Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[101] Ricordano Malaspina, cap. 174. - -[102] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital. - -[103] Gualvaneus Flamma, Manip. Flor., cap. 300. Annales Mediol., tom. -16 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXV. Indizione VIII. - - CLEMENTE IV papa 1. - Imperio vacante. - - -Finalmente nel dì nove (come vuole il Rinaldi[104]), oppur nel dì -cinque (come ha Tolomeo da Lucca[105]) di febbraio del presente anno -fu eletto da' cardinali per successore di san Pietro _Guido vescovo -_sabinense, nato nella terra di Santo Egidio della Provenza, ossia -della Linguadoca, personaggio di rara bontà di vita e di singolare -umiltà. Avea avuta moglie e figliuoli. Rimasto vedovo, si arrolò -nella milizia clericale; fu creato vescovo d'Anicy, oppure di Aux, -poscia arcivescovo di Narbona e cardinale, e finalmente assunto al -pontificato romano. Perchè egli si trovava allora in Francia, impedito -dal passare in Inghilterra, tennero i cardinali segreto lo scrutinio, -e a lui spedirono con egual segretezza l'avviso dell'elezione caduta -nella di lui persona. Sen venne egli perciò incognito a Perugia, -dove, dopo molta resistenza, prestò il suo consenso, e dopo essere -stato consecrato ed aver preso il nome di _Clemente IV_, andò a -mettere la sua residenza in Viterbo. Furono da lui approvate tutte -le determinazioni del suo predecessore intorno alla concessione del -regno di Sicilia e Puglia a _Carlo conte_ di Provenza, e alla sua -venuta in Italia. Mossesi infatti questo principe nella primavera -dell'anno presente da Marsilia con venti galee, accompagnato da _Luigi -di Savoia_, e venne alla volta di Roma. Non avea tralasciato Manfredi -di prendere le possibili precauzioni per frastornare l'arrivo del -competitore. Una considerabil flotta di galee e di navi[106], tanto -sue che de' Pisani, fu inviata alla sboccatura del Tevere. Quivi -con travi, pali, sassi si cercò d'impedire il passaggio di qualunque -grosso legno che volesse salire su per quel fiume. Tale era anche la -copia e forza del suo armamento navale, che si figurava l'ammiraglio -di Manfredi di potere a man salva far prigione lo stesso conte Carlo, -se osava di portarsi colà. Ma eccoti una fiera tempesta che obbligò -quella flotta a staccarsi da que' lidi, e a tenersi alto in mare, con -prendere la via di Ponente, per incontrare, se le veniva fatto, la -flotta nemica. Questo fu la fortuna del conte, il quale, tuttochè anche -egli fosse forte sbattuto da quell'orrido temporale, e si trovasse -in manifesto pericolo della vita, pure sen venne spinto dai rabbiosi -venti sino alla spiaggia romana, dove, salito in un picciolo legno, -quasi miracolosamente approdò a terra, e giunse al monistero di San -Paolo fuori di Roma. Quetata poi la furia del mare, pervennero anche -le sue galee alla foce del Tevere, e, levati gli ostacoli, liberamente -entrò nel fiume, e sbarcò a Roma mille uomini d'armi, tutta gente -valorosa e avvezza al mestier della guerra. Nel mercordì prima della -Pentecoste, cioè nei dì 24 di maggio[107], fece il conte Carlo la sua -entrata in Roma con così magnifico incontro, plauso e giubilo di tutto -il popolo romano, che non v'era memoria di solennità sì festosa per -onorar l'arrivo d'altri principi venuti a quella gran città. Sbalordito -rimase il re Manfredi all'udire come con tanta felicità fosse giunto -l'emulo suo, ed avesse schivata l'opposizion della sua armata navale, -tanto superiore di forze. Senza nondimeno perdersi d'animo, attese -a fortificarsi e premunirsi a' confini: al qual fine richiamò dalla -Toscana, dalla marca d'Ancona e dagli altri luoghi tutte le schiere -de' suoi Tedeschi e d'altri soldati sparsi per quelle contrade. Tenuto -poscia un parlamento di tutti i baroni e vassalli del regno, espose -loro i motivi e la necessità della difesa e dell'aiuto di cadauno, -mostrando una viva speranza nella lor fedeltà e bravura. Delle belle -parole e promesse n'ebbe quante ne volle; ma negli animi loro già -bollivano altri desiderii, e ognuno pensava a' propri interessi e -vantaggi, senza mettersi cura de' pubblici. Niuna impresa tentò in -quest'anno il conte Carlo, perchè aspettava per terra il grosso della -sua cavalleria e fanteria[108]. S'inoltrò bensì nel distretto di Roma -l'esercito di Manfredi, sulla speranza che egli uscisse di Roma e -venisse a battaglia; ma il conte, mosso ancora dalle saggie esortazioni -del papa, nulla volle azzardare, trovandosi scarso di gente sua, e poco -fidandosi de' Romani, fra' quali non pochi erano guadagnati dai danari -di Manfredi. Venuto il mese di settembre arrivò per mare a Roma la sua -consorte _Beatrice_, che fu accolta con sommo onore ed allegrezza dal -popolo romano. - -Vegniamo ora alla Lombardia, che nell'anno presente fu quasi tutta -in armi per la calata dell'esercito franzese, raccolto per ordine del -conte suddetto. Prima nondimeno ch'esso valicasse l'Alpi, la città di -Reggio[109], fin qui di parte ghibellina, cangiò mantello. Nel dì 6 -di febbraio arrivarono colà i Modenesi cogli usciti di Reggio, e coi -guelfi fiorentini e di Toscana. Fu dismurata e loro aperta la porta -del castello dai nobili Fogliani e Roberti, e sulla piazza si venne ad -un aspro combattimento coi Sessi e colla parte ghibellina, fra i quali -si distinse e passò poi in proverbio il Caca ossia Cacca da Reggio, -uomo di statura gigantesca e di mirabil forza, che con una mazza alla -mano si facea far piazza dovunque giugnea. Se gli serrarono addosso -uniti dodici gentiluomini fiorentini colle coltella, e lo stesero -a terra. Dopo di che i Sessi e i lor seguaci presero la fuga, e si -ritirarono a Reggiuolo. Così i Reggiani cominciarono a governarsi a -parte guelfa, e da lì a qualche tempo fecero tregua cogli usciti, e -cessò ogni ostilità. Secondo la Cronica di Parma[110], seguì nell'anno -presente una battaglia tra _Guglielmo marchese_ di Monferrato e Oberto -da Scipione, nipote del _marchese Oberto_ Pelavicino, nell'Alessandrino -presso Nizza della Paglia. Rimasero prigionieri cinquecento cavalieri -d'esso Oberto da Scipione. Intorno a che è da avvertire che, per -attestato di Benvenuto da San Giorgio[111], nel precedente anno 1264, -nel dì 14 di maggio, Carlo conte di Provenza avea fatta lega col -suddetto marchese di Monferrato contra di Manfredi e di Oberto marchese -Pelavicino. In virtù d'essa alleanza fece esso marchese di Monferrato -guerra nell'anno presente al nipote d'esso Pelavicino. Calò per la -Savoia sul fine della state di quest'anno l'armata oltramontana de' -crocesignati (giacchè si guadagnava indulgenza plenaria a prendere -le armi contra di Manfredi), inviandosi verso Roma per trovar Carlo -conte d'Angiò e di Provenza, e passar dipoi contra d'esso Manfredi. -La Cronica di Parma la fa ascendere a sessanta mila combattenti; -quella di Bologna[112] a quaranta mila. Meglio è stare agli Annali -vecchi di Modena[113], che la dicono composta di cinque mila cavalli, -quindici mila fanti e dieci mila balestrieri. Ne era capitan generale -_Roberto_ figliuolo del conte di Fiandra, accompagnato da copiosa -nobiltà oltramontana. Trovò il marchese di Monferrato collegato, e i -Torriani col popolo di Milano favorevoli, dai quali ricevè abbondante -provvisione di vettovaglia. Ma nemici ed opposti a questa gente -erano il marchese Oberto Pelavicino e Buoso da Doara coi Cremonesi, -Pavesi, Piacentini ed altri Ghibellini di Lombardia, i quali, -condotti dall'interesse della lor fazione, e insieme dai danari del -re Manfredi, coi lor carrocci e con grande sforzo d'armati andarono a -postarsi a Soncino, per contrastarle il passo. V'andò anche il conte -Giordano[114], spedito colà da Manfredi con quattrocento lancie, e -una bella compagnia di Napoletani a cavallo. Pertanto fu d'uopo che -l'esercito franzese prendesse la volta del territorio di Brescia, -nella qual città il marchese Pelavicino avea posto un buon presidio. -Passarono essi l'Oglio a Palazzuolo, e giunti fin sotto le mura di -Brescia, vi gettarono dentro molte saette nel dì 9 di dicembre. Se -non veniva loro meno la vettovaglia, forse prendevano quella città -molto sbigottita. Arrivati a Monte Chiaro, quivi trovarono giunti in -aiuto loro _Obizzo marchese_ d'Este signor di Ferrara coi Ferraresi, e -_Lodovico conte_ di San Bonifazio coi Mantovani. Uniti poi con essi, -diedero varii assalti a Monte Chiaro, e se ne impadronirono, siccome -ancora di altre terre, che quasi tutte distrussero, con farvi prigioni -quattrocento cavalli e mille fanti del marchese Pelavicino[115]. -Commisero dappertutto l'enormità che si possono immaginare, senza -ricordarsi d'essere cristiani e crociati. Non si allentò mai esso -marchese con tutti i suoi di far fronte a questa armata nemica, -deludendo con ciò le speranze di Manfredi, Ricordano Malaspina[116], -Dante ed altri incolpano di tradimento Buoso da Doara, che, corrotto -dal danaro del Francesi, talmente dispose le cose, che i nemici senza -contrasto passarono. Più verisimile è ch'eglino tali forze non avessero -da poter avventurare una battaglia con sì poderoso esercito nemico. - -Comunque sia, pervenuti i Franzesi sul Ferrarese, vi trovarono -preparato dal suddetto marchese Obizzo un ponte sul Po, per cui -valicarono il fiume. Scrive il Sigonio[117] che dieci mila Bolognesi -marciarono a Mantova in soccorso dell'armata franzese. Io non ne truovo -parola negli scrittori d'allora, e neppur nelle Croniche di Bologna. -Certo non sussiste il dirsi da Ricordano che l'esercito franzese passò -per Parma. Con esso bensì andarono ad unirsi i Guelfi fuorusciti di -Toscana in numero di più di quattrocento cavalieri, tutti riccamente -guerniti d'armi e di cavalli, de' quali era condottiere il conte -Guido Guerra. Passando poi per la Romagna, marca d'Ancona e Spoleti, -se crediamo a Ricordano e ad altri autori, arrivarono finalmente a -Roma circa le feste del Natale. Ma sapendosi che quell'esercito era -tuttavia sul Bresciano verso la metà di dicembre, non può stare un -sì frettoloso arrivo d'esso a Roma. Saba Malaspina[118], dopo aver -narrata la coronazione del conte Carlo fatta nel dì dell'Epifania -dell'anno seguente, scrive: _Jam Gallicorum post haec superveniens -multitudo circumfluit; jam totus regis Karoli exspectatus exercitus -Romam venit_. Però verso la metà del gennaio susseguente dovette -l'armata suddetta comparire alla presenza del suo signore in Roma. -Avea fatto in questo anno, prima del fin qui mentovato successo, la -città di Brescia[119] dei movimenti per sottrarsi alla signoria del -marchese Oberto Pelavicino. Per questo presi alcuni di que' nobili, -furono condotti nelle carceri di Cremona. Un segreto concerto fu fatto -dipoi che _Filippo dalla Torre_, signor di Milano, di Bergamo e d'altre -città, venisse con assai brigate a Brescia in un determinato giorno -del mese d'agosto, per sostenere la sollevazione del popolo. Accadde -che il Torriano, allorchè si disponeva per cavalcare a quella volta, -sorpreso da subitaneo malore, cessò di vivere. Non per anche s'era data -sepoltura al di lui cadavero nel monistero di Chiaravalle, che _Napo_ -ossia _Napoleone_ dalla Torre suo parente si fece proclamare signor di -Milano. Rimasero per questo accidente in grave sconcerto i Bresciani. -Fecero bensì due tentativi per liberarsi dall'oppressione del -Pelavicino, ma questi ridondarono solamente in loro danno. Moltissimi -de' nobili furono presi e mandati a penar nelle prigioni di Cremona; ad -altri non pochi fu, dopo i tormenti, levata la vita: il che sempre più -accrebbe l'odio di quel popolo verso chi allora li signoreggiava. - -NOTE: - -[104] Raynaldus. Annal. Ecclesiast. - -[105] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., lib. 22, cap. 50. - -[106] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 17. - -[107] Bernard. Guidon., in Vita Clementis IV. - -[108] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Raynald., in -Annal. Eccles. - -[109] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Veter. -Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. Ricordano Malaspina, cap. 174. - -[110] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[111] Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 28 Rer. -Ital. - -[112] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[113] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[114] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[115] Ricordano Malaspina, cap. 178. - -[116] Matteo Spinelli, Diario, tom. 8 Rer. Ital. - -[117] Sigon., de Regno Ital., lib. 20. - -[118] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 1. - -[119] Malvecius, Chron. Brixian. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXVI. Indizione IX. - - CLEMENTE IV papa 2. - Imperio vacante. - - -Prima di procedere coll'armi contro al nemico _Manfredi_, volle _Carlo -conte_ di Angiò e di Provenza essere solennemente coronato re di -Sicilia e di Puglia. La funzione fu fatta per ordine di papa _Clemente -IV_ nella Basilica Vaticana[120], correndo le festa dell'Epifania, -ossia nel dì 6 di gennaio. Essendo stati spediti colà dal papa cinque -cardinali apposta, ricevè il conte con _Beatrice_ sua moglie la corona; -e vi intervenne un'immensa folla di Romani, che compierono la festa con -varie allegrezze e giuochi. Prestò il re Carlo allora il giuramento, e -il ligio omaggio alla Chiesa romana pel regno di Sicilia di là e di qua -dal Faro, di cui fu investito dal papa. Avrebbe avuto bisogno l'armata -sua, che giunse nei giorni seguenti, di un lungo riposo, perchè arrivò -a Roma sfiatata e malconcia pel lungo viaggio e per molti affanni -patiti. Ma troppo era smunta la borsa del re Carlo, nè maniera aveva -egli di sostentar tanta gente, avendo già consunte le grosse somme -prese dai prestatori. Fece ben egli al pontefice istanza di soccorso -d'oro, ma con ritrovare anche il di lui erario netto e spazzato al -pari del suo. Però, ancorchè il verno non sia stagion propria per -guerreggiare, massimamente per chi guida migliaia di cavalli; pure -per necessità, e sulla speranza di provvedere al proprio bisogno colle -spoglie de' nemici, durante ancora il mese di gennaio, intrepidamente -col suo fiorito esercito marciò alla volta di Ceperano per entrare -nel regno. Era con lui _Riccardo cardinale_ di Sant'Angelo, legato del -papa, per muovere i popoli a prendere la croce per la Chiesa. Non avea -intanto Manfredi lasciato di far quanti preparamenti potea per ben -riceverlo. Un grossissimo presidio ancora avea messo in San Germano, -sperando che quel luogo facesse lunga resistenza al nimico, per aver -tempo di ricever varii corpi di gente che si aspettavano dalla Sicilia, -Calabria, Toscana ed altri luoghi. Fra le altre provvisioni avea -situato al fiume Garigliano il conte di Caserta con grosse squadre per -difendere quel passo. Ma agli animosi ed arditi Franzesi nulla era che -potesse resistere; innanzi a loro camminava il terrore, perchè creduti -non diversi dai paladini favolosi di Francia; e il verno stesso si -vestì d'un'insolita placidezza per favorirli. Passarono i Franzesi il -Garigliano per la proditoria ritirata del conte di Caserta. Fu preso -a forza d'armi San Germano, e andò a fil di spada quasi tutta quella -numerosa guarnigione, con incoraggirsi maggiormente i vincitori pel -saccheggio, frutto sempre gustoso della vittoria. Aquino e la rocca -d'Arci non fecero resistenza. Da così sinistri avvenimenti allora più -che mai Manfredi venne a conoscere non poter egli far capitale alcuno -sulla volubilità e poca fede de' regnicoli. V'erano fra questi non -pochi che, ricordevoli delle crudeltà ed avanie di Federigo II e di -suo figliuolo Corrado, odiavano la casa di Suevia; altri guadagnati -dall'oro, e dalle promesse della corte di Roma e del re Carlo; altri -infine amanti delle novità per la facile speranza di star meglio, -oppur di crescere in fortuna. Contuttociò Manfredi senza avvilirsi -attese a far le disposizioni opportune, e colle sue forze passato a -Benevento, quivi si accampò. Non aveva egli tralasciato di mandar -persona a parlare di accordo al re Carlo. La risposta di Carlo fu -questa in franzese: _Dite_[121] _al sultano di Nocera_ (così appellava -Manfredi, perchè si serviva de' Saraceni) _ch'io con lui non voglio nè -pace nè tregua; e che in breve io manderò lui all'inferno, o egli me in -paradiso_. - -Non perdè tempo il re Carlo a muoversi verso Benevento, per trovare -l'armata nemica, ardendo di voglia di decidere con un fatto d'armi la -contesa del regno. Fu messo in disputa nel consiglio di Manfredi, se -meglio fosse il tenersi solamente in difesa, tanto che arrivassero -gli aspettati rinforzi, oppure il dar tosto battaglia, per cogliere -i Franzesi stanchi e spossati per le marcie sforzate. Ossia che -prevalesse l'ultimo partito, o che l'impaziente Carlo uscisse ad -attaccare il nemico, ovvero che i Saraceni in numero di dieci mila, -senza aspettarne il comandamento, movessero contra dei Franzesi[122], a -poco a poco nel dì 26 di febbraio dell'anno presente (chiamato 1265 da -alcuni scrittori che cominciano alla fiorentina l'anno nuovo solamente -nel dì 25 di marzo) s'impegnarono le schiere in un'orrida battaglia, -descritta minutamente da Saba Malaspina[123], da Ricordano[124] e -da altri scrittori. A me basterà di accennarla. Combatterono con -gran vigore i Saraceni e Tedeschi dello esercito di Manfredi. Si -trovarono essi infine malmenati e sopraffatti dai Franzesi; laonde -volle allora Manfredi muovere la terza schiera composta di Pugliesi, -ma senza trovare ubbidienza nei baroni di cuore già guasto. Allora -lo sfortunato, ma coraggioso, principe determinò di voler piuttosto -morire re, che di ridursi privato colla fuga a mendicare il pane. E -spronato il cavallo, andò a cacciarsi nella mischia, dove, senza essere -conosciuto, da più colpi fu privato di vita. Racconta Ricobaldo[125], -e dopo lui Francesco Pipino[126], che in questi tempi andarono in -disuso per l'Italia le spade da taglio, ossia le sciable, e si cominciò -ad usar quelle da punta, ossia gli stocchi, de' quali si servivano i -Franzesi. Per essere gli uomini d'armi tutti vestiti di ferro, poco -profitto faceano addosso a loro i colpi delle sciable. Ma allorchè -essi alzavano il braccio per ferire, i Franzesi colle punte degli -stocchi li foravano sotto le ascelle, e in questa maniera lì rendevano -inutili a più combattere. Strage fu fatta, massimamente de' Saraceni; -grande fu la copia dei prigioni, fra' quali si contarono i conti -Giordano, Galvano, Federigo e Bartolommeo, parenti di Manfredi, ad -alcuni de' quali, cioè Galvano e Federigo, fu data dipoi la libertà -ad istanza di _Bartolommeo Pignatelli_ arcivescovo di Messina; ed -altri furono fatti morire dall'inesorabil re Carlo. Il bottino fu -inestimabile, e ne arricchirono tutti i vincitori, e alle mani del -re Carlo pervennero i tesori di Manfredi e di molti de' baroni di -lui. Nè contenti i vincitori di tante spoglie, rivolsero l'insaziabil -loro avidità addosso ai miseri Beneventani, senza che loro giovasse -punto l'essere sudditi del papa. Dato fu un terribil sacco alla città, -fatto macello d'uomini e fanciulli, sfogata la libidine, e senza che -le chiese stesse godessero esenzione alcuna dall'infame sfrenatezza -di quella gente. Se costoro si fossero mossi per divozione a prendere -la croce, e se fossero ben impiegate le indulgenze plenarie, ognuno -può ben figurarselo. Ma quello che maggiormente rallegrò il re Carlo, -e diede compimento alla sua vittoria, fu la morte di Manfredi. Se ne -sparse tosto la voce, ma si stette tre dì a scoprirne il cadavero[127]. -Trovollo un ribaldo, e, postolo a traverso sopra un asino, l'andava -mostrando pel campo. Fece il re Carlo I riconoscerlo per desso dal -conte Giordano, e dagli altri nobili prigionieri; e perciocchè era -morto scomunicato, ordinò che fosse seppellito presso il ponte di -Benevento in una vil fossa, sopra cui ogni soldato per compassione e -memoria gittò una pietra. E tal fine ebbe Manfredi già re di Sicilia, -principe degno di miglior fortuna, perchè, a riserva dell'aver egli -violate le leggi per voglia esorbitante di regnare, e di qualche -altro reato dell'umana condizione, tali doti si unirono in lui, che -alcuni giunsero a dirlo non inferiore a Tito imperadore, figliuolo di -Vespasiano[128]. Restò memoria di lui nella città di Manfredonia, fatta -da lui fabbricare di pianta col trasportarvi il popolo di Siponto, mal -situato dianzi, perchè in luogo d'aria cattiva. - -La rotta e morte di Manfredi divolgatasi per tutta Puglia e Sicilia, -cagion fu che non vi restò città e luogo che non inalberasse le -bandiere del re Carlo, e con feste e giubili incredibili. La sola -città di Nocera, nido de' Saraceni, dove, secondo gli scrittori -napoletani, s'era ricoverata la _regina Sibilia_ moglie di Manfredi -con _Manfredino_ suo picciolo figliuolo e una figliuola, si tenne -forte. Colà si portò con buona parte dell'esercito _Filippo conte_ -di Monforte, e l'assediò; ma ritrovato troppo duro quell'osso, se ne -partì, con lasciare nondimeno strettamente bloccata essa città. Certo -è, secondo le lettere di _papa Clemente_, e per attestato della Cronica -di Reggio, che in quest'anno essa regina co' figliuoli e col tesoro -del marito fu presa nella città di Manfredonia; il che vien confermato -dal Monaco Padovano. Altre storie ancora affermano che i Saraceni -di Nocera si sottomisero in quest'anno al re Carlo, nè aspettarono a -farlo dopo la rotta di Corradino, di cui parleremo a suo luogo. Entrò -poscia il vittorioso re Carlo in Napoli, che prima gli avea spedite -le chiavi; e andò quel popolo quasi in estasi al veder comparire le -regina Beatrice con carrozze magnifiche e dorate, e copia di damigelle, -tutte riccamente addobbate, siccome gente non avvezza a somiglianti -spettacoli. Osserva Riccobaldo[129] che i costumi degli Italiani erano -stati in addietro assai rozzi, dati alla parsimonia, voti di ogni fasto -e vanità; e ne dice anche, a mio credere, più di quel che era, come -ho dimostrato altrove[130]. Per altro la venuta de' Franzesi quella -fu che cominciò ad introdurre il lusso e qualche cosa di peggio, e -fece mutar i costumi degl'italiani. Trovò il re Carlo nel castello -di Capoa il tesoro di Manfredi quasi tutto in oro[131]. Fatti votare -quei sacchetti in una sala alla presenza sua e della regina Beatrice, -e comandato che venissero le bilance, disse ad Ugo del Balzo cavalier -provenzale di partirlo. _Che bisogno c'è di bilance?_ rispose allora -il prode cavaliere. E co' piedi fattene tre parti, _questa_, disse, -_sia di monsignore il re; questa della regina; e quest'altra dei vostri -cavalieri_. Piacque cotanto al re un atto di tale magnanimità, che -incontanente gli donò la contea d'Avellino, e il creò conte. Diedesi -poi il re Carlo ad ordinare il regno. S'erano figurati i popoli di -quelle contrade che colla venuta de' Franzesi, e sotto il nuovo governo -tornerebbe il secolo d'oro, si leverebbono le gabelle, le angherie e le -contribuzioni passate, ed ognun godrebbe una invidiabil tranquillità -e pace. Si trovarono ben tosto delusi e ingannati a partito. Le -soldatesche franzesi ne' lor passaggi e quartieri a guisa del fuoco -portavano la desolazion dappertutto[132]. Ebbe il re Carlo in mano da -un Gezolino da Marra tutti i libri e registri delle rendite e degli -uffizii del regno, e di tutte le giurisdizioni, dazii, collette, taglie -ed altri aggravii dei popoli. Non solamente volle il re intatti tutti -questi usi od abusi; ma siccome in addietro si camminava assai alla -buona in riscuotere cotali carichi, istituì egli dei nuovi giustizieri, -doganieri, notai, ed altri uffiziali del fisco, che rigorosamente -spremevano il sangue dai popoli, e cominciarono ad accrescere in -profitto del re, o proprio, i pubblici pesi e le avanie, di modo che -altro non s'udiva che segreti gemiti e lamenti della misera gente, con -augurarsi ognuno, quando non era più tempo, l'abbandonato e perduto re -Manfredi. È un autor guelfo, uno storico pontificio che l'attesta, cioè -Saba Malaspina. Secondo lui, ravveduti que' popoli andavano dicendo: -_O re Manfredi, noi non ti abbiam conosciuto vivo; ora ti piangiamo -estinto. Tu ci sembravi un lupo rapace fra le pecorelle di questo -regno; ma da che per la nostra volubilità ed incostanza siam caduti -sotto il presente dominio, tanto da noi desiderato, ci accorgiamo in -fine, che tu eri un agnello mansueto. Ora sì che conosciamo quanto -fosse dolce il governo tuo posto in confronto dell'amarezza presente. -Riusciva a noi grave in addietro che una parte delle nostre sostanze -pervenisse alle tue mani; troviamo adesso che tutti i nostri beni, e, -quel che è peggio, anche le persone vanno in preda a gente straniera_. -Tali erano di que' popoli le querele: querele osservate prima e dipoi -anche in altri popoli sempre malcontenti dello stato presente, e che -ripongono la speranza di star meglio, o men male, colla mutazion de' -governi, ma con disingannarsi poi delle lor mal fondate idee. - -A molte altre avventure e mutazioni in Italia diedero moto i passi -prosperosi di Carlo re di Sicilia, con atterrire i Ghibellini, ed -influire coraggio alla parte guelfa pel rimanente d'Italia. Abbiamo -dalla Cronica di Cesena[133], che avendo Manfredi ritirate le sue -armi dalla marca d'Ancona per valersene in propria difesa, fu spedito -colà _Simone cardinale_ di San Martino e legato apostolico, il quale -nel dì ultimo di gennaio s'impadronì della città di Jesi, e poscia -d'altre città e castella d'essa marca. Non dissimili cambiamenti di -cose avvennero in Lombardia. Nel dì 20 di gennaio dell'anno presente -si levò a rumore il popolo di Brescia[134], e messa a fil di spada, -oppure in fuga, la guarnigione che ivi teneva il _marchese Oberto_ -Pelavicino, si rimise in libertà. Giunta questa dispiacevole nuova -al suddetto marchese, furibondo passò co' Cremonesi di là dall'Ogiio, -mettendo a sacco il territorio bresciano, uccidendo e facendo prigioni -quanti incontrava. Distrusse da' fondamenti le terre di Quinzano. -Orci, Pontevico, Volengo, Ustiano e Canedolo. Ricorsero i cittadini -bresciani per soccorso ai Milanesi, e richiamarono in città i lor -fuorusciti guelfi. Vennero perciò a Brescia _Raimondo dalla Torre_ -vescovo di Como, _Napoleone_ ossia _Napo_ e _Francesco_ fratelli -parimente dalla Torre con molte squadre e coi suddetti usciti, i quali -furono incontrati fuor dal clero e popolo con rami d'ulivo: dopo di -che fu fatta una solenne concordia e pace fra loro, e data la signoria -di quella città ai Torriani suddetti. Restò quivi per governatore -Francesco dalla Torre, il quale, ito poscia con bella comitiva a -trovare il re Carlo, fu da lui fatto cavaliere e conte di non so qual -luogo. In Vercelli era governatore di quella città _Paganino_ fratello -parimente del suddetto Napo[135]. Entrati in essa città occultamente i -nobili milanesi ghibellini fuorusciti, il presero, e, nel condurlo a -Pavia, barbaramente lo uccisero. Trovavasi allora in Milano podestà, -messovi dal re Carlo, Emberra del Balzo Provenzale[136]. Costui con -alcuni de' Torriani fatto consiglio per vendicar la morte di Paganino, -avendo in prigione i figliuoli, fratelli o parenti degli uccisori -suddetti, ne fece condurre cinquantadue sopra le carra, e scannarli con -crudeltà esecrabile, riprovata dai baroni e dallo stesso Napo Torriano, -il quale poi disse: _Ah che il sangue di questi innocenti tornerà -sopra de' miei figliuoli!_ Per tale iniquità fu poi scacciato da Milano -il suddetto Emberra. Fu anche la città di Piacenza[137] a rumore per -liberarsi dalle mani del marchese Oberto Pelavicino, ma non riuscì in -bene lo sforzo de' Guelfi. Furono poi spediti due legati pontificii -in Lombardia per ridurre a concordia le divisioni dei popoli. Iti a -Cremona, trovarono nata o fecero nascere discordia fra il marchese -Oberto e Buoso da Doara, per tanti anni addietro sì uniti ed amici. Con -questo mezzo ottennero che il marchese Oberto dimettesse la signoria -di Cremona e si ritirasse. Ma che questa mutazion di Cremona accadesse -nell'anno seguente, s'ha da altro storico[138], siccome vedremo. Anche -i Piacentini l'indussero, con usar le buone e le brusche, a rinunziare -al dominio della loro città. Il perchè egli si ricoverò a Borgo San -Donnino, dove attese a fortificarsi. Fece parimente sollevazione sul -fine di febbraio la fazione guelfa in Parma[139], e a forza d'armi -obbligò la contraria ghibellina a sloggiare. E perciochè questa occupò -Colorno nel dì primo d'agosto, i Parmigiani fecero oste, presero -quella terra e menarono assai prigioni nelle carceri della loro -città. Neppur la Toscana esente fu da mutazioni. Si mossero a rumore -i Guelfi popolari di Firenze nel dì 11 di novembre[140], con fare gran -ragunata e serragli; e perciocchè il conte Guido, novello vicario del -fu re Manfredi, prese la piazza, e fece vista di voler combattere, -cominciarono a fioccar sassi dalle torri e case, e a volar frecce -da tutte le bande contra di lui e di sua gente. Secondo Ricordano, -aveva egli ben mille cinquecento cavalieri all'ordine suo. Tolomeo da -Lucca[141] ne mette solamente secento. Contuttociò, figurandosi egli -che maggior fosse la congiura e possanza del popolo, sbigottito si -fece recar le chiavi della città e sconsigliatamente ne uscì con tutti -i suoi armati, e andossene a Prato. Conosciuto poscia lo sproposito -suo, volle tornar la mattina vegnente per tentare di rientrarvi, -o amichevolmente o colla forza; ma vi trovò de' buoni catenacci, -e la gente sulle mura ben disposta alla difesa. Mandarono poscia i -Fiorentini ad Orvieto per soccorso, e n'ebbero cento cavalieri, che -bastarono a sostenersi in quel frangente. Tornati poscia in città i -fuorusciti guelfi, conchiusero pace co' cittadini di fazion ghibellina; -e, per maggiormente assodarla, contrassero varii matrimonii fra loro. - -Cercarono anche i Pisani[142] di ricuperar la grazia del sommo -pontefice, e di liberar la città dall'interdetto e dalle censure -incorse per la loro aderenza al re Manfredi. Con rimettersi a quanto -avesse ordinato il papa, e con depositare in Roma trenta mila lire, -furono riconciliati nel dì 15 d'aprile dell'anno presente. Durando -tuttavia la guerra fra i Genovesi[143] e i Veneziani, misero i primi -in corso ventisette galee, delle quali fu ammiraglio Lanfranco -Borborino. Arrivato costui a Trapani in Sicilia, ebbe nuova che -lo stuolo delle galee veneziane si trovava in Messina; e benchè si -dicesse che quello era inferiore di forze, e i consiglieri più saggi -volessero battaglia, aderì al parere de' vili, e ritirossi a terra, -con far legare ed incatenare le sue galee. Giunsero i Veneziani, ed, -accortisi dello sbigottimento de' nemici, a dirittura dirizzarono le -prore addosso alle galee, e tutte nel dì 23 di giugno a man salva le -presero, essendosi gittati in mare e fuggiti a terra i Genovesi. Tre -d'esse diedero i vincitori al fuoco, le altre ventiquattro ritennero, -con far prigione chiunque non s'era sottratto colla fuga. Portata la -dolorosa nuova a Genova, armò tosto quel comune altre venticinque galee -sotto il comando d'Obertino Doria, il quale passò fino nell'Adriatico -in traccia de' nemici, ma senza incontrarsi in loro. Prese egli la -Canea, e tutta la consegnò alle fiamme; nè avendo potuto far di più, -ritornò alla patria. Di altri danni vicendevolmente dati e ricevuti -da questi due emuli popoli parla il Continuatore di Caffaro, siccome -ancora il Dandolo[144], il quale non ebbe notizia del fatto di Trapani -testè accennato. Eransi ridotti i nobili ghibellini fuorusciti di -Modena[145], appellati i Grasolfi, nel castello di Monte Vallaro, fra' -quali furono i principali Egidio figliuolo di Manfredi de' Pii, quei -di Gorzano e i conti di Gomola, in numero di circa mille persone. La -fazion guelfa di Modena, soprannominata degli Aigoni, avendo presi -al soldo molti Tedeschi, e ottenuti dei rinforzi da Parma, Reggio, -Bologna, e dai Guelfi di Toscana, si portò all'assedio di quel -castello. Vi seguirono di molte prodezze dall'una parte e dall'altra; -ed ancorchè Manfredi dei Pii, accorso da Montecuccolo con altri -Grasolfi e molti soldati tedeschi e cavalieri di Toscana, e ducento -cavalieri di Bologna della fazion lambertaccia, si fossero raunati -per dar soccorso all'assediato castello, non si attentarono poscia a -passar più oltre. Il perchè, pressati dalla mancanza de' viveri e dalla -forza, gli assediati, dopo essersi difesi per più di cinque settimane, -capitolarono la resa, salve le loro persone. - -NOTE: - -[120] Raynald., Annal. Eccles. Ricord. Malaspina, Monach. Patavinus et -alii. - -[121] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 5. - -[122] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Chron. -Veronense, tom. 9 Rer. Ital. - -[123] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 10. - -[124] Ricordano Malaspina, cap. 179. - -[125] Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. - -[126] Franciscus Pipin., Chron., lib. 3, cap. 43, tom. 9 Rer. Ital. - -[127] Ricordano Malaspina, cap. 180. Memoriale Potest. Regiens., tom. -8 Rer. Ital. - -[128] Franciscus Pipin., Chron., lib. 3, cap. 6. - -[129] Richobaldus in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. - -[130] Antiquit. Ital., Dissert. XXIII et XXV. - -[131] Ricordano Malaspina, cap. 181. - -[132] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 16. - -[133] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[134] Malvecius, Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital. - -[135] Stephanardus, tom. 9 Rer. Ital. - -[136] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital. Gualvan. Flamma, in -Manip. Flor., cap. 302. - -[137] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[138] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[139] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[140] Ricordano Malaspina, cap. 184. - -[141] Ptolomeus Lucens., Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[142] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital. - -[143] Caffari, Annal. Genuens., lib. 7, tom. 6 Rer. Ital. - -[144] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[145] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXVII. Indizione X. - - CLEMENTE IV papa 3. - Imperio vacante. - - -Dappoichè fu il _re Carlo_ in pacifico possesso della Sicilia e Puglia, -siccome principe infaticabile e di grandiosi pensieri, rivolse il -suo studio ad abbassare e sradicare, se gli veniva fatto, il partito -dei Ghibellini in Italia. Spedì a questo fine in Toscana, ad istanza -specialmente de' Fiorentini e Lucchesi, il conte Guido di Monforte -con ottocento cavalieri franceschi[146]. Arrivò questi a Firenze -nella Pasqua di Risurrezione; ma non aspettarono già l'arrivo di -questa troppo sospetta gente i Ghibellini fiorentini, e ritiraronsi -volontariamente chi a Siena e chi a Pisa. Allora fu che il popolo di -Firenze diede la signoria della lor città per dieci anni avvenire al re -Carlo, il qual fece alquanto lo schivo, ma infine accettò la proferta, -e cominciò a mandar colà i suoi vicarii. Occuparono ancora i guelfi -fiorentini tutti i beni dei fuorusciti Ghibellini, con dividerseli -fra loro. In questi tempi fu esso re Carlo dichiarato dal papa vicario -della Toscana, vacante l'imperio. Dai documenti recati dal Rinaldi[147] -apparisce che il pontefice non gli diede, nè egli prese questo grado, -se non per pacificare ed unire i popoli della Toscana, con obbligo di -deporlo, subito che fosse creato un re de' Romani, o un imperadore -con approvazione della Sede apostolica. Ma i Ghibellini chiedevano -chi avesse dato diritto al papa per far da padrone del regno d'Italia. -Inoltre spacciavano tutte quelle belle parole e tutti quei movimenti -per furberie, tenendo per fermo che sotto le apparenze di paciere si -nascondesse il vero disegno di atterrare affatto la parte ghibellina -ed imperiale, e di occupare il dominio di tutta l'Italia; il che se -riusciva, ben si sa di che capace sia l'umana ambizione. Ad abbandonar -gli acquisti essa ha troppo abborrimento; e al riccio bastò il poter -solamente entrar nella tana. Infatti nel luglio del presente anno le -genti d'esso re Carlo coi fiorentini guelfi cominciarono la guerra -contro ai Sanesi, che tenevano a parte ghibellina. In questo mentre le -masnade tedesche di Siena e di Pisa, con intelligenza de' Ghibellini -di Poggibonzi, entrarono in quella terra: perlochè il maliscalco del re -Carlo, lasciati stare i Sanesi, imprese l'assedio di Poggibonzi. Arrivò -a Firenze lo stesso re Carlo nel mese d'agosto, ricevuto con sommo -onore da quel popolo, e quivi fece di molti cavalieri. Passò dipoi -in persona colla sua cavalleria sotto a Poggibonzi, per dar calore a -quell'assedio, ed impedire il soccorso che minacciavano di dargli i -Sanesi e i Pisani. Nel dicembre, per difetto di vettovaglia, si arrendè -quella terra con buoni patti. Di là passò il re Carlo sul Pisano, -prese molte castella, ed ebbe Porto Pisano, dove fece diroccare quelle -torri. L'unica speranza del partito ghibellino d'Italia era riposta in -_Corradino_ figliuolo del fu re _Corrado_. A lui perciò quei di Toscana -e di Lombardia, e i malcontenti ancora del regno di Puglia inviarono -messi e lettere segrete, sollecitandolo con ingorde promesse a calare -oramai in Italia, per ricuperar la Sicilia e Puglia, come signoria a -lui legittimamente spettante[148]. Fra gli altri andarono in Germania -per muoverlo ed incoraggirlo Galvano e Federigo marchesi Lancia, e -Corrado e Marino fratelli Capece da Napoli, ingrati al re Carlo, che -avea loro donata la vita e libertà. Non durarono gran fatica questi -mantici ad accendere il fuoco. Corradino era giovane di quindici in -sedici anni, ben provveduto di spiriti guerrieri, e voglioso di gloria -e d'imperio; e però, non ostante l'opposizione della madre, determinò -di venire al conquisto della Sicilia. A questo fine con quattro mila -cavalli ed alcune migliaia di fanti discese in Italia[149], e si fermò -in Verona, per dar tempo ai maneggi che in suo favore si andavano -facendo dai suoi aderenti. Ma venutogli meno il danaro, a poco a poco -vendute l'armi e i cavalli, la maggior parte di quelle sue truppe se -ne tornò in Germania. Aveva egli assunto il titolo di re di Sicilia, e -creato suo capitan generale vicario di quel regno Corrado Capece, che, -venuto a Pisa, si diede a muovere cielo e terra contra del re Carlo. -Per questo fu esso Corradino citato dal papa, e poi scomunicato con -tutti i suoi fautori, siccome usurpatore di un titolo che solamente si -dovea conferire dai sommi pontefici, sovrani della Sicilia e Puglia. -Ora avvenne, che trovandosi in Tunisi ai servigi di quel re, _Arrigo_ e -_Federigo_ fratelli di _Alfonso re_ di Castiglia, perchè scacciati dal -regno paterno, Corrado Capece con una galea de' Pisani, per guadagnarli -in aiuto del re Corradino, si portò colà. E gli riuscì il colpo, -perchè già nata diffidenza di loro nel re di Tunisi, non si vedeano -più sicuri fra i Saraceni. Pertanto Federigo con una mano di soldati -spagnuoli e saraceni fece vela alla volta della Sicilia, e, dopo aver -preso quivi alquante terre, alzò le bandiere di Corradino, spargendo -e magnificando per tutta l'isola la venuta di questo principe: il che -suscitò negli affezionati alla casa di Suevia il desiderio di scuotere -il troppo pesante giogo franzese. Corrado d'Antiochia, figliuolo di -Federigo, cioè di un bastardo di Federigo II Augusto, prese allora il -titolo di vicerè della Sicilia, e non andò molto che la maggior parte -dell'isola acclamò il nome di Corradino; e benchè i Francesi facessero -varii sforzi per dissipar questo nuvolo, tuttavia ne restò sconvolta -la Sicilia, e più di una volta rimasero essi sconfitti. Di questi -movimenti parla Bartolomeo da Neocastro[150], e il testo da me dato -alla luce li mette sotto l'indizione Xi, cioè sotto L'anno seguente; ma -in buona parte appartengono al presente. Venne _Arrigo di Castiglia_ -fratello del suddetto Federigo, anch'egli da Tunisi, e sbarcò verso -Roma con trecento cavalieri spagnuoli. Andò alla corte pontificia, e -cominciò a far broglio per essere investito del regno della Sardegna, e -per altri onori: al che non gli mancava astuzia ed eloquenza. Intanto, -nata sedizione nel popolo di Roma, fu data balìa ad Angelo Capoccia di -nominare un nuovo senatore[151]; ed egli proclamò il suddetto Arrigo, -credendolo, per sua nobiltà e perizia nell'armi, atto al buon governo e -freno di quella sempre inquieta città; e quantunque vi si opponessero -molti cardinali e baroni, che già aveano subodorato di che piè egli -zoppicasse, pure fu alzato al grado di senatore di Roma. Ch'egli ad -istanza del re Carlo suo cugino, come vogliono alcuni, fosse promosso -a questa dignità, nol veggio assistito da autentiche pruove. Delle sue -iniquità parleremo all'anno seguente. - -Rincresceva forte a _Napo Torriano_, signor di Milano, e a quel -popolo l'interdetto posto a quella città (già erano quattro anni) per -non voler essi ammettere _Ottone Visconte_ arcivescovo, e per avere -inoltre usurpati i beni tutti di quell'arcivescovato[152]. Spedirono -essi al papa i loro ambasciatori per liberarsi da quel gastigo. Perchè -non furono ammessi dalla corte pontificia, ricorsero al re Carlo, -il quale, desideroso di tirar nel suo partito i Milanesi, spedì con -loro a Viterbo, dove soggiornava papa Clemente, i suoi ambasciatori -con lettere di buon inchiostro in loro favore. Fu data loro udienza; -esposero tutte le ragioni del popolo di Milano, rigettando in Ottone -e nei nobili fuorusciti la colpa di tutti i passati disordini. Ma -alzatosi l'arcivescovo Ottone, con tale energia perorò la sua causa, -e seppe così vivamente dipignere la tirannia de' Torriani e della -plebe, e degli atroci aggravii da lor fatti alla nobiltà milanese, -che mosse tutti a compassione. Laonde non altro poterono ricavarne -gli ambasciatori milanesi, se non che, se loro premeva la restituzion -de' divini uffizii, accettassero e lasciassero entrare in città il -loro pastore. Dissero essi di ubbidire, e si prese la risoluzion di -spedire apposta un legato apostolico a Milano, per veder L'esecuzione -di queste promesse. Se crediamo al Corio[153], nel maggio di quest'anno -il podestà di Milano coll'esercito milanese e bergamasco, e i lor -carrocci, passato il Ticino, ostilmente procederono contra de' Pavesi; -e messo l'assedio alla terra di Vigevano, talmente la flagellarono -colle pietre dei mangani, che l'obbligarono alla resa. Nè i Pavesi, -benchè lontani solamente quattro miglia colla loro armata, ardirono di -tentarne il soccorso. Galvano Fiamma riferisce questo fatto all'anno -seguente. Secondo le Croniche di Reggio[154] e di Modena[155], -solamente in quest'anno il _marchese Oberto_ Pelavicino perdè il -dominio di Cremona, e ritirossi alle sue castella, meravigliandosi -d'essere stato sì poco accorto che un prete (cioè il legato) fosse -giunto colle sue belle parole a beffarlo e a torgli quella città. Il -Continuatore di Caffaro[156] racconta un tal fatto all'anno presente. -Di lì a qualche tempo avvenne una pari disgrazia a Buoso da Doara. Di -lui s'era servito il legato per dar la fuga al Pelavicino; e quando -costui si lusingava di rimaner signore di Cremona, la destrezza del -legato gliela suonò, e fecero balzar anch'esso fuori della città[157]. -Pieno di rabbia Buoso, unita quanta gente potè, venne verso Cremona per -rientrarvi colla forza, non mancandogli fra' cittadini una gran copia -di aderenti. Trovavansi allora i Parmigiani insieme coi Modenesi e -con alquanti Reggiani all'assedio di borgo San Donnino. Avvertiti del -pericolo in cui era Cremona e il legato pontificio, frettolosamente -marciarono in loro aiuto. Con questo rinforzo i Cremonesi scacciarono -tutti i partigiani di Buoso, demolirono le lor case, e quindi -coll'esercito suo e de' Milanesi, Bresciani ed altri Guelfi, si -portarono ad assediar la Rocchetta, luogo fortissimo sull'Oglio, dove -s'era rifugiato il suddetto Buoso. Ma per paura di Corradino giunto a -Verona, se ne ritirarono fra qualche tempo. Continuarono i Parmigiani -in quest'anno la guerra contro al marchese Pelavino, e gli tolsero -alcune castella, che furono appresso distrutte. Giunto a Piacenza[158], -il legato pontificio non solamente disturbò la lega intavolata da quel -popolo co' Pavesi, ma eziandio fece uscire da quella città il conte -Ubertino Landi, seguace della parte ghibellina, e diroccar le case -di molti suoi aderenti. Oltre a ciò, indusse i Piacentini a ricevere -un podestà a nome di Carlo re di Sicilia. Comperarono in quest'anno -i Modenesi[159] per tre mila lire il castello della Mirandola colla -Motta de' Papazzoni, e smantellarono tutte le fortificazioni di quei -luoghi. Mancò di vita in quest'anno la _regina Beatrice_, moglie del -re Carlo[160], poco avendo goduto della nuova sua grandezza. Saba -Malaspina differisce la di lei morte all'anno seguente. Fu levato -nell'anno presente l'interdetto della città di Genova[161], e colà si -portarono gli ambasciatori dei re di Francia e di Sicilia col legato -del papa, per maneggiar o pace o tregua fra quel popolo e i Veneziani, -affinchè amendue potessero accudire alla ricupera di Terra santa, dove -il santo _re Lodovico IX_ disegnava di ritornare. Niuna conchiusione -si dovette prendere al vedere che essi Genovesi armarono venticinque -galee, e le spedirono contra de' nemici. Queste nel corso presero due -galee veneziane, ed, arrivate ad Accon, s'impadronirono della torre -delle Mosche, ed assediarono quel porto. Essendo poi l'ammiraglio -Luchetto Grimaldi passato con dieci galee a Tiro per trattar lega con -Filippo da Monforte signore di quella città, arrivarono ventisei galee -dei Veneziani ad Accon, e ne presero cinque de' Genovesi, essendosi -salvate le altre colla fuga. I Tortonesi in quest'anno scacciarono -anch'essi la parte ghibellina, e seguitarono quella della Chiesa, con -prendere per loro signore _Guglielmo marchese_ di Monferrato, al quale -si era anche data nell'anno precedente la città d'Ivrea. - -NOTE: - -[146] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast. - -[147] Ricordan. Malaspina, cap. 185. - -[148] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 17. - -[149] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. - -[150] Barthol. de Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. - -[151] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 19. - -[152] Stephanardus, Poem., tom. 9 Rer. Italic. Gualvan. Flamma, -Manipul. Flor., cap. 303. - -[153] Corio, Istor. di Milano. - -[154] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[155] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[156] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Italic. - -[157] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[158] Chron Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[159] Annales Veteres Mutinens. - -[160] Matteo Spinelli, Diario, tom. 9 Rer. Ital. Monach. Patavinus, in -Chron. - -[161] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXVIII. Indizione XI. - - CLEMENTE IV papa 4. - Imperio vacante. - - -Sul principio di quest'anno si mosse _Corradino_ da Verona con più di -tre mila cavalli[162], e, passato l'Adda, pel distretto di Cremona -e di Lodi se ne andò a Pavia, città che sola con Verona teneva il -suo partito in Lombardia. Dopo essersi fermato in essa città più di -due mesi, per le terre di _Manfredi marchese_ del Carretto passò al -porto di Vada[163], e, trovate quivi dieci galee pisane, imbarcatosi, -felicemente arrivò a Pisa nel dì 7 d'aprile, accolto come imperadore -da quel popolo[164]. _Federigo_ giovane duca d'Austria, ma solamente -di nome, perchè in possesso dell'Austria e della Stiria era allora -_Ottocaro re_ di Boemia, condusse, per la Lunigiana, la di lui -cavalleria fino a Pisa. Saba Malaspina[165] con errore dà il nome -d'Arrigo a questo duca. Fu cosa considerabile che di tante città -guelfe di Lombardia niuna si opponesse al passaggio di questa nemica -armata. Tutti serrarono gli occhi; e i Torriani specialmente, benchè -guelfi, in occulto erano per Corradino, siccome poco contenti del -papa. Vollero i popoli stare a vedere che successo fosse per avere -questo movimento d'armi, da cui dipendea la decisione del regno di -Sicilia e Puglia, per prendere poi le loro misure, secondo l'esito -dell'impresa. Ad istanza de' Pisani, Corradino fece oste sopra il -territorio di Lucca, città fedele al re Carlo, e vi diede un gran -guasto[166]. Ribellossi in tal congiuntura Poggibonzi al re Carlo -e a' Fiorentini. Passò dipoi Corradino a Siena. Mentre egli quivi -dimorava, Guglielmo di Berselve maliscalco del re Carlo volle colla -sua gente d'armi mettersi in cammino alla volta d'Arezzo, per vegliare -agli andamenti di Corradino. Ma, giunto senza ordine al ponte a Valle -sull'Arno, fu colto in un'imboscata dalle squadre d'esso Corradino, -disfatta la sua gente, e la maggior parte con esso lui presa e -condotta nelle prigioni di Siena. Gran rumore fece per tutta Toscana -ed altrove questo fatto, e ne montarono in superbia i Ghibellini, -pronosticando da ciò maggiori fortune nell'andare innanzi. Molto prima -che Corradino arrivasse in Toscana, era ritornato in Puglia il _re -Carlo_, non tanto per accignersi alla difesa del regno, quanto ancora -per contenere o rimettere in dovere i popoli che, per la fama della -venuta di Corradino, o già si erano sottratti alla di lui ubbidienza, -o vacillavano nella fedeltà. L'incostanza e la volubil fede di quella -gente è una febbre vecchia che si risveglia sempre ad ogni occasione -di novità. Soprattutto davano da pensare al re Carlo i Saraceni di -Nocera, corpo potente di gente, chiaramente scorgendo che questi -sarebbero i giannizzeri di Corradino. Ossia che essi, siccome popolo -di credenza contraria alla religion cristiana, temendo troppo del re -Carlo, creatura del romano pontefice, avessero di buon'ora alzate le -insegne di Corradino, cominciando la ribellione con delle ostilità ne' -circonvicini luoghi; oppure che sembrassero disposti a ribellarsi: -certo è che fu pubblicata contra di essi Saraceni la crociata, e si -portò il re Carlo all'assedio di essa Nocera, ma con trovarvi della -resistenza da non venirne a capo se non dopo lunghissimo tempo; e di -questo egli scarseggiava. Continuò poscia Corradino il suo viaggio -alla volta di Roma, senza far caso alcuno nè dei messi a lui inviati -dal papa per fermare i suoi passi, nè delle scomuniche terribili -fulminate contra di lui in Viterbo nel giovedì santo dal pontefice -_Clemente IV_[167]. In Roma fu accolto con incredibile onore da _Arrigo -di Castiglia_ senatore e dal popolo romano, che in tempi sì torbidi -nella volubilità ad alcun altro non la cedeva. I motivi o pretesti -che adduceva Arrigo d'essersi ritirato dall'amicizia del re Carlo suo -cugino, e di avere abbracciato il partito di Corradino, erano per aver -egli prestata gran somma di danaro a Carlo, allorchè questi imprese -la spedizion della Sicilia, senza averne giammai potuto ricavare il -rimborso con tutte le istanze sue. Aggiugneva che il re Carlo l'aveva -contrariato nella corte pontificia, ed impedita l'investitura per lui -del regno della Sardegna. Noi possiam anche credere che per parte di -Corradino gli fossero state fatte di larghe promesse di ricompense e di -Stati. - -Ora questa malvagio principe Arrigo col tanto avere abitato e -conversato in Tunisi co' Saraceni[168], s'era imbevuto di molte loro -scellerate massime, nè avea portato con seco a Roma altro che il nome -di cristiano. Creato senatore, quanti Guelfi quivi si trovavano trasse -dalla sua. Prese con frode e mandò in varie fortezze Napoleone e Matteo -Orsini, Giovanni Savello, Pietro ed Angelo Malabranca, nobili che -più degli altri poteano far fronte a' suoi disegni. Quindi cominciò a -raunar soldati, e per avere di che sostenerli, si diede a saccheggiar -le sagrestie delle chiese di Roma, con asportarne i vasi e gli arredi -sacri, e i depositi di danaro, che i Romani di allora, secondo anche -l'uso degli antichi, soleano fare ne' luoghi sacri. Dopo questo -infame preparamento, arrivato Corradino a Roma, attese con Arrigo -ad ingrossar l'esercito suo. Vi concorrevano Ghibellini da tutte le -parti, e vi si aggregarono moltissimi Romani sì nobili che popolari, -tutti lusingandosi di tornare colle bisaccie piene d'oro da quella -impresa. Spedirono anche i Pisani in aiuto di Corradino ventiquattro -galee ben armate[169] sotto il comando di Federigo marchese Lancia. Ed -essendo questa flotta arrivata a Melazzo in Sicilia per secondare la -quasi universal ribellione di quell'isola, ventidue galee provenzali -inviate dal re Carlo, unitesi con altre nove messinesi, andarono ad -assalirla[170]. Tal vigore fu quello de' Pisani in incontrarle, che -i Provenzali si diedero alla fuga, lasciando i legni messinesi alla -discrezion de' nemici, i quali dipoi tentarono anche di prendere la -stessa città di Messina, ma con andare a voto i loro sforzi. Ascese -a sì gran copia e potenza l'esercito adunato da Corradino, che non -v'era chi non gli predicesse il trionfo, a riserva del buon _papa -Clemente_, il quale dicono che predisse la rovina di Corradino, e mirò -compassionando l'incauto giovane, incamminato qual vittima alla scure. -Con esso Corradino adunque marciavano, già turgidi per la creduta -infallibil vittoria, _Federigo duca_ d'Austria, _Arrigo di Castiglia_ -senatore di Roma co' suoi Spagnuoli, i conti Galvano e Gherardo da -Pisa, e i capi de' ghibellini romani, cioè gli Annibaldeschi, i Sordi, -ed altri nobili e fuoriusciti di Puglia. Circa dieci mila cavalli si -contavano in quest'armata, oltre alla folla della fanteria. Per opporsi -a un sì minaccioso torrente, il re Carlo, dopo avere abbandonato -l'assedio di Nocera, venne con tutte le sue forze alla Aquila[171]; -e, confortato dai suoi, si inoltrò sino al piano di San Valentino, -ossia di Tagliacozzo, poche miglia lungi dal lago Fucino, ossia di -Celano. Era di lunga mano inferiore di gente al nimico; ma sua fortuna -volle che poco dianzi fosse capitato alla sua corte Alardo di Valberì, -ossia di Valleri, cavaliere franzese, che per venti anni avea militato -in Terra santa contra degl'infedeli, personaggio di rara prudenza e -sperienza nei fatti di guerra. Questi il consigliò di far due schiere -della sua armata[172], e di tenersi egli in riserva con cinquecento -dei più scelti cavalieri dietro un monticello, aspettando l'esito -della battaglia. Si azzuffarono gli eserciti nel dì 23 d'agosto. Aspro -e sanguinoso fu il combattimento; ma infine, perchè i più sogliono -prevalere al meno, cominciarono i Franzesi e Provenzali a rinculare -e a rompersi. Stava il re Carlo sopra un poggio mirando la strage -de' suoi, e moriva di impazienza d'uscire addosso ai nemici; ma fu -dal vecchio Alardo ritenuto sempre, finchè si vide rotto affatto il -suo campo, e le genti di Corradino tutte disperse, parte in inseguire -i fuggitivi e far dei prigioni, e parte perduti dietro allo spoglio -degli uccisi. Allora _Alardo_, rivolto al re Carlo gli disse: _Ora è -il tempo, o sire. La vittoria è nostra_. E, dato di sprone ai freschi -cavalli, piombò addosso al troppo disordinato esercito nemico, che, -senza aver tempo e maniera di raccogliersi, parte lasciò quivi la vita, -parte restò prigioniere, e gli altri cercarono di salvarsi colla fuga. -Corradino e molti de' baroni suoi, che, stanchi dalla fatica e oppressi -dal gran caldo, s'erano tratti gli elmi, siccome persuasi dell'ottenuta -vittoria, veggendo la strana mutazion di scena, si diedero a fuggire. - -Erano con Corradino il giovinetto duca d'Austria, e i conti Galvano -e Gherardo da Pisa. Presero essi travestiti la via della Maremma, -con pensiero di tornarsene a Roma, ovvero a Pisa. Arrivati ad -Astura, noleggiarono una barchetta; ma perchè furono riconosciuti -per persone d'alto affare, Giovanni (da altri è chiamato Jacopo) de' -Frangipani, signore di quel castello, colla speranza di ricavarne un -gran guiderdone dal re Carlo, li prese e mandogli al re, che a questa -nuova vide con immenso gaudio coronata la memorabil sua vittoria, -giacchè Arrigo di Castiglia con altri nobili era anch'egli rimasto -prigioniere. Custodito fu nelle carceri di Napoli Corradino sino al -principio d'ottobre, nel qual tempo, tenuto un gran parlamento, dove -intervennero i giurisconsulti, i baroni e sindaci della città, fu -proposta la causa di questo infelice principe. Ricobaldo, storico -ferrarese, dice d'aver inteso da Gioachino di Reggio, il quale si -trovò presente a quel giudizio, che i principali baroni franzesi e -i giurisconsulti, e fra gli altri Guido da Sazara lettor celebre di -leggi in Modena e in Reggio, dimorante allora in Napoli, sostennero, -che giustamente non si potea condannare a morte Corradino, perchè a lui -non mancavano ragioni ben fondate per cercare di ricuperar il regno -di Sicilia e Puglia, conquistato con tanti sudori da' suoi maggiori -sopra i Saraceni e Greci, senza aver egli commesso delitto alcuno, per -cui ne dovesse essere privato. Si allegava che l'esercito di Corradino -avea saccheggiate chiese e monisteri; ma si rispondeva, non costare -che ciò fosse seguito per ordine d'esso Corradino; e forse non averne -fatto altrettanto e peggio anche le milizie del medesimo re Carlo? Un -solo dottore di leggi fu di parere contrario, ed è credibile che altri -ancora dei baroni beneficati dal re Carlo, per timore della casa di -Suevia, consigliassero la morte di Corradino. In somma al barbarico -sentimento di questi tali si attenne esso re Carlo, figurandosi egli, -finchè vivesse Corradino, di non potersi tenere per sicuro possessore -del regno. Però nel dì 29 di ottobre del presente anno (e non già -nell'anno seguente, come taluno ha scritto), eretto un palco sulla -piazza, oppure sul lido di Napoli, fu condotto colà il giovinetto -Corradino, che dianzi avvertito dell'ultimo suo destino, avea fatto -testamento e la sua confessione. L'innumerabil popolo accorso a sì -funesto spettacolo non potea contenere i gemiti e le lagrime[173]. -Fu letta la feral sentenza da Roberto da Bari giudice, al quale, se -crediamo a Giovanni Villani[174], finita che fu la lettura, _Roberto_ -figliuolo del conte di Fiandra, genero del re Carlo, diede d'uno -stocco nel petto, dicendo che a lui non era lecito di sentenziare a -morte sì grande e gentil signore: del qual colpo colui cadde morto, -presente il re, e non ne fu fatta parola. Lasciò _Corradino_ la testa -sul palco, e dopo lui furono decollati _Federigo duca_ d'Austria, -il _conte Gherardo_ da Donoratico di Pisa sugli occhi del _conte -Galvano_ suo padre, al quale medesimamente fu dipoi spiccato il capo -dal busto. Altri scrivono che Galvano Lancia fu allora decapitato. -Vennero i loro cadaveri vilmente seppelliti, ma fuori di sacrato, -come scomunicati. D'altri nobili ancora, decollati in quell'infausto -giorno, fanno menzione varii scrittori. Così nell'infelice Corradino -ebbe fine la nobilissima casa di Suevia, e in Federigo la linea dei -vecchi duchi d'Austria, con passar dipoi dopo qualche tempo quel ducato -nella famiglia degli arciduchi d'Austria, che gloriosamente ha regnato -e regna fino a' dì nostri. Un'infamia universale si acquistò il re -Carlo presso tutti gli allora viventi, ed anche presso i posteri, e -fin presso i suoi stessi Franzesi, per questa crudeltà; e fu osservato -che da lì innanzi gli affari suoi, benchè paressero allora giunti al -più bell'ascendente, cominciarono a declinare, con piovere sopra di -lui gravissime disgrazie. Enea Silvio[175], che fu poi papa Pio II, -e varii storici napoletani e siciliani scrivono che Corradino sul -palco quasi in segno d'investitura gittò un guanto al popolo, con -cui egli intese di chiamare all'eredità di quel regno _don Pietro_ -d'Aragona, marito di _Costanza_, figliuola del fu _re Manfredi_, con -altre particolarità ch'io tralascio. Ma probabilmente queste furono -invenzioni de' tempi susseguenti, per dar più colore a quanto operarono -gli Aragonesi. Portata in Sicilia la nuova della disfatta e prigionia -di Corradino, cominciarono que' popoli a ritornare dalla ribellione -all'ubbidienza del re Carlo. Ed avendo egli poscia spedita colà la -sua armata navale sotto il comando del conte Guido di Monforte, ossia -di Guglielmo Stendardo, ridusse tutto il resto dell'isola alla sua -divozione col macello di gran gente, senza distinguere gl'innocenti -dai rei[176], con far prigione Corrado di Antiochia capo dei sollevati. -Costui restò privo degli occhi; e infine impiccato insieme con Nicolò -Maleta. _Federigo di Castiglia_ e Corrado Capece sulle navi pisane si -salvarono a Tunisi dallo sdegno del re Carlo, il quale non la finì di -sfogar l'animo suo vendicativo sopra i popoli della Sicilia e Puglia, -con devastar città e terre, fare strage dei prigioni, ed imporre -esorbitanti aggravii a' sudditi di quelle contrade, con lasciare -a' suoi Franzesi una sì sfrenata licenza, che pareva a que' popoli -d'essere caduti in una deplorabile schiavitù, peggiore che quella de' -Barbari. - -Abbiamo dagli Annali Ecclesiastici[177], che papa _Clemente IV_, -siccome pontefice di santi e placidi costumi, scrisse al re Carlo, -pregandolo per suo bene ancora di mitigare il furor suo, e de' suoi -contra de' miseri Siciliani e Pugliesi, e di abbracciar la clemenza: -tanto è lontano ch'egli consigliasse la morte di Corradino, come -sparsero voce i malevoli. Oltre a ciò, scrisse al santo _re Lodovico_, -acciocchè anch'egli adoperasse gli uffizii col fratello. Ma Carlo -fece le orecchie di mercatante, e seguitò il corso della vendetta. -Se n'ebbe col tempo a pentire. Iddio intanto levò l'ottimo pontefice -dagli affanni del nostro mondo, con chiamarlo alla quiete e felicità -dell'altro. Accadde la di lui morte in Viterbo[178] nella vigilia -di sant'Andrea, ossia nel dì 29 di novembre, vegnendo il dì 30, e in -essa città gli fu data sepoltura. Gran tempo restò dipoi vacante la -cattedra di san Pietro. Dopo la prigionia di Arrigo di Castiglia, a -cui, per cagion della parentela col re Carlo, fu salvata la vita, e -dopo alcuni anni renduta anche la libertà, aveva il papa suddetto -reintegrato esso re Carlo nel grado di senatore di Roma; e perciò -venuto a Roma, ne ripigliò il possesso, e tornò ad esercitar quella -carica per mezzo d'un suo vicario[179], con aggiugnere a' suoi titoli -ancor questo. In mezzo a tante sue politiche e militari occupazioni -non dimenticò il re suddetto di pensare ad un'altra moglie, e questa -fu _Margherita di Borgogna_. Negli Annali di Milano[180] è scritto -ch'essa arrivò in quella città nel dì 10 d'ottobre, e vi fu ricevuta -con baldacchino posto sopra dodici aste, portate dai nobili, e con -altri onori, giuochi e concorso d'innumerabil popolo. Nel dì 16 d'esso -mese giunse a Parma[181]; nel dì 19 a Reggio, e di là a Bologna. -In tutte queste città trattata fu colla magnificenza convenevole -ad una gran regina. Portossi in quest'anno nel mese di novembre a -Milano[182] un legato apostolico per riconciliar quel popolo colla -Chiesa romana e col loro arcivescovo _Ottone Visconte_. Se voleano -essere liberati dall'interdetto, dimandò egli, che tutti giurassero -fedeltà alla santa Sede, cioè di eseguire i di lei comandamenti; che -riconoscessero Ottone per legittimo loro pastore; gli restituissero -i beni, e gli permettessero l'ingresso e la permanenza nella città; e -che non mettessero contribuzioni al clero. Tutto promisero i Torriani -dominanti e il popolo. Diedero anche idonea sicurtà: con che tolto -fu l'interdetto, assoluti gli scomunicati, e posti gli uffiziali -dell'arcivescovo in possesso de' beni usurpati. Se ne tornò il legato -a Roma per far venir Ottone alla sua residenza, nel qual tempo mancò -di vita il papa. Per tal nuova giubilarono forte i Torriani, nè più si -curarono di adempiere le promesse fatte. Teneva tuttavia il _marchese -Oberto_ Pelavicino gran ghibellino le terre di Scipione, Pellegrino, -Gislagio, Landasio, Busseto, Pissina ed altri luoghi[183]; ma era -la sua principal dimora in Borgo San Donnino, da dove, assistito dai -fuorusciti parmigiani, facea guerra alla città di Parma. Del pari il -conte Ubertino Lando, altro ghibellino, possedendo la Rocca di Bardi, -Compiano, Monte Arsiccio ed altre terre, unito cogli usciti di Piacenza -infestava non poco quella città. Raunarono i Parmigiani coll'aiuto -di tutte le loro amistà un esercito di circa trentamila persone, e -formarono l'assedio di Borgo San Donnino. Nel dì 21 di ottobre seguì -accordo e pace fra gli uomini di quella terra e i Parmigiani[184]. Se -n'andò con Dio il marchese Pelavicino, e i fuorusciti di Parma con -giubilo universale rientrarono di concordia nella loro città. Ma i -Parmigiani nel dì 13 di novembre contro i patti poco prima stabiliti, -essendo iti al suddetto Borgo di San Donnino, smantellarono affatto -quella terra, con distribuirne gli abitanti in varie circonvicine -castella. Formarono anche un decreto di non poterla mai più rifare, -affinchè non fosse più in istato di molestar con guerre la città -di Parma, siccome tante volte in addietro era avvenuto. Similmente -i Piacentini ebbero gran guerra col conte Ubertino Landò; e avendo -prese le castella di Seno e di Scipione, distrussero l'ultimo contro i -patti. Compiè il corso di sua vita in quest'anno _Rinieri Zeno_ doge di -Venezia[185], e in luogo suo fu eletto _Lorenzo Tiepolo_ nel dì 25 di -luglio. Restò in tal occasione stabilita la forma con cui oggidì si fa -l'elezione del nuovo doge. Furono delle commozioni in Brescia[186] fra -i cittadini delle due fazioni. Perchè i Ghibellini gran festa aveano -fatto per la venuta di Corradino, i Guelfi nel dì 14 di novembre, -dato di piglio all'armi, vollero cacciar di città gli avversarii. -Frappostosi Francesco Torriano governatore, quetò il tumulto, col -mandare a' confini in Milano alcuni Guelfi nobili e popolari. Ma nel -dì 14 di dicembre di nuovo furono in armi i Guelfi, e fecero uscir -di città non solamente parecchi de' Ghibellini, ma anche lo stesso -Francesco dalla Torre e _Raimondo vescovo_ di Como suo fratello. -Rifugiaronsi gli usciti in varie castella; e i Veronesi, prevalendosi -di questa divisione, s'impadronirono di Desenzano, Rivoltella e -Patengolo. - -NOTE: - -[162] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. - -[163] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Ital. - -[164] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital. - -[165] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 7. - -[166] Ricordano Malaspina, cap. 191. - -[167] Raynald., in Annal. Eccles. - -[168] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 18. - -[169] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 40. - -[170] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 8, tom. 13 Rer. Ital. - -[171] Ricordano Malaspina, cap. 192. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 26. - -[172] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. - -[173] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 9. - -[174] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 29. - -[175] Æneas Silvius, in Hist. Austr. apud Boecl. - -[176] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 18. - -[177] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[178] Bernardus Guid., in Vita Clementis IV. - -[179] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. - -[180] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[181] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[182] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 304. - -[183] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[184] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXIX. Indizione XII. - - Santa Sede vacante. - Imperio vacante. - - -Altro non rimaneva in Puglia che la città di Lucera ossia Nocera, nido -degli infedeli, cioè de' Saraceni, la quale al _re Carlo_ ricusasse -ubbidienza. Ne imprese egli l'assedio[187], e tanto vi stette sotto, -che quel popolo, dopo essersi ridotto a pascersi d'erba, e dopo aver -perduta gran gente, si diede a discrezione nelle mani d'esso re. Divise -egli i sopravvissuti per varie provincie, affinchè non potessero più -alzare la testa e raunarsi; e molti d'essi abbracciarono, almeno in -apparenza, la fede di Gesù Cristo[188]. Furono diroccate le muraglie -di quella città, e quanti cristiani disertori ivi si trovarono furono -senza misericordia tutti messi a filo di spada. Giunta a Napoli -la nuova _regina Margherita_ di Borgogna, moglie del re Carlo, si -solennizzò il suo arrivo con incredibil magnificenza ed allegrezza. -Ne lasciò una descrizione Saba Malaspina. Festa si fece ancora in -Toscana per li prosperi avvenimenti de' Guelfi[189]. Erano venuti -nel mese di giugno al castello di Colle in Valdelsa i Sanesi colle -masnade de' Tedeschi, Spagnuoli, Pisani, e coi rinforzi degli usciti -di Firenze e d'altri Ghibellini, sotto il comando di Provenzano -Selvani governatore di Siena, e del conte Guido Novello. A questo -avviso si mosse Giambertoldo, vicario del re Carlo in Firenze, co' -suoi Franzesi, co' Fiorentini e con altri aiuti delle terre guelfe di -Toscana; e, dato loro battaglia, li ruppe e sconfisse, con grandissima -perdita dei Sanesi. A messer Provenzano, che restò preso, fu mozzo il -capo e portato sopra una lancia per tutto il campo. Andarono poscia i -Fiorentini in soccorso de' Lucchesi contro ai Pisani; fu preso da loro -per forza il castello d'Asciano; giunsero sino alle porte di Pisa, -e quivi i Lucchesi per vergogna de' Pisani fecero battere moneta. Ma -nello stesso anno l'acque del fiume d'Arno per disordinato diluvio, -e perchè i legnami condotti da esse fecero rosta al ponte di Santa -Trinita, crebbero tanto, che allagarono la maggior parte di Firenze, -e si levarono finalmente in collo quel ponte e l'altro alla Carraia. -Cessò di vivere nel mese di maggio il _marchese Oberto_ Pelavicino -in uno dei suoi castelli, se crediamo al Sigonio, senza cercar -l'assoluzione dalle scomuniche. Ma ci assicura l'autore della Cronica -di Piacenza[190], dopo varii elogi della sua prudenza, affabilità -e potenza, ch'egli ricevette tutti i sacramenti della Chiesa, e -con grande esemplarità morì fra le braccia dei religiosi, ridotto, -dopo la signoria di tante città, in assai basso stato. Continuarono -nulladimeno Manfredi suo figliuolo, e i di lui nipoti a posseder molte -castella, e lungamente sostennero di poi il decoro di quell'antica e -nobil famiglia. Peggior condizione fu quella di Buoso da Doara[191], -che tanta figura aveva anch'egli fatta nel mondo negli anni addietro. -Iti nel mese di luglio i Cremonesi coll'oste loro alla Rocchetta, dove -egli soggiornava, il costrinsero in fine a capitolarne la resa. Fu -diroccata quella fortezza, ed egli ritiratosi nelle montagne, fece ben -varii sforzi per ringambarsi, ma infine dopo qualche anno poveramente -terminò i suoi giorni. È considerabile una notizia a noi conservata -dalla suddetta Cronica di Piacenza. Le mire del re Carlo tendevano alla -signoria di tutta la Italia, secondato in ciò per amore o per forza dai -papi. A questo fine mandò suoi ambasciatori alle città di Lombardia, -e questi ottennero che si tenesse in Cremona un gran parlamento, in -cui fu esposto il desiderio d'esso re di ottenere il dominio di tutte -le città che seguitavano la parte della Chiesa, ossia la guelfa, con -promettere a tutti protezione e molti vantaggi. Concorrevano a darsegli -i Piacentini, Cremonesi, Parmigiani, Modenesi, Ferraresi e Reggiani. Ma -di contrario parere furono i Milanesi, Comaschi, Vercellini, Novaresi, -Alessandrini, Tortonesi. Torinesi, Pavesi, Bergamaschi, Bolognesi e -il marchese di Monferrato, consentendo bensì di averlo per amico, ma -non già per signore. Per questa discordia finì il parlamento, senza -che il re Carlo riportasse alcun frutto delle sue alte idee. Il popolo -di Piacenza nell'anno presente, ricevuti dei rinforzi da Milano e da -Parma, si portò all'assedio della rocca di Bardi, posseduta dal conte -Ubertino Lando, e vi consumò intorno di molta gente. Dopo cinque mesi -l'ebbero a patti, e vi posero un buon presidio. Ma il conte Ubertino -virilmente seguitò più che prima a far guerra a Piacenza, e le tolse -alcune castella, uccidendo e menando prede in gran copia. - -Accadde in quest'anno[192], che _Napo_, ossia _Napoleone_, signor di -Milano e di Lodi, essendosi portato a quest'ultima città, fu insultato -dalla potente famiglia de' Vestarini, gittato da cavallo e vilmente -trattato. Tornossene a Milano, pieno di confusione e vergogna, ma più -dello spirito della vendetta. Nè differì il farla. Con potente esercito -andò colà, ed, espugnata la città nel dì di santa Margherita, mandò -nelle prigioni di Milano Sozzino de' Vestarini; due suoi figliuoli fece -crudelmente morire; ordinò la fabbrica di due fortezze in quella città, -ed esaltò la famiglia guelfa di Fissiraga, la quale col tempo usurpò -quel dominio. Fecero oste nell'anno presente i Modenesi colla lor -fanteria e cavalleria nel Frignano contro Guidino da Montecuccolo, per -cagione d'un castello da lui tolto ai Serafinelli[193]. Ma sopraggiunto -il conte Maghinardo con gran quantità di cavalleria bolognese, si venne -ad una fiera zuffa, in cui rimase sconfitto l'esercito modenese, e -quasi tutti i Reggiani, accorsi in aiuto d'essi Modenesi, vi lasciarono -la vita. Covando i Torriani signori di Milano un fiero sdegno contra -de' Bresciani[194], ostilmente nell'anno precedente erano entrati nel -loro territorio, ed aveano prese le terre di Capriolo e Palazzuolo, -mentre i Bresciani si trovavano all'assedio di Minervio. Per comporre -questa discordia, si erano interposti _Filippo arcivescovo_ di Ravenna -e legato pontificio, _Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara e -_Lodovico conte_ di San Bonifazio, con riuscir loro di far ritirare le -armi de' Torriani, e di liberar Minervio dall'assedio. Ma perciocchè -insistevano i Torriani che fossero rimessi in Brescia i fuorusciti, -al che consentivano i nobili della città, si sollevò il popolo di -contrario parere nel dì 28 d'agosto d'esso anno contra dei nobili, e -parte di loro spinse fuori della città, e parte presi ritenne nelle -carceri. Il perchè in questo anno il re Carlo, che facea l'amore a -questa sì potente città, v'inviò suoi ambasciatori per mettervi pace, -e v'andarono quegli ancora de' Bolognesi. Fu in fine conchiuso che -i prigioni fossero inviati a' confini nella città d'Alba, di cui, -siccome ancora d'altre terre nel Piemonte, era allora signore il re -Carlo[195]. Ma nel viaggio da frate Taione e da Buoso da Doara, che era -ancor vivo, furono liberati, con restar prigioni cento cavalieri che -li scortavano. Nè mancarono novità in Verona. Vi fu ucciso Turisendo -dei Turisendi[196], uno de' maggiorenti; ed essendo fuggiti dalla -città molti ivi detenuti prigioni, s'impadronirono essi delle terre -di Legnago, Villa Franca, Soave e d'altre castella. Fatta anche lega -con Lodovico conte di San Bonifazio, e cogli altri usciti di Verona, -cominciarono contra di _Mastino dalla Scala_ signor di Verona un'aspra -guerra, che durò per più di due anni. Furono cagione cotali novità che -la maggior parte de' nobili veronesi, de' quali ci conservò Parisio -da Cereta il catalogo, furono cacciati da Verona e banditi: con che -Mastino maggiormente assodò la sua signoria sopra il popolo di quella -città, e ricuperò poscia l'una dietro l'altra le terre predette. Circa -questi tempi anche in Mantova avvennero funeste dissensioni per la -rivalità delle potenti famiglie[197]. I conti di _Casalalto_ aiutati da -_Pinamonte de' Bonacolsi_, ossia _de' Bonacossi_, fecero colla forza -sloggiare i nobili _Zanicali_ con tutti i loro aderenti; e poscia -Pinamonte, avendo proditoriamente prese l'armi col popolo, ne scacciò -gli stessi conti, ed arrivò a farsi proclamar signore di Mantova: in -quali anni precisamente seguissero tali mutazioni, nol so io dire. Il -Platina nella Storia di Mantova, che le descrive, e mostra mischiato in -quelle turbolenze _Obizzo marchese_ d'Este, siccome quegli che aspirava -al dominio di Mantova, non ne assegna gli anni: difetto non lieve della -storia sua. Ma veggasi all'anno 1272. Cessar dovette in questi tempi -anche la potenza di _Lodovico conte_ di S. Bonifazio, sostenuta per -molti anni nella città di Mantova. Che l'anno presente i Piacentini, -i Milanesi e parecchi altri popoli di Lombardia giurassero fedeltà a -_Carlo re_ di Sicilia e Puglia, e il prendessero per loro signore, -lo scrive l'autore della Cronica di Piacenza[198]. Ma quest'ultima -partita non par molto sussistente. Verisimilmente altro non fecero -che dichiararsi aderenti al re Carlo, e mettersi sotto la di lui -protezione, ma non già sotto la di lui signoria. - -NOTE: - -[185] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[186] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[187] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 20, - -[188] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic. - -[189] Ricordan. Malaspina, cap. 194. - -[190] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[191] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[192] Gualvan. Flamma, cap. 305. - -[193] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[194] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. - -[195] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Ital. - -[196] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXX. Indizione XIII. - - Santa Sede vacante. - Imperio vacante. - - -L'anno fu questo in cui _Lodovico IX_ santo re di Francia volle -compiere il secondo voto della spedizione sua contro gl'infedeli[199]. -Sul principio di marzo si mise in viaggio col cardinale d'Albano -legato apostolico; e con un fiorito esercito passò in Provenza, dove -solamente ne' primi giorni di luglio imbarcata la gente, sciolse -le vele. Battuta quell'armata da una furiosa tempesta, approdò a -Cagliari in Sardegna, e di là poi dirizzò le prore verso L'Africa. -Perchè il bey ossia il re di Tunisi gli avea fatto sperare di volersi -convertire alla fede di Cristo, e per altri motivi, prevalse il -motivo di sbarcare colà. Si trovò che quel Barbaro avea tutt'altro -in cuore che d'abbracciar la religion cristiana; anzi coll'arrivo -dei Franzesi fece metter ne' ferri tutti quanti i mercatanti e gli -schiavi cristiani di Tunisi, che erano alquante migliaia. Fu dunque -determinato di usar la forza, e non si tardò a prendere il castello -di Cartagine, dove il santo re si trincierò, aspettando intanto -l'arrivo di _Carlo re_ dì Sicilia colla sua flotta, che dovea portar -un poderoso rinforzo di gente, di munizioni e di viveri. Ma il re -Carlo oltre l'espettazione tardò un mese ad arrivar colà: nel qual -tempo, per gli eccessivi caldi, per la diversità del clima e per la -penuria dell'acqua dolce, s'introdusse nella regale armata il flusso -di sangue con febbri maligne, che cominciarono a fare ampia strage -dell'alta e bassa gente. Vi perì _Giovanni Tristano_ conte di Nivers, -figliuolo del re, e poco appresso il _cardinale legato Radolfo_, con -altri nobili. Ed infermatosi lo stesso re santo _Lodovico_, nel dì -25 d'agosto con ammirabil costanza d'animo, rassegnazione al volere -di Dio e atti di soda pietà, volò a ricevere in cielo quella corona -ch'egli amò e desiderò più che l'altra della terra, lasciando in una -total costernazione l'armata sua. Arrivato in questo tempo il re Carlo -con una potentissima flotta, rincorò gli animi abbattuti, e fatto -dichiarare re di Francia _Filippo_ figliuolo primogenito del defunto -re, ottenne che si strignesse d'assedio la città di Tunisi. Durò -circa tre mesi questa impresa con varie scaramuccie; e veggendo il re -saraceno l'ostinazion de' cristiani, si ridusse in fine a pregar di -pace o tregua[200], e questa fu conceduta, per potersi tirar con onore -da quel paese. L'accordo fu stabilito, con obbligarsi colui di sborsare -cento cinque mila fiorini d'oro, oppure oncie d'oro, da pagarsi la -metà di presente, e l'altra fra due anni; di liberar tutti gli schiavi -cristiani; di permettere l'esercizio libero e la predicazion della -religione di Cristo; e finalmente di pagar da lì innanzi annualmente al -re di Sicilia quaranta mila scudi di tributo. Il che fatto, nel dì 28 -di novembre tutto l'esercito franzese e siciliano s'imbarcò, e voltò -le prore alla volta della Sicilia. Il non avere il re Carlo mostrato -alcun pensiero di soccorrere Terra santa, al quale oggetto s'erano -imposte tante contribuzioni ai popoli e alle chiese, e tanti aveano -presa la croce, diede motivo ad una universal mormorazione, gridando -tutti ch'egli unicamente per suo vantaggio, e per rendersi tributario -il regno di Tunisi, avea promossa la crociata, ed eccitato il santo -re fratello a fermarsi colà. Soprattutto se ne stomacò, e ne fece -dell'aspre doglianze _Edoardo principe_ d'Inghilterra, il quale nel -tempo dello stesso trattato arrivò a Tunisi, e veleggiò poscia verso di -Accon, per dare un vero compimento al suo voto. Ma nell'ultimo giorno -di novembre arrivata la flotta franzese e siciliana alla vista di -Trapani in Sicilia, fu sorpresa da sì orrida tempesta, che la maggior -parte o restò preda del mare, o andò a rompersi in terra colla morte, -chi dice di quattro, chi di molte più migliaia di persone, e colla -perdita del danaro pagato dai Saraceni, e d'altri innumerabili arnesi. -Il Continuatore di Caffaro, allora vivente, scrive che vi perirono -infiniti uomini. Trovavansi in quell'armata ben dieci mila Genovesi, -parte per combattere colle lor navi contra degl'infedeli, e parte per -armare le galee franzesi. Commise il re Carlo in sì funesta congiuntura -un'azione delle più nere che si possano immaginare; imperciocchè di -tutto quello che si potè salvare e ricuperar dal naufragio, egli si -fece padrone, allegando un'empia legge del re Guglielmo, e una lunga, -ma infame consuetudine, che tutte le robe dei naufraganti erano del -fisco. Nè giovò ai Genovesi il dire che per servigio della crociata -e di lui stesso erano venuti, nè il produrre le convenzioni seguite -con lui, per cui era promessa sicurezza alle lor persone e robe, in -casi ancora di naufragio. Nel tribunale di quell'avido principe riuscì -inutile ogni ragione e doglianza. - -Fu in quest'anno una strepitosa sollevazione in Genova, città sempre -piena di mali umori in que' tempi, cioè di fazioni, parzialità e -discordie. Per cagione della podesteria di Ventimiglia si venne -all'armi nel dì 28 di ottobre. I Doria e gli Spinola, famiglie -potentissime, insorsero contra i Grimaldi e Fieschi, e s'impadronirono -del palazzo del podestà. Questi si rifugiò nelle case de' Fieschi; -ma quivi ancora perseguitato, fu preso, e poi licenziato colla paga a -lui dovuta di tutto l'anno. In quello stesso giorno furono proclamati -capitani di Genova[201] con mero e misto imperio _Oberto Spinola_ -e _Oberto Doria_, che presero il partito dei Ghibellini, ossia -dell'imperio; nè luogo alcuno si contò che non si sottomettesse alla -loro autorità: il che produsse pace e quiete per tutto il Genovesato. -Non cessava intanto la guerra fra il popolo di Brescia signoreggiante -nella città e i nobili fuorusciti[202]. Quivi si trovava un messo del -re Carlo per nome Ugo Staca. Costui con una gran turba di cittadini, -dopo essere stato a Gambara, se ne tornava alla città. Nella villa di -Leno fu assalito improvvisamente dagli usciti, che moltissimi uccisero -del seguito suo. Questo colpo fece risolvere i cittadini di alzar le -bandiere del re Carlo, e di acclamarlo per loro signore nel dì 30 di -gennaio. Carlo vi mise per governatore l'arcivescovo di San Severino, -e spedì ad essa città una compagnia d'uomini per lor sicurezza. -Ciò non ostante, continuarono gli usciti a far guerra, ma con loro -svantaggio, alla città. Nell'anno presente i Pisani[203], oramai -conoscendo di non poter contrastare colla possanza del re Carlo e de' -Guelfi di Toscana, fecero pace co' Lucchesi, e cercarono ed ottennero -la grazia del medesimo re. Un pari accordo seguì fra i Sanesi[204] e i -Fiorentini, per cagion del quale ritornarono in Siena i Guelfi usciti; -ma non passò gran tempo ch'essi Guelfi, nulla curando i patti fatti, -scacciarono dalla città i Ghibellini: sicchè non restò in Toscana -città che non si reggesse a parte guelfa. E i Fiorentini sotto alcuni -pretesti disfecero il castello di Poggibonzi, che era de' più belli e -forti della Toscana, e ridussero quel popolo ad un borgo nel piano. -Cominciò in questo anno la guerra fra i Veneziani[205] e Bolognesi. -Aveano i Ferraresi, Padovani e Trivisani negato al doge di Venezia -soccorso di grani in tempo di grave carestia, avendone bisogno per loro -stessi. Sdegnato egli, impose delle nuove gabelle alle mercatanzie, -e fece guardare i forti dell'Adriatico, acciocchè niuno conducesse -vettovaglie, se non a Venezia, nè passava sale in terra ferma. Se ne -disgustarono forte i Bolognesi, perchè loro ne veniva gran danno; e -quantunque inviassero ambasciatori a dolersene, non ne riportarono se -non delle amare risposte. Era allora al sommo la potenza dei Bolognesi, -giacchè comandavano alla maggior parte della Romagna. Però, adunato un -esercito di circa quaranta mila persone, andarono al Po di Primaro, -e quivi piantarono un castello ossia fortezza, secondo l'uso di que' -tempi. Venne pertanto spedita da Venezia una flotta di molte navi per -impedir quel lavoro, con trabucchi e mangani dall'altra riva del Po; ma -i Bolognesi non restarono per questo di compierlo, nè si attentarono -i Veneziani di sturbarli. Dopo la morte di Aldigieri Fontana, avendo -tentato in vano i suoi parenti, potente famiglia di Ferrara[206], di -torre il dominio di quella città ad _Obizzo marchese_ d'Este, se ne -fuggirono, ritirandosi sul Bolognese, a Galiera, da dove cominciarono -a danneggiare il territorio di Ferrara. Ottennero poscia perdono dal -marchese, purchè andassero a' confini nelle città ch'egli loro assegnò. - -NOTE: - -[197] Platina. Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital. - -[198] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[199] Nangius., Monach. Patavinus, in Chron. Guilielmus de Podio, Gesta -S. Lodovici, et alii. - -[200] Caffari, Annal. Genuens., lib. 96, tom. 6 Rer. Ital. - -[201] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[202] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[203] Ptolomeus Lucens., Annal. Brev., tom. 2 Rer. Ital. - -[204] Annales Senenses, tom. 15 Rer. Ital. - -[205] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXI. Indizione XIV. - - GREGORIO X papa 1. - Imperio vacante. - - -_Filippo_ nuovo re di Francia e _Carlo re_ di Sicilia suo zio -sen vennero a Viterbo, affine di sollecitare i discordi cardinali -all'elezione di un papa. Avvenne che colà ancora si portò il _conte -Guido_ di Monforte, vicario allora per esso re Carlo in Toscana[207]. -Nudriva costui un immenso odio contro la real casa d'Inghilterra, -perchè il _conte Simone_ suo padre era stato ucciso, e ben giustamente, -per gli suoi demeriti, dal re d'Inghilterra. Per questo mal talento -commise esso conte Guido una delle più abbominevoli azioni che possano -cadere in mente di uomo e cristiano. Imperocchè, avendo trovato in -chiesa attento alla sacra messa _Arrigo_, figliuolo di_ Riccardo -d'Inghilterra_ re de' Romani, ch'era venuto coi suddetti due re dalla -crociata di Tunisi, crudelmente quivi uccise quell'innocente principe. -Nè di ciò contento, perchè gli fu ricordato che suo padre era stato -strascinato, tornò indietro, e, preso pe' capelli quel cadavero, lo -strascinò fuori di chiesa. Sotto gli occhi, per così dire, di quei due -re fu commesso questo esecrabil fatto, e non se ne vide risentimento -alcuno, non senza gravissimo lor biasimo; se non che il re Carlo gli -levò il vicariato della Toscana. Se ne fuggì questo empio assassino; -ma il colse a suo tempo la mano di Dio, perchè finì malamente i -suoi dì nelle prigioni di Sicilia. Benchè nulla avessero operato -le premure dei suddetti re per indurre il collegio de' cardinali ad -accordo, di maniera che attediati si partirono da Viterbo; pure da -lì ad alcuni mesi si applicarono essi cardinali daddovero a dare un -nuovo papa alla Chiesa di Dio[208]. Di grave scandalo era stato ai -popoli cristiani il vedere che da tanto tempo non aveano saputo i -quindici cardinali accordarsi nell'elezione di alcun di essi; colpa -della loro ambizione, che anteponeva il privato interesse a quel -della repubblica cristiana. Fecero essi adunque un compromesso nel -dì primo di settembre in sei cardinali, i quali senza perdere tempo -nominarono papa _Tedaldo_, appellato ancora _Tebaldo_, della nobil casa -de' Visconti di Piacenza, non cardinale, non vescovo, ma solamente -arcidiacono di Liegi[209], personaggio nondimeno di santi costumi, -che si trovava allora in Accon, ossia in Acri di Soria, dove faticava -in servigio della cristianità. Parve maravigliosa questa elezione, -perchè egli neppure era conosciuto da alcuno dei cardinali; eppur -tutti consentirono in lui, e se ne applaudirono bene a suo tempo: -così bella riuscita fece questo degnissimo successore di san Pietro. -Spedì il sacro collegio ambasciatori ad Accon a notificargli la sua -promozione. Accettò egli l'elezione, e prese dipoi il nome di _Gregorio -X_ con incredibil giubilo de' cristiani orientali, che concepirono di -grandi speranze d'aiuti per la ricuperazione di Terra santa, stante -il piissimo zelo già sperimentato di questo insigne personaggio per -li progressi della crociata. Si dispose egli intanto pel suo ritorno -in Italia: del che parleremo all'anno seguente. Cominciò in quest'anno -a declinar la potenza de' Torriani[210]. Dopo essere stati i Comaschi -sotto il loro governo per dieci anni, si ribellarono, e preso Accursio -Cotica, vicario di _Napo dalla Torre_, tanto il ritennero, che fu -rilasciato Simone da Locarno, il quale per nove anni era stato detenuto -prigione in una gabbia di ferro in Milano. Rivoltatesi ancora contra -de' Torriani le due nobili famiglie milanesi Castiglioni e Birago, si -unirono co' nobili fuorusciti: del che sdegnato forte Napo Torriano, -ostilmente entrò nel Seprio, e vi prese e diroccò il castello di -Castiglione. In molte angustie si trovava il popolo di Piacenza[211] -per l'aspra guerra che gli faceva il conte Ubertino Lando coi nobili -fuorusciti di quella città. Il perchè trattarono nel loro consiglio di -darsi a Carlo re di Sicilia. Gran dibattimento, gran discordia fu ne' -partiti; ma finalmente la vinse l'affermativa, e si giurò fedeltà ad -esso re, con lasciare libertà a tutti i banditi di ritornare in città -nel termine d'un mese, purchè si sottomettessero al re. La maggior -parte d'essi vi ritornò. - -Passò in quest'anno per Reggio di Lombardia[212] _Filippo re_ di -Francia, conducendo seco l'ossa del santo genitore _Lodovico IX_ e di -_Giovanni Tristano_ suo fratello. Correvano tutti i popoli a venerar -la cassa del re defunto, riguardandolo tutti come un principe santo; e -questa si deponeva nelle chiese con molti doppieri accesi all'intorno. -E però restò in queste parti una distinta divozione verso di lui, -tenendosi tuttavia care le di lui monete, per appenderle al collo -dei figliuolini. Nel dì primo d'aprile arrivò esso Filippo a Parma; -ed avendo le sue soldatesche bruciate quindici case a Colorno[213], -rifece quel danno con adeguato pagamento. Grave carestia patirono in -quest'anno i Reggiani e Parmigiani: ciò non ostante fecero oste al -castello di Corvara, dove dimorava con assai banditi Jacopo da Palù, -e presolo dopo tre mesi di assedio, poco dappoi lo smantellarono. -Continuando la guerra fra i Veneziani e Bolognesi[214] al Po di -Primaro, nel primo dì di settembre vennero alle mani i due nemici -eserciti, e toccò la peggio ai Veneziani. Confessa il Dandolo[215] che -i suoi lasciarono in preda ai Bolognesi le lor tende e bagagli; ma -che sopraggiunti altri capitani con gente assai, uccisero molti de' -Bolognesi, e fortificarono il castello di Sant'Alberto, posto sul Po -d'Argenta. Fecero guerra i potenti Bolognesi anche al comune di Modena, -contro il tenor della pace, nel mese d'agosto, per l'ingiusta lor -pretensione che i Modenesi nulla avessero da possedere di là dal fiume -Panaro. Presero all'improvviso il castello di San Cesario[216]: il che -udito in Modena, si diede tosto campana a martello, e il popolo tutto -in armi corse a quel castello, e impetuosamente superate le fosse, -quanti Bolognesi vi trovarono, o fecero prigioni, oppure uccisero. -Presero anche i Bolognesi le castella di Savignano, di Montecorone -e Monteombraro, e le atterrarono. Nè di ciò contenti, vennero -coll'esercito fino al ponte di Santo Ambrosio e al ponte di Navicello; -ma dai Modenesi, accorsi alla difesa, virilmente furono rispinti. In -tal congiuntura accorsero i Parmigiani, amici sempre fedeli, in aiuto -di Modena[217]. Ma neppur Bologna era esente da guai. Mali trattamenti -faceano i nobili al popolo, specialmente togliendo loro le donne. Si -afforzarono per questo i popolari, e formata un'unione fra loro, che -fu appellata la lega o compagnia della giustizia, mandarono a' confini -ottanta d'essi nobili: il che diede principio all'abbassamento di -Bologna, città che allora si trovava in una grande auge di potenza, -fortuna e ricchezze. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di -Malgrate per sagacità di Jacopino Rangone da Modena[218] lor podestà, -il quale per questo fatto fu confermato nella podesteria dell'anno -seguente. In Ferrara[219] Giacomaccio dei Trotti, con altri aderenti -alla fazion ghibellina del fu Salinguerra, fecero una congiura contra -di _Obizzo marchese_ di Este, signore della città; ma essendo questa -venuta alla luce, lasciarono costoro il capo sopra d'un palco. Portossi -nell'anno presente in Ispagna _Guglielmo marchese_ di Monferrato, quivi -prese per moglie _Beatrice_ figliuola di _Alfonso re_ di Castiglia, -soprannominato l'Astrologo, con varii patti, de' quali fa menzione -Benvenuto da San Giorgio[220]. Se s'ha da prestar fede a Galvano -Fiamma[221], Alfonso, siccome eletto re de' Romani, dichiarò suo -vicario in Italia esso marchese, e mandò ottocento cavalieri con esso -lui, i quali fecero guerra a Milano; ma rimasero in breve sterminati da -_Napo Torriano_. Per questo si accese un odio grande fra esso Napo e il -marchese. - -NOTE: - -[206] Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Annal. Veteres -Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[207] Raynaldus, Annal. Eccles. Ricordano Malaspina, cap. 196. - -[208] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital. - -[209] Ptolomeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Richobaldus, -in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Sabas Malaspina, lib. 5, cap. 8. - -[210] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 307. Annales Mediolanense, -tom. 16 Rer. Ital. - -[211] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[212] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic. - -[213] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital. - -[214] Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[215] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[216] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[217] Memorial. Potest. Regiens. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXII. Indizione XV. - - GREGORIO X papa 2. - Imperio vacante. - - -Nel primo giorno di gennaio dell'anno presente approdò a Brindisi il -nuovo pontefice eletto _Gregorio X_, venendo di Soria[222]. Arrivato -che fu a Benevento, quivi fu ad inchinarlo il _re Carlo_, che poscia -con magnificenza ed onore l'accompagnò nel resto del viaggio. Fu -incontrato a Ceperano da molti cardinali, e dagli ambasciatori di -Roma, che il pregarono di trasferirsi a quella città. Ma egli continuò -il cammino sino a Viterbo. Portatosi poi a Roma, nel dì 27 di marzo -fu consecrato; con gran solennità ricevè la tiara pontificia, il -giuramento di fedeltà e d'omaggio dal re Carlo. Venuto poscia ad -Orvieto, principalmente si applicò ai soccorsi di Terra santa. Intimò -a questo fine un concilio generale da tenersi in Lione, e fece maneggi -coi popoli di Venezia, Pisa, Genova e Marsilia, per ottenere da essi -la lor quota di galee per quella sacra impresa[223]. Ma perciocchè -i Veneziani aveano guerra co' Bolognesi in terra, e per mare co' -Genovesi, spedì l'arcivescovo d'Aix con titolo di legato apostolico, -acciocchè trattasse di pace fra loro; e non potendola egli conchiudere, -ordinasse a quei comuni d'inviare i lor plenipotenziarii alla -corte pontificia. Dalle memorie rapportate dal Rinaldi vegniamo in -cognizione, che tuttavia i Sanesi e Pisani ricusavano di riconoscere -il re Carlo per vicario della Toscana, e gli ultimi aveano occupati -alcuni luoghi in Sardegna. Intimò loro il pontefice le censure, e la -privazione del vescovato[224], se nel termine prefisso non ubbidivano. -Fece poscia una promozione di cinque cardinali, uno de' quali fu -_san Bonaventura_, ministro generale dell'ordine de' Minori, insigne -dottore della Chiesa. Trovandosi tuttavia alla corte pontificia -_Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano[225], si presentò al papa -implorando il suo aiuto contro la prepotenza de' Torriani signori di -Milano, che lui e tanti nobili teneano banditi dalla patria. Intanto -essi Torriani faceano gran guerra, e i nobili fuorusciti, i quali -nondimeno cresciuti in forze per l'assistenza de' Comaschi faceano -testa, elessero per loro capitano Simone da Locarno, uomo di grande -sperienza nei fatti di guerra. Abbiamo dalla Cronica di Parma[226], -che Guido e Matteo da Correggio parmigiani, dopo essere stati per -lungo tempo come signori di Mantova, furono in quest'anno scacciati -da quella podesteria per opera di _Pinamonte dei Bonacossi_ Mantovano -loro nipote. Costui non solamente occupò quel dominio, ma si unì co' -Veronesi a parte ghibellina, esiliò la maggior parte de' Guelfi di -quella città, e cagion fu di non pochi altri mali. Fecero i Pavesi -oste contro la terra di Valenza, e fu in loro aiuto il conte Ubertino -Landò[227] con cinquanta uomini di armi. Portatosi a Brescia il -suddetto arcivescovo d'Aix[228] per trattar di concordia fra quel -comune e i Torriani di Milano, così saggiamente condusse l'affare, -che nel mese d'ottobre nella villa di Gocaglio, dove si trovarono -i deputati delle parti, stabilì pace fra loro, con pagare la città -di Brescia sei mila e trecento lire imperiali ai Torriani. Rimasero -sacrificati, in tal congiuntura, i nobili ghibellini usciti di quella -città, perchè lasciati alla discrezion del re Carlo, e mandati furono -a' confini. Loro ancora furono tolte varie castella, e distrutte dal -popolo di Brescia, fra' quali si contarono Seniga, gli Orci, Palazzuolo -e Chiari. Dopo tanti anni di prigionia in Bologna[229] arrivò al fine -di sua vita nel di 14 di marzo _Enzo re_ di Sardegna, e con grande -onore data gli fu sepoltura nella chiesa de' frati predicatori. Ma -insorsero in quella città gravi discordie fra le due fazioni de' -Geremii guelfi e de' Lambertazzi ghibellini. Gli Annali di Bologna[230] -e il Ghirardacci[231] ne parlano all'anno seguente, ma fuor di sito, -a mio credere. L'antica Cronica di Reggio[232], e, quel ch'è più, -Ricobaldo[233], storico di questi tempi e fra Francesco Pippino[234] -ne danno relazione sotto il presente anno. Aveano ed han tuttavia i -Bolognesi scolpito in marmo un privilegio, che dicono conceduto da -Teodosio minore Augusto nell'anno 455 dopo Cristo alla lor città, e -fu da me dato alla luce[235], che è la più sconcia impostura che si -trovi fra le tante dei secoli ignoranti. Perchè in esso i territorii -del territorio bolognese si fan giugnere fino al fiume Scultenna -ossia Panaro verso il distretto di Modena, quel potente comune volle -finalmente far valere le sue ragioni fondate sopra quel documento, -ridicoloso bensì, ma da essi, per malizia o per goffaggine, tenuto -qual incontrastabil decisione contra dei Modenesi, antichi possessori -di varie castella di là dal suddetto fiume, e di molti più ne' secoli -precedenti. Ah ignoranza dei barbarici secoli, di quant'altre novità e -disordini sei tu stata la madre! - -Fecero dunque i Bolognesi un decreto, in cui obbligarono qualsisia -lor podestà di ricuperare il territorio sino al Panaro, e lo fecero -intagliare in marmo e giurare ad ogni nuovo podestà. E nell'anno -presente, prevalendo il partito dei Lambertazzi, fu presa la -risoluzione di procedere ai danni de' Modenesi, coll'adunare un -grosso esercito, e menar in piazza il carroccio, per dar principio -alla guerra. A questo avviso, i Modenesi ricorsero alle loro amistà -per aiuto. Cento uomini d'arme da tre cavalli per uno mandarono i -Cremonesi. Due mila fanti e molti cavalieri vennero da Parma. - -I Reggiani, siccome amici de' Bolognesi, permisero che molti de' suoi -privatamente venissero in soccorso de' Modenesi, _Obizzo marchese_ -d'Este anch'egli con tutte le forze de' Ferraresi fu in armi, per -sostenere i loro interessi. O sia che questo gagliardo armamento do' -Modenesi facesse mutar pensiero ai più savii de' Bolognesi, oppure che -la fazion guelfa de' Geremii se l'intendesse co' Modenesi, certo è che -essi Geremii non si vollero muovere contra di Modena, e fu gran lite -fra essi e i Lambertazzi. Temendo dunque gli ultimi che, se uscivano -di Bologna, la fazion contraria introducesse in quella città Obizzo -Estense signor di Ferrara, restarono, ed altro non seguì per conto di -Modena. Anzi si ottenne dipoi che quel decreto e marmo pregiudiziale -ai Modenesi fosse abolito. Carlo re di Sicilia, che nullameno sotto -l'ombra di paciere andava macchinando il dominio di tutta l'Italia, -scoprì in quest'anno l'animo suo verso la città di Genova[236]. Col -mezzo del _cardinale Ottobuono_ del Fiesco fece venire alla corte -pontificia tutti i banditi e confinati di quella città, col pretesto -di promuovere la concordia d'essi cogli ambasciatori di Genova, i -quali si trovavano anch'essi in Roma. La conchiusione fu, che tutti -que' nobili banditi, i Grimaldi specialmente e i Fieschi col cardinale -suddetto, per quanto era in loro potere, suggettarono la lor patria ad -esso re Carlo. Fu segreta la capitolazione, e non ne traspirò notizia -agli ambasciatori suddetti; ma gli effetti poco appresso la scoprirono. -Cominciarono que' nobili fuorusciti delle ostilità contro la patria; e -il re Carlo in un determinato giorno, senza far precedere sfida alcuna, -fece prendere quanti Genovesi si trovarono in Sicilia e Puglia colle -loro mercatanzie e navi. Per buona ventura si salvarono due ricche -navi che erano approdate a Malta, non essendo riuscito alla furberia -dell'uffiziale del re Carlo di mettervi l'unghie addosso. Fu afflitta -da grave carestia in quest'anno ancora la Lombardia. - -NOTE: - -[218] Annales Veteres Mutinens. - -[219] Annal. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[220] Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[221] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 306. - -[222] Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[223] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[224] Ptolom. Lucens., in Annalib. Brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[225] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital. - -[226] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital. - -[227] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[228] Malvecius, Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital. - -[229] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[230] Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[231] Ghirardacci, Istor. di Bologna. - -[232] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[233] Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. - -[234] Pippin, Chron. Bononiens., tom. eod. - -[235] Antiq. Ital., Dissert. XXXIV. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXIII. Indizione I. - - GREGORIO X papa 3. - RIDOLFO re de' Romani 1. - - -L'opere del santo pontefice _Gregorio X_ fecero ben conoscere in -quest'anno ch'egli non cercava se non il pubblico bene e la pace -dappertutto. Per mancanza di un re ed imperadore, era da gran tempo in -rotta buona parte dell'Italia[237], e sempre più le fazioni e civili -discordie si rinvigorivano nelle città. Il perchè questo buon pontefice -promosse in Germania presso que' principi l'elezione di un nuovo re -de' Romani, senza attendere quella del tuttavia vivente _Alfonso re_ di -Castiglia. Al regno dunque della Germania e dei Romani fu promosso, non -dai soli sette elettori, ma dalla maggior parte de' principi tedeschi, -_Ridolfo conte_ di Habspurch, signore di buona parte dell'Alsazia, -principe di tutte le virtù ornato, e progenitore della gloriosa augusta -casa d'Austria. Ricevette egli la corona germanica in Aquisgrana un -mese appresso. Passò in quest'anno per Orvieto, dove dimorava la corte -pontificia, _Odoardo_ nuovo re di Inghilterra, che, venendo di Terra -santa, se n'andava a ricevere la corona lasciatagli dal defunto _re -Arrigo_ suo padre[238]. Fece egli istanza al papa che fosse fatto -rigoroso processo contra del _conte Guido_ da Monforte per l'empio -assassinamento del principe _Arrigo_ d'Inghilterra. Infatti il papa -sottopose costui a tutte le pene spirituali e temporali. Nel passare -da Forlì, trovò esso re che i Bolognesi[239], cioè la fazion guelfa -de' Geremii, per fare dispetto a quella dei Lambertazzi, la quale -favoriva i Forlivesi, era ita all'assedio di quella città. Frappose -il valoroso principe i suoi uffizii per quetar quella guerra; ma non -vi trovò disposizione ne' Bolognesi, troppo allora goffi per la lor -buona fortuna. La vigorosa resistenza fatta dai Forlivesi cagione fu -che il campo bolognese, dopo aver dato il guasto a quel territorio, -se ne ritornò a casa. Nel dì 20 di maggio del presente anno, e non -già nel precedente, passò il re suddetto per Reggio, e poscia per -Milano, alla volta della Francia. Aveva già il pontefice liberata -dall'interdetto la città di Siena; e perchè gli premea forte l'intimato -concilio generale in Lione per l'anno vegnente, volendo disporre il -tutto, si mosse da Orvieto, affine di passar in Francia. Arrivò a -Firenze[240] nel dì diciottesimo di giugno; e perchè sentì le doglianze -dei Ghibellini usciti di quella città, siccome pontefice amator della -pace, nè attaccato ad alcun de' partiti, mise ogni suo studio per -rimetterli in Firenze. Sant'Antonino rapporta[241] una bella parlata -che esso papa fece, o si finge che facesse, in detestando le fazioni -de' Guelfi e Ghibellini, con dimostrare la pazzia di questi nomi ed -impegni, e i gravissimi danni cagionati da essi. Insomma tanto si -maneggiò, che nel dì 2 di luglio con gran solennità fu fatta la pace, -dati mallevadori ed ostaggi per mantenerla, e fulminata la scomunica -contro chiunque la rompesse. Ma non si può abbastanza dire qual fosse -la malignità o bestialità di questi tempi. Appena fatta la pace, e -venuti i sindachi de' Ghibellini in città per darle compimento, fu loro -detto all'orecchio, che, se non partivano, aveva ordine il maliscalco -del re Carlo d'ucciderli. Si trovava allora il _re Carlo_ in Firenze, -nè gli dovea piacere il risorgimento de' Ghibellini contrarii a' suoi -disegni. Vero o non vero che fosse, quei sindachi se ne andarono con -Dio, e fecero saperne al papa il perchè. Veggendo il buon pontefice in -tal guisa deluse le sue paterne intenzioni, tosto si ritirò da Firenze, -con lasciar la città interdetta, e passò alla villeggiatura in Mugello -presso il _cardinale Ottaviano_ degli Ubaldini, portando seco non lieve -sdegno contra del re Carlo. Nel dì 27 di settembre fu in Reggio[242], -e di là passò a Milano. Tali finezze furono a lui e alla sua corte -usate da _Napo_ ossia Napoleon dalla Torre, che il papa si compiacque -di promuovere al patriarcato d'Aquileia _Raimondo dalla Torre_ di lui -fratello. Dopo il pontificato romano era quello in quei tempi il più -ricco benefizio d'Italia, perchè i patriarchi godevano il riguardevol -principato del Friuli. Ottone Visconte, che veniva accompagnando -il papa, si teneva in pugno in tal congiuntura il pacifico suo -stabilimento nell'arcivescovato di Milano[243]. Tale e tanta dovette -essere l'industria ed eloquenza dei Torriani, che il papa gli ordinò -di ritirarsi per allora a Piacenza, e di venir poscia al concilio -di Lione; dopo di che l'assicurava di rimetterlo in Milano nella sua -sedia. Fu detto che i Milanesi, se Ottone voleva pure spuntarla, con -rientrare al loro dispetto in Milano, gli volevano torre la vita. Stimò -dunque meglio il papa di farlo fermare in Piacenza, ma con riportare da -questo ripiego non poco biasimo presso gli aderenti di Ottone. Pretende -il Corio[244] che il papa si lasciasse poco vedere dai Milanesi, e -si partisse sdegnato contra de' Torriani. Ma il patriarcato conceduto -a Raimondo pare che non s'accordi con sì fatta relazione. Abbiamo da -Tolomeo da Lucca[245] che in quest'anno il primogenito di _Ridolfo re_ -de' Romani, per ricuperare o sostenere i diritti imperiali, fu inviato -a dare il guasto alle terre del conte di Savoia, e che, tornando pel -Reno a casa, essendosi sommersa la barca, si annegò. - -Erano forte in collera con _Carlo re_ di Sicilia i Genovesi[246], -dacchè intesero l'aggravio indebito lor fatto nel precedente anno -colla prigionia delle persone e robe de' lor nazionali. Tuttavia, senza -volergli rendere la pariglia, concederono tempo di quaranta giorni a -tutti i di lui sudditi di Sicilia e Puglia e Provenza, per ritirarsi -coi loro averi, premessa l'intimazione che dopo tal tempo sarebbono -trattati da nemici. Mosse dunque il re Carlo da tutte le parti guerra -ai Genovesi. Il vicario della Toscana coi Lucchesi, Fiorentini, -Pistoiesi ed altri popoli le diede principio nella Riviera orientale, -e il maliscalco di Provenza nell'occidentale. Gli Alessandrini e i -marchesi di quelle contrade, d'ordine del re Carlo, presero anch'essi -l'armi contra degli Stati di Genova di qua dall'Apennino. I soli -Piacentini si scusarono di non volere far loro la guerra; e i Pavesi, -perchè di fazion ghibellina, accorsero in aiuto dei Genovesi. Molte -castella furono prese, molte ricuperate; e in mezzo a tanti avversarii -seppe ben sostenersi la potenza de' Genovesi. Probabilmente fu circa -questi tempi che il medesimo re Carlo inquietò non poco la città -d'Asti[247]. Guglielmo Ventura scrive ch'egli signoreggiava per tutto -il Piemonte. Sotto il suo giogo stavano Alba, Alessandria, Ivrea, -Torino, Piacenza e Savigliano: Bologna, Milano e la maggior parte -delle città di Lombardia gli pagavano tributo, il popolo di Asti, -siccome geloso della propria libertà, l'ebbe sempre in odio. Ma per -liberarsi dalle vessazioni, nell'anno 1270 comperarono da lui, collo -sborso di tre mila fiorini d'oro, un tregua di tre anni. Finita questa, -ne pagarono altri undici mila per la tregua di tre altri anni. Ma -accadde nel marzo di quest'anno che mandando gli Astigiani a Genova -parecchi torselli di panno franzese di varie tele, furono que' panni -presi da _Jacopo_ e _Manfredi marchese_ del Bosco a Cossano. Perciò -gli Astigiani con un esercito di circa dieci mila pedoni e pochi -cavalieri si portarono a dare il guasto a Cossano. Quivi stando nel dì -24 di marzo, eccoli giugnere i marescialli provenzali del re Carlo con -grosso esercito di Franzesi e Lombardi, che, sconfitto il campo degli -Astigiani, ne condusse prigioni circa due mila ad Alba. Ogerio Alfieri -ne conta solamente ottocento. Se non erano i Pavesi che inviassero -ad Asti ducento uomini di armi, quella città cadeva nelle mani del -Provenzali. Fecero gli Astigiani istanza al siniscalco del re Carlo -per la liberazion de' loro prigioni, allegando la tregua che tuttavia -durava. Costui, entrato in furore, non altra risposta diede ai messi, -se non che se gli levassero davanti, e dicessero ai suoi, che qualora -non si risolvessero di servire al re Carlo suo signore, morrebbono in -carcere tutti gli Astigiani. E poi si voleva far credere alla buona -gente che il re Carlo era il pacificator dell'Italia, nè altro cercava -che il pubblico bene delle città. Ai fatti s'ha da guardare, e non ai -nomi vani delle cose. Ora questo modo di procedere del re Carlo mise -il cervello a partito al comune d'Asti, città allora assai ricca. -Assoldarono que' cittadini mille e cinquecento uomini a cavallo di -diversi paesi. Chiamarono in loro aiuto il marchese di Monferrato, -nemico anch'esso del re Carlo, perchè chiaro si conosceva ch'egli -tendeva alla monarchia d'Italia, ed avea già occupate varie terre del -Monferrato. Per mare eziandio vennero di Spagna ducento uomini d'armi, -che Alfonso re di Castiglia mandava al suddetto marchese genero suo. -Con tali forze cominciarono gli Astigiani a far guerra alla città -d'Alba e alle terre del re Carlo; nè solamente tennero in dovere -chiunque il voleva offendere, ma tolsero molti luoghi ai nemici. Per -maggiormente assodarsi e salvarsi dagli attentati del re Carlo, fu -anche stabilita lega fra i Genovesi, Pavesi, Astigiani e il suddetto -marchese di Monferrato _Guglielmo_. Ma è ben da stupire come il santo -pontefice _Gregorio X_[248] per cagione di questa lega fulminasse -la scomunica contra di quei popoli e contra del marchese, quasichè -fosse un delitto il difendersi dalla prepotenza del re Carlo, nè fosse -lecito a' principi e alle città libere d'Italia il far delle leghe. -Gran polso che dovea avere nella corte pontificia il re Carlo, per cui -impulso possiam credere emanate queste censure. Ubaldino da Fontana in -Ferrara[249] nella pubblica piazza d'essa città tentò di uccidere il -_marchese Obizzo_ d'Este signor di Ferrara; ma vi lasciò egli la vita, -trucidato dalla famiglia del signore. - -NOTE: - -[236] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital. - -[237] Ptolemaeus Lucens. Ricordano Malaspina, Raynald., in Annal. -Eccles. - -[238] Chron. Parmense, tom. 8 Rer. Ital. - -[239] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[240] Ricordano Malaspina, cap. 198. - -[241] S. Antonin., P. III, tit. 20, cap. 2. - -[242] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[243] Stephanardus, tom. 9 Rer. Ital. Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., -cap. 309. - -[244] Corio, Istor. di Milano. - -[245] Ptolom. Lucensis, tom. 11 Rer. Ital. - -[246] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Italic. - -[247] Chron. Astens. tom, 11 Rer. Ital. - -[248] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[249] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXIV. Indizione II. - - GREGORIO X papa 4. - RIDOLFO re de' Romani 2. - - -Memorabile si rendè l'anno presente per l'insigne concilio generale -tenuto da papa _Gregorio X_ in Lione[250], al quale intervennero circa -cinquecento vescovi, settanta abbati e mille altri fra priori, teologi -ed altri ecclesiastici dotati di qualche dignità. Gli fu dato principio -nel dì 7 di maggio, e quivi si fece la riunion de' Greci colla -Chiesa latina; il che recò estrema consolazione ad ognuno. _Michele -Paleologo_, imperador de' Greci, uomo accorto, paventando forte la -crociata de' popoli d'Occidente, promossa con zelo inesplicabile dal -buon papa Gregorio, e vivendo ancora in non poca gelosia delle forze -e dell'ambizione di _Carlo re_ di Sicilia, si studiò con questo colpo -di rendere favorevole a sè stesso il pontefice e i principi latini. -Furono eziandio fatti molti dei regolamenti intorno alla disciplina -ecclesiastica, e si trattò con vigore della ricupera di Terra santa. -E perciocchè le maggiori speranze del papa erano riposte nel nuovo -eletto re de' Romani _Ridolfo_ conte di Habspurch, che avea presa la -croce, si studiò egli di pacificare _Alfonso_ re di Castiglia, il quale -continuava le sue pretensioni sopra il regno d'Italia, e solennemente -ancora confermò l'elezione d'esso Ridolfo. Questi, all'incontro, -confermò alla Chiesa romana tutti gli Stati espressi ne' diplomi di -Lodovico Pio, Ottone I, Arrigo I e Federigo II, e si obbligò di non -molestar il re Carlo nel possesso e dominio del regno di Sicilia, -con altri patti che si possono leggere negli Annali Ecclesiastici del -Rinaldi. Due gran lumi perdette in quest'anno l'Italia e la Chiesa di -Dio. Il primo fu _Tommaso da Aquino_ dell'ordine de' Predicatori, della -nobilissima casa de' conti d'Aquino, ingegno mirabile ed angelico, -teologo di sì profondo sapere, che dopo sant'Agostino un altro simile -non aveva avuto la cristiana repubblica[251]. Da Parigi, nella cui -università era egli stato con infinito plauso pubblico lettore, venuto -a Napoli nell'anno 1272, s'era ivi fermato per ordine del re Carlo, -affinchè vi leggesse teologia. Ma dovendosi tenere il concilio, in cui -sarebbe occorso di disputar coi Greci, papa Gregorio comandò ch'egli -venisse a Lione per così importante affare. Misesi fra Tommaso in -viaggio; ma infermatosi per via, giacchè non v'era vicino convento -alcuno del suo ordine, si fermò nel monistero dei Cisterciensi di -Fossanova nella Campania. Quivi dopo qualche mese passò a miglior vita -nel dì 7 di marzo dell'anno presente in età di soli quarantanove anni, -o al più cinquanta, con ammirarsi tuttavia, come egli tante opere, ed -opere insigni, potesse compiere in un sì limitato corso di vita. Io -non so qual fede si possa prestare a Dante[252], che cel rappresenta -tolto dal mondo con lento veleno, fattogli dare dal re Carlo, per -timore che non facesse dei mali uffizii alfa corte pontificia a cagion -della persecuzione da lui fatta ai conti d'Aquino suoi fratelli. Fu -egli poi canonizzato e posto nel catalogo de' santi, e dopo molti anni -trasportato a Tolosa il sacro suo corpo. Gran perdita parimente si -fece nella persona di fra _Bonaventura da Bagnarea_ dell'ordine de' -Minori[253], insigne teologo anche esso, già creato cardinale della -santa romana Chiesa, e vescovo d'Albano. Trovavasi egli al concilio di -Lione; quivi nel dì 15 di luglio terminò il corso della vita terrena, e -ducento anni dipoi fu canonizzato, senza intendersi perchè la festa sua -si celebri nel dì precedente, se forse egli non morì nella notte fra -l'un giorno e l'altro: il che suol produrre diversità di contare presso -gli storici. Secondo le storie milanesi[254], _Napo dalla Torre_ signor -di Milano spedì una solenne ambasceria a riconoscere per re dei Romani -e d'Italia Ridolfo, con offerirgli il dominio della città. Fu gradito -non poco quest'atto dal re Ridolfo, e però dichiarò suo vicario in -Milano esso Napo, e mandogli il conte di Lignì con un corpo di truppe -tedesche per difesa sua contra de' Pavesi e de' nobili fuorusciti. -_Cassone_ ossia _Gastone_, figliuolo di Napo, fu poi dichiarato -capitano di tali truppe. - -In quest'anno ancora vennero trecento uomini d'armi a Pavia[255], -inviati dal _re Alfonso_ di Castiglia. Con questi e con tutto il loro -sforzo i Pavesi, gli Astigiani e _Guglielmo marchese_ di Monferrato -andarono a dare il guasto al territorio d'Alessandria, e stettero -otto giorni addosso a quel popolo. Non sapendo gli Alessandrini come -levarsi d'attorno questo fiero temporale, chiesero capitolazione, e -fu convenuto ch'essi rinunziassero al dominio del re Carlo, con che -cesserebbono le offese. Nel mese poscia di giugno passarono ai danni -della città di Alba e di Savigliano. Presero Saluzzo e Ravello: il -che diede motivo a _Tommaso marchese_ di Saluzzo di abbandonar la -lega del re Carlo, e di unirsi cogli Astigiani. Tornati nel distretto -d'Alba, diedero il guasto al paese sino alle porte di quella città, -e gli Astigiani fecero quivi correre al pallio nel dì di San Lorenzo -in vitupero de' nemici. Vollero gli uffiziali del re Carlo far -pruova della lor bravura, e diedero battaglia, ma con riportarne la -peggio, essendo rimasto ferito in volto Filippo siniscalco d'esso -re, e Ferraccio da Sant'Amato maresciallo con circa cento quaranta -Provenzali. Per queste traversie il suddetto siniscalco si ritirò in -Provenza, e lasciò ad Alba, Cherasco, Savigliano, Mondovico, ossia -Mondovì, e Cuneo, di levarsi di sotto alla signoria del re Carlo, il -cui dominio in Piemonte si venne in questa maniera ad accorciare non -poco. Vi conservò egli nulladimeno alcune città[256]. S'impadronirono -gli Astigiani anche del castello e della villa di Cossano, i cui -signori andarono in Puglia a cercar da vivere alle spese del re. -Miglior mercato non ebbe esso re Carlo nella guerra contra de' -Genovesi[257]. Presero bensì le sue galee in Corsica il castello -d'Aiaccio, fabbricato e fortificato quivi dal comune di Genova; ma -i Genovesi, messo insieme uno stuolo di ventidue galee, andarono in -traccia delle provenzali, nè trovandole in Corsica, passarono a Trapani -in Sicilia, e bruciarono quanti legni erano in quel porto. Iti i -medesimi a Malta, diedero il sacco all'isola del Gozzo, e poi, venuti -a Napoli, dove soggiornava lo stesso re, per ischerno suo alzarono -le grida, e sommersero in mare le regali bandiere; e, nel tornare a -Genova, presero molti legni d'esso re Carlo. Quindi nella riviera di -Ponente gli ritolsero Ventimiglia. Seguì poscia una zuffa fra essi e il -siniscalco del re al castello di Mentono, dove rimasero sconfitti essi -Genovesi; ma nulla potè fare contra di essi la potente flotta di lui, -che era venuta sino in faccia del porto di Genova. - -In Modena[258] divampò nell'anno presente un grave incendio, che durò -poscia gran tempo. Prevalendo la fazione de' Rangoni e Boschetti, -furono obbligati i Grassoni, quei da Sassuolo e da Savignano coi -loro aderenti di uscire della città. Ingrossati poscia i fuorusciti, -vennero sino al Montale, ed accorsi i Rangoni col popolo, attaccarono -battaglia. Vi fu grande strage dall'una parte e dall'altra; ma la -peggio toccò ai Rangoni. Più strepitosi sconcerti succederono in -Bologna nel mese di maggio[259]. Vennero alle mani i Geremii, cioè la -fazione guelfa, coi Lambertazzi, seguaci della parte dell'imperio, e -si fecero ammazzamenti e bruciamenti di case non poche per parecchi -giorni. In soccorso de' Guelfi si mosse la milizia di Parma[260], -Cremona, Reggio[261] e Modena. Era appena giunta al Reno questa -gente, che i Lambertazzi giudicarono meglio di far certi patti colla -fazion contraria; e però, cessato il rumore e bisogno, se ne tornarono -indietro i collegati. Ma che? Da lì a pochi giorni si ricominciò la -danza di prima, e la concordia andò per terra. Il perchè la parte -della Chiesa richiese le sue amistà, e in aiuto suo marciarono i -Parmigiani, Reggiani, Modenesi, Ferraresi e Fiorentini. All'avviso di -tanti soccorsi che venivano, i Lambertazzi sloggiarono senza contrasto -nel dì 2 di giugno. Secondo altri, vi fu gran battaglie, e ferro -e fuoco si adoperò; ma in fine, non potendo reggere i Lambertazzi -alla forza superiore de' Guelfi, uscirono della città vinti, e si -ritirarono a Faenza, con lasciar prigionieri molti del loro partito. -Furono atterrati varii palagi e case de' fuorusciti; e il Ghirardacci -scrive[262] che quindici mila cittadini ebbero, in tal congiuntura, il -bando. Nel mese d'ottobre il popolo di Bologna, rinforzato dai Guelfi -circonvicini, fece oste contra le città della Romagna che si erano -ribellate. Scacciò d'Imola i Ghibellini, e vi mise un buon presidio. -Passò dipoi sotto Faenza, e diede il guasto a quelle contrade; ma -ritrovando ben guernita e rigogliosa la città per gli tanti usciti di -Bologna, se ne ritornò a casa senza far maggiori tentativi. Secondo il -Corio[263], fu guerra in quest'anno fra i Pavesi e Novaresi collegati, -e il comune di Milano. - -NOTE: - -[250] Raynaldus, in Annal. Eccl. Labbe, Concil. Ptolomaeus Lucens. et -alii. - -[251] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl. lib. 22, tom. 11 Rer. Ital. - -[252] Dante, Purgator., can. 20. - -[253] Bolland., Act. Sanct., ad diem 14 jul. - -[254] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 310. Annal. Mediol., tom. -16 Rer. Ital. - -[255] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[256] Ptolom. Lucens., Hist. Ecclesias., lib. 23, cap. 29. - -[257] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital. - -[258] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[259] Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[260] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[261] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[262] Ghirardacci, Istor. di Bologna. - -[263] Corio, Istor. di Milano. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXV. Indizione III. - - GREGORIO X papa 5. - RIDOLFO re de' Romani 3. - - -Gran voglia nudriva _Alfonso re_ di Castiglia di abboccarsi col -pontefice _Gregorio X_, e ne fece varie istanze, affine di far valere -le sue pretensioni sopra il regno d'Italia[264]. Il papa, che già era -tutto per l'eletto e coronato _re Ridolfo_, premendogli di quetare il -re castigliano, e di metter fine a queste differenze, si portò apposta -a Beaucaire in Linguadoca, dove venne a trovarlo Alfonso. Sfoderò egli -tutte quante le sue ragioni sopra il romano imperio, e si lamentò del -papa che avesse approvato, in competenza di lui, il re Ridolfo. Ma il -pontefice anch'egli allegò le sue; e queste unite alla di lui costanza, -dopo un dibattimento di parecchi dì, indussero il re a fare un'ampia -rinunzia delle sue pretensioni, e se ne tornò in Ispagna. Scrivono -altri ch'egli ne partì disgustato. Comunque sia, o si pentisse egli -della rinunzia fatta, o non la facesse, certo è che, ritornato a casa, -assunse il titolo d'imperadore, e manteneva corrispondenze in Italia -in specialmente col marchese di Monferrato suo genero. Ma altro ci -voleva a conquistar l'Italia, che Io starsene colle mani alla cintola -in Ispagna, per veder quando facea la luna. Il papa, informato de' -suoi andamenti, gli fece sapere all'orecchio, che se non desisteva, -avrebbe adoperate le censure contra di lui; al qual suono egli abbassò -la testa, e s'accomodò ai voleri del pontefice. Egualmente desiderava -Ridolfo re de' Romani un abboccamento con papa Gregorio[265]. Fu scelta -a questo oggetto la città di Losanna, dove arrivò nel dì 6 d'ottobre -esso papa, e comparve nel dì di san Luca anche Ridolfo. Restò ivi -concertato che il re nell'anno seguente con due mila cavalli venisse a -prendere la corona imperiale per la festa d'Ognisanti. Si trattò della -crociata, e, secondo alcuni storici, allora solamente fu che Ridolfo -colla regina sua moglie prese la croce. Furono di nuovo confermati alla -santa Sede tutti gli Stati, con particolar menzione della Romagna e -dell'esarcato di Ravenna. Sen venne poscia il buon pontefice a Milano -verso la metà di novembre, e quivi si lasciò vedere in pubblico. Grandi -carezze ed onori gli fecero i Torriani, e riuscì loro di staccarlo -dalla protezion dell'arcivescovo _Ottone_; di maniera che, partito -da Milano il papa, con lasciare in isola esso arcivescovo, questi -come disperato si ritirò a Biella. Nel dì 22 di novembre arrivò il -pontefice a Piacenza[266] sua patria, e vi si fermò alquanti giorni -per rimettere la quiete e pace in quella città. Nel dì 5 di dicembre -alloggiò una sola notte in Parma[267], e, continuato il viaggio, arrivò -a Firenze[268]. Non volea passare per quella città, perchè allora -sottoposta all'interdetto; ma fattogli credere che, essendo l'Arno -troppo grosso, non si potea valicare, se non valendosi de' ponti di -Firenze, passò per colà, e benedisse quanti furono a vederlo passare; -ma, appena uscito, replicò l'interdetto e le scomuniche contra de' -Fiorentini. Tolomeo da Lucca[269] scrive che egli si fermò per un mese -a Firenze, per trattar di pace fra que' cittadini. Ma non può stare, -avuto riguardo alla sua entrata in Firenze e al tempo di sua morte. -Andò finalmente a far la sua posata in Arezzo. - -Trovandosi assai disordinata la cronologia dei fatti di Milano in -questi tempi, tanto presso Galvano Fiamma[270] che negli Annali di -Milano[271], non si può ben accertare quel che succede nell'anno -presente in quelle parti. Abbiamo dalla Cronica di Piacenza, che -i Pavesi colle loro amistà cavalcarono ai danni di Milano per le -gagliarde istanze de' capitani e valvassori, ossia de' fuorusciti di -quella città. Il conte Ubertino Lando con cento cavalieri fuorusciti di -Piacenza andò ad unirsi con loro. E questa verisimilmente è la guerra -descritta dal Corio. Per attestato di lui, i Pavesi, Novaresi e i -nobili usciti di Milano cogli Spagnuoli sul principio del presente anno -s'impadronirono del nuovo ponte fabbricato dai Milanesi sul Ticino. Per -cagione di tali movimenti, e per timore di peggio, i Torriani nel dì -diciannovesimo di gennaio strinsero lega cogli ambasciatori di Lodi, -Como, Piacenza, Cremona, Parma, Modena, Reggio, Crema e fuorusciti -di Novara. Ma questo non impedì i progressi de' Pavesi e de' lor -collegati, imperciocchè presero alcune castella de' Milanesi, e diedero -loro altre spelazzate che si possono leggere presso il suddetto Corio. -Fu scoperto in Piacenza un trattato del conte Ubertino Lando, capo -degli usciti, per rientrare in quella città: il che costò la vita oppur -varii tormenti a molti, e non pochi si fuggirono di Piacenza. - -Appena venne il tempo da poter uscire in campagna, che l'infellonito -popolo guelfo di Bologna fece oste contra de' propri nazionali, cioè -contra de' Lambertazzi ghibellini rifugiati in Faenza[272]. Giunsero -fino alle porte di quella città, in tempo che i Faentini cogli usciti -Bolognesi erano andati per liberare alcune castella occupate dai -nemici. Nel tornarsene costoro a Faenza, scontrarono al ponte di San -Procolo, due miglia lungi da quella città, l'armata bolognese, e, -trovandosi tagliati fuori, per necessità vennero a battaglia. Menarono -così ben le mani, che andò in rotta il campo de' Bolognesi, e vi -furono non pochi morti, feriti e presi. La vergogna e rabbia di tal -percossa fu cagione che i Bolognesi, vogliosi di rifarsi, chiamate -in aiuto tutte le loro amistà di Parma, Modena, Reggio e Ferrara, -formarono un potentissimo esercito, di cui fu generale _Malatesta -da Verucchio_, cittadino potente di Rimini. Preparandosi anche i -Faentini per ben riceverli, essendo accorso in loro aiuto il popolo -di Forlì; e scelsero per lor capitano _Guido conte_ di Montefeltro, -il più accorto e valoroso condottier d'armi che in que' dì avesse -l'Italia. Fino al ponte di San Procolo arrivò il poderoso esercito de' -Bolognesi, e cominciò a dare il guasto al paese. Allora il prode conte -Guido mandò a sfidare il Malatesta capitano de' Bolognesi; e però, -scelto il luogo e ordinate le schiere, nel dì 13 di giugno si diede -principio ad una fiera battaglia. Ricobaldo[273] non fa menzione di -sfida, ma bensì, che osservata dal conte Guido la troppa confidenza -e mala capitaneria de' nemici, andò ad assalirli. Tale fu l'empito e -la bravura de' Faentini e de' fuorusciti Bolognesi, che fu messa in -fuga la cavalleria nemica, colla morte e prigionia di molti. Allora -l'abbandonata fanteria diede anche essa alle gambe. Circa quattro mila -d'essi fanti si ristrinsero alla difesa del carroccio; ma attorniati -e balestrati dal vittorioso esercito de' Faentini e Forlivesi, furono -obbligati a rendersi prigionieri senza colpo di spada. De' soli -Bolognesi restarono sul campo più di tre mila e trecento persone, e -vi morirono assaissimi nobili e plebei degli altri collegati. Ascese -a molte migliaia il numero dei prigioni, ed immenso fu il bottino di -padiglioni, tende carriaggi ed altri arnesi, per li quali ricchi ed -allegri i vittoriosi se ne tornarono a Faenza. A queste disavventure ne -tennero dietro dell'altre. Cervia, per tradimento tolta all'ubbidienza -de' Bolognesi, si diede al comune di Forlì[274]. Cesena fece anch'essa -dei patti coi vincitori. E i Lambertazzi s'impadronirono di varie -castella del Bolognese; con che s'infievolì di molto la potenza di -Bologna, che faceva in addietro paura a tutti i vicini. Di questa -congiuntura profittò anche _Guido Novello_ da Polenta, ricco cittadin -di Ravenna[275], perchè, entrato in quella città, se ne fece signore -con iscacciarne i Traversari e gli altri suoi avversarii. I Guelfi -di Toscana[276], cioè i Fiorentini, Lucchesi, Sanesi, Pistoiesi ed -altri, col vicario del re Carlo, fecero oste in quest'anno nel mese di -settembre contro i Pisani, e, dopo averli sconfitti ad Asciano, presero -quel castello. Abbiamo ancora dalla Cronica di Sagazio Gazata[277] -e dal Corio[278], e da altri documenti di questi tempi, che il _re -Ridolfo_ spedì in quest'anno Ridolfo suo cancelliere in Italia alle -città di Milano, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Crema, -Lodi ed altre, nelle quali fece giurare a que' popoli l'osservanza -de' precetti della Chiesa e la fedeltà all'imperadore. Seco era -_Guglielmo vescovo_ di Ferrara legato apostolico. E questo giuramento -prestarono ad esso Ridolfo anche le città della Romagna[279], giacchè -il re Ridolfo, nel confermare i privilegii alla Chiesa romana, -protestò di farlo _sine demembratione imperii_; e la Romagna da -più secoli dipendeva dai soli imperadori o re d'Italia, siccome fu -altrove provato[280]. Mancò di vita in questo anno nel dì 16 d'agosto -_Lorenzo Tiepolo_ doge di Venezia, e in luogo suo restò eletto _Jacopo -Contareno_[281]. Sotto il suo governo ebbero i Veneziani lunga guerra -cogli Anconitani, e più d'una volta la lor armata navale fu all'assedio -di quella città, ma con poco onore e profitto. - -NOTE: - -[264] Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, in Annal. -Eccl. - -[265] Annal. Colmar. Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. -Ital. Bernardus Guid. - -[266] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[267] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital. - -[268] Ricordano Malaspina, cap. 202. - -[269] Ptolomaeus Lucens. Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[270] Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 301. - -[271] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[272] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Bonon., tom. -18 Rer. Ital. - -[273] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. - -[274] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[275] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Richobald., in Pomar., tom. 9 -Rer. Ital. - -[276] Ricordano Malaspina, cap. 201. Ptolomaeus Lucens., Annales brev., -tom. 11 Rer. Ital. - -[277] Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[278] Corio, Istoria di Milano. - -[279] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[280] Piena Esposizione dei Diritti Cesarei ed Estensi sopra Comacchio. - -[281] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXVI. Indizione IV. - - INNOCENZO V papa 1. - ADRIANO V papa 1. - GIOVANNI XXI papa 1. - RIDOLFO re de' Romani 4. - - -Un ottimo pontefice, pontefice di sante intenzioni, mancò in quest'anno -alla Chiesa di Dio. Cioè infermatosi in Arezzo papa _Gregorio X_ nel -dì 10 di gennaio, allorchè più v'era bisogno di lui per compiere la -crociata in Oriente, diede fine ai suoi giorni[282]. Siccome la vita -sua era stata illustre per la santità de' costumi, così la morte -sua fu onorata da Dio con molte miracolose guarigioni d'infermi per -intercessione sua: laonde si meritò il titolo di beato. Chiusi in -conclave i cardinali, secondo la costituzione fatta dal medesimo -defunto pontefice nel concilio di Lione, vennero nel dì 21 d'esso -gennaio all'elezione di un nuovo pontefice. Cadde questa nel _cardinal -Pietro_ da Tarantasia dell'ordine de' Predicatori, vescovo d'Ostia e -teologo insigne, il qual prese il nome d'_Innocenzo V_. Passò egli -da Arezzo a Roma, dove fu coronato, e portossi poi ad abitare nel -palazzo lateranense. Avendogli spedita i Genovesi[283] una nobile -ambasceria, tanto si adoperò il buon pontefice, benchè malato, che -conchiuse pace fra il _cardinale Ottobuono_ del Fiesco e i fuorusciti -di Genova dall'una parte, e il comune di Genova dall'altra. Ma mentre -egli andava disponendo di far molte imprese in servigio della Chiesa -di Dio, la morte il rapì nel dì 22 di giugno. Pertanto, in un nuovo -conclave raunati i cardinali, elessero papa nel dì 12 di luglio il -suddetto Ottobuono del Fiesco Genovese, cardinal diacono di Santo -Adriano, nipote d'Innocenzo IV, il quale assunse il nome d'_Adriano -V_, e levò tosto l'interdetto da Genova patria sua. Era egli vecchio -ed infermiccio; però, venuto a Viterbo per cercare miglior aria della -romana nella state, quivi nel dì 18 d'agosto trovò la morte, senza -essere passato al sacerdozio e senza aver ricevuta la consecrazione e -corona. Furono dunque duramente rinserrati dal popolo di Viterbo in un -conclave i cardinali[284], e questi, se non vollero morir di fame, si -accordarono nel dì 13 di settembre ad eleggere papa _Pietro_ figliuol -di Giuliano, di nazion Portoghese, nato in Lisbona, comunemente -chiamato Pietro Ispano, cardinal vescovo tuscolano, uomo di molta -letteratura, sì nella filosofia aristotelica alla moda secca de' suoi -tempi, che nella medicina. Questi prese il nome di _Giovanni XXI_, -benchè dovesse dirsi _Giovanni XX_; e, portatosi a Roma, fu coronato -colla tiara pontificia[285]. Annullò egli la costituzion di papa -Gregorio X intorno al conclave, che il suo antecessore avea sospesa, e -rinnovò le scomuniche e gli interdetti contra de' Veronesi e Pavesi, i -più costanti nel ghibellinismo. La Cronica di Forlì[286], seguitando, -a mio credere, le dicerie del volgo, ha le seguenti parole: _Papae -quatuor mortui, duo divino judicio, et duo veneno exhausto_. - -Tengo io per fermo che le avventure di _Ottone Visconte_, narrate da -Galvano Fiamma[287] e dall'autore degli Annali Milanesi[288] sotto -l'anno precedente, appartengano al presente: del che parimente si -avvide il Sigonio[289]. Dappoichè si fu esso Ottone arcivescovo di -Milano ritirato a Biella, i nobili fuorusciti di Milano, trovandosi -come disperati, si ridussero a Pavia, dove indussero Gotifredo conte -di Langusco ad essere loro capitano, con fargli sperare la signoria di -Milano. Alla vista di così ingordo guadagno assunse egli ben volentieri -il baston del comando; e, con quante forze potè, passato sul lago -Maggiore, s'impadronì delle due terre e rocche di Arona ed Anghiera. -Unironsi anche i popoli delle circonvicine valli con lui. Venne -perciò _Casson dalla Torre_ co' Tedeschi, inviati a Milano dal _re -Ridolfo_, e con altre soldatesche all'assedio d'Anghiera e d'Arona, con -riacquistar quelle terre e rocche. Durante l'assedio d'essa Anghiera, -volendo il conte di Langusco dar soccorso agii assediati, vi restò -prigioniere con assai nobili fuorusciti di Milano. Condotti questi -a Gallerate[290], quivi con orrida barbarie a trentaquattro di essi -fu mozzo il capo: e fra questi infelici si contò Teobaldo Visconte, -nipote dell'arcivescovo Ottone, e padre di Matteo Magno Visconte, di -cui avremo molto a parlare. Si accorò a questa nuova l'arcivescovo -Ottone, e gridò: _Perchè non ho perduto io piuttosto l'arcivescovato, -che un sì caro nipote?_ Poscia, venuto a Vercelli, trovò quivi la -nobiltà fuoruscita, che il pregò d'essere lor capo e generale d'armata. -Se ne scusò con dire che non conveniva ad un vescovo il vendicarsi, -ma bensì il perdonare; nulladimeno s'eglino avessero deposti gli -odii e l'ire, avrebbe assunto il comando. Ito con essi a Novara, ed -ammassata gran gente, venne ad impadronirsi del castello di Seprio. -Finì in male questa impresa, perchè da' Torriani fu disperso l'esercito -suo, ed, essendo egli fuggito a Como, gli furono serrate le porte in -faccia. Ridottosi a Canobio sul lago Maggiore, tanto perorò, tanto -promise, che tirò quel popolo ed altri a formare una picciola flotta -di barche, colle quali prese Anghiera, ed imprese l'assedio d'Arona, -al quale per terra accorsero anche i Pavesi e Novaresi col marchese di -Monferrato. Ma sopraggiunto Casson dalla Torre coi Tedeschi e con tutto -il popolo di Milano, il fece ben tosto sloggiare, e spogliò il campo -loro. Se ne fuggì Simon da Locarno colle barche; e questi, andato poi, -per ordine dell'intrepido Ottone, a Como, per veder di muovere quel -popolo in aiuto suo, destramente accese la discordia fra i Comaschi, -volendo l'una parte col vescovo della città aiutar l'arcivescovo, -e r altra stare unita coi Torriani. Si venne alle mani; lungo fu il -combattimento; ma in fine prevalsero i fautori del Visconte, e furono -scacciati gli aderenti alla casa della Torre[291]. Ricevuta questa -lieta nuova, l'arcivescovo Ottone volò a Como, e quivi attese a -prepararsi per cose più grandi. - -I maneggi del conte Ubertino Landò, gran ghibellino e capo de' nobili -fuorusciti di Piacenza, ebbero in quest'anno esito felice[292]. -Imperciocchè amichevolmente con onore fu ricevuto in quella città, e -solennemente giurata concordia e pace fra il popolo e la nobiltà. Anche -in Modena[293] fu conchiuso accordo tra la fazion dominante de' Rangoni -e Boschetti, e l'altra de' Grassoni, da Sassuolo e da Savignano usciti, -la quale rientrò nella città. Riuscì in quest'anno al popolo guelfo -di Bologna di ricuperar Loiano e varie altre castella occupate dagli -avversarii Lambertazzi: il che fece crescere il coraggio ai cittadini -dopo le tante passate disgrazie. Tornarono i Fiorentini[294], Lucchesi, -ed altri Guelfi di Toscana a far oste contra de' Pisani ghibellini. -Aveano questi tirato un gran fosso, lungo otto miglia, poco di là -dal ponte d'Era, per difesa dei loro territorio, e fortificatolo con -isteccati e bertesche. Chiamavasi il Fosso Arnonico. Ma trovarono -modo i Guelfi di valicarlo e di dare addosso ai Pisani, i quali si -raccomandarono alle gambe; e tal fu la loro paura, che dimandarono di -capitolare. Seguì dunque pace fra que' popoli, con aver dovuto i Pisani -rimettere in città il conte Ugolino con tutte le altre famiglie guelfe -già sbandite, e restituire Castiglione e Cotrone ai Lucchesi, con altri -patti[295]. Mediatori di questa pace furono due legati del papa e gli -ambasciatori di Carlo re di Sicilia. In questa maniera si pacificarono -ancora i Pisani coi Genovesi. Ad una voce tutte le croniche asseriscono -che memorabile fu l'anno presente per le pubbliche calamità della -Lombardia. Si fece sentire un grave tremuoto; le pioggie per quattro -mesi furono dirotte, di maniera che tutti i fiumi traboccarono fuori -del loro letto, e inondarono le campagne con mortalità di molte persone -e di bestie assaissime[296]. Si tirò dietro questo disordine. L'altro -del non poter seminare, e del guastarsi le biade di chi pur volle -metterle in terra. Per mancanza dell'erbe un'infinità di bestie perì; -e le povere genti, estenuate dalla fame, si dispersero per la terra, -cercando come poter fuggire la morte. Cadde per giunta a tanti guai -nella vigilia di santo Andrea una smisurata neve, che durò in terra -sino al dì primo d'aprile dell'anno seguente. In somma se i popoli -divisi combattevano l'un contra l'altro, anche il cielo facea guerra a -tutti. Nè si dee tralasciare che _Guido conte_ di Montefeltro[297] coi -Forlivesi e Faentini costrinse coll'assedio la terra di Bagnacavallo -a rendersi al comune di Forlì. Ma in essa città di Forlì Paganino -degli Argogliosi e Guglielmo degli Ordelaffi, de' principali d'essa -città, passando di buona intelligenza co' Bolognesi[298], tentarono -di farvi mutazione di stato; e una notte a questo fine attaccarono il -fuoco al palazzo del pubblico. Ma, accorso il popolo, nè potendo essi -resistere alla piena, se ne fuggirono cogli altri Guelfi a Firenze, -dove si studiarono di sommuovere quel comune contra di Forlì. Secondo -la Cronica di Parma, l'uscita dei Guelfi da Forlì accadde nell'anno -seguente. - -NOTE: - -[282] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bernard. Guid. -Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[283] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital. - -[284] Bernardus Guid. Ptolomaeus Lucens. et alii. - -[285] Raynald., in Annal. Ecclesiast. Martinus Polonus. - -[286] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[287] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 311. - -[288] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[289] Sigon., de Regn. Ital. - -[290] Stephanard., Poem., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[291] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[292] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[293] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[294] Ricord. Malaspina, cap. 205. - -[295] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Chronic. -Parmense, tom. 9 Rer. Italic. - -[296] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital. Chronicon Placentin. -Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic. - -[297] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[298] Chronic. Caesen., tom. 14 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXVII. Indizione V. - - NICCOLÒ III papa 1. - RIDOLFO re de' Romani 5. - - -Soggiornava papa Giovanni XXI in Viterbo, e non solo sperava, -ma si prometteva con franchezza una lunga vita, e se ne lasciava -intendere con chiunque trattava con lui; ma questi conti gli andarono -falliti[299]. S'era egli fatta fabbricare una bella camera presso al -palazzo della città. Questa gli cadde un giorno, oppure una notte, -addosso, e da quella rovina restò sì mal concio, che da lì a sei -giorni, cioè nel dì 16 di maggio, oppure nel seguente, finì di vivere. -Se si eccettua la sua affabilità con tutti, e la sua liberalità verso -i letterati, massimamente poveri, nel resto egli ci vien dipinto dagli -scrittori come uomo pieno di vanità, che nelle parole e ne' costumi non -mostrava prudenza e discrezione, e spezialmente ebbe un difetto che non -se gli può perdonare[300]: cioè amava egli poco i monaci e i frati; e -dicono, che se Dio nol levava presto dal mondo (e fu creduto anche che -il levasse per questo), egli era per pubblicare qualche decreto contra -di loro. Potrebbe ciò far sospettare che le penne de' religiosi, dai -quali unicamente abbiamo le poche memorie della sua vita, avessero -oltre il dovere aggravata la fama di questo pontefice[301], con -giugnere fino a dire, aver egli scritto un libro pieno d'eresie: cosa -manifestamente falsa, e non saputa da alcuno degli Italiani. Durò la -vacanza della santa Sede sei mesi, e in questo mentre insorsero delle -differenze fra _Ridolfo re_ dei Romani e _Carlo re_ di Sicilia. Con -tutte le belle promesse fatte dall'ultimo di rilasciar tutto ciò che -spettava all'imperio, dappoichè fosse eletto ed approvato dalla santa -Sede un re de' Romani od un imperadore, non dovette egli permettere che -i popoli della Toscana, della quale s'intitolava vicario, prestassero -il giuramento di fedeltà ad esso re Ridolfo; ed essendo tuttavia -senator di Roma, non gli piacea che alcun venisse a prender ivi la -corona[302]. Nacque perciò nebbia di rancore fra questi due principi; e -perciocchè Ridolfo si preparava per calare in Italia, il sacro collegio -de' cardinali il pregò di sospendere la sua venuta, finchè fosse -stabilita una buona concordia fra lui e il re Carlo. Finalmente nel dì -25 di novembre, festa di santa Caterina, i primi discordi cardinali, -stretti dal popolo di Viterbo, concorsero coi lor voti nell'elezione -di _Giovanni Gaetano_ della nobil casa degli Orsini Romani, cardinal -diacono di San Niccolò in Carcere Tulliano[303], personaggio d'animo -grande e di non minore attività e prudenza, ed amatore dei religiosi, -e soprattutto de' frati minori. Prese egli il nome di _Niccolò III_. -Non tardò a passar colla sua corte a Roma, dove nella festa di santo -Stefano fu ordinato prete, poi consecrato e coronato. Fece anch'egli -sapere al re Ridolfo, se non erano prima acconce le sue differenze col -re Carlo, che sospendesse la sua venuta in Italia, come si può credere, -così imboccato dai ministri del re Carlo, il quale troppo gran mano -allora avea nella corte pontificia, per non dire ch'egli vi facea da -padrone. - -Dacchè fu in Como _Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano, dichiarò -capitano de' nobili milanesi fuorusciti Riccardo conte di Lomello, il -quale venne a trovarlo con grossa cavalleria e fanteria di Pavesi e -Novaresi[304]. Unito questo gagliardo rinforzo coi Comaschi, dopo la -presa di Lecco e d'altre castella, passò l'arcivescovo colla sua armata -alla terra di Desio. Allora i Torriani con potente esercito di cavalli -e pedoni mossero da Milano, e vennero per fermare il corso dell'armata -nemica. Si attaccò nel dì 21 di gennaio, festa di sant'Agnese, una -atroce e sanguinosa battaglia; ma perciocchè chiunque militava dalla -parte dell'arcivescovo, dicea daddovero, laddove da quella de' Torriani -molti non per genio, ma per non poter di meno, aveano prese l'armi, -in fine la vittoria si dichiarò favorevole all'arcivescovo. Non -solamente rimase sconfitto l'esercito dei Torriani, ma molti di loro -stessi vennero alle mani de' Comaschi, che poi li rinserrarono nelle -carceri di Monte Baradello. Fra questi si contò lo stesso _Napo_ ossia -_Napoleone_ signor di Milano, _Mosca_ suo figliuolo. _Guido_, _Herech_ -ossia Rocco, _Lombardo_ e _Carnevale_. _Francesco_ dalla Torre, ch'era -il secondo padrone di Milano, restò ucciso da' villani. Non fu a tempo -per intervenire a questo fatto di armi _Cassone_ ossia Gastone dalla -Torre figliuolo del suddetto Napo, che con cinquecento cavalli si -trovava a Cantù. Ma, udita ch'egli ebbe l'infausta nuova della rotta -de' suoi, senza perdere tempo, spronò alla volta di Milano, dove trovò -le porte chiuse. Entrato per forza, vide un altro doloroso spettacolo, -cioè il popolo che dava il sacco alla casa sua e de' suoi parenti, e -stava in gran copia armato al Broletto. Volle scacciare il popolaccio -intento al saccheggio, e ne ammazzò anche molti; ma scorgendo che la -gente della città non gli prestava più nè ubbidienza nè aiuto, anzi, -temendo d'esser sopraffatto dalla moltitudine, uscì della città, -e cavalcò verso Lodi. Ivi ancora trovò mutata la fortuna, perchè i -Lodigiani gli serrarono le porte in faccia: laonde si ritirò a Cremona, -e dagli stessi Cremonesi fu pregato di andarsene, e però si trasferì a -Parma. - -Ottone arcivescovo, dopo aver salvata la vita a Napo dalla Torre, -s'inviò col vittorioso esercito alla volta di Milano. Gli venne -incontro processionalmente il clero e popolo, gridando: _Pace, pace._ -Ed ebbero pace infatti, perchè Ottone diede rigorosi ordini che niuna -vendetta facessero i nobili, nè fosse recato male o danno alcuno -alle persone e robe dei cittadini. Visitò prima d'ogni altra cosa -la Basilica Ambrosiana, e poi, di comune consenso del popolo e de' -nobili, fu acclamato signor di Milano nel temporale. Fecero oste i -Pavesi nell'aprile e maggio al castello della Pietra[305], dove si -erano afforzati i nobili fuorusciti della loro città che tenevano la -parte della Chiesa, cioè la guelfa. Colà ancora in aiuto dei Pavesi si -portarono i Milanesi col loro carroccio, e col rinforzo d'altre città -ghibelline. Ma per essere venuta in soccorso degli assediati tutta -la milizia di Parma con assai cavalleria spedita da Reggio, Modena -e Brescia, fu d'uopo che gli assedianti si ritirassero con poco lor -gusto. Mirabil cosa è il vedere come in questi tempi fossero sempre -in moto le milizie delle città libere, e or qua or là per propria -difesa, o per sostenere i collegati o la loro fazione. Interpostisi poi -varii pacieri, nel dì 15 di novembre si conchiuse concordia e pace fra -gli usciti di Pavia e le comunità di Cremona ed Alessandria dall'una -parte, e il comune di Pavia e il marchese di Monferrato dall'altra: -con che furono rilasciati tutti i prigioni. Alcuni masnadieri banditi -da Parma e Cremona occuparono Guastalla, che era in questi tempi sotto -il dominio di Cremona; ma, essendovi prestamente accorsi gli uomini -di Castel Gualtieri, fu ricuperata quella terra, e condotti quei -malfattori incatenati a Cremona. Erano marciati alla volta di Ravenna -secento cavalieri, ch'erano al soldo di Bologna[306], con sessanta -altri di quei cittadini, per portare una buona somma di danaro a quella -città. Assaliti per istrada dai Lambertazzi, ne restarono cento sul -campo, e circa ducento presi col danaro furono condotti nelle carceri -di Faenza. Essendosi ritirati a Firenze i Guelfi usciti di Forlì[307], -cominciarono una tela coi Fiorentini e coi Geremii guelfi dominanti -in Bologna, facendo loro infallibilmente sperare l'acquisto della -città di Forlì. Entrarono a braccia aperte in questo trattato essi -Geremii, ed inviarono a Firenze per ostaggi venticinque figliuoli -de' nobili. Impegnarono anche per due anni le gabelle per pagar la -gente che si assoldava. Il podestà di Parma con tutta la milizia di -quella città, e ducento cavalieri reggiani ed altrettanti modenesi -vennero in servigio d'essi Bolognesi. Quattrocento pure Ravegnani -andarono ad unirsi con loro. Marciò quest'armata nel dì 4 di ottobre -ad Imola; e nello stesso tempo il conte Guido Selvatico da Dovadola, -capitano de' soldati ammassati in Firenze e de' fuorusciti di Forlì, -passò di qua dall'Apennino, e prese molte castella dei Forlivesi. -Ribellaronsi allora a Forlì molti castellani, e si fortificarono -spezialmente in Civitella e Valbona. Per opporsi ai loro avanzamenti -uscì in campagna il _conte Guido_ da Montefeltro coi Forlivesi, e -nel dì 14 di novembre a forza di armi ricuperò Civitella: il che -bastò a mettere tal paura nel conte Selvatico e ne' Fiorentini, che, -lasciando indietro molti cavalli, arnesi ed equipaggio, più che in -fretta ripassarono l'Apennino. Intanto i Bolognesi da Imola s'erano -inoltrati sino al ponte di San Procolo; ma, intesa la ritirata de' -Fiorentini, giudicarono saviezza il ritornarsene anch'eglino a casa. -Era signor di Verona in questi tempi _Mastino dalla Scala_. Contra -di lui fu fatta una congiura da molti cittadini, tutti annoverati da -Parisio da Cereta[308]; e costoro nel dì 17 di ottobre il fecero levar -di vita da quattro assassini. A questo avviso _Alberto dalla Scala_ -suo fratello, che era allora podestà di Mantova[309], colla cavalleria -di quella città corse a Verona, nè dimenticò di far aspra vendetta de' -congiurati, con restarvi tormentato ed ucciso chiunque gli cadde nelle -mani. Gli altri che fuggirono ebbero il bando, e furono confiscati -tutti i lor beni. Per volere di quel popolo succedette esso Alberto nel -dominio di Verona. Pretende Albertino Mussato, storico padovano[310], -che gli Scaligeri, o vogliam dire i signori dalla Scala, venissero da -bassi e sordidi progenitori, venditori di olio, essendo stato portato -Mastino I dal favore della dominante plebe a così alto grado. Gli -eruditi veronesi meglio di me sapran dire se ciò sussista. Posso ben io -asserire che ancora in quest'anno provò la Lombardia[311] un terribil -caro di viveri ed inondazioni d'acque; fu inoltre una gran mortalità -d'uomini e di bestiame per tutta l'Italia. - -NOTE: - -[299] Ptolomaeus Lucensis, Nangius. Raynaldus, Annal. Eccles. - -[300] Ptolomaeus Lucensis, Hist. Eccles. - -[301] Siffridus, in Chron. - -[302] Raynald., in Annal. Eccl. - -[303] Ptolomaeus Lucens, Hist. Eccles., tom. 11 Rer. Ital. Jordanus, in -Chron. Memor. Potest. Regiens. Bernardus Guid. - -[304] Gualvaneus Flamma, Manip. Flor., cap. 313. Annal. Mediol., -tom. 16 Rer. Ital. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. -Stephanard., Poem., tom. 9 Rer. Ital. - -[305] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[306] Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[307] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXVIII. Indiz. VI. - - NICCOLÒ III papa 2. - RIDOLFO re de' Romani 6. - - -A cose grandi tendevano i pensieri del romano pontefice _Niccolò -III_. Il più strepitoso affare fu quello d'indurre _Ridolfo_ re de' -Romani a rilasciare il dominio e possesso della Romagna, allegando -la donazione fattane alla Chiesa romana da Pippino re di Francia, -e confermata poi da diversi susseguenti imperadori[312]. Era da più -secoli in uso, che, non ostante i diplomi e le donazioni o concessioni -di quel paese, continuarono i re d'Italia e gl'imperadori a ritenere -il dominio dell'esarcato di Ravenna, senza che se ne lagnassero i -romani pontefici: del che a me sono ascosi i motivi e le ragioni. Ora -il magnanimo papa Niccolò fece di vigorose istanze al re Ridolfo per -l'effettiva cessione della Romagna, non gli parendo conveniente che -Ridolfo ritenesse come Stato dell'imperio quello che col suo stesso -diploma dicea d'aver conceduto alla Chiesa di Roma. Gran dibattimento -su questo vi fu; ma perchè Ridolfo non voleva inimicarsi un pontefice -di sì grande animo, in tempo massimamente che era nata guerra fra -lui ed _Ottocaro_ formidabil re di Boemia e signore dell'Austria e -Stiria; per timore ancora ch'esso papa non passasse a fomentare i -disegni ambiziosi del _re Carlo_ contra dell'imperio; e finalmente per -liberarsi dalle censure, nelle quali era incorso, o si minacciava che -voleansi fulminare contra di lui, sull'esempio di Federigo II, per non -aver finora adempiuto il voto della crociata: certo è ch'egli forzato -venne alla cession della Romagna in favore della Chiesa romana. E -siccome Ridolfo spedì un suo uffiziale a metterne il papa in possesso, -così il papa inviò i suoi legati a quelle città per farsi riconoscere -signore e sovrano d'esse terre. Intorno a questo affare son da vedere -gli Annali Ecclesiastici del Rinaldi[313]. L'autore della Cronica di -Parma[314] scrive che _semper romani pontifices de republica aliquid -volunt emungere, quum imperatores ad imperium assumuntur_. Non si -sa che Ferrara e Comacchio riconoscessero la sovranità pontificia. -Bologna[315] la riconobbe, ma con certe condizioni e riserve. Alcune -città si diedero liberamente al papa, altre negarono di farlo. Ma certo -non cadde punto allora in pensiero alla corte di Roma di pretendere -città dell'esarcato, Modena, Reggio, Parma e Piacenza, come gli -adulatori degli ultimi secoli incominciarono a sognare o a fingere con -ingiuria della verità patente. - -L'altro grande affare, a cui s'applicò il pontefice, fu quello di -abbassar la potenza di _Carlo re_ di Sicilia. Covava egli in suo cuore -non poco d'odio contra di lui. Ricordano Malaspina[316] ne attribuisce -l'origine all'aver egli richiesta per moglie d'un suo nipote una nipote -d'esso re Carlo, con riportarne la negativa, avendo risposto il re che -non era degno il lignaggio d'un papa di mischiarsi col suo regale, -perchè la di lui signoria non era ereditaria. Così almeno si disse; -e che questo pontefice fosse appassionato forte per la esaltazione -della sua famiglia, di maniera che alcuni l'hanno spacciato per autore -del nepotismo, lo accennerò fra poco. Noi non falleremo credendo che -ad esso papa dispiacesse forte la maniera tirannica, con cui il re -Carlo governava la Puglia e Sicilia, e il mirarlo far da padrone in -Roma, come senatore, con volere esso re raggirare a suo modo la corte -pontificia, massimamente nell'occasion della sede vacante, essendosi -detto che i suoi maneggi nell'ultimo conclave erano stati forti per -impedir l'elezione del medesimo pontefice Niccolò, e per farla cadere -in qualche cardinal franzese. Crebbe ancora la di lui avversione, -perchè, trattandosi di riunir la Chiesa greca colla latina, il re -Carlo, per sostener le pretensioni di _Filippo_ suo genero all'imperio -di Oriente, guastava tutte le orditure del papa, col dar fomento agli -scismatici ribelli dell'imperador greco _Michele Paleologo_, principe -inclinato all'unione e pace delle Chiese. La conclusione di tutto -questo si è, che il papa indusse il re Carlo a rinunziare al vicariato -della Toscana, per soddisfare alle premure del re Ridolfo, ed insieme -al grado di senatore di Roma. Dopo di che fece una costituzione,[317], -in cui, rammemorando la donazione, benchè falsa, di Costantino, -proibisce da lì innanzi l'esaltare al posto di senatore alcuno -imperadore, re, principe, duca, marchese, conte e qualsivoglia persona -potente. Calò la testa il re Carlo, perchè anch'egli temeva che, se -ricalcitrasse, un papa di tanto nerbo gli rivolgesse contra l'armi del -re Ridolfo e degl'Italiani. - -Secondo la Cronica di Parma[318], nel precedente anno i Torriani -cacciati da Milano cominciarono la guerra contra di _Otton Visconte_, -arcivescovo e signore di quella città. Nel mese di giugno entrò _Casson -dalla Torre_ co' suoi parenti in Lodi; alla qual nuova i Milanesi -col carroccio, e i Pavesi anch'essi col carroccio loro si portarono -ad assediar quella città. Ma venuto _Raimondo dalla Torre_ patriarca -d'Aquileia con un grosso corpo di cavalleria e di balestrieri furlani, -con cui si uni la milizia di Cremona, Parma, Reggio e Modena, questo -esercito fece levar quell'assedio. Nulla di ciò si legge presso gli -storici milanesi sotto il suddetto precedente anno, perchè tali fatti -son da riferire al presente, nel quale si sa che i Torriani fecero -gran guerra a Milano[319]. _Casson dalla Torre_, uomo d'intrepidezza -mirabile, secondo il Corio[320], entrò di maggio, siccome poco fa -è detto, in Lodi con truppe tedesche e furlane e coi fuorusciti -di Milano, e diede principio alle ostilità con iscorrere fino alle -porte di Milano e far prigioni circa mille tra nobili e popolari. -Atterrito da questo avvenimento Ottone arcivescovo, per rimediarvi e -per rinforzare il partito suo, giudicò bene di condurre per capitano -de' Milanesi _Guglielmo marchese_ di Monferrato, principe di gran -potenza. Imperciocchè, se è vero ciò che ha l'autore della Cronica -di Piacenza[321], egli era capitano e signore anche di Pavia, Novara, -Asti, Torino, Alba, Ivrea, Alessandria e Tortona, ed in questo medesimo -anno nel dì 3 di luglio ebbe la signoria di Casale di Monferrato per -dedizion di quel popolo. Ma il capitanato di Pavia l'ebbe egli molto -più tardi, e così d'altre città, siccome diremo. Benvenuto da San -Giorgio[322] cita lo strumento, con cui nel dì 16 d'agosto i Milanesi -condussero per lor capitano esso marchese colla provvisione annuale di -dieci mila lire, e di cento lire ogni giorno, per anni cinque avvenire. -Venne il marchese a Milano con cinquecento uomini d'armi, e poi di -settembre condusse tutte le forze sue e de' Milanesi e Pavesi contra -di Lodi. Diede il guasto al paese, prese qualche castello di poca -resistenza; ma, all'udire che i Cremonesi e Parmigiani, aiutati anche -dai Reggiani e Modenesi, s'appressavano con grande sforzo in aiuto de' -Torriani, se ne tornò bravamente a Milano. Abbiamo nondimeno da Galvano -Fiamma che passarono male in questo anno gli affari de' Milanesi, -perchè Casson dalla Torre prese Marignano, Triviglio, Caravaggio -ed altri luoghi; ridusse quasi in cenere Crema, diede il guasto al -territorio di Pavia; altrettanto fece all'isola dì Fulcherio; ed ebbe -tal coraggio, che con una scorreria arrivò fin sotto Milano, e scagliò -l'asta sua contra di porta Ticinese. Nel dì 10 d'agosto s'impadronì -ancora di Cassano e di Vavrio, e menò da ogni parte gran quantità di -prigioni: cose tutte che obbligarono Ottone arcivescovo e i Milanesi, -siccome abbiam detto, a chiamare Guglielmo marchese di Monferrato, e a -dargli la bacchetta del comando militare. In queste liti fra i Milanesi -e Torriani non si vollero mischiare i Piacentini. - -Spedì in quest'anno il pontefice _Niccolò III_ a Bologna _fra Latino_ -dell'ordine de' Predicatori, suo nipote, cioè figliuolo di una sua -sorella, cardinale vescovo di Ostia e legato della Romagna, Marca, -Lombardia e Toscana, acciocchè trattasse di pace fra le città di -quelle contrade e fra i Geremii e i Lambertazzi usciti di Bologna. -Così calde furono intorno a ciò le premure del papa, così efficaci -i maneggi del cardinale legato e di _Bertoldo Orsino_ conte della -Romagna, fratello d'esso papa[323], che, quantunque s'incontrassero -di molte opposizioni, pure si disposero gli animi a ricevere la -concordia, a cui si venne poi nell'anno seguente, siccome appresso -diremo. Passò dipoi in Toscana[324] il medesimo cardinale Latino, -ed entrò in Firenze nel dì 8 di ottobre, con porre anche ivi le -fondamenta della pace, che seguì nell'anno vegnente fra i Guelfi e i -Ghibellini. Ebbero nel presente guerra i Padovani coi Veronesi[325], -e coll'esercito si portarono all'assedio della terra di Cologna. -Uniti con esso loro furono a questa impresa i Vicentini sudditi, ed -_Obizzo_[326] _marchese_ d'Este e signor di Ferrara, il quale, siccome -collegato, oppur come principale, andò colle sue genti in aiuto loro. -Durò quell'assedio quarantadue giorni; in fine l'ebbero a patti, e -sembra che la restituissero al suddetto marchese, i cui antenati ne -erano stati padroni. Dagli Annali Ecclesiastici abbiamo[327] che il -pontefice Niccolò stese il suo desiderio della pace non solo alle città -della Romagna, ma anche a quelle della Lombardia, con aver data facoltà -a' suoi ministri di assolvere dalle censure e liberar dall'interdetto -il _conte Guido_ di Montefeltro, il marchese di Monferrato, le -città d'Asti, Novara, Vercelli, Pavia e Verona, purchè giurassero di -sottomettersi ai comandamenti del papa. Non piacevano già al _re Carlo_ -questi passi, perchè egli tendeva ad esser l'arbitro dell'Italia, e -il papa molto più di lui pretendeva a questa gloria. Nè si dee tacere -che in quest'anno[328], essendo receduto _Ottocaro_ superbo e potente -re di Boemia dalla convenzione stipulata con _Ridolfo re_ de' Romani -per gli affari del ducato d'Austria, ed avendo già ricominciata la -guerra contra di lui, nel dì 26 d'agosto si venne ad un fierissimo -fatto d'armi fra i due nemici eserciti in vicinanza di Vienna. Restò -sconfitta l'armata boema, e lo stesso re Ottocaro vi lasciò la vita: -per così gloriosa vittoria altamente crebbe in credito a potenza il re -Ridolfo. - -NOTE: - -[308] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Memoriale Potestat. Regiens., -tom. eod. - -[309] Chron. Placent, tom. 16 Rer. Ital. - -[310] Mussatus, Histor., lib. 10, Rubr. 2. - -[311] Chronic. Parmense. - -[312] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Ricordano -Malaspina. Giovanni Villani ed altri. - -[313] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[314] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital. - -[315] Sigon., de Regno Ital., lib. 20. - -[316] Ricordano Malaspina, cap. 204. Giovanni Villani. S. Antonio. - -[317] C. Fundamentum, de Election. in Sexto. - -[318] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[319] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 315. Annales Mediolanens., -tom. 16 Rer. Ital. - -[320] Corio, Istor. di Milano. - -[321] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[322] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[323] Matth. de Griffonibus, Histor. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic. -Ghirardacci, Istor. di Bologna. Sigon., de Regno Ital., lib. 20. - -[324] Ricordano Malaspina, cap. 205. - -[325] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Italic. - -[326] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[327] Raynaldus, in Annal. Eccl., num. 77. - -[328] Æneas Silvius, in Hist. Austr. Stero, in Annalib. Chron. Colmar. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXIX. Indiz. VII. - - NICCOLÒ III papa 3. - RIDOLFO re de' Romani 7. - - -Per opera del _cardinale Latino_ legato apostolico, e di _Bertoldo -Orsino_ conte di Romagna, seguì nell'anno presente pace e concordia -fra i Geremii guelfi signoreggianti in Bologna[329] e i Lambertazzi -ghibellini fuorusciti. Rientrarono questi ultimi nella patria nel dì 2 -agosto, e nel dì 4 si fece una solenne riconciliazione delle medesime -fazioni, con feste grandi ed universale allegrezza. Anche in Faenza il -suddetto cardinale legato accordò insieme gli Accarisi coi Manfredi -fuorusciti e i lor seguaci. Parimente in Ravenna il conte Bertoldo -colla pace conchiusa fra i Polentani e i Traversari[330] rimise la -quiete. Ma non andò molto che in Bologna si sconcertarono di nuovo gli -affari per quel maledetto veleno che infettava allora universalmente il -cuore degl'Italiani. Truovo io qui dell'imbroglio, forse nato dall'anno -pisano, adoperato da qualche storico. Il Sigonio (se pure fin qui egli -giunse colla sua storia) differisce[331] l'entrata de' Lambertazzi -in quella città, e la lor replicata uscita sino all'anno seguente: -nel che vien egli seguitato dal Ghirardacci. Per lo contrario, -Ricobaldo[332], storico di questi tempi, l'autore della Cronica di -Reggio[333], anch'esso contemporaneo, Matteo Griffone[334], frate -Francesco Pipino[335], gli Annali vecchi di Modena[336] e la Cronica -di Parma[337] concordemente scrivono che nell'anno presente tornarono -i Lambertazzi in Bologna, e poscia nel mese di dicembre di nuovo si -riaccese la guerra civile fra essi e la contraria fazione de' Geremii. -Per lo che pare da anteporre questa sentenza all'altre. Tuttavia la -Cronica di Forlì[338], che sembra molto esatta, la Miscella di Bologna -e gli Annali di Cesena[339] vanno d'accordo col Sigonio. Sia come -esser si voglia, o fosse la troppa alterigia dei Lambertazzi, oppur -la durezza degli altri nel non volerli ammettere ai pubblici uffizii, -tengo io per fermo che, correndo il dì 20 ovvero 21 di dicembre (altri -dicono nella vigilia del Natale) dell'anno presente, si levò rumore -in Bologna; e i Lambertazzi furono i primi a prendere l'armi con -impadronirsi della piazza, ed uccidere chiunque de' Geremii veniva loro -alle mani, e con attaccar fuoco a una casa de' Lambertini. Allora i -Geremii, fanti e cavalli raunati, vennero al conflitto, e sì virilmente -assalirono gli avversarii, che li misero finalmente in rotta, e gli -obbligarono a fuggirsene di città. Molti dall'una parte e dall'altra -rimasero morti; e dappoichè furono usciti i Lambertazzi, le lor case -(e queste furono in gran copia) pagarono la pena de' lor padroni, -con restare spogliate, e poscia distrutte: costume pazzo di tempi sì -barbari; che non merita già altro nome il voler gastigare le insensate -mura, e il deformare la propria città, per far dispetto e danno agli -usciti suoi fratelli. Si rifugiarono di nuovo gli usciti Lambertazzi in -Faenza, e tornò come prima a rinvigorirsi la guerra fra essi e Bologna. -Si erano mossi i Modenesi, Reggiani e Parmigiani, per soccorrere in -questa occasione la fazion de' Geremii; ma non vi fu bisogno del loro -aiuto. Mirava Guglielmo marchese di Monferrato, capitano del popolo -di Milano, la difficoltà di abbattere colla forza i Torriani, i quali -si erano ben fortificati in Lodi, aveano già prese parecchie terre e -castella del Milanese, e teneano nelle lor carceri molte centinaia di -Milanesi, e spezialmente nobili[340]. Però, siccome volpe vecchia, ed -uomo usato alle cabale, cercò per altra via di tagliar loro le penne. -Ottenuta pertanto licenza da' Milanesi, mosse proposizioni segrete di -aggiustamento con _Cassone dalla Torre_, e con _Raimondo_ pure dalla -Torre patriarca d'Aquileia. Restò conchiusa la pace nel mese di marzo, -colla remissione dell'ingiurie e dei danni dati, colla vicendevol -liberazione de' prigioni, e con patto che i luoghi presi sul Milanese -si depositassero in mano di persone amiche, e si restituissero ai -Torriani tutti i lor beni allodiali. - -Ottenuto che ebbe il marchese quanto voleva, e massimamente i prigioni, -si fece poi beffe dei Torriani, nè loro mantenne alcun patto[341], e -poi ripigliò Trezzo e l'isola di Fulcherio. Con pubblico manifesto, -mandato al papa, a tutti i re e principi, si dolsero i Torriani di -questo tradimento; e perchè ne fecero gran doglianza col marchese -stesso, ebbero per risposta, aver ben egli fatte quelle promesse, ma -che andassero eglino a cercare chi loro le mantenesse, perchè egli -a ciò non s'era obbligato. Tentò poscia il marchese con frodi di -ricuperar altre castella: il che non gli venne fatto. Anzi Gotifredo -dalla Torre, con cinquecento cavalieri entrato nel castello d'Ozino, -cominciò aspra guerra contro a' Milanesi, fece assaissimi prigioni, e -diede presso Albairate una rotta al podestà ed esercito de' Pavesi. -_Ottone Visconte_, veggendo così crescere le forze de' Torriani, -ordinò al marchese di far venir dal Monferrato cinquecento fanti. Mise -poi l'assedio al castello d'Ozino, che infine fu preso e diroccato. -Abbiamo anche dalla Cronica di Parma[342], che esso marchese con -tutta la possanza de' Milanesi cavalcò all'Adda con disegno di fare -un letto nuovo a quel fiume, acciocchè non venisse a Lodi. Allora -i Parmigiani con tutta la milizia andarono in aiuto dei Torriani a -Lodi, dove erano anche i Cremonesi; nè di più vi volle, perchè il -marchese, abbandonato il cavamento, si ritirasse con poco garbo a -Milano. Essendo stata bruciata in Parma nel dì 19 di ottobre per -sentenza dell'inquisitore una donna nomata Todesca, come eretica, -una mano di cattivi uomini corse al convento dei frati predicatori, -diede il sacco a quel luogo, percosse e ferì molti di quei religiosi, -ed uno ne uccise vecchio e cieco: per la quale violenza i frati la -mattina seguente colla croce inalberata se ne andarono da Parma a -Firenze, per lamentarsene col _cardinale Latino_ legato apostolico. -Tennero lor dietro a Reggio, Modena e Bologna il podestà, il capitano, -gli anziani e i canonici di Parma, sempre scongiurandoli di tornare -indietro, promettendo di rifar loro qualunque danno che asserissero -loro fatto; ma a nulla giovò. Processarono i Parmigiani tutti quei -malfattori, e li gastigarono con varie pene; rifecero ancora tutti i -danni. Ciò non ostante, e quantunque il comune di Parma niuna ingerenza -avesse avuta nel misfatto, pure il cardinal Latino citò il podestà, -il capitano, gli anziani e il consiglio con dodici de' principali di -Parma, a comparire davanti a lui in Firenze in un determinato tempo. -Spedirono i Parmigiani il capitano del popolo con sei ambasciatori -colà; ma per quanto sapessero dire in iscusa del comune, niun conto -fu fatto delle loro ragioni, e si fulminò la scomunica contra gli -uffiziali del pubblico, e la città fu aggravata coll'interdetto. Così -si operava in questi tempi. Essendo stata tolta ai Reggiani[343] da -Tommasino da Gorzano, e dai signori da Banzola la Pietra di Bismantoa, -celebre per la menzione che ne fanno Donizone e Dante, nel mese di -maggio il popolo di Reggio coll'aiuto dei Parmigiani, Modenesi e -Bolognesi la strinse d'assedio, e dopo quindici dì a buoni patti la -ricuperò. La città d'Asti anch'essa riebbe alcune centinaia dei suoi -cittadini che erano prigioni in Provenza, con promettere a _Carlo re_ -di Sicilia il pagamento di trentacinque mila lire d'imperiali, pel -quale si fecero mallevadori alcuni ricchi genovesi[344]. Del resto nel -primo dì di maggio dell'anno presente una terribile scossa di tremuoto -si sentì per quasi tutta l'Italia. Il maggior danno ch'essa recò, fu -nella marca di Ancona, dove due parti di Camerino andarono a terra, -e vi perirono molte persone. Fabriano, Matelica, Cagli, San Severino, -Cingoli, Nocera, Foligno, Spello ed altre terre ne risentirono un grave -nocumento. - -NOTE: - -[329] Matth. de Griffonib., tom. 18 Rer. Italic. Sigonius, de Regno -Ital. Ghirardacci, Istor. di Bologna. - -[330] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[331] Sigonius, de Regno Ital., lib. 20. - -[332] Richob., in Pom., tom. 9 Rer. Ital. - -[333] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[334] Matth. de Griffonibus, Histor. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[335] Pipinus, Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Italic. - -[336] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[337] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[338] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[339] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[340] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 316. Annales Mediolanenses, -tom. 61 Rer. Ital. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic. - -[341] Ventura, Chron. Astense, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital. - -[342] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXX. Indiz. VIII. - - NICCOLÒ III papa 4. - RIDOLFO re de' Romani 8. - - -Le lettere scritte nel gennaio di questo anno dal pontefice _Niccolò -III_ a _Bertoldo Orsino_ suo fratello e conte della Romagna, e -rapportate dal Rinaldi[345], ci assicurano che nel dicembre antecedente -era seguita l'espulsion de' Lambertazzi da Bologna. In esse a lui e al -cardinale Latino legato apostolico ordina il papa di cercare rimedio -al disordine accaduto, di punire i delinquenti, e di ristabilire la -pace fra le discordi fazioni. Ma di fieri intoppi si trovarono: cotanto -erano inaspriti ed infelloniti fra di loro gli animi de' Geremii -dominanti in Bologna e dei Lambertazzi esclusi[346]. Fece il conte -Bertoldo venire a Ravenna i sindachi dell'una e dell'altra parte, e -rigorosi comandamenti impose a tutti. È da stupire come il Ghirardacci, -che ne rapporta gli atti fatti sotto l'anno presente, non si accorgesse -che la cacciata dei Lambertazzi dovea essere seguita nel precedente -dicembre. Ma mentre il pontefice era tutto pieno di gran pensieri per -regolare il mondo cristiano a modo suo, eccoti l'inesorabil falce -della morte che troncò tutti i suoi vasti disegni[347]. Trovavasi -egli nella terra di Soriano presso Viterbo, e colpito da un accidente -apopletico, senza poter ricevere i sacramenti della Chiesa, chiuse -gli occhi alla vita presente nel dì 22 d'agosto. Era preceduta in -Roma una terribil inondazione del Tevere, che, secondo gli stolti, -fu poi creduta indizio della morte futura del papa. La fresca di lui -età e il temperato modo del suo vivere aveano fatto credere che la -sua vita si stenderebbe a moltissimi anni avvenire; ma fallaci troppo -sono i prognostici de' mortali; e fu assai che non corresse sospetto -di veleno in così inaspettata e subitanea morte, sapendosi che l'aver -egli con tanta altura esercitato il governo suo, gli avea tirato -addosso l'odio di parecchi, e massimamente di _Carlo re_ di Sicilia. -Molte furono le di lui virtù, e massimamente la magnificenza[348], -da cui spinto fabbricò un suntuoso palagio per li pontefici presso -San Pietro, con un ampio e vago giardino, cinto di mura e torri a -guisa d'una città, e un altro in Montefiascone. Rinnovò egli quasi -tutta la basilica vaticana. L'epitafio suo si legge nella Cronica -di frate Francesco Pipino[349]. Ma restò aggravata la di lui memoria -dalla soverchia ansietà d'ingrandire ed arricchire i proprii parenti. -Spogliò di varie terre i nobili[350], e massimamente di Soriano i -suoi signori, imputati d'eresia, per investirne i proprii nipoti. -Tolse alla Chiesa Castello Sant'Angelo, e diello ad Orso suo nipote. -Creò più cardinali suoi parenti, e Bertoldo Orsino, suo fratello, -conte di Romagna. Faceva eleggere tutti i suoi congiunti per podestà -in varie città. Fu anche detto[351] che le grandiose sue fabbriche -furono fatte col danaro raccolto dalle decime ordinate in soccorso di -Terra santa, e ch'egli segretamente avesse mano nel trattato contra -del re Carlo per la ribellion di Sicilia, siccome appresso diremo. -Ma il suo più gran progetto di novità (se pure è vero) fu quello -di cui dicono[352] ch'egli trattò col _re Ridolfo_: cioè di formar -quattro regni del romano imperio. Il primo era quello della Germania, -che dovea passare in retaggio a tutti i discendenti d'esso Ridolfo -re de' Romani. Il secondo il regno viennese, ossia arelatense, che -abbracciava il delfinato e parte della antica Borgogna. Questo dovea -essere dotate di _Clemenza_ figliuola d'esso re Ridolfo, maritata -dipoi con _Carlo Martello_ nipote di _Carlo re_ di Sicilia, e de' suoi -discendenti. Il terzo della Toscana, e il quarto della Lombardia: -i quai due ultimi regni egli meditava di conferire ai suoi nipoti -Orsini. Questo pontefice, che facea tremar tutti, s'era anche fatto -dichiarar senatore perpetuo del popolo romano, ed avea posto dipoi per -suo vicario in quell'uffizio Orso suo nipote. Ma appena s'intese la -certezza di sua morte[353], che gli Annibaldeschi, famiglia potente -in Roma, si sollevarono coi loro aderenti, e vollero per forza aver -parte nel senatorato, di modo che uopo fu di crear due senatori, l'uno -Orsino, e l'altro Annibaldesco, sotto il governo dei quali succederono -poscia molti omicidii, dissensioni e malanni; e tutti questi impuniti. -Parimente allora il popolo di Viterbo discacciò vergognosamente dalla -sua podesteria Orso degli Orsini, nipote del defunto papa, e passò -all'assedio di un castello. Ma venuto il conte Bertoldo con assai -soldatesche, e con quelle ancora di Todi, li fece dare alle gambe, -e prese molti uomini e tutte le lor tende. Durò poi la vacanza del -pontificato quasi sei mesi. - -In quest'anno, a mio credere, accaddero le disgrazie della città di -Faenza, e non già nel seguente, come ha il Sigonio[354] (se pure son di -lui, e non giunte fatte a lui, le memorie di questi tempi), e come ha -la Cronica Miscella di Bologna[355], e dopo essa il Ghirardacci[356], -il quale imbrogliò la Storia sua con differire sino ad esso anno -1281 la ripatriazione de' Lambertazzi, e la loro seconda cacciata. -Seguito io qui l'autore della Cronica di Reggio[357], che fioriva -in questi tempi, e la Cronica antica di Modena[358], di Parma[359] e -l'Estense[360], e la Bolognese di Matteo Griffoni[361]. Per attestato -di tali scrittori, Tibaldello da Faenza della casa nobile de' Zambrasi, -ma spurio, essendo malcontento de' Lambertazzi rifugiati in Faenza -(dicono a cagione di una porchetta a lui rubata), si mise in pensiero -di sterminarli. Con questo mal animo ito a Bologna, concertò coi -Geremii di tradire la patria, e di darne loro la tenuta. Infatti una -notte ebbe maniera il traditore di aprir una porta, per cui entrato -l'esercito bolognese e ravegnano, s'impadronì della piazza, e poi si -diede alla caccia di que' Lambertazzi che si trovavano nella città, -giacchè un'altra parte d'essi era colla metà del popolo di Faenza -all'assedio d'un castello. Molti ne furono uccisi, altri presi, ed -altri ebbero la fortuna di salvarsi colla fuga. Mossero le lor milizie -in tal congiuntura i Parmigiani, Reggiani e Modenesi, per dar braccio -ai Geremii guelfi, loro collegati; ed, arrivati ad Imola, vi si -fermarono parecchi giorni, finchè i Bolognesi avessero ben assicurata -la lor conquista di Faenza. L'iniquo Tibaldello, cacciato per questo -da Dante nell'inferno, ebbe per ricompensa la nobiltà di Bologna e -varii privilegii; ma Dio fra due anni il chiamò al suo tribunale -nella battaglia di Forlì. Se crediamo al Ghirardacci, il proditorio -acquisto di Faenza seguì nella notte antecedente al dì 24 d'agosto; -e per questo sì egli come gli altri storici bolognesi asseriscono -istituito il pubblico spettacolo, che tuttavia dura, della porchetta -nella festa di san Bartolommeo. Ma sarebbe prima da accertar bene se -nel dì suddetto accadesse la presa di Faenza. Nella Cronica di Parma, -di Reggio e nell'Estense vien questa riferita al dì dieci di novembre. -Matteo Griffoni la mette nel dì 15 di dicembre. In quest'anno ancora -_Guido conte_ di Montefeltro s'impadronì di Sinigaglia per tradimento, -e vi uccise barbaricamente circa mille e cinquecento persone[362]. -Fu cacciata da Vercelli la parte ghibellina nel mese di settembre. In -questo anno _Guglielmo marchese_ di Monferrato, coi Milanesi ed altri -collegati, andò a dare il guasto al territorio di Lodi, il perchè i -Parmigiani e Reggiani colla lor cavalleria e fanteria si portarono in -soccorso de' Torriani e di quella città. Fu guerra eziandio nell'anno -presente fra i Padovani e Veronesi. In aiuto de' primi marciò _Obizzo -marchese_ d'Este, signor di Ferrara. Scrive uno storico di Padova, -essere stato sì magnifico il carriaggio d'essi Padovani, che occupava -lo spazio di quindici miglia. La credo una spampanata. Ma con un -trattato di pace si mise fine a tutte le ostilità. Avendo _Jacopo -Contareno_ doge di Venezia per la sua troppo avanzata età rinunziato al -governo[363], venne sustituito in suo luogo _Giovanni Dandolo._ - -NOTE: - -[343] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[344] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital. - -[345] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[346] Ghirardacci, Istor. di Bologna. - -[347] Bernard. Guid., in Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital. -Jordan., in Chron. - -[348] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 9 Rer. Ital. - -[349] Franciscus Pipin., Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Ital. - -[350] Ricordano Malaspina, cap. 204. - -[351] Franciscus Pipin., Chron. - -[352] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 3 Rer. Ital. Jordanus, -Platina, Blondus, et alii. - -[353] Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[354] Sigon., de Regno Ital. - -[355] Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[356] Ghirardacci, Istor. di Bologna. - -[357] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[358] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[359] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[360] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[361] Matth. de Griffon., tom. 18 Rer. Ital. - -[362] Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXI. Indizione IX. - - MARTINO IV papa 1. - RIDOLFO re de' Romani 9. - - -Giacchè non era riuscito a _Carlo re_ di Sicilia di far eleggere a modo -suo un romano pontefice nella precedente vacanza della santa Sede (del -che egli s'era trovato molto male); tanto studio mise questa volta, -che ottenne l'intento suo. Adoperò infin le violenze; imperciocchè, -non essendo allora chiuso il conclave, perchè era stata abolita la -costituzione di Gregorio X, ed opponendosi a tutto potere due cardinali -della casa Orsina, cioè _Matteo Rosso_ e _Giordano_, acciocchè non -si eleggesse un papa franzese[364]; il re Carlo mosse il popolo di -Viterbo, dove erano i cardinali, e Riccardo degli Annibaldeschi signore -della città medesima, a rinserrare in una camera que' due cardinali, -col pretesto che impedissero l'elezione. V'aggiunsero poscia il terzo, -cioè _Latino cardinale_, vescovo d'Ostia, nipote anch'esso del defunto -Niccolò III, e li ridussero a pane ed acqua, di modo che, volere o non -volere, convenne che i cardinali italiani concorressero ad eleggere -quel papa che piacque al re Carlo, cioè un papa franzese. Fu non senza -ragione creduto che le disgrazie sopravvenute poco appresso al medesimo -re fossero un gastigo della mano di Dio contra chi sì sconciamente -si abusava della potenza sua in danno e scandalo della Chiesa. Videsi -dunque alzato sulla Sede di san Pietro nel dì 22 di febbraio _Simone -cardinale_ di Santa Cecilia, Franzese di nazione, perchè nato a -Mompincè in Brie, ma chiamato da gl'Italiani Turonense, perchè era -stato canonico e tesoriere della chiesa di San Martino di Tours. Egli -prese il nome di _Martino IV_, tuttochè, secondo il retto parlare, si -dovesse nominar solamente Martino II. Non mancò egli di far subito -conoscere l'eccessiva gratitudine sua al re Carlo, con isposar come -suoi proprii tutti i di lui interessi. Una nondimeno delle prime sue -imprese fu di ritirarsi ad Orvieto, e di scomunicar quei Viterbesi che -aveano usata violenza ai cardinali, e di sottoporre all'interdetto la -città medesima. Poscia ottenne esso papa dai Romani il grado di senator -perpetuo con facoltà di sustituire, e posevi in suo luogo il re Carlo, -creandolo di nuovo senatore di Roma, senza far caso della costituzione -contraria di Niccolò III[365]. Non soleva mettere uffiziale o -governatore nelle città dello Stato ecclesiastico che non fosse preso -dalla casa e famiglia del medesimo re Carlo. Parimente ad istanza -d'esso re, che meditava di portar le sue armi contro all'imperador di -Costantinopoli scomunicò l'imperador greco _Michele Paleologo_: il che -tornò in danno gravissimo non meno del re che della Chiesa stessa. E -veramente di grandi preparamenti di genti e di navi faceva allora il -re di Sicilia per invadere l'imperio greco; fors'anche avrebbe egli -eseguita con buon successo così vasta impresa, se non si fosse da qui -a non molto attaccato il fuoco alla casa propria: del che parleremo -all'anno seguente. - -Nel verno di quest'anno s'inviò _Guglielmo marchese_ del Monferrato -con _Beatrice_ sua moglie alla volta della Spagna, per visitare -_Alfonso re_ di Castiglia suocero suo[366]. Per istrada fu ritenuto -prigione da _Tommaso conte_ di Savoia suo cognato, perchè fratello -della prima sua moglie. Se volle liberarsi, fu costretto a far cessione -delle ragioni sue sopra Torino, Colegno, Pianezza ed altre terre; ed -anche di pagar sei mila lire di bisanti, con dare ostaggi per questo. -Andossene dipoi in Ispagna, dove finì di viver la sua moglie Beatrice, -e servito da due galee genovesi se ne tornò in Italia, seco menando -cinquecento cavalieri spagnuoli, cento balestrieri e buone somme di -danaro, con aver dato ad intendere al suocero che ridurrebbe tutta -l'Italia all'ubbidienza di lui. Essendo venuto a Lodi[367] _Raimondo -dalla Torre_ patriarca d'Aquileia con cinquecento uomini di arme -furlani, si unirono coi Torriani i Cremonesi ed altri popoli della -lor fazione, ed, usciti in campagna, andarono nel contado di Milano -per prendere il borgo di Vavrio. Allora anche i Milanesi con grande -sforzo di loro genti e cogli aiuti de' loro collegati cavalcarono per -impedire i disegni dei Torriani. Che in questo esercito fosse anche -il marchese di Monferrato, lo asseriscono gli storici milanesi[368] -e il Ventura nella Storia di Asti[369]. Dalla Cronica di Parma pare -che si ricavi che no. Comunque sia, nel dì 25 di maggio, festa di san -Dionisio arcivescovo di Milano, si affrontarono queste due armate[370], -e si fece un ostinato e sanguinoso fatto d'armi. Rimasero sconfitti i -Torriani; vi perdè la vita il valoroso _Casson dalla Torre_ col podestà -di Lodi, Scurta dalla Porta Parmigiano; ed, oltre ad ottocento prigioni -condotti a Milano, moltissimi furono i morti nel campo e gli annegati -nel fiume Adda. _Raimondo dalla Torre_, intesa questa disavventura, col -capo basso se ne tornò ad Aquileia. Abbiamo dalla Cronica di Parma[371] -che il suddetto marchese Guglielmo, siccome capitano de' Milanesi, -colla gente e col carroccio di quel comune, e i Vercellesi, Novaresi, -Tortonesi ed Alessandrini si accamparono di poi a Santa Cristina -senza uscire del lor territorio. Erasi tenuto in Parma nel precedente -agosto un parlamento delle città guelfe, in cui s'era risoluto di dar -soccorso a Lodi, occorrendone il bisogno. Questo venne; ma perchè -durava ancora qualche antica ruggine fra i Parmigiani e Cremonesi, -per avere l'un popolo all'altro tanti anni prima tolto il carroccio, -si determinò di farne la vicendevol restituzione. Quello di Parma era -chiamato _Regoglio_ (credo che sia in vece di _Orgoglio_), e quello de' -Cremonesi si appellava _Gaiardo_. Nella Cronica Estense[372] quello de' -Cremonesi è chiamalo _Berta_, e questo nome, oppur di _Bertazzuola_, -gli vien anche dato da Antonio Campi[373]. Fu dunque fatto il cambio -di questi carrocci con indicibil gaudio di amendue le città nel dì -6 di settembre. L'autore della suddetta Cronica Estense, che più -minutamente racconta le particolarità di questo fatto, fra l'altre cose -scrive che il podestà di Modena in persona si portò con assai altri -nobili a Parma, per maggiormente condecorar quella funzione: il che ci -dà a conoscere quai fossero i costumi e i genii di questi tempi. Ciò -fatto, i Parmigiani con tutta la lor cavalleria e fanteria marciarono -in aiuto di Lodi, e si andarono a postare sulla riva dello Adda in -una terra chiamata Grotta. Lungi di là un miglio si accamparono i -Cremonesi a Pizzighittone con tutte le lor forze. Cento uomini d'armi -v'andarono da Reggio, altrettanti con secento pedoni da Modena, e -cinquanta dal marchese d'Este vi furono spediti. Diede bensì l'esercito -milanese assaissimo danno al distretto di Lodi, ma senza fare di -più; e gli convenne tornare indietro con perdita di molti uomini e -cavalli. Nel seguente dicembre Buoso da Doara (non so se figliuolo -o nipote dell'altro che fiorì circa il 1260, oppure lo stesso) entrò -con quattrocento cavalli ed altrettanti fanti in Crema, e cominciò la -guerra contra di Cremona. Per questa novità i Piacentini, Parmigiani e -Bresciani con possente milizia corsero di nuovo a sostener Cremona. La -Cronica di Parma parla di questo solamente nell'anno seguente. - -Le premure del defunto papa _Niccolò III_ erano state da padre nel -procurar dappertutto la pace fra i Guelfi e Ghibellini. Diverse ben -furono le massime di _Martino IV_, cioè di un pontefice che si lasciava -menare pel naso, come sua creatura, da _Carlo re_ di Sicilia, il quale -non potea patire i Ghibellini fautori dell'imperio. Eransi ridotti in -Forlì tutti, per così dire, i Ghibellini della Romagna, sbanditi dalle -loro città. Contra di questi il papa e il re Carlo fecero preparamento -grande d'armi nell'anno presente[374]; e tanto più perchè _Guido conte_ -di Montefeltro, capitano di Forlì, nel marzo ed aprile avea fatto -delle scorrerie fino a Durbeco e alle porte di Faenza, dove, secondo -gli Annali di Modena[375], diede una spelazzata ai Guelfi, e poscia -era passato nel maggio sul Ravegnano, spogliando e bruciando senza -opposizione alcuna que' paesi. All'avviso del formidabil temporale -che si disponeva contra di loro, il comune di Forlì e la parte de' -Lambertazzi spedirono ambasciatori supplichevoli alla corte pontificia, -dimorante allora in Orvieto col re Carlo e cogli ambasciatori della -parte contraria, cioè de' Geremii guelfi di Bologna. Ma furono mal -veduti e mal ricevuti, in guisa che, senza poter ottenere nè giustizia -nè misericordia dal papa, e vituperosamente rigettati, forza fu che -se ne ritornassero come disperati a casa, con aver gittati i passi -al vento. In questi tempi esso pontefice creò conte della Romagna -_Giovanni d'Eppa_, ossia d'Appia o de Pà, Franzese, consigliere del re -Carlo. Costui colle milizie datogli del papa e dal re venne a Bologna -con ordine di far aspra guerra a Forlì e a tutti i Ghibellini, e nel -mese di giugno coi popoli di Bologna, Imola e Faenza passò ostilmente -sul distretto di Forlì, facendo precedere comandamenti ed intimazioni -al conte Guido e ai Lambertazzi d'andarsene con Dio. Dopo di che, -avendo seco un'immensa quantità di guastatori, fece in più volte -quanto danno potè al territorio forlivese, con giugnere fino alle -porte, ma nulla di più osò per ora. Il conte Guido si contenne sempre -con riguardo. Fulminò il papa contra de' Forlivesi le scomuniche più -fiere, e pose l'interdetto alla città, con farne uscire tutti gli -ecclesiastici sì secolari che regolari; e forse per la prima volta si -cominciò ad udire quella detestabil invenzione di gastigo e pena, cioè -che anche fuori dello stato ecclesiastico fossero confiscati in favore -del papa tutti i beni e le robe de' Forlivesi: gastigo che cadeva -ancora sopra gl'innocenti mercatanti, e sopra coloro eziandio che, per -non participar di quelle brighe, si erano ritirati altrove, nè aveano -parte alcuna negli affari del governo di Forlì. L'autore della Cronica -di Parma scrive, che fu inoltre pubblicata in quella città la scomunica -contra chiunque avesse roba di alcun forlivese, e non la rivelasse ai -nunzii del papa, sotto pena di pagare del proprio, e di non essere -assolto nè in vita nè in morte. In Parma più di tre mila lire si -ritrovarono, che furono perciò consegnate ai deputati pontifizii. -Veggasi un poco che strani frutti produsse la barbarie ed ignoranza di -questi secoli. Fece in quest'anno lega coi Veneziani[376] Carlo re di -Sicilia, risoluto di far la guerra a _Michele Paleologo_ imperador dei -Greci: per la quale impresa seguitava ad ammannire una sterminata copia -di galee, uscieri ed altre cose necessarie. Non poche istanze ebbero -ancora da lui i Genovesi per entrare in lega, venendo loro esibito -una parte del conquisto; ma se ne scusarono, siccome assai conoscenti -di che pelo fosse quel regnante; anzi spedirono una galea apposta al -Paleologo per avvertirlo di ciò che si macchinava contra di lui. - -I Lucchesi in quest'anno[377] fecero oste contra di Pescia, la -presero, e il pazzo furore de' soldati la ridusse in cenere. Tuttociò -avvenne, per quanto fu creduto, perchè il popolo di quella terra si -era suggettato ai cancelliere del _re Ridolfo_, a cui si pretendea -che non avesse da sottomettersi se prima non compariva la conferma di -lui fatta dal papa: tutti pretesti inventati dai Guelfi; imperciocchè, -per attestato del Rinaldi[378], papa Martino con sue lettere, date in -Orvieto nel dì 21 maggio dell'anno corrente, e rapportate dal medesimo -Annalista, avea scritto a tutte le città e baroni della Toscana che -riconoscessero per ministri del re Ridolfo il vescovo gurcense e -Ridolfo cancelliere, da lui spediti per suoi vicarii in Toscana. Ma -sappiamo da Giachetto Malaspina[379] che verisimilmente per segrete -insinuazioni del Carlo niuna delle città di quella provincia, da Pisa -e Santo Miniato in fuora, volle prestar fedeltà ed ubbidienza agli -uffiziali del re Ridolfo: laonde il vicario del re Ridolfo si ritirò -colle sue masnade in essa terra di Santo Miniato, condannò i popoli -disubbidienti, e cominciò guerra contra dei Fiorentini e Lucchesi; -ma con sì poco frutto, che da lì a non molto se n'andò con Dio, e -tornossene come beffato in Germania. Veggasi ora se erano tutte frodi, -siccome dicemmo, quelle del re Carlo, allorchè si fece dichiarar -vicario della Toscana da papa Clemente IV con promessa di ritirarsi, -creato che fosse un re de' Romani. - -NOTE: - -[363] Dandol., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[364] Ricord. Malasp. Giovanni Villani. Raynald., Annal. Eccl. S. -Antonin. Jordanus, in Chron., et alii. - -[365] Vita Martini IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Jordan., in Chron. -Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. - -[366] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[367] Corio, Istor. di Milano. - -[368] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[369] Ventura, Chron. Estens., tom. 11 Rer. Ital. - -[370] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[371] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital. - -[372] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[373] Campi, Istor. di Cremona. - -[374] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[375] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[376] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Italic. - -[377] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[378] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[379] Giachetto Malaspina, cap. 213. Giovanni Villani. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXII. Indizione X. - - MARTINO IV papa 2. - RIDOLFO re de' Romani 10. - - -Celebre fu in quest'anno il vespro siciliano, celebre l'orditura di -quella sì strepitosa rivoluzione. Con verga di ferro governava il re -Carlo il regno di Sicilia e di Puglia. Da nuovi dazii, gabelle, taglie -e confischi erano al sommo aggravati que' popoli. La superbia de' -Franzesi ogni di più cresceva; insopportabile era la loro incontinenza -e la violenza fatta alle donne. Di questi disordini parlano tutti -gli scrittori d'allora[380], ed anche i più parziali della nazion -franzese. Più volte i miseri Siciliani ricorsero ai papi per rimedio, -rappresentando loro che la santa Sede avea creduto di dare un re e un -pastore a que' popoli, e loro avea dato un tiranno e un lupo. E ben -si leggono negli Annali Ecclesiastici[381] i buoni uffizii che più -volle fecero i romani pontefici in favore e sollievo d'essi popoli, -con esortare il re Carlo a sgravarli, e a guadagnarsi il loro affetto, -e non già l'odio. Ma Carlo niun conto faceva di si fatte esortazioni, -e colla febbre addosso de' conquistatori ad altro non attendeva che -a raunar moneta e gente per far colle miserie del suo popolo, se gli -riusciva, miseri anche gli altri popoli. Ora accadde che _Giovanni da -Procida_, nobile salernitano, uomo di mirabile accortezza letterato, -e spezialmente peritissimo della medicina, entrò in pensiero di -guarire anche i mali politici della Sicilia. Era egli stato carissimo -a _Federigo II_ Augusto e al _re Manfredi_, ed appunto per questo suo -attaccamento alla casa di Suevia gli erano stati confiscali tutti -i suoi beni dal re Carlo. Ritiratosi egli in Aragona, cominciò ad -incitare il _re Pietro_ e la _regina Costanzo_ sua moglie, figliuola -del fu _re Manfredi_, alla conquista del regno siciliano, e a far -valere le ragioni della casa di Suevia, unico rampollo di cui era -restata essa regina Costanza. Ma perchè a sì grande impresa, e contra -del re Carlo principe bellicosissimo e di alta potenza, non bastavano -punto le forze del re Pietro, per mancanza massimamente del _fac totum_ -delle guerre, cioè della pecunia: Giovanni da Procida assunse egli di -provvedere a tutto. Passò pertanto travestito in Sicilia, e vi trovò -disposti gli animi a cangiar mantello ad ogni buon vento che spirasse. -Andò a Costantinopoli, e fece toccar con mano all'Augusto _Paleologo_ -che non v'era altro mezzo da salvarlo dalla potenza del re Carlo, -che il fargli nascere la guerra in casa; e che, contribuendo egli -un possente soccorso di danaro, a _Pietro d'Aragona_ dava l'animo di -far calare gli ambiziosi pensieri al re di Sicilia. Si trasferì dipoi -Giovanni da Procida alla corte pontificia, e in una segreta udienza -trovò papa _Niccolò III_ nemico del re Carlo, e pronto anch'esso -a contribuire pel di lui abbassamento. Portate queste disposizioni -in Aragona, e insieme un buon rinforzo di moneta, il re Pietro si -diede a far gran leva di gente, e a preparar navi per una spedizione -importante, con far vista di voler passare in Africa contra de' -Saraceni[382]. Informato di questo armamento il _re Carlo_ da _Filippo -re_ di Francia suo nipote, fece che papa _Martino IV_ spedisse persona -apposta per indagare quali mire avesse il re Pietro, e per comandargli -di non condurre le sue armi contra di alcun principe cattolico. Pietro, -il più accorto di quanti allora regnassero nella cristianità, non volle -scoprire il luogo dove egli mirava; anzi rispose, che se l'una delle -sue mani, sapendolo, lo rivelasse all'altra, subito la mozzerebbe. E -con belle parole rimandò il messo al papa. Ma il re Carlo, che molto -sè stesso, poco o nulla stimava il re di Aragona, dopo aver detto per -dispetto al papa: _Non vi diss'io che Pietro d'Aragona è uno fellone -briccone?_ si addormentò, nè cercò più oltre di lui, senza ricordarsi -di quel proverbio: _Se ti vien detto che hai perduto il naso, mettivi -la mano._ - -Benchè fosse mancato di vita il pontefice Niccolò III, sul quale, più -che sopra altri, fondava il re Pietro le sue speranze, pure cotanto -fu animato e confortato da Giovanni da Procida e dai segreti impulsi -de' Siciliani, che diede le vele al vento, e passò in Africa verso -la città di Bona, cominciando quivi la guerra contra dei Mori colla -presa di Ancolla, per aspettare se i Siciliani, dicendo da dovero, si -rivoltassero; e, ciò non succedendo, per tornarsene quetamente a casa. -Ora avvenne che nel dì 30 di marzo dell'anno presente, cioè nel lunedì -di Pasqua di risurrezione, nell'ora del vespro (scrivono altri nel -martedì, 31 del suddetto mese) i Palermitani, prese l'armi, insorsero -contra de' Franzesi[383], e quanti ne trovarono, tutti misero a filo -di spada; e andò sì innanzi questo furore, che neppure perdonarono a -donne e fanciulli, e neppure alle Siciliane gravide di Franzesi. Per -questo fatto divenne poi celebre il nome di _vespro siciliano_. Falso -è che in tutte le terre di Sicilia, e ad un'ora stessa, succedesse il -macello de' Franzesi. Falso che i Palermitani acclamassero tosto per -re loro Pietro d'Aragona. Alzarono essi bensì le bandiere della Chiesa -romana, proclamando per loro sovrano il papa. Uscì poscia in armi il -popolo di Palermo, e trasse nella sua lega alcun altro luogo della -Sicilia. Intanto Messina col più dell'altre città dell'isola si tenne -quieta per osservare dove andava a terminare questo gran movimento. Ma -non passò il mese d'aprile, che le tante ragioni e i segreti maneggi -de' Palermitani indussero anche i Messinesi a ribellarsi colla morte -ed espulsione di quanti Franzesi si trovarono in quelle parti, e colla -presa di tutte le fortezze. Portata la dolorosa nuova della ribellion -di Palermo al re Carlo, che, secondo il suo solito, dimorava allora in -Orvieto alla corte pontificia, per insegnare al papa, sua creatura, e -ai cardinali, come si avea da governare il mondo, non è da chiedere -s'egli se ne turbasse e crucciasse. Tuttavia, rivolti gli occhi al -cielo, fu udito dire[384]: _Iddio Signore, dappoichè v'è piaciuto di -farmi contraria la mia fortuna, piacciavi almeno che il mio calare sia -a piccioli passi_. Trattò col papa di quel che si avea da fare, e volò -tosto a Napoli, consolato perchè non s'udiva per anche tumulto alcuno -in Messina. Ma dacchè giunse l'altro avviso che anche i Messinesi -aveano prese l'armi contra di lui, allora andò nelle smanie, ed ordinò -che facessero vela verso di Messina le tante galee e navi da lui -preparate per assalire il greco imperio, ed egli col resto dell'armata -di terra si inviò alla volta della Calabria. Non si può prestar fede -a Bartolommeo da Neocastro, che racconta avere condotto il re Carlo in -questa spedizione ventiquattro mila cavalli e novanta mila fanti, senza -contare i marinari, e cento sessanta galee, oltre all'altre navi da -trasporto e barche minori. O è guasto il suo testo, o egli amplificò di -troppo le forze di Carlo, acciocchè maggiormente risaltasse la gloria -dei suoi Messinesi. Giovanni Villani scrive che menò seco più di cinque -mila cavalieri fra Franceschi, Provenzali ed Italiani; e tra questi -erano cinquecento ben in arnese, inviatigli dal comune di Firenze. -Ed ebbe cento trenta tra galee, uscieri e legni grossi. Comunque sia, -abbiam di certo ch'egli, passato il Faro, imprese sul fine di luglio -l'assedio di Messina, accompagnato da _Gherardo Bianco_ da Parma, -cardinale, vescovo sabinense e legato apostolico. Entrò in Messina -questo saggio porporato, e con tale energia parlò a quel popolo, che lo -indusse ad abbracciare il partito della misericordia, senza aspettare -il furor delle armi. Ma portate da lui al re Carlo le condizioni -colle quali desideravano i Messinesi di rendersi, non piacquero al -re, e si diede principio alle offese della città, agli assalti ed alle -battaglie. I Messinesi anch'essi, contandosi giù tutti per morti, si -diedero ad una gagliarda difesa tale, che si rendè memorabile per tutti -i secoli. - -Intanto i Palermitani, considerando le straordinarie forze del re -Carlo, e il pericolo che lor soprastava, aveano spedito ambasciatori -a _papa Martino_, chiedendogli misericordia. Furono questi -obbrobriosamente rimandati con villane parole. Anche i Messinesi, -secondochè abbiamo da Giachetto Malaspina[385]. da Giovanni -Villani[386] e da altri, dacchè intesero la presa di Milazzo, tornarono -a implorar la mediazione del cardinal legato per arrendersi. Entrò egli -nella città, e quel popolo esibiva la resa, se il re perdonava loro il -misfatto, e voleano pagargli i tributi usati al tempo del re Guglielmo -il Buono. Portata questa risposta al re Carlo, e avvalorata dalle -preghiere del legato, che accettasse quel misero e pentito popolo, -fellonescamente rispose che si maravigliava di sì ardita proposizione, -e che in altro modo non perdonerebbe loro, se non gli davano ottocento -ostaggi a sua elezione, per farne quello che a lui piacesse; e voleva -che pagassero colte e dogane, come allora si praticava, altrimenti -si difondessero. Ciò inteso da' Messinesi, determinarono di voler -piuttosto morir tutti colla spada alla mano, che di andar morendo in -prigioni e tormenti per istrani paesi. Ebbe ben poi a mangiarsi le -dita il re Carlo per la smoderata sua alterigia e crudeltà. S'egli -usava della clemenza, Messina tornava sua, e per le stesse vie avrebbe -avuto il resto della Sicilia, perchè que' popoli erano allora senza -capitani e senza guarnimenti e forze da guerra. Ma a chi Dio vuol male -gli toglie il senno. E Dio appunto per tante inumanità ed orgoglio il -pagò di buona moneta. Bartolommeo da Neocastro tace questi trattati -di resa dei Messinesi, anzi scrive che il re Carlo fece loro i ponti -d'oro perchè si arrendessero, ma ch'eglino rigettarono ogni offerta. -Credendosi poscia il re di poter con un generale assalto vincere la -terra, si trovò forte ingannato, perchè sì virilmente si difesero i -cittadini e ripararono le breccie, che rimase inutile il suo sforzo. -Fin le donne e i fanciulli tutti con sollecitudine mirabile, portando -chi acqua, chi calce e pietre, prestarono ogni possibile aiuto contro -ai nemici, e in loro lode furono poi fatte e cantate dappertutto varie -canzoni. - -In tale stato erano le cose di Messina, quando _Pietro re_ d'Aragona, -ricevuta un'ambasceria de' Palermitani, venne dirittamente a sbarcare -a Trapani con cinquanta galee ed altri legni, con ottocento uomini -d'armi e dieci mila fanti, tutta gente agguerrita e di gran coraggio. -Vi arrivò nel dì 30 d'agosto[387], e fra due giorni entrò in Palermo, -ricevuto con altissime acclamazioni da quel popolo, e quivi fu coronato -re di Sicilia. Tutti tremavano dianzi; tanta era la paura della -potenza e del rigore del re Carlo. Ad ognuno allora tornò il cuore in -petto; e sparsa questa nuova per le altre terre ribellate ai Franzesi, -se ne fece gran festa, credendosi allora ognuno in salvo. I soli -Messinesi furono gli ultimi a saperlo. Spedì poscia il re Pietro due -suoi ambasciatori al re Carlo, i quali, ottenuta licenza d'andare, si -presentarono davanti a lui nel dì 16 di settembre, con intimargli da -parte di Pietro re di Aragona e di Sicilia di levarsi dall'assedio di -Messina, altrimenti che fra poco verrebbe egli in persona a far pruova -delle forze sue. All'avviso dell'inaspettato sbarco dell'Aragonese -era rimasto pieno di maraviglia e di doglia il re Carlo. Ricevuta poi -quell'ambasciata, fremeva per la collera; e la risposta sua, data nel -dì seguente, fu che intimassero al re Pietro di levarsi dal regno -di Sicilia, e di non fomentar dei ribelli, perchè se ne avrebbe a -pentire, e si tirerebbe addosso anche la nemicizia del papa, del re di -Francia e degli altri principi della cristianità. Leggonsi presso il -Villani[388] e presso fra Francesco Pipino[389] delle lettere che si -dicono in tal congiuntura scritte dall'un re all'altro. Dubito io che -sieno fatture dei novellisti d'allora. Tenuto consiglio dal re Pietro, -fu determinato, secondo il parere dell'accorto Giovanni da Procida, -che si mandasse la flotta catalana a sorprendere nel Faro di Messina -le galee del re Carlo, che quivi stavano ancorate senza difensori. -Traspirò questa risoluzione, e saputasi da esso re Carlo, fu creduto -necessario che il re levasse l'assedio: altrimenti, se veniva rotta -la comunicazion colla Calabria, potea perir tutta l'armata di terra -per mancanza di viveri. Però, lasciati solamente due mila cavalli -in agguato, per tentare di sorprendere i Messinesi, se uscivano a -spogliare il campo, giacchè per la fretta restò ivi un'immensa copia -di tende, bagaglie ed arnesi da guerra, il re Carlo col resto di sua -gente precipitosamente, e come sconfitto, scampò in Calabria. Ma non -potè provvedere così per tempo al bisogno, che non sopraggiugnesse -nello stretto di Messina l'ammiraglio del re Pietro, cioè _Ruggieri -di Loria_, il più valoroso ed avventurato condottiere d'armate navali -che fosse allora, il quale con sessanta galee cariche di Catalani e -Siciliani prese ventinove tra galee grosse e sottili del re Carlo, -fra le quali cinque del comune di Pisa, che erano al di lui servigio. -Passò anche alla Catona ed a Reggio di Calabria, e vi bruciò ottanta -uscieri, cioè barche grosse da trasporto, che trovò disarmate alla -spiaggia; e questo sugli occhi dello stesso re Carlo, il quale per la -rabbia cominciò a rodere la sua bacchetta, e poi confuso, dopo aver -dato commiato ai baroni ed agli amici, si ritirò a Napoli. I Messinesi, -se il re non levava l'assedio, erano già ridotti alle estremità, per -essere venuta meno ogni sorta di vettovaglia. Scoperto anche l'agguato, -si tennero rinchiusi, finchè videro ritirati in Calabria i due mila -cavalli nemici. Intanto marciò il re Pietro da Palermo, rinforzato -dall'esercito siciliano, e dopo avere ricuperato a patti di buona -guerra Milazzo, arrivò nel dì 2 di ottobre a Messina, ricevuto con -giubilo inesplicabile da quel popolo glorioso, che era come risuscitato -da morte a vita. Interdetti e scomuniche furono fulminate dal papa -contra del re Pietro e de' Siciliani per tali novità. Ma per ora -abbastanza di questo. - -Trovavasi in gravi angustie ed affanni sul principio dell'anno presente -la città di Forlì; e i Lambertazzi ed altri fuorusciti ghibellini colà -rifugiati non trovavano più scampo, perchè si vedevano battuti dall'un -canto dall'armi spirituali del papa, e dall'altro attorniati dall'armi -temporali d'esso pontefice, del re Carlo, de' Bolognesi e degli -altri Guelfi di Romagna, Lombardia e Toscana. Come resistere a tanti -nemici un pugno di gente? Però il _conte Guido_ da Montefeltro[390], -i Forlivesi e gli altri fuorusciti spedirono un'altra ambasceria ad -Orvieto a papa _Martino IV_ per supplicarlo di aver misericordia di -loro. Furono bruscamente ricevuti anche questa fiata gli ambasciatori, -ed ebbero per risposta che Forlì non avrebbe mai perdono e pace, se -prima non iscacciava tutti i forestieri maschi e femmine. A questo -disse il deputato de' Lambertazzi e degli altri fuorusciti, che erano -pronti ad ubbidire e ad andarsene, ma che supplicavano sua Santità di -assegnar loro un sito da potervi abitare, giacchè iniquamente erano -stati cacciati dalle lor patrie, nè aveano luogo per loro abitazione. -Nè pur questo poterono impetrare, ma ignominiosamente furono licenziati -e caricati di scomuniche. Se qui alcuno cercasse il comun padre dei -fedeli, forse nol troverebbe: colpa, a mio credere, del re Carlo, che -inesorabile contra dei Ghibellini, aveva anche la fortuna di poter -prescrivere quanto voleva alla corte di Roma. Così non avea fatto il -precedente pontefice _Niccolò III_. Ebbe dunque ordine Giovanni d'Eppa -o sia d'Appia, conte della Romagna, di rinforzar la guerra contra di -Forlì, nella quale impresa il papa andava impiegando il danaro sborsato -dalla pietà dei fedeli, perchè servisse in soccorso di Terra Santa. -Ora il conte della Romagna, dopo aver maneggiato un trattato segreto -con alcuni dei cittadini di quella città, perchè gli dessero una -porta[391], su questa speranza comparve sotto Forlì sull'imbrunir della -notte precedente al dì primo di maggio con un potente esercito[392]. A -Guido conte di Montefeltro, e capitano dei Forlivesi, non era ignoto -questo trattato; anzi dicono che ne fu egli stesso il promotore, -siccome astutissimo e gran maestro di guerra. Aveva egli ordinato che -tutti i cittadini preparassero buona cena, e lasciassero aperta una -porta. Ed allorchè i nemici arrivarono, egli con tutta la gente atta -all'armi uscì fuori della città per un'altra. Entrò Giovanni d'Eppa -con parte dell'esercito nell'aperta città, nè trovandovisi resistenza -alcuna, le soldatesche si sparsero per la terra e per le case a darsi -bel tempo coi cibi e vini lor preparati; e tolte le briglie ai lor -cavalli, li misero alle greppie e al riposo. Allorchè fu creduto che -fossero ben satolli ed ubbriachi, e andati a dormire, il conte Guido -colla sua gente rientrò per una porta che tuttavia si custodiva per -lui, e diede addosso ai nemici che senza poter raccoglier, sè stessi, -nè ordinare le loro armi e cavalli, restarono per la maggior parte -vittima delle spade de' Forlivesi[393]. Dicono altri che il conte -Guido andò prima ad assalire e sconfiggere la parte dell'armata che -Giovanni di Eppa avea lasciato di fuori in un determinato luogo, e -poscia, rientrato in città, fece del resto, con altre particolarità che -io tralascio per dubbio della lor sussistenza. Certamente cadono molti -inverisimili nella maniera con cui dicono condotto questo fatto. E si -può dubitare che il tempo e le ciarle del volgo accrescessero delle -favole alla verità dell'avvenimento. Favole sembrano ancora tanti altri -fatti attribuiti in queste guerre a _Guido Bonato_, filosofo e strologo -famoso di que' tempi, e cittadino di Forlì, narrati nella Cronica di -quella città. Per attestato della Cronica di Parma[394], con cui vanno -d'accordo fra Francesco Pipino[395] e Ricobaldo[396], il conte della -Romagna entrò in un borgo di Forlì, ebbe una porta della città, e vi -prese molte case per forza. Ma per sagacità e valore del conte Guido da -Montefeltro e de' Forlivesi egli restò sconfitto. Due mila e più, la -maggior parte Franzesi, vi lasciarono la vita, e quasi tutto il resto -vi rimase prigione. Fra gli altri che perirono nella fossa di quella -città, si contò Tibaldello degli Zambrasi, che avea tradita Faenza. -E vi morì il conte Taddeo da Montefeltro, nemico del conte Guido, con -altri nobili bolognesi e della Romagna. La Cronica di Bologna[397], che -per errore, mette questo fatto sotto il dì 7 di giugno va annoverando -la cavalleria venuta da diverse parti all'esercito del conte della -Romagna, e la fa ascendere a tre mila e quattrocento cavalieri. Nulla -dice dello stratagemma suddetto del conte Guido; e solamente parla d'un -fiero combattimento seguito ne' borghi di Forlì, colla disfatta de' -Guelfi. Altrettanto abbiamo dalla Vita di papa Martino[398]. Giovanni -d'Eppa falso è che morisse in quel conflitto. Egli, per attestato di -Ricobaldo, arrivò a Faenza sano e salvo con circa venti cavalli, e fu -poi adoperato dal papa in altre militari imprese. - -Veggendo i Lodigiani[399] ridotti in pessimo stato gli affari de' -Torriani, e temendo di restar eglino la vittima dello sdegno de' -Milanesi, trattarono di pace con _Ottone Visconte_ arcivescovo di -Milano, il quale volentieri vi acconsentì, purchè rinunziassero alla -protezione de' Torriani. Seguitarono essi nondimeno, per attestato -della Cronica di Parma, a tener la parte guelfa. Di qui prese maggior -orgoglio _Guglielmo marchese_ di Monferrato, e cominciò, di capitano -che egli era, a far da signore di Milano, in pregiudizio dell'autorità -dell'arcivescovo. Ottenne di poter mettere un vicario e un podestà -in Milano a piacimento suo, e vi mise Giovanni dal Poggio Torinese. -L'arcivescovo, come uomo accorto, mostrava di non curarsene, ma, -conoscendo dove il marchese mirasse, cominciò segretamente a tirare -nel suo partito alcune delle case più forti di Milano, cioè quelle di -Castiglione, Carcano, Mandello, Posterla e Monza, e a disporre i mezzi -per liberarsi dalla prepotenza del marchese. Minacciava intanto esso -marchese i Cremonesi, e però, ad istanza di quel popolo, tenuto fu -un parlamento in Cremona, dove intervennero i Piacentini, Parmigiani, -Reggiani, Modenesi, Bolognesi, Ferraresi e Bresciani, tutti di parte -guelfa. Risoluto fu di spedire ambasciatori al papa per ricavarne dei -soccorsi e di tenere in essa Cremona una taglia di soldati di cadauna -città per difesa di quella. E perciocchè Buoso da Doara era entrato -in Soncino, e s'era anche ribellato al comune di Cremona il castello -di Riminengo, i Parmigiani, Piacentini e Bresciani colle loro forze -marciarono a Cremona, e passarono dipoi a dare il guasto a Soncino. -Nel dì 2 di luglio il marchese di Monferrato coi Milanesi, Astigiani, -Novaresi, Alessandrini, Vercellesi, Comaschi e Pavesi venne sino a -Vavrio, e quivi si accampò, con ispargere voce di voler pacificare -tutta la Lombardia. Ma le apparenze erano che egli meditasse d'entrare -nel Cremonese[400]. Allora tutte le città guelfe suddette inviarono le -lor milizie a Paderno in aiuto di Cremona. Furono anche richiesti di -soccorso il marchese d'Este, il conte della Romagna e i comuni della -Toscana; ed ognuno promise de' buoni rinforzi, se si fosse dovuto -venire ad un fatto d'armi. Giunse il marchese a postarsi due miglia -lungi da Crema, e i collegati piantarono in faccia di lui il lor campo. -Si trombettava ogni dì, ma niuno uscì mai per volere battaglia, nè i -Milanesi voleano entrar nel Cremonese, perchè durava la tregua fra -loro, sicchè il marchese nel dì 12 di luglio, senza far altro, si -ritirò, e lo stesso fecero gli avversarii guelfi. Diedero i Cremonesi -il guasto sino alle porte di Soncino, la qual terra riebbero poi per -tradimento nel dì 11 di novembre. Mandarono i Parmigiani una taglia -de' lor soldati in servigio del papa contra Forlì, ed ottennero che si -levasse l'interdetto dalla loro città, con esservi tornati solennemente -i frati predicatori, che già n'erano usciti. - -Fece in quest'anno Giovanni d'Eppa conte di Romagna l'assedio della -terra di Meldola, e, dopo avervi inutilmente consumati alquanti -mesi, fu forzato dalla penuria de' viveri e dalla perversa stagione -a ritirarsene. Il conte d'Artois ed altri principi franzesi, spediti -dal re di Francia, passarono per Parma e Reggio nell'ottobre dell'anno -presente, menando seco una gran quantità di cavalli e fanti in aiuto -del re Carlo dopo la perdita della Sicilia. Tennesi una nobilissima -corte bandita in Ferrara per la festa di san Michele di settembre -dell'anno presente e ne' susseguenti giorni[401], perchè _Azzo VIII_, -figliuolo d'_Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara, fu creato -cavaliere, e prese per moglie _Giovanna_ figliuola di _Gentile Orsino_ -nipote del fu papa Niccolò III, e figliuolo di _Bertoldo_ già conte -della Romagna. A tanti sconvolgimenti d'Italia si aggiunse in questo -anno anche il principio d'un'aspra e funestissima guerra[402] fra i -Genovesi e Pisani, popoli amendue potenti per terra e per mare. Nacque -la lor discordia dallo avere i Genovesi inviate quattro galee in -Corsica per gastigare il giudice di Cinarca, che avea fatto non pochi -aggravii alla lor nazione. L'aveano essi ridotto in camicia. Fu presa -dai Pisani la protezion di costui con pretenderlo loro vassallo; e gli -ambasciatori adoperati per questo affare, in vece di rimettere la pace, -fecero saltar fuori la guerra, che andò a finire nella rovina di Pisa. -Si diedero tutti e due questi comuni a fare un mirabil preparamento di -galee e d'altri legni. Vennero anche i Pisani a Porto Venere, e diedero -il guasto a quel paese; ma nel ritornare a casa, levatasi una crudel -tempesta, spinse diecisette delle loro galee alla spiaggia, e le ruppe -colla morte di molta gente. Anche i Perugini inferocirono nell'anno -presente contro la città di Foligno[403], non so per quali disgusti. -Studiossi ben papa Martino di fermare il loro armamento colla minaccia -delle scomuniche; ma, senza farne caso, essi procederono innanzi con -guastar tutto il paese sino alle porte di quella città. Non mancò già -il papa di scomunicare quel popolo; ma esso, maggiormente irritato per -questo, ed imbestialito, fece un papa e varii cardinali di paglia, e, -dopo avere strascinati per la città que' fantocci, sopra una montagna -li bruciò, dicendo: _Questo è il tal cardinale, questo è quell'altro._ -Sorse ancora nei medesimi tempi guerra in Roma fra gli Orsini e gli -Annibaldeschi[404]. Erano i primi odiati dal re Carlo per la memoria -del loro zio; e però, unito il vicario di esso re, che esercitava -l'uffizio di senatore, andò cogli Annibaldeschi a dare il guasto sino -a Palestrina, dove s'erano ritirati gli Orsini. - -NOTE: - -[380] Bartholomaeus de Neocastro, Hist. Sicul., tom. 13 Rer. Ital, -Sabas Malaspina. Ricord. Malaspina. - -[381] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[382] Giachetto Malaspina. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 56 et seq. - -[383] Bartholomaeus de Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus -Specialis, Chron. Sicul., cap. 38, tom. 10 Rer. Ital. Jordan., in -Chron. Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[384] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 61. - -[385] Giacchetto Malaspina, cap. 212. - -[386] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 63. - -[387] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[388] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 70. - -[389] Franciscus Pipinus, lib, 3, cap. 15, tom. 9 Rer. Ital. - -[390] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[391] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[392] Giachetto Malaspina, cap. 215. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 70. - -[393] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[394] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[395] Pipin., Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Ital. - -[396] Richobald., in Pomar., tom. Rer. Ital. - -[397] Chronic. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[398] Vita Martini IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[399] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 319. - -[400] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[402] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[403] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXIII. Indiz. XI. - - MARTINO IV papa 3. - RIDOLFO re de' Romani 11. - - -Non istette già colle mani alla cintola _Pietro re_ d'Aragona, dacchè -ebbe dato sesto alle cose della conquistata Sicilia, ma rivolse -il pensiero anche alla vicina Calabria[405]. Già aveva egli nel dì -6 di novembre spedite quindici galee con alcune migliaia de' suoi -bellicosi fanti catalani verso la Catona, dove era un presidio di -due mila cavalli ed altrettanti fanti, postovi da _Carlo principe_ di -Salerno, primogenito del re Carlo, lasciato ivi dal padre per opporsi -ai tentativi dei nemici. Nella notte del dì 6 di novembre i Catalani -assalirono sì vigorosamente quella guarnigione, che parte ne uccisero, -e il restante misero in fuga. Nel dì 11 seguente s'impadronirono ancora -della Scalea, e vi fu posto un presidio di cinquecento Catalani, che -cominciarono ad infestare i contorni di Reggio. Essendosi ritirato il -principe Carlo nel piano di San Martino, per non restar troppo esposto -agli attentati de' nemici, il popolo di Reggio si diede incontanente al -re Pietro, il quale, nel dì 14 di febbraio, fece la sua solenne entrata -in quella città. L'esempio di Reggio seco trasse anche la città di -Gieraci. Avea il re Pietro già spedito ordine che la _regina Costanza_ -sua moglie co' figliuoli venissero in Sicilia. Vi arrivò essa nel dì -22 d'aprile; fu riconosciuta per legittima padrona della Sicilia; e -l'infante _don Giacomo_ suo secondogenito fu accettato per successore -di quella corona, giacchè il re Pietro suo padre veniva obbligato da' -suoi affari a tornarsene in Catalogna. Il motivo della sua partenza -fu questo. Nell'anno precedente avea il re Carlo mandato a dire al -re Pietro delle villane parole, trattandolo da traditore e fellone; -e per mantenerglielo in buona forma, lo sfidò a combattere con lui a -corpo a corpo. Più saporita nuova di questa non potea giugnere al re -Pietro, che in coraggio e valore non cedeva punto al re Carlo, ma il -superava di molto nell'accortezza. Si trovava egli con poca moneta; e -se il re Carlo colle sue forze avesse continuata la guerra in Calabria -e Sicilia, gran pericolo v'era di soccombere col tempo. Il meglio era -di addormentarlo, di guadagnar tempo con accettare il proposto duello, -e di farlo intanto uscire d'Italia[406]. Diede dunque per risposta che -manterrebbe in campo e in paese neutrale al re Carlo il suo legittimo -diritto e possesso della Sicilia; e però fu concertato con solenne -promessa e giuramento che da essi re e da novanta nove cavalieri -eletti per cadauna delle parti si farebbe il combattimento in Bordeos -di Guascogna, ottenutane prima licenza dal re d'Inghilterra, padrone -allora di quella città. Chi restasse vincitore chetamente ancora -sarebbe padrone della Sicilia, e chi mancasse alla promessa verrebbe -dichiarato infame, e privato del titolo di re, con altre gravissime -pene. Il dì primo di giugno fu destinato per questa insigne battaglia. -Portato a _papa Martino_ l'avviso di così strepitosa risoluzione, -tanto è lungi che v'intervenisse l'approvazione sua, come scrive il -Villani dopo il Malaspina[407], che anzi la detestò[408], e fece quanto -potè per dissuadere il re Carlo, mostrandola contraria non meno alla -politica che alla coscienza, ed intimando la scomunica contra chiunque -passasse ad eseguirla. Non si fermò per questo il coraggioso re Carlo; -scelti i suoi cavalieri tra Franzesi, Provenzali ed Italiani, che tutti -fecero a gara per essere di quel numero, fu nel dì prefisso e Bordeos, -passeggiò co' suoi armati il campo, ma finì la giornata, senza che si -lasciasse vedere il re d'Aragona. Deluso in questa maniera il re Carlo, -se ne tornò a Parigi, malcontento di non aver potuto combattere, e -d'avere inutilmente perduto il tempo; ma contento per essere, secondo -l'opinione sua, divenuto l'Aragonese spergiuro in faccia del mondo, e -caduto nella infamia e nell'altre pene prescritte nella convenzione. -Pubblicò pertanto un manifesto, dove esponeva le dislealtà e finzioni -di Pietro, e le pene da lui incorse. Ma Pietro anche egli ne divolgò -un altro in sua difesa. E qui non s'accordano gli scrittori. Vi ha -chi tiene, non essere egli punto andato a Bordeos; ed altri ch'egli -vi andò travestito, e segretamente si lasciò vedere al siniscalco del -re d'Inghilterra, con protestare d'essere pronto a combattere, ma che -non potea farlo, non trovandosi sicuro in quel luogo, dacchè _Filippo -re_ di Francia s'era postato con più di tre mila cavalieri una sola -giornata lungi da Bordeos[409], e nella stessa città era concorsa -troppa copia di Franzesi. Preso pertanto un attestato di sua comparsa -dall'uffiziale del re inglese, rimontato a cavallo, frettolosamente -se ne tornò in Aragona. Se ciò sia finzione o verità, nol so dire. -Quand'anche sussistesse la segreta sua andata a Bordeos, giacchè scrive -l'autore della Cronica di Reggio[410] ch'egli fu veduto nel dì 30 di -giugno in vicinanza di quella città; tuttavia non si sa ch'egli menasse -seco i cavalieri che dovea condurre, e però sembra potersi conchiudere -che questa scena fu fatta per deludere il re Carlo, e non già per -decidere con un duello, cioè con poco cervello, la controversia della -Sicilia da lui posseduta, quantunque anch'egli avesse già scelti i -suoi cavalieri, per dare un bel colore all'inganno. Ho io rapportato -altrove[411] alcuni atti pubblici spettanti a questa tragedia, oppure -illusione fatta al re Carlo dallo scaltro re d'Aragona, apparendo da -essi che fra le condizioni v'era che il re d'Inghilterra dovesse essere -presente al combattimento, ed è certo ch'egli non venne a Bordeos, nè -mai consentì a dare il campo, nè ad assicurarlo: il che solo bastava ad -iscusare e discolpare il re Pietro. - -Qui nondimeno non terminò la faccenda. Il pontefice Martino prese di -qui motivo per aggravar le censure contra del re Pietro, e passò a -dichiararlo non solamente ingiusto usurpatore del regno della Sicilia, -ma anche decaduto da quelli d'Aragona, Valenza e Catalogna[412], con -appresso conferirli a _Carlo di Valois_, secondo figliuolo del re -Filippo di Francia, il quale doveva in avvenire riconoscerli in feudo, -e prenderne l'investitura dal romano pontefice. Come fosse creduto -giusto e lodevole questo papal decreto, lo lascierò io decidere ad -altri. Ben so che i signori franzesi, i quali specialmente in questi -ultimi tempi hanno impugnata l'autorità che si attribuiscono i sommi -pontefici di deporre i re e di trasferire i regni, allora a man -baciata riceverono questo regalo degli altrui Stati, loro fatto da papa -Martino, e tentarono in vigor d'esso di occuparli, siccome vedremo. -Abbiamo da Bartolommeo di Neocastro che furono in quest'anno spedite -dal re Carlo verso Puglia venti galee di Provenzali. Dirizzò questa -flotta le vele verso Malta, dove quel castello tuttavia si tenea fedele -ad esso re, benchè assediato dai Siciliani, per dargli soccorso[413]. -N'ebbe contezza il valente ammiraglio di Sicilia _Ruggieri di Loria_, -e tutto allegro con dieciotto galee ben armate sciolse da Messina -per andare a trovarlo. Arrivato al porto di Malta, attaccò la zuffa, -e fu questa terribile di più ore; ma infine dieci d'esse galee -provenzali furono prese dai Siciliani e condotte a Messina; l'altre -dieci maltrattate se ne tornarono con indicibil fretta al loro paese. -Miglior fortuna ebbero in Romagna l'armi del pontefice, che avea fatto -venir grossa gente di Francia, ed unita colle milizie delle città -guelfe di Romagna e di Lombardia. Capitano di questa possente armata -fu creato[414] Guido conte di Montefeltro, già rimesso in grazia -della Sede apostolica, con ordine di domare i Forlivesi, ricettatori -ostinati degli usciti ghibellini. Ma, scorgendo quel popolo di non -potere alla lunga sostenere il peso della guerra contra di tanti -nemici, massimamente dappoichè il paese era sprovveduto di viveri, -mandò ambasciatori al papa, ed altrettanto fece il _conte Guido_ di -Montefeltro, ad esibir la loro sommessione a quanto la santità sua -avesse ordinato. Accettata L'offerta, furono cacciati da quella città -tutti i Lambertazzi con gli altri Ghibellini, che andarono dispersi -colle lor misere famiglie per l'Italia; e Guido da Montefeltro fu -mandato a' confini, cioè in luogo disegnato dal papa. Venuto poscia -a Forlì un legato pontificio, in gastigo della strage dianzi fatta -de' Franzesi, fece demolir le mura, le torri ed ogni fortezza di -quella città, e spianarne le fosse[415]. Anche Cesena, Forlimpopoli, -Bertinoro, Meldola e le castella di Montefeltro vennero all'ubbidienza -del papa, e quivi ancora fu fatto lo stesso scempio di mura e fortezze. -Oltre a ciò, in tutti que' luoghi furono cavati dai sepolcri i morti -nel tempo della guerra, e seppelliti come scomunicati fuori della -città. Secondo Galvano Fiamma[416] e gli Annali Milanesi[417], in -quest'anno _Ottone Visconte_ si liberò da _Guglielmo marchese_ di -Monferrato, e per questo ho io differito a parlarne qui, benchè la -Cronica di Parma metta il fatto nell'anno precedente. Anzi, dicendo il -Fiamma, essere ciò succeduto nella festa di san Giovanni Evangelista, -se l'anno milanese avea allora principio nel Natale del Signore, -ancora, secondo lui, si dee riferir questo fatto all'antecedente -anno, come appunto accuratamente notò anche il Corio[418]. Era il -marchese Guglielmo principe di fina politica e destrezza, e di non -minor ambizione provveduto. Mirava egli a farsi signore di tutta la -Lombardia. E già gli era riuscito di farsi proclamare a poco a poco -signor di Como, Alba, Crema, Novara, Alessandria, Vercelli[419]. Non so -ben dire se anche Pavia. Gli restava Milano; egli ne era già capitano, -vi avea un gran partito, e andava disponendo le cose per abbattere -la signoria dell'arcivescovo Ottone, e prender egli le redini, del -governo. Ottone, che a lui non cedeva in avvedutezza, aspettato il -tempo propizio che il marchese fosse ito per suoi affari a Vercelli, -nel dì 27 di dicembre dell'anno precedente, montato a cavallo con -tutti i suoi aderenti, prese il Broletto e il palazzo pubblico, e ne -scacciò Giovanni dal Poggio podestà e vicario del marchese, mettendovi -in suo luogo Jacopo da Sommariva Lodigiano. Fece appresso intendere -al marchese che non osasse più di ritornare a Milano: dal che si -accese una mortale nemicizia fra loro. Cercò immantenente Ottone di -fortificarsi nel ricuperato pieno dominio di Milano coll'amicizia -de' vicini, e però stabilì pace e lega coi Cremonesi, Piacentini e -Bresciani. Fiera guerra continuò in quest'anno fra i Genovesi e Pisani -per mare, avendo l'uno e l'altro popolo fatto un formidabil armamento -di galee e d'altri legni. Presero i Genovesi e saccheggiarono l'isola -della Pianosa, e sottomisero alcune navi de' Pisani, e gli altri -parimente fecero quegl'insulti che poterono ai Genovesi. Minutamente -si veggono descritti i lor fatti negli Annali di Genova[420]; tali -nondimeno non sono che meritino d'esserne qui fatta particolar -menzione. Succederono delle novità anche in Trivigi[421], città al pari -dell'altre divisa in due fazioni. _Gherardo_ della nobil famiglia da -Camino seppe far tanto, che ne scacciò fuori Gherardo de' Castelli capo -della parte contraria, e prese la signoria di quella città. Tollerabile -riuscì dipoi il suo governo, perchè era amatore della giustizia. Ebbe -principio nel marzo di quest'anno la guerra dei Veneziani col patriarca -d'Aquileia per le giurisdizioni dell'Istria, come s'ha dalle Vite di -que' patriarchi, da me date alla luce[422]. Durò questa quasi undici -anni, e in fine fu costretto il patriarca ad accomodarsi, come potè, -con chi era superiore di forze. - -NOTE: - -[404] Vita Martini IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[405] Barthol. de Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. - -[406] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 85. - -[407] Giachetto Malaspina, cap. 217. - -[408] Raynald., in Annal. Eccl. - -[409] Bartholom. de Neocastro, cap. 68, tom. 13 Rer. Ital. - -[410] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[411] Antiquit. Italic., Dissert. XXXIX. - -[412] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[413] Nicol. Specialis, Hist. Sicul., lib. 1, cap. 26, tom. 10 Rer. -Ital. - -[414] Annal. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus, -tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[415] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[416] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 320. - -[417] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital. - -[418] Corio, Istoria di Milano. - -[419] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXIV. Indiz. XII. - - MARTINO IV papa 4. - RIDOLFO re de' Romani 12. - - -Gran preparamento di gente e di legni avea fatto _Carlo_, primogenito -del re Carlo e principe di Salerno, per portare la guerra in Sicilia, -quando venne la mala fortuna a visitarlo, e a dargli una ben disgustosa -lezione delle umane vicende. Era già corsa sicura voce che il re Carlo -suo padre veniva di Provenza con forte armata per unirla coll'altra -di Puglia, e procedere poi contra de' Siciliani[423]. Prima ch'egli -venisse, il valente _Ruggieri di Loria_, ammiraglio del re d'Aragona, -volle tentare, se gli veniva fatto, di tirare a battaglia il figliuolo. -A questo fine con quarantacinque tra galee ed altri legni armati di -Catalani e Siciliani uscì in corso sul principio di giugno, e cominciò -ad infestare le coste del regno di Napoli. Nel lunedì, giorno quinto -di esso mese (e non già nel dì 23, come ha il testo di Bartolommeo da -Neocastro[424]), fu a Castello di San Salvatore a Mare e a vista di -Napoli, e le sue ciurme cominciarono con alte grida a villaneggiare -il re Carlo, suo figliuolo, e tutti i Franzesi chiamandoli poltroni -e conigli, che non'ardivano di venire a battaglia, e dileggiandoli -in altre sconcie maniere. A queste ingiurie non potendo reggere il -principe Carlo, badando più alla collera sua che ai consigli del -cardinal legato, co' furiosi suoi Franzesi e coll'altre ubbidienti sue -truppe disordinatamente si imbarcò nei preparati suoi legni, e tutti, -come se andassero a nozze, fecero vela contra de' Siciliani. Scrive -Giovanni Villani[425] che il principe Carlo avea ordine preciso dal -re Carlo suo padre di non venire a battaglia alcuna, e che aspettasse -l'arrivo suo; ma egli, senza farne caso, si lasciò trasportare -dall'empito suo giovanile, credendosi di far qualche prodezza. -Diversamente Niccolò Speciale[426] lasciò scritto: cioè che una barca -spedita con questo ordine dal re Carlo cadde in mano di Ruggieri di -Loria, nè arrivò a Napoli: il che forse avrebbe fermata la bizzarria -del principe Carlo. Baldanzosamente procedeva l'armata franzese contro -ai nemici; e Ruggieri gran maestro di guerra, fingendo paura, si andava -ritirando in alto mare. Ma quando se la vide bella, animati prima i -suoi, venne impetuosamente a ferire addosso alla contraria armata. -Stettero poco a fuggire le galee di Soriento e di altri Pugliesi. -Fecero quella resistenza che poterono i Franzesi; ma siccome gente -allora non avvezza a battaglie di mare, poco potè operare contra -dei Catalani e Siciliani, i quali, arditamente saltando nelle galee -nemiche, dieci ne sottomisero. La mira principale dell'accorto Ruggieri -di Loria era alla galea capitana, distinta dallo stendardo regale, -dove stava il principe Carlo colla principal sua baronia, nè potendola -prendere per la gagliarda opposizion di que' nobili, gridò ai suoi che -la forassero in più luoghi. Entrava l'acqua a furia; e però il principe -dimandò di rendersi a qualche cavaliere. S'affacciò tosto l'ammiraglio -Ruggieri con darsi a conoscere chi egli era, e il raccolse nelle sue -galee con Rinaldo Gagliardo ammiraglio di Provenza, e coi conti di -Cerra, Brenna, Monopello, ed assaissimi altri nobili e copia grande -d'altri prigionieri. Dopo la sconfitta accadde una piacevol avventura. -In passando la vittoriosa flotta in vicinanza di Soriento[427], -quel popolo mandò a regalar di fichi e fiori e di ducento agostari -(monete d'oro), l'ammiraglio siciliano. Entrati gli ambasciatori -nella galea capitana, dove era preso il principe Carlo, veggendo lui -riccamente armato e attorniato da baroni, e credendolo l'ammiraglio, -inginocchiati a' suoi piedi, gli presentarono quel regalo, dicendo: -_Messer l'ammiraglio, goditi questo picciolo presente del comune di -Soriento; e piacesse a Dio che come hai preso il figlio, avessi anche -preso il padre. E sappi che noi fummo i primi a voltare_. Il principe -Carlo, contuttochè poca voglia n'avesse, pure non potè contenersi dal -ridere, e disse all'ammiraglio: _Per Dio, che costoro sono ben fedeli a -monsignore il re_. Si prevalse Ruggieri di Loria di questa congiuntura -per cavar dalle carceri di Castello a Mare _Beatrice_ figliuola del _re -Manfredi_, e sorella della _regina Costanza_, con altri prigioni[428], -avendola richiesta al principe, che la fece venire, e con essa e co' -prigioni franzesi se ne tornò a Messina, dove con indicibil plauso fu -accolto. Il principe Carlo fu rinserrato nel castello di Mattagriffone -con buone guardie. - -Veniva il _re Carlo_ alla volta di Napoli con cinquantacinque galee -e tre navi grosse, tutte cariche di nobiltà franzese, di gente, -cavalli ed armi. S'era egli dianzi rattristato forte in Marsilia per -la percossa data ai suoi sotto Malta. Quando fu nel mare di Pisa, -oppure a Gaeta, due dì dopo il suddetto conflitto, intese l'altra -disavventura del figliuolo, che gli passò il cuore, e dicono che gridò: -Ah fosse egli morto, dacchè ha trasgredito il mio comandamento! Altri -scrivono[429] che fece il disinvolto, e, chiamati i suoi baroni, disse -loro che si rallegrassero seco, perchè s'era perduto un prete, atto -solamente ad impedire il suo governo, mostrando così di nulla stimare -il figlio. Raccontano altri[430], aver egli detto: _Nulla perde chi -perde un pazzo_. A questa doglia s'aggiunse l'altra di avere scoperta -la poca fede dei regnicoli e di Napoli stessa, dove in quest'ultima -congiuntura alcuni, correndo per la terra, aveano gridato: _Muoia -il re Carlo, e viva Ruggieri di Loria_. Aggiugne la Cronica di -Reggio che si fecero di molte ruberie, e furono anche uccisi alcuni -Franzesi, con durar due giorni quella commozion di plebei. Arrivato -esso re Carlo a Napoli, non volle smontare al porto, ma furibondo -sbarcò in altro sito con intendimento di mettere fuoco a tutta la -città; ed avrebbe forse eseguilo il barbarico pensiero, se non era il -_cardinal Gherardo_ da Parma legato apostolico, il quale s'interpose, -mostrandogli che il reato di pochi vili e pazzi non era da gastigare -colla pena dell'innocente pubblico. Tuttavia ne fece ben impiccare -da centocinquanta, e poi mosse alla volta di Brindisi, dove, fatta -la massa di tutte le sue forze, si trovò avere dieci mila cavalli e -quaranta mila fanti, con cento dieci galee, oltre a gran quantità di -legni da trasporto. Con questa potente armata nel dì 7 di luglio passò -in Calabria, e misesi per terra e per mare all'assedio di Reggio. -Intanto due cardinali legati trattavano di liberare il principe Carlo. -La lontananza del re Pietro, le cui risposte conveniva aspettare, e il -saper egli tener in parole chiunque negoziava con lui, fecero perdere -il tempo al re Carlo, senza tentar impresa più grande; e intanto la -flotta fu sbattuta da una tempesta[431]; la stagione pericolosa per -chi è in mare si accostò, e vennero meno i foraggi e le vettovaglie, -di maniera che il re Carlo fu costretto a ritirarsi a Brindisi e a -disarmare. Passò dipoi, ma pieno di rammarico e di tristi pensieri, a -Napoli. Mentre era esso re in Calabria, avea il re Pietro spedito in -soccorso della Sicilia quattordici galee, che arditamente in faccia -dell'armata franzese entrarono nel porto di Messina. E partito appena -fu il re Carlo, che Ruggieri di Loria s'impadronì di Nicotera, Cassano, -Cotrone, Loria, Martorano, Squillace, Tropea, Neocastro ed altre -terre in Calabria e Basilicata. In questo medesimo anno nel dì 12 di -settembre arrivò il suddetto ammiraglio colla sua flotta all'isola -delle Gerbe nel mare di Tunisi, abitata dai Maomettani, e la prese -e spogliò, con asportarne gran copia di ricchezze e più di sei mila -schiavi. Come potesse egli in tal tempo, cioè allorchè era minacciata -sì da vicino la Sicilia, non si sa ben intendere. Fece egli quivi -poscia fabbricare una fortezza, e vi mise un presidio di cristiani. -Probabilmente è da riferire ad alcun altro anno sì fatta impresa. -In questi tempi _Ottone_ _Visconte_ arcivescovo di Milano, essendosi -inimicato _Guglielmo marchese_ di Monferrato[432], e ben prevedendo che -i Torriani coll'aiuto di lui tenterebbono di risorgere, siccome infatti -avvenne, spedì ambasciatori a _Ridolfo re_ de' Romani, sì per distorlo -di favorire essi Torriani, il che avea egli praticato in addietro, -come ancora per ottenere il suo patrocinio. Ed appunto l'ottenne, con -avergli Ridolfo mandate cento lancie tedesche e cinquanta balestrieri -con balestre di corno. Maritò in quest'anno il suddetto marchese -di Monferrato _Jolanta_ o sia _Violante_, sua figliuola[433], con -_Andronico Paleologo_ imperadore di Costantinopoli, e diedele in -dote il regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, da cui poco utile -ricavava in questi tempi il marchese. Dal che apparisce che fin qui -i marchesi di Monferrato doveano tuttavia ritenere qualche dominio in -quelle contrade. Oltre di avere il greco Augusto pagate molte migliaia -di bisanti al suocero suo, si obbligò ancora di mantener al di lui -servigio in Lombardia cinquecento cavalieri alle sue spese, durante -la vita del medesimo marchese. Fu poi cagione questo maritaggio, -siccome vedremo, che il Monferrato pervenne ad un figliuolo d'essa -imperatrice[434], alla quale, secondo il loro costume, i Greci mutarono -il proprio nome in quello di Irene. Ora il marchese Guglielmo col -suddetto rinforzo di moneta cominciò nuove tele per l'ingrandimento -suo. Ebbe maniera di entrare un dì per tradimento nella città di -Tortona verso l'aurora; nella qual congiuntura molti cittadini furono -uccisi, altri spogliati, altri carcerati. Uno de' rimasti prigionieri -fu il _vescovo Melchiore_, il quale sempre si era opposto ai tentativi -del marchese sopra quella città, sua patria. Fu egli inviato con -guardie, acciocchè inducesse i castellani delle sue terre a rendersi al -marchese: il che essi ricusarono di fare. Però, nel tornare a Tortona, -i capitani del marchese con sacrilega barbarie ammazzarono l'infelice -prelato. In quest'orrido misfatto protestò poi il marchese di non avere -avuta parte alcuna; ma forse da pochi gli fu creduto. - -_Raimondo dalla Torre_ patriarca di Aquileia cogli altri Torriani -liberi strinse lega nell'anno presente con esso marchese[435], dopo -aver fatto un deposito di grossa somma d'oro da pagarsi al medesimo -marchese, dacchè fossero eseguiti i patti. In vigore di questo accordo -furono rilasciati dalle carceri di Monte Baradello dai Comaschi, -ubbidienti tuttavia al marchese, _Antonio, Arenchio_ e _Mosca_ dalla -Torre. Ne era dianzi fuggito _Guido dalla Torre_, che poi divenne -signor di Milano. Ma quivi aveano miseramente terminati i lor giorni -_Napo_ ossia _Napoleone_, _Carnevale_ e _Lombardo_, tutti dalla Torre. -Cominciarono, oltre a ciò, i Comaschi dal canto loro guerra a Milano, e -presero alcune castella nella riviera di Lecco. Ma avendo l'arcivescovo -eletto per suo vicario generale nel temporale _Matteo Visconte_ suo -nipote, questi valorosamente ricuperò quelle terre, cominciando con -questa impresa a farsi strada alla somma esaltazione, a cui egli e la -sua famiglia dipoi arrivò. Benchè nella Cronica di Parma si legga che -nell'anno 1282 si sconciò la buona armonia fra i cittadini di Modena, -pure abbiamo dalla stessa che nell'anno presente ebbe principio questa -diavoleria, che ridusse poi in cattivo stato essa città, e tornò in -grave pregiudizio della parte guelfa di Lombardia. Ne parlano appunto -a quest'anno anche gli Annali vecchi di Modena[436] e la Cronica di -Reggio[437]. In occasione che da uno della nobil casa dei Guidotti fu -ucciso un altro nobile della famiglia da Savignano, si formarono due -fazioni. Il podestà fece mozzare il capo all'uccisore, e distruggere -da' fondamenti due torri, con altre non poche condannagioni. Il popolo -fremente atterrò molte altre case; e finalmente la parte de' Boschetti, -co' quali andavano uniti i Rangoni e Guidoni, scacciò fuori della città -la fazione de' Savignani e Grassoni, la quale, ritiratasi a Sassuolo, -a Savignano e ad altre terre, si diede a far guerra ai Boschetti e -alla città, distruggendo e bruciando. Fecero i Boschetti col popolo -di Modena un buon esercito contra de' fuorusciti, e s'inviarono alla -volta di Sassuolo. Manfredino dalla Rosa signor di quella terra cogli -usciti venne ad incontrarli, e li sconfisse con istrage e prigionia -di molte persone. Mandarono i Parmigiani dodici ambasciatori per -trattar di pace; i Boschetti non vollero dar loro ascolto. Erano -allora in lega Piacenza, Parma, Cremona, Reggio, Bologna, Ferrara e -Brescia, tutte città di parte guelfa, e, loro dispiacendo la pazza -discordia de' Modenesi, tutte spedirono a Reggio i loro ambasciatori, -per tener quivi un parlamento, e trattare di levar questo scandalo. -Chiamati v'intervennero i deputati delle due fazioni della città di -Modena; tuttavia, per quanto si affaticassero i mediatori, le teste -dure dei Boschetti e de' lor partigiani ricusarono ogni proposizion -d'accordo, di maniera che fu risoluto di lasciarli in preda al loro -capriccio, e che si rompessero pazzamente fra loro il capo, giacchè -così loro piaceva. Il perchè i Modenesi dominanti mandarono in Toscana -ad assoldare gran gente, e tornati in campagna, essendo al Montale nel -dì 19 di settembre, vennero di nuovo alle mani coi fuorusciti, e di -nuovo ancora furono rotti colla mortalità e prigionia di molti. Per -compassione mandarono gli amici Parmigiani nuova ambasceria a Modena -con varie esortazioni alla pace; ma neppur questa ebbe miglior esito -della prima: tanto erano esacerbati e infelloniti gli animi de' nobili -e popolari contra de' lor concittadini. Adoperossi ancora un cardinale -legato, per introdurre trattato di aggiustamento, e fu rigettata del -pari l'interposizione sua. Fecero di peggio inoltre i Modenesi. Per -servigio de' Parmigiani veniva un convoglio di sale da Bologna, per -essere impedita la via del Po. Quando fu nel territorio di Bazzano, che -era allora del distretto di Modena, i Modenesi lo presero colle carra e -trentadue paia di buoi, e condussero tutto alla città, e nulla vollero -mai restituire, tuttochè si trattasse d'un popolo sì amico e fedele, -qual era quello di Parma. Allora fu che i Bolognesi caritativamente -proposero ai Parmigiani una lega, per espugnare concordemente Modena; -ma il popolo di Parma, ricordevole dell'antica amicizia con quel -di Modena, elesse piuttosto di sofferir con pazienza il danno, e di -compatir le spropositate risoluzioni dei Modenesi, che di abbracciar le -maligne insinuazioni degli antichi nemici di Modena. Nell'anno seguente -poi si ravvidero i Modenesi, e soddisfecero al loro dovere. - -Furono nondimeno bagattelle questa rispetto all'aspra guerra che -nell'anno presente seguì tra i Genovesi e Pisani[438]. Accaniti l'un -contra l'altro erano questi due popoli. L'interesse e l'ambizione -non lasciavano lor posa, ardendo tutti di voglia di procurare l'uno -la rovina dell'altro. L'anno appunto fu questo che decise la lor -contesa. Vennero a dura battaglia le lor flotte nel dì 22 d'aprile, e -andarono in rotta i Pisani con perdere otto galee, che furono condotte -a Genova, e con restarne una sommersa. Per questa sciagura, in vece -di avvilirsi, maggiormente s'impegnò il popolo pisano a sostener la -gara, ed armate settantadue galee con altri legni, pieni di tutto il -fiore della nobiltà e de' popolari e forensi, fastosamente uscì in -mare con tal galloria, che sembrava il loro stuolo incamminato ad un -sicuro trionfo[439]. Colto il tempo che l'armata de' Genovesi era ita -in Sardegna, diedero i Pisani il guasto alla riviera di Genova: si -presentarono anche al porto di quella città con balestrare, ingiuriare -e richiedere di battaglia i Genovesi; e, dopo queste bravure, se ne -ritornarono gloriosi a casa. Ma giunte dalla Sardegna a Genova le -galee, fece il popolo genovese un armamento di ottantotto galee e -otto panfili, e con questa flotta andò in traccia della pisana, e, -trovatala in vicinanza della Melora, attaccò un'orribil battaglia nel -dì 6 d'agosto. Da gran tempo non s'era veduto in mare un conflitto -sì ostinato e sanguinoso come fu questo. La vittoria in fine si -dichiarò per li Genovesi, siccome superiori di forze, che ventinove -galee dei nemici menarono a Genova, e sette ne affondarono. Grande fu -la mortalità dalla una parte e dall'altra; maggiore nondimeno, anzi -sommo il danno de' Pisani, perchè circa undici mila d'essi (chi dice -meno, e forse dirà più vero, e chi dice anche più, per ingrandimento -di fama) rimasti prigionieri, furono condotti nelle carceri di Genova, -dove la maggior parte per gli stenti a poco a poco andò terminando i -suoi giorni. E di qui nacque il proverbio: _Chi vuol veder Pisa vada -a Genova_. Gli speculativi de' segreti del cielo osservarono che in -quelle stesse vicinanze della Melora nell'anno 1241 aveano i Pisani -sacrilegamente presi i prelati che andavano al concilio, e credettero -che Dio avesse aspettato per quarantatrè anni a gastigare il loro -misfatto. Quel che è certo, Pisa da lì innanzi, per sì grave perdita -di gente, non men popolare che nobile, non potè più alzare il capo, e -andò tanto declinando che arrivò a perdere la propria libertà, siccome -s'andrà vedendo. Io non so come l'autore della Cronica Reggiana[440], -che scriveva di mano in mano le avventure di questi tempi, metta il -suddetto memorando fatto d'armi sotto il dì 15 d'agosto. Una spaventosa -innondazione del mare, smisuratamente gonfiato nel dì 22 di dicembre in -quest'anno, recò un incredibll danno a Venezia e Chioggia, essendovi -perite molte navi e persone ed una esorbitante copia di merci. -_Bernardo cardinale_ legato in Bologna attribuiva questa loro disgrazia -all'essere stati scomunicati da lui i Veneziani, perchè non voleano dar -soccorso al re Carlo contra di Pietro re d'Aragona. Sicchè, secondo i -suoi conti, Dio dovea essersi visibilmente dichiarato in favore del re -Carlo. Se ciò si possa credere, lo vedremo all'anno seguente. - -NOTE: - -[420] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[421] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. Annal. Bononiens., tom. -18 Rer. Ital. - -[422] Vitae Pontific. Aquilejens., tom. 4 Anecdot. Latin. - -[423] Giachetto Malaspina, cap. 222. Ptolom. Lucens. et alii. - -[424] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 76, tom. 13 Rer. Ital. - -[425] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 92. - -[426] Nicolaus Specialis, Hist. Sicul., tom. 10 Rer. Italic. - -[427] Giachetto Malaspina, Giovanni Villani. - -[428] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. - -[429] Jordanus, in Chron. - -[430] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[431] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 79, tom. 13 Rer. Ital. - -[432] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 321. - -[433] Memorial. Potest. Regiens. - -[434] Du-Cange, in Famil. Byzantin. - -[435] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[436] Annales Veteres Mutinenes, tom. 11 Rer. Ital. - -[437] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[438] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[439] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 91. - -[440] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXV. Indiz. VIII. - - ONORIO IV papa 1. - RIDOLFO re de' Romani 13. - - -Sopraffatto probabilmente da troppi affanni _Carlo re_ di Sicilia, -cadde infermo nella città di Foggia, mentre era tutto affaccendato -per un formidabil armamento, con disegno d'assalir la Sicilia, in -tempo che anche i Franzesi doveano dal canto loro invadere il regno di -Aragona a Catalogna. Quivi terminò egli con tutta rassegnazione e con -piissimi sentimenti la sua vita nel settimo dì di gennaio dell'anno -presente, con infinito dispiacere de' Guelfi, che l'amavano forte, -e il consideravano pel più forte loro sostegno[441]. Principe di -smoderata ambizione, per soddisfar la quale sagrificava tutto, e che -sarebbe stato assai lodevole e glorioso, se, siccome seppe guadagnar -dei regni, avesse anche atteso a guadagnarsi l'amore de' sudditi, e -non gli avesse piuttosto tiranneggiati: il che fu cagione di molte sue -disavventure. Lasciò il suo regno di Puglia ossia di Napoli in poco -buono stato, perchè in guerra co' Siciliani e col principe Carlo, suo -primogenito ed erede, prigione in Sicilia stessa. Nè si dee tacere che -questo sventurato suo figlio, dopo la sua prigionia, corse un gran -pericolo. Non avendo potuto i cardinali legati, spediti dal papa in -Sicilia, venire a capo del loro negoziato per liberarlo, fulminarono -le più terribili scomuniche contra de' Siciliani e contro del re -d'Aragona. Erano per questo al maggior segno irritati i Messinesi, -e giunta colà anche la nuova della morte del re Carlo, furiosamente -andarono alle prigioni, dove erano detenuti i Franzesi, per ucciderli; -e perchè questi fecero quella difesa che poterono, attaccarono il -fuoco alle carceri, e miseramente vi fecero perire più di sessanta -nobili di quella nazione. Ricobaldo[442], che fioriva in questi tempi, -scrive che più di ducento nobili vi furono barbaramente uccisi, e non -già bruciati nelle prigioni. Inoltre si accordarono tutte le terre -dell'isola a voler la morte del suddetto principe Carlo in vendetta -di quella di Manfredi e di Corradino. Ma Dio volle che la _regina -Costanza_ e l'infante _don Giacomo_ con savio consiglio frenarono -così furiosa sentenza con prender tempo, allegando che conveniva -intendere sopra ciò la volontà del _re Pietro_. Volontà appunto del re -Pietro era che se gli mandasse in Catalogna il principe prigioniere -per maggior sicurezza, e infatti vi fu mandato. Intanto fu questo -principe riconosciuto per re e successore del padre in Puglia[443], e, -durante la sua prigionia, sostituito balio del regno _Roberto conte_ -di Artois, fratello del re di Francia, colla assistenza del cardinale -legato _Gherardo Bianco_ da Parma; e per allora cessò ogni pensiero -di portar la guerra in Sicilia. In questi tempi la città di Gallipoli -si diede agli Aragonesi. Tenne dietro alla morte del re Carlo quella -di Martino IV pontefice, schiavo fin qui di tutti i voleri d'esso re, -e che votò l'erario delle scomuniche per fulminar tutti i Ghibellini, -e chiunque era nemico o poco amico del medesimo re Carlo. Pontefice -per altro degno di lode, sì pel suo zelo ecclesiastico, come per -lo staccamento dall'amore de' suoi parenti, che, nati poveri, non -volle mai esaltare. Erasi egli portato a Perugia, giacchè quella -città umiliatasi era rientrata in sua grazia, e quivi cantò messa nel -giorno santo di Pasqua, caduto in quest'anno nel dì 25 di marzo. Nel -dì seguente si ammalò, e nella notte del mercordì, venendo il dì 29, -passò all'altra vita[444]. Dicesi che nel giovedì susseguente gli -fu data sepoltura nella cattedrale di quella città; ma, secondo il -Rinaldi[445], fu portato il di lui cadavere ad Assisi nella chiesa -de' Minori, da lui amati sopra gli altri religiosi finchè visse. Fu da -alcuni[446] attribuita la sua infermità e morte ad eccesso in mangiar -delle anguille, del qual cibo egli era ghiotto. Nel dì 2 d'aprile -concordemente si vide esaltato dai cardinali al pontificato _Jacopo_ -della nobil casa de' Savelli, Romano, cardinal diacono di Santa Maria -in Cosmedin[447], il quale prese il nome di _Onorio IV_. Era egli -così attratto per cagion della gotta, ne' piedi e nelle mani, che -non potea camminare, nè stare in piedi, nè unire un dito coll'altro. -Ma vegeta era la sua testa, e vigorosa la sua lingua. Portossi egli -dipoi a Roma, dove, consecrato prete e vescovo, fu ornato della tiara -pontificia. Contribuì questo pontefice al sollievo del regno di Napoli, -con pubblicare una saggia costituzione di varii capitoli, già ordita -da papa Martino IV, che vien rapportata dal Rinaldi e dagli scrittori -napoletani, e fu data nel dì 17 di settembre dell'anno presente -in Tivoli. Dovea servir questa a levar di molte gravezze ed abusi -introdotti già da Federigo II, da Manfredi, e massimamente dal re Carlo -I. Ma i re susseguenti, con pretesto che fosse pregiudiziale ai loro -diritti, non permisero che avesse vigore. - -Del resto seguitò anche Onorio IV, come il suo predecessore, ad -aggravare di decime i beni ecclesiastici per le guerre (non so -come appellate sante) dei Franzesi contra degli Aragonesi. Mi sia -lecito l'accennar qui brevemente quella di Catalogna, perchè essa -ha connessione cogli affari della Sicilia. Già papa Martino IV avea -privato il re Pietro del regno di Aragona, Valenza e Catalogna, e -datane la investitura a _Carlo di Valois_, secondogenito di Filippo -l'Ardito re di Francia. Già s'era predicata la crociata per andare -alla conquista di quel regno, perchè pur troppo in questi miserabili -tempi si facea continuamente servire la religione all'umana politica -con disonore del nome cristiano. Lo stesso _re Filippo_ in persona -con _Filippo_ e _Carlo_ suoi figliuoli, con una formidabile armata -per terra e una potentissima flotta per mare[448], passò in Catalogna, -dove que' santi crociati commisero violenze e sacrilegii senza numero. -Prese la città di Roses, ed assediò, nel dì 28 di giugno, la città di -Girona, che fece una mirabil difesa. Il _re Pietro_, signore di gran -valore, con quelle poche compagnie di cavalleria che avea, fece di -grandi prodezze, infestando continuamente dì e notte l'esercito nemico. -Ma in una di queste scorrerie sopraffatto da' Franzesi, e ferito con -una lancia, sconosciuto venne condotto prigione. Male per lui, se, -presa la spada ad un di que' nobili nemici, non si fosse fatto largo: -con che, dato di sproni al cavallo, ebbe la fortuna di ridursi in -salvo. Fu presa in fine Girona a patti di buona guerra dai Franzesi. -Avea intanto _Ruggieri di Loria_ sottomessa la città di Taranto nel -dì 15 di luglio, quando gli arrivò ordine di passare a Barcellona. Vi -giunse egli nel dì 26 di settembre con trentasei galee, colle quali si -unirono dodici altre di Catalani. Sarpò dipoi l'ancore, e con questa -flotta l'animoso ammiraglio andò nel dì primo di ottobre ad assalir -la franzese, scemata molto di ciurme e di gente, benchè superiore -di numero. Parte di quelle galee fu presa, parte incendiata, non -senza strage di molti, e col guadagno di gran bottino. Ritolse egli -ancora Roses ai Franzesi; ed appresso, venendo un grosso vascello del -duca di Brabante, carico di viveri e di ricchezze, in soccorso de' -Franzesi, sotto la scorta di dodici galee, Ruggieri con bandiera di -Francia aggraffò tutti que' legni, il tesoro e la vettovaglie. Tutte -queste funeste nuove portate al campo franzese, lo riempierono di -terrore, perchè perduta era la speranza di ricevere in avvenire le -necessarie provvisioni per mare. Il re Filippo, o per la doglia, o per -l'aria s'infermò. Se vogliam credere a Bartolommeo da Neocastro[449] -e a Niccolò Speciale[450], la lunghezza dell'assedio di Girona, ed -una prodigiosa specie di tafani che feriva uomini e cavalli, aveano -fatto perire assaissime migliaia di soldati e d'animali: laonde per -necessità convenne sloggiare in somma fretta per ripassare i Pirenei e -tornarsene in Linguadoca. Ai passi delle montagne eccoti i Micheletti, -che recarono gran danno alle persone e robe de' fuggitivi e sconfitti -Franzesi. Il re Filippo, portato con gran disagio in una bara sino -a Perpignano, quivi nel dì 6 d'ottobre fece fine ai suoi giorni. -All'incontro ricuperata ch'ebbe il re Pietro Girona, anch'egli, o -per malattia, o per la ferita di cui parlammo, passò all'altra vita -nel dì 11 di novembre con atti di vera penitenza, e riconciliato -colla Chiesa. E tale fu il fine di quella strepitosa impresa, per cui -ebbe molto da piagnere la Catalogna, ma molto più senza paragone la -Francia. Vien essa descritta da Bartolommeo da Neocastro, da Giovanni -Villani e da altri, con diversità di circostanze, e colla giunta di -qualche favola, siccome tuttodì avviene in casi tali per la varietà -delle passioni e della parzialità, amplificando cadauno le prodezze e -diminuendo le disgrazie proprie. Ed ecco dove andarono a terminar le -scomuniche, le crociate e tanto sangue per detronizzar gli Aragonesi. -_Alfonso_ primogenito del re Pietro succedette al padre nell'Aragona; -l'infante _don Giacomo_, secondo il testamento del padre, nel regno di -Sicilia; ed essi tennero forte i loro Stati. Ma cotante disgrazie, e le -morti del papa e dei due re Filippo e Carlo dovrebbono ben servire di -documento alle corte nostre teste, per non entrare con tanta franchezza -ne' gabinetti di Dio, quasichè egli operi o abbia da operare a misura -dei nostri vani desiderii e del nostro mondano interesse. Sono ben -diversi i giudizii di lui da quei de' mortali; nè mai manca in quelli -sapienza e giustizia: mancano bensì queste, e sovente, nei nostri. - -Erano entrati in Como i Torriani, ed in quest'anno fecero guerra con -varia fortuna a Milano, impadronendosi di Castel Seprio e d'altri -luoghi, che da _Matteo Visconte_ e dal popolo milanese furono -ricuperati. Io non mi fermerò in questi minuti fatti. Le notizie d'essi -a noi sono state conservate dal Corio[451] e dal Calchi[452]. Benchè in -quest'anno ancora[453] si adoperassero più d'una volta gli ambasciatori -di Parma, Reggio, Bologna e Ferrara per quetare i torbidi di Modena; -pure nulla di bene se ne ricavò. Aveano Gherardino Rangone pel popolo -della città, e Manfredino da Sassuolo per gli usciti ridotto a buon -termine un trattato d'accomodamento; ma, per le esorbitanti pretensioni -de' Boschetti, tutto andò a terra. E quantunque essendo venuti a -Modena Guido e Matteo fratelli da Correggio, si facesse compromesso -in essi, e fossero dati gli ostaggi, e si venisse al laudo[454]; pure -i Boschetti non vollero accettarlo. Seguì poi una nuova battaglia -a Gorzano fra il popolo di questa città e i fuorusciti, in cui gli -ultimi rimasero sconfitti. Aveano, trovandosi in gravi angustie i -Pisani per la funestissima lor perdita dell'anno precedente, e veggendo -giù collegati e in armi tutti i Guelfi di Toscana, cioè Fiorentini, -Sanesi, Lucchesi ed altri popoli, giacchè tutti erano istigati dai -Genovesi[455], gente ansiosa, più che d'altro, della rovina di Pisa, -e che già avea in mente di schiantarla, e di ridurre quel popolo in -varii borghi: aveano, dissi, i Pisani spedito a Genova per ottener -pace. Ma quivi si trovarono orecchi sordi e cuori inflessibili. Si -rivolsero dunque ai Fiorentini, e segretamente trattarono concordia -con essi a condizione di governarsi in avvenire a parte guelfa, e di -cedere a' Fiorentini Ponte ad Era, con altri vantaggi. Acconsentirono -al partito i Fiorentini, perchè non amavano di veder troppo crescere -i Genovesi, e premeva loro di aver libero commercio a Porto Pisano. -Il _conte Ugolino_ de' Gherardeschi, guelfo di professione, che -avea menato il trattato, seppe profittarne per sè; imperciocchè nel -gennaio del presente anno, dopo aver cacciati di Pisa i Ghibellini, -ottenne d'essere fatto signore della città per dieci anni. I Genovesi -e Lucchesi, che niuna contezza aveano avuto di questo trattato, e -molto meno vi aveano prestato il loro assenso, sdegnati più che mai -seguitarono a far guerra a Pisa. Presero i Lucchesi parecchie lor -castella, e i Genovesi molte lor navi, con distruggere ancora le torri -di Porto Pisano e rovinare Livorno. Fu levato in quest'anno dal papa -l'interdetto posto alla città di Venezia[456], non per altro delitto -che per non aver voluto i Veneziani, secondo le lor leggi, lasciar far -gente ed armar legni ne' loro Stati in soccorso del re Carlo contra -del re Pietro. Motivo c'è di stupire oggidì, come per cagion sì fatta -venisse privata de' divini uffizii e gastigata quell'illustre e libera -città. Ma erano tali i costumi di questi tempi sconvolti, tali i frutti -della barbarie e della malizia, o piuttosto dell'ignoranza d'allora. - -NOTE: - -[441] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 94. Memorial. Potest. Regiens. - -[442] Richobaldus, in Pom., tom. 9 Rer. Ital. - -[443] Bartholom. de Neocastro, cap. 90, tom. 13 Rer. Ital. - -[444] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[445] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[446] Franciscus Pipin., Chron., tom. 9 Rer. Ital. Annales Colmar. - -[447] Bernardus Guid. Ptolom. Lucens., Hist. Eccl. et alii. - -[448] Bartholom. de Neocastro, cap. 91 et seq., tom. 13 Rer. Ital. -Giovanni Villani, lib. 7, cap. 101 et seq. - -[449] Bartholom. de Neocastro, cap. 91 et seq., tom. 13 Rer. Ital. - -[450] Nicolaus Specialis, Hist. Sicul., tom. 10 Rer. Ital. - -[451] Corio, Istor. di Milano. - -[452] Calchus, Hist. Mediolanens. - -[453] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital. - -[454] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[455] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Italic. Giovanni -Villani, lib. 7, cap. 97. - -[456] Raynald., in Annal. Eccl., num. 63. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXVI. Indiz. XIV. - - ONORIO IV papa 2. - RIDOLFO re de' Romani 14. - - -Dopo aver patita una fiera burrasca _Ruggieri di Loria_ nel suo -ritorno dalla Catalogna, per cui s'affondarono alcune delle sue -galee[457], arrivò coll'altre tutte maltrattate a Palermo nel dì 12 -di dicembre, e portò l'infausta nuova della morte del re don Pietro -ai Siciliani. Però si fecero i dovuti preparamenti per coronare re -di Sicilia l'infante _don Giacomo_ suo secondogenito. Intanto per li -mali portamenti de' Catalani, nel dì 19 di gennaio del presente anno -Taranto, Castrovillaro e Murano tornarono all'ubbidienza di _Carlo II_ -nuovo re, ma prigioniere, di Napoli. All'incontro i Catalani presero -il castello dell'Abbate, situato trenta miglia da Salerno, e vi misero -presidio. Nella festa della purificazion della Vergine, cioè nel dì 2 -di febbraio, seguì in Palermo la solenne coronazione in re di Sicilia -del suddetto infante don Giacomo; la qual nuova, portata a Roma, diede -ansa a _papa Onorio_, che già avea fulminata, prima di saperlo, la -scomunica contra d'esso infante e della _regina Costanza_ sua madre, -di rinnovar nell'Ascensione del Signore le suddette censure contra di -loro, e di citare a Roma i vescovi di Cefalù e di Neocastro, che aveano -coronato il principe, suddetto; ed anch'essi poi furono scomunicati -per la loro disubbidienza. Abbiamo dagli Annali Ecclesiastici[458] -che in quest'anno, avendo fatta istanza _Ridolfo re_ de' Romani al -pontefice Onorio di venir a Roma a prendere la corona dell'imperio, il -papa gradì questa sua intenzione, e con sue lettere scritte in Roma nel -dì ultimo di maggio gli prescrisse il giorno della Purificazion della -Vergine dell'anno seguente per così gran funzione. Perchè egli mai non -venisse non è ben noto. Scrivono alcuni che non si fidò d'allontanarsi -dalla Germania per sospetto che v'insorgessero dei torbidi. Altri -che il ritenne la poca fede ch'egli aveva negli Italiani, con dire -la favoletta della volpe d'Esopo, che, invitata dal lione, ricusò -d'andarvi, perchè vedea le pedate d'altri molti animali che erano -entrati nel dì lui covile, ma niuna di chi ne fosse uscito. Potrebbono -essere tutte immaginazioni degli scrittori susseguenti, giacchè non -abbiamo storia d'alcun suo contemporaneo ben informato degli affari -della sua corte. Quel che è certo, egli inviò nell'anno presente[459] -per suo vicario in Italia Prinzivalle del Fiesco de' conti di Lavagna, -e ciò con consentimento di papa Onorio, giacchè erano ridotte le cose -a tal segno, che nel governo del regno di Italia conveniva dipender -dal beneplacito de' romani pontefici. Andò Prinzivalle in Toscana, e -richiese i Fiorentini, Sanesi ed altri popoli di quelle contrade di -fare i comandamenti del re Ridolfo. Ma queglino, da gran tempo avvezzi -a non udir di queste chiamate, niuna ubbidienza gli vollero prestare, -perchè ito colà senza forza d'armati. Li condannò ben egli, siccome -disubbidienti, a gravissime pene pecuniarie; il che mosse ognuno a -riso, di modo che, veggendosi sprezzato, prese il partito migliore -di ritornarsene in Germania per non perdere affatto il credito suo -e del padrone. Scrisse il Sigonio[460], allegando l'autorità del -Biondo, del Platina, del Crantzio e del Cuspiniano, che Ridolfo per -pochi danari andò vendendo la libertà alle città della Toscana. Ma non -sono bastanti i citati scrittori ad assicurarci di tal fatto; nè vien -prodotto diploma alcuno, da cui possa apparire e la qualità e la verità -di sì fatto supposto. Tolomeo da Lucca scrive che Prinzivalle per -la sua povertà fu quegli che fu costretto a vendere la giurisdizione -dell'imperio; nè ciò dice del re Ridolfo. Quanto a me, dubito forte se -il Sigonio scrivesse egli quelle cose, sapendo che alla sua Storia dopo -sua morte furono fatte delle giunte; e tali appunto sembrano gli ultimi -pezzi della opera sua. - -_Ruggieri di Loria_ nel marzo di questo anno con otto galee andò a -dare il guasto alla riviera di Provenza[461]; e nel mese di giugno -Bernardo da Sarriano cavalier siciliano con dodici altre galee espugnò -e prese la città ed isola di Capri, e poscia quella di Procida, dove -lasciò guarnigione. Questi parimente arrivato ad Astura, cioè a quel -castello dove fu preso il re Corradino, per forza se ne impadronì. -Quivi, trafitto da una lancia, morì il figliuolo di quel Jacopo, -ossia Giovanni de' Frangipani, signore della terra, che consegnò -esso Corradino al re Carlo I. Altri vi furono morti, e il luogo per -la maggior parte consunto dalle fiamme. L'industria e i danari ben -adoperati da _Ottone Visconte_ arcivescovo e signor di Milano[462] -guadagnarono di maniera il comune di Como, che si venne ad una pace -nel mese d'aprile, in cui furono bensì restituiti ai Torriani i loro -allodiali, ma con obbligo di ritirarsi dal Milanese e Comasco, e di -andare a' confini in Ravenna. Non osservarono essi dipoi questa dura -legge, e passarono a dimorare col patriarca _Raimondo_ in Aquileia. -Intanto non cessavano mai i Parmigiani[463], siccome veri amici de' -Modenesi, di procurar la pace fra le due guerreggianti fazioni de' -Savignani usciti, e de' Boschetti e Rangoni dominanti; e ciò anche per -bene della parte guelfa. Più e più ambasciatori inviarono per questo -a Modena; vi spedì anche i suoi ogni altra città guelfa di Lombardia; -ma sempre s'incontravano durezze ne' Boschetti. Per ultimo fece lor -sapere il comune di Parma, che esso si dichiarerebbe in favore degli -usciti, se persistevano a rigettar la forma della pace, già stabilita -da Guido e Matteo da Correggio; e infatti, avendo mandato in loro aiuto -un corpo di gente, fece ritirare il popolo di Modena dall'assedio di -Livizzano. Finalmente si arrenderono gli ostinati alle minaccie e al -buon volere de' Parmigiani, e nel mese di giugno fu segnata la pace fra -loro. Secondo la Cronica di Reggio[464], quei da Savignano e i Grassoni -coi loro aderenti rientrarono in Modena, e furono dirupate alcune -castella in vigor d'essa pace. All'incontro nella città di Reggio -si accese discordia per l'uccisione di Guido e Bonifazio della nobil -casa da Canossa; e perchè Bonifazio Baiardo con altri di Bismantova e -varii banditi prese e spogliò il nobil monistero di San Prospero de' -Benedettini presso a Reggio, colà ancora, per metter pace, i buoni -Parmigiani spedirono più ambascerie, ma senza ricavar frutto dai loro -caritativi uffizii. Per attestato di Tolomeo da Lucca[465], di Giovanni -Villani[466] e di santo Antonino[467], in quest'anno papa Onorio IV -assodò l'ordine de' Carmelitani, _qui prius in concilio lugdunensi -remanserat in suspenso_. Di più ordinò che quei frati andassero vestiti -solamente di bianco, perchè portavano prima le lor cappe fatte a liste -larghe o doghe di due colori, bianco e bigio; il qual abito pareva -ridicolo ed indecente. Dicevano ben essi che quello era l'abito di -Elia profeta; ma santo Antonino risponde che di ciò non si truova -vestigio nella sacra Scrittura, nè in iscrittura alcuna autentica, -e che essi religiosi ebbero il loro principio in Soria, dappoichè i -Franchi riacquistarono Gerusalemme, e che i Saraceni li scacciarono -di poi dal monte Carmelo, dal quale _Carmelitae dicuntur, non quod -ab Helia habuerint initium_: il che è confermato da scrittori ancora -più antichi. Avendo _Guglielmo_ degli Ubertini vescovo d'Arezzo fatto -ribellare a' Sanesi[468] nell'anno addietro il Poggio a Santa Cecilia, -luogo d'importanza, si commosse tutta la parte guelfa per questo, -e cadauna città mandò la taglia di sua gente in aiuto de' Sanesi, i -quali per lo spazio di cinque mesi tennero l'assedio a quel castello, e -finalmente nel dì quinto di quest'anno lo ricuperarono, con poi rasarlo -da' fondamenti. _Bonifazio_ arcivescovo di Ravenna[469] nel dì 8 di -luglio tenne in Forlì un concilio provinciale, al quale intervennero -i vescovi o i deputati di tutta la provincia, e vi furono pubblicati -alcuni canoni. Fu poi spedito questo prelato in Francia dal pontefice -Onorio per maneggiare una tregua tra _Filippo_ il Bello re di Francia -e gli Aragonesi, e insieme per trattare della libertà di _Carlo II re_ -di Sicilia ossia di Napoli. - -NOTE: - -[457] Barthol. de Neocastro, cap. 101, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus -Specialis, lib. 2, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital. - -[458] Raynald., in Annal, Eccles. - -[459] Giovanni Villani, lib. 7, cap. III. - -[460] Sigonius, de Regno Ital., lib. 20. - -[461] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 102 et seq., tom. 13 Rer. Ital. - -[462] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 323. Corio, Istor. di Milano. - -[463] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., -tom. 11 Rer. Ital. - -[464] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[465] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., lib. 24, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital. - -[466] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 8. - -[467] S. Antonin., P. III, tit. 20, cap. 5. Raynald., Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXVII. Indiz. XV. - - ONORIO IV papa 3 - RIDOLFO re de' Romani 15. - - -Erasi mosso _Odoardo re_ d'Inghilterra, e venuto in Guascogna, ed -anche in Catalogna, per trattar della liberazione del suddetto re -di Napoli, ossia di Sicilia, ed avea già ridotto a buon termine il -negoziato[470]: con che la Sicilia e Reggio di Calabria restassero -a _Giacomo re_ di Sicilia, e che i Franzesi rinunziassero alle -pretensioni sopra l'Aragona. Informato di questo papa Onorio, con suo -Breve dato in Roma nel dì 4 di marzo, riprovò ed annullò esso accordo. -Questa fu delle ultime azioni, non so se lodevoli, d'esso pontefice; -imperocchè, infermatosi in Roma nel giovedì santo, giorno 3 di aprile, -passò a miglior vita[471], con avere anch'egli fatto il possibile per -arricchire ed ingrandire i suoi. Vacò dipoi lungo tempo la santa Sede -a cagion della discordia de' cardinali, alcuni de' quali la pagarono -caro, perchè dall'aria romana furono balzati all'altro mondo. Tramarono -in quest'anno due frati in Sicilia la ribellione della piccola città -di Augusta, ossia Agosta, credendosi di guadagnare gran ricompensa dal -papa e dal governo di Napoli, e fors'anche il paradiso con sì bella -impresa. Furono a Roma[472], e non fu fatto caso del loro progetto. -Andarono a Napoli, e _Roberto conte_ di Artois, balio del regno, -non si lasciò scappare la congiuntura. Fece egli muovere da Brindisi -quaranta galee piene di combattenti, e queste, nel dì primo di maggio, -presentatesi ad Augusta, senza fatica presero il possesso della terra -e del castello. Le galee, scaricati ch'ebbero gli armati, voltarono le -prore alla volta di Sorrento. A questa nuova il _re Giacomo_ ordinò -tosto all'ammiraglio _Ruggieri di Loria_, che fortunatamente era -tornato dalla Catalogna a Messina, d'allestire quanti legni potea. -Con questi esso re navigò a Catania, in tempo appunto che anche -quella città correva pericolo di cadere in mano dei nemici. Poscia -si portò all'assedio di Augusta, e tanto la tenne stretta e flagellò -colle macchine, che per mancanza di viveri e d'acqua, nel dì 23 di -giugno la costrinse alla resa, salva la vita de' cittadini, che furono -dispersi per le castella della Sicilia. Intanto il valente Ruggieri -di Loria, sapendo che si faceva un gran preparamento contro le terre -di Sicilia, uscì colla sua flotta in traccia de' nemici. Li trovò a -Castellamare, oppure a Napoli. La loro armata marittima consisteva -in ottantaquattro fra galee e galeazze, senza contar altre navi e -barche da trasporto e per la vettovaglia, e però superiore di gran -lunga alla siciliana. Tuttavia mandò Ruggieri la sfida pel dì 25 di -giugno all'ammiraglio nemico[473]; laonde per questo, o per gli scherni -lor fatti dalle ciurme siciliane, si disposero tutti i baroni alla -naval battaglia, animati spezialmente dalle grandi indulgenze che il -_cardinal Gherardo_ legato apostolico profuse in questa congiuntura. -Con incredibil valore fu combattuto dall'una e dall'altra parte; ma in -fine restarono superiori i Siciliani con prendere quarantaquattro tra -galee e galeazze, e gran copia di baroni, fra i quali _Filippo_ figlio -del conte di Fiandra, _Raimondo del Balzo_ conte d'Avellino, e i conti -di Brenna, Monopello, Aquila, Joinvilla, e _Guido conte_ di Monforte, -i quali con altri nobili e circa cinque mila prigioni furono mandati -a Messina, ed accolti con immenso giubilo e plauso da quel popolo. Il -vittorioso Ruggieri si lasciò vedere dipoi davanti a Napoli; e se non -era prevenuto dal conte d'Artois e dal legato pontificio, che tennero -in dovere il popolo napoletano, questo già inclinava alla rivolta. -Si riscattarono poi con danaro tutti que' baroni, a riserva del conte -Guido di Monforte, che morì allora nelle prigioni, e meritava di morir -peggio tanto prima. Attribuisce Giovanni Villani con altri la colpa di -sì gran rotta ad Arrighino de' Mari ammiraglio, che colle sue galee -genovesi abbandonò la mischia. Per questo fortunato colpo crebbe di -molto la riputazion del re Giacomo, de' Siciliani e degli Aragonesi, e -calò non poco quella del conte d'Artois e del re Carlo II. - -Attese in questi tempi _Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano -ad esaltare la propria casa[474], coll'avere ottenuto che _Matteo -Visconte_, appellato poscia il Magno, ossia il Grande, suo nipote, -fosse dichiarato capitano del popolo di Milano. Ebbe questi da una -figliuola di Scazzino Borri, sua moglie, cinque figli maschi, cioè -_Galeazzo, Marco, Giovanni_, che fu poi arcivescovo di Milano, -_Luchino_ e _Stefano_. Forte era di corpo, ma maggiormente d'animo; -in accortezza e prudenza niuno gli andava innanzi; e lo studio suo -principale consisteva in guadagnarsi il cuore sì della nobiltà che -del basso popolo. Tendeva egli per questa via a quell'altezza a cui -il vedremo giunto a suo tempo. Tenne ancora l'arcivescovo Ottone nel -settembre un concilio provinciale, i cui atti furono da me già dati -alla luce[475]. Peggiorarono in questo anno gli affari di Reggio e -di Modena per la matta discordia dei cittadini. Nel dì 10 d'aprile -la parte detta di Sopra di Reggio[476] scacciò dalla città la parte -di Sotto, cioè i nobili di Fogliano e da Canossa coi loro aderenti. -Accorsero i Parmigiani[477] per medicar queste piaghe; ma gl'infermi -rigettarono il medico. Per sospetto che anche i Modenesi si levassero -a rumore, vennero gli ambasciatori di Parma e di Bologna coi loro -podestà a Modena, e nel dì 19 del suddetto mese, nel palazzo pubblico, -dove intervenne tutto il clero secolare e regolare, col braccio di san -Gemignano, con doppieri accesi e colle croci e turiboli, si confermò -la pace fra i cittadini. Ma che? Si coprivano, non si estinguevano gli -odii in quegl'infelici tempi. Però i Savignani colla parte ghibellina -de' Grasolfi, e con Tommasino signore di Sassuolo andarono formando -una mina, che scoppiò nel dì cinque di settembre. La Cronica di -Reggio mette il dì sei. Fatta una gran raunata di banditi da Modena -e Bologna, e di molta gente assoldata in Mantova e Verona, e di -molti Tedeschi inviati dal conte del Tirolo[478], si presentarono -alla porta bazovara di Modena, per entrarvi. Corse gente; e perchè -non si potè aprire quella porta in tutto, fu difesa. Intanto, data -campana a martello, ognuno colle armi volò contra dei mal venuti, -con ucciderne e prenderne non pochi. Il resto si ritirò a Sassuolo. -Corsero i Reggiani guelfi in aiuto di Modena, i Reggiani ghibellini -in soccorso de' fuorusciti. Anche cento uomini d'armi a tre cavalli -per uno furono spediti da Parma a Modena. Giunta dipoi una falsa voce -a Sassuolo, che venivano colà tutte le milizie di Bologna, Parma, -Cremona, e di tutta la parte della Chiesa, Tommasino da Sassuolo, che -principalmente avea maneggiato il suddetto trattato, con tutti quei -banditi se ne fuggì: il che riferito al popolo di Modena, gli servì di -stimolo per andare a Sassuolo, e ridurre col fuoco un monte di pietre -quella terra. Bernardino da Polenta, che era allora podestà di Modena, -fece prendere molti nobili e potenti della città, ed uno de' Lamberti -da Ferrara, incolpati di avere tenuta mano in quella trama, e ne fece -impiccare trentadue: cosa riputata da tutte per un'orrida crudeltà e -pazzia. Tante premure de' Parmigiani, ed anche de' Bolognesi, i quali -parimente aveano spedita gente in tal congiuntura a Modena, nascevano -dal timore che questa città si gittasse nel partito dei Ghibellini: -essendo fuor di dubbio che _Pinamonte Bonacossi_ signore di Mantova, -e _Alberto dalla Scala_ signor di Verona fomentavano ed aiutavano gli -usciti ghibellini di Modena. Anzi palesemente nel mese di luglio di -questo anno furono in aiuto de' fuorusciti di Reggio, i quali s'erano -già messi in possesso di molte castella del Reggiano, e faceano gran -guerra alla città. Andò il popolo di Reggio con cento cavalieri venuti -da Modena ad assediare la rocca di Tumberga, dove stavano alcuni de' -Fogliani e Canossi. Mossesi allora Alberto dalla Scala con tutta la -cavalleria di Verona e con due figliuoli di Pinamonte, e gran quantità -di cavalieri mantovani, e venne per liberar quella rocca dall'assedio; -prese anche il castello di Santo Stefano, situato due miglia lungi da -Sassuolo. Trattarono gli ambasciatori di Bologna un accordo per essa -rocca, ed ebbe fine quel rumore, ma non già la nemicizia e guerra -fra quelle fazioni, contuttochè fosse fatto compromesso nel comune -di Bologna, e proferito il laudo, che non ebbe effetto alcuno. Fu -anche nell'anno presente novità in Toscana. Imperocchè nel mese di -giugno[479] i Bostoli e Tarlato di Pietramala, e tutti i grandi di -Arezzo ghibellini, fatto concerto col vescovo e con altri vicini di lor -fazione, oppressero all'improvviso la parte guelfa, e la spinsero fuori -della città, con dichiarare poscia signore il vescovo suddetto degli -Ubertini, gran ghibellino. Per questo insorse guerra fra i Fiorentini -ed Aretini. Venne anche ad Arezzo Prinzivalle dal Fiesco, vicario -del re Ridolfo, con alcune poche squadre di Tedeschi, e colà trassero -tutti i Ghibellini di Toscana. Durando tuttavia la guerra fra Genova -e Pisa[480], mandarono i Genovesi alquante loro galee ad infestar -Porto Pisano. A queste riuscì di rompere la catena e di entrarvi, con -bruciar ivi alcuni legni e varie macchine da guerra: il che fatto, -se ne tornarono come trionfanti a Genova. Ebbero anche i Pisani una -spelazzata dai Lucchesi a Buisi[481], essendo restati prigioni molti -nobili di quella città, e fra gli altri Baldino degli Ubaldini, nipote -dell'arcivescovo di Pisa. Se pure in questi tempi è da fidarsi della -cronologia degli Annali di Forlì[482], era seguita una lega fra i -comuni di Forlì e di Faenza a propria difesa contra del conte della -Romagna. Malatesta potente cittadino di Rimini quegli fu che maneggiò -questa unione, pacificando fra loro le famiglie potenti di quella -città. Ma mentre egli nel dì 14 di giugno con settanta uomini a cavallo -da Forlì passava a Rimini, cadde in un'imboscata, tesagli dal conte -suddetto della Romagna, e furono morti o presi alcuni de' suoi, fra i -quali Giovanni Malatesta suo parente. S'interposero poi varii pacieri, -e ne seguì una concordia, per cui le città di Rimini, Forlì e Faenza -fecero un deposito di quattro mila fiorini d'oro per cadauna, affine -di liberar l'imprigionato Giovanni; e il conte della Romagna sospese -tutti i processi e bandi fatti contra di quelle città, finchè il romano -pontefice vi consentisse. - -NOTE: - -[468] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 7, cap. -109. - -[469] Rubeus, Hist. Ravenn. Ughell., Ital. Sacr., tom. 2. - -[470] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[471] Franciscus Pipin., Chron., tom. 9 Rer. Ital. - -[472] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 110, tom. 13 Rer. Ital. - -[473] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 116. - -[474] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 324. - -[475] Tom. 8 Rer. Ital. - -[476] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[477] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[478] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[479] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 114. - -[480] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[481] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[482] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXVIII. Indiz. I. - - NICCOLÒ IV papa 1. - RIDOLFO re de' Romani 16. - - -Il trovarsi chiusi i cardinali per sì lungo tempo nel palazzo del -papa Onorio IV a Santa Sabina, senza potersi accordare nell'elezione -di un nuovo pontefice, cagion fu che vi morirono sei di essi, e gli -altri spaventati si ritirarono alle case loro[483]. Il _cardinal -Girolamo_ nativo d'Ascoli, già ministro generale de' frati minori, ed -allora vescovo di Palestrina, stando solo fermo nel conclave, si seppe -difendere dai cattivi influssi dell'aria con far fuoco tutta la state -nella sua camera. Ora avvenne che raunati i cardinali restanti nella -festa della cattedra di san Pietro, cioè nel dì 22 di febbraio[484] -(e non già nel dì 15 d'esso mese, come taluno ha scritto), concorsero -tutti ad una voce ad eleggere il suddetto cardinal Girolamo, il quale -fu il primo de' frati minori che giugnesse al pontificato, e prese il -nome di _Niccolò IV_ per gratitudine al suo promotore Niccolò III. Da -Roma passò egli a Rieti, e quivi sino all'anno venturo tenne la sua -residenza. Una delle sue prime occupazioni fu di citare con discrete -esortazioni e minaccie _Giacomo re_ di Sicilia[485], e di procurar -in tutte le forme la liberazione di _Carlo II_ re di Napoli, che era -prigione in Catalogna. Fece dipoi nella Pentecoste una promozion di -varii cardinali. Sì efficacemente si adoperò in quest'anno _Odoardo -re_ d'Inghilterra, che in Oleron di Bearn fu conchiusa la liberazione -di esso Carlo II re di Sicilia, ch'io mi farò lecito di chiamare -re di Napoli per minor confusione della storia. Era questo principe -stanco di vedersi ristretto in una fortezza, e però acconsentì alle -condizioni che furono stabilite da _Alfonso re_ d'Aragona, e dal re -d'Inghilterra mediatore. E lasciovvisi indurre anche Alfonso, perchè -i Franzesi faceano di grandi minaccie contra de' suoi Stati. Le -condizioni furono[486]: Che Carlo desse per ostaggi al re d'Aragona -tre suoi figliuoli, cioè _Luigi_ suo secondogenito, che fu poi santo -vescovo, _Roberto_ terzogenito, che fu poi re di Napoli, e _Giovanni_ -ottavogenito, che portò poi il titolo di principe della Morea, e -sessanta nobili provenzali; che pagasse trenta mila marche d'argento; -che procurasse da _Carlo di Valois_ la rinunzia di sue pretensioni alla -corona aragonese; che lasciasse la Sicilia al _re Giacomo_ fratello -d'esso Alfonso, con altre ch'io tralascio. E, non potendo eseguir le -condizioni suddette nel termine d'un anno, dovesse Carlo ritornare in -prigione. Spedita a Rieti questa capitolazione, fu disapprovata; e però -convenne modificarla, lasciando andar il punto riguardante la Sicilia. -Fu dunque Carlo nel mese di novembre messo in libertà, ed allora egli -assunse il titolo di re di Sicilia, e venne alla corte di Parigi per -trattar dell'esecuzione di sue promesse. - -S'erano rinforzati di molto gli Aretini col concorso di sì gran -copia di Ghibellini non solo della Toscana, ma anche della Romagna, -del ducato di Spoleti e della marca d'Ancona: il che dava molto da -pensare ai Guelfi di Toscana. Perciò i Fiorentini, siccome caporioni -della parte guelfa, determinarono di uscire in campagna contra di -Arezzo[487]; e messe insieme le lor forze, chiamate ancora le amistà -di Lucca, Pistoia, Prato, Volterra e d'altre terre, con un'armata di -due mila e secento cavalieri e di dodici mila pedoni fecero oste nel -distretto d'Arezzo, con prendere le castella di Leona, Castiglione -degli Ubertini, e quarant'altri luoghi. Posersi dipoi all'assedio di -Laterina; e colà giunsero ancora i Sanesi con quattrocento cavalli e -tre mila fanti. Si rendè Laterina; un gran guasto fu dato al paese, e -nella festa di san Giovanni Batista, arrivato l'esercito fiorentino -alle porte di Arezzo, quivi fece correre il pallio, come s'usa in -Firenze quel dì, per far onta agli Aretini; e poi se ne tornarono a -riposare a Firenze. Non vollero i Sanesi accompagnarsi con loro, ma -baldanzosamente s'avviarono a casa per la loro via; ma i caporali -aretini, sentendo ciò, misero in agguato trecento uomini d'armi e -due mila pedoni al valico della Pieve al Toppo. Colà giunti i Sanesi -sprovveduti e senza ordine, furono facilmente sconfitti, e vi restarono -tra morti e prigioni più di trecento de' migliori cittadini di Siena e -gentiluomini di Maremma[488], fra' quali è da notare Ranuccio di Pepo -Farnese, che era capitano di taglia della parte di Toscana. Questo -avvenimento non poco aumentò la baldanza degli Aretini, e sbigottì non -poco i Guelfi di Toscana. - -Fecesi anche in Pisa gran novità. Avea il conte Ugolino de' -Gherardeschi col mezzo di varie doppiezze ed iniquità occupato il -dominio di quella città; s'era guadagnata l'amicizia de' Fiorentini -e Lucchesi con rendere loro alcune castella del comune, e andava poi -attraversando la pace co' Genovesi, desiderata da molti per riavere i -lor prigioni. Trovavasi allora Pisa divisa in molte fazioni; quella -dell'arcivescovo _Ruggieri_ degli Ubaldini era la più forte, ed -egli appunto nudriva un odio intenso contra del conte, fra le altre -cagioni, perchè gli avea bestialmente ucciso un nipote. Ordinò dunque -il prelato una congiura, che ebbe il suo effetto nel dì 11 del mese di -luglio[489]; perchè, alzatosi a rumore il popolo con assai dei nobili, -espugnò il palazzo, dove fece difesa, finchè potè, il conte Ugolino, -ma in fine venne in mano degl'infuriati nemici. Fu egli cacciato nel -fondo di una torre con due suoi piccioli figli e tre nipoti, figliuoli -del figliuolo, e quivi chiuso, con essersi poi gittate le chiavi in -Arno, per lasciarli morire ivi tutti di fame. Questa orrida scena si -vede mirabilmente descritta da Dante nel suo Inferno; e quantunque -alla malvagità del conte Ugolino stesse bene ogni gastigo, pure gran -biasimo di crudeltà incorsero dappertutto i Pisani per la morte di -quegl'innocenti fanciulli. Con ciò Pisa tornò a parte ghibellina, e -ne furono cacciati tutti i parenti ed aderenti del conte, e con loro i -Guelfi, capo de' quali essendo il giudice di Gallura Nino de' Visconti, -questi, unito coi Lucchesi, occupò il castello d'Asciano, tre miglia -vicino a Pisa. Abbiamo dagli Annali di Genova che in questo anno i -comuni di Genova, Milano, Pavia, Cremona, Piacenza e Brescia fecero -una lega contra di _Guglielmo marchese_ di Monferrato. La Cronica -d'Asti[490] ci assicura che gli Astigiani entrarono anche essi in -questa alleanza. Crescendo ogni dì più le animosità e gli odii fra i -cittadini di Modena e di Reggio[491] e i loro fuorusciti, i Reggiani, -assistiti da cento cavalieri di Modena, si portarono all'assedio di -Monte Calvoli; ma dopo due giorni nel dì 15 di giugno furono assaliti -con tal bravura dagli usciti di Reggio, ragunati prima a Mozzadella, -che della lor brigata moltissimi vi perirono, e molti più de' migliori -cittadini di Reggio vi rimasero prigioni: il resto si salvò col favor -delle gambe. Questa ed altre perdite fatte dal popolo di Reggio, e -il veder massimamente assistiti i loro usciti dai signori di Mantova -e di Verona, gli indusse a cercar la pace. Fatto dunque compromesso -nel comune di Parma, seguì nell'ottobre l'accordo, ma ne restarono -esclusi quei da Sesso e gli altri Ghibellini. Matteo da Correggio fu -allora creato podestà di Reggio[492]. Nel dì 28 dello stesso ottobre, i -signori di Savignano cogli altri sbanditi di Modena, e con cinquecento -cavalli, entrarono in Savignano, e si diedero a rifabbricarlo e -fortificarlo in fretta. Accorse ben presto colà il popolo di Modena; -ma, conosciuta l'impossibilità di scacciarli, dopo aver alzata una -specie di fortezza in vicinanza di quel luogo, se ne tornarono a casa. - -E allora fu che i Modenesi, oramai scorgendo la pazzia, e gli immensi -danni e le continue inquietudini prodotte dalla discordia e fazioni, -presero il sano consiglio di ottener la quiete, con darsi ad _Obizzo -marchese_ d'Este e signor di Ferrara. Però nel dì 15 di dicembre[493] -spedirono il loro vescovo, cioè _Filippo dei Boschetti_, Lanfranco -de' Rangoni, Guido de' Guidoni con altri ambasciatori a Ferrara, dove -presentarono al marchese le chiavi della città, e la elezione di lui -fatta in signore perpetuo di Modena. Mandò egli il conte Anello suo -cognato con cento cinquanta cavalieri a prenderne il possesso, con -promessa di venir egli in persona fra pochi giorni. In questi tempi -Armanno de' Monaldeschi da Orvieto fu mandato da papa _Niccolò IV_ per -conte della Romagna[494], e nel dì 7 di maggio entrò nel governo di -quella provincia, e tenne un parlamento generale nella città di Forlì. -Fu cacciato nello stesso mese fuor di Rimini Malatesta da Verucchio, -che andò tosto a trovar esso conte. Ma da li a qualche tempo, avendo -Giovanni soprannominato Zotto, cioè Zoppo, figliuolo del medesimo -Malatesta, occupato il Poggio di Monte Sant'Arcangelo del distretto -di Rimini, corsero ad assediarlo i Riminesi: laonde il conte Armanno -fece proclamare un general esercito di tutta la Romagna, e andò a quel -castello, per quanto pare, in aiuto del Malatesta. Anche Malatestino, -altro figliuolo del suddetto Malatesta, s'impadronì del castello di -Monte Scutolo, che fu poi assediato e ricuperato dai Riminesi[495], non -ostante che il conte Armanno minacciasse di soccorrerlo, con restarvi -prigione esso Malatestino e tutti i suoi. - -NOTE: - -[483] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bern. Guid. -Giovanni Villani. - -[484] Papebrochius Propyl. ad Act. Sanct. Memorial. Potest. Regiens., -tom. 8 Rer. Ital. - -[485] Raynald., Annal. Eccl. - -[486] Rymer, Acta publ. Angl. - -[487] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 119. - -[488] Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital. - -[489] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10. - -[490] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[491] Memoriale Potest. Regiens. - -[492] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Italic. - -[493] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[494] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCLXXXIX. Indiz. II. - - NICCOLÒ IV papa 2. - RIDOLFO re de' Romani 17. - - -Fu accolto con dimostrazioni grandi d'onore e d'amore _Carlo II_ re -di Napoli, appellato _Zoppo_, oppure _Sciancato_ (perchè difettoso in -un'anca o gamba), già liberato dalle carceri di Catalogna, da _Filippo -il Bello_, re di Francia, e dagli altri principi della casa reale. Ma -quando si venne a far premura perchè _Carlo di Valois_, fratello d'esso -Filippo, rinunziasse al privilegio dell'Aragona, a lui conceduto dal -papa, non si trovò mai conclusione alcuna. Carlo di Valois, che non -possedeva Stati, mirava quel boccone, benchè difficile a prendersi, -con troppa avidità. Però il re Carlo, perduta la speranza di ottener lo -intento, sen venne in Italia. Nel dì 2 di maggio arrivò a Firenze[496]. -Onor grande e grandi regali gli furono fatti dai Fiorentini. Passò -dipoi a Rieti, dove era la corte pontificia, e dal pontefice _Niccolò -IV_ e da' suoi cardinali onorevolmente ricevuto; poi nella festa della -Pentecoste, cioè nel dì 29 di maggio, e non già in Roma, come scrive -Giovanni Villani, ma nella stessa città di Rieti, come ha l'autore -della Cronica di Reggio[497], che vi era presente, fu solennemente -coronato colla _regina Maria_ sua moglie dal papa in re della Sicilia, -Puglia e Gerusalemme, ed investito di quanto avea posseduto il re Carlo -I suo padre, per cui anch'egli fece l'omaggio e il dovuto giuramento -alla Chiesa romana[498]. In suo favore ancora cassò il pontefice tutti -i patti e le convenzioni da lui fatte con _Alfonso re_ di Aragona, -per uscire di carcere: con cattivo esempio ai posteri di non fidarsi -più di simili atti; al che poi non badò _Carlo V_ imperadore nella -liberazione di _Francesco I_ re di Francia. Dopo di che, ben regalato -dal papa esso Carlo II si trasferì a Napoli, dove fu con indicibil -festa accolto, perchè principe di buon cuore, clemente e liberale, -e non erede del genio rigido e superbo del padre. Da lì innanzi egli -attese a riformar gli abusi, e a ben regolare il nuovo suo governo, e -insieme a difendersi da _Giacomo re_ di Sicilia, il quale, veggendosi -escluso dalla capitolazione fatta dal re _Alfonso_ suo fratello, -cominciò a far guerra al re Carlo. Venuto dunque a Reggio in Calabria, -nel dì 15 di maggio, colla sua armata navale, comandata da _Ruggieri -di Loria_, prese varie terre di quella provincia; ma, accorso il conte -d'Artois colle sue genti, mise freno alle conquiste de' Siciliani ed -Aragonesi, minutamente descritte da Bartolommeo da Neocastro[499]. -Scrive Giovanni Villani[500] che esso conte assediò Catanzaro, e -sconfisse il soccorso inviato da Ruggieri di Loria, con far prigioni -ducento cavalieri Catalani. Imbarcatosi di nuovo il re Giacomo, visitò -la Scalea, il castello dell'Abbate, e le isole di Capri, Procida ed -Ischia, che ubbidivano alla sua corona; e perciocchè da alcuni della -città di Gaeta gli era stata data speranza che, s'egli fosse venuto, -gli avrebbono aperte le porte, fece vela colà, e andò ad accamparsi -sotto la città[501]. Ma, o s'erano cangiati gli animi de' Gaetani, -oppure mancò lor la maniera di compiere quanto aveano promesso. -Ostinossi allora il re Giacomo a voler colla forza ciò che non potea -conseguir per amore; e vigorosamente assediò e cominciò a tormentar la -città, dove trovò una gagliarda difesa fatta dal conte d'Avellino e da -que' cittadini. Peggio gli avvenne fra pochi giorni; perciocchè il re -Carlo e il conte d'Artois con immenso esercito raccolto dalla Puglia e -dagli Stati della Chiesa, e coi Saraceni di Nocera, venne ad assediare -lo stesso assediator di Gaeta. Erano crocesignati tutti i combattenti -cristiani di quell'esercito, e guadagnavano di grandi indulgenze; -giacchè, siccome abbiam più volte accennato, secondo la condizion -delle cose umane, molte delle quali nate con lodevoli principii, vanno -col tempo degenerando, un pezzo era che le crociate, istituite contro -i nemici del nome cristiano, facilmente si bandivano contra degli -stessi cristiani e cattolici, e per interessi temporali; e a questo -bel mestiere concorrevano fin le donne, per acquistarsi del merito in -paradiso. Stettero un pezzo le due armate a vista, senza che potessero -i Siciliani espugnar quella città, ed il re Carlo forzare a battaglia -i Siciliani per cagion della situazione e de' buoni trincieramenti, -e tanto più perchè non avea flotta in mare. A lungo andar nondimeno -pareva che sarebbe restato al di sotto il re Giacomo, se il re -d'Inghilterra e il re di Aragona, intesa questa pericolosa briga, -non avessero spedito in tutta fretta i lor messi al papa, pregandolo -d'interporsi unitamente con loro per un accordo. Inviò il pontefice con -essi un cardinale legato, e tutti poi così felicemente maneggiarono -l'affare, che si conchiuse fra i due re litiganti una tregua di due -anni, esclusa nondimeno la Calabria. Fu il primo a ritirarsi il re -Carlo; da lì a due giorni s'imbarcò parimente il re Giacomo, e nel dì -30 d'agosto arrivò a Messina. Tanto dispiacque al conte d'Artois e agli -altri baroni franzesi la tregua suddetta, che, dopo aver biasimato -forte il re Carlo, se ne tornarono sdegnati in Francia. Il Rinaldi -negli Annali Ecclesiastici mette questo fatto sotto l'anno seguente ma, -a mio credere, non battono bene i suoi conti. - -Fecero i Fiorentini nel presente anno risonar la fama della lor -bravura e fortuna per un gran fatto d'armi fra loro e gli Aretini ed -altri Ghibellini. Erano essi Fiorentini[502] usciti in campagna con -un potente esercito, accresciuto dalle taglie dell'altre città guelfe -di Toscana, per dare il guasto al territorio d'Arezzo[503]. Vennero a -Bibiena, per fermar questo torrente, gli Aretini con ottocento cavalli -e otto mila pedoni; e tuttochè la armata nemica fosse più del doppio -superiore alla loro, pure dispregiandola, perchè dal loro canto aveano -migliori capitani di guerra, vollero venire ad una giornata campale nel -dì 11 di giugno, festa di san Barnaba. Se n'ebbero a pentire, perchè -andarono sconfitti, lasciando estinte sul campo circa mille settecento -persone, e prigioni più di mille de' lor combattenti. Fra i morti si -contò il vescovo d'Arezzo _Guglielmo_ degli Ubertini, fatto venire alla -battaglia dagli Aretini stessi, per sospetto di un trattato ch'egli -segretamente menava co' Fiorentini in danno del comune d'Arezzo. -Morivvi ancora _Buonconte_ figliuolo del _conte Guido_ da Montefeltro -con altri riguardevoli personaggi. Presero poscia i Fiorentini Bibiena -ed altre terre; e, posto l'assedio ad Arezzo, vi manganarono dentro -asini colla mitra in capo, per rimproverar loro la morte del loro -vescovo. Ma infine, avendo gli Aretini messo il fuoco alle torri di -legname ed altre macchine da guerra dei Fiorentini, presero questi -la risoluzione di tornarsene a casa nel dì 23 di luglio, dopo aver -disfatto quasi tutto il distretto d'Arezzo. Ancorchè i Pavesi fossero -in lega coi Milanesi ed altre città contra di _Bonifazio marchese_ di -Monferrato[504], pure seppe far tanto l'accorto marchese, che tirò -segretamente nel suo partito molti di que' nobili. Fatto dipoi un -esercito generale contra di Pavia, prese una terra grossa chiamata -Rosaiano. Allora uscì contra di lui tutta la milizia di Pavia; ma o -fosse perchè trovassero assai pericoloso il venire a battaglia, oppure -che prendessero i congiurati il tempo propizio; un certo Capellino -Zembaldo, alzata sopra una lancia una bandiera, ch'egli avea preparata, -cominciò a gridare: _Qua venga chi vuol pace_. L'unione fu grande; il -marchese entrò con essi in Pavia, e nel dì seguente fu creato capitano -della città per dieci anni avvenire. Tutto ciò s'ha da Guglielmo -Ventura nella Cronica d'Asti, il quale aggiugne che, essendosi fatto -tutto questo maneggio senza saputa, anzi ad onta di Manfredino da -Beccheria, uno de' più potenti di quella città, indispettito egli, -per confondere gli emuli suoi, volle in un altro consiglio che il -marchese fosse capitano e signore assoluto, sua vita natural durante. -Ma finì presto l'allegrezza di queste nozze. Poco stettero i Pavesi a -pentirsi dello strafalcione da loro commesso, non sapendo accomodare -la lor testa sotto un padrone sì fatto; e però chiamarono segretamente -i Milanesi, i quali entrarono nella stessa Pavia per lo spazio di due -balestrate; ma, accorse le milizie del marchese co' suoi aderenti, li -fecero retrocedere, e tornarsene con le pive nel sacco a casa. Manfredi -da Beccheria, perchè a cagion di questo fatto insorsero dei sospetti -contra di lui, uscì della città con alquanti suoi fidati, e si ridusse -e Castello Acuto, che era suo, e quivi si fortificò. Fu egli per -questo sbandito, ed atterrato il suo palagio. Venne anche il marchese -ad assediarlo in quel castello, e vi fabbricò in vicinanza un bastia. -Ma i Milanesi, Cremonesi, Piacentini e Bresciani, in un parlamento -tenuto in Cremona, impresero la difesa del Beccheria, siccome popoli, -ai quali dava troppo da pensare e da temere il soverchio ingrandimento -del marchese, signore allora anche di Vercelli, Alessandria e Tortona. -Infatti i Piacentini con tutte le lor forze iti a Monte Acuto, misero -in rotta i Pavesi, e liberarono quel luogo. Racconta il Corio[505] -molte altre particolarità spettanti a questa mutazion di Pavia, ed ai -movimenti de' Milanesi contra del suddetto marchese. - -Nuove scene di discordia nell'anno presente si videro in Reggio[506]. -Nel dì 7 di agosto il popolo si levò a rumore contra de' nobili e -potenti, e, presine assaissimi, li mise nelle carceri. Corsero colà -i Parmigiani colla lor cavalleria, e, fattasi dare la signoria della -città, condussero a Parma tutti que' prigioni. Poscia, chiamati alla -lor città i podestà e gli ambasciatori di Bologna e Cremona, nel dì -primo di ottobre conchiusero pace fra i nobili ed il popolo di Reggio, -e in confermazione d'essa rilasciarono il dì seguente i carcerati. -Ma questa fu una pace canina[507]. Nel dì 17 di novembre vennero di -nuovo all'armi i Reggiani, e le due fazioni di Sopra e di Sotto fecero -lungo combattimento fra loro, finchè verso la mezza notte, prevalendo -la Soprana, spinse fuori della città la Sottana, la quale si ridusse -a Castellarano e Rubiera. Seguirono nella prima, e più nella seconda -molti ammazzamenti e incendii, e dirupamenti di case, e furono involti -in questa disavventura anche i palazzi del pubblico e del vescovo. -Qual riparo si trovasse a così bestiali e perniciose divisioni lo -vedremo all'anno seguente. Mentre _Obizzo marchese_ d'Este e signor -di Ferrara[508] si andava disponendo per venire alla nuovamente -acquistata città di Modena, un giorno, nel levarsi da tavola, se gli -avventò Lamberto figliuolo di Niccolò dei Bacilieri, nobile bolognese, -per ucciderlo, e il ferì nel volto. Corsero i cortigiani presenti, e -gl'impedirono il far di peggio; corse _Azzo_ figliuolo del marchese, -che teneva corte a parte, pranzando in una sala vicina, ed erano per -uccidere l'assassino, se il marchese non avesse gridato di no, per -intendere prima i motori e complici del misfatto. Posto costui nei -tormenti, si trovò che era un forsennato, e strascinato dipoi per -la città, lasciò la vita sulle forche. Ciò non ostante, nel mese di -gennaio venne il marchese Obizzo a Modena, accolto con festa immensa -dal popolo, che solennemente il dichiarò e confermò suo signore -perpetuo insieme co' suoi discendenti. Ed egli poi con amore paterno -ridusse in città tutti i fuorusciti: con che, cessate tutte le gare e -gli odii civili, cominciò una volta questo popolo a godere la sospirata -tranquillità e pace. Essendo già rimasto vedovo il suddetto marchese -Obizzo per la morte di _Jacopina dal Fiesco_ nell'anno 1287, prese egli -per moglie nel presente _Costanza_, figliuola di _Alberto dalla Scala_ -signore di Verona, che nel mese di luglio fu condotta a Ferrara, e si -celebrarono le nozze con gran festa e solennità. Seguitando la guerra -fra la repubblica veneta[509] e _Raimondo dalla Torre_ patriarca di -Aquileia, andarono i Veneziani all'assedio di Trieste. Ma, all'avviso -ch'esso patriarca e il conte di Gorizia venivano con sei mila cavalli -e trenta mila fanti per soccorrere la città, i Veneziani, senza voler -aspettar questa visita, a gara si misero in fuga, lasciando indietro -padiglioni, macchine ed equipaggio; e molti ancora vi restarono per la -pressa morti. Usciti poscia i Triestini colle lor navi, vennero fino -a Caproli e a Malamocco, e v'incendiarono que' luoghi. Per la morte di -_Giovanni Dandolo_ doge di Venezia, accaduta nell'anno presente, fu nei -dì 25 di novembre eletto per suo successore in quella dignità Pietro -Gradenigo, che era in questi tempi podestà di Capo di Istria, e fu -mandato a prendere con cinque galee e un vascello ben armato. - -NOTE: - -[495] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[496] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 29. - -[497] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic. - -[498] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[499] Bartholom. de Neocastro, cap. 112, tom. 13 Rer. Ital. - -[500] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 133. - -[501] Nicol. Specialis, lib. 2, cap. 13, tom. 10 Rer. Ital. - -[502] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 130. Ptolom. Lucens., Annales -brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[503] Dino Compagni, Chron., tom. 9 Rer. Ital. - -[504] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Italic. Gualvaneus Flamma, Manipol. -Flor., cap. 328. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[505] Corio, Istor. di Milano. - -[506] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital. - -[507] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[508] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[509] Continuator Dandoli, tom. 12 Rer. Italic. Annales Estenses, tom. -15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXC. Indizione III. - - NICCOLÒ IV papa 3. - RIDOLFO re de' Romani 18. - - -Stendeva ogni dì più l'ali _Guglielmo_ potentissimo marchese del -Monferrato. Già oltre agli antichi suoi Stati, a' quali aveva aggiunto -Casale di Sant'Evasio[510], oggidì città, egli signoreggiava nelle -città di Pavia, Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Alba ed -Ivrea. Era dietro a cose più grandi, ma non gli mancavano dei potenti -nemici[511]. Con un copioso esercito uscito di Pavia, ostilmente -passò nel mese d'agosto nel Milanese, per vendicarsi di quel popolo -che dianzi avea fatta un'incursione nel Novarese, e presi alcuni -luoghi[512]. Seco erano Mosca ed Arrigo dalla Torre cogli usciti di -Milano, appellati Malisardi. Arrivò sino a Morimondo; ma mossisi i -Milanesi coi Comaschi, Cremonesi, Bresciani e Cremaschi, egli se ne -tornò indietro[513]. Fece inoltre un'irruzione nel Piacentino; ma il -popolo di Piacenza gli rendè ben la pariglia. Ebbe lo stesso marchese -guerra ancora cogli Astigiani, i quali ben si provvidero per non essere -ingoiati, facendo lega coi suddetti Milanesi, Piacentini, Genovesi, -Cremonesi e Bresciani, i quali comuni inviarono ad Asti quattrocento -uomini d'armi a due cavalli l'uno. Condussero anche al loro soldo -_Amedeo conte_ di Savoia, che con cinquecento lancie venne in loro -servigio. La Cronica di Parma asserisce ch'esso conte vi condusse mille -ducento cavalieri, e gran copia di balestrieri e fanti. Rinforzato da -questi aiuti quel popolo fece delle ostilità nel Monferrato, e collo -sborso di dieci mila fiorini d'oro ebbe a tradimento Vignale, da dove -fra l'altre robe fu asportato il vasto padiglione del marchese, a -condurre il quale appena bastarono dieci paia di buoi. Ordirono inoltre -gli Astigiani una segreta trama cogli Alessandrini, promettendo loro -trentacinque mila fiorini d'oro, se faceano un bel colpo. Il marchese, -che non dormiva, avuto qualche sentore di questi maneggi, volò ad -Alessandria con assai gente, per opprimere i congiurati; ma questo -servi ad affrettar la risoluzione de' cittadini[514]; e però, levati -a rumore nel dì 8 di settembre, presero il marchese con tutti i suoi -provvisionati. Lui chiusero in gabbia di ferro sotto buone guardie, e -lasciarono andar con Dio il resto di sua gente, ma spogliata. In quella -barbarica carcere stette languendo dipoi il marchese sino al dì 6 di -febbraio dell'anno 1292, in cui colla morte diede fine ai presenti -guai. E in questa tragica maniera andò a terminar sua vita _Guglielmo -marchese_ di Monferrato, il cui nome e le cui imprese risonarono un -pezzo entro e fuori d'Italia. Grandi furono le di lui virtù, maggiori -nondimeno i suoi vizii, per li quali era odiatissimo: felice se seppe -profittar del tempo che Dio gli lasciò per far di cuore penitenza de' -falli suoi! Successore ed erede restò _Giovanni marchese_ suo figliuolo -in età assai giovanile, che andò a trovare _Carlo II_ re di Napoli, -che era ito in Provenza. Dopo la caduta di questo principe fecero a -gara i popoli per mettersi in libertà e per iscaldarsi tutti, giacchè -al bosco era attaccato il fuoco. Gli Astigiani s'impadronirono di -varie terre; altrettanto fece il popolo d'Alba e quello d'Alessandria. -Pavia scosse il giogo anch'ella, ed essendovi rientrato _Manfredi_, -ossia _Manfredino da Beccheria_, gli fu data la signoria della città -per dieci anni: il che fu cagione che i Torriani con altri assai del -partito a lui contrario uscirono di Pavia. Profittò di così bella -congiuntura anche _Matteo Visconte_ capitano de' Milanesi, che in varie -storie viene chiamato _Maffeo_, perchè ottenne di essere dichiarato suo -capitano dalla città di Vercelli per cinque anni. Quasi lo stesso era -allora l'essere capitano che signore. - -Nè queste sole mutazioni accaddero in Lombardia. Trovavasi afflitta -per le tante guerre civili anche la città di Reggio[515], e mirando -la quiete, di cui già godea Modena sotto il pacifico e dolce governo -di _Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara, tanto i cittadini -dominanti, quanto i fuorusciti, si accordarono ad eleggere esso -marchese per tre anni loro signore nel dì 15 di gennaio del presente -anno. Il perchè egli tosto, accompagnato da molta cavalleria e -fanteria, si portò colà, e vi fu con grande amore accolto. Licenziò -egli tutti i soldati forestieri, ridusse in città i Roberti, -soprannominati da Tripoli, e quei da Sesso e da Fogliano con tutti -gli altri usciti; e diede insieme buon ordine, perchè rifiorisse fra -loro la pace. Per questi benefizii fu poco appresso proclamato signore -perpetuo di quella città. Nè mancarono novità in Piacenza[516]. Più -d'una volta fece oste quel popolo addosso ai Pavesi, saccheggiando e -bruciando; e specialmente nel mese di maggio con tutta la lor milizia -e con tutta quella di Cremona, e con rinforzo di Milanesi e Breciani, -uscirono essi Piacentini in campagna contra de' medesimi Pavesi. Ma, -dopo aver prese e bruciate le terre di Casegio e Broni, nacque nel -loro campo discordia, nè volendo passar oltre i Cremonesi, se ne tornò -indietro quell'armata con poco onore. Per questo fu molto rumore in -Piacenza, ed, incolpati alcuni, ebbero il bando dalla città. Seppe -in tale occasione _Alberto Scotto_ farsi dichiarar capitano e signore -perpetuo di quella città. Ed ecco come in poco tempo tante repubbliche -di Lombardia cominciarono a passare ad una specie di monarchia: colpa -delle matte fazioni de' Guelfi e Ghibellini; colpa delle frequenti -animosità fra la nobiltà ed il popolo, oppure della divisione e -discordia de' cittadini per altri motivi di ambizione, di vendetta o -di liti civili. Il vero è nondimeno che, dato il governo ad un solo, -d'ordinario cessavano le gare dei privati. Ho quasi tralasciato di -dire che anche i Pisani, veggendosi a mal partito, perchè circondati -all'intorno da potenti nemici, Genovesi, Fiorentini, Lucchesi, ed altri -di parte guelfa, fin dall'anno 1288 cercarono di avere un valente -capitano di guerra che li sostenesse ne' lor bisogni. Fecero dunque -venire a Pisa _Guido conte_ di Montefeltro, che era stato mandato -dal papa ai confini, e soggiornava in Asti[517]. Il ricevettero con -grande onore, e a lui diedero la signoria della loro città per tre -anni. Abbiamo da Giovanni Villani[518] e dal Rinaldi[519] che il -pontefice, stando in Orvieto, nel dì 18 di novembre dell'anno presente, -sottopose all'interdetto la città di Pisa per questo, e scomunicò -esso conte Guido, se entro lo spazio di un mese non abbandonava -il governo di quella città: pena che parrà strana ai tempi nostri, -giacchè si trattava di città libera e non suggetta nel temporale ai -romani pontefici. Cominciò il conte Guido a ricuperar le terre tolte -ai Pisani; ma non potè impedire[520] che i Genovesi non prendessero -l'isola dell'Elba in quest'anno, e che poscia nel mese di settembre -uniti coi Fiorentini e Lucchesi non facessero oste a Porto Pisano, e lo -prendessero. Furono allora disfatte le torri (che o non furono dianzi -guaste, o erano state rifatte), il fanale, e tutte le case di quel -luogo; e colla stessa rabbia fu guasto il poco distante Livorno. Dopo -di che trionfanti se ne tornarono que' popoli alle lor case; ma dappoi -il conte Guido ripigliò ai Fiorentini le castella di Monto Foscolo e di -Montecchio. - -Sì smisuratamente era portato papa _Niccolò IV_ all'amore e -all'ingrandimento della nobil casa romana dalla Colonna, che, per -attestato di fra Francesco Pipino[521], dipendeva tutto dal consiglio -dei Colonnesi, e non si saziava di votar sopra loro le grazie sue: di -modo che in un libro di questi tempi, intitolalo _Initium malorum_, -egli fu dipinto chiuso in una colonna, fuori di cui appariva solamente -il suo capo mitrato, con due colonne davanti a lui. Probabilmente son -qui disegnati i due cardinali allora viventi di casa Colonna, cioè -_Jacopo_ creato da Niccolò III, e _Pietro_ promosso al cardinalato -dallo stesso Niccolò IV. Abbiamo dalla Cronica di Forlì[522] che -anche _Giovanni_ dalla Colonna fu creato marchese d'Ancona; e questi -nell'anno precedente venne a Rimini per metter pace fra quella città e -Malatesta da Verucchio. Fece ben liberar dalle carceri molti prigioni, -ma non potè conchiudere quell'accordo. Oltre a ciò, il papa, non mai -sazio di beneficar quell'illustre famiglia, creò ancora conte della -Romagna _Stefano_ dalla Colonna, signore di Ginazzano, con levar -quel governo al Monaldeschi. Venne questo nuovo conte in Romagna, e -perchè Corrado figliuolo di Dadeo, ossia Taddeo, conte di Montefeltro, -aveva occupata la città d'Urbino, nè la volea rendere, coll'esercito -colà condotto le diede un generale assalto, e l'obbligò alla resa. -Fu poi onorevolmente ricevuto nelle città di Cesena, Rimini, Imola e -Forlì, dove tenne un gran parlamento, e stabilì pace fra i Riminesi -e Malatesta, mandando quest'ultimo a' confini nel suo castello di -Roncofreddo. Ma nella stessa città di Rimini essendo insorta rissa -fra quei di sua famiglia e i popolari, si fece un fiero conflitto -colla morte di molti, e fu in pericolo lo stesso conte: perlochè egli -dipoi privò di ogni onore quella città. Portossi ancora nel novembre a -Ravenna, con pretendere tutte le fortezze di quella riguardevol città. -_Ostasio_ e _Ramberto_ figliuoli di _Guido_ da Polenta, che erano come -signori di Ravenna, se gli opposero; e, temendo poi che Stefano se ne -risentisse contra di loro, passarono ad un'ardita risoluzione. Cioè, -fatta venire molta cavalleria e fanteria de' loro amici romagnuoli in -Ravenna[523], una notte mossero a rumore il popolo, e fecero prigione -il suddetto conte Stefano con un suo figliuolo ed un suo nipote, che -era maresciallo, e con tutti i suoi stipendiati, dopo aver tolto loro -arme e cavalli. Gran rumore fece questa novità per quelle contrade, -e diede moto a molte sollevazioni. In Imola le due fazioni degli -Alidosi e Nordili vennero alle mani, e non pochi vi restarono morti; -ma sopravvenuti i Bolognesi in soccorso dei Nordili, misero in fuga -gli Alidosi, e poi spianarono tutti gli steccati, le fosse, ed ogni -altra fortezza di quella città. Anche i _Manfredi_ s'impadroniron di -Faenza; ma non andò molto che ne furono scacciati da _Maghinardo da -Susinana_, e da _Ramberto da Polenta_, i quali presero il dominio della -città medesima. Nè già stette in ozio _Malatesta da Verucchio_, perchè -anch'egli, scacciato da Rimini il podestà messovi dal conte, si fece -proclamar signore da quel popolo. E nel dì 20 di dicembre i suddetti -_Maghinardo e Lamberto_, signori di Faenza, _Guido da Polenta_ coi -Ravegnani, e _Malatesta_ con quei di Rimini, di Cervia, Forlimpopoli -e Bertinoro, andarono a Forlì, e ne occuparono il dominio. Ecco se -fieramente si sconvolse la Romagna in questi tempi. Da Girolamo -Rossi[524] e dalla Cronica Forlivese[525] minutamente si veggono -descritte colali rivoluzioni, le quali io per amor della brevità ho -solamente accennate. - -Andavano intanto alla peggio gli affari della cristianità in -Soria[526]. Nel precedente anno presa fu dagl'infedeli l'importante -città di Tripoli con altre terre. La stessa disavventura veniva -minacciata alla ricca e mercantile città di Accon, ossia d'Acri. -Perciò non ommise il pontefice _Niccolò_ premura e diligenza veruna -per soccorrere que' cristiani, con far predicare la crociata non -solamente per tutta l'Italia, ma anche per tutti i regni cristiani, e -intimar decime, e somministrar egli quanto oro potè per quella sacra -spedizione. Per attestato della Cronica Parmigiana, circa secento -persone nella città di Parma presero la croce, e si mossero per passare -in Levante. Così a proporzione fecero altre città. Armaronsi in Venezia -venti galee pel trasporto di questa gente. Non si sa che i Genovesi -si movessero punto per questa crociata, essendo essi unicamente -intenti a pelare i Pisani. Di molto avrebbe potuto far _Giacomo re_ di -Sicilia, siccome principe provveduto di molti legni e di un valente -ammiraglio[527]; ed egli ancora, con ispedire alla corte pontificia -Giovanni da Procida, fece l'esibizion di tutte le sue forze al papa, -purchè potesse aver pace, ed essere rimesso in grazia della Chiesa -romana. Ma restò senza frutto cotesta ambasceria, e gl'interessi -particolari de' Franzesi e di _Carlo II re_ di Napoli guastarono ogni -buon concerto per sostenere il pubblico della cristianità. Passando -per Messina Giovanni di Grilliè Franzese, che era stato inviato dai -cristiani di Soria al sommo pontefice per ottener soccorso, il re -Giacomo gli diede sette galee ben armate di Siciliani, acciocchè per -quattro mesi militassero in favor de' cristiani in Levante. Mancò di -vita nel luglio di quest'anno[528] senza successione maschile Ladislao -re d'Ungheria. Oltre al _re Ridolfo_, che pretendea quel regno con -titolo di feudo dell'impero, e giunse anche ad investirne _Alberto -duca d'Austria_ suo figliuolo, vi aspirava ancora _Carlo Martello_ -primogenito di _Carlo II re_ di Napoli, siccome figliuolo di _Maria_ -sorella dello stesso re Ladislao[529]. Ed infatti il re Carlo suo padre -nel dì della Natività della Vergine il fece solennemente coronare da -un legato del papa re d'Ungheria in Napoli. Ma _Andrea III_ figliuolo -di Stefano, nato da _Andrea II re_ d'Ungheria e da _Beatrice_ Estense, -che, dopo avere sposata Tommasina dei Morosini, soggiornava in Venezia, -udita la morte di Ladislao, chiamato anche dai nazionali, volò in -Ungheria, entrò in possesso di quel regno, e poscia acconciò i fatti -suoi con Alberto duca d'Austria, col prendere in moglie una di lui -figliuola. Fu in quest'anno guerra fra i Bresciani e Bergamaschi[530], -e riuscì ai primi di prendere ai secondi la torre di Mura, e di dar -loro qualche percossa; ma, frappostisi dei pacieri, ritornò la quiete -fra loro. Se noi avessimo la storia romana di questi tempi, meglio -s'intenderebbe una rilevante particolarità a noi conservata dall'autore -della Cronica di Parma, degno di fede, perchè contemporaneo. Scrive -egli che i Romani crearono loro signore _Jacopo dalla Colonna_, e il -condussero per Roma sopra un cocchio a guisa degli antichi imperadori, -con dargli anche il titolo di Cesare. Fecero oste di poi sopra Viterbo -e contro altre terre, ma senza vedere effettuati i loro disegni. Come -ciò fosse, e come il papa, sì forte portato a favorire i Colonnesi, -sofferisse un tale attentato, lo tace la storia. - -NOTE: - -[510] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[511] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 329. - -[512] Corio, Istoria di Milano. - -[513] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[514] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[515] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Parmense, -tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Annales Veteres -Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[516] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[517] Ptolomaeus Lucens. Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Hist. Pisana, -tom. 24 Rer. Ital. - -[518] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 127. - -[519] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[520] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[521] Franciscus Pipinus, Chron., tom. 9 Rer. Italic. - -[522] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[523] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Parmense, tom. -9 Rer. Ital. - -[524] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6. - -[525] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[526] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[527] Bartholomaeus da Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. - -[528] Bonfin., Rer. Hung., Dec. 2, lib. 9. - -[529] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 134. - -[530] Chronic. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Malvecius, Chron. Brixian., -tom. 14 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCI. Indizione IV. - - NICCOLÒ IV papa 4. - RIDOLFO re de' Romani 19. - - -Lagrimevole fu quest'anno per la perdita della riguardevol città -d'Accon, ossia d'Acri, fatta dai cristiani in Soria. Era questa città, -dopo le disgrazie di Gerusalemme, divenuta un celebre emporio de' -fedeli in quelle parti; ma nel suo governo non si mirava che confusione -e discordia, perchè ogni nazione ed ognuno degli ordini de' cavalieri -vi mantenevano una specie di comando, potendo condannare a morte i -loro sudditi. Il lusso e la lussuria vi aveano posto un gran piede, e -l'ultimo pensiero era quello della religione. Una man di pellegrini, -arrivati di fresco colà, senza voler osservare la tregua stabilita col -sultano d'Egitto[531], cominciò per divozione a spogliare i mercatanti -saraceni, e fece anche delle scorrerie nel paese nemico. Allora il -sultano inviò suoi ambasciatori, chiedendo la riparazion dei danni, e -che se gli mandassero i malfattori. Con delle magre scuse fu risposto. -Laonde egli nel dì 5 d'aprile con un'armata, per quanto si disse, di -sessanta mila cavalli e di cento sessanta mila pedoni pose l'assedio a -quella città, e nel dì 18 di maggio, dato un terribil generale assalto, -i suoi v'entrarono vittoriosi[532]. Senza perdonar a sesso od età, -si fece un orrido macello di que' cristiani che non poterono salvarsi -colla fuga; e fra questi vi perì in una scialuppa, fuggendo, _Niccolò -patriarca_ di Gerusalemme. Si fa ascendere a sessanta mila persone il -numero de' morti e prigioni; ed immense furono le ricchezze trovate -dai Saraceni in una città di tanto commercio. A così infausta nuova -non credettero più d'essere sicuri i cristiani abitanti in Tiro, ed, -abbandonata quella città, si ritirarono in Cipri. Baruto fu preso a -tradimento. Così non restò più un palmo di terreno ai Latini in quelle -parti, dopo tanto sangue sparso, e dopo tanti tesori consumati nello -spazio di quasi cento anni per fare e mantener le conquiste di Terra -santa. Trafitti dal dolore rimasero per tal disavventura gli animi dei -cristiani europei, e specialmente se ne dolse il romano pontefice[533], -il quale tornò con più vigorose lettere e patetiche esortazioni e -promesse d'indulgenze a scuotere tutti i principi sì ecclesiastici che -secolari, per muovergli a nuove crociate. Ma l'Europa cristiana aveva -ormai dai passati successi e da molti inconvenienti, che non occorre -riferire, assai conosciuto quello che si potea sperare per l'avvenire, -e massimamente qual fosse la difficoltà di cominciar da capo, dopo aver -perduto tutto. Perciò di belle parole vennero in risposta, ma niuno -più si accinse daddovero a nuove spedizioni; e andò poscia in fascio -ogni progetto e disegno per la morte del medesimo pontefice, e per la -lunga susseguente vacanza della santa Sede: del che parlaremo all'anno -seguente. Fu in quest'anno[534] nel dì 15 di luglio chiamato da Dio -a miglior vita _Ridolfo re_ de' Romani, principe glorioso per le sue -molte virtù, e più ancora glorioso per tanti illustri imperadori che da -lui discesero, con venir finalmente meno la sua maschile discendenza -con grave danno di tutta la cristianità nell'anno 1740, conservandosi -la femminile in _Maria Teresa_ d'Austria regina di Ungheria e di -Boemia, e gran duchessa di Toscana. Successore di Ridolfo nel ducato -d'Austria e in altri Stati fu _Alberto I_ suo primogenito, e sino al -seguente anno non si conchiuse l'elezione d'un nuovo re. - -Trattossi alla gagliarda in quest'anno nella città d'Aix in Provenza -la pace fra _Alfonso re_ d'Aragona e _Carlo II_ re di Napoli, -coll'assistenza di due cardinali legati e degli ambasciatori aragonesi. -Fu conchiuso, siccome apparisce dalla capitolazione riferita da -Bartolommeo di Neocastro: che cesserebbe ogni guerra dei re di Francia -e di Napoli contra dell'Aragona, e si restituirebbono gli ostaggi; che -_Carlo di Valois_ rinunzierebbe a tutte le sue pretensioni sopra il -regno aragonese: che Alfonso non darebbe alcun soccorso direttamente -o indirettamente alla Sicilia, e andrebbe a militare in Terra santa, e -poi procederebbe ostilmente contro la Sicilia, per farla restituire al -re Carlo II. E per ottenere che Carlo di Valois, fratello di Filippo -re di Francia, facesse quella rinunzia, il re Carlo II gli diede in -moglie Margherita sua figliuola, e in dote le contee d'Angiò e del -Maine. Tralascio il resto, per dire che l'esecuzione d'esso trattato -rimase frastornata dalla morte del medesimo _re Alfonso_, succeduta -circa il dì 18 di giugno dell'anno presente[535], mentre egli era in -procinto di ricevere in moglie una figliuola del re d'Inghilterra. -Gran doglia avea provato _Giacomo re_ di Sicilia all'avviso che il re -Alfonso suo fratello avesse abbandonato tutti i di lui interessi per -migliorar i proprii; e giacchè per lui non v'era pace, con quaranta -galee passò in Calabria, dove s'impadronì della città di Gieraci e -d'altre terre. Sopraggiuntagli poi la nuova della morte inaspettata del -fratello re, in fretta se ne tornò a Messina; e, dichiarato suo vicario -in Sicilia l'infante _don Federigo_ suo minor fratello colla _regina -Costanza_ sua madre, s'imbarcò e fece vela verso la Catalogna. Approdò -nelle spiagge di Valenza nel dì 6 d'agosto; passò dipoi a Barcellona, -e prese il possesso de' regni paterni. Era intanto venuto il re Carlo -II coi due cardinali nel mese di marzo a Genova[536], dove fermatosi -qualche giorno, trattò con que' cittadini di ottener da essi un grosso -rinforzo di galee per l'impresa di Sicilia, e trovò molti particolari -che s'impegnarono al suo servigio[537], ma non già il comune. Però, -divolgatosi in Sicilia un tale armamento più ancora di quel che era, -l'infante don Federigo inviò un suo ambasciatore a Genova, pel cui -maneggio esso comune ordinò che niuno ardisse di prendere parte negli -affari della Sicilia. Abbiamo dagli Annali di Genova che in quest'anno -i Pisani da Piombino passarono all'isola dell'Elba, e, preso il paese, -s'applicarono all'assedio di quel castello, detenuto dai Genovesi. Vi -accorse bensì Giorgio Doria con tre galee, un galeone ed altri legni -per farli sloggiare; ma furono sì destri i Pisani, che riuscì loro di -rimettersi in possesso di quella terra. Per valore eziandio del _conte -Guido_ da Montefeltro, tolsero essi Pisani il castello di Pontedera -ai Fiorentini[538]. Cessò nell'anno presente in Genova la capitaneria -di _Oberto Spinola_ e di _Corrado Doria_, e fu dato quell'ufficio -ad Antonio Lanfranco de' Soardi da Bergamo, anteponendo quel popolo -il governo de' forestieri a quello dei suoi proprii cittadini. Era -tuttavia nelle carceri di Ravenna _Stefano dalla Colonna_ conte -della Romagna[539]. Il pontefice Niccolò, per rimediare al bisogno -di quella provincia, dove già s'erano ribellate alla Chiesa romana -varie città, dichiarò conte della Romagna _Ildobrandino da Romena_ -vescovo di Arezzo, il quale nel mese di agosto venne a Castrocaro, -e poscia a Faenza, dove fu onorevolmente ricevuto. Chiamati colà ad -un parlamento gli ambasciatori di Rimini, Cesena, Forlì, Bologna e -Firenze, si trattò della liberazione del suddetto Stefano, il quale fu -rilasciato dai Polentani, condannati anche a pagare tre mila fiorini -d'oro[540] in risarcimento de' danni a lui inferiti. Ma dipoi ebbe -esso Ildobrandino delle liti col popolo di Cesena, che non voleva -ricevere dalle di lui mani un podestà, e con quello di Faenza, che -gli serrò le porte in faccia per timore che vi volesse introdurre i -Manfredi. Tutto nondimeno si acconciò per la molta sua destrezza e -pazienza. Per attestato della Cronica di Parma[541], in quest'anno -_Bardelone_, figliuolo di _Pinamonte_ de' Bonacossi signore di -Mantova, mal sofferendo che il padre lasciasse comandar le feste a -_Carpio_, non so se suo fratello maggiore o minore, e l'avesse anche -nel testamento dichiarato suo successore nel dominio, prese egli le -redini del governo, cacciò in prigione esso suo padre col fratello e -con altri molti, fece pace cogli Scaligeri signori di Verona, e lega -coi Veneziani, Padovani e Bolognesi. La Cronica Estense[542] mette -questo fatto sotto l'anno seguente, e chiama _Taino_ con più ragione -l'imprigionato di lui fratello. Vien così nominato anche nelle Croniche -di Roma, e da Bartolommeo Platina[543]. Finalmente in quest'anno nel -dì 11 di novembre si diede fine alla lunga guerra, durata fin qui tra -i Veneziani dall'una parte, e il patriarca d'Aquileia, il conte di -Gorizia e i Triestini dall'altra[544]. - -NOTE: - -[531] S. Antonin., Hist., tom. 3. Sanutus, Histor., lib. 3. Ptolom., -Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. - -[532] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 120, tom. 13 Rer. Ital. - -[533] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[534] Albertus Argentin. Siero, in Histor. Ptolomaeus Lucensis, -Giovanni Villani ed altri. - -[535] Nicol. Specialis, Hist. Sicul., lib. 2, cap. 17, tom. 10 Rer. -Ital. - -[536] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[537] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 119, tom. 13 Rer. Ital. - -[538] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 147. - -[539] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCII. Indizione V. - - Santa Sede vacante. - ADOLFO re de' Romani 1. - - -Nel mentre che il sommo pontefice _Niccolò IV_ era tutto immerso -ne' pensieri di nuove crociate contra gl'infedeli, venne la morte a -rapirlo, secondo il Rinaldi[545], nel dì 4 d'aprile dell'anno presente -in Roma. Il Cronista di Parma[546] il fa mancato di vita nel dì 2 del -mese suddetto ma anche il Continuatore di Caffaro mette la morte sua -nel dì 4 di aprile[547]. La sua umiltà, la sua rettitudine, il suo -zelo ecclesiastico, fecero restare la sua memoria in benedizione. Io -non so perchè Giovanni Villani[548] cel rappresenti come ghibellino. -Così dovette parere ai Guelfi, perchè egli non fulminò tutto di -scomuniche ed interdetti contra ai Ghibellini, come avea fatto qualche -suo predecessore. Certamente non apparisce dalle azioni sue questa -parzialità verso d'essi Ghibellini, contraria alla professione della -corte pontificia d'allora. Dopo la sua morte ne' dodici cardinali che -si raunarono per l'elezione di un nuovo pontefice, più del solito entrò -la discordia. Erano sei romani, quattro italiani e due francesi. Diviso -in due fazioni il sacro collegio, dell'una era capo il cardinal _Matteo -Rosso_ degli Orsini, che voleva un papa affezionalo al _re Carlo_ di -Napoli. Capo dell'altra era il cardinal _Jacopo dalla Colonna_, di -sentimenti affatto contrarii[549]. Per questi fini politici e private -passioni, abborrite da Dio, dove si tratta del pubblico ben della -Chiesa, restò più di due anni vacante la cattedra di san Pietro, non -senza grave scandalo di tutti i fedeli. Gran dissensione ancora fu -in Germania per l'elezione di un nuovo re de' Romani. _Alberto duca_ -d'Austria, imparentato co' primi principi della Germania, e _Venceslao -re_ di Boemia erano i principali concorrenti a quella corona[550]. -L'arcivescovo di Mangonza, in cui fu rimessa la facoltà di eleggere, -tutti li burlò col nominare al regno _Adolfo conte_ di Nassau, principe -giovane d'età, vecchio per la prudenza, magnanimo e valoroso, ma di -troppo angusta potenza, e povero di parentele e di pecunia. Secondo -gli autori tedeschi, l'elezione sua accadde nel dì primo di maggio. -Tolomeo da Lucca scrive[551] che fu eletto vivente ancora papa Niccolò -IV, e v'ha chi ciò riferisce al principio di quest'anno. Certo è bensì -ch'egli nella festa di san Giovanni Batista di giugno fu coronato in -Acquisgrana. Defraudato di sua speranza Alberto duca d'Austria, non -ebbe mai buon cuore verso di questo re, e gliel fece anche conoscere -col negargli in moglie una sua figliuola. _Matteo Visconte_, capitano -dei Milanesi, Vercellesi e Novaresi, andava ogni dì più crescendo -in potere[552]. Avvenne gran dissensione tra il popolo di Como e il -loro vescovo _Giovanni_. Cavalcò Matteo a quella volta con assaissime -squadre d'armati nel gennaio dell'anno presente, e parte per amore, -parte per forza, fu eletto da amendue le fazioni per capitano di -quella città per cinque anni avvenire. E contuttochè nel giugno -seguente tornassero all'armi i Rusconi e Vitani, e seguissero quivi -di molte rivoluzioni, pure Matteo confermato nel dominio vi tornò a -signoreggiare. - -All'infelice sua vita diede fine in questo anno nel dì 6 di febbraio -_Guglielmo Spadalunga_, marchese di Monferrato, dopo quasi due anni di -prigionia in Alessandria[553]. Quel popolo, cui per quante offerte e -maneggi fossero stati fatti, mai non avea voluto rilasciarlo, neppur -fidandosi di lui dopo morte, volle ben accertarsi che veramente -l'anima di lui fosse separata dal corpo, e ne fece la pruova con -gocciargli addosso del lardo bollente e del piombo disfatto. Gli fu -data onorevol sepoltura nella badia di Lucedio. Colla sua morte liberi -restarono molti dal timore, e fra gli altri Matteo Visconte cercò -allora di vendicarsi di questo nemico contra i di lui Stati, giacchè -_Giovanni marchese_ di Monferrato suo figliuolo, oltre alla sua verde -età di quindici anni, si trovava anche passato alla corte di _Carlo -II re_ di Napoli, nè potea fargli contrasto. Adunque, secondo gli -storici milanesi[554], Matteo, raunato un possente esercito, passò -nel Monferrato. S'impadronì colla forza della terra e castello di -Trino, del ponte della Stura e di Monte Calvo. Entrò in Casale di -Santo Evasio, e tal terrore portò in quelle contrade, che i popoli -convennero di dichiararlo capitano del Monferrato coll'annuo salario -di tre mila lire, moneta d'Asti. Poco durò la quiete nella Romagna. -Troppo erano i grandi di quella contrada avvezzi a signoreggiare, -nè sapeano sottomettersi, se non con parole, agli uffiziali che vi -spedivano i papi. Secondo la Cronica di Parma[555], e per attestato -di Girolamo Rossi[556], nel dì 5 di giugno dell'anno presente -_Ildobrandino vescovo_ d'Arezzo e conte di essa Romagna fu scacciato da -Forlì, e furono ritenuti prigioni Aginolfo suo fratello e due nipoti. -Manipolatori di questa insolenza furono Maghinardo da Susinana e i -Calboli potente famiglia di Forlì. Con esso loro tenevano le città -d'Imola, Faenza, Cesena, Rimini e molte castella. Abbiamo dalla Cronica -di Forlì[557] che i Bolognesi spedirono varie ambasciate ai Forlivesi, -per trattar di concordia fra essi e il conte suddetto, richiedendo che -fosse fatto compromesso in loro; ma nè il popolo di Forlì, nè quelli di -Faenza e Cervia, per segrete insinuazioni del sopraddetto Maghinardo, -vollero mai consentirvi. E perciocchè si sentiva che i Bolognesi -faceano armamento, con apparenza di voler cavalcare addosso a Faenza, -Maghinardo, che comandava in quella città, fatto un dì dare campana a -martello, raunò il popolo, e tutti disperatamente si misero a cavar -le fosse della lor città, già spianate dai Bolognesi, e a rimettere -lo steccato e le altre fortificazioni. Per sostenere questa risoluzion -dei Faentini, che fu con rabbia intesa dai Bolognesi e dal conte della -Romagna, corsero a Faenza tutte le milizie di Forlì, e quelle di Cesena -comandate da Malatestino lor podestà, e quelle di Cervia con Bernardino -da Polenta lor podestà, e quelle di Ravenna con Ostasio da Polenta -lor podestà, e quelle di Rimini condotte da Giovanni de' Malatesti. -Vi concorsero anche quei di Bertinoro, Castrocaro e Bagnacavallo, e -Bandino conte di Modigliana: di maniera che si trovarono in Faenza -circa trenta mila pedoni, oltre alla cavalleria di varii paesi. Fu -ben assicurata quella città, ed avendo i Bolognesi fatto venire il -podestà e gli ambasciatori di Firenze, acciocchè maneggiassero pace -fra Bologna e le città della Romagna, con esigere che si rasassero -le fortificazioni e si spianassero le fosse di Faenza, come fatte in -loro ingiuria, i Romagnuoli se ne risero, e con sole belle parole li -rimandarono a casa. - -Qualor sussista la cronologia del Cronista di Forlì, il _conte Guido_ -da Montefeltro in quest'anno con trecento uomini d'armi e due mila -pedoni entrò nella città d'Urbino, e si diede a fortificarla con -buone fosse e steccati, giacchè tutte le sue fortificazioni erano -state smantellate negli anni addietro. Penso io che succedesse -più tardi questa impresa del conte Guido, perch'egli nell'anno -presente era capitano e signor di Pisa, e la difese contro gli -sforzi de' Fiorentini. Nel mese di giugno usciti essi Fiorentini coi -Lucchesi[558], ed aiutati dall'altre loro amistà, fatta un'armata di -due mila e cinquecento cavalli e di otto mila pedoni, marciarono fino -alle porte di Pisa, guastando e bruciando il paese. Fecero correre -il pallio sotto le mura di quella città nella festa di san Giovanni -Batista; nè potendo di più, se ne tornarono a riposare in Firenze. Il -conte Guido si tenne alla difesa, e non ardì d'uscire, perchè trovò -alquanto invilito il popolo di Pisa. Nel medesimo mese di giugno[559] -_Ruggieri di Loria_ tornato di Catalogna a Messina colla squadra delle -galee siciliane, siccome persona nemica dell'ozio, fece uno sbarco in -Calabria, dove Guglielmo Stendardo, uffiziale del re Carlo, era venuto -per ricuperar le terre già conquistate dai Siciliani. Si venne alle -mani; furono rotti i Franzesi, e lo stesso Stendardo, portando seco -più ferite, spronò forte per mettersi in salvo. Ruggieri per rallegrar -la sua gente, ed anche per pagarle il soldo alle spese altrui, passò -in Grecia alla città di Malvasia, e, col pretesto che que' cittadini -dessero ricetto ai Franzesi nemici del re di Sicilia, sorprese di -notte e saccheggiò quella città. Lo arcivescovo menato via prigione, -fu obbligato a riscattarsi col pagamento di buona somma d'oro. Passò -anche Ruggieri all'isola di Scio, e vi fece un buon bottino di mastice, -e nel mese d'ottobre si restituì a Messina. Abbiam poi dalla Cronica -di Parma[560], che dopo la morte di papa Niccolò IV fu in guerra la -Marca d'Ancona. Il popolo della città di Fermo con quei di Ancona -e Jesi diede il guasto a Cittanuova e al distretto d'Osimo. Due -senatori eziandio furono creati in Roma a petizion delle due fazioni, -cioè de' Colonnesi ed Orsini. L'un d'essi fu Stefano dalla Colonna -e l'altro un nipote del _cardinal Matteo_ della famiglia Orsina. La -loro elezione dovette quetare il popolo romano, il quale nel febbraio -di quest'anno per le divisioni bollenti fra loro sbrigliatamente era -venuto a battaglia, ed avea spogliate molte chiese con bruciamenti e -saccheggi di varie case. In Genova[561] comparvero gli ambasciatori -del re di Francia e di Carlo II re di Napoli, ed uno ancora spedito dal -collegio de' cardinali, per impegnare i Genovesi contra della Sicilia, -minacciando di scacciar dalla Francia, Aragona e Puglia tutta la lor -nazione, se non acconsentivano. Destramente schivarono questa rete -quei che aveano più senno in quella repubblica, e congedarono con buona -maniera quegli ambasciatori. - -NOTE: - -[540] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. - -[541] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. 16 -Rer. Ital. - -[542] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[543] Platina, Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital. - -[544] Contin. Dandol., tom. 12 Rer. Ital. - -[545] Raynald., in Annal. Eccl. - -[546] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Continuator Caffari, Annal. -Genuens., tom. 6 Rer. Ital. - -[547] Jacobus Cardin., in Vita Coelestin., P. I, tom. 3 Rer. Ital. -Bernard. Guid. Ptolomaeus Lucensis, et alii. - -[548] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 150. - -[549] S. Antonin., Hist., tom. 3, tit. 24. - -[550] Albert. Argentin. Henricus Stero., Hist. Austriaca, et alii. - -[551] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. - -[552] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 351. Corio, Istor. di Milano. - -[553] Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. - -[554] Gualv. Flamma, Manip. Flor. Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. -Corio, Istoria di Milano. - -[555] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[556] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6. - -[557] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[558] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 153. Ptolom. Lucens., Annal. -brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[559] Barthol. Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus Specialis, lib. -2, cap. 16, tom. 10 Rer. Ital. - -[560] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCIII. Indizione VI. - - Santa Sede vacante. - ADOLFO re de' Romani 2. - - -Continuò in quest'anno la vacanza del pontificato romano. Non solamente -stavano divisi d'animo, ma anche di luogo i cardinali, chi in Roma, chi -in Rieti, chi in Viterbo. Volle Dio che finalmente tutti s'accordassero -di trasferirsi a Perugia nell'ottobre, per quanto pare, del presente -anno, affine di trattare ivi concordemente dell'elezione d'un nuovo -pontefice. _Jacopo cardinale_ scrive[562] che v'andarono _secundo -vacationis anno_; ma passò anche il verno senza che si conchiudesse -cosa alcuna. Verisimilmente contribuì non poco a questa dissipazione -del sacro collegio l'incostanza ed animosità del popolo romano, -il quale, in occasion di eleggere i nuovi senatori, sul principio -dell'anno presente tornarono all'armi, e rinnovarono gl'incendii, i -saccheggi e gli ammazzamenti, di modo che per sei mesi Roma non ebbe -senatore. Finalmente furono eletti Pietro figliuolo di Stefano Gaetano, -padre del suddetto _Jacopo cardinale_, che ci lasciò la Vita di san -Celestino papa, scritta in versi, e Ottone da Santo Eustachio. Dallo -stesso cardinale abbiamo che il popolo di Narni andò all'assedio del -castello di Stroncone; ma, accorso colà con forti squadre d'armati il -cardinale vescovo di Porto, li fece desistere dall'impresa. Galvano -Fiamma[563] riferisce a questi tempi l'essere stato creato _Matteo -Visconte_ capitano ossia signore di Novara. Altrettanto ha l'autore -degli Annali di Milano[564]. Forse prima di quest'anno ciò avvenne. -Comunque sia, vi mise egli per podestà _Galeazzo_ suo primogenito, -allora assai giovinetto. Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente[565] -venne a morte _Obizzo marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena e -Reggio, con lasciar dopo di sè tre figliuoli maschi, cioè _Azzo VIII, -Aldrovandino_ e _Francesco_. Succedette in tutti i suoi Stati Azzo il -primogenito, o per volontario, o per forzato consentimento degli altri -due fratelli. Ma ossia che il padre nel suo testamento avesse ordinato, -come corse voce, che si dividessero gli Stati, e toccasse Modena ad -Aldrovandino, e Reggio a Francesco; oppure che Aldrovandino pretendesse -Modena, perchè avea in moglie Alda dei Rangoni, il qual matrimonio avea -o facilitato, o prodotto al marchese Obizzo l'acquisto di Modena: certo -è che insorse da lì a non molto discordia tra i fratelli, e questa -si tirò dietro, secondo il solito, delle gravi disgrazie della casa -d'Este. In questo medesimo anno fuggito da Ferrara Lanfranco Rangone, -e venuto a Modena[566] coi Boschetti ed altri della sua fazione, mosse -a rumore la città. Ma quei di Sassuolo, i Savignani e Grassoni, capi -dell'altra parte, fecero testa e sostennero la signoria del marchese -Azzo, obbligando i Rangoni coi lor seguaci a prendere la fuga: perlochè -furono condannati e banditi. Il marchese Aldrovandino anch'egli si -ritirò a Bologna, dove ben ricevuto cominciò a far delle pratiche -contro al fratello Azzo tanto ivi[567] che in Padova e Parma. Aveva -esso marchese Azzo, se pur non fu suo padre, mandato in quest'anno -a donar un lione vivo ai Bolognesi. Allora il marchese Azzo corse -a Modena, e rinforzò di gente e di fortificazioni questa città. Gli -usciti di Pontremoli fecero nel presente anno gran guerra alla loro -patria, finchè, stabilita pace col popolo dominante, tutti d'accordo si -sottomisero al comune di Lucca, e cominciarono a ricevere un podestà da -quella città, laddove in addietro il prendevano da Parma. - -Stanco per le tante guerre e perdite il popolo di Pisa[568], -segretamente trattò con quello di Firenze per aver pace. Vi -acconsentirono i popolari fiorentini per desiderio di abbassare i lor -grandi, che profittavano delle guerre, purchè i Pisani licenziassero -_Guido conte_ di Montefeltro, la cui sagacità e valore teneva in -apprensione tutti i vicini. Concorsero in questa pace anche i Sanesi, -Lucchesi e l'altre terre guelfe della Toscana, con alcune condizioni -ch'io tralascio. Penetrata questa mena, il conte Guido, parendogli -d'essere trattato con somma ingratitudine dai Pisani, s'alterò -forte, e ne fece di gravi risentimenti contra di chi gridava pace; ma -infine fu costretto a cedere, dopo avere renduto buon conto a quel -comune di tutto il suo operato, e de' vantaggi a lui procurati. In -Romagna[569] non si sa che avvenisse in questo anno novità alcuna -degna d'osservazione; se non che Maghinardo da Susinana, che era come -signor di Faenza, con Bernardino conte di Cunio, prese il castello -e la fortezza di Monte Maggiore, dove erano in guardia le genti del -conte Alessandro da Romena, non so se fratello o nipote del vescovo -_Ildebrandino_ conte della Romagna, ma poco stimato, il conte Bandino -da Modigliana, dichiarato capitan generale della lega de' Romagnuoli, -pose la sua stanza in Forlì. Durava tuttavia la tregua fra i Veneziani -e Genovesi[570]. Accadde che nel mese di luglio sette galee di -mercatanti genovesi, navigando ne' mari di Cipri, si scontrarono in -quattro veneziane, e siccome i Genovesi non si faceano scrupolo ne' -barbarici tempi, se veniva loro il destro, di esercitare il mestier -de' corsari, le presero colla morte di più di trecento Veneziani. -Ravvedutisi dipoi del fallo commesso, le lasciarono andare al loro -viaggio, e restituirono, per quanto pretesero, tutta la roba. Saputosi -in Genova, all'arrivo d'esse galee, il fatto, n'ebbero i savii gran -dispiacere, e spedirono tosto dei frati predicatori a Venezia a scusare -il fallo, e a farsi conoscere pronti alla soddisfazione: al quale -effetto richiesero che si tenesse un congresso de' comuni ambasciatori -in Cremona. Fu questo tenuto, e per tre mesi si andò disputando, ma -senza poter conchiudere accordo alcuno. Il perchè si cominciò a pensare -alla guerra; e come essa fosse rabbiosa, l'andremo vedendo negli -anni seguenti. Per cagion di essa, e per la pace fatta coi Guelfi di -Toscana, cominciò a respirare la città di Pisa, governandosi a parte -ghibellina, e soccombendo ivi affatto la parte guelfa. - -NOTE: - -[561] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[562] Jacopus Cardinalis, in Vita Coelestini, P. I, tom. 3, Rer. Ital. - -[563] Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 332. - -[564] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[565] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. - -[566] Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[567] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Parmens., tom. 9 -Rer. Ital. - -[568] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 2. - -[569] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCIV. Indizione VII. - - CELESTINO V papa 1. - BONIFAZIO VIII papa 1. - ADOLFO re de' Romani 3. - - -Pel verno ancora del presente anno continuò la discordia fra i -cardinali in Perugia, non venendo essi mai ad una concordia per -eleggere un nuovo capo della Chiesa cattolica. Da Tolomeo da Lucca[571] -e dalla Cronica Sanese[572] abbiamo che nell'anno 1293 _Carlo II re_ -di Napoli co' suoi figliuoli, e col giovinetto marchese del Monferrato -_Giovanni_, sul fine del verno arrivò a Lucca, venendo dalla Provenza. -Ma secondo i conti fatti di sopra, in quest'anno dovette succedere -il suo passaggio. La differenza delle città italiane nel contare il -principio dell'anno non è un picciolo imbroglio a chi brama di fissare -i tempi nella storia. Ora, secondo i Fiorentini ed altri popoli, il -1293 durava sino al dì 25 di marzo dell'anno presente. Per attestato -d'esso Tolomeo, il suddetto re Carlo in Lucca trattato fu con tanta -solennità d'incontro, di bagordi, danze e conviti, che non v'era -memoria in Toscana di somigliante festa. Aggiugne poscia _Jacopo -cardinale_ di San Giorgio[573], che gli era andato incontro _Carlo -Martello_, suo primogenito, re allora d'Ungheria solamente di nome o di -titolo, venuto da Capoa per vedere il padre. Giunto che fu il re Carlo -vicino a Perugia, gli fecero anche i cardinali tutto il possibile onore -con un magnifico incontro. E perciocchè a lui premeva forte di veder -creato presto un papa tutto suo, non risparmiò in tal congiuntura le -sue doglianze per la scandalosa dilazione, e le sue esortazioni, perchè -la sbrigassero una volta. Tolomeo da Lucca, che in questi tempi vivea, -attesta[574] ch'egli _dura verba habuit cum domino Benedicto Gaytani_, -che fu poi Bonifazio VIII, il quale, da superbo come era, probabilmente -gli rispose che non toccava a lui il prefiggere ai cardinali il quando -s'avea da creare il papa. Forse anche fu creduto ch'egli quel fosse che -imbrogliava questo grande affare. Andossene il re Carlo; e, continuando -la disunione suddetta nel sacro collegio, cosa avvenne che stordì tutto -il mondo cristiano. Era già il mese di giugno, e per la morte di un -giovane, fratello del _cardinal Napoleone_ degli Orsini, cominciò il -cardinal tuscolano _Giovanni Boccamazza_ a parlar delle burle che fa la -morte ai giovani, e più s'hanno da temer dai vecchi, predendo motivo -da ciò di non differir più lungamente il dare un capo alla Chiesa. -Aggiunse il cardinale _Latino Malabranca_ vescovo d'Ostia, essere -stato rivelato da Dio ad un santo uomo, che se non si affrettavano ad -eleggere un papa, la collera di Dio era per iscoppiar sopra di loro -prima dell'Ognissanti. Sorridendo allora il soprammentovato cardinale -Benedetto Gaetano, disse: _E' forse questa una delle visioni di Pietro -da Morrone? Signor sì_, rispose il vescovo d'Ostia, e disse d'avere -sopra ciò lettera da lui. Qui si venne a discorrere di questo santo -romito, e chi raccontò l'austerità della sua vita, chi le molte sue -virtù, chi i suoi miracoli; e vi fu chi disse ch'esso era degno -d'essere papa. Non cadde in terra la proposizione. Fu il primo a -dargli la sua voce il cardinale ostiense nel dì quinto di luglio, e -tanti altri vi concorsero, che _Pietro da Morrone_, povero, ma santo -romito, nato in Molise in Terra di Lavoro, soggiornante allora in una -colletta del territorio di Sulmona in mezzo alle montagne di Morrone, -fu eletto e proclamato papa. Furono a lui spediti tre vescovi col -decreto dell'elezione; ed egli, dopo aver fatta orazione, vi consentì, -e prese il nome di _Celestino V_. Sparsa questa nuova, empiè di stupor -tutte quelle contrade; cominciarono vescovi, ecclesiastici e popoli -a concorrere a folla per vedere questo inusitato spettacolo, cioè -un povero romitello alzato alla più sublime dignità della repubblica -cristiana. Vi accorse ancora il _re Carlo II_ col _re Carlo Martello_ -suo figliuolo, e gli fecero amendue una gran corte, con addestrarlo -dipoi, tenendo le redini d'un asino, su cui egli volle entrar nella -città dell'Aquila, giacchè quivi fissò il pensiero d'essere consecrato, -senza far caso delle premurose lettere de' cardinali che il chiamavano -a Perugia. Alla sua consecrazione si trovarono più di ducento mila -persone, fra queste Tolomeo da Lucca, autore di questo racconto. -Diedesi poi il novello papa a far delle elezioni non abbastanza caute -di ministri, di vescovi ed abbati, lasciandosi governare da' laici, e -poco consultando i cardinali. Ma più degli altri attese a profittare -della di lui semplicità il re Carlo, tutto lieto d'avere un papa nato -suddito suo, e da poter aggirare a suo talento. L'indusse a fare nel -dì 18 di settembre la promozione di dodici cardinali, secondochè a -lui piacque, cioè sette franzesi, tre del regno di Napoli, il suo -cancelliere, ed appena un romano, cioè un nipote del soprannominato -cardinal_ Benedetto Gaetano_. Si credeva ch'esso cardinal Gaetano non -sarebbe andato all'Aquila, dove era il re Carlo, dianzi da lui offeso -con poco rispettose parole. Ma vi andò, e seppe così ben condurre le -sue faccende, che divenne intrinseco del suddetto re Carlo, e come -padrone della corte pontificia, mercè dell'innata sua astuzia, come -osservò Tolomeo da Lucca. - -Intanto il buon pontefice, sì per la sua decrepita età, come per -la sua inesperienza, era tutto dì ingannato da' suoi uffiziali nel -dispensar le grazie e conferir le chiese; talmente che _Jacopo da -Varagine_ arcivescovo di Genova, vivente in questi tempi, ebbe a -dire[575] che Celestino fece molte cose _de plenitudine potestatis_, -ma molt'altre più _de plenitudine simplicitatis_. Il peggio fu che, -lasciatosi adescare dal re Carlo, andò a mettere la sua residenza in -Napoli, cioè a farsi maggiormente schiavo del medesimo: risoluzione -che, non potutasi impedire dai cardinali, troppo trafisse il loro -cuore. Oh allora sì che più che mai s'avvidero quei porporati padri -del maiuscolo sproposito e dei mali effetti della sregolata lor -dissensione, e cominciarono a desiderar di disfare ciò che era già -fatto. Puzza di favola ciò che alcuni lasciarono scritto, di avergli il -suddetto cardinal Benedetto Gaetano, che fu poi papa Bonifazio VIII, -di notte con una tromba, come se fosse venuta dal cielo, insinuato di -abbandonare il pontificato. La verità si è, che alcuni de' cardinali -cominciarono a parlargli di rinunziare, stante la sua incapacità di -governar la nave di Pietro, e il grave danno che ne veniva alla Chiesa, -e il pericolo dell'anima sua. _Celestino_, in cuore di cui non era -punto scemata per così grande altezza l'antica sua umiltà, lo sprezzo -del mondo e la delicatezza della coscienza, vi prestò molto bene -l'orecchio[576]. Ma il re Carlo, penetrato il broglio, commosse tutta -Napoli, che processionalmente si portò sotto le finestre del papa, -pregandolo di non consentire a rinuncia alcuna. V'era presente Tolomeo -da Lucca. In termini ambigui fece dar loro risposta Celestino, e poi -nel dì 13 di dicembre spiegò nel concistoro la fissata risoluzione -sua di dimettere il pontificato. Gli fu suggerito di far prima una -costituzione dichiarativa, che in alcuni casi il romano pontefice può -lecitamente abdicare il pontificato: il che fatto, ed accettata dal -sacro collegio la di lui rinunzia, si spogliò Celestino degli abiti -pontificali, e ripigliato l'eremitico, si ritirò dalla corte tutto -lieto d'aver deposto un sì pesante fardello, e sol bramoso di ritornare -al suo niente e alla cara sua solitudine, con esempio d'umiltà da -ammirarsi da tutti, da imitarsi da pochi o da niuno. Da lì a non -molto, rinchiusi nel conclave i cardinali, vennero all'elezione di -un nuovo papa; e giacchè il cardinal _Benedetto Gaetano_ da Agnani, -personaggio di somma sagacità e perizia nelle leggi canoniche e -civili, avea saputo guadagnarsi l'amicizia e patrocinio del re Carlo -II, giusta i cui voleri si moveano allora le sfere, in lui concorsero -i voti de' cardinali. Fu egli eletto nella vigilia del santo Natale, -e, preso il nome di _Bonifazio VIII_, si mise poi in viaggio verso -Roma nel dì 2 di gennaio dell'anno seguente, siccome diremo, per esser -ivi consecrato. Studiavasi sempre più _Matteo Visconte_, capitano di -Milano, Como, Vercelli e Novara, di assodare ed ampliare la potenza -sua[577]; e sapendo che possente efficacia avesse il danaro presso -_Adolfo_, re povero de' Romani, ottenne dal medesimo per questa via -di essere creato vicario generale della Lombardia. Pertanto, venuti -a Milano quattro ambasciatori d'esso Adolfo, nella domenica prima di -maggio, in un solenne parlamento tenuto in Milano, gli fu solennemente -data l'investitura del vicariato. Allora i Milanesi giurarono fedeltà -al re Adolfo; e, passati dipoi essi ambasciatori cogli uffiziali -del visconte alle altre città lombarde, da esse ricavarono un simil -giuramento di fedeltà[578]. Ma i Cremonesi e Lodigiani, non piacendo -loro che Matteo Visconte cominciasse a far da superiore nelle loro -città, si collegarono contra di lui, e fecero venire i Torriani in -Lombardia. Cominciossi pertanto la guerra da questi due comuni contra -del Visconte, ed unironsi con essi anche molti nobili milanesi, mal -soddisfatti del presente governo dello stesso Matteo. - -Tendendo in questi tempi i maneggi del _marchese Aldrovandino_ -d'Este[579] alla rovina del _marchese Azzo VIII_ signor di Ferrara, -Modena e Reggio, suo fratello, senza por mente s'egli rovinava anche -la propria casa, mosse il comune di Padova alla guerra. Presero essi -Padovani, dominanti allora in Vicenza, le terre di Este, Cerro e -Calaone, e si accingevano a far di peggio, quantunque il marchese Azzo -fosse uscito in campagna con un buon esercito. Ma, interpostosi il -patriarca d'Aquileia _Raimondo dalla Torre_ con alcuni frati minori, -si venne ad una pace, in cui restò deluso il marchese Aldrovandino, -e fu convenuto che si spianassero le fortezze e rocche delle tre -suddette terre, e che restassero in potere de' Padovani la terra -della Badia, la terza parte di Lendenara, Lusia, il castello di -Veneze, ed altri diritti, sconsigliatamente loro ceduti dal marchese -Aldrovandino. A ciò s'indusse il marchese Azzo, perchè, unitisi i -Padovani in lega con _Alberto dalla Scala_, era divenuto pericoloso il -continuar questa guerra. Tenne dipoi esso marchese in Ferrara per la -festa dell'Ognissanti una suntuosissima corte bandita, dove concorse -una straordinaria copia di nobili di tutta la Lombardia; e ciò in -occasione di prender egli l'ordine della cavalleria cogli speroni d'oro -da _Gherardo da Camino_ signor di Trivigi. Fece il suddetto marchese -dipoi cavalieri il _marchese Francesco_ suo fratello, e cinquantadue -altri nobili di varie città di Lombardia; tutto alle spese sue: -il che diede molto da pensare e da dire ai politici di que' tempi. -Scorgendo il comune di Genova più disposti alla guerra che alla pace -i Veneziani, cominciò a fare un potente armamento dal canto suo. Non -fece di meno il comune di Venezia[580]. Ora accadde che Marco Basilio -con ventotto galee venete ed altri legni andando in traccia dei -Genovesi che navigavano in Romania, scontratosi con tre grosse navi -mercantili riccamente cariche d'essi Genovesi, le prese. Informati di -questa perdita i Genovesi abitanti in Pera, spedirono bensì Niccolò -Spinola a chiederne la restituzione, ma senza frutto alcuno di tale -spedizione. Allora si misero alla vela venti galee e undici fuste -genovesi sotto il comando di esso Spinola, per ottener coll'armi ciò -che non poteano colle parole; e trovata la flotta veneziana verso -Laiaccio, attaccarono una feroce battaglia. Si dichiarò la fortuna -in favore de' Genovesi, in poter de' quali oltre alle proprie navi -ricuperate, restarono venticinque galee venete col capitano, e i -mercatanti e loro mercatanzie. Appena tre galee ebbero la sorte di -salvarsi colla fuga. Giunta questa infausta nuova a Venezia, riempiè -di cordoglio e di sdegno quel popolo, massimamente perchè il fiore dei -marinari era caduto in man de' nemici; ma siccome gente magnanima, si -diede tosto a far maggiori preparamenti, e mise in mare sessanta galee -ben armate, delle quali creò ammiraglio Niccolò Querino, con ordine -di cercar ne' mari di Grecia la flotta nemica. Seppero i Genovesi -schivarne l'incontro; e, giunti alla Canea nell'isola di Candia, -per forza v'entrarono, e dopo il sacco lasciarono quasi tutta quella -città in preda alle fiamme. Allorchè _Carlo II re_ di Napoli comandava -le feste sotto il nome di papa Celestino V, ottenne che si levasse -dalla Romagna[581] _Ildebrandino vescovo_ d'Arezzo; e in suo luogo -fosse creato conte di essa un certo Roberto di Cornay, probabilmente -Provenzale. Costui venne nel mese d'ottobre, ed entrò in Rimini, -Cesena, Forlì, Faenza ed Imola, ricevuto con onore dappertutto; ma non -fece le radici in quelle contrade, perchè nell'anno seguente ad altri -fu dato il medesimo governo. Formossi in quest'anno una sollevazione -in Forlì, per cui i Calboli colla lor fazione furono scacciati, ed -alcuni vi restarono prigioni con _Guido da Polenta_ capitano di quella -città, e _Ramberto_ suo figliuolo. Ma corso colà Maghinardo Pagano -da Susinana, fece rilasciare i prigioni, e fu egli creato podestà di -quella città. Nell'autunno ancora del presente anno nota la Cronica di -Forlì, essersi per le smisurate pioggie sì eccessivamente gonfiato il -Po, che allagò tutto il paese contiguo alle rive, cioè del Piacentino, -Cremonese, Bresciano, Parmigiano, Reggiano, Modenese e Padovano, di -maniera che fu chiamato un diluvio particolare, per le tante ville -sommerse. - -NOTE: - -[570] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital. - -[571] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Italic. - -[572] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. - -[573] Jacopus Cardinalis, in Vita Coelestini V, Par. I, tom. 3 Rer. -Ital. - -[574] Ptolom. Lucens., Hist. Eccles., tom. 11 Rer. Italic. - -[575] Jacopus a Varagine, Chron. Genuens., tom. 9 Rer. Ital. - -[576] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Jacob. -Cardinalis, in Vit. Coelestini, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Jordanus, in -Hist. - -[577] Corio, Istor. di Milano. - -[578] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 333. - -[579] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. - -[580] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Continuator -Danduli, tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCV. Indizione VIII. - - BONIFAZIO VIII papa 2. - ADOLFO re de' Romani 4. - - -Una delle prime imprese di papa _Bonifazio VIII_, non per anche -consecrato[582], fu quella di annullar tutte le grazie fatte da -papa _Niccolò IV_ e da _Celestino V_. Poscia nel primo, oppure nel -secondo giorno di gennaio del presente anno, senza far caso dell'aspra -stagione, s'inviò alla volta di Roma. Aveva egli mandato innanzi -accompagnato da più persone il già _papa Celestino_, tornato ad essere -Pietro da Morrone. Ma questi una notte con un solo compagno se ne -fuggì, per ritirarsi all'antica sua cella, e chi disse con pensiero di -scappare in Grecia, acciocchè niuno il tenesse più per papa. Bonifazio, -a questa nuova, s'inalberò non poco, e spedì gente sì egli, come il re -Carlo, dappertutto a cercarlo. Ritrovato che fu, il papa apprendendo -che se quel santo vecchio fosse lasciato in libertà, avrebbe per sua -semplicità potuto lasciarsi indurre a riassumere il pontificato, e far -nascere scisma, giacchè non mancavano persone che pretendevano nulla -la di lui rinunzia, e seguitavano a venerarlo qual papa: il confinò -nella rocca inespugnabile di Fumone, dove ben trattato, oppure, secondo -altri, maltrattato in una stretta prigione, attese a vivere e a far -delle orazioni, finchè nel dì 19 di maggio dell'anno 1296 diede fine -alla sua santa vita, e glorificato da Dio con molti miracoli, fu poi -solennemente messo nel catalogo de' santi da papa _Clemente V_. Si -mostra il suo cranio, come trafitto da un chiodo; ma non è probabile -che Bonifazio VIII, se l'avesse voluto levar dal mondo, avesse usata -sì barbara maniera, e non piuttosto il veleno. Se si ha da credere a -Giovanni Villani[583], per giugnere al papato col mezzo del re Carlo, -avea Bonifazio detto ad esso re che il suo papa Celestino l'avea -ben voluto servire per fargli ricuperare la perduta Sicilia, ma che -non avea saputo farlo; laddove, s'egli fosse eletto papa, vorrebbe, -saprebbe e potrebbe fargli ottenere l'intento. E gli mantenne la -parola[584]. Confermò la concordia fatta per cura di papa _Niccolò -IV_ fra il _re Carlo_ ed _Alfonso re_ di Aragona; e diede ordine a -Bonifazio da Calamandrano, gran maestro de' cavalieri oggidì appellati -di Malta, d'indurre allo stesso accordo e con più strette condizioni -_Giacomo re_ d'Aragona, succeduto al fratello Alfonso. Per liberarsi -dalla nemicizia dei re di Francia e di Napoli, Giacomo consentì, con -cedere al re Carlo i suoi diritti sopra la Sicilia, prendere per moglie -_Bianca_ figliuola di esso Carlo, benchè avesse già contratti gli -sponsali con una figliuola del re di Castiglia; e con altri patti di -pagamento di danari, di promesse della Sardegna e Corsica, e d'altri -vantaggi spettanti a _Carlo di Valois_, il quale rinunziò anch'egli -le sue pretensioni sopra il regno d'Aragona. Niccolò Speciale e il -Villani scrivono che ora solamente furono posti in libertà i principi -figliuoli del re Carlo, e questo ancora si deduce da un Breve di papa -Bonifazio[585]; laonde non so come Tolomeo da Lucca scrivesse che -furono liberati nell'anno precedente, e che passarono per Lucca. - -Seguì poscia in Roma la solenne coronazione di papa Bonifazio nel -dì 16 di gennaio. Leggesi diffusamente descritta in versi da _Jacopo -Gaetano_ cardinale di San Giorgio[586] quella magnifica funzione, a cui -forse una simile non s'era veduta in addietro. Vi assisterono i due re -Carli, padre e figliuolo, con tener le redini del cavallo pontificio -nella cavalcata, e con servirlo alla mensa. Scrive il Rinaldi, che -in quest'anno mancò di vita il suddetto giovane re, cioè _Carlo -Martello_, che portava il titolo di re d'Ungheria. Di ciò parleremo -all'anno 1301. Attese in questi tempi con tutto vigore papa Bonifazio -a far eseguire il trattato della pace fra il _re Carlo II_ e _Giacomo -re_ d'Aragona per la restituzion della Sicilia; ma si cominciarono a -trovare degl'intoppi dalla parte dei Siciliani stessi. Appena passò -in quell'isola la voce di quell'accordo, e che il re Giacomo s'era -impegnato di consegnarla al re Carlo, che, tenutosi un parlamento dalla -_regina Costanza_, governatrice di quel regno, e da _don Federigo_ -suo figliuolo, fu risoluto di inviar ambasciatori al re Giacomo in -Catalogna per chiarirsi della verità del fatto. Andarono questi, e, -udito che così stava la cosa, proruppero in lamenti, in preghiere -e in proteste; e trovando il re fisso nel suo proposito, perchè più -non potea tornare indietro, dopo essersi fatto dare in iscritto un -atto autentico di tale rinunzia, se ne tornarono vestiti da corruccio -in Sicilia, portando la dolorosa nuova, che fu una spada nel cuore -a que' popoli, giacchè si vedeano sagrificati ai Franzesi, gente da -essi odiata a morte e temuta. In questo tempo l'accorto papa Bonifazio -desiderò che don Federigo, fratello del re Giacomo, venisse dalla -Sicilia a trovarlo, per guadagnarsi il lui animo, ed impedire ch'egli -non frastornasse la restituzion di quel regno. Venne lo spiritoso -infante con una bella flotta, accompagnato da' suoi due ministri, -_Giovanni da Procida_ e _Ruggieri di Loria_, e sbarcato si abboccò in -Velletri col papa, che gli fece un affettuoso accoglimento, e con auree -parole l'esortò a dar tutta la mano alla pace, offerendogli in moglie -_Caterina_, unica figliuola di _Filippo_ imperadore, ma solamente di -titolo, di Costantinopoli, figlio del re Carlo II, con ricchissima -dote, e coi diritti sopra l'imperio greco, di cui papa Bonifazio, come -se l'avesse in pugno, gli dipigneva non solo facile, ma infallibile -la conquista. Rispose saviamente il giovanetto principe che farebbe -quanto fosse in suo potere; ma che conveniva intendersela ancora coi -popoli; e, licenziatosi, se ne tornò colla sua flotta in Sicilia. Fu -sentimento d'alcuni che in questa occasione Bonifazio traesse alle sue -voglie il valoroso, ma ambizioso Ruggieri di Loria, con farlo principe -dell'isole delle Gerbe e di Carchim in Africa, e con altre lusinghe. -Ma forse per altri più tardi si staccò Ruggieri dal suo amore verso -la Sicilia; ed egli in questi tempi, e molto più Giovanni da Procida -inclinarono a dichiarare re di Sicilia _don Federigo_, e di voler -piuttosto tentar la fortuna della guerra, che tornare sotto l'abborrito -giogo dei Franzesi. Fu spedito in Sicilia dal pontefice il suddetto -Giovanni di Calamandrano, per proferire a quei popoli quante mai grazie -ed esenzioni sapessero immaginare. Ma gli fu detto che i Siciliani -colla spada, e non già con delle carte pecore cercavano la pace; e che, -se non isloggiava presto dalla Sicilia, vi avrebbe lasciata la vita. Di -più non occorse per farlo tornar di galoppo indietro. - -Nella notte del dì 8 di agosto del presente anno, venendo il dì 9, -terminò i suoi giorni[587] _Ottone Visconte_ arcivescovo e signore -di Milano, a cui dee la sua esaltazione la nobil casa de' Visconti -Milanese. Lasciò egli _Matteo_, suo nipote in alto stato. Secondo -Galvano Fiamma[588], alcuni nobili milanesi passarono a Lodi, e si -acconciarono coi Torriani, i quali con quel popolo e coi Cremonesi -andarono all'assedio di Castiglione; ma portatosi colà Matteo Visconte -coi Piacentini e Bresciani, li fece ben tosto decampare. Nel mese -di giugno, secondo il Corio[589], l'armata milanese andò fin sotto -le porte di Lodi, danneggiando il paese; ma nel settembre fu fatta e -gridata la pace, oppur la tregua fra Milano e Lodi. Di questi fatti ci -assicura anche la Cronica di Parma[590]. Contrassero in quest'anno lega -i Parmigiani coi Bolognesi, e seguirono poi delle funeste novità nella -loro città. Era stato eletto arcivescovo di Ravenna _Obizzo da San -Vitale_, vescovo allora di Parma: del che fu fatta grande allegrezza da -quei della sua fazione. Ma nel dì 23 d'agosto la fazione contraria de' -Correggeschi, facendo correre voce che il medesimo prelato macchinasse -contro alla patria, ed avesse fatta massa d'armi nel suo palagio, mosse -a rumore il popolo, e furiosamente con esso andò a quella volta. Il -vescovo ebbe la sorte di salvarsi, e, fuggito a Reggio, si trasferì -poscia a Ravenna. Furono mandati ai confini moltissimi seguaci della -parte ghibellina; e i Bolognesi inviarono a Parma ducento uomini d'armi -da tre cavalli l'uno con cinquecento pedoni. Più strepitosa ancora fu -la sollevazione che si fece nella stessa città di Parma nella festa -di santa Lucia, in cui amendue le fazioni vennero alle mani, e dopo -lungo combattimento rimasero rotti i Sanvitali e posti in fuga, e -il monistero di san Giovanni de' Benedettini fu messo a sacco, con -altri non pochi disordini. Ritiraronsi gli usciti a Cuvriago, e vi si -fecero forti coll'aiuto del marchese _Azzo VIII_ d'Este, il quale fu -creduto che avesse mano in cotali turbolenze con disegno d'acquistare -la signoria di Parma. Comunque sia, avendo presa il marchese la -protezione di quei fuorusciti, guerra nacque fra lui e il popolo -di Parma. _Alberto Scotto_, signor di Piacenza, spedì un suo nipote -con soldatesche in aiuto de' Parmigiani. Colà parimente Milano inviò -un buon rinforzo; e i Bolognesi, dopo avervi trasmessa di nuovo una -compagnia di cento uomini d'armi, determinarono di far guerra per essi -al marchese d'Este. Diede esso marchese[591] il passo per Modena e -Reggio ai lor soldati ed ambasciatori, perchè protestarono di passare -a Parma per rimettere la concordia fra que' cittadini e la parte del -vescovo; ma si trovò poi burlato, ed anch'egli si diede a far gente -in sua casa, e broglio in Romagna contra de' Bolognesi. Nel mese -d'ottobre esso marchese Azzo nella sua terra di Rovigo fece cavaliere -_Ricciardo_, figliuolo di _Gherardo_ da _Camino_ signore di Trivigi, -_sic magnifice_, per attestato della Cronaca di Parma, _quod numquam -auditum fuerat de aliquo, quod sic fieret_. - -Nell'anno presente ancora si fecero delle novità in Brescia[592]; -imperciocchè per maneggio di _Matteo Visconte_ tutti i partigiani -della casa della Torre, cioè i Guelfi, furono scacciati dalla città -e banditi col guasto di tutti i loro beni: perlochè si rifugiarono al -marchese d'Este capo della parte guelfa. Per lo contrario, _Bardelone_ -de' Bonacossi signore di Mantova[593] cavò dalle carceri _Taino_ -suo fratello con un suo nipote, e li mandò a' confini; ed, oltre a -ciò, rimise in Mantova due mila persone già bandite, cassando ogni -statuto fatto contra di loro: del che dovette riportare gran lode. -Ma non si può abbastanza spiegare, come lo spirito della bestial -discordia si diffondesse in questi tempi per l'Italia. In Firenze -il popolo superiorizzava, ed avea fatto degli statuti molto gravosi -contra de' nobili e grandi[594], mosso specialmente da Giano della -Bella, arditissimo popolano. Non potendo più sofferire i nobili questo -aggravio, nel dì 6 di luglio, dopo aver fatta congiura, e ragunata di -gran gente, fecero istanza che fossero cassate quelle ingiuste leggi. -Per questo fu in armi tutta la città. Si schierarono i grandi colle -lor masnade nella piazza di San Giovanni, e voleano correre la terra. -Ma il popolo asserragliò e sbarrò le strade, acciocchè la cavalleria -non potesse correre, e stette così ben unito e forte al palazzo del -podestà, che i grandi non osarono di più. Prese da ciò maggior piede la -gara e il mal animo dell'una contra dell'altra parte; e di qui cominciò -la città di Firenze a declinare in malo stato con gravi sciagure, che -andremo a poco a poco accennando. Anche in Pistoja, secondochè s'ha da -Tolomeo da Lucca[595], in quest'anno ebbe principio una fiera discordia -fra i nobili della casa de' Cancellieri, i quali si divisero in due -fazioni. Bianchi e Neri, cadauna delle quali ebbe gran seguito. Ne -succederono ammazzamenti, e si sparse dipoi questo veleno per le città -di Firenze, di Lucca e d'altri luoghi, ne' quali cadauna d'esse fazioni -trovò protettori e partigiani. Il Villani e la Storia Pistoiese pare -che mettano il cominciamento di questa maledetta divisione all'anno -1300. - -Da moltissimi anni era anche divisa la città di Genova in due fazioni, -cioè ne' Mascherati ghibellini, e ne' Rampini guelfi. Più che mai ciò -non ostante, si accendeva la guerra fra quel popolo e i Veneziani. -Questo bisogno del pubblico e la cura massimamente di _Jacopo da -Varagine_ arcivescovo di Genova[596] portarono nel mese di gennaio -alla pace e concordia gli animi loro divisi. E quivi vedendosi che -in Venezia si faceva un terribile armamento di legni, col vantarsi -alcuni di voler venire fino a Genova, stimolati dal punto d'onore -e dall'antica gara i Genovesi, si misero anch'essi a farne uno più -grande e strepitoso. S'interpose _papa Bonifazio_ nei mese di marzo, -e chiamati a Roma i deputati di amendue le città, intimò una tregua -fra loro sino alla festa di san Giovanni Batista, sperando intanto -di ridurre queste due feroci nazioni a concordia; ma nulla si potè -conchiudere. Mirabile e quasi incredibil cosa è l'udire, per attestato -del suddetto Jacopo da Varagine, che i Genovesi giunsero ad armare -ducento galee, che furono poi ridotte a sole cento cinquantacinque, -cadauna delle quali aveva almeno ducento venti armati, altre ducento -cinquanta, ed altre sino a trecento. Mandarono poscia a Venezia -dicendo, che se i Veneziani aveano il prurito di venire a Genova -per combattere, non s'incomodassero a far sì lungo viaggio; perchè -i Genovesi con Uberto Doria loro ammiraglio andavano in Sicilia ad -aspettarli, e che quivi li sodavano a battaglia[597]. Udita questa -sinfonia, i saggi veneziani stimarono meglio di disarmare, e di -lasciar che gli altri passassero, siccome fecero soli, a fare una -bella comparsa ne' mari di Sicilia. Ma che? tornati che furono a casa i -Genovesi pieni di boria, come se avessero annientata la potenza veneta, -si risvegliò fra loro il non estinto fuoco delle fazioni per gare -di preminenza e risse cominciate nell'armata suddetta[598]. Però sul -finire dell'anno la parte guelfa, capi di cui erano i Grimaldi, venne -alle mani colla ghibellina, onde erano capi i Doria e gli Spinoli, e -cominciarono un'aspra guerra cittadinesca che impegnò tutto il popolo -della città: del che parleremo all'anno seguente. In Romagna[599] -nell'aprile di quest'anno fu inviato per conte e governatore _Pietro -arcivescovo_ di Monreale, il qual fece alcune paci in quella provincia, -tolse a _Maghinardo da Susinana_ l'ufficio di capitano di Faenza, e in -Ravenna fece abbattere i palagi di _Guido da Polenta_ e di _Lamberto_ -suo figliuolo. Dopo aver ridotto in Faenza i fuorusciti, si stette poco -a sentire una sollevazione in quella città fra i conti di Cunio e i -Manfredi dall'una parte, e Maghinardo, i Rauli ed Acarisi dall'altra. -Si venne a battaglia, e andarono sconfitti i primi, obbligati perciò -ad uscire di quella città, e restarono burlati i Bolognesi, i quali -passavano d'intelligenza con essi per isperanza di tornar padroni di -Faenza. Poco durò il governo del suddetto arcivescovo di Monreale, -perchè nell'ottobre arrivò a Rimini _Guglielmo Durante_ vescovo -mimatense, ossia di Mande in Linguadoca, eletto da papa _Bonifazio -VIII_ marchese della marca di Ancona e conte della Romagna, celebre -giurisconsulto, autore dello _Speculum_ _juris_, onde fu appellato -_Speculator_, e di altre opere, il quale per molto tempo era stato -pubblico lettore di leggi e canoni nella città di Modena. Fu ricevuto -con onore da tutte le città della Romagna. Ma nel dì 19 di dicembre -venne all'armi _Malatesta da Verucchio_ nella città di Rimini colla -sua fazione guelfa contro la ghibellina di Parcità, e la spinse fuori -colla morte di molti. _Guido conte_ di Montefeltro, rimesso in grazia -del papa, venne in quest'anno a Forlì, e gli furono restituiti tutti i -suoi beni. D'uomo tale par che facesse capitale papa Bonifazio per le -sue occorrenze. Ma egli di lì a poco, cioè nell'anno seguente, o perchè -si mutò il vento, oppure per vero desiderio di darsi alla penitenza -de' suoi peccati, si fece frate dell'ordine francescano, e in quello -terminò poi i suoi giorni, ma non sì presto. - -NOTE: - -[581] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[582] Jacobus Cardinalis, in Vita Coelestini V, P. I, tom. 3 Rer. Ital. -Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. - -[583] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 6. Ferretus Vicentinus, Hist., -lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[584] Nicolaus Specialis, lib. 2, cap. 20, tom. 10 Rer. Ital. - -[585] Jacobus Cardinalis, in Vita Coelestini V, P. 1, tom. 3 Rer. Ital. - -[586] Nicolaus Specialis, lib. 2, cap. 22, tom. 10 Rer. Ital. - -[587] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[588] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 334. - -[589] Corio, Istor. di Milano. - -[590] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[591] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[592] Malvec., Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital. - -[593] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[594] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 12. - -[595] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[596] Jacobus de Varagine, Chron. Genuens., tom. 9 Rer. Ital. - -[597] Continuator Danduli, tom. 12 Rer. Ital. - -[598] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 14. Jacobus de Varagine, Chron. -Genuens., tom. 9 Rer. Ital. Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 -Rer. Ital. - -[599] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCVI. Indiz. IX. - - BONIFAZIO VIII papa 3. - ADOLFO re de' Romani 5. - - -Quando si credeva papa _Bonifazio VIII_ d'essere come in porto -nell'affare della restituzion della Sicilia, egli se ne trovò più -che mai lontano. Irritati al maggior segno i Siciliani, perchè il re -_Giacomo_ senza alcuna contezza, nonchè assenso d'essi, avesse ceduto, -e, per dir così, venduto quel regno ai troppo odiati Franzesi, nel dì -25 di marzo, in cui cadde la Pasqua dell'anno presente, proclamarono -re di Sicilia l'infante _don Federigo_ fratello dello stesso re -Giacomo. Fu egli con gran solennità coronato nella cattedrale di -Palermo, e in quello stesso giorno fece molti cavalieri, alzò altri -al grado di conti, e dispensò molte altre grazie[600]. Dappertutto si -videro giuochi e bagordi; e, mossosi il re novello da Palermo, passò -a Messina, dove trovò tutto quel popolo in festa e pronto a servirlo. -Andossene dipoi a Reggio in Calabria, e, dato ordine a _Ruggieri di -Loria_ che uscisse in mare colla sua flotta, egli stesso coll'esercito -di terra andò a mettere l'assedio alla città di Squillaci, e con -levare ai cittadini i canali dell'acqua, gli obbligò a rendersi. Di là -portossi sotto Catanzaro, dove si trovava Pietro Ruffo, conte di quella -forte città, ed uno de' primi baroni della Calabria, a cui non mancava -gente in bravura e copia, molto atta ad una gagliarda difesa. Era -Ruggieri di Loria parente del conte, e come tale dissuase la impresa. -Stette saldo il re Federigo a volerla; ed allorchè coi furiosi assalti -si vide essa città vicina a cadere, ottenne il medesimo Ruggieri che -si venisse a patti, e che, se in termine di quaranta giorni non veniva -soccorso, la città si rendesse. Passato il tempo, fu osservata la -capitolazione, e Catanzaro venne alle sue mani. Fu anche dato soccorso -a Rocca Imperiale, ed acquistato Policoro. Sotto Cotrone, preso -anch'esso e saccheggiato, cominciò a sconciarsi la buona armonia fra -il re e Ruggieri di Loria, ma per allora non ne fu altro. Impadronissi -dipoi il re Federigo di Santa Severina e di Rossano. Intanto, portata -a papa Bonifazio la nuova che don Federigo avea presa la corona di -Sicilia, non solamente contra di lui, ma contra ancora del re Giacomo -suo fratello si accese di collera, figurandosi che fra amendue passasse -intelligenza segreta, per burlare in questa guisa non meno il re Carlo -che il papa stesso. Annullò dunque tosto, per quanto a lui apparteneva, -tutti gli atti di don Federigo e de' Siciliani, e spiegò contra d'essi -tutto l'apparato delle pene spirituali e temporali; per le quali -nondimeno nulla si cambiò il cuor di quei popoli. Risentitamente ne -scrisse ancora al re Giacomo; ma questi ampiamente rispose e giurò -di non aver parte nella risoluzion presa dal fratello (e dicea il -vero), esibendosi pronto ad eseguir dal suo canto quanto era da lui -stato promesso. Anzi egli, non so se chiamato dal papa, oppure di -sua spontanea volontà, si preparò per venire a Roma, affine di meglio -sincerare esso pontefice e il re Carlo del suo retto procedere. - -La guerra insorta fra _Azzo VIII_ marchese d'Este, signor di Ferrara, -e i Parmigiani e Bolognesi collegati, andava ogni dì più prendendo -vigore[601]. Dal canto loro maggiormente si afforzarono i Parmigiani, -con accrescere la loro lega, nella quale entrarono il comune di -Brescia e i fuorusciti di Reggio e di Modena, tutti contro il marchese -Azzo. Seguirono poi varie ostilità in quest'anno fra essi Parmigiani -e le milizie dell'Estense sul Reggiano, che non meritano d'essere -registrate. Studiossi anche il marchese dal canto suo d'avere de' -partigiani dalla parte della Romagna. Tirò in Argenta a parlamento -_Maghinardo da Susinana_ coi Faentini, _Scarpetta degli Ordelaffi_ -coi deputati di Forlì e di Cesena, _Uguccione_ dalla _Faggiuola_, -che comincia in questi tempi a far udire il suo nome, coi Lambertazzi -usciti di Bologna, ed altri Ghibellini di Ravenna, Rimini e Bertinoro. -Fu risoluto di togliere Imola ai Bolognesi. Di questo trattato -_Guglielmo Durante_ conte della Romagna spedì l'avviso a Bologna, -acciocchè prendessero le necessarie misure e precauzioni. E infatti i -Bolognesi inviarono quattro mila pedoni e molta cavalleria in rinforzo -d'Imola. Ma nel dì primo d'aprile, venuto l'esercito del marchese -Azzo con Maghinardo e cogli altri collegati, arrivò al fiume Santerno, -alla cui opposta riva trovò schierati i Bolognesi, Imolesi ed usciti -di Faenza, per impedire il passo del fiume che era allora assai -grosso[602]. Ma, valicato il Santerno dai Ferraresi e Romagnuoli, si -venne ad un caldo combattimento. Non ressero lungo tempo i Bolognesi; -molti ne furono morti, molti presi; e fuggendo il resto verso Imola, i -vincitori in inseguirli entrarono anch'essi nella città, e ne divennero -padroni. L'autore della Cronica Forlivese[603] scrive che furono fatti -prigioni più di duemila persone. - -Nello stesso dì primo d'aprile il marchese Azzo con altro esercito -dalla parte di Modena andò a fortificare le castella di Vignola, -Spilamberto e Savignano; e soprattutto attese[604] a rimettere in -piedi le fortificazioni di Bazzano, dove lasciò un buon presidio. -Concertarono poscia insieme i Bolognesi e Parmigiani di unitamente far -oste ad uno stesso tempo nell'autunno, gli uni contro Modena, e gli -altri contra di Reggio. Ma i soli Bolognesi effettuarono il concordato; -imperciocchè, unito un possente esercito di lor gente co' signori -da Polenta, coi Malatesti ed altri Romagnuoli, e con un rinforzo di -Fiorentini, ripigliarono per forza il castello di Savignano. Coll'aiuto -de' Rangoni e d'altri fuorusciti di Modena presero Montese ed altre -castella del Frignano; e si misero poi con grave vigore all'assedio -di Bazzano. Si sostenne quella guarnigione, composta di quattrocento -cavalieri e di mille fanti, per lo spazio d'un mese; ma vinta in fine -dalla fame, e veggendo che non veniva soccorso (giacchè il marchese -accompagnato da Maghinardo uscì bene in campagna con molte forze, ma -non giudicò utile l'azzardare una battaglia), a patti di buona guerra -nel dì 25 di novembre cadde in poter de' Bolognesi. Altre ostilità -succederono in quest'anno[605], perchè il marchese Azzo co' Modenesi e -Reggiani cavalcò sul Bolognese nel dì 6 di giugno sino a Crespellano e -al borgo di Panigale; e nello stesso tempo il _marchese Francesco_ suo -fratello co' Ferraresi venne dalla sua parte sino alla terra di Peole -e al Tedo, saccheggiando, bruciando e, facendo prigioni. E intanto -il _conte Galasso_ da Montefeltro, e Maghinardo Pagano da Susinana, -capitano della lega colle milizie di Faenza, Forlì, Imola e Cesena, -assalì il distretto di Bologna, venendo a Castel San Pietro e alle -terre di Legnano, Vedriano, Frassineto, Galigata e Medecina, con orridi -saccheggi e bruciamento di più di due mila case. La Cronica di Forlì, -più delle altre esatta e copiosa in questi tempi, descrive minutamente -questi fatti della Romagna con assaissimi altri, che troppo lungo -sarebbe il voler qui rammentare. Ma non si dee tacere che nel dì 15 di -luglio i Calboli coi Riminesi, Ravennati ed altre loro amistà, presero -la città di Forlì colla morte di molti: il che udito da Scarpetta degli -Ordelaffi e da Maghinardo che erano all'assedio di Castelnuovo[606], -a spron battuto volarono colà, e ricuperarono la città, uccidendo e -prendendo non pochi degli entrati. E poscia renderono la pariglia ai -Ravegnani con iscorrere ed incendiare il lor paese sino alle mura della -città. Nel dì 26 d'aprile Guglielmo Durante conte della Romagna, stando -in Rimini, privò di tutti i lor privilegii, onori e dignità le città -di Cesena, Forlì, Faenza ed Imola: rimedii da nulla per guarire i mali -umori di tempi sì sconcertati. - -Nel dì 30 del precedente dicembre[607] si diede principio entro la -città di Genova alla guerra e alle battaglie fra i Grimaldi e Fieschi, -e loro aderenti guelfi dall'una parte, e i Doria e Spinoli coi loro -parziali ghibellini dall'altra. Nelle lor torri e case si difendeano, -e da esse offendevano, cercando or l'una or l'altra di occupare il -palazzo del pubblico e gli altri siti forti. Vi restarono preda del -fuoco moltissime case, e fu bruciato fino il tetto della cattedrale -di San Lorenzo[608], perchè i Grimaldi s'erano afforzati nella torre -maggiore d'essa chiesa. Dalla Lombardia e da altri luoghi concorse gran -gente in aiuto di cadauna delle parti; ma più furono i combattenti di -quella dei Doria e Spinoli: laonde dopo più di un mese della tragica -scena di quei combattimenti, soccombendo i Grimaldi e Fieschi, si -videro nel dì 7 di febbraio obbligati a cercar lo scampo colla fuga -fuori della città. Furono appresso eletti capitani governatori di -Genova _Corrado Spinola_ e _Corrado Doria_, e cessò tutto il rumore. Ma -per mare seguitò la guerra fra essi Genovesi e i Veneziani[609]. Azione -nondimeno che meriti osservazione non accadde fra loro, se non che da -Venezia furono spedite venticinque galee ben armate sotto il comando di -Giovanni Soranzo, le quali ite a Caffa, città posseduta dai Genovesi -nella Crimea, la presero e saccheggiarono, con bruciare alquante navi -e galee d'essi nemici. Era divisa anche la città di Bergamo nelle -fazioni de' Soardi e Coleoni[610]. Nel mese di marzo vennero queste -alle mani, e i Coleoni ne furono scacciati. Rientrati poi questi -nella città nel dì 6 di giugno, e rinforzati dai Rivoli e Bongi, -costrinsero alla fuga i Soardi, di modo che _Matteo Visconte_ rimase -escluso affatto dal dominio di quella città. Di torri e di case ivi si -fece allora un gran guasto. Nell'anno presente _Giovanni marchese_ di -Monferrato prese per moglie _Margherita_ figliuola di _Amedeo_ conte -di Savoia[611]. Poi, fatta lega con _Manfredi marchese_ di Saluzzo, -ed unito un buon esercito, prese e mise a sacco la città d'Asti, con -iscacciarne i Solari e gli altri del partito guelfo. In Toscana non si -udì novità alcuna degna di conto, se non che, per attestato di Tolomeo -da Lucca[612], _Adolfo re_ dei Romani inviò colà per suo vicario -Giovanni da Caviglione. I Toscani, a' quali rincrescevano forte le -visite di questi uffiziali cesarei, ricorsero a papa _Bonifazio VIII_, -perchè li liberasse da costui, esibendo ottanta mila fiorini di oro, -quattordici mila de' quali toccarono per la sua rata al comune di -Lucca. Il papa rimandò a casa sua questo vicario, contentandolo con -dare il vescovato di Liegi ad un suo fratello, e mise nella borsa sua -il danaro pagato dai buoni Toscani. Trovarono i Pisani in quest'anno un -bel ripiego per farsi rispettare dai vicini nemici[613], e fu quello di -eleggere per podestà e governatore della loro città lo stesso Bonifazio -papa, con assegnargli quattro mila lire annualmente per suo salario. -Accettò benignamente il pontefice questo impiego, e, sciolti i Pisani -dall'interdetto e dalle scomuniche, mandò colà per suo vicario Elia -conte di Colle di Val d'Elsa. Richiamò esso papa dal governo della -Romagna[614] _Guglielmo Durante_ vescovo, e colà inviò con titolo di -conte Masino da Piperno, fratello di _Pietro cardinale_ di Piperno. -Entrò egli in quella provincia sul fine di settembre, e fece ritirare -l'esercito di Maghinardo dall'assedio di Massa de' Lombardi. - -NOTE: - -[600] Nicol. Specialis, lib. 3, cap. 1, tom. 10 Rer. Ital. - -[601] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[602] Matth. de Griffonibus, Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[603] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[604] Chron. Parmense. - -[605] Chron. Forolivien. - -[606] Chron. Caesen., tom. 15 Rer. Ital. - -[607] Georgius Stella, Annal. Genuens., lib. 1, cap. 8, tom. 17 Rer. -Ital. - -[608] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 14. - -[609] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital. - -[610] Corio, Istor. di Milano. Gualvaneus Flamma, Manip. Flor. - -[611] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Benvenuto da S. Giorgio, -Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCVII. Indizione X. - - BONIFAZIO VIII papa 4. - ADOLFO re de' Romani 6. - - -Venne in quest'anno a Roma _Giacomo re_ d'Aragona, non tanto per far -costare a papa _Bonifazio_ l'onoratezza sua, e d'essere ben lontano -dall'approvare, non che dal proteggere, le risoluzioni prese da' -Siciliani e da _don Federigo_ suo fratello, quanto per vantaggiare i -proprii interessi con ismugnere nuove grazie dalla corte pontificia. -E fattosi conoscere dispostissimo ad impiegar tutte le sue forze dove -gli ordinasse il papa[615], e precisamente contra dello stesso suo -fratello: Bonifazio aprì gli scrigni della confidenza e liberalità -pontificia verso di lui, con investirlo della Sardegna e Corsica, dove -egli non possedeva un palmo di terreno, e con dichiararlo capitan -generale dell'armata che si dovea spedire contro gl'infedeli, per -ricuperar Terrasanta, o altri Stati dalle mani de' Saraceni. Questo -era il colore che spesse volte si dava in questi tempi alle imprese -che doveano farsi contra de' medesimi cristiani, e serviva di pretesto -per aggravar di decime le chiese della Cristianità. La intenzion -vera, siccome i fatti lo dimostrarono, era di assalir la Sicilia, e di -levarla a don Federigo per consegnarla al _re Carlo II_. Ed appunto -esso re Carlo venne anch'egli a Roma, e per istrignere maggiormente -nel suo partito il suddetto re Giacomo, conchiuse seco di dar per -moglie a _Roberto_ suo terzogenito _Jolanta_, ossia _Violanta_, -sorella del medesimo re Giacomo. Avea già esso Giacomo richiamati -dalla Sicilia tutti gli Aragonesi e Catalani, parte de' quali ubbidì, -e parte no[616]; e, stando in Roma, spedì un'ambasciata al fratello -don Federigo, pregandolo di voler venire sino all'isola di Ischia, per -abboccarsi con lui, e trattar seco de correnti affari. Don Federigo, -ricevuta questa ambasciata, dalla Calabria se ne tornò a Messina, e -colà ancora richiamò _Ruggieri di Loria_, il quale, dopo aver preso -Otranto, era passato sotto Brindisi, per consultare con lui e co' -Siciliani quello che convenisse di fare in sì scabrose contingenze. -Il parere di Ruggieri fu, ch'egli andasse; diedero il lor voto in -contrario i sindachi della Sicilia. Vennero poi lettere dal re Giacomo, -che chiamava a Roma Ruggieri di Loria, e don Federigo con isdegno gli -permise di andare, ma con promessa di ritornare. Tuttavia perchè egli -prima di mettersi in viaggio avea provveduto d'armi e di vettovaglia -alcune castella in Calabria, e dai maligni fu supposto a don Federigo -ciò fatto a tradimento da Ruggieri, come se egli già meditasse di -ribellarsi; andò tanto innanzi lo sconcerto degli animi, che Ruggieri -fu vicino ad essere ritenuto prigione; e poscia se ne fuggì, e, andato -a Roma, si acconciò col re Giacomo a' danni del fratello. Fatal colpo -di somma imprudenza di don Federigo, o de' suoi consiglieri, fu il -perdere, in occasione di tanto bisogno, un sì prode ed accreditato -ammiraglio, e non solo perderlo, ma farselo nemico. Altra ambasceria -venne dal re Giacomo alla _regina Costanza_ sua madre, con ordine di -passare a Roma con _Violanta_ sorella d'esso re, destinata in moglie -a _Roberto duca_ di Calabria. Venne la regina colla figliuola; fu -assoluta e ben veduta dal papa; seguirono le nozze di Violanta; e -Costanza si fermò dipoi fino alla morte in Roma. Altri dicono ch'ella -passò in Catalogna, ma afflitta ed inconsolabile, per vedere la -guerra imminente fra i due suoi figliuoli. Tornossene il re Giacomo in -Catalogna a fare i preparamenti necessarii por soddisfare all'impegno -contratto col pontefice e col re Carlo suo suocero. Don Federigo -informato della fuga di Ruggieri di Loria, dopo averlo fatto proclamare -nemico pubblico, e posto l'assedio a quante castella egli possedeva in -Sicilia, di tutto lo spogliò. - -Ebbe principio in quest'anno la detestabil briga de' Colonnesi contro -papa _Bonifazio VIII_. Non si sa bene il motivo di tale rottura. Per -attestato di Giovanni Villani[617], perchè i due cardinali _Jacopo_ e -_Pietro_ erano stati contrarii alla sua elezione, Bonifazio conservò -sempre un mal animo contra di loro, pensando continuamente ad -abbassarli ed annientarli. Aggiugne il Villani, concorde in ciò con -Tolomeo da Lucca[618], che _Sciarra_, oppure _Stefano_ dalla Colonna, -nipote d'essi cardinali, avea prese le some degli arnesi e del tesoro -del papa che veniva da Anagni, ovvero, secondo altri[619], che andava -da Roma ad Anagni, ed erano ottanta some tra oro, argento e rame. -Ma niuna menzione di questo facendo il papa nella bolla fulminatrice -contra de' Colonnesi, si può dubitare della verità del fatto. Non altra -ragion forte in essa bolla[620] adduce Bonifazio, se non che questi -due cardinali tenevano corrispondenza con _don Federigo_ usurpator -della Sicilia, e che, avvertiti, non aveano lasciato questo commercio, -nè aveano permesso che Stefano dalla Colonna, fratello del cardinal -Pietro, ammettesse presidio pontificio nelle loro terre di Palestrina, -Colonna e Zagaruolo: per li quali enormi delitti con bolla pubblicata -nel dì 10 di maggio, non solamente scomunicò i suddetti due cardinali, -ma li depose ancora, privandoli del cardinalato e d'ogni altro -benefizio, con altre pene e censure contra de' lor parenti e fautori. -S'erano ritirati alle lor terre questi cardinali, con _Agapito_, -_Stefano_ e _Sciarra_, tutti dalla Colonna; e ossia che essi avessero -molto prima il cuor guasto, e sparlassero del papa, incitati sotto mano -da qualche principe; oppure che, irritati per questo fiero, creduto -da loro non meritato, gastigo, si lasciarono trasportare a dar fuori -uno scandaloso manifesto, in cui dichiaravano di non credere vero papa -Benedetto Gaetano, cioè il pontefice Bonifazio VIII, benchè fin qui -da essi riconosciuto e venerato per tale, allegando nulla la rinunzia -di papa _Celestino V_, per sè stessa, ed anche perchè procurata con -frodi ed inganni, e perciò appellando al futuro concilio. V'ha chi -pretende che tal manifesto, tendente ad uno scisma, uscisse fuori prima -della bolla e deposizione suddetta; ma il contrario si raccoglie da -un'altra bolla d'esso papa Bonifazio, fulminata nel dì dell'Ascensione -del Signore contra di essi cardinali deposti e di tutti i Colonnesi, -in cui per cagion di questo libello aggrava le lor pene, li priva di -tutti i loro stati e beni, e vuol che si proceda contra d'essi come -scismatici ed eretici. Fece egli dipoi diroccare in Roma i palagi, e -spedì le milizie all'assedio delle lor terre. Circa questi tempi ancora -insorsero dissapori fra il papa e _Filippo il Bello_ re di Francia, a -cagione di avere il re pubblicata una legge (e questa dura tuttavia) -che non si potesse estraere danaro fuori del regno, pretendendo il papa -ch'egli perciò fosse incorso nella scomunica, mentre con ciò s'impediva -il venir le rugiade solite, e quelle massimamente delle decime, alla -corte di Roma. Diede anche ordine il pontefice ai due cardinali legati -che erano in Francia, di apertamente pubblicare scomunicato il re e i -suoi uffiziali, se veniva impedito il trasporto d'esso danaro dovuto -alla santa Sede: cose tutte che col tempo si tirarono dietro delle -pessime conseguenze, figlie dell'interesse, che da tanti secoli va e -sempre forse pur troppo andrà sconcertando il mondo. - -Durando la guerra fra il _marchese Azzo_ d'Este e i Parmigiani, ognuna -delle parti facea quel maggior danno che poteva all'altra[621]. Si -frapposero amici, persuadendo la pace; e sopra tutto ne fece premura -Guido da Correggio, potente presso i Parmigiani, perchè tutto il suo -era sotto il guasto. Si conchiuse adunque l'accordo fra essi nel mese -di luglio, e nel dì quinto di agosto furono rilasciati i prigioni. -Ma di questa pace particolare si dolsero forte i Bolognesi, perchè -lasciati soli in ballo dai Parmigiani, e ne furono anche malcontenti -gli usciti di Parma, perchè abbandonati dal marchese; e però -continuarono essi la guerra contra della loro città. Altrettanto fece -il marchese Azzo coi collegati romagnuoli[622] contra de' Bolognesi, -seguitando i guasti e gli incendii dall'una parte e dall'altra. Fu -eletto in quest'anno per lor capitano di guerra dalle città di Cesena, -Forlì, Faenza ed Imola, _Uguccione dalla Faggiuola_, il quale nel dì -21 di febbraio in Forlì prese il baston da comando, poscia nel mese -di maggio uscì con potente esercito a' danni de' Bolognesi. Giunto -nelle vicinanze di Castello San Pietro, sfidò a battaglia l'armata -vicina dei medesimi Bolognesi, i quali si guardarono di entrare in -così pericoloso cimento. Intanto papa Bonifazio non rallentava il -suo studio, premendogli forte di far cessare questa guerra; ma per -ora non gli venne fatto, siccome neppure ai Fiorentini, che spedirono -anch'essi degli ambasciatori a questo fine. Nell'anno presente[623] i -Grimaldi e Fieschi usciti di Genova fecero più che mai guerra contro -la lor patria; ed accadde che Francesco dei Grimaldi, per soprannome -Malizia, vestito da frate minore, s'introdusse nella terra di Monaco, -e s'impadronì di esso e de' suoi due castelli, e quivi fortificatosi -inferì dei gravissimi danni a Genova, corseggiando per mare. -Signoreggia tuttavia in quella terra con titolo principesco la famiglia -Grimalda. - -NOTE: - -[612] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[613] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[614] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[615] Raynald., in Annal. Eccles. - -[616] Nicolaus Special., lib. 2, cap. 12, tom. 10 Rer. Ital. - -[617] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 21. - -[618] Ptolom, Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[619] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[620] Raynald., in Annal. Eccles. - -[621] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCVIII. Indiz. XI. - - BONIFAZIO VIII papa 5. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 1. - - -Fecesi in quest'anno una brutta tragedia in Germania[624]. Si -guardavano di mal occhio da gran tempo _Adolfo re_ de' Romani, e -_Alberto duca_ d'Austria e Stiria, e conte d'Alsazia, figliuolo del -fu _re Ridolfo_. Dicono che Adolfo fosse dietro a privare Alberto -de' suoi Stati, e che perciò Alberto si affrettasse di levare a -lui il regno. Tirò questi nel suo partito _Vincislao re_ di Boemia, -_Gherardo arcivescovo_ di Magonza, il duca di Sassonia e il marchese -di Brandeburgo[625], principi che cominciarono a trattar di deporre -Adolfo, imputandolo d'inabilità al governo del regno per la sua -povertà, e ch'egli fosse solamente di danno alla repubblica. Spedirono -anche per questo a _papa Bonifazio_; ma non lasciò Adolfo di inviarvi -anch'egli i suoi ambasciatori. Furono favorevoli le risposte del papa -ad Adolfo; ma i suoi avversarii fecero credere d'averne anch'essi -delle altre, che approvavano i lor disegni. Che più? nella vigilia -della festa di san Giovanni Battista di giugno gli elettori di -Magonza, Sassonia e Brandeburgo diedero la sentenza della deposizione -di Adolfo, ed elessero re il duca d'Austria _Alberto_. Per questo -fu in armi la Germania tutta, e fu decisa la lite nel dì 2 di luglio -dell'anno presente con una giornata campale fra gli eserciti di questi -due principi presso Vormazia, nella quale restò morto il _re Adolfo_. -Poscia nell'universal dieta, tenuta a Francoforte nella vigilia di san -Lorenzo, a pieni voti fu eletto re de' Romani il suddetto _Alberto -duca_ d'Austria, e coronato solennemente in Aquisgrana nella festa -di san Bartolommeo. Fu sommamente disapprovato questo fatto da papa -Bonifazio; e però avendogli il re Alberto nell'anno seguente fatta -una spedizione di ambasciatori[626], per essere confermato dalla -santa Sede, sempre il papa rispose ch'egli era indegno dell'imperio, -anzi reo di lesa maestà, per aver ucciso il suo sovrano. Benvenuto da -Imola[627] tanto nella sua Cronichetta, quanto ne' suoi Comenti sopra -Dante, aggiugne che Bonifazio assiso sul trono, e tenendo la corona in -capo con una spada a lato, bruscamente dicesse a quegli ambasciatori: -_Io, io son Cesare, io l'imperadore_. Può questa essere una fandonia -del secolo susseguente; ma è ben fuor di dubbio che nulla potè mai -ottenere questo re novello, finattantochè nato al papa bisogno di lui, -con subitanea metamorfosi si trovò bella e nuova la di lui promozione, -e se gli fecero delle carezze. Si provò nel presente anno il flagello -del tremuoto in Italia nella festa di santo Andrea[628], che continuò -dipoi a farsi sentire per molti giorni e notti. Diroccò specialmente -in Rieti, Spoleti e Pistoia molte chiese e palagi e case; e la gente -si ricoverava alla campagna. N'ebbe gran paura anche papa Bonifazio, -che soggiornava allora in Rieti, perchè tremò forte il suo palagio, e -rifugiossi fuor di quella città nel convento de' frati predicatori; e -fabbricata una capanna di legno in mezzo ad un prato, quivi cominciò -a prendere riposo. Ma non per questo il feroce animo suo cessava dal -procurar la distruzione de' Colonnesi. Fece predicar contra d'essi la -crociata, dispensando le medesime indulgenze che si concedevano a chi -passava in Terra santa contro i nemici della fede di Cristo. - -Fu bensì continuata in quest'anno ancora la guerra fra il _marchese -Azzo_ di Este e il comune di Bologna; ma perchè dall'una parte papa -Bonifazio, e dall'altra i Fiorentini amici de' Bolognesi andavano -trattando di pace, nulla di rilevante seguì in armi fra essi, se non un -ridicolo caso che si racconta negli Annali di Modena[629]. E fu, che -i Bolognesi armati fecero una notte sopra i Modenesi una scorreria, -venendo fino al borgo di Santa Agnese, che era vicino alla città, -senza che le sentinelle se n'accorgessero e gridassero all'armi. E -questo perchè i cani de' borghi cominciarono tutti ad abbaiar forte, -e commossero alla stessa sinfonia quelli della città, di modo che le -sentinelle per lo tanto strepito non poterono mai intendere ciò che -si dicessero i contadini e le genti di fuora. Per questo accidente -gli anziani di Modena bandirono tutti i cani, ordinando che fossero -uccisi. Io non mi fo mallevadore di questo avvenimento. Nè in Romagna -nè in Toscana accaddero novità degne di memoria. Strepitosa bensì -riuscì in quest'anno la guerra fra i Genovesi e Veneziani[630]. Era -uscito in corso Lamba Doria ammiraglio de' Genovesi con settantotto -ovvero ottantacinque galee, per danneggiare il paese nemico, venendo -sino all'Adriatico. A questa nuova i Veneziani fecero il loro sforzo, -e misero in mare novantacinque oppure novantasette galee ben armate -sotto il comando di Andrea Dandolo. Si scontrarono queste armate -navali a Curzola, e nel dì 8 di settembre, festa della natività della -Vergine, attaccarono la zuffa. Sì poderoso fu sulle prime l'urto dei -legni veneti, che sterminò dieci galee genovesi; ma procedendo poi -innanzi con disordine, i Genovesi, gente più ardita e valorosa che -allora solcasse il mare, stretti e ben ordinati si spinsero contra -di loro, e, dopo molto sangue sparso dall'una e dall'altra parte, -misero in rotta l'armata veneta, con riportare una sempre memoranda -vittoria. Imperciocchè presero ottantacinque galee, se dicon vero -le Storie genovesi, delle quali poi ne bruciarono sessantasette, -e l'altre diciotto condussero trionfanti a Genova. Nelle Croniche -venete è scritto che sessantacinque galee (numero nondimeno sempre -mirabile) vennero in potere de' Genovesi. Per quanto s'ha dalla Cronica -Estense[631] e da quella di Cesena[632], in quel fiero conflitto -perderono la vita circa nove mila Veneziani, e ne rimasero prigioni -sei mila e cinquecento, oppure sette mila e quattrocento, insieme -coll'ammiraglio Dandolo, il quale da lì a pochi giorni per la troppa -doglia terminò i guai della vita presente. Ferreto Vicentino[633] -diffusamente descrive questo memorabil combattimento. Portata a Venezia -la dolorosa nuova, ordinò tosto quel senato che si fabbricassero cento -galee di nuovo; ma o questo armamento non andò innanzi, o certo a nulla -servì. In Parma[634] seguì nell'anno presente pace e concordia fra -quei cittadini e i lor fuorusciti, per compromesso fatto in _Matteo -Visconte_ signor di Milano, dichiarato suo vicario anche da _Alberto -re_ de' Romani, ed in _Alberto Scotto_ signor di Piacenza. Ma furono -moltissimi i confinati in vigore di quel laudo, colla restituzion -nondimeno dei beni loro. - -NOTE: - -[622] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[623] Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic. Chron. Astense, -cap. 18, tom. 11 Rer. Ital. - -[624] Histor. Austr. - -[625] Chron. Colmar. Henric. Stero, et alii. - -[626] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[627] Benvenut., Hist. August. - -[628] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 25. Bernard. Guid., in Vita -Bonifacii VIII, P. 1, tom. 3 Rer. Ital. Ptolom. Lucens., Annal. brev., -tom. 11 Rer. Ital. - -[629] Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[630] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital. Georgius Stella, Annal. -Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[631] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[632] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCXCIX. Indizione XII. - - BONIFAZIO VIII papa 6. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 2. - - -La crociata contra de' Colonnesi, pubblicata da _papa Bonifazio_, -e la guerra lor fatta, avea prodotto finora che all'armi pontificie -s'erano arrendute le città di Nepi, Zagaruola, Colonna ed altre terre, -dopo lungo assedio e con molto spargimento di sangue, e donate agli -Orsini e ad altri nobili romani. Fu anche assediata Palestrina, dove -si trovava un gagliardo presidio che rendeva inutili tutti gli sforzi -dell'armata papale. Si rodeva di rabbia papa Bonifazio, veggendo di -non poter vincere questa pugna; e però, se è vero ciò che racconta -Dante poeta[635], il quale fiorì in questi tempi, fatto chiamare a sè -Guido, già conte di Montefeltro, allora frate minore, a lui, come ad -uomo mastro di guerra, volle raccomandar la direzione di quell'assedio. -Se ne scusò _Guido_, allegando l'incompetenza del suo abito con quel -secolaresco impiego. Continuò Bonifazio a fargli istanza, perchè almeno -gl'insegnasse la maniera di forzar quella terra alla resa. Allora -Guido stette sopra sè un pezzo, e finalmente rispose, che conoscendo -inespugnabile coll'armi la città di Palestrina, non gli andava per -mente se non un ripiego; ma che non si attentava di proporlo per timore -d'incorrere in peccato. Oh, se è per questo, replicò allora Bonifazio, -io te ne assolvo. Allora Guido gli disse che bisognava promettere molto -ed attener poco. Non c'è obbligazione di credere questo fatto a Dante, -persona troppo ghibellina, e che taglia dappertutto i panni addosso a -papa Bonifazio, tuttochè ancora Giovani Villani[636] ci descriva questo -pontefice per uomo di larga coscienza, ove si trattava di guadagnare, -e che dicea essergli lecito tutto, purchè fosse utile alla Chiesa. -Forse i malevoli inventarono questa novella, con ricavarla dal seguente -avvenimento. Imperocchè Bonifazio fece destramente proporre il perdono -ai Colonnesi, e, liberalissimo di promesse, rimase d'accordo ch'essi -in veste nera andassero a gittarsi ai piedi suoi, confessando i falli -ed implorando misericordia. Così fecero. Avuta che ebbe il papa in -sua mano Palestrina, lungi dal rimettere in pristino i Colonnesi, come -n'avea, per quanto dicono, data parola, fece spianare dai fondamenti -quella città, privandola d'ogni onore, e fino del nome, con fabbricarne -un'altra in altro sito, e darle il nome di Città Papale. Cacciò -ancora prigione Giovanni da Ceccano degli Annibaldeschi lor parente, e -confiscò tutti i suoi beni. Atterriti da questo procedere i Colonnesi, -tutti fuggirono, chi in Sicilia, chi in Francia ed in altri luoghi, -e tenendosi con somma cura celati, finchè arrivò l'ultima scena dello -stesso pontefice, che intanto di nuovo li bandì e perseguitò a tutto -potere. - -Benchè alcuni degli antichi scrittori col non accennare gli anni e i -tempi precisi degli avvenimenti, sieno di non poco imbroglio ai posteri -che prendono a compilare una storia; e di questo difetto non vada -esente Niccolò Speciale, e dopo di lui il Fazello, storici siciliani; -pure vo' io credendo che gli affari della Sicilia si possano registrare -nella forma seguente[637]. _Giacomo re_ d'Aragona nell'anno precedente -tornato a Roma, e partitosene carico di benedizioni e insieme di oro -pontificio, passò a Napoli per concertare col _re Carlo II_ suocero suo -le operazioni da farsi contra della Sicilia. Fece segretamente esortare -_don Federigo_ suo fratello, che almeno rinunziasse le conquiste fatte -in Calabria: che così si sarebbe maneggiato qualche accordo; ma non -gli fu dato orecchio. Pertanto, unite le forze sue con quelle d'esso re -Carlo, e composta una potente armata di vele, coll'insigne ammiraglio -_Ruggieri di Loria_, sul fine d'agosto di esso anno andò a sbarcare in -Sicilia. Impadronitosi a tutta prima di Patti, Milazzo e d'altre terre, -si pose dipoi all'assedio di Siracusa, città che fu valorosamente -difesa da Giovanni di Chiaramonte. Avendo egli poi spedito Giovanni -di Loria, nipote dell'ammiraglio Ruggieri con venti galee per recar -vettovaglie al castello di Patti, assediato dai Siciliani, i Messinesi, -usciti con sedici galee contra di lui, gli diedero battaglia e lo -sconfissero. Quattro soli dei suoi legni si sottrassero colla fuga, gli -altri col capitano furono condotti presi a Messina. Questa disavventura -e la perdita di molta gente o per malattie o per assalti inutilmente -dati a Siracusa, fece prendere al re Giacomo la risoluzione di levare -il campo di sotto a quella città, e di ritirarsi a Napoli. Giunto alle -coste di Milazzo, fece istanza a don Federigo suo fratello per riaver -le galee prese con Giovanni di Loria e con altri prigioni, promettendo -con ciò di non mai più mettere il piede in Sicilia. Ma nel consiglio di -don Federigo prevalse il cattivo parere di nulla volergli concedere. -Anzi infelloniti più che mai i Siciliani contro Ruggieri di Loria, -per fargli dispetto e vendicarsi di lui, fecero mozzare il capo allo -stesso Giovanni suo nipote e a Jacopo della Rocca, come a ribelli del -re Federigo. - -Passò il re Giacomo il verno in Napoli, nel qual tempo anche Federigo -ricuperò molte castella che o spontaneamente o per forza aveano alzate -le bandiere del re suo fratello. Come è il costume, non mancarono -mormorazioni contra del re Giacomo per la poca prospera campagna -dell'anno precedente, non potendosi levar di testa alla gente ch'egli -la volesse più per li Franzesi suoi antichi nemici, che pel fratello. -Pertanto, affine di smentir queste voci, e di far sempre più palese -la sua lealtà al papa e al re Carlo, fatto un maggiore sforzo di -gente e di navi, s'imbarcò sul fine di giugno insieme con _Roberto -duca_ di Calabria e con _Filippo principe_ di Taranto, e dirizzò le -vele verso la Sicilia. Don Federigo e gli orgogliosi, anzi temerarii -Siciliani che si teneano sempre in pugno la vittoria, non vollero -aspettarlo, e con quaranta galee (altri dicono di più) vennero alla -volta di Napoli. Il Villani[638] fa loro ammiraglio Federigo Doria; -Niccolò Speciale gli dà il nome di Corrado, ma nol dice intervenuto -a questa battaglia. Scontraronsi le due armate a Capo Orlando, e si -venne nel dì 4 di luglio ad un duro e sanguinoso combattimento, in cui, -quantunque i Siciliani combattessero da disperati, pure dall'industria -e valor di Ruggieri di Loria, ammiraglio nemico, rimasero interamente -sconfitti[639]. Il numero de' morti e presi della lor parte si fa -ascendere a più di sei mila persone, e ventidue galee restarono in -mano dei vincitori. Si salvò, ma con gran fatica, nella sua galea a -forza di remi don Federigo, e fu detto che il re Giacomo l'ebbe, o -potè averlo prigione, ma lasciollo andare. Periron nel conflitto anche -molti Catalani e Pugliesi. Passò dipoi il re Giacomo in Calabria, e, -prendendo seco molte truppe preparate ivi per ordine del re Carlo II, -colla giunta di dieci galee, sbarcò l'esercito in Sicilia. E allora -fu ch'egli fece sapere a _Roberto duca_ di Calabria e a _Filippo -principe_ di Taranto suoi cognati, che i suoi affari il richiamavano -in Catalogna; essere la Sicilia ridotta in istato che non potea più -fare resistenza; non reggergli il cuore a vedere, e meno a procurare -ulteriormente la rovina del già rovinato fratello; e voler egli lasciar -loro tutta la gloria di terminar quel conquisto. Di colà dunque si -portò a Napoli al re Carlo colle medesime scuse, e poi si trasferì -in Catalogna, dopo aver ottenute le promesse da lui fatte al papa ed -al suocero. Vi ha chi dice[640] che fu ben visto dal buon Carlo II, -il quale si obbligò a rifargli le spese occorse in quell'armamento, -ascendenti alla somma di più di ducento mila oncie d'oro. Altri -narrano che fu mal veduto, e creduto d'accordo col fratello, in guisa -che discaro a' Franzesi, e maledetto dai Siciliani, abbandonò in -fine l'Italia. La Cronica di Forlì[641] aggiugne ch'egli si partì, -perchè non gli era pagato il soldo promessogli da papa Bonifazio VIII. -La partenza del re Giacomo e il buon cuore de' Messinesi rinforzò -in tante avversità l'animo di don Federigo. Ma il duca di Calabria -Roberto occupò intanto varie terre di Sicilia, e massimamente quella -di Chiaramonte. Presentatosi ancora coll'esercito sotto Catania, -guadagnò ivi de' traditori, che gli diedero in mano senza spendere -sangue quella città. Ribellaronsi pure altre non poche terre in Valle -di Noto, con apparenza che già inclinasse la fortuna a troncare affatto -le ali a don Federigo, quando essa all'improvviso si dichiarò in suo -favore. Aveva il duca di Calabria spedito Filippo principe di Taranto -suo fratello con un corpo d'armata per terra, assistito da alquante -galee per mare, nella valle di Mazara, per far altre conquiste in -quelle parti. Don Federigo, che s'era postato nel forte castello di San -Giovanni per vegliare agli andamenti dei nemici, con quelle forze che -potè raunare andò a trovare il principe nel piano di Formicara, e gli -diede battaglia. Rimase sconfitto il principe, ed egli stesso, ferito -e scavalcato, fu in pericolo d'essere ucciso dai Catalani in vendetta -di Corradino, se non accorreva a tempo don Federigo, che gli salvò -la vita. Quasi tutto il resto de' vinti fu condotto nelle prigioni. -A questa disavventura de' Franzesi tenne dietro un'altra. Fu data -speranza da un prigione ai baroni del duca di Calabria di metterli in -possesso del forte castello di Gallerano. Andarono moltissimi d'essi -col conte di Brenna loro comandante a prendere questo boccone. Ma -il trattato era doppio. Sorpresi all'improvviso da Blasco di Alagona -capitano di don Federigo, tutti furono fatti prigioni. Così procedevano -gli affari della Sicilia. - -Nel febbraio dell'anno presente fu posto fine alla guerra che bolliva -tra _Azzo VIII marchese_ d'Este, signor di Ferrara, e i Bolognesi. -Il pontefice e i Fiorentini ne furono i mediatori[642]. Fatto -un compromesso nel medesimo papa per le castella disputate fra i -Bolognesi e Modenesi, egli proferì un laudo, che fu creduto iniquo -dai Modenesi. Benchè Galvano Fiamma[643] e gli Annali Milanesi[644] -mettano sotto l'anno precedente ciò che ora io son per dire degli -avvenimenti della Lombardia, pure sembra più sicuro il seguitar qui -il Corio[645], assistito dalla Cronica d'Asti[646] e da Benvenuto -da San Giorgio nella Storia del Monferrato[647]. Era già arrivato -_Giovanni marchese_ d'esso Monferrato all'età capace di consigli -politici e militari; e dispiacendogli la potenza di _Matteo Visconte_ -che signoreggiava non solamente in Milano, Vercelli e Novara, ma -anche in Casale di Sant'Evasio, e teneva una specie di dominio nel -Monferrato stesso: collegatosi col marchese di Saluzzo, col conte -Filippo da Langusco e coi Pavesi, nel mese di marzo fece rivoltare -la città di Novara, da cui appena si salvò _Galeazzo_, primogenito -d'esso Matteo, che v'era per podestà. Altrettanto fece la città -di Vercelli, e poi Casale suddetto. Susseguentemente tutti questi -signori e popoli si collegarono nel mese di maggio coi Bergamaschi, -Ferraresi e Cremonesi, e con Azzo marchese d'Este signor di Ferrara, -contro al Visconte. Uscirono poscia in campagna, cadauno dalla lor -parte, ed uscì anche Matteo Visconte aiutato con gagliarde forze da -_Alberto Scotto_ signor di Piacenza, dai Parmigiani e da _Alberto -dalla Scala_ signor di Verona, al cui figliuolo _Alboino_ avea Matteo -data in moglie una sua sorella. Nulladimeno con tanti movimenti d'armi -ciascuno si guardò dall'avventurarsi a battaglia. Ed avvenne che Azzo -marchese d'Este[648] con settecento uomini d'armi e quattro mila fanti, -mossosi in soccorso de' Cremonesi, arrivò sino a Crema. Ma perciocchè -corsero sospetti ch'egli macchinasse l'acquisto di Cremona, o perchè -i maligni seminarono delle zizzanie; certo è ch'egli giudicò meglio -di ritornarsene a casa. Matteo Visconte, che si vedea attorniato da -tante armi, siccome accorto e saggio personaggio, addormentò tutti -con un trattato di pace, che fu conchiuso e pubblicato sul principio -d'agosto. In tal credito era salita in questi tempi la potenza de' -Genovesi per le riportate vittorie[649], che i Veneziani presero lo -spediente di venire alla pace con loro. Questa fu maneggiata di comune -concordia da Matteo Visconte, e n'ebbero molto onore i Genovesi, perchè -s'obbligarono i Veneziani di non navigare nel mare Maggiore, nè in -Soria con galee armate per tredici anni avvenire. Furono perciò rimessi -in libertà tutti i prigioni. Similmente i Pisani comperarono la pace -da essi Genovesi con due condizioni, cioè con cedere loro una parte -della Sardegna e Bonifazio in Corsica, e promettere di non uscire in -mare con galee armate per lo spazio di quindici anni venturi. Nel mese -ancora d'aprile seguì in Faenza[650] un congresso degli ambasciatori di -Matteo Visconte, di Alberto dalla Scala, di Azzo e Francesco marchesi -d'Este, e de' Bolognesi, per mettere concordia fra essi Bolognesi e le -città della Romagna e i Lambertazzi fuorusciti di Bologna. Fu questa -pur anche dipoi conchiusa: laonde riuscì degno di memoria quest'anno -per cagione di tante paci. Ma in Mantova succederono delle novità[651]. -Era quivi signore _Bardelone_ de' Bonacossi. _Taino_ suo fratello, -voglioso di quel dominio, ricorse ad Azzo marchese d'Este per aiuto; -ma poi, senza voler la gente che gli veniva esibita, se ne tornò a -Mantova. Rimasero poi burlati tanto egli, quanto Bardelone, perchè -_Botticella_ de' Bonacossi loro nipote, figliuolo di Giovannino, -ottenuto un buon corpo di soldatesche da Alberto dalla Scala signor -di Verona, scacciò l'uno e l'altro, e prese egli la signoria di quella -città. Se ne fuggirono i fratelli scacciati a Ferrara, dove furono con -onore accolti dal marchese. Bardelone poscia passò a Padova, dove poco -ben veduto da que' nobili, perchè caduto in povertà, nel terzo anno -del suo esilio miseramente terminò la vita. Allora si trovò più sicuro -nella sua signoria Boticella co' suoi due fratelli _Rinaldo Passerino_ -e _Butirone_: nomi o sopprannomi strani di questi secoli. - -NOTE: - -[633] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[634] Chron. Parmense, tom. eod. - -[635] Dante, nell'Infern. Benvenuto de Imola, in Comment. in Dant. -tom.... Antiq. Ital. - -[636] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 6. - -[637] Nicolaus Specialis, lib. 4 cap. 4, tom. 10 Rer. Ital. - -[638] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 29. - -[639] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 1, tom. 9 Rer. Ital. - -[640] Summonte, Ist. di Napoli. - -[641] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[642] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus, -Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[643] Gualv. Flamma, Manip. Flor. - -[644] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[645] Corio, Istor. di Milano. - -[646] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[647] Benvenuto da San Giorgio, tom. 28 Rer. Italic. - -[648] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic. - -[649] Continuator Danduli, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani lib. 8, -cap. 27. Stella, Annal. Genuens., lib. 2, tom. 17 Rer. Ital. - -[650] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital. - -[651] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, Histor., -lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCC. Indizione XIII. - - BONIFAZIO VIII papa 7. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 3. - - -Celebre fu l'anno presente per quello che noi chiamiamo ora giubileo -universale, inventato e celebrato per la prima volta da papa _Bonifazio -VIII_. S'era sparsa una voce in Roma, dilatata poi per gli altri paesi, -che di grandi indulgenze si guadagnavano visitando le chiese romane -nell'ultimo anno di ogni secolo[652]. Se ne cercarono i fondamenti, ma -senza trovarne vestigio; nè si andò allora a pescarli nel Testamento -vecchio, nè saltò fuori in que' tempi il nome di giubileo. Nel gennaio -e febbraio si vide un prodigioso concorso di pellegrini in Roma; e ciò -diede allora motivo a papa Bonifazio di formare una bolla, con cui -concedeva indulgenza plenaria a chiunque visitasse in quell'anno le -chiese di Roma ogni dì una volta nello spazio di quindici giorni per -li forestieri, e di trenta per li Romani. E questo per soddisfare alla -divozion dei popoli, divozione che tornava anche in sommo profitto del -papa a cagion delle grandi limosine che spontaneamente si faceano dai -pellegrini alle chiese, e andavano in borsa del papa[653]; siccome -ancora del guadagno che ne ridondava ai Romani, i quali esitavano -molto vantaggiosamente le lor grazie. Fin qui le indulgenze plenarie -erano cose rare, nè si soleano guadagnare, se non nell'occasion delle -crociate. Aperta questa maggior facilità di conseguirle, senza mettere -a rischio la vita propria, senza viaggi lontanissimi e pericolosi, -non si può dire che folla di gente da tutte le parti della cristianità -concorresse nell'anno presente. Pareva una continua processione, anzi -un esercito in marcia per tutte le vie maestre d'Italia; e Giovanni -Villani, che andò per tale occasione a Roma, ci assicura che quasi -non v'era giorno, in cui non si contassero in quell'alma città ducento -mila forestieri, d'ogni sesso ed età, venuti a quella divozione. Ed in -questo anno appunto diede esso Villani principio alla sua stimatissima -Cronica. La pace fu quasi universale per l'Italia, grande l'abbondanza -de' viveri in questo anno; e però dappertutto si viaggiava con -sicurezza, e nulla mancava ai viandanti che aveano da potere spendere. -Guglielmo Ventura, autore della Cronica di Asti[654], il quale si -portò anch'egli a guadagnar questa indulgenza, lasciò scritto essersi -fatto il conto che ben due milioni di persone concorsero in quest'anno -a Roma; e tanta essere stata la folla, che vide più volte uomini e -donne conculcate sotto i piedi degli altri, ed essersi egli trovato in -quel pericolo. Attesta anch'egli che abbondanza di pane, vino, carni, -pesci e vena si trovò in Roma; carissimo era il fieno, carissimi gli -alberghi. Poscia aggiugne: _Papa innumerabilem pecuniam ab eisdem -recepit, quia die ac nocte duo clerici stabant ad altare sancti Pauli, -tenentes in eorum manibus rastellos, rastellantes pecuniam infinitam_. -Fu istituita questa indulgenza per ogni centesimo anno da papa -Bonifazio; ma i successori, per soddisfare alla divozion dei popoli, -e al guadagno ancora de' Romani, fecero in ciò delle mutazioni, con -istabilirla in fine ad ogni venticinque anni, come è oggidì. - -In quanto alla guerra di Sicilia, quattrocento e più uomini d'armi -furono spediti da' Fiorentini in rinforzo di _Roberto duca_ di -Calabria, e n'era capitano Rinieri de' Buondelmonti. Racconta Niccolò -Speciale[655] che questi Toscani, arrivati a Catania, dove esso -duca soggiornava, facevano dappertutto i tagliacantoni, vantandosi -spezialmente di voler condurre in quella città prigione il generale -dei Siciliani Blasco da Alagona. Ma che queste smargiassate andarono a -finire in nulla; laonde derisi non men dai Franzesi che da' Siciliani, -non passò il mese d'agosto che si dispersero, disertando la maggior -parte. Toccò in questo anno una maledetta percossa ai Siciliani. -Uscirono essi in corso colla lor flotta di ventisette galee comandata -da Corrado Doria, per bottinare nelle riviere del regno di Napoli[656]. -Giunsero baldanzosi sino all'isola di Ponza. _Ruggieri di Loria_, -che era ito a Napoli per menare dei nuovi sussidii di gente e di -legni al duca di Calabria in Sicilia, mise anch'egli in punto la sua -flotta, con cui per buona ventura capitate sette galee genovesi de' -Grimaldi nemici dei Doria, si vennero ad unire. Andò poscia in traccia -dell'armata siciliana, la quale, contuttochè sapesse venire un sì prode -ammiraglio con quarantotto galee, invece di ritirarsi, volle piuttosto -azzardare una battaglia. Fu questa sanguinosa nel dì 14 di giugno, -e, secondo il costume, i più vinsero i meno. Sette sole galee de' -Siciliani scamparono; le altre tutte coll'ammiraglio Doria, Giovanni -di Chiaramonte ed altri nobili, oltre ad una gran ciurma, vennero in -potere di Ruggieri. Passato esso Ruggieri in Sicilia, seguirono varii -altri fatti ora prosperi, ora contrarii. Roberto duca di Calabria -assediò strettamente per mare Messina, di modo che quella città s'era -omai ridotta per la mancanza de' viveri agli estremi. S'aggiunse a -questo malore de' Messinesi l'altro dell'epidemia, che facea molta -strage; eppure quel popolo piuttosto elesse, se occorreva, di perdere -quante vite aveano, che darsi ai Franzesi: tanto era in orrore il loro -nome in quelle contrade. _Don Federigo_, principe d'incredibil coraggio -e senno, non mancò di portar più volte in persona all'afflitta città -soccorso di vettovaglie, e di asportarne i poveri, ridotti in pelle ed -ossa: finchè, entrata l'epidemia anche nell'armata del duca Roberto, si -sciolse l'assedio. Allora fu che la duchessa _Violanta_, moglie d'esso -duca e sorella di don Federigo, cominciò a trattare di tregua; e questa -fu conchiusa per sei mesi, e nel lido di Siracusa si abboccarono il -duca e don Federigo. Poscia Roberto, lasciata la moglie in Catania, -passò a Napoli per ragguagliare il padre dello stato delle cose, e -delle maniere di vincere la Sicilia. - -Tutta fu nell'anno presente in festa la Lombardia per le soprammodo -magnifiche nozze di _Beatrice_ Estense, sorella di _Azzo VIII_ marchese -d'Este e signor di Ferrara, Modena e Reggio, e vedova del _conte -Nino_ de' Visconti di Pisa, signore di Gallura, cioè della quarta -parte della Sardegna, con _Galeazzo_ primogenito di _Matteo Visconte_ -signor di Milano[657]. Certo è che nella festa di san Giovanni Batista -di giugno dell'anno presente furono esse solennizzate in Modena, con -avere il marchese fatto cavaliere esso Galeazzo Visconte; e però si -riconosce sconvolta di un anno la cronologia di Galvano Fiamma[658] e -degli Annali Milanesi[659], che ciò riferiscono all'anno precedente. -Concordano tutti gli scrittori che straordinaria fu la magnificenza di -tali nozze: sì grandi furono gli apparati, i conviti, le giostre, gli -spettacoli, il concorso degli ambasciatori e della nobiltà di tutte -le città di Lombardia e marca d'Ancona. Nè solo in Modena, ma anche in -Parma, e massimamente in Milano, si replicarono gli addobbi, le feste e -i bagordi con tale suntuosità, che memoria non v'era d'una somigliante -in Italia, e neppur ne' regni vicini. Vennero in questo anno alle -mani in Pavia la fazione di _Filippo conte_ di Langusco, appellato -anche _Filippone_, e quella di Manfredi da Beccheria, e ne seguirono -ammazzamenti, ruberie e prigioni[660]. Restò al di sotto Manfredi, e -gli convenne andarsene ramingo, e il conte rimase signore della città. -Matteo Visconte, volpe vecchia, si mischiò in questa discordia sotto -colore di maneggiar l'accordo, e favorì il conte, al cui figliuolo -ancora promise in moglie una sua figliuola; ma, scopertosi poi che -Matteo sotto mano amoreggiava Pavia, si sciolse fra loro la amicizia, -divenendo nemici giurati da lì innanzi. In quest'anno nel dì 25 di -maggio[661], _Federigo conte_ di Montelfetro, figliuolo del fu _conte -Guido, Uberto dei Malatesti_ e _Uguccione dalla Faggiuola_, allora -podestà di Gubbio, di concordia scacciarono da quella città la parte -guelfa. Avendo questa fatto ricorso a papa _Bonifazio VIII_, venne -tosto ordine al _cardinal Napoleone_ degli Orsini, governatore del -ducato di Spoleti, di assediar Gubbio. Fu eseguito il comandamento, e -nel dì 25 di giugno, coll'aiuto de' Perugini, vi rientrarono i Guelfi, -scacciandone i Ghibellini, e commettendo assaissimi saccheggi ed -uccisioni[662]. - -Mandò nel mese di ottobre il papa per governatore della Romagna -il _cardinal Matteo_ d'Acquasparta: nel qual tempo Forlì, Faenza, -Cesena ed Imola erano disubbidienti alla Chiesa. Cominciò egli con -buona maniera a pacificar queste città. Ma in questi tempi fece gran -progressi nella Toscana il veleno della discordia. Riferisce Giovanni -Villani all'anno presente il principio delle rivoluzioni di Pistoia: -Tolomeo da Lucca[663] le fa cominciate molto prima. In quella città -si divise in due fazioni la potente famiglia de' Cancellieri, a cagion -di brighe sopravvenute fra loro, e ne seguì un funesto sconvolgimento -de' cittadini per le parzialità, con battaglie ed ammazzamenti. I -Fiorentini, a' quali premeva che quella città stesse ferma nel partito -guelfo, s'interposero allora con forza, e operarono che i principali -tanto della parte Bianca come della Nera fossero mandati ai confini. -I più si ridussero a Firenze, cioè i Neri in casa de' Frescobaldi, i -Bianchi in quella de' Cerchi, tutte e due ricche e possenti famiglie. -Era Firenze in questi tempi in alto stato, morbida per la gran -popolazione, e più per le ricchezze. Descrive il Villani le delizie e -sollazzi[664] che si praticavano allora in quella città; ma giacchè -non aveano ora que' cittadini da spendere i lor pensieri intorno -alla guerra, perchè si trovavano in pace co' vicini, cominciarono a -gareggiare e riottar fra loro a cagione de' Pistoiesi, con prendere -gli uni a favorire i Neri, e gli altri a proteggere i Bianchi. Perciò -quasi tutte le famiglie fiorentine de' grandi s'impegnarono in queste -scomunicate brighe. Capo della setta de' Neri fu Corso de' Donati, e -Vieri de' Cerchi, capo dell'opposto, venendo perciò a dividersi tutta -la città di Firenze. Nè si stette molto a prorompere in contese, zuffe -ed amarezze mortali. Papa Bonifazio, avvertito di questo detestabil -disordine, e pregato di rimedio, spedì colà il suddetto cardinal Matteo -d'Acquasparta, uomo savio, con ordine di riformare la terra. Venne ben -egli, e fece quanto potè; ma ritrovò tali durezze nelle teste ambiziose -della parte Bianca, padrona allora del governo, che gli convenne -tornarsene a Roma, con lasciar la città peggio che prima sconvolta: -incendio che divampò dipoi in aperte sedizioni e scandali più gravi. - -NOTE: - -[652] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[653] Giovanni Villani, lib. 38, cap. 6. - -[654] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[655] Nicolaus Specialis, lib. 5, cap. 13, tom. 10 Rer. Ital. - -[656] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Chron. -Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[657] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[658] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 338. - -[659] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[660] Corio, Istor. di Milano. - -[661] Chron. Caesenat., tom. 14 Rer. Ital. - -[662] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 43. - -[663] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCI. Indizione XIV. - - BONIFAZIO VIII papa 8, - ALBERTO Austriaco re de' Romani 4. - - -Grandi erano in questi tempi le applicazioni di _papa Bonifazio_ per -dar legge a tutti i principi della cristianità[665]. Voleva regolare -a talento suo la succession del regno d'Ungheria; era dietro a -detronizzare _Alberto Austriaco_ re de' Romani, trattandolo come reo di -lesa maestà; ma egli si seppe ben difendere, ed atterrò chi era mosso -dal papa contra di lui. Avea anche liti esso pontefice con _Filippo -il Bello_ re di Francia, il quale, senza riguardo alcuno, opprimea -le chiese e gli ecclesiastici del suo regno. Meditava inoltre esso -pontefice la conquista dell'imperio greco. Ma, per tralasciar altre -sue idee, il principal suo pensiero era quello di levar la Sicilia -a _don Federigo_. A questo fine tornò a sollecitare _Giacomo re_ -d'Aragona ed altri principi e le città d'Italia, concedendo liberamente -le decime degli ecclesiastici da impiegarsi in questa santa impresa. -Soprattutto immaginò egli di poter fare un bel colpo con far venire -in Italia _Carlo di Valois_, fratello del re di Francia, il quale -non so perchè venga chiamato da varii scrittori _Carlo senza terra_, -quando egli era conte d'Angiò, ed è anche chiamato _Guercio_ nella -Cronica di Cesena[666]. Gli diede Bonifazio speranza di crearlo re -de' Romani dopo la deposizione dell'odiato re Alberto, e di mandarlo -a prendere il possesso dello impero greco, giacchè egli, con avere -sposata _Caterina di Courtenai_, nipote di _Baldovino imperadore_, -ma solamente di titolo, di Costantinopoli, nudriva delle magre -pretensioni su quelle contrade. Il disegno primario nondimeno del papa -era di spignere questo principe contra della Sicilia, giacchè il _re -Carlo II_ gli parea un dappoco, e non atto a ricuperar quel regno. -Calò dunque in Italia Carlo di Valois, accompagnato da un corpo di -soldatesche franzesi, per effettuare i grandiosi disegni del papa, e -per essere il suo braccio destro, massimamente in Italia. Grande onore -e bei regali gli fece il _marchese Azzo d'Este_ nel suo passaggio per -Modena[667], e gli prestò assai danaro. Ito ad Anagni a baciar i piedi -al papa, fu da lui creato conte di Romagna, capitano del Patrimonio e -signore della marca d'Ancona[668]. La prima incumbenza che gli diede -il papa, fu quella di passare a Firenze col titolo di paciere, per -dar sesto a quella disunita e fluttuante città. Il servì di proposito -questo principe[669]. Entrò egli in Firenze nella festa d'Ognissanti, -ricevuto con grande onore, ma non senza grave sospetto della parte -Bianca. Dimandò e volle la signoria e guardia della città, giurando -di mantenerla in pacifico e buono stato. Ma nulla attenne di quanto -avea promesso. Lasciò entrare in città Corso Donati con tutti gli -sbanditi, con gran copia di ribaldi, che fecero per cinque dì ruberie -immense ed incendii nella città e nel contado. Poscia atterrò la parte -Bianca dominante, e diede il governo alla Nera. Venne appresso nel -novembre stesso a Firenze il cardinal _Matteo d'Acquasparta_ legato -del papa, per rimediare a tanta confusione, e fece far molte paci; ma -volendo ancora accomunar gli uffizii colla parte Bianca, i Neri, che -erano saliti in alto, e sostenuti da esso principe Carlo, non vollero -udirne parola; di modo che il legato con isdegno si partì, lasciando -la città interdetta e in istato assai compassionevole. Questo fu il -primo bel servigio prestato da Carlo di Valois alle intenzioni, che -parvero buone, di papa Bonifazio, ma non parvero così a Giovanni -Villani[670], il quale attribuisce tutti questi mali allo sdegno di -lui contra de' Cerchi e della parte Bianca. E Ferreto Vicentino[671] -ci vorrebbe far credere che il papa fosse dietro ad insignorirsi -della Toscana. Nel maggio di quest'anno la parte bianca di Pistoia -coll'aiuto de' Bianchi, allora dominanti in Firenze, cacciò fuori -della città i Neri, e disfece barbaramente tutte le lor case, palagi -e possessioni. Tutta questa tragedia è diffusamente descritta da Dino -Compagni, autor contemporaneo, nella sua Cronica. Passarono i Neri la -maggior parte a Lucca, e servirono di un gran rinforzo alla parte nera, -cioè guelfa di quella città; la quale, venuta all'armi, ne cacciò la -parte ghibellina, cioè gl'Interminelli e i loro seguaci, e vi arsero -più di cento case[672]. Così le maledette sette si andavano dilatando -per tutta la Toscana. Risvegliossi di nuovo in Bergamo la gara delle -fazioni di quella città, cioè tra i Coleoni, Soardi, Bongi e Rivoli, -e si venne fra loro alle mani. Spedirono i Coleoni e Soardi a Milano -con istanza, perchè _Matteo Visconte_ corresse colà, promettendogli -il dominio di quella città. Non si fece egli pregare. L'arrivo suo con -gente armata mise in fuga i Bongi e i loro aderenti, ed allora fu data -ad esso Visconte la signoria di Bergamo. Ci fa sapere la Cronica di -Parma[673] che quella città fu presa da Galeazzo, figliuolo di Matteo -colla forza, e che le case dei Bongi e Rivoli e de' lor partigiani, -dopo il sacco, furono date alle fiamme. Nel mese di marzo di quest'anno -_Giovanni marchese di Monferrato_ cogli Avvocati, famiglia potente di -Vercelli[674], cacciò fuori di quella città la parte de' Tizzoni, i -quali si rifugiarono in Milano, giacchè durava la guerra fra Matteo -Visconte e il suddetto marchese, collegato con _Filippo conte_ di -Langusco signor di Pavia, e coi Novaresi e Vercellini. In quest'anno -i Bolognesi, per tema del marchese Azzo d'Este, che facea grande -armamento[675], stabilirono lega coi comuni d'Imola, Faenza, Forlì e -Pistoia, e coi Bianchi fuorusciti di Firenze. Costituirono loro capitan -generale Salinguerra, siccome gran nemico della casa d'Este. Scrivono -gli storici napoletani[676] che in questo anno venne a morte _Carlo -Martello_, primogenito di _Carlo II_ re di Napoli, già dichiarato -re d'Ungheria, con dire eziandio ch'egli era andato in quel regno, -vivente ancora il re Andrea. Egli lasciò dopo di sè un figliuolo, -dicono appellato Cariberto, quasi Carlo Roberto, ma chiamato Carlo -Uberto da Ferreto Vicentino, il qual poi fu solamente appellato Carlo, -ed entrò finalmente in possesso del regno d'Ungheria, con propagar la -linea di quei re della casa reale di Francia. Il Rinaldi, all'incontro, -insegna[677] che questo principe mancò di vita nell'anno 1295. Il -Bonfini[678] lascia imbrogliato questo punto. Per me credo che deggia -prevalere la sentenza di Rinaldi, e che gli scrittori moderni abbiano -preso equivoco nel nome di Carlo, comune al Martello padre e al -figliuolo. L'autore anonimo, ma contemporaneo, della Cronica di Parma -chiaramente scrive al suddetto anno 1295[679]: _Eodem anno dominus -Carolus rex Hungariae, et uxor ejus in civitate Neapoli obierunt, et -dictum fuit, quod erant tossicati_. Il sospetto di questo veleno andò -addosso a Roberto duca di Calabria, secondogenito del re Carlo II -e suo fratello, per isregolata voglia di succeder egli al padre nel -regno di Napoli. Essendo morto Andrea re d'Ungheria senza figliuoli, -nacque nell'anno presente controversia per la succession di quel regno. -_Vincislao re_ di Boemia fece coronare re d'Ungheria Vincislao suo -figliuolo; ma un'altra parte de' principi tenne per _Carlo_, figliuolo -del re Carlo Martello. _Regem Carolum filium Caroli Martelli nati -de Ungara, similiter coronari procuravit_: sono parole di Tolomeo da -Lucca[680], scrittor di questi tempi. Ed appunto questo Carlo, e non -già suo padre Carlo Martello, quegli fu che, assistito dal papa e -dai Cumani e Tartari, arrivò ad essere re d'Ungheria. Mandò nell'anno -presente Carlo di Valois per suo vicario nella Romagna _Jacopo Pagano_ -vescovo di Rieti[681], il qual poscia per li suoi cattivi portamenti -fu privato del vescovato da papa Bonifazio, e da lì a non molto -vergognosamente terminò i suoi giorni nella corte di Roma. Anche -_Alberto dalla Scala_ signor di Verona mancò di vita in quest'anno, -e succedette a lui nel dominio di quella città _Bartolommeo_ suo -primogenito[682] che per due anni e mezzo in molta grazia di quel -popolo tenne il governo. - -NOTE: - -[664] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 38. - -[665] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[666] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[667] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[668] Ptolom. Lucens., Annal. brev. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[669] Dino Compagni, lib. 2, tom. eod. - -[670] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 48. - -[671] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[672] Ptolom. Lucens., Annal. brev. - -[673] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[674] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[675] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[676] Costan. Summonte, et alii. - -[677] Raynaldus, Annal. Eccles., ad annum 1295. - -[678] Bonfin., de Reb. Hungaric. - -[679] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[680] Ptolom. Lucens., Annal. Brev. - - - - - Anno di CRISTO MCCCII. Indizione XV. - - BONIFAZIO VIII papa 9. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 5. - - -L'anno fu questo in cui _papa Bonifazio_ e _Carlo II re_ di Napoli si -credettero di dar l'ultimo crollo alla Sicilia, sì per la potentissima -flotta preparata contro quell'isola, come ancora perchè dovea avere -il comando di sì bell'armata _Carlo di Valois_, principe già rinomato -pel suo valore e per le vittorie di Fiandra. A questo effetto nel -mese d'aprile esso Carlo, partitosi da Firenze, accompagnato da mille -maledizioni, passò alla corte di Roma, e di là a Napoli, dove trovò -preparato quell'armamento, ascendente, secondo il Villani[683], -a più di cento tra galee, uscieri e legni grossi, senza contare i -sottili[684]. Imbarcatosi con _Roberto duca_ di Calabria e Raimondo -Berengario di lui fratello, andò a sbarcare in Sicilia, dove ebbe tosto -a tradimento Termoli e pochi altri luoghi da nulla. Mise poi l'assedio -alla terra di Sacca; e intanto _don Federigo_, non avendo forze da -poter contrastare in campagna aperta, or qua or là scorrendo, andava -pizzicando l'armata nimica, e impedendo ad essa il trasporto delle -vettovaglie. E ben gli giovò l'usar questa spezie di guerra, perchè la -mancanza dei viveri, a cui si aggiunse l'epidemia entrata nei cavalli, -e molto più nei soldati, crebbe a segno, che Carlo di Valois, per -cavarsi con onore da sì sfortunata impresa, cominciò a trattar di pace -con assenso del duca di Calabria. Si abboccarono questi tre principi, -e fu concordato che don Federigo prendesse in moglie _Leonora_ -terzogenita del re Carlo II, con ritenere sua vita natural durante -il regno di Sicilia, a condizione che dopo la sua morte esso regno -decadesse al re Carlo e ai suoi discendenti; e che si restituissero i -prigioni e tutti i luoghi di Sicilia tolti a don Federigo; il quale, -in ricompensa, cedesse al re Carlo tutte le conquiste già fatte nella -Calabria. Altre condizioni di tal accordo si possono vedere presso -il Villani e nella Cronica di Niccolò Speciale. Con questa pace ebbe -per ora fine la gran contesa della Sicilia, e si prestò un delizioso -pascolo ai cacciatori delle novelle e ai varii giudizii degli oziosi -politici. Chi volea male a Carlo di Valois, non mancò di chiamarlo -traditore, quasichè, per essere nato da una Aragonese, potesse, ma non -volesse, prendere la Sicilia, per compassione allo stretto suo parente -don Federigo. E corse per Italia questo satirico motto[685]: _Che Carlo -era venuto a Firenze per mettervi pace, e lasciolla in guerra; e andato -in Sicilia per farvi guerra, ne era ritornato con una vergognosa pace_. -Furono messi in libertà i prigioni, fra' quali _Filippo principe_ di -Taranto, fratello del re Roberto. Si mandò anche la capitolazione al -pontefice, affinchè la confermasse; ma egli vi trovò delle difficoltà. -Infine perchè cominciava a divampare la di lui rottura con _Filippo il -Bello re_ di Francia, per aver dalla sua don Federigo, vi acconsentì -nell'anno seguente, obbligandolo a pagare ogni anno di censo alla -Chiesa romana tremila oncie d'oro, ossia quindici mila fiorini d'oro, -con altri patti. Ed esso Federigo, di consentimento poi del re Carlo, -cominciò ad usare il titolo di re della Trinacria, e non già di -Sicilia. Celebrò ancora don Federigo, sì gloriosamente uscito di questa -guerra, le sue nozze colla suddetta Leonora figliuola del re Carlo II. - -In quanto alle liti già insorte fra papa Bonifazio e Filippo il Bello -re di Francia, brevemente dirò esser elle nate dal volere il re fare -il padron delle chiese, e prendere le rendite de' beni ecclesiastici -dopo la morte de' prelati (del che si è disputato anche ai dì nostri), -e dall'avere imprigionato il vescovo di Pamiers, e impedito ad altri -vescovi di venire a Roma. Papa Bonifazio VIII, che era alto alla -mano, e disgustato ancora, perchè il re facea carezze a Stefano dalla -Colonna rifugiato in Francia, gli scrisse lettere minacciose, per le -quali si attribuiva autorità anche sul temporale dei re, e facoltà di -deporli. Filippo il Bello, che in alterigia non la cedeva a chi che -sia, nè guardava misura ne' suoi trasporti, si irritò forte contra di -papa Bonifazio, e giunse tanto innanzi lo sfrenato impegno, che il -papa, benchè non con espresse parole, lo scomunicò; e all'incontro -esso re dichiarò pubblicamente di non più riconoscere Bonifazio per -papa, ma bensì di tenerlo per un simoniaco ed eretico manifesto ed -incorreggibile, appellando perciò al concilio generale. Carlo di -Valois, che parea dianzi il Beniamino del papa, o perchè divenuto a -lui sospetto tanto per questa diabolica lite, quanto per l'operato -in Sicilia, oppure perchè facesse sperare di far cessare il temporal -mosso dal re suo fratello: corse in Francia, ma fu dipoi in suo favore -contra del pontefice. Se crediamo a Ferreto Vicentino[686], questo, -principe nel suo passaggio per Roma fu sì aspramente rampognato dal -papa, che poco mancò che non mettesse mano alla spada per ucciderlo. -Venne in questa maniera il tempo che papa Bonifazio, per procacciar chi -l'aiutasse contro la prepotenza del re di Francia, cominciò a mirar -di buon occhio _Alberto Austriaco_ re de' Romani, e a trovar buona -l'elezion sua, con intavolar seco amicizia e lega, siccome vedremo -all'anno seguente. - -In questo succedette la stravagante caduta di _Matteo Visconte_ da un -alto in un miserabile stato[687]. Signoreggiava egli in Milano, Bergamo -ed altri luoghi; non gli mancavano collegati ed amici, e massimamente -erano per lui i Parmigiani ed _Azzo marchese d'Este_, signor di -Ferrara, Modena, Reggio, Rovigo, ec., la cui sorella era divenuta -sua nuora. Ma appunto questa alleanza gli tirò addosso l'invidia e -malevolenza de' vicini, perchè s'andava dicendo che, unita insieme -la potenza del Visconte con quella dello Estense, facile loro era il -conquistar tutta la Lombardia. Sopra gli altri avea conceputo odio -contra di lui _Alberto Scotto_[688], perchè, avendo esso marchese Azzo -destinata a lui in moglie Beatrice sua sorella, Matteo se la procacciò -per Galeazzo suo figliuolo. Perciò segretamente congiurarono alla -di lui rovina _Filippo conte_ di Langusco signor di Pavia, _Antonio -da Fisiraga_ signor di Lodi, gli Avvocati di Vercelli, i Brusati di -Novara, il marchese di Monferrato, gli Alessandrini, i fuorusciti di -Bergamo, i Cremaschi, i Cremonesi, ed altri popoli della Lombardia. -Manipolatore di questa lega era il suddetto Alberto Scotto, signore -di Piacenza, cabalista di prima riga, che nello stesso tempo facea -l'amico intrinseco di Matteo Visconte. Ebbero la loro zampa in -questi trattati anche Mosca, Guido ed altri Torriani, che dal Friuli -volarono a Lodi per fare la lor parte nella tragedia. Il peggio fu -che la nobiltà di Milano, e lo stesso Pietro zio ed altri parenti del -Visconte, occultamente rivoltatisi contra di lui entrarono in questa -forte lega[689]. Ora nel mese di giugno si diede fuoco alla macchina. -Alberto Scotto co' Piacentini, Torriani e gli altri collegati, uscito -in campagna alla testa di un formidabile esercito, andò a postarsi -nella terra di San Martino del contado di Lodi. Venne loro incontro -Matteo Visconte con quelle forze che potè raunare; ma, mentre egli era -al campo, scoppiò in Milano una sedizion popolare, per cui Galeazzo -suo figliuolo, che coi Parmigiani v'era in guardia, ne fu scacciato -fuori. Inoltre _Corrado Rusca_ signor di Como, e genero d'esso Matteo, -nell'aiuto del quale egli confidava non poco, si unì cogli altri -a' suoi danni. Però, scorgendo egli la volubilità della fortuna, e -l'impotenza di resistere a tanti nemici, andò nel dì 13 di giugno, -oppure nel dì seguente a mettersi in mano del fraudolento Alberto -Scotto, capo della lega, che mostrò di voler essere mediatore di -pace, e cedettegli il bastone della signoria di Milano, con che gli -fosse conservato il godimento de' suoi beni: il che fu promesso. Ma -si trovò egli ben tosto deluso; e condotto come prigione a Piacenza, -non fu rilasciato, finchè non ebbe consegnato il forte castello di San -Colombano, che fu immediatamente distrutto. Venne Matteo a Borgo San -Donnino; poscia dopo varii tentativi inutili, per sostener la sfasciata -sua fortuna, de' quali parleremo, andò a cercarsi un ritiro, dove ebbe -quanto agio volle per ben ravvisare quanto grande sia l'incostanza e -caducità delle cose umane. _Galeazzo_ suo figliuolo fuggito a Bergamo, -dove non potè sussistere, sen venne a Ferrara con _Beatrice Estense_ -sua moglie, che quivi gli partorì un figliuolo, a cui fu posto il -nome del marchese Azzo suo zio, e che vedremo ai suoi tempi uno de' -più gloriosi principi della casa Visconte, Entrarono in questo mentre -i Torriani in Milano, e, ricuperati gli antichi lor beni, si diedero -anche a far maneggi per ritornare in signoria coll'appoggio del popolo, -e scacciarono dalla città Pietro Visconte con altri nobili, che dianzi -furono contrarii anche a Matteo Visconte, perchè voleano repubblica e -non signori. Alberto Scotto, gran faccendiere, nel mese di luglio tenne -un parlamento in Piacenza, dove si trovarono i Milanesi coi Torriani, -Pavesi, Bergamaschi, Lodigiani, Astigiani, Novaresi, Vercellesi, -Cremaschi, Comaschi, Cremonesi, Alessandrini e Bolognesi. E fatta una -lega, fu data autorità ad esso Alberto di ridurre per amore o per forza -nelle lor città tutti i fuorusciti guelfi. Restò ancora conchiuso di -obbligar Azzo marchese d'Este a mettere in libertà Modena e Reggio, e -di tirar nella lega i Parmigiani, acciocchè questi dessero principio -alla guerra contra d'esso marchese; e cominciarono a riedificare e -fortificare il castello di Borgo San Donnino, e a far gran levata di -gente. Cagion furono le disgrazie de' Visconti che anche in Bergamo -si levò il popolo a rumore, ed aprì le porte ai fuorusciti, con -iscacciarne poi chi favoriva i medesimi Visconti. Così venne quella -città alla ubbidienza d'Alberto Scotto, ed altrettanto fece ancor -quella di Tortona. Perchè si erano ridotti in Pistoia molti degli -usciti di Firenze e di Lucca, e in quella città signoreggiava la parte -Bianca, cioè la ghibellina[690], i Fiorentini e Lucchesi con possente -esercito si portarono allo assedio di quella città, guastando tutto il -paese all'intorno. Tale nondimeno fu la difesa, che, conosciuto vano -il lor disegno, stimarono meglio di ritirarsi, e di strignere il forte -castello di Serravalle. Vi stettero sotto i Lucchesi gran tempo, tanto -che nel dì 6 di settembre, per mancanza di vettovaglia, si arrenderono -i Pistoiesi che vi erano dentro in numero di circa mille, e tutti -furono condotti prigioni a Lucca. Presero inoltre essi Lucchesi il -castello di Larciano, e misero in rotta i Pistoiesi che venivano per -dargli soccorso. In quest'anno a dì 22 di ottobre _Federigo_ conte di -Montefeltro, _Uguccion della Faggiuola_ cogli Aretini, e _Bernardino -da Polenta coi Ravegnani_[691] fecero oste sopra Cesena, assediarono -quella città, saccheggiarono tutto il suo distretto; non vi fu castello -che loro non si rendesse, a riserva di Riversano e Firmignano. Immenso -fu il danno di quella città, e fu incolpato di tutto Mazzolino de' -Mazzolini da Brescia lor podestà. Era in questi tempi governatore della -Romagna _Rinaldo vescovo_ di Vicenza. Mentre egli dimorava in Forlì, -gli Ordelaffi, cioè i più potenti di quella città, un dì levarono -rumore contra di lui, e il ferirono a morte. Ed ecco quante scene -di furori e di pazzia si mirassero in questi tempi per buona parte -d'Italia. - -NOTE: - -[681] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[682] Continuator Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Patavin., -tom. eod. - -[683] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 49. - -[684] Nicol. Special., lib. 6, cap. 7, tom. 10 Rer. Ital. - -[685] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 49. - -[686] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[687] Gualv. Flamma, cap. 341. Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. -Corio, Istoria di Milano. - -[688] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. - -[689] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[690] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 51. Ptolom. Lucens., Annal. brev. - - - - - Anno di CRISTO MCCCIII. Indizione I. - - BENEDETTO XI papa 1. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 6. - - -Sempre più s'andava inasprendo la nemicizia fra _papa Bonifazio -VIII_ e _Filippo il Bello_ re di Francia, principe che quantunque Dio -l'avesse flagellato in questi tempi con delle vergognose rotte date -alle armate sue dai Fiamminghi, pure più fiero diveniva ed altero. -Si fortificò il pontefice in Germania contra gli attentati di questo -re, con tirar dalla sua _Alberto re de' Romani_, e riconoscer ora per -bella e buona la di lui elezione. Gli atti di questa riconciliazione, e -della confermazione a lui data dal papa, son riferiti dal Rinaldi[692]. -E tutto fatto per muovere l'armi di esso Alberto contra del re di -Francia. Servì questo per maggiormente accendere lo sdegno del re -Filippo, il quale, per far dispetto al papa, e non già perchè sia -credibile ch'egli ciò credesse daddovero, pubblicò ventinove capi -d'accusa contra di lui, la maggior parte calunnie patenti, e prive -d'ogni colore di verisimiglianza, non che di verità. Cioè ch'egli -non credea l'immortalità dell'anima, la real presenza del Signore -nell'ostia consecrata, la fornicazione peccato; ch'egli era stregone, -simoniaco, eretico, con altre simili nefande imputazioni, rimettendosi -a provar tutto nel concilio generale, a cui egli appellava. Commosso -da sì orrendo procedere papa Bonifazio, fulminò contra di Filippo le -censure, dichiarò nulli tutti i suoi atti fatti e da farsi, assolvè i -sudditi dal giuramento di fedeltà, con pretendere ancora dipendente nel -temporale il regno di Francia dall'autorità e superiorità dei romani -pontefici. Intanto il re Filippo, spirando solamente vendetta, spedì -segretamente in Italia nel mese di marzo di questo anno Guglielmo -da Nogareto suo emissario, uomo di sottilissimo ingegno e di forte -stomaco, con un Fiorentino appellato messer Musciatto de' Franzesi, e -con buone lettere di cambio. Fermatosi costui ad un castello d'esso -Musciatto, si diede a far gente, e a spendere largamente danari e -promesse, con inviar messi e lettere per corrompere i nobili della -Campania romana e i cittadini d'Anagni. Allorchè fu all'ordine tutto il -trattato, di cui non traspirò mai agli orecchi del papa alcun menomo -avviso, trovandosi il medesimo pontefice senza sospetto in essa città -d'Anagni co' suoi cardinali e con tutta la sua corte, una mattina per -tempo nel dì 7 di settembre all'improvviso entrarono in quella città -Guglielmo di Nogareto, Sciarra dalla Colonna, i nobili da Ceccano e -da Supino, ed altri baroni, con trecento cavalieri e molta fanteria, -e colle insegne del re di Francia, cominciando a gridare: _Viva il re -di Francia. Muoia papa Bonifazio_. Anche il popolo d'Anagni, ingrato -a tanti benefizii ricevuti dal papa, si unì con loro, e fu anche detto -che alcuni dei cardinali fossero mischiati nel medesimo trattato, e fra -gli altri il _cardinal Napoleone degli Orsini_[693]. Certo è ch'essi -cardinali se ne fuggirono, o si nascosero tutti, lasciando il papa -assediato nel suo palazzo. Fece la famiglia sua quella resistenza che -potè; ma infine il palazzo fu preso. Allora il papa, tenendosi per -morto, volle almen prepararvisi con magnanimità, e, fattosi abbigliare -cogli abiti pontificii, colla sacra tiara in capo e colla croce in -mano, assiso in una sedia stette aspettando i nemici. Dicono che -Guglielmo da Nogareto gli dicesse d'essere venuto non per torgli la -vita, ma per condurlo a Lione, dove si terrebbe un concilio generale, -e che egli risponderebbe alle accuse pubblicate contra di lui. Certo -è che Sciarra dalla Colonna il caricò di villanie e d'obbrobrii, ed -anche volle obbligarlo a rinunziare il papato; ma il trovò fermo in -voler piuttosto morire che cedere. In così misero stato fu ritenuto -per tre dì sotto buona guardia il pontefice, senza che volesse indursi -a prendere cibo: tale e tanto era il suo sdegno mischiato col timore e -colla sua confusione. Fors'anche dovea temer di veleno. Intanto fu dato -il sacco al palazzo e agl'immensi tesori ed arredi del papa. Dopo i -tre giorni il _cardinal Luca del Fiesco_, commiserando le disavventure -e la prigionia del pontefice, tanto s'ingegnò, che mosse a rumore il -popolo di Anagni, il quale cominciò con alte voci a gridare: _Viva il -papa, e muoiano i traditori_. Allora fu che Sciarra, andato al papa -gli parlò con riverenti e dolci parole, esibendogli la libertà, se pur -voleva concedergli l'assoluzion dei misfatti, con altre richieste che -non si sanno. Tutto gli accordò Bonifazio; e però, usciti della città -quei masnadieri, restò libero. Non si è mai potuto intendere perchè -costoro tenessero per tanto tempo in quell'agonia il misero pontefice. -Se pensavano di condurlo vivo e sano a Lione, non dovevano tardar tanto -a metterlo in viaggio, e poteano a man salva farlo sulle prime. Nè -si capisce perchè papa Bonifazio, personaggio sì accorto, se voleano -promesse, ed anche rinunzie, a tutto non condiscendesse; giacchè non -sarebbe egli stato tenuto ad obbligazioni contratte con tanta e così -empia violenza. - -Comunque sia, Dio non permise che costoro facessero di peggio; e -Bonifazio, rimesso in libertà, si affrettò per ritornarsene a Roma, -dove giunse, incontrato con indicibil concorso e plauso del popolo -romano[694]. Ma che? Sopravvisse ben egli parecchi giorni ancora, -ma colla mente sconvolta, parendogli sempre di aver presenti uomini -armati che gli volessero levar la vita, e agitato dai fantasmi degli -obbrobrii ed oltraggi patiti, tanto più sensibili a lui, quanto -che, per confessione di tutti, fu il più superbo uomo del mondo, e -maggiormente per l'esecrabile affronto in lui fatto al tanto venerabil -carattere di vicario di Cristo, e di capo visibile della Chiesa -militante. Meditava egli bensì delle strepitose vendette e un concilio -generale, per quivi esporre l'ingiuria ridondante sulla Chiesa tutta; -ma, non reggendo allo sdegno ed al dolore, per cui s'infermò, fuori -di sè spirò l'anima nel dì 11 d'ottobre dell'anno presente. Racconta -qui Ferreto Vicentino[695], autore vivuto in questi tempi, delle -particolarità taciute dagli altri, le quali non mantengo per vere, -ma che tuttavia non han ciera di favole, e forse furono soppresse da -altri per non dispiacere a chi tradì lo stesso pontefice. Narra egli -adunque che uscirono ad incontrare il papa con una frotta d'armati -due dei cardinali Orsini, _Matteo Rosso_ e _Jacopo_, e il condussero -a dirittura al palazzo del Vaticano. A me è noto che allora nella casa -degli Orsini fiorivano due cardinali. Napoleone e Matteo Rosso. Nulla -so di un Jacopo. Il Ciacconio v'aggiugne il terzo, cioè _Francesco_ -cardinale Orsino, creato da papa Bonifazio. E Dino Compagni[696] -anch'egli il chiama degli Orsini. Probabilmente parla Ferreto del -cardinal _Jacopo Gaetano_ de' Stefaneschi, nipote degli Orsini, che -ci diede la Vita di san Celestino V. Ora il papa, che s'era mezzo -accorto dell'avere il suddetto cardinal Napoleone, e, per attestato -del suddetto Dino Compagni, anche il cardinal Francesco avuta mano -nella trama suddetta, con volto torvo cominciò a guatar gli Orsini. -Perciò questi, guadagnate le guardie pontificie, cominciarono a tenerlo -stretto: laonde Bonifazio determinò di levarsi dal Vaticano, per -passare al palazzo del Laterano, credendosi in questa maniera sottrarsi -alla potenza e alle frodi degli Orsini. Ciò risaputo, Matteo cardinale -con altri suoi partigiani fu a pregarlo di non muoversi, col pretesto -di nuovi pericoli dalla parte del re di Francia; e trovatolo fermo -nel suo proposito, gl'intonò a visiera calata che non ne partirebbe, e -che essi non voleano vedere de' nuovi scandali. Allora il papa diede -in escandescenze; e tentando pure di voler eseguire il suo disegno, -fu con buona copia di guardie rinserrato nella sua camera, facendosi -intanto correre voce, come è credibile, che ciò si facea perchè il -papa era fuor di cervello per la passata orrenda burrasca. Infine, -chiedendo egli, se era prigione, gli fu risposto di sì; e che, se -avea fatto finora a modo suo, da lì innanzi vivrebbe a modo altrui. A -queste intimazioni si accorò l'infelice pontefice, diede nelle smanie, -non volle più cibarsi, non potè più prendere sonno, ma furioso diede -poi termine alla sua vita una notte, senza che se ne accorgessero i -cortigiani suoi. Anche la Cronica di Parma[697] attesta questa nuova -prigionia del pontefice. Ma forse procedette ciò dalla prudenza di -quei cardinali in vedere il misero pontefice fuor di senno e nelle -furie; laonde fu creduto necessario il tenerlo stretto, perchè non ne -seguissero altre scandalose novità. E tal fu il fine di papa Bonifazio -VIII, personaggio che nella grandezza dell'animo, nella magnificenza, -nella facondia ed accortezza, e nel promuovere gli uomini degni alle -cariche, e nella perizia delle leggi e dei canoni ebbe pochi pari; ma -perchè mancante di quell'umiltà che sta bene a tutti, e massimamente a -chi esercita le veci di Cristo, maestro d'ogni virtù, e soprattutto di -questa; e perchè pieno d'albagia e di fasto, fu amato da pochi, odiato -da moltissimi, e temuto da tutti. Non lasciò indietro diligenza alcuna -per ingrandire ed arricchire i suoi parenti, per accumular tesori, -ed anche per vie poco lodevoli. Fu uomo pieno d'idee mondane, nemico -implacabile de' Ghibellini, e li perseguitò per quanto potè; ed essi, -in ricompensa, ne dissero quanto male mai seppero, e il cacciarono ne' -più profondi buroni dell'inferno, come si vede nel poema di Dante[698]. -Benvenuto da Imola parte il lodò[699], parte il biasimò, conchiudendo -in fine ch'egli era _un magnanimo peccatore_; e divolgarono, aver _papa -Celestino V_ detto che egli entrerebbe nel pontificato qual volpe, -regnerebbe come lione, morrebbe come cane. Verisimilmente quel santo -uomo non proferì mai queste parole. Piuttosto le inventarono i suoi -malevoli, autorizzandole poi col metterle in bocca di un santo. Il -frutto di chi non sa farsi amare è quello di farsi almeno lacerare, -se non succede di peggio. Radunatisi alcuni giorni dopo la morte e -sepoltura di papa Bonifazio i cardinali nel conclave, diedero da lì -a poco, cioè nel dì 22 d'ottobre, per successore ad un papa mondano, -turbolento e iracondo, un papa santo e pacifico[700]; cioè _Niccolò -dell'ordine de' Predicatori_, cardinale e vescovo di Ostia, bassamente -nato nel territorio di Trivigi, ma per le insigni sue virtù alzato ai -primi onori, e dignissimo di sedere nella cattedra di san Pietro. Prese -egli il nome di _Benedetto XI_, e fu coronato nella festa d'Ognissanti. -Si trovò a quella funzione _Carlo II_ re di Napoli con _Roberto duca_ -di Calabria e _Filippo principe_ di Taranto suoi figliuoli, essendovi -egli accorso con molte milizie per assicurare la quiete di Roma. Fu -detto che papa Bonifazio, perchè questo re gli avea negato l'aiuto -dell'armi contra del re di Francia, se fosse vivuto, gli avrebbe fatto -gran male; e che già se la intendeva per questo con _don Federigo_ re -di Sicilia: dal che nondimeno esso don Federigo si mostrò alieno, e -venne solamente con delle navi ad Ostia per dar soccorso al pontefice -nelle ultime sue sciagure. - -Tentò in quest'anno _Matteo Visconte_ di ritornar in Milano, e fece -de' negoziati con _Alberto Scotto_ signore di Piacenza[701], quel -medesimo che l'avea poco anzi tradito. Era lo Scotto uomo volubile, -e forse mal soddisfatto de' Torriani, laonde infatti s'accordò col -Visconte. Ritiratosi dunque dalla lega suddetta, uscì in campagna nel -mese d'ottobre, menando un grosso esercito unito cogli Alessandrini -e Tortonesi, affine di ricondurre Matteo col figliuolo Galeazzo -in Milano. Fu secondato ancora dai Parmigiani, i quali inviarono -gente a far le guardie a Piacenza. Dal canto loro si mossero ancora -i Veronesi e Mantovani in favore del Visconte. Ma i Torriani coi -Milanesi, Bergamaschi, Cremonesi, Lodigiani, Comaschi, Cremaschi, -Pavesi, Vercellini e Novaresi, potentemente anche essi fecero -oste per impedire i tentativi de' nemici[702]; e venne in persona -_Giovanni marchese_ di Monferrato a Milano, siccome antico nemico de' -Visconti, per contrastar loro ogni avanzamento. Per così gagliarda -opposizione nulla potè fare Alberto Scotto; e Matteo Visconte, che si -era impadronito di Bellinzona, Lugano, Varese e del Borgo di Vico, e -teneva come assediata la città di Como, al vedere che si facea un gran -preparamento di armi per isnidarlo da que' paesi, si ritirò anch'egli, -e venne ad assicurarsi in Piacenza. Negli anni addietro la città di -Brescia[703] si trovava in somma disunione per varie fazioni interne -e per li Ghibellini fuorusciti. Nel marzo dell'anno 1298 presero -que' cittadini il salutevol consiglio di riunirsi, e di richiamare -in città i nobili sbanditi. Il che fatto, per ischivar le preminenze -e gare nel governo, costituirono per loro governatore _Bernardo -de' Maggi_ vescovo della città per cinque anni avvenire. Terminava -in questo anno la giurisdizione sua; ma avendo egli assaggiato il -dolce del comando, e volendo continuar nella signoria, perchè se gli -opponeva Tebaldo de' Brusati, uno de' più potenti nobili, guelfo di -professione, coll'adoperar la forza, il cacciò in esilio con altre -nobili famiglie, e massimamente i Griffi, Gonfalonieri ed Ugoni. -Questo Tebaldo fu poi nell'anno seguente mandato[704] per conte ossia -governator della Romagna da _papa Benedetto XI_. Anche in Parma[705] -fu proposto di rimettere in città tutti gli usciti, cioè la parte del -vescovo. _Ghiberto da Correggio_ quegli era che più degli altri si -sbracciava per questa pace. Non mancavano contradditori, e si fu alla -vigilia d'una battaglia fra loro; ma, per cura di _Cavalcabò marchese_ -di Viadana e d'altri Cremonesi, cessò l'animosità e il rumore, e -finalmente, accettata la concordia, nella festa di san Jacopo di -luglio rientrarono in Parma tutti gli usciti con ghirlande in capo, e -non ne seguì contrasto alcuno. Si venne allora a conoscere il perchè -Giberto da Correggio si fosse cotanto scaldalo per questa concordia. -Dopo la nona del giorno stesso i medesimi usciti già guadagnati, -unitisi cogli amici e fautori d'esso Giberto, cominciarono con alte -voci a gridare: _Viva, viva il signor Giberto_. Tumultuariamente per -questo si tenne consiglio, e in esso fu data al medesimo Giberto la -signoria della città. Fecesi in quest'anno sentire un fiero tremuoto -nella marca d'Ancona, nella Romagna, in Venezia e Schiavonia, per cui -spezialmente in Fano e Sinigaglia caddero a terra molte torri e case. -In Firenze[706], per la prepotenza di Corso Donati, capo della parte -nera, cioè guelfa, si venne a tal rottura fra i cittadini, che era per -succederne lo sterminio della città, se non accorrevano i Lucchesi -con grosso nerbo di cavalleria e fanteria per mettere pace. Loro fu -conceduta per questo molta balia, ed essi pubblicarono varii bandi, -tanto che si quetò la terra per allora. - -NOTE: - -[691] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[692] Raynaldus, in Annal. Eccles. Annal. Colm. - -[693] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[694] Jacobus Cardinalis, in Vita Coelestini V, P. I, tom. 3 Rer. Ital. - -[695] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. - -[696] Dino Compagni, lib. 2, tom. 9 Rer. Ital. - -[697] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[698] Nell'Inferno. - -[699] Benevenutus de Imola, Comment. in Dant. - -[700] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 66. Ptolomaeus Lucensis, Histor. -Bernardus Guido, et alii. - -[701] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[702] Corio, Istor. di Milano. - -[703] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[704] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[705] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCIV. Indizione II. - - BENEDETTO XI papa 2. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 7. - - -I pensieri del buon _papa Benedetto XI_ miravano tutti alla pace. Non -era egli nè guelfo nè ghibellino, ma padre comune; non seminava, ma -toglieva le discordie; non pensava ad esaltar parenti, non a procacciar -moneta; e più all'indulgenza che al rigore era portato il benigno -animo suo. Diede l'assoluzione ai due deposti cardinali _Jacopo_ e -_Pietro_ Colonnesi, e restituì loro molti privilegii, ma non gli Stati, -nè il cappello cardinalizio. Fulminò le censure contra di Guglielmo -da Nogareto, Sciarra dalla Colonna ed altri che aveano insultato il -defunto pontefice, e rubato il tesoro della Chiesa in Anagni. Cassò -o mitigò molte costituzioni d'esso papa Bonifazio, perchè fatte di -suo capriccio, senza voler dipendere dal consiglio dei fratelli, cioè -del sacro collegio de' cardinali. Specialmente annullò quelle che -riguardavano _Filippo re_ di Francia, con rimettere quel re e regno -in possesso di tutti i suoi privilegii. Ma il santo padre, stando in -Roma, si trovava come in prigione, perchè in città piena allora di -fazioni e di prepotenti; e i primi fra essi erano i cardinali delle -famiglie grandi di Roma, che a modo loro voleano raggirar la corte; -laonde restavano impuniti i misfatti, e una sfrenata licenza regnava -dappertutto[707]. Al buon papa pareva mille anni un'ora, per potersi -levare da sì scompigliata città; e però, venuta la primavera, pubblicò -di voler per sua divozione passare ad Assisi. Se gli opposero forte -i cardinali, per paura che scappasse loro dalle unghie; ma per buona -fortuna il cardinal _Matteo Rosso_ degli Orsini, capo di gran fazione, -per suoi segreti fini approvò l'andata; e così venne il buon papa -a Perugia, dove piantò la sua residenza. Bramoso intanto di ridurre -alla pace i troppo disuniti Fiorentini, spedì colà _Niccolò da Prato_ -cardinale e vescovo d'Ostia, personaggio di gran senno ed attività, -e ghibellino di nascita, incaricandolo specialmente di ridurre in -Firenze la parte de' Bianchi fuorusciti[708]. Andò il cardinale, trovò -il popolo tutto per lui, che gli diede ampia balia di far la pace. -Ma i grandi della parte nera, cioè guelfa, non potendo sofferire che -i Bianchi ghibellini tornassero e volessero parte nel governo, nè -sapendo come parar questo colpo, ricorsero ad un sottile inganno; e -fu quello di fingere una lettera a nome del cardinale legato, col suo -sigillo, ai Bolognesi, acciocchè venissero con tutte le loro forze -a Firenze. Arrivarono i Bolognesi con gran gente sino al piano di -Mugello; e, udita la lor venuta, come ordinata dal legato, i grandi -fiorentini ne fecero alti schiamazzi, e se ne risentì forte anche -il popolo. E tuttochè il cardinale protestasse di non avere mai -scritto perchè i Bolognesi venissero, e li rimandasse indietro; pure -s'incagliarono in maniera gli affari, che fu consigliato il cardinale -di andare a divertirsi per qualche giorno a Prato. Vi andò egli, ma -gli astuti Fiorentini avendo sovvertiti segretamente i Guazzalotti, -potente famiglia di quella terra, ed altri Guelfi, si levò a rumore il -popolo di Prato contra del cardinale, il quale non si aspettava nella -patria sua un trattamento di tanta ingratitudine; e però se ne partì -tosto, con lasciare scomunicati i Pratesi, e sotto l'interdetto la -terra. Tornossene a Firenze; ma, per quanto dicesse e facesse, trovò -ostinati nemici della concordia que' cittadini; sicchè, veggendoli già -in procinto di tumultuare contra di lui, gli convenne andarsene, con -dare la maledizione e sottoporre all'interdetto quella città. Nè si -dee tacere che, mentre egli era in Firenze, accadde che quei popolani -fecero in Arno sopra barche una rappresentazione orrida dell'inferno: -spettacolo veramente convenevole a quei barbarici tempi. V'accorse il -popolo, e tanta fu la folla sul ponte della Carraia, fabbricato allora -di legno, che esso sprofondò, e molta gente ne rimase annegata o morta, -o guasta in altra maniera. Partito poscia il cardinal da Firenze, nel -dì 10 di giugno, vennero all'armi que' cittadini che tenevano per la -pace, e gli altri che la ricusavano. In tal congiuntura fu attaccato -ad alcune case il fuoco[709], e questo, non trovando chi corresse -a smorzarlo, cotanto si dilatò, che distrusse palagi, torri, case e -fondachi senza numero. Il Villani parla di più di mille e settecento -case rimaste in preda alle fiamme, con perdita immensa di robe e -mercatanzie. Nè mai arrivavano i pazzi popoli a conoscere i dolci -frutti della concordia, gli amari della discordia. Tentarono poscia i -fuorusciti di Firenze di sorprendere la città; e venuti nel dì 20 di -luglio sino alle porte con isforzo di molte migliaia di persone, si -studiarono d'entrarvi; ma dal popolo, che tutto fu in armi, furono non -solo respinti, ma anche sconfitti colla perdita di molte persone. - -Poco tempo godè la Chiesa di Dio dell'ottimo papa _Benedetto XI_, -imperciocchè, soggiornando egli in Perugia, nel mese di luglio del -presente anno passò a miglior vita[710]. Intorno al giorno della sua -morte veggo assai discordi gli scrittori. Fu così inaspettata morte -attribuita a veleno, dicendosi, che mentre egli era a tavola, venne -un giovinetto vestito da donna, che a nome della badessa di santa -Petronilla gli presentò un bacino d'argento con dei fichi-fiori, che -soleano molto piacergli. Ivi era nascosa la sua morte: però, dopo -averne mangiati assai, cadde tosto infermo di febbre, e in pochi -dì sbrigò da questa vita. Ferreto Vicentino, che fa due scalchi -del pontefice manipolatori di questo, non so se vero o immaginato, -assassinio, scrive che ne fu data la colpa a _Filippo il Bello_ re -di Francia, perchè corse voce che questo papa volesse confermare la -scomunica contra di lui: cosa che non si accorda coi brevi favorevoli -ad esso re, rapportati dal Rinaldi[711]. Se pur ha fondamento la di -lui morte violenta, più verisimile è quanto scrive Giovanni Villani: -cioè che essa venisse da qualche cardinale di depravata coscienza, -giacchè non ne mancava in que' tempi, o perchè egli avea riprovati -molti atti di papa Bonifazio VIII, o perchè, secondo l'asserzion di -Ferreto, si scoprì ch'egli volea fissar la sua residenza in Lombardia, -per sottrarsi alla tirannia d'alcuni di que' porporati che poteano -a lui fare ciò che aveano fatto al suddetto papa Bonifazio. Quel che -intanto è certo, morì questo buon pontefice in concetto di santità; -Dio ancora il glorificò dopo morte con varii miracoli, di modo che -pochi anni sono che _Benedetto XIII_ sommo pontefice il registrò nel -catalogo de' beati, e la sua vita si legge scritta e publicata dal -canonico Antonio Scotto di Trivigi. Come poi passasse il conclave -per l'elezion di un successore, lo dirò all'anno seguente. Nel mese -di marzo del presente anno _Alberto Scotto_ signor di Piacenza[712], -dappoichè colle frodi s'era tirata addosso la nemicizia de' popoli -circonvicini, fatta oste contro ai Pavesi, prese alcune loro castella, -e diede il guasto al paese: nella qual occasione i Parmigiani mandarono -in aiuto di lui cento uomini d'armi da due cavalli l'uno. Ma nel -maggio appresso i Pavesi, Milanesi, Lodigiani, Vercellini, Novaresi, -Cremaschi e Comaschi, Giovanni marchese di Monferrato, un figliuolo del -medesimo Alberto ribello del padre, entrarono dalla parte del Pavese -con un grosso esercito sul Piacentino, e, fermato il campo a Fontana, -cominciarono a saccheggiar il paese sin quasi alle porte di quella -città. In aiuto dello Scotto si mosse Matteo da Correggio, fratello -di Giberto signore di Parma, con tutta la cavalleria e fanteria -parmigiana. Vi corsero ancora gli Alessandrini, Tortonesi ed Astigiani, -e _Galeazzo_ figliuolo di _Matteo Visconte_. Erano usciti anche i -Cremonesi contra di Piacenza, ma si fermarono perchè i Mantovani e -Veronesi minacciarono di assalire il loro distretto. Non ostante questa -gran mossa d'armi, niun combattimento seguì, e il tutto si ridusse a -guasti e saccheggi. Ma sì gravi nemicizie di Alberto Scotto faceano -star malcontenti i più dei Piacentini, perché ne pagavano essi il -fio; e però nel mese d'agosto tentarono di deporlo. Prevalse egli, -e rimasero morti e banditi molti dei congiurati, e nominatamente due -della nobil casa de' Confalonieri, le case dei quali, siccome ancor -quelle de' Visconti Piacentini, furono atterrate. Tornarono poscia -nel settembre i collegati sopraddetti dalla parte di Cremona a guastar -il contado di Piacenza sino alle porte della città, con fare immenso -bottino. E nel novembre tolsero il castello di Rivalgerio e la città -di Bobbio che dianzi ubbidiva a Piacenza. Disperati per tanti danni -i Piacentini, si rivoltarono quasi tutti contra di Alberto Scotto. -Sotto colore di sostenerlo accorse colà _Giberto da Correggio_ signore -di Parma con tutta la sua gente e milizia; andò a finir la faccenda -in un giuoco di mano, perchè il Correggiesco consigliò lo Scotto -a ritirarsi per ora in Parma; e dacchè fu partito, Giberto si fece -proclamar signore di Piacenza da alcuni di que' cittadini, e da tutta -la gente sua. Così una volpe cacciò l'altra. Ma ebbero corti i piedi -le contentezze e frodi del Correggiesco. I Piacentini, che non voleano -avere cacciato un padrone per averne un altro, tutti un dì diedero -di mano all'armi, gridando _popolo, popolo,_ e bisognò che Giberto si -affrettasse a scapparsene a Parma. Fu poi bandito Alberto Scotto con -assai de' suoi amici, spianati i suoi palagi, e rimessi in città tutti -i fuorusciti. Ancora in Asti succederono delle novità. Comandava quasi -a bacchetta in quella città _Giovanni marchese_ di Monferrato[713]; -e temendo quel popolo di perdere un dì la libertà, segretamente si -raccomandò a _Carlo II_ re di Napoli, e a _Filippo di Savoia_ principe -della Morea, che mandarono molta gente in aiuto di essi e dei Soleri, -nobil famiglia fuoruscita. Con queste forze nel mese di maggio, -correndo la festa dell'Ascensione, rientrarono in quella città i -Soleri per forza, e ne scacciarono i Gottuari ed altri loro avversarii, -col saccheggio e bruciamento delle lor case. Parimente in Bergamo fu -mutazione, perchè, entrativi i Bonghi e Rivoli, ne fecero uscire i -Soardi e Coleoni e i lor seguaci. Tali erano in questi tempi le gran -faccende, cioè le pazzie di tante città italiane. Certamente quantunque -niun tempo possa vantar esenzione da' guai, pure cieco ed ingrato a -Dio sarebbe chi non riconoscesse la felicità de' nostri, paragonando -col presente lo stato sempre inquieto e sedizioso della Italia ne' -secoli, de' quali ora parliamo. Fu eziandio guerra in quest'anno fra i -Padovani e Veneziani, perchè i primi voleano far delle saline al lido -del mare: il che veniva loro contrastato dagli altri, che pretendeano -di lor giurisdizione quei siti. Fabbricarono anche i Padovani alcune -fortezze in que' siti, e in vicinanza di Chiozza una terra, a cui, -per far onta a' Veneziani, posero il nome di Genova picciola. Perciò -ne seguirono zuffe ed ammazzamenti[714]; ma, per interposizione di -amici, si venne in questo medesimo anno a buona concordia. Ferreto -Vicentino[715] scrive che n'ebbero i Padovani delle percosse; e però i -saggi s'appigliarono ai consigli di pace. In Verona[716] nel dì 7 di -marzo diede fine a' suoi giorni _Bartolommeo dalla Scala_ signor di -quella città, e succedette a lui nel dominio _Alboino_ suo fratello. - -NOTE: - -[706] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 68. Dino Compagni, lib. 3. - -[707] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. - -[708] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 69. Dino Compagni, lib. 3. - -[709] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[710] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 80. Ferretus Vicentinus, lib. 3, -tom. 9 Rer. Ital. - -[711] Raynald., in Annal. Eccles. - -[712] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron Placent., tom. 16 Rer. -Ital. - -[713] Chron. Astense, cap. 53, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. -9 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCV. Indizione III. - - CLEMENTE V papa 1. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 8. - - -Per undici mesi stettero disputando in Perugia i cardinali, senza -mai potersi accordare nell'elezione del novello pontefice. Erano essi -divisi in due fazioni[717]. Capo dell'una il _cardinal Matteo Rosso_ -degli Orsini con _Francesco Gaetano_ nipote di papa Bonifazio VIII, -guelfi amendue, che desideravano un papa italiano, amico della memoria -d'esso Bonifazio. Capo dell'altra il _cardinale Napoleone_ degli Orsini -dal Monte col _cardinale Niccolò da Prato_, tutti e due parziali del -re di Francia e de' Colonnesi, e però bramosi di un papa franzese, -opposto alle massime di papa Bonifazio. Soffiavano dall'una parte i -Colonnesi, segretamente venuti a Perugia; dall'altra faceano negoziati -_Carlo II re_ di Napoli e_ Filippo il Bello re_ di Francia[718], -e fu creduto ancora che il danaro franzese entrasse a perorare in -questa congiuntura. Finalmente i Perugini, veggendo andar troppo in -lungo questa mena, ristrinsero quei porporati, e cominciarono anche -a tenerli corti di vivanda, acciocchè s'inducessero ad accordarsi. -Ora L'astuto cardinal da Prato propose un dì al cardinal Francesco -Gaetano un ripiego per terminar questa pendenza. E fu, che la fazion -di Matteo Orsino nominasse tre oltramontani abili al papato, e che -quella di Napoleone eleggesse uno dei tre, qual più le piaceva. -Accettato il partito, i primi nominarono tre arcivescovi franzesi[719], -creature di papa Bonifazio VIII, ponendo in capo di lista _Bertrando -del Gotto_, appellato Raimondo per errore dal Villani, arcivescovo -di Bordeaux, tanto più perchè esso era poco amico del re Filippo, per -gravi dissapori occorsi fra loro, immaginandosi che qualunque d'essi -che fosse eletto, sarebbe nemico del re di Francia, e amico della -memoria di papa Bonifazio. Allora lo scaltro cardinal da Prato per -secreti messi con tutta diligenza spediti fece intendere al re Filippo -di cattivarsi l'amicizia dell'arcivescovo di Bordeaux, perchè quello -sarebbe il papa. A questo avviso, il re segretamente fu ad abboccarsi -con esso arcivescovo, dicendogli essere in mano sua il farlo papa, e -che il farebbe, purchè s'obbligasse ad accordargli sei grazie: cioè di -riconciliar lui e tutti i suoi seguaci colla Chiesa, dando il perdono -del misfatto commesso nella presura di papa Bonifazio; di abolire la -memoria d'esso Bonifazio; di rendere il cappello a _Jacopo_ e _Pietro -dalla Colonna_; di far cardinali alcuni che egli proporrebbe; e di -accordargli le decime del clero di Francia per cinque anni. Riserbossi -in petto la sesta, la quale, secondo le apparenze, fu di trasportare in -Francia la Sede apostolica. L'arcivescovo, tutto ansante di vedersi in -capo la tiara pontificia, stabilì tosto il mercato, giurò le promesse -sopra il corpo del Signore, diede anche per ostaggi al re un suo -fratello e due suoi nipoti, e però il re immediatamente rispedì il -segreto messo al cardinale di Prato e agli altri di sua fazione, con -ordine di prendere per papa Bertrando del Gotto; e infatti ne seguì -l'elezione secondo il concerto. Ah mali arnesi della Chiesa di Dio! In -mano d'essi avea la Provvidenza messo l'eleggere un sommo pontefice, -non già per servire alle mondane cupidigie di loro e de' principi della -terra, ma bensì per procurare il maggior bene del popolo cristiano: -ecco il frutto dello scisma, della cabala e dell'ambizione, che li -portò ad eleggere sì lontano un pastore da loro mal conosciuto; ed -ecco come tradirono l'intenzion di Dio e le coscienze proprie con -una elezione per sè stessa illecita e scandalosa, recando, insieme -colla rovina dell'Italia, una piaga sempre memorabile alla Sede -di san Pietro. Stettero ben poco ad accorgersi del deplorabile lor -fallo i cardinali[720]; perchè accettata che fu nel dì 23 di luglio -l'elezione dall'arcivescovo (il qual prese il nome di _Clemente V_), -furono chiamati in Francia, e per quante ragioni sapessero addurre in -contrario, bisognò ubbidire. Così passò in Francia la Sede apostolica, -e vi restò poi per settanta anni, in cattività somigliante alla -babilonica, perchè schiava delle voglie dei re franzesi, con provenirne -infiniti disordini e mali alla Chiesa e all'Italia, dei quali si andrà -in parte favellando negli anni seguenti. Venuto a Lione il novello -papa, ivi nella domenica fra l'ottava di san Martino fu solennemente -coronato, e servito da _Filippo re_ di Francia, da _Carlo di Valois_ -e da altri principi, col concorso d'innumerabil popolo. Ma occorse una -sciagura che fu presa per mal augurio. Nella processione, o cavalcata, -per la gran calca della gente, si rovesciò un muro in vicinanza del -papa, per cui egli stesso cadde da cavallo, e andò per terra la corona -pontificia, un cui carbonchio o rubino di valore di sei mila fiorini -d'oro si perdè, ma fu poi ritrovato. Vi morirono alcuni baroni, e fra -gli altri Giovanni duca di Bretagna. Gravemente ancora ne fu leso -Carlo fratello del re, ma ne guarì. Per questo caso immense furono -le dicerie della gente. Anche nel dì 25 del mese di novembre, nata -rissa tra la famiglia del papa e de' cardinali, vi restò ucciso un di -lui fratello[721]. Fece poi nel seguente dicembre papa Clemente una -promozione di dieci cardinali, nove franzesi a petizione del re di -Francia, ed uno inglese. Se questo piacesse ai cardinali italiani, Dio -vel dica. Restituì inoltre il cappello cardinalizio a Jacopo e Pietro -dalla Colonna. - -Nel mese d'aprile di quest'anno _Azzo VIII marchese_ d'Este, signor di -Ferrara, Modena e Reggio[722], condusse in moglie _Beatrice_ figliuola -di _Carlo II re_ di Napoli. Gran solennità fu fatta in tale occasione. -Ma queste nozze misero in gelosia i suoi vicini, temendo tutti che la -sua alleanza con un principe sì potente mirasse a mettere il giogo ai -popoli d'intorno. Furbescamente ancora si disseminò una voce, che il -marchese volea dare in dote alla regal sua moglie le città di Modena -e di Reggio: il che diede molta apprensione a chi le prestò fede[723]. -Ora accadde che nel dì 6 d'agosto le fazioni di Parma vennero all'armi, -e gran tumulto ne succedette[724]. La peggio toccò alle nobili famiglie -de' Rossi e dei Lupi, che si salvarono colla fuga, e perciò furono -bandite con tutti i loro seguaci. Per questo la parte guelfa di Parma -s'infievolì non poco; e rientrati in quella città molti Ghibellini -banditi in addietro, vi rinforzarono maggiormente la loro fazione. -Da lì a non molto si scoprì il disegno d'alcuni nobili, di deporre -dalla signoria di Parma _Giberto da Correggio_, e fu detto che il -marchese Azzo Estense tenesse mano al trattato. Vero o falso che ciò -fosse, perchè Giberto sapeva ben fabbricar delle tele, certo è ch'egli -segretamente si collegò coi Bolognesi, Veronesi e Mantovani, a' danni -del marchese; e non solo ebbe dalla sua i fuorusciti di Reggio e di -Modena, ma nelle stesse due città maneggiò delle congiure. Poscia -nel mese d'ottobre, quando a tutt'altro pensava il marchese, Giberto -co' Parmigiani venne alle porte di Reggio, e i Bolognesi con tutto il -loro sforzo, dopo aver preso a tradimento il ponte di Sant'Ambrosio, -giunsero alle porte di Modena, credendosi di mettere il piede in tutte -e due queste città. I provvisionati del marchese valorosamente difesero -Reggio. In Modena i nobili da Savignano levarono il rumore contra -la guarnigione marchesana; ma questa prevalse, e si sostenne tanto, -che, arrivato da Ferrara il marchese, i Bolognesi si ritirarono, e si -quetò la burrasca colla prigionia di diciassette de' nobili suddetti. -Fecero poi le genti del marchese delle scorrerie sul Parmigiano, -tentando di far rimuovere i Correggeschi dall'assedio di Soragna, -dove s'erano afforzati i Rossi e i Lupi fuorusciti di Parma; ma non -poterono impedire che quella terra non si arrendesse sul fine dell'anno -a patti di buona guerra. Nel gennaio di quest'anno _Giovanni marchese_ -di Monferrato diede fine alla sua vita, e alla diritta nobilissima -linea di que' principi, perchè morì senza figliuoli[725]. Lasciò erede -de' suoi Stati _Jolanta_, ossia _Violanta_ sua sorella, imperadrice -di Costantinopoli, e i suoi figliuoli. Ora _Manfredi marchese_ di -Saluzzo, il quale, per testimonianza di Guglielmo Ventura[726], per -linea traversale mascolina discendeva dal medesimo sangue de' marchesi -di Monferrato, senza voler attendere il testamento di Giovanni, -entrò coll'armi in possesso della maggior parte del Monferrato. Ma, -secondo i documenti recati da Benvenuto da San Giorgio, sulle prime -il marchese di Saluzzo prese solamente il titolo di governatore e -difensore del marchesato del Monferrato, insieme col comune di Pavia -e con _Filippone conte_ di Langusco, signore di Pavia. E si vede -che col loro consentimento i Monferrini spedirono ambasciatori a -Costantinopoli, pregando l'imperadrice di venir ella in persona a -prendere il possesso e governo degli Stati, oppure di mandar loro -uno de' suoi figliuoli. Fu fatta poi correre voce, la qual giunse -anche a Costantinopoli, che _Margherita di Savoia_, rimasta vedova -del marchese Giovanni, era gravida, il che ritardò le risoluzioni -della corte greca: tutte invenzioni del suddetto marchese di Saluzzo, -il quale aspirava alla padronanza del Monferrato. Ma, chiarita la -falsità di questa gravidanza, il greco imperadore _Andronico_ _Comneno_ -Paleologo e _Jolanta_ sua moglie, chiamata _Irene_ dai Greci, presero -la risoluzione d'inviare in Italia il _principe_ _Teodoro_ lor -secondogenito a prendere il possesso del Monferrato. A questo fine -prepararono gli occorrenti navigli, e un nobile accompagnamento di sua -persona. Era in questi tempi[727] la città di Pistoia un buon nido de' -Bianchi, ossia de' Ghibellini di Toscana; e temendo i Fiorentini che -crescesse la di lei potenza coll'aiuto de' Pisani, Aretini e Bolognesi, -tutti allora di parte ghibellina, pregarono il re Carlo II di mandar -loro per capitano uno de' principi suoi figliuoli. Spedì egli _Roberto -duca_ di Calabria nel mese di aprile con trecento lancie e molta -fanteria d'Aragonesi e Catalani, gente a lui somministrata da _Giacomo -re_ d'Aragona suo genero. Ricevuto questo rinforzo, i Fiorentini nel -dì 26 di maggio con tutte le lor forze andarono ad assediar Pistoia -dall'un lato, e i Lucchesi dall'altro. Vi stettero sotto più mesi; e -benchè il _cardinal Napoleone_ e quello da Prato, siccome ghibellini, -inducessero papa Clemente ad inviar colà ordini pressanti[728], perchè -lasciassero in pace Pistoia; pure i Fiorentini seguitarono a far i -fatti loro; perlochè furono scomunicati i rettori della città e i -capitani dell'oste, e fu messo l'interdetto a Firenze. - -NOTE: - -[714] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. - -[715] Ferretus Vicentinus, tom. 9 Rer. Ital. - -[716] Contin. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[717] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 80. - -[718] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. - -[719] S. Antonin., P. III, tit. 21. - -[720] Bernard. Guid., in Vit. Clement. V. Ptolomaeus Lucensis, Hist. -Eccles. - -[721] Westmon. flosc., Histor. - -[722] Annal. Estenses, tom. 15 Rer. Ital. - -[723] Ptolom. Lucensis, in Vita Clement. V. - -[724] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[725] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital. - -[726] Chron. Astense, cap. 15, tom. 11 Rer. Ital. - -[727] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 82. Istorie Pistolesi, tom. 11 -Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCVI. Indizione IV. - - CLEMENTE V papa 2. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 9. - - -Rivocò in quest'anno _papa Clemente_ le esorbitanti costituzioni -di _papa Bonifazio VIII_, colle quali aveva asserito il re e regno -di Francia dipendenti e soggetti anche nel temporale ai romani -pontefici[729]. E intanto, sì entro che fuori d'Italia, emanavano -ordini di pagar decime ai re, specialmente di Francia, Napoli e -Sicilia, collo spezioso pretesto di conquistar l'imperio greco e -la Terra santa; al quale effetto si dicea farsi dei preparamenti da -_Carlo di Valois_. A tali imprese esortò il papa anche i Genovesi e -Veneziani con belle lettere. Certo è che furono pagate le decime, e -in borsa dei principi colò quel danaro, ma senza che ne sentissero -dolor di capo Greci, Turchi e Saraceni: se non che i cavalieri dello -Spedale, oggidì di Malta, colle lor forze impresero l'assedio di Rodi, -occupato dai Turchi, e continuando la guerra per lo spazio di quattro -anni, finalmente se ne impadronirono. Ma pelando con tal pretesto il -papa e i cardinali le chiese di Francia, sì gagliardi furono i lamenti -di quel clero, che lo stesso re, benchè tanto amico del pontefice, -s'interpose per metter freno agli abusi. Riuscì in quest'anno[730] -ai segreti maneggi de' Bolognesi e di _Giberto da Correggio_ signor -di Parma, di dare una fiera percossa ad _Azzo Estense_ signor di -Ferrara, con ordire tradimenti in Modena e Reggio, i quali ebbero il -desiato effetto. Nella notte precedente al dì 26 di gennaio si levò -a rumore il popolo di Modena, incitato specialmente da Manfredino -da Sassuolo (cioè da chi era costituito capitano della milizia dal -marchese, il quale più di lui che d'altri si fidava) e da Sassuolo -suo figliuolo, e da Rinaldo da Marcheria altro capitano del marchese. -Ferreto Vicentino[731] si stende molto nella narrativa del fatto. A me -basterà di dire, che quantunque Fresco, bastardo del marchese, cogli -stipendiati, venuto il giorno, facesse ogni possibil resistenza, pure -fu costretto a ritirarsi nel castello, e il castello fece poca difesa, -perchè non era provveduto di viveri, e convenne cederlo a patti di -buona guerra. In quello stesso giorno i Rangoni, Savignani, Boschetti -ed altri fuorusciti rientrarono nella città, e si fece gran festa e -galloria per avere ricuperata la libertà, ma libertà che costò ben cara -ai Modenesi, perchè tornò la discordia, e mali infiniti si scaricarono -da lì innanzi sopra questa città, che, credendo di star meglio, stette -peggio dipoi, finchè tornò sotto il dominio degli Estensi. La mutazion -di governo in Modena fu cagione che nel dì seguente anche i Reggiani, -animati da questo esempio, si ribellassero al marchese Azzo, e ne -cacciassero a forza il suo presidio colla morte di molti. Corse tosto -colà Giberto da Correggio con un grosso corpo d'armati; e forse perchè -andò poi tessendo delle reti, per ottener la signoria di quella città, -da lì a pochi giorni vi fu gran rumore, e Giberto prese la piazza e il -palazzo del comune. Ma infine, contentandosi che i Reggiani prendessero -per loro podestà Matteo suo fratello, se ne tornò a Parma, e strinse -in questo tempo parentela con _Alboino dalla Scala_ signor di Verona, -dandogli in moglie una sua figliuola. Diedene un'altra ancora a -Francesco figliuolo di Passerino de' Bonacossi, cioè di colui che fu -dipoi signore di Mantova. Presero i Mantovani in queste rivoluzioni il -castello di Reggiuolo ai Reggiani, nè più lo renderono, con grave danno -e doglia del popolo di Reggio. Nel mese di febbraio[732] si strinsero -in lega le città di Parma, Modena, Reggio, Mantova, Verona e Brescia, -tutte a' danni del _marchese Azzo_, con disegno di cacciarlo anche -fuori di Ferrara, ma con tutti i loro sforzi non venne lor fatto il -colpo. - -Accaddero in quest'anno anche in Bologna delle fiere rivoluzioni[733]. -Fu creduto o provato che la fazion de' Lambertazzi e Bianchi, cioè -quella de' Ghibellini, volesse far delle novità: però fu in armi -il popolo gridando: _Muoiano i Ghibellini, vivano i Guelfi_. Per -testimonianza di Dino Compagni, fu questa una mena de' Fiorentini, -nemicissimi de' Ghibellini. Molti d'essi Lambertazzi furono morti, -il resto prese la fuga, e ne seguirono saccheggi e abbattimenti di -parecchie case. In queste turbolenze Romeo de Pepoli con altri nobili -preso, fu posto in quelle carceri, ma poi rilasciato. Tornò quella -città a parte guelfa. Molte altre guerre seguirono per questo sconcerto -nel contado di Bologna, ch'io tralascio. Ora, l'essere divenuta la -parte guelfa trionfante in Bologna, servì a rimettere la buona armonia -fra quel comune ed il marchese Azzo d'Este, capo dei Guelfi; e perciò -non solamente pace, ma anche lega fu stabilita fra loro; e tanto essi -Bolognesi che i Fiorentini, caporali anche essi della fazione guelfa, -mandarono soccorsi di gente al marchese, contra del quale _Bottesella -dei Bonacossi_ signor di Mantova, _Alboino dalla Scala_ signor di -Verona coi Mantovani, Veronesi, Bresciani, Parmigiani, Piacentini -ed altri della lor lega fecero grande oste nel mese di luglio[734]. -Presero essi nel distretto di Ferrara Massa, Melara, Figheruolo e -la Stellata, con arrivar anche sino alle porte di Ferrara, ma con -ritrovarvi quel popolo ben disposto alla difesa; e però se ne tornarono -a casa. Vennero poi di nuovo essi collegati nel mese di ottobre nel -distretto di Ferrara, ed ebbero a tradimento il forte castello di -Bregantino, nè poterono far di più. Continuava tuttavia l'assedio -di Pistoia, sostenuto con gran vigore e disagi per tutto il verno -dai Fiorentini[735] e Lucchesi, quando s'udì che veniva in Italia il -_cardinal Napoleone_ degli Orsini, ghibellino di genio, spedito da papa -Clemente V per legato in Italia, affin di pacificare le città troppo -divise nell'interno loro, o in rotta coi vicini. I Fiorentini, gente -che sapeva far la punta agli aghi, s'avvisarono tosto che egli verrebbe -per intorbidare il conquisto di Pistoia, giacchè sapeano disgustato -il pontefice per la già mostrata disubbidienza: provvidero al bisogno -con un tradimento. Cioè fecero entrare un frate in Pistoia, il quale -per parte loro promise le più belle cose del mondo a quel popolo, di -maniera che parte per la fame, giunta quasi all'estremo, e parte pel -dolce suono delle esibite vantaggiose condizioni, renderono infine -la terra nel dì 10 d'aprile[736]. Niuna promessa fu loro attenuta; -anzi un terribile strazio si fece di quell'infelice città. Divisero i -Fiorentini e Lucchesi fra loro il contado, atterrarono tutte le mura -e fortezze della città, e ne spianarono le fosse. Infierirono ancora -contro i palagi e le case dei Ghibellini e Bianchi, diroccandole: in -una parola, restò Pistoia uno scheletro, e sotto l'aspro governo de' -vincitori. Venne in Italia il cardinal Napoleone, e, udita la resa di -Pistoia, ne fu molto dolente. Andossene a Bologna per rimetter quivi la -pace e gli usciti. Anche ivi lavorarono sottomano i Fiorentini[737], -con far giocare danaro, e indussero que' maggiorenti ad opporgli un -trattato pregiudiziale allo stato loro. Perciò nel dì 22 di maggio -commosso il popolo a rumore, colle armi in mano corse al palazzo del -legato con tal furore e minaccie, che gli convenne sloggiare, e furono -morti alcuni di sua famiglia, e rubata, nell'andarsene, buona parte de' -suoi ricchi arnesi. Pien di vergogna e rabbia si ritirò il cardinale ad -Imola, e, quivi stando, nel dì 24 di giugno[738] scomunicò i rettori -ed anziani di Bologna, mise l'interdetto alla città, la privò dello -Studio, con dichiarare scomunicato chi v'andasse a studiare: il che fu -la fortuna di Padova, perchè tutti gli scolari passarono allo Studio -di quella città. Aveva egli fatto sapere anche a' Fiorentini di voler -visitare la lor città, per liberarla dall'interdetto e dalle censure. -Gli fu fatto intendere che non s'incomodasse, perchè per allora non -aveano bisogno di sue benedizioni: con che restò egli nemico ancora -di Firenze, e riconfermò l'interdetto e l'altre pene spirituali, delle -quali erano già aggravati. Signori di Bertinoro in questi tempi erano i -Calboli, e faceano mal governo. Alberguccio dei Mainardi, aiutato da' -Forlivesi e Faentini, nel dì 6 di giugno prese la terra; ed essendosi -ritirati i Calboli nel Girone, por mancanza di vettovaglia, furono -astretti a renderlo, salve le robe e le persone. Secondo la Cronica -Forlivese[739], passò quella nobil terra in potere del comune di -Forlì. Una somigliante disgrazia accadde a _Pandolfo Malatesta_, che -era podestà e quasi signore di Fano. Ne fu egli scacciato nel luglio -di quest'anno, ancorchè avesse per sua guardia cinquecento cavalieri e -trecento pedoni. Poscia nel seguente agosto anche il popolo di Pesaro, -di cui era podestà, il fece con mala grazia uscire della lor città. -Perdè egli finalmente anche Sinigaglia, di cui era quasi signore. Per -attestato del Corio[740], _Matteo Visconte_ venne con un buon corpo -di soldatesche in quest'anno per prendere Vavro sul fiume Adda; ma, -accorsi i Milanesi coi lor collegati, fecero restar vani i di lui -attentati. Però, conoscendo egli troppo contraria a sè la presente -fortuna, si ritirò finalmente in solitario luogo a far vita privata -e nascosa, aspettando tempi più propizii a' suoi desiderii. Ferreto -Vicentino[741] scrive che egli si ricoverò prima al lago d'Iseo, e -poscia andò ad abitare nella villa di Nogarola, che era di Bailardino -da Nogarola, nei confini di Mantova, dove da povero signore dimorò -circa cinque anni. _Galeazzo_ suo figliuolo fu in questi tempi podestà -di Trivigi. - -In Genova[742] per la festa dell'Epifania i Doria (a riserva di Bernabò -Doria) con altri grandi della fazion mascherata, cioè ghibellina, -presero l'armi per abbassargli Spinoli e la parte popolare. Furono -vinti dalla forza del popolo, e se n'andarono in esilio. Allora il -popolo costituì capitani e governatori della città il suddetto Bernabò -ed Obizzone Spinola da Lucolo. Anche il popolo piacentino[743] diviso -in due fazioni fu in armi nel dì 16 di maggio. Restarono superiori -nel conflitto i Laudi, i Fulgosi e Visconte Pelavicino, e fu cacciata -dalla città la famiglia de' Fontana con tutti i suoi seguaci. Approdò -in quest'anno a Genova _Teodoro_ figliuolo di _Andronico Comneno_ -imperador de' Greci, venuto per entrare in dominio del Monferrato[744], -lasciatogli in eredità dal fu _marchese Giovanni_ suo zio. Ma trovò -quegli Stati per la maggior parte occupati da _Manfredi marchese_ -di Saluzzo e dai fuorusciti d'Asti. Si prevalse di quella occasione -_Obizzino Spinola_, uno de' capitani e come signori di Genova, per -fargli prendere in moglie Argentina sua figliuola, al che condiscese -Teodoro per isperanza d'essere assistito ne' correnti suoi bisogni -dal potente suocero, e in considerazione ancora di un'altra figliuola -d'esso Obizzino Spinola, maritata con _Filippone conte_ di Langusco -e signor di Pavia, la cui parentela potea molto giovargli. Ciò fatto, -venne a Casale di Sant'Evasio, accolto con gran festa da quel popolo -e da altre terre del Monferrato, che s'erano conservate fedeli, e -si gloriavano di aver per loro padrone il figliuolo d'un imperadore. -Qual fosse lo stato allora del Monferrato e del Piemonte, l'abbiamo da -Guglielmo Ventura, chiamato Ruffino da Benvenuto da San Giorgio[745]. -Avea il suddetto marchese di Saluzzo occupate molte terre che erano -in Piemonte, già possedute da _Carlo I re_ di Sicilia. Nell'anno -precedente mandò il _re Carlo II_, nel mese di marzo, Rinaldo da -Leto Pugliese suo siniscalco con cento uomini d'armi ed altrettanti -balestrieri in Piemonte. La città d'Alba e le terre di Cherasco, -Savigliano e Montevico giurarono nelle di lui mani di nuovo fedeltà -al re. Dopo di che egli, coll'aiuto degli Astigiani, tolse Cuneo -ed altri luoghi al marchese di Saluzzo, il quale tra per levarsi di -dosso questo possente nemico, e per poter tenere le molte terre già -occupate nel Monferrato, venne ad un accordo col re Carlo II nel dì -7 di febbraio dell'anno presente, con riconoscere da lui in feudo il -marchesato del Monferrato, e cedergli Nizza della Paglia e Castagnole, -terre del medesimo marchesato. Niuna ragione avea il re Carlo sopra del -Monferrato; ma il marchese venne a questo atto per sostener la preda -colla protezione ed aiuto del re contra del greco Teodoro. Quanto agli -Astigiani, essendo capitato ad Asti _Filippo di Savoia_ principe della -Morea, che tornava di Levante con due soli compagni, e trovandosi quel -popolo assai stretto per le molte terre del loro contado occupate dalla -fazion dei Gottuari fuorusciti, venne in parere di prendere questo -principe per suo capitano per tre anni avvenire, dandogli ventisette -mila lire ogni anno: con che egli dovesse tenere cento uomini d'armi -al loro servigio. A man baciata accettò il principe questo impiego, -sperando fra qualche tempo di piantar quivi le radici con divenir -signore di quella allora assai ricca città. Nè passarono mesi, ch'egli -imperiosamente ne richiese il dominio a que' cittadini, la metà per -lui, e l'altra per _Amedeo conte_ di Savoia suo parente. Fu in pericolo -della vita per questo, tanto se ne sdegnarono gli Astigiani; ma si -disdisse, e cessò il rumore. Avendo poi desiderato il marchese Teodoro -d'abboccarsi con esso principe e coi deputati d'Asti al ponte della -Rotta, si videro insieme, e, per attestato del Ventura, Filippo corse -ad abbracciare e baciare, con bacio poco corrispondente al cuore, il -marchese; e, poi trattatosi di lega, promise quanto l'altro desiderò. -Ma appena fu ritornato ad Asti, che scoprì il suo mal animo contra -di Teodoro, ed aspramente comandò agli Astigiani di astenersi dal far -lega con lui, non senza maraviglia di chi era intervenuto al suddetto -abboccamento. Anche un uffiziale del re Carlo avea voluto indurlo con -vantaggiose condizioni a far lega col suo signore contra del marchese -di Saluzzo; e il principe ricusò tutto. Ne fu informato il re con -esagerazion dell'uffiziale, e andò così in collera, che giurò di -vendicarsene; e gli attenne la parola, perchè spedì _Filippo principe_ -di Taranto suo figliuolo con una armata che gli occupò il principato -della Morea. Allora Filippo di Savoia quasi per forza contrasse lega -in Piemonte col re Carlo, e perchè gli Astigiani presero la villa di -Cavalerio senza sua saputa, si ritirò da Asti; e favorendo poscia i -fuorusciti di quella città, seguitò a guerreggiare unito co' Provenzali -contra di Teodoro marchese di Monferrato. Tale era allora lo stato di -quelle contrade. - -NOTE: - -[728] Ferretus Vicentinus, Histor., lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. - -[729] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[730] Annal. Estenses, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Italic. Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. Annal. Veteres Mutinens, -tom. 11 Rer. Ital - -[731] Ferretus Vicentinus, Hist., tom. 9 Rer. Ital. - -[732] Chron. Parmense, tom. 19 Rer. Ital. - -[733] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[734] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. - -[735] Dino Compagni, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. Giovanni Villani, lib. -8, cap. 82. - -[736] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[737] Dino Compagni, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. Chron. Bononiense, -tom. 18 Rer. Ital. - -[738] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[739] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. - -[740] Corio, Istor. di Milano. - -[741] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. - -[742] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[743] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[744] Guillelmus Ventura, Chron. Astens., cap. 42 tom. 11 Rer. Ital. - -[745] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCVII. Indizione V. - - CLEMENTE V papa 3. - ALBERTO Austriaco re de' Romani 10. - - -Desiderando _Filippo re_ di Francia di fare un abboccamento col papa, -fu scelta a questo effetto la città di Poitiers[746]. Quivi il re, -non contento dell'avere dianzi il pontefice abolite le costituzioni di -papa Bonifazio VIII pregiudiziali ai diritti dei re franzesi, tuttavia, -pieno di livore, fece di forti istanze al papa perchè condannasse la -memoria di papa Bonifazio, con ispacciarlo per simoniaco ed eretico. -In prova di che, dicea d'aver testimonii degni di fede. Volle Dio -che _Niccolò cardinale_ da Prato eludesse il mal talento del re[747] -con suggerire al papa un ripiego atto a dilungare ed imbrogliar -la faccenda. E fu quello di rispondere, che cosa di tanto momento, -riguardante tutta la Chiesa, non si potea trattare e risolvere se -non in un concilio generale. Al che non potendo di meno, acconsentì -il re; e fu determinato di tenerlo in Vienna del Delfinato. Propose -ancora il re in quel congresso di processare i cavalieri del Tempio, -che, possedendo di grandi ricchezze e beni per tutta la cristianità, -si erano dati forte al lusso e al libertinaggio, pretendendo giunta -la depravazione dei lor costumi ai più abbominevoli ed enormi vizii, -e sino a rinnegar la fede di Gesù Cristo. Altro io non dirò intorno -a questa materia, se non che con mano forte si procedè contra d'essi -Templari, imprigionati per tutta la Francia, e poscia per gli altri -regni, il numero de' quali si fa ascendere da Ferreto Vicentino[748] a -quindici mila. Costoro, se crediamo ai processi fatti in questo e nei -susseguenti anni, furono trovati rei e convinti d'enormità inudite, -d'apostasia e d'idolatria. Si sa che nel concilio di Vienna fu poscia -abolito l'ordine, e confiscati gl'immensi lor beni a profitto del papa -e dei re; la maggior parte de' quali fu venduta ai cavalieri dello -Spedale, oggidì di Malta, con grande loro svantaggio nondimeno, perchè -si caricarono di tanti debiti per denari presi ad usura affin di far -sì grossi acquisti, che gran tempo ne languì l'ordine loro. Da molti -fu quella sentenza tenuta per giustissima. Ma non si potè levar di -capo ai più di que' tempi (e lo confessa il Villani[749] con altri -Italiani, e sopra ciò s'è veduto anche ai dì nostri un libro di autore -franzese) che quella non fosse un'iniqua invenzione di Filippo il Bello -re di Francia per arricchirsi colle spoglie loro, siccome dianzi avea -fatto delle tante ricchezze degli Ebrei che egli scacciò dal regno -suo. Dicevano essi che non ci voleva molto ai re il far comparire con -dei processi e tormenti colpevole chi era in loro disgrazia, o per -vendicarsi di loro o per assorbire i loro beni; e che se fosse toccato -al re Filippo di formar anche il processo a papa Bonifazio, egli -sarebbe apparuto simile ai Templari, quando pure ognun sapeva essere -false le imputazioni a lui date dal medesimo re. Noto è altresì che -il gran maestro e tanti altri cavalieri del Tempio bruciati vivi, o -in altra guisa giustiziati, protestaronsi sempre innocenti de' falli -loro apposti, e però da molti furono creduti martiri della cupidigia -di quel re, principe diffamato per altri suoi gravi eccessi. Il perchè -le disavventure occorse a lui, e la mancanza della sua linea furono -attribuite dagli speculativi de' giudizii di Dio a questi ed altri atti -della prepotenza sua. Guglielmo Ventura[750] scrittore contemporaneo, -santo Antonino[751] ed altri son da vedere intorno a questo argomento. -Intanto a noi conviene il sospendere qui i giudizii nostri, lasciando a -Dio solo, che non può ingannarsi, la cognizione della verità, bastando -a noi d'avere inteso il fatto e le varie opinioni d'allora. - -Vidersi ancora nell'anno presente di grandi rivoluzioni in Italia. -Cominciarono i Modenesi a provare il frutto della lor ribellione alla -casa d'Este[752]. A tradimento tolsero loro i Bolognesi la terra di -Nonantola; e l'arciprete de' Guidoni (dal Morani è detto de' Guidotti, -siccome ancora dal Gazata[753]) occupò l'altra del Finale. Inoltre -menavano essi Bolognesi un trattato coi Guelfi modenesi d'impadronirsi -della città di Modena, e vennero coll'esercito fino a Spilamberto. Ma -scoperto il macchinato tradimento verso la festa di Pasqua, furono in -armi le due interne fazioni, e riuscì a quei di Sassuolo, da Livizzano, -da Ganaceto e ai Grassoni, tutti Ghibellini, di superare e cacciar -fuori di città i Savignani, Rangoni, Boschetti, Guidoni, Pedrezzani -ed altri Guelfi. L'autore della Cronica di Parma, vivente in questi -tempi, fa qui un brutto elogio di Modena, con dire che essa[754] -_semper fuit in his partibus Lombardiae exordium motionum, et novitatum -origo, ex antiguis odiis partium, scilicet guelfae et ghibellinae_: -quasi che anche tant'altre città di Lombardia, Toscana, Romagna, ec. -non fossero infette del medesimo morbo. Furono parimente non pochi -rumori nel mese di marzo in Parma, dove s'era tramata una congiura per -torre la signoria a _Giberto da Correggio_. Molti perciò furono presi -e tormentati, ed altri, sì nobili che plebei, mandati ai confini. -Scoprissi ancora nel mese di giugno un nuovo trattato contra d'esso -Giberto; ed altri ne fuggirono, o furono confinati. Più strepito ancora -fecero in questi tempi le rivoluzioni di Piacenza. _Alberto Scotto_ -cogli altri usciti di quella città, e con gli usciti di Parma ed altri -amici[755], dopo aver data una rotta ai Piacentini a Roncaruolo, entrò -in castello Arquato, e in Fiorenzuola nella vigilia di san Jacopo. Nel -dì seguente cavalcò alla volta di Piacenza, e gli fu data una porta, e -però con tutti i suoi liberamente v'entrò. Ne fuggirono tutti i suoi -avversarii, cioè Ubertino Lando, i Pelavicini, Anguissoli ed altre -nobili famiglie ghibelline, e si ridussero in Bobbio. In tali occasioni -compassionevole spettacolo era il veder anche le nobili donne coi loro -figliuolini andarsene raminghe in esilio, e il mirar saccheggiate -ed atterrate le case loro. Diedero poi essi fuorusciti una rotta ai -Piacentini dominanti al luogo di Pigazzano. Questo avvenimento, secondo -la Cronica di Piacenza, fece risolvere, sul fine dell'anno, quel -popolo a prendere per due anni in suo capitano, difensore e signore -Guido dalla Torre, poco prima divenuto signor di Milano, il quale -mandò colà per podestà Passerino dalla Torre. Guerra grande fatta fu -in quest'anno dai Mantovani, Veronesi, Bresciani e Parmigiani[756] al -comune di Cremona. Perchè tanti si unissero contra de' Cremonesi, non -l'accennano le storie. Probabilmente fu perchè essi si governavano -a parte ghibellina, e Guelfi erano i cremonesi. In aiuto di Cremona -mandò il comune di Milano[757] due mila fanti con molta cavalleria -nel dì 24 d'agosto: nel qual tempo i Mantovani con grosso naviglio per -Po, secondati da tutte le forze de' Parmigiani, entrati nel distretto -cremonese, presero e diedero alle fiamme il ponte di Dosolo, Montesoro, -Viadana, Portiolo, Casalmaggiore, Rivaruolo, Luzzara, Pomponesco -ed altri luoghi. A Giberto da Correggio signor di Parma si arrendè -Guastalla, ed egli ne fece spianar le fosse ed atterrar tutte le -fortificazioni. Da gran tempo era Guastalla de' Cremonesi, e di qua -apparisce fin dove si stendeva allora la giurisdizion di Cremona. I -Veronesi dal canto loro presero e distrussero la terra di Piadena. -Ed i Bresciani andarono a Rebecco, ed arrivarono sino alle porte di -Cremona saccheggiando e bruciando dappertutto. Chi non dirà forsennati -gli Italiani d'allora sempre inquieti, sempre torbidi, sempre rivolti -a distruggersi l'un l'altro, disuniti in casa, e talvolta uniti co' -vicini solamente per portare ad altri la rovina e la morte? Si rinnovò -poi questo flagello anche nel settembre, con essere ritornati questi -popoli ai danni del Cremonese. Vennero anche i Milanesi, Piacentini, -Lodigiani e Pavesi con tutte le lor forze sino a Borgo San Donnino, e -diedero il guasto a quei contorni, a e Soragna e ad altri luoghi. In -favor di Cremona uscì ancora _Azzo marchese _d'Este co' Ferraresi[758], -e con un buon corpo di Catalani a lui inviati dal _re Carlo II_ suocero -suo, menando un copioso e possente naviglio per Po, col disegno di -mettere l'assedio ad Ostiglia, terra allora de' Veronesi; ma quel -presidio, senza volerlo aspettare, attaccò il fuoco alla terra, e -se n'andò. Di là passò il marchese estense ad assalir Serravalle -dei Mantovani; lo prese per forza, e ne tagliò il ponte, con poscia -dirupare il castello, le torri e fortezze di quella terra. Ed allora -fu ch'egli soggiogò tutte le navi armate de' Mantovani e Veronesi; -fra le quali erano sei grosse galee, ed altre barche incastellate -con battifredi da due ponti; e tutte con gran bottino le condusse a -Ferrara. - -_Teodoro marchese_ di Monferrato coll'aiuto di _Filippone conte_ di -Langusco e signor di Pavia, suo cognato[759], ricuperò in quest'anno -la terra di Luy. Ma Rinaldo da Leto, siniscalco del re _Carlo II_, -con _Filippo di Savoia_ e _Giorgio marchese_ di Ceva, ammassato un -buon esercito, uscì in campo nel mese d'agosto contra di lui. Il conte -di Langusco, dopo aver fatto ritirare Teodoro in luogo sicuro, andò, -benchè inferiore di forze, arditamente ad azzuffarsi coi nemici, -ed aspra fu la battaglia. Ma sbaragliati rimasero i Monferrini -e Pavesi; e Filippone, fatto prigione, fu inviato al re Carlo, -dimorante in Marsilia, che gli diede per carcere un castello della -Provenza. _Obizzino Spinola_, capitano allora di Genova, e suocero -d'esso Filippone e del marchese Teodoro, con promettere ad esso re -il soccorso di un grande stuolo di galee genovesi per ricuperar la -Sicilia, ottenne, dopo sei mesi, la libertà di esso suo genero. Fece -anche cedere a sè stesso ogni pretensione che potesse avere il re -sopra il Monferrato. Inoltre impetrò la restituzion delle terre di -Moncalvo e Vignale, occupate al Monferrato, le quali egli ritenne per -sè senza renderle al genero marchese Teodoro. Mancarono di vita in -quest'anno nella città di Milano[760] Mosca e Martino dalla Torre. -Capo di quella casa restò _Guido_ figliuolo di Francesco. Questi nel -dì 17 di settembre nel pieno consiglio fu eletto capitano del popolo -per un anno: il che vuol dire signore. E in questa cronologia sembra -più fedele ed esatto il Corio storico milanese, che Galvano Fiamma -e l'autor degli Annali di Milano. Consultò il primo migliori memorie -che gli altri. Da lì a non molto, siccome ho detto, anche i Piacentini -presero esso Guido per lor capitano. Passò in quest'anno dalla Romagna -ad Arezzo il _cardinal Napoleone_ degli Orsini, legato pontificio[761], -e siccome disgustato dei Fiorentini che non voleano prestargli -ubbidienza alcuna, cominciò a fare una gran raunata di gente, tanto -di terra di Roma, del ducato di Spoleti, della marca d'Ancona, quanto -della Romagna e dei Ghibellini di Toscana. I Fiorentini, che vedeano -prepararsi questo nuvolo contra di loro, nol vollero aspettare; e -richiesti gli amici, misero insieme un'armata dì quindici mila fanti -e tre mila cavalli, e con essa entrarono nel contado d'Arezzo, facendo -ivi que' buoni trattamenti che solea far la guerra di que' tempi. Per -consiglio dei saggi, uscì d'Arezzo il cardinale, facendo vista di andar -pel Casentino alla volta di Firenze. Allora i Fiorentini, per timore -che egli avesse delle intelligenze nella loro città, disordinatamente -alzarono il campo, e chi più potea si affrettò per correre a Firenze. -Se il cardinale era ben avvertito, li potea con facilità mettere in -isconfitta. Andò egli poscia a Chiusi, e mandò innanzi e indietro -ambasciate a' Fiorentini per ridurre gli usciti in Firenze[762]; ma -nulla potè ottenere; di modo che, vedendo scemato il suo credito e -potere, e sè stesso anche dileggiato, se ne tornò assai malcontento -di là da' monti ad informar la corte pontificia della sua fallita -legazione, che gli fu anche levata: tante furono le segrete cabale de' -Fiorentini nella corte papale. Volle in quest'anno _Malatestino dei -Malatesti_ tentare di ricuperar Bertinoro[763], e ne avea già ordito -il tradimento con Alberguccio de' Mainardi. V'andò nel dì 6 d'agosto -con parte della milizia di Rimini e con tutta quella di Cesena, ed ebbe -una parte della terra, ma non il girone e la torre. Portatone l'avviso -a Forlì, _Scarpetta degli Ordelaffi_, capitano di quella città, marciò -in fretta con tutta la soldatesca, diede loro battaglia e li sconfisse. -Si rifugiò parte de' Riminesi e Cesenati nel castello; ma da lì a due -giorni, per difetto di vettovaglia, furono costretti a rendersi. Quasi -due mila persone restarono prigioniere, e andarono a far penitenza -nelle carceri di Forlì. Anche i Bolognesi fecero guerra a Faenza ed -Imola[764], e s'impadronirono del castello di Lugo. In Roma si attaccò -il fuoco alla sacra basilica lateranense, e tutta la bruciò, insieme -colle case dei canonici: disgrazia che recò sommo dolore al popolo -romano, e fu presa per presagio delle calamità che avvennero. Ma non -passarono molti anni, che unitisi i buoni di Roma, uomini e donne, ed -aiutati anche dal papa, la rifecero come prima[765]. Erano già più -anni che Dulcino, nato in Val d'Ossela, diocesi di Novara, eretico -della setta de' Catari ossieno Gazzeri, specie di Manichei[766], andava -infettando la Lombardia co' suoi perversi errori. Si ridusse costui in -una montagna del Vercellese co' suoi seguaci in numero di circa mille -e trecento, dove, per mantenersi quella canaglia, altro ripiego non -avea che di saccheggiare le ville vicine. Predicata contra di essi la -crociata, furono essi assediati in quel monte, e finalmente nel dì 23 -di marzo dell'anno presente obbligati per la fame a rendersi. Dulcino -colla moglie Margherita ed altri pochi, senza volersi mai ravvedere, -furono bruciati vivi: con che estirpata rimase la pestilente sua setta. - -NOTE: - -[746] Raynald., in Annal. Eccl. - -[747] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 91. - -[748] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. - -[749] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 92. - -[750] Guillel. Ventura, Chron. Astense, cap. 27, tom. 11 Rer. Ital. - -[751] S. Anton., P. III, tit. 21, Istor. Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital., -pag. 518. - -[752] Annales Veteres Mutinenses, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Bononiense, -tom. 18 Rer. Ital. Annal. Estenses, tom. 15 Rer. Italic. - -[753] Gazata, Chronic. Regiense, tom. 18 Rer. Italic. - -[754] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[755] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[756] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[757] Corio, Istor. di Milano. - -[758] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. -Ital. - -[759] Chron. Astense, cap. 44, tom. 11 Rer. Ital. - -[760] Corio, Istoria di Milano. - -[761] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 89. - -[762] Dino Compagni, Chron., tom. 9 Rer. Ital. - -[763] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCVIII. Indizione VI. - - CLEMENTE V papa 4. - ARRIGO VI, detto VII, re dei Romani 1. - - -Succedette nel primo dì di maggio di quest'anno la morte funesta -di _Alberto Austriaco_ re de' Romani[767]. Grande odio gli portava -Giovanni figliuolo di un suo fratello primogenito, pretendendosi -gravato da lui, perchè gli negava una parte, nonchè il tutto, degli -Stati dovuti a lui per le ragioni del padre. Partitosi da Baden il -re Alberto, nel passare il fiume Orsa, fu assalito dal nipote con -una mano di sicarii, e trafitto da più spade, quivi lasciò la vita. -Restarono di lui più figliuoli, il primogenito de' quali _Federigo_ fu -duca d'Austria e signore d'altri Stati spettanti a quella nobilissima -casa. Trattossi dipoi di eleggere il successore; ed uno di quei che più -vi aspiravano, fu lo stesso duca Federigo. Ma insorta gran discordia -fra gli elettori, si mise allora in pensiero _Filippo il Bello_ re -di Francia di far cadere quella corona in capo a Carlo di Valois suo -fratello, che ne avea già avuto promessa da _papa Bonifazio VIII_[768]. -Fu perciò risoluto nel suo consiglio di preparar un'armata per entrare -in Germania, e dar calore alla dimanda coll'efficace raccomandazione -dell'armi, e intanto di procurar anche i premurosi ufficii pel papa. -Penetrò la corte pontificia questi disegni non senza affanno del -pontefice, il quale, se s'ha a credere a Giovanni Villani, richiese -del suo parere l'accortissimo _cardinale Niccolò da Prato_. Questi -il consigliò di scrivere immediatamente agli elettori dell'imperio, -ordinando che senza dilazione procedessero all'elezione, con suggerir -loro ancora che _Arrigo conte_ di Lucemburgo, principe pio, savio e -ornato d'altre belle doti, pareva a lui il più a proposito pel romano -imperio. Camminò la faccenda come avea divisato il papa col cardinale. -Arrigo fu eletto quasi a voti pieni re dei Romani nel dì di santa -Caterina[769], e poi pubblicata l'elezion sua nel dì 27 di novembre, -e non già nell'Ognissanti, o in altro giorno, come alcuni lasciarono -scritto. Meraviglia recò ad ognuno l'udire preferito a tanti altri -potenti principi Arrigo, principe di nobile schiatta bensì, ma di pochi -Stati provveduto. Secondo il Villani, corse subito la nuova di questa -inaspettata elezione alla corte del re di Francia, mentre egli si -apparecchiava per andare al papa, affine di averlo favorevole in questo -affare; ed accortosi che Clemente V vi aveva avuta mano per escludere -Carlo suo fratello, da lì innanzi non fu più suo amico. Ma non si sa -intendere come il re Filippo dal dì primo di maggio, in cui tolto fu -dal mondo il re Alberto, sino al dì 25 o 27 di novembre, giorno nel -quale si pubblicò L'elezione di Arrigo, tardasse tanto, giacchè ardea -di voglia di quella corona, ad impegnare gli uffizii del pontefice in -favor del fratello. Sembra ben più probabile che se li procacciasse -per tempo, ma che restasse burlato con altre segrete insinuazioni -fatte fare dal medesimo Clemente. Furono poi spediti da esso Arrigo -solenni ambasciatori al papa, cioè i vescovi di Basilea e di Coira,_ -Amedeo conte_ di Savoia _Guido conte_ di Fiandra, _Giovanni Delfino_ -di Vienna, ed altri baroni[770], per ottenere il consenso pontificio: -il che fu facilmente conceduto. Tale ambasceria vien dai più riferita -all'anno seguente, ma dovette precederne un'altra almeno, certo essendo -che Arrigo fu coronato in Aquisgrana nell'Epifania dell'anno seguente, -e ciò non par fatto senza la precedente approvazione del papa. Fu -questo _Arrigo_ il _sesto_ fra gl'imperadori, ma comunemente vien -chiamato _Arrigo settimo_, perchè tale nell'ordine dei re di Germania -di tal nome. - -Cadde infermo in quest'anno ancora _Azzo VIII marchese_ d'Este, signor -di Ferrara, Rovigo e d'altri Stati, ed anche conte d'Andria nel regno -di Napoli[771]. Fecesi portare ad Este, sperando miglioramento da -quell'aria salubre; e furono a visitarlo, e a far pace con lui i -suoi due fratelli _Francesco_ e _Aldrovandino marchesi_. Ma quivi -nell'ultimo dì di gennaio finì di vivere. Questo principe d'alte idee, -ma d'idee mal condotte, dopo aver vivente recati notabili danni alla -sua casa coll'aver perdute le città di Modena e di Reggio, ben peggio -fece morendo, perchè lasciò suo successore nel dominio di Ferrara -e degli altri suoi Stati Folco, figliuolo legittimo di Fresco suo -figliuolo bastardo, con escludere i Suoi legittimi fratelli Francesco -ed Aldrovandino, e i figliuoli di quest'ultimo. La Cronica Estense[772] -ha, ch'egli ritrattò un sì fatto testamento; ma certamente gli effetti -si videro in contrario, e di qua venne un gran crollo alla famiglia -estense. Fresco, aiutato dai Bolognesi, giacchè il figliuolo non era -giunto ad età capace di governo, prese le redini della signoria di -Ferrara, che gli fu confermata, benchè mal volentieri, dal popolo. Ma -nel medesimo tempo il marchese Francesco d'Este co' suoi nipoti si mise -in possesso d'Este, di Rovigo e d'altre terre, e in quella della Fratta -diede una rotta alle genti di Fresco. Così cominciò la guerra fra loro. -Stabilì Fresco pace coi Mantovani, Veronesi, Bresciani, Parmigiani, -Reggiani e Modenesi. Il popolo di Ferrara, essendo molto portato a -voler i principi estensi legittimi, cominciò a fare delle congiure -contra di lui, le quali svanirono colla morte di molti. Ricorsero gli -Estensi legittimi al papa in Francia per implorar il suo patrocinio -ed aiuto; ed oh con che benignità furono ascoltati! Promise quella -corte mari e monti, purchè riconoscessero Ferrara per città della -Chiesa romana; dal che s'erano nel secolo addietro guardati gli altri -Estensi. Dacchè questo fu ottenuto, allora furono spediti uffiziali e -milizie in Italia per prendere il possesso di Ferrara coll'assistenza -del marchese Francesco; e per questo i Ferraresi cominciarono a -tumultuar più che mai contra di Fresco[773]. Veggendo la mal parata, -fece anch'egli ricorso ai Veneziani, e propose di ceder loro con varii -patti quella città. Niuna fatica si durò perchè essi accettassero la -proposizione, e non tardarono ad inviar colà gran copia di soldatesche, -le quali entrarono e si fortificarono in castel Tealdo; cosa che -maggiormente accese l'ira de' Ferraresi, popolo già avvezzo ad avere il -suo principe, e alieno dall'ubbidire agli stranieri. Per altro, anche -i Bolognesi, Mantovani e Veronesi amoreggiavano in queste occasioni -Ferrara, e mossero l'armi per tentarne l'acquisto. Anzi Bernardino da -Polenta co' Ravegnani e Cerviesi proditoriamente v'entrò una notte, -e si fece eleggere signore d'essa città per cinque anni avvenire. Ma -non vi si fermò che otto giorni, saccheggiando tutto quel che potè. I -Veneziani quei furono che riportarono il pallio. Li fece ben ammonire -il papa[774] di desistere e ritirarsi da quella impresa, perchè Ferrara -era terra della Chiesa romana; ma si parlò ai sordi. Un dì poscia le -milizie pontificie con Francesco marchese d'Este ed altri fuorusciti, e -con Lamberto da Polenta condottiere de' Ravegnani entrarono in quella -città, gridando invano il popolo: _Viva il marchese Francesco_; e ne -presero il possesso a nome del papa, senza più poi pensare a rimetterla -in mano degli Estensi. Succederono poi varie battaglie tra i Ferraresi -e Veneziani, e talmente prevalsero gli ultimi, che nel dì 27 di -novembre convenne ai Ferraresi d'implorare pace o tregua, e di prendere -quel podestà che piacque ai Veneziani. Allora furono ammesse in città -le famiglie de' Torelli, Ramberti, Fontanesi, Turchi, Pagani ed altri -sbanditi dalla città, perchè Ghibellini e nemici degli Estensi. - -In Parma non furono minori le rivoluzioni[775]. Nel dì 24 di marzo -cominciarono una rissa fra loro i Ghibellini ed i Guelfi; e nel dì -seguente passò questa in una fiera guerra civile, in cui rimasero morte -molte persone, rubate ed incendiate moltissime case. Maggiormente si -rinforzò nel dì 26 la tempesta dell'armi, stando sempre Giberto da -Correggio signore della città colle sue genti in possesso della piazza. -Ma udito che i Rossi e i Lupi di Soragna con altri banditi erano venuti -alla porta di Santa Croce, colà si portò, ed uscì ancora per mettergli -in fuga; ma toccò a lui di fuggire in città, perchè contra di lui si -rivoltarono non pochi de' suoi. V'entrarono anche i suddetti sbanditi, -in favor dei quali essendosi dichiarati molti del popolo, andò si -fattamente crescendo la forza de' Guelfi, che Giberto e Matteo fratelli -da Correggio coi loro aderenti dovettero cercar colla fuga di salvarsi -a Castelnuovo. Però tutti gli altri usciti guelfi tornarono alla -patria. Infinite furono le ruberie fatte in questa occasione per la -città; molte le case bruciate; e i contadini entrati corsero al palazzo -pubblico, e vi stracciarono tutti i libri dei bandi e maleficii, e -diedero il sacco ad ogni mobile e scrittura di Giberto. Seguitarono -poi anche per molti giorni i saccheggi e gl'incendii, e i bandi di -chi era creduto Ghibellino; e intanto i fuorusciti faceano guerra -alla città. Contra d'essi nel mese di giugno uscì in campagna tutto -l'esercito de' Parmigiani dominanti. Giberto da Correggio anch'egli, -fatto forte dai Modenesi, che v'andarono tutti col loro capitano, e dai -banditi di Bologna, e dal _marchese Francesco Malaspina_ co' suoi di -Lunigiana, e da copiose schiere d'altri Ghibellini, nel dì 19 di giugno -andò a ritrovare i Parmigiani, ed attaccò la mischia. Vigorosamente si -combattè sul principio da amendue le parti; ma poco stettero ad essere -sbaragliati i Parmigiani, de' quali assaissimi restarono morti con più -di dugento Lucchesi, ch'erano al loro soldo, e quasi dissi innumerabili -restarono prigioni colla perdita di tutto il bagaglio[776]. Dopo -la vittoria corse Giberto alla città, ma non potè entrarvi allora. -V'entrò nel dì 28, perchè, colla mediazione di _Anselmo abbate_ di -San Giovanni, fu fatta una pace generale, e permesso a tutti gli -usciti di ripatriare. Secondo il diabolico costume di que' tempi, andò -presto per terra questa pace. Giberto da Correggio, che prometteva e -giurava a misura del bisogno, senza credersi poi tenuto a giuramenti -e promesse, ben disposti i suoi pezzi, nel dì 3 d'agosto levò rumore, -e colla forza de' suoi scacciò dalla città i Rossi e Lupi, con tutti i -loro amici guelfi, i quali si ridussero a Borgo San Donnino e ad altri -luoghi, e continuò poi la guerra fra loro. Essendo passato al paese -dei più in quest'anno, e non già nel precedente, come ha il testo di -Galvano Fiamma[777], _Francesco da Parma_ arcivescovo di Milano, fu -in suo luogo eletto _Castone_ ossia Gastone, comunemente appellato -_Cassone dalla Torre_, figliuolo di Mosca[778], e la sua elezione -fu approvata dal _cardinal Napoleone_ legato apostolico. Poscia nel -dì 24 di settembre, tenutosi un general parlamento in Milano, quivi -concordemente fu eletto perpetuo signor di Milano _Guido dalla Torre_. -Ebbero in quest'anno guerra i Milanesi co' Bresciani, ma ne seguì -anche pace. Mancò di vita in essa città di Brescia nell'ottobre del -presente anno _Berardo de' Maggi_, vescovo d'essa città, dopo esserne -stato anche per anni parecchi signore nel temporale, con governarla a -parte dell'imperio, ossia ghibellina. Molti benefizii da lui fatti a -quella città indussero quel popolo ad eleggere per suo successor nella -chiesa _Federigo de' Maggi_[779]. Inoltre _Maffeo_, ossia _Matteo de' -Maggi_, fratello d'esso Berardo, fu proclamato signore della città. -Guido dalla Torre, siccome signor di Piacenza, nell'anno presente -stabilì pace fra quei cittadini e i lor fuorusciti[780], che lieti -rientrarono nella lor patria. Nella Romagna[781] il conte di Cunio con -altri suoi partigiani occupò, contro il voler de' Faentini ed Imolesi, -la terra di Bagnacavallo nel dì 24 di luglio. Poscia nel dì 28 di -agosto fu fatta pace fra i Bolognesi, Riminesi e Cesenati dall'una -parte, e i Forlivesi, Faentini, Imolesi e Bertinoresi dall'altra, -colla liberazion di tutti i prigioni. Ma in Firenze fu una gran -commozione di popolo[782]. Perchè Corso de' Donati, a cui la parte -nera, ossia guelfa, era obbligata dal presente suo stato dominante, -voleva soprastare di troppo agli altri nobili, l'ambizione e l'invidia -fecero dividere in due fazioni i grandi stessi. Rosso dalla Tosa, capo -dell'una, seppe tanto screditar esso Corso, che gli tagliò infine le -gambe; facendo soprattutto valere contra di lui la parentela da esso -contratta con Uguccion dalla Faggiuola gran ghibellino. Levossi dunque -a rumore contra di lui il popolo tutto; ed essendosi esso Corso ben -asserragliato, assistito anche da molti suoi amici, fece gran difesa; -infine gli convenne prendere la fuga, ma, raggiunto da certi Catalani -a cavallo, fu ucciso: con che tornò la quiete in Firenze. - -NOTE: - -[764] Chronic. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[765] Bernard. Guid., in Vit. Clementis V. - -[766] Historia Dulcini, tom. 9 Rer. Ital. Bernardus Guid., Giovanni -Villani, et alii. - -[767] Bernard. Guid. Ptolomaeus Lucens. Ferretus Vicent. et alii. - -[768] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 95. - -[769] Henric. Stero, in Chron. Albert. Argentinens., in Chron. Bernard. -Guid. Albertinus Mussatus. Ferretus Vicentinus, et alii. - -[770] Joannes de Cermenat., tom. 9 Rer. Italic. Franciscius Pipinus, -Chron., tom. 9 Rer. Ital. - -[771] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 -Rer. Ital. Peregrinus Priscianus. Annal. MSS. et alii. - -[772] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital. - -[773] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[774] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[775] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[776] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[777] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 346. - -[778] Corio, Istor. di Milano. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[779] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. - -[780] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[781] Chron. Caesen., tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCIX. Indizione VII. - - CLEMENTE V papa 5. - ARRIGO VII re de' Romani 2. - - -Alla prepotenza di _Filippo il Bello_ re di Francia riuscì in -quest'anno e nel seguente d'indurre _papa Clemente_ a ricevere le -accuse contro la memoria di papa Bonifazio[783]; il che cagionò orrore -a tutta la cristianità, ben consapevole dell'iniquità e falsità di -quanto a lui veniva opposto in materia di fede. Frutti erano questi -dell'essere divenuta schiava di un re possente e malvagio la Sede -Apostolica; del che fu in colpa il pontefice stesso, il quale intanto -andava lusingando i Romani con far loro credere di voler venire in -Italia, mentre, inceppato dalle delizie della Francia, a tutt'altro -pensava che ad abbandonarla. Ma non permise Iddio che andasse molto -innanzi questa maligna persecuzione, e la vedremo finita in breve. Nel -dì 27 di marzo dell'anno presente, trovandosi esso papa in Avignone, -pubblicò contra de' Veneziani, come occupatori della città di Ferrara, -la più terribile ed ingiusta bolla che si sia mai udita. Oltre alle -scomuniche ed agl'interdetti, dichiarò infami tutti i Veneziani, e -incapaci i lor figliuoli sino alla quarta generazione d'alcuna dignità -ecclesiastica e secolare; confiscati in ogni parte del mondo tutti i -lor beni; data facoltà a ciaschedun di fare schiavo qualunque Veneziano -che lor capitasse alle mani nell'universa terra, senza distinzione -alcuna tra innocenti e rei: il che fa orrore, eppure fu eseguito in -vari paesi. Poscia aggiunse alle armi spirituali le temporali contra -di loro, inviando in Italia il cardinale _Arnaldo di Pelagrua_ suo -parente, con titolo di legato, il qual fece dappertutto predicar la -crociata contra d'essi Veneziani, come se si trattasse contra de' -Turchi. Copioso fu il concorso delle genti della Lombardia, marca di -Verona, Romagna e Toscana. Ferreto Vicentino[784] scrive che v'andarono -de' soli Bolognesi circa otto mila combattenti. Premeva a quel popolo -di riacquistar la grazia perduta del pontefice per lo scorno fatto -al _cardinal Napoleone_. Pel medesimo fine anche i Fiorentini colà -inviarono molte schiere d'armati. Nel dì 10 d'aprile di quest'anno -si disciolse la pace e l'accordo già fatto dal popolo di Ferrara coi -Veneziani, e si ricominciò la guerra. Di grossi rinforzi di gente e di -navi furono spediti da Venezia ai suoi; e nel mese di giugno, usciti -di Castel Tealdo i Veneziani, mentre i Ferraresi erano a cena, fecero -contra di essi un feroce insulto. Tutta fu in armi la città. _Francesco -marchese_ d'Este con _Galeazzo visconte_ marito di _Beatrice Estense_, -alla testa di tutti andò ad assalirli, e ne fece aspro macello. Per -consiglio ancora di lui, fu fabbricato un ponte sopra Po, non ostante -la gagliarda opposizion de' Veneziani, i quali un giorno diedero una -fiera rotta ai Bolognesi. Ma nel dì 28 d'agosto, cioè nella festa -di santo Agostino, per ordine del cardinal Pelagrua, si venne ad una -general battaglia contro la flotta veneziana esistente in Po, la quale -restò interamente disfatta e in potere dei Ferraresi con tutte le -macchine e l'armamento. Tra uccisi ed annegati nel fiume si contarono -circa sei mila Veneziani. Questa insigne vittoria, accompagnata da -un immenso bottino, decise la controversia; perciocchè non istette -molto a rendersi Castello Tealdo al legato, il quale, dimenticandosi -d'essere uomo di Chiesa, fece impiccare quanti Ferraresi trovò complici -de' Veneziani. Fu anche spedito Lamberto da Polenta con Bernardino -suo fratello, e coi Ravegnani e parte dei Ferraresi ad espugnare -il castello di Marcamò, fabbricato da essi Veneti nel distretto di -Ravenna; e l'ebbe a patti di buona guerra nel dì 23 di settembre, nè -vi lasciò pietra sopra pietra. Così venne liberamente Ferrara in potere -del pontificio legato, il quale, d'ordine della corte, ne diede da lì a -non molto il vicariato a _Roberto re_ di Napoli, niuna considerazione -avendo degli Estensi, che aveano suggettata quella città alla Chiesa, -e massimamente del marchese Francesco, che tanto s'era affaticato per -riacquistarla. Quivi esso re Roberto mise per governatore Dalmasio con -un corpo di Catalani, la maggior parte capestri da forca, che fecero -ben provare al popolo di Ferrara la differenza che passa fra l'avere il -proprio principe e l'essere governati da gente straniera. - -Giacchè abbiam fatta menzione del re Roberto, convien ora dire che -in questo anno nel dì cinque di maggio arrivò al fine di sua vita -_Carlo II_ re di Napoli e conte di Provenza[785], principe che per -la sua liberalità, dabbenaggine e clemenza non ebbe pari; e perciò -amaramente pianto da' suoi sudditi, ma più dai Napoletani, a lui molto -tenuti pei tanti benefizii ed ornamenti accresciuti alla loro città. -Per la successione in quel regno nacque disputa fra _Roberto duca_ di -Calabria suo secondogenito e _Carlo Uberto_ divenuto re d'Ungheria, -che si pretendeva anteriore nel diritto a Roberto, perchè figliuolo -di _Carlo Martello_, primogenito di esso re Carlo II. Fu acremente -dibattuta fra i legisti la quistione; ma buon fu per Roberto l'esser -egli passato in persona alla corte pontificia di Avignone, dove -seppe ben far da avvocato a sè stesso, e muovere colle macchine più -gagliarde gli animi de' giudici in suo favore. Fu creduto che più la -ragion politica che la legale facesse sentenziare in favor di Roberto, -principe riputato allora di gran saviezza e valore, ed atto e tener -l'Italia in freno nella lontananza dei papi. Tuttavia, se è vero -che Carlo II suo padre nell'ultimo suo testamento (il qual si dice -fatto nel dì 16 di marzo dell'anno precedente, e fu dato alla luce -dal Leibnizio[786]) lasciasse Roberto erede di tutti i suoi Stati, -giacchè dovea considerare assai provveduta la linea del re d'Ungheria, -par bene che fosse ben appoggiata la pretension del medesimo Roberto. -Per attestato di Bernardo Guidone, fu egli coronato in Avignone re di -Sicilia (benchè solamente comandasse al regno di Napoli) nella prima -domenica d'agosto dell'anno presente, e non già nella festa della -Natività della Vergine, come scrive Giovanni Villani. Ed il papa -liberalmente gli condonò le somme immense d'oro, delle quali il re -Carlo suo padre andava debitore alla santa Sede. Quel che è strano, -secondo i documenti accennati dal Rinaldi[787], seguì una segreta -convenzione fra papa Clemente e Giacomo re di Aragona, ch'esso re, -oltre alla Sardegna e Corsica, delle quali era stato investito da papa -_Bonifazio VIII_, conquistasse ancora Pisa coll'isola dell'Elba, e la -riconoscesse poi in feudo dai romani pontefici: vergognosa concessione, -trattandosi di spogliare senza ragione alcuna il romano imperio d'una -sì cospicua città, e quel popolo della sua libertà. Se fossero ancora -assai ragionevolmente concedute al medesimo re le decime del clero, per -impiegarle in levar la Sardegna e Corsica ai Pisani e ad altri principi -cristiani, io non mi metterò a ricercarlo. Fin qui l'innata saviezza -dei nobili Veneziani avea saputo così ben regolare e tenere unita la -lor città, che quando tante altre libere città d'Italia bollivano per -le discordie cittadinesche, ed erano divise in Guelfi e Ghibellini, -sola essa era felice e gloriosa per la sua mirabil unione, ancorchè non -fosse esente da diversità di genii e fazioni: del che fu anche lodata -dallo storico Rolandino nel precedente secolo. Ma in quest'anno patì -anch'essa un'eclissi. Baiamonte Tiepolo, capo della fazione guelfa, -fece una congiura con altri di casa Querina e Badoera contra di _Pietro -Gradenigo_ doge[788], e nel dì 15 di giugno scoppiò questo incendio. Vi -fu gran combattimento, ma infine dopo la morte di molti restò sconfitto -Baiamonte, il quale scampò colla fuga. Simili sedizioni le abbiamo -vedute familiari in altre città; fu questa considerata come stravagante -cosa in Venezia, e ne dura quivi anche oggidì con orrore la memoria. A -cagion d'essa furono mandati ai confini assaissimi nobili e popolari -di quella insigne città. Era in questi tempi _Guido dalla Torre_ in -auge di fortuna, siccome signore perpetuo di Milano e di Piacenza, con -assai amici e collegati d'intorno. Scrivono[789], che, volendo saper -nuove di _Matteo Visconte_, il quale privatamente vivea nella villa di -Nogaruola, diede incumbenza ad un accorto uomo di andarlo a trovare -per ispiare i fatti suoi, promettendogli un palafreno e una veste di -vaio, se gli portava la risposta a due quesiti da fargli. Andò costui, -e trovò il Visconte in abito dimesso, che passeggiava; e, dopo varii -discorsi, quando fu per andarsene, il pregò di fargli guadagnare un -palafreno e una veste col rispondere a due sue interrogazioni. La -prima: _Come gli parea di stare, e qual vita era la sua_; la seconda: -_Quando egli si credea di poter tornare a Milano_. Molto ben s'avvide -l'accorto Matteo onde procedevano queste dimande, e che erano fatte -per ischernire il suo povero stato. Adunque rispose alla prima: _Egli -mi par di star bene, perchè so vivere secondo il tempo_. Alla seconda: -_Dirai al tuo signor Guidotto, che quando i suoi peccati soperchieranno -i miei, allora io tornerò a Milano_. Portate queste risposte a Guido, -le lodò come d'uomo savio, e regalò quel messo. - -In quest'anno appunto cominciò a declinar la fortuna del Torriano. -Nel principio di maggio si alzò a poco a poco una nebbia di vicina -sollevazione in Piacenza[790], veggendosi il vescovo _Leone da Fontana_ -colla fazion guelfa macchinar delle novità contra dei Landi, Fulgosi -ed altri di parte ghibellina. Mandò ben Guido dalla Torre un corpo -di gente da Milano per vegliare alla quiete di quella città; ma -nel dì cinque d'esso mese _Alberto Scotto_, avendo con belle parole -addormentato lo sciocco podestà, nella notte raunata tutta la sua -fazione, e impadronitosi della piazza, diede addosso agli avversarii -sprovveduti, e li fece fuggir fuori di città. Racconta il Corio, che, -tolta in questa forma la signoria di Piacenza al Torriano, Alberto -Scotto ne fu egli proclamato di nuovo signore. La Cronica di Piacenza -ha, che la signoria fu data allora al vescovo Fontana suddetto; ma -si contraddice poi all'anno seguente, dove confessa che lo Scotto era -stato signor di Piacenza un anno e quattro mesi. Anche dalla Cronica -Estense apparisce[791] che esso Scotto tornò in signoria, e fece lega -coi Parmigiani, Mantovani, Veronesi, Reggiani, Modenesi e Bresciani, -tutti di parte ghibellina. Inimicatosi per questo contra de' Piacentini -Guido dalla Torre, con tutto lo sforzo de' suoi Milanesi, de' Pavesi, -Novaresi, Vercellesi e fuorusciti piacentini, venne, sul principio di -giugno, e di nuovo nel settembre, ai danni del distretto di Piacenza, -con prendere alcune castella, e dare il guasto fino alle porte di -quella città. Presero anche il ponte de' Piacentini sul Po; ma, uscito -Alberto co' suoi, così virilmente assalì i nemici, che li ruppe, colla -morte di circa secento d'essi. Peggio nondimeno avvenne allo stesso -Guido Torriano per altro fatto che servì di principio alla total sua -rovina. Nel primo dì di ottobre egli fece prendere _Gaston dalla Torre_ -ossia Cassone, arcivescovo di Milano, parente suo, ed il mandò nella -rocca d'Anghiera con altri suoi tre fratelli, figliuoli del fu Mosca, -pretendendo che avessero formata una congiura contra di lui, per torgli -non solamente lo Stato, ma anche la vita. Fu egli scomunicato per -questa violenza dal _cardinale Pelagrua_ legato, dimorante allora in -Bologna, e sottoposta la città all'interdetto. Venne apposta a Milano -_Pagano dalla Torre_ vescovo di Padova, per rimediare a così scandalosa -scissura fra i suoi consorti. Vi concorsero ancora _Filippone da -Langusco_ signor di Pavia, _Antonio da Fissiraga_ signor di Lodi, -_Guglielmo Brusato_ signor di Novara, _Simone da Colobiano_ signor di -Crema, cogli ambasciatori di Bergamo e di Como. Costoro, in un gran -parlamento tenuto nel dì 28 d'ottobre nella metropolitana di Milano, -conchiusero un accordo, per cui Gastone arcivescovo ed altri Torriani -riebbero la libertà, ma con obbligo di andare ai confini; e questi -poi si ridussero a Padova. L'arcivescovo non ebbe più buon cuore per -Guido, e sollecitò la venuta di _Arrigo VII_ in Italia: il che, se -fosse utile a Guido, lo scorgeremo fra poco. Nel dì 16 di settembre -i Parmigiani, rinforzati da gran quantità di cavalleria e fanteria -di Verona, Mantova, Brescia, Modena e Reggio, fecero oste a Borgo San -Donnino[792], dove s'erano fortificati i Rossi, Lupi ed altri usciti -della loro città, e vi stettero sotto ben tre mesi con dei trabucchi -che incessantemente gittavano pietre, e con una forte circonvallazione -intorno alla terra. Mandò Guido dalla Torre secento uomini d'armi -e trecento fanti a Cremona con ordine di soccorrere gli assediati; -ma questa gente non osò mai d'inoltrarsi, perchè i Parmigiani gli -aspettavano a piè fermo per dar loro battaglia. S'interpose dipoi il -vescovo di Parma per l'accordo, e fu fatto compromesso con ostaggi -in Guglielmino da Canossa e Matteo da Fogliano, nobili reggiani, -che fecero cessar quell'assedio; ed eletti amendue podestà di Parma, -proferirono sul principio dell'anno seguente il loro laudo, al quale -niuna delle parti volle ubbidire. Nel dì 28 di maggio dell'anno -presente il popolo d'Asti[793] coll'aiuto di quei di Chieri, uscito -in campagna contra de' suoi fuorusciti, ebbe una rotta nella villa di -Quatordo. Restarono gli Astigiani sì intimiditi per questa disgrazia, -che diedero balia ad _Amedeo conte_ di Savoia e a _Filippo di Savoia_, -principe della Morea suo nipote, per trattar di pace fra i cittadini e -fuorusciti. Fu poi proferita da questi principi la sentenza della pace, -per cui i Gottuari cogli altri usciti nella festa di santa Caterina -di novembre rientrarono in Asti. Fra gli altri capitoli vi fu, che il -suddetto principe dovesse restar governatore della pace in Asti col -salario di diciassette mila lire l'anno: del che si dolsero non poco -gli Astigiani. - -Abbiamo in quest'anno da Guglielmo Ventura, dal Villani e dalle -Croniche Estense e Parmigiana[794] che seguirono delle novità in -Genova. Scopertasi molta amicizia fra _Bernabò Doria_, uno de' due -capitani di Genova, e i Grimaldi fuorusciti, _Obizzino Spinola_, cioè -l'altro capitano, fece imprigionare il Doria. Questi ebbe la fortuna -di fuggirsene dalla carcere, e con tutti quei di sua casa si ritirò -al castello della Stella, che fu preso da Obizzino. Venuti poscia -i fuorusciti, cioè i suddetti Grimaldi, Doria, Fieschi ed altri in -Genova con assai forze, andò ad assalirli lo Spinola; e benchè fosse -superiore di gente armata, pure ne rimase sconfitto, e vi morì il -podestà di Genova. Allora i fuorusciti entrarono pacificamente in -Genova, e tolsero ad Obizzino Ventimiglia, Porto Venere e Lerice, -con passar anche al guasto di Gavi, dove s'era ritirato il suddetto -Obizzino, le cui case in Genova furono date alle fiamme. Giorgio -Stella riferisce[795] questo fatto all'anno seguente; ma dee prevalere -l'autorità degli storici sovraccitati, e spezialmente dell'autore -contemporaneo della Cronica di Parma, che finì di scrivere in -quest'anno. Confessa il medesimo Stella d'aver vedute storie che -ne parlano all'anno presente. Mette egli la battaglia nel dì 10 di -giugno. La Cronica di Parma ha, ch'essa accadde nella festa di san -Gervasio, cioè nel dì 19 d'esso mese. Il Villani la riferisce al dì -11. Io sto colla Cronica Parmigiana. In Toscana a' dì 10 di febbraio -i Fiorentini si mossero con sei mila pedoni e quattrocento cinquanta -cavalieri, per dare il guasto ad Arezzo. Quei cavalieri la maggior -parte erano Catalani, mandati in loro aiuto dal _re Roberto_[796], -giacchè più fede avea questo re in quella gente, e ne teneva anche -in Ferrara, siccome abbiam detto. Arditamente vennero loro incontro -gli Aretini con _Uguccion dalla Faggiuola_ lor capitano, ma andarono -in isconfitta, e più che di galoppo se ne fuggirono ad Arezzo. Con -più possente esercito nel dì 8 di giugno tornarono i Fiorentini fin -sotto quella città, devastando tutti i contorni; ed ancorchè venissero -ordini di _Arrigo VII_ re dei Romani di non molestare Arezzo, se ne -rise il popolo allora superbo di Firenze. Anzi, essendo giunto _Luigi -di Savoia_ con altri ambasciatori per parte di esso Arrigo a Firenze -a notificar la di lui venuta per la corona, ne riportarono risposte -villane, che assai diedero a conoscere ciò che poscia avvenne. Aspro -governo intanto faceano essi Fiorentini e Lucchesi di Pistoia[797], ma -gli ultimi specialmente, attendendo i loro uffiziali più a rubare che -a governare, e non era sicuro l'onor delle donne[798]. Condotto dalla -disperazione quel popolo, levò rumore nel dì primo di giugno, e tutti -a furia uomini e donne, fanciulli, preti e frati, con tavole, legnami -e pietre si diedero a fare uno steccato posticcio alla lor città, e a -cavar le fosse, giacchè ogni sua fortificazione era negli anni addietro -stata spianata. A questo avviso, s'inviò a quella volta tutto sdegno -il popolo di Lucca. Risoluti i poveri Pistoiesi di lasciar la vita -l'un presso all'altro, piuttostochè di sofferir più lungamente sì duro -giogo, si animarono alla difesa; ma non avrebbono potuto reggere alla -superiorità dei Lucchesi. Per buona ventura certi Fiorentini fecero -fermar l'esercito di Lucca a Pontelungo: con che lasciarono tempo a' -Pistoiesi di maggiormente afforzarsi, e di spedire a Siena, pregando -quel comune che s'interponesse per la pace. Vennero infatti gli -ambasciatori di Siena, ed ottennero buoni patti. Pistoia si fortificò, -e si governò da lì innanzi a comune, con solamente prendere i podestà e -capitani da Firenze e da Lucca. Nello stesso giorno primo di giugno fu -anche in Cesena[799] una sollevazione della fazion guelfa, alla quale -venne fatto di abbattere e mettere in fuga i Ghibellini; ma questo -movimento costò a quella città delle grandi ruberie ed altri malanni. -In questi tempi, secondo la Cronica di Cesena, era capitano per la -Chiesa romana in Jesi ed in altre terre della marca d'Ancona _Federigo -conte di Montefeltro_, figliuolo del fu conte Guido. Fecero oste gli -Anconitani sopra il contado di Jesi[800]; ma esso conte Federigo per -attestato del Villani, colla gente di Jesi, Osimo e d'altri marchigiani -ghibellini andò ad assalirli, e diede loro una gran rotta, di modo che -più di cinque mila Anconitani vi restarono tra morti e presi. - -NOTE: - -[782] Dino Compagni, Chron., tom. 9 Rer. Ital Giovanni Villani, lib. 8, -cap. 96. - -[783] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[784] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, -tom. 15 Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[785] Bernardus Guido, in Vit. Clementis V. Giovanni Villani, lib. 8, -cap. 108. - -[786] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 31. - -[787] Raynald., Annal. Eccl., ad hunc ann., §. 24. - -[788] Marino Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic. - -[789] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 61. Corio, Istoria di Milano. - -[790] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano. - -[791] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[792] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[793] Chron. Astense, tom. 9 Rer. Ital. - -[794] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 114. Chronic. Estense, tom. 9 Rer. -Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. - -[795] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[796] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 105. - -[797] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[798] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 111. Ptolom. Lucens., in Vita -Clementis V. - - - - - Anno di CRISTO MCCCX. Indizione VIII. - - CLEMENTE V papa 6. - ARRIGO VII re de' Romani 3. - - -Nel dì 26 di luglio dell'anno presente que' fuorusciti che erano -entrati in Ferrara dopo la caduta dei principi estensi[801], cioè -Salingerra de' Torrelli, Ramberto de' Ramberti e Francesco Menabò -colla fazion ghibellina, nemica degli Estensi guelfi, diede all'armi -con disegno di levar quella città dalle mani della Chiesa. Vi furono -ammazzamenti, massimamente di Catalani, e ruberie senza fine; e i -palagi dei marchesi furono da que' ribaldi dati alle fiamme. Già -tutta la città era in lor potere; ma, avvertito di ciò il _cardinal -Pelagrua_, soggiornante allora in Bologna, cavalcò a quella volta -con copiosa milizia di Bolognesi, ed entrò in Castello Tealdo, dove -s'erano ritirati que' pochi de' suoi che poterono sottrarsi alle -spade de' sollevati. In aiuto suo accorsero ancora da Rovigo con buon -numero d'armati il_ marchese Francesco, Rinaldo_ ed _Obizzo Estensi_. -Allora i Ferraresi, veggendosi come perduti, altro ripiego non ebbero -che di ricorrere alla misericordia del legato; ma questi, dopo aver -voluto prima in mano circa ottanta (altri dicono meno) de' migliori -della città, non altra misericordia usò loro che di lasciar la briglia -alle sue truppe, le quali, unite coi Guelfi, si spinsero contra de' -Ghibellini, e li forzarono alla fuga. In tal occasione seguirono -molte uccisioni e saccheggi di monisteri e chiese, certo non con lode -di esso legato, il qual poscia affaticò per molti dì il boia in far -impiccare i colpevoli di quella sedizione. Anche la città di Piacenza -fu in gran moto[802]. _Alberto Scotto_ ivi signore, tra perchè si -trovava incalzato dalla forza de' fuorusciti, cioè di Leone degli -Arcelli, Ubertino Lando ed altri Ghibellini, che erano spalleggiati da -_Guido dalla Torre_ signor di Milano; e perchè inoltre sentiva essere -in procinto _Arrigo VII_ di calare in Italia, prese il partito di -far pace cogli usciti, e di cedere il dominio della città, con che i -pubblici uffizii da lì innanzi fossero comuni fra le parti. Entrarono -in Piacenza quasi in trionfo i fuorusciti; ma siccome non si davano mai -posa gli animi troppo allora turbolenti degl'Italiani, appena entrati i -fuorusciti, svegliarono delle contese, e nel dì seguente a forza d'armi -ne scacciarono Alberto Scotto, il quale co' suoi aderenti si ridusse a -Castello Arquato, ed, impadronitosi di Fiorenzuola e Bobbio, cominciò -di nuovo a recar frequenti molestie al popolo dominante di Piacenza. -Obizzino Spinola cogli altri suoi consorti, anche essi fuorusciti di -Genova[803] e padroni di Monaco, s'impadronì in quest'anno delle terre -di Montaldo e Votaggio, e le distrusse da' fondamenti. La decantata -venuta del re de' Romani è credibile che movesse tanto essi Spinoli -e i lor partigiani, quanto il governo di Genova a far poco appresso -pace. Quaranta mila lire furono pagate agli Spinoli, che restituirono -al comune di Genova tutti i luoghi presi, ed ebbero accesso libero alla -città, eccettochè Obizzino, obbligato per due anni a starsene nelle -sue castella. Nell'Umbria i Perugini, rinforzati dal maliscalco del -re Roberto abitante in Firenze, fecero guerra nel mese di luglio alla -città di Todi[804]. Volle provarsi quel popolo ad una battaglia; ma -non l'avesse fatto, perchè ne andò malamente sconfitto. Nello stesso -mese furono cacciali i Guelfi da Spoleti, restando la signoria ai -Ghibellini. Ma per più tempo i Perugini talmente guerreggiarono contra -di quella città, che nell'anno seguente la forzarono a rimettere in -casa i Guelfi; ed altrettanto fece la città di Todi. - -Dava molto da pensare a _Roberto re_ di Napoli la disposizione -di _Arrigo VII re_ de' Romani, di calar in Italia, ben prevedendo -ch'egli sosterrebbe il partito dei Ghibellini amici dell'imperio con -depressione de' Guelfi, de' quali egli era il capo. Gli parve dunque -di non dovere maggiormente differire il suo ritorno dalla Provenza -in Italia per dar sesto a' suoi affari. Coll'avere indotto il papa a -fermare la sua residenza in Avignone, città della Provenza, e perciò -di suo dominio, egli era divenuto come arbitro della corte pontificia. -E fu in quest'anno[805] ch'egli ottenne il vicariato della Romagna -e di Ferrara, ed inviò colà i suoi ministri a comandar le feste. -Il pontefice Clemente intanto barcheggiava. Mostravasi egli tutto -favorevole ad Arrigo VII, con approvar la sua venuta a prendere la -corona imperiale; avea anche destinati i cardinali, che gliela dessero -in Roma, e scrisse per lui lettere ai vescovi, principi e città -d'Italia. Tuttavia gran cura avea di non disgustare il re Roberto, e -non gli doveano dispiacere gli avanzamenti della fazione guelfa. Ora -esso re Roberto nel dì 10 di giugno arrivò a Cuneo in Piemonte[806]. -Visitò Montevico, Fossano, Savigliano, Cherasco ed Alba, terre di sua -giurisdizione, _Filippo di Savoia_, che si trovava allora in Asti, fece -un'imperiosa intimazione agli Astigiani di guardarsi dall'amicizia -di quel re. Altrettanto fecero il vescovo di Basilea, _Luigi di -Savoia_, ed altri ambasciatori del re Arrigo, ch'erano pervenuti in -quella città, e passarono dipoi a Savona, Genova e Pisa, annunziando -dappertutto, la venuta d'esso Arrigo alla corona. Di belle parole -dissero gli Astigiani, ma poi, spediti ambasciatori ad Alba, fecero -una specie di lega col suddetto re Roberto; e questi dipoi nel dì 9 -di agosto venne ad Asti, ed ebbe ad un gran convito i grandi di quella -città. Si fece allora le maraviglie Guglielmo Ventura, il quale vi si -trovò presente, al vedere che tutti mangiarono e bebbero solamente -in vasi d'argento, perchè un lusso tale era tuttavia incognito -agl'Italiani. Passò Roberto nel dì 10 d'agosto ad Alessandria, e ne -scacciò gl'Inviziati e i Lanzavecchi ghibellini, e si fece dar la -signoria di quella città dai Guelfi. Ecco come il buon re andava -stendendo l'ali alle spese del romano imperio. Ito poscia a Lucca -e a Firenze, dove indarno si studiò di pacificare insieme i Guelfi -disuniti, inviò al governo della Romagna Niccolò Caracciolo[807], il -quale, arrivato colà nel mese d'ottobre, ebbe ubbidienza da quasi tutte -quelle città, e procurò di mettere pace dappertutto con ridurre nelle -lor patrie i fuorusciti. Su due piedi egli ascoltava le liti, e senza -strepito di giudizio le decideva. Di uno di questi abbisognerebbe ogni -città. Dovette trovare ne' Forlivesi qualche durezza[808], perchè ne -fece spianar le fosse, e mise in prigione Scarpetta, Pino e Bartolommeo -degli Ordelaffi, e alcuni dei Calboli e degli Argogliosi. Lasciò poi -in libertà i Guelfi, e ritenne i Ghibellini. Ora, avendo Arrigo re de -Romani stabilita la sua venuta in Italia, mandò varii ambasciatori a -notificarlo alle città. Venne a Milano il vescovo di Costanza[809], -e con bella orazione espose come il re era per prendere la corona -del ferro dall'arcivescovo di Milano. Mostraronsi pronti i Milanesi a -ricevere con tutto onore il sovrano; il solo _Guido dalla Torre_ signor -della città buffava, nè volea che si parlasse di questo grande affare. -Chiamò poi ad un parlamento il _conte Filippone_ da Langusco signor -di Pavia, _Antonio da Fissiraga_ signor di Lodi, _Guglielmo Cavalcabò_ -principal cittadino o signore di Cremona, e _Simone degli Avvocati_ da -Colobiano cittadin primario o signore di Vercelli, per udir il loro -parere. Tutti erano di fazion guelfa. Schiettamente disse Filippone -fra i primi ch'egli non voleva essere ribello al re suo signore. Gli -altri dissero che bisognava prendere consiglio sul fatto, ma che allora -non si potea. Guido dalla Torre era di parere che tutti si unissero -contra di questo Tedesco; e smanioso girava per le camere, borbottando -e parlando da sè solo. Finì il parlamento senza conchiusione alcuna. - -Sul fine d'ottobre arrivò a Susa, e poscia a Torino, il _re Arrigo_ -colla _regina Margherita_ sua moglie, mille arcieri e mille uomini -d'arme, dopo avere, mercè di un matrimonio, fatto divenir _Giovanni_ -suo figliuolo re di Boemia. _Amedeo conte di Savoia, Filippo_ e _Luigi_ -parimente di Savoia erano tutti per lui, e seppero ben fare il lor -negozio con questo attaccamento. Nella corte d'esso re si contavano -l'arcivescovo di Treviri _Baldovino_ suo fratello, _Teobaldo vescovo_ -di Liegi, _Ugo delfino di Vienna_, il duca di Brabante ed altri -principi e baroni. Andarono colà a fargli riverenza Filippone conte di -Langusco, _Teodoro marchese di Monferrato_, i vescovi, i signori e gli -ambasciatori di varie città, e nominatamente i romani, che comparvero -con gran fasto. Tutti condussero gente armata per accompagnarlo. Per -attestato di Albertino Mussato[810], mise un suo vicario in Torino: -segno che quella era allora città libera. Nel dì 10 di novembre venne -ad Asti[811], e v'introdusse i fuorusciti ghibellini. Gli fu data -(malvolentieri nondimeno) la signoria di quella città, ed egli pose -quivi un vicario, che cominciò molto bene ad aggravar quel popolo. -Usava in corte d'esso re, ed era ben veduto da lui Francesco da -Garbagnate[812], giovane milanese assai disinvolto, che gli avea più -volte detto gran bene di _Matteo Visconte_ esiliato da Milano, con -dipignerglielo pel più savio, attivo ed onorato uomo di Lombardia, -e perciò capace di ben servirlo ne' correnti affari. Mostrò Arrigo -voglia di vederlo. Il Garbagnate, che tenea buon filo col Visconte, -gliel fece tosto sapere; e Matteo travestito per solitarii cammini -si portò ad Asti, dove, datosi a conoscere, non vi fu cortesia che -non ricevesse da quella corte, ed anche dal re. I soli magnati guelfi -il guardarono con occhio bieco, e villanamente ancora parlarono di -lui, ma senza ch'egli mostrasse di alterarsene punto. Il favorevole -accoglimento a lui fatto da Arrigo cagionò bensì che molti Milanesi e -Lombardi abbracciarono il suo partito. Ed essendo giunto colà anche -l'arcivescovo di Milano _Gaston dalla Torre_, già esiliato, stabilì -pace e lega con esso Matteo, a nome ancora de' suoi fratelli, alcuni -dei quali erano tuttavia detenuti prigioni da Guido dalla Torre. Non -si fidava molto Arrigo d'andare a Milano, siccome abbastanza informato -delle cattive disposizioni di Guido dalla Torre; anzi diffidava non -poco di tutti gl'Italiani, perchè sessant'anni correano che non aveano -veduto imperadori o re de' Romani; ed avvezzati a vivere a lor modo, -non amavano al certo di riconoscere superiore alcuno. Matteo Visconte, -per conto di Milano, gli levò le apprensioni del cuore, ben conoscendo -egli quanto se ne potea promettere. Il distornò ancora dal differir la -sua entrata in Milano, al che l'andavano sotto varii pretesti esortando -i capi de' Guelfi[813]. Passò dunque Arrigo a Casale, a Vercelli e -a Novara, accolto con allegria da que' popoli. In Vercelli mise fine -alla guerra civile fra i Tizzoni ed Avvocati, in Novara fra i Brusati -e Tornielli. Ogni fuoruscito potè ritornare alla sua patria. Cavalcò -poscia il re, ed, invece di andare a Pavia, dove il conte Filippone -l'aspettava, per consiglio di Matteo Visconte, passato il Ticino, -s'inviò alla volta di Milano, incontrato di mano in mano da varie -schiere di nobili milanesi, tutti in festa e gala, che gli baciavano -il piede: dal che s'avvide avergli il Visconte dato buon consiglio. -L'ultimo a venirgli incontro fuori de' borghi di Milano fu Guido dalla -Torre[814]. Lo sdegno e la superbia erano con lui. Laddove gli altri, -all'appressarsi del re, abbassavano le loro insegne, Guido portava -diritto la sua. Gl'insegnarono i Tedeschi le creanze ed il dovere, con -buttargliela per terra. All'arrivo del re, smontò Guido da cavallo, -e gli andò come incantato a baciare il piede. Arrigo, con volto umano -riguardandolo, gli disse: _Guido, riconosci il tuo re, perchè duro è il -ricalcitrar contro lo stimolo_. Entrò il re nel dì 23 di dicembre, e -non già nel dì seguente, come scrivono alcuni[815], in Milano, e seco -Gastone arcivescovo, Matteo Visconte ed ogni altro fuoruscito. Volle -il dominio della città, che gli fu dato, e Guido dalla Torre andò a -sedere: disgrazia per altro da lui preveduta, ma senza avere cercata, -o, per meglio dire, trovata maniera di provvedervi. Fece poi far pace -fra i Torriani e Visconti, e quetò le altre nemicizie, desiderando -che tutti vivessero in pace e concordia. Attese dipoi a far le sue -disposizioni per ricevere la corona del ferro, alla qual funzione fu -destinato il dì dell'Epifania dell'anno seguente. Fece in quest'anno -papa Clemente nelle quattro tempora del Natale una promozione di cinque -cardinali, tutti Guasconi[816]: se con piacere degl'Italiani, Dio vel -dica. Nè voglio tacere che i Ghibellini di Modena nel mese di luglio -cacciarono fuori di città quei da Sassuolo, da Ganaceto e i Grassoni, -tutti di fazione guelfa[817]. - -NOTE: - -[799] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[800] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 113. - -[801] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Bononiense, tom. 18 -Rer. Ital. Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Italic. - -[802] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[803] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[804] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 5. - -[805] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[806] Chron. Astens., cap. 53, tom. 11 Rer. Ital. - -[807] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[808] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[809] Johannes de Cermenat., cap. 10, tom. 9 Rer. Ital. - -[810] Albertinus Mussatus, lib. 1, cap. 6. - -[811] Chron. Astense, cap. 58, tom. 11 Rer. Ital. - -[812] Corio, Istor. di Milano. Bonincon. Morigia, Chron. tom. 12 Rer. -Ital. - -[813] Dino Compagni, tom. 9 Rer. Ital. - -[814] Johan. de Cermenat., cap. 13, tom. 9 Rer. Ital. - -[815] Gualvan. Flamma, cap. 349. Chron. Astense, cap. 39, tom. 11 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXI. Indizione IX. - - CLEMENTE V papa 7. - ARRIGO VII re de' Romani 4. - - -Per la corona del regno d'Italia, che dovea darsi al _re Arrigo_, -tutte le città di Lombardia e della marca di Verona inviarono i loro -ambasciatori a Milano[818], a riserva di Alessandria, d'Alba e d'altri -luoghi in Piemonte, che riguardavano per loro signore _Roberto re_ -di Napoli. Intanto s'erano già cominciati a veder preparamenti di -guerra contra dello stesso Arrigo. I Fiorentini, Lucchesi ed altri -di Toscana[819] aveano nell'anno precedente eletti gli ambasciatori, -per mandar a protestare l'ossequio loro al novello sovrano; ma -all'improvviso restò la spedizione, e, per lo contrario, si diede -quel popolo a far gente, e contrasse lega col medesimo re e colle -città guelfe, per opporsi a lui. Altrettanto fecero i Bolognesi, -attendendo specialmente in questo anno a fortificare e ben provvedere -la loro città. Non si potrà fallare, attribuendo queste risoluzioni ai -maneggi del re Roberto e de' suoi ministri, che non voleano lasciar -crescere la potenza di Arrigo, credendola di troppo pregiudizio ai -loro interessi. Si aggiunse, essere ben venuto in Italia il novello -re con belle proteste di voler mettere la pace dappertutto, ridurre -nelle loro patrie gli usciti, non avere parzialità nè per Guelfi, nè -per Ghibellini, e di voler conservare tutti i diritti e privilegii -di qualsisia città. E, di vero, opinione fu che sul principio fosse -pura tal sua intenzione. Non parve poi così nell'andare innanzi. -In un general parlamento volle che ogni città avesse un vicario -imperiale[820]. Già gli avea messi in Torino, Asti e Milano; ed essi -in luogo dei podestà eletti dai cittadini: il che fu uno sminuire di -molto la libertà di quei popoli. Ora nel dì 6 di gennaio esso re fu -colla _regina Margherita_ coronato in santo Ambrosio di Milano per -le mani dell'arcivescovo milanese _Gastone dalla Torre_. Pretesero il -popolo e i canonici della nobil terra di Monza che nella lor basilica -di san Giovanni Batista dovesse egli prendere la corona del ferro, che -essi per antico privilegio conservano nel loro sacrario, e nella quale -hanno da un secolo e mezzo in qua immaginato che si conservi uno dei -sacri chiodi della croce del Signore[821]: cosa ignorata ne' secoli -precedenti. Ma dovettero tanto industriarsi i Milanesi, che nella -suddetta basilica di santo Ambrosio seguì quella grandiosa funzione, -siccome altre volte s'era fatto[822], coll'aver nondimeno Arrigo, mercè -d'un suo diploma, preservato il diritto che potesse competere a Monza. -In tal congiuntura egli creò cavalieri circa dugento nobili di varie -città. Attese di poi a pacificare le città di Lombardia, e in molte di -esse mise i suoi vicarii, volendo che in ciascuna d'esse rientrassero -gli sbanditi, fossero guelfi o ghibellini. Mise in Modena[823] per -vicario Guidaloste dei Vercellesi da Pistoia, che v'introdusse tutti -i fuorusciti guelfi. L'ultimo a comparire alla corte fu _Matteo Maggi_ -signore di Brescia, di fazion ghibellina[824], non già per poco affetto -al re, ma per timore di Tebaldo Brusato di fazion guelfa, bandito da -Brescia negli anni addietro, che, venuto a Milano, avea già guadagnato -nella corte di molti protettori. Il buon Arrigo, che mirava al sollievo -e bene di tutti, propose al Maggi di ricevere in Brescia Tebaldo. Il -Maggi allora disse quanto potè per far conoscere al re come Tebaldo -era il maggior perfido e mancator di parola che fosse al mondo, e -sfibbiò tutti i tradimenti da lui fatti, e le crudeltà da lui usate in -varii tempi. A nulla servì; il re stette saldo in dire che bisognava -perdonare, e convenne accomodarsi al di lui volere, con ricevere -Tebaldo e i suoi seguaci in Brescia[825]. Seguì pertanto uno strumento -di pace fra i Guelfi e Ghibellini di quella città; ed, avendo Matteo -Maggi rinunziata quella signoria, Arrigo mandò colà per suo vicario -Alberto da Castelbarco. Non andrà molto che ne vedremo gli effetti. - -Diede esso re Arrigo per suo vicario a Milano Giovanni dalla Calcia -Franzese, uomo inetto, che neppure un mese durò in quel posto. Gli -sustituì Niccolò Bonsignore, un pezzo di mala carne, già bandito per -le sue ribalderie da Siena sua patria, che cominciò a maltrattare quel -popolo. Richiese il re un dono gratuito dai Milanesi, perchè era corto -di moneta. Fu proposto nel consiglio della città il quanto, e rimesso -in Guglielmo Posterla il tassarlo. Disse cinquanta mila fiorini d'oro. -Tutti consentivano, se non che Matteo Visconte soggiunse che gli parea -conveniente donarne anche dieci mila alla regina. Allora Guido dalla -Torre s'alzò in collera, riprovando il far così da liberale colla roba -altrui; e, nell'uscire del consiglio, disse: _E perchè non se ne danno -cento mila? questo numero è più perfetto_. Perciò i ministri del re -scrissero cento mila, e bisognò poi darli. E fin qui era durato il bel -sereno; ed Arrigo si figurava di aver data da padre la pace a tutte -le città di Lombardia, senza far distinzione tra Guelfo e Ghibellino; -ma non tardò ad intorbidarsi il cielo. Perchè Arrigo, sotto spezie -di onore, ma veramente per aver degli ostaggi, dimandò che cento -figliuoli de' nobili milanesi lo accompagnassero a Roma, si trovarono -molte difficoltà, ed insorsero sospetti di sedizione. Furono anche -veduti fuor d'una porta Franceschino figliuolo di Guido dalla Torre, -e Galeazzo figliuolo di Matteo Visconte, parlar lungamente insieme, e -toccarsi la mano nel congedarsi[826]. Fu riferito ad Arrigo, e fatto -credere che il Visconte ed il Torriano macchinassero contra la sua -real persona, ed avessero già fatta massa di gente. Però nel dì 12 di -febbraio egli mandò una squadra di cavalleria a visitar le case dei -nobili. Matteo Visconte, avutone l'avviso, col mantello indosso avanti -il suo palazzo li stette aspettando, ragionando intanto con alcuni -amici. Arrivati i Tedeschi, come se nulla sapesse, invitolli a bere, -e gl'introdusse in casa. Se n'andarono tutti contenti, e persuasi -della sua fedeltà. Non così fu al palazzo di Guido dalla Torre. Quivi -erano molti armati, quivi si cominciò un tumulto, e si venne alle mani -coi tedeschi. Trassero colà i parziali de' Torriani, e dall'altro -canto s'andarono ingrossando le truppe del re, il quale fu in gran -pena per questo, massimamente dappoichè gli fu riferito che anche -Matteo Visconte e Galeazzo suo figliuolo erano uniti coi Torriani. Ma -eccoti comparir Matteo col mantello alla corte; ecco da lì un pezzo un -messo, che assicurò Arrigo, come Galeazzo Visconte combatteva insieme -coi Tedeschi contra de' Torriani: il che tranquillò l'animo di sua -maestà. La conclusione fu, che i serragli e palagi dei Torriani furono -superati, dato il sacco alle lor ricche suppellettili, spogliate -anche tutte le case innocenti del vicinato. Guido dalla Torre e gli -altri suoi parenti, chi qua chi là fuggendo, si sottrassero al furor -dei Tedeschi, e se ne andarono in esilio, nè mai più ritornarono in -Milano. Non si seppe mai bene la verità di questo fatto. Fu detto che -i Torriani veramente aveano congiurato, e che nel dì seguente dovea -scoppiar la mina[827]. Ma i più credettero, e con fondamento, che -questa fosse una sottile orditura dello scaltro Matteo Visconte per -atterrare i Torriani, siccome gli venne fatto, con fingersi prima unito -ad essi, e con poscia abbandonarli nel bisogno. Nulladimeno, con tutto -che egli si facesse conoscer fedele in tal congiuntura ad Arrigo, da -lì ad alquanti dì l'invidia di molti grandi milanesi, ed il timore che -Matteo tornasse al principato, e si vendicasse di chi l'avea tradito -nell'anno 1302, cotanto poterono presso Arrigo, che Matteo fu mandato -a' confini ad Asti, e Galeazzo suo figliuolo a Trivigi. Poco nondimeno -stette Matteo in esilio. Il suo fedele amico Francesco da Garbagnate, -fatto conoscere al re che per fini torti aveano gl'invidiosi -allontanato da lui un sì savio consigliere[828], cagion fu che Arrigo -nel dì 7 d'aprile il richiamò e rimise in sua grazia. - -Gran terrore diede alle città guelfe di Lombardia la caduta de' -Torriani guelfi. Lodi, Cremona e Brescia per questo alzarono le -bandiere contra d'Arrigo. Per confessione di Giovanni Villani, -i Fiorentini e Bolognesi con loro maneggi e danari soffiarono in -questo fuoco. Antonio da Fissiraga signore di Lodi corse colà; ma, -ritrovata quivi dell'impotenza a sostenersi per la poca provvision -di vettovaglia, tornò a Milano ad implorar la misericordia del re, e, -per mezzo della regina e di _Amedeo conte di Savoia_, l'ottenne. Mandò -Arrigo a prendere il possesso di quella città, e v'introdusse tutti i -fuorusciti; poscia nel dì 17 d'aprile coll'armata s'inviò alla volta -della ribellata Cremona. S'era imbarcato quel popolo senza biscotto; -e ciò per la prepotenza di _Guglielmo Cavalcabò_ capo della fazione -guelfa, il quale avea fatto sconsigliatamente un trattato col fallito -Guido dalla Torre. Sicchè, all'udire che il re veniva in persona con -tutte le sue forze e con quelle de' Milanesi contra di Cremona, se ne -fuggì. Sopramonte degli Amati, altro capo de' Ghibellini, uomo savio -e amante della patria, allora consigliò di gittarsi alla misericordia -del re. Venne egli coi principali della nobiltà e del popolo sino a -Paderno, dieci miglia lungi da Cremona; e tutti colle corde al collo, -inginocchiati sulla strada, allorchè arrivò Arrigo, con pietose voci -e lagrime implorarono il perdono. Era la clemenza una delle virtù -di questo re; ma se ne dimenticò egli questa volta, ed ebbe bene a -pentirsene col tempo. Comandò che ognun di loro fosse imprigionato e -mandato in varii luoghi, dove quasi tutti nelle carceri miseramente -terminarono dipoi i lor giorni. Fu questo un nulla. Arrivato a Cremona, -non volle entrarvi sotto il baldacchino preparato da' cittadini, fece -smantellar le mura, spianar le fosse, abbassar le torri della città. Da -lì ancora a qualche giorno impose una gravissima contribuzione di cento -mila fiorini d'oro, e fu dato il sacco all'infelice città[829], che -restò anche priva di tutti i suoi privilegii e diritti. Da qualsivoglia -saggio fu creduto che questi atti di crudeltà, sconvenevoli ad un re -fornito di tante virtù, pel terrore che diedero a tutti, rompessero -affatto il corso alla pace d'Italia ed alla fortuna d'Arrigo, addosso -a cui vennero poi le dure traversie che andremo accennando. Dacchè -per benignità e favore d'esso re rientrò in Brescia Tebaldo Brusato -cogli altri fuorusciti guelfi, andò costui pensando come esaltar la -sua fazione[830]. Nel dì 24 di febbraio, levato rumore, prese Matteo -Maggi, capo de' Ghibellini, con altri grandi di quella città, e si -fece proclamar signore, o almen capo della fazion guelfa, che restò -sola al dominio. Albertino Mussato[831] scrive che i Maggi furono i -primi a rompere la concordia, e che poi rimasero al disotto. Jacopo -Malvezzo[832] ed altri scrittori bresciani non la finiscono di esaltar -con lodi la persona di Tebaldo Brusato. Ma gli autori contemporanei ed -il fatto stesso ci vengono dicendo che egli fu un ingrato ai benefizii -ricevuti dal re Arrigo, e un traditore, avendo egli scacciato il di -lui vicario, e fatta ribellare contra di lui quella città, in cui la -real clemenza, di bandito e ramingo ch'egli era, l'avea rimesso. Dopo -avere il re tentato, col mandare innanzi _Valerano_ suo fratello, se i -Bresciani si voleano umiliare, e trovato che no[833], tutto sdegno nel -mese di maggio mosse l'armata contra di quella città, e n'intraprese -l'assedio. Fu parere del Villani, che s'egli, dopo la presa di Cremona, -continuava il viaggio, Bologna, Firenze e la Toscana tutta veniva -facilmente all'ubbidienza sua. A quell'assedio furono chiamate le -milizie delle città lombarde. Spezialmente vi comparve la cavalleria e -fanteria milanese. _Giberto da Correggio_, oltre all'aver condotto colà -la milizia di Parma, donò ad Arrigo la corona di _Federigo II_ Augusto, -presa allorchè quell'imperadore fu rotto sotto Parma. Per questo -egli, se crediamo al Corio[834], ottenne il vicariato di quella città. -Albertino Mussato scrive che quivi fu messo per vicario un Malaspina. -Nulla mi fermerò io a descrivere gli avvenimenti del famoso assedio -di Brescia. Basterammi di dire che la città era forte per mura e per -torri, ma più per la bravura de' cittadini, i quali per più di quattro -mesi renderono inutili tutti gli assalti e le macchine dell'esercito -nemico. Circa la metà di giugno, in una sortita restò prigion de' -Tedeschi l'indefesso Tebaldo Brusato, e coll'essere strascinato -e squartato pagò la pena dei suoi misfatti. Infierirono perciò i -Bresciani contra dei prigioni tedeschi, e si accesero maggiormente ad -un'ostinata difesa. In un incontro anche _Valerano_ fratello del re, -mortalmente ferito, cessò di vivere. - -Per tali successi era forte scontento il re Arrigo. L'onor suo non gli -permettea di ritirarsi; ed intanto maniera non si vedea di vincere la -nemica città. Mancava il danaro per la sussistenza dell'armata; e il -peggio fu, che in essa entrò una fiera epidemia, ossia la peste vera, -che facea grande strage[835]. Dio portò al campo tre cardinali legati -spediti dal papa per coronare in Roma, e sollecitar per questo il re -Arrigo, cioè i _vescovi d'Ostia_ e _d'Albano_, e _Luca dal Fiesco_. -Questi mossero parola di perdono e di pace. Entrò il Fiesco col -patriarca d'Aquileia in Brescia, e trovò delle durezze. Vi ritornò, -e finalmente conchiuse l'accordo. Fu in salvo la vita e la roba dei -cittadini, e si scaricò sopra le mura della città il gastigo della -ribellione, le quali furono smantellate, e per esse entrò Arrigo nella -città nel dì 24 di settembre, seco menando i fuorusciti. Oltre a ciò, -settanta mila fiorini d'oro volle da quel popolo, con altri aggravii, -per quanto scrive il Malvezzi, e lo conferma Ferreto Vicentino, contro -le promesse fatte al cardinale dal Fiesco. Da Brescia passò a Cremona, -indi a Piacenza, dove lasciò un vicario[836], rimanendo deluso _Alberto -Scotto_, il quale poco dopo ricominciò le ostilità contro la patria. -Trasferitosi a Pavia, quivi si trovarono per la peste calata a tal -segno le sue soldatesche, che _Filippone da Langusco_, non più signore -di quella città, avrebbe potuto assassinarlo, se il mal talento gliene -fosse venuto. E ne corse anche il sospetto; perlochè portossi colà -_Matteo Visconte_ con possente corpo di Milanesi; ma Filippone gli -chiuse le porte in faccia. Matteo, dico, il quale, stando Arrigo sotto -Brescia, non tralasciò ossequio e diligenza veruna per assisterlo con -gente, danari e vettovaglie; laonde meritò d'essere creato vicario -di Milano, e di poter accudire da lì innanzi all'esaltazione della -propria casa. In Pavia mancò di vita, per le malattie contratte -all'assedio di Brescia, il valoroso _Guido conte di Fiandra_. E quivi, -a persuasione di _Amedeo conte di Savoia_, Arrigo dichiarò vicario di -Pavia, Vercelli, Novara e Piemonte _Filippo di Savoia_, principe allora -solamente di titolo della Morea. Scrive Giovanni da Cermenate[837], e -con lui va d'accordo Galvano Fiamma[838] col Malvezzi[839], che questo -principe, unitosi dipoi con Filippone di Langusco e cogli altri Guelfi, -fece ribellar quelle città, ed altre ancora al re suo benefattore. -Nel dì 21 d'ottobre arrivò Arrigo a Genova, accolto da quel popolo -con sommo onore; ed avuta che ebbe la signoria della città, si -studiò di metter pace fra que' di lor natura alteri, ed allora troppo -discordanti, cittadini, e rimise in città Obizzino Spinola con tutti i -fuorusciti[840]. Ma quivi nel dì 13 di dicembre da immatura morte fu -rapita la regal sua moglie _Margherita_ di Brabante, principessa per -le sue rare virtù degna di più lunga vita. Intanto si scoprirono suoi -palesi nemici i Fiorentini, Lucchesi, Perugini, Sanesi ed altri popoli -di Toscana, i quali, sommossi ed assistiti dal _re Roberto_, fatto -grande armamento, presero i passi della Lunigiana, per impedirgli il -viaggio per terra. Erano all'incontro per lui gli Aretini e Pisani; i -quali ultimi mandarono a Genova una solenne ambasceria ad invitarlo, -con fargli il dono di una sì magnifica tenda militare, che sotto vi -poteano stare dieci mila persone. Lo scrive Albertino Mussato; e chi -non vuol credere sì smisurata cosa dazio non pagherà. Per più di due -mesi si fermò in Genova il re Arrigo, nè si può negare che tendeva -il suo buon volere a ricuperare bensì i diritti molto scaduti del -romano imperio; ma insieme, se avesse potuto, a rimettere la quiete -in ogni città, e ad abolir le matte e sanguinarie fazioni de' Guelfi e -Ghibellini. Tutto il contrario avvenne. La venuta sua mise in maggior -moto gli animi alterati e divisi de' popoli. - -_Giberto da Correggio_, guadagnato e soccorso da' Fiorentini e -Bolognesi, mosse a ribellione Parma e Reggio. In Cremona fu una -sedizione non picciola, e ne fu cacciato il ministro del re. _Filippone -da Langusco_ insorse in Pavia contra dei Beccheria ed altri Ghibellini, -e, col favore di _Filippo di Savoia_, li scacciò. Lo stesso accadde -ai Ghibellini d'Asti, Novara e Vercelli. Anche in Brescia ed in altre -città furono tumulti e sedizioni. In Romagna altresì il vicario del re -Roberto mise le mani addosso ai capi dei Ghibellini di Imola, Faenza, -Forlì e d'altri luoghi, e sbandì la loro fazione[841]. Pesaro e Fano, -città ribellate al papa, furono ricuperate dal marchese d'Ancona[842]. -In Mantova volle il re Arrigo che tornassero gli sbanditi guelfi, e -quivi pose per vicario Lappo Farinata degli liberti. Ma _Passerino_ e -_Butirone de' Bonacossi_, dianzi padroni della città, presero un giorno -l'armi col popolo, e costrinsero que' miseri a tornarsene in esilio, -senza rispetto alcuno al vicario regio. Era l'Augusto Arrigo in gran -bisogno di moneta. Una buona offerta gli fu fatta da essi Bonacossi, -ed ottennero con ciò il privilegio di vicarii imperiali di Mantova. Di -questo potente strumento seppe ben valersi anche _Ricciardo da Camino_ -per impetrare il vicariato di Trivigi. E per la stessa via parimente -giunsero _Alboino_ e _Cane dalla Scala_ fratelli ad ottener quello di -Verona. Nè qui si fermò l'industria loro. In questi tempi la città -di Padova per la goduta lunga pace[843], e perchè dominava anche in -Vicenza, si trovava in un invidiabile stato per le ricchezze e per la -cresciuta popolazione. Questa grassezza, secondo il solito, serviva -di eccitamento e fomento all'alterigia de' cittadini, in guisa che, -avendo il re Arrigo fatto lor sapere di voler inviare colà un vicario, -e richiesti sessanta mila fiorini d'oro per la sua coronazione, quel -popolo se ne irritò forte; e, a suggestione ancora de' Bolognesi -e Fiorentini, negò di ubbidire, e proruppe inoltre in parole di -ribellione. Cane dalla Scala, siccome quegli che già aspirava a gran -cose, conosciuta anche la disposizion de' Vicentini, che pretendeano -d'essere maltrattati dagli uffiziali padovani, e s'erano invogliati di -mettersi in libertà, prese il tempo, e consigliò ad Arrigo di gastigar -l'arroganza di Padova con levarle Vicenza. Ebbe effetto la mina. Cane -accompagnato da _Aimone vescovo_ di Genevra, e colle milizie di Verona -e Mantova[844], nel dì 15 d'aprile (e non già di marzo, come ha lo -scorretto testo di Ferreto Vicentino) entrò in quella città, e ne -cacciò il presidio padovano. I Vicentini, che si credeano di ricoverar -la libertà, non solamente caddero sotto un più pesante giogo, ma -piansero il saccheggio della loro città per iniquità di Cane, che non -attenne i patti. Calò allora l'albagia del popolo padovano; cercò poi -accordo, e l'ottenne, ma con suo notabile svantaggio; perchè, oltre -all'avere ricevuto per vicario imperiale Gherardo da Enzola da Parma, -in vece di sessanta, dovette pagare cento mila fiorini d'oro alla cassa -del re. - -Morì in quest'anno _Alboino dalla Scala_, e restò solo _Can Grande_ suo -fratello nella signoria di Verona, con tener anche il piede in Vicenza. -Tale era allora lo stato, ma fluttuante, della Lombardia e dell'Italia. -I soli Veneziani si stavano in pace, osservando senza muoversi -le commozioni altrui. Aveano spediti ad Arrigo, subito ch'egli fu -giunto in Italia, i loro ambasciatori con regali, a titolo non già di -suggezione, ma d'amicizia, e con ordine di non baciargli il piede[845]. -Venne poscia in quest'anno a Venezia il vescovo di Genevra ambasciatore -d'Arrigo; ma non dimandò a quel popolo nè fedeltà nè ubbidienza. -Terminò i suoi giorni in quest'anno appunto[846] _Pietro Gradenigo_ -doge di Venezia, e nel dì 22 d'agosto (il Sanuto[847] scrive nel dì 13) -fu surrogato in suo luogo _Marino Giorgi_, assai vecchio, che poco più -di dieci mesi tenne quel governo. Sotto Brescia, siccome accennammo, -cominciò ad infierir la peste nell'armata regale, e si diffuse poi -per varie città. Ne restò spopolala Piacenza, Brescia, Pavia, ed altri -popoli empierono i lor cimiterii. Portò il re Arrigo colle sue genti a -Genova questo malore, e però quivi fu gran mortalità. Diede principio -papa _Clemente V_[848] nell'ottobre di quest'anno al concilio generale -in Vienna del Delfinato, al quale intervennero circa trecento vescovi. -Era riuscito alla saggia destrezza d'esso pontefice e de' cardinali -il far desistere _Filippo il Bello re_ di Francia dal proseguir le -calunniose accuse contro la memoria di _papa Bonifazio VIII_. Nel -concilio si avea da trattare, ma poco si trattò de' tanti abusi che -allora si osservavano nel clero e nella stessa corte pontificia, -massimamente in riguardo alla collazion de' benefizii e alla simonia: -intorno a che restano varie memorie e scritture di quei tempi, che io -tralascio, rimettendo i lettori alla storia ecclesiastica, dove se ne -parla _ex professo_. - -NOTE: - -[816] Ptolom. Lucensis, in Vita Clementis V. - -[817] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[818] Albertinus Mussatus, lib. 1, tom. 8 Rer. Ital. - -[819] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 7. - -[820] Gazata, Chronic. Regiense, tom. 18 Rer. Italic. - -[821] Murat., Anecdot. Latin., tom. 2. - -[822] Bonincontrus Morigia, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[823] Bonif. Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[824] Johann. de Cermenate, cap. 18, tom. 9 Rer. Italic. - -[825] Malvec., Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[826] Bonicontrus Morigia, tom. 12 Rer. Ital. Johannes de Cermen., -tom. 9 Rer. Ital. Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital. Ferretus -Vicentinus, tom. 9 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. -Ital. - -[827] Johann. de Cermenate, cap. 22, tom. 9 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 9, cap. 11. Ferretus Vicentinus, lib. 4, tom. 9 Rer. -Ital. - -[828] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[829] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[830] Ferretus Vicentinus, lib. 4, tom. 9 Rer. Italic. - -[831] Albertinus Mussat., Hist. Aug., tom. 8 Rer. Ital. - -[832] Malvecius, Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. - -[833] Dino Compagni. Chron., tom. 9 Rer. Ital. - -[834] Corio, Istor. di Milano. - -[835] Johannes de Cermenat., tom. 9 Rer. Italic. - -[836] Albertinus Mussat., lib. 4, tom. 8 Rer. Ital. - -[837] Johannes de Cermen., tom. 9 Rer. Ital. - -[838] Gualv. Flamma, Manipul. Flor. - -[839] Malvec., Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital. - -[840] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni -Villani. Albertinus Mussatus, et alii. - -[841] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 18. - -[842] Ferretus Vicentinus, tom. 9 Rer. Ital. - -[843] Albertinus Mussatus, lib. 2 et 3, rub. 3, tom. 8 Rer. Ital. - -[844] Cortus, Histor., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital. - -[845] Albertinus Mussat., lib. 3, rub. 8, tom. 8 Rer. Ital. - -[846] Continuator Danduli, tom. 12 Rer. Ital. - -[847] Marino Sanuto, tom. 21 Rer. Ital. - -[848] Raynaldus, Annal. Eccles. Baluzius, in Vita Pontific. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXII. Indizione X. - - CLEMENTE V papa 8. - ARRIGO VII re 5, imperad. 1. - - -I lamenti de' Genovesi, e il non poter più l'Augusto Arrigo ricavar -da essi alcun sussidio di moneta, di cui troppo egli scarseggiava, gli -fecero prendere la risoluzion di passare durante il verno a Pisa. Per -terra non si potea, essendo serrati i passi dalla lega di Toscana. -Trenta galee adunque de' Genovesi e Pisani furono allestite affine -di condurre per mare lui, e la corte e gente sua[849]. Nel dì 16 di -febbraio imbarcatosi fu forzato dal mare grosso a fermarsi parecchi -dì in Porto Venere. Finalmente nel dì 6 di marzo sbarcò a Porto -Pisano, accolto con indicibil festa ed onore dal popolo di Pisa. Colà -concorsero a furia i Ghibellini fuorusciti di Toscana e di Romagna, -ed egli nella stessa città aspettò il rinforzo di gente che gli dovea -venir di Germania. Intanto recò qualche molestia ai Lucchesi ribelli, -con tor loro alcune castella. Ma quel che dava a lui più da pensare, -era che il _re Roberto_, fingendo prima di volere amicizia con lui, -gli avea anche spediti ambasciatori a Genova per intavolar seco un -trattato di concordia e di matrimonio; ma furono sì alte ed ingorde -le pretensioni di Roberto, che Arrigo non potè consentirvi. Dipoi -mandò esso re Roberto a Roma _Giovanni_ suo fratello con più di mille -cavalli, il quale prese possesso della Basilica Vaticana e di altre -fortezze di quella insigne non sua città. Volle intendere Arrigo le -di lui intenzioni. Gli fu risposto (credo io per beffarsi di lui) -esser egli venuto per onorar la coronazione d'Arrigo, e non per fine -cattivo. Ma intanto s'andò esso Giovanni sempre più ingrossando di -gente, e, fatto venire a Roma un rinforzo di soldati fiorentini, si unì -cogli Orsini ed altri Guelfi di Roma, e cominciò la guerra contra de' -Colonnesi ghibellini e fautori del futuro novello imperadore. Allora si -accertò Arrigo che l'invidia ed ambizione del re Roberto, non offeso -finora, nè minacciato da Arrigo, aveano mosse quelle armi contra di -lui per impedirgli il conseguimento della imperial corona. Tuttavia, -preso consiglio dal suo valore, ed, animato dai Colonnesi e da altri -Romani suoi fedeli che teneano il Laterano, il Coliseo ed altre -fortezze di Roma, nel dì 23 d'aprile s'inviò con due mila cavalieri -e grosse brigate di fanteria a quella volta. Arrivò a Viterbo, e per -più giorni quivi si fermò, perchè le genti del re Roberto aveano preso -e fortificato Ponte Molle. Nel qual tempo avendo tentato i Ghibellini -d'Orvieto di cacciare i Monaldeschi e gli altri Guelfi di quella città, -senza voler aspettare il soccorso di Arrigo, ebbero essi la peggio, e -furono spinti fuori di quella città. Finalmente rimessosi in viaggio -e superati gli oppositori a Ponte Molle, nel dì 7 di maggio entrò -in Roma con sue genti[850], e cominciò la guerra contro le milizie -del re Roberto con varii incontri ora prosperosi ed ora funesti de' -suoi. In uno d'essi lasciarono la vita _Teobaldo vescovo_ di Liegi e -_Pietro di Savoia_ fratello di _Lodovico_ senatore di Roma. Conoscendo -poi l'impossibilità di snidare dalla città leonina e dal Vaticano gli -armati spediti colà dal re Roberto, quasi per violenza a lui fatta dal -popolo romano, determinò di farsi coronare imperadore nella basilica -lateranense: funzione che fu solennemente eseguita nella festa de' -santi Apostoli Pietro e Paolo[851], cioè nel dì 29 di giugno, e non già -nella festa di san Pietro in Vincola al primo giorno d'agosto, come -ha Giovanni Villani[852]. Nel qual giorno ancora si contrassero gli -sponsali fra una figliuola del novello imperadore e _Pietro_ figliuolo -di _Federigo re_ di Sicilia, con cui Arrigo, dacchè vide il mal animo -del re Roberto, avea stabilita lega. Seguitò poi la guerra in Roma. -E qui può chiedere taluno: come mai si attribuì il re Roberto tanta -autorità di spedir le sue armi a Roma, con fare il padrone dove niun -diritto egli avea, e con chiara offesa ed obbrobrio del papa, signore -d'essa città? Non v'erano eglino più scomuniche per reprimere una -si fatta violenza? In altri tempi che strepito non si sarebbe udito? -Eppure niun risentimento non ne fu fatto, in maniera che avrebbe potuto -talun credere delle segrete intelligenze fra il pontefice e il re -Roberto. Ma il papa troppo s'era legate le mani, dappoichè antepose il -soggiorno della Provenza e di stare fra i ceppi, per così dire, del -re Roberto e del re di Francia, piuttosto che di portarsi alla sedia -di Roma, destinata dalla provvidenza di Dio alla libertà dei papi. -Non potea egli ciò che volea, nè ciò che esigeva il debito suo. Ce ne -avvedremo all'anno seguente. - -Intanto cominciava a rincrescere di troppo questa musica al popolo -romano. Era sminuita non poco l'armata cesarea; quella di _Giovanni_ -fratello di Roberto ogni di più s'andava rinforzando[853]. Però -l'Augusto Arrigo nel dì 20 di luglio si ritirò a Tivoli; poscia perchè -i fuorusciti toscani continue istanze gli faceano di volgere le sue -armi contro la Toscana, si inviò a quella volta nel seguente agosto. -Diede dei gravi danni ai Perugini, in passando pel loro distretto, ed -arrivò ad Arezzo, dove si vide ben accolto. Straordinarii preparamenti -fecero di armati e di viveri i Fiorentini[854], nè poco fu il loro -terrore, dacchè, entrato l'imperadore nel territorio loro, prese -Monte Varchi, San Giovanni, e Feghine, e fece fuggire dall'Ancisa -l'esercito di essi Fiorentini, con dar loro una spelazzata, e poi si -accampò intorno alla medesima città di Firenze nel dì 19 di settembre. -Mandarono le città collegate gagliardi soccorsi di gente armata ai -Fiorentini, i quali certo ne aveano almeno il doppio più che l'esercito -imperiale; pure non osarono mai di uscire a battaglia. A sacco e fuoco -era messo intanto il loro contado. Immenso fu il bottino che fecero -i Tedeschi e i fuorusciti di Toscana. Veggendo poscia l'imperadore -che perdeva il tempo intorno a Firenze, si ritirò a San Casciano, ed -ivi celebrò la festa del santo Natale. Ma se la Toscana si trovava in -gran moto, minor non era quello della Lombardia. I Padovani, siccome -quelli che non poteano digerire la perdita di Vicenza, loro tolta da -Cane dalla Scala, ribellatisi espressamente all'imperadore, diedero -principio alla guerra contra di quella città, che divenne, e per lungo -tempo fu, il teatro delle miserie. Saccheggiarono le ville del Veronese -sino a Legnago e Tiene, Marostica ed altri luoghi del Vicentino. Ma -non istette colle mani alla cintola lo Scaligero. Anch'egli entrò nel -Padovano, distrusse colle fiamme varie terre, e fra l'altre quella di -Montagnana, senza potere impadronirsi del castello. Avea l'imperadore -Arrigo, all'udire gli sconcerti della Lombardia, inviato per suo -vicario generale il _conte Guarnieri_ di Oemburg[855], da altri -appellato di Ottomburg, cavaliere tedesco. In una sua lettera al comune -di Monza è scritto _de Humbergh_. Questi fu chiamato in suo aiuto da -Cane dalla Scala; ma per poco tempo stette ai danni de' Padovani. Essi, -rinforzati da _Francesco marchese_ d'Este e dai Trivisani, fecero dipoi -nuove scorrerie sul Vicentino e Veronese. In quest'anno _Ricciardo -da Camino_, signore di Trivigi, Feltre e Belluno, fu ucciso con una -ronca da un contadino[856], il quale fu subito messo in pezzi dalle -guardie, senza sapersi chi fosse, nè da chi mandato. In quella signoria -succedette _Guecelo_ suo fratello. Anche il suddetto _Francesco -marchese_ d'Este[857] venuto a Ferrara, mentre tornava dalla caccia -del falcone in città, alla porta del Lione fu assalito dai soldati -catalani, e per ordine di Dalmasio, governatore di quella città pel -re Roberto, fu barbaramente ucciso: cosa che fece orrore a tutta la -Lombardia. _Guglielmo Cavalcabò_, gran fazionario della parte guelfa -(e che avea poc'anzi nel mese di marzo fatto ribellare Cremona[858], -con farne fuggire Galeazzo Visconte, che era ivi vicario imperiale), -mentre, unito con Passerino dalla Torre, dopo essersi impadronito -della ricca terra di Soncino, era intento ad espugnar quel castello, -trovò anch'egli ciò che non s'aspettava. Veniva il _conte Guarnieri_ -vicario generale da Brescia per dar soccorso al castello suddetto; ed -accoppiatesi con lui le soldatesche milanesi, inviategli da _Matteo -Visconte_, prima sconfisse lo sforzo de' Cremonesi che andava in -aiuto del Cavalcabò, poscia, entrato in Soncino, mise in fuga quegli -assedianti. Condotto a lui preso Guglielmo Cavalcabò, gli disse: _Io -non vo' che da qui innanzi tu abbi a cavalcare nè bue nè cavallo_; e -con un colpo di mazza lo stese morto a terra. Per questa perdita saltò -un gran terrore addosso ai Cremonesi, presso i quali in questi giorni -diede fine alla sua vita _Guido dalla Torre_, già signor di Milano. - -In Lodi la fazion guelfa de' Vistarini, coll'aiuto di _Giberto da -Correggio_ e degli altri Guelfi, cacciò fuori della città il vicario -imperiale; ed, oppressa e dispersa la fazione de' Sommariva, si fece -padrona di quella città. In Pavia _Filippone conte_ di Langusco, e -gran caporale de' Guelfi, pose in prigione Manfredi da Beccaria, e -cacciò dalla città i grandi della fazion ghibellina: al che parve -che consentisse _Filippo di Savoia_ principe della Morea, vicario -allora di quella città, e di Vercelli e Novara. La pendenza di questo -principe verso i Guelfi rendè dubbiosa la sua fede all'imperadore. Ma -l'astuto Matteo Visconte seppe indurlo ad inimicarsi con esso Filippone -e con Simone da Colobiano, capo de' Guelfi in Vercelli. E in effetto -quel principe con frode ritenne prigioniere Ricciardino primogenito -di Filippone e il suddetto Simone con molti altri de' maggiori di -Pavia: per la quale azione si screditò non poco in Lombardia. Allora -il Visconte, chiamati a sè i marchesi di Monferrato e di Saluzzo, -spinse Galeazzo suo figliuolo nella Lomellina a' danni de' Pavesi, -con rovinare i raccolti, saccheggiar le castella, e prendere Mortara e -Garlasco. Prima di questo fatto si suscitò anche in Vercelli una fiera -ed impetuosa guerra tra le fazioni degli Avvocati e de' Tizzoni[859]: -guerra che dicono durata entro quella città circa quarantanove giorni. -Fu essa cagione di aperta rottura fra il suddetto Filippo di Savoia e -il conte Guarnieri vicario generale dell'imperadore. Accorsero amendue -a Vercelli colle lor milizie, e si venne ad una zuffa fra loro, in cui -restarono tutti e due feriti. Il principe dipoi, sentendo che veniva -lo sforzo de' Milanesi, se ne tornò a Torino. Abbiamo da Giovanni da -Cermenate[860], che essendo restato questo Filippo, appellato principe -della Morea, in età pupillare sotto la tutela di _Amedeo di Savoia_ suo -zio, gli fu da lui usurpata la contea di Savoia, e che il conte Amedeo, -per compensazione, gli cedette infine, oltre ad alcune castella del -Piemonte, la città di Torino, ch'egli probabilmente avea conseguito -dall'Augusto Arrigo in ricompensa del suo fedele attaccamento. Il -bello fu che, essendo restata indecisa la question di Vercelli, -perchè n'era stato fatto compromesso nella contessa di Savoia e nel -marchese di Monferrato: Filippone da Langusco coi Pavesi ed altri amici -guelfi corse colà nel mese di luglio[861], ben ricevuto da _Oberto -da Colobiano_ vescovo della città, chiamato con errore Simone dal -Mussato; ed abbattuta affatto la parte dei Tizzoni ghibellini, ridusse -in poter suo e degli Avvocati guelfi quella città. Nella Cronica di -Piacenza[862] è distintamente narrato questo fatto; e come Filippone, -dopo avere sconfitto un corpo di Milanesi inviato da Matteo Visconte -a Vercelli, si portò colà col pennone d'esso Matteo, fingendosi Marco -di lui figliuolo; e con questo avendo ingannato _Teodoro marchese_ -di Monferrato, ch'era rimasto alla guardia della città, con facilità -se ne impadronì. Di molte novità furono ancora in Piacenza. Nel dì -18 di febbraio fu in armi quel popolo, e i Guelfi ne scacciarono -il vicario imperiale e i Ghibellini. Unitisi questi fuorusciti con -_Alberto Scotto_, ebbero maniera nel dì 18 di marzo di rientrare in -Piacenza, e di dar la fuga ai Guelfi: con che tornò ivi a signoreggiar -l'imperadore, che vi pose per vicario Lodrisio Visconte. Poscia nel dì -20 di settembre lo stesso Alberto Scotto, levato rumore, spinse fuori -della città Ubertino Lando co' suoi seguaci ghibellini, e per la terza -volta si fece proclamar signor di Piacenza. - -Peggiori e più strepitosi furono in quest'anno gli avvenimenti di -Modena[863]. Qui era per vicario dell'imperadore _Francesco Pico_ della -Mirandola. I Rangoni, Boschetti, Guidoni e da Rodeglia, cogli altri -di fazione guelfa, segretamente tessevano un trattato coi Bolognesi. -Non fu esso sì occulto che non traspirasse; e però queste famiglie, -conosciuto il periglio, fuggendo dalla città, e ridottesi alle loro -castella, cominciarono la guerra contro la patria, assistite da un -buon nerbo di cavalleria e fanteria bolognese, e da quei di Sassuolo. -Essendo essi Guelfi venuti a dare il sacco e il fuoco alla villa di -Bazovara, Francesco dalla Mirandola coi Modenesi arditamente diede loro -battaglia nel dì 9 di luglio, ma ne andò sconfitto. Restarono sul campo -uccisi de' principali Prendiparte suo figliuolo, Tommasino da Gorzano, -Uberto da Fredo, Niccolò degli Adelardi, con circa cento cinquanta -altri de' migliori cittadini, e presi circa cento. Per questa rotta -fu in somma costernazione Modena, e il popolo ricorse tosto per aiuto -a _Can Grande_ dalla Scala signor di Verona, a _Rinaldo_, appellato -_Passerino_ de' Bonacossi, signor di Mantova, e a _Matteo Visconte_ -signor di Milano; ben prevedendo che i Bolognesi nel caldo di questa -vittoria sarebbono corsi con grande sforzo per impossessarsi della loro -città, siccome infatti fu da essi tentato. Ma accorsi in persona Cane -e Passerino con gente assai, frastornarono tutti i disegni dell'armata -di Bologna, la quale, frettolosamente venuta, era fin giunta alle fosse -della città, ed avea già dato principio all'assedio e agli assalti. -Allora fu che Passerino seppe profittare del tempo propizio; perchè, -trovandosi i Modenesi in tanto bisogno, si fece nel quarto, oppur -quinto giorno d'ottobre, eleggere signor di Mantova, e governolla -dipoi per anni parecchi da tiranno. Fiera eziandio continuò in questo -anno la guerra fra i Padovani e Can Grande dalla Scala. Distrussero -i primi una gran quantità di ville del Vicentino ne' mesi d'agosto -e di settembre, e pervennero saccheggiando fin quasi alle porte di -Vicenza, mancando allo Scaligero forze da poter loro resistere. Non -finì quest'anno, che Guecelo da Camino, partendosi dalla lega de' -Padovani, trattò di unirsi con Cane dalla Scala, col conte di Gorizia -e coi Ghibellini. Essendosi ciò scoperto, e venendo riprovato dal -popolo di Trivigi[864], congiurarono contra di lui _Castellano vescovo_ -della città, Rambaldo conte di Collalto, Biachino da Camino ed altri -Guelfi; e poscia nel dì 15 di dicembre, gridato all'armi, per forza -il privarono del dominio. Cacciato egli dalla città, si ritirò al -suo castello di Serravalle; e Trivigi tornò all'essere di repubblica. -Nella città d'Asti[865] regnava il partito de' Gottuari, ossia di quei -da Castello ghibellini, e v'era per vicario dell'imperadore Tommasino -da Enzola. I Solari cogli altri Guelfi fuorusciti si raccomandarono -ad _Ugo del Balzo_ Provenzale siniscalco del _re Roberto_, che diede -loro assistenza colle sue genti. Nel dì 4 di aprile fu aspra battaglia -fra loro e gli Astigiani, ed, essendo rimasti perditori gli ultimi, -e fatti ben mille prigioni d'essi, i fuorusciti entrarono in Asti, e -giurarono poi fedeltà al re Roberto nella maniera che aveano praticato -gli Alessandrini. Il medesimo Ugo del Balzo, nel mentre che _Teodoro -marchese_ di Monferrato era nel mese di giugno al guasto delle ville -del Pavese, entrò per forza in Casale di Monferrato, bandì molti di -quei cittadini, ed obbligò gli altri a riconoscere per lor signore il -suddetto re Roberto. Aggiugne il Ventura, da cui abbiam tali notizie, -autore contemporaneo, che anche la città di Pavia prestò al medesimo -re un simile giuramento, con iscusarsi _Filippone conte_ di Langusco -di essere stato tradito da _Filippo di Savoia_, principe della Morea, -che avea sotto la buona fede fatto prigione, e tuttavia ritenea nelle -carceri, Riccardino, ossia Ricciardino suo figliuolo, e dieci de' -primarii cittadini di Pavia; con allegar eziandio d'essere stato troppo -maltrattato dal _conte Guarnieri_, da _Matteo Visconte_ e dai Milanesi, -che aveano distrutte e prese tante ville e castella del Pavese. Dopo -aver _Marino Giorgi_ per poco più di dieci mesi tenuto il governo di -Venezia, sbrigossi da questa vita, e in suo luogo fu eletto doge di -quella repubblica _Giovanni Soranzo_ nel dì 13 di giugno, secondo il -Continuator del Dandolo[866]; ma, secondo il Sanuto[867] (e forse più -fondatamente), nel dì 15 di luglio. Diede fine in quest'anno _papa -Clemente V_ al concilio generale di Vienna, in cui fu abolito l'ordine -de' Templari, e posto fine alle ingiuriose procedure contro la memoria -di _papa Bonifazio VIII_, la cui credenza fu dichiarata cattolica ed -incorrotta[868]. Due cavalieri catalani si esibirono pronti a provarla -in duello: il che confuse chiunque gli volea male. Fece anche il papa -una promozione di nove cardinali tutti franzesi in grave danno della -Sedia di san Pietro, che sempre più veniva a restare in mano degli -oltramontani[869]. Allorchè l'Augusto _Arrigo_ si partì dalla vinta -città di Brescia, seco menò per ostaggi settanta de' migliori cittadini -d'essa città sino a Genova[870]. Siccome erano tenuti senza guardia, di -là se ne fuggirono tutti, e, tornati alla patria, fecero commozione nel -popolo, e fu battaglia civile fra i Guelfi e Ghibellini. Gli ultimi ne -furono cacciati, e contra l'imperadore si ribellò la città. Aiutarono -parimente essi Bresciani guelfi i Guelfi di Cremona a rientrar nella -loro città. Ma perciocchè i fuorusciti ghibellini bresciani occupavano -di molte castella, e faceano gran guerra alla patria, fu mossa -parola di concordia fra loro; e andò sì innanzi il trattato, che, per -mezzo di _Federigo vescovo_ di quella città, nel dì 13 di ottobre si -conchiuse pace fra loro, ed ognuno potè ritornare alle proprie case: -pace maggiormente poi fortificata da molti maritaggi che seguirono -fra quelle fazioni. E tale fu l'anno presente, fecondo di tanti -avvenimenti, funesto per tante rivoluzioni, e per uno quasi universale -sconcerto di tutta quanta l'Italia, di modo che a voler minutamente -riferire i fatti d'allora, moltissimi fogli non basterebbono. L'assunto -mio, inclinato alla brevità, non mi permette di più. Il che dico -ancora per quello che resta della presente storia, in cui piuttosto -accennerò le avventure dell'Italia, lasciando, a chi più ne desidera, -il ricorrere ai fonti, cioè agli scrittori che cominciano ad abbondare -in questo secolo, e diffusamente trattano di questi affari. - -NOTE: - -[849] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 36. - -[850] Ferretus Vicentinus, lib. 5, tom. 9 Rer. Ital. - -[851] Albertus Mussatus. Ptolom. Lucens., in Vita Clementis V. - -[852] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 42. - -[853] Albertinus Mussatus, lib. 8, cap. 8. - -[854] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 44. - -[855] Bonincontrus Morigia, Chronic., tom. 12 Rer. Ital. - -[856] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital. - -[857] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[858] Albertinus Mussatus, lib. 6, rubr. 2. Johannes de Cermenat., cap. -46, tom. 9 Rer. Ital. - -[859] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[860] Johannes de Cermenat., cap. 50, tom. 9 Rer. Italic. - -[861] Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 9, tom. 8 Rer. Ital. - -[862] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[863] Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Mussatus, lib. 7, rubr. 7. - -[864] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital. - -[865] Chron. Astense, cap. 69, tom. 11 Rer. Ital. - -[866] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital. - -[867] Marino Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[868] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 22. - -[869] Raynald., in Annal. Ecclesiast. - -[870] Malvec., Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXIII. Indizione XI. - - CLEMENTE V papa 9. - ARRIGO VII re 6, imperad. 2. - - -Da San Casciano nel dì 6 di gennaio si ritirò l'_Augusto Arrigo_ a -Poggibonzi, dove fece fare un castello sul Poggio, dandogli il nome -di castello imperiale[871]. Stette ivi sino al dì 6 di marzo; e -perciocchè cominciò a patir difetto di vettovaglia, e per le infermità -si assottigliò forte la sua armata, se ne tornò a Pisa. A Poggibonzi -furono a trovarlo gli ambasciatori di _Federigo re_ di Sicilia, -che, oltre all'avergli portato un sussidio di venti mila doble d'oro -(regalo opportuno al suo estremo bisogno), concertarono seco di portar -la guerra contra del _re Roberto_ nel regno di Napoli. Quantunque -l'imperadore si vedesse in mal arnese per l'esercito tanto sminuito, -e che maggiormente calò per la partenza di _Roberto conte_ di Fiandra -colle sue genti; pure, siccome principe di rara virtù, che per niuna -avversità si turbava, per niuna prosperità si gonfiava, attese a -rimettersi in buono stato, già risoluto di far pentire Roberto re di -Napoli delle offese indebitamente a lui fatte finora. E, dimorando -egli in Pisa, _Arrigo di Fiandra_ suo maliscalco, ossia maresciallo, -con ottocento cavalieri ed otto mila pedoni passò in Versiglia e -Lunigiana a' danni de' Lucchesi. Fra le altre terre, prese per forza -la ricca di Pietrasanta. Degna è di memoria la fondazione d'essa, -fatta dopo la metà del secolo precedente da Guiscardo nobile milanese -della famiglia Pietrasanta, allora podestà di Lucca, il quale dal suo -cognome la nominò. Odasi Giovanni da Cermenate, autore di questi tempi, -che così ne parla[872]: _Henricum de Flandria expugnare Petram-Sanctam -mittit oppidum, licet dives, novum. Ipsum namque construxerat quondam. -Guiscardus de Petra-Sancta, nobilis civis Mediolani, urbe sua exulans, -prima Turrianorum regnante tyrannide, in districtu aut prope confinia -lucanae urbis, cujus rector erat, oppido sui cognominis imponens -nomen_. Aggiungasi Tolomeo da Lucca, istorico anche esso di questi -tempi, che mette all'anno 1255[873] _Guiscardo da Pietra Santa_ per -podestà di Lucca, _qui de Versilia duos burgos, unum ex suo nomine -nominavit, alterum vero Campum majorem_. Non ho voluto tacer questa -notizia, affinchè si tocchi con mano la falsità del decantato editto -di Desiderio re de' Longobardi, inciso in marmo in Viterbo, creduto -vero dal Sigonio e da tanti eruditi, anche ultimamente spacciato per -tale da un avvocato de' Viterbiesi. Quivi il re Desiderio dice d'aver -fabbricato la terra di _Pietra-santa_. Ci vuol egli di più a conoscere -l'impostura? Anche i marchesi Malaspina tolsero in tal occasione -Sarzana, ch'era allora de' Lucchesi. In Pisa Arrigo Augusto, valendosi -de' consigli e della penna de' suoi legati, fece i più strani ed -orridi processi contra del re Roberto, dichiarandolo nemico pubblico, -traditore ed usurpator delle terre del romano imperio, privandolo di -tutti gli Stati, e d'ogni onore e privilegio, e proferendo la sentenza -di morte contra di lui[874]. Altri processi e terribili condanne fece -contra di _Giberto da Correggio_ signor di Parma, e di _Filippone -da Langusco_ signor di Pavia, e contro le città di Firenze, Brescia, -Cremona, Padova ed altre, che s'erano ribellate all'imperio[875]. Ma, -siccome osserva il Cermenate, questi fulmini, benchè solo di carte, -produssero piuttosto contrario effetto, perchè più s'indurò nella -nemicizia chi già era nemico. - -Fece inoltre delle vive istanze _a papa Clemente_, acciocchè, -secondo l'uso d'altri suoi predecessori, scomunicasse i ribelli -dell'imperio in Italia, e procedesse ancora contra del re Roberto per -gli attentati da lui fatti in Roma in disprezzo della giurisdizione -e degli ordini del papa, e insieme dell'imperador de' Romani. E il -pontefice dovea aver preparato delle bolle in favor d'Arrigo, quando -avvenne un fatto, la cui memoria ci è stata conservata dal suddetto -Giovanni da Cermenate[876], ed è importante per la storia. Albertino -Mussato differentemente ne parla. _Filippo il Bello re_ di Francia, -informato di questi affari dal re Roberto suo parente, e pregato -d'aiuto, mandò alla corte pontificia que' medesimi sgherri che aveano -fatta in Anagni la detestabile insolenza a papa _Bonifazio VIII_. -Al vederseli comparire davanti con volto burbero, Clemente si tenne -perduto. Interrogati che cercassero, risposero di voler vedere la -cancelleria; e, senz'altre cerimonie andati colà, vi trovarono un -converso dell'ordine cisterciense, che non sapea leggere, tenuto -apposta per mettere il sigillo di piombo alle bolle papali, ed incapace -per la sua ignoranza di lasciarsi corrompere coll'anteporre l'ultime -alle prime. Presero costoro tutti que' brevi e bolle, e le portarono -sotto gli occhi del papa, e senza rispetto alcuno il capo loro gli -disse con orrida voce: Se conveniva ad un papa il provveder d'armi i -nemici della casa di Francia, che tanto avea fatto e speso in servigio -della Chiesa romana; e perchè non avesse egli per anche profittato -di ciò che era accaduto a papa Bonifazio VIII. Che se egli non avea -imparato dall'esempio altrui, insegnerebbe agli altri col propio. Poi -se ne andarono. Oh da lì innanzi non si parlò più di prestar favore -all'Augusto Arrigo; anzi contra di lui si fece quanto volle dipoi la -corte di Francia. Ed ecco i deplorabili effetti della schiavitù, in cui -si era messo il pontefice, col preferire il soggiorno della Provenza -a quello d'Italia. Intanto i Fiorentini[877], parendo loro d'essere -in cattivo stano, diedero la signoria della lor città al _re Roberto_ -per cinque anni. Ma l'imperadore Arrigo non la voleva più contra di -loro. Tutti i suoi pensieri erano volti contra d'esso re Roberto per -iscacciarlo, se gli veniva fatto, dal regno di Napoli. A questo fine -chiamò dalla Germania quanta gente potè; molta ne raccolse dall'Italia; -e collegatosi con Federigo re di Sicilia, ed assistito dai Genovesi, -preparò anche una possente armata marittima per passare colà. Settanta -galee si armarono in Genova e Pisa; il Mussato dice molto meno. Il re -di Sicilia ne mise cinquanta in mare, e, trasportata in Calabria la sua -cavalleria, diede principio alla guerra colla presa di Reggio. Comune -credenza fu, che se andava innanzi questa impresa, era spedito il re -Roberto; anzi fu detto ch'egli avea preparato delle navi per fuggirsene -in Provenza. Ma l'uomo propone, e Dio dispone. Tutto in un momento andò -per terra questo sì strepitoso apparato di guerra. - -Nel dì quinto d'agosto si mosse l'imperadore da Pisa con più di quattro -mila cavalieri, i più tedeschi, e con un fiorito esercito di fanteria; -il concorso era stato grande, perchè grande era la speranza di far buon -bottino. Passò nel territorio di Siena fino alle porte di quella città, -la quale ben fornita dagli aiuti della lega, non tremò punto alla di -lui comparsa. Vi era nondimeno trattato con alcuni di que' cittadini -di rendersi; ma questo, per l'avvedutezza di quel governo, andò in -fumo. Accampatosi a Monte Aperto, quivi fu sorpreso da alcune terzane, -delle quali non fece conto sulle prime. S'inoltrò dodici miglia di -là da Siena, ed, aggravatosi il male, si fece portare a Buonconvento, -dove nel dì festivo di san Bartolommeo 24 d'agosto[878] con esemplare -rassegnazione ai voleri di Dio spirò l'anima sua: principe, in cui -anche i nemici guelfi riconobbero un complesso di tante virtù e di sì -belle doti, che potè paragonarsi ai più gloriosi che abbiano retto il -romano imperio. Io non mi fermerò punto ne' suoi elogi, e solamente -dirò, che se i mali straordinarii dell'Italia erano allora capaci -di rimedio, non si potea scegliere medico più a proposito di questo. -Ma l'improvvisa sua morte guastò tutte le misure, e peggiorò sempre -più da lì innanzi la malattia degl'Italiani. Sparsesi voce ch'egli -fosse morto di veleno, e che un frate dell'ordine dei Predicatori, -suo confessore, l'avesse attossicato nel dargli alcuni dì prima la -sacra comunione; e tal voce, secondo il solito, si dilatò per tutta -Europa, credendola chiunque è più disposto a persuadersi del male che -del bene. Molti sono gli autori che ne parlano. Ma non ha essa punto -del verisimile. Albertino Mussato, Guglielmo Ventura[879], Ferreto -Vicentino[880], Giovanni da Cermenate e Tolomeo da Lucca, autori tutti -contemporanei, scrissero che egli era mancato di morte naturale e di -febbre, oppure di peste: segno che non si trovò allora vestigio alcuno -di veleno, e che tal ciarla non avea fondamento, oltre all'essere -narrata con gran diversità ancora nelle circostanze. Ferreto scrive, -essere stato un Tedesco che la disseminò; e che infuriati molti suoi -nazionali corsero al convento de' Predicatori di Pisa, ed alcuni ne -uccisero. Nulladimeno perchè questa calunniosa accusa tornava in grave -pregiudizio dell'ordine de' Predicatori, la fecero essi dopo alcuni -anni, per quanto poterono, distruggere con una bolla del successore -di papa Clemente[881], e con un autentico attestato di _Giovanni re_ -di Boemia, figliuolo del medesimo imperadore Arrigo. Alcuni scrittori -protestanti, che di questo han parlato, danno bensì a conoscere il -loro livore, ma non recano già buone pruove del preteso veleno. Ora -è incomprensibile lo stordimento, la confusione, il dolore che così -inaspettato funestissimo caso recò all'armata cesarea e a tutto il -partito dei Ghibellini in Italia. In Pisa specialmente, città che avea -speso immensi tesori per sostener gl'impegni di questo imperadore, e si -figurava col braccio di lui di alzare in breve la testa sopra le altre -città della Toscana, all'avviso di sua morte, più e allorchè fu portato -colà il suo corpo per dargli sepoltura, i gemiti, gli urli, le lagrime -furono un compassionevole spettacolo della miseria umana. Federigo re -di Sicilia, che s'era già unito colla sua flotta ai Genovesi, udita nel -viaggio la morte d'Arrigo, veleggiò fino a Pisa per intendere meglio -in che stato rimanevano le cose. Trovò disperati i Pisani, e tutta -sbandata l'armata cesarea. Dicono[882] che il popolo di Pisa esibisse -a lui, e poscia ad _Amedeo conte di Savoia_ e ad _Arrigo di Fiandra_, -la signoria della città; ma niun d'essi si sentì voglia di entrare in -una sì sdruscita nave. Tornossene perciò Federigo[883], dopo avere -sofferta una lunga tempesta di mare, in Sicilia, per accudire alla -propria difesa, ben prevedendo che non avrebbe mancato il re Roberto -di cercar vendetta di quanto esso Federigo avea tramato alla rovina di -lui. Nè trovando i Pisani altro compenso alla lor vacillante fortuna, -elessero per loro signore _Uguccion dalla Faggiuola_, allora podestà di -Genova, uomo di credito negli affari della guerra, e di rara attività -ed accortezza. Assoldarono ancora da mille cavalieri tra tedeschi, -brabanzoni e fiamminghi, ed altra gente per mettersi alla difesa. - -Vegniamo ora ai fatti della Lombardia. Nel dì 18 di maggio, _Galeazzo_, -figliuolo di _Matteo Visconte_ vicario imperiale di Milano, fu dal -vivente allora Arrigo creato vicario di Piacenza[884]. Questi nel dì -29 di luglio, per consiglio del padre, mostrando di farlo ad oggetto -della pubblica quiete, fece prendere sette de' principali Guelfi, ed -altrettanti de' Ghibellini, e li mandò a Milano. Matteo rilasciò i -Ghibellini, e ritenne i Guelfi, uno de' quali era _Alberto Scotto_ -già signor di Piacenza. Narra Ferreto Vicentino[885] che Galeazzo -fece guerra ad Arquato, castello ricco e fiorente d'esso Alberto. -Ne scrisse questi a Matteo, il quale con sue lettere mandò ordine al -figliuolo di non molestarlo, e segretamente con altre gli ordinò di -seguitare innanzi. Mostrò Galeazzo d'essere in collera col padre, ed, -abboccatosi con Alberto, gli fece le maggiori esibizioni del mondo, -se gli rendeva la terra. Gliela rendè, e poi si portò a Milano, dove -Matteo gli fece quante carezze desiderò, nutrendolo sempre di speranze -di ristabilirlo in Piacenza nel possesso de' suoi beni. Ma non venne -mai quel dì. Accortosi finalmente Alberto che non era uscita di mente -a Matteo la frode fattagli allorchè gli fu levata la signoria di -Milano, se ne fuggì a Cremona, dove, mal veduto da que' cittadini, -poco si fermò. Albertino Mussato[886] scrive che Fiorenzuola e -Castello Arquato si diedero ai Cremonesi. Comunque sia, mentre Alberto -soggiornava in Milano, commosse i vecchi suoi amici, cioè _Filippone -conte_ di Langusco signor di Pavia, e _Giberto da Correggio_, contra -di Piacenza. Vennero questi una notte con tutte le loro forze, e coi -Torriani e coi banditi piacentini, l'uno dal ponente, e l'altro dal -levante verso quella città, dove con intelligenza d'alcuni di que' -cittadini speravano di furtivamente entrare[887]. Uscì valorosamente -di Piacenza Galeazzo Visconte, e diede all'improvviso addosso alle -milizie di Filippone, le sconfisse colla morte e prigionia di molti. -Lo stesso Filippone, in fuggendo, fu preso e mandato a Milano. Quivi, -serrato nelle carceri, trovò compagno delle sue sciagure _Antonio da -Fissiraga_, già signor di Lodi, e durò la sua vita, finchè, giuntogli -l'avviso che Ricciardino suo figliuolo era stato ucciso, per la -doglia si accorò, e finì infelicemente i suoi giorni. Questo colpo -sconcertò non poco i disegni de' Guelfi, e liberò Matteo Visconte da' -gravi insulti che gli minacciavano le nemiche circonvicine città. -Dopo la prigionia di Filippone, i Pavesi diedero la signoria al -suddetto _Ricciardino_ suo figliuolo, che scorrettamente nel testo -di Albertino Mussato vien chiamato Gherardino. Non si sottrassero per -questo i Pavesi dalla sovranità del _re Roberto. Galeazzo Visconte_, -dappoichè si divulgò la morte dell'imperadore, nel dì 10 di settembre -fu eletto signore perpetuo di Piacenza dalla fazion ghibellina quivi -dominante[888]. - -Fecero in quest'anno nel dì quinto di novembre i Torriani e fuorusciti -guelfi di Milano un accordo col re Roberto, dandogli, per quanto -poterono, il dominio di Milano. Prima di ciò _Tommaso Marzano_ conte -di Squillaci, e marescalco d'esso re, coi suddetti e co' Pavesi ed -altre amistà formato un potente esercito nel contado di Milano, diedero -una rotta alle genti di Matteo Visconte, e giunsero sino ai borghi -di Milano, credendosi di sentir quivi una sollevazione promessa[889]. -Ma andò fallita la loro speranza, e confusi e pelati se ne tornarono -a Pavia con gran perdita di gente, dove il popolo insorse contra il -suddetto marescalco, e vergognosamente il discacciò, con voce sparsa -nel volgo che l'oro del Visconte l'avesse accecato e corrotto. Corse -certamente un gran pericolo Matteo; ma la sua industria, oppur la -buona fortuna il salvò. Fu nel mese di marzo nella villa di Quatorda -dell'Astigiano[890] un incontro e conflitto fra il _conte Guarnieri_ -vicario generale dell'imperio e _Teodoro marchese_ di Monferrato -dall'un canto, ed _Ugo dal Balzo_ marescalco del re Roberto, assistito -dagli Astigiani ed Alessandrini, dall'altro. Restò superiore il regio -comandante. In quest'anno ancora continuò la guerra fra i Padovani e -Cane dalla Scala[891]. Andarono i primi sul fine di giugno con tutte -le lor forze saccheggiando e bruciando sino alle porte di Verona, e -diedero anche un assalto, ma inutile, al borgo San Michele. Indicibile -fu il danno che patì, in tal congiuntura, il territorio di Verona. -I Cremonesi s'impadronirono di Soncino, e _Galeazzo Visconte_ colle -sue genti venne fino alle porte di Parma, facendo gran guasto, e -diede da temere a _Giberto da Correggio_, signore di quella città. -Più e più volte aveano i Veneziani spediti ambasciatori o preghiere a -_papa Clemente V_, per ottener l'assoluzione dalle terribili censure -fulminate contra di loro per l'occupazion di Ferrara[892]. L'ottennero -solamente nel dì 14 di gennaio dell'anno presente[893], ma a caro -prezzo, perchè dovettero pagare al papa cento mila fiorini d'oro. -Nel medesimo mese il re Roberto, che era dietro ad assorbir tutta -l'Italia, se non era impedito, ottenne da esso pontefice il dominio -di Ferrara coll'annuo pagamento di un censo. Leggesi presso Albertino -Mussato[894] la lettera con cui egli diede avviso di questo suo -acquisto al comune di Padova. Inoltre operò egli tanto, coll'assistenza -ancora degli uffizii del re di Francia _Filippo_, che esso Clemente -procedesse contro la memoria del defunto _Arrigo imperadore_: del -che favelleremo all'anno seguente. Succedette nel presente a' dì 12, -oppure 13 di febbraio, un fatto empio e scandaloso nel territorio -di Modena[895], _Raimondo d'Aspello_, marchese della marca d'Ancona, -guascone di patria, e nipote del pontefice, venne con Francesco dalla -Torre a Bologna, per condurre dall'Italia in Provenza il tesoro del -papa, con grandi fatiche raunato da lui. Gran gola fece ai nobili -malviventi di allora la vista di sì ricca salmeria. Paganino conte da -Panico Bolognese se l'intese con alcuni Modenesi ghibellini, cioè con -Guidinello da Montecuccolo e con Arriverio da Magreta, nobili amendue; -e contuttochè il marchese suddetto avesse ottenuto un passaporto, -allorchè egli giunse a Sant'Eusebio sul Modenese, l'assalirono costoro -con una forte mano di sgherri. Nel conflitto restò ucciso esso marchese -con quaranta dei cavalieri di sua scorta, e fu rubato l'intero tesoro, -presi i cavalli, e tutti i ricchi arnesi di lui e de' suoi. Matteo -Griffone[896] fa ascendere il valore di quel tesoro a più di settanta -mila fiorini d'oro; Albertino Mussato a novanta mila[897]. Ma Bonifazio -Morano, storico modenese di questi tempi, parla fino di dugento mila -ducati, cioè fiorini d'oro. Per questo sacrilego eccesso, benchè -commesso da' particolari, il papa sottomise Modena all'interdetto[898], -con altre gravi pene e censure contro gli autori del misfatto, ed anche -contra chi non vi avea avuta parte alcuna. - -NOTE: - -[871] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 47. - -[872] Johann. de Cermenate, cap. 62, tom. 6 Rer. Ital. - -[873] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. - -[874] Albertinus Mussatus, lib. 13. rubr. 5, tom. 8 Rer. Ital. - -[875] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 48. - -[876] Johann. de Cermen., cap. 62, tom. 9 Rer. Ital. - -[877] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 35. - -[878] Albertinus Mussat. Johannes de Cermenat. Giovanni Villani. -Ptolom. Lucens. et alii. - -[879] Ventur., Chron. Astense, cap. 64, tom. 11 Rer. Ital. - -[880] Ferretus Vicentinus, lib. 5, tom. 9 Rer. Italic. - -[881] Raynaldus, Annal. Eccl. Baluzius, Miscellan., tom. 1. Leibnitius, -Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 87. - -[882] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 53. - -[883] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 2, tom. 10 Rer. Ital. - -[884] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[885] Ferretus Vicentinus, lib. 4, tom. 9 Rer. Ital. - -[886] Albertinus Mussatus., lib. 15, tom. 6 Rer. Ital. - -[887] Johann. de Cermen., cap. 64, tom. 9 Rer. Ital. - -[888] Corio, Istor. di Milano. Albertinus Mussatus. Ferretus Vicentinus. - -[889] Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 17. - -[890] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[891] Albertinus Mussat., lib. 14, rubr. 9, tom. 8 Rer. Ital. - -[892] Ptolomaeus Lucensis, in Vita Clementis V. - -[893] Raynald,, in Annal. Eccles. - -[894] Albertinus Mussatus, lib. 11, rubr. 6. - -[895] Bonif. Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[896] Matthaeus de Griffonibus, Memor. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[897] Albertinus Mussat., lib. 11, rub. 6, tom. 8 Rer Ital. - -[898] Ptolom. Lucens., in Vita Clementis V. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXIV. Indizione XII. - - CLEMENTE V papa 10. - Imperio vacante. - - -_Filippo il Bello re_ di Francia e _Roberto re_ di Napoli e signor -di Provenza, che in questi tempi raggiravano a lor piacere la corte -pontificia, fecero pubblicar due costituzioni a papa _Clemente V_[899], -colle quali annullò, ossia dichiarò nulla la sentenza dell'imperadore -_Arrigo VII_ contra del re Roberto. Nè veramente sussisteva essa -in quella parte, dove il dichiarava decaduto e privato di tutte le -Provincie e città da lui possedute, con assolvere tutti i suoi sudditi -dal giuramento di fedeltà: perciocchè tali parole generali sembravano -ferire anche il regno di Napoli, del quale da sì lungo tempo la -sola Chiesa romana concedeva l'investitura, senza che gl'imperadori -vi ritenessero o usassero sovranità alcuna. Ma qui non finì la -faccenda[900]. Era stata nel 1512 in Roma qualche controversia fra i -ministri pontificii e l'imperadore Arrigo, intorno ai giuramenti che -fanno gl'imperadori ai papi nella coronazione, e all'autorità pretesa -dal pontefice di comandare all'imperadore anche nel temporale. Ora -Clemente dichiarò che tali giuramenti prestati dai papi sono giuramenti -di fedeltà, volendo insinuare che gl'imperadori son vassalli del papa. -E nella clementina _Pastoralem_, con cui abolisce la suddetta sentenza -d'Arrigo, aggiugne queste parole: _Nos tam ex superioritate, quam ad -imperium non est dubium nos habere, quam ex potestate, in qua vacante -imperio imperatori succedimus_, ec. Parvero dure ed insoffribili -novità queste espressioni, e cagionarono poi delle gravi discordie, -pretendendole i Tedeschi affatto ripugnanti alla sentenza e pratica -di tutti i secoli addietro; e che gl'imperadori, lungi dall'essere -vassalli de' papi, fossero stati in passato sovrani di Roma stessa; e -che sui regni d'Italia e di Germania niuna autorità temporale avessero -mai avuta i papi, nè potessero pretenderla per varie ragioni; e che -novità ancora fosse l'attribuirsi il governo d'esso regno d'Italia, -vacante l'imperio. Ma a buon conto papa Clemente, piantate queste -massime, delle quali per necessità convien qui fare menzione, ne -procedette all'esecuzione nel dì 14 di marzo del presente anno[901], -col sostituire vicario dell'imperio in tutte le parti dell'Italia -sottoposte al medesimo imperio il _re Roberto_, a cui nulla si negava -in questi tempi, e che inoltre fu creato senatore di Roma: tutti -gradini per alzarsi al dominio di tutta l'Italia, se i popoli avessero -facilmente ceduto ai di lui voleri e disegni. Ma si fermò il breve volo -della sua fortuna per la morte sopravvenuta al medesimo papa _Clemente -V_[902]. Trovavasi egli in Roccamora vicino al Rodano, malmesso di -sanità da qualche tempo. Quivi terminò sua vita nel dì 20 d'aprile -di quest'anno. Son brutti i colori lasciati alla memoria di questo -pontefice da Giovanni Villani, da Albertino Mussato, da fra Francesco -Pipino e da altri. Certo alcuni ne avrà inventati la malignità. Ma -indubitato è ancora che un gran processo dovette questo pontefice -trovar nel tribunale di Dio, per la maniera da lui tenuta in ottenere -il pontificato, e per aver privata della sua residenza quella città, di -cui Dio ha fatti pastori particolari i sommi pontefici, e con empiere -il sacro collegio di oltramontani, per eternare in tale forma la -permanenza della santa Sede di là dai monti. Fu anche accusato di non -aver conosciuta misura nell'arricchire ed ingrandire i suoi parenti, -nel ridur in commenda tanti monisteri, e nell'ammassar tesori anche -per illecite vie: tesori che dopo la sua morte andarono tutti a sacco, -colla giunta di quel deforme spettacolo che vien asserito dal suddetto -frate Francesco Pipino dell'ordine de' Predicatori[903] per relazione -di chi v'era presente: cioè, che di tante sue ricchezze appena potè -trovarsi uno straccio di veste da coprirlo; e morto, restò talmente -abbandonato da tutti i suoi, intenti allo spoglio, che il fuoco caduto -da un doppiere gli bruciò una parte del corpo. Raccontano ancora gli -storici[904] che uno de' Templarii condotto fin da Napoli alla corte -pontificia, e condannato al fuoco, benchè si protestasse innocente, -citò al tribunale di Dio il papa e Filippo re di Francia entro lo -spazio di un anno a rendere conto di quella ingiustizia: e che, finito -l'anno, amendue mancarono di vita. Quand'anche fosse vera una tal -citazione, noi non dobbiam per questo attribuire ad essa la morte del -papa, perchè troppo scuri sono al guardo nostro i giudizii di Dio. Ma -essendovi chi niega questo fatto, quasichè non si combinino i tempi, -si vuole osservare che nel precedente anno due Templarii, ed altri -nel presente, tutti costantissimi in asserir sè stessi innocenti di -quei misfatti, de' quali erano incolpati[905], furono bruciati vivi in -Parigi; e però poter forse sussistere un sì fatto racconto. - -Non so io dire se a qualche troppo delicata persona potesse parere -non ben fatto il parlar dei difetti dei capi visibili della Chiesa di -Dio, senza por mente all'esempio delle divine Scritture e dei santi, -e dei migliori storici, che ugualmente per istruzione de' posteri -han lodato i buoni e biasimati i cattivi; e senza riflettere che i -difetti delle persone non son difetti della cattedra, la qual sempre fu -santa e sempre sarà finchè il mondo avrà vita. _L'adulare i principi, -non è scrivere istoria, ma un dar loro animo, che facciano ogni -male, confidati che di loro sarà scritto ogni bene: perciò l'istoria -non è da ingegno servile_. Così diceva Alessandro Tassoni, chiaro -scrittore fra i Modenesi. Ma sappiano i lettori, aver io detto nulla -di questo papa in paragon di quello che ne scrissero ai lor giorni -gli afflitti cardinali italiani, delusi troppo da questo volpino -pontefice. Abbiamo una lettera scritta dal _cardinal Napoleone_ degli -Orsini al re di Francia dopo la morte di Clemente V[906], in cui -accenna gl'immensi mali avvenuti a Roma e a tutta l'Italia per cagion -dell'inganno fatto ai cardinali dal papa, col mettere la Sedia in -Francia; e le simonie continue da lui fatte, e le rovine delle chiese -per colpa sua succedute affine di accumular danari. Peggiorarono -questi affari dipoi. Ventitrè erano i cardinali, fra' quali solamente -sei italiani, il resto franzesi, che nella città di Carpentrasso -entrarono nel conclave per eleggere il successore[907]. Nel dì 24 di -luglio Bertrando del Gotto e Raimondo Guglielmo, parenti del defunto -Clemente, con una gran frotta di armati entrati in Carpentrasso[908], -volendo un papa guascone, attaccarono il fuoco a più parti della città -e alle case de' cardinali italiani, giacchè contra di questi soli -era indirizzato il loro furore; uccisero e ferirono molti delle lor -famiglie, oppure italiani; e correndo anche al conclave, tentarono di -sforzarlo, gridando intanto: _Muoiano i cardinali italiani_. Sarebbe -forse avvenuto di peggio, se essi cardinali tutti spaventati, col far -rompere un muro di dietro d'esso conclave, non fossero chi qua chi là -segretamente scampati fuori di quella città. Questi scandali fecero -poi differire di molto l'elezion del nuovo pontefice. Intanto nel -dì 9 di novembre anche Filippo il Bello, principe pieno di peccati, -fu chiamato da Dio al rendimento dei conti. Si accordano Giovanni -Villani[909], Ferreto Vicentino[910] e Guglielmo Ventura[911] in dire, -essere succeduta la morte sua da un cignale, che nella caccia il fece -cader da cavallo con tal ferita, che incurabile il condusse infine -al sepolcro. Questa particolarità viene taciuta da alcuni storici -franzesi, e negata dal Mezeray e dal Sammartani. Ma noi l'abbiamo -da tre autori contemporanei, che ce ne assicurano con parole assai -chiare. L'essersi trovate in adulterio, mentre egli vivea, le tre sue -nuore, mogli de' tre suoi figliuoli; l'essere questi figliuoli re l'un -dietro all'altro, morti in meno di undici anni senza successione, -con passare la corona di Francia nella linea di _Carlo di Valois_ -nell'anno 1328, diedero molto da parlare a coloro che vogliono entrare -nei gabinetti del cielo, e crederono tutto ciò gastigo di Dio. Anche -in Germania accadde un altro scabroso accidente, cagione poi di -gravi sconcerti in Germania ed Italia[912]. Nel dì 20 d'ottobre di -questo anno cinque elettori, cioè _Pietro arcivescovo_ di Magonza, -Baldovino arcivescovo di Treveri, _Giovanni re_ di Boemia, suo -nipote, e figliuolo del fu imperadore Arrigo, _Valdemaro marchese_ di -Brandeburgo e _Giovanni duca_ di Sassonia, dopo avere indarno chiamati -ed aspettati gli altri due elettori, elessero in Francoforte re dei -Romani _Lodovico conte palatino_ del Reno, e duca di Baviera, famoso -poi nella storia ecclesiastica col nome di _Lodovico il Bavaro_. Egli -fu poi solennemente coronato in Aquisgrana, ma non dall'arcivescovo di -Colonia, come portava il rituale. Gli altri due elettori, cioè _Arrigo -arcivescovo_ di Colonia e _Ridolfo conte palatino_ del Reno e duca di -Baviera, elessero re dei Romani _Federigo duca d'Austria_, figliuolo -del fu imperadore Alberto, che fu coronato in Bonna dal suddetto -arcivescovo di Colonia, e non già in Aquisgrana, dove, secondo il -rito, dovea farsi la funzione. Parea chiaro il diritto del Bavaro, e -Giovan-Giorgio Ervarto[913], che nel secolo prossimo passato acremente -scrisse contra del Bzovio in difesa d'esso Bavaro, pretende che, -secondo le leggi e gli usi dell'impero, legittima ed incontrastabile -fosse la sua elezione. Ma ciò non si potè persuadere all'emulo -Federigo, e a chi era per lui: però si venne all'armi, e ne ebbe per -molto tempo a piangere la Germania. - -Dappoichè mancò di vita l'_imperadore Arrigo_, parea che avesse da -fiorire il mondo per la fazion ghibellina d'Italia, stante il gran -potere del _re Roberto_, che signoreggiava non solamente nel regno -di Napoli e in Provenza, ma anche in Roma, in Firenze, in Lucca, in -Ferrara, nella Romagna, in Pavia, Alessandria, Bergamo e in varii -luoghi del Piemonte. _Giberto da Correggio_ gli avea anche suggettata -Parma. Tuttavia diversi dall'opinion del volgo furono gli avvenimenti. -Aveano, siccome abbiamo detto, i Pisani ghibellini preso per loro -signore _Uguccion dalla Faggiuola_[914]. Questo accorto e vigilante -capitano non perdè tempo a muover guerra ai Lucchesi con ispesse -cavalcate e fieri saccheggi sino alle porte della loro città, dove nel -dì 14 di novembre del precedente anno fu vicino ad entrarvi con loro -gran paura e danno. Rinnovò nel presente le scorrerie, retrocedendo -quando venivano in lor soccorso i Fiorentini; e subito, dappoichè -s'erano ritirati, tornando al medesimo giuoco. Seguitò tanto questo -doloroso flagello, che i Lucchesi discordi fra loro s'indussero a -stabilir pace coi Pisani, a rimettere in città gl'Interminelli e gli -altri fuorusciti ghibellini, e restituir Ripafratta con altri luoghi ai -Pisani[915]. Ma che? non andò molto che n'ebbero un mal pagamento. Nel -dì 14 di giugno essi Ghibellini mossero a rumore Lucca, e cominciarono -battaglia coi Guelfi. Arrivò Uguccione coi Pisani, che erano di -intelligenza, e fu ammesso per la Posterla del Prato in città. Andò -a ruba l'infelice Lucca, e durò per otto dì il barbaro saccheggio. -Ne fuggì Gherardo da San Lupidio, vicario del re Roberto, coi Guelfi; -laonde i Pisani, sì dianzi abbattuti, crebbero di credito e potenza per -l'acquisto di quella città. In così funesta congiuntura perì ancora il -tesoro d'immenso prezzo, riposto in San Frediano, che _papa Clemente -V_ vi aveva fatto portar da Roma e da altri Stati, avanti che Arrigo -Augusto facesse guerra in Roma stessa colle genti del re Roberto. Non -v'era memoria d'un così grosso bottino fatto in una sola città, come fu -quello di Lucca. Per questo atroce colpo grande spasimo prese il cuor -de' Fiorentini, massimamente perchè Uguccione cominciò a far guerra al -loro distretto e a quel di Pistoia. Scrissero perciò efficaci lettere -al re Roberto, ed egli mandò tosto in aiuto loro _Pietro_ suo fratello -minore con trecento uomini d'armi, ricevuto a grande onore in Firenze -nel dì 18 di agosto. Nello stesso mese, volendo il medesimo re oramai -vendicarsi di _Federigo re_ di Sicilia, co' principi suoi fratelli -_Filippo_ e _Giovanni_ (Raimondo Berengario è chiamato da Niccolò -Speciale[916]) e con un'armata di centoventi galee, e quasi altrettanti -legni grossi da trasportar cavalli e munizioni, conducendo seco due -mila cavalieri e fanteria senza fine, veleggiò verso la Sicilia[917]. -Impadronissi a tutta prima di Castellamare; e, credendosi di mettere il -piede in Trapani per un precedente trattato, si trovò deluso. Lo stesso -Federigo quegli era stato che avea ordita la trama, per fermar quivi le -forze del re Roberto, siccome avvenne; perchè Roberto imprese l'assedio -di quella città con sommo vigore. Ma questa era ben provveduta di -viveri e di gente, che nulla tralasciò per una gagliarda difesa. Lo -stesso Federigo, col corseggiar ne' contorni, andava pizzicando i -nemici. Ora per le infermità e per la mortalità venne a scemarsi di -molto l'armata del re Roberto. Sopraggiunse ancora un'orrida burrasca -che mise in conquasso tutti i suoi legni, e impedì parimente che non -seguisse un fatto d'armi con quei del re Federigo, giù usciti in mare, -e battuti anch'essi dalla medesima tempesta. Veggendosi dunque Roberto -a mal partito per la perdita di trenta galee, e per la mancanza delle -vettovaglie, s'appigliò alla risoluzione di trattar qualche accordo; -sicchè fu conchiusa tra loro una tregua di tre anni e due mesi e mezzo, -e col favor d'essa nel finire dell'anno Roberto, malcontento di tante -spese inutilmente fatte e della perdita di molta gente e di molte navi, -se ne tornò a Napoli a macchinar degli altri disegni. - -In Ferrara, che gli Annali Estensi[918] dicono donata da _Clemente V_ a -_Sancia_ moglie del _re Roberto_, fu un trattato fra alcuni cittadini e -fuorusciti ghibellini per levarla di mano ad esso re. Vennero costoro -nel mese di giugno pel Po col naviglio de' Mantovani alla volta di -quella città; ma, alzatasi una fortuna in esso fiume, andò a male il -lor disegno. Molti ne furono presi e fatti giustiziare da Pino dalla -Tosa, vicario ivi del re Roberto. Aspra guerra intanto seguitava fra -i Padovani e _Cane dalla Scala_[919]; ma Padova, la quale più che mai -abbisognava di concordia in sì pericoloso impegno, non la nudriva nel -suo seno a cagion delle fazioni e prepotenze, frutti consueti delle -repubbliche italiane d'allora. Quivi nel dì 24 d'aprile nata rissa -fra la nobil famiglia da Carrara, terra sul Padovano, capi della quale -erano allora Jacopo ed Ubertino, e quelle di Pietro Alticlino e Ronco -Agolante, due potenti plebee di quella città: tutto il popolo vi si -interessò. Vi fu della mortalità, e non pochi saccheggi, ma prevalsero -i Carraresi. La casa di Albertino Mussato istorico andò anch'essa -allora a sacco[920]. Continuò dipoi la guerra contro Cane dalla Scala, -e nel settembre i Padovani con tutte le lor forze improvvisamente -arrivarono sino alle porte di Vicenza[921] con tale baldanza, come se -andassero a diporto ed avessero in pugno quella città. Presero il borgo -di San Pietro, e gli diedero il sacco, con tutte le scelleraggini che -accompagnano simili congiunture. Incredibile fu il terrore nella città, -quando ecco inaspettatamente arrivar Cane da Verona. Al primo avviso -dell'insulto de' Padovani, saltato a cavallo il furibondo Scaligero con -un sol famiglio, si avviò alla volta di Vicenza[922]. Entrato nella -confusa città, rimise il cuore in petto a quei cittadini; e, senza -perdere tempo, nel dì 17 di settembre, fatto lor prendere l'armi[923], -unitamente coi Tedeschi della guarnigione uscì per una porta addosso -ai Padovani, con alle grida intonando tutti: _Viva Cane_[924]. Se ne -stavano i buoni Padovani sparsi e senza guardie. Il nome temuto di Cane -e l'ardire de' Vicentini furono fulmini che bastarono a mettergli in -fuga. La strage d'essi fu grande, maggiore la copia de' prigionieri, -che si fanno montare a mille e cinquecento, il bottino inestimabile. -Jacopo e Marsilio da Carrara (che da Ferreto viene appellato dei -Rossi, per errore del testo) ed Albertino Mussato restarono, oltre a -tant'altri, in poter de' nemici. Questi, mentre Padova si trovava in -una fiera costernazione, e Cane raunava da tutte le parti gente per -passar sotto quella città, mossero parola di pace con esso Scaligero, -che vi diede ascolto. Tanto finalmente si trattò coll'andare e venir -corrieri da Padova, che questa fu conchiusa nel dì 20 d'ottobre, per -cui fu ceduta da' Padovani a Cane ogni lor pretensione sopra Vicenza. - -Ebbero i Piacentini[925] nel maggio di quest'anno una rotta da -Leone degli Arcelli, e dagli altri loro fuorusciti in Vico Giustino. -Poscia nel mese di settembre _Ugo Delfino_ di Vienna, che si facea -parente dei Torriani, venuto a Pavia in loro aiuto con alcune -schiere d'armati, formata una grande unione di Pavesi, Cremonesi, -Parmigiani, Alessandrini, Vercellesi e d'altri Guelfi, insieme coi -suddetti fuorusciti ostilmente venne sul Piacentino per terra e per -acqua. Bruciò questa armata il ponte de' Piacentini sul Po, ed entrò -nel borgo di San Leonardo, dove si fermò nove giorni, disponendo -le macchine per espugnar la città. Al governo d'essa era _Galeazzo -Visconte_, già eletto signore della medesima, il quale si preparò per -una valida difesa. Ma, insorta discordia nel campo di essi collegati, -senza far altro maggior tentativo, e con perdita di gente, tutti se -ne andarono alle lor case[926]. Se crediamo a Galvano Fiamma[927], -Galeazzo Visconte gl'inseguì fino a Tortona. In Genova[928], per la -gara continua di quelle possenti case, cadauna delle quali voleva la -maggioranza negli uffizii, ed anche la signoria della terra, nacquero -varie contese fra i Boria e gli Spinoli. Pace fu fatta, ma di corta -durata. Si venne all'armi, e per ventiquattro giorni si combattè -fra essi e i lor fazionarii, con interessarsi la maggior parte del -popolo in sì fatta querela, che costò la vita a molti e l'incendio -a non poche case. Finalmente, per l'interposizione di alcuni saggi -neutrali, si quetò la guerra; ma stettero poco gli Spinoli a rinnovarla -con loro svantaggio nondimeno, perchè sconfitti, furono necessitati -ad abbandonar la città e a ritirarsi nelle lor terre. I Doria e i -Grimaldi rimasero uniti, e seguitò Genova a reggersi a popolo. Nella -Romagna[929] _Francesco de' Manfredi_, correndo il dì 9 del mese di -novembre, mosse a ribellione le città di Faenza e d'Imola contra il_ -conte Giliberto_ de' Sintilli, vicario della Romagna pel re Roberto. -Tentò ancora dipoi con Lamberto e Banino da Polenta, e con un esercito -di cinquecento cavalli e diecimila fanti, la conquista di Forlì; anzi -v'entrò col favore dei Calboli; ma prevalendo gli Argogliosi coi lor -Catalani, ch'erano ivi di presidio pel re Roberto, furono costretti -gli entrati e i Caiboli coi loro fautori alla fuga. Cesena restò dipoi -quasi presa da essi Catalani; se non che _Malatestino_ da Rimini, -accorso, li cacciò, e prese il governo di quella città. - -NOTE: - -[899] Raynald., Annal. Eccl. - -[900] Nicolaus Botront., Relat. Itiner. Henrici VII tom. 9 Rer. Ital. - -[901] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[902] Bernardus Guid. Ptolom. Lucens. Amalricus Auger. Giovanni -Villani, et alii. - -[903] Franciscus Pipin., in Chron., tom. 9 Rer. Italic. - -[904] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. - -[905] Bernardus Guid. Raynaldus, in Annal. Eccl. Johann. Canon., in -Vita Clementis V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[906] Baluz., Collec. Act. vet., pag. 289. - -[907] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[908] Baluz., Collect. Act. vet., pag. 288. - -[909] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65. - -[910] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. - -[911] Ventura, Chron. Astens., cap. 28, tom. 11 Rer. Ital. - -[912] Albert. Argentin., Chron. Giovanni Villani. Ferretus Vicentinus, -lib. 7. - -[913] Hervartus, in Lud. IX imp. - -[914] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 57. Annal. Estenses, tom. 15 Rer. -Ital. - -[915] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 2, rubr. 9. Istor -Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[916] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 4, tom. 10 Rer. Ital. - -[917] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 61. Ferretus Vicentinus, lib. 6, -tom. 9 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 76, tom. 11 Rer. Ital. - -[918] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital. - -[919] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 4, rubr. 1, tom. 8 Rer. -Ital. - -[920] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[921] Annal. Estenses. Ferretus Vicentinus. Chron. Bononiens., et alii. - -[922] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[923] Johannes de Bazano, Chronicon Mutinense, tom. 15 Rer. Ital. - -[924] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital. - -[925] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[926] Bonincontrus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[927] Gualvanus Flamma, cap. 353. - -[928] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 9, cap. 56. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXV. Indizione XIII. - - Sede romana vacante. - Imperio vacante. - - -Seguitò ancora in quest'anno la discordia fra i cardinali, di modo -che neppur fu dato un successore alla cattedra di san Pietro. In -Germania continuò la guerra fra _Lodovico il Bavaro_ e _Federigo -Austriaco_, re eletti. _Leopoldo_, fratello di Federigo, fece di -molte prodezze, ma restò più che mai imbrogliato e diviso il regno. -In Italia prosperamente camminarono gli affari dei Ghibellini. Avea -_Uguccione dalla Faggiuola_[930], signor di Pisa e Lucca, assediato -con gran vigore la forte terra di Montecatino, e tentata ancora, ma -indarno, la presa di Pistoia. Risoluto di voler la terra suddetta, -ne continuò ostinatamente l'assedio. Stavano per questo in gran -pena i Fiorentini. Già era venuto nell'anno precedente in loro aiuto -_Pietro_, fratello del _re Roberto_; ma il re, intendendo come cresceva -sempre più l'ardire e la forza d'Uguccione e de' Pisani, e degli -altri Ghibellini di Toscana, ad istanza di essi Fiorentini, benchè -contro il suo volere, vi mandò _Filippo principe_ di Taranto altro -suo fratello. Questi, conducendo seco cinquecento uomini d'armi e il -_principe Carlo_ suo figliuolo, arrivò a Firenze nel dì 11 di luglio -dell'anno presente. Aveano intanto i Fiorentini preparata una bella -armata coll'aiuto dei Bolognesi, Sanesi, Perugini e d'altri Guelfi -di Toscana e Romagna, il cui numero fu detto ascendere (se pur si può -credere) a circa sessanta mila persone; ed, unito che fu con loro il -rinforzo del suddetto principe di Taranto, uscirono in campagna per -isnidar Uguccione da Montecatino nel dì 6 d'agosto, e vennero in Val -di Nievole. Benchè di gran lunga inferior di forze, pure assai forte -era Uguccione, trovandosi con lui i Pisani, Lucchesi, e gran copia di -Ghibellini toscani, ed alcune schiere inviategli da _Matteo Visconte_. -Suppliva il suo senno a quel che gli mancava d'armati. Più dì stettero -a vista i due eserciti, e finalmente Uguccione, perchè gli veniva tolta -la vettovaglia mandata da Lucca, fu forzato a levare il campo; ma con -tal maestria lo levò, che, prevedendo battaglia coi nemici, si trovò in -statodi ben riceverla[931]. Vennero infatti le due armate alle mani nel -dì 29 di agosto, festa della Decollazione di san Giovanni Batista; il -combattimento fu duro e sanguinoso, e la vittoria infine si dichiarò in -favor d'Uguccione[932]: vittoria delle più memorabili di questi tempi, -per la quantità degli uccisi e per l'incredibil bottino. Vi restò morto -_Carlo_ figliuolo del principe _Filippo_ e _Pietro_ fratello del re -Roberto restò sommerso in una palude fuggendo, senza che il suo corpo -mai si trovasse. Molti altri baroni e contestabili vi lasciarono la -vita, oltre a più di due mila soldati uccisi ed altri assai annegati, e -più di due mille e cinquecento prigioni, fra' quali cento quattordici -delle migliori case di Firenze, e moltissimi delle altre città, -annoverati dall'autore della Cronica di Siena. Perdè anche Uguccione -in questa giornata Francesco suo figliuolo, ma senza punto scomporsi -all'avviso di sua morte. Se gli arrendè poi Montecatino, ed egli mise -per signore in Lucca Neri, altro suo figliuolo. Per sì grave disgrazia -non si avvilirono punto i Fiorentini; e tanto più fecero coraggio, -perchè il re Roberto, sempre più impegnandosi a sostenerli, inviò tosto -in loro aiuto il conte d'Andria e di Monte Scaglioso, appellato il -conte Novello, con dugento cavalieri. Maggiormente ancora risorse la -loro fortuna nell'anno seguente, per quel che diremo. - -Non ebbero minor felicità in Lombardia l'armi di _Matteo Visconte_, -capo del ghibellinismo. Volle egli fondare, oppur rifabbricare, dove -la Scrivia mette capo nel Po, un castello, a cui diede il nome di -Ghibellino, per frenar le scorrerie dei Pavesi contra de' Tortonesi -suoi sudditi[933]. _Ugo del Balzo_, vicario del re Roberto in Piemonte, -coi Pavesi, Vercellesi, Alessandrini ed Astigiani, e coi Torriani, per -terra e per acqua nel dì 4 di luglio andò a frastornar quel lavoro; ma -dalle milizie del Visconte fu rotto. Vi fu ucciso Zonfredo dalla Torre, -fratello di _Pagano vescovo_ di Padova. Edoardo dalla Torre con ottanta -altri nobili di parte guelfa rimase prigione. Guglielmo Ventura[934] -scrive che fra i prigionieri si contarono il genero e il nipote di -Ugo del Balzo, e più di mille Alessandrini e Valentini. Inoltre -nel dì 6 venendo il dì 7 di ottobre, Stefano figliuolo di Matteo -Visconte furtivamente circa l'aurora entrò in Pavia, e s'impadronì -di quella città. Accorse Ricciardino ossia Riccardino, figliuolo -dell'imprigionato Filippone conte di Langusco, per opporsi; ma nella -mischia restò ucciso. Con che Matteo restò padrone di sì importante -città, con liberar tutti i prigioni, fra' quali Manfredi da Beccaria, -e rimettere in città tutti i fuorusciti. Furono in tal congiuntura -presi Amorato e Guidotto figliuoli del fu Guido dalla Torre, e commesse -di gravi ruberie ed iniquità, ma colla morte di pochi. Così Pavia, -con esserne scacciati i Guelfi, tornò ad essere ghibellina; e Matteo -Visconte vi fece fabbricare una fortezza per maggiormente assicurarsi -di quel popolo. Era in que' tempi il Visconte signor di Milano, Pavia, -Piacenza, Como e Bergamo. Provveduto di molti bellicosi figliuoli, -al governo di cadauna teneva egli un di essi: il che gliene assodava -l'acquisto. Non passò l'anno che anche il popolo di Alessandria[935], -per opera di Tommaso del Pozzo, si ribellò al re Roberto, e si diede -al medesimo Visconte. Ciò fu nel mese di dicembre. Anche Tortona era -stata molto prima presa con armata mano da Marco Visconte figliuolo -d'esso Matteo. Bonincontro Morigia racconta[936], essere avvenuto -quell'acquisto nel dì primo di dicembre, giorno di domenica: il -che indica l'anno precedente. Fecero in quest'anno guerra viva a -Cremona _Cane dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, e _Passerino -de' Bonacossi_ signore di Mantova e Modena[937]. Dopo la presa di -alcune castella guidarono lo esercito sino alle porte di quella -città, aspettando che si facesse qualche commozione nell'atterrito -popolo. _Giberto da Correggio_, accorso colà da Parma, tanto animo -diede ai Cremonesi, che i nemici, vedendo di perdere quivi il tempo, -si ritirarono. Ma Cane in tal occasione (se pur non fu nell'anno -seguente) occupò la ricca e popolata terra di Casal Maggiore, e vi -lasciò una buona guarnigione. Da queste avversità commossi i Cremonesi -si appigliarono al partito di proclamar loro signore _Jacopo marchese -Cavalcabò_, ma con dispiacere della contraria fazione, di cui era capo -Ponzino de' Ponzoni. Però tutti questi adirati uscirono della città, -e si afforzarono in Soncino, Pizzighettone, e in altre castella di -quel territorio. Tolta fu in quest'anno a Matteo Visconte da Maranzio -Guinzone, e poi da Soncino Benzone, Crema. Lodrisio Visconte podestà -di Bergamo diede una gran rotta al ponte di San Pietro ai Guelfi -fuorusciti, colla morte di più di mille d'essi. Furono anche delle -novità in Forlì[938]; perciocchè i Calboli con Cecco e Sinibaldo degli -Ordelaffi vi rientrarono per forza, e ne scacciarono gli Argogliosi, -e le genti del re Roberto, nel dì 2, oppure 12 di settembre. Questo -medesimo fatto vien descritto da Ferreto Vicentino[939], con dire che -il suddetto _Cecco_, cioè _Francesco degli Ordelaffi_, chiuso in una -botte, si fece introdurre in Forlì, e quivi, segretamente incitati -gli amici alla sollevazione contra del re Roberto, s'impadronì della -città, dalla qual poscia cacciati i Calboli, restò egli signore. Ne -parla ancora Albertino Mussato[940]. Così quella città abbracciò la -fazion ghibellina, e seppe sostenersi dipoi contro gli sforzi di Diego -vicario del _re Roberto_. Stando nella terra di Buzzala gli Spinoli -ed altri fuorusciti di Genova, faceano guerra alla lor patria[941]. In -Genova si preparò un possente esercito di mille e cinquecento cavalli -e di circa dieci mila pedoni sotto il comando di _Manfredino marchese_ -del Carretto, e si marciò contra degli usciti. Furono ben tre volte -respinti i Genovesi, colla morte di più di cinquecento d'essi; infine -soperchiando col numero gli avversarii, li misero in fuga; presero, -saccheggiarono e distrussero dai fondamenti Buzzala. Ma nel dì seguente -eccoli i fuorusciti di nuovo comparire con ducento cavalieri tedeschi, -venuti al loro soldo, con tal empito, che n'andò sconfitta l'armata -genovese, restandovi uccisi più di mille d'essi, e prigioni fra gli -altri il lor capitano e Lamba Doria con due suoi figliuoli[942], i -quali collo sborso di diecisette mila fiorini d'oro ricuperarono dipoi -la libertà. - -NOTE: - -[929] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Albertinus Mussat., de Gest. -Ital., lib. 5, rubr. 5. - -[930] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 70. Storie Pistolesi. Cortus, -Hist. Albertinus Mussat., et alii. - -[931] Johan. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[932] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. - -[933] Gualvan. Flamma., cap. 354. Bonincontr Morigia, cap. 19, tom. 12 -Rer. Italic. Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 10, tom. 8 Rer. Ital. - -[934] Ventura, Chron. Astense, cap. 79, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontr. -Morigia. Albertinus Mussatus, et alii. - -[935] Chron. Astense, cap. 81, tom. 11 Rer. Ital. - -[936] Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 19, tom. 12 Rer. Ital. - -[937] Albertinus Mussatus, lib. 7, rub. 19, tom. 8 Rer. Ital. - -[938] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[939] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic. - -[940] Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 12. - -[941] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXVI. Indiz. XIV. - - GIOVANNI XXII papa 1. - Imperio vacante. - - -Essendosi finalmente accordati i cardinali di trattar dell'elezione -di un nuovo pontefice nella città di Lione, quivi nel dì 28 di giugno -entrarono nel conclave[943], e poscia nel dì 7 d'agosto promossero -al pontificato _Jacopo d'Ossa_ da Cahors, già vescovo di Freius, -poi d'Avignone, e infine cardinale vescovo di Porto, personaggio di -bassissimi natali, di piccola statura, ma scaltro e di gran sapere, -massimamente ne' canoni e nelle leggi. Molte notizie di sua vita -prima del pontificato si hanno da Ferreto Vicentino[944] e da Giovanni -Villani[945]. Prese il nome di _Giovanni XXII_. Da lì a un mese, cioè -nel dì quinto di settembre fu coronato in essa città di Lione, e nel -seguente mese andò a mettere la sua residenza in Avignone, città del -suddetto re Roberto, dove, nelle quattro tempora dell'Avvento, fece la -promozion di otto cardinali tutti franzesi, eccettochè _Giovan-Gaetano -degli Orsini_ di Roma, unico italiano, con grave mormorazione, per -quanto si può credere, di chi amava l'Italia, e piagneva i mali -originati dalla lontananza della santa Sede. Insuperbito _Uguccion -dalla Faggiuola_ per li prosperosi successi delle sue armi[946], -governava Pisa e Lucca più da tiranno che da signore. Per aver fatto -tagliar la testa a Banduccio Buonconti e a suo figliuolo, uomini di -gran credito e senno in Pisa, perchè trattavano di sottomettere la -città al re Roberto, crebbe l'odio de' Pisani contra di lui. Parimente -in Lucca fece imprigionar _Castruccio_ ed altri degl'Interminelli, -per certe ruberie ed omicidii fatti in Lunigiana, che processati -doveano perdere la testa. Ma perciocchè Neri suo figliuolo dominante -in Lucca non si attentava di eseguir la condanna pel seguito grande -della famiglia d'essi Interminelli, Uguccione si mosse da Pisa nel -dì 5 d'aprile per dar sesto agli affari de' Lucchesi. Appena fu al -monte di San Giuliano, che Coscetto da Colle, popolano arditissimo, -mosse a rumore la città di Pisa, gridando tutti: _Muoia il tiranno -Uguccione_. Uccisero la di lui famiglia, diedero il sacco al di lui -palagio, e poi crearono lor signore il _conte Gaddo dei Gherardeschi_, -uomo savio, e di gran valore e podere. Con questa mala nuova in corpo -arrivò Uguccione a Lucca, oppure gli fu portata in quella città; e -quivi ancora avendo trovato tutto in tumulto, accresciuto poi dalla -voce di quanto era avvenuto in Pisa, determinò di mettere in salvo la -vita, ritirandosi di colà col figliuolo e colle sue genti: rovescio -esemplare dell'instabil fortuna delle umane grandezze. _Castruccio_ -liberato dalla carcere e dal pericolo della testa (alcuni dicono per -ordine dello stesso Uguccione prima di sua partenza), da lì a qualche -tempo fu proclamato per un anno signore di Lucca: tempo bastante a -chi era provveduto di mirabil ardire ed accortezza, per non dimettere -più le redini di quel governo. Uguccione se n'andò al _marchese -Spinetta_ Malaspina, poscia venne a Modena[947] nel dì 25 d'aprile, e -finalmente si ricoverò presso _Cane dalla Scala_, che, a riguardo del -ghibellinismo e del credito suo nell'arte della guerra, il fece suo -capitan generale. Furono biasimati i Pisani da molti, come ingrati ad -un uomo che dal basso stato, in cui si trovavano, gli avea alzati tanto -alto, e dietro era a farli più grandi. - -L'ordinario mestier delle città italiane di questi tempi, divise nelle -maladette sette de' Ghibellini e Guelfi, era di andar macchinando, come -l'una fazione potesse abbattere l'altra. In Brescia[948] la signoria -stava in mano de' Ghibellini, capo d'essi la famiglia de' Maggi. I -Guelfi rimessi in quella città rodevano il freno, veggendosi da meno, -e fors'anche poco ben trattati dagli altri. Fecero essi un segreto -trattato con _Jacopo Cavalcabò_ _marchese_, signor di Cremona, città -guelfa; e questi con alcune migliaia d'armati nell'ultimo dì di gennaio -comparve colà, e fu ammesso per la porta di San Giovanni: nel qual -tempo anche altre schiere di Guelfi arrivarono dalla riviera del lago -di Garda e da altri luoghi. Il podestà di Brescia marchigiano, postovi -dai Maggi, quei fu che li tradì per quattro mila fiorini, ed aprì la -porta ai nemici. Gran combattimento seguì fra essi e i Ghibellini; e -questi ultimi infine sconfitti sloggiarono, riducendosi alle castella -di Iseo, Palazzuolo, Chiari, Pompiano, gli Orci, Quinzano ed altri -luoghi, ne' quali si fecero forti, cominciando appresso una dura guerra -contro alla lor città, sostenuti ancora da Cane dalla Scala. Ma poco -durarono le contentezze del suddetto marchese Cavalcabò. I Ponzoni, gli -Amati ed altri fuorusciti di Cremona colle lor forze il tenevano corto. -_Giberto da Correggio_ signor di Parma, gran caporale de' Guelfi, -andò a Cremona per trattar l'accordo fra loro. Ponzino dei Ponzoni non -volea pace, se il Cavalcabò non rinunziava la signoria. Andò a finir la -faccenda che quella volpe di Giberto l'indusse a rinunziare, e poi fece -proclamar sè stesso signor di Cremona. A questo avviso gliela giurarono -_Matteo Visconte, Can dalla Scala_ e _Passerino_ signor di Mantova capi -de' Ghibellini. Segretamente pertanto ordirono un trattato in Parma con -Gianquillico di San Vitale genero di Giberto stesso, con Rolando Rosso -suo cognato, e con altri nobili, ne' quali egli maggiormente confidava. -Questi nella festa di san Jacopo Apostolo, nel dì 25 di luglio, -mossero a rumore la città, gridando tutti: _Popolo, popolo_. Accortosi -Giberto che troppo grossa era la tempesta, si ritirò a Castelnuovo, -Campigine e Guardasone, dove si fortificò ed implorò l'aiuto de' -Bolognesi, Padovani e Fiorentini. Andò poscia fino a Napoli a trovare -il re Roberto, ed ottenne ottocento cavalieri da lui e dalla lega -guelfa, co' quali, venuto a Castelnuovo, fece aspra guerra a Parma. -Anche i Parmigiani entrarono in lega col Visconte, collo Scaligero e -con Passerino di Mantova. Nel mese d'agosto dell'anno presente[949], -Ugo del Balzo e Ricciardo Gambatesa, vicarii in Piemonte del re -Roberto, entrati nel territorio di Alessandria, vi presero le castella -d'Iviglie, Solerio, Quargnento, Bosco e Castellaccio. Allora Matteo -Visconte inviò ad Alessandria più di mille uomini d'armi, coi quali e -colle sue genti Marco suo figliuolo non solamente ripigliò quei luoghi -e diedegli alle fiamme, ma fece anche molti prigioni de' nemici. Guerra -ancora in quest'anno fu nel territorio di Cremona, portatavi da Cane e -da Passerino. Giberto da Correggio, non trovandosi quivi sicuro, con -Jacopo Cavalcabò si ritirò a Parma, da dove poi fu cacciato, siccome -abbiam detto. Fecero allora i Cremonesi lor capitano Egidio Piperata. -In soccorso d'essa città di Cremona volle passare pel Modenese un -corpo di fanti e cavalli, raunato in Bologna[950]; ma Francesco -Menabò podestà per Passerino nel dì 17 di febbraio coi Modenesi ito ad -assalirli nella villa di San Michele, molti ne uccise, e più ne fece -prigioni. La città di Cervia[951] nel dì 6 d'aprile dell'anno presente -si diede sotto il dominio di _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna. E -_Guecelo da Camino_ nel mese di giugno occupò la città di Feltre nella -marca di Trivigi, con iscacciarne il vescovo, che n'era padrone[952]. -Poscia s'imparentò con Cane dalla Scala, ottenendo in moglie d'un suo -figliuolo _Verde_ figliuola di _Alboino Scaligero_. - -NOTE: - -[942] Chron. Astense, cap. 90, tom. 11 Rer. Ital. - -[943] Raynaldus, in Annal. Eccles. Bernardus Guid., Append. Ptolom. -Lucensis. - -[944] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital. - -[945] Giovanni Villani. - -[946] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 76. Istor. Pistol. Ferretus -Vicentinus, et alii. - -[947] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Italic. - -[948] Malvec., Chron. Brixian., lib. 9, cap. 29, tom. 14 Rer. Ital. -Annales Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[949] Chron. Astense, cap. 83, tom. 11 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXVII. Indizione XV. - - GIOVANNI XXII papa 2. - Imperio vacante. - - -Attese in quest'anno _papa Giovanni_ _XXII_ a fondar nuovi vescovati -in Francia[953], trinciando specialmente la vasta diocesi di Tolosa, la -cui chiesa eresse in arcivescovato. Essendo oramai terminata la tregua -già fatta fra _Roberto re_ di Napoli e _Federigo re_ di Sicilia[954], -Roberto, più che d'altra cosa voglioso di ricuperar la Sicilia, spedì -colà _Tommaso da Marzano_ conte di Squillaci con una gran flotta e con -un potente esercito. Sbarcò egli in Sicilia nel mese d'agosto; niun -conquisto vi fece, ma diede un tal guasto al paese fin sotto alle porte -di Messina, senza che Federigo ardisse mai d'affrontarsi con lui, che -comune opinione fu che, s'egli ritornava l'anno seguente al medesimo -funesto giuoco, la Sicilia non potea reggere a questo flagello. -Susseguentemente mandò papa Giovanni i suoi nunzii a Federigo, con -esibirsi mediatore di pace, ordinando che intanto egli depositasse -in mano degli uffiziali pontificii la città di Reggio cogli altri -luoghi occupati in Calabria. Federigo condiscese ai voleri del papa -col deposito delle terre di Calabria; ma si trovò poi ingannato, -perchè il papa le consegnò al re Roberto, che le ritenne per sè. -Stabilì intanto fra loro esso pontefice una tregua di tre anni, non -già per far servigio a Federigo, ma perchè gl'imbrogli di Genova, de' -quali parleremo, occuparono di troppo il re Roberto. Inviò Federigo -ad Avignone i suoi ambasciatori per la progettata pace; ma Roberto -se ne rise, nè alcuno v'inviò, contento d'avere con tanta facilità -ricuperati que' luoghi, e di mantener tuttavia le sue speranze di -riavere anche un dì la Sicilia tutta. Nella torbida sempre città di -Genova crebbe in quest'anno sì fieramente la diffidenza e discordia -fra i cittadini[955], che si diede principio ad una memorabil guerra, -in cui prese impegno buona parte dell'Italia, e che fu seminario -d'infiniti mali. Nel dì 15 di settembre v'entrarono senz'armi gli -Spinoli fuorusciti col consenso de' Fieschi e Grimaldi, cercando pace. -Non si fidando gli uni degli altri, uscirono di città i Doria. Tennero -poi loro dietro gli Spinoli, e queste due forti famiglie, dianzi -nemiche, divenute amiche, s'impadronirono (non so se nel presente o nel -susseguente anno) di Savona e d'Albenga, con ribellarsi al comune di -Genova, e far lega con _Matteo Visconte_ e cogli altri Ghibellini di -Lombardia. Rimasero i Guelfi padroni di Genova, e per questa divisione -nell'anno seguente cominciò una fiera e sanguinosa tragedia, che fu -delle più strepitose di questi tempi. Giovanni Villani[956] racconta -essere tutto ciò proceduto da segreto monopolio del re Roberto, -che voleva esclusi i Ghibellini da quella città; perché, ridotta -essa a parte guelfa, sperava egli d'acquistarne il dominio, siccome -infatti gli riuscì. A questo fine volle ancora che fra i Pisani ed -altri Ghibellini di Toscana dall'una parte, i Fiorentini, Lucchesi, -Sanesi ed altri Guelfi di Toscana dall'altra, seguisse pace: il che -a' Fiorentini, pieni tuttavia d'odio e di rabbia per la sconfitta di -Montecatino, rincrebbe forte. Ma perciocchè si mostravano renitenti -i Pisani ad accordare a' Fiorentini l'esenzion delle loro gabelle, la -sottile accortezza d'essi Fiorentini trovò un'invenzione per guadagnare -il punto. Finsero di raddoppiare i pubblici aggravii per avere ogni -anno d'entrata cinquecento mila fiorini d'oro, e ne sparsero la voce. -Poscia spedirono corriere in Francia con lettere finte a quel re e al -papa, acciocchè mandasse loro uno dei principi della casa con mille -uomini d'armi e con lettere di cambio per sessanta mila fiorini. -Per via di Pisa fu inviato il corriere; seco era una spia fidata, -che, quando egli fu in Pisa, andò a rivelarlo al conte Gaddo ed agli -anziani, i quali gli fecero mettere le mani addosso. Trovate e lette -quelle lettere, ne restarono ammirati, e conoscendo che per loro non -facea di mantener la guerra, si arrenderono alle proposizioni di pace, -ritenendo quanto aveano preso. - -Tentò in quest'anno nel mese d'agosto Uguccion dalla Faggiuola, -coll'aiuto di _Cane dalla Scala_, di rientrare in Lucca, dove avea -dei trattati. Venne in Lunigiana al _marchese Spinetta_ Malaspina per -questo. Ma, scoperti i suoi andamenti, fu rumor popolare in Pisa; la -famiglia dei Lanfranchi n'ebbe gran danno, ed Uguccione, fallito il -colpo, se ne tornò a Verona. Allora _Castruccio_ signor di Lucca, -nemico anch'egli d'Uguccione, fece lega coi Pisani, e poi guerra -al marchese Spinetta, togliendogli Fosdinuovo ed altre castella: -perlochè Spinetta si ritirò anch'esso colla sua famiglia a Verona. In -Parma[957] nel mese di settembre Manno dalla Branca di Gubbio, podestà -di quella città, uomo dabbene, trattò di pace fra que' cittadini e -Giberto da Correggio fuoruscito, che infestava molto la patria. Ne -seguì la concordia. Giberto riebbe i suoi beni, e fu rimesso in città, -con promessa di menar vita privata. Parimente nel mese d'aprile i -fuorusciti guelfi di Piacenza[958] consegnarono le lor castella a -_Galeazzo Visconte_ signore di quella città, e riebbero i lor beni col -ritorno alla patria, il solo _Alberto Scotto_ fu mandalo ai confini -a Crema, dove nel dì 23 di gennaio dell'anno seguente diede fine ai -suoi giorni, lasciando dopo di sè la brutta memoria di molte frodi -e di gravi danni recati alla patria sua. Questo medesimo spirito di -concordia si stese a Modena[959], dove nel dì 5 d'agosto, per cura di -Federigo dalla Scala podestà, furono reintegrati nel possesso dei lor -beni Francesco dalla Mirandola, i Pii, i Gorzani e gli altri usciti, e -tutti vennero alla patria, ricevuti con amore dagli altri cittadini nel -dì 2 d'agosto. Fece oste in quest'anno nel mese di maggio Cane dalla -Scala contra de' Bresciani in favore de' fuorusciti ghibellini; prese -Castiglione e Montechiaro, e recò loro degli altri danni[960]. Mentre -egli si tratteneva in quelle parti, assediando Lunato, i Padovani[961], -giacchè se la videro bella, fingendo che questa fosse risoluzion di -particolari, e non del comune, corsero a valersi del tempo propizio per -ricuperare la perduta città di Vicenza. Aveano essi menato un trattato -con certi Vicentini, e ricevutine anche gli ostaggi per questo. Ma il -trattato era doppio, e di tutto veniva di mano in mano informato lo -Scaligero. Ferreto Vicentino[962] pretende che Cane ne avesse l'avviso -dai Carraresi stessi Padovani. Ora nella notte del dì 22 vegnente del -mese suddetto i Padovani colle genti comandate da Vinciguerra conte -di San Bonifazio giunsero sotto Vicenza, e, trovate le porte chiuse, -si applicarono a dare la scalata a quella città, e molti ancora -v'entrarono. Avvisato dai traditori, oppur dai Carraresi, Cane, eccolo -comparire con Uguccione, e con que' pochi che per la sua gran fretta -poterono seguitarlo. Fece egli tosto aprire una porta, e i Padovani, -credendola aperta per introdurli, si videro all'improvviso piombare -addosso l'adirato Cane. Parvero pecore all'arrivo del lupo. Tutti -allora a gambe; molti d'essi furono uccisi, molti presi, fra i quali -lo stesso conte di San Bonifazio capitano, che morì fra pochi giorni -per le ferite ricevute; e restò in preda de' Vicentini tutto il loro -equipaggio. Qui però non finì la disavventura de' Padovani. Trovò Cane -un tavernaio della fortissima terra di Monselice, per nome o soprannome -Maometto[963], che promise di dargli adito in quella importante -fortezza. Disposte le cose nella vigilia della festa di San Tommaso -Apostolo, Cane, senza badare alla stagione orrida pel freddo, ito colà -con Uguccione e con grosse brigate, s'impadronì della terra, e da lì -a cinque giorni della rocca di Monselice. Incredibil fu il terrore de' -Padovani per questa perdita; già s'aspettavano Cane alle porte, ed egli -intanto colla forza prese la nobil terra d'Este, che poi barbaramente -diede alle fiamme, e quindi obbligò alla resa la ricca e riguardevol -terra di Montagnana. Animato da così felici successi lo Scaligero[964], -dopo aver preso al suo soldo da _Arrigo conte_ del Tirolo cento lance, -passò dipoi nel Pievato di Sacco, territorio allora il più abbondante -e pingue nel Padovano, dove indicibil fu la preda di tutti i beni. -Andò anche ai borghi di Padova, e distrusse quello di Santo Stefano. -Non vi volle di più perchè i Padovani nell'anno seguente chiedessero -pace; e, adoperati per mediatori i Veneziani, la ottennero da Cane, col -cedergli i lor diritti sopra le occupate terre, e dargli ancora quella -di Castelbaldo in pegno. I Carraresi, secondo Ferreto, segretamente se -l'intendeano con esso Cane. - -Fin qui i Ferraresi aveano provato il duro giogo de' Guasconi, ossia -de' Catalani, cioè della guarnigione posta in quella città dal re -Roberto[965]. Le avanie ed insolenze di costoro erano il pane d'ogni -giorno di quell'angustiato popolo, di modo che ho io sempre sospettato -che la _giustizia catalana_, passata in proverbio per questi paesi, -avesse origine dai lor perversi portamenti[966]. Giunti oramai all'orlo -della disperazione que' cittadini, chiariti della differenza che passa -fra l'essere governati dal principe proprio, e il vivere all'ubbidienza -di gente straniera, ordinariamente venuta solo per succiare il -sangue de' popoli; e vogliosi di ritornare sotto l'amorevol dominio -de' principi estensi, nel dì 4 d'agosto del presente anno mossero -a rumore la terra, e colle armi incominciarono aspra battaglia con -essi Guasconi. Ritiraronsi costoro in Castel Tealdo, e tutte l'altre -fortezze della città vennero alle mani dei Ferraresi, i quali spedirono -tosto a _Rinaldo_ ed _Obizzo marchesi d'Este_, figliuoli del _marchese -Aldrovandino_, acciocchè venissero. Vennero questi senza perdere tempo; -e quel popolo, confortato dalla loro presenza e valore, tosto si diede -ad espugnare Castel Tealdo per terra e pel Po con delle barbotte e con -un lupo, cioè con un castello posto sopra due navi. Studiaronsi nello -stesso tempo i marchesi estensi coi Pepoli ed altri amici di Bologna di -far differire la venuta dell'esercito bolognese in aiuto dei Guasconi; -e camminò così felicemente il concerto e l'indefessa espugnazion del -castello, che prima dell'arrivo de' Bolognesi l'ebbero in mano colla -morte di tutto quel presidio, con poscia darlo alle fiamme e diruparlo. -Liberati in questa guisa i Ferraresi dal giogo straniero, con immenso -giubilo diedero, ossia restituirono, la signoria della città ai -marchesi d'Este suddetti nel dì 15 d'agosto. In quest'anno ancora nel -mese di settembre _Cane dalla Scala, Passerino_ signor di Mantova e -di Modena, e _Luchino_ figliuolo di _Marco Visconte_[967] fecero oste -di nuovo contra di Cremona. S'era quella città poco dianzi più che mai -scompigliata, perchè, rientratovi il _marchese Jacopo Cavalcabò_, avea -sotto la buona fede ucciso Egidio Piperata capitano del popolo con -cinquanta de' migliori cittadini. Ne fuggì Ponzino de' Ponzoni co' suoi -seguaci, e fatto ricorso ai capi della lega ghibellina, li condusse -all'assedio di Cremona. Ma, per quanto operassero, nulla poterono -guadagnare: tale e tanta fu la difesa di quel popolo aiutato dai -Bresciani. In questo mentre i Bolognesi[968], per distorre Passerino da -quell'impresa, nel dì 19 d'ottobre ostilmente vennero sul territorio -di Modena sino alla villa d'Albareto, commettendo in tutte quelle -vicinanze ogni male in danno de' Modenesi. Varie guerre eziandio furono -in questi tempi nell'Astigiano e nel Piemonte[969], che per essere -di poco momento io le tralascio. Altre ne furono in Romagna[970], -dove Diego di Larae, conte di quella provincia pel re Roberto, andò -all'assedio di Forlì nel dì 28 di giugno, ma con poco profitto. Poscia -nel settembre seguì pace fra lui e i Cesenati dall'una parte e i -Forlivesi dall'altra. - -Spedì nel gennaio di quest'anno[971] _papa Giovanni XXII_ lettere -esortatorie di pace, e nunzii ancora ai principi e alle città d'Italia, -insinuando loro che, deposti gli odii, e dato fine alle fazioni, -abbracciassero tutti la concordia. Questo appunto era, ed è, l'uffizio -de' sommi pontefici; ed abbiam già veduto di sopra che tali esortazioni -fecero frutto in Piacenza, Parma e Modena. Ma altro ci volea che -parole a guarir le cancrene d'allora. Si aumentò poi questa terribil -malattia, dacchè papa Giovanni, cessando d'essere padre comune, sposò -gl'interessi del _re Roberto_, e divenne aperto protettore de' soli -Guelfi. Era questo pontefice, per attestato di Ferreto[972] e del -Villani[973], creatura d'esso re. Da lui riconosceva tutto il suo -essere, perchè in sua corte era dal nulla salito in alto, e coll'aver -finte lettere (se pure è vero) a nome d'esso re, avea ottenuto dal -papa il vescovato di Freius; e poi per opera di lui era giunto alla -sacra porpora e al pontificato. Chi ben rifletterà al sistema di questi -tempi, non avrà difficoltà ad immaginare che il suddetto re Roberto -tendeva al dominio di tutta l'Italia; odiava i Ghibellini fautori -dell'imperio, perchè contrarii a' suoi disegni; nè volentieri vedeva -in Italia imperadore alcuno, standogli davanti agli occhi i pericoli -corsi sotto Arrigo VII. Cadde pure in acconcio dei suoi affari che in -Germania fossero eletti in discordia due re de' Romani, cioè _Lodovico -il Bavaro_ e _Federigo d'Austria._ Gran cura ebbe sempre Roberto che -papa Giovanni non decidesse mai la contesa; e dacchè, siccome vedremo. -L'ebbe il Bavaro decisa coll'armi, Roberto procurò che seguitasse la -ripugnanza della corte pontificia a non voler mai riconoscere per -re dei Romani esso Bavaro: dal che provennero sconcerti e scandali -gravissimi. Stuzzicò inoltre esso re papa _Clemente V_, e poi lo stesso -papa _Giovanni XXII_, a far da padrone nel regno d'Italia, vacante -l'imperio, per quanto allora si pretendea. Motivo di stupore, siccome -già accennai, può esser oggidì, come si giugnesse in quei tempi a -dichiarar vassalli della santa Sede gl'imperadori, e spettante al papa -l'assoluto comando in esso regno italico nella vacanza dell'imperio. -Ma non è da stupire, considerando che il re Roberto faceva allora da -papa; nè i pontefici operavano se non quello che a lui piaceva. Per -questa via si studiava Roberto di stendere le ali per l'Italia tutta -colla depression de' Ghibellini, ed innalzamento de' Guelfi suoi -partigiani. Il peggio fu che sopra questa base dell'autorità temporale -e del governo dei papi nel regno d'Italia si fondarono le scomuniche -e gl'interdetti contra chi non era ubbidiente ai voleri pontifizii. -Abbiamo dagli Annali Milanesi[974] che nell'anno precedente, ma più -probabilmente nel presente, avea papa Giovanni comandato che niuno in -Italia s'intitolasse vicario imperiale, nè si mischiasse nel governo -delle terre dell'imperio senza licenza della Sede Apostolica. Perciò -_Matteo Visconte_, lasciato quel titolo, si fece proclamar dal popolo -signor generale di Milano. E perch'egli non mise in libertà i Torriani -prigioni, come pretendeva il papa, nè volle dipendere da lui nel -dominio di Milano, fu sottomessa quella città all'interdetto, e poi -scomunicato esso Matteo. All'incontro _Cane dalla Scala_[975] nel dì -16 di marzo del presente anno riconobbe per re de' Romani l'eletto -_Federigo d'Austria_, gli giurò fedeltà, e da lui prese il titolo di -vicario dell'imperio in Verona e Vicenza. Intimò in quest'anno papa -Giovanni[976] ai Ferraresi di rilasciare il dominio di quella città -in mano de' vescovi di Bologna e d'Arras suoi deputati, sotto pena -delle scomuniche. Ma i Ferraresi, che troppo malconci s'erano ritrovati -dacchè passò la lor città sotto il governo pontificio, diedero di belle -parole, ma si guardarono di venire a' fatti, sentendosi troppo bene -sotto il governo de' marchesi estensi. - -NOTE: - -[950] Bonifacius de Morano, Chron., tom. 11 Rer. Italic. - -[951] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[952] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[953] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[954] Nicol. Special., Histor., lib. 7, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital. -Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65. - -[955] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[956] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 85. - -[957] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[958] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[959] Moran., Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano, -Chron., tom. 15 Rer. Ital. - -[960] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, ubi sopra. - -[961] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. Cortus, Chron., et alii. - -[962] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital. - -[963] Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, lib. -7, tom. 9 Rer. Ital. - -[964] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[965] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[966] Chron. Estense, tom. 14 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. -15 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital. Cortus, -Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[967] Corio, Istor. di Milano. - -[968] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Moranus, Chron. -Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. - -[969] Chron. Astense, cap. 94, tom. 11 Rer. Ital. - -[970] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[971] Raynaldus, Annal. Eccl. - -[972] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic. - -[973] Giovanni Villani, lib. 9. - -[974] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontr., Chron., lib. 2, -cap. 22, tom. 12 Rer. Ital. - -[975] Cortus, Chronic., tom. 12 Rer. Ital. - -[976] Raynaldus, Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXVIII. Indizione I. - - GIOVANNI XXII papa 3. - Imperio vacante. - - -Diedesi nel dì 25 di marzo di questo anno principio ad una memorabile -dolorosa scena in Genova[977], per l'implacabil discordia di que' -cittadini. I Doria e gli Spinoli fuorusciti ghibellini, pieni di -astio contra de' Fieschi, Grimaldi e degli altri Guelfi dominanti -nella patria, fecero venir di Lombardia con un possente esercito -di cavalleria e fanteria _Marco Visconte_ figliuolo di _Matteo_, il -quale, unito colle forze d'essi fuorusciti, cinse d'assedio la città -di Genova, città ben provveduta prima dai Guelfi, e con impareggiabil -coraggio da loro difesa. La torre del Faro per due mesi si tenne salda -contro tutti gli sforzi degli assedianti. Infine fu presa; preso ancora -fu il borgo di Prea e quel di Sant'Agnese nel dì 27 di giugno, e si -cominciò a tormentare colle macchine la città medesima. Trovandosi -in questa maniera molto allo stretto i Genovesi dominanti, spedirono -ambasciatori al _re Roberto_, esponendogli quel che loro avveniva per -avere aderito alle di lui insinuazioni, ed offerendogli la signoria -della città, purchè in tanto bisogno recasse loro soccorso. Non altro -che questo desiderava ed aspettava Roberto. Però, messa insieme una -flotta di ventisette galee e di quaranta uscieri, cioè navi grosse da -trasporto, e di altri legni, dove imbarcò mille e dugento cavalieri, -sei mila fanti e copiosa vettovaglia[978], in persona egli stesso colla -regina sua moglie, e con _Filippo principe_ di Taranto e _Giovanni -principe_ della Morea, suoi fratelli, venne a Genova nel dì 20 di -luglio, e vi fece nel dì seguente la sua solenne entrata. Poscia nel dì -27 d'esso mese fu data a lui, e insieme a _papa Giovanni_, la signoria -assoluta di Genova per dieci anni avvenire. Era un'apparenza quella -compagnia del papa. Roberto se ne serviva per fare paura ai Ghibellini, -e maggiormente assodare la sua fazione e signoria in quella città. Non -cessò per questo l'armata ghibellina di far guerra viva alla città, -molestandola continuamente coi trabucchi e colle altre macchine da -guerra e con varii assalti; e, tuttochè Roberto avesse un poderoso -esercito, superiore di molto a quel de' nemici, per gli aiuti a lui -venuti dalla Toscana, pure, tenendo i nemici le fortezze d'intorno, -campeggiar non poteva, e gli conveniva dimorare stretto nella città. -Di grandi prodezze si fecero in tal occasione da amendue le parti; ma -troppo io mi dilungherei se volessi narrarle. Arrivò a tanta audacia -_Marco Visconte_, che mandò a sfidare lo stesso re di combattere con -lui a corpo a corpo per terminar quella contesa: del che molto si -offese, e grande sdegno ne prese Roberto. - -Secondo il pessimo costume di questi sì sconvolti tempi, turbossi -nell'anno presente la quiete di Modena[979], dove era signore -_Passerino de' Bonacossi_, signore ancora di Mantova. Zaccheria de' -Tosabecchi gli tolse la nobil terra di Carpi nel dì 17 di gennaio. -Nella mezza notte dello stesso giorno Francesco dalla Mirandola -con Prendiparte suo figliuolo e Guido de' Pii, nobili e potenti di -questa città, che nel precedente anno aveano ricevuto per grazia -di rientrarci, mossero a rumore il popolo modenese, e coll'armi -costrinsero i provvisionati di Passerino a ritirarsi nelle case de' -nobili di Fredo, dove assediati, impetrarono poi l'uscita libera fuori -della città. Così _Francesco Pico_ dalla Mirandola si fece proclamar -signore di Modena. Niccolò da Fredo gli consegnò dipoi Spilamberto, per -liberar Giovanni suo fratello dalle carceri, e similmente Arrivieri da -Magreta gli rassegnò il suo castello. Nel dì primo di marzo tutti gli -sbanditi da Modena rientrarono nella città con gran festa; ma nel dì 2 -d'aprile il suddetto Francesco bandì le famiglie dei nobili da Fredo, -da Magreta e de' Buzzalini; le quali, ricorse a Passerino, fecero -che egli con Cane dalla Scala e molte schiere d'armati nel dì 27 di -luglio venisse ad assediar Modena. Vedendo poi che niuna commozione -si facea nella città, e dato in darno un assalto dai fuorusciti, se -ne andarono tutti dopo sette dì, malcontenti. Più felicemente riuscì -ai collegati Ghibellini l'impresa di Cremona, dove signoreggiava il -_marchese Jacopo Cavalcabò_ di fazione guelfa. Diedero essi nuovo -aiuto a _Ponzino de' Ponzoni_[980]; e questi, con intelligenza d'alcuni -cittadini, entrò la mattina per tempo nel dì 9 d'aprile (il Corio[981] -scrive di febbraio, ma credo con errore) in quella città, e prese la -piazza. Allora il Cavalcabò in fretta coi suoi seguaci scappò fuori -della città[982]. Il Ponzone dipoi fu proclamato dal popolo signore -di Cremona, ma di Cremona città oramai spopolata ed impoverita per le -tante passate sciagure. Giovanni da Bazano scrive[983] che Passerino -dei Bonacossi fu dipoi creato signor di quella città. Anche in Padova -accadde mutazion di governo[984]. Dacchè riuscì alla accortezza e -potenza di _Jacopo da Carrara_ e de' suoi consorti di far ritirare da -quella città la ricca ed emula casa de' Macaruffi con altre potenti -famiglie, e con Albertino Mussato istorico, facile fu a lui di ottenere -ancora il principato di quella città. Fece pertanto esso Carrarese -raunare il consiglio generale dei Padovani, dove espose la necessità di -quei tempi d'eleggere un signore perpetuo, in cui stesse la balia e la -cura del pubblico governo per cagion de' correnti bisogni. Il concerto -era fatto; senza venire allo scrutinio, tutti i Guelfi e i Ghibellini -ancora, con segreto contento di Cane dalla Scala, gridarono lor signore -Jacopo da Carrara, che fu il primo di sua casa a signoreggiar quella -terra. Questi poi, per quanto potè, cercò l'amicizia di Cane: al qual -fine promise ancora di dar per moglie _Taddea_ sua figliuola di età -puerile a _Mastino_ nipote d'esso Cane. In un parlamento tenuto a dì -16 di dicembre in Soncino, fu nel presente anno[985] dichiarato il -suddetto Cane dalla Scala capitan generale della lega dei Ghibellini -collo stipendio di mille fiorini d'oro per mese. Se crediamo a Galvano -Fiamma, fu questo un ripiego preso dalla sagacità di _Matteo Visconte_, -perchè il re Roberto facea di grandi esibizioni a Cane per istaccarlo -dagli altri Ghibellini. Aveva esso Cane[986] dei trattati con alcuni -cittadini di Trivigi, e vogliosissimo di quell'acquisto, nel dì primo -d'ottobre spedì colà Uguccion dalla Faggiuola suo capitan generale -coll'esercito suo. Non ebbe effetto la congiura. Tuttavia in suo potere -vennero le principali terre di quel contado, cioè Noale, Asolo, Monte -di Belluna, e fu cominciato un blocco a quella città. - -NOTE: - -[977] Georgius Stella, Annales Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 9, cap. 68. - -[978] Chron. Astense, cap. 99, tom. 9 Rer. Ital. - -[979] Moranus, Chron. Mutinens., tom 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano, -Chron., tom. 15 Rer. Ital. - -[980] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[981] Corio, Istor. di Milano. - -[982] Giovanni Villani, lib. 9. cap. 89. - -[983] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. - -[984] Cortus. Chron., tom. 9 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, tom. 12 -Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXIX. Indizione II. - - GIOVANNI XXII papa 4. - Imperio vacante. - - -Ostinatamente continuarono anche nel verno i Lombardi e i Genovesi -fuorusciti l'assedio di Genova[987]. Rincresceva non poco al _re -Roberto_ di trovarsi così chiuso in quella città, e senza poter -fare impresa alcuna luminosa e degna di un par suo. Finalmente gli -fu suggerita la maniera propria di vincere quella pugna. Fece egli -imbarcare nelle sue navi quattordici mila combattenti con ordine di -sbarcare a Sestri di Ponente, per aver campo di far battaglia coi -nemici in quella pianura. Corsero per impedire lo sbarco i Ghibellini; -ma finalmente nel dì cinque di febbraio la fanteria guelfa saltò in -terra, e, benchè tre volte rispinta, fece ritirare i Ghibellini a -Castiglione, e di là ancora li fece poco appresso sloggiare. Allora -_Marco Visconte_, trovandosi fra due fuochi, e temendo anche della fede -dei fuorusciti genovesi, perchè era insorta discordia fra i Doria e -gli Spinoli, levò precipitosamente il campo, lasciando indietro parte -ancora dell'armi e del bagaglio, e con gran fretta si ritirò a Buzzala, -a Gavi e ad altri luoghi. Tutto contento allora il re Roberto d'aver -liberata Genova, e lasciato ivi per suo vicario Ricciardo Gambatesa, -nel dì 29 d'aprile, colla regina, co' fratelli e molti suoi nobili e -genti d'armi s'imbarcò in sette galee (il Villani scrive, e con più -verisimiglianza[988], in quaranta), e fece vela per andare alla corte -pontificia dimorante in Avignone. Credevansi oramai i Genovesi di -riposare, quando nel dì 25 di maggio si videro i Ghibellini di Savona -entrare con sei galee ben armate nel porto di Genova, e rapire una -grossa galea carica di merci, destinata per Fiandra. Poscia nel dì -27 di luglio eccoti arrivar l'esercito de' fuorusciti e dei Lombardi -ghibellini, che di nuovo strinsero d'assedio la città medesima di -Genova. Aveano essi armato in Savona vent'otto galee, colle quali -fecero gran danno alle riviere e alla stessa città. Nulla dirò -io degli assalti e delle frequenti battaglie succedute in questo -insigne assedio. Se grandi furono le offese, non minor fu la difesa, -gareggiando in valore ambedue le parti; e per tutto l'anno seguitò -dipoi questa brutta musica con istrage di moltissimi combattenti. -Fu continuato per tutto il verno l'assedio, ossia blocco di Trivigi, -fatto dall'armi di Cane dalla Scala[989]. Trovandosi in così pericoloso -stato Rambaldo conte di Collalto, gli Avvocati, Azzoni ed altri nobili -di quella città, spedirono ambasciatori a _Federigo duca_ di Austria, -eletto re de' Romani, pregandolo di prendere la signoria di Trivigi e -di soccorrerli. Accettata volentieri tale esibizione, Federigo inviò -tosto il conte di Gorizia con un grosso corpo di milizie tedesche a -prendere il possesso di quella città. Allora Cane si ritirò da que' -contorni, e cercò l'amicizia d'esso conte, con cui ancora stabilì -pace nel mese di giugno. Ma l'inquieto Cane non finiva mai un'impresa, -che nello stesso tempo non ne macchinasse un'altra. Ancorchè fossero -freschi i capitoli della pace fermata coi Padovani, pure cominciò a -cercar de' pretesti per romperla. Fatta lega con _Rinaldo_ ed _Obizzo -marchesi_ di Este, dominanti in Ferrara, Rovigo ed altri paesi, pretese -che _Jacopo da Carrara_ signor di Padova rimettesse in città tutti -i fuorusciti: altrimenti vi avrebbe egli provveduto. Era disposto -il Carrarese a farlo; ma Cane, trovati degli altri uncini, non si -mostrò contento delle condizioni, e poi nel dì quinto d'agosto andò -all'assedio di Padova. Cercò allora Jacopo da Carrara soccorso dal -conte di Gorizia. S'interposero anche i Veneziani per la pace, ma -senza effetto, perchè troppo ingorde erano le dimande di Cane. Jacopo -da Carrara, che non volea veder perire così miseramente la patria -sua, fece esibire al conte di Gorizia la signoria di Padova, da darsi -a Federigo duca d'Austria. Vi acconsentì il conte con far di larghe -promesse ai Padovani nel dì quattro di novembre. E Federigo mandò nuove -genti in aiuto loro. Non era ancora palese questo trattato, quando il -conte di Gorizia, mostrandosi tuttavia in favore di Cane, spedì al di -lui campo cento de' suoi cavalieri, con ordine segreto che, uscendo i -Padovani, tentassero con loro di far prigione Cane. Più scaltro Cane, -al vedere esposta bandiera rossa nelle mura di Padova, immaginò tosto -quel ch'era, e disarmati quei Tedeschi, li fece tutti prigioni. Sotto -quella città terminò sua vita Uguccion dalla Faggiuola, che tanto avea -fatto parlare di sè in Italia, e fu onorevolmente seppellito in Verona. - -Guerra eziandio fu in Piemonte[990]. Nella vigilia di san Giovanni -Batista di giugno _Marco Visconte_ figliuolo di _Matteo_ con gli usciti -d'Asti, e più di mille cavalli ed altrettanti fanti, andò sotto la -città di Asti, dirupò gli spalti, e diede un assalto, in cui circa -cinquanta soldati entrarono nella città, ma furono anche vigorosamente -respinti. Scorgendo più difficile di quel che si pensavano l'impresa, -se ne andarono con Dio. All'incontro _Ugo del Balzo_, vicario del _re -Roberto_ in Piemonte, uno de' più prodi capitani di quel tempo[991], -si portò con tutte le sue forze e con quelle degli Astigiani sul -fine di novembre all'assedio d'Alessandria, città allora soggetta ai -Visconti, e per tradimento entrò nel borgo di Bergolio. Ma, andando -nella seconda domenica di dicembre a Monte Castello con un corpo di sua -gente, si scontrò con _Luchino Visconte_ mandato da Matteo suo padre -con quattrocento cavalli in soccorso di Alessandria. Subito furono -le lancie in resta; gran combattimento si fece: rimasero sconfitti i -Provenzali, e lo stesso Ugo del Balzo con più di venti ferite perdè -ivi la vita. Nel dì 16 di maggio Manfredi de' Pii prese la nobil -terra di Campi colla morte e prigionia d'alcuni de' Tosabecchi[992], -che se n'erano impadroniti. Poscia Francesco dalla Mirandola, signore -allora di Modena, nel dì 28 di settembre colla milizia de' Modenesi -andò all'assedio di Carpi. Tanto fecero con danari i fuorusciti, che -_Giberto da Correggio_, nell'andare con gran quantità di cavalli verso -il Bresciano, si portò colà e fece levar quell'assedio. Il perchè -Francesco dalla Mirandola, trovandosi attorniato da' nemici, mentre -anche i signori di Sassuolo, ad istanza di _Passerino_ de' Bonacossi, -gli faceano guerra viva, venne alla risoluzione di trattar accordo -con esso Passerino signore di Mantova, e di restituirgli il dominio di -Modena. La concordia fu fatta, e nel dì ultimo di novembre ritornarono -i Bonacossi in possesso di questa città. Furono mandati a' confini i -Guelfi, ma con lasciar godere i beni alle loro famiglie. A tutti faceva -paura in questi tempi l'infaticabil _Cane dalla Scala_: ma spezialmente -ne temevano i Bresciani, perchè li teneva in un continuo allarme per -le molte castella che stavano in mano dei lor fuorusciti ghibellini, -protetti dal medesimo Cane e da Passerino signor di Mantova. Fatto -dunque consiglio generale in Brescia, determinò quel popolo di dar -la signoria della lor città al _re Roberto_, capo e protettor de' -Guelfi, sperando sotto le ali sue di sostenersi meglio in mezzo a -tanti nemici[993]. Non era il re partito per anche da Genova, quando -arrivarono colà i Bresciani coll'offerta suddetta, che fu di buon cuore -accettata nel dì 28 di gennaio, siccome apparisce dalle lettere d'esso -re scritte a' Bresciani, e rapportate dal Malvezzi. Poscia, giunto -Roberto ad Avignone, di colà spedì a Brescia per suo vicario Giovanni -da Acquabianca nel mese di giugno. Risentirono ben tosto i buoni -influssi della loro risoluzione i Bresciani; imperocchè Roberto ordinò -ai Fiorentini, Bolognesi ed altri della lega guelfa di somministrar -loro un abbondante soccorso. - -Fecesi in Bologna[994] una taglia di mille cavalieri; capitano d'essa -Giberto da Correggio, che vi unì altra sua gente e i fuorusciti di -Cremona, e marciò alla volta di Brescia. Quivi col popolo bresciano -fece gran guerra ai lor fuorusciti, e quasi tutte le castella da -loro occupate ritornarono alla divozione della città. Fece di più il -Correggiesco. Alle istanze di Jacobo Cavalcabò, che seco militava coi -fuorusciti guelfi di Cremona, venne coll'esercito e collo stesso regio -vicario per isnidar da Cremona i Ghibellini. Era divenuta oramai quella -smunta città il giuoco della fortuna[995]. Una notte del mese d'ottobre -per tradimento v'entrò Giberto da Correggio colla sua armata, la -qual vi commise crudeltà ed iniquità senza fine; uccise o discacciò i -Ghibellini ed il presidio ivi posto da Cane e da Passerino. Se crediamo -al Corio[996], il Cavalcabò tornò ad esserne signore; ma le Croniche -più vecchie asseriscono che ne restò padrone Giberto, il quale non -vi dovette far le radici, per quanto vedremo. Ma mentre il suddetto -vicario regio era in Cremona (il perchè non si sa), il popolo di -Brescia corse al palagio della sua residenza, e diede il sacco a tutto -quanto il suo arnese. Elessero dipoi per vicario un Simone Tempesta -oltramontano, che fu poscia confermato dal re Roberto, ma non senza -suo sdegno, avendo egli digerita la insolenza di quel feroce popolo -per non potere di meno. Fu mandato in quest'anno da _papa Giovanni_ -per conte della Romagna[997] _Aimerico da Castello Lucio_, gran dottore -di legge. Questi fabbricò poi una fortissima rocca in Bertinoro ed un -buon castello in Cesena. L'ubbidivano i Romagnuoli in pagar le taglie -e il tributo de' Fumanti, ma per sè ritennero le città e terre collo -stesso dominio o governo di prima. Secondo la Cronica di Cesena, una -fiera pestilenza fu in quest'anno in Italia, e specialmente afflisse -la Romagna. Nella marca d'Ancona, non so se per gli demeriti degli -uffiziali pontifizii, oppure per le iniquità dei popoli, seguirono -delle funeste novità[998]. I popoli di Recanati e d'Osimo presero -l'armi contra di _Amelio marchese_ di quella marca, e trucidarono ben -trecento de' suoi parziali, non la perdonando il loro furore neppure -agl'innocenti figliuoli; scacciarono ancora il vescovo ed il clero, -con altre enormità che son da tacere. Chiamarono essi al loro governo -_Federigo conte_ di Montefeltro, gran caporale dei Ghibellini in quelle -contrade[999]. L'esempio di costoro servì ai Ghibellini di Spoleti, -spalleggiati dal medesimo conte Federigo, per prender nel novembre -l'armi contro ai Guelfi concittadini, e per cacciarne ducento in -prigione, e mettere in fuga il resto. Quivi ancora seguirono omicidii, -incendii ed altre scelleraggini, compagne fedeli dei saccheggi. -Per questo eccesso i Perugini, guelfi allora di fazione, che non -erano potuti accorrere a tempo in aiuto degli oppressi, impresero -poi l'assedio di Spoleti. E il papa mandò in Italia _Beltrando dal -Poggetto_ cardinale di San Marcello, il quale dai malevoli veniva -creduto figliuolo del medesimo papa[1000], per provvedere ai disordini -dello Stato ecclesiastico, originati principalmente dal volere stare -i papi a darsi bel tempo in Provenza, abbandonata la sedia loro -data da Dio e i sudditi proprii. Fece in quest'anno[1001] _Matteo -Visconte_ un'azion degna di lode, e fu quella di ricuperare il tesoro -della chiesa di Monza, che già fu impegnato dai Torriani quarantasei -anni prima, consistente in corone d'oro, calici ed altri vasi ornati -di pietre preziose, di valore di ventisei mila fiorini di oro. -Disimpegnato che l'ebbe, portollo in persona a Monza nella vigilia del -santo Natale, e colle sue mani lo pose nell'altare, raccomandandolo -efficacemente a quei canonici. - -NOTE: - -[985] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom, 9 Rer. Ital. Gualv. Flamma, -cap. 357, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[986] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[987] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[988] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 96. - -[989] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[990] Chron. Astense, cap. 99, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontrus, Chron. -Mod., cap. 23, tom. 12 Rer. Italic. - -[991] Gualvaneus Flamma, cap. 358, tom. 11 Rer. Italic. - -[992] Bonifacius Moranus, Chron., tom. 11 Rer. Ital. Johan. de Bazano, -Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[993] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[994] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 99. - -[995] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[996] Corio, Istor. di Milano. - -[997] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[998] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[999] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 102. - -[1000] Petrarca, epist. 7 sine titulo. Giovanni Villani, et alii. - -[1001] Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 2, cap. 25, tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXX. Indizione III. - - GIOVANNI XXII papa 5. - Imperio vacante. - - -Arrivato nell'anno precedente ad Avignone il _re Roberto_ per chiedere -a _papa Giovanni_ aiuto contra de' Lombardi assediatori di Genova, -allora fu che espresse il suo sdegno e desio di vendicarsi; giacchè -a lui pareva un enorme affronto quell'averlo i Lombardi assediato -e ristretto in Genova, perchè doveano quegl'insolenti, dacchè -seppero essere ivi in persona un re, colla testa bassa andarsene -con Dio. Giovanni canonico di San Vittore, scrittor di questi tempi, -confessa[1002], avere Roberto anche egli così assedialo il papa, suo, -per così dire, schiavo, che niuna spedizione si faceva allora nella -curia pontificia. _Dictus autem rex cum papa moram faciens ita eum -suis negotiis occupabat, quod nihil, aut parum expediebatur in Curia, -immo etiam negotia personalia papae totaliter infecta remanebant._ Ma -che si trattava con tanti colloquii in que' gabinetti? Di annientare -il ghibellinismo in Italia, e di aprir la strada al re Roberto di -divenir padrone d'essa Italia, con escludere i due litiganti eletti -re de' Romani in Germania[1003]. A questo fine Roberto si fece creare -o conformare vicario d'Italia, vacante l'imperio, e subordinato a lui -con questo titolo _Filippo di Valois_, del quale fra poco parleremo. -Se riusciva a Roberto di abbassare i Ghibellini, e di ottenere il -dominio o governo delle città tenute da loro, siccome avea fatto di -tante città guelfe, avrebbe poi pensato se conveniva restituir tutto -a chi avesse voluto venir di Germania a cercar la corona di Italia. -Niuno intanto dei due principi litiganti osava di calare in Italia, -perchè Roberto seppe ben instruire papa Giovanni XXII per impedirlo. -Ora la maniera di distruggere il velenoso serpente del ghibellinismo -era quella di schiacciarne il capo, cioè _Matteo Visconte_, padrone -allora di Milano, Pavia, Piacenza, Novara, Alessandria, Tortona, -Como, Lodi, Bergamo e d'altre terre. Vinto questo, andava il resto. -Operò dunque Roberto, che se Matteo non ubbidiva co' suoi figliuoli ai -comandamenti del papa, fosse scomunicato, e posto l'interdetto a tutte -le città da lui possedute; e che anche il papa gli facesse guerra, ed -impiegasse i tesori della Chiesa in questa creduta probabilmente santa -impresa. A buon conto, dieci galee, preparate ed armate dal papa per -mandarle in Terra santa, furono cedute al re per valersene in aiuto -de' Genovesi. Ma perciocchè si sarebbe potuto dire, siccome infatti -si disse[1004], che al pontefice sconveniva il mischiarsi in guerre -per invadere gli Stati altrui, e poco ben sonare il far servire la -religione a fini politici; mentre non appariva che i romani pontefici -avessero diritto alcuno temporale sopra Milano e sopra le altre città -di Lombardia, marca di Verona e Toscana, mentre essi principi tenevano -quelle città dall'imperio e le conservavano per l'imperio[1005]: fu -anche trovato il ripiego di dar colore di religione a questa guerra. -Andò pertanto ordine agli inquisitori di fare un processo di eresia a -Matteo Visconte e a' suoi figliuoli[1006]; e lo stesso dipoi fu fatto -contro _Cane dalla Scala_, _Passerino_ signor di Mantova, i _marchesi -estensi_ signori di Ferrara, ed altri capi de' Ghibellini d'allora: i -quali tutti, benchè protestassero d'essere buoni cattolici e ubbidienti -alla Chiesa nello spirituale, pure si trovarono dichiarati eretici, e -fu predicata contro di loro la croce. In somma abusossi il re Roberto, -per quanto potè, della smoderata sua autorità nella corte pontificia, -facendo far quanti passi a lui piacquero a papa Giovanni, con porgere -ora motivo a noi di deplorare i tempi d'allora. Che i re e principi -della terra facciano guerre, è una pension dura, ma inevitabile, di -questo misero mondo. Inoltre, che il re Roberto tendesse a conquistar -l'Italia, può aver qualche scusa. Altrettanto ancora faceano dal -canto loro i Ghibellini; nè questi certo nelle iniquità la cedevano ai -Guelfi. Ma sempre sarà da desiderare che il sacerdozio, istituito da -Dio per bene dell'anime e per seminar la pace, non entri ad aiutare e -fomentar la ambiziose voglie de' principi terreni, e molto più guardi -dall'ambizione sè stesso. - -Ora il papa e il re Roberto, a fin di compiere la meditata impresa, -sommossero il giovane principe _Filippo di Valois_ della casa di -Francia, figliuolo di quel Carlo, tuttavia vivente, che già vedemmo in -Italia a' tempi di Bonifazio VIII[1007], e il mandarono in Lombardia -con bella armata di baroni ed uomini d'armi. A lui si unì con altra -gente, e coi fuorusciti guelfi di varie città, _Beltrando dal Poggetto_ -cardinale legato. Fecero amendue capo alla città d'Asti, che ubbidiva -al re Roberto, nel giorno cinque di luglio. Già un mese correva che -con viva guerra si disputava fra le due potenti case de' Tizzoni -e degli Avvocati il possesso e dominio della città di Vercelli. I -cavalieri tedeschi di Matteo Visconte erano a quell'assedio in favore -de' Tizzoni ghibellini. Udito questo rumore, Filippo di Valois, senza -voler aspettare i rinforzi d'altri combattenti, che gli doveano venir -di Francia, parte dal papa, parte dal re Roberto, dal re di Francia -e dal principe Carlo suo padre, ed anche da Bologna e Toscana, corse -a Vercelli per desio di liberar gli Avvocati guelfi assediati dai -Ghibellini. Ma non perdè tempo Matteo Visconte[1008] ad inviare a -quella medesima danza _Galeazzo_ e _Marco_ suoi figliuoli con più -di tre mila cavalli (altri dicono cinque mila) e circa trenta mila -pedoni, raccolti da tutte le città sue suddite o amiche di Lombardia. -A questo formidabile sforzo d'armi venne incontro l'esercito franzese -con apparenza di voler battaglia; ma battaglia non seguì. Bensì avvenne -che Filippo di Valois, qual era venuto, se ne tornò con sue genti in -Francia, maledetto e vituperato dagli aderenti suoi rimasti in Italia -colle mani piene solamente di mosche. Molte per questa cagione furono -le dicerie d'allora[1009]. Chi attribuì la di lui ritirata a' danari -ben impiegati dai Visconti, per guadagnar lui, o Bernardo da Mangolio -o Mercolio, suo maresciallo; e chi all'essersi trovato quel principe -come assediato, senza poter avere sussistenza per gli uomini e per -li cavalli; e chi all'avergli Galeazzo Visconte, o in persona o per -mediatori[1010], fatto conoscere lo svantaggio in cui egli si trovava, -per essere l'armata, de' Milanesi e collegati più di due cotanti che -quella della Chiesa; e che esso Galeazzo, per la riverenza professata -da lui a quel principe, al conte di Valois suo padre, da cui era stato -fatto cavaliere, nol volea offendere, come potea. E questo è ben più -probabile, considerato il valore e l'onoratezza di quel principe, -e confessando il Villani, essersi scusato Filippo col pontefice e -col padre d'aver così operato, perchè esso papa e il re Roberto non -l'aveano fornito a tempo della moneta e gente promessa. Quel che è -certo, regalato dai Visconti e, in buona armonia con loro, se ne tornò -Filippo di Valois in Francia, principe, che, siccome vedremo nell'anno -1328, per la mancanza de' figliuoli di Filippo il Bello, succedette in -quel fioritissimo regno. - -Continuò ancora in quest'anno lo ostinato assedio di Genova, e -l'aspra guerra fra i Genovesi sostenuti dal re Roberto, e gli usciti -loro, collegati coi Ghibellini lombardi, sì per terra che per mare. -S'empierebbono molte carte, se si volesse riferir tutte le varie -prodezze ed azioni militari sì dell'una che dell'altra parte. Scrive -Giovanni Villani[1011], aver creduto i savii che, in comparazione -dell'assedio di Troia, non fosse da meno quello di Genova, per -le tante battaglie che ivi succederono. Presero i Genovesi guelfi -dominanti molte galee degli usciti Ghibellini, che s'erano ritirate in -Lerice[1012]. Andarono ad Albenga, e tolsero quella città ai nemici -nel dì 22 di giugno, con darle un orrido saccheggio senza rispetto -alcuno ai sacri templi, e con altre simili iniquità. Al grosso borgo -di Chiavari toccò la medesima sventura più d'una volta, ora dai Guelfi -ed ora dai Ghibellini. In questi tempi collegatosi coi suddetti usciti -ghibellini, e con _Matteo Visconte_, _Federigo re_ di Sicilia[1013], -mandò in loro aiuto quarantadue tra galee e legni grossi da trasporto. -Allora fu così stretta per mare la città di Genova, che, non potendo -ricevere più vettovaglia da quella parte, cominciò quasi a disperare. -Ma il papa e il re Roberto, fatto un armamento di cinquantacinque -galee in Napoli e Provenza, spedirono a tempo quella flotta, alla -cui vista i Siciliani veleggiarono alla volta di Napoli, e diedero il -sacco all'isola d'Ischia. Inseguiti indarno dalla flotta provenzale e -napoletana, di cui era ammiraglio Raimondo da Cardona, che poco o nulla -fece in quest'anno, tornarono dipoi ai danni di Genova. - -Mosse guerra _Castruccio_ signor di Lucca in quest'anno nel mese -d'aprile a' Fiorentini, e tolse loro Cappiano, Monte Falcone e Santa -Maria al Monte. Tornato poscia a Lucca senza vedere movimento dei -Fiorentini, che non si aspettavano questo insulto, con cinquecento -cavalli e dodici mila fanti[1014] cavalcò contra de' Genovesi guelfi -nel mese d'agosto. Entrato nella Riviera di Levante, se gli arrenderono -varie castella; e già si preparava egli a fare di più, quando gli fu -recata la nuova che i Fiorentini con grande sforzo erano entrati nel -territorio di Lucca nelle contrade di Valdinievole, mettendo tutto -a ferro e fuoco. Più che di fretta se ne tornò Castruccio indietro, -e vigorosamente venne a Cappiano in sulla Gusciana a fronte de' -Fiorentini. Quivi stettero le due armate solamente badaluccando sino al -verno, che tutti li fece tornare a casa. Essendo morto in quest'anno -nel dì primo di maggio _Gherardo della Gherardesca_, chiamato Gaddo, -conte di Donoratico e signore di Pisa, dal popolo pisano in luogo suo -fu eletto signore il _conte Rinieri_ suo zio paterno, appellato Neri, -il quale amò e favorì forte i Ghibellini e chi era stato parziale di -Uguccione; e, per meglio sostenersi, fece lega con Castruccio signore -di Lucca, dandogli occultamente favore contro de' Fiorentini. S'ebbe -tanto a male _Cane dalla Scala_ signor di Verona che _Federigo duca_ -d'Austria avesse preso il dominio di Padova, che, come se punto non -curasse di lui, continuò la guerra con quella città[1015]. Tentò -furtivamente di entrarvi nel dì 3 di giugno, e ne fu rispinto. Diede -il guasto al raccolto dei Padovani, e talmente li ristrinse, che niuno -ardiva d'uscire fuor delle porte. Male stava quel popolo; tutte le -sue castella, fuorchè Bassano e Pendisio, erano in poter di Cane, -che neppure lasciava venir l'acque alla città per macinare, ed avea -fabbricata una forte bastia al ponte del Bassanello. Perciò i Padovani -con lettere e messi tempestavano il _conte Arrigo_ di Gorizia, vicario -del duca d'Austria, che portasse loro soccorso, altrimenti erano -spediti. Giunse infatti esso conte con ottocento elmi, cioè cavalieri, -la notte del dì 25 d'agosto, ed entrò, senza essere sentito dall'oste -nemica, in Padova. Nel dì seguente uscirono i Padovani e Tedeschi per -visitar la fossa tirata da Cane intorno alla città. Cane anch'egli -usci della bastia con pochi per osservar quella novità, cioè come i -Padovani fossero divenuti sì arditi. Venne una freccia a ferirlo in -una coscia. Tornossene dunque indietro e mise in armi la sua gente. Ma -essendosi inoltrata la cavalleria tedesca, l'esercito di Cane prese -tosto la fuga, lasciando indietro armi e bagaglio, e abbandonando la -lor forte bastia. Cane stesso, inseguito da' Tedeschi, spronò forte -alla volta di Monselice. Per buona fortuna trovò un contadino, il quale -con una cavalla andando al mulino, e veggendo Cane col suo cavallo sì -stanco, gli esibì la sua giumenta. Con questa egli giunse a Monselice; -e di là poi per Este si ridusse a Verona. Questa fu la prima volta che -Cane, imparò a conoscere cosa è la paura. Andarono poscia i Tedeschi -e Padovani, ma lentamente, a Monselice, e l'assediarono, battendo -quella terra coi mangani; e intanto i bravi Tedeschi davano il guasto -alla campagna, come quel non fosse paese dei Padovani amici. In questo -tempo spedì Cane il _marchese Malaspina_ ed _Aldrighetto conte_ di -Castelbarco al conte di Gorizia, che era passato ad Este. Quel che -trattassero, non si sa. Solamente è noto che il conte, lasciato -l'esercito, se ne tornò a Padova: il che inteso da' Padovani, che -erano sotto Monselice, come se avessero veduto coi lor occhi dati da -Cane al conte di Gorizia dei sacchetti d'oro, tutti in collera e furia -se ne tornarono anch'essi a Padova, lasciando indietro le macchine da -guerra, nel dì 24 di settembre. Cominciossi da lì innanzi a trattar -di pace, e fu data di nuovo alle fiamme in queste turbolenze la bella -terra d'Este. Erasi trattato aggiustamento fra i _marchesi Estensi_ -signori di Ferrara e _papa Giovanni XXII_. Volevano essi riconoscere -Ferrara dalla Chiesa romana; esibivano censo e di sposare gl'interessi -del papa nelle congiunture presenti[1016]. Ma il papa persisteva in -voler libero quel dominio, e che gli Estensi sloggiassero. Questa -dura pretensione mandò a monte ogni trattato; la città fu sottoposta -all'interdetto[1017], scomunicati i marchesi _Rinaldo_ ed _Obizzo_, e -contra di loro si diede principio ad un processo d'inquisizione, per -cui que' principi, benchè zelanti cattolici, e per antica inclinazione -Guelfi, si videro con lor maraviglia cangiati in eretici e nemici del -papa. L'assedio di Spoleti, fatto da' Perugini[1018], durava ancora -nell'anno presente; ma cessò, perchè _Federigo conte_ di Montefeltro -fece ribellare ad essi Perugini la città d'Assisi, ad assediar la -quale, lasciato Spoleti, volarono gli adirati Perugini. Restati liberi -gli Spoletini, commisero poco appresso una troppo nera scelleraggine, -col correre a far vendetta dei danni ricevuti da quei di Perugia contra -ducento buoni lor concittadini di parte guelfa, che erano carcerati, -con attaccar fuoco alla prigione, dove tutti perirono. Circa questi -tempi, se pur non fu prima, la città d'Urbino passò sotto il dominio -del suddetto Federigo conte di Montefeltro[1019]. Recanati, Osimo -e Fano si ribellarono al papa[1020]. Nel mese d'agosto i Guelfi di -Rieti, coll'aiuto delle genti del re Roberto, presero l'armi contra -de' Ghibellini, e ne uccisero più di mille. Ma da lì a quattro mesi -i Ghibellini usciti, assistiti dalle forze di Sciarra dalla Colonna, -mentre i Guelfi erano all'assedio di un castello, rientrarono in -quella città, da cui rimasero esclusi i loro avversarii. Ripetiamolo -pure: maledette fazioni, quanti mali recarono mai alle lor patrie e -all'Italia tutta, la quale oggidì, trovandosi così quieta e guarita da -quelle pazzie, dovrebbe ben rallegrarsi e restarne tenuta a Dio. - -NOTE: - -[1002] Johannes Canonicus S. Victoris, in Vita Johannis XXII. - -[1003] Raynald., in Annal. Eccles, ad hunc ann., num. 9. Annal. -Mediolan., cap. 92, tom. 16 Rer. Italic. - -[1004] Annal. Mediolan., cap. 91, tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di -Milano, all'an. 1318. - -[1005] Raynaldus in Annal. Eccles., num. 10. - -[1006] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 2, cap. 26, tom. 12 Rer. -Ital. - -[1007] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 107. Gualvaneus Flamma, cap. 359, -tom. 11 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 101, tom. eod. - -[1008] Bonincontrus Morigia, lib. 2, cap. 26, tom. 12 Rer. Ital. - -[1009] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, -cap. 107. Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1010] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1011] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 115. - -[1012] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1013] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 15, tom. 10 Rer. Ital. - -[1014] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 107. - -[1015] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. -Ital. - -[1016] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1017] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1018] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 102. - -[1019] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1020] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 122. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXI. Indizione IV. - - GIOVANNI XXII papa 6. - Imperio vacante. - - -Dacchè _Filippo conte di Valois_ si fu ritornato in Francia co' suoi -guerrieri, _Matteo Visconte_ continuò l'assedio a quella parte di -Vercelli che era occupata dalla famiglia degli Avvocati[1021], con -istar ivi la sua gente dalla metà di settembre fino alla metà d'aprile -dell'anno presente. Giacchè gli assediati non poteano più tenersi per -la mancanza dei viveri, gli Astigiani allestirono una gran quantità di -carra di vettovaglie per inviarle all'affamata città. Più di trecento -cavalieri catalani, uniti con assaissimi fuorusciti guelfi lombardi, -andarono per iscorta a questo convoglio; ma, venute all'incontro d'essi -le soldatesche del Visconte, gli sbaragliarono colla morte e prigionia -di più di ducento, e colla presa di tutto il convoglio. Veggendosi -allora privi d'ogni speranza gli Avvocati, capitolarono, come poterono, -la resa in numero di mille e cinquecento persone. Simone degli Avvocati -da Colobiano, nei tempi addietro signor di Vercelli e gran nimico -di Matteo Visconte, con dodici de' principali della sua fazione fu -condotto alle carceri di Milano; le sue case e fortezze spianate dagli -emuli Tizzoni. UBERTO, VESCOVO di quella città e fratello del suddetto -Simone, sotto buona guardia fu ritenuto in Vercelli, ma seppe trovar -la via di deludere le guardie, e di salvarsi. Così tutto Vercelli -rimase in potere del Visconte. Avea già inviato il legato apostolico -_Beltrando dal Poggetto_[1022] alcuni suoi ufficiali a Matteo Visconte, -domandando ch'egli rinunziasse il dominio di Milano, che i cittadini -riconoscessero per loro signore _Roberto re_ di Napoli, e che fossero -messi in libertà i Torriani ed altri carcerati, a' quali fosse lecito -di rientrare in Milano e di godere i lor beni; perchè in tal maniera -tutti vivrebbono in pace sotto il dominio dei re suddetto. Per varie -ragioni risposero i Milanesi e il Visconte di non volerne far altro. -Rimandò il legato un suo cappellano per trattare. Matteo il fece -prendere e metterlo in prigione. Però v'ha chi crede che solamente -nell'anno presente egli co' figliuoli e fautori fosse scomunicato, -dichiarato eretico e negromante, e sottoposta all'interdetto la città -di Milano con tutte le altre dipendenti dai Visconti. Certo è che -tutte le suddette censure nell'anno seguente furono scagliate contra di -lui. Non cessava la ostinata guerra fra i Genovesi e i lor fuorusciti -uniti coi Lombardi[1023], e tuttavia si faceano di grandi battaglie -sotto quella città. In mare ancora gli uni agli altri andavano -prendendo le navi e guastando quelle riviere. In aiuto de' Genovesi -mandò il re Roberto più di venti galee provenzali e dieci altre de' -Calabresi, le quali, unite con quattordici di Genova, veleggiarono -tutte ai danni di Savona posseduta da' Ghibellini. Discesero in terra -ad Andoria, ed eccoti lo esercito copioso de' Ghibellini che venne -ad attaccar battaglia. V'era alla testa _Manuello Spinola vescovo_ -d'Albenga, che, dimentico del suo carattere, in vece del pastorale, -volle tutto armato maneggiar la spada. Ne fu gastigato da Dio, perchè -sulle prime, cadutogli il cavallo, e restatovi egli sotto, venne -ucciso. Il fine di quel conflitto favorevole fu ai Ghibellini. Di -altre zuffe accadute in quelle contrade io non fo menzione, per non -dilungarmi di troppo. Giacchè l'armi spirituali si trovarono di poco -nerbo per ismuovere Matteo Visconte, i suoi figliuoli e i Milanesi, e -per renderli sottomessi alle politiche pretensioni di _papa Giovanni -XXII_ e del _re Roberto_, si pensò a provare se avessero più efficacia -l'armi temporali. Però esso pontefice ed il re suddetto[1024] nella -primavera di quest'anno inviarono in Lombardia, con titolo di vicario -d'esso re Roberto, _Raimondo da Cardona_ Aragonese, ossia Catalano, -uomo di gran vaglia e credito nel mestier della guerra. Un grosso -corpo di cavalleria venne con lui, ed arrivò nel dì 11 di maggio ad -Asti. Due giorni dopo _Marco Visconte_ entrò di concordia nella villa -di Quargnento, e diede il guasto ad altre ville dell'Astigiano. Il -Cardona anch'egli prese e bruciò quelle di Moncastello, Quargnento -ed Occimiano. Mise ancora per cinque giorni a sacco i contorni -d'Alessandria, e poi marciò alla volta di Tortona, credendosi di -mettervi il piede; ma a fronte suo comparve Marco Visconte con più -copioso esercito, che fermò i di lui passi, senza nondimeno azzardarsi -a combattimento alcuno. Ognuno si ritirò, e il Cardona guadagnò il -borgo, ma non il castello di Bassignana e di Pezzeto. - -Venne in quest'anno, nel dì 25 di novembre a Modena _Passerino de' -Bonacossi_ signor di Mantova[1025], e mise qui per capitani Francesco -suo figliuolo, e Guido e Pinamonte figliuoli di Butirone suo fratello, -e tornossene a Mantova. Stavasene quieto in essa città di Modena -Francesco dalla Mirandola, già signore della medesima città, con -Prendiparte e Tommasino suoi figliuoli, senza aver per anche imparato -quanto poco s'abbia a fidar de' tiranni. Scoppiò finalmente contra -d'essi l'odio de' Bonacossi. Francesco figliuolo di Passerino li fece -prendere, e carichi di catene li mandò al Castellaro, fortezza del -Modenese, dove, chiusi nel fondo di una torre, li fece morir di fame: -crudeltà che fa e farà sempre orrore a chiunque legge i fatti barbarici -di quei tempi sciagurati. Nello stesso tempo si portò Francesco -all'assedio della Mirandola, e tanto la strinse e battagliò, che i -difensori nell'ultimo di dicembre con buoni patti ne capitolarono -la resa. Ma il Bonacossa, calpestando poi quei patti, mise a sacco -quella terra, e tutta la distrusse. Guidinello da Montecuccolo in -questi tempi fece ribellare ai Bonacossi la rocca di Medolla ed altre -castella della montagna; ed essendosi fatta una spedizione di gran -gente contra di lui, capitani d'essa Sassuolo signor di Sassuolo, -e Manfredino da Gorzano, Guidinello coi conti di Gomola diede loro -una rotta, in cui restò prigioniere lo stesso Manfredino. Avea il -legato apostolico _Bertrando_ fatto venire da Aquileia il patriarca -_Pagano dalla Torre_[1026] con quanta forza potesse, giacchè il -mestier dell'armi, cotanto da' sacri canoni abborrito nelle persone di -Chiesa, non dovea credersi in quei corrotti secoli cosa spiacente a -Dio. Venne Pagano a Crema, e cominciò a molestar le vicine contrade, -e massimamente Lodi. _Galeazzo Visconte_ signor di Piacenza passò a -Crema coll'esercito suo, diede il guasto ai contorni, assediò anche per -lo spazio d'un mese quella terra; ma, nulla profittando, se ne tornò -a Piacenza, e nel viaggio s'impadronì di Soresina. Venuta la state, -si portò all'assedio di Cremona, nel qual tempo i suoi riportarono -due vittorie, l'una contra de' Cremaschi, e l'altra contra del conte -di Sartirana. _Jacopo Cavalcabò_, trovandosi così stretto in Cremona, -andossene per cercar aiuto a Bologna e Firenze. Con secento uomini -d'armi se ne tornò; e non potendo passare il Po[1027], si ridusse alla -terra di Bardi sul Piacentino, e, v'entrò, ma non già nella rocca. -Nell'ultimo dì di novembre eccoti Galeazzo Visconte; si viene al -combattimento; resta disfatto con molta strage dei suoi il Cavalcabò, e -vi lascia anche la vita. Leone degli Arcelli, gran nimico di Galeazzo, -fu allora condotto prigione nelle carceri di Piacenza. Ciò fatto se ne -ritornò Galeazzo a maggiormente angustiare l'afflitta città di Cremona, -sperandone ora più facile la conquista, dacchè era rimasta senza -signore. Nel dì 25 di luglio di morte naturale passò al paese dei più -_Giberto da Correggio_[1028], già signore di Parma, ed allora bandito -di Parma, nel suo castello di Castelnuovo. Da quanto abbiam detto si -può argomentare ch'egli non ebbe il dominio di Cremona, o se l'ebbe, -dovette abbandonarlo, e ridursi alle sue castella. Ai suoi figliuoli -dipoi fu permesso di rientrare ed abitare in Parma. - -Nel mese di luglio di quest'anno in Bologna s'alzò una fiera -sedizione[1029] contra di Romeo de' Pepoli. Per testimonianza del -Villani[1030], egli era riputato il più ricco cittadino privato -d'Italia, facendosi conto che avesse centoventimila fiorini d'oro -più di rendita ogni anno. La fama probabilmente ingrandì di troppo -il di lui avere. Quel che è certo, queste sue immense ricchezze, e -l'esser egli come signore di quella terra, gli fecero guerra, siccome -persona di troppo esposta all'invidia de' suoi concittadini. Però -nel dì 17 del suddetto, mese i Beccadelli ed altri nobili mossero il -popolo a rumore contra di lui. Si rifugiò egli occultamente in casa -di Alberto de' Sabbatini, tuttochè contrario alla sua parte; e questi -per tre mesi onoratamente il tenne nascoso, tanto che trafugato se ne -scappò a Ferrara a trovare i marchesi d'Este suoi parenti. Per la sua -partita molto si turbò in Bologna la parte guelfa. Collegaronsi in -questo anno i Fiorentini col _marchese Spinetta_ Malaspina, ancorchè -ghibellino[1031]; ed egli dall'un canto ripigliò molte delle terre -toltegli in Lunigiana da Castruccio, e i Fiorentini dall'altro posero -l'assedio a Monte Vettolino. Castruccio, rinforzato da molta gente -venuta in suo aiuto dalla Lombardia, andò contro l'oste de' Fiorentini, -e li fece ritirar ben presto. Per quindici dì ancora senza alcun -contrasto diede il sacco a molte ville d'essi Fiorentini, con lor -grande vergogna. Ricavalcò poi in Lunigiana, dove riacquistò tutte -le terre rioccupate dal marchese Spinetta, e prese anche Pontremoli, -con obbligare il marchese a tornar di nuovo come in camicia a Verona -ai servigi di _Cane dalla Scala_. Perchè _Federigo re_ di Sicilia si -teneva per ingannato da _papa Giovanni XXII_ e da _Roberto re_ di -Napoli, che, con dargli belle parole di pace, gli aveano cavato di -mano Reggio di Calabria ed altre terre, senza più voler intendere -parola di pace; neppur egli volle stare alla tregua di tre anni -già fissata dal papa. Sfidò dunque il re Roberto. Papa Giovanni per -questo lo scomunicò[1032]. Fece anche Federigo (non so se prima o -dappoi) coronare re di Sicilia _don Pietro_ suo figliuolo, senza voler -attendere i capitoli della pace degli anni addietro, per cui dopo sua -morte avea da restituirsi al re Roberto il regno di Sicilia. Da lì a -due anni diede a questo suo figliuolo per moglie _Isabella_ figliuola -del duca di Carintia. Nel gennaio di questo anno[1033] Cane dalla Scala -conchiuse pace coi Padovani, e con suo vantaggio; perchè, a riserva -di Cittadella, ritenne quanto egli avea occupato nel loro territorio. -Restituì Asolo e Monte di Belluna sul Trivisano al conte di Gorizia; e -le altre pendenze furono compromesse in _Federigo d'Austria_ eletto re -de' Romani. _Guecelo da Camino_, essendo morto il vescovo di Feltro, -occupò quella città, ma non il castello, che si difese. Noi vedemmo -all'anno 1316 ch'egli s'era impadronito di quella città, ma dovette -poi perderla. Gli avvenne anche ora lo stesso perchè da lì a tre dì -arrivato Cane dalla Scala, con iscacciarne esso Guecelo, ne divenne -padrone. Morì in quest'anno nel dì 13 di settembre, oppur nel mese di -luglio, _Dante Alighieri_ Fiorentino, celebratissimo poeta, nella città -di Ravenna[1034], in età d'anni cinquantasei. Bandito dalla patria, -si ricoverò in quella città, sommamente caro a _Guido Novello_ da -Polenta signor di Ravenna. Nel suo poema, ossia nella Commedia sua, -dà continuamente a conoscere il suo ghibellinismo, ma specialmente -lo scoprì in un libro intitolato _Monarchia_, dove, per quanto seppe, -dimostrò non essere gli imperadori dipendenti nel temporale dal papa, -non che suoi vassalli. Questo libro, pubblicato da Simone Scardio -eretico nell'anno 1556, fu poi proibito in Roma. - -NOTE: - -[1021] Chron. Astense, cap. 102, tom. 11 Rer. Ital. - -[1022] Annal. Mediol., cap. 92 et seq., tom. 16 Rer. Ital. - -[1023] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1024] Chron. Astense, cap. 104, tom. 11 Rer. Ital. - -[1025] Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Bonifacius Moranus, -Chron., tom. 11 Rer. Ital. - -[1026] Corio, Istoria di Milano. - -[1027] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1028] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. - -[1029] Chron. Bononiense, tom. 18 Rerum Italic. Chron. Estense, tom. 15 -Rer. Ital. - -[1030] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 129. - -[1031] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 128. - -[1032] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 16, tom. 10 Rer. Ital. - -[1033] Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXII. Indizione V. - - GIOVANNI XXII papa 7. - Imperio vacante. - - -Benchè sul principio di quest'anno un bell'aspetto prendesse la fortuna -dei Visconti, pure, andando innanzi, cominciò forte a vacillare, -e parve vicino alla rovina. Avendo _Galeazzo Visconte_ continuato -l'assedio alla città di Cremona[1035], nel dì 17 di gennaio dell'anno -presente n'entrò in possesso; e, fattosi eleggere signore di quella -città, v'introdusse tutti i fuorusciti, eccettochè i Cavalcabò: dopo di -che se ne tornò a Piacenza, dove si dichiarò nemico suo Verzusio Lando, -per aver egli, secondochè allora fu detto, mostrate voglie impure verso -Bianchina, bellissima ed insieme onesta moglie d'esso Verzusio[1036]. -Galeazzo tolse al Lando il castello di Rivalta; ma costogli ben caro -l'aver perduta l'amicizia di questo nobile, siccome fra poco vedremo. -Nel febbraio il legato pontificio, cioè il _cardinale Beltrando_ dal -Poggetto, nel luogo di Burgolio dell'Alessandrino, con gran solennità -fulminò tutte le maledizioni di Dio, e pubblicò e confermò tutte le -scomuniche e gl'interdetti contro la persona di _Matteo Visconte_, -de' suoi figliuoli e fautori, e delle di lui città, col confisco -de' beni, schiavitù delle persone, come se si trattasse di Saraceni. -Furono ancora aperti tutti i tesori delle indulgenze e del perdono -de' peccati a chi prendeva la croce e l'armi contra di questi pretesi -eretici. Nello stesso mese in Genova[1037] con grande allegria di quel -popolo si fece la pubblicazione di quelle scomuniche e della medesima -crociata. Dopo aver fatto _Raimondo da Cardona_, generale del papa e -del _re Roberto_, molti danni all'Alessandrino[1038] e Tortonese, andò -colle macchine militari per espugnare il castello di Bassignana. Nel -dì 6 di luglio _Marco Visconte_ con due mila cavalli e dieci mila fanti -andò a trovarlo[1039]. Tuttochè Raimondo fosse inferior di gente, pure -temerariamente andò ad assalirlo, e gran sangue si sparse. Ma egli -ne rimase sconfitto, e più di cinquecento cavalieri e circa ducento -balestrieri e pedoni de' suoi furono menati prigioni. Poco nondimeno -servì ai Visconti questo vantaggio, perchè di tanto in tanto venivano -spediti nuovi rinforzi al Cardona da papa Giovanni e dal re Roberto, -ed erano in aria altri nuvoli. E qui convien prima accennare un altro -spediente preso da esso papa e re, per mettere a terra i Ghibellini. -Fecero essi maneggio, acciocchè _Federigo d'Austria_ eletto re de' -Romani venisse colle sue forze in Italia alla distruzion de' Visconti, -dandogli a credere di voler decidere la lite dell'imperio in suo -favore, e mettere a lui in capo la corona[1040]. Non si attentò già -Federigo di venire in persona per timore del Bavaro, ma bensì, dopo -aver ricevuto dal papa un aiuto di cento mila fiorini d'oro, fece -calare in Italia _Arrigo_ suo fratello, il quale con due mila cavalli -arrivò a Brescia[1041], accolto con sommo onore da quel popolo. Quivi -era ancora _Pagano dalla Torre patriarca_ d'Aquileia, che, pubblicata -contra de' Visconti e degli altri Ghibellini, chiamati ribelli della -Chiesa, la terribil bolla delle scomuniche, predicò la crociata, -e mise in armi quattro o cinque mila persone pronte a' suoi cenni. -L'arrivo di Arrigo d'Austria sbalordì i principi de' Ghibellini, che -non si sentivano voglia di cedere a' suoi comandamenti, e resistendo -parea loro d'alzar bandiera contro all'imperio, per essere il di -lui fratello eletto re de' Romani. Fatto un parlamento, spedirono -a lui ambasciatori, rappresentandogli che solenne pazzia sarebbe -quella di procedere contra dei Ghibellini, unici fedeli dell'imperio -in Italia; essere quella una trama del re Roberto per annientare la -fazion ghibellina ed innalzar la guelfa: il che se gli veniva fatto, -restava egli padron dell'Italia, e metteva un buon catenaccio alle -porte di essa, di modo che nè il re Federigo, nè altro principe di -Germania avrebbe più potuto goderne la signoria. Trovò Arrigo co' -suoi consiglieri fondate queste ragioni; e comunicatele al fratello, -gli fece mutar parere; laonde, allorchè era in viaggio per andare a -rimettere in Bergamo i fuorusciti guelfi, che gli aveano promesso venti -mila fiorini, non volle passar oltre, schiettamente dicendo: _Son io -venuto qua per abbattere i fedeli dell'imperio? Signor no. Piuttosto -ad innalzarli_. E fattagli istanza da' Bresciani, perchè li liberasse -dalla molestia de' fuorusciti, disse di farlo, purchè gli dessero le -porte della città in guardia e due mila fiorini. Il danaro, ma non le -porte, vollero dargli i Bresciani, ed egli sdegnato passò con sue genti -a Verona, dove magnificamente ricevuto da Cane Scaligero, gli furono -contati a nome della lega ghibellina sessanta mila fiorini, coi quali -se ne ritornò assai contento in Germania. - -Ancorchè passasse questo minaccioso turbine, pure avea esso dianzi -recato gran pregiudizio agli affari di _Matteo Visconte_. Imperciocchè -molti nobili milanesi fin dal mese di febbraio si diedero a macchinare -la di lui depressione; parte per vedere che si preparavano in Italia, -in Francia e fino in Germania tante armi contra di lui e della loro -città; parte per terror delle scomuniche; e parte perchè segretamente -guadagnati dal disinvolto legato del papa, che prometteva i secoli -d'oro ai Milanesi, e particolari ricompense a certe persone, se si -davano al papa e al re Roberto. Secondo alcuni scrittori[1042], pare -che lo stesso Matteo si mostrasse inclinato a cedere; ma, secondo -altri[1043], fra il suo cuore e le sue parole passava poca armonia, -ed egli si trovò in grandi affanni allo scorgere che titubavano nella -fede i primati milanesi. Ne scrisse ai collegati ghibellini; fece -venir di Piacenza Galeazzo suo primogenito, in cui mano rassegnò il -governo; e poi si diede alla visita de' sacri templi, con professar -dappertutto la fede cattolica. Probabilmente questi fieri sconcerti -d'animo, aggiunti all'età d'anni settantadue, quei furono che il fecero -cader malato nel monistero di Crescenzago, dove finì di vivere circa -il dì 27 di giugno dell'anno presente. Dagli scrittori milanesi egli -vien chiamato _Matteo il Magno_ per cagion del suo gran senno che -il condusse a sì alto grado di principato; ma non si sa che alcuno -il piagnesse morto, perchè vivo avea forte aggravati i popoli, nè -era esente da vizii. Lasciò dopo di sè cinque figliuoli, _Galeazzo, -Marco, Luchino, Stefano_, tutti e quattro ammogliati, e _Giovanni_ -cherico, già eletto arcivescovo di Milano, ma rifiutato dal papa. -Tennero questi celata la morte del padre per lo spazio di quattordici -dì; e fecero seppellire il di lui corpo in luogo ignoto per cagion -delle scomuniche e dell'interdetto: dopo il qual tempo _Galeazzo_ ebbe -maniera di farsi proclamare signor di Milano. Ma non gli mancarono de' -nemici in casa. Fra gli altri si contò Francesco da Garbagnate, quel -medesimo che avea sotto Arrigo VII aiutato con tanta attenzione Matteo -Visconte a salire, e che poi riempiuto di benefizii e di roba da lui, -era divenuto uno de' più benestanti ed autorevoli di Milano. Del pari -Lodrisio Visconte figliuolo d'un fratello d'esso Matteo, per tacere -degli altri, palesò il suo mal talento contra di Galeazzo. Accadde in -questi tempi la vittoria, che già abbiam detto, riportata da _Marco -Visconte_ in Bassignana, il cui borgo venne ancora alle sue mani; -ma ciò non trattenne punto il pendio della fortuna avversa ad esso -Galeazzo. Aveva egli lasciata in Piacenza Beatrice Estense sua moglie -col giovinetto _Azzo_ suo figliuolo alla custodia della città[1044]. -Intanto Verzusio Lando, che era presso il legato pontificio, manipulò -una congiura con alcuni cittadini di Piacenza; ed ottenuto da esso -legato un buon corpo di cavalleria, nella notte precedente al dì 9 di -ottobre arrivò a quella città. Per un'apertura fatta dai traditori -(fra' quali Buonincontro[1045] mette anche Manfredi Lando, benchè -la Cronica di Piacenza[1046] dica il contrario) entrò Verzusio nella -città. Ebbe il giovane Azzo Visconte la sorte di potersi salvare per -senno della marchesa Beatrice sua madre e donna virile, la quale, -gittando dalle finestre gran copia di moneta, fermò i soldati papalini, -e fece attaccar lite fra loro, e in questo mentre diede tempo al -figliuolo di scappare a Fiorenzuola con dodici cavalli. Patì ella -dipoi delle gravi molestie; pure fu onorevolmente accompagnata fuori di -Piacenza. Nel dì 27 di novembre fece la sua entrata in quella città il -legato pontificio, e i Piacentini si diedero al papa, eleggendolo per -loro signor temporale, secondo la Cronica di Piacenza, _toto tempore -vitae suae_. Intorno a questo punto, cioè del dominio allora acquistato -da papa Giovanni nella città di Piacenza, s'è disputato negli anni -addietro fra gli avvocati della Chiesa romana e quei dell'imperadore, -pretendendo i primi che il popolo di Piacenza, dopo alcuni anni, con -pubblico atto riconoscessero che Piacenza col suo distretto _immediate -subjecta sit et fuerit ab antiquo sanctae romanae Ecclesiae_; e -pretendendo gli altri, con addurre pubblico documento, che quella sia -un'impostura, e che la signoria di Piacenza, data a quel pontefice, -fosse chiaramente ristretta al tempo della vacanza dell'imperio, come -fu fatto circa questi tempi da Parma, Modena ed altri simili città non -mai suggette in addietro al temporal dominio de' romani pontefici. - -Anche i Rossi co' figliuoli di Giberto da Correggio[1047] nel dì 19 -del mese di settembre occuparono la città di Parma, e ne scacciarono -Giamquillico di San-Vitale con tutti i suoi aderenti ghibellini. -Scrivono altri[1048] che fecero prigione il San-Vitale, e il misero -in una gabbia di ferro. Abbiamo negli Annali Ecclesiastici[1049] -l'atto in cui quel popolo si mise anch'esso sotto il dominio del papa, -ma _vacante imperio, sicut nunc vacare dignoscitur._ Certamente può -quest'atto far dubitare d'interpolazione nel troppo diverso spettante -a Piacenza. I Reggiani anch'essi dimandarono ed ebbero dal legato -pontificio un vicario del papa al loro governo. Ma eccoti un'altra -peripezia. Andarono tanto innanzi le mine interne ed esterne in -Milano, che quei primati, avendo guadagnato il presidio tedesco di -quella città[1050], nel dì 8 di novembre mossero a rumore la terra -contro a _Galeazzo Visconte_, il quale, dopo aver sostenuto con gran -vigore più battaglie, finalmente fu costretto a prendere la fuga. Si -ritirò egli a Lodi, dove amorevolmente venne accollo dai Vestarini, -caporali della fazion ghibellina di quella città. Qualche accordo, -ma non so ben dir quale, pare che succedesse, o almen si trattasse, -fra il legato del papa e i reggenti allora di Milano, che tuttavia -si tenevano a parte ghibellina, e fecero lor capitano un tal Giovanni -dalla Torre Borgognone. Ma che? Nella Martesana cominciarono i Guelfi -a muovere delle sedizioni, e s'impadronirono della città di Monza -coll'espulsion de' Ghibellini. Corsero allora a Monza assaissimi -ribaldi di Bergamo e di Crema; ma vi accorsero ancora Lodrisio Visconte -e Francesco da Garbagnate coll'esercito milanese, per gastigar questa -ribellione, benchè fatta da pochi malviventi, e per forza v'entrarono. -Quivi le crudeltà e la lussuria si sfogarono per tre dì, e andò -ogni cosa a sacco, senza distinguere Guelfi da Ghibellini. Poco andò -che, trovandosi in confusione il governo di Milano, nè mantenendosi -dal legato ai Milanesi, nè da' Milanesi alla guarnigion tedesca le -promesse, i Tedeschi, pentiti di aver cacciato _Galeazzo Visconte_, -che li teneva dianzi nella bambagia, spedirono a Lodi ad invitarlo. -Fece egli segretamente trattar con Lodrisio Visconte, e si convenne -con lui[1051]; laonde nel dì 9 di dicembre rientrò, e fu confermato -capitano e signore della città. Se n'andò a spasso il Borgognone, -e per paura di Galeazzo, Francesco da Garbagnate, Simon Crivello ed -altri nobili, già congiurati contra di lui, si ridussero a Piacenza, -dove si diedero a muovere cielo e terra contra de' Visconti. Nel dì -3 di settembre di quest'anno _Cane dalla Scala_ e _Passerino_ signor -di Mantova e Modena[1052], con grosso esercito, a cui intervennero -anche i Modenesi, andarono sotto Reggio in favore de' Sessi e degli -altri fuorusciti ghibellini. Cinque bei borghi avea quella città; -tutti furono dati alle fiamme, parte da' cittadini e parte dagli -assedianti. La nuova della mutazion seguita in Parma li fece tornare -in fretta alle lor case. Nel dì 9 di maggio[1053] Romeo de' Pepoli -con Testa de' Gozzadini e cogli altri usciti di Bologna, rinforzato da -assaissimi Ferraresi e Romagnuoli, avendo intelligenza con alcuni de' -suoi parziali in Bologna, andò colà una notte, sperando di rientrare -nella città. E già aveano rotti i catenacci e le serrature d'una porta; -ma andò loro fallito il colpo, perchè dal popolo mosso all'armi fu -impedito loro l'ingresso. Furono perciò mandati a' confini i Gozzadini -e molti altri nobili di quella città; alcuni ancora finirono la vita -col capestro, e la città restò tutta sossopra. Morì poscia Romeo de' -Pepoli nel dì primo di ottobre in Avignone, dove si era portato per -ottenere il favor del papa. - -Tenevano la signoria di Ravenna in questi tempi _Guido_ e _Rinaldo_ -fratelli da Polenta[1054]. Dimorava il primo in Bologna, capitano di -quel popolo; l'altro se ne stava in Ravenna, arcidiacono di quella -chiesa, e d'essa già eletto arcivescovo dopo la morte accaduta in -quest'anno di un altro _Rinaldo arcivescovo_ di santa vita. _Ostasio -da Polenta_ signore di Cervia, in cui la smoderata voglia di dominare -avea estinto ogni riflesso di parentela e sentimento d'umanità, -ito a Ravenna come amico, barbaramente tolse di vita esso Rinaldo -arcivescovo eletto, ed occupò il dominio di quella città. Dopo un -lunghissimo assedio i Perugini[1055] riacquistarono nel dì 2 d'aprile -la città d'Assisi, ma con loro infamia, perchè contro i patti corsero -la terra, ed uccisero a furore più di cento di que' cittadini, e -smantellarono dipoi tutte le mura e fortezze di quella città, con altri -aggravii. Pareva in questi tempi _Federigo conte_ di Montefeltro in un -bell'ascendente di fortuna, perchè padrone d'Urbino e d'altre città -ghibelline, che il riguardavano come lor capo in quelle contrade, -bench'egli fosse scomunicato dal papa, e dichiarato, secondo l'uso -d'allora, eretico ed idolatra. Per gl'impegni della guerra aveva egli -caricato di taglie ed imposte gli Urbinati. Quel popolo in furia nel -dì 22 d'aprile (il Villani dice 26) si mosse contra di lui. Rifugiossi -egli nella sua fortezza della Torre. Ma ritrovandosi ivi sprovveduto -di gente e di viveri, col capestro al collo chiedendo misericordia, si -diede nelle mani dell'inferocito popolo. La misericordia che usarono a -lui e ad un suo figliuolo, fu di metterli in pezzi, e di seppellirli -come scomunicati a guisa di cavalli morti. Nel dì primo di gennaio -dell'anno presente i Fiorentini[1056] si liberarono dalla signoria -del _re Roberto_. V'ha chi scrive, averla spontaneamente rinunziata -esso re. Si può crede un'immaginazione. Le città allora avvezze alla -libertà trovavano pesanti i padroni, ancorchè buoni; nè Roberto era -principe da disprezzar così nobil boccone. Tornarono in quest'anno -alle mani degli uffiziali pontificii le città di Recanati, di Fano e -d'Urbino. Anche Osimo loro si diede nel mese di maggio; ma nell'agosto -si tornò a ribellare; ed unito il popolo d'essa città con quei di -Fermo e Fabriano, e coi Ghibellini di quelle parti, fece guerra al -marchese della marca d'Ancona. _Castruccio_ signor di Lucca cotanto -molestò i Pistoiesi, che quel popolo fece, contro la volontà dei -Fiorentini, tregua con lui, obbligandosi di pagargli ogni anno quattro -mila fiorini d'oro. Continuò in quest'anno ancora l'aspra guerra fra i -Genovesi[1057] i e loro usciti ghibellini; e quantunque il _re Roberto_ -mandasse in aiuto dei primi una buona flotta, pure non potè impedire -che i fuorusciti non ripigliassero per forza la città d'Albenga. Di -gran sangue fu sparso in quest'anno in Germania; imperocchè i due -eletti re de' Romani, cioè _Federigo duca_ d'Austria e _Lodovico duca_ -di Baviera, vennero con due possenti eserciti alle mani, per decidere -le lor contese col ferro nel dì 28 o 29 di settembre[1058]. In quella -terribil giornata, che costò la vita a molte migliaia di persone, -rimase sconfitto e prigioniere del Bavaro il re Federigo con _Arrigo_ -suo fratello. Scrittore c'è che sembra attribuire la disavventura di -questi principi a gastigo di Dio, perchè, chiamati dal papa in Italia -contro ai tiranni ed eretici di Lombardia, aveano tradita la causa -pontificia con ritirarsi. Idea strana che vuole far Dio sì interessato -ne' politici disegni e nell'ingrandimento temporale dei papi, come -certamente egli è nella conservazione della sua vera religione e -Chiesa; e quasi fosse peccato grave l'essere desistito un re de' -Romani, futuro imperadore, dall'assassinar sè stesso col procurar la -rovina de' Ghibellini amanti dell'imperio, e l'esaltazione de' Guelfi -nemici d'esso imperio. - -NOTE: - -[1034] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 133. - -[1035] Corio, Istor. di Milano. - -[1036] Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital. - -[1037] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom, 17 Rer. Ital. - -[1038] Chronic. Astense, tom. 11 Rer. Ital. - -[1039] Bonincontr. Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital. - -[1040] Corio, Istor. di Milano. - -[1041] Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[1042] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. -Ital. Chron. Astense, cap. 105, tom. 11 Rer. Ital. - -[1043] Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, cap. 361, tom. 11 -Rer. Ital. - -[1044] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. Chron. Astense, -tom. 11 Rer. Italic. - -[1045] Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 4, tom. 12 Rer. Italic. - -[1046] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1047] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1048] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1049] Raynald., in Annal. Eccles. ad hunc annum, num. 13. - -[1050] Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 3, cap. 7, tom. 12 Rer. Ital. -Chron. Astense, cap. 109, tom. 11 Rer. Ital. - -[1051] Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 14. Corio, Istoria di Milano. -Gualvaneus Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital. - -[1052] Moranus, Chronic., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. -15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1053] Chron. Bononiens., tom. eodem. - -[1054] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Histor. Ravenn., lib. -6. - -[1055] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, -cap. 137. - -[1056] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 139. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXIII. Indiz. VI. - - GIOVANNI XXII papa 8. - Imperio vacante. - - -Piena di guai fu in quest'anno la Lombardia per l'ostinata guerra -continuata da _papa Giovanni_ e dal _re Roberto_ ai Visconti[1059]. -Fece il legato pontificio _Beltrando_ massa grande di gente. N'ebbe -da' Bolognesi, Fiorentini, Reggiani, Parmigiani, Piacentini ed altri -Lombardi. Venne _Arrigo di Fiandra_ con un corpo d'armati a trovarlo -per desiderio di riaver Lodi, di cui il fu imperadore _Arrigo VII_ lo -avea investito. Accorse _Pagano dalla Torre_ patriarca con Francesco, -Simone, Moschino ed altri Torriani, conducendo seco molte schiere -di combattenti furlani. In somma si contarono alla mostra del suo -esercito otto mila cavalli e trenta mila pedoni. _Galeazzo_ coi -fratelli Visconti procurò anch'egli quanti aiuti potè da Como, Novara, -Vercelli, Pavia, Lodi, Bergamo, e da altri amici suoi; e, benchè di -troppo gli fossero superiori di forze i nemici, pure si preparò ad una -gagliarda difesa. Già era succeduto un conflitto nel dì 25 di febbraio -al fiume Adda[1060]. Avea Galeazzo inviati i suoi due fratelli _Marco_ -e _Luchino_ con sei mila fanti e mille cavalli a guardare il passo -di quel fiume. Nel dì suddetto in vicinanza di Trezzo lo passarono -Simone Crivello e Francesco da Garbagnate nemici fieri de' Visconti, -con assaissime squadre d'armati. Marco Visconte, che si trovava a quel -passo con cinquecento soli cavalli, gli assalì, e fece strage di molti, -fra' quali essendo stati presi i suddetti due capi de' fuorusciti -milanesi, non potè contenersi dall'ucciderli di sua mano. Crescendo -poi la piena de' nemici, perchè ne passò un altro gran corpo, Marco con -perdita di pochi de' suoi si ritirò a Milano. Entrò poi il formidabil -esercito del legato nel territorio di Milano sotto il comando di -_Raimondo da Cardona_, di Arrigo di Fiandra, di Castrone nipote del -legato, e d'altri tenenti generali[1061]. Dopo l'acquisto di Monza, -di Caravaggio e di Vimercato, un altro fatto d'armi succedette nel -dì 19 d'aprile al luogo della Trezella (Garazzuola vien chiamato dal -Villani) fra i suddetti due fratelli Visconti e parte dell'esercito -pontificio, in cui restò indecisa la vittoria. Maggiore nondimeno, -secondo alcuni, fu la perdita dal canto di quei della Chiesa. Secondo -il Villani, n'ebbero la peggio i Visconti. Passò dipoi nel dì 13 di -giugno tutta la armata papale sotto Milano, ed accampossi ne' borghi -di Porta Comasina, di Porta Tosa, Ticinese e Vercellina. Quasi due -mesi durò quell'assedio, ma con poco frutto. Molti erano i Tedeschi -che militavano in questi tempi in Italia, al soldo specialmente -de' principi ghibellini: gente di gran valore, ma di niuna fede e -venale. Si lasciarono corrompere dal danaro quei ch'erano in Milano al -servigio di Galeazzo Visconte; e un dì presero l'armi contra di lui -per ucciderlo od imprigionarlo. Si salvò egli nel suo palazzo, dove -l'assediarono; ma _Giovanni Visconte_ suo fratello, allora cherico, -mosse all'armi tutte le soldatesche italiane, obbligò quei ribaldi a -chiedere pace e misericordia, che loro fu conceduta, perchè il tempo -così esigeva[1062]. Anzi i medesimi fecero che dieci bandiere d'altri -Tedeschi, che erano al soldo della Chiesa nel campo, si partirono -di là ed entrarono in Milano. L'essere andato fallito questo colpo -agli uffiziali del papa, e il venire ogni dì scemando la loro gente -per le sortite de' nemici e per le grandi malattie che condussero al -sepolcro anche lo stesso Castrone generale dell'armata, e l'essere -giunti ottocento uomini d'armi spediti da _Lodovico il Bavaro_ in aiuto -di Galeazzo Visconte: questi motivi, congiunti colla mancanza delle -vettovaglie, furono cagione che una notte tutte quelle gran brigate -levarono precipitosamente il campo, e si ritirarono a Monza sul fine -di luglio, con separarsi dipoi la loro armata. Nel mese susseguente i -Milanesi andarono all'assedio di Monza, e vi stettero sotto quasi due -mesi; ma, avendo il legato inviata gran quantità di cavalli e fanti -in aiuto di quella terra, se ne tornarono gli assedianti a guisa di -sconfitti a Milano. Molti altri fatti di guerra succederono, prima che -terminasse l'anno che io per brevità tralascio[1063]. Ma non si dee -tacere che in quest'anno _Raimondo da Cardona_ nel dì 19 di febbraio -ebbe a buoni patti la città di Tortona, e da lì a pochi giorni dalla -guarnigione a forza di oro ebbe anche il castello. E nel dì 2 di aprile -parimente la città d'Alessandria, per paura di assedio, venne in suo -potere. - -Nel dì 17 di febbraio dell'anno presente, riuscì ai Genovesi[1064], -dopo tanti affanni e dopo un sì lungo e sanguinoso assedio, di cacciar -dai borghi della loro città i fuorusciti, con farne prigioni molti, -e guadagnare un grosso bottino. _Castruccio_ signor di Lucca, sempre -indefesso, riacquistò molte terre nella Garfagnana, e mise l'assedio -a Prato, perchè quel popolo non gli volea pagar tributo, come faceano -i Pistoiesi. Ma, accorsi con grande oste i Fiorentini, il fecero -ritirare in fretta, senza operare di più, perchè la discordia, febbre -ordinaria di quella città, scompigliò il parere di chi avea più senno. -Era signore di Città di Castello in questi tempi _Branca Guelfucci_, -che tiranneggiava forte quel popolo. Fecero trattato segreto alcuni -di que' cittadini con _Guido de' Tarlati_ da Pietramala, vescovo -d'Arezzo, il quale spedì loro Tarlatino suo nipote con trecento -cavalli. Entrati nel dì 2 d'ottobre costoro in tempo di notte, e corsa -la terra, per forza ne cacciarono Branca e tutti i Guelfi, riducendo -quella città a parte ghibellina: avvenimento sì sensibile alle città -guelfe, che Firenze, Siena, Perugia, Orvieto, Gubbio e Bologna fecero -dipoi grossa taglia insieme per far mutare stato a quella città. Fu -poscia scomunicato per questo dal papa il vescovo d'Arezzo. Anche il -popolo d'Urbino nel mese di aprile, a cagion de' soverchi aggravii, -si ribellò ai ministri della Chiesa[1065]. Cominciò in quest'anno la -rottura grande fra _papa Giovanni XXII_ e _Lodovico il Bavaro_. Era -Lodovico rimasto senza chi gli contrastasse la corona dell'imperio, -perchè teneva nelle sue prigioni l'emulo _Federigo duca_ d'Austria, -con aggiugnere alcuno scrittore ch'esso Federigo infin l'anno presente -rinunziò in favore di lui le sue ragioni: il che non so se sia vero. Il -papa e il _re Roberto_, a' quali premeva che durasse in quelle parti la -discordia, nè l'Italia avesse imperadore, o alcuno imperador tedesco, -per arrivar intanto al fine de' lor disegni, non solo animarono -_Leopoldo_, valoroso fratello di Federigo, a sostener la guerra contra -del Bavaro, ma indussero anche il re di Francia a somministrargli -de' gagliardi aiuti. Intanto _Galeazzo Visconte_ e gli altri principi -ghibellini, al vedersi venire addosso un sì fiero temporale dell'armi -del papa, caldamente si raccomandarono con lettere e messi a Lodovico -per ottener soccorso, rappresentandogli, che se riusciva al pontefice -e a Roberto di aggiugnere a tante altre conquiste quella di Milano, -era sbrigata pel regno d'Italia; perciocchè da che fosse giunta a -trionfare la fazion guelfa nemica dell'imperio, poco o nulla sarebbe -mancato a Roberto per mutare il titolo di vicario in quello di re -d'Italia e d'imperadore; giacchè il papa mostrava abbastanza di non -voler più Tedeschi a comandar le feste in queste contrade, e ognun -sapeva ch'egli era lo zimbello delle voglie d'esso Roberto. Perciò -Lodovico nell'aprile di questo anno inviò i suoi ambasciatori al -legato cardinale, dimorante in Piacenza, con pregarlo di astenersi -dal molestar Milano, ch'era dello imperio[1066]. Rispose l'accorto -cardinale, non pretendere il papa di levare allo imperio alcuno de' -suoi diritti, ma bensì di conservarli tutti; e ch'egli si maravigliava -come il loro signore volesse prender la protezione degli eretici. Fece -anche istanza d'una copia del loro mandato, ch'essi cautamente negarono -di avere su questo. Lodovico, informato che a nulla avea servito -l'ambasciata, e che Milano era stretto d'assedio, mandò colà, come -abbiam detto, ottocento (se pur furono tanti) uomini d'armi, che furono -l'opportuno preservativo della caduta di quella città, inevitabile -senza di questo soccorso. Dio vi dica l'ira di papa Giovanni, attizzata -specialmente dal re Roberto[1067]. Nel dì 9 d'ottobre pubblicò egli un -monitorio contra del Bavaro, accusandolo d'aver preso il titolo di re -de' Romani senza venir prima approvato dal papa; e d'essersi mischiato -nel governo degli Stati dell'imperio, spettante ai romani pontefici, -durante la vacanza di esso; e di aver dato aiuto ai Visconti, benchè -condannati come nemici della Chiesa romana ed eretici. Poscia nel -luglio del seguente anno lo scomunicò[1068]. Lodovico di Baviera, -intesa questa sinfonia, in un parlamento tenuto nell'anno seguente in -Norimberga, fece un'autentica protesta, allegando che il papa faceva -delle novità, ed era dietro ad usurpare i diritti dell'imperio, con -toccar altre corde ch'io tralascio; ed appellò al concilio generale. -Ecco dunque aperto il teatro della guerra fra esso Lodovico e il papa: -guerra che si tirò dietro de' gravissimi scandali, per quanto vedremo. - -NOTE: - -[1057] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital. Giovanni -Villani. - -[1058] Rebdorf. Cortus. Histor, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, -lib. 9. Continuat. Albert. Argentin., et alii. - -[1059] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 19, tom. 12 Rer. -Ital. Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Corio, Istor. di -Milano, et alii. - -[1060] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 189. - -[1061] Gualvan. Flamma, cap. 362, tom. 11 Rer. Italic. - -[1062] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 211. - -[1063] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Georgius Stella, Annales -Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1064] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 186. - -[1065] Raynaldus, Annal. Eccl. - -[1066] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 194. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXIV. Indizione VII. - - GIOVANNI XXII papa 9. - Imperio vacante. - - -Continuando la guerra della Chiesa contra de' Visconti, _Raimondo da -Cardona_ generale del papa, con _Arrigo di Fiandra_ e Simone dalla -Torre[1069], condusse lo esercito suo verso Vavrio, borgo da lui -posseduto, per isloggiare i nemici venuti per infestare il ponte -ch'egli avea sopra l'Adda. _Galeazzo_ e _Marco Visconti_ colà accorsero -anch'essi. Secondo il costume degli scrittori parziali al loro partito, -Bonincontro Morigia scrive che i Milanesi erano molto inferiori di -gente agli altri; il Villani dice il contrario. Certo è che nel dì 16 -di febbraio si venne ad un fatto d'armi. Il Villani lo fa succeduto -nel dì ultimo di quel mese. Probabilmente fu nel penultimo d'esso mese -allora bissestile, scrivendo l'autore degli Annali Milanesi[1070] -_in die Carnisprivii_ (cioè del carnovale) _die Martis penultimo -februarii_. Avea dato ordine Galeazzo ad alcuni dei suoi più arditi -soldati che, all'udire attaccata la zuffa, entrassero in Vavrio, e -mettessero fuoco dappertutto. Diedesi fiato alle trombe, e un duro -ed ostinato combattimento si fece. Tra per la forza de' Milanesi, e -per la funesta scena del borgo che era tutto in fiamme, l'esercito -pontificio si mise in rotta. Moltissimi ne furono uccisi, fra' quali -Simone Torriano; più ancora se ne annegarono nel fiume, e alle mani de' -vincitori fra gli altri assaissimi prigioni vennero Raimondo da Cardona -ed Arrigo di Fiandra. Questo ultimo, secondo il Villani, si riscattò -dai Tedeschi che l'aveano preso, e con essi tratti al suo partito -venne a Monza. Il Morigia, autore che ne prese migliore informazione, -asserisce non essere egli restato prigione, e che fuggendo, per -miracolo di san Giovanni Batista, arrivò salvo a Monza. Il Cardona -dipoi nel mese di novembre, fatto negozio colle guardie a lui poste in -Milano, se ne fuggì, e a Monza anche egli si restituì. Monza, dico, la -qual fu susseguentemente assediata da Galeazzo Visconte e dalle sue -genti. Mandò il legato due mila soldati alla difesa di quella città, -intorno a cui furono fatte varie bastie e battifolli. Nel settembre -fecero una sortita gli assediati, avendo alla testa Verzusio Lando con -ottocento cavalli e mille e cinquecento fanti. Ben li ricevette con -soli cinquecento cavalli Marco Visconte, e li sconfisse, colla morte -di trecento ottanta d'essi, il che mise in somma costernazione quel -presidio di crocesignati, i quali altro mestier non faceano, se non -di rubar le zitelle e mogli altrui, di ammazzar uomini e fanciulli, e -saccheggiare e incendiar le case. Entrarono anche di consenso dello -stesso cardinal legato nella chiesa maggiore di Monza, ne presero -quanti vasi d'oro e d'argento e reliquiarii v'erano; il che non so come -ben s'accordi coll'avere precedentemente scritto il medesimo Morigia -che i canonici, prevedendo le disgrazie che avvennero, aveano nascoso -in segretissimo luogo il ricco tesoro di quella chiesa. Secondo il -suddetto Morigia[1071], la fuga di Raimondo da Cardona fu di consenso -segreto dello stesso Galeazzo Visconte, perchè gli fece egli sperare -di adoperarsi per la restituzion di Monza, e di ottenergli anche buon -accordo col papa. Infatti andò esso Raimondo ad Avignone, ed espose -l'impossibilità di vincere i Visconti, e che Galeazzo intendeva di -conservare per sè il dominio di Milano, e di mantenere a sue spese -cinquecento uomini d'armi al servigio del papa, dovunque egli volesse. -Non dispiacquero al papa i patti; ma siccome egli non ardiva di muovere -un dito, se non gliene dava licenza il re Roberto, così ordinò che se -ne parlasse al medesimo re. Ne parlò Raimondo al re, e ne ebbe per -risposta che accetterebbe così fatta proposizione, purchè Galeazzo -giurasse di adoperar tutte le sue forze in servigio d'esso re contra -l'imperiale potenza. Ed ecco come l'ambizion di Roberto si cavò il -cappuccio; ecco svelati i motivi di tanti processi contra del Bavaro, -de' Visconti e degli altri Ghibellini di Italia, sotto pretesto di -disubbidienze e d'eresie. Tutto tendeva per diritto o per traverso -a distruggere l'imperio, e ad esaltare chi s'abusava dell'autorità -e della penna del pontefice, divenuto suo schiavo, per arrivare -all'intera signoria d'Italia. Ma Galeazzo Visconte protestò di voler -sofferire piuttosto ogni male, che andar contro al giuramento da lui -prestato a chi reggeva l'imperio. Trattò egli dipoi col cardinale -Beltrando legato la restituzione di Monza; e già era accordato tutto, -quando il legato, coll'esibizione di otto mila fiorini d'oro ad alcuni -traditori, si credette di occupar la città di Lodi: il che se veniva -fatto, Monza non si rendeva più. Il tentativo di Lodi andò a voto, e -molti de' traditori furono presi[1072]: il che cagionò che nel dì 10 di -dicembre si rendesse la città di Monza a Galeazzo. Colà egli richiamò -chiunque era fuggito, e mise tra loro la pace; poi nel marzo dell'anno -seguente cominciò a fortificare il castello d'essa città in mirabil -forma, con farvi anche delle orride prigioni. Vi fu chi disse[1073] che -Galeazzo faceva far ivi quelle carceri per sè e per li suoi fratelli, -e che potrebbono esser eglino i primi a provarle. Col tempo il detto si -verificò; ma forse dopo il fatto nacque tal predizione. - -Correvano già due anni e più che i Perugini col ministro del papa, -governatore del ducato spoletino, tenevano assediata la città di -Spoleti con bastie e battifolli fabbricati all'intorno[1074]. La fame -finalmente costrinse quel popolo ad arrendersi, salve le persone, nel -dì 9 di aprile. Per buona cautela de' Fiorentini e Sanesi, che v'erano -colla lor taglia ad oste, non seguì maleficio alcuno nell'entrare in -essa città, la quale fu ridotta a parte guelfa, e rimase distrittuale -di Perugia. Fecero dipoi essi Perugini l'assedio della Città di -Castello occupata dal vescovo d'Arezzo coll'aiuto dell'altre città -della lega guelfa. Nel dì 22 d'aprile[1075] il _re Roberto_ colla -regina sua moglie e _Carlo duca_ di Calabria suo figliuolo, e colla -moglie figliuola di _Carlo di Valois_, dalla Provenza incamminati per -mare a Napoli, con quarantacinque vele arrivarono a Genova. Fece ivi -un gran broglio, affinchè il limitato dominio di dieci anni di quella -città, a lui già dato nell'anno 1318, divenisse perpetuo. Ne nacque -discordia fra i cittadini: chi volea tutto, chi meno, chi nulla. -Finalmente si acconciò l'affare con prorogargli la signoria anche -per sei anni avvenire. Fece egli alquante mutazioni in quel governo, -ristringendo la libertà del popolo. Nel suo passaggio ebbe grandi -presenti ed onori dai Pisani, i quali in questi tempi si trovano -in gravi affanni, essendo che _don Alfonso_ figliuolo di _Giacomo -re_ d'Aragona e Catalogna, passato con buona armata in Sardegna, -andava loro togliendo a poco a poco tutti i luoghi posseduti da essi -in quell'isola, e diedero loro anche nel mese di maggio dell'anno -presente una rotta a Castello di Castro. Per concerto fatto nel dì 3 di -marzo[1076] veniva il vicario del re Roberto a ripigliare il possesso -di Pistoia; ma fu forzato a tornarsene vergognosamente indietro, -perchè, assalito per istrada dalle genti di _Filippo de' Tedici_, il -quale in questo anno appunto tolse la signoria di Pistoia nel dì 24 -di luglio ad _Ormanno Tedici abbate_ di Pacciana suo zio, e se ne -fece egli signore, e conchiuse una tregua con _Castruccio_ signore -di Lucca, pagandogli ogni anno tre mila fiorini d'oro di tributo. -Adirati i nobili padovani[1077], spezialmente i Carraresi, contra di -_Cane dalla Scala_, tanto fecero, che trassero in Italia il _duca di -Carintia_, e _Ottone_ fratello del duca d'Austria, per isperanza di -mettere un buon collare al collo d'esso messer Cane. Vennero questi -principi con ismisurato esercito di cavalleria tedesca ed unghera, -che si fece ascendere al numero di quindici mila cavalli. Diedero -costoro il sacco al Friuli per dove passarono. Arrivati nel dì 3 di -giugno a Trivigi, vi consumarono tutto. Prima ancora che arrivassero -sul Padovano, a furia fuggivano i miseri contadini di quel paese, -perchè informati che coloro, dovunque giugnevano, facevano un netto, -bruciavano, nè rispettavano donne, nè monache. Nel dì 21 d'esso mese -con questa diabolica armata arrivò il duca di Carintia a Padova, e -nel dì seguente cavalcò a Monselice. Oh qui sì che c'era bisogno di -senno a Cane dalla Scala. Non gli mancò in effetto. Unì quante genti -potè[1078]. _Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara con gran copia -di cavalli e fanti ferraresi corse a Verona in suo aiuto. Milanesi, -Mantovani, Modenesi, anch'essi volarono colà, e tutti si posero a -guardar le fortezze. Ma Cane non ripose già la sua speranza in questi -combattenti. Persuaso egli della verità di quel proverbio: _Miglior -punta ha l'oro che il ferro_, non tardò a spedire Bailardino da -Nogarola ed altri ambasciatori, allorchè il duca fu giunto a Trivigi, -e susseguentemente in altri luoghi, tenendolo a bada con proposizioni -d'accordo e con altri raggiri; e finalmente, esibite grossissime somme -di danaro, ottenne tregua da lui sino al venturo Natale. Si vide allora -quella bella scena, che il duca, dappoichè la sua gente ebbe rovinata -coi saccheggi buona parte del Padovano, in cui sollievo era venuta, -e ricavati trentamila fiorini d'oro da quella città, senza far danno -alcuno alle terre dello Scaligero, contra di cui era stato chiamato, -se ne tornò nel dì 26 di luglio in Carintia: gridando i confusi ed -impoveriti Padovani, essere peggior l'amicizia di quella gente, che la -nemicizia con Cane. Nel dì 23 di novembre morì _Jacopo da Carrara_, già -signore di Padova, lasciando sotto la cura di Marsilio da Carrara le -sue figliuole e i suoi bastardi. Abbiamo dalla Cronica di Cesena[1079] -che nel luglio di quest'anno _Speranza conte di Montefeltro_ coi -figliuoli del già ucciso _conte Federigo_ ritornò in Urbino; dal che -pare restituita quella famiglia nel dominio d'essa città; ma di ciò -non ne so il come. Nel dì 3 di giugno in Rimini _Pandolfo Malatesta_ -e _Galeotto_ suo figliuolo, con altri Malatesti e nobili, furono -fatti cavalieri[1080]. Magnifiche feste e giostre per tal occasione -si fecero, col concorso di gran nobiltà di Firenze, Perugia, Siena, -Bologna e di tutta la Toscana, marca d'Ancona, Romagna e Lombardia. -Quivi si contarono più di mille e cinquecento cantambanchi, giocolieri, -commedianti e buffoni: il che ho voluto notare, acciocchè s'intendano -i costumi e il genio di questi secoli. Il conte Speranza e il _conte -Nolfo_, figliuoli del fu _conte Federigo_ di Montefeltro, nel dì 9 -d'agosto vennero coll'esercito di Urbino contro alcune castella di -Ferrantino Malatesta, dove s'erano rifugiati gli uccisori del suddetto -conte Federigo, e, presi que' luoghi, fecero crudel vendetta di que' -traditori. Anche i marchesi estensi _Rinaldo_ ed _Obizzo_, signori -di Ferrara[1081], nel dì primo di novembre ritolsero all'arcivescovo -di Ravenna la grossa terra, appellata anche città, d'Argenta col -suo castello. Intanto, contuttochè _Lodovico il Bavaro_ deducesse le -sue buone ragioni, pure non potè impedire che in questo anno _papa -Giovanni_, subornato dal re Roberto[1082], non fulminasse contra di -esso Lodovico le censure, e facesse predicar la crociata, secondo -il deplorabil uso di que' tempi, contra di lui, siccome accennammo -all'anno precedente. Però si diede egli con più vigore ad accudire -agli affari d'Italia; e cotanto s'ingegnò in Germania, che frastornò -i disegni di _Carlo re_ di Francia, il quale, prevalendosi anch'egli -del favore del papa, macchinava di farsi eleggere re ed imperador de' -Romani. Di più non dico di queste controversie, lasciandone volentieri -ad altri la discussione. - -NOTE: - -[1067] Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital. - -[1068] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1069] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 13 Rer. Ital. Corio, -Istor. di Milano. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 138. - -[1070] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1071] Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital. - -[1072] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 270. - -[1073] Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 31, tom. 11 Rer. Ital. - -[1074] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 243. - -[1075] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1076] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 239. Istor. Pistolesi, tom. 11 -Rer. Ital. - -[1077] Cortus. Histor., lib. 3, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, -lib. 9. Chronic. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. - -[1078] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1079] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1080] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1081] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1082] Raynaldus, Annal. Eccles., num. 6. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXV. Indizione VIII. - - GIOVANNI XXII papa 10. - Imperio vacante. - - -Cominciò in quest'anno gara e discordia fra _Galeazzo Visconte_ -signor di Milano e _Marco_ suo fratello, che col tempo quasi condusse -a precipizio la casa de' Visconti[1083]. Pretendeva Marco parte nel -dominio; altrettanto Lodrisio Visconte lor cugino, allegando le tante -fatiche da lor sofferte per tenere in piedi la vacillante fortuna -della lor casa. Ma Galeazzo, eletto solo signore dal popolo, non -volea compagni nel governo. Diedersi perciò Marco e Lodrisio a far -delle combricole e congiure con altri nobili contra di Galeazzo; e -perchè scoprirono ch'egli andava maneggiando qualche onorevol accordo -con _papa Giovanni_, cominciarono a scrivere lettere a _Lodovico il -Bavaro_, sollecitandolo a calare in Italia[1084]. Intanto Galeazzo -nel dì 21 di febbraio mosse guerra ai Parmigiani, coll'inviare contra -loro il valoroso giovine _Azzo_ suo figliuolo, il quale s'impadronì -del castello di Castiglione. Ma, assediato il medesimo castello -dai Parmigiani, lo riebbero nel dì 15 di marzo colla libera uscita -de' soldati del Visconte. Nel dì seguente si diede allo stesso Azzo -Borgo San Donnino: perdita che cagionò sommo affanno ai Parmigiani e -Piacentini; tanto più perchè Azzo non tardò a mettere sossopra i loro -contadi con saccheggiar ed incendiar molte terre. Perciò nel dì 14 di -giugno uniti essi Parmigiani coll'esercito spedito loro da Piacenza -dal cardinal legato, impresero l'assedio di Borgo San Donnino. Durante -questo assedio nel mese di luglio i _marchesi estensi_[1085] signori di -Ferrara, _Passerino _ signor di Mantova e Modena, e _Cane dalla Scala_, -con grosso naviglio per Po andarono ai danni del Piacentino. Più gravi -sconcerti seguirono in questi tempi in Toscana[1086]. _Filippo Tedici_ -signor di Pistoia, dopo aver fatta un'ingannevol pace e lega co' -Fiorentini, che non gli vollero mai dare un soldo per acquistar essi -quella città, come avrebbono potuto, nel dì cinque di maggio per dieci -mila fiorini d'oro, e per altri vantaggiosi patti avuti da _Castruccio_ -signor di Lucca, il lasciò entrare con sue genti in Pistoia, dove prese -e disarmò il picciolo presidio che vi aveano inviato i Fiorentini, -e fece subito dar principio ad un forte castello in essa città. -Incredibile fu il dispetto e rabbia de' Fiorentini, che, più del -diavolo, aveano paura di Castruccio. Gran consolazione nondimeno -e coraggio recò loro il sospirato arrivo di _Raimondo da Cardona_, -richiesto da essi al papa per lor capitano, che nel dì 6 del suddetto -mese entrò in Firenze. Al pontefice, che volea mandarlo in Toscana, -allegò egli[1087] il giuramento fatto a Galeazzo Visconte di non -militar per un anno in Italia contra de' Ghibellini; ma il papa se ne -rise, con dire che per li capitoli della resa di Monza i prigioni tutti -si aveano a rilasciare; e però gli diede l'assoluzione dal giuramento. -Venne egli dunque francamente a prendere il comando dell'armata de' -Fiorentini con assai Borgognoni e Catalani seco condotti. - -Presero i Fiorentini per assedio nel dì 22 di maggio il castello -d'Artimino[1088], e poscia nel dì 12 di giugno fecero uscire in -campagna il loro capitano Raimondo con un fiorito esercito di circa -due mila e cinquecento cavalli, la maggior parte Francesi, borgognoni -e Fiamminghi, e di quindici mila fanti, col carroccio, con somieri più -di sei mila, e con mille e trecento trabacche e padiglioni, senza i -rinforzi delle amistà che vennero dipoi, ed accrebbero quella gente -con più di cinquecento cavalieri e cinque mila pedoni. A Pistoia, -Castruccio non si trovava allora che con mille e cinquecento cavalli, -e la metà di fanteria rispetto a' nemici. Fecero i Fiorentini nella -festa di san Giovanni Batista correre il pallio presso alla porta -di Pistoia; presero il passo della Gusciana, e la rocca e il ponte -di Cappiano[1089]; poscia strettamente assediarono Altopascio, e lo -costrinsero alla resa. Vinse nel consiglio il parere di chi volle che -l'armata s'inoltrasse verso Lucca. Al Poggio fra Montechiaro e Porcari -trecento cavalieri de' migliori dello esercito fiorentino furono -alle mani con quei di Castruccio, e n'ebbero la peggio, quantunque -Castruccio vi restasse scavallato e ferito. Era l'armata dei Fiorentini -accampata in sito svantaggioso, e Castruccio ardea di voglia di -assalirla; ma troppo era scarso di gente, ed aspettava soccorsi da -Galeazzo Visconte e da Passerino de' Bonacossi[1090]. Vi mandò il -Visconte Azzo suo figliuolo con ottocento cavalieri tedeschi, il quale, -dopo introdotto un buon soccorso nel Borgo di San Donnino assediato -dalle genti della Chiesa, marciò a quella volta. Anche _Passerino_ -v'inviò ducento altri cavalieri. All'avviso di questo grosso rinforzo -giunto a Castruccio, Raimondo da Cardona si ritirò ad Altopascio. -Castruccio, che non dormiva, con dei badalucchi tenne tanto a bada la -loro armata, che nel dì 23 di settembre arrivato Azzo Visconte coi -suoi cavalieri, e formate le schiere, attaccò la battaglia. In poco -d'ora furono rotti e sbaragliati i Fiorentini con vittoria segnalata -e compiuta; perciocchè, nel tempo stesso che si combattea, l'accorto -Castruccio mandò a prendere il ponte a Cappiano, e tagliò il passo -a' fuggitivi. Molti ne furono uccisi, molti più ne restarono presi, -fra' quali lo stesso _Raimondo da Cardona_ generale con assai baroni -franzesi. Tutta la gran salmeria di tende ed arnesi venne alle mani -de' vincitori; e si arrenderono poi a Castruccio le castella di -Cappiano, Montefalcone ed Altopascio, nel qual ultimo luogo fece -prigioni cinquecento soldati. Così in un momento la ridente fortuna de' -Fiorentini si cambiò in sospiri e pianti. - -Nel giugno e luglio di quest'anno[1091] Francesco de' Bonacossi, -figliuolo di Passerino signor di Mantova e Modena, fece guerra a -Giovanni ed Azzo signori di Sassuolo; tolse loro Fiorano ed assediò la -terra di Sassuolo, essendosi uniti al suo esercito in persona _Cane -dalla Scala_ e i marchesi d'Este. Ebbe quella terra e Monte Zibbio. -I Bolognesi, oltre alla protezione da lor professata ai signori di -Sassuolo, riceverono anche lettera ed ordine dal papa di procedere -ostilmente contra di Passerino, e che si predicasse la crociata contra -di lui, siccome dichiarato eretico per l'eresia del ghibellinismo, a -fine di frastornar gli aiuti ch'esso Passerino e Cane potessero dare -a Castruccio e a Borgo San Donnino assediato. Perciò i Bolognesi con -tutte le lor forze nel luglio e ne' seguenti mesi altro mestier non -fecero che di saccheggiar le ville di Albareto, Sorbara, Roncaglia, -Solara, Camurana, ed assaissime altre, con danno inestimabile dei -cittadini e distrittuali di Modena. Nel dì 29 di settembre riuscì a -Passerino di avere per tradimento Monte Veglio, castello de' Bolognesi. -Corse tosto il popolo di Bologna all'assedio di quel castello, e -vi stette sotto un mese e mezzo. Attese intanto Passerino a raunar -gente per rimuoverli di là. Venne con assai fanteria e cavalleria -_Rinaldo marchese_ d'Este e signor di Ferrara. _Cane dalla Scala_ -con molte forze vi giunse anch'egli; ma inteso che Passerino volea -aspettare _Azzo Visconte_, il quale, dopo la vittoria di Castruccio -ad Altopascio, dovea restituirsi in Lombardia, se ne tornò a Verona, -perchè fra lui e _Galeazzo_, padre d'esso Azzo, erano nate delle -amarezze. Rinaldo Estense fu dichiarato capitan generale dell'armata, -ed, arrivate le squadre di Azzo Visconte, passarono tutti il Panaro, -la Muzza e la Samoggia, e presentarono la battaglia ai Bolognesi nel -luogo di Zappolino, nel dì 15 di novembre. Al primo assalto furono -rovesciati i Bolognesi; e però essi attesero a menar non le mani, ma i -piedi. Fanno le storie modenesi[1092] l'esercito di Bologna consistente -in trenta mila fanti e mille e cinquecento cavalli, e quello de' -Modenesi in otto mila pedoni e due mila cavalli[1093]. Dicono uccisi -più di due mila Bolognesi, e presi più di mille e cinquecento, fra -i quali Angelo da San Lupidio podestà di Bologna, Malatestino de' -Malatesti, Sassuolo da Sassuolo, Jacopino e Gherardo Rangoni fuorusciti -di Modena, Filippo de' Pepoli ed altri nobili. Oltre a mille cavalli, -acquistarono i vincitori immensa copia d'armi, tende e bagaglio, che si -calcolò ducento mila fiorini d'oro. Nel giorno seguente marciò innanzi -il vittorioso esercito; ebbe e saccheggiò il castello di Crespellano; -poscia nel dì 17 continuò il viaggio sino al borgo di Panigale e alle -porte di Bologna, dove, per far onta a quel popolo, furono corsi tre -pallii, uno in onore di _Azzo Visconte_ signor di Cremona; un altro -per li _marchesi estensi_, ed uno per _Passerino_ signor di Mantova e -Modena. Fu dato il sacco e il fuoco ai palazzi e contorni di Bologna, -alle ville di Unzola, Rastellino, Argelata, San Giovanni in Persiceto, -Castelfranco ed altre. Nel dì 24 si rendè a Passerino il castello di -Bazzano; ed in tal maniera terminò in queste parti la campagna. Cosa -dicessero i facili interpreti de' giudizii di Dio, al vedere cotanti -sinistri avvenimenti delle crociate di papa Giovanni XXII, io nol so -dire. - -Sul principio di quest'anno, essendo finite le tregue co' -Padovani[1094], _Cane dalla Scala_ non tardò a vendicarsi degli -affanni a lui dati da quel popolo nell'anno precedente; prese varii -luoghi del Padovano, e portò gl'incendii e saccheggi fino alle porte -di Padova. S'interpose _Lodovico il Bavaro_, e fece rinnovar la -tregua fino alla festa di san Martino; e compromesso fu fatto in lui -di quelle differenze. Ma Padova, oltre alla guerra esterna, ne ebbe -in quest'anno anche un'interna. Ubertino da Carrara e Tartaro da -Lendenara, perchè insolentivano nella città, ed uccisero Guglielmo -Dente, furono banditi e ricorsero a Cane Scaligero. Paolo fratello di -esso Guglielmo rivolse i pensieri della vendetta contra degli altri -Carraresi innocenti, e nel dì 22 di settembre, assistito copertamente -dal podestà e dal presidio tedesco, mosse a rumore il popolo contra -di essi. Per un'ora si fece aspro combattimento nelle piazze, e così -nobilmente si sostennero i valorosi Carraresi, che Paolo Dente fu -forzato alla fuga, ma con riportarne essi di molte ferite. Per cagione -d'esse Marsilio maggiore picchiò alla porta della morte; Niccolò, -Obizzo e Marsilio minore n'ebbero anch'essi la lor parte. Tornarono -poscia in Padova Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, amendue -giovinastri scapestrati. Numero non c'è delle loro insolenze; giustizia -più non si faceva in Padova; tutto andava alla peggio. Ne dovea ben -ridere Cane, che facea continuamente l'amore a quella nobil città. Dopo -la vittoria di Altopascio stette poco in riposo il prode _Castruccio_ -signor di Lucca e di Pistoia. Prese Segna, ed ivi si afforzò nel dì 30 -di settembre[1095], e poscia cominciò le sue scorrerie fino alle porte -di Firenze, saccheggiando, bruciando e guastando tutto quel paese. -Nella festa di san Francesco, a dì 4 d'ottobre, fece sotto quella -città correre tre pallii, uno da uomini a cavallo, un altro da fanti -a piè, ed il terzo da meretrici: il tutto in dispetto e vergogna de' -Fiorentini, i quali, quantunque avessero dentro gran cavalleria e gente -a piè innumerabile, pure non osarono mai d'uscire a fargli contrasto. -Tornò Castruccio nel dì 26 d'ottobre a dar loro un altro rinfresco; ed -Azzo Visconte, che tuttavia era con lui, volendo rendere la pariglia -a' Fiorentini, i quali aveano fatto correre il pallio sotto Milano, ne -fece correre anche egli uno alla lor vista, e poi s'inviò verso Modena, -siccome abbiam detto. Prese Castruccio la Rocca di Carmignano, il -castello degli Strozzi ed altri luoghi, e con sua oste andò scorrendo -infino a Prato. Gran costernazione era in Firenze per tali disastri, a' -quali ancora s'aggiunse un'epidemia per la tanta gente rifuggita nella -città. Ben cento mila fiorini d'oro ricavò Castruccio dal riscatto -de' prigioni fatti in quest'anno, col qual rinforzo gagliardamente -sostenne la guerra. Per altro era anch'egli scomunicato e condannato -dal papa qual nemico della Chiesa ed eretico. Per essere diffamato per -tale, niente più vi voleva che l'essere ghibellino. Fu nell'ottobre di -quest'anno[1096] che _Lodovico il Bavaro_ rimise in libertà _Federigo -duca_ d'Austria, il quale, vinto dagli affanni della prigionia, fece a -lui una cessione di tutti i suoi diritti sopra la corona. Ma, secondo -alcuni scrittori, non è ben chiaro in che consistesse l'accordo seguito -fra loro. I documenti portati dal Rinaldi[1097] abbastanza confermano -che Federigo fece quella rinunzia, benchè forse se ne pentisse dipoi, e -che il papa la dichiarò nulla; e che _Leopoldo_ suo fratello, il quale -non vi acconsentì, nell'anno seguente terminò colla morte tutte le sue -contese. Spedì nel maggio di quest'anno il _re Roberto_ ai danni della -Sicilia _Carlo duca_ di Calabria suo figliuolo con una formidabile -flotta di galee e di legni grossi da trasporto, fra' quali si contarono -venti galee di Genovesi[1098]. Oltre alla gran fanteria, menò egli -circa due mila e cinquecento cavalli. Sbarcata presso a Palermo questa -potente armata, imprese l'assedio di quella città, e vi stette sotto -più di cinque mesi, con guastare intanto ed incendiar molte parti di -quell'isola, e poi se ne tornò con Dio. Non altra gloria che questa -riportò egli nel suo ritorno a Napoli. Leggesi questa guerra descritta -da Niccolò Speciale[1099]. Erano gli Aragonesi e Catalani all'assedio -di Cagliari in Sardegna, città che forse sola restava ai Pisani in -quell'isola. Nel dicembre fecero essi Pisani armare venti galee ai -fuorusciti genovesi, padroni di Savona, e con queste ed altre loro navi -fecero vela per soccorrere quella città. Ma i Catalani, con prendere -otto di quelle galee, obbligarono l'altre a ritornarsene indietro con -poco loro piacere. Nell'anno 1297 s'era data la città di Comacchio ad -_Azzo marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio[1100]. Le -disgrazie poi sopravvenute alla casa d'Este nel 1308 la fecero passare -in altre mani. Nel dì 6 di febbraio dell'anno presente tornò essa -spontaneamente sotto la dolce signoria de' marchesi d'Este Rinaldo ed -Obizzo, dominanti in Ferrara. - -NOTE: - -[1083] Bonincon., Chron., lib. 3, cap. 35, tom. 12 Rer. Ital. - -[1084] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1085] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1086] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 294. Istorie Pistolesi, tom. 11 -Rer. Ital. - -[1087] Bonincontrus, lib. 3, cap. 32, tom. 12 Rer. Italic. - -[1088] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 300 e seg. - -[1089] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Senens., tom. 15 -Rer. Ital. - -[1090] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1091] Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Moranus, Chron. Mutinens., -tom. 11 Rer. Ital. - -[1092] Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. - -[1093] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, -cap. 321. - -[1094] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. -Ital. - -[1095] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 315. - -[1096] Henric., Rebdorf. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni -Villani, et alii. - -[1097] Raynal., in Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXVI. Indizione IX. - - GIOVANNI XXII papa 11. - Imperio vacante. - - -Non si sa che _Galeazzo Visconte_ in questi tempi cosa alcuna di -rilievo operasse, forse perchè trattava qualche aggiustamento col papa, -o perchè non si fidava de' suoi parenti e de' nobili di Milano. Perciò -_Passerino_, restato quasi solo in ballo, nel dì 28 di gennaio[1101] -fece una pace svantaggiosa coi Bolognesi, come se avesse ricevuta -egli, e non data una rotta nell'anno antecedente; imperocchè restituì -loro Bazzano e Monteveglio, con tutti i prigioni[1102], a riserva di -Sassuolo da Sassuolo, che condusse a Mantova, e di cui poscia si sbrigò -col veleno. A lui restituirono i Bolognesi Nonantola e la torre di -Canoli. Ma nulla giovò a Passerino questa pace. Venne in questi tempi -il _cardinal Beltrando_ a Parma, e quel popolo nel dì 27 di settembre -si diede a lui, _vacante imperio_. Altrettanto fece nel dì 4 di ottobre -la città di Reggio[1103]. Avea già esso legato mosse le sue armi contra -del medesimo Passerino dominante in Mantova e Modena. Verzusio Lando -capitano della Chiesa, colla armata pontificia venuto nel marzo sul -Modenese, pose l'assedio a Sassuolo, ed in pochi dì s'impadronì del -borgo e della rocca. Prese dipoi Gorzano, Spezzano e Marano. Per forza -ebbe Castelvetro, con mettere a filo di spada quel presidio, eccettochè -i due podestà. Nel dì 3 di luglio lo stesso Verzusio, coi fuorusciti -di Modena, cioè Rangoni, Pichi dalla Mirandola, Sassuoli, Savignani, -Guidoni, Grassoni, Boschetti, ed altri, venne sotto Modena, mettendo -a ferro e fuoco tutti i contorni. Bruciò due borghi della città, cioè -quei di Bazovara e Cittanuova; e i cittadini stessi diedero poscia alle -fiamme gli altri due di Ganaceto e d'Albareto. Si sottopose a Verzusio -il castello di Formigine, e così a poco a poco venne in suo potere -tutto il contado, se si eccettuano Campo Galliano, il Finale, San -Felice e Spilamberto. Passò egli dipoi a' danni di Carpi, e bruciò in -quelle parti più di secento case. Anche i Bolognesi[1104], dimentichi -ben tosto della pace fatta, corsero ai danni del Modenese. Un'altra -parte dell'esercito pontificio inviata a Borgoforte, tolse a Passerino -parte del suo territorio di qua da Po, e gli diede anche una rotta -su quel di Suzara. Tentarono bensì _Obizzo marchese_ d'Este[1105] ed -_Azzo Visconte_, uniti con Passerino, di fare una diversione all'armi -pontificie, venendo con grosso naviglio per Po a Viadana e Cremona, -ma senza operar cosa alcuna di riguardo. Non si sa che _Cane dalla -Scala_ in quest'anno facesse veruna impresa. Probabilmente era anche -egli in qualche trattato col pontefice; e sappiamo dalla Cronica -Veronese[1106], che nel dì 9 di luglio comparvero a Verona gli -ambasciatori di _papa Giovanni XXII_ e del _re Roberto_, ed ebbero -molti ragionamenti con esso Cane, ma senza penetrarsi i lor segreti. -Si tenne ancora un parlamento in San Zenone di Verona nel dì suddetto, -dove intervennero Passerino, i marchesi estensi, e Galeazzo Visconte, -per trattare dei fatti loro. - -Sbigottiti intanto i Fiorentini per li continui progressi di -_Castruccio_, misero bensì nuove gabelle per adunar danaro, e -spedirono in Germania ed altrove per assoldar gente[1107]; ma il -migliore scampo e ripiego fu creduto quello di raccomandarsi ai capi -primarii de' Guelfi, cioè a _papa Giovanni_ e al _re Roberto_. Si -servì Roberto di questa congiuntura per suggerire ai suoi ben affetti -di Firenze che prendessero per loro signore _Carlo duca_ di Calabria -suo figliuolo. Il negozio si fece. Gli fu data la signoria di Firenze -per dieci anni, con obbligo di mantenere in servigio di quel popolo -mille cavalieri coll'assegno di ducento mila fiorini d'oro per anno. -Nel dì 13 di gennaio in Napoli accettarono il re ed il duca questa -elezione. Castruccio, sentendo sì fatte nuove, ne fu ben malcontento, -e però, dato il fuoco a Segna, si ritirò a Carmignano, dove fece di -molte fortificazioni. Il generale de' Fiorentini Pietro di Narsi nel -dì 14 di maggio avea ordito un tradimento per torgli quella terra, e -con ducento cavalieri de' migliori e cinquecento fanti andò a quella -volta. Informatone Castruccio (forse questo trattato era doppio), -il colse in un agguato, lo sconfisse e l'ebbe prigione con altri -assai. Fecegli tagliar la testa, perciocchè avea contravvenuto al -giuramento fatto di non essere contra di lui, allorché un'altra volta -fu suo prigione. Mandò il papa per suo legato in Toscana il _cardinal -Giovanni_ degli Orsini, che seco condusse quattrocento cavalieri -provenzali, ed entrò in Firenze nel dì 30 di giugno. Colà prima, cioè -nel dì 17 di maggio, era pervenuto _Gualtieri_ duca d'Atene e conte -di Brenna con quattrocento cavalieri, inviatovi per suo vicario dal -duca di Calabria, il quale da lì a cinque giorni pubblicò lettere -papali, come il pontefice avea creato il _re Roberto_ vicario d'imperio -in Italia, _vacante imperio_. Poscia nel dì 12 di luglio arrivò a -Siena[1108] Carlo duca di Calabria con copiosa gente d'armi. Seco era -la moglie e _Giovanni principe_ della Morea, suo zio paterno, e gran -baronia. Dimandò la signoria di quella città, e per questo vi fu non -poco rumore; ma in fine consentì quel popolo di dargliela per cinque -anni avvenire. Fatto far pace fra i Tolomei e Salimboni, se ne partì, -e nel dì 30 di luglio arrivò a Firenze, ricevuto ivi con processione -ed immenso onore. L'accompagnavano mille e cinquecento lance; e, -richieste le amistà, ebbe da' Sanesi trecentocinquanta cavalieri, -trecento da' Perugini, ducento da' Bolognesi, cento dagli Orvietani, -cento dai Manfredi signori di Faenza, oltre a molti altri: di maniera -che, congiunta questa gente con i quattrocento cavalieri già venuti -col duca d'Atene, e colla fanteria e cavalleria dei Fiorentini, fu al -suo comando una fioritissima armata. Tuttavia nulla di rilevante operò -egli in quest'anno per la diligenza e prodezza di Castruccio, il quale -ridusse a nulla gli sforzi del marchese Spinetta Malaspina collegato -col duca di Calabria, e fece tornare a Firenze l'armata di esso duca -senza aver conquistata veruna fortezza, e però con onta e vergogna. -Cominciarono ben tosto i Fiorentini a provare il peso del novello loro -signore, perchè non mantenne loro i patti, e mandò per terra l'autorità -de' loro priori, e in un anno costò il suo governo a quella città più -di quattrocento migliaia di fiorini d'oro. Ma il riccio era entrato -nella tana, e i Fiorentini non trovarono miglior riparo contro al -temuto ed odiato Castruccio, il quale tenne dipoi gran tempo a bada il -legato ed il duca con lusinghe di pace e d'accordo. - -Altra maniera non seppe pensare il re Roberto per ridurre a' suoi -voleri _Federigo re_ di Sicilia, che di spedir ogni anno l'armata sua -a dare il guasto a quell'isola, tanto che, stanchi quegli abitanti, si -gittassero nelle sue braccia[1109]. Però in quest'anno ancora sul fine -di maggio inviò colà una flotta di ottanta vele col _conte Novello_ -della casa del Balzo, che puntualmente eseguì gli ordini del re con -guastar le contrade di Patti, Milazzo, Cattania, Agosta e Siracusa. -Il che fatto, senza aver provato contrasto alcuno, se ne venne in -Toscana, dove prese due castella ai conti di Santa Fiora. Trattando -la città di Fermo nella marca in quest'anno accordo colla Chiesa, -quei di Osimo con altri Ghibellini vi entrarono, e, messo il fuoco -al palagio del comune, vi arsero o magagnarono molta buona gente, e -sturbarono tutta la concordia. In Rimini la matta voglia di dominare -fece vedere in quest'anno una brutta scena[1110]. Essendo mancato -di vita nell'aprile _Pandolfo Malatesta_ signore di quella città, -gli succedette nel dominio _Ferrantino_ figliuolo di Malatestino, e -nipote di esso Pandolfo. Nel dì 9 di luglio Ramberto figliuolo del -fu Giovanni Malatesta invitò esso Ferrantino con altri Malatesti ad -un convito, dove fece prigione lui e Malatestino di lui figliuolo, e -Frarino e Galeotto de' Malatesti. Fu a rumore tutta la città. Polentesa -moglie di Malatestino, coraggiosa donna, corse colla spada sguainata -in piazza, e, presa la bandiera, cercò di muovere in suo favore il -popolo; ma perchè fu creduto che i presi fossero stati uccisi, non -ebbe seguito. Da lì a tre dì Malatesta figliuolo del fu Pandolfo, che -era a Pesaro, entrò in tempo di notte in Rimini, e, venuto il dì, fu -obbligato Ramberto a fuggirsene alle sue terre di Ceola e Castiglione; -e nel viaggio da quei di Santo Arcangelo gli furon tolti i prigioni, -che se ne tornarono ben allegri a Rimini. Fece poi Ferrantino guerra -alle terre d'esso Ramberto, il quale (mi sia lecito riferirlo qui -fuor di sito) cercò da lì innanzi tutte le vie di rimettersi in -grazia di lui. Erano corsi regali innanzi e indietro, e tutto parea -ben disposto, quando nell'anno 1329 oppure 1330, Ferrantino (Girolamo -Rossi[1111] dice Malatestino figliuolo di Ferrantino, e così la Cronica -di Cesena[1112]) fece ordinare una caccia: di tale occasione si servì -Ramberto per presentarsegli davanti, e dimandargli colle ginocchia -a terra perdono delle passate offese. La risposta che gli diede -Ferrantino, ossia Malatestino, fu di cacciar mano ad un coltello, e -scannarlo. Dominando in Cesena Ghello da Calisidio, nel dì 20 di giugno -Rinaldo de' Cinci, fattolo prigione, occupò la signoria di quella -città. Nel dì 12 di luglio Aimerigone, maresciallo delle genti del papa -in Romagna, e Amblardo Visconte, nipoti d'_Aimerigo arcivescovo_ di -Ravenna e conte della Romagna, entrati con poca gente in Cesena, ed, -alzato rumore nel popolo, presero il suddetto Rinaldo, al qual poscia -fu mozzato il capo, e quella città restò pienamente in potere degli -uffiziali pontificii. Nel marzo ancora di questo anno _Azzo Visconte_, -signore di Cremona, coi fuorusciti di Brescia[1113] e coi rinforzi -di _Passerino_ signor di Mantova, ostilmente entrò sul Bresciano, e -prese le castella di Trenzano, Roado, Coccai, Erbusco, Cazzago ed altri -luoghi, dando un gran guasto a quel paese. - -NOTE: - -[1098] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1099] Nicolaus Specialis, lib. 7, cart. 17, tom. 10 Rer. Ital. - -[1100] Piena Esposizione, cart. 268 e 365. - -[1101] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[1102] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. - -[1103] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1104] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. - -[1105] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. -18 Rer. Ital. - -[1106] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. - -[1107] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 328. Istorie Pistolesi, tom. 11 -Rer. Ital. - -[1108] Chron. Sanense, tom. 10 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, -cap. ultim. - -[1109] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 19, tom. 10 Rer. Italic. -Giovanni Villani, lib. 9, cap. 347. - -[1110] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, -cap. 350. Cronica Riminese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1111] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. - -[1112] Chron. Caesen. Cronica Riminese. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXVII. Indizione X. - - GIOVANNI XXII papa 12. - Imperio vacante. - - -Fece negozio in questi tempi il cardinale legato di Lombardia -_Beltrando dal Poggetto_ per aver la signoria di Bologna[1114]; e quel -popolo, avendo consentito ai di lui voleri sotto certi patti, spedì -ambasciatori a Parma, invitandolo a venire a prenderne il possesso. -Nel dì 5 di febbraio arrivò egli colà, incontrato con gran solennità -e col carroccio dal popolo, che fece incredibil festa e bagordi per -più giorni, come se fosse calato un angelo dal cielo. Trovavasi la -città di Modena in gravi angustie, perchè circondata all'intorno da -città che s'erano date ai capitani del papa; la maggior parte ancora -delle sue castella ubbidivano ai nemici; nè Passerino si sentiva -forze per darle sufficiente soccorso. Però cominciarono alcuni nobili -a meditar la maniera di scuotere il giogo[1115]. Il legato anch'egli -coi fuorusciti con segrete ambasciate loro aggiugneva sproni. Nel dì 2 -d'aprile si scoprì una congiura fatta da Tommasino da Gorzano, unito -con altri nobili e plebei. Furono presi, e la pagarono colla testa. -Intanto il legato co' Bolognesi mise a sacco e fuoco il basso Modenese, -ebbe il castello di Solara, e a maggiori angustie ridusse il popolo -di Modena. Veggendo il vicario di Passerino di non essere sicuro in -mezzo a tanta turbazione de' cittadini, si ritirò fuori della città. -Allora i Pii, i Gorzani e i Fredi commossero all'armi il popolo, e nel -dì cinque di giugno con amichevol forza e senza spargimento di sangue -ne fecero uscire la guarnigion di Passerino, che per tanti anni avea -smunta e tiranneggiata questa città col suo territorio. Trattarono -poscia accordo col cardinale legato, e si sottomisero al di lui -governo, _vacante imperio_, con varii patti e riserve, registrate nella -Cronica del Morano. Così questa afflitta città cominciò a respirare, -ma senza che la fazion dominante permettesse l'entrarci a molti nobili -fuorusciti, con lasciar nondimeno ad essi goder le rendite loro. Per -questi ed altri progressi del legato pontificio, e, molto più, per la -venuta in Toscana di Carlo duca di Calabria con tante forze, i caporali -ghibellini si vedeano in poco buono stato, e temevano di lor rovina. -Avvisaronsi adunque di chiamare in Italia _Lodovico il Bavaro_, per -opporre forza a forza[1116]. Venne egli a Trento nel mese di febbraio, -e quivi tenuto fu un gran parlamento, a cui intervennero _Marco -Visconte_, _Passerino_ de' Bonacossi, _Obizzo marchese_ d'Este, _Guido -Tarlati_ vescovo d'Arezzo, gli ambasciatori di _Castruccio_, de' Pisani -e di _Federigo re_ di Sicilia. Vi andò ancora _Cane dalla Scala_, ma -accompagnato da settecento cavalli, perchè non si fidava del duca di -Carintia, a cagion della guerra ch'egli avea co' Padovani, de' quali -era allora signore quel duca. Richiese Cane il dominio di Padova con -esibire al Bavaro gran somma di danaro; e perchè non ebbe l'intento, -se ne partì disgustato, minacciando d'accordarsi tosto col legato -del papa. Tanto fecero gli amici, che tornò indietro, e seguì poi una -tregua fra lui e i Padovani. In quel parlamento fu conchiuso che il -Bavaro calasse in Italia, e venisse a prendere la corona del regno, -promettendogli i capi de' Ghibellini cento cinquanta mila fiorini -d'oro. Se vero è ciò che scrive il Villani, in quel parlamento Lodovico -pubblicò che _papa Giovani XXII_ era eretico, e non degno papa, -opponendogli varii articoli, secondochè a lui era stato suggerito da -due dotti ribaldi, cioè da Marsilio da Padova e da Giovanni Giandone, -ossia di Gant, che coi loro velenosi scritti condussero il Bavaro a -varie empietà e pazzie. Era egli veramente irritato forte contra del -papa, parendogli una fiera ingiustizia quel non volerlo riconoscere -per re dei Romani, e ciò per fini politici; ma egli tenne una via -obbrobriosa ed indegna per vendicarsene. - -Nel dì 13 di marzo si partì da Trento esso Lodovico Bavaro, e poscia -sul principio di maggio venne per le montagne, arrivò a Como, menando -seco appena seicento cavalli, ed era bene scarso di moneta. Venne poi -di Germania molta cavalleria, allorchè fu giunto a Milano[1117], dove -nel dì 16 di maggio con grande onore il ricevette _Galeazzo Visconte_. -Quantunque Marco fratello e Lodrisio zio d'esso Galeazzo con altri -nobili avessero declamato forte contra del medesimo Galeazzo, pure -il Bavaro gli confermò il vicariato, ossia la signoria di Milano, -Pavia, Lodi e Vercelli. Quindi fu intimato il dì della Pentecoste per -la sua coronazione[1118]. Concorse ad onorare questa funzione _Cane -dalla Scala_ con mille e cinquecento cavalli ed altrettanti fanti -(scrivono solamente cinquecento altri storici); e venne anche, per -quanto fu creduto, con qualche speranza di procacciarsi la signoria -di Milano, ben sapendo il mal animo che nudriva contra di Galeazzo -la nobiltà milanese; ma gli andò fallito il colpo. Già gli avea esso -Galeazzo preparato l'ospizio nel monistero di Santo Ambrosio, fuor di -Milano. Fece Cane fabbricare in una notte un ponte sulla fossa della -Posterla, per entrare a suo piacimento nella città. Galeazzo l'altra -notte gliel fece disfare; tal contesa fu poi rimessa nel Bavaro. -Seguì la coronazione d'esso Lodovico colla corona ferrea[1119], e di -_Margherita_ sua consorte con corona d'oro, nel dì 31 di maggio (v'ha -chi dice nel dì primo di giugno) nella basilica di Santo Ambrosio; -e giacchè era bandito da Milano frate _Aicardo arcivescovo_, fecero -quella funzione tre vescovi scomunicati e interdetti dal papa, cioè -Federigo de' Maggi di Brescia, Guido Tarlati di Arezzo ed _Arrigo_ di -Trento. Vi intervennero ancora _Rinaldo marchese_ di Este e signor di -Ferrara con trecento cavalieri, e Francesco figliuolo di _Passerino_ -signor di Mantova con trecento, ed altri popoli ghibellini. Non passò -gran tempo che s'imbrogliarono gli affari di Galeazzo Visconte col -Bavaro. Ossia, come vuole il Villani, che richiedendo il Bavaro una -contribuzion di danari, Galeazzo superbamente gli rispondesse; oppure, -come altri vogliono, che Marco e Lodrisio Visconti coll'altra nobiltà -di Milano pontassero tanto appresso il Bavaro per far deporre Galeazzo, -e ritornare a repubblica la loro città: certo è che nel dì 20 di -luglio il Bavaro fece mettere le mani addosso ad esso _Galeazzo_, a -_Luchino_ e _Giovanni_ cherico suoi fratelli (_Stefano_ lor fratello -morì all'improvviso in quel giorno stesso, e fu creduto di veleno) e ad -Azzo suo figliuolo. Poscia intimò a Galeazzo la pena della testa, se -fra il termine di tre dì non gli consegnava il forte castello da lui -fabbricato nella terra di Monza. Mandò l'ordine Galeazzo, ma indarno, -perchè quel castellano un altro ordine innanzi avea avuto di non darlo -ad alcuno, se personalmente non gliel comandava lo stesso Galeazzo. -Corsero colà la marchesana _Beatrice Estense_ sua consorte e Ricciarda -sua figliuola, tutte affannate, e colle man giunte scongiurarono il -castellano a cedere la fortezza; e trovatolo più duro che mai, se ne -tornarono piene di doglia a Milano. Finalmente, ben certificato quel -castellano che v'andava la testa del suo signore[1120], consegnò quel -castello alle genti del vescovo d'Arezzo, e nelle prigioni del medesimo -castello, fabbricate dallo stesso Galeazzo, fu egli ristretto co' due -suoi fratelli e col figliuolo, verificandosi quanto per accidente era -stato predetto, se pur sussiste quella predizione. Non gli mancavano -peccati da farne penitenza. Di questo fatto gran piacere ebbero i -nobili di Milano e le città guelfe, ma il Bavaro si tirò addosso una -grande infamia per tanta ingratitudine verso i Visconti; e di qui si -può dire ch'ebbe principio la meritata sua rovina. Furono poi eletti -ventiquattro nobili, che reggessero a comune la città di Milano; sopra -lor nondimeno istituì il Bavaro un suo vicario, che fu Guglielmo da -Monteforte. - -Cavò esso Bavaro, in questi tempi, ben ducento mila fiorini d'oro -dalle borse dei Ghibellini, e specialmente de' Milanesi; poscia nel dì -quinto, oppure nel dodicesimo giorno d'agosto quasi alla sordina uscì -di Milano, e agli Orci del Bresciano tenne un parlamento con _Cane -dalla Scala, Rinaldo Estense, Passerino_ ed altri capi ghibellini. -Vuole il Villani[1121] che il Bavaro conducesse colà Marco, Luchino -ed Azzo Visconti, i quali poscia fuggirono, e cominciarono guerra a -Milano. Anche il Fiamma[1122] scrive che Giovanni, Luchino ed Azzo fra -poco tempo furono rilasciati, e ritenuto il solo Galeazzo. Ma più fede -merita Buonincontro Morigia, vivente allora in Monza, che ci assicura -essere stati i suddetti Visconti rimessi in libertà solamente nell'anno -seguente; ed è certissimo che Marco seguitò il Bavaro in Toscana. Venne -esso Bavaro colle sue genti a Cremona, e pel contado di Parma e per -la via di Pontremoli passò alla volta di Lucca, senza che il legato -del papa, che avea forze non poco grandi, gli facesse contrasto alcuno -per le montagne, siccome avrebbe potuto. Fu accolto con sommo onore da -_Castruccio_, che si fece, o allora, o nel dì 4 di novembre, dichiarare -ed investire da lui duca di Lucca e Pistoia, ed anche di Prato, San -Gemignano, Colle e Volterra[1123], tuttochè non ne fosse padrone, -per isperanza di acquistar que' luoghi, i quali aveano già preso per -lor signore _Carlo duca_ di Calabria. Credevasi Lodovico di entrar -quetamente in Pisa, città sempre stata camera dell'imperio, e perciò, -senza entrare in Lucca, cavalcò tosto colà. Ma quei che governavano la -città, per timore di perdere il loro stato, e per odio a Castruccio, -gli serrarono le porte in faccia, e si accinsero alla difesa. -Castruccio colle sue forze fu chiamato colà; v'andarono anche assai -balestrieri della riviera di Genova, e si diede principio all'assedio -di quella città nel dì 6 di settembre. Durò questo un mese; e, nata -poi discordia fra quei cittadini, capitolata la resa, gli aprirono le -porte. Pose il Bavaro ai Pisani una colta di sessanta mila fiorini -d'oro, e dietro a questa un'altra di cento altri mila; e bisognò -pagarli. A tante estorsioni si vide come morto quel popolo. Altri -cinquanta mila si crede che raccogliesse da Castruccio per li suddetti -privilegii, e per averlo parimente creato suo vicario in Pisa[1124]. -Succedette in questi tempi davanti allo stesso Bavaro una villana -contesa di parole fra _Guido vescovo_ d'Arezzo ed esso _Castruccio_, in -cui l'un l'altro chiamò traditore. Il vescovo arrabbiato si partì per -tornarsene alla sua signoria di Arezzo; ma, caduto infermo al castello -di Monte Nero in Maremma, quivi scomunicato, pentito nondimeno, secondo -alcuni, terminò i suoi giorni. _Pier Saccone_ da Pietramala divenne poi -signore d'Arezzo e di Città di Castello. Lodovico nel dì 21 di dicembre -con tre mila cavalieri e grossa fanteria s'inviò per Maremma alla -volta di Roma; il che udito dal duca di Calabria, anch'egli si mosse da -Firenze colla moglie, con tutti i suoi baroni e con mille e cinquecento -cavalli nel dì 28 del mese suddetto, per accorrere alla difesa del -regno di Napoli. - -In quest'anno[1125] nel mese di luglio il _re Roberto_ tornò a spedire -in Sicilia Rogieri da Sanguineto conte di Catanzaro con settanta -galee, fra le quali diecisette de' Genovesi, a dare il solito guasto -a quell'isola; ma poco profitto ne ricavò. Nel tempo stesso, affin di -prevenire i disegni del Bavaro calato in Lombardia, mandò _Giovanni -principe_ della Morea suo fratello con mille cavalli ad afforzar le -terre del ducato di Spoleti e di Campagna. Questi volle entrare in -Roma; non gliel permisero i Romani. Andò a Viterbo; e, trovato quel -popolo contrario a' suoi voleri, guastò il paese. Intanto cinque galee -di Genovesi al servigio d'esso re Roberto presero la città d'Ostia, -e la diedero alle fiamme; del che i Romani concepirono grande odio -contra d'esso re, nè vollero ammettere il _cardinale Orsino_ legato, -che da Firenze passò colà per mettere pace. Nel dì 28 di settembre esso -legato col principe suddetto della Morea s'impadronì di San Pietro e -della città Leonina, con tagliar a pezzi que' Romani che v'erano in -guardia, ma nel dì seguente tutto in armi l'infuriato popolo di Roma -ripigliò quel luogo. Nella notte del dì quinto di luglio, vegnente il -dì sesto[1126]. _Alberghettino_ figliuolo di _Francesco dei Manfredi_ -signor di Faenza, ad istigazione, per quanto fu creduto, di _Ostasio -da Polenta_, scacciò da Faenza la guarnigione del padre, che era -allora fuori della città, e se ne fece signore. Ecco se mancava in -secoli sì sconvolti ogni specie d'iniquità. Cecco de' Manfredi, che -l'aveva aiutato a questo tradimento, proditoriamente ne fu anch'egli -dipoi scacciato con altri della casa de' Manfredi. Era in questi tempi -signore d'Imola _Ricciardo de' Manfredi_: perchè quel popolo scoprì -ch'egli voleva dar la città al _cardinal Beltrando_ dal Poggetto legato -pontificio, nel primo dì, oppure nell'ottavo di settembre, si mosse -a rumore, e sulla piazza venne alle mani con lui e colla gente della -Chiesa. Rimasero soperchiati que' cittadini; ve ne furono morti più di -quattrocento, e la città andò a sacco; laonde rimase tutta desolata. -Fece poi guerra il legato a Faenza, unito col suddetto Ricciardo; ma -Alberghettino de' Manfredi valorosamente si difese. Borgo San Donnino -in Lombardia nel dicembre di quest'anno, per trattato fatto con que' -terrazzani, si arrendè al figliuolo di Giberto da Correggio. V'entrò -egli a nome del legato pontificio, che per averlo spese buona somma -di danaro. Gli Spinoli ghibellini tolsero alla città di Genova[1127] -l'importante castello di Monaco. E nel dì 30 di maggio i Piacentini con -grosso naviglio per Po andarono a Cremona[1128], sperando di conquistar -quella città; ma i Cremonesi virilmente si difesero, e infine diedero -una sconfitta ai mal venuti. Leggonsi nella Storia Ecclesiastica sotto -questo anno[1129] le lettere del popolo romano a _papa Giovanni XXII_, -pregandolo istantemente di venire a Roma alla sua sedia. Con belle -parole e varii pretesti si scusò il pontefice di non poter per ora -esaudirli, e raccomandò forte ai Romani di andar d'accordo col _re -Roberto_, e di non ammettere il Bavaro. Ma Sciarra Colonna, capo de' -Ghibellini, avea già preso delle contrarie misure. Nel dì 23 d'ottobre -il suddetto pontefice fulminò contra del Bavaro, come eretico, tutte -le censure, ed ogni altra pena spirituale e temporale che si possa -mai immaginare. Poscia nelle tempora dell'Avvento fece la promozion di -dieci cardinali, tre de' quali italiani, sei franzesi ed uno spagnuolo. - -NOTE: - -[1113] Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic. - -[1114] Matthaeus de Griffonibus. Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. -Chron. Bononiense, tom. eodem. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1115] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de -Bazano, tom. 15 Rer. Ital. - -[1116] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. Giovanni Villani, lib. 10, cap. 15. - -[1117] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. - -[1118] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10, -cap. 18. Chron. Veronense, tom. 18 Rer. Ital. - -[1119] Annal. Mediol., cap. 16 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10, -cap. 18. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Gualvaneus Flamma, -cap. 366. - -[1120] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1121] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 31. - -[1122] Gualv. Flamma, cap. 365. - -[1123] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10, -cap. 36. - -[1124] Istorie Pistolesi. Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 10, cap. 34. - -[1125] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 20, tom. 10 Rer. Ital. - -[1126] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1127] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1128] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1129] Raynaldus, in Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXVIII. Indiz. XI. - - GIOVANNI XXII papa 13. - Imperio vacante. - - -Strepitosi avvenimenti e grandi mutazioni furono in quest'anno in -Italia[1130]. Nel dì due di gennaio pervenne _Lodovico il Bavaro_ -a Viterbo, dove da _Silvestro dei Gatti_, che dominava in quella -città, fu accolto a grande onore. Costui, per ricompensa, sotto varii -pretesti fu poi da lì a qualche tempo fatto prendere dal Bavaro, e -martoriato per sapere dov'era il suo tesoro; sicchè perdè trentamila -fiorini e la signoria di Viterbo. A quella città nello stesso tempo -arrivò _Castruccio_ con trecento cavalieri de' suoi migliori, e mille -balestrieri. Non erano ben d'accordo i Romani intorno all'accettare -il Bavaro, e gli spedirono ambasciatori a Viterbo per patteggiar -seco. Ma segretamente animato egli da Sciarra dalla Colonna, e da -altri di parte ghibellina, trattenendo in ciance gli ambasciatori, -diede la marcia all'esercito, e nel dì 7 del medesimo mese giunse -alla città Leonina, e smontò al palagio di San Pietro, e vi dimorò -quattro giorni. Entrò poscia in Roma, e, salito in Campidoglio, fece -fare un'aringa al popolo romano con una sparata di ringraziamenti, di -lodi e di promesse di esaltar Roma alle stelle. Piacquero tanto queste -melate parole ai Romani, che il dichiararono senatore e capitano di -Roma per un anno. Poscia nel dì 17 d'esso mese, giorno di domenica -(e non già in altro dì), si fece con somma solennità e magnificenza -la coronazion di Lodovico in San Pietro, non già per le mani del -romano pontefice, o de' suoi delegati, come conveniva, ma per quello -di _Jacopo Alberti_ vescovo di Venezia, e di _Gherardo vescovo_ -d'Aleria, anch'esso scomunicato. Perchè alla funzione mancava il conte -del sacro palazzo, secondo il vecchio rituale, Lodovico, dopo aver -fatto cavaliere di sua mano _Castruccio duca_ di Lucca, conferì a lui -questa dignità. Fu coronata eziandio _Margherita_ sua moglie; e in tal -congiuntura il novello preteso imperadore pubblicò tre decreti, uno -per la conservazione della fede cattolica, uno per la riverenza dovuta -agli ecclesiastici, ed uno per la difesa delle vedove e dei pupili: -con che si fece non poco onore presso i Romani. Creò ancora senatore -e suo vicario in Roma Castruccio, il quale portò in quelle funzioni -una veste di seta cremesi con queste parole ricamate d'oro dinanzi al -petto: _È quello che Dio vuole_. E nel di dietro quest'altre: _Sarà -quello che Dio vorrà_. Continuò il Bavaro la sua dimora in Roma, e nel -dì 14 d'aprile pubblicò varie leggi contra chi fosse trovato in eresia, -o in reato di lesa maestà contra dell'imperadore. Poscia nel dì 18 -d'esso mese nella piazza di San Pietro tenne un gran parlamento[1131], -dove fece citare, se alcuno v'era che prendesse a difendere prete -Jacopo da Caorsa, il quale si faceva chiamare _papa Giovanni XXII_. -Niuno rispose. Saltò su bensì il sindaco di quella parte del clero -di Roma, che antepose lo amore dell'oro a quello della religione, -e pregò Lodovico di procedere contra il detto Jacopo di Caorsa. Si -sfoderarono dunque varii articoli di pretesa eresia e di lesa maestà -d'esso pontefice, pretendendo ch'esso avesse anche bandita la croce -contro ai Romani: per le quali cagioni il Bavaro dichiarò decaduto papa -Giovanni dal pontificato, e reo di eresia e lesa maestà, con varie pene -ch'io tralascio. Nel dì 23 d'aprile col consenso del popolo romano fu -pubblicata una legge, che ogni papa in avvenire dovesse tener la sua -sedia in Roma, e non istarne absente che tre mesi l'anno: altrimenti -s'intendesse casso dal papato. Finalmente nel dì 12 di maggio, nella -piazza di San Pietro, Lodovico colla corona in capo propose al numeroso -popolo di Roma di fare un nuovo papa. Fu proposto fra Pietro da -Corvara, nativo d'Abbruzzo, dell'ordine de' Minori, grande ipocrita; -e il popolo, perchè la maggior parte odiava papa Giovanni per la sua -permanenza di là dai monti, l'accettò. Costui prese il nome di _Niccolò -quinto_; fece anche prima della consecrazione la promozion di sette -falsi cardinali, e nel dì 22 di maggio fu consecrato vescovo da uno di -essi, con prendere dipoi la corona dalle mani del medesimo Lodovico, il -quale di nuovo si fece coronar imperadore da questo suo idolo. - -Tante bestialità di Lodovico il Bavaro in arrogarsi l'autorità di -deporre un papa, legittimo papa, nè giammai caduto in eresia, come -egli pretese, e di eleggerne un altro contro i riti e canoni della -Chiesa cattolica[1132], stomacarono forte allora chiunque portava -buona coscienza e lume di ragione; e solamente piacquero a molti -eretici e scismatici tanto religiosi che secolari, de' quali era -piena la corte d'esso Bavaro, e coi consigli de' quali soli egli -si regolava. Mostruosità ed empietà enorme non ha bisogno di essere -maggiormente dichiarata e detestata. Questa poi fu quella che finì -di dare il tracollo agl'interessi di lui in Italia. Ma qui convien -interrompere il corso delle azioni di Lodovico per venire in Toscana. -Mentre _Castruccio_ se ne stava in Roma, facendola da grande in -quella corte e città, e molto prima dell'empia tragedia che abbiamo -riferito[1133], Filippo da Sanguineto, vicario del duca di Calabria -in Firenze, cominciò a tessere certo trattato per torgli la città di -Pistoia. Fatti i preparamenti, la mattina innanzi giorno del dì 28 di -gennaio si presentò egli alle fosse di quella città, con ponti, scale -ed altri edifizii, due mila fanti e settecento cavalli. Data alle -mura la scalata, v'entrò, e dopo lunga battaglia colla guarnigion di -Castruccio, s'impadronì della terra, con fuggirsene Arrigo e Valerano, -figliuoli del medesimo Castruccio, e i lor soldati a Serravalle. La -misera città andò tutta a sacco, e durò ben dieci giorni la crudel -ruberia: il che trattenne que' soldati dal far altre conquiste nel -territorio. Per mare e per terra fu spedito a Castruccio il funesto -avviso di questa perdita. Egli, dopo tre dì, avutolo, si congedò -ben tosto dal Bavaro, ed immediatamente nel primo giorno di febbraio -s'avviò alla volta di Pisa colla sua gente. Lasciata poi questa in -cammino, marciò egli innanzi colla maggior sollecitudine possibile, ed -arrivò a Pisa con soli dodici cavalli nel dì 9 del mese suddetto. Da lì -a qualche giorno vi giunse anche la sua milizia. Prese egli nel mese -d'aprile al tutto la signoria di essa città di Pisa, ed impose colte -e gabelle per fornirsi di danaro, risoluto di riacquistare Pistoia, -e ciò senza riguardo alcuno al Bavaro, che ne era padrone, e al conte -d'Ottinghe inviato colà per governar la città. Si volle egli rifare, -perchè dava la colpa al Bavaro della perdita di Pistoia, per averlo -forzato ad andar seco a Roma. Poscia nel dì 15 di maggio col popolo -di Lucca e di Pisa cinse d'assedio essa città di Pistoia[1134]. Per -sua buona ventura era innanzi nata gara tra i Fiorentini e Filippo -da Sanguineto, a chi dovesse toccar la spesa di provvedere Pistoia, -città fornita di viveri appena per due mesi. Nè l'un nè gli altri -volendo cedere, ed informato Castruccio di questo litigio e dello stato -di Pistoia, tanto più s'animò ad assediarla. Di grandi battifolli, -steccati e fosse fece egli fare all'intorno, acciocchè niuno potesse -recarle soccorso, e cominciò a tormentar la città colle macchine e -con frequenti assalti. In questo mentre anche i Fiorentini fecero un -gagliardo apparecchio di gente, colla giunta d'altra che lor venne -dal _cardinal Beltrando_ legato, da Bologna, Siena, Volterra ed altre -terre. Con queste forze, superiori di molto a quelle di Castruccio, -almeno nella cavalleria, l'esercito fiorentino nel dì 20 di luglio andò -a postarsi in faccia dei trinceramenti di Castruccio sotto Pistoia. -Mostrò ben egli di voler battaglia; ma siccome cauto capitano si tenne -forte nel suo campo; e maggiormente afforzandolo con forti ripari, -lasciò che i Fiorentini, non veggendo maniera di snidarlo di là colla -forza, marciassero verso Pisa, credendosi eglino che Castruccio si -moverebbe per timore di perdere quella città. Nulla si mosse egli; -un terribil sacco fu dato al territorio pisano sino alle porte; e -intanto Simone dalla Tosa capitano di Pistoia, perduta la speranza -del soccorso per l'allontanamento de' suoi, e perchè gli era oramai -fallita la vettovaglia, nel dì 3 d'agosto (salve le persone col loro -equipaggio) rendè a Castruccio quella città con grande vergogna -e rabbia de' Fiorentini, i quali, udita la perdita di Pistoia, si -ritirarono tosto a casa. V'ha chi scrive, aver Castruccio, dappoichè -esso ottenne Pistoia, preso Prato, e dato verso Fucecchio una rotta -all'armata fiorentina; ma di ciò non parlando le più vecchie storie, -passerò a dire che egli, per paura del Bavaro, cominciò una tela co' -Fiorentini e col papa; ma per tante fatiche ed affanni cadde da lì a -non molti giorni infermo in Lucca; e, chiamati i suoi tre figliuoli -_Arrigo_, _Giovanni_ e _Valerano_, lasciò gli Stati al maggior di età, -ordinando loro e ai consiglieri di ben fornire le città di Pisa, Lucca -e Pistoia, e di stare uniti insieme. Poscia nel dì 3 di settembre nel -colmo di sua grandezza e fortuna, in età di soli quarantasette anni, -diede fine alla sua vita colla temporal gloria d'essere stato il più -accorto, prode e belicoso principe de' suoi tempi e tale, che, se la -morte non gli troncava il volo, pericolo v'era che Firenze e la Toscana -tutta soccombessero alla di lui somma sagacità e bravura. Leggesi la -di lui vita scritta da Niccolò Tegrimi nobile lucchese[1135], dove i -suoi costumi e le sue massime si trovano pienamente descritte. I suoi -figliuoli corsero Lucca, Pistoia e Pisa, e se n'impossessarono, con -aver tenuta celata sette giorni la di lui morte: per la quale non si -può esprimer quanta festa e tripudio si facesse in Firenze. Pareva a -quel popolo di essere rinato. - -Non avea cessato Castruccio, dacchè il Bavaro giunse a Lucca e -Pisa[1136], di far tutti i più premurosi uffizii appresso di lui -per ottenere la libertà a _Galeazzo Visconte_, e ai di lui fratelli -e figliuoli. Lo stesso _Marco_ Visconte, autor principale della lor -rovina, che avea seguitato il Bavaro in Toscana, conoscendo l'eccessivo -error commesso in danno della propria casa, e pentito del fallo, -tuttodì si raccomandava per questo a Castruccio. Stette duro il -Bavaro. Appresso in Roma tanto esso Castruccio, quanto altri principi -ghibellini interposero la loro intercessione per la liberazion loro, -e alle preghiere succederono le minaccie di abbandonarlo, se non -concedeva loro tal grazia. Finalmente si lasciò vincere il Bavaro, e -l'ordine andò che fossero rimessi in libertà. Scrive il Villani[1137] -che Lodovico condannò _Luchino_ ed _Azzo_ a pagare venticinque mila -fiorini d'oro, e che ne pagarono sedici mila. Comunque sia, ci assicura -Buonincontro che li rimise in sua grazia, comandando che venissero in -Toscana. Nel dì 25 di marzo furono liberati dalle carceri di Monza; -quel popolo segretamente diede loro molti regali; ed essi andarono a -Lucca a trovar Castruccio, il quale teneramente abbracciò Galeazzo, ed -il creò suo generale all'assedio di Pistoia. Quivi per li crepacuori -passati e per le fatiche presenti, gravemente s'infermò Galeazzo; e -portato per ordine di Castruccio a Pescia, nel mese d'agosto, prima -della resa di Pistoia, in età di cinquantun anni meschinamente morì, -lasciando un grande esempio della volubilità delle grandezze terrene. -Torniamo ora al Bavaro, i cui disegni in Roma erano di assalire il -regno di Napoli; ma l'essersi partito da lui Castruccio con sue genti, -e il non comparir mai, secondo il concerto, la flotta di _Federigo re_ -di Sicilia, che s'era collegato con lui ai danni del _re Roberto_, -arenò tutta l'impresa. Fece bensì unito coi Romani a lui qualche -guerra, ma di poco momento, perchè troppo penuriava di moneta, e vi -era discordia nell'esercito suo. All'incontro, il re Roberto[1138] -prese Ostia, Anagni ed altri luoghi. Per questi ed altri motivi il -Bavaro, non veggendosi più sicuro in Roma, se ne partì col suo antipapa -nel dì 4 d'agosto, con fargli le fischiate dietro quel popolo romano -che dianzi tanta festa avea mostrato per lui, e venne a Viterbo. -Nel dì seguente entrarono in Roma Bertoldo Orsino e Stefano dalla -Colonna, prendendone possesso a nome di _papa Giovanni_, e colà ancora -successivamente arrivarono il cardinal legato ed ottocento cavalieri -del re Roberto, con esserne fuggiti Sciarra dalla Colonna, che da lì a -non molto mancò di vita, Jacopo Savello e gli altri Ghibellini. Venuto -il Bavaro a Todi, dalla qual città cavò quattordici mila fiorini, -pensava di passare a dirittura ad Arezzo, istigato dai Ghibellini di -marciare addosso a Firenze, quando gli giunse nuova che _don Pietro_, -figliuolo di Federigo re di Sicilia, con una potente flotta andava in -traccia di lui, e desiderava di seco abboccarsi a Corneto. Andò colà, -e dopo molti contrasti e rimproveri, per essere egli tardato tanto a -venire, si trattò di nuovo di far guerra al re Roberto. Ma troppo era -in collera Lodovico, perchè Castruccio gli avea tolta Pisa, e però -volle prima portarsi colà. Nel viaggio colla sua gente e co' Siciliani -prese Grosseto; e, giuntagli colà la nuova della morte di Castruccio, -affrettò i passi, e nel dì 21 di settembre arrivò a Pisa, ricevuto con -somma allegrezza da quel popolo. Se ne fuggirono a Lucca i figliuoli -di Castruccio, conoscendo d'essere troppo in odio ai Pisani. L'armata -siciliana in tornando a casa, assalita da una fiera tempesta, colla -perdita di quindici galee e con altri danni, arrivò molto sconciata -e scemata in Sicilia. Andò poscia il Bavaro a Lucca ad istanza di -quei cittadini, e tolse la signoria di quella città ai suddetti -figliuoli di Castruccio con giubilo di quel popolo. Ma finì presto la -lor festa, perchè il Bavaro impose loro una colta di cento cinquanta -mila fiorini d'oro; stoccata che arrivò loro al cuore. Parimente per -danari riconfermò il dominio di quella città agli stessi figliuoli -di Castruccio. Anche l'allegrezza dei Pisani si convertì ben tosto in -lutto, avendo essi dovuto pagare altri cento mila fiorini d'oro. Questi -erano i benefizii, co' quali Lodovico il Bavaro si rendeva amabile -ai popoli di Italia. Pure, con tutti questi fieri salassi alle borse -altrui, non correano le paghe ai suoi soldati, e, per tal motivo, fatta -congiura, ottocento dei suoi migliori cavalieri tedeschi nel dì 29 -d'ottobre disertarono da Pisa, e corsero a Lucca per impadronirsene; -ma, trovate le porte chiuse per avviso precorso della lor venuta, -diedero il sacco ai borghi di quella città, e poi ridottisi sul -Ceruglio nella montagna di Vivinaia, quivi si fortificarono, con vivere -da lì innanzi di rapine e di tributi di tutti i contorni. E perciocchè -il Bavaro, non avendo attenuta la promessa di pagar loro sessanta -mila fiorini, inviò ad essi Marco Visconte per trattar di concordia, -il ritennero prigione: dal che poi nacquero altre novità che andremo -vedendo. - -Già di sopra accennammo che _Cane dalla Scala_, tuttochè ghibellino, -andò poco d'accordo coi Visconti. Era anche disgustato di _Passerino -de' Bonacossi_ signor di Mantova. Perciò diede mano e braccio ad -una congiura formata contra di lui[1139] dai figliuoli di _Luigi da -Gonzaga_, cioè _Guido_, _Filippino_ e _Feltrino_, nobili antichi di -Mantova, che si truovano registrati vassalli della contessa Matilda. -Ebbero essi dallo Scaligero e da Guglielmo di Castelbarco ottocento -fanti e trecento cavalli, co' quali inaspettatamente entrati in -Mantova la mattina del dì 16 d'agosto, correndo quivi la festa di -san Leonardo, s'impadronirono della piazza. Il Platina scrive[1140] -ciò succeduto nel dì 17 di luglio. Accorso Passerino, vi restò -trucidato[1141]. Furono presi Francesco e l'abbate di Sant'Andrea -suoi figliuoli, e Guido e Pinamonte figliuoli di Botirone già suo -fratello, e consegnati a Niccolò Pico ed agli altri nobili della -Mirandola, i quali li condussero al castello del Castellaro della -diocesi di Modena, e, in vendetta della morte di Francesco lor padre, -quivi nelle prigioni barbaricamente li lasciarono morir di fame. In -tal congiuntura si sfogò lo sdegno de' congiurati anche contro molti -de' parziali e soldati di Passerino, che non poterono fuggire, e -massimamente contra de' suoi crudeli uffiziali. Inestimabili ruberie -furono fatte in quella rivoluzion di Stato, e la maggior parte del -bottino toccata a Cane dalla Scala fu creduta da alcuni ascendere -alla somma di cento mila fiorini d'oro. Questo miserabil fine ebbe -Passerino, che pel suo aspro governo di tant'anni si guadagnò da' -Mantovani e Modenesi il titolo di tiranno. Venne appresso dal popolo -di Mantova proclamato lor signore di nome _Luigi da Gonzaga_; ma -l'esercizio del dominio restò nei suoi valorosi figliuoli, i quali coi -lor discendenti renderono poi gloriosa in Italia la famiglia Gonzaga, -e continuarono la signoria in Mantova sino al principio del presente -secolo decimo ottavo di Cristo, in cui io scrivo. In quest'anno -ancora _Carlo duca di Calabria_, unico figliuolo di _Roberto re_ di -Napoli[1142], infermatosi, giunse al fine di sua vita nel dì 9 ovvero -10 di novembre, con dolore inesplicabile del padre e di que' popoli, -perchè era buon principe, amatore della giustizia, pio ed amorevole -verso tutti. Non lasciò dopo di sè alcun maschio, ma bensì due femmine, -_Giovanna_ già nata, e _Maria_, che nacque dopo la morte del padre da -_Maria di Valois_, sorella di _Filippo di Valois_, il quale in questo -anno, venuta meno la figliuolanza di _Filippo il Bello_, diventò re di -Francia. Col tempo il regno di Napoli ebbe da piagnere maggiormente -la perdita di questo principe senza eredi maschi, siccome andremo -vedendo. In Firenze fu gran duolo per la sua morte; ma molti ancora -internamente se ne rallegrarono, perchè finì il suo dominio in quella -città, ed ivi si tornò alla libertà primiera. Erano in questi tempi -signori della città di Lodi _Sozzo_ e _Jacopo de' Vestarini_, ed -aveano esaltato di molto un lor famiglio, già mugnaio, uomo fiero, -nominato Pietro Tremacoldo, per soprannome il Vecchio, con farlo capo -delle lor guardie, e lasciargli in mano le chiavi di una porta della -città[1143]. Molte scelleraggini e crudeltà commise costui in servigio -de' padroni, ma seppe anche guadagnarsi l'amicizia di molti. Perchè -Sozzino giovine della casa dei Vestarini gli stuprò una nipote, e, -fattane doglianza, ebbe in risposta solamente delle minaccie, talmente -s'inviperì, che ne volle far alta vendetta. Però, introdotta una notte -in Lodi una gran masnada di fanti, mise la terra a rumore, e presi i -suddetti due signori, con quattro altri di quella casa (se ne fuggì -Sozzino con altri), rinserrolli in uno scrigno, e quivi di fame li -lasciò perire. Agl'indagatori de' gabinetti celesti dovette allora -sembrar questo un giusto giudizio di Dio; perchè i Vestarini, dacchè -aveano imprigionato alcuni, li dimenticavano nelle carceri, e permisero -che molti d'essi morissero di fame, ridendo allorchè udivano che i -miseri urlavano per non aver che mangiare. Fecesi per forza questo -ribaldo vecchio proclamare signor di Lodi, e spedì subito a Guglielmo -di Monteforte vicario di Milano, assicurandolo che terrebbe la città a -parte ghibellina, e di aver tolto di vita i Vestarini, perchè voleano -dar Lodi al legato del papa. - -Sempre più andava peggiorando lo stato di Padova[1144]. Niccolò da -Carrara, con gli altri fuorusciti, nell'anno precedente avea fatta -gran guerra a quella città, maggiore la fece nell'anno presente con -venir sino alle porte, e togliere ai Padovani buona parte de' loro -raccolti. Entro di Padova Ubertino da Carrara con Tartaro da Lendenara -teneva in continua inquietudine i miseri cittadini; nè giustizia si -facea, nè modo si trovava da frenar le di lui insolenze. _Corrado da -Ovestagno_, vicario del _duca di Carintia_ in essa città, ad altro non -attendeva co' suoi Tedeschi che ad ammassar danaro con ispogliar case -e chiese, biasciando intanto de' Pater nostri, e facendo colle spoglie -de' Padovani fabbricar chiese e monisteri nel suo paese. Mostrava -bensì, secondo la sua politica, _Cane dalla Scala_ di voler conservare -le tregue con Padova, ma sotto mano porgeva aiuto ai fuorusciti, -acciocchè facessero quanto di male potessero alla lor patria. Nè per -quanti ricorsi fossero fatti al duca di Carintia, al legato del papa e -a' marchesi estensi, per ottener aiuto, alcuno volea muovere un dito -in lor favore. _Marsilio da Carrara_, uno de' più accorti uomini del -suo tempo, veggendo andar così in malora la città, finalmente si -appigliò al partito di fare il proprio negozio, con dar Padova a Cane -dalla Scala, ed averne egli solo il merito tutto[1145]. Segretamente -adunque spedì Filippo da Peraga a Cane, offerendogli il dominio della -città, purchè _Mastino dalla Scala_ di lui nipote sposasse _Taddea -da Carrara_ (che Alda è chiamata dal Mussato) figliuola di _Jacopo_ -già signore di Padova, e Marsilio conseguisse i beni di alcune ricche -famiglie fuoruscite e il vicariato della città, ma solamente di nome, -dovendovi Cane mettere tutti gli uffiziali, con altri patti vantaggiosi -per lui. Altro non cercava che questo Cane, il quale da tanti anni -ansava dietro a sì nobile acquisto, e tante guerre avea fatto e tanto -danaro speso, senza mai poter ottenere il suo intento. Andò Mastino a -Venezia, ed occultamente sposò Taddea da Carrara, che ivi si allevava, -e compiè il matrimonio. Ciò fatto, Marsilio, dopo avere introdotto con -varii pretesti molte centinaia di contadini armati in Padova, nel dì -3 di settembre, per avere più sciolte le mani e più balia ad eseguire -il trattato, fece destramente insinuare al popolo di dare a lui la -signoria della città; e ciò fu fatto. Poscia licenziò i Tedeschi, -che erano ivi di presidio, soddisfatti delle lor paghe. Finalmente -nel maggior consiglio della città spiegò la risoluzione da lui presa -di cedere a Cane dalla Scala il dominio di Padova, giacchè altra -maniera non v'era di salvarsi in mezzo a tante tempeste[1146]. Niuno -osò di contraddire; e però, eletto il sindaco, nel dì 7 di settembre -lo stesso Marsilio da Carrara con esso e con molti de' principali -cittadini cavalcò a Vicenza, e presentò le chiavi della città a Cane, -il quale appena si trattenne dal baciare un dono sì caro. Fece la sua -magnifica entrata Cane in Padova nel dì 10 del suddetto mese, ricevuto -con plauso e benedizioni da quel popolo, oramai convinto che altro -rimedio non v'era a' suoi mali, fuorchè questo. La liberalità del -novello principe si diffuse sopra i suoi più cari, e massimamente sopra -Marsilio da Carrara, alle spese nondimeno de' fuorusciti, appellati -ribelli; di modo che Marsilio divenne, di ricco che era, sommamente -ricchissimo. Toccò ad essi fuorusciti lo starsene in esilio; e perchè -Albertino Mussato, celebre storico, il quale ampiamente racconta -questi fatti, osò di rientrare in Padova senza licenza, fu mandato a' -confini a Chioggia, dove nell'anno seguente finì di vivere e scrivere. -Solennemente ancora fu di nuovo sposata Taddea Carrarese da Mastino -dalla Scala. - -Tornato Cane a Verona, volle solennizzar questa importante conquista -con una magnifica festa. Tenne dunque corte bandita in quella città -nel dì ultimo di novembre. La Cronica di Verona[1147] dice nell'ultimo -d'ottobre. Forse cominciò allora la festa, ed essendo durata un mese, -terminò nel fine di novembre. Concordano gli autori in dire[1148] -che incredibil ne fu la magnificenza per la varietà dei tornei, delle -giostre, delle illuminazioni e d'altri pubblici suntuosi solazzi; pel -concorso smisurato de' nobili di tutte le circonvicine città, essendovi -stati cinque mila cavalli forestieri, ed intervenuti anche _Obizzo -marchese_ d'Este signor di Ferrara[1149], e _Luigi da Gonzaga_ signore -di Mantova; e finalmente per li gran regali fatti dallo Scaligero, -che tenne sempre tavola aperta a tutta la nobiltà sì del paese che -forestiera. La maggior solennità fu nel giorno in cui egli di sua -mano creò cavalieri trentotto nobili delle prime case di Verona, -Vicenza, Padova, Venezia, Mantova, Bergamo, Como, Reggio di Lombardia -e Vercelli. Simili funzioni in Italia si faceano in que' secoli pieni -di guerre, e chiamati da noi barbari, ma che più non si mirano in -Italia, tanto ingentilita, per essersi perduta la voglia delle corti -bandite, e del giostrare e torneare, dacchè tante armate straniere fan -qui dei torneamenti d'altra fatta. Aggiungasi la descrizione che il -padre del Gazata, storico reggiano di questi tempi[1150], a noi lasciò -del nobilissimo genio d'esso Scaligero. Gran copia teneva egli di -cortigiani; ed, oltre a ciò, non v'era uomo di qualche grido o per le -lettere, o pel mestiere dell'armi, o per singolarità in qualche arte, -il quale, sbattuto dalla fortuna o dalle rivoluzioni della patria, sì -frequenti in questi tempi, ricorresse a lui, che non fosse ben veduto -e provveduto di abitazione e tavola nella sua corte. Venivano essi -con tutta proprietà e lautezza serviti, e, secondo le lor professioni, -erano distribuiti. Quivi i poeti, lì i filosofi, in altre camere gli -artefici, i predicatori e simili. Sopra la porta di quelle camere si -mirava qualche pittura che alludeva alla lor professione. Eranvi musici -di canto e suono, e buffoni per rallegrar di tanto in tanto le cene ed -i pranzi: ben addobbato il palazzo di arazzi e pitture. Talvolta ancora -Cane voleva alla sua tavola or questo or quello di que' valenti uomini; -ed uno fra gli altri fu Dante Alighieri, celebre poeta, che, bandito -da Firenze, provò quanta fosse la generosità di questo principe, degno -perciò di maggior vita e di comandare a più popoli. Funesto riuscì -quest'anno a Venezia, perchè la morte rapì il loro doge, cioè _Giovanni -Soranzo_[1151], a cui nel dì 8 di gennaio succedette in quella dignità -_Francesco Dandolo_. Nè si dee tacere che, all'entrare di luglio[1152], -venendo da Avignone la paga per li soldati del legato di Italia, -consistente in sessanta mila fiorini d'oro, e scortata da cento -cinquanta cavalieri, usciti fuor d'un agguato i Pavesi, ne presero -almeno la metà con assai arnesi, somieri e prigioni. Ed ecco dove -andavano le decime raccolte pel papa dall'aggravato clero. Anche negli -anni addietro _Jacopo re_ d'Aragona occupò da ducento mila fiorini -d'oro, che gli uffiziali di _papa Giovanni XXII_ aveano ricavato dagli -ecclesiastici del suo regno, e se ne servì per torre la Sardegna ai -Genovesi. Furono in quest'anno ancora novità in Reggio di Lombardia -e in Parma. Nel mese di giugno Guiduccio e Giovanni de' Manfredi, e -Giovanni Riccio da Fogliano, nobili reggiani[1153], uccisero Angelo da -San Lupidio governatore di quella città per la Chiesa, ed uomo di molta -pietà ornato, e poi se ne andarono alle lor castella. Era anche in -Parma[1154] governatore pontificio Passerino dalla Torre; ma perchè con -imposte ed altri aggravii opprimeva quel popolo, _Marsilio de' Rossi_ -ed _Azzo da Correggio_, nobili di quella città, nel dì primo di agosto -scacciarono lui e il presidio papalino, e si fecero padroni di Parma. -Nel dì seguente unitisi coi Fogliani e Manfredi suddetti, entrarono -parimente in Reggio, e posero in fuga Arnaldo Vachera nuovo governatore -inviatovi dal legato: con che amendue queste città tornarono a parte -ghibellina, e que' nobili fecero lega con Cane dalla Scala, e con gli -altri di sua fazione: avvenimento che atterrì forte il partito de' -Guelfi. Ma il _cardinal Beltrando_ legato tanto fece in Romagna[1155], -che _Alberghettino de' Manfredi_ signor di Faenza s'accordò con lui, -parendo nondimeno che esso Alberghettino non gli lasciasse mettere -il piede in quella città. In quest'anno un orribil tremuoto, oltre -ad altri luoghi, sì fieramente conquassò la città di Norcia, che vi -perirono da quattro mila persone. - -NOTE: - -[1130] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 47 e 53. - -[1131] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 71. Raynald., Annal. Eccl. -Baluz., Vit. Pap. - -[1132] Albert. Mussatus, in Lud. Bavar. Bernard. Guid. Cont. Ptolom. -Lucens. - -[1133] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 57. Istorie Pistolesi, tom. 11 -Rer. Ital. - -[1134] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1135] Tegrim., Vita Castruccii, tom. 11 Rer. Ital. - -[1136] Bonincontr. Morigia, Chronic. Mod., cap. 37, tom. 12 Rer. Ital. - -[1137] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 31. - -[1138] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 96. - -[1139] Johannes de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1140] Platina, Hist. Mantuan., lib. 2, tom. 20 Rer. Italic. - -[1141] Moran., Chron. Mutin., tom. 11 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. -15 Rer. Ital. - -[1142] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 109. - -[1143] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., cap. 38, tom. 12 Rer. -Ital. Corio, Istor. di Milano. - -[1144] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Albertinus Mussatus, de -Gest. Ital., lib. 12, tom. 8 Rer. Italic. - -[1145] Gatari, Ist. Pad., tom. 17 Rer. Ital. Chron. Patav., tom. 8 Rer. -Ital. - -[1146] Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital. - -[1147] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1148] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Albertinus Mussatus, lib. 12, -tom. 18 Rer. Ital. - -[1149] Gazata, Chron. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1150] Gazata, in Praefat. ad ejus Histor., tom. 18 Rer. Ital. - -[1151] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital. - -[1152] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 90. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[1153] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1154] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 95. - -[1155] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 94. Rubeus, Hist. Ravenn., lib. -6. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXIX. Indizione XII. - - GIOVANNI XXII papa 14. - Imperio vacante. - - -Stando in Pisa _Lodovico il Bavaro_, si trovava più che mai fallito di -moneta. Erano alla corte di lui _Azzo_ figliuolo e _Giovanni_ fratello -del fu _Galeazzo Visconte_[1156], e forse erano forzati a starvi. -Unitisi questi con _Marco Visconte_, stato sempre in grazia d'esso -Bavaro, seppero così ben trattare i fatti loro, che coll'esibizione di -settanta mila fiorini d'oro (il Villani dice cento venticinque mila), -da pagarsegli parte in Milano e parte dappoi, ottennero quanto vollero: -cioè Azzo impetrò il vicariato di Milano, e Giovanni dall'antipapa, -che era venuto a Pisa, fu creato cardinale, e suo legato generale per -tutta la Lombardia nel dì 18 di gennaio. Di questo danaro assegnò il -Bavaro trenta mila fiorini d'oro ai Tedeschi ribellati che stavano nel -Ceruglio, sperando di riavergli al suo servigio; ma, perchè non corse -la moneta, Marco Visconte, siccome già accennai, fu ritenuto come -ostaggio e mallevadore da essi. Andossene il valoroso giovane _Azzo -Visconte_, accompagnato dal Porcaro (così è nominato dal Villani: io -il credo Burgravio) uffiziale del Bavaro, per entrare in possesso di -Milano, e giunse in Monza con giubilo di quel popolo. Quivi si fermò -tredici dì, perchè Guglielmo conte di Monteforte governatore di Milano -non volea cedere, se non era prima soddisfatto delle sue paghe. Azzo -il soddisfece, e prese il dominio di Milano. Scrive il Villani che -il Porcaro suddetto, a nome del Bavaro, ebbe da Azzo venticinque mila -fiorini d'oro, coi quali marciò alla volta di Lamagna, senza mandare -un soldo ad esso Bavaro, nè a' cavalieri del Ceruglio: del che il -sitibondo Bavaro provò grande affanno. Anche Giovanni zio d'Azzo, -e falso cardinale, dovette tornare in tal congiuntura a Milano; ed -allora avvenne ciò che narra Galvano Fiamma[1157]: cioè che in quella -città insorsero molti falsi religiosi, pubblicamente predicanti che -_papa Giovanni XXII_ era eretico scomunicato, deposto ed omicida, -esaltando poi alle stelle l'antipapa Niccolò. Una gran fazione di -frati minori col loro generale fra Michele da Cesena era allora troppo -inviperita contra del papa per alcune ridicole questioni della lor -povertà. Accadde ancora che nel dì 2 di febbraio il capitano pontificio -del Patrimonio cogli Orvietani[1158] credendosi d'occupare la città -di Viterbo, vi entrò ostilmente; ma vi rimase sconfitto. Oltre a -ciò, il conte di Chiaramonte, creato marchese della marca d'Ancona -dall'antipapa, con gente del Bavaro e cogli altri Ghibellini entrò -nella città di Jesi; e presovi Tano, che la signoreggiava, o piuttosto -la tiranneggiava, col credito d'essere uno de' primi caporali de' -Guelfi, gli fece tagliare la testa. Albertino Mussato attesta[1159] -che esso conte s'impadronì della maggior parte della marca. I Romani -anche essi, perchè pativano gran carestia, nè Guglielmo da Ebole -vicario del _re Roberto_, e senatore allora di Roma, provvedeva al loro -bisogno, alzato rumore, il cacciarono vituperosamente dalla lor città, -e crearono senatori Stefano dalla Colonna e Ponciello degli Orsini, -che seppero provvedere di grano quella città. Finalmente i Tarlati -di Pietramala, signori di Arezzo e di Città di Castello, possenti -ghibellini, s'impadronirono di Borgo San Sepolcro, togliendolo alla -Chiesa. - -In tale stato di confusione si trovava l'Italia, quando a tutto un -tempo si vide andare in depressione il _Bavaro_ col suo antipapa, e -risorgere gli affari di papa Giovanni[1160]. I primi ad abiurare l'uno -e l'altro furono _Rinaldo_, _Obizzo_ e _Niccolò_ fratelli, marchesi -estensi, signori di Ferrara, Rovigo, Comacchio ed altri luoghi. -Non potendo essi accomodarsi più alle stravaganti ed empie azioni -di Lodovico il Bavaro, massimamente dopo la detestabil creazione -dell'antipapa, cercarono fin dall'anno precedente di mettersi in -grazia del pontefice, e gli spedirono ambasciatori ad Avignone con -espressioni di tutta umiltà, offerendosi a' suoi servigi[1161]. Il -papa, duro finora con essi, al considerare il proprio pericoloso -stato per le tante novità d'Italia, si ammollì facilmente verso di -loro. Fecesi conoscere (e ci volea ben poco) che non erano quei -miscredenti ed eretici che venivano spacciati ne' falsi processi -fabbricati contra di loro. Però il papa, dopo ricevuta la confessione, -che essi riconoscevano Ferrara per istato indubitato della Chiesa -romana, annullò le scomuniche, e levò l'interdetto a Ferrara, nè più -inquietò gli Estensi per conto del possesso e della signoria di quella -città; anzi loro la confermò coll'obbligo del censo annuo di dieci -mila fiorini d'oro. Fecero di più i marchesi[1162]. Servironsi della -parentela che passava fra loro ed _Azzo Visconte_, e di _Beatrice -Estense_ madre di esso Azzo, e zia de' marchesi, per istaccare il -medesimo Azzo dal Bavaro. Troppo era chiaro che niun potea fidarsi -di questo principe, il quale, chiamato in Italia contra de' Guelfi, -nulla finora avea operato di rilevante contra d'essi; con attendere -solamente a rovinar gl'interessi de' principi e delle città ghibelline -sue seguaci, avendole smunte tutte di danaro, e sì obbrobriosamente -maltrattati i Visconti. Ultimamente ancora avea di nuovo nel dì 16 -di marzo[1163] tolta la signoria di Lucca ai figliuoli di Castruccio, -e datala a Francesco Castracane degli Interminelli per ventidue mila -fiorini d'oro. Questi ed altri motivi, congiunti col riguardo della -religione, sì malmenata dal Bavaro, fecero buona breccia nel cuore -d'Azzo Visconte; e tanto più perchè gli stava tuttavia davanti agli -occhi l'orrida prigionia patita in Monza, e gli altri indegni strapazzi -fatti al padre e alla sua famiglia dallo sconoscente Bavaro. Cominciò -pertanto a trattare segretamente ad Avignone per acconciarsi col -papa, e si rimise in sua grazia, siccome dirò all'anno seguente; nè -più mandò un soldo al Bavaro, che pure al sommo penuriava di moneta. -Giudicò bene il Bavaro di calar egli in persona in Lombardia, giacchè -assai chiaramente scorgeva che non più per lui, ma contra di lui era -Azzo Visconte[1164]. Giunto al Po, secento suoi fanti balestrieri -disertarono, e andarono a prendere soldo dal signor di Milano: colpo -che sconcertò non poco l'animo del Bavaro. Tenne un parlamento a -Marcheria sino al dì 21 d'aprile[1165], al quale si trovò Cane dalla -Scala, accompagnato da più armati che non avea lo stesso Bavaro, perchè -neppur egli si fidava molto di chi parea rivolto ad assassinar gli -amici, e non a distruggere i nemici. Quivi si trattò di far oste contra -di Milano. I fatti danno assai a conoscere che lo Scaligero non se ne -volle impacciare. Aveva egli altre idee in capo. In questo mentre Azzo -Visconte nel dì 17 d'aprile spinse a Monza cinquecento cavalli, che, -entrati in quella città, se ne impadronirono. _Lodovico duca_ di Tech, -ivi governatore pel Bavaro, si ritirò co' suoi Tedeschi nel castello, -dove con grandi fossi e steccati fu rinserrato. Arrivò sul principio -di maggio il Bavaro a Lodi, e gli furono serrate le porte in faccia; -poscia fu sotto Monza, ed entrò nel castello; ma ritrovò il presidio -del Visconte ben preparato nella terra alla difesa[1166]. Nel dì 11 di -giugno si portò colla sua gente sotto Milano, e ne cominciò l'assedio, -alloggiando nel monistero di San Vittore. Azzo avea prese tutte le -precauzioni necessarie, ed era per lui tutto il popolo, il quale -andava facendo di tanto in tanto dei badalucchi con gli assedianti, -villaneggiando i Tedeschi. Ma Azzo, da uomo prudente, non lasciava -passar giorno che non mandasse mattina e sera qualche rinfresco -e regalo di vini preziosi e di altri viveri al Bavaro. Si trattò -d'accordo; ed Azzo, per ricuperar dalle mani di lui il forte castello -di Monza, e per mandarlo via il meno malcontento che si potesse, gli -pagò una somma di danaro: non si sa quanto. - -Nel dì 19 di maggio andò il Bavaro a Pavia[1167], e quivi stette sino -al principio d'ottobre; nel dì 25 settembre diede ad Azzo Visconte -l'investitura del vicariato di Milano, rapportata dal Corio[1168]. -Passò dipoi a Cremona, e di là a Parma, per certi trattati che avea -di torre Bologna al _cardinal Beltrando_ dal Poggetto. Ma, scoperta -la trama, nel dì 9 di dicembre si portò a Trento per parlamentare con -certi baroni di Germania, e affine di provveder gente, mostrandosi -risoluto di tornare alla primavera contra di Bologna. Colà gli arrivò -nuova della morte di _Federigo duca_ d'Austria emulo suo, e che gran -moto si faceva per eleggere un nuovo re de' Romani: però passò in -Germania per attendere a' fatti suoi, nè mai più gli venne voglia di -comparire in Italia, dove lasciò un'abbominevol memoria di sè medesimo -presso i Guelfi, e forse non minore presso degli stessi Ghibellini. -Maneggiossi in questi tempi Cane dalla Scala per introdurre accordo fra -il Bavaro ed Azzo Visconte, nè volle mai dar braccio ad esso Bavaro per -le sue meditate imprese. Solamente mandò e lasciò andare Marsilio da -Carrara con gente in aiuto de' Rossi, mentre il legato del papa facea -guerra a Parma[1169]. Marsilio fu quasi preso da Simone da Correggio -in quella spedizione. Ora, dopo aver Cane tenute in esercizio le sue -truppe senza far nulla per molto tempo[1170], finalmente nel dì 4 -di luglio si mosse da Padova con potente esercito, e andò a mettere -l'assedio a Trivigi. Guecelo Tempesta avvocato e signor di Trivigi si -sostenne per quattordici giorni; ma veggendo che il duca di Carintia, -in vece di inviare un gagliardo soccorso, animava solamente con -delle grandiose promesse, nel dì 18 del detto mese capitolò con buoni -patti la resa di quella città. Magnificamente v'entrò il vittorioso -Scaligero; ma a sì bel giorno tenne dietro una bruttissima sera. Ecco -sorpreso Cane da una mortal malattia, che nel dì 22 d'esso mese, in età -solamente di quarantun anno, il fa sloggiare dal mondo, allora appunto -ch'egli era giunto all'auge della grandezza: principe glorioso, amato -e temuto non meno pel valore che pel senno, e per la sua magnificenza -ed onoratezza. S'egli maggiormente campava, par bene che si sarebbe -stesa la sua potenza molto più oltre. Era padrone di Verona, Vicenza, -Padova, Trivigi, Feltre, Cividal di Friuli e d'altri luoghi, dei quali -restarono eredi i due suoi nipoti _Alberto_ e _Mastino_, legittimi -figliuoli di _Alboino_, senza che v'abboccassero i suoi figliuoli -bastardi. _Marsilio da Carrara_, che con Bailardo da Nogarola assistè -alla morte d'esso Cane, corse tosto a portarne la nuova a Padova, ed -onoratamente fece che quel popolo giurasse nelle sue mani fedeltà ai -due fratelli Scaligeri. _Alberto dalla Scala_ nel dì 27 di luglio[1171] -prese il possesso di Padova, ed appresso vennero in potere di lui -Conegliano, Asolo, e le restanti castella del Trevisano. Bartolomeo e -Giliberto, figliuoli bastardi del predetto Cane, sul fine di quest'anno -accusati d'aver macchinato contra la vita e lo stato de' due regnanti -Scaligeri, furono presi e condannati ad una perpetua carcere. Francesco -loro maestro fu strascinato a coda di cavallo, e poscia impiccato per -la gola. Era in questi tempi _Marco Visconte_ tuttavia per ostaggio -coi Tedeschi nel Ceruglio, amato e riverito da loro, perchè il -conoscevano personaggio di gran perizia nei fatti di guerra[1172]. Come -fu partito di Toscana il Bavaro, s'intesero essi Tedeschi con altri -che stavano di guarnigione nell'Agosto, cioè nel castello ossia nella -fortezza di Lucca; e, fatto lor capitano il suddetto Marco Visconte, -a dì 15 d'aprile cavalcarono di notte, e furono ricevuti nell'Agosta. -Minacciando poi di correre la città, Francesco Castracane, signore -ivi pel Bavaro e i Lucchesi, diedero loro d'accordo la signoria di -Lucca; e, perciocchè tal fatto era succeduto con segreta intelligenza -de' Fiorentini che aveano promessa buona somma di moneta, mandarono i -Tedeschi a Firenze per l'adempimento della parola, offerendo anche di -dar Lucca al comune stesso di Firenze per ottanta mila fiorini d'oro. -Per le dissensioni che di leggeri intervenivano allora nei consigli -delle repubbliche, non accettarono i Fiorentini il partito. Se n'ebbero -ben a pentire andando innanzi. - -Anche i Pisani, dacchè videro il Bavaro, impegnato in Lombardia, -pensarono a scuotere il di lui giogo; e fatto venir da Lucca Marco -Visconte con alcune masnade di Tedeschi ribellati al Bavaro, nel mese -di giugno levarono la terra a rumore, e ne cacciarono Tarlatino da -Pietramala, che vi era vicario per esso Bavaro, co' suoi soldati, e -si tornarono a reggere a repubblica. Altrettanto fece anche Pistoia. -Ossia che Marco Visconte trattasse occultamente co' Fiorentini per -farli padroni di Lucca, e forse anche di Pisa, e che perciò i Pisani -cominciassero a mostrar diffidenza di lui; oppure che egli, uso -agl'imbrogli, spontaneamente volesse andare a trattar co' Fiorentini: -certo è ch'egli si partì di Lucca, e venne a Firenze, dove, ben -ricevuto dai priori[1173], dopo molti ragionamenti con loro, e da -loro regalato, ma riconosciuto per uomo instabile, sen venne alla -volta di Bologna, dove dicono che segretamente si abboccò col cardinal -Beltrando, con voce che gli promettesse di fargli avere Milano. -Portatosi poscia a Milano, nel dì 14 d'agosto, fu amorevolmente -accolto dal nipote _Azzo_, signore della città, e dai suoi fratelli -_Luchino_ e _Giovanni_, ai quali fece di gravi rimproveri, perchè lo -avessero lasciato tanto tempo per ostaggio, senza pagare il convenuto -danaro. Quindi si diede a grandeggiare in Milano; avea più seguito -che lo stesso nipote Azzo; e fu creduto che gli volesse anche torre -la signoria. Scrivono alcuni, che essendo ben uniti Azzo, Luchino e -Giovanni, tra che gli andamenti di Marco erano loro sospetti, -e il non potersi eglino dimenticare della rovina e prigionia lor -procurata da esso Marco due anni prima, determinarono di sbrigarsene. -Pietro Azario pretende[1174] che Luchino non solamente niuna mano ebbe -al fatto, ma ne restò fortemente irritato. Invitaronlo dunque ad un -convito[1175], dopo il quale, chiamatolo in camera, fecero strangolar -lui, e gittar giù dalle finestre il suo corpo nel dì 8 di settembre, -oppure in altro giorno. Questo atto di gettarlo dalle finestre non -par vero, stante l'onorevol sepoltura che i nipoti e i fratelli gli -fecero dare. Altri dicono[1176] che egli da sè stesso, credendo di -salvarsi, si gittò giù, e morì di quel salto. Almeno fu sparsa questa -voce. Passò anche male all'antipapa Niccolò, bene nondimeno, secondo -il suo merito[1177]. Partito che fu il Bavaro da Pisa, quel popolo, -non vedendo volentieri in lor casa un sì abbominevol mostro, gli -fecero intendere che se n'andasse. Raccomandossi costui al _conte -Fazio _di Donoratico, che il tenne occulto per alquanti mesi in un -suo castello; ma, per paura che i Fiorentini l'avessero scoperto, e -gliel togliessero, segretamente il ridusse di nuovo a Pisa nell'anno -seguente, e tennelo appiattato in sua casa fino al dì quarto d'agosto. -In fine, essendo traspirato dove egli era, si cominciò a trattare -di darlo in mano di _papa Giovanni_, che fu lietissimo di questo -regalo, e fece perciò molte grazie a' Pisani[1178]. Abiurati i suoi -errori in Pisa, e ricevutane l'assoluzione, fu condotto in una galea a -Marsilia, e di là ad Avignone, con una salva di villanie e maledizioni -dovunque egli passava. Quivi pubblicamente davanti al papa in pubblico -concistoro rinnovò la sua abiura; poscia posto in carcere, trattato -come familiare, ma custodito qual nemico, da lì a tre anni diede fine -a' suoi giorni. Ed ecco dove andò a terminare la detestabil tragedia -di Lodovico il Bavaro contro della Chiesa romana. S'erano già tolte -di sotto il dominio pontificio le città di Parma e Reggio[1179]. Il -_cardinal Beltrando_ legato nel dì 19 di marzo fece oste contra queste -città con ottocento cavalli e più di sedici mila fanti, dando il -guasto a tutto il paese. I Correggieschi erano con lui. _Orlando_ e -_Pietro de' Rossi_ teneano Parma, i Manfredi Reggio. Dovette seguire -qualche accordo fra loro; imperciocchè nel dì 17 d'agosto chiamati a -Bologna[1180] il suddetto Orlando ed Azzo de' Manfredi, il legato, che -non manteneva patti, se non quando gli tornava il conto, perchè non gli -vollero dare l'intero dominio di Parma e Reggio, li fece imprigionare. -Nel settembre rinnovò la guerra contro di quelle città, e bruciò i -borghi di Reggio e quante ville potè. Nel novembre _Marsilio_ e _Pietro -de' Rossi_, irritati contro al legato per la prigionia d'esso Orlando, -condussero il Bavaro a Parma, e da lui ottennero il vicariato di quella -città. Nel dì 27 d'esso mese mise il Bavaro un suo vicario in Reggio. - -Fecero pruova anche i Modenesi dell'infedeltà del legato[1181], il -quale non volendo stare a' patti precedenti, in occasion delle guerre -suddette, nel dì ultimo di giugno fece assediar Modena per quattro -giorni. Accordo poi seguì nel dì 4 di luglio, essendo stati obbligati -i Modenesi a ricevere di presidio cinquanta uomini d'armi del legato, -e di concedergli la quarta parte del dazio delle porte[1182]. Ma -dacchè il popolo di Modena seppe che il Bavaro era venuto a Parma, ed -avea posto presidio in Reggio, saltarono su molti amatori della parte -dell'imperio, che cominciarono a consigliare che, giacchè Dio avea lor -mandata la buona fortuna di potersi dare all'imperadore, non bisognava -lasciarsi scappar dalle mani sì bella occasione. A piè pari vi saltò -dentro il forsennato popolo; supplicò per aver presidio tedesco, ed -ebbe la sospirata grazia, con inviar anche in dono al Bavaro tre mila -fiorini d'oro: picciolo refrigerio alla sua sete. Il conte palatino -di Turge, maresciallo del Bavaro, con ottocento cavalli la sera del -dì 28 di novembre entrò in Modena, giorno felice, giorno beato. Non -capivano in sè stessi i mal accorti Modenesi per l'allegrezza; corsero -tutti a baciar l'armi e le vesti de' ben venuti Tedeschi; buona cena -preparata per loro, e facevano ai pugni per averli cadauno in lor casa. -Nel giorno seguente cominciarono questi onorati forestieri a visitar -granai, cantine e fenili dei cittadini: tutto era roba loro, a sentirli -parlare; e chi neppur intendeva il loro ferloccare, si accorgeva ai -fatti che parlavano daddovero. Diedersi poi a spogliare il territorio, -a mettere colte e taglie: ogni dì ce n'era una nuova; i poveri osti e -bottegai perderono tutti la scherma: tante erano le avanie e maniere -di rubare e di prendere tutto senza pagare, che adoperavano questi -sottili ed inumani insidiatori delle sostanze altrui. Curiosa cosa -e insieme compassionevole si è il racconto minuto che delle loro -invenzioni e ribalderie fa Bonifazio Morano autore di veduta. Oh allora -sì che proruppero i Modenesi in mirabili atti di pentimento; ma il -fallo era fatto, e conveniva farne la penitenza. Anche lo spirituale -di questa città andò tutto sossopra, perchè il Bavaro mandò a star -qui nel dì undici di dicembre un certo Orlando vescovo tedesco, il -quale, intitolandosi vicario dell'antipapa, afflisse in varie maniere -il clero, e metteva all'incanto tutti i benefizii. Intanto nel dì -15 d'esso mese _Guido_ e _Manfredi de' Pii_ ottennero dal Bavaro il -vicariato di Modena, e diedero principio alla lor signoria, ma senza -poter mettere alcun freno all'indicibil ingordigia e disordine degli -scapestrati Tedeschi. La Cronica Estense[1183] mette sotto l'anno -precedente che Ricciardo de' Manfredi occupò Faenza, e poi la diede -al cardinale legato. Ma, secondo il Villani[1184] avendola esso -legato assediata nel dì 6 di luglio, l'ebbe a patti, dopo venticinque -giorni, nell'anno presente da _Alberghettino de' Manfredi_, al quale -fece di grandi promesse, e intanto il volle confinato in Bologna. -Ma perchè si scoprì nell'ottobre di quest'anno[1185] in essa città -di Bologna una congiura contra del legato per dar quella città al -Bavaro, il medesimo Alberghettino con altri nobili primarii di Bologna -ebbe tagliata la testa. Quando allora per semplici sospetti o per -vendetta si volea torre taluno dal mondo, sempre era in pronto la -voce e il processo d'una congiura. Può nondimeno essere che questa -fosse vera; ma il legato era in poco buon concetto presso di tutti. -Ucciso fu nel settembre di quest'anno _Silvestro de' Gatti_ tiranno -di Viterbo, e quella città coll'altre del Patrimonio e della Marca -venne all'ubbidienza del _cardinale Orsino_ legato del papa[1186]. -Esibirono più volte i Tedeschi del Ceruglio, dominanti in Lucca, ai -Fiorentini quella città per danari; e questi, o per diffidenza della -fede di quell'aspra gente, o perchè sperassero miglior mercato, non -vi vollero giammai acconsentire. Udendo poi che i Pisani erano in -trattato di comperarla per sessanta mila fiorini d'oro, ne sturbarono -il contratto col fare gran guerra a Pisa, ed obbligar quel popolo a -chiedere pace. Fecesi innanzi in questo mezzo _Gherardino Spinola_ -Genovese, e collo sborso di trenta mila fiorini (Giorgio Stella -scrive[1187] settantaquattro mila), comperata da' Tedeschi la signoria -di quella città, v'entrò nel dì 2 settembre: il che rincrebbe forte ai -Fiorentini, nè vollero perciò dare ascolto alcuno alle proposizioni di -pace loro fatte da esso Spinola. La suberbia e avarizia di quel popolo -la vedremo ben gastigata, andando innanzi. - -NOTE: - -[1156] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 10, cap. 117. - -[1157] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic. - -[1158] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 118 e 122. - -[1159] Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar. - -[1160] Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1328, num. 54. - -[1161] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1162] Raynaldus, Annal. Eccl. ad hunc annum, num. 20. - -[1163] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 124. - -[1164] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., cap. 40, tom. 12 Rer. Ital. - -[1165] Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar. - -[1166] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1167] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 146. - -[1168] Corio, Istoria di Milano. - -[1169] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1170] Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital. - -[1171] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. - -[1172] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 129. - -[1173] Bonincon. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. - -[1174] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1175] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 133. - -[1176] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. -15 Rer. Ital. - -[1177] Bernardus Guid., in Vit. Johann. XXII. - -[1178] Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330. - -[1179] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1180] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 8 Rer. Ital. - -[1181] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. - -[1182] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[1183] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1184] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 140. - -[1185] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXX. Indizione XIII. - - GIOVANNI XXII papa 15. - Imperio vacante. - - -Maggiormente risorse in quest'anno in Italia l'autorità di _papa -Giovanni_, dacchè, tornato _Lodovico il Bavaro_ in Germania, non v'era -apparenza che gli tornasse voglia di rivedere l'Italia, dacchè colle -passate azioni e colle sue infedeltà ed estorsioni avea troppo alienato -da sè gli animi degl'Italiani. L'antipapa, siccome abbiam detto, andò -a far penitenza de' suoi reati nella prigione avignonese. I marchesi -estensi signori di Ferrara già s'erano riconciliati col pontefice. -I Romani anch'essi ravveduti, con avergli spediti ambasciatori, gli -prestarono la dovuta ubbidienza. I Pisani, pel servigio a lui prestato -di dargli nelle mani il desiderato antipapa, ottennero quel che vollero -da lui. _Azzo Visconte_ signor di Milano, e _Luchino_ e _Giovanni_ suoi -zii nell'anno addietro aveano fatto negozio con esso papa per guadagnar -la sua grazia, con aver inviati ambasciatori e chiesto perdono, ed -aver Giovanni deposta la porpora cardinalizia ricevuta dall'antipapa, -ed abiurata la sua amicizia[1188]. Ma pare che solamente nel febbraio -di quest'anno, oppure più tardi, si desse compimento al loro trattato, -giacchè gran merito s'era fatto esso Azzo col rivoltarsi contra del -Bavaro. Fu perciò pienamente tolto l'interdetto a Milano, e Giovanni fu -da lì a qualche tempo creato vescovo di Novara. Perciò la Dio mercè in -Italia cessò lo scisma, e dappertutto Giovanni XXII era riconosciuto -per vero e legittimo papa. Lo stesso Bavaro anch'egli si studiò di -placarlo, con avere interposti alla corte pontificia i buoni ufizii -di _Giovanni re_ di Boemia, di _Baldovino arcivescovo_ di Treveri e -di _Ottone duca_ d'Austria[1189]. Esibiva egli di abolire tutti gli -atti passati, di confessarsi reo, di riceverne la penitenza, purchè -se gli conservasse l'imperio. Oh quest'ultimo non piaceva al papa, -e perciò tutto il resto fu sprezzato, e continuossi a tenerlo per -iscomunicato ed eretico. Ma con tutta questa depressione del Bavaro, ed -esaltazione di papa Giovanni, non cessavano già in Italia le pestilenti -dissensioni de' Guelfi e Ghibellini; e chiunque avea forza, cercava di -stendere le fimbrie del suo dominio. Continuò dunque la guerra anche -nell'anno presente, ma con pochi considerabili avvenimenti. Il cardinal -legato _Beltrando dal Poggetto_ inviò le sue genti a' danni dei -Reggiani[1190], le quali bruciarono molto di quel paese, con ridursi -poi a Rubbiera. Ebbero i capitani d'essa armata un trattato, per cui -a tradimento dovea essere loro data la terra di Formigine. Vennero -essi perciò a quella volta nel dì 24 d'aprile con secento cavalli e -quattrocento fanti[1191]; ma avutone sentor _Guido_ e _Manfredi de' -Pii _signori di Modena, arrivarono a tempo colle milizie per disturbar -le faccende degli avversarii. Rimasero chiusi i papalini in un prato, -circondato da fossi e paludi, di modo che, senza poter fare buona -battaglia, nè fuggire, vi rimasero quasi tutti morti o prigionieri. -Fra gli ultimi si contarono Beltramone e Raimondo del Balzo, e un -fratello bastardo del re Roberto. Il primo era maresciallo dell'armata -pontificia. Furono essi condotti prigioni a Modena[1192], poi comperati -per sei mila fiorini d'oro dai Rossi signori di Parma; e, per attestato -di Matteo Griffone[1193], servirono poi a liberar col cambio dalle -carceri di Bologna _Orlando Rosso_ ed _Azzo Manfredi_, iniquamente -detenuti. Per questa perdita sbigottì molto il cardinal legato. - -Ma giacchè abbiam parlato di Modena, convien ora aggiugnere, che -continuando le innumerabili ruberie dei Tedeschi posti di guarnigione -in questa città, con essere ridotti i cittadini a nulla avere che -fosse suo, perchè quella bestial gente adoperava la mannaia (chiamata -da essi la chiave dell'imperadore) per entrare dappertutto e prendere -tutto, era ridotto il popolo alla disperazione, e gli pareva d'essere -nel profondo dell'inferno. Trovò Manfredi de' Pii riparo a tanti guai, -con fare che Marsilio de' Rossi vicario generale del Bavaro venisse -in persona a Modena, e seco menasse via secento di questi manigoldi. -Ce ne restarono trecento, i quali dipoi, il meglio che potè, tenne in -freno la prudenza di Manfredi. Fece il legato capitan generale della -sua armata _Malatesta_ signore di Rimini, e nel dì 18 di giugno l'inviò -a dare il guasto a Spilamberto. Dopo avere ricevuto soccorso di gente -da Reggio e da Parma, andò la milizia di Modena[1194] nel dì 24 a -Piumazzo con pensiero di dar battaglia; ma i nemici si ritirarono, e -recarono poi altri danni al Modenese, con venir anche alle lor mani -la terra di Formigine. Compiè in questo anno il suddetto cardinal -Beltrando l'inespugnabil castello, da lui fabbricato in Bologna, con -molte torri, alte mura ed immense fortificazioni[1195], e andò per la -prima volta ad abitarvi. Dava egli ad intendere ai buoni Bolognesi che -non avea quella fabbrica da servire per lui, ma bensì al papa, che era -risoluto di venire in Italia, e di mettere la sua residenza in quella -città: cosa che produrrebbe inesplicabil vantaggio ai cittadini, e -farebbe correre fiumi d'oro e d'argento per le loro strade. La verità -era, ch'egli solamente intendeva di assicurar sè stesso, e di mettere -i ceppi a quella potente città. Si prevalsero di queste congiunture -i marchesi estensi, divenuti amici del pontefice e del legato, per -occupare ai Modenesi la terra del Finale nel dì 27 di luglio. Nel mese -d'ottobre cavalcò il maresciallo della Chiesa colle sue genti sul -Modenese, e prese le mercatanzie che venivano da Mantova a Modena. -Ciò riferito a Modena, uscì armato il popolo, e mise il nemico in -rotta, con ricuperar tutto, e condurlo trionfalmente in città. Sul -principio di giugno riuscì ai Parmigiani di togliere al legato Borgo -S. Donnino[1196]. Impadronironsi anche i Fiorentini di Monte Catino, -castello de' Lucchesi, e corsero fino alle porte di Lucca, colla presa -d'alcune altre castella di quei contorni. Videsi una scena nuova in -Italia nell'anno presente. Dei due fratelli _Alberto_ e _Mastino dalla -Scala_ signori di Verona, Padova e d'altre città, il primo, tenendo -sua stanza in Padova, attendeva, siccome uomo pacifico, a darsi bel -tempo. Mastino, persona bellicosa e feroce, tutto era applicato alla -guerra. Ricorsero a lui per aiuto i Ghibellini usciti di Brescia[1197]; -ed egli, presa la lor protezione, per isperanza di ridurre alla sua -ubbidienza quella città, entrò nel mese di settembre sul Bresciano, -e dopo aver occupata a poco a poco una gran quantità di castella, -finalmente imprese l'assedio della città stessa[1198]. Accadde che in -questi tempi venne a Trento _Giovanni conte di Lucemburgo_ e _re di -Boemia_, figliuolo del già imperadore _Arrigo VII_, per alcuni suoi -importanti affari, dicono del matrimonio di _Giovanni_ suo picciolo -figliuolo con una figlia del duca di Carintia[1199]. Trovandosi -alle strette il popolo guelfo di Brescia, gli spedì ambasciatori, -offerendogli il dominio della loro città, sua vita natural durante, e -con patto di non introdurre in città i Ghibellini senza il consenso del -loro consiglio generale, ch'egli non penò molto ad accettare. Rimandò -intanto quegli ambasciatori a Brescia con trecento de' suoi cavalli, e -fece intimare a Mastino di non molestar quella città, perchè era cosa -sua. Mastino si ritirò, e Giovanni dipoi nell'ultimo dì di dicembre -arrivò con più di quattrocento cavalli a Brescia, dove con eccessi di -gioia e sommo onore fu ricevuto. Mastino non si fece poi pregar molto -a rendergli le terre tolte ai Bresciani, ma con riceverne la promessa -di rimettere in città gli usciti ghibellini. Quali conseguenze avesse -un così inaspettato avvenimento, lo vedremo all'anno seguente. Secondo -la Cronica di Giovanni da Bazzano[1200], nel dì primo di novembre fu -dato il dominio della città di Cremona a _Marsilio de' Rossi_ signore -di Parma. - -NOTE: - -[1186] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 143. Istorie Pistolesi, tom. 11 -Rer. Ital. - -[1187] Georgius Stella, in Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1188] Gualvaneus Flamma, Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1189] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1190] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1191] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 154. - -[1192] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[1193] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[1194] Johannes de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1195] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1196] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 158 e 166. - -[1197] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. - -[1198] Cortus., tom. 12 Rer. Ital. - -[1199] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Italic. - -[1200] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXI. Indiz. XIV. - - GIOVANNI XXII papa 16. - Imperio vacante. - - -La venuta in Italia di _Giovanni re_ di Boemia diede allora e dà -tuttavia da astrologare ai politici ed agli storici. Pretende il -Rinaldi[1201] ch'egli, siccome attaccato forte agli interessi di -_Lodovico il Bavaro_, per consiglio e col consenso di lui venisse -a sostenere il partito de' Ghibellini: cosa da lui meditata molto -prima dell'acquisto di Brescia. V'ha ancora chi il pretende venuto -come vicario d'Italia per esso Bavaro: il che nondimeno è falso, -non apparendo ch'egli usasse giammai questo titolo. Altri poi -pretendono[1202], che quantunque _papa Giovanni_ con sue lettere -pubblicasse che quel re di suo assenso non fosse entrato in Italia, e -mostrasse di disapprovarlo, pure segretamente se l'intendesse con lui, -e gradisse i suoi progressi. Questi misteri non è facile il dicifrarli. -Sembra che sulle prime il Bavaro solamente si tenesse indifferente al -veder Giovanni divenuto signor di Brescia, ma che poi gl'increscesse -non poco il maggior innalzamento suo, e ne procurasse la rovina. -All'incontro, può essere che sul principio il papa niuna mano avesse -a farlo calare in Italia; ma, andando innanzi, si compiacesse della -di lui grandezza, perchè sempre più veniva a tener lontano dall'Italia -l'odiato Bavaro, benchè egli mostrasse il contrario, per non disgustare -il _re Roberto_, aspirante anch'esso all'italico regno. Sia come essere -si voglia, piantato che fu in Brescia il re Giovanni, senza badare -alle promesse fatte a que' cittadini, richiamò colà tutti i Ghibellini -fuorusciti, e volle che nella città fosse pace ed unione fra tutti, per -quanto fu in sua mano: del che gli venne gran lode per tutta Lombardia. -_Azzo signor di Milano_ corse tosto a visitarlo per rinnovar la buona -amicizia stata fra l'imperadore Arrigo VII di lui padre e la città de' -Visconti, e gli portò anche di molti regali[1203]. Era la città di -Bergamo in gran confusione e guerra civile per le fazioni. S'avvisò -ancora quel popolo che questo principe, il quale niuna parzialità -mostrava per le pazze sette degl'Italiani, sarebbe efficace medico -alla grave sua malattia, e gli spedì ambasciatori, con sottomettersi -al suo dominio, nel dì 12 di gennaio. Giovanni anche in quella città -rimise la buona armonia e pace. Con questa paterna cura e fama di -esatta giustizia tal credito s'acquistò egli, che Crema e Cremona da lì -a poco il vollero per loro signore. Anche _Ravizza Rusca_ signore di -Como gli aveva promesso il dominio di Como, ma poscia il burlò[1204]. -Se crediamo a Galvano Fiamma[1205], lo stesso _Azzo Visconte_ nel dì -8 di febbraio per decreto del popolo milanese a lui sottopose Milano, -e prese il titolo di suo vicario. Così nel mese di febbraio Pavia, -Vercelli e Novara, senza ch'egli lo cercasse, inviarono ambasciatori a -dargli la signoria delle loro città. Da' Reggiani[1206], Parmigiani, -Modenesi, Mantovani e Veronesi gli vennero ambascerie, desiderando -tutti di aver buona amicizia con lui. Nel dì 2 di marzo si portò egli -a Parma, e da lì a tre dì nel pubblico consiglio fu proclamato signore -di quella città: dopo di che fece rientrare in casa i Correggieschi -e gli altri fuorusciti guelfi. Medesimamente essendo venuto nel dì 15 -d'aprile a Reggio, quel popolo fece delle pazzie d'allegrezza, e gli -conferì il dominio della città, sperando, anzi chiedendo ad alte voci, -che deponesse i Manfredi e Fogliani, signoreggianti in essa. Giunto a -Modena, qui ancora nel consiglio generale fu accettato per signore. Un -incanto sembrò questa mutazione. Strana cosa tuttavia non dee parere, -come per tutta Italia, senza altro esame, ognun prendesse inclinazione -a questo principe e re straniero, imperocchè tutti si figuravano sotto -il di lui governo di vedere estinte le fazioni, e di godere una dolce -soavità di pace. - -Crebbe poi la maraviglia, perchè avendo i Fiorentini[1207] continuato -e maggiormente stretto l'assedio di Lucca mercè degli aiuti di gente -loro inviata dal re Roberto, dai Sanesi e Perugini, quando erano sul -più bello di conquistar quella città, ed aveano anche trattato segreto -coi maggiori di Lucca; _Gherardino Spinola_ signore di quella città, -accortosi della mena, mandò tosto suoi ambasciatori al suddetto re di -Boemia, pregandolo di accettar la signoria di Lucca con certi patti, -fra' quali verisimilmente non mancò quello di restare vicario di lui -in essa città. Non perdè tempo il re Giovanni ad inviare ambasciatori -al campo de' Fiorentini, pregandoli di levarsi di là, perchè Lucca -era sua città. Fu risposto che quell'impresa si faceva a petizione -del re Roberto; e che perciò non poteano distorsene. Ma poscia, udito -che Giovanni facea marciare ottocento cavalieri per dar soccorso a -Lucca, e trovandosi discordia nell'esercito loro, si ritirarono nel -dì 25 di febbraio da quell'assedio. Arrivarono poi nel dì primo di -marzo gli ottocento cavalieri del re di Boemia a Lucca; e il primo a -provare quanto fossero mal fondate le sue speranze nel Boemo, fu lo -stesso Gherardino Spinola, perchè niun patto fu a lui mantenuto, e -gli convenne uscir di quella città, piagnendo la perdita di essa e del -tanto danaro impiegato per comperarsi un crepacuore. Anche i Modenesi -e Reggiani tardarono poco a disingannarsi[1208]. Nè quelli voleano per -padroni i Pii, nè questi i Fogliani e Manfredi; da tale speranza mossi -s'erano dati al re di Boemia; ma il re per danari li confermò per suoi -vicarii in queste città, e il più bello fu che il danaro pagato da essi -per continuar nel dominio fu cavato con una colta messa alle borse del -medesimo popolo, il quale li volea deposti. Accadde inoltre, che venuto -esso re Giovanni a Modena[1209], si portò, accompagnato dal marchese di -Monferrato e dal conte di Savoia, nel dì 16 d'aprile a Castelfranco ad -un abboccamento col cardinale legato _Beltrando dal Poggetto_. Ebbero -fra loro un lungo secreto colloquio; e perchè non bastò quel giorno a -smaltire tutti i loro interessi, nel dì seguente tornarono a vedersi -in Piumazzo, e non fu men lungo dell'altro il ragionamento loro. Non -traspirò di che trattassero; ma seguirono tra loro molte finezze e -un buon concerto; e furono osservati partirsi l'uno dall'altro molto -allegri e contenti. Bastò questo, perchè allora i principi d'Italia -aprissero gli occhi e prendessero in diffidenza non solo il Boemo, -ma il papa stesso, deducendo da questi andamenti che fossero ben -d'accordo e collegati insieme esso pontefice e il re; e che le lor -mire fossero di assorbire, sotto lo specioso titolo di metter pace, -l'Italia tutta. I primi dunque a far argine a questi occulti disegni, -furono i _marchesi estensi_ signori di Ferrara, _Mastino dalla Scala_ -signor di Verona e d'altre città, i _Gonzaghi_ signori di Mantova, ed -_Azzo Visconte_ signor di Milano, tutti molto adombrati all'osservare -quasi in un momento cresciuta cotanto la potenza del _re Giovanni_ in -Italia, e la sua unione col legato pontificio. A questo fine nel dì -8 d'agosto stabilirono fra loro in Castelbaldo una lega difensiva ed -offensiva. Anche i Fiorentini adirati non solo per questo contra del -Boemo, ma anche perchè era figliuolo d'Arrigo VII già lor fiero nemico, -e perchè avea lor tolto, per così dire, di bocca il tanto sospirato -acquisto di Lucca, s'accostarono nell'anno seguente a questa lega; anzi -mossero tanti sospetti in cuore del _re Roberto_, che il trassero nella -medesima alleanza. Sicchè, con istupore d'ognuno, si vide questa gran -mutazione in Italia, cioè Guelfi e Ghibellini divenuti ad un tratto -tutti uniti per abbassare il re di Boemia ed il frodolento legato. -Diedero parimente nell'occhio a _Lodovico il Bavaro_ questi rigiri ed -ingrandimenti d'esso re in Italia; e però cominciò ad attizzar contra -di lui i re di Polonia e d'Ungheria, e il duca d'Austria, i quali poi -nel novembre dell'anno presente gli mossero guerra, e recarono immensi -danni ai di lui Stati della Germania. - -Fece intanto il _re Giovanni_ venire in Italia _Carlo_ suo figliuolo -primogenito, che con un grosso corpo di combattenti arrivò a Parma, -ed egli appresso nel mese di giugno, oppure sul principio di luglio, -lasciato in Parma il giovinetto figliuolo sotto la cura di _Lodovico -di Savoia_[1210], marciò ad Avignone per tessere col papa e col re -di Francia grandi tele, cioè, secondo le apparenze, per soggiogar la -Italia ed innalzar la sua casa, oppur quella di Francia, sulle rovine -del Bavaro. Questi suoi passi maggiormente convinsero i principi -d'avere un pericoloso nemico in casa; ed accertossene anche il re -Roberto, perchè nel mese di settembre _Teodoro marchese_ di Monferrato, -collegato del re Giovanni, gli tolse la città di Tortona colle rocche, -e ne cacciò la di lui guarnigione con suo danno e vergogna. La ricuperò -poi Roberto nell'anno seguente. Prosperarono in quest'anno gli affari -del cardinale legato in Romagna. Nel dì 3 di maggio, secondo la Cronica -di Cesena[1211], _Malatesta_ figliuolo di _Pandolfo_, anteponendo -all'amore della sua casa i proprii vantaggi, si accordò con esso -cardinale a' danni di _Ferrantino Malatesta_, signore di Rimini, e -degli altri suoi parenti[1212], e l'aiutò a scacciarli da quella città. -Egli in ricompensa fu creato capitan generale della armata pontificia, -ed assediò le castella dove si erano ritirati i medesimi suoi parenti, -trattandoli da nemici capitali. Si meritò per questo il soprannome -di _Guastafamiglia_. Poscia il cardinale, giacchè, a riserva di -Forlì, tutte le altre città della Romagna erano alla loro ubbidienza, -raunò una possente oste della sua gente e di tutti i Romagnuoli, -e mise l'assedio ad essa città di Forlì, devastando il territorio -all'intorno. Erane signore _Francesco degli Ordelaffi_ dopo la morte -di _Cecchino_, accaduta in quest'anno. Quivi fabbricate alcune bastie, -acciocchè tenessero bloccata quella città, tornò poscia l'armata a' -suoi quartieri. Abbiamo dalle Croniche di Bologna[1213] che nel mese di -novembre gli Ordelaffi fecero pace col legato; e, cedutogli Forlì, egli -vi pose un governatore. Ma secondo le stesse ed altre Croniche[1214], -pare che questa cessione si compiesse nel dì 26 di marzo dell'anno -seguente, e che, in ricompensa di essa, il legato investisse Francesco -degli Ordelaffi della città di Forlimpopoli. Cotante belle parole -seppe poi dire il medesimo cardinale legato al popolo di Bologna, che -l'indusse nel mese di novembre a dargli più ampio dominio nella loro -città, e ad inviare ambasciatori a _papa Giovanni_, per dichiarare -che Bologna perpetuamente sarebbe della Chiesa romana. Altrettanto -fecero dal canto loro, se pure è vero, i Piacentini[1215]. Nel dì -26 di luglio del presente anno, trovandosi molto sconciata dalle -discordie civili la città di Pistoia[1216], i Fiorentini, mossi da -spirito di carità, ma non cristiana, spedirono colà cinquecento lancie -e mille e cinquecento pedoni, che corsero la città, gridando: _Vivano -i Fiorentini_. Si fecero dare la signoria d'essa città per un anno, -e poi nell'anno seguente vi cominciarono un forte castello per più -sicurtà della terra, diceano essi; e voleano dire, per seguitar sempre -ad esserne padroni. Nuova guerra insorse quest'anno fra i Catalani e i -Genovesi[1217]. Lamentavansi i primi che i Genovesi, i quali erano da -gran tempo in credito di fare i corsari, quando se la vedeano bella, -avessero recato di gravi danni ai loro legni. Il perchè con una flotta -di quarantadue galee e di trenta navi armate, venuti alle due riviere -di Genova, vi guastarono e bruciarono molti luoghi. Cagione fu questo -loro insulto che i Guelfi dominanti in quella città, e i Ghibellini -fuorusciti, padroni di Savona e d'altre terre, che già avevano fatta -tregua fra loro, trattassero d'accordo e pace. A questo fine amendue -le parti spedirono ambasciatori al _re Roberto_ signore della città, -che vi acconsentì nel dì 2, oppure 8 di settembre, ma di poco buona -voglia; perchè fra le condizioni v'era che tutti i suddetti Ghibellini -rientrassero in Genova e si accomunassero gli uffizii; e il re dubitava -della lor forza, e più dell'animo loro. - -NOTE: - -[1201] Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330, num. 39. - -[1202] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 173. - -[1203] Bonincontr. Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1204] Gazata, Chronic. Regiens., tom. 18 Rerum Ital. Bonincontrus, -Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1205] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon, tom. eod. Idem., in Manipul. -Flor., cap. 369. - -[1206] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1207] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 170. - -[1208] Gazata, Chron. Regiens, tom. 18 Rer. Ital. - -[1209] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Histor., -tom. 12 Rer. Ital. - -[1210] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10, -cap. 181. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Italic. - -[1211] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1212] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 179. Cronica Riminese, tom. 15 -Rer. Ital. - -[1213] Chronic. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1214] Chron. Caesenat., tom. 14 Rer. Ital. - -[1215] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXII. Indiz. XV. - - GIOVANNI XXII papa 17. - Imperio vacante. - - -Benchè i marchesi d'Este _Rinaldo_, _Obizzo_ e _Niccolò_, signori di -Ferrara, si fossero molto prima d'ora concordati con papa Giovanni, -pure solamente in quest'anno fu dato compimento ad essa concordia. -Nel mese di giugno vennero le bolle del vicariato di Ferrara, -loro conceduto da esso pontefice[1218], con obbligo non di meno -di rimettere in mano del cardinale legato la terra ossia la città -d'Argenta. Diede esecuzione esso legato alle lettere papali, riebbe -Argenta, e nel febbraio seguente fu levato l'interdetto dalla città di -Ferrara[1219]. Che frutto ricavassero da questo accordo i marchesi, lo -vedremo all'anno seguente; intanto abbiamo, che essi si spogliarono -della suddetta Argenta; il legato promise loro gran cose, e nulla -poi attenne. Parlano gli Annali Bolognesi delle feste e falò fatti -in Bologna, perchè nello stesso mese di febbraio vennero lettere -pontificie che assicuravano quel molto credulo popolo, come era -risoluta la venuta del pontefice in Italia, e fissata la sua residenza -in quella città[1220]: tutte cabale del _cardinale Beltrando_ dal -Poggetto, il quale creato conte della Romagna e marchese della marca -d'Ancona, ad altro non attendeva che a stabilir bene in suo pro que' -principati, anzi ad accrescerli, e macchinava tutto dì la rovina de' -marchesi estensi e degli stessi Fiorentini, e di chiunque si mostrava -contrario a _Giovanni re_ di Boemia, seco collegato. Tenne poscia nel -dì 18 di marzo un general parlamento in Faenza[1221], e nel dì 26 andò -a prendere il possesso di Forlì, sicchè in Romagna non vi restò città -o signore che non fosse ubbidiente a' suoi cenni. Ma perciocchè in -Bologna i saggi si vedevano alla vigilia di perdere affatto l'antica -libertà, e di divenire schiavi perpetui del legato, tra pel giogo -imposto loro col fortissimo castello quivi fabbricato, e per la lega -contratta da lui col re di Boemia, probabilmente loro scappò detta -qualche parola non ben misurata, per cui, insospettitosi il cardinale, -finse di voler parlare con Taddeo de' Pepoli, Bornio de' Samaritani, -Andalò de' Griffoni e Brandalisio de' Gozzadini, cittadini potenti di -quella città, e li trattenne prigioni. Se non li rilasciava presto, -già il popolo avea cominciato a tumultuare, ed era imminente una gran -sedizione. Abbiamo dal Villani[1222] che nel novembre il re Giovanni -di Boemia andò ad Avignone per abboccarsi col papa: del che ebbe gran -gelosia il _re Roberto_, e voleva impedire la di lui andata. Ma piacque -il contrario al pontefice, il quale fece due diverse figure, mostrando -di esser in collera col Boemo, e sgridandolo per gli acquisti fatti in -Italia, quando nello stesso tempo per quindici dì era ciascun giorno -a segreto consiglio con lui, e fece varie ordinazioni, che col tempo -vennero alla luce. Tutto era allora simulazione e dissimulazione in -quella corte; e di questa arte poi poteva leggere in cattedra il -cardinale Beltrando legato di Bologna, Romagna e marca d'Ancona. -Intanto i principi di Lombardia collegati contra del re di Boemia -non istavano oziosi. Secondo i patti della lega, che la Cronica -di Verona[1223] dice fatta, o confermata nel dì 22 di novembre di -quest'anno, ad _Azzo Visconte_, pel partaggio fatto tra loro[1224], -dovea toccare Bergamo e Cremona; ad _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_, -Parma; ai _Gonzaghi_, Reggio; e Modena ai _marchesi estensi_. Mastino -dalla Scala avea già ricevute segrete lettere dai primati guelfi -di Brescia[1225], che l'invitavano all'acquisto di quella città, -disgustati dal re di Boemia, per aver egli contra i patti fabbricata -quivi una fortezza, ed impegnata la riviera di Garda ai nobili da -Castelbarco; avea anche donate varie castella di quel distretto a' suoi -uffiziali, e staccata la giurisdizione di Val Camonica dalla città. -Ora Mastino, messi in campagna due mila scelti cavalli e gran corpo -di fanteria, parte de' quali era di _Obizzo marchese_ d'Este[1226], -che accorse in persona ad aiutar Mastino, e fingendo che venissero da -Asola, terra allora posseduta dal legato sui confini del Bresciano, -sotto il comando di Marsilio da Carrara li fece la mattina del dì -15 di giugno arrivare alle porte di Brescia[1227]. Portavano finte -bandiere della Chiesa, e gridavano: Viva la Chiesa. Furono tosto in -armi i Guelfi della città, e corsero ad aprire per forza la porta di -San Giovanni, per cui entrata la gente di Mastino, cominciò a gridare: -_Viva la Chiesa, e muoia il re_. Allora si rifugiarono nel castello -i soldati del re Giovanni; ma perchè non era esso ben provveduto, e -si diede un feroce assalto a quegli uffiziali, non già coll'armi, ma -coll'esibizion di danaro[1228], nel dì 4 di luglio lo renderono, e se -n'andarono pei fatti loro. I Ghibellini di quella città, fuorchè pochi -scappati nel castello, se ne stavano quieti; ed ancorchè sentissero -gridare: _Viva Mastino dalla Scala_, si credevano assai sicuri al -sapere che lo Scaligero era gran caporale della lor fazione, ma -restarono ingannati. Mastino, che non ascoltava se non i consigli della -propria ambizione, li sagrificò all'odio de' Guelfi (così d'accordo ne' -patti); cioè permise che per tre giorni i Guelfi infierissero contra -d'essi Ghibellini[1229], molti de' quali rimasero uccisi, e gli altri -forzati a fuggire fuori della città. Una gran percossa ebbe in tal -congiuntura la già sì potente famiglia de' Maggi. Così la nobil città -di Brescia venne in potere dei signori dalla Scala. - -Sconvolta era eziandio la città di Bergamo per le fazioni civili[1230]. -_Azzo Visconte_ signor di Milano nel mese di settembre si portò -coll'esercito suo colà, e nel dì 27 di quel mese (non so se per assedio -o per amichevol trattato) ne acquistò la signoria, togliendola alle -genti del re di Boemia. Nella Cronica Estense[1231] è scritto che -vi perirono molti dell'armata sua. Egli poi v'introdusse i Rivoli ed -altri fuorusciti, e volle che fosse pace fra tutti: dal che gli venne -gran lode. Erasi mosso da Parma _Carlo figliuolo del re boemo_, por -dar soccorso a Bergamo; ma, per paura d'azzardar troppo, se ne tornò -indietro. Nello stesso settembre[1232] il Visconte, gli Scaligeri, i -marchesi estensi e i Gonzaghi strinsero la lega col comune di Firenze -e col _re Roberto_: tutti contro al Bavaro e al re di Boemia, e a chi -desse loro aiuto e favore, facendosi gl'Italiani segni di croce al -mirare in lega potenze dianzi sì nemiche e di mire affatto opposte. -Pensavano anche i marchesi estensi alla conquista di Modena, destinata -ad essi in lor parte. Nè mancava la pazza discordia di malmenare ancora -questa città. Già ne erano esclusi e fuorusciti i nobili Rangoni, -Grassoni, Boschetti e signori da Sassuolo. Nel gennaio di questo anno -erano stati mandati a' confini altri nobili[1233], ed altri verso il -dì 22 di giugno malcontenti se ne fuggirono. Ritirossi Nicolò da Fredo -a Spilamberto, e quei dalla Mirandola e da Magreta alle lor terre, -che si ribellarono contra della città. Sul fine di settembre _Rinaldo -marchese_ d'Este con _Alberto dalla Scala_ e _Guido da Gonzaga_ -entrò sul Modenese, guarnito d'un copioso esercito; mise l'assedio al -castello di San Felice con sette mangani che continuamente flagellavano -quella terra. Nello stesso tempo il grosso della loro armata venne -sino ai borghi di Modena, prendendo varii luoghi fra la Secchia e il -Panaro. Aggiugne il Villani che, dopo aver _Azzo Visconte_ tentato di -prendere Cremona[1234], ma con restarne cacciate le sue genti che in -parte vi erano entrate, cavalcò anch'egli dipoi sotto Modena con mille -e cinquecento cavalieri, e vi stette intorno per venti dì, guastando -tutti i contorni: per la qual cosa il legato, che era in Romagna, corse -tosto a Bologna per paura di perdere quella città. _Manfredi de' Pii_ -sì bravamente difese Modena[1235], che veggendo i collegati di buttare -il tempo, se ne tornarono indietro[1236]. Si ridusse il marchese -Rinaldo sotto San Felice, il cui assedio continuava. Erano i Ferraresi -vicini ad impadronirsene, quando Alberto dalla Scala, per segrete -preghiere di Manfredi de' Pii, se n'andò con sua gente. Ma, udita che -ebbe Mastino la vergognosa ritirata del fratello, spedì altra fanteria -e cavalleria in sussidio dell'Estense. Seguitò l'assedio sino al dì 25 -di novembre, in cui ebbe un funesto fine per li Ferraresi. Imperciocchè -Manfredi de' Pii, raccomandatosi al legato, e ad Orlando Rosso di Parma -e ai Manfredi di Reggio, ebbe un possente soccorso di cavalleria da -tutte le parti, e in persona venne in aiuto suo Carlo figliuolo del -re Giovanni, e Pietro e Marsilio de' Rossi[1237]. Con questi rinforzi -tutto il popolo di Modena atto all'armi marciò a San Felice. Andò il -guanto della battaglia, che da Giovanni da Campo San Piero generale -de' marchesi fu accettato; e nel dì suddetto, festa di santa Caterina, -si azzuffarono le armate. Durò il fiero ed ostinato combattimento da -terza fino alla sera, ora rinculando gli uni ed ora gli altri; in fine -perchè le fanteria modenese attese a scannare i cavalli nemici, restò -sconfitta l'oste de' marchesi, fatto prigione il Campo San Piero lor -generale con assaissimi altri, e tutto il loro equipaggio co' militari -attrezzi venne alle mani de' vincitori. Circa ottocento cavalieri fra -l'una parte e l'altra rimasero estinti sul campo; e fu creduto che -da gran tempo sì crudel battaglia non fosse succeduta[1238]. In così -felice giornata il _principe Carlo_ fu fatto cavaliere da un Tedesco, -ed egli compartì lo stesso onore a Manfredi de' Pii, a Giberto da -Fogliano, e a Nicolò e Pietro de' Rossi. S'impadronì in quest'anno -_Azzo Visconte_ dell'importante castello di Pizzighettone sull'Adda nel -dì 22 di settembre, e verso il fine di novembre[1239] cavalcò colle sue -milizie a Pavia, ed, assistito dai nobili da Beccheria, v'entrò e corse -la città. Non potendo resistere alla di lui forza le masnade del re -Giovanni, si ridussero nel castello già fabbricato da Matteo Visconte, -e vi si sostennero sino al venturo marzo, siccome diremo. Parimente in -quest'anno a' dì 22 di maggio _Giovanni Visconte_, zio di esso Azzo, -già creato vescovo di Novara[1240], ebbe maniera di cacciar da quella -città i Tornielli, che ne erano padroni, e si fece anche proclamar -signore in temporale della città suddetta, dove richiamò tutti gli -usciti, e rimise la pace da gran tempo perduta. Ma esser potrebbe che -questo fatto appartenesse agli anni seguenti, siccome si ha dagli -Annali Milanesi[1241]. Lo stesso Galvano Fiamma, che nel Manipolo -dei Fiori racconta ciò all'anno presente, in altra sua opera[1242] ne -favella al seguente. Aveano i Pisani tolta a' Sanesi la città di Massa -in Maremma; ma essendo essi all'assedio di un castello[1243], i Sanesi -coll'esercito loro nel giorno 16 di dicembre diedero loro una sconfitta -con grave loro danno, e con far prigione Dino dalla Rocca lor capitano. - -NOTE: - -[1216] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 186. - -[1217] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 10, cap. 188. - -[1218] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[1219] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1220] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 199. - -[1221] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1222] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 211. - -[1223] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1224] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1225] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. Johannes de -Bazano, tom. 9 Rer. Italic. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. - -[1226] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1227] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 9 Rer. Ital. - -[1228] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203. - -[1229] Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. - -[1230] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1231] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1232] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203. - -[1233] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1234] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 207. - -[1235] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[1236] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1237] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Hist. tom. 12 Rer. -Ital. - -[1238] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1239] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 210. - -[1240] Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. -370. - -[1241] Annal. Mediol., tom. 15 Rer. Ital. - -[1242] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1243] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXIII. Indiz. I. - - GIOVANNI XXII papa 18. - Imperio vacante. - - -Per la vittoria riportata nel precedente novembre dal _principe Carlo_ -a San Felice colla sconfitta dell'esercito estense[1244], _Beltrando -cardinale_ legato, siccome persona di niuna fede, dimenticando -l'investitura di Ferrara data agli Estensi, si figurò venuto il beato -giorno di aggiugnere ancor quella città alle sue conquiste. Però fece -muover guerra dagli Argentani a' Ferraresi nel mese di gennaio, e poco -appresso, senza disfida alcuna, anche egli spedì le sue genti a dare -il guasto al territorio di Ferrara. Avvenne che nel dì 6 di febbraio -stando il _marchese Niccolò_ a Consandolo[1245], facendo la guardia -a quella Stellata, arrivarono colà le milizie del legato, e diedero -battaglia. Accorse armato il marchese; ma, cadutogli il cavallo in -un fosso, fu preso e condotto con altri nelle carceri di Bologna, e -la Stellata venne in poter de' nemici. Questo felice colpo facilitò -all'armata pontificia il passaggio del Po; e però senza contrasto -giunse fin sotto Ferrara, e postatasi nel borgo di sotto e sul Polesine -di Santo Antonio, cinse quella città d'assedio. Tutti i primati della -Romagna colle genti di quella provincia e di Bologna, per ordine del -legato, vennero a quell'impresa. Un grosso naviglio ancora fu spedito -per Po a' danni di quella città, che venne bersagliata dalle macchine -militari, e tentata con varii assalti per più di nove settimane. -Implorarono in tante angustie i marchesi il soccorso de' principi -confederati, i quali, perchè troppo premeva loro che non cadesse -nelle mani dell'ambizioso legato così importante città, vi spedirono -cadauno un corpo di cavalleria e fanteria. Ne mandò _Azzo Visconte_ -lor cugino, ne mandarono i Gonzaghi, i Fiorentini, ma più _Mastino -dalla Scala_. Appena furono entrati in Ferrara questi rinforzi, -che, tenuto consiglio di guerra, fu risoluto di dare nel dì seguente -addosso a' nemici. Però nel felicissimo giorno 14 d'aprile il _marchese -Rinaldo_, lasciato alla guardia della città il _marchese Obizzo_ suo -fratello, fu il primo ad uscire coi coraggiosi Ferraresi, e percosse -nei nemici[1246]. Gli tennero dietro tutti gli altri campioni, e sì -vigoroso fu l'assalto, che in breve andò in rotta tutto il potente -campo pontificio con vittoria sì segnalata, che fu comparabile colle -migliori di quel secolo. Alcune migliaia di persone vi restarono uccise -od annegate, prese più di due mila, guadagnati duemila cavalli, con -immenso bottino di bagaglio, armi ed arnesi da guerra, e gran quantità -di navi. Fra i prigioni si contarono il _conte d'Armignacca_ venuto di -Francia per maresciallo dello esercito papale, due nipoti del legato, -l'uno dei quali suo camerlengo, _Malatesta_ e _Galeotto_ da Rimini, -_Ricciardo_ e _Cecchino de Manfredi_ da Faenza, _Ostasio da Polenta_ -da Ravenna, _Francesco degli Ordelaffi_ da Forlì, i _conti di Cunio_ -e _Bagnacavallo, Lippo degli Alidosi_ da Imola, tutti gran signori -sotto l'ubbidienza del legato, ed altri nobili di Bologna e Romagna. -L'avvocato di Trivigi conferì in sì felice giornata l'ordine della -cavalleria al marchese Rinaldo, ed egli poi fece cavalieri il marchese -Obizzo suo fratello ed altri suoi parenti. Paga doppia fu sborsata -ai soldati, e nel dì 18 di giugno le genti dei marchesi diedero una -rotta anche agli Argentani e ad altra gente del legato: del che fu gran -rumore ed urli in Argenta. - -Considerabil perdita fece nella sconfitta di Ferrara il cardinal -legato; e pure peggiori ancora ne furono le conseguenze[1247]. De' -prigioni fatti, e tutti ben trattati, ritennero i marchesi estensi -il solo conte di Armignacca, che dopo trentatrè mesi di prigionia -col pagamento di cinquanta mila fiorini d'oro si riscattò. I nipoti -del legato con altri nobili guasconi furono cambiati col _marchese -Niccolò_, che era prigione in Bologna. Tutti gli altri gran signori -della Romagna ebbero da lì a non molto la libertà senza riscatto -veruno, ma con segreti patti e promesse fatte ai marchesi, che vennero -presto alla luce, benchè fingessero di essere liberati collo sborso -di molta moneta, mostrandosi poi corrucciati contro al legato, che -un soldo non volle spendere per la loro liberazione. Ora _Malatesta_ -e _Galeotto_ dei Malatesti[1248], dacchè furono liberi, segretamente -fecero pace e lega con _Ferrantino_ e cogli altri della lor casa; -e nel mese d'agosto diedero principio alla ribellione contra del -cardinale legato, assistiti da varii rinforzi venuti loro da Arezzo, -dalla Marca e da Ferrara. Presero tutto il contado di Rimini, e nel dì -17 di agosto assediarono la stessa città, dove entrarono vittoriosi -nel dì 22 di settembre, con ispogliare e cacciarne il presidio del -legato. Nello stesso tempo _Francesco degli Ordelaffi_[1249] penetrato -occultamente entro un carro di fieno in Forlì, e, mossa a rumore la -terra, se ne impadronì nel dì 12, oppure 19 dello stesso settembre, e -pienamente ancora ebbe il dominio di Forlimpopoli. Parimente _Ghello -da Calisidio_ nel dì 25 del medesimo mese fece rivoltar Cesena. La -guarnigion pontificia si rifuggì nel forte castello, e lo difese sino -al giorno 4 del seguente gennaio, in cui a buoni patti lo rendè agli -assedianti. E tuttochè, il legato con un esercito di due mila cavalli -e sei mila pedoni entrasse nel territorio di Cesena, e vi prendesse -molte castella, pure niun tentativo fece per ricuperar quella città. -Poscia nel mese di ottobre _Ostasio_ e _Ramberto_ da Polenta occuparono -_Ravenna_, _Cervia_ e _Bertinoro_, ed apertamente si ribellarono -al cardinale legato. Ecco i frutti della guerra da lui mossa contro -la buona fede ai marchesi di Ferrara[1250]; i quali nel novembre di -quest'anno mandarono un grosso esercito per terra e per Po addosso -alla città d'Argenta. Perchè il ponte fabbricato da quel popolo non si -potè rompere con tutte le pruove dell'armi, il marchese Rinaldo, fatta -tagliare gran copia di salici, la lasciò andar giù per la corrente del -fiume; e questa affollata al ponte, tenendo in collo l'acqua, lo ruppe -in fine. Dopo di che si formò l'assedio di quella città, che durò sino -all'anno seguente. - -Si vide sconvolta Roma in questi tempi per le nemiche fazioni de' -Colonnesi ed Orsini. Furono uccisi a tradimento Bernardo e Francesco -Orsini da Stefano dalla Colonna figlio di Sciarra[1251]. Corse -colà _Giovanni cardinale_ Orsino, legato apostolico in Toscana, ed, -abusandosi della sua autorità, fece colle forze della Chiesa, viva -guerra ai Colonnesi, del che fu ripreso da _papa Giovanni_, con -ordinargli di ritornare al suo uffizio. Una fierissima disavventura -occorse nel giorno primo di novembre alla città di Firenze, creduta da -alcuni gastigo di Dio, per l'enorme dissolutezza che regnava allora -in quella città[1252]. Essendo caduto uno smisurato diluvio d'acque, -l'Arno spaventosamente si gonfiò, ed, uscito degli argini, inondò gran -tratto di paese. Seco trasse alberi e legnami in tal copia, che fatta -rosta ai ponti di Firenze, li fracassò, ed altamente allagò la maggior -parte della città e il territorio tutto fino a Pisa. Inestimabile fu -il danno recato a quella città e a tanto paese, per la morte di molte -centinaia di persone e d'infinito bestiame, guasto di case, palagi -e magazzini; di maniera che que' popoli si crederono come giunti al -giudizio finale. Se non eguali, grandi nondimeno furono i danni recati -anche dal Tevere ai contadi di Borgo San Sepolcro, Perugia, Todi, -Orvieto, Roma ed altri luoghi: il che diede occasion di disputare -in Firenze, se tanti disordini venissero da cagion naturale, oppure -miracolosamente dalla mano di Dio. Ma questo medesimo flagello ha -patito Firenze con altri luoghi della Toscana nel principio di novembre -dell'anno 1740. Le nevi cadute troppo di buon'ora ai monti, che per non -essere dal freddo indurate, facilmente si squagliano al primo vento -caldo, quelle sono che cagionano sì fatte stravaganze. Però guardati -da nevi abbondanti fioccate sul fine d'ottobre, o sul principio di -novembre. - -Nel gennaio dell'anno presente[1253] _Carlo figliuolo del re di Boemia_ -andò a Lucca. Gran festa fecero i Lucchesi per la sua venuta; ma in -breve lor venne freddo, perchè egli pose loro una colta di quaranta -mila fiorini d'oro, e a gran fatica ne ricavò venticinque mila. -Tornossene presto in Lombardia, perchè il _re Giovanni_ suo padre calò -di Francia in Piemonte con ottocento cavalieri scelti di oltramonte. -Nel dì 26 di febbraio giunse il re a Parma, e di là si mosse nel -dì 10 di marzo per dare soccorso al castello di Pavia, assediato da -_Azzo Visconte_. V'introdusse egli bensì qualche vettovaglia, ma senza -poter fare sloggiare il nemico esercito, ch'era fortemente affossato -e trincierato intorno al castello[1254]. Partito ch'egli fu, seguitò -l'assedio; e finalmente o per l'esca dell'oro, o per difetto di viveri, -esso castello nel mese di giugno capitolò la resa al Visconte, salve -le persone. Restarono padroni di quella città i Beccheria, e in parte -lo stesso Visconte. _Giovanni_ suo zio, vescovo e signor di Novara, -circa questi tempi seppe così ben maneggiarsi alla corte pontificia, -che ottenne l'amministrazione dell'arcivescovato di Milano, con pagare -annualmente all'_arcivescovo Aicardo_ bandito mille e cinquecento -fiorini d'oro. Dopo di che si diede a ricuperare i diritti di quella -chiesa, a rifare il palazzo archiepiscopale, a fabbricar nuovi palagi -e case, e a tenere una magnifica corte in Milano: con che la fortuna -e grandezza de' Visconti ogni dì saliva più in alto. Ora il re di -Boemia col suo esercito, accresciuto da' Piacentini e dagli altri suoi -fedeli, cavalcò sul distretto di Milano, distrusse Landriano, e diede -il guasto a gran tratto di paese, sperando pure di tirar a battaglia -Azzo Visconte; ma questi si guardò di dargli un tal gusto. Passò il -re fino a Bergamo, dove trovò quel popolo e presidio ben preparato a -difendersi. Fecesi poi una tregua fra lui e i collegati. Nel mese di -giugno si portò a Bologna[1255], accompagnato da' suoi vicarii, cioè -da _Orlando Rosso_ di Parma, _Manfredi Pio_ di Modena, _Guglielmo -Fogliano_ di Reggio, e _Ponzino de' Ponzoni_ di Cremona, e quivi col -cardinale legato strinsero lega contra tutti i nemici del papa e del re -di Boemia. Due volte fu a Lucca, città che i figliuoli di Castruccio -tentarono in quest'anno di torgli, ma non la poterono tenere. Un buon -salasso ogni volta diede alle borse di quel popolo, ed ivi lasciò per -signore, o vicario _Marsilio_ (o piuttosto _Pietro_) _dei Rossi_, con -ricavare da lui trentacinque mila fiorini d'oro. Così avea venduto agli -altri il vicariato delle altre città. Suo costume fu ancora di alienare -con gran franchezza i beni de' comuni, e d'infeudare le castella, -perchè era liberalissimo verso i suoi uffiziali, e nello stesso tempo -assai povero, e tutto dì lo strigneva il bisogno di moneta. Giacchè -durava la tregua, nel dì 5, oppure 19 di ottobre andò a Verona[1256], -dove con sommo onore, ma non senza meraviglia di molti, fu accolto da -_Alberto_ e _Mastino_ fratelli dalla Scala, e magnificamente regalato -da essi. Da lì a due giorni, accompagnato da Marsilio da Carrara sino -alla Chiusa, passò in Germania, bastevolmente disingannato delle sue -grandiose idee di farsi qui un altro regno. Dicea di volerci ritornare, -ma non ne trovò mai più la via; e gl'Italiani non si curarono punto -di lui, giacchè non aveano riportato da lui se non aggravii e danni. -Carlo suo figliuolo l'avea preceduto nel medesimo viaggio, ed era -anch'egli verso la metà d'agosto passato per Verona, con ricever ivi -magnifici trattamenti e bei regali dagli Scaligeri. Grandi controversie -erano state fin qui fra _Carlo Uberto re_ d'Ungheria e _Roberto re_ -di Napoli[1257], pretendendo il primo come suo retaggio il regno -napoletano, per essere figliuolo di _Carlo Martello_ primogenito del -_re Carlo II_, laddove Roberto era secondogenito di esso re Carlo -II. Si composero tali differenze solamente nel presente anno, perchè -Roberto non avendo di sua prole se non due nipoti, nate dal fu duca -di Calabria _Carlo_ suo figliuolo, promise in moglie la primogenita -_Giovanna_ ad _Andrea_ primogenito del suddetto re Carlo Uberto. Venne -perciò lo stesso re d'Ungheria per mare col figliuolo, di età allora -di soli sette anni, nel regno di Napoli, e quivi con dispensa del papa -seguì il magnifico loro sposalizio. Se ne tornò in Ungheria il padre, e -Andrea rimase in Napoli nella corte del re Roberto, zio e suocero suo. - -NOTE: - -[1244] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1245] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1246] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital, Chron. Bononiense, -tom. eodem. Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1247] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1248] Chron. Caesen., tom. 14, Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[1249] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 226. - -[1250] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1251] Raynaldus, in Annal. Eccles., n. 25. Giovanni Villani, lib. 10, -cap. 220. - -[1252] Giovanni Villani, lib. 11 cap. 1. - -[1253] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 213. - -[1254] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. Gazata, -Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1255] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[1256] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXIV. Indizione II. - - BENEDETTO XII papa 1. - Imperio vacante. - - -Fu quest'anno, in cui finalmente tracollarono affatto gli ambiziosi -disegni del cardinale _Beltrando dal Poggetto_ legato pontificio. -Continuarono sì ostinatamente i marchesi d'Este[1258] anche nel -verno l'assedio d'Argenta, che que' cittadini per mancanza di viveri -si ridussero a capitolar la resa, se nel termine di otto giorni non -venisse loro soccorso dal legato. Di ciò avvisato il cardinale, spedì -quanta gente potè a quella volta; ma il _marchese Rinaldo_ era così ben -fornito d'uomini, di macchine e d'armi per terra, e di naviglio per Po, -che non poterono i nemici accostarsi giammai ad Argenta, e disperati -se ne tornarono indietro. Perciò Argenta nel dì 8 di marzo tornò -sotto il dominio de' marchesi. Fece in quello stesso mese il legato -una bastia alla torre di Portonaro. Allora i marchesi, infastiditi di -tanta persecuzione, incominciarono un segreto trattato coi Gozzadini, -Beccadelli ed altri loro amici bolognesi contra del legato[1259], ben -consapevoli dell'odio universale ch'egli si era guadagnato in quella -città per le tante estorsioni di danari, e per tener così spesso -occupato quel popolo nelle sue spedizioni militari, e per le avanie -ed insolenze continue de' suoi uffiziali e cortigiani, dai quali non -era salvo neppure l'onor delle donne. Mentre era impegnato l'esercito -d'esso cardinale nella fabbrica della detta bastia, mandarono i -marchesi della fanteria e cavalleria a dare il guasto al Bolognese -dalla parte di Cento (cosa non mai dianzi fatta da loro per rispetto -che portavano alla Chiesa), e fecero correre il terrore più innanzi. -Allora con simulate preghiere ricorsero i Bolognesi al legato, -acciocchè spedisse alla difesa di que' luoghi le soldatesche sue -rimaste in città, giacchè in essa città assai quieta niun bisogno ve -n'era. Così fece il cardinale. Ma non sì tosto fu uscita ed allontanata -quella gente, che nel dì 17 di marzo Brandaligi de' Gozzadini levò il -rumore, gridando: _Popolo, popolo; muoiano i traditori_[1260]. Fu in -armi tutto il popolo, e prese il palazzo della biada e il vescovato, -dove era il maliscalco del legato, che fuggì con altri uffiziali. -Quanti Franzesi si trovarono per la città, tutti furono messi a fil di -spada; rotte le carceri, riacquistarono la libertà tutti i prigioni; -e poscia fu assediato il legato nel suo castello. Non si tardò a -spedirne L'avviso ai marchesi di Ferrara per averne aiuto, ed essi -immantenente vi mandarono un buon corpo di fanteria e cavalleria. -Nello stesso tempo il popolo di Ferrara corse alla bastia fabbricata -dal legato, e dopo il saccheggio interamente la distrusse. Vennero ben -verso Bologna i soldati del legato per soccorrerlo, ed uccisero anche -molti Bolognesi; ma non poterono mutare il sistema delle cose. Durante -questo fier movimento, benchè i Fiorentini ne sguazzassero[1261], -siccome consapevoli del mal animo e dei disegni d'esso legato anche -contra di loro; pure, credendo di farsi onore col papa, inviarono senza -indugio a Bologna quattro ambasciatori con trecento cavalieri ed alcune -schiere di fanti, i quali con preghiere e lusinghe indussero il popolo -bolognese ed il legato alla concordia, con che egli se ne andasse -libero con tutti i suoi e con tutto il suo avere. Nella seconda festa -di Pasqua grande, cioè nel dì 28 di marzo, s'inviò il legato con gran -tesoro nelle some e con sua famiglia, scortato da' Fiorentini, alla -volta di Firenze; ma accompagnato ancora dalle fischiate e villanie -sonore della plebe bolognese. In Firenze fu accolto coll'onore dovuto -ad un pari suo; ma non accettò il regalo di due mila fiorini che -volle fargli quel comune. Passò dipoi a Pisa, e per mare in Provenza, -dove disse, per ricompensa del buon servigio, quanto male seppe de' -Fiorentini, attribuendo loro il mal successo dell'impresa di Ferrara; -dal che erano tutte procedute l'altre pessime conseguenze. Circa i -medesimi tempi giunse ad Avignone anche _Giovanni cardinale degli -Orsini_, altro legato del papa, il quale non raccontò se non guai della -sua legazione. Intanto il popolo di Bologna, continuato l'assedio -del castello del legato, lo ridusse alla resa nel mese di aprile, e -corse a furore a smantellarlo, senza lasciarvi pietra sopra pietra. -La Romagna tutta restò in ribellione, e in gran terrore le poche città -che tenevano per la Chiesa e pel _re Giovanni_. Ed ecco dove andarono a -terminar le tante guerre fatte da papa _Giovanni XXII_ per servire alle -politiche idee di _Roberto re_ di Napoli, che mirava a stendere l'ali -dappertutto: guerre sostenute colla spesa di più milioni, tutto sangue -del clero dei regni cristiani, impiegato in che? in guerre che recarono -per corso sì lungo la desolazione e infiniti affanni all'Italia tutta. -Egli non conquistò l'altrui, e perdè molto del proprio, lasciando -intanto in somma confusione Roma e il resto degli Stati della Chiesa, -per la sua sempre deplorabil residenza di là da' monti, e lungi dalla -particolar greggia a lui commessa da Dio. - -Restavano tuttavia fedeli al _re Giovanni_ in Lombardia le città di -Cremona, Parma, Reggio e Modena, perchè governate da chi si professava -vicario di lui. Laonde i principi collegati si mossero per effettuare -interamente il partaggio fatto fra loro di esse città[1262]. Già -_Mastino dalla Scala_ avea mossa guerra a Parma, che dovea essere sua. -Erano confederati seco i Correggeschi fuorusciti di quella città, e -questi, coll'aiuto delle genti di Mastino, presero Brescello, e lo -fortificarono nel dì 18, oppure 20 di gennaio[1263]. Ma essendo essi -nel dì 23 di febbraio venuti a danneggiare il Reggiano, i Fogliani, -signori della città, usciti colle lor forze, li posero in rotta, con -far bottino per più di dieci mila fiorini, e condurre prigionieri -Gotifredo e Niccolò da Sesso, Ettore conte di Panigo, Giovanni de' -Manfredi ed altri nobili, che poi furono riscattati da Mastino collo -sborso di sei mila e secento fiorini d'oro. Nel dì 7 di marzo[1264] -la città di Vercelli per ispontanea dedizione di quel popolo venne in -potere di _Azzo Visconte_. Poscia nel dì 22 d'aprile esso Visconte unì -le sue armi con quelle de' marchesi estensi[1265], de' signori dalla -Scala e de' Gonzaghi, e formato un esercito di trenta mila combattenti -tra cavalleria e fanteria, con sei mila carra, passò all'assedio di -Cremona. Signore di quella città era _Ponzino de' Ponzoni_, che fece -gagliarda difesa; ma veggendo egli oramai guastato tutto il paese, -e crescendo le angustie della città, capitolò una tregua, per cui -prometteva di rendere Cremona ad Azzo Visconte, se nello spazio di due -mesi e mezzo non veniva esercito del re di Boemia, capace di rimuovere -quell'assedio; e diede buoni ostaggi per questo. Finì poi il tempo -della tregua, senza che comparisse aiuto alcuno del re Giovanni; e -però Cremona pacificamente nel dì 15 di luglio si sottomise al dominio -del Visconte. Mentre durava la tregua suddetta, nel dì 7 di maggio -venne l'esercito de' collegati a dare il guasto al Reggiano sino alle -porte della città, e stette in quelle contrade sino al dì 20, facendo -immensi mali. Altrettanto poi fecero al contado di Modena. Nel dì -primo di giugno tornarono sul Reggiano, e di là sul Parmigiano a dì -6 d'esso mese, desolando dappertutto con quella spietata forma di -guerra che era in uso a quei tempi, e fa orrore oggidì al solo udirla. -Intanto _Marsilio dei Rossi_ sotto mano a forza d'oro avea tramato -un tradimento colle brigate tedesche de' collegati[1266], gente senza -fede: il che vien confermato da Giovanni Villani[1267], con aggiugnere -che il trattato fu incominciato dal _cardinal Beltrando_, legato il -quale avea depositati dieci mila fiorini d'oro da pagare, se que' -ribaldi prendevano i capi della armata, e massimamente Mastino dalla -Scala; del che fu egli avvertito a tempo. Ora certo è che nel dì 7 di -giugno suddetto nacque gran rumore nel campo collegato, e di gravissimi -sospetti insorsero: laonde si divise quell'esercito, ed ognuno tornò -con paura alle sue case; e ventotto bandiere d'essi Tedeschi vennero -allora in Parma al servigio de' Rossi. Poscia nel dì 12 d'agosto le -genti dello Scaligero assediarono Colorno, terra del Parmigiano, e se -ne impadronirono nel dì 25 d'ottobre; essendo ben usciti i Rossi con -grande sforzo per soccorrerlo, ma senza poterlo effettuare, perchè -v'era Mastino dalla Scala in persona con tutte le sue forze, che ben -munito di fosse e steccati non volle azzardar la battaglia. Nè si dee -tacere che la città di Bologna, la qual dopo la cacciata del legato si -credea di dover godere giorni felici, perchè ridotta in libertà[1268], -si trovò in istato peggiore di prima; e ciò per ambizione dei più -potenti cittadini, e la rinata discordia fra quelle famiglie. Taddeo -Pepoli e Brandaligi dei Gozzadini voleano dominar sopra gli altri. -Però nel dì 8 d'aprile si venne all'armi in quella città, e molti -furono confinati. Ma peggio accadde nel dì 2 di giugno, perchè le due -fazioni principali, cioè la Scacchese dei Pepoli, e la Maltraversa de' -Sabbattini, Beccadelli, Boatieri ed altri, vennero a battaglia fra -loro, e gli ultimi rimasero sconfitti. Furono, secondo il Villani, -mandate ai confini circa mille e cinquecento persone; ed era quella -città in pericolo di disfarsi, se i Fiorentini non avessero mandato -colà ambasciatori e genti d'arme che rimediarono alla loro vacillante -fortuna. - -Infermossi nell'autunno di questo anno papa _Giovanni XXII_ in -Avignone, ed arrivò al fine di sua vita nel dì 4 di dicembre, in età -di circa novanta anni, con molta divozione e compunzion di cuore. -Lasciò egli una memoria assai svantaggiosa di sè stesso presso i -Tedeschi, ma più presso gl'Italiani. L'aver egli mostrata della -pendenza a negare la vision beatifica de' santi prima del finale -giudizio, fece molto sparlare di lui. La verità è, ch'egli prima di -morire chiaramente protestò di non tener tale opinione, anzi dichiarò -il contrario; siccome ancora è fuor di dubbio ch'egli non incorse in -errore nella quistione della povertà de' frati minori, per la quale -tanti d'essi, infatuati del loro scolastico sapere, si rivoltarono -empiamente contra di lui insieme col loro generale Michele da Cesena. -Ma per quel che riguarda il governo economico della Chiesa di Dio, -dei gran conti egli ebbe da fare con chi giudica indispensabilmente -ciascuno. Un papa sì dedito per tutta la sua vita alle guerre e alle -conquiste di stati temporali, rallegrandosi oltre modo dell'uccision -de' nemici, davanti a Cristo sì grande amator della pace, e che non -cercò mai regni terreni, dovette far pure la brutta comparsa. E tanto -più per la gran sete ch'egli ebbe di raunar tesori, e per vie che -non possono mai lodarsi, ed è da desiderare che più non trovino degli -imitatori. Giovanni Villani, informatissimo della corte pontificia, ci -assicura[1269] ch'egli, se vacava pingue arcivescovato o benefizio, -non badava ad elezione alcuna; ma promoveva ad esso un arcivescovo -o vescovo men grasso, e a quest'altro vescovato un altro; in maniera -che sovente la vacanza d'una chiesa si tirava dietro la permutazione -di cinque o sei chiese: tutto per cavar danari da tante collazioni. -Ed ha ben tuttavia l'Italia (per tacere degli altri paesi) di che -lagnarsi di questo pontefice. Per lo spazio di mille e trecento anni -il clero e popolo delle città, oppure il solo clero avea eletto ed -eleggeva i sacri pastori. Quanto operasse san Gregorio VII papa nel -secolo undecimo, per restituire ai medesimi questo diritto, l'abbiamo -già veduto. Lo tolse loro papa Giovanni XXII, con riservare a sè tali -elezioni, sotto pretesto di levar le simonie: laddove tanti altri -pontefici, e pontefici santi, contenti di detestare e proibire quel -vizio, non aveano nel resto voluto pregiudicare all'antichissima -disciplina della Chiesa. Inoltre fu egli il primo ad inventar le -annate, che tuttavia durano, e fecero allora gridar molto le ignoranti, -ma più le dotte persone. Parve ancora che eccedesse nel ridurre in -commende tanti monisteri e chiese. In somma tra per questi ed altri -mezzi _trasse e ragunò infinito tesoro_; ed oltre alle tante somme da -lui spese in guerre, per attestato del suddetto Villani, si trovarono -nel suo erario _diciotto milioni di fiorini d'oro_ in contanti; e -_sette_ altri milioni in tanti vasi e gioielli: di modo che esso -Villani ebbe a dire: _Ma non si ricordava il buon uomo del vangelo di -Cristo, dicendo ai suoi discepoli: Il vostro tesoro sia in cielo, e non -tesaurizzate in terra._ Ma il detto tesoro diceva egli di ragunarlo per -l'impresa di Terra santa, che Filippo re di Francia fingeva di voler -fare, per divorar intanto le decime del clero. Se a lui giovasse sì -fatta scusa nel tribunale di Dio, a me non tocca di dirlo. Raunatisi -poi i cardinali, vennero nel dì 20 di dicembre all'elezione d'un nuovo -pontefice[1270], e questi fu il cardinal _Jacopo Furnier_, ossia del -Forno, da Saverduno diocesi di Pamiers, che dianzi era stato monaco -cisterciense, personaggio assai dotto nella teologia, d'incorrotti -costumi, di sante intenzioni. Prese il nome di _Benedetto XII_, nè -tardò a rivocar le tante commende di vescovati e badie fatte dai suoi -predecessori, salvo ai cardinali; e si applicò con zelo a riformare -gli abusi introdotti, a rimettere in buono stato il monachismo, e a -provveder di degni pastori le chiese. In quest'anno ancora, allorchè il -legato si trovava confinato in castello dai rubellati Bolognesi[1271], -_Ricciardo de' Manfredi_ s'impadronì delle città e fortezze di Faenza -ed Imola, e ne fu proclamato signore senza ingiuria ed offesa di que' -cittadini. Anche i _Malatesti_ nel dì 21 di marzo tolsero al marchese -d'Ancona la città di Fossombrone. In quest'anno[1272] frate Venturino -da Bergamo dell'ordine de' Predicatori, missionario, andò per le città -di Lombardia e Toscana predicando la penitenza e la pace, ed ebbe -gran seguito di persone, che vestite con cotta o cappa bianca, con -una colomba di ricamo sul mantello, in numero di più di dieci mila -arrivarono seco fino a Roma. Fece di gran bene; ma non gli mancarono -persecuzioni ed accusatori alla corte pontificia. Per questo fu -chiamato ad Avignone, dove giustificò la sua credenza; ma perchè egli -avea pubblicamente disapprovata la lontananza de' papi da Roma, gli fu -impedito il tornare al suo santo ministero. Ne parla ancora un anonimo -scrittore delle cose di Roma, da me dato alla luce[1273]. - -NOTE: - -[1257] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 224. - -[1258] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1259] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[1260] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., -tom. 18 Rer. Ital. - -[1261] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 6. - -[1262] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1263] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1264] Corio, Istoria di Milano. - -[1265] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. -18 Rer. Ital. - -[1266] Chron. Estense, ibid. Gazata, ibid. - -[1267] Giovanni Villani, lib. 11 cap. 8. - -[1268] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1269] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 19. - -[1270] Anonym., Vit. Benedicti XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1271] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXV. Indiz. III. - - BENEDETTO XII papa 2. - Imperio vacante. - - -Furono in quest'anno fatte istanze dal popolo romano a _Benedetto -XII_, perchè riconducesse in Italia la corte pontificia[1274]. Anche -_Lodovico il Bavaro_ gli fece penetrar le sue premure, per esser -rimesso in grazia della Sede apostolica; anzi lo stesso pontefice -il prevenne con amore paterno e con amorevoli esortazioni. Tutto era -disposto a fare questo buon pontefice, perchè condotto da spirito non -secolaresco, ma ecclesiastico, e non da ambizione ed interesse, ma -dal vivo desiderio del ben della Chiesa e della pace de' fedeli. Per -quanto osserva il Rinaldi, _Filippo re_ di Francia, secondo i suoi -fini politici, con aver dalla sua tanti cardinali franzesi, impedì -la venuta del santo Padre in Italia; ed esso re poi, e seco il _re -Roberto_, tante difficoltà trovarono, tanti rigiri fecero, che restò -frastornata la concordia col Bavaro suddetto. Se di sua libertà fosse -stato un pontefice di massime tanto diritte, gran vantaggio sarebbe -venuto alla Chiesa di Dio. Continuarono in quest'anno le loro imprese -i principi collegati di Lombardia, per partire fra loro le spoglie del -_re Giovanni_[1275]: intorno a che cominciarono a nascere fra loro gare -e discordie. Dovea essere Parma di _Mastino_ e d'_Alberto dalla Scala_; -ma _Orlando_ e _Marsilio de' Rossi_, conoscendo quanto _Azzo Visconte_ -andasse innanzi agli Scaligeri in lealtà ed onoratezza, trattarono di -cedere a lui Parma e Lucca. Per questo fu vicina a rompersi la lega. -Interpostisi gli ambasciatori de' Fiorentini, perchè Mastino fece -di gran promesse di far loro rendere Lucca da _Pietro de' Rossi_, -stabilirono un accordo, per cui Parma toccasse a quei dalla Scala, e -ad Azzo Visconte si desse aiuto per conquistare Piacenza e Borgo San -Donnino. Fece Mastino di larghi patti ai Rossi[1276], e loro promise -quanto seppero desiderare, con obbligarsi eglino di fargli aver Lucca; -e però nel dì 4 di giugno dal consiglio generale di Parma fu dato il -dominio di quella città a' signori dalla Scala; e nel dì 20 o 21 d'esso -mese vi fece la sua entrata _Alberto Scaligero_ con gran copia di -cavalleria. Poscia nel dì 26 entrò lo stesso Scaligero con tutte le sue -forze nel territorio di Reggio, saccheggiando e bruciando dappertutto. -Riparo non aveano a questa rovina Guido e Roberto Fogliani signori -della città[1277]; e per conseguente intavolarono anch'essi un accordo -cogli Scaligeri, riportandone delle vantaggiose condizioni. Adunque -nel dì 3 di luglio entrarono essi Scaligeri in Reggio, e poi nel dì -11 d'esso mese ne diedero il possesso e dominio a _Guido, Filippino_ -e _Feltrino da_ Gonzaga. Ma qui non serbò l'insaziabil Mastino i -patti della lega, perchè volle che i Gonzaghi riconoscessero da lui in -feudo quella città, e gli pagassero ogni anno a titolo di ricognizione -feudale un falcone pellegrino. Ne rimasero molto disgustati i Gonzaghi, -ma lor convenne inghiottir la pillola. Tentarono del pari i _marchesi -d'Este_ di ridurre alla loro ubbidienza Modena[1278], assegnata loro -in parte nella lega. Vennero perciò da Ferrara nel dì 15 di giugno -con armata numerosa di fanti e cavalli _Rinaldo_ e _Niccolò_ fratelli -estensi, e diedero il guasto a Fredo, Ramo, Campo Galliano ed altre -ville. Giunsero poi sotto la città, e fabbricarono una larga e forte -bastia con fosse, palancato e battifredi nel borgo di santa Caterina -ossia di Albareto. Perchè cadde infermo in questa spedizione il prode -marchese Rinaldo, si fece portare a Ferrara, dove nel dì ultimo -di decembre diede fine alla sua vita. Intanto il marchese Niccolò -s'impossessò di Formigine, Spezzano e Spilamberto; sicchè restò Modena -da tutte le parti stretta e bloccata dalle armi degli Estensi. - -Maggiori furono in quest'anno i progressi di _Azzo Visconte_. Nel dì -25 del mese di luglio[1279] cavalcò col suo esercito verso la città -di Como, che era assediata dal vescovo fuoruscito di quella città. -Ne era signore _Franceschino Rusca_ ossia Ruscone, malveduto dal -popolo per le sue quotidiane ingiustizie, delle quali fa menzione -Buonincontro Morigia[1280]. Trovandosi egli alle strette, esibì quella -città al Visconte, che v'entrò, e in ricompensa gli lasciò per suo -patrimonio Bellinzona, con altri patti. Siccome fu detto di sopra -all'anno 1328, signoreggiava in Lodi un uomo vile, già di professione -mugnaio, cioè Pietro Tremacoldo, che colla strage de' Vestarini se -n'era fatto padrone. I cittadini, che gli portavano odio immenso -per le sue passate e presenti crudeltà, segretamente invitarono Azzo -Visconte a liberarli da quel tiranno. Marciò egli a quella volta nel dì -ultimo del mese d'agosto; da essi cittadini gli fu data una porta, e -dipoi con gaudio grande la signoria della città. Galvano Fiamma[1281] -scrive che con assedio e per forza l'ebbe. Il Tremacoldo fu condotto -prigione a Milano. Ognuno si credeva che di mala morte sarebbe perito; -ma il Visconte, non avendo mai dimenticato un servigio da lui fatto a -Galeazzo suo padre, gli diede la libertà, con obbligarsi egli di non -uscire mai più di Milano. Azzo ridusse in Lodi il vescovo e tutti gli -altri usciti, che erano circa tre mila, e quivi fabbricò poi un forte -castello, siccome ancora fece nella città di Como. Minacciò poscia -esso Visconte l'assedio alla nobil terra di Crema; e questo bastò -perchè quel popolo nel dì 18 di ottobre gli mandasse le chiavi. Nella -stessa maniera se gli renderono le castella di Caravaggio e Cantù, -e il borgo di Romano: ne' quali luoghi ancora fece fabbricar delle -fortezze. Sottopose poi alla città di Milano l'isola di Lecco, che -per quarant'anni era stata rubella a' Milanesi, e sopra il fiume Adda -fece piantare un ponte di pietre tagliate. Di questo passo camminava -la fortuna e l'industria d'Azzo Visconte, principe per le sue rare -virtù sopra gli altri commendato in questi tempi, la cui madre, cioè -_Beatrice Estense_, donna per senno, saviezza ed altre rare doti -amatissima da tutti, finì sua vita nel dì primo di settembre, e fu con -mirabil onore seppellita in una nobilissima cappella nella chiesa de' -Minori di Milano, senza che si verificasse ciò che volle predire di -lei Dante nel suo poema. Lasciò ella al figliuolo un valsente di più di -quaranta mila fiorini d'oro, senza gli altri preziosi arredi. Restava -solamente dinanzi agli occhi di Azzo Visconte la città di Piacenza, -ch'era tuttavia occupata dal presidio pontificio[1282]. Non volle, egli -a dirittura tentarne l'acquisto, ma diede braccio a Francesco Scotto, -figliuolo del fu Alberto signore di quella città, per farne uscire -quella guarnigione. Pertanto nel dì 25 di luglio divampò la congiura, -ed, alzato rumore, si venne all'armi. I Fontana e Fulgosi colla lor -fazione messi in fuga, andarono a fortificarsi in varie loro castella. -In questa guisa cessò il dominio della Chiesa romana in quella città, -e ne fu proclamato signore Francesco Scotto. Detto fu che ne' patti -da lui fatti con Azzo Visconte era stabilito di dover egli poi cedere -al medesimo Azzo quella città. Vero o falso che fosse, richiesto dal -Visconte di consegnargliela, diede per risposta un bel no; e però il -Visconte, tirati dalla sua i fuorusciti di quella città, somministrò -loro forze tali, che ad essi fu facile, prima che terminasse l'anno, -d'impadronirsi di tutte le castella del contado di Piacenza. Scrive -il Villani[1283] che quella città nel dì 27 di luglio si rendè al -Visconte; avergliela poi tolta gli Scotti, e che nel dì 15 di dicembre -del presente anno Azzo la ricuperò. La Cronica di Piacenza[1284] -ciò riferisce all'anno seguente, e con essa va d'accordo Galvano -Fiamma[1285], e del medesimo parere sono altri storici piacentini e -il Corio[1286]: laonde è da credere che sia scorretto il testo del -Villani, o ch'egli abbia preso abbaglio. Ne riparleremo perciò all'anno -seguente. - -Ubbidiva tuttavia la città di Genova al _re Roberto_[1287]; ma siccome -città che in così sconcertati tempi piena sempre era di mali umori, -nè sapea governarsi in pace da sè, nè sapea sofferir lungamente -governo straniero, nel dì 24 di febbraio proruppe in una general -sollevazione e guerra civile, che durò sino al dì 28 di esso mese, in -cui i Ghibellini, rinforzati dagli uomini di Savona e della Riviera -occidentale, obbligarono i Fieschi ed altri Guelfi potenti ad uscire -della città e a ritirarsi a Monaco. Il capitano e presidio del re -Roberto senza alcun danno se ne partirono anch'essi. Raffaele Doria e -Galeotto Spinola furono creati capitani del popolo, e guerra incominciò -cogli usciti. In quest'anno nel dì 13 di giugno[1288] esso re Roberto -mandò un'armata di sessanta galee e d'altri legni a' danni della -Sicilia sotto il comando di _Giovanni conte_ di Chiaramonte, rubello -del _re Federigo_, e del conte di Corigliano. Altro non fecero che -dare il guasto alla valle di Mazara e alle coste di Trapani, Marsala, -Grigenti ed altri luoghi. Tante belle promesse fece in quest'anno -_Mastino dalla Scala_ ad Orlando e Marsilio dei Rossi esistenti in -Verona (alcuni aggiungono[1289] aver egli adoperate anche le minaccie), -che indussero _Pietro de' Rossi_ lor fratello a cedergli la città di -Lucca, con ritenere i Rossi Pontremoli e molte altre castella. Colà -mandò egli un vicario con cinquecento cavalieri a prenderne il possesso -nel dì 20 di dicembre, facendo intanto credere con lettere e parole -finte d'aver presa quella città per darla ai Fiorentini, siccome -per li patti della lega era tenuto. Ma era in Mastino la lealtà una -cosa forestiera; regnava in suo cuore la sola ansietà di dominare e -d'accrescere il suo stato: male nondimeno per lui; da ciò vedremo -essere poi seguita la sua rovina. Rapporta il Leibnizio[1290] una -cessione fatta nell'anno 1334 da _Giovanni re_ di Boemia a _Filippo -re_ di Francia di tutte le sue ragioni sopra la città di Lucca. Ma i re -franzesi d'allora non erano quei d'oggidì, nè l'Italia d'allora quella -che è a' di nostri; e perciò a nulla servì quel pezzo di carta. Nata -nel mese d'agosto discordia fra i conti di Montefeltro[1291], riuscì al -_conte Nolfo_ di torre il dominio d'Urbino al _conte Speranza_. Guerra -eziandio fu fra i Tarlati da Pietramala signori d'Arezzo e i Perugini. -Neri dalla Faggiuola levò ai primi Borgo San Sepolcro, e parimente i -Perugini nel dì 30 di settembre tolsero loro la Città di Castello. - -NOTE: - -[1272] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 23. - -[1273] Anonymus, Hist. Roman., tom. 3 Antiquit. Italic. - -[1274] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[1275] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 30. - -[1276] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1277] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1278] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Annal. Mutin., tom. 11 Rer. -Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1279] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1280] Bonincontrus, Chron. Mod., lib 3, cap. 46, tom. 12 Rer. Ital. - -[1281] Gualvan. Flamma, Man. Flor., cap. 373. Idem, de Gestis Azon. -Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1282] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1283] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 31. - -[1284] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1285] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1286] Corio, Istoria di Milano. - -[1287] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1288] Nicolaus Specialis, lib. 8, cap. 6, tom. 10 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 11, cap. 29. - -[1289] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 -Rer. Italic. Giovanni Villani, et alii. - -[1290] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 73. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXVI. Indizione IV. - - BENEDETTO XII papa 3. - Imperio vacante. - - -Per essere oramai padroni i _marchesi estensi_ di quasi tutte le -castella del contado di Modena, _Guido_ e _Manfredi dei Pii_ finalmente -conobbero l'impossibilità di sostener la città contro le forze d'essi -marchesi[1292]. Però, affine d'ottener buoni patti in renderla, -Manfredi cavalcò a Verona, con implorar la mediazione di _Mastino dalla -Scala_. Colà ancora si portò dipoi il _marchese Obizzo_, e nel dì 17 -di aprile alla presenza di _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_ seguì fra -loro lo strumento d'accordo, in cui s'obbligarono i Pii di cedere il -possesso e dominio di Modena a' marchesi d'Este _Obizzo_ e _Niccolò_ -e lor discendenti, con ritener in lor balìa la nobil terra di Carpi -e il castello di San Felice, e con altri vicendevoli patti. Scrivono -i Cortusi[1293] che Mastino diede Modena in feudo agli Estensi. Se -fosse ciò vero, sarebbe questa da aggiugnere alle altre iniquità di -Mastino, perchè liberalmente doveano gli Estensi avere questa città -secondo i patti della lega. Ma io la tengo per un sogno de' Cortusi. -Lo strumento della cessione suddetta, che io ho sotto gli occhi, -non ha menoma parola di questo. I Pii cedono la città assolutamente -ai marchesi, e non già agli Scaligeri; nè le armi di questi aveano -presa Modena, siccome fecero di Reggio, da poter pretendere in essa -qualche diritto. Ora, in esecuzion del trattato, Manfredi Pio, tornato -a Modena, fece dal popolo eleggere per signori i marchesi estensi; -e però nel dì 13 di maggio il marchese Obizzo, accompagnato da gran -nobiltà e dalle sue genti d'armi, ed incontrato dai Pii e dal popolo -tutto fuori della città, fra le universali acclamazioni entrò in -Modena e ne prese il possesso. Ne' giorni seguenti, richiamati alla -lor patria tutti i fuorusciti, cioè i signori di Sassuolo, i Rangoni, -Boschetti, Guidoni, Pichi dalla Mirandola, quei da Magreta, da Fredo, -da Gorzano, da Savignano, rientrarono anch'essi nella città, accolti -con lagrime d'allegrezza dagli altri cittadini; e la pace e concordia -rifiorì da lì innanzi sotto sì amorevoli e giusti padroni in questa -città. Attese nell'anno presente _Azzo Visconte,_ per testimonianza -de' Cortusi[1294], di Galvano Fiamma[1295] e d'altri storici, alla -conquista di Piacenza. Per otto mesi con fosse, steccati e battifredi -tenne l'esercito suo assediata quella città; nè potendo più reggere a -tanta piena _Francesco Scotto_, finalmente ne capitolò la resa nel dì -15 di dicembre al Visconte, ritenendo per sè la terra di Fiorenzuola. -Azzo introdusse colà la pace e tutti i banditi, e vi fece alzare un -forte castello. In quest'anno ancora, essendosi nel mese di marzo data -al medesimo Visconte la nobil terra di Borgo San Donnino fra Parma e -Piacenza, nulla più vi restò in Lombardia delle terre già possedute da -_Giovanni re_ di Boemia, e svanì il suo nome in Italia. - -Era cresciuta a dismisura l'alterigia di _Mastino dalla Scala_ (non -parlo d'_Alberto_, perchè era un buon uomo, e solamente attendeva -a darsi bel tempo) al vedersi padrone di Verona, Brescia, Vicenza, -Padova, Trivigi, Feltre, Belluno, Parma, Lucca ed altri luoghi[1296]. -Piena era la sua corte di grandi della Lombardia e Toscana, ricorrendo -ognuno a lui per protezione per grazie. Ma questa sua superbia, -la fede da lui non osservata ai collegati nella passata lega, e -la voce sparsa che egli si vantava di voler essere in breve re di -Lombardia, e che avesse anche preparata a questo oggetto una corona -d'oro, gli concitarono contra l'odio universale del Visconte, degli -Estensi e de' Gonzaghi. Ma specialmente si rodevano di rabbia i -Fiorentini, perchè troppo sconciamente delusi da lui nell'acquisto -di Lucca, città loro dovuta in vigore de' patti della lega[1297]. Gli -mandarono ambasciatori; mostrò egli di aver fatto di grandi spese per -ottener quella città dai Rossi. Giunsero i Fiorentini a cercarla per -mercato, esibendo fin trecento sessanta mila fiorini d'oro. Ne parve -contento Mastino, ma poco appresso li burlò per isperanza di stendere -maggiormente le fimbrie in Toscana. Erano già con lui gli Aretini. Ora -avvenne che Mastino cominciò ad imbrogliarsi col comune di Venezia, col -non voler osservare gli antichi lor patti coi Padovani. Irritati da ciò -i Veneziani, non lasciavano venire a Padova mercatanzie da Venezia, -e negavano il sale. Mastino, all'incontro, per far loro dispetto, si -diede a far delle saline al lido del mare, e fece quivi fabbricar una -torre per sicurezza di esse. Altre liti insorsero a cagion d'alcune -castella che erano sotto la protezione del doge. Cominciò dunque la -repubblica veneta un grande armamento. Fin qui _Marsilio da Carrara_, -potentissimo e ricchissimo cittadino di Padova, era stato il braccio -diritto de' signori dalla Scala, e coll'opere e coi consigli avea -cooperato sempre alla loro esaltazione. Fidati nel suo zelo e nella sua -sperimentata destrezza ed eloquenza, il mandarono a Venezia per trattar -di pace. Ch'egli tutto il contrario operasse sotto mano, siccome volpe -vecchia ch'era, si potrà argomentare da quanto vedremo andando innanzi. -Perciò a guerra si venne. Più bella apertura di questa non poteva -accadere ai Fiorentini per vendicarsi del disleale Mastino; perciò -pigri non furono a stringere una forte lega coi Veneziani ai danni -di lui. Nè qui si fermò la faccenda: studiaronsi gli unì e gli altri -di suscitar tutta la Lombardia contra di essi Scaligeri. I primi a -ribellarsi nel mese di giugno furono _Orlando_ e _Marsilio de' Rossi_, -che da Verona fuggirono a Venezia, e _Pietro_ lor fratello si ritirò a -Pontremoli, allegando d'essere maltrattati da Mastino, che esaltava i -Correggeschi lor nemici, e di non essere sicuri della vita in mano di -lui. Marsilio fu preso per lor capitano generale dal Veneziani, Pietro -dai Fiorentini; ma siccome questo ultimo era personaggio di maggior -valore e perizia militare, fu ceduto a' Veneziani, che gli diedero il -bastone del comando della loro armata. Sul fine d'ottobre entrò questa -sul Padovano, prese varii luoghi, e si postò a Bovolenta, ma senza -succedere alcun riguardevole fatto. Parve nondimeno più favorevole la -fortuna agli Scaligeri, che tolsero Pontremoli ai Rossi, e diedero -qualche percossa ai Veneziani. Per la gran copia di gente che era -in Padova, e massimamente di Tedeschi, i quali faceano rubamenti e -insolenze a furia, fu quella città in gravi affanni e pericoli. Intanto -l'esercito veneto prese le saline di Mastino, e disfece la torre o -bastia quivi fabbricata. Si credette imminente un gran fatto d'armi, e -nulla poi succedè. - -NOTE: - -[1291] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1292] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano, -tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estens., tom. eod. - -[1293] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1294] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1295] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. eod. Annal. Caesen., tom. -14 Rer. Ital. - -[1296] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1297] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 44. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXVII. Indiz. V. - - BENEDETTO XII papa 4. - Imperio vacante. - - -Tardi conoscendo _Mastino dalla Scala_ d'essersi per l'ingordigia -ed orgoglio suo condotto ad un mal passo col nimicarsi la potente -signoria di Venezia e il comune di Firenze, implorò lo aiuto de' -suoi vecchi confederati[1298]. _Obizzo marchese_ d'Este, unitosi con -_Guido da Gonzaga, Giovanni de' Pepoli, Manfredi de' Pii_, ed altri -ambasciatori, nel mese di gennaio si portò a Venezia per trattar dì -pace. Trovò quei senatori troppo risoluti alla guerra, se Mastino non -rilasciava Padova, Trivigi, Parma e Lucca[1299]. Anzi eglino con tante -ragioni eccitarono il marchese a far lega con loro, ch'egli non seppe -esentarsene. Un gran parlamento ancora si tenne nel mese d'aprile -in Cremona, dove intervennero _Mastino, Azzo Visconte_, il _marchese -Obizzo, Guido da Gonzaga_, ed altri signori di Lombardia. Volle Mastino -muoverli a prestargli soccorso in quella sua urgenza. Non si trovò -chi volesse muovere un dito per lui, perchè erano tutti disgustati -della di lui poca fede e smoderata ambizione. Per lo contrario, da -lì a qualche tempo si collegarono tutti contra di lui. Intanto venti -bandiere di Tedeschi, che erano al soldo di Mastino, passarono nel -campo veneto. Ribellaronsi ancora agli Scaligeri Cittadella, Asolo, -Conigliano, ed altre terre del Padovano e Trevisano. Nel giugno -si raunarono in Mantova le genti di Azzo Visconte, degli Estensi e -de' Gonzaghi, e con esso loro venne ad accoppiarsi l'esercito de' -Veneziani e Fiorentini, condotto da Marsilio Rosso, essendo rimasto in -Bovolenta Pietro suo fratello con mille e cinquecento cavalli e molta -fanteria. _Luchino Visconte_, zio d'Azzo, fu creato capitan generale -dell'armata collegata, e tutti entrarono sul Veronese, facendo gran -guasto. Mastino, che, oltre all'essere uomo prode in guerra, aveva -anch'egli un poderoso esercito, arditamente venne loro incontro, e -li sfidò a battaglia nel dì 26 dì giugno. Ossia che Luchino Visconte -fosse un codardo, come alcun vuole; oppure, come altri scrivono[1300], -che i Tedeschi dell'armata collegata avessero ordito un tradimento (e -molti di essi in fatti, siccome persone venali e date a chi più loro -offeriva, andarono a' servigi di Mastino): certo è che i collegati -pieni di spavento sgarbatamente si ritirarono a Mantova, lasciando -indietro tende ed arnesi da guerra, e si separarono. Allora Mastino -corse colle sue genti sino alle porte di Mantova, mettendo tutto -a sacco e fuoco. Tentò poscia d'impedir la riunione dell'armata di -Marsilio Rosso con quella di Pietro suo fratello; ma non gli venne -fatto, siccome neppur di tirare ad una battaglia i due fratelli Rossi, -perchè furono d'avviso i Veneziani di stancare piuttosto Mastino, sul -supposto ch'egli non potesse sostener lungo tempo l'eccessiva spesa -del mantenimento di tante soldatesche, fra le quali erano quattro -mila lancie tedesche. Dimorava intanto in Padova _Alberto dalla -Scala_, fratello maggiore di Mastino, uomo di pace e non di guerra, -quanto dedito ai piaceri, altrettanto nemico delle fatiche. I suoi -due principali consiglieri erano _Marsilio_ ed _Ubertino da Carrara_. -Grande zelo, siccome dissi, aveva in addietro mostrato Marsilio per -gl'interessi degli Scaligeri; ma più gli premevano i proprii. Non -dimenticava egli di essere già stato signore di Padova; e siccome avea -data quella città a Cane dalla Scala, così non si faceva scrupolo di -ritorla ai di lui nipoti, essendo massimamente quel popolo ridotto alla -disperazione per le tante contribuzioni e insolenze che giornalmente -si faceano in quella città. Segretamente perciò Marsilio se l'intese -coi Veneziani. Se è vero ciò che narrano i Gatari[1301], avendo Mastino -avuto sentore del tradimento, scrisse più d'una volta ad Alberto che -si assicurasse de' due Carraresi, e li levasse dal mondo. Alberto -scioccamente loro mostrava gli ordini del fratello. Se n'ebbe bene -a pentire. Veggendosi dunque Marsilio come scoperto, si affrettò a -compiere il premeditato disegno. Due volte era venuto Pietro dei Rossi -sino ai borghi di Padova, ma s'era poi ritirato. Vi tornò la terza -volta nel dì 3 d'agosto[1302], e allora gli fu aperta la porta di Ponte -Corvo da Marsilio. Vi entrò egli colle sue genti; fece prigione e mandò -poi alle carceri di Venezia il mal accorto Alberto dalla Scala; spogliò -d'armi e cavalli la guarnigion di Mastino, e cinquecento ne fece -prigionieri. Nel dì 6 d'agosto fu data dal popolo la signoria di Padova -a _Marsilio da Carrara_. Gran festa si fece in Venezia e Firenze per -questo felice colpo, da cui, all'incontro, restò sommamente sbalordito -Mastino. Non perdè tempo il valoroso Pietro de' Rossi a passar -coll'armata sotto Monselice, e cominciò a dar dei furiosi assalti a -quella forte terra. Ma nel dì 7 d'agosto colpito da una lancia manesca -con ferita mortale, nel dì seguente morì, mostrando un'esemplare pietà -e un'eroica intrepidezza nel prendere commiato dal mondo. Perderono -i Veneziani un gran generale d'armata, e un personaggio di somma -liberalità, che non passava l'età di anni trentaquattro, e dai più -de' Lombardi fu compianta la sua morte. Erasi prima condotto a Venezia -_Marsilio de' Rossi_ suo fratello, uomo di non minor sapere e coraggio -nelle cose di guerra; ma, preso da mortal malattia, anche egli finì di -vivere in quella città nel dì 14 del suddetto agosto. Orlando Rosso fu -scelto pel comando dell'armata. - -Non fu men riguardevole l'altra perdita che fece Mastino nel dì 8 di -ottobre[1303]. Ebbe _Azzo Visconte_ un trattato con alcuni cittadini -bresciani, che, forate le mura, introdussero nel dì suddetto le di -lui genti nella città vecchia, e poi presero la nuova, di modo che -tutta la città, da cui fuggì Bonetto de' Malvicini governatore ivi -per Mastino col suo presidio, venne in potere del Visconte. Si difese -il castello sino al dì 13 di novembre, ed allora capitolò la resa. -Gran gioia parimente fu in quella nobil città per essere caduta in -mano di un miglior signore, il quale richiamò colà tutti gli usciti, -e vi fece fiorir la pace. Profittò ancora della decadenza, in cui si -trovarono gli Scaligeri, _Carlo figliuolo di Giovanni_ re di Boemia. -Era egli divenuto signore della Carintia, ed entrato in lega coi -Veneziani, nel mese di luglio o di agosto s'impossessò di Feltre, e -nell'anno seguente di Belluno, smembrando ancor quelle città dalla -signoria degli Scaligeri. Provarono medesimamente felice quest'anno -in Toscana i Fiorentini[1304]. Unitisi essi coi Perugini, aveano -fatta lunga guerra alla città d'Arezzo. _Pier Saccone de' Tarlati_ -da Pietramala, signore di quella città, coi suoi consorti, trovandosi -oramai al verde e senza maniera di poter resistere a tante forze, badò -alle proposizioni di accordo che segretamente gli fece fare il comune -di Firenze, di pagargli venticinque mila fiorini d'oro, con altri -privilegii e vantaggi facili allora a promettersi in tali occasioni, -ma che facilmente ancora svanivano nel progresso del tempo. Compiuto -il trattato, nel dì 10 di marzo presero i Fiorentini il possesso -d'Arezzo; e Pier Saccone venuto a Firenze, non vi fu carezza ed onore -che egli non ricevesse qual gran benefattore da que' cittadini. Ma i -Fiorentini, che tanto rumore aveano alzato contra di Mastino, perchè, -senza attendere i patti della lega, avea ritenuta per sè la città di -Lucca, dimenticarono anch'essi che nella lega contratta co' Perugini -ogni conquisto che si facesse sopra gli Aretini avea da esser comune. -Eppur eglino vollero tutta per sè la città di Arezzo: del che gran -querele fece, e restò forte amareggiato il comune di Perugia: tanto -è vero che a noi sembrano sol giuste le bilance favorevoli ai nostri -interessi, difettose quelle che sono ad essi contrarie. Fecero poscia -i Fiorentini oste contra di Lucca, e un fiero guasto diedero a Pescia, -Buggiano ed altri luoghi. Anche in Bologna nell'anno presente seguì -mutazione[1305]. Pareano amicissimi _Taddeo de' Pepoli_ e _Brandaligi -de' Gozzadini_, amendue gran caporali e potenti giratori del governo -di Bologna. Ma cadaun dal suo canto andava studiando la maniera di -scavalcare il compagno. Nel dì 3 di luglio vennero alle mani _Jacopo_ -e _Giovanni_ figliuoli di Taddeo Pepoli col suddetto Brandaligi; -ed essendosi ingrossata la gente da ambe le parti, ne seguì gran -battaglia. Sopraggiunse Taddeo dei Pepoli, che fece fermar la mischia, -e seco prese Brandaligi, il menò a casa sua, dove con belle parole -l'indusse a disarmarsi. Ma eccoti quei da Loiano, i Bentivogli, i -Bianchi ed altri amici de' Pepoli con gran seguito, che violentemente -entrati in casa di Brandaligi, la mettono a sacco, e le attaccano il -fuoco. Se ne fuggì egli di Bologna, nè mai più vi tornò. Stette quella -città fluttuante, venendo intanto mandati molti a' confini, sino al dì -28 d'agosto, in cui i soldati diedero alle armi in piazza, gridando: -_Viva messer Taddeo de' Pepoli_. Per forza esso Taddeo fu creato -capitan generale e signor di Bologna, città che era allora in lega co' -Veneziani e Fiorentini. In quest'anno di lunga infermità nel dì 25 di -giugno terminò i suoi giorni _Federigo re_ di Sicilia[1306], principe -di gran senno e valore, che per tanti anni seppe sostenersi in capo la -corona contro tutti gli sforzi del _re Roberto_. Restarono di lui tre -maschi, cioè _Pietro II re_, _Guglielmo duca_ e _Giovanni marchese_. Ma -non ereditò[1307] il re Pietro nè l'ingegno nè il coraggio del padre; -e però cominciossi sotto di lui a scompigliare la buona armonia de' -Siciliani, e si ribellarono i conti di Ventimiglia e di Lentino. - -NOTE: - -[1298] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1299] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1300] Johannes de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. -Chron. Estense, tom. eod. Gazata, Chron, Regiens., tom. 18 Rer. Ital., -Bonincontrus Morigia, Chronic. Modoet., tom. 12 Rer. Ital. Gualvan. -Flamma, de Gest. Azonis, tom. eod. - -[1301] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. - -[1302] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Veronense, tom. eod. - -[1303] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1304] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 69. - -[1305] Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Chron. -Bononiens., tom. eodem. - -[1306] Nicolaus Specialis, lib. 8, cap. 8. - -[1307] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 70. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXVIII. Indiz. VI. - - BENEDETTO XII papa 5. - Imperio vacante. - - -Per le tante perdite dell'anno precedente in grandi affanni e sospiri -si trovava _Mastino dalla Scala_, nè sapea a qual partito volgersi per -ottenere soccorso[1308]. Avea nel dicembre scorso mosse proposizioni -di pace a Venezia, e per trattarne colà si portarono _Obizzo marchese_ -d'Este, _Marsilio da Carrara_ signore di Padova, _Guido da Gonzaga_, -_Giovanni_ figliuolo di _Taddeo Pepoli_, gli ambasciatori d'_Azzo -Visconte_, de' Fiorentini e dello stesso Mastino. Sì alte erano -tuttavia le pretensioni de' Veneziani, perchè esigevano che egli -dimettesse Trivigi, Lucca e Parma, che andò a terra ogni speranza di -aggiustamento. Vivamente si raccomandò poscia Mastino a _Lodovico -il Bavaro_, per aver gente ed altri aiuti da lui, con dargli in -ostaggio Francesco Cane suo figliuolo ed altri nobili per sicurezza -de' pagamenti; ma restò burlato da lui. Poco poi potè godere del -nuovo suo principato _Marsilio da Carrara_ signore di Padova, perchè, -infermatosi, nel dì 21 di marzo dell'anno presente mancò di vita. -Non lasciando egli figliuoli proprii, prima di morire, coll'assenso -della repubblica veneta, fece eleggere suo successore nella signoria -di Padova _Ubertino da Carrara_ suo cugino, che stato nella gioventù -discolo e malvivente, cominciò a governare il suo popolo, più -procurando di farsi temere che amare[1309]. Per altro fu uomo di gran -senno, e tenne in molta riputazione il nome suo e di sua casa. La -prima impresa di lui quella fu di portarsi all'assedio di Monselice, -per affrettarne il più tosto possibile l'acquisto. Ma dentro vi era -_Pietro del Verme_, la cui fedeltà verso Mastino, ed insieme la bravura -ed accortezza rendea vani tutti i tradimenti e gli assalti d'Ubertino. -Fecero fra loro una guerra arrabbiata. Intanto _Orlando Rosso_ generale -dell'armata veneta nel mese d'aprile mise in marcia le sue genti, e -saccheggiando pervenne fino alle porte di Verona, dove fece correre -un palio. Nel dì 8 di maggio se gli diede Montecchio maggiore, terra -che da lì a non molto fu assediata da Mastino. Fu egli astretto a -ritirarsene con mal ordine; e seguirono dipoi varii combattimenti, -ma con isvantaggio sempre delle di lui milizie, che specialmente nel -dì 29 di settembre furono sconfitte a Montagnana. Finalmente nel dì -19 di agosto[1310] la terra di Monselice si arrendè ad Ubertino da -Carrara, ma non già la rocca, di cui si cominciò l'assedio. Uscì libero -colla sua gente Pietro del Verme, e cavalcò a Verona. Per danari ebbe -poscia il Carrarese anche la rocca di Monselice nel dì 18 di novembre. -Tale doveva essere in questi tempi la rabbia di Mastino[1311], che -cavalcando per Verona nel giorno 27 d'agosto insieme con Azzo da -Correggio, incontratosi con _Bartolomeo dalla Scala_ vescovo della -città, per meri sospetti ch'egli tramasse congiura contra di lui, come -avea fatto il vescovo di Vicenza, sguainata la spada, di propria mano -l'uccise. Per questa scelleraggine contra di lui procedette _papa -Benedetto XII_ alle rigorose censure, e stette Mastino gran tempo -in disgrazia della santa Sede. Nel dì 19 di ottobre le genti venete -entrarono ne' borghi di Vicenza, e quivi si afforzarono; colpo che fece -disperare Mastino, e più che mai applicarsi ad un trattato di pace, -siccome diremo all'anno seguente. - -Giacchè in Sicilia regnavano delle dissensioni, e al valente _re -Federigo_ era succeduto il _re Pietro_, persona di mente assai -debole[1312], stimò _Roberto re_ di Napoli che fosse giunto il -sospirato giorno da poter ricuperar quell'isola. Nel mese dunque di -maggio spedì colà una flotta di sessanta tra galee e legni da trasporto -con mille e cinquecento cavalieri e molta fanteria. Un'altra parimente, -ed anche maggiore, ne inviò a quella volta nel mese di giugno sotto -il comando di _Carlo duca_ di Durazzo suo nipote. Ognuno si credeva -che tante forze ingoierebbero senza fallo la Sicilia tutta; ma appena, -dopo lungo assedio, presero Termole, e intanto entrata la peste, ossia -una forte epidemia, in quell'armata, bisognò sloggiare, e tornarsene -con perdita di molta gente a Napoli. Riuscirono inutili tutti i -tentativi, umiliazioni ed esibizioni fatte da _Lodovico il Bavaro_ per -riacquistare la grazia del papa[1313]. Colpa non fu del buon pontefice, -che inclinava alla pace, e chiaramente dicea che compativa gli eccessi -commessi dal Bavaro, perchè il suo predecessore _Giovanni XXII_, col -non volergli fare giustizia, l'avea come spinto nel precipizio. Disse -anche all'orecchio agli ambasciatori di Lodovico, quasi piangendo, -d'essere dispostissimo a favorire il lor principe; ma aver lettere -di _Filippo re_ di Francia, colle quali il minacciava di trattarlo -peggio di quel che _Filippo il Bello_ avea trattato _papa Bonifazio -VIII_, qualora assolvesse il Bavaro dalle scomuniche. Ecco se è vero -che i romani pontefici furono in una babilonica schiavitù, finchè -vollero tener ferma la loro residenza di là da' monti. So che questo è -negato da alcuni; se poi con buone ragioni, nol so. Ora cotali durezze -della corte pontificia, benchè cagionate dalla prepotenza altrui, -diedero occasione al Bavaro e agli elettori dell'imperio (eccettuatone -_Giovanni_ re di _Boemia_) di unire una dieta nel territorio di -Magonza, in cui nel dì quindici di luglio formarono un decreto[1314], -che chiunque è eletto dai principi elettorali concordi, o dalla maggior -parte di essi, re de' Romani, non ha bisogno d'approvazione e consenso -della santa Sede per prendere il titolo di re e per amministrare i -diritti dell'imperio: il che fu una gran ferita all'autorità e agli -antichi diritti della santa Sede. Tanto è poi andata innanzi la -faccenda, che laddove gli antichi principi eletti prendevano il titolo -solamente di re di Germania e d'Italia, oppure de' Romani, senza -giammai usar quello d'imperadori de' Romani, se non dopo la coronazione -romana, cominciarono ad intitolarsi, anche senza essere coronati dal -papa, imperadori de' Romani: il che è divenuto uso stabile. Intorno a -questi punti disputano gli eruditi politici: lasciamoli noi disputare, -e andiamo avanti. Venne in quest'anno a morte nel dì 21 d'aprile -_Teodoro marchese di Monferrato_[1315], che avea portato in Italia -il sangue de' greci imperadori, ed ebbe per successore _Giovanni_ suo -unico figliuolo, che superò in valore e fortuna il padre. - -NOTE: - -[1308] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1309] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. - -[1310] Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. -Ital. - -[1311] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1312] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 78. - -[1313] Albertus Argent., Chron. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXXXIX. Indiz. VII. - - BENEDETTO XII papa 6. - Imperio vacante. - - -A mal partito, e in gran pericolo di perdere il resto, oramai si -trovava _Mastino dalla Scala_ per la forza e superiorità di tanti -suoi nemici; e però più che mai si diede all'ingegno per uscir fuori -di questa troppo ostinata tempesta. Studiossi dunque di guadagnare -(il Villani dice[1316] col potente segreto della moneta) alcuni -maggiorenti di Venezia, e segretamente trattò di pace particolare co' -Veneziani, rimettendosi tutto in loro, e pregandoli nello stesso tempo -di non volerlo disfare. Fece anche correr voce che se non seguiva -aggiustamento, sarebbe calato _Lodovico il Bavaro_ in Italia con sei -mila barbute: il che potè influire a far accettare le proposizioni -d'accordo nel senato veneto. Non mancarono i Veneziani d'avvisare per -tempo i Fiorentini ch'era in piedi questo trattato; ma perchè loro -si esibivano solamente alcune castella, e non già la città di Lucca, -che, secondo i patti della lega, si dovea cedere al loro comune, se ne -sdegnarono forte, parendo lor questo un tradimento. Inviarono pertanto -a Venezia i loro ambasciatori, acciocchè disturbassero l'accordo, -oppure insistessero per la cessione di Lucca. Di più non poterono -ottenere. Adunque nel dì 24 di gennaio del presente anno[1317] si -conchiuse la pace in Venezia, le cui condizioni si veggono riferite dal -Cortusi. In vigor di essa ai _Veneziani_ fu ceduta la città di Trivigi; -ad _Ubertino da Carrara_ Bassano e Castelbaldo; ai _Fiorentini_ Pescia, -Buggiano ed Altopascio, oltre ad altre terre prese innanzi da loro -al territorio di Lucca. _Alberto dalla Scala_ coi Fogliani di Reggio -ed altri prigioni fu liberato dalle carceri, e nel dì 14 di febbraio -arrivò a Verona, incontrato da Mastino suo fratello a Legnago. Grandi -schiamazzi fecero per questo accordo i Fiorentini; ma a che servirono? -Certo fu mirabil cosa che Mastino in mezzo a sì fiero incendio potesse -conservare le città di Verona, Vicenza, Parma e Lucca; la qual ultima -andò egli a visitare nel primo giorno di aprile, con dar buon ordine -alla guardia d'essa, ben persuaso che i Fiorentini, se si fosse -presentata l'occasione, avrebbono dimenticata ben tosto la pace fatta -con lui. Volle dal popolo di Lucca venti mila fiorini d'oro, perchè ne -avea gran bisogno. In Parma lasciò a quel governo Azzo da Correggio -suo zio materno, che il servì di proposito, per quanto vedremo. Un -altro assai strepitoso avvenimento appartiene all'anno presente, -che si vede riferito fuor di sito non solamente dal Corio[1318], ma -anche da Bonincontro Morigia[1319] e da Galvano Fiamma[1320], autori -contemporanei, narrandolo gli uni all'anno 1337, e l'altro al 1339. -Forse son guasti i loro testi, o la diversità dell'era cristiana -produsse questo imbroglio; certo essendo che il fatto, ch'io son per -narrare, accadde in quest'anno, come s'ha da Giovanni Villani[1321], -dal Gazata[1322], dai Cortusi[1323] e da altri storici[1324]. Appena -fu stabilita la pace suddetta, che a Mastino parve un'ora mille anni -di sgravarsi del troppo pesante fardello di tante milizie che erano -al suo soldo, per esser egli restato co' suoi sudditi smunto affatto -di moneta. Specialmente gli era a carico la cavalleria tedesca, che in -gran numero era stata a' suoi servigi. - -Usava in corte di Mastino _Lodrisio Visconte_, figliuolo di un fratello -di Matteo Magno, cioè quel medesimo che nell'anno 1327 unito con -_Marco Visconte_ procurò più degli altri la depressione di _Galeazzo -Visconte_, e la prigionia di lui, di _Azzo, Luchino_ e _Giovanni -Visconti_. Dacchè il giovane Azzo ricuperò il dominio di Milano, -Lodrisio o spontaneamente se n'andò, o fu cacciato da quella città. -Gli venne in pensiero di valersi di questa congiuntura per riavere -il contado del Seprio, di cui fu ne' tempi addietro investito; anzi -di occupar Milano, se gli veniva fatto. Ne trattò con Mastino. Bella -occasione parve a lui questa di vendicarsi d'Azzo Visconte, che gli -avea tolta Brescia. Diede lo Scaligero le paghe ai soldati, mostrando -di licenziarli, e Lodrisio di assoldarli in servigio proprio. Circa -tre mila e cinquecento uomini d'armi raunò egli, e gran copia di -fanti: alla quale armata diede il nome di _compagnia di s. Giorgio_. -S'ingrossò questa dipoi, perchè si trattava di andare a bottinare in -paese grasso e ricco. E fu essa (il che è da notare) la prima compagnia -di soldati masnadieri, e ladri che si formò in Italia, e servì poi -d'esempio a tante altre, che vedremo insorgere a' danni degli Italiani, -e vengono chiamate _compagnie_ dagli storici fiorentini. S'inviò -Lodrisio Visconte con quest'armata di ferrabuti pel Bresciano, dando -il sacco dappertutto, e, passato il fiume Oglio, afflisse le campagne -del Bergamasco. Nel dì 9 di febbraio valicò l'Adda, senza che potessero -impedirgli il passo le soldatesche postate alle ripe; e andò a riposare -a Legnano, mettendo intanto a sacco e fuoco quelle contrade. Colà -convocò quanti amici potè[1325], e vi concorsero a furia i ribaldi, -dimodochè già pensava di marciare a dirittura verso Milano. A questo -non mai pensato accidente si trovava mal provveduto _Azzo Visconte_; -affrettossi dunque di chiamare da tutte le sue città le milizie, e -dimandò soccorso a tutte le sue amistà. Era allora la terra coperta -d'alta neve e di ghiaccio: contuttociò i _marchesi Estensi_ cugini -d'Azzo[1326] immediatamente gl'inviarono alcune centinaia di cavalli -sotto il comando di Brandaligi da Marano. Altri combattenti gli vennero -da _Tommaso marchese_ di Saluzzo suo cognato, da _Lodovico di Savoja_ -suocero suo, dal conte di Savoja, da _Jacopo_ signor di Piemonte, da -_Taddeo de' Pepoli_, dai _Gonzaghi_ e da _Genova_. Altri aiuti ancora -erano per viaggio, ma senza poter giugnere a tempo alla fiera danza che -si fece. Fu commessa la guardia di Milano a _Giovanni Visconte_, zio -d'Azzo e vescovo di Novara, con ottocento cavalli. Fu dato il comando -dell'armata a _Luchino Visconte_, altro zio del medesimo Azzo. Uscito -dunque Luchino con più di tre mila e cinquecento cavalli, duemila -balestrieri, e quattordici mila fanti, andò ad accamparsi a Nerviano -col grosso di sua gente, compartendo il restante in Parabiago e nelle -ville circonvicine. _Lodrisio_, che già cominciava a penuriar di viveri -e foraggi, non volle maggiormente differir la battaglia; e tanto più -perchè sapeva che l'esercito de' Visconti di giorno in giorno s'andava -più ingrossando per l'arrivo di nuove truppe. Era il dì 21 di febbraio, -festa di s. Agnese, e fioccava la neve a furia. Uscito prima del far -del giorno da Legnano, andò ad assalir quella parte dell'esercito -milanese che era a Parabiago. Dormiva tuttavia la buona gente. Lodrisio -li svegliò ben tosto, e cominciò a farne macello. Quei che poterono -prendere l'armi e saltare a cavallo, bravamente si diedero anch'essi -a menar le mani; ma molti ne perirono, e vi andava il resto, se non -giugneva Luchino Visconte col suo corpo di gente. Allora si diede -principio ad una terribile e sanguinosa battaglia, e si fecero di gran -prodezze da ambe le parli, cedendo ora gli uni ed ora gli altri. La -presa della città di Milano, che si faceva da Lodrisio sperar vicina -alla sua gente, animava i suoi al forte combattimento, e sprone era -agli altri la difesa della patria e l'amor della gloria. Prevalsero -dopo molte ore di ostinata contesa cotanto l'armi di Lodrisio[1327], -che _Giovanni del Fiesco_, cognato di Luchino, poco fa fatto cavaliere, -fu ucciso, e lo stesso _Luchino_ generale rimase prigione. - -Già la vittoria parea dichiarata in favor di Lodrisio, quando -arrivarono freschi alla battaglia trecento cavalieri savoiardi, ed -Ettore conte di Panago o Panigo, con altra gente che, trovando i -nemici pel sì lungo combattere stanchi e disordinati, attendendo allo -spoglio, poca difficoltà incontrarono a sbaragliarli ed atterrarli. Fu -riscosso Luchino; Lodrisio si diede per prigione a Giovannino Visconte -figliuolo di Vercellino e nipote suo, dianzi fatto prigioniere da lui. -Pochi de' suoi si salvarono, parte uccisi, parte presi[1328]. Più di -quattromila combattenti fra l'una parte e l'altra rimasero estinti sul -campo; e degli stessi vincitori pochi vi furono che non riportassero -qualche ferita e segnale perpetuo d'essere stati a quel fatto: sì -duro ed ostinato fu il loro conflitto. Il Villani scrive che de' soli -Milanesi vi restarono morti settecento cavalieri e più di tremila -a piedi[1329]; e che cinque furono i combattimenti e le sconfitte -di quella giornata tra dall'una parte e dall'altra: del che fu egli -informato da persone degne di fede, che vi si trovarono presenti. -E, tornando il vittorioso Luchino a Milano, sconfisse ancora Malerba -capitano di settecento cavalieri, che Lodrisio avea mandati al passo -verso Milano, per dare addosso a chi scappasse a quella volta. Più di -settecento cavalli vi furono uccisi, e di quei di Lodrisio ne furono -presentati due mila e cento presi, senza gli altri rubati e trafugati. -Insomma non v'era memoria di una battaglia sì fiera e pertinace, -fatta in mezzo alla grossa neve, come fu questa. Corse voce, nata -probabilmente dall'immaginazion della buona gente, che s'era veduto -in aria s. Ambrosio col flagello percuotere i nemici, e perciò da lì -innanzi si cominciò a dipignere quel santo arcivescovo, ed anche a -coniarlo nelle monete, col flagello in mano, e non già per qualche -vittoria riportata contro i Francesi, come crede il volgo. Perchè poi -la clemenza fu una delle virtù principali d'_Azzo Visconte_, la fece -ben egli risplendere anche in questa congiuntura. Quantunque degni di -morte fossero que' masnadieri per tante ruberie ed incendii commessi, -pure a tutti diede la libertà col sol giuramento di non più militare -contra di lui. Neppur volle infierire contra dello stesso Lodrisio, -autore di sì dolorosa tragedia. Contentossi di confinarlo insieme con -due suoi figliuoli nella fortezza di San Colombano, dove sopravvisse -alcuni anni, e fu poi rimesso in libertà. Restò dovunque Azzo Visconte -pacifico signore di Milano, Como, Vercelli, Lodi, Piacenza, Cremona, -Crema, Borgo S. Donnino, Bergamo, Brescia e di altri luoghi. Teneva -parte di dominio in Pavia; essendo mancata di vita _Giovanna_ figliuola -del _conte Nino_ pisano, sua sorella uterina, perchè nata da _Beatrice -Estense_ sua madre nel primo matrimonio, per testamento d'essa ebbe -tutta la di lui pingue eredità in Pisa, e le ragioni d'essa sopra -il giudicato di Gallura, cioè sopra la terza parte della Sardegna. -Però nell'anno presente prese la cittadinanza di Pisa, e mosse le sue -pretensioni contra del _re d'Aragona_, occupatore della Sardegna. -Aggiugne Galvano Fiamma[1330], che dalle civili fazioni di Genova -gli fu anche esibito il dominio di quella città, e che per la sua -morte andò in nulla questo trattato. Giorgio Stella negli Annali di -Genova di ciò non dice parola. Ma che? in tanta gloria, in si grande -innalzamento della casa de' Visconti, ecco la morte che rapisce nel -dì 14 o 16 d'agosto dell'anno presente _Azzo Visconte_ in età di soli -trentasette anni. Non si saziano Buonincontro Morigia[1331] e Galvano -Fiamma, scrittori contemporanei, di descrivere le insigni doti e virtù -di questo principe, che non avea allora pari in Italia, trattone il -_re Roberto_. Era egli l'amore di Milano perchè pio, perchè giusto e -clemente, perchè egualmente amava e favoriva Guelfi e Ghibellini, e -per tutte le sue città voleva la pace fra i cittadini. Somma fu la sua -magnificenza in fabbricar palagi, fortezze, ponti e delizie; grande la -sua gloria per le vittorie ottenute, per tante città conquistate, e per -avere risuscitata e cotanto accresciuta la potenza della sua casa. Nè -è maraviglia se i popoli sì facilmente si accordassero in volerlo per -padrone, perchè egli era padre de' religiosi, amator della concordia, -affabilissimo, inclinato sempre a far grazie, geloso della castità, -e ornato d'altre nobili virtù. Di _Caterina_ figliuola di _Lorenzo di -Savoja_ non ebbe prole, e però l'eredità dei suoi Stati e beni, o per -testamento, per succession legale, pervenne ai due suoi zii paterni -_Luchino_ e _Giovanni_, tuttavia solamente vescovo di Novara. Ossia che -Giovanni spontaneamente lasciasse al fratello la sua parte del dominio, -oppure, siccome io vo sospettando che Luchino maggior di età ed uomo -fiero non volesse compagni nel governo: sappiam di certo che il solo -Luchino da lì innanzi fu principe di Milano e dell'altre città, che -prima ubbidivano al nipote Azzo. - -Novità furono in Genova nell'anno presente[1332]. Parendo al popolo -di quella città di non essere assai ben trattati dai nobili, nè dai -capitani della terra, che in questi tempi erane _Raffaello Doria_ e -_Galeotto Spinola_, fecero istanza di avere un nuovo abbate, che così -chiamavano quel magistrato che presso gli antichi Romani si appellava -tribuno della plebe. Vi acconsentirono mal volentieri nondimeno i due -capitani. Ora nel dì 25 di settembre unitosi il popolo e i mercatanti -per crear l'abbate, non sapevano accordarsi. Capitato nell'adunanza -_Simone_ o _Simonino Boccanegra_ (fu creduto per altri fini) fu -proposto costui per abate da uno scimunito. I più gridarono di sì, e -per forza gli misero in mano lo stocco. Ebbe egli un bel dire che i -suoi maggiori, stante il lor essere nobili, non erano mai stati abbati, -e che li pregava di eleggere un altro. Gran tumulto si fece, ed uscì -una voce che dicea _signore_, e tutti a gara gridarono _signore_. -Allora fu consigliato il Boccanegra da uno degli stessi capitani e -dal vecchio abbate di accettare l'elezione per paura di peggio; e -però rispose che era pronto ad essere _abbate, signore_, e tutto quel -che loro piacesse. Allora si rinforzò la voce di _signore_, e non -finì la lite, che il crearono loro _doge_ ossia _duce_, o _duca_, -con piena balìa e con alcuni del popolo per suoi consiglieri. Però -i due capitani, l'un dopo l'altro, uscirono dalla città; e questo fu -il primo doge che avesse quella città. Era Simone Boccanegra uomo di -petto e di molto senno: laonde diede principio con molto vigore al suo -dominio, ed ebbe ubbidienza dalla maggior parte delle terre delle due -riviere. Per anni parecchi avea il _re Roberto_ tenuta la signoria -della città d'Asti[1333]. _Giovanni marchese di Monferrato_ gliela -tolse nel giorno 26 di settembre dell'anno presente, con iscacciarne -i Solari e gli altri Guelfi, e introdurvi i Gottuari e i Rotari cogli -altri Ghibellini. Niuna difesa fece il presidio di esso re, perchè -si trovò aver impegnate armi e cavalli per difetto di paghe. Di gran -danno fu questa perdita a Roberto a cagion delle altre sue terre di -Piemonte, e ne esultò forte la fazion ghibellina di Lombardia. Leggesi -nella storia di Benvenuto da San Giorgio[1334] lo strumento, con cui -il popolo d'Asti prende per suo signore il marchese Giovanni. Fece -ancora in quest'anno guerra alla Sicilia il re Roberto, e vi prese -l'isola di Lipari. Era generale della sua flotta _Giufredi di Marzano_ -conte di Squillaci. Mentr'egli assediava il castello di quell'isola, -venne il _conte di Chiaramonte_ colla flotta de' Messinesi a dargli -battaglia nel giorno 17 di novembre; ma sconfitto restò egli prigione. -Per l'uccisione del vescovo di Verona era _Mastino dalla Scala_ sotto -le scomuniche[1335]. Per rimettersi in grazia del papa, e inoltre per -aver la di lui protezione, e salvar le città sue attorniate da potenti -avversarli, dopo aver fatto maneggio alla corte di Avignone, prese -nel giorno primo di settembre il vicariato di Verona, Parma e Vicenza -(Lucca non v'è nominata) dal pontefice, _vacante imperio_, con obbligo -di pagare annualmente al papa cinque mila fiorini d'oro, e mantenere -dugento cavalli e trecento pedoni al servigio della Chiesa. Ed ecco -come il buon pontefice _Benedetto XII_ amichevolmente ottenne ciò che -il gran caporale de' Guelfi _Giovanni XXII_ con tante guerre non avea -mai potuto ottenere. Mancò di vita in questo anno nel giorno ultimo -di ottobre _Francesco Dandolo_ doge di Venezia[1336], ed ebbe per -successore _Bartolomeo Gradenigo_, eletto nel dì 9 di novembre. - -NOTE: - -[1314] Rebdorf., Histor. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. -Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1315] Benven. da S. Giorg., Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital. - -[1316] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 89. - -[1317] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., -tom. 18 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1318] Corio, Istor. di Milano. - -[1319] Bonincont. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. - -[1320] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic. - -[1321] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 96. - -[1322] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1323] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1324] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1325] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic. -Bonincontrus Morigia, Chron., tom. eod. - -[1326] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Italic. - -[1327] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1328] Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1329] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 96. - -[1330] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1331] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1332] Georgius Stella, Annal. Genuens. tom. 17 Rer. Ital. Annal. -Mediol., tom. 18 Rer. Italic. - -[1333] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 113. - -[1334] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrat., tom. 23 Rer. -Italic. - -[1335] Raynald., Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXL. Indizione VIII. - - BENEDETTO XII papa 7. - Imperio vacante. - - -Cessata la guerra, sopravvennero in quest'anno all'Italia altre -calamità, cioè la carestia e la peste, portate da oltramare[1337]. -Vivevano allora alla buona gli Italiani; specialmente i Veneziani -e Genovesi, per cagion della mercatura, frequentavano le coste -dell'Egitto, della Soria e dell'imperio greco, trafficando fino al mar -Nero. Erano anche in guerra queste due nazioni nei tempi presenti. Se -in quei paesi regnava la peste (e va ella sempre saltellando dall'un -paese all'altro), facilmente la portavano in Italia le navi cristiane. -Siccome allora non vi erano lazaretti, nè si faceano spurghi, nè si -usavano altre diligenze e cautele che inventò poi la saggia provvidenza -de' posteri per impedire l'ingresso a questo terribil malore, o per -estinguerlo venuto; così a man salva veniva esso a metter piede nelle -nostre contrade. Cominciò dunque nell'anno presente ad infierire la -pestilenza in Italia, e ci durò gran tempo, siccome diremo[1338]. Nella -sola città di Firenze morirono dodici mila persone. Siena anch'essa -perdè gran copia de' suoi migliori cittadini. Giunto poi all'eccesso -il prezzo de' viveri, perchè o la gran neve caduta nel verno, che -non si sciolse se non verso il fine di marzo, o altra cagione guastò -i raccolti. E fu questo solo malanno bastante a generar malattie, e -a popolar di cadaveri i sepolcri. Avea già dato principio _Luchino -Visconte_ al suo governo di Milano e degli altri suoi Stati con -vigore[1339]; ma i Milanesi, avvezzi a quello del savio ed amorevol -principe _Azzo_, si rattristavano al vedersi sotto Luchino di costumi -ben diverso dal suo predecessore. Fin qui aveva menata una vita da -prodigo, conversando più coi cattivi che coi buoni, dormendo il giorno -e vegliando la notte; e dato alla sensualità in maniera, che quantunque -prima avesse avuta per moglie una degli Spinoli, che giovane mancò -di vita, ed avesse allora per moglie _Isabella de' Fieschi_, giovane -di rara bellezza, pure da altre donne avea procreato varii bastardi, -fra i quali _Brusio_, che per la sua bravura e magnificenza fece -dipoi gran figura nel mondo. Leggevasi inoltre in faccia a Luchino -l'austerità; cosa forestiera in lui era il perdonare; e fuorchè i -proprii figliuoli, niun altro mai seppe amare, e neppure i parenti, -de' quali anzi fu persecutore. Fra gli altri viveano allora _Matteo, -Bernabò_ e _Galeazzo_, figliuoli di suo fratello, giovani di molta -avvenenza e cari al popolo. Mandolli tutti e tre a' confini Luchino, -siccome uomo pien di sospetti, nè mai volle ascoltar preghiere in -lor favore. Fors'anche n'ebbe qualche fondamento, per un avvenimento -che appartiene all'anno presente[1340]. Odiava Luchino e trattava -male chiunque era stato ministro, o uffiziale, o amico del suo nipote -_Azzo_, perchè a' tempi di lui tenuto assai basso, quando i consiglieri -e cortigiani d'Azzo tutti aveano gran potere, ed erano smisuratamente -cresciuti in ricchezza. Fra gli altri Lombardi veniva riputato il più -facoltoso Francesco da Posterla, già consigliere d'Azzo; e questi tra -per lo sdegno di vedersi maltrattato da Luchino, e per la conoscenza -dell'animo alterato de' Milanesi verso questo nuovo padrone, tramò -con assaissimi nobili una congiura contra di lui, con pensiero di -esaltare i tre nipoti suddetti dello stesso Luchino. S'eglino ne -avessero contezza, non si sa. Fu scoperta la congiura; il Posterla -co' suoi figliuoli ebbe tempo da fuggire in Avignone. Ma Luchino nol -perdè mai di vista. Lettere finte sotto nome di _Mastino dalla Scala_ -l'invitarono a Verona con esibizioni larghe. Per questo venne egli in -nave alla volta di Pisa, dove preso ad istanza di Luchino, e condotto -nel 1341 a Milano, dopo avere rivelato varii complici, lasciò co' suoi -figliuoli e con altri la testa sopra d'un palco. Non venne più voglia -ad alcuno de' Milanesi di far trattato contra di Luchino: tal terrore -mise in tutti la severità ed implacabilità di quest'orso. Ed egli da -lì innanzi usò di tener due fieri cani corsi davanti alla camera dove -dormiva. Ed uscendo per città, gli aveva sempre a lato. Guai se alcuno -facea qualche cenno indiscreto verso di lui; se gli avventavano questi -cani, e lo stendevano a terra. Per altro, non mancarono delle virtù e -delle belle doti a Luchino: del che parleremo altrove. - -Fu fatta in quest'anno una cospirazione di molti nobili di Genova -contra di _Simonetto Boccanegra_, novello doge di quella città[1341]. -Si scoprì essa nel dì cinque di settembre; e siccome il Boccanegra -era uomo franco e valente, essendo caduti in sua mano due de' maggiori -nobili di casa Spinola, formatone il processo, fece loro tagliare il -capo: con che atterrì gli altri, e fortificò non poco il suo stato. -_Ottaviano_ di _Belforte_ nel settembre di questo anno occupò il -dominio della città di Volterra, e ne scacciò il vescovo, che era suo -nipote. Anche in Firenze venne alla luce in quest'anno una congiura, -per cui fu gran rumore in quella città, e si mandarono a' confini -assaissimi nobili, massimamente della casa de' Bardi. Sul fine poi -di giugno gli Spoletini diedero una sconfitta a quei di Rieti, che -assediavano il castello di Luco. E nel luglio avendo _Malatesta signore -di Rimini_ assediato il castello di Mondaino e Verucchio, _Ubertino -da Carrara_ signore di Padova, e marito d'_Anna Malatesta_, vi mandò -gente assai, che diede una rotta all'esercito del Malatesta. Era -tuttavia in disgrazia del papa la città di Bologna per l'espulsione del -legato pontificio[1342]. Diede mano il buon papa _Benedetto XII_ ad un -accomodamento, con cui nel dì 21 d'agosto dichiarò vicario di quella -città per la santa Sede _Taddeo de' Pepoli_, impostogli l'obbligo di -pagare ogni anno a titolo di censo otto mila fiorini d'oro. Tenuta fu -in Mantova nel dì 8 di febbraio una solennissima corte bandita[1343], -a cui intervennero _Mastino dalla Scala, Obizzo marchese_ d'Este e -_Matteo Visconte_. Il motivo di tale festa fu che il vecchio _Luigi da -Gonzaga_ signor di Mantova e Reggio fece promuovere all'ordine della -cavalleria i tre suoi figliuoli _Guido, Filippino_ e _Feltrino_, ed -altri nobili; e seguirono in tal congiuntura alcuni maritaggi di quei -principi, fra' quali _Ugolino_ figliuolo di Guido sposò una sorella -di Mastino. Nel settembre essendosi sollevato il popolo di Fermo -contra di Mercenario tiranno di quella città, ed avendolo ucciso, -tornò all'ubbidienza della Chiesa romana con altri luoghi della marca -d'Ancona. - -NOTE: - -[1336] Marino Sanuto, Ist. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[1337] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Giovanni Villani, -lib. 11, cap. 113. - -[1338] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1339] Petrus Azarius, Chron., cap, 9, tom. 16 Rer. Ital. - -[1340] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1341] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 11, cap. 101. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLI. Indizione IX. - - BENEDETTO XII papa 8. - Imperio vacante. - - -Non s'era fin qui ben riconciliata colla santa Sede la casa de' -Visconti e la città di Milano[1344]. _Luchino_ signor d'essa e d'altre -città, e _Giovanni_ suo fratello, tuttavia vescovo e signor di Novara, -tanto fecero che in quest'anno ebbero buona pace da papa _Benedetto -XII_, con promettere di pagargli cinquanta mila fiorini d'oro. -Confermò loro in questa occasione il papa il vicariato di Milano e -dell'altre città da loro possedute, finchè fosse _vacante l'imperio_, -e gli obbligò ad alcune penitenze; ma senza apparire qual censo annuo -fosse loro imposto. Che anche i _Gonzaghi_ per Mantova e Reggio, -e i _marchesi estensi_ per Modena prendessero nella forma suddetta -il vicariato dal papa abbiamo chi lo scrive[1345]. Signoreggiavano -tuttavia in Parma _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_[1346], fidandosi -specialmente di Guido, Azzo, Giovanni e Simone da Correggio, loro -zii dal lato della madre, e che nelle loro disgrazie erano sempre -stati sostenuti e beneficati dagli Scaligeri. Ma in questi barbari -tempi la fede era cosa rara, e la voglia di dominare andava sopra a -tutti i riguardi della società civile. Unironsi segretamente essi -Correggeschi coi Gonzaghi signori di Mantova e di Reggio, da noi -poco fa veduti sì amici e parenti di quei dalla Scala; ebbero anche -intelligenza o lega col _re Roberto_, con _Luchino Visconte_ signor -di Milano, e con _Ubertino da Carrara_ signor di Padova; coll'aiuto -dei quali congiurarono di torre Parma ad essi Scaligeri. Era in Parma -podestà e capitano delle genti d'armi Bonetto da Malvicina[1347], il -quale, scoperte le mire de' Correggeschi, nel dì 21 di maggio diede -all'armi, per affogar, se poteva, la nascente ribellione. Fece Guido -da Correggio arrostar le strade della città; il popolo tutto fu per -lui, e presero la porta di San Michele. Dura e lunga battaglia si -fece, in cui molti dei Parmigiani patirono; ma per due volte furono -respinti i soldati degli Scaligeri con tale mortalità d'essi, che in -fine fu d'uopo prendere la fuga, e lasciar libera la città in mano del -popolo e de' Correggeschi, a' quali fu poi, chi dice in quest'anno, e -chi nel 1345, data la signoria. Per questo tradimento irritati forte -gli Scaligeri contra de' Gonzaghi, giacchè non poteano contra dei -Correggeschi, voltarono l'armi e la vendetta sopra di Mantova. _Alberto -dalla Scala_ corse con finte bandiere sino alle porte di quella città, -e quasi v'entrò. Ito a voto il colpo, mise a ferro e fuoco nel dì 3 di -giugno quel territorio, e menò via un gran bottino. Allora i Gonzaghi -ricorsero a Luchino Visconte e ad Ubertino da Carrara per aiuto, ed, -ottenuti gagliardi soccorsi, nel settembre cavalcarono sino alle porte -di Verona, rendendo la pariglia de' danni sofferti a quel distretto, -con bruciare palazzi e case, far prigioni più di mille uomini, e -prendere più di due mila capi di buoi, cavalli ed altri animali. -Inviarono anche il guanto della battaglia, ma Alberto dalla Scala non -si sentì voglia di accettarlo, e con mal ordine si ritirò. - -La perdita di Parma fece pensar tosto Mastino dalla Scala a metter -la città di Lucca all'incanto, giacchè non gli era più possibile di -fornirla e mantenerla sotto il suo dominio[1348]. Tanto i Pisani -come i Fiorentini si fecero innanzi ed offerirono. Volle _Luchino -Visconte_ anche egli mettervi una zampa, offerendo mille cavalieri -a' Fiorentini per assediare e conquistar quella città, ma non fu -accettato il partito. Ora il _marchese Obizzo_ signor di Ferrara fu -eletto per mediatore del contratto fra Mastino e i Fiorentini; e questo -si conchiuse, con promettere il primo agli altri la tenuta libera -di Lucca, e gli altri di pagare a lui ducento cinquanta mila fiorini -d'oro in certe paghe. Per sicurezza de' patti stabiliti Mastino inviò -a Ferrara per ostaggi un suo figliuolo bastardo, e sessanta nobili -di Verona e Vicenza; e cinquanta simili ne mandarono i Fiorentini, -fra' quali era lo stesso Giovanni Villani scrittore della Cronica -accreditata della patria sua. Riceverono gli uni e gli altri ogni -maggior onore e finezza dal marchese Obizzo, e spesso li voleva alla -sua mensa. In questa maniera era preparato il buon boccone per li -Fiorentini, ed essi avevano aperta la bocca per prenderlo, quando la -mala fortuna l'intraversò. Ai Pisani, informati del mercato fatto, -rincresceva troppo il vedere che Lucca, città sì vicina, cadesse in -mano dei Fiorentini; e però piuttosto che permettere un sì fatto -acquisto, vollero arrischiar tutto. Ed eccoti che all'improvviso, -con quante forze poterono, marciarono sul Lucchese, e impossessatisi -del castello del Ceruglio e di Monte Chiaro, ossia Carlo, nel dì 22 -d'agosto andarono a mettere l'assedio a Lucca. Avevano essi fatta lega -con Luchino Visconte, allorchè gli diedero Francesco da Posterla dianzi -imprigionato[1349]; e promessi a lui cinquanta mila fiorini d'oro, -ne ottennero due mila cavalli, comandati da _Giovanni Visconte_ da -Oleggio, creduto suo nipote, di cui avremo assai da parlare andando -innanzi. Ebbero ancora dai Gonzaghi, dai Correggeschi dominanti in -Parma, da Ubertino Carrarese e da altre amistà non pochi rinforzi -di cavalli e fanti; e con tale armata formarono in breve tempo una -mirabil circonvallazione intorno a Lucca, e parimente un'altra intorno -al loro campo con fosse, steccati e bertesche. Non poteano darsi pace -i Fiorentini per questo incidente; e tosto, fatto ricorso ai Sanesi, -Perugini, Bolognesi, a Mastino dalla Scala, ai marchesi di Ferrara -e ad altri ancora, ebbero soccorso da tutte le parti, di maniera che -misero insieme un esercito di tre mila ed ottocento cavalieri, e più -di dieci mila pedoni al soldo loro, senza le masnade dei contadini. -Con queste forze, eletto per generale _Maffeo da Ponte Carale_, -nobile bresciano, entrarono ostilmente nel Lucchese, e presero varie -castella. Intanto fece Mastino istanza per l'esecuzion del trattato, -minacciando di dar Lucca ai Pisani; e contentatosi di detrarre dalla -somma pattuita settanta mila fiorini di oro, volle che i Fiorentini -prendessero il possesso di Lucca. Riuscì ad un corpo di lor gente -e di Mastino di rompere le linee nemiche in un sito, ed entrare -in quella città, che loro fu consegnata, sicchè cominciarono a far -quivi i padroni. Poscia, nel dì 2 d'ottobre, si avvisarono di dare -battaglia a' nemici[1350], che l'accettarono senza farsi pregare. Aspro -e fiero fu il combattimento, e sulle prime fu rovesciata la schiera -grossa de' Pisani, abbattuta l'insegna di Luchino Visconte, e fatto -prigione Giovanni da Oleggio suo capitano; ma in fine rimasero rotti -i Fiorentini, che conquassati si ritirarono il meglio che poterono. -Lieve fu l'uccisione; circa mille restarono prigioni, fra' quali -alcuni nobili di Firenze col loro generale, e varii contestabili di -Mastino e de' marchesi di Ferrara, che si portarono valentemente in -quel conflitto. Ma, secondo l'autore della Storia Pistoiese[1351], -maggior fu la perdita de' vinti di quel che scriva il Villani. In gravi -affanni per cotali disgrazie si trovarono i Fiorentini; ma rincorati -da Mastino, dai marchesi d'Este e dal Pepoli signore di Bologna, che -spedirono loro nuove milizie, si diedero a rifar l'armata e a fornirsi -di gente, senza nondimeno poter ottenere dal _re Roberto_ con tutte -le lor fervorose istanze aiuto alcuno. Era invecchiato il re, e dal -Villani viene imputato che, secondo il costume di quell'età, egli -solamente attendesse a raunar moneta. Ma Roberto avea la Sicilia, dove -impiegar le forze e il denaro, senza gittarlo in soccorso altrui. - -Infatti non lasciava esso re Roberto di continuamente pensare alla -Sicilia; ed avendo già conquistata l'isola di Lipari[1352], s'avvisò -di potere in quest'anno impadronirsi di Milazzo. Pertanto nel dì 11 di -giugno spedì verso colà una potente flotta con altra armata per terra, -affine di rinfrescar quella di mare a misura del bisogno. Fu assediato -Milazzo, e con un lungo trincieramento serrato; nè avendo con tutti -i suoi tentativi potuto il _re don Pietro_ dar soccorso alla terra, -questa capitolò nel dì 15 di settembre la resa; e fu un bell'acquisto -pel re Roberto. Secondochè s'ha da Galvano Fiamma[1353], studiò -_Luchino Visconte_ in questi tempi di pubblicar delle belle ed utili -leggi per togliere gli abusi introdotti nelle passate rivoluzioni, -volendo dappertutto la pace; e quantunque si desse ben a conoscere -per ghibellinissimo di genio, pure egual protezione prendeva dei -Guelfi, e vegliava alla sicurezza d'ognuno, ad impedire i mangiamenti -degli uffiziali ed alla buona custodia della giustizia; di modo che -Pietro Azario, allora vivente, ebbe a dire[1354] ch'egli sarebbe stato -tenuto per santo, se fosse stato men aspro e severo nei gastighi, e -non avesse così implacabilmente perseguitati i suoi nipoti. Fioriva -in questi tempi _Francesco Petrarca_, uomo allora di mirabil credito -nella poesia latina, e che dipoi fu solamente ammirato per la volgare. -Essendo egli ito a Napoli, di molte dimostrazioni di stima e finezze -ricevette dal re _Roberto_, principe amator delle lettere e dei -letterati[1355]. Voleva esso re indurlo a ricevere in quella metropoli -la laurea poetica; ma invitato il Petrarca a Roma, antepose ad ogni -altra quell'augusta città; e però, nel dì 8 d'aprile, giorno di Pasqua -dell'anno presente, nel Campidoglio con solennità magnifica gli fu -conferita la corona d'alloro, dato ampio privilegio, e fatti dei bei -regali. Servì poi cotale esempio per invogliar di simile onore altri -poeti de' secoli susseguenti; e i più sel procacciarono dagl'imperadori -con un pezzo di carta pecorina, pagata nondimeno assai caro da essi. - -NOTE: - -[1342] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast. Matthaeus de Griffonibus, -Chron. Bonon., tom. 11 Rer. Ital. - -[1343] Gazata, Chron. Regiens., tom. eod. Johannes de Bazano, Chron. -Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1344] Raynaldus, in Annal. Eccles., num. 29. Gualv. Flamma, de Gest. -Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1345] Append. ad Ptolom. Lucens. - -[1346] Cortusiorum Hist., tom. 12 Rer. Ital. - -[1347] Chron. Estense, tom. 16 Rer. Ital. - -[1348] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 126. - -[1349] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1350] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1351] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[1352] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 137. - -[1353] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1354] Petrus Azarius, Chron., cap. 9, tom. 16 Rer. Ital. - -[1355] Muratori, Vit. del Petrarca, Rime. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLII. Indizione X. - - CLEMENTE VI papa 1. - Imperio vacante. - - -Nel dì 25 d'aprile di quest'anno, compiè la sua carriera in Avignone -_Benedetto XII_ sommo pontefice[1356]. Son d'accordo quasi tutti gli -scrittori d'allora, che s'egli fosse vivuto in secoli meno sconvolti -e ferrei, ed avesse goduta la libertà necessaria per operare, di cui -era privo pel suo soggiorno negli Stati oltramontani del _re Roberto_, -sarebbe riuscito uno dei più insigni ed utili pastori della Chiesa di -Dio: tanto era il suo zelo per la religione, la purità de' costumi, e -così buona e retta la sua intenzione in tutte le sue azioni. Per quanto -potè, promosse la riforma del clero secolare e regolare, ed allontanò -la simonia dalla corte pontificia, vegliando specialmente, acciocchè -fossero provvedute le chiese e i benefizii di persone per la dottrina -e per la bontà della vita accreditate. Nè si studiò punto d'ingrandire -o ingrassare i proprii parenti, anzi volle che seguitassero nella -bassezza del loro stato. L'altre sue belle doti e lodevoli operazioni -si leggono nella Storia ecclesiastica. Però strano è il vedere come -Galvano Fiamma[1357] così fieramente si scagli contro la memoria di -questo pontefice, con dire che universale fu l'allegrezza di sua morte, -perch'egli avea conturbato tutti gli ordini de' religiosi: il che è un -rivolgere in suo biasimo ciò che gli si doveva attribuire a lode, non -potendosi negare che in questi tempi il monachismo e fratismo giacesse -in una deplorabil corruzion di costumi, ed inosservanza delle sue -regole. Aggiugne che lasciò un immenso tesoro, consistente in mille -e cinquecento cofani, cadaun de' quali conteneva trenta mila fiorini -d'oro (il che darebbe una somma di quarantacinque milioni di fiorini), -e gioie inoltre di valore di dugento mila fiorini. Se ciò è vero (ed è -anche scritto da uno degli autori della sua Vita, che _multum thesaurum -Ecclesiae congregavit_), non sono io per iscusarlo; ma certo non per -vendere benefizii gli avrà accumulati; nè egli amò di scialacquarli -in mantener delle armate, come avea praticato il suo predecessore -_Giovanni XXII_. Giugne il Fiamma fino a dire che fu scritto contro -di lui un libro per provare che questo papa fu eretico, e che tale era -stato suo padre e il figliuolo di un suo fratello: tutte spropositate -calunnie. Questo guadagno fece il buon papa coll'aver voluto guarir le -piaghe de' frati, e coll'osar infino di riveder quelle de' Predicatori, -del qual ordine fu lo stesso Galvano Fiamma. E probabilmente di qua -venne l'avere sparlato di lui anche altri vecchi storici. Non istette -più di dodici giorni vacante la santa Sede[1358], perciocchè nel giorno -7 di maggio fu eletto papa il _cardinal Pietro Ruggieri_, personaggio -dotto, magnanimo e liberale, ma che in far da padrone non la cedeva -ad alcuno. Era nobilmente nato nella diocesi di Limoges, già monaco -benedettino, arcivescovo di Sens, e poi di Roano. Fu con gran solennità -coronato col nome di _Clemente VI_ nel giorno della Pentecoste, 19 del -mese suddetto, e tardò poco a provveder di pastori le tante chiese che -dicono lasciate vacanti da papa _Benedetto XII_ per lo strano scrupolo -e timore di mal provvederle, quasichè fosse seccata la sorgente de' -buoni nel cristianesimo. All'avviso della creazione di questo novello -pontefice, i Romani gli spedirono tosto una magnifica ambasceria[1359], -in cui si trovò _Cola di Rienzo_, eloquentissimo, ma fantastico umore, -di cui avremo a parlare fra poco. Le lor suppliche battevano in far -premura al papa per la sua sospirata venuta. Anche il Petrarca[1360] -con un suo poemetto latino tentò di spronarlo a sì bella e giusta -impresa: passi tutti e parole gittate, perchè già era fitto il chiodo, -nè si volea muovere di Francia la corte pontificia. A questo fine non -solamente _Benedetto XII_ avea cominciato in Avignone a far fabbricare -un superbissimo palagio per la residenza de' papi, ma anche i cardinali -vi aveano edificati dei bei palagi per loro stessi. - -Continuarono tutto il verno ostinatamente i Pisani l'assedio di Lucca: -nel qual tempo i Fiorentini[1361] niuna diligenza lasciarono indietro -per mettere insieme una poderosissima armala, consistente in cinque -mila cavalli e fanteria senza fine[1362]. Si mosse questa da Firenze -nel giorno 25 di marzo con animo di soccorrere l'angustiata città. -Capitan generale era _Malatesta de' Malatesti_ signore di Rimini. Un -mese e mezzo spese egli senza far nulla, perchè vanamente adescato -di qualche accordo da _Nolfo_ figliuolo del _conte Federigo_ dà -Montefeltro, capitano de' Pisani. Intanto una grave sciagura occorse -alla città d'Arezzo[1363]. Trapelò che i Pisani erano dietro a far -rubellare quella città ai Fiorentini. Vero o falso che fosse, preso fu -_Pier Saccone_ de' Tarlati, il quale dianzi avea ceduta loro quella -città, con assai altri suoi consorti, e tutti andarono a riposar -nelle carceri di Firenze. Furono inoltre cacciati da Arezzo tutti i -fazionarii ghibellini, il numero de' quali, se crediamo a Giovanni da -Bazano, ascese a più di quattro mila persone: con che quella città -rimase come disfatta. Ribellaronsi ancora gli Ubaldini al comune -di Firenze, e gli fecero guerra colla presa di varie castella. Ora -il Malatesta, che vide svanite le speranze del progettato accordo, -nel giorno primo di maggio andò ad accamparsi in faccia ai Pisani -assediatori di Lucca, cercando tutte le vie o di tirare a battaglia -i nemici, o di forzare i loro trincieramenti, per introdur gente e -vettovaglie nella città. Si tennero stretti nel campo loro i Pisani, -senza voler azzardare un fatto d'armi. Riuscì ad alcune squadre -fiorentine di valicare il fiume Serchio, e di atterrar parte degli -steccati con danno de' Pisani; ma furono respinte, e in questo mentre -cominciò la pioggia, che fece ingrossare il fiume e tolse la speranza -al Malatesta di più penetrar da quella parte. A tali disgrazie si -aggiunse la penuria delle vettovaglie: laonde egli nel dì 19 di maggio -levò il campo, e, passato al Ceruglio, gli diede battaglia, senza -poterlo avere. Spedì poi gran gente nel territorio di Pisa, che vi -recarono bensì de' gravissimi danni, ma non liberarono da vergogna e -scorno lui e tutta l'oste de' Fiorentini, per aver così infelicemente -tentato il soccorso di Lucca; i cui difensori, al vedere estinta ogni -loro speranza per la ritirata dell'esercito amico, finalmente nel dì -6 di luglio capitolarono la resa della città, salve le persone col -loro equipaggio. Così venne Lucca in poter de' Pisani; e il comune -di Firenze, che avea spese centinaia di migliaia di fiorini d'oro -per sostener quella guerra, non sapea darsi pace di un sì contrario -avvenimento; e tanto più perchè non aveano accettato un partito di -aggiustamento, per cui i Pisani aveano loro esibito cento ottanta mila -fiorini d'oro per una sola volta, e inoltre dieci altri mila fiorini -d'omaggio ogni anno in perpetuo. Ne erano contenti i saggi, ma dai -meno assennati, che forse erano i più, rimase disturbato il contratto: -difetto assai facile ne' governi, qualora dipendano da assaissimi, e -massimamente da' giovani, le risoluzioni negli scabrosi affari. - -Era in questi tempi capitano all'esercito de' Fiorentini[1364] con -cento e venti uomini a cavallo _Gualtieri duca di Atene_, ma solo -di titolo, e conte di Brenna, barone franzese, i cui maggiori già -vedemmo re di Gerusalemme. Seco portava egli il credito di raro valore -e maestria di guerra. I buoni Fiorentini, senza sapere che volpe -fosse quella, e che con tutti quei bei titoli egli era poverissimo di -moneta, anzi vagabondo e fallito, giacchè si trovavano mal soddisfatti -di _Malatesta_ lor capitano, gli esibirono la carica di capitano e -conservatore del popolo. L'accettò egli con gran benignità, e tosto -cominciò a far tagliare teste ad alcuni ricchi del popolo, ed a farsi -rendere ragione dell'amministrazione del danaro del pubblico, con -assai condanne in favor del fisco: rigore che dispiacque a moltissimi, -attesochè alcuni di essi erano creduti innocenti; ma diede nel genio ai -nobili, che voleano abbassata la potenza del popolo. Tanto poi seppe -fare lo scaltrito duca, ben conoscente delle divisioni de Fiorentini, -che nel generale parlamento tenuto nel giorno ottavo di settembre si -fece proclamar signore a vita di Firenze e del suo distretto. Il lupo -è nella mandra: suo danno, se non saprà sfamarsi. Abbassò egli tosto i -priori ed altri uffiziali; prese al suo soldo circa ottocento cavalieri -franzesi e borgognoni, oltre ad altri italiani; conchiuse pace coi -Pisani con vantaggiose condizioni, ma al dispetto de' Fiorentini troppo -irritati contro al comune di Pisa; nella qual occasione _Giovanni -Visconte_ da Oleggio cogli altri prigionieri fu rimesso in libertà. -Poi mille altre novità fece il duca d'Atene in Firenze, tutte ad una -ad una annoverate da Giovanni Villani, e tutte in oppressione della -libertà di quel popolo, e de' grandi stessi che l'aveano aiutato a -salire. Il peggio fu che cominciò a spremere le borse del popolo -con estimi, prestanze ed altre gravezze, accumulando fuori dello -Stato quanta moneta potè. Se di così buon signore fossero contenti -i Fiorentini, poco ci vuole ad immaginarselo. In quest'anno nel dì 8 -di agosto finì di vivere _don Pietro re Aragona_ re di Sicilia, e gli -succedette _Lodovico_ suo figliuolo di età solamente di cinque anni -e sette mesi[1365] sotto la tutela di _Giovanni duca_ di Randazzo, -suo zio paterno, il quale, essendosi ribellata Messina, e data al re -Roberto, accorse a tempo, e la rimise sotto l'ubbidienza del nipote. Il -Villani[1366] dà questa gloria a _Guglielmo_, altro zio del re novello. - -Già s'è veduto come _Lodrisio Visconte_ fu il primo a dar esempio ad -altri di formar delle compagnie di soldati masnadieri e ladri. La -composta da lui andò presto in fumo. Se ne formò un'altra picciola -sotto il comando di _Malerba_ capitano tedesco, il quale passò ai -servigi di _Giovanni marchese_ di Monferrato. Nell'anno presente -avvenne di peggio. Correvano i Tedeschi al soldo degl'Italiani, ed ora -a questo ora a quel principe servivano, ma con fede sempre incerta, -non mantenendo essi le promesse, se capitava un maggiore offerente. Fu -licenziata una gran frotta di costoro dal comune di Pisa. _Guarnieri, -duca_ di non so qual luogo di Germania, fecesi capo di questa gente; -molto più ne raunò da altre contrade di Italia, e vi si unirono -anche assaissimi Italiani: con che si formò una compagnia, dagli -storici toscani appellata _compagna_, di più di tre mila cavalli, e -di copiosa moltitudine di fanti, meretrici, ragazzi, ribaldi: gente -tutta bestiale, senza legge, sol volta ai saccheggi, agl'incendii, -agli stupri. Guai a quel paese dove giugnea questo flagello. Prima -degli altri a farne pruova fu il territorio di Siena[1367]. Li mandò -in pace quel popolo collo sborso di due mila e cinquecento fiorini -d'oro. Portarono il malanno sopra il distretto della Città di Castello, -d'Assisi e d'altri luoghi. Il duca d'Atene, i Perugini ed altri popoli -coll'esorcismo d'alcune migliaia di fiorini fecero passare questo mal -tempo in Romagna[1368]. Nel dì 7 di ottobre arrivò essa compagnia, -chiamata dagli scrittori la _gran compagna_, a Rimini, e gran danno -fece a quel distretto. Erasi ribellata la città di Fano a _Malatesta_ -signore d'esso Rimini[1369]; e benchè vi accorresse _Pandolfo_ -suo figliuolo, e pel castello, che si conservava tuttavia alla sua -divozione, uscito a battaglia coi cittadini, molti ne uccidesse; -pure non potè ricuperar la città. Il perchè Malatesta, avendo preso -al suo servigio quella bestial compagnia, verso il dì 6 di dicembre -andò all'assedio di Fano, la qual città se gli arrendè poscia nel -dì 15 di esso mese. Di gran faccende ebbero e di molti parlamenti -fecero in Ferrara _Obizzo marchese_ d'Este, _Mastino dalla Scala_ e -_Taddeo de' Pepoli_ signor di Bologna, o prevedendo o sentendo già le -minaccie che quella spietata gente volea scaricarsi sopra de' loro -Stati[1370]. Fecero essi lega insieme per questo, e v'entrarono i -signori d'Imola e Faenza, _Ostasio da Polenta_ signore di Ravenna e -Cervia. _Giovanni_ figliuolo di Taddeo Pepoli, assistito dalle suddette -amistà, con una bell'oste cavalcò a Faenza per contrastare il passo -al duca Guarnieri, se gli veniva talento di voltarsi a queste parti. -Circa tre mila e cinquecento cavalli fu detto che il Pepoli conducesse -a quell'impresa, oltre alla numerosa fanteria, ed oltre a due quartieri -del popolo di Bologna. Ma, senza far pruova dell'armi, si trovò poi -altro temperamento a questo bisogno, siccome vedremo all'anno seguente. -Secondo Galvano Fiamma[1371], essendo già morto _Aicardo arcivescovo_ -di Milano, gli succedette in quell'insigne chiesa _Giovanni Visconte_, -fratello di _Luchino_, già vescovo e signor temporale di Novara, nel -dì 6 d'agosto dell'anno presente. A vele gonfie entra qui il suddetto -Fiamma nelle lodi di questo prelato, esagerando le di lui belle doti, -e specialmente la magnificenza, nel qual pregio superava tutti i -prelati d'Italia. Ma dimenticò egli di accennar anche l'estrema di lui -ambizione e i suoi troppo secolareschi pensieri, che noi vedremo saltar -fuori, andando innanzi. Aggiugne il medesimo scrittore, che macchinando -i Pavesi contra de' fratelli Visconti, cioè di _Luchino_ e d'esso -_Giovanni_, fecero questi un formidabil preparamento per terra e per -acqua affine di mettere l'assedio a Pavia. Tal fu il terrore incusso -a quel popolo, che trattarono tosto d'accordo con quelle condizioni -che vollero i Visconti, salvando bensì la libertà, ma con dipendenza -da essi. Morì nell'agosto di questo anno _Carlo Uberto_ re d'Ungheria, -e quella corona pervenne a _Lodovico_ suo figliuolo. L'altro suo -figliuolo _Andrea_ era alla corte di Napoli, sposo di _Giovanna_ nipote -del _re Roberto_, coll'espettativa della successione in quel regno. - -NOTE: - -[1356] Raynaldus, Annal. Eccles. Vitae Pontificum Romanorum, P. II, -tom. 3 Rer. Ital. - -[1357] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. - -[1358] Vitae Roman. Pontif., P. I et II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1359] Raynaldus, Annal. Ecclesiast. Vit. Nicolai Laurentii, tom. 3 -Antiquit. Ital. - -[1360] Petrarcha, lib. 2 Epist. - -[1361] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 138. - -[1362] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[1363] Giovanni Villani, lib. 11. Johannes de Bazano, Chron. Mutin., -tom. 15 Rer. Ital. - -[1364] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 1. - -[1365] Fazell., de Reb. Sic., dec. 2, lib. 9. - -[1366] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 13. - -[1367] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1368] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1369] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1370] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1371] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLIII. Indizione XI. - - CLEMENTE VI papa 2. - Imperio vacante. - - -Si videro in quest'anno da papa _Clemente VI_ confermate contra di -_Lodovico il Bavaro_ tutte le censure di papa _Giovanni XXII_. Cercò -questi di placarlo[1372], e, a persuasione del re di Francia, che gli -facea dell'amico, spedì ad Avignone solenni ambasciatori con facoltà -di accettare tutte le condizioni che al papa fosse piaciuto d'imporgli. -Gli fu imposto di confessar tutte le eresie che gli venivano imputate, -di deporre l'imperio, e di nol ricevere se non dalle mani del papa; -di consegnar prima nelle mani d'esso pontefice la persona sua e de' -suoi figliuoli; e finalmente di cedere alla Sede apostolica molte -terre e diritti dell'imperio. Portate in Germania queste condizioni, -nella dieta de' principi furono trovate sì esorbitanti ed ignominiose, -che tutti protestarono non potersi elle accettare, e d'essere tutti -pronti a sostenere le ragioni dell'imperio contra della prepotenza -del papa, il quale intanto cavava buon profitto dalla vacanza di esso -coi censi imposti ai vicarii del regno italico. Ma papa Clemente già -tesseva una tela per creare un altro imperadore, siccome risoluto di -non voler mai in quel grado il duca di Baviera. Presto ce ne avvedremo. -Terminò il corso di sua vita in quest'anno nel giorno 19 di gennaio -_Roberto re_ di Napoli, e signore della Provenza e d'altri Stati in -Piemonte, principe non men celebre per la sua pietà, che per la sua -letteratura, per la giustizia, saviezza e per molte altre virtù. -Dal Villani è scritto[1373] ch'egli in vecchiaia si lasciò guastare -dall'avarizia, per cui restò erede di gran tesoro sua nipote. Nè vo' -lasciar di accennare che la morte di questo re vien posta da Domenico -da Gravina[1374], autore contemporaneo, _anno domini MCCCXLII, mense -januarii, decima Indictione, XIV die mensis ejusdem_; e però sarebbe -da riferire all'anno precedente, in cui correva l'indizione decima. La -Cronica Estense[1375] e la Sanese[1376] vanno anch'esse d'accordo col -Gravina. Tuttavia non si può dipartire dal Villani, il qual mette la -morte di esso re nel 1542, seguendo l'era fiorentina, e che conduce -l'anno 1542 sino al giorno 25 di marzo del nostro 1543. Con esso -convengono Giorgio Stella negli Annali di Genova[1377], Giovanni da -Bazano[1378] e gli storici napoletani. Però, in vece dell'_Indictione -X_, si dee credere che il Gravina scrivesse _Indictione XI_. Non restò -prole maschile del re Roberto, ma bensì due sue nipoti, figliuole del -fu _Carlo duca_ di Calabria, cioè _Giovanna_ e _Maria_. Erede del regno -fu la prima, già sposata col giovinetto _Andrea_ fratello di _Lodovico -re_ d'Ungheria, la quale fu poi coronata per le mani del _cardinale -Aimerico_ legato pontificio, ma senza che al consorte Andrea fosse -conferita la medesima corona. Si accorsero in breve i Napoletani del -fulmine sopra di loro scagliato nella caduta del savio re Roberto, -perchè non tardò a sconvolgersi il regno, e poscia ad andar tutto in -rovina. Di circa sedici anni era Giovanna, che, posta in libertà, -nè discernimento avea per guardarsi da chi cercava di sedurla, nè -mettea guardia alle sue giovanili inclinazioni. Cominciò a disamare -il marito, forse anche mai non l'avea amato, perchè non s'era egli per -anche saputo spogliare della barbarie ungarica, nè mostrava abbondanza -di prudenza e di senno. Insolentivano i suoi uffiziali e cortigiani -ungheri; e, per accrescere maggiormente il fuoco della dissensione, si -trovavano allora in Napoli molti principi della real casa, appellati -perciò i Reali, cadauno de' quali aspirava al regno, o almeno al -comando. Fra gli altri furbescamente, e al dispetto degli Ungheri, -Carlo duca di Durazzo sposò Maria sorella della regina Giovanna: -matrimonio che partorì molta discordia e peggiori conseguenze in -avvenire. Io non mi dilungherò maggiormente in descrivere il disordine -in cui restò la real corte di Napoli, perchè ciò esigerebbe una -narrazion troppo diffusa. Ne andrò solamente accennando i principali -avvenimenti, secondochè il filo della storia richiederà. - -Nell'anno presente ancora a' dì 4 di gennaio, essendo già mancato di -vita _Bartolomeo Gradenigo_ doge di Venezia[1379], fu eletto per quella -dignità _Andrea Dandolo_, quel medesimo a cui siam tenuti per la bella -Storia veneta, da me data alla luce. Non avea egli che 36 anni, e pure, -contra l'uso di quella saggia repubblica, ascese al trono: cotanto era -in credito la di lui prudenza, onestà, sapere e cortesia. Vegniamo ora -agli affari di Firenze. Lo studio continuo di Gualtieri duca d'Atene, -signore di quella città, era di schiantare affatto la libertà de' -Fiorentini[1380], e di assodar sè stesso in un'assoluta signoria: al -qual fine avea contratta lega co' marchesi estensi, cogli Scaligeri, -Pepoli ed altri signori, abbassando intanto in casa chi poteva opporsi -a' suoi voleri, strapazzando la nobiltà, e valendosi di ministri -crudeli ed ingiusti. A così fatto asprissimo governo non era avvezzo nè -sapeva adattarsi il popolo di Firenze; e però si cominciarono a formar -segretamente delle congiure contra di lui da varii cittadini di tutti -gli ordini, senza che l'uno sapesse dell'altro. Della principale venne -in conoscenza il duca; ma ritrovato che vi teneano mano tante grandi -e potenti famiglie, servì questo solamente a mettere lui e il popolo -in maggior gelosia e timore. Pure avea egli messi i suoi pezzi a segno -per farne una memorabil vendetta nel giorno 20 di luglio, festa di -sant'Anna, quando nel medesimo giorno si alzò universalmente a rumore -la cittadinanza, risoluta di tutto mettere a repentaglio per liberarsi -dall'odiato non signore, ma tiranno. Abbarrata e asserragliata ogni via -della città per impedire il corso alla cavalleria del duca, corsero in -furia a rompere le prigioni delle Stinche, presero e saccheggiarono il -palazzo del podestà, ed assediarono il duca nello stesso palazzo. Gran -soccorso venne loro da Siena[1381], da San Miniato e da altri luoghi; e -maggiormente perciò animati strinsero tanto l'assedio, che obbligarono -il duca e i suoi Borgognoni per la fame a chiedere misericordia, -a dar loro nelle mani alcuni degli spietati suoi uffiziali della -giustizia, nella strage de' quali si sfogò alquanto la rabbia del -popolo. Consentirono in fine nel giorno terzo di agosto che il duca -se ne potesse uscire, salva la vita di lui e de' suoi, e di poter seco -condurre il bagaglio, con rinunziare giuridicamente ad ogni sua ragione -e pretensione sopra quella città. In questa maniera ricuperarono la -loro libertà, ma con gravissimo lor danno; imperciocchè Pistoia nel -dì 27 di luglio[1382] si ribellò, disfece il castello e cominciò a -reggersi a comune, tenendo nondimeno la parte guelfa. Arezzo, Volterra, -Colle e San Geminiano fecero altrettanto: sicchè ben caro costò a -Firenze la riacquistata sua libertà. A tali disavventure si aggiunse la -discordia cittadinesca fra i nobili e il popolo. Pretendeano i primi, -sì per la ragion comune della cittadinanza, come pel merito d'aver -cooperato al riacquisto della libertà, d'entrare a parte degli onori e -degli uffizii della città, e alcun di loro fu anche ammesso nel numero -dei priori; ma il popolo, sempre timoroso della prepotenza de' grandi -(e in fatti cominciò a provarne gli effetti), spronato da Giovanni -dalla Tosa e da altri, diedero un dì all'armi, e cacciarono i priori -nobili. Sdegnata perciò la nobiltà si preparava anch'essa a valersi -della forza; e, nata perciò un'universal sollevazione del popolo, si -venne a battaglia con alcune delle più potenti e ricche famiglie di -Firenze, specialmente co' Bardi e Frescobaldi, i palagi de' quali, -vinti colla forza e saccheggiati, furono dal fuoco distrutti. Si quetò -in fine il rumore, e Firenze fu ridotta a governo popolare, e, quel -ch'è più, al governo del popolo minuto. - -Minacciando più che mai la gran compagnia masnadiera del _duca -Guarnieri_ di passar dalla Romagna su quel di Bologna[1383], _Taddeo -de' Popoli_ signore di quella città, invece di avventurare una -battaglia con gente disperata, e che nulla avea da perdere, s'appigliò -al saggio partito di difendersi coll'oro, e vi acconsentirono gli -Estensi e Scaligeri suoi collegati. Passò dunque nel giorno 25 o 26 di -gennaio quella barbarica armata pel contado di Bologna senza far danno. -Nel dì 28 o 29 venne ad accamparsi nelle ville del Modenese[1384] al -Colombaro, al Montale, a Mugnano, Formigine, Bazovara, e vi si fermò -per otto giorni[1385]. Contuttochè da Modena fosse recata a costoro -l'occorrente vettovaglia, pure fecero un netto di tutto il foraggio, -vino e masserizie dei contadini, e molti ancora della povera gente si -trovarono impiccati da razza cotanto spietata. Andarono poi nel dì -4 di febbraio su quel di Reggio, e di là sul Mantovano, commettendo -dappertutto indicibili danni e violenze. Tornarono dipoi sul Modenese -a Ganaceto, Soliera, Carpi, Campo Galliano, e ad altre ville. Tutto era -pieno di desolazione. L'ultimo ripiego per allontanar sì grave tempesta -fu di accordarsi con loro, pagando dieci mila fiorini d'oro: con che -dessero buoni ostaggi d'andarsene con Dio alle case loro. Fu data -esecuzione all'accordo; e quella mala gente piena d'oro e di spoglie, -parte se ne tornò in Germania, e parte divisa entrò al soldo di varii -principi d'Italia[1386]. Era in questi tempi guerra fra i _marchesi -estensi, Scaligeri_ e _Pepoli_ dall'una parte, _Luchino Visconte_ e i -_Gonzaghi_ dall'altra. Nel dì 21 di gennaio, avendo _Obizzo marchese_ -d'Este qualche trattato in Parma, colle sue genti e con quelle de' -collegati, alle quali s'unirono Giberto da San Vitale, Vecchio de' -Rossi, Ugolino Lupo ed altri Parmigiani, segretamente cavalcò alla -volta di Parma. Perchè non ebbe effetto il trattato, se ne tornarono -indietro colle pive nel sacco, senza recar danno ad alcuno. Seguì -poi nel giorno 25 di marzo una tregua di tre anni fra il Visconte, -gli Estensi e gli altri alleati. Parimente nel maggio di quest'anno -_Mastino dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, ed _Ubertino da -Carrara_ signor di Padova[1387] giudicarono più spediente il dar fine -alla vecchia lor nemicizia, ed, insieme abboccatisi a Montagnana, si -abbracciarono e fecero pace fra loro: il che recò non poca gelosia ai -Veneziani, signori allora di Trivigi. - -NOTE: - -[1372] Albertus Argentinus, Chron. Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1373] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 9. - -[1374] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1375] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1376] Cronica Sanese, tom. eod. - -[1377] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1378] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. - -[1379] Raphael Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Marino Sanuto, -Istor., tom. 22 Rer. Ital. - -[1380] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 15. - -[1381] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1382] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[1383] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus, -Chron., tom. eodem. - -[1384] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1385] Chron. Estense, tom. eod. - -[1386] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLIV. Indizione XII. - - CLEMENTE VI papa 3. - Imperio vacante. - - -Nel dì 28 o 29 di maggio mancò di vita in Ferrara _Niccolò marchese_ -d'Este, e al corpo di lui con gran solennità fu data sepoltura[1388]. -Restò perciò unico signore di Ferrara e Modena il marchese Obizzo, -il quale in quest'anno appunto acconciò i suoi interessi con papa -_Clemente VI_, ricevendo da lui la conferma del vicariato di Ferrara, -con promettere l'annuo censo per quella città alla santa Sede, e un -altro per Argenta all'arcivescovo di Ravenna. In molte angustie si -trovavano in questi tempi _Azzo_ e _Guido da Correggio_ signori di -Parma. Durava contra di loro la nemicizia di _Mastino dalla Scala_, -collegato degli Estensi e de' Pepoli. Aveano anche sulle spalle i -Sanvitali, Rossi, Lupi ed altre potenti famiglie fuoruscite di quella -città, che faceano lor temere qualche occulta congiura fra gli stessi -cittadini. Vennero dunque in parere di vendere Parma al suddetto -marchese Obizzo per settanta mila fiorini d'oro. Non fu difficile al -marchese di ottenere da Mastino dalla Scala il beneplacito di accudire -a questo trattato, perchè così veniva lo Scaligero a vendicarsi de' -Correggeschi, e s'impediva che Parma non cadesse nelle mani di Luchino -Visconte, principe che più degli altri pensava a dilatare il suo -dominio. Stabilito il contratto nel dì 23 d'ottobre[1389], fu spedito -dal marchese con alcune squadre di cavalleria e fanteria Giberto da -Fogliano a prendere il possesso di quella città, che gli fu dato dal -suddetto Azzo da Correggio. Ma restò ben deluso Guido suo fratello, -perchè Azzo, aggraffato tutto quell'oro, niuna parte a lui ne lasciò -toccare; laonde Guido con Giberto ed Azzo suoi figliuoli disgustato -si ritirò a Brescello e Correggio sue terre. Tenuto fu poscia un -parlamento in Modena nel dì quarto di novembre, dove, intervenuti -_Mastino dalla Scala_, e il suddetto _Azzo_ con _Giovanni_ suo fratello -e Cagnolo nipote, cederono ogni lor ragione sopra Parma al marchese -Obizzo. Disposte in questa maniera le cose, ed ottenuto un passaporto -da _Filippino da Gonzaga_ signore di Reggio, si mosse da Modena il -marchese nel dì 10 di novembre con quantità numerosa di fanti e cavalli -per andare a visitar l'acquistata città. Seco erano _Malatesta_ signore -di Rimini, _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna e Cervia, _Giovanni_ -figlio di _Alberghettino dei Manfredi_ signor d'Imola, ed altra fiorita -nobiltà. Incontrato ed accolto con somma allegrezza dai Parmigiani, nel -dì 24 di novembre fu da essi eletto e proclamato per loro signore. Fin -qui il sereno non potea essere più bello, ma durò ben poco. - -In questo mentre Filippino da Gonzaga, ito a Milano, congiurò con -Luchino Visconte alla rovina dell'Estense, e niuna difficoltà trovò -in lui, perchè gli fece sperar l'acquisto di Parma. Luchino, senza -mettersi in pena per la tregua già stabilita coll'Estense, diede al -Gonzaga ottocento cavalieri, e molte bande di fanti e balestrieri, -che segretamente per varie vie s'inviarono a Reggio[1390]. Ora nel -dì 6 di dicembre, dopo aver lasciato buon ordine in Parma, si mise -in viaggio il marchese colle sue genti per tornarsene a Modena, e -si fermò la notte a Montecchio. Nel giorno seguente, arrivate le sue -milizie alla villa di Rivalta del distretto di Reggio di Lombardia, -scoppiò il tradimento del Gonzaga, ch'era in agguato con tutte le -sue forze, ed improvvisamente assalì i mal venuti. Marciavano senza -alcuna ordinanza e con tutta pace le genti dell'Estense, e perciò -furono ben tosto messe in isconfitta, restando prigioni settecento -ventidue persone, e fra loro molti contestabili e nobili, cioè -Giberto da Fogliano con un figliuolo e nipote, Giovanni de' Malatesti -da Rimini, Sassuolo da Sassuolo, ed altri ch'io tralascio. Per la -valida difesa de' Tedeschi fu riscosso dalle mani de' nemici il -_marchese Francesco_ Estense figliuolo del fu _Bertoldo_. Veniva -dietro alle sue genti il marchese Obizzo cogli altri signori, e, -udito l'inaspettato colpo, si ritirò a Montecchio, e di là a Parma. -Gran rumore fece per tutta Lombardia la fellonia ed infame impresa -di Filippino da Gonzaga[1391]; ed egli se ne scusava con dire d'aver -bensì conceduto il passaporto per l'andare, ma non già pel ritornare: -scusa da non adoperarsi se non da principi di mala fede e di poca -onoratezza. Dopo avere il marchese Obizzo lasciato per suo vicario -in Parma il marchese Francesco suddetto, nel dì 21 di dicembre venne -a Piolo, poscia a Frassinoro e Monfestino, e nel dì del santo Natale -fu in Modena. _Mastino dalla Scala_, il _Pepoli_ e _Francesco degli -Ordelaffi_, ognun di essi gli mandò rinforzi di gente. Erasi _Luchino -Visconte_ disgustato co' Pisani[1392] pel mal trattamento (diceva -egli) da lor fatto a _Giovanni da Oleggio_ suo capitano[1393], e per -aver essi cacciati dalla città di Lucca i figliuoli di Castruccio. -Ai potenti non mancano mai pretesti per isfoderar la spada contra chi -è da meno, Mandò perciò in aiuto del vescovo di Luni mille e ducento -cavalieri. Pietrasanta e Massa furono prese dal vescovo, e la gente di -Luchino nel dì 5 d'aprile in una battaglia diede una fiera percossa ai -Pisani, e passò anche sul loro contado, prendendo varie terre. Se non -era la pestilenza ch'entrò nell'armata del Visconte, si trovava a mal -partito il comune di Pisa. La instabile città di Genova cangiò di doge -sul fine di quest'anno[1394]. Era malveduto _Simone Boccanegra_ dalle -quattro principali famiglie di quella città, cioè dai Doria, Spinoli, -Fieschi e Grimaldi, in parte allora fuoruscite. Di gran partigiani -aveano queste entro e fuori di Genova. Però venuti i fuorusciti ne' -borghi della città, senza recar danno alcuno, il Boccanegra, accortosi -di quel che si tramava, non volle aspettare di scendere per forza, -ma occultamente nel dì 23 di dicembre si ritirò co' fratelli e colla -famiglia, andando a Pisa. Entrarono gli usciti; la pace si ristabilì, -e poi, non senza tumulto, fu nel giorno di Natale proclamato doge di -quella città _Giovanni da Murta_ dell'ordine de' nobili. Ma poco stette -a sconvolgersi Genova per la divisione e discordia, troppo allora -familiare in quell'altero popolo, siccome apparirà all'anno seguente. - -NOTE: - -[1387] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1388] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron. -Mutinense, tom. eod. - -[1389] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. -18 Rer. Ital. - -[1390] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[1391] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 34. Gazata, Chron. Regiens., -tom. 18 Rer. Ital. - -[1392] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 25. - -[1393] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLV. Indizione XIII. - - CLEMENTE VI papa 4. - Imperio vacante. - - -Fu memorabile quest'anno per l'orrida tragedia della morte d'_Andrea_ -fratello di Lodovico re d'Ungheria, e marito di Giovanna I regina di -Napoli[1395]. Dolevasi egli di veder la corona sul capo alla moglie, e -sè stesso privo di quell'onore, e, per conseguente, di poca autorità, -contro i patti già stabiliti nel suo accasamento. Tanto maneggio si -fece in Avignone, che papa _Clemente VI_ finalmente ordinò la sua -coronazione, e deputò un cardinale legato per la funzione. Allora -fu che la regina, la quale non amava di aver compagni sul trono, e -taluno dei Reali, aspiranti al trono medesimo, e i malvagi ministri, -de' quali abbondava allora la corte di Napoli, determinarono di -togliere di vita questo principe, prima ch'egli giugnesse a prendere -in mano le redini del governo. Qui, secondo le passioni ordinarie -degli storici, gran discordia si truova in assegnar le cagioni -dell'avversione di Giovanna al principe marito. Alcuni ci rappresentano -essa Giovanna innocente, ed Andrea per giovane di poco senno, barbaro -ne' suoi costumi, circondato da ministri ungheri più barbari di lui e -insolenti[1396]. Sognarono ancora ch'egli non era atto a soddisfare ai -doveri del matrimonio. Altri poi cel dipingono[1397] per un agnello e -principe dotato di molta virtù, ed essere solamente stato imprudente -nel lasciarsi scappare di bocca che gastigherebbe chiunque allora -si abusava della confidenza colla regina, in obbrobrio d'essa e in -danno del pubblico. Aggiungono che Giovanna s'era data ad una vita -libertina, e, vivendo in adulterio, e in una corte, dove trionfava -il vizio, non potea sofferire che il marito giugnesse al comando, per -cui anche a lei sarebbe toccata la briglia. Quel che è certissimo, nè -osa negarlo Tristano Caracciolo[1398], il qual pure prese, un secolo e -più dipoi, a difendere la fama di questa regina, essa fu consapevole -dell'infame trattato contro il marito. Venuta quella corte a diporto -ad Aversa, nella mezza notte del dì 18 di settembre i camerieri -svegliarono _Andrea_, e col pretesto che in Napoli fosse tumulto, il -fecero uscir di camera della regina. Ma non così tosto fu uscito, che -i congiurati gli misero un laccio alla gola e lo strozzarono; poscia -da una finestra gittarono il di lui corpo giù nel giardino, come se -colà fosse caduto da sè stesso. Che orrore, che strepito facesse un -sì barbaro assassinio in Aversa, in Napoli, anzi per tutta Europa, -non si può dire. Nella Cronica Estense[1399] è narrato diffusamente -il fatto. Piena allora di paura corse la regina Giovanna a Napoli, e, -sentendo vicina una sollevazione, non potè di meno di non permettere -che fosse formato processo: laonde aspra giustizia si fece d'alcuni, ma -senza toccare _Carlo duca_ di Durazzo, creduto manipolatore di tanta -iniquità; e molto men contro la regina, la quale tanto al papa quanto -al re d'Ungheria volle far credere d'essere innocente, senza nondimeno -che ne restasse persuaso alcuno. Infiniti malanni produsse poi questo -esecrando eccesso, che accenneremo fra poco. - -Terminò sua vita in quest'anno nel dì 25, oppure in uno de' seguenti -giorni di marzo, _Ubertino da Carrara_ signore di Padova[1400], con -lasciar dopo di sè la memoria d'essere stato uomo violento, perduto -nella libidine, ed implacabil persecutore de' suoi ribelli. Dichiarò -suo successore ed erede _Marsilietto Pappafava_ della casa da Carrara, -e suo parente, ma lontano. Era quest'uomo dabbene e giusto, prometteva -perciò un buon governo al popolo suo; ma non seppe il misero ben -guardarsi dall'ambizione altrui. _Jacopo da Carrara_, figliuolo di -Niccolò e nipote del suddetto Ubertino, parendogli fatto gran torto -nell'anteporre a lui Marsilietto, dopo aver guadagnato con belle -promesse alcuni dei di lui familiari[1401], nella notte del di cinque, -oppure nove di maggio introdotto con molti armati nella camera di -esso Marsilietto, quivi a man salva l'uccise. Servitosi poi del di lui -sigillo, prima che si divolgasse il micidiale eccesso, fece prendere -la tenuta di Monselice e delle altre fortezze, si assicurò de' nipoti -di Marsilietto, e dal popolo, che non potea di meno, venuto il dì, -fu proclamato signore. Non bastò a _Filippino Gonzaga_ d'aver fatto -l'insulto ad _Obizzo marchese_ d'Este, che narrai nell'anno precedente; -mosse anche aperta guerra a lui, e a _Mastino dalla Scala_ di lui -collegato. _Luchino Visconte_ era quegli che facea forte colle sue -genti il Gonzaga, ridendosi della tregua non ancor finita coll'Estense. -Nel dì 22 di gennaio marciò Filippino sul Veronese coll'esercito suo a' -danni degli Scaligeri, e vi si fermò alquanti giorni. Capitò in questi -tempi in Lombardia un legato del papa con far correre voce di voler -mettere pace fra i principi; ordinò anche molti parlamenti, ma senza -giovare ad alcuno. Ebbe nondimeno l'avvertenza di giovare a sè stesso, -perchè fu ben regalato da tutti; e quasi che fosse venuto solamente per -rallegrar la sua borsa, senza prendersi maggior briga, se ne andò con -Dio. - -Durando tuttavia la guerra del suddetto _Luchino Visconte_ contra -de' Pisani[1402], spedì egli in Toscana con gran gente il suddetto -Filippino. In tali angustie si trovarono allora i Pisani, che -cominciarono a trattare di comperar la pace; e buon per loro che -allora il Visconte e il Gonzaga ebbero bisogno di accudire ai loro -affari di Lombardia, e di richiamar di Toscana le loro milizie. -Promisero i Pisani di pagare a Luchino ottanta mila fiorini d'oro -(il Villani dice cento mila[1403]) per una volta sola, ed ogni anno -un palafreno e due falconi, e di rendere i lor beni ai figliuoli di -Castruccio. Ecco se sapeva il Visconte far ben profittare l'armi sue -in questi tempi. Intanto _Obizzo marchese_ d'Este avea stretta una -buona lega con _Mastino dalla Scala_ e con _Taddeo de' Pepoli_ contra -di Luchino e dei Gonzaghi, per difesa della sua città di Parma[1404]; -e, quantunque il Pepoli promettesse molto, ed attendesse poco, pure -colle sue forze e con quelle poche che potè ricavar da essi alleati, -nel dì 16 di marzo cavalcò sul Reggiano, ed impadronissi di San Polo, -delle quattro castella, di Covriago e d'altri luoghi. Nel dì 4 d'aprile -i Rossi cogli altri Ghibellini di Parma, attizzati dal segreto favore -di Luchino, fecero una sollevazione in Parma. Il _marchese Francesco -d'Este_, vicario ivi per Obizzo, coi Sanvitali e coi Guelfi prevalse -all'empito loro; laonde molti furono presi e decapitati. Venuto poscia -un buon rinforzo di Tedeschi a Parma, inviato colà da Mastino, nel dì -26 di giugno si mosse da Parma l'esercito estense, e, all'improvviso -presentatosi alla città di Reggio, diede la scalata alle mura, e -gran gente v'entrò combattendo fino alla piazza[1405]. Quel popolo, -trovandosi troppo tenagliato, nulla più desiderava che di rimettersi -sotto gli Estensi. Ma perchè non giunse a tempo, per mancanza di -scale, l'aiuto che occorreva, furono respinte da _Filippino_ le -genti dell'Estense, e molti vi rimasero presi, uccisi ed annegati -nelle fosse. Tornate poi che furono in Lombardia le soldatesche di -Luchino[1406], maggiormente si rinforzò la guerra. Grossissima era -l'oste del Visconte e de' Gonzaghi; questa, dopo aver preso Soragna e -Castelnuovo, si accampò a Colecchio. Uscì anche di Parma il marchese -Francesco Estense, e si mise a fronte dell'esercito nemico. Andò -il guanto della disfida per una giornata campale, che fu esibita -ed accettata da esso marchese; ma quando pur si credea imminente il -conflitto, le genti del Visconte si ritirarono, ed ebbero dipoi alcune -spelazzate da quei dello Estense. - -Ribellossi nel mese d'agosto di questo anno ai Veneziani la città di -Zara[1407]. Un potente esercito per mare e per terra fu spedito colà -affine di ricuperarla. Furono fatte molte bastie intorno alla terra, e -dati de' furiosi assalti; ma quel popolo con gran vigore si sostenne, e -soffrì l'assedio per tutto il verno seguente. Quando si credea rimessa -la pace in Genova per l'elezione di _Giovanni da Murta_ doge[1408], -dovendovi rientrare senza armi i fuorusciti, si sconcertarono più -che mai gli affari. Non fu permesso ai nobili il ritorno alla patria; -anzi il popolo sollevossi, e li costrinse coll'armi a ritirarsi dai -borghi della città; e dipoi, formato un esercito, marciò per ricuperar -dalle mani d'essi nobili Porto Maurizio, Diano e Oneglia; e in fatti -ritornarono in lor potere que' luoghi. Per mettere fine a questa -confusione, fu rimessa a _Luchino Visconte_ la decision delle loro -liti; e questi, dopo avere nel dì 18 di giugno intimata la tregua fra -essi, nel dì 6 di luglio proferì poi il laudo della pace, per cui fu -permesso ai fuorusciti di tornare in Genova, a riserva d'alcuni degli -Spinoli, Grimaldi e Fieschi, obbligati a stare dieci miglia lungi dalla -città. Passò in questo anno per Genova e Bologna _Umberto Delfino_ di -Vienna[1409], spedito da papa _Clemente VI_ per generale d'un esercito -di crociati contra de' Turchi, facendo predicar dappertutto la medesima -crociata. Giunto a Ferrara, fu ben ricevuto e ragalato dal marchese -Obizzo, e di là passò in Levante, ma senza farvi alcuna prodezza: il -perchè impoverito se ne tornò indietro, e gli affari dei cristiani in -Oriente seguitarono ad andar peggio che prima. Scorretto dee essere il -testo della Cronica Veronese, mentre scrive che in quest'anno[1410] -_Bernabò Visconte_ nipote di Luchino prese per moglie _Beatrice_, -soprannominata Regina, figliuola di _Mastino dalla Scala_. Succederono -tali nozze dopo la morte d'esso Luchino, e nell'anno 1550, siccome dirò -andando innanzi. - -NOTE: - -[1394] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1395] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 50. Dominicus de Gravina, tom. -12 Rer. Ital. - -[1396] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1397] Petrarcha, lib. 6, Epist. 5. Vita Clementis VI, P. II, tom. 3 -Rer. Ital. - -[1398] Tristan. Caracciol., in Johann. I Vit., tom. 22 Rer. Ital. - -[1399] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1400] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom. -17 Rer. Ital. - -[1401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1402] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[1403] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 37. - -[1404] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1405] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1406] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. - -[1407] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. -Ital. Marino Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom. -12 Rer. Italic. - -[1408] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1409] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[1410] Idem, ibidem. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLVI. Indiz. XIV. - - CLEMENTE VI papa 5. - CARLO IV re de' Romani 1. - - -Mosse in quest'anno _papa Clemente_ le macchine tutte per abbattere -l'odiato _Lodovico Bavaro_, che s'intitolava re dei Romani ed -imperadore. Un pezzo era che si maneggiava di mettere sul trono cesareo -_Carlo marchese di Moravia_, figliuolo di _Giovanni re_ di Boemia. Si -effettuò in questo anno il negoziato. Il principe Carlo e il re suo -padre vennero ad Avignone; concertarono col pontefice quanto occorreva; -gli promisero quanto egli richiedeva. E però si videro fulminate -nuove censure contra del Bavaro, e si ordinò agli elettori di venire -ad una nuova elezione[1411], con avere il re di Francia comperati i -voti di alcuni a caro prezzo. Verso il fine di luglio fu eletto dalla -maggior parte d'essi elettori in re de' Romani il suddetto principe, -che fu poi appellato _Carlo IV_ fra gl'imperadori. E giacchè non gli -fu permesso di ricevere la corona in Aquisgrana, la coronazione sua -seguì nella città di Boemia nel dì 25 di novembre. Fiera discordia -nacque in Germania per questa elezione. I più la tenevano per invalida, -e chiamavano Carlo l'_imperadore de' preti_. E perciocchè in questi -tempi a' dì 24 d'agosto[1412] nella sanguinosissima battaglia accaduta -a Cresci fra le armate di _Filippo re_ di Francia e di _Odoardo re_ -d'Inghilterra, colla totale sconfitta della prima, restò trucidato con -altri gran signori _Giovanni re di Boemia_, che era ito in soccorso -del re di Francia suo gran protettore, non mancarono gli aderenti del -Bavaro, secondo l'uso dei ciechi mortali, di attribuire la di lui -morte all'essersi egli ribellato contro il sovrano, cioè contro la -casa di Baviera. Ma nell'anno venturo noi vedremo quetato lo scisma -insorto fra questi due pretendenti alla corona imperiale. Per la morte -da noi sopra narrata di _Andrea_, destinato re di Napoli, seguitò -maggiormente a scompigliarsi quel regno. Chi teneva, siccome dissi, -per innocente, e chi per colpevole la _regina Giovanna_ di sì enorme -assassinio, e chi era per lei, e chi contra di lei. Già si disponeva -_Lodovico re_ di _Ungheria_ a calare in Italia, non tanto per desio di -vendicare la morte obbrobriosa del fratello, quanto per isperanza di -far suo il regno di Napoli. Non dormì già in tanto sconvolgimento di -cose _Lodovico_ giovane _re di Sicilia_, o, per dir meglio, il tutore -suo zio. La città o terra di Milazzo, già occupata in quest'isola -dal _re Roberto_, ubbidiva tuttavia alla regina Giovanna. Andò ad -assediarla l'esercito siciliano; e perchè non correano le paghe, a -cagione dei suddetti disordini, quel presidio con patti onorevoli -rendè la terra. Tentò ancora il re unghero di far lega col siciliano -contra della regina Giovanna; ma perchè l'Aragonese faceva istanza che -restasse affatto libera la Sicilia dalle pretensioni dei re di Napoli, -non seguì per ora accordo alcuno fra essi. Continuando i Veneziani -l'assedio della ribellata Zara con istrage vicendevole di gente[1413], -quel popolo, piuttostochè ricorrere alla misericordia, volle darsi a -Lodovico re d'Ungheria, e gli spedì ambasciatori per questo. Di buon -cuore accettò questi l'offerta, e con un formidabile esercito venne al -loro soccorso nel mese di giugno. Molti furono gli assalti dati alle -bastie de' Veneziani, ma senza frutto. Finalmente in campagna aperta -nel di primo di luglio si venne ad un fatto d'armi, che riuscì glorioso -per l'esercito veneto. Il perchè il re unghero, o perchè scorgesse -l'impossibilità di vincere contro gente così valorosa ed ostinata nel -proposito suo, oppure perchè maggiormente gli stesse a cuore l'impresa -del regno di Napoli, con poco onore ricondusse a casa le immense sue -soldatesche, molto nondimeno scemate. Allora fu che gli Zarattini, -vedendo fallita ogni loro speranza, implorarono il perdono, che dai -saggi Veneziani non fu loro negato; e così tornò quella città alla lor -divozione, dopo avervi (dicono i Cortusi[1414]) impiegata la somma d'un -milione per riacquistarla. - -Sul fine del carnovale, essendo spirata la tregua fra i Gonzaghi -signori di Mantova e Reggio, e gli Scaligeri signori di Verona e di -Vicenza, _Alberto dalla Scala_ coll'esercito suo corse depredando sino -alle porte di Mantova[1415]. _Obizzo marchese_ d'Este anche egli fece -vigorosa guerra ad essi Gonzaghi dalla parte di Modena. Ma siccome -egli trasse a ribellione i Manfredi e Roberti nobili di Reggio, così -ancora i Gonzaghi ebbero maniera d'indurre a ribellarsi al marchese -le castella di Gorzano e di San Felice. Presero ancora la terra di -Cuvriago, e fecero gran danno al Parmigiano. Cogli aiuti di Mastino -dalla Scala avea il marchese Obizzo unito un potente esercito di circa -cinque mila cavalli, oltre alla numerosa fanteria, con disegno di -vettovagliare la città di Parma, o di dar battaglia ai nemici, se si -presentava l'occasione; e a questo fine fece marciar la sua gente nel -dì 25 di luglio sul Reggiano. Ma da lì a pochi giorni Mastino dalla -Scala richiamò dodici bandiere di gente d'armi tedesca dallo esercito -del marchese, per mandarle in aiuto di Luchino Visconte. Venne con ciò -a scoprirsi che era seguita una segreta concordia fra gli Scaligeri -e il Visconte, contro ai patti della lega. Questo inaspettato colpo -fece allora prendere altre misure al marchese, il quale, conoscendosi -abbandonato e tradito dagli amici, e scorgendo la troppa difficoltà -di poter sostenere Parma, città con cui non comunicavano i suoi -Stati, ed attorniata da potenti nemici, cioè dal Visconte signore di -Cremona, Borgo San Donnino e Piacenza, oltre ad altre città, e dai -Gonzaghi signori di Mantova e Reggio: cominciò a trattar segretamente -di una onorevol concordia collo stesso _Luchino Visconte_, giacchè -egli era il sostenitor de' Gonzaghi, e facea l'amore a Parma, ma -senza mostrare di farlo. Accadde che in questi tempi _Isabella del -Fiesco_, moglie di esso Luchino, la quale finora niun maschio gli avea -partorito, diede alla luce in un parto due figliuoli con indicibile -allegrezza del marito e dei Milanesi[1416]. Si mosse dunque da Ferrara -il marchese Obizzo, accompagnato da _Ostasio da Polenta_ signore -di Ravenna, e da molta nobiltà, nel dì 7 di settembre[1417], e per -la strada di Verona arrivò alla terra di Novato sul Bresciano, dove -furono ad incontrarlo _Matteo Visconte_ e _Bruzio_ figliuolo naturale -di Luchino, che gli fecero molto onore. Fu ad incontrarlo a Cassano -_Giovanni Visconte arcivescovo_ di Milano, che l'accompagnò fino alla -città, dove, alloggiato nel palazzo d'esso arcivescovo, ricevè da lui -e da Luchino quante finezze e carezze egli seppe desiderare. Fecesi -con gran pompa il battesimo dei due figliuoli di Luchino, al primo -dei quali fu posto il nome di _Luchino Novello_: e li tennero al -sacro fonte esso _marchese Obizzo, Giovanni marchese di Monferrato, -Castellano da Beccheria_ signor di Pavia, ed _Ostasio da Polenta_, -onorevoli doni fecero ai fanciulli e alla madre. Allora fu che il -marchese Obizzo cedette a Luchino Visconte la città di Parma[1418] con -essere rimborsato da lui del danaro speso in acquistarla da Azzo da -Correggio. Ebbero occasion di piagnere i Parmigiani, avendo cambiato un -placido padrone in un asprissimo, che non tardò a spogliar di tutte le -loro fortezze que' nobili. Partissi poi da Milano il marchese Obizzo -nel dì 26 di settembre; e, giunto che fu a Ferrara, tanto si adoperò -presso di lui Mastino dalla Scala assistito da un ambasciatore di -Luchino Visconte, che lo indusse nel dì 27 d'ottobre a pacificarsi coi -Gonzaghi, e la pace fu solennemente stipulata dipoi in Modena nel dì 12 -di dicembre. - -Colla giunta di Parma crebbe non poco la potenza dei due fratelli -Visconti _Luchino_ e _Giovanni_. Ma si dee aggiugnere ch'egli ebbe -in varii tempi anche la signoria d'Asti, città potente ne' secoli -andati[1419]. Perchè la nobil casa dei Soleri, di fazione guelfa, -possedendo ventiquattro castella ed altre fortezze, voleva padroneggiar -troppo in quella città, i Ghibellini, cioè i Gottuari, Isnardi e -Turchi, chiamarono _Giovanni marchese_ di Monferrato, e gli diedero -il dominio della città sotto certi patti. Scacciati di colà i Soleri, -gran guerra cominciarono contra dei cittadini coll'aiuto delle terre -del Piemonte spettanti al _re Roberto_. Però quel popolo invitò a -quella signoria (non so dirne l'anno preciso) _Luchino Visconte_, il -qual poscia distrusse tutte le famiglie de' Soleri, con ridurli a non -possedere un palmo di terreno sull'Astigiano. Nè qui si ristrinse -l'industria e fortuna di Luchino. Acquistò anche Bobbio, Tortona -nell'anno seguente, ed Alessandria, non so quando. Tolse al re Roberto, -oppure alla _regina Giovanna_, nel seguente anno la città d'Alba, -Cherasco, ed altre terre sino a Vinaglio e all'Alpi; e parimente -nell'anno presente gli fu data la signoria, ossia l'alto dominio della -Lunigiana[1420]. Se fosse sopravvivuto più, non restava probabilmente -terra in Piemonte che non venisse alle sue mani. Di questo passo -camminava ad un sì alto ingrandimento la casa dei Visconti, con -far gran paura ad ogni vicino. Eppure andò essa dipoi tanto più -oltre, siccome vedremo. A petizione di _Lodovico re_ d'Ungheria in -quest'anno[1421] _Niccolò Gaetano conte_ di Fondi, nipote del fu papa -_Bonifazio VIII_, cominciò la guerra contro la _regina Giovanna_ nella -Campania, coll'impadronirsi di Terracina e del castello d'Itri presso -Gaeta. La stessa città di Gaeta sollevatasi, non volle più ubbidire -alla regina. Io non so come Giorgio Stella racconti sì diversamente -questa faccenda, con dire[1422] che, giunta a Terracina l'armata -navale dei Genovesi, composta di ventinove galee, comandata da Simone -Vignoso, a forza d'armi fece ritirare da quell'assedio il conte di -Fondi; essersi il popolo di Terracina sottomesso al dominio del comune -di Genova; ed aver essi Genovesi cacciato da Sessa il suddetto conte, -il qual dianzi avea tolta quella città alla regina Giovanna. Scrive -inoltre lo Stella, avere la flotta genovese continuato il suo viaggio -in Levante, ed interrotti i disegni del delfino di Vienna, arrivato coi -crocesignati in quelle parti, giacchè i Genovesi pensavano solamente -al proprio vantaggio, e non a secondare i desiderii del papa e le -mire della crociata. Poscia nel dì 16 di giugno, sbarcati nell'isola -di Scio, impresero l'assedio di quel castello, e lo costrinsero alla -resa nel dì 5 di settembre: con che tutta quell'isola cominciò ad -ubbidire a' Genovesi. Impadronironsi ancora di Foglia vecchia e di -Foglia nuova, e maggiori progressi ancora avrebbero fatto, se la ciurma -delle galere, mossa a sedizione, non avesse fatto svanire altre loro -idee. Fu in questo anno un'estrema carestia per quasi tutta l'Italia, -e maggiormente questa inasprì nell'anno seguente, per essere andati a -male i raccolti a cagion delle dirotte pioggie. - -NOTE: - -[1411] Albertus Argent., Chron. - -[1412] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 66. - -[1413] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Baiano, Chron. -Mutinens., tom. eod. - -[1414] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1415] Chron. Estense. - -[1416] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1417] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1418] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1419] Petrus Azarius, Chron., cap. 9, tom. 16 Rer. Italic. - -[1420] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1421] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 73. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLVII. Indiz. XV. - - CLEMENTE VI papa 6. - CARLO IV re de' Romani 2. - - -Divenuto già re de' Romani e re di Boemia _Carlo_ figliuolo del fu -_re Giovanni_, perchè pretendeva il contado del Tirolo, che gli -era contrastato da _Lodovico il Bavaro_ e da _Lodovico marchese_ -di Brandeburgo suo figliuolo, venne in abito di pellegrino a Trento -con isperanza di ridurre alla sua ubbidienza quel paese[1423]. Non -gli mancò d'assistenza papa _Clemente VI_, perciocchè mosse con -premurose lettere _Luchino Visconte, Mastino dalla Scala_, il patriarca -d'Aquileia e i signori di Mantova a prestargli aiuto; ed ognuno in -fatti spedì colà un gagliardo rinforzo di cavalleria e fanteria. Se -gli diede il popolo di Trento, ed egli nel dì 27 di marzo assistè alla -messa in quel duomo in abito imperiale. Impadronissi ancora di Feltro -e di Belluno. Essendo poi passato all'assedio di Marano nel Tirolo, -eccoli sopravvenire il marchese di Brandeburgo con forze superiori di -armati, che gli diede una rotta, e il fece fuggire a Trento. Ma si mutò -in questo anno faccia alle cose; imperciocchè trovandosi _Lodovico -il Bavaro_ alla caccia nel dì 11 di ottobre[1424], sorpreso da un -colpo d'apoplessia e caduto da cavallo, spirò l'anima sua. V'ha chi -dice esser egli morto con segni di penitenza, lo niegano altri; ma è -fuor di dubbio che da niun sacerdote ebbe l'assoluzion de' peccati -e delle censure[1425], portando al mondo di là una pesante soma di -colpe principesche e private. La morte sua fu la vita di _Carlo IV -re_ dei Romani, perchè i suoi affari cominciarono immediatamente -a prosperare, con riconoscerlo per re molti principi e non poche -città della Germania, quantunque non mancassero altri che passarono -all'elezione di _Odoardo re_ d'Inghilterra, poi di _Federigo marchese_ -di Misnia, e poi di _Guntero conte_ di Suarzemburgo. Con danari seppe -il re Carlo indurre i due ultimi a non accettare, o a rinunziare -l'esibita corona. Per lo contrario, in Italia si aprì un nuovo teatro -di calamità a cagione di _Lodovico re_ d'Ungheria, ansante di vendicar -la morte ignominiosa del fratello _Andrea_, ma più di conquistare il -regno di Napoli, al qual fine determinò di passare egli in persona in -Italia. Spedì innanzi i suoi ambasciatori, per aver libero il passo -da' principi italiani; e questi, giunti a Ferrara nel dì 24 d'aprile, -ebbero buon accoglimento dal _marchese Obizzo_ d'Este. Continuato -poscia il lor viaggio, arrivarono ai confini del regno, e cominciarono -dei maneggi per muovere a ribellione que' popoli. Certo è che, a -papa _Clemente VI_ non piaceva che un sì potente principe venisse a -piantar il piede nel regno di Napoli. Oltre di che, a cagione del suo -soggiorno in Provenza, terra della _regina Giovanna_, pendeva più a -favorir questa che quello. Intanto essa regina nel dì 20 d'agosto sposò -_Luigi principe_ di Taranto, uno de' Reali[1426]: matrimonio in que' -tempi disapprovato dagli zelanti cristiani. Alcuni credono ch'ella fin -d'allora ne ottenesse la dispensa dal pontefice. Il Rinaldi meritamente -la riferisce all'anno seguente. Accordossi ancora la regina Giovanna -con _Lodovico re di Sicilia_, cedendo ad ogni pretensione sua sopra -quell'isola, con patto che egli, in occasione di guerra, dovesse -mantenere al di lei servigio quindici galee. Mancò ad un tale accordo -l'approvazione del papa, diretto padrone della Sicilia. - -Gran voglia aveva _Isabella del Fiesco_, moglie di _Luchino Visconte_, -di veder la rara e magnifica città di Venezia. Però pubblicò in -quest'anno un voto da lei fatto, allorchè fu per partorire nell'anno -addietro i due suoi gemelli, di visitare la basilica di San Marco -in quella città. L'addolciato marito non potè negarle il contento -di adempiere così santa divozione, e le formò uno splendidissimo -corteggio della primaria nobiltà delle sue città. Nella Cronica -Estense[1427] si veggono annoverati tutti i nobili scelti da Milano, -Tortona, Alessandria, Cremona, Brescia, Vercelli, Lodi, Novara, -Asti, Como, Bergamo, Piacenza e Parma, ed anche da Pavia, siccome -ancora le nobili donne destinate ad accompagnarla, oltre ai paggi, -staffieri e alla prodigiosa minor famiglia[1428]. Per una regina non -si poteva far di più. Si mosse ella da Milano nel giorno 29 d'aprile, -e grandi onori ricevè in Verona da _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_; -grandi in Padova da _Jacopo da Carrara_; maggiori poi in Venezia da -quella splendida repubblica. Soddisfatto che ebbe in Venezia alla sua -divozione, e veduta la celebre funzione dell'Ascensione, se ne tornò -per Padova, Verona e Mantova a Milano. Dove andasse poi a terminare -questo sì divoto pellegrinaggio, non istaremo molto a vederlo. Una -scena curiosa, cominciata nell'anno addietro in Roma, maggiore comparsa -fece nel presente[1429]. Per la lontananza de' papi era divenuta quella -mirabil metropoli un bosco d'ingiustizia; ognun facea a suo modo; -discordi erano i due senatori, l'uno di casa Colonna, e l'altro di casa -Orsina, con due diverse fazioni; le entrate del papa e del pubblico -divorate; le strade piene di ladri, di modo che più non s'attentavano -i pellegrini di portarsi colà alla visita dei santi luoghi. Si alzò -su un giorno, e fece popolo un certo della feccia del volgo, cioè -Niccolò figliuolo di Lorenzo Tavernaro, appellato volgarmente _Cola -di Rienzo_, giunto col suo studio ad essere notaio. Costui era uomo -fantastico; dall'un canto facea la figura di eroe, dall'altro di pazzo. -Soprattutto gli stava bene la lingua in bocca. Tanto declamò contro ai -disordini di Roma e alle prepotenze de' grandi, che indusse di popolo -a consentirgli il titolo e la balìa di tribuno. Ciò gli bastò per -cacciare di Campidoglio i senatori, e per farsi signore di Roma[1430], -con intitolarsi pomposamente: _Nicola, severo e clemente, liberator -di Roma, zelante del bene dell'Italia, amatore del mondo e tribuno -augusto_. Formò poscia de' magistrati, mettendovi degli uomini di -merito; fece giustiziar varii capi di fazione, che mantenevano quantità -di masnadieri, e assassinavano alle strade; intimò il bando ai grandi, -che solevano farla da prepotenti, se non giuravano sommessione al buon -governo, di maniera che, fuggiti i malviventi, in breve mise in quiete -la città, e si potea portar per le strade l'oro in mano. Gli venne in -testa il capriccioso disegno non solamente di riformare Roma, ma di -rimettere anche in libertà l'Italia tutta, con formare una repubblica, -di cui fosse capo Roma, come fu ne' secoli antichi. Scrisse perciò -lettere di gran magniloquenza a tutti i principi e alle città italiane, -e trovò chi prestò fede ai suoi vanti. Spedì loro degli ambasciatori, -e rispose alle lettere dei principi con graziose esibizioni: cotanto -credito s'era egli acquistato col rigore della giustizia. I Perugini, -gli Aretini ed altri si diedero a lui. In somma chi facea plauso -a queste novità, e chi ne rideva. Da Francesco Petrarca, insigne -poeta d'allora, fra gli altri, fu scritta in sua lode una suntuosa -canzone[1431], che tuttavia si legge, credendosi egli che veramente -questo uomo avesse a risuscitar la gloria di Roma e dell'Italia. Ma -altro ci volea a così vasta impresa che un cervello sì irregolare e -mancante di forze. Perchè il popolo di Viterbo gli negava ubbidienza, -si mise Cola in ordine nell'anno presente, per far guerra a quella -città; e l'avrebbe fatta, se Giovanni da Vico prefetto e signor di -Viterbo non si fosse sottomesso con rendergli varie rocche. Andò poi -tanto innanzi la bestialità d'esso tribuno, che con gran solennità si -fece far cavaliere[1432], e si bagnò nella conca di porfido, dove i -secoli barbari s'immaginarono che fosse stato battezzato l'imperador -Costantino il Grande, e si fece coronar con varie corone. Poscia citò -_papa Clemente VI_ e i cardinali che venissero a Roma. Citò anche -_Lodovico il Bavaro_ non per anche defunto, e _Carlo di Boemia_, -e gli elettori a comparire e ad allegar le ragioni, per le quali -pretendevano allo imperio. Finora avea egli rispettato il papa; si -mise in fine sotto i piedi ogni riguardo anche verso di lui e de' suoi -ministri; e però non potè più stare alle mosse il vicario pontificio, -e proruppe in proteste, delle quali niun conto fu fatto, dicendo il -vanaglorioso Cola di far tutto per ordine dello Spirito Santo, del -quale pubblicamente s'intitolava _candidato_. Non potevano digerire i -Colonnesi, gli Orsini, i Savelli ed altri grandi romani tanto sprezzo, -o, per dir meglio, strapazzo che facea di loro il tribuno, giacchè -avea fatto imprigionarne i principali, ed annunziata loro anche la -morte; se non che si placò, e li rimise in libertà. Eglino dunque con -grosse squadre di cavalli e fanti nel dì 20 di quest'anno vennero alla -porta di San Lorenzo con disegno d'entrare in Roma, e d'insegnar le -creanze al tribuno. Ma egli, messo in armi il popolo, con tal empito -il fece uscire contra di loro, che li mise in isconfitta, colla morte -di _Stefano, Giovanni_ e _Pietro dalla Colonna_, e d'altri nobili e -di molti delle loro masnade. Salì per questo in alto la gloria e la -riputazione di Cola. - -Era già riuscito ai ministri o partigiani di _Lodovico re_ d'Ungheria -di muovere a ribellione contra della _regina Giovanna_ l'Aquila, città -benchè nata a tempi di Federigo II Augusto, pure pervenuta da lì non -molto ad un'ampia popolazione e potenza[1433]. Erano in discordia i -Reali di Napoli; ma cotante promesse furono fatte a _Carlo duca_ di -Durazzo, che s'indusse a prendere il baston del comando per procedere -contro degli Aquilani. Tenne egli coll'esercito suo assediata per -tre mesi, ma indarno, quella città. Intanto venuto in Italia il -vescovo di Cinque Chiese con ducento nobili ungheri ben in arnese e -con danaro assai, assoldò molta gente nella Romagna e nella Marca; -ebbe non pochi aiuti da _Ugolino de' Trinci_ signor di Foligno e -dai _Malatesti_ signori di Rimini, e con circa mille uomini d'armi e -numerosa fanteria andò ad unirsi con altri mille cavalli e fanti, già -assoldati nell'Abbruzzo per parte del re Lodovico d'Ungheria. Il timore -di quest'armata fece sloggiare di sotto l'Aquila gli assediatori; -e tanto più perchè succeduto nel medesimo tempo il matrimonio della -regina con _Luigi principe_ di Taranto, il duca di Durazzo deluso e mal -soddisfatto non volle più guerreggiar contra degli Ungheri. Seppero ben -prevalersi di tal discordia i capitani del re Lodovico; perchè, posto -l'assedio alla città di Sulmona, senza che alcuno ne tentasse giammai -il soccorso, se ne impadronirono nel mese di ottobre, continuando -poi le lor conquiste sino a Venafro, Tiano e Sarno. Arrivò nel mese -di novembre _Lodovico re_ d'Ungheria nel Friuli ad Udine, senza che -sicuramente si raccolga dagli scrittori ch'egli menasse con seco un -esercito potente. Forse non avea più di mille cavalli. Perchè era in -collera coi Veneziani, non accettò il loro invito[1434]. Onorevolmente -ricevuto a Cittadella da _Jacopo da Carrara_ signore di Padova, sul -principio di dicembre passò a Vicenza e Verona, dove _Alberto_ e -_Mastino dalla Scala_ splendidamente il trattarono, con dargli ancora -trecento de' loro cavalieri, acciocchè lo accompagnassero a Napoli. -Per Ostiglia venuto a Modena, fu incontrato con tutto onore da _Obizzo -marchese_ d'Este, che non fu da meno degli altri in fargli un nobile -trattamento. Fuorchè in Imola e Faenza, dove il conte della Romagna pel -papa nol lasciò entrare, ricevè somme finezze dappertutto dove passò, -in Bologna dai _Pepoli_, in Forlì dagli _Ordelaffi_, in Rimini dai -_Malatesti_, in Foligno dai _Trinci_. Con trecento cavalieri il seguitò -pel viaggio _Francesco degli Ordelaffi_. Ma essendosegli presentato in -Foligno il legato del papa per intimargli sotto pena di scomunica di -non far da padrone nel regno di Napoli senza l'assenso del papa, il re, -che già toccava con mano la pretension del pontefice in favore della -regina Giovanna, gli rispose assai bruscamente che il regno era suo per -successione dei suoi maggiori; che risponderebbe alla Chiesa pel feudo; -e che della scomunica non curava, perchè sarebbe patentemente ingiusta. -Arrivò poscia questo principe all'Aquila nella vigilia di Natale, -e quivi attese ai preparamenti per condurre a fine l'incominciata -impresa. - -Nel ritornare nell'anno addietro _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna -da Milano in compagnia di _Obizzo marchese_ d'Este, nella terra di -Trezzo rimase come morto una notte a cagione del fumo di carbone acceso -nella sua camera dai famigli, perchè facea freddo. Portato a Ravenna -così malconcio, terminò i suoi giorni nel dì 14 di novembre[1435], e -gli succederono nel dominio di Ravenna _Bernardino_ suo figliuolo, e -in quello di Cervia _Pandolfo_ altro suo figliuolo. _Lamberto_, terzo -de' figliuoli, nulla possedeva. Di questo partaggio non erano contenti -i due ultimi fratelli, e però pensarono ad un tradimento. Nel dì 5 -d'aprile spedirono a Ravenna un messo a Bernardino, notificandogli, che -essendo caduto gravemente infermo Pandolfo, se volea vederlo vivo, non -tardasse a venire. Venne Bernardino, e, preso, fu posto in una dura -prigione. Nella notte cavalcò Pandolfo a Ravenna con molti armati, e -fatto esporre alle guardie della porta da un cortigiano guadagnato di -Bernardino, di essere venuto a prendere de' medicamenti necessarii -al finto infermo, gli fu permessa l'entrata in città. S'impadronì -Pandolfo di essa senza fatica; ma, interpostosi poi _Malatesta_ signor -di Rimini, nel dì 24 di giugno _Bernardino_ fu liberato dalle prigioni -di Cervia, e in Ravenna si conchiuse pace coi fratelli. Ma di questa -si dimenticò ben presto esso Bernardino, e ricordevole solamente -dell'oltraggio patito, sotto pretesto che _Pandolfo_ e _Lamberto_ -macchinassero contro la sua vita, nel dì 7 di settembre[1436] fece -loro mettere le mani addosso, e gl'imprigionò, prendendo in sè -tutto il dominio di Ravenna e poi di Cervia. Lasciarono poscia la -vita i suddetti col tempo nelle carceri d'essa Cervia. Nel dì 29 di -settembre _Taddeo de' Pepoli_ signor di Bologna compiè il corso di -sua vita[1437], e concordemente da quel popolo fu data la signoria -della città a _Giovanni_ e _Giacopo_ figliuoli di esso Taddeo. Poco -durò il bizzarro governo di _Cola di Rienzo_ in Roma. Dopo la vittoria -riportata, di cui si è favellato di sopra, gli si erano maggiormente -esaltati i fumi alla testa, e tiranneggiando cominciò a perdere l'amore -del popolo. Contra di lui soffiava forte il legato del papa, e più i -grandi fuorusciti. Mandò ben Cola le sue genti all'assedio del castello -di Marino de' Colonnesi, ma nulla ne profittò[1438]. Ora nel dì 15 di -dicembre di quest'anno (e non già nel marzo del susseguente, come ha il -Gazata[1439]) _Giovanni Pipino_ conte di Altamura e Minerbino, bandito -dal regno di Napoli siccome uomo intrigante e masnadiere, o per suoi -particolari disgusti o disegni, oppure a sommossa del legato apostolico -e de' nobili, fece una sollevazione in Roma contra del tribuno, laonde -si diede campana a martello, e si asserragliarono le strade. Quantunque -non accorressero in aiuto del tribuno gli Orsini e il popolo, come egli -sperava, pure egli era provveduto di tali forze che facilmente avrebbe -potuto sconfiggere chiunque se gli opponeva. Ma appena fu messa in -rotta una delle sue bandiere, che siccome uomo vile e codardo, senza -fare ulterior resistenza, si ritirò in castello Sant'Angelo, e poi -travestito da frate se ne fuggì, allorchè passò il re d'Ungheria alla -volta dell'Aquila. Nel dì 17 entrò in Roma Stefanuccio dalla Colonna, -ed, aboliti gli atti del tribuno, a riserva delle paci fatte, rimise -quella città all'ubbidienza del papa, e furono poi creati tre senatori, -un colonnese, un orsino e il legato pontificio. Cola di Rienzo, -divenuto mendico e screditato, si ridusse poi alla corte di _Carlo IV -re_ de' Romani, e, col racconto di varie rivelazioni e promesse di gran -cose, cominciò la tela di un'altra fortuna; ma informatone il papa, -volle nelle mani questo ciarlatano, e il tenne poi per molto tempo -incarcerato in Avignone. In due fazioni era ne' tempi correnti divisa -la città di Pisa, cioè nei Raspanti e Bergolini[1440]. Nel dì 24 di -dicembre si sollevarono i Bergolini, cioè i Gambacorti, gli Agitati -ed altri contra dei Raspanti, che comandavano allora a bacchetta, -e riuscì loro d'abbattere e scacciare Dino della Rocca, capo d'essa -fazione, co' suoi aderenti, e di prendere il dominio della terra: e -qui cominciò l'ascendente della famiglia Gambacorta. Secondo la Cronica -Estense[1441], in quest'anno _Luchino Visconte_ coll'aiuto di _Giovanni -marchese_ di Monferrato acquistò le città di Tortona e d'Alba. Anche -il marchese guadagnò per sè la terra di Valenza[1442]. E perciocchè -i continuati progressi di Luchino in Piemonte non potevano piacere -al _conte di Savoia Amedeo VI_, nè a _Jacopo di Savoia_ principe -della Morea, questi si collegarono col duca di Borgogna e col conte -di Ginevra contra di Luchino e del marchese di Monferrato. Guerra fu -fatta, e nel mese di luglio si venne ad un crudele combattimento, in -cui perì dall'una parte e dall'altra gran copia d'uomini e di cavalli; -ma in fine se ne andò sconfitto il marchese di Monferrato. Di questo -fatto d'armi non ebbero notizia nè Benvenuto da San Giorgio, nè il -Guichenone nella Storia della real casa di Savoia. - -NOTE: - -[1422] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1423] Chron. Estense, tom. 15 Rer Italic. Giovanni Villani, lib. 11, -cap. 84. - -[1424] Albert. Argentin., Chron. Rebdorf., Annal. - -[1425] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1426] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 98. - -[1427] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1428] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. - -[1429] Vita di Cola di Rienzo, Antiquit. Ital., tom. 3. - -[1430] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. eod. - -[1431] Petrarca, Rime. - -[1432] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 89. Johan. de Bazano, tom. 15 -Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1433] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni -Villani, lib. 12, cap. 88. - -[1434] Johan. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eodem. -Giovanni Villani, lib. 12, cap. 106. - -[1435] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1436] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[1437] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1438] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 12, -cap. 104. - -[1439] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1440] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 118. - -[1441] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1442] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLVIII. Indizione I. - - CLEMENTE VI papa 7. - CARLO IV re de' Romani 3. - - -Di funestissima memoria fu e sarà sempre l'anno presente a cagion -della furiosa peste che spogliò l'Italia, e a cui altra simile dianzi -non si era veduta, nè si vide dappoi. Portata essa di Levante dalle -galee genovesi nell'anno precedente[1443], fece di molta strage in -Firenze ed altre terre di Toscana, e più in Bologna e nella Romagna, -in Provenza ed in altre parti. Parve che nel novembre cessasse questo -micidial malore; ma siccome i popoli d'allora viveano molto alla -spartana, senza usar diligenza per tenerlo lungi, e venuto ch'era, per -liberarsene: così tornò egli più rigoroso e feroce di prima nell'anno -presente ad assalir il più delle città dell'Italia, e fu inesplicabile -la mortalità della gente dappertutto, fuorchè in Milano e in Piemonte. -Matteo Villani attesta[1444] che in Firenze e nel suo distretto dei -cinque uomini di ogni sesso ed età ne morivano i tre e più. Fra gli -altri vi lasciò la vita _Giovanni Villani_ suo fratello, autore di una -celebre storia, di cui han profittato finora gli Annali presenti. In -Bologna[1445] delle tre parti del popolo due rimasero prive di vita; -ed Agniolo di Tura scrive[1446] che nella città e borghi di Siena vi -perirono ottanta mila persone: il che par troppo. Passò poi questo -flagello in Francia, Alemagna, Inghilterra ed altri paesi, lasciando -dappertutto una non mai più udita desolazione. Non v'ha scrittore che -non ne parli con incredibil orrore: ed allora fu che i popoli rimasti -in vita cominciarono ad usar qualche diligenza per guardarsi da lì -innanzi da questo morbo distruggitore delle città: la qual cautela è -maggiormente dipoi andata crescendo in guisa, che se la pestilenza -è entrata in qualche contrada d'Italia, non ha fatto progresso -nell'altre, come poco fa s'è provato in quella dell'infelice Messina, a -cui si son posti buoni argini che durano tuttavia. Per tali precauzioni -e rigori corrono già circa cento quattordici anni che la Lombardia -non ha provata la terribile sferza di quel malore. Eransi postate al -fiume Volturno verso Capua le milizie della regina Giovanna[1447], -per contrastare il passo al re d'Ungheria, sotto il comando di _Luigi -principe_ di Taranto, e marito d'essa regina, che cogli altri Reali -era accorsa colà. Ma il re unghero, senza voler mettersi a passar -quivi il fiume, per la strada già tenuta dal _re Carlo I_ tirò alla -volta di Benevento, dove arrivò nel dì 11 di gennaio. Quivi, unito il -suo esercito, si trovò avere più di sei mila cavalli e un'infinità di -fanti; e concorsero a fargli riverenza ed omaggio tutti i baroni del -paese e gli ambasciatori di Napoli. A questo avviso i Reali, che erano -a Capoa, abbandonato Luigi principe di Taranto, si ritirarono a Napoli. -La stessa _regina Giovanna_, che s'era ridotta in un de' castelli, -udendo che già l'Unghero s'inviava a quella volta, nascostamente una -notte[1448], con quel poco tesoro che potè raunare, s'imbarcò in una -preparata galea, e fece dirizzar la prora verso Provenza. Arrivò poscia -il principe suo marito, ed anch'egli con Niccolò Acciaiuoli Fiorentino, -suo fidato consigliere, preso un picciolo legno, andò a sbarcare -nella Maremma di Siena. Giunse il re Lodovico nel dì 17 di gennaio ad -Aversa[1449]. Colà tutta la nobiltà di Napoli fu a fargli riverenza. -In un fiero imbroglio si trovarono allora i principi reali, egualmente -apprendendo il fuggire che il presentarsi al re. Furono assicurati con -salvocondotto, purchè non avessero tenuta mano all'assassinio del _duca -Andrea_. Pertanto vennero ad Aversa _Carlo duca_ di Durazzo, _Luigi_ -e _Roberto_ fratelli, e _Roberto_ e _Filippo_ principi di Taranto, -fratelli di _Lodovico_ marito della regina Giovanna. Furono accolti con -allegrezza ed onore, e desinarono nella sala, dove era anche la tavola -del re. - -Dopo il desinare, messa il re in armi tutta la sua gente, mostrando -di voler cavalcare a Napoli, volle vedere il verone, onde fu gittato -nel giardino il corpo dello strangolalo suo fratello. Quivi rivolto -al _duca di Durazzo_, l'accusò di quel misfatto, e dicono che il -convinse con lettere; e quantunque il duca si scusasse ed implorasse -misericordia[1450], gli Ungheri se gli avventarono addosso, e, feritolo -di più colpi, lo stesero morto a terra, e dipoi nel giardino medesimo -lanciarono il corpo suo. Gli altri Reali furono presi, messi nel -castello d'Aversa, e poscia con buona scorta inviati in Ungheria, -dove gran tempo dimorarono carcerati. Gran dire che vi fu per questa -barbarica giustizia. Molti la biasimarono, perchè fatta senza ordine -giudiciario, e perchè esso Carlo duca di Durazzo, oltre all'essere il -più compiuto e valoroso di quei principi, veniva creduto innocente; -altri poi giudicarono ben dovuta ai peccati di lui e degli altri Reali -la morte e prigionia suddetta. Entrò poscia il re Lodovico in Napoli, -ma senza volere il baldacchino preparatogli, e vestito di tutte armi -colla barbuta in capo, attendendo dipoi a far processi, a mutar gli -uffizii e a riformar la città, come a lui piacque. Avea la regina -Giovanna partorito un figliuolo, per nome _Carlo Martello_, creduto, -secondo le presunzioni, figliuolo del fu suo marito Andrea. Il re, -fattoselo condurre davanti, graziosamente il vide, e creollo duca di -Calabria, ma poi coi Reali prigioni l'inviò in Ungheria, acciocchè -fosse ivi educato. Fece poi istanze alla corte pontificia per ottener -la corona ed investitura di Napoli; ma _papa Clemente VI_ se ne mostrò -ben alieno, adducendo che non era provato per anche alcun reato nella -regina Giovanna; e che in ogni caso il regno era dovuto al fanciullo -Carlo Martello, con altre ragioni pubblicate dal Rinaldi[1451]. Tentò -parimente il re unghero d'impetrare l'investitura della Sicilia, e su -questo ancora riportò una bella negativa dal papa. Non si può negare, -molta fu la felicità del re Lodovico in conquistare un sì bel regno -in sì pochi giorni e senza colpo di spada; ma uguale non fu già la -prudenza di lui. Si pensò egli d'aver fatto tutto, dacchè niuno vi era -in quel regno che ricalcitrasse, e non gli avesse prestato omaggio; -nè si avvisò che più difficile era il conservare che l'acquistare -un paese, dove l'instabilità dei popoli e il desio continuo di cose -nuove sono malattie abituali di quelle contrade. Però licenziò tosto -buona parte dell'esercito suo; e perciocchè la pestilenza entrata in -quel regno vi facea gran macello[1452], non fidandosi egli di stare -in mezzo a sì fatti pericoli, determinò di ritornarsene in Ungheria. -Appena dunque passati quattro mesi dopo l'arrivo suo andò ad imbarcarsi -a Barletta, con aver deputato per suo vicario Corrado Lupo con altri -uffiziali e gente che governasse e difendesse il regno. Lasciò il re -mal soddisfatti i baroni napoletani colle sue asprezze e coll'aver -tolto a moltissimi i loro lucrosi uffizii. Si aggiunse il duro comando -e procedere dei ministri di lui, giacchè gli Ungheri ne' lor costumi -allora spiravano troppa barbarie, benchè Matteo Villani asserisca[1453] -che facevano buona giustizia, nè recavano danno o villania ad alcuno. -Comunque sia, si risvegliò ben tosto in quella nobiltà e in molti il -desiderio di riavere la _regina Giovanna_, sotto il cui governo, e -colle corti di tanti Reali, l'allegria e l'opulenza mai non mancavano -a quella insigne metropoli. Ne corsero le voci, e ne andarono anche gli -inviti alla regina medesima in Provenza. - -Ora è da sapere che questa principessa giunta che fu in Provenza, -perchè insorse sospetto ch'ella era per vendere quella provincia ai -Franzesi, fu detenuta come prigione da que' maggiorenti, e specialmente -dai signori del Balzo. In questo mentre _Lodovico principe_ di Taranto -suo marito, senza che gli fosse permesso di entrare in Firenze, -s'imbarcò a Porto Pisano[1454], e, non osando di metter piede in -Provenza, andò con Niccolò Acciaiuoli per altra via ad Avignone. -Quivi per mezzo del papa tanto si adoperò che fu rimessa in libertà -la regina. Ricevuta questa qual sovrana in quella città, dopo aver -guadagnati in suo favore i voti della corte pontificia, la quale -convalidò colla dispensa il contratto matrimonio, impiegò da lì innanzi -tutti i suoi pensieri per la ricupera del regno di Napoli. Le mancava -il più importante mezzo, cioè il danaro; si trovò in necessità di -vendere al papa e alla Chiesa romana la stessa città d'Avignone col suo -distretto[1455], per cui nondimeno ricavò, se è vero, solamente trenta -mila fiorini d'oro: il che pare piuttosto un prestito o un dono, che -una vendita di sì nobil città con ampio territorio. E perchè quella -città era feudo dell'imperio, siccome parte del regno arelatense, non -durò gran fatica papa _Clemente VI_ ad impetrare da _Carlo IV_ sua -creatura la cession di tutte le ragioni imperiali su quella città, di -modo che essa restò ed è tuttavia della santa Sede apostolica. Leggesi -lo strumento di tal vendita dato alla luce dal Leibnizio[1456], e -fatto non già nell'anno 1358, come per errore è ivi scritto, ma bensì -nell'anno presente 1348. In ricompensa di questo contratto diede il -papa a Luigi marito di Giovanna il titolo di re. - -Cotanto ancora esso Luigi e la regina sua moglie andarono limosinando -dagli amici e dai sudditi, che unirono danaro da poter noleggiare dieci -galee genovesi al loro servigio. E perciocchè Niccolò Acciaiuoli, -spedito innanzi da essi, fece lor sapere d'aver ben disposti gli -affari e gli animi de' baroni, e che avea preso al suo soldo il _duca -Guarnieri_ capo di mille e ducento barbute tedesche, cioè cavalieri; -s'imbarcarono senza perdere tempo in Marsilia nelle galee genovesi, -ed arrivati sul fine d'agosto a Napoli, con grande onore vi fecero la -loro entrata. Ma i castelli d'essa città erano tuttavia in mano degli -Ungheri, e convenne farne dipoi l'assedio. Abbiamo parlato all'anno -1342 del poco fa mentovato duca Guarnieri, e della sua compagnia. -Questa si sciolse allora, ma egli colle reliquie di essa passò dipoi -a' servigi del re d'Ungheria. Appena si trovò egli cassato di nuovo -da esso re, che si diede a formare un'altra non men possente compagnia -di quelle genti d'arme che non aveano più servigio. Venuto con questi -masnadieri in Campagna di Roma, cominciò a saccheggiare quelle terre -e castella che non si voleano riscattar col danaro[1457]. Perchè il -popolo di Anagni si animò a difendere la terra, con disegno di non -pagar tributo a quella mala gente, infuriati coloro con un generale -assalto entrarono per forza in quella città, e, messi a filo di spada -gli abitanti di ogni sesso, lasciarono quivi un orrido spettacolo -della crudeltà degli uomini, più fieri talvolta delle fiere stesse. -Siccome già accennai, benchè fosse preceduto qualche esempio di simili -compagnie di assassini, pure questo duca Guarnieri fu considerato in -questi tempi come principal autore e promotor delle medesime. - -Abbiamo dalla Cronica Estense che nel mese di aprile l'esercito di -_Luchino Visconte_ andò sul Genovesato ad assediare non so quai luoghi. -Secondo il Corio[1458], s'impadronì di Gavi e di Voltabio; ma Pietro -Azario aggiugne[1459] che Luchino, voglioso di sottomettere la città -di Genova al suo dominio, fece lega coi fuorusciti, cioè coi Doria, -Spinoli, Fieschi e Grimaldi, e spedì un grosso esercito allo assedio -di quella città sotto il comando di _Bruzio_ suo figliuolo bastardo, -e di Rinaldo degli Assandri di Mantova; e che sarebbe passata male -per quella città, se la morte di Luchino, di cui parleremo all'anno -seguente, non avesse interrotta quell'impresa. Giorgio Stella, -storico genovese, sotto questi tempi si fa conoscere mancante di -notizie intorno alla sua patria. Costume fu di Luchino di valersi -dei collegati, finchè servivano ad ingrandirlo; poscia non gli era -difficile il trovar motivi, o pretesti per volgere l'armi anche contra -di loro. _Giovanni marchese_ dì Monferrato gli avea fatto ottenere -Alba, Tortona ed altri luoghi; ma perciocchè anche egli, senza -dimenticare i proprii affari, avea ricuperato quasi tutte le terre del -suo marchesato, perdute per la mala condotta del _marchese Teodoro_ suo -padre, anzi era dietro a stendere più oltre le sue conquiste, Luchino -se ne ingelosì, e cominciò a mostrar del freddo verso di lui. Perciò il -marchese un dì, inaspettatamente si fuggì da Milano a Pavia, lasciando -indietro tutti i suoi famigli ed arnesi; e corse voce che, se tardava a -farlo, correva pericolo di qualche grave disgrazia. Si è veduto[1460] -che ancora i _Gonzaghi_, signori di Mantova e di Reggio, dianzi -erano tutti suoi, e principali autori furono di fargli conseguire il -dominio di Parma. Noi li troviamo nel presente anno non solo caduti -dalla sua grazia, ma eziandio assaliti quai nemici. Per ordine di lui -nel giorno 24 di maggio i sindaci e trombetti delle città di Brescia -e Cremona comparvero nella piazza di Mantova, facendo istanza che i -Gonzaghi restituissero alcune castella, appartenenti in addietro a -quelle comunità, con tutte le rendite percette dal dì dell'occupazione, -altrimenti intimavano loro la guerra. Perchè i Gonzaghi non si -sentirono voglia di restituirle, Luchino mosse l'armi contra di loro, -prese Casal Maggiore, Sabioneta, Piadena, Asolo, Montechiaro ed altre -fortezze, e il suo esercito passò sotto Borgoforte. - -Nel medesimo tempo _Mastino dalla Scala_ colle sue genti dall'una -parte, ed _Obizzo marchese_ d'Este colle sue dall'altra, marciarono -ai danni de' Mantovani. _Filippino da Gonzaga_[1461], che era ito con -cento barbute e ducento fanti a Napoli in servigio del re d'Ungheria, -tornato che fu a casa, unita quanta milizia potè, nel di 30 di -settembre andò improvvisamente a visitar l'esercito di Luchino ch'era -sotto Borgoforte[1462]; e, trovatolo senz'ordine, lo mise facilmente -in rotta: il che fu cagione che anche le milizie dello Scaligero e -dello Estense con gran fretta si ritirassero, lasciando indietro molti -de' loro arnesi. Se si ha qui da credere al Corio[1463], riuscì ai -maneggi del suddetto Luchino che in questo anno papa _Clemente VI_ -dichiarasse _Bernabò_ e _Galeazzo Visconti_, nipoti odiati e banditi -da esso Luchino, sospetti nella fede, spergiuri e detestandi, e che non -potessero contrarre matrimonio, nè godessero morendo dell'ecclesiastica -sepoltura: della qual nefanda dichiarazione appellarono quei due -fratelli all'imperadore. Se ciò è vero, non andò senza vergogna la -corte pontificia, con lasciarsi così travolgere dai privati odii di -Luchino; ma più sicuro è il sospendere la credenza di un tal fatto, -giacchè non se ne truova vestigio negli antichi storici. La fortuna -fu in quest'anno propizia alla casa de' Malatesti[1464]; imperciocchè -nel mese di maggio _Galeotto_, col consentimento dei cittadini, ebbe -il dominio della città d'Ascoli. Ma nelle storie napoletane altrimenti -si parla di questa città. _Malatesta_ anch'egli con esso Galeotto -suo fratello[1465] sconfisse nel dì 14 di novembre in un'imboscata -l'esercito di _Gentile da Mogliano_ signore di Fermo, ed ebbero -prigione lui stesso; e, se volle ricuperar la libertà, gli convenne -accordar loro quel che richiesero. Poscia nel dì 6 di dicembre, -invitato, esso Malatesta da alcuni cittadini d'Ancona, s'impadronì -amichevolmente dell'una parte di quella città, e colla forza -dell'altra. Capo d'Istria si ribellò ai Veneziani[1466], ma accorsi -questi con gagliarde forze, ricuperarono quella città colla prigionia -degli autori della sedizione. Tolta fu a _Carlo IV_ la città di -Trento, e data al _marchese di Brandeburgo_ figliuolo di _Lodovico_ il -_Bavaro_. Ma questo fatto in altre Croniche è raccontato sotto l'anno -seguente. - -NOTE: - -[1443] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 83. - -[1444] Matteo Villani, lib. 1, cap. 2. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. - -[1445] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital. - -[1446] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1447] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 110. - -[1448] Domin. de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1449] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Italic. - -[1450] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1451] Raynald., Annal. Eccles. - -[1452] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1453] Matteo Villani, lib. 1, cap. 16. - -[1454] Matth. Palmerius, in Vita Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital. -Giovanni Villani, lib. 12, cap. 114. - -[1455] Vita Clementis VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. -1. - -[1456] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 93. - -[1457] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1458] Corio, Istoria di Milano. - -[1459] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1460] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1461] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1462] Platina, Hist. Mant., tom. 12 Rer. Ital. - -[1463] Corio, Istoria di Milano. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXLIX. Indizione II. - - CLEMENTE VI papa 8. - CARLO IV re de' Romani 4. - - -Andò sossopra in quest'anno il regno di Napoli per la guerra insorta -in quelle parti[1467]. Molto paese occupavano tuttavia gli Ungheri. -Il re Luigi colla _regina Giovanna_ sua moglie, ben assistito dai -Napoletani, mentre si facea l'assedio de' castelli di quella città, -uscì in campagna coll'esercito suo, ed intraprese l'assedio di Nocera, -dove trovò de' bravi difensori. Domenico da Gravina, scrittore parziale -del re d'Ungheria, descrive[1468] i varii avvenimenti di quella guerra. -Dopo lunga difesa le fortezze di Napoli vennero in potere della regina; -e intanto la maggior parte delle terre del regno inalberarono le -bandiere della medesima, di modo che gli Ungheri non aveano più che -Manfredonia, il Monte di Santo Angelo, Ortona, Guiglionese ed alcune -castella in Calabria. La città di Nocera si arrendè al re Luigi, marito -della regina, ma non già il castello che era fortissimo. Gli Ungheri, -comandati da Corrado Lupo vicario del re Lodovico d'Ungheria, a forza -d'armi presero e saccheggiarono la città di Foggia. Obbligarono inoltre -il re Luigi ad abbandonar l'assedio d'esso castello di Nocera, per -colpa specialmente del _duca Guarnieri_, uomo di niuna fede, il quale, -nello stesso tempo che militava ai servigi di esso re Luigi, teneva -intelligenza con Corrado Lupo, e guastava tutti i disegni: il che fece -calar non poco di riputazione il medesimo re Luigi. Andò tanto innanzi -la malvagità di costui, che stando egli a Corneto con quattrocento -cavalieri alla guardia di quella terra, una notte si lasciò sorprender -ivi con tutta la sua gente da Corrado, e fu ritenuto prigione. -Comunemente fu creduto che fosse concertato fra loro il fatto. Misesi -egli una taglia di trenta mila fiorini d'oro; e perchè il re Luigi -negò di volerlo riscattare a sì alto prezzo, si servì egli di questo -pretesto per prendere servigio nella armata degli Ungheri, e trasse a -sè quanti Tedeschi potè; perlochè peggiorarono di molto gli affari del -re Luigi, che si ritirò malconcio a Napoli. Crebbe ancora l'esercito -degli Ungheri per la venuta di _Stefano vaivoda_ di Transilvania con -più di trecento nobili ungheri: laonde alla loro ubbidienza tornarono -Baroli, Trani, Bitonto, Giovenazzo, Molfetta ed altri luoghi. Ma -sopprattutto in lor vantaggio tornò l'acquisto della città d'Aversa, -i cui abitanti volontariamente loro si sottomisero. S'inoltrò poi -l'esercito ungarico del re Lodovico verso Napoli, e fatto correr -voce falsa che fra i soldati ungheri e tedeschi fosse insorta gran -discordia, s'invogliarono i Napoletani di venir con loro a battaglia. -Adunque nel dì 6 di giugno, benchè il re Luigi contraddicesse[1469], -i baroni napoletani con gran baldanza e pompa uscirono ed ordinarono -le loro schiere contra gli Ungheri; ma furono così ben ricevuti, che -presto andarono in rotta, e vi restarono prigionieri _Roberto di San -Severino, Raimondo del Balzo_, il _conte d'Armignacca_ e buona parte -de' principali nobili della città di Napoli. Per tal vittoria scorrendo -gli Ungheri sino alle porte della città, obbligarono que' cittadini a -ricomperar la loro vendemmia collo sborso di venti mila fiorini d'oro. -In questo piede erano gli affari di Napoli, mentre anche in altri -luoghi del regno continuava la guerra, ora prospera per gli uni ed ora -per gli altri. - -Nel dì 24 di gennaio di quest'anno la morte troncò il corso alla vita -e all'ingrandimento, che tutto dì si facea maggiore, di _Luchino -Visconte_[1470]. La città di Milano gli era sommamente obbligata, -perchè magnificata oltre modo da lui in potenza, ricchezze ed impieghi -lucrosi, conservata in pace, e regolata non men essa che tutte l'altre -città a lui soggette con incorrotta giustizia. Se vogliamo stare -all'opinione di Giovanni da Bazzano[1471], egli morì di peste; ma -da altra cagione credettero altri proceduta la sua morte. Siccome -dicemmo all'anno 1347, _Isabella del Fiesco_ sua moglie, donna di -molta avvenenza, andò per cagion di voto, vero o finto, a San Marco -di Venezia. Questa libertà le diede campo di soddisfare alle sue -illecite voglie contra la fede maritale. Benvenuto Aliprando[1472] e -dopo lui Bartolomeo Platina nelle Storie di Mantova[1473], chiaramente -scrivono che essa invaghita di _Ugolino Gonzaga_, seco il condusse -a Venezia con familiarità detestabile; e perchè le dame e donne di -confidenza avrebbono potuto rivelare il segreto, ad esse ancora fu -dato agio di procacciarsi quella pastura che vollero. I malanni di -casa d'ordinario son gli ultimi a saperli i padroni e mariti, e Luchino -finalmente scoprì i proprii. Fanno i suddetti storici mantovani autore -dello scoprimento _Mastino dalla Scala_, il quale in questa maniera -attizzò lo sdegno di Luchino contra dei Gonzaghi. E certo s'egli vivea -più lungo tempo ne avrebbe procurato lo sterminio, come attesta il -Gazata[1474]. Ma non sussiste già che Luchino facesse imprigionar la -moglie, come asserisce il Platina. Secondo altri, accortasi ella essere -venuto il marito in cognizione de' suoi falli, s'affrettò a dargli il -veleno, per cui terminò i suoi giorni[1475]. Sembra nondimeno alquanto -inverisimile che la cagion della guerra contro ai Gonzaghi procedesse -da questo, perchè tanto tempo prima l'abbiam veduta incominciata, -nè intanto si scorge che Luchino facesse risentimento alcuno contra -della moglie. Pietro Azario[1476], scrittore contemporaneo, e ben -informato di quegli affari, confessa gli scandali accaduti nel divoto -pellegrinaggio d'Isabella del Fiesco e delle sue dame; ma perciocchè -l'amore e la tosse non si possono occultare, n'ebbe in fine contezza -il tradito Luchino. Gli scappò detto un dì di voler fare in breve -la maggior giustizia che mai avesse fatto in Milano. Rapportata alla -moglie questa parola, sospettò o s'accorse che la festa era preparata -per lei. L'Azario non volle dire di più, e terminò il racconto con quel -verso attribuito a Catone: - - _Nam nulli tacuisse nocet. Nocet esse locutum._ - -Secondo lo stesso Azario, l'_arcivescovo Giovanni_ fece giurar fedeltà -a _Luchino Novello_ figliuolo del defunto suo fratello Luchino: il -che par difficile a credersi. _Bruzio_, figliuolo bastardo di Luchino, -che in addietro era stato il primo nobile della corte paterna, e come -secondo padrone di Milano, avea tiranneggiato massimamente Lodi, -della qual città era governatore (siccome persona, che dopo aver -molto applicato alle lettere, d'esse unicamente s'era poi servito -per commettere delle iniquità), se ne fuggì, e andò ramingo un pezzo, -finchè in una città de' Veneziani meschinamente morì. Succedette, se -pure non vogliam dire che continuò _Giovanni Visconte_ arcivescovo di -Milano nel dominio di Milano, Lodi, Piacenza, Borgo San Donnino, Parma, -Crema, Brescia, Bergamo, Novara, Como, Vercelli, Alba, Alessandria, -Tortona, Pontremoli ed altri luoghi in Piemonte. E benchè gli Astigiani -si fossero dati a Luchino solamente durante la di lui vita, pur volle -anch'egli la signoria di quella città. Una delle prime sue azioni -quella fu di richiamar dall'esilio i due suoi nipoti _Bernabò_ e -_Galeazzo_, figliuoli di Stefano suo fratello, che Luchino avea banditi -_propter opera ipsorum non bona_, siccome scrive il Gazata[1477]. -Liberò ancora esso arcivescovo dalle carceri _Lodrisio Visconte_ suo -cugino[1478], imprigionato, allorchè fu sconfitto a Parabiago da _Azzo -Visconte_. Fece inoltre Giovanni arcivescovo sul fine d'aprile pace -coi _Gonzaghi_; ma fra essi Gonzaghi e _Mastino dalla Scala_ non cessò -la guerra. Ne' mesi di aprile e giugno l'esercito veronese, condotto -da _Cane Scaligero_ figliuolo di _Mastino_, venne a dare il guasto al -Mantovano, con lasciar dappertutto funesti segni dell'odio suo. Ed -essendosi poi quelle genti ritirate nel dì 3 d'agosto, l'armata de' -Mantovani, consistente in mille cavalli e gran quantità di fanteria, -passò sul Veronese per rendere la pariglia agli Scaligeri. Per -tradimento s'impadronirono del castello di Valezzo; ma sopraggiunto -_Alberto dalla Scala_ col suo sforzo, loro diede addosso, e li -sconfisse. Per un trattato che era con alcuni cittadini di Jesi[1479], -_Malatesta Unghero_, figliuolo di _Malatesta de' Malatesti_ signore di -Rimini, entrò con copia d'armati in quella città nel dì 10 di gennaio. -Allora messer _Uomo di santa Maria_, che n'era signore, colle milizie -sue e degli amici fece quanta difesa mai potè, e lungo fu il contrasto -dell'armi fra loro; ma in fine prevalse il Malatesta, e rimase -padrone della città. Nel dì primo di settembre[1480] (Matteo Villani -scrive[1481] nel dì 4 d'esso mese) un fierissimo tremuoto si fece udire -per la maggior parte d'Italia, e massimamente nella Puglia, dove le -città dell'Aquila e d'Ascoli ed altre terre patirono immenso danno. -Anche in Perugia precipitarono molte torri e case. E la terza parte del -tetto della basilica di S. Paolo fuori di Roma cadde con assai altre -chiese e fabbriche in Roma stessa. Dei danni patiti in Napoli, Aversa, -Monte Casino, San Germano, Sora ed altri luoghi parla Matteo Villani. -In questi tempi fiorivano _Bartolo da Sassoferrato_ e _Francesco -Petrarca_ Fiorentino, l'uno gran legista, e l'altro poeta celebre; e -cominciò anche a farsi conoscere _Giovanni Boccaccio_ da Certaldo. La -Sicilia era tutta sconvolta per due potenti fazioni insorte in quel -regno, giacchè il re era tuttavia di poca età ed incapace di governo, -e la morte gli avea rapito il valoroso suo zio, che col suo senno -avea tenuto in addietro que' popoli in freno; laonde infelicissima -divenne quell'isola, verificando il detto del Savio, che per lo più una -pensione della minorità de' regnanti sono i disordini. - -NOTE: - -[1464] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1465] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1466] Rafain., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1467] Matteo Villani, lib. 12, cap. 35. - -[1468] Dominicus de Gravina, tom. 12 Rer. Ital. - -[1469] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1470] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. - -[1471] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1472] Benven. Aliprando, Cronica di Mantova, tom. 5 Antiquit. Ital. - -[1473] Platin., Hist. Mant., tom. 20 Rer. Ital. - -[1474] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1475] Corio, Istoria di Milano. - -[1476] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. - -[1477] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1478] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1479] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cronica Bolognese, tom. 18 -Rer. Ital. - -[1480] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. - -[1481] Matteo Villani, lib. 1, cap. 45. - - - - - Anno di CRISTO MCCCL. Indizione III. - - CLEMENTE VI papa 9. - CARLO IV re de' Romani 5. - - -Gran celebrità diede all'anno presente il giubileo istituito in Roma -da papa _Clemente VI_[1482], il quale per le istanze de' popoli, -e massimamente de' Romani, ridusse a cinquant'anni questa piissima -funzione, adducendo tutti che troppo lungo era Io spazio di cento anni -decretato da papa _Bonifazio VIII_, perchè resterebbe da questo pio -vantaggio esclusa almeno un'intera generazion di cristiani. L'avere -il papa nell'anno precedente intimata a tutti i popoli cristiani la -concessione di tanta indulgenza e perdono, fece muovere un'infinità -di gente alla volta di Roma; e stimolo grande s'accrebbe alla lor -divozione dal terribil ceffo della morte, che per cagion della -pestilenza si era lasciato vedere per tutto, o quasi per tutte le -Provincie cristiane ne' tre anni precedenti, e tuttavia durava in -qualche paese. Maraviglia fu il vedere l'immensa quantità di gente -che da tutte le parti della cristianità concorse a questo perdono. -Piene continuamente erano le strade maestre dell'Italia di viandanti, -come nelle fiere[1483]; e Matteo Villani calcolò che in Roma, durante -la quaresima, si contasse (se pure è credibile) un milione e ducento -mila pellegrini: di modo che troppo superiore fu il concorso di questa -volta in paragone dell'altro dell'anno 1300. Tutta, per così dire, Roma -era un'osteria, e la divozione altrui mirabilmente servì all'avidità -de' Romani, che ricavarono tesori da tanta gente, guadagnando anche -sfoggiatamente per la carezza degli alloggi e de' viveri, senza volere -che i forestieri ne conducessero, per assorbir essi tutto il guadagno. -E perciocchè questo loro ingordo contegno produsse talvolta mancanza -di vettovaglia, ne nacquero tumulti, e il _cardinale Annibaldo_ da -_Ceccano_ legato apostolico corse dei pericoli[1484]. Questi poi, -prima che compiesse l'anno presente, attossicato con assai di sua -famiglia, cessò di vivere. De' tanti tesori che colarono in questa -congiuntura nelle chiese di Roma, l'una parte toccò alle chiese -medesime, e l'altra al papa, il quale impiegò poi questo danaro in -raunar milizie per far guerra in Romagna. Conte di quella provincia -era _Astorgio di Duraforte_; e trovando egli tutte le città occupate -da' signori che nella storia ecclesiastica son chiamati tiranni, si -mise in cuore di ricuperar tutto il paese. Per questo fine richiese -d'aiuto i principi di Lombardia e i comuni di Toscana, accompagnando le -richieste sue con premurose lettere del papa. L'_arcivescovo di Milano_ -gl'inviò cinquecento barbute. _Mastino dalla Scala_, i _Pepoli_ signori -di Bologna ed _Obizzo Estense_ signor di Ferrara e Modena gliene -mandarono a proporzione. Non si vollero incomodare per lui i Toscani. -La prima impresa, che tentò questo ministro pontificio, fu contra di -Faenza, signoreggiata allora da _Giovanni de' Manfredi_, che dianzi ne -avea cacciate le genti del conte[1485]. Nel dì 16 di maggio imprese -l'assedio del castello di Solaruolo. Il Manfredi, che avea preveduto -il colpo, vi aveva introdotta una buona guarnigione, e questa fece -gagliarda difesa sino al dì 6, oppure 8 di luglio, in cui succedette -una strepitosa novità. Trattava _Giovanni de' Pepoli_ d'aggiustamento -fra il conte della Romagna e Giovanni Manfredi, per far rendere alla -Chiesa Faenza. Mostrò il conte desiderio di abboccarsi col Pepoli prima -di conchiudere il trattato; e il Pepoli, benchè contro il parere di -_Jacopo_ suo fratello, che doveva essere più accorto di lui, andò a -trovarlo nel campo di Solaruolo. Fu ricevuto con gran festa; ma andò -questa a terminare in suo grave affanno, perchè fu fatto prigione con -un suo nipote figliuolo di Jacopo: ducento cavalieri da lui mandati -in aiuto del conte furono anche essi presi, rubati di tutto e ritenuti -prigioni. Il Manfredi e _Francesco degli Ordelaffi_ signore di Forlì, -per resistere al conte Astorgio, aveano preso al lor soldo il _duca -Guarnieri_ condottiere di cinquecento barbute tedesche, il quale si era -partito dal regno di Napoli, siccome dicemmo. Fece correr voce il conte -ch'esso duca, per trattato di Giovanni de' Pepoli, era venuto a Faenza, -e per questo egli avea fatto mettere le mani addosso al Pepoli. Se ciò -sussistesse, nol so dire: ben so che questa prigionia fu universalmente -tenuta per un gran tradimento, e che in que' tempi i ministri inviati -dal papa in Italia furono per lo più in concetto d'uomini di poca -lealtà e capaci di tutto, ma spezialmente attenti ad empiere le loro -borse. Abbiamo dalla Cronica Estense che nel precedente giugno avea lo -stesso conte della Romagna tenuto dei trattati segreti, con promessa -di trenta mila fiorini d'oro ai traditori, per far uccidere Giovanni e -Jacopo dei Pepoli; ma, scoperta la trama, ebbe fine colla morte di due -nobili bolognesi. Condotto _Giovanni de' Pepoli_ nelle carceri d'Imola, -gli fu proposto, se amava la libertà, di cedere Bologna all'armi -del papa: al che si mostrò egli o fintamente o veramente disposto, -e cominciò a scriverne a Jacopo suo fratello. Intanto il conte -s'impadronì di Castello San Pietro; ma perciocchè le sue soldatesche, -per ritardo di paghe, si ammutinarono, pretendendo settanta mila -fiorini d'oro, il conte, non avendo altro ripiego, mise in lor mano -Giovanni de' Pepoli per pegno, con tassare il di lui riscatto ottanta -mila fiorini d'oro. Oltre a ciò, lasciò loro in guardia Castello San -Pietro, ed accrebbe poi le ostilità contra Bologna. Fece allora _Jacopo -de' Pepoli_ venire il _duca Guarnieri_ con sua gente per difesa della -città, e ricorse ancora per aiuto a _Giovanni Visconte arcivescovo_ e -signor di Milano. Bella occasione di pescar nel torbido parve questa -al Visconte, personaggio pieno d'ambizione e di vaste idee non meno del -fu suo fratello Luchino. Anch'egli perciò mandò un corpo di cavalleria -in rinforzo ai Pepoli. Gliene spedì eziandio _Ugolino Gonzaga_, e vi -andò in persona _Malatesta_ signor di Rimini con assai gente: stomacati -tutti del tradimento fatto dal ministro papale a Giovanni de' Pepoli. -Per lo contrario, _Mastino dalla Scala_, ricordevole che i Pepoli erano -stati in lega coi Gonzaghi contra di lui, inviò nuova gente in sussidio -del conte della Romagna. - -Trovandosi intanto Giovanni de' Pepoli in ostaggio de' soldati -pontificii, venne ad un accordo, promettendo loro venti mila fiorini -d'oro di presente, e il resto per tutto il dì 6 di settembre; e se -ciò non eseguiva, di tornar nelle loro forze, con dare intanto per -ostaggi i suoi figliuoli. Ebbero esecuzione i patti, ed egli rimesso -in libertà, giacchè gli andò a vuoto un trattato di sorprendere -il conte della Romagna, nel dì 9 di settembre cavalcò a Milano per -trattare con Giovanni Visconte de' suoi affari. Trovavansi questi in -male stato, perchè forze non c'erano per resistere alla guerra mossa -dal conte di Romagna, e mancava la pecunia per riscattare i figliuoli. -Parte dunque per necessità, e parte per vendicarsi del medesimo conte, -segretamente vendè la città di Bologna all'arcivescovo Visconte per -ducento mila fiorini, secondo Matteo Villani[1486]; laonde il Visconte -spedì tosto a Bologna i due nipoti _Bernabò_ e _Galeazzo_ con gran -gente d'armi come ausiliarii de' Pepoli. Allorchè essi Pepoli si -avvisarono d'essere assai forti per poter eseguire il contratto[1487] -fecero eleggere signor di Bologna _Giovanni Visconte_ nel dì 25 -d'ottobre, ma con rabbia e dispetto de' migliori e del popolo tutto, -che andava gridando per le strade: _Noi non vogliamo essere venduti_. -Tuttavia bisognò prendere il giogo. Era ne' tempi addietro Bologna -considerata, non come una città, ma come una provincia: tanto lungi -si stendeva il suo distretto, e tanta era la copia degli scolari, i -quali talvolta arrivarono al numero di tredici mila. L'acquisto fattone -dall'arcivescovo di Milano fu un principio di grandi sciagure per -essa città, sì perchè il popolo guelfo di fazione non sapea sofferire -il giogo dei Ghibellini, e sì perchè di ciò s'ingelosirono forte i -Fiorentini ed altri principi di Lombardia, conoscendo abbastanza la -sfrenata avidità del Biscione: che così si cominciò a soprannominar -la casa dei Visconti per cagione della vipera, ossia del serpente -dell'armi sue gentilizie. Nei patti suddetti Jacopo de' Pepoli si -riserbò la signoria di San Giovanni in Persiceto e di Sant'Agata, e -Giovanni quella di Crevalcuore e Nonantola: il che maggiormente accese -l'odio de' Bolognesi contra dei Pepoli. - -Fu in quest'anno[1488] che _Giovanni Visconte_, per meglio stabilire la -sua casa, procurò a _Bernabò_ suo nipote in moglie _Regina_ figliuola -di _Mastino_, e all'altro suo nipote Galeazzo _Bianca_ sorella di -_Amedeo VI conte_ di Savoia. Sul fine di settembre in Verona fu sposata -Regina, e alla nobil funzione intervennero _Obizzo marchese_ d'Este e -_Jacopo da Carrara_ signor di Padova, i quali, secondo l'uso di que' -tempi, non dimenticarono di fare degli splendidi regali alla sposa. -Celebraronsi poscia con pompa maggiore in Milano nel giorno medesimo le -nozze di amendue, e quelle ancora di _Ambrosio_ figliuolo di _Lodrisio -Visconte_. Successivamente nel mese di novembre _Can Grande dalla -Scala_ figliuolo di Mastino prese per moglie _Isabella_ figliuola del -già _Lodovico il Bavaro_, e sorella del _marchese di Brandeburgo_. -Corte bandita e gran solennità fu fatta in Verona per questa occasione -Nell'anno presente[1489] _Lodovico degli Ordelaffi_ s'impadronì di -Bertinoro, e _Francesco degli Ordelaffi_ occupò Meldola. Erano essi -collegati coi _Manfredi_ di Faenza contro al conte di Romagna. Guerra -in questi tempi bolliva tra il patriarca di Aquileia _Beltrando_, -Guascone di patria, prelato di grandi virtù, e il _conte di Gorizia_, -con cui si erano uniti molti castellani del Friuli ribelli del -patriarca[1490]. Mentre con ducento uomini d'armi era esso patriarca in -viaggio verso Udine, fu colto da' nemici; nè solamente andò sconfitta -la sua gente, ma restò egli preso, e, trafitto da un colpo di spada, -vi lasciò miseramente la vita. Ciò pervenuto all'orecchio del duca -d'Austria, corse frettolosamente con poderosa copia di combattenti -nel Friuli, e si mise in possesso d'Aquileia, d'Udine e degli altri -luoghi, alla riserva di Sacile. Gran vendetta fu poi fatta di questo -esecrando misfatto. Avea fin qui con assai prudenza governata la città -di Padova _Jacopo da Carrara_, e s'era guadagnato l'amore del pubblico, -ma non già di Guglielmo bastardo da Carrara, che per li suoi cattivi -portamenti era sequestrato in Padova[1491]. Perchè costui non poteva -ottener la licenza d'andarsene a suo piacimento, talmente s'inviperì, -che nel dì 21 di dicembre, festa di san Tommaso, trovandosi con esso -solo in una camera, sfoderato un coltello, gli tagliò il ventre, -onde cadde morto a terra, Guglielmo dalle guardie fu messo in brani. -Universale fu il pianto de' cittadini per questa perdita; e perciocchè -non si trovava in città se non _Marsilio_ fanciullo, figliuolo di esso -Jacopo, fatto un gran concorso al palazzo, fu creduto bene di metterlo -a cavallo e di condurlo per la città, acciocchè si tenesse in quiete il -popolo, finchè venissero _Jacopino_ fratello e _Francesco_ primogenito -dell'ucciso signore, i quali venuti nel dì 22 del suddetto mese, -entrambi furono di comun concordia del popolo proclamati signori. - -Terminò in quest'anno sul principio di gennaio o di febbraio i suoi -giorni _Giovanni da Murta_ doge di Genova, dopo aver con assai zelo -e prudenza governata quella repubblica[1492]. In luogo suo fu eletto -_Giovanni di Valente_. Ma in questo anno ebbe principio una nuova -guerra fra i Genovesi e i Veneziani, nazioni emule da gran tempo per -la mercatura che faceano in Levante. Erano i primi padroni di Gaffa -nella Crimea[1493], e pretendendo che i Veneziani non navigassero nel -mar Nero, ossia Maggiore, presero alcuni loro legni, e ne ritennero -la mercatanzia. Essendo riuscite vane le istanze fatte per via di -ambasciatori, affinchè restituissero il maltolto, adunarono i Veneziani -una flotta di trentacinque galee sotto il comando di Marco Ruzino. Con -questa avendo colte nel di 29 di agosto quattordici galee di mercatanti -genovesi ad Alcastri, cinque ne presero, e all'altre fu messo fuoco -da' Genovesi medesimi; oppure, secondo lo Stella, dieci vennero alle -loro mani, e quattro si salvarono a Scio. Più di mille prigioni furono -condotti a Negroponte. Ecco dunque dichiarata la guerra fra queste -due nazioni, sì potenti allora in mare. Diede essa motivo dipoi a' -Veneziani di collegarsi col _re di Aragona_, nemico anch'esso de' -Genovesi; e di queste maledette divisioni e rivalità de' cristiani -seppero ben profittare allora i Turchi con istendere la loro potenza -nell'Asia. Benchè sembrassero gli affari del re d'Ungheria in assai -buono stato dopo la rotta data ai Napoletani, pure cangiarono presto -faccia per l'infedeltà ed ingordigia de' Tedeschi, comandati dal _duca -Guarnieri_. Cominciarono essi a tumultuare in Aversa per cagion delle -paghe che non correvano[1494]. _Stefano vaivoda di Transilvania_, -generale dell'armata unghera, tentò di placarli col dar loro nelle -mani i baroni napoletani prigioni, acciocchè col riscatto di essi -si rimborsassero. Racconta il Gravina che que' crudi masnadieri, -per indurre essi nobili a pagare cento mila fiorini d'oro, con varii -tormenti li ridussero quasi a morte: laonde promisero di pagare quella -somma, che Matteo Villani fa ascendere fino a ducento mila fiorini. -Ma neppur questo bastando al compimento delle paghe da loro pretese, -si scoprì una risoluzione da lor fatta di far prigione lo stesso -vaivoda. Perlochè il vaivoda una notte con tutti i suoi Ungheri se ne -andò alla volta di Manfredonia. Rimasti i Tedeschi padroni d'Aversa e -d'altri luoghi, trattarono una tregua col _re Luigi_ e coi Napoletani, -ricavandone cento mila fiorini d'oro. Cento altri mila furono loro -promessi, se cedevano Aversa, Capoa ed altri luoghi ad esso re Luigi. -Ma in fine costoro, non avendo più sussistenza di viveri, si ritirarono -da Aversa, e la depositarono in mano del cardinal di Ceccano[1495]. -Il duca Guarnieri con settecento cavalieri, siccome dicemmo, venne -dipoi a Forlì e Bologna, dove prese soldo. Corrado Lupo con altri -Tedeschi si acconciò di nuovo ai servigi del vaivoda. Avendo poscia -il re Luigi ripigliato Aversa, e fortificatala, parevano risorti i -di lui affari, quando eccoti _Lodovico re_ d'Ungheria, che con gran -gente, mosso dalle sue contrade, viene a sbarcare in Manfredonia. -Unite insieme le sue forze in Baroli, si trovò che ascendevano a quasi -quattordici mila Ungheri a cavallo ed otto mila Tedeschi parimente -cavalieri, e a quattro mila fanti lombardi. Il Villani, forse con più -fondamento, la fa minore di qualche migliaio. Conquistò Bari, Bitonto, -Baroli, Canosa, Melfi, Matalona, Trani ed altre terre. I Salernitani -gli aprirono le porte: in una parola venne alle di lui mani, fuorchè -Aversa e Napoli, tutta la Terra di Lavoro. Lungo tempo si trattenne -dipoi il re d'Ungheria all'assedio di Aversa, nè, per quanti assalti -desse alla terra con gran perdita di sua gente, potè vincerla. L'ebbe -in fine per trattato da quei cittadini. Ma intanto papa _Clemente -VI_ non intermetteva diligenza alcuna per mettere fine a questo fiero -sconvolgimento del regno di Napoli, facendo proporre, per mezzo di due -cardinali, tregua o pace. Il re d'Ungheria, che gran voglia avea di -ritornarsene al suo paese, vi diede orecchio; molto più il _re Luigi_ e -_la regina Giovanna_ sua moglie, che erano giunti al verde, nè sapeano -più come sostenersi. Fu dunque rimessa al pontefice la cognizion della -differenza, con che intanto i due re e Giovanna uscissero del regno. -Se si trovava colpevole la regina della morte del _duca Andrea_, dovea -perdere il regno, e questo darsi al re unghero; se innocente, avea -da tornarne in possesso, e pagare al re unghero per le spese della -guerra trecento mila fiorini d'oro. Venne il re d'Ungheria per sua -divozione a Roma, e poscia si ridusse ai suoi stati d'Ungheria. La -sentenza della corte pontificia in fine fu favorevole alla _regina -Giovanna_, come ogni saggio ben prevedeva; e il re di Ungheria per -sua magnanimità neppur volle o pretese i trecento mila fiorini, che -gli si doveano secondo i patti. In quest'anno _Benedetto di Buonconte -de' Monaldeschi_, dopo avere ucciso due de' suoi consorti, si fece -signore d'Orvieto. _Giovanni de' Gabrielli_ anch'egli prese la signoria -di Gubbio; e perciocchè i Perugini andarono all'assedio di quella -città, il tiranno chiamò in suo aiuto _Bernabò Visconte_, che per -l'arcivescovo suo zio vi mandò un rinforzo di cavalleria, e in questa -guisa si difese. - -NOTE: - -[1482] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1483] Matteo Villani, lib. 1, cap. 56. - -[1484] Vita di Cola di Rienzo, Antiquit. Ital. - -[1485] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[1486] Matteo Villani, lib. 1. Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. -Ital. - -[1487] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1488] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortusiorum Histor., tom. 12 -Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1489] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1490] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1491] Gatari, Histor. Padov., tom, 17 Rer. Ital. Cortus. Histor. - -[1492] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1493] Marino Sanuto, Ist., tom. 22 Rer. Ital. - -[1494] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1495] Matteo Villani, lib. 1, cap. 87. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLI. Indizione IV. - - CLEMENTE VI papa 10. - CARLO IV re de' Romani 6. - - -L'acquisto fatto da _Giovanni Visconte_ arcivescovo di Milano della -città di Bologna, con indignazione era stato inteso da papa _Clemente -VI_[1496], sì per vedere occupata da un sì potente signore una sì -riguardevol città della Chiesa, come ancora per conseguenze fastidiose -che ne poteano avvenire. Però nel novembre dell'anno precedente gli -avea scritto un breve fulminante, con ordine di restituire entro un -termine prefisso quella città, e con intimazione delle censure contra -di lui, di _Galeazzo_ suo nipote e dei _Pepoli_, se non ubbidiva. -Mandò anche in Italia nell'anno presente un suo nunzio per far leghe -contra del Visconte. Se s'ha in ciò da prestar fede al Corio[1497], -arrivato questo nunzio a Milano nel gennaio di quest'anno, rinnovò le -istanze pontificie per la restituzion di Bologna, e disse per parte del -papa al Visconte, che si eleggesse, o d'essere solamente arcivescovo, -o solamente principe temporale, perchè l'uno e l'altro non volea -che fosse. Aspettò l'arcivescovo a dargli la risposta la seguente -mattina nel duomo, dopo aver celebrata solenne messa. Fatta ripetere -l'istanza del nunzio in presenza del popolo, prese colla man manca la -croce, e coll'altra una spada nuda, e disse al prelato: _Monsignore, -risponderete al papa da parte mia, ch'io con questa difenderò l'altra_. -Il pontefice, avuta questa risposta, sottopose all'interdetto tutte -le città dell'arcivescovo, e citò lo stesso arcivescovo a comparire in -Avignone: al che gli fece sapere d'essere pronto. Diede intanto ordine -al suo ministro d'Avignone di far quivi de' preparamenti per dodici -mila cavalli e sei mila fanti; e il ministro cominciò con furia a -preparar fieno e case per li forestieri che il Visconte andava mandando -colà. Avvisatone il papa, volle saperne da esso ministro la cagione: e -uditala, e che la spesa già fatta ascendeva a quaranta mila fiorini, -gli rimborsò quella somma, e comandogli di far sapere al suo padrone -che non s'incomodasse per venir colà. Non farei sicurtà io che questo -non fosse uno di que' racconti che vengono dal popolo per esaltar le -cose del proprio paese. Quello che è fuor di dubbio, l'oro, sì potente -in tante altre congiunture, qui ancora esercitò il suo potere. Cioè -nel dì 24 di settembre dell'anno presente ebbe maniera il Visconte di -riportar dal papa l'investitura di Bologna collo sborso di centomila -fiorini d'oro in due rate; e così cessò tutta la collera della corte -pontificia contra del Biscione. Ma da Matteo Villani[1498] questo -accordo è riferito al dì 8 di maggio, e dal Gazata[1499] all'ottobre -dell'anno seguente. Secondo lo stesso Villani, il Visconte diede da -bere a tutti i maggiorenti d'essa corte, come dicono in Milano, nella -tazza di santo Ambrosio. E perciocchè i Fiorentini, pensando ai casi -loro, studiaronsi di far venire in Italia _Carlo IV_ re de' Romani, -seppe molto bene l'arcivescovo trattenere quest'altro principe con -aurei regali, e con rappresentargli, qual indecenza sarebbe il venire -contra chi sosteneva i diritti dell'imperio in Italia, laddove i -Fiorentini e gli altri Guelfi non cercavano se non di abolirli. - -Mentre queste cose passavano in corte del papa, _Bernabò Visconte_, -il quale in vece del fratello _Galeazzo_ era ito al comando di -Bologna[1500], riscattò dalle mani de' Tedeschi i due figliuoli di -_Giovanni dei Pepoli_, e da essi ricavò ancora il possesso di Castello -San Pietro, e ricuperò Lugo, ed ogni altra fortezza e castello del -Bolognese. Il _duca Guarnieri_ soddisfatto delle sue paghe, e carico -d'oro, andò ai servigi di _Mastino dalla Scala_; e il conte della -Romagna[1501], cioè _Astorgio di Duraforte_, accortosi tardi della -pazza sua condotta e dei mali effetti della sua dislealtà, screditato -se ne tornò oltramonti. A dì 14 di aprile arrivò al governo di Bologna -_Giovanni Visconte_ da Oleggio. La parzialità e fidanza grande che -aveva in costui l'arcivescovo, fecero credere a molti ch'egli fosse suo -figliuolo. Nel dì 3 di maggio l'esercito del Visconte andò allo assedio -d'Imola sotto il comando di Bernabò, con cui furono _Francesco degli -Ordelaffi_ signor di Forlì e _Giovanni de' Manfredi_ signor di Faenza. -Ma dentro v'era _Guido degli Alidosi_, che fece una gloriosa difesa, -finchè l'arcivescovo mosse l'armi sue contro la Toscana. Intanto nel -dì 21 di giugno si scoprì un trattato in Bologna; se vero o finto, io -nol saprei dire. Andando la notte in ronda un uffiziale di Giovanni -da Oleggio, trovò la porta di Strà Castiglione non serrata con chiave. -Imprigionato il capitano e tormentato, accusò _Jacopo de' Pepoli_ come -congiurato coi Fiorentini, per ritorre quella città; e nominò alcuni -complici, i quali tormentati confessarono lo stesso. Fu perciò preso -Jacopo de' Pepoli ed Obizzo suo figliuolo, dimorante in San Giovanni -in Persiceto, terra che, non men di Crevalcuore e di Sant'Agata, si -diede poco appresso a Giovanni da Oleggio. Francamente se ne andò -a Milano _Giovanni dei Pepoli_, che dimorava allora in Nonantola, a -lamentarsi coll'arcivescovo di quanto avea operato il di lui uffiziale, -pretendendolo un'iniquità e una mera calunnia. Gli fu permesso di -stare in Milano coll'assegno d'una pensione mensuale, purchè facesse -venir colà un suo figliuolo, e cedesse la terra di Nonantola: il che -fu eseguito. Jacopo condannato ad una perpetua carcere, nell'ottobre -fu condotto a Milano; ma alcuni de' suoi compagni come rei finirono la -vita loro sopra un patibolo in Bologna. Dacchè Giovanni Visconte non -potea, per li patti fatti col papa, stendere le sue conquiste verso -la Romagna, rivolse i suoi pensieri alla Toscana. Sturbò le leghe che -andavano maneggiando in Lombardia i Fiorentini, ed egli tirò al suo -partito i Pisani e tutti i Ghibellini di quelle parti. Non isbigottiti -per questo i Fiorentini[1502], attesero a premunirsi contra l'ingordo -prete, che colla sua potenza già si scopriva disposto ad ingoiar -tutti i vicini. La prima loro impresa fu di assicurarsi di Pistoia. -V'erano dentro delle turbolenze per la nemicizia dei Panciatichi coi -Cancellieri; e temendo che non ne approfittasse il Biscione, il quale -tuttavia faceva dell'amico loro, nel dì 26 di marzo tentarono di -sorprenderla con una scalata sul fare del giorno. Fallito il colpo, -misero l'assedio a quella città, e la tennero stretta per qualche -tempo, finchè, venuti gli ambasciatori di Siena a trattare d'accordo, -ottennero sul fine d'aprile che quel popolo prendesse alla loro guardia -i Fiorentini. - -Era quasi spirato il mese di luglio, quando si fecero palesi i disegni -dell'arcivescovo e signor di Milano _Giovanni Visconte_ contra de' -Guelfi toscani. Marciò il di lui esercito da Bologna alla volta di -Pistoia, ed, impadronitisi della Sambuca, si accampò sul territorio -di Pistoia. Ne era capitan generale il soprammentovato _Giovanni -da Oleggio_. Nello stesso tempo si mossero contro ai Fiorentini gli -Ubaldini, i Tarlati e i Pazzi di Valdarno. Cavalcarono dipoi le genti -del Visconte sul distretto di Firenze sino a Campi e Peretola; ma -quivi, cominciando a penuriar di viveri, poco si poterono fermare, -e passarono in Mugello. Cinsero poscia d'assedio la terra di -Scarperia[1503]; ma quegli abitanti col presidio de' Fiorentini fecero -così valorosa difesa, che, per quanti assalti si dessero alla terra, -non solo niun vantaggio ne riportarono gli assedianti, ma furono sempre -respinti con loro danno e vergogna. Sicchè nel dì 16 di ottobre prese -Giovanni da Oleggio il partito di valicar l'Apennino, e di tornarsene -collo screditato suo esercito a Bologna, senza aver preso un castello -di conto. Per sì felice avvenimento furono in gran gloria ed allegria -i Fiorentini, e ne scapitò forte l'onore dell'arcivescovo di Milano. -Nè si dee tacere che nel mese di settembre, mandando i Perugini in -aiuto dei Fiorentini secento de' lor cavalieri, tutta bella gente -d'armi _Pier Saccone_ de' Tarlati, che avea ricevuto un sussidio di -quattrocento cavalieri tedeschi dal capitano del Visconte, postosi in -agguato, gli assalì; e, benchè sulle prime restasse egli prigione, -pure riavuto sconfisse i Perugini con far prigioni trecento de' lor -cavalieri, e prendere ventisette bandiere. Nel novembre seguente esso -Pier Saccone per tradimento entrò in Borgo San Sepolcro, terra molto -ricca, e se ne impadronì: nè i Perugini, con tutto il loro sforzo, -poterono impedire ch'egli non acquistasse ancora le rocche, le quali -si erano tenute forti per qualche tempo. Intanto per la guerra insorta -fra i Veneziani e Genovesi, dall'una e dall'altra repubblica fatto -fu un forte armamento[1504]; ma più in Genova, dove si allestirono -sessantaquattro galee con gran copia d'armati, e massimamente di -balestrieri, sotto il comando di _Paganino Doria_. Passata questa -possente flotta nel mese di luglio nel golfo di Venezia, recò danno -a varii luoghi, e poi dirizzò le prore verso Negroponte, dove erano i -prigioni di lor nazione. Trovarono in quel porto tredici o più galee -veneziane; v'ha chi scrive che le presero, e mandarono a Genova colle -mercatanzie; e chi, avere il general de' Veneziani attaccato ad esse -il fuoco. Tennero gran tempo i Genovesi assediata quella città, e -l'assalirono in fine con tal empito, che v'entrarono per forza, e -liberarono i lor prigioni; ma, conoscendo di non poter tenere quel -luogo, dopo avergli dato fuoco in più siti, se ne andarono a Pera. -Intanto i Veneziani collegatisi coi Catalani, o vogliam dire col re -d'Aragona[1505], nemico spacciato de' Genovesi, gli spedirono ventitrè -corpi di galee, perchè le armasse di sua gente, siccome egli fece. -Altre ventisette ne armarono nobilmente gli stessi Veneziani. Unitisi -questi legni in Sicilia, fecero vela nel novembre verso l'Arcipelago, -e raccolti altri di lor bandiera che erano in Levante, si trovarono -i Veneziani avere una flotta di sessanta galee, che svernò in quelle -parti. Intanto i Genovesi s'erano impadroniti dell'isola di Tenedo, -togliendola ai Greci, ed aveano dato il sacco ad altre loro terre: dopo -di che passarono anch'essi il verno in quelle contrade. Nel dì 3 di -giugno dell'anno presente passò all'altra vita _Mastino dalla Scala_ -signore di Verona e Vicenza, principe rinomato e temuto assaissimo -in vita sua, e di cui, più che di altri, Giovanni Visconte cercò -l'amicizia e paventò il valore. Lasciò, oltre a molti bastardi, dopo -di sè tre figliuoli legittimi, cioè _Can Grande secondo, Can Signore_ -e _Paolo Alboino_. Era tuttavia vivente _Alberto dalla Scala_ suo -fratello, e questi si contentò che anche i nipoti fossero eletti e -proclamati signori. Ma, o sia che al solo _Can Grande_ fosse data la -signoria con suo zio, oppure che gli altri suoi due minori fratelli -cedessero: certo è che il governo restò in mano di Can Grande dopo la -morte d'_Alberto_, la quale avvenne a dì 13 di settembre dell'anno -seguente, senza che di lui restasse prole alcuna legittima. Riuscì -nell'anno presente al pontefice _Clemente VI_, siccome già accennammo, -di mettere pace fra il _re Lodovico_ d'Ungheria e il _re Luigi_ di -Napoli: laonde gli affari di quest'ultimo cominciarono a prosperare, e -i baroni a poco a poco vennero a riconoscerlo per loro signore. - -NOTE: - -[1496] Raynaldus, Annal. Ecclesiast. - -[1497] Corio, Istoria di Milano. - -[1498] Matteo Villani, lib. 1. - -[1499] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1500] Cronica di Bologna, tom. eod. - -[1501] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1502] Matteo Villani, lib. 1, cap. 95. - -[1503] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1504] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1505] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, ubi supra. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLII. Indizione V. - - INNOCENZO VI papa 1. - CARLO IV re de' Romani 7. - - -Fu questo l'ultimo anno della vita di papa _Clemente VI_[1506]. -Infermatosi egli in Avignone, passò all'altra vita nel dì 6 di -dicembre. Lasciò dopo di sè la lode d'essere stato pontefice d'animo -grande, liberale e limosiniere. Acquistò Avignone alla Chiesa, e in -quella città fece di sontuose fabbriche, per eternar ivi il soggiorno -de' papi, se avesse potuto, con grave mormorazion degl'Italiani, e -specialmente di Roma. Non si guardò neppur egli d'impiegare il danaro -della Chiesa in guerre. Attese, benchè con poco frutto, a seminar la -pace fra tutti i principi cristiani, non avendo preso partito se non -nella guerra di _Filippo re_ di Francia contra dell'Inglese: nel che -consumò molto tesoro. Il Baluzio[1507], che si sforza di difendere i -suoi papi avignonesi dalle querele e censure degl'Italiani, i quali non -si possono ritenere dal detestare la permanenza de' papi in Provenza, -siccome cagione di tanti disordini della corte pontificia, di Roma -ed anche dell'Italia; dovette credere picciola cosa l'essere divenuti -que' pontefici schiavi delle voglie dei re di Francia e di Napoli; e la -dissolutezza in cui cadde la lor corte fra le delizie d'Avignone. Sotto -lo stesso Clemente VI non solamente essa non migliorò, ma peggiorò -di molto, perchè, per attestato di Matteo Villani[1508], questo papa -in ingrandire ed arricchire i suoi parenti, non conobbe limite, e -_la Chiesa rifornì di più cardinali suoi congiunti, e fecene di sì -giovani e di sì disonesta e dissoluta vita, che ne uscirono cose di -grande abbominazione_. Nè il papa stesso fu in ciò esente da taccia, -non essendosi, allorchè era arcivescovo, guardato dalle femmine: e -neppur nel papato si seppe contenere, andando a lui le grandi donne, -come i prelati; e specialmente la contessa di Turena tanto fu possente -in cuore di lui, che per lei facea gran parte delle grazie. Giunse -poi l'avidità di far danaro ad innumerabili riserve ed espettative -di benefizii, e a conferire a molti lo stesso benefizio, che in fine -toccava a chi avea la fortuna di carpire il breve dell'_Anteferri_. -Lascio gli altri disordini della corte avignonese, onde nacquero non -pochi scandali, in guisa che taluno diede il nome di Babilonia, non -già alla santa Chiesa romana, sempre salda nelle vere dottrine, ma al -dissoluto vivere di quella corte, nel mentre che Roma, legittima sede -e vescovato proprio de' romani pontefici, andava di male in peggio per -la lontananza de' suoi pastori, e tutte le sue città erano ormai cadute -in mano de' tiranni. Nel dì 18 del suddetto dicembre s'affrettarono -i cardinali di eleggere un papa a lor modo, per prevenire il re di -Francia, che veniva in fretta ad Avignone per farne uno a beneplacito -suo[1509]. Cadde l'elezione nel _cardinale Stefano di Alberto_, -nato nella diocesi di Limoges, vescovo allora d'Ostia, personaggio -provveduto di molta scienza, zelo e giustizia, che prese il nome -d'_Innocenzo VI_. Non tardò egli a riformare alcuno de' più gravi abusi -che correvano sotto il suo antecessore, annullando le riserve di tanti -benefizii e tante commende, delle quali non erano mai sazii i porporati -e prelati d'allora, ordinando ancora la residenza ai vescovi e agli -altri benefiziati, che dianzi correvano a darsi bel tempo alla corte -pontificia, e ad uccellar nuovi benefizii. Riformò ancora il lusso -della sua corte e de' cardinali, che era giunto all'eccesso; e cominciò -a conferire i benefizii a persone di merito, laddove prima si davano -per raccomandazione de' favoriti senza esame di dottrina e di costumi. - -Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente vennero in vicinanza di -Costantinopoli i Veneziani e Genovesi, tutti pieni d'odio e d'invidia -gli uni contra degli altri[1510]. Menavano i primi un'armata di -settantacinque galee tra le proprie e le armate da' Catalani, e quelle -di _Giovanni Cantacuzeno imperador_ de' Greci loro confederato. Ne -era generale _Nicoletto Pisani_. La flotta de' Genovesi, comandata -da _Paganino Doria_, ascendeva a sessantaquattro galee. Terribil fu -quella battaglia, fatta in più parti e con più rimesse. Vi si sparse -gran sangue, e in fine parve che la vittoria fosse de' Genovesi. -Imperciocchè il generale de' Catalani, e molti nobili e più di due -mila persone dalla parte dei Veneziani e Catalani vi rimasero uccise; -e furono prese da' nemici quattordici galee venete, dieci de' Catalani -e due de' Greci, e circa mille e ottocento uomini. Ma avendo anche i -Genovesi perdute tredici loro galee, oltre a sei che erano fuggite, -ed essendo morti nel conflitto più di settecento della lor gente, -fra' quali non pochi de' principali cittadini di Genova, neppur essi -cantarono il trionfo. Si ritirarono i Veneziani, perchè più malconci -degli altri, e si accinsero a riparare il danno, per tentare miglior -fortuna in un altro combattimento. I Genovesi all'incontro, per -vendicarsi del Cantacuzeno, chiamati in loro aiuto i Turchi, che vi -andarono con sessanta legni armati, e ricevute da Genova dieci altre -galee, si misero ad assediar Costantinopoli, e ridussero a tale quella -città, che nel dì 6 di maggio obbligarono l'imperadore greco a dimandar -la pace, che fu stabilita con molto loro vantaggio pel commercio, e -coll'espulsione de' Veneziani e Catalani da Costantinopoli, ma con -vergogna del nome cristiano. Seguì nell'anno presente in Napoli la -coronazione del _re Luigi_ e della _regina Giovanna_ per mano di un -legato apostolico, correndo la festa della Pentecoste nel dì 27 di -maggio. Con gran solennità fu eseguita quella funzione[1511], essendovi -intervenuti quasi tutti i baroni e vassalli del regno, a' quali fu -conceduto un generale indulto di tutte le passate ribellioni: con che -tornò a fiorir la pace in quelle contrade. Ma il papa permise al re -Luigi la corona, a condizione che, se mai premorisse a lui la regina -Giovanna senza figliuoli, il regno pervenisse a _Maria_ di lei sorella, -e Luigi dimettesse il titolo di re, con riassumere quello di principe -di Taranto. Per cacciar poscia dal regno Corrado Lupo, il quale con -grosso corpo di Tedeschi s'era afforzato a Nocera de' Pagani, altro -mezzo non ebbe il re Luigi che di adoperar l'efficace ricetta dell'oro, -ottenendo da lui quanto volle, collo sborso di trentacinque mila -fiorini. Fece anche ritornare alla sua ubbidienza la città dell'Aquila. -Ma perchè era rimasto nel regno _fra Moriale_, che cogli Ungheri teneva -tuttavia il castello, ossia la città d'Aversa, mandò il re Luigi per -_Malatesta da Rimini_ con dargli il titolo di vicario del regno. Andò -colà Malatesta con quattrocento cavalieri, e continuò a perseguitare -i ladroni, a tener nette e sicure le strade, e a far pagare le colte. -Finalmente si voltò contra di fra Moriale, ed assediò Aversa, tenendola -talmente stretta per tutto il dicembre, che il costrinse a renderla, e -insieme tutto il tesoro da lui adunato con tante ruberie, fuorchè mille -fiorini d'oro che il re per sua bontà gli permise di asportare. - -Furono guerre nell'anno presente in Toscana. Quivi sussistevano -tuttavia sparse qua e là molte soldatesche di _Giovanni -Visconte_[1512]. Francesco Castracani degli Interminelli, dopo aver -tenuto l'assedio più di quattro mesi a Barga, terra de' Fiorentini -in Garfagnana, sconfitto da essi Fiorentini, lasciò ivi gli arnesi -e molti prigionieri nel mese di ottobre. Bettona, terra ricchissima, -che non la cedeva alle città[1513], fu assediata dai Perugini, presa -ed interamente disfatta. Pier Saccone dei Tarlati ebbe delle percosse -da' Fiorentini. Gravissime scosse di tremuoto gran danno recarono in -Toscana ed in altre parti. Spezialmente in Borgo Santo Sepolcro[1514] -nel dì 26 di dicembre e ne' susseguenti si rovesciò la maggior parte -degli edifizii, colla morte di circa due mila persone. Roma in questi -tempi, per le civili discordie de' nobili e del popolo, provava -anche essa non pochi affanni. Ne fu cacciato Luca Savelli da Rinaldo -Orsino senatore. Fecero anche i Romani esercito contra Viterbo, ma -vergognosamente se ne tornarono a casa. Nel dì 15 del mese di marzo -infermatosi in Ferrara _Obizzo marchese_ d'Este[1515], fatti a sè -venire i cinque suoi figliuoli, cioè _Aldrovandino, Niccolò, Folco, -Ugo_ ed _Alberto_, a lui nati da Lippa dagli Ariosti, e poi legittimati -col matrimonio, li fece cavalieri, e compartì lo stesso onore ad altri -nobili ferraresi, modenesi, padovani e d'altre città. Poscia nel dì -19 o 20 d'esso mese compiè il corso di sua vita, lasciando nel popolo -un gran desiderio di sè e un giusto motivo di lagrime. Il maggiore -de' suoi figliuoli, cioè _Aldrovandino_, nel giorno seguente fu nel -pieno consiglio di quella città, e così in quello di Modena, eletto -signore. Se l'ebbe a male _Francesco Estense_, figliuolo del _marchese -Bertoldo_, che fin allora era stato in isperanza di succedere in quel -dominio; e però nel dì 2 d'aprile, fingendo di non vedersi sicuro in -Ferrara, se ne absentò, e ritirossi a Padova, poscia in Milano, dove -si diede ad ordir delle tele contra del marchese Aldrovandino, delle -quali parlerò a suo luogo. Per testimonianza del Gazata[1516], storico -di questi tempi, nè suddito della casa d'Este, Aldrovandino era signor -buono, persona d'onore, giusto e savio. - -NOTE: - -[1506] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1507] Baluz., Praefation. ad Vit. Papar. Aven. - -[1508] Matteo Villani, lib. 2, cap. 43. - -[1509] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1510] Caresin., Histor., tom. 12 Rer. Ital. Georgius Stella, Annal. -Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 2, cap. 59. - -[1511] Raynaldus, Annal. Eccles. Matteo Villani, lib. 3, cap. 8. - -[1512] Matteo Villani, lib. 3, cap. 35. - -[1513] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1514] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLIII. Indizione VI. - - INNOCENZO VI papa 2. - CARLO IV re de' Romani 8. - - -Il poco profitto che faceano l'armi di _Giovanni Visconte_ in Toscana -l'indusse finalmente a cercare o ad ascoltare trattati di pace coi -comuni di Firenze, Siena e Perugia[1517]. E tanto più vi condiscese -egli, perchè ben seppe che quei comuni aveano fatto gagliardo ed -efficace maneggio per far calare in Italia Carlo IV re de' Romani: -il che a lui non piaceva. Tenutosi dunque un congresso fra gli -ambasciatori in Sarzana, nel gennaio di quest'anno fu stabilita e poi -pubblicata la pace con condizioni onorevoli per ambedue le parti. -Seguitando più che mai l'izza de' Genovesi e Veneziani, i primi -allestirono sessanta galee, e fecero lega con _Lodovico re_ d'Ungheria, -principe che non avea mai dimesso l'odio e le pretensioni sue -contra de' Veneziani per le città della Dalmazia. Infestarono ancora -l'Adriatico con alcuni loro legni, e fecero delle insolenze fino alla -città di Venezia. Dal canto loro anche i Veneziani rinnovarono la lega -con _Pietro re_ di Aragona a danni de' Genovesi, essendosi convenuti -che questo re armasse trenta galee al suo soldo, e venti al soldo de' -Veneziani. Se ne armarono altre venti in Venezia, di modo che misero -insieme una flotta di settanta galee. Vennero ad unirsi coi Catalani -i legni veneti verso la Sardegna[1518], e i Genovesi affrettatisi -con cinquantadue galee per trovarli separati, non ostante la loro -unione, vennero a battaglia nel dì 29 di agosto verso Loiera, ossia -alla Linghiera. La più ardita ed arrischiata gente che fosse allora in -mare erano i Genovesi, e perciò sprezzatori d'ognuno. Quivi si fiaccò -la loro alterigia. Per viltà d'Antonio Grimaldi loro ammiraglio, che -con diecinove galee se ne fuggì, rimase il rimanente sconfitto. Di -loro perirono circa due mila persone; trenta galee vennero in potere -dei vincitori, e da tre mila e cinquecento furono i prigioni, fra' -quali molti de' grandi e principali di Genova. Col calore di questa -vittoria occuparono dipoi i Catalani varie terre suddite dei Genovesi -in Sardegna; ma avendo anche voluto soggiogare il giudice d'Arborea, -ne ebbero sì cattivo mercato, che perderono l'acquistato, e la maggior -parte ancora di quel che possedevano prima. Avvilironsi talmente per -la disavventura suddetta i Genovesi, che parea loro d'essere affatto -perduti. Tutto era lamenti e pianto; trovavansi anche in gran penuria -di viveri, senza poterne ricevere per mare, perchè i nemici ne erano -padroni. Nè per terra ne poteano sperare, perchè _Giovanni Visconte_ -arcivescovo di Milano, che già avea l'occhio a profittar delle loro -disgrazie, non ne lasciava passare. Crebbe dunque la confusione in -Genova, e le fazioni dei Guelfi e Ghibellini risvegliate l'accrebbero -a dismisura. Venne finalmente quel popolo, con istupore d'ognuno, alla -risoluzione di darsi al medesimo Giovanni Visconte. Pietro Azario, -non so come, scrive[1519] che Simonino Boccanegra allora doge ne fece -il trattato, per ricavarne anche del vantaggio in suo pro, quando il -Boccanegra tanto prima era stato deposto, ed in que' tempi _Giovanni -di Valente_ portava questo titolo. Adunque nel dì 10 di ottobre -l'arcivescovo fece prendere il possesso di Genova con settecento -cavalieri e mille e cinquecento fanti, diede loro per governatore -_Guglielmo marchese Pallavicino_ di Cassano; ampie provvisioni di -grano v'inviò, e insieme di danaro: sicchè rifiorì quivi la pace, ogni -discordia cessò, e il coraggio tornò in cuore a quell'ardito popolo. -Lodansi gli storici genovesi del governo del Visconte, perchè li trattò -con amore; fece fabbricar l'orologio del pubblico, fin qui cosa nuova -fra loro, e slargare le strade da Genova a Nizza con grande utilità -della mercatura; e rimise in credito le armi e la potenza de' Genovesi, -siccome diremo all'anno seguente. - -_Fra Moriale_, cavaliere di Rodi, e non già del Tempio, che fu -cacciato da Aversa, s'era acconcio col _prefetto di Vico_, e con esso -lui avea inutilmente assediato Todi. Perchè non correano le paghe, -costui, siccome uomo avvezzo alle prede, staccossi da lui, e cominciò -a formare una di quelle compagnie di soldati ladroni e masnadieri che -abbiam di sopra veduto; nè questa fu già la prima, come stimò Matteo -Villani. Fatto correr voce per l'Italia che darebbe soldo a tutti, -mise insieme da mille e cinquecento barbute e più di due mila fanti, -e cominciò le sue imprese dal vendicarsi di _Malatesta_ signor di -Rimini, che gli avea fatto sì brutto giuoco in Aversa. Era Malatesta -all'assedio di Fermo, ed avea ridotta quasi all'estremo quella città, -quando fra Moriale, ad istanza di _Gentile da Mogliano_, signore o -tiranno di quella terra, costrinse Malatesta a ritirarsi. Cresciuto -poi di gente, si diede a saccheggiar le terre della Marca e il -contado di Fano. L'anno fu questo, in cui papa _Innocenzo VI_[1520], -veggendo oramai tutte le città della Chiesa in Italia cadute in -mano di tiranni; e massimamente dolendogli che il prefetto da Vico -avesse ultimamente occupate quasi tutte le terre del Patrimonio e di -Roma, ed anche Orvieto; spedì in Italia _Egidio Albornoz_ cardinale -spagnuolo, personaggio di gran petto e mente, che avvezzo nelle armi -prima di portare la sacra porpora, sapea far non meno da generale -d'armata che da legato apostolico. Con ampia facoltà venuto egli in -Italia, magnificamente fu accolto e trattato in Lombardia per tutte -le città dall'arcivescovo di Milano, fuorchè in Bologna, dove nol -lasciò entrare. Nel dì 11 di ottobre arrivò a Firenze, e poscia ito a -Montefiascone, ebbe sulle prime il contento di tirar con un accordo i -Romani a riceverlo per protettore, e a seco unirsi contra di _Giovanni -da Vico prefetto di Roma_, signor di Viterbo, ed usurpatore di tante -terre della Chiesa romana. Di grandi dissensioni e guerre nell'agosto -di quest'anno erano state in Roma per le fazioni degli Orsini, -Colonnesi e Savelli. Il popolo a furore avea lapidato e morto _Bertoldo -degli Orsini_ senatore[1521]; ma finalmente, coll'eleggere loro tribuno -Francesco Baroncelli, cioè il notaio del senatore, ridussero le cose -in migliore stato; ma il rimedio fu di corta durata, e però si mise la -città sotto la protezione del valente cardinale legato. - -Per li buoni uffizii della corte pontificia, cioè del fu _Clemente -VI_ papa, erano stati da _Lodovico re_ d'Ungheria rimessi in libertà -sul fine dell'anno precedente i Reali di Napoli[1522], tenuti fino -allora prigioni, cioè _Roberto principe_ di Taranto e _Luigi duca_ -di Durazzo, coi lor fratelli. Nel gennaio di questo anno giunsero a -Venezia, e furono ben accolti dipoi nei suoi Stati da _Aldrovandino -marchese_ di Este, e in fine giunsero a Napoli. Si udì poco fa menzione -di _Gentile da Mogliano_ signore di Fermo, e delle discordie fra lui -e _Malatesta_ padrone di Rimini. Non avea forse Gentile da contrastare -con sì possente e valoroso nemico. Venuto in Lombardia, niun aiuto potè -ricavar da _Giovanni Visconte_, nè dal _marchese Aldrovandino_. Da -_Francesco degli Ordelaffi_ signor di Forlì, e nemico de' Malatesti, -ottenne dodici bandiere; ma nel viaggio furono disfatte, e quasi -tutte prese in un'imboscata dal _Malatesta_, il quale, prevalendosi -della vittoria, passò dipoi all'assedio di Fermo; ma, interpostosi -l'arcivescovo Visconte, tregua fu fatta sino al dì 20 d'agosto. -Finita questa, _Galeotto de' Malatesti_ col fratello Malatesta tornò a -stringere d'assedio la medesima città. Nel dì 26 d'agosto il _marchese -Francesco_ d'Este, che s'era ritirato da Ferrara, unito un poderoso -esercito nella Romagna e Marca, in compagnia di Malatesta giovane, -figliuolo del suddetto _Malatesta_, venne sul Ferrarese, credendosi -d'ingoiare la città d'Argenta. Ma avendola il marchese Aldrovandino -signor di Ferrara premunita con poderosa guarnigione, e vedendo -il Malatesta vano il suo tentativo, passò ad impadronirsi di Porto -Maggiore. Le forze di Aldrovandino e una malattia sopraggiunta ad esso -Malatesta li fecero ritornar colle bandiere nel sacco a Rimini a dì -26 di agosto. Si erano nello stesso tempo mossi anche i Mantovani e -Padovani ai danni d'Aldrovandino. In sua difesa uscì in campagna _Can -Grande dalla Scala_: il che bastò a dissipar questi nuvoli, e a far -conoscere al marchese chi dovea egli tener per amico e chi per nemico. - -NOTE: - -[1515] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus, Histor., tom. 12 Rer. -Ital. - -[1516] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1517] Matteo Villani, lib. 3, cap. 59. - -[1518] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1519] Petrus Azarius, Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1520] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1521] Vita di Cola di Rienzo, Antiquitat. Ital. - -[1522] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLIV. Indizione VII. - - INNOCENZO VI papa 3. - CARLO IV re de' Romani 9. - - -Diedesi con vigore in quest'anno il _cardinale Egidio Albornoz_ -legato apostolico a ricuperar dalle mani de' tiranni le terre della -Chiesa[1523]. Mirando Roma sempre in confusione, si avvisò di adoperare -uno strumento alquanto strano per mettere al dovere le teste sempre -inquiete e divise dei Romani, e per frenar la prepotenza de' grandi. -Cioè avendo seco Niccolò di Lorenzo, ossia _Cola da Rienzo_, uomo -benchè di cervello stravagante, pure ben provveduto di lingua e -di vaste idee, il mandò colà, dopo averlo provato assai destro e -fedele nelle azioni militari da esso cardinale intraprese. Essendo -già stato ucciso il Baroncello, che era divenuto tiranno[1524], fu -ricevuto Cola in Roma dal popolo con immenso onore. Chiamò egli tosto -all'ubbidienza i baroni romani oppressori del popolo. Nulla ne vollero -far i Colonnesi, anzi diedero principio a delle ostilità contro Roma. -Allora Cola con bella armata andò all'assedio di Palestrina, terra di -que' nobili. Altri che lui vi voleva a disfare quel forte nido; però -tutto confuso se ne tornò a casa. _Fra Moriale_, quel gran masnadiere, -di cui abbiam parlato di sopra, dopo avere messa in contribuzione la -Marca e la Toscana, commesse innumerabili iniquità, e raunato gran -tesoro, capitò a Roma, o per visitare due suoi fratelli, o perchè -chiamato colà dal senatore, per valersene nei bisogni della guerra. Fu -riferito a Cola di Rienzo, essere scappato di bocca a costui che voleva -uccidere esso Cola. Il fece prendere e tormentare, e poi tagliargli la -testa nel dì 29 d'agosto: pena degna de' suoi misfatti, e applaudita -dagli Italiani, ma che tirò addosso a Cola una universale mormorazione -de' Romani, perchè fu creduto un calunnioso pretesto per ispogliarlo -delle ricchezze e prede fatte in tanti paesi. Una sola parte nondimeno -ne ebbe; la maggiore toccò a Giovanni da Castello. L'aver poi Cola -posta una gabella sopra il vino, che dispiacque forte, fatto troncare -il capo a Pandolfuccio di Guido, uomo virtuoso ed amato da tutti, e -varie sue capricciose pazzie che degeneravano in crudeltà, servirono -a fargli perdere il concetto, e a guadagnarli l'odio della maggior -parte del popolo. Pertanto nel dì 8 di settembre, levatosi a rumore -esso popolo contra di lui, l'assediò in Campidoglio, ed attaccò fuoco -al palazzo. Se ne fuggì egli travestito da facchino, ma riconosciuto, -fu ucciso a forza di pugnalate dall'infuriata gente. Così in breve -tempo ebbero fine due aborti della fortuna, che diedero molto da -ragionar di sè in questi tempi, insegnando che non è mestier d'ognuno -il fondare de' principati con fidarsi dell'incostanza de' popoli, e -senza gran provvision di prudenza. Ora il _cardinale Albornoz_ legato -del papa avea già fatto pubblicar le scomuniche pontificie contra -chiunque occupava in Italia gli Stati della Chiesa romana; ma perchè -queste armi senza le temporali alla pruova si truovano spuntate, mosse -l'esercito suo contra di loro[1525]. Il primo assalito fu _Giovanni da -Vico_ prefetto. Costui trattò tosto di pace, ma poco tardò a mancar di -parola; e però il legato gli tolse Toscanella e l'assediò in Orvieto. -Per paura di peggio, il prefetto andò a gittarsegli ai piedi, e gli -consegnò quella città. Seppe far meglio i suoi affari _Gentile da -Mogliano_ signore di Fermo, perchè, senza voler aspettare la forza, -andò spontaneamente a trovare il cardinal legato a Foligno, e gli diede -la tenuta di Fermo: atto così gradito da esso legato, che dichiarò -Gentile gonfalonier della Chiesa romana. - -Strepitosa novità accadde in Verona. _Can Grande dalla Scala_, -signore di quella città, era ito a Bolzano in compagnia di _Can -Signore_ suo fratello, per abboccarsi col _marchese di Brandeburgo_ -suo cognato[1526]. _Fregnano dalla Scala_ suo fratello bastardo colse -questo tempo per effettuare il disegno di torgli la signoria: intorno a -che già passava intelligenza fra lui e i Gonzaghi signori di Mantova. -Nella notte del dì 17 di febbraio, ossia ch'egli fosse d'accordo con -_Azzo da Correggio_, lasciato da Can Grande per governatore di Verona, -oppur, come vuole il Gazata[1527], che Fregnano fattolo, a sè venire, -gli minacciasse la morte, se non acconsentiva, amendue sparsero voce, -esser giunte lettere che portavano la morte improvvisa di Can Grande, -e mossero la guarnigione ad uscir di Verona, con farle credere che -_Bernabò Visconte_ veniva con gente a quella volta. Nella seguente -mattina Fregnano con _Alboino_, suo fratello minore e legittimo, -cavalcò per la città, e si fece proclamar signore. In aiuto suo giunse -ancora _Feltrino_ ed altri da Gonzaga con assai nobiltà e milizia di -Mantova. Nel dì 24 d'esso mese _Bernabò Visconte_, chiamato in soccorso -da Fregnano, oppur mosso da speranza di pescare in quel torbido, -comparve con ottocento, ovvero con tre mila barbute e con altra -soldatesca, e dimandò di entrare in Verona. I Gonzaghi, per timore -ch'egli occupasse la città, indussero Fregnano a negargli l'entrata, -cosicchè Bernabò, vedendosi deluso, tentò per forza di voler superare -una porta; ma, conoscendo l'impossibilità dell'impresa, giudicò meglio -di ritornarsene a Milano. Per questo fu da alcuni creduto che anche -l'arcivescovo di Milano avesse tenuta mano a questo fatto. Volarono -intanto gli avvisi di tal tradimento a Can Grande, che non perdo tempo -a tornarsene indietro. Assicuratosi di Vicenza, con quelle truppe che -avea e che potè raunare, arrivò la notte stessa a Verona, dappoichè -se ne era partito Bernabò. Dal custode della porta di Campo Marzo fu -lasciato entrare in città, e tosto fece intonare: _Viva Cane, e muoiano -i traditori_. Fatto giorno, Cane passò il ponte, ed ebbe all'incontro -Fregnano coi suoi, che fece lunga battaglia, ma in fine vi lasciò la -vita insieme con Paolo Pico dalla Mirandola, eletto da lui per podestà -di Verona, ed altri suoi partigiani. Sollevatosi tutto il popolo -in favor di Cane, fu preso Feltrino da Gonzaga co' suoi consorti e -soldati, e corse pericolo della vita; ma in fine si riscattò con trenta -mila fiorini d'oro. Dopo sì felice avvenimento nello stesso mese giunse -a Verona il _marchese di Brandeburgo_ con assai gente per aiutar Cane, -ma non vi fu più bisogno di lui. - -Per la troppo cresciuta potenza di _Giovanni Visconte_ arcivescovo di -Milano, e perchè l'ingordigia sua non era per far mai punto fermo, -si collegarono insieme la _repubblica di Venezia_, il _marchese -Aldrovandino_ signor di Ferrara e Modena[1528], i _Gonzaghi_ signori -di Mantova e Reggio, e i _Carraresi_ signori di Padova. In essa entrò -dipoi anche _Can Grande dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza. -L'avere il Visconte occupata Bologna, e il far tuttodì passar le sue -genti pel Reggiano e Modenese, teneva in un continuo allarma questi -popoli. Men male perciò fu creduto dall'Estense e dai Gonzaghi il far -testa ad una potenza che andava a divorar tutto. Ora i Gonzaghi furono -i primi a cominciar la festa, impossessandosi di alcune navi milanesi, -vegnenti da Venezia col carico di mercatanzie, ascendenti al valore di -settanta mila fiorini d'oro. Spedì tosto l'arcivescovo il suo esercito -a' danni del Reggiano e Modenese, con prendere le castella di Fiorano, -Spezzano e Guiglia, e piantar due forti bastie, oppur una al passo di -Santo Ambrosio sul Panaro[1529]. Erasi unita tutta sotto il comando del -conte Lando Tedesco di Suevia la gran compagnia, che dianzi ubbidiva -a fra Moriale, accresciuta dipoi a dismisura pel concorso di chiunque -aspirava alle prede. Queste masnade furono prese al loro soldo dai -collegati, e con esse formato un esercito di più di trenta mila armati, -combatterono le suddette due bastie, e voltatisi poi verso Guastalla, -e passato il Po, nel settembre si diedero a guastare il territorio di -Cremona. - -In questo tempo una mortale infermità portò all'altra vita -_Giovanni Visconte_ arcivescovo e signor di Milano, e mise fine -alle sue grandiose secolaresche idee. Discordi sono gli scrittori -nell'assegnare il giorno della sua morte. Nel dì 11 di settembre -scrive il Gazata[1530]; nel dì 4 di ottobre Matteo Villani[1531]; nel -dì cinque di esso mese, giorno di domenica il Corio[1532]. Sto io con -quest'ultimo, perchè il giorno quinto d'ottobre cadde in domenica; e -Pietro Azario[1533], benchè il faccia morto nel dì 4 d'ottobre, pure -confessa che fu giorno di domenica. Lo stesso abbiamo dalla Cronica di -Matteo Griffone[1534], dalla Bolognese[1535], dalla Piacentina[1536] -e da quella de' Cortusii[1537]; e però s'hanno da correggere l'altre -storie, e massimamente gli Annali Milanesi[1538], che il dicono morto -nel dì ultimo d'ottobre. A lui senza opposizione succederono i tre suoi -nipoti, nati dal fu _Stefano_ suo fratello, cioè _Matteo, Bernabò_ e -_Galeazzo_. Gli Stati furono divisi in tre parti. A Matteo toccarono -_Lodi, Piacenza, Parma, Bologna e Bobbio_; a Bernabò _Bergamo, Brescia, -Cremona_ ed altre terre; a Galeazzo _Como, Novara, Vercelli, Asti, -Alba, Alessandria, Tortona_ e molte terre del Piemonte. _Milano_ e -_Genova_ rimasero indivise, e tutti e tre vi comandavano, camminando -fra loro con molta concordia. Si figurò la lega di Lombardia di poter -più agevolmente ottenere l'intento suo contro la possanza di Giovanni -Visconte, quando era vivente, col chiamare in Italia _Carlo IV_ re -di Boemia e de' Romani; e mandò a questo fine ambasciatori; ma nel -medesimo tempo anche il Visconte facea per mezzo de' suoi delle belle -offerte, promettendogli la corona ferrea, subito che fosse calato in -Italia. Perciò Carlo, trovando ben disposti gli animi degl'Italiani, -ed ottenuta licenza dal papa, si mise in viaggio nell'ottobre di -quest'anno con poco accompagnamento di gente d'armi[1539], e nel dì 3 -di novembre col patriarca d'Aquileia suo fratello arrivò a Padova, con -grande onore accolto da _Jacopino_ e _Francesco da Carrara_ signori di -quella città. Fu ad incontrarlo prima del suo arrivo colà _Aldrovandino -marchese d'Este_, e da che fu partito da Padova, andò _Can Grande dalla -Scala_ a fargli riverenza a Legnago. Riposossi in Mantova per qualche -settimana il re Carlo per trattare, se era possibile, di concordia fra -i collegati e i Visconti. Gli spedirono i fratelli Visconti una nobile -ambasciata con suntuosi regali, promesse d'aiuti e della corona ferrea. -Si fece valere l'attaccamento loro agl'interessi dell'imperio, e quanto -avesse operato _Matteo_ lor avolo contro i ribelli della corona, cioè -contro i Guelfi, di modo che Carlo restò soddisfattissimo di loro, e -si dispose a passare a Milano. Così rimasero delusi i collegati, che -a loro spese aveano tirato in Italia questo debole principe; e niun -profitto ne ricavarono, essendosi egli convenuto coi Visconti di non -molestarli, purchè gli dessero la corona d'Italia, e una buona scorta -fino a Roma per prendere l'altra dell'imperio. - -Non avea mancato _Giovanni Visconte_, quando era vivente, d'inviare -ambasciatori a Venezia, per mettere pace fra quella repubblica e -quella di Genova. Uno degli ambasciatori fu il celebre _Francesco -Petrarca_, al quale nulla servì la sua eloquenza per condurre a buon -fine questo negoziato. _Andrea Dandolo_ doge e il suo consiglio, erano -sì mal animati contra dei Genovesi, e malcontenti dell'arcivescovo -per la signoria e protezion presa di quel popolo, che ricusarono -ogni proposizion d'accomodamento. Colle lor forze e coll'aiuto -dell'arcivescovo armarono essi Genovesi trentacinque galee[1540], e -ne fu generale il prode _Paganino Doria_. Dopo essere state queste -in corso contra dei Catalani, vennero in Levante in traccia de' -Veneziani, abbruciarono Parenzo, e presero alcune ricchissime cocche -veneziane. Trovarono poscia a Portolungo verso Modone, ossia nel -porto della Sapienza, la maggior parte della flotta veneta, composta -di trentacinque galee, sei grosse navi e venti altri legni minori -sotto il comando di _Niccolò Pisano_. Nel dì 4 di novembre virilmente -andò il general genovese ad assalir nel porto la nemica armata, e tal -dovea essere in questi tempi in credito la bravura de' Genovesi in -mare, oppur fosse altro accidente, che contra il solito sbigottiti -i Veneziani, senza far molta difesa si diedero tutti per vinti. -Furono condotti que' legni a Genova con più di cinque mila prigioni, -fra' quali lo stesso general pisano, e poi bruciati. Per istrada -fuggirono ben due mila de' prigioni fatti; e furono anche prese da -altri legni veneziani due galee genovesi, che s'erano sbandate dallo -stuolo. Abbiamo da Matteo Villani[1541] minutamente descritto questo -avvenimento, sì funesto alla gloria e potenza de' Veneziani, e tale -che in Venezia molto si temette che la vittoriosa armata volasse colà -a fare del resto. Risparmiò Iddio l'avviso e il dolore di sì inusitata -sconfitta ad _Andrea Dandolo_, virtuosissimo doge di Venezia e -scrittore della famosa Cronica Veneta, da me data alla luce; imperocchè -nel dì 7 di settembre di questo anno[1542] egli era passato a miglior -vita, e in luogo suo nel dì 11 d'esso mese era stato surrogato -_Marino Valiero_ ossia _Faliero_. Nè si dee tacere che trovavasi in -questi tempi l'isola di Sicilia disfatta e ridotta a gran carestia -per la disunione di que' baroni e popoli, stante la minorità del _re -don Luigi_ figliuolo del _re don Pietro_[1543], e le due prepotenti -fazioni, l'una de' Catalani, e l'altra de' conti di Chiaramonte. Per -maneggio di _Niccolò Acciaiuoli_, gran siniscalco di Napoli[1544], si -accordò il _conte Simone di Chiaramonte_ con _Luigi re di Napoli_; e -questi spedì immediatamente colà sei galee con poca gente d'armi, e -molti legni carichi di grano e di vettovaglia; la qual oste bastò a -fare che le città di Palermo, Trapani, Milazzo, Mazara, ed altre terre -e castella al numero di cento dodici, alzassero le bandiere del re di -Napoli. Questa era la congiuntura, in cui il re Luigi s'impadronisse -di tutta la Sicilia; al che non era mai potuto arrivare in sua vita -il _re Roberto_ con tanti sforzi e possenti spedizioni da lui fatte -per ricuperare quel regno. Ma in troppa debolezza si trovava allora -il regno di Napoli a cagion delle guerre passate e di tanti Reali che -conveniva mantenere, fra' quali anche vi fu _Luigi duca di Durazzo_, il -quale si ribellò, e bisognò domarlo coll'armi. Gran guadagno nondimeno -fu quello del re Luigi in Sicilia nell'anno presente, e questo crebbe -anche nel seguente. Pure la Sicilia giunse a mutar padrone; e in -questo anno i Messinesi occuparono tre galee ed altri legni pieni di -vettovaglie, che il re Luigi mandava per rinforzo a Palermo. - -In occasion della guerra insorta fra l'arcivescovo Visconte e -i collegati, fu nel dì 10 di giugno alquanto di sollevazione in -Bologna[1545], perchè da _Giovanni da Oleggio_ governatore era uscito -ordine che due quartieri della città cavalcassero armati alla volta -di Modena, e il popolo, mal soddisfatto del governo milanese, non si -sentiva di sacrificar le vite in servigio di così pesante padrone. -Giovanni da Oleggio, che era un mal arnese, cacciò per questo in -prigione gran copia di cittadini nobili e plebei; molti ne fece -giustiziare, altri tormentare; e durò assai giorni questa tragedia. -Tolse ancora l'armi agli abitanti, di modo che di terrore e confusione -era ripiena quella città. Arrivò poi nel dì 21 d'agosto sul contado di -Bologna parte dell'esercito de' collegati, di cui era capitan generale -_Francesco da Carrara_, uno de' due signori di Padova, e si unì colla -gran compagnia del _conte Lando_ Tedesco. Saccheggiando e bruciando le -ville di quei contorni, arrivarono fin presso alla città di Bologna. -Secondo i Cortusii[1546], avrebbono potuto impadronirsene; ma il conte -Lando, che, secondo il costume di quegl'iniqui masnadieri, mentre -militava per l'una parte, sapea servire all'altra nemica, ne impedì -l'acquisto, e dipoi ricusò di combattere le due bastie del passo di -Sant'Ambrosio; e per questa cagione s'ebbe da lì innanzi gran sospetto -della fede di costui; e Francesco da Carrara, temendone qualche -tradimento, giudicò meglio di ritirarsi a Padova, e di lasciare il -baston del comando in vece sua a _Feltrino da Gonzaga_. - -NOTE: - -[1523] Raynald., Annal. Eccles. - -[1524] Vita di Cola di Rienzo, lib. 2, cap. 17. - -[1525] Matteo Villani, lib. 4, cap. 10. - -[1526] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[1527] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1528] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. -18 Rer. Ital. - -[1529] Petrus Azarius, Chron., cap. 11, tom. 18 Rer. Ital. - -[1530] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1531] Matteo Villani, lib. 4, cap. 25. - -[1532] Corio, Istoria di Milano. - -[1533] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. - -[1534] Matth. de Griffonibus, Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[1535] Chron. Bononiens., tom. eod. - -[1536] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1537] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1538] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1539] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1540] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Caresin. -Chron. tom. 12 Rer. Ital. - -[1541] Matteo Villani, lib. 4, cap. 32. - -[1542] Marino Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic. - -[1543] Matteo Villani, lib. 4. cap. 3. - -[1544] Matth. Palmerius, in Vita Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLV. Indiz. VIII. - - INNOCENZO VI papa 4. - CARLO IV imperadore 1. - - -Sul principio di quest'anno giunse a Milano _Carlo IV re_ de' Romani, -accompagnato da pochi dei suoi, ma con gran magnificenza ricevuto da -_Galeazzo e Bernabò Visconti_, e suntuosamente regalato da essi[1547]. -Gli fecero vedere in mostra tante migliaia di cavalieri e fanti che -aveano, e parte finsero d'avere al loro soldo, facendo far varie -comparse alle medesime loro truppe: tutto, come diceano, ai servigi -di sua maestà. Nella festa dell'Epifania, cioè nel dì sei di gennaio, -egli prese la corona ferrea dalle mani di _Roberto arcivescovo_ di -Milano. Se crediamo a Matteo Villani, scrittore di grande autorità, -la di lui coronazione fu fatta in Monza; ma verisimilmente egli -prese abbaglio, avendo noi una folla di scrittori, ed alcuni ancora -di essi contemporanei, che l'asseriscono celebrata nella basilica di -Sant'Ambrosio in Milano. Oltre agli storici da me citati altrove[1548], -ci assicurano di questo gli Annali Milanesi[1549], le Croniche -Piacentina[1550], Bolognese[1551], Sanese[1552] e Cesenate[1553], -il Gazata[1554], il Rebdorfio[1555] ed altri. Volevasi veramente far -questa funzione in Monza, ciò apparendo da un breve di papa _Innocenzo -VI_ rapportato dal Rinaldi[1556], ma dovette vincerla l'arcivescovo e -il popolo di Milano, che la vollero in Sant'Ambrosio, secondo l'antico -rito. Da Milano passò Carlo a Pisa. Bollivano fiere discordie in -quella città per la fazione de' Bergolini, cioè de' Gambacorti e di -Cecco Agliati, che dominava, e l'altra de' Raspanti, che si opponeva -alla prima. Aprirono tali dissensioni la strada al re per assumere di -concordia de' cittadini (sforzata nondimeno per conto de' Gambacorti) -il dominio di quella città, e di mettervi le sue guardie. Dopo essere -stato a Lucca, e dipoi a Siena, dove, a petizione del popolo commosso, -annullò il reggimento dei Nove, divenuto troppo odioso alla città, -s'inviò alla volta di Roma. Prima non avea seco più di mille cavalieri, -la maggior parte datagli dai fratelli Visconti. Ne arrivarono in -Toscana dalla Germania ben quattro altre migliaia, tutta bella gente, -con gran baronia e colla _regina Anna_ moglie del medesimo re. Con -questa sì poderosa scorta se n'andò egli a Roma, dove nel dì quinto -d'aprile, giorno solenne di Pasqua di Risurrezione, fu conferita a -lui e alla regina moglie nella vaticana basilica la corona imperiale -dal _cardinal Pietro di Beltrando_ vescovo d'Ostia, deputato a ciò -dal sommo pontefice. Con qual ordine e magnificenza il popolo romano -in questi tempi incontrasse gl'imperadori e i legati apostolici, si -raccoglie da una memoria da me prodotta nelle Antichità Italiane[1557]. -Lo stesso dì (che così era ne' patti) il nuovo imperador Carlo -IV, senza potersi fermare di più in Roma, si mise in viaggio alla -volta della Toscana, dove tutti i popoli l'aveano riconosciuto per -sovrano[1558], e gli stessi Fiorentini collo sborso di cento mila -fiorini d'oro aveano da lui impetrato degli ampli privilegii. In -Siena[1559] volle maggiormente mutar quel governo, con far signore -della città _Niccolò patriarca_ di Aquileia suo fratello naturale; ma -poco durò questa novità. Fu vergognosamente deposto e cacciato il buon -prelato. Attendeva questo imperadore più a far danaro che a guarir le -piaghe dell'Italia; e perchè i Lucchesi, allora sottoposti al comune di -Pisa, gli esibirono gran somma d'oro, parve a lui che sarebbe stato un -peccato il lasciar cadere in terra così vistosa offerta. Traspirato in -Pisa questo troppo disgustoso trattato, mosse il popolo a sollevarsi -nel dì 21 di maggio. Furono creduti autori di questo furor popolare -i Gambacorti, perchè i più de' grandi e del popolo traevano alle loro -case; e di questa congiuntura si prevalsero i Raspanti loro nemici per -atterrarli. Gran battaglia fu nella città fra i soldati dell'imperadore -e del popolo; ma in fine rimasero rotti i cittadini, e si quetò il -rumore. A sette dei Gambacorti per tal cagione fu troncato il capo. La -commozion di Pisa animò il popolo di Lucca a tentar la sua liberazione -dal giogo de' Pisani, e giacchè l'imperadore, fattosi dare il castello -dell'Agosta, vi avea messo presidio de' suoi Tedeschi, altro non -restava che di cacciar dalla città i soldati pisani. Adunque nel dì 22 -di maggio, fatte entrare in Lucca molte masnade di contadini, levarono -la terra a rumore; ma, afforzatisi i Pisani in alcune case, diedero -tempo al comune di Pisa di spedire colà un grande sforzo di gente, -che non solamente sostenne la città, ma costrinse ancora i Tedeschi a -consegnar loro il castello dell'Agosta. Veggendosi dunque l'imperadore -mal sicuro in Pisa, per quanto era avvenuto, ed insieme oltraggiato -dai Sanesi e malveduto dai Fiorentini, non volle far più lunga dimora -in Pisa, e si ritirò a Pietrasanta, dove con gran gelosia si fermò più -giorni. Quindi passò per gli Stati dei fratelli Visconti, ma senza che -fosse lasciato entrare in città alcuna, fuorchè in Cremona, dove fu -ammesso coll'accompagnamento di poca gente e disarmata. Di là poi passò -in Boemia, seco portando molto oro, ma molta vergogna ancora. - -Gli affari del _cardinale Egidio_ legato apostolico parve che sul -principio dell'anno prendessero cattiva piega; imperciocchè _Gentile da -Mogliano_, creato da lui gonfaloniere di santa Chiesa, fellonescamente -gli ritolse la città di Fermo[1560]. Questo avvenne per maneggio di -_Malatesta_ signor di Rimini suocero suo, che, rappacificatosi con -lui, l'indusse a ribellarsi, e gli diede soccorso di gente. Passava -ancora nemicizia tra _Francesco degli Ordelaffi_ signore di Forlì e il -suddetto Malatesta. Al vedersi ambedue esposti alla forza del cardinale -legato, personaggio risoluto di voler ricuperare gli Stati della -Chiesa, ed anche scomunicati e fin dichiarati eretici dal medesimo -(perocchè allora ci volea poco a sfoderare ancora questa arma), fecero -pace insieme, e si collegarono con Gentile, per resistere unitamente -tutti e tre al valente cardinale. Nell'aprile di quest'anno riuscì al -suddetto signore di Forlì con ducento cavalieri di metterne in rotta -quattrocento del legato, che si erano posti in agguato, credendosi di -farlo prigione. Diversa fu la fortuna di _Galeotto de' Malatesti_, -fratello del poco fa mentovato Malatesta. Era egli gran maestro di -guerra, e si trovava all'assedio di un castello di Recanati, dove si -era ben fortificato. Ma più di lui ne seppe _Ridolfo da Camerino_, -capitano della gente della Chiesa, che vigorosamente l'assalì in quel -sito, e, dopo ostinata battaglia, sbarattò le di lui genti, e fece -prigione lo stesso Galeotto ferito in più parti. Per questa vittoria -l'esercito pontificio cavalcò fino alle porte di Rimini, prese -Santo Arcangelo, Verrucchio e due altre castella vicino a Rimini, e, -fabbricate alcune bastie intorno a quella città, ne formò un blocco. -Non vi volle di più, perchè Malatesta cominciasse nel mese di maggio -a maneggiare un accordo col legato, il quale da uomo saggio non ebbe -difficoltà di accettarlo, e di accordargli assai oneste condizioni, -contentandosi ch'egli restituisse Ancona ed alcune altre terre alla -Chiesa, e ritenesse il dominio di Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone, -riconoscendole nondimeno dalla Sede apostolica, e pagando l'annuo -censo. Ciò fatto, i fratelli Malatesti giurarono fedeltà, e prestarono -da lì innanzi onoratamente braccio al cardinale per l'altre sue -imprese. Per questo accordo intimidito il popolo di Fermo, e per non -provare il meritato gastigo della sua ribellione, nel mese di giugno -levò rumore nella città contra Gentile da Mogliano, e il costrinse a -ritirarsi nella rocca, dove restò poi assediato dalla gente del legato, -e costretto a capitolare. Gli lasciò il legato tre castella, ma, non -contentandosene colui, gliele ritolse dipoi: laonde andò ramingo a -finir malamente i suoi giorni in altri paesi. Anche i _Polentani_ -signori di Ravenna e Cervia si ridussero all'ubbidienza del legato, se -pur non fu nell'anno seguente. - -Governava intanto tirannicamente _Giovanni Visconte_ da Oleggio la -città di Bologna a nome di _Matteo Visconte_[1561]. Perchè _Galeazzo -Visconte_ fratello di Matteo gli occupò nel contado di Como un buon -castello colla valle di Belegno a lui spettante, se ne lamentò; ma -per quanto se ne dolesse, non gli fu mai fatta giustizia. Mandò ancora -Matteo Visconte a Bologna delle persone con ordine di fare il sindacato -al medesimo Giovanni. Uomo di gran coraggio e di maggiore astuzia era -l'Oleggio, e, chiamandosi offeso per tal trattamento, determinò di -farne tal vendetta che tornasse anche in suo pro. Pertanto ben disposte -le cose, nel dì 18 di aprile mise in armi tutti i suoi parziali, cioè -i Maltraversi e Ghibellini; fece prigioni gli uffiziali di Matteo -Visconte; in breve tempo tirò alla sua ubbidienza tutte le castella -forti del contado, a riserva di Bazzano, che si sostenne fedele ai -Visconti; e si fece proclamar protettore, o, come altri scrivono, -signore di Bologna. Una contribuzione da lui fra poco imposta di venti -mila fiorini d'oro ai cittadini, cagionò di gravi lamenti, ma convenne -pagarla. Ad istanza ancora dei Maltraversi, cioè de' Ghibellini, -fece prendere quattrocento cittadini guelfi, sospetti d'essere a lui -contrarii, e li mandò ai confini; tali nondimeno e tante furono le -doglianze del popolo, che stette poco a richiamarli. Di questo colpo sì -pregiudiziale ai Visconti si rallegrarono forte i collegati lombardi: -nè tardò il _marchese Aldrovandino_ d'Este a spedir dei buoni aiuti -all'Oleggio, per tenerlo saldo nell'usurpato dominio. All'incontro, -ne furono turbatissimi i Visconti, e tosto inviarono il _marchese -Francesco d'Este_ con un esercito sul Bolognese, che recò molti danni -a quelle ville e tentò anche di prendere Bologna, ma ne fu bravamente -respinto. - -Intanto nel dì 26 di settembre venne a morte _Matteo Visconte_, -personaggio di molta avvenenza, che non avea pari nella facondia, e -superava anche i suoi fratelli nelle virtù, se non ch'era stranamente -guasto dalla lussuria. Comune fama fu ch'egli morisse di veleno datogli -da' suoi due fratelli _Bernabò_ e _Galeazzo_[1562]; chi immaginò -perchè gli fosse scappato di bocca, essere bella cosa il dominar -senza compagni; e chi perchè, essendo egli bestialmente perduto nella -libidine, e facendo incetta di belle donne nobili, ad onta ancora -de' lor genitori o mariti, temerono che ne seguisse un dì qualche -sollevazione. Fors'anche la sfrenata lussuria sua il consumò. Certo -è ch'egli, quasi all'improvviso, mancò di vita. Giacchè non lasciò -dopo di sè maschi, divisero i due fratelli la di lui eredità. A -_Bernabò_ toccarono Lodi, Parma e la perduta Bologna, colle castella -di Marignano, Pandino e Vavrio; a _Galeazzo_ Piacenza, Bobbio, Monza, -Vigevano ed Abbiate. Milano fu diviso in due parti, e Genova restò -indivisa. Non passarono due mesi che lo scaltro _Giovanni da Oleggio_ -intavolò un trattato di pace con Bernabò Visconte; e seguì infatti, -credendosi per tal via Bernabò di poter meglio ottenere il suo -intento, cioè di atterrarlo, essendosi convenuto ch'egli metterebbe -i podestà in Bologna: Giovanni da Oleggio ne godrebbe il dominio sua -vita natural durante; e questo dopo morte ritornerebbe a Bernabò. Con -gran festa e solenni bagordi fu pubblicata questa pace in Bologna nel -dì 7 di dicembre. Signoreggiavano in Padova _Jacopino da Carrara_ e -_Francesco da Carrara_ nipote suo; e sembrava fra loro un'invidiabil -concordia[1563]. Era Francesco generale della lega di Lombardia contro -ai Visconti. Preso un pretesto, cavalcò a Padova, e nel dì 18 di luglio -nell'ora di cena fece mettere le mani addosso allo zio, e il mandò -prigione in una fortezza, dove con suo comodo finì quello che gli -restò di vita. Sua moglie _Margherita da Gonzaga_ con un figliuolino -d'un anno fu rimandata a Mantova, e Francesco prese tutta la signoria -di Padova. Secondo i Cortusi[1564], Jacopino tramava insidie alla -vita di Francesco per mezzo di Zambone Dotti, che convinto fu messo -in una gabbia di ferro, e poscia ucciso da' suoi stessi parenti. -Altrettanto dicono i Gatari[1565], con aggiugnere che fra le mogli -d'essi due signori era insorta emulazione, e quindi essere venuto il -trattato di avvelenare Francesco. Comunque sia, per attestato del -Villani, non si potè levar di testa a molti, che unicamente per la -malnata cupidigia di dominare, abborrente ogni compagnia sul trono, -Francesco da Carrara inventasse quelle accuse, affine di sbrigarsi di -suo zio, e di regnar solo. Un'altra più funesta scena si fece vedere -quest'anno in Venezia[1566]. Sulla cadrega di legno di Marino Faliero -doge di Venezia una mattina si trovò scritto: _Marin Faliero dalla -bella moglie: altri la gode, ed egli la mantiene_. Perchè, scoperto il -malfattore, cioè Michele Steno, non ne fu fatta aspra giustizia dagli -avogadori, cotanto se ne sdegnò il doge, che si diede a macchinar una -congiura coi popolari, per far tagliare a pezzi i nobili, e farsi egli -signore di Venezia. Dovea scoppiar la mina nel dì 15 d'aprile; ma prima -di quel tempo, traspirato un sì nero disegno, poste le mani addosso al -doge, nel luogo stesso, dove avea fatto il giuramento nell'assunzione -al ducato, fu a lui tagliata la testa nel dì 17 d'aprile, e a molti de' -congiurati il capestro abbreviò la vita. Fu poscia eletto doge nel dì -21 d'esso mese _Giovanni Gradenigo_. - -Fecero in quest'anno all'uscita di maggio essi Veneziani una -svantaggiosa pace col popolo di Genova[1567]. Per lo contrario, alcune -navi de' Genovesi fieri corsari nel mese di giugno s'impadronirono -a tradimento della città di Tripoli in Barberia. La preda quivi -fatta in danari e mobili preziosi ascese ad un milione ed ottocento -mila fiorini d'oro. Circa sette mila furono i prigioni fra uomini e -donne. E quantunque il loro comune non approvasse, o facesse vista -di disapprovar quel fatto, pure si mantennero in quella città, -finchè trovarono un ricco saraceno, a cui la venderono per cinquanta -mila doble d'oro, e se ne tornarono in fine a Genova con infinite -ricchezze, le quali fecero lor poco pro, perchè quasi tutti in breve -tempo capitarono male, o tornarono in povero stato. Dai collegati -di Lombardia, dappoichè si furono accorti delle ribalderie e della -corrotta fede del _conte Lando_ Tedesco, fu licenziata la gran -compagnia de' suoi masnadieri; e sentendo costoro che v'era guerra in -Puglia contro _Luigi re di Napoli_, come gli avvoltoi alle carogne, -così trassero anche essi a quella volta; nè trovando contraddizione, -andarono malmenando il paese, e poi passarono in Terra di Lavoro, -accostandosi anche alla stessa città di Napoli. Avea raccolto da -varie parti _Niccolò degli Acciaiuoli_ siniscalco circa mille barbute -di gente tedesca, e pareva che il re Luigi volesse uscire in campo -contra di que' ribaldi. Nulla se ne fece, anzi, perchè non correano -le paghe, molti di que' mille uomini d'armi si andarono ad unire alla -gran compagnia del conte Lando, che sguazzava alla barba de' regnicoli. -In fine il re Luigi, per levarsi d'addosso un sì grave fardello, -s'accordò di pagare a quegli assassini cento cinque mila fiorini d'oro, -trentacinque mila in contanti, e il resto in due rate, purchè se ne -andassero. Bisognò per questo torchiar le borse de' Napoletani e dei -mercatanti, non senza gravi lamenti di que' popoli, i quali fecero per -questo anche una sedizione popolare, che non ebbe conseguenza. Intanto -_don Luigi d'Aragona_ re di Sicilia coll'aiuto dei Catalani avea -ripigliate alcune delle terre occupate dal re di Napoli; ma non potè -proseguire il corso della vittoria, perchè la morte il rapì nel mese di -novembre nella sua verde età. Gli succedette _don Federigo_ suo minor -fratello, di cui presero cura i Catalani, restando più che mai l'isola -lacerata e sconvolta per la fazion contraria de' Chiaramontesi. - -NOTE: - -[1545] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1546] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1547] Matteo Villani, lib. 4, cap. 39. - -[1548] Muratorius, de Coron. Ferrea, tom. 2, Anecdot. Latin. - -[1549] Annales de Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1550] Chronic. Placentin., tom. eod. - -[1551] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1552] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1553] Chronic. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1554] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1555] Rebdorfius, Annal. - -[1556] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1557] Antiquit. Italicar., Dissert. XXIX, pag. 855. - -[1558] Matteo Villani, lib. 5, cap. 20. - -[1559] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. -Ital. - -[1560] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 4, -cap. 52. - -[1561] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Matth. de -Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. -eod. - -[1562] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istor. di -Milano. Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1563] Matteo Villani, lib. 5. - -[1564] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1565] Gatari, Cron. di Padov., tom. 17 Rer. Ital. - -[1566] Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom. 12 -Rer. Ital. - -[1567] Matteo Villani, lib. 5, cap. 48. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLVI. Indizione IX. - - INNOCENZO VI papa 5. - CARLO IV imperadore 2. - - -La pace conceduta da _Bernabò Visconte_ a _Giovanni da Oleggio_ -si scoprì in fine fatta per tradirlo[1568]. Certamente l'Oleggio -la conservò con tutta onoratezza; ma Bernabò, fingendo di volere -far guerra al marchese di Ferrara, mandò sul Bolognese con assai -combattenti Arrigo figliuolo di Castruccio, già signore di Lucca, il -quale, entrato in Bologna, cominciò a manipolare una congiura contra -dell'Oleggio. La buona fortuna e insieme l'avvedutezza di Giovanni gli -fecero scoprir la trama. Arrigo di Castruccio, due conti da Panigo -ed altri non pochi ebbero tagliata la testa per questo; e per tal -tradimento non sapendosi più l'Oleggio indurre a fidarsi de' Visconti, -si collegò con _Aldrovandino d'Este_ marchese di Ferrara, e cogli -altri alleati contra de' medesimi Visconti, e fedelmente proseguì da -lì innanzi in questa lega. Tale fu il frutto che riportò Bernabò dalla -scoperta sua infedeltà. Avea intanto _Galeazzo Visconte_ suo fratello -disgustato _Giovanni Paleologo_ marchese di Monferrato, principe per -valore, per potenza ed accortezza molto riguardevole[1569]. Bastava -anche ad alienar l'animo d'ogni vicino dai Visconti la smoderata loro -superbia ed insaziabilità, per cui niuno dei principi si credea più -sicuro in casa sua. Era il marchese di Monferrato unito coi Beccheria -di Pavia, anzi, come vicario generale costituito da _Carlo IV_ Augusto, -teneva un buon piede in quella città. Perciò mandò la sfida a Galeazzo, -le cui città confinavano col suo marchesato. Se l'intese cogli -Astigiani, signoreggiati allora dai Visconti contro i patti ch'essi -aveano stabilito col fu _Luchino Visconte_. Ora il marchese Giovanni -s'impadronì della medesima, allora possente e buona, città di Asti, con -un giudizioso stratagemma; e tuttochè i fratelli Visconti inviassero -gran gente in aiuto al castello, che tuttavia si tenea per loro, ebbe -tal vigore il marchese, che quella fortezza venne alle sue mani. Tolse -anche a Galeazzo la città di Alba[1570], e gli fece ribellare Cherasco, -Chieri e tutte le terre del Piemonte, e si strinse dipoi in lega con -_Amedeo conte di Savoia_, appellato il _conte verde_. Rivolsero i due -fratelli Visconti il loro sdegno contra di Pavia, e con grandi forze -nel mese di maggio andarono ad assediar quella città da ogni parte, -risoluti di non levare il campo, se prima non la riducevano alle loro -voglie. Ma, per non impiegar ivi troppa gente, la strinsero dipoi con -tre bastie, e ne seguirono varii combattimenti coi Pavesi. Intanto -Bernabò, intento ad altre imprese, spedì due mila cavalieri, grossa -fanteria ed un copioso naviglio per Po all'assedio di Borgoforte sul -Mantovano. Ma di là furono fatti sloggiare; nè andò molto che i Pavesi, -animati da un soccorso loro inviato dal marchese di Monferrato, e più -dalle prediche di frate Jacopo Bussolari dell'ordine agostiniano, a -cui aveano gran divozione e fede[1571], usciti di città nel dì 27 di -maggio, presero valorosamente quelle bastie, abbruciarono il naviglio -che i Visconti teneano sul Ticino, e con gran guadagno di munizioni -ed arnesi rimasero liberi affatto per ora dai loro artigli. Oltre a -ciò, _Filippo_ ed _Ugolino da Gonzaga_, signori di Mantova e Reggio, -venuti a Modena[1572], ed uniti con Ugolino da Savignano capitano delle -genti di _Aldrovandino marchese_ d'Este, nel dì 6 di febbraio andarono -per assalire l'esercito de' Visconti, che, venuto sul Reggiano, avea -quivi fabbricata una bastia, cioè una di quelle fortezze di legno che -si piantavano allora, e ben munite faceano e sosteneano gran guerra. -Ritirossi l'armata nemica, e, dato l'assalto alla bastia, fu presa -colla strage di molti, e col far prigioni circa quattrocento soldati. -Poscia nel dì 10 d'esso mese marciarono a San Polo, che era assediato -da' nemici, e li misero in fuga, con prendere ducento uomini e trecento -cavalli. Un'altra buona percossa ebbero le genti del Biscione, cioè da -Bernabò, a Castiglione delle Stiviere, sul finire d'agosto. Dopo aver -lungamente assediata quella terra, ne furono con loro vergogna e danno -cacciati dalle milizie de' Gonzaghi e del marchese di Ferrara. - -Intanto, capitata in queste parti la gran compagnia del _conte Lando_, -quantunque poco capitale potesse farsi della fede di costui e della -sua gente, pure l'Estense e i Gonzaghi la presero al loro soldo. -Formata in questa maniera una poderosa armata di cavalieri e fanti, -si inviarono alla volta di Parma e Piacenza, ed arrivarono fin sul -distretto di Milano, mettendo a sacco quelle contrade, e commettendo le -enormità tutte che soleano praticarsi dagli Oltramontani d'allora. Andò -poscia la gran compagnia di quei masnadieri ai servigio di _Giovanni -marchese_ di Monferrato, contro cui aspramente guerreggiavano i -Visconti. Ma qui non finirono le disgrazie di essi Visconti[1573]. Il -marchese di Monferrato tolse loro Novara; e se il conte Lando, uomo di -corrotta fede, avesse secondato i di lui disegni, avrebbe fatto delle -maggiori conquiste. Il peggio fu che Genova in questo anno a dì 14 -di novembre levatasi a rumore[1574], si sottrasse all'ubbidienza de' -Visconti, dimenticandosi ben presto que' cittadini che coll'appoggio -dell'_arcivescovo Giovanni_ da un basso stato erano risaliti ben -alto. Dacchè quel popolo vide i due fratelli Visconti, _Bernabò_ e -_Galeazzo_, impegnati in una guerra sì viva in Lombardia, e tolte loro -varie città dal marchese di Monferrato, cominciarono a scoprire la lor -voglia di rimettersi in libertà, e non ne faceano mistero. Trovavasi -in Milano a guisa d'ostaggio _Simonino Boccanegra_, che negli anni -addietro era stato doge di Genova. Sapea ben parlare, e diedesi a -far credere ai Visconti, che se gli avessero permesso di tornare a -Genova, per la pratica ch'egli avea di quel popolo, gli dava cuore -di pienamente calmarlo. Gli fu creduto, ed andò. Ma giunto colà, fece -tutto il rovescio, ed egli fu che commosse i cittadini a ribellarsi, -cioè i popoli, perchè i nobili non furono con lui. Nel dì seguente -15 di novembre si fece egli proclamar doge di Genova, e ridusse -il governo affatto popolare, con escluderne i nobili, e mandare ai -confini alcuni de' più potenti. Dopo di che entrò in lega col marchese -di Monferrato contra de' Visconti. Ma questo marchese, dacchè si fu -impadronito di Novara, attendendo a conservare un sì bell'acquisto e -ad assediare il castello, benchè ricercato dalla lega lombarda[1575], -ricusò di marciare sul Milanese. Perciò il _conte Lando_ e i collegati -ch'erano a Mazenta, Casorate e Castano, terre da loro spogliate d'ogni -sostanza, al vedere che ogni dì più s'ingrossava l'armata de' Visconti, -giudicarono meglio di ritirarsi a Pavia. Quando eccoti nel dì 13 di -novembre il _marchese Francesco d'Este_ e _Lodovico Visconte_, capitani -de' fratelli Visconti, che vengono coll'esercito milanese ad assalirli -alla coda. Se il conte avesse voluto uscir di strada, e mettersi al -largo, avrebbe forse vinta la pugna; ma siccome egli non istimava un -frullo le genti di Milano, così non si mise gran pensiero di loro. -Il fatto andò diverso da quello ch'egli pensava; fu messo in fuga e -sbandato l'esercito suo; molti nobili signori rimasero prigionieri; -e lo stesso conte Lando ebbe bisogno degli speroni per ritirarsi a -salvamento in Pavia. Fra gli altri vi fu preso il vescovo d'Augusta, -chiamato _Marcuardo_, che s'intitolava vicario. All'anno presente e -giorno suddetto vien riferito questo fatto dall'Annalista Piacentino -e dal Corio; ma, secondo Pietro Azario, pare che appartenga all'anno -seguente, scrivendo egli che esso conte svernò nel Novarese, e fece in -quel tempo continua guerra alle ville del distretto di Vercelli; e che, -tornato nella primavera a Mazenta, sentendo che l'esercito milanese -avea riacquistato Casorate, volle ritirarsi in aria sprezzante a Pavia, -ma ne riportò la percossa suddetta. - -Al cardinale _Egidio Albornoz_ legato apostolico, dopo avere ricuperato -il Patrimonio, il ducato di Spoleti, la marca di Ancona e buona parte -della Romagna, altro non restava da fare che di sottomettere _Francesco -degli Ordelaffi_ signore di Forlì, Forlimpopoli e Cesena, siccome -ancora _Giovanni_ e _Rinieri_ de' Manfredi signori di Faenza. Contra -di loro fece predicar la crociata, e profuse immense indulgenze: il -che, per attestato di Matteo Villani[1576], servì a ricavar danaro da -tutte le parti, perchè non vi era voto, o peccato che spendendo non si -rimettesse ed assolvesse: il che fu un saccheggio alle borse di molti -paesi, e servì ad ingrassare i banditori di essa crociata. Andò il -cardinale all'assedio di Faenza, e nello stesso tempo, cioè nel mese -di giugno, perchè udì che la gran compagnia del _conte Lando_ veniva di -Puglia per entrar nella Marca, si accostò con altro corpo di gente alla -città d'Ascoli. Quel popolo, temendo della venuta di quegli assassini, -prese il miglior partito di darsi al legato, che n'entrò ben volentieri -in possesso. Anche il signore di Fabriano di casa Trinci, che fin qui -s'era tenuto saldo senza cedere agli ordini del legato, venne in questi -tempi all'ubbidienza sua, e da lui riconobbe quella signoria. Faenza -si arrendè al legato per patti fatti coi Manfredi signori di quella -terra, a' quali egli lasciò godere alcune castella[1577]. V'entrò il -cardinale nel dì 17 di novembre. Fu anche dato il guasto a Cesena, che -ubbidiva allora al signore di Forlì. Era questa città difesa da _Cia_ -moglie di _Francesco_, donna di raro valore e di spiriti virili, la -quale, vestendo l'armi a guisa degli uomini, fece di molte prodezze, -e lungamente difese quella terra. Una più grave tempesta si scaricò -in quest'anno addosso ai Veneziani[1578]. _Lodovico_ potentissimo -_re d'Ungheria_ da gran tempo nudriva mal animo contra di quella -repubblica, non tanto per Zara ed altre città ch'egli pretendeva[1579], -quanto perchè gli avevano negata qualsivoglia assistenza di navi e di -gente per la guerra fatta al regno di Napoli. Benchè durasse la tregua -di otto anni con quella repubblica, più non volle aspettare a tentarne -la vendetta. Due poderosissimi eserciti mise egli insieme; e presi -de' pretesti di rottura, l'uno spinse in Dalmazia, e l'altro inviò -alla volta d'Italia. Richiese ai Veneziani la Dalmazia e l'Istria; si -sarebbe anche contentato d'un annuo censo; ma sembrando ingiuste e dure -tali dimande ai Veneziani, che da tanto tempo signoreggiavano quelle -contrade, elessero piuttosto di difendersi con pericolo, che di cedere -con vergogna. Venne in persona il re Lodovico coll'esercito unghero in -Italia nel mese di giugno, e i Cortusi[1580] (probabilmente con della -iperbole) scrivono che la sua armata fu creduta di cento mila cavalli. -Unironsi con lui i conti di Collalto, chiamati conti di Trevigi, -perchè tali erano stati i lor maggiori, e quei di Vonigo ed altri -castellani di quelle parti. Strinse d'assedio la città di Trivigi, e -si impadronì d'Asolo, Ceneda e Conegliano. Frattanto nel dì 8 d'agosto -giunse al fine di sua vita _Giovanni Gradenigo_ doge di Venezia, e fu -in suo luogo eletto _Giovanni Delfino_ a dì 14 d'esso mese. Era questi -capitano ossia governator delle armi venete chiuso in Trivigi, città -allora assediata dal re unghero. Spedì il senato veneto ambasciatori -al re, pregandolo di lasciarne liberamente uscire il loro doge. -Secondo i Cortusi e i Gatari, Lodovico cortesemente accordò lor questa -grazia; ma, per attestato del Caresino, la negò loro, gloriandosi di -tenere assediato un doge di Venezia. Da lì nondimeno a qualche tempo -ne uscì il Delfino, e felicemente condotto a Venezia salì sul trono, -ma in tempo in cui si trovava sopraffatta da troppo gravi calamità la -sua repubblica. Per maneggio di _Niccolò Acciaiuoli_ gran siniscalco -riuscì in quest'anno nel mese di novembre a _Luigi re_ di Napoli di -occupar il fortissimo castello di Mattagriffone sopra Messina[1581]: -per la cui presa e pel bisogno ancora che aveano di vettovaglia i -Messinesi, anche la città alzò le di lui bandiere: acquisto che fu -creduto dover decidere la controversia del dominio della Sicilia. In -quella importante città fecero la loro entrata nel dì 24 di dicembre il -_re Luigi_ e la _regina Giovanna_, e grande allegrezza e gala nel loro -accoglimento fece tutta quella cittadinanza. - -NOTE: - -[1568] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus, -Chron., tom. eod. Matteo Villani, lib. 6, cap. 6. - -[1569] Petrus Azarius, Chron., cap. 12, tom. 16 Rer. Ital. - -[1570] Matteo Villani, lib. 6, cap. 3. - -[1571] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Italic. - -[1572] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1573] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1574] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1575] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[1576] Matteo Villani, lib. 6, cap. 14. - -[1577] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. -15 Rer. Ital. - -[1578] Gatari, Ist. Padov., tom. 17 Rer. Ital. - -[1579] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1580] Cortus. Histor., lib. 11, cap. 8, tom. 12 Rer. Ital. - -[1581] Matteo Villani, lib. 8, cap. 39. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLVII. Indizione X. - - INNOCENZO VI papa 6. - CARLO IV imperadore 3. - - -Quantunque il cardinale _Egidio Albornoz_ legato del papa tante -prodezze avesse fatto negli Stati della Chiesa, dove altro non gli -restava da sottomettere, se non l'ostinato _Francesco degli Ordelaffi_ -signor di Forlì e Cesena[1582]; pure, per uno di quei colpi segreti -che facilmente accadono nelle gran corti, fu egli richiamato dal papa -ad Avignone, e mandato in sua vece al governo dell'armi con molta -autorità _Androino abbate di Clugnì_, che s'intendeva più di dire il -breviario che di trattar affari di guerra. Tenne il cardinale nel dì -27 d'aprile un gran parlamento in Fano, dove si licenziò, e raccomandò -a tutti la fedeltà verso la santa Sede; ma, conoscendo ognuno di che -errore e pericolo fosse il lasciar partire in sì fatte contingenze -un uomo di tanto senno, tutti, ed anche lo stesso abbate di Clugnì, -cotanto lo scongiurarono di differir almeno sino al settembre la sua -andata, che si fermò. Teneva il cardinale un trattato coi cittadini di -Cesena[1583], e questo scoppiò nel dì 29 di esso mese d'aprile. Levò -rumore il popolo, gridando: _Viva la Chiesa_; e, prese l'armi, con -tal possanza combatterono contro ai provvisionati di _Francesco degli -Ordelaffi_, che gli astrinsero a ritirarsi nella Murata; che così si -appellava quella fortezza. Non potè riparare all'improvviso colpo la -valorosa _Cia_, moglie d'esso Ordelaffo; fece bensì ella tagliar la -testa a due suoi consiglieri sospetti del tradimento, e poi si accinse -disperatamente alla difesa della Murata. Un gran sacco ed incendio di -case fu il regalo che per tal mutazione toccò a quella misera città. -A questo avviso, il cardinale coi Malatesti e con _Roberto degli -Alidosi_ da Imola corse a Cesena con tutte le sue forze, ascendenti -tra fanti e cavalli a cento ottanta bandiere. Vinta fu la murata, e -Cia si ritirò nella rocca[1584]. Col continuo cavare, fu messa sui -pontelli la torre maestra che dava l'entrata in quella rocca; nè -volendosi mai rendere la feroce donna all'aspetto del pericolo, nè -alle esortazioni di Vanni degli Ubaldini suo padre, che corse apposta -colà, attaccato il fuoco ai pontelli, fu fatta in fine cadere la torre, -di modo che nel di 21 di giugno restò presa la rocca, e Cia ritenuta -prigione coi figliuoli e nipoti. A tale conquista succedette quella -di Bertinoro; e, ciò fatto, rivolse il legato le sue genti contro a -Forlì. Ma convenne interrompere il corso della vittoria, perchè avendo -Francesco degli Ordelaffi implorato soccorso da _Bernabò Visconte_, -questi, per non iscoprirsi nemico della Chiesa, segretamente indusse -il conte Lando con danari (esca sola ricercata da lui) a condurre nel -mese di giugno la gran compagnia verso la Romagna. Potrebbe nondimeno -essere che senza istigazione di Bernabò, e alle istanze dell'Ordelaffi -si movesse il conte. Vennero questi masnadieri nelle vicinanze di -Forlì. Erano quattro mila cavalieri, mille e cinquecento balestrieri, -oltre ad una smisurata folla di ribaldi e femmine che correvano alla -carogna. La Cronica di Piacenza ha[1585] che fu solamente una parte -della gran compagnia, consistente in soli tre mila combattenti. Bandì -il legato[1586] il perdon generale de' peccati a chi prendea la croce -contra di costoro. Chi non potea o non volea procedere colle armi, e -massimamente le donne, guadagnavano, ciò non ostante, il perdono con -pagare; nè passava dì che il legato con questa buona mercatanzia non -ricavasse mille e mille ducento fiorini d'oro. Benchè si trovasse egli -più forte di gente che la compagnia; pure, temendo di azzardare una -battaglia, meglio amò di far tornare in Lombardia quegl'iniqui collo -sborso di cinquanta mila fiorini. Pertanto sul fine d'agosto, dopo aver -messo l'assedio alla città di Forlì, lasciato il governo dell'armata -all'abbate di Clugnì, se ne tornò accompagnato da _Malatesta_ di Rimini -ad Avignone, glorioso, benchè maltrattato da quella corte. Nè si dee -tacere che, conoscendo egli che la sorgente di tanti guai, a' quali -era allora sottoposta buona parte dell'Italia, veniva dalla soverchia -avidità e potenza dei due fratelli Visconti, stabilì lega offensiva -e difensiva nel dì 28 di giugno con _Aldrovandino_ marchese d'Este, -vicario di Ferrara per la santa Sede, e di Modena per l'imperio, coi -_Gonzaghi_ signori di Mantova e Reggio, con _Giovanni Visconte_ da -Oleggio signore di Bologna, con _Giovanni marchese_ di Monferrato -vicario di Pavia, con _Simone Boccanegra_ doge di Genova, e coi -_Beccheria_ da Pavia. Lo strumento fu da me dato alla luce[1587]. Parve -fatta quella lega contro alla compagnia del conte Lando, ma esso mirava -più oltre. - -Due mila barbute e gran moltitudine di fanti inviò in quest'anno sul -principio di giugno _Bernabò Visconte_, sotto il comando di Galasso -Pio, nel territorio di Modena, dove fece di gran danno[1588]. Venuto -il luglio, s'inoltrò quest'armata fino a Piumazzo sul Bolognese[1589], -parendo che avesse qualche intelligenza (e fu anche vero) in Bologna. -Nel dì 11 d'esso mese le milizie de' Gonzaghi, dell'Estense e -dell'Oleggio, comandate da _Feltrino Gonzaga_, andarono virilmente ad -assalire l'armata nemica, e le diedero una buona spelazzata, tanto che -la costrinsero a ritirarsi per la via di Nonantola a Carpi, e poscia al -loro paese. Fu ben costretto alla resa sul fine di gennaio dell'anno -presente da _Giovanni marchese_ di Monferrato il castello di Novara, -nè fu possibile ai Visconti con tutti i loro sforzi di dargli soccorso; -ma perciocchè il _conte Lando_, che tuttavia era in quelle parti colla -sua gran compagnia, non si accordava con _Ugolino da Gonzaga_ capitano -della lega, di più non migliorarono gl'interessi della stessa lega. -Anzi verso il fine d'agosto peggiorarono[1590]; imperciocchè riuscì -ai Visconti di torre per tradimento ai signori da Gonzaga il castello -di Governolo: il che fu cagione, per cui i medesimi Visconti, volte -a quella parte la possanza delle lor armi, assediarono Borgoforte, -e se ne impadronirono. E così trovandosi sciolte le mani a maggiori -imprese, passarono sul Serraglio di Mantova, e posero l'assedio alla -stessa città di Mantova. Per questo i collegati, benchè tante volte -traditi dal conte Lando, pure, necessitati da così strane vicende, -tornarono a chiamarlo in Lombardia al loro soldo. Colà si portò egli -nel mese di ottobre colle sue masnade, ed unitosi con _Ugolino Gonzaga_ -e coll'altra gente della lega, tutti entrarono nel distretto di Milano, -saccheggiando e bruciando[1591]. Lasciati in Castro, castello del -Milanese, mille barbute (le barbute erano allora uomini d'armi con due -cavalli) e cinquecento fanti, affinchè il nemico fosse distratto in -quelle parti, s'inoltrò l'armata sul Bresciano. _Giovanni Bizozero_, -capitan generale di Bernabò, si levò per questo di sotto a Mantova, e, -andato loro incontro nel mese di dicembre al passo dell'Oglio, venne a -battaglia. Ostinatamente fu combattuto; ma restò sconfitto l'esercito -del Visconte, e fatto prigione lo stesso suo capitano con venti -conestabili ed altra gente. Poco differente fortuna provò un'altra -parte dell'armata d'essi Visconti, la quale, avendo assediato in Castro -i soldati suddetti della lega, si credeva d'ingoiarli; ma fu virilmente -rispinta ed obbligata a ritirarsi. Seguito io qui l'ordine delle cose -e dei tempi tenuto da Matteo Villani, autore molto accurato, e che -scrivea gli avvenimenti d'allora, il cui racconto vien confermato dalla -Cronica di Piacenza; perciocchè le storie di Pietro Azario e del Corio -sembrano a me imbrogliar qui i tempi e le imprese. - -Nel maggio di quest'anno _Luigi re_ di Napoli, dimorante in Messina, -facendo credere a quel popolo di voler quivi tener la sua corte per -sei anni, si avvisò di far l'assedio di Cattania[1592]. Con mille e -cinquecento cavalieri ed assai fanteria _Niccolò degli Acciaiuoli_ -Fiorentino gran siniscalco formò quell'assedio. Ma da due galee -catalane essendo state prese due del re Luigi, destinate a portar la -vettovaglia al campo, talmente rimasero sbigottiti gli assedianti, -prima sì baldanzosi, che si diedero ad una precipitosa fuga sul -fine del suddetto mese, lasciando indietro tende e bagaglio. Furono -inseguiti dalla guarnigion di Cattania, e maltrattati dai villani, con -restar prigione il conte Camarlingo. Le storie di Napoli aggiungono -che anche Niccolò Acciaiuoli fu preso, e riscattato col cambio di due -sorelle del _re di Sicilia Federigo_, soprannominato il Semplice. Ma -abbiamo da Matteo Villani, ch'egli per valore d'un buon destriere -si salvò, con aver nondimeno perduto gran tesoro di gioielli e di -arnesi. Questa disgrazia e la ribellione molto prima cominciata nel -regno di Napoli da _Luigi duca_ di Durazzo, il quale s'era unito con -Giovanni Pipino conte di Minerbino, furono cagione che il re Luigi se -ne tornasse a Napoli, per attendere a quello che più gl'importava nelle -congiunture presenti. Intanto continuava la guerra di _Lodovico re_ -d'Ungheria contra de' Veneziani nel Trevisano e in Dalmazia. Sostennero -con vigore questo gran peso i Veneziani in questa parte, ed altrettanto -andavano facendo in Dalmazia[1593]. Ma nel settembre di quest'anno -accadde che, per tradimento dell'abbate di San Grisogono, ossia di San -Michele di Zara, una notte furono introdotte con iscale per le mura -le milizie unghere: laonde quella riguardevol città fu presa, e non -passò l'anno che anche il castello d'essa fu obbligato a rendersi: -disavventure che in fine fecero prendere al senato veneto la risoluzion -di chiedere pace, e di ottenerla, siccome diremo all'anno seguente. -Ma intanto penetrato alle città di Traù e di Spalatro l'avviso che -i Veneziani esibivano al re quelle due città, il popolo d'esse, per -farsi merito con esso re, a lui si diedero prima del tempo, senza -voler dipendere dall'altrui volontà. Anche _Simone Boccanegra_ doge -di Genova tanto s'industriò in questo anno, che ridusse all'ubbidienza -sua Ventimiglia, Savona e Monaco: con che assai crebbe in riputazione -il governo suo. Era in questi tempi frate Jacopo Bussolari dell'ordine -de' Romitani di santo Agostino in gran credito in Pavia per la sua -pietà ed astinenza, e più per le sue ferventi prediche[1594]. Perciò, -divenuto arbitro del popolo, il menava a suo piacere. Non contento -egli d'impiegare il suo talento negli affari spirituali, cominciò a -mischiarsi nel governo temporale. Tenevasi forte con lui _Giovanni -marchese_ di Monferrato, siccome quegli che aspirava al dominio di -Pavia, città allora di gran potenza e ricchezze. Un dì (e fu creduto a -suggestion del marchese) perorò così bene frate Jacopo contro i signori -di Beccheria, signori da gran tempo di quella città, ma discordi fra -loro e poco timorati di Dio, che indusse il popolo a scuotere il loro -giogo, e a governarsi a comune. _Castellino, Fiorello_ e _Milano_, -i primi della suddetta famiglia, essendone fuggiti, intavolarono -segretamente un trattato coi signori di Milano, pensando col braccio -loro di ritornare in Pavia. Scoperto il negoziato, furono cacciati -della città gli altri da Beccheria, e presi da cento cittadini loro -amici, dodici de' quali ebbero mozzato il capo. Quindi venuto a Pavia -il marchese di Monferrato con mille e ducento cavalieri e quattro mila -fanti, mosse il frate tutto quel popolo, ed egli alla testa loro marciò -sul Milanese, da dove asportò una sterminata copia d'uve, di cui Pavia -pativa troppa penuria. - -NOTE: - -[1582] Matteo Villani, lib. 7, cap. 56. - -[1583] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. - -[1584] Vita di Cola di Rienzo, Antiquit. Ital. - -[1585] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1586] Matteo Villani, lib. 7, cap. 84. - -[1587] Piena Esposizione, Append., num. 14. - -[1588] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. - -[1589] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1590] Matteo Villani, lib. 7, cap. 98. - -[1591] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. -8, cap. 18. Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1592] Matteo Villani, lib. 7, cap. 72. - -[1593] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Marino Sanuto, -Istor., tom. 22 Rer. Ital. Cortusiorum Hist., tom. 12 Rer. Italic. - -[1594] Petr. Azar., Chron., tom. 16 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 8, -cap. 2. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLVIII. Indizione XI. - - INNOCENZO VI papa 7. - CARLO IV imperatore 4. - - -La gran potenza e i fortunati successi di _Lodovico re_ d'Ungheria -nella guerra da lui mossa alla repubblica veneta indussero quel saggio -senato a pregarlo di pace, con rimettere a lui, sapendo quanto fosse -magnanimo, le condizioni dell'accordo[1595]. Gradì il re così manierosa -offerta, accettò i loro ambasciatori, e rispose di non voler danari, -perchè niun bisogno avea dell'altrui moneta, ma bensì che pretendea -quello che anticamente era della sua corona. Però fu convenuto che -a lui restassero le città dell'Istria, Dalmazia e Schiavonia; e -laddove da tanto tempo indietro il doge di Venezia si intitolava _dux -Venetiarum, Dalmatiae, Croatiae, et quartae partis totius imperii -Romaniae_, bisognò ridurre quel titolario al solo _dux Venetiarum_. Per -altro il re restituì loro tutte le castella prese sul Trevisano, con -obbligare i Veneziani a dar pace a tutti que' castellani, e a fornirgli -nelle occorrenze ventiquattro galee alle spese del medesimo re. In -questa dolorosa maniera terminò la guerra del re unghero, terrore -allora di tutti i vicini, colla repubblica veneta. Restò un'amarezza -grande di quel senato contra di _Francesco da Carrara_ signore di -Padova, perchè egli avea usato di molte finezze al re Lodovico e -alle sue genti durante la guerra suddetta di Trivigi; con lamentarsi -inoltre, perchè egli continuamente avesse somministrato vettovaglie al -campo nemico, senza di che sarebbe stata presto terminata la guerra -in quelle parti per mancanza di sussistenza. Rispondeva il Carrarese -d'aver ciò fatto per necessità della vicinanza, e per salvare il -proprio paese, mentre avrebbono que' Barbari preso per forza e senza -pagamento ciò che si fosse loro negato. Ma nè queste nè altre ragioni -ritennero i Veneziani dal farne vendetta, allorchè il tempo propizio -loro si presentò. Era anche stata guerra in regno di Napoli per la -ribellione del _duca di Durazzo_: laonde s'erano riempiute d'assassini -e di mala gente tutte quelle contrade. Ma dacchè il conte di Minerbino, -grande autore e fomentatore di sedizioni, fu, secondo il suo merito, -impiccato, ebbe campo _Niccolò Acciaiuoli_ gran siniscalco con altri -baroni di metter pace fra il _re Luigi_ e il suddetto duca, e gli -altri Reali nel maggio di quest'anno. Gran festa se ne fece, e dacchè -furono banditi dal regno gli uomini d'arme forestieri, si restituì la -tranquillità a quel regno. - -Tornò nell'aprile di quest'anno _Galeazzo Visconte_ all'assedio di -Pavia per terra e per acqua[1596]. Perchè fu creduto che i signori da -Beccheria, che erano col Visconte, fossero gl'istigatori di questa -guerra, fra Jacopo Bussolaro, di cui s'è parlato di sopra, tanto -strepito fece colle sue prediche, piene in apparenza di zelo, per la -lor distruzione, che il popolo, uomini, donne e fanciulli corsero a -diroccare e spianare da cima a fondo tutti i loro bei palagi: impresa -veramente nobile di quel religioso cappuccio, quasi che peccassero -le case, onde meritassero un sì barbaro gastigo. Grande fu lo sforzo -de' Pavesi per la difesa della città, e fecero anch'essi un nobile -armamento di navi sul Ticino per resistere al copioso naviglio di -Galeazzo, formato in Piacenza[1597], di cui era capitano Fiorello da -Beccheria. Fra queste due armate navali succedette un giorno un fiero -combattimento ad uno steccato fabbricato da' Pavesi in quel fiume. -Restarono morti e feriti assaissimi dall'una parte e dall'altra; ma -ne andarono infine sconfitti i Pavesi; fu distrutto lo steccato, e -quattro lor galeoni con altre barche vennero in potere de' Piacentini. -Durava nello stesso tempo la guerra di _Bernabò Visconte_ contro ai -Gonzaghi, Estensi e Bolognesi[1598]. Nel dì 20 di marzo s'affrontarono -le loro armate a Monte Chiaro, che era allora del distretto di -Cremona, e tutti menarono ben le mani. La vittoria si dichiarò in -favore de' collegati. Ma neppur questo servì a vantaggiar gl'interessi -di _Ugolino da Gonzaga_, perchè i Visconti dopo una perdita pareva -sempre che comparissero più forti di prima; e il contado di Mantova, -per la perdita di Governolo e Borgoforte e del Serraglio, si trovava -in gravi angustie e in pericolo di peggio. Perciò cominciò egli a -muovere parola di pace, e trasse nel sentimento suo anche _Aldrovandino -Estense_ signore di Ferrara, e _Giovanni da Oleggio_, giacchè tutti si -consumavano in questa guerra senza profitto alcuno. Prestò volentieri -orecchio a questa proposizione anche Bernabò Visconte per desiderio di -rompere il nodo di quella lega, e perchè a lui nulla costava di far -oggi una pace, e domani il romperla, se gli tornava il conto[1599]. -Spedirono i collegati a Milano i loro plenipotenziarii, ed in essa -città fu conchiusa e pubblicata la pace nel dì 8 di giugno. A quel -trattato intervennero anche gli ambasciatori di _Carlo IV imperadore_, -di _Giovanni marchese_ di Monferrato, di Venezia e d'altri signori. -E perciocchè _Galeazzo Visconte_ pretendea la restituzion di Novara -e di Alba, a lui tolte dal suddetto marchese, fu rimessa la decisione -di questa pendenza all'imperadore, il qual poscia decise che fossero -restituite a Galeazzo quelle due città, e che questi restituisse al -marchese la terra di Novi sul confine del Genovesato. Per quello che -vedremo, pare che nulla fosse determinato per conto di Pavia[1600]. -Essendo poi nato nel settembre un figliuolo a _Bernabò Visconte_, ne -vollero essere compari al battesimo _Aldrovandino marchese_ d'Este, -_Ugolino da Gonzaga_ e _Giovanni da Oleggio_. V'andarono in persona -i due primi coll'accompagnamento di copiosa nobiltà. L'Oleggio, -volpe vecchia, vi mandò per suo ambasciatore un suo nipote. Di ricchi -presenti, secondo il costume d'allora, fecero questi signori a _Regina_ -dalla Scala moglie di Bernabò, e al figliuolo Lodovico. L'Estense donò -una coppa d'oro piena di perle, anelli e pietre preziose di valore -di circa dieci mila fiorini d'oro; il Gonzaga sei coppe di argento -dorato, e l'Oleggio molte pezze di panno d'oro e gran quantità di -zibellini. Sotto questo bel colore comperarono i men forti l'amicizia -dei più forti. Furono anche celebrate in Milano le nozze di _Caterina_, -figliuola del fu _Matteo Visconte_, con _Ugolino da Gonzaga_, e si -fecero per tal occasione bellissime giostre e torneamenti in quella -città. Ma _Feltrino da Gonzaga_, insospettito che il nipote Ugolino -coll'alleanza contratta coi Visconti l'escludesse dal dominio di -Mantova, prima che egli tornasse a Mantova, cavalcò a Reggio, e prese -l'intero possesso di quella città, e provvide di molta gente Suzara, -Reggiuolo e Gonzaga, per impedir gli attentati del nipote. Ugolino, -venuto anch'egli a Mantova, ad esclusion dello zio prese in sè tutta la -signoria di quella città, e tra loro da lì innanzi sempre fu un grosso -sangue. - -Per la pace seguita in Lombardia restò licenziata la gran compagnia -del _conte Lando_[1601], e questa sen venne sul Bolognese nel mese di -giugno, e si accampò a Budrio. Era ito in Germania il conte, portando -seco gl'immensi tesori raccolti da tante ruberie in Italia, co' quali -fece acquisto di terre e castella. Seppe costui così ben dipignere -a _Carlo IV_ imperadore i vantaggi che potea portare a lui e allo -imperio la sua gente in Toscana, che Carlo il dichiarò suo vicario -in Pisa, e forse per la Toscana. Tornato questo capo di assassini in -Italia, allorchè fu sul Bolognese, intese come i suoi caporali aveano -presa condotta dai Sanesi, e n'ebbe piacere, perchè al precedente -motivo si aggiugnea quest'altro di passare in Toscana. Aveano i -Perugini assediata Cortona. Ora i Sanesi, che di mal occhio vedevano -l'ingrandimento de' vicini Perugini, ed erano anche pulsati per aiuto -dai Cortonesi, non solamente mandarono gente alla difesa di quella -città, ma anche presero al loro soldo _Anichino di Bongardo_, anch'esso -Tedesco, che avea messa insieme una compagnia di circa mille e ducento -barbute. Con tali rinforzi sul fine di marzo usciti in campagna, fecero -levar l'assedio di Cortona con perdita non lieve e molta vergogna de' -Perugini. Per cancellar tale onta, più che mai feroci ed ingrossati -di gente se ne tornarono i Perugini sotto Cortona. Vennero poscia i -Sanesi a battaglia, e ne furono malamente sconfitti, con veder poi -gli stessi nemici alle lor porte: dal che irritati chiamarono al -loro soldo la gran compagnia. In tale stato di cose avvenne che il -conte Lando, giacchè intese l'invito accettato dalla sua gente di -passare sul Sanese, ed egli stesso pel nuovo suo vicariato bramava di -portarsi colà, si mise in viaggio nel dì 24 di luglio per uno scosceso -ed aspro cammino dell'Apennino, a lui prescritto dai Fiorentini. Ma -non potendosi contenere i suoi soldati dal rubare e maltrattare i -montanari, costoro in numero solamente di ottanta si postarono ne' -siti superiori della via, e rotolando giù grossi sassi, senza che -potessero quegli sgherri nè offendere, nè difendersi, li misero in -fuga. Vi furono morti circa trecento di essi, oltre a molti presi, e -più di mille cavalli e trecento ronzini con assai roba rimasta in preda -ai vincitori. Lo stesso _conte Lando_ malamente ferito fu condotto -prigione, ma con promessa di molti danari trafugato si condusse a -Bologna, dove ben accolto da _Giovanni da Oleggio_, per la sua poca -cura fu in pericolo della vita. Il resto di quella mala gente si -ridusse nel contado d'Imola. _Francesco degli Ordelaffi_, che vedea -mal volentieri stretta la sua città di Forlì da due bastie poste dal -legato pontificio, tirò al suo soldo quei masnadieri per isperanza -che smantellassero le due nemiche fortezze. Costoro fecero di grandi -crudeltà e saccheggi in Romagna nel restante dell'anno. Ma avendo -la corte pontificia d'Avignone riconosciuta la balordaggine commessa -nel richiamar d'Italia l'assennato e valoroso _cardinale Egidio_, il -rimandò in quest'anno con titolo di legato ed ampia autorità negli -Stati della Chiesa. Passata la metà di dicembre, arrivò egli in -Romagna, e si diede a studiare i mezzi per vincere la pugna contro -l'ostinato signore ossia tiranno di Forlì. I Sanesi intanto[1602] e i -Perugini, che erano in guerra, e si trovavano stanchi ed esausti per -le perdite vicendevolmente fatte di genti e di avere, vennero a pace. -Restò ai Sanesi una specie di dominio in Cortona. Montepulciano venne -in poter dei Perugini. - -NOTE: - -[1595] Gattari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer Ital. Matteo Villani, lib. -8, cap. 30. - -[1596] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Italic. - -[1597] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1598] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1599] Johannes de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. - -[1600] Corio, Istor. di Milano. - -[1601] Matteo Villani, lib. 8, cap. 60. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLIX. Indizione XII. - - INNOCENZO VI papa 8. - CARLO IV imperadore 5. - - -Dacchè _Bernabò Visconte_ ebbe sciolta la lega lombarda, che tanto gli -avea dato da fare, benchè avesse fatta pace ancora con _Giovanni da -Oleggio_ signor di Bologna, nè questi occasione alcuna gli avesse dato -di romperla; pure si preparò in quest'anno per fargli guerra, tenendo -per fermo che fosse giunto il giorno beato di ricuperar Bologna[1603]. -Unita dunque una armata di quattro mila cavalli e di molta fanteria, -di cui fece capitano il _marchese Francesco Estense_ fuoruscito di -Ferrara, nel dì 6 di dicembre questa arrivò nelle vicinanze di Modena. -Avea l'Oleggio ben preveduto questo nembo, e a tal fine spediti i suoi -soldati con parte del popolo di Bologna alla guardia del fiumicello -Muzza, e fatto anche fortificar quelle ripe; ma appena giunse la voce -dell'avvicinamento di un sì poderoso esercito nemico, che tutti diedero -volta e si ritirarono a Bologna. Nel dì 8 del suddetto mese avendo -l'armata milanese passato in due guadi il fiume Panaro, andò a mettere -l'assedio a Crevalcuore, e per accordo entrò in quella terra nel dì 17. -Poscia nella festa del santo Natale arrivò ne' contorni di Bologna; -levò a quella città il canale dell'acqua del Reno, e per conseguente -l'uso de' mulini, e fabbricò una bastia a Casalecchio. Allora fu che -Giovanni da Oleggio cominciò a prevedere di non poter sostenere a lungo -tante forze venutegli addosso, massimamente perchè neppure uno alzava -un dito per lui. - -Prima che queste cose avvenissero[1604], _Galeazzo Visconte_, aiutato -da _Bernabò_ suo fratello, spedì un poderoso esercito sotto il comando -di _Luchino dal Verme_ all'assedio di Pavia. Moriva di voglia di quella -sì riguardevol città; e seco erano i signori da Beccheria, i quali -aveano già prese tutte le castella della Lomellina e del distretto -pavese. Frate Jacopo Bussolari, di cui abbiam parlato altre volte, -dell'ordine di santo Agostino, e non già degli Umiliati, come ha il -Corio[1605], non cessava colle sue prediche di animar quel popolo -alla difesa, promettendo loro continuamente vittorie. E perciocchè -era venuto meno il danaro, con persuadere alle donne l'abbandonare -il lusso e le pompe, cavò loro di mano tutti gli anelli, e gioielli e -vesti preziose, e da' cittadini tutti i vasi d'oro e d'argento, colla -vendita dei quali fatta in Venezia ricavò assai pecunia per supplire -a' bisogni della guerra. Ma questo a nulla giovò. Cominciò la città a -penuriar di grano. Il buon frate ne cacciò tutti i poveri, gl'inabili -e le donne di mala vita. Pure di dì in dì cresceva la carestia[1606], -e a questi malanni s'aggiunse una grave epidemia, che portò gran gente -all'altro mondo. Secondochè scrisse il Corio, i Pavesi durante questo -assedio fecero una sortita con tal bravura, che misero in isconfitta -l'esercito del Visconte, uccidendone e prendendone assaissimi. Dal che -nondimeno non punto sbigottito Galeazzo, in breve rifece l'armata, e -più forte di prima tornò a strignere d'assedio Pavia. Nulla di ciò s'ha -da Pietro Azario storico di questi tempi. Ma siamo assicurati da Matteo -Villani[1607] e dagli Annali di Piacenza[1608] che _Giovanni marchese_ -di Monferrato, vedendosi tolta la maniera di soccorrere quella città, -non meno per terra che per acqua, prese al suo soldo la compagnia del -_conte Lando_, e fattala venire per la riviera di Genova, andò con essa -gente a postarsi verso Bassignana. Non poterono i Visconti impedire un -dì lo sforzo di costoro, che non introducessero in Pavia un convoglio -di vettovaglia; ed allora accadde, a mio credere, il conflitto poco -fa accennato dal Corio. Ma nel mese di settembre peggiorò la febbre di -Pavia, con aver Galeazzo Visconte tirata al suo soldo buona parte della -suddetta compagnia del conte Lando, gente senza legge e fede, pronta -a vendersi ogni dì a chi più le offeriva. Restò solamente al servigio -del marchese di Monferrato _Anichino di Bongardo_ Tedesco con circa -due mila persone tra cavalieri e fanti. Perciò veggendo fra Jacopo -Bussolari e i principali di Pavia disperato ii lor caso, nel mese di -novembre cominciarono a trattare con Galeazzo della resa della città, -e a procurar dei vantaggiosi patti. Impetrarono tutto, e il Visconte -anch'egli ottenne il possesso e dominio di Pavia. Gran confidenza -mostrò il Visconte al Bussolari in quel trattato, ed anche dopo essere -entrato padrone in Pavia; ma giacchè il superbo frate, nel procacciare -agli altri una buona capitolazione, scioccamente avea dimenticato di -chiedere alcuna sicurezza o vantaggio per la propria persona, da lì a -pochi giorni fu preso, e condannato dal suo generale ad una perpetua -prigionia nella città di Vercelli: gastigo a cui non si oppose il -Visconte, o, per dir meglio, gastigo a lui procurato segretamente -dal Visconte medesimo, e d'istruzione ad altri d'attendere al loro -breviario, e di non mischiarsi ne' secolareschi affari, e molto meno -in quei di guerra. Fece poi Galeazzo fabbricar un forte castello in -Pavia per tenere in briglia quel popolo, che da tanto tempo manteneva -una grave antipatia con Milano e co' signori di Milano. Grande -accrescimento di potenza fu questo a _Galeazzo Visconte_. - -Fu ben presa, siccome dicemmo, al suo soldo da _Francesco degli -Ordelaffi_ la compagnia del _conte Lando_; ma parte perchè egli non -potea mantenerla, e parte per li prudenti maneggi del _cardinale -Egidio_ legato, questa si voltò verso il contado di Firenze, cercando -da sfamarsi e da trovar buon bottino. Non si lasciarono far paura -in questa occasione i Fiorentini, ed usciti in campagna con quanta -gente d'armi poterono adunare anche delle loro amistà, mostrarono -a que' masnadieri i denti in maniera, che a guisa di sconfitti si -partirono dal loro distretto, passando dipoi a' servigi del marchese -di Monferrato. Restato perciò in asse il bestiale signor di Forlì, -e sempre più stretta la sua città, si ridusse in fine come disperato -a quella risoluzione che mai non volle prendere in addietro, benchè -con patti di molto vantaggio. Interpostosi adunque _Giovanni da -Oleggio_[1609], andò l'Ordelaffo a rendersi liberamente al cardinale -legato, il quale nel dì 4 di luglio prese il possesso di quella città -e di tutte le fortezze, con gran festa di que' cittadini che si videro -liberati da un aspro giogo. All'Ordelaffo il prode cardinale diede -l'assoluzione, e lasciò la signoria di Forlimpopoli e di Castrocaro. -Così la Romagna restò in pace, e tutta all'ubbidienza della Chiesa -romana. Terminò i suoi giorni in quest'anno, nel dì 10 oppure 13 di -marzo[1610] _Bernardino da Polenta_ signore, o piuttosto tiranno -di Ravenna, uomo perduto nella lussuria, uomo crudele, che enormi -aggravii avea imposto a quel popolo, di modo che in Ravenna non -abitavano più se non dei contadini e de' poveri artigiani. Erede -suo fu _Guido da Polenta_, suo figliuolo, proclamato signore da quei -cittadini, tutto diverso dal padre, che, richiamato alla patria ogni -fuggito e bandito, si diede a governar con placidezza ed amore il suo -popolo, e dal cardinale legato riportò la conferma di quel dominio. -_Can Grande_ signor di Verona, anche egli per la sua vita dissoluta -e crudele[1611] s'era guadagnato l'odio del popolo suo. Maltrattava -del pari i suoi due fratelli, cioè _Can Signore_ e _Paolo Alboino_, -e non men la moglie, benchè bella e savia donna, perchè perduto -dietro a due meretrici. E perciocchè Can Signore udì un giorno certe -minaccie che il fecero temere della vita, scelse il dì 14 di dicembre -per vendicarsene. Trovato dunque per istrada in Verona Can Grande, -che a cavallo se ne andava a diporto, avventandosi, con uno stocco il -passò da parte a parte, e morto il lasciò. Se ne fuggì egli a Padova, -benchè niuno in Verona si movesse contra di lui. Il perchè nel dì 17 -d'esso mese tornato colà con gente datagli da _Francesco da Carrara_ -signore di Padova, dappoichè _Paolo Alboino_ suo fratello era stato -eletto signore, non trovò difficoltà veruna a farsi proclamar suo -collega nella signoria. Degna di memoria è la forse non mai veduta -strabocchevol quantità ed altezza delle nevi cadute in quest'anno in -Lombardia. In Modena, Bologna ed altre città fu alta due ed anche tre -braccia, laonde rovinarono molte case; e scaricata dai tetti, arrivava -sino alle gronde delle case, nè per contrada alcuna si potea passare, -nè buoi o carra mettersi in viaggio. - -NOTE: - -[1602] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1603] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. Matth. de -Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Italic. - -[1604] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. Chron. -Placent., tom. eod. - -[1605] Corio, Istor. di Milano. - -[1606] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1607] Matteo Villani, lib. 9, cap. 35. - -[1608] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1609] Matteo Villani, lib. 9, cap. 36. - -[1610] Rubeus, Hist. Ravenn., lib 9. Matteo Villani, lib. 9, cap 13. - -[1611] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Petrus Azarius, Chron., tom. -16 Rer. Ital., pag. 420. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLX. Indizione XIII. - - INNOCENZO VI papa 9. - CARLO IV re de' Romani 6. - - -Per qualche tempo si andò sostenendo _Giovanni da Oleggio_ contro le -forze di _Bernabò Visconte_, perchè dal _cardinale Egidio_ legato -apostolico fu sovvenuto di qualche soldatesca, e l'accortezza sua -provvedeva a molti pericoli e bisogni. Ma vedendo troppo chiaro -l'impotenza sua di resistere a sì gagliardo nemico, il quale avea anche -avuto a tradimento Castelfranco e Serravalle, e non sapendo a qual -partito volgersi per tener salda la città di Bologna, così strettamente -bloccata ed angustiata da varie bastie[1612], cominciò a trattare col -cardinale di cedere a lui Bologna. Ne trattò ancora co' Fiorentini, e -lo stesso Bernabò, dopo aver penetrati i di lui maneggi, entrò anche -egli al mercato. Ma il pallio toccò all'avveduto _cardinale Egidio_, -il quale in contraccambio assegnò all'Oleggio il dominio della città -di Fermo sua vita naturale durante, e ne diede il possesso ai di lui -stipendiati[1613]. Uscì nascostamente fuor di Bologna nella notte -antecedente al primo giorno d'aprile Giovanni da Oleggio, senza che il -popolo potesse fargli oltraggio alcuno in vendetta delle tante tirannie -loro usate; e ne presero la tenuta _Blasco Gomez_ nipote del cardinale, -e _Pietro da Farnese_ capitano della gente di esso legato, con giubilo -immenso di que' cittadini. Poco nondimeno durò la loro allegrezza; -perchè inviato dal capitano suddetto ordine alle milizie di Bernabò -di levarsi dal contado di Bologna, siccome città della Chiesa, loro -venne un ordine in contrario da esso Bernabò di continuare il blocco, -e di far peggio di prima. Però seguitando per molti mesi ancora le -genti del Visconte a vivere in quelle contrade e a saccheggiar tutte -le ville, incredibil danno ne seguì a que' popoli, e Bologna più che -prima si trovò in gravissime angustie. Al cardinale Albornoz mancava la -possanza per fare sloggiar il nemico; pertanto ricorse al _re Lodovico_ -di Ungheria, pregandolo d'un soccorso di sua gente al soldo della -Chiesa. Nè lo chiese invano[1614]. Mandò il re in Italia un corpo di -più di quattro, e v'ha chi dice più di sei mila arcieri a cavallo al -cardinale, crescendo con ciò i cani a divorar le viscere de' miseri -Italiani. La gente di Bernabò, senza voler aspettare l'arrivo di questi -barbari, nel dì primo di ottobre si ritirò pel Modenese alla volta di -Parma, con lasciar ben provvedute le bastie intorno a Bologna. Arrivati -gli Ungheri, non volle il cardinale lasciarli stare in ozio, ma li -spinse, insieme colle genti di _Malatesta_ signor di Rimini, a' danni -de' Parmigiani[1615]. Commisero costoro nel passaggio pel Modenese -crudeltà enormi contro uomini, donne e fanciulli, saccheggiando -dappertutto. Più nefanda ancora fu la loro barbarie nel distretto -di Parma, dove maggiormente attesero a saziar la loro ingordigia ed -avarizia, che a vincere l'assediata città e a debellare i nemici. Se ne -tornarono di dicembre, e fu creduto che Bernabò gli avesse addolciti -con qualche prezioso liquore. In questo mentre i Bolognesi con tutto -il loro sforzo espugnarono le bastie di Bernabò poste a Castenaso, -a Casalecchio e in altri siti, e se ne impadronirono: con che restò -quieta quella città. - -Intanto _Bernabò_, pertinace nel proposito suo, s'applicò a provvedersi -sempre più di gente e di danaro per continuar la guerra contro Bologna. -Senza curarsi delle censure ecclesiastiche, ed anche per far dispetto -al legato, smisuratamente aggravò di contribuzioni il clero secolare e -regolare delle sue città, con ricavarne più di trecento mila fiorini -d'oro. Prese al suo soldo il _conte Lando_, lo spedì in Germania -per trarre in Italia un nuovo rinforzo di ladri e ribaldi, ridendosi -intanto del legato, e minacciandolo più che mai pel primo tempo. In -questo mentre _Galeazzo_ suo fratello dopo l'acquisto di Pavia pensò -maggiormente a nobilitar la sua casa con un illustre parentado[1616]. -Sapendo che _Giovanni re_ di Francia si trovava in necessità di danaro -per pagare il riscatto della sua persona promesso al re d'Inghilterra, -da cui aveva ottenuto di potere ritornare in Francia, con lasciare -in Londra buoni ostaggi per questo, trattò di ottenere _Isabella_ -figliuola d'esso re in moglie per _Galeazzo_ suo figliuolo, assai -giovinetto, perchè nato nel 1354, che fu poi nominato _Gian-Galeazzo_. -Fu conchiuso il trattato[1617] per mezzo di _Amedeo VI conte_ di -Savoia, fratello di _Bianca_ moglie del suddetto _Galeazzo_. Cento -mila fiorini d'oro scrive il Corio[1618] pagati da Galeazzo al re -per impetrar sì nobil nuora; _nomine mutui, sive doni_, dice l'autore -della Vita d'Innocenzo VI[1619]. Soggiugne esso Corio, essere stata -pubblica voce che questa alleanza gliene costasse ben cinquecento -mila. Matteo Villani[1620] fa giugnere la spesa fino a secento mila; -e ciò con sommo aggravio de' suoi sudditi, forse per la giunta del -viaggio e delle suntuosissime nozze che si fecero in tal occasione. -Arrivò la real principessa a Milano nell'ottobre con accompagnamento -mirabile di Franzesi e Lombardi, e quivi le feste e i bagordi furono -senza fine. Pietro Azario rende testimonianza di quella straordinaria -magnificenza e delle smoderate spese che fecero piagnere i popoli -suoi. Date furono dal re in dote alla figliuola alcune terre nella -Sciampagna, che, erette in contea, portarono al genero _Gian-Galeazzo_ -il titolo di _conte di Virtù_, sotto il qual nome per molti anni dipoi -fu egli conosciuto, siccome vedremo. Erano state donate da _Carlo IV -imperadore a Lodovico re_ d'Ungheria le città di Feltro e Cividal di -Belluno[1621]. Il re, che professava non poche obbligazioni e molto -amore a _Francesco da Carrara_ signore di Padova, a lui ne fece un -regalo nell'anno presente. Nel mese di novembre ne mandò il Carrarese -ben volentieri a prendere il possesso. Intanto la Sicilia si trovava -in grandi affanni, e lacerata per la guerra ch'era fra i Catalani, -difensori del giovinetto _re don Federigo_, e le genti di _Luigi re_ di -Napoli, con cui teneano i Chiaramontesi. Ma il re Luigi non vi potea -accudire, perchè, oltre al ritrovarsi smunto di gente e di pecunia, -e il duca di Durazzo ed alcuni baroni di dubbiosa fede, venne anche -ad infestare il suo regno _Anichino di Mongardo_ con una poderosa -compagnia di masnadieri tedeschi ed ungheri. Costui, dopo aver succiato -quanto danaro potè da _Giovanni marchese_ di Monferrato, secondo il -costume di que' malvagi, l'abbandonò, e sen venne in Romagna a cercar -migliore ventura. Quattordici mila fiorini d'oro cavò dalla borsa -del _cardinale legato Albornoz_, con patto di uscir degli Stati della -Chiesa romana. Se n'andò egli dunque verso il regno di Napoli con circa -due mila e cinquecento cavalieri tra tedeschi ed ungheri, e gran ciurma -di fanti; ed, entratovi, cominciò ad assassinar le ville di quelle -contrade, e a prendere alcune terre; e quivi passò il verno fra le -abbondanti maledizioni di que' popoli. - -NOTE: - -[1612] Matteo Villani, lib. 9, cap. 65. - -[1613] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. Matth. -de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1614] Additam. ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1615] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1616] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1617] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1618] Corio, Istor. di Milano. - -[1619] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1620] Matteo Villani, lib. 9. - -[1621] Additamenta ad Cortusior. Hist., tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXI. Indizione XIV. - - INNOCENZO VI papa 10. - CARLO IV imperatore 7. - - -Teneva tuttavia la gente di _Bernabò Visconte_ nel Bolognese -Castelfranco, ed alcune altre castella[1622], e a poco a poco -ingrossandosi, ricominciò per tempo la guerra in quelle parti. -Il _cardinal Egidio Albornoz_, veggendo mal parate le cose, e che -penerebbe a resistere a sì potente avversario, siccome personaggio di -gran cuore e senno, nel dì 15 di marzo si mise in viaggio, risoluto di -passare personalmente in Ungheria per mare ad implorar più gagliardi -soccorsi dal _re Lodovico_, giacchè gli Ungheri precedentemente inviati -in aiuto del legato, parte s'erano arrolati nell'armata di Bernabò -e parte nella compagnia di _Anichino di Mongardo_. Avea lo stesso re -fatto sperare al papa d'essere pronto a venire in persona in Italia -colle sue forze, per metter fine all'insaziabilità di Bernabò, uomo -nato solamente per rovinare i propri sudditi e gli altrui con tante -guerre. Ma, ossia che i regali fatti a tempo correre dallo stesso -Bernabò nella corte del re unghero facessero buon effetto, ovvero -che non si accordassero le pive fra la corte pontificia e lui, certo -è che il cardinale gittò via i passi, e se ne tornò qual era ito, -senza ottener soccorso veruno. In questo mentre a dì primo di aprile -ebbero le genti di Bernabò a tradimento il castello di Monteveglio. -Nel dì 15 d'esso mese passò il medesimo Bernabò con poderoso esercito -in vicinanza di Modena, e andò a posarsi a Castelfranco. Messo dipoi -l'assedio a Pimaccio ossia Piumazzo, nel dì 10 di maggio s'impadronì -di quel castello, e fra cinque giorni anche del girone: il che fatto, -se ne tornò per Modena a Parma, accompagnato da pochi, lasciato nel -Bolognese l'esercito suo sotto il comando di _Giovanni Bizozero_. Tre -bastie furono piantate dalle genti sue due miglia lungi da Bologna in -tre siti, cioè una al ponte di Reno, una a Corticella, e la terza a -San Ruffillo. Con queste briglie intorno male stava Bologna. Nuovi guai -ancora si suscitarono in Romagna, perchè _Francesco degli Ordelaffi_, -già signore di Forlì[1623], dacchè vide acceso sì gran fuoco, si mise -a' servigi di Bernabò, e seco ebbe _Giovanni de' Manfredi_ già signore -di Faenza. Ora amendue coll'armi del Visconte e de' lor parziali -cominciarono guerra or contra Forlì, or contra Rimini. Per mancanza -di vettovaglia insorsero in Bologna non pochi lamenti e sospetti di -congiure, parendo al popolo di non poter lungamente durarla così. -Ma il saggio cardinale Albornoz e il vecchio _Malatesta_ signore di -Rimini col senno provvidero al bisogno[1624]. Finsero una lettera -scritta a Francesco degli Ordelaffi per parte di un suo amico, che -gli promettea l'entrata in Forlì, s'egli con corpo di gente si fosse -presentato a un determinato tempo colà. A questo fine si mosse egli con -ottocento barbute, lasciando per conseguente smagrito l'esercito del -Bizozero. Matteo Villani racconta in altra guisa lo stratagemma fatto -da Malatesta al generale del Visconte. Oltre a ciò, una notte, senza -che alcuno se ne accorgesse, arrivò in Bologna _Galeotto de' Malatesti_ -con cinquecento barbute e trecento Ungheri. Era il dì 20 di giugno, in -cui il cardinale ordinò che tutta la miglior gente di Bologna fosse in -armi a un tocco di campana. Più di quattro mila ben guarniti e vogliosi -di battaglia, unitisi colle genti d'armi, a dirittura marciarono alla -bastia di S. Ruffillo, ed assalirono con tal vigore il campo nemico, -che, dopo lunga difesa, rimase buona parte della gente di Bernabò od -estinta sul campo, o presa, e pochi si salvarono colla fuga. Lo stesso -generale del Visconte, cioè _Giovanni da Bizozero_, con circa mille -armati fu condotto prigioniere a Bologna. La bastia di S. Ruffillo fu -presa, e per tale sconfitta le guarnigioni di Bernabò che erano nelle -altre due bastie, dopo avere attaccato fuoco, precipitosamente si -ritirarono a Castelfranco. - -Nè questa fu la sola avversità di _Bernabò_. Perch'egli teneva Lugo -in Romagna, mille e ducento de' suoi cavalieri nel novembre inviati a -quella volta vollero passare il ponte di Reno[1625]. Uscì il popolo di -Bologna, li perseguitò, e buona parte di essi fece prigionieri. Nella -Cronica di Bologna[1626] questo fatto è narrato all'anno seguente. Così -nel mese di giugno[1627] avendo egli un segreto trattato in Correggio -per prendere quella terra, _Giberto da Correggio_ lo penetrò, ed -ottenute da _Ugolino da Gonzaga_ signor di Mantova quindici bandiere -di cavalieri, fece vista di lasciar entrare le diciassette bandiere di -cavalieri colà inviate da Bernabò, ed aperta la porta, gli ebbe tutti -prigioni. Parimente nel settembre[1628] essendosi portata a Revere -sul Mantovano una parte dell'esercito di Bernabò, mettendo tutto a -sacco, _Ugolino da Gonzaga_ col popolo di Mantova andò valorosamente -ad assalir quella gente, e totalmente la sconfisse colla strage -e prigionia di molti. Ma non era in que' tempi molto difficile il -rimettere in piedi le armate, per quel che riguarda la gente perchè -l'uso portava che i vincitori, riunendo tutti i conestabili, uffiziali, -ed altre persone capaci di taglia, lasciavano andar con Dio i prigioni -gregarii, con spogliarli solamente dell'armi e de' cavalli. In questo -mentre _Galeazzo Visconte_ fratello di Bernabò attendeva a fabbricar la -cittadella di Pavia, e per desiderio di ristorar quella città afflitta -dalle guerre passate, con privilegio imperiale fondò quivi nell'anno -presente un'illustre università, conducendo colà valenti lettori di -leggi e dell'altre scienze[1629], ed obbligando tutti gli scolari -degli Stati sudditi suoi e del fratello a portarsi a quelle scuole. Ma -neppur egli fu senza avversità. L'esempio delle scellerate compagnie -de' soldati masnadieri che cominciarono in Italia, servì di norma a -suscitarne delle nuove anche in Francia in occasion della tregua o -pace stabilita fra i re di Francia e d'Inghilterra. Erano composte -d'Inglesi, Franzesi, Normanni, Spagnuoli, Borgognoni. Tutta la gente -di mal affare concorreva a queste scomunicate leghe per isperanza -di bottinare, e sicurezza di vivere alle spese di chi non avea forza -maggior di loro. In grandi affanni e pericoli fu per questo la stessa -corte sacra di Avignone, perchè quella mala gente, senza religione, -entrò in Provenza, e se non otteneva danari, minacciava lo sterminio a -tutti. Ci mancava ancor questa, che dopo essere calpestata l'Italia da -tanti masnadieri tedeschi ed ungheri, venissero fin dall'Inghilterra -nuovi cani a finire di divorarla. Ora portò l'accidente che _Giovanni -marchese_ di Monferrato, sentendosi solo ed esposto alle forze -troppo superiori di _Galeazzo Visconte_ suo nemico, altro ripiego -non sapendo trovare al suo bisogno, benchè burlato più volte dalle -infide compagnie dei Tedeschi, passò in Provenza, per condurre in -Italia alcune di quelle che soggiornavano nei contorni di Avignone. -Una ne incaparrò, chiamata la compagnia bianca[1630], e il papa, per -levarsi di dosso quella bestial canaglia, e per iscaricare il mal -tempo addosso ai contumaci Visconti, vi contribuì da cento mila fiorini -d'oro. Il marchese con sì sfrenata gente, la quale, secondo la Cronica -Piacentina[1631], ascendeva a dieci mila tra cavalieri e fanti, venne -in Piemonte. - -Questa fu la prima volta e l'occasione che misero il piede in Italia -soldatesche inglesi, le quali poi recarono tanti guai a varii paesi, e -andarono crescendo, perchè questi ne chiamavano degli altri, e la voce -del gran guadagno bastava a muovere i lontani anche senza pregarli. -Ricominciò dunque il _marchese_ con sì poderoso rinforzo in Piemonte la -guerra contra di _Galeazzo_, e gli tolse alcune castella, commettendo -orribili crudeltà, spezialmente nel Novarese. Per buona giunta -Galeazzo, affine di levar loro il nido, finì di bruciare e distruggere -molte terre e ville di quel distretto, non per anche rovinate dai -nemici. Pietro Azario[1632] ce ne ha conservato il funesto catalogo. -Ma non tentò il marchese impresa alcuna contro le città, perchè dianzi -le aveva il Visconte ben guernite di genti d'armi e di munizioni. -Accadde che _Amedeo conte di Savoia_ venne in questi medesimi tempi -ad una sua terra di Piemonte. Ne ebbe contezza la compagnia bianca -de' suddetti masnadieri, e con una marcia sforzata quivi sorprese il -conte e la sua baronia. Rifugiossi bensì il conte nel castello, ma -assediato, gli fu forza di venire ad un accordo, e di liberarsi con -cento ottanta mila fiorini d'oro, parte pagati allora, parte promessi -con buone cauzioni. Perchè il Guichenone non parla di ciò nella Storia -della real casa di Savoia, non so dire il nome di quella terra. Adunque -per tali guerre tutta era in affanni la Lombardia; e i Visconti, per -sostenerla, indicibili aggravii metteano non solamente ai secolari, -ma al clero ancora; ed in quest'anno Galeazzo occupò tutti i frutti e -le rendite degli ecclesiastici di Piacenza. Gravissimi flagelli erano -questi, e pure se ne provò un maggiore nell'anno presente; cioè una -fierissima inesorabil pestilenza[1633]. Infierì essa in Francia, in -Inghilterra ed in altri paesi, con levare dal mondo le centinaia di -migliaia di persone. Entrò in Avignone, e vi fece una strage immensa -di quel popolo, e privò di vita anche otto o nove cardinali, con -assaissimi altri uffiziali della corte pontificia. Per questo motivo -ancora, cioè per timor di cadere vittima d'essa peste, la compagnia -suddetta de' soldati masnadieri si acconciò volentieri col marchese -di Monferrato, sperando in Italia il godimento della sanità. Ma ossia -che gli stessi portassero il malore in Italia, o ch'esso vi entrasse -per altra porta, certa cosa è che in quest'anno nel mese di giugno, e -poscia nell'anno seguente, si diffuse la peste nel Piemonte, Genova, -Novara, Piacenza, Parma ed altre città. Milano, preservato nella -terribilissima peste del 1348, non potè guardarsi da questa, e ne -rimase desolato per la gran perdita di gente. In tempi di guerra la -peste sguazza, e va senz'argini dovunque vuole. _Galeazzo Visconte_ si -ritirò a Monza, _Bernabò_ a Marignano, e vi si tenne con tal guardia -e ritiratezza, che corse dappertutto, e durò lungo tempo, la voce che -fosse morto. Esenti da questa calamità ne andarono in quest'anno[1634] -Modena, Bologna e la Toscana; ma in Venezia incredibil fu la moria -di quel popolo, e fra gli altri vi lasciò la vita nel dì 12 di -luglio[1635] _Giovanni Delfino_ doge di quella repubblica, in cui luogo -fu eletto _Lorenzo Celso_, giovane quanto all'età, ma vecchio per la -sua saviezza e prudenza. In quest'anno nella notte del dì secondo di -novembre venendo il dì terzo, passò al paese dei più _Aldrovandino -marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena, Comacchio e Rovigo[1636]. -Benchè lasciasse un figliuolo legittimo, cioè _Obizzo IV_, pure il -_marchese Niccolò_ suo fratello prese le redini del governo di tutti -gli Stati senza contraddizione alcuna. Per discordie nate nell'agosto -di quest'anno[1637] fra _Bocchino_ signore o tiranno di Volterra, e -Francesco de' Belfredotti suo parente, si sconvolse tutta quella città. -Corsero immediatamente al rumore i lesti Fiorentini, e tanto seppero -fare, ch'essi di volontà del popolo occuparono la signoria di quella -città con gran dispetto de' Pisani e Sanesi. Nel mese di ottobre anche -ai Sanesi riuscì di sottoporre al loro comando Monte Alcino. - -NOTE: - -[1622] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Johannes de Bazano, -tom. 15 Rer. Italic. - -[1623] Matteo Villani, lib. 12, cap. 53. - -[1624] Matth. de Griffonibus, Chronic. Bononiens. tom. 18 Rer. Ital. - -[1625] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ita. - -[1626] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1627] Matteo Villani, lib. 10, cap. 61. - -[1628] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. - -[1629] Corio, Istor. di Milano. - -[1630] Matteo Villani, lib. 10, cap. 64. - -[1631] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1632] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Italic. pag. 370. - -[1633] Matteo Villani, lib. 10, cap. 71. Rebdorfius, Annal. Vita -Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[1634] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. - -[1635] Caresin., Chron., tom. 2 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXII. Indizione XV. - - URBANO V papa 1. - CARLO IV imperadore 8. - - -Fu chiamato in quest'anno da Dio a miglior vita _Innocenzo VI_ sommo -pontefice in Avignone[1638], essendo succeduta la di lui morte nella -notte del dì 12 venendo il 13 del mese di settembre, dopo il contento -d'aver inteso che i Romani, prima ribelli, gli aveano data la libera -signoria della città, con patto che il _cardinale Albornoz_ non vi -avesse uffizio o giurisdizione alcuna. Se men amore avesse egli avuto -per li suoi parenti, ossia men cura d'ingrassarli, così lodevoli -furono le altre sue operazioni, che fra gli ottimi pontefici avrebbe -potuto prendere qualche sito. Poichè, quanto al dirsi da Pietro -Azario[1639] che devastò la Chiesa romana, nè fece grazia ad alcuno; -e che chiunque volle benefizii, bisognò che li comperasse da lui e -da' suoi cortigiani, con pagare poscia le rendite del primo anno al -tesoriere del signor di Milano: si può dubitare se tal racconto in -tutto sia assistito dalla verità. Certo è nondimeno che i Visconti -allora aggravavano forte i beni delle chiese, senza alcun timor di -Dio. Non accordandosi i cardinali in eleggere papa alcuno dell'ordine -loro[1640], finalmente diedero i lor voti a _Guglielmo di Grimoaldo_, -abbate di San Vittore di Marsilia, dell'ordine di San Benedetto, uomo -di sessanta anni, scienziato, di vita sommamente onesta e religiosa, -che odiava la pompa della corte d'allora. Non era egli in Avignone, -perchè dianzi inviato con titolo di nunzio alla _regina Giovanna_, e -trovandosi in Firenze, gli fu segretamente portata la nuova, giacchè si -tenne occulta l'elezione, finchè egli arrivasse ad Avignone. Racconta -Giorgio Stella[1641], tanta essere stata la di lui umiltà, che, in -passando per Genova, avvegnachè sapesse d'essere papa, pure andò a -visitare il _doge Boccanegra_, accompagnato da un solo notaio. Nella -notte nel dì 30 d'ottobre giunse egli ad Avignone, e nel dì seguente, -pubblicato papa, prese il nome di _Urbano V_, con essere poi seguita -nel dì 6 di novembre la sua coronazione. Cessato lo spavento della -peste, saltò fuori de' nascondigli _Bernabò Visconte_, e venne a -Parma, dove cominciò un trattato per avere a tradimento la città di -Reggio. Matteo Villani scrive[1642] che cinque mila de' suoi masnadieri -(numero, a mio credere, eccessivo) entrarono in quella città; ed avere -_Feltrino da Gonzaga_ signor della terra con gran valore, benchè con -poca gente, assaliti e messi in fuga gli entrati, e fattine molti -prigioni. Parevano in poco buono stato gli affari del _cardinal -Egidio Albornoz_, legato per la potenza di Bernabò, il quale pien di -superbia moveva esorbitanti pretensioni alla corte pontificia in un -trattato incominciato di pace. Ma in breve cangiò aspetto la forma, -perchè l'industrioso porporato cotanto s'affaticò che strinse seco -in lega[1643] verso il fine di aprile _Niccolò marchese_ di Ferrara, -_Francesco da Carrara_ signor di Padova, e _Feltrino da Gonzaga_ -signore di Reggio, tutti interessati nell'impedire l'accrescimento di -potenza di Bernabò, che di niun facea conto e tutti conculcava. Per -questa lega ricuperò il marchese Niccolò dal cardinale le due terre di -Nonantola e Bazzano, già tolte al distretto di Modena dai Bolognesi: -il che loro molto dispiacque. Nel dì 19 di maggio strinse il marchese -Niccolò maggiormente l'alleanza sua col signor di Verona[1644], -avendo presa per moglie _Verde dalla Scala_, sorella d'esso _Can -Signore_. Fu notificata per mezzo degli ambasciatori loro da questi -principi a Bernabò la lega contratta, con pregarlo di dar orecchio -ad una buona pace. Furono essi dileggiati da quel bestione, e la -Cronica Padovana[1645] ha che egli mandò tre abiti bianchi a quei del -Carrarese, e li forzò a prendere l'udienza pubblica in quella forma. -Donò loro de' vasi d'argento, ma con figure derisorie di tutti, e si -vantava che tratterebbe da putti ognun di questi suoi nemici. - -Nè tardò il Visconte a dar principio alla guerra, facendo scorrere sul -Modenese le genti sue ch'erano a Castelfranco sul Bolognese. _Anichino -di Mongardo_, dopo essere stato in Puglia colla sua compagnia, ed -essersene partito con poco onore, era venuto a' servigi di Bernabò. -Costui circa il dì 20 di maggio con tre mila cavalli ed altrettanti -fanti venne sul Modenese a Massa e Solara, distruggendo il paese, -e piantò una bastia a Solara sul canale, ossia sul Panaro; e, ciò -fatto, se ne tornò in Lombardia. Sul fine dello stesso mese il vecchio -_Malatesta_ signor di Rimini capitano della lega[1646] raunò la sua -armata in Modena, e venuto sul basso Modenese a Massa, quivi piantò -anche egli una bastia. Poscia marciò sul Parmigiano a' danni di -Bernabò, alle cui genti verso Peschiera fu data una rotta sul principio -di giugno. Teneva esso Bernabò l'importante fortezza di Rubiera, -posta sulla Via Claudia al fiume Secchia, che gli serviva d'asilo -per far passare le sue armi alla volta del Bolognese. Salvatico de' -Boiardi, che gliela avea data con ritenersi il Cassero, la ribellò, e -consegnò quella terra al marchese di Ferrara[1647]. Per tale acquisto -in Modena e Bologna gran festa si fece, e si accesero molti falò. -Ribellaronsi in questi tempi molte nobili casate guelfe di Brescia a -Bernabò[1648], e dopo aver prese alcune castella di quel territorio, -si collegarono con _Cane Signore_ dalla Scala. Fu in pericolo la -stessa città di Brescia[1649], e l'esercito della lega essendovi -accorso, vi mise l'assedio, e ne fece scappare Bernabò che dentro -v'era. Ma, sopraggiunta la peste, sconcertò tutta l'impresa, con -essere forzata quell'armata a ritirarsi[1650]. Modena in quest'anno e -Bologna[1651] furono sommamente afflitte da essa pestilenza, siccome -ancora varie parti della Toscana e del regno di Napoli provarono -il medesimo flagello. Scritto è che in Modena e ne' suoi borghi -perirono trentasei mila persone. Fra le varie vicende della guerra -sul Bresciano riuscì a Bernabò di ritorre ai collegati Ponte Vico -sull'Oglio, con far prigione quel presidio, consistente in dieciotto -bandiere tra cavalieri e fanti. Anche nel novembre riportò la sua -gente sul Reggiano alquanto di vittoria sopra i collegati. Contuttociò -poco ben passava ad esso _Bernabò_ la guerra in queste parti, e più -favorevole non era la fortuna a _Galeazzo_ suo fratello nella guerra -con _Giovanni marchese_ di Monferrato. Trovandosi questo principe assai -forte per la gran compagnia d'Inglesi, Franzesi e Normandi ch'egli -avea tratta di Provenza, s'impadronì di Voghera, Sala, Garlasco, -Romagnana, Castelnuovo di Tortona, e di altre terre su quel di Novara, -di Tortona e di Pavia. Avea _Galeazzo_ al suo soldo il _conte Lando_ -colla sua compagnia di Tedeschi; ma costui poco si curava di spargere -il sangue per altrui[1652]. L'unico suo intento e dei suoi era di -spremere il sangue dalle borse altrui, e di vendersi, a chi più dava. -Con più fedeltà servirono gl'Inglesi al marchese di Monferrato, sotto -il comando di Albaret Sterz capitano di quella gente, e di nazione -Tedesco. La lor bravura, i lor costumi, le loro scelleraggini si -veggono descritte da Pietro Azario, siccome ancora da lui abbiamo il -filo della guerra fatta in quelle parti colla distruzione di tutti que' -paesi. Col marchese teneva _Simonino Boccanegra_ doge di Genova, ed in -rinforzo suo inviò colà molta gente insieme con _Luchinetto_, figliuolo -del fu _Luchino Visconte_ signor di Milano, a cui avea data in moglie -una sua figliuola. Tentò questa gente la città di Tortona, ma invano. -Furono devastate o spogliate assaissime terre dagli armati, e nello -stesso tempo la pestilenza facea del resto. - -Per giunta a tanti scompigli della misera Italia insorse in quest'anno -guerra fra le repubbliche di Firenze e di Pisa[1653], città rivali -fin da' vecchi tempi. Gran preparamento d'armi e d'armati fece -l'uno e l'altro popolo. Nel dì 19 di luglio giunse l'armata de' -Fiorentini, passato il fosso Arnonico, ardendo e saccheggiando, sino -in vicinanza di Pisa, dove, a scorno dei Pisani, fece correre un -ricco palio di velluto. Presero i Fiorentini le terre di Pecciole, -Montecchio, Aiatico e Toano, e ne arsero molte altre. Anche per mare -fecero guerra a' Pisani, avendo preso al soldo loro quattro galee -genovesi, colle quali occuparono l'isola del Giglio e Porto Pisano. -Però l'anno presente riuscì molto funesto al popolo di Pisa. Nelle -nobilissime ed antichissime case di Savoia e d'Este non si leggono -tradimenti ed omicidii dimestici. Non così fu nelle meno antiche e -meno nobili dei Carraresi, degli Scaligeri ed altre d'Italia, siccome -abbiam veduto. Entrò nell'anno presente questo diabolico pensiero, -figliuolo della troppa voglia di dominare, in _Lodovico_ e Francesco -figliuoli di _Guido da Gonzaga_[1654]. Nel dì 13 di ottobre (il -Platina[1655] scrive nel dì 2 di esso mese) amendue congiurati contra -di _Ugolino_ signore di Mantova, lor fratello maggiore, ed uomo di -gran senno e valore, il privarono proditoriamente di vita, e presero -in sè la signoria della città con grande affanno di _Guido_ lor -padre tuttavia vivente, benchè altri scriva ch'egli stesso n'ebbe la -colpa. Un grosso anacronismo è quello del Corio[1656], che riferisce -questa detestabile uccisione all'anno 1376. Venne a morte in questo -anno a' dì 26 di maggio _Luigi re_ di Napoli, marito della _reina -Giovanna_, in età d'anni quarantadue. Il ritratto che di lui lasciò -Matteo Villani[1657], è assai svantaggioso, rappresentandolo uomo di -vita assai sconcia e dissoluta, poco amico del suo sangue, vile nelle -avversità, che appresso di sè mai non volle uomini virtuosi, che formò -il suo consiglio di sola gente malvagia, e maltrattò la reina sua -consorte, con giugnere alcune volte a batterla. Ora trovandosi la reina -Giovanna vedova, e conoscendo di non poter senza appoggio governar le -teste calde de' Napoletani, e tener in freno i principi reali, pensò -di accasarsi di nuovo. Fece premura _Giovanni re_ di Francia alla corte -di Avignone, per darle in marito _Filippo duca_ di Tours suo figliuolo -cadetto; ma Giovanna, volendo piuttosto chi le ubbidisse, che chi le -comandasse, antepose _Giacomo d'Aragona_, figliuolo del re di Maiorica, -giovane bello e valoroso, con patto che non assumesse il titolo di re, -e si contentasse di quello di duca di Calabria; e nascendo figliuoli, -giacchè Giovanna era anche in età capace di farne, ad essi, e non al -padre, si devolvesse il regno. Il contratto stabilito nel dì 14 di -dicembre dell'anno presente si legge intero presso il Rinaldi[1658]. - -NOTE: - -[1636] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic. - -[1637] Matteo Villani, lib. 10, cap. 67. - -[1638] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, -lib. 11, cap. 26. - -[1639] Petrus Azarius, Chron., tom, 16 Rer. Ital., pag. 370. - -[1640] Vita Innocentii VI. - -[1641] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1642] Matteo Villani, lib. 10, cap. 90. - -[1643] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. - -[1644] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eod. - -[1645] Additamenta ad Cortus. Hist., tom 12 Rer. Italic. - -[1646] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1647] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. - -[1648] Corio, Istor. di Milano. - -[1649] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 392. - -[1650] Matteo Villani, lib. 11, cap. 4. - -[1651] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. - -[1652] Petrus Azarius, Chronic., tom. 16 Rer. Ital., pag. 380. - -[1653] Matteo Villani, lib. 11, cap. 2. - -[1654] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 -Rer. Ital. - -[1655] Platin., Histor. Mant., tom. 20 Rer. Ital. - -[1656] Corio, Istor. di Milano. - -[1657] Matteo Villani, lib. 10, cap. 100. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXIII. Indizione I. - - URBANO V papa 2. - CARLO IV imperadore 9. - - -Fu solennemente scomunicato nel marzo di quest'anno da _papa Urbano_, e -dichiarato eretico, _Bernabò Visconte_, con tutte le maledizioni e pene -che si usavano in quei tempi, non ostante che il re di Francia pontasse -assaissimo in favore di lui[1659]. Inferocì maggiormente per questo il -Visconte, ed inteso che le genti del marchese di Ferrara coll'altre dei -collegati aveano assediato, o si disponevano ad assediar la bastia di -Solara sul Modenese, in persona, con due mila e cinquecento cavalieri -e molta fanteria, cavalcò nel principio d'aprile a quella volta, ed -ebbe tal possanza, che introdusse trentasei carra di munizioni da bocca -e da guerra in essa bastia. Vi entrò egli stesso, e visitò tutto; ma -colpito da un verrettone in una mano, si condusse a Crevalcuore per -farsi curare, lasciando l'oste in que' contorni. Allora _Feltrino da -Gonzaga_, che pochi giorni prima avea ricevuto il bastone da comando di -tutta l'armata collegata, valorosamente uscì ad assalire i nemici. Durò -sino al vespro l'ostinata battaglia con gran prodezza degli uni e degli -altri[1660]; ma in fine fu rovesciato e disfatto interamente l'esercito -del Visconte. Vi restarono prigionieri assaissimi signori della prima -nobiltà[1661], fra' quali _Ambrosio Visconte_ bastardo di Bernabò, e -generale della sua armata, _Lionardo dalla Rocca_ Pisano, _Andrea dei -Pepoli_ da Bologna, _Marsilio_ e _Guglielmo Cavalcabò_ da Cremona, -_Guido Savina_ da Fogliano Reggiano, _Giberto_ e _Pietro_ signori -di Correggio, _Giovanni Ponzone_ da Cremona, _Sinibaldo_ figliuolo -di Francesco degli Ordelaffi, _Beltramo Rosso_ da Parma, _Antonio_ -figliuolo di Giberto San Vitale da Parma, _Giovanni_ dalla Mirandola, -_Giberto Pio, Niccolò Pelavicino_ da Piacenza, oppure da Parma, ed -altri, dei quali fa menzione anche Matteo Villani[1662]. Scrive questo -autore che nel dì 16 d'aprile succedette esso fatto d'armi. La Cronica -di Bologna la mette nel dì 6. Parmi più sicuro l'attenersi alla Cronica -Modenese di Giovanni da Bazzano, terminata appunto in questo anno, -dove è detto che _die dominico IX aprilis_ venne Bernabò a fornir la -bastia di Solara, e che, nell'andarsene, fu sconfitto dalle genti del -marchese d'Este e della lega. Dopo sì gloriosa vittoria fu continuato -l'assedio della bastia di Solara, la quale nel dì 31 di maggio si trovò -obbligata a rendersi al _marchese Niccolò_ d'Este. E i signori della -Mirandola, che dianzi tenevano la parte di Bernabò, lasciarono entrare -in quella terra la guarnigion della lega[1663]. Ma sul principio di -giugno eccoti comparire un nuovo esercito di Bernabò sul Modenese, che -si accampò alla villa de' Cesi, e quivi fabbricò una nuova bastia. -Ribellossi ancora al marchese Niccolò _Galasso de Pii_ signore di -Carpi. La politica di Bernabò era di sciogliere il più presto che potea -le leghe fatte contro di lui. Però, veggendo che questa già s'era messa -a dargli delle dure lezioni, prestò subito orecchio ad un trattato di -pace; e laddove egli in Milano e i suoi ambasciatori in corte del papa -parlavano alto per l'addietro, cominciarono a favellare più dolce. Il -perchè nel settembre fu fatta una tregua fra lui e la lega, acciocchè -fra tanto si smaltissero le difficoltà della pace, di cui si trattò nel -verno seguente[1664]. Di questo riposo si servì Bernabò, per ben munire -le castella da lui occupate, e la bastia de' Cesi, con grave incomodo -e danno dei Modenesi. - -Nei medesimi tempi più che mai dura fu la guerra fra _Galeazzo -Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato. Venuto in Italia -Ottone della nobilissima _casa di Brunsvich_, principe di gran senno -e valore[1665], entrò anch'egli al servigio del marchese, ed unitosi -con _Albaret_ capo della compagnia degl'Inglesi, di fiere ostilità -fece contra del Visconte. Giacchè andò in fumo un trattato di pace -promosso dallo stesso Galeazzo, la compagnia degli Inglesi nel dì 4 di -gennaio di quest'anno, valicato a guazzo il Ticino, entrò furibonda nel -contado di Milano. Prese Mazenta, Corbetta; arrivò a Legnano, Nerviano, -Castano, e giunse fin cinque o sei miglia in vicinanza di Milano. Più -di secento nobili fecero prigioni, e carichi d'immense spoglie se ne -tornarono sani e salvi a Romagnano. Avvenne che nel dì 22 d'aprile essi -Inglesi cavalcarono per vettovaglia a Briona sul Novarese. Trovavasi -allora in Novara a' servigi di Galeazzo il conte _Corrado Lando_, -capitano, tante volte di sopra nominato, della compagnia de' masnadieri -tedeschi. Costui, benchè poco gl'importassero gli andamenti e saccheggi -de' nemici[1666], pure tanto fu tempestato, che, dato di piglio alle -armi, co' suoi cavalcò per iscacciare gl'Inglesi. Venne con loro alle -mani, ma, percosso con una lancia, lasciò ivi la vita, pagando con -un sol colpo tante iniquità da lui commesse per più anni in varie -contrade d'Italia. Ma perciocchè non potea il marchese di Monferrato -supplire alle tante spese che occorrevano per pagare la suddetta -copiosa compagnia bianca degl'Inglesi, pensò a scaricarsi della maggior -parte d'essi. Per buona fortuna erano capitati colà gli ambasciatori -de' Pisani, offerendosi di prenderli al loro soldo, e si stabilì il -contratto: del che fu ben contento _Galeazzo Visconte_, che d'accordo -permise loro di passare pel Piacentino alla volta di Pisa. Erano -circa tre mila cavalieri, tutti brava gente. _Ottone di Brunsvich_ -col resto di quella compagnia stette saldo al servigio del marchese. -Sminuite in questa maniera le forze nemiche, Galeazzo da lì innanzi -ricuperò molte terre a lui tolte ne' contadi di Pavia e Tortona: al che -molto contribuì il senno e valore di _Luchino del Verme_ suo capitan -generale. - -In quest'anno essendo gravemente malato _Simone Boccanegra_ doge di -Genova[1667], il popolo prese l'armi, e messe le guardie al palagio -ducale, creò, vivente ancora il Boccanegra, un nuovo doge, cioè -_Gabriello Adorno_, mercatante di molta saviezza e buona fama, senza -che fosse permesso ai nobili e grandi d'intervenire all'elezione. O -sia che al Boccanegra avesse alcuno dato dianzi il veleno, oppur che -ciò succedesse dipoi, certamente pubblica voce corse ch'egli fosse -aiutato a sbrigarsi dal mondo. Obbrobriosamente più per li Genovesi che -per lui, fu portato il suo cadavero alla sepoltura da due facchini e -da un famiglio. Seguitò in quest'anno ancora la guerra de' Fiorentini -contro i Pisani[1668], con vicendevol perdita ora degli uni ed ora -degli altri. Ma in una battaglia, che fu assai aspra sul Pisano, restò -rotta dai Fiorentini, e dal prode lor capitano _Pietro da Farnese_ -l'oste de' Pisani, e vi fu fatto prigione _Rinieri da' Baschi_ capitano -dell'armata. Poscia nel mese di maggio cavalcò l'esercito fiorentino -di nuovo sino alle porte di Pisa, e quivi fece battere moneta d'oro -e d'argento in dispetto dei Pisani: che di queste inezie si pasceva -allora la vanità de' nostri Italiani. Essendo mancato di vita nel -seguente giugno il valoroso Pietro di Farnese, in suo luogo fu eletto -capitano della guerra _Ranuccio_ suo fratello, uomo di molta lealtà, -ma poco sperto nel mestier della guerra. Arrivò intanto la compagnia -degl'Inglesi, comandata da _Albaret_, in Toscana[1669], ed allora i -Pisani cavalcarono senza opposizione alcuna sul contado di Firenze, -con rendere il sacco a misura colma ai Fiorentini. Saccheggiando e -bruciando giunsero fin sotto le porte di Firenze, e quivi impiccarono -tre asini, per far onta a quegli abitanti, e li caricarono di villanie. -Per questa mutazion di fortuna i Fiorentini elessero per lor capitano -_Pandolfo Malatesta_, che si portò colà, menando seco cento uomini -d'arme e cento fanti. Tardarono poco ad esserne scontenti, perchè -assai segni diede egli di volerli ridurre a dargli la signoria della -città: dal che erano essi ben lontani. Preso che ebbero gl'Inglesi e -Pisani nel dì 6 di settembre il borgo di Feghine, andò verso quella -parte tutta la gente d'armi de' Fiorentini[1670]; ma sul principio -d'ottobre spintisi loro addosso gl'Inglesi, li misero in rotta, facendo -prigione Ranuccio da Farnese e molti altri nobili, oltre la ciurma de' -soldati. Fu anche disfatta da' Sanesi nel dì 8 d'ottobre la compagnia -del Cappello di gente tedesca, la qual veniva al servigio del comune -di Firenze. Cagion furono poco appresso i mali portamenti di _Pandolfo -Malatesta_, che i Fiorentini il cassassero, e chiamassero per lor -capitano _Galeotto Malatesta_, uomo di gran credito, ma vecchio. Se ne -ritornarono poi a Pisa sul venire del verno gl'Inglesi carichi di prede -e di prigioni, e si risero de' Pisani che li vedeano mal volentieri -entro la città. Venne in quest'anno a Napoli _Giacomo infante di -Maiorica_, nuovo marito della _regina Giovanna_[1671], nè tardarono ad -insorgere dissensioni fra loro, parendo a lui cosa vergognosa l'avere -per moglie una regina, senza partecipar del titolo e degli onori del -trono, e senza poter mettere presidio neppure in una sola fortezza. Il -papa con sue lettere lo esortò all'osservanza de' patti; ma egli non -fu mai per l'avvenire contento d'un matrimonio che il facea comparire -servo e non padrone in quel regno, anzi se ne tornò presto in Ispagna. -Nel giugno di questo anno[1672] _Can Signore_ dalla Scala menò moglie -_Agnese_ figliuola del duca di Durazzo, e per molti giorni tenne in -Verona corte bandita, alla quale intervennero _Niccolò marchese_ di -Ferrara, _Francesco da Gonzaga_ signore di Mantova, _Regina_ moglie di -_Bernabò Visconte_, e gli ambasciatori d'altri signori. - -NOTE: - -[1658] Raynald., Annal. Eccles. - -[1659] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1660] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Mutinens., tom. eod. - -[1661] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Placentin., tom. -16 Rer. Ital. Additamenta ad Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1662] Matteo Villani, lib. 12. - -[1663] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1664] Additamenta ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. - -[1665] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 408. - -[1666] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1667] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo -Villani, lib. 11, cap. 42. - -[1668] Idem, cap. 45. - -[1669] Filippo Villani, lib. 11, cap. 63. - -[1670] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXIV. Indizione II. - - URBANO V papa 3. - CARLO IV imperadore 10. - - -Cotanto s'adoperarono co' lor buoni uffizii _Carlo IV imperadore e -i re di Francia e d'Ungheria_[1673], che fu conchiuso il trattato -di pace fra la Chiesa romana, il _marchese Niccolò d'Este_ signor di -Ferrara[1674], _Francesco da Carrara_ signor di Padova, i _Gonzaghi_ e -gli _Scaligeri_ dall'un canto, e _Bernabò Visconte_ dall'altro, nel dì -3 di marzo. In vigore di questa pace rinunziò il Visconte a tutte le -sue pretensioni sopra Bologna, e restituì Lugo, Crevalcuore e qualunque -altro luogo occupato da lui negli Stati della Chiesa; e parimente al -marchese di Ferrara qualsivoglia fortezza o bastia ch'egli tenesse -nel distretto di Modena. Obbligossi il papa[1675] di pagare a Bernabò -cinquecento mila fiorini d'oro in otto rate; e furono rilasciati tutti -i prigioni. Per l'esecuzion di essa pace essendo venuto a Milano il -_cardinale Andreino_ legato apostolico, Bernabò gli fece grande onore, -e poscia sul principio d'aprile in segno di sua allegrezza volle che -si facesse un solenne torneo, a cui invitò tutti i principi e baroni -italiani. In questa occasione[1676] il suddetto cardinale legato -trattò e stabilì pace anche fra _Giovanni marchese_ di Monferrato e -_Galeazzo Visconte_: con che cessò in quelle parti ancora il furor -della guerra, e ne partirono gli Inglesi quivi restati, coll'andarsi -ad unire agli altri che erano in Toscana. Fecero dipoi[1677] questi -due principi una permuta di terre che l'uno avea occupato all'altro. -E quanto a Galeazzo, egli seguitò ad affliggere i suoi popoli, e -specialmente il clero con nuove taglie e contribuzioni. Pubblicò -ancora contra dei traditori de' suoi Stati la lista delle pene e dei -tormenti che si doveano dar loro. La rapporta l'Azario, e fa orrore. -Inoltre tanto egli, come Bernabò fecero smantellar assaissime castella -e fortezze ne' loro Stati che appartenevano ai nobili guelfi, per -tor loro la comodità e voglia di ribellarsi in avvenire. Se con tal -maniera di governo si facessero amare i due fratelli Visconti, ognuno -può immaginarselo. Fu quasi[1678] tutta la Lombardia, Romagna e Marca -in quest'anno sommamente afflitte da un diluvio di cavallette ossia -di locuste volatili, venute, per quanto fu creduto, dall'Ungheria. -Oscuravano il sole, quando, alzatesi a volo, passavano da un luogo -all'altro, e durava il passar loro due ore continue, tanto era lungo, -ampio e sterminato l'esercito loro per aria. Consumavano l'erbe e tutta -l'ortaglia dovunque si posavano. Pare che Filippo Villani[1679] dia il -nome di grilli a queste locuste, giacchè scrive che un vento li portò -per mare. Io l'avrei chiamato uno sproposito, se nella Vita di Urbano -V[1680] non si vedessero distinti i grilli dalle locuste. Nel maggior -rigore del verno non lasciarono gl'Inglesi, confermati al loro soldo -dai Pisani, di fare di quando in quando delle cavalcate sul territorio -di Firenze, portando a varie terre la desolazione. Anche il suddetto -Villani descrive i lor costumi, e l'arte e l'ordine da essi tenuto -nella guerra con bravura e sprezzo dei patimenti: al che le milizie -italiane non erano allora molto usate. Non bastò ai Pisani la gran -brigata degl'Inglesi da loro assoldati, capo de' quali si comincia in -questi tempi ad udire _Giovanni Aucud_, in inglese _Kauchouod_, dai -Toscani chiamato _Aguto_, uomo che s'acquistò dipoi gran rinomanza in -Italia. Presero anche al loro soldo _Anichino di Bongardo_, capitano -di tremila barbute tedesche, licenziato da _Galeazzo Visconte_ dopo la -pace suddetta: con che erano di molto superiori di forze ai Fiorentini. -Contuttociò pregarono il papa d'interporsi per la pace, e a questo fine -spedì il santo padre a Pisa e Firenze frate Marco da Viterbo, generale -de' frati minori. Ma i Fiorentini, pregni di superbia e d'odio, -rigettate le proposizioni, vollero piuttosto guerra che pace; tanto -più perchè il _conte Arrigo di Monforte_ condusse in loro aiuto un bel -corpo di cavalleria tedesca. - -Pertanto l'armata pisana, forte di sei mila uomini a cavallo, oltre -alla fanteria, tornò sul distretto di Firenze, giugnendo fino alle -porte della città, distruggendo, secondo il costume, tutto il paese. -Varii badalucchi succederono in questi tempi fra le nemiche squadre; e -il valoroso conte di Monforte arrivò sino a Porto Pisano e a Livorno, -ed arse quei luoghi. Non risparmiarono i Fiorentini in tal congiuntura -il danaro per far desertare dal campo pisano gran quantità di Tedeschi -e d'Inglesi. Avendo essi già preso per loro capitano _Galeotto -Malatesta_, insigne mastro di guerra[1681], arditamente nel dì 29 di -luglio mossero la loro armata alla volta di Pisa. Sei miglia lungi da -quella città a Cascina erano accampati, quando _Giovanni Aucud_[1682], -presa ogni precauzione, andò con tutte le sue forze ad assalirli. -Atroce e lunga fu la battaglia, e in fine i Pisani ed Inglesi rotti -presero la fuga, restandone morti circa mille, e prigionieri circa -due mila, che trionfalmente furono poi menati a Firenze. Tra per -questa disgrazia, e perchè passò al soldo de' Fiorentini buona parte -degl'Inglesi, i Pisani si trovarono in gran tremore e spavento. -Spedirono _Giovanni dell'Agnello_, uomo popolare, ma astutissimo, -a _Bernabò Visconte_ per aiuto, e ne ebbero a prestanza trenta mila -fiorini di oro. Ma il furbo ambasciatore, tornato a Pisa, seppe ben -prevalersi dello scompiglio, in cui era la sua patria; imperciocchè -spalleggiato da Giovanni Aucud si fece eleggere doge di Pisa per un -anno. Intanto colla mediazione dell'arcivescovo di Ravenna e del -generale de' frati minori si trattava di pace. Vi acconsentirono -finalmente nel dì 30 d'agosto i Fiorentini, perchè si seppe, o fu -fatto credere, che i Pisani avessero indotto Bernabò Visconte a -prendere la lor protezione con dargli Pietrasanta. Decorosa e di molto -vantaggio fu cotal pace ai Fiorentini, avendo i Pisani restituite loro -tutte le franchigie ed esenzioni in Pisa e suo distretto, e ceduta -Pietrabuona, e promesso di pagare per dieci anni dieci mila fiorini -d'oro al comune di Firenze nella festa di s. Giovanni Battista. Così -dopo essersi disfatti questi due comuni, ed avere ingrassati colla -rovina loro gli oltramontani masnadieri, si quotarono, e diedero -commiato alle lor soldatesche. _Anichino di Bongardo_, avvezzo a -vivere di rapina, passò su quel di Perugia, e gli altri andarono a -dare il malanno ad altri popoli. Durante questa guerra aveano fatto -più cavalcate su quel di Siena le compagnie de' masnadieri inglesi e -tedeschi, e sempre convenne che i Sanesi con danari si liberassero da -quella mala gente. Ma allorchè furono costoro licenziati dai Pisani -e Fiorentini, la compagnia de' Tedeschi appellata di San Giorgio, di -cui erano capitani _Ambrosio_, figliuolo bastardo di Bernabò Visconte, -e il _conte Giovanni di Auspurgo_[1683], accozzatasi con quella -degl'Inglesi, governata da _Giovanni Aucud_, andò a solazzarsi sul -Sanese, spogliando, bruciando ed uccidendo. E perchè i Sanesi disperati -uscirono con tutto il loro sforzo nel dì 28 di novembre, passarono -quei malandrini a Sarzana, e poscia se n'andarono su quel di Perugia -e Todi. Infelice quel paese, dove arrivavano queste ingorde e fiere -locuste. Nel mese di luglio dell'anno presente si ammalò il vecchio -Malatesta signor di Rimini, Fano, Pesaro e Fossombrone[1684], rinomato -signore per tante sue imprese di guerra e per la molta sua saviezza. -Per attestato della Cronica di Rimini, in tutto il tempo della sua -infermità attese ad opere di molta virtù e di grande edificazione, -sì per la sua compunzione, come per le grazie e limosine ch'egli -fece. Finalmente nel dì 27 d'agosto dell'anno presente[1685], e non -già dell'anno seguente, come ha la Cronica di Filippo Villani, passò -all'altra vita, restando signore di quegli Stati _Galeotto Malatesta_ -suo fratello, impegnato allora in servigio de' Fiorentini. Lasciò -dopo di sè due figliuoli, cioè _Pandolfo_ e _Malatesta Novello_, -soprannominato _Unghero_, che parteciparono del governo col suddetto -loro zio. - -NOTE: - -[1671] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1672] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1673] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[1674] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1675] Corio, Istoria di Milano. - -[1676] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1677] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 18 Rer. -Ital. - -[1678] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1679] Filippo Villani, lib. 11, cap. 60. - -[1680] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[1681] Filippo Villani, lib. 1, cap. 97. - -[1682] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic. - -[1683] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1684] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1685] Chron. Estense, tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXV. Indizione III. - - URBANO V papa 4. - CARLO IV imperadore 11. - - -Pareva che questo dovesse essere anno di pace, dacchè i fratelli -Visconti s'erano quetati coll'aggiustamento dell'anno precedente. Ma -le maledette compagnie dei masnadieri inglesi e tedeschi, accresciute -dagli Ungheri e da tutti i ribaldi italiani, non lasciarono goder -il frutto della pace fatta. In Lombardia si posarono l'armi, ma non -cessarono gli aggravii dei popoli ne' paesi sottoposti ai Visconti. -_Galeazzo_ in questi tempi, essendo gravemente molestato dalla -podagra[1686], non si vedea più volentieri in Milano, perchè _Bianca -di Savoia_ sua moglie, _Giovanni de' Pepoli_ ed altri suoi consiglieri -gli metteano in testa dei sospetti di _Bernabò_ suo fratello, la cui -brutalità e ingordigia di dominare facea paura a tutti. Ritirossi -dunque a Pavia, dove avea già terminato un fortissimo castello e -un suntuosissimo palagio. Scoprissi nel dì 25 di gennaio dell'anno -presente[1687] in Verona una congiura che andava ordendo _Paolo -Alboino_ dalla Scala contra di _Can Signore_ suo fratello maggiore, -per privarlo del dominio. Fu preso esso Paolo, e mandato prigione -a Peschiera. A molti de' suoi complici ed istigatori fu mozzato il -capo, e tutta quella città fu in conquasso per questo. Secondo le -Croniche di Siena[1688] e di Piacenza[1689], la compagnia degl'Inglesi -condotta da _Giovanni Aucud_ era entrata in Perugia, commettendo -ivi i disordini consueti. Ossia che _Anichino di Bongardo_ colla sua -compagnia di Tedeschi si trovasse nel medesimo paese, o che i Perugini -il facessero venire in loro aiuto, certo è che si servirono essi di -questo chiodo per cacciar l'altro. Un fiero e crudel combattimento -seguì tra essi Inglesi e Tedeschi uniti coi Perugini nel dì ultimo di -luglio, e durò fino alla sera, con fama che restassero sul campo fra -l'una e l'altra parte circa tre mila persone estinte. La peggio toccò -agl'Inglesi, de' quali più di mille e cinquecento furono condotti -prigionieri a Perugia. Allora fu che Giovanni Aucud fuggendo se ne -tornò col resto di sua gente sul contado di Siena. Implorarono i Sanesi -l'aiuto di Anichino di Bongardo e di _Albaret_ Tedesco; e questo bastò -per far ritirare l'Aucud. Ma nel dì 15 di ottobre eccoti comparire -su quel medesimo territorio _Ambrosio_ figliuolo bastardo di Bernabò -Visconte, condottiere anch'egli di un'altra possente compagnia di -masnadieri tedeschi ed italiani. Fecero i Sanesi ammasso di gente, e il -costrinsero a prendere altra via. Tutte queste visite costarono a quel -popolo gravissime somme di danaro per iscacciare quei cani con accordo -o per forza. Smunse Ambrosio anche dai Fiorentini sei mila fiorini -d'oro, mostrando di volersene tornare in Lombardia. Andò poscia costui -a dare la mala pasqua alla riviera orientale di Genova. - -Erano state circa questi tempi gravi discordie e principii di guerra -fra la _repubblica di Venezia_ e _Francesco da Carrara_ signore di -Padova[1690]. Per l'amicizia già contratta e tuttavia vigorosa del -Carrarese con _Lodovico re_ d'Ungheria, i Veneziani erano forte -disgustati, e cercavano le vie di nuocere al primo. Attaccarono -liti con pretesto di confini, ed ancorchè gli ambasciatori del re -d'Ungheria, del legato del papa, de' Fiorentini, Pisani e del marchese -d'Este s'interponessero, i Veneziani più che mai comparivano renitenti -alla pace. Tuttavia questa in fine si conchiuse, e il Carrarese, per -non poter di meno, accettò quelle condizioni che vollero i più forti: -perlochè all'odio antico contra de' Veneti s'aggiunsero motivi nuovi. -Era anche il Carrarese in rotta con _Leopoldo duca di Austria_ per -cagione di Feltro e Belluno, già donati a lui dal re d'Ungheria. Unissi -per tanto col patriarca d'Aquileia per fargli guerra, e succedettero -anche molte ostilità. Maneggiossi intanto l'accasamento di esso duca -d'Austria con _Verde_ figliuola di _Bernabò Visconte_[1691]. Per -effettuar queste nozze, e condurre la sposa in Germania, venne a -Milano nel mese di luglio _Ridolfo_ fratello d'esso duca[1692]; ma -quivi infermatosi (e fu creduto di veleno) terminò i suoi giorni. -Ciò non ostante, seguì il matrimonio suddetto. Per la morte di questo -principe, e per altre cagioni, cessò il preparamento di guerra fra lui -e Francesco da Carrara. Ma per conto di tale avvenimento sembra meritar -più fede la Cronica di Verona[1693]. Da essa impariamo che nel dì 12 di -febbraio Leopoldo fratello del duca d'Austria con cinquecento cavalli -arrivò a Verona, e nel dì seguente andò a sposar la figliuola di -Bernabò. Tornossene egli nel dì 8 di marzo a Verona, e immediatamente -ripassò in Germania, carico di regali a lui fatti da' Visconti e -dallo Scaligero. Poscia nel dì 14 di giugno giunse a Verona il duca -Ridolfo, fratello d'esso Leopoldo, con trecento cavalli, e, passato a -Milano, quivi terminò i suoi giorni nel dì 20 di luglio. Fu rapito in -quest'anno dalla morte nel dì 18 di luglio[1694] anche _Lorenzo Celso_ -doge di Venezia, principe glorioso, per avere ricuperata l'isola di -Candia, che s'era ribellata, ed ebbe per successore in quella illustre -dignità, nel dì 25 d'esso mese, _Marco Cornaro_, uomo di gran sapere e -di maggiore prudenza[1695]. Nel dì 28 di maggio di quest'anno _Carlo IV -imperadore_ con gran comitiva di principi e baroni tedeschi si portò ad -Avignone[1696], dove dai cardinali e dal _papa Urbano V_ fu accolto con -sommo onore. Lunghi e segreti ragionamenti passarono fra il pontefice -e lui; il tempo rivelò che aveano concertata una lega, e disposto di -venire in Italia per desiderio di metterla in pace, siccome vedremo -andando innanzi. - -Scura è in questi tempi la storia di Napoli e quella di Sicilia, per -un biasimevole difetto del Fazello, che non assegna i tempi delle -cose quivi avvenute, con togliere a me il campo di riferirle a' suoi -anni precisi. Quel che è certo, nel novembre di quest'anno finì i suoi -giorni _Niccolò degli Acciaiuoli_ Fiorentino, gran siniscalco del regno -di Napoli[1697], pel cui senno la _reina Giovanna_ e il _re Luigi_ -si erano sostenuti in mezzo alle gravi loro tempeste. Ma Giovanna -dimenticò ben presto i di lui rilevanti servigi, con aver bensì -alzato, ma in breve depresso, un figliuolo di lui. In Sicilia (non ne -so io determinare il tempo) _don Federigo re_ di quell'isola ricuperò -Palermo, e in fine ritolse anche Messina alla _reina Giovanna_: laonde -andarono in fumo tutte le conquiste da lei fatte in quelle contrade. -Avvenne ancora che _Giacomo infante_ di Maiorica e duca di Calabria, -che già vedemmo marito d'essa reina, ma disgustato di lei, all'udire -insorta guerra in Ispagna, colà si portò, e vi rimase prigione. La -reina dipoi il riscattò collo sborso di sessanta mila ducati d'oro. Se -ne tornò egli nell'anno seguente in Italia, ma poveramente. La Cronica -di Bologna ha[1698] che la reina Giovanna, donna di gran coraggio, e -che sapea montare a cavallo, quando occorrea, l'avea tenuto in prigione -più di sei mesi, per levargli di testa la voglia d'essere re; ma io non -saprei assicurar la verità di questo fatto. - -NOTE: - -[1686] Corio, Istoria di Milano. - -[1687] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1688] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1689] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1690] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[1691] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano. - -[1692] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1693] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. - -[1694] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1695] Chron. Veron., ubi sup. - -[1696] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1697] Matth. Palmerius, Vit. Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital. - -[1698] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXVI. Indizione IV. - - URBANO V papa 5. - CARLO IV imperadore 12. - - -Nacque nel maggio dell'anno presente a _Galeazzo Visconte_ in -Pavia una figliuola da Bianca di Savoia, a cui fu posto il nome -di _Valentina_[1699], e col tempo passò in Francia, maritata in un -principe di quella real casa. Per questa nascita si fecero mirabili -feste in quella città. Ed essendo in tal congiuntura capitati colà -_Niccolò marchese_ d'Este e _Malatesta Unghero_, che andavano per -loro affari alla corte del papa, tennero insieme con _Amedeo conte_ -di Savoia al sacro fonte la fanciullina. Passarono dipoi i due primi -principi a Milano, dove ricevettero di grandi finezze da Bernabò, -quando il lor viaggio ad Avignone avea per iscopo la rovina di lui, -se la fortuna gli avesse assistiti. Giunti questi due principi al -papa, il mossero a maneggiare una lega, in cui avessero luogo non -solamente il papa stesso[1700], i suddetti due signori, _Francesco -da Carrara, Lodovico_ e _Francesco da Gonzaga_, ma anche lo stesso -_Carlo imperadore_, a cui fu d'essa lega dato il baston da comando, e -_Lodovico re_ d'Ungheria. Questa poi fu conchiusa nel dì 7 d'agosto -dell'anno seguente. Le apparenze erano che la volessero unicamente -contro le compagnie de' soldati masnadieri, flagello insopportabil -allora dell'Italia; ma creduto fu che segretamente si trattasse della -depression de' Visconti, la potenza de' quali dava da gran tempo troppa -gelosia a cadauno de' principi d'Italia. Appena l'accorto Bernabò ebbe -sentore di questo maneggio, che per chiarirsi delle lor intenzioni -diede ordine a' suoi ambasciatori di far istanza per essere ammesso in -quella lega. Il papa li rimise allo imperadore, e l'imperadore gli andò -menando a mano un pezzo, tanto che Bernabò si assicurò de' lor disegni. -Il perchè comandò ad _Ambrosio_ suo figliuolo, il quale si trovava -allora nel Genovesato, di assoldar sempre più gente. Fu ubbidito. -Pagava profumatamente, nè di più ci volea perchè tutti i ribaldi e -malcontenti ed Inglesi e Tedeschi corressero a lui: laonde raunò un -formidabile esercito[1701]. Passò questa gente alla Spezia, e ad altri -luoghi della riviera di Genova, saccheggiando dappertutto. Arrivarono -a Levanto, andarono a Chiavari. Tutti fuggivano per quelle parti, e in -Genova stessa era sommo lo spavento. - -E pur crebbero gli affanni nel dì 13 di marzo, perchè _Galeazzo -Visconte_ mandò ad intimar la guerra a quel popolo. Si dubitò forte -che bollissero intelligenze per deporre _Gabriello Adorno_ doge, -dacchè fu manifesto essersi unito coi nemici _Lionardo di Montaldo_, -rivale dell'Adorno, e bandito in Genova. Fu dunque preso il partito -dal consiglio di Genova di trattar accordo coi signori di Milano, -e restò dipoi nell'anno seguente convenuto che i Genovesi pagassero -loro ogni anno quattro mila fiorini d'oro, e mantenessero quattrocento -balestrieri al loro servigio, e in tal guisa cessò quel rumore. Per -questo accordo _Ambrosio Visconte_ colle sue masnade si ritirò da -que' contorni, e tornò con _Giovanni Aucud_ a salassare i miseri -Sanesi[1702]. Se vollero essi levarsi d'addosso queste sanguisughe, -dappoichè varii loro luoghi aveano patito il sacco e l'incendio, fu -d'uopo pagare a' dì 23 di aprile dieci mila e cinquecento fiorini -di oro e molte carra di armadure, oltre a varii altri regali di -commestibili. Se ne andarono costoro col malanno alla volta di Roma. Al -servigio dei Perugini dimorava allora _Albaret_ Tedesco, capitano della -compagnia della Stella. Perchè costui trattava un tradimento in danno -di quella città, nel novembre tagliata gli fu la testa. D'ordinario -andavano a finir male questi capi d'assassini. Colla morte naturale, -che seguì nell'anno presente, di _Giovanni da Oleggio_, stato già -tiranno di Bologna, la città di Fermo ritornò sotto il pieno dominio -della santa Sede. Più istanze aveano fatte i Romani affinchè _papa -Urbano V_ riportasse la sedia pontificale e la residenza in Roma. -Veggonsi ancora lettere esortatorie del Petrarca per questo. Forse niun -bisogno avea egli di tali sproni, perchè, prima anche d'essere alzato -al trono pontificale, attribuiva i disordini dello Stato della Chiesa, -anzi dell'Italia tutta, alla lontananza dei papi, ed avea già mostrata -la sua disposizione a levarsi dalla Provenza. Pertanto, avendo presa -la risoluzion di venire a Roma, scrisse in questo anno al _cardinale -Egidio Albornoz_ che gli preparasse il palagio in Roma, ed un altro in -Viterbo, dove pensava di passar la state dell'anno prossimo venturo. - -NOTE: - -[1699] Corio, Istoria di Milano. - -[1700] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1701] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic. - -[1702] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXVII. Indiz. V. - - URBANO V papa 6. - CARLO IV imperadore 13. - - -Finalmente volle _Urbano V papa_ dar compimento alla risoluzion sua -di trasferirsi in Italia, al dispetto de' cardinali franzesi che -fecero di mani e di piedi per frastornare questo lodevol disegno. Da -Venezia, da Genova, da Pisa e dalla _reina Giovanna_ gli furono a gara -esibite galee per condurlo, e servirgli di sicurezza e scorta[1703]. -Ne accettò egli venticinque, e con queste nel dì 23 di maggio arrivò -a Genova, accolto con immensa allegrezza da quel popolo. Più di mille -persone per fargli onore si vestirono di drappo bianco, che così era -allora il rito. Volle alloggiar fuori di città; ma, fattagli paura -di qualche possibil sorpresa dalla parte de' Visconti, co' quali non -si erano peranche acconci i Genovesi, elesse un luogo più sicuro. -Pontificalmente vestito, e addestrato da _Gabriello Adorno_ doge e da -Deliano de' Panciatichi da Pistoia podestà, cavalcò per la città, e -nel dì 28 sopra le galee imbarcatosi di nuovo, passò nelle vicinanze di -Pisa, ma senza volere smontare in terra[1704]. Giunto a Corneto, quivi -trovò il cardinale legato _Egidio Albornoz_, e con lui andò a fermare -in Viterbo nel dì 9 di giugno i suoi passi[1705]. Indicibil fu in tutta -Italia il giubilo per questa venuta del pontefice. Non tardarono i -Romani a spedirgli una solenne ambasciata colle chiavi della città; e -_Niccolò Estense marchese_ di Ferrara[1706], dopo aver magnificamente -accolti in Modena que' cardinali che vennero per terra, e dopo -essere ito apposta a Venezia a prendere _Jacopo conte di Savoia_, -ed averlo condotto a Rovigo nel dì 3 di ottobre, si partì da Ferrara -con settecento uomini d'armi e duecento fanti riccamente vestiti, ed -arrivò nel dì 12 a Viterbo, dove era stata una sedizion del popolo che -mise gran paura a tutta la corte papale. Non altro che lui aspettava -il pontefice per muoversi alla volta di Roma; e però sotto la guardia -del marchese e delle sue genti nel dì 14 s'inviò colà, accompagnato -da _Amedeo VI conte di Savoia_, da _Malatesta Unghero_ signor di -Rimini, da _Ridolfo signore di Camerino_, e da copiosissima nobiltà -di tutti gli Stati della Chiesa e di Toscana, e dagli ambasciatori -dell'_imperadore_, del _re di Ungheria_, della _reina Giovanna_, e -d'altri principi e città. Sperava egli di far quella solenne entrata -in compagnia dello stesso _imperadore Carlo IV_ (che questo era il -concerto); ma sopraggiunti varii affari a quell'Augusto, differì egli -sino all'anno venturo la sua venuta. Accolto con incontro magnifico dal -clero e popolo romano, fra gli strepitosi viva andò il papa a smontare -alla basilica vaticana. Sulle scalinate, o per ordine o con licenza -di lui, il _marchese Niccolò_ conferì l'ordine della cavalleria a -sei nobili italiani e ad altrettanti tedeschi. Andò poscia il papa ad -alloggiar nel palazzo vaticano[1707]. - -Mancò di vita in quest'anno nella città di Viterbo, a dì 24 d'agosto, -un lume del sacro collegio, cioè il cardinal _Egidio Albornoz_, -personaggio, la cui memoria fu e sarà sempre celebre nella storia -ecclesiastica per le tante imprese da lui fatte in servigio temporale -della Chiesa romana, e per la sua mirabil attività e saviezza. Nel dì 5 -d'aprile di quest'anno avea egli tolta a' Perugini la città d'Assisi. -Per questa perdita fu sommamente afflitto il papa, perchè più che mai -abbisognava de' consigli e dell'appoggio di questo insigne porporato. -Trovò esso pontefice al suo arrivo la famosa città di Roma ridotta -in pessimo stato, cadute le maestose fabbriche degli antichi Romani, -chiese rovinate, palagi abbandonati, case vote o diroccate, e con mano -toccò gli amari effetti della sì lunga assenza de' pontefici. Cominciò -ben egli a medicar queste piaghe; ma, siccome vedremo, le concepute -speranze da lì a non molto svanirono. Era divenuta la Toscana un -misero teatro delle insolenze e della crudeltà de' soldati masnadieri. -Spezialmente Siena e Perugia ne provarono in questi tempi un nuovo -scempio[1708]. Correndo il mese di gennaio, tornò sul Sanese _Giovanni -Aucud_ colla compagnia degl'Inglesi, desertando, secondo il solito, -quel paese. Succederono varie battaglie di poco momento. Passarono -costoro sul Pisano a dar la sua a quel territorio; ma sul principio -di marzo eccoli di nuovo ad infestare il distretto di Siena. Allora -i Sanesi, unito quanto poterono di gente massimamente unghera, e -ricevuto dai Perugini un buon rinforzo, vollero tentar la fortuna con -una giornata campale nel dì 6 di marzo a Montalcinello. Male per loro, -perciocchè furono rotti colla morte o prigionia di moltissimi. Fra i -presi si contò Ugolino da Savignano nobile modenese, loro conservatore -e capitano di guerra, a cui fu messa taglia di dieci mila fiorini -d'oro. Cavalcò poscia l'Aucud sul contado di Perugia. Anche quel bravo -popolo si appigliò all'uso del ferro, piuttosto che a quello dell'oro, -per allontanar questi divorati da' suoi confini; ma, venuto a battaglia -al ponte di San Gianni, ne andò sconfitto colla morte, per quanto portò -la fama, di circa mille e cinquecento persone. - -Grandi feste si fecero nel dì 3 di giugno in Milano[1709], perchè vi -si celebrarono le nozze di _Marco_ figliuolo di _Bernabò Visconte_ -con _Isabella_ figliuola di _Stefano_ (ossia di _Federigo_) _conte -palatino_ e duca di Baviera. Parimente Bernabò diede per moglie a -_Stefano duca_ di Baviera _Taddea_ sua figliuola. A questo anno ancora -riferiscono gli Annali di Milano e il Corio[1710] le disavventure di -_Ambrosio Visconte_, bastardo di Bernabò. Era egli colla sua campagnia -di masnadieri passato in regno di Napoli verso l'Aquila, mettendo in -contribuzione e saccheggiando quelle contrade. La _reina Giovanna_, -raccolte tutte le sue milizie sotto il comando di Giovanni Malatacca -Reggiano, le spedì contra d'Ambrosio. Si venne ad una battaglia, -l'armata d'Ambrosio fu disfatta, ed egli con altri conestabili condotto -nelle carceri di Napoli, dove gran tempo fece penitenza, ma sforzato, -delle rapine e dell'altre molte sue iniquità. Io non so se questo -fatto appartenga all'anno presente. Ne' Giornali Napoletani[1711] e da -Sozomeno se ne parla all'anno 1370. Tuttavia sembra che più fede meriti -la Cronica di Siena[1712], dove all'anno seguente viene raccontata -questa battaglia, succeduta a Sacco del Tronto in Puglia. Erano circa -dieci mila tra fanti e cavalli quei d'Ambrosio; così fiera fu la -rotta, che pochi ne camparono, essendo rimasti o sul campo, o presi -in paese tutto irritato contra sì bestiale canaglia. Ambrosio, ferito -e preso, andò a riposar nelle prigioni. Secento di costoro furono -menati prigioni a Roma, giacchè anche le milizie del papa aveano avuta -parte alla vittoria. Trecento ne fece impiccare il papa; gli altri -condotti a Montefiascone, perchè vollero fuggire, furono anche essi -col laccio tolti dal mondo. Questa parve una crudeltà al Corio[1713]. -Nell'anno presente[1714] a' dì 13 di gennaio compiè il corso di sua -vita _Marco Cornaro_ doge di Venezia, e fu alzato a quella dignità -_Andrea Contareno_ nel dì 20 di esso mese. Intanto _Bernabò Visconte_, -pieno di fiele con tra di _Lodovico_ e _Francesco da Gonzaga_ signori -di Mantova, si collegò con _Can Signore_ dalla Scala, padrone di Verona -e Vicenza, disegnando di assediar Mantova, e facendo credere, se gli -riusciva, di farne un dono allo stesso signor di Verona. - -NOTE: - -[1703] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1704] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1705] Raynald., Annal. Ecclesiast. - -[1706] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1707] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1708] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1709] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1710] Corio, Istoria di Milano. - -[1711] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Bonincontr., tom. eod. - -[1712] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXVIII. Indiz. VI. - - URBANO V papa 7. - CARLO IV imperadore 14. - - -Continuò papa Urbano il suo soggiorno nel palazzo del Vaticano anche -nella primavera di quest'anno, e nel mese di marzo _Giovanna regina_ -di Napoli e _Pietro re_ di Cipri vennero a Roma per baciargli i -piedi, e per trattar dei loro affari[1715]. Ad essa regina in segno -d'onore fu donata dal pontefice la rosa d'oro. Venuta la state, andò -il santo Padre a villeggiare a Montefiascone, della cui buon'aria e -situazione si compiacque assaissimo. Eresse quivi un vescovato e un -capitolo di canonici. Insigni parentadi si studiò sempre _Bernabò -Visconte_ di fare; ma _Galeazzo_ suo fratello gli andò innanzi anche in -questo. _Bianca_ sua moglie era sorella di _Amedeo VI conte di Savoia; -Isabella_, moglie di _Gian Galeazzo_ suo figliuolo avea per padre il -re di Francia. Contrasse egli parentela in quest'anno anche col re -d'Inghilterra[1716], con dare in moglie a _Lionello_ ossia _Lionetto_, -figlio d'esso re e duca di Chiarenza, _Violante_ sua figliuola. La -dote fu magnifica, perchè, oltre a ducento mila fiorini d'oro[1717], -concedette al genero la città d'Alba e molte castella in Piemonte, -come Montevico, Cuneo, Cherasco e Demonte. Nel dì 27 di maggio venne il -reale sposo a Milano[1718], accolto con ismisurata pompa e regali senza -fine dai Visconti fratelli, e da gran nobiltà dell'uno e dell'altro -sesso. Celebraronsi le nozze nel dì cinque di giugno, nel qual giorno -si fecero nobilissimi conviti, che si veggono descritti dall'autore -degli Annali Milanesi e dal Corio. Alla prima mensa, dove sedeano i -principi, fu ammesso anche _Francesco Petrarca_ insigne poeta: tanta -era la di lui riputazione. Ma infausto fine ebbe questo matrimonio; -imperciocchè il suddetto principe inglese, divenuto padrone d'Alba -e delle suddette castella in Piemonte, per intemperanza, o per altre -cagioni, finì di vivere in Pavia nell'anno presente (altri dicono nel -seguente) con incredibil rammarico e gravissimo danno di Galeazzo, il -quale non solamente perdè il genero, e seco le speranze di appoggio -dalla parte del re d'Inghilterra, ma neppur potè ricuperar Alba e -l'altre terre dotali del Piemonte, delle quali si fece padrone Odoardo -il Dispensiere inglese, siccome andremo vedendo. - -Stava in questo mentre _Bernabò Visconte_ suo fratello attento agli -andamenti e preparamenti de' principi collegati, ben prevedendo -che l'aveano giurata contra di lui; sapea eziandio che _Carlo IV -imperadore_, capo della lega, si disponea a passar in Italia con -formidabili forze. Però da tutte le parti cercò al suo soldo gente, -e determinò di prevenire i nemici colle sue armi e con quelle di -_Can Signore dalla Scala_ suo collegato. Erano allora le armate di -Italia, siccome osservò il Corio, composte di varie nazioni. In quelle -di Bernabò e di Galeazzo si contavano Italiani, Tedeschi, Ungheri e -Borgognoni; e lo stesso succedea in quelle degli Estensi, Gonzaghi -e Scaligeri. Il papa nell'esercito suo avea gran copia di Franzesi, -Spagnoli, Bretoni, Provenzali e Pugliesi. Fra poco vedremo comparire -anche l'imperadore con Boemi, Schiavoni, Polacchi ed altre nazioni. -Se l'Italia stesse bene fra tanti e sì varii, quasi dissi, cani e -ladroni, ognun può immaginarselo. Avvenne[1719] che nel dì 9 di marzo, -trovandosi in Parma una grossa guarnigione di Bernabò, vennero alle -mani i soldati italiani coi tedeschi ed ungheri, e degli ultimi ne -rimasero uccisi trentadue. Fecero gli uffiziali del Visconte far tregua -di tre mesi fra loro, e si quetò per allora il tumulto. Ora Bernabò, -unite le sue armi con quelle del fratello _Galeazzo_ e dello Scaligero, -all'improvviso nel dì cinque d'aprile portò la guerra sul Mantovano -per terra e per acqua[1720], avendo fatto calare per Po una copiosa -flotta di galeoni armati. Entrò nel serraglio di Mantova da due parti, -mettendo a sacco e fuoco tutto il paese, e quivi fabbricò una bastia -fortissima. Anche dalla parte di Guastalla mandò un esercito verso -Borgoforte, e se ne impadronì. Non tardò _Niccolò marchese_ d'Este a -spedire in soccorso de' collegati Gonzaghi i suoi galeoni armati per -Po. Giunta a Borgoforte questa flotta, attaccò battaglia con quella del -Visconte. Dieci ore durò il combattimento; in fine la peggio toccò ai -legni estensi; e quelli che non si poterono salvar colla fuga, rimasero -in potere dei vincitori. Ciò fatto, l'esercito di Bernabò si accostò -maggiormente a Mantova. Intanto andarono covando i Tedeschi l'odio -conceputo contra de' soldati italiani per la rissa succeduta in Parma, -finchè se la videro bella. Essendo un dì sul Mantovano, senza far caso -della tregua giurata, assalirono i fanti italiani. Lunghissimo fu il -combattimento, e molti furono trucidati dall'una e dall'altra parte; -ma perchè gl'Italiani erano in minor numero, toccò loro la peggio; e -circa settecento d'essi si gittarono nel Po. Bernabò, ch'era in Parma, -corse a Guastalla tutto dolente, e tanto si maneggiò, che fecero -pace insieme. Anche in Bergamo, giunta la nuova dell'assassinio fatto -agl'Italiani dai Tedeschi ed Ungheri, quarantacinque di quei Tedeschi, -i quali erano ivi in presidio, furono spogliati ed uccisi. - -Si mosse, nell'aprile di quest'anno, dalla Boemia _Carlo IV -imperadore_[1721] con un possente esercito, accompagnato dai duchi di -Sassonia, d'Austria, di Baviera, da' marchesi di Moravia e di Misnia, -e da varii altri vescovi e gran signori. Giunse nel dì 5 di maggio a -Conegliano, dove fu a rendergli i suoi ossequii _Niccolò marchese_ di -Ferrara. Nel dì 12 di giugno arrivò a Figheruolo sul Ferrarese, e seco -si congiunsero, le milizie di _papa Urbano_, governate dal _cardinale -Anglico_, vescovo d'Albano, fratello d'esso pontefice, con quelle della -_reina Giovanna_. L'anonimo autore degli Annali Milanesi[1722] (se pur -non è guasto il suo testo), per ingrandir la gloria de' Visconti, si -lasciò scappar dalla penna che questa armata ascendeva a cinquanta mila -cavalieri, senza la fanteria. L'autore della Cronica di Rimini[1723] -narra che Carlo venne in Italia con trenta mila cavalieri. E -all'incontro il Corio[1724] scrive essere stata l'armata dei collegati -di venti mila persone. Tuttavia, qualunque fosse l'esercito di lui, -pareva che l'imperadore avesse da ingoiare i Visconti. Ma Carlo IV, -principe debole di consiglio in quasi tutte le imprese sue, nulla fece -di rilevante in questo anno. Mise l'assedio ad Ostiglia, terra allora -del Veronese: non potè averla. Andò sotto alla bastia fabbricata da -Bernabò nel serraglio di Mantova, e con tutti i suoi assalti e con -tante forze non potè vincerla. Il peggio fu che, ingrossato il Po, li -suoi vollero tagliar l'argine del fiume per inondar la bastia; e quei -della bastia voltarono le acque addosso al campo dell'imperatore, di -modo che si trovò tutta la sua gente in pericolo, e convenne sloggiare -in fretta, lasciando anche indietro buona parte del bagaglio. Del pari -_Can Signore_ fece tagliar l'Adige, e lo spinse addosso al Padovano. -Andarono poi l'armi collegate a saccheggiare il Veronese. L'autore -della Vita di papa Urbano V lasciò scritto[1725] che Carlo si accomodò -collo Scaligero, e lo staccò dalla lega del Visconte. Null'altro di -rilevante fece l'imperadore con tanta potenza; e ciò che ridondò in suo -non lieve disonore, fu l'essersi egli fermato tanto colle sue genti -in Mantova, città amica e fedele, che quasi la ridusse all'ultimo -esterminio. Ora, dopo aver Carlo procurato una tregua, e, per quanto -fu creduto, ricevuta sotto mano buona somma di danaro dai Visconti, e -dopo aver licenziato molte delle sue milizie, a guisa di vinto si partì -da Mantova, e nel dì 24 d'agosto arrivò a Modena, dove il marchese gli -fece molto onore. Poscia pel territorio di Bologna passò in Toscana, e -nel dì cinque di settembre entrò nella città di Lucca. - -_Giovanni dell'Agnello_ doge di Pisa, perchè temeva assai di -perdere suo stato per la venuta dell'imperadore, gli avea per tempo -inviati suoi ambasciatori e regali, ed erasi accordato con lui, con -permettergli l'entrare in Lucca, e cedergli il castello dell'Agosta. -Carlo inviò innanzi il patriarca d'Aquileia suo fratello a prendere il -possesso d'essa città, e dipoi vi si trasferì egli in persona. Quivi -si trovò anche l'Agnello a riceverlo, oppure, come altri scrissero, -v'andò egli dipoi con assai nobile accompagnamento a pagargli il -tributo della sua divozione. Ma un dopo desinare stando egli con altri -nobili in un ballatoio, ossia sporto, o verone, o ringhiera, a veder -le buffonerie d'un giocoliere[1726], cadde quel ballatoio, e con esso -lui Giovanni dell'Agnello, il quale, per tal caduta, si ruppe una -coscia. Altri vogliono che, rottosegli sotto per istrada un ponte di -legno, ne ricevesse quella rottura; ma è più sicura la prima opinione. -Portata a Pisa questa nuova, come se il doge, persona odiata e tenuta -come tiranno, fosse morto, si levò a rumore tutto il popolo, gridando -_libertà_; e quantunque i figliuoli dell'Agnello fossero corsi colà per -sostenere l'autorità del padre, o farsi esaltare eglino stessi[1727], -bisognò che in fretta scappassero per non restar vittime del furore -de' cittadini, i quali cominciarono a reggersi a comune. Nel dì 3 di -ottobre arrivò ad essa Pisa l'imperadore coll'imperadrice. Impose una -contribuzione a quel popolo, e prese in prestito da alcuni di que' -mercatanti dodici mila fiorini d'oro. Minacciava intanto i Fiorentini, -richiedendo da essi Volterra ed alcune castella tolte a' Lucchesi. La -risposta fu, che gli risponderebbono per le rime, s'egli avea voglia -di guerra. In questi tempi una strepitosa disunione fu in Siena fra i -nobili e il popolo[1728]. Spedirono i Salimbeni all'imperadore, perchè -mandasse un corpo dei suoi armati. Egli vi spedì _Malatesta Unghero_ -signore di Rimini con ottocento cavalli, il quale, entrato in Siena, -ed unitosi col popolo, atterrò il governo dei nobili. Colà poi da -Pisa si trasferì anche l'imperadore nel dì 12 di ottobre, ed ebbe il -dominio di quella città, dove dichiarò suo luogotenente Malatesta. -Suo vicario avea anche lasciato in Pisa e Lucca _Gualtieri vescovo_ -d'Augusta. Per fiorini mille e secento venti in Firenze era in pegno -la corona imperiale d'oro, perchè Carlo sempre si trovava sbrollo, -tuttochè ruspasse danari da ogni parte. I Sanesi gliela disimpegnarono, -e inoltre a lui pagarono e prestarono altri danari. Dopo la dimora di -pochi giorni in Siena l'Augusto Carlo cavalcò alla volta di Viterbo, -dove l'aspettava _papa Urbano_[1729]. Quivi, trattato che ebbero -dei loro interessi, Carlo s'avviò verso Roma, e gli tenne dietro il -papa. Vicino alla porta del castello Sant'Angelo s'incontrarono, e -l'imperadore a piedi addestrò il pontefice, che veniva a cavallo, -sino a San Pietro. Arrivata da lì ad alcuni giorni l'_imperadrice -Isabella_, quarta sua moglie, con gran solennità fu coronata dal papa -nella basilica vaticana correndo la festa degli Ognissanti. Sbrigato -poi dagli affari che l'aveano condotto a Roma, sen venne di nuovo -l'imperadore a Siena, dove trovò più che mai in confusione quella città -e territorio; imperciocchè i nobili ridottisi alla campagna e alle -lor castella, venivano di tanto in tanto sino alle porte della città -saccheggiando e bruciando, di modo che i cittadini si morivano di fame. -Fu dunque fatta una tregua, e si raffrenarono per un poco quei barbari -movimenti. - -NOTE: - -[1713] Corio, Istoria di Milano. - -[1714] Caresinus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. - -[1715] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1716] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1717] Corio, Istor. di Milano. - -[1718] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1719] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Italic. - -[1720] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1721] Chron. Estense., tom. 15 Rer. Ital. - -[1722] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[1723] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1724] Corio, Istoria di Milano. - -[1725] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 -Rer. Ital. - -[1726] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1727] Tronci, Memor. di Pisa. - -[1728] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXIX. Indizione VII. - - URBANO V papa 8. - CARLO IV imperatore 15. - - -Venne sul principio di novembre dell'anno presente a Roma _Giovanni -Paleologo imperador_ de' Greci[1730]. Il bisogno in cui egli si -trovava del soccorso dei Latini per resistere alla sempre più crescente -potenza de' Turchi, fatta ancor questa volta tacere la greca superbia, -l'indusse a venire a' piedi del romano pontefice, dove, senza farsi -molto pregare, abiurò gli errori de' suoi nazionali, e riconobbe la -superiore autorità del papa nella Chiesa di Dio. Poco giovò al greco -Augusto questo suo viaggio, e poco la di lui professione della fede -alla Chiesa latina. Non era in questi tempi men valente _Bernabò -Visconte_ negli affari della guerra che nei maneggi di gabinetto. -Fin l'anno addietro, parte col segreto favore dei duchi d'Austria -e di Baviera suoi generi, e parte, come corse la voce, e confessa -il Corio[1731], con regali disturbò tutti i disegni e gli sforzi di -_Carlo IV imperadore_ contra di lui, e riportò una tregua coll'armata -de' collegati. Andò poscia egli destramente trattando con esso -Augusto e col papa di pace, tanto che questa si stabilì fra esso lui, -_Galeazzo_ suo fratello, _Can Signore dalla Scala_, ed aderenti dall'un -canto[1732], e dall'altro il _pontefice_, l'_imperadore_, la _reina -Giovanna_, il _marchese d'Este_, i _Gonzaghi, Francesco da Carrara_, i -_Malatesti_ e i _comuni di Siena_ e _Perugia_. Nel dì 13 di febbraio fu -pubblicata questa pace, e demolita la bastia già fabbricata da Bernabò -nel serraglio di Mantova. A questo gran guadagno si ridusse tanto -sforzo d'un imperadore e di tanti suoi collegati. Fermavasi tuttavia in -Siena esso imperador Carlo, dove facea da padrone assoluto con rabbia -grande de' nobili, perchè esclusi, e non minore del popolo, che più -non comandava le feste. I Salimbeni soli e Malatesta erano quelli che -giravano le ruote del governo[1733]. Ma nel dì 18 di gennaio cominciò -il popolo a rumoreggiare; e, prese le armi, si attruppò, perchè erano -stati deposti i suoi difensori. Uscì l'imperadore di palazzo, e colla -barbuta in capo, e con circa tre mila cavalieri, accompagnato da -Malatesta Unghero, trasse al rumore per isbandar quella gente. Ma i -Sanesi coraggiosamente gli vennero contro, ed attaccarono battaglia al -campo; battaglia che durò ben sette ore colla morte di molti baroni -e di più di quattrocento uomini dell'imperadore. Rimase il popolo -padrone del campo, e prese circa mille e ducento cavalli, e molte -armi ed arnesi. _Malatesta_ cotanto si raccomandò, che fu lasciato -uscire di città con ducento cavalieri. Altrettanto fecero i Salimbeni. -L'imperadore si rifugiò nel palazzo, e restò quivi assediato. In tale -stato altro scampo non ebbe che di venire ad un accordo con ricavar -danari in compenso del danno e vergogna a lui fatta. Cinque mila -fiorini ricevè in contanti allora, quindici altri mila furono promessi -in tre paghe: con che perdonò ai Sanesi, e, confermati tutti i lor -privilegii, assai malcontento se n'andò a Lucca. Forte gli batteva -tuttavia il cuore. Fu in rotta coi Pisani; ma poi tra l'aggiustamento -che fece con loro, e l'aver fatto ripatriare Pietro Gambacorta[1734], -ne ricavò un regalo di cinquanta mila fiorini. Per altrettanta somma -fece accordo coi Fiorentini. Sottrasse Lucca dal dominio de' Pisani per -le tante istanze di quel popolo, che gli promisero altri venticinque -mila fiorini, e quivi lasciò per governatore il _cardinal Guido di -Monforte_. Poscia nel mese di luglio s'inviò coll'imperadrice alla -volta di Bologna[1735], dove fu a riceverlo _Niccolò marchese_ di Este, -e, condottolo a Ferrara con grande onore, andò poi accompagnandolo sino -ai confini del suo Stato. Imbarcossi Carlo colla moglie, e passò in -Germania, seco portando grosse somme d'oro, di cui era stato diligente -cacciatore, con empiere l'Italia di carte pecore, ma seco molto più -di vergogna portando per essere venuto in Italia a pacificarla, ed -avendola più che mai scompigliata, e per avere prostituita in varie -maniere la sublime dignità imperatoria. - -Guerra fu in quest'anno fra _papa Urbano V_ e i _Perugini_[1736]. -Perchè alla lor signoria erano state tolte le città d'Assisi e di -Città di Castello, sdegnossi forte quel popolo contro il pontefice, e -gli negava ubbidienza; anzi fece delle scorrerie fin sotto Viterbo, -dove soggiornava lo stesso Urbano. Perciò contra di loro fu inviato -un esercito con tali forze[1737], che nel presente anno, dopo molto -contrasto, Perugia abbassò l'ali, e si sottomise al legittimo suo -sovrano. Più strepito fece in Toscana un'altra guerra. Erasi dianzi -ribellata ai Fiorentini la riguardevol terra di San Miniato. Dacchè fu -uscito di Toscana l'imperadore, il comune di Firenze spedì l'esercito -suo ad assediarla; ma _Bernabò Visconte_, che sempre andava in traccia -di nuove brighe, si fece avanti, allegando di essere stato creato -vicario di San Miniato dall'imperadore, e che, se non dismettevano -quella danza, vi sarebbe entrato anch'egli colle sue armi. Non se -ne misero pensiero i Fiorentini. Bernabò, condotta al suo soldo la -compagnia degl'Inglesi di _Giovanni Aucud_, di cui s'era servito per -dare soccorso a' Perugini contro le genti del papa[1738], la spinse -in Toscana per far levar quell'assedio. Generale dei Fiorentini era -allora _Giovanni Malatacca_ Reggiano, per attestato della Cronica -Estense[1739], non sussistendo, come scrive l'Ammirati[1740], ch'egli -avesse finita la sua condotta, e in suo luogo fosse subentrato -Bartolino de Losco ossia de Bosco. Il Malatacca, siccome personaggio -pratico del suo mestiere, non volea battaglia, tenendosi assai sicuro -nelle sue bastie o trincee; ma i baldanzosi uffiziali di Firenze -col comando e con pungenti parole il costrinsero al combattimento -a Ponteadera. Fu disfatto il suo esercito nel dì 8 di dicembre -dall'Aucud, ed esso Malatacca fatto prigione. Non cessò per questo -l'assedio, perchè vi restavano le bastie, e colà i Fiorentini mandarono -nuova gente. L'Aucud, dopo la vittoria, diede il guasto al distretto di -Firenze sino alle porte. - -Erasi ribellata ai Veneziani la città di Trieste[1741]. Quest'anno -valorosamente la ripigliarono. Di nuovo ancora si risvegliò la guerra -fra _Galeazzo Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato[1742]. Dopo -la morte di _Lionello_ ossia _Lionetto_, figliuolo del re d'Inghilterra -e genero di Galeazzo, la città d'Alba ed assai altre castella in -Piemonte, date in dote alla figliuola, rimasero in potere di Odoardo -il Dispensiere, che co' suoi Inglesi le tenne forte senza volerle -restituire, ed anche per tradimento disfece un esercito inviato contra -di lui. Ma gli mancava la pecunia. Il marchese di Monferrato corse al -mercato, e collo sborso di ventisei mila fiorini d'oro ottenne in pegno -dal Dispensiere quello Stato, come apparisce dallo strumento stipulato -nel dì 27 d'ottobre, e rapportato da Benvenuto da San Giorgio[1743]. -Per questa cagione da Galeazzo fu intimata la guerra al marchese, e le -sue milizie passarono a dare il guasto al Monferrato. Vicendevolmente -il marchese, che avea preso ai suoi stipendii il Dispensiere e -gl'Inglesi, entrò nel Novarese, con saccheggiar il paese, e bruciar -le terre di Biandrate e Garlasco. La città di Sarzana in quest'anno -spontaneamente si diede a _Bernabò Visconte_, ed egli tentò anche -l'acquisto di Lucca, che non gli venne fatto[1744]. Nacque nell'anno -presente a' dì 10 di giugno in Cotignuola _Sforza Attendolo_, che -vedremo celebre nel proseguimento della storia, e padre di _Francesco -Sforza duca_ di Milano. Negli Annali Milanesi[1745] (forse con più -fondamento) vien riferita la di lui nascita al dì 29 d'esso mese, -giorno di martedì. Turbolenze grandi furono in Pisa, e _Pietro -Gambacorta_ tanto seppe fare, che fu eletto capitano delle masnade, -grado di molta considerazione in quella città. Per la quale elezione -rimasero sconcertate le macchine di Bernabò Visconte, che amoreggiava -quella città, o almeno si studiava di rimettere nel suo primiero posto -il decaduto _Giovanni dell'Agnello_. - -NOTE: - -[1729] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[1730] Raynaldus, in Annal. Eccl. - -[1731] Corio, Istor. di Milano. - -[1732] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1733] Cronica di Siena, tom. eod. - -[1734] Tronci, Annal. Pisan. - -[1735] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1736] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1737] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1738] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. - -[1739] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1740] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 13. - -[1741] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1742] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. - -[1743] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[1744] Corio, Istor. di Milano. - -[1745] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXX. Indizione VIII. - - GREGORIO XI papa 1. - CARLO IV imperadore 16. - - -Rimase in quest'anno sommamente afflitta Roma, anzi l'Italia tutta, -per la risoluzione presa da _papa Urbano V_ di ritornarsene ad -Avignone[1746]. Giusto motivo di questo divorzio punto non appariva, -perchè Roma tutta gli ubbidiva, e il rispettava nelle forme dovute ad -un sovrano e ad un vicario di Cristo. Lo Stato ecclesiastico già quasi -tutto cominciava a godere i frutti di quella pace che egli vi avea -portata. Per quanto si raccoglie dalla sua Vita[1747], prese egli per -pretesto di tornarsene in Francia, il potere più da vicino applicarsi -a metter pace fra i re di Francia e d'Inghilterra, che si andavano -allora divorando l'un l'altro. Ma il Petrarca forse toccò[1748] il -punto, attribuendo ai cardinali franzesi l'aver commosso il buon -papa a far questo salto. Avvezzi alle delizie della Provenza, e alla -vita dissoluta che si tenea in quelle parti, non si poteano vedere -in Italia. Per essere venuto il papa alla sua propria residenza, -sparlarono sempre di lui finchè visse, e più ancora dappoichè la morte -l'ebbe rapito. Tanto dunque si può credere ch'essi tempestassero, -rappresentandogli il gran bene che ne verrebbe per quetar l'aspra -guerra dei suddetti due re, ch'egli nella state di questo anno, -partitosi da Roma per andare a villeggiare a Montefiascone, mentre -riposò in Viterbo, scoprì la sua intenzione di riveder la Francia, con -ordinare a tutti i cortigiani di prepararsi al viaggio. Per quanto -gli fosse detto contro, e predetta la morte e lo sdegno di Dio, se -andava, non si lasciò smuovere dal suo proponimento. Perciò nel dì 5 -di settembre ito a Corneto, quivi si imbarcò, avendogli provveduto -un suntuoso stuolo di galee i re di Francia e d'Aragona, la reina -Giovanna, i Pisani e i Provenzali. Ebbe a pentirsi da lì a non molto -d'avere abbandonata la sua particolar greggia, e insieme l'Italia; -perciocchè, giunto ad Avignone, stette poche settimane a cadere -infermo; e questa infermità nel dì 19 di dicembre il trasse di vita. -Pontefice dotato di tutte le più belle virtù convenienti al suo sublime -santo ministero, umile sprezzator delle pompe, limosiniere, zelante del -culto di Dio, e tale in somma che tenuto fu per santo dopo sua morte, -si narravano grazie ottenute da Dio per intercessione di lui. Oltre a -varie Croniche[1749], ne fa fede anche il Petrarca nelle sue lettere; -e l'autore della Cronica Bolognese[1750] attesta che in quella città -fu con indicibil duolo compianta la perdita di questo buon pontefice -per li tanti benefizii ch'egli e il _cardinale Anglico_, suo fratello, -aveano compartiti ad essa città, e per la fama de' suoi miracoli si -cominciò a dipignere per le chiese la di lui effigie. Altrettanto -abbiamo dagli Annali di Genova di Giorgio Stella[1751]. Fu poi nel dì -30 di dicembre eletto sommo pontefice _Pietro Ruggieri_, figliuolo -di Guglielmo conte di Belforte, e nipote di _Clemente VI_, che era -cardinale di Santa Maria Nuova, giovane di età, ma vecchio di costumi, -scienziato nelle leggi, ne' canoni e nella teologia, modesto, liberale, -e amato da tutti per le sue oneste e cortesi maniere. Prese il nome -di _Gregorio XI_. Dicono ch'egli fu scolare di _Baldo_ gran legista in -Perugia. - -Secondochè scrive Matteo Griffoni[1752], riuscì a _Giovanni Aucud_ -d'introdurre in San Miniato, assediato da' Fiorentini, un convoglio -di vettovaglia e di munizioni. Ciò non ostante, per tradimento di uno -di quei terrazzani, appellato Luparello, i Fiorentini entrarono nella -terra nel dì 9 di gennaio dell'anno presente. Il presidio di _Bernabò -Visconte_ si ritirò nella rocca, la quale al fine venne anch'essa -nelle lor mani. Ad alcuni di que' nobili cittadini ribelli fu mozzo il -capo. Se ne fuggirono gli altri, cioè parte de' Mangiadori, conti di -Collegalli e Ciccioni, e con essi Filippo Borromeo, da cui discende -la chiarissima famiglia de' conti Borromei di Milano. Tolto dunque -a Bernabò quel nido in Toscana, egli richiamò l'Aucud in Lombardia. -Passò la sua compagnia d'Inglesi, calcolata circa due mila barbute, -nel dì primo d'agosto sul Bolognese[1753], commettendo nelle vicinanze -di quella città le consuete sue crudeltà, e dipoi se ne andò sul -Parmigiano. Le paci che facea Bernabò duravano sempre quel solo tempo -che a lui piaceva, perchè non gli mancavano mai pretesti di romperle, -e sempre maneggiava ribellioni e tradimenti in casa de' vicini. Mosse -egli guerra nell'anno presente a _Feltrino Gonzaga_ signor di Reggio. -Affinchè egli non s'impadronisse di quella città, accorsero in aiuto di -lui le armi della Chiesa, de' marchesi estensi[1754] e de' Fiorentini, -che manteneano lega insieme per sospetto sempre di quel non mai quieto -bestione. Nel dì 20 d'agosto succedette una battaglia tre miglia lungi -da Reggio, in cui fu sconfitta parte del di lui esercito, e presa -una bastia da lui fabbricata a San Rafaello. Avea Bernabò sovvertiti -i principali della terra di Vignola nel Modenese, e massimamente i -nobili Grassoni, per ribellarla al _marchese Niccolò_. Scoperto il -trattato, ebbero que' traditori il meritato gastigo. Inoltre i signori -di Sassuolo, dopo aver ucciso a tradimento sul Bolognese _Gherardo de' -Rangoni_, uno de' nobili principali di Modena, e carissimo a Niccolò -marchese d'Este, si ribellarono, ponendosi sotto la protezion di -Bernabò. Questa ribellione fece tornare sul Modenese le genti della -lega, che, passate sul Parmigiano, aveano dato ivi un gran guasto. -Assediarono esse la Mirandola, senza poterla avere; e nel ritorno -furono colte in un agguato dall'_Aucud_ spedito da Bernabò. Per questo -colpo diedero i collegati orecchio a proposizioni di pace, la quale nel -prossimo novembre a dì 12 fu pubblicata tra essi e Bernabò. Ma perchè -non vi fu compreso _Manfredino da Sassuolo_, continuò la guerra del -marchese Niccolò contra di lui, e ciò servì di pretesto a Bernabò per -non osservare dipoi i capitoli d'essa pace. - -Oltre misura fumava di collera _Galeazzo Visconte_ contra di _Giovanni -marchese_ di Monferrato per l'occupazione della città d'Alba e di molte -castella del Piemonte, siccome abbiam di sopra accennato. Però con un -possente esercito andò nell'anno presente a farne vendetta[1755]. Diede -il guasto alle di lui castella verso Po, e pacificamente s'impadronì -di Valenza nel mese di settembre. Condusse poi l'armata sotto Casale -di Santo Evasio, e strinse quella terra con vigoroso assedio, e -talmente l'angustiò, che per difetto di viveri que' cittadini nel dì -14 di novembre capitolarono la resa. Lo strumento di essa dedizione -vien rapportato da Benvenuto da San Giorgio[1756]. Per questa perdita -presero brutta piega gli affari del marchese Giovanni. Secondo il -Corio[1757], in questo medesimo anno esso Galeazzo ricuperò la città -di Como, che colla Valtellina se gli era ribellata. Bernabò diede -principio ad un mirabil ponte d'un arco solo sopra l'Adda a Trezzo, e -fece fabbricar cittadelle a Brescia, Bergamo, Cremona, Pizzighettone, -Crema, Pontremoli, Lodi, Sarzana ed altri luoghi. E perciocchè Galeazzo -suo fratello[1758] avea cominciato in Milano il castello di Porta -Zobbia, anch'egli si mise a fabbricarne un altro nel sito dove ora è -lo spedal maggiore. Quanto a Genova, se la pace entrava talvolta in -quella città[1759], bisognava ben che s'aspettasse d'uscirne in breve -per l'instabilità e bollore di quelle teste. _Gabriello Adorno_, allora -doge di quella città, benchè persona esente da ogni taccia di tirannia, -anzi lodevole in tutte le azioni sue, pure non giugneva a contentare -un popolo che troppo amava le novità, diviso per le fazioni guelfa e -ghibellina. Nel 13 d'agosto contra di lui insorse coll'armi una parte -del popolo. Fece egli sonar campana a martello per aver soccorso, -e niuno si mosse per lui. Fu preso per forza il palazzo ducale, ed -allora molti de' mercatanti e del popolo si ridussero alla chiesa -de' frati minori, dove proclamarono doge _Domenico da Campofregoso_, -mercatante ghibellino di molta prudenza e ricchezze. Per maggior sua -sicurezza fece egli ritenere il deposto Adorno, e mandollo prigione a -Voltabio, facendolo custodire da buone guardie. L'anno fu questo[1760], -in cui la città di Lucca, dopo tanti anni di servitù, ricuperò la sua -libertà, per maneggio specialmente de' Fiorentini, assai informati -de' movimenti di Bernabò Visconte, per ottenerla o con danari o colla -forza. Venticinque mila fiorini sborsati al _cardinal Guido_, che n'era -governatore, il fecero andar con Dio, e lasciar libero quel popolo, -il quale fra le allegrezze della ricuperata libertà non dimenticò di -atterrare l'odiata cittadella dell'Agosta, siccome quella che avea -tenuto sempre in addietro il giogo addosso alla città. - -NOTE: - -[1746] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1747] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1748] Petrarcha, lib. 13 Rer. Sen., epistol. 13. - -[1749] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1750] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1751] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1752] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1753] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1754] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1755] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., -tom. eod. - -[1756] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[1757] Corio, Istor. di Milano. - -[1758] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXI. Indiz. IX. - - GREGORIO XI papa 2. - CARLO IV imperadore 17. - - -Fecero gran rumore in Italia nel presente anno le calamità della città -di Reggio[1761]. Padrone d'essa _Feltrino da Gonzaga_ tirannescamente -opprimeva quel popolo, che perciò nulla più desiderava che di passar -sotto altro signore. I Boiardi, Roberti, Manfredi, principali d'essa -città, ne fecero parola al _marchese Niccolò_ d'Este signor di Ferrara -e Modena, rappresentandogli facile l'acquisto per la disposizion -favorevole di que' cittadini. La voglia di slargare i confini, da cui -non va esente alcuno de' principi; l'aver Feltrino usati in addietro -varii tradimenti ed insolenze al marchese; e le pretensioni che -tuttavia nudriva la casa d'Este sopra di Reggio, posseduto già da essa -anche nel principio del corrente secolo, gli fecero dare il consenso -a questa tentazione. Richiedeva l'impresa delle forze, e perciò prese -egli al suo soldo la compagnia di masnadieri di varie nazioni, messa -insieme dal _conte Lucio_ di Suevia, non so se fratello del già ucciso -conte Lucio Corrado, uomo che anche egli col prendere il soldo altrui, -o pur colle rapine e coi saccheggi manteneva le truppe sue. Sul Sanese -aveano costoro bruciate circa due mila case[1762], e spremuto da quel -comune per accordo otto mila fiorini d'oro a' dì 22 di marzo. Vennero -pel Bolognese a guisa di nemici; e il marchese, per coprire i suoi -disegni, gl'inviò sotto Sassuolo, mostrando di voler quivi piantare -una bastia, giacchè durava la guerra contra di _Manfredino_ signor -di quella terra. Poscia nel dì 7 d'aprile segretamente cavalcò la -gente del marchese a Reggio, sotto il comando di Bechino da Marano; e -presa la porta di San Pietro per forza, entrò vittoriosa nella città. -Feltrino da Gonzaga si rifugiò nella cittadella, e tenne forte anche -due porte della stessa città. Arrivò intanto lo scellerato conte -Lucio colle sue sfrenate masnade. L'ordine era, ch'egli non entrasse -nella città, per ischivare i disordini; ma costui trovò la maniera di -introdurvisi con promessa di non danneggiare i cittadini. Ma appena -quelle inique milizie furono dentro, che diedero un orrido sacco alle -case, ai sacri templi, con tutte le più detestabili conseguenze di -sì fatte inumanità. Nè ciò bastando allo iniquo condottiere, dacchè -intese che _Feltrino_ trattava con _Bernabò Visconte_ di vendergli -Reggio, anch'egli concorse al mercato. Venne per questo a Parma -Bernabò, dopo avere spedito a Feltrino _Ambrosio_ suo figliuolo (già -liberato per danari dalle carceri di Napoli) con aiuto di gente. Fu -conchiuso il contratto fra lui e il Gonzaga nel dì 17 di maggio, come -apparisce dallo strumento, per cui comperò Bernabò la città di Reggio -pel prezzo di cinquanta mila fiorini d'oro, con lasciare a Feltrino -il dominio di Novellara e Bagnolo, che erano del distretto di Reggio. -Altri venticinque mila fiorini (quaranta mila dicono gli Annali -Milanesi[1763]) pagò il Visconte al conte Lucio, affinchè gli desse -libera la città. Dopo di che tanto il Gonzaga, che il conte Lucio si -ritirarono, comandando costui alle genti del marchese d'andarsene, -altrimenti avrebbe contra di loro adoperata la forza. - -Enorme fu il tradimento; e pur con tanti esempi della mala fede di -questi iniqui masnadieri, i principi d'Italia li conducevano al -loro servigio; e il conte Lucio appunto passò da Reggio al soldo -di _Giovanni marchese_ di Monferrato, contro al quale aspramente -guerreggiava _Galeazzo Visconte_. Scrisse il Corio[1764], e prima -di lui l'autore degli Annali Milanesi, essere state le milizie di -Bernabò che diedero l'esecrabil sacco alla città di Reggio. La Cronica -Estense[1765], siccome ho detto, e Matteo Griffone[1766] attribuiscono -tanta iniquità alle soldatesche del conte Lucio. Ebbe bene a rodersi -le dita per sì infelice impresa il _marchese Niccolò_. Non solamente -non acquistò egli Reggio, ma servì lo sforzo suo a farla cadere in -mano del maggiore e più potente nemico ch'egli avesse; e fu la rovina -di quella sfortunata città, la quale rimase desolata, essendosene -ritirata buona parte de' cittadini o per le miserie sofferte, o per -non restare sotto il duro dominio del crudele Bernabò Visconte. Poco -stette ancora l'Estense a pagarne il fio, perchè _Ambrosio Visconte_ -nel dì 14 d'agosto con ischiere copiose d'armati diede il guasto al -territorio di Modena, arrivò sul Ferrarese, assediò il Bondeno, e fece -inestimabil preda di persone e bestiami. Le mire di Bernabò andavano -oramai sopra Modena stessa: del che sommamente furono scontenti e in -pena _papa Gregorio_ e tutti i collegati, veggendo crescere sempre -più la potenza del possente Biscione. Contro le forze di _Galeazzo -Visconte_ non potea intanto reggere _Giovanni marchese_ di Monferrato, -ed avea già perduta parte del suo paese. Appigliossi dunque al partito, -siccome dicemmo, di condurre al suo soldo l'infedel _conte Lucio_, la -cui compagnia si faceva ascendere a circa cinque mila uomini d'armi, -oltre a gran quantità di balestrieri ed arcieri a piedi[1767]. Venne -Galeazzo Visconte a Piacenza, e quivi ammassò l'esercito suo, composto -di diverse nazioni, Italiani, Tedeschi, Ungheri, Spagnuoli, Guasconi -e Bretoni, con disegno d'impedire il passo a questi masnadieri. Ma -alle pruove giudicò meglio di non far loro resistenza. Passarono -dunque in Monferrato sul principio di giugno, e l'arrivo loro impedì -che Galeazzo non facesse alcun altro progresso nell'anno corrente. -Nel dicembre di quest'anno l'odio inveterato, che l'un contra l'altro -covavano i _Veneziani_[1768] e _Francesco da Carrara_ signor di Padova, -finalmente scoppiò in un'aperta dissensione e in preparamenti di -guerra. Gli autori veneti ne attribuiscono, e più probabilmente, la -colpa a Francesco da Carrara, che, alzato in superbia per la protezione -di _Lodovico_ potentissimo _re d'Ungheria_, avea fabbricato varie -castella, argini e chiuse oltre la palude d'Oriago, e in altri siti -che il comune di Venezia pretendea suoi. All'incontro, gli storici -padovani[1769] scrivono avere i Veneziani per odio ed invidia, e senza -ragione, mossi cotali pretesti per vendicarsi del Carrarese a cagion -della assistenza già data al re d'Ungheria, allorchè venne all'assedio -di Trivigi; giacchè non altrove avea Francesco fabbricato quelle ville -e fatte le fortificazioni, se non sul distretto di Padova. - -NOTE: - -[1759] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1760] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 13. - -[1761] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1762] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1763] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1764] Corio, Istoria di Milano. - -[1765] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1766] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1767] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1768] Caresin., Chronic., tom. 12 Rer. Ital. Sanuto, Cron., tom. 22 -Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXII. Indizione X. - - GREGORIO XI papa 3. - CARLO IV imperadore 18. - - -Secondo il Guichenone[1770], _Giovanni marchese di Monferrato_, -principe glorioso, forse per gli affanni patiti ne' sinistri successi -della sua guerra con _Galeazzo Visconte_, gravemente s'infermò e -terminò i suoi giorni. Nella Cronica di Piacenza[1771] è scritto che -la sua morte accadde nel dì 13 di marzo del 1371. Ma il testamento -e i codicilli di questo principe dati alla luce da Benvenuto da -San Giorgio[1772], benchè non assai esatti nelle note cronologiche, -abbastanza ci assicurano esser egli passato all'altra vita dopo il dì -14 di marzo dell'anno presente, e prima del dì 20 d'esso mese. Sotto -la protezion del papa lasciò suo erede nel Monferrato _Secondotto_ suo -primogenito; e la città d'Asti volle che fosse per indiviso di esso -Secondotto, e di GIOVANNI, TEODORO e _Guglielmo_ altri suoi figliuoli, -e di _Ottone duca_ di Brunsvich suo parente, al quale avea anche donato -varie altre castella, deputandolo per tutore e curatore de' suddetti -suoi figliuoli insieme con _Amedeo conte di Savoia_. Aveva egli tenuto -Ottone di Brunsvich in addietro per suo principal consigliere, e quasi -secondo padrone di quegli Stati: cotanta era la sua onoratezza, fedeltà -e prudenza. Maggiormente si applicò esso duca da lì innanzi a sostener -gl'interessi di quei principi giovinetti. Ma si trovava egli in gravi -pericoli, perchè _Galeazzo Visconte_ minacciava la città d'Asti, e in -fatti passò ad assediarla nell'anno presente. Trattò di pace il duca -di Brunsvich, ma ritrovate troppo alte le pretensioni di Galeazzo, che -a tutte le maniere voleva Asti, se ne ritornò alla difesa di quella -città e del Monferrato, con implorar l'aiuto del suddetto Amedeo conte -di Savoia, valoroso principe di questi tempi. Era il conte cognato -di Galeazzo, cugino de' figliuoli del fu marchese Teodoro, e perciò -sembrava irresoluto; ma l'essersi _Federigo marchese_ di Saluzzo -collegato coi Visconti, e il timore che il crescere di Galeazzo non -ridondasse in proprio danno, gli persuasero di entrare in lega col -Monferrato. Inoltre seppe così ben rappresentare al papa la necessità -di reprimere i Visconti[1773], siccome gente vogliosa di assorbir -tutta l'Italia, che il trasse seco in lega, e n'ebbe gran rinforzo -di gente e danari. Erano unite anche le altre milizie pontificie con -quelle del _marchese Niccolò Estense_, di _Francesco da Carrara_ e -de' _Fiorentini_, per resistere in altre parti alle forze di _Bernabò -Visconte_. Quanto al Monferrato, durò lungo tempo l'assedio d'Asti: -v'andò un potente soccorso del conte di Savoia; seguirono varii -combattimenti colla peggio de' Visconti[1774]; e in fine sì vigorosa -difesa fecero di quella città il conte ed Ottone duca di Brunsvich, -con aver anche prese le bastie del Visconte, che Galeazzo fu forzato a -ritirarsi colle mani vote. - -Altro destino ebbe la guerra di Bernabò col marchese estense. -_Ambrosio_ suo figliuolo bastardo, scelto per capitano colla sua -armata, collegato con _Manfredino signor di Sassuolo_, venne da Reggio -a dare il guasto al territorio di Modena[1775]. Gli furono a fronte -le genti del marchese, del legato pontificio, del Carrarese e de' -Fiorentini, e corsero anche esse a' danni del Sassolese. Poscia nel -dì 2 di giugno vennero alle mani le due nemiche armate. La sanguinosa -battaglia durò ore quattro continue; voltò in fine la spalle quella -de' collegati, con essere rimasti prigionieri _Francesco e Guglielmo -da Fogliano_, nobili reggiani, capitani dell'Estense e della Chiesa, e -_Giovanni Rod_ Tedesco capitano de' Fiorentini, e circa mille soldati. -Nè si dee tacere una delle tante crudeltà di Bernabò. Nel dicembre di -quest'anno fece intimar la morte al suddetto Francesco da Fogliano, -se non gli consegnava tutte le castella esistenti nel Reggiano. Ma -non era in sua mano il darle, perchè v'era guarnigione del papa e del -marchese Niccolò; e _Guido Savina_ suo fratello, che in esse castella -soggiornava, benchè scongiurato, sempre ricusò di consegnarle. Fece -Bernabò ignominiosamente impiccare quel prode cavaliere: barbarie -divolgata e detestata per tutta l'Italia. La perdita della battaglia -suddetta, che si tirò dietro la presa di Correggio, venne da lì a non -molto riparata coll'arrivo di numerose squadre d'armati, spedite dal -_cardinal Pietro Bituricense_, venuto nel gennaio a Bologna legato -apostolico, e da _Giovanna regina_ di Napoli. Queste impedirono a -Bernabò il piantare intorno a Modena due bastie, che gli erano costate -sessanta mila fiorini d'oro. Ma perciocchè esso Bernabò, volendo -prestar soccorso al fratello _Galeazzo_[1776], contra di cui era -marciato con molte forze _Amedeo conte di Savoia_, spedì verso Asti il -figliuolo Ambrosio, e buona parte dell'esercito suo[1777]: l'armata -de' collegati s'inoltrò sul Reggiano e Parmigiano, dove fece immenso -bottino, e rovinò il paese per otto giorni. Oltre a ciò, la compagnia -degl'Inglesi, sotto il comando di _Giovanni Aucud_, che militava per -Bernabò Visconte, terminata la sua ferma, e disgustata, perchè non -le fu permesso di venire a battaglia col conte di Savoia, passò ai -servigi del papa e de' collegati; e giunta sul Piacentino, dopo aver -prese parecchie castella di quel contado, quivi dolcemente si riposò -nel verno alle spese de' miseri popoli. Verso lo stesso territorio di -Piacenza si inviò nel novembre il conte di Savoia col disegno di entrar -sul Milanese; ma i fiumi grossi e le buone difese fatte dai Visconti -fecero abortir le sue idee[1778]. Eransi già ritirate ai quartieri -le milizie de' collegati, ed era seguita una tregua con Bernabò per -mezzo del re di Francia, quando Ambrosio Visconti, senza saputa del -padre (per quanto si fece credere), cavalcò con tutte le sue genti di -armi sul Bolognese[1779] nel dì 18 di novembre, dove diede un terribil -guasto, e bruciò case e palagi. Arrivò fino alle porte di Bologna -all'improvviso, niuno aspettando tal visita in vigor della tregua. -Ne menò via ben tre mila buoi, e il danno recato si fece ascendere -fino a secento mila fiorini d'oro. In Pavia nel dì 3 di settembre di -quest'anno finì di vivere _Isabella_ moglie del giovane _Galeazzo -Visconte_ conte di Virtù, e figliuola di _Giovanni re di Francia_, -principessa che per le sue rare virtù si truova sommamente encomiata -negli Annali di Milano e di Piacenza. - -Non ostante che s'interponessero gli ambasciatori del legato -pontificio, dei Fiorentini e Pisani, per impedir la guerra che s'andava -preparando fra i _Veneziani_ e _Francesco da Carrara_ signor di Padova, -maniera non si trovò per quetar le differenze[1780]. Severamente -furono gastigati alcuni nobili veneti amici del Carrarese, che gli -rivelavano i segreti del consiglio. Ma ciò che maggiormente irritò -il senato veneto, fu l'avere scoperta un'indignità del Carrarese, -il quale segretamente avea spediti a Venezia alcuni suoi sgherri per -levar di vita certi altri nobili suoi nemici, perchè attraversavano -i trattati della concordia. A molti di quegli assassini costò la -vita lo scoprimento del disegno; e per questo si venne all'armi. -Gli avvenimenti di essa guerra, in cui fu assistito il Carrarese -da _Lodovico re_ d'Ungheria, furono varii, e veggonsi diffusamente -descritti dal Caresino, dal Redusio e dai Gatari. Fino poi a questo -anno erano durate le fiere nemicizie e guerre fra i re di Napoli -Angioini e i re di Sicilia Aragonesi[1781]. Dacchè il _re Pietro_ tolse -al _re Carlo I_ la Sicilia, non mai durevol pace seguì fra loro; nel -presente anno finalmente stabilirono un accordo _Giovanna regina_ di -Napoli e don _Federigo d'Aragona re_ di Sicilia, essendosi indotto -l'ultimo a riconoscere dalla regina in feudo quell'isola, e di pagarle -annualmente a titolo di censo tre mila once d'oro, cadauna delle quali -valeva cinque fiorini d'oro, e per conseguente quindici mila fiorini -d'oro per anno: somma veramente pesante; e di usare il titolo di re -di Trinacria, e non già di Sicilia, riserbato alla regina Giovanna. -Il Fazello[1782] con error grave fa mancato di vita il re Federigo -nell'anno 1368. Gli Atti pubblicati dal Rinaldi il comprovano vivo in -quest'anno, ed autore della suddetta concordia, la quale fu approvata -dal papa. Diede bensì fine al suo vivere nel dì 11 di luglio dell'anno -presente[1783] _Malatesta Unghero_ signore di Rimini, e, secondo la -Cronica di Bologna[1784], _della sua morte fu gran danno, perchè era -prode uomo, come sono stati sempre i Malatesti_. Il dominio degli -Stati rimase a _Galeotto_ suo zio e a _Pandolfo_ suo fratello, il -quale nell'anno appresso fece anch'egli fine a' suoi giorni. Facendosi -in quest'anno la coronazione di _Pietro re_ di Cipri, a cagion della -precedenza fra i balii o consoli, insorse gran rissa fra i Veneziani e -Genovesi[1785]. In favore de' primi furono i Cipriotti: laonde alquanti -Genovesi vennero uccisi, oppure precipitati dai balconi. Portata questa -disgustosa nuova a Genova, si sollevò gran rabbia e tumulto in quel -popolo, nè tardò quel doge _Domenico da Campofregoso_ a mettere in -ordine una possente armata marittima, di cui fu ammiraglio _Pietro -da Campofregoso_, fratello del doge, per passare in Cipri a farne -vendetta. Questo accidente risvegliò l'antica gara ed odio fra le due -nazioni veneta e genovese, onde ne seguirono poi sconcerti e guerre -implacabili. - -NOTE: - -[1769] Gatari, Ist. Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[1770] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye. - -[1771] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1772] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[1773] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1774] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1775] Annales Mediolan., tom. 16 Rerum Italic. Chronic. Placentin., -tom. eod. Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1776] Corio, Istor. di Milano. - -[1777] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1778] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1779] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1780] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. -Padov., tom. 17 Rer. Ital. Andreas de Redusio, Chron., tom. 19 Rer. -Ital. - -[1781] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1782] Fazell., de Reb. Sic., lib. 9, cap. 6. - -[1783] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1784] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXIII. Indiz. XI. - - GREGORIO XI papa 4. - CARLO IV imperadore 19. - - -Per continuare la guerra contro i Visconti _papa Gregorio XI_, come si -usava in questi sì sconcertati tempi, impose le decime nell'Ungheria, -Polonia, Dania, Svezia, Norvegia ed Inghilterra. L'oro indi raccolto -servì ad accrescere le due armate, destinate l'una in Piemonte contra -di _Galeazzo Visconte_, e l'altra sul Modenese contra di _Bernabò_, di -lui fratello; i quali Visconti erano stati di nuovo scomunicati nella -pubblicazion della bolla _In Coena Domini_. La vendetta che ne fece -Galeazzo[1786], fu di spogliar gli ecclesiastici sottoposti al suo -dominio, e di esiliarli. Più discreto in questo fu Bernabò, quantunque -opprimesse i suoi anche egli con esorbitanti gravezze. Ora giacchè -era finita la tregua, senza che si fosse potuto intavolar pace fra i -Visconti e i collegati, _Bernabò_ nel dì 5 di gennaio spedì parte del -suo esercito ai danni del Bolognese[1787], cioè mille uomini d'armi da -tre cavalli l'uno, e trecento arcieri. Questa masnada pervenne sino a -Cesena saccheggiando tutto il paese. Ma mentre carichi di preda se ne -tornavano indietro, venne con loro alle mani, nel passare verso San -Giovanni il fiume Panaro[1788], _Giovanni Aucud_ coi suoi Inglesi e coi -Bolognesi, e li mise in rotta, con far prigioni circa mille persone. -Secondo la Cronica di Piacenza[1789], la maggior parte degli sconfitti -si salvò colla fuga; ma non è da credere, perchè erano in paese nemico. -Poscia nel dì 20 di febbraio il legato della Chiesa coll'esercito -marciò verso Piacenza e Pavia, e si impadronì del castello San -Giovanni. Quasi tutte le altre castella del Piacentino ed alcune del -Pavese, prevalendo in esse i Guelfi, si ribellarono a _Galeazzo_, -dandosi al legato; il che poi fu la loro rovina. Nello stesso tempo -_Amedeo conte di Savoia_ con un'altra poderosa armata passò il Po e il -Ticino, e giunse sino alle porte di Pavia, dove distrusse i giardini -di _Galeazzo Visconte_. Poscia, venuto sul territorio di Milano, si -accampò a Vicomercato, dove si fermò alquanti mesi, facendo scorrerie, -e mettendo in contribuzione tutto il paese. Seco erano _Ottone duca_ -di Brunsvich e _Luchinetto Visconte_. S'inoltrò poscia sul Bresciano a -cagion di un trattato di tradimento che avea in Bergamo. Colà penetrò -colle sue genti anche il legato pontificio, chiamato in aiuto; e le -sue masnade in saccheggi ed incendii si studiarono di non essere da -meno degli altri. Affinchè non si unissero col conte di Savoia, accorse -l'armata de' Visconti, e presso Monte Chiaro disfece buona parte di -esso esercito pontificio, colla morte di circa settecento uomini, e -coll'acquisto di cinquecento cavalli. Ma nel dì 8 di maggio comparendo -colle loro squadre inglesi e franzesi _Giovanni Aucud_ e il _signore di -Cussì_, benchè inferiori di gente, diedero una gran rotta all'esercito -de' Visconti nel luogo di Gavardo, ossia al ponte del fiume Chiesi, -dove rimasero prigionieri moltissimi nobili italiani e tedeschi, -distesamente annoverati dall'autore della Cronica Estense[1790]. Fra -i principali si contarono _Francesco marchese_ d'Este fuoruscito di -Ferrara; _Ugolino_ e _Galeazzo marchesi_ di Saluzzo, _Castellino da -Beccheria, Romeo de' Pepoli, Gabriotto da Canossa, Federigo da Gonzaga, -Beltramo Rosso da Parma_, e _Francesco da Sassuolo_, quel medesimo -che, per avere ucciso il nobil uomo _Gherardo de' Rangoni_ da Modena, -occasionò la presente guerra. _Gian-Galeazzo_ conte di Virtù, figliuolo -di _Galeazzo_, che si trovò in quel frangente, per miracolo si salvò. - -Narra il Gazata[1791] che in questi tempi passò per Milano e per Pavia -un vescovo nipote del papa con seguito di cinquanta persone, il quale -si esibì ai fratelli Visconti di trattar di pace col papa. Fu ben -veduto, e gli fu dato salvocondotto per passare al campo del conte di -Savoia, che si trovava allora sul Milanese. Ma Galeazzo, tenendogli -buone spie alla vita, scoprì ch'egli portava seco cento venti mila -fiorini d'oro per le paghe del conte. Buon boccone fu questo per lui; -tutto sel prese, facendo poi dire al prelato che con sicurezza se -n'andasse, ma che non dovea portar sussidii ai suoi nemici. Partissi -nel dì 13 di maggio da Sassuolo _Manfredino_ signor di quella terra per -andare a Firenze. Appena fu fuori, che quegli abitanti gli serrarono le -porte dietro. Volle rientrare, ma non potè. Fu appresso data la terra -al _marchese Niccolò Estense_; e così andarono dispersi da lì innanzi i -signori di Sassuolo con gastigo meritato da essi per la ribellione al -loro signore, e per l'ingiusto ammazzamento del Rangone. All'incontro -_Guido Savina da Fogliano_, staccatosi dalla lega, s'accordò con -_Bernabò Visconte_, sottomettendo a lui ventiquattro castella ch'egli -possedeva nel Reggiano, e ne riportò dei vantaggiosi patti. _Giovanni -vescovo_ di Vercelli della casa del Fiesco in quest'anno colle milizie -della Chiesa e colla fazion de' Brusati proditoriamente tolse a -_Galeazzo Visconte_ quella città, ma non già la cittadella, che si -sostenne. In tale occasione barbaricamente essa città tutta fu posta a -sacco, non men di quello che era succeduto alla città di Reggio. Era -stato cagione l'avvicinamento del conte di Savoia[1792] che alcune -valli del Bergamasco, per commozione de' Guelfi, s'erano ribellate -a _Bernabò Visconte_. Egli perciò spedì colà, nel mese d'agosto, il -prode suo figliuolo _Ambrosio_ con copia grande di gente d'armi per -mettere in dovere que' popoli. Trovavasi Ambrosio nella valle di San -Martino ad un luogo appellato Caprino, quando gl'infuriati rustici il -sorpresero con tal empito, che restò non solamente preso, ma anche -vituperosamente ucciso nel dì 17 d'agosto. Da questo colpo fu anche -aspramente trafitto il cuore di Bernabò suo padre; e però nel prossimo -settembre cavalcò egli in persona con grosso esercito in quella valle, -fece grande scempio di quelle genti, le quali in fine umiliatesi -ritornarono alla di lui ubbidienza. Orrido e lagrimevole accidente -fu l'occorso in quest'anno nella città di Pavia[1793]. Mentre dal -castello si portava alla sepoltura il corpo del defunto giovinetto -_Carlo Visconte_, figliuolo di _Gian-Galeazzo_, nel passare sul ponte, -questo pel peso si ruppe, e caddero nell'acque profonde della fossa -murata da amendue i lati più di ottanta persone nobili di varie città -di Lombardia, e massimamente di Milano e di Pavia, che tutte rimasero -miseramente annegate. Vi si aggiunse un altro caso strano; cioè, appena -rotto il ponte, cominciò un diluvio di pioggia e gragnuola, che durò -più di due ore: il che servì ancora ad impedire ii soccorso di scale -e corde agl'infelici caduti. Il Gazata, autore degno, in questi tempi -di maggior fede, riferisce[1794] questo infortunio al dì 3 d'aprile -dell'anno seguente, e vuole che vi perissero cento e dieci persone -nobili. Dopo la vittoria riportata dall'esercito collegato contra -di _Bernabò_ al fiume Chiesi, _Giovanni Aucud_, trovando che molti -dei suoi Inglesi erano o rimasti estinti nel conflitto o feriti, e -veggendosi in paese nemico senza vettovaglia, oltre all'andare le genti -de' Visconti sempre più crescendo, ritirandosi bel bello, si ridusse -a Bologna. Gli tenne dietro con gran fretta anche il conte di Savoia -coll'esercito suo, e venuto sul Bolognese, quivi si fermò, aspettando -indarno le paghe promesse, con desolar intanto quel territorio amico. -Finalmente esso conte, non osando passare pel Piacentino e Pavese, -fu obbligato, se volle tornare in Piemonte, a prendere la strada -del Genovesato: il che gli costò molte fatiche, e perdita di gente e -cavalli, terminando con ciò la campagna, senza aver preso che poche -castella in Piemonte, e con aver solamente rovinati varii paesi. - -_Galeazzo Visconte_ gran guerra fece sul Piacentino, e ricuperò gran -parte delle castella ribellate. Si trattò di pace; ma, non fidandosi -il papa de' Visconti, i suoi ministri ritrovando più conto in seguitar -la guerra, per cui arricchivano molto succiando la pecunia pontificia, -e profittando de' saccheggi, andò per terra ogni trattato, e continuò -la rovina di quasi tutta la Lombardia. Non era minor fuoco in questi -tempi fra i Veneziani e _Francesco da Carrara_ signor di Padova[1795]. -La superiorità delle forze de' primi tale era, che il Carrarese, -diffidando di potere resistere, cercò di tirar in lega _Alberto_ e -_Leopoldo duchi_ di Austria, comperando nondimeno il loro aiuto con -cedere ad essi le città di Feltre e di Cividal di Belluno. Perciò -quei principi spedirono molte soldatesche contra de' Veneziani sul -Trivisano. Più altre ne inviò _Lodovico re_ d'Ungheria e di Polonia, -comandate da _Stefano vaivoda_. Intanto _Uguccione_ da _Tiene_, -nunzio di papa Gregorio XI, perorava presso i Veneziani per indurli -alla pace. Condiscesero essi, ma, conoscendo la lor potenza, diedero -varii capitoli contenenti eccessive dimande per parte loro, che il -Carrarese sparse dipoi dappertutto _per far conoscere l'ingordigia -de' suoi avversarii_. Fra varii incontri e piccioli fatti d'armi, uno -spezialmente fu considerabile nel mese di maggio ad una fossa fatta -dai Veneziani verso Pieve di Sacco. Sì vigorosamente combatterono -allora gli Ungheri, che disfecero l'armata veneta, con far prigioni -assaissimi nobili veneti. Ma in un altro fiero conflitto a dì primo di -luglio, che riuscì favorevole a' Veneziani, restò prigione lo stesso -Stefano vaivoda generale degli Ungheri con altri nobili di sua nazione -ed italiani: il che fu d'infinito danno al Carrarese. Imperocchè gli -Ungheri protestarono da lì innanzi di non voler più guerra, se non -veniva posto in libertà il loro generale. A questo mal tempo se ne -aggiunse un altro; e fu, che i Veneziani sollevarono segretamente -_Marsilio da Carrara_ contro di Francesco suo fratello signore di -Padova. Si scoprì la congiura, e Marsilio ebbe tempo da fuggirsene a -Venezia nel dì 3 d'agosto. Per tali disavventure, e perchè il popolo di -Padova, disfatto da questa guerra, forte se ne lagnava, si trovava in -grandi affanni Francesco da Carrara. Il perchè per mezzo del patriarca -di Grado cercò colla corda al collo pace da' Veneziani: pace vergognosa -e gravosa a lui, perchè data da chi era al disopra di lui, ma che servì -a liberarlo dai pericoli maggiori, a' quali si vedeva esposto. - -Scrive Andrea Redusio[1796] che il celebre _Francesco Petrarca_, allora -abitante sul Padovano, fu spedito dal Carrarese a Venezia per ottener -questa pace, e che alla presenza dell'augusto senato veneto lo stupore -gli tolse di mente l'orazion preparata. Secondo il Caresino[1797], si -obbligò il Carrarese a pagar cento mila fiorini d'oro per le spese -della guerra. I Gatari[1798] dicono trecento cinquanta mila ducati -ossia fiorini d'oro. Il Sanuto[1799] scrisse ducento quaranta mila; -con pagarne di presente i quaranta mila. Fu inoltre forzato a mandare -al senato veneto _Francesco_ Novello suo figliuolo a chiedere perdono, -e a dirupar varie castella sui confini, e a cederne delle altre ai -Veneziani: i quali piantarono i confini dove lor parve, senza che il -Padovano osasse reclamare. In somma, per non poter di meno, ebbe una -lezion sì dura, che pregno d'odio e di rabbia ad altro non pensò per -l'avvenire che a farne vendetta. Fu pubblicata questa pace in Venezia -nel dì 21 di settembre. Anche i Genovesi[1800] nell'anno presente -diedero gran pascolo ai novellisti. Vogliosi essi di vendicarsi de' -Cipriotti per l'affronto lor fatto nell'anno precedente, indirizzarono -alla volta di Cipri la poderosa loro armata, composta di quarantatrè -galee e d'altri legni minori, con circa quattordici mila combattenti. -Presero nel dì 10 d'ottobre senza molto contrasto la capitale di -quell'isola, cioè Famagosta; e quivi piantarono il piede con farsi -rendere ubbidienza dalle altre città e terre dell'isola. Al giovinetto -_re Pietro Lusignano_, con cui fecero la pace, lasciarono il titolo -di re, obbligandolo a pagare loro ogni anno quaranta mila fiorini -d'oro. Da queste dissensioni dei cristiani non lieve profitto intanto -ricavarono i Turchi, la potenza de' quali ogni dì più andava crescendo -in Asia, calando nello stesso tempo quella de' Greci. Essendosi in -questo mentre[1801] ribellato alla regina _Giovanna il duca d'Andria_ -della casa del Balzo, essa spedì contra di lui coll'esercito _Giovanni -Malatacca_ da Reggio, che assediò e prese Teano. Se ne fuggì il duca -ad Avignone, spogliato di tutti i suoi Stati, i quali la regina vendè -tosto ad altri baroni. Cosa strana vien raccontata dall'autore della -Cronica di Siena[1802]: cioè che in quest'anno (quasi fosse forza di -maligno pianeta) i frati di varii ordini religiosi ebbero brighe e -dissensioni, e ne seguirono varii ammazzamenti fra loro. E le calunnie -ed oppressioni furono frequenti ne' lor monisteri. Frutti erano questi -della general corruzion de' costumi che regnava allora in Italia, per -colpa spezialmente della lontananza de' papi e delle guerre continue. -Certo non v'ha scrittore di questi tempi che non tocchi il depravamento -in cui si trovavano quasi tutti gli ordini religiosi. - -NOTE: - -[1785] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1786] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1787] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital. - -[1788] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1789] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[1790] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1791] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1792] Corio, Istoria di Milano. Gazata, Chron. - -[1793] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom. -eod. - -[1794] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1795] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Caresin., Chron., -tom. 12 Rer. Ital. Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[1796] Andreas de Redusio, Chron. Tarvis., tom. 19 Rer. Ital. - -[1797] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. - -[1798] Gattari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[1799] Sanuto, Chron. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[1800] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1801] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXIV. Indiz. XII. - - GREGORIO XI papa 5. - CARLO IV imperadore 20. - - -Continuò bensì la guerra in Lombardia, ma assai melensamente, perchè -era in piedi un vigoroso trattato di pace[1803]. Nel dì 26 d'aprile -l'esercito della Chiesa e di _Niccolò marchese_ d'Este passò su quel di -Parma e Piacenza a' danni di quei paesi, e vi stette a bottinare sino -al dì 3 di giugno. Copiosamente ancora fornì di gente e di munizioni -le castella già ivi conquistate dal papa, e restate in suo potere. Nel -ritorno diede il guasto intorno alle castella de' Fogliani di Reggio, -perchè _Guido Savina_ da Fogliano, senza curar i nipoti, figliuoli -del giustiziato _Francesco_, le avea sottomesse a _Bernabò Visconte_. -Fu anche dato il sacco ai contorni di Carpi, per gastigare _Giberto -Pio_ che s'era collegato con Bernabò. Nello stesso tempo _Marsilio -Pio_ suo fratello stava attaccato al marchese d'Este. Ciò che impedì -altre militari imprese fu la pioggia continuata per più settimane, -che guastò le biade in erba, nè lasciò fare la raccolta de' fieni. -Succedette perciò una gravissima carestia per quasi tutta l'Italia. -E con questo malanno si collegò anche la pestilenza, che mirabili -stragi fece in Milano, Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Bologna, o, -per dir meglio, in quasi tutta la Lombardia[1804]. Si provò lo stesso -flagello di carestia e moria in Roma, Firenze, Pisa ed altre città -della Toscana, Romagna e Marca, siccome ancora in Avignone ed altri -luoghi della Francia; per lo che rimasero spopolate alcune città. -Finalmente, giacchè non si potè per ora conchiudere la pace fra la -Chiesa e i Visconti, si stabilì almeno, per interposizione dei duchi -di Austria, la tregua d'un anno, la quale fu bandita nel dì 6 di -giugno. Probabilmente prima di questo tempo le milizie pontificie, -che col vescovo di Vercelli assediavano la cittadella di Vercelli, -dopo aver impedito i soccorsi che v'inviò _Galeazzo Visconte_, se -ne impadronirono: con che tutta quella città restò all'ubbidienza -della Chiesa. Se si vuol credere al Rinaldi[1805], in quest'anno -i Vigevanaschi, i Piacentini e Pavesi si ribellarono a _Galeazzo -Visconte_, e si diedero alla Chiesa: cosa, a mio credere, lontana -dal vero, perchè niuna di queste città nel temporale truovo io che -facesse mutazione alcuna. Secondo il Corio[1806], _Amedeo conte di -Savoia_ non solamente si staccò dalla lega del papa, ma eziandio si -collegò con _Gian-Galeazzo conte_ di Virtù, figliuolo di _Galeazzo -Visconte_. Ma non appartiene all'anno presente un tal fatto. Solamente -nell'anno seguente, per attestato del medesimo storico, Gian-Galeazzo -fu emancipato dal padre, ed autorizzato a potere far guerra e pace, -con avergli assegnato il governo di Novara, Vercelli, Alessandria e -Casale di Santo Evasio. Quanto poi alla concordia col conte di Savoia, -il Guichenone[1807] ne rapporta lo strumento, e la fa vedere stipulata -nel dì 29 d'agosto del 1378. - -Ma _Bernabò_, che durante la tregua non potea impiegare i suoi -pensieri in imprese di guerra, li rivolse tutti alla caccia. Questo -era il suo più favorito divertimento[1808], e per cagion d'esso -ancora commise infinite crudeltà: mestiere per altro sempre a lui -familiare. Sotto pena della vita e perdita di tutti i beni proibì -a chi che sia l'uccidere cignali ed altre fiere; e questa barbarica -legge fece eseguire a puntino, anzi stese i suoi processi a chi nei -quattro precedenti anni ne avesse ucciso o ne avesse mangiato. In -servigio della caccia parimente tenea circa cinque mila cani, e questi -distribuiva ai contadini con obbligo di ben nutrirli e condurli ogni -mese alla revista. Guai se si trovavano magri, peggio se morti: v'era -la pena del confisco dei beni, oltre ad altre pene. Più temuti erano -i canetieri di Bernabò che i podestà delle terre. E, quantunque per -le guerre, per la carestia e moria fossero i suoi sudditi affatto -smunti, accrebbe smisuratamente le taglie e i tributi, per adunar -tesori da far nuove guerre. Alla vista e al rimbombo di queste ed -altre tirannie di sì disumanato principe tutti tremavano, nè alcuno -ardiva di zittire. Due frati minori, che osarono di muover parola a -lui stesso di tante estorsioni, li fece bruciar vivi[1809]. Merita ora -_Francesco Petrarca_ che si faccia menzione della sua morte, accaduta -nel dì 18 di luglio dell'anno presente nella deliziosa villa d'Arquà -del Padovano[1810]. Tale era il credito di questo insigne poeta a' suoi -tempi, che _Francesco da Carrara_ signor di Padova e copiosa nobiltà -vollero colla lor presenza onorare il di lui funerale. Ad esso Petrarca -grande obbligazione hanno le lettere, perchè egli fu uno de' principali -a farle risorgere in Italia. In questi tempi gran guerra ebbero i -Sanesi[1811] coi Salimbeni loro ribelli. E tornato il _duca d'Andria_ -nel regno di Napoli con un'armata di Franzesi, Guasconi ed Italiani, -in numero di più di quindici mila combattenti, si condusse verso Capoa -ed Aversa[1812]. Non dormiva la _regina Giovanna_; anch'ella mise in -campo un esercito numeroso. Ma per le esortazioni del conte camerlengo -suo zio, il duca lasciò l'impresa, e se ne tornò di nuovo in Provenza. -Veggendosi così abbandonate le sue truppe, formarono una compagnia -sotto varii capitani, e s'impadronirono di una terra della duchessa -di Durazzo. La regina, col regalo lor fatto di dieci mila fiorini, si -sgravò di costoro, e rivolse il mal tempo addosso ad altri paesi. - -NOTE: - -[1802] Cron. Sanese, tom. 15 Rer. Ital. - -[1803] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1804] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer, Ital. - -[1805] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1806] Corio, Istor. di Milano. - -[1807] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye. - -[1808] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[1809] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[1810] Tomasini, Petrarca rediviv. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXV. Indiz. XIII. - - GREGORIO XI papa 6. - CARLO IV imperadore 21. - - -Per la tregua fatta coi Visconti, e per la disposizione ancora ad -una pace, pareva che omai si dovesse sperar la quiete in Italia. Ma -eccoti dalla Lombardia passare l'incendio della guerra negli Stati -della Chiesa. _Gregorio XI_ era buon papa, ma buoni non erano gli -uffiziali oltramontani da lui mandati al governo d'Italia[1813]. -Tutti attendevano a divorar le rendite della camera pontificia, e -tutti a cavar danari per ogni verso, nè giustizia era fatta da loro: -di maniera che i pastori della Chiesa (così erano chiamati), oltre al -discredito, aveano guadagnato l'odio e la disapprovazione di tutti. -Trascorre in questo argomento con molte esagerazioni l'autore della -Cronica di Piacenza[1814], assai ghibellino, per quanto si vede, di -cuore. _Guglielmo cardinale_ legato di Bologna ebbe, in questi tempi, -un trattato segreto per occupar la bella terra di Prato ai Fiorentini, -e, mostrando di non poter più mantenere le soldatesche, delle quali -s'era servito contro i Visconti, le spinse alla volta di Toscana. Ne -fu gran mormorio e sdegno in Firenze; e que' maggiorenti, i più allora -inclinati al ghibellinismo, dal desiderio della vendetta si lasciarono -trasportare ad esorbitanti risoluzioni contra del buon pontefice, -tradito da' suoi ministri. Perciò si fornirono di gente d'armi, e -a forza di danaro seppero ritenere _Giovanni Aucud_, che, entrando -nel loro distretto co' suoi Inglesi, non facesse acquisto alcuno. La -Cronica di Siena[1815] ha, che gli pagarono centotrenta mila fiorini -d'oro, de' quali gravarono i cherici loro per settantacinque mila. -Qui non finì la faccenda. Cominciarono ancora con segrete congiure a -sommuovere le città della Chiesa a ribellione, promettendo a cadauna -favore ed aiuto, acciocchè ricuperassero la perduta libertà. Nello -stesso tempo fecero lega con _Bernabò Visconte_. Anzi abbiamo dal -suddetto cronista sanese che lega fu fatta fra _Bernabò Visconte_, -la _reina Giovanna_, i _Fiorentini, Sanesi, Pisani, Lucchesi_ ed -_Aretini_, _per riparare agl'iniqui cherici_. La prima città che alzò -la bandiera della libertà colle spalle de' Fiorentini, nel mese di -novembre fu la città di Castello oppure Viterbo, Monte Fiascone e -Narni. Il _prefetto da Vico_, avuto Viterbo, in pochi dì s'impadronì -anche della rocca[1816]. Successivamente nel dicembre si ribellarono -Perugia, Assisi, Spoleti, Gubbio ed Urbino: della qual ultima città -s'impadronì _Antonio conte di Montefeltro_, siccome ancora di Cagli. -_Rinaldino da Monteverde_ si fece signore di Fermo. Ecco già un grande -squarcio fatto agli Stati della Chiesa romana. Verso quelle parti -inviò il legato _Giovanni Aucud_ colla sua forte compagnia d'Inglesi, -che era al soldo della Chiesa. Ma quel furbo maestro di guerra nulla -fece di rilevante, e lasciò che i Perugini tutti in armi divenissero -padroni anche delle due fortezze della loro città. Mangiava costui a -due ganascie, perchè segretamente tirava una pensione da' Fiorentini. -In somma in pochi giorni si sottrassero al dominio della Chiesa ottanta -fra città, castella e fortezze, nè si trovò chi facesse riparo a sì -gran piena. - -Giunse in quest'anno nel dì 17 oppure 19 d'ottobre al fine de' suoi -giorni _Can Signore dalla Scala_ signore di Verona e Vicenza[1817]. -Suo fratello _Paolo Alboino,_ siccome legittimo, avrebbe dovuto -succedere in quella signoria, ma egli era detenuto prigione in -Peschiera, e Cane, pensando più al mondo da cui si partiva, che -all'altro a cui s'incamminava, prima di morire, il fece barbaramente -strangolare, affinchè, senza contrasto, succedessero nel dominio i -due suoi figliuoli bastardi Bartolomeo ed Antonio, i quali già avea -fatto proclamar signori, dappoichè vide disperata la sua salute. Fu -pubblicamente esposto il cadavero d'Alboino, e per questo cessò ogni -pericolo di commozione. Ma, essendo i suddetti suoi figliuoli in età -meno di sedici anni, corse _Galeotto Malatesta_, lasciato insieme con -_Niccolò marchese_ di Ferrara per loro curatore; ed esso marchese -e _Francesco da Carrara_ vi spedirono gente per lor sicurezza. In -questi tempi trovandosi vedova _Giovanna regina_ di Napoli per la -morte già seguita dell'infante suo terzo marito, pensò di passare a -nuove nozze[1818], consigliata a questo o da' suoi ministri, o dal -timore di _Lodovico re_ d'Ungheria e Polonia, che tuttavia andava -mantenendo, anzi producendo le sue pretensioni sopra quel regno, o -sopra il principato di Salerno e la contea di Provenza. Dava ancora -molto da sospettare alla regina _Carlo di Durazzo_, figliuolo del già -_Luigi_ suo zio, il quale allora si trovava a' servigi del suddetto re -Lodovico in Ungheria. Ancor questi aspirava al regno pel diritto del -sangue. Mise dunque Giovanna gli occhi, benchè in lontananza, addosso -ad _Ottone duca di Brunsvich_, e a lui diede la preminenza nella scelta -d'un marito[1819]. Per nobiltà, se si eccettuavano i re della schiatta -franzese, niuno gli andava innanzi, perchè discendeva dall'antica -e nobilissima linea estense guelfa di Germania, che avea prodotto -illustri duchi e un imperadore. Pochi poi il pareggiavano nel valore -e nella saviezza. Da alcuni anni in qua egli dimorava in Monferrato, -lancia e scudo ai teneri figliuoli del fu _marchese Teodoro_ suo -parente. Per li suoi importanti servigi unitamente con essi figliuoli -era investito delle città d'Asti e d'Alba, e della terra di Montevico, -e non men d'essi dichiarato vicario generale dell'imperio in quelle -parti da _Carlo IV Augusto_. Accettò questo principe l'offerta -del regal matrimonio, e nell'anno seguente si diede compimento al -contratto, ma colla condizion che la reina gli farebbe comune il letto, -ma non il trono. - -NOTE: - -[1811] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1812] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1813] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., -tom. eod. - -[1814] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[1815] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1816] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1817] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 -Rer. Ital. Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1818] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXVI. Indiz. XIV. - - GREGORIO XI papa 7. - CARLO IV imperadore 22. - - -Sempre più andarono peggiorando in quest'anno gli affari temporali -della Chiesa romana in Italia. Pareva che tutti i popoli, anche delle -più minute terre, andassero a guadagnar indulgenza, ribellandosi al -papa loro legittimo signore. Ascoli si rivoltò; Civita Vecchia, Ravenna -ed altre città non vollero essere da meno. _Guglielmo cardinale_ legato -apostolico tenne colla sua presenza per quanto potè in ubbidienza -la città di Bologna[1820]; ma quel popolo al vederne tanti altri, -che, scosso il giogo, aveano ripigliata la libertà, segretamente -ancora stuzzicato da' Fiorentini, autori di tutte queste sedizioni, -finalmente nella mattina del dì 20 di marzo, mostrando sospetto che -il cardinale fosse dietro a vendere Bologna a _Niccolò marchese_ di -Ferrara[1821] per mancanza di danari (che neppur un soldo veniva da -Avignone), levarono rumore, e presero il palazzo. Fuggì travestito -il legato, e poscia se ne andò a Ferrara. Fu dato il sacco a tutto -il suo avere e a tutta la famiglia sua. Poscia, dacchè si furono que' -cittadini impadroniti del castello di San Felice, che furiosamente fu -smantellato, formarono governo popolare, e mandarono a Firenze per aver -soccorso. Prima di questo avvenimento, cioè sul fine di dicembre, anche -la città di Forlì[1822], dopo avere scacciata la fazione guelfa, si -sottrasse alla signoria della Chiesa, e nel dì dell'Epifania dell'anno -presente acclamò per suo signore _Sinibaldo_, figliuolo di _Francesco -degli Ordelaffi_, il quale nell'anno 1373 era mancato di vita in -servigio de' Veneziani. - -A sì fatti sconcerti vennero dietro in breve innumerabili mali in -Italia. Soggiornava in Faenza il vescovo d'Ostia, conte della Romagna; -e perciocchè _Astorre_ ossia _Astorgio de' Manfredi_ teneva pratiche -per far ribellare ancor quella città, nè mancavano ivi risse e tumulti, -chiamò colà _Giovanni Aucud_, che co' suoi Inglesi era all'assedio di -Granaruolo[1823]. Entrato che fu l'Aucud colla sua gente, cominciò a -fare istanza per le sue paghe. Perchè era vota la borsa del ministro -pontificio, trovò l'iniquo inglese la maniera di pagarsi alle spese -dell'infelice città[1824], oppur ciò fu a lui ordinato, come fama -corse, dallo stesso conte della Romagna, ch'era il peggior uomo del -mondo. Col pretesto dunque che meditassero ribellione, trecento de' -principali cittadini cacciò in prigione; spinse fuor di città gli -altri (erano circa undici mila persone dell'uno e dell'altro sesso), -con ritener solamente quelle donne che piacquero a lui ed ai suoi. -Tutta la città con inudita crudeltà fu interamente data a sacco, e vi -restarono trucidate circa trecento persone, massimamente fanciulli. -Ecco quai cani tenessero allora al suo servigio in Italia i ministri -pontificii. Nel mese d'aprile anche Imola si sottrasse all'ubbidienza -del papa, e ne divenne poco appresso padrone _Beltrame degli Alidosi_. -Di Camerino parimente e di Macerata in queste rivoluzioni s'impadronì -_Ridolfo da Varano_, personaggio di gran valore. Chiaramente conobbe -allora _papa Gregorio XI _a quanti malanni avessero non men egli che -i suoi predecessori esposta l'Italia, e soprattutto gli Stati della -Chiesa colla lor lontananza. Perciò allora fu che prese la risoluzione -di trasportar la corte di qua da' monti per timore di perdere tutto, -giacchè Roma stessa tutta era in confusione, e buona parte de' baroni -romani in rivolta. Ma conoscendo che la presenza sua sarebbe riuscita -un inutile spauracchio, se non veniva fiancheggiata dall'armi, assoldò -in breve tempo un esercito di Bretoni sì poderoso, che, secondo il -comune uso d'ingrandir sempre il numero de' combattenti e i successi -delle battaglie, fama fu che ascendesse a quattordici mila cavalli. -Alcuni dicono dodici mila. Buonincontro[1825] non li fa più di sei -mila cavalli, ed altri non più di quattro. Certo non furono solamente -ottocento, come ha il Corio[1826]. Diede il pontefice il comando di -quest'armata a _Roberto cardinale_ della basilica de' dodici Apostoli, -fratello del conte di Genevra, cioè ad un mal arnese, che zoppicava -d'un piede, e maggiori vizii nascondeva nel petto. - -Costui, dichiarato legato apostolico, calò in Italia, e sul -principio di luglio arrivò con quella perfida e bestial gente sul -Bolognese[1827]. Dopo essersi impadronito di Crespellano, Monteveglio -ed altri luoghi, cominciò delle fiere ostilità contra de' Bolognesi; -ma più si applicò a dei trattati segreti per ricuperar Bologna. -_Ridolfo da Camerino_, generale de' Fiorentini, che ivi si trovava, -uomo accorto, non mai volle uscire a battaglia. Proverbiato per questo, -rispondeva: _Io non voglio uscire, perchè altri entri_. Nel dì 11 -di settembre scoperte le mine tenute da esso cardinale in Bologna, -ne pagarono il fio alcuni nobili che teneano mano alla congiura, -coll'esserne stati alcuni decapitati, ed altri banditi. Continuò poi -per tutto l'autunno la guerra sul Bolognese, commettendo i Bretoni -ogni maggior crudeltà, con desolar tutto, e incendiar molte migliaia -di case. Il Cronista Bolognese[1828] ce ne lasciò una lagrimevol -descrizione, accompagnato da gravi doglianze contro i pastori della -Chiesa. _I Fiorentini_ e _Bernabò Visconte_ non dimenticarono di dar -soccorso in questi pericoli a Bologna. Ma _Niccolò marchese di Ferrara_ -favoriva la parte del papa, e fu creduto che il cardinale gli volesse -vendere quella città. Intanto il papa conchiuse pace con _Galeazzo -Visconte_[1829], rilasciando a lui la città di Vercelli, Castello -San Giovanni, e circa cento altre castella sul Piacentino, Pavese e -Novarese: con che Galeazzo sborsasse in varie rate ducento mila fiorini -d'oro. Ma ripugnando il vescovo di Vercelli a restituire Vercelli, -Galeazzo ne entrò in possesso solamente nell'anno seguente, essendo -stato tradito il vescovo da' suoi, e fatto prigione. Allo sdegno del -papa contra de' Fiorentini, i quali aveano eccitato sì grave incendio -negli Stati della Chiesa, parve poco il mettere l'interdetto a Firenze, -il fulminare contra di quei magistrati le più terribili scomuniche ed -altre pene. Stese ancora il gastigo contra di qualunque Fiorentino che -si trovasse in Europa, dando facoltà a cadauno di farli schiavi, e di -occupar le loro mercatanzie ed ogni loro avere; e però in qualche luogo -di Francia ed Inghilterra[1830], quasi fosse un enorme delitto l'essere -Fiorentino, fu mirabilmente eseguita la concession papale, benchè si -trattasse di tante persone innocenti, le quali niuna relazion aveano -colle risoluzioni prese in Firenze: cosa che può far orrore ai nostri -giorni, e dovea farlo anche allora. Furono cacciati da Avignone, e -ne fuggirono da altri paesi per paura di tali pene tanti Fiorentini, -che, venuti in Italia, poteano formare un'altra città. Fu posto -l'interdetto a Pisa e a Genova, perchè que' popoli non aveano scacciato -i Fiorentini. - -La speranza intanto di rimediare a tanti sconvolgimenti di cose -parea riposta nella venuta del pontefice; nè mancarono persone pie, -e, fra l'altre, santa _Caterina da Siena_, che con lettere calde il -sollecitarono a tal risoluzione, promettendogli cose grandi, se si -lasciava vedere in Italia[1831]. Perciò, venuto egli a Marsiglia -nel dì 22 di settembre, e servito dipoi dalle galee della _regina -Giovanna_, de' _Genovesi_ e _Pisani_, s'imbarcò nel dì 2 d'ottobre, e -nel dì 18 arrivò a Genova, dove si fermò alquanti giorni, a cagion del -mare grosso, che per tutto il viaggio gli fu contrario, di modo che -per quella fortuna si affogò il vescovo di Luni, e si ruppero molti -legni. Finalmente giunse a Corneto, e, quivi sbarcato, celebrò poi -le feste del santo Natale. Accorsero gli ambasciatori romani[1832] a -complimentarlo, e gli diedero con uno strumento il pieno ed assoluto -dominio di Roma, conservando nondimeno varii loro usi e privilegii. -Guerra fu in questo anno fra _Leopoldo duca_ d'Austria e i _Veneziani_ -per segreti impulsi, come fu creduto, di _Francesco da Carrara_[1833]. -Possedeva il duca le città di Feltro e di Belluno. Di colà a dì 15 di -maggio spedì egli senza disfida alcuna tre mila cavalli addosso al -territorio di Trevigi, che fecero in quelle parti un gran guasto, e -piantarono dipoi due bastie a Quero. Forniti che si furono di gente i -Veneziani, espugnarono quelle bastie, e il lor generale _Jacopo de' -Cavalli_ Veronese passò fin sotto Feltro, e vi mise l'assedio, ma -poi se ne ritirò. Succedette anche un fatto d'armi colla peggio de' -Veneziani. Interpostosi finalmente mediatore _Lodovico re _d'Ungheria, -seguì fra loro una tregua di due anni, che fece depor l'armi ad -amendue le parti. Arrivato a Napoli[1834] nel dì 25 di marzo dell'anno -presente_ Ottone duca di Brunsvich_, solennemente sposò la _regina -Giovanna_. Riuscì parimente in quest'anno[1835] a _Carlo IV imperadore_ -di far eleggere _Venceslao_ suo figliuolo re de' Romani: il che seguì -nelle feste di Pentecoste; ma gli convenne comperar questa elezione -dagli elettori con esorbitante somma di danaro; cioè con promettere a -cadaun di essi venti mila fiorini. Ne scarseggiava egli assaissimo, e -però impegnò loro i dazii e le rendite dell'imperio. - -NOTE: - -[1819] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 22 Rer. -Ital. - -[1820] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon., -Chron., tom. eod. - -[1821] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1822] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital. - -[1823] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Rubeus, Hist. -Ravenn., lib. 6. - -[1824] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1825] Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital. - -[1826] Corio, Istoria di Milano. - -[1827] Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18 Rer. Ital. - -[1828] Cronica di Bologna, tom. eod. - -[1829] Gazata, Chron., tom. eod. - -[1830] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital. - -[1831] Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1832] Raynaldus, Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXVII. Indiz. XV. - - GREGORIO XI papa 8. - CARLO IV imperadore 23. - - -Disposte in Roma tutte le cose pel solenne ricevimento di _papa -Gregorio XI_, si mosse egli da Corneto, e per mare e pel Tevere arrivò -colà nel dì 17 di gennaio[1836]. Magnifico fu l'apparato, con cui -l'accolse quel popolo, incredibile il plauso e l'allegrezza d'ognuno, -tutti sperando finiti i pubblici guai, guarite le piaghe dell'Italia, -dappoichè al vero suo sito si vedea ritornato il vicario di Cristo -con tutta la sacra sua corte. La piena descrizione dell'itinerario di -questo papa, e del suo felice ingresso in Roma, l'abbiamo da Pietro -Amelio agostiniano[1837]. Ma questo sereno non durò molto. Troppo in -secoli tali erano avvezzi i baroni e i popoli tutti alle rivoluzioni. -Non sono men difficili ad estinguere i mali abiti del corpo politico, -che quei del corpo naturale e dell'animo umano. In fatti dal popolo -di Roma non gli fu mantenuto se non pochissimo di quello che aveano -promesso[1838], con seguitar massimamente i dodici caporioni a voler -comandare, e a tenere in piedi i Banderesi. _Francesco da Vico_, -tiranno di Viterbo e d'altri luoghi, soffiava nel fuoco; fors'anche i -Fiorentini vi teneano pratiche per questo. Cercò dunque il buon papa -di acconciar colle buone questi rumori. Andò poscia a villeggiare ad -Anagni, e gli riuscì nel mese di novembre di pacificar il prefetto da -Vico con accordo onorevole. Altrettanto bramava di fare coi Fiorentini, -e loro apposta mandò ambasciatori; ma cotanto erano que' magistrati -immersi nel loro vendicativo impegno, lusingandosi di sostenerlo con -facilità dacchè aveano mossa sì gran tempesta, che rifiutarono ogni -ragionevol concordia, benchè del non seguito accordo dessero eglino -la colpa al papa, che a chiare note protestava di volersi vendicare -de' Fiorentini. Più ancora si figuravano essi facile l'abbassamento -della corte romana, perchè aveano saputo staccare a forza di danaro -dall'armata pontificia _Giovanni Aucud_ colla sua compagnia d'Inglesi. -Scrive l'Ammirati[1839] che gli assegnarono ducento cinquanta mila -fiorini l'anno: tanta era la lor forza ed izza contra del pontefice. -Ma per la condotta di costui, o per altri motivi, disgustato -_Ridolfo Varano_ signore di Camerino, e generale dell'armi loro, -inaspettatamente passò alla banda del papa. Il gastigarono i Fiorentini -con far dipignere l'effigie di lui impiccato pe' piedi nel loro -palazzo: del che egli si rise; e una pittura più sconcia degli Otto, -che allora governavano Firenze, fece anch'egli fare in Camerino. Ma -prima di questi avvenimenti, un troppo orribile fatto succedette nella -città di Cesena, che gran discredito diede all'armi pontificie[1840]. -Avea quivi messa la sua residenza il sanguinario _cardinal di -Ginevra Roberto_; la sua guardia era di Bretoni. Nel dì primo di -febbraio[1841], perchè uno di questa mala gente volle per forza della -carne da un beccaio, si attaccò una rissa. La disperazione avea preso -quel popolo, perchè i Bretoni, dopo aver consumato tutto il distretto, -erano dietro a divorar anche la città[1842]. Trassero a questo rumore i -cittadini in aiuto del lor compatriotto, e gli altri Bretoni a sostener -il loro compagno. Divenne perciò generale la mischia, e più di trecento -di quegli stranieri rimasero uccisi. Il cardinale pien di furore si -chiuse nella Murata, e mandò per gl'Inglesi dimoranti in Faenza, che -tosto corsero a Cesena, ed ebbero ordine di mettere a fil di spada -quel misero popolo. Con ducento lance vi arrivò ancora _Alberico conte -Barbiano_, che era al servigio della Chiesa. Corsero costoro per la -terra, e fecero ben que' cittadini disperati quanta difesa poterono; -ma soperchiati dall'eccessivo numero di que' barbari, non poterono -lungo tempo reggere all'empito loro. Non vi fu allora crudeltà che -non commettessero i vincitori; fecero un universal macello di quanti -vennero loro alle mani, senza risparmiare vecchi decrepiti, fanciulli, -religiosi, ed anche donne pregnanti. Dalla loro sfrenata libidine niun -monistero di sacre vergini andò esente; tutto in fine fu messo a sacco, -chiese e case. Fu creduto che circa quattro mila persone rimanessero -vittima del barbarico furore; fuggirono quei che poterono; e l'Aucud, -per isgravarsi alquanto da sì grave infamia, mandò un migliaio di donne -scortato fino a Rimini, ritenendo quelle che più furono di soddisfazion -di que' cani. Circa otto mila di que' miseri fuggiti si ridussero a -Cervia e Rimini limosinando, perchè spogliati di tutto. Grande sparlare -che fu per questo de' ministri della Chiesa. - -Ma neppur collo spoglio di Faenza e Cesena si saziò l'ingordigia di -questi diabolici masnadieri. Andavano essi chiedendo paghe[1843], -e paghe non venivano. Il perchè, nel giorno primo di marzo il -cardinale legato portatosi a Ferrara, quivi per aver danaro vendè la -desolata città di Faenza a _Niccolò marchese_ d'Este, da cui nel dì -6 d'aprile fu mandato _Selvatico Boiardo_ suo capitan generale con -alquante schiere d'armati a prenderne il possesso. Ma troppo male -impiegata fu quella somma d'oro (e fu di quaranta mila fiorini d'oro); -imperciocchè essendosi nell'ultimo dì d'agosto partito da Ferrara il -cardinal suddetto[1844], _Astorre dei Manfredi_, assistito da _Bernabò -Visconte_, dai Fiorentini e Forlivesi, per una chiavica entrò di -notte in Faenza, e se ne insignorì nel dì 25 di luglio, con restar -sommamente beffato il marchese. Celebraronsi con pomposa solennità -in quest'anno nel giorno ultimo di maggio le nozze di _Francesco -Novello_ figliuolo di _Francesco da Carrara_ signor di Padova con -_Taddea_ figliuola d'esso marchese _Niccolò_. Trattarono in quest'anno -i Bolognesi di pace col papa[1845], e nel settembre la conchiusero, -avendo ottenuta facoltà per cinque anni avvenire di reggersi a comune, -con pagare annualmente alla santa Sede dieci mila fiorini d'oro. In -quest'anno[1846], dacchè _Ridolfo da Camerino_ ebbe volte le spalle -ai Fiorentini, fece lor guerra colle forze del papa; ma ne riportò -solamente danno, e gli fu anche data una rotta dal _conte Lucio_ -capitano de' Fiorentini. Reggevasi in questi tempi a comune la terra di -Bolsena. Cadde in pensiero ad alcuni frati minori di sottometterli alla -Chiesa, figurandosi forse di fare un'opera santa e meritevole[1847]; -ed essendo il convento loro presso alle mura, v'introdussero una notte -i Bretoni. Il bel guadagno fu, che questi Barbari misero tutta la -terra a sacco, e vi tagliarono a pezzi forse cinquecento tra uomini e -donne. Anche in Foligno fu novità. Sollevatosi parte di quel popolo nel -dì 11 d'agosto, uccise _Trincio de' Trinci_ signore di quella città, -ed imprigionò un suo figliuolo; ma nel dì 22 di dicembre Corrado de' -Trinci, fratello dell'ucciso, di volere di un'altra parte di esso -popolo ricuperò la terra, e cavò di prigione il nipote. Era ogni cosa -in conquasso in questi tempi negli Stati della Chiesa e nel vicinato; -e i Fiorentini e Pisani fecero per forza dir le messe, senza volere -rispettar l'interdetto. Il papa per questo fulminò maggiori scomuniche, -ma senza far mutare cervello a' suoi nemici. _Bernabò Visconte_[1848], -per maggiormente assodare nel partito suo e de' Fiorentini _Giovanni -Aucud_ e il _conte Lucio_ Tedesco da Costanza, diede a cadaun di loro -in moglie due sue figliuole bastarde. Furono composte in quest'anno nel -dì 15 di giugno[1849] le differenze che vertivano fra _Gian-Galeazzo_ -Visconte conte di Virtù, e _Secondotto marchese_ di Monferrato, con -avere Gian-Galeazzo accoppiata in moglie al marchese sua sorella -_Violante_, vedova di _Lionetto_ d'Inghilterra, e con promessa di -restituirgli Casale di Santo Evasio, ogni qualvolta fosse mancato di -vita _Galeazzo_ suo padre. Altre promesse fece dipoi Gian Galeazzo al -marchese e ad _Ottone duca di Brunsvich_, venuto apposta da Napoli per -assistere al giovinetto marchese. Ma, siccome vedremo, Gian-Galeazzo -non dovea credere che il promettere seco portasse l'obbligo di mantener -la parola. - -NOTE: - -[1833] Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 -Rer. Ital. - -[1834] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1835] Albert. Argentinensis, Chron. Magdeburgense. - -[1836] Raynald., Annales Eccles. - -[1837] Itinerar. Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[1838] Vita Gregorii XI, tom. eod. - -[1839] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 13. - -[1840] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[1841] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1842] Cron. di Rimini, tom. eod. Cron. di Siena, tom. eod. - -[1843] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1844] Cronica di Rimini, tom. eod. Annal. Forolivien., tom. 21 Rer. -Ital. - -[1845] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1846] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 13. - -[1847] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Cronica di Siena, tom. eod. - -[1848] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Italic. - -[1849] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXVIII. Indiz. I. - - URBANO VI papa 1. - VENCESLAO re de' Romani 1. - - -Dell'anno presente funestissima sempre fu e sarà la memoria nella -Chiesa pel deplorabile scisma che accadde. Attendeva il pontefice -_Gregorio XI_ a risarcir le chiese di Roma, divenute nido di gufi, -perchè abbandonate per più di settanta anni da' cardinali, che, immersi -nelle delizie di Provenza, niun pensiero si metteano de' loro titoli, -e tutto lasciavano andare in rovina. Scorgendo ancora, che sminuendosi -ogni dì più la forza delle sue armi, più giovevole gli sarebbe riuscita -la pace che la guerra co' Fiorentini e coi lor collegati, adoperò la -mediazione del re di Francia per trattare d'un aggiustamento, nè poco -vi contribuiva _santa Caterina da Siena_. S'interpose ancora _Bernabò -Visconte_[1850]; e però in Sarzana si tenne un congresso, dove spedì -il papa per suo plenipotenziario _Giovanni cardinale_ della Grangia, -vescovo d'Amiens, e v'intervennero quattro ambasciatori _fiorentini_, -quei della _regina Giovanna_, e de' _Veneziani_ e _Genovesi_. In -persona ancora vi fu lo stesso Bernabò Visconte, mostrandosi più degli -altri portato alla concordia[1851]. Il dibattimento fu grande; ma ciò -che arenava l'affare consisteva nella pretensione del papa, che voleva -essere rifatto di ottocento mila fiorini, spesi, come egli dicea, in -questa guerra per colpa de' Fiorentini; laddove i Fiorentini non si -sentivano voglia neppur di pagare un soldo, essendo stati i cattivi -ministri del papa i primi ad offendere. Mentre si agitavano questi -punti, eccoti arrivare la morte di esso papa[1852]. Lo aveano di nuovo -sovvertito i cardinali franzesi per farlo ritornare in Francia, e si -figurò la buona gente che Dio per questo tagliasse il filo de' suoi -giorni, acciocchè si fermasse in Italia la corte pontificia, senza -por mente agli innumerabili disordini e scandali che tennero dietro -alla mancanza di questo pontefice. Succedette la di lui morte nel dì -27 venendo il dì 28 di marzo, e gli fu data sepoltura nella chiesa di -Santa Maria Nuova[1853]. Per tale avvenimento restò sospeso il trattato -della pace; e i ministri adunati in Sarzana se ne ritornarono alle lor -case per aspettar la creazione di un nuovo pontefice. Congregaronsi a' -dì 7 d'aprile a questo fine in conclave i cardinali che si trovavano -allora in Roma[1854]. Quattro soli erano i porporati italiani, dodici -i franzesi. Per cattivo augurio fu preso che in quello stesso giorno -un fulmine entrò nel conclave, e, bruciati alquanti arnesi, uscì per -una finestra. Cominciò tosto la discordia ad imperversare fra loro. I -primi volevano un papa di lor nazione, acciocchè si fermasse in Italia -la sacra corte. Da' Franzesi, che sospiravano di ricondurla di là da' -monti, se ne voleva un franzese[1855]; e fra essi Franzesi quei di -Limoges, che erano i più, particolarmente il desideravano della loro -città. Non fu difficile al popolo romano il conoscere l'intenzion de' -cardinali oltramontani; e però si svegliarono dei tumulti nella plebe, -che gridava: _Romano lo volemo, romano_. Dagli stessi magistrati furono -inviati ambasciatori al sacro collegio, con pregarlo di dare per questa -volta alla Chiesa di Dio un papa romano oppure italiano; e in fine -si venne ad esigerne solamente un romano; e intorno al conclave si -udivano le voci minacciose del popolo che richiedevano lo stesso. In -grande imbroglio ed anche paura si trovavano per questo i cardinali: -laonde, perchè non era creduto alcuno de' quattro porporati italiani -atto a sì sublime ministero, finalmente di concorde volere elessero -nel dì 8 di aprile _Bartolomeo Prignano_ arcivescovo di Bari, di -nazione Napoletano, che si abbattè allora in corte, sul riflesso che -non potendo avere papa un nazionale i Franzesi, avrebbono almeno un -suddito della casa di Francia, cioè della _regina Giovanna_. Accettò -egli, dopo qualche renitenza, o vera o finta, la gran dignità. Ma non -si attentavano i cardinali a pubblicar l'eletto, per timore che, non -essendo romano, rimanessero esposte le lor vite al furore del popolo, -il quale, subodorato che era seguita qualche elezione, più che mai -insolentiva, e dimandava chi era l'eletto. - -Ora accadde che venuto ad una finestra il vecchio cardinale di San -Pietro, _Francesco Tebaldeschi_ Romano, per acquetar quel tumulto, -corse voce che egli era eletto papa. Tutti allora a gran voce gridando: -_Viva San Pietro_, corsero alla casa del cardinale, e le diedero il -sacco; tornati poscia al conclave, giacchè era ancor chiuso, rotte -le porte, entrarono dentro, volendo vedere il novello pontefice, e si -diedero a venerare il cardinal di San Pietro, che in fine espressamente -lor disse di non esser egli papa, ma bensì l'arcivescovo di Bari, -personaggio ben più meritevole del triregno. Intanto se ne fuggirono -alcuni de' cardinali, chi in castello Sant'Angelo, e chi nelle fortezze -di Roma. Venuta la mattina del dì 9 di aprile, fece l'arcivescovo di -Bari notificar l'elezione sua ai magistrati della città, che ne furono -contenti, e corsero tosto a rendergli i tributi del loro ossequio. Non -volle egli che si procedesse innanzi, se non venivano i sei cardinali -rifugiati in castello Sant'Angelo, i quali assicurati dal senatore -vennero, ed uniti con cinque altri, rinnovarono l'elezione, che fu di -nuovo accettata. Si cantò dipoi il _Te Deum_, ed intronizzato il papa, -prese il nome di _Urbano VI_. Seguì poi la sua coronazione nel dì 18 di -aprile, giorno solenne, e a tutte le funzioni assisterono per alcune -settimane i sedici cardinali che si ritrovavano allora in Roma; anzi -col consiglio ed assenso de' medesimi furono spedite a tutti i re, -principi e repubbliche le circolari, per notificar loro la canonica -elezione del nuovo papa. Lo stesso scrissero questi porporati ai sei -che erano rimasti in Avignone, di modo che pubblicamente e chiaramente -tanto questi come quelli riconobbero per vero e legittimo pontefice -_Urbano VI_. Ma non si può abbastanza deplorare il tradimento tanti -anni prima fatto da _Clemente V_, con fissare la Sede apostolica di -là dai monti. Quanti disordini da ciò provenissero, l'abbiam finora -veduto. Il massimo forse è quello che ora son per dire. Aveano -ben volontariamente consentito i cardinali franzesi all'elezion di -Urbano; ma non sapeano darsi pace che si fosse guasto il nido delle -lor delizie in Provenza, e che fosse ritornata in Italia la cattedra -pontificia. Falso è quello che si legge presso d'alcuni storici, -cioè che avessero eletto l'arcivescovo di Bari[1856] solamente per -liberarsi dalle violenze de' Romani, facendosi promettere da lui, che -qualor fossero tutti in luogo libero, egli rinunzierebbe il papato. -All'interno lor mal animo e dispiacere s'aggiunsero i disgusti che -in poco tempo riceverono da Urbano[1857]. Era egli in concetto di -menar vita austera, e di nudrir molto zelo per la religione; ma non -abbondava di prudenza, perchè l'alterigia e il credere troppo a sè -stesso e agli adulatori gli toglieva la mano. Dicono ch'egli possedeva -gran probità e molte altre virtù; ma o di queste non aveva egli se -non la superficie, od almeno scomparvero tutte, dacchè fu salito -al pontificato. In vece di usar l'umiltà, che sta bene anche ne' -romani pontefici, per non dire di più; invece di guadagnarsi almeno -sui principii l'affetto de' cardinali, e di lavorare a poco a poco -la riforma della corte pontificia, che veramente gran bisogno avea -di correzione, cominciò egli tosto a trattar con aspre maniere que' -porporati, a detestar la loro dissolutezza, l'avarizia, la simonia, -i conviti, ad esigere la residenza dei vescovi, ed a minacciar varie -novità, tutte bensì lodevoli, ma che toccavano sul vivo chi era usato -alla libertà ed anche al libertinaggio. Di più non ci volle, perchè i -cardinali franzesi concepissero disegni di scisma, per liberarsi da un -pontefice sì contrario ai loro interessi e alle concepute speranze; e -massimamente perchè con rotonde parole disse loro di voler creare tanti -cardinali italiani, che pareggiassero od anche superassero il numero -de' franzesi. - -Col pretesto dunque del caldo, i cardinali oltramontani l'un dietro -all'altro usciti di Roma si raunarono nella città d'Anagni, e quivi -diedero principio alle lor conventicole, invitando colà nel dì 20 di -luglio i tre cardinali italiani che erano rimasti col papa, uno de' -quali, cioè _Francesco cardinale_ di San Pietro, mancò poi di vita -nel seguente agosto, con protesta che Urbano era stato legittimamente -eletto, e ch'egli il riconosceva per vero successor di San Pietro. -Comunicati a _Carlo V re di Francia_ i lor disegni, il trovarono -quei cardinali disposto a secondarli per la voglia di riavere un -papa franzese, e di tirar di nuovo oltramonti la corte pontificia. -Alla _regina Giovanna_ di sommo piacere era riuscita (se pur fu vero) -l'elezione d'un papa napoletano[1858], ed avea anche inviato _Ottone -duca di Brunsvich_ suo marito con suntuoso accompagnamento e ricchi -donativi a prestargli ubbidienza. Ma essendo ritornati esso duca e -gli altri uffiziali per alcune cagioni non ben conosciute disgustati -del papa, la regina anch'ella si diede a proteggere l'empie mene de' -cardinali franzesi. Il focoso pontefice si lasciò anche scappar di -bocca, che avrebbe mandata quella regina a filare nel monistero di -Santa Chiara. Gran fuoco partorirono queste parole[1859]. Conobbe -allora, ma troppo tardi, papa Urbano VI, assai informato di queste -macchine, gli amari frutti dell'imprudenza sua nell'essersi scoperto -sì rigido sul principio del suo governo, e ne tentò anche il rimedio -coll'inviare ad Anagni i tre cardinali italiani per placare gli -ammutinati, oppure per propor loro un concilio generale[1860]. Non -fu accettata l'offerta, perchè que' porporati aveano già fisso il -chiodo di ribellarsi. Per sicurezza chiamarono alla lor guardia la -compagnia de' Bretoni comandata da _Bernardo da Sala_, contra di cui -si oppose parte del popolo romano in armi per impedirgli il passaggio. -Bisognò venire ad una battaglia. Fu questa infausta ai Romani; più di -cinquecento rimasero sul campo, moltissimi altri furono fatti prigioni; -e per questo in Roma seguì una fiera sedizione contra di tutti gli -oltramontani, massimamente franzesi, che furono spogliati e messi nelle -carceri. Venne il dì 9 d'agosto, e i dodici cardinali che erano in -Anagni, undici franzesi, e _Pietro di Luna_ spagnuolo, pronunziarono -_papa Urbano_ usurpatore della Sede apostolica e scomunicato. Ciò che -fu più strano, i tre cardinali italiani, cioè quel di Firenze _Pietro -Corsini_ vescovo di Porto, quel di Milano, cioè _Simone da Borzano_ -e _Jacopo Orsino_, uomo di somma ambizione, lasciato Urbano, andarono -a trovar gli altri, che erano passati a Fondi, sotto la protezione di -_Onorato conte_ di quella città, divenuto nimico del papa. Tuttavia, -per testimonianza di Tommaso da Acerno[1861], essi non consentirono -all'empie loro risoluzioni. - -Quivi nel dì 20 di settembre i suddetti quindici cardinali elessero -un antipapa; e questo infame onore toccò allo zoppo _Roberto -cardinale di Genova_, che già abbiam veduto sì screditato per la -sua crudeltà. Costui prese il nome di _Clemente VII_. Non ad altro -motivo appoggiarono essi la loro sacrilega risoluzione, se non alla -violenza loro usata dai Romani, per cui pretendeano nulla l'elezion -precedente, per difetto di libertà. Il pontefice Urbano VI, trovandosi -abbandonato da tutti i cardinali, nel dì 19 di dicembre (gli Annali -Milanesi[1862] riferiscono ciò al dì 28 d'ottobre; altri anche prima -del dì 20 di settembre) fece una promozione di ventinove cardinali, -tutti persone di merito, che, a riserva di tre, accettarono. Negli -stessi Annali sono descritti uno per uno. Dichiarò parimente privati -della porpora e scomunicati i cardinali ribelli col loro capo. Ed -ecco formato un lagrimevole e terribile scisma, per cui restò dipoi -lungamente sconvolta e lacerata l'occidental Chiesa di Dio, ne -seguirono infiniti scandali, e crebbe a dismisura la depravazion de' -costumi non meno ne' secolari che negli ecclesiastici. Tanto papa -Urbano, quanto l'antipapa Clemente sostennero le loro ragioni alle -corti dei re e principi cristiani. Tennero il partito dell'antipapa -il _re di Francia_, la _regina Giovanna_ di Napoli, la _Savoia_, -ed altri paesi confinanti alla Francia. Pel legittimo pontefice si -dichiararono il resto dell'_Italia_, l'_Inghilterra_, la _Germania_, -la _Boemia_, l'_Ungheria_, la _Polonia_ e il _Portogallo_. Papa Urbano, -perchè il bisogno premeva, nel dì 24 di luglio dell'anno presente fece -pace con _Bernabò Visconte_. Anche i Fiorentini aveano spedita a Roma -un'ambasceria onorevole per riconoscere esso pontefice. Neppur essi -stentarono ad ottener pace da lui, e a condizioni ben diverse dalle -pretese dal precedente papa. - -Gravido fu d'altri funesti avvenimenti questo infelice anno. Nel dì 29 -di novembre diede fine alla sua vita in Praga _Carlo IV imperadore_, -principe di molta pietà e buona intenzione, ma di poco valore, che -tuttavia fu un eroe a petto del suo successore, cioè di _Venceslao_ -suo figliuolo[1863], già eletto re de' Romani, ed approvato poi -anche da _papa Urbano_. Terminò parimente i suoi giorni nel dì 4 di -agosto _Galeazzo Visconte_ signor di Pavia, di molte altre città e -della metà di Milano. Poco si dolsero di sua morte i sudditi suoi, -perchè troppo aggravati da lui in occasion delle guerre passate. Se -gli era attaccato ancora nel crescere degli anni il male de' vecchi, -cioè l'avarizia; e non pagando egli i suoi soldati, cagione era -che seguissero continui furti e rapine. In somma fu uomo cattivo, e -considerato piuttosto come tiranno che come signore. Nel dominio de' -suoi Stati succedette _Galeazzo_ suo figliuolo, soprannominato _conte -di Virtù_, che da lì innanzi fu appellato _Giovan-Galeazzo_[1864]. La -doppiezza ed ingordigia di questo novello principe cominciò tosto a -scoprirsi nell'anno presente. Imperocchè il popolo d'Asti, malcontento -del governo di _Secondotto marchese_ di Monferrato[1865], accordatosi -con un fratello del marchese medesimo, che era governatore della città, -negò ad esso marchese l'ingresso, allorchè egli ritornava da Pavia -colla moglie _Violante_. Gian-Galeazzo, essendo ricorso a lui come -cognato, il marchese non mancò d'unire con lui le sue armi; e fatte -poi di belle promesse per quetare quel popolo, prese il possesso della -città, e mediante una capitolazione cominciò a mettervi il podestà -e gli uffiziali a nome del marchese. Ma fu questa una mascherata; -per tal via Gian-Galeazzo s'impadronì d'Asti, nè più volle renderlo -al cognato; mostrando bene quanto più poderosa sia l'ambizione che -la parentela fra i principi. Era Secondotto un umor bestiale e quasi -furioso. Per minimi accidenti uccideva di sua mano uomini e fanciulli. -Con animo di passare in Monferrato, venne egli nel mese di dicembre a -Cremona; ed arrivato a Langirano sul distretto di Parma, mentre era in -una stalla, preso dal suo furore, strangolar volle un ragazzo di suo -seguito. Allora un Tedesco, per salvar la vita al compagno, sguainata -la spada, tal colpo diede sulla testa al marchese, che da lì a quattro -giorni miseramente spirò l'anima sua, e fu seppellito in Parma[1866]. -Succedette nella signoria di Monferrato _Giovanni Terzo_ suo fratello, -tuttavia incapace di governo, il quale nel gennaio seguente costituì -governatore de' suoi Stati il _duca Ottone di Brunsvich_ tornato di -nuovo apposta da Napoli, siccome fedel tutore di quella casa, per -accudire agl'interessi del pupillo principe, e per ricuperare la -città d'Asti: il che non gli venne mai fatto. Mosse in quest'anno -_Bernabò Visconte_ le pretensioni di _Regina dalla Scala_ sua moglie -contra di _Bartolommeo_ ed _Antonio dalla Scala_ signori di Verona -e Vicenza. Cioè pretendeva ella, per essere bastardi i fratelli, di -dover succedere, siccome legittima e naturale, in quel dominio. Nel -dì 18 d'aprile, giorno solenne di Pasqua, entrò all'improvviso il -grande sforzo dell'armi di Bernabò sul Veronese, e quivi fabbricate -due bastie, diede un gran sacco al paese[1867]. Voce comune fu che a -Bernabò non potea mancare la conquista di quelle due città; ma egli -avea al suo soldo _Giovanni Aucud_ co' suoi Inglesi, e il _conte Lucio_ -co' suoi Tedeschi, cioè due personaggi avvezzi ai tradimenti, perchè -troppo facili a lasciarsi corrompere dal danaro. Di questo onnipotente -mezzo si servirono gli Scaligeri. Accortosi perciò della trama Bernabò, -licenziati e banditi questi due capitani colla lor gente, diede luogo -ad un trattato d'accordo. Si convenne che gli Scaligeri pagassero a lui -di presente cento sessanta mila fiorini d'oro, e poscia quaranta mila -altri ogni anno per lo spazio di sei anni, in tutto quattrocento mila -fiorini d'oro. Ma questa pace, siccome dirò, solamente seguì nell'anno -susseguente, e diversamente ancora viene raccontato questo fatto dagli -Annali Milanesi e da Daniello Chinazzi[1868]. Secondo essi, _Francesco -da Carrara_ mandò gagliardi soccorsi agli Scaligeri, e i Veronesi non -solamente scorsero tutto il Bresciano, ma anche alzarono quattro bastie -intorno a Brescia, di modo che Bernabò conchiuse nel settembre una -tregua fino al principio di gennaio. - -Di maggiore importanza e strepito fu un'altra guerra che si accese -in questo anno: cioè contra dei Veneziani fecero lega insieme i -_Genovesi_, _Francesco da Carrara_ signor di Padova, _Lodovico re_ di -Ungheria e il _patriarca d'Aquileia_. Tutti aveano motivi o pretesti -contra di quella repubblica, la quale in tanto bisogno non contrasse -lega se non coi _Visconti_ e col _re di Cipri_, ma poco o niun soccorso -ne ricavò dipoi. Non si dee tacere che la scintilla di questa atroce -guerra venne dall'Oriente. Nell'agosto dell'anno 1376 i Genovesi, -presa la protezione di _Andronico Paleologo_, figliuolo accecato per -ordine di _Caloianni_ suo padre _imperadore_ vivente, l'alzarono al -trono, con deporre lo stesso suo padre amicissimo de' Veneziani. Per -questa scelleraggine Andronico promise loro il castello e l'isola di -Tenedo. Era quella una fortezza importantissima a cagione del passo -nel mar Maggiore. Ma non ebbero effetto le promesse, perchè quel -governatore, fedele a Caloianni, negò di consegnarla ai Genovesi, anzi -la diede dipoi a' Veneziani. Montarono in furia per questo i Genovesi, -e cominciarono le ostilità per mare contra di loro. Daniello Chinazzi -e Andrea Redusio[1869], scrittori esattissimi e minuti di tutti gli -avvenimenti di questa rabbiosa guerra, narrano i diversi incontri delle -nemiche armate. Favorevole fu in quest'anno ai Veneti la fortuna, e -fra le altre imprese _Vittor Pisani_ general di essi diede una rotta -a _Luigi del Fiesco_ generale de' Genovesi, costringendolo alla fuga, -dopo aver prese cinque loro galee. Maritò _Bernabò_ in quest'anno -_Valentina_ sua figliuola a _Pietro Lusignano_ re di Cipri[1870], e -nell'aprile coll'accompagnamento di secento quarantasei cavalli per -Modena e Ferrara la mandò a Venezia, da dove, scortata da una squadra -di navi veneziane, arrivò in Cipri. Ma non riuscì ad essi Veneti di -ritorre a' Genovesi Famagosta capitale di quell'isola. Loro bensì venne -fatto di obbligare a ritirarsi _Francesco da Carrara_, che avea stretto -d'assedio la terra di Mestre. Fu in quest'anno, correndo il mese di -luglio, in Firenze la congiura de' Ciompi[1871], cioè della più vil -plebe, che saccheggiò e bruciò molti palagi de' nobili. Capo d'essi fu -_Silvestro de' Medici_; ma poco durò la sua autorità, e fu dispersa -quella canaglia. Ampia descrizione ce ne lasciò Gino Capponi, da me -dato alla luce. Stesesi la pessima influenza di questo funestissimo -anno anche a Genova. Benchè _Domenico da Campofregoso_ doge di quella -repubblica tenesse sempre ai fianchi la prudenza nel governo suo, -pure il genio sempre tumultuoso di que' cittadini si mosse a rumore -contra di lui, e nel dì 17 di giugno, in concorrenza di _Antonio -Adorno_[1872], fu eletto doge _Niccolò di Guarco_, uomo manieroso, -ed amico anche de' nobili, che, per assicurarsi della sua signoria, -rinserrò tosto in dure carceri il _Campofregoso_ suo predecessore, e -_Pietro_ di lui fratello. - -NOTE: - -[1850] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1851] Leonardus Aretin., Hist., lib. 9. - -[1852] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1853] Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1854] Raynaldus, Annal. Eccles. Vita Gregorii XI, ubi supra. - -[1855] Acta apud Papebrochium. - -[1856] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Gatari, -Istor. di Padova, tom. eod. - -[1857] Thomas de Acerno, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1858] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[1859] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1860] Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[1861] Thomas de Acerno, Part. II, tom. eod. - -[1862] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1863] Albert. Argent., Chronic., Trithem. et alii. - -[1864] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[1865] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic. - -[1866] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[1867] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1868] Chinazzi, Istoria, tom. 15 Rer. Ital. - -[1869] Andreas de Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Italic. - -[1870] Cronica Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1871] Gino Capponi, del tumulto de' Ciompi, tom. 18 Rer. Ital. -Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 14. Cronica di Siena, tom. 15 Rer. -Ital. - -[1872] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXIX. Indiz. II. - - URBANO VI papa 2. - VENCESLAO re de' Romani 2. - - -Erasi, come abbiam detto, dichiarata in favore dell'_antipapa Clemente -Giovanna regina_ di Napoli, a ciò animata dal re di Francia, per li -motivi politici, ma non cristiani, che abbiamo accennato di sopra. Però -Clemente, affin di confermare nel suo partito i Napoletani, si portò -per mare a quella città[1873]. Fu accolto dalla regina colle maggiori -dimostrazioni d'ossequio, come se fosse stato legittimo papa; ma non -l'intese così il popolo, siccome quello che per _Urbano_, creduto da -essi vero papa, e riguardato come compatrioto, nudriva più affetto, -mirando per lo contrario in Clemente un assassino della Chiesa di Dio. -Fecesi perciò una gran sollevazione contra di lui, di maniera che la -regina Giovanna, temendo anche di sè stessa, il fece sloggiare ben -presto, e ritornare a Fondi. Perch'egli non si teneva quivi sicuro, -nel mese di maggio s'imbarcò co' suoi scomunicati cardinali, a riserva -di due, che lasciò in Italia ad accudire a' suoi interessi; e, dopo -aver corso varii pericoli per le tempeste di mare, nel dì 10 di giugno -arrivò a Marsiglia, e poscia andò a piantare la sua residenza in -Avignone. Fece anch'egli de' nuovi cardinali, fece de' processi contra -di _papa Urbano VI_, scomunicò i di lui cardinali; e siccome Urbano -non men colle armi spirituali che colle temporali avea mossa guerra -a lui e a' suoi aderenti, anch'egli altrettanto praticò, con inviar -quei soccorsi di gente e di danaro che potè alla _regina Giovanna_, al -_conte di Fondi_ e al _prefetto da Vico_, ch'erano della sua fazione. E -qui cominciò a vedersi un mostruoso sconvolgimento nella Chiesa di Dio, -con darsi dall'uno e dall'altro i medesimi vescovati e benefizii[1874]: -dal che nacquero private e pubbliche guerre e stragi. E i grandi, -secondochè l'ambizione o l'interesse consigliava, aderivano a chi -dei due contendenti più loro offeriva, sposando ora l'uno ora l'altro -partito, e prevalendo quasi sempre i cattivi sopra i buoni, e toccando -le chiese a persone indegne con sommo esterminio della disciplina -ecclesiastica tanto ne' secolari che ne' regolari. Molti ancora dei -prelati e preti aderenti ad Urbano furono presi, uccisi od annegati -dai Clementini; e saccheggi, incendii ed ammazzamenti furono parimente -fatti dall'altra parte[1875]. Gran noia e danno recava intanto ai -Romani fedeli di _papa Urbano_ castello Sant'Angelo, perchè tuttavia -detenuto da un uffiziale dell'antipapa; e per questo il papa non potea -abitare al Vaticano. L'assedio vi fu posto, e nel dì 29 d'aprile -venne costretta quella fortezza alla resa colla fame, o piuttosto -con danaro. N'ebbe non poca gioia il pontefice, il quale nello stesso -mese fece predicare la crociata contra dell'antipapa e della regina -Giovanna, e prese al suo soldo la compagnia di San Giorgio, composta -di masnadieri italiani e tedeschi. Spese bene il suo danaro, perchè -costoro diedero una fiera rotta alla compagnia de' Bretoni, che era -a' servigi dell'antipapa, facendone grande strage, e prigioni quasi -tutti i caporali della medesima[1876]. Succedette questo fatto sotto -Marino nel dì 28 d'aprile. _Alberto conte di Barbiano_, ossia di Cuneo, -era il condottiere d'essa compagnia di San Giorgio, a cui si unirono -anche le soldatesche romane. Questo fu il colpo che maggiormente -affrettò l'antipapa a fuggirsene d'Italia. Dopo questi fatti la regina -Giovanna, per placare il popolo, si mostrò inclinata ad abbandonar -l'antipapa, e mandò anche suoi ambasciatori a Roma. Per colpa di -chi avvenisse, nol so dire; ben so che nulla ne seguì; e tornati gli -ambasciatori, continuarono le ostilità fra essa e papa Urbano, il quale -intanto inviperito cercava le vie di torle il regno, siccome in fatti -avvenne dipoi, per quanto vedremo. I Bolognesi[1877], prevalendosi, -di tali sconcerti, si rimisero maggiormente in libertà; e, per meglio -sostenersi, fecero lega coi comuni di Firenze, Perugia e Siena, sempre -nondimeno aderendo ad _Urbano VI_, papa legittimo. - -Strepitosa fu nell'anno presente la guerra de' Veneziani e Genovesi. -Il racconto di essa esigerebbe più carte ma io, seguitando la brevità, -ne accennerò solamente i fatti più importanti, rimettendo per gli -altri men riguardevoli il lettore a Daniello Chinazzi[1878], al -Caresino[1879], ai Gatari[1880] e al Redusio[1881]. Di molte prodezze -avea fatto _Vittor Pisani_ coll'armata navale veneta nell'Adriatico; -ma questa armata si trovò molto sminuita e snervata per li patimenti -del verno e per mancanza delle vettovaglie, indarno richieste e indarno -aspettate da Venezia. Tuttavia, essendo sopraggiunta a Pola, dove -egli si trovava, l'armata navale de' Genovesi, comandata dal valoroso -_Luciano Doria_, il Pisani, sopraffatto dalle istanze de' suoi, benchè -alcune delle sue galee gli mancassero, perchè non peranche spalmate, -andò ad assalirla. Crudelissima fu la battaglia nel dì 5 oppure 6 di -maggio; sul principio vi restò morto da un colpo de' nemici il _Doria_ -generale de' Genovesi, e presa la capitana. Ma sopraggiunte dieci altre -galee genovesi, poste dianzi in aguato, non potè reggere la flotta -veneta. Quindici galee rimasero in potere de' vincitori con più di due -mila prigioni, parte dei quali fu decapitata dagli inumani Genovesi -in vendetta dell'ucciso generale. Vittor Pisani con sette altre galee -salvatosi, andò a presentarsi al consiglio in Venezia; e quasichè la -sfortuna e l'evento sinistro di un fatto d'arme fosse un delitto, fu, -senza ascoltar sue scuse, cacciato in prigione. Ora per tal vittoria -insuperbiti i Genovesi, si misero in pensiero di procedere innanzi per -espugnar, se poteano, l'inespugnabil città di Venezia. Gran coraggio -facea loro a tale impresa anche _Francesco da Carrara_ signor di Padova -lor collegato, ed implacabil nemico dei Veneziani. Venne anche loro -un abbondante rinforzo di legni, d'armati e di munizioni da Genova, -condotto da _Pietro Doria_, nuovo generale di tutta l'armata. Pertanto -nel dì di Pentecoste comparvero i Genovesi al porto di San Niccolò di -Lido; entrarono in Chiozza picciola, ed unitisi con loro i ganzaruoli, -legni sottili inviati dal Carrarese, nel dì 16 d'agosto diedero un -furioso assalto di molte ore alla stessa città di Chiozza grande, e se -ne impadronirono colla morte di circa ottocento sessanta Veneziani, -e prigionia di circa tre mila e ottocento. Fu data a sacco la misera -città. A tale conquista tenne dietro quella di Loreo, della torre delle -Bebbe e d'altri siti; e la vittoriosa armata scorreva sino a Malamocco, -abbandonato da' Veneziani. Non si può esprimere la costernazione che -tal perdita e il brutto aspetto di peggiori conseguenze cagionarono -nell'animo dei Veneziani, gente in tante altre disavventure sempre -coraggiosa e costante. _Andrea Contareno_ doge non lasciò di far cuore -ad ognuno, e fu risoluto nel consiglio d'inviare ambasciatori a _Pietro -Doria_ per trattar di pace, con un foglio in bianco, per accettar le -condizioni anche più dure, purchè fosse in salvo la libertà di Venezia. -Il signor di Padova, siccome uomo saggio, consigliò di accettar la -pace. Ma il Doria non altra risposta diede agli ambasciatori, se non la -seguente: _Alla fè di Dio, signori Veneziani, non avrete mai pace da -noi, se prima non mettiamo la briglia a quei vostri cavalli sfrenati -che stanno sopra la porta della chiesa di san Marco. Imbrigliati che -sieno, vi faremo stare in buona pace_. E ricusati i prigioni genovesi, -con dire, che sperava di venir presto in persona a liberarli, con -sì aspre maniere li licenziò. L'alterigia genovese fu la salute -di Venezia[1882]. Molto ancora a salvarla contribuì l'ambizione ed -avarizia loro; perciocchè se avessero rilasciata Chiozza al Carrarese, -che ne faceva istanza, per attender essi colla loro armata a maggiori -imprese, forse diverso esito avrebbe avuta la presente guerra. Ma -si può credere che Iddio volesse salva in mezzo a tanti pericoli la -nobilissima città di Venezia. - -Spirata la speranza della pace, ad altro non pensarono i saggi -Veneziani che a prepararsi per una gagliarda difesa. Ma ritrovarono -il popolo mal disposto, perchè tutti bramavano per capitano di -mare il valoroso ed innocente _Vittor Pisani_, e questi era nelle -carceri[1883]. Fu dunque presa la determinazione di metterlo in -libertà, con pregarlo di dimenticar le ingiurie, e di avere per -raccomandata la patria: il che non solo promise egli di fare, ma fece -in effetto da lì innanzi con una gloriosa intrepidezza e costanza. -L'allegria e il coraggio per questo si diffuse nel popolo tutto; ed -essendo stato proposto di armare quaranta nuove galee, con promettere -la nobiltà a chi maggiormente impiegasse uomini e denari in soccorso -del pubblico, mirabil cosa fu il vedere la gara de' benestanti che -andavano ad offerir sè stessi, i lor figliuoli, oppur somme rilevanti -di danaro; di modo che in breve tempo fu rimessa in piedi una fiorita -armata di legni e di gente, tutta pronta a dare il suo sangue in -aiuto della patria. Leggesi nelle Storie del Chinazzi e dei Gatari il -ruolo di coloro che generosamente contribuirono ad armare la suddetta -flotta. Capitan generale di essa volle essere lo stesso doge _Andrea -Contareno_; ammiraglio ne fu dichiarato _Vittor Pisani_. Intanto avendo -_Lodovico re d'Ungheria_ inviati a _Francesco da Carrara_ dieci mila -de' suoi combattenti[1884], sotto il comando di _Carlo_ figliuolo del -già _duca di Durazzo_, spedì esso Carrarese _Francesco Novello_ suo -figliuolo colle altre sue forze all'assedio di Trivigi, lasciando che -i Genovesi a lor talento si regolassero nella guerra. Trivigi fece -bella difesa, e deluse tutti gli attentati de' nemici. Moltissimi -fatti d'armi, parte favorevoli, parte contrarii, accaddero dipoi fra -i Veneziani e Genovesi, ch'io tralascio, ristringendomi a dire, che -accidentalmente attaccato il fuoco ad una cocca all'imboccatura del -porto di Chiozza, questi si affondò, e chiuse la bocca di esso porto, -con serrare nello stesso tempo in quella città i Genovesi. Fecero ben -questi delle incredibili prodezze; ma non minori furono quelle de' -Veneziani, i quali finalmente misero il formale assedio alla città di -Chiozza. Prima di questi tempi, cioè nel giugno di quest'anno, era -stato spedito _Carlo Zeno_ valente capitano dai Veneziani in corso -per infestare i Genovesi con nove galee. Diede egli il sacco alla -riviera di Genova; fece di ricchissime prede; e sopra tutto nel dì 17 -di ottobre prese una cocca de' Genovesi appellata la Bichignona, la -maggiore e più ricca che allora solcasse il mare, in cui trovò merci di -valore immenso, ascendente, per quanto fu detto, a più di cinquecento -mila fiorini d'oro. Ma avvisato finalmente il Zeno de' bisogni della -patria, lasciò il gustoso mestiere di corsaro, e se ne tornò a Venezia, -conducendo seco quattordici galee, perchè in viaggio s'era accresciuto -il suo stuolo. Con gran giubilo de' suoi concittadini arrivò nel dì -primo di gennaio, e ritrovò che seguitava l'assedio di Chiozza non -senza gran mortalità dall'una e dall'altra parte. Anch'egli fatto -condottiere dell'armata, s'applicò ad obbligar quella città alla resa. - -Per dar qualche aiuto a' Veneziani suoi collegati, _Bernabò Visconte_ -in quest'anno condusse al suo soldo[1885] la compagnia della Stella, -composta di masnadieri. Capo di essi era _Astorre de' Manfredi_ -signor di Faenza, che indarno avea tentato di penetrar nel Modenese -e Bolognese. Spinse il Visconte costoro all'improvviso nel dì 2 di -luglio addosso ai Genovesi. Si fermarono essi a San Pier d'Arena in -numero di circa quattro mila armati, buona parte cavalleria, e fecero -un netto del paese. Perchè in Genova si dubitava di discordia e di -cattive intelligenze, _Niccolò di Guarco_ doge col suo consiglio -giudicò meglio di adoperare l'esorcismo dell'oro per dissipare il -mal tempo. Con diciannove mila fiorini d'oro gl'indusse ad andarsene -con Dio. Andarono; ma che? Siccome gente di niuna fede, nel dì 22 -di settembre eccoli comparir di nuovo nella villa d'Albaro presso -alla città. Allora i Genovesi irritati da questo tradimento, presero -le balestre e l'altre armi, e nel dì 24 usciti della città sul -far del giorno, coraggiosamente gli assalirono, li ruppero, e ne -fecero prigionieri assaissimi, con prendere tre bandiere di Venezia -e Milano. Astorre Manfredi fatto prigione, con aver promessa buona -somma di danaro a due Genovesi, in abito da contadino ebbe la fortuna -di salvarsi. Fu intrapreso in quest'anno, siccome dissi, l'assedio -di Trivigi da _Francesco da Carrara_ signor di Padova[1886], e colà -arrivò _Carlo_, soprannominato _dalla Pace_, figliuolo del fu _duca -di Durazzo_, della prosapia di _Carlo II re_ di Napoli, che seco, per -ordine del re d'Ungheria, condusse dieci mila cavalli. Nella Cronica -Estense[1887] non si parla se non di otto cento cavalli. Da Venezia gli -furono spediti ambasciatori per trattare di pace. Nulla si conchiuse -di questo; ciò non ostante, si lasciò egli corrompere dalla sete del -denaro, e permise che i Veneziani introducessero quanta vettovaglia -lor piacque in quella città e in varie castella: il che fu cagione -che i Padovani, trovandosi traditi da chi men lo dovea, sciogliessero -lo assedio di Trivigi. Intanto _papa Urbano VI_ maneggiava un segreto -trattato per condurre esso _principe Carlo_ alla conquista del regno di -Napoli: impresa molto desiderata da _Lodovico re_ d'Ungheria, il cui -odio contro la _reina Giovanna_ non mai s'era rallentato. Per dispor -meglio le cose, se ne tornò Carlo in Ungheria, risoluto di procedere -nell'anno vegnente alla volta di Napoli. Bench'io abbia raccontata -nel precedente anno la discordia di _Bernabò Visconte_ coi fratelli -_Scaligeri_ signori di Verona e Vicenza, pure[1888] vien creduto che -solamente in quest'anno nel dì 13 di maggio seguisse, se non la guerra, -almen la pace fra loro. Vi s'indusse Bernabò, perchè avendo spedito -_Giovanni Aucud_ co' suoi Inglesi, e il _conte Lucio_ Lando co' suoi -Tedeschi ai danni del Veronese, se ne ritirarono dopo venti giorni -con loro perdita: il che fu preso per un tradimento da Bernabò[1889]. -Nè volendo egli per questo pagarli, que' masnadieri fecero di gran -saccheggio e bottino sul Bresciano e Cremonese. Li bandì Bernabò, e -pubblicò una taglia contra di loro, ma ciò fu creduto una finzione. -Andarono poi costoro in Romagna, e di là in Toscana. - -NOTE: - -[1873] Clementis VII Vita, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Giornal. Napolet., -tom. 21 Rer. Ital. - -[1874] Theodoricus de Niem., Histor. - -[1875] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Vita di santa Caterina da -Siena. - -[1876] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1877] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1878] Chinazzi, Istor., tom. 15 Rer. Ital. - -[1879] Caresin., Chron., tom. 13 Rer. Ital. - -[1880] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[1881] De Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[1882] Caresin., Chron., tom. 12 Rer Ital. - -[1883] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[1884] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[1885] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic. - -[1886] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[1887] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXX. Indiz. III. - - URBANO VI papa 3. - VENCESLAO re de' Romani 3. - - -Andava sempre più avvalorandosi lo incendio dello scisma. _Papa Urbano_ -pien di bile contro di _Giovanna regina_ di Napoli[1890], principal -promotrice, o almeno fomentatrice della deplorabil divisione insorta -nella Chiesa di Dio, nel dì 21 d'aprile la dichiarò con bolla solenne -scismatica, eretica, rea di lesa maestà, privata di tutti i suoi -dominii, confiscati tutti i di lei beni, assoluto ogni suo suddito -dal giuramento di fedeltà. Fulminò ancora le censure e la sentenza di -deposizione contro _Bernardo da Caors_ arcivescovo di Napoli, per aver -egli prestata ubbidienza all'_antipapa Clemente_. E diede per pastore -a quella chiesa _Luigi Bozzuto_ nobile napoletano, che fu per questo -aspramente perseguitato dalla regina Giovanna. Ma i suoi principali -maneggi furono con _Lodovico re d'Ungheria_ e _Polonia_, offerendogli -il regno di Napoli, acciocchè colle sue armi calasse in Italia. -Lodovico, siccome quegli che da gran tempo temea che Giovanna chiamasse -alla successione di quel regno qualche straniero, ed insieme amava -_Carlo dalla Pace_ sopra mentovato, principe suo nipote; non volle -già egli, per essere vecchio, accudire in persona a quell'acquisto, -ma bensì condiscese che esso Carlo, sbrigato che fosse della guerra -co' Veneziani, marciasse alla volta di Napoli colle sue armi, per -detronizzar la regina. Ora papa Urbano, per effettuar questo disegno, -trovandosi scarso di danaro, e conoscendo la necessità di averne, -giacchè la pubblicazion della crociata poco fruttava, non lasciò -indietro mezzo alcuno per raunarne alle spese della Chiesa romana e -delle altre ancora[1891]. Perciò riservò a sè stesso le rendite di -tutti i beneficii vacanti; vendè a' cittadini romani assaissimi stabili -e diritti delle chiese e dei monisteri di Roma, con ricavar da tali -alienazioni più di ottanta mila fiorini di oro. Passando anche più -innanzi, a misura dei bisogni, vendè poscia o convertì in moneta insino -i calici d'oro e d'argento, le croci, le immagini de' santi, e gli -altri mobili preziosi d'esse chiese[1892]. Diede inoltre nel dì 30 di -maggio di quest'anno facoltà a due cardinali d'impegnare o alienare i -beni mobili ed immobili delle altre chiese, ancorchè contraddicessero -i prelati, i capitoli e i titolari de' benefizii. Poco meno faceva in -Francia l'antipapa Clemente. Tutto era ben impiegato per sostenere il -loro impegno. La causa di Dio si allegava da entrambi, ma ognuno teneva -per consigliera anche l'ambizione. Intanto in Napoli non s'ignorava -il disegno del papa e di _Carlo dalla Pace_, anzi dappertutto se ne -discorreva senza riguardo alcuno[1893]. Però la _regina Giovanna_ -pensando alla propria difesa, e sperando assai nell'aiuto della -Francia, dappoichè Dio non le avea data successione, e il figliuolo -suo già condotto in Ungheria dovea essere mancato di vita; nel dì 29 -di giugno dell'anno presente adottò per suo figliuolo _Lodovico duca di -Angiò_, fratello di _Carlo V re_ di Francia, soprannominato il Saggio, -e ciò fece con partecipazione ed assenso dell'antipapa Clemente; -affrettando quel principe ad accorrere in aiuto suo, prima che -arrivasse il turbine che la minacciava dalla parte dell'Ungheria. Ma -perchè nel settembre terminò il suddetto re Carlo i suoi giorni, cotal -mutazione ritardò poi di troppo la venuta di esso Lodovico d'Angiò in -Italia. - -Continuarono i Veneziani con gran vigore per alcuni mesi ancora ad -assediare la città e il porto di Chiozza, dove erano rinserrati i -Genovesi[1894]; nel qual tempo seguirono molti fatti d'armi e di -singolar bravura dall'una e dall'altra parte. Ma sempre più veniva -mancando agli assediati la provianda; e quantunque da Genova fosse -venuta un'armata nuova di ventitrè galee e di alcuni altri legni -minori per dar loro soccorso, niuna via trovò questa per mettere -gente in terra e sovvenire al bisogno de' suoi nazionali; tante erano -le guardie e i passi presi dai Veneziani. Finalmente, vinti dalla -fame, i Genovesi, nel dì 21 di giugno mandarono ambasciatori al _doge -Contareno_, e si renderono a discrezione. Circa quattro mila d'essi -e di altri loro ausiliarii rimasero prigioni, e furono condotti alle -carceri di Venezia. Nel dì 24 il doge trionfante entrò in Chiozza. -Vennero alle mani dei vincitori diciannove galee, assaissimi burchi -e barche colle lor munizioni, e copiosa quantità di sale. Tutto il -rimanente, secondo le promesse, fu lasciato in preda alle soldatesche. -Ed ecco dove andò a terminare il grave pericolo della nobilissima -città di Venezia e la albagia de' Genovesi. Erasi intanto l'armata -navale d'essi Genovesi, che navigava nell'Adriatico, accresciuta sino -a trentanove galee, e sei galladelle. Con queste forze essi nel dì -primo di luglio presero la città di Capo d'Istria, e la donarono al -patriarca d'Aquileia, a cui i Veneziani la ritolsero nel dì primo di -agosto per valore di _Vittor Pisani_, il quale con quarantasette galee -ben armate fu inviato colà. Ma nel calore di queste imprese caduto -infermo esso Pisani, nel dì 13 del mese suddetto gloriosamente diede -fine alla sua vita[1895]. Impadronironsi poscia i Genovesi della città -di Pola, e la consegnarono alle fiamme. Ribellossi ancora alla signoria -di Venezia Trieste nel dì 26 di giugno, e si sottomise al patriarca -d'Aquileia. Tralascio altri fatti; ma non debbo tacere che _Francesco -da Carrara_ nel maggio e nei seguenti mesi tornò a stringere d'assedio -la città di Trivigi, e l'avea ridotta quasi agli estremi per mancanza -di vettovaglie. Fecero sforzi grandi i Veneziani per soccorrerla di -viveri, e riuscì loro di introdurvene, ma non tanto da assicurarla per -l'avvenire; e massimamente peggiorò lo stato di quella città, dacchè -il Carrarese nel novembre e dicembre s'impossessò di Porto Buffaledo e -di Castelfranco. Perciò anche dopo la liberazion di Chiozza, seguitò la -repubblica veneta ad essere in mezzo a gravissime burrasche. - -Intanto _Carlo dalla Pace_, nipote del re d'Ungheria, con -consentimento, oppure coll'ordine d'esso re, sul principio d'agosto -si mosse da Verona con mille lancie di buoni combattenti ungheri, -e cinquecento arcieri (negli Annali di Milano[1896] è scritto che -avea seco nove mila Ungheri), premendo più a lui il suo disegno -per la conquista del regno di Napoli, che i vantaggi della lega -contra de' Veneziani; e per gli Stati del marchese d'Este arrivò sul -Bolognese[1897], dove la sua gente, benchè amica, trattò il paese da -nemico. Andò sino a Rimini, ed era per continuare il viaggio da quella -parte, quando i fuorusciti fiorentini, che erano molti e potenti in -questi tempi, l'indussero a cangiar cammino[1898]. Aveano essi fatto -prima venire la compagnia di San Giorgio, comandata da _Alberico conte_ -di Barbiano, sul Pisano, Sanese e Fiorentino, sperando di obbligare -i cittadini dominanti a rimettergli in città. Ma _Giovanni Aucud_, -preso per loro generale dai Fiorentini, e il _conte Averardo di Lando_ -lor capitano gli aveano fatti tornare indietro con poco lor gusto. -In Toscana parimente era capitata la compagnia scemata di molto de' -Bretoni, ma fece anche essa poche faccende. Le speranze dunque date da -essi fuorusciti a Carlo dalla Pace gli fecero prendere il viaggio per -la Toscana, figurandosi egli, se non potea conquistar terre, almeno di -esigere ricche contribuzioni da quelle contrade. Gubbio se gli diede. -Città di Castello fu vicina a far lo stesso, se non che, scoperto a -tempo ch'egli veniva non per bene altrui, ma solo per pagar la sua -gente colla libertà dei saccheggi, restò rotto il contratto. Arrivò -egli nel settembre alla città d'Arezzo. I Bostoli ed Albergotti, dopo -aver cacciati i loro avversarii, signoreggiavano dianzi in quella -città, e vi aveano già ricevuto gli uffiziali di esso principe Carlo, -ma con provar ben tosto gli effetti della lor balordaggine in aver -messa la città e la fortezza in mano di gente barbara e senza fede, -perch'essa da lì a non molto fece balzar le teste agli stessi Bostoli -suoi benefattori ed amici. Siccome padrone assoluto di quella città, -_Carlo dalla Pace_ fece ivi battere sua moneta, e cominciò a martellare -i Sanesi per aver danaro. Ne smunse due mila fiorini d'oro e molta -vettovaglia. A sommossa poi de' banditi fiorentini minacciava la -città di Firenze, ed uscì anche in campagna co' suoi Ungheri e colla -compagnia dei Bretoni; ma essendosi postato a' confini Giovanni Aucud, -generale de' Fiorentini e gran maestro di guerra, con un bell'esercito, -gli fece tosto perdere la voglia di passar oltre. Mise dunque, pel -suo meglio, in trattato d'accomodamento le controversie, e, lasciando -burlati i fuorusciti, stabilì un accordo co' Fiorentini, da' quali -ricavò, sotto lo specioso titolo di prestito, quaranta mila fiorini -d'oro, e promessa di non dar aiuto alla _regina Giovanna_, con altri -patti. Non gli era mai d'avviso di levarsi di Toscana: tal paura gli -era saltata addosso. Però, lasciata la città di Arezzo in cattivo -stato, cavalcò alla volta di Roma, dove giunse prima che terminasse -l'anno corrente, ricevuto con gran festa da _papa Urbano VI_[1899], che -il dichiarò senatore di Roma, e seco andò facendo le disposizioni per -assalire nell'anno vegnente il regno di Napoli. - -Due matrimonii seguirono nell'anno presente in Milano[1900], amendue -colla dispensa di papa Urbano, cioè quello di _Violante_, sorella -di _Gian-Galeazzo_ conte di Virtù, e già vedova di due mariti, con -_Lodovico Visconte_, suo cugino carnale, perchè figliuolo di Bernabò. -Anche lo stesso Gian-Galeazzo nel dì 2 d'ottobre prese per moglie -_Caterina_ figliuola del medesimo Bernabò, sua cugina carnale. Nè si -dee tacere che due anni prima, trovandosi il regno di Sicilia diviso -fra due fazioni, ed essendo la principessa _Maria_, erede di quel -regno, come in prigione[1901], aspirò Gian-Galeazzo alle nozze della -medesima, e ne seguirono anche gli sponsali, con patto che il Visconte -spedisse colà un corpo di combattenti per mettere in libertà quella -principessa, e ricuperar le terre occupate dai baroni; e similmente, -ch'egli nel termine di un anno passasse in persona in Sicilia. Ma, -scoperto questo trattato, il _re d'Aragona_, che, oltre all'avere -in quell'isola il suo partito assai forte, non sapea digerire che un -sì bel regno uscisse fuori della sua real casa: inviò nel precedente -anno tre galee nel mare di Pisa ad aspettare che gli uomini d'armi del -Visconte uscissero di Porto Pisano in navi, per andare in Sicilia. -Seguì battaglia fra loro, e rimasero fracassati i Lombardi. Per -questo accidente sinistro andò a monte il divisato matrimonio colla -principessa, ossia regina di Sicilia[1902], la qual prese dipoi per -marito _Martino_ della schiatta dei re aragonesi. Conseguentemente -anche Gian-Galeazzo si accoppiò con _Caterina_ sua cugina, sperando -col mezzo di tale unione di allontanare il suocero e zio Bernabò da -pensieri maligni contra di lui e de' suoi stati. - -NOTE: - -[1888] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1889] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1890] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1891] Theodericus de Niem., lib. 1, cap. 22. - -[1892] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1893] Vita Clementis Antipap., P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[1894] Chinazzi Istor., tom. 15 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova, -tom. 17 Rer. Ital. - -[1895] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 -Rer. Ital. - -[1896] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1897] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[1898] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. Ammirati, Istoria di -Firenze, lib. 15. - -[1899] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1900] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Italic. - -[1901] Corio, Istor. di Milano. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXI. Indizione IV. - - URBANO VI papa 4. - VENCESLAO re de' Romani 4. - - -In quest'anno ancora seguitò la guerra fra i Veneziani e Genovesi per -mare[1903]; e _Carlo Zeno_, valente generale de' primi, fatti quanti -danni potè agli altri, conservò l'onor della patria colle sue navi -in corso. Ma per la guerra di terra non fu già propizia la sorte ai -Veneziani. _Francesco da Carrara_ continuava l'assedio o blocco di -Trivigi, ed avendo occupate varie castella e paesi d'intorno, impediva -ai Veneziani il recar soccorso a quell'afflitta città. Però il senato, -che per le passate disgrazie si trovava esausto di denaro e scarso di -combattenti, pensò ad abbandonar la terra, per attendere unicamente al -mare, dove tuttavia erano assai forti i maggiori loro avversarii, cioè -i Genovesi. Trivigi non si potea lungo tempo sostenere: ma piuttosto -che lasciarlo cadere in mano del Carrarese, determinarono i Veneziani -di donare ad altri quella città: tanto era l'odio che gli portavano, e -sì forte il riguardo ch'egli maggiormente non s'ingrandisse. Spedirono -dunque _Pantaleon Barbo_ a _Leopoldo duca d'Austria_, offerendogli -Trivigi, purchè egli prendesse a far guerra contra del Carrarese. Nel -dì 2 di maggio diedero essi al duca il possesso di quella città: il che -fu una stoccata al cuore di _Francesco da Carrara_, il quale, dopo aver -ridotto Trivigi alle estremità, si vide sul più bello tolto il boccone -di bocca. Pertanto ordinò egli nel dì 6 di maggio che il suo campo, -giacchè il duca era in viaggio, si levasse di sotto a quella città. Ma -venendo Pantaleon Barbo suddetto colà con due carrette cariche di panno -d'oro e d'argento, per regalare il duca d'Austria alla sua entrata -in Trivigi, inciampato nelle truppe padovane, fu preso con tutto il -suo equipaggio, e condotto a Padova sotto buona guardia. Era egli il -maggior nemico che si avesse il Carrarese; e tuttochè graziosamente -fosse rimesso in libertà, con promessa di non essergli contro, pure -operò peggio di prima. Nel dì 7 del mese suddetto arrivò il duca -Leopoldo con circa dieci mila cavalli nei contorni di Trivigi, e nel -dì 9 fece la sua solenne entrata in essa città. Poco si fermò egli, -e, lasciato quivi un copioso presidio, se ne tornò in Germania. Ed -intanto il Carrarese seguitava a prendere le castella del Trivisano con -istupor d'ognuno, e vi faceva inalberar le bandiere del re d'Ungheria, -con dire di essere suo servitore. Di pace intanto si trattava alla -gagliarda fra i Veneziani e la lega. Erasi interposto _Amedeo conte -di Savoia_, duca di Chablais, e marchese d'Italia, principe allora di -sommo credito, per quetar tanti turbini; e per la fede che ebbero in -lui tutti gl'interessati, fu egli appunto accettato come mediatore -e compromessario di sì gloriosa impresa. A questo fine concorsero -a Torino le ambascerie del _re d'Ungheria_, de' _Veneziani_, de' -_Genovesi_, del _signore di Padova_, e del _patriarcato d'Aquileia_, -che, per la morte del patriarca _Marquardo_, succeduta in quest'anno, -si trovava allora mancante di pastore. Proferì il conte di Savoia il -suo laudo nel dì 8 d'agosto in Torino[1904], in cui decretò che il -castello di Tenedo fosse rimesso in sua mano per due anni, dopo i quali -lo dovesse spianare; che al Carrarese si restituissero alcuni luoghi, -ed egli fosse disobbligato dai patti della pace dell'anno 1372, con -altre condizioni ch'io tralascio. Da questa concordia restò escluso -_Bernabò Visconte_. Non si può abbastanza esprimere l'universale -allegria che questa pace produsse, massimamente nei popoli ch'erano -mischiati nella guerra. E allora fu che il senato veneto mantenne la -data parola a chi più degli altri si era segnalato in aiuto della -patria, con avere specialmente alzate alla nobiltà veneta trenta -famiglie popolari. - -Era già pervenuto a Roma _Carlo dalla Pace_ colla sua armata, siccome -avvertimmo di sopra[1905]. Il _pontefice Urbano_ non solamente -l'investì del regno di Napoli con sua bolla data nel dì primo di -giugno, ma solennemente ancora di sua mano il coronò nel giorno -seguente in tal congiuntura; e giacchè questo pontefice era tutto -pieno di pensieri temporali, si obbligò ancora esso Carlo di conferire -il principato di Capoa a _Francesco Prignano_ nipote di lui, cioè la -miglior parte del regno, conquistato ch'egli l'avesse. L'ardore con -cui Urbano procedeva in questo affare, più che mai comparve; perciocchè -allora fu specialmente[1906], che spogliò chiese ed altari per fornir -di moneta questo suo favorito campione. Seco inoltre unì quante truppe -potè, e colla sua benedizione l'inviò contro la _regina Giovanna_. Avea -questa riposte le sue speranze nel valore di _Ottone duca di Brunsvich_ -suo consorte, e nelle fallaci promesse de' baroni napoletani[1907]. Ma -era troppo divisa la cittadinanza di Napoli. Volevano alcuni la regina, -altri papa Urbano, altri il re Carlo. Si oppose Ottone sulle frontiere -all'esercito nemico; ma gli convenne ritirarsi[1908]. Inoltratosi il -re Carlo fin sotto a Napoli, dove s'era afforzato il duca Ottone, fu -creduto che si verrebbe a battaglia; ma trovaronsi traditori che nel -dì 16 di luglio aprirono una porta della città al re Carlo. Entrato -ch'egli fu, Ottone, dopo aver trucidato cinquecento de' nemici, si -ridusse ad Aversa, e la regina in Castel Nuovo, dove restò assediata e -in gravi angustie, perchè per balordaggine de' suoi ministri si trovò -sfornita di vettovaglia. Fu dunque obbligata a capitolare, che se nel -termine di alquanti giorni non veniva tal forza che la liberasse, ella -si renderebbe al re Carlo, il quale nello stesso tempo mostrava delle -buone intenzioni per lei. Perciò il duca Ottone nel dì 25 d'agosto, -ultimo della capitolazione fatta, calato da castello Sant'Ermo, andò -con sue genti a tentar la fortuna, ed attaccò un fiero combattimento -coll'esercito del re Carlo. Ma essendo stato ucciso _Giovanni marchese -di Monferrato_, che militava con lui (ed ebbe perciò successore nel -dominio dei suoi stati _Teodoro II_ suo minor fratello), e lo stesso -duca Ottone nel calor della battaglia essendo restato gravemente ferito -(non si sa se da' suoi o da' nemici) e poi fatto prigione, si mise in -rotta e fuga tutto l'esercito suo. Questa vittoria decise del resto. La -_regina Giovanna_ rendè sè stessa e i castelli nel giorno seguente al -re vincitore, e fu poi mandata prigioniera al castello di San Felice. -La maggior parte delle terre a lui parimente prestò ubbidienza. Nel -dì primo di settembre arrivò a Napoli il conte di Caserta con dieci -galee di Provenza, credendo di soccorrere la regina; ma ritrovò cielo -nuovo in quelle parti. All'incontro giunse a Napoli _Margherita_, -moglie del _re Carlo_, con _Ladislao_ e _Giovanni_ suoi figliuoli nel -dì 11 di novembre, e nel dì 25 fu coronata regina dal cardinale legato -apostolico con gran festa ed allegrezza di quel popolo, che per suo -costume ogni dì vorrebbe dei re nuovi. - -Accaddero in quest'anno le calamità della città di Arezzo[1909]. Avea -il _re Carlo_ inviato colà per suo vicario _Giovanni Caracciolo_. -I mali suoi portamenti, oppur la giustizia severa ch'egli -esercitava[1910], cagion furono che la fazion guelfa, avendo prese -le armi, il costrinse a ritirarsi nella fortezza. Era il mese di -novembre, e trovavasi allora nel territorio di Todi colla compagnia di -San Giorgio il conte _Alberico da Barbiano_, cioè, come già dissi, il -più valente condottier d'armi che s'avesse allora l'Italia. Era egli -in questi tempi ai servigi del re Carlo, e forse principalmente per -la di lui buona condotta e bravura erano procedute con tanta felicità -le battaglie e la conquista del regno di Napoli. Fu il conte chiamato -con premurose lettere dal Caracciolo; ed egli, andato colà, ed entrato -nel castello, senza che gli Aretini avessero punto provveduto alle -difese, nel dì 18 di novembre piombò co' suoi masnadieri nella città, -e diede un orrido ed universal sacco alle case non meno dei Guelfi -che de' Ghibellini, senza risparmiar le chiese, i monisteri e l'onor -delle donne. Ser Gorelli poeta aretino d'allora vien descrivendo -tutte le enormità di quella tragedia. Boniforte Villanuccio, mandato -dipoi colà dal re Carlo, fece del resto, e finì di pelare l'infelice -città. Rimase perciò essa affatto desolata, e gli abitatori suoi per -la maggior parte si sbandarono chi qua chi là, accattando il pane per -sostenersi in vita. Un'altra funesta scena succedette in quest'anno -in Verona[1911]. Signoreggiavano quivi i due fratelli bastardi -_Bartolomeo_ ed _Antonio dalla Scala_. La matta voglia di non aver -compagni sul trono instigò il minore, cioè Antonio, a levar di vita il -fratello. Non era a lui ignoto che Bartolomeo andava di notte con un -solo compagno a solazzarsi con una sua amica: il che diede a lui campo -di levarlo senza fatica e tumulto dal mondo. Nella mattina adunque -del dì 13 di luglio fu ritrovato morto esso Bartolomeo con ventisei -ferite nel corpo, e trentasei in quello del suo compagno, davanti -alla porta d'un certo Antonio Veronese. Finse il malvagio fratello -d'esserne estremamente conturbato, e fece martoriare e poi morire la -donna ed alcuni suoi parenti innocenti, come se fossero stati autori -dell'omicidio; ma ben conobbero i saggi, e più lo conobbe _Francesco -da Carrara_, da qual mano era venuto il colpo; e perchè ciò gli scappò -di bocca, e fu riferito ad Antonio, questi non gliela perdonò mai più. -Fin qui la Provenza s'era mantenuta sotto l'ubbidienza dei re di Napoli -con altre terre del Piemonte[1912]. _Clemente VII_ antipapa, dacchè -intese conquistato dal _re Carlo_ il regno di Napoli, ed imprigionata -la _regina Giovanna_, investì d'esso regno _Lodovico duca_ d'Angiò, -zio del re di Francia, perchè già adottato da essa regina; e questi si -mise anche in possesso della felice contrada della Provenza, benchè non -senza molte opposizioni e contrasti d'alcuni di que' popoli. - -NOTE: - -[1902] Fazellus de Reb. Siculis. - -[1903] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. Redusio, Chron., tom. -19 Rer. Ital. - -[1904] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1905] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[1906] Theodoric. de Niem., Gobelinus, et alii. - -[1907] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[1908] Bonincontrus Morigia, Annal., tom. 21 Rer. Italic. - -[1909] Gorelli, Chron., tom. 15 Rer. Ital. - -[1910] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXII. Indiz. V. - - URBANO VI papa 5. - VENCESLAO re de' Romani 5. - - -_Lodovico duca d'Angiò_, che a tempo non era potuto venire in Italia -per impedir la caduta e prigionia della _regina Giovanna_, si mise -in quest'anno in cuore di liberarla dalle mani del _re Carlo_. A tale -effetto raunò un formidabile esercito di Franzesi e d'altre nazioni. -Costume è de' popoli, ed anche de' principi, siccome abbiam detto più -volte, d'ingrandire a dismisura il ruolo delle armate. Oltre all'autore -della Cronica di Forlì[1913], il Gazata[1914], vivente allora, giugne a -dire che il di lui esercito ascendeva a sessantacinque mila cavalieri. -L'autore degli Annali Milanesi[1915] gliene dà quarantacinque mila. -Ma il Cronista Estense[1916] e Matteo Griffoni[1917] con più giudizio -scrissero ch'egli entrò in Italia con quindici mila cavalli, e tre -mila e cinquecento balestrieri; ed avea seco _Amedeo conte di Savoia_, -principe di gran riputazione. Era questo duca d'Angiò, se si ha da -credere al Gazata, uomo crudelissimo, e da tutti odiato in Francia. -Vantavasi egli di venire in Italia per abbattere _papa Urbano_, -giacchè egli riconosceva l'antipapa Clemente per vero papa. Rapporta -il Leibnizio[1918] un atto curioso d'esso Clemente, cioè una bolla -di lui, colla quale instituisce e dona al suddetto duca d'Angiò e a' -suoi discendenti il _regno dell'Adria_, formandolo colle provincie -della marca di Ancona e Romagna, col ducato di Spoleti, colle città -di Bologna, Ferrara, Ravenna, Perugia, Todi, e con tutti gli altri -Stati della Chiesa romana, a riserva di Roma, Patrimonio, Campania, -Marittima e Sabina. Dio non permise poi un sì grave assassinio allo -stato temporale de' romani pontefici. Quell'atto vien riferito da esso -Leibnizio nell'anno presente 1382. Ma ivi si legge: _Datum Spelunga -Cajetanae Dioecesis XV kalendas maji, pontificatus nostri anno primo_: -note indicanti l'anno 1379. Ma non par molto verisimile che, stando -allora l'antipapa nel territorio di Gaeta, ideasse così di buon'ora -uno smembramento tale degli Stati della Chiesa. Comunque sia, affine -di potere sicuramente passare per gli Stati de' Visconti, _Lodovico_ -cercò l'amicizia di _Bernabò_, e si convenne che il Visconte darebbe -in moglie _Lucia_ sua figliuola ad un figliuolo d'esso duca, e gli -presterebbe quaranta mila fiorini d'oro, con altri patti d'assistenza -per la conquista del regno di Napoli[1919]. Negli Annali Milanesi[1920] -è scritto avergli Bernabò promesso ducento mila fiorini d'oro a titolo -di dote: e lo stesso autore, siccome il giornalista napoletano[1921], -ci conservarono il registro dell'insigne nobiltà e baronia che -accompagnò esso duca d'Angiò a questa spedizione. Fece Bernabò quante -finezze potè all'Angioino nel suo passaggio; passaggio ben greve ai -territorii, che tanta cavalleria ebbero a mantenere, e sofferir anche -lo spoglio delle case. Furono ben trattati i Bolognesi; e _Guido da -Polenta_ signor di Ravenna alzò le bandiere d'esso duca di Angiò[1922]. - -Aveva il _re Carlo_ spedito il _conte Alberico da Barbiano_ con -trecento uomini d'armi per opporsi a questo passaggio. Per tale, benchè -picciolo, aiuto Forlì e Cesena tentate dal duca si sostennero, e vi -furono solamente bruciate alcune ville. Anche _Galeotto Malatesta_ -negò la vettovaglia. Ciò non ostante, e quantunque Alberico avesse dato -il guasto a tutto il foraggio del paese di là da Forlì, pure l'armata -angioina nel mese d'agosto passò oltre, ed essendosegli data Ancona, -arrivò finalmente nel regno di Napoli. L'autore della Cronica di Rimini -scrive[1923] d'aver veduto passar quest'armata, e parve a lui e ad -altri vecchi pratici della guerra di non essersene mai veduta una sì -grossa, nè di più bella gente, di modo che comunemente si credeva che -fossero più di quaranta mila cavalli. Intanto il re Carlo, sentendo -qual turbine terribile romoreggiasse contra di lui, secondo la mondana -politica credette non essere più da lasciare in vita l'imprigionata -_regina Giovanna_. Sui principii la trattò egli con assai umanità, le -fece anche delle carezze, sperando d'indurla a cedere in suo favore non -solo il regno di Napoli, ma anche la Provenza[1924]. Tale nondimeno era -l'odio che in suo cuore covava essa regina contra di questo ladrone -(così ella il chiamava), che mai non volle consentire. Arrivate -le galee di Marsiglia, siccome dissi, troppo tardi in aiuto suo, -allora il re Carlo rinforzò le batterie, acciocchè essa confessasse -d'essere trattata da madre, e comandasse ai Provenzali di ricevere -esso re Carlo per signore. Finse ella di acconsentire, ma come furono -condotti alla presenza sua gli uffiziali di quelle galee, da donna -magnanima disse loro quanto potè di male del re Carlo, ordinando che -si sottomettessero, non mai a quell'assassino, ma bensì a _Lodovico -duca d'Angiò_, eletto da lei per suo erede; e che per conto di lei ad -altro non pensassero se non a farle il funerale, e a pregar Dio per -l'anima sua. Da ciò venne che il _re Carlo_ la fece chiudere in dura -prigione; ed allorchè intese che con tante forze era per venire il duca -d'Angiò per liberarla, nel dì 12 di maggio, siccome hanno i Giornali -di Napoli[1925], oppure nel dì 22, come ha il testo di Teodorico -di Niem[1926], o col veleno, oppure, come fu voce e credenza più -accertata, con laccio di seta la fece privar di vita, e poscia esporre -il suo cadavero, acciocchè fosse veduto da tutti. Tal fine ebbe la -misera regina, la cui fama di molto restò annerita per la morte del suo -primo marito Andrea, in cui certo è che ebbe mano. Tristano Caracciolo, -scrittore di gran senno ed onoratezza, da lì a cent'anni fece assai -conoscere che nel resto delle azioni sue fu principessa giusta, saggia -e degna di lode, benchè con fine sì ignominioso miseramente terminasse -la vita. - -Entrato il _duca d'Angiò_ per la parte d'Abruzzo nel regno di Napoli, -fu messo in possesso dell'importante città dell'Aquila, datagli da -_Ramondaccio Caldora_. Ebbe Nola, Matalona, ed altre città e terre. -Seco fu una gran frotta di baroni napoletani, che aveano tutti sposato -il partito di lui e dell'infelice regina. Veggonsi essi ad uno ad uno -annoverati dal Buonincontri ne' suoi Annali[1927]. E quindi nacque -la fazione _angioina_, che lungo tempo durò poi, e tenne diviso quel -regno. Per mediazione di _papa Urbano_ condusse il _re Carlo_ al -suo soldo _Giovanni Aucud_ con due mila e ducento cavalli[1928], che -nel dì 22 d'ottobre giunse a seco unirsi. Così venne egli ad avere -quattordici mila cavalli al suo servigio; ma il _duca d'Angiò_ ne -contava molte migliaia di più. Avrebbe il re potuto venire ad un fatto -d'armi, siccome bramavano gli avversarii franzesi; ma, per consiglio -del saggio _conte Alberico da Barbiano_, volle star sempre alla -difesa, sperando che vedrebbe a poco a poco dissiparsi e venir meno -le soldatesche del principe nemico, siccome in fatti avvenne. Portata -al duca d'Angiò la nuova che l'Aucud era venuto a militare contra -di lui, considerandolo tuttavia come capitano dei Fiorentini, ordinò -che in Provenza fossero prese tutte le merci de' Fiorentini: ordine -che fu puntualmente eseguito con grave danno di quella nazione[1929]. -Verità o finzione fosse, certo è che i Fiorentini l'aveano casso. Nel -mese d'ottobre del presente anno mancò di vita _Lodovico da Gonzaga_ -signor di Mantova[1930], e andò a rendere conto a Dio dei due suoi -fratelli _Ugolino_ e _Francesco_ uccisi per ordine suo. Aveva atteso -a mettere insieme gran danaro. Gli succedette nel dominio _Francesco_ -suo figliuolo, che avea per moglie una figliuola di _Bernabò Visconte_. -L'ultimo anno ancora della vita di _Lodovico re d'Ungheria e di -Polonia_ fu questo, cioè di un principe che abbiam veduto mischiato -non poco negli affari d'Italia, e che lasciò dopo di sè una memoria -gloriosa per la sua pietà e per le sue memorabili imprese[1931]. -Di lui non restò prole maschile. Solamente ebbe due figliuole, cioè -_Maria_, che ereditò il regno d'Ungheria, e coronata prese il nome di -re, e non di regina. Ad _Edvige_, altra sua figliuola, toccò il regno -di Polonia. A questa grande eredità aspirava _Carlo di Durazzo_ re -di Napoli, pretendendo dovuti quei regni a sè, come maschio e parente -stretto; ma per ora, trovandosi egli troppo occupato dalla guerra col -_duca d'Angiò_, con dissimulazione se la passò. In vigor della pace -fra i Veneziani e Genovesi, dovea essere consegnato ad _Amedeo conte di -Savoia_ l'importante castello di Tenedo[1932]. Spedirono essi l'ordine, -ma _Zanachi Mudazzo_ capitano di quella fortezza si ostinò in non -volerla consegnare. Creduto ciò un'invenzione de' Veneziani, fu fatta -in Genova gran rappresaglia e sequestro delle merci che erano ivi de' -Fiorentini, perchè questi erano entrati mallevadori della consegna e -distruzione di Tenedo. I Veneziani, che operavano con sincerità, furono -obbligati a spedire uno stuolo di galee e d'altri legni colà, che, -assediato quel castello, l'astrinsero nell'anno seguente alla resa, -e dipoi lo smantellarono, portando altrove tutti gli abitanti. Venne -a morte nel dì 5 di giugno _Andrea Contareno_ doge di Venezia[1933], -principe glorioso per aver salvata la patria in mezzo a tanti pericoli. -Ebbe per successore _Michele Morosino_, eletto doge nel dì 10 d'esso -mese. Ma poco potè egli godere di quell'eccelsa dignità, di cui era -sì meritevole per le sue rare virtù, perchè Dio il chiamò a sè nel -dì 15 d'ottobre. Però l'elezione di un altro doge, fatta nel dì 24 di -novembre, cadde nella persona di _Antonio Veniero_. - -NOTE: - -[1911] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Chron. Estense, -tom. 15 Rer. Ital. - -[1912] Giornal. Napol., tom. 15 Rer. Ital. - -[1913] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[1914] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1915] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital. - -[1916] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1917] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1918] Leibnitius, Cod. Jur. Gent., tom. 1, n. 106. - -[1919] Corio, Istoria di Milano. - -[1920] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1921] Giornal. Napolet., tom. 15 Rer. Ital. - -[1922] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital. - -[1923] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1924] Tristanus Caracciolus, Opusc., tom. 22 Rer. Ital. - -[1925] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1926] Theodoricus de Niem, Histor. - -[1927] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[1928] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1929] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1930] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1931] Cromerus et Bonfinius, de Reb. Hungar. - -[1932] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[1933] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom. -22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXIII. Indiz. VI. - - URBANO VI papa 6. - VENCESLAO re de' Romani 6. - - -La guerra del regno di Napoli tuttavia durava, ma fiaccamente era -condotta non meno dal _re Carlo_ che da _Lodovico duca d'Angiò_. -Ora _papa Urbano VI_, uomo focoso, non potendo sofferire così gran -lentezza, determinò di passare alla volta di Napoli[1934]. Più -nondimeno lo spigneva a quel viaggio la brama d'indurre il re Carlo -all'osservanza delle promesse, giacchè questi s'era obbligato di -conferire il ducato di Capoa e d'Amalfi con altre terre a _Francesco -da Prignano_ suo nipote, soprannominato Butillo[1935]. A questa sua -risoluzione s'opposero sei o sette de' cardinali; ma questo papa, sì -pieno di pensieri secolareschi, era uomo cocciuto, nè volea consigli, -nè chi gli contraddicesse. Fu a Ferentino nel settembre, e mandò ordine -a que' cardinali che venissero a trovarlo, perchè volea continuare -il viaggio a Napoli. Se ne scusarono con allegare la lor povertà, -e la poca sicurezza delle strade infestate dai Bretoni, soldati -dell'antipapa. Urbano, sempre pieno di diffidenza, prese questo rifiuto -per un disegno di ribellione, e con una scandalosa bolla li minacciò -di deporli, se non ubbidivano tosto. Portatosi ad Aversa, fu a fargli -riverenza il _re Carlo_, il quale mal volentieri vide questa visita -fatta a' suoi Stati, nè però mancò di onorarlo in tutte le maniere -convenienti all'alta di lui dignità e sovranità. In quella stanza poco -gusto ebbe il papa. Contuttociò unito col re entrò nel dì 9 d'ottobre -in Napoli, ricevuto dal clero e popolo con gran solennità ed ossequio. -Gli fu dato l'alloggio in Castel Nuovo, e sotto specie di onore gli -furono posti molti corpi di guardia, acciocchè poco potesse trattar co' -Napoletani, giacchè il re Carlo, conoscendo il di lui umore, poco se -ne fidava. Tuttavia scrive l'autore de' giornali napoletani che il re -promise allora, o confermò la dianzi fatta promessa di dare a Butillo -nipote del papa il principato di Capoa, il ducato di Amalfi, Nocera, -Scafato ed altre terre. Pareva al papa di star male e come in prigione -in quel castello. Tanto si maneggiò, che gli fu permesso di passare -all'arcivescovato. Avvenne dipoi che Butillo suo nipote, uomo perduto -nella sensualità, e dato unicamente ai piaceri, rapì di monistero di -Santa Chiara una nobil monaca professa, e seco la tenne per alquanti -giorni. Fu processato, e citato d'ordine del re Carlo; e perchè non si -presentò, uscì contra di lui la condannagion della testa. Il papa, che -scusava il nipote per la sua giovanezza, tuttochè egli fosse in età di -quarant'anni, ne fece gran doglianza. Andò perciò in nulla il processo. -Butillo fu messo in possesso degli Stati suddetti, e il papa conchiuse -ancora il maritaggio di due sue nipoti con due de' primi baroni. Queste -erano le grandi occupazioni del pontefice! - -Per conto della guerra poco sangue si sparse in quest'anno. Ma un'altra -guerra si facea dalla peste, la quale nel precedente anno risvegliata -in Italia, inferocì nel Friuli[1936], e portò al sepolcro nella sola -Venezia circa cinquantasei mila persone. Provossi questo terribil -flagello nell'anno presente in Padova, Verona, Bologna, Ferrara, -Mantova e nella Romagna. Passò a Firenze, Siena e ad altri luoghi -della Toscana, spopolando le terre; e strage non poca fece anche -nel Piemonte, in Genova e nel regno di Napoli. Ne patì a dismisura -l'armata del _duca d'Angiò_. Fra i più riguardevoli gran signori che -perirono allora, non so se per la peste o per altro malore, si contò -ancora _Amedeo VI conte di Savoia_, che militava in favor d'esso duca: -il che sommamente conturbò l'Angioino, perchè egli era il principal -suo campione in quella gara, principe per molte sue belle doti ed -imprese stimatissimo dappertutto, ed uno de' più illustri di quella -nobilissima casa[1937]. Accadde la sua morte nel dì primo ovvero nel -dì secondo di marzo, con aver egli prima riconosciuto per vero papa -_Urbano VI_. Ebbe per successore _Amedeo VII_ suo figliuolo; e il -corpo suo fu portato in Savoia. Gli tennero dietro le soldatesche sue. -Per tali disavventure restò il duca d'Angiò smunto di forze; quel suo -fioritissimo esercito era calato di troppo. Spedì dunque suoi messi a -_Carlo VI re_ di Francia suo nipote, pregandolo istantemente d'aiuto; -e in vano non furono le sue preghiere[1938]. Avendo la peste ridotta -a mal termine la città di Ravenna, _Galeotto Malatesta_, signor di -Rimini, Cesena ed altre città, valendosi del pretesto che _Guido da -Polenta_ avesse assistito il _duca d'Angiò _contra di _Urbano papa_, -si avvisò di far buona caccia. Non ebbe già Ravenna, alla cui difesa -accorse _Guido_ signor della terra, ma bensì occupò al medesimo la -città di Cervia. Pareva che dopo essere caduta in mano di _Leopoldo -duca d'Austria_, principe potentissimo, la città di Trivigi, dovesse -oramai essere sicura dagl'insulti di _Francesco da Carrara_ signor -di Padova[1939]. Ma il Carrarese, oltre l'essersi impadronito delle -castella del Trivisano, e all'avere in varii siti di quel distretto -fabbricate delle forti bastie, era uomo di petto e di mirabil -accortezza. Messosi in testa di volere stancare il duca, nell'aprile -spedì le sue genti sino alle porte di Trivigi, e queste entrate nel -borgo di Santi Quaranta, vi attaccarono il fuoco. Teneva il Carrarese -occupata una torre in vicinanza di quella città, e di là recava ad essa -continuamente molestia, ed impediva l'introdurvi vettovaglie. Venne in -persona lo stesso _duca Leopoldo_ con circa otto mila cavalli verso il -fine di maggio, e condusse molte carra di viveri in Trivigi; prese la -bastia di Nervesa, ma non potè espugnar la torre suddetta. Si trattò -più volte di pace, e nulla in quest'anno si conchiuse. Il Carrarese -troppo era innamorato di quella città, e la volea a tutti i patti. Se -ne tornò il duca in Germania, lasciando più che mai Trivigi in cattivo -stato. Le conseguenze di questa pugna le vedremo ben presto. Lungo -tempo non potea durar la pace nell'inquieta città di Genova[1940]. Nel -marzo di quest'anno, perchè si volea mettere l'aggravio d'un denaro per -libbra di carne, si sollevarono i beccai contra di _Niccolò di Guarco_ -lor doge, e contra del governo. Per più giorni tutta fu in tumulto la -città. Parte del popolo, dopo aver preso il palazzo, e fatto fuggire il -Guarco, acclamava per doge _Antoniotto Adorno_, che era corso a Genova. -L'altra parte volea _Leonardo da Montaldo_ legista. Prevalsero questi -ultimi nel dì 7 di aprile, e, creato doge esso Leonardo, cessò tutto lo -strepito popolare. - -NOTE: - -[1934] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Raynald., Annal. -Ecclesiast. - -[1935] Theodoric. de Niem, Histor. - -[1936] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1937] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye. - -[1938] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Hist. Ravenn. - -[1939] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXIV. Indiz. VII. - - URBANO VI papa 7. - VENCESLAO re dei Romani 7. - - -Il guasto grande che la peste avea fatto nell'armata del _duca d'Angiò_ -accrebbe l'animo a _Carlo re di Napoli_ per finalmente uscire in -campagna con tutte le sue forze: al che nello stesso tempo l'incitava -_papa Urbano_, a cui troppo stava a cuore l'abbattere questo potente -protettore dell'antipapa[1941]. Maggiore impulso venne ancora dalle -nuove che era in moto un altro esercito di cavalleria, che il re di -Francia spediva in rinforzo del duca suo zio. Ascendeva l'armata del -_re Carlo_ a sedici mila cavalli e a molta fanteria; e seco erano -assaissimi baroni napoletani, la lista de' quali si legge ne' Giornali -da me dati alla luce. Nel dì 12 d'aprile arrivò il re Carlo con queste -genti a Barletta, e fece prigione _Raimondello Orsino_, uno dianzi de' -suoi più potenti e più prodi partigiani, probabilmente per sospetti -di sua fede, ma non finì il mese stesso che questi ebbe la fortuna -di fuggirsene e di passare all'armata del duca d'Angiò, il quale con -grandi carezze il ricevette, e diedegli, mercè d'un matrimonio, il -contado di Lecce. Ora trovandosi il re Carlo in Barletta, mandò nello -stesso dì 12 al duca d'Angiò il guanto della disfida. Accettollo il -duca di buon cuore, e diede per risposta, che fra cinque dì sarebbe -alle porte di Barletta. Nulla più desiderava egli che di decidere -la contesa con una battaglia. Ma il re Carlo, apprendendo poscia il -rischio, a cui con quella disfida avea esposto sè stesso e la corona, -fece venire al campo _Ottone duca di Brunsvich_, già marito della -regina Giovanna, fin qui stato prigione nel castello di Molfetta, per -consigliarsi seco, ben conoscendolo un capitano di rara sperienza e -saviezza. Ottone, ben pesate le cose, fu di parere che il re tenesse a -bada per alquanti giorni il nemico, e si guardasse da battaglia, perchè -il duca d'Angiò non potea tener la campagna, e da per sè si andrebbe -disfacendo. Però, a riserva di qualche scaramuccia vantaggiosa pel re -Carlo, fatto di armi non seguì, e l'Angioino deluso e malcontento se ne -ritornò indietro. Allora il re, per ricompensa del buon servigio, mise -in libertà il duca di Brunsvich, e questi lieto se n'andò a trovare il -papa. - -Era passato da Napoli esso pontefice a Nocera, città di suo nipote, -nel dì 16 di maggio, dove la sua corte patì di molti disagi. Nel -giugno s'infermò di peste, o d'altro pericoloso male, il _re Carlo_, -e con gran fatica la scampò. Ma per lo stesso malore essendo morto -il contestabile del regno, conferì questa carica al _conte Alberico -da Cunio_, ossia da Barbiano. Diversa ben fu la sorte del suo -avversario, cioè di _Lodovico duca d'Angiò_, principe già intitolato -re di Napoli. O sia che egli fosse attossicato, o preso dalla peste, -oppure, come abbiamo dai giornali suddetti, ch'egli si riscaldasse -troppo nel voler impedire il sacco già incominciato da' suoi soldati -nella città di Biseglio, che spontaneamente se gli era data: certo è, -aver egli terminata in Bari la carriera del suo vivere[1942] nel dì -10 d'ottobre. Nella Cronica di Forlì[1943] è riferita la di lui morte -a' dì 11 di settembre. Tramandò egli a _Lodovico_ suo figliuolo di -tenera età in questi tempi la signoria della Provenza e degli altri -suoi Stati di Francia, e le sue pretensioni sul regno di Napoli. Per -questo colpo d'inaspettata fortuna rimase senza maggior fatica il re -Carlo vincitore, perchè le milizie angioine a poco a poco andarono -sfumando per ridursi al loro paese, e non ne restò che una parte, la -quale si mise sotto gli stendardi di _Raimondello Orsino_, valoroso -continuator della guerra in quel turbatissimo regno. Erasi partito -nella state dell'anno presente, siccome dianzi accennammo, per ordine -del re di Francia Engerame sire di Cussì, ossia Coucy, con copiosa -moltitudine d'uomini d'armi, per venire in aiuto del duca d'Angiò -Lorenzo. Buonincontro[1944] li fa ascendere a quindici mila cavalli; ma -l'autore della Cronica Estense[1945] ed altri[1946] neppure contano la -metà. Fecero costoro gran danno al Piacentino in passando, con avervi -bruciate e saccheggiate varie ville. Per la via di Pontremoli passarono -a Lucca. In gran timore ed affanno furono per questo i Fiorentini; -ma il buon uso de' regali e di una ambasceria li difese. Altrettanto -fecero i Sanesi[1947]. I nobili Tarlati da Pietramala cogli altri -Ghibellini usciti d'Arezzo di tal congiuntura si prevalsero per levar -la signoria di quella città a _Carlo re di Napoli_. Nella notte del dì -29 di settembre il sire di Cussì colle sue brigate, avendo scalate le -mura d'Arezzo, v'entrò, e restò di nuovo messa a sacco quell'infelice -città. Si ridussero bensì nel castello le genti del re Carlo e i -Guelfi, ma immantenente furono quivi assediati dai Franzesi. Allora -i Fiorentini, che non poteano mirar di buon occhio gli oltramontani -in quel nido, trattarono di far lega co' Sanesi, Perugini e Lucchesi, -e intanto spedirono l'esercito loro ad assediare la città di Arezzo. -Ma eccoti giugnere la nuova che _Lodovico duca d'Angiò_ avea chiusi -gli occhi a questa vita: il che fece risolvere il sire di Cussì a -vendere quella spopolata città, per ritornarsene alle sue contrade. -Data l'avrebbe ai Sanesi par venti mila fiorini d'oro[1948]. Non -seppero questi abbracciare così buon partito. I Fiorentini, più presti -e sagaci, conchiusero essi il contratto colla spesa di cinquanta mila -fiorini, e con far paura di guerra ai Sanesi, se non lasciavano quel -maneggio. Così la città d'Arezzo, ma desolata, venne, ossia ritornò per -suo meglio alle mani de' Fiorentini nel dì 20 di novembre, e da lì a -pochi giorni anche il cassero, ossia la fortezza, fu loro consegnata da -_Jacopo Caracciolo_ vicario del re Carlo. Gran festa si fece per tale -acquisto a Firenze[1949]. I Tarlati con un manifesto spedito a tutti i -principi d'Europa pubblicarono per traditore il sire di Cussì, perchè -contro ai patti e giuramenti avea venduta quella città. - -Dimorava tuttavia in Nocera papa _Urbano VI_, e questa sua lunga -permanenza nel regno dispiacea forte alla real corte di Napoli[1950], -che temea (se pur non ne avea anche delle pruove) che un cervello sì -ambizioso e fantastico facesse degl'intrighi per torre il regno al -re, e darlo al suo caro nipote Butillo. Per farlo tornare a Roma, -anche la _regina Margherita_ gli avea usato delle insolenze, con -impedire il passaggio delle vettovaglie a Nocera. Ora guarito che fu -il _re Carlo_ dalla sua lunga e pericolosa malattia[1951], e tornato -a Napoli nel dì 10 di novembre, informato del dimorar tuttavia il -pontefice in Nocera, e de' sospetti che correvano, orgogliosamente -gli mandò a dimandar la cagione perchè si fosse partito da Napoli, -e a dirgli che vi tornasse. Doveva egli tener per meglio di averlo -sotto i suoi occhi[1952]. La risposta d'Urbano fu, essere il costume -dei re d'andare a' piedi del papa, e non già che il papa andasse ai -re. A questo tuono aggiunse, che se Carlo desiderava di averlo per -amico, liberasse il regno da tante gabelle. Replicò allora il re con -più ardenza, ch'egli ne imporrebbe delle nuove; quello essere regno -suo, conquistato coll'armi; e che il papa s'impacciasse de' suoi preti. -Di qui ebbe principio una guerra scoperta fra il papa e il re Carlo. -Rapporta il Rinaldi[1953] una bolla di questo pontefice, data in Napoli -nell'ultimo dì di novembre dell'anno presente, in cui, perchè era in -collera con tutti gli ordini religiosi, proibì loro il poter confessare -e predicare senza licenza de' parrochi. Suppone tal bolla tornato il -papa a Napoli: il che non s'accorda coi giornali suddetti. Fece in -quest'anno la peste molta strage in Genova[1954], ed ogni settimana -circa novecento persone erano portate al sepolcro. Nel mese di giugno -fu da essa colpito e poi rapito _Leonardo da Montaldo_ doge di quella -repubblica, per le sue virtù ed abilità degno di più lunga vita; e in -luogo suo fu eletto doge _Antoniotto Adorno_, dianzi bandito da quella -città. Avea nel precedente anno _Francesco da Carrara_[1955] talmente -angustiata la città di Trivigi, con prendere tutto all'intorno le -castella e fortezze, che _Leopoldo duca d'Austria_ cominciò a gustar le -proposizioni di pace, e di vendere quella città al Carrarese. In fatti -seguì fra loro il contratto, e parimente per quello di Ceneda, Feltre -e Cividal di Belluno, secondo il Gataro iuniore, Francesco da Carrara -pagò sessanta mila fiorini d'oro al duca. Ma il vecchio Gataro parla -di cento mila, aggiugnendo di più, che sì gran somma fu ricavata sotto -nome di prestito dalle borse de' cittadini padovani: e però laddove -quel popolo avrebbe dovuto rallegrarsi non poco per l'accrescimento -della potenza, altro non s'udì che mormorazioni, altro non si vide -che malinconia, rari ben essendo que' popoli che non paghino caro -le conquiste fatte dai loro signori. Nel dì 4 di febbraio fu dato -il possesso di quella città al Carrarese, il quale magnificamente lo -prese, e attese da lì innanzi a procacciarsi l'amore di quel popolo, -che tanto avea patito, con donar loro grani da seminare, coll'esentarli -da molte gravezze, con prestar danari ai marcatanti[1956], acciocchè -tornasse a fiorire quella città; e in fine col conferir posti lucrosi -ai Trivisani si studiò di amicarseli tutti. Mancò di vita in quest'anno -nel dì 18 di giugno _Beatrice_, comunemente appellata _Regina dalla -Scala_, moglie di _Bernabò Visconte_. Era, secondo il Corio[1957], -donna empia, superba e insaziabile in raunar tesori, e per ingrandire -i figliuoli fu creduto che essa macchinasse contro la vita di -_Gian-Galeazzo Visconte_ signor di Pavia e d'altre città. - -NOTE: - -[1940] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1941] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1942] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1943] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital. - -[1944] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[1945] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1946] Chron. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[1947] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. - -[1948] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 15. - -[1949] Gazata, Chron. Regiens., tom. 19 Rer. Ital. - -[1950] Theodor. de Niem, Hist. Raynald., Annal. Eccles. - -[1951] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1952] Bonincontrus, Annal., tom. eod. - -[1953] Raynald., Annales Eccles. - -[1954] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1955] Gatari, Istoria di Padova, tom. 21 Rer. Ital. - -[1956] De Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[1957] Corio, Istoria di Milano. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXV. Indiz. VIII. - - URBANO VI papa 8. - VENCESLAO re de' Romani 8. - - -Due strepitosi avvenimenti d'Italia apprestarono in quest'anno copiosa -materia da discorrere all'Europa tutta. Appartiene il primo a _papa -Urbano_. Ostinatamente continuava egli la sua residenza in Nocera -al dispetto del _re Carlo_ e dei cardinali di suo seguito[1958], -che adoperarono indarno esortazioni, preghiere e ragioni, perchè vi -pativano essi, e vi pativa più la dignità della santa Sede per varii -riguardi, ma specialmente per la rottura seguita col re Carlo. Un certo -Bartolino da Piacenza, ardito legista, divolgò in questi tempi una -scrittura di alquante quistioni, cercando, qualora il papa si trovasse -troppo negligente o inutile al governo, o talmente operasse di suo -capriccio, senza voler ascoltare il consiglio de' cardinali, che fosse -in pericolo la Chiesa: se in tal caso potessero i cardinali dargli uno -o più curatori, col parere de' quali egli fosse tenuto a spedir gli -affari d'essa Chiesa. Sosteneva che sì, adducendone varie ragioni. Dal -_cardinale di Manupello_ di casa Orsina fu segretamente avvisato il -papa che sei cardinali (cinque solamente ne riferiscono Teodorico di -Niem e l'autore de' Giornali Napoletani[1959]), cioè gli arcivescovi di -Taranto e di Corfù, e i cardinali di Genova, di Londra, di San Marco e -di Santo Adriano, personaggi tutti de' più dotti e cospicui del sacro -collegio, aveano veduta quella scrittura, e tener essi quella sentenza. -Fu inoltre supposto al papa che essi avessero tramata una congiura per -prenderlo nel dì 13 di gennaio, e di condannarlo poscia come eretico. -Andò nelle furie _Urbano VI_, li fece caricar di catene, e cacciarli -in dure prigioni nel dì 12 di esso mese; ed ordinò a Francesco Butillo -suo nipote che gli esaminasse per ricavarne la verità. La maniera di -ricavarla, giacchè si protestavano innocenti, fu quella de' tormenti. -A forza d'essi il vescovo dell'Aquila, accusato per complice, disse -tutto ciò che vollero i giudici. Si legge che gli stessi cardinali, -crudelmente tormentati, confessarono la congiura; ma, siccome diremo -appresso, ciò non sussiste; e quand'anche fosse succeduto, ognun sa -che mirabil virtù abbiano i tormenti per far dire anche ciò che non è -e non fu; e a buon conto i miseri sempre da lì innanzi costantemente -sostennero d'essere innocenti. Inutili furono stati gli uffizii del _re -Carlo_ e de' cardinali restati in Napoli in favore di quegl'infelici -porporati, i quali dall'inesorabil pontefice furono poscia dichiarati -privi della porpora e d'ogni dignità. E perciocchè ebbe egli sospetto, -oppur seppe che tutte queste mene erano procedute con partecipazione e -forte impulso del re Carlo, pubblicamente in Nocera scomunicò lui e la -_regina Margherita_, privolli anche del regno; e, posto l'interdetto a -Napoli, citò il re Carlo a dir le sue ragioni. Questi gagliardi passi -servirono a maggiormente sconcertar gli animi. Carlo, udito anche -il parere del clero, ordinò che non si osservasse l'interdetto, e -perseguitò chi volea osservarlo, sino a farne annegare alcuni. Molto -più poi irritato per la scomunica e sentenza suddetta, sul principio -di febbraio spedì il gran contestabile, cioè il _conte Alberico di -Barbiano_, collo esercito all'assedio di Nocera. Narra l'autore degli -Annali Napoletani che il pontefice assediato, tre o quattro volte il dì -s'affacciava ad una finestra, e colla campanella e torcia accesa andava -scomunicando l'esercito del re; e l'esercito non per questo si moveva -di là. Durante questo assedio furono altre volte crudelmente martoriati -i cardinali prigioni per farli confessare. Teodorico da Niem presente -non potè reggere a quell'orrendo spettacolo. Niun d'essi, secondo lui, -confessò. Furono rimessi nelle carceri coll'ossa slogate a patir fame -e sete, e gli altri malori della prigionia. Nel dì 5 di luglio arrivò -a Nocera con un corpo di valorosi combattenti _Raimondello Orsino_, -e fatta aspra battaglia colle genti del re, quantunque ne restasse -ferito al piede, pure entrò co' suoi nella città in aiuto del papa. -Guarito che fu, ricevuti dieci mila fiorini d'oro, passò in Calabria, -e mosse Tommaso Sanseverino ed un Lottario di Suevia a venir con tre -mila cavalli a liberare il papa. L'impresa ebbe effetto, e nel dì 8 -d'agosto il pontefice uscì del castello, menando seco i cardinali e -il vescovo d'Aquila prigioni, e il suo tesoro; e da quegli armati per -montagne e vie scoscese fu condotto verso Salerno sino al mare, ma -non senza rischio d'essere detenuto dagli stessi ausiliarii, i quali -convenne placar coll'oro. Perchè il vescovo suddetto, malconcio per -gli sofferti tormenti e pel cattivo cavallo, era lento nel viaggio, -Urbano, sospettando malizioso il suo ritardo, riscaldossi così forte -per la collera, che il fece uccidere, lasciandolo senza sepoltura nella -via. Oh tempi, oh costumi! non si può far di meno di non esclamare. -Erasi dianzi accordato il papa con _Antoniotto Adorno_ doge di Genova -per avere soccorso da lui, promettendogli d'andar a fissar la sua -residenza in Genova stessa[1960]. Essendo ciò sembrato un bel guadagno -al doge, spedì egli dieci galere nel mare di Napoli, che furono pronte -al bisogno d'Urbano. Salito esso pontefice in galea, dopo aver toccata -Messina, felicemente arrivò in Genova nel dì 23 di settembre, e quivi -prese alloggio in San Giovanni, e vi si fermò poi tutto il resto -dell'anno. Nocera fu presa. Francesco Butillo nipote del papa restò -prigioniere. - -L'altra avventura che in quest'anno fece gran rumore per tutta la -cristianità, fu la caduta di _Bernabò Visconte_. Era egli signore -della metà di Milano, e delle città di Lodi, Bergamo, Crema, Cremona, -Brescia, Parma e Reggio. Quattro figliuoli legittimi avea, oltre -ai bastardi, tutti e quattro valorosi, ambiziosi, capaci ognuno di -gran cose[1961]. Ad essi avea già distribuite le sue città, cioè a -_Lodovico_ Lodi e Cremona; a _Carlo_ Parma, Borgo San Donnino e Crema; -a _Ridolfo_ Bergamo, Soncino e Chiara d'Adda; a _Mastino_ minor di -tutti Brescia, la Riviera e Val-Camonica. Gli altri suoi figliuoli -sono annoverati nella Cronica Veneta del Sanuto[1962]. Godeva allora -Bernabò, contra il suo solito, la pace, ma non la godeano già i suoi -sudditi a cagion delle intollerabili estorsioni e gravezze loro -imposte, e per l'insolenza e libidine dei suoi figliuoli. La sua -bestial fierezza, i trasporti della sua collera e le violente sue -esecuzioni sopra la vita de' sudditi, anche per cagioni leggere, e -sopra tutto per la caccia, faceano tremar ognuno; laonde un sì aspro -e crudo governo era ben contraccambiato coll'odio universale de' -popoli. Della sua strabocchevol libidine altro non dirò, se non che vi -fu un tempo in cui si contarono trentasei figliuoli suoi viventi tra -legittimi e bastardi, e dieciotto femmine gravide di lui. Stava intanto -_Gian-Galeazzo Visconte_, conte di Virtù e suo nipote, in Pavia, della -qual città, siccome ancora di Piacenza, Novara, Alessandria, Bobbio, -Alba, Asti, Como, Casale di Santo Evasio, Valenza, Vigevano, e di varie -altre terre in Piemonte, era padrone. Perchè dalla moglie _Caterina_ -niuna prole maschile aveva egli ricavato fin qui, già faceano i lor -conti sopra dei di lui Stati i figliuoli di Bernabò, anzi neppure si -vedeva egli sicuro in vita: sì smoderata era l'ambizione di Bernabò, -tuttochè suo zio e suocero, e quella de' suoi figliuoli. Fu anche -detto che Bernabò avesse fatti de' tentativi contro la vita di lui, -con istudiarsi di sedurre la figliuola, moglie d'esso Gian-Galeazzo, -la qual rivelasse tutto al marito. Comunque sia, l'arte tenuta da -Gian-Galeazzo per difendersi dalle sue insidie era quella di non -arrischiarsi mai di capitar in essa città di Milano, ancorchè a lui -spettasse il dominio della metà di quella città[1963]. Sopportava -anche in pace tutte le superchierie che gli facea di quando in quando -Bernabò; nè usciva mai senza un copioso accompagnamento di guardie. -Diedesi inoltre ad una maniera di vivere che è la più efficace per -ingannare altrui, cioè ad una vita divota[1964], conversando sempre -con religiosi, frequentando le chiese, facendo abbondanti limosine, -e mostrandosi alieno da ogni disegno di maggiormente ingrandirsi. Per -questo suo bigottismo Bernabò il tenea per uomo dappoco e da nulla. - -Si cavò _Gian-Galeazzo_ la maschera in quest'anno. Fece egli prima -sapere a _Bernabò_ di voler passare alla visita della miracolosa -immagine della Madonna di Varese per adempiere un suo voto, e che il -pregava di scusarlo, se non entrava in Milano, quantunque sommamente -desiderasse d'abbracciare il suo carissimo zio e suocero. Poscia -partitosi da Pavia con grosso accompagnamento di gente, cioè delle sue -guardie e di assaissimi altri guerniti d'armi di sotto (nella Cronica -Estense[1965] è scritto, aver egli menato seco cinquecento lance), -nella sera del dì 5 di maggio si fermò a Binasco[1966], e nel dì -seguente cavalcò nelle vicinanze di Milano. Bernabò gli mandò incontro -due de' suoi figliuoli _Lodovico_ e _Ridolfo_ lungi due miglia, i quali -furono ben accolti e trattenuti con assai carezze. Allorchè fu egli -non molto distante dalla città, dove era allora lo spedale di Santo -Ambrosio, uscì anche _Bernabò_ per porta Vercellina, affine di fargli -una visita con poche guardie, cavalcando una mula, tuttochè avvertito -prima da un certo Medicina suo cortigiano di non fidarsi, perchè egli -avea poco prima osservato l'andamento, le vesti ed il contegno di -quella gran truppa, che non pareva apparato da divozione. Ma era giunto -il tempo che Dio voleva chiamare ai conti quell'uomo spietato, reo di -tanti peccati. Si abbracciarono, si baciarono lo zio ed il nipote; e -dopo sì bella festa _Gian-Galeazzo_, voltatosi a Jacopo dal Verme e ad -Antonio Porro, disse loro in tedesco _stinchier_. Allora fu circondato -Bernabò da tutti quegli armati; Jacopo gli tolse la bacchetta; Otto da -Mandello gli tirò di mano e fuor della testa della mula la briglia, -Guglielmo Bevilacqua gli tagliò il pendon della spada, gridando egli -indarno al nipote che non fosse traditor del suo sangue. Furono anche -presi e disarmati i suddetti due suoi figliuoli. Con questa preda -Gian-Galeazzo entrò per la porta di fuori nel castello di porta Zobbia, -che era suo. E di là poi, divolgato il caso, cavalcò per la città, -udendo le gioiose acclamazioni del popolo, che gridava: _Viva il conte, -e muoiano le gabelle e le colte_. Non vi fu chi alzasse un dito in -favore di Bernabò; anzi l'accorto Gian-Galeazzo per ben attaccare esso -popolo a' suoi interessi, gli permise di dare il sacco ai palagi del -medesimo Bernabò e de' suoi figliuoli, dove erano raccolte di grandi -ricchezze. Fu egli dichiarato signor generale di Milano, e la mattina -seguente se gli arrendè il castello di San Nazaro, fabbricato da -Bernabò, colla rocca di porta Romana. Quivi, secondo il Corio[1967], -vennero alle sue mani sei carra d'argento lavorato con altro prezioso -mobile, e settecento mila fiorini d'oro in contante. Il Gazata, storico -vivente allora, scrive[1968] che nella sola torre si trovò un milione -e settecento mila ducati o sia fiorini d'oro, oltre ai mobili preziosi -d'oro e d'argento. In pochi giorni vennero in potere di _Gian-Galeazzo_ -Lodi, Bergamo, Crema, Soncino, Ghiara d'Adda, Cremona, Parma e Reggio, -a riserva de' castelli d'esse città, che ressero per qualche giorno, -ma in fine si diedero. _Carlo_ figliuolo di Bernabò, allorchè seguì -la prigionia del padre, udita tal nuova, corse a Cremona, poscia -a Parma, e di là a Reggio. Dappertutto trovò i popoli in sedizione -contra di lui per l'odiosa memoria di Bernabò; e però gli convenne -ritirarsi a Mantova, con passare dipoi in Germania ad implorare aiuto -dai duchi di Baviera e d'Austria suoi cognati. Il solo _Mastino_, altro -figliuolo di esso Bernabò, ma assai giovinetto, perchè di soli dieci -anni[1969], corso a Brescia sua città con un buon nerbo di combattenti, -sostenne per alquanti giorni l'assedio di quella cittadella aiutato -dai _Gonzaghi_ e da _Antonio dalla Scala_. Ma in fine capitolò la resa, -con promettergli Gian-Galeazzo dodici mila fiorini d'oro l'anno sino a -certo tempo, ma probabilmente con animo di nulla eseguire; che questo -era il suo costume. - -Così in poco tempo quella volpe di _Gian-Galeazzo_, dopo aver -atterrato l'orso, giunse a formare una gran potenza in Lombardia, -la qual cominciò a dar gelosia e timore a tutti i vicini. Ardita e -pericolosa parve ai più sensati l'impresa da lui fatta; ma egli assai -informato quanto si potesse promettere de' popoli, tutti disgustati -per le bestialità, crudeltà ed estorsioni di Bernabò, si animò a -tentarla, e gli venne fatta. E perchè un gran dire fu dappertutto, -trattandosi di uno zio, egli pubblicò e mandò a tutti i principi un -manifesto, in cui, coll'esporre in parte le iniquità di Bernabò e de' -suoi figliuoli, cercò di giustificarsi come potè il meglio. Leggesi -questo manifesto negli Annali Milanesi da me dati alla luce; ma non -si può digerire ch'egli fingesse di essere stato assalito presso -a Milano da Bernabò, e che per difesa il facesse prigione. Fu poi -condotto Bernabò con Donnina sua amica nelle carceri del castello di -Trezzo, edificato da lui stesso, dove per più di sette mesi ebbe agio -di riconoscere l'instabilità delle grandezze umane, e di chiamare ai -conti la coscienza sua. Fugli poi dato il tossico, e nel dì 17 oppure -18 di dicembre, contrito de' suoi molti peccati, terminò i suoi giorni -in età di sessantasei anni. Fece Gian-Galeazzo, per chiarir ben la -sua morte, portare a Milano il di lui cadavero, dove gli furono fatte -sì solenni esequie, come se fosse morto signore di Milano, se non -che non avea lo scettro in mano. Gli fu poi data sepoltura in San -Giovanni in Conca, dove tuttavia si mira la statua sua a cavallo. -Potrebbe taluno maravigliarsi come di tanti principi, a' quali avea -maritate Bernabò le sue figliuole, niuno alzasse mai un dito per aiutar -lui o i suoi figliuoli. Ma così potente quasi in un momento divenne -Gian-Galeazzo, che non osò alcuno d'affacciarsi; e poi a debil canna -d'ordinario s'attiene chi si fida delle parentele. Per altro Galeazzo -sapea l'arte di governar popoli. Consolò ogni città col diminuir le -loro contribuzioni e gabelle, accordar que' privilegii che gli erano -chiesti, levar gli abusi passati, e far ministrare buona giustizia ad -ognuno. Il Gazata[1970], che fioriva in questi tempi, racconta aver -egli ridotto l'aggravio di mille e ducento fiorini d'oro, che pagava il -popolo di Reggio ogni mese, a soli quattrocento: conchiudendo ch'egli -trasse dall'inferno le città già suddite di Bernabò, e le mise in -paradiso. La tirannia, la crudeltà e il troppo salassare i popoli non -furono mai il vero mezzo per continuare o propagare i dominii. - -Fu in quest'anno guerra nel Friuli. Avea _papa Urbano_ conferito il -patriarcato d'Aquileia in commenda a _Filippo d'Alanzone_ della real -casa di Francia, cardinale vescovo di Sabina, e sua creatura[1971]. -S'ebbero a male quei d'Udine, perchè chiesa cotanto insigne e -fornita di sì nobil principato fosse ridotta alla condizion di -tante badie, allora date in commenda, cioè in preda ai cacciatori -di beni ecclesiastici, senza dar loro un vero patriarca. Però nol -vollero accettar per signore, e pochi furono que' luoghi che a lui -si sottomettessero. Si venne perciò all'armi. Ricorse il cardinale -a _Francesco da Carrara_ signor di Padova, siccome confinante per -la tenuta di Trivigi, Ceneda, Belluno e Feltre; anzi fece a lui -raccomandare da _papa Urbano_ la protezione de' suoi affari. Perchè la -brama o avidità di accrescere i proprii Stati è una febbre innata in -tutti i dominanti, ma in chi più, in chi meno gagliarda a misura delle -forze; il Carrarese vi saltò dentro a piè pari. Non è se non probabile -che egli meditasse di procacciarsi una parte almeno di que' dominii. -Ma i _Veneziani_, a' quali stava sul cuore ogni movimento del Carrarese -odiato, si misero segretamente a dar aiuti di gente e danaro al comune -di Udine. Nè ciò bastando, mossero contra di Francesco da Carrara il -signor di Verona e Vicenza, cioè il giovane _Antonio dalla Scala_, -pagandogli sotto mano ogni mese quindici mila fiorini d'oro. Invanitosi -lo Scaligero per aver dalla sua la possente repubblica di Venezia, per -quante preghiere e ragioni adoperassero gli ambasciatori padovani, non -si volle mai rimuovere dal contratto impegno; e, fatta massa di gente, -dimandò il passo per mandarla in Friuli in aiuto di Udine. Questo -gli fu negato; e però cominciò a far delle scorrerie sul Padovano. Il -Carrarese anch'egli per rendergli la pariglia, e a più doppii, fece -cavalcar le sue genti con quelle del patriarca d'Aquileia sul Veronese -e Vicentino, che ne riportarono inestimabil bottino. Mandò Antonio -dalla Scala a dolersene col Carrarese, e gli fece con alterigia sapere -di volerne vendetta, quand'anche dovesse perdere Verona e Vicenza; e -che forse riuscirebbe ad un can giovine di prendere una volpe vecchia. -_Francesco da Carrara_ rigettò sulle genti del patriarca quell'insulto, -e saggiamente si offerì di far pace, e di rifare i danni dati. Ma lo -Scaligero, sempre più alzando la testa, persistè nel suo proposito, ed -attese più che prima a fornirsi di soldati. Nell'anno presente[1972] -cessò di vivere in Rimini _Galeotto Malatesta_ signore di quella città, -rinomato per la sua prodezza e saviezza. _Pandolfo_ e _Carlo_ suoi -figliuoli unitamente succederono ne' suoi Stati. Furono ancora novità -a' dì 13 di dicembre nella città di Forlì[1973]. Quivi signoreggiava -_Sinibaldo degli Ordelaffi_. Gli vollero risparmiar la fatica di -comandare due suoi nipoti _Pino_ e _Cecco degli Ordelaffi_; e però il -presero e cacciarono in prigione, assumendo essi l'intero dominio di -quella città. - -NOTE: - -[1958] Theod. de Niem, Hist. Gobelin. in Cosmod. - -[1959] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[1960] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1961] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di -Milano. - -[1962] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[1963] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[1964] Gatari, Istor. di Padov., tom. 17 Rer. Ital. - -[1965] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[1966] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1967] Corio, Istoria di Milano. - -[1968] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[1969] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova, -tom. 17 Rer. Ital. - -[1970] Gazata, Chronic., tom. 18 Rer. Ital. - -[1971] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova, -tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXVI. Indiz. IX. - - URBANO VI papa 9. - VENCESLAO re de' Romani 9. - - -Dimorava tuttavia _papa Urbano_ in Genova. Per soddisfare a quella -repubblica[1974], che dicea d'avere speso sessanta mila fiorini -nell'armamento delle dieci galee inviate per trasportarlo colà, pagò -colla roba altrui, cioè diede loro sotto l'apparente titolo di pegno -tre terre che erano del vescovo d'Albenga. Intanto teneva in dure -prigioni rinchiusi i sei cardinali seco condotti. Racconta Lorenzo -Bonincontro[1975], che essendosi, nel venire esso papa a Genova, -fermato colle galee genovesi in Porto Pisano, _Pietro Gambacorta_, -signore allora di Pisa, fu ad onorarlo, e insieme a pregarlo di mettere -in libertà quegl'infelici porporati. Se li fece Urbano venire davanti: -cadeano loro le vesti di dosso, erano squallidi e con barba lunga. Con -aspre parole rinfacciò loro il delitto commesso; ma eglino protestarono -d'essere innocenti, e il chiamarono al giudizio di Dio, cioè a rendere -conto della crudeltà che loro usava. Diede nelle smanie il pontefice, e -li rimandò in galera, con rispondere poscia al Gambacorta, non meritar -costoro compassione, dacchè non voleano chieder perdono del loro -reato. In Genova[1976] alle forti istanze del re d'Inghilterra liberò -il _cardinale Adamo Eston_ Inglese. Gli amici degli altri cardinali, -uno de' quali era genovese, fecero più istanze ed anche delle congiure -per liberarli. A nulla servì. Stette saldo il papa, e in fine, sempre -diffidando di tutti quei che entravano nel suo palazzo, arrivò a farli -morire. Chi disse che furono affogati in mare entro dei sacchi; ma -Gobelino scrisse[1977] che furono strangolati in prigione. Senza orrore -non si possono leggere azioni tali, che pregiudicarono troppo alla fama -di questo pontefice. E perciocchè la congiura poco fa accennata per -mettere in libertà quei miseri fece sospettare al papa che ne fossero -autori due de' suoi cardinali, cioè _Pileo da Prata arcivescovo_ di -Ravenna, e _Galeotto Tarlato_ da Pietramala; amendue, conoscendo a -che pericolo fosse esposto chi solamente cadeva in sospetto presso un -pontefice sì violento, se ne fuggirono da Genova, e andarono da lì a -qualche tempo ad unirsi coll'antipapa _Clemente_. Intanto i Genovesi -poco rispetto portavano a lui, e gli usarono anche delle insolenze, -tanto col non fare giustizia dei congiurati suddetti, quanto col -mandare i birri a far prigioni alcuni della famiglia d'esso papa nello -stesso suo palazzo[1978]. Il perchè Urbano, veggendosi strapazzato, -determinò di mutar residenza; e nel mese di dicembre imbarcatosi, passò -nella città di Lucca, dove nella vigilia del Natale con gran solennità, -e coll'ossequio dovuto al vicario di Cristo, fu accolto. - -Per la morte del re _Lodovico_ d'Ungheria pretendea, siccome dicemmo, -_Carlo re di Napoli_ a quel regno. Appena dunque si fu allontanato -dalle sue contrade _papa Urbano_, ancorchè restassero molti baroni e -città in ribellione, pur volle accudire a quella conquista, sperando -poscia colle forze degli Ungheri di poter più facilmente sbrigarsi -da quei ribelli. E non gli mancavano frequenti e pressanti inviti dei -principali baroni dell'Ungheria, dove egli stesso era stato allevato, -e conservava non pochi amici. Fidatosi di così grandi promesse[1979], -nel dì 4 di settembre dell'anno precedente s'imbarcò, e con sole -quattro galee e poca gente d'armi animosamente navigò verso il -litorale dell'Ungheria. Quantunque la _regina Maria_, divenuta moglie -di _Sigismondo_, fratello di _Venceslao re de' Romani_, possedesse -quel regno, pure si trovava esso lacerato da diverse animose fazioni, -volendo ognuna d'esse superiorizzare[1980]. Quivi dunque fu ricevuto -il re Carlo con grande allegrezza e colle possibili dimostrazioni -d'ossequio da ognuno, e nominatamente dalla regina Maria, e dalla -_regina Elisabetta_ sua madre, con passar fra di loro vicendevoli -carezze. Andò tanto innanzi il maneggio, che di consentimento -della maggior parte de' baroni _Carlo_ fu coronato in Alba Reale re -d'Ungheria. Portata questa nuova a Napoli nel dì 2 di febbraio, se ne -fece gran festa; ma non tardò molto a seguirne il pianto. Le regine -d'Ungheria, che aveano fin qui dissimulato il lor odio contra del -re Carlo, sperando che andassero a voto i di lui disegni, allorchè -si videro spossessate affatto del dominio, e passata in capo di lui -la corona[1981], tramarono col _conte Niccolò da Zara_, col vescovo -di Cinque Chiese e con altri baroni di lor seguito la morte del re -novello. Mentre egli dunque si trovava con esse in una camera, entrò un -Unghero che mortalmente il ferì nel capo a dì 7 di febbraio, e poi se -ne fuggì, mostrando intanto le regine grande smania per tal tradimento. -Forse sarebbe egli guarito dalla mortal ferita; ma il veleno fece del -resto, di maniera che nel dì 24 d'esso mese con sentimenti cristiani -terminò il suo vivere. Seguirono poi terribili rivoluzioni in Ungheria -per cagione di questo eccesso, e ne furono aspramente perseguitate le -regine, e tolta anche la vita alla madre; ma non appartenendo alla -storia nostra quegli affari, li tralascio. Di esso Carlo restarono -due figliuoli, _Ladislao_ e _Giovanna_, amendue, perchè d'età incapace -al governo, sotto la tutela della _regina Margherita_ lor madre. Ma, -uditasi la morte del re, allora sì che il partito degli Angioini si -rinvigorì, e tutti i ribelli alzarono il capo. Non tardò ad accendersi -più che mai la guerra. Tutta la casa Sanseverina, i conti di Cupersano, -quei d'Ariano, di Caserta ed altri baroni vennero fin sotto Napoli -con quattro mila e settecento cavalli; castello Sant'Ermo si ribellò; -Napoli stessa, senza voler ubbidire alla regina, volle governarsi coi -proprii uffiziali. Ed intanto i Sanseverini spedirono Ugo della lor -casa in Francia, per far venire il giovinetto duca d'Angiò, e signor -di Provenza, cioè _Lodovico_ figliuolo dell'altro _Lodovico d'Angiò_, -morto nell'anno antecedente, come s'è detto, in Bari[1982]. Perchè una -nave veneta carica di preziose merci, ma conquassata da una tempesta, -era giunta a Napoli, e ne fu occupato tutto il carico della regina -Margherita, se ne seppero ben vendicare i Veneziani: cioè le tolsero -l'isola di Corfù e la città di Durazzo, incorporandole col loro -dominio. - -Sempre più s'andava riscaldando la guerra insorta tra _Antonio dalla -Scala_ signor di Verona e Vicenza, e _Francesco da Carrara_ signor di -Padova e Trivigi. Dopo varie ostilità riuscì nel dì 23 di giugno[1983] -a _Cortesia da Sarego_, generale dell'armata veronese, e cognato -dello stesso Scaligero, di superare i passi, e di entrar vittorioso -sul Padovano, con far di molti prigioni, e stendere poi le scorrerie -e i saccheggi sino alle porte di Padova. Quanto si ringalluzzì per -questo felice colpo lo Scaligero, altrettanto restò piena d'affanni -la città di Padova. Ma _Francesco da Carrara_, dopo aver confortato -il popolo suo, ed animatolo a rifarsi del danno, mosse l'esercito -suo contra dei nemici, che s'erano accampati alle Brentelle. Suo -capitan generale era _Giovanni d'Azzo degli Ubaldini_, maestro di -guerra. Il vecchio Gataro vi mette anche _Giovanni Aucud, Ugolotto -Biancardo, Antonio Balestrazzo, Brogia, Biordo, Giacomo da Carrara_, -il _conte da Carrara_, fratelli naturali di Francesco. Ma il testo di -quell'autore è qui difettoso; e s'ha da attendere l'altro del Gataro -giovine, senza confondere le imprese dell'anno seguente col presente. -Incontratesi dunque le due armate nel dì 25 di giugno, come ha anche il -Gazata[1984], vennero ad una general battaglia; e sul primo incontro -furono rovesciate le schiere de' contadini padovani, e messe in fuga. -Ma l'accorto Giovanni d'Azzo colle milizie veterane sì fieramente -assalì le squadre nemiche, benchè molto superiori di numero, che le -ruppe, e ne riportò un'intera vittoria. Restarono prigionieri lo stesso -_Cortesia da Sarego_ generale dei Veronesi, _Ostasio da Polenta_, ed -un gran numero di altri nobili o conestabili, tutti registrati dai -Gatari e dall'autore della Cronica Estense[1985]. Diconsi ancora fatti -prigionieri quattro mila e quattrocento sessanta soldati da piè e da -cavallo, e tre mila quattrocento cinquanta di bassa condizione. Gran -lunga meno ne dice il suddetto Cronista Estense, che merita in ciò, a -mio credere, più fede. Degli uccisi o annegati ottocento ventuno se ne -contarono; scrive il Gazata mille e ottocento, e che il fatto d'armi -durò quindici ore. Tutto allegro veniva al campo _Antonio dalla Scala_, -perchè sul principio volò a lui l'avviso che i Padovani erano già in -rotta. Sopraggiuntagli dipoi la nuova della totale sconfitta de' suoi, -in fretta se ne tornò a Verona, malcontento sicuramente di sè stesso -e dei suoi. Dopo questa vittoria, la quale non so come viene posta dal -sopraddetto Cronista Estense circa il dì 12 di maggio, spedì _Francesco -da Carrara_ ambasciatori a Verona per esortar lo Scaligero ad una buona -pace, con offerir anche onesti patti. Non ne riportarono essi se non -delle orgogliose risposte. Anzi si diede lo Scaligero ad assoldare più -che mai gente, e condusse il _conte Lucio Lando_ al suo servigio con -cinquecento lancie e quattrocento fanti. Riscattò ancora con danari -i nobili prigioni. All'incontro, il Carrarese spinse le vittoriose -sue milizie sul Veronese, che vi recarono immensi danni, e presero la -bastia di Revolone. Trasse egli ancora al suo soldo il famoso capitan -di guerra _Giovanni Aucud_, e maggiormente rinforzò l'esercito suo. -Per lo contrario, rimesso in forze lo Scaligero, e creato suo capitan -generale il suddetto conte Lucio, portò la guerra sul Trivisano, e -fece di molti progressi e danni. Continuarono dunque le ostilità con -gran vigore, finchè il verno consigliò tutti a prendere riposo. Ebbero -guerra nella primavera dell'anno presente[1986] i Bolognesi contra -de' conti di Barbiano, ed assediarono quel castello. Al loro soldo si -trovava il conte Lucio suddetto, che, secondo sua usanza, li tradì, -e però nel dì 8 d'aprile si aggiustarono quelle differenze, restando -il _conte Giovanni_ padrone come prima di quel castello. Fecero i -Bolognesi dipignere nel loro palazzo il suddetto conte Lucio, come -traditore, impiccato per un piede. S'era costui ritirato a Faenza, ed, -unitosi con _Astorre dei Manfredi_ signor di quella città, tornò ad -infestare ii territorio bolognese, e a tener mano coi Pepoli banditi -per farli ritornare in Bologna: il che costò la vita o il bando a -molti. Oltre a ciò, nel dì 15 di giugno cavalcarono con tutte le lor -forze i Bolognesi fino alle porte di Faenza, ardendo e saccheggiando. -Seguì poscia accordo fra essi ed Astorre de' Manfredi. Ma nel dicembre -di nuovo il conte Lucio colla sua compagnia venne sul Bolognese per -vendicarsi dell'affronto a lui fatto, e grandi ruberie ed incendii ne -seguirono. - -NOTE: - -[1972] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[1973] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic. Annales Forolivienses, tom. -22 Rer. Ital. - -[1974] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[1975] Bonincontrus, Annal., tom. 16 Rer. Ital. Sozomenus, Histor., -tom. eod. - -[1976] Theodoricus de Niem, Hist. - -[1977] Gobelinus, in Cosmod. - -[1978] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast. Gazata, Chron., tom. 18 Rer. -Ital. - -[1979] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[1980] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Bonfin., de Reb. -Hung. - -[1981] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1982] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[1983] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Italic. - -[1984] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Italic. - -[1985] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Redus., Chron., tom. 19 -Rer. Ital. - -[1986] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. Gazata, Chron. Regiens., tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXVII. Indiz. X. - - URBANO VI papa 10. - VENCESLAO re de' Romani 10. - - -Era tutto sconvolto, siccome dicemmo, per la morte del _re Carlo_ -il regno di Napoli; crebbero nell'anno presente i guai in quelle -contrade. Perciocchè avendo i Sanseverini ed altri baroni del partito -angioino commosso il giovinetto _Lodovico duca d'Angiò_, che s'era -già intitolato re di Sicilia, cioè di Napoli, a venire in Italia, -promettendogli la conquista di quel regno, egli mandò innanzi _Ottone, -duca di Brunsvich_ e principe di Taranto, con grandi forze. Ottone, -siccome pratico del paese, prese quell'assunto, meditando vendetta -della morte data alla _regina Giovanna_ già sua moglie dal _re Carlo_ -contra dei di lui figliuoli[1987]. Nel dì primo di giugno, unito egli -coi Sanseverini e cogli altri baroni della sua lega, e con un copioso -esercito, marciò alla volta di Napoli, incoraggito dalle dissensioni -che bollivano fra la _regina Margherita_ e i governatori della città -eletti da quella nobiltà e popolo. Fu permesso a' suoi soldati di -entrare nella città a cinquanta e sessanta per volta per fornirsi del -bisognevole. Ciò dispiacendo alla fazion del _re Ladislao_ e della -regina sua madre, si venne un giorno a battaglia, acclamando gli uni -il _re Ladislao_ e _papa Urbano_, ed altri il _re Lodovico_. S'inoltrò -sì forte la briga, che la regina, temendo di sè e de' suoi figliuoli, -nel dì 8 di luglio, dal castello dell'Uovo si trasferì a Gaeta, dove -poi si fermò per anni parecchi. Venne _Raimondo Orsino_ conte di -Nola per sostenere la signoria della regina e la divozione a papa -Urbano; ma essendo riuscito ad Ottone duca di Brunsvich d'entrare in -Napoli nel dì 20 del suddetto luglio[1988], non passò quel mese che -prevalse affatto il partito angioino. Furono spediti ambasciatori al -_re Lodovico_ e all'antipapa _Clemente_, di modo che fu obbligato in -quella città chi teneva per papa Urbano e pel re Ladislao a tacere. -Vendetta allora fu fatta contra di coloro che si credeano aver avuta -parte nella morte data alla regina Giovanna. Dimorava intanto _papa -Urbano_ in Lucca, mirando con dispetto le rivoluzioni di Napoli, tutte -contrarie a' suoi interessi[1989]. Detestava egli Lodovico d'Angiò -suo nemico e protettore del falso pontefice; ma non per questo aderiva -punto al re Ladislao e alla regina Margherita sua madre. Avendo egli -già fulminata la sentenza contra del re Carlo, e dichiarato devoluto -il regno, non sapea fare un passo indietro. Gli mandò bensì la _regina -Margherita_ a Genova ambasciatori, pregandolo d'avere misericordia -de' suoi figliuoli, e di permettere che all'ucciso re suo consorte -fosse data l'ecclesiastica sepoltura. Anzi, sperando maggiormente -di placarlo, liberò dalle carceri Francesco Butillo nipote di lui, e -gliel'inviò fino a Genova. Nulla si potè per questo ammollire il duro -cuore d'Urbano, che più che mai seguitò a far processi, e ad aggiugnere -condanne a condanne contra della regina e de' suoi figliuoli; levò -anche loro il principato d'Acaia. Gli cadde poscia in pensiero di poter -conquistare per la santa Sede il regno di Napoli in mezzo ai rivali -partiti; e giacchè era stato ucciso in Viterbo dai Romani _Angelo -prefetto di Roma_, ed era tornata quella città alla sua ubbidienza, da -Lucca nel dì 23 di settembre si mosse egli, e trasferissi a Perugia, -per essere più a portata dell'esecuzione de' suoi disegni. - -Poichè non aveva potuto _Francesco da Carrara_ indurre alla pace lo -sconsigliato _Antonio dalla Scala_, non lasciò da lì innanzi via -alcuna per atterrarlo affatto[1990]. Ebbe maniera di staccare da -lui il _conte Lucio_, con promettergli dieci mila fiorini d'oro per -regalo; e costui se n'andò. Quindi nello stesso mese di gennaio inviò -l'esercito a' danni del Veronese sotto il comando di _Giovanni d'Azzo_ -e di _Giovanni Aucud_, due valenti e insieme accortissimi capitani, -i quali per miracolo andavano ben d'accordo nel maneggio di questa -guerra. Era con loro _Francesco Novello da Carrara_, primogenito del -medesimo signor di Padova, con altri valorosi condottieri d'armi. Per -lo spazio di quarantacinque giorni, dacchè furono entrati nel Veronese, -continuarono a dare il guasto e saccheggio al paese. Ma usciti in -questo mentre in campagna anche _Giovanni degli Ordelaffi_ di Forlì -e _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna, capitani dello Scaligero, -con armata più numerosa, cominciarono ad angustiar quella di Padova, -con impedir le vettovaglie e levarle i foraggi; di maniera che furono -obbligate le genti carraresi a ritirarsi a poco a poco per tornarsene -sul Padovano. Grandi furono i disagi che patirono nel retrocedere, e si -fu più volte vicino ad un fatto d'armi; ma gli avveduti generali de' -Carraresi lo schivarono sempre per la debolezza in cui si trovavano -le affamate loro milizie, tutto dì inseguite e molestate da' nemici. -Allorchè furono essi giunti verso Castelbaldo al Castagnaro, talmente -si videro incalzati e stretti dall'esercito veronese, che nel dì 11 -di marzo convenne prendere battaglia. Vantaggiosamente si postarono i -Padovani a un largo fosso, e quivi sostennero, anzi ributtarono più -volte i nemici, essendo già da qualche tempo introdotto l'uso delle -bombarde da fuoco, le quali faceano grande strepito e strage. Dacchè -ebbero i saggi capitani de' Carraresi fatto calar la baldanza all'oste -contraria, _Giovanni Aucud_ passò il fosso co' suoi, e con tal empito -e forza assalì i Veronesi, che andarono a terra le lor bandiere, e in -rotta tutto il campo loro. Secondo la lista che ne lasciarono i Gatari, -restarono prigionieri circa quattro mila secento venti uomini d'armi a -cavallo, fanti ottocento quaranta, e i due generali dello Scaligero, -cioè _Giovanni degli Ordelaffi_ ed _Ostasio da Polenta_[1991], con -altri assai nobili capitani, che furono poi tutti trionfalmente -introdotti in Padova. Ma neppure per questa sì grave sconfitta -prese miglior consiglio _Antonio dalla Scala_. Nel suo maltalento il -mantennero i Veneziani, che gli mandarono tosto quaranta mila fiorini -d'oro, promettendone anche più. E però quantunque il Carrarese di nuovo -mandasse ambasciatori ad offerirgli pace, più testardo e adirato che -mai contra del Carrarese, serrò gli orecchi ad ogni aggiustamento, -e deluse ancora le pratiche fatte da _Venceslao re de' Romani_ per -riunir gli animi loro. Costò caro ai Veronesi e Vicentini questa pazza -ritrosia del loro signore, perchè entrata ne' lor territorii l'armata -dei Padovani, portò il sacco e la desolazione sino alle porte di -Verona. - -Stava intanto con occhio cerviere mirando queste rotture -_Gian-Galeazzo_ signor di Milano, e da quell'astuto che era pensò -tosto a rivolgerle in profitto suo. Avea già nel precedente anno -spediti ambasciatori tanto allo Scaligero che al Carrarese, offerendo -lega nello stesso tempo ad amendue. Molto più continuò questo -giuoco nell'anno presente. _Francesco da Carrara_, tra perchè gli -premeva di non aver per nemico il potentissimo Visconte, con cui lo -Scaligero era come d'accordo, e perchè vantaggiose esibizioni erano -a lui fatte dal Visconte, strinse in fine lega nel dì 19 d'aprile -dell'anno corrente con lui. I patti erano, che vincendo toccasse a -_Gian-Galeazzo_ Verona[1992], e al _Carrarese_ Vicenza. Nel giorno -stesso mandò il Visconte la disfida ad _Antonio dalla Scala_, -allegando que' pretesti di muovergli guerra che non mancarono mai a -chi colla voglia di conquistare può congiugnere le forze. Fu permesso -a _Giovanni d'Azzo_ di passare ai servigi del conte di Virtù, cioè -dello stesso Gian-Galeazzo, che continuava a farsi chiamare così; e -_Giovanni Aucud_ anch'egli prese congedo dal signore di Padova. Restò -nondimeno il Carrarese ben fornito di gente, e mentre il conte di Virtù -mosse le sue armi contro lo Scaligero, e s'impadronì del castello di -Garda, anch'egli spedì _Francesco Novello_ suo figliuolo ed _Ugolotto -Biancardo_ suo generale sotto Vicenza. Fu molto bersagliata quella -città, ma fu anche ben difesa, senza mai voler ascoltare proposizioni -di resa. Di belle, ma simulate parole non di meno diedero que' -cittadini, tanto che indussero l'esercito padovano a levar l'assedio, -per attendere all'acquisto di varie terre tanto di quel territorio che -del Friuli, giacchè Francesco da Carrara nello stesso tempo attendeva -a quelle contrade[1993]. Nel venerdì santo, d'aprile, entrarono per -forza in Aquileia le genti sue, uccisero quegli abitanti, orridamente -saccheggiarono fin le chiese, con asportarne i vasi sacri e le -reliquie. E nella stessa maniera s'impossessarono nel settembre di -Sacile e d'altri luoghi. Trovandosi _Antonio dalla Scala_ in mezzo a -questi due fuochi, e senza soccorso de' Veneziani, ch'erano dietro a -ricuperar la Dalmazia; allora fu che conobbe gl'irremediabili falli -delle sue malnate passioni, e che l'ira di Dio era sopra di lui. -Mosse il re de' Romani _Venceslao_ a ripigliare i negoziati di pace, -e vennero in fatti nuovi ambasciatori a trattare col conte di Virtù, -il quale colle sue arti li tenne a bada, tanto che eseguì i segreti -suoi maneggi. Erano questi un trattato tenuto da Guglielmo Bevilacqua -nella città di Verona, che scoppiò nella notte del dì 18 d'ottobre. -Troppo era stanco di quella guerra, e delle gravezze e de' saccheggi -il popolo di Verona. Coll'aiuto d'alcuni cittadini traditori, dopo un -fiero assalto dato alla porta di San Massimo, riuscì all'armi del conte -di Virtù d'entrare in quella città. Antonio dalla Scala, consegnato -il castello in mano a _Corrado Cangier_ ambasciatore cesareo, se ne -fuggì colla sua famiglia in barca per l'Adige a Venezia. Poco stette -l'ambasciatore a far mercato del medesimo castello, e, ricevuta gran -somma di danaro, se ne tornò col buon giorno in Germania. - -Trovatisi poi quivi i segnali di tutte le fortezze, e di Vicenza -stessa, il Bevilacqua tosto cavalcò a Vicenza con essi nel dì 21 del -suddetto ottobre; e quel popolo fu ben istruito a rendersi a _Caterina_ -moglie del _conte di Virtù_, la quale, siccome figliuola di _Regina -dalla Scala_, pretendeva al dominio di quella città; e con patto di non -essere mai dati in mano del signore di Padova, troppo da loro odiato. -_Antonio dalla Scala_ dipoi rifugiatosi a Venezia, ma non sovvenuto -dai Veneziani, e disprezzato dai Fiorentini e dal papa, per qualche -tempo se n'andò ramingo. Finalmente, venendo con molti armati dalla -Toscana nel mese d'agosto, sorpreso da malore (e fu detto per veleno) -nelle montagne di Forlì, ossia di Faenza, miseramente terminò nell'anno -seguente i suoi giorni, e tutto l'arnese suo andò a sacco[1994]. Lasciò -un figliuolo maschio, tre figliuole e la moglie in istato poverissimo, -a' quali fu assegnato il vitto dalla signoria di Venezia. Così quasi -in un momento venne a mancare la signoria della famosa e potente -famiglia _dalla Scala_ per la pazza condotta di Antonio, nella cui -caduta e morte parve al pubblico di riconoscere i giudizii di Dio per -l'assassinio da lui fatto al fratello. Si credeva poi _Francesco da -Carrara_ di cogliere anch'egli il frutto della guerra con Vicenza, -a tenore delle capitolazioni della lega; ma ebbe che fare con un più -furbo di lui. Scusandosi Gian-Galeazzo di non voler pregiudicare alle -ragioni della moglie, alla quale, e non a lui, s'era data Vicenza, -ritenne ancor quella per sè, facendo dipoi intimazione al Carrarese -di non molestar da lì innanzi quel territorio[1995]. Che confusione, -che rabbia allora rodesse il cuore di Francesco da Carrara, si può -facilmente intendere. Per isbrigarsi da un debile nemico, se n'era -tirato addosso un più potente, e il principio della sua rovina. -Non dovea egli avere mai letto cosa fosse la società leonina. La -_regina Margherita_ tenne in quest'anno la città di Napoli ristretta -per mare. Era quel popolo senza vettovaglia[1996]. L'industria e il -valore di _Ottone duca di Brunsvich_ e principe di Taranto sostenne -quella città in maniera che fu provveduta, e schivò il pericolo di -rendersi. Ma inviato dal r_e Lodovico monsignor di Mongioia_ per vicerè -e governatore di quella città, Ottone, di ciò disgustato, si ritirò -colle sue genti a Sant'Agata, e passò ai servigi del re Ladislao. -Il castello dell'Uovo restava tuttavia in potere della _regina -Margherita_ madre d'esso Ladislao. Voglioso intanto _Gian-Galeazzo -Visconte_ di conservare ed accrescere la sua parentela colla real casa -di Francia[1997], diede nell'anno presente in moglie _Valentina_ sua -unica figliuola a _Lodovico duca di Turena_ conte di Valois e fratello -del re di Francia; parentado che egli piuttosto comperò, perchè diede -in dote al genero ed immediatamente consegnò la città d'Asti con -varie castella del Piemonte. Dicesi che ne furono malcontenti gli -Astigiani. Se ne ricordi il lettore, perchè vedremo questo matrimonio -origine di gravi sconvolgimenti nello Stato di Milano. Presso Benvenuto -da San Giorgio[1998] si legge lo strumento dotale d'essa Valentina -coll'enumerazione di tutti i luoghi ceduti dal Visconte ad esso -Lodovico suo genero. - -NOTE: - -[1987] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[1988] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1989] Theodericus de Niem, lib. 1, cap. 63. - -[1990] Gatari, Istoria di Padova, tom. 18 Rer. Ital. - -[1991] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[1992] Corio, Istor. di Milano. - -[1993] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. - -[1994] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., -tom. 21 Rer. Italic. Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Italic. Chron. -Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18 -Rer. Ital. - -[1995] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova, -tom. 18 Rer. Ital. - -[1996] Giornal. Napolit., tom. 21 Rer. Ital. - -[1997] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXVIII. Indiz. XI. - - URBANO VI papa 11. - VENCESLAO re de' Romani 11. - - -Fisso stava _papa Urbano_ nel proponimento suo d'essere nemico a tutti -e due i re litiganti pel regno di Napoli, cioè a _Ladislao di Durazzo_ -e a _Lodovico II d'Angiò_, lusingandosi egli di poter conquistare quel -regno (per suo nipote, come fu creduto), dicendo d'esserne egli solo -il padrone[1999]. Cercò aiuti da _Martino_ e _Maria_ re di Sicilia; -assoldò ancora molte soldatesche in Toscana e nel Patrimonio; mossesi -in fine da Perugia per accostarsi maggiormente ai confini di Napoli. -Ma, precipitato a terra nel viaggio dal mulo ch'egli cavalcava, -e ferito in più parti, si fece condurre a Ferentino, senza voler -badare alle preghiere di molti Romani accorsi per invitarlo a Roma. -Tuttavia, perchè s'ammutinarono le milizie sue e l'abbandonarono, -egli, vedendo fallite le sue speranze guerriere, nel novembre -s'appigliò alla risoluzione di restituirsi a Roma, dove con poco -onore entrò. Fu maggiormente assediato in quest'anno dal Mongioia e -da' Napoletani angioini il castello di Capuana, che tuttavia ubbidiva -al _re Ladislao_. Si difese per quanto potè il castellano; ma da che -non venne fatto ad _Ottone duca di Brunsvich_ e al _conte Alberico_ -gran contestabile di dargli soccorso, tuttochè vi fossero accorsi con -quattro mila e cinquecento cavalli, il castellano, non potendo più -reggere, capitolò la resa nel dì 22 di aprile. Portò poscia il Mongioia -l'assedio a Castel Nuovo; ma non potè mettervi il piede, perchè, venuti -da Gaeta aiuti agli assediati, questi non si lasciarono più far paura -da lì innanzi. Altri vedrà se questi fatti piuttosto appartenessero -all'anno seguente. Di grandi mali faceano in questi tempi i -corsari[2000] Mori di Tunisi ai lidi de' cristiani nel Mediterraneo. -Spezialmente n'erano in pena _Martino e Maria re di Sicilia_. Adunque, -per reprimere la baldanza di que' Barbari, s'accordarono co' Genovesi -e Pisani, e composero una flotta di venti galee. Quindici d'esse -furono di Genovesi sotto il comando di _Raffaello Adorno_. Ammiraglio -dello stuolo fu _Manfredi di Chiaramonte_. Presero questi combattenti -cristiani a forza d'armi l'isola di Zerbi, e quivi si fortificarono. -Diede fine in quest'anno al suo vivere[2001] _Niccolò II marchese -d'Este_, signor di Ferrara, Modena, Comacchio e Rovigo, nel dì 26 di -marzo. Il magnifico suo, funerale fu accompagnalo dalle lagrime di -molti. Passò la signoria al _marchese Alberto_ suo fratello, contra del -quale fu nel prossimo maggio scoperta una congiura[2002], maneggiata -dal signore di Padova e da' Fiorentini, che mal sofferivano di vederlo -divenuto amico del conte di Virtù. Il disegno era di ucciderlo, e di -trasferire il dominio in _Obizzo Estense_ suo nipote, figliuolo del già -_marchese Aldrovandino_. Vi teneva mano anche la madre d'esso Obizzo. -Fecesi rigorosa giustizia per questo. In fatti, se il defunto marchese -Niccolò fu in addietro nemico dichiarato de' Visconti, non volle già -imitarlo in questo il marchese Alberto. Anzi andò egli in persona con -accompagnamento nobile nel dì 25 d'aprile a visitare _Gian-Galeazzo_ -conte di Virtù, che tuttavia tenea la sua residenza in Pavia, e seco -entrò in lega per le imprese che quell'astuto principe andava tutto dì -macchinando. - -Quanto più _Francesco da Carrara_ signor di Padova ruminava il grande -inganno fattogli dal suddetto Gian-Galeazzo, occupatore di Vicenza -contro i patti della lega, tanto meno poteva egli astenersi dal -chiamarlo spergiuro e traditore. E per tale il pubblicò anche nelle -lettere scritte a tutti i principi. Durerà fatica il lettore a credere -ciò che i Gatari[2003] lasciarono scritto; cioè che lo stesso Visconte -il fece consigliare di lagnarsi di lui, per aver campo di vincere nel -suo consiglio che fosse consegnata Vicenza al Carrarese. Più verisimile -sembra che il dispetto naturalmente facesse prorompere Francesco -da Carrara in invettive contra di chi l'avea burlato col mancare sì -patentemente all'obbligo e ai patti. Ma ciò fece un bel giuoco al conte -di Virtù, perchè gli servì di pretesto per intraprendere una nuova -guerra contro alla casa di Carrara. Per effettuar questo disegno, -ed impedire che alcuno non imprendesse la difesa del Carrarese, -trattò e conchiuse lega nel dì 19 di maggio colla _repubblica di -Venezia_[2004], promettendole la signoria di Ceneda, di Trivigi e -d'altri luoghi; con _Alberto marchese di Ferrara_, accordandogli la -restituzione di Este e d'altre terre anticamente spettanti alla casa -estense; con _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, e colla _comunità -di Udine_. Mai non si avvisò Francesco da Carrara, benchè uomo di -somma avvedutezza, che i saggi Veneziani potessero condiscendere alla -maggiore esaltazione del conte di Virtù, e ad avere per confinante -un sì potente signore che già facea paura a tutti. Ma s'ingannò, e -non mancavano a lui peccati da farne penitenza anche in questa vita. -Pertanto, ritrovandosi egli attorniato da tanti nemici, e malveduto -ancora da' Padovani, che mal sofferivano le tante nuove gravezze -loro imposte, prese per necessità la risoluzione a lui suggerita di -rinunziar Padova a _Francesco Novello_ suo figliuolo e di ritirarsi a -Trivigi, dove sperava più amore e fedeltà in quel popolo, tanto da lui -beneficato. Nel dì 29 di giugno seguì la rinunzia, e nel dì seguente -la partenza di Francesco il vecchio alla volta d'esso Trivigi. Fatta -poi la disfida dal _conte di Virtù_, cominciò il suo possente esercito, -guidato da _Giacomo dal Verme_, ad inondare il territorio di Padova. -Altrettanto fecero dal canto loro i Veneziani. E quantunque _Francesco -Novello_ da Carrara animosamente colle sue troppo disuguali forze si -opponesse, pure i nemici ora un luogo ora un altro andavano occupando; -e passati, i serragli, sempre più si avvicinavano a Padova. A queste -sue disavventure si aggiunse più d'una sollevazione fatta contra di lui -dal popolo di Padova, sì per la troppo disgustosa visita della guerra -in casa, come pel desiderio di mutar padrone, sperandone, secondo il -costume delle umane lusinghe, migliore stato. In tal maniera crescendo -ogni dì più il turbine esterno ed interno, Francesco Novello si ridusse -a trattare d'aggiustamento. Mandò suoi ambasciatori al campo nemico, -e finalmente si convenne con Giacomo dal Verme e coi provveditori -veneziani che sarebbe permesso a lui d'andare in persona a trattare gli -affari suoi col conte di Virtù, giacchè s'era egli figurato di poter -ottenere buoni patti dalla magnanimità di quel principe; ma che intanto -il castello di Padova verrebbe consegnato a titolo di deposito in mano -del medesimo Giacomo dal Verme, da restituirsi, qualora non succedesse -l'accordo, con altri patti, registrati nelle Storie dei Gatari. Fecesi -la consegna del castello nel dì 23 di novembre, e in quello stesso -giorno si mosse Francesco Novello da Padova con _Taddea Estense_ sua -moglie, co' figliuoli, e col meglio di sua roba in oro, argento, gioie -e danari, ascendente al valore di trecento mila fiorini d'oro, senza i -panni; e s'inviò colla testa bassa alla volta di Verona per passare a -Pavia. Già la città di Trivigi per sollevazion del popolo, che odiava -il dominio de' Carraresi, s'era data alle armi del Visconte[2005]. -Erasi ritirato nel castello _Francesco il vecchio_. Gli fu spedito -il _marchese Spineta_ Malaspina a consigliarlo di rimettersi alla -generosità del conte di Virtù. Di larghe promesse gli furono fatte, -tanto ch'egli nel dicembre, consegnata quella fortezza agli uffiziali -del Visconte, s'incamminò alla volta di Pavia. Ed ecco in poco tempo -a terra la magnifica _casa da Carrara_, la quale non tardò a provare -in che debili fondamenti ella avesse poste le sue speranze, e qual -capitale s'avesse a fare del genio conquistatore del conte di Virtù. -Intanto Padova, contro i patti, si diede ad esso conte, a cui nel dì 28 -di dicembre fu spedita solenne ambasciata da quel popolo, con detestare -il precedente governo dei Carraresi. Lo stesso fecero tutte le terre e -fortezze, e Feltro e Cividal di Belluno. Oltre all'ingrandimento degli -Stati, ebbe il conte di Virtù la consolazione ancora di veder nato un -figlio maschio da _Caterina Visconte_ sua moglie nel dì 7 di settembre -dell'anno presente[2006], a cui fu posto il nome di _Giovanni Maria_. - -NOTE: - -[1998] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[1999] Raynaldus, Annal. Eccles. Theodoric. de Niem, Histor. Gobel., in -Cosmod. - -[2000] Bonincontrus, Annales, tom. 21 Rer. Ital. Georgius Stella, -Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2001] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital. - -[2002] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. - -[2003] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2004] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCLXXXIX. Indiz. XII. - - BONIFAZIO IX papa 1. - VENCESLAO re de' Romani 12. - - -Dimorando in Roma _papa Urbano VI_, andava meditando d'aprir egli il -giubileo romano per l'anno 1390, giacchè desiderava questa gloria -e contento[2007], con aver insieme ordinato che da lì innanzi ogni -trentatrè anni si celebrasse esso giubileo. Ma verso la metà d'agosto -cominciò a decadere la sua sanità, in maniera che alcuni sospettarono -cagionata da veleno la sua infermità[2008]. Continuò peggiorando sino -al dì 18 di ottobre, in cui Dio il chiamò all'altra vita[2009]. Lasciò -di sè stesso una memoria infausta appresso gli storici, perchè colla -sua imprudenza ed alterigia diede non picciola occasione al deplorabile -scisma suscitato dall'altrui malignità ed ambizione, e perchè uomo -rotto, implacabile, crudele, e volto più che ad altro ad ingrandire i -proprii nipoti, che tardarono poco a svanire con tutte le lor grandezze -e ricchezze. Per questo fu chiamato dall'autore degli Annali di -Forlì[2010]: _Vir pessimus, crudelis, et scandalosus, absque Consilio -cardinalium, cujus dolis schismata incepere in Ecclesia Christi_. Io -so che la sua memoria è difesa dall'Ammirato[2011]; e pure è da pregar -Dio che di simili teste calde, sprezzatrici del consiglio dei fratelli, -ed atte a rovinar sè stesse ed altrui, niuna più sia posta al governo -della Chiesa sua santa. Dai cardinali raunati in Roma al numero di -quattordici fu poscia eletto papa nel dì 2 di novembre il cardinal -_Pietro Tomacelli_ Napoletano, benchè assai giovine, perchè uomo di -petto, che assunse il nome di _Bonifazio IX_, e ricevette la corona -nel dì 11 di esso mese. Eransi lusingati i Franzesi di veder finito -lo scisma colla morte di _papa Urbano VI_, e che il loro antipapa -_Clemente_ verrebbe invitato a Roma. Poco stettero a disingannarsi, -udita la creazion del novello pontefice, il quale non tardò a rimettere -nei lor gradi quattro de' cardinali che per la acerbità del suo -predecessore si erano ritirati dalla Chiesa romana. Continuava intanto -la guerra nel regno di Napoli[2012]; e perciocchè il _re Ladislao_, -dimorante in Gaeta colla _regina Margherita_ sua madre, era giunto ad -età tollerabile per contraere matrimonio, fu conchiuso l'accasamento -di lui con _Costanza_ figliuola di _Manfredi_ potentissimo _conte di -Chiaramonte_ in Sicilia[2013]; e questa nel dì 5 di settembre giunse -a Gaeta, condottavi da quattro galee siciliane. Si accomodò a queste -nozze il giovinetto principe per cogliere una ricca dote in danaro, -di cui era egli allora sommamente necessitoso; ma col tempo vedremo -qual conto egli facesse di questa moglie e degli altrui benefizii. -L'acquisto fatto nell'anno precedente dell'isola di Zerbi verso le -coste dell'Africa[2014] animò maggiormente in quest'anno i cristiani -a tentar nuove imprese contra de' corsari tunesini. Quaranta furono -le galee armate da' Genovesi, comandate da _Giovanni Centurione_, con -venti altri legni grossi. Loro si unirono ancora alcune navi inglesi, -e in questa flotta andò a militare con un corpo di bella gente il _duca -di Borbone_ della casa di Francia. Sbarcarono i cristiani verso Tunisi, -fecero più battaglie, ma con isvantaggio, contro quei Barbari; laonde -se ne tornarono indietro non sol senza guadagno, ma con grave danno e -vergogna loro. - -La potenza di _Gian-Galeazzo Visconte_, appellato conte di Virtù, -la quale a passi di gigante andava crescendo, cominciò a mettere -in apprensione non solamente i Bolognesi, ma anche i Fiorentini. I -primi, perchè temeano ch'egli risvegliasse le pretensioni passate -della casa sua sopra la loro città; e il timore passò presto in -certezza[2015]. Essendosi scoperto nel dì 21 di novembre un trattato -di alcuni cittadini di Bologna di dar quella città al conte di Virtù, -costò loro la testa, e molti altri furono confinati. Per conto poi -dei Fiorentini, vedeano essi che il conte di Virtù facea leva di gente -in Romagna[2016]; eravi principio di rotture coi Sanesi, malcontenti -de' Fiorentini a cagione di Montepulciano, e già inclinati a chiamare -per lor protettore il Visconte, istigati dal desiderio di far calar -l'alterigia a' lor vicini; e già ne aveano impetrato ducento lance. -Ma che? il Visconte colla sua fina politica tanto in voce, che per -mezzo de' suoi ambasciatori, non d'altro parlava che di pace, e si -esibiva ancora a metterla in Toscana. Anzi, per meglio addormentare i -potentati d'Italia, si mostrò ben pronto alla buona volontà di _Pietro -Gambacorta_ signore di Pisa, che facea premura di stabilire una lega -per quiete d'ognuno. In Pisa dunque si trovarono gli ambasciatori del -_Visconte_, di _Ferrara, Mantova, Bologna, Perugia, Siena, Lucca e -Firenze_, degli _Ordelaffi_, dei _Malatesti_ e d'altri signori; e si -stipulò una lega fra loro; con qual frutto, non tarderemo a vederlo. -Fino al dì 16 di febbraio restò la città di Trevigi[2017] in mano -degli uffiziali del conte di Virtù. Forse anche di più vi sarebbe -restata; ma l'apprensione della potenza veneta, e il sapere che il -popolo di quella città acclamò solamente San Marco, e sospirava di -passare sotto il saggio governo de' Veneziani, indussero finalmente -il Visconte a consegnar quella città colle fortezze, e insieme Ceneda -col suo distretto ad essa repubblica in esecuzion de' capitoli della -lega. Parimente nel dì 17 di ottobre mise _Alberto marchese_ di -Ferrara[2018] in possesso della nobil terra d'Este cogli altri luoghi a -lui destinati nella lega suddetta. Nel dì 25 di giugno (e non già nel -dì 15 di novembre, come ha il Corio[2019]) esso conte di Virtù inviò -a Parigi _Valentina_ sua figliuola, maritata a _Lodovico di Valois_, -che già dicemmo duca di Turena e fratello del re di Francia. Negli -Annali Milanesi[2020] e nella Storia del Corio si legge l'ampia nota -dei gioielli, vasi d'oro e di argento, ed altri ricchi arnesi che seco -portò questa principessa in Francia. Nel mese di novembre[2021] era -stato gravemente infermo _Guido da Polenta_ signor di Ravenna, e i suoi -figliuoli _Obizzo_, _Ostasio_ e _Pietro_ già si credeano colla morte di -lui di assumere il sospirato comando. Si riebbe egli dall'infermità; -ma ciò che questa non fece, gli scellerati figliuoli fecero poco -appresso, con prendere il padre, e confinarlo in una prigione, dove (il -quando non si sa) infelicemente egli terminò la sua vita. Il Rossi e -l'autor degli Annali di Forlì[2022] scrivono ciò avvenuto nel dì 28 di -gennaio dell'anno seguente; ma l'autore della Cronica Estense, allora -vivente[2023], mette questo orrido fatto nel dicembre del presente. In -Perugia ancora sorse fiera discordia fra i nobili e il popolo[2024]. -Furono uccisi da esso popolo venti persone di quei che si appellavano -i Beccarini, e più di cinquecento esiliati, con occupar tutti i loro -beni, in guisa che restò come desolata quella città. - -Dimoravano _Francesco il vecchio_ da Carrara in Cremona, e _Francesco -Novello_ suo figliuolo in Milano[2025], continuamente menati a spasso -con belle parole dai ministri di Gian-Galeazzo conte di Virtù, ma -senza mai poter muoversi di colà, e molto men di vedere la faccia -del conte, che risedeva in Pavia. La rabbia di Francesco il giovane -era immensa contra di lui, perchè contra de' patti gli avea preso il -dominio di Padova senza prima seco accordarsi, e senza finora avergli -assegnato alcun onorevol compenso. Tutto dì il chiamava traditore -co' suoi famigliari; gli cadde anche in pensiero di ammazzarlo, e ne -divisò anche la maniera; ma avendo confidato l'affare ad Artuso conte, -nobile padovano, a lui spedito dal padre, questi non per malizia, -ma imprudentemente si lasciò uscir di bocca il segreto, tanto che la -notizia ne pervenne a Gian-Galeazzo. Nulla di meno (e ciò sia detto -in sua lode) Gian-Galeazzo, senza voler imitare i crudi tiranni, lo -scusò, e dopo qualche tempo assegnò al Carrarese il possesso e dominio -del castello di Cortesone nell'Astigiano, abitato da gente micidiaria, -e inoltre cinquecento fiorini d'oro il mese. Mostrò Francesco Novello -d'esserne contento, e solamente chiese licenza di poter abitare per -quattro mesi in Asti, città ceduta dal Visconte al genero suo duca -di Turena, finchè potesse far acconciare la casa dirupata che dovea -servirgli di stanza. Accordatagli tal grazia, e preso il possesso del -castello, andò con _Taddea Estense_ sua moglie ad Asti. Quivi stando, -ossia, come vuole l'Ammirati[2026], che segreto impulso gli fosse dato -dai Fiorentini; oppure, come scrivono gli storici padovani, che lo -sdegno suo incredibile contra del conte di Virtù, e insieme la speranza -di ricuperare la perduta città di Padova, il movessero: determinò di -fuggirsene. Fingendo dunque di voler andare a Vienna del Delfinato per -adempiere un suo voto a santo Antonio, senza chiedere licenza, imprese -il viaggio colla moglie nel mese di marzo di quest'anno, per quanto io -credo, e passò l'Alpi. Nè sì tosto fu uscito de' confini del conte di -Virtù, che fece anche uscir d'Asti tutti i suoi figliuoli, con ordine -di passare a Firenze, dove anch'egli avea stabilito di portarsi. Andato -ad Avignone, trattò coll'antipapa _Clemente_; poscia, imbarcatosi -a Marsiglia, venne verso Genova, e parte per mare, parte per terra -arrivò a Pisa, e finalmente a Firenze, dove si riposò. I pericoli -da lui passati nel viaggio, e i patimenti sofferti furono ben molti. -Bella è la dipintura che ne fa il Gatari iuniore nella sua Cronica. -L'inaspettata fuga del Carrarese sommamente dispiacque a _Gian-Galeazzo -Visconte_, e fu poi cagione che sul fine di luglio facesse passare il -_vecchio Francesco_ di lui padre da Cremona nel castello di Como sotto -buone guardie, senza dargli qualche libertà di trattare co' suoi, e -con avergli occupato tutti i danari, gioie ed argenti per la somma -di trecento mila fiorini d'oro. Avea lo scaltro vecchio mostrato, ed -anche fatto intendere al conte di Virtù il singolar suo dispiacere per -la fuga del figliuolo, e si esibì anche di farlo ritornare: al qual -fine scrisse anche lettere assai calde al medesimo. Ma internamente -giubilò per la coraggiosa risoluzione da lui presa; e a chi portava -quelle lettere diede segreto ordine di maggiormente confortarlo a -ricuperare il suo, senza apprendere i pericoli del padre, e di non -mettersi mai più in mano del conte del Virtù con tutte le magnifiche -sue esibizioni. Fermossi _Francesco Novello_ in Firenze non poco -tempo. Parve sulle prime grande il freddo di quei magistrati verso di -lui, per non dar gelosia a Gian-Galeazzo; ma probabilmente in segreto -trattavano con lui; e certo nell'andare innanzi gli mostrarono più -affetto; giacchè quegli accorti cittadini tenevano per inevitabile la -guerra coll'insaziabile signor di Milano. Un pezzo curioso e gustoso -di istoria (torno a dirlo) è quello dei Gatari Padovani[2027] nella -descrizion minuta delle avventure del suddetto Francesco Novello. Io -appena le ho accennate, di più non permettendo l'assunto mio. Essendo -ito in quest'anno _Carlo VI_ re di Francia ad Avignone a visitar -l'antipapa _Clemente_[2028], per opera sua fu coronato nella festa -dell'Ognissanti re delle due Sicilie _Lodovico iuniore d'Angiò_, che -già meditava di venire in Italia. L'atto di quella funzione si legge -nella raccolta del Leibnizio[2029]. - -NOTE: - -[2005] Redus., Chronic., tom. 19 Rer. Ital. - -[2006] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. - -[2007] Theodoric. de Niem, Hist. Gobelinus, in Cosmod. - -[2008] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[2009] Raynaldus, Annal. Eccles. Platina, Vit. Roman. Pontif. - -[2010] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2011] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15. - -[2012] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2013] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2014] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2015] Matthaeus de Griffonibus, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2016] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 15. - -[2017] Gatari, Istor. di Pad., tom, 17 Rer. Ital. Caresin., Chron., -tom. 12 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2018] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2019] Corio, Istor. di Milano. - -[2020] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom. -eod. - -[2021] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 7. - -[2022] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2023] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2024] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2025] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[2026] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15. - -[2027] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2028] Vita Clementis antipap., P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[2029] Leibnitius, Cod. Jur. Gent., tom. 1, n. 107. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXC. Indizione XIII. - - BONIFAZIO IX papa 2. - VENCESLAO re de' Romani 13. - - -Creato che fu papa _Bonifazio IX_, non perdè tempo la _regina -Margherita_ a spedirgli da Gaeta ambasciatori[2030], per prestargli -ubbidienza, e pregarlo di rimettere in sua grazia l'innocente suo -figliuolo _Ladislao_, che era allora in età di circa quattordici -anni. Bonifazio, meglio di quel che avesse fatto il suo predecessore, -riflettendo alla necessità di proteggere gli affari di Ladislao, affine -di opporlo al re _Lodovico d'Angiò_, creatura dell'antipapa, non -solamente aveva assoluta la regina suddetta coi figliuoli nell'anno -precedente da tutte le censure, ma nel presente ordinò ai popoli del -regno di Napoli di ubbidire ad esso Ladislao, e mandò anche a coronarlo -re in Gaeta per le mani di _Angelo Acciaiuoli_ cardinale legato. -Tanto maggior premura ebbe il pontefice di sostener gl'interessi -di Ladislao[2031], perchè era già noto che il giovane Lodovico di -Angiò s'affrettava per venire a Napoli[2032]. Mossesi egli in fatti -da Marsiglia nel dì 20 di luglio con ventuna tra galee e fuste, ed -altri legni ben armati e forniti di copiose vettovaglie. Fu sbattuta -da fiera tempesta la sua flotta; ciò non ostante, arrivò e sbarcò a -Napoli nel dì 14 d'agosto. Per mal augurio fu preso che un Catalano, -nell'inalberar la bandiera reale nella torre del Carmine, da un -fulmine restò ucciso, e cadde con parte della torre la bandiera per -terra. Risonò pel viva universale la città di Napoli; tutti i seggi -gli giurarono fedeltà, e varie città e terre spedirono a riconoscerlo -per loro signore. Sette mila fiorini d'oro applicati a Renzo Pagano -castellano di castello Sant'Ermo operarono, ch'egli rimettesse in -mano del _re Lodovico_ nel dì 19 d'ottobre quella fortezza. Capitolò -ancora Pozzuolo, dopo aver sostenuto per lungo tempo l'assedio[2033]. -Celebrossi nell'anno presente il giubileo in Roma, col concorso -d'innumerabili pellegrini, venuti particolarmente dalla Germania, -Polonia, Ungheria, Boemia, Inghilterra ed altri paesi dell'ubbidienza -di papa _Bonifazio IX_, ma non già dalla Francia e Spagna, che tenevano -la parte dello antipapa. Di gran danaro raunò il pontefice con tal -occasione, destinandolo al risarcimento delle chiese desolate di Roma, -con impiegarne nondimeno buona parte in assoldar gente per dar soccorso -al re Ladislao. Sul principio d'ottobre gl'inviò secento cavalli, -e poscia condusse a' suoi servigi il _conte Alberico_ da Barbiano, -valente capitano, colle sue genti d'armi. Per tali spese occorreva -gran somma di danaro; diede perciò facoltà a due cardinali di ricavarne -coll'impegnare i beni delle chiese e de' monisteri; infeudò molte terre -della Chiesa romana; e confermò i vicariati delle lor città ad _Alberto -d'Este_ marchese di Ferrara, ai _Malatesti_, agli _Ordelaffi_, agli -_Alidosi_, ai _Manfredi_, ed altri signorotti della Romagna, imponendo -loro l'annuo censo. Scomunicò eziandio l'antipapa _Clemente_, e -Clemente dal canto suo[2034] non mancò di fare lo stesso contra di lui. -Essendo stato ucciso _Rinaldo Orsino_ signore dell'Aquila, si diede -quella città al sommo pontefice Bonifazio. - -Già trasparivano i vasti pensieri di _Gian-Galeazzo Visconte_ signor -di Milano, inclinati alla monarchia d'Italia. Forze non gli mancavano, -e meno molto l'ingegno e l'industria, potendosi egli contare pel -più fino politico di questi tempi. Teneva egli corrispondenze e -facea maneggi dappertutto, e massimamente in Toscana, dove avea già -tratte all'aderenza sua le città di Siena e Perugia, disgustate de' -Fiorentini[2035]. Avea anche delle tele segrete in Pisa. Le parole -sue e i suoi manifesti altro non sonavano che desiderii di pace; -ma il contrario risultava dai fatti. Vegliavano intanto gli accorti -Fiorentini, e veggendo ch'egli era dietro ad accendere il fuoco in -Toscana, dacchè avea spedito a Siena _Giovanni d'Azzo_ degli Ubaldini -con assai squadre d'uomini d'armi, non tralasciarono diligenza e spesa -veruna per mettersi in istato di fargli fronte. Certamente a quella -repubblica soprattutto si dee, se il Visconte non assorbì allora la -maggior parte d'Italia. Più d'ogni altra città era minacciata Bologna -dalle armi di lui; e però, fatta lega con quel popolo, inviarono -alla difesa d'essa il valoroso _Giovanni Aucud_ lor generale con un -corpo di combattenti. I Bolognesi[2036], che nell'aprile stavano in -feste, ed aveano fatto un sontuoso torneamento, non lasciarono per -questo, giacchè riconosceano il pericolo in cui si trovavano, di -assoldar gente. Fecero venire per lor generale il _conte Giovanni_ -di Barbiano colla sua brigata d'uomini d'armi; ma nel passar egli -pel distretto de' Malatesti, fu sconfitta la sua gente, ed insieme -trecento lancie inviategli incontro da' Bolognesi. Pure egli arrivò a -Bologna; ma nel dì primo di maggio colà giunsero ancora tre trombetti -a sfidar quel comune. Uno era di _Gian-Galeazzo_, e gli altri due di -_Alberto_ marchese di Ferrara e di _Francesco Gonzaga_ signore di -Mantova; principi, ai quali conveniva allora far quello che voleva -il Visconte, per non tirare la guerra addosso a sè stessi. Nel dì 4 -d'esso mese entrò l'oste milanese, sotto il comando di _Giacomo dal -Verme_, nel territorio di Bologna; andò all'assedio di Crevalcuore, -e poco mancò che non se ne impadronisse. Ma uscito animosamente il -popolo di Bologna, e fatta massa a castello San Giovanni in Persiceto, -l'armata nemica levò il campo, e se n'andò con Dio. Ma eccola comparir -di nuovo a' dì 20 di giugno, e pareva tutto disposto per venire ad un -fatto d'armi, quando all'improvviso arrivò ordine a Giacomo del Verme -di tornarsene indietro. Il motivo di questo cangiamento di cose fu il -seguente. - -Dopo essersi fermato lungo tempo in Firenze _Francesco Novello da -Carrara_[2037], ed aver concertato con que' pubblici magistrati il -come si avesse da far guerra al conte di Virtù, travestito avea impresi -varii viaggi nell'anno precedente a Perugia, a Pisa e ad altri luoghi. -Finalmente, passato in Germania, andò a trovare _Stefano duca_ di -Baviera per impegnarlo, secondo le istruzioni avute dai Fiorentini -e Bolognesi, nella guerra contra del conte di Virtù. Trovò disposto -quel principe a calare in Italia con un corpo d'armata. Passò ancora -a Madrussa a visitar quel conte suo cognato, e ritrovato Michele da -Rabatta onorato cavaliere, che tutto si offerì a' suoi servigi, fece -quella leva che potè di alcune centinaia di lance tanto in Germania che -nel Friuli. Ora Francesco Novello, come ebbe nuova che Gian-Galeazzo -avea impegnate le sue armi contra de' Bolognesi, coraggiosamente con -quel poco di gente se ne tornò in Italia con disegno di tentare il suo -ritorno in Padova. Era egli assai informato che il popolo padovano, -dianzi sì disgustato del governo carrarese, lungi d'aver trovato quel -dolce che si figurava sotto il Visconte, ne provava l'amaro, e sarebbe -volentieri ritornato all'ubbidienza primiera; rari essendo que' popoli -che, perduto il proprio principe, e ridotta la lor città in provincia, -non ne sentano eccessivo danno, tanto che giungono a desiderare un -principe, quand'anche non fosse il migliore del mondo, piuttosto che -essere governati, cioè desolati da mercenarii governatori. E già molti -dei nobili padovani erano stati o carcerati o confinati a Milano, -oppure se n'erano fuggiti. - -Gran conforto fu questa cognizione al Carrarese, e molto più gli era -stata la promessa a lui fatta dal duca di Baviera di condurre le sue -armi in Italia contra del signor di Milano. Passò egli pel Friuli col -suo picciolo esercito, che nondimeno s'andò aumentando per istrada, -concorrendo a lui massimamente i banditi da Padova. Appena giunto sul -Padovano, a migliaia furono al suo seguito i villani armati, di modo -che nel dì 19 di giugno si presentò alle mura del primo recinto di -Padova, e diede un generale assalto[2038]. La maggior parte di que' -cittadini, all'udir _Carro, Carro_, e al veder le bandiere dell'antica -casa da Carrara, e al sapere che v'era in persona Francesco Novello, -non solo abbandonò la difesa delle mura, ma facilitò l'ingresso al -Carrarese, che, entrato vittorioso, fece buona ciera a quanti si -mostrarono allegri per la sua venuta. Nel dì seguente colla stessa -facilità, aiutato da' cittadini, s'impadronì dell'interiore città, con -essersi _Luchino Rusca, Berretto Visconte_ e il _marchese Spineta_ -Malaspina ritirati nel castello insieme colla guarnigion milanese, -continuando poi la guerra contra della città. Vennero in poco tempo -alla divozion del Carrarese le terre e castella del distretto, ed -egli non tardò a spedire ambasciatori a Venezia, Ferrara, Bologna e -Firenze colla nuova della ricuperata città, per cui si fecero pubbliche -feste nelle due ultime città. Anche i signori veneziani, dimenticate -le ingiurie e gli odii passati, con più riguardo sì, ma con egual -piacere, gustarono l'impresa del Carrarese, perchè mal volentieri -si vedeano sì vicini al potente signor di Milano. L'aiutarono ancora -con vettovaglie e munizioni da guerra. Quanto ad _Alberto marchese_ -di Ferrara, interamente anch'egli se ne rallegrò, ma il contrario -mostrò in apparenza. Per la non mai aspettata perdita di Padova -rimasero non poco sconcertate le misure del conte di Virtù, di modo -che immediatamente, cioè nel dì 24 di giugno, richiamò dal Bolognese -l'armata sua. Avvenne, che uditasi in Verona la novella del cambiamento -seguito in Padova, ed essere venuto con _Francesco da Carrara_ il -giovinetto _Can Francesco dalla Scala_, figliuolo del già _Antonio -signore_ di quella città, risvegliossi l'amore di molti di quel popolo -verso la casa dalla Scala, e correndo colle armi alla piazza, contro -il parere dei saggi e de' nobili, ribellarono la città, costrignendo -il presidio milanese a ritirarsi nel castello, senza poi affossarsi e -fortificarsi contra del medesimo. Eravi anche discordia fra i nobili -e la plebe. Passò in quello stante _Ugolotto Biancardo_ capitano del -conte di Virtù, già spedito da lui con cinquecento lance all'assedio di -Bologna, o, come è più probabile, al soccorso del castello di Padova, -che vigorosamente si difendea. Giuntogli all'orecchio l'avviso della -ribellion di Verona, mutato pensiero, tacitamente entrò di notte nel -castello[2039]. Poscia nella mattina seguente giorno 26 di giugno uscì -furibondo contro gl'incauti Veronesi, uccidendo chiunque s'incontrava, -senza trovarvi resistenza alcuna. Miserabil tragedia fu quella di -sì nobile e ricca città. Tutta fu crudelmente messa a sacco senza -distinzione d'innocenti e di rei, e senza risparmiare i luoghi sacri e -l'onor delle donne, che furono in buona parte ritenute, quando il resto -del popolo prese volontaria fuga, o ne fu cacciato, o imprigionato sì -fieramente, che per qualche tempo restò desolata l'infelice Verona con -orrore di ognuno. - -Passò dipoi colle sue genti, e con alquante schiere di villani -vicentini, Ugolotto Biancardo alla volta di Padova con voglia e -speranza di fare un simile brutto giuoco a quella città, ed anche entrò -nel castello, e si provò dipoi a dar battaglia a quei della città. Ma -così ben ordinati trincieramenti avea fatto il Carrarese, e tal fu la -difesa de' suoi, che il Biancardo, lasciato ben fornito quel castello, -se ne ritornò indietro a Vicenza. Disponevasi intanto il conte di -Virtù per ispedire gran gente contro di Padova, quando i Bolognesi -e Fiorentini interruppero i suoi disegni, coll'inviare le loro armi -addosso al distretto di Parma. S'aggiunse che, sollecitato _Stefano -duca di Baviera_ da _Francesco Novello_ per li soccorsi promessi, -mandò innanzi secento cavalli, che nel dì 27 di giugno pervennero a -Padova. Vi arrivò egli stesso dipoi in persona nel dì primo di luglio. -Andrea Gataro scrive con sei mila cavalli ben in ordine; altri dicono -con mille lance, cadauna di quelle, a mio credere, di tre o quattro -cavalli. Con questo gagliardo rinforzo cessò il timore nel petto ai -Padovani, e riuscì loro di costringere alla resa il castello di Padova, -nel dì 25 ossia 27 d'agosto[2040]; giacchè Ugolotto Biancardo, che ne' -giorni addietro s'era mosso per tornare a rinforzarlo, rimase sconfitto -dal conte da Carrara, fratello bastardo del medesimo Francesco Novello. -Dopo tale acquisto non istette esso Carrarese in ozio; perocchè nel -dì 19 di settembre, mosso l'esercito suo contro _Alberto d'Este_ -marchese di Ferrara, occupò nel Polesine la Badia e Lendenara, e passò -all'assedio di Rovigo. Erano queste apparenze di nimistà fatte, per -quanto si può credere, con intelligenza dell'Estense, affinchè egli -si ritirasse con ragionevol motivo dalla lega contratta col signor di -Milano. In fatti, essendosi interposto il duca di Baviera, con venir -egli in persona a Ferrara nel dì 3 d'ottobre, seguì pace fra loro. Il -Gataro iuniore[2041] scrive trattato questo accordo dalla signoria -di Venezia, colla spedizion de' suoi ambasciatori a Padova. Certo è -che il marchese abbandonò il conte di Virtù, amicossi col Carrarese, -e colle comunità di Firenze e Bologna, ma colla neutralità verso il -conte suddetto. Fin qui _Antoniotto Adorno_ doge di Genova con sua -lode e con vantaggio del pubblico avea retta quella repubblica[2042]. -Nulladimeno, conoscendo egli cresciuta di molto l'invidia contra di -lui, nel giorno 3 d'agosto imbarcatosi all'improvviso, si ritirò dalla -sconoscente e sempre fluttuante città; perlochè fu in armi il popolo, -ed elesse per successore di lui _Jacopo da Campofregoso_, figliuolo -di Domenico, già doge della medesima città. In quest'anno ancora fu -guerra in Toscana[2043]. I Sanesi col grosso corpo di gente, loro -inviato dal conte di Virtù, sotto il comando di _Giovanni di Azzo_ -degli Ubaldini, e coll'aiuto de' Perugini lor collegati, diedero molto -da fare ai Fiorentini, e presero alcune castella. Ma si raffreddò fra -poco il loro ardire per la morte del medesimo Azzo, valoroso condottier -d'armi, ed antico nemico de' Fiorentini[2044], procurata, per quanto -fu comunemente creduto, in Siena dai Fiorentini medesimi. Il Cataro, -che il fa vivo nell'anno seguente, e intervenuto alle battaglie, a mio -credere, s'ingannò. Anzi, per non potere il Visconte accudire alle cose -di Toscana, a cagion delle mutazioni occorse in Lombardia, soffrirono -i Sanesi non pochi danni per le scorrerie fatte dai provisionanti di -Firenze nel loro territorio. - -NOTE: - -[2030] Raynald., Annal. Eccles. Theodor. de Niem, Histor. - -[2031] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[2032] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2033] Gobelinus, in Cosmodr. - -[2034] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 5 Rer. Ital. Annal. -Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital. - -[2035] Ammirato, Istor. di Firenze, lib. 15. - -[2036] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2037] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2038] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 -Rer. Italic. - -[2039] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[2040] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2041] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCI. Indizione XIV. - - BONIFAZIO IX papa 3. - VENCESLAO re de' Romani 14. - - -Poca materia degna d'osservazione ci viene in quest'anno somministrata -dal regno di Napoli, dove la guerra lentamente procedeva fra i due -emuli re _Ladislao_ e _Lodovico_[2045]. All'ultimo venne fatto di -costrignere alla resa il Castello Nuovo di Napoli, che per la fame -non potè più lungamente resistere. Ma nel dì 2 di giugno se gli -ribellò Pozzuolo, e tornò alla divozione del re Ladislao, che vien -corrottamente, secondo l'uso del volgo di allora, appellato _Lancislao_ -nella storia di Napoli. Molti de' baroni napoletani barcheggiavano in -questi tempi, aspettando dove più inclinasse la fortuna. Il più potente -fra essi era _Raimondo_ soprannominato del Balzo, ma di casa Orsina, -di cui si è parlato di sopra. Secondo il Rinaldi[2046], si studiò -papa _Bonifazio IX_ nell'anno presente di tirarlo nel partito del -re Ladislao, con dichiararlo gonfaloniere della santa romana Chiesa. -Altri, siccome vedremo, riferiscono questo fatto all'anno 1399. Inoltre -esso papa[2047] ricuperò la città di Spoleti dalle mani de' figliuoli -di Rinaldo Orsino. Nel dì primo di novembre _Amedeo VII conte_ di -Savoia in età giovanile diede fine alla sua vita. Se vogliam credere al -Guichenon[2048], cadutogli sotto il cavallo, mentre era alla caccia, -di quella caduta morì. Merita però più fede l'autore contemporaneo -della vita di _Clemente VII_ antipapa, da cui sappiamo[2049] ch'egli -mancò all'improvviso, e per veleno datogli, come fu creduto. Ebbe per -successore _Amedeo VIII_ non giunto per anche all'età di sette anni. -Terminò ancora i suoi giorni il _conte di Genevra_, e senza prole. -Per questo l'antipapa suo fratello prese il possesso e dominio di -quella città, e tennelo fino alla morte. Erasi, come dicemmo, ritirato -da Genova _Antoniotto Adorno_, e in suo luogo era stato eletto doge -_Jacopo da Campofregoso_[2050]. Nel dì 5 d'aprile rientrò l'Adorno in -Genova, scortato da un corpo d'uomini d'armi de' marchesi del Carretto. -Voltò subito mantello quel non mai quieto popolo, e, fatto smontare il -Campofregoso, di nuovo acclamò doge l'Adorno, sotto il cui governo da -lì a non molto la città di Savona si ribellò ai Genovesi. Nell'agosto -di quest'anno insorse fiera guerra fra i _Malatesti_ ed _Antonio conte_ -d'Urbino[2051]. Pace fra loro fu poi conchiusa nel febbraio dell'anno -seguente. Giacchè _Alberto marchese_ di Ferrara godeva della pace, -dopo avere abbracciata la neutralità in mezzo ai torbidi correnti -allora[2052], si mosse da Ferrara nel dì 8 di febbraio con superbo -accompagnamento di nobili e cortigiani, tutti, al pari di lui, vestiti -da pellegrini, e se n'andò a Roma a visitar papa _Bonifazio IX_, da -cui, oltre all'assoluzione de' suoi peccati, conseguì molte grazie -per la sua città di Ferrara, che tuttavia ne gode. Grande onore a lui -fecero i Fiorentini, i Bolognesi e gli altri signori, per gli Stati de' -quali passò. - -Più che mai fecero in quest'anno i Fiorentini conoscere la loro -risoluzione contra di _Gian-Galeazzo_ signor di Milano. Non credevano -salva la lor libertà, se non abbassavano sì gran potenza, e per -abbassarla non perdonarono a spese[2053]. Erano essi malcontenti di -_Stefano duca_ di Baviera, pretendendo che venuto al soldo loro e de' -Bolognesi in aiuto di _Francesco Novello_ da Carrara, mai non avesse -voluto guastar le sue belle truppe con esporle a qualche cimento contro -gli Stati del Visconte. Il perchè, nata discordia, egli se ne ritornò -colle sue genti in Baviera. Aveano essi, non tanto per difesa del -Carrarese, quanto per allontanar dal loro paese la guerra, e tenerla -in Lombardia, spedito a Padova il prode lor capitano inglese _Giovanni -Aucud_ con grosso corpo di genti d'armi. Poco fu questo. Aveano anche, -a forza di danari e di promesse, mosso in Francia _Giovanni conte_ -d'Armagnacco a venire in Italia colla sua gran compagnia d'armati, per -battere da più parti gli Stati del conte di Virtù. La prima impresa -de' collegati fu di passare nello stesso gennaio sul territorio di -Vicenza[2054], e molto più su quel di Verona, dove si lasciò la briglia -ai saccheggi. Entrò questo esercito, venuto il febbraio, sul Mantovano, -affine di obbligare _Francesco Gonzaga_, signore di quella città, a -rinunziare alla lega col Visconte[2055]. Vi era intelligenza con lui, -giacchè neppur egli si vedea sicuro da lì innanzi da chi era dietro -ad ingoiar tutto. In fatti si staccò da quella lega, mostrando voglia -per ora di starsene neutrale. Da lì a qualche tempo lo stesso Gonzaga, -fatta processare come adultera _Agnese_, figliuola del già _Bernabò -Visconte_, la privò di vita, dando con ciò motivo di molte ciarle ai -curiosi politici. Fu infin creduto che il Gonzaga, per artificiosa -trama del conte di Virtù, togliesse dal mondo la moglie. Il concerto -intanto era che il _conte di Armagnacco_ calasse in Italia di maggio -colle sue genti, e dalla parte d'Alessandria assalisse gli Stati del -conte di Virtù. Nello stesso tempo si dovea muovere _Giovanni Aucud_ -coll'armata de' collegati dal Padovano, e inoltrarsi sul Milanese, per -isperanza d'unirsi coll'Armagnacco, e portar poi la guerra sino alle -porte di Milano. Brutte erano senza dubbio le apparenze pel Visconte. -A questo fine cavalcò Giovanni Aucud nel dì 10 di maggio colle forze -de' collegati, ed entrò nel Bresciano, dando il sacco a quel paese e -al Bergamasco. Penetrò ancora un buon corpo d'armati da Bologna sul -Reggiano e Parmigiano[2056], per tenere maggiormente distratte le -armi nemiche. Ma nuova alcuna non s'udì nel mese suddetto, e neppur -nel giugno seguente, dell'arrivo del conte d'Armagnacco; di modo che -trovandosi intanto l'Aucud mancante di viveri, e insieme di qua e di -là ristretto dalle guarnigioni ben disposte da _Ugolotto Biancardo_, -oppure da _Jacopo del Verme_, capitani del Visconte, nel mese di luglio -levò il campo. Inseguito da' nemici, diede loro una rotta, e poi con -ordine maraviglioso per mezzo al paese nemico si ridusse di nuovo sui -confini del Padovano, carico d'onore e di bottino. Sulla fede di Andrea -Gatari[2057] ho io scritta questa ritirata. - -Ma eccoti avviso che l'Armagnacco è in Italia, e che viene furioso -addosso al conte di Virtù. Tornò in campagna colle sue genti l'Aucud, e -s'innoltrò fino sul Cremonese, per darsi mano co' Franzesi, se questi -più si appressavano. Era il conte di Armagnacco in gran credito nel -mestier della guerra; era parente della real casa di Francia, e seco -conducea[2058], chi dice quindici mila, chi dieci mila cavalli, e chi -meno, con alcune migliaia di fanti. Venne egli baldanzoso, niun conto -facendo de' Lombardi, anzi parlandone dappertutto con vilipendio. -Fu il suo primo sforzo contro del Castellazzo, dove Jacopo del Verme -generale di Gian-Galeazzo avea messo buon presidio. Usciti un giorno -i difensori, diedero ad esso conte delle busse: il che fu cagione che -egli s'ostinasse maggiormente a voler per forza quel castello. Come -seguisse il resto delle sue imprese, v'ha discordia fra gli scrittori. -A me sembra più da attendersi il racconto del Corio[2059]. Venne -un dì pensiero all'Armagnacco di riconoscere in persona la città di -Alessandria, e con cinquecento de' suoi nobili e migliori cavalieri -andò sino alle porte di quella città: e, smontato co' suoi, che -andavano gridando: _Fuori, o vilissimi Lombardi_, stava aspettando, se -uscivano. Irritato da tali ingiurie Jacopo dal Verme, colà inviato dal -Visconte, spinse fuori cinquecento de' suoi più scelti combattenti, -che attaccarono una cruda battaglia. Sostennero i Franzesi gran tempo, -ma in fine sconfitti presero la fuga; indarno nondimeno, perchè quasi -tutti rimasero prigioni. Lo stesso conte venne in poter dei nemici -vincitori, e, condotto in Alessandria, tardò poco a dar fine alla -sua baldanza e a' suoi giorni, o per ferite, o per troppo essersi -riscaldato ed avere bevuto[2060], oppure, come alcuni sospettarono, -per veleno. Per questa perdita spaventato il resto delle sue genti, si -levò in fretta dall'assedio del Castellazzo; ma inseguiti alla coda dal -valoroso Jacopo del Verme, e fra Nizza dalla Paglia ed Ancisa messi in -rotta, buona parte d'essi fu uccisa o presa. Gran bottino fu fatto; e, -presi gli ambasciatori fiorentini, si riscattarono a caro prezzo, non -meno che gli altri nobili. Scrivono altri[2061] che seguì un general -fatto d'armi tra i Lombardi e i Franzesi colla sconfitta degli ultimi. -Comunque sia, indubitata cosa è che nel dì 25 di luglio una piena e -mirabil vittoria ne riportò l'esercito del conte di Virtù, il quale -perciò fece dappertutto fare gran festa. - -Ora veggendosi egli liberato da questo turbine, v'ha chi scrive, aver -egli tosto pensato a rispignere _Giovanni Aucud_, che s'era accampato -sul Cremonese, con ispedirgli contro tutta la sua armata. Una delle -imprese più rinomate di esso Aucud fu la ritirata ch'egli fece in -questa congiuntura con tale prudenza e stratagemmi, che meritò di -essere uguagliato ai più gloriosi capitani romani; di modo che, ad -onta dei nemici incomparabilmente superiori di numero, e non ostante -l'impedimento dei fiumi, diede loro delle percosse, e sano e salvo -finalmente si ritirò colle sue milizie a Castelbaldo sui confini del -Padovano. Ma ho io accennato due diverse imprese, cioè due ritirate -fatte in quest'anno dall'Aucud; pure, ritrovandosi chi ne mette -una sola (e forse con più verisimiglianza), desidero io che sia il -suo luogo alla verità. Essere può molto bene che l'Aucud, prima -che comparisse in Italia l'Armagnacco, sloggiasse dal Cremonese, -nè più ritornasse in quelle parti. Così ha specialmente la Cronica -Estense[2062], che suol essere più fedele delle altre, perchè scritta -da autori contemporanei. Ora il conte di Virtù, volendo vendicarsi de' -Fiorentini, che coi lor maneggi e danari aveano messo a repentaglio -il suo dominio[2063], spedì alla volta di Sarzana _Jacopo del Verme_, -con ordine di assalire il distretto di Firenze, giunto che fosse sul -Pisano, comandando nello stesso tempo alle altre sue genti alloggiate -in Siena d'uscir anche elle coi Sanesi dall'altra parte a' danni de' -Fiorentini. Preveduto questo colpo, fu richiamato frettolosamente da -Padova in Toscana Giovanni Aucud colle sue soldatesche, e si provvidero -i Fiorentini d'altre genti d'armi. Unitosi il Verme nel mese di -settembre co' Sanesi, penetrò nel cuore del territorio fiorentino: ma -gli fu sempre a fronte e a' fianchi l'accortissimo Aucud. Seguirono -varii scontri fra loro, ora favorevoli ed ora sinistri, colla morte -e prigionia di molti; ma niun riguardevole fatto d'armi accadde. Non -si dee però tacere che la Cronica di Piacenza[2064] racconta che nel -dì 16 di dicembre, conducendo i Fiorentini da Pisa un gran convoglio -di mercatanzie e vettovaglie, questo cadde in mano delle genti del -Visconte, restando prese circa due mila some, e da secento cavalieri, -che servivano di scorta ad esso convoglio. Nel mese di settembre, -credendo il Visconte di trovare indebolito _Francesco da Carrara_ -per la partenza del suddetto _Giovanni Aucud_[2065], inviò _Ugolotto -Biancardo_ con un altro esercito per infestare il Padovano. Piantò esso -Ugolotto due bastie intorno a Castelbaldo. Ma il _conte da Carrara_, -sopravvenuto col popolo di Padova, il fece, suo malgrado, ritirare, -con dargli anche una pizzicata, e distrusse dipoi le inalzate bastie. -Per testimonianza di Sozomeno[2066], in quest'anno i Sanesi, che già -erano sotto il patrocinio di _Gian-Galeazzo Visconte_, per maggiormente -impegnarlo a sostenerli contro la potenza dei Fiorentini, lo elessero -per loro signore; e cassati gli anziani ed altri magistrati, riceverono -per loro governatore _Andrea Cavalcabò_ a nome d'esso Visconte. Entrò -in quest'anno _Giovanni Sciarra_ col braccio della sua fazione in -Viterbo, e, fatta strage di ducento di que' cittadini, e, cacciata fuor -di città la parte contraria, violentemente s'impadronì di quella città. - -NOTE: - -[2042] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2043] Ammirato, Istoria di Firenze, lib. 15. - -[2044] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2045] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2046] Raynald., Annal. Eccles. - -[2047] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[2048] Guichenon, Histoir. de la Maison de Savoye. - -[2049] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2050] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2051] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom. -16 Rer. Ital. - -[2052] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2053] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15. - -[2054] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2055] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. eod. -Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital. - -[2056] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2057] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2058] Idem, ibid., Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Annales -Mediolanenses, tom. eod. - -[2059] Corio, Istor. di Milano. - -[2060] Poggius, Hist., lib. 3. - -[2061] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[2062] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2063] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15. - -[2064] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[2065] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2066] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCII. Indiz. XV. - - BONIFAZIO IX papa 4. - VENCESLAO re de' Romani 15. - - -Dispiaceva forte _papa Bonifazio_ l'arrabbiata guerra che si facea tra -il conte di Virtù e i Fiorentini collegati col Carrarese[2067]. Affine -di smorzar questo fuoco, avea spedito _Ricciardo Caracciolo_, gran -maestro dell'ordine di Rodi, a Firenze e Pavia per indurre le parti -alla pace. E perciocchè anche _Antoniotto Adorno_ doge di Genova con -zelo avea fatte le medesime proposizioni, furono mandati a Genova gli -ambasciatori delle potenze interessate; e, dopo grandi dibattimenti -nel gennaio di quest'anno, si conchiuse una tregua di trent'anni fra -loro[2068]. Rinunziò _Gian-Galeazzo_ alle sue pretensioni sopra Padova, -con che _Francesco Novello_ pagasse cinquecento mila fiorini d'oro -al Visconte in cinquanta anni, dieci mila per anno. Andrea Gataro -scrive[2069], essere stati promessi solamente sette mila fiorini l'anno -per anni trenta. Promesse sì lunghe sperava bene il Carrarese che non -avrebbono effetto col tempo. Di _Francesco il vecchio_ suo padre, -che era prigione in Como (altri scrivono in Monza) nulla si parlò, -figurandosi il figliuolo di poterne poi ottenere la liberazione dalla -magnanimità di Gian-Galeazzo, se pure egli si curò molto di riaverlo -vivo. Gli altri capitoli della tregua, che fu pubblicata nel dì due -di febbraio, si leggono presso il Corio, e son anche riferiti negli -Annali del Bonincontro[2070]. Disputandosi in quell'accordo, chi ne -sarebbe garante, _Guido Tomasi_, ambasciator fiorentino, la finì con -dire[2071]: _La spada sarà mallevadrice per tutti_. Ma poco fidandosi -i potenti d'Italia del Visconte, principe che colle forze grandi -univa poca fede per la cocente voglia di dilatar le fimbrie, vollero -assicurarsi in avvenire contra i di lui tentativi. _Francesco Gonzaga_ -signore di Mantova quegli fu che più degli altri si mosse. Andò a -Roma, Firenze, Pisa, Bologna e Ferrara, e fermò una segreta lega di -tutte queste potenze, la qual conchiusa in Bologna nel dì 11 d'aprile, -accresciuta nel progresso, finalmente nel dì 8 di settembre fu gridata -in Mantova, e si scoprì che v'erano entrati anche _Francesco Novello da -Carrara_, ed _Astorre_ ossia _Eustorgio de' Manfredi_ signore d'Imola. -N'ebbe gran rabbia Gian-Galeazzo Visconte, il quale in questi tempi -attese a fabbricare il fortissimo castello, che tuttavia sussiste -nella città di Milano, ed ebbe nel dì 23 d'esso mese la consolazione di -veder nato da Caterina sua moglie un secondogenito, a cui fu posto il -nome di _Filippo Maria_[2072]. Nè si vuol tacere che di molte insidie -furono tese al suddetto Gonzaga nel suo ritorno da Roma; il perchè fu -necessitato a venir per mare in Toscana, e di là a Firenze e Bologna. -Gli facea la caccia il conte di Virtù. - -Cominciò in quest'anno il giovinetto _re Ladislao_ a tentar sua -fortuna contra dell'emulo suo _re Lodovico_[2073]. Nel dì 10 d'aprile -spedì le sue genti allo sterminio della potente casa de' Sanseverini, -che teneva gran signoria in Calabria. Andarono ben fallati i suoi -conti; imperciocchè, sentendo questa mossa i Sanseverini, cavalcarono -un dì e una notte con fare settanta miglia (se tanto si può fare), -e sull'alba assalirono il campo nemico, che a tutt'altro pensava, -con isbarattarlo, far molti prigioni e guadagnar buon bottino. Si -contarono fra i prigioni _Ottone_ duca di Brunsvich principe di -Taranto, ed _Alberico_ conte di Barbiano. Costò al primo il riscatto -non più di duemila fiorini d'oro; non più di tre mila all'altro, ma -colla promessa di non militare per dieci anni contra di loro. Assai -danaro si ricavò dalle altre persone di taglia, se vollero conseguire -la libertà. Lorenzo Bonincontro[2074] riferisce più tardi questo -sinistro avvenimento, per cui il conte Alberico venne poi a militare -in Lombardia. Andò il _re Ladislao_ a Roma nel dì 30 di maggio, dove -immensi onori gli furono fatti. E perciocchè la _regina Costanza_ già -era venuta in isprezzo ad esso re, ed era successivamente mancato di -vita _Manfredi di Chiaramonte_ Siciliano suo padre, Ladislao propose in -Roma l'annientamento del suo matrimonio (secondo alcuni, non peranche -consumato) con essa regina, allegando di avervi consentito senza la -necessaria età, e come per forza, e ne riportò sentenza favorevole: -perlochè la sfortunata principessa, deposti i titoli regali, e trattata -qual privata femminuccia, fu poi collocata in matrimonio ad altri, -siccome diremo. Tornato a Gaeta Ladislao, uscì finalmente per la prima -volta in campagna coll'esercito de' suoi baroni, a' quali la _regina -Margherita_ teneramente colle lagrime sugli occhi il raccomandò. -S'impadronì dell'Aquila, e fece prigione il _conte di Monopoli_. Fu -attossicato in Capoa, e durò fatica a salvare la vita. Costrinse ad -abbracciare il suo partito _Tommaso Marzano_ duca di Sessa, ammiraglio -del regno, e _Stefano Sanseverino_ conte di Matera. Mise anche in rotta -i nemici a Monte Corvino, luogo che in quella congiuntura andò a sacco. - -Nell'anno presente[2075] _Maria regina_ di Sicilia, condotta in -addietro per forza in Aragona dalla fazione aragonese, e maritata a -_don Martino_ della real casa d'Aragona, venne col marito in Sicilia, -correndo il mese di febbraio. Dopo avere oppressa, anzi spiantata la -fazione contraria de' Chiaramontesi, Palermo, Catania ed altre città, -vennero alla loro ubbidienza: al che si può credere che influisse -non poco l'aver essi abbracciato il partito del vero _pontefice -Bonifazio IX_. Ma essendo i medesimi da lì a qualche tempo tornati a -riconoscere l'antipapa _Clemente_, si risvegliò una fiera ribellione in -quell'isola, di modo che, a riserva di Messina, Siracusa e la rocca di -Catania, tutto il rimanente si sottrasse al loro dominio. Non mancavano -in tanto a papa Bonifazio turbolenze ne' suoi Stati, e cresceva -l'impegno di sostener la guerra contra del nemico _re Lodovico d'Angiò_ -in favor dell'amico _re Ladislao_. Grande era il bisogno di danaro, -ed egli per questo continuò ad impegnare i beni delle chiese di Roma, -e ad erigere la metà delle annate per la collazion de' benefizii; del -che furono universali le doglianze del clero, nè minori si sentirono -per le decime imposte dall'antipapa al clero di Francia, e pur convenne -pagarle. Grave discordia e guerra civile avea in addietro lacerata la -città di Perugia per le fazioni de' Beccarini e Raspanti. S'invogliò -quel popolo di chiamar colà _papa Bonifazio_, il quale, già disgustato -delle insolenze a lui fatte dai Banderesi romani, non ebbe discaro di -accettar quella città per sua residenza[2076], con esigere innanzi che -in mano sua fossero rimesse le porte e le fortezze. Si portò egli colà -nel dì 17 d'ottobre, e si studiò di rimettere la pace fra i cittadini, -pace nondimeno che, secondo l'abuso di quei tempi, non fu di lunga -durata. - -Dominava in Pisa da gran tempo _Pietro Gambacorta_, governando, -secondo varie Croniche, umanamente e saviamente quel popolo. Racconta -all'incontro ne' suoi Annali il Tronci[2077], esser egli venuto in -odio a tutti i cittadini di Pisa, non già per le azioni sue, ma per -la prepotenza e per le insolenze de' suoi figliuoli, e d'altri della -famiglia medesima. Somma confidenza aveva egli data a _ser Jacopo -d'Appiano_, ossia _da Pisano_, uomo, benchè vile di nascita, benchè -malvagio in eccesso, pure suo segretario favorito, di modo che per mano -di costui passavano tutti gli affari più importanti di quell'illustre -città. La bandita fazion de' Raspanti manteneva segrete corrispondenze -con questo mal arnese; anzi lo stesso _Gian-Galeazzo Visconte_ per -fini suoi politici nascostamente fomentava stretta amicizia con lui; -nè il Gambacorta seppe mai prestar fede ai Fiorentini e ad altri che -gliel mettevano in sospetto. Per effettuare i suoi scellerati disegni -l'Appiano, vecchio allora di settant'anni, occultamente introdusse -in Pisa molte centinaia d'uomini suoi parziali, chiamati specialmente -da Lucca e dalla Garfagnana[2078]. Venuto il dì 21 di ottobre, uccise -_Jacopo Rosso de' Lanfranchi_, uno de' primarii cittadini: fatto, per -cui tutta la città fu in armi. Ancorchè non apparisse disposizione -alcuna dell'ingratissimo Appiano contra del suo signore, pure Pier -Gambacorta si afforzò con Lorenzo e Benedetto suoi figliuoli, e co' -suoi provisionati. Ma non cessando di fidarsi dell'Appiano, restò -miseramente ucciso egli, feriti e presi i suoi figliuoli, anch'eglino -furono tolti dal mondo. Dopo di che il traditore Appiano ebbe seguito -e forza per farsi proclamare signor di Pisa: colpo che sommamente -increbbe ai Fiorentini, i quali, perduto un buon amico, ebbero -da lì innanzi un dichiarato nemico in costui, siccome creatura di -Gian-Galeazzo Visconte, che all'aperta si diede poscia a conoscere -gran protettore di lui. I fuorusciti allora rientrarono tutti in Pisa; -ne uscirono i parziali de' Gambacorti, e non pochi altri de' migliori -cittadini, e fra gli altri lo stesso _arcivescovo Lotto Gambacorta_. -Di gravi molestie soffrì ancora in quest'anno la Toscana dalla -compagnia di masnadieri raunata da _Azzo da Castello_ e da _Biordo -de' Michelotti_[2079]. Per liberarsene furono obbligati i Fiorentini a -sborsare quaranta mila fiorini d'oro, sette mila i Sanesi, dodici mila -i Pisani, otto mila i Lucchesi. Ecco se sapeano dare dei buoni salassi -questi assassini. Altra via di cacciar costoro non ebbero i Perugini, -che d'invitare alla lor città il papa, siccome abbiam già detto. In -Genova gran commozione fu nell'anno presente contro ad _Antoniotto -Adorno_ doge di quella istabile repubblica[2080]. _Antonio Viale -vescovo_ di Savona nel dì 19 d'aprile fu il primo ad entrar coll'armi -nella città; ma preso e cacciato in un'orrida prigione fu costretto per -qualche tempo a far penitenza dell'attentato sconvenevole ad un pari -suo. Altro sforzo fu fatto nel maggio, ma con poco successo, contra -di esso doge. Finalmente nel dì 16 di giugno i Guelfi tutti, prese le -armi, fecero battaglia cogli avversarii, costrignendoli alla fuga, di -modo che anche l'Adorno segretamente si ritirò fuori della città, e in -luogo suo fu creato doge _Antonio di Montaldo_, parente del medesimo -Adorno, benchè in età di soli ventitrè anni. - -NOTE: - -[2067] Corio, Istoria di Milano. - -[2068] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2069] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2070] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2071] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 16. - -[2072] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2073] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2074] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2075] Raynald., Annales Ecclesiast. Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - -[2076] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. - -[2077] Tronci, Annal. Pisani. - -[2078] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21 -Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCIII. Indizione I. - - BONIFAZIO IX papa 5. - VENCESLAO re de' Romani 16. - - -Mentre _papa Bonifazio_ dimorava in Perugia[2081], co' suoi buoni -maneggi trasse alla sua divozione il popolo d'Ancona, dianzi attaccato -all'antipapa. Per guadagnarsi l'affetto de' Bolognesi[2082], accordò -loro quanti privilegii e grazie seppero addimandare, confermando loro, -fra le altre cose, il supposto privilegio di Teodosio imperadore. -Acconciò ancora i suoi affari con altre città della Marca, lasciando ad -esse la libertà, purchè pagassero un annuo censo. Viterbo, occupato da -_Giovanni Sciarra_, gli era tuttavia contrario; ma i Romani, antichi -nemici di quella città, ostilmente usciti contro alla medesima, -obbligarono colla forza l'usurpatore a ricorrere alla clemenza del -pontefice. Camerino, Jesi, Fabriano, Matelica ed altri luoghi occupati -da varii signori, anch'essi gli ubbidirono, salva la signoria di que' -potenti, che promisero censo anche essi. Ma nel mese d'agosto ebbe -fine la quiete di Perugia, e la residenza del pontefice in quella -città. Ne era esclusa la fazione de' Raspanti, ed, unitasi questa -alla compagnia de' masnadieri di _Biordo de' Michelotti_, Perugino -di patria, si portò sotto Perugia. Trattossi d'accordo, e, il papa, -credendo alle promesse di que' fuorusciti, permise loro l'ingresso -nella patria. Male per la fazion contraria de' Beccarini, contra dei -quali non tardarono ad incrudelire col ferro i nuovi entrati; e non -potendo il pontefice frenar così fatto furore, si ritirò ad Assisi. -Entrò poscia Biordo in quella città, rimasta desolata, e tirannicamente -ne prese il dominio. La partenza del papa da Perugia fu cagione che i -Romani s'invogliarono di farlo ritornare a Roma. Spedirongli a questo -fine ambasciatori; e giacchè non ebbero difficoltà a prendere quelle -leggi che loro prescrisse il papa, il videro comparire a Roma, prima -che terminasse l'anno presente. Ma non terminarono in quest'anno -le violenze di Biordo[2083]. Avea papa Bonifazio, secondo l'uso del -nepotismo d'allora, creato marchese della Marca _Andrea_ suo fratello -di casa Tomacelli. Biordo l'assediò in Macerata; per interposizione -de' Fiorentini si salvò Andrea[2084], con avergli i Maceratesi pagata -la somma di mille fiorini d'oro. Diversamente scrive Bonincontro, con -dire che Biordo l'ebbe prigione, e ciò viene confermato da Teodorico di -Niem[2085]. Fu poi riscattato con danari dal papa, e Biordo s'impadronì -di varie città e castella della Marca. Anche i Malatesti, cioè _Carlo_ -e _Pandolfo_, nel mese d'agosto coll'oste loro andarono fin sotto -Forlì saccheggiando il paese. Poco vi mancò che non facessero prigioni -_Francesco_ e _Pino degli Ordelaffi_, i quali poi colla valevole -applicazion del danaro liberarono per ora dalle forze de' nemici il -loro paese. - -Guerra non fu in quest'anno in Lombardia, ma si videro bene i preludii -di quella che nacque nel seguente[2086]. Penava _Gian-Galeazzo -Visconte_ a tenere in freno il rancore conceputo contra di _Francesco -Gonzaga_ signore di Mantova, perchè egli s'era staccato da lui, e -molto più perchè avea manipolata una sì forte lega a' suoi danni, ed -ultimamente ancora, unito ad _Alberto marchese d'Este_, era stato a -Venezia a trattar con quella signoria. Intendeva ben egli a che fine -esso Gonzaga, aiutato dai collegati, avesse piantato un ponte sul Po -a Borgoforte, e ben afforzatolo ai due lati. Pertanto gli venne in -pensiero di far anch'egli un brutto scherzo al Gonzaga con divertire -dal loro letto le acque del Mincio. Fece a questo oggetto tagliare un -monte presso a Valezzo; fece far di grandi chiuse ed altri lavorieri -con incredibili fatiche e spese. Se riusciva il disegno, addio Mantova. -Restava essa priva del lago, cioè della sua fortificazione, e vicina -ad essere spopolata per l'aria fetente delle paludi. Ma più possanza -ebbe l'escrescenza del fiume, che le invenzioni degli architetti, e -andò a male tutto quel dispendioso lavoro: disgrazia, a cui soccombe -facilmente chi vuol far da maestro alla forza de' fiumi. Se ne erano -ingelositi forte i collegati, e tennero per questo i loro ambasciatori -un parlamento in Ferrara; e veduto poi che il fiume da sè stesso avea -provveduto al bisogno, altro non fecero per allora. Venne a morte nel -dì 30 di luglio[2087] _Alberto marchese d'Este_, signor di Ferrara, -Modena, Rovigo e Comacchio, principe di sempre cara ricordanza; e -a lui d'unanime consenso dei popoli succedette nel dominio _Niccolò -marchese d'Este_ suo figliuolo, già investito degli Stati dal papa e -dall'imperadore[2088]. Era egli in età di nove anni e mesi, e però -gli furono assegnati dal padre alcuni nobili per tutori, sotto la -protezione dell'inclita repubblica di Venezia, la quale, unitamente co' -Bolognesi, Fiorentini e Mantovani, inviò rinforzi di milizie a Ferrara -e Modena[2089], per sicurezza del giovinetto principe, e per isventar -le trame che potesse tentare il conte di Virtù. Fu ancora in questo -anno un terribile sconvolgimento nella discorde città di Genova[2090] -per li tentativi fatti più volte da _Antoniotto Adorno_ affin di -ricuperare la perduta dignità di doge. Troppo lontano mi condurrebbe -l'argomento, se narrar volessi quegli avvenimenti, diffusamente -descritti da Giorgio Stella. A me perciò basterà di accennare che il -doge _Antonio di Montaldo_, cedendo alla forza, si ritirò. _Pietro -da Campofregoso_ fu assunto a quella dignità da alcuni; ma cadde -anch'egli. Venne proclamato da altri _Clemente di Promontorio_; neppur -egli durò. Con più bella apparenza fu esaltato _Francesco Giustiniano_ -del fu Garibaldo. Vi furono battaglie, e con tutti i suoi sforzi -Antoniotto Adorno nulla potè ottenere. Finalmente, prevalendo la -fazione d'_Antonio di Montaldo_, questi riacquistò nel dì primo di -settembre il trono ducale, e tornò alla sua quiete la scompigliata -città, con restar nulladimeno in moto i mali umori delle detestabili -fazioni. Guerra fu in quest'anno[2091] fra _Carlo_ e _Pandolfo de' -Malatesti_ signori di Rimini, Pesaro e d'altri luoghi dall'un canto, -e _Cecco_ e _Pino degli Ordelaffi_ signori di Forlì. Si venne a -battaglia fra loro nel dì 8 di agosto presso alla villa di Bosecchio, -e ne andarono sconfitti gli ultimi, con lasciar molti prigionieri in -mano de' nemici. Fin qui era stato ritenuto prigioniere nel castello -di Monza[2092] _Francesco il vecchio da Carrara_, trattato nondimeno -con umanità da _Gian-Galeazzo Visconte_, quando s'avvicinarono i giorni -suoi al fine. Mancò egli di vita nel dì 6 d'ottobre dell'anno presente; -e il Visconte, uomo di massime grandi, fattolo imbalsamare, con -esequie magnifiche gli celebrò il funerale. Ottenne dipoi _Francesco -Novello_ il cadavero del padre, e, fattolo condurre a Padova, quivi -con solennissima pompa gli diede sepoltura nel dì 20, oppure 21 di -novembre. L'orazione funebre fatta in tale occasione da Pietro Paolo -Vergerio, insigne oratore di questi tempi, colla descrizione del -funerale, fu da me data alla luce[2093]. - -NOTE: - -[2079] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16. - -[2080] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2081] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2082] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2083] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2084] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2085] Theodoricus de Niem, Hist. - -[2086] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic. - -[2087] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2088] Delayto, Annal., tom. eod. - -[2089] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2090] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCIV. Indizione II. - - BONIFAZIO IX papa 6. - VENCESLAO re de' Romani 17. - - -Terminò in quest'anno i suoi giorni l'ambizioso antipapa CLEMENTE -VII, dimorante allora in Avignone, lodato da quei della sua fazione, -detestato e abborrito dagli altri[2094]. Succedette la morte sua nel -dì 16 di settembre, mentre l'Università della Sorbona e _Carlo VI -re_ di Francia si maneggiavano forte per trovar ripiego colla forza -allo scandaloso scisma che, tuttavia durando, producea innumerabili -sconcerti nella Chiesa di Dio, essendo specialmente divenuta troppo -familiare la simonia. Forse questo maneggio accelerò la morte di lui. -Ma nulla si guadagnò coll'esser egli mancato di vita; perciocchè i -cardinali del seguito suo raunati, senza voler ascoltare ragioni, gli -diedero per successore da lì a dodici giorni il _cardinal Pietro di -Luna_, che prese il nome _Benedetto XIII_, uomo d'ingegno destro, molto -eloquente e negoziator finissimo. Abbiamo da Teodorico di Niem[2095] -che quest'uomo furbo, finchè fu cardinale, dappertutto parlando ai -principi e predicando ai popoli, detestò sempre lo scisma, e fu inteso -più volte dire, che s'egli arrivasse mai al papato, avrebbe ridotta -la Chiesa alla sua prima unione. Fu questo uno de' motivi per cui i -cardinali di Avignone concorsero ad eleggerlo. Mostrò egli anche dipoi -la sua premura di metter fine a quella tragedia, in iscrivendo le -lettere circolari della sua elezione ai principi: parole speziose per -farsi credito, perchè i fatti gridarono dipoi sonoramente in contrario. -Intanto _papa Bonifazio IX_ non tralasciava diligenze per tirar nel -suo partito gli aderenti in addietro all'antipapa Clemente, senza -punto mostrar disposizione ai ripieghi che si proponevano per levare -lo scisma. Nè già mancavano torbidi allo Stato ecclesiastico[2096]. -Biordo Perugino proditoriamente s'impadronì d'Assisi nel dì 22 di -maggio. _Pandolfo Malatesta_ occupò Todi, poi Narni; diede il guasto -ai territorii di Spoleti e di Terni, e introdusse in Orta i Bretoni -ed altri soldati dell'antipapa. Fu perciò fulminata contra di lui -la scomunica; ma questi fulmini in que' cattivi tempi poca paura -faceano ai potenti di larga coscienza. Anzi abbiamo dalla Cronica di -Forlì[2097] che Carlo e Pandolfo Malatesti comperarono nel dì 13 di -luglio Bertinoro da papa Bonifazio per ventidue mila fiorini di oro: -il che si dee credere fatto prima della scomunica. Grande applicazione -davano intanto ad esso papa gli affari di Napoli[2098]. Si andava -rinforzando il giovinetto _re Ladislao_ per terra e per mare con -disegno di tentare qualche impresa contra del nemico _re Lodovico -d'Angiò_. Ma, giunta a Gaeta una fiera pestilenza, si ritirò esso re -fuori della città con tutta la corte. Poco vi stette, perchè due galee -di Mori fecero in quella marina più di cento schiavi; il che consigliò -Ladislao a tornarsene in città. Fu circa questi tempi proposto da' -mediatori ch'esso re desse in moglie all'Angioino _Giovanna_ sua -sorella, e cadaun d'essi tenesse quel che possedeva. Ladislao escluso -da Napoli non vi trovò i suoi conti. Ma per lo sforzo che egli meditava -di fare, troppo sfornita trovandosi la di lui borsa, nel dì 27 di -ottobre con quattro galee si partì da Gaeta, e andossene a Roma. -Per conto degli onori n'ebbe in eccesso, ma non così della pecunia. -Tuttavia ricavato dal pontefice e da' cardinali quanto ne potè, nel -dì 19 di novembre se nè tornò a Gaeta[2099]. Avvenne che mentre egli -dimorava in Roma, gl'insolenti Banderesi romani, cioè i capurioni delle -milizie urbane, si levarono a rumore contra del papa, talmente ch'egli -corse anche pericolo della vita. Il re colle sue guardie si oppose, -e gli riuscì poi di mettere la concordia fra loro. Scrive Sozomeno -storico ciò succeduto nel mese di maggio. Abbiam veduto che, secondo -gli Annali Napoletani, Ladislao di ottobre si trasferì a Roma. - -Perderono i Fiorentini quest'anno, a dì 17 di marzo, oppure, come -ha Matteo Griffoni[2100], nel mese d'agosto, il prode lor capitano, -stato dianzi gran masnadiere d'Italia, cioè _Giovanni Aucud_, al -quale fu data con sommo onore sepoltura in Santa Maria del Fiore, dove -tuttavia si mira la di lui memoria. A forza di danari s'accordarono -con _Biordo Perugino_. Costui, dopo avere smunto dai Sanesi venti mila -fiorini d'oro, entrò nella Romagna, e diede il sacco a varie terre. -_Jacopo di Appiano_, tiranno di Pisa, temendo di costui, impetrò da -_Gian-Galeazzo Visconte_ quattrocento lancie, ed egli ben volentieri -le spedì colà, per meglio assicurarsi di quella città. Turbata fu più -che mai, nell'anno presente, la città di Genova dalla discordia e dalle -sedizioni de' Guelfi e de' Ghibellini[2101]. Il già doge _Antoniotto -Adorno_ con isforzi novi tentò di risalire sul trono, e deporre il -doge Antonio di Montaldo. Furono in armi tutte le fazioni. Veggendo il -Montaldo di non potere resistere alla possanza degli avversarii, nel dì -24 di maggio, deposte le redini del governo, si ritirò a Savona, indi -a Gavi, per far guerra alla città. _Niccolò di Zoaglio_ in luogo suo -fu eletto doge; ma per poco tempo, perchè gli succedette colla forza -_Antonio di Guarco_, proclamato doge da buona parte del popolo. Contra -di questo nuovo doge essendo entrato in Genova _Antoniotto Adorno_, -trovatosi abbandonato da' suoi, restò prigione; ma fu rilasciato con -varii patti. Sino al dì ultimo d'agosto Antonio di Guarco tenne saldo -il suo governo: ma, essendo rientrato in Genova l'Adorno, ed accolto -con sonoro applauso da numeroso popolo, nella notte precedente al -dì 3 di settembre esso Guarco prese la fuga, e si salvò anch'egli a -Savona. Prevalendo allora i Ghibellini contra de' Guelfi, attaccarono -il fuoco al palazzo dell'arcivescovo, cioè di _Jacopo del Fiesco_, e -ad altre case dei nobili guelfi. Nello stesso dì 3 di settembre da' -suoi parziali fu di nuovo eletto doge _Antoniotto Adorno_, ma con -restare in armi i deposti _Antonio di Montaldo_, e _Antonio di Guarco_, -i quali mossero le armi straniere contro la patria per sostenere -la pugna. Infatti nell'anno presente, chiamato da essi il _sire di -Cossì_ Franzese, ed assistito da _Carlo marchese_ del Carretto, e dai -nobili _Doria_, entrò armato nella riviera occidentale di Genova, e -prese Diano, con far correre voce di sottoporre quella contrada al -re di Francia. Ma non avendo tali forze da poter compiere sì vasto -disegno, non tardò molto a ritirarsi. Restò la città di Genova e tutto -il suo territorio in gran confusione per tali discordie e per tanti -pretendenti. - -Era, siccome dicemmo, succeduto al padre nella signoria di Ferrara -_Niccolò II marchese d'Este_[2102]. Contra di questo giovinetto -principe insorse _Azzo marchese Estense_ figliuolo di quel _marchese -Francesco_ che fuoruscito di Ferrara, e divenuto generale delle -armi di _Galeazzo Visconte_, vedemmo far guerra agli Estensi allora -dominanti. Ora anch'egli animato dall'età del marchese Niccolò incapace -del governo e sotto mano fiancheggiato da _Gian-Galeazzo_ signor di -Milano[2103], cominciò più trame contro lo Stato di Ferrara, e trasse -varii nobili e vassalli della casa d'Este nel suo partito. _Obizzo da -Monte-Garullo_, castellano nelle montagne del Frignano, fu il primo ad -alzar bandiera, con occupar varie castella di quelle contrade. Accorse -l'esercito del marchese, ed unito coi Lucchesi nemici del medesimo -Monte-Garullo, lo obbligò, dopo varie battaglie ed assedii, a chieder -mercè. Venne con salvo condotto a Ferrara, ed ottenne da chi gli prestò -fede più di quel che poteva sperare. Sollevossi ancora _Francesco -signor di Sassuolo_, ed aiutato da _Azzo signor di Rodea_, prese Monte -Baranzone ed altri luoghi in quelle parti. Era liberal di promesse il -marchese Azzo verso chiunque gli aderiva[2104]; e, facendo loro sperare -alcuno degli Stati che si doveano conquistare, od altri premii, sollevò -altri vassalli della casa d'Este contro il marchese Niccolò, con -giugnere a farsi de' partigiani in Ferrara stessa. Tuttavia, a riserva -di alcune terre che si ribellarono, non potè Azzo far progressi, perchè -da Venezia, Bologna e Firenze vennero nuovi soccorsi a Ferrara; ed -_Azzo da Castello_, valoroso mastro di guerra, general del marchese -Niccolò, non solamente fece svanir tutti i disegni dei nemici, ma anche -assediò Castellarano, finchè tra la vicinanza del verno, e le genti che -segretamente spediva in aiuto de' ribelli Gian-Galeazzo Visconte, gli -convenne ritirarsi. Ribellatasi nel dì 7 di marzo di quest'anno[2105] -la città di Catania a _don Martino re_ di Sicilia, per mare e per -terra fu da lui assediata, e colla fame forzata a rendersi nel dì 5 -d'agosto. Cento mila fiorini d'oro dovettero pagar que' cittadini in -pena della loro ribellione. Già pensava _Carlo VI re_ di Francia allo -acquisto di Genova[2106]; e, per non aver contrario Gian-Galeazzo -Visconte, conchiuse seco una lega in quest'anno; ed allora fu[2107] -che il Visconte cominciò ad inquartar coll'arme sue del biscione i -gigli della real casa di Francia. Anche il _sire di Cossì_, a nome -di _Lodovico_ divenuto _duca d'Orleans_ e signore di Asti, cioè del -marito di _Valentina Visconte_[2108], nel dì 16 d'ottobre fece lega con -_Teodoro marchese_ di Monferrato, ed in questa entrò anche _Amedeo di -Savoia_ principe della Morea. - -NOTE: - -[2091] Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital. - -[2092] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. -Ital. - -[2093] Verger., Orat., tom. 16 Rer. Ital. - -[2094] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2095] Theodoricus de Niem, Hist. - -[2096] Raynaldus, in Annal. Eccles. - -[2097] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2098] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2099] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2100] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. - -[2101] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2102] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2103] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[2104] Delayto, Annal., ubi sup. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCV. Indizione III. - - BONIFAZIO IX papa 7. - VENCESLAO re de' Romani 18. - - -Con sommo zelo si adoperò in questo anno[2109] _Carlo VI re_ di Francia -coll'Università di Parigi per estinguere il pernicioso scisma della -Chiesa di Dio, e spedì ambasciatori all'_antipapa Benedetto_, con -proporgli varie maniere per giugnere alla riunione. Cercò l'astuto -ogni sutterfugio per sottrarsi alla cessione, e solamente si appigliò -al ripiego di abboccarsi e di trattare con _papa Bonifazio_, ben -riflettendo che mai per tal via non sarebbe seguito accordo alcuno. In -questi tempi il pontefice Bonifazio attese a fortificarsi in Roma, con -ridurre lo stesso Campidoglio in forma di fortezza: del che mormoravano -non poco i Romani. Ma i maggiori suoi pensieri erano rivolti a dar -vigore al _re Ladislao_, per desiderio di veder detronizzato il nemico -_re Lodovico d'Angiò_, signoreggiante in Napoli. Spedì pertanto ad esso -Ladislao un gran rinforzo di galee ed assai brigate di combattenti, -acciocchè si portasse allo assedio di Napoli[2110]. In premio di tai -soccorsi impetrò che il re investisse del ducato di Sora i pontificii -nipoti. Ora Ladislao, uniti che ebbe tutti i suoi baroni e le forze -sue, nell'aprile di quest'anno si portò all'assedio di Napoli[2111], -strignendo quella nobil città per mare e per terra. Entro d'essa il -re Lodovico, fornito di copiosa cavalleria niun timore, mostrava. Durò -l'assedio sino al dì 15 di maggio, in cui, sopraggiunte quattro galee -di Provenza, diedero la caccia alle pontificie, e furono cagione che -Ladislao levasse il campo, e si ritirasse ad Aversa e poscia a Gaeta -colle mani piene di mosche. Per maneggio de' Sanseverini l'almirante -_duca di Sessa_ di casa Marzano si staccò da lui, e si unì col re -Lodovico. Nel dì 26 di dicembre Ladislao maritò con Andrea da Capoa -_Costanza di Chiaramonte_, stata sua moglie, e ripudiata. Andando -essa a marito, pubblicamente nella piazza di Gaeta piagnendo disse al -novello sposo, doversi egli tenere per ben fortunato, dacchè avrebbe -da lì innanzi per concubina la moglie del re Ladislao. Gran dispiacere -e pietà recarono a tutti queste parole. Ma in tempi sì sconcertati le -iniquità maggiori trovavano passaporto. - -L'anno fu questo in cui _Gian-Galeazzo_, deposto il basso e miserabile -titolo di conte di Virtù[2112], prese quello di duca di Milano. Si -procacciò egli questa onorevol dignità da _Venceslao re de' Romani_, -per quanto fu creduto, collo sborso di cento mila fiorini d'oro. Il -privilegio a lui conceduto da esso Venceslao in Praga nel dì primo di -maggio dell'anno presente, vien riferito negli Annali Milanesi. Quivi -egli è dichiarato duca di Milano a titolo di feudo con tutti gli onori -e l'autorità competente a sì sublime grado. Nell'anno seguente, con -altro diploma dato in Praga nel dì 13 d'ottobre, lo stesso Venceslao -confermò al medesimo Gian-Galeazzo il _ducato di Milano_, e insieme -la_ contea di Pavia_, colle altre città e terre da lui possedute -e dipendenti dall'imperio: cioè _Brescia, Bergamo, Como, Novara, -Vercelli, Alessandria, Tortona, Bobbio, Piacenza, Reggio, Parma, -Cremona, Lodi, Crema, Soncino, Borgo San Donnino, Verona, Vicenza, -Feltro, Belluno, Bassano, Sarzana, Carrara_, ed altre terre e ville con -più ampia autorità. Non v'intervenne l'assenso degli elettori, i quali -poscia fecero a Venceslao un reato di tal concessione. Ora nel dì 5 di -settembre, o piuttosto, come ha il Delaito[2113], nel dì 8 d'esso mese, -festa della Natività della Vergine, si diede, con ammirabil sontuosità -in Milano esecuzione alla grazia, avendo _Benesio Camsinich_, -deputato da Venceslao, conferito il manto e le altre insegne ducali -al nuovo duca[2114]. Fu onorata questa magnifica funzione, di cui, -oltre all'autore degli Annali di Milano, lasciò anche il Corio una -copiosa relazione, da molti vescovi, dagli ambasciatori di quasi -tutti i potentati d'Italia, e da innumerabil popolo, e festeggiata da -suntuosissime giostre, tornei, conviti ed altri pubblici divertimenti; -nè da gran tempo avea veduto l'Italia sì maestosi solazzi. Prese dunque -il Visconte da lì innanzi il nome di _Gian-Galeazzo duca di Milano e -conte di Pavia_[2115]. Maggiori sforzi fece in quest'anno il _marchese -Azzo Estense_ contra del _marchese Niccolò_ signor di Ferrara. Con -promettere Comacchio e la riviera di Filo ad _Obizzo_ e _Pietro da -Polenta,_ signori di Ravenna e Cervia, li guadagnò al suo partito. -Allettò ancora con danari ed altre promesse _Cecco degli Ordelaffi_ -signore di Forlì. Ma sopra tutti s'impegnò in favore di lui _Giovanni -conte di Barbiano_, uomo solito a pescare nel torbido. Raunato un -esercito di Romagnuoli, nel dì 20 di gennaio s'inviarono questi alla -volta di Ferrara. Ma quando men sel pensavano, essendo venute loro -incontro le milizie e il naviglio di Ferrara, nel passare che essi -faceano il Po di Primaro, furono sconfitti e obbligati a tornarsene -indietro. Ora giacchè il marchese Azzo tuttodì andava ordendo nuovi -tradimenti contro la persona del picciolo marchese Niccolò, e dei -suoi consiglieri e tutori, venne in mente a questi ultimi di valersi -de' medesimi mezzi per isbrigarsi una volta da guerra sì dispendiosa, -credendo lecito tutto contra di un indebito perturbator dello Stato, -già processato e condannato con taglia. - -Pertanto, trovandosi il _marchese Azzo_ nelle terre di Giovanni conte -di Barbiano[2116] trattarono, con esso conte di farlo uccidere, -promettendogli in ricompensa la ricca e nobil terra di Lugo, e -quella di Conselice, oltre ad una buona somma di danaro, che si dice -ascendesse a trenta mila fiorini d'oro. Seguì l'accordo nel mese di -marzo; fu mandato Giovanni da San Giorgio, come persona fidata, da -Ferrara, che si accertasse della morte di Azzo. Ma memorabil sempre -sarà la truffa che il conte di Barbiano fece in questa occasione[2117]. -Dacchè il marchese Azzo fu ben riconosciuto dal deputato ferrarese, si -ritirò esso Azzo in una vicina camera, dove immediatamente fece vestir -de' suoi abiti e del suo cappuccio un tal Cervo da Modena, familiare -del conte, che gli si rassomigliava non poco. Scagliatisi poi addosso -a questo misero innocente gli sgherri, a forza di pugnalate il tolsero -di vita, avendolo specialmente ferito nel volto. Le grida e gli urli -erano uditi dall'incauto messo ferrarese, che, dipoi entrato, vide -steso a terra, e conobbe morto il creduto marchese Azzo. Dopo avere -spedita la nuova a Ferrara, andò egli tosto coi segnali a lui confidati -a dare il possesso delle terre di Lugo e Conselice a _Giovanni conte -di Barbiano_, che le tenne per sè, ed anche per giunta fece prigioni le -guarnigioni estensi, le quali poi convenne riscattar con danaro. Grande -strepito fece per tutta Italia questo avvenimento; ma Iddio, che non -paga ogni sabbato sera, raggiunse a suo tempo questo manipolator di -tradimenti. Ne furono sì irritati i Veneziani, Fiorentini, Bolognesi, -e i signori di Mantova e di Padova, che tutti inviarono nuovi rinforzi -di gente a Ferrara, co' quali gran guerra fu cominciata contro le -terre d'esso conte di Barbiano, con dare il guasto a tutto il paese, -e piantar bastie in più siti. Crebbero, ciò non ostante, le segrete -cabale dei _marchese Azzo_; trovò in Ferrara non pochi disposti ad -una gran congiura; passò nell'aprile con quanti armati potè ottenere -dal conte di Barbiano sul Ferrarese; ed accorsero in servigio di -lui a migliaia i villani, allettati da voce sparsa del secolo d'oro -sotto di lui. Già egli s'inviava verso Ferrara, quando nel dì 16 -d'aprile, arrivato alla villa di Porto, si vide in faccia l'esercito -ferrarese, con cui volontariamente s'era venuto a congiungere _Astorre -de' Manfredi_ signor di Faenza seco menando secento uomini d'armi. -Si attaccò una crudel battaglia; vi fu messo a fil di spada più d'un -migliaio di que' villani; sterminata copia s'ebbe di prigioni, e -contossi fra loro il _marchese Azzo_, preso dal _conte Corrado di -Altimberg_ Tedesco. Fecero il possibile i Ferraresi per averlo in -mano, ma l'accorto Astorre il fece condurre nelle carceri di Faenza: -con che respirò l'afflitta Ferrara. Si andava in questi tempi sempre -più rinforzando di gente _Gian-Galeazzo_ duca di Milano, con aver egli -fra le altre provvisioni condotto al suo soldo il _conte Alberico da -Barbiano_, famoso capitano, dopo averlo co' proprii danari riscattato -dalla prigionia nel regno di Napoli. Continua gelosia davano questi -ed altri segreti andamenti del duca ai collegati, e massimamente a -_Francesco signore di Mantova_: il perchè neppur essi lasciavano di -far preparamenti per difendersi dalle insidie di questo potente e -industrioso avversario. - -NOTE: - -[2105] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - -[2106] Corio, Istor. di Milano. - -[2107] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[2108] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2109] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2110] Theodericus de Niem, Histor. - -[2111] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2112] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[2113] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2114] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. - -[2115] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2116] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16. - -[2117] Chronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon., -tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCVI. Indiz. IV. - - BONIFAZIO IX papa 8. - VENCESLAO re de' Romani 19. - - -In quest'anno ancora molti passi furono fatti per tentare la riunion -della Chiesa dai re di Francia, Inghilterra, Aragona e Castiglia. Il -mezzo più proprio sembrava quello della cessione, cioè che amendue -i pretendenti rinunziassero la dignità, per divenire all'elezione -d'un solo. Ma abborrendo troppo l'oramai scoperto ambizioso _antipapa -Benedetto_ questo ripiego, l'università di Parigi appellò da lui -al papa futuro legittimamente eletto[2118]. Furono anche spediti -ambasciatori a _papa Bonifazio_ per esortarlo alla cessione; trovarono -anche lui più alieno dell'altro da questa risoluzione. Tornarono in -quest'anno i Perugini all'ubbidienza d'esso pontefice, e in grazia -di lui fu rimesso _Biordo de' Michelotti_, che avea occupata quella -città, Orvieto ed altri luoghi. Vien ciò riferito da Sozomeno[2119], -con aggiungere che Biordo ritenne Todi, Orvieto ed altre terre, con -pagare l'annuo censo alla Chiesa romana. Seguitò nel regno di Napoli -la guerra, ma senza impresa degna di menzione. In Sicilia il _re don -Martino_ giovane continuò ad abbassar la fazione contraria, che aderiva -al partito di papa _Bonifazio IX_, giacchè quel re favoriva l'antipapa; -ed essendo mancato di vita _Giovanni re d'Aragona_, Martino, padre -d'esso Martino giovane, fu chiamato alla successione di quel regno; il -che fu cagione che (non so se in questo o nel seguente anno) con quella -corona di nuovo si riunisse la Sicilia. _Giovanni dall'Aceto_[2120] -impadronitosi della città di Fermo, talmente colle sue crudeltà fece -perdere la pazienza al popolo, che sul principio di giugno si mosse a -rumore contra di lui. Rifugiatosi egli nel castello, chiamò aiuto dal -_conte di Carrara_. Entrato questi nella fortezza, piombò poi addosso -ai cittadini colle sue genti, e li mise in rotta, molti uccidendone. -Il resto si sottrasse colla fuga al furore del tiranno: laonde quella -città rimase desolata. Fu in quest'anno, nel dì 16 ovvero 17 di maggio, -stabilita pace e lega in Firenze fra il _duca di Milano, Fiorentini, -Pisani, Sanesi, Perugini, Bolognesi, Lucchesi_, il _marchese di -Ferrara_, i signori di _Padova_, di _Mantova_, di _Faenza_ e d'_Imola_, -i _Malatesti_ ed altri. Con questi artifizii _Gian-Galeazzo_ cercava -di tener a bada e addormentare chi poteva opporsi ai suoi segreti -disegni; ma non gli venne fatto, come s'era figurato[2121]. Conchiusero -i sempre vigilanti Fiorentini nel dì 24 ossia 29 di settembre una lega -con _Carlo VI re_ di Francia, in cui furono compresi gli altri lor -collegati, cioè i _Bolognesi_, il _marchese di Ferrara_, e i signori di -_Mantova_ e di _Padova_. Pensarono con ciò di metter freno alle voglie -di Gian-Galeazzo duca di Milano; e il re vi consentì volentieri, pel -motivo che fra poco accennerò. - -Neppure in quest'anno si provò quiete negli Stati del _marchese -di Ferrara_[2122]. _Francesco signor di Sassuolo_, nemico di esso -marchese, dopo essersi compromesso in _Astorre de' Manfredi_, e -aver depositata in mano di lui quella nobil terra, per tradimento -se la ripigliò. E _Giovanni conte di Barbiano_ con un grosso corpo -di cavalleria e fanteria, assistito dai nobili Grassoni, venne fino -a Vignola ed, essendosi impadronito di quella terra nel dì primo -d'ottobre, coll'assedio forzò anche la rocca a rendersi a patti, senza -però mantener egli la parola data a quella guarnigione. Maggiori furono -le inquietudini in Toscana[2123], perchè fra i _Lucchesi_ e _Pisani_ -seguirono varie ostilità. Erano i Lucchesi protetti ed aiutati dai -Fiorentini, e stavano uniti con loro i _Gambacorti_ banditi di Pisa. -Laonde _Jacopo d'Appiano_ signore ossia tiranno di Pisa, che stava -attaccato forse al duca di Milano, gli dimandò soccorso. Fece vista -il duca, colle sue solite arti, di licenziar il conte _Alberico da -Barbiano_, e questi nel novembre con alcune migliaia di cavalli si -portò nel territorio di Pisa[2124]. Colà ancora passò pel Sanese -il _conte Giovanni di Barbiano_ con altre genti, di maniera che, -comprendendo vicina la guerra, i Fiorentini assoldarono nuovi armati, -ne ottennero dai lor collegati, e crearono general dell'armata loro -_Bernardone_ Spagnuolo, oppur di Guascogna, che menò seco seicento -cavalli e ducento fanti. I fatti di Genova diedero in quest'anno -molto da parlare all'Italia[2125]. _Antoniotto Adorno_ doge di quella -repubblica, trovandosi in mezzo a varie fazioni e a molti avversarii, -troppo ben vedea che traballava il suo trono. Teneva ben egli a' suoi -servigi quattro mila fanti e mille cavalli, ma poco era questo al -bisogno, stante il trovarsi egli mal sicuro in casa, ed essendo fuor -di Genova continuamente in armi _Antonio da Montaldo_ ed _Antonio di -Guarco_, dogi deposti, e suoi fieri nemici. Il peggio fu che questi -due ricorsero per avere aiuto a _Gian-Galeazzo_ duca di Milano, -principe che in ogni imbroglio d'Italia sapeva aver mano; e tanto più -s'interessò in questo, perchè, sperando di arrivare all'acquisto di -quella potente città, contribuì loro un grosso corpo di combattenti. -Conobbe allora l'Adorno che a guarire i mali della patria sua occorreva -un più potente rimedio; e questo altro non poteva essere che quel -di sottomettere Genova a qualche gran principe, la cui possanza ed -autorità, volere o non volere, riunisse i discordi animi de' cittadini. -Co' suoi consiglieri dunque ed aderenti mise in consulta l'affare. -Furono proposti _Lodovico duca d'Orleans_, padrone d'Asti, e il _duca -di Milano_; anzi lo stesso duca, penetrato questo disegno, spedì colà -i suoi ambasciatori per accudire al mercato. Ma le inclinazioni di -Antoniotto Adorno erano verso il _re di Francia Carlo VI_, e la vinse -in fine la di lui volontà. - -Mandò egli a Parigi un suo deputato a farne l'offerta. Era Carlo VI -principe dotato di bellissimi talenti, ma suggetto ad un deplorabil -incomodo di sanità, perchè di tanto in tanto cadeva in alienazione -di mente, anzi in frenesia, per cui, se non si fosse provveduto, -avrebbe ucciso i suoi più cari. Godeva nondimeno degl'intervalli -quieti, ne' quali si dava a conoscere savio ed amabilissimo principe. -Fu accettata l'esibizione con patto segreto di pagare all'Adorno -quaranta mila fiorini d'oro, e di dargli due castella in Francia, e con -altri pubblici patti in favore della città, espressi nello strumento -stipulato in Genova stessa nel dì 25 d'ottobre, che si leggono negli -Annali Genovesi. Ora nel dì 27 di novembre _Antoniotto Adorno_, col -rinunziare la sua dignità, lasciò entrare in possesso di quel dominio -gli uffiziali del re di Francia, ritenendo nondimeno per qualche -tempo ancora quel governo col titolo di governatore regio. Sommamente -dispiacque a _papa Bonifazio_, e non meno increbbe al _duca di Milano_ -la risoluzion di quel popolo, al veder deluse le sue speranze, e di più -a' suoi confini un sì potente monarca; ma gli convenne dissimular la -rabbia con applicarsi a sfogarla altrove. Guerra fu in quest'anno[2126] -fra _Teodoro marchese_ di Monferrato ed _Amedeo principe_ della -Morea, assistito da _Lodovico conte_ di Savoia. Durò essa un anno. Per -tradimento fu occupata al Monferrato dal principe suddetto la bella -terra di Montevico, oggidì appellata Monreale, città non più da lì -innanzi restituita. All'incontro, _Facino Cane_ Casalasco, che già avea -cominciato ad acquistar grido nelle armi, tolse ai principi savoiardi -due castella, ed inferì non pochi danni al Piemonte. Fecero poi questi -principi nell'anno seguente un compromesso delle lor differenze nel -_duca di Milano_, il quale differì molto, anzi non mai pronunziò alcun -laudo, così esigendo la sua fina politica. - -NOTE: - -[2118] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2119] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Theodoricus de Niem, Hist. -Aretin. Hist. Florentin. - -[2120] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2121] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Ammirat., Istor. Fiorentina, -lib. 16. - -[2122] Delayto, ut supra. - -[2123] Bonincontrus, Annales, tom. 21 Rer. Ital. - -[2124] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2125] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCVII. Indizione V. - - BONIFAZIO IX papa 9. - VENCESLAO re de' Romani 20. - - -Nuovi tentativi in quest'anno ancora furono fatti dai re oltramontani -per indurre _papa Bonifazio_ alla cession del papato[2127]. Così -bene seppe parlare un certo Roberto romito franzese, che l'avea -tratto alla risoluzion di convocare un concilio, in cui si decidesse -quell'importante controversia, facendogli credere che l'antipapa -non s'attenterebbe ad intervenirvi. Ma da lì a due giorni la madre, -i fratelli ed altri parenti del papa con varii mondani motivi gli -fecero cambiar pensiero. Secondochè abbiamo dal Bonincontro[2128], -in quest'anno tentarono i Romani di ribellarsi ad esso pontefice. -Egli, che non era figliuolo della paura, fece prendere i delinquenti, -e coll'ultimo loro supplizio si liberò dal soprastante pericolo. I -Giornali Napoletani[2129], che raccontano questo ed altri fatti fuori -del loro sito, dicono che tredici furono i giustiziati, in casa de' -quali si trovarono le bandiere del _conte di Fondi_, autore di essa -congiura. Cominciarono in questo anno a declinar gl'interessi di -_Lodovico d'Angiò re_ dimorante in Napoli. Terra di Lavoro già ubbidiva -al _re Ladislao_, nè restavano in potere dell'Angioino se non le terre -del Ponte di Capoa. Trovandosi all'assedio di esse Luigi di Capoa, d'un -colpo di bombarda vi restò ucciso. Con tutto ciò furono quelle fortezze -dipoi obbligate alla resa. Il Bonincontro narra altri avvenimenti del -regno di Napoli, come spettanti all'anno presente. Perchè io dubito che -possano appartenere al seguente, chieggo licenza di parlarne allora. -Procurò _Gian-Galeazzo_ duca di Milano di tirare al suo servigio tutti -quanti potè gli uomini d'armi d'Italia, e raunato con ciò un poderoso -esercito di cavalieri e fanti[2130], all'improvviso, parte per terra -e parte colle navi per Po, lo spinse nel dì 5 d'aprile addosso a -_Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, con far precedere le ragioni, -che i potenti hanno sempre in saccoccia, di rompere la tregua che -tuttavia durava. Consistevano queste specialmente nel rammemorare -l'aver il Gonzaga data la morte a _Caterina Visconte_ figliuola di -Bernabò, quando egli medesimo avea dianzi tolta la vita e gli Stati -allo stesso Bernabò, e a due suoi figliuoli, e tuttavia perseguitava -gli altri figliuoli del medesimo suo zio. Ed acciocchè non potesse -venir soccorso dalla Toscana al Gonzaga, ordinò al _conte Alberico da -Barbiano_ suo generale, la cui armata avea passato il verno sul Pisano, -con gravissimo peso di que' popoli, di assalire i Fiorentini, mostrando -d'essere capo di compagnia, e non già dipendente dagli ordini suoi. - -Quanto a questa guerra della Toscana, aveano creduto i Fiorentini di -poterla risparmiare, con essersi tanto maneggiati, che aveano condotto -ad un'amichevol pace i Lucchesi e i Pisani, le gare de' quali aveano -tirate in Toscana le armi lombarde[2131]. Ma si trovarono ingannati. Il -duca volea la guerra anche in quelle parti; e _Jacopo d'Appiano_ signor -di Pisa, nemico fiero, benchè non aperto, de' Fiorentini, accendeva -forte il fuoco; e tentò ancora di togliere loro San Miniato con una -congiura che non fu ben condotta a fine. Entrò dunque il conte Alberico -ostilmente nel dì 5 d'aprile colle sue forze nel territorio di Firenze, -saccheggiando ora una ed ora un'altra parte, fin quasi alle porte di -Firenze. Erano forti di gente anche i Fiorentini; e _Bernardone_ lor -generale con _Paolo Orsino, Giovanni Colonna_ ed altri condottieri -d'armi, siccome uomo ben pratico del suo mestiere, accorrendo ovunque -richiedea il bisogno, tenne sempre i nemici in freno, nè loro permise -di riportar vantaggio alcuno di rilievo. Riuscì anche alla sottile -accortezza de' Fiorentini di staccare dal servigio del duca di Milano -_Biordo Perugino_ con cinquecento lancie del seguito suo. Comparì -ancor qui qual fosse la fede del _conte Giovanni da Barbiano_. Era egli -condotto dal duca, ma all'improvviso si partì da lui, e con cinquecento -barbute passò al servigio dei Bolognesi, nemici del duca. Diversamente -passava la guerra in Lombardia[2132]. Con potentissimo esercito di -cavalli e fanti, siccome dicemmo, circa il principio d'aprile _Jacopo -del Verme_ generale del Visconte occupò Marcheria ai Mantovani, e -quindi passò alla parte superiore di Borgoforte col disegno d'entrare -nel serraglio di Mantova. Dalla banda ancora del Veronese con altro -esercito si mosse a quella volta _Ugolotto Biancardo_, governator di -Verona per esso duca. - -Trovavasi mal preparato per questa visita il signor di Mantova. Implorò -tosto aiuto dai collegati, e gliene inviarono i Fiorentini e Bolognesi, -siccome ancora il signore di Padova, quei di Ravenna, di Rimini e di -Faenza. _Niccolò marchese_ di Ferrara, che era allora giunto all'età -di anni tredici e di tre mesi, ed avea presa per moglie _Gigliola_, -figliuola del signor di Padova, vi spedì per Po una flotta di galeoni -armati. Fu dichiarato capitan generale dell'esercito della lega _Carlo -Malatesti_, uomo prode e cognato dello stesso signore di Mantova. La -mira particolare di Jacopo del Verme era di espugnare e rompere il -ponte posto da' Mantovani sul Po a Borgoforte; ma così virilmente fu -esso difeso dai collegati, benchè inferiori di gente, che per gran -tempo rimasero inutili tutti i suoi sforzi; anzi un ponte da esso Verme -fabbricato in Po venne fracassato dal valore degli avversarii. Fu anche -impedito il passaggio del Mincio ad _Ugolotto Biancardo_, il quale -poscia s'impadronì di Mellara, terra del Ferrarese, negli anni addietro -impegnata per bisogno di danari dai tutori del marchese al signore -di Mantova. Durò il fiero contrasto di queste armate sino al dì 14 di -luglio col continuo esercizio delle bombarde e dei verrettoni, e colla -strage di molti da ambedue le parti; ma in quel dì una scossa terribile -riportarono i collegati. Aveva il duca di Milano anch'egli una poderosa -flotta di galeoni armati in Po; ora Jacopo del Verme, spirando in -quei dì un vento gagliardo a lui favorevole, spinse contro il ponte di -Borgoforte alcune zatte piene di canne, oglio, pece ed altre materie -combustibili, e, per quanta resistenza facessero i difensori, non -poterono trattenerle dall'unirsi al ponte e di bruciarlo, colla morte -di circa mille uomini d'arme che vi erano sopra. Nè qui terminò la -rovina. Calata furiosamente l'armata navale milanese pel Po addosso -alla ferrarese, prese molti di que' legni, mise il resto in fuga, -lasciandovi la vita assai gente o annegata o uccisa. Ciò fatto, -entrarono nel dì 25 di luglio vittoriosi nel serraglio di Mantova, dopo -aver fatto un ponte sul fiume, e ripulsato il _Gonzaga_, che era ivi -alla difesa con _Malatesta de' Malatesti_ ed altri valorosi uffiziali. -Stesero i Milanesi il saccheggio sino alla porta Cerese di Mantova, con -fare immenso bottino di bestiame e di robe, perchè quegli abitanti si -credeano ivi sicuri. - -Per questo terribil colpo ebbe a disperarsi _Francesco Gonzaga_[2133]; -e tanto più perchè non tardò _Jacopo del Verme_ a mettere un forte -assedio alla terra di Governolo, per serrare affatto il passo ai -soccorsi stranieri. Concorse parimente a quell'assedio dalla parte di -Verona coll'altro suo esercito _Ugolotto Biancardo_, e v'intervenne per -Po anche la flotta navale del duca. Ma il generoso _Carlo Malatesta_, -dopo aver incoraggito, colla speranza di gagliardi soccorsi, il -Gonzaga, in persona passò a Venezia, Ferrara e Bologna, sollecitando -ognuno a non lasciar perire il signore di Mantova, la cui perdita -si sarebbe tirata addosso quella de' vicini. Per tanto si armarono -in Venezia sette galee e molte barche; in Ferrara si fece gran -preparamento di galeoni; i Bolognesi v'inviarono il _conte Giovanni da -Barbiano_ con cinquecento lancie, ed altre genti furono prese al soldo -dal signore di Mantova. Già Governolo era quasi ridotto all'agonia, -quando Carlo Malatesta, passato il Po verso il Bondeno coll'esercito -suo nel dì 24 d'agosto festa di san Bartolomeo[2134], assalì l'armata -d'_Ugolotto Biancardo_, e riuscì a lui di entrare in Governolo, e -di vettovagliarlo, siccome ancora venne fatto alla flotta ferrarese, -dopo un atroce combattimento, di obbligare alla ritirata la milanese -al ponte fabbricato dal Verme. Arrivò dipoi a Governolo il signor di -Mantova con quante soldatesche egli potè seco condurre, e calarono -pel Mincio anche tutte le sue barche armate. Ora, senza perdere -tempo, nel dì 28 d'agosto l'armata terrestre de' collegati diede una -furiosa battaglia a quella del Biancardo, con metterla in rotta; e -nel medesimo tempo la flotta navale dei Ferraresi e Mantovani colle -galee suddette assalì la milanese con tal empito, che la sbaragliò e -sconfisse. Queste due vittorie produssero con poca fatica la terza; -perchè l'esercito grande di _Jacopo del Verme_, accampato nel serraglio -contro a Governolo, al vedere la rovina dell'altro campo e delle lor -navi, senza poter soccorrere nè agli unì nè agli altri, preso da panico -spavento, ad altro non pensò che a salvarsi colla fuga, lasciando -indietro buona parte delle tende e del bagaglio. Circa due mila cavalli -vennero in potere de' vincitori, gran copia di vettovaglia e merci, e -cinquanta navi armate, oltre ad altre settanta di negozianti venuti per -provvedere l'armata milanese. Un giorno solo guastò tutta la tela sì -felicemente condotta fin qui dal duca di Milano. È da vedere la Storia -Padovana di Andrea Gataro, dove diffusamente si veggono descritti -così stravaganti avvenimenti. Abbiamo dagli Annali Milanesi[2135] -che il duca di Milano fece morir d'orrida morte Pasquino Capello suo -segretario, imputato di avere scritta una lettera, senza contezza del -padrone, che chiamava Jacopo del Verme a Pavia; il che fu cagione della -rotta suddetta. Si venne poi in chiaro, che la lettera era stata finta -da _Francesco Gonzaga_: del che molto s'afflisse il duca di Milano. - -Solenni allegrezze per sì prosperosi successi furono fatte da tutte le -città dei collegati. Venne anche assediata da essi la terra di Mellara, -e nel dì 27 di settembre racquistata. Ma _Gian-Galeazzo Visconte_ era -un forte colosso, ad atterrar il quale altre scosse che le suddette, -si ricercavano. Oltre il far ritornare dalla Toscana in Lombardia il -_conte Alberico_ da Barbiano col più della sua armata[2136], prese al -suo soldo _Facino Cane_ da Casale con cinquecento lancie; rifatta, -anzi accresciuta di molto la sua flotta navale, ordinò nel dì 29 -d'ottobre che essa tornasse sul territorio di Mantova. Trovò questa -a Borgoforte le navi armate del signore di Mantova e del marchese di -Ferrara; e messele in rotta, prese tre galee e venticinque galeoni -con tutto l'armamento e gli uomini. Oltre a ciò, arrivato il conte -Alberico colle sue genti, entrò di nuovo nel serraglio di Mantova, -spianò tutte le fosse e fortezze mantovane, e portò la desolazione sino -alle porte di Mantova. Ecco dunque di nuovo in peggiore stato di prima -Francesco da Gonzaga, il quale avea già perduto Marcheria, Luzzara, -Suzara, Solferino ed altri luoghi, e già temeva l'ultima rovina. Volle -Dio che, accostandosi il verno, si ritirarono dal Mantovano le milizie -del Visconte. Con tutto ciò il male stato, in cui egli si trovava, -diede impulso alla _repubblica di Venezia_ per entrar anch'essa nella -lega contra del duca di Milano. Inoltre s'ingegnarono i Veneziani e -Fiorentini di tirare al soldo loro il _duca di Austria_ con alcune -migliaia di soldati. Ma perchè il duca Gian-Galeazzo, avendo scoperto -questo negoziato, nè volendo avere i Veneziani e quel duca, sì -poderosi principi, addosso, propose partiti di tregua o pace; oppure -perchè Francesco Gonzaga, stanco di questo brutto giuoco, si scoprì -segretamente trattare col duca di Milano: lasciato andare l'Austriaco, -i collegati diedero orecchio alla tregua, o pace proposta. Tutto il -verno passò nel maneggio d'essa, siccome cosa desiderata da ognuno. - -Contuttochè Genova si governasse a nome del _re di Francia_, e paresse -che il rispetto di quel monarca dovesse tenerla in quiete[2137], pur, -come prima, continuava ad essere in tempesta. _Antonio di Montaldo, -Antonio di Guarco_ non cessavano di farle guerra, nè mancavano altri -nemici entro e fuori di casa. Perciò, o sia che _Antoniotto Adorno_, -veggendosi poco sicuro, procurasse d'avere un successore nel governo, -o che tali fossero i patti: _Carlo re di Francia_ mandò colà a reggere -quella città _Valerando di Lucemburgo_, conte di Lignì e di San Paolo. -Arrivò questi a Genova nel dì 18 di marzo con ducento uomini d'armi e -molti nobili, ed altre genti venute al suo soldo; e prese le redini del -governo, con farsi ben rispettare e ubbidire, ed ebbe in suo potere -il castelletto e le altre fortezze. Ridusse non solamente Savona e -Porto Maurizio all'ubbidienza del re, ma anche il resto delle terre di -quella repubblica, di modo che per opera di lui in poco tempo si vide -rifiorir la pace: cosa da gran tempo insolita in quelle contrade. Ma -eccoti la peste entrare in Genova, e scorrere per tutte quelle riviere. -Per paura d'essa, ovvero per altri suoi affari, nel mese d'agosto esso -conte di Lignì se ne andò a Parigi, lasciando per suo vicario in quella -città _Pietro vescovo di Meaux_. Fu essa peste anche in altre città -d'Italia. Abbiamo dagli Annali di Forlì[2138] che, trovandosi al soldo -di _papa Bonifazio_ _Mostarda_ forlivese condottier d'armi, costui -furtivamente prese Ascoli, città della Marca, colla strage d'alcuni di -quei cittadini. - -NOTE: - -[2126] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. Corio. Istor. di Milano. - -[2127] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2128] Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital. - -[2129] Giornal. Napol., tom. 15 Rer. Ital. - -[2130] Corio, Istor. di Milano. - -[2131] Ammirat., Istor. Fiorentina, lib. 16. - -[2132] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. -18 Rer. Ital. - -[2133] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano. - -[2134] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2135] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[2136] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 16. Corio, Istor. di Milano. - -[2137] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCVIII. Indiz. VI. - - BONIFAZIO IX papa 10. - VENCESLAO re de' Romani 21. - - -Operarono quest'anno con forza _Venceslao re de' Romani_ e _Carlo -VI re_ di Francia, ed altri re e principi, per ridurre alla pace la -Chiesa troppo sconvolta a cagion dello scisma[2139]. Stavano essi -saldi in esigere che tanto papa _Bonifazio IX_, quanto il suo emulo -_Benedetto XIII_ antipapa rinunziassero; e a questo fine spedirono -ambasciatori sì all'uno che all'altro. Ma ad ambedue troppo piacea -questa sublime dignità, ed erano ben risoluti di non abbandonarla se -non colla morte. Diede papa Bonifazio almen buone parole, ma nulla di -preciso, tanto che si liberò da tali istanze. All'incontro l'antipapa, -dimentico de' giuramenti e delle promesse fatte nella sua creazione e -dipoi, apertamente protestò di non voler mai dimettere il suo papato. -Da ciò presero motivo il re di Francia coll'Università e coi prelati -franzesi di sottrarsi alla di lui ubbidienza, giacchè quel re non -gradiva questo preteso papa spagnuolo, nè di lui si fidava. E perchè -Benedetto ricalcitrava più che mai, il _maresciallo di Boucicaut_, -ossia _Bucicaldo_, che vedremo a suo tempo governatore di Genova, -d'ordine del re si portò all'assedio d'Avignone; nè volendo que' -cittadini maggiormente sofferire i danni della guerra, capitolarono -coll'uffiziale del re: laonde fuggì la maggior parte de' cardinali -antipapali; e l'ostinato _Benedetto_ rinserrato nel palazzo pontificio, -ch'era fortificato a guisa di fortezza, e ben provveduto, per tutto il -verno rimase assediato dalle milizie francesi. Non ometteva diligenza -alcuna in questi tempi il pontefice _Bonifazio_ per promuovere -gl'interessi del _re Ladislao_, ed atterrare il nemico _re Lodovico -d'Angiò_. Per mezzo di _Giovanni Tomacello_ suo fratello si adoperò non -poco per tirare nel partito di Ladislao _Jacopo Marzano_ ammiraglio -del regno, _Goffredo Marzano_, _Jacopo Orsino_ e _Jacopo Stantardo_, -baroni illustri. Leggesi negli Annali Ecclesiastici del Rinaldi la -concordia stabilita fra loro e il _re Ladislao_ nel dì 14 di maggio -dell'anno presente. Non poco abbassamento per questo venne al re -Lodovico. Andò in lungo il trattato della pace o tregua fra i collegati -e _Gian-Galeazzo_ duca di Milano[2140]; ma finalmente fu conchiusa -nel dì 11 di maggio una tregua di dieci anni con varii capitoli, e -pubblicata nel dì 26 d'esso mese, giorno di Pentecoste. Per quanto -scrive Andrea Gataro[2141], _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova -quegli fu che forzò gli altri a farla; perciocchè, senza notizia dei -confederati, chiamato a Mantova, travestito da frate minore, _Jacopo -del Verme_, con esso lui trattò di riconciliarsi col duca: il che -penetrato da _Francesco da Carrara_ signore di Padova, senza che egli -potesse far tornare indietro il Gonzaga, diede impulso a tutti di -venire all'accordo suddetto. Ma _Gian-Galeazzo_, che avea il cuore -troppo volto alle conquiste, soleva ben far paci e tregue, ma con animo -di romperle al primo buon vento. Finse egli, giacchè facea l'amore -a Pisa, di licenziare dal suo servigio _Paolo Savello_, ed altri -condottieri d'armi, mandandoli in Toscana ad unirsi colle altre milizie -quivi lasciate dal _conte Alberico_ da Barbiano. Entrarono questi in -Pisa[2142], e in tempo di notte furono a parlare con _Jacopo d'Appiano_ -signore di quella città, richiedendogli a nome del duca di Milano -la guardia della cittadella di Pisa, Cascina, Livorno e Piombino. -Restò attonito alla dimanda l'Appiano; e siccome scaltro vecchio, con -rispettosa risposta prese tempo a risolvere. La risoluzione fu, che -ordinò a _Gherardo_ suo figliuolo (giacchè Vanni, altro suo maggior -figliuolo, e giovine di grandi speranze, era mancato di vita nell'anno -precedente) che unisse tutti i suoi soldati e parziali, e che gli -avesse pronti in armi per la mattina seguente[2143]. Fatto giorno, -assalì Gherardo le lancie di Paolo Savello, ne uccise buona parte, -fece prigione il resto col medesimo Savello ferito di tre ferite. Per -questo accidente cominciò a trattarsi di pace e lega fra i Pisani e -Fiorentini; al che gli ultimi accudivano ben volentieri. - -Ma l'accorto duca di Milano col fingere di non curare quanto era -succeduto, e con avere spedito a Pisa _Antonio Porro_ a disapprovare -il fatto de' suoi, e a confermar l'Appiano nella sua amicizia[2144], -tanto fece, che mostrando l'Appiano anch'esso di non credere venuto -dal duca quell'ordine, ruppe ogni trattato co' Fiorentini, i quali si -trovarono ben delusi. Rimise ancora in libertà il Savello e gli altri -prigionieri. Ma che? infermatosi il medesimo _Jacopo d'Appiano_, nel -dì 3 di settembre passò all'altra vita. _Gherardo_ suo figliuolo, già -sustituito in suo luogo nel dominio qualche tempo prima, corse tosto -la città, nè ebbe opposizione alcuna. Tardò poco a correre voce che -Gherardo volea vendere Pisa al duca di Milano: il che allarmò non poco -i Fiorentini. Perciò s'affrettarono essi a spedir colà ambasciatori -con facoltà di prometter molto per distornare quel mercato, e per -indurre alla pace il giovane Appiano. Mostrossi egli molto alieno dal -dimettere il dominio della città, e si esibì mediatore della pace fra -loro e il duca di Milano. Fu nel dì 6 di maggio di quest'anno mutazione -nella città di Bologna[2145]. Fin qui la fazione degli _Scacchesi_ -ossia de' _Pepoli_ avea signoreggiato. _Carlo de' Zambeccari_ dottore -coll'altra de' _Maltraversi_ fece una sollevazione, e, deposti gli -anziani, ne elesse de' nuovi, e cominciò a reggere la città a suo -talento. Non seguì uccisione nè altro male per questo, solamente ciò fu -principio d'altre maggiori rivoluzioni. Prese licenza da' Fiorentini -il lor generale _Bernardone_[2146], essendo terminata la sua ferma, -e fatta la tregua suddetta. Passato in regno di Napoli ai servigi di -_Lodovico d'Angiò_, a nome di lui s'impadronì della città dell'Aquila e -di molte castella. Anche _Broglio_ Trentino condottier d'armi, partito -dal duca di Milano, fu assoldato da _papa Bonifazio_ per un mese -affine di far guerra ai Perugini. Finito il mese, il popolo d'Assisi, -scacciato _Ceccolino de' Michelotti_ loro signore, elessero il medesimo -_Broglio_ in luogo di lui. Nel dì 23 di luglio[2147] all'improvviso -giunse a Ferrara _Francesco II da Carrara_ signore di Padova con -quattrocento uomini d'armi, ed altra gente; e, prevalendosi dell'età -giovanile dell'inesperto suo genero _Niccolò marchese_, quivi e negli -altri Stati della casa d'Este fece da padrone, mutando uffiziali e -governatori, e mettendovi chi più era a lui in grado: il che diede non -poca gelosia e molto da mormorare al popolo di Ferrara. In quest'anno -a tradimento fu ucciso _Biordo_ Perugino, che era come signore di -Perugia, dall'abbate di San Pietro; e fu creduto per ordine del papa. -Ma non per questo il papa ricuperò Perugia. Anzi quel popolo, alzatosi -a rumore, prese le armi, sconfisse i di lui uccisori. In Genova non -poteva aver luogo la quiete[2148]. Nel mese di luglio i Ghibellini del -contado si sollevarono, e, crescendo la lor forza, nel dì 17 entrarono -nella città, e quivi tutto fu in arme e furore fra essi e i Guelfi, di -maniera che, atterrito il _vescovo di Meaux_ governatore regio, se ne -fuggì a Savona. Seguitarono in Genova le battaglie e i saccheggi sino -al dì 29 del suddetto mese, in cui si fece pace; pace nondimeno che -durò solamente sino al dì 11 d'agosto, con rinnovarsi i combattimenti -e gl'incendii, che durarono molti giorni ancora. Poca gente perì -in così fieri contrasti; ma si fe' conto che tra le case bruciate -e i tanti saccheggi patisse allora Genova il danno di un milione di -fiorini d'oro: frutto amaro della pazza discordia di que' cittadini. -Essendo poi giunto colà nel dì 21 di settembre _Colardo di Callevilla_ -consiglier regio, mandato per governatore dal re di Francia, fu accolto -con molto ossequio, e ritornò la quiete in essa città. - -NOTE: - -[2138] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2139] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2140] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano. - -[2141] Gatari, Istor. di Padov., tom. 17 Rer. Ital. - -[2142] Ammirat., Istor. Fiorentina, lib. 16. - -[2143] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2144] Tronci, Annal. Pisani. - -[2145] Matth. de Griffon. Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. Delayto, Chron., tom. eod. - -[2146] Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital. - -[2147] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2148] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCXCIX. Indiz. VII. - - BONIFAZIO IX papa 11. - VENCESLAO re de' Romani 22. - - -Sino al dì 14 d'aprile l'antipapa _Benedetto_, assediato dal -maresciallo _Bucicaldo_ nel castello d'Avignone, si sostenne[2149]; -ma non venendo i soccorsi ch'egli aspettava dal re d'Aragona, e -cominciando a mancare il legno da bruciare con altre provvisioni, -finalmente capitolò coll'interposizione degli ambasciatori aragonesi, -promettendo di deporre la pontificia tiara, ogni qual volta _papa -Bonifazio_ anch'egli cedesse, oppure mancasse di vita, e di non -ritardare in conto alcuno l'union della Chiesa. Promise e giurò quanto -si volle, ma risoluto di nulla attendere dipoi. Gran partigiano degli -scismatici ai confini dello Stato ecclesiastico era _Onorato Gaetano_ -conte di Fondi. Più mene avea tenuto con alcuni nobili romani per -abbassare il dominio di papa Bonifazio IX; fors'anche avea tramato -contro la di lui vita. Il pontefice in quest'anno a dì 2 di maggio -pubblicò contra di lui tutte le censure, ed altre barbariche pene -solite a fulminarsi in simili casi; e poscia addosso a lui spinse -l'armi temporali con tal successo, che, secondo Gobelino[2150], arrivò -a sterminarlo affatto col braccio del _re Ladislao_. Ma non avvenne -già tutto questo nell'anno presente, siccome vedremo. Per altro verso -ancora maggiormente andavano prosperando gli affari d'esso re Ladislao, -tanto per li suoi maneggi, che per quelli dell'amico pontefice. Fra i -più potenti baroni del regno di Napoli si contava _Raimondo del Balzo_ -di casa Orsina, conte di Lecce e d'altre città. S'era egli tenuto in -addietro neutrale fra i due re contendenti, facendosi credere amico -non men dell'uno che dell'altro. Ma in fine, guadagnato dal papa, -prese le armi contro a _Lodovico d'Angiò_; e giacchè era mancato di -vita senza figliuoli _Ottone di Brunsvich_ principe di Taranto, egli -s'impadronì del meglio di quel principato. Accorse bensì colà il re -Lodovico, ma non solamente nulla vi guadagnò, vi fu anche assediato -da Raimondo per terra e per mare. Mossosi per questo anche il _re -Ladislao_ da Gaeta col suo esercito, passò a quella parte, e, venutogli -incontro l'Orsino con prestargli omaggio, l'investì immediatamente di -quel principato. Noi vedemmo di sopra riferito dal Rinaldi all'anno -1391 l'avere esso Raimondo Orsino abbracciato il partito di papa -Bonifazio. Potrebbe dubitarsi ch'egli aspettasse a farlo in questo -anno. Fin qui la possente casa de' Sanseverini avea sostenuta in capo -a Lodovico d'Angiò la corona di Napoli. Cominciò anch'essa a titubare e -a tener trattati col re Ladislao, e tanto fece che il rendè padrone di -Napoli. Sono discordi gli autori in dire di qual anno preciso Ladislao -tornasse in possesso di quella nobilissima città. Il Bonincontro[2151] -fa ciò succeduto nell'anno 1397. Ma, secondo gli Annali di Giovenale -Orsini citati dal Rinaldi, e secondo altri autori, appartien questo -avvenimento all'anno presente, e però più sotto ne parlerò. Leggesi ne' -Giornali Napoletani[2152] differito il ritorno di Ladislao in possesso -di Napoli sino all'anno seguente, e così ancora l'acquisto fatto del -principato di Taranto da Raimondo Orsino; come pure, che nel dì 12 -d'aprile di quest'anno i Sanseverineschi colle forze loro andarono -all'assedio della città d'Aversa, e che nel dì 4 di maggio se ne -tornarono quali erano venuti. Ma ciò è piuttosto da riferire all'anno -precedente. Veggiamo parimente scritto che il re Ladislao spossessò del -dominio di Capoa il conte di Alife; ma sembra questo fatto lo stesso -che di sopra fu narrato all'anno 1397. La storia di Napoli si scorge -in questi tempi mancante di qualche autentico e contemporaneo scrittore -de' suoi avvenimenti, riuscendo perciò molto intralciata e confusa. - -_Gherardo d'Appiano_, divenuto signore di Pisa, era uomo di mente -ristretta, di poco coraggio. Lasciossi egli tanto aggirare ora da -spaventi, ed ora da lusinghe di _Antonio Porro_ ministro del duca -di Milano, che persuadendosi di non poter durare in quel dominio, -e all'incontro di fare il bene della patria, s'indusse nel mese -di febbraio a vendere quella città colle sue dipendenze ad esso -_Gian-Galeazzo_ pel prezzo di ducento mila fiorini d'oro[2153], e con -riserbarsi la signoria di Piombino, dell'isola d'Elba, e di qualche -altro castello. Conchiuso il trattato, mandò il duca a Pisa circa -mille lancie, ed alcune compagnie di fanteria con pretesto di mutar le -altre ch'egli prima aveva in quella città[2154]. Con questi ed altri -armati Gherardo corse la città senza resistenza; laonde con facilità -diede il possesso di Pisa all'uffiziale del Visconte. Ne furono ben -malcontenti quei cittadini; più ne rimasero turbati i Fiorentini, -che s'erano lasciati avviluppar dalle belle parole, cioè dalle finte -promesse dell'Appiano, e vedeano sempre più crescere i ceppi alla loro -libertà. Andò l'Appiano a mettere la sua stanza a Piombino, terra che -ne' suoi discendenti durò sino dopo l'anno 1600; e rimase Antonio Porro -governator di Pisa pel duca di Milano, con far credere ai Fiorentini -il miglior vicinato del mondo. Ossia che i Sanesi non si fossero -prima d'ora dati al medesimo duca, e l'avessero preso solamente per -protettore, oppure che aspettassero fino a quest'anno a mettersegli -in braccio: certo è, che, angustiati da _Broglio_ capitano d'una -compagnia di masnadieri, forse a sommossa del duca di Milano, anch'essi -nell'agosto o settembre dell'anno presente[2155] si spogliarono -della lor libertà, concedendo al medesimo duca la signoria della lor -città: il che fu un altro colpo, onde restò trafitto il cuore alla -repubblica di Firenze. Si dichiararono ancora aderenti al medesimo duca -in Toscana i conti di Poppi e di Bagni, e gli Ubaldini tutti; e già -_Francesco Gonzaga_ signor di Mantova s'era messo ai servigi di lui. -Però d'altro allora non si parlava che del grande ascendente e della -fortunata politica del duca di Milano; ma con rammarico non ordinario -di que' potentati, che miravano nell'esaltazione di lui il pericolo -della propria rovina. S'aggiunse di più, che il duca co' suoi maneggi -staccò dall'amicizia de' Fiorentini i Bolognesi. Cercò ancora d'indurre -i Perugini, stanchi per la guerra col papa, ad accettarlo per loro -signore, ma non gli riuscì se non nello anno seguente. Lucca inoltre -parea del pari vicina a seguir l'esempio delle altre. Per tali successi -in Firenze di gran consigli si fecero, affine di difendersi da così -dilatata potenza, ma senza far movimento palese per non turbare la -pace. - -Passarono gli affari di Bologna nella seguente forma[2156]. Nel dì -22 d'aprile _Giovanni de' Bentivogli_ e _Nanne de' Gozzadini_, già -fuorusciti, entrarono in quella città, con prendere la porta di Stra' -San Donato, disegnando d'introdurre il _conte Giovanni da Barbiano_ co' -suoi armati, e di abbattere la fazion dominante dei Maltraversi. _Carlo -degli Zambeccari_ e gli altri del suo partito, che non dormivano, -furono tosto in armi, e fecero prigioni i già entrati. Benchè molti -li volessero morti, Carlo, più magnanimo degli altri, si contentò che -fossero mandati a' confini, chi a Carpi, chi a Zara e chi a Genova. -Ma che? Entrata la peste in Bologna, grande strage fece, e fra gli -altri levò dal mondo lo Zambeccari ed altri capi dei Maltraversi ne' -mesi di settembre, ottobre e novembre. Avvenne[2157] che nell'agosto -il conte Giovanni di Barbiano colle sue genti passò sul Bolognese, -commettendo molte ruberie e gravi insolenze alle donne nobili che erano -in villa. Andava costui alla terra di Vignola, già da lui occupata nel -territorio di Modena al marchese di Ferrara. Per tali insulti irritato -non meno esso marchese, che i magistrati di Bologna, spedirono le -loro milizie a Vignola; e trovato il conte che coi suoi dormiva senza -far buona guardia, li condussero tutti prigionieri a Bologna. Andò sì -innanzi l'ira del popolo, attizzata anche da _Astorre de' Manfredi_ -signor di Faenza, che volle liberarsi da così mal arnese, e però nel -dì 27 di settembre furono decapitati nella pubblica piazza esso _conte -Giovanni_, il _conte Lippazzo_ suo nipote e il _conte Bandezato_ suo -parente. Un figliuolo d'esso conte Giovanni morì nelle carceri, e a -Conselice ad altro suo parente era già stato mozzato il capo. Costò -ben caro dipoi ai Bolognesi questa rigorosa giustizia. Ricuperò il -_marchese Niccolò_ di Ferrara, con tal congiuntura, Vignola, dopo -quattro mesi d'assedio, e fece buon trattamento al _conte Manfredi_ di -Barbiano, rimasto prigione delle sue genti nella sconfitta di Vignola. -Essendo mancati, come dicemmo, i principali de' Maltraversi, furono -nel mese di novembre richiamati dall'esilio _Giovanni de' Bentivogli, -Nanne de' Gozzadini_, e gli altri che manteneano buona corrispondenza -col duca di Milano, e presero poi per forza il governo di quella città -nel dicembre. - -Celebre fu quest'anno per la pia commozione de' Bianchi, somigliante -ad altre, che s'erano vedute nel precedente secolo, ed anche nel -presente, se non che non s'ode in questa il fracasso della disciplina -che si praticò nelle prime. Portavano essi cappe bianche, ed ivano -incappucciati uomini e donne, cantando a cori l'inno _Stabat mater -dolorosa_, che allora uscì alla luce. Entravano in processione nelle -città, e con somma divozione andando alle cattedrali, intonavano -di tanto in tanto _pace_ e _misericordia_. Passati quei d'una città -all'altra, se ne tornavano poi la maggior parte alle lor case; e quei -della città visitata portavano ad un'altra in processione il medesimo -istituto. A chi avea bisogno di vitto, benchè fossero migliaia di -persone, ogni città caritatevolmente lo contribuiva; essi nondimeno -altro non richiedevano se non pane ed acqua[2158]. Fu cosa mirabile -il mirar tanta commozione di popoli, tanta divozione, senzachè vi si -osservassero scandali, come scrivono alcuni. Più mirabil fu il frutto -che se ne ricavò; perciocchè dovunque giugneano, cessavano tutte le -brighe; si riconciliavano i nemici con infinite paci: e i più indurati -peccatori ricorrevano alla penitenza, in guisa che le confessioni e -comunioni con gran frequenza e fervore si videro allora praticate. -Le strade erano sicure, si restituiva il mal tolto, e furono contati -o vantati non pochi miracoli come succeduti in questo pio movimento. -Siccome nei precedenti aveano avuta origine le scuole, ossia le -confraternite de' Battuti, così nel presente ebbero principio altre -confraternite appellate de' Bianchi, le quali tuttavia durano nelle -città d'Italia, del che ho io altrove favellato[2159]. Tutte le storie -italiane parlano sotto l'anno corrente di questa divozione, la quale, -secondo il Delaito, venne fin da Granata, oppure, per sentimento di -Giorgio Stella, nacque in Provenza, o almeno da quella parte penetrò -in Italia, e, per la riviera d'occidente nel dì 5 di luglio giunse -a Genova, imprimendo negli animi di quel popolo il timore santo di -Dio, la penitenza e la pace. Di là passò poi in Toscana e Lombardia. -Nel mese d'agosto i Modenesi vestiti di bianco in numero, chi dice di -quindici, e chi di venticinque mila persone, andarono a Bologna[2160]; -e susseguentemente i Bolognesi si trasferirono ad Imola. Nella stessa -maniera i Lucchesi portarono cosiffatta divozione a Pistoia[2161], e -di là questa passò a Firenze; e poscia circa venti mila Fiorentini -processionalmente, avendo per loro guida il vescovo di Fiesole, -marciarono ad Arezzo. I signori veneziani sempre circospetti non -vollero nelle lor terre questa unione di gente; e il duca di Milano -anch'egli non la permise in alcuna delle sue città per sospetto di -sedizioni. Peggio abbiamo da Teodorico di Niem[2162]. Dice egli (non -so se con verità) che alcuni impostori, fingendo miracoli, portarono -dalla Scozia in Italia questa novità; ma che, dormendo le notti nelle -chiese e ne' monisteri uomini e donne insieme sulla nuda terra, ne -seguivano non pochi disordini, e la cosa andò a terminar male, siccome -dirò all'anno seguente. - -Torniamo ora alle novità del regno di Napoli, le quali tengo io -per fermo succedute in questo, e non già in altro anno. Jacopo -Delaito[2163], Sozomeno[2164] e Giorgio Stella[2165], scrittori -contemporanei, m'assicurano abbastanza ch'io non m'abbaglio in questo. -Essendo riuscito al _re Ladislao_ di tirar con segreti maneggi alla -sua divozione i Sanseverineschi, stati in addietro il braccio destro -del _re Lodovico d'Angiò_: cominciarono questi a divisar la maniera -di sbrigarsi di esso re Lodovico, al quale non il solo nemico Ladislao -facea paura, ma anche la povertà. Il consigliarono di passare a Taranto -per assicurarsi che quel paese non cadesse nelle mani di Ladislao. Andò -egli nel dì 8 di febbraio, e vi fu ricevuto sotto il pallio. Sfumò da -lì a poco questa allegrezza, perchè Raimondo del Balzo Orsino, secondo -le cose narrate di sopra, l'assediò in quella città. Venne in questi -tempi a Napoli _Carlo d'Angiò_ fratello del re Lodovico, e restò ivi. -Ma eccoti arrivare nel dì 9 di luglio a quella città il re _Ladislao_ -con sue galere, e trattare col popolo napoletano per entrare. Furono -d'accordo, e Ladislao vi entrò; perlochè Carlo d'Angiò coi Provenzali -si ritirò in Castello Nuovo, il quale fu immantenente cinto d'assedio. -Ora trovandosi il re Lodovico confinato in Taranto, perseguitato da -Raimondo Orsino, e abbandonato dalla casa Sanseverina, o, per meglio -dire, da tutti, disperato s'imbarcò nelle sue galere, e venne alla -volta di Napoli, credendosi di rientrarvi; ma ritrovò che la città -avea mutato padrone. Il perchè mandò a trattare col re Ladislao, e fu -stabilito di fargli rendere il Castello Nuovo, con che Carlo d'Angiò -suo fratello fosse messo in libertà. Ciò fatto, diede le vele al vento, -e se ne ritornò a' suoi Stati di Provenza confuso, con lasciar Ladislao -trionfante. Gran peste fu in questo anno per la maggior parte d'Italia -con fiera strage de' popoli. Poca diligenza per guardarsene usavano -allora le città, e neppur lasciavano usarla le guerre e le sedizioni -troppo frequenti in sì grande ondeggiamento dell'Italia. Quel gran -male che faceva una volta la pestilenza, si proverebbe anche oggidì, se -venissero meno le precauzioni e diligenze introdotte dipoi. - -NOTE: - -[2149] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2150] Gobelinus, in Cosmodr. - -[2151] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2152] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2153] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2154] Corio, Istoria di Milano. Tronci, Istor. di Pisa. Ammirati, -Istoria di Firenze. - -[2155] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom. -16 Rer. Ital. - -[2156] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2157] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2158] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2159] Antiquit. Ital. tom. I, Dissert. II. - -[2160] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2161] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 16. - -[2162] Theodoric. de Niem, lib. 2, cap. 26. - -[2163] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2164] Sozomenus, Histor., tom. 16 Rer. Ital. - -[2165] Giorgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCC. Indizione VIII. - - BONIFAZIO IX papa 12. - ROBERTO re de' Romani 1. - - -Avea _papa Bonifazio_ restituito all'anno centesimo il giubileo romano, -il quale perciò fu con gran solennità e concorso di gente celebrato -nell'anno presente. Scrive Bonincontro[2166], che avvicinandosi il -tempo d'aprire esso giubileo, i Romani spedirono ambasciatori al papa, -che dovea essere fuori di Roma, pregandolo di venire alla gran città. -Rispose che verrebbe, purchè eleggessero in senatore _Malatesta_ -figliuolo di _Pandolfo Malatesta_, e cassassero il magistrato de' -Banderesi. Tutto fecero i Romani, perchè lo richiedeva il loro -interesse: laonde Bonifazio riacquistò il pieno dominio di Roma: e -fortificato castello Sant'Angelo, vi mise un buon presidio[2167]. Fu, -dissi, gran concorso di gente a Roma da molte parti della cristianità, -e fin dalla Francia, benchè lo vietasse quel re ai suoi sudditi, -sapendo essi che solamente in Roma si poteano guadagnar le indulgenze -concedute dal vero pontefice Bonifazio IX. Ma durante la guerra -del papa contra del conte di Fondi, male passava per li pellegrini, -battendo le genti di esso conte le strade, e svaligiando chiunque in -lor si incontrava. Entrò inoltre la peste in Roma, mietendo le vite non -solo dei divoti stranieri, ma anche dei cittadini. Non si volle muovere -di Roma papa Bonifazio[2168] per timore di perdere quel dominio. Nè già -gli mancavano de' nemici. Fra gli altri _Giovanni_ e _Niccolò dalla -Colonna_ signori di Palestrina, avendo intelligenza con molti Romani -malcontenti, entrarono una notte nel gennaio di quest'anno in Roma con -un corpo di cavalleria e fanteria, gridando:_ Viva il popolo, e muoia -papa Bonifazio IX tiranno_. Penetrati sino alla piazza del Campidoglio, -tentarono di espugnare quel palazzo ben fortificato; ma veggendo non -farsi movimento alcuno da que' Romani[2169] che erano di concerto -con loro, per la paura che la congiura fosse stata scoperta, venuto -il giorno, si ritirarono. De' loro uomini trentuno caddero in mano -degli uffiziali del papa, e caldi caldi furono impiccati per la gola. -Formato il processo contro d'essi Colonnesi e loro seguaci, fulminò poi -Bonifazio le scomuniche ed altre pene nel dì 14 del seguente maggio. E -messi insieme due mila cavalli, mandò il popolo romano a dare il guasto -alle terre d'essi Colonnesi. - -A quest'anno (ma pare spettante al precedente) riferisce il -Rinaldi[2170] l'avere il pontefice proibito l'accesso a Roma, o -almeno la permanenza in essa, alle compagnie divote de' Bianchi, con -riprovare eziandio il loro movimento, come non istituito colle dovute -licenze de' superiori ecclesiastici; e molto più perchè fra i buoni -si trovavano mischiati degl'impostori e degli ipocriti, che fingevano -dei miracoli. Ma chi degli scrittori portava affezione a quella pia -novità, fu d'avviso che Bonifazio si servisse di sì fatti pretesti per -non volere in Roma tante migliaia di persone, che aveano cominciato -il moto loro dalla Provenza, per sospetto dì qualche mina fabbricata -sotto colore di pietà dall'avversario antipapa. Per conto de' miracoli, -che si dicono allora accaduti, certamente in simili bollori facile è -che la malizia inventi o la semplicità si figuri delle soprannaturali -avventure, che ben esaminate si truovino poscia insussistenti. Sicchè -cessò la correria de' Bianchi, restandone solo nelle città l'istituto. -E perciocchè la misera natura umana ha troppo pendio al male, colla -stessa facilità, con cui tanti e tanti all'aspetto d'essi abbracciata -aveano la penitenza, e data a' nemici la pace, colla medesima tornarono -ben tosto ai vizii e peccati primieri, e seguitò il secolo ad essere -pieno d'iniquità, d'abusi, di risse e guerre, come prima. Nè la -peste, che in quest'anno ancora portò l'eccidio a moltissime città, -e massimamente nella Toscana, fu bastante a far migliorare i costumi -sregolati dei popoli. In quest'anno il re Ladislao, divenuto pacifico -possessore di Napoli[2171], mosse anch'egli le armi sue contra di -_Onorato Gaetano_ conte di Fondi, e gli tolse alcune castella. Da tale -sbigottimento e doglia fu preso il conte, uomo dianzi sì potente e -temuto, che se ne morì, e tutto il suo Stato pervenne alle mani del re. -Per questo guadagno, e per gli altri suoi vantaggi, tornato Ladislao a -Napoli, ordinò giostre e tenne corte bandita. - -Non cessava _Gian-Galeazzo_ duca di Milano di lavorar con doni e -promesse per mezzo de' suoi ambasciatori affine di indurre i Perugini -ad accettarlo per loro signore[2172]. Ne guadagnò molti, e massimamente -il principal d'essi, cioè _Ceccolino de' Michelotti_ fratello del -già ucciso _Biordo_; in guisa che nel dì 30 di gennaio dell'anno -presente dalla maggior parte di quel popolo gli fu data la signoria -della città, ed egli vi mise il suo vicario. Da lì a non molto, -cioè d'aprile, le genti sue, sotto il comando di _Ottone de' Terzi_ -Parmigiano, occuparono anche Assisi, pretendendolo come dipendenza -di Perugia. Con questi passi di fortuna politica ogni dì più andava -crescendo la potenza del duca. Aveva egli prima oppressi i _marchesi -Malaspina_ coll'armi, e tolta loro tutta la Lunigiana. E, secondo il -Corio[2173], nell'anno presente s'impossessarono le di lui milizie di -Nocera e di Spoleti, del che sommamente s'alterò _papa Bonifazio_, e -spavento sempre più s'accrebbe a' Fiorentini. _Facino Cane_, allora -capitano d'esso duca, non so se a nome di lui, oppure di _Teodoro -marchese_ di Monferrato, che era in guerra con _Amedeo di Savoia_ -principe d'Acaia, tolse ad esso principe alcune castella, e diede il -guasto alle di lui terre sino ai borghi d'Ivrea. Da per tutto stendea -le mani l'ingordo Visconte[2174]; e giacchè non potè ridurre alla sua -ubbidienza la città di Lucca, diede almeno appoggio a _Paolo Guinigi_ -nobile della medesima, che con truppe a lui inviate da esso duca, e -raccolte nella Garfagnana, mosse per forza quel popolo a dichiararlo -capitano delle armi, e da lì a poco anche signore della città, dove -per sua sicurezza diede principio ad una rocca. Temendo intanto, e con -ragione, i Fiorentini dell'insaziabil ambizione di questo principe, -condussero al loro soldo cinquecento lancie. Trattavasi in questi tempi -in Venezia di convertire in una pace la tregua dianzi stabilita fra -esso duca e i collegati suoi avversarii. Il duca, mostrandosi sempre -voglioso della medesima, condusse nondimeno sì destramente i suoi -affari, che con buone condizioni la conchiuse nel dì 21 di marzo, e fu -questa poi pubblicata nel dì 11 d'aprile[2175]. Svantaggiose furono -le condizioni d'essa per li Fiorentini; ma convenne loro accettarla -qual era, per non potere di più. E fin qui era stato detenuto prigione -in Faenza il _marchese Azzo Estense_, già preso nella rotta di Porto. -Faceva _Astorre de' Manfredi_ signore di quella città costar ben caro -a _Niccolò marchese_ la custodia di questo importante prigioniere, non -cessando mai di domandar danari e di minacciare. Stanchi i Ferraresi -di questa musica, allorchè _Gian-Galeazzo_ figliuolo d'esso Astorre in -compagnia della moglie di _Carlo Malatesta_ passava travestito in nave -per Po, il presero nel dì 3 di giugno, e il condussero nel castello -di Ferrara[2176]. Grandi smanie e lamenti fece per questo a Milano e -a Venezia Astorre. Interpostisi finalmente i signori veneziani, fu -pattuito che Astorre consegnasse al senato veneto il marchese Azzo -da mandarsi a' confini in Candia, pel cui sostentamento il marchese -pagasse annualmente tre mila fiorini d'oro. Con ciò il figliuolo -d'Astorre, menato a Venezia, fu rimesso in libertà nel dì 23 di -agosto. Mancò di vita in quest'anno _Antonio Veniero_ doge di Venezia -nel giorno 23 di novembre[2177], e in luogo suo fu sublimato a quella -dignità _Michele Steno_. - -Per la morte data dai Bolognesi nel precedente anno a _Giovanni conte -di Barbiano_ e ad altri di quella casa, non potea darsi pace il vecchio -_conte Alberico da Barbiano_, soprannominato il gran contestabile, e -celebre condottier d'armi in questi tempi[2178]. Era egli ai servigi -del duca di Milano, e da lui impetrò un corpo di armati per voglia -di vendicarsi. Ma contra de' Bolognesi ragion volea che no, perchè -era stata abbattuta la fazione, da cui furono condannati alla morte -i signori da Barbiano, e dominava allora la contraria. Lo sdegno -dunque d'Alberico si rivolse contra di Astorre de' Manfredi signor di -Faenza, ad istigazione di cui i suoi parenti lasciarono il capo sul -palco. Gli stessi Bolognesi, che aveano preso per loro generale _Pino -degli Ordelaffi_ signor di Forlì, si collegarono col conte Alberico, e -fecero viva guerra ad Astorre per tutto quest'anno, e tennero bloccata -la città di Faenza, avendo ivi piantata una bastia. Un bel che fare -avrebbe chi prendesse a descrivere tutte le rivoluzioni seguite in -quest'anno nella troppo facilmente tumultuante città di Genova. A -me basterà di accennare[2179], che, mossa sedizione da una parte di -quel popolo contra di _Colardo_ governatore pel re di Francia nel dì -12 di gennaio, tal paura gli fecero, che se ne fuggì a Savona. Fu -eletto per governatore _Batista Boccanegra_ con titolo di capitan -delle guardie del re di Francia; eppure egli si diede a far guerra -al castelletto presidiato da' Franzesi. Presero per questo le armi -gli Adorni ed altri nobili; e, prevalendo la loro fazione e possanza, -dopo molti combattimenti, rimase abbattuto il Boccanegra, e a lui fu -sostituito _Battista de' Franchi_ Lusiardo nel grado di capitano. -Non cessarono per questo le risse e sedizioni fra quei di Guarco, -di Montaldo, gli Adorni e Campofregosi. Tuttavia tenne saldo il suo -grado il suddetto Batista fino al fine dell'anno presente. Videsi -intanto comparire a Venezia _Manuello Paleologo_ imperador de' Greci, -che fu ivi con rara magnificenza accolto. Passò a Padova[2180], dove -con grande onore incontrato da _Francesco da Carrara_ e da _Niccolò -marchese_ di Ferrara, che s'era apposta portato colà, se n'andò poscia -a Pavia[2181] a trovare _Gian-Galeazzo_ Visconte duca di Milano, e -di là poi si trasferì in Francia. Il motivo del suo viaggio era per -chiedere soccorso ai principi cristiani d'Occidente contro la potenza -dei Turchi, la quale minacciava oramai lo sterminio totale all'imperio -de' Greci. Poco profitto ne ricavò egli. Sua fortuna fu che il gran -_Tamerlano_ imperador dei Tartari il liberò dall'oppressione di -_Baiazette_ imperador de' Turchi. L'anno ancora fu questo[2182], in -cui contra di _Venceslao re de' Romani_ si sollevò buona parte degli -elettori e de' principi dell'imperio. Era egli venuto in disprezzo a -tutti, non avendo mai atteso ad altro che ad imbriacarsi fra continui -banchetti, perduto nell'amore d'una mulinaia, sprezzatore d'ogni legge, -e solito per leggeri motivi a far morire persone di merito, e fin dei -vescovi. Perciò fu presa la risoluzion di deporlo come persona inetta -al governo. Si pretendeva ch'egli avesse pregiudicato all'imperio col -creare duca di Milano Gian-Galeazzo Visconte, e molto più per avere -abbandonata l'Italia, permettendo che esso duca l'andasse a poco a -poco ingoiando. _Papa Bonifazio IX_ anch'egli si dichiarò contra di -lui, perchè non si dava pensiero alcuno, come protettor della Chiesa, -per estinguere lo scisma. Fattene anche varie doglianze dagli elettori -al papa, l'avea questi più volte paternamente ammonito a mutar vita; -ma, vedendo che predicava al deserto, finalmente lasciò in libertà gli -elettori di provvedere, come avessero creduto il meglio. Pertanto, -dopo le citazioni, nel dì 20 d'agosto raunati i principi, esposero -la dappocaggine e tutti gli altri di lui reati, e poscia vennero -alla sentenza della deposizione, con eleggere in sua vece re de' -Romani _Federico duca_ di Brunsvich, il quale non giunse alla corona -germanica, perchè da una congiura gli venne tolta la vita. Si passò -all'elezione d'un altro, e questa cadde in _Roberto conte Palatino_ -del Reno e duca di Baviera, principe valoroso e ben degno di quella -carica. Era egli nipote di _Lodovico il Bavaro. Venceslao_, saputa la -sua deposizione, come era d'animo abbietto, benchè molti seguitassero -a tenere per lui, e massimamente in Italia il duca di Milano, pure si -ritirò nel suo regno di Boemia, continuando a menar la vita di prima. -Per le sue tirannie fu dipoi posto dai Boemi in prigione nel 1403. -Fuggito di là, ebbe maniera di ricuperare il regno, in cui commise -nuove crudeltà, finchè nell'anno 1418 morì d'apoplessia, da niuno -compianto, e abborrito da ognuno. - -NOTE: - -[2166] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2167] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2168] Theodoricus de Niem., Hist. - -[2169] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[2170] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2171] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2172] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Delayto, Chron., tom. 18 -Rer. Italic. - -[2173] Corio, Istor. di Milano. - -[2174] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2175] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2176] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2177] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2178] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. eod. - -[2179] Georg. Stella, Annal. Gen., tom. 17 Rer. Ital. - -[2180] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. - -[2181] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. - -[2182] Gobelinus. Theodericus de Niem. S. Antonin., et alii. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCI. Indizione IX. - - BONIFAZIO IX papa 13. - ROBERTO re de' Romani 2. - - -Il secolo quintodecimo, a cui do ora principio, noi lo vedremo non -meno agitato dalle guerre e rivoluzioni, che i barbarici precedenti. -Tuttavia per due capi, cioè per le lettere e per la milizia, lo -troveremo differente dai finora scorsi, e molto superiore ai medesimi. -Non v'ha dubbio che nell'antecedente secolo cominciarono le buone -lettere, troppo depresse in addietro, ad alzare il capo, e massimamente -si ravvivò la lingua latina. Contribuì allora a ciò non poco Francesco -Petrarca, uomo singolare, colle sue opere latine. Ho io parimente -dato alla luce le Storie di Ferreto Vicentino, e di Albertino Mussato -Padovano, che non aspettarono il Petrarca a lavorar con istile non -disprezzabile le loro storie. Sopra tutti meritano attenzione le -opere di Pietro Paolo Vergerio Justinopolitano, il seniore, che -per l'eloquenza son tuttavia assaissimo da prezzare. Ma in questo -secolo quintodecimo si dilatò sì fattamente lo studio delle lettere -in Italia, che n'uscirono uomini per letteratura famosi, dei quali -anche oggidì ammiriamo il sapere. Tanta è la copia d'essi, ch'io non -mi metto a rammentarne neppur uno. Quello che specialmente cominciò -a spronar gl'Italiani fu la venuta a Venezia sul fine del precedente -secolo, e il passaggio dipoi a Firenze di Manuello Crisolora fuggito -da Costantinopoli, il quale ben salariato si diede ad insegnare alla -gioventù la lingua greca; e questa maggiormente accese lo studio -della latina. Dagli Italiani susseguentemente impararono gli altri -regni cristiani. Similmente nacquero nel presente secolo molti -insigni uomini, che poscia ristorarono e perfezionarono la pittura, -cioè Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Michel Angelo Buonarroti, -Tiziano, Andrea del Sarto, Antonio Allegri detto il Correggio, Rafaello -d'Urbino, ec. Per conto della milizia abbiam veduto che nel precedente -secolo gl'Italiani costituirono il nerbo maggiore delle lor forze ed -armate nella cavalleria straniera. Calavano allora a truppe i Tedeschi -ed altri oltramontani, chiamati, o spontanei, in Italia, ben sicuri di -trovar soldo o dai principi o dalle città libere. Ma s'è anche veduto -quanto grande fosse l'avarizia loro, quanto poca la fede; e il maggiore -di tutti i mali, fu lo aver essi introdotte le maledette compagnie -di masnadieri, che sì lungamente afflissero le nostre contrade. -Conobbero infine gl'Italiani di avere anch'essi mani, coraggio ed -armi; e, lasciati andar gli stranieri, divennero agguerriti, ed ebbero -capitani e generali di rara maestria e valore nel mestiere delle armi. -Spezialmente in questi tempi fioriva _Alberico conte di Barbiano_, -dianzi gran contestabile del regno di Napoli, dalla cui scuola uscirono -altri insigni capitani. Così abbiam veduto Jacopo del Verme, Biordo e -Broglia e Carlo Malatesta, che morì di peste nel precedente anno in -Empoli. E qui conviene far menzione di Sforza degli Attendoli, nato -in Cotignola della Romagna[2183] nell'anno 1369 a dì 10 di giugno. Il -Bonincontro[2184], il padre Bonoli[2185] ed altri non pochi scrivono, -essere stata nobile la casa degli Attendoli onde egli uscì. Ma può -restar del sospetto, che se gli attribuisse questa nobiltà, dappoichè -egli, fu col suo valore salito in alto, e tanto più dappoichè Francesco -suo figliuolo, anche più insigne nelle armi del padre, giunse a -conquistare il ducato di Milano. Antica tradizion certo fu, ch'egli, -zappando la terra, ed invitato da alcuni al mestiere delle armi, -gittasse la zappa sopra una quercia, per prenderne augurio; se calava, -di seguitar nel suo esercizio, e se restava nell'albero, di abbracciar -la milizia. Non cadde la zappa, ed egli marciò alla guerra, dove per -le sue violenze gli fu posto il soprannome di Sforza; e già in questi -tempi avea cominciato ad acquistarsi il nome di valente guerriero, e -comandava ad una squadra d'armati. Per testimonianza del Giovio, i suoi -posteri Sforzi duchi di Milano non credeano falsa tal tradizione; e da -qui a non molto noi vedremo esso Sforza nominato dai Romani _villano da -Cotignola_. In questo medesimo anno, trovandosi esso Sforza al servigio -dei Fiorentini con cento cinquanta uomini d'armi in San Miniato, Lucia -Trezania, tenuta da lui per moglie di coscienza, ma poi ripudiata, -partorì a' dì 23 di luglio Francesco figliuolo di lui, che col tempo fu -gloriosissimo duca di Milano. Questo basti per ora. - -Abbiamo dal Rinaldi[2186] che circa questi tempi _papa Bonifazio_, -portato alla clemenza, ricevette in sua grazia Giovanni e Niccolò -dalla Colonna, che colla corda al collo gli chiesero perdono. Lo -stesso fece con Giacobello Gaetano figliuolo del defunto Onorato -conte di Fondi, cioè di un gran nemico di esso papa, confermandogli -alcuni feudi già spettanti alla sua casa nello Stato pontifizio. -Ma l'avversario suo, cioè l'_antipapa Benedetto_, che tuttavia era -sequestrato nel palazzo, ossia castello di Avignone, ebbe maniera in -quest'anno di guadagnare _Lodovico duca d'Orleans_ reggente del regno. -Questi riconciliò con lui i cardinali del suo partito, che l'aveano -dianzi abbandonato per le sue crudeltà contro la città d'Avignone. -Ratificò in tal congiuntura Benedetto le promesse fatte già di deporre -il preteso papato, se così richiedeva il bisogno della Chiesa; e con -ciò pare ch'egli riacquistasse la libertà. Ma, secondo altri atti, la -sua liberazione succedette nell'anno 1403. Attese in questi medesimi -tempi[2187] Ladislao re di Napoli a domar que' baroni che restavano -ribelli alla sua corona. All'uscita d'aprile cavalcò coll'esercito in -Calabria, e ridusse all'ubbidienza sua tutte quelle terre, a riserva -di Cotrone e di Reggio, che Niccolò Ruffo conte di Catanzaro consegnò -alle genti di _Lodovico d'Angiò_, con andarsene dipoi in Provenza. -Ma Ladislao tanto poi fece, che espugnò i Franzesi, ed ebbe tutto. E -perciocchè morì l'almirante di casa Marzano, stato in addietro suo -nemico, si volse con gl'inganni a distruggere quella casa, e sotto -colore di un matrimonio trasse nella rete Goffredo figliuolo di esso -almirante, con torgli Tiano, Alife e il ducato di Sessa. Aggiugne -il Bonincontro[2188] che in questo medesimo anno Ladislao cacciò -da Amalfi Ruggieri Britanno, che avea occupato quel paese; ricuperò -tutto l'Abruzzo; e poi, dimentico de' benefizii a lui compartiti da -Dio, quantunque i Sanseverini si fossero uniti con lui, ed avessero -mirabilmente contribuito a rimetterlo in Napoli, pure perchè gli erano -stati contro in addietro, prese Tommaso ed alcuni altri di essi, e -li cacciò in prigione. Un pari trattamento fece al duca di Venosa e -al vescovo di Biseglia. Che mal verme fosse Ladislao, di qui si può -cominciar a comprendere. Ma negli Annali di Forlì[2189] l'oppressione -de' Sanseverineschi vien rapportata all'anno 1404. E conviene aver -pazienza se non si possono con ordinata cronologia riferire i fatti -del regno di Napoli. Appena s'udì l'elezione di _Roberto di Baviera_ re -dei Romani, coronato in quest'anno, correndo la festa dell'Epifania, in -Colonia da quell'arcivescovo _Federigo_, e traspirò l'inclinazione sua -di calare in Italia contra di _Gian-Galeazzo duca_ di Milano[2190], che -i Fiorentini gli spedirono ambasciatori a confortarlo e sollecitarlo -a questa impresa. Al pari di loro, anche papa Bonifazio si studiò di -muoverlo, siccome irritato contro il duca per l'occupazione da lui -fatta di Perugia, Assisi ed altre terre della Chiesa. Si accordarono -i Fiorentini di pagargli ducento mila fiorini d'oro, cioè cento mila -allorchè fosse sboccato in Italia l'esercito di lui, e il resto in -altre rate. Ben volentieri, ed apertamente, _Francesco da Carrara_ -signore di Padova, e segretamente i Veneziani aderirono a questa -lega. Ma _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara, lungi dall'entrare in -questo ballo, nel mese di settembre, accompagnato da molta nobiltà -e genti d'armi in numero di quattrocento cinquanta cavalli, andò a -Pavia a visitare il duca di Milano, che l'accolse con molto onore e -finezze: cosa che ingelosì non poco i Veneziani, e fu cagione che -parlassero alto coi ministri dell'Estense, il quale seppe tenersi -neutrale in quelle scabrose contingenze. Sul principio d'ottobre fu -a Trento Roberto re de' Romani con bella gente di armi, e andò ad -unirsi seco colle sue ancora Francesco da Carrara, il quale fu creato -capitan generale di tutta l'armata. Avea già spedito Roberto le lettere -circolari, significando a' principi la sua venuta per prendere la -corona d'Italia, e intimando al duca di Milano di dimettere tutte le -città dell'imperio indebitamente da lui possedute. _Gian-Galeazzo_ gli -mandò per risposta, che nol conoscea per nulla, essendo _Venceslao_ -legittimo re de' Romani, ed esso Roberto un usurpatore. Intanto -accrebbe l'esercito suo, e lo spedì ai confini de' suoi Stati, col -mettere specialmente un grosso presidio in Brescia, comandato da Facino -Cane e da Ottobon Terzo. - -A quella volta appunto per disastrosi cammini calò, dopo la metà -d'ottobre, l'armata di Roberto, con cui erano ancora il burgravio -di Norimberga e _Leopoldo duca_ d'Austria. Già si erano ribellate -al Visconte alcune valli del territorio bresciano. Nell'esercito -del Visconte, oltre ai suddetti due capitani, si contavano _Teodoro -marchese_ di Monferrato, il _conte Alberico_ di Barbiano, _Carlo -Malatesta,_ _Galeazzo da Mantova, Taddeo del Verme_ ed altri capitani. -Molte scaramuccie si fecero con danno per lo più de' Tedeschi; ma -nel dì 21 d'ottobre si venne quasi ad un general fatto d'armi, in -cui restò scavalcato e prigione il duca d'Austria, colla morte e -prigionia di molte centinaia di Tedeschi, comparendo superiore ad -essi la bravura ed arte della milizia italiana. E se non era Jacopo -da Carrara figliuolo di Francesco signor di Padova, in piena rotta -andava tutto il campo di Roberto. L'essere stato rilasciato il duca -d'Austria da lì a tre giorni, fece insorgere sospetti ch'egli avesse -maneggiato cogli uffiziali del Visconte qualche trattato contra de' -Carraresi; di modo che questi si ritirarono colle lor genti, e nel dì 6 -di novembre giunsero in salvo a Padova. Roberto anch'egli marciò alla -volta di Trento, dove si partì da lui in discordia il suddetto duca -coll'arcivescovo di Colonia[2191]. Son di parere altri storici che la -ritirata di Roberto procedesse da timore per la fiera spelazzata che -gli era toccata nel precedente conflitto. Certamente non mostrò egli -gran perizia nell'arte della guerra, nè seppe profittar punto delle -forze sue, benchè superiori a quelle del Visconte. Da Trento venne -poscia Roberto a Padova, e vi entrò con tutta la sua baronia nel dì -18 di novembre. Trasferissi di là a Venezia nel dì 10 di dicembre, -accompagnato dal signore di Padova. Di grandi consigli si tennero quivi -coll'intervento degli ambasciatori fiorentini, per continuar la lega -e la guerra contro il duca di Milano. Ma Roberto dimandava danari, e i -danari ostinati non voleano venire[2192]: però non si trovava maniera -d'accordo fra essi contraenti. Sino al fine dell'anno si fermò in -Venezia Roberto. Regnò ancora in quest'anno la confusione in Genova, -troppo essendo avvezzi que' cittadini e i distrettuali ancora alle gare -e sedizioni[2193]: finchè nel dì ultimo d'ottobre colà arrivò_ Giovanni -il Meingle_, soprannominato _Bucicaldo_, maresciallo del re di Francia, -personaggio di mirabil vivacità e franchezza, a ripigliar le redini di -quel governo. Seco condusse circa mille uomini d'armi, e fu accolto con -grande onore. Fattesi egli tosto consegnar quelle fortezze che erano in -mano de' Genovesi, nel dì 2 di novembre chiamò a sè Batista Boccanegra -e Batista dei Franchi Lusiardo e dopo averli messi sotto guardia, li -sentenziò a morte, perchè avessero usurpata la rettorìa della città -senza licenza del re ne' passati tumulti. La sentenza fu eseguita ad -un'ora di notte nella piazza del pretorio contra del Boccanegra, a cui -fu mozzato il capo. Dovea farsi lo stesso del Lusiardo, già spogliato -e colle mani legate; ma perchè si vide qualche movimento nel popolo -accorso, e a ciò teneano gli occhi i soldati franzesi, il Lusiardo, -che se la vide bella, alzatosi e cacciatosi nella folla, ebbe la -fortuna di salvarsi. Bucicaldo in collera fece subito tagliar la testa -a quell'ufficiale che ne dovea aver cura. E questo buon cavallerizzo -seppe in breve domar così bene quegli sbrigliati cavalli, che tornò -in Genova e nel territorio la pace, ed ogni terra ubbidì, eccettochè -Monaco posseduto da Lodovico Grimoaldo, ma che vedremo ricuperato -da esso Bucicaldo nell'anno seguente, nel quale ancora sappiamo aver -egli tolte le armi a tutti i cittadini di Genova, senza che si udisse -tumulto alcuno: tanta paura si avea di lui. - -Prima di questi avvenimenti fu in Bologna gran mutazione[2194]. -Gareggiavano fra loro in quella città _Giovanni Bentivoglio_ e _Nanne -de' Gozzadini_, cadaun d'essi aspirando alla signoria della città. -L'accorto Bentivoglio, per rinforzare il suo partito, fece nel mese -di febbraio entrare in città tutti gli amici del fu Carlo Zambeccari -della fazion maltraversa, che erano confinati. Segretamente ancora -si procacciò il favore del duca di Milano e de' suoi parziali. Con -tal disposizione levato rumore nel dì 14 di marzo, si fece proclamar -signore di Bologna. Allora fu che il duca si credette di aver da lì -innanzi un fedele amico in esso Bentivoglio, e gli spedì ambasciatori -per far lega con lui, ed egli acconsentì. Ma seppero dipoi tanto -picchiargli in testa gli ambasciatori de' Fiorentini, rappresentandogli -il pericolo d'essere divorato dal non mai contento duca, ch'egli si -gittò nelle loro braccia e strinse lega con essi. Di questo si offese -non poco il Visconte, ma siccome volpe vecchia dissimulò lo sdegno, con -ordinar nondimeno al conte Alberico di Barbiano e ad Ottobuon Terzo -che andassero in Romagna, e trovassero pretesti di guerra contra dei -Bolognesi. Il pretesto fu, che il Bentivoglio si fosse accordato con -_Astorre_ signor di Faenza e nemico del conte Alberico. Fecero dunque -essi delle scorrerie sul territorio bolognese nel giugno, menando via -gran quantità di bestiame e prigioni. Poscia, sbrigato che fu dalla -guerra col re Roberto, ritornò esso conte Alberico sul Bolognese, -e ripigliate le ostilità, s'impadronì del castello e della rocca -di Dozza. Nanne e Bonifazio de' Gozzadini, per sospetto della lor -vita, si ritirarono a Ferrara, e furono banditi. In Pistoia nell'anno -presente[2195] Ricciardo de' Cancellieri, ribellatosi alla patria, -prese il castello della Sambuca; ed assistito dal duca di Milano, -a cui facea sperare il dominio di quella città, diede il guasto a -tutta quella contrada. Ma i Fiorentini colle lor forze sturbarono i -progressi del medesimo Ricciardo. Abbiamo dagli Annali di Milano[2196] -che in questi tempi Gian-Galeazzo duca, per sostener la guerra poco fa -descritta, caricò sì spietatamente i suoi sudditi di taglie e prestiti, -che molti, non potendo sostener tanti pesi, andarono raminghi pel -mondo, oppure venivano imprigionati, e dai soldati erano occupati i lor -beni. Perciò gemiti ed urli s'udivano fra tutti quei popoli. E tali per -lo più son le glorie dei principi conquistatori. - -NOTE: - -[2183] Corio, Istoria di Milano. - -[2184] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2185] Bonoli, Istoria di Lugo. - -[2186] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2187] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2188] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2189] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2190] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Chron., tom. -18 Rer. Ital. Amm., Ist. Fior., lib. 16. - -[2191] Sozomenus, Annal., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. -21 Rer. Ital. - -[2192] Mutius, Histor. Germ., lib. 26. - -[2193] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2194] Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. Delayto, Annal., tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCII. Indizione X. - - BONIFAZIO IX papa 14. - ROBERTO re de' Romani 3. - - -Nulla di particolare abbiamo in questo anno delle azioni di _papa -Bonifazio IX_, sennonchè egli fece lega coi Fiorentini contra -dello Stato di Milano[2197], e Giannello suo fratello con mille e -cinquecento lancie andò all'assedio di Perugia; ma Ottobuon Terzo -colle soldatesche del duca di Milano il fece tornar indietro con poco -suo gusto. Nè altro sappiamo del _re Ladislao_[2198], fuorchè l'aver -egli contratto matrimonio con una sorella del re di Cipri appellata -_Maria_, gentile e savia signora, che giunse a Napoli nel dì 12 di -febbraio con accompagnamento nobile di Cipriotti. Furono perciò fatte -solenni giostre ed altre magnificenze in quella regal città. Dimorò -per qualche tempo il re de' Romani _Roberto_ in Venezia, disputando co' -Fiorentini del danaro ch'egli si doleva di non avere ricevuto secondo -i patti, ed esigendone dell'altro, se dovea continuare a tener le sue -armi in Italia[2199]. Perchè non andavano a suo verso gli affari, e -gli ambasciatori fiorentini s'erano ritirati, anch'egli, imbarcatosi -sopra una galea sottile, se n'andò colla sua famiglia a Tisana. Assai -nondimeno premeva alla signoria di Venezia di tener in Italia questo -principe per contrapporlo alla smoderata potenza del duca di Milano. -Fattolo perciò ritornare a Venezia nel dì 9 di gennaio, ottennero che -i Fiorentini pagassero nuovi danari; laonde, parendo già fissata la -sua permanenza in Italia, nel dì 29 del suddetto mese venne a Padova, -e volle, per maggior sua sicurezza, prendere alloggio nel castello. Ma -perciocchè i Fiorentini per loro imbrogli in Toscana, e per li bisogni -del signor di Bologna, che era più che mai infestato da _Alberico -conte_ di Barbiano, non poteano unir con lui le proprie forze, nè -si sentivano di voler sostenere colla sola lor borsa il peso di un -sì dispendioso aiuto, e perchè neppure in Germania erano quiete le -cose: il re Roberto in fine a dì 13 d'aprile congedatosi in Padova, -e ritornato a Venezia, dopo qualche giorno s'imbarcò, e tornossene -al suo paese, lasciando in Italia un misero concetto del suo nome e -valore. Allora si slargò forte il cuore a _Gian-Galeazzo Visconte_, -vedendosi tolto d'attorno un tal contradittore, e tosto s'applicò -ad eseguire i disegni già conceputi contra di _Giovanni Bentivoglio_ -signor di Bologna, a cui dava il nome d'ingrato. Fin sul bel principio -di quest'anno aveano cominciato gli affari d'esso Bentivoglio a -prendere cattiva piega[2200]. Era entrato nel dì 29 di gennaio in quel -territorio il conte Alberico con cinquecento lancie; altre schiere -condotte da Marcoardo dalla Rocca si aggiunsero alle sue, e con loro -parimente si unirono Bonifazio e Nanne de' Gozzadini. S'impadronirono -essi per trattato nel dì 31 della Pieve di Cento, e poscia della rocca. -Fu seguitato l'esempio di questa terra da Massumatico, San Prospero, -Galiera, Vergà ed altre terre. Anche San Giovanni in Persiceto nel dì -3 di febbraio si ribellò gridando: _Viva la libertà_. Questo popolo -dipoi nel dì 8 di marzo chiamò il Bentivoglio a parlamento, mostrando -disposizione di far patti con lui. V'andò egli con due suoi capitani. -I patti furono, che contra di lui spararono due bombarde, l'una delle -quali uccise il cavallo a lui, e l'altra Scorpione suo capitano. -Acclamò poscia esso popolo per loro signori _Pandolfo_ e _Malatesta_ -de' Malatesti. Fortuna ebbe bene esso Bentivoglio nel dì 15 di febbraio -di rompere il corpo di gente comandato da Marcoardo dalla Rocca e da -Alberto Pio, e di far prigioni que' due capitani; ma un nulla fu questo -al suo bisogno. - -Avendo egli intanto implorato l'aiuto de' Fiorentini, questi gli -mandarono _Bernardone_ lor capitano con alcune centinaia di fanti e -cavalli. _Francesco da Carrara_[2201] anch'egli inviò loro cinquecento -fanti, bella gente e ben armata, ed anche trecento cavalieri condotti -da _Francesco Terzo_ e _Jacopo_ suoi figliuoli. Andrea Gataro[2202] -scrive, avere il signore di Padova spedito colà mille e cinquecento -cavalli e trecento fanti; ma è ben più probabile il primo racconto. -Comunque sia, poco era questo in paragon delle forze del duca di -Milano, nel cui poderosissimo esercito, composto di otto mila cavalli -e cinque mila fanti, ed altri dicono molto più, comparvero _Francesco -Gonzaga_ signor di Mantova, _Carlo, Pandolfo_ e _Malatesta_ de' -Malatesti, _Antonio del Verme_, il _conte Alberico_ da Barbiano, -_Jacopo_ e _Taddeo del Verme, Ottobuon Terzo, Facino Cane_, ed altri -rinomati capitani, i quali tutti concorsero a dare il generalato al -vecchio conte Alberico, che potea essere maestro di ognuno nell'arte -della guerra. Nel dì 22 di maggio entrò sul Bolognese l'armata -duchesca, inferendo quei danni che suol fare la militar licenza anche -senza l'ordine de' comandanti, facendo vista il Gonzaga e i Malatesti -di far eglino quella guerra a nome proprio, e non già del duca di -Milano. Avea postato Giovanni Bentivoglio le sue genti a Casalecchio, -affinchè non fosse tolta l'acqua del canale di Reno alla città. Trasse -colà anche l'esercito nemico, e nel dì 26 di giugno seguì fra loro un -terribil fatto d'armi colla sconfitta de' Bolognesi, restando prigione -di Facino Cane _Bernardone_ generale de' Fiorentini e _Francesco Terzo_ -da Carrara, e del signore di Mantova _Jacopo_ altro legittimo figliuolo -del signore di Padova, oltre a Sforza Attendolo, Tartaglia e moltissimi -altri. Per questa rotta il popolo di Bologna prese le armi contra del -Bentivoglio, ed, occupate le porte[2203], lasciò entrare non solamente -i fuorusciti nemici di lui, ma anche i capitani del Visconte con alcune -brigate d'armati. Essendo nascosto _Giovanni Bentivoglio_, fu nel dì -28 scoperto, e condotto alla piazza, restò vittima del furore di quel -popolo, il quale non tardò ad acclamare per suo signore il duca di -Milano, perchè non potea di meno; e fu poi questa elezione solennemente -confermata a dì 10 di luglio nel general consiglio di quella città. -Poco stette il duca ad ordinare che ivi si fabbricasse una cittadella. -Gran danno e scontento n'ebbero i Bolognesi. Se a questa nuova -restassero storditi i Fiorentini, facile è l'immaginarselo. Già si -vedeano quasi da ogni lato circondati dal Biscione, padrone della -Lunigiana, di Pisa, Siena, Perugia e Bologna. Scrive il Corio[2204] -che dopo la presa di questa città inviò il duca in Toscana il conte -Alberico con dodici mila cavalli e diciotto mila fanti, che strinsero -d'assedio la città di Firenze. Aggiugne l'autore della Cronica di -Bologna[2205] che nel dì 23 d'agosto fu sconfitta la gente d'esso -duca dai Fiorentini. Ma di ciò nulla parlando il Delaito, il Poggio, -l'Ammirato ed altri scrittori; anzi scrivendo essi che lo scaltro -duca, per mostrar la sua moderazione, tosto trattò di pace e lega con -Firenze, non è da prestar fede in ciò allo storico milanese. Nè si -vuol tacere, che, condotto prigione da Facino Cane _Francesco Terzo_ -da Carrara[2206], allorchè fu in Parma, aiutato da un suo conoscente, -ebbe la fortuna di fuggire, calandosi giù per le mura. _Jacopo_ suo -fratello prigioniere di _Francesco Gonzaga_ fu menato a Mantova. -Quantunque suo padre offerisse di riscatto cinquanta mila fiorini -d'oro, il Gonzaga, dimentico dei servigi a lui prestati dalla casa di -Carrara nella precedente guerra, stava saldo in volerne cento mila. -Molto meno costò al Carrarese la liberazion del figliuolo; perciocchè -concertato tutto con genti fidate, allorchè Jacopo un dì giocava alla -palla in sito diviso dal lago da un muro, siccome era suo costume, uscì -per un portello a pigliarla. Quivi, entrato in una barca preparata, che -velocemente il condusse fuori del lago, trovò al lido dodici cavalle -corridore, tenute da dodici uomini a cavallo, che l'aspettavano. Con -queste arrivò egli sano e salvo nel dì 23 di novembre a Padova, e recò -un'incredibil allegrezza al padre. - -In questo auge di gloria e potenza ora si trovava _Gian-Galeazzo_ -Visconte duca di Milano; ma siccome nulla è di stabile nelle umane -cose, venuta la peste a Pavia, egli si ritirò a Marignano sul -Lambro. Quivi, preso da malattia, nel dì 3 di settembre in età -di cinquantacinque anni pagò il debito della natura; nè mancò chi -sospettasse i Fiorentini autori di sua morte col veleno. Fu questo -principe di gran mente ed astuzia, amatore della vita ritirata, -magnanimo, clemente e glorioso agli occhi del mondo per le sue -tante conquiste. Altre sue belle qualità sono riferite negli Annali -di Forlì[2207]. S'egli maggiormente fosse vivuto, le disposizioni -certamente erano ch'egli avrebbe steso molto più oltre i confini -del suo dominio, giacchè cotanto era cresciuta la di lui potenza; e -la febbre dei conquistatori, così pregiudiziale a' propri ed altrui -sudditi, gli stava troppo fitta nel cuore. Dal testamento e da' -codicilli suoi, il compendio de' quali vien riferito dal Corio[2208], -si raccoglie, aver egli lasciato col titolo di duca a _Gian-Maria_ suo -primogenito _Milano, Cremona, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio, -Bergamo, Brescia, Siena, Perugia e Bologna_. A _Filippo Maria_ -secondogenito legittimo lasciò con titolo di conte _Pavia, Novara, -Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltro, Belluno_ e -_Bassano_ colla riviera di _Trento_[2209]. A _Gabriello_ suo bastardo, -ma legittimato, lasciò _Pisa_ e _Crema_. Andrea Biglia[2210] non parla -di Crema, e dice lasciatagli _Pisa_ colla _Lunigiana_ e _Sarzana_. -Tralascio i suoi legati a cause pie. La solennità del funerale fatto -al di lui cadavero nel dì 20 d'ottobre in Milano fu uno spettacolo -de' più magnifici che mai si vedesse l'Italia. Vien descritto esso -funerale da Andrea Gataro, dal Corio, ma specialmente da un opuscolo da -me dato alla luce nel tomo decimosesto della Raccolta degli scrittori -d'Italia. Alla morte di questo principe era preceduta una gran cometa -visibile per tutta Italia; e chi si dilettava del vano e fallace -mestiere d'indovinare l'avvenire, forse avea fatti i conti sulla di -lui vita. Anzi scrivono che lo stesso duca da ciò intese vicina la -sua chiamata per l'altro mondo. Certo, dappoichè fu morto, i più si -fecero buonamente a credere che quel fenomeno celeste avesse indicata -la di lui morte. Pretesero altri predetta la formidabil rotta data in -questo anno da Timur Bech, da noi appellato _Tamerlano_, imperador dei -Tartari, al ferocissimo _Baiazette_ sultano de' Turchi, gran flagello -della cristianità in Oriente, il quale, restato prigioniere del barbaro -vincitore, fra le catene terminò poi la vita. Tutte visioni della buona -gente, che fa de' somiglianti lunarii, mentre io scrivo, per una cometa -che si vide nel febbraio di quest'anno 1744. Per quanto abbiamo dagli -Annali di Forlì[2211], cessò di vivere in quest'anno a dì 20 di luglio -_Pino degli Ordelaffi_, signore di Forlì, di Forlimpopoli e d'altre -terre, e a lui succedette nel dominio _Cecco_ suo fratello. Vien lodato -esso Pino per molte sue belle doti, ed universalmente fu dai sudditi -compianta la sua morte. In quest'anno ancora morì _Scarpetta degli -Ordelaffi_. - -NOTE: - -[2195] Sozomen., Chron., tom. 16 Rer. Ital. - -[2196] Annales Mediolan., tom. eod. - -[2197] Sozomenus, Chron., tom. eod. - -[2198] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2199] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2200] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. eod. - -[2201] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2202] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2203] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2204] Corio, Istoria di Milano. - -[2205] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2206] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - -[2207] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2208] Corio, Istoria di Milano. - -[2209] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2210] Billius, in Hist., tom. 19 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCIII. Indizione XI. - - BONIFAZIO IX papa 15. - ROBERTO re de' Romani 4. - - -Cominciaronsi in quest'anno a provar gli effetti della morte di -_Gian-Galeazzo _duca di Milano, cioè si cominciò a sfasciar la -monarchia con tante guerre e fatiche da lui stabilita. Già fra i -suoi figliuoli si era questa divisa; ma passò più oltre la malattia, -con giugnere sino al cuore dello stesso dominio. Erano tuttavia i -due figliuoli suoi, cioè _Gian-Maria_ e _Filippo_, in età incapace -di governo; e però il padre nel suo testamento, se crediamo al -Corio[2212], avea lasciata la reggenza a _Caterina_ sua moglie, a -_Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, al _conte Antonio d'Urbino_, -a _Jacopo del Verme_, a _Pandolfo Malatesta_, al _conte Alberico_ -da Barbiano, e a _Francesco Barbavara_ Novarese. Andrea Biglia, -autore di questi tempi, scrive[2213] essere stati i principali tutori -_Pietro di Candia_ arcivescovo di Milano, _Carlo Malatesta_ e _Jacopo -del Verme_. Entrò ben presto la discordia fra i reggenti. La troppa -autorità, che si attribuiva il Barbavara, unitissimo colla duchessa, -suscitò l'invidia e l'ambizione nei colleghi; crebbero i disgusti, -e i migliori consigli erano ben di rado abbracciati. Il peggio fu -in questi primi tempi l'odio e lo spirito della vendetta di chi era -rimasto nemico della casa de' Visconti[2214]. Si procurò di trattar -pace co' _Fiorentini_; nulla si potè ottenere. _Papa Bonifazio IX_ -per le città dello Stato ecclesiastico usurpate, dopo aver pazientato -in addietro per paura del potentissimo Biscione, ora determinò -daddovero di ricuperare il suo. Il primo colpo ch'egli fece, fu di -staccar da Milano e di prendere al suo servigio il _conte Alberico_, -soprannominato il gran contestabile, tassato d'ingratitudine dagli -storici milanesi perchè dimentico di tanti benefizii che gli aveva -compartiti Gian-Galeazzo, e molto più perchè contra dei di lui -figliuoli impugnò la spada in questo anno. Già era il papa collegato -co' Fiorentini, ed ora con esortazioni e comandamenti trasse ancora -nella stessa lega[2215] _Niccolò marchese_ d'Este signor di Ferrara, -creandolo capitan generale dell'esercito della Chiesa. Dai reggenti -di Milano furono spediti ambasciatori a Padova per quetare _Francesco -da Carrara_, e si conchiuse che il Visconte l'assolverebbe da ogni -debito, e inoltre cederebbe a lui Feltro e Cividal di Belluno. Mancò a -tali promesse il governo di Milano, e perciò il Carrarese si cominciò -ad armare per far guerra ai due fratelli Visconti. Molto più di lui -si preparavano i Fiorentini per la medesima danza. Spedì il papa a -Ferrara _Baldassare Cossa cardinale_ con titolo di legato di Bologna, -acciocchè accudisse col marchese estense alla riduzion di Bologna. Sul -fine dunque di maggio l'esercito pontifizio, comandato dal marchese -e da Uguccion de' Contrarii, premessa la sfida, entrò nel Bolognese -ostilmente. Col marchese erano il gran contestabile, Carlo e Malatesta -de' Malatesti, Pietro da Polenta, Paolo Orsino ed altri capitani di -grido. Dopo aver preso alcuni luoghi del Bolognese, improvvisamente -marciò quell'armata pel Modenese e Reggiano ai danni del Parmigiano, e -grosso bottino vi fece. Indi, ritornata sul Bolognese, attese ad altre -conquiste. - -Intanto in Milano contro la superbia di Francesco Barbavara si eccitò -nel dì 25 di giugno una fiera sedizione da _Antonio Visconte_, dagli -Aliprandi e da altri malcontenti; di modo che la duchessa col figliuolo -_Gian-Maria_ e col Barbavara si ritirò nel castello. Sopraggiunto -poi Antonio Porro, crebbe il tumulto del popolo; seguirono moltissimi -ammazzamenti; e il Barbavara prese il partito di fuggirsene a Pavia, -e più lungi ancora. Il giovinetto _Filippo Maria_ conte di Pavia si -trasferì anch'egli a quella città per custodirla dalle rivoluzioni. -Mirabil cosa fu il vedere scatenarsi in questi tempi per quasi tutte le -città del ducato di Milano le dianzi addormentate fazioni de' Guelfi -e Ghibellini, con fama che gl'industriosi Fiorentini spargessero sì -gran fuoco dappertutto coi loro emissarii, e colle promesse d'aiuto -a chiunque si ribellasse. _Rolando Rosso_ coi Correggeschi ed altri -Guelfi un gran turbine sollevò nel Parmigiano. Nel dì primo di luglio -il _marchese Ugo Cavalcabò_ occupò Cremona e poi Crema, ed ebbe -soccorso da essi Fiorentini; _Franchino Rusca_ si fece padron di Como; -la fazion guelfa s'impadronì di buona parte di Brescia; in Bergamo si -scannarono senza pietà le due nemiche fazioni; Lodi, la Martesana, -Soncino, Bellinzona, e moltissime altre terre, chi si ribellò al -duca, e chi fu sottoposta a gravi omicidii e saccheggi[2216]. Nè andò -molto che anche gli _Scotti_, i _Landi_ ed altri nobili di Piacenza, -cacciati gli _Anguissoli_, presero in sè il governo di quella città. -Tutto in somma era in rivolta. In mezzo a tanto incendio pareano -incantati i reggenti di Milano, sennonchè _Ottobuon Terzo_ sostenne -Parma, e _Facino Cane_ con _Galeazzo da Mantova_ difese bravamente -Bologna dagl'insulti dell'esercito pontificio, il qual di nuovo fece -una irruzione nel Parmigiano[2217]. Pur presero essi Reggenti un -buon consiglio, e fu di pacificare il papa. Datane la commissione a -_Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, questi segretamente ne trattò -col _cardinal Cossa_ legato apostolico, per mezzo di _Carlo Malatesta_ -suo cognato, sì felicemente, che all'improvviso saltò fuori la pace -fra loro nel dì 25 d'agosto, per cui furono restituite al papa le città -di Bologna, Perugia ed Assisi, senza che il pontefice si prendesse in -quella pace cura alcuna de' Fiorentini: del che fecero eglino molte -doglianze. A questa pace si oppose, per quanto potè, Facino Cane, e -fece gran danno alla città di Bologna; pure in fine se ne andò[2218], -e nel dì 2 di settembre entrò il cardinal Cossa trionfante in quella -città, di cui gli fu confermata la legazione dal papa. Nell'ottobre -Nanne de' Gozzadini, che aveva ordito un tradimento per farsi signore -di Bologna, mandò i suoi ad occupare una porta; ma il cardinale, che -sapeva già e dissimulava tutto, non si lasciò trovare a letto. Fu preso -Bonifazio fratello di Nanne, e questi lasciò la testa sul pubblico -palco. Imprigionato ancora Gabbione figliuolo di Nanne, di questo si -servì il cardinal legato nell'anno seguente per indurre suo padre -a restituir la terra di Cento e la Pieve, minacciando la morte al -figliuolo. Nanne promise; ma, non attenendo la parola, tolta fu la vita -anche ad esso Gabbione. Parimente in Siena[2219] si sollevarono sul -fin di novembre le fazioni, l'una per sottrarsi al duca di Milano, e -l'altra per sostenerlo; laonde il vicario duchesco fu in gran pericolo. - -Era attaccato il fuoco al bosco; anche _Francesco da Carrara_ signor di -Padova pensò a scaldarsi[2220]. La speranza di fare in suo pro qualche -bel colpo in mezzo a sì grande sconvolgimento del ducato di Milano, -parea fondatissima; e tanto più perchè una delle fazioni di Brescia -gli facea sperar l'entrata in quella potente città. Il perchè, ottenuta -permissione dai signori veneziani, che nondimeno il dissuasero non poco -da imprendere quella guerra, nel dì 16 di agosto s'inviò colle sue -armi unite a quelle di _Niccolò marchese_ di Ferrara suo genero alla -volta di Brescia, dove entrò nel dì 18 d'esso mese, e gliene fu dato il -dominio. Ma essendo la cittadella costante nell'ubbidienza a Milano, e -venuti colà con gran corpo di gente _Jacopo del Verme, Ottobuon Terzo_ -e _Galeazzo da Mantova_, non finì la faccenda, che ebbero per grazia -le armi padovane e ferraresi di potersi ritirar illese alle lor case. -Fece dipoi il Carrarese varie scorrerie sul Veronese, prese alcuni -luoghi, vi piantò qualche bastia; ma _Ugolotto Biancardo_ governator -di Verona il tenne corto, e il signore di Mantova gli ritolse le torri -di Legnago che egli avea preso. Tornando dai principi oltramontani -_Manuello imperador_ de' Greci con poco profitto de' suoi interessi, -arrivò nel dì 22 di gennaio del presente anno a Genova[2221]. Ricevette -grande onore da quel popolo, e dal regio governatore _Bucicaldo_, e se -ne andò poscia al suo viaggio, malcontento dei cristiani occidentali. -Intanto perchè i Genovesi erano in rotta con _Giano re di Cipri_, -armarono nove galee, sette navi e un galeone contra de' Cipriotti. Lo -stesso Bucicaldo volle essere in persona capitano della flotta a quella -impresa, e sciolse le vele verso Cipri. Questo armamento fu cagione -che quel re, dopo avere ricevuto alcuni danni, chiedesse accordo collo -sborso di molta pecunia, e colla promessa d'altra ad altro tempo. Il -vittorioso Bucicaldo si figurò di poter fare qualche bel colpo in Soria -contro gl'infedeli, ma nulla gli riuscì, siccome neppure di ottener -pace per li Genovesi dal soldano di Egitto. Contuttociò navigava egli -con gran fasto per que' mari, non si sa se per tornarsene a Genova, -oppure pel fare qualche tentativo ed insulto contro le terre de' -Veneziani nell'Adriatico; quando eccoti uscir di Modone _Carlo Zeno_ -generale de' Veneziani, rinomato per molto suo valore non meno in terra -che in mare, che con undici galee e due uscieri, cioè navi grosse, -teneva d'occhio e seguitava la flotta genovese[2222]. Sulle prime parve -amico; ma nel dì 7 d'ottobre scopertosi nemico, venne a battaglia -con essi Genovesi. Si combattè con assai bravura dall'una parte e -dall'altra; ma in fine Bucicaldo ebbe la peggio, e fu costretto a -fuggirsene, con lasciar tre delle sue galee in potere de' Veneziani, i -quali insieme colla gente le menarono a Modone. Il Sanuto scrive[2223] -che gran sangue si sparse in quel conflitto, e conferma la presa delle -tre galee. Nel tornarsene a casa gli sconfitti Genovesi, incontratisi -in due galee veneziane, anch'essi se ne impadronirono. Diede molto da -parlare per Italia questo fatto, ed incredibile schiamazzo ne fece -il borioso Bucicaldo, di maniera che quantunque nell'anno appresso -seguisse pace fra i Veneziani e Genovesi colla restituzion de' -prigioni, pure Bucicaldo non come governator di Genova, ma come persona -privata sparse un manifesto, in cui trattava Carlo Zeno da traditore, -sfidandolo a duello in terra ferma, oppure con una galea per parte di -cadauno in mare. Se ne rise Carlo Zeno, e il lasciò tempestar quanto -volle. - -Nè si vuol tacere che sul principio di settembre, sollevatisi i -Guelfi d'Alessandria, si ribellarono ai Visconti, ed implorarono -aiuto da Genova per sottomettersi al re di Francia. Non fu pigro il -vice-governatore di Genova a spedir gente in loro aiuto, con poca -fortuna nondimeno; perchè, oltre all'essersi ritirati i Ghibellini -nelle fortezze, arrivò colà Facino Cane con molte squadre, che ricuperò -quella città, e mise in desolazione tutta la parte guelfa. Un simile -orrido giuoco fece _Pandolfo Malatesta_ a Como, dove fu egli spedito -per ricuperar quella città. Bolliva in questi tempi gran discordia -fra i magnati della Ungheria[2224]. Coloro che non voleano per loro re -_Sigismondo_ fratello di _Venceslao_ già re de' Romani, si avvisarono -di chiamare a quella corona _Ladislao re_ di Napoli, siccome principe -che vi pretendea per le ragioni del _re Carlo_ suo padre e per altri -titoli, promettendogli sicuro per lui quel vasto regno. Ladislao non -perdè tempo ad imbarcarsi, ed arrivò a Zara. In essa città, correndo -il dì cinque d'agosto, fu egli coronato dall'arcivescovo di Strigonia, -oppure da _Angelo Acciaiuoli_ cardinal di Firenze[2225], spedito -dal papa per dar braccio all'impresa. Ma avendo egli inviato i suoi -deputati a prendere il possesso del rimanente del regno, trovò risorto -più che mai il partito di Sigismondo, mutati d'opinione que' grandi -e se stesso deluso. Il perchè adirato se ne ritornò a Napoli. Ne' -Giornali Napoletani[2226] vien riferito questo avvenimento agli anni -seguenti; ma, per gli atti che rapporta il Rinaldi e per l'attestato -di varii altri scrittori, esso appartiene al presente. _Sigismondo_, -siccome dissi, figliuolo di _Carlo IV_ Augusto, si stabilì poscia -sul trono dell'Ungheria, ma non senza crudeltà, e divenne col tempo -imperador de' Romani. - -NOTE: - -[2211] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2212] Corio, Istoria di Milano. - -[2213] Billius, in Histor., tom. 19 Rer. Ital. - -[2214] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 17. - -[2215] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2216] Billius, Hist., tom. 19 Rer. Ital. - -[2217] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Italic. - -[2218] Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2219] Histor. Senensis, tom. 20 Rer. Ital. - -[2220] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. -18 Rer. Ital. - -[2221] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic. - -[2222] Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 -Rer. Ital. - -[2223] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2224] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. -21 Rer. Ital. - -[2225] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2226] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCIV. Indiz. XII. - - INNOCENZO VII papa 1. - ROBERTO re de' Romani 5. - - -Era stato rimesso in libertà nel precedente anno _l'antipapa -Benedetto_, e dacchè fu rientrato in pacifico possesso di Avignone, -tanto seppe girar gli affari col far credere a chi non per anche -assai il conosceva la sua prontezza a dimettere il papato[2227], se si -fosse convenuto con _papa Bonifazio_, dipinto da lui come ostinato in -mantenere lo scisma, che gli fu restituita l'ubbidienza da' Franzesi. -Ora il furbo Spagnuolo, per maggiormente accreditarsi fra quei del suo -partito, e dar ad intendere la sua buona volontà per la riunion della -Chiesa, spedì in quest'anno verso il fin di settembre due vescovi con -tre altri suoi ambasciatori a Roma per proporre a papa Bonifazio, non -già, come andò spacciando, la vicendevol cessione del pontificato, ma -bensì un abboccamento fra loro in un luogo determinato. Teodorico da -Niem, autore molto sospetto agli annalisti pontifizii, scrive[2228] -che Bonifazio ricusò ogni partito, con sostenere ch'egli era vero -papa, nè dover egli mettere in dubbio la legittima sua dignità. Al -che risposero gli ambasciatori che il loro papa non era simoniaco, -quasi tacitamente accusando Bonifazio di questo reato: del che egli -molto si offese, ed eccessivamente montò in collera. Tale agitazion -d'animo, e il mal di pietra, per cui era gravemente da qualche tempo -afflitto esso pontefice, accrebbe sì fattamente i suoi incomodi, -che nel dì primo d'ottobre diede fine alla sua vita. Non mancavano -a Bonifazio delle belle doti, che il faceano degno del sublime suo -ministero; ma i tempi disastrosi, ne' quali egli si trovò, cagion -furono ch'egli piuttosto distrusse, che edificò. Il bisogno di far -fronte all'antipapa, e di difendersi dagli aderenti di lui avversarli -suoi, e di ricuperar le terre della Chiesa, l'obbligò a cercar danaro -per tutte le vie. Ne' primi anni del suo pontificato, perchè vi erano -cardinali zelanti e nemici delle cose mal fatte, andò con qualche -riguardo; ma infine si diede a vendere tutte le grazie, tornò in -campo, dilatò e stabilì maggiormente il pagamento delle annate per -chi voleva vescovati ed altri benefizii. Allora furono in corso le -espettative, date talvolta a più persone dello stesso benefizio, e -talvolta rivocate per cavar danaro da altri; allora si videro in grande -uso le unioni de' benefizii, le dispense anche per li regolari, ed -altre invenzioni per raccoglier moneta, delle quali parla Teodorico -da Niem, accordandosi con lui anche gli autori della Vita di questo -pontefice[2229]. Ebbe madre, fratelli e nipoti. Gli esaltò ed arricchì -per quanto potè. L'uno de' fratelli, cioè _Giannello_, creò marchese -della marca d'Ancona, l'altro duca di Spoleti. Ad uno di questi fece -anche dare dal re Ladislao la contea di Sora con altri Stati. Ma -questi, dopo la di lui morte, andarono tutti in fumo; e Giannello non -tardò a consegnar Perugia e la marca al nuovo papa. Soprattutto è da -dolere che Bonifazio amasse più sè stesso che la Chiesa di Dio. Fece -ben egli premura per un concilio, ma non mai s'indusse ad esibirsi -per ben della Chiesa pronto a rinunziare la sua dignità. Se fatto -l'avesse, avrebbe ognuno abbandonato l'antipapa, qualora anche egli -non avesse fatto altrettanto, e si sarebbe venuto alla riunion della -Chiesa. Congregaronsi poi in Roma nel conclave i nove cardinali che -v'erano, con giurar prima tutti, che chiunque di essi fosse eletto -papa, darebbe sinceramente mano ad abolire lo scisma, ed occorrendo, -rinunzierebbe il papato. Cadde l'elezione nel dì 17 di ottobre in Cosmo -de' Migliorati da Solmona cardinale e vescovo di Bologna, personaggio -molto perito nella scienza legale, pratichissimo degli affari della -sacra corte[2230], di maniere dolci, ed affabile con tutti, e in -gran riputazione presso tutti i principi. Prese il nome _d'Innocenzo -VII_ e nel secondo giorno di novembre fu solennemente coronato. Ma -prima ancora della sua coronazione cominciarono i suoi guai, che non -ebbero mai fine; e questi specialmente per colpa e prepotenza del -_re Ladislao_, ingrato ai benefizii ricevuti della santa Sede, e che -non vide mai misura alcuna nell'avidità del conquistare[2231]. Corse -questo re a Roma con gran copia d'armati, parte per maneggiar ivi -in persona i suoi interessi, affinchè non gli venisse pregiudizio -nel trattare l'union della Chiesa, e parte per difendere, secondo le -apparenze, il papa novello dalle insolenze del popolo romano, il quale -sotto Bonifazio IX, pontefice di gran cuore, stette basso, e morto -lui, col favore de' Colonnesi, rialzò la testa, movendosi a rumore, -con seguirne varii omicidii fra essi e le genti del papa. Ma Ladislao, -invece di pacificarlo col pontefice[2232], sotto mano maggiormente -l'incitò contra di lui, per rendere se stesso più necessario a -trattar dell'accordo. Seguì un tale accordo nel dì 27 d'ottobre, ed è -rapportato intero dal Rinaldi, con patti molto vantaggiosi ai Romani -(il che fece crescere la loro alterigia), e con aver ottenuto Ladislao -di mettere una zampa nella creazione de' loro uffiziali. Aggiunge il -Delaito[2233] che nel dì 20 d'esso ottobre Ladislao occupò castello -Sant'Angelo, e vi mise sua guarnigione. Dovette fingere di farlo per -bene del papa, a cui, secondo Sozomeno, fu riservato San Pietro con -esso castello. Tuttociò non di meno fu un nulla rispetto a quello che -andremo vedendo. - -Nel gennaio dell'anno presente[2234] la duchessa di Milano, che si era -ritirata in quel castello, fatti a sè venire con belle parole Antonio e -Galeazzo Porri con Galeazzo Aliprandi, autori della passata sedizione, -fece lor mozzare il capo. Ottenne ancora che si richiamasse il fuggito -Francesco Barbavara, e tornasse a seder nel consiglio; ma poco vi durò -costui, perchè di nuovo sbalzato si sottrasse colla fuga al pericolo -della vita. Nel dì 28 di marzo seguì pace fra i Guelfi e Ghibellini -di Milano, senza però vedersene quel buon frutto che si sperava, -essendo continuate le gare in quella città e nel suo territorio. Peggio -avvenne nel rimanente dello Stato[2235]. I principali condottieri -d'armi che aveano servito al defunto duca, e doveano sostenere il -novello, cominciarono cadauno a voler profittare nell'universale -tempesta e naufragio. Questi erano _Pandolfo Malatesta, Ottobuono de' -Terzi_ da Parma e _Facino Cane_. Tutti dimandavano paghe e ricompense -Vedeano[2236] che _Giorgio Benzone_ avea occupato Crema; _Giovanni -Picciolo_, Bergamo, città che poi venne in potere de' Soardi e de' -Coleoni. _Ugo_ ossia Ugolino Cavalcabò, siccome già dissi, abbattuti i -Ponzoni, s'era solo fatto padrone di Cremona. E perciocchè egli dipoi, -nell'andare a Brescia, fu preso e carcerato da _Astorre Visconte, -Carlo Cavalcabò_ suo nipote nel dì 18 di dicembre prese la signoria di -quella città. In quest'anno medesimo, se pur non fu nel precedente, -_Giovanni da Vignate_ s'era impossessato di Lodi. Tutto insomma -andava a ruba, e da per tutto regnava la confusione. Si credeano quei -condottieri di meritar molto più. Per ciò anche _Facino Cane_ prese -la signoria d'Alessandria e d'altre terre, facendo nondimeno vista di -tenerle a nome del conte di Pavia. _Pandolfo Malatesta_ insistè così -forte, che la duchessa condiscese a cedergli Brescia in guiderdone -de' suoi servigi, ed egli ne entrò in possesso. Scrivono altri che -anch'esso colla forza ne occupò il dominio. _Ottobuono de' Terzi_ -neppur egli stette colle mani alla cintola. Collegatosi con _Pietro -de' Rossi_, proditoriamente nel dì 8 di marzo entrò in Parma, e ne -partì poi il dominio col Rossi. Ma di lì a poco, avendo escluso il -collega, ne usurpò tutta la signoria per sè con gran dolore della -fazion guelfa, che teneva per suo capo il Rossi. E perciocchè nel dì -16 uno di questa fazione uccise uno dei provvisionati di Ottobuono, -questo fiero serpente co' suoi soldati sfogò il suo sdegno contro gli -amici de' Rossi, senza neppure perdonare a donne, vecchi e fanciulli. -Trecento e quattordici di quella fazione rimasero vittima del suo -barbarico furore, e poi mandò que' cadaveri sopra delle carra ad una -terra de' Rossi. Erasi già ribellata Piacenza al duca di Milano, e -n'erano divenuti padroni gli _Scotti_. Portossi colà Ottobuono colle -sue milizie, e con iscacciarne gli Scotti, ebbe in suo potere ancor -quella città, eccettochè le fortezze, le quali tuttavia si tenevano -pel duca di Milano. Fu invitato nel seguente aprile anche il _marchese -Niccolò_ _Estense_ signor di Ferrara e Modena dai cittadini di Reggio, -desiderosi di sottomettersi al placido di lui governo. Vi spedì egli le -soldatesche sue sotto il comando di Uguccion de' Contrarii, di Sforza -Attendolo, ch'egli avea preso ai suoi servigi, e d'altri valorosi -capitani. Nel primo giorno di maggio quel popolo assediato levò rumore, -e, prese le armi, si diede al marchese. Entrarono le sue genti in -Reggio, formarono anche l'assedio della cittadella; ma ciò saputosi -da Ottobuon Terzo, si dispose per soccorrer quella città, mostrando -di farlo a nome del duca di Milano; e sotto questo colore s'impadronì -ancora di quella città, dalla quale si ritirarono per tempo le milizie -estensi. Nè tardò costui a far delle irruzioni e de' fieri saccheggi -nel territorio di Modena. Ma fra gli altri gravissimi sconcerti -del ducato milanese, orrido fu quello della discordia nata fra il -giovinetto _duca Giovanni Maria_ e _Caterina duchessa_ sua madre, già -figliuola di _Bernabò Visconte_. Ritiratasi questa a Monza, Francesco -Visconte, allora prepotente, segretamente inviò colà gente armata, -che introdotta nella notte del dì 15 d'agosto in quella nobil terra, -prese la duchessa, la condusse nel castello di Milano, dove da lì a -poco tempo diede fine alla vita, e comunemente fu creduto per veleno. -Se v'ebbe parte il duca suo figliuolo, come alcuni vogliono, Dio non -aspettò a punir questo gran misfatto nell'altra vita. Poco mancò che -_Pandolfo Malatesta_, trovandosi colla duchessa in essa terra di Monza, -non fosse anch'egli preso. Ebbe la fortuna di salvarsi scalzo sino -a Trezzo, da dove poi si ridusse a Brescia. Forse la cessione a lui -fatta di Brescia fu uno de' reati della duchessa medesima. Abbiamo da -Sozomeno[2237] che anche il giovinetto _Filippo Maria Visconte_, che -già vedemmo conte di Pavia, fu in questo anno carcerato da Zacheria -potente cittadino di quella città. Prevalendosi di questo buon tempo -anche _Teodoro marchese_ di Monferrato, occupò ad esso Filippo Maria le -città di Vercelli e Novara con altre terre del Piemonte. Alcune terre -ancora vennero in potere del marchese di Saluzzo. Ecco dunque tutto -in conquasso, anzi quasi affatto per terra la dianzi sì formidabil -signoria de' Visconti. - -Durava tuttavia l'odio di _Alberico conte_ di Barbiano contra di -Astorre dei Manfredi signor di Faenza, nulla men volendo che lo -sterminio di lui[2238]. Egli era divenuto più poderoso per l'acquisto -di Castel Bolognese e d'altri luoghi di Romagna dopo la guerra di -Bologna; e però, continuando le ostilità contra di lui, il ridusse -a tale, che per non cadere in mano di questo inesorabil nimico, -ceduta Faenza al _cardinal Cassa_ legato di Bologna per venticinque -mila fiorini d'oro, colle lagrime agli occhi si ritirò a Forlì sotto -la protezione di _Carlo Malatesta_ suo parente; poscia ad Urbino, -dove abitò in molta povertà, perchè non colse il danaro promessogli -dal legato, uomo per altri conti di poca fede. In Toscana[2239] i -Fiorentini, veggendo in sì fiero scompiglio lo Stato de' Visconti, -entrarono in isperanza di conquistar Pisa, massimamente per un -secreto trattato che ivi aveano manipolato con alcuno di que' potenti -cittadini. Signore allora di Pisa era _Gabriello Maria Visconte_ -figliuolo del defunto duca, ma uomo di poco senno, il quale, in vece -di conciliarsi sul principio l'affetto del popolo, se ne tirò addosso -l'odio a cagion delle sue estorsioni. L'armata de' Fiorentini andò -fin sotto Pisa, ma, non essendosi fatto movimento alcuno in quella -città, sfogò il suo sdegno contra del contado. Mirava, ciò non -ostante, Gabriello Maria vacillante il suo dominio, senonchè gli facea -coraggio _Bucicaldo_ spinto da' Genovesi, anzi l'indusse a rendersi -tributario del re di Francia, e a cedergli Livorno per godere della di -lui protezione. E perciocchè i Fiorentini, di tal cessione avvisati -da Bucicaldo, pareano farsi beffe delle sue minaccie, fece questi -sequestrar tutte le loro mercatanzie esistenti in Genova, ed ascendenti -al valore di cento cinquanta mila fiorini d'oro. Servì questo buon -ripiego a far sì che i Fiorentini conchiusero una tregua col signore di -Pisa. Aveano già i Sanesi[2240] ricuperata in parte la lor libertà; ma -solo in quest'anno pienamente se ne misero in possesso con licenziare -_Giorgio del Carretto_ governatore in addietro di quella città, e -stabilirono pace coi Fiorentini. Ricuperarono dipoi molte delle loro -castella, restando solamente guerra fra loro e i Salimbeni potenti -cittadini e padroni di varie altre terre. Tanto poi fece in quest'anno -il suddetto Bucicaldo governatore di Genova[2241], che indusse buona -parte di quel popolo a dare ubbidienza all'_antipapa Benedetto_; -e se ne fece il pubblico atto nel dì 26 d'ottobre coll'intervento -dell'arcivescovo, clero e popolo. Ma alcuni de' più timorati di Dio -si assentarono per questo da Genova. Finì i suoi giorni nell'aprile -dell'anno presente[2242] _Antonio conte d'Urbino_, di Cagli e di -Gubbio, signore di molta saviezza e valore. Ebbe per successore _Guido -Antonio_ suo figliuolo. Ma il più strepitoso avvenimento di quest'anno, -tanto imbrogliato in Italia, fu la guerra mossa da _Francesco da -Carrara_ signore di Padova alle città del ducato di Milano, cioè a -Vicenza e Verona. Moltissimi furono i fatti che esigerebbono un lungo -filo di storia. Ne darò io solamente un breve compendio[2243]. Nel -mese di gennaio i Vicentini condotti da _Taddeo del Verme_ fecero -un'irruzione sul Padovano fino a Tencaruolo. Ma uscito il Carrarese -col suo popolo, li mise in rotta con farne prigione mille e ducento. -Con sei mila cavalli dopo la metà di febbraio fu spedito contra di lui -_Facino Cane_. Andatogli a fronte Francesco da Carrara, coi serragli -e colle buone guardie il tenne a bada, tanto che, ottenuto di potersi -abboccare con lui, seppe tanto dirgli colla giunta di un mulo carico -di fiaschi di vino, ma creduti dai più ripieni di fiorini d'oro, -mandatogli in dono, che Facino, mosso ancora dal fiero sconvolgimento -delle altre città dello Stato di Milano, nel dì 20 di marzo se ne tornò -indietro, per tentare anch'egli in suo pro qualche buona preda, siccome -abbiam detto che succedette. - -Preparossi dunque il Carrarese a portare negli Stati nemici la guerra, -senza voler badare ad un'ambasceria dei Veneziani, che venne per -trattare di pace. - -A questo uffizio era mosso il senato veneto dagl'impulsi della duchessa -di Milano, e insieme dal proprio interesse di Stato, non potendogli -piacere che s'ingrandisse la casa di Carrara, in addietro sì nemica -e nociva al suo dominio. Avea il signore di Padova seco _Guglielmo_ -bastardo della casa dalla Scala co' suoi figliuoli _Brunoro_ ed -_Antonio_, i quali teneano corrispondenze segrete co' Veronesi, non -mai dimentichi e tuttavia amanti della casa Scaligera. Vuole Andrea -Gataro che convenissero insieme intorno alle conquiste. Vicenza doveva -essere del Carrarese, Verona dello Scaligero. Comunque sia, nel dì 30 -di marzo mosse Francesco da Carrara l'esercito suo, con cui il genero -suo _Niccolò Estense_ marchese di Ferrara andò ad unir le sue milizie; -e dopo aver tentato alquanti giorni l'acquisto del castello di Cologna, -che fece gagliarda resistenza, e col tempo capitolò, nella notte -precedente il dì 8 di aprile, si presentò alle mura di Verona, e parte -per le scale, parte per due rotture introdusse le genti sue in quella -città, gridando: _Scala, Scala, viva messer Guglielmo dalla Scala. -Ugolotto Biancardo_ e _Bartolomeo da Gonzaga_ capitani del duca di -Milano colla lor guarnigione si ritirarono nella cittadella, a cui fu -immantinente posto l'assedio. _Guglielmo dalla Scala_, benchè fosse, se -crediamo al Gatari, da molto tempo indisposto di salute, fu proclamato -signor di Verona. Perchè non era ben fornita di viveri la cittadella, -Ugolotto Biancardo capitolò poi la resa, se per tutto il dì 27 d'aprile -non gli fosse venuto soccorso. Intanto nel dì 21 d'esso mese Guglielmo -dalla Scala finì di vivere. Il Gatari scrive di morte naturale; ma i -più credettero che il veleno datogli dal Carrarese gli abbreviasse -la vita. In luogo suo furono eletti signori di Verona _Brunoro_ ed -_Antonio_ suoi figliuoli. Nel qual tempo _Francesco Gonzaga_ signor -di Mantova occupò Ostiglia e Peschiera, terre del Veronese. Mentre -queste cose accadevano in Verona, _Francesco III_ primogenito del -Carrarese andò col popolo di Padova a stringere d'assedio la città -di Vicenza, sotto di cui seguirono tosto alcuni combattimenti con -isvantaggio de' Vicentini. Ma sul più bello arrivò impensato accidente -che disturbò tutta l'impresa. A nome della duchessa di Milano, che -tuttavia comandava in questo tempo, era andato Jacopo del Verme a -Venezia, per implorare il braccio di quella potente repubblica contra -del Carrarese. La conclusione del trattato fu, che il Verme per aver -gran somma di danaro da' Veneziani, ed affinchè Vicenza non venisse -alle mani del Carrarese, fece una cessione di quella città ai signori -veneziani. Vogliono altri che loro cedesse anche Verona, Feltro e -Belluno. Per questa cagione, nel dì 25 di aprile ducento e cinquanta -balestrieri veneziani, condotti da Giacomo da Tiene, ebbero maniera -d'entrare nell'assediata Vicenza, dove inalberarono la bandiera di San -Marco. Indi spedirono un trombetta a Francesco Terzo, per notificargli -che Vicenza era data alla signoria di Venezia. Lasciò il Carrarese -tornare costui nella città, con dirgli che non osasse più di venire -senza salvocondotto: ma venuto egli di nuovo, senza essere munito di -salvocondotto, fu, nel ritornare ch'egli faceva in Vicenza, ucciso: -azione per cui si esacerbarono forte i Veneziani, e servì loro per -titolo di far aspra guerra dipoi al signore di Padova. Nel dì 27 di -aprile la cittadella di Verona si rendè a Francesco da Carrara, che -vi mise dentro guarnigione sua, e non già degli Scaligeri, siccome -disgustato con essi, perchè niun di loro avea voluto cavalcare a -Vicenza, secondochè era ne' patti. Andossene dopo il Carrarese colle -sue genti a trovare il figliuolo sotto Vicenza, con aver lasciato -Jacopo, altro suo figliuolo, nella cittadella di Verona assistito da -buon presidio. E già si preparava a dare un generale assalto a Vicenza, -quando gli fu portata lettera della signoria di Venezia, in cui gli -comandava di levare il campo di sotto a quella città, siccome dominio -di San Marco. Benchè mal volentieri, anzi con rabbia immensa, egli -ubbidì, e si ritirò colle sue genti a Padova. Mandò poscia a Venezia -il _marchese Niccolò d'Este_ per intendere in che disposizione fosse -quella signoria contra di lui. Non ebbe il marchese per risposta -se non delle amare parole, e delle minaccie contra del Carrarese, -e a lui fu ordinato di ritornarsene a Ferrara. Scoprì intanto esso -Carrarese, che i due fratelli Scaligeri aveano spediti ambasciatori -a Venezia per far maneggi contra di lui in proprio favore. Scrisse a -Jacopo suo figliuolo, lasciato a Verona, che glieli mandasse prigioni -a Padova: comando che fu senza ritardo eseguito, ma che diede molto -da dire entro e fuori di Venezia. Poscia verso il fine di maggio con -accompagnamento magnifico passò a Verona, dove per amore e per forza -si fece eleggere signore di quella nobil città. Nè volendo Francesco -Gonzaga restituirgli Ostiglia e Peschiera, dicono che il Cararese tramò -contro la vita di lui: la qual trama scoperta, incitò il Gonzaga a -collegarsi dipoi coi Veneziani contra di lui. - -Si trattò poi di pace, vi s'interposero anche i Fiorentini; ma nulla si -potè conchiudere: così alte e scure erano le pretensioni de' Veneziani. -Il perchè Francesco da Carrara, sapendo che Venezia da tutte parti -assoldava genti, si determinò alla guerra e difesa con gran coraggio. -Fu preso per generale dai Veneziani _Malatesta de' Malatesti_ signore -di Pesaro, che seco menò mille lancie; secento altre ne condusse -_Paolo Savello_, oltre ad altri condottieri, e si diede principio ad -una arrabbiata guerra[2244]. Grande era lo sforzo di gente d'armi che -fece il senato veneto, tentando con tutte le sue forze di penetrar -ne' serragli del Padovano. Mirabil era all'incontro la resistenza del -signore di Padova, il quale, facendo conoscere a Niccolò marchese di -Ferrara e al popolo ferrarese che la rovina sua si tirerebbe dietro -quella de' vicini, tanto si adoperò che il trasse seco in lega; laonde -anch'egli, preso al suo soldo il _gran contestabile_ e _Manfredi conte_ -di Barbiano con quattrocento lancie, e messe in marcia le soldatesche -sue proprie, andò in aiuto del suocero. La prima impresa che fece, -fu di togliere ai Veneziani le terre del Polesine di Rovigo, loro -impegnate negli anni addietro. Ma eccoti in armi anche il marchese di -Mantova per fargli guerra, siccome collegato de' Veneziani. Funesto -colpo fu questo al Carrarese, perchè l'obbligò a distraere le sue forze -sul Veronese. Aveano le genti del Padovano racquistata Peschiera; ma il -Gonzaga nel dì 30 d'agosto andò ad accamparsi intorno a quella terra. -Saputosi in Verona che quella gente stavasene sprovveduta e con poca -buona guardia, le milizie carraresi, condotte da Cecco di San Severino, -all'improvviso giunsero colà, e sbarattarono quel campo colla presa -di trecento uomini d'armi e di tutti i carriaggi. Ciò non ostante, -esso Gonzaga coi rinforzi venutigli da Venezia cominciò a prendere le -castella del Veronese; nè forze v'erano da impedirlo. Seguirono poi -nel decorso di quest'anno varii sanguinosi incontri fra le armi venete -e carraresi sul Padovano. Avendo Malatesta de' Malatesti generale de' -Veneziani, non so se di sua o d'altrui volontà, rinunziato il baston -del comando, se ne tornò a Pesaro, e in luogo suo eletto fu Paolo -Savello. Assalirono poscia i Veneziani con grossa armata di navi le -bastie che il marchese di Ferrara avea piantato a Santo Alberto, e le -presero: locchè cominciò a far paura alla stessa Ferrara. Nè minor -affanno diede la loro armata grande di terra alla città di Padova; -perchè nel dì 17 di novembre, superati i serragli, entrò nel ricco -Piovado di Sacco, e fece immensi bottini, con essere ancora rimasto -ferito lo stesso Francesco da Carrara nel caldo di una zuffa[2245]. -Spedirono poscia i Veneziani sei mila tra cavalli e fanti verso Verona, -i quali dopo una crudel battaglia furono disfatti da Jacopo da Carrara, -colla prigionia di due mila e secento persone. Il Delaito, autore più -esatto[2246] del Gataro, fa molto minore di gente e di prigioni questo -fatto. Così terminò l'anno presente, foriere al certo di maggiori -disavventure a Francesco II da Carrara, per la esorbitante potenza de' -suoi nemici. - -NOTE: - -[2227] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2228] Theodoricus de Niem, Hist. - -[2229] Vita Bonifacii IX, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2230] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2231] Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[2232] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2233] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2234] Corio, Istoria di Milano. - -[2235] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2236] Redus., Chronic., tom. eod. - -[2237] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Italic. Benvenuto da S. Giorgio, -Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital. - -[2238] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2239] Ammirat, Istor. di Firenze, lib. 166. Bonincontrus, Annal., tom. -21 Rer. Ital. - -[2240] Bandin., Hist. Senens., tom. 20 Rer. Ital. - -[2241] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2242] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2243] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., -tom. 18 Rer. Ital. - -[2244] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2245] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCV. Indizione XIII. - - INNOCENZO VII papa 2, - ROBERTO re de' Romani 6. - - -Non fu men gravida di funeste guerre e rivoluzioni l'Italia in -quest'anno che nel precedente[2247]. Stavasene assai quieto _papa -Innocenzo_ nel palazzo vaticano, dove nel dì 12 di giugno fece la -promozione di undici cardinali, tutte persone di merito. Ma non -erano già quieti i Romani, irritati spezialmente da _Giovanni dalla -Colonna_ nemico del papa, e, quel che fu peggio, fomentati ancora da -_Ladislao re di Napoli_, principe ambizioso, che ardea di voglia di -ghermire la stessa città di Roma, con disegno di farsi strada alla -corona imperiale. Mandò egli un corpo di cavalleria in aiuto di essi -Romani[2248], che tentarono di occupar Ponte Molle, dove era presidio -pontifizio, e dipoi misero campo sotto castello Sant'Angelo. Gli Orsini -tenevano la parte del papa. Seguirono alquanti combattimenti, e si -progettò poi di far concordia. Andarono undici de' principali Romani -a trattarne col papa, il quale, siccome uomo mansueto ed amator della -pace, favorevolmente gli ascoltò e licenziò[2249]. Ma ritornandosene -costoro a casa, e passando davanti allo spedale di Santo Spirito, dove -era alloggiato _Lodovico dei Migliorati_ nipote del pontefice, ed uomo -bestiale, colle soldatesche di Mostarda condottier d'armi, fece a sè -venirli esso Lodovico, e con orrida crudeltà li fece tutti tagliar a -pezzi, e gittar giù dalle finestre i loro corpi. Questo barbaro scempio -avvenne nel dì 6 d'agosto. Siamo accertati da Leonardo Aretino[2250], -scrittore insigne, che si trovava allora nella corte di Roma, da -Teodorico di Niem[2251], dal Bonincontro[2252], da Sozomeno[2253] e -da altri che quest'atto d'inumanità fu fatto senza menoma saputa, -nonchè senza consenso del buon pontefice, placido e lontanissimo -dal far sangue, e molto più da sì fatti eccessi. Allora il popolo -romano diede campana a martello, ed infuriato si mise a perseguitar -gli aderenti del papa, saccheggiò le lor case; e crebbe talmente il -furore e la sollevazione, che il papa coi cardinali, per timor di sua -vita, fu costretto a prendere nel dì 6 d'agosto la fuga, con ritirarsi -a Viterbo. S'impadronirono affatto di Roma i cittadini, non volendo -riconoscere Innocenzo per papa; diedero il sacco al palazzo pontificio, -ed uccisero anche molte persone, massimamente dei cortigiani non -fuggiti. Fu in questa occasione sollecito il re Ladislao a mandar -gente a prendere il possesso di Roma[2254]; e però nel dì 20 d'agosto -ecco comparire nel portico di San Pietro il conte di Troia e conte da -Carrara con molte squadre di Ladislao. Se l'ebbero a male i Romani, e -misero tosto le sbarre al ponte di Sant'Angelo. Tutti poscia in armi -impedirono valorosamente ai regnicoli il passare il ponte. Allora -fu che Mostarda da Forlì bravo condottier di armi restò ucciso da -_Paolo_ ossia da _Antonio Orsino_. Finalmente con iscorno e danno se -ne tornarono a Napoli quelle soldatesche; furono cacciati i Colonnesi e -Savelli, e Roma restò in possesso del popolo. Ma castello Sant'Angelo, -di cui era governatore Antonello Tomacello, si tenne all'ubbidienza -d'esso re. Intanto _Baldassare Cossa cardinale_ legato di Bologna -tutto dì andava studiando le maniere di ricuperare le terre perdute -della Chiesa[2255]. Mosse primieramente guerra al _conte Alberico_ -gran contestabile, e al _conte Manfredi_ da Barbiano. Gli addormentò -con una tregua o pace fatta a dì 11 di marzo in castello San Pietro; -ma perchè uomo pieno di cabale, prometteva molto ed attendeva poco, -nel principio di giugno ripigliò la guerra contra di essi, e tolse -loro alquante castella. Fece decapitare Cecco da San Severino, valente -condottier d'armi, perchè non aveva eseguito un suo comandamento. Fatto -anche venir con inganno a Faenza _Astorre de' Manfredi_, già signor di -quella città, gli appose, oppure fece costare ch'egli menava trattati -per rientrare in essa città, e gli fece nel dì 28 di novembre spiccar -la testa dal busto. Morì in quest'anno[2256] dopo lunga malattia a' -dì 8 di settembre _Cecco_, cioè _Francesco degli Ordelaffi_, signore -di Forlì, di Sarsina e d'altre terre, lodato da alcuni per suo valore -e per l'amore della giustizia. Ma il Delaito[2257] scrive che Cecco -malato fu ucciso dal popolo, il quale s'era levato a rumore, e tolse -di vita anche un giovinetto figliuolo di lui. Segno non è questo -ch'egli godesse il concetto di molte virtù. Gli succedette nel dominio -_Antonio_ suo picciolo figliuolo; ma da lì a poco saltò in testa a -quel popolo di governarsi a repubblica, ed eseguì il suo disegno. -Corse colà nel seguente mese il cardinal Cossa col suo esercito, -pretendendo d'ordine del papa la signoria di quella città. Virilmente -gli fecero fronte i Forlivesi; laonde egli addormentò ancor questi con -un trattato[2258], permettendo loro il governo coll'obbligo di pagare -l'annuo censo alla camera apostolica. - -Dacchè riuscì al prepotente regio governator di Genova _Bucicaldo_ -d'indurre quel popolo a levar l'ubbidienza a papa _Innocenzo VII_, per -sottomettersi a Pietro di Luna, cioè all'_antipapa Benedetto XIII_, -ardeva esso antipapa di voglia di far la sua comparsa in Italia[2259]. -Venne con questa intenzione a Nizza, dove si fermò finchè la stagione -migliore gli assicurasse il viaggio, e finalmente per mare nel dì 26 di -maggio arrivò a Genova. Un solenne accoglimento gli fu fatto da quel -popolo per paura del governatore; poichè per altro i più teneano in -lor cuore per vero papa il solo Innocenzo. Grandi cose volgeva in sua -mente esso antipapa, soprattutto per iscreditare ed atterrare il suo -avversario, spacciando sè stesso pronto alla cession del papato per -riunire la Chiesa, ed Innocenzo all'incontro alieno dall'udir parlare -di rinunzia. La verità si è, che nè l'uno nè l'altro aveano voglia -di dimettere si gran dignità, e andavano giocando fra loro senza mai -nulla conchiudere, facendo anche gli scrupolosi con dire di temer di -fare un gran peccato rinunziando. In questo mentre ecco la peste entrar -in Genova, morirvi uno dei suoi cardinali, infettarsi alcuni de' suoi -cortigiani. Affine di sottrarsi a questo pericolo, nel dì 8 d'ottobre -l'antipapa si ritirò da Genova, e andò a mettere la sua residenza in -Savona. Intanto i Fiorentini vagheggiavano Pisa, ben conoscendo che -_Gabriello Maria Visconte_ non avea nè forze nè testa per sostenersi -in quel dominio[2260]. Nulladimeno, in vece di adoperar la via delle -armi, si gittarono al maneggio per indurre Gabriello a cedere quella -città, con ricevere in contraccambio grossa somma di danaro. Ma -Bucicaldo guastava ogni lor macchina. Vinsero questo oppositore con -rappresentargli che, data loro Pisa, potrebbono tutti accudire a salvar -dalla rovina il signore di Padova, il quale con calde istanze loro si -raccomandava. Probabilmente per la speranza o promessa del soccorso -de' Fiorentini e Genovesi egli era entrato in quel pericoloso ballo. -Si convenne in fine che Gabriello vendesse Pisa a' Fiorentini; il che -penetrato dai Pisani, la città si levò a rumore, e fu costretto il -Visconte a rifugiarsi nella cittadella, dove Bucicaldo inviò tanta -gente e vettovaglia da potersi difendere. Fu poi conchiusa la consegna -d'essa cittadella, e la cession d'ogni ragione di Pisa ai Fiorentini, -i quali si obbligarono di pagare a Gabriello ducento sei mila fiorini -d'oro. Gino Capponi[2261], che ci lasciò una diffusa descrizione di -tutta la tragedia di Pisa, quegli fu che maneggiò l'affare, e prese il -possesso della cittadella suddetta nel dì 31 d'agosto, pagata parte -del pattuito danaro. Morivano di rabbia i Pisani al vedersi venduti -come pecore, e tanto più ai Fiorentini, antichi loro emuli e nemici. -Perciò nel dì 6 di settembre furiosamente si scatenarono contra d'essa -cittadella, e venne lor fatto di ripigliarla più per azzardo o per -poltroneria dell'uffizial fiorentino, lasciato ivi dal Capponi, che per -loro insigne bravura. Il che fatto, spedirono ambasciatori a Firenze, -chiedendo Librafatta ed altre terre consegnate a quel comune, con -esibire il rifacimento delle spese. Non l'intesero per questo verso -i Fiorentini; vollero guerra, e vi si prepararono con assoldar gente -da varie parti, ed eleggere per lor generale il _conte Bertoldo degli -Orsini_. Fra gli altri andò al loro soldo Sforza da Cotignola colle sue -genti d'armi[2262], e non tardò a far ivi sempre più conoscere la sua -prodezza; imperciocchè, spedito con secento oppur con mille cavalli ad -impedire che Gasparo de' Pazzi ed Angelo dalla Pergola non conducessero -un corpo di gente al servigio de' Pisani, in una imboscata gli assalì, -sbaragliò, e quasi tutti li fece prigioni. Il Bonincontro, con cui -vanno d'accordo Sozomeno ed altri, distingue tali azioni con dire che -la gente d'Angelo dalla Pergola era mille e cinquecento cavalli, ed -essere stato _Lodovico de' Migliorati,_ nipote di papa Innocenzo, che a -requisizion de' Fiorentini diede lor la sconfitta; ed aver poi Sforza -messi in rotta cinquecento cavalli di Gasparo Pazzi, che già erano -entrati sul Pisano. In sì cattiva positura di cose i Pisani ridussero -in città i Gambacorti e la fazion de' Bergolini pria fuorusciti, con -dar loro la pace quella de' Raspanti che dominavano[2263]. Ma nel dì -22 d'ottobre _Giovanni de' Gambacorti_, levato rumore coi suoi, si -fece per forza crear capitano del popolo; indi perseguitò i Raspanti, -saccheggiò le lor case, molti ne mise a filo di spada, e fra gli altri -Giovanni dall'Agnello, nipote del fu Giovanni doge di Pisa. _Gabriello -Visconte_ restò padrone di Sarzana, ma per poco tempo, siccome appresso -diremo. - -Il maggior fuoco in quest'anno fu nelle contrade di Verona e di -Padova[2264]. Aumentavansi ogni dì più le forze de' Veneziani, calavano -quelle del signore di Padova. Il crollo maggior nondimeno a lui venne -dall'essersi staccato da lui suo genero, cioè _Niccolò marchese_ di -Ferrara. Aveano le armi venete, per così dire, bloccata da lontano la -città di Ferrara, di modo che, trovandosi essa molto scarsa di grano, -nè potendone ricevere a cagion delle armi nemiche, que' cittadini -cominciarono a consigliare il marchese che si accordasse colla -repubblica. Se ne trattò, e la pace fu conchiusa nel dì 27 di marzo, ma -con delle condizioni svantaggiose al marchese, il quale, fra le altre -cose, dovette rimettere come era prima Rovigo e le terre dipendenti in -mano de' Veneziani. Rimase trafitto da immenso dolore a questa nuova -_Francesco da Carrara_; ma come uomo di gran cuore, corse subito colle -sue genti sul Polesine di Rovigo, prese alcune di quelle castella, -mise l'assedio allo stesso Rovigo. Il marchese, per far conoscere ai -Veneziani che contra del suo volere veniva fatta quell'irruzione, fu -necessitato a prender l'armi contra del suocero, tanto che il fece -sloggiar da quelle parti, ed eseguì puntualmente i patti della pace. -Era in questi tempi sommamente angustiato il territorio padovano -dalle armi venete, e nello stesso tempo un altro loro esercito con -_Francesco signore di Mantova_ tenea strettamente assediata Verona. -Essendo cresciuta a dismisura in quest'ultima città la fame, nel dì -22 di giugno si levò a rumore il popolo veronese, ed aprì la porta -del Vescovo al signore di Mantova e a Jacopo del Verme. Fu necessitato -_Jacopo da Carrara_ figliuolo del signor di Padova a ricoverarsi nella -fortezza di Castel Vecchio; ma non si credendo quivi sicuro, travestito -ne uscì per portarsi a Padova. Giunto a Cereta nel dì 26 di giugno, -e o per tradimento della guida, oppure perchè venne riconosciuto, -fu preso e condotto a Verona, e di là alle carceri di Venezia. Si -rendè col tempo la cittadella di Verona ai Veneziani, i quali intanto -spedirono a Padova _Galeazzo da Mantova_ con quelle genti d'armi che -non occorrevano più sul Veronese. _Paolo Savello_ lor generale, che -già avea occupati altri luoghi nel Padovano, ricevuto questo rinforzo, -spinse l'esercito suo fin sotto Padova, dandole molti assalti. A poco -a poco nel mese di agosto si renderono ai Veneziani le terre d'Este, -Montagnana ed altre, di modo che ogni dì più scemava il dominio di -Padova. Fece bensì _Francesco Terzo_ figliuolo di quel signore con -tutte le sue genti una sortita nel dì 21 d'esso mese addosso al campo -nemico, che vivea con troppa confidenza. Il macello della gente fu -grande, moltissimi i prigionieri, fra' quali lo stesso generale Paolo -Savello; ma, accorso Galeazzo da Mantova colle sue squadre, percosse i -vincitori sì fieramente, che ricuperò il Savello, e fece retrocedere -i Padovani con molta loro strage. Nel settembre Monselice, Legnago, -Cittadella, Castelbaldo ed altre castella vennero all'ubbidienza de' -Veneziani. - -Tante disgrazie e il timore di peggio indussero finalmente Francesco -da Carrara a cercar pace dal senato veneto per mezzo di _Carlo Zeno_; -ed erano già come d'accordo ch'egli cedesse Padova, e ne ricevesse -sessanta mila fiorini d'oro, colla libertà d'andare ovunque gli -piacesse, e di asportare le suppellettili sue. Si pentì egli poco -dappoi, e si ostinò a giocar l'ultima carta, tradito dalle speranze -che gli davano i _Fiorentini_ e _Bucicaldo_ di soccorso; ma soccorso -che mai non venne, per le mutazioni seguite in Pisa, ed accennate di -sopra. Trovavasi allora la città di Padova sommamente afflitta dalla -fame, e più ancora dalla peste, la quale si fa conto che in quella -funesta congiuntura portasse al sepolcro ventotto mila persone. Però -quel popolo, anche per timore del sacco, sospirava ripiego a' suoi -guai. Gliel trovò un traditore capitano della porta di Santa Croce, -cioè Giovanni di Beltramino, il quale ordì un trattato con Galeazzo da -Mantova, rimasto comandante dell'esercito veneto, perchè Paolo Savello -avrà dato fine alla vita e al comando. Nella notte adunque precedente -al dì 17 di novembre, costui introdusse per le mura un corpo di -gente nemica, e, fatto giorno, Galeazzo entrò con più forze nel borgo -di Santa Croce. Si ritirò per questa improvvisata il Carrarese con -Francesco Terzo suo figliuolo nel castello, e tenne poi parlamento con -esso Galeazzo e coi provveditori veneti, di rendere loro esso castello -e la città con buoni patti, facendogli ognuno sperare buon trattamento -dal senato di Venezia. Ebbe salvocondotto per potere spedire a Venezia -ambasciatori, e li spedì, ma non poterono impetrare udienza. Andato -poi il Carrarese nel campo dei nemici col figliuolo, fu ivi tenuto a -bada, tanto che il popolo padovano, maneggiati i proprii interessi, -fece entrare nella città le bandiere di San Marco, e diede a' Veneziani -il possesso della città. Altrettanto fece Giacomo da Panego, con aprir -loro le porte del castello. Ora trovandosi l'infelice Carrarese in -mezzo a sì fiero naufragio, non sapea a qual partito appigliarsi, -se non che Galeazzo da Mantova il confortò e consigliò di passare a -Venezia per gittarsi a' piedi di quel senato, promettendogli perdono -e buoni effetti della benignità de' signori veneziani. Si portarono i -due Carresi colà in un ganzaruolo nel dì 30 di novembre, ed ammessi -all'udienza del _doge Michele Steno_, si prostrarono a' suoi piedi, -confessando la loro temerità, e addimandando misericordia e grazia. -Altra risposta non ebbero che rimproveri all'ingratitudine loro e -furono mandati nelle prigioni, dove era anche _Jacopo_ altro figliuolo -d'esso Francesco da Carrara, dove stettero sino al gennaio dell'anno -seguente nel continuo martirio della considerazione del precedente -felice loro stato, e dell'infelicissimo presente. Inclinava la -clemenza veneta a lasciar loro la vita; ma giunto a Venezia _Jacopo dal -Verme_, antico nemico della casa di Carrara, il quale dal servigio de' -Visconti era passato a quello de' Veneziani, aggiunse olio al fuoco, -ricordando a que' signori: _Che uomo morto non fa guerra_. Il perchè -nel consiglio dei dieci fu risoluta la lor morte, ed eseguita senza -dimora la sentenza contra di Francesco II padre nel dì 17 del suddetto -mese, che fu strangolato in prigione; nè gli mancarono peccati degni -dell'ira di Dio; e poscia nel dì 19 furono i suoi figliuoli _Francesco -III_ e _Jacopo_ tolti anch'essi di vita col laccio. Restarono altri due -figliuoli di Francesco II, cioè _Ubertino_ e _Marsilio_, da lui mandati -a Firenze, contra de' quali fu posta taglia. Il primo, infermatosi non -so di qual male in quella città, finì di vivere nel dì 7 di dicembre -del 1407. Marsilio, avendo nell'anno 1455 un trattato in Padova, si -portò a quella volta; ma scoperto nella villa di Carturo del territorio -padovano nel dì 17 di marzo[2265], preso e condotto a Venezia, lasciò -la testa sopra un palco nel dì 28 d'esso mese. Ed ecco dove andò a -terminare la tela degli ambiziosi disegni di Francesco Carrarese, -con ingrandimento notabile in terra ferma dell'inclita repubblica -di Venezia, che stese la sua signoria sopra le riguardevoli città di -Padova, Verona e Vicenza, ed anche sopra Feltro e Belluno, cedutele -dal duca di Milano, e collo sterminio della nobil casa da Carrara. Fu -un gran dire per tutta l'Italia del fine di questa tragedia. Occupate -poi le scritture del Carrarese, si scoprì che alcuni nobili veneti -il favorivano, e n'ebbero il dovuto gastigo. Lo stesso _Carlo Zeno_, -che pur tanto avea operato contra di lui, ebbe per questo non poche -vessazioni. - -NOTE: - -[2246] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2247] Raynaldus, Annal. Eccles. Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2248] Leonardus Aretin., Hist. sui temp., tom. 19 Rer. Ital. - -[2249] Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[2250] Leonardus Aretin., Hist. sui temp., tom. 19 Rer. Ital. - -[2251] Theodoricus de Niem, Hist. - -[2252] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2253] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2254] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2255] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2256] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2257] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2258] S. Antonin., Par. III, tit. 22, cap. 4. - -[2259] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2260] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 16. Bonincontrus, Annal., -tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Hist, tom. 16 Rer. Ital. - -[2261] Gino Capponi, Istor., tom. 18 Rer. Ital. - -[2262] Corio, Istoria di Milano. - -[2263] Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital. - -[2264] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. -18 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCVI. Indizione XIV. - - GREGORIO XII papa 1. - ROBERTO re de' Romani 7. - - -Benchè dopo la fuga di _papa Innocenzo VII_ da Roma quel popolo tenesse -il pieno possesso e dominio di quella città, pure la pazza discordia -quivi più che mai imperversava[2266]. Temevano inoltre dell'insaziabil -ambizione del _re Ladislao_, dal cui presidio era occupato castello -Sant'Angelo. Ma avendo _Paolo Orsino_ messe in rotta le genti d'esso -re, e restando accertati i Romani che il buon papa non solamente niuna -mano avea avuta nella crudel bestialità di _Lodovico_ suo nipote, ma -l'avea al maggior segno detestata, pentiti delle insolenze usate contra -del papa medesimo, il mandarono a chiamar da Viterbo. Senza farsi molto -pregare, nel dì 15 di marzo si trasferì il pontefice a Roma[2267], -ed incredibil onore gli fu fatto. Formò poscia processo contra del -re Ladislao siccome perturbatore di Roma e dello Stato ecclesiastico; -il dichiarò decaduto dal regno, e privato di ogni privilegio. Strinse -parimente d'assedio castello Sant'Angelo. Per le quali cose Ladislao -giudicò meglio di pacificare il papa con un accordo, ch'egli poi -pensava di non mantenere, e mediatore ne fu Paolo Orsino. In tal -congiuntura fu restituito ad esso pontefice il castello suddetto -nel dì 9 d'agosto con giubilo universal de' Romani, e Ladislao venne -creato gonfaloniere della Chiesa. Ma poco potè poi godere di questo -buono stato Innocenzo, perciocchè fu rapito dalla morte nel dì 6 di -novembre: pontefice da tutti commendato per la sua mansuetudine, per -l'abborrimento alla simonia, e desideroso di far del bene a tutti. -Solamente l'aver egli alzato l'immeritevol suo nipote _Lodovico de' -Migliorati_ al grado di marchese della marca d'Ancona, che noi vedremo -poi signor di Fermo, e il non aver data mano all'estinzion dello -scisma, sminuirono non poco la gloria del suo pontificato. Non mancò -chi sparse sospetti d'averlo fatto avvelenare il _cardinal Cossa_ -per timore di perdere la legazion di Bologna[2268]. Ma in que' tempi -era suggetta a simili dicerie la morte di cadauno de' gran signori. -Radunatisi nel conclave quattordici cardinali che si trovavano allora -in Roma, per desiderio di riunir la Chiesa divisa, e per secondar le -istanze di molti re e principi, che faceano premura di levar quello -scandalo[2269], tutti a gara si obbligarono con giuramento e voto, -che chiunque fossa eletto papa, rinunzierebbe la dignità, qualunque -volta anche l'antipapa facesse altrettanto, per devenire unitamente -col partito contrario all'elezion d'un indubitato pontefice[2270]: con -altri bei capitoli e restrizion di tempo, tutto per ben della Chiesa. -Restò dunque eletto nel dì 30 di novembre Angelo Corrano, cardinale di -santa Maria, di patria Veneziano, già vescovo di Venezia, ed allora -patriarca di Costantinopoli, persona dottissima nella teologia, e -tenuta in concetto di santa vita[2271], che prese il nome di _Gregorio -XII_. Fu egli creduto più d'ogni altro a proposito per togliere lo -scisma, e venne dipoi coronato nel dì 19 di dicembre. Non solamente, -fatto che fu papa, confermò il voto e la promessa di promuovere a tutto -potere l'union della Chiesa, ma ne scrisse ancora calde lettere ed -esortazioni all'antipapa e ai di lui cardinali, affinchè si mettesse -fine alla lor deplorabil divisione. Senza far caso dell'accordo fatto -nel precedente anno col popolo di Forlì[2272], _Baldassare Cossa_ -cardinale legato di Bologna mandò il suo esercito nel gennaio di -quest'anno ai danni di quella città. Replicò poi la cosa nel dì 23 -d'aprile, tanto che gli riuscì nel dì 19 ossia 29 di maggio[2273] di -sottomettere quella città ai suoi voleri, e tosto ordinò che quivi si -fabbricasse una cittadella. - -Oltre a Parma e Reggio, siccome dicemmo, avea _Ottabuono de' Terzi_ -occupata la città di Piacenza, mostrandosi, ciò non ostante, amico -di_ Gian-Maria Visconte_ duca di Milano. Anche _Facino Cane_ s'era -impadronito d'Alessandria, ma non perciò lasciava di mostrarsi aderente -ed unito con _Filippo Maria Visconte_ conte di Pavia. Per ordine di -Filippo, a mio credere, prese egli a liberar Piacenza dalla tirannia -d'Ottobuono, e a questo fine si mosse egli a quella volta con poderoso -esercito nel mese di maggio[2274]. Perchè Ottobuono non credea di -aver forze bastanti a resistergli, abbandonò Piacenza, ma col lasciar -ivi lunga memoria della sua crudeltà, perchè le fece dar, prima di -partirsi, un orrido universal sacco dalle sue genti d'armi, rapportato -all'anno seguente dalla Cronica di Bologna[2275], colla morte di molti -cittadini e col rubamento di molte zitelle. Giunto colà Facino[2276], -dacchè ebbe colla forza costrette alla sua resa tutte le fortezze, si -fece proclamar signore di quella città. Brutta scena si vide ancora -in Cremona nel dì 31 di luglio. Da _Gabrino Fondolo_ Cremonese restò -tradito _Carlo Cavalcabò_ signore di quella città; e fatto prigione -egli, Andrea e quattro altri di quella nobil casa, tutti furono -crudelmente privati di vita nelle carceri, impadronendosi in tal guisa -il tiranno del dominio di quella città. Fu in quest'anno[2277] afflitta -di molto la città di Genova dalla peste. Predicava nello stesso tempo -in quella città fra _Vincenzo Ferreri_ dell'ordine de' Predicatori, che -poi fu aggiunto al catalogo dei santi. Arrivò la moria anche a Savona, -e cagion fu che _Benedetto antipapa_ ivi dimorante scappasse a Monaco, -indi a Nizza, e finalmente a Marsilia. Abbiamo il suo Itinerario, da -me dato alla luce[2278]. Erasi intanto partito, perchè disgustato, -dal servigio de' Veneziani _Galeazzo da Mantova_, uno de' più prodi -condottieri d'armi che si avesse allora l'Italia, e che già vedemmo -aver terminata la guerra di Padova in favor d'essi Veneziani[2279]. -Acconciatosi col duca di Milano, fu spedito a soggiogare i villani -di una valle di Bergamo, oppur della Riva di Trento, che s'erano -ribellati. Vi lasciò la vita ucciso da quella gente; e i Padovani -credettero ciò vendetta di Dio, per aver egli, come diceano, sotto -la parola tradito Francesco da Carrara già loro signore. Secondochè -abbiamo dagli Annali di Lorenzo Bonincontri[2280], essendo morto -_Raimondo Orsino_ potente principe di Taranto, con lasciar dopo di sè -_Gian-Antonio_ e _Gabriello_ figliuoli di tenera età e una figliuola, -il _re Ladislao_ nella primavera di questo anno volle profittar di -tale occasione, e andò a mettere il campo intorno a Taranto. Prese -tutte le castella di quel territorio. Impadronissi ancora di Conversano -e di Sant'Angelo. Dopo lunga difesa entrò per tradimento anche -nella città di Taranto. Si ritirò allora co' figliuoli nel castello -_Maria_ vedova del suddetto Raimondo. Possedeva ella un gran tesoro, -ed anche era dotata di rara bellezza e di distinta nobiltà. Perciò -Ladislao, volonteroso di dar fine a quella guerra, e di mettere le -mani in quell'oro, si esibì di prenderla per moglie. Accettata la -proposizione, egli la sposò, e da lì a due mesi la condusse a Napoli, -dove con grande onore fu ricevuta. Da Sozomeno[2281], dall'autore de' -Giornali Napoletani[2282] e dalla Cronica di Bologna[2283] tali nozze -son differite all'anno seguente. Il testo del Bonincontro è slogato in -questi tempi. - -Dappoichè i Fiorentini ebbero fatto un copioso ammasso di genti -d'armi e provvigione di viveri per l'impresa di Pisa[2284], nel dì 4 -di marzo andarono a piantar l'assedio intorno a quella città, città -mal preparata, perchè per varii sinistri avvenimenti le erano mancati -i soccorsi di gente per terra, e quelli della vettovaglia per mare. -Tuttavia i cittadini per l'inveterato odio verso de' Fiorentini si -accinsero ad una valorosa difesa. _Luca del Fiesco_ era generale -de' Fiorentini. _Sforza da Cotignola_ con Micheletto suo parente, e -Tartaglia, condottieri di gente, erano anch'essi al loro servigio. Un -dì che i Pisani aveano fatta una sortita, esso Sforza e Tartaglia con -tal vigore, benchè inferiori di gente, gli assalirono e sbaragliarono, -che non venne lor voglia da lì a molto tempo di uscire dalla città. -Insorse poi discordia, anzi implacabil nemicizia fra questi due -capitani, e convenne separarli. Mandò intanto il duca di Borgogna ad -intimare a' Fiorentini che Pisa era sua; ma questi se ne risero, nè -lasciarono per questo di continuar le offese e gli assalti. Cresceva di -dì in dì maggiormente la fame nella misera città, e giunse a tal segno, -che per difetto di cibo mancava di vita la povera gente per le strade. -Ora _Giovanni Gambacorta_, doge ossia capitano del popolo, pensò allora -a profittar per sè stesso nella rovina della patria; e segretamente -inviata persona a trattar coi Fiorentini, vendè lor Pisa per cinquanta -mila fiorini d'oro, oltre ad alcune castella, che doveano restare in -suo dominio, con altri suoi vantaggi[2285]. Pertanto nel dì 9 d'ottobre -aperta una porta di Pisa, quel popolo, senza essere prima informato -del contratto, vide entrare a bandiere spiegate l'esercito fiorentino, -e prendere il possesso della città con sì buona disciplina, che niuno -sconcerto ne seguì; ed arrivate poi carrette di pane, attesero tutti -a cavarsi la fame, per cui la maggior parte erano divenuti scheletri. -In questa maniera l'antica e già sì possente città di Pisa giunse a -perdere la sua libertà, ma col guadagno di veder cessate le tante sue -gare civili, e con accrescimento grande di gloria e potenza dalla parte -dei Fiorentini. Da orribil pestilenza fu in quest'anno afflitta la -città di Milano[2286]. Quivi, oltre a ciò, tutto era in disordine per -la discordia de' Guelfi e Ghibellini. - -NOTE: - -[2265] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2266] Raynaldus, Annal. Eccles. Aretinus, Histor. sui temp., tom. 19 -Rer. Ital. Theodoricus de Niem, Histor. - -[2267] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2268] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2269] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Theodor. de Niem, -Histor. Gobelinus. - -[2270] Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2271] Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital. - -[2272] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Delayto, -Annal., tom. eod. - -[2273] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2274] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2275] Cronica di Bologna, tom. eod. - -[2276] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2277] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2278] Itinerar. Benedicti Antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2279] Annal. Forolivienses, tom. 22 Rer. Ital. - -[2280] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2281] Sozomen., Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2282] Giornal Napolet., tom. 23 Rer. Ital. - -[2283] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2284] Gino Capponi, Istor., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., -tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Poggius et -alii. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCVII. Indizione XV. - - GREGORIO XII papa 2. - ROBERTO re de' Romani 8. - - -Una speciosa apparenza di vedere in quest'anno il termine dello scisma -diedero amendue i contendenti del papato[2287]. A udir le loro parole, -lettere ed ambascerie, si scorgevano pronti cadauno a spogliarsi del -manto pontificio. _Papa Gregorio XII_, per ben accertare il pubblico -della sua buona intenzione, spedì _Antonio vescovo_ di Modena suo -nipote con altri due ambasciatori a Marsilia[2288] per convenire -coll'_antipapa Benedetto_ del luogo, dove s'avea a tenere il congresso -fra loro. Si stabilì che amendue venissero alla città di Savona; e -Teodorico da Niem[2289] rapporta i capitoli formati per la maniera -con cui doveano gli emuli venire, stare e regolarsi nel progettato -loro abboccamento. Furono accettati e confermati da papa Gregorio, il -bello fu che questo futuro viaggio a Savona servì ad esso pontefice -di colore e pretesto per intimar le decime a tutto il clero d'Italia, -Sicilia, Dalmazia, Ungheria ed altri paesi, come costa dai documenti -rapportati dal Rinaldi. E perciocchè i prelati per le lunghe passate -guerre trovandosi impoveriti, allegavano l'impotenza di pagare, non -erano ascoltate le lor querele e ragioni; la pena della privazion -degli uffizii, intimata a chiunque fosse renitente, obbligò ciascuno -a soddisfare. Moltissimi perciò venderono i vasi e paramenti sacri -delle lor chiese, come attesta l'autore della Vita d'esso pontefice. -Teodorico da Niem aggiugne che le chiese e i monisteri di Roma furono -obbligati ad impegnare od alienare le lor sacre suppellettili e molti -dei loro poderi. Servì poi questo ammassamento di danaro a far vivere -lautamente e splendidamente esso papa, la comitiva de' suoi nipoti, -e la sua gran famiglia, di modo che consumava egli più in zucchero -che non aveano fatto i suoi predecessori in vitto e vestito. E da lì -a pochi mesi si videro i di lui nipoti secolari abbandonarsi ad ogni -forma di lusso con pompa di numerosa servitù e di cavalli. Ingrato -ancora verso _Innocenzo VII_ suo predecessore, che lo avea esaltato, -cacciò di corte la di lui famiglia e il nipote. Privò della marca di -Ancona _Lodovico de' Migliorati_ altro di lui nipote, il quale, con -raccomandarsi alla protezione del _re Ladislao_, occupò Ascoli e Fermo. -Tolse ancora la camerlengheria ad un altro nipote d'esso Innocenzo, -e la conferì ad _Antonio_ suo nipote. Bene è che il lettore sappia -tutte queste particolarità, acciocchè, vedendo poi deposto questo papa -dai cardinali zelanti, comprenda che fu abbassato uno, il quale in -apparenza era uomo santo, ma senza che i fatti corrispondessero a sì -vantaggioso concetto. - -Non piacque ad esso re Ladislao la convenzion fatta da Gregorio XII -di passare a Savona per trattare coll'antipapa, perchè temeva che -i Franzesi carpissero in quel congresso, qualche capitolo in favore -della casa d'Angiò, pregiudiziale a' suoi diritti. Ora, per fargli -paura ed imbrogliar le carte, fece che nel dì 17 di giugno[2290] i -Colonnesi ed altri nobili romani entrassero per un pezzo di muro rotto -nella città di Roma. Diedero alle armi i Romani; il papa si ritirò in -castello Sant'Angelo. Nel dì seguente _Paolo Orsino_, ch'era al soldo -del medesimo papa, andò ad attaccar battaglia co' nemici, li mise -in rotta e fece prigioni _Giovanni, Niccolò_ e _Corradino Colonnesi, -Antonio Savello, Jacopo Orsino_ ed altri baroni romani, ad alcuni de' -quali fu tagliata la testa, ad altri restituita per danari la libertà. -Credettero alcuni che questo badalucco fosse seguito di concerto fra -il papa e Ladislao; ma Leonardo Aretino[2291], che si trovava in Roma, -attribuisce la trama ai soli parenti del papa, senza che egli ne avesse -contezza. Vennero poi gli ambasciatori del re di Francia nel mese di -luglio a sollecitar Gregorio pel divisato congresso, giacchè Antonio -Corrario suo nipote avea largamente spacciata a Parigi la prontezza -di suo zio alla cessione; ma Gregorio cominciò a mettere in campo -delle difficoltà, e a produr diffidenze di Savona, proponendo altri -luoghi. E perciocchè Paolo Orsino l'inquietava non poco pel soldo -non pagato della sua condotta, ascendente a sessanta mila fiorini -d'oro, nel dì 9 di agosto co' suoi cardinali se n'andò a Viterbo, e -di là nel settembre passò a Siena, ove fermò la sua residenza. Colà -furono a trovarlo di nuovo gli ambasciatori dell'antipapa e del re -di Francia, a' quali rispose ad aperta ciera di non voler Savona. -Fu proposto d'andare a Lucca, o a Pietra Santa, e si convenne che -papa Gregorio si trasferirebbe all'ultimo d'essi luoghi, e Benedetto -antipapa a Porto Venere; ma si consumarono più mesi in pretensioni, -perchè Gregorio voleva prima in sua mano tutte le fortezze di Lucca: al -che _Paolo Guinigi_ signore di quella città non si sapeva accomodare. -Nè bastarono i suddetti ambasciatori, co' quali s'unirono anche -quelli di Venezia, per muovere Gregorio a partirsi di Siena. Intanto -passarono i termini già accordati pel congresso di Savona[2292], -dove s'era portato l'astuto antipapa circa il principio d'ottobre, -sparlando forte dell'avversario, quantunque neppur egli si sentisse -voglia alcuna di rinunziare il papato, menando a mano chi forse gli -credea. Certo nel cuore di tutti e due più poteva l'ambizione che la -religione. Lasciossi ben intendere papa Gregorio, stando in Siena, che -avrebbe rinunziato[2293], purchè fossero a lui riservati i vescovati -di Modone e Corone, e l'arcivescovato di Jorch in Inghilterra creduto -allora vacante, benchè tal non fosse, con altre rendite; o purchè a' -suoi nipoti fossero concedute in vicariato le città di Faenza, Forti, -Orvieto, Corneto ed altri luoghi. Ma i saggi cardinali non crederono di -aver tanta autorità da poter promettere ed eseguir le promesse. L'amor -de' parenti, siccome vediamo, facea perdere a questo pontefice di mira -il buon cammino; e si sa che eglino tutto dì gli mettevano davanti agli -occhi pericoli e rovine, s'egli dimetteva la sacra tiara[2294]. Ora -l'antipapa per far bene credere quanto contrario l'animo di Gregorio, -altrettanto disposto il suo alla riunione, giacchè l'altro non si volea -ridurre in Savona, venne maggiormente ad avvicinarsi a lui[2295]; cioè -servito da sei galee passò a Genova, e nel dì 20 di dicembre vi fece la -sua solenne entrata. - -_Paolo Orsino_ in quest'anno con due mila lancie andò a Toscanella, -dove fu ben ricevuto da quel popolo[2296]. Ma da lì a qualche tempo, -col pretesto che quei cittadini avessero tramata contra di lui una -congiura, mise a sacco tutta quella nobil terra, e se ne fece padrone. -_Luigi de' Casali_ nel mese d'ottobre[2297] uccise _Francesco_ suo -zio, oppur cugino, signore di Cortona, e ne usurpò egli il dominio. -_Lodovico de' Migliorati_, siccome già accennai, divenuto signore -d'Ascoli, in premio d'aver ceduta quella città al re Ladislao, fu -creato conte di Monopello; ma poco ne godè, perchè Ladislao, a cui il -mancar fede poco costava, gli ritolse quello Stato. Altre terre della -marca d'Ancona furono prese da esso re; e _Berardo Varano_, signore -di Camerino, collegatosi con lui, e ribellatosi al papa, s'impossessò -anch'egli di varii luoghi. Dopo la perdita di Pisa era venuto a Milano -_Gabriello Maria Visconte_, e, raccomandatosi al duca _Giovanni-Maria_ -suo fratello, fu creato suo consigliere, e crebbe molto in autorità. -Si prevalsero della di lui lontananza i Genovesi[2298], e _Bucicaldo_ -lor governatore, per impadronirsi di Sarzana, città rimasta in -potere d'esso Gabriello. Il danaro fece tutto; e i governatori di -quelle fortezze l'un dietro all'altro nel mese d'agosto, ricevuto -il contante, le consegnarono ai Genovesi, i quali ne presero il -possesso a nome proprio e del re di Francia. Durava la confusione, -anzi più che mai cresceva in Milano per le opposte fazioni de' Guelfi -e Ghibellini[2299], mancando maniere al giovinetto duca di calmare -i loro tumulti. Lo stesso castello fortissimo di porta Zobia a lui -non ubbidiva. Mostravano tutti in apparenza qualche rispetto a lui, -e che i loro fossero movimenti privati per atterrar cadauno la parte -contraria. Intanto _Facino Cane_ gran guerriero di questi tempi, che, -per attestato di Andrea Redusio[2300], si potea appellare un altro -Alessandro, venne a Milano in soccorso de' Ghibellini con ischiere -numerose di armati. Allora fu[2301] che, veggendosi a mal partito, -i Guelfi, ricorsero per aiuto a _Jacopo del Verme_, e questi con -ingorde promesse trasse colà _Ottobuono de' Terzi_ con altre brigate -di combattenti. Trovandosi Ottobuono in vicinanza di Binasco, terra -occupata da Facino e da Gabriello Maria Visconte[2302], nel dì 21 di -febbraio si mosse in ordinanza di battaglia per assalire il nemico -Facino; e per accidente anche Facino era in armi co' suoi per fare lo -stesso. Incontratisi dunque gli eserciti, ne seguì un crudel fatto di -armi con istrage e prigionia di moltissimi. La notte sola cessar fece -il combattimento. Era toccata la peggio ad Ottobuono, ed, irritato -per questo, dopo aver ricevuto un rinforzo da Jacopo del Verme, andò -con gran furore, non so se in quella oppure in altra notte, ad assalir -di nuovo il campo di Facino sul primo sonno. Non si aspettava Facino -questa scortese visita; e però furono ben tosto messe in rotta le sue -genti. Vi restarono prigionieri circa mille uomini d'armi; Facino si -ricoverò in Binasco; _Marquardo dalla Rocca_, valoroso condottiere -d'armi, fatto prigione, ed interrogato da Ottobuono, ove fosse Facino, -rispose di non saperlo, e quand'anche lo sapesse, che non l'avrebbe -rivelato. L'infuriato Ottobuono allora gli passò colla spada la gola, -e il lasciò morto. Ritirossi Facino ad Alessandria; Ottobuono per opera -del Verme fu introdotto in Milano. Di che peso fosse costui, non tardò -quel popolo a sentirlo. Si studiarono i cittadini di farlo partire, -ma non partì senza aver prima cavato dalle borse più di cento mila -fiorini d'oro; e poi si unì a Monza con _Astorre Visconte_ bastardo di -Bernabò, per far guerra a Milano. Racconto io in poche parole tutti -questi fatti, perchè l'assunto mio non mi permette di più. Nè si dee -tacere che Jacopo del Verme, già passato al soldo de' Veneziani, e -spedito in Levante contro de' Turchi, quivi lasciò poi gloriosamente la -vita. In questo anno a dì 17 di marzo _Francesco da Gonzaga_ signore -di Mantova, principe assai rinomato pel suo valore, terminò la sua -vita, con succedere a lui _Gian-Francesco_ suo figliuolo in età di -circa quindici anni[2303]. Corse subito a Mantova _Carlo Malatesta_, -siccome zio materno d'esso novello principe, per dare buon sesto a quel -governo. Erasi intanto ritirato a Parma Ottobuono, e perchè il costume -suo era di vivere di rapine, passò con più di due mila cavalli, benchè -nemicizia dichiarata non vi fosse, sul territorio della Mirandola e di -San Felice, fermandosi quivi più d'un mese. Immenso fu il saccheggio -ch'egli diede non solamente a quella contrada, ma anche a tutto il -basso Modenese. Nè bastò questo alla crudel prepotenza. Sette navi -grosse di mercatanti milanesi e veneziani, cariche di mercatanzie per -valore di più di cento cinquanta mila fiorini d'oro, andavano giù per -Po alla volta di Venezia. Aveano passaporto dello stesso Ottobuono, e -a nulla servì; tutto fu preso dall'insaziabile ed infedel tiranno. - -NOTE: - -[2285] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2286] Corio, Istoria di Milano. - -[2287] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2288] vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2289] Theodoricus de Niem, Hist. - -[2290] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital. - -[2291] Leonardus Aretinus, tom. 19 Rer. Ital. - -[2292] Bonincontrus, Annal., tom, 21 Rer. Ital. - -[2293] Theodoric. de Niem, lib. 3, cap. 23. - -[2294] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2295] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2296] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2297] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 17. - -[2298] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2299] Corio, Istor. di Milano. - -[2300] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2301] Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital. - -[2302] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCVIII. Indizione I. - - GREGORIO XII papa 3. - ROBERTO re de' Romani 9. - - -Tanto tempestarono i cardinali zelanti del ben della Chiesa, e gli -ambasciatori di varii principi, che _papa Gregorio_ contro suo genio -deliberò di muoversi da Siena per passare a Lucca[2304], affine di -maggiormente avvicinarsi all'avversario _antipapa Benedetto_, il quale -sul fine dell'anno precedente co' suoi cardinali era venuto a Porto -Venere. Fu quel verno dei più rigorosi che mai si fossero provati, -perchè tutta la riviera di Genova (cosa ben pellegrina) era coperta di -ghiaccio e neve; e nel territorio di Siena, affinchè potesse passare -il papa[2305], bisognò rompere coi picconi il ghiaccio. Giunse egli -a Lucca nel dì 26 di gennaio, e durante questa tal quale vicinanza -i due contendenti del papato giocavano a chi sapea più di scherma -per iscreditar l'avversario, e ributtar sopra di lui la non seguita -concordia. Gregorio si copriva col mantello della paura, allegando -che non v'era sicurezza per lui in luoghi marittimi, dove comandava -_Bucicaldo_; e l'antipapa teneva al suo servigio molte galee: e in -parte non aveva il torto[2306]. Vicendevolmente l'antipapa, che, più -astuto dell'altro, era venuto a Sarzana, ricusava ciò che Gregorio -voleva, accettava ciò che era ricusato dall'altro. E proposto per -luoghi di abboccamento Pietra Santa, Carrara, Lavenza, Motrone, Livorno -e Pisa, gran tempo s'andò disputando, senza che mai si potessero -accordar fra loro. Facevano essi un passo innanzi e due indietro, -perchè sempre veniva in campo qualche sutterfugio. Per non poter di -meglio, fu preso il ripiego di trattare anche in lontananza de' punti -principali dell'accordo; ma data oggi una parola, domani si mutava, di -modo che fu conchiuso di dar tutto in iscritto. Indarno ancor questo. -Erano amendue risoluti d'ingannare l'un l'altro, e in fine il pubblico, -perchè niun d'essi volea spogliarsi di quella splendida tiara, e -neppure un d'essi mai si ridusse a dir chiaramente che rinunzierebbe. -Durante questo conflitto, i buoni cardinali e gli ambasciatori non si -davano posa per muovere due colonne fitte sulla base dell'ambizione, e -si affliggevano al veder buttati al vento tanti lor passi, preghiere -ed insinuazioni. Giunse anche un predicator lucchese sul pulpito -alla presenza del papa fino a riprenderlo in maniera intelligibile di -spergiuro, di fede mentita e di voto trasgredito. Se l'ebbe tanto a -male Gregorio, che fece carcerar l'oratore ardito, e per più giorni -appena il tenne vivo con un tozzo di pane e di acqua; anzi, se non -era _Paolo Guinigi_ signor di Lucca, che s'interpose, fu creduto che -l'avrebbe fatto morire: cosa che alterò e stomacò forte tutta la corte -pontificia. Ciò che finalmente fece sciogliere in nulla tutto questo -grande apparato, l'intenderanno ora i lettori. - -Dalla parte dell'antipapa Benedetto il re di Francia co' più -assennati suoi consiglieri trovarono la via di scoprire il di lui -finto cuore[2307]. Nel gennaio di quest'anno pubblicarono un editto, -in cui era ordinato di negar l'ubbidienza all'uno e all'altro de' -papi, se prima dell'Ascension del Signore, cioè del dì 24 di maggio, -non era seguita l'unione. Di ciò informato Benedetto, fece nel dì -14 d'esso maggio presentare al re un breve, in cui scomunicava chi -avesse rigettata la conferenza, ed approvata quella della cessione, -e sottratta a lui l'ubbidienza. Di più non vi volle perchè il re col -parlamento e colla Sorbona dichiarasse l'antipapa come scismatico -ostinato, eretico, perturbator della pace della Chiesa, e perciò nol -riconoscessero da lì innanzi per papa. Dall'altro canto avvenne che -esso Benedetto, assistito da Bucicaldo governatore di Genova, spedì -undici galee alla volta di Roma con disegno di sorprendere quella -città, e di torla all'avversario. Il colpo andò fallito, perchè poco -prima altri l'aveva occupata. E questi fu _Ladislao re_ di Napoli, -il quale, dopo aver presa per forza Ostia nel dì 16 di aprile, con -possente armata di cavalleria e fanteria, e alquante galee pel Tevere, -andò a mettere il campo sotto Roma[2308]. Era la città difesa da _Paolo -Orsino_: ma, lasciatosi egli guadagnar dal danaro e dalle offerte di -Ladislao, ne spalancò le porte nel dì 21 d'esso mese alle milizie -di lui. V'entrò poscia lo stesso re solennemente nel dì 25 sotto -il baldacchino portato da' nobili romani, e gran festa ne fece il -popolo. Era dianzi fuggito di Roma il cardinale di Sant'Angelo vicario -del papa; ma in mano de' suoi uffiziali restò castello Sant'Angelo. -Fermossi il re in Roma sino al dì 23 di giugno, nel qual tempo creò -nuovi conservatori della città, e, disposto a sua voglia quel governo, -se ne tornò a Napoli. Un gran dire per tal novità fu dappertutto. Papa -Gregorio, per la spedizion fatta dall'avversario Benedetto delle galee -a Roma, pubblicamente gliene fece un reato[2309], con licenziare per -questo i di lui ambasciatori, e senza voler più udire parola d'unione. -All'incontro Benedetto rispondeva d'avere in ciò aderito alle istanze -di Paolo Orsino, ossia de' Romani, che aveano implorato il suo aiuto, -vedendo venire armato Ladislao contro della città. Il bello fu che -corse sospetto[2310] avere il re Ladislao, di concerto col pontefice -Gregorio, occupata Roma a fin di disturbare il congresso fra i due -papi. Almen sembra certo, per testimonianza di Teodorico da Niem[2311], -che i parenti di Gregorio, i quali raggiravano il povero vecchio papa, -e frastornavano ogni buona di lui intenzione, mostrarono non poco -giubilo dell'occupazion di Roma fatta da Ladislao; e questi ancora si -mostrò per qualche tempo protettore di Gregorio. Nè qui si fermarono i -passi del medesimo re. Le città di Perugia, Orta, Amelia, Terni, Todi -e Rieti se gli diedero senza sfoderare la spada. - -Per le cose suddette già s'era spenta ogni speranza dell'union della -Chiesa. Un altro avvenimento si aggiunse che maggiormente sconcertò -gli affari. Verso la metà di quaresima papa Gregorio si lasciò -intendere di voler creare de' nuovi cardinali. Perchè ciò dava assai a -conoscere quanto egli fosse alieno dalla cession del papato, e molto -più perchè ciò era contrario alle promesse e al giuramento da lui -fatto di non crearne, i vecchi cardinali se ne sdegnarono forte, e -ricusarono d'intervenire al concistoro. Differì il papa l'esecuzion del -disegno fin dopo l'ottava di Pasqua; ed allora, intimato sotto altro -pretesto il concistoro, cominciò a nominar quattro nuovi cardinali. -S'alzarono tosto i vecchi porporati per uscirne, e trovarono serrate -le porte. Finalmente dopo gran rumore uscirono, e il papa da lì a -pochi giorni preconizzò i suddetti nuovi cardinali senza l'assistenza -ed approvazione dei vecchi. Da ciò prese motivo il cardinal di Liegi -di ritirarsi da Lucca a Librafatta sul Pisano[2312], dove corsero le -genti del nipote del papa per fermarlo, e spogliarono parte della sua -famiglia, e poi la sua casa in Lucca. Paolo Guinigi, che non voleva -liti co' Fiorentini per la turbata giurisdizione, fece carcerare -i famigliari del nipote pontificio, e permise che sei altri de' -vecchi cardinali uscissero di Lucca. Si ricoverarono tutti a Pisa, -spalleggiati da' Fiorentini, e pubblicamente fecero un'appellazione -al concilio e papa futuro. Contra di questo appello e delle ragioni -addotte da quei porporati uscirono scritture, rapportate dal -Rinaldi[2313], per giustificar papa Gregorio, ed anch'egli dal suo -canto pubblicò varii monitorii contra de' fuggiti cardinali. Al vedersi -in tale stato esso papa, giudicò che non gli convenisse l'ulterior -soggiorno in Lucca, e scrisse al re Ladislao[2314] che gli mandasse -una convenevole scorta d'armati per guardia nel suo cammino. Si -opposero i Fiorentini, e spedirono essi un corpo di gente con ostaggi -per iscortarlo. Intanto si seppe che il suo avversario Benedetto, -dappoichè intese come i Franzesi gli aveano sottratta l'ubbidienza, non -fidandosi più di tornare ad Avignone, s'era imbarcato, ed avea[2315] -nel dì 17 di giugno fatto vela, senza toccar Genova, alla volta di -Perpignano. Da lui parimente, d'ordine del re di Francia, si ritirarono -tutti i cardinali franzesi del suo seguito, e, passati a Pisa, si -unirono qui coi cardinali ribellati a papa Gregorio. Finalmente si -mosse da Lucca anche esso papa nel dì 14 di luglio, e senza inviarsi -per la Romagna verso la Marca, come pareva sua intenzione, perchè -da Carlo Malatesta gli venne avviso che _Baldassare Cossa_ legato di -Bologna gli tendeva insidie, andò a dirittura a Siena, dove entrato -nel dì 19 d'esso mese, ricevette molti onori e finezze da quel popolo. -Quivi nel settembre pubblicò una bolla contra dell'ambizioso cardinal -Cossa[2316], raccontando le varie di lui iniquità, con privarlo della -legazione di Bologna, e dichiararlo ribello e nemico suo. Se ne rise -il Cossa, fece levar da Bologna le armi del papa, strinse in questi -medesimi tempi lega co' Fiorentini per opporsi ad ogni tentativo del re -Ladislao, e per sostener sè stesso nel dominio, ossia nella tirannia di -Bologna, Faenza e Forlì. Dopo aver dipoi ricusato papa Gregorio[2317] -di voler assistere al concilio intimato in Pisa dai cardinali dell'una -e dell'altra ubbidienza, ne pubblicò egli uno da tenersi o in Aquileia -o in Romagna; fulminò ancora la scomunica e la privazion del cappello -contra de' suoi nel dì 11 d'ottobre. A questi aveva egli sostituiti -altri nove cardinali. Invitato poscia Gregorio a Rimini da Carlo -Malatesta, colà si portò nel dì 3 di novembre, perchè non si credeva -abbastanza sicuro in Siena. - -Portossi in quest'anno a Genova _Gabriello Maria Visconte_ cacciato da -Milano, per fare istanza a quel governatore di ottanta mila fiorini -d'oro a lui dovuti da' Fiorentini per la cession di Pisa, dei quali -era mallevadore lo stesso _Bucicaldo_, e per dimandarne rappresaglia. -Tenuto fu a mano alquanti dì, finchè Bucicaldo, che non era allora -in Genova, restò informato di tutto, e mandò al suo luogotenente le -risoluzioni sue[2318]. Fu dunque per ordine di lui preso Gabriello -nel dì 16 di novembre; ed essendogli apposto, che fosse ito a Genova -a petizion di _Facino Cane_ per togliere quella città ai Guelfi, e -darla ai Ghibellini, messo alla corda, con belle promesse fu indotto -a confessare il fatto, di cui era affatto innocente[2319]. Gli fu -poi tagliata la testa nel dì 25 di dicembre; tutto il suo avere fu -occupato, e Bucicaldo pretese poi dai Fiorentini la gran somma da -loro dovuta a quell'infelice giovane. Non più di ventidue anni avea -egli allora, e ben conobbe ognuno che non era cosa da lui il trattato -che gli fu apposto; laonde per tanta ingordigia ed iniquità crebbe il -discredito di Bucicaldo, il quale nell'anno presente, inerendo agli -ordini del re di Francia, levò l'ubbidienza all'antipapa Benedetto. -Giurò ben di farne vendetta Facino Cane, e mantenne poi la promessa. In -mezzo alle guerre civili si trovava intanto _Giovanni Maria Visconte -_duca di Milano, e specialmente odio grande nudriva contra di lui il -suddetto Facino, perchè, chiamato a Milano, corse pericolo d'essere -tradito e di lasciarvi la vita. La fuga il salvò, e da lì innanzi si -dichiarò nemico non solamente del duca, ma anche di _Filippo Maria_ -conte di Pavia, suo fratello. Se l'intendeva egli con _Castellino -Beccaria_, prepotente cittadino di Pavia, ed amendue tramarono quanti -inganni poterono per mettere le mani addosso al prefato Filippo -Maria giovane inesperto. Ma il governator del castello, in cui -stava ristretto esso Visconte, nol volle mai lasciar uscire di là; e -perchè alla salvezza di questo principe contribuì non poco _Francesco -Carmagnuola_, allora soldato di lui, col tempo ascese poi a grandi -onori, siccome vedremo[2320]. Ora Facino Cane, unito con _Teodoro -marchese_ di Monferrato, con _Astorre Visconte_ occupator di Monza, con -_Francesco Visconte_ ed altri nobili milanesi Ghibellini fuorusciti, -gran guerra fece in quest'anno al duca Giovanni Maria e ai Guelfi -allora dominanti in Milano, de' quali era capo _Antonio Visconte_. In -tali angustie fu consigliato il duca di appoggiarsi alla potente casa -de' Malatesti, cioè a Carlo signor di Rimini, uno de' più saggi e prodi -signori che si avesse allora l'Italia, e a _Pandolfo Malatesta_ signore -di Brescia, il quale nell'anno presente entrò ancora in possesso della -città di Bergamo, a lui venduta da _Giovanni de' Soardi_[2321]. Per -istrignere poi maggiormente questa lega ed amicizia, il duca nel dì -8 di luglio prese per moglie _Antonia_, figliuola di _Malatesta de' -Malatesti_ signor di Cesena, la quale dimorava allora in Brescia presso -Pandolfo suo zio. Avendo egli in fatti eletto per suo governatore e -difensore Carlo Malatesta, questi senza perdere tempo pose l'assedio al -castello di Milano, detenuto allora da Gabriello Visconte menzionato -di sopra e da Antonio Visconte. Furono costoro obbligati alla resa. -Il Corio scrive nel mese di novembre, ma il Delaito, scrittore -contemporaneo, mette ciò nel mese di febbraio. Gabriello fu inviato -a' confini in Piemonte, e fece poi la morte che abbiam detto. Antonio -Visconte fu inviato a Ferrara, ma poi, richiamato a Milano, ivi perdè -la vita. Con tutta nondimeno l'assistenza dei Malatesti, il duca di -Milano si trovò per tutto quest'anno in gravissime angustie per la -smoderata carestia che affliggeva la città di Milano e il resto de' -suoi Stati, e per le forze de' nemici suoi, cioè di Facino Cane, che, -impadronitosi di Novara, da quella parte gli era addosso con potente -esercito, e di Astorre Visconte, che con altra armata scorreva di tanto -in tanto sino alle porte di Milano. Anche _Giovanni da Vignate_ tiranno -di Lodi gli mosse guerra. Monza indarno fu assediata, e finì l'anno -senza che alcun alleviamento si provasse a tante discordie e guai. - -In questi tempi _Ottobuono de' Terzi_ tiranno di Parma e di Reggio, -non volendo stare in ozio, fece nel mese d'aprile una irruzione -nuova nel territorio di Modena[2322] mettendo tutto a sacco, senza -riguardo alla pace che durava col _marchese Niccolò_ di Ferrara, e -senza disfida alcuna. S'interposero i Veneziani per acconciar questa -briga, ma Ottobuono, sentendosi forte di gente, e voglioso di vivere -alle spese altrui, rendè inutili i lor buoni uffizii, e continuò col -suo mal talento contra dell'Estense, a ciò attizzato ancora da Carlo -da Fogliano signore di molte terre del Reggiano. Tirò ancora nel suo -partito Francesco signore di Sassuolo. Il perchè, determinatosi il -marchese Niccolò di opporre forza a forza, cominciò ad armarsi, e fra -gli altri condusse al suo soldo dalla Toscana _Sforza da Cotignuola_ -con ducento cinquanta uomini d'armi (il Corio dice con settecento -cavalli) e il dichiarò suo capitan generale. Fece Ottobuono quanto -potè per coglierlo nel venire ch'egli faceva da Bologna a Modena; -ma Sforza, uomo accorto, prevenuto lo aguato, arrivò felicemente in -Modena, e poscia uscito per la porta di Bazovara, attaccò una mischia -col tiranno, obbligandolo, dopo due ore di combattimento, a ritirarsi -come in isconfitta. Anche in Romagna furono de' movimenti di guerra. -_Baldassarre Cossa_ cardinale legato di Bologna, in tempo che il _conte -Alberico_ di Barbiano, gran contestabile, era in Roma a' servigi -del _re Ladislao_, mosse guerra alle di lui terre della Romagna; -gli tolse Tosignano, Orivolo e Castel Bolognese. Per istigazione sua -ancora e col braccio suo _Lodovico conte_ di Zagonara occupò al _conte -Manfredi_ di Barbiano, benchè suo parente, le terre di Lugo, Conselice -e Sant'Agata. Parimente _Guido-Antonio conte d'Urbino_ s'impossessò -nel mese di luglio della città d'Assisi per volontaria dedizione di -que' cittadini, che si trovavano infestati dalle armi del re Ladislao. -Nel maggio ancora di quest'anno, perchè non si potea più durare alle -insolenze di Ottobuon de' Terzi, fecero insieme lega in Mantova contra -di lui _Giovanni Maria duca_ di Milano, _Gian-Francesco Gonzaga_ -signore di Mantova, _Niccolò d'Este marchese_ di Ferrara, _Pandolfo -Malatesta_ signor di Brescia e Bergamo, e _Gabrino Fondolo_ signor -di Cremona; le cui genti nel dì 19 di giugno presso il Castelletto -nel territorio di Cremona diedero la rotta ad un corpo di gente del -medesimo Ottobuono, con far prigioni trecento tra cavalli e fanti. Uscì -poscia in campagna nel mese di luglio Niccolò marchese coll'esercito -suo contra del tiranno, e alla sua comparsa Francesco da Sassuolo, Azzo -da Rodeglia e i Canossa di Reggio voltarono mantello, e si diedero ad -esso marchese. Dopo di che egli passò a Rubbiera posseduta dai Boiardi, -e cominciò le ostilità contra di Ottobuono, il quale, nel dì 8 di -agosto, fece tagliar la testa a settantacinque uomini di Parma e Borgo -San Donnino, imputati di sedizione contra di lui: il che maggiormente -fece riguardarlo come un mostro di crudeltà per tutta Italia. Ma -nel novembre Sforza Attendolo generale del marchese, avendo fatta -una scorreria sul Parmigiano, cadde in un agguato di Ottobuono, e ne -seguì un duro combattimento colla peggio d'esso Sforza. In quest'anno -_Martino re d'Aragona_ diede una terribile sconfitta ai popoli della -Sardegna[2323]; ma nel dicembre morì in Cagliari _Martino_ il giovane -suo figliuolo re di Sicilia. - -NOTE: - -[2303] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2304] Ser Cambi, Cronica di Lucca, tom. 18 Rer. Italic. - -[2305] Annali di Siena, tom. 19 Rer. Ital. - -[2306] Vita Gregorii Papae XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2307] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. 18 -Rer. Ital. - -[2308] Theod. de Niem, Hist. Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 -Rer. Ital. - -[2309] Vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2310] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. - -[2311] Theodor. de Niem, lib. 3. Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2312] Vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2313] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2314] Ser Cambi, Istor., tom. 18 Rer. Ital. - -[2315] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2316] Raynald., Annal. Eccles. - -[2317] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2318] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2319] Ser Cambi, Istor., tom. 18 Rer. Ital. - -[2320] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2321] Corio, Istor. di Milano. - -[2322] Delayto, Annal. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCIX. Indizione II. - - ALESSANDRO V papa 1. - ROBERTO RE de' Romani 10. - - -La principal novità di quest'anno fu il concilio tenuto in Pisa dai -cardinali dell'una e l'altra ubbidienza, quivi raunati contra dei due -contendenti del papato, cioè di _Gregorio e Benedetto_[2324]. Giacchè -si vide disperato il caso dell'unione di questi due personaggi, più -innamorati dello splendore della lor dignità che della Chiesa di -Dio, fu creduto spediente di abbatterli tutti e due, e di creare -un pontefice che fosse accettato da tutte le corone e potentati -cristiani. A quel concilio intervennero, oltre ai cardinali suddetti, -quattro patriarchi, dodici arcivescovi, ottanta vescovi, ottantasette -abbati, i procuratori di molte università, e gli ambasciatori di -Francia, Inghilterra, Polonia, Cipri, e di moltissimi duchi e principi -cristiani. Quei di _Roberto re de' Romani_ vi concorsero, ma per -sostenere i diritti di papa Gregorio, e quei d'Aragona per difendere -l'antipapa Benedetto. Furono tenute molte sessioni ne' mesi d'aprile, -maggio e giugno, citati i due pretendenti; e infine, dopo avere -esposto varii capi d'accusa contra di amendue per la loro pertinacia -in lasciar divisa la Chiesa con sì lungo e deplorabile scisma, e dopo -avere formato decreto che quello era concilio generale: nel dì 5 di -giugno furono dichiarati eretici, scomunicati e deposti da ogni dignità -ecclesiastica tanto Gregorio che Benedetto[2325]. Finalmente nel dì 15 -d'esso mese, giacchè _Baldassare Cossa_ cardinale, principal motore di -quella macchina, perchè nemico di papa Gregorio, ricusò (non si sa il -perchè) d'essere eletto, e propose piuttosto il cardinal Pietro Filargo -da Candia, concorse appunto il concilio ad eleggere questo personaggio -papa. Era egli di nazione Greco, nativo dell'isola di Candia, e non -già di una terra del Novarese, come taluno ha preteso. Per molti -anni militò egli nell'ordine de' frati minori; dopo i vescovati di -Vicenza e Novara, fu creato arcivescovo di Milano, e poi cardinale, -finalmente papa; uomo di gran dottrina, di molta dolcezza e di non -minore liberalità, che prese il nome di _Alessandro V_, e fu coronato -nel dì 17 di giugno. Si credettero i padri del concilio pisano di -aver somministrato un efficace rimedio alle piaghe della Chiesa di Dio -con tale elezione, ed in fatti molto si tagliò della cancrena; ma non -perciò la cancrena si sradicò, anzi per altro verso essa crebbe. Prima -si miravano nella Chiesa due papi, da lì innanzi tre se ne videro nel -medesimo tempo. Si sa che Alessandro ebbe ubbidienza da buona parte -dell'Italia, dalla Francia, Inghilterra, Polonia e da altri paesi -del cristianesimo. Tuttavia seguitò papa Gregorio ad avere i suoi -fautori negli Stati de' Malatesti, nel regno di Napoli, nel Friuli, -in Baviera ed in altre contrade. E l'antipapa Benedetto continuò ad -essere riconosciuto papa nella Aragona e in altri luoghi della Spagna. -Inoltre papa Gregorio si trasferì nel maggio dell'anno presente nel -Friuli, e tenne in Cividale un concilio, ma di pochi prelati, perchè i -Veneziani da lui, benchè Veneto, si dipartirono, e diedero ubbidienza -ad Alessandro V. In esso concilio furono da lui riprovati tutti gli -atti di Pietro di Luna, ossia di Benedetto, e quei d'Alessandro, -condannate le loro persone, e intimato a tutti i fedeli di non ubbidire -se non allo stesso Gregorio. Altrettanto fece in Perpignano l'antipapa. -Ed ecco di nuovo flagellata da continuate gravi calamità la vigna del -Signore. Papa Gregorio fuggì dalle mani de' Veneziani con gran fatica, -e colle galee del re Ladislao si ritirò nel regno di Napoli. Scrive -Sozomeno ch'egli concedette a Ladislao Roma, la Marca, Bologna, Faenza, -Forlì ed altre terre della Chiesa, e ne ricavò venticinque mila fiorini -d'oro. Se ciò è vero, gran tradimento fece costui alla Chiesa. - -Non era ignoto a _Lodovico II duca_ di Angiò, portante allora il -titolo di re di Sicilia, che il novello papa e tutto il sacro collegio -detestavano l'insolenza del re Ladislao, dappoichè avea usurpato il -dominio di Roma e d'altre terre della Chiesa romana[2326]. Per ciò -spontaneamente, o piuttosto chiamato, sen venne a Pisa, sperando -col braccio del papa nuovo di rientrare nel regno di Napoli, e di -abbattere la potenza di Ladislao. E veramente non mancò papa Alessandro -di processare esso Ladislao, e di pubblicar monitorii contra di lui; -anzi, dato di piglio alle armi temporali, le spedì alla ricuperazion -delle terre della Chiesa. Ora per conto d'esso Ladislao è da sapere -ch'egli ne' mesi innanzi, cioè nel giorno 12 di marzo era arrivato a -Roma con poderoso esercito di fanti e cavalli; poscia nel mese d'aprile -con _Paolo Orsino_ e col gran _contestabile Alberico_ da Barbiano -s'inviò alla volta della Toscana. Ma il gran contestabile nel dì -26 aprile finì i suoi giorni nel territorio di Perugia; e da ciò il -cardinal Cossa prese occasione d'impadronirsi di Barbiano e d'altre -terre, siccome abbiam detto. Per trattato de' cittadini anche il re -Ladislao s'insignorì di Cortona, il cui signore _Luigi dei Casali_ -fu mandato prigione a Napoli. Inoltrossi poi sul Sanese, commettendo -ogni maggiore ostilità, e portò il terrore sino alle porte di quella -città e di Arezzo. Usava egli per sua divisa il molo: AVT CAESAR, -AVT NIHIL. Eransi ben preparati i Sanesi e Fiorentini per la difesa. -_Malatesta de' Malatesti_ signor di Pesaro fu il generale eletto -da essi Fiorentini. Ma in quelle parti niun fatto d'armi rilevante -accadde che sia degno di memoria, perchè Ladislao, sentendo che -Baldassar Cossa legato di Bologna, e braccio diritto del nuovamente -eletto pontefice, avea spedito genti di armi per la Marca alla volta -di Abruzzo, con parte de' suoi tornò ad accudire a' proprii affari nel -regno di Napoli, ne' quali tempi per far danari vendè la città di Zara -a' Veneziani per cento mila fiorini. Ora nel settembre il _re Luigi_, -cioè il duca d'Angiò, con cinquecento lancie condotte dalla Provenza, -e con quanta gente potè unir seco il cardinal Cossa e la repubblica -fiorentina[2327], si incamminò con esso cardinale verso lo Stato -pontificio. Si trovò ad Orvieto Paolo Orsino disposto ad impedire il -passo; ma siccome questi era uno di que' condottieri d'armi che usavano -di cangiar mantello, secondochè esigeva il tempo e il guadagno, essendo -a lui esibito dai Fiorentini molto danaro e più vantaggiosa condotta, -lasciò il servigio del re Ladislao, e si acconciò col re Luigi. -_Braccio da Montone_ Perugino, che riuscì poi sì gran capitano, militò -anche egli nell'armata d'essi collegati. Si arrenderono al cardinale -legato Orvieto, Montefiascone, Corneto, Sutri, Viterbo ed altri luoghi. -Con questo prospero vento l'esercito vittorioso senz'altra opposizione -arrivò fin sotto Roma[2328]; e nel dì primo d'ottobre il re Luigi e il -cardinal suddetto con Malatesta, con Paolo, Jacopo, Francesco ed altri -di casa Orsina, s'impadronirono di San Pietro e del palazzo papale; -ed appresso castello Santo Angelo, custodito finora a nome del sacro -collegio, prestò ubbidienza a papa Alessandro V. Era alla guardia di -Roma pel re Ladislao il conte di Troia coi Colonnesi. Varii tentativi -furono fatti, varii assalti dati a quella gran città dall'armi de' -collegati, ch'erano passate di là dal Tevere, ma senza trovare maniera -di entrarvi; e in questi badalucchi si consumarono i mesi di ottobre, -novembre e quasi tutto dicembre; di modo che come disperati il re Luigi -e il cardinal Cossa se ne tornarono a Pisa, lasciando il Malatesta con -un corpo di gente intorno a Roma, assistito da Paolo e dagli altri -baroni di casa Orsina. Ciò che non poterono far le armi, creduto fu -che lo facesse l'oro. Nella notte precedente al dì ultimo di dicembre, -festa di San Silvestro, si levò a rumore il popolo romano, fu aperta -una porta a Paolo Orsino, e le genti pontificie entrate, andarono a -poco a poco espugnando il Campidoglio e le altre fortezze tenute da -quei del re Ladislao, a riserva di porta Maggiore e di quella di San -Lorenzo. - -Più che mai si trovò confuso in questo anno il governo di Milano[2329]. -Lega fu fatta da quel duca col re di Francia per mezzo di _Bucicaldo_, -coi principi di Savoia, col conte di Pavia, e con _Bernardone_ -governator d'Asti pel duca d'Orleans. Già si vedea che Bucicaldo e i -Franzesi aveano delle mire sullo Stato di Milano. Per cagion di questa -lega adirato _Facino Cane_ si diede a bloccar Milano. _Pandolfo_ e -_Carlo de' Malatesti_, che regolavano dianzi quegli affari, prevalendo -presso il viziosissimo duca gli adulatori e il partito de' Guelfi, -l'un dietro l'altro disgustati si ritirarono anch'essi da Milano. E -però Pandolfo in Brescia sua città, fatta una gran massa di gente, per -vendicarsi di chi l'avea forzato ad abbandonar Milano, e passato il -fiume Adda, s'inoltrò ne' monti di Brianza e nella Martesana. Ma ecco -venir contra di lui Facino Cane, già dichiarato conte di Biandrate, -_Teodoro marchese_ di Monferrato ed _Astorre Visconte_ con esercito -poderoso. Fecesi un caldo fatto d'armi fra loro nel dì 7 d'aprile, -giorno di Pasqua, nella valle di Ravagnate, senza che la vittoria -si dichiarasse per alcun d'essi[2330]. Trattatosi poi di concordia, -fu conchiuso che unitamente attendessero a scacciare i consiglieri -del duca, e a mettere due governatori in Milano, l'uno per Facino -e l'altro per Pandolfo. Fu dunque assediato da amendue Milano, e -si venne dipoi ad una capitolazione, per cui Facino e Pandolfo si -accordarono col duca, e i consiglieri fuggirono. Ma poco durò questo -accordo, perchè Facino pretendea dal duca cinquanta mila fiorini d'oro -con altre sconcie dimande, e si partì sdegnato da lui. Allora fu che -_Bucicaldo_ governatore di Genova, mirando sì sconvolto lo Stato di -Milano, sì giovani e deboli i due fratelli Visconti, e figurandosi, -siccome uom pieno di ambizione e di grandi idee, non difficile -lo insignorirsi di Milano, procurò d'essere ammesso al governo di -quella città dal duca, con impiegar sotto mano gran somma di danaro, -presa ad usura dai Genovesi[2331]. Partitosi da Genova nell'ultimo -dì di luglio, andò a prendere il possesso dell'ottenuta carica in -Milano[2332]. Seco menò circa cinque mila cavalli, oltre a molti -balestrieri e fanti, e, secondo il suo costume, cominciò a fare delle -novità. Nulla diffidava egli de' Genovesi, ridotti, a suo credere, -colla forza ed altura sua come tanti conigli; ma il popolo di Genova, -benchè mostrasse una piena suggezione, manteneva nondimeno vivi gli -antichi suoi spiriti, ed odiava a morte il di lui borioso governo. Ora, -trovandosi alcuni Genovesi fuorusciti con Facino Cane e con Teodoro -marchese di Monferrato, persuasero loro di levare a Bucicaldo la; città -di Genova; e perciò sul fine d'agosto mossero le lor genti a quella -volta. L'avvicinamento di queste armi diede impulso ai cittadini di -Genova tanto guelfi che ghibellini nel dì 3 di settembre dì levarsi -a rumore contra del luogotenente di Bucicaldo, che restò ucciso nel -volersi ritirar nel castelletto. Molti parimente de' Franzesi rimasero -vittima del furor popolare. Levossi dunque Genova dalla signoria del re -di Francia, e Facino Cane, contento d'essersi vendicato di Bucicaldo -suo nemico, e di un regalo di trenta mila genovine, se ne tornò in -Lombardia per assistere a' proprii interessi, ed occupò nel ritorno -Novi, ch'era d'essi Genovesi. Ma per conto del marchese di Monferrato, -in ricompensa del servigio prestato, fu egli eletto capitano di Genova -cogli emolumenti soliti a darsi una volta ai dogi. Il castelletto -colle altre fortezze a forza d'armi venne poi tolto ai Franzesi; laonde -Genova restò in pace e in somma allegria. Questo fu il guadagno fatto -da Bucicaldo; egli non solamente perdè Genova, ma anche il governo di -Milano. Perciocchè, quantunque, all'avviso della sollevazion di Genova, -corresse con alcune migliaia di cavalli e fanti sino a Gavi, pure, -conoscendo l'impossibilità di ritornare nella perduta città, si ritirò -in Piemonte, giacchè temeva di sua vita, se compariva in Milano. Tentò -poscia di torre Novi a Facino; ma ne rimase sconfitto, di modo che -svergognato si ridusse in Francia a raccontar le sue tante prodezze. - -Fece ancora grande strepito in questo anno il fine di _Ottobuono de' -Terzi_, tiranno di Parma e Reggio[2333]. Andava continuando contra -di lui la guerra _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara, collegato -col _cardinal Cossa_ e coi Malatesti. Il suo infaticabile e valoroso -generale _Sforza da Cotignuola_ con una irruzione dietro all'altra -sul Reggiano e Parmigiano teneva il nemico assai ristretto. Il perchè -Ottobuono mosse parola di pace. Si convenne che presso a Rubiera -seguisse un abboccamento fra lui e il marchese d'Este. Infatti si -portò esso Ottobuono con cavalli novanta a quel congresso. Vi giunse -ancora il marchese Niccolò con cento cavalli, seco avendo il suddetto -Sforza ed Uguccion de' Contrarii suo favorito. Dopo i complimenti e -gli abbracciamenti, fattosi avanti Sforza, con uno stocco passò da -banda a banda Ottobuono. Altri scrivono[2334] che fu Michele Attendolo, -parente dello Sforza, che fece il colpo in vendetta de' crudeli -strazii da lui contra le leggi della guerra patiti nelle carceri di -esso Ottobuono. Il Delaito vuole che per essersi scoperto il disegno -di Ottobuono di levar di vita il marchese d'Este, Sforza prevenisse -l'iniqua di lui risoluzione. Comunque sia, quand'anche si creda (il -che pare più verisimile) che contro la pubblica fede seguisse la morte -di quel tiranno, certo è tanto essere stato l'odio universale contra -di lui per le sue crudeltà ed infami azioni, che ognun benedisse la -mano di chi avea liberato il mondo da quel mostro, senza far caso -della maniera con cui s'era ottenuto questo gran bene. Accadde il -fatto nel dì 27 di maggio. Condotto a Modena il cadavere dell'estinto -Ottobuono, dal popolo in furia fu messo in brani, e trovossi insino -chi mangiò delle carni di costui, come se si trattasse d'una fiera. -Successivamente poi il marchese Niccolò, ottenuto soccorso dal -cardinal Cossa, uscì in campagna sul principio di giugno, e dopo aver -preso le castella d'Arceto, Casalgrande, Dinazzano e Salvaterra, che -erano di Carlo Fogliano, ostilmente passò sul Parmigiano. Dopo varii -acquisti e piccioli fatti d'armi, nel dì 26 di giugno il popolo di -Parma, commosso dai nobili Sanvitali, si sollevò contra de' Terzi, -ed, acclamato per suo signore il marchese d'Este, uscì fuori con -gran festa a riceverlo. Fu egli introdotto fra gl'immensi viva della -città, e datogli il dominio d'essa, fuorchè della cittadella, che -assediata finalmente si rendè nel dì 27 di luglio. Parimente nel dì 28 -di giugno si levò a rumore il popolo di Reggio, e fatto intender al -marchese che il sospiravano per loro signore, Uguccion de' Contrarli -volò a prenderne il possesso, e questi sforzò dipoi a rendersi quella -cittadella nel dì 22 di luglio. Per così prosperosi successi il -marchese, dopo aver donato al prode Sforza Attendolo la bella terra -di Montecchio, gli permise di passare al servigio de' Fiorentini con -secento lancie ed alcune schiere di fanteria; di modo che anch'egli -si trovò nell'esercito inviato da essi, siccome vedemmo, alla volta -di Roma. Restò poi quasi messa in camicia la famiglia de' Terzi, che -tuttavia occupava Borgo San Donnino, Castelnuovo, Fiorenzuola, la rocca -di Guardasone ed altri luoghi. Da Orlando Pallavicino fu loro tolto -Borgo, e da Alberto Scotti Fiorenzuola. Anche i Veneziani[2335], benchè -protettori de' Terzi, si impadronirono di Casal Maggiore, Brescello, -Guastalla e Colorno. Resta nondimeno anche oggidì essa famiglia in -Parma con isplendore e comodi di nobiltà. - -NOTE: - -[2323] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - -[2324] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2325] Theodoricus de Niem, Hist. Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2326] Theodor. de Niem, Hist. S. Antonin., P. III, tit. 22. - -[2327] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18. - -[2328] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital. - -[2329] Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[2330] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, tom. eod. - -[2331] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2332] Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2333] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Italic. - -[2334] Corio, Istoria di Milano. Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCX. Indizione III. - - GIOVANNI XXIII papa 1. - SIGISMONDO re de' Romani 1. - - -Fu cagione la peste entrata in Pisa che _papa Alessandro V_ si -ritirasse a Prato verso il fine dell'anno precedente, e poscia a -Pistoia[2336]. Quivi ricevette la lieta nuova che Roma era liberata -dalle armi del _re Ladislao_. Fecero quanto poterono i Fiorentini per -indurlo a portarsi colà, rappresentando che sarebbe più vicino alla -guerra che si meditava di fare contra del re Ladislao nel regno di -Napoli; ma più forza ebbe l'eloquenza di _Baldassare Cossa_ cardinale -legato di Bologna, ai cui cenni ubbidiva il buon papa, quasi come -schiavo, perchè da lui principalmente riconosceva il pontificato. -Volle il Cossa che Alessandro seco venisse a Bologna, e gli convenne -nel furore del verno per montagne piene di ghiaccio e di neve passare -a quella città[2337], dove fece entrata nel giorno 12 di gennaio con -incredibil gioia del popolo bolognese, per vedere piantata nella -lor città la residenza d'un romano pontefice. Quivi nel giovedì -santo pubblicò un'ampia bolla contra ai due pretensori del papato -_Gregorio_ e _Benedetto_. Quivi ancora ricevette nel dì 12 di febbraio -una solenne ambasceria de' Romani; che gli portarono le chiavi della -città, e fecero grandi istanze, affinchè egli se ne andasse colà. Ma -al cardinal Cossa non parve bene ch'egli si partisse da Bologna. In -questo mentre, cioè nel giorno 18 di gennaio[2338], _Giorgio degli -Ordelaffi_, essendosi ribellato il popolo di Forlimpopoli al papa, -fu chiamato alla signoria di quella città, e nel dì 25 di esso mese -furtivamente ancora entrò in quella di Forlì; ma ne fu scacciato -da quel presidio. Andò poscia nel dì 8 d'aprile il cardinal Cossa a -mettere l'assedio a Forlimpopoli. Essendosi intanto infermato papa -Alessandro, ritornò esso cardinale a Bologna nel dì 28 di esso mese. -Sino al dì 3 di maggio durò la malattia del pontefice, e di essa morì -egli in quel giorno. Fu poi sparsa voce dai nemici del cardinal Cossa, -che per veleno fattogli dare da esso cardinale fosse abbreviata la vita -a quel degno pontefice; e tal voce maggiormente prese piede, allorchè, -siccome vedremo, questo cardinale divenuto papa restò abbattuto dal -concilio di Costanza. Dio solo può essere buon giudice di questi fatti. -Solea questo buon papa dire, che egli era stato ricco vescovo, povero -cardinale e mendico papa[2339]. Unironsi dunque in conclave sedici -cardinali, che si trovavano allora in Bologna, e per le raccomandazioni -fervorose fatte dagli ambasciatori del _re Lodovico_ duca d'Angiò, fu -nel dì 17 di maggio eletto papa lo stesso cardinale di Santo Eustachio -_Baldassare Cossa_, che prese il nome di _Giovanni XXIII_. Venne poscia -a Bologna a baciargli i piedi il suddetto re Lodovico nel dì 6 di -giugno, e seco concertò la guerra, giù destinata contra di Ladislao re -di Napoli. Dopo di che, nel dì 23 di esso mese s'inviò alla volta di -Firenze. Circa questi tempi _Paolo Orsino_ e _Malatesta_ capitano de' -Fiorentini ridussero all'ubbidienza del pontefice le città di Tivoli -e d'Ostia[2340]. Fece poi papa Giovanni XXIII nel dì 6 di giugno una -promozione di quattordici cardinali, tutti persone di merito o per la -loro nobiltà o per lo sapere. Fulminò le censure contro papa Gregorio -e contro l'antipapa Benedetto; e Gregorio, che s'era ridotto a Gaeta, -non mancò di fare altrettanto contra di lui. Ma si cominciarono ad -imbrogliar gli affari di papa Giovanni in Romagna; perciocchè _Giorgio -degli Ordelaffi_ nel dì 12 di giugno occupò il castello d'Oriolo, e -_Gian-Galeazzo de' Manfredi_, figliuolo del fu Astorre, nel dì 18 di -esso mese s'impadronì di Faenza[2341]. Varii altri tentativi fatti -dall'Ordelaffo per entrare in Forlì andarono tutti in fumo. - -Grande sforzo di gente e di navi avea parimente in questi tempi -fatto in Provenza il suddetto re Lodovico duca d'Angiò per passare -ai danni del re Ladislao. Ma ancor questi pensò al riparo[2342]. -Trovati i Genovesi, che per essersi sottratti al dominio franzese, -si erano inimicati con quella nazione, assai disposti ad assisterlo -contro del re Lodovico, fece armare in Genova cinque navi con suo -danaro, comandate da Ottobuon Giustiniani. Spedì ancora a quella volta -nove delle sue galee per vegliare agli andamenti de' Provenzali. -Comparvero infatti sette navi grosse con assai altre minori del re -Lodovico in quei mari nel dì 16 di maggio, conducendo circa otto -mila persone; e i Genovesi, senza aspettar le galee di Ladislao che -erano indietro, non tardò ad essere ricuperata; e i Genovesi appresso -s'impadronirono di cinque delle navi grosse nemiche. Delle restanti -due, l'una fuggì, l'altra andò a fondo con tutti gli uomini. Questo -colpo sconcertò di molto le misure del re Lodovico. Tuttavia tredici -sue galee si lasciarono vedere nel mese d'agosto sulla riviera di -Genova, e seguì anche battaglia fra esse e quelle di Genova e di -Napoli, ma con restare indecisa la vittoria. Secondati intanto i -Genovesi dalla flotta napoletana, fecero tornare alla loro ubbidienza -la città di Ventimiglia, che pagò col saccheggio la resistenza sua. -Presero anche il porto di Telamone ai Sanesi per tradimento del -castellano[2343], ma questo fu ricuperato nel dì 6 di ottobre. Si -trasferì a Roma il re Lodovico, e vi fu ricevuto con grande onore -nel dì 20 di settembre[2344]. Perchè era scarso di danari, non trovò -maniera di danneggiar le terre del re Ladislao; sicchè, dopo essersi -trattenuto sino all'ultimo giorno dell'anno, allora prese il cammino -alla volta di Bologna, acciocchè la sua presenza desse più calore alle -meditate imprese. Mancò di vita in quest'anno sul fine di maggio[2345] -_Roberto di Baviera_ re de' Romani, principe eminente nella pietà e -clemenza; ma non altrettanto nel valore. Era tuttavia vivente l'inetto -_Venceslao_; pure gli elettori, senza far conto di lui, si unirono in -Francoforte per dargli un successore. Entrata fra loro la discordia, -alcuni elessero nel mese di settembre _Sigismondo re_ d'Ungheria -fratello d'esso Venceslao, ed altri _Giodoco marchese_ di Moravia, -principe, che, per essere in età di novant'anni, poco godè di questo -onore, perchè da lì a tre mesi, senza essere stato coronato, terminò -la sua vita, ed aprì la strada a Sigismondo, per esser nel seguente -anno ricevuto e riconosciuto da tutti per re de' Romani e di Germania. -Era ben egli per le sue singolari virtù dignissimo di sì alto grado. -Questi, abbandonato il partito di _papa Gregorio XII_, dianzi avea -abbracciato quello di _papa Giovanni XXIII_, il quale volentieri -l'accolse, e il favorì per farlo promuovere dagli elettori suddetti. - -Per la ritirata di _Bucicaldo_ da Milano e per avere i Genovesi scosso -il di lui giogo nell'anno precedente, il credito e la forza di _Facino -Cane_ era cresciuta a dismisura[2346]. Parve dunque ai consiglieri di -_Giovanni Maria Visconte_ duca di Milano che il braccio di costui quel -solo potesse essere che mettesse a terra i di lui nemici e ribelli, -e restituisse la tranquillità alla città di Milano afflitta da tutte -le bande. Si conchiuse dunque con esso una tregua nell'antecedente -settembre, e questa diventò poi pace nel dì 3 di novembre: del che gran -festa fu fatta in Milano, e Facino dipoi colle sue genti d'armi entrò -in Milano. Ma nell'aprile di quest'anno si rivoltarono contra di lui -le genti dello sconsigliato duca, di maniera che Facino ebbe fatica -a salvarsi alla terra di Rosate. Di nuovo seguì concordia fra loro, -e nel dì 7 di maggio rientrò egli in Milano, e gli fu accordato il -titolo di governatore per tre anni avvenire con plauso di quel popolo. -E perciocchè il duca e Facino erano disgustati forte di _Filippo Maria_ -conte di Pavia, contra di lui mossero le armi; ed avendo intelligenza -con _Castellino_ ed altri signori della casa Beccaria, il costrinsero -a cedere la rocchetta del ponte di Ticino. Fu in questa occasione che, -rotto il muro della città di Pavia, v'entrarono le milizie di Facino, -ed avendo facoltà di dare il sacco alle case de' Guelfi, menarono del -pari ancor quelle de' Ghibellini con grave sterminio di essa città. Che -inquieto, che misero stato fosse allora quel dell'Italia, ognun sel -vede. Filippo Maria si tenne ristretto in quel fortissimo castello. -Questo fatto, secondo il Diario Ferrarese[2347], succedette nel -principio dell'anno seguente. Per la morte di _Martino re d'Aragona_ -padre di _Martino re di Sicilia_ premorto[2348], si cominciarono -dei rumori in Sicilia, perchè Bernardo da Caprera s'impadronì della -città di Catania. E non fu quieto il regno di Napoli[2349], essendosi -ribellati contra del re Ladislao _Gentile da Monterano_ e il _conte di -Tagliacozzo_ di casa Orsina. Mandò il re gente ad assediar la Padula, -che era di Gentile, e questo esercito vi stette lungo tempo a campo, -tanto che Gentile fu cacciato dal regno. Quanto al suddetto conte di -Tagliacozzo, egli andò ad unirsi con Lodovico d'Angiò. Fece anche -Ladislao incarcerare in Napoli i fratelli di _papa Giovanni_ della -famiglia Cossa. - -NOTE: - -[2335] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2336] Theodericus de Niem, in Johanne XXIII Papa. Raynaldus, Annal. -Eccles. - -[2337] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2338] Annal. Mediolan., tom. 22 Rer. Ital. - -[2339] Vita Melandri V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2340] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2341] Diar. Ferrar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2342] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giornal. -Napol., tom. 21 Rer. Ital. Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2343] Cronica di Siena, tom. 19 Rer. Ital. - -[2344] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2345] Gobelinus, Lang. Cuspinian., et alii. - -[2346] Corio, Istoria di Milano. - -[2347] Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXI. Indizione IV. - - GIOVANNI XXIII papa 2. - SIGISMONDO re de' Romani 2. - - -Giunto a Bologna nel dì 16 di gennaio il _re Lodovico_ d'Angiò[2350], -non lasciò indietro esortazioni e ragioni per condurre a Roma il -pontefice _Giovanni XXIII_. Dopo averlo disposto a questo viaggio, -sul principio di marzo s'inviò egli innanzi a quella volta. Nel dì -ultimo di esso mese gli tenne dietro il papa, con lasciare al governo -di Bologna il cardinal di Napoli. Nel dì 11 d'aprile giunse nelle -vicinanze di Roma[2351], e fece dipoi la sua solenne entrata in San -Pietro col re Lodovico, che l'addestrava, nel sabbato santo. La festa -del popolo romano fu grande. Fatti i preparamenti dell'armata, e -benedette le bandiere, uscì il re Lodovico in campagna, incamminandosi -nel dì 28 d'aprile verso il regno di Napoli, accompagnato da insigni -condottieri d'armi, cioè da _Paolo Orsino_, _Sforza Attendolo_, -_Braccio da Montone_ Perugino, _Gentile da Monterano_, dal _conte -di Tagliacozzo_ e da una fiorita nobiltà. Circa dodici mila cavalli -e numerosa fanteria seco condusse[2352]. Sul principio del maggio -venne a mettersi a fronte di lui il _re Ladislao_ con esercito quasi -eguale a Roccasecca. Stettero guardandosi le due armate sino al dì -19 d'esso mese[2353], in cui, avendo innanzi il re Ladislao mandato -il guanto della disfida, si azzuffarono. Crudele fu la battaglia, e -piena in fine la sconfitta di Ladislao colla perdita delle bandiere, -tende e bagaglio, e con restar prigionieri il legato del deposto papa -_Gregorio XII_, _conte da Carrara_, i _conti d'Aquino_, _di Celano_, -_d'Alvito_, e molti altri de' principali baroni di Napoli. Si salvò -Ladislao, e con fatica, a piedi a Roccasecca, e come potè il meglio -attese a fortificarsi per impedire i progressi dell'armata vincitrice: -il che gli venne fatto. Fu creduto[2354] che l'aver egli guadagnato -sotto mano _Paolo Orsino_, questi andasse tanto tergiversando, che -il re si rimise in forze, e fece poi testa a' nemici. S'aggiunse un -altro fatto, per cui maggiormente venne calando la bella apparenza di -detronizzar Ladislao. Lo scrivo sulla fede di Bonincontro[2355], perchè -a me resta dubbio essere lo stesso che quel dell'anno antecedente. -Avea spedito il re Lodovico otto navi grosse e venti galee verso il -regno di Napoli, acciocchè per mare secondassero l'impresa della sua -armata di terra. Quasi nello stesso tempo che seguì la battaglia poco -fa narrata, furono anche assalite le dette navi angioine dalla flotta -di Ladislao, consistente in sette galee e sei navi, e furono prese. -Giunto questo doloroso avviso alle galee di Lodovico, se n'andarono -in Calabria per assistere a Niccolò Ruffo, che s'era in quelle parti -insignorito di varie castella, e nel cammino espugnarono Policastro. A -nulla poi si ridussero tali conquiste, perchè il re Ladislao, tornato -che fu in forze, mandò le sue genti in Calabria, che ricuperarono -Crotone e Catanzaro, con obbligare Niccolò Ruffo a salvarsi in -Provenza, da dove era venuto. Intanto il re Lodovico, trovati chiusi -i passi per inoltrarsi nel regno di Napoli, e mancandogli danaro e -viveri per mantenere l'armata, dolente la ricondusse a Roma nel dì 12 -di luglio[2356], e poscia nel dì 5 d'agosto imbarcatosi, spiegò le vele -verso la Provenza. Fortunato senza dubbio fu in sì disastrosi tempi il -re Ladislao; ma molto contribuì a sostenersi contra di quel minaccioso -torrente, l'aver egli nell'anno precedente procurato di staccare -dalla lega del papa i Fiorentini, i quali stanchi erano omai di tante -spese[2357]. Infatti, nel gennaio del presente anno furono sottoscritti -i capitoli della pace fra loro, il più importante de' quali fu, -ch'egli per sessanta mila fiorini d'oro vendè a' Fiorentini la città -di Cortona: del che grande allegrezza fu fatta in Firenze per questo -accrescimento di potenza. Dopo aver papa Giovanni nel dì 5 di giugno -creati tredici cardinali, tutte persone di merito, grandi processi -fabbricò dipoi contra del re Ladislao[2358]; e nel dì 9 di settembre -il dichiarò scomunicato e privato di tutti i suoi titoli e dominii: -armi che contra d'un principe tale, poco curante della religione, si -trovarono affatto spuntate. - -Dacchè il popolo di Bologna vide partito il papa, da cui in addietro, -quando era solamente cardinale, era stato governato con mano assai -pesante, sentì risorgere il desiderio dell'antica sua libertà. Scoppiò -questo tumore nel dì 12 di maggio[2359]. Corsero que' cittadini -all'armi, gridando: _Viva il popolo e le arti_; e il cardinale legato -si ritirò nel castello, oppur nella casa d'un mercatante, e fu dato il -sacco al suo palazzo. Assediato il castello, si tenne saldo sino al dì -28 del mese suddetto, in cui si rendè ai cittadini, salva la roba e le -persone, e fu poi disfatto. Sul principio di giugno _Carlo Malatesta_, -gran protettore di papa _Gregorio XII_, arrivò colle sue genti d'armi -a San Giovanni in Persiceto, terra da lui posseduta, ed assediata -inutilmente nel precedente aprile dai Bolognesi: il che inteso da essi, -tornarono nel dì 11 d'esso giugno a mettervi il campo. Ritrovato l'osso -duro, fu giudicato meglio di far pace col Malatesta, il quale non solo -restò padrone di San Giovanni, ma ancora si fece pagar trenta mila -lire da essi Bolognesi. Anche il popolo della città di Forlì, udita -la rivoluzion di Bologna, si levò a rumore, e, scacciati gli uffiziali -del papa, acclamò per suo signore _Niccolò marchese_ di Ferrara[2360], -il cui capitano Guido Torello ivi si trovava con un corpo d'armati. Ma -entrati in essa città _Giorgio_ ed _Antonio degli Ordelaffi_ nel dì 7 -di giugno con due mila pedoni, ne presero il possesso, e dopo qualche -tempo costrinsero alla loro ubbidienza la rocca e la cittadella. Poco -profittò Antonio di tal acquisto, perchè macchinando di levare il -comando, e fors'anche la vita a Giorgio, scoperto il trattato (se pur -fu vero), nel dì 30 di agosto venne preso e confinato in prigione da -esso Giorgio, il quale restò solo padrone. Allora i Forlivesi per opera -di Carlo Malatesta si partirono dall'ubbidienza di papa Giovanni, e -aderirono a papa Gregorio. Nel dicembre ancora di quest'anno[2361] si -accese guerra fra _Sigismondo re de' Romani_, d'Ungheria e Boemia, e -i Veneziani, pretendendo il re che gli fosse restituita Zara colla -Dalmazia. Entrati gli Ungheri nel Friuli, presero Udine, Marano e -Porto Gruaro, talmente che il patriarca d'Aquileia scappò a Venezia. -Impadronitisi ancora di Cividal di Belluno, Feltro e Serravalle, -minacciavano di peggio; se non che i Veneziani, con incredibil -diligenza formato un copioso armamento, e tolto al loro servigio per -generale _Carlo Malatesta_, ruppero il corso alle conquiste di que' -Barbari. Nella state di quest'anno[2362] _Niccolò marchese_ d'Este, -signor di Ferrara, Modena, Reggio e Parma, essendo molestato da -_Orlando Pallavicino_, che tenea occupato Borgo San Donnino, spedì -colà il valoroso suo capitan _Uguccion de' Contrarii_ con due mila -cavalli e molta fanteria. Varie castella tolse Uguccione ad Orlando, -e il ridusse a tale che fu obbligato a cedere la nobil terra di Borgo -San Donnino al marchese, il qual, fattolo venire a Ferrara, il prese al -suo servigio con decorosa provvisione. Era già entrato Facino Cane in -Pavia[2363], nè altro più restava a _Filippo Maria Visconte_ che quel -fortissimo castello, dove s'era chiuso. Ma postovi l'assedio da Facino, -gli convenne capitolare e rendersi. Fra i capitoli vi fu che Filippo -Maria ritenesse il titolo di conte di Pavia, ma conte solo di nome, -perciocchè Facino mise sua gente nel castello, ed era padron di tutto, -dando al misero principe quanto gli bastava per vivere e mantenere -una scarsa corte. Dopo questo andò Facino a far guerra a _Pandolfo -Malatesta_ signore di Brescia, ma senza apparir sulle prime se fosse -guerra vera o da burla. - -NOTE: - -[2348] Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - -[2349] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2350] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rerum Italic. - -[2351] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2352] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2353] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. S. Antonin., et alii. - -[2354] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18. - -[2355] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2356] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital. - -[2357] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 18. - -[2358] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. - -[2359] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Cronica di -Bologna, tom. eod. Diario Ferrar., ubi supra. - -[2360] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. Annal. Foroliviens., tom. -22 Rer. Ital. Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital. - -[2361] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXII. Indizione V. - - GIOVANNI XXIII papa 3. - SIGISMONDO re de' Romani 3. - - -Tenne _papa Giovanni_ nell'aprile di quest'anno un concilio nella -basilica vaticana[2364], e nel dì 19 di giugno si partì dal di lui -servigio colle sue genti d'armi _Sforza_ da Cotignuola, divenuto già -uno de' più prodi condottieri che s'avesse allora l'Italia; e a nulla -servì l'avergli il papa donata o venduta la terra stessa di Cotignuola. -I danari e le promesse del _re Ladislao_ privarono il papa di questo -campione. Allegava egli per iscusa di non vedersi sicuro con _Paolo -Orsino_, suo nemico ed uomo di buono stomaco. Di tal fuga, a cui fu -dato nome di tradimento, e massimamente per esser egli passato al -soldo di un nemico della Chiesa, si chiamò tanto offeso il papa[2365], -che fece in varii luoghi dipignere Sforza impiccato pel piede destro, -con sotto un cartello, in cui Sforza fu pubblicato reo di dodici -tradimenti, con tre rozzi versi, il cui primo fu: - - IO SONO SFORZA VILLANO DALLA COTIGNUOLA. - -Venne dipoi il medesimo Sforza col conte di Troia, conte da Carrara ed -altri capitani, e con assai squadre d'armati verso Ostia, e quivi si -accampò, ma senza che male alcuno ne seguisse Intanto papa Giovanni -colla nemicizia di Ladislao, fomentatore dell'avversario _Gregorio_, -mirava il suo stato non assai fermo; e dall'altra parte anche Ladislao -paventava de' nuovi insulti da papa Giovanni, che proteggeva il di lui -emulo _Lodovico di Angiò_. O l'un dunque o l'altro fecero muover parola -di aggiustamento, e trovarono amendue il loro conto a conchiuderlo. -Tanto più agevolmente vi concorse il pontefice, perchè intese che s'era -maneggiata, fors'anche stabilita, da Ladislao una lega co' signori -della Marca e Romagna contra di lui. Per attestato di Teodorico da -Niem[2366], comperò papa Giovanni quella pace con isborso di cento -mila fiorini, segretamente pagati a Ladislao. Altre più vantaggiose -condizioni, e maggior somma di danaro accordata a quel re ne' capitoli -della concordia, si leggono presso il Rinaldi[2367]. Ora Ladislao, -per dar più colore al cangiamento che giù destinava di fare, chiamata -a sè una congregazion di vescovi e d'altri dotti ecclesiastici, loro -espose gli scrupoli della sua solamente in questa occasione delicata -coscienza, per aver finora aderito a papa _Gregorio XII_, quando -quasi tutta la cristianità riconosceva per vero papa il solo _Giovanni -XXIII_. La disputa andò a finire in favor d'esso papa Giovanni. Ciò -fatto, si portò Ladislao a Gaeta a visitar papa Gregorio. De' di lui -trattati segreti non era allo scuro Gregorio, e però immantenente -gliene dimandò conto. Negò Ladislao, ma nel dì seguente gli fece -intendere che si levasse da' suoi Stati in un determinato tempo, perchè -non potea più sostenerlo. Trovossi allora in grandi affanni Gregorio e -la corte sua; ma per buona ventura capitate colà due navi mercantili -veneziane, in una d'esse s'imbarcò, e girando pel mare Adriatico fra -molti pericoli e timori d'essere colto dalle insidie di papa Giovanni, -arrivò in fine nel mese di marzo a Rimini, dove con ossequio e festa -ben ricevuto dai Malatesti pose la sua residenza[2368]. Fu assai -che Ladislao nol sagrificasse alla politica sua e ai desiderii del -pontefice Giovanni di lui avversario. Si pubblicò questa pace nel mese -d'ottobre. - -Vide in quest'anno la città di Milano un orrido spettacolo[2369]. -_Giovanni Maria Visconte_ duca s'era già tirato addosso l'odio -universale del popolo, non tanto per le gravezze imposte, quanto per -la sua inaudita crudeltà. Teneva egli de' fieri cani al suo servigio, -e con essi facea sbranar le persone, alle quali volea male; talvolta -ancora per ispasso li lasciava contra delle innocenti persone. Il -Corio[2370] ne racconta varii casi. Fecesi pertanto una congiura contra -di lui da varii nobili, alcuni de' quali della stessa sua corte; cioè -quei da Bagio, Ottone Visconte, Giovanni da Posterla, quei del Maino, i -Trivulzi, i Mantegazi ed altri. Ora mentre il duca nel dì 16 di maggio -dalla corte passava alla Chiesa di San Gotardo, per udir messa, oppure -mentre udiva messa, gli furono alla vita i congiurati, e con due ferite -lo stesero morto a terra. Con questa facilità si sbrigarono essi dal -duca, perchè in questi tempi non si trovava in Milano _Facino Cane_ -suo governatore e protettore. Si era egli dianzi con potente esercito -portato all'assedio di Bergamo, posseduto da _Pandolfo Malatesta_, e -dopo la presa de' borghi era vicino a veder anche la città ubbidiente -a' suoi cenni. Ma, infermatosi gravemente, si fece portare a Pavia, -dove tanto sopravvisse, che apprese la violenta morte data al duca -da chi, per la lontananza, s'era arrischiato a fare quel colpo, e -ne ordinò a' suoi la vendetta. Giovanni Stella[2371] scrive essere -morto Facino nel giorno stesso in cui fu ucciso il duca. Egli era -nativo di Santuà del Piemonte: altri dicono di Casale del Monferrato. -Secondo la testimonianza del Biglia e del Corio, costui signoreggiava -allora in Pavia, Alessandria, Vercelli, Tortona, Varese, Cassano, -in tutto il lago Maggiore e in altre terre; ma spirò con lui tanta -grandezza, perchè mancò senza prole. Dappoichè fu seguita la morte del -duca Giovanni Maria, ed esposto il suo cadavero nel duomo, entrò in -Milano con pochi _Astorre_, ossia _Estorre_, bastardo del fu Bernabò -Visconte, chiamato _il soldato senza paura_[2372], che avea tenuta -mano alla congiura, ed unito co' suoi partigiani, i quali, gridando: -_Viva Astorre duca_, s'impadronirono del palazzo ducale, corse la -città senza impedimento alcuno, ed assunse il titolo di duca. Ma il -castello, di cui era governatore Vincenzo Marliano, per quante promesse -e minaccie usasse Astorre, non gli volle prestare ubbidienza. La morte -di Giovanni Maria duca, e forse più quella di Facino Cane, richiamò, -per così dire, in vita _Filippo Maria Visconte_ suo fratello, conte -di Pavia, che, perduto ogni suo dominio, meschinamente vivea in Pavia -alla discrezione d'esso Facino, mancandogli talvolta il vitto. Prese -egli tosto il titolo di duca di Milano; e giacchè Facino in morte -l'avea raccomandato vivamente alle sue milizie, parea che non fosse da -dubitare della loro assistenza. Ma queste genti venali voleano danari, -e si preparavano di passare, chi al servigio di _Pandolfo Malatesta_ -e chi di _Astorre Visconte_. Un ripiego a sì fatti bisogni fu allora -trovato da _Bartolomeo Capra_ eletto arcivescovo di Milano, e da -Antonio Bozero Cremonese, governator della cittadella di Pavia. Questi, -dopo aver ricoverato Filippo Maria in essa cittadella, per sottrarlo -alla bestialità delle truppe e alle insidie de' nobili da Beccaria, -proposero che Filippo sposasse _Beatrice Tenda_, vedova del suddetto -Facino. Vi si accomodò Filippo; Beatrice non solamente vi acconsentì, -ma sborsò quattro mila fiorini d'oro, e, dopo essere stata sposata, -diede a Filippo in dote altri tesori e le città suddette, benchè tutte -non venissero allora alle mani di lui. Rallegrato l'esercito colle -paghe di Beatrice, tutto si diede a Filippo Maria, il quale s'inviò -con esso alla volta di Milano, dove _Astorre Visconte_, nel medesimo -tempo che tenea assediato il castello, attendeva a sollazzarsi in -feste e giuochi. Nel dì 16 di giugno introdusse il novello duca delle -provvisioni di viveri nel castello, ed entratovi anch'egli, ne uscì -poi verso la città, che già s'era mossa a rumore ed acclamava lui -per signore. Per questo avvenimento Astorre con _Giovanni Picinino_, -figliuolo del già _Carlo Visconte_, uscì di Milano e si ritirò alla -nobil terra di Monza, di cui era padrone. Presi alcuni uccisori del -duca, ebbero dalla giustizia il premio che si meritavano. Fu dalle -genti del duca Filippo Maria assediata Monza, e dopo quattro mesi presa -e messa a saccomano. Si rifugiò Astorre nel castello; ma colto un dì -da una pietra de' molti mangani che tempestavano quella fortezza, ebbe -una gamba rotta, e di spasimo per essa ferita morì. Vidi io, nel 1698, -in Monza il suo corpo per accidente disseppellito in quella basilica, -tuttavia intero e coll'osso della gamba rotto. Certo che la sua santità -non gli avea meritato questo privilegio. Valentina sorella d'Astorre -sostenne poi quel castello sino al dì primo di maggio dell'anno -seguente, in cui lo consegnò con buoni patti, riferiti dal Corio, a -_Francesco Busone_, soprannominato il _Carmagnuola_, che di bassissimo -stato pel suo valore e per la sua fedeltà era già salito al grado di -consigliere e maresciallo del duca. - -Nella città di Bologna, dacchè essa si ribellò a _papa Giovanni XXIII_, -le arti e il popolo basso comandavano le feste[2373]. Avvenne che -nel dì 25 di agosto i Pepoli, Guidotti, Isolani, Manzuoli, Alidosi, -Bentivogli ed altri nobili si levarono a rumore, e, deposto il governo -popolare, cominciarono essi a reggere la città. Poscia nel dì 22 di -settembre acclamarono la Chiesa, avendo già stabilito accordo con -papa Giovanni, le cui armi presero il possesso della città, e nel dì -30 di ottobre arrivò colà per legato il cardinale del Fiesco. Anche -la terra di San Giovanni in Persiceto tornò in potere de' Bolognesi, -con iscacciarne il dominio de' Malatesti. Ebbero in questi tempi i -Genovesi gran guerra coi Catalani[2374], ed avendo spedito contra -d'essi una flotta comandata da _Antonio Doria_, recarono loro dei -gran danni Per cagione ancora di Porto Venere fu guerra fra essi -e i Fiorentini; ma nell'anno seguente ne seguì accordo. Di maggior -conseguenza fu la guerra che tuttavia durava tra _Sigismondo re_ de' -Romani e di Ungheria, e la _signoria di Venezia_[2375]. Vennero gli -Ungheri sino a Trivigi, mettendo tutto quel territorio a sacco. Dacchè -se ne furono ritirati, l'armata veneta marciò in Friuli per ricuperar -le terre tolte al patriarca d'Aquileia. _Carlo Malatesta_ loro generale -vi fece di molte prodezze. Nel dì 9 di agosto venne alle mani l'armata -veneta cogli Ungheri, e il combattimento fu duro e sanguinoso per l'una -e per l'altra parte; ma in fine ebbero gli Ungheri la peggio, e ne -restarono moltissimi prigioni. Tre ferite, ma non mortali, ne riportò -esso Carlo Malatesta. _Pandolfo_ suo fratello, chiamato al comando -delle armi venete, fece altri progressi, e tutto quest'anno spese in -varii incontri e badalucchi. Tal guerra diffusamente narrata si vede -da Andrea Redusio[2376]. In questi tempi ancora _Braccio da Montone_, -fuoruscito di Perugia, cominciò cogli altri della sua fazione a far -guerra alla patria[2377]; ma ebbe una rotta da _Nanne Piccolomini_ e da -_Ceccolino_ Perugino: il che gli servì di scuola per far meglio da lì -innanzi il mestier della guerra, in cui divenne eccellente. - -NOTE: - -[2362] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. - -[2363] Id., ibid. Corio, Istoria di Milano. - -[2364] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2365] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2366] Theodericus de Niem, in Johanne XXIII. - -[2367] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2368] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2369] Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital. - -[2370] Corio, Istor. di Milano. - -[2371] Johan. Stella, tom. 17 Rer. Ital. - -[2372] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2373] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2374] Joahnnes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2375] Sanuto, Istoria di Venezia., tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXIII. Indizione VI. - - GIOVANNI XXIII papa 4. - SIGISMONDO re de' Romani 4. - - -Di che tenore fossero la fede e i giuramenti di _Ladislao re di -Napoli_, era assai noto; eppure _papa Giovanni_ si lasciò attrappolare -da un principe così infedele col credere sincera la concordia -dell'anno precedente. Dove andasse questa a terminare, se n'avvide -egli nell'anno presente. Dimorava esso papa in Roma alla spedizione -de' sacri e de' temporali affari; ma non gli mancavano affanni e liti -per l'inquietudine de' Romani, e per l'infedeltà di non pochi d'essi. -Quando ecco nel mese di maggio s'ode[2378] che il re Ladislao ha -spedito l'esercito suo nella marca d'Ancona, e comincia ad impadronirsi -di quelle terre. Speditogli contro _Paolo Orsino_, lungi dal reprimere -le forze nemiche, restò assediato da _Sforza_ suo nemico in Rocca -Contrada. Da questo tradimento conobbe il papa che il malvagio re, -voglioso del dominio di Roma, verso quella volta avrebbe indirizzate -in breve l'armi sue. Così fu. Allorchè s'ebbe nuova ch'egli s'andava -avvicinando, e fu nel dì 4 di giugno, papa Giovanni, dopo avere -sgravato il popolo romano dalla terza parte della gabella del vino, -chiamati i conservatori e principali romani a palazzo, dopo avergli -esortati ad essere fedeli, e a non temere del re Ladislao, lasciò in -mano loro il governo. Di magnifiche promesse fecero allora i Romani. -Ritirossi nel dì 7 di esso mese il papa con tutta la corte in casa del -conte di Monopello, e nella stessa notte, rotta una parte del muro di -Roma, entrò _Tartaglia_ condottier d'armi pel re Ladislao nella città, -e nel dì seguente si mise senza contraddizione in possesso di Roma, -giacchè niuno s'oppose, e non mancava chi tenea buona intelligenza col -re. Allora papa Giovanni coi cardinali e con tutta la famiglia fu lesto -a fuggire, inviandosi a Viterbo[2379]. Per istrada dai corridori nemici -rimasero uccisi o svaligiati non pochi della corte sua. Il cardinale -di Bari fu preso ed imprigionato; e in Roma la parte degli Orsini -favorevole a papa Giovanni patì non poco danno in tal congiuntura. -L'autore della Cronica di Forlì scrive[2380] che questo pontefice dai -suoi avversarii era soprannominato per ischerno Buldrino, e ch'egli -si ridusse a Radicofani: nel qual tempo corse voce che non si sapeva -dove egli fosse. Ma nel dì 17 di giugno egli comparve a Siena, e dopo -aver trattato della comune difesa con que' maestrati[2381], nel dì 21 -s'inviò alla volta di Firenze. I Fiorentini, che non voleano tirarsi -addosso l'indignazione di Ladislao[2382], non vollero per allora -lasciar entrare nella città, contentandosi solamente di lasciargli -prendere stanza in Santo Antonio del Vescovo fuori di essa città. -Entrò il re Ladislao in Roma nel suddetto dì 8 di giugno, e da lì a -due giorni si portò ad abitare nel palazzo vaticano, con ordinar poi -l'assedio di castello Sant'Angelo, che tuttavia si tenea forte per -papa Giovanni. Si sostenne quel castellano sino al dì 23 di ottobre, -in cui finalmente rendè alle genti del re quella fortezza con gran -festa e galloria de' Romani. Guadagnò egli dodici mila fiorini, co' -quali si ritirò nel regno di Napoli. Intanto, inoltratesi le milizie -del re Ladislao, ridussero, nel dì 24 del mese di giugno, alla di -lui ubbidienza Ostia, e da lì a due giorni Viterbo, e successivamente -tutte le altre terre sino ai confini del Sanese. Nel dì primo di luglio -imbarcatosi il re in una galea, prese il viaggio alla volta di Napoli. - -Dopo tre mesi fu ammesso in Firenze _papa Giovanni_, e quivi dispose -con que' maestrati la maniera di far fronte agli ambiziosi pensieri del -_re Ladislao_, principe che mostrava di voler la pace, ma guastandone -nello stesso tempo ogni trattato colle esorbitanti sue pretensioni. -Credette papa Giovanni, fin quando egli si tratteneva in Roma, che, -ad assodare il suo stato e a frenare i passi dell'ingordo Ladislao, -l'unico mezzo fosse l'intendersi con _Sigismondo re_ de' Romani, -d'Ungheria e Boemia, le cui armi in Italia erano vittoriose contro la -signoria di Venezia. Per far conoscere a questo principe il suo buon -animo verso la pace della Chiesa, divisa allora da tre papi, determinò -di proporgli la convocazion d'un concilio generale, e destinò a lui -due cardinali legati. Narra Leonardo Aretino[2383], che era allora suo -segretario di lettere, essere stata la sua idea che questo concilio si -tenesse in luogo dove esso papa fosse il più forte. Ma allorchè fu per -ispedire i legali con plenipotenza, lasciò questo punto raccomandato -solamente alla loro prudenza. Andarono i legali a trovar Sigismondo; -e Dio, che voleva confondere l'umana prudenza, e la fina politica -di cui si pregiava papa Giovanni, permise che i medesimi legati -convenissero con Sigismondo di raunar questo concilio nella città di -Costanza, ubbidiente allora ad esso re, come sito il più comodo per -l'intervento delle varie nazioni. Il che saputo da papa Giovanni, -n'ebbe incredibil dispiacere, e fin d'allora cominciò a temere l'ultimo -suo tracollo. Venne egli da Firenze a Bologna, dove entrò nel dì 12 di -novembre[2384]; e, fermatosi quivi sino al dì 23 d'esso mese, s'inviò -in quel giorno verso Lombardia, per abboccarsi col suddetto Sigismondo. -Era calato questo principe in Italia, e concertato l'abboccamento col -papa nella città di Lodi, si portò colà. Vi comparve anche lo stesso -pontefice, e da quella città spedì le circolari[2385] per invitar -tutti a concorrere ad esso concilio nell'anno seguente. _Giovanni da -Vignate_, che era signore ossia tiranno di Lodi, grande onor fece a -papa Giovanni e a Sigismondo; e perchè egli colla sua destrezza era -divenuto padrone anche di Piacenza, in tal congiuntura, se crediamo al -Corio[2386], fece di quella città un dono al re Sigismondo. Voce comune -era che esso re de' Romani fosse venuto per prendere la corona ferrea -d'Italia; ma odiando egli _Filippo Maria Visconte_ duca di Milano, niun -accordo potè seguir fra loro. E tanto meno dipoi, perchè il duca fece -la lega contra di lui coi _Genovesi_, col _marchese di Monferrato_ e -con _Pandolfo Malatesta_. Da Lodi, ove celebrarono la festa del santo -Natale, passarono dipoi Giovanni e Sigismondo a Cremona, quivi ben -ricevuti da _Gabrino Fondolo_ tiranno d'essa città. Si racconta di -costui un fatto, di cui non oserei d'essere mallevadore, cioè aver -egli detto, prima di morire, d'essere d'una sola cosa pentito. Ed -era, che avendo egli condotto papa Giovanni e il re Sigismondo fin -sulla cima dell'alta e nobil terra di Cremona[2387], non gli avesse -precipitati amendue al basso, perchè la morte dei due principali capi -della cristianità avrebbe portata dappertutto la fama del suo nome. -Bestialità sì enorme difficilmente potè cadere in mente, se non per -burla, ad un uomo si accorto, come egli fu. Tuttavia racconta il -Redusio[2388] che tanto il papa che Sigismondo, entrati in sospetto -della fede di costui, _insalutato hospite_, si partirono di Cremona. -Continuò ancora per li primi mesi di questo anno la guerra fra il -suddetto re Sigismondo e i Veneziani[2389]. Si sparsero le genti -di lui pel Veronese e Vicentino; succederono ancora molti incontri -di guerra colla peggio ora dell'uno ora degli altri; ma in fine, -conoscendo Sigismondo che v'era poco da sperare contro la potenza e -vigilanza della signoria di Venezia, diede ascolto a proposizioni -di tregua. Nel dì 18 d'aprile giunse a Venezia la nuova che s'era -conchiusa essa tregua per cinque anni avvenire. _Pandolfo Malatesta_, -che con singolar valore e fedeltà aveva servito alla repubblica in -questa guerra, dopo aver ricevuto considerabili premii e finezze dai -signori veneti, se ne ritornò a Brescia, e cominciò guerra contra del -suddetto Gabrino Fondolo tiranno di Cremona, a cui tolse circa diciotto -castella, con giugnere fino alle mura di quella città; ma non potè fare -di più. Terminò i suoi giorni in quest'anno, nel dì 26 di dicembre, -_Michele Steno_ doge di Venezia[2390], e gli succedette poi in quella -illustre carica _Tommaso Mocenigo_, nel dì 7 del prossimo gennaio. -Questi si trovava allora ambasciatore in Cremona, ed avvisato sen -venne segretamente a Venezia. Nel dì 2 di agosto di quest'anno[2391] -_Giorgio degli Ordelaffi_ signor di Forlì, per ispontanea dedizion de' -cittadini di Forlimpopoli, divenne padrone di quella terra. Troppo fin -qui erano stati su un piede i Genovesi, gente allora inclinata troppo -alle mutazioni. Loro signore ossia capitano, come vedemmo, era divenuto -_Teodoro marchese_ di Monferrato, in ricompensa di averli liberati dal -giogo dei Franzesi. Mentre egli si trovava a Savona, per dar sesto ad -una sollevazione di quella città, levossi a rumore il popolo di Genova, -gridando _libertà_, nel dì 20 di marzo. Fuggirono gli uffiziali del -marchese, e venuto a Genova _Giorgio Adorno_, personaggio ben voluto da -tutti, fu eletto doge di quella repubblica. Seguì poscia, nel dì 9 di -aprile, un accordo col marchese di Monferrato, il quale, contentandosi -di ventiquattro mila e cinquecento fiorini d'oro, fece lor fine delle -sue pretensioni. - -NOTE: - -[2376] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2377] Johann. Baudin., Istor. Senens., tom. 20 Rer. Ital. - -[2378] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2379] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital. Theodoricus de Niem, -Hist. S. Antonin., et alii. - -[2380] Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital. - -[2381] Cronica di Siena, tom. eod. - -[2382] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Ammirato, Istor. di -Firenze, lib. 18. - -[2383] Leonardus Aretin., ubi supra. - -[2384] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2385] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2386] Corio, Istoria di Milano. - -[2387] Campi, Istor. di Cremona. - -[2388] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital., pag. 827. - -[2389] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2390] Idem, ibidem. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXIV. Indiz. VII. - - GIOVANNI XXIII papa 5. - SIGISMONDO re de' Romani 5. - - -Dopo avere stabilito quanto occorreva pel concilio generale da tenersi -in questo anno in Costanza[2392], si separarono _papa Giovanni_ e il -_re Sigismondo_. Da Cremona venne il pontefice a Mantova, e di là a -Ferrara, dove fece la sua solenne entrata nel dì 18 di febbraio[2393]. -In tale occasione tirò al suo partito, oppure maggiormente confermò -in esso, _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara, il quale nell'anno -precedente, per le persuasioni di _Sforza Attendolo_, s'era lasciato -indurre a far lega col re _Ladislao_, e già ne avea ricevuto trenta -mila fiorini d'oro, col bastone del generalato. Rinunziò poscia e -restituì il danaro. E qui non vo' lasciar di dire che questo principe -nell'anno presente, essendosi messo in viaggio per andar alla divozion -di San Jacopo di Galizia (era egli stato anche nell'antecedente anno -al santo Sepolcro), nel passare, verso i confini del Genovesato, -un castello appellato Monte San Michele di uno de' marchesi del -Carretto[2394], fu messo prigione da quel castellano per l'unico fine -di ricavar danari dal suo riscatto: iniquità praticata non poco dai -tirannetti di questi tempi contro il diritto delle genti. Per liberarsi -fu il marchese obbligato a promettere gran somma di danaro, la quale -non so se fosse poi pagata, e se ne tornò a Ferrara con incredibil -consolazione di quel popolo, che quanto l'amava altrettanto aveva -deplorata la disgrazia avvenutagli. Giunto a Bologna, nel dì 26 di -febbraio, papa Giovanni[2395], quivi attese a rimettere in piedi il -castello già smantellato da quel popolo, credendosi di quivi far -le radici; ma altrimenti avea disposto la divina Provvidenza. Non -mancavano intanto affanni ad esso pontefice, e timori a tutti i suoi -cortigiani[2396], perchè Ladislao re di Napoli, e padrone di Roma e -d'altre città pontifizie, informato dei negoziati fatti dal papa col re -Sigismondo contra di lui, fremendo minacciava di venir fino a Bologna -per iscacciarlo di là. A questo fine si portò egli da Napoli a Roma -nel dì 14 di marzo[2397], per prepararsi alla spedizione suddetta. A' -Fiorentini non piaceano questi andamenti del re per gelosia del loro -Stato; e perciò tanto si adoperarono che strinsero pace e lega con -lui nel dì 22 di giugno; e Ladislao promise di non molestar Bologna, -nè il suo contado. Sul principio di luglio, trovandosi Ladislao in -Perugia con _Paolo Orsino_, che sotto la buona fede era a lui venuto, -e con _Orso da Monte Rotondo_ ed altri baroni romani, non so per quali -sospetti, li fece prender tutti e due, e condurli a Roma incatenati. -In Paolo si univa la riputazion d'essere un prode condottier d'armi -ed insieme il discredito d'uomo disleale; però la sua prigionia a -molti dispiacque, e ad altri più fu gratissima. Ma peggio intervenne -al medesimo _re Ladislao_. Mentre era a campo a Narni, s'infermò per -male attaccatogli, per quanto corse la fama, da una bagascia perugina -nelle parti oscene. Non era allora conosciuto il morbo gallico; ma, -per attestato degli antichi medici, si provarono talvolta i medesimi -mali influssi dell'incontinenza, ai quali si dava il nome di veleno. -Tormentato Ladislao da atroci dolori, fu portato sopra una barella -a San Paolo fuori di Roma; e venute due galee di Gaeta, s'imbarcò -in una di esse, menando seco incatenato il suddetto Paolo Orsino, e -s'inviò per andare a Napoli. Ma cresciuto il suo malore, e fattosi -portare al lido, oppure in Castello Nuovo, come si ha dai Giornali -Napoletani[2398], quivi, nel dì 6 d'agosto (altri dicono prima, altri -dopo), diede fine alla vita, non meno che ai suoi grandiosi disegni -di conquistar l'Italia. Di mondana politica era egli senza dubbio -ben provveduto, ma più di desiderio di gloria e d'ingrandimento. -Nel mestier della guerra pochi gli andavano innanzi: al che non gli -mancava coraggio, pazienza e vigilanza. Parve in lui piuttosto ombra -che sostanza di religione; minore tuttavia venne provata in lui -l'osservanza delle promesse; e sfrenata poi la libidine, per cui, -massimamente in Roma, commise molti eccessi, e da cui in fine fu -condotto a morte nella metà della ordinaria vita degli uomini. - -La mancanza di questo re senza figliuoli aprì la strada a _Giovanna_ -di lui sorella per succedergli nel regno di Napoli. _Giovanna Seconda_ -si truova essa chiamata nelle storie. Era vedova di _Guglielmo_ -figliuolo di _Leopoldo III duca_ d'Austria, dopo la cui morte senza -figliuoli se n'era tornata alla casa paterna. Non tardò essa ad -essere riconosciuta da tutti per regina. Alzavano quasi tutti le mani -al cielo per la gioia in Roma, Firenze ed altri luoghi, al vedersi -liberati da questo re sì manesco e perfido; ma più d'ogni altro ne -fece festa _papa Giovanni XXIII_, il quale sempre era in pena per così -potente avversario[2399]. _Jacopo degl'Isolani_, creato cardinale per -guiderdone d'avergli fatto ricuperar Bologna, fu poscia spedito da -lui alla volta di Roma a fine di ricuperar quegli Stati. Ed appunto -nell'ottobre se gli diedero Monte Fiascone e Viterbo. Per conto poi di -Roma, quella nobiltà e popolo nel sopraddetto mese d'agosto, dato le -armi, si levarono dall'ubbidienza della regina Giovanna; e quantunque -_Sforza_ con altri capitani di essa regina entrassero in quella città, -non vi si poterono sostenere contra le forze de' Romani. Non di meno -castello Sant'Angelo si conservò fedele ad essa regina. Entrò poscia -in Roma il cardinale di Sant'Eustachio, cioè l'Isolano, legato di papa -Giovanni, nel dì 19 d'ottobre, e prese il governo di quella città. Nel -cuore intanto di esso pontefice stava fitto il desiderio di portarsi a -Roma, e non già all'incominciato concilio di Costanza. L'abborriva egli -per timor di cadere, nè s'ingannò nel presagio. Tanto dissero, tanto -fecero i cardinali, che lo smossero; laonde nel dì primo d'ottobre, -come biscia all'incanto, da Bologna s'inviò a quella volta. Credesi -ch'egli si fosse prima assicurato della protezion di _Federigo duca_ -d'Austria. Giunto a Costanza, fece l'apertura del concilio generale, -rappresentante la Chiesa universale, nel dì 5 di novembre. Da tutte le -parti della Chiesa latina concorsero colà vescovi, abbati, teologi e -gli ambasciatori dei principi cristiani, e innumerabile nobiltà, che -andò poscia di mano in mano crescendo[2400]. - -Non si potea vedere senza meraviglia la sterminata unione di tanti -riguardevoli ecclesiastici e secolari. E tutti ardevano di desiderio -di vedere oramai tolto via lo scisma, e pacificata la Chiesa. Invitati -ancora colà gli altri due papi, cioè _Gregorio XII_ e _Benedetto -XIII_, il primo si scusò con apparenti ragioni, e solamente inviò -uno de' suoi cardinali, cioè quel di Ragusi, e _Giovanni Contareno_ -patriarca di Costantinopoli, che assistessero per lui. L'altro poi -spedì alcuni prelati, che da lì a qualche tempo se ne andarono con Dio, -vedendo mal incamminati gli affari pel loro principale[2401]. Comparve -ancora nella vigilia del Natale al sacro concilio il _re Sigismondo_ -colla _regina Barbara_ sua consorte ad accrescere la magnificenza -della funzione, e ad accalorare l'importantissimo negozio della pace -della Chiesa. Si era egli fatto coronare re di Germania nel dì 8 -dell'antecedente novembre in Aquisgrana. Nulla poi di riguardevole -succedette nell'anno presente in Lombardia[2402], se non che il re -Sigismondo, tornando in queste parti, e facendo il nemico di _Filippo -Maria duca_ di Milano, mosse contra di lui _Gabrino Fondolo_ tiranno di -Cremona, _Giovanni da Vignate_ tiranno di Lodi, e _Teodoro marchese_ -di Monferrato. Ma in nulla si ridussero i loro tentativi, perchè le -forze del duca si andavano ogni giorno più aumentando. Fermossi per -due mesi in Piacenza Sigismondo, divisando le maniere di nuocergli. -Passò ad Asti, dove contra di lui insorse una sedizione, ed in fine, -senza aver altro operato, se ne tornò in Germania. Fiera commozione -fu nel dicembre di quest'anno in Genova[2403], essendosi sollevati -contra di _Giorgio_ Adorno novello doge i popolari ghibellini, con -avere per capo Batista da Montaldo. Durò per tutto quel mese il tumulto -con varie civili battaglie, nelle quali nondimeno non si osservò la -crudeltà praticata da altre città in simili funeste congiunture. Se non -falla il Sanuto[2404], dacchè il suddetto re Sigismondo fu slontanato -da Piacenza, Filippo Maria duca spedì colà le sue genti d'armi, e -ricuperò quella città nel dì 20 di marzo, e poscia il castello nel -dì 6 di giugno. Nel novembre di quest'anno[2405] _Malatesta_ signore -di Pesaro mosse guerra agli Anconitani, e diede varie battaglie alla -stessa città, credendosi di averla per intelligenza con alcuni di -quei cittadini; ma non gli venne fatto. Molti dei suoi restarono in -quell'occasione estinti o presi. Pure circa ventinove castella di essi -Anconitani vennero in potere di lui. Fu poi rimessa la lor lite nel -senato veneto. - -NOTE: - -[2391] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2392] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2393] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. - -[2394] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic. - -[2395] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2396] Theodoric. de Niem, in Johanne XXIII. - -[2397] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2398] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2399] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2400] S. Antonin., Par. III, tit. 22. - -[2401] Vita Johannis XXIII, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[2402] Corio, Istor. di Milano. - -[2403] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXV. Indiz. VIII. - - Sede di San Pietro vacante 1. - SIGISMONDO re de' Romani 6. - - -Chiunque mirava _Giovanni XXIII_ papa nel maestosissimo concilio -di Costanza, come romano pontefice, riverito da _Sigismondo re_, -ossequiato da tanti cardinali, vescovi, prelati e nobili, e assiso sul -trono alla testa di quella grande assemblea[2406], l'avrebbe chiamato -il più felice e glorioso uomo del mondo. Ma non credea già così sè -stesso papa Giovanni, perchè tormentato da un continuo batticuore di -dover scendere da quella beata cattedra, in cui era seduto finora. In -effetto da che si videro ostinati gli altri due papi in anteporre la -loro ambizione al desiderato ben della Chiesa, quei padri cominciarono -in disparte a scappar fuori con proposizioni di astrignerli colla forza -alla cessione. Non vi mancarono Italiani che diedero ad essi padri -in segreto nota di tutte le crudeltà, simonie ed altre iniquità dello -stesso Giovanni. Ma non mancavano a lui spioni, perchè in abbondanza -ne avea condotto seco; e questi gli andavano rivelando tutti i segreti -de' cardinali e de' vescovi. Lasciossi egli indurre a promettere la -cessione del pontificato, purchè anche Angelo Corrario e Pietro di -Luna, cioè gli altri due pretendenti al papato, facessero la stessa -rinunzia. Ne fu fatta gran festa nel concilio. Ma perchè una tal -condizionata promessa sarebbe rimasta senza effetto, stante la già -conosciuta durezza degli altri due; cotante istanze furono fatte a papa -Giovanni, che giunse insino ad obbligarsi alla cessione, quando altra -maniera non vi fosse di unire la Chiesa. Oh, allora sì, che ottenuto -questo importante punto, s'empierono di giubilo i padri del concilio. -Ma, fatto ciò, se ne pentì ben presto Giovanni; ed avendo segretamente -trattato con _Federigo duca_ di Austria, nella notte del dì 29 di marzo -prese così ben le sue misure, che se ne fuggì vestito da villano, e -si ridusse a Sciafusa negli Svizzeri, dove ritrattò le promesse fatte. -Gran rumore fu per questo nel concilio. Tralascio io i lor decreti, le -loro istanze per farlo tornare, e le cabale di Giovanni per sottrarsi -al fulmine che gli soprastava, bastandomi di dire, avere il re -Sigismondo, unito con altri principi, usate le preghiere, le minaccie, -e in fin le armi, per indurre il suddetto duca Federigo a prendere e -consegnare il suddetto papa Giovanni, che si era ritirato a Brisacco. -Tanto egli fece[2407], che il duca, da rigorosi editti costretto, e già -spogliato di moltissime sue terre e città, si ridusse a consegnarlo -nel mese di maggio, e il fece condurre nelle vicinanze di Costanza, -dove fu ritenuto sotto buona guardia[2408]. Gli furono intimati i capi -delle accuse, e nel dì 29 di maggio si procedette contra di lui alla -sentenza della deposizion dal papato, e alla prigionia, per far ivi -penitenza. Portato a lui questo decreto, vi si acquetò, e promise di -non appellarsene mai. Nella stessa maniera fu pubblicata la sentenza -di deposizione contra di _Gregorio XII_ e _Benedetto XIII_, siccome -papi anch'essi dubbiosi e perturbatori della Chiesa. A questo avviso -esso _papa Gregorio_, che avea buon fondo di virtù, nè finora si era -mai indotto a rimediare al bene della Chiesa, perchè troppo assediato -e ritenuto dalle contrarie insinuazioni de' suoi parenti, allorchè -ebbe intesa la caduta di Baldassare Cossa, appellato finora papa -_Giovanni XXIII_, conoscendo oramai disperato il caso anche per sè, -e ricevuto buon lume da Dio, spedì a Costanza _Carlo de' Malatesti_ -con plenipotenza e con autentica cessione del papato. Arrivato colà -il Malatesta nel dì 4 di luglio, con giubilo universale dei padri del -concilio lesse e pubblicò la solenne rinunzia fatta da esso Angelo -Corrario, al quale per questo lodevole spontaneo atto fu lasciata -la porpora cardinalizia, e conceduto, sua vita natural durante, il -governo della marca d'Ancona. Ed egli dacchè ebbe intesa la cessione -sua accettata nel concilio, trovandosi in Rimini, fatto un solenne -concistoro, generosamente la confermò, e depose la sacra tiara e tutti -gli ornamenti pontificali, ripigliando il titolo di cardinale vescovo -di Porto. - -Vi restava da vincere Pietro di Luna, chiamato _Benedetto XIII_. -Ritirato costui a Perpignano, quivi se ne stava esercitando la sua -autorità sopra coloro che seguitavano a tenerlo per papa, come gli -Aragonesi e Castigliani. Tanto egli, quanto _Ferdinando re_ di Aragona -e di Sicilia, pregarono con loro lettere il re _Sigismondo_ di voler -portarsi a Nizza, dove anch'essi si troverebbono, per tener ivi un -congresso e trattar della maniera di pacificar la Chiesa. Sigismondo, -principe piissimo, e principal promotore di questa grand'opera, -assunse il carico di passare colà, non badando al suo grado, nè a -spese, a disastri e pericoli, purchè ne venisse del bene alla Chiesa -di Dio. Menando seco alquanti prelati e teologi, come ambasciatori del -concilio, passò per la Francia, e giacchè era svanita la proposizione -dell'abboccamento in Nizza, andò sino a Narbona, dove il venne a -trovare il re Ferdinando, benchè infermo. Non si potè trar fuori -di Perpignano il malizioso Pietro di Luna; e però furono a trovarlo -colà i due re nel dì 18 di settembre[2409]. Ma Pietro (tanto può la -forza dell'ambizione e della vanità) mostrava bensì di voler cedere -il papato, ma sfoderava nello stesso tempo esorbitanti condizioni -e proposizioni tendenti a guadagnar tempo, che davano abbastanza a -conoscere non si accordar le di lui parole col cuore. Le preghiere e le -minaccie a nulla servirono. Scappò anche segretamente da Perpignano, -e si ritirò a Colliure; ma fu quivi assediato; e perciocchè i suoi -cardinali l'abbandonarono, trovò la maniera di fuggirsene e di -ritirarsi a Paniscola, cioè ad un fortissimo suo castello sul mare, -non molto lungi da Tortosa, dove si rinserrò, risoluto di morire senza -dimettere le insegne del preteso suo pontificato. Allora fu che i re -Sigismondo e Ferdinando, irritati dall'ambiziosa ostinazione di questo -mal uomo, l'abbandonarono, sottraendogli ogni ubbidienza[2410], e nel -dì 15 di dicembre stabilirono nella città di Narbona alcuni articoli, -affinchè unitamente coi prelati della Spagna si procedesse poi contra -di Pietro di Luna. Nel suo passaggio per la Francia Sigismondo -s'interpose per mettere pace fra i re di Francia ed Inghilterra, -ch'erano alle mani fra loro, e solamente ritornò nell'anno seguente al -concilio di Costanza. - -Di novità e peripezie non poche abbondò in quest'anno il regno di -Napoli[2411]. Avea la _regina Giovanna Seconda_, appena salita sul -trono, alzato al grado di conte camerlengo _Pandolfo Alopo_, uomo -di vil prosapia, e talmente da lei favorito, che corsero sospetti -d'amicizia poco onesta fra loro. Costui con ismoderata autorità -girava a suo talento gli affari della corte e del regno. Fece anche -imprigionare _Sforza Attendolo_, il più valente condottier d'armi, -che la regina avesse allora al suo servigio; e solamente dopo quattro -mesi per le istanze di varii baroni il rimise in libertà con patto -ch'egli sposasse la di lui sorella Caterina Alopa. Data esecuzione a -questo trattato, Sforza fu poi creato gran contestabile del regno. Non -mancavano torbidi in quel regno, e baroni ribelli e città sollevate. -Persuase dunque il consiglio alla regina di eleggere un marito, col -cui braccio potesse più sicuramente tener le redini del governo; ed -ella fra molti scelse _Jacopo conte della Marca_ del real sangue di -Francia, che accettò ben volentieri l'esibizion di quelle nozze. Sul -fine di luglio arrivato questo principe nel regno di Napoli, la regina -gli mandò incontro gran copia di baroni, e fra gli altri il suddetto -Sforza gran contestabile, con ordine di non gli dare altro titolo -che quello di principe di Taranto e duca di Calabria: che così s'era -convenuto negli articoli del contratto matrimoniale, già eseguito per -via di un mandato colle cerimonie della Chiesa, come io vo credendo. -Ma Jacopo, a' cui fianchi si misero tosto dei baroni desiderosi -d'abbattere _Sforza_ e _Pandolfello_, il consigliarono di levarsi -d'attorno questi due potenti ostacoli, perchè in tal guisa si sarebbe -aperta la strada ad essere re. In fatti nella città di Benevento fu -preso Sforza, e cacciato in una dura prigione; nè andò esente da questa -disavventura _Francesco_ suo figliuolo con altri parenti del medesimo -Sforza. Arrivato Jacopo a Napoli nel dì 10 d'agosto, consumato che -ebbe il matrimonio, usurpò il titolo di re, oppure, come vogliono -alcuni, ciò eseguì con consenso della medesima regina. Fece poi nel -dì 8 di settembre mettere le mani addosso a Pandolfello; e l'infelice -processato e condannato lasciò la testa sul palco nel dì primo -d'ottobre. Passando poi più oltre, cominciò a tenere ristretta e come -prigioniera la regina, con attribuire a sè stesso tutta l'autorità, e -senza lasciarne a lei un menomo uso, e neppur permettendole che fosse -visitata da alcuno dei nobili. _Paolo Orsino_ uscì in questi tempi -di prigione per grazia del re Jacopo, da cui fu mandato a Roma, per -imbrogliar quella città, mentre castello Sant'Angelo stava tuttavia -alla divozione di Napoli, e colle bombarde facea guerra e danno al -popolo romano[2412]. Arrivò egli colà nel dì 28 di novembre, e cominciò -ad inquietare il cardinale di Sant'Eustachio, legato, e fece prigione -_Francesco degli Orsini_ con altre novità. - -Ebbe _Filippo Maria duca_ di Milano molte faccende in quest'anno[2413], -cioè guerra con _Pandolfo Malatesta_ signore di Brescia, nel -qual tempo la fazion dei Ghibellini di Alessandria, che, essendo -fuoruscita, avea impetrata poco prima la grazia di ripatriare, si -mosse a rumore, e diede quella città in mano a _Teodoro marchese_ -di Monferrato. Per buona fortuna del duca, in quel medesimo giorno -_Francesco Carmagnuola_ suo generale avea stabilita col Malatesta, -per interposizion de' Veneziani, una tregua di due anni: laonde le -armi sue ebbero la comodità d'accorrere ad essa città d'Alessandria, -e di entrare per una porta nella fortezza, che tuttavia si mantenea, -e di ricuperar la città. Per questo fatto il Carmagnuola fu dal duca -Filippo creato conte di Castelnuovo[2414]. Non andò così per Piacenza. -_Filippo degli Arcelli_, nobile di quella città, nel dì 25 di ottobre -usurpò il dominio con trucidar la guarnigione del Visconte. Pretende -il Rivalta[2415], storico piacentino, ch'egli le desse il sacco, -e commettesse grandi crudeltà contra dei cittadini, e massimamente -contra di _Alberto Scotto_ conte di Vigoleno. Fece egli lega dipoi col -_marchese Niccolò_ di Ferrara, e coi signori di _Brescia_, _Cremona_ -e _Lodi_, in maniera che cominciò a dar da fare al duca di Milano. -Per attestato del Bonincontro[2416], in quest'anno _Malatesta_ signor -di Cesena fece viva guerra a _Lodovico de' Migliorati_ signore di -Fermo, e lo spogliò di molte castella. Di peggio sarebbe intervenuto -a Lodovico, se non fosse giunto avviso a Malatesta che _Braccio da -Montone_, capitano insigne di questi tempi, metteva a ferro e fuoco -il contado di Cesena[2417]. Perciò, fatta tregua fra loro, corse -alla difesa della propria casa. Guerra eziandio mosse in quest'anno -il medesimo Malatesta a _Ridolfo Varano_ signore di Camerino; ma non -gli andò fatta, come s'era egli figurato. Genova, per la sollevazione -cominciata nell'anno addietro, era tuttavia in armi[2418], continuando -le battaglie fra i cittadini, il bruciamento o smantellamento delle -case. Per quanto si studiasse il clero con divote processioni, gridando -misericordia e pace, di frenar sì pazzo bollor delle fazioni, stettero -gl'inferociti animi saldi nelle risse fino al dì 6 di marzo, in cui, -essendo stati eletti nove arbitri, proferirono l'accordo, consistente -in permettere che _Giorgio Adorno_ sino al dì 27 di quel mese ritenesse -la sua dignità, e poi la dimettesse, con goder da lì innanzi di molte -esenzioni e sicurezze. Furono deposte le armi, cessò tutto il rumore; -e dappoichè l'Adorno lasciò vacante la sedia, nel dì seguente, giorno -28 d'esso mese, fu eletto doge _Barnaba da Goano_. Coll'elezione di -cotesto prudente personaggio parea che s'avesse a godere quiete in -Genova; ma troppo erano in quei tempi facili a scomporsi gli animi -di quella focosa gente. Nel dì 29 di giugno gli Adorni e Campofregosi -presero le armi contro del duca novello per deporlo. Perciò si fu di -nuovo alle mani fra gli emuli e i loro aderenti; nè potendo resistere -il Goano alla potenza degli avversarii, rinunziò la bacchetta del -comando. In luogo suo nel dì 4 di luglio di comune consenso del popolo -restò eletto doge _Tommaso da Campofregoso_: con che si restituì la -pace alla scompigliata città. - -NOTE: - -[2404] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2405] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2406] Theodor. de Niem, in Johan. XXIII. Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2407] Gobelinus, in Cosmodr. - -[2408] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. - -[2409] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2410] Labbe, Concilior., tom. 12. - -[2411] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[2412] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital. - -[2413] Corio, Istoria di Milano. - -[2414] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2415] Ripalta, Chron. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2416] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2417] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Italic. Chron. Foroliviens., -tom. 19 Rer. Ital. - -[2418] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXVI. Indizione IX. - - Sede di San Pietro vacante 2. - SIGISMONDO re de' Romani 7. - - -Spesero i Padri del concilio di Costanza questo anno in varii -regolamenti spettanti alla disciplina ecclesiastica, in trattati -per istaccar la Castiglia dall'antipapa _Benedetto_, e in citare lui -stesso al concilio, e in processar gli eretici ussiti, senza parlare -dell'elezion d'un nuovo romano pontefice, premendo loro, se mai si -potea, di riportar la cessione d'esso antipapa, per procedere poi -più francamente a dare un indubitato papa alla Chiesa di Dio. Ma -l'ambizioso Pietro di Luna, che sì belle sparate avea talvolta fatto -d'essere pronto alla cessione, quanto più mirava abbattuti i due -suoi competitori, tanto più si confermava nella risoluzione di voler -morire papa. Intanto non mancavano all'Italia guerre e rivoluzioni. -_Braccio da Montone_, capitano del già papa _Giovanni XXIII_, avea -tenuta fin qui a freno la città di Bologna colle armi sue[2419]. Ma -dacchè s'intese la caduta d'esso pontefice, ripigliarono i Bolognesi -l'innato desiderio della lor libertà. Nel dì 5 di gennaio dell'anno -presente diedero esecuzione ai loro disegni, coll'avere _Antonio_ e -_Batista de' Bentivogli_, e _Matteo da Canedolo_ levato rumore, per -cui tutto il popolo corse all'armi. Fu lasciato uscire il vescovo di -Siena, che v'era governatore per la Chiesa; ma andò tutto il suo avere -a saccomano. Udita questa nuova, Braccio, che si trovava a castello San -Pietro, s'avviò tosto alla volta di Bologna colle sue genti, credendosi -di ingoiarla, e d'arricchir colla preda i suoi. Trovati i cittadini -bene in punto, e risoluti di difendere il ricuperato libero stato, -capitolò con essi, e forse anche prima era d'accordo con loro; e dopo -aver da essi ricevuto in termine di tre mesi un donativo di ottantadue -mila fiorini d'oro, li lasciò in pace, e andossene a portar la guerra -contro la sua patria Perugia, di cui con altri nobili era fuoruscito. -Allora fu che rientrò in Bologna una gran copia di nobili cacciati in -esilio sotto il rigoroso pontificio governo precedente, e cessarono le -gran faccende che in addietro avea il carnefice in quella città. Nel -dì 6 d'aprile ebbero il castello della porta di Galiera per dieci mila -fiorini, dati a messer Bisetto da Napoli parente del fu papa Giovanni -XXIII, e non perderono tempo a smantellarlo. Furono loro restituite -anche le castella che teneva Braccio. Gran festa ed allegria si fece -per più dì in Bologna per questa mutazione di stato. - -Marciò intanto il valoroso Braccio alla volta di Perugia sua patria -con quattromila cavalli e molta fanteria, per rientrar colla forza -in quella città. Molte battaglie, molti assalti succederono, avendo -i Perugini della fazion contraria fatto ogni sforzo per la loro -difesa. Gian-Antonio Campano vescovo di Teramo diffusamente, ma non -senza adulazione, lasciò scritte tutte le imprese di questo celebre -capitano[2420], col difetto ancora comune a molti altri storici di quel -secolo, cioè di non accennar gli anni: cosa di molta importanza per -la storia. Si trovavano alle strette i Perugini; e conoscendo di non -poter oramai più resistere a sì feroce nemico, misero le loro speranze -in _Carlo Malatesta_ signor di Rimini, accreditato condottier d'armi -di questi tempi. L'offerta di molto danaro, e molto più l'avergli -fatto credere che il prenderebbono per loro signore, cagion fu che -egli s'impegnò a sostenerli contro del loro concittadino. Raunata -dunque la maggior copia di cavalli e fanti che potè, si mosse a -quella volta, avendo seco _Angelo dalla Pergola_ con altri capitani, -ed aspettando ancora che _Paolo Orsino_ con altra gente venisse ad -unirsi con lui. Era giunto su quel d'Assisi, e in vicinanza del Tevere, -quando Braccio, sotto di cui militava _Tartaglia_, rinomato condottier -d'armi, premendogli non poco che il Malatesta non arrivasse a darsi -mano coi Perugini, gli andò incontro a bandiere spiegate, e nel dì -7 di luglio (il Bonincontro scrive[2421] nel dì 15) gli presentò la -battaglia. Durò questa sette ore con bravura memorabile d'entrambe le -parti; ma perchè, secondo alcuni, era inferiore, non già di coraggio, -ma di gente l'armata di Carlo Malatesta, ad essa toccò di soccombere. -Rimase prigione lo stesso Carlo, con Galeazzo suo nipote e molti -altri nobili[2422]. Il Campano scrive che circa tre mila cavalieri -prigionieri vennero alle mani di Braccio. Dio sa se neppure tanti ne -avea condotti in campo il Malatesta, al quale fu imposta la taglia di -cento mila fiorini d'oro, e trenta mila a suo nipote. Dopo molti mesi, -a nulla avendo servito le raccomandazioni dei Veneziani, si riscattò -Carlo con pagarne settanta mila. Il Sanuto scrive solamente trenta -mila[2423]. Ma egli trovò la maniera di far danaro, con apporre a -Martino da Faenza, uomo ricchissimo e che militava per lui, un reato -di tradimento, per cui lo spogliò non solo del contante, ma anche della -vita. _Pandolfo Malatesta_ signor di Brescia suo fratello, giacchè era -seguita tregua fra lui e il duca di Milano, con quattro mila cavalli e -molti pedoni si portò a Rimini; ma a nulla giovò il suo arrivo colà, se -non ad impedire che Braccio non occupasse più castella ai Malatesti di -quel che fece. - -Imperciocchè Braccio dopo questa vittoria maggiormente s'ingagliardì; -e i Perugini, presi da somma costernazione, altro ripiego non ebbero -che quello di spedire a lui ambasciatori per offerirgli la signoria -della città, e pregarlo di usar la clemenza verso de' concittadini -suoi. Nel dì 19 di luglio fece egli armato la sua solenne entrata -in quella città, trattò amorevolmente i nuovi sudditi, e cominciò un -plausibil governo in quel popolo. Avea testa da far tutto. E perciocchè -seppe che Paolo Orsino colle sue truppe era giunto a Colle Fiorito, -mandò innanzi Tartaglia con un corpo d'armati, e con un altro gli -tenne dietro[2424]. L'Orsino nel dì 5 d'agosto attorniato, quando men -sel pensava, dai nemici, lasciò la vita sotto le spade di _Lodovico -Colonna_, di Tartaglia e di altri, che gli voleano gran male. Pure -ne avrebbono fatta aspra vendetta i suoi soldati, che corsero alle -armi, ed aveano già ridotto Tartaglia in male stato, se non fosse -sopravvenuto il rinforzo di Braccio, per cui rimasero disfatti e -quasi tutti presi. S'impadronì poscia Braccio di Rieti, di Narni e di -alcune castella dei Malatesti: tutte imprese che consolarono non poco -i Perugini, per avere acquistato, benchè loro malgrado, un signore -che accresceva lo splendore e dominio della loro città. Venne a morte -nel dì 20 di settembre _Malatesta_ signor di Cesena, e fratello di -_Carlo_ e di _Pandolfo_. E circa lo stesso tempo, se abbiamo da credere -agli Annali di Forlì[2425], terminò i suoi giorni _Gian-Galeazzo de' -Manfredi_ signor di Faenza, a cui nella signoria succedette _Guidazzo_ -suo figliuolo. Ma, secondo altra Cronica, egli mancò di vita solamente -nell'anno seguente. Benchè il Corio[2426], siccome accennai, metta -nell'anno precedente la tregua maneggiata dagli oratori veneti fra il -duca di Milano e i collegati, cioè _Pandolfo_ e _Carlo Malatesti_, il -_marchese di Ferrara_ e i signori ossia tiranni di _Lodi_, _Cremona_, -_Piacenza_ e _Como_; pure il Sanuto[2427] la riferisce all'anno -presente. L'anno poi fu questo che _Filippo Maria duca_ suddetto, -avendo con belle parole fatto venire a Milano _Giovanni da Vignate_ -signor di Lodi, ordinò, nel dì 19 d'agosto, che fosse preso e messo in -una gabbia di ferro nella città di Pavia, dove nel dì 28 d'esso mese -fu ritrovato morto, e si fece spargere voce che, percotendo il capo -nei ferri, si era ucciso, senza averne obbligazione al boia. Intanto, -spedito l'esercito a Lodi, tornò quella città all'ubbidienza del duca. -La morte di costui mise a partito il cervello di _Lottieri Rusca_ -occupator di Como, in maniera che mandò a trattare di rendere al duca -quest'altra città, purchè gli lasciasse Lugano con titolo di contea, -e ne ricevesse quindici mila fiorini d'oro in dono. Così fu fatto, e -Como ubbidì da lì innanzi al duca. Aggiugne il Sanuto che nel novembre -di questo medesimo anno esso duca spedì le sue genti all'assedio di -Trezzo: per le quali novità i Veneziani, mediatori della tregua fatta, -pretesero ch'egli l'avesse rotta, e fosse incorso nella pena di trenta -mila fiorini d'oro; e per questo gli spedirono ambasciatori. Ma il duca -non lasciò di continuar la sua impresa. Nè sussiste, come scrive il -Sanuto, che egli occupasse Bergamo in quest'anno. Ciò succedette nel -1419. - -Pagò in quest'anno _Jacopo dalla Marca_ re di Napoli la pena -dell'ingratitudine sua verso la _regina Giovanna_ sua moglie[2428]. -L'avea ella posto sul trono, ed egli la trattava come una fantesca, -con averla privata non solo di ogni autorità, ma anche della libertà, -tenendola ristretta nel palazzo. Ne fecero rispettose doglianze i -Napoletani, ma senza frutto. _Giulio Cesare di Capua_, uno dei primi -baroni, si esibì alla regina di uccidere il re[2429]. Credendo ella -d'acquistarsi la grazia del marito, gli rivelò il fatto, per cui -l'infelice barone fu decapitato. Dovea quest'atto di amore ispirare -al re sentimenti di più umanità verso della consorte; pure non si -mutò registro con lei. Parve ai Napoletani che fosse oramai tempo -d'insegnar le leggi dell'onore e le creanze a questo ambizioso ed -ingrato principe. Avendo dunque la regina ottenuto per grazia speciale -di potere, nel dì 13 di settembre, uscire per andare a pranzo ad un -giardino di un Fiorentino, allorchè si fu condotta colà, fu levato -rumore, e il popolo in armi cominciò a gridare: _Viva la regina -Giovanna_. _Ottino Caracciolo_, che era il maggior favorito d'essa -regina, con altri baroni, la menò al castello di Capuana. Il re Jacopo -si trovava allora senza le sue genti d'armi, perchè le aveva inviate in -Abbruzzo contro ai ribelli; e però se ne fuggì nel castello dell'Uovo. -Fece la regina assediar questo castello, e parimente Castello nuovo. Si -interposero persone per accordo, e questo seguì con restare obbligato -il re a deporre il titolo di re, contentandosi di quello di principe -di Taranto e di vicario del regno; e ch'egli mandasse fuori d'esso -regno tutti i Franzesi, soldati o cortigiani, a riserva di quaranta; e -che liberasse _Sforza_ dalla prigione. Si eseguì il trattato. Sforza, -messo in libertà, ripigliò il grado di gran contestabile; e _Ser-Gianni -Caracciolo_ dipoi ottenne quello di gran siniscalco. Universal credenza -fu che a Sforza salvasse la vita un atto coraggioso di Margherita sua -sorella, maritata con Michele da Cotignola. Trovavasi essa a Tricarico -col marito, e con varii altri parenti di Sforza, che tutti militavano -con gran riputazione nel corpo delle di lui truppe, e cominciarono -a far guerra al regno, dacchè ebbero intesa la prigionia di Sforza -amato loro capo. Mandò il re Jacopo alcuni nobili a trattar con essi -d'accordo, minacciando di far morire Sforza, se non rendeano Tricarico. -Margherita comandò che s'imprigionassero gli ambasciatori: il che -cagionò che i lor parenti facessero istanza al re di non incrudelir -contro di Sforza, per non vedere condannati alla pena del taglione -i loro congiunti. Furono ancora liberati dalle carceri alcuni altri -parenti di Sforza, ma non già per allora _Francesco_ di lui figliuolo, -che Jacopo volle ritener come ostaggio della fede del padre. Era -stato questo valoroso giovane paggio in corte di _Niccolò marchese_ -di Ferrara, ed allorchè Sforza suo padre passò al servigio del _re -Ladislao_, fu chiamato colà, dove attese a fare il noviziato della -milizia, ed avea già conseguite in dono alcune castella. Non si fermò -qui la fortuna di Sforza; perchè la regina, affine di maggiormente -unirlo ai di lei interessi, gli donò Troia con assai altre terre, e -a Francesco suo figliuolo, in vece di Tricarico, concedette Ariano -ed altri luoghi. Nel dì primo di aprile dell'anno presente mancò di -vita _Ferdinando_ re d'Aragona, Sardegna e Sicilia[2430], ed ebbe -per successore _Alfonso_ suo figliuolo, le cui imprese occuperanno da -qui innanzi molti anni di questa storia. Mostrò egli non minore zelo -del padre per rendere la pace ed unione alla Chiesa di Dio. Nel dì 26 -di febbraio di quest'anno[2431], passando _Sigismondo re_ de' Romani -per Sciamberì, eresse in ducato la contea di Savoia; laonde _Amedeo_, -signor di quelle contrade e di parte del Piemonte, cominciò ad usare il -titolo di duca, che s'è poi continuato nei successori suoi colla giunta -ai dì nostri del regale. - -NOTE: - -[2419] Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di -Bologna, tom. eod. - -[2420] Campanus, in Vita Brachii, tom. 19 Rer. Italic. - -[2421] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2422] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2423] Sanuto, Istor. Venet., tom. eod. - -[2424] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2425] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2426] Corio, Istoria di Milano. - -[2427] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2428] Giornal. Napolit., tom. 21 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. -eod. - -[2429] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2430] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. Surita, Marian., et alii. - -[2431] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXVII. Indizione X. - - MARTINO V papa 1. - SIGISMONDO re de' Romani 8. - - -Dopo avere il concilio di Costanza compiuti tutti gli atti del -processo contro di Pietro di Luna, che appellato _Benedetto XIII_ -s'era ostinato in voler sostenere il suo preteso pontificato, benchè -l'Aragona, Castiglia ed altri popoli della Spagna si fossero sottratti -dalla di lui ubbidienza[2432]: finalmente nel dì 26 di luglio que' -padri fulminarono contra di lui la sentenza, dichiarandolo spergiuro, -decaduto da ogni dignità ed uffizio, scismatico ed eretico. Trattossi -dipoi dell'elezione di un legittimo ed indubitato pontefice, e l'affare -fu condotto sino al dì 11 di novembre, festa di san Martino vescovo, in -cui concorsero i voti de' cardinali nella persona di Ottone cardinal -diacono di San Giorgio al velo d'Oro, di nazione Romano, e di una -delle più illustri famiglie d'Italia, cioè di casa Colonna. A cagion -della festa che correa, egli prese il nome di _Martino V_, con portare -al pontificato delle eccellenti doti d'animo e d'ingegno, e nel dì -21 d'esso mese fu coronato. Portata questa nuova in Italia, e per -tutte le altre parti della cristianità d'Occidente, riempiè ognuno -di consolazione ed allegrezza, per vedere dopo tanti anni estinto lo -scandaloso e lagrimevole scisma, onde era stata sì malamente lacerata -la Chiesa di Dio. Mancò eziandio in quest'anno nel dì 18 ossia 19 -d'ottobre in Recanati il cardinale Angelo Corrario[2433], da noi -veduto in addietro papa _Gregorio XII_, a cui nel dì 26 di novembre -furono celebrate nel concilio di Costanza solenni esequie. Era in -questi tempi governata la città di Roma a nome della Chiesa da _Jacopo -Isolani cardinale_ di Sant'Eustachio legato, assistito anche da -_Pietro degli Stefanacci_ Romano cardinale di Sant'Angelo. Quantunque -castello Sant'Angelo tuttavia fosse all'ubbidienza di _Giovanna -regina_ di Napoli, non apparisce che facesse guerra alla città, -anzi, secondo alcuni, ne era divenuto padrone il suddetto cardinale -legato. Ma eccoti nel dì 3 di giugno venir _Braccio da Montone_ con -tutte le sue genti d'armi a turbar la pace dei Romani. L'ambizione di -questo prode capitano dopo l'acquisto di Perugia e di altre piccole -città, e dopo la vittoria riportata contra _Carlo de' Malatesti_, non -conosceva più limite, e però gli venne in pensiero di conquistare la -stessa Roma[2434]. E non mancava qualche Romano traditor della patria -d'animarlo all'impresa e di promettergli assistenza. Restò bensì -sbigottito il popolo romano alla comparsa di questo inaspettato nemico; -pure unito col cardinale legato si preparò alla difesa. Andarono gli -stessi porporati a trovar Braccio per sapere la di lui intenzione; ed -egli francamente rispose loro di voler entrare in Roma, solamente per -conservarla al pontefice che si dovea creare. Stavasene egli accampato -a Sant'Agnese, e conoscendo che i Romani non erano d'umore d'aprirgli -le porte, cominciò a fare scorrere per li contorni le sue genti, -che ben tosto condussero centinaia di prigioni. Tale ostilità, e il -timore di non poter fare l'imminente raccolta de' grani, indusse i -Romani a capitolare e a ricever Braccio come lor signore in città. Con -detestazione de' buoni si scoprì che lo stesso cardinale di Sant'Angelo -tenea mano ai disegni di Braccio, il quale nel dì 16 di giugno entrò -in Roma trionfalmente, e preso solamente il nome di difensore della -città, vi creò un nuovo senatore, essendosi ritirato il cardinale -legato in castello Sant'Angelo. Diede poi principio nel dì 16 di luglio -all'assedio d'esso castello, e venne a rinforzare la sua armata con -grosso corpo di cavalleria e fanteria _Tartaglia_. - -Allorchè si fu accertato il cardinale legato delle ambiziose idee -di Braccio contra di Roma, avea già spedito a Napoli, pregando la -_regina Giovanna_ di soccorso di gente[2435]. Non andò a voto la -richiesta, perchè la regina, bramosa di acquistarsi merito col papa -futuro, assunse volentieri la difesa di Roma. Scelto fu per tale -impresa il gran contestabile _Sforza_. Nè migliore si potea scegliere, -perocchè egli sospirava le occasioni di vendicarsi di Braccio, il -quale dianzi, per tirare al soldo suo Tartaglia da Lavello, l'avea -aiutato ad occupar molte castella che appartenevano al medesimo -Sforza nel Patrimonio. Trovandosi uniti, siccome dicemmo, Braccio e -Tartaglia, contra d'amendue con grande ardore procedeva Sforza, seco -conducendo il _conte da Carrara_, _Gian-Antonio Orsino_ conte di -Tagliacozzo, ed altri baroni romani. Giunto nel dì 10 d'agosto sino -alle mura di Roma, mandò il guanto sanguinoso a Braccio in segno di -sfida della battaglia[2436]. Ma Braccio, che non si volea azzardare -con un sì potente nemico, massimamente perchè non si vedea sicure le -spalle dai Romani stessi, elesse il partito di battere la ritirata; e -però nel dì 26 del suddetto mese uscì di Roma, e si inviò alla volta -di Perugia. Nel giorno seguente Sforza co' suoi entrò nel palazzo -del Vaticano colle bandiere della Chiesa e della regina; creò, di -consenso del cardinale legato, nuovi uffiziali in Roma, e nel dì 3 di -settembre fece condur prigione in castello il cardinale di Sant'Angelo, -colpevole d'intelligenza con Braccio. Questi non vide più la luce, nè -altro si seppe di lui. _Niccolò Piccinino_ da Perugia, che, militando -nell'armata di Braccio, avea già incominciato ad acquistarsi nome di -valente capitano, e divenne poi sì celebre col tempo, era rimasto a -Palestrina e a Zagaruolo con quattrocento cavalli. Le scorrerie e i -saccheggi, ch'egli andava facendo sino alle porte di Roma, incitarono -Sforza a liberar la città anche da questo nemico. Fu sconfitto il -Piccinino e fatto prigione con altri de' suoi, e solamente dopo -quattro mesi rilasciato col cambio d'altri prigionieri di Braccio e di -Tartaglia. Erasi fermato a Toscanella lo stesso Tartaglia con un grosso -corpo d'armati. Moriva di voglia Sforza di fare a questo suo nemico -un brutto giuoco: all'improvviso si portò colà con isquadre scelte -d'armati, mandò innanzi assai saccomani per tirarlo fuori della terra, -nè andò fallito il suo pensiero. Tartaglia uscì co' suoi, e si mise ad -inseguire i fuggitivi, quando ecco si vide venire incontro le schiere -di Sforza. Caldo fu il combattimento, in cui _Francesco_ figliuolo -di Sforza, giovane allora di dodici anni, diede il primo saggio del -suo valore, come se fosse stato veterano nel mestiere dell'armi. La -peggio toccò a Tartaglia, che corse pericolo di essere preso, ed ebbe -la fortuna di salvarsi nella terra. Svernò poscia l'invitto Sforza -in Roma, e, lasciato un buon presidio sotto il comando di Foschino -suo parente, nella primavera se ne tornò a Napoli. Intanto Braccio, -ritornato a Perugia[2437], attese a conquistare o a rendere tributarie -varie terre della Chiesa, cioè Todi, Orvieto, Terni, Jesi, Spello, -oltre a Narni e Rieti, dianzi occupate: il che sempre più gli conciliò -l'affetto e la stima de' Perugini, che miravano crescere per opera di -lui ogni dì più la lor potenza e riputazione. Obbligò ancora _Lodovico -Migliorati_ signor di Fermo[2438], a redimersi dalle di lui vessazioni -con una somma d'oro. - -Per quanto abbiamo dal Corio[2439] avendo il _conte Carmagnola_, -generale di _Filippo Maria duca_ di Milano, continuato anche pel verno -l'assedio del forte castello di Trezzo sull'Adda, occupato dai Coleoni -di Bergamo, finalmente nel dì 11 di gennaio se ne rendè padrone. Se -crediamo al Sanuto[2440], quattordici mila fiorini quelli furono che -finalmente espugnarono quella fortezza. Rivolse dipoi le armi sue -il vittorioso Carmagnola, secondochè scrivono il Rivalta[2441] e il -Sanuto, contra Piacenza. Era questa occupata da _Filippo Arcelli_, -personaggio valoroso sì nelle armi, ma insieme crudele. Andò il -Carmagnola ad accamparsi alla porta di Borgo Nuovo, e gli riuscì con un -aguato di far prigione Bartolomeo Arcelli fratello d'esso Filippo, nel -mentre che passava a Genova per chiedere soccorso a quella repubblica. -Seco si trovò Giovanni figliuolo del medesimo Filippo, giovane di -mirabil espettazione. Tutti e due questi miseri furono un dì guidati -davanti a quella porta coll'intimazion della morte, se la città non -si rendeva. Volle piuttosto l'Arcelli vedere eseguita così barbara -e da tutti detestata sentenza, che cedere il possesso di Piacenza. -Pure non corse gran tempo che la città fu presa, ed egli si ridusse -nel castello. Ma, convinto dell'impossibilità di sostenersi, se ne -fuggì; oppur, fatto accordo per alcune migliaia di fiorini, se ne andò -con Dio, lasciando interamente in potere del Carmagnola col castello -quella nobil città che per le passate sciagure era divenuta un deserto. -Manca la città di Piacenza di autori di questi tempi che abbiano -accuratamente descritte le sue calamità: anzi discordano gli storici -nell'anno, in cui questa tornò alle mani del duca. Il Rivalta di ciò -parla all'anno presente; il Corio e Giovanni Stella[2442] al seguente; -e neppure il Campi[2443], storico piacentino, sa decidere la quistione, -con rapportar nondimeno il fatto a quest'anno. Tuttavia parmi che dal -Sanuto[2444] e dal Biglia[2445] si possa ricavar tanto lume da diradar -queste tenebre: cioè avere Filippo Arcelli ne' tempi addietro occupata -Piacenza. Gliela ritolse il Carmagnola, ma senza poter espugnare il -castello. E perchè _Pandolfo Malatesta_ uscì in campagna per liberar -quel castello dall'assedio, trovandosi allora il duca senza forze da -potersegli opporre, ordinò che la città fosse evacuata da tutti gli -abitanti, i quali piagnendo si ridussero parte a Pavia, parte a Lodi. -Rimase Piacenza disabitata, ed, entrativi l'Arcelli e il Malatesta, non -vi trovarono se non le mura delle case. In quest'anno poi il Carmagnola -tornò ad impossessarsi di Piacenza, e mise l'assedio al castello: -questo poi solamente nell'anno seguente, o per la fuga dell'Arcelli, -o per patto fatto con lui, venne alle sue mani. Passò dipoi l'Arcelli -al servigio de' Veneziani, per li quali fece di molte prodezze, e -conquistò il Friuli, siccome andremo dicendo. - -Tentò ancora nell'anno presente il Carmagnola Pizzeghettone e -Castiglione di Giaradadda, ma senza frutto. Si rivolse dunque a -Cremona, e vi mise il campo, risoluto di sterminare il tiranno _Gabrino -Fondolo_. In questi progressi del Visconte, Pandolfo Malatesta signor -di Brescia già mirava i preludii della sua caduta; e però, avendo il -duca rotte le tregue, anch'egli prese l'armi per soccorrere Cremona, -senza che apparisca dipoi che facesse impresa alcuna degna di menzione. -Abbiamo in oltre da Benvenuto da San Giorgio[2446] che nel dì 20 -di marzo dell'anno presente esso duca acconciò le differenze che -passavano tra lui e _Teodoro marchese_ di Monferrato, avendo in tal -congiuntura il duca ricuperata dalle mani di lui la città di Vercelli, -e il marchese ottenute varie castella colla cession d'ogni ragione -sopra Casale di Sant'Evasio. Tornossi in questo anno a sconcertare -la quiete di Genova[2447] per cagion de' Guarchi, de' Montaldi, di -Teramo Adorno, e d'altri fuorusciti, che ricorsero a Filippo Maria -Visconte per impetrar soccorso contro la patria, vogliosi di deporre -_Tommaso da Campofregoso_ doge. Sperando il duca di pescare in questo -torbido, diede volentieri orecchio al trattato, e somministrò loro -un corpo di soldatesche. Ma di ciò all'anno seguente. Mancò di vita -per la peste nel presente anno, e non già nel precedente, siccome -dicemmo, _Gian-Galeazzo de' Manfredi_ signor di Faenza[2448]; e in -questi tempi appunto faceva la pestilenza grande strage in Firenze -e Toscana. Nè poca era la balordaggine delle genti d'allora, perchè -fuggendo i benestanti dalle città infette, senza opposizione trovavano -ricovero nelle città sane; maniera facile di maggiormente dilatare -l'eccidio. Fecero guerra in questo anno[2449] i Bolognesi alla terra -di San Giovanni in Persiceto, che era raccomandata a _Niccolò Estense_ -marchese di Ferrara. Ma questi ne diede loro la tenuta per ventisette -mila fiorini d'oro, nè volle mettersi all'impegno di sostenerla. -Nell'anno presente[2450] ancora ebbe principio la guerra dei Veneziani -contra di Udine e del Friuli. Lodovico patriarca d'Aquileia, signore di -quel paese, era in lega con _Sigismondo re_ de' Romani e di Ungheria; -ma non gli venivano i soccorsi occorrenti al bisogno: il perchè vedremo -andar peggiorando i di lui interessi negli anni seguenti. - -NOTE: - -[2432] Labbe, Concil., tom. 12. - -[2433] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital. - -[2434] Campanus, Vit. Brachii, lib. 9, tom. 19 Rer. Ital. - -[2435] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2436] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2437] Campanus, Vita Brachii, lib. 4, tom. 19 Rer. Ital. - -[2438] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2439] Corio, Istoria di Milano. - -[2440] Sanuto, Istor. Ven., tom 22 Rer. Ital. - -[2441] Ripalta, Chron. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2442] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2443] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 3. - -[2444] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2445] Billius, Hist., tom. 19 Rer. Ital. - -[2446] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2447] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXVIII. Indiz. XI. - - MARTINO V papa 2. - SIGISMONDO re de' Romani 9. - - -Dopo avere _papa Martino V_ imposto fine al concilio di Costanza[2451], -nel dì 16 di maggio si mise in cammino alla volta di Sciafusa per -calare in Italia, accompagnato dal _re Sigismondo_, da varii principi -e da gran folla di gente per un tratto di strada. Arrivò nel dì 11 -di luglio a Ginevra, dove gli ambasciatori d'Avignone gli prestarono -ubbidienza. Partitosi di là solamente nel dì 3 di settembre per Susa, -Torino e Pavia, passò a Milano nel dì 12 d'ottobre, dove il _duca -Filippo Maria_ l'avea invitato con gran premura. La magnifica sua -entrata in quella città vien descritta dal Corio[2452]. Messosi poi -nel dì 17 d'esso mese in viaggio, si trasferì a Brescia, ricevuto con -sommo onore da _Pandolfo Malatesta_, e di là marciò a Mantova. Quivi -si riposò il resto dell'anno, con attendere in lontananza a rimediare -ai disordini dello Stato ecclesiastico, nel quale trovò vacillante la -sua autorità. Bologna s'era già rimessa in libertà; Perugia con altre -città ubbidiva a _Braccio da Montone_; in Roma tuttavia regnava la -discordia, e vi teneva il piede la guarnigione della _regina Giovanna_; -in mano finalmente di varii signori era la Romagna e parte della Marca. -Per cagione di questo sì sconcertato sistema i vigilanti Fiorentini -gli esibirono per istanza di sua sicurezza la stessa città di Firenze -o Pisa; ed egli si mostrò disposto ad accettare l'offerta. Inviò -ambasciatori a Bologna, richiedendo il dominio temporale di quella -città[2453]. Altri ne inviarono a lui i Bolognesi, pregandolo di non -s'impicciare nel civile loro governo, e tanto seppero fare, che egli -si contentò di lasciarli come erano, con obbligo di pagare annualmente -alla camera apostolica il censo di otto mila fiorini d'oro. Non volle -per allora sentirsi parlare di Braccio, che pregava di ottenere in -vicariato le città da lui possedute. Fu questo l'anno ultimo della vita -di _Teodoro II marchese_ di Monferrato, principe rinomato. È riferita -dal Corio la sua morte all'anno precedente; ma Benvenuto da San -Giorgio[2454] la rapporta al presente; e, siccome più informato degli -avvenimenti della sua patria, merita qui maggior fede. Restò signore -di quegli Stati _Gian-Jacopo_ suo figliuolo. Diede molto da dire in -quest'anno agl'Italiani la morte violenta[2455] che _Filippo Maria -duca_ di Milano nel mese d'agosto inferì a _Beatrice Tenda_, già moglie -di Facino Cane, e poscia sua. Fu essa imputata di amicizia disonesta -con un certo suo familiare, epperò processata e tormentata. Ancorchè -ne' tormenti confessasse il fallo, lo negava dipoi al confessore. Ciò -non ostante, tagliata le fu la testa. Non si potè cavar di capo alla -gente ch'ella altro reato non avesse, se non quello d'aver preso per -marito il duca giovinetto, quando essa era d'età troppo disuguale, ed -incapace di dar figliuoli. Però universalmente venne detestata, oltre -alla crudeltà, l'ingratitudine del duca[2456], a cui questo matrimonio -avea portato immensi tesori ed era stato il principio d'ogni sua -fortuna. Fece in quest'anno gran guerra esso duca di Milano alla città -di Genova[2457], con avere inviato un potente soccorso di gente d'armi -agli Adorni, Montaldi, Guarchi ed altri fuorusciti di quella città, -tutti rivolti a detronizzare il doge _Tommaso da Campofregoso_. Passò -l'esercito loro fin sotto Genova; succederono moltissime zuffe coi -cittadini; e furono presi e ripresi varii luoghi forti e castella, ma -senza punto prevalere contro la possanza de' Campofregosi. Fu in questa -occasione che le armi del duca di Milano s'impadronirono di Gavi, e di -quasi tutte le terre e castella de' Genovesi situate di qua dal Giogo. -Durò in tutto quest'anno sì fatta guerra sul Genovesato. Se l'intendeva -coi Genovesi _Pandolfo Malatesta_ signore di Brescia, e per fare una -diversione, uscì in campagna colle sue genti; ma essendosi arrischiato -a voler passare l'Adda, quivi restò spelazzato dalle squadre del -duca di Milano. In questi tempi _Giovanna regina_ di Napoli procurò -di guadagnarsi la grazia del _pontefice Martino_, e strinse lega con -lui per mantenerlo nel dominio di Roma, e delle altre terre della -Chiesa[2458]. In ricompensa il papa promise di darle la corona del -regno. - -Ma perciocchè gran discordia insorse fra i ministri d'essa -regina[2459], aspirando ciascuno al primato, di grandi turbolenze -patì in quest'anno la città di Napoli. Il gran siniscalco _Ser-Gianni -Caracciolo_, che era allora il primo nobile di quella corte e -regno[2460], quantunque Chiara, sorella di Foschino e di Marco -Attendoli parenti di _Sforza_, fosse promessa in moglie a _Marino -conte_ di Santo Angelo suo fratello, pure cominciò a mirar di mal -occhio l'esaltazione di Sforza gran contestabile, massimamente dopo -avergli la regina dato in feudo Benevento, non posseduto allora -dalla Chiesa romana, e la terza parte delle rendite di Manfredonia. -Maritò inoltre esso Sforza il figliuolo _Francesco_ con _Polissena_ -della Ruffa, che gli portò in dote la città di Montalto, Cariate e -molte altre belle terre in Calabria. Di altri nobili parentadi fecero -parimente in quel regno gli altri Cotignolesi parenti di Sforza, che -in copia erano già iti a militare sotto sì gran capitano, e tutti -godevano distinti gradi nella milizia. Ora crescendo la nemicizia di -Ser-Gianni verso del medesimo Sforza, e non potendo questi ottener -giustizia di molti torti a lui fatti, anzi udendo che la regina l'avea -dichiarato nemico, perduta la pazienza, mise in armi tutti i suoi; -ed alzate le insegne, marciò a dirittura alla volta di Napoli, con -accamparsi nel borgo delle Corregge, credendosi di riportar colla -forza ciò ch'era negato alle giuste istanze sue. Si lasciò egli -addormentare dalle lusinghe di Francesco Orsino, a lui spedito dal -Caracciolo, perchè promise a bocca larga un amichevol accordo; ma -mentre, su queste speranze, se ne sta Sforza poco in guardia, il popolo -di Napoli, incitato dal Caracciolo alle armi, furiosamente nel dì 28 -di settembre uscì di una porta, e diede addosso alle di lui genti, che -disordinate non si aspettavano un tale incontro. Fecero, come poterono, -testa, e il combattimento fu aspro, ed in fine fu obbligato Sforza -a ritirarsi colla peggio e in rotta a Chiaia, perduto l'equipaggio -e gran quantità di cavalli. Servì questa superchieria degli emuli, e -il suo sfregio e la perdita patita, a maggiormente attizzarlo contra -di che aggirava a suo modo la regina e la città; e però unito coi -conti di Caiazzo e della Cerra, si diede a far correre le sue genti -sino a Napoli con gravissimo danno e grida dei cittadini. Il perchè -tanto i nobili che il popolo, preso il governo della città, nel dì -9 d'ottobre trattarono di pace col nemico Sforza. Egli ottenne la -restituzion della roba a lui tolta, la liberazion dei prigioni, e che -il gran siniscalco Caracciolo si partisse da Napoli. Il che eseguito, -pace vi fu, e Sforza tornò a servir la regina. _Braccio da Montone_ -signor di Perugia, che, non diverso da quei capitani de' masnadieri -da noi veduti nel precedente secolo, sapea mantener alle spese altrui -l'esercito suo[2461], arrivò all'improvviso in quest'anno sul Sanese, -e tale paura fece alle castella de' Salimbeni, che ne smunse quattro -mila fiorini. Non avrebbono mai sognato i Lucchesi di vedere sul loro -territorio Braccio, con cui niuna nemicizia aveano[2462]; ma nel dì 10 -di maggio, eccolo comparire colà, mettere a sacco tutta la campagna, -con prendere un'infinità di bestiame. Era fuori di quella città _Paolo -Guinigi_ signore o tiranno di essa. Giunse a tempo per prepararsi a -qualche difesa; nulladimeno, giudicando meglio di chiedere accordo, -spedì ambasciatori a Braccio, e fu convenuto di pagargli cinquanta -mila fiorini d'oro, parte in contanti, e parte in lettere di cambio ai -banchieri fiorentini. Se queste sieno gloriose prodezze di Braccio, lo -diranno i lettori. Portatosi anche a Norcia, e minacciata quella città -d'assedio, fu d'uopo che quel popolo si riscattasse con quattordici -mila fiorini d'oro. Finalmente, dopo avere presa la terra della -Pergola, condusse la sua armata ai quartieri d'inverno. - -NOTE: - -[2448] Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital. - -[2449] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2450] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic. - -[2451] Raynald., Annal. Eccles. - -[2452] Corio, Istoria di Milano. - -[2453] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2454] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2455] Corio, Istor. di Milano. - -[2456] Billius, in Hist., tom. 19 Rer. Ital. - -[2457] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2458] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2459] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2460] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2461] Campanus, in Vita Brachii, lib. 4, tom. 19 Rer. Ital. - -[2462] Annali Sanesi, tom. eod. Histor. Sanensis, tom. 20 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXIX. Indiz. XII. - - MARTINO V papa 3. - SIGISMONDO re de' Romani 10. - - -Ottennero l'intento loro i saggi Fiorentini con indurre _papa Martino -V_ ad andarsene nell'anno presente alla lor città, e a fissar ivi la -sua residenza[2463]. Mossosi egli adunque da Mantova, arrivò a Ferrara -nel dì 8 di febbraio, e con sommo onore vi fu introdotto dal _marchese -Niccolò_ Estense. Quivi accordò la libertà e molti privilegii ai -Bolognesi; ma non si sa il perchè non volle poi passar per Bologna. -Probabilmente nudriva fin allora de' pensieri diversi contro quella -città; nè tarderemo a vederne gli effetti. Fece egli il viaggio per la -Romagna, e nel dì 18 del suddetto mese di febbraio entrò con gran pompa -in Forlì[2464], da dove poi si trasferì a Firenze. Nel dì 26 d'esso -mese fece egli la sua entrata in quella città. La magnificenza fu -grande, suntuosi i regali, tenendosi ben caro i Fiorentini, dopo tante -rotture colla santa Sede, d'avere in lor casa un papa, e papa che parea -risoluto di far quivi una lunga posata. E certamente non tardarono a -provare i buoni influssi di questo gran pianeta; perciocchè, nel dì 2 -di maggio[2465], il papa onorò della dignità archiepiscopale la chiesa -di Firenze. Era fuggito dalle carceri di Germania Baldassare Cossa, -già _papa Giovanni XXIII_. Gli facea la caccia papa Martino, credendo -egli non mai sicuro il suo pontificato, finchè questo uomo si trovava -in libertà e in istato di far nuovi imbrogli[2466]. Scrivono altri -che per le raccomandazioni di papa Martino, e col danaro d'alcuni -mercatanti fiorentini, egli fu liberato. Ora il Cossa, o per consiglio -di saggia politica, o per ispirazione di Dio, oppure per concerto già -fatto, prese la risoluzione di umiliarsi al legittimo pontefice, e di -metter fine per conto suo ai guai della Chiesa. Ottenne per mezzo de' -Fiorentini, amici suoi, salvocondotto, e nel dì 13 di maggio venuto a -Firenze, si gittò a' piedi di Martino, riconoscendolo per vero ed unico -papa, e rinunziando liberamente ad ogni sua pretensione sul papato. -Questo atto, di cui mirabilmente si rallegrò il pontefice, servì a lui -di motivo per crear di nuovo cardinale, e primo tra' cardinali, esso -Cossa. Ma non terminò l'anno che anche venne meno la vita di questo -personaggio, famoso per la varietà della sua industria e fortuna, -essendo egli morto nel dì 22 di dicembre. Nè sussiste, per attestato -dell'Ammirati[2467], che _Giovanni de' Medici_, padre di _Cosimo il -Magnifico_, si arricchisse coi di lui tesori, perchè il suo testamento -chiaramente pruova esser egli morto piuttosto povero che ricco. Ebbe in -quest'anno[2468] esecuzione l'accordo e la lega, già conchiusa fra esso -papa Martino e _Giovanna Seconda_ regina di Napoli. Promise la regina -ai ministri pontificii di consegnare al papa castello Sant'Angelo, -Ostia e le altre fortezze di Roma, città in cui regnavano tuttavia -molte discordie fra i Savelli e gli Orsini. E nell'accordo suddetto non -dimenticò già il papa l'esaltazione della propria casa, secondo l'uso -de' suoi tempi. Avendo egli spedito a Napoli _Giordano Colonna_ suo -fratello, ed _Antonio_ suo nipote, si vide la regina profondere le sue -grazie sopra d'esso Antonio, con crearlo duca d'Amalfi e di Castello -a mare, e con donargli poscia il principato di Salerno: di modo che -pubblica credenza fu che vi fosse stato maneggio di far succedere -questo nipote del papa nel regno di Napoli, allorchè mancasse di vita -la regina. - -Dacchè restò depresso _Jacopo di Borbone_ conte della Marca, marito -d'essa regina, se ne stette egli sempre malcontento. Ossia che fin -d'allora fosse custodito sempre dalle guardie, oppure che, volendo -fare delle novità, fosse messo in prigione: certo è che furono fatti -premurosi uffizii per la liberazione di lui da alcuni re e principi, -ma sempre indarno. All'autorità del pontefice riuscì di fargli -ricuperare la libertà, nel dì 15 di febbraio dell'anno presente, con -varii patti per la sicurezza e pel decoro suo. Parve rimessa la buona -armonia fra lui e la moglie regina; ma perchè ella non cacciava di -corte alcuni tristi, indispettito per vedersi poco prezzato, sul fine -di maggio[2469], imbarcatosi in una nave, all'improvviso se ne andò a -Taranto. Fu ivi assediato da _Maria regina_, già moglie di _Ladislao_, -che per _Gian-Antonio Orsino_ acquistò quel principato. Laonde Jacopo -per disperazione fuggì, e di là si ridusse a Trivigi, e poscia in -Francia, portando seco un immortale sdegno contro la regina e i -Napoletani. Fecesi poi frate francescano, e i Sammartani scrivono[2470] -ch'egli morì nel 1438. Spediti dal papa, nel mese di gennaio a Napoli -il _cardinal Morosino_ vescovo d'Arezzo ed _Angelo vescovo_ di Anagni, -questi solamente nel dì 28 di ottobre eseguirono la coronazion della -_regina Giovanna_; per la qual funzione due mesi continui il popolo -di Napoli fece feste e bagordi senza fine. Come possa stare che dopo -tali atti lo stesso papa sul fine di quest'anno[2471], per quanto -vogliono alcuni, con sua bolla riconoscesse i diritti di _Lodovico duca -d'Angiò_ sul regno di Napoli, non si sa bene intendere. Certo è che -_Ser-Gianni Caracciolo_, come esiliato, spedito dalla regina a Firenze, -maneggiò con vigore i di lei interessi, ed ottenne quanto dimandò. Ma -il Caracciolo era l'anima della regina Giovanna, di modo che i suoi -nemici sparlavano, attribuendo ad amendue un illecito commercio. Nè -potendo essa sofferire la di lui lontananza, voluta dallo _Sforza_, -tanto s'industriò, che, placato lo Sforza, fece ritornare il suo caro, -e riconciliollo con lui. Oltre al grado di gran contestabile del regno, -ebbe in quest'anno Sforza da _papa Martino_ quello di gonfaloniere -della Chiesa, giacchè di lui si volea il pontefice servire per far -guerra a _Braccio_, sommamente da lui odiato, perchè occupator di tante -terre dello Stato ecclesiastico. E volentieri la regina e i Caracciolo -diedero mano all'impresa, per allontanare Sforza da Napoli e dal -regno[2472]. Troppo mi dilungherei se volessi tener dietro ai passi di -questo valoroso capitano. Brevemente dirò ch'egli andò coll'esercito -suo ad accamparsi fra Viterbo e Montefiascone. Gli venne incontro il -non men prode Braccio, che poco prima s'era impadronito d'Assisi e -della città, ma non della rocca di Spoleti[2473]. Vennero alle mani -nel dì 20 di giugno, quando il _conte Niccolò Orsino_, il quale fu -poi imputato di segreta intelligenza con Braccio, essendo tenente -della cavalleria di Sforza, dato di sprone al cavallo, si ritirò in -Viterbo. L'esempio suo si trasse dietro il resto del campo sforzesco, -il quale, inseguito da Braccio sino alle porte della città, diede a -lui campo di far prigioni mille de' cavalli sforzeschi[2474]. Stando -in Viterbo Sforza, benchè mal ubbidito dai traditori, e colla peste -entrata fra i suoi, non lasciò per questo di far molte prodezze contro -al nemico Braccio, finchè giunse _Francesco_ suo figliuolo con un buon -rinforzo di gente. Allora, teso un aguato, fece assaltar dal figliuolo -i Bracceschi, e nel combattimento ebbe prigionieri più di cinquecento -cavalli. Per questo si ritirò Braccio indietro, e benchè seguissero -varii altri incontri, poco vantaggio ognuno d'essi ne riportò. Ma -singolar guadagno fece Sforza per altro verso, perchè riuscì alla -di lui industria, o piuttosto ai segreti maneggi e all'oro del -papa, di staccare _Tartaglia_ da Braccio; da Braccio, dissi, pel cui -ingrandimento tanto s'era fin qui affaticato esso Tartaglia. Mosse il -pontefice contra di lui anche _Guido Antonio da Montefeltro_, signore -d'Urbino e di Gubbio. Tolse questi bensì a Braccio la città d'Assisi, -ma non già il castello. Accorsevi Braccio, e colla morte e prigionia -di molti Urbinati la ricuperò. Non andò così pel castello di Spoleti -assediato da un corpo di gente di Braccio, già divenuto padrone della -città. Essendovi stato spedito da Sforza un rinforzo, che si unì colla -guarnigion del castello, restarono sconfitti i Bracciani, e quella -città tornò all'ubbidienza del papa. Intanto Braccio, per vendicarsi di -Tartaglia, fece che gli Orvietani trattassero con lui di dargli quella -città. Portossi colà Tartaglia con trecento cavalli ed altrettanti -fanti, credendosi di avere fra le unghie la preda; ma, assalito da -Braccio, vi lasciò quasi tutti i suoi prigioni, ed egli con pochi -appena si salvò mercè del buon cavallo e degli sproni. - -Niuna memoria ci resta sotto questo anno degli affari di Genova negli -Annali di quella città. Ma si raccoglie abbastanza dal Sanuto[2475] e -dal Corio[2476] che _Tommaso da Campofregoso_ doge altra maniera non -seppe trovare per liberarsi dalla persecuzion del duca di Milano e -de' suoi emuli, che di comperare a caro prezzo la pace dal medesimo -duca nel mese di febbraio. Si convenne dunque di pagargli cinquanta -mila fiorini d'oro presentemente, e nel termine di anni quattro altri -cento cinquanta mila; siccome ancora di deporre il titolo di doge, -assumendo quello di governatore; e di lasciar entrare in città i -fuorusciti, eccettochè tre casate. Ciò fatto, _Filippo Maria_ ordinò al -_Carmagnola_ di rivolgere l'armi contra di _Gabrino Fondolo_ tiranno -di Cremona. V'andò, e prese la maggior parte delle castella di quel -territorio. Avea il _pontefice Martino_, fin quando era in Mantova, -conchiuso un accordo fra il duca di Milano e _Pandolfo Malatesta_, -signore di Brescia e di Bergamo, in vigore del quale doveano ricadere -al duca quelle due città dopo la morte d'esso Pandolfo, che non avea -figliuoli, con altri patti, e con lega offensiva e difensiva fra loro. -Ma Pandolfo, al vedere l'amico Gabrino in pericolo, e temendo dopo la -rovina di lui la propria, fingendo che Gabrino avesse a lui venduta -Cremona, prese le armi per aiutarlo; con che impedì la caduta di -Cremona. Allora il Carmagnola marciò coll'esercito suo a Martinengo -nel dì 20 di giugno, e collo sborso di dodici mila fiorini vi mise -dentro il piede, e poscia imprese l'assedio di Bergamo. Si sostenne -quella città sino alla notte precedente al dì 24 di luglio, festa di -san Jacopo apostolo. Quei che poterono, della guarnigion di Pandolfo, -si salvarono nella cittadella; ma con poco frutto, perchè nel dì 26 -si renderono a discrezione. Cita il padre Celestino[2477] la conferma -fatta in quest'anno dal duca della capitolazione e de' privilegii -della città di Bergamo. Dopo tale acquisto l'infaticabil Carmagnola -continuò il corso della vittoria sul distretto di Brescia, portando -seco il terrore, ma più il credito d'essere uomo osservator della -parola, e di tenere in freno la licenza dei suoi soldati. Occupò gli -Orci nuovi e vecchi, Palazzuolo, Pontoglio, Rovatto e molte altre -castella: colle quali imprese gloriosamente terminò la campagna. Anche -i Veneziani continuarono in quest'anno[2478] la guerra nel Friuli -contra di _Lodovico_ patriarca d'Aquileia, senza lasciarsi muovere -dal loro proponimento per l'interposizione del papa che mandò apposta -a Venezia il cardinale di Spagna con titolo di legato per trattare -d'accordo. Aveano il vento in poppa. Filippo Arcelli, già signor -di Piacenza, creato lor generale, sapea eccellentemente il mestier -della guerra; ogni dì più facea progressi nel paese nemico. Tanto -egli operò che Cividal di Belluno si arrendè alla reppublica nel dì -7 d'aprile. Anche Sacile venne all'ubbidienza de' Veneziani verso la -metà di agosto. Così fecero anche Prata, Serravalle ed altri luoghi. -Nel medesimo tempo faceano i Veneziani guerra in Dalmazia alle città di -Traù e di Spalatro, che erano occupate da _Sigismondo re_ dei Romani -e d'Ungheria, il quale, per la morte di Venceslao suo fratello, già -re de' Romani, era divenuto padrone anche della Boemia, e per mezzo -di _Pippo_, ossia _Filippo degli Scolari_ Fiorentino, suo generale, -riportò in quest'anno una mirabil vittoria contra di trecento mila -Turchi. - -NOTE: - -[2463] Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital. - -[2464] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital. - -[2465] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 18. - -[2466] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Vita Martin. V, P. -III, tom. 3 Rer. Ital. - -[2467] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18. - -[2468] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Giornal. Napolet., tom. -eod. - -[2469] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2470] Sammarthan., Généal. de France, tom. 2. - -[2471] Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1420. - -[2472] Cribell., Vit. Sfort., tom. 19 Rer. Ital. Corio, Istor. di -Milano. - -[2473] Campanus, Vita Brachii, lib. 4. tom. 19 Rer. Ital. - -[2474] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2475] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2476] Corio, Istor. di Milano. - -[2477] Celestino, Istor. di Bergamo. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXX. Indiz XIII. - - MARTINO V papa 4. - SIGISMONDO re de' Romani 11. - - -Le azioni fatte in quest'anno dal _pontefice Martino_ danno -assai a conoscere, che non era tanto difficile a mutar pensiero e -sistema[2479]. Odiava a morte _Braccio_ signor di Perugia; pure, -per maneggio de' Fiorentini, stretti amici di Braccio, s'indusse a -riceverlo in grazia, e a lasciargli in vicariato le città di Perugia, -Assisi, Jesi e Todi con altre non poche terre da lui occupate, purchè -restituisse al pontefice Narni, Terni, Orvieto ed Orta. Sul fine di -febbraio comparve a Firenze lo stesso Braccio con accompagnamento -magnifico, e fu accolto dal popolo fiorentino con tal plauso e -pompa, come se fosse stato un re ed imperadore. Prostrato a' piedi -del papa, non solamente riportò l'assoluzion delle censure e il -vicariato suddetto, ma divenne ancora campion dello stesso pontefice -per riacquistargli Bologna. Già dicemmo che esso papa avea con bei -capitoli e privilegii accordata la libertà ai Bolognesi. Nell'anno -precedente[2480] era stata in quella città una sedizione e rissa fra -_Antonio de' Bentivogli_ e la sua fazione, e _Matteo da Canedolo_ -capo di un'altra fazione. Perchè toccò di soccombere all'ultima, fu -questa cacciata di città e mandata a' confini, restando il Bentivoglio -come padrone della città. Forse le preghiere di questi fuorusciti, e -l'udire le divisioni che tuttavia duravano in Bologna, fecero nascer -voglia e speranza al papa di sottomettere quella città. Braccio fu -scelto per tale impresa. Spedì il pontefice innanzi un arcivescovo ed -un abbate per suoi ambasciatori, che, nel dì 28 di febbraio entrati -in Bologna, esposero con ornate parole il desiderio di sua santità -d'aver egli il governo della città. La risposta poco favorevole fu -portata a Firenze dagli ambasciatori bolognesi spediti colà. Però si -venne all'interdetto, e poscia alla guerra contra di quel popolo. Anche -_Lodovico degli Alidosi_ signor d'Imola mandò la disfida a Bologna. -Scrive Matteo Griffoni[2481] che nel dì 5 di maggio venne in quella -città _Gabrino Fondolo, olim dominus Cremonae_, per generale delle armi -d'essi Bolognesi. Ciò è da notare, siccome dirò più abbasso, perchè, -secondo il Corio[2482], Gabrino non era per anche stato spogliato di -Cremona. Ci assicura anche il Campano[2483] che il Fondolo venne al -servigio de' Bolognesi. Ora nel dì 17 dello stesso maggio comparve -esso Braccio colle sue milizie sul territorio di Bologna, avendo seco -_Lodovico de' Migliorati_ signore di Fermo, ed _Angelo dalla Pergola_, -capitani al soldo del papa. A poco a poco si andarono rendendo le -castella de' Bolognesi; di modo che conoscendo quel popolo, benchè -provveduto di molta soldatesca, dopo alcune piccole svantaggiose -battaglie, l'impotenza a sostenersi, nel dì 15 di luglio vennero -nel consiglio generale di quella città alla risoluzione di darsi -liberamente al papa. Il che con patti onorevoli eseguito, vi entrò, -e ne prese il possesso _Gabriello Condolmieri cardinale_ di Siena, e -poscia vi venne per legato _Alfonso cardinale_ di Spagna. - -Abbiam veduto nel precedente anno _papa Martino_ d'accordo colla -_regina Giovanna_: si mutò scena nel presente. Contra di lei cominciò -il papa a favorire gl'interessi di _Lodovico III_ duca d'Angiò e -conte di Provenza, giovane ch'era poco prima succeduto a _Lodovico -II_ suo padre defunto, che avea spediti i suoi ambasciatori a Firenze -per prestare ubbidienza a papa Martino[2484]. La cagione, per cui -il papa era disgustato colla regina, fu perchè tornato _Ser-Gianni -Caracciolo_ gran seniscalco a Napoli, pien di veleno contra di _Sforza_ -gran contestabile, cominciò a nimicargli la regina, e la trattenne -dall'inviar soccorsi di gente e di danaro a Sforza nella guerra che -abbiam veduta poco fortunatamente da lui fatta a _Braccio_ nell'anno -antecedente, ancorchè il papa ne facesse calde e frequenti premure. -Chiamato a Firenze Sforza, il pontefice Martino gli comunicò in segreto -il suo disegno contra della regina; fors'anche vi fu maggiormente -acceso da Sforza per vendicarsi del Caracciolo. Venuta dunque la -state, si mosse Sforza con quanta gente potè raccogliere; e, passato -nel regno di Napoli[2485], andò, nel dì 18 di giugno, ad unirsi col -figliuolo _Francesco_, e con Michele e Foschino suoi parenti, che lo -aspettavano alla Cerra col resto de' suoi combattenti; ed, inalberate -le bandiere di _Lodovico d'Angiò_, si scoprì nemico della regina. Niun -danno fece, finchè, avvicinato a Napoli, non le ebbe inviato per due -trombetti il bastone e le insegne del contestabilato, e fatto esporre -che o trattasse d'accordo coll'Angioino, oppure che si aspettasse la -guerra. Manca il verisimile a ciò che scrive il vescovo Campano[2486], -cioè che Sforza entrasse in Napoli, e, fatta chiamare la regina ad una -finestra di Castello Nuovo, le rinunziasse le insegne, e caricato di -villanie da essa, l'obbligasse, con farle tirar contro alcune freccie, -a ritirarsi. Accampossi col suo esercito Sforza presso a Napoli nel -luogo del Formello, aspettando che giugnesse per mare la flotta di -Lodovico d'Angiò, per operar seco di concerto. Intanto precorsa la fama -di questo principe, il quale avea assunto il titolo di re di Sicilia, -che così continuavano ad intitolarsi i re di Napoli, chiunque era della -fazione angioina diede principio alle novità, e si ribellarono non -poche terre del regno. Ma prima che venisse Sforza, e si trovassero -in questa brutta apparenza di cose, e con timore di peggio, la regina -ed il Caracciolo, siccome informati de' preparamenti dell'Angioino, -aveano preso lo spediente d'inviar ambasciatori al papa per pregarlo -d'interporsi in questa briga, e d'impedire gl'ingiusti insulti che -si ammannivano contra di lei dal duca d'Angiò. Non avea peranche il -papa alzata la visiera, mostrandosi neutrale in sì fatta turbolenza; -ma l'ambasciatore, che fu _Antonio Caraffa_, soprannominato Malizia, -uomo accortissimo, non tardò a scandagliar ben l'animo pontificio, -e a scorgere che da quella parte non era da sperare alcun sussidio -ai bisogni della regina; e in fatti era menato a spasso con sole -belle parole. Ossia dunque che nascesse a lui in mente, come alcuni -vogliono, un altro ripiego[2487]; oppure che egli ne portasse seco da -Napoli l'ordine e la plenipotenza: certo è, che, avendo fatta vista -di tornarsene a Napoli, allorchè fu a Piombino, imbarcatosi in una -galea, andò a trovare il giovanetto _Alfonso re d'Aragona_, Sardegna e -Sicilia, per implorare l'aiuto suo in favore della regina. - -Qui è da sapere che il re Alfonso, in cui non so se maggior fosse -l'elevatezza della mente o il desiderio della gloria, un gran valore -e una mirabile attività, avea già pensato a segnalarsi per tempo -coll'acquisto della Corsica. Perciò nel precedente anno con una -flotta di trenta galee e quattordici navi passò nel suo regno di -Sardegna[2488], e finalmente piombò sopra il porto di Bonifazio, -luogo fortissimo e il più caro che si avessero i Genovesi. Stupendo, -ostinato fu quell'assedio, di cui ci lasciò una descrizione Pietro -Cirneo[2489], e durò ben nove mesi. Era già ridotto quel castello -all'agonia, quando _Tommaso da Campofregoso_ doge o governatore di -Genova, armate sette navi sotto il comando di Batista suo fratello, -le spinse in Corsica, per salvare un sito di tanta importanza. Fecero -delle maraviglie i valorosi Genovesi, e dopo fiero combattimento riuscì -loro, non ostante la terribile resistenza de' Catalani, d'introdurre, -sul principio di gennaio, un bastevol soccorso in Bonifazio, in guisa -che fu costretto il re Alfonso a ritirarsi da quell'assedio. Non so -dire s'egli fosse tuttavia in Corsica, oppure altrove, allorchè se gli -presentò il Caraffa per impegnarlo al soccorso della regina, qualora -il duca d'Angiò movesse l'armi contra di lei. Fece sulle prime Alfonso -lo schivo; ma pensando che il regno di Napoli sarebbe una bella giunta -al suo regno di Sicilia e agli altri suoi Stati, per consiglio ancora -de' suoi cortigiani si lasciò vincere, e diede mano al trattato. -Passò qualche mese per digerirlo in lontananza, e per istabilir le -condizioni, non essendosi dimenticato Alfonso di richiederle ben -vantaggiose alla sua corona. Restò dunque convenuto che egli fosse -adottato per figliuolo dalla _regina Giovanna_, affine di succedere -dopo la di lei morte; e che intanto egli fosse dichiarato duca di -Calabria, e per sicurtà de' patti mettesse presidio in Castello Nuovo -e Castello dell'Uovo. Ora mentre queste cose si trattavano, _Lodovico -d'Angiò_, fatte armare in Genova sei navi comandate da Batista da -Campofregoso, unì con esse sette sue galee, e ben provveduto di -viveri e di gente, nel dì 15 d'agosto, felicemente arrivò al porto -di Napoli[2490]; pagò circa quaranta mila fiorini d'oro alle truppe -di _Sforza_, al quale si diede, in questi tempi, la città d'Aversa, -conquista di gran momento per la guerra. Maggiormente allora fu da lui -e da Sforza stretta d'assedio Napoli, ed in essa furono anche una notte -vicini ad entrare per tradimento; ma eccoti comparire al lido, nel dì -6 di settembre[2491], dodici galee e tre galeotte del _re Alfonso_; -dicono altri che egli si trasferì colà in persona. Per trovarsi -inferiori i legni de' Genovesi, prima che egli giugnesse, se n'erano -tornati a casa. Sforza col duca d'Angiò gran battaglia diede per -impedire lo sbarco de' Catalani; ma in fine fu astretto a battere la -ritirata e condursi ad Aversa. Sbarcato Alfonso, la regina il riconobbe -per suo figliuolo adottivo, gli consegnò Castello Nuovo, il creò duca -di Calabria. Così terminò l'anno presente nel regno di Napoli, ma con -essersi molte terre e baroni levati dall'ubbidienza della regina. - -Quali imprese facesse in quest'anno _Filippo Maria Visconte_ duca -di Milano, non bisogna chiederlo al Corio. Egli poco ne seppe. -Differisce questo scrittore all'anno 1422 la conquista di Cremona; -ed essa succedette nel presente anno, ciò ricavandosi da Matteo -Griffonio[2492], e insieme da Andrea Biglia[2493] e da Marino -Sanuto[2494]. _Gabrino Fondolo_ tiranno di quella città, veduta già -perduta la maggior parte delle sue castella, e che poco capitale potea -farsi del soccorso degli alleati, non si volle aspettare addosso, -all'aprirsi della campagna, l'esercito del Carmagnola. Perciò nel -gennaio di quest'anno prese accordo col duca di Milano, lasciandogli -Cremona per trentacinque mila fiorini d'oro, e con patto di ritenere -per sè Castiglione, e di poter godere di quanti beni egli possedea. Non -gli mancavano dei tesori, e certo li vagheggiava con gran cupidità il -duca; pur questi la fece per ora da galantuomo, e gli osservò la parola -della franchigia a lui accordata, aspettando di fare il resto ad altro -tempo. Andò poscia costui, siccome dicemmo, al servigio de' Bolognesi. -Era in collera esso duca con _Pandolfo Malatesta_ per l'aiuto dato in -addietro a Gabrino, pretendendo rotta ingiustamente da lui la tregua -o pace stabilita da papa Martino. Infatti, essendo ricorso Pandolfo al -papa per aiuto, non ne riportò se non de' rimproveri, per avere mancato -ai patti. Nè i Fiorentini si vollero mischiare ne' fatti di lui. Vi -restavano i Veneziani, creduti protettori del Malatesta. Ma, oltre al -trovarsi eglino impegnati in questi tempi nella guerra del Friuli, -erano essi disgustati per la morte data dai Malatesti a Martino da -Faenza lor capitano, come accennammo all'anno 1416. Laonde l'accorto -duca seppe così ben fare, che gl'indusse nel febbraio dell'anno -seguente ad una tregua vicendevole per anni dieci, con promettere i -Veneziani di non impacciarsi negli affari di Pandolfo. Altro dunque -non vi fu che _Carlo Malatesta_ signor di Rimini, e fratello d'esso -Pandolfo, che gl'inviò in quest'anno un poderoso aiuto di tre mila -cavalli e di molta fanteria, sotto la condotta di _Lodovico Migliorati_ -signore di Fermo; cosicchè Pandolfo giunse a formare un'armata di -circa otto mila combattenti. Già il _conte Francesco Carmagnola_ colle -milizie duchesche era in campagna sul territorio di Brescia, quando -nel dì 8 di ottobre si azzuffarono gli eserciti nemici. Il valore e la -fortuna del Carmagnola furono superiori, e vi restò con altri nobili -di conto prigioniere lo stesso signor di Fermo, al quale poco appresso -il duca non solamente restituì la libertà, ma vi aggiunse ancora -di molti regali. Fu particolare in _Filippo Maria Visconte_ una tal -magnanimità, e ne vedremo degli altri esempli. Questa vittoria e la -tanto cresciuta potenza del duca fecero oramai conoscere al _marchese -Niccolò_ d'Este signor di Ferrara, Modena, Reggio e Parma che il duca, -voglioso di ricuperar tutto ciò che aveano posseduto i suoi maggiori, -e massimamente il _duca Gian-Galeazzo_ suo padre, per le due ultime -città gli avrebbe mossa guerra[2495]. Per ischivarla mosse da saggio -un trattato di accordo, per cui si convenne nel mese di novembre -che il marchese, cedendo al duca per sette mila fiorini d'oro Parma, -riterrebbe in suo dominio la città di Reggio; e fu eseguita questa -convenzione. Durarono poi le ostilità del Carmagnola sul Bresciano, e -restò maggiormente bloccata Brescia dalle armi del Visconte; ma niuna -importante impresa ne seguì nell'anno presente. - -Intanto più che mai felicemente procedeva la guerra de' Veneziani in -Dalmazia, in Friuli e nelle vicinanze[2496]. Conquistarono essi Cataro, -Traù, Spalatro ed altri luoghi in Dalmazia; si rendè loro la città di -Feltro, Spilimbergo, Valvasone ed altre terre in Friuli. Ma ciò che -maggiore risalto diede all'armi loro fu l'acquisto della città d'Udine, -dove il valoroso lor generale Filippo degli Arcelli fece la sua entrata -nel dì 7 di giugno. Tralascio altri progressi dei Veneziani, che in -così poco tempo ricuperarono quasi tutta la Dalmazia, e divennero -per la prima volta padroni della bella provincia del Friuli. Allora -il patriarca Lodovico, trovandosi per le sue sconsigliate bravure -spogliato di quel nobile Stato, ricorse a papa Martino, il quale -spedì a Venezia legati per sostenere gl'interessi del patriarcato. Ma -quei legati non erano cannoni, e però non fecero breccia alcuna nello -animo de' veneti vittoriosi, che si teneano ben cara un'estensione -sì rilevante della loro signoria. Fin qui era dimorato in Firenze il -romano pontefice, onorato e servito da tutti[2497]. Accadde, che quando -Braccio venne in quella città, alcuni suoi fautori attaccarono in -diversi canti delle strade alcuni versi in lode di Braccio e disprezzo -del papa. V'era fra le altre cose: - - PAPA MARTINO NON VALE UN QUATTRINO. - -E i ragazzi l'andavano cantando per le strade. Il papa, in vece di -sprezzare, come fanno i principi di animo grande, questi latrati -plebei, o di cercarne provvedimento proprio, talmente se ne indispettì, -che fin d'allora determinò di mutare stanza; e per quanto gli fosse poi -detto, non si potè tenere. Adunque nel dì 9 di settembre[2498] si partì -di Firenze con grande onore, e nel dì 20 fu in Siena. Di là passò a -Viterbo, e giunse nel dì 28 a Roma, dove nel dì 30 fece magnificamente -la sua entrata con plauso di tutto il popolo romano. - -NOTE: - -[2478] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2479] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 18. Campan., Vita Brachii., -tom. 19 Rer. Ital. Cribellus, Vita Sfortiae, tom. eod. - -[2480] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2481] Matthaeus de Griffonibus, Chron., tom. 18 Rer. Italic. Cronica -di Bologna, tom. eod. - -[2482] Corio, Istoria di Milano. - -[2483] Campanus, Vit. Brachii, tom. 19 Rer. Ital. - -[2484] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2485] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2486] Campanus, Vita Brachii, tom. 19 Rer. Ital. - -[2487] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2488] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2489] Petrus Cyrnaeus, Histor. Corsic., tom. 24 Rer. Ital. - -[2490] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2491] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2492] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2493] Billius, in Histor., tom. 19 Rer. Ital. - -[2494] Sanuto, Ist. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2495] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. - -[2496] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2497] Leonardus Aretinus, Hist., tom. 19 Rer. Ital. - -[2498] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXI. Indiz. XIV. - - MARTINO V papa 5. - SIGISMONDO re de' Romani 12. - - -Gran copia di aderenti avea _Lodovico III_ duca d'Angiò nel regno di -Napoli[2499]. Spezialmente prevaleva la sua autorità nella Calabria, -dove pendevano dai suoi cenni le città di Cosenza, Bisignano, Rossano, -Santa Severina, San Marco, Crotone, Policastro ed altre terre, al -governo delle quali inviò _Francesco_ figliuolo di _Sforza_. Non -erano molte le forze della _regina Giovanna_ e del _re Alfonso_ per -resistere a questo avversario, sostenuto dal papa e dall'invitto -Sforza. E quand'anche avessero potuto resistere, ne mancavano loro per -cacciarlo fuori del regno. Durante dunque il verno fra le maniere di -fortificare la lor fazione, fu creduta la migliore e più spedita di -chiamare in loro aiuto _Braccio_, la cui riputazion nel mestier delle -armi era celebre in questi tempi per tutta l'Italia. Pertanto gli -spedirono l'invito con ingorde promesse di ricompensa[2500]. Braccio, -dopo aver fatto il ritroso per maggiormente avvantaggiar le sue cose, -finalmente condiscese a condizione che la regina lo investisse e -metesse in possesso della città di Capoa e del suo principato, boccone -da principe; e che il creasse contestabile del regno[2501]. Tutto gli -fu accordato; e dacchè egli ebbe spedita gente a prendere il possesso -di Capoa, (benchè il Campano sembri credere ciò seguito più tardi) -tutto allegro cominciò a mettere in ordine e ad accrescere le sue -genti, colle quali in fine si inviò in persona alla volta del regno -di Napoli, avendo prima voluto sicurezza dalla regina di ducento mila -fiorini d'oro per pagare le truppe. Essa parte ne fece sborsare, parte -diede per mallevadori i mercatanti fiorentini[2502]. Mentre queste cose -si trattavano, il re Alfonso, nel mese di febbraio diede una scorsa -al suo regno di Sicilia, ch'egli non avea peranche veduto. Sbarcò -a Palermo, e poscia andò visitando Messina e le altre città di quel -fiorito regno: il che fatto, se ne tornò a Napoli per assistere alla -regina contro gli sforzi di Lodovico d'Angiò e di Sforza. Entrò ancora -nel regno colle sue forze il prode Braccio, e sulle prime s'impadronì -di Solmona, di Sangro e d'altre terre. Poscia speditamente marciò ad -Aversa per sorprender ivi, se potea, l'Angioino, sapendo che Sforza col -meglio dei suoi era lungi di là. Ma non gli andò fatta. Sforza corse -ad Aversa, ed, assicurata con buon presidio la città, rendè inutili i -disegni dell'avversario. In questi tempi _Jacopo Caldora_, uno di quei -baroni che avea prese l'armi contro la regina Giovanna, ed abbondava di -coraggio e di soldatesche, allorchè Sforza si credeva di avere in lui -il più fedel collegato, venne a scoprirsi di fede instabile, guadagnato -da Braccio, con cui unì in fine le forze sue: colpo che sconcertò non -poco gl'interessi di Lodovico d'Angiò e di Sforza. Braccio intanto -col Caldora se n'andò a Napoli, e vi giunse nel punto che anche il re -Alfonso con bella flotta e buon rinforzo d'armati nel dì 26 di giugno -sbarcò in quel porto. Incredibile fu in Napoli l'allegrezza per la -venuta di questi campioni, e favoritissimo fu l'accoglimento fatto a -Braccio dalla regina e dal re. - -Attendeva in questi tempi _papa Martino V_, già restituito a Roma, a -dar sesto a quella città. Ma non sapeva egli digerire, che la _regina -Giovanna_, senza farne consapevole il romano pontefice suo sovrano, -non che senza chiederne il consenso, avesse adottato in figliuolo il -re _Alfonso_, la cui mente e potenza già gli facea paura. Molto più -si accese di sdegno allorchè vide _Braccio_ suo vassallo impugnar le -armi contra del duca d'Angiò da sè favorito, e cominciar la fabbrica -di maggiore ingrandimento, che potea essere un dì troppo pregiudiziale -agli Stati della Chiesa. In questi tempi venne il duca di Angiò -a Roma, per rappresentare al papa lo stato assai dubbioso, se non -anche pericoloso, de' suoi affari, e per chiedere aiuto. Gli diede il -pontefice quel rinforzo che potè di denaro; ed ordinò a _Tartaglia_, -che era al suo soldo, di andarsi ad unire a _Sforza_ con cinquecento -cavalli e qualche fanteria di sua condotta. Scrisse ancora un breve -nel dì 29 di giugno[2503] ai signori sì ecclesiastici che secolari del -regno di Napoli, comandando loro di non pagare alla regina i tributi, -e di non ubbidire ai di lei ministri; ma non tralasciò intanto di -procurare aggiustamento fra le parti[2504]. A questo fine inviò a -Napoli nel settembre i cardinali di Sant'Angelo e del Fiesco, che -trovarono l'osso troppo duro; e pare che se ne andassero senza aver -nulla fatto. Il bello era che ne' medesimi tempi cominciò la regina a -pentirsi di aver chiamato ed adottato il re Alfonso[2505], e per via di -Bernardo Arcamone cominciò a trattar segretamente con Lodovico d'Angiò -e Sforza: il che penetrato dal re Alfonso, gli diede un'incredibil -gelosia. Per questa dubbietà di animi nulla di riguardevole succedette -nel resto dell'anno fra le due nemiche armate, le quali, dopo -varii movimenti, saccheggi e scaramuccie, si ridussero ai quartieri -d'inverno. Si credeva ognuno di goder ivi la quiete[2506], quando -all'improvviso il re Alfonso e Braccio, per levarsi l'impaccio della -Cerra, luogo già occupato da Sforza, otto miglia lungi da Napoli, vi -andarono a mettere l'assedio, e cominciarono colle bombarde ed altre -macchine a bersagliar quella terra. Accorsovi Sforza con cinquecento -cavalli, vi spinse dentro Santoparente ed altri dei suoi bravi parenti -Cotignolesi con ottanta cavalli, i quali fecero tal difesa, che, -disperando il re di vincere la pugna, ascoltò volentieri proposizioni -d'accordo. Per onor suo fu ritrovato il ripiego che gli assediati -esponessero la bandiera del papa, per la cui riverenza il re mostrò -di ritirarsi. Scrive bensì il Campano[2507] che Cerra gli si rendè, ma -verisimilmente in ciò egli prese abbaglio. Soggiornando intanto il duca -d'Angiò e Sforza in Aversa, e trovandosi con esso loro _Tartaglia_, -antico nemico, e poco fa divenuto amico di Sforza, insorsero sospetti -di mala fede contro di lui, e che egli avesse tenuto intelligenza di un -tradimento con Braccio. Se fossero veri o falsi cotali sospetti, nol -saprei dire. Sappiamo di certo ch'egli fu preso, e posto ai tormenti, -nei quali dicono che confessò il delitto; laonde gli fu tagliata la -testa. Confessa il Campano che Braccio trattava male qualunque dei -soldati di Sforza che restasse prigioniere; regalava all'incontro -e rimandava quei di Tartaglia: stratagemma forse usato da lui per -metterlo in diffidenza col duca d'Angiò e con Sforza, siccome infatti -avvenne. Ma costò caro al duca, perchè la maggior parte de' soldati di -Tartaglia, credendo ucciso a torto il lor condottiere, a poco a poco -desertando, si andarono ad arrolare nel campo di Braccio. - -Così andavano gli affari di Napoli; nel qual tempo _Filippo Maria_ -duca di Milano andava stendendo le ali. La prima sua impresa nell'anno -presente fu contra di _Pandolfo Malatesta_ signore di Brescia. Già -molte castella di quel distretto erano in mano del duca, e il _conte -Carmagnola_ con oste poderosa si preparava a fare del resto. Però, -trovandosi troppo inferiore di forze il Malatesta, e stando come -bloccato e privo di vettovaglie, capitolò col duca la cessione di -quella potente città[2508] per trentaquattro mila fiorini d'oro, che -gli furono sborsati. Entrò in Brescia il vittorioso Carmagnola nel -dì 16 di marzo, e Pandolfo colla testa bassa se ne tornò a casa sua. -Aveano i maggiori del Visconte signoreggiata la città di Genova. A -Filippo Maria premeva di non essere da meno; e però in quest'anno si -diede più che mai a far pratiche per mettervi il piede; e soprattutto -l'animavano all'impresa i fuorusciti che erano ricorsi a lui. Tra -le speranze dategli da questi, e il trovarsi non pochi degli stessi -abitanti in Genova o per malevolenza o per invidia contrarii al governo -di _Tommaso da Campofregoso_, buona disposizione apparve per ottenere -l'intento. Ordinato dunque un convenevol esercito sotto il comando del -Carmagnola, venuta la state[2509], lo spedì nel Genovesato, premessa -la sfida contra del Campofregoso. Non tardò Albenga con altre terre a -rendersi. Passò dipoi l'armata sotto Genova, e ne formò da ogni parte -l'assedio; ed affinchè non le venisse soccorso per mare, condusse il -duca al suo soldo sette galee di Catalani[2510]. Il Campofregoso, -che per l'imminente bisogno nel dì 27 di giugno, col consenso de' -Genovesi, avea venduto Livorno ai Fiorentini per cento mila fiorini -d'oro, non omise diligenza per difendere il suo Stato. Armate ancora -sette galee, comandate da Batista suo fratello, le spedì incontro ai -Catalani. Ma venuti a battaglia questi legni, ne rimasero sconfitti i -Genovesi, e prigione lo stesso Batista: colpo che mise la falce alla -radice, e condusse Tommaso a trattar di composizione col Carmagnola, -e per mezzo suo col duca. Non ebbe difficoltà il duca di lasciare -al Campofregoso il dominio di Sarzana, purchè consegnasse Genova -alle sue mani, perchè col tempo non mancano ragioni o pretesti ai -conquistatori di ritorsi quello che per misericordia han lasciato -sul principio. Promise ancora il duca a Tommaso trenta mila fiorini -d'oro, e quindici mila a Spineta Campofregoso altro di lui fratello, -acciocchè rendesse la città di Savona, di cui era in possesso. Così nel -dì 2 di novembre il Campofregoso non senza lagrime uscì di Genova, e -vi fece la sua entrata il conte Carmagnola, che ne prese il possesso -a nome del duca, e rimise in casa tutti i fuorusciti e banditi. Di -questo passo camminava la fortuna del duca di Milano. Men prosperosa -non era quella de' Veneziani[2511]. Essi in quest'anno ricuperarono -Drivasto, Antivari, Dulcigno, e quasi tutto il resto dell'Albania. -Presero ancora nel Friuli alcune poche castella che avevano resistito -fin ora: nella qual congiuntura Filippo degli Arcelli Piacentino, -valente lor generale, restò colpito da un verrettone, per cui diede -fine ai suoi giorni. E perciocchè il papa fece nuove istanze in favore -del patriarca d'Aquileia per la restituzione del Friuli, quel saggio -senato rispose che lo renderebbe ogni qual volta fosse rimborsato delle -spese della guerra, a cui erano stati forzati dall'inquieto patriarca. -Ascendevano queste spese a milioni. Però si venne ad un accordo, per -cui fu solamente lasciata allo stesso patriarca la città di Aquileia -colle castella di San Daniello e di San Vito. Tutto il rimanente fu, -ed è tuttavia, della repubblica veneta, con essere cessata tutta la -potenza temporale del patriarca d'Aquileia, il quale in addietro, dopo -il romano pontefice, era il più ricco prelato d'Italia. - -NOTE: - -[2499] Cribell., Vit. Sfort., tom. 19 Rer. Ital. - -[2500] Campanus, Vit. Brachii, tom. 18 Rer. Ital. - -[2501] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2502] Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - -[2503] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2504] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2505] Bonincontrus, Annal., tom. eod. - -[2506] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2507] Campanus, Vita Brachii, tom. 19 Rer. Ital. - -[2508] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[2509] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2510] Ammirato, Istoria Fiorentina, lib. 18. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXII. Indiz. XV. - - MARTINO V papa 6. - SIGISMONDO re de' Romani 13. - - -Anno di pace per l'Italia fu questo, e però niuno importante -avvenimento viene somministrato alla storia. Veggendo il pontefice -in gran declinazione gli affari del re _Lodovico d'Angiò_, e -rincrescendogli ormai di gittar tanto danaro per voler sostenere un -edifizio che da troppe parti minacciava rovina, prese il partito di -trattare un accordo[2512]. Pertanto di nuovo spedì a Napoli i due -cardinali legati, se pure n'erano essi partiti, con istruzioni nuove, -affinchè trovassero temperamento all'emulazione e guerra dei due re. -_Alfonso_, oltre alla sua naturale accortezza, avea in mano di che far -guerra al papa: cioè minacciava tuttodì di far risorgere il tuttavia -vivente Pietro di Luna, già _Benedetto XIII_, condannato dal concilio -di Costanza, e di farlo riconoscere di bel nuovo per papa nell'Aragona, -Sardegna, Sicilia e regno di Napoli. Perciò fu d'uopo che papa -Martino facesse il latino come volle Alfonso. Indusse dunque Lodovico -d'Angiò nel mese di marzo a rimettere in mano de' legati Aversa e -Castello-a-mare: luoghi che poi da lì a qualche tempo furono da essi -cardinali consegnati alla _regina Giovanna_. Se ne tornò Lodovico a -Roma senza danari, senza credito, a vivere, come potè, di ciò che il -papa gli diede. Venuto l'aprile, il re Alfonso andò sotto Sorrento e -Massa, e gli ebbe a patti, volendo che si rendessero a lui, e non alla -regina: azione che alla medesima dispiacque non poco, cominciandosi -a conoscere che il figliuolo adottivo s'istradava a far da padrone -e ad occupar la signoria. Ma più se ne alterò il suo favorito, cioè -_Ser Gianni Caracciolo_ gran senescalco, il quale già mirava in aria -il precipizio dalla sua autorità, qualora il re Alfonso crescesse -nella potenza e nel comando. Il perchè tanto egli quanto la regina si -diedero sotto mano a tirare nel loro partito _Sforza Attendolo_[2513]; -anzi persuasero al medesimo re che util cosa sarebbe il guadagnare -questo insigne capitano, perchè tuttavia molti conti e baroni del -regno tenevano la fazione angioina, alla quale, con levarle Sforza, si -sarebbono tagliate le penne maestre[2514]. _Braccio_ fu quegli che ebbe -l'incombenza di trattarne, proponendo un colloquio con esso Sforza. In -fatti, confidato Sforza nell'onoratezza di Braccio, animosamente l'andò -nella state a trovar nel suo campo. Rinnovarono allora questi due -valorosi emuli l'interrotta amicizia, e per due ore ebbero insieme una -conferenza, in cui dicono che Braccio sinceramente rivelò all'altro le -trame da lui fatte col _conte Niccolò Orsino_ e con _Tartaglia_ contra -di lui. Quivi ancora fu conchiuso che Sforza fosse rimesso in grazia -di Giovanni e d'Alfonso, cedendo loro l'importante luogo della Cerra. -Ciò fatto, si restituì Braccio sollecitamente a Perugia, invogliato -di sottoporre al suo impero Città di Castello, dove era invitato dai -fuorusciti. Comparve d'avanti a quella città colle sue milizie, e -giacchè i Fiorentini, suoi singolari amici, chiudevano gli occhi alle -di lui conquiste, ne imprese l'assedio. Si sostennero que' cittadini -finchè videro tutto preparato per un generale assalto, ed allora -esposero bandiera bianca; e così Braccio n'entrò senza maggiore sforzo -in possesso. Scrive il Buonincontro, ed è seco Leodrisio Crivello, che -in tal congiuntura Braccio fece un'irruzione in quel di Norcia, e poi -del Lucchese, ricavandone grandi somme d'oro. Ma, per conto del tempo, -può essere che s'ingannino. Abbiamo già veduto appartenere agli anni -addietro il danno da lui recato a que' due territorii. Intanto perchè -la peste era entrata in Napoli, e la regina col re Alfonso ritiratasi -a Gaeta, quivi soggiornava colla sua corte, Sforza si portò colà, e fu -ben ricevuto sì da lei, come dal gran senescalco Caracciolo. Non così -dal re Alfonso, che in questo prode uomo trovava un impedimento ai -disegni della sua ambizione. Le apparenze dell'accoglimento fattogli -da esso re furono belle, ma si stette poco a scoprire ch'egli il mirava -di mal occhio; e però tanto più la regina e il Caracciolo si strinsero -collo stesso Sforza. Andavano pertanto ogni giorno più crescendo le -loro gelosie, ed erano da amendue le parti gli animi turbati; laonde fu -di mestieri venire ad una composizione, per cui si dichiarò che Sforza -servisse di difensore del regno non meno alla regina, che al re, ed -egli fosse tenuto a prendere le armi pel primo d'essi che il chiamasse -in suo aiuto. Dopo di che Sforza colle sue genti andò a passare il -verno a Villafranca presso Benevento, e poscia alla città di Troia. - -Altro non si sa che facesse in questo anno _Filippo Maria_ duca di -Milano, se non empiere di sospetti i rettori di Firenze[2515] sì per -l'acquisto fatto di Genova, come per gli altri patti stabiliti con -_Tommaso da Campofregoso_, che non potesse vendere se non ai Genovesi -Sarzana. Teneva inoltre al suo soldo _Angelo dalla Pergola_, rinomato -condottier di armi, che stanziava in questi tempi col suo corpo di -gente su quel di Bologna. Crebbero perciò le gelosie de' Fiorentini, -gente che sapea adoperare il microscopio negli affari del mondo. -Venuto in oltre a morte nel dì 25 di gennaio[2516] _Giorgio Ordelaffi_ -signore di Forlì, con lasciar successore nel dominio _Tebaldo_ suo -figliuolo in età d'anni nove, la cui tutela fu assunta da Lucrezia -sua madre, figliuola di _Lodovico Alidosio_ signore d'Imola; corse a -mischiarsi negli interessi di quella città il duca di Milano. Di più -non ci volle per accrescere sempre più le gelosie de' Fiorentini; e -però, quantunque il duca spedisse a Firenze ambasciatori per dissipare -queste ombre, e proporre una lega, nulla ne seguì. Rincrebbe ancora ai -Fiorentini l'aver esso duca trattata e conchiusa lega col cardinale -legato di Bologna. Nel dicembre di quest'anno inviò il medesimo -duca per governatore di Genova[2517] il valoroso suo generale _conte -Carmagnola_, ed intanto attendeva a far gente: lo che mise in sospetto -anche i Veneziani. Scrive il Sanuto[2518] che Asti, non so come, venne -in quest'anno in potere di esso duca. Merita eziandio di esser fatta -menzione che nell'anno presente si cominciarono per la prima volta -a vedere in Italia i cingani o cingari, gente sporca ed orrida di -aspetto, che contava di molte favole della sua origine, fingeva di -andare a Roma a trovare il papa, e che intanto viveva di ladronecci. -Capitarono costoro a Bologna[2519] nel dì 18 di luglio, e poscia a -Forlì[2520] col loro capo, a cui davano il titolo di duca. Motivo -oggidì potrà essere di ridere, se dirò che costoro diceano d'avere per -patria l'Egitto, che il re d'Ungheria, dopo aver presa la lor terra, -volle che andassero nello spazio di sette anni pellegrinando pel mondo. -Spacciavano le lor donne l'arte d'indovinare; e chiunque si dimesticava -di farsi strologar da esse, vi lasciava il pelo. Sappiamo altronde che -questa canaglia si sparse per la Germania, e andò fino in Inghilterra, -e tuttavia ne dura la semenza in Italia. Furono in quest'anno -travagliate dalla peste molte città d'Italia. Niuna buona guardia, -come ho detto altrove, si faceva allora dai disattenti Italiani per -impedire l'ingresso o tagliare il corso a questo morbo micidiale; e -però, entrato in un luogo, agevolmente si dilatava per gli altri. - -NOTE: - -[2511] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2512] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2513] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2514] Cribell., Vita Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. Vita Brachii, tom. -eod. - -[2515] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 18. - -[2516] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Ammirat., ubi supra. -Poggius, Hist., lib. 5, tom. 20 Rer. Ital. - -[2517] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXIII. Indiz. I. - - MARTINO V papa 7. - SIGISMONDO re de' Romani 14. - - -Se crediamo al Rinaldi[2521], terminò i suoi giorni in quest'anno -_Pietro di Luna_, già antipapa _Benedetto XIII_, ostinato nello -scisma, e sprezzatore dei decreti e delle censure della Chiesa -universale raunata nel concilio di Costanza. Morì nella fortezza di -Paniscola nel regno di Valenza; e l'avviso di sua morte avrebbe recata -somma allegrezza a papa Martino e alla corte romana, se non fosse -soppraggiunta un'altra nuova, che i due soli restanti cardinali di -lui aveano osato di eleggere un nuovo antipapa, cioè _Egidio Mugnos_ -o Mugnone, canonico di Barcellona, a cui diedero il nome di _Clemente -VIII_. Ma il Rinaldi anticipò di un anno la morte di costui, e però -dirò il resto all'anno seguente. Basterà per ora sapere che _Alfonso -re d'Aragona_ quegli fu che per suoi politici motivi tenne sempre vivo -l'antipapato di Pietro di Luna per avere uno spauracchio da valersene -contra di papa Martino, a cui non cessava di chiedere esenzioni e -grazie. Anche nell'anno presente fece egli istanza per l'investitura -del regno di Napoli, giacchè la _regina Giovanna_ l'avea adottato -per figliuolo. Ma non mancò fermezza al pontefice per negargliela, -asserendo egli di non poter far questo torto a _Lodovico d'Angiò_, a -cui competevano giusti titoli sopra quel regno. Avea esso pontefice, -per adempiere i decreti del concilio di Costanza, intimato il concilio -generale da tenersi in questo anno a Pavia. E in effetto si diede -principio a quella sacra assemblea in essa città, ma con meschino -concorso di prelati. Entrata colà la peste, fu il concilio trasferito -a Siena. Neppur quivi andò innanzi, siccome diremo, perchè il suddetto -re volea mettere in campo le pretensioni di Pietro di Luna per far -dispetto al papa: lo che obbligò papa Martino a differire a miglior -tempo la tenuta del destinato concilio. Di questa sua perversa politica -s'ebbe ben presto a pentire Alfonso. Quanto più in questo principe -cresceva l'avidità d'impadronirsi del regno di Napoli, tanto più egli -scorgeva crescere la diffidenza della regina, ed essergli contrario -il gran senescalco Caracciolo. Ora, giacchè buona parte del regno per -valore di _Braccio_ era venuta alla di lui divozione, determinò di fare -il resto col mezzo della violenza, e di ridurre la _regina Giovanna_ -nello stato in cui già la vedemmo sotto _Jacopo conte_ della Marca. Gli -storici a lui parziali attribuiscono la risoluzione alle insolenze e -ai maligni consigli del suddetto gran senescalco Caracciolo, che ruppe -ogni buona armonia fra lui e la regina[2522]. Fatto dunque chiamare a -sè il medesimo Caracciolo, benchè vi andasse armato di salvocondotto, -pure il trattenne prigione nel dì 22 di maggio, ed immediatamente -cavalcò al castello di Capuana per far lo stesso giuoco alla regina, -che ivi dimorava. Per buona fortuna prevenuta essa da un segreto -avviso di un suo familiare dell'imminente pericolo, ebbe tempo di far -chiudere la porta del castello in faccia ad Alfonso, e non tardò a -spedir più messi l'un dietro all'altro, a _Sforza_, allora dimorante -fuor di Napoli a Mirabello, implorando il suo aiuto. Diede alle armi -Sforza, e, raunati quanti potè de' suoi, si mise in viaggio alla volta -di Napoli, e, giunto al Formello, trovò circa quattro mila tra cavalli -e fanti del re Alfonso, inviati per impedirgli il passo. Erano gli -Aragonesi tutti ben a cavallo, tutti superbamente vestiti, e superiori -troppo di numero, perchè quei di Sforza si trovavano mal vestiti, e -con cavalli magrissimi, e poco più di mille tra fanti e cavalli. Pure -egli animosamente si spinse innanzi, ed attaccò la zuffa nel dì 30 di -maggio. Fu atroce, fu lungo il combattimento; ma finalmente essendo -sbaragliati gli Aragonesi, circa cento venti dei più nobili, oltre a -moltissimi ordinarii soldati, rimasero prigionieri; di modo che quei di -Sforza si rimisero bene in arnese sì di abiti che di cavalli e d'armi. - -Dopo sì lieto successo _Sforza_ si presentò alla regina, che l'accolse -come suo angelo tutelare, e nel castello rassegnò tutti i prigioni. -Poscia, senza perdere tempo, marciò colle sue genti alla volta -d'Aversa, dove trovò quel vice-castellano catalano[2523], il quale, -sbigottito per la nuova della rotta data al re suo padrone, oppure -guadagnato con quattro mila fiorini, da lì a non molto capitolò la resa -di quella città. Ora, mentre Sforza stava a quell'assedio, giunsero -nel dì 11 di giugno a Napoli otto navi grosse e ventidue galee di -_Alfonso_, nelle quali destinava il re di mandar la _regina Giovanna_ -prigioniera in Catalogna[2524]. Ne fu avvertito Sforza, e spedì tosto -Foschino Attendolo con cinquecento cavalli a fin d'impedire lo sbarco; -ma non bastò la resistenza di così piccolo numero di gente a sostener -la forza troppo superiore dei Catalani, i quali entrarono nella -città. Neppur lo stesso Sforza, che colà arrivò il giorno seguente, -contuttochè bravamente combattesse più ore, potò respignerli; anzi -toccò a lui d'abbandonar Napoli, e di ritirarsi nei borghi, dove -si accampò. In questa occasione il _re Alfonso_, per intimorire ed -occupare i Napoletani, temendo che si sollevassero, bruciò quella -parte della città che è contigua al Castello Nuovo. Allora Sforza, -veggendo in istato sì pericoloso gli affari, tratta fuori del castello -di Capuana la regina, la condusse alla Cerra, e di là ad Aversa. -Col cambio poi di varii dei suoi prigionieri riscattò _Ser-Gianni -Caracciolo_, il quale non lasciò per questo il suo mal animo verso del -benefattore Sforza; al contrario della regina, la quale per ricompensa -donò a Sforza Trani e Barletta, due città della Puglia. Tornato che fu -il gran senescalco alla corte in Aversa, la _regina Giovanna_, preso -consiglio da lui, da Sforza e da varii giurisconsulti, dichiarò il _re -Alfonso_ decaduto dal diritto della figliuolanza per colpa della sua -ingratitudine, ed elesse per suo figliuolo _Lodovico duca d'Angiò_, -il quale usava anche il titolo di re, allora abitante in Roma. Venne -il duca ad Aversa a trovar la regina, che l'accolse con buon cuore; -ma intanto il castello di Capuana si rendè al re Alfonso; con che egli -restò interamente padrone di Napoli. Con tutto ciò, perchè l'adozione -del suo avversario, pubblicata per tutta l'Europa, facea gran rumore, -e chiaro appariva che vi avea avuta mano _papa Martino_, Alfonso, -diffidando del popolo di Napoli, pensò di tornarsene in Catalogna; -e tanto più, perchè era minacciato di guerra in quelle parti per la -nemicizia dei Castigliani, e in oltre s'udiva allestirsi in Genova un -gagliardo stuolo di legni contra di lui per ordine di _Filippo Maria -duca_ di Milano, che dianzi s'era collegato colla regina Giovanna e -con papa Martino. Pertanto mandò lettere a _Braccio_, ch'era allora -all'assedio dell'Aquila, pregandolo di venir colle sue forze a -Napoli; ma Braccio, che avea altri disegni, sperando di far sua la -ricca città dell'Aquila, muovere non si volle, e solamente gl'inviò -_Jacopo Caldora_ con un corpo di gente che parve bastante unito coi -Catalani a tenere in freno i Napoletani[2525]. Ora il re Alfonso nel -dì 15 d'ottobre, avendo lasciato per governatore di Napoli l'infante -_don Pietro_ suo fratello, con dieciotto galee si mise in mare, e nel -viaggio prese e saccheggiò l'isola d'Ischia. Fece ancora di peggio. -Nel passare avanti a Marsilia, città allora del duca d'Angiò nemico -suo, per vendicarsi di lui, all'improvviso tentò un'impresa che parve -temeraria, eppure gli riuscì: tanto era egli ardito e sprezzator -de' pericoli. Se ne stavano i Marsiliesi senza guardia, perchè senza -apprension di nemici all'intorno, quando ecco Alfonso sopravvenir colla -sua flotta, rompere la catena del porto, sorprendere quanti legni ivi -si trovarono, ed attaccato il fuoco a parte della città, mettere tal -terrore in essa, che il popolo corso all'armi non potè durarla contro -di lui. Per tre giorni andò tutta a sacco quella ricca città; immensa -fu la preda, e fra le altre cose tutti i vasi preziosi delle chiese, e -tutte le reliquie del corpo di san Lodovico vescovo furono asportate -a Barcellona e Valenza, verso dove Alfonso continuò il suo viaggio, -perchè conobbe di non poter tenere quella città. - -Vegniamo ora a _Braccio da Montone_[2526]. Dacchè egli si vide in -pieno possesso della nobil città di Capoa e del suo riguardevol -principato, siccome uomo pien di grandi idee, e che, appena salito -un gradino, pensava a montare più allo, rivolse gli occhi, siccome -dicemmo, alla ricca città dell'Aquila; e perchè questa si dichiarò -del partito della regina contra del re Alfonso, bella occasione parve -a lui questa d'impadronirsene, con isperanza, avuta che l'avesse, -di non dimetterla sì presto, anzi di aggiugnerla al suo principato. -Ne imprese dunque l'assedio, ma con trovare quel popolo risoluto di -difendersi. E perchè egli per soggiogare una terra si ritirò di là -per alquanti dì, lasciò campo a quei cittadini di premunirsi ben di -viveri, e di rimettere in buono stato le fortificazioni della loro -città. Però, tornatovi sotto, con più ardore la strinse; e trovando -inutili, anzi dannosi, gli assalti, si preparò in fine a vincerla colla -fame. Intanto gli Aquilani con varie lettere e messi imploravano aiuto -dalla _regina Giovanna_. La commiserazione di quel popolo fedele, e -più la conservazione di sì importante città per proprio interesse, -furono pungenti sproni alla regina per accudir con vigore a preparare -il soccorso. Fu mosso _Sforza_ a questa impresa non meno dalle di -lei premure, che dalla antica sua emulazione verso di Braccio. Però, -quantunque il verno imminente invitasse le milizie al riposo, egli -chiamò il figliuol _Francesco_ dalla Calabria, Foschino, Michele e gli -altri suoi fidi Cotignolesi colle loro truppe, e si mise in marcia alla -volta dell'Aquila con quel successo che si vedrà all'anno seguente. -Scrive il Crivelli[2527] avere _Filippo Maria duca_ di Milano già fatto -negozio per tirare lo stesso Sforza al suo servigio, e sostituirlo nel -generalato al _conte Carmagnola_, il quale già vacillava nella grazia -del duca; e che Sforza avea accettato l'impiego di consenso del papa -e della regina, pensando di portarsi a Milano, dacchè avesse liberata -l'Aquila. Non so io immaginare ch'egli volesse abbandonare il servigio -della regina per altra cagione che per vedersi tuttavia malvoluto e -perseguitato dal gran senescalco Caracciolo. Erasi, come già dissi, -collegato esso duca di Milano col papa e colla regina Giovanna[2528]. -Alle istanze loro fece egli allestire in Genova una poderosa flotta -di tredici galee, e di altrettante navi con altri legni, non senza -querele de' Genovesi, perchè questo armamento costò a quella comunità -ducento mila genovine. Con questa flotta, nel dì 14 di novembre, si -unirono sei galee e una galeotta del _re Lodovico_ di Angiò, armate di -Provenzali, e due altre alle di lui spese si armarono in Genova. Quando -si credeva che ammiraglio di essa flotta avesse da essere l'invitto -conte Francesco Carmagnola governatore allora di Genova, arrivò colà, -spedito dal duca per comandarla il _conte Guido Torello_: del che -ognuno si stupì e dolse non poco. A noi sono ignoti i motivi per li -quali s'era raffreddato l'amore del duca verso del Carmagnola, mirabile -condottier d'armi, a cui principalmente dovea esso duca l'esaltazione -sua. Certo è che di questa diffidenza e di tal trattamento si dolse -e sdegnò oltre misura il Carmagnola, nè tarderemo molto a vederne -gli effetti. Non si dee tacere che prima di questi tempi lo stesso -duca, siccome principe che macinava sempre pensieri di maggiore -ingrandimento, cominciò ad imbrogliar la quiete della Romagna. Già -vedemmo dopo la morte di _Giorgio Ordelaffo_ signore di Forlì preso -il comando di quella città da Lugrezia figliuola del signor d'Imola -a nome di _Tebaldo_ suo picciolo figliuolo[2529]. S'aveano a male i -Forlivesi che gl'Imolesi concorsi colà in folla facessero addosso a -loro i padroni. S'ebbe anche a male il duca di Milano, che Lugrezia -non si volesse dipartire dall'amicizia de' Fiorentini, e passar nella -sua lega. Laonde, nel dì 14 di maggio, il popolo di Forlì si mosse a -rumore, prese le porte e le fortezze della città, e mise sotto buona -guardia la suddetta Lugrezia, la qual poi ebbe la maniera di ritirarsi -a Forlimpopoli, con aver fatto credere di voler consegnare quella terra -alle genti del duca di Milano. Allora i Forlivesi chiamarono in aiuto -le genti d'esso duca, comandate da _Angelo dalla Pergola_, le quali, -entrate in quella città, fecero finta d'andarvi a nome del papa, oppure -di _Niccolò marchese_ di Ferrara, e di guardarla pel fanciullo Tebaldo. -Certo è che allora il papa e il duca passavano di buona intelligenza -fra loro. Diedero perciò all'armi i Fiorentini[2530]; e preso per loro -generale, nel dì 23 d'agosto, _Pandolfo Malatesta_ signore di Rimini, -lo spedirono in Romagna con assai forze per sostenere il partito di -Lucrezia. Tacque l'Ammirati, ma non tacquero già gli Annali di Forlì, -nè Andrea Biglia[2531], che nel dì 6 di settembre il popolo di Forlì -con presidio duchesco mise in rotta le genti dei Fiorentini, con farne -prigioniera la metà d'esse: lo che fece maggiormente divampar la guerra -tra il duca e i Fiorentini, i quali cercarono allora di collegarsi coi -Veneziani[2532]. Spedirono per questo ambasciatori a Venezia; ma non -trovarono favorevole alle lor dimande _Tommaso Mocenigo_ doge, uomo -vecchio ed amante della pace. Curiosissime sono le aringhe di questo -doge, rapportate dal Sanuto, perchè ci fan tra le altre cose vedere -qual fosse allora l'opulenza dell'inclita città di Venezia, e quali le -forze di cadauno dei principi che allora signoreggiavano in Italia. Ma -poco stette a terminare la gloriosa sua vita il doge suddetto, essendo -venuto a morte nell'aprile di quest'anno, e in suo luogo fu eletto -_Francesco Foscaro_, personaggio inclinato alla guerra. - -NOTE: - -[2518] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2519] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2520] Chronic. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital. - -[2521] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2522] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Cribell. Vit. Sfort., tom. -19 Rer. Ital. - -[2523] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2524] Cronica di Sicilia, tom. 24 Rer. Ital. - -[2525] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Cribellus, Vit. Sfortiae, -tom. 19 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 18 Rer. Ital. - -[2526] Campanus, Vit. Brachii, tom. 19 Rer. Ital. - -[2527] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2528] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2529] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Italic. Chron. Foroliviens., -tom. 19 Rer. Ital. - -[2530] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18. - -[2531] Billius, Hist., pag. 63, tom. 19 Rer. Ital. - -[2532] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXIV. Indizione II. - - MARTINO V papa 8. - SIGISMONDO re de' Romani 15. - - -Si sciolse in quest'anno il concilio generale, cominciato con poco -concorso in Siena, per varie difficoltà quivi insorte[2533]; laonde -_papa Martino_ determinò che il medesimo si avesse a celebrare da lì a -sette anni in Basilea. Nell'anno presente[2534] diede veramente fine al -suo vivere l'ostinato Pietro di Luna, cioè l'antipapa _Benedetto XIII_. -L'età di novant'anni, a cui era giunto, ci porge motivo di credere che -non da veleno, come corse voce, ma dai troppi anni procedesse la morte -sua. A lui fu da due soli anticardinali dato per successore Egidio -Mugnos o Mugnone, canonico; e costui, tutto che ridicolo pontefice, -non lasciò di crear nuovi cardinali, e di esercitar le funzioni da -papa: tutto per suggestione di _Alfonso re d'Aragona_, il quale, -col mantener quest'idolo, volea tenere in apprensione il pontefice -Martino V, e ricavarne a suo tempo dei vantaggi. Ma fra le cose che -maggiormente angustiavano l'animo d'esso pontefice, era il duro assedio -della città dell'Aquila, continuato già per più mesi da _Braccio_ -suo nemico, temendosi oramai la caduta di quella città nelle di lui -mani. Se ciò succedeva, Roma sarebbe venuta a restar come bloccata da -Braccio, uomo non mai sazio d'acquisti, e padrone dall'una parte di -Perugia e d'altre città, e dall'altra di Capoa, dell'Aquila e di altri -luoghi. Pertanto papa Martino, oltre al sollecitare continuamente -la _regina Giovanna_ e _Sforza_ al soccorso, inviò anche ad esso -Sforza tutti gli aiuti di gente armata che egli potè raunare. Erasi -dunque mosso questo prode capitano coll'esercito suo verso la metà di -dicembre dell'anno precedente con ferma speranza di giugnere a tempo -alla liberazion dell'Aquila[2535]; e nel cammino avea sottoposti al -suo volere Lanzano ed Ortona, dove celebrò la festa del santo Natale. -Quivi, dato riposo alla armata, nel dì 4 del gennaio dell'anno presente -al dispetto del verno marciò con tutta la gente innanzi per passare -il fiume Pescara, là dove sbocca nel mare. Valicò egli intrepidamente -quelle acque insieme con _Francesco_ suo figliuolo, seguitato da -quattrocento cavalli, coi quali esso Francesco mise in rotta un corpo -di nemici posto alla riva opposta. Intanto, essendosi ingrossato il -fiume pel flusso del mare vicino, il resto dell'armata si fermò, -non osando passare. L'impaziente Sforza, dopo averli colla voce e -colla mano indarno chiamati, di nuovo spinse il cavallo nel fiume per -tornare di là, ed animar col suo esempio gli altri al passaggio. Ma -ritrovandosi in mezzo all'acqua, e veggendo uno dei suoi uomini di -armi, oppure un suo caro paggio, che nel voler passare s'affogava, si -indirizzò per dargli aiuto. E già l'avea preso colla man destra per -sollevarlo, quando al suo cavallo vennero meno i piedi di dietro, se -pur non cadde in un gorgo; e Sforza armato, come era, piombò al basso, -e quivi lasciò la vita, senza che mai più si trovasse il cadavero suo, -che probabilmente fu rotolato nel mare. E questo miserabil fine fece -_Sforza Attendolo_ da Cotignola, che da basso stato era salito pel -suo raro valore ad un'insigne potenza, e al credito d'uno dei primi -generali d'armi che s'avesse allora l'Italia. Lasciò dopo di sè molti -figliuoli, bastardi la maggior parte, fra' quali Francesco superò -col tempo di gran lunga la gloria del padre. Per la morte sua restò -scompigliato ogni disegno di quell'esercito. _Braccio_ stesso, che si -trovava allora a Chieti, e, inteso il passaggio di Sforza, già s'era -posto in viaggio senza volerlo aspettare, dacchè ricevè la nuova della -morte di lui, più che mai vigoroso tornò a strignere d'assedio la città -dell'Aquila. - -Ora Francesco figliuolo di Sforza dopo la perdita del padre volle -accorrere alla guardia delle città e terre già possedute da esso -suo genitore, e, lasciato un sufficiente presidio in Ortona, -frettolosamente col resto dell'esercito si portò a Benevento; e, -trovato che non v'era novità, andò ad Aversa. Quivi con tenerezza e -distinzione fu accolto dalla _regina Giovanna_, la quale, per tener -vivo il nome del padre, al cui valore ella era tanto obbligata, ordinò -ch'egli da lì innanzi s'intitolasse _Francesco Sforza_; e dopo avergli -confermati i dominii del padre, e datagli buona somma di danaro da -pagar le milizie, l'animò a proseguir le cominciate imprese in difesa -della sua corona. Intanto era giunta in quelle vicinanze in favore -d'essa regina la poderosa flotta genovese, ben provveduta di gente -brava e guerriera, che il Crivello[2536] fa consistere in quattordici -vascelli, ventitrè galee, tre galeotte, oltre ad altri legni minori. -La prima impresa[2537] fu di impadronirsi di Gaeta città ricchissima -in quei tempi, dove fecero gran bottino. Ebbero dipoi Procida, -Castello-a-mare, Vico, Sorrento, Massa ed altri luoghi. Ciò fatto, si -presentarono per mare davanti a Napoli; nel qual tempo anche Francesco -Sforza col _duca di Sessa_ e _Luigi da San Severino_, e con parte delle -soldatesche già militanti sotto Sforza suo padre, che volentieri si -ridussero sotto le bandiere del figliuolo, si accampò sotto la medesima -città. _Jacopo Caldora, Berardino dalla Corda_ degli Ubaldini, _Orso -Orsino_ ed altri capitani sotto l'infante _don Pietro_, fratello del -_re Alfonso_, valorosamente difendeano la città. Ma Berardino, preso -il pretesto che non correano le paghe, con licenza dell'infante se -ne ritornò a Braccio. La ritirata di questo condottier d'armi, e il -vedere che gli altri Italiani erano spesso a parlamento con quei di -fuori, fecero talmente montare in collera l'infante, che determinò di -bruciar Napoli. E l'avrebbe fatto, se Jacopo Caldora e Cola Sottile non -se gli fossero opposti colle buone e colle brusche, tanto che depose -quella crudel risoluzione. Da lì innanzi don Pietro non si fidò più -del Caldora, e questi, accortosi di essere in pericolo, segretamente -trattò accordo col _conte_ Guido Torello. Perciò nel dì 12 d'aprile, -aperta una porta di Napoli, vi entrarono le schiere genovesi e quelle -della regina Giovanna, facendo prigionieri non pochi Aragonesi e -Catalani, ma senza inferir danno ai Napoletani. Ciò fatto, misero -l'assedio al castello di Capuana, che pochi giorni si tenne e si -rendè con buoni patti. Passarono poi sotto Castello Nuovo, dove si era -ritirato l'infante don Pietro. Gran festa fu fatta per tale acquisto -da chiunque amava la regina; ed allora il giovine _Lodovico duca_ -d'Angiò a nome di essa entrò in Napoli. Ma Guido Torello colla flotta -genovese, perchè la regina si trovava troppo sprovveduta di danaro da -soddisfare al soldo e mantenimento di essi Genovesi, se ne partì[2538], -e nel dì 26 di maggio con gran gloria pervenuto a Genova, quivi -disarmò. Fu nella suddetta occasione, che avendo il Torello conosciuto -di vista _Francesco Sforza_, giovane, che per tempo mostrava tutte le -disposizioni a riuscir quello che poscia divenne col darne vantaggiosa -relazione a _Filippo Maria duca_ di Milano, l'invogliò di prenderlo ai -suoi servigi, siccome più innanzi vedremo. - -Correva già il tredicesimo mese che durava l'assedio dell'Aquila, -assedio famoso e minutamente descritto da un rozzo sì, ma veridico -poeta di quella città, ch'io ho dato alla luce nel tomo VI delle mie -Antichità Italiane, sostenendosi con valore e costanza memoranda, -non ostante la fame, da que' cittadini contro tutti gli sforzi di -Braccio da Montone. Il _conte Antoniuccio dall'Aquila_ fece delle -maraviglie in difesa della patria. Tanto il pontefice _Martino_, quanto -la regina premevano forte per soccorrere quell'afflitta città; ed -amendue, avendo unite quante forze poterono, le spedirono alla volta -dell'Aquila. Generale di questa armata fu scelto _Jacopo Caldora_; -sotto di lui militavano _Francesco Sforza_ colle milizie sforzesche, -_Lodovico Colonna_ colle pontificie, _Luigi da San Severino, Niccolò -da Tolentino_ ed altri capitani assai rinomati. Arrivò il Caldora con -tutti i suoi alla cima della montagna, da dove si scopriva l'assediata -città dell'Aquila e il campo nemico. _Braccio_, a cui era giunto -con grosso rinforzo di gente _Niccolò Piccinino_, o perchè superbo -si facesse beffe dell'esercito nemico, oppure perchè si figurasse, -lasciandoli calar tutti al piano, d'averli come in pugno, non volle -che si facesse un passo per assalirli nella scesa del monte, ancorchè -i suoi capitani gli rappresentassero la facilità di sbaragliarli nelle -vie strette di essa montagna. A chi Dio vuol male gli leva il senno. -Disposta la fanteria in certi siti con ordine di non muoversi, s'egli -non ne dava il segno, colla cavalleria si fece incontro all'armata -nemica, già pervenuta al piano[2539]. Attaccatasi la terribil battaglia -nel dì 2 di giugno, per più ore si combattè con vicendevole strage di -uomini e cavalli. Era stato lasciato il Piccinino con alcune squadre -alla guardia della città, affinchè gli Aquilani non uscissero; ma -veggendo egli i suoi o piegare o stanchi pel tanto menar delle mani, -non si potè contenere, ed, abbandonato il posto, entrò anch'egli colla -sua gente nel fiero conflitto. Fu questo la rovina dell'esercito di -Braccio; imperocchè il popolo dell'Aquila (e fin le donne, se dice -vero il Campano), scorgendo libero il varco, e il soccorso vicino, -furiosamente uscì della città, e girando per le colline, si scagliò -anche esso addosso al nemico con immense grida, che atterrirono i -Bracceschi ed accrebbero il coraggio agli amici. Queste grida e il -polverio alzato furono cagione che la fanteria di Braccio, la quale -anche s'era perduta in parte a bottinare, non vide e non intese il -segnale per muoversi; e però andò in rotta la di lui cavalleria, e -_Braccio_ stesso, mortalmente ferito, fu preso con gran copia dei -suoi. Andò tutto il bagaglio in preda ai vincitori; la città restò -liberata, e Braccio portato mezzo morto nell'Aquila, tardò poco a -spirar l'anima, scomunicato com'era[2540]. Fu creduto che la sua ferita -venisse dai fuorusciti Perugini, che la volevano sol contra di lui. In -questa maniera terminò la vita e la potenza di _Braccio Fortebraccio_ -Perugino, personaggio diffamato da alcuni scrittori[2541] per uomo -di poca religione, di molta crudeltà e di ambizione smoderata, che in -questi ultimi tempi era anche peggiorato nei costumi, col divenire più -aspro del solito e sprezzatore d'ogni consiglio. Ma certo non gli si -può negar la gloria di essere stato insigne nel mestier della guerra, -e forse il maggior generale di armata che allora avesse l'Italia. -Da _Lodovico Colonna_ fu portato a Roma il cadavero suo, e vilmente -seppellito fuori di luogo sacro. Nè si può esprimere la festa che -di tal vittoria fecero i Romani, e massimamente il pontefice, che -non solamente si vide libero da un formidabil nemico, ma anche nel -giorno 29 di luglio ricuperò Perugia, Assisi e le altre città da lui -usurpate, con essere anche tornato in potere della _regina Giovanna_ il -principato di Capoa. Giunse poi nel dì 20 di giugno a Napoli la flotta -di 25 galee del re d'Aragona, che con alte grida si andò accostando -alle mura, e diede in più volte molti assalti al molo picciolo, che -bravamente fu difeso dai Napoletani colla morte di assaissimi Catalani. -Altro dunque far non potendo quel comandante, nel secondo giorno di -agosto cavò di Castello Nuovo l'infante don Pietro fratello del _re -Alfonso_, lasciando in sua vece alla custodia di quella fortezza messer -Dalmeo[2542]; e, dopo aver danneggiata la marina, arrivò circa la -metà di esso mese insieme coll'infante a Messina. Vi ha chi riferisce -all'anno seguente questo fatto. Venuto poi il settembre, esso _don -Pietro_ e _don Federigo_ suo fratello fecero vela colla flotta verso -l'Africa, per bottinare addosso ai Mori. In una rotta che diedero ad -essi ne fecero prigioni più di tre mila. - -Mentre queste cose si faceano nel regno di Napoli, si andò sempre -più riscaldando la guerra in Romagna tra _Filippo Maria Visconte_ e -i _Fiorentini_[2543]. Troppo di mal occhio miravano questi entrate -le armi duchesche in Forlì; perchè l'avere ai confini un principe -di tanta potenza, giusta gelosia facea nascere nel cuore di quel -molto avveduto popolo. Crebbero maggiormente i dissapori e sospetti, -dappoichè le armi del medesimo duca per tradimento misero nel dì -primo di febbraio il piede in Imola, e fecero prigione _Lodovico degli -Alidosi_ signore di essa città[2544], che fu mandato a Milano. Questi, -dopo essere stato parecchi mesi nelle carceri, rilasciato, si fece -frate dell'osservanza di San Francesco. Spedirono perciò i Fiorentini -_Carlo_ e _Pandolfo Malatesti_ signori di Rimini[2545], e circa dieci -mila tra cavalli e fanti in Romagna. Dopo avere l'esercito duchesco, -comandato da _Angelo dalla Pergola_, ridotto in angustia il castello -di Zagonara[2546], Carlo de' Malatesti per soccorrerlo s'inviò verso -quelle parti. Però si venne ad un fatto di armi nel dì 27 oppure -28 di luglio, in cui sbaragliato restò prigioniere lo stesso Carlo -Malatesta, e lasciaronvi la vita _Lodovico degli Obizzi_ da Lucca, -_Orso degli Orsini_ da Monte Ritondo ed altri assaissimi. Tre mila e -ducento cavalli furono presi, oltre alla perdita del bagaglio. Dopo -questo prosperoso avvenimento passò l'armata duchesca all'assedio di -Forlimpopoli, e nel dì 13 d'agosto se ne impadronì. Lo stesso fece di -Bertinoro, Savignano e d'altre castella di que' contorni. Tolse anche -ai Fiorentini Bagno, Dovadola e d'altre terre, e quattro castella -nel territorio di Pesaro, ed altre in quello di Rimini. Leggesi -minutamente descritta questa guerra da Andrea Biglia scrittore di -questi tempi. Fu condotto prigioniere a Milano _Carlo Malatesta_; ma -in vece di trovare nel duca un nemico, vi trovò un magnanimo amico. -Tosto fu messo in libertà, accolto con onore ed amorevolezza dal duca, -e dopo essere stato ben trattato, nel gennaio dell'anno seguente, -caricato anche di regali, se ne tornò libero a casa. Fecegli inoltre -restituire il duca tutte le castella a lui prese, con grave danno -non di meno di coloro che le aveano rendute, perchè come colpevoli -furono ben pelati da esso Malatesta. Con questa generosità trasse il -duca nel suo partito i Malatesti. Voce comune fu, che se nel bollore -di questa fortuna il duca spigneva le sue armi in Toscana, avrebbe -ridotto a mal termine i Fiorentini, perchè Cortona, Arezzo ed altre -terre stavano colle mani giunte aspettando chi loro porgesse aiuto per -sottrarsi al dominio di Firenze. Ma nulla di più si tentò nell'anno -presente, e nel susseguente mutarono faccia le cose. Mandò il duca -Filippo Maria nel novembre di quest'anno per governatore di Genova il -_cardinal Jacopo Isolani_[2547]: dal che si avvide il conte _Francesco -Carmagnola_ di essere chiaramente decaduto dalla grazia del duca. -Portatosi ad Abbiate per avere udienza dal duca, non potè averla, e -però indispettito si ritirò ad Ivrea in Piemonte[2548]. Ebbe il duca -fra non molto tempo a far gran penitenza di questa sua sconsigliata -risoluzione. Perdè egli un gran capitano, ed uno ne provvide ai nemici -suoi per propria rovina. Occupò bensì il duca i beni sì feudali che -allodiali di esso Carmagnola, i quali il Biglia fa ascendere a quaranta -mila fiorini di rendita: guadagno nondimeno da nulla, dacchè in breve -vedremo ciò che gli costasse l'aver per nemico un generale di sì gran -vaglia. I motivi poi dell'alienato animo del duca a me sono ignoti. -Forse l'incontentabilità dei generali d'allora, fattasi conoscere nel -Carmagnola, stancò il duca; se pur non volesse talun sospettare che le -stesse facoltà sì abbondantemente a lui donate gli facessero guerra -nell'animo del duca, siccome fecero una volta a Seneca in quel di -Nerone. - -NOTE: - -[2533] Raynald., Annal. Eccles. - -[2534] Vita Martini V, P. II, tom. 3 Rer Ital. Mariana, Histor., et -alii. - -[2535] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2536] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. - -[2537] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2538] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2539] Corio, Istor. di Milano. - -[2540] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. Leonardus Aretin., Hist., -tom. eod. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2541] Raynaldus, Annal. Eccles. Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. -S. Antoninus, et alii. - -[2542] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - -[2543] Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 18. Chron. Foroliviens., tom. -19 Rer. Ital. - -[2544] Billius, Hist., lib. 4, tom. eod. - -[2545] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2546] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXV. Indiz. III. - - MARTINO V papa 9. - SIGISMONDO re de' Romani 16. - - -Degli affari di Napoli in questi tempi non ho scrittore antico che -ne parli; e certo nulla di rilevante occorse in quelle parti. Nè -il _pontefice Martino_ mi porge motivo di parlare d'alcuna azione -sua appartenente all'Italia. La sola guerra de' Fiorentini col -duca di Milano quella è che diede allora pascolo agli amatori delle -novelle[2549]. Aveano essi Fiorentini condotto al loro soldo _Oddo -Fortebraccio_ figliuolo del già defunto Braccio, e _Niccolò Piccinino_, -che aveano, col radunar le disperse milizie braccesche, messa insieme -una picciola armata. Correva il mese di gennaio, quando fu ordinato -a questi due condottieri di passar l'Apennino per venire in Romagna -ad unirsi colle altre soldatesche fiorentine. Eglino, benchè mal -volentieri, in tempo sì aspro si misero in viaggio; ma, giunti in -Val di Lamone nel dì primo di febbraio, parte dai paesani di Maradi -che presero le armi, e parte dalla gente del duca posta in aguati, -furono assaliti, sconfitti e i più fatti prigioni. Vi lasciò la vita -il suddetto figliuolo di Braccio valorosamente combattendo[2550], e -fra gli altri rimasero prigionieri il suddetto Niccolò Piccinino con -_Francesco_ suo figliuolo, _Niccolò da Tolentino_ e il _conte Niccola -Orsino_, che furono condotti a Faenza[2551], giacchè _Guidazzo de' -Manfredi_ signore di quella città era allora in buona armonia col duca -di Milano. Ma o sia, come alcuni vogliono[2552], che il Piccinino si -prevalesse di questa sua disgrazia in favore de' Fiorentini, oppure -che il _conte Guidantonio_ da Urbino, o, come vuole il Poggio[2553], -lo stesso _Carlo Malatesta_ gli facesse mutar animo: fuor di dubbio è -che il signor di Faenza in quest'anno, nel dì 29 di marzo, ripudiata -l'amicizia del duca di Milano, ed ottenute vantaggiose condizioni, -entrò in lega co' Fiorentini, che mandarono tosto a lui un rinforzo -di due mila persone. Mossero nello stesso tempo i Fiorentini contra -del duca di Milano _Tommaso da Campofregoso_ già doge di Genova, -e signore allora di Sarzana, ed inoltre lo stesso _Alfonso re di -Aragona_, il quale, disgustato di lui e dei Genovesi per la guerra -fattagli in Napoli, comandò che la sua flotta ostilmente procedesse -contra di Genova[2554]. Comparvero dunque ventiquattro galee catalane -nel dì 24 di aprile davanti a Genova, ad alta voce gridando le -ciurme: _Vivano i Campo Campofregosi_, credendo forse che la fazion -de' Fregosi facesse movimento. Nulla di ciò seguì; anzi fu in armi -tutto il popolo per la difesa, perchè il solo nome de' Catalani, -troppo odiati in essa città, bastava a concitar ciascuno contro di -quella nazione. Però fecero vela i Catalani alla volta di Porto-Fino, -e, saccheggiato quel luogo, andarono poi girando per quelle riviere -affin di secondare ed avvalorare i tentativi che nello stesso tempo -fece Tommaso da Campofregoso unito con altri fuorusciti di Genova, -a' quali riuscì di prendere Rapallo, Recco, Sestri, Moneglia, -Castiglione, Chiavari ed altri luoghi. Fece il duca armare in Genova -dieciotto galee ed otto grosse navi per opporle ai Catalani, e queste -nulla operarono. Gli convenne anche d'inviare cinque mila fanti, -comandati da _Niccolò Terzo_ a Sestri, per impedire i progressi del -Campofregoso aiutato da' Fiorentini. Ma questa gente, venuta alle mani -co' nemici, rimase sconfitta colla prigionia di più di mille persone, -e morte di circa settecento. Per tale disgrazia concepì il duca dei -sospetti contra di alcuni Genovesi, e li mandò a' confini. Intanto -_Guido Torello_ generale dell'armata ducale, ch'era in Romagna, passò -in Toscana su quello d'Arezzo, e portò la guerra in casa altrui. -Furono in campagna anche le milizie fiorentine; e, passato, nel dì 9 -d'ottobre, in vicinanza della terra d'Anghiari, quivi ebbero una gran -rotta con perdita o prigionia di moltissimi cavalli e fanti[2555]. -Successivamente presso alla Faggiuola rimase disfatto un altro lor -corpo d'armati con lasciarvi prigioni più di mille fanti. A queste -disavventure s'aggiunse la terza. Rimesso in libertà _Niccolò -Piccinino_, era ritornato al loro servigio; e perchè il tiravano in -lungo senza accordargli la sua riferma, come egli ne faceva istanza, -perduta la pazienza, all'improvviso si partì da loro colle sue truppe, -e si ritirò a Perugia sua patria (forse nella primavera dell'anno -seguente), e fu ingaggiato al suo servigio dal duca di Milano[2556]. -Per questo, secondo l'uso di questi tempi, si vide dipinto esso -Piccinino nel palazzo pubblico di Firenze qual traditore appiccato -per un piede. La stessa pena, qualunque sia, patirono[2557] _Alberico -conte_ di Cunio, _Ardizzone da Carrara, Cristoforo da Lavello_ ed altri -capitani, che in quest'anno si ritirarono dal servigio dei Fiorentini. - -Non però fra queste sciagure si avvilì punto l'animo grande di quel -popolo. Attesero essi a provvedersi altronde di gente; ma la maggior -loro speranza la misero nel soccorso de' Veneziani[2558]. Spedirono -dunque a Venezia nel novembre per ambasciatore _Lorenzo Ridolfi_, -oppure, come scrive il Poggio, _Palla Strozzi_ e _Giovanni de Medici_, -che rappresentarono lo stato vacillante della repubblica fiorentina: -caduta la quale, anche la Terra ferma de' Veneziani restava in -pericolo di perdersi. Pervennero anche colà gli ambasciatori del -duca a sostener le ragioni di lui[2559], e ad impedire il negoziato -de' Fiorentini. Mostrò quel saggio senato desiderio che il duca -s'acconciasse co' Fiorentini; e il duca non mancò di propor loro pace -o tregua; ma nè l'uno nè l'altro piacque ai Fiorentini, i quali co' -Veneziani pretendeano che il duca lasciasse Genova in libertà, nè -s'impacciasse negli affari della Romagna: al che il duca non seppe -acconsentire. Sicchè nell'anno appresso strinsero insieme lega Venezia -e Firenze, con obbligazione imposta a' Fiorentini di pagare la metà -della spesa, facendosi guerra col duca di Milano. Indubitata cosa è -poi che il principal promotore di questa guerra fu il _conte Francesco -Carmagnola_, insigne capitano di questi tempi: tanto seppe egli soffiar -nel fuoco, ed accendere l'animo de' Veneti contra del Visconte, i -quali già apprendevano che il duca senza freno era dietro ad ingoiare -chiunque gli era vicino. Disgustato, siccome dissi, del duca, per -colpa nondimeno de' mali arnesi ch'egli teneva in sua corte, arrivò il -Carmagnola per gli Svizzeri a Venezia nel dì 23 dì febbraio, travestito -con venti famigli e gran tesoro. Ebbe subito da' Veneziani la condotta -di trecento cavalli, e l'annua pensione di sei mila ducati. Si sa -ancora ch'egli rivelò a quella signoria non pochi segreti del duca: lo -che servì ad incoraggirli alla guerra. Mancò di vita per la pestilenza -nel luglio di quest'anno[2560] il fanciullo _Tebaldo Ordelaffi_ signore -di Forlì, per cagione di cui era insorta la guerra in Romagna. Dimorava -in questi tempi[2561] _Gabrino Fondolo_, già tiranno di Cremona, in -Castiglione, forte castello, poche miglia distante da quella città. -Entrò in sospetto il duca della sua fede per certi di lui andamenti, -e per aver trattato con de' Veneziani. Troppo difficil cosa era il -prendere questa volpe nella tana. Ne assunse la cura l'Oldrado suo -compadre e caro amico, il quale, condotti seco alquanti armati, -passando fuori di Castiglione e fingendo che si fosse sferrato un -cavallo, mandò a prendere un marescalco nella terra. Avvisato di -ciò Gabrino, mandò ad invitare il compadre, che mostrò d'avere gran -fretta e dispiacere di non poterlo vedere. Uscì fuori allora lo stesso -Gabrino, e mentre parla all'amico, attorniato dagli armati vien preso. -Entrò immantenente l'Oldrado nel castello, imprigionò due figliuoli di -Gabrino con tutta la sua famiglia, e s'impossessò, a nome del duca, -de' tesori di costui, che erano molti. Condotto Gabrino a Pavia, e -processato, fu poi trasferito a Milano, dove sopra un pubblico palco -lasciò la testa. Venne in quest'anno al soldo del duca suddetto il -giovane _Francesco Sforza_ con mille e cinquecento cavalli, gente -valorosa, che avea servito sotto _Sforza_ suo padre. Altrettanto -fece anche _Giovanni da Camerino_, _Ardiccion da Carrara_ ed altri -capitani, che aveano abbandonato il servigio de' Fiorentini. E nel -settembre[2562] fu assediata la città di Faenza dalle armi del duca, ma -senza profitto alcuno. - -NOTE: - -[2547] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2548] Billius, Hist., lib. 4. tom. 19 Rer. Ital. - -[2549] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 19. - -[2550] Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Italic. - -[2551] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2552] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital. - -[2553] Poggius, Hist., lib. 5, tom. 20 Rer. Ital. - -[2554] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2555] Billius, Hist., lib. 4, tom. 19 Rer. Ital. - -[2556] Gino Capponi, Coment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2557] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2558] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic. - -[2559] Billius, Histor., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital. - -[2560] Annales Foroliv., tom. 22 Rer. Ital. - -[2561] Billius, lib. 4 Hist., tom. 19 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXVI. Indiz. IV. - - MARTINO V papa 10. - SIGISMONDO re de' Romani 17. - - -Siamo ora ad un gran fuoco, fuoco acceso nel presente anno in Lombardia -contra di _Filippo Maria duca_ di Milano dai Veneziani e Fiorentini -collegati ai di lui danni. Dimorava in Venezia _Francesco Carmagnola_, -dimentico affatto delle liberalità a lui usate da esso duca, e del -cognome di Visconte a lui conferito, solamente pensando alle maniere -di vendicarsi dei torti a lui fatti[2563]. La fama del suo valore -e della sua maestria nell'arte della guerra perorava in suo favore. -Si aggiunsero i progetti vantaggiosi ch'egli fece a quell'illustre -senato, di modo che nel dì 11 di febbraio fu presa la risoluzione di -crearlo capitan generale dell'armata di terra con provvigione di mille -ducati d'oro al mese per la sua persona. Era egli assai pratico di -Brescia, siccome città da lui già conquistata; dentro anche vi avea non -pochi nobili amici e dei più potenti Guelfi, fra' quali spezialmente -si distinsero gli Avogadri. Dispose egli tutto per involar questa -città al duca di Milano, e gliene fu anche facilitata l'impresa dai -ministri, che malamente servivano il duca, perchè si lasciava quella -città, benchè frontiera, con iscarsa guarnigione, e poco provveduta -di vettovaglie, e fin mancando di strame per soli trecento cavalli. -All'improvviso dunque con otto mila persone si presentò il Carmagnola -davanti a Brescia nel dì 17 di marzo dell'anno presente[2564], ed, -essendogli aperta una porta, v'entrò con tre mila e cinquecento -cavalli. Ritirossi nella cittadella la gente del duca. Grande fu la -letizia del popolo bresciano, perchè era mal soddisfatto del governo -e delle gravezze del duca di Milano. Maggior festa di tale acquisto -fu fatta in Venezia: nel qual tempo anche _Gian-Francesco da Gonzaga_ -marchese di Mantova si dichiarò collegato co' Veneziani, e con circa -tre mila cavalli entrò anch'egli nel Bresciano per sottomettere quelle -castella. Non andò molto che la maggior parte del territorio di Brescia -o spontaneamente inalberò le bandiere di Venezia, o per forza le -ricevè. Oltre a ciò, sul fine di marzo spinsero i Veneziani un'armata -navale per Po fino a Cremona, dove bruciarono il ponte, e recarono -altri danni, per impegnare in quelle parti le milizie duchesche, alle -quali ancora diedero una rotta presso la suddetta città di Cremona. - -Per l'importante ed impensata perdita della città di Brescia restò -sbalordito il duca Filippo Maria, accorgendosi allora, ma troppo -tardi, dello sconcio errore commesso in dar occasione al Carmagnola -di diventargli nemico. Tuttavia, giacchè in mano de' suoi restava la -cittadella nuova e la vecchia di Brescia coi borghi e con altri luoghi -forti, si diede al riparo. Vuole il Sanuto che _Francesco Sforza_ si -trovasse in Brescia allorchè essa fu presa. Il Corio ed altri fanno -in questi tempi lui in Milano, e le sue genti a Monte Chiaro e in -altri luoghi del Bresciano. Quel che è certo, egli corse coi suoi -e con _Niccolò Piccinino_ a sostenere le preservate cittadelle, e -fece quanta guerra potè all'armata veneta, che ogni giorno più andò -crescendo nella città, la quale dalla parte del monte restò in potere -dei Milanesi, e il resto di essa in mano de' Veneziani, laonde furono -fatte di molte barricate e tagliate. Allora fu che il duca richiamò -dalla Romagna _Angelo dalla Pergola_ colle sue milizie, e consegnò -nel dì 12 di maggio[2565] al legato pontificio le città di Forlì, -d'Imola e di Forlimpopoli. Secondo il concerto fatto dai Veneziani -col _marchese Niccolò_ di Ferrara, dovea questi impedire il passaggio -delle soldatesche ducali, siccome unito in lega coi Fiorentini e -Veneziani; e fece in fatti non poca opposizione alle medesime al fiume -Panaro. Ma perchè esse in fine trovarono maniera di passare a Vignola, -fu creduto ch'egli tenesse segreta intelligenza col duca di Milano. -Per lo contrario, liberati i Fiorentini dalla guerra in Toscana, non -tardarono ad inviare _Niccolò da Tolentino_ con quattro mila cavalli -e tre mila fanti a Brescia[2566]; con che s'ingrossò forte l'esercito -del Carmagnola. Credesi che fosse parere d'esso Niccolò che si facesse -un profondo fosso intorno alle cittadelle di Brescia, affinchè non vi -potessero penetrare altri aiuti del duca di Milano; e il pensiero fu -eseguito. Però andò bensì, sul fine di maggio, _Guido Torello_, spedito -dal duca con quattro mila cavalli, tre mila e cinquecento pedoni, ed -assaissimi balestrieri genovesi, menando gran copia di vettovaglie per -provvedere al bisogno delle cittadelle. Ma se gli fecero incontro il -Carmagnola e il marchese di Mantova con isforzo non inferiore di gente, -talmentechè egli, non osando di tentare il passo, si ridusse a Monte -Chiaro. Crebbero intanto le forze de' Veneziani, perchè in loro aiuto -marciò il _signor di Faenza_ con mille e ducento cavalli, _Lorenzo -da Cotignola_ con novecento cavalli, e _Giorgio Benzone_ signor di -Crema con quattrocento lance e trecento fanti. In oltre condussero -i Veneziani nella lor lega, sul principio di luglio, _Amedeo duca di -Savoia_, al quale, secondo il Guichenone[2567], accordarono tutte le -conquiste ch'egli facesse dalla parte sua dello Stato di Milano. Che -anche _Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato si collegasse contra del -duca, l'abbiamo dal Corio e da Benvenuto da San Giorgio. Sicchè da -tutte le parti restò assediato e battuto dai nemici il duca di Milano. -Chi vuol vedere l'Italia provveduta d'insigni capitani e condottieri -d'armi, non ha che da fissar l'occhio nel secolo di cui ora trattiamo. - -Intanto ogni di più andavano guadagnando in Brescia le armi venete. -Nell'agosto ebbero la porta delle Pile[2568]; nel settembre quella -della Garzetta con altri serragli e borghi. Dopo di che si diedero a -bersagliar colle bombarde le cittadelle. Nel dì 21 d'esso settembre -comparvero circa otto mila combattenti del duca per tentare il -soccorso, ma furono con loro non lieve perdita respinti. Si rendè poi -la cittadella nuova di Brescia; ed essendosi sostenuta la vecchia sino -al dì 10 di novembre, capitolò anch'essa la resa, qualora per tutto -il dì 20 d'esso mese non fosse soccorsa. Però, venuto quel giorno, -entrarono in possesso d'essa l'armi venete, dopo una espugnazione -delle più memorande che succedessero in Italia, minutamente descritta -da Andrea Biglia e dal Redusio[2569]. Era in pena il _pontefice -Martino_[2570] per questa rabbiosa guerra, non tanto pel suo paterno -amore per tutti i cristiani, quanto per benevolenza particolare -che egli professava al duca, da cui riconosceva molti benefizii, e -massimamente la liberazione di Napoli. Il perchè, secondo il Sanuto, -mandò per suo legato a Venezia _Giordano Orsino_ cardinale e vescovo -d'Albano, con ordine di maneggiar pace fra i potenti nemici. Ma il -Sanuto falla. _Niccolò Albergati_ cardinale di Santa Croce, e vescovo -di Bologna, quegli fu che, spedito dal papa, vi andò[2571]. Trattossi -per più mesi di questa pace[2572], e finalmente fu essa conchiusa nel -dì 30 di dicembre dell'anno presente con varii capitoli favorevoli -ad ognuno de' principi collegati; e spezialmente fu accordato che -Brescia con tutto il suo territorio restasse in potere e dominio -della repubblica veneta. Abbiamo da Giovanni Stella[2573] che nel dì 9 -d'aprile dell'anno presente il duca di Milano stabilì pace con _Alfonso -re d'Aragona_, e gli diede in deposito, ossia pegno per sicurezza di -sua parola, le castella di Porto Venere e di Lerice; il che dispiacque -non poco al popolo di Genova nemicissimo de' Catalani. Ebbero ancora -essi Genovesi guerra in mare coi Fiorentini; ed, essendo entrati -nel mese di settembre in quella città i fuorusciti coll'eccitare una -sedizione, furono valorosamente respinti e ricacciati fuori da quei -cittadini. Quiete si godè in quest'anno nel regno di Napoli[2574]; se -non che la _regina Giovanna_ con dei pretesti mandò il campo addosso -al conte di Sarno, e gli tolse Sarno, Palma ed altri luoghi: tutto ciò -per compiacere al papa, che desiderava di accomodar di quelle terre -_Alberto conte_ di Nola di casa Orsina, acciocchè egli rilasciasse -Nettuno ed Astura ad _Antonio Colonna_ suo nipote, principe di Salerno, -siccome avvenne. Procurò in oltre esso pontefice una maggior fortuna -ad esso suo nipote, accasandolo con _Polissena_ Ruffa, la quale doveva -ereditare il marchesato di Crotone e la contea di Catanzaro, con assai -altre terre. Fece il medesimo papa in quest'anno, a dì 24 di maggio, -una promozione di dodici cardinali[2575], persone tutte degne della -sacra porpora. - -NOTE: - -[2562] Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital. - -[2563] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2564] Corio, Istor. di Milano. - -[2565] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital. - -[2566] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 19. Billius, Hist., lib. 5, -tom. 19 Rer. Ital. - -[2567] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1. - -[2568] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2569] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2570] Poggius, Hist., tom. 20 Rer. Ital. - -[2571] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2572] Billius, Histor., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital. - -[2573] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2574] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. -eod. - -[2575] Raynaldus, Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXVII. Indiz. V. - - MARTINO V papa 11. - SIGISMONDO re de' Romani 18. - - -Nudriva ben _Filippo Maria Visconte_ duca di Milano le stesse idee -d'ingrandimento che ebbe _Gian-Galeazzo_ suo padre; ma non accoppiava -egli co' desiderii quella prudenza ed accortezza che in suo padre -si osservò. Tenea appresso di sè cattivi ministri,[2576] che non -gli permetteano di dar udienze, e gli faceano sapere solamente quel -tanto che lor piacea. Il peggio era, che, senza sapersi accomodare -ai rovesci della fortuna, andava continuamente macinando pensieri di -vendetta, cioè cercando le vie di rovinarsi sempre. Ancorchè egli sul -principio di quest'anno avesse confermati gli articoli della pace, -pure pien di sdegno ad altro non pensava che alla guerra. Ad assodarlo -in questo proponimento servì non poco la nobiltà di Milano, la quale, -mal sofferendo una pace sì svantaggiosa, fece delle esibizioni per -continuar la pugna, purchè il duca desse lor la balia di operare. -Accettò egli l'offerta, e volle che questa gli fosse mantenuta; ma non -mantenne già egli la condizione proposta: del che mormorò e si lagnò -forte quel popolo aggravato oltre misura dal duca, e disgustato dal -mal governo. Pertanto allorchè le potenze, collegate contra di lui, in -vigor della pace stabilita furono per ricevere la tenuta delle terre -ch'egli dovea dimettere nel Bresciano e nel Piemonte, si scoprì che -l'incostante duca avea mutato pensiero, nè volea mantenere i patti. Per -questa mancanza di fede i Veneziani e Fiorentini, tuttavia ben armati, -determinarono di ricominciar la guerra, nè il _cardinale Albergati_ -legato della santa Sede, mediator d'essa pace, e personaggio di molta -santità, potè impedirlo; anzi, stomacato della leggerezza del duca, -si congedò da Venezia, e tornossene al suo vescovato di Bologna. -Ricominciossi dunque la guerra per Po, dove il senato veneto inviò -un'armata di ventisette galeoni e molti rediguardi[2577], incontro -alla quale anche il duca ne spedì un'altra di venti galeoni, tre -ganzare grandi incastellate e dodici rediguardi. Avendo questa flotta -duchesca ripigliate le Torricelle, s'accostò a Casal Maggiore, che -allora era in mano dei Veneziani; e venuto colà per terra _Angelo -dalla Pergola _insieme con _Niccolò Piccinino_ conducendo seco sette -mila cavalli ed otto mila fanti, nel dì 28 di marzo assediò la stessa -terra di Casal Maggiore. Se grandi furono le offese, non minor fu -la difesa. Tuttavia fu costretta la terra a rendersi. Passarono i -ducheschi sotto Brescello, occupato già dai Veneziani. Ma eccoti, -nel dì 21 di maggio, la flotta veneta comparire, ed attaccare colla -nemica una battaglia che fu ben aspra. Andò in fine rotta la flotta -e gente del duca[2578]. Dopo questa vittoria trovandosi le armate di -terra sul Bresciano[2579], nel dì dell'Ascensione succedette un altro -fiero fatto d'armi presso Gottolengo con isvantaggio dei Veneziani, -perchè vi restarono prigionieri circa mille e cinquecento persone. Nel -mese poi di luglio marciò il _Carmagnola_ sul Cremonese, minacciando -d'assedio quella città, di modo che lo stesso duca di Milano si portò -colà per animare i suoi ad ogni maggior resistenza. Secondo i conti -d'Andrea Biglia[2580] storico milanese di questi tempi, circa settanta -mila combattenti fra l'una parte e l'altra si videro allora sul -Cremonese, fra i quali più di venti mila cavalli: il che fa conoscere -come gagliarde fossero allora le forze dell'Italia, benchè a queste -armate non concorressero tanti altri principi italiani. Ora nel dì 12 -di luglio, benchè l'esercito duchesco fosse sempre inferiore all'altro, -pur venne di nuovo alle mani, ma non generalmente coi nemici. Incerto -ne fu l'esito, essendovi restati tanto dall'una che dall'altra parte -assaissimi prigionieri, e scavalcato nella zuffa lo stesso Carmagnola, -il quale dopo il fatto si spinse addosso a Casal Maggiore, e fece -così ben giocare le artiglierie, che lo ricuperò con far prigione il -presidio. - -Gran diversità intanto passava fra i due contrarii eserciti. In quello -del duca tutto era discordia, non volendo i capitani cedere l'uno -all'altro; e questi erano _Angelo dalla Pergola_, _Guido Torello_, -il conte _Francesco Sforza_ e _Niccolò Piccinino_. All'incontro -nell'armata veneta il _Carmagnola_ comandava a tutti, e sapea farsi -ubbidire non meno dal _signor di Faenza_, da _Giovanni da Varano_ -signor di Camerino, da _Micheletto_ e _Lorenzo da Cotignola_ parenti -di Francesco Sforza, e da altri capitani, annoverati da Andrea -Redusio[2581], che dallo stesso _Gian-Francesco marchese_ di Mantova: -cosa di grande importanza nel mestier della guerra. Il perchè venne -il duca in determinazion di creare un capitan generale persona di -credito, sotto cui non isdegnassero di stare gli altri suoi condottieri -d'armi. Fu scelto per questo grado _Carlo Malatesta_, esperto, ma poco -fortunato, maestro di guerra. Venuto questi al campo, nulla fece di -riguardevole per più settimane, finchè, aggirato dagli stratagemmi del -Carmagnola, a Macalò nel dì 11 dì ottobre inaspettatamente fu assalito, -e trovato coll'esercito mal ordinato, e in parte disarmato (se è vero -ciò che hanno il Simonetta e il Corio, ma diversamente è narrato dal -Biglia e dal Redusio), fu astretto ad una giornata campale. Interamente -disfatti in essa rimasero i ducheschi colla prigionia di cinque mila -cavalli e d'attrettanti fanti, e colla perdita di tutto il bagaglio. -Lo stesso Carlo Malalesta si contò fra i prigionieri, ma ben trattato -dai nemici, perchè cognato del marchese di Mantova; perlochè non -andò esente da sospetti di perfidia. Ora questa terribil disgrazia, -e l'avere il duca nei medesimi tempi addosso verso il Vercellese -_Amedeo duca di Savoia_, e verso Alessandria _Gian Giacomo marchese_ -di Monferrato, e nel Genovesato i fuorusciti, e nel Parmigiano -_Orlando Pallavicino_, tutti confederati ai danni di lui co' Veneziani -e Fiorentini, gli mise il cervello a partito, in guisa che ricorse -supplichevolmente per aiuto a _Sigismondo_ re de' Romani, e al papa per -la pace. Trovavasi allora la potente città di Milano sì ben provveduta -d'armaruoli, che, per attestato del Biglia[2582], due soli d'essi -presero a fornire in pochi giorni d'usbergo, celata e del resto delle -armi quattro mila cavalieri e due mila pedoni. E perciocchè era allora -in uso che, a riserva degli uomini di taglia, si mettevano in libertà i -prigionieri, dappoichè loro s'erano tolte armi e cavalli (benchè l'aver -ciò fatto il Carmagnola, gli pregiudicò non poco dipoi nell'animo dei -Veneziani); perciò il duca raunò tosto quanto bastava per impedire -il precipizio dei proprii affari. Seppe ben profittare intanto il -Carmagnola del calore della vittoria con prendere Monte Chiaro, gli -Orci, Pontoglio ed altre terre sino al numero di ottanta nel Bresciano -e Bergamasco. - -In questi giorni il duca di Milano, per liberarsi dalle forze di -_Amedeo duca di Savoia_ collegato co' suoi nemici, comprò la pace da -lui con un trattato conchiuso in Torino nel dì 2 di dicembre dell'anno -corrente[2583], per cui il duca di Milano cedette all'altro la città di -Vercelli, e prese per moglie _Maria di Savoia_ figliuola del medesimo -duca. Non piaceva al _pontefice Martino_, molto meno a _Niccolò -marchese d'Este_ signor di Ferrara, che il duca di Milano precipitasse; -e però amendue si scaldarono per trattare di pace. Scelta fu per luogo -del congresso la città di Ferrara, dove, giunto il piissimo cardinale -di Santa Croce _Niccolò degli Albergati_, legato spedito dal papa, e -gli ambasciatori di tutte le potenze interessate in questa guerra, si -cominciò a trattare e si trattò per tutto il verno di pace. Nel mese -di settembre dell'anno presente, secondo gli Annali di Forlì[2584], -oppure nel dì 4 d'ottobre, secondo la Cronica di Rimini[2585], -giunse al fine di sua vita _Pandolfo Malatesta_ signore di Rimini, -personaggio rinomato per le sue imprese guerriere, e per essere stato -padrone di Brescia e Bergamo, per quanto abbiamo veduto di sopra. Non -lasciò figliuoli legittimi dopo di sè. Fecero guerra in questo anno i -Fiorentini al duca di Milano anche nel Genovesato per mezzo di _Tommaso -da Campofregoso_ signore di Sarzana, e dianzi doge di Genova[2586]. Nel -mese di agosto condusse questi la sua gente e i fuorusciti fin sotto -le mura di Genova; ma non andò molto che fu ributtato da' cittadini, -colla perdita delle scale e prigionia di molti. Nel dì 14 di dicembre -vi tornò egli con altro sforzo di gente; ma nel dì 28, uscito il popolo -di Genova, rimasero prigioniere quasi tutte le di lui schiere, ed egli -durò fatica a ritirarsi in salvo. - -NOTE: - -[2576] Billius, Hist., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital. - -[2577] Sanuto, Istor. Ven., tom. 23 Rer. Ital. - -[2578] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. - -[2579] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano. - -[2580] Billius, Hist., lib. 6, tom. 19 Rer. Ital. - -[2581] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital. - -[2582] Billius, Histor., lib. 6, tom. 19 Rer. Ital. - -[2583] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXVIII. Indiz. VI. - - MARTINO V papa 12. - SIGISMONDO re de' Romani 19. - - -Non so se nel principio di questo anno, come pare che il Simonetta -abbia creduto[2587], oppure sul fine del precedente, fosse inviato il -conte _Francesco Sforza_ da _Filippo Maria duca_ di Milano alla volta -di Genova con alcune schiere d'uomini d'armi per li bisogni di quella -città, infestata da _Tommaso da Campofregoso_ e dagli altri fuorusciti. -Appena ebbe egli passato il giogo dell'Apennino, che si trovò in certi -siti stretti assalito dai contadini di quel paese; fors'anche vi era -con loro qualche gente d'essi fuorusciti. Fioccavano i verettoni in -maniera, che molti de' suoi vi furono morti o feriti, ed egli costretto -a retrocedere, finchè arrivato al castello di Ronco, ed, accolto da -Eliana Spinola, potè salvarsi. Si servirono di questa sua disgrazia -gli emuli alla corte del duca per iscreditarlo, e far nascere sospetti -nella sua fede; sicchè, secondo alcuni, fu messo in castello. Almeno -è certo[2588] che fu come relegato a Mortara, dove quasi per due anni -soggiornò con gravissimo patimento, perchè non correano le paghe, nè -gli mancavano altri aggravii, senza ch'egli potesse mai persuadere al -duca la sua innocenza. Dicono che se non era il _conte Guido Torello_, -da cui venne protetto sempre, due volte la vita corse pericolo. La -sua pazienza vinse poi tutto, perchè fece conoscere non aver egli mai -avuto animo di passare al servigio de' Veneziani o Fiorentini. Continuò -la guerra anche nei primi mesi di quest'anno, con avere il vittorioso -_conte Carmagnola_ prese non poche castella nel Bergamasco, e portato -il terrore sino a quella città. Intanto in Ferrara il _marchese -Niccolò_ unito col buon _cardinale Albergati_ vescovo di Bologna, si -studiava a tutto potere di condurre alla pace le potenze guerreggianti. -Erano alte le pretensioni del senato veneto, siccome quello che avea -favorevole il vento; e mostrandosi inesorabile, esigeva che il duca -cedesse, oltre alla già perduta città di Brescia, ancor quelle di -Bergamo e Cremona. Sì caldamente e fortunatamente il cardinale e il -marchese maneggiarono l'affare, che finalmente nel dì 18 d'aprile -(l'Ammirati[2589] dice nel dì 16) si conchiuse la pace. Il principale -articolo d'essa fu la cessione della città di Bergamo col suo -distretto, e di alcune terre e castella del Cremonese alla repubblica -veneta. I Fiorentini, che tanto aveano speso in questa guerra, non -guadagnarono un palmo di terra. Fu anche accordata la restituzione di -tutti i beni tolti dal duca al Carmagnola, con altri articoli e patti, -distesamente riferiti da Marino Sanuto nella sua Storia[2590]. E tale -fu il guadagno che ricavò in questa seconda guerra lo sconsigliato duca -di Milano. Egli ratificò ed eseguì puntualmente così fatto accordo, e -ritornò per un poco la quiete in Lombardia. - -Ebbe in quest'anno _papa Martino V_ delle inquietudini[2591]. Nella -notte precedente al dì 2 di agosto gl'instabili Bolognesi, che s'erano -ingrossati forte in occasion della vicina guerra, sotto pretesto -d'essere mal governati e molto aggravati dai ministri pontificii, si -levarono a rumore, cioè la fazion di _Batista da Canedolo_, unita cogli -Zambeccari, Pepoli, Griffoni, Guidotti ed altri. Prese l'armi anche -la fazione di _Antonio Bentivoglio_, che allora dimorava in Roma, per -opporsi all'altra in favore della Chiesa; ma rinculata lasciò il campo -agli avversarii. Fu messo a sacco il palazzo del cardinale legato, il -quale se ne andò poi con Dio; e la città tornò ad essere governata -dagli anziani e confalonieri del popolo. Salvo castello San Pietro, -castello Bolognese, Cento e la Pieve, tutte le altre terre e castella -seguitarono o per amore o per forza l'esempio della città; e _Luigi da -San Severino_ venne per capitano de' Bolognesi. A questo avviso _Carlo -Malatesta_ signor di Rimini corse a sostenere castello San Pietro e -castello Bolognese. _Niccolò da Tolentino_ capitano di genti d'armi, -che in questi tempi, passando pel Bolognese, volle lasciar la briglia -ai suoi per saccheggiare il paese, restò sconfitto a Medicina dai -Bolognesi, con perdita di quattrocento cavalli e di molti carriaggi, -facendosi ascendere il danno suo a sessanta mila fiorini d'oro. Per -cagione di tal novità papa Martino condusse al suo soldo _Ladislao_ -figliuolo di _Paolo Guinigi_ signore di Lucca con settecento cavalli, -i quali, giunti nel dì 15 di settembre sul Bolognese, si diedero -immantinente al saccheggio del territorio. Ma, perchè era troppo -poco al bisogno, il papa, con permissione della _regina Giovanna_, -ottenne che _Jacopo Caldora_, uno dei più sperti capitani del regno -di Napoli, venisse a quella danza con un grosso corpo di soldatesche. -Però nel dicembre arrivò l'esercito pontificio ad accamparsi in -vicinanza di Bologna, e, rotto il muro dalla parte del barbacane di -San Giacomo, tentò anche l'entrata nella città; ma ne fu respinto. -In questi tempi[2592] venuta a Napoli la regina Giovanna, conducendo -seco l'adottato suo figliuolo, cioè il _re Lodovico_ d'Angiò, perchè -_Ser-Gianni_ gran senescalco nol vedea volentieri in Napoli, tanto fece -che il mandò in Calabria, dove ridusse quasi tutte quelle contrade -all'ubbidienza della regina Giovanna. Oltre a ciò, esso senescalco, -perchè temeva della potenza di Jacopo Caldora, cercò la maniera di -obbligarselo, con dare per moglie ad _Antonio_ figliuolo di lui una -sua figliuola, siccome ancora nell'anno seguente una altra ne diede -a _Gabriello Orsino_ fratello di _Gian-Antonio Orsino_ principe di -Taranto, cioè dell'altro signore più potente nel regno di Napoli: -coi quali parentadi egli seguitò a sostenersi nella sua autorità, -benchè odiato quasi da tutti. Fecero nel dì 9 di maggio dell'anno -presente[2593] i Genovesi pace col re d'Aragona e Sicilia, per cura del -duca di Milano loro signore, il quale mandò al governo di quella città -_Bartolomeo Capra_ arcivescovo di Milano. Ma poco stette ad entrar colà -ancora la peste, che infierì non poco nel basso popolo. Fu essa anche -in Venezia. Nell'ottobre il duca di Milano celebrò le sue nozze con -_Maria di Savoia_, ma nozze che nol doveano arricchire di prole alcuna. - -NOTE: - -[2584] Annal. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital. - -[2585] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2586] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2587] Simonetta, Vit. Francisci Sfort., lib. 2, tom. 21 Rer. Ital. - -[2588] Corio, Istoria di Milano. - -[2589] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18. - -[2590] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2591] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus, -Chron., tom. eod. - -[2592] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2593] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXIX. Indiz. VII. - - MARTINO V papa 13. - SIGISMONDO re de' Romani 20. - - -Felice riuscì quest'anno alla Chiesa di Dio, perchè in fine si -schiantarono affatto le radici del non mai ben estinto in addietro -scisma d'Occidente[2594]. Dopo tante difficoltà incontrate fin qui con -_Alfonso re d'Aragona_, il quale volea vendere con proprio vantaggio -l'antipapa _Egidio Mugnos_ ossia Mugnone, che tuttavia ostinato -risedeva nel castello di Paniscola, riuscì al buon _papa Martino_, -per mezzo del cardinale di Fox suo legato, di vincere l'animo del -re, e d'indurlo ad abbandonare quell'idolo. Perciò Egidio, deposte -le usurpate insegne del papato, venne, sul fine di luglio, ad una -solenne rinunzia, ed ebbe per grazia di essere creato vescovo di -Maiorica. Portatane la nuova a Roma, riempiè di giubilo quella sacra -corte, e tutti i buoni del cristianesimo. Durava intanto la ribellione -di Bologna[2595], e _Jacopo Caldora_ generale del papa, con cui era -unito _Antonio de' Bentivogli_, la teneva ristretta, badaluccando -e dando varii assalti, ma in vano tutti. Seco ancora fu _Niccolò da -Tolentino_, che cercava le maniere di rifarsi contra de' Bolognesi -dell'affronto e danno patito nell'anno antecedente, e prese loro -Castelfranco. Buona parte del presente anno seguitò questa guerra, -e varii tentativi furono fatti in Bologna dai parziali della Chiesa -e del Bentivoglio per darsi al papa, ma che costarono la vita a chi -gli ordì o ne fu complice. Finalmente, dopo essere stati a parlamento -più volte gli ambasciatori di Bologna coi ministri del pontefice, nel -dì 30 d'agosto si venne ad un accordo, per cui Bologna ritornò alla -ubbidienza del papa con alcuni capitoli vantaggiosi a quel popolo. A -tenore di questo aggiustamento, nel dì 25 di settembre entrò in quella -città il _cardinal Conti_ legato, che ne levò l'interdetto, e ristabilì -quivi il governo pontificio. Secondo gli Annali di Forlì[2596], nel dì -12 di dicembre anche la città di Fermo colla rocca tornò in potere di -papa Martino V per dedizione di que' cittadini. Altrettanto fece anche -Città di Castello in Toscana. Giunse al fine di sua vita in questo anno -a dì 14 di settembre[2597] _Carlo Malatesta_ signore di Rimini, mentre -si trovava in Longiano, lasciando dopo di sè il credito di essere -stato signor savio in pace, ma sventurato in guerra. Gli succederono -_Roberto_, _Sigismondo_ e _Malatesta Novello_, figliuoli tutti bastardi -di _Pandolfo Malatesta_ suo fratello, il primo in Rimini, un altro in -Fano ed un altro in Cesena. Passò anche all'altra vita nel dì 19 di -dicembre[2598] _Malatesta_ signore di Pesaro, altro suo fratello. Avea -questi dopo la morte di Carlo preteso, siccome legittimo, d'escludere i -nipoti bastardi dalla di lui eredità, con far anche ricorso per questo -a papa Martino. In sua parte nulla ottenne, e solamente servirono le -istanze sue a fare che il papa, inviate colà l'armi sue, s'impadronisse -d'alcune terre, siccome dirò all'anno seguente. - -Ebbero in quest'anno non poche faccende i Fiorentini[2599], perchè -volendo imporre la gravezza del catasto a tutti i loro distrettuali, -che erano smunti di troppo per la passata guerra, e pretendendo il -popolo di Volterra di doverne essere esente, si sollevò e ribellossi. -Fecero i priori di Firenze marciare a quella volta _Niccolò -Fortebraccio_, nipote del famoso Braccio, che colle sue genti, dopo la -pace del duca di Milano, era tornato in Toscana, ed egli pose il campo -intorno alla rivoltata città. Poco tempo potè resistere quel popolo, -e, venuto a composizione colla corda al collo, perdè in tal congiuntura -molti suoi privilegii, con divenire più pesante di prima il loro giogo. -Erano da molto tempo sdegnati essi Fiorentini contra di _Paolo Guinigi_ -signore ossia tiranno di Lucca, perchè, dopo aver preso impegno di dare -ai lor servigi nella guerra di Lombardia _Ladislao_ suo figliuolo con -settecento cavalli, l'avea poi trasmesso al soldo del duca di Milano -contra di loro. Venne l'occasione di vendicarsene. Dopo l'impresa -di Volterra, per loro segreta istigazione, come fu creduto, si portò -il suddetto Niccolò Fortebraccio coi suoi combattenti sul territorio -di Lucca, e cominciò a prendere alcune castella, e a mettere a sacco -quelle contrade. Spedì il Guinigi a Firenze per pregar quei signori di -comandare a Fortebraccio loro soldato che cessasse da tali ostilità; -e n'ebbe per risposta, che di loro volontà non s'era fatto quel -movimento, e che potevano ben pregare, ma non comandar che cessasse. -Intanto il Fortebraccio andava scrivendo a Firenze, dargli l'animo di -sottomettere Lucca, e che questo era il tempo di fare un acquisto per -tanto tempo desiderato, e non mai eseguito da essi Fiorentini. Proposto -nel gran consiglio questo affare, ancorchè non mancassero molti che -dissuadessero tale impresa, pure prevalse la gelosia dei più, perchè -già si tenevano in pugno Lucca, il cui possesso sarebbe riuscito di -mirabil vantaggio ed accrescimento alla loro potenza. Adunque nel dì 15 -di dicembre fu determinata la guerra contra di Lucca, e si diedero gli -ordini al Fortebraccio d'imprenderla a nome della repubblica: al qual -fine il rinforzarono di gente da tutte le bande. Ma, venuto il verno, -convenne differir lo sforzo delle ostilità alla stagion migliore. -In Genova furono ancora in quest'anno dei disturbi per cagione di -_Barnaba Adorno_[2600], il quale tentò di occupare il castelletto -di quella città con un corpo di gente delle ville circonvicine. Andò -a voto il suo disegno; e per questa cagione il duca di Milano inviò -colà con una man d'armati _Niccolò Piccinino_ valente capitano, che -già a gran passi s'introduceva nella grazia e stima di quel principe. -Negli stessi tempi[2601] _Jacopo Caldora_, tornato dalla spedizion -di Bologna in regno di Napoli, fu creato dalla _regina Giovanna_ duca -di Bari, crescendo talmente la sua potenza, che già comandava a tutto -l'Abbruzzo. - -NOTE: - -[2594] Raynaldus, Annal. Eccles. Bzovius. - -[2595] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2596] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2597] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. -21 Rer. Ital. - -[2598] Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital. - -[2599] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 19. Billius, Histor., lib. 7, -tom. 19 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXX. Indiz. VIII. - - MARTINO V papa 14. - SIGISMONDO re de' Romani 21. - - -Intento più che mai _papa Martino_ a ricuperare gli Stati della Chiesa -romana, giacchè erano mancati di vita _Carlo_ e _Malatesta_ fratelli -de i Malatesti, procurò di profittar della discordia insorta fra -i consorti di quella famiglia, con ispedire in quelle parti le sue -genti d'armi. Secondo il Biglia[2602], restò egli padrone della ricca -e popolata terra di Borgo San Sepolcro, tanto apprezzata da Carlo -Malatesta, che dianzi n'era in possesso. Conquistò ancora Bertinoro; -e perchè _Guidantonio conte_ d'Urbino secondò l'armi pontifizie in -tale occasione, impadronitosi di alcune castella del Riminese, le -ritenne poi per sè. Lorenzo Bonincontro aggiugne[2603] che i Malatesti -restituirono al papa, oltre al suddetto Borgo San Sepolcro, anche -Osimo, Cervia, Fano, la Pergola e Sinigaglia: la qual ultima città fu -data dipoi da esso pontefice a _Malatesta_ signore di Pesaro. Nella -primavera passarono sul Lucchese le forze de' Fiorentini con gran -voglia e speranza di aggiugnere quella città al loro dominio, e la -strinsero d'assedio[2604]. Ma non tardarono a conoscere, che gran tempo -si richiedea all'impresa, giacchè _Paolo Guinigi_ s'era, il meglio -che avesse potuto, preparato a sostenersi[2605], e a vendere caro -la propria rovina; oltre di che quei cittadini, benchè mal contenti -del di lui governo, pure maggiormente ancora abborrivano quello de' -Fiorentini. _Filippo Brunelleschi_, architetto allora ossia ingegnere -di gran credito in Firenze, fece credere ai suoi di avere in saccoccia -il segreto per ridurre in breve ai lor voleri i Lucchesi. Consisteva -esso in voltare addosso a Lucca la corrente del Serchio, fiume che -passa non lungi alle mura di quella città: proposizione impugnata -da _Neri Capponi_ e da altri[2606], convinti che gli ingegneri, per -conto di dar legge alle acque, sovente formano di bei disegni in -carta, che vani poi riescono alla sperienza. Fu nondimeno accettata, -e dato principio al lavoro con gran copia di guastatori. Ma i -Lucchesi, conosciuta tale intenzione, si premunirono con argini, in -guisa tale, che in vece di nuocere alla città, si rivolse il fiume ad -allagare il campo de' Fiorentini. Intanto Paolo Guinigi tempestava con -lettere e messi gli amici, perchè il sovvenissero in tanto rischio, -e massimamente fece ricorso a _Filippo Maria duca_ di Milano e alla -repubblica di Siena. Vedevano i Sanesi di mal occhio che i Fiorentini -s'insignorissero di Lucca, e spedirono per questo ambasciatori a -Firenze; tanto nulla di meno seppero adoperarsi i Fiorentini, che -in Siena si ratificò la lor lega, e parve quieto quel popolo. Ma -ritrovandosi in essa città di Siena mal soddisfatto de' Fiorentini -Antonio Petrucci, ebbe egli delle segrete commessioni di aiutare il -Guinigi per quanto potesse; e a tal fine si portò a Milano, dove coi -messi del Guinigi attese a muovere quel duca in favore di Lucca. Ne -avea gran voglia _Filippo Maria_. Ma perchè nei capitoli dell'ultima -pace v'era ch'egli non si dovesse impacciare negli affari della Romagna -e Toscana, gli conveniva stare zitto per non riaccendere la guerra. -Tuttavia ricorse ad un ripiego. - -Il _conte Francesco Sforza_, fatta già conoscere colla pazienza sua -la sua fede ed innocenza, gli era rientrato in grazia[2607]. A lui -fu data l'incombenza di soccorrere Lucca, e gran somma di danaro -contata in segreto dal Petrucci, dal ministro del _Guinigi_ e, come -fu creduto, anche dal duca, il quale mostrò di licenziarlo dal suo -servigio, siccome capitano venturiere, la cui condotta era finita. -Con quel danaro il conte Francesco rimise ben in arnese le sue -veterane fedeli truppe, e ne assoldò delle altre, e poscia inviatosi -alla volta della Lunigiana, come condotto al soldo del signore di -Lucca, andò a piantarsi a Borgo a Buggiano. Per la venuta di questo -campione sciolsero i Fiorentini l'assedio di Lucca, e si ritirarono -coll'armata a Ripafratta[2608], ed intanto crearono lor generale -_Guidantonio conte d'Urbino_. Di questa congiuntura si prevalsero -i Lucchesi per riacquistare la lor libertà, giacchè s'intese, o fu -finto, che il Guinigi trattava di vendere a' Fiorentini quella città. -Intorno a ciò intesisi prima col conte Francesco, misero un dì le mani -addosso al medesimo _Paolo Guinigi_, ed appresso svaligiarono tutto -il suo palazzo, nel qual mentre _Ladislao_ suo figliuolo fu anche -egli detenuto prigione dal conte Francesco. Il Guinigi con tutti i -suoi figliuoli, per le istanze de' Lucchesi, fu condotto al duca di -Milano, nelle cui carceri terminò dopo due anni i suoi giorni. Attese -intanto la Sforza a ricuperare varie terre del territorio lucchese; ed -è ben lecito il credere che gran somma d'oro ricavasse dai Lucchesi -per averli doppiamente beneficati, liberandoli dalle unghie de' -Fiorentini e dall'interno giogo tirannico del Guinigi. Il bello fu, -che anche i Fiorentini, per levar di Toscana questo noioso ostacolo -ai loro disegni, ricorsero alla spada d'oro, capace di tagliare ogni -nodo. Per coonestare il fatto, si trovò che essendo restato creditore -di settanta mila fiorini d'oro _Sforza_ padre del _conte Francesco_, -se gli pagherebbe questo danaro, purchè uscisse di Toscana, e si -obbligasse per alcuni mesi di non andare ai servigi del duca di Milano. -Pagato il contante, egli passò in Lombardia, e colle sue genti venne ad -accamparsi su quello della Mirandola. Minutamente si trova descritta -questa guerra da Andrea Biglia[2609]. Indarno mandarono i Lucchesi a -Firenze per placare quella signoria. Non sapeano i Fiorentini digerire -di aver fatta tanta spesa contra de' Lucchesi, e che in bene de' soli -Lucchesi si fosse convertito tutto il loro sforzo. Perciò partito che -fu Francesco Sforza, tornarono, come prima, all'assedio di Lucca[2610], -e i Lucchesi tornarono a pulsare il duca di Milano per soccorso. Perchè -_Filippo Maria_ volea pure aiutarli, e nello stesso tempo parere di -non intricarsi in que' fatti, permise che i Genovesi formassero una -particolar lega coi Lucchesi, allegando che, secondo i lor privilegii, -poteano farla[2611]. _Niccolò Piccinino_ in questi tempi attendeva a -sottomettere le terre de' Fieschi e della Lunigiana al duca di Milano. -Si mostrò che i Genovesi l'avessero eletto per lor capitano; e questi -in fatti colle sue genti d'armi s'inviò verso Lucca, e fu a fronte -del campo fiorentino, restando solamente frapposto il fiume Serchio -fra le armate. Era di parere il conte di Urbino che non si togliesse -battaglia. Venuto di Firenze ordine in contrario, seguì a dì 2 di -dicembre un fatto d'armi funesto all'esercito fiorentino, il quale -interamente fu rotto con prigionia di mille e cinquecento cavalieri, -con perdita di bagaglio e di attrecci, e con altri danni. Il _conte -Urbino_, _Niccolò Fortebraccio_ e gli altri capitani, ben serviti -dai lor cavalli, si salvarono chi a Librafatta e chi a Pisa[2612]. -Intanto la peste era in Lucca, e non ne era esente Genova, Roma ed -altre città, fra le quali anche Firenze. Ora i Fiorentini, avendo -spediti i loro ambasciatori a Venezia, faceano gran fuoco per rinnovar -la guerra contra del duca di Milano, pretendendo che egli avesse -contravvenuto ai patti della pace. Per attestato del Sanuto[2613], nel -dì 22 d'agosto fu confermata la lega dei Veneziani e Fiorentini contra -del duca di Milano. Nè si dee tacere che in questo anno la città di -Bologna, sempre inquieta, perchè divisa dalle fazioni bentivoglia e de' -Canedoli, tumultuò[2614], e da Baldassare Canedolo, unito coll'abbate -de' Zambeccari, nel dì 17 di febbraio furono barbaramente uccisi -nello stesso palazzo degli anziani Egano de' Lambertini, Niccolò de' -Malvezzi, ed altri aderenti de' Bentivogli. Per cagione di queste -turbolenze il cardinale legato uscì della città e si ritirò a Cento. -Arrivò poi nel dì 25 di giugno il vescovo di Turpia colle bolle della -legazion di Bologna; e questi, raunate le milizie della Chiesa con -_Antonio Bentivoglio_ e con gli altri fuorusciti, cominciò la guerra -contro a quella città. Continuarono tutto quest'anno le ostilità, e -intanto si trattava d'accordo col papa; ma questo non fu conchiuso se -non nell'anno seguente. - -NOTE: - -[2600] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2601] Istor. Napolet., tom. 23 Rer. Ital. - -[2602] Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital. - -[2603] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2604] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18. - -[2605] Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital. - -[2606] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2607] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital. - -[2608] Chron. Senense, tom. 20 Rer. Ital. - -[2609] Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital. - -[2610] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20. - -[2611] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXI. Indiz. IX. - - EUGENIO IV papa 1. - SIGISMONDO re de' Romani 22. - - -Chiamò Dio in quest'anno a miglior vita _papa Martino V_, essendo -succeduta la morte sua nella notte del dì 19 venendo al dì 20 di -febbraio, per apoplessia a lui sopravvenuta[2615]. Fu buon pontefice; -saviamente governò la Chiesa, e la lasciò libera da un ostinato -scisma. Grande obbligazione per conto dell'impero temporale ebbe a -lui la santa Sede, perchè era non men amato che temuto. La dianzi sì -inquieta e divisa Roma fu per opera sua ridotta ad un'invidiabil pace. -Era, a cagion de' torbidi passati, quasi tutto lo Stato ecclesiastico -passato in mano di tirannetti; ne ricuperò egli buona parte, ed -assodò l'autorità pontificia in quelle città che restarono in mano di -varii signori. Nel dì 3 di marzo a lui succedette nella cattedra di -san Pietro il cardinal di San Clemente Gabriello de' Condolmieri, di -patria Veneziano, volgarmente appellato il cardinal di Siena, perchè fu -vescovo di quella città, e prese il nome di _Eugenio IV_[2616]. Seguì -la coronazione sua nel dì 11 d'esso mese, e non già nel dì 12, come -vuole il Rinaldi. Poco poi stette a vedersi una di quelle mutazioni -che non fu la prima, ed ebbe molti altri esempli dipoi: cioè si scoprì -il papa parziale degli Orsini, perchè per opera loro era giunto al -pontificato, e, nemico de' Colonnesi nipoti del defunto pontefice. -Veramente non fu senza censura in questi tempi la straordinaria -cura ch'ebbe papa Martino d'ingrandire ed arricchire la per altro -nobilissima sua casa. E papa Eugenio provò, che i nipoti di lui, cioè -_Prospero Colonna_ cardinale, _Antonio principe_ di Salerno ed _Edoardo -conte_ di Celano[2617], aveano fatto lo spoglio del tesoro ammassato -dal loro zio per valersene contra dei Turchi, ed asportata ancora -una buona quantità di gioielli e d'altri preziosi mobili spettanti -al palazzo apostolico e ad altri luoghi sacri Pertanto cominciò papa -Eugenio a procedere contro del tesoriere Ottone e contra del vescovo -di Tivoli, già camerieri d'onore di papa Martino; e più di ducento -persone adoperate in varii ministeri da esso Martino furono private -di vita. Allora fu che il cardinal Colonna uscì di Roma senza licenza -del papa nè andò molto che _Antonio_ e _Stefano_ Colonnesi con gran -gente armata entrarono nel dì 23 d'aprile in Roma stessa, e presero -due porte[2618], figurandosi che la lor fazione si moverebbe a rumore. -Volle Dio, che niuno prendesse l'armi per loro; e però, venuti al -papa dei soccorsi, fu spinto fuori di città Stefano Colonna, e messo -a sacco il di lui palazzo, siccome ancor quelli del cardinal Colonna, -del cardinal Capranica e d'altri loro aderenti. Avendo intanto papa -Eugenio fatto ricorso alla _regina Giovanna_[2619], questa gl'inviò -_Jacopo Caldora_ con tre mila cavalli, e mille e secento fanti. Era -costui la stessa avarizia e molto più della fede e dell'onore gli -stava a cuore il danaro. Non passò dunque gran tempo che in vece di far -guerra ai Colonnesi, lasciatosi corrompere dai grossi regali d'_Antonio -principe_ di Taranto, divenne lor protettore ed amico. Pretende Neri -Capponi[2620] ch'egli toccasse cento tredici mila fiorini di quei di -papa Martino. Ma perchè seppe anche papa Eugenio giocar di danaro, -il Caldora tornò ad assisterlo. Oltre a ciò, i Veneziani e Fiorentini -spedirono in aiuto del pontefice _Niccolò da Tolentino_ con un corpo -di gente, di maniera che egli potè dar la legge ai Colonnesi ribelli. -Trattossi dunque di accordo[2621]; e questo conchiuso, fu solennemente -proclamato nel dì 22 di settembre. In vigor d'esso il principe di -Salerno rilasciò al papa settantacinque mila fiorini d'oro: salasso -che, unito col resto da lui speso in guadagnare il Caldora, gli votò -affatto di sangue gli scrigni. Nè qui finì la sua disgrazia. Per -attestato di Biondo[2622], teneva egli presidio, non senza biasimo -del defunto suo zio, in Orta, Narni, Soriano, Gualdo, Nocera, Assisi, -Ascoli, Imola, Forlì e Forlimpopoli. Fu obbligato a dimettere tutto. -Diede in oltre occasione questo torbido alla regina Giovanna[2623] di -togliere al suddetto Antonio il principato di Salerno, e tutto quanto -ella avea dianzi donato, per le continue istanze di papa Martino, ai -di lui nipoti nel regno di Napoli: risoluzione non di meno, che non -dovette andare esente da taccia d'ingratitudine, perchè quella corona -ch'ella portava in capo si potea chiamare un dono d'esso papa Martino. -Abbiam già veduto quanto egli avea fatto per lei. Attese ancora il -pontefice Eugenio in questi medesimi tempi ad estinguere il fuoco -che tuttavia durava per la ribellion di Bologna, giacchè quel popolo -concorreva a ritornar alla sua ubbidienza[2624], purchè ottenesse -buone condizioni. Ed in fatti le ottenne, perchè il papa, vedendo -risorta la guerra fra il duca di Milano dall'una parte, e i Veneziani e -Fiorentini dall'altra, giudicò meglio di contentarsi di quel che potè, -e di far cessare quel rumore. Adunque nel dì 24 d'aprile si pubblicò -in Bologna la pace stabilita da quel popolo col papa, e successivamente -v'entrarono i commessarii del papa a prenderne il possesso e dominio. - -Erano irritati forte i Fiorentini contra di _Filippo Maria duca_ di -Milano, perchè loro avea tolto di mano l'acquisto di Lucca, e perciò -di gran premura faceano in Venezia perchè s'aprisse un nuovo teatro -di guerra. I Veneziani anch'essi, al vedere il duca sì inquieto e -sempre armato, inclinavano a sfoderar di nuovo la spada; e tanto -più perchè le esortazioni del _Carmagnola_ e le conquiste fatte -nelle precedenti due guerre faceano loro sperare di accrescerle -collo imprenderne un'altra[2625]. Mandò bensì il duca ambasciatori -a Venezia per giustificare il fin qui operato da lui, e per trattare -d'aggiustamento; ma vedendosi i saggi Veneziani menare a spasso con -sole parole disgiunte da fatti, finalmente diedero all'armi. Forse il -duca non desiderava che questo: cotanto gli stava sul cuore la perdita -di Brescia e di Bergamo, e la speranza che la fortuna potesse cangiar -faccia per lui. Aveva egli al suo servigio _Niccolò Piccinino_, ardito -e valoroso capitano. Per opera ancora del fu _papa Martino V_ s'era di -nuovo acconciato al suo servigio il _conte Francesco Sforza_[2626], -il quale avea assaporata la speranza a lui data delle nozze di -_Bianca_ figliuola legittima del duca, in età allora non ancor atta al -matrimonio. La prima impresa che tentò il conte Francesco Carmagnola, -fu quella di Soncino. Gli fu promessa da quel castellano l'entrata in -quella terra, mercè di un grosso regalo di contanti; ma il trattato -era doppio. Presentatosi dunque colà il Carmagnola nella mattina del -dì 17 di maggio con tre mila cavalli e più di due mila fanti, in vece -della porta aperta di Soncino, trovò Francesco Sforza ed altri capitani -ducheschi colle loro squadre che gli fecero il che va là. Attaccossi la -mischia, e fu un maraviglioso fatto di armi che durò sino alla notte -colla totale sconfitta del Carmagnola, il qual forse con soli sette -cavalli si ridusse a Brescia. Restaronvi prigionieri circa mille e -cinquecento cavalieri, oltre alla fanteria. Il Sanuto[2627] Veneziano -sminuisce non poco questa vittoria. Comunque sia, e posto ancora -che grande fosse il danno patito in questa lagrimevol giornata dai -Veneziani, pure alla lor potenza e borsa non fu difficile l'accrescere -in breve, non che il ristorare l'armata loro di terra, con ispedire -nello stesso tempo un'altra possente armata navale per Po alla volta di -Cremona, comandata da _Niccolò Trivisano_: alcuni la fanno ascendere a -cento legni tra grossi e sottili. Più di dodici mila cavalli militavano -allora in Lombardia sotto le insegne venete. Avea anche il duca di -Milano preparata la sua flotta navale, il cui capitano era _Pacino -Eustachio_ da Pavia. Sen venne questa nel dì 22 di maggio[2628] (il -Simonetta dice[2629] nel dì 23) contro la nemica, e cominciò all'ore -ventidue, tre miglia lungi da Cremona, la battaglia, che durò sino -alla notte, con restar presi cinque galeoni ducheschi. Ma essendo -nell'alba del giorno seguente _Francesco Sforza_, _Niccolò Piccinino_ -(il Sanuto nol nomina). _Guido Torello_ ed altri capitani entrati con -gran numero di genti d'armi negli stessi galeoni, la mattina suddetta -sì bruscamente assalirono i Veneziani[2630], che tutta la lor flotta -rimase sterminata, e vennero in potere de' vincitori ventotto galeoni -con altre barche, armi e munizioni senza numero, e circa otto mila -prigioni. Avea il general Trivisano mandato a chiedere soccorso al -Carmagnola, che stava accampato in quelle vicinanze coll'esercito di -terra; ma egli punto non si mosse, dicono per avviso furbescamente -fattogli dare che l'armata terrestre del duca si metteva in ordine per -dargli battaglia. L'autore della Cronica di Bologna[2631], che si trovò -presente a questo fatto d'armi, asserisce essere stato quello uno dei -più formidabili e mortali che mai si fossero veduti in Po, ed essere -stati maggiori i fatti di quel che fu scritto. Certamente incredibile -fu il danno patito in tal congiuntura dalla repubblica veneta[2632]. Nè -il Carmagnola nel resto dell'anno si attentò a far altra impresa, se -non che nel dì 15 d'ottobre, avendo inteso che si facea poca guardia -in Cremona, spedì colà un corpo de' suoi, ai quali riuscì di dare una -scalata alla picciola fortezza di San Luca e di prenderla. Quivi si -mantennero costoro per due dì, senza che il Carmagnola dipoi, tuttochè -avvisato, volesse marciare a quella volta, allegando per iscusa di -temer degli aguati de' nemici. Parte di quella gente da' Cremonesi -fedeli al duca fu presa, e gli altri se ne tornarono al campo. E -qui ebbero principio le diffidenze de' Veneziani contra del medesimo -Carmagnola. - -Nè solamente guerra fu in quest'anno in Lombardia. La sua parte -n'ebbe anche la Toscana[2633]. Erano entrati i Sanesi e i Lucchesi -in lega col duca di Milano contra de' Fiorentini. In Pisa stessa quel -popolo, bramoso di ricuperare la perduta libertà, non era quieto. Ora -trovandosi tuttavia nella primavera di quest'anno, cioè prima della -guerra veneta, _Niccolò Piccinino_ in Lunigiana[2634], dopo aver tolto -Pontremoli a _Gian-Luigi del Fiesco_, nel dì 22 di marzo comparve sul -Lucchese, ed, inoltratosi sul Pisano, cominciò a prendere varie di -quelle castella. Passò anche sul Volterrano, siccome uomo speditissimo -nelle sue imprese: nel qual tempo anche i Sanesi apertamente mossero -guerra a Firenze, ed altrettanto ancora fece _Jacopo_, ossia _Lodisio -Appiano_ signor di Piombino. Erano a mal partito i Fiorentini -allora, perchè sprovveduti di esercito e di capitano, e malmenati dal -Piccinino, che ogni dì andava prendendo nuove terre, e lor conveniva -tener buon presidio in Pisa, Arezzo ed altre città minacciate. -Presero pertanto al loro servigio _Niccolò da Tolentino_ e _Micheletto -Attendolo_ da Cotignola colle lor genti d'armi. Frequenti erano in -questo secolo i condottieri d'armi italiani, annoverati nelle Croniche -di Marino Sanuto. Cadaun di questi venturieri conduceva la truppa de' -suoi combattenti, chi più chi meno, e prendeva poi soldo dove migliore -trovava il mercato. Ma la salute de' Fiorentini altronde venne. Da -che i Veneziani con tante forze ebbero aperto il teatro della guerra -contro lo Stato di Milano, abbisognando il duca del Piccinino e delle -sue truppe, il richiamò in Lombardia, e ne ricevè poi buon servigio, -per quanto abbiamo veduto. Aveano essi Veneziani, a fine di far maggior -diversione all'armi del duca[2635], e di sovvenire ancora al bisogno -de' Fiorentini, inviata nel Mediterraneo a Porto Pisano una flotta di -galee e d'altri legni comandata da _Pier Loredano_, dove si congiunse -con altri legni de' Fiorentini. S'incontrò questa nel dì 27 d'agosto -in vicinanza di Portofino colla genovese, inferiore di forze, di cui -era capitano _Francesco Spinola_[2636]. Attaccata la battaglia, per -tre ore continue rabbiosamente si combattè fra quelle due nazioni -_ab antiquo_ nemiche, finchè, superata la capitana di Genova, si -dichiarò la vittoria in favore de' Veneziani, colla presa di sette -o otto galee[2637], e dello stesso ammiraglio Spinola. Dalla parte -ancora del Monferrato fecero guerra al duca di Milano i Veneziani -e Fiorentini, avendo tirato nella lor lega _Gian-Giacomo_ marchese -di quella contrada, e _Bernabò Adorno_ ribello di Genova e padrone -di alcune castella nel Genovesato, il quale nel mese di settembre -infestò non poco la Riviera occidentale de' Genovesi. Spedito dal -duca a quella volta _Niccolò Piccinino_ nell'ottobre, ebbe la maniera -di sconfiggerlo e farlo prigione nel dì 9 di quel mese. Dopo di che, -per attestato di Giovanni Stella e del Sanuto, egli rivolse l'armi -contra del Monferrato, e durante il verno ridusse quasi in camicia -quel marchese[2638] con torgli la maggior parte delle di lui terre, -annoverate da Benvenuto da San Giorgio[2639]. Non gli restava più -se non Casale di Sant'Evasio con pochi altri luoghi, quando _Amedeo -duca di Savoia_, parente suo e del duca di Milano, s'interpose per -aggiustamento. Restò conchiuso che il marchese depositasse quelle poche -terre, che restavano in mano sua, in quelle di Amedeo duca di Savoia; -il che fu eseguito. Egli poi pieno d'inutili pentimenti incognitamente -per gli Svizzeri si portò a Venezia ad implorar l'aiuto di quel -senato, e a vivere alle spese dei Veneziani. Il Simonetta[2640] e il -Corio[2641] suo copiatore, e, quel che è più, il Biglia attribuiscono -l'impresa del Monferrato al _conte Francesco Sforza_. Potrebbe essere -che anche egli intervenisse a quella festa; s'egli poi fosse, o il -Piccinino, come pretende il Poggio e Giovanni Stella, autore anch'esso -contemporaneo, il principal mobile di quell'impresa, nol saprei dire. -Aggiungono bensì tali autori, avere le soldatesche del duca in tal -congiuntura commesse tali enormità, sfoghi, incendii e crudeltà contra -dei Monferrini, che il raccontarle farebbe orrore. - -Era negli anni addietro stato occupato _Sigismondo re_ de' Romani, -d'Ungheria e Boemia nelle terribili guerre degli ostinati eretici -Ussiti, che sconvolsero lungamente la Boemia, e costarono sangue -senza fine[2642]. In quest'anno, giacchè erano in qualche calma i suoi -affari della Germania, determinò di venire in Italia per prendere le -corone. Arrivò, non so dire se nell'ottobre, oppure nel novembre, a -Milano, con seguito di poca gente, accolto con gran solennità da quel -popolo, e lautamente spesato dal duca. Curiosa cosa fu il vedere che -esso _duca Filippo Maria_, il quale soggiornava allora a Biagrasso per -cagion della peste, quantunque praticasse tutte le maggiori finezze -a questo gran principe sovrano suo, pure non si lasciò mai vedere a -Milano, finchè vi dimorò Sigismondo, non so se per diffidenza, o per -qualch'altro motivo. Certo è che non gli volle mai permettere l'entrata -nel castello di Milano[2643]. Egli era una testa particolare. Nel dì -25 del suddetto novembre, festa di santa Caterina[2644], seguì nella -basilica di Sant'Ambrosio di Milano la coronazione di Sigismondo, -avendogli _Bartolomeo Capra_ arcivescovo posta in capo la corona -ferrea. Fermossi poi in Milano nel verno, disponendo intanto il suo -viaggio alla volta di Roma. Nei dì 5 di maggio dell'anno presente[2645] -i tre _Malatesti_, che dominavano in Rimini, Fano e Cesena, essendo -di poca età, furono in pericolo di perdere la lor signoria per una -sollevazione, non so se ordinata da _Malatesta_ signore di Pesaro, -oppure dagli uffiziali di _papa Eugenio_. Solamente apparisce che in -questi tempi in Forlì dominava il pontefice. Ne' medesimi tempi Città -di Castello assediata da _Niccolò Fortebraccio_[2646] ebbe soccorso -da _Guidantonio conte_ d'Urbino, e restò libera dalle unghie di lui. -Furono infestati nell'autunno di quest'anno i Veneziani[2647] nel -Friuli dagli Ungheri per ordine del _re Sigismondo_ a petizione del -duca di Milano, fra cui ed esso re passava buona corrispondenza ed -amicizia. D'uopo fu che il senato inviasse al riparo _Taddeo marchese_ -d'Este con altri condottieri d'armi, i quali non perderono tempo a -sconfiggere quei barbari, e a farli tornar di galoppo alle lor case. -Si diede principio in questo anno al concilio generale di Basilea, -presidente del quale fu a nome del papa _Giuliano Cesarino_, cardinale -di gran credito in questi tempi. - -NOTE: - -[2612] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2613] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2614] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2615] Raynaldus, Annal. Eccles. Vita Martini V, P. II. tom. 3 Rer. -Ital. - -[2616] Vita Eugenii IV, tom. eod. - -[2617] Billius, Hist., lib. 9, tom. 19 Rer. Italic. - -[2618] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. - -[2619] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2620] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2621] Vita Eugenii IV, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2622] Blondus, Dec. 11, lib. 4. - -[2623] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2624] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2625] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2626] Simonetta, Vit. Francisci Sfort., lib. 2, cap. 21 Rer. Ital. - -[2627] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2628] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Billius, Hist., lib. 9, -tom. 19 Rer. Ital. - -[2629] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital. - -[2630] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2631] Cronica di Bologna, ubi supra. - -[2632] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2633] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20. Histor. Senens., tom. 20 -Rer. Ital. - -[2634] Billius, Hist., lib. 9, tom. 19 Rer. Ital. - -[2635] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20. - -[2636] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2637] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2638] Poggius, Histor., lib. 6, tom. 20 Rer. Ital. - -[2639] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2640] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital. - -[2641] Corio, Istor. di Milano. - -[2642] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2643] Billius, Histor., cap. 9, tom. 19 Rer. Ital. - -[2644] Corio, Istor. di Milano. Muratorius, Comm. de Corona Ferrea. - -[2645] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2646] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2647] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXII. Indiz. X. - - EUGENIO IV papa 2. - SIGISMONDO re de' Romani 23. - - -Erasi già cominciato in Basilea il concilio generale, ed ogni dì più -andava crescendo il concorso de' Padri[2648]; ma poco stette _papa -Eugenio_ a pentirsi di averlo permesso in luogo, dove non poteva -egli quel che voleva, perchè que' Padri diedero per tempo a conoscere -voglia di limitare l'autorità del papa, e di attribuirsi una specie di -superiorità sopra di lui. Per questo il pontefice determinò di chiamare -a Bologna quel concilio, e ne mandò l'ordine al _cardinal Giuliano_ -legato. Ma quei Padri, assistiti dal re dei Romani e da varii altri -potentati, furono di sentimento diverso, e vollero continuar le loro -sessioni in Basilea; dal che nacque dissensione fra essi e il papa. -Di più non ne dico, rimettendo il lettore in questo proposito alla -storia ecclesiastica e agli atti di quel concilio. Era calato, siccome -già accennai, il _re Sigismondo_ per portarsi anche a Roma a prendere -la corona imperiale; ma ritrovò anch'egli degli ostacoli a' suoi -disegni. Il papa, oltre all'essere Veneziano, cioè di nazione allora -nemica di _Filippo Maria_ duca di Milano, avea de' particolari motivi -di sdegno contra di lui, perchè o credea o sapea di certo che nella -guerra fattagli nell'anno precedente dai Colonnesi esso duca avea avuta -mano. E veggendo ora Sigismondo sì attaccato ad esso duca di Milano, -non sapea escludere i sospetti della di lui venuta a Roma. Incagliossi -per questo il viaggio di Sigismondo[2649], il quale da Milano passò -a Piacenza, e quindi a Parma, con far delle lunghe posate in quelle -città. Nè sussiste, come si pensò Benvenuto da San Giorgio, che egli -portatosi nel Monferrato, vi soggiornasse gran tempo. Andossene dipoi -a Lucca, menando seco ottocento cavalli ungheri e secento del duca -di Milano. Il Poggio[2650] gli dà due mila tra cavalieri e fanti di -suo seguito. Una delle maggiori premure di questo buon principe era -quella di quetare i rumori dell'Italia, e si era anche esibito con -calde lettere a trattar la pace fra il duca di Milano e i collegati -avversarii. Ma egli ritrovò molto sconcertate le cose in Toscana. -Militavano allora contra de' Fiorentini le milizie del duca suddetto -e dei Sanesi sotto il comando di _Alberico conte_ di Lugo[2651], -con cui erano _Bernardino dalla Carda_ degli Ubaldini, _Lodovico -Colonna_, _Antonio Petrucci_, _Ardizzon da Carrara_ ed altri capitani, -ma discordi fra loro. _Michele Attendolo_ da Cotignola generale -de' Fiorentini, e _Niccolò da Tolentino_ lor capitano seppero ben -profittare della lor disunione; imperocchè nel dì primo di giugno[2652] -venuti con loro alle mani, li sbaragliarono, e fecero prigionieri più -di mille cavalli. Io non so come tutto al rovescio è raccontato questo -fatto d'armi da Pietro Rosso nella Storia di Siena[2653]. Secondo lui, -vincitori furono i Sanesi, e Niccolò da Tolentino vi fu fatto prigione. -Comunque sia, nel giorno innanzi era giunto a Lucca Sigismondo, ed -ebbe il dispiacere d'intendere che quasi sotto i suoi occhi passarono -dopo quella vittoria i capitani de' Fiorentini a dare il guasto al -territorio lucchese. Ancorchè essi Fiorentini colle parole mostrassero -rispetto alla sacra di lui persona e dignità, pure coi fatti si -scoprivano suoi nemici, perchè egli era tenuto per parziale del duca di -Milano, e de' Sanesi e Lucchesi loro nemici. Andavano perciò meditando -d'impedirgli il passo alla volta di Siena. Ma mentre van consultando, -Sigismondo scortato dalle milizie sue, del duca e di Siena, si mise -in viaggio, e felicemente arrivò nel dì 11 di luglio ad essa città di -Siena, dove fu accolto con incredibil onore e magnificenza da quel -popolo, che l'aspettava a braccia aperte. Fermossi Sigismondo tutto -il resto dell'anno in quella città, perchè non s'accordavano le pive -del papa, con aggravio e doglianze non poche del popolo sanese, a -cui costava troppo la sì lunga visita di questo principe, trattando -egli intanto di pace, ed ascoltando gli ambasciatori de' Fiorentini, -ma senza cavarne alcun sugo. Altri avvenimenti di guerra spettanti a -quest'anno in Toscana riferisce il Rossi sopra mentovato nella Storia -di Siena, che non occorre rapportar nella mia. - -Quanto alla guerra di Lombardia, incredibile strepito fece in Italia -ciò che in quest'anno accade al _conte Francesco Carmagnola_ generale -della veneta armata, il più accreditato capitano che si avesse allora -l'Italia, ma famoso ancora per la sua superbia, onde era probabilmente -proceduta anche la sua caduta dalla grazia del duca di Milano. Le -ommissioni da lui commesse negli infausti avvenimenti dell'armi venete -dell'anno precedente fecero nascere così gagliardi sospetti della -sua lealtà nell'animo di chi reggeva quella repubblica, che nel dì 8 -d'aprile[2654] fu risoluto nel loro consiglio di levargli non solamente -il comando, ma, per maggior sicurezza, anche la vita. In questi tempi -era in Venezia ordinariamente una specie di reato il perdere una -battaglia, e gli sventurati capitani si doveano aspettare qualche -gastigo. Mandato a chiamare il Carmagnola che venisse a Venezia col -pretesto di voler udire il di lui parere intorno alla pace che se gli -rappresentava vicina, andò egli francamente colà, onorato per tutto il -cammino; ma vi trovò la prigione che l'aspettava. Fu messo ai tormenti, -cioè a quella crudele e dubbiosa via di ricavar la verità dei delitti; -e scrivono che egli in fine confessò il fallo della sua corrotta fede, -senza che si dica se avessero sicure pruove in mano per convincerlo di -questo reato. Può essere che le facessero. Il perchè collo sbadaglio in -bocca condotto fra le colonne della piazza di San Marco, quivi lasciò -egli miseramente la testa sopra un palco nel dì 5 di maggio[2655]. -Grandi furono le dicerie per questo, credendo molti che non sarebbe -venuto a tal determinazione quel saggio senato senza buone ragioni; ed -altri, che per soli sospetti e per paura di sua possanza si sbrigassero -di questo eccellente capitano; e pretendendo altri che almeno meritasse -di finir la sua vita in una prigione chi avea prestato sì rilevanti -servigi a quella signoria. Di sua morte al certo pare che avesse -occasione di rallegrarsi non poco il duca di Milano, per veder tolto -a sè un sì pericoloso nemico, e a' Veneziani un capitano sì prode. -Fu poscia eletto generale dell'esercito _Gian-Francesco da Gonzaga_ -signore di Mantova, il quale nell'anno presente collo sborso di dodici -mila fiorini d'oro conseguì dal re de' Romani il titolo di marchese di -Mantova. Giunto questo nuovo generale all'esercito della repubblica, -vi trovò cavalli nove mila e secento, fanti otto mila, balestrieri -ottocento, cernide sei mila, ed infiniti partigiani; ma niuna rilevante -impresa fece egli in tutto quest'anno, fuorchè la presa di Soncino e -d'alcune picciole terre. Nè dal canto del duca di Milano s'udì veruna -bravura, eccettochè una vittoria riportata da _Niccolò Piccinino_ in -Valtellina, provincia spettante in addietro ad esso duca, ed occupata -allora dall'armi venete. Vi era _Giorgio Cornaro_ provveditore della -repubblica con grosso corpo di gente. Colà portatosi il Piccinino -attaccò la mischia, ma fu costretto a ritirarsi[2656]. Vi tornò con -intelligenza de' Ghibellini, ed, assaliti i Veneti, li sconfisse con -tal fortuna, che pochi ne scamparono, e vi restarono presi lo stesso -Cornaro provveditore, _Taddeo marchese_ d'Este, _Taliano Furiano, -Cesare da Martinengo_ e molti altri condottieri d'armi. Il rumore -di tal vittoria andò crescendo per via di sì fatta maniera, che -l'autore della Cronica di Ferrara[2657] ebbe a scrivere, aver in essa -i Veneziani perduto tra morti e prigioni circa nove mila persone. -Anche l'Ammirati[2658] fa ascendere il danno loro a tre mila cavalli e -quattro mila fanti. Fu anche guerra in Val Camonica, la quale, secondo -il Sanuto, venne in potere de' Veneziani, scrivendo all'incontro -l'autore degli Annali di Forlì[2659] che vi furono presi e morti -dalle genti del duca di Milano moltissimi de' nemici. Se crediamo al -medesimo Sanuto, _Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato, già spogliato -de' suoi Stati dal duca, fu in quest'anno rimesso in sua grazia colla -restituzione di quanto avea perduto. All'interposizione di _Sigismondo -re_ dei Romani venne attribuita questa concordia. Ma ciò non sussiste, -ed è da vedere il Guichenon[2660], che mostra tal restituzione -effettuala solamente in vigor della pace, di cui parleremo all'anno -seguente, e con varie difficoltà ancora in contrario nell'esecuzione -della medesima. - -Ebbero non poche molestie nell'anno presente i Genovesi[2661] da -una poderosa flotta di galee spedite da Venezia contra di loro, che -andarono scorrendo per quelle riviere, e mettendo i luoghi men forti -a sacco coll'assistenza dei Fregosi e d'altri fuorusciti di Genova. -Talmente si difesero quei cittadini, che neppure riuscì ai nemici di -prendere la assediata terra di Sestri di Levante, e diedero ancora -delle busse ai fuorusciti che erano assai forti in terra. Nel dì 9 di -ottobre[2662] venne a morte _Galeotto Roberto Malatesta_ signore di -Rimini, principe riguardevole per la sua piissima vita. E perchè in -questi tempi ci volea poco a conseguir dai popoli il titolo di beato, -gli fu esso accordato dai Forlivesi. Al _Malatesta_ signore di Pesaro -tolta fu nel dì 18 d'agosto quella città dalle genti della Chiesa: -laonde i Malatesti si ritirarono a Fossombrone. Quanto al regno di -Napoli, l'avea fin qui dispoticamente governato _Ser-Gianni Caracciolo_ -gran senescalco, tenendo come schiava la _regina Giovanna_[2663]. -Non contento di averne ricevuto in dono Capoa e molte altre terre, -s'invogliò ancora del principato di Salerno; e perchè la regina non -condiscese a concederglielo, siccome uomo superbo, usò parole disoneste -contra di lei. Coloro che l'odiavano, ed erano la maggior parte dei -nobili napoletani, e massimamente _Ottino de' Caraccioli_ Rossi e la -duchessa di Sessa, si servirono di questa congiuntura per atterrarlo; e -tanto menarono, che la regina s'indusse a rilasciar l'ordine di farlo -prigione. Ciò bastò ai congiurati per andare una notte a svegliarlo, -e a trucidarlo a colpi di stocco, con rappresentar poi alla regina, la -quale sommamente se ne afflisse, ciò essere succeduto perch'egli s'era -messo in difesa. Furono poscia imprigionati Troiano suo figliuolo, e -molti altri Caraccioli suoi attinenti, e saccheggiate le lor case. La -Vita di Ser-Gianni scritta da Tristano Caracciolo fu da me pubblicata -nella mia Raccolta _Rer. Ital._ Allora l'ambiziosa duchessa di Sessa -cominciò a padroneggiar nella corte, nè permise che più venisse a -Napoli il _re Lodovico_ d'Angiò tuttavia dimorante in Calabria, ma in -basso stato, con tutto che egli si figurasse venuto per lui il buon -tempo, e si fosse messo in punto per trasferirsi a Napoli[2664]. Era -intanto approdato a Messina nel dì 6 di giugno dell'anno presente -_Alfonso re_ d'Aragona con ventidue galee e con alcune navi grosse. -Sul principio d'agosto, rinforzata che ebbe con altri legni e con -gran concorso di Siciliani quella flotta, fece vela verso Malta, e -andò poscia a piombare addosso all'isola delle Gerbe in Africa. Ossia -ch'egli non trovasse i suoi conti coi Mori padroni dell'isola, oppure -che all'avviso delle mutazioni accadute in Napoli si risvegliassero -le speranze sue di riacquistar ivi il dominio perduto, e tanto più -perchè segretamente era favorito dalla duchessa di Sessa: se ne tornò -in Sicilia nel mese d'ottobre, e dispose i suoi affari per passare in -regno di Napoli. Nel dì 20 di dicembre arrivò ad Ischia, e quivi si -fermò, aspettando d'udire se alla prefata duchessa riusciva di farlo -adottar di nuovo per figliuolo della regina. Ma _Urbano Cimino_, che -stava sempre all'orecchio d'essa regina, ed era tutto per Lodovico -d'Angiò, ebbe maniera di sventar ogni mina della duchessa. - -NOTE: - -[2648] Raynald., Annal. Eccles. - -[2649] Blondus, lib. 5, Dec. 3. Sabellicus, Platina, et alii. - -[2650] Poggius, Hist., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital. - -[2651] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic. Neri Capponi, -Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2652] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 20. - -[2653] Petrus Russ., Hist. Senens., tom. 20 Rer. Italic. - -[2654] Sanuto, Istor. Venet., tom. 23 Rer. Ital. - -[2655] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2656] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2657] Cronica di Ferrara, tom. 25 Rer. Ital. - -[2658] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20. - -[2659] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2660] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1. - -[2661] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2662] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Annales Foroliviens., tom. -22 Rer. Ital. - -[2663] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2664] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXIII. Indiz. XI. - - EUGENIO IV papa 3. - SIGISMONDO imperatore 1. - - -Coll'essersi fermato in Siena quasi un anno _Sigismondo re_ de' -Romani, convertì le brevi benedizioni di quel popolo in maledizioni -senza fine, stante lo strabocchevol aggravio che lor dava la sì -lunga permanenza non meno di questo principe, che della sua corte -e gente di armi[2665]. Maneggiava egli intanto i suoi interessi con -_papa Eugenio IV_ per ottener la corona imperiale; e finalmente dopo -essersi spianate tutte le difficoltà che il sospettoso pontefice -avea frapposto, e dopo essersi conchiusa la pace fra le potenze -guerreggianti, egli da Siena si mosse alla volta di Roma. Seguì, -dissi, la pace fra i Veneziani e Fiorentini dall'una, e _Filippo -Maria Visconte_ duca di Milano dall'altra, e i lor collegati, per -opera spezialmente dì _Niccolò marchese_ d'Este, signor di Ferrara, -Modena e Reggio. Erasi questo principe acquistato già il credito di -paciere d'Italia colla sua onoratezza e destrezza: e siccome amico -d'ognuno, e neutrale nell'ultima guerra, cotante istanze fece, che -ognuno de' principi interessati in essa discordia spedì a Ferrara i -suoi ambasciatori per trattare d'accordo sotto la sua mediazione[2666]. -Quivi si trovava ancora _Luigi marchese_ di Saluzzo, suocero dello -stesso marchese Niccolò, che unì i suoi uffizii a sì lodevole impresa. -Dopo essersi dunque digeriti tutti i punti della controversia dai due -marchesi arbitri, finalmente nel dì 26 d'aprile furono sottoscritti -gli articoli della pace. Marino Sanuto[2667] e il Corio[2668] la -fanno conchiusa alcuni giorni prima. In vigor di essa tanto il duca -di Milano, quanto i Veneziani, Fiorentini, Sanesi, Lucchesi ed altri -collegati restituirono le terre occupate nella ultima guerra. Il solo -_Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato ebbe molto a penare a vedersi -rimesso interamente in possesso di tutte le terre a lui tolte dal duca -di Milano, e delle altre raccomandate ad _Amedeo duca_ di Savoia. -Promossero amendue varie difficoltà, e tirarono in lungo il più che -poterono la restituzione, con essere stata obbligata per questo la -repubblica veneta a spedire più ambasciatori a fin di sostenere questo -suo malconcio collegato. Intorno a ciò son da vedere Benvenuto da -San Giorgio storico monferrino[2669] e il Guichenone storico della -real casa di Savoia[2670], che son ben discordi nella lor relazione. -Ora dappoichè fu ritornata la calma in Toscana e Lombardia[2671], -_Sigismondo re_ de' Romani, d'Ungheria e di Boemia si mise in -cammino verso Roma, dove pervenne nel dì 21 di maggio, accolto con -gran magnificenza dal popolo romano, e con affetto paterno da _papa -Eugenio_. Nel giorno ultimo dello stesso mese, festa della Pentecoste, -seguì nella basilica vaticana la solenne di lui coronazione secondo -il rito consueto; laonde cominciò egli ad usare ne' suoi diplomi il -titolo d'imperador de' Romani, non usato fin qui dagli eletti se non -dopo aver ricevuta la corona romana[2672]. Partito di Roma nel mese -d'agosto, venne per Perugia, e poscia a Rimini, e per la Romagna, dove -fece varii cavalieri; e nel dì 9 di settembre pervenne a Ferrara[2673], -dove fu magnificamente ricevuto ed alloggiato dal marchese Niccolò, e -diede l'ordine della cavalleria ad _Ercole_ e _Sigismondo_ figliuoli -legittimi di esso marchese, e a _Lionello, Borso_ e _Folco_ bastardi -del medesimo. Passò poscia a Mantova, e quivi, oltre all'aver dato, -siccome accennai poco fa, a _Gian-Francesco_ signore di quella città -il titolo di marchese, stabilì ancora le nozze di _Lodovico_ di lui -figliuolo con _Barbara_ figliuola del marchese di Brandeburgo. Osserva -il Corio[2674] con altri che Sigismondo entrò in Italia amico del duca -di Milano, e ne partì nemico. Per lo contrario, al suo arrivo parea -mal soddisfatto di papa Eugenio e de' Veneziani, ma loro amico se ne -ritornò in Germania. Andossene dipoi a Basilea, dove quel concilio -avea già mosse delle insolite pretensioni contra di papa Eugenio, -con aver anche tirato nel loro parere il _cardinal Giuliano_ legato -presidente di quella sacra assemblea. Sostenne esso imperadore la -dignità pontificia contra di que' sediziosi. Ma di queste controversie -non è mio assunto il trattare, rimettendone la conoscenza alla storia -ecclesiastica. - -Non bollivano intanto in cuor di _Filippo Maria_ duca di Milano -se non sospetti e pensieri di vendette. Fra gli altri gli venne in -diffidenza il _conte Francesco Sforza_, ed avea presa la risoluzione -di farlo uccidere; ma, informato il conte di così perverso disegno, -fondato nella sua innocenza[2675], a dirittura se n'andò a Milano, ed -ebbe coll'aiuto degli amici maniera di giustificarsi e di dileguar -tutte le ombre concepute del duca; il quale, mutato l'odio in amore -e carezze, cominciò a riguardarlo come suo figliuolo. Era parimenti -in collera esso duca contra di papa Eugenio, perchè nell'antecedente -guerra avea congiunte l'armi sue con quelle de' Fiorentini ai -danni del medesimo duca. Segretamente adunque s'intese col predetto -Francesco Sforza, il quale, con prendere il pretesto di accorrere -alla difesa degli Stati a lui spettanti in regno di Napoli, ed allora -infestati da _Jacopo Caldora_, licenziato dal duca, direttamente se -ne andò verso il regno per la Romagna. Nel mese di novembre passò -pel Bolognese[2676], e, giunto nella marca d'Ancona, ossia perchè -invitato da que' popoli, oppure per effettuar le occulte commessioni -e trame del duca, cominciò colle sue genti ad insignorirsi di quella -provincia, essendosi unito a lui _Lorenzo Attendolo_ da Cotignola con -altre milizie. Con lettere finte mostrava egli di far quelle conquiste -a nome del concilio di Basilea[2677], che l'avea rotta col papa. Alle -mani di lui volontariamente venne Jesi, e per forza il Monte dell'Olmo, -e quindi Osimo e Fermo colla Rocca, Recanati ed Ascoli, essendo -fuggito _Giovanni Vitellesco_ governatore d'essa provincia. Anche la -città d'Ancona si rendè a lui, e divenne sua tributaria. Si credeano -quei popoli di darsi al duca di Milano, ma il conte chiaramente -protestava di voler esserne egli signore[2678]. Udite queste nuove -il duca, confortollo segretamente a continuar l'impresa. Nello stesso -tempo con altre soldatesche entrarono nel ducato di Spoleti _Taliano -Furlano, Antonello da Siena_ e _Jacopo da Lunato_, condottieri d'armi, -allegando anch'essi, cioè fingendo, d'essere colà inviati dal concilio -suddetto. Nè qui finì tutta la scena. Anche _Niccolò Fortebraccio_, -soprannominato dalla Stella, dianzi capitano del papa medesimo, -rivolse l'armi contra di lui, e, dopo la presa di Tivoli, cominciò ad -infestare la stessa Roma. In grandi angustie ed affanni era per tali -movimenti il pontefice. Rimasta in questi tempi libera dalle guerre -esterne la repubblica fiorentina, ne soffrì un'interna[2679]. _Rinaldo -degli Albizi_ con altri potenti, voglioso di abbattere la fazione di -_Cosimo de' Medici_, il più ricco e saggio di que' cittadini, tanto -fece, che _Bernardo de' Guadagni_ gonfalonier di giustizia, chiamato a -palazzo esso Cosimo, il trattenne prigione. Fu in pericolo la vita di -lui. Tuttavia andò a finir la tempesta in relegar lui per dieci anni a -Padova, Lorenzo suo fratello per due anni a Venezia, e gli altri Medici -in altre città. Fermossi, come già dicemmo, _Alfonso re_ d'Aragona ad -Ischia colla sua flotta, aspettando mutazioni a sè favorevoli nella -corte della regina di Napoli[2680]. Ridusse intanto alla sua divozione -_Jacopo duca_ di Sessa; ma questo servì appunto a rovinare gl'interessi -suoi[2681]; perciocchè _Gabella Ruffa_ duchessa di Sessa, da cui, -siccome favorita della regina, dovea venire il buon vento, essendo -nemica del duca suo marito, voltato mantello, impiegò tutti i suoi -uffizii contra d'Alfonso. Egli dunque trovando deluse le sue speranze, -fatta una tregua di dieci anni colla regina, se ne tornò schernito in -Sicilia. Nel mese di dicembre[2682] _Antonio degli Ordelaffi,_ chiamato -dal popolo, entrò in Forlì, e se ne fece signore, con iscacciarne la -guarnigion pontificia. E _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini, -unito con _Malatesta_ suo fratello, occupò la città di Cervia. - -NOTE: - -[2665] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2666] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2667] Sanuto, Istor. Ven., tom. eod. - -[2668] Corio, Istoria di Milano. - -[2669] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2670] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1. - -[2671] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. - -[2672] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2673] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2674] Corio, Istoria di Milano. - -[2675] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2676] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2677] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2678] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2679] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 20. - -[2680] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2681] Bonincontrus, Annal., tom. eod. - -[2682] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Annales Foroliv., tom. 22 -Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXIV. Indiz. XII. - - EUGENIO IV papa 4. - SIGISMONDO imperadore 2. - - -Crebbero in quest'anno gli affanni di _papa Eugenio_[2683]. Dall'un -canto l'affliggevano i Padri del concilio di Basilea, che insuperbiti -faceano di mani e di piedi per abbassare l'autorità del papa, e far -conoscere superiore ad essa quella del concilio generale. Andò tanto -innanzi la briga, che Eugenio, colla mira di schivare uno scisma, -contro sua voglia cedette ad alcune pretensioni di quei Padri: il -che diede poi motivi a molte dispute fra i teologi. Dall'altra parte -cresceva la persecuzione fatta agli Stati della Chiesa dal conte -_Francesco Sforza_[2684]. Coll'acquisto della Marca avea questi -rallegrata non poco ed accresciuta la sua armata, e però durante -il verno passò nell'Umbria, con occupar Todi, Amelia, Toscanella, -Otricoli, Mogliano, Soriano ed altre terre. Atterrito da questo fiero -temporale il papa, altro mezzo non seppe trovare per quetarlo, che -quello di trattare un accordo[2685]. Spedì pertanto allo Sforza il suo -segretario _Biondo da Forlì_, storico rinomato; e la conchiusione del -trattato fu, che Eugenio concedette al conte Francesco in vicariato, -sua vita natural durante, la marca d'Ancona, nel dì 25 di marzo; e per -maggiormente impegnarlo alla propria difesa, il creò gonfaloniere della -Chiesa romana. Si accinse in fatti lo Sforza a sostenere gl'interessi -del papa; e perchè _Niccolò Fortebraccio_ tenea stretta Roma, inviò -due mila cavalli sotto il comando di _Lorenzo Attendolo_ e di _Leone -Sforza_ suo proprio fratello in soccorso a _Micheletto Attendolo_, -generale in questi tempi del papa. Andarono queste genti all'assedio di -Tivoli, dove s'era fortificato il Fortebraccio, il quale da lì a non -molto attaccò una battaglia, e n'ebbe la peggio. Portossi lo stesso -conte Francesco all'assedio di Montefiascone, e l'avrebbe astretto -alla resa, qualora _Filippo Maria Visconte_ non avesse imbrogliate le -scritture. S'ebbe questi forte a male che il conte Francesco avesse -abbracciato contro la sua mente il partito del papa. Per quanto dunque -fu creduto, ricorse ad un altro ripiego a fin di salvare le apparenze, -e di far del male, secondochè sospirava, all'odiato pontefice. Cioè -operò che i Perugini, ossia che avessero, oppure che fingessero d'aver -paura del conte Francesco Sforza, chiamassero in loro aiuto _Niccolò -Piccinino_ lor concittadino[2686], il quale, mostrando di voler -trasferirsi per bisogno di sua sanità ai bagni di Petriuolo, ottenne -da' Fiorentini il passaggio di secento cavalli, ed altri cinquecento -ne fece marciare per la Romagna. Giunto che fu il Piccinino, correndo -il mese di maggio, in quelle parti, arrestò i disegni dello Sforza, e -cominciò a camminar d'intelligenza con Niccolò Fortebraccio, il quale, -ricevuto un rinforzo di gente da Viterbo, più che mai si diede ad -inquietare ed angustiare i Romani. Ordiva egli nello stesso tempo delle -trame co' Ghibellini di quell'augusta città, di modo che, sollevatosi -il popolo romano nel dì 29 del mese suddetto, ed attizzato spezialmente -da' Colonnesi[2687], andò furiosamente a lamentarsi al papa delle -vessazioni che lor conveniva di sofferire pel suo mal governo, e a far -istanza che egli concedesse loro il reggimento temporale della città. -Tanto il duca di Milano, quanto il concilio di Basilea fu creduto che -segretamente soffiassero in questo fuoco. Andò tanto innanzi l'ardire -de' Romani, che non solamente fecero prigione _Francesco Condolmieri -cardinale_, e nipote d'esso papa, ma anche misero le guardie al palazzo -del pontefice medesimo, abitante allora a' Santi Apostoli, ritenendolo -anch'esso come prigioniere[2688]. Ebbe la fortuna papa Eugenio nel dì -18 di maggio di potersene fuggire travestito con due soli compagni da -monaco Benedettino, ossia de' minori osservanti, e di potersi imbarcare -in uno schifo, oppur brigantino. Accortisi di sua fuga i Romani, il -perseguitarono e balestrarono molto per le rive del Tevere; ma volle -Dio che sano e salvo egli pervenisse ad una galea che l'aspettava in -mare di là da Ostia[2689]. Adagiatosi in essa pervenne egli nel dì 12 -di giugno a Livorno, da dove passò poi a Firenze nel dì 25, accolto con -grande onore da quel popolo. - -Restò dunque Roma in potere di _Niccolò Fortebraccio_, ma con poco -gusto di que' cittadini[2690]; imperocchè dall'una parte _Micheletto_ e -_Lorenzo_ da Cotignola con _Leone Sforza_, e dall'altra il castellano -di Sant'Angelo li tormentarono sì fattamente con saccheggi e morti, -che cominciarono dopo alcun mese a desiderare e a parlar d'accordo. -Pertanto nel dì 26 d'ottobre _Giovanni de' Vitelleschi_ Vescovo di -Recanati e il vescovo di Turpia[2691] ripigliarono, di consenso de' -Romani, il possesso e dominio di Roma a nome del papa. Furono assai -vicine in questi tempi l'armata del conte _Francesco Sforza_ unito -con _Micheletto Attendolo_ dall'una parte, e dall'altra quella di -_Niccolò Piccinino_ congiunto con _Niccolò Fortebraccio_, a venire -alle mani fra loro[2692]; e succederono anche molti movimenti delle -lor armi; ma, interpostisi gli ambasciatori del duca di Milano, seguì -fra loro una specie di concordia, per cui si obbligò il Piccinino di -non impacciarsi nelle cose di Roma. Mentre da quella parte erano sotto -il peso dell'armi gli Stati della Chiesa, si accese un altro incendio -in Romagna[2693]. Nel dì 21 di gennaio, essendosi sollevato il popolo -minuto d'Imola, tolse quella città alle genti del papa, e chiamò colà -le milizie del duca di Milano, che stanziavano a Lugo: il che diede -motivo a _Guidantonio dei Manfredi_ signor di Faenza di far guerra a -quella città, e di occupar quasi tutte le castella del di lei contado. -Per questa novità non meno i Veneziani che i Fiorentini, spinti -massimamente dalle istanze del papa, strepitarono forte, lamentandosi -che l'incontentabil duca di Milano avea chiaramente contravvenuto -ai capitoli dell'ultima pace. E perchè anche in Bologna vi erano dei -cattivi umori per cagion della fazione allora dominante dei Canedoli, -spedirono i Veneziani sul territorio bolognese _Gattamelata_ lor -capitano con mille lancie, acciocchè tenesse l'occhio addosso a -Bologna, intendendosi col governatore di quella città, che era allora -il vescovo d'Avignone. Gattamelata senz'altre cerimonie s'impadronì -di Castelfranco, di Manzolino e della rocca di San Giovanni in -Persiceto; ed, essendo capitato nel dì 13 di giugno ad essa terra di -San Giovanni Gasparo fratello di Batista da Canedolo con cinquecento -cavalli, venendo dai servigi della repubblica veneta, il Gattamelata -il fece prigione con tutta quella gente. Si sollevarono per questo -i Canedoli in Bologna; e, dopo aver preso il governator pontifizio, -introdussero in città ducento cavalli del duca di Milano. Trattossi -poi d'accordo cogli ambasciatori del papa; ma perchè non fu rilasciato -Gasparo di Canedolo, non ebbe effetto il trattato. Intanto nuova gente -venne da Venezia a Gattamelata sul Bolognese e in Romagna, che occupò -Castel Bolognese, Castello San Pietro ed altri luoghi. I Fiorentini vi -spedirono anch'essi _Niccolò da Tolentino_ colle lor soldatesche; e nel -medesimo tempo il duca di Milano, oltre all'avervi inviata gente dal -canto suo, richiamò anche _Niccolò Piccinino_ colle sue squadre dalle -terre del Patrimonio[2694]. Venne il Piccinino a postarsi ad Imola, -e dopo varii piccioli fatti, nel dì 28 di agosto, siccome capitano -accortissimo e maestro di guerra, avendo con falsi assalti tirata -di qua da un ponte fra Imola a Castel Bolognese parte dell'esercito -collegato de' Veneziani co' capitani stessi; e fatto da' suoi occupare -quel medesimo ponte, non durò gran fatica a sbaragliar questo corpo. -Dopo di che marciò di là dal ponte, e sconfisse il resto dell'armata -nemica. Segnalatissima fu questa vittoria, minutamente descritta -dall'Ammirati[2695], perchè il campo dei Veneziani e Fiorentini era -composto di sei mila cavalli e tre mila fanti; e, secondo la Cronica -di Bologna[2696], fu creduto che appena ne scampassero mille cavalli, -restando gli altri prigionieri; e fra questi ultimi si contarono[2697] -lo stesso Niccolò da Tolentino generale de' Fiorentini, che morì poi, o -fu fatto morire, _Pietro Gian Paolo degli Orsini, Astorre de' Manfredi_ -di Faenza, _Cesare da Martinengo_, ed altri condottieri d'armi. Ebbero -la fortuna di salvarsi _Gattamelata, Guidantonio de' Manfredi_ signor -di Faenza e _Taddeo marchese_. Spese poscia il Piccinino i due seguenti -mesi in liberar da' nemici varie castella del Bolognese. - -In Firenze nel dì 26 di settembre gran tumulto fece quel popolo[2698], -e fu richiamato dall'esilio _Cosimo de Medici_ con altri confinati. E -perocchè la rotta data dal Piccinino in Romagna avea di molto esaltato -il duca di Milano[2699], i Fiorentini cercarono di condurre al servigio -loro e della lega il conte _Francesco Sforza_, già divenuto marchese -della marca d'Ancona. Questi si trovava allora di stanza a Todi, e, -quantunque gli stessero davanti agli occhi i vantaggi che sperava dal -duca di Milano coll'accasamento di _Bianca_ di lui figliuola, pure, -considerando che il Piccinino gli andava avanti nella grazia del duca, -e che a lui, e non a sè, verrebbe raccomandato il comando dell'armata, -antepose all'incertezza delle speranze dell'avvenire la certezza -dei presenti vantaggi: e tanto più perchè gli premeva di conservare -l'acquistato dominio della Marca, di tenersi amico il papa co' -Fiorentini, e di conservare il grado di gonfalonier della Chiesa[2700]. -Pertanto si acconciò al servigio loro con ottocento cavalli e -cinquecento fanti. Il Simonetta[2701] parla di tre mila cavalli e di -mille fanti, e che ad esso conte Francesco fu promesso il generalato -dell'armata de' collegati. Da molto tempo signoreggiava la famiglia de' -_Varani_ in Camerino. Per opera di _Giovanni de Vitelleschi_ da Corneto -vescovo di Recanati, e poi patriarca d'Alessandria, personaggio che per -la sua superbia e crudeltà sfregiò di molto il pastorale e la mitra, -fu ucciso _Giovanni Varano_ da due suoi fratelli, e a _Pietro Gentile_ -altro lor fratello dallo stesso Vitellesco tolta fu la vita. Non passò -molto che i due fratelli uccisori, cioè _Gentile Pandolfo e Berardo_, -furono trucidati dal popolo di Camerino: con che i Varani perderono -quella signoria, e i Camerinesi si fecero tributarii del conte -_Francesco Sforza_ con permissione di governarsi colle loro leggi. -V'ha chi mette questo fatto sotto il precedente anno. Per alcun tempo -avea _Amedeo VIII_ duca primo di Savoia e principe di Piemonte[2702] -gloriosamente e saviamente governati i suoi Stati, quand'ecco che nel -novembre dell'anno presente, dato un calcio alle grandezze terrene, -e rinunziato il governo ai due suoi figliuoli _Luigi_ e _Filippo_, si -ritirò in un romitaggio a Ripaglia presso il lago di Ginevra, ed ivi -istituì l'ordine di San Maurizio. Fra poco vedremo questo principe in -una positura ben diversa. Guerra intanto era nel regno di Napoli[2703]. -Sovvertita la _regina Giovanna_ da' suoi consiglieri, cioè da gente -invidiosa del potere e delle ricchezze di _Gian Antonio Orsino_ -principe di Taranto, ch'era allora il primo barone del regno, gli mosse -guerra. Il _re Lodovico d'Angiò_, dimorante allora in Calabria, per -ordine della regina menò contra di lui mille e cinquecento cavalli ed -altrettanti pedoni. Tre altri mila cavalli condusse a questa impresa -_Jacopo Caldora_, allora duca di Bari e signor dell'Abbruzzo; e la -regina vi mandò cinque altri mila cavalli. Contra di questo torrente -fece quanta difesa potè il principe di Taranto, aiutato da Gabriello -Orsino duca di Venosa suo fratello; pure passavano male i suoi affari, -ed era, dopo aver perduto alcune città, in pericolo di rimanere -spogliato di tutto, essendo anche stato assediato in Taranto. Ma -venuto il novembre, fu sorpreso da gagliarde febbri il re _Lodovico_, -ed, essendo passato al castello di Cosenza in Calabria, verso la metà -di quel mese passò a miglior vita: principe per le sue rare qualità -compianto da tutti, e spezialmente dalla regina, ben pentita d'averlo -trattato sì male per tanto tempo, con tenerlo lungi da sè. Aveva -egli sposata in questo o nel precedente anno _Margherita_ figliuola -del suddetto _Amedeo duca_ di Savoia, e sorella di _Maria duchessa_ -di Milano, ed avea anche impiegata o gittata buona parte della dote -nella spedizione suddetta[2704]. Divenne poi questa principessa in -seconde nozze moglie di _Lodovico duca_ di Baviera, conte palatino -del Reno. Per la morte di questo principe, e perchè _Jacopo Caldora_, -sazio sino alla gola di prede, s'era ritirato a Bari, respirò alquanto -il principe di Taranto; e con quelle poche genti che avea, uscito in -campagna nel verno, in meno d'un mese ricuperò tutte le terre perdute: -frutto massimamente delle sue amabili maniere, e della sua onoratezza -e giustizia. - -NOTE: - -[2683] Raynaldus, Annal. Eccl. - -[2684] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2685] Blondus, Dec. II, lib. 5. - -[2686] Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 20. - -[2687] Raynaldus, Annal. Eccl. Blondus, et alii. - -[2688] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2689] Anonimo, Ist. di Firenze, tom. 19 Rer. Ital. - -[2690] Stephan. Infessuta Diar. - -[2691] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital. - -[2692] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2693] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2694] Poggius, Histor., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital. Bonincontrus, -Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2695] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 20. - -[2696] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2697] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2698] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Italic. - -[2699] Ammirati, Istor. di Fir., lib. 20. - -[2700] Sanuto, Istor. di Venez., tom. 22 Rer. Ital. - -[2701] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2702] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1. - -[2703] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Bonincont. Annal., tom. eod. - -[2704] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoje, tom. 1. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXV. Indiz. XIII. - - EUGENIO IV papa 5. - SIGISMONDO imperadore 3. - - -Confermarono in quest'anno i Veneziani e Fiorentini la lega loro per -dieci anni avvenire, per opporsi allora e dipoi agl'inquieti pensieri -del duca di Milano[2705]. Ma il manieroso _Niccolò marchese_ d'Este -e signor di Ferrara, eletto dalla provvidenza per dare ne' tempi -addietro la pace all'Italia, questa volta ancora si sbracciò per -ismorzar la nuova insorta guerra. Il credito della sua onoratezza in -sì fatti maneggi animò il papa e tutte le altre potenze guerreggianti -a compromettere in lui le lor differenze[2706]: laonde nel dì 10 -d'agosto furono segnati gli articoli della pace, vantaggiosi al papa, -come si può vedere nella Storia del Biondo[2707]; per li quali cessò la -guerra di Romagna, Imola fu restituita al papa, e Bologna anch'essa si -ridusse alla di lui ubbidienza. Tornò allora in essa città _Antonio de' -Bentivogli_ capo di sua fazione con altri fuorusciti, e quantunque non -ribello del papa, anzi in addietro sempre a lui aderente, pure nel dì -23 di dicembre, per ordine di Baldassare di Offida ministro pontificio -essendo stato preso, gli fu iniquamente e senza misericordia tagliata -la testa. Per questo fatto tirannico fu vicina a ribellarsi di nuovo -la città di Bologna. Gran festa nel gennaio del presente anno[2708] fu -fatta in Ferrara per le nozze di _Lionello_, figliuolo del _marchese -Niccolò_ d'Este, con _Margherita_ figliuola di _Gian-Francesco da -Gonzaga_ marchese di Mantova. _Marsilio da Carrara_, unico figliuolo -legittimo di _Francesco II_ già signore di Padova[2709], fin qui -avea menata vita privata e quieta, guardandosi dall'insidie di chi -potea desiderar la sua morte. L'andò a cercare egli stesso nel marzo -di quest'anno coll'avere ordito in Padova un trattato con alcuni di -que' cittadini, che gli doveano aprire una porta e far ribellare la -città. Nell'andare colà, ossia che fosse tradito da un suo compadre, -oppure che i villani del Vicentino il riconoscessero, fu preso, e -pagò colla testa l'infelice esito de' suoi disegni: alla qual pena -soggiacquero ancora non pochi de' congiurati padovani. Prima poi che -seguisse la sopra mentovata pace[2710], il conte _Francesco Sforza_ -generale della lega era venuto in Romagna colle sue genti con disegno -di opporsi a _Niccolò Piccinino_ spedito colà dal duca di Milano. -Per la di lui lontananza incoraggito _Niccolò Fortebraccio_ nemico -del papa, con una marcia sforzata arrivò addosso a _Leone Sforza_, -lasciato dal conte Francesco suo fratello a Todi con mille cavalli e -cinquecento fanti per guardia de' suoi Stati, e il fece prigione coi -più del suo seguito. Dopo di che stese le conquiste e i saccheggi nel -territorio di Camerino, minacciando anche il resto della Marca. Fu da -ciò obbligato il conte Francesco a volare colà. Spedito _Alessandro -Sforza_ suo fratello con _Taliano Furlano_ contra d'esso Fortebraccio, -che assediava allora Capo del Monte, su quel di Camerino attaccò la -battaglia. Andò in rotta l'armata di Fortebraccio, ed egli stesso -mortalmente ferito finì da lì a poco di vivere. Rallegrate le milizie -vincitrici del conte col ricchissimo bottino, furono appresso condotte -ad Assisi, già occupato dal suddetto Fortebraccio. Si rendè al papa -quella città, e Leone fratello del conte fu rimesso in libertà. - -Ma quello che più strepitoso riuscì nell'anno presente ci vien -suggerito dalla Storia di Napoli[2711]. Poco stette la regina di -Napoli _Giovanna II_, inferma da qualche tempo, a tener dietro al -defunto suo figliuolo adottivo _Lodovico d'Angiò_. Mancò ella di -vita nel febbraio, con lasciar erede _Renato_ ossia _Rinieri d'Angiò -_fratello di Lodovico. Vi fu chi pretese ingiusto quel suo testamento. -Dimorando allora in Sicilia _Alfonso re d'Aragona_, teneva sempre -gli occhi aperti sopra i fatti del regno di Napoli, e già era nel suo -partito _Gian-Antonio degli Orsini_ principe di Taranto col duca di -Sessa e con altri baroni. Trovossi allora diviso il regno in varie -fazioni. _Papa Eugenio IV_, pretendendolo devoluto alla santa Sede, -non solamente spedì colà i monitorii, ma diede ordine a _Giovanni -Vitellesco_ di entrarvi coll'armi pontificie; nè gli mancava il suo -partito. La città di Napoli con assai altre città e baroni teneva -quello degli Angioini. E in terzo luogo, siccome ho detto, facendo il -re Alfonso valere l'adozione già di lui fatta, benchè ritrattata dalla -regina, ed assistito da molti di sua fazione, si mise in punto per -ottener colla forza ciò che gli era contrastato dalle altre contrarie -fazioni. Unita dunque una possente flotta, andò a sbarcare nel regno -di Napoli, e a congiugnersi col duca di Sessa: nel qual tempo _Jacopo -Caldora_ e _Michele Attendolo_ assediavano Capoa, occupata dalle -genti del principe di Taranto. Gran peso avrebbe dato alle armi del -re Alfonso l'acquisto di Gaeta città forte e mercantile: però la -strinse d'assedio per mare e per terra, e cominciò a bersagliarla -colle bombarde. Non sapendo i Gaetani, mal preparati alla difesa, -a chi ricorrere, spedirono per aiuto a Genova. Nemici capitali dei -Catalani erano da gran tempo i Genovesi; e questo motivo aggiunto -alle esortazioni del duca di Milano loro signore, che si dichiarava -malcontento del re Alfonso, bastò per muoverli[2712]. Dopo aver dunque -spedite due galee in soccorso di quella città, fecero un armamento -di tredici grosse navi sotto il comando di _Luca Asereto_, valente -maestro di guerra nelle armate di mare, e quello inviarono nel dì 22 -di luglio alla volta di Gaeta. Appena ebbe l'animoso re Alfonso inteso -l'avvicinamento di questa flotta, che in persona salì sulla propria, -e si dispose per incontrare i nemici. Era essa composta di quattordici -grosse navi e di undici galee, sopra le quali lo stesso re con tutta la -nobiltà sua e dei baroni regnicoli, e con circa undici mila combattenti -andarono come ad un sicuro trionfo, stante la troppa loro superiorità -di forze. Le grida e le ingiurie, colle quali assalirono l'armata -genovese, diedero, nel dì cinque d'agosto verso l'Isola di Ponza il -principio alla terribil battaglia che quasi dal nascere del sole durò -sino al suo tramontare. In essa fecero di grandi prodezze le milizie -del re Alfonso; ma non si può abbastanza descrivere la bravura de' -Genovesi, a' quali venne fatto di pienamente sconfiggere la contraria -armata[2713], e di far prigione lo stesso re _Alfonso, Giovanni re -di Navarra_ ed _Arrigo gran mastro_ di San Jacopo suoi fratelli, -_Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto, _Jacopo Marzano duca_ di -Sessa, _Angelo Gambatesa conte_ di Campobasso, _Onorato Gaetano conte_ -di Morcone, ed altri non pochi signori, de' quali tralascio il nome. -Delle quattordici navi del re una sola si salvò, in cui era l'infante -_don Pietro_ suo fratello. - -Questa insigne vittoria di mare animò _Francesco Spinola_ ed _Ottolino -Zoppo_, che pel duca di Milano difendeano Gaeta, a tentare anch'essi -la lor fortuna; ed usciti colle lor genti contra degli assedianti, -vi diedero dentro, e li misero in rotta: con che restò interamente -libera quella città. Ciò fatto, i vittoriosi Genovesi, bruciate le -navi prese, e ritenuti i soli gran signori, fecero vela alla volta -di Genova, senza volersi mettere ad altra impresa. Colà giunti, ed -informato _Filippo Maria duca_ di Milano di quel prospero avvenimento, -volle che si conducessero a Milano tutti i prigioni. Ossia che i -consigli del _Piccinino_ od altri motivi politici avessero forza -nell'animo del duca; oppure che il re Alfonso, principe di mirabil -senno ed eloquenza, sapesse ben valersi della sua lingua e delle -sue proferte in tal congiuntura, certo è che il duca il trattò come -amico, e magnificamente l'alloggiò; e, fatta lega con lui, da lì -a poco tempo il rimise in libertà con tutti i suoi. Portata questa -nuova a Genova, se ne alterò sì forte quel popolo tra per l'odio loro -a' Catalani, e per vedere sì miseramente perduto il frutto della lor -vittoria, giacchè senza alcun riscatto, senza alcun vantaggioso patto -per loro fu rilasciato Alfonso con tanta baronia, che fin d'allora -cominciò a macchinar la risoluzione di sottrarsi al dominio del duca, -di cui peraltro erano malsoddisfatti, perchè loro non avea mantenuti -i patti[2714]. Pertanto, nel dì 12 di dicembre, prese le armi, e -gridando: _Viva la libertà_, si sollevarono, ed uccisero _Obizzino_ -ossia _Pacino da Alzate_ ossia _Alciato_, governator della città, e -scossero affatto il giogo duchesco. Questo guadagno fece colla sua -generosità il duca di Milano. Aveano intanto i Napoletani[2715] spediti -messi per chiamare a Napoli _Renato d'Angiò_ conte di Provenza, a cui -diedero il titolo di re. Ma accadde ch'egli era stato fatto prigione -in una battaglia da _Filippo duca_ di Borgogna; nè potendo venire, -spedì la _regina Isabella_ sua moglie, erede del ducato di Lorena e -principessa di gran saviezza, con _Luigi_ suo secondogenito, chiamato -principe di Piemonte. Venne essa; fu ricevuta con onore in Gaeta, e -molto più in Napoli; ed avuta ubbidienza da molte altre città, spedì -_Micheletto Attendolo_ col figliuolo _Luigi_ in Calabria, provincia -che in breve fu ridotta alla divozione di lei. Ma _don Pietro_ infante, -avuto ordine dal _re Alfonso_ suo fratello, dopo la sua liberazione, di -venirlo a prendere, passando con undici galee davanti a Gaeta nel dì di -Natale, e saputo che per la peste vi era restata poca guarnigione, se -ne impadronì; e fermatosi quivi, inviò i legni a levare il fratello. -Nè si dee tacere[2716] che il _patriarca Vitellesco_, trovandosi nel -dì 31 d'agosto a campo contra del _prefetto_ a Vetralla, l'ebbe per -tradimento in mano, e gli fece tosto mozzare il capo nella piazza di -Soriano. Continuava intanto il concilio di Basilea, col consenso bensì -del papa, ma non senza quotidiani disgusti del medesimo pontefice, che -specialmente s'ebbe a male nell'anno presente che que' Padri avessero -abolite le annate de' benefizii, pretendendo essi che puzzassero di -simonia, e data con ciò una fiera stoccata all'erario pontificio, il -popolo di Fabriano si sollevò in questo anno[2717] contro a _Tommaso -Chiavelli_ tiranno della lor città, e dopo fatto un orrido macello di -lui e di tutta la sua famiglia, si diedero al conte _Francesco Sforza_, -che vi mise presidio. - -NOTE: - -[2705] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2706] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2707] Blondus, Dec. II, lib. 7. - -[2708] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2709] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2710] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2711] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2712] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. - -[2713] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Petroni, -Istor., tom. 24 Rer. Ital. - -[2714] Corio, Istoria di Milano. - -[2715] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXVI. Indiz. XIV. - - EUGENIO IV papa 6. - SIGISMONDO imperadore 4. - - -Fin qui avea _papa Eugenio_ tenuta la sua residenza in Firenze, -onorato e rispettato da quel popolo, a cui non poco tornava il conto -d'aver presso di sè la corte pontificia. I Romani, all'incontro, che -dopo la fuga del medesimo papa, oltre al provare un cattivo governo, -miravano crescere ogni di più la lor povertà[2718], perchè privi delle -rugiade papali, gli spedirono nel gennaio di quest'anno ambasciatori, -pregandolo con tutta la sommessione a ritornarsene alla sua sede. Ma -il pontefice, troppo ricordevole del recente affronto a lui fatto, li -mandò in pace senza volerli consolare. All'incontro, considerando più -convenevole alla sua dignità l'abitare in una città propria, che in -casa altrui, prese la risoluzione di trasferirsi a Bologna. Si mosse -dunque da Firenze nel dì 18 d'aprile[2719], e nel dì 22 fece la sua -solenne entrata in essa città di Bologna. Qualche dissapore poi dovette -insorgere fra esso pontefice e il conte _Francesco Sforza_, il quale -colle sue genti era in Romagna. Per ordine del medesimo Eugenio[2720] -avea questi fatto l'assedio di Forlì, e costretto _Antonio degli -Ordelaffi_ a dimettere quella città, che tornò all'ubbidienza -pontificia nel dì 24 di luglio. Perciò andavano tutte le cose a seconda -dei desiderii d'Eugenio, se non che gli stava sul cuore la marca -d'Ancona posseduta da esso conte, e cominciò a pentirsi d'avergliene -conceduto il vicariato. Questo fu creduto il motivo per cui si diede -a cercar da lì innanzi le vie di abbatterlo. Fece in questo mentre -guerra ai conti di Cunio, e, tolta loro la nobil terra di Lugo, la -donò a _Lionello_ figliuolo di _Niccolò Estense_ marchese di Ferrara. -Baldassare da Offida podestà di Bologna, uomo scelleratissimo, fu -il suo generale oppur commessario a tale impresa; nè il conte vi -fu invitato. Solamente egli vi mandò parte delle sue truppe senza -poi poterle riavere. Se l'intendeva costui con _Niccolò Piccinino_, -generale del duca di Milano, emulo, anzi nemico del conte, il quale si -trovava allora a Parma con gran gente, sollecitandolo affinchè venisse -contra del medesimo conte. Andava allora anche il papa d'accordo col -duca di Milano. Nè questo gli bastò. Avendo saputo che esso conte -dimorava senza sospetto e guardie a Ponte Polledrano, perchè gli -erano ignoti i pensieri del papa, si mise in procinto di sorprenderlo -quivi, e di farlo prigione nel dì 24 di settembre[2721]. Fu per buona -ventura segretamente avvisato il conte da _Niccolò cardinale_ di -Capoa di quel che si tramava contra di lui; nè tardò a muoversi di -là, e a deludere il disegno di chi gli volea male. Ma intercette poi -lettere dell'Offida al Piccinino, tendenti alla propria rovina, senza -potersi più contenere, segretamente messe in marcia le sue truppe, -gli fu all'improvviso addosso, lo sconfisse, e spogliò quanti erano -con lui. Se ne fuggì l'Offida a Budria; ma, colà portatosi il conte, -l'ebbe nelle mani, e il mandò poi prigione nel girone di Fermo, dove -lo scellerato fece quel fine che avea meritata la sua vita. Non mancò -_papa Eugenio_ di mandar persone al conte per certificarlo che senza -sua contezza l'Offida gli avea tramute quelle insidie; ma Francesco -credette quello che a lui parve. - -Per la perdita di Genova non si sapea dar pace _Filippo Maria duca_ -di Milano[2722]. Subito che la stagion lo permise, spedì _Niccolò -Piccinino_ a quella volta coll'armata, sperando di ricuperar la città, -giacchè si sosteneva tuttavia in mano delle sue genti il Castelletto. -Ma Niccolò non giunse a tempo; il Castelletto assediato, e con più -assalti tentato dal popolo di Genova, prima ch'egli giugnesse, capitolò -la resa, con che svanirono tutte le speranze del duca. Voltò il -Piccinino le armi contro la riviera d'occidente, con saccheggiar tutto -il paese; assediò la città d'Albenga, ma non gli riuscì di mettervi -dentro i piedi. In questo mentre i Genovesi aveano creato loro doge -_Isnardo Guarco_, che non durò se non sette giorni in quella dignità, -perchè _Tommaso da Campofregoso_ il cacciò di sedia, e si fece di nuovo -proclamar doge. Entrarono poscia i Genovesi in lega co' Veneziani e -Fiorentini. Veduto che ebbe _Niccolò Piccinino_ che nulla di sodo si -potea conquistare nel Genovesato, passò, d'ordine del duca, in Toscana, -giacchè i fuorusciti di Firenze con lusinghiere speranze gli faceano -credere sicuri molti vantaggi. Ma non dormivano i Fiorentini[2723]. -Presero essi al loro soldo, e con titolo di generale, il conte -_Francesco Sforza_, il quale non tardò a comparire colà colle sue -soldatesche, e andò a postarsi a Santa Gonda per impedire il passaggio -dell'Arno al Piccinino, arrivato sul Lucchese. Niun tentativo fu -fatto da esso Piccinino, eccettochè contro la terra di Barga, che egli -assediò durante il verno. Ma avendo i Fiorentini dato ordine al conte -Francesco di darle soccorso[2724], egli spedì colà _Niccolò da Pisa_, -_Pietro Brunoro_ e _Ciarpellione_ con due mila e cinquecento uomini, -che nel dì 8 di febbraio dell'anno seguente misero in rotta Piccinino, -e fra gli altri fecero prigione _Lodovico Gonzaga_, figliuolo di -_Gian-Francesco marchese_ di Mantova, il qual poscia volle militare -sotto le bandiere sforzesche. Imbarcatosi intanto il _re Alfonso_ nelle -galee speditegli da _don Pietro_ suo fratello, con esse giunse nel dì -2 di febbraio a Gaeta[2725]. Quivi s'andò disponendo per far guerra -nel regno. _Jacopo Caldora_ duca di Bari era il solo, in cui avessero -speranza i Napoletani. Ma costui, avvezzo a pensare più a' proprii che -agli altrui vantaggi, ito in Abbruzzo per raunar gente, sì fattamente -disgustò quei popoli, che Sulmona, Cività di Penna ed altre terre -alzarono le insegne del re di Aragona. Tornò poi Sulmona all'ubbidienza -del _re Renato_, e Cività di Penna presa dal Caldora fu messa a sacco. -Portò esso Caldora la guerra dipoi in Puglia contro del principe di -Taranto, con assediar Barletta e Venosa, ma senza profitto. _Menicuccio -dall'Aquila_, che avea preso soldo nell'esercito del re d'Aragona, -prese Pescara: lo che fu cagione che anche la città di Chieti si -ribellasse; e, quantunque il Caldora mettesse il campo a questa città, -pure altro non potè fare che saccheggiar il paese d'intorno. _Giovanni -dei Vitelleschi_ patriarca di Alessandria in questi tempi, dimentico -della cherica, la facea da generale d'armata pel sommo pontefice. -Essendochè i Colonnesi e Savelli inquietavano forte Roma[2726], portò -loro addosso nel mese di marzo la guerra, con prendere e disfare -Savello, Albano ed altre loro terre. Assediò Palestrina; nè di quella -sola s'impadronì, ma anche di Zagarolo, e d'altre terre di _Lorenzo -Colonna_, costringendolo a ricoverarsi a Terracina. Quel che è più, -il _conte Antonio da Pontadera_, condottier d'armi, che teneva in -ischiavitù la Campagna di Roma, nel dì 15 di maggio restò dalle genti -d'esso patriarca sbaragliato e preso. Fu condotto a Piperno, dove, -per ordine del patriarca, gli fu mozzato il capo. Queste prodezze del -Vitellesco, e molte altre terre da lui prese e saccomanate, tuttochè -non molto convenevoli a persona di chiesa, pure portarono la pace e -quiete a Roma, e ai suoi contorni; di modo che, essendo egli andato a -Roma nel dì 29 d'agosto, dal popolo romano fu ricevuto come in trionfo, -e gli furono anche donati mille e ducento fiorini in una coppa d'oro. -Per questo andò crescendo la di lui superbia, con divenir non di meno -maggiore la sua crudeltà. - -NOTE: - -[2716] Petroni, Istoria, tom. 24 Rer. Ital. - -[2717] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2718] Petroni, Istor., ubi supra. - -[2719] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2720] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. - -[2721] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. -15 Rer. Ital. - -[2722] Giustiniani, Istor. di Genova. - -[2723] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 20. - -[2724] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital. -Corio, Istor. di Milano. - -[2725] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXVII. Indiz. XV. - - EUGENIO IV papa 7. - SIGISMONDO imperadore 5. - - -S'andarono sempre più imbrogliando gli affari del papa col concilio di -Basilea. Pretendeano que' Padri non solamente di riformar la Chiesa, -che ne abbisognava allora non poco, e i papi medesimi, ma voleano in -tutto e per tutto farla da papi, anzi da più dei papi: cosa che Eugenio -non volea sofferire. Andò sì innanzi il riscaldamento degli animi, -che il concilio giunse a citare il papa a rispondere a varie accuse -proposte contra di lui per cagion delle riserve dei benefizii, delle -annate, del non ammettere le elezioni, di praticare apertamente, come -essi diceano, la simonia, e sopra altri punti[2727]. Dal che irritato -Eugenio pubblicò una bolla, con cui dichiarò sciolto il concilio in -Basilea, e determinò Ferrara pel luogo, dove si avea da tenere da -lì innanzi il concilio, al quale ancora invitò i Greci. Intanto il -_patriarca Vitellesco_, che nel precedente anno avea tolto Palestrina -a _Lorenzo Colonna_, nel dì 20 di marzo mandò colà guastatori che -interamente la diroccarono e spianarono, sicchè rimase affatto -disabitata e un mucchio di pietre. E di questo ancora, perchè creduto -ordinato dal papa, fu fatto a lui un reato dai Padri del suddetto -concilio. Tenea mano a questa discordia _Alfonso re d'Aragona_. Non -avendo _papa Eugenio_ voluto accordargli l'investitura del regno di -Napoli, richiesta da lui parte colle preghiere e parte colle minaccie, -siccome quegli che già favoriva il partito del _re Renato_ d'Angiò: -Alfonso si voltò apertamente contra d'esso Eugenio, e fece di grandi -offerte al concilio per torre Roma al pontefice. Parea intanto che -prosperassero gli affari d'esso Alfonso nel regno di Napoli[2728], -perchè i conti di Nola e di Caserta seguirono le di lui bandiere. Il -perchè la _regina Isabella_, conosciuta vana per allora la speranza di -veder liberato il _re Renato_ suo marito dalla prigionia, ricorse per -aiuto al papa; e questi ordinò al patriarca di passar colà con tutte -le sue forze. Nel mese d'agosto entrò egli nel regno, e, dopo avere -preso Capperano, s'impadronì di Venafro, di Santo Angelo, Rupecanina -e Piedimonte, e poscia se ne andò a Napoli a visitar la regina, da cui -ricevette grande onore e danaro per pagar le truppe. Partitosi di colà -senza perdere tempo, ridusse all'ubbidienza della regina il conte di -Caserta, e poi prese Montesarchio. Alle istanze del re Alfonso si mosse -in questi tempi _Gian Antonio Orsino_ principe di Taranto con un corpo -di truppe, e il concerto era di prendere in mezzo il patriarca; ma -questi, più astuto di loro, andò a trovare il principe a Monte Fuscolo, -gli diede una rotta, e il fece prigione con assai altri baroni. -L'onore e le carezze usate dal papa all'Orsino prestarono motivo a -molti di credere che prima d'allora fossero d'accordo insieme[2729]. -Si staccò il principe infatti dal re Alfonso, e si unì col patriarca, -il quale in premio della sua bravura meritò in quest'anno la porpora -cardinalizia da papa Eugenio. Ma non andò molto, che nacquero disgusti -fra esso patriarca e la regina; nè fra il principe di Taranto e -_Jacopo Caldora_ si rimise buona amicizia, di maniera che niun d'essi -si fidava dell'altro; e fu anzi creduto che il patriarca e il Caldora -apertamente fossero divenuti nemici. Ma avendo il re Alfonso assediata -e quasi ridotta all'agonia la città d'Aversa, la regina scrisse -lettere calde al patriarca e al Caldora, acciocchè la soccorressero. -Allora fu che questi due personaggi comparvero anima e corpo insieme, -e tutti e due nella vigilia di Natale mossero le lor armi alla volta -d'Aversa. Tuttochè il re Alfonso da più di uno fosse avvertito che -frettolosamente costoro marciavano contra di lui, nol sapea credere; e -tanto indugiò, che quasi il sorpresero a tavola. Ebbe tempo da fuggire -a Capua; ma andò in rotta tutta la sua gente; molti ne furono presi, -ed interamente il bagaglio restò preda dei ben venuti e degli Aversani. -Contuttociò essendo divampata la nemicizia fra il principe di Taranto e -il Caldora, e non potendo il patriarca ricevere rinforzo nè dall'uno nè -dall'altro, fu ridotto a mal partito, in guisa che, presa una picciola -barca, in quella s'imbarcò e passò a Venezia, e di là poi a Ferrara, -dove vedremo che si trasferì anche papa Eugenio. Quasi tutta la sua -gente abbandonata prese soldo nell'armata di Jacopo Caldora, grande -imbroglione, e di fede sempre incerta in quello sconvolgimento del -regno. - -Nel verno dell'anno presente[2730] _Niccolò Piccinino_ s'era -impadronito di Sarzana e d'altre terre della Lunigiana; ma uscito -in campagna nell'aprile il conte _Francesco Sforza_ generale de' -Fiorentini con cinque mila cavalli e tre mila fanti, poco stette a -ricuperar que' luoghi. Mossero in quest'anno anche i Veneziani guerra -al duca di Milano, e cominciarono a far delle istanze ai Fiorentini -per avere al comando della loro armata il suddetto conte Francesco, -giacchè _Gian-Francesco_ (e non già _Lodovico_, come vuole il Sanuto) -marchese di Mantova lor generale, sdegnato perchè s'avvide d'essere in -sospetto la sua fedeltà presso quel senato, proponeva di rinunziare il -bastone. Ma anche ai Fiorentini premeva di ritenere in Toscana questo -gran capitano per la voglia e speranza che nudrivano dell'acquisto di -Lucca, città come abbandonata, per essere stato richiamato dal duca in -Lombardia il Piccinino[2731]. Cominciò per questo ad alterarsi la buona -armonia fra essi Veneziani e Fiorentini. Presa non di meno che ebbe il -conte Francesco la maggior parte delle castella del Lucchese[2732], e -piantate alcune bastie intorno a Lucca, sen venne di qua dall'Apennino -sul Reggiano colle sue truppe per accudire al servigio de' Veneziani; -ma perchè essi nol poterono smuovere dal suo proponimento di non -voler passare oltre Po, così portando i capitoli della sua condotta, -disgustato di loro, perchè nol voleano pagare, se ne tornò in Toscana, -dove passò il rimanente dell'anno. Poca felicità ebbero in quest'anno -l'armi venete contra del duca di Milano. _Niccolò Piccinino_ li -travagliò assaissimo sul Bergamasco, dove prese alcune castella. E nel -dì 20 di marzo diede una fiera spelazzata all'esercito loro presso il -fiume Adda, dove, secondo gli Annali di Forlì[2733], circa tre mila -soldati veneziani restarono o annegati o presi. Similmente nel dì 20 di -settembre[2734] riuscì ad esso Piccinino di sconfiggere la loro armata -con prendere molti uomini di taglia, e buona parte del bagaglio e delle -artiglierie. Questi furono i motivi per li quali il senato veneto mise -in dubbio la fede del marchese di Mantova. Ma non fu per ora accettata -la rinunzia del marchese di Mantova; e perch'egli se ne andò a casa, fu -eletto da' Veneziani per vicegenerale il _Gattamelata_. Mancò di vita -nel dì 8 di dicembre dell'anno presente[2735] _Sigismondo imperadore_, -lasciando dopo di sè una gloriosa memoria d'essere stato principe -piissimo, prudentissimo, e di liberalità che s'accostava all'eccesso, -massimamente verso de' poveri. Fu non di meno notata da Enea -Silvio[2736] la di lui incontinenza; del qual vizio macchiò sopra modo -la propria fama anche _Barbara_ Augusta di lui moglie. Lasciò erede de' -suoi regni di Boemia ed Ungheria _Alberto duca_ d'Austria genero suo. -Se crediamo al Rinaldi[2737], ribellatosi in quest'anno a _papa Eugenio -Pirro abbate_ casinense, castellano della fortezza di Spoleti, fu quivi -assediato dagli Spoletini. In aiuto di lui chiamato nel mese di maggio -_Francesco_ figliuolo di _Niccolò Piccinino_, costui, a tradimento -entrato nella città, la mise a sacco, colla morte ancora di molti di -que' cittadini. Ma il Simonetta[2738] riferisce questo fatto all'anno -seguente, e con più ragione. - -NOTE: - -[2726] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. -21 Rer. Ital. - -[2727] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2728] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2729] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2730] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 21. - -[2731] Poggius, Histor., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital. - -[2732] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[2733] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2734] Sanuto, Istor. Ven., tom. eod. Cron. di Rimini, tom. 15 Rer. -Ital. - -[2735] Bonincontrus, Annal., tom. eod. - -[2736] Æneas Sylvius, Histor. Bohem. Krantzius, Thrithem., et alii. - -[2737] Raynaldus, Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXVIII. Indiz. I. - - EUGENIO IV papa 8. - ALBERTO re de' Romani 1. - - -Diedesi principio nel dì 8 di questo anno al concilio generale intimato -da _papa Eugenio IV_ in Ferrara, di cui fu presidente il piissimo -cardinale _Niccolò Albergati_[2739]. Nella prima sessione, tenuta -da pochi prelati, si dichiarò terminato il concilio di Basilea, e -furono annullati assai decreti da esso fatti senza l'approvazione del -papa. Per maggiormente accreditar questa sacra raunanza il pontefice -Eugenio volle intervenirvi in persona, e però, partito da Bologna, fece -nel dì 27 d'esso mese la sua solenne entrata in Ferrara, addestrato -dal _marchese Niccolò_ d'Este; e poscia continuò le sessioni, per -distruggere ciò che andavano tessendo i vescovi tuttavia ostinati nel -concilio di Basilea. Invitati avea Eugenio a Ferrara i Greci, che -già si mostravano propensi all'unione colla Chiesa latina, perchè -ne speravano soccorsi contra de' Turchi, i quali già minacciavano -l'ultimo sterminio all'imperio cristiano di Oriente[2740]. In fatti -nel dì 4 di marzo giunse a Ferrara _Giovanni Paleologo_ imperadore de' -Greci, che fu accolto con sommo onore dai cardinali e dal marchese. -Magnifico ancora era dianzi stato l'accoglimento fatto a lui in Venezia -da quella repubblica. Comparve poscia a Ferrara anche il patriarca -di Costantinopoli nel dì 8 di marzo, trattato anch'egli con grande -onorificenza. Questi menò seco molti vescovi ed arcivescovi greci. Si -cominciarono dunque le conferenze intorno agli articoli di domma e di -disciplina, per li quali erano discordi le Chiese greca e latina; e -furono tenute molte sessioni con dispute calde fra le due nazioni. Nel -qual tempo al dispetto del sommo pontefice continuando i vescovi di -Basilea il loro concilio, giunsero sino a formare un decreto, in cui -si attribuirono l'autorità di sospendere l'autorità e giurisdizione -di papa Eugenio, ed anche di processarlo. _Alberto duca_ d'Austria, -siccome erede del defunto _imperador Sigismondo_, per essere marito di -_Isabella_ di lui figliuola, nel dì primo di quest'anno fu coronato re -d'Ungheria insieme colla moglie[2741]. Susseguentemente dagli elettori -nella città di Francoforte nel dì 20 di marzo fu concordemente eletto -re de' Romani, e poco dappoi coronato in Aquisgrana. Ebbe dei contrasti -per la corona di Boemia, di cui non di meno restò pacifico possessore: -con che la già grande potenza dei duchi d'Austria crebbe di molto, -ma per poco tempo a cagione della corta vita di questo principe. Mal -soddisfatti si trovavano i Fiorentini della lor lega co' Veneziani, -parendo loro che quelli pensassero unicamente al loro vantaggio, -come era succeduto in addietro, e neppure avessero caro che Lucca -venisse alle lor mani[2742]. Spedirono a Venezia _Cosimo de Medici_; -nè spediente vi fu per una buona concordia; sicchè raffreddossi forte -la loro lega. Anzi il Sanuto[2743] scrive che questa andò per terra. -Intanto il _duca Filippo Maria_ inviò lettere e messi in Toscana al -conte _Francesco Sforza_ per ritrarlo al suo servigio: al qual fine -principalmente fu adoperata la possente batteria delle nozze con lui di -_Bianca_ unica figliuola del duca medesimo, non però atta per anche al -matrimonio, che gli si faceano credere immancabili. Inoltre il pregò -d'interporsi coi Fiorentini, acciocchè lasciassero in pace la città -di Lucca, raccomandata ad esso duca: altrimenti non poteva dispensarsi -dall'inviare colà l'armi sue per liberarla dai loro insulti. Accordossi -il conte col duca, e i Fiorentini, che di buon'ora s'erano accorti -del maneggio, e lo riseppero anche dal conte, che era signor saggio e -d'onore, presero anch'essi il partito di levar le offese da Lucca nel -dì 28 di marzo, e di trattar accordo coi Lucchesi. In fatti, essendo -intervenuti gli ambasciatori del duca, ne seguì pace, con restare a -Lucca il solo piano di sei miglia, e il resto delle castella prese in -potere de' Fiorentini: pace perciò molto disgustosa ai Lucchesi, ma -necessaria in sì scabrose contingenze alla lor salvezza. - -_Filippo Maria Visconte_ fu principe professore d'una strana politica. -Prometteva oggi per mancar di fede domani. Le vampe della vendetta e -dell'ambizione tali erano in lui, che per qualunque pace non mai si -estinguevano in suo cuore. Perciò familiari a lui erano le finzioni e -le cabale per offendere altrui, e per mostrarsi innocente di quelle -offese. S'era egli pacificato con _papa Eugenio_; ma si vide ben -presto sollecitare ed animare per mezzo de' suoi ambasciatori il -concilio di Basilea contra di lui. Peggio poi fece, siccome fra poco -dirò. Avea tirato dalla sua di nuovo il conte _Francesco Sforza_ con -tale apparenza di voler effettuare il matrimonio di sua figliuola con -lui, ch'era fin giunto a far tagliare le vesti e a pubblicar l'invito -per quelle nozze; eppure era dietro a burlarlo. Si mostrava eziandio -in apparenza amicissimo del _re Alfonso_; ma perchè il re non avea -eseguito quanto largamente gli avea promesso in Milano, l'odiava, e -sembrava sospirare la di lui rovina. Adunque per soddisfare a queste -segrete passioni, facendo vista che Francesco Sforza fosse in sua -libertà, gl'insinuò occultamente di passare con pretesti nel regno di -Napoli a sostenere il partito del _re Renato_ d'Angiò, e pubblicamente -il pregò nel medesimo tempo[2744] di non offendere il re d'Aragona, -come considerato da lui pel maggiore amico ch'egli avesse al mondo. -Fece nello stesso tempo credere ad Alfonso d'essere con lui[2745], -coll'inviare _Francesco_ figliuolo di _Niccolò Piccinino_ con un -corpo di truppe, in aiuto del re medesimo. Ma costui giunto che fu ad -Ascoli, unito coi fuorusciti di quella città, si perdè a saccheggiar -quel paese, e, se non era il conte Francesco che inviasse soccorso a -quei cittadini, Ascoli si perdeva. Tentò il giovane Piccinino anche -Fermo; ma, essendo stato spedito dal conte Francesco colà _Taliano -Furlano_, desistè dall'impresa. Quello onde si dolse non poco il conte -Francesco, fu che per ordine del duca di Milano il Piccinino suddetto -esibì sì vantaggiose condizioni ad esso Taliano, che lo staccò dal suo -servigio e il trasse a quello del duca. Unito poscia con esso Taliano e -coi Camerinesi, fece guerra alle terre del conte Francesco. E in tale -occasione fu, secondo Simonetta, e per attestato ancora della Cronica -di Rimini[2746], che Francesco Piccinino col suddetto Taliano, chiamato -in aiuto dell'_abbate di Monte Casino_, ch'era assediato nella fortezza -di Spoleti, entrò in quella città e la mise barbaramente a sacco, -senza perdonare neppur ai luoghi sacri, come all'anno precedente ci -fece sapere il Rinaldi. Passò intanto dalla Toscana nell'Umbria colle -sue valorose milizie il conte Francesco Sforza. Venne alle sue mani -Assisi. Erano i Norcini allora addosso ai Cerelani; li mise in rotta un -corpo di gente ch'esso conte spedì contra di loro, e forzogli ancora -ad implorar misericordia. Era parimente ribello del papa _Corrado dei -Trinci_ signor di Foligno. Tal terrore gli misero l'armi del conte, -che mandò immantenente a raccomandarsi, e si sottomise agli ordini del -sommo pontefice. Marciò poscia il conte nel regno di Napoli, e fece -guerra a _Josia Acquaviva_ aderente del re Alfonso, con impadronirsi -di varie di lui terre sino al fiume Pescara, e insieme della città di -Teramo. Gran confusione si mirava allora nel regno di Napoli[2747]. Era -riuscito all'assennato _re Alfonso_ di attaccar di nuovo al suo partito -il principe di Taranto, il conte di Caserta ed altri baroni, e in bella -positura si trovavano i suoi affari. Ripigliarono poi migliore aspetto -quei del _re Renato_, perch'egli sciolto dalle prigioni del duca di -Borgogna col riscatto di ducento mila dobble d'oro, per la qual somma -fu necessitato ad impegnare Stati ed amici, finalmente nel dì 19 di -maggio arrivò a Napoli con dodici galee ed altri pochi legni, e fu con -somma allegrezza accolto da quel popolo. Ma egli era povero; nè uscendo -dalla sua borsa le aspettate rugiade, si raffreddò in breve la stima -e l'amore de' Napoletani verso di lui. Ai suoi servigi si esibì pronto -con tutte lo sue soldatesche _Jacopo Caldora_; e _Micheletto Attendolo_ -suo generale anch'egli si accinse vigorosamente alla di lui difesa. -Ora il _re Alfonso_, per indebolire i suoi avversarii, calde lettere in -primo luogo scrisse al duca di Milano, pregandolo di interporre i suoi -uffizii presso il _conte Francesco_, acciocchè non gli fosse nemico. -E il duca intenerito non mancò di farlo, anzi per questo scrisse -anche ai Fiorentini che pagavano il conte, pregandoli di richiamarlo, -usando eziandio minaccie, se nol faceano. Intervennero appresso altre -mutazioni, per le quali infatti il conte ebbe da ritirarsi dal regno -di Napoli. Secondariamente il re Alfonso, affine di allontanare il -Caldora dal re Renato, marciò con tutte le sue forze in Abbruzzo; ebbe -Sulmona, e mise il terrore per tutta quella provincia. Accorso colà -Jacopo Caldora, fu a fronte del re; e, benchè egli fosse inferiore di -forze, il tenne a bada con fargli credere di volersi accordar seco; -tanto che il re Renato con Michele Attendolo venne ad unirsi seco -nel dì 19 d'agosto. Era la loro armata di dieciotto mila persone; e -però mandarono il guanto della disfida al re Alfonso, che lietamente -l'accettò; ma per risposta mandò che gli aspettava in Terra di Lavoro, -e quivi sarebbe venuto al fatto d'armi. Dopo di che, sapendo che poca -gente d'armi si trovava in Napoli, passò colà, e nel dì 27 di settembre -l'assediò per mare e per terra, facendo ben giocare le artiglierie. Vi -stette sotto trentasei giorni; nel qual tempo una palla di bombarda -sparata dai Napoletani percosse di balzo in testa l'infante _don -Pietro_, fratello d'esso Alfonso, e il fece cader morto con incredibil -cordoglio del medesimo re e di tutti i suoi. Perdute perciò le speranze -di vincere quella città, Alfonso se ne tornò a Capoa; e il re Renato -nel dì 9 di dicembre rientrò in Napoli. - -Diede maggiormente a divedere in quest'anno il sempre inquieto duca -di Milano qual fosse l'animo suo verso _papa Eugenio IV_[2748]. -Imperciocchè, mentre esso pontefice era intento in Ferrara al concilio, -spedì nel dì 24 di marzo sul Bolognese _Niccolò Piccinino_ suo generale -con gran corpo d'armati. Andò costui girando per quei contorni, -finchè ebbe, con gli Zambeccari ed altri amici de' Bentivogli ben -concertato d'insignorirsi della stessa città di Bologna. In fatti -nella notte antecedente al dì 21 di maggio, rotta la porta di San -Donato, egli v'entrò colle sue genti, e ne prese il dominio per sè, -con aver ben trattati que' cittadini. Fu cagione questo avvenimento -che anche Imola e Forlì si ribellassero alla Chiesa[2749], e il simile -fecero tutte le castella di que' contadi. Entrò in Forlì _Antonio -degli Ordelaffi_, e ne ripigliò la signoria; ma nel castello fu -posto presidio dal Piccinino. Prima di questi fatti _Astorre_ ossia -_Astorgio de' Manfredi_ signor di Faenza, unitosi colle sue genti ad -esso Piccinino[2750], avea occupato Bagnacavallo ed altre castella -del territorio ravegnano; nel qual tempo, cioè nel dì 16 d'aprile, il -Piccinino strinse d'assedio la stessa città di Ravenna; e, quantunque -i Veneziani vi mandassero soccorso[2751], pure _Ostasio da Polenta_, -signore di quella città, fu costretto da lì a poco, cioè nel dì 21 -d'esso mese, a dimandar accordo, per cui cacciò di Ravenna i Veneziani, -e si dichiarò aderente al duca di Milano. Se di tali novità fosse -malcontento il pontefice Eugenio, sel può ciascuno immaginare. Per -quanto s'ha dagli Annali di Forlì[2752], anche la bella terra ossia -Borgo Santo Sepolcro fu proditoriamente tolta in quest'anno nel dì 26 -d'agosto alla Chiesa romana. Per tali e tante turbolenze e movimenti -di guerra, che il duca di Milano fingeva fatti dal Piccinino senza -ordine suo, e mostrava anzi di lamentarsene, i Fiorentini richiamarono -dal regno di Napoli il conte _Francesco Sforza_, che già s'era accorto -d'essere beffato dal duca di Milano. Se ne tornò egli nella Marca, e -volendo, secondo l'iniquo costume dei guerrieri d'allora, rallegrar -le sue truppe con qualche saccheggio, trovati dei pretesti, che non -mancano mai a chi vuol far del male, andò addosso alla ricca e popolata -terra di Sassoferrato, patria di Bartolo celebre giurisconsulto, -nelle vicinanze di Fabriano[2753]; e senza cercar accordo, in tre -ore d'assalto v'entrò dentro. Quivi ancora fu commessa ogni sorta di -crudeltà e disonestà nel terribil saccomano dato a quei cittadini e -alle lor chiese. Ciò fatto, ridusse parimente colla forza Tolentino già -ribellato a ritornare alla sua ubbidienza. Anche il popolo di Camerino -si ridusse a chiedergli perdono e pace; dopo di che, messe a quartier -d'inverno le sue soldatesche, attese a reclutarle per poter nella -seguente primavera comparir forte in campagna. Terminò i suoi giorni -nel dì 14 di novembre _Malatesta_ signore di Pesaro. - -Sole non furono in quest'anno le imprese di sopra narrate di _Niccolò -Piccinino_. Siccome egli era un infaticabil capitano, nè si dava -mai posa, appena sbrigato dalla Romagna, corse nel mese di giugno a -Casal Maggiore, e mise il campo a quella nobil terra posseduta dai -Veneziani[2754]. Non finì il mese, che si renderono que' cittadini con -buoni patti. Passò poi l'Oglio fiume, mise il terrore per tutto il -Bresciano, ed, arrivato al lago di Garda, s'impadronì di Rivoltella -e dell'isola di Sermione. Minutamente son descritti questi ed altri -fatti da Cristoforo da Soldo Bresciano nella sua Storia[2755], e dal -Platina[2756] in quella di Mantova. _Gian-Francesco da Gonzaga_, stato -finora generale dei Veneziani, non fidandosi di loro, giacchè era -terminata la sua condotta, non solamente nel dì 3 di luglio si licenziò -dal loro servigio, ma si accordò anche col duca di Milano, per militare -in favore di lui; ed in oltre, fatte correre le sue genti sul Veronese, -presa Nogarola ed altri luoghi, vi fece molti prigioni. Di questo, -come se fosse un grave tradimento, si lagnarono forte i Veneziani: -intorno a che son da vedere le ragioni del Gonzaga addotte dal Platina. -Prepararono dunque un'armata navale, e nel dì 28 d'agosto la spedirono -su per Po ai danni del duca e del marchese di Mantova. Ed affinchè -_Niccolò marchese_ di Este signor di Ferrara non prendesse partito col -duca, il quetarono con rilasciargli liberamente Rovigo con tutto il suo -Polesine, tanti anni prima dato loro in pegno da esso marchese, quando -era in verde età, per sessanta mila fiorini di oro. Continuò in questo -mentre i suoi progressi Niccolò Piccinino, con insignorirsi di Gavardo, -Garda, Salò, Lacise. E colla medesima prestezza, saltando or qua or -là, ridusse in suo potere Chiari, Pontoglio, Soncino ed altri luoghi, -tutti menzionati da Cristoforo da Soldo. Ma ritrovandosi egli a Roado, -all'improvviso gli arrivò addosso Stefano detto il _Gattamelata_, che -nel dì 10 d'agosto gli diede un pelata con prendere circa quattrocento -cavalli de' suoi, ed ucciderne altrettanti. Prese all'incontro il -Piccinino cento cavalli veneziani e cento fanti, ed in oltre ebbe -Roado e Palazzuolo. Trovossi allora il Gattamelata come bloccato in -Brescia; e perchè il senato veneto non avea esercito dalla parte di -Verona (cosa che molto gli premea), il Gattamelata per quel di Lodrone -e di Trento con tre mila cavalli e due mila fanti passò sino a Verona, -e per ricompensa ebbe il bastone di generale. Tentò l'armata veneta -navale sul Po Sermido, terra del marchese di Mantova, ma con poca -fortuna, e se ne tornò indietro. _Pietro Loredano_ comandante d'essa, -giunto a Venezia, tardò poco a sbrigarsi da questa vita, e fu detto per -malinconia della sua sfortunata spedizione. Intanto Niccolò Piccinino -pose l'assedio alla città di Brescia, e intorno ad essa fabbricò -alquante bastie. Fu gran peste nell'anno presente in Genova, e portò al -sepolcro migliaia di persone. - -NOTE: - -[2738] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[2739] Raynaldus, Annal. Eccles. Labbe, Concil., tom. 12. - -[2740] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2741] Naucler., Gen. 48. Æneas Sylvius, Hist. Bohem. - -[2742] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Neri -Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Ammirati, Istor. di Firenze, lib. -21. - -[2743] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2744] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2745] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 4, tom. 21 Rer. Italic. - -[2746] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2747] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2748] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. - -[2749] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2750] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 7. Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. -Ital. - -[2751] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2752] Annal. Foroliviens., tom. eod. - -[2753] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Simonetta, Vita Francisci -Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Italic. - -[2754] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2755] Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[2756] Platin., Hist. Mant., lib. 5. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXXXIX. Indiz. II. - - EUGENIO IV papa 9. - ALBERTO II re de' Romani 2. - - -Era entrata la peste anche nella città di Ferrara. Tra per questo -disordine e pericolo, e perchè il _pontefice Eugenio_ non si trovava -assai quieto in quella città, da che _Niccolò Piccinino_ avea presa -Bologna, Imola e Ravenna[2757], determinò egli coi Padri di trasferire -il concilio generale a Firenze. A questo cangiamento si accomodarono -ancora l'imperadore e il patriarca de' Greci. E però nel dì 16 di -gennaio[2758] il papa imbarcato in una peota, servito dal _marchese -Niccolò_ di Este, sen venne a Modena co' cardinali, e per le montagne -fu condotto sicuro sino a Firenze da esso marchese; giacchè niun d'essi -si attentava di passare per Bologna, e suo distretto, perchè occupato -dal Piccinino. L'imperador _Giovanni Paleologo_ e il patriarca greco -cogli altri vescovi orientali sul fine del medesimo mese s'inviarono -anch'essi a quella volta, avendo loro conceduto il passo per la valle -di Lamone il signor di Faenza. Fu dunque continuato in Firenze il -suddetto concilio con gloria immortale di papa Eugenio IV, perciocchè -ivi seguì la tanto sospirata unione delle Chiese latina e greca, benchè -col tempo non meno pegli spaventosi progressi de' Maomettani, che -per la perfidia de' Greci, poco frutto ne risultasse alla Chiesa di -Dio. Questa santa opera, che dovea calmare gli spiriti sediziosi dei -pochi vescovi tuttavia raunati in Basilea, servì forse a maggiormente -inasprirgli. E però la sfrenata loro ambizione si lasciò trasportare -nel dì 25 di giugno a formare il decreto della deposizione di Eugenio -papa legittimo, con orrore di tutti i buoni, e disapprovazione della -maggior parte del cristianesimo. Ma non tardò ad entrare nella stessa -città di Basilea la peste[2759], che fece gran paura a quei prelati, ed -alcuni ancora ne portò al tribunale di Dio; tuttavia gli altri, benchè -pochi, animati dal _cardinale d'Arles_, stettero saldi, e nel dì 5 di -novembre giunsero ad eleggere un antipapa. Questi fu _Amedeo duca_ di -Savoia, che vedemmo dianzi ritirato in sua vecchiaia a Ripaglia nella -diocesi di Ginevra, per far ivi vita eremitica, benchè non lasciasse -sotto quell'abito di far anche da duca. Sotta la sua lunga barba -non di meno e sotto quel rozzo abito alloggiava tuttavia l'antica -voglia di comandare; e però, presentatagli l'elezione, si contorse -bensì, e versò anche delle lagrime, ma in fine l'accettò. Prese il -nome di _Felice V_, senza molto ponderare l'empietà di quell'atto, -che non era mai scusabile nè presso Dio, nè presso gli uomini, avendo -egli rinnovato nella Chiesa di Dio lo scisma, tanto detestato dalle -leggi divine ed umane, e riprovato allora insino dal duca di Milano, -quantunque genero d'esso Amedeo. Dacchè papa Eugenio con tutte le sue -diligenze non avea potuto impedire questo scisma, informato che fu -dell'esecrabile attentato de' prelati di Basilea, fulminò, ma solamente -nell'anno seguente, contra d'essi la scomunica, e dichiarò eretico e -scismatico lo stesso Amedeo; e per fortificare il suo partito, nel dì -18 di dicembre dell'anno presente fece in Firenze una promozione di -diecisette cardinali di tutte le nazioni cattoliche. - -Nel dì 27 d'ottobre di quest'anno[2760] fu da immatura morte rapito, -e non senza sospetto di veleno, _Alberto II duca_ d'Austria, re de' -Romani, d'Ungheria e di Boemia, e principe lodatissimo da tutti -gli storici. Lasciò gravida la _regina Isabella_ sua moglie, che -poi diede alla luce Ladislao, riconosciuto per loro re dai popoli -dell'Ungheria[2761]. Continuò in questo anno ancora nel regno di -Napoli la guerra fra i due nemici re _Alfonso d'Aragona_ e _Renato -d'Angiò_. Mantenevasi tuttavia in Napoli Castello Nuovo con guarnigione -dell'Aragonese. Fu esso assediato per terra e per mare dalle genti -di Renato, e non ostante lo sforzo fatto da Alfonso per soccorrerlo -di gente e di vettovaglia, con aver anche messo il campo intorno alla -stessa città di Napoli, quel castello nel dì di san Bortolomeo d'agosto -capitolò la resa, e fu consegnato agli ambasciatori del re di Francia, -i quali poi, maltrattati dal re Alfonso, lo diedero al re Renato. -Dopo questa perdita Alfonso, impadronitosi di Salerno, ne investì -_Raimondo Orsino_ cugino del principe di Taranto, e creollo anche duca -d'Amalfi. Ridusse del pari alla sua divozione _Americo Sanseverino_ -conte di Caiazza, e tutti gli altri baroni di quella casa. Sul fine di -settembre essendosi mosso _Jacopo Caldora_ duca di Bari colle sue genti -dall'Abbruzzo per andarsi ad unire col re Renato, corse ad opporsegli -il re Alfonso, e il tenne un pezzo a bada, finchè esso Jacopo nel dì -18 di novembre, sorpreso da mortale accidente, finì i suoi giorni con -fama d'essere stato prode capitano, ma colla macchia di poca fede e di -molta avarizia. _Antonio Caldora_ suo figliuolo prese allora il comando -di quell'armata, e fu confermato duca di Bari, siccome _Raimondo_ -suo fratello creato gran camerlengo. Erano i Caldoreschi la maggiore -speranza di Renato. In questi tempi il re Alfonso, che era padrone di -tutta la Terra di Lavoro, e continuamente angustiava Napoli, mise anche -l'assedio al castello d'Aversa: il che cagionò di grandi affanni al re -suo avversario. - -Maggiormente fece strepito in questo anno la guerra di Lombardia[2762]. -Avea _Niccolò Piccinino_, siccome già accennai, nell'ottobre dell'anno -precedente bloccata e stretta con alcune bastie la città di Brescia, -con isperanza di vincerla nel verno colla fame. Poco più di due mila -difensori v'erano dentro, perchè gran gente a cagion della peste -n'era uscita. Contuttociò que' cittadini fedelissimi alla repubblica -veneta, che odiavano il governo del duca di Milano, fecero delle -maraviglie in difesa della lor patria. Più e più assalti diede loro -il Piccinino, facendo anche incessantemente giocar le artiglierie -contro le loro mura; ma gl'intrepidi Bresciani sostenevano tutto, -provvedevano a tutto, e fino i preti e i frati menarono allora le mani. -Son diffusamente descritti questi fatti da Cristoforo da Soldo e dal -Platina. Ora in tali angustie i Veneziani, che nell'anno precedente -si erano mostrati quasi sprezzatori della lega co' Fiorentini, e -dell'aiuto del conte _Francesco Sforza_, mutarono ben massima e -linguaggio[2763]. Inviati a Firenze i loro ambasciatori, in tempo -che _Cosimo de Medici_, uomo saggio, era gonfaloniere, nel dì 18 -di febbraio riconfermarono la lega, alla quale s'aggiunsero ancora -papa _Eugenio_ e i _Genovesi_. A niun d'essi tornava il conto che -prevalessero l'armi del Visconte, concordemente poi cominciarono -a sollecitare il conte Francesco, acciocchè portasse soccorso in -Lombardia agli affari sconcertati de' Veneziani. In questo mentre, -raccomandandosi forte i Bresciani a Venezia per ottenere aiuto, -perchè aveano tre nemici addosso, cioè l'armi del duca, la pestilenza -e la fame; ebbe ordine il _Gattamelata_ di passar colle sue truppe -pel Trentino, e per Lodrone ed Arco, a quella volta. Andò; ma nel -dì 12 di gennaio ebbe uno svantaggioso incontro colle soldatesche -del Piccinino, che teneano i passi, e gli convenne retrocedere. -Inoltratosi all'incontro in quelle parti Taliano Furlano con altre -milizie duchesche[2764], ebbe anch'egli nel dì 22 d'esso mese una -rotta da _Taddeo marchese_ d'Este e da _Parisio conte_ di Lodrone. -Irritato da questo fatto il Piccinino, marciò in persona a Lodrone; e, -dopo averlo preso, tornò sul lago di Garda per vegliare ad un'armata -di circa ottanta legni fra grandi e piccioli, che la repubblica -veneta fece con immense spese portare per terra sino a Torbola sul -lago suddetto. Tuttavia, perchè era troppo nemico dell'ozio, nel mese -di marzo si spinse sul Veronese, passò in faccia ai nemici l'Adige, -assediò e prese Legnago, Lonigo ed altre terre. In una parola non -passò il mese di maggio che quasi tutto il territorio di Verona e -Vicenza, sì il piano che il monte, si sottomise all'armi di lui e del -marchese di Mantova, di cui doveano essere Verona e Vicenza, qualora -se ne fossero impossessati. Ritirossi intanto il _Gattamelata_ nel -serraglio di Padova, premendogli di non avventurare ad una giornata la -salute della repubblica. Intanto fu rallentato l'assedio di Brescia con -somma consolazione di que' cittadini, che non ne poteano più. Questo -inoltrarsi cotanto del Piccinino era per opporsi al conte _Francesco -Sforza_, il quale, per le tante ragioni, preghiere e promesse a lui -recate dagli ambasciatori di Venezia e Firenze, s'era messo in viaggio -in soccorso dei Veneziani, giacchè scorgeva non potersi far capitale -delle speranze a lui date dal duca. - -Dopo aver preso Forlimpopoli, il conte Francesco sen venne pel -Ferrarese con sette mila cavalli e quattro mila fanti ben in punto, -e sul principio di luglio giunse sul Padovano[2765]. Unitosi poi -coll'esercito del Gattamelata, in pochi giorni ebbe tutto il Vicentino -in sua balia. Avea fatto in questo mentre il Piccinino a Soave e ad -altri luoghi scavare di grandi fosse e tagliate; laonde fu forzato -il conte a tenersi per la montagna, se volle andare innanzi, e gli -convenne ancora urtar più d'una volta nei nemici. S'andò ritirando -il Piccinino, e passò anche di qua dall'Adige: con che diede campo al -conte di ricuperar tutto il di là. Pertanto si ridusse la guerra sul -lago di Garda, dove a Torbola era la flotta veneta, contra la quale -anche il duca di Milano si premunì con un'altra fabbricata a Desenzano. -Trovavasi la veneta a Maderno sul lago con _Taddeo marchese_ d'Este -e con altri capitani, e parte delle soldatesche era in terra[2766]. -Arrivò loro addosso nel dì 26 di settembre _Niccolò Piccinino_ tanto -coi legni milanesi fabbricati sullo stesso lago di Garda, quanto -colle soldatesche per terra, avendo seco il _marchese di Mantova_ e -_Taliano Furlano_; e tutta quella flotta pose in rotta colla presa de' -legni, e con far prigione Taddeo marchese, i provveditori veneti ed -altre persone da taglia. Inestimabile fu il danno che ne riportarono -i Veneziani. Ma senza punto sgomentarsi s'accinse tosto la potenza -veneta a formare una nuova flotta, non perdonando a spesa veruna. -Respirava bensì Brescia, perchè ne era levato l'assedio; ma sprovveduta -di vettovaglie, ne facea continue istanze alla repubblica veneta. -Prese dunque il _conte Francesco_ la risoluzione d'incamminarsi colà -per le montagne e per la valle di Lodrone. Con disegno d'impedirgli il -passo, si postarono il Piccinino e il marchese di Mantova al castello -di Ten; ma eccoti nel dì 9 di novembre si veggono assaliti in quei -passi stretti dal conte, e sono astretti alla fuga. Vi restarono -prigionieri _Carlo_ figliuolo del marchese di Mantova, _Cesare da -Martinengo_, ed altri condottieri con cento uomini d'armi, e molti -fanti e cernide. Ebbe fatica lo stesso Piccinino a salvarsi, e sulle -spalle d'uomini si fece portare (fu detto in un sacco) a riva di Lago. -Ma non mai comparve l'arditezza di esso Piccinino, come questa volta. -Dopo la rotta suddetta non si sapea dove egli fosse. Da lì a pochi -giorni giugne avviso al conte Francesco, come egli col marchese di -Mantova avea data la scalata a Verona; ed, entratovi, se n'era quasi -interamente impadronito, non restando più in mano de' Veneziani se non -il Castel Vecchio e quello di San Felice, ed una delle porte. Parve -cosa da non credere un sì inaspettato colpo. Era il conte all'assedio -del soprannominato castello di Ten, e, ricevuta questa così stravagante -nuova, non tardò nel dì 17 del predetto mese di novembre a mettersi -frettolosamente colla sua armata in viaggio alla volta di Verona. -Nella notte precedente al dì 20 essendo passato per le vie scabrose -della montagna, entrò egli nel castello di San Felice, contra di -cui già s'erano alzate le batterie, e che poco potea durare, perchè -sprovveduto di gente e di viveri[2767]. Fatto dì, piombò il conte colle -sue valorose squadre addosso agli assedianti, e, trovandoli in parte -attenti a bottinare, gli sbaragliò. Tal fu la calca de' fuggitivi sul -ponte dell'Adige, che questo si ruppe, laonde moltissimi si annegarono, -e da due mila persone rimasero prigioniere. Con sì fatta velocità -liberò il conte la città di Verona. Venne poscia il Piccinino sul -Bresciano, dove diede gran sacco e danno, e maggiormente affamò quella -città. Andò il conte Francesco all'assedio d'Arco, ma nol potè avere; -e però, tornato sul Veronese, mise quivi a quartiere pel verno le sue -affaticate schiere. Con tali prodezze terminò la campagna di quest'anno -in Lombardia, avendo il conte Francesco lasciata a' Veneziani una -perenne memoria del suo valore e della sua fedeltà. E di qui potè -conoscere _Filippo Maria duca_ di Milano il bel frutto delle sregolate -sue risoluzioni. S'egli avesse avuto dalla sua, e non già nemico, lo -Sforza, correa manifesto pericolo la repubblica veneta di perdere tutta -la terra ferma, giacchè al solo Sforza si potè attribuire l'averla -conservata, e con tanto decoro. In quest'anno[2768] il _patriarca -Vitellesco_ capitano del papa mise il campo a Foligno, ed entratovi -per tradimento sul fine dell'anno, fece prigione _Corrado de' Trinci_ -signore di quella città con due suoi figliuoli; e condottolo a Soriano, -da quell'uomo crudele che era, gli fece mozzare il capo: con che la -famiglia dei Trinci, che per più d'un secolo avea tenuta la signoria di -Foligno, ne restò priva, e se n'andò dispersa. Nè si dee tacere che il -duca di Milano, per tirare nel suo partito _Guidantonio de' Manfredi_ -signore di Faenza[2769], gli donò, nell'aprile dell'anno presente, -Imola, Bagnacavallo e la Massa de' Lombardi. - -NOTE: - -[2757] Raynald., Annal. Eccles. Labbe, Concilior., tom. 12. - -[2758] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2759] Æneas Sylvius, de Gest. Concil. Basil. - -[2760] Duhravius, Nauclerus. Cuspinian., Æneas Sylv., et alii. - -[2761] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2762] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[2763] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 21. - -[2764] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2765] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital. - -[2766] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Sanuto, -Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2767] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital. - -[2768] S. Antonin., Par. III, tit. 22. Bonincontrus, Annal., tom. 21 -Rer. Ital. - -[2769] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. -18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXL. Indizione III. - - EUGENIO IV papa 10. - FEDERIGO III re de' Romani 1. - - -Dopo la morte di _Alberto II duca_ di Austria e re de' Romani, -_Federigo Austriaco_, figliuolo _duca Ernesto_ e conte del -Tirolo[2770], prese il governo del ducato dell'Austria e degli altri -Stati della sua potente casa, e poscia nella festa della Purificazione -della beata Vergine fu eletto in Francoforte re de' Romani di comune -consenso degli elettori: principe piissimo, mansueto ed amator della -pace. Il resto delle sue azioni lo lascio alla storia germanica. -Fu sul principio disapprovato il suo contegno, perchè nello scisma -cominciato dai pochi prelati di Basilea, egli insinuò alla nazione -germanica la neutralità ed indifferenza, quando quasi tutti gli altri -monarchi e principi[2771] tenevano, come ragion voleva, la parte del -vero e legittimo _papa Eugenio IV_. Fin qui _Giovanni Vitellesco_ da -Corneto, patriarca d'Alessandria e cardinale, s'era acquistato credito -di gran capitano di guerra presso gli uomini, ma non già presso a Dio, -siccome uomo più di mondo che di Chiesa. Più saggi avea egli dato -della sua smoderata ambizione, crudeltà e lussuria nel corso delle -sue bravure, ed ultimamente avea ricuperata la rocca di Spoleti, con -far prigione l'abbate di Monte Casino[2772]. Da sì fatto uomo volle -Dio liberare gli stati della Chiesa, e permise che papa Eugenio (non -ben sappiamo se con veri o falsi fondamenti) prendesse gagliardo -sospetto di lui, quasichè egli macchinasse d'impadronirsi delle città -pontificie, e tenesse segreta intelligenza col duca di Milano e con -_Niccolò Piccinino_, dicendosi che furono intercette alcune sue lettere -scritte in cifra[2773]. Andò dunque ordine del papa ad _Antonio Redo_, -castellano di castello Sant'Angelo, di farlo prigione, per poscia -formare il suo processo. Ma diversamente passò la faccenda, perchè, -volendo esso cardinale nel dì 18 di marzo partirsi da Roma, nel passare -in vicinanza del suddetto castello, allorchè vide chi volea fermarlo, -si mise alla difesa, e guadagnate alcune mortali ferite, fu portato là -entro[2774], dove nel dì 2 di aprile finì i suoi giorni o per veleno -o in altra guisa, e vilmente venne dipoi seppellito. Ostia, Soriano, -Cività Vecchia ed altri luoghi ch'egli teneva, tornarono senza gran -fatica in potere del papa. - -Pensava seriamente _Filippo Maria duca_ di Milano a levarsi di dosso -il suo gran flagello, cioè il conte _Francesco Sforza_; e perchè sapea -che i Fiorentini si trovavano allora mal provveduti per la guerra, -determinò di portarla colà, immaginandosi che essi richiamerebbono -incontanente in Toscana il conte alla loro difesa[2775]. Gli andarono -per la maggior parte falliti i suoi disegni. Spedì egli adunque nel -febbraio _Niccolò Piccinino_ in Romagna con sei mila cavalli, che, -giunto a Bologna nel dì 4 di marzo[2776], continuò poi il suo viaggio, -e fece tal paura a _Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini, e agli -altri suoi consorti, già stipendiati da' Veneziani, che presero -accordo con lui. Impadronitosi poscia di Oriolo e di Modigliana, per -la via di Maradi passò in Toscana, e penetrò nel Casentino, dove ebbe -Romena e Bibbiena. Con tutta diligenza fecero i Fiorentini quella -massa di gente d'armi che poterono, e soprattutto ebbero _Micheletto -Attendolo_ lor generale, e _Pietro Giampaolo Orsino_ con altri -condottieri d'armi. Ordinò anche il papa che marciassero in loro aiuto -tre mila e cinquecento fanti di sua gente. Ma, per quanto i Fiorentini -desiderassero e pregassero, non poterono impetrar da' Veneziani il -conte Francesco Sforza, perchè troppo ne abbisognava quel senato per -dar soccorso a Brescia. Andossene dipoi il Piccinino fino a Perugia sua -patria con soli quattrocento cavalli, con pensiero di farsi signore -di quella città. Avea, oltre a ciò, de' trattati in Cortona; ma si -sciolsero in fumo tutti i suoi disegni. Ritornato perciò indietro, -venne colla sua armata al già da lui occupato Borgo di Santo Sepolcro, -mettendosi a fronte dell'esercito fiorentino, il quale s'era posto ad -Anghiari[2777]. Poca stima faceva egli delle soldatesche nemiche, molta -delle sue; e, venendo a battaglia, si tenea la vittoria in pugno. Volle -farne la pruova nel dì 29 di giugno, festa solenne de' principi degli -Apostoli, con attaccar la zuffa. Valorosamente si combattè da ambe le -parti per quattro ore, e finalmente toccò al prode Piccinino d'andare -in rotta, perchè i suoi vennero stanchi alla pugna, e si perderono -anche a bottinare. Poco umano sangue vi si sparse; contuttociò gli -scrittori fiorentini fanno ascendere a circa tre mila i cavalli -presi, e si contarono fra i prigioni _Astorre de' Manfredi, Sagramoro -Visconte_ ed altri capitani del Piccinino. Di questa vittoria nondimeno -poco seppero profittare i Fiorentini; il papa solo ricuperò in tal -congiuntura Borgo Santo Sepolcro, ch'egli vendè poscia a' Fiorentini -per bisogno di danaro. Andato intanto il Piccinino verso Perugia, -sen venne poi pel paese d'Urbino alla volta della Lombardia, e però -anche buona parte dell'armata Fiorentina calò di qua dall'Apennino in -Romagna. Nel dì 15 di settembre tentò con breve assedio e con alcuni -assalti la città di Forlì, nè potè averla. Prese bensì Bagnacavallo -e Massa de' Lombardi, terre che per bisogno di pecunia il papa poco -appresso vendè a _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara. - -Non si stette colle mani alla cintola neppure la Lombardia. Per la -somma carestia si trovava tuttavia in pericolo la città di Brescia, -nè cessavano le premure ed istanze de' Veneziani per portarle -soccorso[2778]. Perchè il passaggio del Mincio era guardato dal nemico -marchese di Mantova, pativa molte difficoltà. Il solo lago di Garda -parea piuttosto il varco per cui potesse passare un grosso convoglio di -genti e di vettovaglie. A questo fine avea il senato veneto preparata -una flotta di varie navi a Torbole, con far condurre colà per terra -infin le galere: il che costò immense spese[2779]. In fatti nel dì -10 di aprile riuscì ad essa flotta di sconfiggere quella del duca -di Milano, comandata da _Taliano Furlano_, e poscia di assediare e -prendere Riva di Trento. Allora, senza badare a difficoltà, nel dì -3 di giugno[2780] passò il _conte Francesco_ animosamente colle sue -genti il Mincio, ricuperò Rivoltella, Lonato, Salò, Calcinato ed -assaissimi altri luoghi. Più non militava con esso lui il _Gattamelata_ -da Narni, perchè, colpito da un accidente apopletico, diede poi fine -alla sua vita nell'anno 1445 in Padova, dove tuttavia sulla piazza -del Santo si mira la di lui statua equestre di bronzo alzatagli dalla -repubblica veneta. Quanto più poi s'inoltrava l'armata veneta, tanto -più si ritirava indietro la duchesca, siccome inferiore di forze, -talchè le convenne ridursi al fiume Oglio. Ma anche lo Sforza comparve -colà nel dì 14 di giugno[2781], e, venuto alle mani coll'esercito del -duca tra gli Orci e Soncino, ne riportò vittoria con prendere tutto il -carriaggio, e circa mille e cinquecento cavalli ducheschi. Buona parte -d'essi era di _Borso Estense_ figliuolo di _Niccolò marchese_ di Este, -il qual con mille cavalli era passato come venturiere al servigio del -duca di Milano. Non solamente restò allora liberata Brescia da' nemici -e dalla fame con ricco trasporto di biade, ma in poco tempo tornò alla -divozione della veneta repubblica la maggior parte delle sue terre e -castella colle altre perdute nel distretto di Bergamo: tutto per la -valorosa condotta del conte Francesco Sforza. Nè queste furono le sole -azioni sue. Si spinse egli più innanzi, e s'impadronì di Caravaggio -e, in una parola, di tutta Geradadda, prima che terminasse il mese -di giugno. Nei seguenti mesi continuò egli le sue conquiste sì in -ricuperar le restanti terre perdute nel Bresciano e Veronese, che in -prenderne altre sul Cremonese, e in togliere Peschiera ed altri luoghi -al marchese di Mantova: tanto che, giunte le pioggie autunnali, ed -accostandosi il verno, le soldatesche piene di bottino se l'andarono a -goder ne' quartieri. In somma nuove occasioni al certo ebbe il duca di -Milano di pentirsi di aver beffato ed abbandonato Francesco Sforza, che -sarebbe stato, s'egli avesse voluto, il suo braccio diritto. - -Neppure in quest'anno andò esente il regno di Napoli dalle dure -pensioni della discordia, a cagion della guerra continuata fra i due -re, cioè fra _Alfonso re d'Aragona_ e _Renato d'Angiò_. Povero era -Renato, e, mancandogli gente e pecunia[2782], cioè i due maggiori -requisiti a fare e sostenere la guerra, altra speranza non avea se -non in _Antonio Caldora_ duca di Bari. Ma questi a quanti messi gli -mandava il re, affinchè cavalcasse in suo aiuto, adduceva per iscusa la -mancanza del danaro, e il timore che in sua lontananza si ribellassero -i popoli dell'Abbruzzo. Prese Renato allora l'ardita risoluzione -di portarsi incognito in persona in quelle contrade, e l'eseguì con -maraviglia d'ognuno. Raccolse in esso viaggio donativi, danaro e gente, -e massimamente dagli Aquilani. Trovavasi egli nel dì 29 di giugno in -faccia all'esercito aragonese, e mandò ad Alfonso la disfida della -battaglia. La risposta dell'Aragonese fu, che, trovandosi egli padrone -della maggior parte del regno, non si sentiva voglia di mettere a -repentaglio tutta la sua fortuna in una giornata. Avrebbe nondimeno -Renato assalito il campo nemico, e probabilmente con isperanza di -vincerlo, perchè già si ritirava; ma l'infedele Caldora co' suoi ricusò -di muoversi. Per questo esacerbato Renato il fece ritenere, e prese al -suo soldo buona parte delle di lui milizie, lasciandolo poscia tornare -in Abbruzzo con titolo di vicerè. Ma in vece di tornar colà il Caldora, -cominciò a trattare accordo col re Alfonso. Dio punì la sua infedeltà, -perchè in questo mentre _Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto, già -tornato alla divozione del re Alfonso, tenne trattato con Marino da -Norcia governatore di Bari pel Caldora, ed entrò in possesso non solo -di quella città, ma anche di Conversano e di tutte le altre terre dei -Caldoreschi. Tornò poscia il re Alfonso colle sue genti all'assedio -di Napoli, e però il re Renato, quantunque avesse ricuperato castello -Sant'Ermo, tornò ad essere in disagio come prima, e ricorse a _papa -Eugenio_ per aiuto. Fin qui erano state rispettate le città e terre -degli Sforzeschi in regno di Napoli, cioè quelle del _conte Francesco_ -e de' suoi fratelli. Il re Alfonso, secondo i Giornali di Napoli, le -prese nell'anno presente, ancorchè fosse pace tra lui e il conte; e -trovolle ricchissime per aver esse goduto finora e profittato della -loro neutralità. Erano queste Benevento, Manfredonia, Bitonto ed altre -non poche[2783]: danno grave provenuto al conte Francesco per la sua -lontananza, avendo egli perduto il proprio per sostenere l'altrui. -Verisimilmente fu questo un sottomano del Visconte, che, per vendicarsi -d'esso Sforza, segretamente attizzò contra di lui il re Alfonso. -Il Simonetta[2784] differisce sino all'anno 1442 lo spoglio di tali -città fatto al conte. In mano d'esso re venne anche la città d'Aversa -col sua castello. _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini[2785], -per interposizione di _Niccolò marchese_ di Ferrara, si ritirò -dall'amicizia del duca di Milano, e tornò a quella de' Veneziani: -il che fu cagione[2786] che anche Ravenna e i Polentani facessero lo -stesso nel dì 14 d'agosto. - -NOTE: - -[2770] Nauclerus, Cuspinian., et alii. - -[2771] Blondus Stefanus Infessura, P. II, tom. 3 Rer. Ital. S. -Antoninus, et alii. - -[2772] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital. - -[2773] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 21. - -[2774] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2775] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2776] Cronica di Bologna, tom. eod. - -[2777] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 21. S. Antoninus, Poggius, -Blondus, et alii. - -[2778] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital. - -[2779] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2780] Cristoforo da Soldo, Istor., tom. 21 Rer. Italic. - -[2781] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital. - -[2782] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2783] Istor. Napolit., tom. 23 Rer. Ital. - -[2784] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLI. Indiz. IV. - - EUGENIO IV papa 11. - FEDERIGO III re de' Romani 2. - - -Non mancarono affari neppure in quest'anno a _papa Eugenio_[2787], -perciocchè tuttavia lo scismatico concilio di Basilea, benchè composto -di poche teste, continuava le sue sessioni, e l'antipapa _Felice V_, -cioè _Amedeo di Savoia_, nel dì 24 di giugno, festa di san Giovanni -Batista, con gran solennità si fece coronare colla pontificia tiara -nella città di Basilea, dove fu gran concorso di gente, e creò anche -quattro cardinali. E benchè il _re Alfonso_ non lasciasse riconoscere -per papa nei suoi regni il suddetto Amedeo, pure andava trattando col -concilio di Basilea, siccome sdegnato con papa Eugenio, perchè questi -ricusava di dargli l'investitura del regno di Napoli. Anzi nel mese -di ottobre, per far paura ad esso pontefice, procurò che i prelati -basiliensi inviassero a sè una ambasciata, mostrando ancora di voler -ottenere dall'antipapa ciò che il papa gli andava negando. Ora Eugenio, -non meno per queste ostilità d'Alfonso, che per le preghiere del -re Renato, si volse a raccogliere quanti armati potè, e li spedì in -regno di Napoli contra di Alfonso. Prima non di meno che giugnessero -tali soccorsi, erano succedute alcune azioni vantaggiose al medesimo -re d'Aragona[2788]: cioè, accordatisi con lui i Caldoreschi, aveano -inalberate le di lui bandiere. Cassano, Biccari, Caiazza, la Padula -ed altre terre erano venute a sua divozione[2789]. Ora da che il conte -_Francesco Sforza_ ebbe ragguaglio della guerra mossa da esso Alfonso -alle sue terre del regno di Napoli, inviò colà _Cesare Martinengo_ -con _Vittore Rangone_, e con un grosso corpo di cavalleria, il quale, -unitosi con altre soldatesche della Marca, col conte di Celano, con -_Francesco da San Severino_ ed altri Napoletani[2790], andò ad opporsi -ai progressi del re Alfonso. Si trovava allora esso re all'assedio -della città di Troia. Vennero le genti del conte Francesco alle mani -con lui nel dì 10 di giugno, e, dopo un crudel fatto d'armi, n'ebbero -la peggio con loro vergogna, ma senza gran danno, perchè la maggior -parte d'essi fuggendo si salvò nella suddetta città di Troia, di -maniera che fu forzato Alfonso dipoi a levarsi col campo di sotto a -quella città. Nel seguente luglio _Alessandro Sforza_, governatore -della Marca pel conte Francesco suo fratello, entrò anch'egli nel -regno con mille e cinquecento cavalli. Per trattato ebbe il castello di -Pescara; poscia all'improvviso arrivò addosso a _Raimondo Caldora_, che -assediava Ortona, e il fece prigione insieme con cinquecento cavalli. -Poco mancò che non pigliasse anche _Riccio_ e _Giosia_ di casa Acqua -viva. Ebbero questi la fortuna di salvarsi a città di Chieti. Comparve -poscia nel regno l'esercito pontifizio sotto il comando del _cardinale -di Taranto_ legato, e del _conte di Tagliacozzo_, consistente in circa -dieci mila persone; ma non fece prodezza alcuna degna di menzione. Anzi -il cardinale da lì a qualche tempo fece tregua col re Alfonso, e se ne -tornò in Campagna di Roma. Questa fu la rovina del _re Renato_[2791], -perchè Alfonso mandò tosto _don Ferdinando_ suo figliuolo con grosso -corpo di combattenti a strignere d'assedio di bel nuovo Napoli, -città che scarseggiava allora e maggiormente seguitò a scarseggiare -di viveri. Avea certamente il papa a forza di danari fatto anche un -armamento di alcuni legni in Genova, per inviarli contra d'Alfonso; ma -spese malamente la pecunia, avendo mostrato i Genovesi voglia di far -molto, con poi far nulla. - -Per conto della Lombardia, veggendosi _Filippo Maria_ duca di Milano -in cattiva positura, per avere non solo perduti gli acquisti fatti, -ma parte ancora del suo nella guerra co' Veneziani, avea fin dall'anno -antecedente pregato _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara ad interporsi -per la pace, siccome principe neutrale, e che avea sì buona mano in -somiglianti affari[2792]. Andò il marchese per tal effetto a Venezia, -passò anche a Mantova per trattarne con quel marchese; nè solamente -tenne filo di lettere col conte _Francesco Sforza_, ma, con licenza de' -Veneziani, andò anche a trovarlo a Marmirolo. Una gran remora a questo -affare era lo stesso conte; laonde per guadagnarlo tornò il duca di -Milano ad esibirgli in moglie _Bianca_, unica naturale sua figlia, che -seco portava le speranze di tutta la sua eredità. E perchè non poteva -il conte prestar fede a chi più di una volta l'avea dianzi burlato, -si trovò il ripiego di mandar Bianca a Ferrara in deposito presso il -marchese Niccolò. Fu essa dunque condotta a Ferrara, dove come gran -principessa fece la sua entrata nel dì 26 di settembre[2793] sotto -baldacchino di panno d'oro, e stelle poi ad aspettare l'esito di sua -ventura. Non so ben dire se per difetto del duca, principe incostante -nelle sue risoluzioni, e che per la venuta di _Niccolò Piccinino_ tornò -ad alzare il capo, oppure per le pretensioni de' Veneziani, vogliosi -di qualche buon boccone, anche in questa occasione andasse a terra la -pratica della pace. Certo è che nel verno di quest'anno si ricominciò -la guerra, e del dì 5 d'aprile il marchese Niccolò ricondusse Bianca -a Milano, dopo aver perduta ogni speranza di comporre le cose. Era -già tornato nell'anno precedente a Milano il suddetto Piccinino, ma -quasi in farsetto; i suoi soldati veterani il seguitarono quasi tutti a -piedi, perchè ogni lor sostanza avean perduto nella rotta d'Anghiari, -essendo, come si è detto altrove, secondo la disciplina militare -degl'Italiani d'allora, in uso di spogliar d'armi i soldati presi, e -di lasciarli andare, con ritener solamente le persone da taglia[2794]. -Ancorchè la borsa del duca fosse estenuata affatto, pure si trovarono -gravezze e maniere di spremere quelle dei particolari, tanto che il -Piccinino si rimise in arnese, ed incoraggì il duca a nuove militari -imprese. Eccolo dunque in campagna nel dì 13 di febbraio dell'anno -presente passare il fiume Oglio con circa otto mila cavalli, e tre -mila fanti. Questo passaggio mise il terrore nelle milizie venete, che -svernavano nel Bresciano, e tutte si ritirarono alle fortezze[2795]. -Mille cavalli del _conte Francesco_ si ridussero a Chiari. Fu loro -addosso il Piccinino, e li prese insieme colla terra; e ritenuti i -capi di squadra, lasciò andare il resto in bel giuppone. Non passò -gran tempo che ricuperò tutta la Geradadda, prese Palazzuolo, tutta la -valle d'Iseo, il piano del Bergamasco e gran parte del Bresciano: tanta -era la sua velocità in simili azioni. Minutamente si veggono narrati -questi fatti da Cristoforo da Soldo, storico bresciano. Solamente nel -mese di giugno uscì in campagna Francesco Sforza, e passò sul Bresciano -in cerca del Piccinino. Nel dì 25 d'esso mese seguì fra le sue genti -e quelle d'esso Piccinino un incontro assai caldo, colla peggio degli -Sforzeschi; e da lì innanzi andarono poi girando e come giocando -le armate, senza volontà di provar la loro fortuna. Il motivo era, -perchè si trattava forte di pace in segreto, e il conte Francesco, che -onoratamente comunicava tutte le proposizioni ai commessarii veneziani, -era il principale in questo dibattimento. - -Ciò che diede impulso a ripigliarne il trattato, fu l'insolenza -de' capitani del duca di Milano, i quali, mirando esso duca già -avanzato in età, e senza figliuoli maschi, tutti d'accordo pensavano -ad assicurar la loro fortuna con chiedergli qualche porzione dello -Stato di lui. Faceva istanza il _Piccinino_ par avere Piacenza in -sua parte; _Lodovico da San Severino_ per Novara; _Lodovico dal -Verme_ per Tortona; _Taliano Furlano_ dimandava il Bosco e Fragaruolo -nel distretto d'Alessandria. Dispiacque talmente questa sinfonia -al duca, che, chiamato a sè Antonio Guidobuono da Tortona suo uomo -fidato, ed amico ancora del conte Francesco Sforza, segretamente il -mandò a far proposizioni d'accordo ad esso conte, offerendogli la -figliuola _Bianca_, e la città di Cremona con Pontremoli in dote, e -con altre esibizioni per appagar anche i Veneziani e Fiorentini. Andò -tanto innanzi questa pratica, che, essendo conchiusi i principali -articoli[2796], nel dì primo d'agosto, mentre il conte Francesco -assediava e batteva colle bombarde Martinengo, dove s'erano chiusi -circa mille dei migliori cavalli del Piccinino, all'improvviso saltò -fuori la tregua fra le parti guerreggianti, e cessò quell'assedio. -Nel 3 d'esso mese _Niccolò Piccinino_, che coll'esercito suo era -accampato in que' contorni, con tutti i suoi uffiziali andò a visitare -il _conte Francesco_. Allora si abbracciarono e baciarono questi due -gran capitani, e il conte, oltre all'onore e alle carezze che fece -a tutti quei condottieri d'armi, perdonò anche a _Taliano Furlano_, -che piagnendo gli dimandò perdono. Eletto dalle parti arbitro per -conchiudere la suddetta pace, esso conte portossi alla Cauriana sul -Mantovano, dove si raunarono ancora gli ambasciatori del papa, de' -Veneziani e Fiorentini, del duca di Milano, e de' marchesi di Ferrara -e di Mantova. Fra le condizioni accordate dal duca vi fu il matrimonio -di Bianca sua figliuola, in età allora di sedici anni, col conte -Francesco; e però prima di pubblicar la pace andò egli nel dì 25 -d'ottobre[2797] (il Simonetta[2798] dice il dì 24) con due mila cavalli -presso a Cremona; e giunta colà anche Bianca con gran compagnia, la -sposò in San Sigismondo, e prese il possesso di Cremona; per le quali -nozze si fece mirabil festa in quella città con bagordi, giostre ed -altre allegrie[2799]. Fu poi nel dì 20 di novembre pubblicata la pace, -in cui _Gian-Francesco marchese_ di Mantova, secondo la disgrazia -de' più debili nelle leghe, lasciò il pelo, avendo dovuto restituire -a' Veneziani Porto, Legnago, Nogarola, ed altri luoghi da lui presi, -e rimettervi del proprio Valeggio, Asola, Lunato e Peschiera, a lui -tolti da' Veneziani. Grande allegrezza fu quella di tutta Lombardia per -questa pace. - -Mutazione accadde nell'anno presente in Ravenna[2800]. Vi era signore -_Ostasio da Polenta_, che col suo governo parea andare a caccia delle -maniere di farsi odiare da' sudditi suoi. Se l'intesero questi col -senato veneto, il quale chiamò a Venezia esso Ostasio colla moglie e -col figliuolo, mostrando di voler far loro grande onore. Venne egli -a Ferrara, e quantunque il marchese Niccolò il consigliasse di non -andare, volle proseguire il suo viaggio. Giunto ch'egli fu colà, il -popolo di Ravenna, dato di piglio all'armi nel dì 24 di febbraio, si -suggettò a' Veneziani, che presero il dominio e possesso di quella -città. Ostasio fu inviato in Candia, dove trovò non men egli che il -figliuolo la morte col tempo: con che in esso mancò la nobil famiglia, -o almen la signoria de' Polentani, che da lungo tempo dominarono -in Ravenna. A _papa Eugenio_ dispiacque non poco di veder passare -quella sua città in mani sì potenti. Talmente s'era in questi tempi -affezionato il duca di Milano a _Niccolò Estense_ marchese di Ferrara, -principe di sommo credito, che, chiamatolo a Milano, non solo si -cominciò a reggere col suo consiglio, ma in certa guisa depositò in lui -il governo de' suoi Stati. Corse anche voce che meditasse di farlo suo -successore dopo la sua morte. Tanta parzialità del duca gli tirò tosto -addosso l'invidia di chi era solito a comandare in quella corte, e di -chi già pensava a veder succedere in quel ducato il conte _Francesco -Sforza_. Cadde egli infermo nel dì 26 di dicembre, e in poche ore, con -fama di veleno a lui dato, si sbrigò da questo mondo, con essere poi -portato a Ferrara il cadavere suo, e datagli sepoltura nel dì primo -dei seguente gennaio. _Lionello_ suo figliuolo bastardo, ancorchè vi -fossero _Ercole_ e _Sigismondo_ suoi figliuoli legittimi, a lui nati -da _Ricciarda_ figlia del marchese di Saluzzo, ma allora piccioli di -età, per disposizione del padre e del papa, succedette nei dominio -di Ferrara, Modena, Reggio, Rovigo e Comacchio. Fu anche guerra in -quest'anno[2801] fra _Sigismondo Pandolfo de' Malatesti_ signore di -Rimini e il _conte d'Urbino_; ma per opera di _Alessandro Sforza_, -fratello del conte Francesco, seguì pace fra loro. E nel mese di agosto -i Sanesi[2802] ebbero gravi molestie da _Simonetta_ capitano di papa -Eugenio; ma in fine lo sconfissero, e il fecero fuggire ferito alla -di lui patria. I Veneziani dopo la pace cassarono gran copia delle -lor soldatesche; e il bello fu, che quante ne potè tirar dalla sua -il Piccinino, tutte le prese al suo soldo, ossia a quello del duca di -Milano. - -NOTE: - -[2785] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2786] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2787] Raynaldus, Annal. Eccles. Spondanus, in Annal. Eccles. Æneas -Sylvius, in Epist. - -[2788] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[2789] Istoria di Napoli, tom. 23 Rer. Ital. - -[2790] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. - -[2791] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2792] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2793] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2794] Cristoforo da Soldo, Ist. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[2795] Simonetta, Vit. Francis. Sfortiae, tom. eod. - -[2796] Sanuto, Istor. di Venezia, tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da -Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2797] Chron. Placent., tom. 20 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. 15 -Rer. Ital. - -[2798] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[2799] Annales Forolivienses, tom. 22 Rer. Ital. Platina, Istor. di -Mantova, lib. 5. - -[2800] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 7. Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. -Ital. - -[2801] Cronica di Rimini, tom. 20 Rer. Ital. - -[2802] Chronic. Senense, tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLII. Indizione V. - - EUGENIO IV papa 12. - FEDERIGO III re de' Romani 3. - - -Già si godeva buona quiete in Lombardia, e la guerra tutta s'era -ridotta nel regno di Napoli, dove la capitale, stretta d'assedio da -_Alfonso re d'Aragona_, era valorosamente, ma con gran disagio, difesa -dal _re Renato d'Angiò_ e dai Napoletani, che molto lo amavano[2803]. -Essendo nulladimeno in grave tracollo gli affari di esso Renato, -questi nel verno non lasciò addietro preghiere e promesse al conte -_Francesco Sforza_ per condurlo nel regno alla propria difesa. E non -trovò in questo molte difficoltà, perchè il conte era amareggiato forte -a cagion dell'occupazione delle sue città già fatta dal re Alfonso -nel regno. Misesi dunque in punto colle maggiori forze ch'egli potò -raunare ed assoldare nei mesi del freddo, ed ebbe fra gli altri unito -a' suoi disegni _Sigismondo Pandolfo Malatesta_ signor di Rimini, e -genero suo per cagione di _Polissena_ sua figliuola con lui maritala -in quest'anno. Mandato innanzi _Giovanni_ suo fratello con parte -dell'esercito, gli diede ordine d'unirsi nel regno di Napoli con -_Antonio Caldora_, il quale già s'era partito dalla divozione del -re Alfonso. Poscia il conte nel principio di maggio[2804] imprese -il viaggio anche egli a quella volta col rimanente dell'esercito. -Ma mentre egli rivolgea i suoi passi e disegni contra d'un lontano -nemico, con bene strana scena trovò di averne un altro assai vicino, -a cui non avrebbe mai pensato. Per quanto attesta il Simonetta, dacchè -il _re Alfonso_ conobbe i preparamenti dello Sforza contra di lui, si -diede a tempestar con calde lettere _Filippo Maria_ duca di Milano, -acciocchè ritenesse il conte da quella spedizione. Da questo ancora si -può scorgere che irregolar testa fosse quella del duca. Non erano, per -così dire, quattro giorni che egli nel valoroso conte si era fatto un -genero, e come un figliuolo; eppure non tardò ad operar contra di lui -alla peggio, sia perchè gli dispiacesse di vederlo tuttavia protetto -da' Veneziani e Fiorentini, ed unito con loro, ovvero che si fosse -pentito di un accasamento fatto quasi per forza e suo malgrado. Però -questo sì instabile principe suscitò contra del conte _papa Eugenio_, -con rappresentargli d'essere venuto il tempo di ricuperar la Marca, e -con offerirgli anche le sue forze sotto il comando del _Piccinino_. -Infatti, fingendo egli di aver licenziato dal suo servigio Niccolò -Piccinino, questi nel dì 3 di marzo arrivò con molta gente d'armi a -Bologna[2805], città a lui sottoposta, facendo vista d'andarsene a -Perugia patria sua. Fu egli poi dichiarato gonfaloniere della Chiesa -romana da papa Eugenio[2806]; e giunto a Todi, posseduta allora dal -conte Francesco, con un trattato se ne impadronì. Questa novità fece -fermare il conte nella Marca, per accudire ai proprii interessi, e -prese con _Bianca_ sua moglie per sua residenza Jesi. - -Mentre queste cose succedeano, Alfonso re d'Aragona, principe -di gran mente e sagacità, e di non minore fortuna, continuava -l'assedio della città di Napoli, con averla ridotta a gran penuria -di vettovaglie[2807]. Da due mastri muratori napoletani, che furono -presi, gli fu insegnata la maniera d'entrare in Napoli, cioè per quello -stesso acquedotto per cui tanti secoli prima _Belisario_ s'era nella -città medesima introdotto. Era esso strettissimo; il _re Renato_ vi -avea fatto mettere dei cancelli di ferro ed altri ripari, e fattavi -fare la guardia; ma non fu continuata quest'ultima cautela. Perciò -nel venerdì notte, vegnendo il sabbato, dì 2 di giugno, per quel -condotto sotterraneo il re Alfonso spinse, chi dice quaranta, e chi -più verisimilmente trecento o quattrocento de' suoi soldati entro la -città; e questi fino all'apparir del giorno si tennero nascosi in una -casa. Fatto giorno, ordinò il re che si desse un fiero assalto alle -mura di Napoli alla parte opposta: nel qual tempo i soldati entrati, -impossessatisi d'una porta, v'inalberarono la bandiera aragonese. -Nello stesso tempo que' di fuori cominciarono colle scale a salir -su per le mura; e quantunque il re Renato come un lione accorresse -e facesse molte prodezze per trattenere questo torrente, pure fu -in fine forzato a ritirarsi, per timore d'essere preso, in Castello -Nuovo. Entrati dunque gli Aragonesi, per quattro ore diedero il sacco -alla città, finchè arrivato anche Alfonso, mandò bando, pena la vita, -che desistessero dalle offese. Grandi carezze fece ai Napoletani, -e la città s'empiè in breve di vettovaglia. Giunsero in quel tempo -due navi genovesi[2808], che misero provvisioni in Castello Nuovo; e -sopra d'esse imbarcatosi il re Renato, se n'andò a Firenze a raccontar -le sue disavventure al papa, e a lamentarsi di lui, perchè avesse -impedito al conte Francesco il recargli aiuto. Fu consolato con una -bella investitura del regno di Napoli, che veramente venne a tempo -al suo bisogno; e però se ne tornò da lì a qualche tempo in Provenza, -assai chiarito della volubilità delle cose umane. Seppe ben prevalersi -della sua fortuna il re Alfonso. Da lì a pochi giorni si rendè il -castello di Capuana, e il Nuovo fu assediato. Nel dì 21 di giugno -marciò coll'esercito suo contro ad _Antonio Caldora_, il quale nel -dì 28, unito con _Giovanni Sforza_ fratello del conte, animosamente -andò ad attaccar battaglia col re. Se non era esso Caldora tradito -da' suoi, forse gli dava una mala giornata; ma restò sbaragliato e -preso. Secondo il Simonetta[2809], grave sospetto di tradimento diede -il medesimo Antonio. Poscia perchè egli rivelò al re le intelligenze -di molti signori del regno col conte Francesco, ebbe salva la vita, e -con quattro bicocche a lui concedute in Abbruzzo fu rimesso in libertà, -essendo passate le sue genti al servigio di Alfonso. Giovanni Sforza, -venuto colà con due mila cavalli, se ne tornò con soli quindici a -trovare il conte suo fratello nella Marca. Non finì l'anno che, a -riserva di Tropea e di Reggio di Calabria, tutto il regno venne alla -divozione del re Alfonso, principe liberale verso gli amici, clemente -verso i nemici, e che facea buona giustizia ad ognuno. Ebbe anche le -due fortezze di Castello Nuovo e castello Sant'Ermo, de' quali il re -Renato volle piuttosto fare mercato con Alfonso, che difenderli senza -frutto alcuno. - -Il papa, stato in addietro sì saldo contra del re Alfonso, dacchè il -vide cotanto esaltato, cominciò ad addolcirsi con lui, e forse fin -d'allora si diede ad intavolar seco un segreto trattato per abbattere -il conte Francesco Sforza, e spogliarlo della marca d'Ancona[2810]. -Non si ricordava egli più dei servigi a lui prestati da questo insigne -capitano di guerra, nè delle investiture a lui date, e confermate -nell'anno presente, non credendosi tenuto ad osservar patti stabiliti -in danno della Chiesa romana, dovendo valer solamente ciò che le è -di utile. Trovò che il conte avea prese alcune terre della stessa -Chiesa non comprese nella sua investitura. Era anche mal soddisfatto -di lui, e con ragione, se è vero ciò che porta Neri Capponi[2811]; -perchè nella pace non gli avea fatto immediatamente restituir Bologna, -detenuta dal Piccinino, benchè ciò si dovesse effettuar solamente due -anni appresso. Ed intanto il Piccinino non era tenuto reo, anzi era -a' servigi del medesimo papa. Per attestato del Poggio[2812], avea -fatto lo Sforza il suo dovere per fargli restituire Bologna, ma il -duca non volle. Pubblicò dunque il papa sul principio di agosto una -bolla contra di _Francesco Sforza_, dichiarandolo privato del grado di -gonfalonier della Chiesa, ribello e nemico. Dispiacque ciò forte ai -Fiorentini e Veneziani, che proteggevano il conte, e i primi diedero -anche ordine a _Bernardo de Medici_ di metter pace fra esso conte e -il Piccinino[2813]: il che si effettuò, con essersi veduti insieme -ed abbracciati di nuovo questi due valorosi guerrieri. Ma che? non -passò molto che il Piccinino occupò al conte la terra ossia città di -Tolentino, e tornò alle ostilità. Il Medici di nuovo s'interpose, e -racconciò gli affari; ma per poco tempo, perchè appena lo Sforza si -fu mosso per passare nel regno contra del re Alfonso, con dare un -fiero sacco a Ripa Transona, che il Piccinino alle istanze dei legati -del papa gli tolse Gualdo, ed imprese dipoi l'assedio della città -d'Assisi. Alla difesa vi fu inviato dal conte con della fanteria -_Alessandro Sforza_ suo fratello, ma indarno[2814]. L'avventura o -disavventura stessa che dianzi provò Napoli, tornò a vedersi sotto -Assisi. Cioè per un acquedotto, insegnatogli da un frate, il Piccinino -una notte introdusse entro quella città un migliaio di fanti, colle -spalle de' quali anche il resto delle sue genti v'entrò nel dì 30 -di novembre[2815]. Fu posta a sacco tutta l'infelice città, nè si -lasciò indietro iniquità che non fosse commessa, senza neppure portare -rispetto alcuno al venerabil tempio di San Francesco. Gran discredito -venne a Niccolò Piccinino per questa barbarie, aggiunta all'aver -due volte rotti i patti e giuramenti della pace fatta col conte. -Ne' medesimi tempi il re Alfonso finì di prendere tutte le terre -spettanti nel regno ad esso conte, e furono, secondo l'asserzione del -Simonetta[2816], Ariano, Manfredonia, Troia e Monte Sant'Angelo. Mandò -bensì il conte Francesco uno de' suoi primi uffiziali, cioè _Troilo_, -al re, per trattar d'accordo; ma Alfonso l'andò menando a spasso con -belle parole, senza mai voler conchiudere cosa alcuna; anzi indusse -con vantaggiose promesse Troilo stesso ad abbandonare il servigio del -conte: il che, siccome vedremo, fu eseguito a suo tempo. Intanto, se -crediamo al Sanuto[2817], nel dì 16 d'ottobre fu conchiusa una lega fra -esso re Alfonso, il duca di Milano e Niccolò Piccinino contro la lega -de' Veneziani, Fiorentini e conte Francesco. Fin qui avea _Tommaso da -Campofregoso_ doge di Genova lodevolmente governata quella città[2818]; -ma essendo mancato di vita in quest'anno _Batista_ suo fratello, ch'era -il suo principale appoggio, ed avendo i Genovesi per loro nemici il re -Alfonso e il duca di Milano, si manipolò una congiura contra di questo -doge. _Gian Antonio del Fiesco_, che n'era il capo, entrò nella città -con una frotta d'armati nella notte precedente al dì 18 di dicembre, e -mosse a rumore il popolo. Fatto giorno, perchè Tommaso non si sentiva -voglia di cedere, fu dato l'assalto al palazzo ducale, in maniera -ch'esso doge si rifugiò nella torre dello Orologio, e si diede poscia -a Raffaello Adorno. Furono creati gli anziani e capitani del popolo pel -governo della città, la quale tornò ben tosto alla quiete primiera. - -NOTE: - -[2803] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. - -[2804] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2805] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2806] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic. - -[2807] Giornal. Napol., tom. 22 Rer. Ital. Istor. Napoletana, tom. 23 -Rer. Ital. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2808] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2809] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. - -[2810] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2811] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[2812] Poggius, Hist., lib. 6. - -[2813] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22. - -[2814] Blondus, Dec. IV, lib. 1. - -[2815] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2816] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[2817] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2818] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLIII. Indiz. VI. - - EUGENIO IV papa 13. - FEDERIGO III re de' Romani 4. - - -Perchè _papa Eugenio_ avea trasferito a Roma il concilio, ed inoltre -perchè colla fervente voglia di riacquistare la marca d'Ancona, -conoscea che non potea andare d'accordo co' Fiorentini, impegnati in -favore del conte _Francesco Sforza_, determinò di lasciar Firenze per -passare a Roma[2819]. Misesi dunque in viaggio nel dì 7 di marzo, -e giunse nel dì seguente a Siena, dove immensi onori ricevette da -quel popolo. Fermossi in quella città sino al dì 5 di settembre, -nel qual tempo venne a tributargli il suo ossequio Niccolò Piccinino -gonfaloniere della Chiesa, a cui fu fatto un magnifico incontro. Stando -quivi Eugenio, cominciò (seppure non avea cominciato molto prima) -a tener pratica di pace e di lega col _re Alfonso_, per valersi del -braccio di lui a cacciar dalla Marca Francesco Sforza. Era Alfonso -esperto trafficante ne' suoi politici affari. Nel medesimo tempo avea -tenuto trattato col conte Francesco e col Piccinino suo avversario, -e finalmente conchiuse con chi più vantaggio gli promettea, cioè col -Piccinino. Similmente, nel mentre che maneggiava concordia con papa -Eugenio, facea di grandi esibizioni all'_antipapa Felice_, ossia ad -Amedeo, e al concilio di Costanza, affin di ottenere l'investitura del -regno di Napoli per sè e per _don Ferdinando_ suo figliuol bastardo, -già dichiarato duca di Calabria. Molto ancora a lui prometteva sì di -privilegii come di danaro il suddetto Amedeo. Così facea finezze e -paura nello stesso tempo non meno al papa che all'antipapa. Finalmente -il pontefice Eugenio, dopo aver fatto il ritroso un pezzo, si acconciò -con Alfonso, e gli accordò tutto quanto egli seppe dimandare, purchè -egli impiegasse le forze sue per liberar la Marca dalle mani del conte -Francesco. Nel dì 14 di giugno da _Lodovico patriarca_ d'Aquileia e -cardinale furono sottoscritti a nome del papa gli articoli di quella -concordia, rapportati con altri atti dal Rinaldi[2820]. Partito poi da -Siena il papa, arrivò felicemente a Roma nel dì 28 di settembre[2821], -e nel dì 13 di ottobre diede principio nel Laterano al concilio. -_Guidantonio conte_ di Montefeltro e d'Urbino venne a morte nell'anno -presente nel dì 21 di febbraio, e gli succedette, secondo la Cronica di -Ferrara[2822], nel dominio il conte _Antonio_ suo figliuolo, oppure, -secondo gli Annali di Forlì[2823], _Taddeo_ parimente chiamato suo -figlio. _Oddo Antonio_ egli è appellato, e credo con più fondamento, -dall'Ammirati[2824] e da altri. Grande novità succedette quest'anno -in Bologna[2825]. Nel precedente era venuto in quella città _Francesco -Piccinino_ per governarla a nome di Niccolò suo padre. Essendo infermo, -si fece portare a castello San Giovanni, ed accompagnare da _Annibale -Bentivoglio_ e da _Gasparo_ ed _Achille dei Malvezzi_. Giunto là, -fece prendere questi tre nobili bolognesi, e mandò Annibale nella -rocca di Varano su quel di Parma, Achille nella rocca di Mompiano sul -Genovesato, e Gasparo nella rocca di Pellegrino nel Piacentino. Per -quante premure facessero i Bolognesi presso il duca di Milano e presso -Niccolò Piccinino per la liberazione di questi loro concittadini, -altro non ne riportarono che belle parole e promesse. Si mossero perciò -segretamente da Bologna due valorosi giovani, cioè _Galeazzo_ e _Taddeo -de' Marescotti_ con tre altri amici d'Annibale Bentivoglio per cercare -le vie di liberarlo. Giunti alla rocca di Varano, ebbero tal industria -e fortuna, che una notte scalarono il muro, e misero le mani addosso -al castellano e al suo famiglio; sicchè, entrati nella prigione, -e limati i ceppi di Annibale, poterono poi nella notte seguente -fuggirsene, menando seco il castellano, finchè furono in salvo. Vennero -a Spilamberto sul Modenese, dove dal _conte Gherardo Rangone_ ebbero -consiglio ed aiuto; e, mandato innanzi l'avviso della lor venuta nel dì -5 di giugno[2826], nella seguente notte furono dai loro amici tirati -su per le mura con delle corde. Poscia senza perdere tempo, raunati -i lor partigiani, e facendo sonare campana a martello a San Giacomo, -col popolo in armi corsero furiosamente al palazzo del pubblico, dove -abitava Francesco Piccinino, che indarno fece resistenza colle sue -genti d'armi. Entrarono nel palazzo, vi fu preso il medesimo Piccinino -colla sua brigata; e diedesi subito principio all'assedio del castello -di Galiera, che teneva in freno la città. - -Accadde che in quel tempo passava il _conte Lodovico del Verme_ pel -Bolognese, incamminato alla volta della Marca con molta gente a cavallo -e a piedi, per unirsi a _Niccolò Piccinino_. Per questa novità egli si -fermò, ed unito con _Guidantonio de' Manfredi_ signor di Faenza, tenne -saldo, e presidiò molte castella del Bolognese, e cominciò guerra colla -città. Non tardarono i Bolognesi a spedir messi a Venezia e Firenze per -soccorso, e nel dì 6 di luglio fecero lega con quelle due repubbliche. -In loro aiuto furono spediti da Venezia il _conte Tiberto Brandolino_ -da Forlì e il _conte Guido Rangone_ da Modena, valenti capitani di -questi tempi, con mille cavalli e ducento fanti. Anche i Fiorentini -v'inviarono _Simonetto da Castello di Piero_ con ottocento cavalli e -ducento pedoni. Nel dì 14 d'agosto venuto a Bologna l'avviso che il -conte Lodovico del Verme s'era levato dalla Riccardina per passare alla -Pieve e a San Giovanni con tre mila cavalli; _Annibale de' Bentivogli_, -messi in armi i Bolognesi, andò a trovarlo a Ponte Polledrano, e con -tal furia l'assalì, che, dopo breve combattimento, il mise in rotta. -Vi rimasero presi da due mila cavalli, undici capi di squadra e tutto -il carriaggio. La miglior arma che adoperarono il Verme e gli altri -capitani furono gli speroni. Per questa importante vittoria tornarono -alla divozion di Bologna tutte le terre e castella di quel distretto; -e nel dì 21 si rendè la cittadella di Galiera, a spianar la quale -immediatamente si accinse il popolo. Fu cambiato _Francesco Piccinino_ -con _Gasparo_ ed _Achille Malvezzi_ condotti dalle rocche dove erano -prigioni. Così tornò in sua libertà la città di Bologna. Grandi poi -furono in questo anno le applicazioni del papa e del re Alfonso per -togliere la marca d'Ancona al _conte Francesco_[2827]. Era già entrato -esso re in Napoli su carro trionfale nel dì 26 di febbraio, precedendo -tutta la fiorita nobiltà di quel regno. Andato da lì a qualche -tempo _Niccolò Piccinino_ a Terracina, oppure a Gaeta, a trovarlo, -fu ricevuto con gran distinzione, ed onorato col cognome della casa -d'Aragona (avea già quello della casa de' Visconti), e con lui concertò -l'impresa della Marca. Aveva il conte Francesco presa e saccheggiata -Santa Natolia nel territorio di Camerino, e ricuperato Tolentino; -ed allorchè s'avvide del nembo che gli soprastava dalla parte del re -d'Aragona e di Napoli, cominciò a sollecitare gli aiuti de' Veneziani e -Fiorentini, che tardarono di troppo. Intanto il re, fatta da tutte le -parti gran massa di gente d'armi, venne nel mese d'agosto in persona -verso Norcia, ed andò ad unirsi con Niccolò Piccinino, il quale, -assediando la terra di Visso nell'Umbria, la costrinse alla resa. Se -vogliamo prestar fede agli Annali di Forlì[2828], ascendeva l'armata -del re e del Piccinino a trenta mila tra cavalli e fanti. Forze da -resistere a sì grosso torrente non avea il conte Francesco[2829]; però, -poste buone guarnigioni nelle piazze più importanti (cioè _Alessandro_ -suo fratello in Fermo, _Giovanni_ altro suo fratello in Ascoli, -_Rinaldo Fogliano_ suo fratello uterino in Cività, _Pietro Brunoro_ in -Fabriano, _Fioravante da Perugia_ in Cingoli, _Giovanni da Tolentino_ -suo genero in Osimo, _Troilo da Rossano_ in Jesi, e _Roberto da San -Severino_ in Rocca Contrada), si ritirò egli con parte del suo esercito -a Fano, città ben forte di _Sigismondo Malatesta_ suo genero, per quivi -aspettare i sospirati soccorsi de' collegati, coi quali potesse far -fronte, occorrendo ai nemici. - -Ma volle la sua disavventura che, oltre a _Manno Barile_, il quale sul -principio di quest'anno l'avea abbandonato, anche altri suoi principali -condottieri di armi in sì grave congiuntura il tradissero. Entrato -dunque Alfonso col Piccinino nella Marca, ed inalberate le bandiere -della Chiesa, tosto si volsero alla di lui ubbidienza San Severino, -Matelica, Tolentino e Macerata. _Pietro Brunoro_ gli diede Fabriano, ed -acconciossi con lui[2830]. Altrettanto fece _Troilo_, benchè cognato -del conte Francesco, dandogli Jesi, e passando al suo servigio colle -sue truppe. Con ciò vennero meno al conte Francesco più di due mila dei -suoi cavalli, e molte schiere di fanteria, che andarono ad ingrossar -maggiormente l'esercito nemico. Poscia anche Cingoli si rendè ad -Alfonso, e il popolo d'Osimo, levato a rumore, ebbe forza di spogliare -_Giovanni da Tolentino_ ed _Antonio Trivulzio_ col presidio[2831]. -Toscanella ed Acquapendente alzarono anch'esse le insegne della Chiesa. -In somma non passò gran tempo che tutta la Marca, a riserva di Fermo, -d'Ascoli e di Rocca Contrada, venne in potere del re e del Piccinino, -che ne prese il possesso a nome del papa. Sbrigato dalla Marca il re -Alfonso, nel dì 12 di settembre venne a mettere il campo alla città -di Fano, dove si trovava il _conte Francesco_ con gran gente; ma, -conosciuto che poco onore potea guadagnare sotto sì forte città, -nel dì 18 se ne tornò indietro, e portò le sue armi contro quella -di Fermo, alla cui difesa si trovava _Alessandro Sforza_ con buon -presidio. Fu in questa occasione che rimasero puniti dei lor tradimenti -_Pietro Brunoro_ e _Troilo_ cognato del conte Francesco[2832]. Furono -intercette, cioè fatte cadere in mano del re, lettere scritte loro -da esso Alessandro con ordine d'eseguire quanto era stato ordinato. -Confessa il Simonetta[2833], essere stato questo uno stratagemma del -medesimo conte Francesco, che scrisse al fratello di così operare, -per mettere in diffidenza presso il re que' due condottieri, dai -quali egli era stato tradito. E ne seguì l'effetto. Fu dunque -costantemente creduto che costoro con intelligenza del conte fossero -passati nella regale armata, per poi assassinare il re. E perciò il -re, messe in armi le sue truppe, li fece prendere amendue, e legati -gl'inviò a Napoli, e di là li mandò in una fortezza del regno di -Valenza, dove stettero per dieci anni. Secondo il Simonetta, furono -anche spogliate tutte le genti d'armi dei suddetti due; ma l'autore de' -Giornali Napoletani vuole che il re le prendesse tutte al suo soldo. -Nè è da tacere una curiosa particolarità, di cui non io, ma Cristoforo -da Costa negli Elogii delle donne illustri sarà mallevadore. Cioè che -Pietro Brunoro da Parma, trovata una fanciulla, per nome Bona, nativa -della Valtellina, di spirito non ordinario, seco la conduceva vestita -da uomo, con avvezzarla al mestier della guerra. Dappoichè Brunoro fu -messo prigione, ella andò a tutti i principi d'Italia e di Francia, e -ne portò lettere di raccomandazione al re Alfonso per la liberazione di -questo suo padrone, di maniera che egli uscì dalle carceri. Gli procurò -essa in oltre una condotta di milizie dai Veneziani coll'assegno -annuo di venti mila ducati; per li quali benefizii egli poi la sposò. -Militò ella finalmente col marito, fece di molte prodezze, e con esso -fu inviata contro i Turchi alla difesa di Negroponte. Quivi terminò i -suoi giorni Brunoro, ed ella, tornando in Italia nel 1466, per viaggio -ammalatasi, diede fine alla sua vita. Dopo avere il re Alfonso tentato -invano Ascoli, e preso Teramo e Civitella con altri luoghi, ch'erano -del conte Francesco, menò a quartiere le sue soldatesche nel regno di -Napoli. - -Era intanto restato tra Pesaro e Rimini _Niccolò Piccinino_ insieme -con _Federigo conte_ d'Urbino, e con _Malatesta_ signor di Cesena, e -facea guerra or qua or là alle terre di Rimini, con ridursi in fine -a Monteloro. Intanto in soccorso del conte Francesco arrivarono il -_conte Guido Rangone, Simonetto, Taddeo marchese_ di Este ed altri -capitani con cavalleria e fanteria, spediti da' Veneziani e Fiorentini. -Con sì fatti rinforzi il valoroso conte, menando seco _Sigismondo -Malatesta_ signore di Rimini e genero suo (della cui fede si dubitò -non poco, allorchè il re Alfonso fu sotto a Fano), andò nel dì 8 -di novembre insieme con _Alessandro_ suo fratello e con gli altri -capitani a trovare il _Piccinino_, e fu con lui alle mani, ancorchè il -vedesse postato in un sito assai difficile e vantaggioso. Per molte -ore durò l'atroce battaglia; e quantunque il Piccinino facesse delle -maraviglie, più ne fece il conte Francesco, con dargli una gran rotta, -prendere circa due mila cavalli, e tutto il ricchissimo bagaglio de' -nemici. Col favor della notte si salvò con pochi esso Piccinino a -Monte Ficardo, pieno di confusione e di dolore. Spese poi il conte -qualche tempo, per le importune istanze di Sigismondo Malatesta, -intorno a Pesaro, signoreggiato allora da _Galeazzo Malatesta_. Di -là passò nella Marca, dove trovò che il Piccinino avea rinforzato -di gente le principali città; e però, dopo aver ridotte alla sua -divozione alcune poche castella, se n'andò a Fermo, e quivi svernò con -parte delle sue milizie. Or mentre queste cose succedeano, e dacchè -vide _Filippo Maria_ duca di Milano che gli affari del genero suo, -cioè del conte Francesco, andavano alla peggio nella Marca, siccome -principe non mai fermo ne' suoi proponimenti, cominciò a pentirsi -delle sregolate o balorde sue risoluzioni, e a desiderare ch'egli -non perdesse il suo Stato. Perciò nel dì 8 di settembre spedì suoi -ambasciatori a Venezia[2834] per collegarsi con quella repubblica e -co' Fiorentini in favore del conte, e fece anche sapere al re Alfonso -di desistere dall'offenderlo. Si maravigliò forte il re di questa -inaspettata mutazion di volere del duca; inviò a lui ed anche a Venezia -ambasciatori; ma niuna grata risposta ne ricevette. Servirono questi -passi del duca, e il trattato di lega fra lui, Venezia e Firenze, a -fare[2835] ch'egli poi si ritirasse da Fano, e se ne tornasse nelle -sue contrade. Ed intanto nel dì 24 di settembre fu conchiusa la lega -suddetta in Venezia, in cui ancora entrò Sigismondo Malatesta signore -di Rimini. Elessero in quest'anno a dì 28 di gennaio[2836] i Genovesi -pacificamente per loro doge _Raffaello Adorno_, di famiglia altre volte -salita a quella dignità. - -NOTE: - -[2819] Hist. Senensis, tom. 20 Rer. Ital. - -[2820] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2821] Petroni, Hist., tom. 24 Rer. Ital. - -[2822] Cronica di Ferrara, tom. eod. - -[2823] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2824] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22. - -[2825] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2826] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2827] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2828] Annal. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital. - -[2829] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. - -[2830] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2831] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2832] Giornal. Napolet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2833] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLIV. Indiz. VII. - - EUGENIO IV papa 14. - FEDERIGO III re de' Romani 5. - - -Trovandosi in Fermo _Bianca Visconte_ moglie del conte _Francesco -Sforza_, quivi nel dì 24 di gennaio diede alla luce un figliuolo[2837]; -del qual parto fu immantenente spedita la nuova al duca di Milano, -padre di lei, per sapere qual nome si dovesse porre al nato figliuolo. -Gli fu posto quello di _Galeazzo Maria_. Fra le sue disavventure -ebbe almeno il conte Francesco questa consolazione. Ma, trovandosi -senza danari, spedì per ottenerne _Sigismondo Malatesta_ suo genero -a Venezia, e ne ricavò questi buona somma, e la maggior parte ancora -ne ritenne per sè a conto delle sue paghe. All'incontro _Niccolò -Piccinino_ fu ben rinforzato di gente e danaro dal _papa_ e dal _re -Alfonso_; laonde entrò in campagna per tempo, e cominciò le scorrerie -pel territorio di Fermo. Dall'altra parte anche le milizie del re -Alfonso ricominciarono la guerra. A Monte Milone si portò il Piccinino, -ed, avendo passato il fiume Potenza, fu quivi colto da Ciarpellione, -uno de' più valenti condottieri d'armi che si avesse il conte -Francesco, e ne riportò una buona pelata colla prigionia di molti de' -suoi. Si salvò egli miracolosamente, ritirandosi in una torricella, che -rimase intatta, per non avervi fatto mente Ciarpellione. Perchè poi gli -venne ordine dal duca di portarsi a Milano, e di fare intanto tregua -col conte Francesco, eseguì Niccolò il primo comandamento, ma non già -il secondo, avendoglielo impedito il legato del papa. Però, lasciato -il comando dell'armata a _Francesco Piccinino_ suo figliuolo, volò -in Lombardia. Trovossi intanto il conte Francesco in gravi angustie, -perchè Sigismondo Malatesta l'avea tradito con essersi messo in viaggio -colle sue truppe, per andare ad unirsi con lui, ma con aver poi trovati -de' pretesti per tornarsene a Rimini. Dall'altro canto, se Francesco -Piccinino univa la sua armata coll'aragonese, non vedea modo da poter -sostenere la città di Fermo contra di tante forze. Ora per impedir -siffatta unione con quella gente che avea, prese lo spediente di andare -a visitar esso Francesco Piccinino, che s'era ben postato a Monte -Olmo. Secondo il Simonetta, era il dì di venerdì 23 d'agosto, quando -gli fu a fronte, e colle schiere in battaglia l'assalì. Ma non battono -i conti secondo il calendario. Negli Annali di Forlì è scritto che fu -il dì 19 d'esso mese[2838], e lo stesso vien confermato dalla Cronica -di Rimini[2839], e dal Sanuto[2840], che per errore dice di maggio. -Nè di ciò si può dubitare, stante una lettera scritta nel medesimo -dì 19 d'agosto dal conte Francesco a Bologna, come s'ha dalla Cronica -d'essa città[2841]. In quel conflitto certo è che segni di gran valore -diede Francesco Piccinino colle sue squadre; ma egli combatteva con -un capitano che in fatti d'armi fu maraviglioso, nè sapea esser vinto. -Mentre si combatteva, _Alessandro Sforza_ occupò le tende e il bagaglio -de' nemici; poscia seguitò ad incalzarli dal suo canto; nel qual tempo -il conte Francesco suo fratello con eguale attenzion ed ardore facea lo -stesso dall'altro. In somma restò sbaragliato l'esercito di Francesco -Piccinino colla perdita di quasi tre mila cavalli, ed egli col -rifugiarsi in una palude cercò di salvarsi, ma da un suo fante tradito -fu condotto prigione al conte Francesco. Ebbero fatica a ridursi in -salvo _il cardinal Domenico Capranica_ legato del papa, e _Malatesta_ a -Cesena. Nel dì seguente Monte Olmo si rendè al conte Francesco, ed ivi -fu ritrovata gran copia d'uffiziali e soldati del Piccinino, che vi si -erano rifugiati con assai cavalli e robe preziose. Ciò fatto, marciò -il vittorioso Sforza a Macerata, e senza fatica se ne impossessò, -siccome ancora di San Severino. Cingoli volle aspettar la forza prima -di rendersi, e dopo otto giorni se gli sottomise con altri piccioli -luoghi. Intanto esso conte fece tentar di pace _papa Eugenio_, che si -trovava allora a Perugia, conturbato non poco per le di lui vittorie, -dopo aver fulminate le scomuniche nel precedente maggio contra di -lui e di Sigismondo Malatesta. Alle istanze del conte diedero maggior -polso gli ambasciatori di Venezia e Firenze, di maniera che l'accordo -seguì nel dì 10 d'ottobre, con avere il papa lasciate al medesimo -conte in feudo con titolo di marchese tutte le terre da lui possedute -e ricuperate prima del dì 15 oppure 18 del mese suddetto. A riserva -d'Osimo, Recanati, Fabriano ed Ancona, il resto della Marca ubbidiva ai -suoi cenni. - -Era venuto a Milano _Niccolò Piccinino_, chiamatovi, come dissi -(non si sa bene il motivo) dal duca. Non gli si partiva dal cuore -l'affanno per la perdita di Bologna[2842], e per la sconfitta a lui -data dal conte Francesco Sforza. A questi pensieri, che il laceravano -di dentro, si aggiunse l'altra dolorosa nuova non solo della rotta di -Francesco suo figliuolo, ma d'esser egli anche caduto prigione nelle -mani dell'emulo ossia nemico Sforza. Soccombè in fine alla malinconia, -ed, infermatosi, terminò il corso del suo vivere nel dì 15 oppure 16 -d'ottobre[2843]: con che mancò uno de' più insigni generali d'armata -che s'avesse l'Italia, a cui niun altro si potea anteporre, se non -Francesco Sforza. Nelle spedizioni la sua attività e prestezza non -ebbe pari; ma egli si prometteva molto della fortuna, e però azzardava -bene spesso nelle sue imprese: laddove lo Sforza sempre operava con -saviezza, e sapea cedere e temporeggiare, quando lo richiedeva il -bisogno, nè temerariamente mai procedeva in ciò che imprendeva. Per la -morte del Piccinino sommamente si afflisse il duca _Filippo Maria_, -rimasto privo di sì valente, onorato e fedele capitano; nè potendo -far altro, si rivolse a beneficare i di lui figliuoli _Francesco_ e -_Jacopo_, con aver ottenuta la libertà del primo dal conte Francesco, e -con chiamarli amendue a Milano. Accadde ancora nell'anno presente[2844] -la morte di _Oddo-Antonio_ conte di Montefeltro e d'Urbino, personaggio -di costumi sfrenati e d'insoffribil lussuria. Per cagione di questi -suoi vizii fu egli nella notte del dì 22 di luglio da molti congiurati -ucciso, e in luogo suo proclamato signore _Federigo_ suo fratello, e -figliuolo bastardo di _Guidantonio_ già conte, ancorchè comunemente -creduto fosse figliuolo di _Bernardino dalla Carda_ degli Ubaldini. -Questi, essendo ito a Fermo per visitare il conte Francesco, stabilì -tosto con esso lui lega difensiva ed offensiva. Venne a morte anche in -quest'anno[2845], nel dì 8 o pure 24 di settembre, _Gian-Francesco da -Gonzaga_ marchese di Mantova, assai invecchiato, ed ebbe per successore -_Lodovico_ suo figliuolo. Fu parimente chiamato da Dio a miglior vita -nella città dell'Aquila a dì 20 di maggio[2846] frate _Bernardino da -Siena_ dell'ordine de' Minori, celebre missionario di questi tempi, -che per le sue luminose virtù venne poi aggregato al ruolo de' santi. -Similmente finì di vivere[2847] _Leonardo Aretino_, segretario della -repubblica fiorentina, uomo celebre allora per la sua letteratura e -perizia della lingua greca. Si ammalò nel dì 5 d'aprile[2848] di sì -pericolosa malattia _Alfonso re_ di Aragona e delle Due Sicilie, che -corse in fin voce che era morto. Gran bisbiglio e movimento fu nei -baroni del regno, di modo tale che guarito il re, ben s'avvide del poco -capitale che potea farsi della fede de' regnicoli. Diede egli in questo -anno[2849] per moglie a _don Ferdinando_ duca di Calabria suo figliuolo -_Isabella di Chiaramonte_, nipote di _Gian Antonio Orsino_ principe -di Taranto. Maritò eziandio Maria sua figliuola col marchese _Lionello -d'Este_ signor di Ferrara, Modena e Reggio. Fu pertanto spedito _Borso -d'Este_ fratello d'esso marchese con due galee veneziane a levar questa -principessa che, accompagnata dal principe di Salerno, arrivò a Ferrara -nel dì 24 d'aprile[2850]. Memorabil fu la magnificenza di queste nozze -per la quantità delle feste e dei varii solazzi, che durarono quindici -giorni coll'intervento degli ambasciatori di tutti i principi d'Italia. -Fece guerra in quest'anno il re Alfonso ad _Antonio Santiglia_ signore -di Cotrone, Catanzaro ed altri luoghi in Calabria, e gli tolse tutti -quegli Stati. Condiscese anche a far pace coi Genovesi[2851], co' -quali era in guerra da gran tempo, e gli obbligò a pagargli ogni -anno a titolo di censo un bacile d'argento, con accordar loro varii -privilegii. - -NOTE: - -[2834] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2835] Annal. Foroliviens., tom. eod. - -[2836] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5. - -[2837] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Italic. - -[2838] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2839] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2840] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2841] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2842] Corio, Istor. di Milano. - -[2843] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2844] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. -15 Rer. Ital. - -[2845] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2846] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2847] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2848] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[2849] Istoria Napol., tom. 23 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLV. Indiz. VIII. - - EUGENIO IV papa 15. - FEDERIGO III re de' Romani 6. - - -Fra il _duca di Milano_ e _Francesco Sforza_ suo genero parve nel -precedente anno restituita buona armonia, per quanto abbiamo veduto. -Ma intervenne accidente che affatto la guastò. Dappoichè mancò, -colla morte di _Niccolò Piccinino_, ad esso duca un raro generale -delle sue armi, mise egli il guardo sopra _Ciarpellione_, cioè sopra -il più accreditato capitano che si avesse allora Francesco[2852], e -segretamente cominciò a trattare con lui, per torlo al conte e farlo -venire a Milano. Trapelò questo trattato, e se ne crucciò forte il -conte, il quale, fidandosi poco del suocero duca, perchè assai ne -conosceva l'umore, temeva anche dei malanni, se lasciava partire chi -era stato partecipe di tutti i suoi segreti. Fece pertanto mettere -prigione nella fortezza di Fermo Ciarpellione, e processarlo per varie -sue iniquità[2853]. Dopo di che nel dì 29 di novembre dell'antecedente -anno il fece impiccare, con ispargere voce d'aver egli macchinato -contro la vita del medesimo conte. Altamente si chiamò offeso per -questo fatto il duca, e protestò di volersene vendicare. Francesco di -tutto informò i Veneziani e Fiorentini, a' quali piacea più di vederlo -nemico che amico del suocero. Si partì ancora dall'amicizia di esso -conte _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini, tuttochè genero del -medesimo. Vagheggiava egli da gran tempo Pesaro e Fossombrone, goduti -da _Galeazzo Malatesta_, cioè da chi era privo di figliuoli; anzi s'era -già provato colla forza, ma indarno, d'impadronirsene[2854]. Avvenne -che, per interposizione di _Federigo conte d'Urbino_, vendè Galeazzo al -_conte Francesco_ essa città di Pesaro per venti mila fiorini d'oro, -con che _Alessandro Sforza_ fratello del conte sposasse _Costanza_ -sua nipote, e divenisse padrone di quella città. Fossombrone eziandio -fu venduto al conte Federigo per tredici altri mila fiorini. Era già -per varii motivi mal soddisfatto lo Sforza di Sigismondo suo genero, -uomo anche per altro conto di coscienza guasta; e però senza alcun -riguardo verso di lui fece il suo negozio. Che disdegno e rabbia per -questo provasse Sigismondo, non si può assai dire. Mosse da lì innanzi -cielo e terra contra del conte Francesco, tanto presso il pontefice, -quanto presso il re Alfonso e il duca di Milano. Spezialmente questo -suo sdegno piacque al duca, per potere valersi di lui contra dello -Sforza. Ora _Filippo Maria_ co' suoi maneggi tanto fece, che _papa -Eugenio IV_ prese Sigismondo al suo soldo, e facendo sperare coll'aiuto -proprio e d'esso signore di Rimini assai facile al papa il riacquistare -Bologna, a poco a poco accese il fuoco d'una nuova guerra. Nè penò -molto a tirarvi anche il _re Alfonso_, perchè la città di Teramo s'era -data al conte Francesco; e _Giosia Acquaviva_ ed altri del suo regno, -ribellatisi a lui, si erano uniti col medesimo conte. Mentre questi -concerti di guerra si andavano facendo, uno strepitoso accidente -avvenne in Bologna[2855]. Era in quella città in alta stima _Annibale -de' Bentivogli_, perchè riguardato come glorioso liberatore della sua -patria. Ma la invidia, nata, per così dire, col mondo, il facea mirar -con occhio bieco da _Baldassare da Canedolo_, da' Ghiselieri e da -alcuni altri cittadini. Andò tanto innanzi questa cieca passione, che -costoro determinarono di levargli la vita. Fu invitato il Bentivoglio -nel dì 24 di giugno, festa di san Giovanni Batista, da _Francesco -Ghiselieri_, a tenergli un suo figliuolo al sacro fonte. Finita la -funzione, ed usciti che furono di chiesa, Baldassare e gli altri -congiurati, avventatisi addosso al Bentivoglio, con varie ferite lo -stesero morto a terra[2856]. Poscia andarono in traccia d'alcuni altri -amici di lui, e gli uccisero. Per questa enorme indegnità si levò a -rumore tutto il popolo contro i micidiarii; diede il sacco alle lor -case e le bruciò. _Batista da Canedolo_, benchè non intervenuto a -quell'orrido fatto, indarno fece resistenza all'infuriato popolo, che -trovatolo il tagliò a pezzi[2857]; e quanti amici de' Canedoli vennero -in mano d'esso popolo, rimasero vittima del loro furore. Che tal novità -fosse fatta con intelligenza del duca di Milano, si conobbe tosto, -perch'egli si dichiarò protettore de' Canedoli, e nel dì 26 di giugno -_Taliano Furlano_ capitano d'esso duca, che stanziava in Romagna con -mille e cinquecento cavalli e cinquecento fanti ducheschi, entrò tosto -nel Bolognese in aiuto de' Canedoli; ma ritrovatili o morti o sbandati, -da lì a poco cominciò la guerra al Bolognese, e prese varii luoghi. -Altrettanto ancora fecero _Luigi da San Severino_ e _Carlo da Gonzaga_, -altri capitani del medesimo duca. Ora i Fiorentini, siccome collegati -de' Bolognesi, nel dì 27 di luglio spedirono in loro aiuto _Simonetto_ -con cinquecento cavalli e ducento fanti. Anche i Veneziani inviarono -colà _Taddeo marchese_ d'Este con altra gente. S'ingrossarono intanto -sempre più le milizie del duca di Milano sul Bolognese, e corsero -sino alle porte della città; ma null'altro di considerabile accadde in -quelle parti nell'anno presente, fuorchè la presa di alcuni castelli, -fra i quali il più importante fu San Giovanni in Persiceto, occupato -nel dì 9 di settembre da Luigi da San Severino. - -Abbiam veduto poco fa rimesso in grazia di _papa Eugenio_ il conte -_Francesco Sforza_, e stabilito accordo fra loro. Pure questo -pontefice, quasi che i patti durar dovessero finchè gli tornava a -conto il non romperli, appena si vide animato ed assistito dal duca -di Milano, che ripigliò le armi contra di lui, e seco fu anche il _re -Alfonso_. Ora il conte[2858], giacchè Sigismondo signor di Rimini s'era -dichiarato nemico suo, dopo avere ricevuto da' Fiorentini soccorso di -danaro, andò a mettere l'assedio alla ricca terra di Meldola, che gli -costò molto tempo e fatica. L'ebbe a forza di armi nel dì 17 oppure 22 -di luglio[2859], e col sacco, crudelmente ad essa dato, si arricchirono -tutti i suoi soldati. Ma nel dì 10 d'agosto[2860] la città d'Ascoli -nella Marca gli si ribellò, e tagliato a pezzi _Rinaldo Fogliano_, -fratello uterino del conte Francesco, si diede al pontefice. Così, per -le forti istanze di Sigismondo, comparvero dipoi in suo aiuto _Taliano -Furlano, Malatesta_ signor di Cesena ed altri capitani con ischiere -numerose di cavalleria e fanteria, che seco si unirono. Finalmente -anche il papa e il re Alfonso mandarono le lor genti nella Marca per -impadronirsene affatto. In mezzo a questi due fuochi si trovava il -conte, e con forze troppo disuguali. Tuttavia, conoscendo in maggior -pericolo la Marca, lasciata parte delle sue milizie sotto il comando di -_Federigo conte d'Urbino_, coll'altra marciò colà; e all'arrivo suo si -ritirarono tosto _Lodovico patriarca_ di Aquileia cardinale legato del -papa, e _Giovanni da Ventimiglia_ generale del re Alfonso. Ed eccoti -arrivare in essa Marca anche _Taliano_, creato generale dal duca di -Milano, con _Sigismondo Malatesta_, con _Malatesta_ signor di Cesena -ed altri capitani, che cominciò a strignere dall'una parte lo Sforza, -e cercava le vie di unirsi dall'altra alle soldatesche del papa e del -re. Intanto nel dì 15 d'ottobre Rocca Contrada, una delle migliori -fortezze che si avesse il conte in quelle contrade, ribellatasi, venne -in mano di Sigismondo, ossia del pontefice. Il perchè, peggiorando -ogni dì più gl'interessi del conte, prese questi il partito di salvar -la gente con ridursi di nuovo a Pesaro, dove avea lasciata Bianca -Visconte sua moglie. Raccomandate adunque ad _Alessandro_ suo fratello -le città di Fermo e di Jesi, che restavano a lui ubbidienti, sen venne -sul territorio d'Urbino, da dove col conte Federigo fece guerra a -Sigismondo Malatesta, togliendo a lui alcune castella. Ma nel dì 26 di -novembre il popolo di Fermo, avendo prese l'armi, ne cacciò il presidio -del conte, e si sottomise alle armi del papa; e da lì a qualche -tempo si rendè loro anche la rocca appellata il Girofalco venduta da -Alessandro Sforza, per non poterla sostenere. Sicchè la sola città di -Jesi restò in potere del conte, con essersi perdute tutte le altre -terre. Nel dì 12 di marzo di quest'anno passò all'altra vita[2861] -_Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato, e i suoi Stati pervennero al -marchese _Giovanni_ suo primogenito. Un altro suo figliuolo appellato -_Guglielmo_, condottier d'armi in questi tempi, era al servigio del -duca di Milano. - -NOTE: - -[2850] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2851] Giustiniani, Istor. di Genova. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. -Ital. - -[2852] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. - -[2853] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2854] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Ferrara, tom. -24 Rer. Ital. - -[2855] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2856] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital. - -[2857] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2858] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital. - -[2859] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[2860] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2861] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLVI. Indiz. IX. - - EUGENIO IV papa 16. - FEDERIGO III re de' Romani 7. - - -Fulminò di nuovo in quest'anno nei mesi di aprile e di luglio le -scomuniche _papa Eugenio_ contra del conte _Francesco Sforza_ e di -tutti i suoi seguaci[2862]. E per vendicarsi de' Fiorentini, che colla -profusione di molto danaro cagione erano che esso conte non andasse -a gambe levate, intavolò un trattato col re Alfonso per muoverlo -contra di loro, siccome poi fece nell'anno seguente. Intanto il conte -era confortato da _Cosimo de Medici_, e da alcuni cardinali e baroni -romani a marciare alla volta di Roma coll'armi sue, perchè avrebbe -facilmente indotto per forza il pontefice ad un buon accordo[2863]. -Gli promettevano ancora la ribellione di Todi, Narni e di Orvieto, -con altri aderenti. Ma egli pensò a mettersi in viaggio, ed ancorchè -si movesse sul fine di maggio per passare colà, ed arrivasse fino -a Montefiascone e a Viterbo, pure per mancanza di vettovaglie, e -perchè Todi ed Orvieto non corrisposero alle speranze dategli, gli -convenne tornare indietro. Intanto il papa si provvide di gente, avendo -chiamato in suo aiuto un corpo di quelle del _re Alfonso_, e _Taliano -Furlano_ ed altri condottieri, ch'erano nella Marca. Queste truppe -dipoi, tornato che fu indietro il conte Francesco, se ne andarono -addosso ad Ancona, città che dianzi avea fatta lega co' Veneziani, -per non venir nelle mani del papa, e la costrinsero a sottomettersi. -Passarono di poi alla terra della Pergola, dove era guarnigione di -_Federigo conte_ d'Urbino, e in pochi giorni l'ebbero ubbidiente ai -loro voleri. Andarono poscia a postarsi solamente circa cinque miglia -lungi dal campo, in cui colle poche sue truppe si era fortificato il -conte Francesco su quel di Fossombrone. Trovavasi allora in Pesaro -il conte _Alessandro Sforza_ fratello del conte Francesco, e signore -di quella città[2864], e, veggendosi cinto da ogni intorno dalle -armi nemiche, giudicò meglio, nel dì 25 di luglio, di venire ad un -accordo col _cardinale Lodovico_ legato del papa: risoluzione, di cui -sommamente il conte Francesco si dolse, come di fiera ingratitudine, -dacchè egli col suo proprio danaro avea acquistata quella città al -fratello. Ma Alessandro si scusò colla necessità, assicurando il -conte della sua non interrotta fedeltà ed amore: in segno di che mandò -Bianca Visconte di lui moglie ad Urbino, contuttochè se gli opponesse -non poco il cardinale. Fu ridotto in questi tempi così alle strette -il conte Francesco Sforza, che si vide forzato a ritirarsi fino alle -mura d'Urbino, mancandogli forze da poter fermare i progressi delle -armi pontificie e duchesche, che gran guasto davano a quel territorio, -e presero varie terre. Non contento _Filippo Maria_ duca di Milano -della guerra ch'egli facea nello Stato della Chiesa contra del conte -Francesco suo genero, si lasciò così trasportare dalla pazza passione, -che, credendo venuto il tempo di potergli anche togliere Cremona[2865], -quantunque città a lui ceduta con titolo di dote, si mise in punto per -eseguir questa impresa. Era ciò espressamente contro i capitoli della -pace fatta co' Veneziani e Fiorentini: non importa; sopra ogni altra -riflessione andava lo sregolato empito dell'odio suo. Però, messo -in piedi un esercito di cinque mila cavalli e mille fanti sotto il -comando di _Francesco Piccinino_ e di _Luigi del Verme_, lo spedì, sul -principio di maggio, contro Cremona, di cui _Orlando Pallavicino_ gli -avea fatto sperar l'acquisto per una segreta cloaca. Impiegò questa -gente alquanto tempo in prendere Soncino ed altre terre del Cremonese: -nel qual mentre i Veneziani, veduta rotta la pace dal non mai quieto -duca, ebbero tempo di potere spignere qualche soccorso d'armati in -Cremona. Arrivato colà il Piccinino, vi trovò, più di quel che credeva, -gente disposta alla difesa; laonde si accampò intorno ad essa città, -sperando di costringerla colla fame alla resa. In questo tempo i -Veneziani, giacchè con un'ambasciata non aveano potuto rimuovere il -duca da questo disegno, ordinarono a _Michele Attendolo_ da Cotignola, -lor generale, di mettere insieme tutta l'armata, e di marciar contro -ai ducheschi. Avea inoltre spedito il duca, per voglia di togliere -anche Pontremoli al conte suo genero, _Luigi da San Severino_ e _Pietro -Maria Rossi_; ma altro non poterono far questi, che mettere a sacco il -paese, perchè i Fiorentini, coll'inviare per tempo a quella terra un -rinforzo di milizie, la salvarono. Ridotto a tali termini stava intanto -il _conte Francesco_ nel territorio d'Urbino, quando avvenne novità che -il fece assai respirare. - -_Guglielmo_ fratello di _Giovanni marchese_ di Monferrato dimorava -in Castelfranco del Bolognese con _Alberto Pio da Carpi_, e con una -brigata di quattrocento cavalli e di cento fanti in servigio del -duca di Milano[2866]. Perchè passavano fra lui e _Carlo Gonzaga_ -de' disgusti a motivo di precedenza, si lasciò egli guadagnare -dalle proferte di più lucrosa condotta che gli fecero i Veneziani -e Bolognesi, e se l'intese con _Taddeo marchese_ e con _Tiberio -Brandolino_ capitani de' primi. Perciò nella notte del dì 5 di luglio -diede la tenuta di Castelfranco ai Bolognesi, ed unito con essi e -co' Veneziani nel dì seguente cavalcò a San Giovanni in Persiceto, -nella cui rocca egli teneva presidio, mentre nella terra alloggiava -Carlo da Gonzaga con un grosso corpo di gente duchesca. Venuto -alle mani con esso Gonzaga, lo sconfisse, e mise a saccomano tutta -quella gente di armi, e prese anche la terra: per la qual vittoria -tornarono poco appresso all'ubbidienza di Bologna quasi tutte le -altre castella e terre di quel distretto. Parimente avvenne che i -Fiorentini fecero largo partito a _Taliano Furlano_ generale del duca -di Milano contra di Francesco Sforza, offerendogli il generalato -dell'esercito loro[2867]. Fosse accidente, o un tiro malizioso di -essi Fiorentini, si riseppe il trattato, nè ci volle di più, perchè -Taliano, d'ordine del duca e del cardinale legato, fosse preso nel -mese d'agosto, e condotto a Rocca Contrada, dove gli fu recisa la -testa. Pel medesimo motivo ebbe dipoi mozzato il capo anche _Jacopo da -Gaibana_, altro condottiere d'armi. Nacquero forti sospetti al duca di -Milano che anche _Bartolomeo Coleone_ suo condottier d'armi tenesse -delle intelligenze co' Veneziani; e furono questi cagione ch'egli -venisse preso ed inviato nelle carceri di Monza. Sì fatti accidenti -sconcertarono alquanto i felici andamenti dell'armata pontificia e -duchesca, la quale intanto faceva alla peggio nel territorio d'Urbino. -Unironsi poi colla armata veneta le genti d'armi di _Taddeo marchese -d'Este_, di _Tiberto Brandolino_ e di _Guglielmo_ di Monferrato[2868]; -ed allora fu che _Michele_ da Cotignola generale dei Veneziani marciò -contro l'armata duchesca accampala intorno a Cremona. Fece questo -esercito non solamente ritornar molte terre alla divozione del conte -Francesco, ma anche ritirare _Francesco Piccinino_ dall'assedio di -Cremona, con portarsi a Casalmaggiore, dove fece fabbricare un Ponte -sul Po per aver viveri e strame dal Parmigiano. Era ivi nel fiume un -mezzano ossia un'isola, dove la di lui armata si stese, e fortificossi -con bastioni e bombarde. Ora Micheletto Attendolo colle sue genti -arrivò colà con pensiero di dar loro la mala Pasqua. Il Simonetta -scrive che ciò avvenne _tertio kalendas octobris_, cioè nel dì 29 -di settembre. L'autore degli Annali di Forlì[2869], nel dì primo di -ottobre. Ma Cristoforo da Soldo[2870] e le Croniche di Rimini[2871] -e di Bologna[2872], e il Rivalta negli Annali di Piacenza[2873] ci -danno quel fatto di armi nel dì 28 di settembre. Non potendo le genti -venete penetrare i trincieramenti fatti alla testa del ponte, trovarono -per avventura non essere tanto alta l'acqua del Po, che non potessero -arrivare al mezzano suddetto, dove, come in una città, si erano fatti -forti i ducheschi. A quella volta dunque animosamente s'inviò la -cavalleria veneta con fanti in groppa per l'acqua che arrivava sino -alle selle dei cavalli, ed attaccarono la mischia con tal bravura, -che misero in poco d'ora i nemici in iscompiglio. Se ne fuggirono i -capitani ducheschi di là dal Po; ma perchè non v'era se non il ponte, -per cui potesse salvarsi la sconfitta gente, e questo ancora, per paura -d'essere inseguiti, fu rotto d'ordine di essi capitani; però la maggior -parte di que' soldati rimase prigioniera colla perdita di tutto il -bagaglio, munizioni e carriaggi, che fu d'immenso valore. Scrive Marino -Sanuto[2874] che in sua parte toccarono a Micheletto generale cavalli -ottocento, a Guglielmo di Monferrato cento, a Taddeo marchese secento, -a Gentile figliuolo di Gattamelata ottocento, a Tiberio Brandolino -quattrocento, a Guido Rangone quattrocento, a Cristoforo da Tolentino -e ad altri altra parte, di maniera che più di quattro mila cavalli -vennero alle lor mani. Gran festa si fece per così segnalata vittoria -in Venezia e per tutte le terre della repubblica. - -Or questa gran percossa fece rientrare in sè stesso il poco saggio -duca di Milano, che nel dì 5 d'ottobre spedì per un suo messo segreta -lettera alla repubblica veneta chiedendo pace, ed esibendosi pronto -a cedere tutto quanto egli avea preso nel Cremonese colla giunta di -Crema. Tardò poco a comprendere, essere bensì in mano d'ognuno il -cominciare una guerra, ma non essere poi così il finirla. I Veneziani, -che avevano il vento in poppa, e ben conosceano la debolezza, a cui -era ridotto il duca, sprezzata ogni proposizione d'accordo, ordinarono -al loro generale di proseguire innanzi. Pertanto egli, dopo aver -ricuperato Soncino, Caravaggio e tutte le castella del Cremonese, -passò il fiume Adda, e ruppe di nuovo nel dì 6 di novembre[2875] -le milizie del duca, che gli si vollero opporre, con prendere circa -secento cavalli, e far prigioni circa mille e ducento fanti. Corse -dipoi sul Milanese, saccomanando il paese; ebbe Cassano colla rocca, -e mirabilmente fortificò quella terra; finalmente andò a quartiere -di inverno. Se stesse bene allora lo sconsigliato duca, non occorre -ch'io ne avvisi il lettore. Dacchè egli ebbe la fiera sconfitta -di Casalmaggiore, spedì al _papa_ e al re _Alfonso_ le più calde -preghiere per ottener soccorso. Cominciò ancora con più e più lettere -a pregare il prima tanto odiato e perseguitato suo genero, cioè il -conte _Francesco Sforza_, acciocchè non l'abbandonasse in sì pericolosa -congiuntura. Era sul principio d'ottobre arrivato ad esso conte un -buon rinforzo di milizie, a lui inviate da' Fiorentini, e ciò bastò -a farlo uscire in campagna contro le genti pontificie comandate -da _Lodovico cardinale_ e patriarca. Ma, non potendo mai tirarle a -battaglia, imprese lo assedio di Gradara in quel di Pesaro, terra forte -occupata già da _Sigismondo_ signore di Rimini. Nello stesso tempo -_Alessandro Sforza_ signor di Pesaro, per opera di _Federigo conte_ -d'Urbino, rimesso in grazia del conte Francesco suo fratello, voltata -casacca, ripigliò le armi contra di Sigismondo e de' pontifizii. Per -mancanza di polvere da fuoco non potè il conte insignorirsi di Gradara; -e perchè niun soccorso di danaro gli veniva con tutte le sue istanze -nè da Venezia nè da Firenze, si ritirò in fine a Pesaro a dar riposo -alle sue troppo stanche genti. Intanto _papa Eugenio_, il _re Alfonso_ -e _Sigismondo Malatesta_, avendo consentito il conte ad una tregua -(per cui entrarono in grande sospetto di lui i Veneziani), spedirono -circa quattromila cavalli in aiuto del duca di Milano nel mese di -dicembre. _Cesare da Martinengo_, uno dei caporali di questa gente -posta a svernare sul Parmigiano[2876], abbagliato dalla fortuna de' -Veneziani, passò dipoi nel febbraio susseguente, se non prima, colle -sue schiere al loro servigio. Altrettanto fece colle sue anche _Rinaldo -da Montalbotto_. - -NOTE: - -[2862] Raynaldus, Annal. Eccl. - -[2863] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Simonetta, Vit. -Francisci Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital. - -[2864] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2865] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2866] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci -Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital. - -[2867] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Ammirat., -Istor. Fiorentina, lib. 22. - -[2868] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital. - -[2869] Annales Foroliv., tom. 22 Rer. Ital. - -[2870] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2871] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2872] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2873] Annales Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2874] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2875] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. -Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci -Sfortiae, tom. 21 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLVII. Indiz. X. - - NICCOLÒ V papa 1. - FEDERIGO III re de' Romani 8. - - -Avea fin qui menata sua vita, pien di pensieri di guerra, e tormentato -da affanni per cagion dello scisma di Basilea, il _pontefice Eugenio -IV_, quando Iddio il chiamò a sè nel dì 23 di febbraio in Roma[2877], -città da lui beneficata dopo il suo ritorno colà, perchè vi ristorò -le principali chiese che erano in rovina, vi mantenne buona pace e -giustizia, e la sua mano era sempre aperta alle indigenze de' poveri. -Fu pontefice di rare qualità; e benchè alquanto sfortunato negli affari -sì spirituali che temporali, pure di gran cose operò sì nell'una che -nell'altra parte. Memorabile restò la sua ricordanza, per aver uniti -alla Chiesa cattolica i Greci, i Maroniti ed altre nazioni cristiane -d'Oriente, e tentato di unire insino gli Etiopi. Eppure ebbe la -disgrazia di lasciar la Chiesa latina in disordine per lo scisma nato -in Basilea. Fu uomo di testa dura e di raggiri politici; nè alcun -menomo eccesso si mirò in lui per ingrandire i suoi parenti, come -ebbero in uso altri suoi predecessori. Tutto il suo studio era in -conservare o ricuperare gli Stati della Chiesa romana: nel che impiegò -molti tesori; ed ebbe anche singolar premura per reprimere la sempre -più crescente baldanza e potenza dei Turchi: nel che profittò poco per -la disunione e guerre delle potenze cristiane. Entrati i cardinali -nel conclave, ed accordatisi nel dì 5 di marzo, elessero Tommaso da -Sarzana, vescovo di Bologna, creato cardinale da Eugenio nell'anno -precedente. Di bassa nascita era egli; ma questo immaginario difetto -era senza paragone compensato dalle mirabili sue belle doti sì d'animo -che d'ingegno, e dal suo universal sapere; di modo che personaggio non -si potea scegliere più degno e più atto al pontificato di lui. Prese -egli il nome di _Niccolò V_, e nel dì 18 d'esso mese fu solennemente -coronato. Appena era mancato di vita papa Eugenio, che il _re -Alfonso_, sotto pretesto di vegliare alla sicurezza di Roma, sen venne -a Tivoli[2878], e quivi si piantò. Una delle prime cure del novello -pontefice fu quella di fare sloggiare di là il re, e di estinguere lo -scisma dell'_antipapa Amedeo_ di Savoia: al qual fine impegnò _Carlo -re di Francia_, promettendogli di confiscare tutti gli Stati d'esso -Amedeo, se non ubbidiva, per concederli al medesimo re. Adoperossi per -ricuperare affatto la marca di Ancona[2879]. Quivi non riteneva più il -conte _Francesco Sforza_, se non la città di Jesi, che gli era sempre -stata fedele. Le premure del duca di Milano, angustiato in questi tempi -fieramente dai Veneziani, fecero mutar massime al medesimo conte e al -re Alfonso, perchè il duca, trovandosi in grave pericolo, implorava -quotidianamente il soccorso del genero. Però non fu difficile il -tirare in fine ad un accordo il conte, che in sì urgente congiuntura -si trovava necessitoso di pecunia. Trentacinque mila fiorini d'oro, ben -pagati al conte, l'indussero a rilasciar quella città al pontefice, e a -richiamarne la sua guarnigione. Similmente non tardò esso papa, siccome -di genio pacifico, ad interporsi tosto per ismorzare il terribile -incendio di guerra nato in Lombardia fra i Veneziani e il duca di -Milano; ma cotali accidenti occorsero dipoi, che restarono vani tutti -i paterni desiderii e disegni del buon pontefice. - -La prosperità delle armi venete, che, dopo aver fabbricato un ponte -sull'Adda, non trovavano ritegno alcuno, e portavano le desolazione -sino ai borghi di Milano, avea messo in tal costernazione lo animo -del poco saggio duca _Filippo Maria_, che a mani giunte non cessava -di raccomandarsi al _re Alfonso_, a _papa Eugenio_ allora vivente e a' -_Fiorentini_. Ricorse fino al re di Francia, con esibirsi di restituire -al duca d'Orleans la città d'Asti. Ma le sue maggiori speranze erano -riposte nel credito e nel valore del conte _Francesco Sforza_, cioè -in quel medesimo ch'egli sì lungamente avea perseguitato, e ridotto, -co' suoi maligni maneggi, e colle armi e co' danari, a perdere -l'intera marca d'Ancona, e con volerlo anche spogliare di Cremona. -A lui lettere, a lui messi andavano di tanto in tanto, pregandolo -e scongiurandolo di soccorso, e sollecitandolo a venire, senza -lasciar indietro offerta e promessa alcuna che il potesse muovere, e -soprattutto mettendogli davanti la succession de' suoi Stati. Perchè -a questi andamenti teneano ben l'occhio aperto i Veneziani, anch'essi -gli inviarono _Pasquale Malipieri_ per tenerlo saldo nella lor lega, -con fargli anche essi delle larghe esibizioni. E perciocchè il conte -non dava categoriche risposte, si avvidero ben per tempo que' saggi -signori ch'egli era per anteporre alla loro antica amicizia la nuova -riconciliazione col suocero[2880]. Presero dunque la risoluzione di -non aspettare ch'egli si dichiarasse, e di torgli intanto Cremona, -se veniva lor fatto. Ordinato prima un trattato con alcuni Guelfi -di quella città. _Michele Attendolo_ lor generale nel dì 4 di marzo -si presentò segretamente con quattromila cavalli e grossa fanteria -alla porta d'Ognisanti di Cremona, credendosi di trovarla aperta. Gli -andò fallito il colpo. _Foschino Attendolo_ da Cotignola governatore, -e _Giacomazzo da Salerno_ capitano de' soldati del conte Francesco -furono tosto in armi, raddoppiarono le guardie alle porte, alle mura, -alle torri, cosicchè nè i cittadini osarono di far movimento; e i -Veneziani, dopo avere scoperto il loro buon animo, si ritirarono colla -bocca asciutta. Questo tentativo, oltre ad altri motivi che aveva il -conte Francesco d'essere poco contento dei Veneziani, per averlo essi -abbandonato nelle passate sue disavventure, e la segreta inclinazione -da lui ben capita dei Fiorentini[2881], a' quali non piaceva che i -Veneziani s'ingrandissero di troppo col mettere il duca in camicia, -servì a lui di scusa per istrignere il trattato col suocero, a -condizione che gli fosse pagato annualmente tanto di salario, quanto -gli davano i Veneziani, ascendente a ducento quattro mila fiorini -d'oro; e che gli fosse dato col titolo l'autorità di generale d'armata -per tutti i di lui Stati. Pertanto alcune somme di danaro gli furono -mandate da Milano, altre pagate in Roma: col quale rinforzo cominciò -a mettere in ordine e ad accrescere le sue truppe. Ma mentre si crede -di marciare a dirittura a Milano, alcuni de' cortigiani del duca, e -i due Piccinini _Francesco_ e _Jacopo_, invidiosi dell'innalzamento -del conte, sparsero tai semi di diffidenza nel debolissimo duca, che -più danaro non corse; e il duca andava ordinando al conte di passare -o nel Padovano o nel Veronese, a motivo di fare una diversione, dando -con ciò assai a conoscere di non volerlo in sua casa: tutti imbrogli -che ritardarono la mossa del conte, e maravigliosamente giovarono ai -Veneziani per tentar cose maggiori contra del duca. Venne l'armata loro -pel ponte di Cassano nel cuore del Milanese, scorse tutta la Martesana, -e andò finalmente ad accamparsi sotto a Milano, per le speranze date da -alcuni di que' cittadini al general veneziano d'introdurlo a tradimento -in quella città. Chiarito Micheletto, esser quelle parole vane, -passò alle parti del monte di Brianza[2882], dove sconfisse Francesco -Piccinino, ed altri capitani milanesi e le loro brigate. Mise dipoi -l'assedio al forte castello di Lecco, dove spese circa quaranta giorni, -con istrage e grave incomodo di sua gente, senza poterlo far piegare -alla resa. - -Conosceva intanto ogni di più il duca l'infelice suo stato, -e l'imminente pericolo suo, ma ricercato e voluto; nè esservi -altra speranza che l'aiuto del genero Sforza. Pertanto gli spedì -affrettandolo a venire, e pregò il papa e il re Alfonso di provvederlo -di danaro. Altro non fecero essi, se non ciò che s'è detto di sopra, -dell'avere carpito dalle mani del conte la città di Jesi per la somma -già accennata di danaro, con cui egli allestì la sua armata, e da -Pesaro si mise in viaggio nel dì 9 d'agosto[2883]. Aveva egli dianzi, -nel dì 11 di marzo, insieme col _conte Federigo_ d'Urbino fatto -tregua con _Sigismondo_ signor di Rimini, e con _Malatesta_ Novello -da Cesena di lui fratello. Consisteva l'esercito del conte in quattro -mila cavalli e due mila fanti, co' quali venne a riposarsi alquanto -a Cotignola. Ma eccoti un improvviso cambiamento di scena. Circa -il dì 7 d'esso mese d'agosto cadde infermo _Filippo Maria Visconte_ -duca di Milano, e nel dì 13 diede compimento alla vita presente nel -castello di porta Zobbia, senza lasciar dopo di sè prole maschile. -Portato il suo corpo con poca pompa al duomo, potè allora quel popolo -mirarlo morto, dopo averlo potuto vedere sì poco quando era in vita. -Fu creduto che gli affanni e pericoli ne' quali si trovava involto, e -ch'egli s'era colla sua balordaggine tirati addosso, il conducessero -al sepolcro. S'egli avesse saputo prevalersi del regalo che la fortuna -gli avea fatto di un genero, qual era il conte _Francesco Sforza_, -cioè del miglior capitano che fosse allora in Italia, e fors'anche -in Europa, poteva egli sperare di atterrar tutti i suoi nemici. Con -fare sì scioccamente tutto il contrario, s'era ridotto alla vigilia -di perdere colla riputazione anche tutti i suoi Stati. E qual fosse -l'animo suo verso Bianca sua figliuola e verso il conte Francesco -suo genero, che solo veniva per assistergli in sì grave urgenza, si -diede ancora a conoscere nel fine di sua vita, se pure è vero ch'egli -dichiarasse erede de' suoi Stati non già il conte Francesco Sforza, ma -bensì _Alfonso re_ d'Aragona e delle Due Sicilie[2884], i cui uffiziali -certo è che presero tosto il possesso del castello di Milano e della -rocchetta. Dimorava il conte in Cotignola, quando nel dì 15 di agosto -da _Lionello d'Este_ marchese di Ferrara gli giunse segreto avviso -della morte del duca: colpo che stranamente sconcertò le sue misure. -Crebbe molto più la costernazione sua dacchè intese che il popolo -di Milano, troppo stanco e disgustato del gravoso governo del duca -defunto, avea gridato: _Viva la libertà_, e presa la risoluzione di -reggersi a repubblica. Oltre a ciò, poteano pretendere quegli Stati il -re Alfonso in vigore del testamento suddetto, se pur fu vero; e _Carlo -duca d'Orleans_, per ragione di _Valentina Visconte_. Quel che era più, -con tante forze si trovavano i Veneziani addosso allo Stato di Milano, -senza che egli avesse nè danaro nè gente bastante a far grandi imprese. -Oh qui sì che v'era bisogno d'ingegno. Contuttociò nel dì seguente -marciò alla volta del Parmigiano, per quivi meglio considerare qual -piega prendessero le cose, e qual volto mostrasse la fortuna a' suoi -interessi in una sì strepitosa mutazion di cose. - -Incredibile allora fu la rivoluzion dello Stato di Milano; tutto si -riempiè di sedizioni, ed ognuno prese l'armi[2885]. Como, Alessandria -e Novara aderirono alla repubblica milanese. Pavia si rimise in -libertà senza voler dipendere da Milano. Parma si mostrò anch'essa -inclinata al medesimo partito, e diede sol buone parole al conte -Francesco, che tentò di averla. Anche Tortona negò ubbidienza ai -Milanesi. All'incontro i Veneziani seppero così ben profittare di -quell'universal disordine, che la città di Lodi loro si diede. Ebbero -poscia il forte castello di San Colombano, situato tra Lodi e Pavia. -Regnava allora gran discordia fra i cittadini di Piacenza[2886]. Nel -loro consiglio la fazion più potente la vinse, ed avendo spedito ai -Veneziani per sottomettersi al loro imperio, non durarono fatica ad -ottener quanto desideravano, e con patti i più vantaggiosi del mondo; -per la qual cosa fecero poi gran festa e falò. Nel dì 20 d'agosto -_Taddeo marchese_ d'Este con mille e cinquecento cavalli veneti prese -il possesso di Piacenza, e nel dì 22 arrivò colà con più gente _Jacopo -Antonio Marcello_ provveditore de' Veneziani. Intanto i Milanesi -tutti d'accordo, con avere per loro capi _Antonio Trivulzio, Teodoro -Bossio, Giorgio Lampugnano_ ed _Innocenzo Cotta_[2887], la prima cosa -che fecero, fu di cavar dalle mani degli uffiziali del re Alfonso -il castello e la rocchetta. Col regalo di diciassette mila fiorini -d'oro ebbero queste fortezze, e tosto le spianarono da' fondamenti. -L'ambasciata da essi inviata al campo veneto per ottener pace e -far lega, fu accolta quasi con riso. Si tenevano allora i Veneziani -quasi in pugno tutta la Lombardia. E però si rivolsero i Milanesi al -conte _Francesco Sforza_, che era passato alla sua città di Cremona, -pregandolo di voler assumere la difesa della lor libertà nella guisa -ch'egli era per servire al defunto duca, offerendogli il comando della -lor armata col titolo e con gli onori di generale. Non era lo Sforza -solamente insigne per la sua perizia e bravura nell'armi; possedeva -anche un'ammirabil accortezza nei politici affari; e però, quantunque -gli potesse parere strano di doversi sottomettere ad un popolo, per -comandare al quale egli era venuto; pure accettò l'offerta, e si -accordarono le condizioni del suo generalato. Ebbe anche forza la sua -lingua di trarre nella sua amicizia _Francesco_ e _Jacopo Piccinini_, -non ostante l'antico odio che passava fra le loro case e persone. Ciò -fatto, uscì egli in campagna, ed, unite le sue truppe con quelle de' -Milanesi, alle quali aggiunse ancora _Bartolomeo Coleone_ fuggito -dalle carceri di Monza dopo la morte del duca, avendolo affidato -e guadagnato al suo servigio, andò all'assedio del castello di San -Colombano. Mentr'egli quivi dimorava, erano in continua dissensione i -Pavesi, aspirando alcuni a prendere per loro principe _Lodovico duca_ -di Savoia, altri _Giovanni marchese_ di Monferrato, ed altri _Lionello -d'Este_ marchese di Ferrara. Ma non vi mancava il partito di coloro -che anteponevano il darsi al _conte Francesco_, padrone di Cremona e sì -celebre nel mestier della guerra, ossia al di lui figliuolo _Galeazzo -Maria_[2888]. Volle la fortuna del conte che si trovasse castellano -in Pavia _Matteo Bolognini_ Bolognese, e ch'egli per le istanze di -Agnese dal Maino, parente di _Bianca Visconte_, trattasse segretamente -di cedere al conte quella fortezza. Perciò al conte da lì a poco si -diedero la città e cittadella di Pavia, con che egli assumesse il -titolo di conte di Pavia, nè quel popolo fosse più suggetto a Milano. -Ed ancorchè, presentita cotal intenzione de' Pavesi, fossero venuti -gli ambasciatori milanesi per lamentarsene, e per esigere, secondo -i patti, che le città prese dal conte si sottomettessero non a lui -ma alla loro repubblica: tali scuse, belle parole e promesse sfoderò -il conte, che eglino, benchè mal contenti, se ne tornarono a Milano, -nè credettero ben fatto il litigar oltre, e molto meno il rompere la -buona armonia col loro generale, giacchè non riuscì loro con nuova -spedizione ai Veneziani d'indurli a verun accordo. Trovò lo Sforza -nella cittadella di Pavia danari, gioie, assaissimo grano e sale, e -gran copia d'attrezzi militari, tutto con gran fedeltà a lui consegnato -dal Bolognini. Nè perdè egli punto di tempo ad ordinar la fabbrica di -quattro galeoni e di altri legni, col disegno già conceputo di formar -l'assedio di Piacenza. Intanto il castello di San Colombano, non -potendo più reggere, e disperando il soccorso, se gli rendè. - -Sul principio d'ottobre imprese il conte Francesco l'assedio di -Piacenza per terra[2889], assistito nel Po dall'armata navale, -ben provveduta di cannoni e d'altre macchine militari, e condotta -da _Bernardo_ e _Filippo Eustachi_ da Pavia. Nell'esercito suo si -contavano i due fratelli Piccinini Francesco e Jacopo, _Guidantonio_ -ossia _Guidazzo_ signor di Faenza, _Carlo da Gonzaga, Alessandro -Sforza_ suo fratello, il conte _Luigi del Verme_, il _conte Dolce_ -dall'Anguillara, ed altri valenti capitani. Alla difesa di Piacenza -stavano _Gherardo Dandolo_ provveditore de' Veneziani, e _Taddeo -marchese_ d'Este lor capitano con un numeroso presidio. Molti assalti -furono dati a quella città, giocavano incessantemente le artiglierie; -ma niuna apparenza v'era di superare così grande, così popolata e -ben difesa città. I Veneziani, poichè mancava loro maniera di fare un -ponte sul Po, per recar soccorso alla città suddetta, si accinsero a -fabbricare una potente flotta di galeoni e d'altri legni da condursi -per Po a quella volta. E intanto _Michele Attendolo_ lor generale -coll'esercito suo dava il guasto al territorio di Milano, prendendo -anche varie castella, per veder pure di distorre lo Sforza da -quell'assedio. Ma questi, dopo essere stato circa sei settimane sotto -Piacenza, ed aver fatto coi suoi grossi cannoni una larga breccia -nelle mura, e fatto cader due torri, determinò di dare un generale -assalto alla città; e tanto più perchè udiva che si era già posta -in cammino l'armata navale de' Veneziani per venire a sturbarlo. -Scrive il Simonetta[2890] che il giorno di sì fiera azione fu _ad -sextumdecimum kalendas decembris_, cioè nel dì 16 di novembre. Così -pure ha la Cronica Piacentina del Rivalta[2891]. Cristoforo da Soldo -dice nel dì 15 di novembre[2892]; ma, soggiugnendo che fu in giovedì, -si vede che quel numero è scorretto, e vuol dire anch'egli nel dì 16, -che cadde in giovedì. Fierissimo fu quell'assalto, crudelissima la -battaglia, e durò molte ore, avendo anche i galeoni del conte dalla -parte del Po, che era allora grossissimo, fatta gran guerra alla -città. Finalmente verso le ore venti il vittorioso esercito del conte -Francesco entrò nella misera, anzi sopra ogni credere infelicissima -città; imperocchè fu lasciata in preda ai soldati, e dato il sacco a -tutte le case e chiese; non vi fu salvo l'onore delle vergini e delle -matrone: di modo che non parvero cristiani, ma turchi coloro che tante -iniquità commisero, colla desolazione di quella nobil città. E durò -questa barbarie, se crediamo al Ripalta, molto tempo, senza che il -conte vi mettesse freno, per quell'empia massima di tener contente le -soldatesche, e di animarle ad altri simili fatti d'armi. Dieci mila -cittadini rimasero prigionieri, e convenne riscattarsi a chiunque fu -creduto capace di pagare. Il Simonetta, parziale del conte, confessa, -è vero, le immense iniquità in tal occasione commesse; ma aggiugne -avere il conte Francesco inviate persone a salvare i monisteri delle -sacre vergini, ed aver comandato sotto pena della vita la restituzion -delle donne, e fatto impiccare chi non ubbidì. E veramente Antonio -Ripalta, che si trovò in mezzo a quell'orrida tragedia, e restò -prigione, neppur egli parla de' monisteri. Perciò resto io dubbioso -se s'abbia a prestar fede a Cristoforo da Soldo, allorchè scrive che -le monache tutte furono svergognate, stracciate e malmenate. Con esso -scrittore bresciano non di meno s'accordano l'autore della Cronica -di Bologna[2893] e lo storico di Rimini[2894]. Si rifugiarono nella -cittadella _Gherardo Dandolo_ provveditor veneto, _Taddeo marchese_ -ed _Alberto Scotto_ conte di Vigoleno, con assai loro gente; ma non -trovandovi provvisione di viveri che per due giorni, non tardarono -a rendersi prigionieri, essendo non di meno riuscito ad Alberto di -fuggirsene, e di arrivar salvo sul Reggiano. Perchè poi di questa gran -perdita fu incolpato (non so se a ragione o a torto) esso marchese, -rimesso che fu in libertà, e tornato al campo veneto, nel dì 21 di -giugno dell'anno seguente, d'improvviso cadde morto, non senza sospetto -che gli fosse stata abbreviata la vita. Scrive santo Antonino[2895], -essersi nell'espugnazione della città di Piacenza il _conte Francesco_ -trovato in mezzo alla grandine delle palle e dei sassi nemici, di -maniera che parve prodigioso l'aver egli salvata la vita. Con questa -impresa, che gli fece grande onore presso i rettori della repubblica -milanese, terminò egli la campagna presente, e si ritirò a Cremona, -angustiata non poco sì per terra, come per Po dalle armi venete. - -Nè si vuol tacere, che avendo _Carlo duca d'Orleans_ dopo la morte -del duca _Filippo Maria_, ricuperata la città d'Asti, mandò un gran -corpo di cavalleria e fanteria, forse tre mila persone, concedutegli -dal re di Francia sotto il comando di _Rinaldo di Dudresnay_. E -perch'egli pretendeva all'eredità del duca defunto, siccome figliuolo -di _Valentina Visconti_, perciò questo suo governatore portò la guerra -sull'Alessandrino, prese molte castella, e si diede ad assediar la -terra del Bosco. Verso la metà d'ottobre fu colà inviato dai reggenti -di Milano _Bartolomeo Coleone_, che con circa mille cinquecento cavalli -diede battaglia a quei Franzesi[2896], e li mise, nel dì 14 d'ottobre, -in isconfitta, con far prigione lo stesso lor condottiere Rinaldo; -vittoria non di meno che costò ben cara anche ai vincitori[2897]. E -gli Alessandrini, perchè i Franzesi non aveano dato quartiere alla lor -gente, trucidarono poi quanti d'essi aveano fatti prigioni. Passò dipoi -Bartolomeo a Tortona, e costrinse quel popolo a prestare ubbidienza -a Milano. Non fu esente in quest'anno da novità la sempre inquieta -città di Genova[2898]. V'era doge _Raffaello Adorno_. Ad istanza di -molti suoi emuli rinunziò egli il governo nel dì 4 di gennaio. Venne -sostituito a lui _Barnaba Adorno_, ma per pochi giorni, perchè nel -dì 30 d'esso mese entrato in Genova _Giano da Campofregoso_, benchè -con poca gente, ebbe tal senno e forza, che, detronizzato Barnaba, -si fece proclamar doge di quella città. L'aiutarono a questa impresa -i Franzesi, con aver egli fatto credere loro di rimettere Genova -sotto il loro dominio, ma si trovarono poi beffati. Soggiacque alla -guerra in questo anno anche la Toscana. S'era, mentre vivea il duca -Filippo Maria, trattato non poco di pace in Ferrara colla mediazione -del marchese _Lionello_ d'Este fra i ministri d'esso duca e del re -_Alfonso_, e i _Veneziani_ e _Fiorentini_. Parea condotto a buon -segno il negoziato, quando, per la morte del duca, avendo i Veneziani -cangiata massima, andò per terra ogni speranza d'accordo[2899]. Ora il -re Alfonso, dacchè vide impegnati i Veneziani nella guerra contro lo -Stato di Milano, ossia per disegno di fare una potente diversione con -assalire i Fiorentini lor collegati, oppure per voglia d'insignorirsi -della Toscana, all'uscita d'ottobre con circa quindici mila tra fanti -e cavalli venne in persona contra d'essi Fiorentini, in aiuto de' -quali accorse il _conte Federigo_ d'Urbino con secento cavalli e mille -fanti[2900]. Per quanto facesse il re affine di smuovere i Sanesi -dalla lor libertà, o dall'amicizia de' Fiorentini, altro non potè -ottenere che provvisione di vettovaglie. Entrato in quel di Volterra, -vi prese alcune castella, ed altre nel Pisano. _Simonetto_, che dal -soldo de' Fiorentini era passato a quello del re, per terza ebbe -Castiglione della Pescaia, luogo forte: dopo le quali poche prodezze il -re Alfonso ridusse le sue genti a quartiere, alloggiandone la maggior -parte nel Patrimonio, ossia negli Stati pontificii. Tornò Bologna -in quest'anno[2901] all'ubbidienza della Chiesa, perchè i Bolognesi -amavano molto _papa Niccolò_, che poco anzi era stato lor vescovo. -Ne riportarono vantaggiosi capitoli. Siccome già accennai, avea il -conte Federigo d'Urbino comperata la città di Fossombrone, e pacifico -possessor d'essa quivi signoreggiava[2902]. Per tradimento d'alcuni -di que' cittadini _Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini verso il -principio di settembre v'entrò dentro, e cominciò l'assedio della -rocca. Ma eccoti giugnere, nel dì 3 di quel mese, il conte Federigo con -tutte le sue forze, ed attaccar la battaglia. Fu rotto il signor di -Rimini, e Federigo, per castigo de' traditori, mise a sacco tutta la -città ravvolgendo nel medesimo eccidio tanto i rei che gl'innocenti. -Nella state dell'anno presente la peste fece non poca strage nella -città di Venezia[2903]. Mirabil cosa pare che con tanto bollore e -miscuglio di guerre non si diffondesse questo malore per tutta la -Lombardia. Ma ne vedremo gli effetti nell'anno seguente. - -NOTE: - -[2876] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2877] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital. Vita Eugenii IV, P. II, tom. -3 Rer. Ital. - -[2878] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2879] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[2880] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Italic. -Corio, Istor. di Milano. - -[2881] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22. - -[2882] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[2883] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2884] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2885] Platina, Histor. Mant., lib. 6. - -[2886] Ripalta, Hist. Placentin., tom. 20 Rer. Ital. - -[2887] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital. -Corio, Istor. di Milano. - -[2888] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2889] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2890] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 10, tom. 21 Rer. Ital. - -[2891] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2892] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2893] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2894] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2895] S. Antonin., P. III, tit. 22. - -[2896] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2897] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 10, tom. 21 Rer. Ital. - -[2898] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5. - -[2899] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22. - -[2900] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Poggius, Histor., -lib. 8. - -[2901] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2902] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLVIII. Indiz. XI. - - NICCOLÒ V papa 2. - FEDERIGO III re de' Romani 9. - - -Abbondò più che mai di strepitosi avvenimenti l'anno presente per -la guerra de' Veneziani contra dello Stato di Milano. Avea quella -potente repubblica sommamente accresciuta di gente la sua armata di -terra, e specialmente colla giunta di _Lodovico da Gonzaga_ marchese -di Mantova, che in loro aiuto condusse mille e secento cavalli[2904]. -Teneva inoltre a Casalmaggiore una formidabil flotta sul Po, da -cui veniva stretta e continuamente infestata la città di Cremona. -Riuscì ai lor maneggi di staccare da' Milanesi _Bartolomeo Coleone_ -di Bergamo. Se ne fuggì egli nel dì 15 di giugno con circa mille e -cinquecento cavalli, e andò a rinforzare l'esercito veneto. Dall'altra -parte il conte _Francesco Sforza_ provava non pochi affanni, perchè -dovea dipendere dal provvedimento e dalle risoluzioni del governo -repubblicano de' Milanesi, che erano fra loro discordi. Sotto mano -ancora i due figliuoli di Niccolò Piccinino _Francesco_ e _Jacopo_, -sì per l'odio antico, come per l'invidia presente, attraversavano -tutti i suoi disegni, consigliando specialmente il governo di -Milano di accordarsi co' Veneziani e di far pace. Infatti più e più -ambasciatori furono spediti da Milano a tentar di questo i Veneziani. -Ma in Venezia il medesimo chiedere pace facea crescere la altura e le -pretensioni di quel senato. Tuttavia si sarebbono indotti i Milanesi -ad ingoiar delle pillole amare, purchè seguisse accordo; tanta paura -e diffidenza cacciavano loro addosso i malevoli del conte Francesco, -con far credere ch'egli facesse la guerra col danaro di Milano, per -sottomettere poi Milano a sè stesso. In somma si sarebbe probabilmente -conchiusa pace (benchè Cristoforo da Soldo[2905] creda che tutte -queste fossero finzioni), se un dì gli abitanti di porta Comasina in -Milano non avessero fatta una sollevazione contra chi la proponeva: -laonde fu ripigliata la risoluzione di continuare la guerra. Uscito -in campagna sul principio di maggio il conte Francesco, tolse ai -nemici Monzanega, Vallate e Triviglio; e soprattutto fu considerabile -l'acquisto da lui fatto di Cassano, perchè luogo di molta importanza -pel passaggio dell'Adda. Vennero alle sue mani anche Melzo e Pandino; -e quantunque Cremona si trovasse in molte angustie e pericoli per le -continue molestie dell'armata navale de' Veneziani; pure, premendo più -a' Milanesi Lodi che Cremona, gli convenne passare coll'esercito sotto -quella città. Nulla quivi avendo fatto, andò a Casalmaggiore, dove -s'era ritirata e fortificata la suddetta flotta veneta comandata da -_Andrea Querino_ e da _Niccolò Trivisano_. Nè perchè venisse a postarsi -in quelle vicinanze _Michele Attendolo_ general veneto dell'armata -di terra, lasciò egli di assalir la loro flotta. Fece a questo fine -discendere per Po l'armata de' galeoni pavesi, e dopo aver la notte -fatto piantare dieci cannoni sulla riva del Po, nel dì 16 di luglio -cominciò a far giocare le artiglierie, che faceano grande strage dei -Veneziani. Non poteano andar innanzi, nè retrocedere i galeoni veneti, -ed, essendo durata quella tempesta tutto il dì, nella notte il Querino, -dopo aver fatto trasportare in Casalmaggiore le armi e le robe delle -navi, con sette galeoni e una galea se ne fuggì, avendo prima fatto -attaccare il fuoco al resto delle navi: il che fu una perdita e danno -immenso per li Veneziani. Arrivato a Venezia, fu messo a riposar ne' -camerotti, e condannato a tre anni di prigionia. - -Andò poscia, nel dì 29 di luglio, il conte _Francesco_ all'assedio -di Caravaggio, e furono a vista le due armate nemiche; anzi vennero -a caldissime mischie nei dì 15 e 30 d'agosto, che costarono molto -sangue all'una e all'altra parte. Stava forte a cuore a' Veneziani -la conservazione di Caravaggio, oltre al parer loro di perdere la -riputazione, se lo lasciavano cadere sotto gli occhi della loro armata, -che tra fanti, cavalli e cernide ascendeva a circa ventiquattro -mila persone. Benchè fossero diversi i pareri de' capitani, pure, -appigliatisi a quello del conte _Tiberto Brandolino_, comandarono al -lor generale di venir ad un fatto di armi. All'alba dunque del dì 15 -di settembre ordinate le schiere, improvvisamente diedero principio -alla zuffa in tempo che il conte Francesco ascoltava messa, oppure -pranzava. Passata per una palude molta cavalleria veneta, cioè per -dove non aspettava il conte alcuna molestia, arrivò sino al di lui -padiglione, e quasi mise in rotta la di lui gente. Ma si cangiò, dopo -gran combattimento, il viso della fortuna. Due mila cavalli spediti dal -conte per un bosco, nè scoperti, arrivarono addosso alla retroguardia -del campo veneto, e la sbaragliarono: il che servì a mettere in fuga -il restante delle loro brigate[2906]. Fu spaventosa quella sconfitta, -e delle più memorabili di questo secolo. Di circa dodici mila cavalli -veneti, secondo l'attestato di Cristoforo da Soldo[2907], appena ne -scamparono mille e cinquecento; gli altri furono presi. Molto meno -è scritto da altri. Vi rimasero prigionieri _Roberto da Montalbotto_ -condottiere di mille e ducento cavalli; il _conte Guido Rangone_ da -Modena capitano di settecento cavalli; _Gentile da Lionesso_ capitano -di mille e settecento cavalli, e i due provveditori veneti _Almorò -Donato_ e _Gherardo Dandolo_, dopo la perdita di Piacenza rimesso in -libertà, con una gran torma d'altri uffiziali, oltre all'acquisto -del ricchissimo bagaglio, per cui arricchì ogni menomo fantaccino. -Questa insigne vittoria portò lo spavento a tutto il territorio di -Brescia e di Bergamo, di modo che il conte Francesco, dopo aver preso -Caravaggio, ed essere passato nel dì 20 di settembre oltre al fiume -Oglio, vide portarsi le chiavi di quasi tutte le castella di que' due -contadi. Perchè ne' patti da lui stabiliti colla comunità di Milano -v'era che fosse sua Brescia, se per avventura l'avesse presa, a quella -volta marciò egli, ben sapendo quanto essa fosse mal provveduta di -guarnigione, di viveri e di fortificazioni. Ma ecco attaccar seco lite -gli ambasciatori di Milano, che volevano vincere Lodi, e non Brescia. -Non potè egli impedire che i due fratelli Piccinini con quattro mila -cavalli, secondando le istanze de' Milanesi, e partendosi da lui, -passassero all'assedio di Lodi. Questa discordia co' Milanesi, i quali -sospettavano, e non a torto, che il conte pensasse a farsi signor di -Milano; e l'aver egli scoperto ch'essi erano tornati a trattar di pace -co' Veneziani; coll'aggiugnersi ancora che gli stessi Veneziani con -incredibil prontezza e spese rimettevano in ordine la loro armata, -ed aveano rinforzati i luoghi forti, ed aspettavano da' Fiorentini -due mila cavalli condotti da _Sigismondo_ signor di Rimini, e mille -fanti comandati da _Gregorio da Anghiari_: tutto ciò mise a partito il -cervello del conte, uomo di somma avvedutezza e di rari ripieghi. Mandò -segretamente a proporre accordo a' Veneziani, e fu non solo ascoltato, -perchè ad essi parea di star male non poco, dacchè aveano perduto -tante terre e castella del Bresciano e Bergamasco; ma si concertò -anche nel dì 18 di ottobre (seppur non fu nel dì 19) concordia e lega -fra loro. Doveva il conte restituir tutti i prigioni e le terre prese -nel Bresciano e Bergamasco. Crema si doveva cedere ad essi. Tutto -il rimanente dello Stato di Milano avea da essere dello Sforza, con -obbligarsi i Veneziani d'aiutarlo con gente e danaro a tale acquisto. -La pubblicazione di questo accordo fece rimaner estatico ognuno. Ma -quando il conte si credea di cominciar a goderne i primi frutti colla -consegna di Lodi che gli si dovea dare da' Veneziani, trovò che nel -dì innanzi, cioè nel dì 17 di ottobre, quella città s'era renduta -a _Francesco Piccinino_ per ordine della reggenza di Milano. Se i -Veneziani giocassero netto in tal congiuntura non si sa. Eseguì bensì -prontamente il conte tutto quanto egli avea promesso, col restituire -ogni terra e prigione. Fuggì da lui in questi tempi _Carlo da Gonzaga_ -con circa mille e ducento cavalli, e cinquecento fanti; ma nel dì primo -di novembre[2908] tirò il conte al suo servigio _Guglielmo_ fratello -di _Giovanni marchese_ di Monferrato, che si obbligò di servirlo con -sette cento lancie da cavalli tre per lancia, in tutto cavalli due mila -e cento, e con cinque cento fanti per otto mesi. Nella capitolazione -seguita fra loro Francesco Sforza, secondo l'uso di coloro che -promettono molto per eseguire poscia poco e nulla, non vi fu condizione -che non accordasse a Guglielmo: cioè di dargli la città d'Alessandria, -e in oltre quelle di Torino e d'Ivrea con una gran copia d'altre terre -specificate, se pur venissero alle mani d'esso conte. _Lodovico duca_ -di Savoia anch'egli in questi tempi facea guerra allo Stato di Milano, -ed avea occupato varie castella. - -Quanto alla Toscana, infestata in quest'anno dall'armi del _re -Alfonso_[2909], i Fiorentini si studiarono di rinforzarsi col prendere -quanta gente poterono al loro soldo. Fra gli altri a sè tirarono -_Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini, uomo abbondante di valore, -ma più di vizii. Costui s'era acconciato col re Alfonso, menando seco -secento lancie da tre cavalli per lancia, e quattrocento fanti. N'avea -anche ricavato trenta mila scudi. Ma, fattegli più vantaggiose offerte -dai Fiorentini, lasciando burlato il re, si ridusse al loro servigio, -e per opera loro si pacificò col _conte Federigo_ d'Urbino nemico -suo. Fu preso anche al loro soldo _Taddeo de' Manfredi_ da Faenza con -mille e ducento fanti. Morì appunto in quest'anno, a dì 18 oppure 22 -di giugno[2910], _Guidantonio_ ossia _Guidazzo_ suo padre ai bagni -di Petriolo sul Sanese, con lasciare esso _Taddeo_ ed _Astorre_ ossia -_Astorgio_ figliuoli suoi successori nel dominio. Faenza pervenne ad -Astorgio; Imola a Taddeo. Ora il re _Alfonso_ andò a mettere l'assedio -alla riguardevole terra di Piombino, posseduta allora da _Rinaldo -Orsino_ per le ragioni di _Caterina da Appiano_ sua moglie. Era egli -raccomandato da' Fiorentini, e questi non mancarono di spedirgli per -mare qualche rinforzo di gente, e di munizioni da bocca e da guerra. -Consumò il re tutta la state intorno a Piombino[2911], con incredibil -valore difeso da Rinaldo, che specialmente sostenne un furioso -assalto dato nel settembre a quella terra: finchè la cattiva aria di -quel paese fece tal guerra colle malattie alla gente d'esso re, che -fu forzato a levare il campo, e a ritornarsene a casa; minacciando -nondimeno i Fiorentini di vendicarsi di loro all'anno nuovo. Attese -in quest'anno il pontefice _Niccolò V_ a rimetter la pace nella Chiesa -di Dio[2912], e ad estinguere lo scisma d'_Amedeo_ ossia di _Felice V -antipapa_. La Germania, lasciata andare la neutralità, rendè ubbidienza -al legittimo pastore della greggia di Cristo; e _Carlo VII re_ di -Francia, vigorosamente entrato nell'affare della pace della Chiesa, -ridusse a buon termine le cose; tanto che nell'anno seguente vedremo -composte le differenze tutte. Nel presente, a dì 4 di agosto,[2913] -_Antonio degli Ordelaffi_ signore di Forlì compiè il corso di sua -vita, e gli succederono nella signoria _Cecco_ e _Pino_ suoi figliuoli. -Era afflitta in questi tempi la loro città dalla peste, che portò al -sepolcro circa sei mila persone. In altre città d'Italia lo stesso -malore si provò con grande mortalità di persone. Ci richiama di nuovo -il conte _Francesco Sforza_, colle cui imprese voglio terminar l'anno -presente. Non volea egli mai perdere tempo, e sapea secondare il buon -volto della fortuna. Dacchè dunque fu accordato co' Veneziani, ed -ebbe fatta una spedizione a Firenze, a Venezia e a _Lionello Estense_ -per aver soccorso di danari, s'inviò verso Piacenza, con far calare -per Po nello stesso tempo i galeoni di Pavia. Avvegnachè i Piacentini -fossero ben ricordevoli dell'infinito danno recalo loro nel precedente -anno, pure non mancò fra loro chi consigliò di prenderlo per padrone; -e a questo consiglio diede maggior peso la di lui armata di terra e -del Po[2914]. Gli spedirono dunque di concorde volere ambasciatori; -ed egli, nel dì 23 d'ottobre, v'entrò, con far grandi carezze a quel -popolo, esentarlo per quattro anni da ogni tributo e gravezza, e -concedere a chiunque era bandito il ritorno alla patria, fra' quali fu -_Alberto Scotto_ conte di Vigoleno. Passò dipoi la Sforza a Novara, -e, nel dì 20 di dicembre, quella città gli presentò le chiavi[2915]. -Nè terminò il presente anno che anche Alessandria se gli diede con -tutte le sue castella. L'acquisto di Piacenza, dove il _conte Luigi del -Verme_ possedeva molte castella e beni, servì a maggiormente assodarlo -colle sue truppe nel servigio del conte. E in vigore poi della -convenzione stabilita da _Guglielmo di Monferrato_, lo Sforza, benchè -contro cuore, gli diede il possesso d'Alessandria, a titolo nondimeno -di feudo. Benvenuto da San Giorgio[2916] riferisce lo strumento fatto -da quel popolo con esso Guglielmo. Vennero ancora al servigio dello -Sforza da Milano tre fratelli da San Severino con circa ottocento -cavalli. Per isvernar le sue milizie, il conte Francesco le ripartì -nel territorio della città di Milano, dove egli s'era impadronito di -Binasco, Biagrasso, Busto, Legnano, Cantù e di altre terre. Mancò di -vita nel dicembre di quest'anno[2917] _Giano da Campofregoso_ doge di -Genova, in cui luogo fu sostituito Lodovico suo fratello. - -NOTE: - -[2903] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[2904] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. II, tom. 21 Rer. Ital. - -[2905] Cristoforo da Soldo, Ist. Brescian., tom. 21 Rer. Italic. - -[2906] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 13, tom. 21 Rer. Ital. - -[2907] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2908] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2909] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Ammirat., Ist. di -Firenze, lib. 22. - -[2910] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. -15 Rer. Ital. - -[2911] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2912] Labbe, Concil., tom. 13. - -[2913] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Ferrara, -tom. 24 Rer. Italic. - -[2914] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Italic. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCXLIX. Indiz. XII. - - NICCOLÒ V papa 3. - FEDERIGO III re de' Romani 10. - - -Ebbe in quest'anno il buon _papa Niccolò V_ la consolazione di veder -estinto lo scisma, formato già dai sediziosi prelati del concilio di -Basilea[2918]. Per finir questa scandalosa briga, la di lui prudenza -non ebbe difficoltà di accordar vantaggiosa capitolazione all'_antipapa -Felice V_, concedendogli il cappello cardinalizio, il grado di legato -e vicario in tutte le terre del duca di Savoia, e la preminenza sopra -gli altri porporati. Conservò ancora la lor dignità ad alcuni cardinali -creati da lui, e rimise ne' primieri onori chiunque nel concilio -suddetto avea offesa la santa Sede romana. Essendo poi ritornato -il non più antipapa _Amedeo_ al ritiro di Ripaglia, quivi attese a -passare il resto dei suoi giorni in opere di pietà, finchè, secondo -il Guichenone[2919], nel dì 7 di gennaio dell'anno 1451 Dio il chiamò -all'altra vita, mentre egli si trovava in Ginevra[2920]. Già vivente -lui era succeduto nel ducato di Savoia e principato del Piemonte -_Lodovico_ unico suo maschio figliuolo. Avea questo novello duca nelle -turbolenze dello Stato di Milano occupato Romagnano, buona terra del -Novarese[2921]; nè avendolo voluto restituire, il _conte Francesco_ -inviò colà il _conte Luigi del Verme_ con parte del suo esercito, -il quale così ben condusse la faccenda, che fece prigionieri tutti i -Savoiardi e gli abitanti della terra. Se vollero la libertà, convenne -loro riscattarsi, e se ne ricavò tal somma di danaro, che giovò non -poco all'armata del conte. Negli Annali di Piacenza[2922] è attribuita -questa impresa a _Bartolomeo Coleone_, inviato con altri capitani e con -molte squadre d'armati in aiuto del conte Francesco dai Veneziani. Era -lacerata in questi tempi da gravi dissensioni la città di Milano per le -fazioni contrarie de' Guelfi e Ghibellini. Coi primi s'era unito _Carlo -da Gonzaga_, e questi non lasciò indietro arte e trama alcuna per -indurre il popolo a dargli il principato della città. Ma non mancavano -fautori del _conte Francesco_, e n'erano i caporali il _conte Vitaliano -Borromeo_, _Teodoro Bosio_ e _Giorgio Lampugnano_. In sì fatti torbidi, -vedendosi _Francesco Piccinino_ decaduto dalla primiera autorità, -prese la risoluzione di passare al servigio di Francesco Sforza, e di -condurvi anche _Jacopo_ suo fratello, il quale poco prima avea impedito -ad _Alessandro Sforza_ l'acquisto di Parma, il conte, quantunque, -sapesse quanto questi due fratelli in addietro avessero operato contra -di lui, e che non per elezione, ma per necessità si gittavano nelle sue -braccia, e qual fosse l'odio antico della lor casa contro la propria, -pure, siccome uomo che sapea ben maneggiar le carte, pensando che per -qualche tempo gli potevano esser utili, colle più vistose carezze gli -accettò, promettendo di tenerli come figliuoli, e promise in moglie -a Jacopo _Drusiana_ sua figliuola naturale, rimasta poco fa vedova di -_Giano da Campofregoso_ doge di Genova. Gli Annali Piacentini dicono -che i due Piccinini vennero a lui nel dì 15 di gennaio con tre mila -cavalli e due mila fanti, gagliardo rinforzo alla di lui armata. -Cristoforo da Soldo[2923] ci dà questo fatto al dì 19 di dicembre. -Ma non tarderemo a conoscere qual fosse la loro fede. Sul principio -del suddetto mese di gennaio anche la città di Tortona con tutto il -suo distretto inalberò le insegne del conte Francesco. La Storia del -Simonetta è difettosa perchè di rado assegna i tempi delle imprese. - -Succederono in questi tempi in Milano non poche crudeltà di _Carlo -da Gonzaga_ e de' Guelfi suoi aderenti, contra di chi procurava o -desiderava di dare la città allo Sforza. Tagliato fu il capo ad alcuni -nobili, depresso il governo de' Ghibellini, molti de' quali furono -mandati a' confini; ed altri chi qua e chi là fuggendo si misero in -salvo. Andò tant'oltre l'odio di costoro contra d'esso Sforza, che -pubblicamente diceano doversi spendere tutto per non averlo per loro -signore; e che in fine meglio era darsi al demonio o al Turco, che a -lui[2924]. Aveano fin qui sostenuta i Parmigiani la loro libertà, e -contuttochè _Alessandro Sforza_ fratello del conte Francesco, unito -con _Pier-Maria de Rossi_ conte di San Secondo, gl'inquietasse forte -con un corpo di milizie, e tentasse anche un dì di prendere la lor -città per tradimento (il che costò la vita a molti di que' cittadini -autori del trattato); nondimeno dacchè il conte Francesco ebbe invialo -colà _Bartolomeo Coleone_ con due mila cavalli e cinquecento fanti, -cominciarono a sbigottirsi. Si vollero dare al marchese di Ferrara -_Lionello d'Este_; ma perchè questi ne fu dissuaso dai Veneziani, -non accudì alla esibizione. Perciò in fine si diedero nel mese di -febbraio ad Alessandro Sforza, che ne prese il possesso a nome del -fratello. Per tutto il mese di gennaio avea il conte Francesco già -presa la maggior parte delle castella del distretto di Milano. Per -isperanza dunque che anche la città di Milano gli si dovesse rendere, -giacchè non mancavano a lui delle persone benevole in quella città, -determinò di accostarsi alla medesima e di bloccarla, acciocchè, se -non valeva l'amore e il buon consiglio, la forza riducesse i suoi -avversarli. Pose a questo fine il campo in più siti lungi dalla città, -per impedire che non v'entrassero vettovaglie. Nel qual tempo anche i -Veneziani, de' quali dovea essere la Geradadda e Crema[2925], uscirono -in campagna di buon'ora, cioè nel gennaio dell'anno presente, con -sommo aggravio de' Bresciani, e loro disagio per la cattiva stagione. -Ebbero nel febbraio Caravaggio ed altri luoghi, e messo poscia il -campo intorno a Crema, dirizzarono le batterie contra di quella nobil -terra. Avea il conte Francesco anch'egli durante il verno inviati -_Francesco Piccinino_, _Luigi del Verme_ ed altri capitani con un -buon corpo d'armati ad assediare l'insigne terra di Monza. _Carlo da -Gonzaga_, che faceva allora il generale dei Milanesi, fu spedito con -soldatesche al soccorso. Entrò egli una notte senza essere osservato -in Monza, e la mattina seguente diede loro addosso, in maniera che -li sconfisse, con prendere almen trecento cavalli, i cannoni e tutto -il loro bagaglio. Fu osservato che _Francesco Piccinino_ non si volle -muovere colle sue truppe per soccorrere gli assaliti, segno che egli -già ordiva un tradimento. Per tal vittoria alzarono forte la testa i -Milanesi; e molto più perchè, essendosi collegati con _Lodovico duca_ -di Savoia, era loro data speranza che calerebbe dalle Alpi un nuvolo -di cavalleria contra dello Sforza. Venne in fatti l'armata savoiarda, -ma non mirabile, come s'era creduto, contra Novara[2926]; nè avendo -potuto sorprendere quella città, s'impadronì di quasi tutte le castella -del distretto, commettendo immense crudeltà e saccheggi. Erano circa -sei mila cavalli. Cristoforo da Soldo li fa il doppio, secondo le voci -spesso favolose de' tempi di guerra. Contra di loro il conte Francesco -spedì _Bartolomeo Coleone_, e si andò badaluccando fra loro per molti -giorni, finchè, passati i Savoiardi con più di tre mila cavalli ad -assediare Borgo Mainero, Bartolomeo, benchè inferiore di gente, fu -forzato nel dì 20 d'aprile a prendere battaglia. Fu questa assai -sanguinosa sì per l'una che per l'altra parte; tuttavia rimasero in -fine sconfitti i Savoiardi con prigionia di mille cavalli e presa del -bagaglio. Bastò questa vittoria, perchè il duca Lodovico desistesse dal -dar più molestia allo Stato di Milano. - -Circa questi tempi il _conte Francesco_, venuta già la primavera, -era uscito in campagna, ed avea ordinato a _Francesco Piccinino_ e a -_Guglielmo di Monferrato_ di tornare all'assedio di Monza. Allora fu -che si palesò l'infedeltà del Piccinino e di _Jacopo_ suo fratello, -perchè amendue, nel dì 14 oppure 15 di aprile, fatto prima segreto -accordo colla reggenza di Milano[2927], ed aperte loro le porte di -Monza, con tutte le lor truppe v'entrarono. Ciò saputo, Guglielmo -non tardò a ritirarsi di là con buon ordine, e a ridursi all'armata -sforzesca. Con tre mila cavalli e mille fanti passarono dipoi i -Piccinini a Milano con gran festa di quel popolo; e perchè Crema, -assediata dai Veneziani, era oramai ridotta all'agonia, ebbero ordine -di soccorrerla. Colà s'inviarono essi insieme con _Carlo da Gonzaga_, -e con tali forze, che _Sigismondo Malatesta_, capitano de' Veneziani a -quell'impresa, giudicò meglio di non aspettarli, e sciolse l'assedio -nel dì 17 oppure 18 d'aprile. Andò intanto il _conte Francesco_ -all'assedio di Marignano, ed ebbe la terra. Capitolò dipoi anche -la rocca di rendersi nel dì primo di maggio, se non le fosse venuto -soccorso. Per darglielo uscirono sul fine di aprile di Milano i due -Piccinini e Carlo da Gonzaga. Oltre alle loro truppe, conducevano -seco venti mila giovani del popolo milanese, armati di schioppi, armi -per la lor novità allora molto temute. Ma queste tante migliaia di -giovani milanesi in armi si possono ben credere una spampanata degli -storici adulatori o poco cauti. Certamente grande era la baldanza -di quest'armata, e si sparse voce che ascendeva il numero di quelle -milizie a sessanta mila persone. Gli aspettò nondimeno di piè fermo il -conte Francesco, ed ordinò le sue schiere per ben riceverli, se aveano -voglia di combattere. Ma quelli non s'inoltrarono, e intanto la rocca -di Marignano venne in potere del conte. Perchè poi i Vigevaneschi, -rinforzati da mille soldati inviati loro da Milano, mettevano a -sacco e fuoco la Lomellina ed altre parti del territorio pavese, a -quella volta marciò tosto il conte coll'esercito suo. Nel viaggio, -avvertito che _Guglielmo di Monferrato_ meditava di abbandonarlo, -siccome disgustato per sospetti che ad istigazione segreta di esso -conte la terra del Bosco non si volesse rendere a lui secondo i patti, -il fece ritener prigione in Pavia, dove per avventura avea chiesta -egli licenza d'andare. Per attestato di Benvenuto[2928], ciò avvenne -nel dì primo di maggio, o piuttosto, come vuole il Ripalta[2929], -nel dì 13 d'esso mese. Fu egli poscia tenuto nelle carceri di -Pavia un anno e dieci giorni, senza che il conte facesse per allora -novità alcuna per conto d'Alessandria, anzi egli esortò quei del -Bosco a rendersi a _Giovanni marchese di Monferrato_ (non so come -chiamato _Bonifazio_ dal Simonetta) fratello d'esso Guglielmo[2930]. -Durò qualche tempo l'assedio di Vigevano, valorosamente difeso dal -presidio e da que' cittadini; ma finalmente si renderono, dopo aver -corso un gran rischio di essere messi a sacco, nel dì 3 di giugno. -Avea inoltre il conte inviato _Alessandro_ suo fratello ad occupare -castello Arquato, Fiorenzuola ed altri luoghi che erano de' Piccinini; -il che fu eseguito; ed egli tornò nel territorio di Milano, e dopo -aver preso Varese e la valle di Lugano nel Comasco, andò sotto a Lodi -cioè nel fine d'agosto. Nel qual tempo _Antonio Crivello_ castellano -di Pizzighittone, importante fortezza sull'Adda, gliela diede, -somministrandogli anche il comodo di prendere cinquecento cavalli e -trecento fanti de' Piccinini, che erano ivi di guarnigione. Ebbe dipoi -anche Cassano. Mancarono di vita per un'epidemia entrata nell'esercito -sforzesco, o per altre cagioni, in quest'anno varii insigni condottieri -d'armi, cioè _Manno Barile_, il _conte Luigi del Verme_, _Roberto da -Montealbotto_, _Cristoforo da Tolentino_, _Jacopo Catalano_ e il _conte -Dolce_ dall'Aguillara. - -Era sul principio di settembre, quando _Carlo da Gonzaga_, uomo di fede -sempre istabile, dopo aver fatto il padrone di Milano, per disgusto -insorto fra lui e i Piccinini, e molto più per motivo di interesse, -segretamente trattò accordo col _conte Francesco_, promettendo di -dargli la città di Lodi e di Crema. All'incontro lo Sforza a lui -promise Tortona con altri vantaggi[2931]. Fu eseguito il trattato -nel dì 11 di settembre, con essere entrate in Lodi le soldatesche -del conte. Fin qui erano camminati i Veneziani con ottima fede verso -lo Sforza, aiutandolo d'armati e di danaro[2932]. Ma avendo avuto -ordini replicati _Arrigo Panigarola_ Milanese mercatante in Venezia -di proporre un aggiustamento, ed avendo alcuni ministri insinuato a -quella repubblica, che se lasciavano prendere a questo incomparabil -capitano tutto lo Stato di Milano, andava a rischio l'antica loro -libertà, perchè egli avrebbe anche voluta dipoi la lor Terra ferma, e -niuno gli avrebbe potuto fare resistenza: andò tanto inanzi l'istanza -de' Milanesi, e l'apprensione di que' savii signori, che in questi -medesimi tempi spedirono _Pasquale Malipiero_ ed _Orsato Giustiniano_ -ad intimare al conte che desistesse dall'impresa di Milano. Ma avendo -udito questi ambasciatori per istrada che il conte si era impossessato -di Lodi, si fermarono, senza più portarsi ad esporre quell'ambasciata, -per quanto narra Cristoforo da Soldo. Il Simonetta[2933] scrive -che andarono prima ancora ch'egli s'impadronisse di Lodi: il che -non sembra credibile. Si può al certo dedurre ch'egli nulla sapesse -dell'intenzione de' Veneziani, al sapere che trattò onoratamente coi -lor provveditori, affinchè venisse in lor potere, secondo i patti, -Crema, che Carlo da Gonzaga gli fece avere. Non sarebbe già egli -verisimilmente stato sì cortese, se mai avesse penetrato ciò che -si tramava contra di lui in Venezia. Stabilito dunque che ebbero i -Veneziani un accordo co' Milanesi, inviarono al conte, facendogli -sapere d'essere in concordia col popolo di Milano, volendo che il -conte ritenesse Novara, Tortona, Alessandria, Pavia, Parma e Cremona, -e che Milano, restando libero, ritenesse Lodi, Como e tutto il di -qua dall'Adda. In somma l'interesse fa le leghe, e l'interesse anche -le guasta. Il Simonetta vuole che molto più tardi i Veneziani si -levassero la maschera. Certo è che il conte, senza punto sgomentarsi -per questo, marciò con tutte le sue forze da Lodi, e andò ad accamparsi -intorno a Milano, benchè poi, ad istanza dell'ambasciator veneto, -facesse una tregua di venti giorni, e si allontanasse di là. Mostrò -ancora di voler pace collo parole, ma il contrario apparve ne' fatti. -Perchè, quantunque avesse inviato a Venezia _Alessandro_ suo fratello, -e questi, per le minaccie de' Veneziani, avesse sottoscritta una -capitolazione, egli non la volle ratificare. Passato dunque un certo -tempo, volendo egli piuttosto esporsi ad ogni pericolo, che cedere al -concerto fatto dai Veneziani e Milanesi già uniti contra di lui, attese -ad affamar Milano, città allora mal provveduta di viveri, e trattò di -pace con _Lodovico duca_ di Savoia, cedendogli molle terre e castella -da lui occupate in quel di Pavia, Alessandria e Novara. Lo strumento -d'essa pace fu stipulato nel dì 20 di gennaio dell'anno seguente. -In questo mentre, avendo _Francesco Piccinino_ terminata sua vita in -Milano, nel dì 16 d'ottobre, _Jacopo_ suo fratello, che col tempo si -meritò il titolo di Fulmine della guerra, fu accettato da' Milanesi, -per comandare alle lor armi. Non finì l'anno presente, che nel dì 28 -di dicembre lo Sforza mise in fuga il medesimo Jacopo e _Sigismondo -Malatesta_ generale de' Veneziani ne' monti di Brianza[2934], e fece -prigione non poca gente e molti loro uffiziali. Ebbe anche nel dì -13 di dicembre per danari la fortezza di Trezzo, acquisto di somma -importanza per lui. Insorse guerra nell'anno presente[2935] fra il _re -Alfonso_ e la _repubblica di Venezia_. La cagion fu che il re era in -collera co' Veneziani per la guerra da lor fatta allo Stato di Milano, -e bandì da' suoi regni la loro nazione. Perciò, formata da' Veneziani -un'armata di trenta galee e di sei navi, questa recò non pochi danni -ai legni d'Alfonso nel porto di Messina e in Siracusa. Intanto pareva -disposto esso re a venire con un'armata verso Milano. Entrò nell'anno -presente la moria in Roma[2936], e cominciò a farvi strage. Per paura -d'essa nel mese di giugno il pontefice _Niccolò V_ sen venne a Spoleti, -dove diedero fine alla lor vita molti dei suoi cortigiani. Andò poscia -a Tolentino, e quindi alla santa casa di Loreto, e finalmente a San -Severino. Nel dicembre ancora di quest'anno si sollevò il popolo di -Camerino diviso in due fazioni. Chi voleva la Chiesa, chi la casa -Varana. In fine gli ultimi prevalsero. - -NOTE: - -[2915] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 15, tom. 21 Rer. Ital. - -[2916] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2917] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5. - -[2918] Raynaldus, Annal. Eccl. Labbe, Concil., tom. 13. - -[2919] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1. - -[2920] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital. - -[2921] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 15, tom. 21 Rer. Ital. - -[2922] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital. - -[2923] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2924] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 17, tom. 21 Rer. Ital. - -[2925] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[2926] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 18, tom. 21 Rer. Ital. - -[2927] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2928] Benvenuto da S. Giorgio. Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2929] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2930] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[2931] Cristoforo da Soldo, Ist. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[2932] Ripalta, Histor. Placen., tom. 20 Rer. Ital. - -[2933] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital. - -[2934] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2935] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCL. Indizione XIII. - - NICCOLÒ V papa 4. - FEDERIGO III re de' Romani 11. - - -Avea già il pontefice _Niccolò V_ invitati i fedeli al sacro giubileo, -che in quest'anno s'avea da tenere in Roma, e che fu in fatti -celebrato con insigne divozione e concorso di persone da tutti i regni -cristiani, al dispetto della pestilenza che regnava in Italia[2937]. -Dopo il primo giubileo dell'anno 1300, forse non fu mai veduto sì -gran flusso e riflusso di gente in Roma, di modo che le strade maestre -d'Italia pareano tante fiere. Accadde solamente una disavventura, che -in un certo giorno (l'Infessura dice[2938] nel dì 19 di dicembre, -e seco s'accorda l'autore della Cronica di Rimini[2939]) tornando -l'innumerabil popolo dalla benedizione del papa data in San Pietro, nel -passare per ponte Santo Angelo, a cagion dello strepito fatto da una -mula, divenne sì grande la calca, che quivi perirono più di ducento -persone, parte soffocate dalla folla, e parte cadute nel Tevere: del -che sommamente si afflisse il buon pontefice, il quale canonizzò in -quest'anno _Bernardino da Siena_. Di gran tesori lasciò la pietà de' -fedeli in Roma per l'occasione di questo giubileo, e d'essi poi si -servì il saggio papa, non già a far guerre, ma bensì a ristorar le -chiese, ad aiutare i poverelli, ed abbellir sempre più la bella città -di Roma. Adoperossi egli ancora con premura degna del suo sublime -e sacro carattere, affinchè si terminasse la guerra viva tra il _re -Alfonso_ e la _repubblica fiorentina_[2940]. Nè andarono a vuoto i suoi -maneggi, essendosi conchiusa la pace fra loro nel dì 29 di giugno, -per cui fu obbligato _Rinaldo Orsino_ signor di Piombino, che poi -morì in questo anno di peste, a pagar da lì innanzi l'annuo tributo -di cinquecento fiorini d'oro ad esso Alfonso. Nel dì 2 di luglio ebbe -anche fine la discordia del medesimo re coi Veneziani[2941], essendosi, -per opera del _marchese Lionello_ signor di Ferrara, sottoscritta la -pace fra loro dai comuni ambasciatori concorsi alla medesima città -di Ferrara. Contribuirono molto a farla i cangiamenti delle cose di -Milano, de' quali parlerò fra poco. Sciolto così il re Alfonso dai -pensieri di guerra, si diede poi tutto ai piaceri, e ad una vita poco -convenevole alla sua saviezza. Fu questo l'ultimo anno della vita del -suddetto _marchese Lionello_, essendo egli stato rapito dalla morte -nel dì primo di ottobre nel suo delizioso palagio di Belriguardo; -principe d'immortale memoria, perchè, secondo la Cronica di Ferrara, fu -amatore della pace, della giustizia e della pietà, di vita onestissima, -studioso delle divine Scritture, liberale massimamente verso i poveri, -nelle avversità paziente, nelle prosperità moderato, e che con gran -sapienza governò e mantenne sempre quieti i suoi popoli, di modo che -si meritò il pregiatissimo nome di Padre della patria. A lui succedette -nel dominio di Ferrara, Modena, Reggio, Rovigo e Comacchio il _marchese -Borso_ suo fratello, che, quantunque illegittimo, fu anteposto ad -_Ercole_ e _Sigismondo_ suoi fratelli legittimi. Era generale de' -Veneziani _Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini. Fu cassato in -quest'anno pei suoi demeriti. Fra le altre cose a lui fu attribuito -il rapimento seguito in Verona di bellissima donna nobile tedesca, -che con accompagnamento degno della sua condizione passava per quella -città andando al giubileo di Roma. Piuttostochè consentire alle voglie -libidinose di chi la rapì, si lasciò ella uccidere: caso che fece gran -rumore per tutta Italia. S'egli veramente fosse reo di tale eccesso -non saprei dirlo, perchè, per quanta inquisizione ne facessero i savii -Veneziani, non si potè scoprirne l'autore. Certo è che la voce comune -addossò ad esso Malatesta questa iniquità, e ne parlano fino i Giornali -di Napoli. In sì cattivo concetto era esso Malatesta, che se non fu, -certamente degno era d'essere creduto reo di tanta scelleraggine. - -Per tutto il mese di gennaio e di buona parte del febbraio dell'anno -presente[2942] consisterono le diligenze dello invitto conte _Francesco -Sforza_ in sempre più angustiare la bloccata città di Milano, e in ben -disporre le cose, acciocchè l'armata veneta, da cui continuamente i -Milanesi imploravano soccorso, non giugnesse a condurvi vettovaglie. -Crebbe perciò a dismisura la fame in quella gran città, con essersi -ridotti i poveri a mangiar cavalli, cani, gatti, sorci, e in fin -l'erbe, cioè ad ingoiare per un altro verso la morte, che cercavano -dì fuggire. Se usciva gente per ricoverarsi altrove, ordine v'era ai -capitani dello Sforza di ricacciar ognuno in città. Intanto i rettori, -con belle speranze di presto aiuto, lusingavano il languente popolo, -e veramente Sigismondo, generale allora de' Veneziani, era in qualche -movimento alla volta di Milano. Ma questo soccorso dovea venire, e -mai non veniva. Però nel dì 23 di febbraio _Gasparo da Vimercato_ -mosse a rumore qualche cinquecento uomini della plebe, che con alte -grida andarono al pubblico palazzo, da dove furono respinti. Tornati -colà in maggior numero, ed uscito _Leonardo Veniero_ ambasciatore -de' Veneziani, che finora avea confortati i Milanesi a star saldi, -con mettersi a sgridare e minacciare i sediziosi, immediatamente -fu dal furioso popolo tagliato a pezzi[2943]. A questo spettacolo -fuggirono tosto i reggenti; ed essendo restati padroni del palazzo -gli ammutinati, che a vista d'occhio andavano crescendo, corsero ad -impadronirsi delle porte. Nel seguente dì 26 di febbraio, raunato -in Santa Maria della Scala il popolo, fu presa la determinazione -di chiamar per loro signore il _conte Francesco Sforza_, e gliene -fu incontanente spedito l'avviso a Vimercato, da dove egli stava -in procinto di muoversi contro l'armata veneta, la quale era in -moto. _Jacopo Piccinino_ colla sua gente avea preso servigio in -quell'esercito, dacchè vide la rivolta di Milano. Volevano i primarii -cittadini che si stabilisse prima una capitolazione; ma il conte -animato da' suoi benevoli, senza perdere tempo, marciò alla volta -della città; e benchè con qualche fatica, pure v'entrò, incontrato -fuori d'essa da copiosissimo popolo, ed accolto dentro dagli altri, -tutti gridando: _Sforza, Sforza, viva il conte Francesco_. Andò prima -a ringraziar Dio nella metropolitana, prese il possesso delle fortezze -e delle porte, e, lasciato _Carlo da Gonzaga_ al governo della città -con buoni regolamenti per la quiete del popolo se ne tornò tosto a -Vicomercato per vegliare agli andamenti dell'esercito veneto. Nello -stesso tempo spedì ordini a tutte le città circonvicine, affinchè -provvedessero di viveri l'affamato popolo di Milano: il che fu sì -puntualmente eseguito, che in meno di tre dì abbondò la grascia in -Milano, come se mai non vi fosse stato assedio, _Sigismondo Malatesta_ -appena ebbe intesa questa mutazion di cose, che se ne tornò di là -dall'Adda, e fece tosto rompere il ponte. Da lì a due giorni Como, -Monza e Bellinzona, terre state fin qui forti nel partito della -repubblica di Milano, mandarono a prestar ubbidienza allo Sforza. -Venuta poi la festa dell'Annunziazion della Vergine, cioè il dì -25 di marzo (che non so come vien detto dal Simonetta[2944] _sexto -kalendas aprilis_, e Cristoforo da Soldo[2945] scrive che fu nel dì 22 -di marzo), fece questo gran capitano insieme colla consorte _Bianca -Visconte_, e co' figliuoli _Galeazzo Maria_ ed _Alessandro_, la sua -magnifica entrata nella città di Milano, e fu acclamato duca di Milano. -Per molti giorni durarono le giostre, le danze, i conviti e le altre -feste per la di lui assunzione; e da tutti i principi d'Italia vennero -a lui ambascerie per congratularsi, fuorchè dal _re Alfonso_ e da' -_Veneziani_. Rallegraronsi principalmente del di lui innalzamento -i Fiorentini, perchè vedeano di mal occhio il tentativo fatto dai -Veneziani per assorbire la Lombardia. Ed allora spirò ogni loro -amistà con essi Veneziani, tanto più che in Venezia furono posti nuovi -aggravii ai mercanti fiorentini, e si venne dipoi a sapere che essi -Veneziani erano entrati in lega col _re Alfonso_, il cui odio contra -de' Fiorentini non mai si estinse. - -Poco indugiò Francesco duca di Milano ad ordinare che si rimettesse in -piedi il castello di porta Zobbia, già demolito dal popolo milanese, -e teneva continuamente quattro mila persone impiegate in quel lavoro. -Stava tuttavia prigione in Pavia _Guglielmo_ fratello di _Giovanni -marchese_ di Monferrato. Se volle riavere la libertà, gli convenne, nel -dì 26 di maggio, venire ad una capitolazione, rapportata da Benvenuto -da San Giorgio[2946], in cui cedette alle sue ragioni sopra la città -d'Alessandria e suo territorio, a riserva del Bosco e d'alcune altre -castella pervenute alle mani di suo fratello. Di queste poche avea -egli da essere padrone, con obbligarsi ancora lo Sforza di pagargli -annualmente due mila ducati, ossieno fiorini d'oro, in contraccambio -dell'entrate ch'egli perdeva di Alessandria. Uscito di prigione, andò a -Lodi, dove ratificò la convenzione; ma non sì tosto fu in libertà, che, -giunto in Monferrato a dì 7 di giugno, giuridicamente protestò contro -quello accordo, fatto, secondo lui, per minaccie e paura. Similmente -nel dì 15 di novembre il duca Francesco ordinò che fosse ritenuto -prigione _Carlo da Gonzaga_, altro condottier d'armi, dal quale era -stato assistito non poco nella conquista di Milano. Il Simonetta[2947], -che sa dare, secondo l'uso degli storici parziali, un bel colore a -tutte le azioni del suo eroe, scrive che per avere lo Sforza fermata -lega con _Lodovico marchese_ di Mantova, e stabilito il matrimonio del -suo primogenito _Galeazzo Maria_ con una figliuola d'esso marchese, -Carlo, siccome nemico del fratello, se l'ebbe tanto a male, che -cominciò a sollecitare i Veneziani alla guerra, con intenzione di -passare nella loro armata. Accertato di ciò il duca, lo imprigionò; -ma che fra pochi giorni, per le preghiere del marchese suo fratello, -il rilasciò, con obbligarlo nondimeno a cedere Tortona, di cui dianzi -avea avuto il dominio. Verisimilmente si dovette allora sospettare -che lo Sforza, allorchè ebbe bisogno pe' suoi affari de' suddetti due -capitani, accordasse loro tutto quel che richiesero, per toglierlo poi -loro, cessato il bisogno. Comunque sia, tace il Simonetta che Carlo, se -volle la libertà, fu, oltre alla cession di Tortona[2948], costretto a -pagare sessanta mila fiorini di oro (del che ho io addotte altrove le -pruove[2949]), e fu confinato in Lomellina. Certo è poi ch'egli ruppe -i confini, e, passato a Venezia, si acconciò con quella repubblica -contra del marchese suo fratello, di cui seguitò ad essere nemico. -Forse anche lo Sforza e il marchese andaron d'accordo in abbatterlo e -ridurlo alla disperazione. Alla fame poi patita dal popolo di Milano, -secondo il solito, tenne dietro la pestilenza in quest'anno; e questa -gravissima, perchè, se crediamo al Sanuto[2950], nella sola città di -Milano perirono sessanta mila persone. In Piacenza pochi restarono -in vita. Si stese ancora questo malore per quasi tutta la Italia: -cosa troppo facile, dacchè tanta gente era in moto per cagion del -giubileo. Fu anche in Roma; laonde il pontefice, per isfuggirne la -rabbia, fu di nuovo forzato a ritirarsi, nel dì 18 di giugno[2951], e -venne a Spoleti, poscia a Foligno e Fabriano. Colà nel dì 26 d'agosto -ito a trovarlo _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini[2952], fu -onorato e regalato dal papa, ed ottenne che fossero legittimati i -due suoi figliuoli bastardi _Roberto_ e _Malatesta_. Tante volte s'è -parlato dell'instabilità di Genova, città allora troppo amante di -mutar padrone. In quest'anno ancora, correndo il mese di luglio, fu -deposto dal governo il doge _Lodovico da Campofregoso_[2953]. Spedì -il popolo a Sarzana a richiamare _Tommaso da Campofregoso_, già stato -doge; ma, scusatosi egli per la troppa avanzata età, consigliò che -eleggessero doge _Pietro_ suo nipote: lo che fu eseguito nel dì 8 -di dicembre. Del resto non fu in quest'anno nè pace nè guerra fra la -repubblica di Venezia e Francesco duca di Milano. Ognuno d'essi avea -paura dell'altro. Temeva il duca la potenza e ricchezza maggiore de' -Veneziani; e i Veneziani stavano in riguardo pel singolar credito dello -Sforza nel mestier della guerra. Tuttavia, giacchè il duca non era ben -assodato nel nuovo dominio, i Veneziani andavano disponendo le cose per -fargli guerra. - -NOTE: - -[2936] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2937] Raynaldus, Annal. Eccles. S. Anton., Vita Nicolai V, P. II, tom. -3 Rer. Ital. - -[2938] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2939] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2940] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2941] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22. Giornal. Napolet., tom. -21 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di -Ferrara, tom. 24 Rer. Italic. - -[2942] Cristof. da Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. Ital. -Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital. - -[2943] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic. - -[2944] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital. - -[2945] Cristoforo da Soldo, Istor. di Brescia, tom. eod. - -[2946] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2947] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 22, tom. 21 Rer. Ital. - -[2948] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2949] Antichità Estensi, P. II. - -[2950] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2951] Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2952] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. - -[2953] Giustiniani, Istor. di Genova, tom. 15. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLI. Indizione XIV. - - NICCOLÒ V papa 5. - FEDERIGO III re de' Romani 12. - - -Abbiamo veduto per tanti anni lacerata l'Italia, ora in una, ora in -altra parte, dalla guerra. Parve miracoloso l'anno presente, perchè -dappertutto fu, se non concordia d'animi, almeno pace. Di tempi così -sereni si prevalse il pontefice _Niccolò V_, siccome dotato di gran -mente e d'un animo regale, per lasciar di belle memorie alla città -di Roma[2954]. Sua cura fu di rimettere maggiormente in fiore le -buone lettere, che già erano cominciate a risorgere in Italia, sì con -richiamar a sè e premiar le persone dotte, sì ancora col radunare da -tutta l'Europa e dall'Oriente manuscritti di tutte le arti e scienze, -perchè la stampa de' libri non era peranche nata, o, se nata, era -segreta. Formò con questo tesoro un'insigne biblioteca. Ordinò che si -cominciassero a tradurre dal greco i santi Padri, ed anche gli storici -e poeti di quella lingua. Fabbriche parimente insigni intraprese in -Roma, tanto di sacri templi, come di ornamenti o fortificazioni alle -rare memorie di quella e d'altre città, con avere specialmente stese -queste sue grandiose idee alla Basilica Lateranense, e all'altra di -Santa Maria Maggiore, e de' Santi Paolo, Lorenzo e Stefano. Tutte -queste ed altre sue magnanime imprese si veggono diligentemente -descritte nella di lui Vita da me data alla luce, e composta da -Gianozzo Manetti Fiorentino, letterato insigne, perito delle lingue -ebraica, greca e latina. Stefano Infessura anch'egli attesta[2955], -avere questo pontefice nell'anno presente ristorate le mura, le torri -e le porte di Roma, acconciato il Campidoglio, accresciuto il torrione -di castello Santo Angelo con altre fortificazioni, fatto un palazzo -a Santa Maria maggiore, e la canonica di San Pietro e la chiesa di -S. Teodoro, con altre fabbriche, ch'io tralascio. Di questo passo -camminava il buon Niccolò papa, non cercando la dubbiosa gloria de' -papi che profusero tanti tesori in guerre, ma bensì procurando di -mantenere i suoi popoli in pace, e di far loro goder quelle rugiade, -che Dio gli avea mandato in congiuntura del giubileo. - -Non fu, siccome dissi, in quest'anno guerra in Lombardia; nondimeno -la repubblica veneta mirava con occhio bieco il nuovo duca di -Milano[2956], e macchinava pensieri di guerra, essendosi collegata per -questo con _Alfonso re_ d'Aragona e delle Due Sicilie, con _Lodovico -duca_ di Savoia, con _Giovanni marchese_ di Monferrato e co' _Sanesi_. -La maggior loro speranza era che, trovandosi lo Sforza non peranche -ben assodato sul trono, difficile non fosse il rovesciarlo. Per lo -contrario non desiderava guerra il duca, siccome bisognoso di quiete -per rimettere in buono stato il conquistato paese, troppo smunto e -maltrattato dalle passate rivoluzioni. Oltre di che, egli non godeva -quelle fontane di danari, delle quali abbondava allora Venezia, -sì per l'estensione degli Stati a lei spettanti non meno in Italia -che in Dalmazia e in altre contrade del Levante, come ancora perchè -Venezia si riputava allora il più ricco emporio dell'Italia, anzi -dell'Occidente. Il Sanuto[2957] ci fa vedere una parte di que' tesori -che il traffico portava in questi secoli alla piazza di Venezia. Ora -il duca attendeva a premunirsi, e fece lega co' Fiorentini disgustati -forte de' Veneziani; siccome ancora co' Genovesi e con _Lodovico -marchese_ di Mantova. Condussero i Veneziani al loro soldo _Carlo da -Gonzaga_, e nell'anno seguente anche _Guglielmo di Monferrato_, cioè -due capitani divenuti amendue per le ragioni sopraddette nemici del -duca di Milano. Nel mese d'aprile dell'anno presente crearono capitan -generale delle lor armi _Gentile da Lionessa_, uomo saggio e prode. Ma -perchè _Bartolomeo Coleone_, che militava al loro servigio con mille e -cinquecento cavalli e quattrocento fanti, pretendeva come dovuta a sè -quella dignità, se ne adirò non poco, ed oltre al chiedere licenza col -pretesto delle paghe che non correano, mostrò assai la sua disposizione -di passare all'armata duchesca: fu presa la risoluzione di mettergli -le mani addosso, e di tagliargli il capo. Data questa commessione -a _Jacopo Piccinino_, egli con una marcia sforzata di notte arrivò -addosso al Coleone, sorprese tutte le di lui genti, e poco mancò che -non restasse prigione anche esso Bartolomeo. Ebbe egli la fortuna di -salvarsi a Mantova, e restò in potere e al soldo dei Veneziani tutto -il corpo de' suoi cavalli e fanti. Prese egli poi soldo nell'esercito -duchesco, con aver promesso di grandi vantaggi allo Sforza. Lo spoglio -fatto a lui e alle sue truppe si fa ascendere dal Sanuto ad ottanta in -cento mila fiorini di oro. Fu anche pubblicamente decretato in Venezia, -nel dì primo di giugno, che tutti i Fiorentini non privilegiati -uscissero dagli Stati della repubblica[2958], ed altrettanto fece anche -il _re Alfonso_ in tutte le sue terre: il che maggiormente irritò i -Fiorentini, e li confermò nell'unione col duca di Milano. Premeva non -poco ai Veneziani di tirar nella loro lega anche i Bolognesi, e molte -furono le loro istanze, e caldi i loro maneggi[2959], ma senza trovare -in quel popolo voglia d'impacciarsi nelle brighe altrui. Tentarono -dunque per altra via d'ottenere l'intento con dar braccio alle fazioni -de' Canedoli fuorusciti. Assistiti questi dalle brigate dei signori di -Carpi e di Coreggio, nel dì 8 di giugno venuti a Bologna, presero la -porta di Galiera, e una parte d'essi giunse fino alla piazza. _Sante -de' Bentivogli_, che i Bolognesi, benchè fosse creduto bastardo, -aveano fatto venire per l'amore che portavano alla casa de' Bentivogli, -giacchè _Giovanni de Bentivogli_ figliuolo dello ucciso _Ercole_ era in -età non sufficiente a sostenere la sua fazione, allora fu in armi coi -Malvezzi, Marescotti ed altri suoi aderenti. Seguì un combattimento, -in cui furono costretti alla fuga i Canedoli, con lasciar ivi molti del -loro seguito morti o prigioni. - -NOTE: - -[2954] Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2955] Infessur., Diar., tom. 3 Rer. Ital. - -[2956] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2957] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital., pag. 963. - -[2958] Ammirati, Ist. di Firenze, lib. 22. Poggius, lib. 8. Sanuto ed -altri. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLII. Indizione XV. - - NICCOLÒ V papa 6. - FEDERIGO III imperadore 1. - - -Avendo nell'anno precedente _Federigo III_ re de' Romani risoluto di -calare in Italia per prendere la corona imperiale in Roma, e mandati -innanzi i suoi ambasciatori per disporre il _pontefice Niccolò_ e i -principi italiani al suo ricevimento[2960], sul principio di gennaio -dell'anno presente entrò in Italia, conducendo seco _Ladislao_ suo -nipote, eletto re d'Ungheria e di Boemia, che allora era in età di -dodici anni, ventidue vescovi, molt'altra baronia, e circa due mila -cavalli, tutti ben montati, ma mal vestiti. Passando pel Friuli e per -altri Stati della repubblica veneta, ricevè distinti onori. Allorchè -entrò nel Polesine di Rovigo[2961], fu incontrato da _Borso d'Este_ -signor di Ferrara con accompagnamento magnifico, e con lui, nel dì -17 del mese di gennaio, entrò in essa Ferrara. Quivi si riposò otto -giorni in nobili solazzi e divertimenti; e regalato di quaranta -corsieri e di cinquanta falconi ben ammaestrati alla caccia, continuò -poscia il suo viaggio alla volta di Bologna[2962], dove arrivò nel dì -25 con gran festa e solennità di quel popolo. Non fu meno magnifico -l'accoglimento a lui fatto nel dì 30 del suddetto mese[2963] dalla -repubblica di Firenze, allorchè entrò in quella città, da dove poi -passò a Siena, e quivi si fermò per qualche tempo. Seco era _Enea -Silvio_ de' Piccolomini Sanese, vescovo di quella città, e segretario -suo, uomo di mirabil ingegno e di gran letteratura, che fu poi papa Pio -II. Nel dì 9 di marzo con incredibil magnificenza fece la sua solenne -entrata in Roma[2964], dove il saggio _pontefice Niccolò_ per ogni -buona precauzione avea rannate tutte le sue milizie, e ben munite le -fortezze. Ossia perchè Federigo non avea voluto riconoscere per duca -di Milano _Francesco Sforza_, oppure perchè in Milano durava tuttavia -la peste, certo è ch'egli non andò a Milano, per prender ivi la corona -ferrea. Inviò bensì lo Sforza il suo primogenito _Galeazzo Maria_ -a Ferrara con gran comitiva ad attestargli il suo ossequio e la sua -ubbidienza, ma punto non si cangiò per questo l'animo d'esso Augusto -verso di lui. Ora, giunto a Roma Federigo, fece istanza al pontefice -di ricevere dalle mani di lui la corona del regno longobardico. Per -testimonianza di Enea Silvio[2965], fu questo punto messo in consulta, -e tuttochè reclamassero non poco gli ambasciatori di Milano, il papa -procedè oltre, e nel dì 15 di marzo in San Pietro il coronò come re -di Lombardia, dichiarando nulla di meno essere sua intenzione che tal -atto non pregiudicasse al diritto dell'arcivescovo di Milano[2966]. -Nello stesso giorno avea egli prima congiunta in matrimonio con esso -Augusto Federigo _Leonora_ figliuola del re di Portogallo, ed anche -essa fu per conseguente coronata. Poscia nel dì 18 del medesimo mese -riceverono amendue dalle mani di esso pontefice la corona imperiale -coi soliti riti e con incredibil festa del popolo romano, essendo -passata tutta la gran funzione e permanenza dell'imperatore in Roma -senza disturbo e con somma pace. Voglioso poscia l'Augusto Federigo di -vedere il _re Alfonso_, principe celebratissimo di questi tempi, e zio -dell'imperadrice, se n'andò con lei a Napoli. Gli onori quivi a lui -compartiti dal re, splendidissimo signore, non ebbero fine. Di colà se -ne tornò egli per mare nel dì 23 di aprile, ed alloggiò in San Paolo -fuori di Roma, laddove poi partito nel dì 26, arrivò nel dì 8 di maggio -a Bologna. - -Nel giorno seguente pervenne a Ferrara[2967], ed, accolto con ogni -maggior onore dal _marchese Borso_, prese ivi riposo. Comparvero -colà gli ambasciatori de' Veneziani, di Francesco duca di Milano -e de' Fiorentini, per pregare esso marchese d'interporsi appresso -l'imperadore, acciocchè trattasse di pace fra loro, giacchè -era imminente la guerra. Ne dovette, come è credibile, trattar -l'imperadore, ma con poca fortuna. Ebbe, specialmente in questi -viaggi, occasione Federigo di meglio conoscere i meriti singolari -d'esso Borso Estense signor di Ferrara[2968], e volendo lasciargli una -perenne memoria della generosa sua gratitudine, determinò di crearlo -duca di Modena e Reggio, e conte di Rovigo e Comacchio, città che -gli Estensi riconoscevano dal sacro romano imperio. Questa insigne -funzione fu fatta nella festa dell'Ascensione, giorno 18 d'aprile, con -incredibil concorso di popolo, ed incessante plauso de' Ferraresi e -degli altri sudditi della casa d'Este. Era l'aquila bianca l'antica -arme della casa estense. _Carlo VII_ re di Francia le avea dati i -tre gigli d'oro. Borso cominciò allora per privilegio dell'Augusto -Federigo ad inquartare essi gigli coll'aquila nera imperiale da due -teste. Nel giorno seguente Federigo, superbamente regalato e servito -dal novello duca, si rimise in viaggio, e andossene a Venezia[2969], -dove quell'inclita repubblica fece mirabili sfoggi per onorarlo. Di -là poi passò in Germania. Lo stesso giorno che Federigo si mosse da -Ferrara fu quello in cui la repubblica di Venezia fece dar fiato alle -trombe, con intimare e ricominciar la guerra contra di _Francesco -Sforza_ duca di Milano. Furono, dico, essi i primi a principiar -la danza; ma nello stesso tempo anche _Lodovico duca_ di Savoia, e -_Guglielmo_ fratello di _Giovanni marchese_ di Monferrato, dalla lor -parte mossero l'armi addosso agli Stati del medesimo duca. Similmente -il _re Alfonso_ spinse in Toscana contro i Fiorentini _Ferdinando -duca_ di Calabria suo figliuolo con otto mila cavalli e quattro mila -fanti. Per quel che riguarda i Veneziani, la guerra da lor fatta si -legge minutamente descritta da Porcello Napoletano nella Storia da -me data alla luce[2970]; autore a cui non manca l'adulazione, e che -si truova sempre coll'incensiere in mano per esaltare i fatti anche -menomi di _Jacopo Piccinino_, da lui appellato Scipione, e del conte -_Tiberto Brandolino_, capitani allora della repubblica, e valenti -senza dubbio nell'arte della guerra. Perchè niuna strepitosa impresa -fu fatta in questa guerra, dirò io in breve che l'armata veneta, -consistente in quindici mila cavalli e sei mila fanti, sotto il comando -di _Gentile da Lionessa_, passato l'Oglio, entrò in Geradadda, con -prender ivi varie castella, e fra gli altri Soncino, facendo scorrerie -dappertutto. Per levarli di là, il duca col marchese di Mantova entrò -coll'esercito suo nel Bresciano, e s'impadronì d'alcuni luoghi, il -più importante de' quali fu Pontevico. E perciocchè i Veneziani, -fatto un ponte sull'Adda, spedirono il _conte Carlo da Montone_ con -due mila cavalli per danneggiare il Lodigiano e Milanese, anche il -duca spedì colà _Alessandro Sforza_ signor di Pesaro suo fratello -con un buon corpo d'armati per difendere il paese. Ma venuto egli -alle mani con esso conte Carlo nel dì 25, oppure 20 di luglio[2971], -fu messo in rotta, e, perduti circa ottocento cavalli, se ne fuggì -a Lodi. Seguirono ancora varie scaramuccie ed incontri fra le due -nemiche armate che campeggiavano sul Bresciano[2972], ma senza -impegno o conseguenza degna di memoria. Per conto poi di Guglielmo di -Monferrato, con circa quattro mila cavalli e due mila fanti entrato -nell'Alessandrino, mosse anch'egli guerra al duca di Milano, ed occupò -la maggior parte di quel territorio. Ma nel suddetto dì 25, oppure 26 -di luglio, essendo stato spedito contra di lui _Sagramoro da Parma_ -con due mila cavalli, e verisimilmente anche con assai fanteria, gli -diede tal rotta con prigionia di molti e presa del bagaglio, che gran -tempo stette Guglielmo a rifar le penne. Fu anche in Toscana, siccome -dissi, guerra per la venuta di _Ferdinando duca_ di Calabria, inviato -dal _re Alfonso_ suo padre contra de' Fiorentini[2973]; ma neppure in -essa tali fatti si fecero che meritino luogo nella presente storia. Di -alcuni soli piccioli luoghi s'impadronì Ferdinando. Dall'altra parte -i Fiorentini, che aveano preso per lor generale _Sigismondo Malatesta_ -signor di Rimini, e al lor soldo il signor di Cesena fratello di esso -Sigismondo, e _Taddeo de' Manfredi_ signore d'Imola, e _Michele da -Cotignola_ con altri capitani: i Fiorentini, dissi, misero insieme tale -armata, e la fecero così accortamente campeggiare, che tennero forte -contra l'armata napoletana, costringendola infine a cercar quartiere -d'inverno altrove, senza aver fatta conquista o combattimento di -qualche rilievo. Altrettanto fecero dal canto loro due nemiche armate -ch'erano sul Bresciano, giacchè i Veneziani, sfidati dal duca Francesco -sul principio di novembre ad una giornata campale, accettarono bensì -la sfida, e furono in ordinanza di battaglia; ma poi si ritirarono, -senza far altro, spargendo voce ch'esso duca non volle il giuoco. -Confessa Porcello ne' suoi Commentarli[2974], benchè parziale de' -Veneziani, che questi, e non già il duca di Milano, quei furono che -schivarono l'azzardo del fatto d'armi. Sapeano che la fortuna andava -troppo d'accordo col valore e colla militar maestria di Francesco -Sforza. In questi tempi il conte _Tiberto Brandolino_ valoroso -condottier d'armi, essendo terminata la sua condotta co' Veneziani, -passò colla sua gente, cioè con mille e ducento cavalli e cinquecento -fanti, al servigio del medesimo Sforza. Poco esatto si scorge Lorenzo -Bonincontro in iscrivendo[2975] sotto il presente anno, che venuti a -battaglia i Veneziani collo Sforza e con Lodovico marchese di Mantova, -rimasero sconfitti, ed essere restati prigioni in quel conflitto sette -mila cavalli, Giovanni de' Conti e molti altri capitani. Appartien -questo fatto all'anno seguente, e fu di gran lunga meno il danno de' -Veneziani. - -NOTE: - -[2959] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Ripalta, Annal. Placent., -tom. 20 Rer. Ital. - -[2960] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic. Nauclerus, Platina, -et alii. - -[2961] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2962] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[2963] S. Antonin., P. III, tit. 22. - -[2964] Infessur., Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2965] Æneas Sylvius, Hist., lib. 4. - -[2966] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2967] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[2968] Nauclerus, Histor. Æneas Sylvius, Hist. Austr. - -[2969] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[2970] Porcell., Comment., tom. 20 Rer. Ital. - -[2971] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. -Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. eod. - -[2972] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[2973] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 22. - -[2974] Porcelli, Comment., lib. 8, tom. 20 Rer. Italic. - -[2975] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLIII. Indiz. I. - - NICCOLÒ V papa 7. - FEDERIGO III imperadore 2. - - -Tuttochè _Francesco Sforza_ fosse quel grande eroe che convien -confessarlo, e già signoreggiasse tutto il ducato di Milano, pure si -trovava in istato da non poter competere nè durarla lungo tempo colla -superior potenza della repubblica veneta, sì perchè troppo indebolito -a lui pervenne lo Stato di Milano, e sì perchè nel medesimo tempo gli -conveniva sostener la guerra anche contra _Lodovico_ duca di Savoia, e -contra di _Guglielmo di Monferrato_. Anche i signori di Correggio dal -canto loro faceano guerra agli Stati di Parma e di Mantova. Unitamente -dunque tanto egli come i Fiorentini[2976] si rivolsero a _Carlo VII -re_ di Francia, pregandolo d'aiuto, e fecero gli occorrenti maneggi per -tirare in Italia _Renato duca di Angiò_ e di Lorena, che tuttavia usava -il titolo di re di Sicilia, facendogli credere che, sbrigati dalla -guerra co' Veneziani, l'aiuterebbono colle loro armi a conquistare il -regno, ed intanto annualmente gli pagherebbono cento venti mila fiorini -d'oro. Accettò egli il partito, obbligandosi di calare in Italia con -due mila e quattrocento cavalli. Mentre si trattava di questo affare, -sul principio di gennaio[2977], vollero i Veneziani, non ostante il -rigore del verno, fare una spedizione contro il marchese di Mantova, -per torgli Castiglione delle Stiviere. E in effetto essendo deputato -a questa impresa _Jacopo Piccinino_, dopo varii assalti che costarono -la vita a parecchie centinaia di persone, costrinsero quella terra a -rendersi, salva la roba e le persone. Ma non fu a quel misero popolo -mantenuta la fede. Andò a sacco tutta la terra; gran bottino vi fu -fatto, e niun riguardo fu avuto all'onore delle donne, con vituperio -grave di chi permise tanta infedeltà e barbarie. Venuto il marzo, -acquistarono essi Veneziani alcune castella; ma sotto Manerbe toccò -a _Gentile da Lionessa_ loro generale una ferita, per cui nel dì 15 -d'aprile cessò di vivere. Fu dato il bastone del comando di quella -armata a _Jacopo Piccinino_, personaggio che dopo Francesco Sforza era -in questi tempi il più prode, attivo ed accorto condottieri d'armi. -S'impadronirono le armi venete di alcune altre castella, con ricuperar -anche Pontevico. Per l'uscita in campagna del duca di Milano, che -tornò sul Bresciano, cessarono le lor conquiste. Intanto i Veneziani, -per aderire alle brame di _Carlo da Gonzaga_, voglioso di ricuperar -alcune sue castella toltegli dal marchese di Mantova suo fratello, -gli diedero tre mila cavalli con cinquecento fanti. Dalla parte del -Veronese entrò egli nel Mantovano, e faceva già dei progressi, quando -nel dì 15 di giugno il marchese, assistito da _Tiberto Brandolino_, -il venne a trovare, e fu con lui alle mani. L'aspra e dura battaglia -durò cinque ore, e finì colla sconfitta di Carlo e de' Veneziani, che -vi lasciarono più di mille cavalli ed alcuni capi di squadre. Andò -in questo mentre il duca di Milano all'assedio di Gedo ossia Gaido, -e tanto vi stette sotto, che se ne impadronì. Diedero anche le sue -genti sotto Castiglione una buona percossa a quattro mila nemici nel -dì 15 d'agosto. Avea ne' medesimi tempi Ferdinando duca di Calabria, -per ordine del re Alfonso suo padre, riaccesa la guerra in Toscana, ma -con far pochi fatti[2978]. I Fiorentini colle loro genti il teneano -corto, e ripigliarono alcuni lor luoghi ancora. Perchè il duca di -Milano abbisognava forte di danaro, avea mandato in loro aiuto il conte -Alessandro suo fratello con due mila persone, e da loro avea ricavato -ottanta mila fiorini d'oro. - -Ma eccoti la dolorosa nuova che Maometto II imperador de' Turchi, -il quale nell'anno precedente avea messo l'assedio all'imperiale -città di Costantinopoli, nel presente con un furioso assalto dato -nel dì 29 di maggio[2979] se ne era impadronito, con tagliare a pezzi -_Costantino Paleologo_ ultimo imperadore dei Greci, e più di quaranta -mila cristiani, con profanar tutte le chiese, e commettere i più -orridi eccessi che si usano in tali congiunture, e massimamente dai -Barbari. Tutto con perpetua infamia del nome cristiano e de' principi -del cristianesimo d'allora, solamente applicati a scannarsi l'un -l'altro: del qual fatto parvero nella opinione del mondo spezialmente -rei il re Alfonso e i Veneziani, che, più degli altri a portata di -soccorrere i miseri Greci, amarono piuttosto di far guerra in Italia -a chi desiderava la pace. Ed ebbero bene a pentirsene gli stessi -Veneziani, perchè molti lor nobili e mercatanti rimasero involti in -quella sì deplorabil rovina, e peggio dipoi loro avvenne. Ora trafisse -il cuore d'ognuno, e principalmente di papa _Niccolò V_, questa al -maggior segno funesta e lagrimevole nuova, sì per la perdita di così -nobile e importante città, come ancora per le sue pessime conseguenze, -le quali poco si stette a provarle; perchè i Turchi tolsero Pera a' -Genovesi, e cominciarono a stendere le lor conquiste pel mare Egeo con -danno gravissimo ed incredibil terrore degli altri popoli cristiani. -Allora fu che il pontefice[2980] piucchè mai accese il suo zelo per -ismorzare in Italia, Germania ed Ungheria l'incendio delle guerre; -e spedì a Venezia, a Milano, a Genova e a Firenze, acciocchè ognuno -inviasse ambasciatori a Roma per trattar della pace, minacciando -la scomunica a chiunque ripugnasse ad opera di tanto bisogno per la -cristianità. Allo stesso fine scrisse caldissime lettere agli altri re -e principi cristiani, sollecitando tutti a prestar aiuti per ricuperar -Costantinopoli (cosa per altro oramai disperata), o per impedire -gl'imminenti progressi de' Maomettani. - -Spedirono bensì i principi d'Italia i lor ministri alla corte -pontifizia; ma intanto si continuò a guerreggiare fra loro. S'era -provato il _re Renato_ di passar le Alpi con circa tre mila e -cinquecento cavalli; gli si oppose _Lodovico duca_ di Savoia[2981]. -Costretto a passar egli per mare a Ventimiglia, e poscia ad Asti, tanto -fece, che _Lodovico delfino_ di Francia prese l'armi in suo favore, ed -obbligò il duca di Savoia, benchè suocero suo, a lasciar passare la di -lui gente nel mese di settembre. Giunto il re Renato in Monferrato, la -prima impresa che fece, fu quella di pacificare _Guglielmo_, fratello -di quel marchese, col _duca Francesco_: nel qual tempo _Bartolomeo -Coleone_ spedito dal duca occupò il borgo e la rocca di San Martino nel -cuore del Monferrato. S'interpose dunque Renato, ed operò che _Giovanni -marchese_ e _Guglielmo_ suo fratello compromettessero in lui tutte le -differenze fra loro e Francesco duca di Milano. Il compromesso del -dì 15 di settembre è rapportato da Benvenuto da San Giorgio[2982]. -Così cessò in quelle parti la guerra, e lo Sforza richiamò di là -quattro mila combattenti, che vennero a rinforzar la sua armata -sul Bresciano. Giunse colà dipoi anche lo stesso Renato co' suoi; e -ingagliardito colla giunta di tante brigate l'esercito sforzesco, nel -dì 16 d'ottobre andò all'assedio di Pontevico[2983]. Per forza fu presa -quella terra nel dì 19 dagl'Italiani, che le diedero tosto il sacco. -V'entrarono susseguentemente anche le genti del re Renato, e vedendo -già sparecchiata la tavola, cominciarono ad infierir contra di que' -poveri abitanti, ammazzando uomini, donne e fanciulli. Erano i Franzesi -d'allora gli stessi che quei d'oggidì per quel che riguarda l'amore -dei piaceri, divertimenti e gozzoviglie; e però, giunte a Milano le -squadre di Renato, dove trovarono delizie, non sapeano più partirsene. -Ma diversi per altro conto da quei d'oggidì erano i Franzesi d'allora, -perchè crudeli oltre modo e di maniere turchesche nel far la guerra, -non volendo dar quartiere ai vinti che lo chiedevano, e commettendo -altre simili barbarie: laddove gl'Italiani di questi tempi non -solamente davano quartiere, ma, spogliati che aveano i prigionieri, -siccome altrove ho detto, li lasciavano andar con Dio. Della cristiana -moderazion de' Franzesi d'oggidì l'Italia e la Germania ha veduto -frequenti gli esempli anche a' dì nostri. Ma così orrida crudeltà usata -dai Franzesi suddetti, la maggior parte Piccardi, sparse un tal terrore -per le terre ubbidienti ai Veneziani[2984], che mandavano innanzi -le chiavi senza voler aspettare l'arrivo dell'esercito sforzesco. -Caravaggio, Triviglio e tutta la Geradadda, a riserva di Soncino e -Romanengo, tornarono in potere dello Sforza. Così in poco tempo quasi -tutta la pianura del Bresciano si sottomise alle di lui armi. Roado, -Palazzuolo, Chiari, Pontoglio, Martinengo, Manerbe, ed assaissime altre -terre e molta parte della pianura di Bergamo vennero alla divozion -del duca di Milano. Posto poi l'assedio agli Orci Nuovi, nel dì 12 -di novembre, lo sforzò egli nel dì 22 alla resa, e Soncino anch'esso -tornò alle sue mani. A tanti progressi contribuì non poco l'essersi -precipitosamente ritirata a Brescia l'armata veneta per trovarsi troppo -inferiore di forze alla nemica. Così terminò la campagna dell'anno -presente, e le soldatesche furono distribuite a' quartieri d'inverno. -Avea il pontefice Niccolò mandato a' confini in Bologna _Stefano -Porcaro_ nobile romano per sospetti del suo umor torbido[2985]. Tramò -costui una congiura con alcuni Romani contro la vita e lo Stato dello -stesso papa; e nella festa di santo Stefano dell'anno precedente si -partì all'improvviso da Bologna senza licenza del _cardinal Bessarione_ -legato di quella città. Con tutta fretta ne spedì il cardinale per un -corriere l'avviso al papa, il quale, avendo tosto messe buone spie in -campo[2986], fece, nella vigilia dell'Epifania, prendere esso Porcaro -in casa sua con alquanti de' suoi partigiani che già erano in armi. -Formato il suo processo, fu, nel dì 9 di gennaio, impiccato per la -gola. Soggiacquero alla medesima pena altri de' suoi congiurati, -ed altri furono banditi. Intenzion di costoro era di ridurre Roma -all'antica sua libertà. Ma per un papa che facea tanto di bene a Roma, -fa tanto più orrore un così nero attentato. - -NOTE: - -[2976] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22. Simonetta, Vita Francisci -Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital. Poggius, et alii. - -[2977] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo, -Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Porcell., Comment., tom. 20 Rer. -Ital. - -[2978] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22. - -[2979] Naucler. Chalcondyla, Phrantz. Æneas Sylvius et alii. - -[2980] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[2981] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital. - -[2982] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. -Ital. - -[2983] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[2984] Sanuto, Istor. Ven., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLIV. Indiz. II. - - NICCOLÒ V papa 8. - FEDERIGO III imperadore 3. - - -Sul principio di quest'anno il vecchio _re Renato_, impazientatosi -(non ne sappiamo bene la vera cagione) della sua dimora in Italia, -si congedò dal duca di Milano[2987], e senza che si trovasse maniera -di ritenerlo, volle tornarsene colle sue genti in Francia, datogli -il passo da _Lodovico duca_ di Savoia. Lasciò in Italia _Giovanni_ -suo figliuolo, che portava il titolo vano di duca di Calabria, -giacchè i Fiorentini il voleano per loro capitano, affin di opporre -questo principe angioino ad _Alfonso re_ di Napoli. Con tutti poi -gli uffizii premurosi adoperati dal papa per intavolar la pace fra -le potenze guerreggianti in Italia, niun buon successo fin qui avea -avuto il suo zelo per colpa d'esso re Alfonso, il quale guastava -tutto e si opponeva ad ogni onesta proposizione. Ma Iddio dispose -che un semplice frate divenisse lo strumento di sì bella impresa, -e la conducesse a fine[2988]. Fu questi fra Simonetto da Camerino -dell'ordine di Sant'Agostino, religioso dabbene, abitante allora e -ben voluto in Venezia, che, mosso dal suo buon genio, o piuttosto -da segreta insinuazione dei saggi Veneziani, andò più d'una volta a -Milano, proponendo la pace a quel duca, e riferendo a Venezia quel che -occorreva. Erano stanchi di quella guerra i Veneziani, e maggiormente -poi per la perdita di tanto paese nel Bresciano e Bergamasco: nel -qual tempo ancora, per attestato di Cristoforo da Soldo, il conte -_Jacopo Piccinino_ lor generale, alloggiato con grosso corpo di gente -in Salò, lasciò divorar dalle sue soldatesche tutta quella Riviera e -Lonado, e commettere ruberie e disonestà senza numero. Si aggiugneva -la paura della potenza turchesca, accresciuta a dismisura dopo la -presa di Costantinopoli e d'altri paesi cristiani. Dall'altro canto -_Francesco Sforza_ duca di Milano si sentiva troppo smunto per la -guerra suddetta, penuriando spezialmente di pecunia, cioè dall'alimento -più necessario a chi vuol mantener armate. Gli pungeva anche il cuore -l'essere sul principio di marzo passato dal suo servigio a quel de' -Veneziani _Bartolomeo Coleone_, insigne capitano di questi tempi, -colle sue squadre. Però, trovata questa buona disposizione in amendue -le parti, il religioso predetto con segretezza e prudenza dispose -un buon concerto per la concordia. Il duca di Milano onoratamente -confidò ai Fiorentini suoi collegati ogni progetto, i quali, inviato -colà Diotisalvi Neroni, accudirono anch'essi al trattato. Ma i -Veneziani, irritati contra del _re Alfonso_, per aver egli colle sue -ripugnanze ad ogni accordo ridotti gli ambasciatori a partirsi di -Roma senza conchiusione, non gli vollero far confidenza alcuna de' -loro particolari maneggi. Perchè non pareva allo Sforza fra Simonetto -bastante a sì grande affare (forse non doveva egli avere per sì grande -opera mandato autentico), la repubblica veneta spedì con esso lui -_Paolo Barbo_ cavaliere[2989], che, travestito da frate minore, si -portò a Lodi a trattarne colle facoltà occorrenti. Fu dunque nel dì 9 -d'aprile in essa città di Lodi sottoscritta la pace fra i Veneziani e -il duca di Milano, con lasciar luogo ad entrarvi al re, a' Genovesi, al -marchese di Mantova e ad altri collegati[2990]. Ritenne in questa pace -il duca la Geradadda, e restituì a' Veneziani tutto quanto avea preso -nel Bresciano e Bergamasco. Il marchese rendè a _Carlo Gonzaga_ suo -fratello le castella che gli avea tolto. Per un articolo segreto restò -in libertà il duca di ricuperar per amore o per forza le castella a lui -occupate durante la suddetta guerra da _Lodovico duca_ di Savoia, da -_Giovanni marchese_ di Monferrato e da _Guglielmo_ suo fratello, e le -tolte dai Correggeschi al marchese di Mantova. - -Sdegnato il _re Alfonso_ contro de' Veneziani, perchè, senza curar di -lui, si fossero accordati collo Sforza, ricusò per un pezzo d'accettar -quella pace. Vi si accomodò, come la necessità portava, il marchese di -Mantova. Ma perchè era succeduto ai Correggeschi, al Monferrino e al -Savoiardo quello ch'è intervenuto in altri tempi; cioè che i Veneziani -aveano pensato più ai proprii che agli altrui interessi[2991]; lo -Sforza, poco dopo la pace, spedì Tiberto Brandolino colle sue armi -contra di loro, e gli obbligò a rendere il mal tolto: cioè passò -Tiberio contra de' Monferrini, e si fece rendere varie terre pervenute -alle lor mani. La concordia stabilita fra loro nel dì 17 di luglio -si legge nel Corpo Diplomatico del signore Du Mont. Contro al duca di -Savoia furono medesimamente inviati da una parte esso Brandolino, e da -un'altra _Roberto da San Severino_, i quali cominciarono a stendere -le loro scorrerie sino a Vercelli. Nel termine di tre giorni fece sì -buon effetto il terrore delle lor armi, che tornarono alla divozion -del duca Bassignana, Biandrate, Valenza, Bremide e tutti gli altri -luoghi occupati nel Pavese e Novarese. Borgo di Sesia fu assediato, e -costretto alla resa. Pertanto si sollecitò _Lodovico duca_ di Savoia -ad inviar ambasciatori per chiedere accordo. Questo fu stabilito, -e il fiume Sesia fu da lì innanzi il confine dei loro Stati. Il -Guichenone[2992] (io non so come) non ha avuta difficoltà a negare, -che Francesco Sforza facesse per questo guerra al duca di Savoia, -e giugne a chiamare adulazione del Corio il dirsi da lui[2993] che -colla forza furono ricuperate quelle terre, adducendone per ragione -l'essere stato compreso il duca di Savoia nella pace di Lodi, come -collegato de' Veneziani e del re Alfonso. Però, secondo lui, il duca -Francesco riebbe le terre suddette solamente per un trattato amichevole -di accomodamento, sottoscritto nel dì 30 d'agosto di quest'anno, e -pubblicato dal suddetto signore Du Mont. Ma il Corio altro non fa -ne' racconti di questi tempi se non copiare il Simonetta, il quale -ne sapeva ben più del Guichenone, e scriveva ciò che accadeva a' suoi -giorni, e chiaramente parla della guerra suddetta: il che viene ancora -confermato, da Cristoforo da Soldo[2994], autore non parziale e vivente -in questi tempi. E però non è da dubitar d'essa guerra, a cui fu posto -fine coll'accordo sopraccennato. Intanto perciocchè il _re Alfonso_ -stava renitente ad accettar la pace di Lodi, i Fiorentini e il duca di -Milano trattarono e conchiusero lega co' Veneziani nel dì 30 d'agosto -dell'anno presente, come apparisce dallo strumento riferito dal -suddetto signore Du Mont[2995]. Alla qual lega aderirono dipoi _Borso -d'Este_ duca di Modena e Reggio e signor di Ferrara, e i Bolognesi. -Fecero anche pace i Veneziani nell'aprile di quest'anno con _Maometto_ -imperadore dei Turchi. Fu poi spedita la suddetta lega de' Veneziani e -principi menzionati, e portata dai respettivi ambasciatori alla corte -romana, acciocchè il pontefice Niccolò si adoperasse per ridurre alla -pace anche il re Alfonso, e farlo entrare nella lega medesima[2996]. -Nè egli mancò dì inviare a Napoli con essi ambasciatori il cardinal -_Domenico Capranica_, uomo di gran destrezza ed abilità per somiglianti -affari. - -NOTE: - -[2985] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Manett., Vit. Nicolai V, -P. II, tom. 3 Rer. Ital. - -[2986] Infessura, Diar., tom. eod. Raynaldus, Annal. Eccl. - -[2987] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital. - -[2988] S. Antonin., Simonetta, Poggius, Cristoforo da Soldo ed altri. - -[2989] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo, -Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Italic. - -[2990] Du Mont, Corp. Diplomat., tom. 3. - -[2991] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital. - -[2992] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye. - -[2993] Corio, Istor. di Milano. - -[2994] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLV. Indiz. III. - - CALLISTO III papa 1. - FEDERIGO III imperadore 4. - - -Era già da gran tempo malconcio per la podagra e chiragra il buon -pontefice _Niccolò V_, e da qualche tempo ancora s'era familiarizzata -con questi malori la febbre[2997]. Non la durò egli in mezzo a tanti -nemici. Prima nondimeno di passare alla vera patria de' giusti, ebbe -la consolazione d'intendere ch'era riuscito al _cardinal Capranica_ -d'indurre il _re Alfonso_ nel dì 26 di gennaio dell'anno presente a -ratificar la pace fatta in Lodi fra i Veneziani e il duca di Milano: -cosa tanto bramata e procurata da esso pontefice. Motivo di maggiore -allegrezza fu appresso l'avviso che lo stesso re era entrato nella -lega de' Veneziani, Fiorentini e duca di Milano: per la quale si potea -sperare unione di volontà e di forze per opporsi al torrente delle armi -turchesche, minaccianti oramai l'Italia. In essa lega ebbe luogo il -medesimo pontefice, ma dalla stessa Alfonso volle esclusi i Genovesi, -_Sigismondo de' Malatesti_ e _Astorre dei Manfredi_. Di questi suoi -maneggi non potè poi cogliere alcun frutto il pontefice[2998], perchè -nel dì 24 di marzo la morte il rapì, mentre egli facea dei preparamenti -di gente e di navi per inviarle in soccorso de' cristiani contra del -Turco. Sarà sempre in benedizione la memoria di questo insigne sommo -pastore della Chiesa di Dio, per averla egli governata con prudenza, -per essere stato pontefice disinteressato, lontano dal nepotismo, -limosiniere, amatore e promotor della pace e delle buone lettere, e per -le sue magnanime idee in tanti ornamenti accresciuti alle chiese e alla -città di Roma, de' quali così il Manetti che il Platina[2999] ci han -lasciata onorevol memoria; siccome ancora ultimamente l'abbate Giorgi -nella di lui Vita. Molto di più era egli per fare, e soprattutto avea -già disegnata la magnifica fabbrica della basilica vaticana; ma venne -la morte ad interrompere il filo de' suoi giorni e de' suoi pensieri. -Entrati i cardinali nel conclave, nel dì 8 d'aprile elessero papa -Alfonso Borgia Valenziano, vescovo della sua patria, uomo attempato, e -dottissimo nelle leggi civili e canoniche, il quale prese il nome di_ -Callisto III_[3000]; nè tardò a mostrare un ardente zelo per far guerra -al Turco, con ispedire legati a tutti i regni della cristianità, sì per -movere i monarchi e principi a cotanto necessaria impresa, come ancora -per raccogliere danari e predicar dappertutto la crociata. Ma a così -bel mattino del novello pontefice vedremo che non corrispose la sera. - -Dopo la pace e lega di sopra accennate s'avea oramai da godere -un'invidiabil quiete; nè questa sarebbe mancata, se _Jacopo Piccinino_ -non l'avesse in qualche parte turbata[3001]. Era egli generale de' -Veneziani, che gli pagavano cento mila ducati l'anno. Non abbisognando -più il senato veneto di tanta spesa, ed essendo terminata la sua -condotta nel fine di febbraio, il cassarono, e ben volentieri, -per le innumerabili ribalderie de' suoi soldati, che ugualmente -trattavano nemici ed amici[3002]. In suo luogo fu creato generale -de' Veneziani _Bartolomeo Coleone_. Abbiamo scrittori, e massimamente -Porcello Napoletano[3003], che esaltano alle stelle questo Piccinino, -chiamandolo specialmente Fulmine della guerra. Nè può già mettersi -in dubbio che egli fosse uno dei più prodi guerrieri e condottieri -d'armi che s'avesse allora l'Italia; ma vero è altresì ch'egli fu poco -diverso dai capitani delle compagnie de' masnadieri, da noi veduti -nel precedente secolo. Viveva egli alle spese di chi non era suddito, -e si guadagnava l'amore de' soldati suoi con dare l'impunità a tutte -le ruberie e furfanterie, e a qualsivoglia altro loro eccesso. Ora il -Piccinino, licenziato dai Veneziani, si partì dai loro Stati, ed avendo -preso in sua compagnia _Matteo da Capoa_, formato un corpo di più di -tre mila cavalli e di mille fanti[3004], venne a Ferrara, dove grande -onore gli fu fatto dal _duca Borso_, perchè la politica insegnava di -non disgustare, anzi di aver per amici personaggi di tal fatta, che -andavano in traccia della buona ventura con forze da non isprezzare. -Nudriva Jacopo Piccinino speranza di far rivoltar Bologna[3005], città -già signoreggiata da Niccolò suo padre. Ma, preveduti per tempo i di -lui movimenti, il pontefice _Niccolò_, allora vivente, avea pregato -_Francesco Sforza_ duca di Milano che inviasse gente colà per isventare -qualunque tentativo che potesse far questo venturiere. Vi spedì egli -_Corrado Fogliano_ suo fratello uterino, e _Roberto da San Severino_ -con un corpo di gente poco inferiore a quello del Piccinino: lo che -fu cagione che questi non osasse di far novità, e che i Malatesti e -Manfredi, i quali dianzi per paura erano in segreto accordo con lui, -si ritirassero da ogni promessa a lui fatta. Perciò il Piccinino -continuò il suo viaggio verso la Toscana, e andò a fermarsi su quello -di Siena. Avea egli de' conti particolari co' Sanesi. Oltre a ciò, -Porcello Napoletano avea intronata la testa del _re Alfonso_ con -tanti elogi della bravura e mirabil prudenza militare del Piccinino, -che il re cominciò segretamente e poi pubblicamente a favorirlo, e a -desiderare d'averlo a' suoi servigi. Era anche il re disgustato de' -Sanesi, perchè nella guerra co' Fiorentini l'avevano beffato; e però -non gli dispiaceva che il Piccinino facesse loro del male. Infatti egli -mosse lor guerra, ed avendoli trovati sprovveduti[3006], s'impadronì -di Cetona, di Sartiane e d'altri castelletti, con istendere dappertutto -le scorrerie. Raccomandaronsi i Sanesi al papa, a Venezia, a Firenze, a -Milano. Tutti mandarono gente in loro aiuto, e si venne poi ad un fatto -d'armi, senzachè alcuna delle parti cantasse la vittoria. Tuttavia il -Piccinino, siccome inferior di gente[3007], si ritirò a Castiglion -della Pescaia, che era del re Alfonso, ed ebbe anche a tradimento -Orbitello. In questa picciola guerra non men le sue milizie che quelle -dei collegati rimasero disfatte, ed egli si ridusse avere non più che -mille persone. Se non era il re Alfonso che gli mandasse vettovaglie -per mare, questo sì manesco guerriero non poteva più sussistere. Sul -principio di luglio[3008] _Giovanni d'Angiò_, duca di Calabria di -solo nome, e figliuolo del _re Renato_, veggendo estinta ogni sua -speranza di entrare nel regno di Napoli per cagion della pace fatta da' -Fiorentini col re Alfonso, rinunziò al generalato di quella repubblica, -e, splendidamente regalato da essi Fiorentini, se ne tornò in Francia, -e passò per Bologna. _Giberto da Correggio_, che con cinquecento -cavalli era ito al servigio de' Sanesi, e preso da loro per generale, -scoperto che teneva segreta intelligenza col Piccinino, qual traditore -fu in Siena ucciso. In quest'anno ancora il re Alfonso, per l'odio -che portava a' Genovesi, fece loro gran guerra per mare[3009] con una -grossa flotta spedita sotto il comando di _Bernardo Villamarino_, -ed anche per terra co' fuorusciti Adorni e del Fiesco. _Pietro da -Campofregoso_ doge di quella repubblica contra di tutte queste forze -si seppe così ben sostenere, che andarono in fumo tutti gli sforzi de' -suoi nemici. - -NOTE: - -[2995] Du Mont, Corp. Diplom., tom. 3. - -[2996] Raynaldus, Annal. Eccles. Manetti, Vita Nicolai V, P. II, tom. -3 Rer. Italic. - -[2997] Raynaldus, Annal. Eccl. - -[2998] Manetti, Vit. Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Italic. - -[2999] Platina, in Vita Nicolai V. - -[3000] Gobelin., Comment. Pii II, lib. 2. S. Antonin., Platina, Æneas -Sylvius, et alii. - -[3001] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[3002] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[3003] Porcelli, Comment., tom. 20 Rer. Ital. - -[3004] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3005] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Simonetta, Vit. -Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital. - -[3006] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23. - -[3007] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[3008] Cronica di Bologna, tom. eod. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLVI. Indiz. IV. - - CALLISTO III papa 2. - FEDERIGO III imperadore 5. - - -Fu questo finalmente anno di pace. Restava tuttavia lo Stato di Siena -involto nella guerra per cagion di _Jacopo Piccinino_, che s'era -afforzato ad Orbitello[3010]. Inviarono bensì i Sanesi le lor milizie -colle poche de' collegati rimaste in aiuto loro all'assedio di quella -terra; ma apparenza non v'era di poterlo cacciare di là. Pertanto i -Sanesi inviarono _Enea Silvio_ celebre lor vescovo a Roma a pregare il -papa che interponesse gli uffizii suoi paterni presso il _re Alfonso_, -acciocchè si mettesse fine a questa briga, che troppo li smugneva e -pesava lor sulle spalle. Accompagnato dunque dai ministri pontificii -passò Enea a Napoli, e con tale eloquenza e destrezza si maneggiò, -che il re si accordò e comandò al Piccinino di lasciare in pace i -Sanesi[3011]. Venti mila fiorini pagati ad esso Piccinino servirono -a fare ch'egli restituisse ai Sanesi le lor terre; dopo di che se ne -andò egli in regno di Napoli a' servigi del re Alfonso nel dì 8 di -ottobre, da cui fu posto a quartiere in Cività di Chieti in Abbruzzo -colla paga di mille e ducento cavalli e secento fanti. Attesta inoltre -Neri Capponi[3012] aver avuto esso Piccinino certa provvisione dal -papa e dai Sanesi: tanto vi voleva per quetar questo masnadiere. -Maggiormente poi si strinse nell'anno presente l'amicizia ed unione del -suddetto re Alfonso con _Francesco Sforza_ duca di Milano[3013], stante -l'avere il duca promessa _Ippolita Maria_ sua figliuola in moglie ad -_Alfonso_ primogenito di _Ferdinando duca_ di Calabria, e nipote dello -stesso re. Similmente si conchiusero gli sponsali d'_Isabella_ (ossia, -come vuole il Simonetta[3014] col Corio[3015], _Leonora_) d'Aragona, -figliuola d'esso duca di Calabria, con _Sforza Maria_ terzogenito del -duca Francesco. Imperciocchè _Galeazzo Maria_ suo primogenito avea già -contratti altri sponsali con _Susanna_, da altri appellata _Dorotea_, -figliuola di _Lodovico marchese_ di Mantova, e al secondogenito, cioè -a _Filippo Maria_, era stata obbligata in moglie _Maria_ figliuola di -_Lodovico duca_ di Savoia. Così Francesco Sforza pensava a moltiplicare -ed assodar la sua stirpe con tanti maritaggi. - -Armò in quest'anno il pontefice _Callisto III_ alquante galee per -la sospirata spedizione contra de' Turchi[3016]; ma a lui vennero a -poco a poco mancando gli aiuti degli altri principi cristiani. Il re -di Francia neppur volle che si predicasse la crociata nel suo regno. -I Veneziani, essendo in pace col Turco, si scusarono. Avrebbono i -Genovesi vigorosamente accudito a questa impresa, se il _re Alfonso_ -non avesse proseguita contra di loro la guerra. Avea sulle prime esso -re fatto credere di voler egli in persona andar contro ai Turchi, -ed essere ammiraglio delle forze cristiane. Si ridusse infine tutta -questa sparata a rivolgere contra de' Genovesi la flotta da lui -preparata in Catalogna e Valenza, con protestare di voler prima -domar l'alterigia de' Genovesi; il che fatto, volterebbe le prore -verso la Turchia. E per quanto s'adoperasse papa Callisto, non potè -rimuoverlo da questo proponimento. Diedero poi le sue navi il guasto -alla riviera di Genova, senza nondimeno far paura per questo alla -città. Provvide Iddio in altra maniera al bisogno della cristianità, -perchè, trovandosi l'Ungheria in evidente pericolo d'essere ingoiata -da' Turchi, in quest'anno gli Ungheri riportarono una insigne e -miracolosa vittoria contra dell'immenso loro esercito verso Belgrado. -Spedito anche _Lodovico Scarampo_ cardinale di San Lorenzo in Damasco -colle galee pontificie nell'Arcipelago, ricuperò tre isole dalle mani -de' Turchi, e recò loro altri danni. Nel febbraio di quest'anno papa -Callisto promosse alla sacra porpora _Rodrigo Borgia_ suo nipote, che -poi fu _Alessandro VI_ papa. E nel dicembre fece un'altra promozione -di cardinali, fra i quali si distinse _Enea Silvio_ de' Piccolomini -Sanese, vescovo della sua patria, uno de' più felici ingegni che -si avesse allora l'Italia. Dall'Infessura[3017] è riferita tal -promozione all'anno seguente. Parve che Iddio mostrasse il suo sdegno -in quest'anno contra del _re Alfonso_, seppure è lecito a noi di -facilmente interpretare così i giudizii divini, allorchè non sopra i -delinquenti re, ma sopra gl'innocenti popoli si scarica il flagello, -delle calamità[3018]. Nel dì 5 di dicembre e in altri susseguenti -giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel regno di Napoli, che -fu creduto non essersi da più secoli indietro provato un somigliante -eccidio in quelle contrade. Caddero in Napoli molte chiese, torri e -case colla morte di molte persone. Benevento, Sant'Agata, Brindisi, -Ariano, Ascoli, Campobasso, Avellino, Cuma ed altre terre rimasero -affatto diroccate e distrutte. Ad Aversa cadde il castello e la -chiesa di San Paolo, il campanile e varie case, e le torri del Passo. -Nocera di Puglia, Gaeta e Canosa per la metà furono rovesciate[3019]. -Tralascio i danni di tante altre terre e luoghi. Le persone morte -sotto le rovine chi le fece ascendere sino a cento mila, con esserne -perite nella sola città di Napoli, per attestato d'alcuni, venti o -trenta mila. Probabilmente non vi perì tanta gente; contuttociò fu -questa una delle maggiori calamità che mai toccassero a quel regno. -Nè si dee tacere che nei precedenti mesi di giugno e di luglio[3020] -si era veduta in Italia una gran cometa, che fu creduta dalla buona -gente foriera della suddetta spaventosa disgrazia. Anche in Toscana -tra Firenze e Siena, nel dì 22 d'agosto[3021], un terribile sconcerto -nell'aria avvenne. Nuvoli neri, dieci sole braccia alti da terra, si -raunarono, e poscia, scoppiando in baleni e fulmini, mossero vento sì -impetuoso, che portò via i tetti delle case e chiese; molte ancora ne -abbattè, sbarbicò dalle radici gran copia d'alberi, uccise animali, -e trasportò uomini e carra colle bestie ben lontano da un luogo -all'altro per aria: lagrimevole spettacolo, inferiore nulladimeno allo -spaventoso che a' giorni nostri accadde nella stessa guisa, ma colla -giunta del fuoco, al territorio di Trecenta sul Ferrarese, e a' luoghi -circonvicini. - -NOTE: - -[3009] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 15. Bonincontrus, Annal., -tom. 21 Rer. Ital. - -[3010] Gobelin., Comment. Pii II Papae. - -[3011] Ammirati, Ist. di Firenze, lib. 23. - -[3012] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. - -[3013] Giornal. Napoletani, tom. 21 Rer. Ital. - -[3014] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 10, tom. 21 Rer. Ital. - -[3015] Corio, Istoria di Milano. - -[3016] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[3017] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Giornal. Napolet., -tom. 21 Rer. Ital. - -[3018] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Æneas Sylvius, in Epist. -207. S. Antonin., et alii. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLVII. Indiz. V. - - CALLISTO III papa 3. - FEDERIGO III imperadore 6. - - -Non lasciò il _re Alfonso_ passare questo anno senza tenere in -esercizio l'armi sue. Accanito contra _Pietro da Campofregoso_ doge di -Genova, a tutte le maniere il volea atterrare, e rimettere in Genova -gli Adorni, co' quali probabilmente era in concerto di divenir poi egli -padrone di quella sì importante città. Seguitò dunque a danneggiare -i Genovesi; e questi, senza perdere il coraggio, armarono anch'essi -molti legni per ripulsare la forza. Nè, per quanto dicesse o facesse il -papa, volle Alfonso desistere, allegando sempre che n'erano in colpa i -Genovesi medesimi. Ma in questi tempi la storia di Genova è mancante -di scrittori: laonde poco si sa di quegli avvenimenti. Nè questo gli -bastò. Era egli in collera anche contra di _Sigismondo Malatesta_ -signore di Rimini e Fano[3022], perchè questi, siccome già accennai, -preso al suo soldo nella guerra co' Fiorentini, lo avea burlato con -passare al servigio degli stessi Fiorentini, e truffargli trenta -ossieno quaranta mila fiorini d'oro. Ordinò dunque Alfonso a _Federigo -duca_ di Urbino, soldato suo, che attaccasse lite con esso Sigismondo. -Fu ubbidito. Il re poi gli mandò in aiuto _Jacopo Piccinino_ colla -sua brigata di cavalleria e fanteria. Cominciarono essi le offese nel -mese di novembre, tolsero al Malatesta alcune castella, e gli recarono -molti altri danni. Non poca apprensione agli altri principi d'Italia -diedero questi movimenti d'Alfonso, temendo ch'egli avesse delle mire -più vaste. Francesco Foscari doge di Venezia era già pervenuto all'età -decrepita[3023]. Prima ancora di questi tempi avea dovuto inghiottire -varie amare pillole di disgusti a lui dati dalla nobiltà sua compagna -nel governo, a cagione di Jacopo suo figliuolo, cervello torbido, e -che si metteva sotto i piedi le leggi della patria. Più d'una volta -per questo egli avea chiesta licenza di rinunziare la sua dignità, ma -senza essere esaudito, in considerazione de' molti meriti suoi colla -repubblica. Tempo arrivò ch'egli, lontano dall'abbandonar il trono, fu -forzato ad abbandonarlo. Sotto pretesto ch'egli a cagion della sua età -non fosse più atto al governo, gl'intimarono di rinunziare. Ricusò ben -egli di farlo; ma, ciò non ostante, il consiglio procedette innanzi, e, -dichiaratolo deposto, nel dì 23 d'ottobre il rimandarono per forza alla -sua casa, non senza grave mormorio del popolo, con assegno fattogli -di due mila ducati d'oro l'anno finchè vivesse[3024]. Visse nondimeno -pochissimo, perchè, all'udire il lieto suono delle campane per la -creazion del nuovo doge, tale affanno di cuore il prese, che gli crepò -una vena nel petto, oppure per altro malore terminò i suoi giorni. Fu -dunque in sua vece eletto doge _Pasquale Malipiero_, procuratore di San -Marco, che colla gravità e bella presenza, e coll'amore della giustizia -accoppiava non poca carnalità e lascivia. Per la di lui creazione di -grandi feste furono fatte in Venezia. - -Le maggiori applicazioni del vecchio papa _Callisto III_ erano in -questi tempi per commovere i principi cristiani ed anche i Persiani -contro del Turco, che sempre più andava stendendo le ali[3025]. Il -_cardinale Lodovico_ suo legato colla sua picciola flotta diede in -quest'anno delle busse sotto Metelino a que' Barbari; picciolo rimedio -a male sì grande. Ma poco o nulla si sbracciavano i re e principi della -cristianità per secondare le idee e preghiere del papa; ed essendo -morto _Ladislao re_ d'Ungheria e di Boemia, que' popoli e l'_imperador -Federigo_, in vece di accudire alla guerra contra il comune nemico, -la cominciarono fra loro. Intanto andava ogni dì più crescendo la -discordia fra _papa Callisto_ e il _re Alfonso_. Si credeva il re -di poter fare il padrone addosso a questo pontefice, perchè nato suo -suddito, e sparlava anche di lui. Callisto, all'incontro, non voleva -essere signoreggiato, nè potea sofferire che Alfonso, dopo il preso -impegno della crociata contro de' Turchi, si burlasse di lui, con avere -piuttosto rivolte le sue armi contra de' Genovesi e de' Malatesti. -Però gli negò l'investitura del regno di Napoli per _don Ferdinando_ -duca di Calabria suo figliuolo bastardo, benchè legittimato da' -papi precedenti: il che irritò forte Alfonso. I tremuoti dell'anno -antecedente ed altri provati in Calabria anche nel presente, e il -turbine già accennato della Toscana, e la peste che tuttavia andava -girando per l'Italia e mietendo le vite degli uomini, dovettero -essere i motivi, per li quali un frate Gian Batista dell'ordine de' -Predicatori, che portava una barba lunghissima, e camminava a piè -nudi, pubblicamente predicò in Piacenza nel dì 6 di luglio[3026], che -s'avvicinava la venuta dell'Anticristo e il fine del mondo, allegando -una simil predizione fatta da san Vicenzo Ferrerio. Alla più lunga si -dovea verificar questa predizione nell'anno 1460. Se si sia verificata, -ognuno può renderne buona testimonianza. - -NOTE: - -[3019] Platina, in Vita Callisti III. - -[3020] Annales Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[3021] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 23. - -[3022] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3023] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. - -[3024] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo, -Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[3025] Raynaldus, Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLVIII. Indiz. VI. - - PIO II papa 1. - FEDERIGO III imperadore 7. - - -Talmente avea il _re Alfonso_ angustiata la città di Genova, -pretendendo sempre che _Pietro da Campofregoso_ doge dimettesse -il governo, e che a' fuorusciti Adorni fosse restituita ogni loro -libertà e diritto[3027]; che esso doge, non trovando chi tra' principi -volesse alzare un dito in sua difesa, nel febbraio di quest'anno per -disperazione si appigliò alla risoluzion di dare piuttosto ad altri, -che al re Alfonso suo nimico, la città di Genova. Trattò dunque per -qualche tempo con _Carlo VII_ re di Francia, e finalmente conchiuse, -col consenso de' principali cittadini, di dar essa città a quel re con -varii patti e privilegii del popolo genovese. Pertanto dopo aver eglino -spediti ambasciatori al re Carlo, arrivò a Genova _Giovanni d'Angiò_ -figliuolo del _re Renato_, quello stesso che poco fa abbiam veduto in -Italia generale de' Fiorentini. A lui fu consegnata Genova insieme col -castelletto e colle altre fortezze di Genova e del Genovesato, nel dì -11 di maggio. Con questo contratto s'era immaginato quel popolo d'aver -comperata la quiete, giacchè non si sapea persuadere che il re Alfonso -volesse da lì innanzi cozzare con un re sì possente, qual era il re di -Francia loro signore. Tutto il contrario avvenne. Alfonso maggiormente -irritato, perchè s'avvide essersi quel popolo privato della libertà, -per non cedere punto ai di lui voleri, e per fargli dispetto, più che -mai s'accese di voglia di soggiogar quella città: al che continuamente -ancora l'incitavano i fuorusciti Adorni, Fieschi e Spinoli. Avendo -perciò inviate venti navi cariche di soldatesche e d'ogni sorta di -munizione, ed inoltre dieci galee ben armate, al suo ammiraglio, cioè a -_Bernardo Villamarino_, che con altre venti galee era svernato a Porto -Delfino, ordinò di procedere contro la città di Genova. Nello stesso -tempo, unite altre sue milizie a quelle che poterono mettere insieme -gli Adorni e gli altri fuorusciti, volle che anche per terra se ne -formasse l'assedio. Per la lunga passata guerra si trovavano allora non -poco infievoliti i Genovesi: tuttavia animati dalla natia loro bravura, -e dall'antico odio contra de' Catalani, si accinsero validamente alla -difesa. Nè il duca Giovanni regio lor governatore, nè _Pietro Fregoso_ -ommisero diligenza e riparo alcuno per resistere a tanta tempesta. -Dio sa nondimeno come sarebbe terminata quella tempesta. Onde meno se -l'aspettavano venne loro il soccorso; e questo fu la morte dello stesso -re Alfonso. Appena ne fu giunto l'avviso, che la nemica flotta si -sciolse, chi come fuggendo a Napoli, e chi tornando a Barcellona. Nè fu -men presto a ritirarsi l'esercito di terra; ed essendo da lì a qualche -tempo mancati _Barnaba_ e _Rafaello Adorni_, fu creduto che l'eccessiva -doglia di aver perduto nell'amico re un gran protettore, ed insieme -il vedere andata in fumo la speranza di conseguir una vittoria ch'essi -si tenevano in pugno, servisse ad abbreviare i lor giorni. Tuttavia la -città di Genova, ancorchè liberata dall'assedio, rimase in cattivissimo -stato, perchè le fatiche sofferte e la carestia patita dal popolo in -quell'assedio, furono seguitate da una grave epidemia, ossia peste, che -fece strage di assaissime persone. - -Giunse dunque al fine di sua vita _Alfonso re_ d'Aragona, Valenza, -Sicilia e Napoli, nel dì 27 di giugno dell'anno presente[3028], -principe di gran fama ai suoi tempi non meno per la felicità della sua -mente e della sua rara prudenza, che pel valore, per la liberalità -e per l'amore delle lettere e de' letterati, che non mancarono di -esaltar le sue lodi, e fra gli altri Enea Silvio, Antonio Palermitano -suo segretario, Bartolomeo Fazio, che scrisse la sua Vita, Giorgio da -Trabisonda e Lorenzo Valla. Ma cotante sue belle doti non andarono -disgiunte da una sfrenata ambizione, da una scandalosa lascivia, e -da una smoderata indiscretezza in aggravar di taglie, e gabelle i -suoi popoli, oltre al voler fare da papa ne' suoi regni, con vender -anche i benefizii ecclesiastici, se pure è vero ciò che narrano -alcuni. Racconta il vivente allora santo Antonino[3029], ch'egli -prima di morire consigliasse _Ferdinando_ suo figliuolo a tenere un -governo opposto al suo, cioè a levar tutti i dazii ed aggravii da lui -aggiunti agli antichi, e che onorasse più i regnicoli e gl'Italiani, -che gli Aragonesi e Catalani; e che in fine mantenesse la pace da lui -fatta col papa e colle altre potenze. Perchè era privo di figliuoli -legittimi, lasciò il regno di Napoli, come sua conquista, a _don -Ferdinando_ ossia _Ferrante_ suo figliuolo spurio, ma legittimato -dai papi; gli altri suoi regni di Sicilia, Aragona e Valenza, -secondo la disposizion di _Ferdinando_ suo padre, a _Giovanni_ re -di Navarra, suo fratello. Per la morte di lui, e per la successione -del re Ferdinando, niun movimento, niuna novità seguì nel regno di -Napoli. Ne avvenne bensì in Roma. _Papa Callisto III_, nel cui animo -si crede che allignasse un vecchio odio contra d'Alfonso, benchè -nato egli fosse in Valenza, città d'esso re, ma che in vita di lui -non osò di prorompere in forma pubblica, si dichiarò tosto contrario -a Ferdinando, con pretendere devoluto quel regno alla santa Sede, e -con vietare a Ferdinando il prendere titolo di re. Cominciò inoltre -a muovere cielo e terra, e a tener pratiche nel regno e co' principi -d'Italia per fargli guerra. Spezialmente di larghe offerte inviò a -_Francesco Sforza_ duca di Milano per averlo dalla sua, ma ritrovollo -tutto favorevole a Ferdinando. E qui combattono gli scrittori secondo -le loro parzialità, cercando alcuni di giustificare e far comparire -buono zelo la risoluzion di Callisto in voler suscitare nuove guerre -in Italia, ed altri aggravando forte la memoria di lui pel preparamento -di questa guerra. Quando fosse vero che Callisto ad altro non pensasse -che all'ingrandimento de' suoi nipoti, nell'amor de' quali, dicono -ch'egli era perduto[3030], avendo anche promosso alla sacra porpora -due d'essi non degni di sì riguardevole dignità, e creato _Pietro_, -altro suo nipote, duca di Spoleti, generale delle armi pontifizie, -prefetto di Roma e castellano di Sant'Angelo, uomo anch'esso pieno -di vizii, come anche furono altri suoi nipoti, per attestato d'Enea -Silvio[3031]: quando, dico io, fosse ciò vero, e le mire sue andassero -a far passare la corona di Napoli in esso Pietro suo nipote, come -scrisse il Simonetta; lodi chi può un sì fatto pontefice. E il dire -che egli potè pensare a sostener le ragioni del _re Giovanni_, fratello -del defunto Alfonso, oppur quelle di _Renato d'Angiò_, è un dir nulla, -perchè Callisto nulla mai parlò di loro; nè il re Giovanni si prese -cura alcuna di Napoli, e neppur vi potea pretendere; e l'avere il papa -esibita al duca di Milano una parte di quel regno, toglie il luogo di -credere ch'egli pensasse all'esaltazione degli Angioini. - -Irritato _Ferdinando_ da quanto pubblicamente e segretamente operava -Callisto contro di lui, fu vicino a dar di piglio alle armi. Tuttavia -si ritenne, e cercò solamente di placare il papa con ambascierie e -lettere, che tuttavia niun buon effetto produssero in un pontefice, -benchè vecchio, pieno di fuoco, il quale solea dire[3032]: _Essere -proprio solamente degli uomini dappoco l'aver paura de' pericoli; e -che i pericoli sono il campo onde si raccoglie la gloria_. Ma venne -la morte a dissipar tutti questi nuvoli. Cioè nel dì 8 di agosto -(l'Infessura[3033] dice nel dì 6) mancò di vita _papa Callisto III_, -lodato dal Poggio, dal Platina e da altri, massimamente per la sua -gran liberalità verso de' poveri: con che Ferdinando restò libero -dal pericolo di una grave tempesta. Dai cardinali entrati in conclave -restò poscia eletto papa il cardinale Enea Silvio, nato in Corsignano, -distretto di Siena, alla qual terra diede, col tempo il titolo di città -e il nome di Pienza. Era egli vescovo della città suddetta sanese, e -prese il nome di _Pio II_, personaggio d'eminente letteratura, e già -celebre, non solamente per li suoi scritti, per la sua eloquenza, -erudizione e vivacità d'ingegno, ma anche per la sua abilità negli -affari del mondo, ne' quali da gran tempo fu impiegato: intorno a che -si può vedere Giovanni Gobellino ne' Commentarii di Pio II (seppur -d'essi non fu autore lo stesso Pio II), il Platina e Gian Antonio -Campano nella di lui Vita. Sommamente applaudita fu l'elezione di -quest'insigne uomo, succeduta, secondo il Platina[3034], nel dì 20 -d'agosto, ovvero, come ha la storia di Siena[3035], nel dì 21; oppure -come scrivono l'Infessura e l'autore della Cronica di Bologna[3036], -nel dì 19 d'agosto, e non già nel dì 3 di settembre, come pare che -voglia il Rinaldi[3037], nel qual giorno bensì fu egli coronato nella -basilica lateranense. Altri hanno scritto[3038] nel dì 23 ovvero 27 -d'agosto; intorno a che io lascerò disputar ad altri, essendo non di -meno mirabile questa discordia in un fatto sì cospicuo degli ultimi -secoli. Le prime e maggiori applicazioni di questo pontefice furono -la guerra contro al tiranno di Oriente: al qual fine intimò tosto una -dieta, da tenersi in Mantova nell'anno prossimo dagli ambasciatori -di tutta la repubblica cristiana[3039]. Per disporre a ciò anche -_Ferdinando re_ di Napoli, condiscese nel mese di ottobre ad annullar -tutti gli atti fatti dal suo predecessore contra di lui, e formare -con esso re una capitolazione ad esso lui vantaggiosa. Avea _Jacopo -Piccinino_ capitano di Ferdinando occupate, dopo la morte di papa -Callisto, le città di Assisi e Nocera, Gualdo ed altre terre. In vigore -di esso accordo furono queste dipoi restituite alla Chiesa romana, -siccome ancora la città di Benevento, già occupata dal re Alfonso. - -NOTE: - -[3026] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital. - -[3027] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5. Simonetta, Vit. -Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. - -[3028] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Blondus, Surita, Fazellus, -et alii. - -[3029] S. Antoninus, P. III, tit. 22. - -[3030] Raynald., Annal. Eccles. Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, -tom. 21 Rer. Italic. Surita, Pontanus, et alii. - -[3031] Æneas Sylvius, Epist. 269. - -[3032] Gobellin., Comment., lib. I. S. Antonin., Par. III, lib. 22, -cap. 16. - -[3033] Infessur., Diar. P. XI, tom. 2 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLIX. Indiz. VII. - - PIO II papa 2. - FEDERIGO III imperadore 8. - - -Tale era l'ardore del pontefice _Pio II_ per promuovere l'unione de' -principi cristiani contro il nemico comune, che il rigore del verno nol -potè impedire dal mettersi in viaggio nel dì 22 di gennaio[3040] alla -volta di Mantova, scelta per luogo del congresso, a cui erano stati -preventivamente invitati. Vedesi descritto il suo viaggio dal Gobellino -e dall'autore della Cronica di Bologna[3041]. Fermossi a Perugia tre -settimane, avendo quivi ricevuto onori immensi. Passò a Siena nel dì -24 di febbraio, accolto ivi ancora con somma magnificenza da' suoi -concittadini, verso i quali volendo esercitare la sua gratitudine, -eresse in arcivescovato la chiesa di Siena. Arrivò a Firenze nel dì -25 d'aprile con gran festa di quel popolo; nel qual tempo passò a -miglior vita _Antonino arcivescovo_ di quella città, riguardevole -letterato del presente secolo, che per la santità de' suoi costumi e -delle singolari sue virtù meritò di essere registrato nel ruolo de' -santi[3042]. Prima ancora del papa era giunto a Firenze _Galeazzo Maria -Sforza_, primogenito di _Francesco duca_ di Milano, spedito con pomposo -accompagnamento di nobiltà, guardie e famiglia, affin di baciare, a -nome del padre, i piedi a sua Santità. Per onorar questo giovinetto -principe non lasciarono indietro i Fiorentini alcun solazzo e -spettacolo, anche di grande spesa: tanta era l'amicizia ed attaccamento -che essi professavano al duca. Pervenne Pio II da Firenze a Bologna -nel dì 9 di maggio, prevenuto colà dallo stesso giovane Sforza nel dì 6 -d'esso mese. Fu ricevuto il papa con singolar pompa da quel popolo, e, -presentategli le chiavi della città, le restituì agli anziani. Poscia -nel dì 16 del mese suddetto, partito di là in barca, arrivò fuori di -Ferrara al monistero di Sant'Antonio, dove prese riposo sino al dì -18, in cui fece la solenne sua entrata[3043] nella città, servito da -innumerabil nobiltà, e massimamente dal signore, cioè da _Borso d'Este_ -duca, il quale procurò, colla varietà e magnificenza delle feste e -degli apparati, di superar ogni altra città per dove era passato il -pontefice; giacchè dal lato di sua madre si gloriava d'essere suo -parente. Colà pervenne ancora il prelodato principe Galeazzo Maria. Fu -nel dì 24 di maggio la festa del Corpo del Signore, e volle lo stesso -pontefice far la funzione della sacra processione. Forse non s'era -mai veduta Ferrara sì luminosa per l'immensa quantità di nobili e di -popoli accorsi per vedere o per onorare il vicario di Cristo. Partitosi -poi nel dì seguente il papa, fu accompagnato con vaghi bucentori sino -ai confini del Mantovano, daddove passò a Mantova. In quella dieta -cominciò a far uso della sua eloquenza per muovere l'assemblea ad una -poderosissima spedizione contra dei Turchi, sollecitando intanto i re -e principi ad inviare colà i loro ambasciatori, che tardavano molto a -venire. - -Non lieve remora a cotale impresa cominciò a provarsi per la guerra -insorta fra il _re Ferdinando_ e molti baroni del regno, i quali, -quantunque, per ordine di _papa Pio_, Ferdinando fosse stato coronato -re di Napoli dal cardinale _Latino Orsino_ nel dì 11 di febbraio in -Barletta[3044], pure avrebbono più volentieri veduto su quel trono -_Giovanni duca_ di Angiò, governatore allora di Genova a nome di -_Carlo VII re_ di Francia[3045]. Il primo a sfoderar la spada fu -_Gian-Antonio Orsino_, principe di Taranto, il più potente e ricco -principe allora del regno, a cagion di tante terre ch'egli possedeva, -e di cento mila ducati d'oro che soleva pagargli la camera regia pel -mantenimento delle sue truppe. Ossia che il re Ferdinando fosse il -primo a lasciar trasparire un mal animo verso la di lui grandezza, ed -occupasse alcune castella di lui; che il poco fa mentovato Giovanni -duca d'Angiò figliuolo del _re Renato_ movesse l'Orsino a ribellione; -oppure che esso Gian-Antonio ed altri baroni regnicoli mirassero di -mal occhio Ferdinando, principe di mente e d'animo, e più di nascita, -dissomigliante dal _re Alfonso_ suo padre: certo è che fra esso -principe di Taranto e il re Ferdinando in quest'anno si diede qualche -principio alla guerra distesamente narrata da Gioviano Pontano, -celebre letterato napoletano di questi tempi, ma che da me vien sol -toccata di passaggio. Cessò questa fra poco mercè di una convenzione, -ma non cessò l'odio conceputo da Gian-Antonio contra del re. Era, -siccome dissi, governatore di Genova pel re di Francia il suddetto -Giovanni duca d'Angiò, e credendo egli venuto il tempo di tentare -l'impresa di Napoli prima che Ferdinando si assodasse sul trono, e -tanto più perchè teneva buona intelligenza con alcuni baroni del regno; -cominciò a preparar gente e danaro[3046]. Avvertitone Ferdinando da -_Francesco duca_ di Milano, contra d'esso Giovanni suscitò _Pietro da -Campofregoso_, già doge di Genova, che si trovava mal corrisposto, e -perciò malcontento de' Franzesi, ai quali avea ceduta Genova. Questi -per terra andò all'assedio di Genova accompagnato da quelle forze che -potè raunar co' fuorusciti nel mese di febbraio. Ma dacchè si avvide -andar ben d'accordo i cittadini coi Franzesi, si ritirò a Chiavari per -aspettar tempo più propizio. E il _Villamarino_ inviato nel mare dal -re Ferdinando, accortosi anch'egli d'essersi armate dai Genovesi dieci -galee per dargli addosso, se ne ritornò indietro. Verso il fine di -agosto arrivarono a Genova dodici galee, mandate dal _re Renato_ signor -di Provenza al _duca Giovanni_ suo figliuolo, colle quali unitesi le -dieci de' Genovesi e tre loro vascelli, fecero vela, e andarono a Porto -Pisano. Allora fu che a Pietro da Campofregoso parve più propria la -occasione di assaltar Genova, rimasta alquanto sfornita di gente[3047]; -e però nel dì 13 di settembre improvvisamente di notte s'accostò -alla città, e, data la scalata alle mura, vi s'introdusse con alcune -schiere de' suoi. Venuto il giorno, ancorchè si trovasse deluso dalla -conceputa speranza che quei della sua fazione si sollevassero in aiuto -suo, pur venne coraggiosamente alle mani co' Franzesi; ma vi lasciò -la vita, e quei che erano entrati, furono o morti o presi; e al resto -di sua gente, inseguita dai vincitori, toccò la stessa disavventura. -Scrive Cristoforo da Soldo[3048] che il duca di Milano avea mandato -in aiuto del Fregoso settecento cavalli sotto il comando di _Tiberto -Brandolino_, e che anch'essi andarono via sconfitti. Il Simonetta -seppe ben dissimular questo fatto. Sbrigato da questo nemico il duca -Giovanni, volò a raggiugnere la sua flotta, con animo di trasferirsi in -Calabria, dove tenea corrispondenza con _Antonio Santiglia_ marchese -di Cotrone, il quale gli avea fatto sperare lo acquisto di tutta la -Calabria. Ma _Ferdinando_, scoperto l'affare, prevenne il colpo, con -far prigione lo stesso marchese, ed essendo poi passato in Calabria a -metter l'assedio a Catanzaro, ivi lasciò morti molti de' suoi senza -potersene impadronire. Nel dì 5 d'ottobre arrivò colla sua armata -navale il duca Giovanni a Napoli. La _regina Isabella_, donna prudente, -essendo il re in Calabria, mosse il popolo alla difesa, di maniera che -Giovanni, non vedendo movimento alcuno, se non nemico, nella città, se -ne andò a Castello-a-mare del Volturno, dove fu ben ricevuto da _Marino -Marzano_, principe di Rossano e duca di Sessa, che alzò le bandiere -d'Angiò. De' suoi fatti meglio parleremo all'anno seguente. - -Mentre questa briga era nel regno di Napoli, stando il pontefice _Pio -II_ in Mantova, arrivarono colà gli ambasciatori di varii principi e -di molte teste coronate; e in persona vi comparve _Francesco Sforza_ -duca di Milano, menando seco un grandioso accompagnamento, e fu -accolto con distinto amore ed onore dal pontefice e da _Lodovico -marchese_ di Mantova. Per lui recitò in quella pubblica assemblea -un'orazione _Francesco Filelfo_, uno allora dei primi letterati -d'Italia, che riscosse l'ammirazione d'ognuno, e fin dallo stesso -papa, il quale nell'eloquenza latina non cedeva ad alcuno. In -questi tempi tuttavia _Federigo conte_ d'Urbino e _Jacopo Piccinino_ -erano addosso a _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini colle male -parole[3049]. Cinquantasette castella gli aveano tolto, delle quali -ne misero a saccomano ed abbruciarono trentasette. Lo avrebbono -fors'anche ridotto agli ultimi sospiri; ma fu creduto che il Piccinino, -guadagnato sottomano con regali, non gli volesse far quel male che -potea. Sigismondo, trovandosi a mal partito, altro rifugio non ebbe -che di ricorrere a Mantova per pregare il papa d'interporsi affine -di ottenergli pace. Ossia che Pio, come vuole il Gobellino[3050], -arbitrasse egli; oppure, come ha la Cronica di Bologna, che fosse -rimesso l'affare per ordine del pontefice al duca di Milano, suocero -bensì di esso Malatesta, ma con ragione disgustato di lui: certo è -che fu pronunciato il laudo, per cui restò obbligato Sigismondo a -restituire al conte d'Urbino la Pergola ed altre terre a lui tolte, -e a pagare in varie rate al re di Napoli quaranta mila ducati d'oro -ch'egli avea truffato al re Alfonso, e di dare, per sicurezza di tal -pace, al papa in deposito la città di Sinigaglia e il vicariato di -Mondavio. Dura fu la legge, ma la necessità l'obbligò ad accomodarvisi. -Così, ricuperate le sue castella, ebbe pace, ma pace comperata ben -cara. Merita _Poggio dei Bracciolini_ Fiorentino, segretario di quella -repubblica, e letterato insigne di questi tempi, che si faccia menzione -della sua morte, accaduta nell'anno presente a dì 30 di ottobre[3051], -con lasciar dopo di sè molte opere e gran nome. Mancò pure di vita -in Napoli _Gianozzo Manetti_, parimente Fiorentino, letterato non -inferiore all'altro per la sua molta dottrina e cognizione delle lingue -ebraica, greca e latina. - -NOTE: - -[3034] Platina, Vita Pii II. - -[3035] Thomas, Histor. Senen., tom. 20 Rer. Ital. - -[3036] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3037] Raynaldus, Annal. Eccles. - -[3038] Ammirati, Istor. Fiorent. - -[3039] Raynaldus, Annal. Ecclesiast. Gobellinus, Comment. Platina, Vita -Pii II. - -[3040] Gobellin., Platina, et Raynaldus, Annal. Eccles. - -[3041] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3042] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 23. - -[3043] Gobellinus, Comment., lib. 2. Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. -Ital. - -[3044] Istor. Napolet., tom 23 Rer. Ital. - -[3045] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. - -[3046] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5. Simonetta, Vita Francisci -Sfortiae, lib. 26, tom. 21 Rer. Ital. - -[3047] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3048] Cristoforo da Soldo, Ist. Brescian., tom. 21 Rer. Italic. - -[3049] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3050] Gobel., Comment., lib. 3. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLX. Indiz. VIII. - - PIO II papa 3. - FEDERIGO III imperadore 9. - - -Continuando il buon _papa Pio II_ il suo soggiorno in Mantova, impiegò -tutto il suo zelo per l'esecuzione del suo disegno intorno all'unione -dei principi cristiani, gli ambasciatori de' quali erano concorsi a -quella dieta[3052]. Quei di Firenze, Siena, Genova e Bologna promisero -soccorsi. _Borso duca_ di Modena e signor di Ferrara chiaramente -esibì trecento mila ducati d'oro. I Veneziani anche essi si mostrarono -pronti a far guerra, ma voleano il comando dell'armata e delle genti -degli altri principi. Più larghe erano le offerte del _re Ferdinando_, -sennonchè egli si trovava involto in una pericolosa guerra col _duca -d'Angiò_ e coi suoi baroni. Nulla si potè ottener dalla Francia. Poco -ancora potea sperarsi dalla Germania, perchè, per la morte di _Ladislao -re_ d'Ungheria e di Boemia, _l'imperador Federigo_, pretendendo a -quei regni, pensava più a sè stesso che ai Turchi. Cosa promettesse -_Francesco duca_ di Milano non apparisce. I fatti fecero vedere che -i suoi molti colloquii col papa furono di aiutare il re Ferdinando, -e non già di guerreggiare in Levante. Furono nondimeno nella dieta di -Mantova stabiliti varii punti intorno al formare una possente flotta -per mare e un poderoso esercito per terra da inviare contro ai Turchi: -tutte belle disposizioni, le quali dove andassero a terminare, non -tarderemo a vederlo. Ciò fatto, senza badare al rigore del verno, mosse -da Mantova il pontefice Pio nella metà di gennaio, ed arrivò a Ferrara -nel giorno 17[3053], servito sempre nel viaggio per Po dal _duca Borso_ -con apparato di festa anche maggiore del precedente. Nel dì 22 arrivò -a Bologna, e di là poi passò a Siena, dove si fermò sino al dì 1 di -settembre: nel qual tempo andò ai bagni di Macerata e di Petriolo. Egli -era maltrattato dalla gotta, e si facea portar dagli uomini in lettiga. -Perchè vedea _Sigismondo Malatesta_, uomo torbido e malcontento della -pace fatta, prese al suo soldo _Lodovico Malvezzo_[3054], condottiere -di ottocento cavalli e ducento fanti. E non il prese indarno, perchè -Sigismondo nel novembre ruppe la guerra alla Chiesa, e andò all'assedio -di Castello Moro; ma ne fu cacciato con suo disonore da esso Malvezzo. - -Cresceva intanto l'incendio della guerra nel regno di Napoli. Già -_Marino Marzano_ principe di Rossano e duca di Sessa vedemmo che -s'era congiunto con _Giovanni duca_ d'Angiò, ossia di Lorena[3055]. -Altrettanto fecero _Antonio Caldora_ e gli altri Caldoreschi molto -potenti nello Abbruzzo, e _Pier Giovanni Cantelmo_ duca di Sora, -e _Niccola conte_ di Campobasso. Penetrato poi il duca Giovanni in -Abbruzzo, trovò ubbidiente a' suoi cenni la città dell'Aquila. Intanto -dal servigio di Ferdinando si levò ancora _Ercole Estense_, fratello -del duca Borso, e colla sua brigata si gettò nel partito dell'Angioino, -aprendogli le porte la città di Nocera dei Pagani. Ma quello che -maggiormente rinforzò l'esercito del duca Giovanni fu la venuta al suo -soldo di _Jacopo Piccinino_, già staccato dal servigio degli Aragonesi, -sì perchè egli era gran capitano d'armi, e sì ancora perchè seco trasse -un buon corpo di soldatesche[3056]. Partitosi egli da Cesena sul fine -di marzo, per la marca d'Ancona andò in Abbruzzo, accrescendo con ciò -l'animo agli Angioini, in poter dei quali vennero dipoi Foggia, San -Severo, Manfredonia e molte altre terre. Allora fu che _Gian-Antonio -Orsino_ principe di Taranto, levandosi la maschera, si dichiarò del -partito angioino, ed unì col duca le sue forze, che erano ben molte. -Con tale prosperità camminavano gli affari del duca; e già pareva -ch'egli fosse per far balzare dal trono il re Ferdinando. Ricorse il -re ai Veneziani e Fiorentini, ma niun di essi volle prendere impegno -alcuno in favore di lui. Il solo _papa_ e _Francesco duca_ di Milano -furono in suo aiuto. La maggior apprensione che si avesse lo Sforza -dopo l'acquisto dello Stato di Milano, fu sempre quella dei Franzesi, -per le pretensioni del duca d'Orleans al ducato di Milano, a cagione di -_Valentina Visconte_. Mal volentieri si vedeva egli vicino esso duca -di Orleans, padrone della città d'Asti. Gli stava anche sul cuore il -dominio di Genova dato al re di Francia. Se fosse riuscito in oltre a -Giovanni duca d'Angiò di conquistare il regno di Napoli, tanta potenza -dei Franzesi in Italia potea far tremare un duca di Milano[3057]. -Perciò Francesco Sforza diede circa due mila cavalli a _Buoso Sforza_ -suo fratello nel marzo di quest'anno, con ordine di andare ad unirsi -con _Alessandro Sforza_ signore di Pesaro suo fratello, e col conte -Federigo d'Urbino, per impedire il passaggio del _Piccinino_ alla volta -del regno di Napoli. O non vollero, o non poterono essi tagliargli la -strada; e però gli tennero dietro per la Marca, e, giunti anche essi -in Abruzzo cominciarono a far guerra alle terre di _Giosia Acquaviva_. -Non meno del duca di Milano avea i suoi motivi _Pio II_ pontefice -d'assistere al re Ferdinando in sì grave bisogno; nè egli potea -sofferire i Franzesi, tanto più che negato gli aveano ogni sussidio -contro dei Turchi. Pertanto inviò a Ferdinando in soccorso _Simonetto -da castello di Piero_, e _Rinaldo Orsino_, con molte squadre di -cavalleria. In questi tempi, volendo il re Ferdinando tirare nel suo -partito _Marino duca_ di Sessa, si lasciò condurre ad un abboccamento -con lui, accompagnato da due soli compagni. Era venuto il duca con due -altri per assassinarlo; ma egli così ben seppe difendersi colla spada, -ch'ebbero tempo i suoi d'accorrere e di ripulsare i traditori. - -Col pontifizio rinforzo esso re Ferdinando uscì dipoi in campagna, -e giacchè il duca d'Angiò col principe di Taranto era coll'esercito -suo pervenuto sino a Nola, andò a trovarlo, e fu a fronte dei -nemici al fiume Sarno sul principio di luglio. Siccome superiore di -forze, gli avea già ridotti a tale che li potea vincere colla fame. -Ma da giovanile baldanza mosso, contuttochè Simonetto e gli altri -saggi capitani il dissuadessero, volle dar loro battaglia nel dì 7 -di luglio[3058]. Andò in isconfitta tutta l'armata sua; Simonetto -vi lasciò la vita; moltissimi furono gli uccisi, più i prigioni. -Ferdinando con soli venti cavalli si ritirò salvo a Napoli[3059]. Ma, -ritrovandosi senza danari, non ebbe scrupolo la _regina Isabella_, -sua moglie saggia, di andare colla bussola in mano per Napoli cercando -come per limosina soccorso; e con ciò raccolse una somma d'oro, tanto -che il re si rimise alquanto in arnese. Ma quella vittoria si tirò -dietro favorevoli conseguenze pel duca di Angiò. Nola col circonvicino -paese se gli diede. _Roberto conte_ di San Severino, e il duca di -San Marco, con gli altri della casa di San Severino, non potendo di -meno, vennero alla di lui ubbidienza. Così parimente fece Cosenza in -Calabria, a riserva della rocca; e Castellamare in Terra di Lavoro, e -moltissime altre terre e baroni del regno, di modo che a poco oramai si -stendeva la signoria del re Ferdinando. Se il duca d'Angiò marciava a -dirittura a Napoli, fu comune credenza che vi avrebbe messo dentro il -piede, perchè neppur ivi mancava a lui una grossa fazion d'Angioini. -Ma il principe di Taranto, che non volea finir sì presto la guerra, -si oppose, e condusse il duca contro d'alcune terre e baroni tuttavia -disubbidienti[3060]. In Napoli poi col tempo fu detto che la _regina -Isabella_, nipote di esso principe di Taranto, vestita da zoccolante, -fosse ita a trovarlo, e, gittatasi a' di lui piedi, il pregasse, che -giacchè l'avea fatta regina, la lasciasse anche morire regina; e che -egli perciò menasse a spasso da lì innanzi il duca d'Angiò. Non andò -molto che anche a San Fabiano in Abbruzzo _Jacopo Piccinino_ venne -alle mani con _Alessandro Sforza_ e col conte d'Urbino nel dì 27 di -luglio[3061]. Fu quella una sanguinosa ed ostinata battaglia, che durò -dalle venti ore del giorno sino alle tre della notte, con gran perdita -di cavalli da amendue le parti, ma maggiore da quella di Alessandro, il -quale nella stessa notte tacitamente levò il suo campo, e si ridusse in -salvo. Non restando dunque oppositore in quelle contrade, al Piccinino -cadde in pensiero di far guerra al papa, per distorlo dalla lega col -re _Ferdinando_. Calò dunque nell'autunno nel territorio di Rieti, -dove prese alcune terre degli Orsini. _Jacopo Savello_, che molte -altre ne possedeva nella Sabina, s'accordò tosto con lui. Per questa -novità s'empiè di terrore Roma stessa. Di ciò avvisati _Alessandro -Sforza_ e _Federigo conte_ d'Urbino, valicato l'Apennino, sen vennero -su quel di Norcia; e l'arrivo loro servì a fare che ritornasse Jacopo -Piccinino colle sue milizie a svernare in Abbruzzo. Tuttavia il papa -pregò _Francesco Sforza_ duca di Milano d'inviargli alquante delle sue -truppe per maggior sua sicurezza. Aveva anche lo stesso duca spedito al -re Ferdinando, dopo la rotta di Sarno, oltre a buona somma di denaro -due mila cavalli ben in punto, e mille fanti, coi quali e colle sue -truppe ricuperò molti luoghi intorno a Napoli, fece tornare alla sua -divozione i Sanseverineschi, e riebbe la ricca città di Cosenza, capo -della Calabria, che fu barbaricamente allora messa tutta a sacco. Per -guadagnare alla parte sua _Roberto da San Severino_, il re Ferdinando -gli diede il principato di Salerno, con ispogliarne _Felice Orsino_. -Gran tribolazione patì in questo anno Venezia per cagion della peste, -la quale, aiutata dalla negligenza degl'Italiani d'allora, troppo -spesso s'introduceva nelle città, e dall'una passava alla altra -con facilità mirabile. Nota parimente il Sanuto[3062] che in questi -tempi la mirabil arte della stampa fu portata a Venezia, e cominciò a -diffondersi a poco a poco anche per l'altre città italiane. - -NOTE: - -[3051] Vita Poggii, tom. 20 Rer. Ital. - -[3052] Gobell., Comment., lib. 3. Raynaldus, Annal. Eccles. - -[3053] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - -[3054] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3055] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 26, tom. 21 Rer. Ital. -Jovianus Pontanus. Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Gobellinus, et -alii. - -[3056] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. - -[3057] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 27, tom. 21 Rer. Ital. - -[3058] Cristoforo da Soldo, Ist. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital. - -[3059] Tristan. Caracciol., Opusc., tom. 22 Rer. Ital. - -[3060] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[3061] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLXI. Indiz. IX. - - PIO II papa 4. - FEDERIGO III imperadore 10. - - -Io non so come il Rinaldi[3063] ed altri storici riferiscano sotto -il precedente anno la rivoluzione di Genova, che certamente avvenne -nell'anno presente. Per le gravezze smoderate che andavano mettendo -i Franzesi a quella città, erano essi venuti in odio a non pochi; -oltre a ciò la plebe non sapea digerire che il peso principale delle -contribuzioni fosse a lei addossato, con goderne intanto esenzione -molti dei nobili e dei più ricchi. Forse anche un segreto vento spirava -dalla parte dell'accorto duca di Milano, a cui dispiaceva quel nido -di Franzesi. Ora nel dì 9 di marzo la plebe si levò a rumore, e crebbe -nella notte il tumulto, con essersi fatta nel giorno seguente tal massa -di gente armata, che il luogotenente regio, trovandosi senza forze da -poter resistere alla moltitudine, si ritirò nel castelletto. Entrarono -allora in Genova _Paolo Fregoso_ arcivescovo e _Prospero Adorno_, -amendue seguitati da una copiosa frotta di villani armati, i quali -forzarono gli altri Franzesi a ritirarsi anche essi nel castelletto. -Seguì poi gran discordia tra i Fregosi e gli Adorni. Furono spinti -parecchi di essi fuor di città; ma, accordati fra loro, venne dipoi -eletto doge di Genova _Prospero Adorno_. Dopo di che si diedero a -vigorosamente assediare il castelletto, e ricorsero per soccorso a -_Francesco Sforza_ duca di Milano, il quale aspettava a mani giunte -l'occasione di cacciare di colà i Franzesi; nè si fece molto pregare -ad inviar loro più migliaia di fanti, ed insieme una grossa somma -di danaro, nutrendo fin d'allora la speranza d'impadronirsi egli di -quella città. L'arcivescovo Paolo fu, per sospetti insorti, obbligato a -ritirarsi; ma perchè giunsero nuove che Carlo re di Francia inviava sei -mila combattenti contra di Genova per terra, e il _re Renato_ signor -della Provenza incamminava anch'egli a quella volta sette galeazze -piene di gente; il duca di Milano fece tornar l'arcivescovo a Genova, -mandò rinforzo di nuova pecunia, ed operò che _Marco Pio_ signor di -Carpi con sua brigata marciasse in aiuto de' Genovesi. Arrivarono -finalmente per terra e per mare i Franzesi, e v'era in persona lo -stesso re Renato. Non seppero servirsi del tempo: altrimente potevano -sulle prime entrare in Genova. Assediarono dunque la città, e seguirono -varii assalti e molti combattimenti, con difendersi valorosamente il -doge, l'arcivescovo e i cittadini, aiutati dagli Sforzeschi, finchè -nel dì 17 di luglio[3064], mentre si faceva una general battaglia da -ambe le parti, arrivati a Genova tre capitani dello Sforza, cioè _Carlo -Cadamosto _da Lodi, _Giorgio Dalmatino_, soprannominato Targhetta, -e _Niccolò Epirota_, i quali fecero credere imminente l'arrivo d'un -gagliardo rinforzo di gente, inviato dal duca dì Milano; proruppero in -sì alte voci d'allegrezza i Genovesi, gridando: _Viva Sforza, viva il -duca_, che i Franzesi atterriti diedero tosto a gambe. Furono inseguiti -dal furioso popolo di Genova, e parte da esso e parte dai contadini, -fama fu che ne restassero uccisi più di due mila e cinquecento[3065], -fra' quali circa cento cavalieri a speroni d'oro: il Filelfo ed -altri dicono fin quattro mila; e ciò perchè i Franzesi, allora gente -bestiale, non davano quartiere agli Italiani, e però dagl'Italiani -furono pagati della stessa moneta. Vi restarono non di meno anche -moltissimi d'essi prigioni. Dopo cotal vittoria insorse nuovamente lite -tra gli Adorni e Fregosi. Prevalendo gli ultimi, toccò a _Prospero -Adorno_ d'uscir di città, e di perdere il governo. Col consentimento -dell'arcivescovo fu eletto doge _Spineta Fregoso_ suo cugino; ma da lì -a poco entrato in Genova con molti armati _Lodovico Fregoso_, già stato -doge di quella città, si fece eleggere di nuovo doge coll'abbassamento -di Spineta. Questi ottenne il possesso del castelletto dal _re Renato_, -il quale se ne tornò a Savona, tuttavia ubbidiente a lui, e poscia -a Marsilia, portando seco una gran doglia per un'impresa così mal -terminata. Venne poi a morte nel dì 22 di luglio _Carlo VII_, glorioso -re di Francia, e però dalla di lui collera e vendetta rimasero liberi -i Genovesi. Succedette in quel regno _Lodovico XI_, suo primogenito, -principe d'umore strano, stato finora in discordia col padre. - -Per conto del regno di Napoli, appena coll'arrivo della primavera -poterono uscire in campagna gli emuli principi, che tutti furono in -armi. In quattro luoghi era nell'anno presente la guerra. _Sigismondo -Malatesta_, acconciatosi con _Giovanni duca _d'Angiò, facea guerra al -papa. Era questi tenuto in briglia da _Lodovico Malvezzo_ e da _Pier -Paolo de' Nardini_[3066]. Furono amendue assaliti nel dì 2 di luglio a -Castello Leone dal Malatesta, e durò la zuffa ben cinque ore. Ebbero la -peggio le truppe pontifizie, e vi morì il Nardini; il Malvezzo vi perdè -tutto il credito, perchè non avea la gente che era obbligato a tenere, -e Sigismondo rimase padrone del campo. Se non fuggiva _Bartolomeo_ -vescovo di Corneto, commissario del papa con quattro squadre di -genti d'armi a Rocca Contrada, forse era differente il fine di quella -battaglia. Misesi poi Sigismondo a' dì 19 di luglio in viaggio per -passare in Abbruzzo ed unirsi col conte _Jacopo Piccinino_; ma, udito -che il papa mandava _Napolione Orsino_ con assai gente nella Marca, -se ne tornò indietro alla difesa del proprio paese. Intanto non si -può esprimere che sdegno ed odio concepisse il pontefice Pio contra -d'esso Sigismondo; e però diede mano alle scomuniche, e sottopose -all'interdetto tutte le di lui città e terre, e il fece dipignere qual -traditore per gli Stati della Chiesa. Altra guerra fu nella Sabina, -perchè s'erano ribellati i Savelli. Ma inviato ai loro danni _Federigo -conte_ d'Urbino colle milizie pontifizie, ridusse nel mese di luglio -_Jacopo Savello_ alla necessità di chiedere accordo, e l'ottenne. -Guerreggiava nei medesimi tempi in Abbruzzo _Jacopo Piccinino_, ed avea -messo il campo ad un castello. Accorsero in quelle parti _Alessandro -Sforza_ e _Matteo da Capoa_ per dargli soccorso, e scontratisi per -accidente in viaggio con _Antonio Caldora_, che colle sue genti andava -ad unirsi al Piccinino gli diedero una rotta: lo che fu cagione, che -esso Piccinino, levatosi da quell'assedio, cavalcasse verso il contado -dell'Aquila. Ma tenendogli dietro Alessandro e Matteo, tanto fecero -che il ridussero ad uscire d'Abbruzzo. Se n'andò egli a trovare il -duca d'Angiò e il principe di Taranto, che allora si trovavano in -Puglia. Poco mancò che non prendesse piede la discordia insorta fra -il _pontefice Pio_ e il _re Ferdinando_ in questi tempi. La città di -Terracina era allora sotto il dominio di Ferdinando. Fece rumore quel -popolo, e Pio II mandò a prenderne il possesso. Acquistò ancora il -conte d'Urbino molte terre nel regno di Napoli; e strano parve che le -prendesse a nome del papa, il quale veramente le ritenne in suo potere. -Fece il re Ferdinando molte doglianze per questi atti; ma sì grave era -il bisogno che egli avea dell'assistenza papale nel lubrico suo stato, -che gli convenne sagrificar questi piccioli interessi al maggiore. -Infatti Pio II gl'inviò un possente soccorso di gente sotto il comando -di Antonio suo nipote, figliuolo d'una sua sorella, adottato nella casa -Piccolomini. E perciocchè esso Pio non volea essere da meno degli altri -papi che aveano già cominciato, e seguitarono poi lungo tempo, a tenere -per uno dei lor principali pensieri e desiderii quello d'ingrandire -a dismisura i lor nipoti, dopo aver egli investito di varie terre -della Chiesa questo suo nipote, procurò che anche il re Ferdinando il -promovesse a gradi più alti[3067]. Ora, dopo avergli data esso re in -moglie Maria sua figliuola bastarda, nel dì 27 di maggio il dichiarò -ancora duca d'Amalfi e gran giustiziere del regno; e cavalcando per -Napoli il tenne a' fianchi, con far portare davanti a lui un'insegna e -un pennone. A lui parimente nell'anno 1465 donò la contea di Celano. - -Coll'esercito suo uscì bensì _Ferdinando_ in campagna, ma non avrebbe -forse potuto resistere al duca d'Angiò e al principe di Taranto, che, -colla giunta delle truppe del Piccinino, già erano superiori di forze, -e il tennero anche come assediato in Barletta per alquanti giorni, -se _Alessandro Sforza_ non fosse anche egli arrivato colla sua gente -a rinforzarlo. In oltre eccoti all'improvviso sbarcare a Trani, ed -impadronirsi di quella città _Giorgio Castriota_ appellato Scanderbech, -potente signore in Albania, e celebre per le vittorie riportate contro -ai Turchi, che con circa ottocento bravi cavalieri venne in aiuto del -re Ferdinando. La venuta di questo principe, che lasciava la guerra -contro il comune nemico, allora minacciante i suoi Stati, per correre -a quella del regno di Napoli, diede occasione a molti di sparlare di -papa Pio: quasi che tutti i suoi movimenti per incitare i cristiani -a militare in Oriente, e per raccogliere tanta copia di danaro con -decime ed indulgenze da tutta la cristianità, andassero poi a finire -in una guerra contra dei Franzesi, per sostenere la corona sul capo -a Ferdinando. Certamente l'autore della Cronica di Bologna[3068] con -poco vantaggio parla del danaro ammassato per far guerra ai Turchi, che -fu poi dissipato in altro uso. Coi rinforzi suddetti il re Ferdinando -campeggiò per qualche tempo; assediò Gesualdo, e, dopo non so quanti -giorni, in faccia ai nemici se ne impadronì; e andato anche sotto -Nola, non solamente l'ebbe a patti, ma condusse anche ai suoi servigii -il _conte Orso Orsino_, che v'era di guarnigione, e con esso lui la -sua gente ancora, con che terminò la campagna[3069]. Avea il papa -scomunicato chiunque seguitava il partito angioino. Nè si dee tacere -che il medesimo pontefice, oltre all'aver canonizzata in quest'anno -santa Caterina da Siena, fece anche nel dicembre una promozione -di cardinali, tutti persone di merito, fra i quali merita d'essere -menzionato _Jacopo Ammanati_ Lucchese, appellato il cardinal di Pavia, -perchè vescovo di quella città, uomo di rara letteratura e di singolar -prudenza, come ne fan fede le sue lettere stampate. - -NOTE: - -[3062] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[3063] Raynaldus, Annal. Eccles. Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, -tom. 21 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. eod. -Giustiniani, Istor. di Genova, ed altri. - -[3064] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gobellin., Comment., lib. -5. - -[3065] Cristoforo da Soldo, tom. 21 Rer. Ital. - -[3066] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 28, tom. 21 Rer. Ital. -Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gobellin., Comment., lib. 5. - -[3067] Istor. di Napoli, tom. 23 Rer. Ital. - -[3068] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3069] Raynald., Annal. Eccles. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLXII. Indizione X. - - PIO II papa 5. - FEDERIGO III imperadore 11. - - -S'era incominciato nell'anno precedente a scomporre la sanità di -_Francesco Sforza_ duca di Milano[3070], e i più dubitavano che già si -fosse formata l'idropisia, da cui non potesse guarire. Andò, come suol -avvenire, tanto innanzi la fama di sua malattia, che sul principio di -questo anno si spacciò come accaduta la sua morte, o almeno che fosse -vicino a quell'ultimo passo. Corse questa diceria per tutta l'Europa, -e a distruggerla vi volle ben molto. Fu essa cagione che i contadini -del Piacentino, pretendendosi smoderatamente aggravati di taglie e -d'imposte dal duca, e credendolo già morto, si sollevarono nel dì 25 -di gennaio[3071]. Circa sette mila d'essi nel dì 29 entrarono nella -città, e con esso loro si unì la plebe della medesima Piacenza. Era ivi -governator dell'armi _Corrado Fogliano_, fratello uterino del duca, -il quale addormentò e burlò quei forsennati, con sottoscrivere tutti -quanti i capitoli ch'essi addimandarono, cosicchè li fece desistere dal -ribellare la città contro del duca. Venute poi alcune squadre di genti -d'armi a Piacenza, maggiormente fermarono l'empito d'essi villani. -Tuttavia, continuando essi nel loro ammutinamento, nel dì 5 di maggio -giunse Donato Milanese colle genti del duca, e, data loro battaglia, -li disfece, colla morte e prigionia di moltissimi, de' quali furono -impiccati i più colpevoli. Fu preso il _conte Onofrio_ Anguissola, -che s'era fatto lor capo, e condannato a perpetua carcere. Per questa -rivoluzione gran gente si partì da quel territorio, che perciò rimase -in cattivissimo stato. Anche il conte _Tiberto Brandolino_, che -era stato mandato a Piacenza per que' rumori nel dì 2 di febbraio, -chiamato poi a Milano, fu messo in dura prigione per ordine del duca, -imputato d'aver tenuta mano coi contadini sollevati, e che essendo -già in accordo col _duca d'Angiò_ e con _Jacopo Piccinino_, fosse -per fuggirsene alla lor parte. Era valentissimo condottier d'armi, ma -dicono ancora che non avea pari nella crudeltà. Questi poi nel dì 12 -di settembre per disperazione si tagliò nelle carceri la gola, seppure -altri non l'aiutò a terminare la vita. Intanto il duca Francesco per -la sua buona complessione si riebbe dalla temuta idropisia, in maniera -nondimeno che non riacquistò più il solito buon colore del volto, nè -la primiera agilità delle membra. Si applicò poi col vigore di prima a -sostener gl'interessi del re Ferdinando, che si trovavano tuttavia in -mala positura, per mancanza spezialmente di pecunia, quantunque sì il -papa che il duca pagassero puntualmente le rate pattuite. - -Sul principio della state del presente anno[3072] il _principe -di Taranto_ e _Jacopo Piccinino_ assediarono Giovenazzo, e colla -artiglieria forzarono alla resa quella terra. Coll'uso della stessa -forza conquistarono Trani e Barletta. Non poterono già vincere Ariano; -e intanto s'impossessò il _duca Giovanni_ di Manfredonia e de' luoghi -circonvicini, per lo che le di lui genti continuarono le scorrerie -e i saccheggi per la Puglia, finattantochè unitosi il re Ferdinando -con _Alessandro Sforza_ condottiere delle armi sforzesche, andò -coll'esercito suo ad accamparsi un miglio lungi da Troia. Quivi ancora, -stando a fronte le armate nemiche, nel dì 18 d'agosto si venne ad -un general fatto d'armi. Dalle tredici ore sino alle diciannove durò -l'aspro combattimento, e in fine, rovesciati, gli Angioini si diedero -precipitosamente alla fuga. Per loro fu un gran sussidio la vicina -città di Troia, dove i più si rifugiarono. Non si potè frenare la -cupidigia dei vincitori soldati, che non si sbandassero e corressero -a spogliare il campo e i tesori delle tende nemiche; lo che osservato -dal Piccinino, che stava sulle mura di Troia, prese animo per uscir -di nuovo contro i dispersi bottinatori, riuscendogli di ricuperar -molti dei prigioni, e di uccidere o mettere in fuga assaissimi de' -nemici. Più avrebbe fatto, se il re Ferdinando ed Alessandro, raunate -alcune squadre di cavalleria, non l'avessero respinto entro la città. -Tuttavia restò così indebolito per questa rotta l'esercito angioino, -che Giovanni d'Angiò e il Piccinino nella seguente notte, lasciato un -buon presidio in Troia, si ritirarono a Nocera, Manfredonia e Trani. -Venne poscia in potere di Ferdinando Orsara; e la città di Troia per -ripiego trovato si diede ad _Ippolita_, e non già ad _Isotta_, come -ha il Gobellino[3073], figliuola del duca di Milano, destinata moglie -d'Alfonso figlio del re. Trovossi in essa abbondante massa di roba, -lasciata dai fuggitivi nemici, e furono presi cinquecento cavalli. -Foggia, San Severo, Ascoli ed altre terre tornarono all'ubbidienza -del re. Maggiormente ancora si abbassò da lì innanzi lo stato -del duca d'Angiò[3074]; imperocchè l'accorto _re Ferdinando_ poco -stette a spedir messi al vecchio principe di Taranto suo zio, cioè -a _Gian-Antonio Orsino_, che con umili parole e proteste di non mai -interrotto affetto il pregarono di pace, ben conoscendo il re, che -se si staccava dal duca d'Angiò, questo potente signore, il qual solo -co' suoi danari tenea in buona lena il contrario partito, non poteano -durarla lungo tempo i suoi nemici. Tanto seppero dire quei messi, che -si ridusse il principe nel dì 13 di settembre[3075] ad abbracciare dal -canto suo la pace col papa, col re e col duca di Milano. Rapportati si -veggono dal Gobellino gli articoli di quella capitolazione. Per essa -quanto migliorò la fortuna e crebbe l'allegrezza del _re Ferdinando_, -altrettanto rimasero sbigottiti il _duca d'Angiò, Jacopo Piccinino_ e -_Sigismondo Malatesta_. - -Ed appunto il Malatesta ci chiama ad accennar ciò che gli avvenne -nell'anno corrente. Aveva egli raunato un bel corpo d'armata con -pensiero di trasferirsi in Abbruzzo per le continue istanze del -duca d'Angiò e del Piccinino[3076]. Si mise anche in viaggio, ed era -pervenuto nella Marca a Monte Olmo, quando due nuove il fecero tornare -indietro. L'una fu che _Federigo_ conte di Montefeltro e d'Urbino, -_Napolione Orsino_ e _Matteo da Capoa_, capitani del papa, venivano -con assai gente ai danni de' suoi Stati. L'altra che da alcuni -traditori gli si prometteva l'acquisto di Sinigaglia, qualora si -fosse presentato colla sua armata sotto quella città. In fatti corse -egli a Sinigaglia[3077], e cominciò a batterla colle artiglierie; e -quantunque colà giugnesse anche l'esercito pontificio, ed assicurasse -que' cittadini del soccorso, pure per maneggio de' congiurati non meno -la città che la rocca si diedero a Sigismondo. Ma non volendo egli -essere quivi assediato, nella notte precedente al dì 14 d'agosto ne -uscì colle sue genti per ridursi a Mondolfo sulle sue terre. Non fu -sì occulto il suo movimento, che nol sapessero i capitani papalini, i -quali, messe in armi le lor soldatesche, sul far del giorno gli diedero -addosso e lo sconfissero, inseguendolo fin sulle porte di Mondolfo, -e facendo prigionieri circa mille e cinquecento cavalli, e fra gli -altri _Gian-Francesco Pico_ dalla Mirandola, che era ito ad unirsi ad -esso Malatesta con ottocento cavalli. Si prevalsero di questa vittoria -i capitani del pontefice, perchè non passò il mese di settembre che -presero l'intero vicariato di Fano, ossia Mondavio, Mondaino, Santo -Arcangelo, Verucchio, ed altre assaissime terre; in una parola quasi -tutto il contado di Rimini. Se ne andò Sigismondo per mare in Abbruzzo -a chiedere soccorso al duca Giovanni e a Jacopo Piccinino; ma ritrovò -che essi abbisognavano anche più di lui di soccorso; e però, beffato -della espettazione sua, se ne ritornò a provvedere il meglio che potè -ai proprii bisogni. In Venezia diede fine in quest'anno al vivere suo -il doge _Pasquale de' Malipieri_ nel dì 5 di maggio[3078], e venne da -lì a pochi giorni, cioè nel dì 12, in sua vece eletto doge _Cristoforo -Moro_, che era procurator di San Marco. Tra Corneto e Cività Vecchia in -quest'anno nelle montagne della Tolfa fu scoperta una miniera di allume -di rocca, da cui venne da lì innanzi un gran profitto alla camera -pontificia. Vaghi sempre in addietro i Genovesi di mutar governo, e -sempre fra loro discordi[3079], ebbero nell'anno presente delle novità. -_Lodovico da Campofregoso_ doge fu cacciato dal trono e dalla città, e -nel dì 14 di maggio _Paolo Fregoso_, ambizioso arcivescovo di quella -città, si fece proclamar doge; ma non giunse al fine d'esso mese, -che fu detronizzato. Per la terza volta nel dì 8 di giugno tornò ad -essere doge _Lodovico Fregoso_. A tutti questi movimenti stava attento -_Francesco Sforza_ duca di Milano, uomo di fina accortezza; e siccome -egli amoreggiava da gran tempo quella ricca e potente città, cominciò -di buon'ora a preparare i mezzi per ottenerne il fine. Il primo passo -fu quello di non irritare _Luigi XI_ re di Francia, che manteneva le -sue pretensioni sopra Genova. Tanto maneggiò che ottenne da esso re -la rinunzia di quelle ragioni in favor suo: nella qual occasione si -esibì di far prendere in moglie a _Galeazzo Maria_ suo primogenito -una principessa di soddisfazione del re[3080]. Venuto a notizia di -_Lodovico Gonzaga_ marchese di Mantova questo trattato, se ne chiamò -molto offeso, perchè, essendo già seguiti gli sponsali fra una sua -figliuola ed esso Galeazzo Maria, si trovava aspramente burlato dal -duca. Da ciò venne ch'egli s'unì co' Veneziani, dai quali fu preso per -lor generale di Terra ferma. - -NOTE: - -[3070] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 28, tom. 21 Rer. Ital. - -[3071] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital. - -[3072] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 29, tom. 21 Rer. Ital. - -[3073] Gobel., Comment., lib. 10. - -[3074] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[3075] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3076] Gobellin., Simonetta, et alii. - -[3077] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3078] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. - -[3079] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5. - -[3080] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - - - - - Anno di CRISTO MCCCCLXIII. Indiz. XI. - - PIO II papa 6. - FEDERIGO III imperadore 12. - - -Erasi ridotto, dopo la rotta ricevuta a Troia, il duca _Giovanni -d'Angiò_ in molte angustie per mancanza di danaro[3081], nè _Jacopo -Piccinino_, che faceva bensì la figura di suo capitano, ma era infatti -padrone del medesimo duca, sapea come fornire al bisogno. Insorse lite -fra _Rogerotto conte_ di Celano e _Cobella_ sua madre. Ricorse il -primo al Piccinino, che non tardò a passare colle sue armi colà. Il -frutto che ne riportò lo sconsigliato Rogerotto, fu che il Piccinino -prese Celano, e tutto lo mise a sacco, con far ivi grosso bottino di -vasi d'oro e d'argento e di pietre preziose, e di gran quantità di -grani e di pecore, con che ristorò la armata sua. Poscia, durante il -verno, assediò Sulmona, e se ne impadronì, con farsi pagare da que' -cittadini cinque mila ducati d'oro. Era anche andato il _re Ferdinando_ -a mettere l'assedio ad un castello di Marino principe di Rossano e duca -di Sessa. Venne a quella volta il Piccinino, e il re fu obbligato a -ritirarsi a Capoa: tutte azioni che fecero risorgere in alto il credito -del Piccinino, che dianzi s'era molto abbassato. Si ridusse egli -dipoi coi Caldoreschi in Abbruzzo, dove andò a trovarlo colle milizie -_Alessandro_ signor di Pesaro, fratello del duca di Milano, e in faccia -di lui s'accampò. Trovavasi molto stretto il Piccinino, quando ecco -nel dì 10 d'agosto[3082] mandò a chiedere salvocondotto ad Alessandro -per potersi abboccare con lui. L'abboccamento fu di pace o tregua, -e, dopo molto dibattimento, si conchiuse ch'egli, abbandonato il duca -d'Angiò, passerebbe al servigio del _re Ferdinando_ colla sua gente, -riterrebbe Sulmona ed altre terre da lui occupate, e gli sarebbono -per un anno pagati novanta mila ducati d'oro per la sua condotta, -cioè trenta mila dal re, altrettanti dal papa ed altrettanti dal duca -di Milano. Così cessò egli di far guerra a Ferdinando. Tardi uscito -in campagna esso re Ferdinando colle sue genti, andò a far guerra -all'ostinato duca di Sessa _Marino Marzano_. Diede il guasto al suo -paese, ed avendolo trovato i soldati pieno di vettovaglie e di roba, -tutti empierono le borse. Prese varie sue castella e torri; diede anche -una rotta alle genti di lui; ma non potè per allora fare di più. Dopo -la pace e tregua stabilita col Piccinino, passarono le armi sforzesche -addosso agli Aquilani. Aveano essi la peste in casa, e questa facea -strage. Venuto a trovarli l'altro flagello della guerra, presero -la risoluzione di trattar d'accordo; e però con buona capitolazione -tornarono all'ubbidienza del re Ferdinando. Intanto Marino duca di -Sessa, mirando in che bell'ascendente oramai fossero gli affari di -Ferdinando, si sollecitò ad implorar perdono ed accordo. Il re, a cui -premeva di guadagnar questo possente barone, e tanto più perchè il duca -d'Angiò s'era annidato nelle di lui terre, gli fece buoni patti, se -non che volle in ostaggio alcune fortezze di lui. E, per maggiormente -adescarlo, promise _Beatrice_ sua figliuola per moglie a _Giambatista -Marzano_ figliuolo d'esso Marino. Fu dunque forzato _Giovanni duca_ -d'Angiò ad allontanarsi da Sessa; nè dopo la perdita di tanti aderenti, -avendo egli luogo migliore da assicurarvisi, passò a dimorar nell'isola -d'Ischia, mettendosi con fidanza in mano di _Pietro Toriglia_, famoso -corsaro, che, quantunque Catalano, avea seguitato il di lui partito, ed -occupava quell'isola. Riteneva l'Angioino pochi altri luoghi nel regno -alla sua divozione; ma in questi tempi il governatore del castello -dell'Uovo vicino a Napoli, Catalano anche esso e traditore, diede -quella fortezza al medesimo duca d'Angiò. - -La guerra, che _Federigo conte_ d'Urbino facea a _Sigismondo Malatesta_ -signor di Rimini, e suo antico nemico, al primo buon tempo si risvegliò -più vigorosa che mai[3083]. Andò egli a mettere il campo per terra -intorno a Fano, e nello stesso tempo _Jacopo cardinal di Tiano_ per -mare con uno stuolo di navi concorse alla stessa impresa. Alla difesa -di quella città stava Roberto figliuolo d'esso Sigismondo, che per lo -spazio di quattro mesi si sostenne valorosamente contro gli assalti, -le mine e le cannonate dell'esercito nemico, nè volea udir parola -di rendersi. Eransi talmente inoltrati sotto le mura gli aggressori, -che già imminente si scorgea la loro entrata e il sacco della città. -Allora i cittadini segretamente spedirono al campo a trattar d'accordo, -ed, ottenutolo, aprirono le porte al conte d'Urbino, da cui ebbero -buon trattamento. Alla caduta di questa città, succeduta nel dì 26 -di settembre[3084], tenne dietro quella di Sinigaglia, di Gradara, -della Pergola e d'altre terre, di maniera che fu ridotto Sigismondo al -possesso della sola città di Rimini e d'alcuni pochi castelletti. Messo -così in camicia e disperato, si rivolse al patrocinio della signoria -di Venezia, che già in segreto l'andava aiutando. Erano i Veneziani -padroni di Ravenna, ed anche nel mese di maggio aveano comperata da -_Malatesta de' Malatesti_ la città di Cervia, acquisto d'importanza -per le saline, dalle quali si ricava un utile non lieve; ma acquisto -ch'era sommamente dispiaciuto al papa, perchè fatto senza licenza -sua, e perchè troppo dannoso riusciva alla Chiesa l'andar le sue -terre in mano d'una sì potente repubblica. Secondo il Sanuto[3085], -la compera di Cervia accadde nel dì 4 di luglio dell'anno seguente: -lo che, se vero fosse, non apparterrebbe ai tempi di Pio II. Comunque -sia, convenne al papa di sofferir tutto sul riflesso del bisogno delle -forze venete per la meditata guerra col Turco. Mandarono i Veneziani -ad esso pontefice ambasciatori, pregandolo di perdonare a Sigismondo -pentito de' suoi falli; ma seppe ben loro negarlo il papa, troppo mal -soddisfatto di lui. Contuttociò, avendo lo stesso Sigismondo inviati -alcuni de' suoi a supplicarlo di pace e di perdono colle maggiori -umiliazioni, e con ampio mandato di accettar qualunque legge che -la Santità sua gl'imponesse, Pio condiscese finalmente nel mese di -ottobre a rimetterlo in sua grazia, ma con dure condizioni, cioè senza -restituirgli un palmo di quanto gli avea tolto, e con permettere bensì -ch'egli ritenesse la città di Rimini, ma con sole cinque miglia di -contado, ed obbligazion di pagare annualmente il censo di mille ducati -d'oro alla camera apostolica. Nel dì 4 di giugno, per attestato del -Gobellino[3086], a cui si dee maggior fede che all'autore degli Annali -di Forlì[3087], il quale scrive nel dì 24 di giugno, diede fine al -suo vivere _Biondo Flavio_ da Forlì, rinomato scrittore delle cose -d'Italia, che lungo tempo avea faticato nella segreteria pontifizia. -Mancò eziandio di vita _Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto -in età assai avanzata, e fu detto di morte naturale, nel dì 15 di -novembre[3088]; ma non mancano storici che il dicono strangolato nel -castello d'Altamura da due suoi servitori corrotti dal re Ferdinando. -Non si può negare, Ferdinando in promettere e mancar di parola, e -in far pace per tradire, non ebbe pari; del che troppe pruove ne -somministra la storia. Qualunque nondimeno fosse la morte di questo -principe, certo è che il re Ferdinando non solamente rimase libero -da una pungente spina[3089] (ben sapendo egli che fra esso principe -e il duca d'Angiò, anche dopo la pace, passava buona intelligenza), -ma eziandio avvantaggiò mirabilmente il suo Stato. Si trovò (seppure -non si fabbricò) un testamento, per cui l'Orsino avea istituito erede -dei suoi Stati, ch'erano assaissimi, il re Ferdinando. Però questi -corse ad impossessarsi di Bari, d'Otranto, di Taranto e degli altri -paesi, e massimamente d'Altamura e di altri luoghi forti, dove un gran -tesoro di pecunia, di gioie e d'altri ricchi arredi, ammassati in tanti -anni dal principe suddetto, grande avaro insieme e gran mercatante. -Fama fu che ascendessero al valor d'un milione: mirabil rugiada, che -servì al re per divenire ricco di povero ch'era, e per ristorar le sue -truppe, le quali da gran tempo morivano di sete, e, in una parola, per -ristabilire affatto il suo dominio. Colpo mortale fu questo, per lo -contrario, a Giovanni duca di Angiò, e la depression totale del suo -partito. In questi tempi ancora avea il re Ferdinando, andando unito -con _Alessandro Sforza_[3090], fatti ritornare alla sua divozione -_Pier Paolo Cantelmo_ duca di Sora e i _Sanseverineschi_, e presa la -ricca città di Manfredonia, che miseramente andò tutta a sacco. Scorse -ancora nell'anno presente la peste per varie città d'Italia, mietendo -le vite degli uomini, dei quali nella sola città di Ferrara perirono -quattordici mila[3091]. - -NOTE: - -[3081] Gobellin., Comment., lib. 11. - -[3082] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3083] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 30, tom. 21 Rer. Ital. -Gobellin., Comment., lib. 12. Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. - -[3084] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. - -[3085] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic. - -[3086] Gobell., Comment., lib. 11. - -[3087] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. - -[3088] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. - -[3089] Pontan., lib. 6. Gobellin., Comment., lib. 12. Cristof. da -Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. It. - -[3090] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 30, tom. 21 Rer. Ital. - -[3091] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. - - -FINE DEL VOLUME V. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Annali d'Italia, vol. 5, by -Lodovico Antonio Muratori - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 5 *** - -***** This file should be named 52377-0.txt or 52377-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/2/3/7/52377/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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